ISTITUTO MARCELLINE Notizie storiche Con rogito del notaio Abramo Verderarno del 14 agosto 1840, venne istituito in Lecce un educandato per fanciulle di buona famiglia, destinato ad avere lunga vita e ad assolvere ad una funzione di notevole importanza nella vita civile e culturale di Terra d'Otranto. L'Istituto, inizialmente noto col nome di educandato femminile degli Angiolilli, perché ospitato nell'omonimo antico monastero antistante la fabbrica dei tribunali, fu voluto dal Consiglio Provinciale sin dal 1832. Ma fu il vescovo di Lecce, mons. Nicola Caputo (1 ), che ottenne dalla Commissione Amministrativa di Lecce, in data 10 dicembre 1835, il libero usa del convento, cedendolo, a sua volta, al Consiglio Provinciale Scolastico con il citato strumento notarile. Poiché i locali del monastero, la cui fondazione risaliva al lontano 1544 (2 ), risultavano parzialmente capienti allo scopo cui erano destinati, ne vennero aggiunti altri, da parte dell'Amministrazione Provinciale, ricavati da un'abitazione privata dei signori De Noha, appositamente acquistata. Dal 1841 al 1871 l'Istituto venne diretto dalle Suore della Carità, che educarono in un trentennio — come dice il De Simone — più generazioni di fanciulle del patriziato e della borghesia della Provincia nostra e delle limitrofe per modo da rendere famosi gli « Angiolilli » (3 ). Dopo la conseguita unità d'Italia, l'Istituto cambiò nome da educandato femminile degli Angiolilli in educandato Vittorio Emanuele II. (1) Nicola Caputo, canonico napoletano, nata in Napoli 1774 feLbraio, 13. Or. 1807; eleto vescovo di Lecce 1818 dicembre, 21. Morto 1862 novembre, 6. Sepolto nel soccorpo del Duomo. Da Pietro De Leo. Cronotassi dei Vescovi di Lecce, estratto dall'Annuario Diocesano 1965, edizioni Arte Grafica, Lecce. (2) Il monastero, demolito per usura del tempo, venne fatto ricostruire assieme all'attigua chiesa, dal 1764 al 1771, ad iniziativa di mons. Alfonso Sozi Carafa, già vescovo di Vico Equense e poi di Lecce dal 15 novembre 1751 al 14 febbraio 1783 (Nato in S. Nicola Manfredi, diocesi di Benevento il 7 marzo 1704, morto in Lecce e sepolto nel Duomo da lui consacrato, a destra della porta principale. Cfr. P. De Leo, op. cit.). Durante il citato intervallo (1764-1771) le suore Paolotte che abitavano il monastero a titolo gratuito, dopo l'avvenuta soppressione dello stesso con Decreto del 20 ottobre 1814 (il 12 luglio 1834 erano subentrati pro tempore in detto convento i PP. Botticelli del B. Pietro da Pisa) vennero ospitate parte in S. Matteo, parte nelle Cappuccine, altre, infine, nelle Alcantarine. (3) Luigi De Simone, Lecce e i suoi monumenti, vol. I, La Città, nuova ed. postillata da Nicola Vacca, 1964, Centro di Studi Salentini, Lecce, tip. Mariano, Galatina, 1964, pag. 353. 306 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Essendo diffuso convincimento che la conduzione dello stesso potesse andar meglio, tenuto anche conto della crisi di strutture e di metodo che, specie negli ultimi anni, si erano verificati, se ne volle la secolarizzazione. Di fatto l'Istituto richiedeva urgenti riforme sotto il profilo pedagogico-didattico, oltre che in differenti settori di tutto l'apparato interno, se si considera che, anche per effetto di metodi superati, la popolazione scolastica si era notevolmente ridotta, sin quasi a scomparire del tutto (da 60 allieve, quante ne ospitava l'educandato prima del 1861, a solo 12 nel 1870). Se a ciò si aggiunge che il bilancio registrava L. 31.160 di uscite contro L. 13.618,50 di entrate, per la qual cosa era necessario che l'Amministrazione Prov. elargisse L. 18.000, a titolo di sussidio, perché lo Istituto potesse raggiungere negli ultimi anni il pareggio, si comprenderà come l'educandato avesse bisogno di una radicale trasformazione anche sul piano amministrativo. Ecco perché da più parti se ne era richiesta insistentemente la laicizzazione, per altro ritardata da motivi diversi sino al 1872 quando, a seguito di delibera dell'Amministrazione Prov., venne tolta la gestione alle Suore della Carità e, a dirigerlo, venne chiamata donna Luisa Amalia Paladini (4), coadiuvata da tre maestre. Alla di lei morte, subentrò l'inglese signora Maria Peacopp, con l'impegno di istruire nella sua lingua ed in musica le allieve. Ma anche tale direzione ebbe breve durata. Tuttavia, sebbene l'Istituto fosse stato ricostituito su basi eminentemente laiche, non dava i frutti sperati. Perciò il Consiglio Prov., considerando che l'educandato Vittorio Emanuele non rispondeva allo scopo cui era stato destinato, che la Provincia sopportava spese di molta considerazione e sproporzione al vantaggio che se ne otteneva, che gli sforzi fatti sino ad allora non erano stati menomamente proficui, deliberava la soppressione di tale educandato (5). Nella seduta del 24 novembre 1879 lo stesso Consiglio deliberava di nominare — e di fatto nominò — una commissione di tre consiglieri provinciali (4) Fiorentina di nascita, non imparentata con i Paladini di Lecce, donna L.A. Paladini, venne improvvisamente a morte il 7 luglio 1872, appenna 4 mesi dopo da quando era alla direzione dell'Istituto. A ricordarla le venne intitolata una via cittadina e, a spese pubbliche, le fu eretto, per iniziativa della Deputazione Prov., un monumento funebre nel locale cimitero. Gaetano Brunetti le dedicò un necrologio sull'Araldo Gallipolino dell'il agosto 1872, n. 14, anno 1. (5) Atti del Cons. Prov del 1879, sessione ordinaria, terza tornata del 5 settembre. L'O.d.G. venne approvato con 18 voti favorevoli e 15 contrari. Nella precedente discussione era emerso che la Provincia spendeva la somma di L. 40.000 annue; che la retta delle allieve pro-capite era di L. 1.000, pure annue, che il numero delle stesse oscillava tra le 13 e le 22 unità; che l'istruzione era assai scarsa, non oltrepassando alcuna delle alunne la IV classe elementare; che, infine, l'allora direttrice signora Widmayer, pur essendo un'ottima dirigente sotto tutti i riguardi, pure erano sorti contrasti con la commissione di vigilanza dell'educandato. Perciò si era proposto di riformare l'istituzione, aggregando le scuole esterne così da divenire un educandato privato, sussidiato da organizzazioni pubbliche. 307 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce per la formulazione di un progetto organico per il Vittorio Emanuele, da contenersi in una relazione da esser prodotta in assemblea. Fecero parte di quel comitato Brunetti, Paladini e Tanzarella, due dei quali d'opinione diversa in merito al predetto Istituto. Mentre, infatti, Brunetti era dell'opinione che la soppressione di quell'educandato poteva portare alla perdita del locale, da reclamarsi da parte del demanio, e non condivideva la proposta di affidare la direzione alle Suore di Carità, gli altri consiglieri, pur concordando nell'opinione che l'Istituto si dovesse mantenere in vita, erano per la gestione consorziale — provincia, comune, governo — sotto la direzione delle Suore. Alla fine, tenuto conto anche delle conclusioni cui era pervenuta la commissione d'indagine, si decise per la gestione consorz'ata, con annesse scuole per allieve esterne. Il Consiglio Provinciale, al termine di un prolungato acceso dibattito, fu d'accordo nel deliberare la riapertura dell'Istituto, da reggersi col concorso delle Amministrazioni Provinciale e Comunale, da affidarsi, quanto a direzione, a persone di provata competenza e fiducia. I Consiglieri Ruggeri, Paladini e Personè avrebbero rappresentato la Provincia in seno al Consiglio d'Amministrazione dell'educandato. Questo, tuttavia, continuò a rimanere chiuso per qualche tempo. Alla fine del 1881 si discuteva ancora intorno all'ente che avrebbe dovuto dirigerlo, tenuto conto che a volerlo affidare, come da alcuni ancora si sosteneva, a religiose, costoro, non avrebbero consentito ingerenze laiche nella direz i one dell'Istituto. Ciò nonostante si pensò ugualmente di rivolgersi alle Suore di Carità di Napoli, avendo le stesse dato buona prova nell'istituto Regina Coeli di quella città. Ma non se ne fece nulla, essendo risultato che, a parte la loro apprezzabile direzione, esse erano state da qualche tempo licenziate. Trattative avviate con le Suore Martelline di Milano sortirono diverso effetto. Restaurati i locali, riadattando quelli che, col volgere del tempo, si erano rivelati non più rispondenti alle esigenze di un istituto moderno, l'educandato Vittorio Emanuele venne riaperto sotto la direzione di quell'ordine religioso e da allora, anche se mutato nelle strutture scolastiche e nella sistemazione logistica, conservato e fiorente sino ad oggi. Sotto la gestione delle predette suore l'Istituto registrò un notevole incremento, essendo appunto mutati i metodi didattico-p?dagogici. Nell'anno scolastico 1884-1885 esso contava n. 80 convittrici, di cui n. 41 leccesi, n. 37 della provincia, e n. 2 di province diverse. A tali cifre dovevano aggiungersi n. 28 allieve esterne ammesse a frequentare i corsi elementari. Dello sviluppo ed incremento dell'educandato fa fede anche una relazione dell'allora provveditore agli studi Rebecchini al Presidente del Consiglio Provinciale, relativa ad una sua visita nell'Istituto. La relazione, fondamentalmente in chiave encomiastica, lodava le infaticabili maestre e le studiose allieve. Dalla stessa relazione risultava che alle convittrici si erano aggiunte allieve esterne, frequentanti il grado inferiore elementare, che i locali erano buoni e così pure 309 g3rov[iAid-iliXtWA Media teca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce l'igiene e la ditta!! ica. l'articola unente curata risi! I la va la lingu.a italiana, seguendosi il consiglio dei dotti e solitari pedagogisti di Porto Reale che, a quanto riferisce il Bunier nella sua « Storia letteraria dell'educazione », inculcavano continuamente « pochi precetti molti esercizi » (6). Sebbene i locali dell'educandato fossero definiti buoni, tuttavia, dato il costante incremento dello stesso, si sentiva, come indilazionabile, la necessità di una soluzione logistica definitiva per offrire all'Istituto una sede nuova e più moderna. Fu così che, nella riunione consiliare del 7 novembre 1884, venne approvato l'ordine del giorno Romano, per la costruzione d'un nuovo edificio per il Vittorio Emanuele. Tra l'altro risultava già nominata una commissione per lo studio di un adeguato progetto edilizio. Nell'allegato B al relativo verbale leggeri: Il Consiglio, udita la relazione, ritenuta la utilità del progetto tecnico ed economico di massima per la costruzione di un educandato nel campo di San Pasquale, e della inversione dell'edificio delle Angiolille ad usi fruttiferi, ne delibera l'approvazione nel suo concetto generale, e dà mandato alla Deputazione Provinciale: 1 - di far ultimare i relativi progetti d'arte e precedere di poi agli appalti dei lavori occorrenti, vigilandone l'esecuzione; 2 - di contrarre il mutuo con la Cassa dei Depositi e Prestiti di L. 300.000, colla condizione di prendere quella somma in rate annuali di L. 100.000 ciascuna nei primi tre anni; 3 - di disporre l'adattamento dell'edificio delle Angiolille, esclusa la chiesa, a scopi redditizi, giusta il progetto di massima presentato dalla commissione, quando l'educandato fosse stato già trasferito al nuovo edificio; 4 - di nominare una commissione la , quale curasse che i disegni e la redazione del progetto d'arte particolareggiati e definiti fossero corrispondenti ai rispettivi scopi (7). Ma, già in data 22 aprile di quell'anno, veniva dato formale incarico allo Ingegnere capo dell'Ufficio Tecnico Provinciale di Lecce, cav. Pispico, di formulare due progetti di massima: il primo, secondo il quale il locale delle Angiolille sarebbe dovuto essere adibito ad usi privati redditizi; il secondo, relativo al nuovo educandato, perché lo stesso, nella sua sistemazione definitiva, potesse contenere almeno una comunità di 150 persone, tra alunne, personale insegnante ed assistenti, suscettibile — ben s'intende — di ulteriori ampliamenti senza, per altro, che questi ultimi alterassero in modo alcuno, neppure parzialmente, l'originaria euritmia del disegno e la giusta proporzione delle sue componenti d'arte. Nella delibera, in cui alla tornata del 4 gennaio 1884 del Consiglio Provin- (6) Atti del Cons. Prov. sess. straord. II conv., I tor. 1884 ed all. A. (7) Ivi II conv., V torn., 7 novembre 1884. 31 0 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce O cd C ca .•••■ O (E O • ,•-• • .— e-C3 • ti • r, Ri cC CC V O ti • .... ¢) •••4 CVi Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce ciale, venne stabilito di cedere l'ex-conveu lo, per uso di pubbliche amministrazioni, uso, senza dubbio, meno redditizio e remunerato, ma non di meno sommamente proficuo all'interesse pubblico. E' noto che, con lo sgombero dell'edificio da parte dell'educandato, trasferitosi, come vedremo, nella nuova sede della zona di San Pasquale, l'intero stabile venne occupato dal Municipio di Lecce, che vi prese stabile dimora, traslocando dai locali dell'ex-convento dei PP. Teatini. Tale trasferimento avvenne nel 1896. A cura dell'Amministrazione Comunale, venne successivamente aperto un nuovo monumentale ingresso con due artistici battenti in legno ed una balconata. La scalinata d'accesso al piano superiore è opera di tempi più recenti, così pure la demolizione dell'annessa chiesa delle Angiolille, abbattuta nel 1917. In data 22 aprile 1884 il presidente del Consiglio Provinciale, allo scopo di avere suggerimenti tecnici sull'erigendo educandato Vittorio Emanuele, invitò la direttrice generale dell'ordine, donna Marina Videmari delle suore Marcelline, a venire a Lecce. La stessa, non essendosi potuta muovere da Milano, offrì, comunque, i suoi consigli per lettera, da servire all'ingegnere incaricato a stilare il piano di massima dell'edificio. In quella circostanza la direttrice generale rese noto che Quadronno, Vimercate e Cernusco, sedi di altrettranti educandati gestiti dalle Marcelline, avevano edifici che si sviluppavano solo al piano terreno ed al primo piano superiore. Al piano terreno erano dislocati tutti gli ambienti utili ai servizi diurni (refettori, scuole, soggiorni ed altro), al primo piano erano sistemati i dormitori. Anche il nuovo edificio dell'educandato Vittorio Emanuele di Lecce, secondo il progetto dell'ingegnere Pispico, avrebbe avuto due soli piani: il primo, alquanto elevato dal suolo, da adibirsi a sale di ricevimento, accademie, scuole per alunne interne ed esterne, refettorio, portici e giardini, cappella con ingresso dal porticato centrale; il piano superiore da destinarsi a dormitori, infermeria e sale da bagno. Qualora si fosse dovuto ampliare l'edificio non si sarebbe dovuto costruire un terzo piano ma si sarebbero piuttosto ampliati quelli esistenti dalla parte posteriore, onde non alterare le proporzioni del prospetto e dei lati principali. Nella parte posteriore dell'erigendo edificio sarebbe stato sistemato un vasto giardino, coltivandone una parte ad orto o pometo. La spesa prevista per il piano terra era di L. 142.068,72; quella per il primo piano di L. 138.097,79; per le spese impreviste era riservata una somma di L. 19.833,39 e sino alla concorrenza delle L. 300.000 preventivae. Nella citata tornata del 9 novembre 1884, seguiva il progetto per la necessaria permuta a scopi redditizi del locale delle ex-Angiolille a tre piani: per uso di magazzini, botteghe e caffè al piano terreno, di appartamenti al primo piano, di albergo al secondo piano. La spesa occorrente era prevista nella misura di lire 20.000; la rendita che se ne sarebbe potuta ricavare di L. 15.000 annue, da utilizzare per 25 anni, come fondo di ammortamento del mutuo da contrarsi con la Cassa dei Depositi e Prestiti per l'erigendo educandato Vittorio Emanuele. 312 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Il valore del palazzo delle ex-Angiolille era valutato ad oltre L. 200.000. A sostenere le spese per la costruzione del nuovo edificio incoraggiava il crescente sviluppo dell'Istituto, che contava allora 80 allieve, numero ritenuto superiore alla capacità ricettiva dei locali. Molte domande per nuove iscrizioni, pervenute da parte di famiglie residenti in altre province, erano respinte. Giovinette che prima frequentavano, come alunne interne, collegi di Firenze, Lucca, Roma, cercavano di essere accolte nell'educandato di Lecce, pari per serietà e moderni intendimenti pedagogici a quelli giustamente famosi di altre città d'Italia. Era opinione di tutti che il Vittorio Emanuele dovesse accrescere a consolidare la reputazione di gentilezza e di cultura della nostra provincia, anche per far rimanere nel flusso dell'economia locale ingenti somme che altrimenti sarebbero state spese in regioni lontane (8). Con deliberazione consiliare del 17 ottobre 1885 — II convocazione, IV tornata — venne approvato il progetto d'arte relativo all'erigendo Istituto, elaborato dal barone Filippo Bacile, riconoscendosi che tale progetto raggiungeva in modo mirabile gli scopi, che si avevano in mente con la deliberazione di massima del 7-11-1884 (9). Un prestito di L. 300.000, da contrarsi con la predetta Cassa DD e PP. per la nota costruzione, venne deliberato dal Consiglio Provinciale nella ottava tornata del 1885. Una relazione da parte della commissione, delegata alla formulazione del progetto per l'erigendo educandato, a firma di Luigi Romano, venne depositata agli atti e contenuta nell'allegato B. Da essa si evince che la costruzione del noto edificio, da effettuarsi nel campo di San Pasquale, avrebbe comportato la disposizione del vecchio locale delle Angiolille, che si sarebbe potuto alienare od investire in usi fruttiferi. Tale locale, con istrumento del 14 agosto 1840, stipulato tra il vescovo di Lecce, Mons. Nicola Caputo (10) e l'intendente Marchese della Cerda, questo ultimo in rappresentanza della Provincia, era stato ceduto, come si è precedentemente detto, per uso di educandato. L'edificio, tuttavia, risultava essere un adattamento dell'ex-convento delle suore Paolette, soppresso sin dal 20 ottobre 1814. Ad evitare che il demanio generale dello Stato ed il Ministero di Grazia, Giustizia e Culti accampassero pretese di rivalsa sull'edificio, il Presidente del Consiglio Provinciale aveva chiesto assicurazioni al vescovo di Lecce, Mons. Salvatore Luigi Zola (11), con lettere, cui quest'ultimo aveva risposto benevolo e (8) Per l'esattezza nell'a.s. 1884-1885 le convittrici furono n. 79; ad esse debbono aggiungersi n. 28 allieve esterne. Funzionarono le prime quattro classi elementari delle sezioni inferiori e superiori, oltre ad un quinto e sesto corso superiore. (9) Atti del Cons. Prov. 1885. (10) Cfr. nota 1. (11) Nato a Pozzuoli 1822 apr. 12, or l. 1845, dea) vescovo di Ugento, tr ,sferito a Lecce 1877 giug. 22, morto in concetto di santità 1898 apr. 27, sepolto nel Duomo, nella cappella di S. Filippo Neri (cfr. P. De Leo, op. cit.). 313 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce 0.; • 00.27%.”1.10, Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce conciliativo in data 15 e 25 agosto 1883, al direttore generale del Demanio e Tasse, che aveva replicato con nota del 23 settembre dello stesso anno, al Ministero del Tesoro, che aveva risposto con lettera datata come sopra, al Ministero di Grazia Giustizia e Culti, che pure aveva replicato con nota del 13 dicembre 1883, al Ministero delle Finanze, che aveva risposto con lettere del 23 settembre 1883 e 15 maggio 1884. Conseguita così la piena e libera agibilità dell'edificio, che si poteva fittare o alienare — esclusa la Chiesa — purché il ricavato fosse investito nella costruzione di altro educatorio femminile, si potè procedere agli impegni definitivi, sia per quanto riguardava l'acquisto del suolo sia per gli appalti necessari per la costruzione. I diritti eventuali che avrebbe potuto vantare il vescovo di Lecce sul vecchio locale delle Angiolille venivano trasferiti sul nuovo edificio, sino alla concorrenza del valore del primo. L'acquisto del fondo denominato di S. Pasquale, esteso circa 10 ettari, alle porte della città, in mezzo ad orti e pruneti, ritenuto oltremodo conveniente per ragioni di vicinanza al centro cittadino, oltre che per la salubrità dell'aria, era stato già deliberato dal Consiglio Provinciale sin dal 27 novembre 1883. Il fondo apparteneva all'amministrazione del locale Ospizio Garibaldi, che aderì alla vendita con delibera del 28 gennaio 1884, autorizzata con D.R. del 3 aprile dello stesso anno e stipulata con istrumento notarile del 30 luglio successivo — notaio Frassanito — mediante pagamento L. 20.000. Dalla relazione resa in sede di Consiglio Provinciale dalla Deputazione Prov., nella sessione ordinaria del 1886, a norma dell'art. 180, n. 13 della legge comunale e provinciale, vengono desunte alcune notizie cha riguardano l'educandato Vittorio Emanuele. La relazione, stilata dal barone Filippo Bacile, recava, tra l'altro, che i progetti ed i disegni sull'erigendo edificio erano stati già esaminati dal Cons. Prov. il 17 ottobre dello scorso anno ed approvati. Non era stata ancora effettuata la stima particolareggiata di tutte le opere edilizie. Risultavano comunque sottoposte ad attento esame le esigenze che si dovevano prevedere per un istituto da adibirsi per civili giovinette, sicché la commissione preposta aveva richiesto l'ampliamento di alcuni locali, con modificazione conseguente del programma iniziale, per effetto del quale era stato compilato il primo progetto. Il secondo progetto, pure approvato nel 1885 dal Cons. Prov., aveva portato alla stima di tutti i lavori da eseguirsi, all'analisi minuziosa degli stessi, alle norme dei prezzi correnti in situ, infine, all'appalto. Le opere murarie avrebbero comportato, secondo la citata relazione, la spesa complessiva di L. 390.000, comprensive della pavimentazione, dell'intonaco, di modeste decorazioni, del muro di cinta, di accessori diversi. Le opere di falegnameria prevedevano la cifra di L. 60.000. La spesa globale, sempre secondo il preventivo di massima, non doveva superare le L. 450.000. 315 Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce L'Ufficio del Genio Civile era competente alla stipulazione di un contratto di mutuo con la Cassa DD. e PP. L'approvazione del progetto definitivo per la costruzione del noto educandato avvenne nella seconda convocazione, undicesima tornata del Cons. Prov., del 29 ottobre 1886. 11 computo metrico venne effettuato dall'ingegnere prof. Raffaele Gentile. Poiché nelle sedute consiliari del 1886 era stata omessa la necessaria autorizzazione per il prestito supplettivo di L. 150.000, eccedente quello di L. 300.000, deliberato nel 1884, se ne discusse nella seconda convocazione, seconda tornata del 6 febbraio 1887. L'approvazione per tale prestito non venne concessa con quella facilità che l'importanza dell'impresa avrebbe fatto ritenere. Occorre tener presente, d'altra parte, che le amministrazioni locali erano angustiate da ristrettezze di bilancio, conseguenti allo sforzo generoso che il giovane Stato Italiano andava sostenendo per allinearsi alle nazioni più progredite, dopo il prolungato travaglio risorgimentale. A distanza di oltre 80 anni, da quando le vicende che andiamo narrando si susseguirono, può sembrare anche strano che non si fosse concordi, nel riservare una parte delle entrate, a realizzare un'opera d'arte e di cultura che il tempo avrebbe consacrato alla storia cittadina, ma le prime istanze sociali proponevano alternative tra l'istruzione intesa ancora alla maniera classista e di privilegio e nuove forme di divulgazione culturale estese a tutte le categorie ambientali, con possibili priorità verso i ceti più depressi. Sotto tale profilo si giustificano gli interventi avutisi nella citata convocazione, dove il deputato Trinchera chiese formalmente la sospensiva sulla decisione di merito sino alla sessione ordinaria ventura, ricordando in proposito come, nel 1879, il Consiglio avesse stabilito che l'onere della Provincia per l'educandato non dovesse superare l'esito annuo di L. 10.000. Nel suo intervento definiva le condizioni del bilancio disastroso e riconosceva utile l'istituzione nei capoluoghi di scuole ed istituti vani, ma non di quelli del carattere del Vittorio Emanuele, destinato ad accogliere solo civili donzelle, con spese di lusso non reclamate come vivo bisogno, potendo quella classe sociale provvedere diversamente alla sua educazione (12). Anche il deputato Tanzarella, nella stessa circostanza, rilevava che in materia finanziaria s'andava incontro a sicuro fallimento e, pertanto, non condivideva la opinione di affrontare spese tanto cospicue per lo scopo di che irattavasi. Viceversa il deputato Paladini obbiettava che, spendendosi ingenti somme, da parte dell'amministrazione provinciale, per l'istruzione e feducaz'one delle classi meno abbienti, era equo e doveroso provvedere ad un sentito bisogno delle classi agiate che, d'altra parte, rappresentavano i maggiori contribuenti dell'erario provinciale. Da ultimo, posto ai voti l'ordine del giorno del relatore Bacile, tenuti pre- (12) Atti del Cons. Prov., sessione straordinaria, II conv., II torn. del 6 febbraio 1887. 316 Provincia di Lecce - Media teca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce sentiti i verbali del 7-8 e 9 novembre 1884, del 7 ottobre 1885 e del 29 ottobre 1886, nonché il computo metrico allegato al progetto, il Cons. Prov. deliberava darsi n'aiutato alla Deputazione Prov. di contrarre un mutuo di L. 450.000 con la Cassa DD. e PP., cifra occorrente all'opera da realizzarsi. L'impegnativo sarebbe dovuto estinguersi in 25 anni ed offrire in garanzia, come fondo di ammortamento del predetto mutuo, tanti centesimi addizionali quanti ne occorrevano per tale operazione. La spesa necessaria e le relative pratiche vennero approvate a maggioranza. Il provvedimento, richiesto per legge, circa il prestito da contrarsi con la Cassa DD. e PP., fu emanato da Monza in data 2 novembre 1887 con R.D. e, tramite l'Amministrazione centrale della predetta Cassa, inviato il 5 di tale mese alla Prefettura di Lecce che, a sua volta, lo rimetteva alla Deputazione Prov. L'interesse sulla somma anticipata era del 5%, l'ammortamento non doveva superare i 25 anni. Intanto l'educandato Vittorio Emanuele, sia pure operante ancora nell'antico edificio, continuava a dare prove di rinnovata vitalità ed efficienza. Se ne faceva portavoce la relazione annuale in sede di Cons. Prov. sull'istruzione pubblica là dove, tra l'altro, dichiarava, entrando nel merito di taluni non trascurabili aspetti didattico-educativi: « Tra un'educazio«ne informata a principi esclusivamente religiosi ed un'altra infiorata di frivolezze, le suore hanno saputo scegliere quella che meglio risponde ai bisogni delle nostre famiglie ». Ed aggiungeva: « La Provincia potrà essere orgogliosa di aver dato all'alta borghesia un vero Istituto d'educazione per le sue figlie » (13). L'Istituto comprendeva allora un corso di scuole elementari, con la I, la la III e la IV classe ed un corso così detto complementare, con una sezione che si sviluppava in tre classi successive. Il totale delle allieve frequentanti era di n. 86 unità, cifra superiore, anche se di poco, a quella che si registrava per i convittori del liceo-ginnasio Palmieri (n. 84 unità). Nel 1889 i lavori per la costruzione del nuovo edificio risultavano già iniziati. Lo attesta la relazione Galluccio, in sede consiliare, con la quale riferivasi la comunicazione del sindaco di Lecce, recante il parere della apposita commissione edilizia sui disegni dei progetti. Si era rilevato in proposito che la zoccolatura era apparsa bassa e poco proporzionata, al contrario la trabeazione dei vani per le finestre al piano superiore alta e pesante; infine i pilastri del porticato erano apparsi poco proporzionati all'altezza degli archi. Ne era derivato che il progettista barone Bacile, di comune accordo con il direttore dell'Ufficio Tecnico, aveva apportato alcune variazioni ritenute importanti Nel corso del dibattito che ne era derivato, il deputato Libertini aveva eccepito (13) Atti del Cons. Prov., relazione della Deputazione Prov., nella sessione ordinaria del 1888, a cura del deputato Pasquale Galluccio. 31S Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce che sarebbe stato conveniente bandire pubblico concorso in merito, trattandosi di varianti radicali e, nel caso non fosse stato fatto, occorreva pure interessare al riguardo il Genio Civile. Da parte sua, il deputato Trinchera aveva chiesto se non fosse stato il caso di affidare il progetto, così come risutava nella sua stesura definitiva, ad ingegnere di gran nome, lasciando chiaramente intendere con tale interrogazione, che egli era ben lungi dal reputare l'estensore del progetto a tale livello. Sicché il barone Bacile, chiamato apertamente in causa, aveva ribattuto che il progetto era stato esaminato dal Genio Civile e, successivamente, da altro organo competente anche a Milano e che lo stesso era in quel momento nelle mani del chiarissimo ingegnere Pispico, capo responsabile dell'U fficio Tecnico di Lecce (14). Da ultimo, tra le diverse proposte, venne approvato l'ordine del giorno Ruggeri, il quale così suonava: Il Consiglio autorizza la Deputazione ad introdurre nel progetto per l'educandato Vittorio Emanuele e fare eseguire quelle modificazioni che potranno essere riconosciute del can, nell'atto dell'esecuzione, con l'accordo sempre del barone Bacile, e salvo ancora di non oltrepassare giammai, can quelle modificazioni, lo importo del ripetuto progetto (15). Frattanto con l'ottobre del 1892 scadeva il contratto tra la Provincia e la Società di educazione e di istruzione delle Marcelline di Milano per la direzione e la gestione dell'educandato. In previsione di ciò, nella sessione straordinaria del 1891, il presidente della Deputazione Prov., deputato Fumarola propose al Consiglio di non corrispondere alle Marcelline l'annuo tributo di L. 10.000. Infatti egli assumeva che, col previsto trasferimento dell'Istituto nel nuovo edificio in fase di costruzione, i vasti locali avrebbero offerto migliori risorse alla società e gestione delle suore. Ne sarebbe derivato un maggior concorso di alunne e conseguentemente più cospicui introiti. Il deputato Galluccio, nel corso della sessione, riferì, per conto della Deputazione Prov., che le Marcelline, avrebbero aderito alla sospensione del sussidio, purché fosse stato ceduto, a prezzo di stima, il materiale che trovavasi presso la antica sede dell'Istituto. Le stesse chiedevano, inoltre, l'uso del suolo circostante in area S. Pasquale, per ridurlo a giardino, oltre che il consenso all'aumento delle rette delle allieve sino alla concorrenza di L. 50 pro capite annue, con esclusione dell'insegnamento della musica tra quelli obbligatori per statuto, rilevatosi onerosissimo sotto diversi punti di vista. Dalla discussione che in quella sede ne seguì, pur tra opinioni diverse (16), (14) Atti del Cons. Prov., sessione straordinaria, I convocazione, unica tonata del 1889. Presidente comm. Brunetti; prefetto di Lecce, Daniele Vasta. (15) Ivi. (16) Brunetti confutò la pubblica opinione che si spendesse troppo a beneficio dell'Istituto ad esclusivo vantaggio di coloro che ne potevano usufruire. Trinchera riconobbe lolevole la educazione impartita dalle suore, sebbene avanzasse qualche riserva per l'istruzione. Fratta, più radicale di tutti, propose si togliessero locali e sussidio alle Marcel!inc, dal momento che i ricchi potevano sostenere maggiori spese per l'educazione delle figlie. 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