focus
Sanità in rosa
A Foggia Breast Unit e Pma
Spettacolo
‘Giordano’ fa brand
A teatro tra jazz e prosa
Ambienti
A tutto tessile
Restyling a impatto zero
MODA: Scuba & tessuti tecnici
Il nuovo cult dell’autunno
Per la foto in copertina si ringrazia
Nik Boutique
Foggia, Via S. Altamura 27
editoriale
sommario
di Maria Grazia Frisaldi
Questo editoriale è dedicato
alla collega Anna Castigliego,
ottima penna di Manfredonia,
una giornalista corretta e indipendente, e per questo stimata
da tutti. A pensarci bene, tutto il
numero di ottobre di 6Donna,
per i temi trattati, è dedicato a
lei,
che
con
il
suo
Manfredonia.net ha segnato la
storia dell’informazione nella
sua città. A dicembre Anna
avrebbe compiuto 40 anni, ma lo
scorso 6 ottobre si è spenta
dopo aver lottato duramente
contro un carcinoma al seno sinistro, prima sconfitto e poi metastatizzato.
E’ stata lei stessa a raccontare - con lo stesso garbo con
cui trattava la cronaca sipontina
- della sua malattia (il suo ultimo racconto, sul suo profilo
Facebook, è un bellissimo inno
alla vita!), per condividere la
storia e infondere forza e speranza a chi sta ancora lottando.
Allora questo numero del
nostro free magazine - peraltro
nel mese della campagna ‘Nastro Rosa’ della Lilt – è dedicato
a lei e alla lotta al tumore al
seno, il big killer delle donne,
che sta registrando un pericoloso incremento di incidenza,
dovuto all’allungamento dell’età media della popolazione
femminile e all’aumento dei fattori di rischio.
Rimaniamo ancora sul tema
della prevenzione della malattia
oncologica mammaria e sul
modo più efficiente per affrontarla: nel nostro Focus, tutto incentrato sul ‘lato rosa’ della
sanità, parleremo della Breast
Unit, finalmente ai nastri di partenza negli Ospedali Riuniti di
Foggia. Si tratta di un percorso
complesso, multidisciplinare e
multidimensionale, che va dalla
diagnosi alla ricostruzione della
mammella, in caso infausto. Ancora, spazio alla Politica: questa
volta siamo andati in via Capruzzi per affrontare con l’Assessore regionale al Bilancio - il
foggiano Raffaele Piemontese tutti i nodi cruciali per lo sviluppo della terra di Capitanata.
Dal cuore della redazione, inoltre, facciamo ripartire anche la
macchina organizzativa del Premio6Donna: siamo nuovamente
a caccia di ‘eroine di tutti i
giorno’, attendiamo le vostre
storie. Tutto questo insieme alle
Rubriche degli Esperti, agli approfondimenti in materia di
Moda, Salute e Bellezza. Insomma, abbiamo cercato di
confezionare per voi un numero
ricco di spunti di riflessione, per
leggere insieme la città e i suoi
cambiamenti. Buona lettura!
2
Personaggio
4
17
Michela Muserra
La ricerca della felicità
Salute
21
Speciale ‘Premio 6Donna‘
5
Torna la festa dell’impegno
Cerchiamo nuove ‘eroine di ogni giorno’
Focus
6
7
•
Il lato ‘rosa’ della sanità
Tra le novità: Pma e unità di senologia
Breast Unit, insieme contro il cancro
L’eredità senza legge: il gene mutato BRCA
Politica
8
•
Il Bilancio dei foggiani
A colloquio con Raffaele Piemontese
Dentro il Palazzo: il bar dello Sport
Benessere
10
Funghi miracolosi
Rafforziamo le difese immunitarie
Bellezza
11
Labbra in primo piano
Per uno ‘smack’ a prova di selfie
Moda
12
Pazze per lo scuba
Il tessuto tecnico diventa un cult
Cucina & dintorni
15
L’ingrediente per la cena perfetta
ottobre - duemilaquindici
Rubriche
Campagna Nastro Rosa
Prevenzione è vita
Spettacolo
22 Dal Teatro al jazz: ‘Giordano’ fa brand
•
La scommessa di Anna Paola Giuliani
Si va in scena! Tutti gli spettacoli
ottobre - duemilaquindici
3
personaggio
La ricerca della felicità di Michela Muserra
In libreria con “If you are happy”
di Mariangela Mariani
Da Foggia a New York in
viaggio con uno stick-man
a tenerezza in formato tascabile è uno stickman con la faccia paffuta e un cuore appiccicato al petto, certe volte da rattoppare.
Mikimu è tenera quanto il suo omino stilizzato, minuta e vagamente stile kawaii (i manga della dolcezza) come i fumetti della sua vita precedente,
prima di New York. Lo pseudonimo è la combinazione dell’abbreviazione del suo nome,
Michela, e delle prime lettere
del suo cognome, Muserra. Si
firmava così quando ha iniziato
ad esporre, e da allora alcuni
amici usano ancora quel nickname. Se cambi l’ordine dei
fattori, è sempre lei. Classe
1975, nei suoi disegni deve essere racchiuso l’elisir di eterna
giovinezza. Da dodici anni vive
a Brooklyn, che non è un toponimo virtuale da social network. Ci è arrivata per
caso e per curiosità. “Non per fuggire, come in
L
4
molti credono. Volevo solo esplorare qualcosa di diverso - racconta -. New York non è di certo una città
facile, per certi versi direi che mi ha rafforzato. Il
legame con Foggia, invece, mi aiuta a tenere vivo
un aspetto più umano che conservo sempre e soprattutto nelle relazioni personali”.
Insegna disegno e pittura in una scuola per
bambini e lavora come graphic designer freelance.
Il suo sogno americano è fatto di pittura e illustrazione, la sua vera passione. I cartoni animati sono
rimasti a Foggia, insieme alle pareti di un locale con
i suoi disegni. Le tavole di Michela Muserra rispecchiano i suoi sentimenti. “Il mio
modo di esprimermi è abbastanza diretto, a volte troppo,
forse. Questo significa che
quello che disegno rappresenta
quasi sempre i miei stati
d’animo, senza maschere. Descrivo anche gli attimi più cupi.
Non dipingo per piacere agli
altri, ma per comunicare. Questo, credo, si riflette anche nella
mia persona”.
L’intuizione di quel “little
man” era uno dei suoi esperimenti: la Rete lo ha
subito adottato, costruendo un mondo intorno a lui
come in un contest. Lei, intanto, mescolava appunti
ottobre - duemilaquindici
e vignette, in poche pagine che sfogli e risfogli sorridendo. If you are happy and you know it clap your
hands (Caracò Editore, 2015), in italiano il motivetto
Se sei felice e tu lo sai batti le mani, è il suo primo
progetto editoriale, concepito in inglese con la traduzione in italiano, tanto da rappresentare un valido
strumento didattico per imparare le lingue. È un
libro sulla felicità adatto per adulti e bambini. Dopo
la pubblicazione è nato anche il
progetto artistico “Build your world
around” che colleziona impressioni
e immagini dello stick-man circondato di creatività e immerso nel
mondo scelto dai lettori. A settembre è tornata a casa per presentarlo e poi ripartire per l’America. E
nel frattempo lui, il suo omino col
cuore sulla maglietta, girava per
festival e librerie.
“Il libro è nato in maniera molto spontanea,
senza un progetto pianificato a monte - racconta
l’artista - È stato un processo scorrevole, quasi
come un bisogno primario di mettere su carta alcuni pensieri. Lo stick-man è nato stick-man perché, per parlare di un concetto cosi complesso
come quello della felicita, volevo ridurre al massimo le ‘distrazioni descrittive’. Era come se la
frase comparisse nella mia mente già accompa-
gnata dall’immagine”. Spiega così il processo creativo quando le chiedi se viene prima il disegno o
l’aforisma, le parole: è stato simultaneo e non saprebbe descriverlo razionalmente. Non ha dubbi,
invece, su quale sia l’immagine a lei più cara tra
tutte le sue opere: “Mi ritengo fortunata ad essere
una che non si attacca morbosamente al suo lavoro. Non soffro in maniera esagerata quando devo
darlo via. Anzi, mi piace l’idea che trovi
una nuova casa. Il contrario avviene invece raramente e con pochissimi lavori, in genere sono autoritratti, non
consapevolmente nati come tali. L’ultimo che conservo gelosamente è un
piccolo acrilico su legno che ritrae me
e mio padre. È la riproduzione di una
foto di moltissimi anni fa”.
Ora si concentra su If you are
happy, ma sulla sua bacheca compaiono già altri buffi personaggi: “Per adesso impiegherò tutte le mie forze per spingere il progetto. Ma
non nascondo che sto iniziando a scarabocchiare
nuove idee. Forse più colorate”. Prima regola, lo
dice anche l’omino, “ascolta sempre il tuo cuore”.
E quello di un’artista, emigrata da Foggia a New
York, dove stia davvero di preciso non si sa: “In diversi posti ultimamente - risponde - in base a come
si muovono i cuori delle persone che amo”.
Al via la seconda edizione dell’iniziativa che omaggia le ‘eroine di ogni giorno’
“Premio 6Donna”, torna la festa dell’impegno
Il nostro appello per voi: presentateci altre donne straordinarie. Foggia ne ha bisogno
N
“
Mettetevi a lavoro:
cominciate a spremere
le meningi,
a passare in rassegna
i nomi, i volti
e le storie delle donne
che rispondono
al nostro identikit
“
on c’è bisogno di tanti giri parole, né di un pretesto per
parlarne. Anzi, lo ammettiamo apertamente, senza temere di
essere smentite o di essere tacciate
di presunzione: la prima edizione
del “Premio 6Donna” è stato un piccolo-grande successo, un punto
d’orgoglio per il nostro free press di
genere.
La città ha sposato con 35 nomi
diversi (tante sono state le candidature ricevute) la nostra pazza idea omaggiare la normalità, quando sa
essere straordinaria per la collettività -, e noi crediamo così tanto al
progetto da metterci nuovamente a
lavoro per la seconda edizione di
quello che vorremmo diventasse un
appuntamento fisso per festeggiare
le protagoniste della nostra città.
Pur consapevoli di quanto sia
difficile “bissare” un successo sperato ma inaspettato, andiamo avanti
spinte solo dalla voglia di fare nuo-
vamente “capolino” in una dimensione diversa della città - quella che
tante volte raccontiamo sulle pagine
di questo giornale, ma lo spazio non
ci sembra mai abbastanza - alla
scoperta della Foggia concreta, generosa ed operosa che schiva i riflettori e non fa nulla per mettersi in
evidenza. Pur lavorando sodo.
Allora cominciate a spremere le
meningi, a passare in rassegna tutti
i nomi, i volti e le storie delle donne
che rispondono al nostro identikit e
scrivete alla nostra redazione.
I requisiti per la nostra eroina di
ogni giorno sono sempre gli stessi:
la redazione di 6Donna vuole premiare una perfetta sconosciuta,
un’eroina dei nostri giorni che si distingue per le sue capacità, che fornisce alla comunità un contributo
prezioso, che con altruismo si dedica al prossimo, ogni giorno, senza
cercare vetrine, copertine o riconoscimenti di sorta.
La nostra candidata ideale non
deve ricoprire (o aver ricoperto in
passato) alcun incarico dirigenziale
o ruolo di prestigio.
E deve essere foggiana, o comunque contribuire alla crescita
della città di Foggia. Chiunque, un
collega, il capo, un amico, un nostro
lettore, può inviare la candidatura di
una donna speciale, con tutti i riferimenti utili per rintracciarla e la motivazione.
Anche quest’anno, la
nostra redazione vaglierà le proposte, verificherà di persona le
indicazioni pervenute,
intervistando chi è a
stretto contatto con la
candidata ed effettuando
eventuali sopralluoghi.
Il premio sarà
assegnato, a Foggia, il prossimo 8
marzo - Giornata Internazionale
della Donna - nell’ambito di una serata di riflessione, interventi e performance al femminile.
Abbiamo avviato il ‘cantiere’, la
redazione è tutta un fermento:
stiamo delineando il tema che dominerà questa seconda edizione,
così come le performance artistiche
che arricchiranno la serata-evento
e siamo alla ricerca della cornice
ideale per ospitare la bellezza dell’impegno.
Allora tutti a lavoro, presentateci
altre donne straordinarie: Foggia ne
ha bisogno.
LE NOSTRE PRIME EROINE
Tra le candidature giunte per la
prima edizione del “Premio 6Ddonna”, a
conquistare la redazione del nostro freemagazine è stata la maestra Marianna
Balducci, un mix inedito di entusiasmo,
impegno e senso del dovere.
Ma un solo premio non poteva soddisfare il comitato di redazione, letteralmente rapito dalle storie giunte in
redazione, quelle di tante donne coraggiose, oneste e motivazioni dietro le candidature pervenute.
Così altri due nomi si sono aggiunti
nel palmares delle premiate, grazie a
due menzioni speciali istituite: “Piccola
Donna”, consegnata a Sara Francavilla,
11 anni e una sensibilità rara e preziosa,
e “Premio Produttività”, consegnato ad
Anna Virgilio, barista impiegata presso
il bar dell’Assori, a Foggia.
ottobre - duemilaquindici
5
focus
Tra le novità: il centro per la procreazione assistita e l’unità di senologia
Il lato ‘rosa’ della sanità: “Inizia la rivoluzione”
Il direttore generale OO.RR., Antonio Pedota, ha mosso la prima pedina:
“E’ una catena, un intervento tira l’altro”. Progetti in cantiere e tagli del nastro
i è insediato da pochi mesi, ma da
allora il direttore generale degli
Ospedali Riuniti, Antonio Pedota,
ha ingranato la marcia e non si ferma
più. Va dritto come un treno, in vista di
tutti gli obiettivi a breve, medio e lungo
termine fissati nel piano quinquennale
previsto per il policlinico foggiano.
“Qualcuno ha detto che ho ‘messo
troppa carne’ a cuocere - sostiene - ma
per migliorare, le cose si devono innanzitutto fare. Quindi partiamo”. Per lui è
solo l’inizio di una ‘cascata’ di azioni finalizzate ad offrire ai pazienti più servizi
e maggiore efficienza. Una rivoluzione
pacifica e in gran parte ‘rosa’, perché
guarda con particolare attenzione alla
salute delle donne.
S
disposta, come area d’attacco, l’Oncologia, poi il trasferimento delle Pneumologie che sono al D’Avanzo. “E’ una
catena, un intervento tira l’altro”, puntualizza. “E’ iniziata una rivoluzione
pacifica”.
PROCREAZIONE ASSISTITA. Tra
gli obiettivi centrati di questa rivoluzione c’è sicuramente l’accreditamento per la PMA che a Foggia sarà
di terzo livello. “La PMA è il centro di
Procreazione Medicalmente Assistita
che, in base alle caratteristiche sia organizzative che gestionali, si distingue
in tre livelli”, spiega il direttore sanitario, Laura Moffa. “A Foggia è di imminente attivazione una realtà di terzo
UMANIZZAZIONE DELLE CURE.
“Siamo convinti che il momento della
cura del paziente inizia quando lo
stesso arriva in ospedale, prima ancora di iniziare le terapie. Avere ambienti confortevoli, idonei, dignitosi
significa offrire al paziente una modalità di cura ulteriore”. In particolare,
l’azienda sta mettendo in atto azioni
relative all’umanizzazione delle cure,
un segmento molto piccolo ma fondamentale in questo processo. “In varie
strutture stiamo lavorando sulla ‘cartella clinica umanizzata’, in cui non vi
è solo l’anamnesi redatta dal medico
e basata sulla freddezza del mero dato
clinico, ma sulla capacità di instaurare
un rapporto che vada oltre la somministrazione della terapia e la diagnosi”. Aspetti, questi, che facilitano
Laura Moffa e Antonio Pedota
le cure, accorciano le degenze e velocizzano le dimissioni dei pazienti. livello, in grado di offrire risposte pubCon ricadute positive per questi ultimi, bliche alla Legge 40”. In cosa si diffecerto; ma anche per l’economia del- renziano i vari livelli? Dalle risposte
l’azienda ospedaliera.
offerte: il primo livello prevede la fecondazione assistita in utero, alla porPRIMI TAGLI DEL NASTRO. I risul- tata anche di altre realtà; il secondo
tati non tardano ad arrivare e i ‘Riuniti’ livello contempla la fecondazione in
hanno da poco inaugurato i nuovi re- vitro, quindi in provetta; il terzo livello,
parti di Gastroenterologia e Nefrolo- invece, prevede anche l’estrazione dei
gia. I lavori sono stati realizzati in tre gameti. “Una struttura ormai in fase
mesi: la Gastroenterologia è passata di completamento: stiamo aspettando
da 18 a 25 posti letto, guadagnando a solo la determina finale”.
conti fatti quattro stanze; la Nefrologia
FUTURI GENITORI IN LISTA. Insale a 20 posti letto, di cui due per i day
hospital. Il primo reparto presentava tanto, in lista d’attesa ci sono già 250
condizioni inadeguate, a cominciare coppie desiderose di diventare genidalle stanze piccole e dai bagni pre- tori: vengono da tutta la provincia di
cari, in più è stato effettuato l’adegua- Foggia, ma anche dalle regioni limimento dell’impianto per quanto trofe. Per loro, le buone notizie non
riguarda i gas medicali. Il secondo re- sono finite: “il 1° aprile di quest’anno
parto, invece, è stato ricostituito con - puntualizza la dottoressa Moffa l’Atto aziendale ed è ubicato nei pressi sono stati rivisti i criteri dei Lea (Livelli
di Urologia. Anche quest’ultimo sarà Essenziali di Assistenza) ministeriali
presto trasformato: “Siamo stati au- che adesso inquadrano anche la Pma.
torizzati ai trapianti di rene e speriamo Aspettiamo che le regioni, federalidi realizzare il primo nei prossimi smo permettendo, recepiscano i nuovi
mesi, entro fine anno”, ha annunciato orientamenti e speriamo di poter ofPedota. “Per quanto riguarda Urologia frire risposte in modo gratuito o con
attendiamo il nulla osta regionale per una minima compartecipazione ecoadeguare la dotazione infermieristica nomica”. Diversamente, con il blocco
con altre 12 unità”. Inoltre, è già pre- delle prestazioni, anche per il terzo li-
6
ottobre - duemilaquindici
vello si prevede una compartecipazione di poco superiore ai 1000 euro;
una cifra che - se confrontata con realtà nel privato - può apparire irrisoria. I tempi di attivazione, assicura,
sono strettissimi. “Determina permettendo, si potrà partire già da novembre”.
BREAST UNIT, CI SIAMO. E’ in
cima alla lunga lista di Pedota&Moffa.
Un percorso (il dettaglio nella pagina
accanto) che possa accompagnare per
mano le donne nella sfida alla patologia oncologia mammaria.
Dalla diagnosi alla ricostruzione della mammella, in caso infausto.
“Siamo consapevoli
che questo potrà determinare un aggravamento
delle prestazione di
base”, spiega
Pedota. “Le
mammografie non patologiche - per
intenderci,
la prevenzione e gli
screening
di
controllo sono di
competenza del
territorio.
In ospedale si ottempera
al secondo livello (sospetti patologici)
ma noi, seppure in affanno, cerchiamo
di rispondere a tutte le esigenze”.
Consapevole del rischio cui va incontro, Pedota mette le mani avanti:
“L’idea della Breast Unit è un impegno
difficile, soprattutto per le mammografie di base. Questo però non deve
inceppare un percorso nato per curare
le complessità. E la patologia oncologica mammaria è una complessità
che deve ricevere trattamento pieno e
completo, con l’approccio integrato di
tutte le risorse, tecniche e umane, già
a nostra disposizione”.
TEMPI D’ATTESA. I tempi sono
lunghi, è vero. Ma non quando si rappresenta un’urgenza. Sulle liste d’attesa è Laura Moffa a fare la “prova del
nove” mettendo a segno un vero e
proprio blitz ai danni dell’ignara centralinista del centro prenotazioni. “Il
25 settembre ho telefonato, senza
qualificarmi, per prenotare una mammografia: come prima data utile mi è
stato detto solo l’anno, il 2018. A quel
punto ho fornito ulteriori dettagli sullo
stato di salute della mia paziente immaginaria e la prenotazione è stata
portata al 1° di ottobre 2015, perché si
profilava il carattere dell’urgenza”,
racconta. “Con la Brest Unit dobbiamo
fare ancora di più: inserire visite senologiche prima ancora della mammografia, tessere un filo diretto tra i
nostri specialisti e i pazienti, sfruttando una linea telefonica dedicata e
una casella di posta alla quale risponde sempre un chirurgo specializzato per informare, tranquillizzare,
rendere consapevoli dell’intero percorso da affrontare”.
PLESSO MATERNITÀ. E’ partita,
inoltre, la gara per il consolidamento
e la rifunzionalizzazione del plesso
maternità che, ad oggi, registra criticità importanti “e che non dobbiamo
nascondere come la polvere sotto il
tappeto”, stigmatizza il direttore generale. Una realtà che conta oltre 2700
parti all’anno non può avere ancora camere con bagni in comune, per parlare
di problematiche spicciole che influiscono pesantemente sulla qualità
della degenza. “La gara è stata avviata:
vedremo le offerte che arriveranno e i
tempi di attuazione. Mi auguro che
prima che io vada via (il suo incarico è
quinquennale, ndr) sia riuscito a migliorare le condizioni alberghiere del
reparto, migliorare sale parto e offrire
tutte quelle cose che possano dare serenità alle partorienti. Insomma, offrire accoglienza e una qualità delle
cure, in termini alberghieri, migliore”.
LA CARTA DEI SERVIZI. E’ in fase
embrionale, invece, la Carta dei Servizi degli Ospedali Riuniti. “C’è un bel
gruppo a lavoro sul progetto - spiega
Laura Moffa - per creare questo documento in formato elettronico (quindi
con costi minimi) da distribuire agli
utenti che arrivano al Centro unico
prenotazioni, ai ricoverati, ai medici di
famiglia e ai pediatri (ovvero coloro
che orientano la domanda)”. Si tratta
di un documento di semplice consultazione per illustrare le offerte assistenziali non sempre note. “Molti
medici di base non conoscono la complessità delle offerte assistenziali. E il
nostro obiettivo è creare, attraverso
loro, pazienti consapevoli, ovvero passare dal consenso informato all’assenso partecipato: un gap che si può
colmare solo con la consapevolezza
del paziente, in quanto cittadino”.
GHIGLIOTTINA DI EMILIANO. Alla
provocazione del Governatore della
Puglia, Michele Emiliano (secondo il
quale andrebbero chiusi 13/14 ospedali in tutta la regione), Pedota risponde con la sua esperienza passata.
“In Basilicata sono stato direttore amministrativo di una azienda con 4
ospedali per 60mila abitanti. Ne abbiamo mantenuto uno solo, per acuti,
il più importante, e abbiamo riconver-
tito tutti gli altri. In uno di questi, è
stato attivato, ad esempio, un centro
per i Disturbi del comportamento alimentare, il cui 60% dell’utenza era extraregionale, producendo risposte a
problematiche importanti, ma anche
utili per l’azienda. Questo è successo
in Basilicata, ma tutto il mondo è regione. Spesso si difende un ospedale
dove poi non ci si va a curare”. Insomma, il punto non è tanto chiudere
quanto riconvertire e offrire altre vie.
Intelligenti pauca.
Maria Grazia Frisaldi
Mensile di attualità e informazione.
Registrazione presso il Tribunale di Foggia
n° 2/2002 del 26/09/2002
Editore
Publicentro Servizi Pubblicitari s.r.l.
Direttore Responsabile
Maria Grazia Frisaldi
Direzione commerciale
Angela Dalicco
In redazione
Mariangela Mariani
Dalila Campanile
Irma Mecca
Rubriche
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.ssa
dott.
Avv.
Vittoria Salice
Tiziana Celeste
Valentina La Riccia
Graziana Muti
Maria Nobili
Tiziana Carella
Claudia Girardi
Giovanni Papa
Daniela Murano
Redazione
Foggia
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Impaginazione e stampa
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La collaborazione è volontaria e gratuita.
I testi e le foto da voi inviate non verranno restituite.
Questo numero è stato stampato in 43mila copie
e distribuito gratuitamente a domicilio nella città di Foggia
focus
Breast Unit, insieme contro il cancro
A Foggia attivo da ottobre il percorso assistenziale obbligatorio dal 2016
In rete 25 professionisti che, rispetto al passato, lavorano in equipe
a davano per spacciata, il chirurgo Francesco Cianci ha sfidato il cancro, e già allora
a Foggia dopo la mastectomia si eseguiva
la ricostruzione. Dopo vent’anni quella donna è
tornata a salutarlo. Da decenni gli Ospedali Riuniti fanno quello che oggi è inquadrato nel percorso assistenziale della Breast Unit (tradotto,
Unità di Senologia), secondo le linee guida ministeriali e le direttive europee. Solo che prima si
lavorava per compartimenti stagni e mancava
una rete, ora si agisce in equipe. Strutture preesistenti - come Chirurgia, Radiologia, Oncologia,
Radioterapia - collaborano tra loro seguendo un
preciso protocollo rappresentato dal percorso
diagnostico terapeutico. A coordinare la Breast
Unit è proprio Francesco Cianci. Ci sono 25 specialisti. Requisito indispensabile è il trattamento
di almeno 150 casi l’anno di carcinoma, 50 per
ogni chirurgo.
L’unità interdisciplinare specialistica coinvolge attivamente anche i medici di base, il comitato di Foggia dell’Andos, Associazione
nazionale donne operate al seno, e la sezione
provinciale della Lilt, la Lega italiana per la lotta
contro i tumori. Il modello di presa in carico della
paziente prevede una valutazione multidisciplinare e multidimensionale che l’azienda ospedaliera effettua anche con la collaborazione delle
L
associazioni di volontariato e dei medici di famiglia. Il percorso inizia componendo un numero
verde: c’è un telefono dedicato per prenotare,
che l’azienda intende pubblicizzare in maniera
capillare. I chirurghi del Centro di Senologia concorderanno con la donna la strategia più adeguata prima ancora dell’esame radiologico. I
radiologi scarseggiano, la direzione non ne fa
certo mistero e sta lavorando per implementare
la diagnostica, verificando i margini di manovra
per un complessivo potenziamento della dotazione organica. Le valutazioni si fanno in gruppo
e gli specialisti delle diverse discipline studiano
insieme le migliori soluzioni. “In questa azienda
ci sono chirurghi di altissimo livello - spiega
Francesco Cianci - Possono assicurare la rimozione del nodulo, di parte della mammella o
della mammella stessa, tenendo conto che
quando eseguiamo una mastectomia proponiamo sempre la ricostruzione e le pazienti devono sapere che si può avviare un programma di
ricostruzione gratuito”. Gli Ospedali Riuniti possono vantare un laboratorio di biologia molecolare all’avanguardia che analizza il polimorfismo
cellulare dei tumori riuscendo a capire quando
una cellula è sensibile alla radioterapia o alla
chemioterapia, e sta perfezionando lo studio del
linfonodo sentinella. Nell’equipe c’è uno psicon-
cologo, che interviene fin dal trauma della scoperta del tumore. Nella fase della riabilitazione,
la paziente può avvalersi anche dalla fisiokinesiterapia. La logistica è un altro tasto dolente: insieme all’area tecnica, i vertici dell’azienda
ospedaliera stanno cercando di reperire locali
per offrire spazi migliori di accoglienza - sei posti
letto sono pochi - con la previsione di ambienti
demedicalizzati, dove le pazienti e le donne delle
associazioni possano incontrarsi per confidarsi
anche solo sul tipo di reggiseno da usare dopo
la mastectomia.
I primi incontri con Lilt, Andos, e medici di
base sono stati focalizzati soprattutto sulla comunicazione per divulgare le attività della Breast
Unit. La scadenza per attivarla era fissata al 2016
e a Foggia è stata formalizzata prima del gong.
“Siamo partiti nonostante le criticità esistenti, logistiche e strutturali, forse anche relazionali ammette il direttore sanitari Moffa - però si cresce nel momento in cui c’è la volontà di superarle”.
Mariangela Mariani
TUMORI FEMMINILI Molto partecipato l’incontro dall’alto valore scientifico dell’Andos di Foggia
L’eredità senza legge: il gene mutato BRCA
e donne mutate spiegano la sequenza di lettere che sta per
BReast Cancer, cancro al seno,
con la semplicità di chi ci convive, di
chi ha sperimentato sulla propria
pelle cosa significhi ereditare una
predisposizione al tumore in un
Paese senza linee guida nazionali. La
loro testimonianza, coraggiosa e intensa, chiarisce le implicazioni della
mutazione genetica BRCA1 e BRCA2,
al centro dell’incontro “Di madre in figlia...” promosso dal Comitato di Foggia dell’Andos Onlus, Associazione
Nazionale Donne Operate al Seno.
Posti occupati e pubblico anche in
piedi, per ore, nell’Auditorium Santa
Chiara, tutti interessati ad ascoltare le
relazioni di esperti arrivati da tutta
Italia e le storie delle donne che
hanno affrontato un percorso accidentato, soprattutto per colpa della
scarsa sensibilità e informazione e
delle politiche sanitarie carenti.
“Benvenuti nella bella Foggia”, ha
detto in apertura Roberto Murgo, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica
dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e
presidente nazionale dell’Anisc (Associazione Nazionale Chirurghi Senologi), che insieme alla presidente
L
dell’Andos, Elisabetta Valleri, ha lavorato all’organizzazione dell’evento, e
ha apprezzato la partecipazione di
tanta gente. Da Modena, la psicologa
e psicoterapeuta Elisabetta Razzaboni ha portato il modello Emilia-Romagna, suggerendo validi spunti alla
Regione Puglia soprattutto per la fase
di screening e dei test genetici. Inutile
dire quanto siano avanti. Da Pavia Alberta Ferrari, chirurgo senologo del
Policlinico San Matteo, mostra le tecniche di mastectomia preventiva utilizzate in Lombardia. Ha incoraggiato
le donne con gene mutato a incontrarsi e ha messo le loro storie in un
video, quello dell’associazione Abrcadabra fondata da Ornella Campanella
di Palermo, arrivata in città insieme a
un gruppo di socie (su tutto il territorio nazionale ne riunisce più di trecento).
Le donne con mutazione genetica
BRCA1 e BRCA2 pretendono risposte,
alzano la voce contro i medici di famiglia che non si informano - lo farà con
parole forti anche Roberto Murgo chiedono un protocollo assistito. Si ricorre ai test genetici soprattutto a
scopo diagnostico, servono maglie più
larghe per scoprirlo prima. A rappresentare l’Ordine dei Medici c’è Lia Cavallaro, che evidenzia l’esigenza
dell’obbligatorietà
dell’aggiornamento. A raccontare la realtà pugliese, guardandolo dagli Ospedali
Riuniti, è stato il chirurgo Marcello Di
Millo. Le percentuali arrivano da una
foggiana, Iole Natalicchio, dirigente
biologo del laboratorio di Oncologia
Molecolare e Farmacogenomica degli
Ospedali Riuniti di Foggia. Qui si effettuano i test genetici e lei chiarisce
quando ricorrere a questo tipo di analisi. In presenza del gene mutato
BRCA1 le probabilità di sviluppare un
tumore al seno oscillano tra il 45 e il
60 percento, quello ovarico tra il 20 e
il 40 percento. Incidenza più bassa nel
caso del gene BRCA2, con una probabilità di carcinoma alla mammella tra
il 25 e il 40% e un rischio inferiore per
quello ovarico.
“Di madre in figlia” non basta,
anche i maschi si ammalano, ma pur
in presenza del gene mutato hanno
una minore probabilità di sviluppare
un tumore. Il più aggressivo dei geni
mutati è il primo, con rischi elevati
anche sotto i 35 anni. Non esiste alcun
“effetto Jolie”: teorizzare un boom
delle mastectomie preventive dopo il
coming out dell’attrice non offende
soltanto le donne portatrici del gene
mutato BRCA+ ma scredita anche i
medici. Lo ha chiarito anche la senologa Alberta Ferrari: nessun medico
vorrebbe asportare una parte sana,
ma le donne devono avere la propria
scelta. L’unica conseguenza è stata
una presa di coscienza, la consapevo-
lezza che ti offre l’opportunità di una
scelta. Da esperti, specialisti e donne
con mutazione genetica BRCA lo
stesso accorato richiamo ai media affinché abbandonino i toni sensazionalistici e non generino disinformazione
ma piuttosto contribuiscano a fare
chiarezza. Per la parte politica, a recepire le istanze delle associazioni e
del suo stesso mondo medico-scientifico c’era il vicepresidente della
Commissione Sanità della Regione
Puglia, Luigi Manca, che sta lavorando anche in Consiglio regionale
alla completa ed effettiva attuazione
delle Breast Unit. Si è impegnato a
convocare in audizione le realtà che si
occupano della mutazione BRCA1 e
BRCA2 e ha preso atto della mancanza di una codificazione del test genetico e del vuoto normativo. Tanti gli
interventi dal pubblico desideroso di
saperne di più. L’evento è stato patrocinato da Regione Puglia, Comune di
Foggia, Ordine dei Medici e degli
Odontoiatri della provincia di Foggia,
Fondazione Apulia Felix onlus, ANISC
e Associazione Senonetwork Italia
Onlus. Insieme all’agenzia Allianz di
Francesco Schiavone, l’agenzia Publicentro e il free magazine 6Donna
hanno scelto di essere partner dell’iniziativa.
m.m.
ottobre - duemilaquindici
7
politica
a cura di Mariangela Mariani
Il Bilancio dei foggiani
A colloquio con l’assessore Raffaele Piemontese:
fondi comunitari, Gino Lisa, strade e giovani
finito il tempo degli “scippi”, della Regione matrigna, del foggianesimo e dei
piagnistei. Così dicono da Bari. “La Regione Puglia è amica della provincia di Foggia”.
Emiliano viene in pace. A giudicare dalle premesse, non sembra solo un lavaggio del cervello. Presto per dirlo, certo che se questa volta
Foggia dovesse fallire dovrebbe mangiarsi i gomiti e battersi il petto. Occupa due avamposti
strategici, l’assessorato al Bilancio che detiene
già da due anni e quello all’Agricoltura, gestisce
il portafoglio e la programmazione del settore
trainante per lo sviluppo economico. E non ci
sono mica due interlocutori improvvisati, ma
politici scafati, a dispetto della giovane età.
Leonardo Di Gioia entrato in Giunta sotto la
presidenza di Vendola è stato richiamato da Michele Emiliano dopo il due di picche dei Cinquestelle, ma era un predestinato. Da lui,
Raffaele Piemontese eredita la delega al Bilancio. Ineccepibile la scalata del segretario provinciale uscente del Partito Democratico,
enfant prodige del centrosinistra foggiano al
tempo dei Ds, cresciuto a pane e politica, ma
avvocato di professione. Ha alle spalle una
bella gavetta a soli 34 anni, oggi ricopre il suo
ruolo istituzionale pancia a terra. È titolare
anche delle deleghe allo Sport per tutti e alle
Politiche giovanili e cittadinanza sociale.
È
A precederla (dal 2013) era stato un altro
foggiano, Leonardo Di Gioia. Ci sono dei vantaggi in una staffetta tra conterranei?
Aldilà dei più che amichevoli rapporti personali, dal punto di vista politico e amministrativo non ci sono vantaggi particolari. La vera
staffetta è tra cicli di programmazione: Leo si
è trovato a chiudere il ciclo 2007-2013 largamente programmato prima che assumesse responsabilità nel governo regionale, io mi trovo
ad aprire quello 2014-2020. E, a questo “nuovo
inizio” che riguarda uno straordinario portafoglio comunitario, si aggiunge il fatto che le Regioni stanno affrontando in queste settimane
una fase negoziale con il Governo nazionale
molto impegnativa e che sarà decisiva.
La Puglia avrà a disposizione fino al 31 dicembre 2018 un miliardo e 900 milioni di euro
di fondi comunitari da spendere, pena la revoca. Finora la Capitanata ha visto sfumare una
serie di finanziamenti. Cosa deve fare per non
sprecare occasioni?
Voglio dividere la risposta in due parti.
Parto dal mio attuale ruolo di assessore, cioè
responsabile di un pezzo fondamentale del sistema pubblico chiamato a gestire con efficienza questo nuovo ciclo di spesa: la
principale missione che l’Amministrazione
Emiliano si è data a tutti i livelli è rivoluzionare
i nostri tempi di risposta. Questa rivoluzione
che comincia anzitutto dalla stessa Regione è
il presupposto per dire con nettezza che tutti
sono chiamati a dare una prova di efficienza.
Qualche giorno fa ho chiesto alla sezione foggiana di Confindustria se il nostro corpo produttivo è pronto rispetto per questa sfida di
spendere circa 2 miliardi nei prossimi 3 anni,
8
molti hanno lealmente detto di non esserlo
sufficientemente. Dobbiamo puntare tutte le risorse sulla qualità e sull’efficienza della spesa,
non possiamo sbagliare. E, come ripete spesso
Michele Emiliano, dobbiamo tutti fare una mutazione psicologica: partire dal presupposto
che ora la provincia di Foggia nella Regione Puglia può contare.
Recentemente ha dichiarato che la Regione dovrà trovare il cofinanziamento del 25%
per i lavori di allungamento della pista del Gino
Lisa da parte privata. È escluso, dunque, che
la somma tagliata in ragione delle norme in
materia di aiuti di Stato possa essere coperta
da Aeroporti di Puglia?
La giurisprudenza della Corte di giustizia
dell’Unione europea è vastissima e inequivoca:
tutti i soggetti che hanno una partecipazione
pubblica, anche se hanno una forma da società
per azioni, sono pubblici. E il 99,414 per cento
delle azioni di Aeroporti di Puglia sono della
Regione Puglia. Noi stiamo discutendo colpo
su colpo con Bruxelles perché il tema degli
aiuti di Stato sulle infrastrutture aeroportuali è
materia di recente applicazione. Ma il problema c’è.
La cosa che so è che la politica i problemi è
chiamata a risolverli perciò ho posto alla comunità economica provinciale il tema della
mobilitazione di risorse private: abbiamo oltre
60 mila imprese attive nei diversi settori, da noi
ci sono un terzo delle strutture alberghiere di
tutta la Puglia, secondo le indagini di Puglia
Promozione San Giovanni Rotondo, Peschici e
Vieste sono tra i quindici comuni pugliesi più
attrattivi: questo universo che ha testimoniato
interesse e spinto per un potenziamento dello
scalo aeroportuale foggiano è in grado di investire 3 milioni e mezzo di euro? Se non ci riusciamo, difficile essere credibili quando
affermiamo che quell’investimento è essenziale per l’economia provinciale. La formula
con cui potrà esprimersi questa quota di cofinanziamento privato la vedremo con Bruxelles.
Le strade che portano ai Monti Dauni e al
Gargano: un disastro. C’è da riorganizzare tutta
la rete di collegamenti e le risorse scarseggiano.
ottobre - duemilaquindici
Torno a quello che le dicevo poco fa a proposito del fare sistema. So quanto è complicato
dirlo in questi giorni, dopo il devastante nubifragio che ha messo a nudo fragilità ormai storiche. Ma ho il dovere di dire la verità e sto
dicendo ai sindaci dei Monti Dauni che non devono chiedere soldi per la strada di questo o
quel Comune, perché la Regione elaborerà un
piano per sistemarle tutte le strade dei Monti
Dauni: non perché questo era uno degli impegni della mia campagna elettorale ma perché
quella è l’area pugliese che sconta ancora i
maggiori ritardi; è un territorio che sta investendo in turismo e cultura, settori che hanno
bisogno di viabilità sicura ed efficiente; è lo
spazio che sperimenterà la strategia nazionale
Aree interne, che mira proprio a ridurre i fattori
della marginalità. Ma non possiamo permetterci di competere su chi ha il campanile più
alto di tutti. Questo è un imperativo categorico
sulle azioni nazionali e regionali che riguarderanno la messa in sicurezza del territorio, cosa
che si estende al Gargano interno e soprattutto
costiero.
La Regione, finora considerata “matrigna”
dalla Capitanata, adesso ha una faccia amica.
Da cosa se ne renderanno conto i foggiani? E
lei quali impegni sente di poter assumere con
Foggia?
Guardi, i proclami sono esposti al banco di
prova della realtà: sono consigliere regionale e
assessore da tre mesi e, se lei facesse questa
domanda a interlocutori non politici, le direbbero che è già cambiato tutto. Per cui l’impegno che mi sento di assumere con Foggia è
quello di continuare ad avere questo ritmo di
cura e attenzione. Io ho due ossessioni: riuscire
a dare una risposta veloce a tutti, per problemi
piccolissimi e grandi. Perché non c’è niente di
peggio che non rispondere, anche un “no” è
una risposta più leale e amichevole di un silenzio. L’altra mia ossessione è dare una mano a
creare lavoro: troppe mie amiche e amici coetanei non ce l’hanno, troppi vanno via, e le ragazze e i ragazzi più giovani di me cominciano
a dare per scontato che vivranno altrove. Ogni
cosa che puntiamo a pensare e a fare deve
avere questo come obiettivo principale.
DENTRO IL PALAZZO
IL BAR
DELLO SPORT
Il titolo della rubrica ha rischiato grosso. Le
commissioni consiliari del Comune di Foggia stavano per chiudersi a riccio e più che dentro il palazzo, sarebbero rimasti tutti fuori. Sono ancora
aperte al pubblico, ma i cittadini interessati devono chiedere il consenso alla partecipazione indicando la motivazione per cui si intende assistere
ai lavori consiliari. Una volta autorizzato, il visitatore riceverà un badge. “Non consentirò mai che
le commissioni diventino il bar dello sport”, aveva
detto alla vigilia dell’approvazione del nuovo regolamento del Consiglio comunale il presidente
Luigi Miranda.
Negli uffici del palazzo dell’Accademia non si
va a bighellonare. Il sistema di prefiltraggio è stato
introdotto anche per motivi di sicurezza. Mai sia
qualcuno dovesse essere respinto per un disguido.
Raggiunta la maggiore età, il vecchio regolamento
è finito in cantina (presto ci andrà anche lo Statuto
comunale). Il nuovo si compone di 42 articoli, al
passo coi tempi e adeguato alla normativa vigente.
Dalla prossima consiliatura la carica di vicepresidente del Consiglio sarà elettiva, e non spetterà di
diritto al consigliere più anziano (che non significa
più vecchio ma quello più votato). È stata inserita
pure la previsione delle commissioni di Inchiesta
e di Garanzia e controllo.
Di tagliare le spese non se ne parla: l’emendamento proposto da Giuseppe Mainiero, consigliere di Fratelli d’Italia, che prevedeva due sedute
pomeridiane delle commissioni il martedì e il giovedì dalle 15 alle 17 piuttosto che di mattina, è
stato respinto. Risparmio stimato: 700mila euro
circa, oggi versati ai datori di lavoro dei consiglieri.
Nel palazzo di fronte, c’è un caldo da terremoto,
ma al massimo si prevede qualche lieve scossa.
L’Antiracket marca stretto Franco Landella che risponde per le rime e rispedisce accuse al mittente, anche quando si tratta di un simbolo della
lotta al pizzo e alla mafia come Tano Grasso. Alle
voci su presunti avvisi di garanzia smentiti dal sindaco in persona, replica minacciando querele.
Solo chiacchiere da bar.
ottobre - duemilaquindici
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bellezza
Consigli per uno “smack” a prova di selfie
LABBRA
in primo piano
Dal make-up corretto al
“ritocchino” estetico:
tutto per una bocca da
condividere sui social
l segreto del selfie perfetto? Le labbra.
Kim Kardashian e Chiara Ferragni ne
sanno qualcosa: pare che i loro milioni di seguaci digitali siano stati
conquistati anche grazie a bocche
ammiccanti presenti nelle loro
fotografie. Anche i make up artist accendono nuovamente i
riflettori sulle labbra, tingendole
addirittura con nuance vampiresche.
Leggi qui i consigli per avere una bocca da selfie.
I
LE REGOLE BASE | Inumidisci un vecchio spazzolino con
un velo di crema idratante per eseguire una leggera esfoliazione, le tue labbra sembreranno subito più uniformi
e carnose. Non dimenticare le applicazioni quotidiane di
burrocacao per labbra da baciare.
EFFETTO OTTICO | La matita per le labbra è
ancora una valida alleata per chi desidera
labbra piene. Sceglila di un tono più scuro del
rossetto. Prima di usarla, passa il fondotinta
sul bordo naturale per occultarlo; fissa il
nuovo disegno con un colpo di cipria: durerà
di più. Dopo il rossetto, applica al centro un lucidalabbra trasparente.
LA GINNASTICA LABIALE| L’età che
avanza o le cattive abitudini possono
tramutarsi in anestetiche rughe di
10
ottobre - duemilaquindici
espressione che interessano proprio le labbra. Per scongiurarle prova questa ginnastica: pronuncia, in alternanza, delle “O” e delle “A” prolungate, avendo cura di
fare dei movimenti ampi e lenti della bocca.
IL RITOCCHINO | Il lipofilling è un intervento di medicina
estetica ideato per conferire volume attraverso il riposizionamento di grasso autologo, prelevato da una parte
del corpo “donatrice”. Il grasso corporeo viene inserito
come se si trattasse di un comune filler ma a differenza
di quest’ultimo, non presenta rischi di rigetto. Il trattamento è l’ideale per chi desidera labbra più turgide ma al tempo stesso
un aspetto naturale.
PURPLE RAIN | E’ il momento di gloria dei
rossetti opachi: il finish si presenta vellutato
e il colore intenso e duraturo. Le nuove formule garantiscono anche la giusta idratazione. Il colore di tendenza? Il viola in
tutte le sue sfumature.
Dalila Campanile
Il tuo rossetto ti dice chi sei
Vuoi saperne di più sulla tua personalità? Apri il tuo
lipstick e osservane la forma della punta: secondo la
“psicologia del rossetto” questa sarebbe rivelatrice
del carattere della donna che lo usa. (Fonte Pupa.it)
Punta arrotondata | Svela una donna determinata e concreta. Nella quotidianità asseconda
la sua indole indulgente verso il prossimo,
forse dovrebbe riscoprire un po’ di sano egoismo.
Punta spigolosa | La donna che imprime questa punta al suo rossetto è una compagna di
cui si può difficilmente fare a meno. Nella quotidianità è perfezionista e selettiva, potrebbe
peccare di impulsività.
Punta piatta | E’ la punta che rivela una donna
accurata e sensibile, che sa sfoderare una
sensualità inaspettata; in alcune circostanze
potrebbe essere schiava delle apparenze.
benessere Per le difese immunitarie
Funghi ‘miracolosi’
I segreti delle
specie Shiitake,
Reishi o Cordyceps
A CURA DEL DOTT. LEONARDO CAPUTO
vere le difese immunitarie basse significa
essere esposti più facilmente alle infezioni
e alle malattie. Le difese immunitarie,
infatti, ci proteggono dagli attacchi degli agenti
patogeni esterni salvaguardando il nostro organismo dall’attacco di virus e batteri. Ecco perché
è fondamentale non abbassare la guardia. Diversi
i motivi che possono
portare ad un abbassamento delle difese
immunitarie: ad esempio, i cambiamenti di
temperatura, lo stress,
le cattive abitudini alimentari e anche l’uso
eccessivo o scorretto
dei farmaci quali ad
esempio gli antibiotici.
A
Ne derivano stanchezza sia fisica che
mentale, manifestazioni sintomatiche caratteristiche degli stati influenzali e in alcuni casi anche
perdita di capelli.
Vediamo di seguito alcuni rimedi naturali
per rafforzare le difese immunitarie, in particolare
i cosiddetti “funghi miracolosi”. In Asia, le persone
hanno utilizzato i funghi nella loro vita quotidiana
per migliaia di anni. È ovvio che se questi non
avessero dimostrato la loro efficacia, questa
consuetudine si sarebbe persa.
Nei funghi Shiitake, per esempio, i suoi componenti agiscono riequilibrando e rafforzando
l’attività del sistema immunitario. In particolare,
dallo shiitake è stato isolato il lentinano, un betaglucano (carboidrato ad alto peso molecolare,
costituito dall’aggregazione di zuccheri semplici),
in grado di sollecitare i macrofagi, i linfociti T e
le cellule Natural Killer,
ovvero quei tipi di globuli
bianchi deputati a riconoscere e distruggere elementi potenzialmente
dannosi per l’organismo.
Funghi Shiitake
Stesso discorso vale
per il fungo Reishi o Ganoderma Lucidum il quale
può sia potenziare il meccanismo di difesa del corpo
ma allo stesso tempo ridurre l’esagerata risposta
immunitaria nel caso di iperattività del sistema
immunitario.
Il Cordyceps Sinensis invece è un fungo raro
e prezioso che cresce spontaneo nella parte
centrale e orientale dell’Hymalaya anche esso
caratterizzato
dalle molteplici
proprietà utili
nei periodi di
maggiore stress
e affaticamento,
quando necessitiamo di più
resistenza e
concentrazione
Cordyceps Sinensis
o di un efficace
ausilio dalle difese immunitarie.
A tal proposito
proponiamo il tisano complex
‘IMMUNO’ della
Balestra e Mech
caratterizzato da
una efficace sinergia a base di
Reishi (o Ganoderma Lucidum)
Goji, Rheishi, Shitake, Cordyceps
sinesias, Zinco e Vitamina C. Utile in caso di abbassamento delle difese immunitarie, coadiuvante
nel trattamento di patologie croniche o ricorrenti,
nella prevenzione di sindromi influenzali.
ottobre - duemilaquindici
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Dalle mute da sub
alle passerelle:
così si indossa il
tessuto neoprene
moda
a cura di Dalila Campanile
l tessuto scuba è sicuramente un cult delle
nuove collezioni autunno/inverno. Nato originariamente come materiale destinato alle
tute da immersione, il neoprene è stato sdoganato sulle passerelle dagli stilisti che ne
hanno fiutato le potenzialità. E’ caldo e impermeabile ma anche soffice e al tempo stesso rigido. Concretamente, si tratta di una gomma
sintetica dall’allure futuristico utilizzata per
l’abbigliamento ma anche per gli accessori.
I
T-shirt mania | Piaceranno a
mamma e figlia le magliette firmate Victoria&Stella, il nuovo
marchio made in Italy che si è
fatto notare per le sue collezione
ironiche, tra cui quella dedicata
al famoso cartone “My Little
Pony”. Si portano persino sulle
gonne, a ruota, in neoprene per
le più giovani oppure sulla longuette per le più mature.
LO STILE IN PROVETTA | Chi desidera fare
pendant con il tessuto scuba potrà avvalersi
anche di altri dettagli modaioli realizzati in laboratorio: stiamo parlando delle pellicce sintetiche
da indossare o semplicemente da sfoggiare come
inserto in capi d’abbigliamento tricot oppure dalle
giacche similpelle colorate arricchite da dettagli
rock e grintosi.
Tutte le declinazioni delle gomma sintetica dall’allure futuristico
Pazze per lo “SCUBA”,
il cult dell’AUTUNNO
IL CAPOSPALLA RIVISITATO | Persino un
capo intramontabile come lo spolverino è
stato reinterpretato in chiave moderna con il
tessuto scuba: Le Filles Des Fluers propone
il modello Caban in tinta unita con bottoni
magnetici a forma di stella dorata, in vero
stile army, oppure con bucoliche farfalle per
chi ha dei gusti più bon ton.
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ottobre - duemilaquindici
Gli accessori | Diversi brand hanno lanciato
un’intera collezione di accessori realizzata in
neoprene: portafogli, portamonete e borse
conquistano donne dinamiche che non hanno
paura di osare. Ancora molto in voga le shopping bag proposte in diverse colorazioni autunnali ma personalizzate con dettagli diversi
come le profilature in oro e borchie oppure con
stampe pop art o ciondolo con peluche Trudi.
ambienti
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13
Appuntamento con la Daunia - Expo A/R
I Monti Dauni fulcro del futuro
Il Nero di Troia porterà la Daunia nel mondo
l ventesimo “Appuntamento con la Daunia”,
dedicato al percorso ideale di “EXPO A/R”, è
la tappa di un cambiamento epocale. Venti
anni fa, in pochi immaginavano che temi come
la nutrizione, il ritorno alla
terra e la cultura del cibo
si sarebbero imposti in
tutto il pianeta. Non è un
caso, dunque, che in un
fine settimana d’ottobre, a
Orsara di Puglia, siano arrivati giornalisti, intellettuali, artisti, donne e
uomini d’arte e di passione
da tutta Italia, perfino dalla
Corea, per comprendere in
che modo condividere idee e progetti che
continuino a coltivare il futuro, oggi.
Coltivarlo davvero, a partire da luoghi semplici e straordinari come l’orto di
Villa Jamele, la Cantina del Paradiso,
posti che in questi 20 anni hanno saputo
diventare “centro” quando erano “periferia”. Un concetto, quest’ultimo, espresso
proprio dalla coreana Gina Park, chef-giornalista-scrittice, donna ‘dal multiforme ingegno’,
che è andata a Orsara per andare a vedere dove
è iniziato il progetto di Peppe Zullo, il cuoco-contadino che ha conosciuto all’Expo di Milano. Secondo il paesologo Franco Arminio, ciò che è
stato realizzato a Orsara di Puglia e gli elementi
culturali peculiari, ancora intatti, che rendono
unici i borghi dei Monti Dauni, devono essere il
I
14
motore della strategia nazionale ed europea
sullo sviluppo delle aree interne. “Qui c’è già il
Liceo della Terra – ha spiegato - un luogo in cui
imparare a disegnare il nuovo umanesimo delle
montagne”. Tante
le personalità che
si sono alternate
nella due giorni.
La prima giornata
è andata in scena
a Villa Jamele, la
tenuta più grande
di Zullo, la seconda è stata
ospitata
nella
Cantina del Paradiso, la cattedrale del vino
premiata alla Biennale di
Venezia. Il tema al centro
della giornata di chiusura è
stato “Il Nero di Troia, il
vino che racconta la Puglia
al mondo”. Il Nero di Troia, e
con esso il patrimonio vitivinicolo di maggior pregio della Capitanata, approderanno presto in tv
e al cinema con un progetto di respiro internazionale. L’obiettivo è fare ciò che è stato fatto col
Chianti: lanciare un brand capace di rendere internazionali le produzioni agroalimentari e l’offerta culturale di un’intera provincia, quella che
mette insieme mari, monti e pianure, in una parola la Daunia.
ottobre - duemilaquindici
Sappiamo goderci ancora una sera al ristorante?
cucina&dintorni
L’ingrediente per la cena perfetta? La calma…
Lo chef Leonardo Pillo: “Il cibo è
uno dei piaceri della vita.
Chi può permetterselo, lo gusti
fino in fondo. Senza fretta”
hiamatelo pure ‘Effetto Masterchef’, per il quale tutti sono chiamati a sentirsi grandi chef; chiamatelo pure ‘Effetto Tripadvisor’ per
il quale tutti si sentono critici gastronomici e gourmet, pur fatta salva la
libertà di opinione. Fatto sta che, oggi
come oggi, nessuno
sembra essere più in
grado di godersi una
buona cena, in compagnia di amici e parenti. Riservando a
questo momento il
tempo, la calma e
l’attenzione richiesta,
s’intende.
Lo sguardo è
sempre puntato sulle
lancette dell’orologio,
C
l’aggiornamento della casella di posta
elettronica sul cellulare o della propria
pagina Facebook è diventato ormai un
gesto compulsivo che ci distrae da
tutto: quello che ci circonda, la compagnia che abbiamo dinanzi, il piatto
che ci viene proposto. La mentalità
del
“real
time” ha travolto e condizionato tutto, peggio di
un fiume in
piena.
“Le persone corrono
troppo, vanno sempre di
fretta. Anche
quando po-
trebbero godersi, in serenità e relax,
una bella serata in compagnia”, spiega
lo chef Leonardo Pillo, del ristorante
“Da Leonardo in centro”, a Foggia. La
sua cucina, a vista sulla sala ristorante,
dietro l’apposito bancone, infatti, appare
come un osservatorio privilegiato per
notare vizi e virtù di una generazione
che sembra aver perso il piacere dello
stare insieme a tavola. “Sempre più
spesso, lo stress e il tran-tran della
quotidianità non resta fuori la porta
del ristorante (come invece dovrebbe
essere) e travolge tutto: clienti, caLo chef Leonardo Pillo
merieri e cucina”. E, sempre più spesso, gli avventori sembrano essere por- zione. “Mi rendo conto che molto spestati a sacrificare sull’altare della fretta so i clienti non hanno idea dei tempi
l’arte della cucina. “Perché per avere tecnici di un ristorante, della preparazione simultanea di
un buon piatto bisogna
rispettare la materia
“Nessuno sembra più pietanze e della
gestione di numerose
prima. E ogni ingrediente ha i suoi tempi essere più in grado ordinazioni, magari
di preparazione e cot- di godersi una buona da allineare tra cucina
e pizzeria. È come un
tura. Diversamente
andrebbero sprecati”, cena in compagnia piccolo rompicapo, un
puntualizza chef Pillo. di amici e parenti.” meccanismo abbastanza complesso
Lo sa bene il titolare
del ristorante di Corso Garibaldi, che che, evidentemente, non viene preso
ha fatto della ricerca di materie prime in considerazione da chi pretende di
di qualità la sua personale ricetta anti- vedersi servire in 5 minuti un filetto
crisi. Insomma, la regola del ‘tutto e ben cotto. Ovvero una cosa impossisubito’ non vale nella (buona) ristora- bile”.
Ma basta dotarsi di un minimo di
pazienza (“se si richiedono pietanze a
preparazione più lunga o se la sala è
già piena, non si può pretendere di
essere serviti all’istante!”, puntualizza)
per godersi la ricompensa: “ovvero
una serata tranquilla e distesa, tra
buona cucina e buona compagnia.
Dopotutto il cibo è uno dei pochi
piaceri della vita. Chi può permetterselo, che se lo gusti fino in fondo.
Senza fretta”.
Cosa diversa, invece, è per la recensione compulsiva su Tripadvisor,
portale che, tendenzialmente, o si odia
o si ama. “Personalmente non lo seguo
molto – spiega ancora Pillo – ma
sono fermamente convinto che eventuali rimostranze vadano fatte, al momento, al personale di sala o alla cucina. Se un piatto non soddisfa le
aspettative del cliente lo si fa notare
allo chef, che magari lo ripropone correggendone il tiro; se i tempi di attesa
sembrano troppo dilatati, lo si fa notare
al personale di sala che la prossima
volta saprà fare meglio. Così si instaura
un buon rapporto tra clienti e ristorante,
che punta sempre al meglio. Non con
una recensione anonima e non referenziata postata, magari in tempo
reale, su internet”.
C.so Garibaldi / P.zza Siniscalco Ceci
(Fianco Municipio) - Foggia (FG)
Tel. 0881.021575 - Cell. 340.1922435
www.leonardoincentro.it
info@leonardoincentro
facebook.com/leonardoincentro
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salute
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ottobre - duemilaquindici
DI GRAZIANA MUTI
PODOLOGA
Si tratta di un doloroso eccesso di strato corneo
Callosità, come riconoscerle?
Un processo “fisiologico” che può diventare patologico
uroni, calli, occhi di pernice, inspessimenti:
per ognuna di queste denominazioni c’è
sempre la stessa caratteristica. Ovvero, un
eccesso di strato corneo, il più esterno dell’epidermide. A ogni passo il nostro piede deve sopportare
una pressione tre volte superiore al peso del nostro
corpo e al giorno facciamo in media 10000 passi.
Un minimo scompenso può portare alla formazione di una callosità; ma perché si formano? Qual
è la loro funzione? In linea teorica, la callosità è una
protezione che la nostra pelle mette in atto in condizione di eccessivo stress.
La callosità parte come un processo fisiologico,
ma quando lo strato corneo diventa eccessivamente ipertrofico, inizia a diventare doloroso e,
quindi, patologico. Analizziamo nel dettaglio le callosità più comuni. L’occhio di pernice (heloma
molle): è localizzato esclusivamente in zona interdigitale. La sua posizione fa sì che si maceri e diventa così biancastro, mentre la sua parte più
interna apparirà scura, assumendo le sembianze
di un occhio. L’introflessione a cuneo o tiloma: può
succedere che le callosità, anziché crescere verso
l’esterno, si infittiscano verso l’interno in punti di
massima pressione, provocando una dolorosa,
dura e puntiforme callosità. Ipercheratosi a placca:
si trova sotto le teste metatarsali. La cute appare
ispessita e piuttosto dolente. Calli miliari: piccole
callosità idiopatiche che sorgono in punti dove in
realtà non ci sono carichi pressori.
Queste sono le forme in cui si presenta la cal-
D
losità più comunemente. Non sono le uniche. Ad
ogni modo è importante non sottovalutarle ma studiarle attentamente, perché molto spesso indicano
vizi o scorretti atteggiamenti posturali. Infatti, un
piede con problemi anatomici o funzionali tenderà
a sovraccaricare alcune zone del piede e a non
farne lavorare altre. Addirittura, una callosità può
diventare così dolorosa da costringerci a scegliere
una posizione antalgica, creando così un adattamento posturale che può dare problemi sia all’arto
controlaterale che a caviglia, ginocchio e così via.
Rimuovere i calli con attrezzi sbagliati o effettuare un taglio scorretto viene considerato un
trauma dalla nostra cute. È per questo motivo che
i calli si espandono o ricrescono nel giro di pochi
giorni dopo vari trattamenti effettuati da personale
non qualificato. Cosa fare quindi? Prima di tutto no
al fai-da-te. È consigliabile recarsi a visita da un podologo (oggi il podologo è un professionista in possesso di laurea universitaria abilitante). Il podologo
è l’unica figura che può utilizzare oggetti taglienti
per curare il piede. Egli infatti, osservando la callosità, è in grado di capirne la causa. A quel punto
la tratterà con strumentario sottoposto a rigide
procedure di sterilizzazione. In seguito, dove possibile, si possono mettere in atto delle procedure
che tendono a risolvere il problema alla radice: ad
esempio, se il problema è il conflitto tra le dita, si
può creare un ortesi in silicone. Se invece è di natura biomeccanica o posturale, si può procedere
con la realizzazione di un plantare.
ottobre - duemilaquindici
17
in poche parole
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CHIRURGO PEDIATRICO
È spesso un evento accidentale, da non sottovalutare
DI
MARIA NOBILI
Spicchi Ingestione di corpi estranei in età pediatrica
di salute
Si verifica soprattutto nella fascia tra 6 mesi e 6 anni
’ingestione di corpi estranei da
parte di bambini si verifica soprattutto nella fascia di età compresa tra 6 mesi e 6 anni , con picco di
incidenza tra 1 e 2 anni, predominanza
nel sesso maschile. È spesso un evento
del tutto accidentale e legato alla naturale tendenza del bambino all’esplorazione orale dell’oggetto. In altri casi
si verifica in pazienti affetti da disturbi
neuropsichiatrici o per malattie organiche e funzionali. Nei ragazzi e negli
adulti collaboranti, l’ingestione del CE
(Corpo Estraneo) viene percepita con
esattezza nel momento in cui avviene
e viene riferita con precisione la natura
del CE. Nei bambini e negli adulti con
deficit cognitivi l’ingestione del CE può
rimanere misconosciuta anche per
molti giorni.
Nell’80% dei casi il CE viene eliminato spontaneamente, nel 10-20% dei
casi è necessaria la rimozione endoscopica, nell’1-2% dei casi vi sono condizioni eccezionali, in cui si rende necessario un approccio chirurgico. E’ il
caso in cui si tratti di un CE la cui la rimozione endoscopica abbia un elevato
margine di rischio/insuccesso, oppure
il caso in cui ci sia una patologia di
base che possa interferire con l’elimi-
L
E’ una pianta coltivata da tempo
antichissimo. Documenti storici e
credenze popolari (come la presunta capacità di tenere lontano i
vampiri) sono una testimonianza del
potere dell’aglio. Oggi viene coltivato
ormai in tutti i continenti ed è principalmente noto per l’uso culinario.
L’aglio è un ingrediente fondamentale, non solo per uno spaghetto ad
aglio, olio e peperoncino, ma anche
per tante ricette della cucina italiana.
Antibatterico, antiparassitario,
antitumorale sono solo alcune delle
proprietà dell’aglio, anche se una
delle sue principali controindicazioni è quella dell’alitosi.
L’aglio è ricco di zolfo il quale
una volta entrato nel processo digestivo, scatena un odore decisamente pungente che il nostro
organismo emana sia attraverso
l’alito che, se assunto in massicce
quantità, attraverso il sudore. Sul
sito di Viversano.net alcune delle
grandi proprietà di questo alimento:
è ricco di potassio, vitamine del
gruppo B, acido folico e minerali
come ferro e zolfo. Si tratta di un alimento indicato nelle diete ipocaloriche perché ha la capacità di
sciogliere le cellule adipose ed accelerare il metabolismo.
Antibatterico perché ricco di vitamina C e zolfo, l’aglio viene considerato un vero e proprio antibiotico
naturale; antiparassitario in quanto
combatte i parassiti più comuni,
specificatamente i vermi che colpiscono l’intestino dei più piccoli.
Inoltre è antiossidante, contiene
solfuri e selenio che sono in grado
di combattere i radicali liberi. L’aglio
è amico del fegato sul quale agisce
attraverso un’azione purificante ed
è quindi perfetto sia per disintossicare il fegato che per prevenire malattie epatiche. Aiuta la circolazione
sanguigna fungendo da ipotensivo,
cioè aiuta ad abbassare la pressione
arteriosa, e ha un effetto vasodilatatore, quindi allontana la probabilità che si formino trombi.
Assumere aglio senza compromettere l’alito è possibile: basterebbe
mangiare una mela a fine pasto o
bere una limonata o tè verde, oppure assumere tutti i cibi ricchi di
polifenoli che aiutano a combattere
il respiro da aglio.
Irma Mecca
18
nazione spontanea dell’oggetto, o ancora
casi complicati da occlusione o perforazione intestinale o fenomeni emorragici (in queste ultime evenienze l’intervento va effettuato con carattere di
indifferibilità).
Nell’approcciarsi all’ingestione di
CE bisogna considerare sempre la tipologia dell’oggetto ingerito tenendo
conto delle dimensioni: CE di dimensioni
inferiori ai 2 cm possono superare facilmente lo stomaco ed essere espulsi
dall’ano; CE di dimensioni maggiori
possono invece incontrare restringimenti anatomici fisiologici e arrestarsi
nel loro percorso (più frequentemente
sfintere esofageo superiore, terzo medio
dell’esofago, sfintere esofageo inferiore,
piloro); raramente la valvola ileocecale
(appendice) e anche ginocchio inferiore
del duodeno).
La sede di impatto e di stazionamento e la natura del CE rappresentano
un elemento condizionante nel timing
dell’intervento. Sono considerati grandi,
oggetti di dimensioni superiori a 2 cm
in un bambino di età inferiore ad un
anno e oggetti maggiori di 3 cm nei
bambini più grandi.
La natura del CE ingerito in base
alla quale distinguiamo: alimenti bolo
carneo, grossi semi, ossi, cartilagini,
lische di pesce. Gli oggetti devono poi
essere distinti in “innocui” cioè smussi
(monete, perline o simili) oppure “vulneranti” appuntiti, potenzialmente contundenti, taglienti (spille, mollette, ganci,
bastoncini, giocattoli vari, o tossici come
disk battery, oggetti contenenti piombo,
contenitori di sostanze stupefacenti,
bezoari, tricobezoari (capelli), fitobezoari
(fibre vegetali), magneti: in genere non
pericolosi sia per forma che per dimensioni ma, se assunti in numero
superiore ad uno ed in tempi diversi,
possono aderire tra loro attraverso le
pareti intestinali con grave rischio di
perforazione di uno o più visceri.
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PEDAGOGISTA
Il cocktail ormonale che trasforma un uomo in padre
Cosa fare se un bimbo ingerisce
un CE? Radiografia dell’addome, consulenza medica e valutazione dell’oggetto ingerito, se è nello stomaco, ed è
innocuo non riveste carattere d’urgenza,
eseguire una dieta appropriata (pane,
patate e molta acqua) e controllo radiologico a distanza per valutare la
progressione del CE. Se la sede è rimasta la stessa per più di 48 ore, si
procede alla rimozione endoscopica.
È sempre meglio procedere all’estrazione endoscopica dove sia anche disponibile una chirurgia pediatrica che
permetta di far fronte chirurgicamente
a situazioni gravi ed inattese. In un’ottica
di ottimale gestione del paziente pediatrico, la procedura va eseguita in
anestesia in una sala endoscopica attrezzata o, meglio, in sala operatoria.
Vengono utilizzati videoendoscopi di
calibro standard in quanto il canale
operatore deve essere di dimensioni
adatte a permettere il passaggio degli
accessori disponibili. La rimozione dei
corpi estranei è una procedura relativamente frequente in età pediatrica,
indicata in circa il 20% dei casi ed in
genere scevra da complicazioni, la cui
prevenzione è però della massima importanza.
DI VITTORIA SALICE
La simbiosi tra bambino e neo-genitori
Un cambiamento della personalità avviene anche nel papà…
a relazione madre–bambino in
gravidanza, è definita simbiotica,
in quanto vivono in un continuo
interscambio, uno stato di dualità,
essi sono con-fusi cioè fusi l’uno nell’altro. Ella porta con sé il proprio
bambino per nove mesi e si delinea
come periodo molto particolare.
Bowlby parla di bonding prenatale:
esso è il processo di formazione
del legame tra i genitori e il loro
bambino. Esso inizia a formarsi già
prima della nascita, quando la mamma percepisce il bambino nel ventre,
e viceversa, il bambino percepisce
la sua mamma e il suo papà, sente
le loro voci e il contatto delle loro
mani sulla pancia.
Un cambiamento della personalità avviene anche nel papà, che
influenza i neurotrasmettitori e inibisce l’attività di secrezione delle
gonadotropine. Aumentano, poi, i
livelli di endorfine che esprimono
il piacere dell’appagamento. L’ossitocina aumenta e il testosterone
diminuisce, rendendo il futuro padre
più sensibile, più amorevole, aumenta
la prolattina che induce istinti di nidificazione, comportamenti materni
legati all’accudimento. L’estradiolo au-
L
ottobre - duemilaquindici
menta provocando una forma di regressione intrauterina ricreando lo
stesso clima ormonale che ha vissuto
nel grembo materno e favorendo la
sua comunicazione col bimbo prenatale. Un cocktail ormonale che fa
sì, in pratica, che quest’uomo diventi
padre conducendolo alla creazione
del nido e alla protezione della discendenza; mettendolo in condizione
di utilizzare veramente l’ascolto atti-
vo del proprio bambino perché si
sono create in lui condizioni molto
vicine alla sua stessa vita
prenatale. Comunque, il “gioco” degli
ormoni predispone mamme e papà
all’accoglienza, a creare un ambiente
sereno. Il più adatto possibile
al nascituro.
Gli studi sul bonding ci permettono di sapere che: gli
scambi ormonali fra bambino
e madre sono molto intensi e
che il bambino contribuirà alla
propria nascita sviluppando
sostanze che produrranno la
dilatazione dell’utero materno.
Il feto già a 14 settimane o 3
mesi e mezzo, si muove nel
ventre materno mostrando un
repertorio simile a quello che
userà dopo la nascita. Nel periodo della gravidanza, emergono molti dei vissuti inconsci,
relativi all’infanzia della madre
stessa e “decantano”, problemi
rimasti per lungo tempo sotto
la cenere. La gravidanza, infatti produce nel corpo ed evoca in fantasia
la storia individuale di fusione e separazione, base precoce della prima
acquisizione dell’identità personale.
Essa si configura quindi, come una
possibilità propria della donna di
rifare con la gestazione, nel corpo e
con il corpo, la fusione originaria da
cui la sua stessa vita ha preso le
mosse di ripetere cioè la propria relazione primaria con la madre. Se la
gestazione è un periodo determinante
per la madre, lo è anche per il piccolo,
i nove mesi di vita intrauterina, sono
un importante premessa a quella
che inizierà dopo la nascita. Il bambino
in utero fa le sue proposte e la donna
deve cercare di codificarle. Molte forme elementari d’apprendimento sono
già evidenti durante questo periodo.
Prima della nascita il bambino sente
la voce e il battito cardiaco della madre, la voce del padre, la musica proveniente dall’esterno, percepisce la
luce. Egli reagisce ad ogni input proveniente dal mondo esterno, un bimbo
se si ascolta della musica di suo gradimento, si tranquillizza; se percepisce
una luce troppo forte, porta le mani
agli occhi e cambia posizione, se la
mamma ingerisce sostanze dolci, il
bambino deglutisce una quantità
maggiore di liquido amniotico perché
più gradevole, viceversa se ingerisce
sostanze amare.
rubriche rubriche rubriche rubriche rubriche
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GINECOLOGA
Arriva prima dei 40 anni ed è spesso familiare
DI TIZIANA
CELESTE
in poche parole
Menopausa precoce, incubo delle donne
Primo segnale di allarme sono le irregolarità del ciclo
l giorno d’oggi all’allungamento
della vita media corrisponde un
ritardo nel crearsi una famiglia.
Moltissime donne temono l’arrivo di
una menopausa precoce come una
spada di Damocle.
La menopausa compare in media
tra i 45 e 55 anni, quando l’età fertile
cessa prima dei 40 anni si parla di
menopausa precoce, prematura se
compare tra 40 e 45 anni. La menopausa precoce può comparire spontaneamente nell’1% delle italiane oppure essere conseguenza di cure mediche nel 4-5% dei casi.
In un terzo dei casi la menopausa
precoce spontanea è familiare, pertanto è importante conoscere l’età in
cui è insorta la menopausa nella
mamma, nonna e nelle sorelle.
A volte è riconducibile a cause
autoimmuni, quando cioè l’organismo
costruisce anticorpi che attaccano
l’ovaio: bisogna porre particolare attenzione a donne che hanno già avuto
tiroiditi, celiachia, artrite reumatoide,
perché quando il sistema immunitario
ha cominciato a “sbagliare bersaglio”
tende a ripetere l’errore con più facilità.
Inoltre , può associarsi a insufficienza
A
renale, lupus eritematoso, diabete.
Il primo segnale di allarme
sono le irregolarità del ciclo: il
flusso è estremamente variabile,
si allunga, si accorcia, si protrae
come un’emorragia, salta per un mese.
Altre volte compaiono disturbi del
sonno, tachicardia notturna, peggioramento della sindrome premestruale,
chili in eccesso, cute disidratata, perdita
dei capelli, calo della libido, secchezza
vaginale, oltre a dolori articolari intensi
nel 25% delle donne. La fluttuazione
incontrollata dei livelli diestrogeni,
che sregola l’ipotalamo, la “centralina”
del cervello preposta al controllo dei
bioritmi (sonno, appetito, ritmo cardiaco, umore...) è all’origine di questo
problema. In caso di sintomi sospetti
è dirimente eseguire un esame del
sangue specifico: il dosaggio plasmatico dell’ormone FSH (ormone follicolo
stimolante), secreto dall’ipofisi. Livelli
superiori a 30
mUI/ml (milliUnità Internazionali
per millilitro), in
un prelievo nella
terza giornata del
ciclo, indicano che
la riserva di follicoli ovarici è limitata ed è già iniziato il processo
di menopausa
precoce. Livelli tra 10 e 30 mUI/ml
indicano che l’ovaio comincia a rispondere agli stimoli ormonali con
più difficoltà. In questi casi va discussa
con la donna l’opportunità di cercare
una gravidanza con la fecondazione
assistita. Oppure di salvare gli ovociti
residui congelandoli (crioconservazione), così da poterli utilizzare quando
la gravidanza sarà desiderata. La diagnosi di menopausa precoce è certa
se in due dosaggi consecutivi, effettuati
a distanza di un mese, l’FSH è superiore a 40 mUI/ml. Altri esami utili
sono il dosaggio degli estrogeni (17beta
estradiolo), dell’inibina B e dell’ormone
antimulleriano, essenziale per accertare la riserva ovarica. L’ecografia, in-
fine, consente di verificare il volume
e l’aspetto delle ovaie.
La menopausa precoce ha un rapido impatto sul benessere della donna: all’aggravamento dei disturbi che
l’avevano preannunciata (o all’improvvisa comparsa, se conseguenza di un
intervento chirurgico o terapie), si aggiungono le vampate, che non provocano solo disagio, ma sono anche la
spia di una vulnerabilità di tutto il
cervello alla carenza ormonale. La
perdita di estrogeni e androgeni contribuisce all’invecchiamento cerebrale
anticipato e alla neuroinfiammazione,
componente importante della depressione. Inoltre, se la menopausa precoce è trascurata, è documentato un
peggioramento di Alzheimer e morbo
di Parkinson.
Ecco perché, insieme a un corretto
stile di vita che preveda movimento
fisico e attenzione alla dieta, è fondamentale una terapia ormonale sostitutiva personalizzata (TOS). Secondo
gli studi scientifici, in caso di menopausa precoce la TOS è essenziale
almeno fino a 51 anni, purché non ci
siano controindicazioni (cancro al seno
o all’utero, trombosi, epatiti).
DA SINISTRA GIOVANNI PAPA, TIZIANA CARELLA E CLAUDIA GIRARDI (*)
Nelle nubi della disinformazione, coinvolta anche l’OMS
Nella trappola del “Gender”: cosa c’è di vero
Da non confondere con studi di genere nati per valorizzare le differenze
e sostenere che “sesso” e “genere” sono due concetti distinti e separati
eoria del Gender. Molti di voi ne
avranno sentito parlare in questi
ultimi mesi. “Attenzione ai vostri
bambini”, “Masturbazione e travestimenti nelle scuole”, “Non esisteranno più differenze tra maschi e
femmine”: questi alcuni tra i tanti
allarmanti slogan che dilagano. Facciamo, invece, un po’ di chiarezza su
questa campagna di disinformazione
sulla questione gender.
Cominciamo col dire che la Teoria
del Gender non esiste. Ciò che esiste,
invece, sono gli studi di genere nati
per valorizzare le differenze tra le
persone. Essi sostengono che “sesso”
e “genere” sono due concetti distinti.
Con il primo intendiamo il sesso biologico (maschio/femmina); con il secondo, invece, ci si riferisce alle differenze socialmente costruite tra uomini e donne, le quali, quindi, non
dipendono affatto dalle differenze fisiche tra maschi e femmine. Va da
sé che il tentativo di creare un’ideologia del gender stravolge il senso di
questi studi che non mirano affatto
T
ad annullare le differenze tra i sessi,
ma a valorizzarne le infinite possibilità
di espressione. Si pensi a tutte le
donne che
svolgono
mestieri tipicamente
“maschili”
o a uomini
amanti
della cucina.
All’interno di
questa
campagna
di disinformazione, inoltre, è stata
coinvolta anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità in qualità di promotrice di corsi di educazione sessuale nelle scuole volti a insegnare
le pratiche sessuali a bambini molto
piccoli. Quel che c’è di vero, invece, è
che l’OMS ha ritenuto opportuno inserire nei programmi scolastici
un’educazione adeguata ad ogni fascia
d’età che veicoli informazioni corrette
sulla sessualità nel ciclo di vita.
Quindi, ai bambini molto piccoli non
si insegnerà la pratica della masturbazione,
come si
vuol far
credere,
m
a
l’obiettivo
educativo
sarà la
conoscenza
dei segnali del
p ro p r i o
corpo e delle emozioni ad essi associati, insegnando loro a riconoscere
possibili indicatori di malessere fisico
e psicologico e a tutelarsi rispetto
agli abusi. La letteratura scientifica
sostiene come molto spesso i bambini
abusati non sappiano distinguere l’affetto da attenzioni inadeguate e moleste, rimanendone vittime.
È stato anche detto che esistano
“corsi gender” che intendono rendere
i ragazzi omosessuali, spingerli a
cambiare sesso e che sostengano
che l’omosessualità sia una scelta.
In realtà, esistono corsi di educazione
sessuale e affettiva che mirano a far
conoscere la complessità dell’identità
sessuale (formata da identità di genere, ruolo di genere e orientamento
sessuale), a chiarire che l’omosessualità non è una patologia e tantomeno qualcosa che si può scegliere
ma una naturale variante del comportamento umano, a spiegare che
l’identità psicologica può non coincidere con il sesso biologico. Dunque,
tali progetti intendono ridurre le discriminazioni legate a differenti orientamenti sessuali e identità di genere,
prevenendo forme di bullismo, a favore della diffusione di una cultura
del rispetto dell’altro e delle differenze
individuali. Le ricadute positive ad
ampio raggio di questi progetti sono
la diminuzione di casi di discriminazione, a beneficio del benessere psicologico delle persone omosessuali,
transessuali e delle loro famiglie.
(*)Tiziana Carella, Giovanni Papa e Claudia Girardi, psicologi e psicoterapeuti
rubriche rubriche rubriche rubriche rubriche
Info-line
vaccini
Dubbi o perplessità in merito ai
vaccini? E’ finalmente disponibile
un call center nazionale dedicato
con esperti in grado di rispondere a
ogni dubbio e fornire informazioni
utili con riferimento alle specificità
di bambini che gli adulti e i malati
cronici.
Il Numero Verde Vaccini e Vaccinazioni mira a informare i cittadini
sull’importanza delle vaccinazioni e
sui rischi connessi alle malattie infettive prevenibili con vaccino. A
promuoverlo, il Centro nazionale
per la prevenzione e il controllo
delle malattie (CCM) del ministero
della Salute e l’Università degli
Studi di Foggia a cui fa capo il progetto, coordinato dalla prof.ssa
Rosa Prato, docente di Igiene Generale e Applicata e Delegato del Rettore all’Alta Formazione. La docente
dell’Ateneo foggiano è coaudiuvata
nelle varie attività del progetto dai
Ricercatori Unifg Francesca Fortunato e Domenico Martinelli.
Il numero verde 800 56 18 56 è
attivo ogni lunedì dalle 10.00 alle
18.00, con specialisti di grande
competenza per fornire consulenza
al pubblico su un tema sempre al
centro dell’attenzione per le tante
informazioni, non sempre veritiere,
che circolano sul web.
“Il servizio di call center – racconta la prof.ssa Rosa Prato - rientra nelle strategie di prevenzione
volte a migliorare la fiducia nelle
vaccinazioni, grazie a una comunicazione efficace e scientificamente
corretta, l’unica in grado di poter
sostenere scelte consapevoli, sfatando falsi miti e dubbi su efficacia,
sicurezza e importanza dei vaccini.
La prima giornata di funzionamento
del numero verde ha visto un totale
di 157 conversazioni, con una durata media della consulenza di 5
minuti”, prosegue la docente. Un
successo anche dal punto di vista
della distribuzione geografica: le
chiamate sono arrivate da tutta Italia, senza aggregazioni particolari.
Inoltre, in soli due giorni, la segreteria telefonica del call center ha
registrato oltre 500 chiamate fuori
dall’orario di servizio, evidente segnale dell’interesse che l’iniziativa
sta suscitando nel pubblico.
Per ulteriori info: www.unifg.it
ottobre - duemilaquindici
19
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AVVOCATO
Il regolamento condominiale non può vietarne la presenza
DI
DANIELA MURANO
Animali in casa. E il condominio?
I “quattro zampe” non devono ledere il diritto alla quiete altrui
Diversamente, sono previste sanzioni anche di tipo penale
empre più numerosi sono coloro
che decidono di tenere in casa un
animale da compagnia, e ciò senza
altro motivo che quello per il quale il
loro affetto risulta fondamentale nella
vita di ciascuno, a prescindere dal fatto
che si è uomini o donne, giovani o
maturi, pensionati o lavoratori.
Quando però la propria abitazione
è posta in un condominio si pone il problema di contemperare le opposte esigenze che vedono, da una parte, il diritto
degli amanti degli animali a poter convivere liberamente con gli stessi e, dall’altra, quello opposto di coloro che soffrono la loro presenza in maniera più o
meno intensa. Tale problema ha interessato il legislatore, portandolo ad
emanare nuove leggi che disciplinassero
tale contemperamento, e più ancora
ha interessato i giudici che quelle leggi
sono andati ad applicare.
Quali sono le novità più rilevanti?
Innanzitutto occorre evidenziare che vi
è una regola generale, contenuta nell’art.
1138 del codice civile che disciplina il
regolamento di condominio, per la quale
S
le norme del regolamento non possono
vietare di possedere o detenere animali
domestici. Questa disposizione, introdotta dalla L. n. 220/2012 ed in vigore
dal 18 giugno del 2013, ha riconosciuto
il diritto individuale di quanti, pur abitando
in condominio,
vogliano dedicarsi temporaneamente o
permanentemente ad accudire tali animali, che non
sono da considerare come
cose inanimate
ma come esseri viventi e
senzienti. Pur
essendo previsto a livello
normativo, il
diritto all’animale domestico non è assoluto ed intangibile. Prendendo ad esempio in considerazione
quale animale domestico un cane, presente in una famiglia foggiana su quattro
secondo le più recenti statistiche, occorre
sottolineare come il proprietario non
può lasciarlo libero, di qualsiasi taglia
esso sia, di circolare nelle aree comuni
senza guinzaglio
ovvero senza museruola laddove
l’indole o l’aspetto
del cane lo richiedano. Il proprietario deve avere poi
cura che le aree
comuni, nonché
quelle di accesso
alle stesse risultino sempre pulite,
provvedendo a
raccogliere gli
eventuali escrementi dell’animale. Infine il proprietario deve educare
il cane ad abitudini
che non ledano il diritto alla quiete
degli altri condomini: se l’abbaio è insito
nella natura stessa dell’animale occorre evitare
che esso avvenga continuativamente nelle ore
notturne oppure, così
come il gioco è momento
di piacere per il cane, è
bene impedire che lo
stesso corra e salti nell’ambiente domestico
provocando rumori molesti tali da superare una
normale tollerabilità degli stessi.
Vi sono sanzioni per
chi abusa del diritto all’animale domestico?
Ebbene in caso di rumori
continui ovvero odori sgradevoli imputabili ad una cattiva condotta del proprietario che turbino il regolare stile di
vita di anche uno solo dei condomini,
questi può rivolgersi al giudice per chiedere l’allontanamento dell’animale. Se
poi quest’ultimo dovesse arrecare un
vero e proprio danno a cose, persone o
altri animali è bene ricordare che il
proprietario è sempre responsabile ed
è perciò tenuto al relativo risarcimento
ai sensi dell’art. 2052 del codice civile.
E non è tutto: sono previste anche
sanzioni di carattere penale. In parti-
Per i vostri quesiti: [email protected] - Tel. 0881.728115
DENTISTA
Si manifesta spesso nella fascia di età che va dai 20 ai 50 anni
colare laddove gli odori o i rumori risultino potenzialmente idonei ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone a carico del proprietario si potrebbe configurare il reati di
“Disturbo delle occupazioni o del riposo
delle persone” ai sensi dell’art. 659 del
codice penale, punito con l’arresto fino
a tre mesi o con un’ammenda fino ad
euro 309, nonché il reato di “Omessa
custodia e mal governo di animali” ai
sensi dell’art. 672 del codice penale
punito con una sanzione pecuniaria da
euro 25 a euro 258.
DI VALENTINA
LA RICCIA
Lesioni e bruciore: S.O.S. stomatite aftosa
Individuati i fattori associati alla comparsa dei sintomi.
Ecco le “buone pratiche” da seguire per ridurre i fastidi
i è mai capitato di avvertire la sensazione
di bruciore alla bocca, che vi rendeva
difficile parlare o mangiare? Se la risposta
è sì, probabilmente avrete sofferto anche voi di
stomatite aftosa. L’afta è infatti la più frequente
lesione non traumatica che si manifesta in
bocca e che colpisce una fetta piuttosto ampia
di popolazione. Si tratta di una piccola ulcera di
forma tondeggiante ricoperta da una patina fibrinosa gialla e contornata da un alone rosso.
Solitamente queste ulcere si manifestano in
numero esiguo, non
sono più grandi di mezzo centimetro e si localizzano sulla mucosa
che riveste internamente le labbra o le guance,
sulla lingua, sul palato
molle o sul pavimento
della bocca. La comparsa dell’afta può essere preceduta da una
sensazione di tensione
o bruciore nella zona
interessata, che persiste per uno o due giorni.
V
20
Le afte possono ripresentarsi ciclicamente. Di
aftosi soffrono soprattutto persone nella fascia
di età che va dai 20 ai 50 anni, anche se non
possono dirsi immuni i bambini o le persone
più mature. Non si tratta di una malattia invalidante o contagiosa ma piuttosto di una condizione fastidiosa perché causa bruciore soprattutto quando si mangia, rendendo difficoltoso
alimentarsi. Sebbene non sia stata determinata
una causa certa delle afte, sono stati individuati
alcuni fattori che sono
plausibilmente associati alla loro comparsa: sicuramente si manifestano a causa di
un calo delle difese
immunitarie, probabilmente sono scatenate
da stress, deficit di vitamina B12, vitamina
B9 (acido folico) e ferro,
per cui si consiglia di
non far mai mancare
dalla propria tavola
frutta, verdura, legumi
e alimenti contenenti
fermenti lattici, alleati
ottobre - duemilaquindici
della nostra salute non solo orale ma generale.
Inoltre i traumatismi legati ad esempio allo
spazzolamento scorretto oppure alla terapia
ortodontica, le allergie alimentari o gli squilibri
ormonali possono essere coinvolti nell’eziopatogenesi delle ulcere orali. Nella stragrande
maggioranza dei casi l’aftosi tende a guarire in
7-10 giorni senza lasciare cicatrici. Tuttavia in
casi particolari, come ad esempio nei pazienti
HIV-positivi o celiaci, si può manifestare un
quadro più severo di stomatite aftosa con ulcere
più estese, numerose, profonde, dolorose e
con possibili sequele cicatriziali. Durante la
fase acuta si raccomanda di evitare le sostanze
alcoliche, acide o piccanti, che
possono aggravare il quadro
clinico e sintomatologico, preferendo cibi freddi e morbidi.
Si suggerisce inoltre di osservare una dieta ipoallergenica per 15 giorni che prevede
the (senza limone), riso, carne
bianca ed insalata. Si consiglia
di applicare localmente una
pomata alla Xylocaina su prescrizione medica che annullerà la sensazione dolorosa.
La terapia consiste essenzialmente di sciacqui con acqua
e bicarbonato o con del colluttorio a base di clorexidina
per tamponare l’acidità ed
evitare che si instauri un’infezione batterica. Sono inoltre utili gel a base
di acido ialuronico che, se applicati localmente,
hanno la funzione di alleviare il fastidio creando
una pellicola al disopra dell’ulcera, favorendo
una guarigione più rapida. Il gel di aloe vera
può essere utile perché, allo stesso modo, crea
un velo protettivo che aiuta la cicatrizzazione.
È inoltre importante scegliere prodotti per
l’igiene orale delicati come uno spazzolino morbido e dentifrici privi di sodio lauril solfato (tensioattivo piuttosto aggressivo). Nei casi più
severi e recidivanti di aftosi si prescrivono
farmaci corticosteroidei topici da impiegare per
brevi periodi.
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salute
Nastro Rosa: il tumore al seno resta il big killer per le donne
Prevenzione è vita
Al sud, l’incidenza del tumore al seno è meno elevata
ma la mortalità resta alta. L’unica arma: il tempo
a ventidue anni impegnati nella
prevenzione del tumore del seno.
Stiamo parlando della LILT, la
Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori
e della longeva campagna “Nastro
Rosa”. La cantante Anna Tatangelo è la
testimonial italiana dell’edizione 2015:
promossa in oltre 70 nazioni, la campagna Nastro Rosa ha come obiettivo
quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza da definire vitale -della prevenzione e
della diagnosi precoce dei tumori della
mammella, informando il pubblico femminile anche sulle abitudini di vita correttamente sani da adottare e sui
controlli diagnostici da effettuare.
Il tumore al seno resta il big killer per
il genere femminile registrando un incremento dovuto all’allungamento dell’età
media della popolazione femminile e
all’aumento dei fattori di rischio.
Sta cambiando anche l’età in cui la
malattia si manifesta: il 30% circa prima
dei 50 anni, fuori quindi dall’età prevista
dai programmi di screening mammografico. Un ulteriore motivo per sensibilizzare tutte le donne alla cultura della
D
prevenzione come metodo di vita e renderle sempre più protagoniste della tutela della propria salute. Durante tutto il
mese di ottobre i circa 400 Punti Prevenzione delle 106 Sezioni Provinciali LILT,
sono stati (e restano a disposizione per
gli ultimi giorni) a disposizione per visite
senologiche e controlli diagnostici clinico-strumentali.
Al sud l’incidenza del tumore al seno
è meno elevata che al nord, ma la mortalità è maggiore. “
Abbiamo la fortuna di ammalarci
meno, però moriamo di più”, puntualizza
in una nota la presidente Lilt Foggia Valeria de Trino Galante. Perché? “Perché
il diritto alla salute ci viene negato. Per
noi donne di Foggia non esiste la possibilità di screening attivi, non esiste la
possibilità di una mammografia nelle
istituzioni pubbliche.
Non si può dire che le donne non
siano sensibilizzate alla prevenzione se
teniamo conto che già alla fine di settembre, prima ancora che iniziasse la campagna Nastro Rosa, la Lilt di Foggia aveva
ricevuto più di 200 richieste di visite con
ecografia”.
Angela Dalicco
MONUMENTI ILLUMINATI DI ROSA
Nel mese di ottobre l’Italia e il resto
del mondo si tingono di Rosa, colore
simbolo della lotta contro il tumore al
seno. Location famosissime e prestigiose nel mondo sono già state illuminate di rosa in questi anni: l’Empire
State Building (New York, USA), le Cascate del Niagara (Ontario, Canada),
Opera House (Sidney, Australia), la Torre
101 (Taipei, Taiwan), il Ponte di Nan Pu
(Shangai, Cina), la Torre di Tokyo (Tokyo,
Giappone), l’Arena di Amsterdam (Amsterdam, Olanda), il Campidoglio (Roma)
e il Quadrilatero della Moda (Milano).
Negli anni passati anche Foggia aveva
un suo monumento illuminato di rosa.
“Per ottobre 2015 - spiega ancora De
Trino Galante - grazie alla sensibilità del
sindaco, dell’assessore alla Cultura e
all’assessore all’Ambiente, abbiamo ottenuto un aiuto tecnico per illuminare il
Pronao della Villa Comunale, la Fontana
e piazza Cavour con la con “gelatina
rosa” da noi fornita e la possibilità di apporre sempre sul Pronao della villa Comunale lo striscione ‘Prevenire è
vivere’”.
ottobre - duemilaquindici
21
spettacolo
La ‘scommessa’ di Anna Paola Giuliani in vetrina al “Medimex”
Dal teatro al jazz: ‘Giordano’ fa brand
a prima stagione, per il ‘rinato’ Teatro Giordano, è andata. E, al netto delle critiche - alcune condivisibili, qualcuna fisiologica, altre
strumentali - il cartellone teatrale della ‘casa della
cultura’ di Foggia, con il Teatro Pubblico Pugliese,
ha totalizzato 11000 presenze. E sulla scorta di questi numeri a tre zeri, l’assessore alla Cultura Anna
Paola Giuliani racconta di un anno entusiasmante anzi di più: galvanizzante, lo definisce - mentre si
appresta a presentare alla città gli appuntamenti
teatrali che animeranno il gigante buono di piazza
Cesare Battisti.
Assessore Giuliani, lei è salda al timone dell’Assessorato alla Cultura. Tra i pochi assessori
della ‘prima ora’ dell’Amministrazione Landella,
che ha retto ai venti - a volte impetuosi - di rimpasti e giri di valzer in Giunta. A quanto pare, il Teatro
Giordano è in buone mani…
Mi auguro proprio di sì. Credo che il Teatro sia
in buone mani, ma non sono solo le mie. Sono
quelle della “famiglia allargata” dell’Ufficio Cultura e dello staff del ‘Giordano’. I meriti sono condivisi.
La riapertura del ‘Giordano’ è stata un’opportunità importante, certo. Ma anche una grande responsabilità.
Un’arma a doppio taglio: poteva trasformarsi
in un grandissimo successo o in un suicidio. Per
nostra fortuna si è rivelata la prima delle opzioni:
una serata magica, con il Maestro Riccardo Muti;
da lì in poi un susseguirsi di iniziative ed eventi,
una prima stagione con oltre 11000 presenze (dato
record) e siamo pronti a ricominciare con la prosa
(vedi box a lato).
Si riparte con un ricco cartellone di prosa e
musica. Ci sarà spazio anche per la lirica?
Forse. E’ un’idea alla quale stiamo lavorando
già da tempo. Non potrà esserci una vera e propria
L
stagione di lirica - è troppo
difficile
di
questi tempi ma pensiamo
ad alcuni appuntamenti
che possano
portare nuovamente la lirica a teatro, a
Fo g g i a .
Aspettatevi
sorprese.
Con il suo
videomessaggio, Michele
Placido ha
sfatato ogni
dubbio. Riconfermato
quindi il direttore artistico per la prosa…
Sicuramente. Le voci di un addio a Foggia da
parte di Placido erano del tutto infondate. La verità
è che c’era un contratto che è scaduto a giugno.
Lo stesso Placido ha poi più volte manifestato la
volontà di proseguire in questa attività che - lo voglio sottolineare - offre alla città a titolo gratuito.
E così è stato.
Sin dalla sua rinascita, la volontà dichiarata è
stata quella di fare del ‘Giordano’ una “casa della
cultura” aperta a tutti. Non solo cornice per grandi
eventi.
Certamente. Un luogo della città, per la città:
non solo per gli eventi dell’Assessorato alla Cultura. E devo dire che le risposte non sono mancate: abbiamo dato a tanta gente possibilità di
esibirsi su questo palco, una vetrina importante
Si va in scena! Gli spettacoli
Quattordici gli spettacoli in programma,
13 di prosa e il balletto “Sheherazade e
le mille e una notte”, con protagonista
Carla Fracci (il 12 e 13 marzo). Ad aprire
la stagione sarà Emilio Solfrizzi, con
“Sarto per Signora” (9 e 10 novembre).
Dieci giorni dopo sarà la volta de “L’abito
nuovo” della compagnia La luna nel letto.
A seguire, Stefano Accorsi sarà protagonista del “Decamerone” (2 e 3 dicembre)
e Alessandro Preziosi dirigerà se stesso
nel “Don Giovanni” (17 e 18).
Luigi De Filippo porterà in scena “Miseria e Nobiltà” (16 e 17 gennaio), mentre
Alessandro Gassmann dirigerà “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (30 e 31).
Il 6 e 7 febbraio, Carlo Cecchi interpreterà Shakespeare ne “La dodicesima
per realtà del territorio e associazioni. Per chi ci
ha creduto. A tal proposito, abbiamo sottoscritto
convenzioni con le realtà de “Gli Amici della Musica”, “Daunia Classica” e una terza realtà presieduta dal Maestro Fiore. C’è grande apertura al
confronto e alla collaborazione.
Occasioni per liaison artistiche che possano
far vivere la struttura tutto l’anno.
Ovviamente. I numeri ci dicono che in sette
mesi, dal 10 dicembre (serata inaugurale) a giugno, abbiamo avuto 200 date piene. Basta come
dato?
Tra i figli più belli di questo anno, vi è la rassegna “Giordano in Jazz”. Il nome del Maestro fa
brand?
Sì, Giordano torna a casa. Possiamo dirlo? Ora
il nome di Giordano diventa un brand importante,
notte” mentre il trio Ferilli-MicheliQuartullo presenterà “Signori… le paté
de la maison” il 17 e 18 febbraio. Ancora
Napoli con la comicità di Vincenzo Salemme (“Sogni e bisogni, incubi e risvegli”, 1 e 2 marzo), poi Silvio Orlando (“La
scuola”, 19 e 20 marzo) e Boni-Prayer (“I
duellanti”, 5 e 6 aprile). Umberto Orsini
chiuderà il 13 e 14 aprile con “Il Prezzo”
di Massimo Popolizio. Spazio all’arte il 26
e 27 febbraio con Vittorio Sgarbi ed il suo
ritratto di Caravaggio. Fuori abbonamento, entrambi della rassegna “Giordano in Jazz”, gli Incognito - storico
gruppo britannico, tra i primi interpreti
dell’Acid Jazz - il 5 dicembre, e il Gospel
di Pastor Patrick George il giorno di Natale.
che ci porta per la prima volta al “Medimex” (il Salone dell’innovazione musicale in calendario a Bari,
Fiera del Levante, ndr).
“Giordano in Jazz”, quindi, lancia e raddoppia?
Sì, con una sessione invernale importante.
L’idea è stata quella di associare alla figura del
Maestro un festival jazz. E, in materia, Foggia ha
tradizioni importanti (basti dire che il Foggia Jazz
è più antico del blasonato Umbria Jazz). Abbiamo
riannodato due fili spezzati nel tempo: quello con
il nostro Festival jazz e quello con il nostro intelletto più grande. E non saranno solo concerti, ma
un percorso più ampio, nel corso del quale conoscere luoghi della città non così scontati. Con Medimex, poi, posizioneremo Foggia e il ‘Teatro
Giordano’ sulla scena cultura nazionale ed internazionale. Credo stiamo facendo le mosse giuste.
Olimpiadi 50 & PIU’: pieno di medaglie per i soci di Foggia
Gli atleti medagliati Over50, premiati dal campione olimpico Yuri Chechi
Oro, argento e bronzo: il gruppo soci 50 &
PIÙ di Foggia fa il pieno di medaglie alla ventiduesima edizione delle Olimpiadi 50 & PIÙ.
La manifestazione, quest’anno, si è svolta a
Marina di Pisticci, nella splendida cornice del
villaggio hotel T BLU. Ad aprire ufficialmente i
giochi, con l’accensione del braciere, il grande
campione Francesco Moser, ricevuto da una
standing ovation dagli atleti e dal pubblico.
“Continuate in questa vostra passione per
lo sport, ma non trascurate l’alimentazione,
che è fondamentale per stare in forma e in salute. Fate come me, affidatevi alla nostra
buona e sana Dieta Mediterranea” ha esortato
Moser. Gli atleti, tutti over 50, in rappresentanza di 40 province, da Belluno a Reggio Ca-
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labria hanno partecipato ad un
massimo di quattro gare, delle
dieci discipline
previste.
Il gruppo soci
50 & PIÙ di Foggia
si è fatto veramente onore, portando a casa un
importante “bottino” di medaglie. Nel tennis, medaglia d’oro
a Michele Marmorino, mentre un’altra medaglia d’oro brilla sul petto di Pasquale Vitullo
per il nuoto stile rana. Due medaglie d’argento
ottobre - duemilaquindici
sono state conquistate
rispettivamente da Antonio
Monachese (tennis)
e Michele Marmorino (freccette). Infine, medaglia di
bronzo nuoto stile libero per Pasquale
Vitullo.
La città vincitrice
assoluta è stata
Lecce, seguita da Venezia e Lodi. A premiare i
vincitori a chiusura delle Olimpiadi 50 & PIU’
insieme al Presidente Nazionale Renato Borghi, il grande campione Olimpico Juri Chechi.
Alle Olimpiadi anche altri trofei messi in palio
per gli atleti più longevi e per chi ha ottenuto
la miglior media punti in rapporto al numero
partecipanti alle gare.
Parallelamente si è svolta anche la VI edizione del Torneo di Burraco organizzato in collaborazione con ASC Ente di Promozione
Sportiva riconosciuta dal Coni, con il quale 50
& PIÙ ha stipulato un accordo per promuovere
l’attività sportiva continuativa tra gli over 50.
Si è tenuta, infine, la I edizione del Trofeo
Gara di Ballo 50 & PIU’. Grande soddisfazione
per il risultato conseguito da parte della dirigenza 50 & PIÙ Foggia, della presidente
Adriana de Cosmo, del direttivo e del segretario Floredana Arnò.
settembre - duemilaquindici
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