GIUGNO 1.QXD:FEBBR 1 8-06-2010 10:42 OCCHIALERIE Pagina 1 A TU PER TU Vittorio Tabacchi Lʼestate è alle porte PROPOSTE IL “SAPER FARE” ANCHE IL TURISMO E’ INDUSTRIA UNITARIE PER NON VADA “Oggi il Cadore è I CONTARE DI PIUʼ un poʼ sotto PERDUTO A l di là delle analisi che da tempo vengono fatte sulle cause e gli effetti della crisi economica in Cadore, analisi tutte realistiche ed abbastanza negative, emerge sempre più nella gente un certo blocco psicologico sull’utilità del “fare”, cosa che rischia di affossare definitivamente ogni possibile ripresa. La stessa passata industrializzazione del Centro Cadore con il moltiplicarsi delle occhialerie e lo sviluppo delle aziende artigiane del settore, reddito e vanto per l’intera comunità, è ora vista come scelta che ha condizionato pesantemente un territorio che non poteva essere che votato al turismo, collocato com’è fra le splendide Dolomiti. Conseguenza di tale pensiero è che, nel mentre vi è un’enorme aspettativa di redditività diffusa sul settore dell’accoglienza turistica (poco ripagata dalle cifre), si gettano alle ortiche lavori e conoscenze professionali d’indubbio spessore e si esaurisce la volontà di riproporli magari innovandosi con una ricerca specifica come il mercato odierno richiede. Quale futuro per il Cadore? Il dibattito rimane aperto e le strade sono molteplici, se si ha la voglia di percorrerle senza attendere soluzioni dall’alto che sembrano facili e si dimostrano spesso aleatorie (tanto che siamo ancora qui a parlarne). Una di queste strade è far sì che il seme del “saper fare” non vada perduto, che la storia delle occhialerie cadorine diventi scuola: concretamente, che si costituisca qui in Cadore un centro di qualità produttiva, formato da un’aggregazione di scuole (di tecnici del design e innovazione, di operatori meccanici, di restauratori presso il Museo dell’Occhiale, di ottici), che sia anche di sostegno alle esigenze delle piccole e ancora valide aziende del territorio. Un vero e proprio “polo” che crei economia diffusa. Non dubitiamo che ci siano uomini, capacità e mezzi in Cadore per riappropriarsi di quella intraprendenza che fu vanto storico, riportando lavoro e futuro in una comunità che ha sempre saputo rigenerarsi. Su tale progetto vogliamo aprire un dibattito chiedendo il contributo d’esperienza di ospiti qualificati. Renato De Carlo PADOLA - COMELICO Giovani promesse azzurre al TROFEO NAZIONALE DI STAFFETTA Servizio a Pag. 23 n tempi perigliosi per l’economia mondiale è difficile parlare di uomini e attività in Cadore, ma forse è proprio questo il momento di capire, partendo dal nostro storico tipo di economia, come orientare lo sviluppo futuro del nostro territorio. Non fu facile un tempo industrializzare il Cadore, non è agevole oggi vivere nel territorio senza un’industria. Iniziamo una serie di riflessioni con il cav. Vittorio Tabacchi di Sàfilo, proprio perché egli è un imprenditore d’esperienza che ha dovuto adattarsi all’economia globalizzata trasferendo la produzione dallo storico stabilimento di Calalzo. Oggi - evidenzia Tabacchi, ricevendoci alla sede centrale di Padova il Cadore sta vivendo un po’ sotto shock questa crisi dell’occhialeria, e non trae benefici da quel patrimonio di splendide montagne e di storia che è lì a disposizione ed shock per la crisi dellʼocchialeria” “Necessario garantire il futuro” è d’indubbio richiamo. Pur continuando a sostenere quelle piccole aziende di occhiali che ancora ci sono in Cadore, va detto che anche il turismo è un’industria e dunque per lanciarlo servono imprenditori che abbiano idee e facciano sacrifici. Presidente, il Cadore ha sofferto molto con la chiusura della Sàfilo a Calalzo. Di tutto quello che era la storia dell’imprenditoria e del lavoro di quel periodo è rimasto qualcosa? “Partiamo dalla situazione che stiamo soffrendo. Che vuol dire mercato globale? Che og- i apre l’estate cadorina e scatta il tempo della montagna. Il caS lendario delle iniziative che richiame- gi non ci sono più barriere, non ci sono più dogane, e, di conseguenza, i prezzi dei prodotti che ci sono sul mercato devono essere adeguati, competitivi, secondo le esigenze di quel mercato. E’ la libera concorrenza e le conseguenze sono quelle che tutti noi oggi vediamo. (segue) SERVIZIO A PAG. 16 I contestati 150 anni di unità nazionale IDENTITAʼ, CEMENTO DI UN POPOLO entocinquant’anni di unità nazionale. E alC l’appuntamento, prevista e annunciata, si è presentata la polemica. Qualcuno ha ritenuto la celebrazione dell’evento una sostanziale perdita di tempo. Altri hanno bocciato le iniziative per la ricorrenza come l’ennesima occasione per vani tornei oratori in un Paese che ormai non c’è più. A dirla tutta solo il Capo dello Stato ci risulta essersi prodigato nel tentativo di rammentare ad un popolo smemorato la data di nascita della propria nazione. Non è un’immagine confortante. Specie se colta dal piccolo, ma significativo osservatorio qual è quello del Cadore, che delle idealità e conseguenti lotte per l’indipendenza nazionale ha sempre tenuto alta la bandiera. Triste fin che si vuole, ma questa è la fotografia dell’Italia al suo nobile compleanno. Del resto non poteva essere diversamente. Anche quando abbiamo celebrato i centocinquant’anni dei nostri moti risorgimentali del 1848, rievocando Pier Fortunato Calvi e le schiere compatte dei nostri padri che lo seguirono, abbiamo avvertito una sensazione di solitudine. Certo, Pieve di Cadore non sarà stata né lo Scoglio di Quarto, né Marsala, ma l’allora presidente della Repubblica, pur invitato alle nostre manifestazioni, non ritenne di parteciparvi. Adesso però ci pare di cogliere l’affievolirsi di questo genere di entusiasmi anche dalle nostre parti. L’aria che si respira per le contrade è quella di un sempre più crescente distacco, se non di palese insofferenza. (segue a pag. 4) Bruno De Donà Nata con lʼobiettivo di mantenere i livelli occupazionali IL PROGETTO AMBIZIOSO DELLA COOPERATIVA SOCIALE CADORE dati economici ed occupazionali presentati dalla I Cooperativa Sociale Cadore il 20 maggio scorso fanno ben sperare per il proseguo di questa esperienza mossa Bilancio in attivo, 71 occupati, servizi a enti locali e a privati da motivi etici e voluta da soggetti privati e pubblici per sostenere lo sviluppo economico del territorio. Il bilancio consuntivo di questo secondo anno d’attività mostra un’espansione SERVIZIO A PAG. 4 dell’attività fornite e un sempre maggiore inserimento di persone in ambito lavorativo. Riscontro importante in questi tempi. Soci, personale e autorità alla inaugurazione della sede a Valle il 22 dicembre scorso ranno attenzione e interesse in questo nostro cuore dolomitico nei prossimi mesi è definito. Si tratta di un ventaglio di proposte rivolte a tutti: ai cadorini innanzitutto e ai turisti, quelli che vengono in vacanza pochi o tanti giorni durante l’estate e quelli che frequentano le nostre perle di dolomia per escursioni e scalate nei fine settimana. Come ogni anno i quesiti che si impongono sono gli stessi: riusciremo a valorizzarle al meglio queste nostre proposte? Saremo capaci di promuoverle bene finalizzandole ai potenziali interessati andando quindi oltre la genericità di una informazione che riesce a richiamare scarso interesse e partecipazione marginale? Le risposte non sono facili ma non occorre essere manager mediatici per capire che il primo passo coincide con il vecchio adagio: l’unione fa la forza. E’ un po’ quello che si ripetono sovente amministratori, imprenditori e rappresentanti dell’associazionismo locale. Ma i risultati lasciano a desiderare. Eppure…. Ci sono manifestazioni che hanno o possono avere importanti ricadute turistiche sull’intero Cadore. Sono soprattutto le manifestazioni che promuovono le Dolomiti. Perché è questa la ricchezza del Cadore, questa è la sua vocazione e questa è la sua principale attrazione. E’ l’identità cadorina che fa la differenza. Sono le specificità della montagna che richiamano le genti della pianura. Manifestazioni sportive, iniziative culturali, programmi escursionistici e alpinistici che perseguono queste finalità devono diventare patrimonio dell’intero Cadore coinvolgendo l’impegno di tutti, indipendentemente da chi ha avuto l’idea o ospita l’evento. La gara di arrampicata sportiva sulla diga di Pieve di Cadore, la Pitturina ski race in Comelico, la scommessa delle Guide Alpine di Auronzo nel dare la possibilità a tutti di salire per le vie classiche sulle cime, le attività promosse dai Rifugi alpini del Cadore e molto altro hanno le caratteristiche e la potenzialità per diventare attrazioni importanti già questa estate. Per averne la certezza e raccoglierne i frutti turistici s’impone la condizione di vedere un Cadore unito lavorare per gli interessi del Cadore. Bepi Casagrande VEDORCIA Alla scoperta dei troi sulle orme della tradizione Servizio a Pag. 21 Pag 2_ok:APRILE 4-5 8-06-2010 10:43 Pagina 2 ANNO LVIII Giugno 2010 mod. PANAMERIKA 1 - 2 carreraworld.com 6 GIUGNO 3.QXD:FEBBR 3 6 8-06-2010 11:18 Pagina 1 ANNO LVIII Giugno 2010 3 Cadore Estate 2010: le iniziative di qualità non mancano, ma... Marmarole in mostra a Lozzo e a Calalzo PUPO E La sfida delle Guide alpine di Auronzo TUTTI SULLA GRANDE DI LAVAREDO CRODA L BIANCA protagoniste upo e Croda Bianca protagoniste dell’alP pinismo storico del cadori- no. All’alpinismo di Lozzo e del Cadore è dedicata la mostra storico-documentaristica che sarà inaugurata venerdì 2 luglio alle ore 20,30 nell’auditorium comunale. La mostra, curata dalla locale Sezione del Club Alpino Italiano con il sostegno del Comune di Lozzo, si compone di una serie di pannelli che raccontano storie di alpinismo sulle montagne cadorine. Si tratta di una rassegna itinerante che di anno in anno si arricchisce dei capitoli della storia alpinistica del Comune che la ospita. L’iniziativa ha preso il via a San Vito di Cadore nel 2008. L’anno scorso è stata esposta ad Auronzo. Quest’anno tocca a Lozzo e quindi le montagne protagoniste sono le Marmarole con il Pupo,il Ciastelin e il Ciarido. Protagonisti della serata inaugurale saranno, oltre al Cai di Lozzo, le Guide Alpine del Cadore e i rocciatori del Gruppo Ragni di Pieve. Madrina dell’iniziativa sarà Maria Strocchi, la prima donna che ha scalato il Pupo di Lozzo. E’ successo nell’estate del 1942. Per le Marmarole si sta mobilitando anche la Sezione del Cai di Calalzo di Cadore che, assieme al Comune, ha organizzato un evento pubblico per festeggiare il 120° anniversario della prima salita sulla Croda Bianca, il simbolo dolomitico di Calalzo. Con l’alpinista germanico Ludwig Darmstadter che realizzò la prima ascensione saranno ricordati anche i calaltini Fratelli Fanton che giusto 100 anni fa, il 30 giugno 1910, aprirono una delle vie più spettacolari delle Dolomiti sullo Spigolo sud-est della Croda Bianca. Il tutto sarà al centro di una mostra storica che sarà inaugurata con una conferenza venerdì 23 luglio alle ore 20,30 nella sala consiliare del Municipio di Calalzo. ’iniziativa che le Guide Alpine della Scuola Tre Cime - Dolomiti di Auronzo stanno lanciando per l’estate è destinata a far scalpore. L’idea è di aiutare a salire sulla Cima Grande di Lavaredo tutti quelli che lo desiderano. Quindi anche i non alpinisti e anche quelli che non hanno esperienza e neppure dimestichezza con le rocce. Ovviamente i candidati dovranno essere in buona salute e dovranno partecipare ad una lezione pratica sul come si sale in montagna. La proposta delle Guide non riguarda solo la Grande di Lavaredo ma anche molte altre vette dolomitiche: dall’Antelao al Pelmo, dal Civetta al Cimon del Froppa. L’iniziativa, oltre a favorire l’avvicinamento all’alpinismo di tanti appassionati che hanno sempre sognato di salire ad esempio sulla Cima Grande senza averne mai avuta l’opportunità, intende promuovere la rivisitazione delle meravigliose Vie Classiche delle Dolomiti aperte dalle Guide Alpine cadorine chehanno scritto le prime pagine della nostra storia alpinistica. Il 7 e 8 agosto la grande Coppa Italia Speed LA DIGA DI PIEVE SI COLORA DI OLIMPIADI a novità è che le gare di arrampicata che ogni anno si svolgono sulL la diga dell’Enel di Pieve di Cadore sono diventate disciplina olimpica. Una scelta che fa fare un notevole salto di qualità al meeting organizzato dal Gruppo Ragni. Quest’anno l’appuntamento, organizzato in collaborazione con la Federclimb Veneta e Venezia Verticale, è per sabato 7 e domenica 8 agosto. In programma c’è la Coppa Italia di specialità Speed. Si prevede una cospicua affluenza di atleti da ogni parte d’Italia. Contemporaneamente alle gare di Coppa si svolgerà il Memorial De Gerone, gara di arrampicata riservata ai bambini. a cura di Bepi Casagrande L’occasione sarà propizia per perfezionare la candidatura di Pieve a palestra ideale dove allenarsi e svolgere gare Speed. La struttura (la diga) di Pieve è unica nel Veneto e sul territorio nazionale ce n’è solo un’altra che può tenerle testa. Anche per questo motivo il Gruppo Ragni, insieme alle associazioni di volontariato e ai Comuni di Pieve e di Calalzo e allo stesso Enel, che collaborano per la buona riuscita dell’evento sportivo, confidano molto nel far diventare la diga di Pieve un importante punto di riferimento nazionale per questa disciplina sportiva che conta già molti praticanti anche in Cadore. LE NOVITAʼ IN QUOTA Rifugi Auronzo, Carducci, Romiti, Ciareido, Chiggiato, Antelao ’estate chiama e i rifugi alpini del Cadore rispondono. Con la riapertura stagionale ecco alcune L novità. La prima riguarda il Rifugio Auronzo. La storica costruzione ai piedi delle mitiche Tre Cime di Lavaredo ha cambiato gestione. A curarne la conduzione quest’anno sarà la Sezione Cai di Auronzo che ne è proprietaria. Cambio della guardia anche ai piedi delle Marmarole per il Rifugio Ciareido di Lozzo e per il Rifugio Chiggiato di Calalzo. Il nuovo gestore del Ciareido si chiama Enzo Dal Pont. Quelli del Chiggiato sono invece Omar e Barbara Canzian. Omar, che conosce già bene il Rifugio Chiggiato avendoci lavorato durante i periodi estivi dal 1989 al 1998, subentra ad Anna Valcanover che, prima con il marito Sandro e poi con l’aiuto della figlia Margherita, ha gestito il rifugio dalla seconda metà degli anni ’70. Per il Rifugio Romiti di Domegge sarà l’estate della conferma. E confermare il successo di frequentazione e simpatia ottenuto l’anno scorso è il proposito che si sono dati i gestori cioè la Famiglia De Bernardo dell’antico eremo trasformato in grazioso rifugio alpino. Ma non c’è dubbio che ci riusciranno. Le loro carte vincenti sono l’accoglienza e l’ottima cucina. Quella che si apre per il Rifugio Antelao sarà invece un’estate enigmatica. Non tanto per la gestione, che continuerà ad essere garantita con ottima professionalità da Silvia Da Forno, ma per il futuro del rifugio che la proprietaria Sezione Cai di Treviso ha messo in vendita. Al Rifugio Carducci la festa è in calendario per domenica 22 agosto. In programma un incontro di pace e di amicizia tra le Guide Alpine e le sezioni Cai del Cadore e le Guide Alpine e le sezioni Cai e dell’Alpenverain della Val Punteria. In programma un concerto di musica classica dell’Orchestra di Belluno e l’apertura di una nuova Via di roccia sul Campanile Carducci che sarà dedicata all’incontro. E c’è anche la novità di un nuovo rifugio alpino. Ci piace definirlo così anche se non lo è. In realtà si tratta di un Punto Informativo. E’ stato realizzato dalla Comunità Montana Centro Cadore a Perarolo. Lo abbiamo chiamato rifugio perché un pochino lo è dal momento che è stato pensato per accogliere quanti hanno bisogno di informazioni sul Cadore e soprattutto sulle sue montagne. STAZIONE DOLOMITI info sport avventura Si chiama STAZIONE DOLOMITI perché vuole dare l’idea di un punto di arrivo ma anche di partenza per le Dolomiti. Info perché ospita un punto informativo gestito da Dolomiti Turismo. Sport perché c’è anche un negozio con abbigliamento e attrezzatura da montagna gestito dalla VikingNordPool. Avventura perché è presente anche un Ufficio Guide gestito dalle Guide Alpine Michele Barbiero e Diego Stefani. Stazione Dolomiti ospita anche un piccolo bar con prodotti cadorini. GIUGNO 4-5.QXD:FEBBR 4-5 8-06-2010 11:24 Pagina 2 ANNO LVIII Giugno 2010 4 I 150 ANNI DI UNITAʼ dalla prima pagina Bruno De Donà Inutile farsene meraviglia. Per decenni tutto ciò che anche lontanamente sapeva di identità nazionale o passava sotto il nome di italianità è stato tenuto con sospetto a debita distanza. Vuoi per diffidenza, vuoi per indifferenza, se non addirittura per dichiarata ostilità, generazioni di politici e intellettuali in voga hanno lavorato per ridurne la portata nell’immaginario collettivo. Fu una vera convergenza ideologica tra diversi che condividevano tuttavia l’allergia nei confronti di spirito patriottico, identificato sempre e comunque, con notevole miopia, per revanscismo o pericoloso sciovinismo. Errore madornale. Oltre che miopia. Non capivano quei maestri del pensiero, che per anni si sono rivolti alle nuove generazioni trattando con sufficienza i concetti di patria e bandiera, che così facendo si distruggeva un ancoraggio a difesa di pericolose derive. Così, quando il sistema ha iniziato a scricchiolare è mancato il cemento di base. E’ venuto infatti meno quel punto di riferimento identitario che avrebbe potuto rappresentare un argine contro smarrimenti e disorientamenti. Curiosamente ora assistiamo a tardivi appelli all’unità e alla riscoperta dei valori nazionali fondanti tra malinconici sventolii di polverosi e sbiaditi tricolori e parole fuori tempo. E in questo quasi patetico nobile sforzo vediamo cimentarsi alcuni fra coloro che in passato più si erano distinti nello sminuire l’ importanza e valenza di quegli stessi valori. Troppo tardi. Facile adesso attribuire la colpa a forze definite disgregatrici, che propongono nuove forme di aggregazione, facendo leva sulla naturale aspirazione delle nostre collettività ad assumere una nuova patria, magari da inventare, che prenda il posto dell’altra, pur legittima ma da tempo assente e sufficientemente svalutata. Confutare questa realtà significa scambiare la causa per l’ effetto. Non sarà male, almeno a posteriori, pensarci sopra. Possibilmente in un pudico silenzio. ATTIVITA’ E PROGETTI e attività intraprese dalla Magnifica Comunità di CaL dore, durante lo scorso mese di Maggio, sono state principalmente indirizzate al proseguimento dei progetti itinere e preparazione delle attività ed eventi che saranno proposte durante la prossima stagione estiva 2010. La Sala Consiliare, rappresenta sempre di più il luogo dove le istituzioni del Cadore vengono a discutere e a deliberare sulle diverse questioni relative all’Amministrazione del Territorio. In questo scorso mese infatti si sono riuniti, il Bim, la Comunità Montana Centro Cadore, alcuni comitati proposti dal Comune di Pieve di Cadore e si sono svolte tre importanti lezioni, in orario serale, proposte dalla Fondazione Angelini, relative all’inserimento delle Dolomiti nel patrimonio mondiale UNESCO. Gli uf fici, stanno collaborando inoltre con i consulenti nominati per i lavori di sfoltimento e riordino degli archivi corrente e di deposito dell’Ente, oltre che ad una ricognizione catastale del Patrimonio dello Storico Ente in vista dell’Aggiornamento dell’Inventario. Tali attività, saranno prodrome all’aumento dell’efficienza e dell’operatività degli uffici anche mediante l’introduzione ed utilizzo dei moderni strumenti informatici. La Magnifica Comunità di Cadore, ha inoltre accolto le due nuove stagiste, inviate dall’IPSSCT di Pelos di Cadore, che prenderanno visione, coadiuvando gli uffici, della definizione del nuovo database informatico per la gestione dei contatti dell’Ente e la ricognizione della consistenza di alcuni fondi, sotto la supervisione attenta del personale addetto. I Musei dell’Ente, attraverso l’attività di volontariato, sono visitabili in qualunque momento su prenotazione, e comunque tutti i fine settimana fino a giugno quando sarà garantita l’apertura continua, quest’anno anche alcune sere del venerdì, in accordo con il comitato di animazione locale La Giunta della Magnifica Comunità di Cadore si è riunita il 15 maggio presso la Sala delle Regole di Vodo di Cadore; è la quarta riunione di Giunta dall’inizio dell’anno. Il Presidente dello storico Ente, Prof Renzo Bortolot, ha scelto questo Comune, nella ormai consolidata tradizione delle Giunte itineranti, non solo per rispettare il criterio della “ter ritorialità” che fa turnare le tre macroaree che costituicono il Cadore (Comelico – Valboite e Centro), ma anche per fare visita all’Amministrazione recentemente rinnovata di questo 6 CONOSCI LA MAGNIFICA COMUNITA’ Paese. Ad accogliere i componenti della Giunta Comunitaria, c’erano il Sindaco Gianluca Masolo e il Vicesindaco Eleonora Da Vià, anche rappresentante Comunale in seno al Consiglio Comunitario. La Giunta ha preso in esame, alcuni aspetti dell’Amministrazione della Magnifica Comunità di Cadore, fra i quali, l’approvazione di un bando per l’assunzione a tempo determinato di un dipendente per gestire il Book Shop al Gran Caffè Tiziano, di proprietà della Comunità. Oltre a ciò ci si è occupati dell’approvazione dell’incarico al Responsabile del Procedimento per i lavori che si terranno a breve al piano terra del Palazzo comunitario per il restauro di alcune parti dello stesso (in particolare le ex carceri). Si è poi discusso ed approvato il progetto delle iniziative per le celebrazioni del centenario dalla nascita della scrittrice Giovanna Zangrandi. Inoltre si è parlato di alcuni contratti in via di stipula per la conduzione di specifiche aree in Cima Gogna nel Comune di Auronzo di Cadore. (M.G.) Corso della Comunità Montana C.C. per operatore museale PROGETTO TRANSMUSEUM ’ stato presentato il 17 maggio, presso la sala del Museo Palazzo E Corte Metto ad Auronzo di Cadore, il corso di formazione “Operatore per la valorizzazione del patrimonio museale e culturale”, promosso dalla Comunità Centro Cadore nell'ambito del progetto TransMuseum - Rete museale transfrontaliera per la promozione dello sviluppo sostenibile (Programma di cooperazione territoriale europea Interreg IV Italia-Austria). Sono partner del progetto la Comunità Montana Centro Cadore, la Regione del Veneto, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Comunità Montana della Carnia, l’associazione RegioL di Landeck (Tirolo) e il Comune di Livinallongo del Col di Lana. L'obiettivo principale del progetto è quello di creare una rete permanente di scambio e confronto tra gli istituti museali dell'area transfrontaliera, su tematiche comuni nell’ambito delle attività museali (educazione, inventariazione e catalogazione, promozione) attraverso l'incentivazione e l'ottimizzazione delle differenti risorse, umane e finanziare, per promuovere la crescita qualitativa delle strutture museali coinvolte nonché il miglioramento dei servizi. L'area progetto si caratterizza per la presenza di piccoli e medi musei diffusi sul territorio che, a fronte di svariati inter venti di riqualificazione (nuove strutture, miglioramento di quelle esistenti) realizzati anche grazie a finanziamenti comunitari, presentano ancora molte carenze. La somiglianza di queste realtà (musei piccoli) e dei relativi contesti di riferimento (aree montane) rendono opportuna un'azione comune, in particolare per quanto concerne la formazione, la didattica museale, l'inventariazione-catalogazione, la promozione e la comunicazione al fine di contribuire a strutturare un'offerta culturale in grado di attivare flussi turistici e di generare diversificazione occupazionale e quindi nuovi posti di lavoro. La formazione di operatori museali e culturali potrà fornire ai giovani possibilità di occupazione stimolante e qualificata In questo ambito si colloca il corso di formazione “Operatore per la valorizzazione del patrimonio museale e culturale. La fase organizzativa si è conclusa con l'individuazione di 22 corsisti, avvenuta dopo un'attenta selezione dei curricula dei candidati, esaminati da un pool di esperti, su circa 50 richieste presentate. L’Enaip Veneto sta ora avviando l’attività formativa che coinvolgerà i seguenti allievi selezionati: Amanda Alberti, Marta Azzalini, Diego Battiston, Giuseppe Benedet, Debora Calchera, Annamaria Canepa, Nicoletta Cargnel, Stefania Chiot, Fernanda Corona, Annalisa Crose, Erica Del Favero, Barbara De Mario, Giulia De Mario, Debora Emiliani, Chiara Fontanive, Letizia Lonzi, Lucia Lorenzi, Elena Maierotti, Claudio Michelazzi, Margherita Molin Polentina, Paola Nard, Serena Tonietto. I partecipanti affronteranno un’intensa e qualificata attività teoricopratica di complessive 224 ore (suddivise in 40 ore teoriche, 40 di laboratorio, 24 ore di project work e 120 di tirocinio) che garantiranno loro l’acquisizione di competenze didattiche indispensabili per il miglioramento della qualità e della professionalità degli apparati museali in cui opereranno. Entro il prossimo mese sarà avviata anche la fase di formazione-informazione per gli istituti scolastici rivolta a far crescere la consapevolezza del patrimonio culturale presente nei musei locali e alla sperimentazione di nuovi modelli didattici per accrescere la qualità delle visite museali da parte di scolaresche. GIUGNO 4-5.QXD:FEBBR 4-5 6 8-06-2010 11:24 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 5 ’ assemblea dei soci della Cooperativa CaL dore scs a Valle di Cadore, il 20 maggio scorso, oltre che verifica dei conti in questo secondo anno d’attività, è stata anche l’occasione per valutare la bontà di un’iniziativa unica sul territorio provinciale. “Vogliamo creare un welfare locale che sappia unire la crescita dei servizi sociali e delle politiche di inserimento lavorativo a livello territoriale”, ha spiegato il presidente Claudio Agnoli, fondatore e motore dell’iniziativa. La Coop prende avvio in un momento di difficoltà economico sociali per la montagna, e “la ragione di fondo di questa scelta è dunque prima di tutto culturale, è la consapevolezza che la crisi del nostro territorio non è solo di congiuntura economica, ma strutturale e sociale, è una crisi di identità data dall’incertezza sul futuro. In questo contesto, la Coop Sociale può dare un valido contributo con i suoi valori di ‘fraternità economica’ e vincere il rischio di stare a guardare il declino.” La relazione annuale riferita all’esercizio 2009 presenta un utile di 7.321 euro a fronte di ricavi per 613.793 euro con una valore della produzione di 709.248 euro; l’incidenza del costo del personale sui ricavi è del 57,52% per oltre 50 persone impegnate nel periodo agosto-ottobre; è stato aperto anche un cre- IL PROGETTO AMBIZIOSO DELLA COOPERATIVA SOCIALE CADORE Assemblea dei soci a Valle per il bilancio 2009 e la presentazione dei prossimi obiettivi 2010 dito per sconto bancario di 80 mila euro per gli investimenti programmati. Essendo la cooperazione sociale un’attività non lucrativa, gli utili, avanzi di gestione, fondi, vanno reinvestiti nel perseguimento delle finalità istituzionali. “Molti appalti di servizi sono stati possibili - ha illustrato il presidente Agnoli a soci, lavoratori e autorità in sala consigliare a Valle di Cadore - perché i nostri partner hanno compreso l’attualità ed il significato della cooperazione sociale, altri appalti sono andati persi, forse perché non siamo riusciti a trasmettere quello che vogliamo essere. E’ risaputo che la Coop Sociale Cadore è costituita da soci privati e da soci pubblici quali i comuni di Valle, di Pieve, di Calalzo, di S. Vito, di Cortina, di Auronzo, di S. Stefano, di Alleghe, attua una progettazione congiunta con la Comunità Montana Centro Cadore, impiega lavoratori nelle attività di consolidamento e manutenzione ambientale e gestione del territorio, ma anche nel- Hanno aderito all’iniziativa il Museo Palazzo Corte Metto di Auronzo di Cadore, il Museo della latteria di Lozzo di Cadore, il Museo del cidolo e del legname di Perarolo di Cadore, il Museo etnografico delle Regole d’Ampezzo, il Museo del ferro e del chiodo di Forno di Zoldo, il Museo civico Cazzetta di Selva di Cadore, il Museo La Valle di La Valle Agordina, il Museo archeologico della Magnifica Comunità di Cadore e il Museo dell’occhiale di Pieve di Cadore. Rina Barnabò fondato nel 1953 DIRETTORE RESPONSABILE Renato De Carlo VICE DIRETTORE Livio Olivotto REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Editrice Magnifica Comunità di Cadore Presidente Renzo Bortolot Cancelliere Marco Genova Segreteria Annalisa Santato Palazzo della Comunità - Piazza Tiziano 32044 Pieve di Cadore tel. 0435.32262 fax 0435.32858 - EMail: [email protected] [email protected] Spedizione in abbonamento postale - Pubblicità inferiore al 40% Fotocomp.: Aquarello - Il Cadore - Stampa: Tipografia Tiziano Pieve di Cadore Reg.Tribunale di Belluno ordinanza del 5.4.1956 UNA COPIA 8 2.10 - ARRETRATO: IL DOPPIO TARIFFE ABBONAMENTO ITALIA . 25,00 - ESTERO . 25,00 PAESI EXTRAEUROPEI . 34.00 SOSTENITORE . 50,00 - BENEMERITO da . 75,00 in su COME ABBONARSI A MANO: Segreteria Magnifica Comunità di Cadore, Pieve di Cadore CONTO CORRENTE POSTALE: N. 12237327 intestato a “Il Cadore” - Piazza Tiziano - 32044 Pieve di Cadore (BL) ASSEGNO BANCARIO o VAGLIA POSTALE a: ”Il Cadore” Piazza Tiziano - 32044 Pieve di Cadore (BL) - Italia BONIFICO BANCARIO presso: Unicredit Banca Spa di Pieve di Cadore (BL) intestato a “Magnifica Comunità di Cadore”, causale “abbonamento” DALL’ITALIA: UNCRITB1D41 Codice IBAN IT21I0200861230000000807811 DALL’ESTERO: UNCRITB1M90 codice IBAN IT21I0200861230000000807811 TARIFFE INSERZIONI (per un centimetro di altezza, base una colonna): 12 inserzioni mensili E 13,00; 6 inserzioni mensili E 10.20; a 4 colori e in ultima pagina tariffa doppia. 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Nel corso della seduta che ha visto anche la distri- buzione ai soci di un “quaderno” contenente il bilancio sociale, lo statuto, l’indicazione della struttura, settori ed obiettivi di attività, sono stati nominati tre nuovi componenti del consiglio Bilancio in attivo 71 occupati, Servizi erogati a enti locali e a privati nel nome della cooperazione di amministrazione, che risulta così composto: Claudio Agnoli (presidente), Umberto Farenzena, Angelo Cottone, Pasquale Costigliola, Rina De Lorenzo, Marco Lombardo, Nevio De Bernardin (consiglieri); Umberto Farenzena è il direttore, Antonio Zandegiacomo è stato nominato revisore dei conti. GIUGNO 6-7.qxd:FEBBR 6-7 8-06-2010 11:31 Pagina 2 6 ANNO LVIII Giugno 2010 6 UNA VIA A PIEVE INTITOLATA A PALATUCCI QUESTORE A FIUME E FRA I GIUSTI DELLA SHOAH al 31 maggio scorso c'è a Pieve di Cadore una nuova via: una piccola D via per una grande storia, com'è sempre quella di chi sacrifica la propria vita per aiutare chi soffre: è così che il nome di Giovanni Palatucci è entrato tra quelli memorabili che indicano le strade della cittadina del Cadore. Ma chi era Giovanni Palatucci? Penultimo questore nella Fiume italiana dei tristi anni della guerra e del razzismo nazifascista, salvò alcune migliaia di ebrei dalla deportazione, sfidando la famigerata Gestapo tedesca fino a esserne vittima: scoperto e arrestato, dopo un processo davanti alle SS fu spedito nel lager di Dachau, dove La cerimonia il 31 maggio con taglio del nastro e sfilata della fanfara dei bersaglieri Brigata Ariete Aperta una mostra documentaria al CosMo dallʼassociazione Giovanni Palatucci e presentato uno spettacolo teatrale foto Giorgio Viani morì di stenti e di malattia a soli 36 anni. Erano quelli tempi in cui la pietà sembrava morta per sempre, di tenebra delle coscienze solo a tratti illuminata da un gesto eroico; tempi di stermini organizzati, di burocrazie di morte, nei quali l'uomo poté essere insieme aguzzino e portatore di umanità, persecutore e nemico di ogni persecuzione. Come nel caso di Palatucci: una storia edificante la sua, un messaggio di forza morale, di fede e cristiana solidarietà, vivo ancora oggi, in questi anni certo meno feroci e tuttavia di grande turbamento. Una storia come tante: una famiglia contadina dell'Avellinese, una formazione ispirata a profonda religiosità, destinata a improntare la sua vita e la sua opera di funzionario dello Stato; il liceo, la laurea in legge, la scelta di entrare nella Pubblica Sicurezza; assegnato a Genova e poi per punizione (aveva criticato in una intervista certi metodi della Polizia di allora) trasferito nel novembre del ’37 a Fiume. Un trasferimento provvidenziale, come si vedrà: perché ben presto sarà proprio dal suo Ufficio Stranieri che prenderà avvio la sua coraggiosa opera per la salvezza degli ebrei che affluivano nella città del Car nar o, incalzati dalle leggi razziali del '38, e più tardi e con ben altro accanimento, dai nazisti occupanti del Litorale Adriatico. Negli anni tra il ’40 e il ’43, a Campagna, in provincia di Salerno, fu istituito un campo di internamento per gli ebrei stranieri, e lì con l'aiuto di uno zio vescovo, Palatucci riuscì a convogliare molti dei disperati in fuga, salvando loro la vita: sono tante le testimonianze del suo coraggioso impegno, raccolte in numerose pubblicazioni. Oggi il questore è oggetto di un processo di canonizzazione avviato alcuni anni fa dalla Chiesa; inoltre ha un suo posto nello Yad Vashem di Gerusalemme, il Memoriale della Shoah, tra i Giusti delle Nazioni, l'alto riconoscimento di Israele. Nella città di Ramat Gan, presso Tel Aviv, c’è già una strada fiancheggiata da 36 alberi – gli anni di Giovanni – dedicata a lui, al “poliziotto”, e altre ve ne sono in varie parti d'Italia. Qualcuno ricorderà lo sceneggiato televisivo di qualche tempo fa, che rese pubblica la sua vicenda; ora un libro scritto da Piersandro Vanzan e Marcella Scatena, ha ripercorso la breve e intensa vita di Palatucci: lo ha fatto ricostruendone la biografia sullo sfondo delle drammatiche vicende ai confini orientali del Paese, e riportando i racconti di alcuni degli scampati grazie al suo aiuto. Sono voci di verità, quella verità a cui il Comune di Pieve di Cadore, con il concorso della Polizia di Stato, ha voluto rendere meritoriamente omaggio. Ennio Rossignoli GIUGNO 6-7.qxd:FEBBR 6-7 6 8-06-2010 11:31 Pagina 3 7 ANNO LVIII Giugno 2010 A AURONZO LA PROTEZIONE CIVILE SENSIBILIZZA GLI STUDENTI n riva al lago di Auronzo sabato 29 magI gio c’erano un sacco di studenti ad osser vare l’esercitazione della Protezione Civile che ha visto per tutta la mattinata le manovre d’intervento e di soccorso attuate da corpi istituzionali e da volontari con mezzi a terra e l’elicottero, e pure in acqua utilizzando cani da salvataggio. Soprattutto c’erano loro, i 15 allievi della Scuola di Protezione Civile impegnati nel saggio di fine anno di una scuola che è la prima istituita nel Veneto ed è stata inaugurata lo scorso dicembre dall’assessore regionale Elena Donazzan. A questi ragazzi è andato il plauso e l’incoraggiamento delle autorità presenti per l’ottimo grado di preparazione, nonché l’agognato diploma di fine corso consegnato dall’assessore regionale alla Protezione Civile Stival, sotto lo sguardo soddisfatto del responsabile Adriano Zanella. Sul palco delle autorità a complimentarsi per la riuscita della manifestazione, oltre all’assessore Stival, hanno preso la parola Diploma di fine corso ai quindici allievi della Scuola di Protezione civile di Auronzo, la prima istituita nel Veneto il sindaco di Auronzo Zandegiacomo Orsolina, l’assessore regionale Bond, l’assessore regionale Toscani, il presidente della Provincia Bottacin, il rappresentante della Protezione Civile Nazionale. E’ questo di Auronzo un evento unico, patrocinato dalla Regione Veneto, che coinvolge tutte le strutture del Sistema di Protezione Civile: dalle Istituzioni (Guardia di Finanza, Carabinieri, Corpo Forestale, Ser vizio Antincendio Boschivo della Regione del Veneto e volontari di P.C. di Auronzo) a tutti coloro che hanno collaborato alla formazione degli allievi. E’ una esercitazione che nasce per favorire l’interesse delle giovani generazioni, qui in riva al lago rappresentate da circa 700 studenti delle scuole elementari e medie del vari comprensori scolastici del territorio. Anche la decisione di fondare una Scuola di Protezione Civile per Allievi è maturata dall’esigenza di sensibilizzare le giovani generazioni alla tutela del territorio, alla solidarietà, al rispetto reciproco e al rispetto dell’ambiente che li circonda. L’obiettivo è quello di far capire la primaria impor tanza della prevenzione per evitare, o quanto meno ridurre, i rischi a cui sono sottoposti gli uomini che inter vengono per affrontare situazioni alle volte di emergenza mettendo a rischio anche la loro incolumità. Solo l’impiego di volontari adeguatamente preparati - è stato detto pronti a collaborare a fianco dei corpi istituzionali può ridurre i fattori di rischio. Servizio RDC GIUGNO 8-9.qxd:FEBBR 8-9 8-06-2010 11:36 Pagina 2 8 6 ANNO LVIII Giugno 2010 Lettere & Opinioni • Lettere & Opinioni • Lettere & Opinioni BORTOLETTO PRESENTA OLGA, ELIO E MARIA ANGELO PRIORE, L’ULTIMA VITTIMA DELLA Gentilissimo direttore, STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA vengo con questo mio scritto per informarla che mio figlio Luigino sta in Italia e l’ho mandato per fare una visita al Giornale Il Cadore, perché i miei scritti pubblicati mi hanno dato molta soddisfazione; si figuri, dopo il ‘53 non ho più visto il mio Cadore, quando sono partito avevo 40 anni; si figuri, non mi sono dimenticato niente di là e sono contento che mio figlio, con lui sta pure il figlio Rodrigo, come persona assomiglia a me solo che lui è avvocato e io ero calzolaio. Vorrei informarla che ieri sono uscito dall’ospedale per via di una ferita alla testa, ora sono in casa ma in ospedale ho incontrato molta gente di origine italiana. Io sono un tipo che parlo, mi rendo simpatico pure ai medici e infermiere e dicono che un paziente come me dà allegria alle persone. Le dirò che Luigino mi telefona da Ungheria, credo che fra giorni sarà in Cadore, scusi il mio male scritto, la catarratta mi… Un forte abbraccio a lei e al personale del giornale e la ringrazio di tutto che ha fatto per me. Un saluto al sig. Emanuele De Polo, Maria Coletti, Lidia Coletti come pure alla Ciotti. Questa fotografia è storica di Nebbiù. La prima è Olga la mia sposa, suo fratello Elio, Maria sorella di Olga; tanto Elio e Maria sono ancora vivi. Elio e Maria sono arrivati in Brasile nel 1948, io con Olga nel 1953. Sarà gradita alle cugine della mia sposa, ai Pesta erbe di Nebbiù. Un abbraccio e mille Grazie Bortoletto Coletti Londrina 15.5.2010 BRASILE Caro Bortoletto, ci saluti Elio e Maria e dica loro di scriverci, rinnovando così quell’affettuoso legame che proviene dalle comuni radici. Auguri per i suoi acciacchi che, vedo, non le tolgono il buonumore, potendo contare su figli e nipoti, e pure su questo giornale, che le ricorda tanti episodi e luoghi della sua giovinezza. E non si crucci: il mondo ha avuto bisogno anche di buoni calzolai. Se suo figlio Luigino passerà a Pieve in Magnifica Comunità lo vedremo volentieri. Saluti. NONNO BIAGIO E TANTI CACCIATORI NEL SITO DI MASSIMO VECELLIO Massimo Vecellio come lo era suo padre e prima ancora il nonno Biagio, è un cacciatore della Riserva di Auronzo di Cadore, ed ha trasferito la sua passione anche sul web. Infat- ti già dal 2003 c'è un sito www.auronzocaccia.com che lui stesso ha creato con molta pazienza e dedizione, raccogliendo un vasto archivio di foto di vecchi cacciatori scom- parsi, numerose sono anche quelle dei soci attuali, una ricca descrizione dettagliata della fauna che vive nel territorio dal capriolo al cervo, dal camoscio ai galli cedroni, Era in viaggio verso il suo Cadore, quel maledetto sabato 2 agosto 1980. Si trovava a Bologna proveniente da Messina e avrebbe dovuto salire su un treno per Mestre, ma c’era un’ora da aspettare. Angelo Priore, ventiseienne di Pelos, da due anni era sposato con Elvira, una messinese, e proprio nella città dello stretto aveva aperto un piccolo negozio di ottica. Quel giorno coi suoceri doveva raggiungere la moglie e il figlioletto di pochi mesi, già in vacanza a Vigo. Aveva fretta Angelo di riprendere quel viaggio e non aveva voluto allontanarsi dal salone della biglietteria della stazione, preferendo rimanere lì, con tutti i bagagli, mentre i suoceri facevano un giretto nelle vicinanze. Il destino lo colse beffardo con quell’assurdo scoppio, negandogli l’abbraccio della famiglia e del paese e rendendo vana l’attesa del padre Celso, sceso a prenderlo con l’auto a Mestre. La notizia si sparse rapida in tutto l’Oltrepiave: Angelo era tra i feriti gravi, sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico di quasi 5 ore all’ospeda- le di Bellaria per lo sfondamento della base cranica ed altre lesioni provocate da schegge di vetro e di marmo, in particolare all’occhio sinistro. I medici speravano e ancor più i suoi compaesani: “Angelo ce la farà, ha davanti a sé una vita, ci sarà tempo di rifarsi” dicevano in molti. Ed invece il giovane ottico non ce la fece e se ne andò dopo 100 giorni di agonia, proprio il giorno di S. Martino, il giorno del Santo della Pieve di Vigo. Fu l’85a ed ultima vittima della strage infame. La Giunta Comunale di Vigo proclamò il lutto cittadino e assunse a proprio carico le spese funebri. I funerali furono celebrati nella Pievanale di S. Martino, con la bara portata a spalla dagli amici coscritti. Don Luigi Calvi, parroco di S. Bernardino, Mons. Guglielmo Sagui, Arcidiacono del Cadore, e il Sindaco Silvio Piazza ricordarono con commossi accenti la figura dello scomparso, esortando l’intera comunità a stringersi attorno alla vedova Elvira e al figlio Andrea, ai genitori Celso ed Elsa. Nell’agosto 2000, a venti anni di distanza da quel tragico avvenimen- racconti di caccia e molto altro. I visitatori hanno superato ormai quota 41000, molti di questi sono di altre provincie d'Italia ed alcuni anche dall'estero, tanto che ha voluto crea- re una galleria di immagini con le foto di questi cacciatori che provengono dall'Argentina, dalla Nuova Zelanda dall'America, Spagna Austria Romania e Repubblica Ceka. Il sito, che è no-profit, to, che rimane una ferita aperta nella storia e nella civiltà del nostro Paese, il Comune di Vigo organizzò due serate in onore e in memoria di Angelo, con testimonianze di Emanuele D’Andrea e Lucio Eicher Clere, i canti e le poesie del Gruppo Musicale di Costalta e un concerto d’organo nella pievanale di S. Martino. Oggi la memoria di Angelo è assicurata in un libro uscito nel 2005, “Gente d’Oltrepiave”, voluto dagli amici di Vigo per ricordare quelle persone che con il loro lavoro, sacrificio e solidarietà costituiscono un esempio e una speranza per le nuove generazioni. W.M - G.DD. viene continuamente aggiornato sia come grafica che di contenuti ed ora ha anche una sua pagina su facebook, una bella soddisfazione per il cacciatore auronzano. R. B. GIUGNO 8-9.qxd:FEBBR 8-9 6 8-06-2010 11:36 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 9 Lettere & opinioni • Lettere & opinioni • Lettere & opinioni STELLA AL MERITO DEL LAVORO A FABRIZIO FORSE LA PACE, TRA REGOLA E POCCHIESA MARIAN, A ANGELO DE MARCHI COMUNE DI S. PIETRO DI CADORE Grande soddisfazione per Fabrizio Pocchiesa Marian e Angelo De Marchi che hanno ricevuto la Stella al Merito del Lavoro lo scorso 1° Maggio a Venezia, presso la Scuola San Giovanni Evangelista a San Polo. La motivazione è eloquente: per aver sempre svolto il loro lavoro con il massimo impegno, serietà, integrità. Fabrizio Pocchiesa Marian, ha collaborato con Safilo tra il 1972 ed il 2008. Ha iniziato il suo percorso in Azienda quale Impiegato Tecnico, per divenire poi Responsabile dell’Officina e quindi Responsabile di Produzione nella filiale Americana. Rientrato in Italia è stato dapprima Responsabile di Produzione dello Stabilimento di Calalzo di Cadore (BL), infine, attesa la vasta esperienza maturata non solo in ambi- to produttivo, ma anche in quello tecnico, è divenuto Responsabile Generale delle Produzioni del Gruppo sia per gli stabilimenti italiani che quelli esteri. Angelo De Marchi ha lavorato in Safilo nel periodo compreso tra il 1972 ed il 2008, nell’area Operation. Negli anni ‘80 ha partecipato ai progetti che hanno portato alla realizzazione dei primi modelli leggeri e all’impiego dell’acciao nell’occhialeria. Negli anni ‘90 ha lavorato per il Gruppo in Giappone, dove ha approfondito le conoscenze relative alle tecnologie applicate al titanio. Sempre negli anni ‘90 ha collaborato attivamente nell’avvio dello Stabilimento di Longarone. Successivamente è stato Responsabile del Controllo Accettazione dello Stabilimento di Longarone e quindi referente per l’indu- strializzazione dei nuovi modelli in metallo e per l’acquisto della componentistica e dei semilavorati del Prodotto. La prestigiosa onorificenza (istituita nel 1967 e conferita dal Presidente della Repubblica) viene concessa ai lavoratori dipendenti che si siano particolarmente distinti per meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale; abbiano con innovazioni migliorato l’efficienza degli strumenti e dei metodi di lavorazione; abbiano contribuito in modo originale al perfezionamento delle misure di sicurezza del lavoro e si siano prodigati per istruire e preparare le nuove generazioni nell’attività professionale. A Fabrizio Marian e a Angelo (nella foto con il Cav. Vittorio Tabacchi) le congratulazioni dei colleghi di lavoro e degli amici. In relazione all’articolo apparso nel n. maggio 2010, dal titolo “finalmente pace tra Regola e comune”. Senza ipocrisia o falsa modestia, rivendico l’esito della sentenza I° Grado del Tribunale di Belluno e l’esito finale “Accordo Conciliativo” alla caparbietà dell’Amministrazione e dei Regolieri di S. Pietro, alla lodevole capacità e perizia del signor Pellizzaroli Eugenio (Segretario di questa Regola) nel ricercare e mettere assieme tutti i documenti storici che ha portato il Giudice ad affermare che i beni rivendicati sono delle Regole. Nonché al mitico prof. Germanò nostro consulente e all’allora giovanissimo Presidente di questa Regola Dino De Betta. Tutti quelli che ora starnazzano a destra e manca e che si auto incoronano per meriti che non hanno, sono rimasti alla finestra ad attendere l’esito, se andava male la colpa era di Zampol, è andata bene, il merito è loro. Il sottoscritto sa che in questa vicenda deve ringra- ziare esclusivamente ai su citati prof. Germanò, Pellizzaroli e De Betta e non certo a altri colleghi e tanto meno ai pubblici amministratori che in questi anni si sono avvicendati alla guida del comune. Né ai primi, né tantomeno all’attuale sindaco che, non dimentichiamoci, ha ricorso in Appello contro la sentenza di I° grado con la banale scusa di fantomatiche denunce, ma pur sollecitato non è mai stato in grado di dire quale legge lo ha obbligato al ricorso. Preciso che, a mio avviso, le opposizioni si sarebbero comportate anche peggio. La nota dolente è che questa era l’occasione buona per... porre fine a tutte le questioni, rimangono invece diverse questioni irrisolte - strade fabbricati ecc. che dai pensieri fin qui espressi dal sindaco non fanno presagire a nulla di buono. Prevarrà il buon. senso o ancora una volta dovremmo rivolgerci ai giudici per avere ciò che è nostro??? Con le attuali amministra- zioni regoliere la causa non sarebbe mai iniziata ed il comune si sarebbe potuto tenere tutto. Detesto la bugia. Le elezioni sono lontane ma, per qualcuno la campagna elettorale è già iniziata e a questi consiglio di basare le proprie candidature su fatti reali e a non autolodarsi o autoincoronarsi per cose inesistenti. In me troverebbero un acerrimo nemico. Sergio Zampol Capo Regola S. Pietro di C. 26.5.2010 Comprendiamo da questa lettera che non tutto è definito nella vertenza che ha opposto per quasi vent’anni le quattro Regole del territorio al Comune di S. Pietro di Cadore. Anche il nostro articolista, pur esprimendo soddisfazione per l’accordo raggiunto a Venezia davanti al Presidente della Corte d’Appello dagli avvocati delle Regole e del Comune (nella foto), lasciava intendere che rimanevano questioni aperte. L’auspicio è che prevalga il senso della comunità. GIUGNO 10-11:FEBBR 10-11 8-06-2010 11:41 Pagina 2 10 ANNO LVIII Giugno 2010 6 Lettere & opinioni • Lettere & opinioni • Lettere & opinioni UTILE E CORRETTO UN REFERENDUM SULLA GESTIONE DELLA NOSTRA ACQUA Cʼè la possibilità di recarsi presso i Comuni per firmare In tutto il Cadore circa un lustro fa abbiamo assistito a dei pubblici dibattiti e a delle appassionate discussioni tra la cittadinanza su questo argomento. Allora, a seguito dell’applicazione della legge “Galli” del 18/05/1989 n. 183 furono costituiti gli A.T.O. e successivamente la società G.s.p. S.p.A. BIM con sede in Belluno, alla quale fu affidata la gestione del servizio idrico integrato come previsto dalla normativa. A detta impresa di diritto privato fu conferita la gestione in monte degli acquedotti, delle reti fognarie e degli impianti di depurazione dei reflui di quasi l’intero nostro territorio. Servizi che da tempo immemorabile da noi erano in gestione pubblica ai rispettivi Comuni o ad altri enti territoriali. In alcune località del Cadore ed in tutto il Comelico molti acquedotti furono costruiti a partire dagli anni Venti/Trenta e con una particolare accelerazione nel primo dopoguerra e negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso con i soldi delle Regole o Frazioni (allora enti di diritto pubblico). In questi paesi lo sbigottimento della popolazione fu ancora più grande, in quanto non si riusciva a capire la motivazione per la quale delle opere interamente pagate coi denari della comunità locale finissero in gestione ad una S.p.A, senza alcuna contropartita ai costruttori degli acquedotti, anche se i soci di questa impresa erano e sono i Comuni. Questa decisione calata dall’alto a seguito delle proteste della gente ha avuto una deroga, tanto è vero che i Comuni con una popolazione inferiore ai mille abitanti hanno potuto ripristinare questi servizi con la gestione a mezzo ente pubblico. Oggi, su iniziativa di alcuni movimenti vicini alla cittadinanza c’è la possibilità di avviare l’iter referendario di modo che siano gli utenti in prima persona ad esprimersi su chi debba gestire la “nostra” acqua, senza dipendere da deleghe in bianco conferite alla classe politica. Dunque, quale strumento più democratico del referendum (abbondantemente usato nella vicina Svizzera su molte questioni) per far decidere ai diretti interessati quale sia la soluzione migliore da adottare. Pertanto, anche noi cadorini abbiamo la possibilità di recarci presso i municipi a firmare la richiesta di referendum e poi quando lo stesso sarà indetto, non dobbiamo disertare i seggi, ma esprimere la nostra scelta: dovrà essere il privato o l’ente pubblico ad occuparsi della gestione di questa importantissima risorsa che madre natura ci ha così abbondantemente fornito? Mi si obbietterà che se passa la proposta referendaria verrà abolita la tariffa e reintrodotta la tassa comunale per consumo acqua, quindi non ci saranno più a disposizione le risorse economiche per fare gli investimenti ne- cessari all’ammodernamento e completamento delle infrastrutture. Naturalmente il comitato promotore è portatore di tesi ed analisi del problema completamente diverse, allo stato non mi sembra importante approfondire le diverse posizioni. Viceversa, mi sembra utile e corretto evidenziare che in questa materia così delicata che tocca la vita ed il portafoglio delle nostre famiglie, un’iniziativa che chiama la gente ad esprimere le loro scelte in prima persona è un atto eticamente corretto e altamente democratico. Sentiamo spesso parlare di “indipendenza ” per la specificità della provincia di Belluno; ovvero tutti vorremmo che le decisioni che riguardano la nostra terra ed il nostro modo di vivere fossero prese in sede locale. Ebbene, a me sembra che la possibilità che in questo caso ci viene data di pronunciarci nel merito di questo fondamentale argomento, che è si materia di interesse e competenza nazionale, però con implicazioni dirette anche per il Cadore, non sia un’ azione secondaria dell’ autonomia decisionale dei cittadini. Anzi, sia una solenne e definitiva indicazione popolare sulla gestione dell’acqua della nostra montagna che assieme al legname dei nostri boschi possiamo senza dubbio considerare le due principali ricchezze del nostro territorio. Gian Antonio Casanova Fuga VICO CALABR0ʼ A SAN VITO - DA VECCHI APPUNTI RITROVATI IN UN CASSETTO In un cassetto ho ritrovato degli appunti scritti tempo addietro e da questi ho ricavato quanto segue. Storia vera. Correva l’anno 2008, ed era il tre di marzo. Nella sede della Comunità Montana a Borca di Cadore, una ventina di ragazze e ragazzi della quinta classe della Scuola Primaria di San Vito, venne per vedere ed ammirare l’affresco di Vico Calabrò che occupa per intero tutta un’enorme parete. Erano accompagnati da una giovane maestra che, a dire la verità, sembrava piuttosto spaesata. Un paio di giorni prima, parlando di questa iniziativa, il Sindaco di San Vito mi aveva chiesto: “E se provassi ad invitare Vico?” Con un sorriso ironico gli avevo risposto: “Tentar non nuoce!” E quella mattina, proveniente chissà da dove, Vico era presente. Per fortuna ho registrato tutto quello che ha detto e spiegato ai ragazzi. Trascorremmo un’ora e mezza deliziose. Ma questo non centra con quello che volevo scrivere. Ad un certo punto Vico si avvicinò alla maestrina che sedeva in un angolo senza fiatare: “Signorina, posso chiederle da dove viene?” -Vengo dalla Sicilia-. “Anche mio padre era siciliano, da quanto tempo vive a San Vito?” - Da più di due mesi - … “Posso chiederle come si chiama?” - Il mio nome è Bianca Allora Vico prese dalla tasca della sua giacca un cartoncino bianco; con un tratto deciso di penna delineò i lineamenti della maestra con al centro una bella rosa. Prima di porgerle il cartoncino vi scrisse: Alla maestra Bianca con simpatia. Vico Ricordo una mano tremante che riceve l’omaggio dell’artista e ricordo anche la maestrina che subito dopo, quando Vico si era voltato, con un fazzoletto di carta si asciugava una lacrimuccia che era spuntata dai suoi occhi. Questo è Vico! Piero De Ghetto Borca di Cadore LA “RÌGINA”, UN RACCONTO DI ALDO DE VIDAL Caro Direttore, mi piacerebbe che riproponesse sul mensile il racconto “La Rìgina” scritto dal pittore e poeta Aldo De Vidal. Saluti G. D.V. Quella domenica la trascorsi quasi tutta con mio padre. Mi ero accorto che mio padre quel giorno aveva qualcosa da dirmi, qualcosa ovviamente d’interessante, ed era anche un po’ agitato rispetto alla sua fiemma diciamo un po’ nordica. Venne la sera e per cena mia madre aveva preparato la minestra di fagioli che aveva bollito dalle una alle sei afuoco lento e mia madre per questo si meritava davvero un bel medaglione. Mio padre era sempre un po’ buio in volto. Domani vieni con mè alla rìgina? Sai è meglio imparare a fare di tutto, certo bisogna avere anche un po’ di coraggio, non si sa mai nella vita... I «grife» sono pronti ben appuntiti mancano però le cinghie, perché i «grife» devono essere legati bene. Mi detti subito da fare per trovare le cinghie, girai tutta la casa, arrivai anche in soffitta forse chissà mio nonno... Da una trave penzolava un filo di ferro, pensai subito che poteva sostituire le cinghie. Mi accorsi però che il filo di ferro sosteneva uno sbalzo in rame raffigurante una immagine sacra, almeno quella doveva essere l’intenzione dell’autore. Mentre pensavo a quell’immagine, corsi in cantina sempre alla ricerca, abbandonai il filo di ferro e lo sostituii con della corda di canapa molto forte. Partimmo all’alba pieni di attrezzi. L’alba ti dava coraggio, è un’ora magica che ti da la carica, perfino i pettirossi che danzavano davanti a noi erano allegri e salutavano con gioia il nuovo giorno con gli amici boscaioli. Salendo, il sentiero sifaceva sempre più ripido ed entravamo nel bosco. più fitto, più misterioso, più profumato. Il bosco di abete bianco. Mi voltai per vedere mio padre e vidi vicinissimo un piccolo capriolo che mi se- guiva, forse cercava protezione, oppure sentiva l’odore del pane di segala che portavo nel mio sacco? Allungai il passo perché sentivo dall’alto le voci concitate degli altri boscaioli, che già lavoravano per avvicinare i tronchi alla «rìgina» formando così una piccola stazione di partenza. In quel momento mi sentivo un piccolo guerriero che andava verso il battesimo del fuoco. Mio padre chiamò il carga» e i primi. bolidi incominciarono a passare veloci, quelli più corti filavano meglio. Dopo un po’ la «posta» più bassa chiedeva acqua perché in quel punto la «rìgina» era piatta e qualche tronco sifermava. Toccava a me portare l’acqua, ero i1 più giovane. L’acqua gelava subito, anche se qualche raggio di sole filtrava tra le fronde degli abeti. Eravamo sempre sottozero. Tornai alla mia «posta» con mio padre; poi mio padre mi chiese il permesso di andare lassù dietro un cespuglio e mi disse, ‘attento alla curva nord è la più pericolosa. Passò qualche minuto e un tronco fischiò come una saetta, proprio alla curva nord GIUGNO 10-11:FEBBR 10-11 6 8-06-2010 11:41 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 11 Giovani LAUREE I Consigli Comunali dei Ragazzi di S. Stefano, Lozzo e Follina guardano al futuro - Iniziativa del Centro Comprensivo di Auronzo SCAMBIO DI ESPERIENZE A MISURINA Un’ interessante giornata di studio rivolta ai Consigli Comunali dei Ragazzi (CCR) di Santo Stefano di Cadore, Lozzo di Cadore e di Follina ( TV) si è svolta lo scorso 26 aprile a Misurina di Auronzo. La buona riuscita dell’iniziativa è La giornata, promossa dall’Istituto Comprensivo di Auronzo di Cadore, si è articolata in più momenti: Di buona mattina c’è stata la presentazione del programma e degli accompagnatori del Corpo Fore- La giornata di studio è stata possibile grazie allʼapporto dellʼIstituto Pio XII, del Corpo Forestale dello Stato, dellʼazienda agrituristica Malga Misurina stata possibile grazie alla collaborazione dell’Istituto Pio XII di Parma, centro di diagnosi, cura e riabilitazione dell'asma infantile, che ha messo a disposizione la struttura per l’ospitalità dei ragazzi; al Corpo Forestale dello Stato, Comando di Auronzo, che ha accompagnato i ragazzi in una escursione guidata sul tema dell’ambiente alpino e di come fare a viverlo in sicurezza; all’Azienda agrituristica “Malga Misurina”, che ha permesso ai ragazzi di conoscere le fasi della lavorazione del latte e ha messo a disposizione la sua struttura perché potessero avere un incontro ravvicinato con gli animali che vengono allevati in montagna. stale dello Stato a cui sono seguiti i saluti del Sindaco di Lozzo di Cadore che nel suo inter vento ha messo in evidenza l’importanza dei Consigli Comunali dei Ragazzi come significativa esperienza formativa e di educazione alla Costituzione e alla cittadinanza “sul campo” (educazione civica, si diceva un tempo) e l’importanza di questo incontro che apre i confini del Cadore e permette un utile confronto di esperienze con persone di altri territori. La mattinata è trascorsa seguendo un percorso al limitare del bosco ed ascoltando le spiegazioni degli esperti del Corpo Forestale dello Stato di Auronzo che hanno parlato ai ragazzi ed ai loro accompa- gnatori delle varie caratteristiche della vegetazione alpina con molti riferimenti alla fauna. La squadra del soccorso alpino del CFS ha informato sul modo di avvicinarsi alla montagna in sicurezza evidenziando i rischi che si possono correre ed illustrando il ruolo del Soccorso Alpino. A questo proposito i ragazzi hanno potuto assistere con grande interesse ed emozione ad una dimostrazione di ricerca di persone con l’uso del cane, un bel esemplare di pastore tedesco addestrato dall’istruttore del CFS. Dopo il pranzo e una pausa utile per migliorare la conoscenza reciproca i ragazzi sono stati accompagnati alla Malga Misurina dove hanno potuto assistere alla lavorazione del latte e muoversi liberamente per la stalla e le zone limitrofe a contatto con gli animali. Verso sera, nella sala riunioni dell’Istituto Pio XII i ragazzi dei consigli comunali assieme ai ragazzi ospiti dell’Istituto, si sono riuniti per discutere della loro esperienza alla presenza dei sindaci di Santo Stefano di Cadore Alessandra Buzzo, di Follina Renzo Tonin e del vicesindaco e assessore alla cultura del Comune di Cison di Valmarino Loris Perenzin. Ogni Sindaco dei ragazzi ha illustrato l’organizzazione del suo Consiglio e le iniziative portate avanti in questi anni. Importanti sono stati gli interventi dei consiglieri dei ragazzi presenti e degli insegnanti accompagnatori che hanno permesso lo sviluppo di un dibattito approfondito ed interessante, utile per i contenuti di idee che si sono travasate da un consiglio all’altro. Ha colpito la serietà e l’autorevolezza con cui i ragazzi hanno dibattuto gli argomenti di volta in volta affrontati tra loro e con gli adulti presenti I Sindaci degli adulti hanno ascoltato con attenzione, chiesto, risposto, proposto, partecipato alla discussione. prof. Piermario Fop Collaboratore Vicario Istituto Comprensivo di Auronzo uscì di pista infilandosi no alle radici. Intanto mio pa- ma proprio in quell’attimo un na». Feci appena in tempo a in un forcello di un vecchio dre mi aveva raggiunto. tronco molto liscio d’abete tirarmi in dietro che il tronco lance, facendolo tremare fiTutto bene, sì tutto bene, bianco, fece tremare la «rìgi- si schiantava contro uno Luca Lorenzini di Selva di Cadore si è laureato presso l’Università degli Studi di Genova in Lettere e Filosofia, corso di laurea specialistica in sistemi informativi, discutendo la tesi: “RTE natura 200; il caso del SIC monte Pelmo, Mondeval e Formin”. Congratulazioni vivissime dai genitori, dal fratello e da tutti gli amici. Andrea Sala di San Vito di Cadore si è laureato in Economia all’Università telematica internazionale Uninettuno di Roma, discutendo la tesi: “L’istituto della cooperazione. Il caso particolare della cooperativa di consumo di San Vito di Cadore”. Andrea Sala, sposato con due figli, è un albergatore non più giovanissimo che ha conseguito il titolo impegnandosi a fondo e sacrificando il proprio tempo libero per lo studio. Felicitazioni. I LETTORI che intendono partecipare alla vita del nostro storico mensile con lettere, articoli, racconti, foto, possono indirizzare a: REDAZIONE IL CADORE Magnifica Comunità Piazza Tiziano 32044 PIEVE DI CADORE oppure inviare una E-MAIL al direttore [email protected] spuntone di roccia, aprendosi in due. La «rìgina» si coprì di scheggie e mio padre dette il «bauf». Poco dopo ricominciò la sarabanda e nel frattempo andai a vedere come mai il tronco si era spezzato in due (il tronco era gelato). Nel mezzo del tronco una bellissima macchia colorata che sanguinava resina e microrganismi, mi lasciò perplesso. Incominciai a filosofare. Era mezzogiorno e un pettirosso ci aspettava, danzando sul mio tascapane. ALDO DE VIDAL GIUGNO 12-13.qxd:FEBBR 12-13 8-06-2010 11:47 Pagina 2 ANNO LVIII Giugno 2010 12 P ubblichiamo la prima delle due puntate dedicate ai ricordi di Guido Buzzo sulla II guerra mondiale. Recentemente a Guido Buzzo è stata conferita dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto la medaglia d’argento in occasione dei 30 anni dall’iscrizione all’elenco dei pubblicisti. In verità l’amico Guido è sulla breccia almeno da 54 anni, se si controlla la data del tesserino di corrispondente de “La Gazzetta dello Sport” con la quale ha incominciato a collaborare nel dicembre 1956, ma si arriva a 59 tenendo conto che ha iniziato a collaborare a “Il Gazzettino” ancora nel 1951. E’ tuttora prezioso collaboratore de “Il Comelico”, “Sote le Crode” e “L'Amico del Popolo”, oltre che naturalmente del nostro giornale. Per 7 anni è stato responsabile dell’ufficio stampa dell'Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo Val Comelico ed è autore di svariate pubblicazioni, tra cui ricordiamo: “Profilo di Germano De Zolt, di Campolongo, volontario alpino del Cadore”, “Novelle africane”, “Poesie e dizionario del dialetto ladino di Campolongo” (per le illustrazioni), “Guida di Santo Stefano di Cadore”, “Lo sport nel Comelico”, “Guida storico-artistica della chiesa pievanale di Santo Stefano” (tradotta anche in tedesco), “Aurelio De Zolt nella Prima spedizione italiana sull’Everest”. Ha collaborato anche, per i disegni, con Giovanni Fontana nel volume “Notizie Storiche del Comelico e Sappada”. Guido però non si è fatto onore solamente nel campo della cultura e del giornalismo, ma è stato anche Sindaco di S. Stefano, mentre nel campo del sociale da decenni coopera con l’A.N.A. “Cadore” ed è tra gli organizzatori di importanti manifestazioni, oltre che ideatore, ancora negli anni ’70, del prestigioso “Riconoscimento di Merito A.N.A. Cadore”. Ma soprattutto Guido rimane un importante punto di riferimento per tutti coloro che si occupano di cultura cadorina o semplicemente amano la storia del Cadore. (w.m.-g.d.d.) a mia famiglia non era manifestamente fasciL sta; naturalmente io, che nel 1943 avevo 10 anni, partecipavo alle varie manifestazioni che si tenevano nell’ambito scolastico. ORGOGLIO DA BALILLA Ero un “Balilla” e mi piaceva avere la divisa in ordine con il fazzoletto azzurro a girocollo, fermato sul davanti con un anello. Ammiravo i più grandi, i “Balilla Moschettieri” e gli “Avanguardisti” che al sabato marciavano in via 6 novembre presso la caserma dei Vigili del Fuoco. Da una cartolina a colori avevo ritagliato la testa del Duce con il berretto militare a visiera. Un giorno mio zio Gerardo da Auronzo (Benigno Gerardo Zandonella) venne a trovarci e sbirciando dalla finestra della cucina vide la testa del Duce e disse, scuotendo la testa: “Quello lassù…!”. Capii così che non era un simpatizzante e che il Duce non gli piaceva. Io, un ragazzino, all’oscuro delle realtà politiche, rimasi molto colpito e turbato perché credevo di aver fatto bene ad esporre quella immagine. Durante il ventennio, tra il 1929 e il 1930, mio padre aveva costruito la nuova casa in via Udine. Su queste nuove abitazioni era d’obbligo applicare nel muro il fascio littorio in bronzo, a lato o sopra il portone d’ingresso. CADE IL FASCISMO ESULTANZA E TIMORI Il 25 luglio 1943, giorno della caduta del fascismo, avvertii una certa agitazione nella gente, quindi giunse presso la nostra casa un certo Attilio Buzzo “Titella” con in mano un grosso martello ed uno scalpello e, tutto euforico, salì su una scaletta che si portava appresso, quindi con alcuni colpi ben assestati fece cadere a terra il fascio di bronzo che rotolò nella polvere. Così avvenne per altre abitazioni ed il riquadro rettangolare con il segno del fascio rimasero a lungo su tutti questi muri. Io ero esterrefatto, perché a noi ragazzini le scritte sui muri con la firma di Mussolini ed i fasci in bronzo piacevano e suscitavano orgoglio per la patria. Arrivò l’8 settembre. L’avvenimento fu salutato con manifestazioni di incredulità ed esultanza, ma anche con preoccupazioni e timori. Molti pensavano che la guerra ed i bombardamenti 6 Dalla caduta del fascismo alla lotta di liberazione frammenti di storia vissuti in Comelico da Guido Buzzo QUEI RICORDI DI FINE GUERRA Lʼ8 settembre 1943 salutato a S.Stefano con manifestazioni dʼincredulità e dʼesultanza, ma pure con preoccupazione Arrivano i tedeschi Le donne di Campolongo assaltano il magazzino del sale Guido Buzzo con la madre Angela De Mattia e fratello sarebbero finiti, altri percepivano che il calvario invece sarebbe stato ancora lungo, perché l’ex alleato tedesco avrebbe reagito con qualsiasi mezzo. A S. Stefano il presidio militare si era disciolto, era rimasto solamente il Maggiore Comandante, il Col. Domenico Nicosia, un siciliano, che con il Podestà Giovanni Fontana l’11 settembre andò incontro ai primi ufficiali tedeschi. Anche S. Stefano fu presidiato dai militari tedeschi, il comando era presso l’albergo Kratter e gli uffici nella scuola elementare “Principi di Piemonte”. Tutte le strade attorno erano sbarrate con del filo spinato e la sera gli accessi venivano bloccati con dei cavalli di frisia e con delle gabbie di reticolato. Io vedevo quelli in via Udine presso la chiesa. A Transacqua, in un lungo capannone dell’esercito italiano, dove durante i vari campi estivi o invernali gli alpini alloggiavano i muli, i tedeschi acquartierarono un reparto di cavalli con i serventi che dormivano nel sottotetto. Lì vicino c’era il fienile di mio nonno, Tita de Mattia, così io andavo a vedere i cavalli e un militare tedesco, molto grande di statura, vedendomi spesso, mi aveva preso in simpatia; così, visto che ogni giorno agli animali veniva fatto fare il giro del paese, mi metteva in groppa al suo cavallo per un bel tratto. Naturalmente io ero felice di ciò. Anche altri paesani strinsero amicizia con gli occupanti, tanto che si raccontava, tra stupore e meraviglia, che in certe case si tenevano delle festicciole con graduati e soldati tedeschi. Finita la guerra vidi alcune signorine con i capelli tagliati a zero, ma allora non capivo il perché. Ero amico dei figli di Ciani Speri, Raffaele e Pieri. Un giorno in casa Ciani, in via Udine a fianco della canonica, mentre giocavamo assieme, scendemmo di corsa le scale della cantina e lì, nella penombra c’era un uomo seduto con la testa accostata, direi attaccata, ad una vecchia radio. Era il sig. Ciani che ascoltava comunicati radio. I miei amici mi raccomandarono di non dire niente a nessuno di quello che avevo visto. Finita la guerra venni a sapere che Speri Ciani era l’unico a S. Stefano che in gran segreto ascoltava Radio Londra, con grande rischio visto che il comando tedesco era nelle vicinanze. RASTRELLAMENTI E PERQUISIZIONI Adiacente alla borgata di Transacqua c’è la località di “Navare” con un solo fienile con annessa abitazione, nella quale viveva Paolo Menia, mutilato della guerra 1915-18, che con grande sacrificio si procurava da vivere curando e sfalciando la vasta ed erta prateria antistante. Il 5 luglio 1944 fu trovato morto, ucciso per poche lire e un po’ di formaggio da un giovane di 24 anni, Florindo Pomarè, che abitava al “Cunettone” di Campolongo. Ricordo l’agitazione della gente soprattutto il 7 luglio, quando il Pomarè fu portato dietro il cimitero e il Pievano don Nicolò Bortolot lo confessò e gli diede gli Oli Santi prima che dei partigiani carnici lo uccidessero di GIUGNO 12-13.qxd:FEBBR 12-13 6 8-06-2010 11:47 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 l trenino delle Dolomiti evoca ancor oggi in I molti struggenti nostalgie, 13 Fin dal 1800 le vie di comunicazione a cavallo dellʼAmpezzano rivestivano una marcata valenza militare intrise di atmosfere quasi bucoliche, con il ricordo di un convoglio quasi a misura di ambiente, integrato addirittura in esso, senza impatti e senza offese alla natura e agli uomini. Rispetto e pace insomma, nell’ideale ancora credibile di un progresso saggio e mai invadente. Eppure non è proprio così. Sappiamo bene che quella linea distesa a cavallo dell’Ampezzano, nei suoi progetti via via concepiti a partire dall’800, rivestiva, sia da parte italiana che austriaca, una marcata valenza militare e dell’importanza strategica e tattica della ferrovia parlano gli stessi avvenimenti della Grande Guerra in Cadore. Tra il 1915 e il 917 la stazione di Calalzo e lo spezzone di linea realizzato fino Zuel costituirono una specie di cordone ombelicale per l’intero fronte dolomitico e nei drammatici eventi seguiti a Caporetto dei vagoni a Peaio finirono addirittura nella scarpata ad opera dei nostri soldati in ritirata. Ma ci sono pure episodi non troppo noti che videro il pacifico trenino trasformarsi in temibile macchina di guerra e ciò avvenne nel 1944 ad opera dell’esercito tedesco, che, non contento di utilizzarlo come mezzo di trasporto e stanco dei continui sabotaggi ed attacchi ai convogli ad opera dei partigiani della “Calvi”, ebbe la bella pensata di blindarlo ed armarlo. Così il 10 ottobre di quell’anno, mentre la zona sopra Vinigo e Venas veniva sottoposta a metodico rastrellamento, da Cortina giunsero alle prime luci dell’alba circa 200 militi tra “SS” e “Lanwacht” a bordo di un treno davvero nuovo e speciale, armato con mitragliere, che si fermò a Cancia, proprio sul curvone che è sopra la casa di Tita Sala. Si trattava di una sorta di convoglio corazzato allestito in fretta dalla Gendarmeria cortinese con l’utilizzo delle porte in lamiera di alcuni fortini dismessi della “Linea Littorio”: queste, fissate sui frontali e sui lati di alcuni carri merci, riuscivano in effetti a dare sufficiente protezione dalle armi da fuoco in caso di imboscata, ma il tutto poteva anche trasformarsi in una trappola mortale, giacché sareb- be bastata una raffica di mitra a un isolatore della linea aerea per mandare “a massa” la stessa e bloccare locomotore e vagoni. I tedeschi, in possesso di precise carte topografiche, sapevano che proprio da quel punto partiva una rotabile che saliva verso la zona dell’attuale villaggio “Agip” e che si innestava su una vecchia mulattiera militare della Grande Guerra. Questa saliva fin sopra Vinigo, a Pian de Sadorno, dove si erano rifugiati i resti del Battaglione “Bepi Stris”, circa 40 uomini, comandati da Tita Sala “Celso”, tutti stipati in un fienile. Da Borca partirono subito delle staffette partigiane, che in bicicletta si por- tarono a Vodo e a Peaio e quindi a Vinigo, per avvertire del pericolo incombente. Anche per l’inter vento della maestra Letizia Siragna in Perini, che insegnava a Borca e veniva a scongiurare di non offrire ai tedeschi il pretesto di incendiare Vinigo, già andato distrutto dal fuoco nel 1940, Tita diede l’ordine di ritirarsi verso Forcella Antracisa. Già il 9 settembre era stato fatto saltare il ponte “di Rugnan”, presso Vallesina, tra Venas e Peaio ad opera di una squadra comandata sempre da Tita Sala e secondo la “Relazione ufficiale della Calvi” l’interruzione ferroviaria sarebbe durata per due me- si. Nella stessa occasione un’altra squadra, con Loris Frescura “Folgore” di Domegge, voleva far saltare anche il ponte ferroviario sul torrente Vallesina, sopra l’omonimo paese, ma il tentativo andò a vuoto. Il 17 febbraio 1945 alcuni caccia alleati avvistarono un treno merci che viaggiava da “Cimabanche” verso Ospitale e calarono ripetutamente a mitragliarlo: macchinista e ferrovieri si salvarono miracolosamente fermando il treno e buttandosi nella spessa coltre di neve a fianco della linea. Si lamentò solo il ferimento superficiale di due persone, nonché una tremenda scossa patita dal capotreno di un altro convoglio fermo nascosto dai tedeschi. Un giorno mi alzo e sento dagli adulti che il paese è circondato dai tedeschi. Io, che abitavo in borgata “Tamber”, notai i soldati sopra le case in località “Le Rive”. Questo accerchiamento del paese doveva impedire la fuga degli uomini e dei giovani. Infatti molti furono fermati e concentrati per diversi giorni presso il cinema “Piave”. Alcuni finirono nei campi di concentramento di Bolzano o in Germania. Nello stesso tempo soldati tedeschi, a gruppi di 3, perquisivano le case. Nella mia visitarono tutte le stanze e io li seguivo. In camera mia uno aprì il cassetto del tavolino che era pieno di libri. Mi chiese se erano miei ed io risposi di sì, lui annuì. Poi aprì l’armadio dove c’erano i vestiti di mio padre, prese una manica e mi chiese dov’era. Io gli risposi che si trovava lontano al lavoro. Detto questo, finirono il controllo e se ne andarono. Ricordo anche un giovane repubblichino di “Tamber”, Claudio Zandegiacomo. Noi ragazzi l’ammiravamo, perché arrivava in divisa con un cane pastore tedesco. UNA CELLULA SEGRETA A CAMPOLONGO A Campolongo trovò sede una cellula dei ser vizi segreti U.S.A. presso la ca- sa Pomarè adibita a negozio di coloniali, in via Nazionale. Era lì che il capitano Steve Hall, un eroe, incontrava i capi partigiani e il Podestà di S. Stefano, Giovanni Fontana, chiamato “Né”. Il “Né” veniva prelevato a S. Stefano con l’interprete Sergio Kratter, giovane studente di ragioneria, e portato a Campolongo per parlare con i capi partigiani del Comelico, del Cadore e della Carnia, presente l’ufficiale americano. Il tutto in assoluto segreto, senza suscitare sospetti tra i tedeschi alloggiati proprio nell’albergo dei genitori di Sergio. VITA IN PAESE Ricordo gli uomini che ogni giorno si presentavano ai tedeschi che li impiegavano nei lavori di fortificazione con la TODT. Questi lavori venivano fatti affinché gli uomini fossero impegnati e non aderissero al movimento partigiano. Fu spianata la località di “Baiarde” che durante la prima guerra mondiale era stata adibita a cimitero militare. Ebbi modo di vedere il cantiere dove molti uomini con badili, picconi e carriole si muovevano come delle formiche sotto la vigilanza armata dei tedeschi. Ne uscì una bella spianata, che nel 1946 fu attrezzata a campo da calcio a cura del Club Sportivo “Piave”, di S. Stefano di Cadore. Questo fu il primo campo da calcio del Comelico. Di quel periodo un fatto mi rimase impresso nella mente. La gente non aveva il sale che era razionato e destinato prima ai tedeschi che alla popolazione. A S. Stefano c’era il magazzino dei Monopoli di Stato, condotto dal signor Franci. Un giorno vidi un corteo di donne di Campolongo piuttosto agitate che, armate di bastoni, si portarono presso il robusto portone del Monopolio. Volevano entrare, ma il magazziniere non le lasciava. Allora le donne presero un tronco d’abete e assieme, a comando, usandolo come un ariete, iniziarono a colpire il portone. Ad un certo punto il Franci aprì, ma una donna armata QUANDO IL TRENINO DELLE DOLOMITI ENTRO’ IN GUERRA Tra il 1915-17 fu costruito uno spezzone di linea dalla stazione di Calalzo verso il fronte Treno a Carbonin in Ampezzo Nellʼottobre 1944 Truppe tedesche nel 1943 i tedeschi allestirono a Cortina un convoglio blindato per combattere i partigiani in Val Boite, con poco esito di Walter Musizza Giovanni De Donà alla stazione di “Sorgenti” ed investito dalla corrente a causa di un filo della linea telefonica. Racconta Evaldo Gaspari (“Ferrovia delle Dolomiti”, Bolzano, 1994) che un filo della linea telefonica tranciato da un proiettile si era posato sulla linea di contatto, facendo scattare l’interruttore automatico in sottostazione. Poiché il treno era immobilizzato, si fece il tentativo di telefonare e durante una delle prove di ripristino dell’alimentazione l’alta tensione fu immessa per contatto accidentale sulla linea telefonica, causando la scossa. Il locomotore fu poi trainato fino a Cortina e il giorno seguente il cortinese Enrico Lacedelli salì sul tetto del locomotore ricoverato in rimessa per constatare i danni, pensando che il filo di contatto non fosse sotto tensione. Lo toccò quindi sbadatamente, venne scaraventato a terra dalla scarica e morì sbattendo il capo sugli ingranaggi di una binda. Viva impressione destò pure un altro sabotaggio alla linea fra Cortina e Acquabona il 23 aprile 1945. Nella notte erano state tolte molte viti che fissavano i binari e finì col deragliare un convoglio della Croce Rossa che trasportava feriti destinati ai lazzaretti di Cortina. La velocità era moderata, nessuna delle carrozze si rovesciò e non si ebbero morti, ma durarono a lungo le operazioni di trasbordo dei circa 50 feriti, molti dei quali con gravi mutilazioni in varie parti del corpo. con un martello di legno lo colpì sulla fronte, da dove schizzò subito del sangue, tanto da coprire tutta la faccia del malcapitato. A ciò seguì un grande parapiglia con molta paura fra la popolazione. (continua) Guido Buzzo Fontana Arreda Santo Stefano di Cadore Ambientazioni personalizzate anche su misura Via Medola, 21 - Tel. 0435.62377 Fax 0435.62985 - Cell. 338.9418974 e-mail: [email protected] GIUGNO 14-15.qxd:FEBBR 14-15 8-06-2010 11:48 Pagina 2 ANNO LVIII Giugno 2010 14 PER UNA STORIA DEI CADORINI E DELLA MAGNIFICA COMUNITAʼ NEL SECONDO DOPOGUERRA - IL 1945 el febbraio Antonio Simonetto (insieme N a Mons. Angelo Fiori in rappresentanza della Comunità) è presidente del Comitato per la gestione del lascito Vascellari, finalizzato alla realizzazione dell’Ospedale del Cadore: la Magnifica si riunisce in “adunanza”, approva il Bilancio a firma del “Presidente della Magnifica Comunità Cadorina Antonio Simonetto”, (ma non era mai stato eletto tale). Nel marzo 1945 a Pieve “scoppia un’altra grana”: si riunisce a Belluno il Comitato di liberazione Provinciale (CLNP) per prendere in considerazione una lettera della Brigata Calvi (che agiva in Cadore) al Comando (militare) di Zona, poi trasmessa al CLNP “...relativa ad una presa di posizione autonomistica sia in ordine militare che politico da parte del CL periferico di Pieve”. Infatti le manifestazioni di separatismo cadorino erano frequenti e favorite da alcuni militanti del CLN che concepivano le formazioni partigiane come uno strumento di azione per l’autonomia politica della zona. L’intervento dei capi del Comitato provinciale fanno rientrare la “minaccia” e con lettera del 19 marzo il CL di Pieve conferma “la subordinazione agli organi superiori”. Il 30 aprile il CLNP nomina tutte le cariche politiche di Emanuele D’Andrea di livello provinciale. Cessa la gestione alimentare “del posto di ristoro”. E’ il 2 di maggio quando in piazza di Pieve arrivano i carri armati americani. La scrittrice partigiana Alda Bevilacqua, (non ancora Giovanna Zangrandi), unica donna cadorina a trascorrere il terribile inverno in montagna, suona la campana sulla torre dell’Arengo. La Magnifica ricorda i caduti di Pieve con un manifesto (firmato da Antonio Simonetto nella veste di Presidente) che prende anche la parola (il 17 giugno) in occasione della tumulazione alla Chiesetta d’Orsina 6 Finisce la guerra e si rafforzano le idee del separatismo cadorino e del movimento regoliero La Magnifica Comunità interviene su alcune problematiche per la rinascita economica e sociale II parte - di tre partigiani caduti e (il 1 luglio) in occasione delle onoranze ad altri caduti. Il governo locale è affidato “di fatto” e per pochi giorni, ai CLN presenti in quasi tutti i Comuni, il CLN di Pieve diventa Mandamentale (CLNM). Inizia a Pieve una furibonda lotta a sfondo politico che durerà molti mesi, porterà il 15 maggio all’arresto, da parte della Brigata Calvi del Sindaco Davide Cargnel e di Carlo Larese: il primo Presidente e il secondo cassiere del CLN (entrambi di spirito “separatista”), alla loro condanna e successiva assoluzione per l’illegittimità del processo e riabilitazione. Due sono le imputazioni a cui si aggiunge la pretesa del rendiconto delle attività di finanziamento della Resistenza: questa questione si trascinerà per un anno. Questo Comitato il 4 luglio emette anche ordine di fermo per 79 persone fra cui 12 donne: 21 vengono subito rilasciati. In Cadore si formano, su indicazione dei CLN le Giunte popolari e indicati i Sindaci, con modalità un po’ diverse da Comune a Comune. Su tutto sovrasterà poi il controllo degli alleati (in particolare il Governatore inglese Richard Farren) coadiuvato dal Prefetto (Dazzi) nominato dal CLNP: a novembre ci saranno altre elezioni, ma per suo diktat, voteranno solo i capifamiglia (escludendo dunque tutti i giovani e i combattenti e dunque togliendo ai comunisti gran parte delle Amministrazioni). A Pieve a luglio Sindaco è Luigi Genova, in autunno è Ettore Serafini (con i citati Simonetto e Cargnel, sono quattro, in un anno, i capi dell’Amministrazione pievese). Nel mese di giugno, vi è uno scambio di corrispondenza fra il Prefetto, il CLNP (provinciale di Belluno) e la Magnifica Comunità cadorina (allora si chiamava così), quest’ultima chiede che in tutti gli organismi provinciali e in particolare nella Deputazione (il Consiglio) sia presente un rappresentante cadorino; il Comitato, d’intesa col Prefetto, è d’accordo e chiede un nominativo da collocare nella Deputazione (ove era stato dapprima nominato Luigi Da Deppo di Domegge, ma residente a Cortina). A Roma a fine giugno, viene presentato il Governo al Luogotenente del Regno: Presidente è Ferruccio Parri: durerà in carica fino a dicembre. Il 1 luglio presenti i Sindaci, si tiene il primo Consiglio del dopoguerra (oggetto: Ferrovia Calalzo-Belluno; Rimpatriati; Danni di Guerra); è presieduto da Simonetto, su richiesta del CLNM, il quale rileva che la Comunità non ha ancora nominato il suo Presidente. Il Consiglio lo ringrazia “...per l’opera in campo dell’alimentazione e della liberazione dei prigionieri politici che fu effettivamente preziosa e indispensabile nel delicato momento antecedente al ritiro delle truppe tedesche e lo prega di continuare a reggere le sorti della Comunità sino a quando non sarà nominato il suo presidente”. La liberazione anche di tantissimi cadorini internati nel Campo di Concentramento di Bolzano avvenne (in modo concordato) negli ultimi due giorni di aprile. E’ notizia per altro (Fontana) che a fine marzo la Comunità ottenne la liberazione di quasi tutti gli internati e il loro trasferimento all’organizzazione Todt che lavorava sul territorio. Il 15 luglio presiede Simonetto “...per volontà del Comitato di liberazione...” e poi cede la presidenza al Consigliere Anziano Giovanni Larese Cella (18811957) di Auronzo, avvocato, che viene eletto presidente (ma ufficialmente da agosto) fino al 1946: combattente e prigioniero di guerra, fu dapprima Commissario Prefettizio, per pochi mesi nel 1927, poi Podestà dal 1941 al 1945 e primo Sindaco alla liberazione, fino al novembre di quell’anno. Vengono nominati i rappresentanti negli Enti: alla Deputazione Provinciale Giovanni Piazza Varè, per il problema dei senzatetto Arturo Toscani. Nel mese di agosto si tengono le elezioni in molti Comuni cadorini. Si ricostruisce anche il CLNM con presidente Giusto Masi, Vi- cepresidente Emilio Da Re e Segretario Renato Angoletta e trova sede al secondo piano del Palazzo della Comunità. Nell’autunno tutti i Comuni hanno un loro Sindaco. Nuova seduta del Consiglio l’8 settembre: si delibera un prestito da parte di un Istituto bancario di 5 milioni garantito dalla Magnifica Comunità per aiutare i Comuni. Il 17 settembre è una giornata storica. Il mattino si riunisce in Comunità l’Assemblea dei rappresentanti delle Regole del Cadore: ha come obbiettivo una legge sulle Regole. Nel pomeriggio alla presenza di tutti i Sindaci del Cadore, Simonetto relaziona sulle necessità alimentari del territorio e discute l’obbligo di fornire alla Provincia 100 mila quintali di legna da scambiare con il grano. Il Vicepresidente A. De Zordo riferisce sulle anticipazioni finanziarie fatte ai Comuni per far fronte alle paghe degli operai. Il 30 ottobre il Consiglio nomina un “Commissariato alla ricostruzione” (Simonetto, Da Re) per la zona del Cadore e una “Commissione incaricata dell’allestimento della legna da ardere per la provincia e per lo scambio con cereali”. La Comunità viene altresì interessata dal CLNP “quale rappresentante degli interessi storici ed economici del Cadore...in prospettiva del trasferimento dei macchinari della fabbrica LOZZA a Milano...”, con l’obbiettivo, previa indagine, di intervenire per evitarlo. Il 23 novembre si tiene l’ultima assemblea di quell’anno, tra l’altro vengono nominate tre Commissioni: per l’Alimentazione, per i trasporti e una Commissione di controllo, formata da un rappresentante per partito (Comunista, Liberale, Democristiano, Socialista e Partito d’Azione). Nel dicembre il Vicepresidente A. De Zordo scrive una lunga lettera al CLNP con le “Proposte da portare alla Consulta nazionale”: i temi sono la ricostruzione delle case distrutte per l’effetto della Guerra, la disoccupazione, la creazione di una scuola Ginnasio-Liceo, la creazione di un Ospedale cadorino, il problemi idroelettrici ed economici, con particolare attenzione al turismo (si parlava di una teleferica da Pieve ai campi di neve di Vedorcia) e concludeva: “Il Cadore che si gloria della Medaglia d’Oro al Valor militare (Comune di Pieve di Cadore) che con i suoi morti nei Partigiani ha mantenuto viva la fiamma dell’amore alla Patria, attende dal Governo la possibilità di vita che solo può essere data attraverso il turismo”. (continua) GIUGNO 14-15.qxd:FEBBR 14-15 6 8-06-2010 11:48 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 15 Ritorna lʼorso con un raid a Chiapuzza di S. Vito, impronte a Sottocastello on Antonio Barnabò, Sacerdote dì ValD le di Cadore, autore negli anni 1729-32 di una "Historia della Provincia di Cadore" in 19 libri (Bibl.St.Cad., Ms. 289), doveva amare assai la propria terra ed il proprio gregge. Rileggere oggi, a 260 anni di distanza, la sua descrizione delle bellezze naturali tra Pelmo e Peralba forse fa sorridere, ma l'evocazione, tanto ingenua quanto sincera, di un autentico Paradiso Terrestre ha pur sempre tutto il sapore della malinconia, del riandare a tempi e luoghi che la storia ha effettivamente negato e sottratto agli occhi nostri positivisti e disincantati. Ma leggiamo alcuni passi della sua introduzione: “Se poi si considera cotesto distretto nel suo primo essere, per vicinanza di boschi alle case e luoghi quasi inselvatichiti, quasi pareva piuttosto una foresta per le caccie de’fiere che habitationi de’ huomini... Nelle nostre foreste e boscaglie si può far preda d'uccelli selvatichi con lacci et altri modi, che sono molto saporiti per la dolcezza dell'aria. Vi vengono in gran copia delle lepri, delle volpi rosse, martorelli, lupi cervieri di bellissime macchie, ma però rari se ne prendono, gatti pardi bellissimi ma rari. Vi regnano anco degli animali nocivi che danneggiano, come orsi e lupi, delle quali specie di nocivi animali molti se ne ammazzano da periti cacciatori...”. Orsi, dunque di casa in Cadore, ma fino a quando iscritti di diritto nella microstoria locale e quando invece piazzati, a ragione o a torto nei meandri inaffidabili e sconcertanti della favola e del mito? Anche se risulta che l'ultimo esemplare di "Ursus arctos" (orso bruno) fu segnalato ancora nel 1911 a Sauris (UD), per il Cadore la scomparsa di questa bellissima specie deve collocarsi molto tempo prima. Va presa infatti con molta prudenza la testimonianza di J. Gilbert, secondo il quale nel 1863 gli orsi scendevano ancora ed abitualmente a saccheggiare i frutteti cadorini e si rinvenivano più esemplari presso il Monte Cornon, in Comelico e nella valle del Gail che in tutte le altre zone delle Alpi. Analizzando i documenti d'archivio dei singoli Comuni, si può affermare con certezza che contadini e pastori dovettero convivere con tanto ingombrante presenza per tutto il '600 e '700. Per esempio l'articolo 182 degli antichissimi (Razzo), giunse a Laggio col fiato in gola per avvisare della presenza a Col Cervera di un grosso orso, che aveva assalito alcune armente, riuscendo poi ad agguantare coi poderosi artigli un bue di proprietà dei fratelli Zobatta e Bortolomio Da Rin di Pelos. Sul posto accorsero il Marigo Il 24 agosto del 1664, in quel di Pezzocucco, nonostante le benedizioni fatte alla “federa” dal Pievano all'inizio della monticazione, l'animale (ammesso che fosse sempre lui!) si ripresentava e in località “Pra dell'Orse” (toponimo davvero fatidico!), allora in affitto a Simonetto da Sauris, più riprese per tutta la durata della monticazione. I bifolchi di Razzo e Campo furono allora provvisti di armi da fuoco, mentre il “puto” (ragazzo) di Zan Antonio Martin ebbe il suo bel da fare nel portarsi più volte a Pieve ed Auronzo per acquistare polvere da sparo e recapitarla sulle QUANDO IN CADORE VIVEVANO GLI ORSI Orme di orso rilevate lo scorso 3 giugno a Pian dei Laris di Sottocastello da Ivano (Bano) Marchetto Gli orsi erano di casa in Cadore, a Razzo come ad Auronzo, a Domegge come sotto il Sorapis Un plantigrado fu avvistato di nuovo a Casera Razzo nellʼottobre 1996, primo di una serie di presenze "Laudi di Domegge,Vallesella e Grea" prevedeva che "niun Regoliere, ne Forastiere, abbia ardire di tender Schiopi, ne Feri da Tasso dentro de Boschi, e Regoladi nostri per prender Orsi, o altre Fiere, se prima non sarano seguiti i soliti Procclami, e avuta licenza dalla Giusticia. Pare dunque di capire, leggendo quasi tra le righe, che la presenza del temuto predatore era riconosciuta e sofferta, ma in fondo accettata come un male contingente e passeggero, da affrontare cioè di volta in volta con rimedi specifici e collaudati: solo quando l'orso appariva minaccioso sugli alti pascoli la collettività si decideva a mobilitarsi studiando opportune soluzioni. Cosi avvenne per esempio il 18 luglio 1660 allorché Martino, bolco da buoi della federa “de Racio” Zannantonio Da Rin con i "laudadori" Zobatta Da Rin di Laggio e Andrea Clere di Vigo, che decisero di inviare immediatamente “a monteì”, d'ordine del Magnifico Comune, “misier Antonio Vicelio a far la caza del orso”. Per tre giorni il “cazador” rimase appostato in zona col suo “'archibuso”, ma il furbo plantigrado non incorse nell'agguato, preferendo dileguarsi momentaneamente, per ricomparire poi puntuale l'estate successiva. Il 30 luglio 1661, sui ricchi pascoli di “Armentaria e Somo Loscho” (Rementera e Cima Losco), esso costrinse i pastori d'Oltrepiave ad organizzare una grande caccia con molti uomini provvisti di armi da fuoco, dotate di “una lira de polvere da archibusi” offerta dal Comune, ma senza alcun risultato. assaliva ed uccideva un toro di Cornelio Puppel da Laggio. Di fronte a ciò al Comune non restò altro che risarcire il danno della bestia uccisa (soldi 37 e 4) ed applicare la legge, ovvero quanto previsto da un articolo del Laudo , che prevedeva che in casi come questi le carcasse delle armente uccise, o per lo meno quanto di esse rimasto, andassero al bolco e non già ai legittimi proprietari. Così si dovette andare avanti per molti decenni ancora, con apparizioni sporadiche di orsi sugli alti pascoli e con relative nobilitazioni paesane per ovviare ai tanti pericoli di siffatta presenza. Sappiano pure che un orso compar ve a Razzo, sui “Monderoi”, il 24 luglio 1792, sotto la “mariganza” di Gasparo D'Andrea: in quell'occasione l'animale assalì le armente a “monti”. Questo episodio fu ricordato anche dal prof. A. Ronzon in una pubblicazione del 1888 (“Le memorie del nonno”), il cui il nonno Antonio ricordava “un orso e un lupo presi nei boschi del villaggio”, sottolineando come “ad un orso lo squarciare un bue era come a noi, sbaccellare un fagiolo”. Ma se l'episodio del 1792 sembra concludere la storia dell'orso in Oltrepiave, in altre zone del Cadore certe paure rimasero vive per molti anni del secolo scorso. Risulta infatti che nell'aprile del 1812 due orsi furono avvistati nel territorio di Auronzo e che il Sindaco incaricò dieci giovani armati di dargli la caccia, collocando pure una “macchina di ferro” in luogo opportuno nel fitto del bosco, ma non sappiamo che esito abbia avuto tanta diligenza ed organizzazione. Sicuramente più certa e documentata risultò una caccia in quel di Domegge: ci è capitato recentemente tra le roani una lettera, indirizzata il 12 settembre 1821 dal Regio Commissariato all'Agente Comunale di Domegge, per ordinare il pagamento di un premio di 30 fiorini ai cugini Giovanni e Giobatta Da Deppo Pedino “per l'uccisione da essi eseguita di un orso in codesto Comune”. Ancora nel 1831 in Valbona, sotto il Sorapis, fece la sua comparsa un grande orso, che attaccò ed ammazzò un bue: sarebbero stati due cortinesi, Pietro Alverà "Dipol" ed Andrea Ghedina a mettersi sulle sue tracce, riuscendo alla fine ad abbatterlo. Una delle ultime apparizioni, se non l'ultima in assoluto, della fiera nelle contrade cadorine è legata alla figura della famosa guida Pietro Orsolina, gran cacciatore di camosci e compagno preferito del grande J. Kugy (scalata del Cridola il 4 agosto 1884), che sarebbe uscito ferito piuttosto gravemente da un inopinato incontro con l'animale in Val Da Rin. Pare peraltro che l'intemerato Pietro, una volta rimessosi, circa un mese dopo l'incidente, si sia posto sulle tracce dell'orso, riuscendo infine ad ucciderlo in Val Giralba. Con gli orsi se ne andata per sempre, davvero, una fetta di Cadore antico. E un po’ di malinconia ci assale lo confessiamo sinceramente ripensando a quelle belle scene che J. Jacques Annaud è venuto a girare nel 1988 nello Zoldano, a Monte Piana e a Cortina per il suo film “L'orso”. L'opera, impareggiabilmente poetica, voleva, come è noto, ricreare l'ambiente della Columbia Britannica di un secolo fa, ma per i nostri occhi e per il nostro cuore scorreva sullo schermo solo il Cadore dei nostri avi, la terra aspra ma meravigliosa che, vorremmo per un momento, almeno ancor oggi assaporare in tutta la sua integrità naturale. Anche al prezzo di un brivido in più per un orso, beninteso. Walter Musizza Giovanni De Donà GIUGNO 16-17.qxd:FEBBR 16-17 8-06-2010 11:49 Pagina 2 ANNO LVIII Maggio 2010 16 A TU PER TU VITTORIO TABACCHI dalla prima pagina acciamo un altro discorso: oggi abbiamo un F prodotto che è l’occhiale, prodotto manifatturiero, fatto con le mani. Quindi, se il costo della manodopera incide di più, il prodotto è destinato a costare di più, e di conseguenza ad uscire dal mercato. Una situazione che ho capito ancora trent’anni fa. Il complesso Sàfilo era una società che aveva uno stabilimento a Calalzo, una organizzazione commerciale in Italia, filiali in Belgio, a Milano e a Roma. L’unica possibilità che noi avevamo, che poteva salvarci, era quella di agganciarci ai marchi, alle griffe. E’ stata una mia primissima idea e il marchio per quindici anni ha salvato la situazione aziendale portando sviluppo. Oggi il costo della manodopera in Italia è continuato ad aumentare e di conseguenza i prodotti manifatturieri si sono trasferiti in gran parte dall’Italia a paesi dov’è meno cara. La delocalizzazione non è un capriccio o un idea, ma una necessità, un principio di vita per le aziende: se la società vuol competere sui mercati, deve adeguarsi e di conseguenza ridurre i costi di produzione. Ecco quindi la necessità di delocalizzare e, ancora prima, la necessità di Sàfilo di concentrare la produzione su uno stabilimento, quello di Longarone che era nuovo, più efficiente. Il Cadore ne ha sofferto molto? Sono convinto, perché Sàfilo ha rappresentato per decenni il fiore all’occhiello dell’economia cadorina. Sàfilo è sempre stata una società che aveva un’organizzazione avanzata, aveva una ricerca, si era sviluppata sui mercati con una organizzazione commerciale, era una società da guardare e imitare per svilupparsi sui mercati. E di conseguenza quando Sàfilo si è trasferita da Calalzo a Lon- Il presidente onorario di Sàfilo parla della sua azienda e del futuro della sua terra 5 Guglielmo Tabacchi il fondatore di Sàfilo 1955 STORIA DʼIMPRENDITORIA E DI LAVORO Al Museo dellʼOcchiale di Pieve di Cadore raccontati i 135 anni di storia di un prodotto e delle attività che hanno portato benessere al Cadore garone è stato uno shock per il Cadore, perché vedevano in questa uscita di Sàfilo un po’ la perdita di un simbolo. Purtroppo, era una necessità di sopravvivenza: lo stabilimento era vecchio, non c’erano gli spazi per svilupparsi creando nuove fabbriche o ampliandole, non dimentichiamo poi la mancanza di manodopera in Cadore che ha portato Sàfilo negli anni ’70 ad aprire uno stabilimento a S. Maria di Sala (VE).” Rimane in lei l’affetto per quella prima piccola fabbrica dove ha iniziato? “Sarebbe facile dirlo a parole. Le maestranze sono cresciute con me, conoscevo tutti personalmente gli addetti ai lavori e le loro famiglie, molti di questi erano figli di vecchi dipendenti di mio padre, eravamo veramente una famiglia. E la dimostrazione che io sono ancora attaccato al Cadore è che tuttora sono residente e vivo a Pieve, dove ho fondato assieme ad altri imprenditori ed enti pubblici del tempo a fine anni ’70 il Museo dell’Occhiale, per lasciare un segno di questi 135 anni ormai di operosità, di storia dell’occhiale sul territorio, un prodotto che ha portato benessere e ricchezza. Il mio attaccamento al Cadore è totale.” Si è detto che il Distretto dell’occhiale è vivo e avrà futuro e va rafforzato puntando le aziende alla creatività: c’è effettivamente una ripresa? “Guardiamo un po’ i numeri - ricorda il presidente di ANFAO - Anni fa c’erano 743 aziende che producevano occhiali, oggi ce ne sono poco più di 300. Ci sono ancora tante aziende, si è ridotta molto la parte che era nata ai bordi di questa industria, ma ci sono ancora belle aziende in Cadore; queste vanno aiutate, vanno gestite anche attraverso un Distret- to, vanno valorizzate per quello che sono. Per restare qui avranno bisogno di specializzarsi, raggiungendo qualità di prodotto tali da essere apprezzate sui mercati mondiali per il rapporto qualità-prezzo.” Vede come percorribile la creazione in Cadore di un “centro” per la ricerca, il design, il restauro di occhiali, la formazione dell’ottico? “Sì, però serve sempre l’iniziativa di qualcuno, privato o ente che dia sostanza a tale progetto. Ci vuole la famosa molla. Non dimentichiamo che abbiamo la scuola di Ottica a Pieve che è encomiabile, abbiamo la scuola Enaip per meccanici presso Sàfilo di Calalzo, abbiamo poi Certottica a Longarone che è dedicata alle occhialerie e può essere sempre più il faro nel settore.” A suo tempo aveva osser vato che il Cadore doveva puntare sul turismo; da allora ha visto passi avanti? “Come si fa a sopravvivere in Cadore, qual è l’industria che può dare lavoro al Cadore? Abbiamo le Alpi, abbiamo un patrimonio che il padreterno ci ha donato che è infinitamente bello e è a disposizione, è lì, è nostro. Perché non valorizzarlo, non dedicare energie allo sviluppo di questo territorio. Ecco, quello che intendo per turismo, intendo la valorizzazione di questo territorio, dedicando energie, voglia di portare contributi, comunicando queste nostre bellezze al mondo affinché la gente venga ad ammirarle. C’è poi un altro tipo di turismo a cui ci ho creduto moltissimo e ci credo tuttora. Pieve di Cadore ha storia, è paese natale di Tiziano, ha la fortuna d’essere la sede storica della Comunità di Cadore col suo Museo Archeologico; se a questi aggiungiamo la Fondazione Tiziano e il Museo dell’Occhiale con i reperti moderni dell’occhiale al palazzo Cos.Mo. ben si vedono le grandi possibilità di un turismo che chiamo “culturale”. Da imprenditore, qualche idea per concretizzare questa possibilità? “Sostituisco la risposta con una domanda: negli anni ’30 e ’40 era facile fare occhiali? Quando sono partiti, i nostri vecchi quanto hanno sudato per lanciare e far crescere questa industria. E’ lo stesso per il turismo. Non è che, perché se ne parla, il turismo nasca e parta; come ogni industria, bisogna pri- Reparto montature metallo anni Quaranta ma seminare, avere idee, comunicare questa nostra presenza, e dopo si raccoglieranno i frutti. Ci sono tante strade per aiutare questo processo. C’è la Regione, c’è l’Europa con tutte le varie possibilità per investire, c’è poi l’iniziativa privata che è importante: ma nessuno regala niente, ci deve essere l’imprenditore, idee e fare tanti sacrifici. Parte sempre da noi. Non basta gestire il presente, è necessario garantire il futuro.” SAFILO NEL LIBRO DEI RICORDI a Sàfilo come era intesa qui da noi un tempo L è già stata consegnata alla storia. Il cav. Vittorio Tabacchi ora, alla soglia dei 70 anni, è presidente onorario di una società che lotta sul mercato globale e ha conseguenti strategie competitive da adottare. Cosa lascia scritto nel libro della storia di Sàfilo? “Soprattutto una grande società, non ci sono molte aziende nel Veneto che fatturano 1 miliardo e 200 milioni; lascio un modo di operare che è stato anche la mia fortuna, avendo costituito un gruppo di lavoro di compagni di scuola e amici veramente solido, unito. Credo di avere lasciato una forza e un amore per questo lavoro in tutte le maestranze perché, dal momento che ho lasciato la guida della società avevamo oltre 10 mila dipendenti. Credo di aver lasciato un ricordo molto buono per l’amore con cui curavo il nostro prodotto. Materialmente, lascio i due poli museali che ho costituito: la Galleria dell’Occhiale di Padova e il Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore.” Che ricordo ha del padre, Guglielmo Tabacchi? “Sia da figlio che da collaboratore di lavoro, vedo in mio padre un grande uomo. E’ stato un grande uomo non solo come imprenditore dedicandosi agli occhiali ed al benessere della popolazione, ma anche come vero appartenente alla società cadorina: per 20 anni vice presidente della Comunità Cadorina, sindaco per due tornate durante momenti molto tristi (la sciagura del Vaiont), ha dato la sua vita al Cadore, in tutti i sensi, e ha lasciato un segno e una immagine in cui tutti i cadorini dovrebbero identificarsi. Nato negli Stati Uniti, era cittadino americano figlio di emigranti; quando la famiglia allo scoppio della prima guerra mon- Il fondatore Guglielmo Tabacchi fu emigrante, grande imprenditore, coscienzioso amministratore diale è tornata a Pieve di Cadore è dovuto scappare da profugo; rientrato, da bravo cadorino è andato in Polonia a far gelati; ritornato in Cadore a 34 anni, ha iniziato nel 1934 la storia di Sàfilo che ha condotto con grande capacità di visione in quello che sarebbe diventata l’organizzazione imprenditoriale. Dobbiamo ricordare che la società allora Cargnel era chiusa da due anni; egli ha assunto i due, tre capireparto che c’erano prima, con grande apertura mentale derivante dalla sua esperienza di vita si è molto appoggiato sui collaboratori, tutti tecnici dalla grande preparazione, esperienza e capacità organizzativa. Ecco, lui era veramente un imprenditore che sapeva contornarsi di persone di alta valenza tecnica o commerciale o gestionale.” Voi figli avete cominciato subito a lavorare in Safilo? “Sì. Sia io che mio fratello Giuliano siamo immediatamente entrati in azienda: lui anche prima di laurearsi lavorava già e studiava; io mi sono diplomato perito industriale e dopo il servizio militare ho iniziato dall’officina come meccanico, poi sono entrato in ufficio tecnico e via via ho fatto tutta la carriera. Ci sono più problemi oggi o ce n’erano anche ieri? “Problemi ce ne sono stati sempre nella vita dell’azienda. Ricordo la crisi del 1974, la guerra del Kippur in Israele nel 1980, nel 1982 quando hanno abbattuto l’aereo TWA tra Giappone e Russia, abbiamo avuto una crisi nel 1990, nel 2000. Ne abbiamo avute di crisi internazionali con riflessi sul nostro commercio e mi ricordo di vendite crollate del 20, 30%. Non succede solo ora.” Stabilimento Sàfilo di Calalzo negli anni Sessanta Perché ha creato due musei dell’occhiale? “Il Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore rappresenta il mio amore per il Cadore e vuole ricordare la storia industriale di un territorio periferico che per tanti decenni ha destato ammirazione in tutto il mondo. La mia collezione di occhiali presso la sede Sàfilo di Padova l’ho voluta dedicare a mio padre e chiamata Galleria Guglielmo Tabacchi perché si rinnova continuamente con l’immissione di nuovi pezzi che continuo a raccogliere (lì ci sono poco meno di un migliaio di pezzi sui 5 6 mila disponibili). E’ nata in piccolo a Calalzo e poi qui a Padova è diventata un po’ più grande, finché l’anno scorso in occasione del 75° anniversario della società ho aperto la terza sala. Davvero una bella collezione che ho chiamato “Ieri – oggi – domani”: nella prima sala la storia dell’occhiale, i primissimi pezzi del 1500; nella sala centrale l’oggi, la parte sportiva, dinamica, moderna; nella terza sala le nuove collezioni che rappresentano il futuro.” Oltre che Presidente onorario di Sàfilo, lei è Presidente di ANFAO, e ora si accinge alla presidenza di EUROM: significa che intende rimanere operativo? “Ho passato una vita nel settore degli occhiali e di conseguenza il mio spirito è tuttora coinvolto. Conosco il mondo produttivo, il mondo commerciale, conosco anche tutti i collezionisti di occhiali. Inoltre, conosco il mondo di oggi e quello di ieri, e sono volto al mondo di domani, con la presidenza che assumerò nel 2011 nell’EUROM (la confederazione delle associazioni dei fabbricanti di articoli di occhialeria europei). Dunque, il mio attaccamento a questo mondo e alla Sàfilo, nella cui società c’è mio figlio Massimiliano, rimane. Ho un’età pensionabile, però sono in pensione con l’età e non con la testa”, conclude con una battuta il cavaliere del lavoro Vittorio Tabacchi. rdc GIUGNO 16-17.qxd:FEBBR 16-17 5 8-06-2010 11:49 Pagina 3 ANNO LVIII Maggio 2010 17 Personaggi d’oggi Personaggi di ieri Luigi Fiori (Gigio Sona) Francesca Bianchi UN MEDICO CHE HA SEGUITO GENERAZIONI DI CADORINI n’intelligenza vivida, acuta, pronta, unita U alla passione e allo scrupolo con cui da tanti anni esercita la professione medica. La dottoressa Francesca Bianchi, in Cadore, è un punto di riferimento e un esempio. Ha seguito, curato e consigliato migliaia di pazienti. Basta pensare che dall’inizio degli anni Sessanta ha prestato servizio, in qualità di cardiologa, nei Poliambulatori di Belluno, Pieve, Cortina e S. Stefano, continuando ad esercitare la libera professione anche dopo il suo pensionamento, avvenuto nel 1998. E’ nata a Pieve, dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza, ma la sua famiglia è originaria di Cibiana. Ha frequentato il liceo classico a Padova, dove si è poi laureata in medicina e chirurgia nel 1955, alla scuola del celebre prof. Dalla Volta, con il quale ha conseguito successivamente la specializzazione in cardiologia. Ha anche lavorato nel reparto medicina dell’ospedale di Belluno, a fianco del prof. Angelini. Dott.ssa Bianchi, come è cambiata la medicina rispetto ad anni addietro? “Un tempo, si valutava moltissimo il colloquio col malato, si faceva un’accurata analisi clinica. Da qualche decennio è intervenuto il supporto di una tecnologia che, indubbiamente, ha consentito di perfezionare sia la diagnosi che la terapia. Ma, nel contempo, è andato anche modificandosi il rapporto medico-paziente, diventato più impersonale, meno umano. Con la conseguenza che il medico rischia di perdere la sintesi complessiva della persona in difficoltà e magari esagera con le prescrizioni. Certo che lei ha visto passare più di una generazione… “Mi capita oggi di incontrare e visitare figli e magari nipoti di persone che un tempo erano state mie pazienti e che magari oggi non ci sono più. Osservando questi giovani, trovo nelle loro sembianze quelle dei predecessori. E’ una sensazione piacevole, che mi consente di ricordare tante persone umili, rispettose e generose. Caparbie, anche. Si impegnavano a fondo nel percorso di guarigione”. Quanto incide la volontà in tale percorso? “Direi tanto, perché viene a crearsi una sorta di collaborazione tra reazione organica e intervento medico. Un depresso fa sempre paura, perché non reagisce, non collabora, manca di convinzione e partecipazione, di interesse verso la sua salute”. La depressione, oggi, quanto è diffusa in Cadore? “La troviamo soprattutto negli anziani, che soffrono tremendamente di solitudine. E’ praticamente scomparsa la famiglia numerosa di un tempo, adesso ciascuno ha la sua casa, i suoi impegni, così figli e nipoti rischiano di diventare avari di affetti verso i loro vecchi, che si avviliscono facilmente. Non è facile trovare un rimedio, in questo tipo di società, anche se il volontariato potrebbe incidere notevolmente in senso positivo. Ma esistono anche delle belle intelligenze, che riescono egualmente a trascorrere bene le loro giornate”. Come valuta il momento che stiamo attraversando? “La situazione economica è diventata difficile, precaria, anche da noi come altrove. Ci eravamo dedicati troppo alla produzione di occhiali e adesso, con la crisi, ne stiamo pagando le conseguenze. In Cadore, per motivi ambientali, non possiamo puntare sul binomio turismo-agricoltura, come avviene in zone limitrofe. Credo che occorra impegnarsi, piuttosto, in direzione del binomio turismo-artigianato, individuando delle produzioni specializzate, valorizzando magari l’oggettistica, utilizzando il legno e il ferro. E comunque le industrie dell’occhiale che puntano ad un prodotto qualitativamente elevato, lavorando in proprio, vanno sicuramente sostenute e mantenute in vita”. Dott.ssa Bianchi, alla libera professione medica, che continua ad esercitare in modo esemplare, lei affianca la gestione dell’albergo “Al Sole”, in centro a Pieve. Un impegno notevole… “Diciamo che continuo a mantenere viva l’eredità lasciatami dai genitori. L’albergo, dal 1943 al ’45, era stato occupato dai tedeschi, che vi avevano creato perfino un’infermeria, con la presenza di un gruppo di medici. Poco prima della “liberazione” erano scappati, in abiti borghesi, abbandonando qui le divise e soprattutto lasciando l’albergo in pessime condizioni. Così, mi sono sentita in dovere di aiutare i miei genitori nel lavoro di risistemazione. Da allora, non ho più smesso di seguire anche questa attività. Ecco, sarebbe importante che la gente recuperasse il coraggio e la volontà dei nostri vecchi, che avevano saputo superare guerre e carestie non indifferenti. E poi occorrerebbe aiutare i giovani a proiettarsi positivamente verso il futuro, partendo da un codice di comportamento basato soprattutto sulla famiglia e la scuola. Sono andati smarrendosi valori importanti…” LʼARGUZIA POPOLARE DEL SAGRESTANO MUSICISTA ppena arrivato in Cadore, oltre 40 anA ni fa, cercavo tutte le noti- Vivere le bellezze della natura per stare bene, è il consiglio della cardiologa Ad esempio? “Il rispetto delle persone, dell’ambiente. E poi la solidarietà fra le persone, che non è più quella di un tempo. Si sono sbiaditi anche i principi religiosi”. Dott.ssa Bianchi, un consiglio per vivere bene, oggi. “Tornare alla natura, ricevere dalla natura tutto quello che dà. Vivere il più possibile all’aria aperta e godere delle bellezze che ci circondano. Usare farmaci il meno possibile, solo quando è necessario. E naturalmente astenersi da sostanze tossiche, come il fumo e la droga”. Il fenomeno droga costituisce un pericolo sociale anche in Cadore? “Sì. Occorre aiutare i giovani a proteggersi, ma gli adulti sono i primi a doversi mettere una mano sulla coscienza. Al riguardo, sono importanti la comunicazione e il dialogo, sia in famiglia che a scuola. E poi abituare al recupero del sacrificio, della fatica, anche ampliando ed utilizzando la presenza delle associazioni sportive”. Vi è un momento particolare della sua lunga attività che desidera ricordare? “Sicuramente l’assistenza prestata come medico zie che mi potessero essere utili per conoscere a fondo la storia, la tradizione e la leggenda del luogo dove mi trovavo. Quando riuscivo a scoprire, ad esempio, che nel 1873, nel distretto di Pieve di Cadore, che comprendeva i comuni di Pieve, Calalzo, Cibiana, Domegge, Ospitale, Perarolo, San Vito, Valle, Vodo e Zoppè, abitavano 21.984 persone e c’erano anche 172 cavalli, 31 asini, 9 muli, 27 tori, 2883 armente, 1029 vitelli, 519 buoi, 402 montoni, 1345 agnelli, 5131 pecore e...61 maiali, ero molto contento. La ricerca delle notizie e delle curiosità spicciole di un trascorso temporale non lontanissimo mi portarono ad incrociare la bonaria presenza di ‘nono’ Gigio, conosciuto da tutti con il soprannome di Gigio Sona, per via della sua proverbiale maestria nella musica. Ma Gigio non era solamente un musicista: era anche un cultore appassionato di quanto il vivere quotidiano proponeva o aveva proposto. Mi raccontava, ad esempio, che nel 1876, dalle parti di Cibiana, a causa di una lite tra fidanzati, il focoso giovanotto, per dispetto, avesse tagliato la treccia di capelli della ragazza e fosse finito, dritto dritto in tribunale. A proposito delle ragazze da marito, Gigio mi raccontava, in dialetto calaltino: Ghi ne chele che le prea Santantonio che ‘l ghe fase fei presto un bon matrimonio; e de chele che le prea Santantonio e Sanbiese volontario durante il disastro del Vajont. Non ho mai dimenticato quei poveri corpi che arrivavano mutilati, distrutti: noi dovevamo adoperarci soprattutto che i ghe fase maridar almanco dentro il mese e de chele che le prea Santantonio, Sanbiese e Sanbastian par maridarse magare doman. E siccome Gigio faceva anche il sagrestano, mi insegnò a riconoscere, nel suono delle campane, quando suonavano a festa, la tiritera che era stata creata sulla base dei suoni delle campane stesse e dei nomi di alcune famiglie del paese che più si adattavano a quei suoni. Toffoli, Coe, Fiori, Fanton l’ha roto la testa de Tìta Porton. Un giorno, nonno Gigio, mi fece letteralmente imbestialire perché mi raccontò una tiritera e voleva la traduzione in italiano per essere sicuro che avevo compreso il senso: Santola de iò, comare de me mare, la dito me mare: se me inpresté la taratintola a ratà ‘l taramei a bete sora i taranpotui de i potui del pare che lè famà e nol po pi spietà. Non potevo in alcun modo risolvere il rebus e fu allora che, vistomi avvilito, mi diede la soluzione rivelandomi che: taratintola stava per grattugia; taramei voleva dire formaggio e taranpotui erano gli gnocchi. Da quale strana mescolanza di parole tratte dal dialetto locale, con qualche invenzione tipica del parlare bambi- Una sua pillola di saggezza: “Se hai fatto un bel gesto, non farci un manifesto” per il loro riconoscimento. Ero rimasta profondamente colpita anche dal silenzio, dalla dignità di tutti i superstiti”. Antonio Chiades nesco, derivasse il rompicapo propostomi non sono riuscito a saperlo nonostante tutte le ricerche che feci in seguito, ma una cosa è certa: non l’ho più dimenticato. Le conoscenze di Gigio non si fermavano soltanto a quello che ho ricordato, ma, data anche l’età, aveva accumulato la saggezza e pillole di questa saggezza mi sono state consegnate perché le mandassi a memoria. Eccone qualcuna: Se hai fatto un bel gesto, non farci un manifesto. Fa il bene e gettalo in mare: ci penserà Dio a farlo galleggiare. Le spighe vuote hanno la testa alta. I cimiteri sono pieni di gente che si riteneva insostituibile. Il calcolo non ha mai creato eroi, il sogno sì. Non c’è uomo, per basso che sia, che non faccia la sua ombra. E per finire una sua... convalidata esperienza: Na mare, par so fia la te fa ‘n pas da ca a la via; e par on fiol la fa chel tant.. che la pol. Marcello Rosina GIUGNO 18-19.qxd:FEBBR 18-19 8-06-2010 11:52 Pagina 2 ANNO LVIII Giugno 2010 18 APPUNTAMENTI Per avvicinare i giovani alla cultura musicale 6 FOTOGRAFIA ALLA “ISOLA RICREATIVA” JEFFREY SWANN INCONTRA GLI DI VALLE C’E’ VITO VECELLIO STUDENTI DEL POLO VALBOITE U Il corso timolare l’interesse dei giovani nei conS fronti della musica è tra gli obiettivi principali dell’Associazione Amici del Festival e Accademia Dino Ciani che opera interagendo con Cortina e il suo territorio attraverso iniziative collegate al festival stesso. Nasce da questa esigenza condivisa la proposta di promuovere nelle scuole superiori del territorio un ciclo di incontri di approfondimento per i ragazzi. Due sono stati gli appuntamenti in calendario: il 12 maggio presso l’Istituto d’Arte di Cortina d’Ampezzo e il 13 presso la Sala Polifunzionale di San Vito di Cadore. Riser vati rispettivamente agli studenti dell’Istituto d’Arte e dell’Alberghiero il primo, e a quelli del Liceo Classico e Scientifico sempre del Polo Valboite il secondo, sono stati entrambi guidati da Jeffrey Swann, pianista di fama internazionale e Direttore Artistico del Festival e Accademia Dino Ciani. Il Maestro Swann, che tiene regolarmente lezioni di musica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ha preso spunto dal programma del Festival 2010 e ha condotto le due guide all’ascolto accompagnandosi al pianoforte con esempi musicali dal vivo. Un’occasione concreta, per gli studenti coinvolti, di scoprire l’universo culturale ed emotivo che la grande musica rappresenta. I giovani hanno il diritto di essere accompagnati e guidati nel loro percorso educativo, e ancora di più se si tratta di una materia come quella musicale, che non trova molto spazio nel sistema formativo italiano, specie per quanto riguarda le scuole superiori. La musica ha una forte valenza educativa perché oltre ad essere svago e divertimento insegna l'ascolto, esercita la sensibilità ed eleva lo spirito; ma per essere apprezzata fino in fondo sono necessarie delle basi culturali che sarebbe compito della scuola fornire. Il rischio oggi è che la musica classica diventi autoreferenziale, e si rivolga solo a coloro che per famiglia, interesse personale o perché essi stessi musicisti hanno avuto la fortuna di ricevere gli strumenti per poterne godere. Affinché ciò non accada, è auspicabile che gli stessi enti o associazioni che propongono un'offerta musicale si aprano anche ad attività collaterali nel territorio, attivando una collaborazione con gli istituti scolastici per dare ai ragazzi l'opportunità, attra- verso incontri come quelli proposti dal Festival Dino Ciani, di entrare in contatto con il magico mondo della musica classica, che oggi è avvertita dal mondo giovanile sempre più lontana. Bach, Mozart, Beethoven, Schumann e tutti i grandi autori sono tali perché immortali, perché parlano al nostro cuore con un linguaggio che trascende il tempo e lo spazio, ma per arrivare fino a noi necessitano di figure intermedie che sappiano proporre l'ascolto e soprattutto motivare l'interesse e la passione. Riuscire a ricreare quel senso di ritualità che attività come il teatro e la musica possono offrire, significherà educare una collettività aperta all'ascolto e alla condivisione. Credo che questo sia il più bel regalo che il Festival Dino Ciani, giunto ormai alla sua quarta edizione, possa offrire al nostro territorio, che si unisce alla scelta di offrire forti riduzioni per i biglietti dei concerti a tutti i giovani fino ai 25 anni: motivo in più per augurarsi che quest'estate in queste magnifiche vallate di Cortina e Cadore la musica possa essere terreno d'incontro di generazioni ed esperienze diverse. Stefania Zardini Lacedelli n corso di fotografia tenuto dall'esperto in materia Vito Vecellio. E' questa l'ultima grande iniziativa proposta dal circolo di promozione sociale de l'Isola Ricreativa di Valle di Cadore. Un'associazione davvero poliedrica che nel corso dell'anno organizza per i propri tesserati innumerevoli attività. Dai corsi di lingua ai pomeriggi trascorsi a preparare dolci, dalle gite nei luoghi più suggestivi, come quella in programma all'Arena di Verona il 14 luglio, a serate passate a giocare a carte o a ballare. Ora però tutta l'attenzione dei soci è incentrata sul corso di fotografia che partirà martedì 15 giugno. Una serie di dieci lezioni che si terranno a cadenza bisettimanale tutti i martedì e i giovedì alle ore 20, fino al 13 luglio. Alla presentazione del corso, tenutasi presso la sala consiliare del municipio di Valle il 27 maggio, l’artista cadorino Vito Vecellio ha spiegato ai presenti l'importanza e la portata di una simile iniziativa. “Sono felice di poter diffondere questa splendida arte perché niente come la fotografia è legato al ricordo e alla memoria. Durante le lezioni teoriche e pratiche cercheremo di capire assieme tutte le dinamiche per effettuare una foto significativa utilizzando varie tecniche. Gli ultimi incontri saranno destinati poi a vere e proprie escursioni sul territorio dove andremo a catturare immagini del paese cercando di far apparire quello che noi proviamo emotivamente in quel determinato momento. Si tratta di un percorso importante che mi piacerebbe svolgessero anche tanti ragazzi perché abbiamo giovani molto validi nel nostro compren- di fotografia tenuto da Vito è la recente proposta dʼuna associazione magnificamente attiva sorio che vanno sfruttati. Essi rappresentano la prima risorsa del Cadore e noi maestri dobbiamo dimostrarci disponibili nei loro confronti al fine di trasmettergli tutta la passione e l'esperienza che abbiamo accumulato in anni e anni di lavoro”. Fausta Del Favero, la presidente dell'associazione l’Isola Ricreativa, spiega come è nata l'idea di far partire il corso: “Vogliamo offrire ai soci una proposta altamente qualificata e al contempo semplice ed interessante alla quale tutti possano partecipare. Un modo anche per stimolare i tanti anziani del sodalizio a sviluppare la loro creatività. In questi anni, grazie anche all'aiuto di altre associazioni, abbiamo sempre organizzato molte iniziative legate agli aspetti dell'età evolutiva. L'appuntamento più importante su questo tema comincerà martedì 29 giugno con ‘Allena...mente’, quando si terrà la prima di sei se- R dute di un laboratorio di potenziamento cognitivo riservato a persone oltre i 65 anni. Così facendo vogliamo aiutare gli anziani a mantenersi allenati a livello mentale per affrontare al meglio il decadimento intellettivo che per molti rappresenta un processo difficile da accettare. Questa serie di incontri e il corso di fotografia tenuto da Vito Vecellio vogliono essere due proposte destinate a combattere la sfiducia che gli anziani riservano per questa fascia d'età. Con Vito poi cercheremo anche di fare in modo che quello che è stato fatto resti in futuro creando un calendario o una piccola raccolta degli scatti più riusciti”. Daniele Collavino Per aderire alle attività o informazioni, contattare il numero 0435-519295 o chiedere alla sede dell'associazione in via Pian de Val, Valle di Cadore. iuscitissima 4a edizione di “UN FIORE ROSSO”, pedonata organizzata dall’ADOS e svoltasi nella mattina del 2 giugno. Da piazza Tiziano a Pieve di Cadore e fino al Centro Polifunzionale di Valle di Cadore si è vista rfluire per la ciclabile un’onda rosa di magliette e di palloncini, chi correndo e chi passeggiando, circa 250 persone di tutte le età, in prevalenza donne naturalmente. I migliori tempi sui 6 km del percorso sono stati di Daniela Da Forno e da Elena Casaro, più veloci di Tiziano Gava, ma sono stati consegnati diversi premi soddisfando anche l’ultima arrivata. Una gran festa dunque, in nome dell’amicizia, della salute e della solidarietà. (sul prossimo numero un’intervista con Julia Jones) GIUGNO 18-19.qxd:FEBBR 18-19 6 8-06-2010 11:52 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 19 MUSICA SPETTACOLI “FESTA DELLA MUSICA” AL TEATRO S. GIORGIO DI DOMEGGE Esibizione E di tutti i ’ una vera”festa della musica” quella che ogni anno viene proposta da La Sorgente, l’associazione che promuove da anni in Cadore lo sviluppo della cultura musicale con corsi, formazioni musicali, concerti, saggi ed altre iniziative. Al Teatro San Giorgio di Domegge è stato possibile cogliere questo impegno in tutte le sue sfumature grazie all’esibizione di tutti i complessi operanti a livello cadorino, ai premi e riconoscimenti, alle indicazioni sull'intensa attività guidata da Rodolfo De Rigo, nella sua veste di presidente. In apertura di serata si è esibita la Young Band Cortina d'Ampezzo, una assoluta novità che si propone di formare i ragazzi, già a livello di scuole medie ed elementari, come attività interclasse facoltativa, per avviarli alla formazione strumentale, così da tener viva la tradizione musicale bandistica ampezzana. Il progetto ha trovato l'appoggio del Comune di Cortina, dell'Istituto Comprensivo, del Polo Scolastico Valboite e naturalmente del Corpo Musicale di Cortina. Quindi è salita sul palco La Sorgente Jazz Ensemble con un omaggio dedicato tutto a Jerry Mulligan, il grande sassofonista e compositore. La Sorgente Gospel Choir, con la nuova direzione di Agnese Molin, ha proposto due brani molto apprezzati. Quindi il gran finale con tutte le formazioni schierate, arricchite dal contributo dei giovani del Laboratorio Musicale, con brani moderni come “Guantanamera”, come “Imagine” e “Con le mani” di Zucchero Fornaciari, Durante la serata anche vari premi e riconoscimenti che hanno sottolineato complessi operanti a livello cadorino Una proposta de “La Sorgente” l'impegno di molti “amici” de La Sorgente: i dirigenti scolastici Giovanna Calderoni e Felice Doria; i professori di conser vatorio Federica Lotti, Fabrizio Nasetti e Corrado Pasquotti; il sindaco di Auronzo Bruno Zandegiacomo e Ghaleb Ghanem presidente di “Vite senza dolore” e sopratutto il violinista veneziano Alessandro Molin, cui è andato il “premio alla A Pieve e a Valle di Cadore DAL ʻLABORATORIO DI SCRITTURAʼ UN RECITAL E UN LIBRO S i è tenuto nell’aula magna della scuola media “Tiziano” di Pieve di Cadore il 21 maggio il recital conclusivo delle partecipanti al Laboratorio di scrittura, giunto al suo terzo anno di vita. Per l’occasione, è stata anche presentata la pubblicazione, dal titolo “Emozioni in parole”, contenente alcuni dei brani più significativi realizzati fra novembre ed aprile, nei mesi cioè in cui il Laboratorio, coordinato e diretto da Antonio Chiades, ha trovato attuazione. Sono contenuti scritti di Anna Bacolla, Emi Boccato, Roberta Coletti, Aurora Costan Zovi, Antonietta Crepaz, Dora Dal Mas, Federica De Lotto, Adriana De Lotto, Fides De Rigo Cromaro, Giovanna Deppi, Lucia Finco, Giustina Forni, Marilli Genova, Anna Rita Linoso, Maria Marinello, Anna Maria Marta, Bortola Pordon, Rita Rech. Il Laboratorio, avviato nel 2008 nell’ambito del Centro Territoriale Permanente, è andando via via affermandosi per numero di presenze e impegno delle partecipanti. L’iniziativa, infatti, è andata caratterizzandosi interamente al femminile: una singolarità, che sta evidentemente a testimoniare un bisogno di presenza e di comunicazione, quasi una necessità di liberazione interiore. A dimostrarlo – come si legge nella presentazione della pubblicazione, sponsorizzata dal Rotar y club Cadore-Cortina – stanno i contenuti dei testi inseriti, che alternano impulsi di positiva sicurezza ad espressioni di disagio, in un susseguirsi che si connota, comunque, per la libertà con cui le partecipanti al Laboratorio si sono espresse. Sono state loro stesse a dar voce, nel corso del recital del 21 maggio, ad alcuni degli elaborati, avvalendosi dell’accompagna- mento di un complesso musicale formato da studenti del liceo scientifico “Fermi” di Pieve: Andrea Barnabò (chitarra), Alessio Sopracolle (batteria), Luca Zanetti (flauto traverso). Prima dell’esibizione hanno portato il loro saluto, alla presenza di Maria Antonia Ciotti sindaco di Pieve, Giuliano Cilione dirigente dell’istituto comprensivo e del Centro Territoriale Permanente, Ennio Rossignoli presidente del Rotary Cadore-Cortina per l’anno sociale 2010-2011, Maria Giovanna Coletti assessore alla cultura del Comune di Pieve. Successivamente il recital è stato replicato nella sala consiliare di Valle, con l’accompagnamento musicale del Coro Rualan. Maria Giacin carriera” per la sua prestigiosa attività artistica e concertistica. Lo stesso Molin si è esibito assieme alla figlia Mar tina, an- lo gioiello di esecuzione e ch'essa ottima violinista, in interpretazione. una serie di duetti per vioLivio Olivotto lino di Bela Bartok, picco- GIUGNO 20-21.qxd:FEBBR 20-21 8-06-2010 12:03 Pagina 2 ANNO LVIII Giugno 2010 20 Inte chesto sfoi se dora la grafia de l Istituto Ladin de la Dolomites a cura di FRANCESCA LARESE FILON Cadorins NTRA VECIO E NOU C La tradizion dal damangé poròn di nos pöides La Regola d Ciandide vö custdì la rizeta dal “pastin d cavariol A l damangé dla nostra tradizion ladina cadorina ne n é ch al possa esse ricordò pla varieté di piates e di savos. La roba ch na fömna podee avöi zl armer o zal banch de sponda era talmöinte scarsa, söia par cuantité söia par diversité, che difizilmöinte podee desfranzié pi d calch ota par stmana. Tanto pi che i prodotes dla tera n bicee mai inante de dugn e co era d otobre tacaa a giazà e alora sane a d insuda, ma con siö möis d inverno gno ch era da parcuré al damangé e vinze la fame, n se podee slanzasse a inventà damanges tanto siore e varidede, anze tocee contantasse d pöco e senpro conpagn. La ciarne,presenpio, era na rarité, e co tocee tol via na vacia, s la conpraa dai pöra desgraziede ch avee avù la sfortuna, ma era pitosto da sprà da n mangé mai ciarne de ste ocasiogn. E alora s podee bicesse sul porzel, arlevò via pl insuda e l istede e mazò d otono, co la ciarne lorara e dorada in duto e parduto, ch tocee föi duré par dut l inverno e pi ncamò. Luganghe, scorzetes, pendle, salames, prosiutes par chi ch savee lorai. Ma la ciarne era da mangé d raro e avee da duré ntoco. Autro che “non mangiar carne il venerdì”, come ch didee al prezeto dla gedia catolica! Cassù n se mangee nanche dla dmönia e ne n era pericul ch se fadössa pices de sta sorta. Inveze i siore, ch mangee ciarne duc i dis, dal vendre desfranziee sul pös, ch era pi bon! Figuronse che penitenza, par ricordà la dornada dla morte dal Signor Gesù! Inera anche la ciarne di animai ciapade a dì a ceza. Ciamorze, cavarioi, zer ve, liores, calche gel groton. Anche de ste bestie se zarcaa da föi duré la ciarne al pi tenpo possibil. Caldun à provò anche a föi su luganghe d cavariol e, picsöia su par Comelgo d Sora s conta ch söia stada tramandada la rizeta de sta ciarne madnada e conzada. Cla söia vöra o ch la söia inventada, la rizeta dle luganghe d cavariol ades iné stada fata soa da la Regola d Ciandide, ch inà volù ch la 6 söia stablida dal consilio dal Comun d Comelgo d Sora come damangé particolar de sto pöis. Lo à ciamò “pastin d cavariol” e iné stada fata na presentazion de sto piato na söra zal pi vecio ristorante d Ciandide, al Tobolo. Inera diverse parsone ch inà scotò la storia e gustò sto damangé parciò polito dal fömne dal Tobolo. La manifestazion inera btuda dinze zun cal giro dle zöne ciamade “Al vecio merlo”, na invezion de Guido Buzzo, sostgnida dal consorzio turistico dal Comelgo e dal zircul dle fömne d Sa Stefin. Intanto ch i znaa, dente à podù scotà naché storie su ple tradiziogn dal pöis d Ciandide, in particolar su pla mascra dla matezera, ch iné stada inventada proprio a Ciandide zun un di carnavai di ane Zincuanta dopo dla segonda guera. L idea dla Regola d Ciandide da custodì e dà valor a n damangé dla nostra tradizion, podaraa esse tlosta in considerazion anche zun etre pöide dal Comelgo e dal Cadore. Lucio Eicher Clere alche ota i dovin me dis che parlà par ladin vo' dì tornà ndrio a chel che i fasea i nostre vece cuan che la vita la era ben diversa da l dì de ncuoi. Ma parlà e scive par ladin no vo' dì volé tornà ndrio a tenpe agno' che se vivea nte n autro modo e tante ote pedo. La nostra mare lenga la ne permete de esprimese nte n modo original, la parlada l é pì scieta e dreta e l é n algo n pì che dute noi che vivon cà avon. Parlà par ladin vo' dì pensase de le nostre val e de le nostre tradizion. E' la coscienza de avé radis nte le val de le Dolomiti. No vo' dì ne ese meo né pedo de chi autre, vo' dì pensase de algo che ne lea a cheste val e a le so' tradizion. Ma vo' anche dì fei parte de na comunità libera che à tegnesto par ane anorum ste val nete, che à savesto feise onor ca da noi e anche fora da emigranti. Na comunità che à senpre metesto sora ogni autra roba al rispeto par la famea, par la dente e par l laoro. Dente onesta che vive nte val agno' che no é gnanche ncuoi la delincuenza, agno' che te puo' lasà la machina verta co le ciave su e nisun la tocia. Na comunità che à fato de l rispeto e de l'onestà n modo de vive che à permetesto a cheste val fora da l mondo de dà na cualità de vita che se ciata da poche autre parte. Par chesto me siento de dové difende al nostro modo de parlà e de vive e nte na Italia agno' che i furbe e i ladre fa strada me siento de dì che noi son meo: parché i ne à nsegnou l onestà e la serietà e chesto ne fa pì davesin de la dente de l nord de l Europa che de i tante furbe che i zerca de aprofità de chi autre. E par chesto digo che dovon vardà avanti a chel che vegnarà mantegnendo chel che é la serietà e l inpegno che fa parte de le nostre tradizion fate de laoro e de rispeto par chi autre. Zercando de fei nmodo de difende chesto modo de vive co l nostro inpegno: parché solo chesto può' permete a dute noi de avé algo de meo par i ane che vien. Alora no se à da parlà par ladin par tornà ndrio ma par di navante. Se à da parlà ladin ma anche inglese e autre lenghe, se à da gira l mondo, se à da vive come dute al di de ncuoi. Ma le nostre radis le resta e le ne ida a sientise forte e giuste anche fora de ca. Francesca Larese Filon CHECHINA MADERLO L a ne é a lasou destudandose senza rumor come che l é stada la so vita fata de laoro e de pasion par la so famea e i so neode. Ela che l é stada una de le femene che ne à idou a tole su le testimonianze de l vive de na ota: senpre pronta a contà algo de come se vivea na ota e a spiegame che erbe tole su par fei la dota. Me la pensarei cunche co la barela la portea le so neode fora de l pulinei o cuanche la me à spiegou dute le erbe che ela tolea su par cuose. Calche an fa so neoda Francesca l à registrou la so vita par fei n libro che é apena stou stanpoù agno' che la ne conta la vita de dute i dis de le femene come ela. Chesto libro l re- sta na testimonianza de n tenpo che é desto ma agno' che le femene come ela à dedicou duta la vita senza n dì de riposo. Era senpre algo da fei na ota e l laoro tachea la bonora gnante dì e finia dadasiera. Ne resta le tante registrazion fate e l ricordo che chesta femena cara che la era senpre pronta a spiegane algo su par na ota. Resta al ricordo e una de le foto pì bele che avon ciatou nte chiste ane de ricerca su par i laore de na ota: ela che la monde nte i ane '60. Na foto che l é ades inte nte l Museo Ladin e nte l Museo de la Lataria de Loze. Na testimonianze che ne farà senpre pensà a ela. FLF LE SCOLE MEDIE D SAN STEFIN DÀ VALOR AL LADIN I canai parla la lönga pizla con gusto fadön teatro e ciantön P ar capì e aprezà al valor dla lönga pizla, zal nos caso al Ladin, btuda inze apede cle pi grande zl insegnamöinto dle scole, saraa stó polito esse al la fin d mai zal cinema Piave d Sa Stefin, gno ch i canai dle medie inà btu in sena na rapresentazion intitole- da “Distanze”. In cal dì inera organiseda da la scola d Sa Stefin la “Festa ladina”, a la fin dl ön de studio e a la conclusion dla camineda intrà la lönga ladina e chelietre materie, in particolar al taliön. Duce i canai dle tröi classe dle medie inà partezipó al progeto btu in pes da l insegnante Patrizia Eicher Clere e inà colaboró a scrive i teste, inà inparó el canzogn, nascuante dal Grupo musical d Costauta, nascuante tloste da i ciantautores taliane e americane. Col laoro d möide e möide, intrà böt du al testo e pensà la sena, a la fin iné sortù un teatro csi bel e csi bögn recitó, ch à fat dì al vicesindaco d Sa Stefin, Paolo Tonon; “Picé che ne rapresentazion csi cualificheda, ebia da esse fata snoma n ota epò btuda via, parcheche la meritaraa da esse portada su etre palches dal Comelgo e dal Cadore”. I canai inà btu in sena al contrasto intrà el generaziogn di fis e di genitores, ch iné senpro stade da cuön ch é mondo, e li à anbientade, zla prima parte, a la fin di ane Sessanta dal secul passó e, zla segonda, al dì d incöi. Iné stada contada la storia d nascuance dogn che zi ane dla contestazion e di capelogn, avee provó a portà anche in Comelgo la ventlada dle novites, contro la mentalité sarada e contraria di veces. La recitazion, cureda dal regista Claudio M i ch e l a z z i , inà savù tiré fora bele caraterisazion d personage, ch à fato ride e pensà al publico di parentes ch inavee inpù al cinema Piave. Intrà medo i descorses gnee ciantade nascuante canzogn, da un grupo e dòi soliste dassögn brai. Zla segonda parte dal spetacul l anbientazion inera fata zna ceda di nos ane, con pare e mare e tröi fis. La mare, dipendente da la television, se sforza da conzà via aped al pare el magagne di fis, in particolar l ultmo, ribele contrario a la duröza d so pare, ch mostra al caratere d un òn a la vecia, autoritario e bagarol. L asenblea final, col sotfonde d musica da discoteca, fa parlà i canai e ognun dis la soa sul contrasto intrà fis e genitores, ma zenza rivé a na conclusion, parcheche a sto argomöinto n se podarà mai böte na fin. De dute el Feste ladine, ch oramai da 10 ane sera l ön de scola a Sa Stefin, forse cösta iné stada la pi bögn riussida, söia pal teatro che ple canzogn. Iné la dimostrazion che co la scola tole con amor la lönga pizla e la fa sintì viva dinze di problemes di canai, löre la tol su e la parla, anche se in famöia i parla taliön. E con sto spirto saraa da continué, (o canbié!) zun dute el scole dal dovèr dal Cadore. LEC GIUGNO 20-21.qxd:FEBBR 20-21 6 8-06-2010 12:03 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 21 SENTIERO VEDORCIA al Rifugio Tita Barba S VEDORCIA ALLA SCOPERTA DEI TROI SULLE ORME DEI RICORDI oberto e Diego La montagna la vivono. R E la tengono in ordine perché altri ne usufruiscano, vogliono trasmettere quella parte di tradizione senza la quale la natura è solo un bel quadro. Vedendo i gitanti salire al Vedorcia gomito a gomito con le auto, si sono dati a riattivare un percorso alternativo fino su al Tita Barba, quel caratteristico rifugio sito in un largo verde pianoro, splendido belvedere sulle vallate cadorine sottostanti e sulle impagabili cime dolomitiche. L’idea è nata da Diego Tabacchi e subito fatta propria dal CAI di Pieve di Cadore con Roberto Tabacchi responsabile per la sentieristica. Riscoperte le tracce del vecchio percorso frequentato fino agli anni ‘40 da quanti salivano verso il Vedorcia con gli armenti, si sono puliti alcuni tratti dove le tracce erano scomparse, non senza fatica. Cosicché ora, lasciate le auto in località la Faghera, per una mulattiera si sale a Le Fontanate (dove c’è una sorgente d’acqua), si costeggiano i burroni della Val Anfela, poi si entra decisamente nel bosco fino a Tamarì (questo tratto veniva chiamato troi del latte perché qui c’erano gli armenti al pascolo), si piega a destra dove c’è il Cason de Italo e si arriva poco a valle del Tita Barba; siamo a quota 1700 metri, proprio sopra Sottocastello a guardare un panorama fantastico. Un percorso più ripido, ma più diretto, forse più corto di una mezz’oretta, certamente più appagante. E poi, da lì, possibilità di camminate sui pascoli del Comune di Pieve e di escursioni verso la Val Cimoliana, la Casera Laghetto, la Casera Cavalet, la Val Anfela, al Bivacco Gervasutti a oltre 2000 metri dietro Forcella Spe. Per Diego e Roberto il Vedorcia è la montagna degli affetti e per questo hanno voluto ri- prendere i due vecchi sentieri, ridisegnarli, pulirli: la montagna va salita e scesa in silenzio, va guardata nei suoi mille cambiamenti, va ascoltata per capirne le voci della natura e degli animali, va assaporata. I sentieri sono come il filo di Arianna - esemplifica Roberto - che legano le varie generazioni alla terra natia, e se è vero che oggi li percorriamo per diletto, nondimeno è bello immaginare d’essere in compagnia dei nostri avi che ci spiegano il significato dei luoghi, che ci parlano del lavoro, che ci raccontano innumerevoli storie di persone, di lavorazioni, di consuetudini, di caccia. Roberto e Diego hanno proprio radici profonde nella tradizione, si sentono coinvolti, vogliono trasmettere le loro conoscenze alle nuove generazioni. Diego - che è del Gruppo Ragni e arrampica da quando aveva 15 anni, fa scialpinismo e pure il tecnico del Soc- corso Alpino - ha lanciato anche con la collaborazione del CAI e del Comune di Pieve l’iniziativa “Alla scoperta dei troi sulle orme dei ricordi”, un appuntamento che coinvolge ragazzi e adulti in camminate pomeridiane fino a sera (i mercoledì di maggio e giugno) per far conoscere i vari troi di valle, buona occasione per conoscere l’ambiente e conoscersi. Il seme di tutto questo attivismo (se proprio lo vogliamo cercare) sta nella cultura della montagna tenacemente difesa dagli uomini del CAI. E l’esempio della Sezione di Pieve di Cadore molto presente e propositiva con il suo presidente Giovanni De Zordo ne è la conferma. E non è facile con i tempi che corrono. Tony Cardel cesi da Sottocastello e oltrepassata la diga sul lago del Centro Cadore, si segue la strada di sponda sinistra orografica fin allo chalet “La baia del lago”; qui si stacca la carreggiata asfaltata (segnavia 350) che sale lungamente nel bosco e terminando al ricovero forestale “La faghera”, un tempo conosciuto come “Cason de Costa” (m 1157)(parcheggio automezzo). Dal ricovero si può proseguire a piedi sia in direzione est, sulla recente strada forestale senza segnavia che conduce a Tamarì, oppure (più consigliato) prendere a destra la vecchia mulattiera contrassegnata dal nr. 350 che, nel bosco e dopo due rampe molto ripide, conduce ad un piccolo pianoro sulla sommità del Col de la Burèla (m 1250 circa) (tabelle indicatrici); qui si lascia la stretta mulattiera che prosegue anch’essa verso Tamarì e si imbocca a destra il sentiero (sempre segnavia bianco-rosso del Cai); il tratto iniziale, che si inoltra ripidamente sull’orlo destro orografico della sottostante Val Anféla, è comunemente conosciuto col nome “Le Fontanate” e dopo aver piegato a sinistra, va a raggiungere in breve una piccola insellatura del bosco (1570 m) denominata “Forzelin del Col de Tamarì”. Si prosegue a destra al margine della radura, andando a raggiungere una traccia evidente, un tempo conoscita come “Troi del late”, la quale sale nel bosco fin nei pressi del “Col de le saéte” e in poco tempo passando a valle del “Cason de Italo”, va a collegarsi con altro ottimo sentiero che contorna a meridione la “Costa del Vedorcia”. Roberto Tabacchi CARATTERISTICHE TECNICHE DEL PERCORSO. Dislivello di salita: circa 700 metri dal ricovero forestale Difficoltà: percorso escursionistico senza particolari difficoltà Tempi: circa 3 ore dal ricovero forestale Rifugio Tita Barba: apertura dal 1 luglio al 20 settembre Capacità: 16 posti letto - Gestione: Daniele Baccichet Telefono rifugio; 0435/32902 - 0435/30589 Per i tuoi peccati di gola PASTICCERIA CAFFETTERIA L’AMORE PER LA PROPRIA TERRA NEL SEGNO DELL’ ACCOGLIENZA Il dolce di produzione propria, la ricerca esclusiva di nuove mète del gusto. 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L’Italia di cui faceva parte anche il cadorino Giorgio De Bettin, capitano della S.G.Cortina, infatti, complice anche un po’ di sfortuna, scende nuovamente in prima divisione (la serie B dell’hockey internazionale). Peccato, perché gli azzurri, pur affrontando squadre meglio equipaggiate nella prima fase, hanno avuto la possibilità, nel relegation round, di giocarsi la permanenza nella serie A dell’hockey contro Francia, giocando bene e perdendo di misura, ma soprattutto sfiorando un autentico miracolo contro le stelle statunitensi della massima lega al mondo, l’NHL. La fase a gironi del mondiale inizia con l’Italia priva di De Bettin, che entrerà nel roster azzurro solo nella seconda fase, valida per la salvezza. Buono il primo match contro i campioni olimpici del Canada, ma sperare di vincere contro i fuoriclasse dell’hockey americano risulta ampia- HOCKEY - Cuore ed orgoglio contro gli USA ai mondiali 2010 LʼITALIA CON DE BETTIN SFIORA IL MIRACOLO Entrato nella seconda fase del mondiale in Germania, il cadorino Giorgio De Bettin trascina gli azzurri Perso di misura il match contro le stelle americane e retrocessione, però complimenti alla compagine mente improbabile: la squadra della foglia d’acero, ricca di giovani elementi classe ’91 e ’90, non delude le attese ed infatti i nostri avversari gonfiano la rete per ben cinque volte. Nonostante questo, grande match quello degli azzurri, capaci di non lasciarsi sopraffare dai canadesi e sviluppando buone trame d’attacco che ci hanno regalato il gol della bandiera. Decisamente più deludente, invece, il test contro la Svizzera, in cui non riusciamo a trovare una buona alchimia fra le linee e il valore tecnico e fisico dei nostri avversari ci spazza via con un netto 3-0. Si giunge poi al primo match decisivo per i nostri: Italia e Lettonia, infatti, si ritrova- no entrambe a zero punti e una vittoria ci può consentire la salvezza anticipata. L’Italia gioca un buon hockey e, per larghi tratti della gara, riesce a contrastare i solidi ed esperti avversari: ad un paio di minuti dal termine, il punteggio è fermo sul 3-2 lettone, ma un’ingenuità e un empy net gol ci precludono le porte di accesso diretto alla permanenza nel gruppo A. Nella seconda fase, fa il suo debutto al mondiale il nostro De Bettin e l’Italia trova una composizione migliore delle linee d’attacco: De Bettin gioca bene, facendosi vedere diverse volte in fase offensiva e contribuendo con la sua esperienza in modo considerevole alla causa italiana. Le avver- sarie sono Francia, Kazakistan e, incredibilmente, gli Stati Uniti, capaci di sprecare punti preziosi in diversi match, tra cui quello d’esordio contro la Germania. Primo match contro la Francia: quanto è vero che la storia si ripete! Già nel 2008, infatti, avevamo dovuto affrontare i francesi, peraltro in un’altra formula mondiale che prevedeva una sfida diretta, al meglio delle tre partite, tra le contendenti alla salvezza. Nell’occasione, pur giocando meglio e producendo un maggior numero di occasioni da rete, i nostri avversari riuscirono a prevalere in due match per 3-2 e 6-4. Anche questa volta le cose non sono andate diversamente: perdiamo di misura 2-1, prevalendo in buona parte della gara. Le possibilità di salvezza svaniscono, in un relegation round che ve- di Mario Da Rin de quattro contendenti per due soli posti disponibili. Gara due contro il Kazakistan premia la determinazione italiana: andiamo sotto 1-0, ma risolleviamo il capo con orgoglio e vinciamo con merito 2-1, nonostante i precedenti pre-mondiale di Bolzano, che ci avevano visti protagonisti di una sconfitta 2-0 e di un pareggio 11. La terza e decisiva gara è con gli Stati Uniti. Per gli azzurri l’unica possibilità di salvezza è la vittoria ai tempi regolamentari e i tre punti in classifica. Quella degli azzurri è una partita straordinaria e gli Stati Uniti sono costretti a dare fondo a tutte le loro energie per risparmiarsi la “figuraccia”. L’Italia va sotto nel secondo tempo grazie ad un tiro chi- 6 rurgico della stella dei New York Ranger, Dubinsky, ma riesce, a raddrizzare il match con Scandella e Margoni, che fanno sognare i tifosi italiani. E’ ancora, però, una prodezza di Potulny che punisce gli azzurri e un nostro estremo difensore, Daniel Bellissimo, davvero favoloso. Il tempo regolamentare si chiude in pareggio e per gli azzurri significa automaticamente retrocessione, perché l’eventuale vittoria avrebbe garantito solo due punti, insufficienti per superare i francesi. Si va all’over time, ma, nonostante il destino già segnato, gli azzurri danno prova ancora una volta di grande orgoglio. Non smettono di giocare come meglio non si potrebbe e pareggiano il tempo supplementare. Si va ai rigori e qui la dea bendata non ci assiste. Dopo una serie interminabile, le stelle americane hanno il sopravvento con il rigore decisivo di Oshie. Il mondiale si chiude con la retrocessione, ma non ci si può astenere dal complimentarsi con gli azzurri e il nostro De Bettin, capaci di onorare al meglio il nostro piccolo hockey al cospetto dei giganti a stelle strisce. Ora non resta che puntare, il prossimo anno, ad una nuova promozione, dove le speranze di gloria saranno certamente maggiori. RITORNA IL GRANDE BASKET A DOMEGGE MEMORIAL VIRGILIO DE SILVESTRO TROFEO BEPI MENEGHIN dal 25 al 27 giugno con la partecipazione delle nazionali under 20 di ITALIA, GRECIA, SERBIA, SLOVENIA orna il grande basket sul parquet del palazzetto Mario T Cian Toma di Domegge. Anche quest'anno il paese cadorino, che si sta affermando come uno dei punti di riferimento della pallacanestro a livello nazionale, ospiterà l'undicesima edizione del torneo internazionale dedicato alle selezioni giovanili maschili under 20. Un appuntamento sportivo di grido che ha sempre riscosso nel corso di questi anni grande interesse e partecipazione. Sono moltissimi gli appassionati infatti che si radunano sulle gradinate durante i tre giorni della manifestazione ad incitare gli atleti. A Domegge nelle precedenti edizioni si sono potuti ammirare talenti di fama mondiale come l'azzurro Andrea Bargnani, Tony Parker e Pau Gasol, stelle ora del campionato americano Nba. L'evento è stato presentato sabato 29 maggio alla sede del Coni di Mestre dal monumento nazionale nel settore della pallacanestro, quel Dino Meneghin che in Cadore è riuscito a portare in ritiro anche l'Italbasket dell'ex ct Charlie Recalcati. Il Memorial Vigilio De Silvestro Trofeo Bepi Meneghin si svolgerà nel weekend compreso tra venerdì 25 e domenica 27 giugno. Oltre a Meneghin, alla cerimonia di presentazione erano presenti altri personaggi illustri tra cui Claudio Silvestri, vicesegretario del settore delle squadre nazionali, Matteo Marchiori, presidente della Fip Veneto e il sindaco di Domegge Lino Paolo Fedon. La manifestazione vedrà la partecipazione quest’anno delle nazionali under 20 di Italia, Grecia, Serbia e Slovenia. Quintetti davvero di tutto rispetto per un evento che si preannuncia molto equilibrato. Il programma del torneo prevede subito Serbia-Grecia alle ore 17 mentre per gli azzurri l'esordio avverrà contro la Slovenia alle ore 19. Sabato invece il calendario offre la sfida tra Slovenia e Serbia alle 17 con l'Italia che affronterà la Grecia alle ore 19. Domenica gli ultimi palpitanti incontri che decideranno la vincitrice saranno GreciaSlovenia alle 17 mentre a seguire gli azzurri se la vedranno con la Serbia. Il miglior giocatore verrà inoltre premiato con il 4° Trofeo Aldo Capanni, dedicato alla memoria di uno dei più importanti storici della pallacanestro in Italia e promotore del Museo Internazionale del basket di Lucca. “A Domegge mi legano moltissimi affetti - ha spiegato Dino Meneghin - e così anche quest'anno sono felice di organizzare in Cadore un confronto tra i più interessanti talenti europei.” “Posso dire che a Domegge mi sento di casa - ha sottolineato Matteo Marchiori - ed ogni anno è un piacere venire in montagna e vedere con quanta passione e competenza viene organizzata questa manifestazione”. Sentito anche l’intervento del primo cittadino Lino Paolo Fedon: “Questo torneo rappresenta un evento molto importante nella provincia di Belluno. Vorrem- GIUGNO 22-23.qxd:FEBBR 22-23 6 8-06-2010 12:04 Pagina 3 ANNO LVIII Giugno 2010 fine maggio Padola di Comelico Superiore A ha ospitato i Campionati ita- 23 di Livio Olivotto 200 giovani promesse ai Campionati italiani allievi di staffetta e al Trofeo nazionale staffetta cadetti liani Allievi di staffetta e il Trofeo nazionale di staffetta per la categoria Cadetti. Circa 200 giovani promesse della corsa in montagna azzurra che si sono sfidate su un tracciato impegnativo (un percorso spettacolare di 2.300 metri di sviluppo e 90 metri di dislivello, visibile dal pubblico per l’80%) reso ancor più difficile dalle condizioni meteo. La pioggia e il freddo, infatti, non hanno dato tregua nemmeno per un attimo durante lo svolgimento delle prove. Le gare, che, con gesto riconoscente, hanno voluto onorare la memoria di due grandi sportivi scomparsi tragicamente, Riccardo De Martin e Fabrizio Costan Biedo, sono comunque andate in scena regolarmente, offrendo degli spunti tecnici interessanti che sono serviti al tecnico azzurro Luciano De Barba per diramare le convocazioni in vista del Memorial Germanetto, manifestazione internazionale giovanile che si svolgerà in giugno a Sauze d’Oulx (Torino). Sugli scudi la società di casa Atletica Comelico che nella categoria allieve ha rispettato il pronostico nel testa a testa con l'Atletica Dolomiti. Nella prima frazione della gara sono andate in vantaggio le ragazze di Giulio Pavei con Ilaria Dal Magro capace di infliggere 9” a Marlene De Martin; le padrone di casa però hanno poi conquistato la vittoria grazie a una superlativa seconda frazione di Arianna De Martin, giunta al traguardo sventolando il tricolore, con un vantaggio di 42” sulla piazzata, Samantha Bottega. Per le due sorelle di Padola, un trionfo annunciato dopo che due settimane fa avevano conquistato oro e argento ai tricolori individuali di Losine. Vittoria incerta fino agli ultimi metri, invece, tra gli “allievi”, dove i trentini del Valchiese Cesare Maestri e Nekagenet Crippa hanno avuto la meglio sui bresciani della Atletica Valle Camonica Gianpaolo Crotti e Michael Monella per 11”. Tra le “cadette” la vittoria è finita in Lombardia, grazie a Elisa Nesossi e Silvia Ravicioni, del Valchiavenna, impostesi davanti alle to- rinesi dell’Associazione sportiva Savoia Federica Favretto e Miriana Ramat. Tra i “cadetti”, ancora una grande impresa per l'Atletica Comelico sul gradino più alto del podio dove sono saliti Michele De Bettin e Francesco Fontana Hof fer, due atleti che d’inverno sono dei punti di riferimento per lo sci di fondo e il biathlon veneti. Rispettivamente 2° e 3° posto per i friulani dell’Atletica Dolce Nord Est Simone Ferigo e Michele Bellina e per i bergmaschi dell’Atletica Val Brembana Nadir Cavagna e Davide Epis. Nelle classifiche di società, tra le “cadette” sui primi due gradini del podio è salita la Lombardia con il Valchiavenna e il Santi Nuova Olonio, mentre sul gradino più basso le bellunesi del Gruppo Marciatori Calalzo. Tra i “cadetti”, successo per l’Atletica Comelico, davanti a Valchiavenna e Gruppo Marciatori Calalzo. Tra le “allieve” l’Atletica Dolomiti si è rifatta del mancato tricolore in staffetta, imponendosi con le coppie Dal MagroBottega e GasparettoSchena, proprio sull’Atletica Comelico e sul Gs Quantin. Tra gli “allievi”, infine, vittoria per Atletica Saluzzo su Atletica Valle Camonica e Gruppo sportivo Quantin. Naturalmente soddisfatto Nunzio Pocchiesa, presidente dell’Atletica Comelico. “La pioggia non ha rovinato la nostra manifestazione”, ha detto Pocchiesa, “tutti i ragazzi in gara sono stati fantastici, così come eccezionali sono stati coloro i quali hanno contribuito all’evento: dagli sponsor, in particolare a “Ioves occhiali”, “Studio De Bettin associati” e “Bianchi Vendine”, al Gruppo Alpini, da Comelico Nordic Ski, a Comune di Comelico Superiore, Comunità Montana Comelico e Regola di Padola, ai volontari: alcuni di loro hanno preso addirittura ferie mo che il Cadore diventi un punto di riferimento per lo sport poiché il turismo sportivo è importantissimo per la nostra terra”. All'interno del palazzetto verrà allestita anche una mini esposizione sugli elementi del basket per far capire ai giovani l'importanza della cultura dello sport. Daniele Collavino In gara a Padola le promesse azzurre della corsa in montagna SODDISFAZIONE PER LʼATLETICA COMELICO “Grande successo sportivo e organizzativo, i ragazzi in gara sono stati fantastici” ha commentato Nunzio Pocchiesa presidente della Atletica Comelico per poter dare una mano nell’allestire questo evento. Questa sinergia è la dimostrazione che uniti, i 16 paesi del Comelico possono fare molto, nello sport e nella promozione del territorio. Archiviamo con soddisfazione questi tricolori, ma non ci fermiamo qui: stiamo studiando la possibilità di portare un altro evento nazionale, giovanile o assoluto, nel 2012”. “I nostri ragazzi sono stati formidabili” ha continuato Pocchiesa. “I risultati ottenuti a Losine si aggiungono agli altri podi e titoli italiani che i nostri ragazzi e le nostre ragazze hanno ottenuto in anni recenti con Veronica De Martin, Francesca Di Sopra, Yasmin Pocchiesa e la stessa Arianna De Martin. Questi successi sono frutto dell’impegno e della passione dei nostri atleti e dei loro tecnici, nonché del sostegno che ci garantiscono gli sponsor e ci lasciano ben sperare per il futuro.” (Nella foto in copertina le sorelle Arianna e Marlene De Martin con la madre) Il primo mutuo casa con assicurazione sul debito residuo. Vuoi realizzare la casa dei tuoi sogni preservando il benessere della tua famiglia? L’assicurazione sul debito residuo garantisce il rimborso delle rate del mutuo in caso di disoccupazione, invalidità o morte. Diamo vita insieme al tuo progetto! www.bancapopolare.it