CENTRALE IDROELETTRICA
SUL TORRENTE "TORRE"
"ZOMPITTA"
COMUNE DI REANA DEL ROIALE (UD)
STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE
(VERIFICA DI ASSOGGETTABILITA' A
VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE)
HYDRA s.r.l.
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El. Studio preliminare ambientale
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INDICE
1 2 3 4 Hydra s.r.l.
INTRODUZIONE
1.1 Inquadramento progettuale
1.2 Inquadramento normativo
1.3 Iter amministrativo
1.4 Componenti ambientali interessate
QUADRO PROGRAMMATICO
2.1 Pianificazione a livello regionale
2.1.1 Piano Territoriale Regionale (PTR)
2.1.2 Piano Energetico Regionale (PER)
2.2 Pianificazione a livello provinciale
2.3 Pianificazione a livello comunale e inserimento urbanistico
2.4 Aree e beni protetti
2.4.1 Aree di rilevante interesse ambientale (A.R.I.A.)
2.4.2 Vincolo idrogeologico
2.4.3 Rete Natura 2000
2.4.4 Beni archeologici, architettonici e paesaggistici
2.5 Coerenza con gli strumenti di pianificazione e programmazione
QUADRO PROGETTUALE
3.1 Il canale di adduzione
3.2 La centrale idroelettrica e la turbina proposta
3.3 L’opera di restituzione
3.4 La cabina Enel e il locale utente
3.5 La portata media di concessione e potenza nominale
3.6 La Producibilità
3.7 Considerazioni sul DMV
3.8 Compatibilità tecnica con altre derivazioni
3.9 Funzionamento delle paratoie con l'inserimento della turbina
3.10 Dati caratteristici della centrale
3.11 Analisi delle soluzioni alternative
3.12 Fase di cantiere
3.13 Considerazioni sull’utilità dell’opera
3.13.1 Bilancio ambientale ed emissioni evitate
3.13.2 Valutazione Economica dell’Investimento
3.13.3 Pubblica utilità dell’opera
QUADRO AMBIENTALE – STATO DELL’AMBIENTE
4.1 Aria
4.2 Acqua
4.2.1 Morfologia e struttura del corpo idrico
4.2.2 Analisi della qualità del corpo idrico
4.3 Suolo e sottosuolo
4.3.1 Morfologia
4.3.2 Geologia
4.3.3 Idrologia e idrogeologia
4.4 Fauna, flora e biodiversità
4.4.1 Fauna ittica
4.4.2 Flora e biodiversità
4 5 7 7 8 9 9 9 9 11 11 17 17 19 19 21 23 24 25 25 26 27 27 28 28 29 29 30 30 31 32 33 35 36 39 39 40 40 41 43 43 43 44 44 44 47 Centrale idroelettrica "Zompitta"
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4.5 Radiazioni elettromagnetiche
4.6 Rumore e Vibrazioni
4.7 Beni culturali, storici, architettonici e paesaggistici
QUADRO AMBIENTALE – VALUTAZIONE PRELIMINARE DEGLI
IMPATTI
5.1 Fase di cantiere
5.1.1 Aria
5.1.2 Acqua
5.1.3 Suolo e sottosuolo
5.1.4 Fauna, flora e biodiversità
5.1.5 Rumore e vibrazioni
5.1.6 Beni naturali e architettonici
5.1.7 Traffico
5.1.8 Rifiuti
5.2 Fase di esercizio
5.2.1 Acqua
5.2.2 Suolo e sottosuolo
5.2.3 Comportamento sismico
5.2.4 Flora, fauna e biodiversità
5.2.5 Radiazioni elettromagnetiche
5.2.6 Rumore e vibrazioni
5.2.7 Beni culturali: patrimonio architettonico
5.2.8 Beni culturali: paesaggio
5.3 Cumulo con altri progetti
MISURE DI MITIGAZIONE E COMPENSAZIONE
6.1 Misure di mitigazione
6.1.1 Riduzione emissioni in atmosfera, polveri e rumore in fase
di cantiere
6.1.2 Riduzione intorbidimento acque e rischio sversamenti
6.1.3 Materiale di risulta e ripristino area
6.1.4 Interventi sulla flora
6.1.5 Interventi sulla fauna
6.1.6 Mitigazione del rumore
6.1.7 Rifiuti
6.2 Compensazioni
6.2.1 Risistemazione e rinverdimento arginale
6.2.2 Ripristino e miglioramento della difesa a scogliera
6.2.3 Riferimenti per le ripiantumazioni
6.2.4 Opere di Presa e Restituzione
6.2.5 Scala di risalita dell’ittiofauna
CONCLUSIONI
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48 49 50 53 53 54 55 55 56 56 57 57 58 59 59 61 62 63 64 64 65 66 67 68 68 68 69 69 70 70 71 72 72 72 73 74 75 76 77 Centrale idroelettrica "Zompitta"
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1 INTRODUZIONE
La verifica di assoggettabilità a VIA (screening), come la stessa procedura
di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), viene attuata allo scopo di proteggere e migliorare la qualità della vita, di mantenere integra la capacità riproduttiva degli ecosistemi e delle risorse, di salvaguardare la molteplicità
delle specie, di promuovere l'uso di risorse rinnovabili, di garantire l'uso plurimo delle risorse (rif. Art.2 comma 2 L.R. 43/1990). Valuta dunque in maniera preliminare gli impatti ambientali, ovvero l'insieme degli effetti diretti,
indiretti, secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine,
permanenti e temporanei, a piccola e grande distanza, positivi e negativi indotti da un insieme o da singoli interventi sull'ambiente (rif. Art. 2 comma 1
L.R. 43/1990).
Per questo lo studio preliminare ambientale viene redatto con i contenuti indicati nell’Allegato V del D.Lgs. 152/06 e ss.mm.ii. (con particolare riferimento al D.Lgs. 4/2008) riportati di seguito:
1. Le caratteristiche del progetto vengono considerate tenendo conto,
in particolare:

delle dimensioni del progetto;

del cumulo con altri progetti;

dell’utilizzazione di risorse naturali;

della produzione di rifiuti;

dell’inquinamento e disturbi ambientali;

del rischio di incidenti, per quanto riguarda, in particolare, le
sostanze o le tecnologie utilizzate.
2. Riguardo alla localizzazione del progetto, viene considerata la sensibilità ambientale delle aree geografiche che possono risentire
dell’impatto del progetto, tenendo conto, in particolare:

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dell’utilizzazione attuale del territorio;
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della ricchezza relativa, della qualità e della capacità di rigenerazione delle risorse naturali della zona;

della capacità di carico dell’ambiente naturale, con particolare
attenzione alle seguenti zone:
a) zone umide;
b) zone costiere;
c) zone montuose o forestali;
d) riserve e parchi naturali;
e) zone classificate o protette dalla legislazione degli Stati membri;
zone protette speciali designate dagli Stati membri in base alle direttive 79/409/CEE 92/43/CEE;
f) zone nelle quali gli standard di qualità ambientale fissati dalla legislazione comunitaria sono già stati superati;
g) zone a forte densità demografica;
h) zone di importanza storica, culturale o archeologica;
i) territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità di
cui all’articolo 21 del dlgs 18/05/2001, n. 228.
3. Gli impatti potenzialmente significativi del progetto (caratteristiche
dell’impatto potenziale) vengono considerati in relazione ai criteri
stabiliti ai punti precedenti e anche tenendo conto:

della portata dell’impatto (area geografica e densità della popolazione interessata);
1.1

della natura transfrontaliera dell’impatto;

dell’ordine di grandezza e della complessità dell’impatto;

della probabilità dell’impatto;

della durata, frequenza e reversibilità dell’impatto.
Inquadramento progettuale
Il progetto che si prende in esame ha come fine la costruzione dell'iniziativa
idroelettrica denominata "Zompitta" in comune di Reana del Rojale (UD). Il
posizionamento della centrale in progetto si trova in destra idraulica nel torrente "Torre" come di seguito individuato dall'ortofoto.
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Figura 1: Individuazione dell’area di progetto.
Il posizionamento dei manufatti esistenti viene identificato sulla C.T.R. in
scala 1:10'000 numero 066043.
Figura 2: Estratto della C.T.R. di "Reana del Rojale", 1:10'000 numero "066043"
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Inquadramento normativo
La Regione Friuli Venezia Giulia ha disciplinato la valutazione di impatto
ambientale con l'apposita Legge Regionale 7 settembre 1990, n.43 ed un
regolamento di attuazione (D.P.G.R. n.245 dell'8 luglio 1996), in attuazione
della direttiva del Consiglio delle Comunità europee del 27 giugno 1985
(85/337/CEE) e della normativa statale conseguente oggi rappresentata in
particolare dal Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in
materia ambientale e ss.mm.ii.. A questo si aggiungono le specifiche contenute nella Legge Regionale 11 ottobre 2012, n. 19 “Norme in materia di energia e distribuzione dei carburanti” che fornisce ulteriori specifiche relative
all’iter procedurale da affrontare nel complesso iter autorizzativo delineato
dal D.Lgs. 387/2003 e ss.mm.ii..
Il presente studio preliminare ambientale si basa sulla sopraccitata normativa nonché sulla normativa di settore di volta in volta specificata in base alle
componenti ambientali in esame.
L’impianto in oggetto ha potenza installata superiore ai 100 Kw previsti
nell’Allegato IV punto 2 lett. m) del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. ma di derivazione maggiore dei 200 l/s previsti sempre dall’Allegato IV punto 7 lett. d),
risulta pertanto soggetto a procedura di verifica di assoggettabilità a VIA.
1.3
Iter amministrativo
Ai sensi dell’art. 9 bis della L.R. 43/1990 e dell’art. 13 della L.R. 19/2012, si
segue la seguente procedura per l’espletamento della verifica di assoggettabilità alla VIA:

presentazione istanza al Servizio valutazione impatto ambientale della Direzione centrale ambiente e lavori pubblici unitamente a:
1 il progetto preliminare1;
1
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Nello specifico oggetto del presente Studio si procede con il Progetto Definitivo.
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2 lo studio preliminare ambientale, redatto con i contenuti indicati nell’Allegato V;
3 una copia su idoneo supporto informatico della documentazione (punti 1 e 2);
4 una dichiarazione di conformità della copia informatica alla
documentazione cartacea;

deposito di copia della documentazione presso il Comune ove il progetto è localizzato;

sintetico avviso dell’avvenuta presentazione dell’istanza sul Bollettino
Ufficiale della Regione e all’Albo Pretorio dei Comuni interessati, notiziandone il Servizio VIA della Regione (nell'avviso sono indicati i dati identificativi del proponente, l'oggetto e la localizzazione dell’opera
prevista nel progetto, i luoghi dove possa essere consultata la documentazione ed il termine entro il quale è possibile presentare osservazioni al Servizio VIA).
1.4
Componenti ambientali interessate
Verranno prese in considerazione le componenti ambientali potenzialmente
soggette all’impatto dell'opera progettata (Art. 2 e Art.11 L.R. 43/1990), con
particolare riferimento all'aria, all’acqua, alla fauna ittica, alla vegetazione, al
suolo, ai beni storico-culturali e ambientali, ai fattori socio-economici ed
all'interazione tra essi. Ci si orienterà dando un quadro quanto più generale
e esaustivo nelle analisi programmatiche ed ambientali riguardanti lo stato
di fatto e riprendendo in fase di stima preliminare degli impatti le componenti maggiormente interessate dal progetto e dalle possibili interazioni sinergiche e cumulative derivanti dalle specificità dell’area. Questo consentirà
di trattare l’ambiente come sistema complesso e allo stesso tempo approfondire le tematiche di maggiore interesse settoriale.
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2 QUADRO PROGRAMMATICO
Di seguito vengono presi in considerazione gli strumenti di programmazione
e pianificazione vigenti insistenti sull’area in esame allo scopo di vagliarne i
contenuti e individuare politiche, piani, programmi, vincoli e peculiarità con i
quali il progetto può andare a interfacciarsi.
2.1
Pianificazione a livello regionale
A questo livello vengono considerati il Piano Territoriale Regionale (PTR) e
il Piano Energetico Regionale (PER).
2.1.1 Piano Territoriale Regionale (PTR)
Nel 1978 è stato approvato il Piano Urbanistico Regionale Generale
(PURG) e nel 2007, dopo quasi trent’anni, la Regione FVG ha approvato un
nuovo strumento di pianificazione territoriale regionale, il vigente Piano Territoriale Regionale (PTR) tenendo in considerazione in particolare la riformulazione di gran parte del Titolo V della Costituzione e del nuovo Codice
dei beni culturali e del paesaggio, di cui al D. Lgs. 22.01.2004, n. 42.
Si sottolinea come il PTR sia un piano a valenza paesaggistica nel quale, in
coerenza con le disposizioni dettate dal nuovo Codice Urbani, la componente paesaggistica diventa un insieme di “invarianti territoriali” con le quali si
confrontano i piani comunali ed i programmi di sviluppo. Di seguito si riportano gli estratti delle tavole di Piano interessanti l’area in esame.
2.1.2 Piano Energetico Regionale (PER)
In linea con le politiche energetiche internazionali, comunitarie e nazionali,
anche la Regione Friuli - Venezia Giulia, nel Piano Energetico ribadisce a
più riprese come tra le principali azioni da attuarsi per ridurre le emissioni vi
sia lo sviluppo delle fonti rinnovabili e di tecnologie innovative per ridurre le
emissioni assieme alla promozione dell'efficienza energetica in tutti i settori,
la protezione e l'estensione delle foreste, la promozione dell'agricoltura so-
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stenibile, la limitazione delle emissioni di metano dalle discariche di rifiuti e
dagli altri settori energetici.
Il PER si prefigge la promozione e il sostegno della produzione dell’energia
da fonti rinnovabili (anche ai fini dell’applicazione del protocollo di Kyoto)
prefigurandosi in particolare lo sfruttamento delle biomasse, delle fonti idroelettriche, del solare termico e fotoelettrico, della geotermia, della fonte eolica e dei rifiuti. Il Piano si pone quindi esplicitamente (si veda anche
l’Obiettivo D.) tra le finalità lo sviluppo della produzione energetica da fonti
rinnovabili anche mediante forme di incentivazione pur non escludendo eventuali interventi anche nel settore della produzione energetica da fonti
convenzionali, come dichiarato anche dalla legge regionale 30 del 2002 che
indica gli obiettivi di politica energetica (Art. 6, comma 2).
Rispetto allo specifico del settore idroelettrico, il Piano sottolinea che “le
tecnologie applicate allo sfruttamento dell’energia dei corpi idrici superficiali
sono da considerarsi “mature”, ossia ampiamente consolidate anche alla
scala di piccola-media potenza”. Proprio in relazione alla piccola e media
potenza il Piano va a specificare che dalle analisi effettuate mentre “il grande idroelettrico nella regione può ritenersi già sfruttato, con riferimento alla
possibilità di realizzazioni residue di microgenerazione idroelettrica (potenze
fino a 1 MW) dovrebbero venire svolti puntuali studi di fattibilità in ciascun
possibile sito, e potrebbero così autorizzarsi di volta in volta altri piccoli impianti, che comunque non possono influire significativamente sul quadro
complessivo della risorsa” (cap. 5.1.2.7 Idroelettrico).
L’impianto in oggetto risulta rientrare nei piccoli impianti considerati nel piano, che continua mettendo in luce che “le variabili di rilievo ai fini
dell’installazione di impianti idroelettrici attengono essenzialmente agli aspetti ambientali ed economici, tra loro interdipendenti”.
Il Piano mette inoltre in evidenza che “la produzione energetica da fonti rinnovabili è per definizione produzione sostenibile dal punto di vista ambientale, inoltre la maggior produzione energetica da fonti rinnovabili comporta,
a parità di domanda e sempre considerando che l’energia elettrica non può
essere immagazzinata, una conseguente corrispondente istantanea riduzione di produzione, maggiormente inquinante, da fonti tradizionali. Quindi
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la produzione energetica da fonti rinnovabili è produzione sostenibile e migliorativa delle condizioni ambientali”.
2.2
Pianificazione a livello provinciale
A livello provinciale non risultano piani afferenti alle tematiche trattate dal
progetto, in particolare non risulta un Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento (PTPC) vigente nella provincia di Udine in quanto non più competente in materia di pianificazione territoriale.
2.3
Pianificazione a livello comunale e inserimento urbanistico
Si esamina di seguito lo stralcio del Piano Regolatore Generale del comune
di comune di Reana del Roiale.
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Figura 3: Carta dei vincoli e legenda – Tavola A1 PRG
La Carta dei Vicoli evidenzia la presenza di un’Area di Rilevante Interesse
Ambientale, di cui si dirà più specificatamente al capitolo successivo, e la
presenza di prati stabili ovvero prati che non hanno subito alcun intervento
di aratura o dissodamento, non coltivati e lasciati a vegetazione spontanea
per molto tempo. Le norme di piano evidenziano che possono essere talvolta arborati, conservati da una attività agricola tradizionale e che rappresentano il punto di congiunzione tra le zone agricole intensivamente coltivate e
le aree golenali di origine naturale.
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Figura 4: Zonizzazione – Tavola P2 PRG
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La Carta della Zonizzazione individua nell’area di progetto una sottozona di
golena all’interno dell’ambito dell’area di rilevante interesse ambientale n.
16/a del torrente Torre, di cui si riportano le specifiche tratte dalle Norme
Tecniche d’Attuazione.
Art. 19.2 AMBITO DELL’AREA DI RILEVANTE INTERESSE AMBIENTALE n. 16/A DEL T.TORRE
a) Caratteristiche generali
Il territorio dell’A.R.I.A., così come delimitato sulla cartografia, è oggetto di tutela nella sua complessità e interezza come risorsa naturale, paesaggistica, storico-culturale e nell’insieme delle sue componenti: vegetazione, fauna, elementi di interesse geologico, idrologico, morfologico e storico.
La delimitazione dell’A.R.I.A. segue quella individuata dal DPR, discostandosi solamente per limitatissime superfici che, peraltro, non
risultano significativamente funzionali nel complesso ambientale
considerato.
Le linee di confine sono state individuate in modo tale che possano
essere riconoscibili con facilità, identificandole con delimitazioni naturali o di origine artificiale (rii, strade, ecc.)
b) Obiettivi del piano
Il piano si propone di tutelare i contenuti fisici e vegetazionali, anche come habitat delle componenti faunistiche, nonché i contenuti
storici presenti per il loro valore scientifico e paesaggistico e per la
loro funzione di identità per la popolazione locale, e di assicurare la
conservazione, il ripristino, la valorizzazione e la fruizione ecocompatibile di tali componenti.
c) Articolazione dell’Ambito
L’ambito, a seconda delle caratteristiche particolari riscontrate al
suo interno, si articola nelle seguenti sottozone:
- sottozona dell’alveo del T.Torre
- sottozona di golena
- sottozona boschiva
- sottozona a prato stabile
- sottozona di interesse agricolo ambientale 88
- sottozona dei seminativi arborati
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- sottozona degli ambiti di ripristino
- altre zone
d) Elenco delle specie arboree ed arbustive da utilizzarsi
nell’Ambito fluviale
La scelta delle specie vegetali arboree e arbustive, da impiegare
negli interventi previsti all’interno dell’Ambito fluviale, deve essere
effettuata tenendo conto delle caratteristiche della zona di intervento
e dei tipi di vegetazione potenzialmente infeudabile presenti nelle
aggregazioni spontanee limitrofe ancora intatte.
Nell’ ARIA, le specie erbacee, arbustive e arboree sono tutelate. E’
consentita la raccolta delle specie della flora spontanea e dei funghi,
nei limiti e nei modi indicati dalle disposizioni di cui alla L.R. n.
34/1981 e sue successive integrazioni e modifiche.
Gli interventi sulla vegetazione arborea sono soggetti alle disposizioni della L.R. n. 22/1982 e dalla L.R 20/2000 e loro successive integrazioni e modifiche.
Le tecniche agronomiche, selvicolturali e fitosanitarie, con le quali
eseguire gli interventi di gestione, miglioramento ripristino della vegetazione, devono essere finalizzate alla valorizzazione ecosistemica e paesaggistica della risorsa. La gestione della vegetazione arborea comprende gli interventi selvicolturali volti a mantenere i popolamenti in condizioni di densità e composizione ottimali, in modo
da favorire il corretto e armonico sviluppo delle piante e dei soprassuoli arborei. Rientrano tra gli interventi di manutenzione le ripuliture, gli sfolli, i diradamenti, le capitozzature, le potature, i tagli fitosanitari.
19.2.b Sottozona di Golena
a) Caratteristiche generali
Interessa le zone già destinate ad una naturale “area di espansione
del torrente Torre” che, in seguito anche alle opere di regimazione
idraulica, non appartengono più all’alveo attivo e che sono oggetto
di una naturale colonizzazione da parte della vegetazione pioniera.
b) Obiettivi del piano
Il Piano mira alla conservazione ed al miglioramento, a fini naturalistici e paesaggistici, dei popolamenti arborei, arbustivi ed erbacei.
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Inoltre mira alla formazione, a fini naturalistici, paesaggistici e ricreativi, di nuove superfici boscate, all’interno delle fasce golenali, in
corrispondenza di aree degradate o alterate da interventi antropici.
c) Destinazione d’uso ed interventi ammessi e vietati
Sono ammessi i seguenti interventi:
- la realizzazione di interventi e opere di difesa ai fini della sicurezza idraulica, secondo le prescrizioni relative alla zona di alveo;
- la sistemazione o realizzazione di sentieri, di piste, di aree di sosta, con fondo naturale, ad uso pedonale e ciclabile e per i mezzi
connessi alla gestione agroforestale e all’accesso ai fondi e ai lotti
contermini;
- la manutenzione, il miglioramento e il potenziamento della copertura vegetale, attraverso appropriati interventi colturali che non implichino una significativa alterazione del paesaggio;
- il diradamento della vegetazione arborea e arbustiva, nel rispetto
dei caratteri naturalistici e paesaggistici peculiari dell’ambiente golenale;
- il mantenimento, di radure a prato stabile, per aumentare la diversità biologica e la articolazione degli ambienti e per
l’osservazione dell’avifauna, degli elementi tipicizzanti il paesaggio
quali esemplari arborei;
- il miglioramento e potenziamento della componente arborea adiacente alle fasce golenali a vegetazione erbacea e arbustiva
pioniera con copertura vegetale discontinua, attraverso interventi
colturali di ripulitura selettiva, diradamento, rinfoltimento, messa a
dimora di esemplari arborei e arbustivi, utilizzando le specie indicate nell’elenco allegato;
- la valorizzazione degli aspetti vegetazionali presenti in modo integrato con la pratica agricola tradizionale al fine di recuperare le
valenze paesaggistiche;
- la formazione di nuovi boschi nelle aree degradate da interventi
antropici.
Le specie vegetali arboree e arbustive da impiegare devono essere
quelle tipiche dei boschi di golena e della pianura circostante, scelte
in base alla potenzialità ecologica e alla disponibilità idrica del suolo. La tipologia, la composizione e la densità dell’impianto devono
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garantire una diversificazione degli ambienti, anche mediante la
formazione, all’interno del bosco, di superfici a prato e a formazioni
arbustive. Vanno attuati interventi colturali per il contenimento della
diffusione spontanea di specie arboree e arbustive non in sintonia
con le caratteristiche ambientali dei siti. 91
Sono vietati:
- gli interventi di trasformazione morfologica dello stato dei luoghi,
se non per interventi di ripristino ambientale;
- gli interventi di riduzione della superficie boscata e di utilizzazione agricola dei terreni che comporti arature o dissodamenti, fatte
salve le superfici con colture, annuali e poliennali consolidate e in
atto, o in situazione di set-aside (ritiro dalla produzione) previa autocertificazione del proprietario o conduttore del fondo, attestante
le tipologie delle colture in atto
In generale dunque non si rilevano particolari ostacoli derivanti dal PRG
comunale, in ogni caso l’iter autorizzativo previsto dal D.Lgs. 387/2003 consente all’Autorizzazione Unica di apportare variante al piano urbanistico vigente. Si sono riportate comunque le specifiche di dettaglio perché da esse
verrà influenzata la progettazione definitiva e da esse si trarrà spunto per le
ulteriori considerazioni nel presente studio.
2.4
Aree e beni protetti
Si riporta di seguito un’analisi diffusa delle aree protette della regione Friuli
Venezia Giulia, allo scopo di individuare eventuali zone di vulnerabilità, sorgenti di vincolo o peculiarità territoriali che possano essere interessate on il
progetto in esame.
2.4.1 Aree di rilevante interesse ambientale (A.R.I.A.)
La delimitazione delle Aree di rilevante interesse ambientale (A.R.I.A.) è effettuata in considerazione della presenza di vincoli di carattere idrogeologi-
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co ed ambientale, nonché di siti di importanza comunitaria o nazionale (LR
42/1996 art. 5).
Figura 5: A.R.I.A n° 16/A del torrente Torre ed evidenza dell’area di progetto (fonte:
IRDAT FVG)
Nell’area in esame risulta essere presente l’area di rilevante interesse ambientale n° 16/A del torrente Torre che ai sensi dell’art. 5 della già citata LR
42/1996 prevede sia da assoggettare a pianificazione particolareggiata ai
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sensi del comma 4 del l'articolo 18 della legge regionale 19 novembre 1991,
n. 52. Non risultano piani particolareggiati di riferimento in relazione alla
pianificazione territoriale di scala locale già esaminata.
2.4.2 Vincolo idrogeologico
Non risulta la presenza di vincolo idrogeologico nell’area di progetto, come
risulta dall’estratto cartografico della banca dati regionale IRDAT.
Figura 6: Analisi della presenza di vincolo idrogeologico nell’area di progetto (fonte: IRDAT FVG)
2.4.3 Rete Natura 2000
Essendo necessario valutare se il progetto sia sottoposto a Valutazione di
Incidenza Ambientale (VIncA), si trattano separatamente da altre aree pro-
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tette i siti della Rete Natura 2000 (Direttive 92/43/CEE e 09/147/CEE) nella
zona in cui il progetto è localizzato e nell’area vasta nel quale è inserito.
L'Unione europea si è infatti dotata di una rete di aree naturali composta da
Siti di importanza comunitaria (SIC) che tutelano habitat e specie animali e
vegetali significative a livello europeo e Zone di protezione speciale (ZPS)
rivolte alla tutela degli uccelli e dei loro habitat. Scopo dichiarato dell'Unione
Europea è di salvaguardare la biodiversità, mediante attività di conservazione non solo all'interno di queste aree ma in tutto il territorio con misure di
tutela delle specie più a rischio.
Figura 7: Siti Natura 2000 nella regione Friuli Venezia Giulia con individuata l’area
del comune di Reana del Roiale.
L'area dell’impianto non ricade in SIC o ZPS e non vi sono aree tutelate di
questo tipo in un intorno dell’impianto che ragionevolmente possa essere interessato dal progetto.
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Figura 8: Assenza di siti Rete Natura 2000 nell’area di progetto (fonte: IRDAT FVG)
Andando a considerare nello specifico l’area di progetto, si evidenzia come
nel raggio di 7 Km non vi sia presenza di siti della RETE NATURA 2000 per
cui si esclude ogni relazione con essa ai sensi della direttiva 92/43/CEE e
delle norme statali e regionali di attuazione della medesima (LR n.43/1990).
2.4.4 Beni archeologici, architettonici e paesaggistici
Il “Patrimonio culturale” nazionale è costituito dai “beni culturali” e dai “beni
paesaggistici”, ora riconosciuti e tutelati in base ai disposti del D.Lgs.42 del
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22/01/2004 Codice per i Beni Culturali e del Paesaggio, come modificato ed integrato dai D. Lgs. 156 e 157 del 24/03/2006 e successivamente dal
D. Lgs. 63 del 2008.
Sono altresì soggetti a tutela i beni di proprietà di persone fisiche o giuridiche private per i quali è stato notificato l’interesse ai sensi della L. 364 del
20/06/1909 o della L. 778 del 11/06/1922 (“Tutela delle bellezze naturali e
degli immobili di particolare interesse storico”), ovvero è stato emanato il
vincolo ai sensi della L. 1089 del 01/06/1939 (“Tutela delle cose di interesse artistico o storico”), della L. 1409 del 30/09/1963 (relativa ai beni archivistici: la si indica per completezza), del D. Lgs. 490 del 29/10/1999 (“Testo
Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali”)
e infine del D. Lgs. 42 del 22/01/2004.
Inoltre il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ha inteso comprendere
l’intero patrimonio paesaggistico nazionale derivante dalle precedenti normative in allora vigenti e ancora di attualità nelle specificità di ciascuna.
Le disposizioni del Codice che regolamentano i vincoli paesaggistici sono
l’art. 136 e l’art. 142:

l’art. 136 individua gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico da assoggettare a vincolo paesaggistico con apposito provvedimento amministrativo (lett. a) e b) “cose immobili”, “ville e giardini”,
“parchi”, ecc., c.d. “bellezze individue”, nonché lett. c) e d) “complessi di cose immobili”, “bellezze panoramiche”, ecc., c.d. “bellezze
d’insieme”).

l’art. 142 individua le aree tutelate per legge ed aventi interesse paesaggistico di per sé, quali “territori costieri” marini e lacustri, “fiumi e
corsi d’acqua”, “parchi e riserve naturali”, “territori coperti da boschi e
foreste”, “rilievi alpini e appeninici”, ecc.
Da un’analisi condotta sul IRDAT della Regione Friuli, non sono presenti
zone vincolare ai sensi dell’art. 136 e non vi risultano beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela culturale ai sensi della L. 1089/39 - D.Lgs 490/99.
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Figura 9: Vincolo L. 431/85 D.Lgs. 42/2004 (fonte: SITAP ministero)
Tutta l’area fluviale risulta essere sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art. 142 lettera c) del D.Lgs. 42/2004 ex L. 431/85 per cui si procederà in fase di Autorizzazione Unica al procedimento di Autorizzazione Paesaggistica.
2.5
Coerenza con gli strumenti di pianificazione e programmazione
Dall’analisi dei piani e programmi esaminati, il progetto presenta coerenza
ai vari livelli di pianificazione ed in particolare trattandosi di produzione energetica da fonti rinnovabili risulta far parte degli obiettivi energetici regionali.
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3 QUADRO PROGETTUALE
L’impianto idroelettrico in progetto presenta le caratteristiche degli impianti
a basso salto e si hanno, come usualmente:

un’unità che contiene la turbina e le opere elettromeccaniche ad essa connesse che saranno inserite nel contesto dei manufatti esistenti
di regolazione a valle degli stessi (in alveo);

un locale di controllo per i quadri e le varie centraline oleodinamiche
dei manufatti automatizzati in sponda destra comprensivi di cabine
Enel e allaccio alla rete elettrica nazionale.
Figura 10: Pianta dello stato di progetto
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L’opera esistente è una struttura del 1929, costituita da una diga sfiorante
lunga 160 metri posta trasversalmente al corso d’acqua e da un complesso
sghiaiatore con 2 paratoie piane e da una a settore.
L’opera di presa, subito a monte in sponda destra, è strutturata su 6 paratoie piane e da un successivo bacino di calma: le acque captate vengono
incanalate in due rogge di cui una passa in sponda destra mediante un cunicolo ricavato nel corpo della diga.
L’intervento sarà eseguito al piede dell’esistente paratoia piana sfruttando le
portate del minimo deflusso vitale.
Di seguito si illustrano le parti principali della centrale e le loro caratteristiche tecniche.
3.1
Il canale di adduzione
Il canale di adduzione viene ottenuto a valle della briglia esistente in destra
idraulica in corrispondenza allo scarico esistente. Il manufatto sarà costituito da due muri in calcestruzzo armato ancorati alla struttura esistente.
All'imbocco sarà posta una pre-griglia rimovibile in caso di piena, per trattenere il materiale grossolano d'alveo, inoltre i muri della vasca di carico sono
forniti di una paratoia per sfiorare il materiale galleggiante in eccesso.
3.2
La centrale idroelettrica e la turbina proposta
La Turbina proposta è di tipo DIVE ad asse verticale di tipo “compact” ad
immersione e a doppia regolazione tramite distributore con direttrici regolabili e girante con velocità di rotazione variabile per mezzo di inverter. La
turbina ed il generatore sono coassiali ad asse verticale e fissati sullo stesso albero: questo garantisce il perfetto allineamento ed equilibrio del sistema turbina-generatore. La turbina ed il generatore sono supportati da
un’unica unità centrale di cuscinetti, del tipo a rulli. Tale sistema è stato
progettato per supportare gli alti carichi di lavoro ed assicurare la massima
rigidità del sistema. La prima manutenzione è prevista dopo dieci anni di la-
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voro e coincide con il cambio dell’olio. Il previsto ciclo di vita dei cuscinetti è
di 20 anni.
Figura 11: Sezione dello stato di progetto
Il diametro delle girante è stato valutato in funzione del salto e della portata
massima e minima dei nove gruppi idroelettrici. La turbina, seppur sia costituita da una girante a pale fisse è in grado di lavorare, a tutti gli effetti, come
una turbina a doppia regolazione meccanica, massimizzando l’efficienza del
gruppo attraverso la variazione della velocità di rotazione della turbina. La
regolazione di velocità sostituisce, senza causare una riduzione del rendimento, la funzione della regolazione delle pale e, nello stesso tempo, risulta
costruttivamente molto semplice e con tutti gli elementi meno soggetti ad
usura e logorio.
3.3
L’opera di restituzione
Il canale di scarico è formato dall'aspiratore della turbina, il cassero in acciaio viene fornito con zanche ed è autoportante. La quota di fondo sarà
raccordata con l'esistente mediante l'eventuale posa di una piccola massicciata anti-erosione ed eventualmente un getto in calcestruzzo.
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La cabina Enel e il locale utente
La cabina e il locale utente andranno posti nelle vicinanze della centrale in
un edificio singolo di misure medie in pianta 14,35 m x 3,90 m.
Sarà composto da un locale misure, un locale contenente gli apparati Enel
(trasformatore BT/MT e quadri) e un locale contenente gli inverter e i quadri
per la turbina di progetto. Le centraline oleodinamiche eventualmente possono essere inserite in piccoli armadi in testa alla passerella del manufatto
di regolazione.
Figura 12: Sezione della cabina Enel e locale utenti
3.5
La portata media di concessione e potenza nominale
A seguito di specifici approfondimenti svoltisi nel corso dell’iter di concessione idraulica, si possono ottenere i seguenti dati significativi basandosi
sulla curva delle portate dell'anno medio: la portata media in concessione
sia pari a 10'000 l/s = Q
media
mentre la portata massima derivabile dalla
centralina di progetto è di 12.300 m3/s.
La quota di regolazione di monte viene presa pari a +173,20 m s.l.m.m. che
corrisponde con la quota della traversa esistente. Il pelo libero medio di valle corrisponde a +168,20 m s.l.m.m.
Data una portata media per l'impianto in oggetto pari a 10,00 m3/s e un salto nominale di 5.00 m, risulta che la potenza nominale lorda di concessione
perciò è 490.50 kW (nominale lorda).
La potenza massima lorda di concessione risulta essere invece di 603.31
kW.
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E’ previsto l’inserimento di un misuratore di portata a corde foniche che non
genera perdite di carico e può essere utilizzato in tutti i tipi di tubi e condotte, sia piene che parzialmente piene, che in canali a pelo libero, come nel
caso in esame, di qualsiasi forma e dimensione. I dati in uscita dal misuratore di portata saranno la portata istantanea e totalizzata e la velocità istantanea.
3.6
La Producibilità
Il calcolo della producibilità è stato condotto per ciascun valore giornaliero di
portata, in corrispondenza dello stesso valore si sono determinate le perdite
di carico puntuali che sommate e sottratte al salto nominale lordo danno
una stima della producibilità della centrale sulle 24 ore giornaliere per i giorni di funzionamento.
Il valore complessivo della producibilità annua risulta essere pari a
1'826'000 kWh/anno medi. Tale valore però non tiene conto dei dieci giorni
di chiusura della centrale per il passaggio della piena, e di tutte le portate
disponibili inferiori al 20% della portata massima di funzionamento della
macchina, oltre la quale la centrale viene spenta. In questo modo si può ottenere una stima vicina al comportamento reale durante l'anno della globalità turbina/generatore/cavi/inverter/connessione alla rete.
Tutta l’energia prodotta sarà venduta al GRTN, il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale, in accordo con il Decreto del ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare sull’Energia del 2012.
3.7
Considerazioni sul DMV
Il DMV è così definito: “è il deflusso che, in un corso d’acqua, deve essere
presente a valle delle captazioni idriche al fine di mantenere vitali le condizioni di funzionalità e di qualità degli ecosistemi interessati”.
La determinazione del DMV è stata determinata in base alla legge regionale
n°28 del 2001, secondo la quale essendo il Torrente Torre di estensione
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166 km2 alla sezione di chiusura a Zompitta (loc. della presa) si ha un DMV
minimo di 0.67 m3/s.
Tuttavia, nel caso di progetto, la captazione interessa il manufatto esistente
in corrispondenza dello scivolo e restituisce immediatamente a valle le acque utilizzate. In base a tale considerazione, nel progetto in esame che sottrae portata nel tratto coincidente con il nodo idraulico e restituisce subito a
valle delle stesse, non si prevede il consumo dell’acqua captata o il convogliamento della stessa verso altri luoghi: non vi è pertanto sottrazione di
portata verso altri corpi idrici o consumo della stessa per altri usi ad esempio quello irriguo. In base a questa considerazione il DMV risulta non dovuto.
3.8
Compatibilità tecnica con altre derivazioni
La posizione della centrale idroelettrica in progetto si trova in un punto in
cui, anche in base alle considerazioni pregresse fin qui fatte, non si hanno
sostanziali interferenze con le derivazioni esistenti, e comunque la disponibilità idrica richiesta è in base a quanto scaricato dal manufatto pertanto al
netto delle emunzioni delle rogge.
3.9
Funzionamento delle paratoie con l'inserimento della turbina
Nel caso si abbia l'inserimento della turbina, l'organo di regolazione verrà
comunque mantenuto aperto per il funzionamento della stessa in tutte le
condizioni di portata.
La quota di regolazione della macchina viene imposta alla quota di testa
della briglia in sinistra idraulica ed è pari alla quota massima che si avrà
all'interno del canale di carico della turbina stessa, in quote assolute essa
vale: + 173.20 m s.l.m.m.
In conclusione il posizionamento degli organi di regolazione in posizione
aperta consente di smaltire in caso di malfunzionamento della turbina tutta
la portata in arrivo funzionando così ad efflusso libero (che ha a disposizione comunque 160 m di sfioratore/briglia in sinistra) lo stesso vale in caso di
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funzionamento in quanto le paratoie verranno tenute aperte e la turbina si
autoregolerà emungendo più o meno portata a seconda dei giri dell'elica
controllati da remoto (inverter e SCADA).
Infine la capacità di portata sia delle paratoie in sinistra che di quella centrale sono in grado in caso sia di funzionamento della macchina (paratoie aperte) sia in caso di malfunzionamento (chiusura di una delle bocche di carico) di smaltire le portate.
3.10 Dati caratteristici della centrale
Si riportano di seguito i dati riepilogativi per la centralina di progetto.
Impianto Idroelettrico di Zompitta - Scheda riassuntiva
denominazione centrale
"Zompitta"
fiume
torrente Torre
tipologia di centrale
acqua fluente
salto lordo nominale
5.00
m
10
mc/s
portata massima di concessione
12.30
mc/s
portata minima di concessione
2.46
mc/s
potenza nominale lorda media
490.5
kW
potenza massima lorda
603.32
kW
potenza nominale media netta
392.40
kW
potenza massima netta
482.65
kW
rendimento medio impianto
0.802
portata media di concessione
DMV
scala per la risalita dell'ittiofauna
non dovuto
non presente
tipologia di turbina
Dive 1600
producibilità stimata annua
1'860'169
kWh
3.11 Analisi delle soluzioni alternative
Il progetto della centralina di Zompitta rappresenta una soluzione innovativa
per diversi aspetti, primo dei quali l’utilizzo dell’innovativa turbina DIVE, coHydra s.r.l.
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stituita da turbina kaplan ad asse verticale di tipo classico a quattro pale,
con accoppiato generatore completamente immersi in acqua, il secondo, la
realizzazione della sede per l’alloggio del trasformatore e della strumentazione di comando e controllo, distinta dalla sede delle opere elettromeccaniche.
Le scelte progettuali sono state fatte per la massimizzazione del bilancio
energetico e la minimizzazione dell’impatto sull’ambiente (fauna ittica, rumore, paesaggio in particolare) per cui non risultano particolari alternative
progettuali che possano risultare migliorative sia dal punto di vista tecnico
che ambientale.
Non si possono prendere in considerazione alternative localizzative in quanto la positività di un intervento di questo genere risiede nel fatto di essere
un opera puntuale per cui necessariamente deve essere inserita nel luogo
in cui si trova il salto idraulico.
3.12 Fase di cantiere
Pur essendo limitata nel tempo, la cantierizzazione può comportare disagi
alla popolazione locale e determinare degli impatti sull’ambiente che, tipicamente, sono di tipo temporaneo.
Di seguito riportano brevemente le fasi di cantiere previste, sulle quali saranno valutati in maniera preliminare gli impatti nelle varie componenti ambientali:
1. installazione del Cantiere e realizzazione di un nuovo ponticello carrabile necessario all’accesso;
2. separazione, mediante eventuali ture in materiale sciolto, della zona
di lavoro dall’alveo del Fiume;
3. costruzione di una pista d’accesso per facilitare l’accesso al cantiere
costruendo un piano d’appoggio in modo da consentire il passaggio
dei mezzi anche per la manutenzione della turbina;
4. realizzazione della vasca e canale di carico, tramite paratia strutturale che poi costituirà parte dell’ossatura portante del canale di carico,
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eventualmente si possono utilizzare diaframmi in calcestruzzo oppure riuscendo a lavorare a secco effettuare i getti direttamente sui basamenti esistenti, premunendosi di ancorarsi opportunamente alla
roccia/cemento esistente di base;
5. realizzazione dell’alloggio per la turbina e dunque dei muri perimetrali
della vasca/canale di carico, nel caso strutturalmente siano necessarie strutture rinforzate si può eventualmente ricorrere ai diaframmi in
calcestruzzo;
6. costruzione del canale di scarico, che comprende anche i gargami
per un’eventuale panconatura per le operazioni di manutenzione;
7. realizzazione della parte civile della centrale e la successiva installazione delle opere elettromeccaniche e dei quadri di comando e controllo;
8. realizzazione di un allaccio interrato alla linea elettrica esistente mediante cavidotti;
9. rimozione ture e pista temporanea di cantiere.
10. messa in servizio dell’impianto.
Il periodo di tempo stimato per l’installazione dell’impianto e la realizzazione
delle opere accessorie è pari a circa 6 mesi, comprensivi del mese necessario alla messa in servizio dell’impianto che non prevede attività di cantiere
vera e propria.
L’attività dei cantieri verrà svolta di norma tutti i giorni feriali, per otto ore
giornaliere, in orari compresi tra le ore 7.00 e le ore 19.00.
L’esecuzione di lavorazioni disturbanti (ad es. escavazioni) e l’impiego di
macchinari rumorosi (ad es. betoniere, autogru, ecc.), saranno svolti, di
norma, dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00.
3.13 Considerazioni sull’utilità dell’opera
Nel contesto di un implemento sempre maggiore delle opere di produzione
energetica a fonte rinnovabile, le iniziative idroelettriche sono da sempre
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una scelta ottimale per un rapporto costi benefici che da oltre cento anni
porta ad esito positivo.
Lo sfruttamento dei corsi d'acqua naturali mediante centrali ad alto o basso
salto è da sempre stato messo a punto per trarre energia pulita da una fonte fruibile da tutti quale è l'acqua. Dal passato a oggi le modificazioni sostanziali di questo tipo di installazione sono state sostanzialmente nell'entità
dei salti sfruttati, infatti anche per questa iniziativa innovativa nel suo genere, il salto lordo disponibile risulta contenuto.
In quest'ottica di espansione dell'utilizzo di corsi d'acqua a fini idroelettrici
nell'impostazione del pieno rispetto degli alvei: risulta infatti efficace nello
sfruttare anche piccoli salti idroelettrici quale possa essere quello preso in
esame dalla presente, in questo modo la collocazione delle opere risulta di
più facile installazione in quanto anche in corrispondenza a piccoli corsi
d'acqua o salti naturali ridotti è possibile ricavare energia pulita in contesti
naturalistici. Inoltre l'installazione in sé si presenta fortemente ridotta nei volumi e possa inserirsi in un contesto fluviale senza inficiarne l'impatto visivo
nella sua sostanza, le macchine infatti sono sempre sommerse e quindi non
visibili. La sistemazione in alveo ad acqua fluente di questo genere ha un
ulteriore vantaggio, essa riduce totalmente i costi di installazione in quanto
non necessita di traverse fluviali per la regolazione dei livelli e porta un duplice beneficio: impatto visivo ridotto e rischio idraulico completamente eliminato.
Si riportano di seguito gli approfondimenti riguardanti un primo bilancio ambientale (emissioni di CO2 evitate), un bilancio economico preliminare e alcune considerazioni di carattere sociale relativamente alla pubblica utilità
dell’opera.
3.13.1 Bilancio ambientale ed emissioni evitate
Ormai è ben noto come la realizzazione di un'opera di sfruttamento idroelettrico generi solitamente dei benefici su scala territoriale, legati essenzialmente all'impiego di fonti energetiche rinnovabili e quindi alla riduzione
dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua prodotto dalle centrali termiche, alla
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riduzione del debito energetico verso altri paesi, all'incremento delle capacità produttive e quindi del benessere generale. Allo stesso tempo, a fronte di
questi benefici di vasta scala, sono da considerare con particolare attenzione gli impatti scala locale e a questo si riferisce anche la stessa procedura
di VIA e gran parte delle norme di carattere ambientale.
L’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, ed in particolar modo l’energia idroelettrica, gode dei seguenti punti di forza e peculiarità:

L’energia idroelettrica è una delle fonti di energia rinnovabile la cui
produzione viene sostenuta in vari strumenti di pianificazione regionali, nazionali, comunitari e mondiali, fra i quali il recepimento con
DLgs n° 387 del 29/12/2003 della direttiva 2001/77/CE;

L’energia idroelettrica è tra le fonti di energia rinnovabili ed illimitate
in cui si utilizza l’acqua naturale come mezzo per la produzione di tale energia, che non viene né consumata, né inquinata durante il processo;

Può essere una valida soluzione per produrre energia elettrica in
modo decentrato sul territorio nazionale, soprattutto nelle aree interne dove vi sono spesso problemi di approvvigionamento energetico,
con il vantaggio anche di produrre occupazione;

Non determina emissioni inquinanti in atmosfera, pertanto permette
una riduzione di combustibili fossili (petrolio, carbone), utilizzati per
produrre altri tipi di energia, che contribuiscono all’aumento della
concentrazione dei gas serra in atmosfera;

In termini ambientali tutte le fonti di energia rinnovabili, tra cui
l’idroelettrico, sono valide alternative alla produzione energetica tradizionale; l’energia idroelettrica è sicuramente più affidabile rispetto a
quella eolica e solare, poiché queste ultime hanno spesso un funzionamento intermittente e un costo piuttosto elevato rispetto
all’idroelettrico;

Molti siti per l’istallazione di impianti idroelettrici sono già stati sfruttati, esiste ancora però un grosso potenziale soprattutto per i piccoli
progetti ad acqua fluente, come nel caso in esame, con impatti mino-
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ri sull’ambiente circostante ed effetti positivi sia in termini di sviluppo
che di occupazione;

Gli impianti di piccole dimensioni, come quello in esame, presentano
vantaggi quali l’affidabilità della fonte energetica, l’utilizzo dei corsi
d’acqua nel rispetto degli ecosistemi naturali, impatti ambientali ridottissimi, elevato rendimento globale ottenibile, semplicità di costruzione, durata dell’impianto, investimento finanziario contenuto, costi di
esercizio e manutenzione molto bassi.
Per quanto riguarda i vantaggi conseguenti all’opera proposta, si evidenzia
che l'impianto idroelettrico produrrà a regime 1'860'169 kWh all'anno che
rappresentano un risparmio di 930 barili di petrolio/anno, evitando l'immissione in atmosfera di:

1860 tonnellate di CO2

3,5 tonnellate di Ossidi di Azoto

2,6 tonnellate di SO2 causa principale delle piogge acide
Come si vedrà più avanti, l'opera ricade nella categoria delle opere di pubblica utilità producendo annualmente un corrispettivo di consumi equivalente di circa 620 famiglie ed essendo in accordo quindi con quanto stabilito
dalle linee nazionali (deliberazione CIPE 19 novembre 1999 n°137/98) ed
internazionali (protocollo di Kyoto e successive intese internazionali).
3.13.2 Valutazione Economica dell’Investimento
La valutazione del grado di convenienza economica del progetto di costruzione dell’impianto di Zompitta è stata elaborata utilizzando i normali metodi
analitici di valutazione economica di un progetto e cioè calcolando l’I.R.R.
(Internal Rate of Return) ed il D.C.F. (Discounted Cash Flow), della terminologia anglosassone, e valutando il tempo di ritorno dell’investimento effettuato (pay back) nonché la redditività del capitale investito come i rapporto
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tra il reddito attualizzato del progetto nel periodo considerato di 30 anni
(NPV) e gli investimenti (PI , Productivity Index)2.
La valutazione del grado di convenienza economica del progetto di costruzione dell’impianto di Zompitta è stata elaborata utilizzando i normali metodi
analitici di valutazione economica di un progetto e cioè calcolando l’I.R.R.
(Internal Rate of Return) della terminologia anglosassone, e valutando il
tempo di ritorno dell’investimento effettuato (pay back) nonché la redditività
del capitale investito come il rapporto tra il reddito attualizzato del progetto
nel periodo considerato di 30 anni (NPV) e gli investimenti (PI , Productivity
Index).
Relativamente alle metodologie di calcolo economico applicate si è fatto riferimento alla pubblicazione “UE Direzione Generale per l’Energia (DG
XVII); programma Thermie; DIS 0101-95 UK”.
L’investimento verrà erogato in un periodo di circa 2 anni, mentre la costruzione dell’impianto è ipotizzata in un anno. L’inizio della produzione avverrà
alla messa in servizio dell’impianto ossia alla fine del primo anno.
Tutta l’energia prodotta sarà venduta al GRTN, il Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale, in accordo con il Decreto del ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio e del mare sull’Energia del 2012.
La remunerazione della vendita dell’energia prodotta sarà di circa 0.219
€/kWh (vedi allegato 1 del Decreto Energia 2012). Il periodo considerato
per il calcolo è di 30 anni.
3.13.3 Pubblica utilità dell’opera
Accanto alle opere pubbliche in senso stretto si annoverano le opere di
pubblica utilità, o pubblico interesse, o di interesse generale (cfr art. 42,
comma 3 della Costituzione), che si differenziano dalle prime per il soggetto
che pone in essere l’attività, il cui risultato costituisce l’opera destinata a
produrre utili ripercussioni sul pubblico interesse: soggetto pubblico nel caso di opera pubblica, soggetto privato nel caso di pubblica utilità (quindi
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Rif. Relazione Tecnica di progetto, cap. 12.
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un’opera realizzata da privati, per scopi privati, assume carattere di pubblica utilità solo se tende a soddisfare un pubblico interesse, nel caso specifico lo sfruttamento di una risorsa energetica da fonte rinnovabile).
Nel merito dell’opera in oggetto, anche in base alla Legge 10/91 (Norme
per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti
rinnovabili di energia”), ai sensi dell’art. 1 comma 4, l’utilizzazione delle
fonti di energia di cui al comma 3 del medesimo articolo (sole, vento, energia idraulica, risorse geotermiche, maree, moto ondoso…) è “considerata
di pubblico interesse e di pubblica utilità”, mentre “le opere relative
sono equiparate alle opere dichiarate indifferibili ed urgenti ai fini
dell’applicazione delle leggi sulle opere pubbliche”.
Pertanto gli impianti idroelettrici sfruttando le fonti di energia riportate
nell’art. 1 comma 4, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, rispondono al dettato legislativo e si possono considerare opere di pubblico interesse o di pubblica utilità.
Quest’ultimo assunto trova conferma nella Giurisprudenza (cfr T.A.R. Friuli
– Venezia Giulia, 9 ottobre 1997, n. 726), secondo la quale le opere necessarie allo sfruttamento di fonti rinnovabili di energia, nella fattispecie di una
centralina idroelettrica, costituiscono impianti dichiarati dalla legge di pubblica utilità ai sensi dell’art. 1 della già citata legge n. 10/1991.
Inoltre ai sensi dell’art. 22 della Legge 9 gennaio 1991, n. 9, recante
“Norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale: aspetti
istituzionali, centrali idroelettriche ed elettrodotti, idrocarburi e geotermia, autoproduzione e disposizioni fiscali”, in sede di regime giuridico degli impianti di produzione di energia elettrica a mezzo di fonti rinnovabili e assimilate, si sancisce l’obbligo, per le imprese produttrici, di cedere
l’eccedenza all’ENEL e alle altre imprese ivi indicate (cfr comma 3), il tutto
con utili ripercussioni per la collettività.
La natura dell’impianto proposto quindi pone in essere l’utilizzazione delle
fonti di cui al comma 3 dell’art. 1 della legge n. 10/91 citata e con tale accenno si riscontra il riferimento al D.Lgs 16 marzo 1999, n. 79 “Attuazione
della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno
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dell’energia elettrica”, posto che, ove il proponente si presenti come privato, porrà in essere, anziché un’opera pubblica in senso stretto, un’opera di
pubblica utilità.
Si sottolinea che anche nel recepimento della direttiva 2001/77/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 settembre 2001 sulla promozione
dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità, avvenuta col Decreto Legislativo n° 387 del 29 dicembre 2003, all’art. 12 comma 1, riporta: “Le opere per la realizzazione degli
impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, autorizzati, ai sensi del comma
3, dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, sono di
pubblica utilità e indifferibili ed urgenti”.
Per ultimo si ricorda il D.L. 7 febbraio 2002, n. 7 (Marzano) “Misure urgenti
per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale”, nel quali si ribadisce la pubblica utilità di tali impianti e il carattere di indifferibilità e urgenza
per le opere connesse.
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4 QUADRO AMBIENTALE – STATO DELL’AMBIENTE
Si prende in considerazione ora lo stato dell’ambiente come situazione di
fatto antecedente l’opera di progetto. Come nella prassi delle valutazioni
ambientali si esamineranno le varie componenti ambientali facendo emergere dove opportuno le interconnessioni tra le stesse.
4.1
Aria
L'ARPA-FVG gestisce diverse reti di monitoraggio per valutare la qualità
dell’aria e individuare le aree a diversa criticità, in relazione ai valori limite
previsti dalle normative per i diversi inquinanti atmosferici. Si tratta di sostanze come ozono, CO2, NOx, PM10, benzene che possono causare effetti
dannosi, qualora superiori a una soglia prestabilita. In caso di superamento
dei limiti previsti, la Regione e gli Enti Locali attuano le misure previste dalla
legge.
Non esistono centraline di monitoraggio della qualità dell’aria nei pressi
dell’area in esame: le più vicine sono ad Udine, ma non vengono prese in
considerazione poiché la concentrazione degli inquinanti atmosferici è ovviamente più alto e non attendibile a oltre 12 chilometri di distanza.
In linea generale, la qualità dell’aria nella regione, al di fuori appunto dai
centri abitati, è tendenzialmente buona e non si riscontrano particolari situazione di allarme per gli inquinanti tipici: monossido di carbonio (CO), biossido di zolfo (SO2), biossido di azoto (NO2), benzene, ozono (O3), polveri sottili e idrocarburi policiclici aromatici (benzo[a]pirene).
Cercando di definire le origini degli inquinanti, l’inventario regionale emissioni in atmosfera 2007 fornisce il totale delle emissioni per Comune e Macrosettore SNAP, indici riportati di seguito.
MACROSETTORE
Combustione non
industriale
Combustione nell'industria
Processi produttivi
Estrazione e distribuzione combustibili
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CH4
CO
CO2
COV
DIOX
N2O
NH3
NOx
PM 10
PM 2,5
PTS
SO2
t/anno
t/anno
kt/anno
t/anno
mg/anno
t/anno
t/anno
t/anno
t/anno
t/anno
t/anno
t/anno
14,53
66,43
8,003
2,56
15,99
14,37
13,93
14,96
10,01
16,38
270
0,4798
0,3712
277
9,01
2,96
36,51
0,3604
53,99
1,289
0,5451
1,801
39,93
0,2865
35,82
1,43
2,38
128
0,1433
3,73
0,0014
0,001
6,107
2,292
73,2
10,01
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Uso di solventi
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66,25
Trasporto su strada
Trattamento e smaltimento rifiuti
Agricoltura
Altre sorgenti e assorbimenti
1,44
112
13,14
14,73
0,876
0,405
1,97
51,29
4,929
4,007
6,006
18,79 0,6539
0,0778
0,0298
0,1599
0,1739
0,1739
0,1739
0,4192
0,0584
36,6
0,0244
0,0001
3,45
0,8335
Essi portano ad identificare come maggiori responsabili delle emissioni i
macrosettori relativi alla combustione, industriale e non industriale.
Potendo escludere che l’impianto di progetto abbia impatti sulla qualità
dell’aria, non si approfondisce oltre, rimandando ad altri studi di riferimento
l’eventuale approfondimento.
4.2
Acqua
4.2.1 Morfologia e struttura del corpo idrico
Il Torre è un fiume a carattere torrentizio del Friuli orientale, principale affluente di destra del fiume Isonzo. Drena, insieme all'affluente Natisone, una
notevole porzione del bacino dell'Isonzo. Le sue acque, di ottima qualità, alimentano l'acquedotto di Udine, che ha le opere di captazione a Zompitta.
Nasce in una delle zone più piovose d'Europa, ai piedi del monte Sorochiplas (1.084 m.) nella catena prealpina dei Musi, ad una altitudine di 529 metri s.l.m.. Inizialmente scorre in una profonda forra che esso ha scavato, e
che intaglia la prima catena montuosa delle Prealpi Giulie, ben visibile dalla
pianura friulana orientale. All'uscita della zona collinare, dopo Tarcento e
presso Nimis, e dopo aver ricevuto le acque del Cornappo, le sue acque
vengono, in parte, captate da antiche rogge e da più moderne opere, per
usi civili (acquedotti) e per l'irrigazione dell'arida campagna dell'alta pianura.
Presso l’area di interesse del progetto, in comune di Reana del Rojale e
Savorgnano del Torre le acque tendono a disperdersi nel sottosuolo molto
permeabile e per un lungo tratto il letto è normalmente asciutto, salvo dopo
le piogge a monte. In questa parte mediana il letto ghiaioso è molto ampio
(la larghezza raggiunge anche i 500 metri).
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Dopo Pradamano e la confluenza con la Malina, nei pressi di Trivignano Udinese riaffiora e riceve le acque del Natisone. Da qui scorre per un brevissimo tratto in provincia di Gorizia, ricevendo da sinistra il torrente Iudrio per
poi rientrare in provincia di Udine dove, dopo 70 km., sfocia da destra nell'Isonzo.
Da Zompitta fin oltre Udine sulla riva occidentale fu innalzato un argine per
proteggere i paesi e la città da disastrose alluvioni come successe in passato. Su tale argine corre una "strada bianca" ora vietata al traffico autoveicolare.
Il corso del fiume fu da sempre utilizzato come cava di pietrame, ghiaia e
sabbia, sia per costruzione di edifici sia per la fabbricazione della calce.
4.2.2 Analisi della qualità del corpo idrico
Un corpo idrico di buona qualità è caratterizzato da una bassa alterazione
dei valori naturali causata dall'attività antropica: in particolare presenta un'elevata concentrazione di ossigeno disciolto, un limitato contenuto di sostanze inquinanti ed assenza di microrganismi patogeni. Tali caratteristiche lo
rendono infatti idoneo ad ogni utilizzo e ne contraddistinguono la capacità di
attivare un efficace processo di autodepurazione nei confronti di eventuali
carichi inquinanti.
La qualità ambientale di un corpo idrico è definita dal D. Lgs. 152/99 sulla
base dello stato ecologico e chimico dello stesso. Lo stato ecologico (SECA) è un indice della qualità degli ecosistemi acquatici ottenuto incrociando
il dato del LIM (Livello di Inquinamento da Macrodescrittori) con quello
dell'I.B.E. (Indice Biotico Esteso) ed avendo riguardo al dato peggiore.
L'I.B.E. prende in esame i macroinvertebrati bentonici che vivono almeno in
parte a contatto del substrato e classifica i corsi d'acqua in 5 classi di qualità biologica. Il LIM misura lo stato trofico e microbiologico del corpo idrico e
viene suddiviso anch'esso in 5 classi di qualità (come pure il SECA). Lo stato chimico invece viene definito sulla base della presenza di sostanze chimiche pericolose elencate nella tabella 1 dell'Allegato 1 del D. Lgs. 152/99
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(dal 1° gennaio 2008 tale tabella verrà sostituita dalla tabella 1 dell'Allegato
A del D.M. 367/2003).
Le acque dolci superficiali vengono anche monitorate tenendo in considerazione la destinazione d'uso (nel citato decreto legislativo “acque a specifica
destinazione”): acque idonee alla vita dei pesci (salmonicoli e ciprinicoli) ed
acque idonee alla produzione di acqua potabile.
Per approfondire lo stato qualitativo delle acque del torrente Torre si è pervenuti ai dati più recenti possibile presso ARPA nella stazione più prossima
all’area di progetto riportando lo stato di qualità ecologica delle acque superficiali regionali secondo il Piano Regionale di Tutela delle Acque.
La stazione più prossima è molto vicina all’area di progetto ed è situata tra
gli abitati di Zompitta e di Savorgnano del Torre (comune di Povoletto), a
valle dell’immissione del torrente Cornappo, nei pressi delle opere di presa
dell’acquedotto AMGA e a monte della derivazione nel sistema delle rogge.
Le principali pressioni antropiche in questo tratto sono le opere di derivazione esistenti e la presenza di scarichi urbani.
La valutazione complessiva della funzionalità fluviale è buona; viene penalizzata la sponda destra per la ridotta ampiezza della fascia vegetale in area
perifluviale.
Figura 13: Stato di qualità delle acque superficiali relative al torrente Torre (fonte
dati ARPA FVG)
Lo stato ecologico del corpo idrico individuato dagli indici è buono. La situazione rilevata è naturale, ma si segnala la frequente comparsa di fioriture
diatomiche, possibile segnale di alterazione dell’ecosistema acquatico.
In ogni caso non si rilevano altre criticità, per cui il giudizio esperto rimane
comunque positivo.
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4.3
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Suolo e sottosuolo
Per i seguenti paragrafi ci si basa sulla carta geologica del Friuli Venezia
Giulia e sulla relazione geologica di progetto, appositamente elaborata per il
sito in esame.
4.3.1 Morfologia
L'area su cui è presente la struttura interessata dall’intervento, é situata nella zona settentrionale del Comune di Reana del Rojale, sulla riva al Torrente Torre, in quel tratto elevata di un paio di metri dal piano dell’acqua.
La morfologia locale è caratterizzata da una piccola piana determinata
dall’azione fluviale e glaciale con presenza, a oriente ed occidente di propaggini collinose che da quote di 200-210 metri degradano verso il fiume.
4.3.2 Geologia
La geologia è caratterizzata a occidente dalla presenza della formazione
morenica del Colle di Qualso da 220 che si sviluppa a est fino sopra la formazione marnoso-arenacea sulla sponda sinistra del Torre e che forma i
colli di Savorgnano a m 215, incisa localmente dal corso del Torre che ivi
forma una soglia strutturale.
Figura 14: Stralcio della carta geologica del Friuli Venezia Giulia.
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L’opera del Consorzio Ledra Tagliamento, a quota 174 m, ove sarà installata la turbina, è fondata sulla formazione rocciosa del flysch eocenico.
4.3.3 Idrologia e idrogeologia
Il Torre è un corso d’acqua il cui bacino può essere diviso in due tratti, a
monte della soglia di Zompitta ed a valle della stessa.
La parte iniziale, scorrendo in formazioni litoidi e con numerosi affluenti, il
bilancio idrico risulta positivo con sensibili portate ed regime perenne, mentre successivamente le sue acque si perdono nelle formazioni ghiaiose
sempre più potenti verso la pianura e presenta un alveo quasi sempre secco.La soglia di Zompitta fa risalire le acque di subalveo fino sulla retrostante
piana di Nimis, mentre immediatamente a valle le portate diminuiscono gradualmente per la sensibile permeabilità del materasso alluvionale che si inspessisce.
4.4
Fauna, flora e biodiversità
Vista la tipologia di progetto in esame si approfondisce con maggiore attenzione la fauna ittica per poi passare all’analisi della flora, della biodiversità e
di altra fauna presente sul territorio.
4.4.1 Fauna ittica
Nel comparto di Fiume interessato si utilizzano i dati rilevati dall’Ente Tutela
Pesca (dati disponibili al 2004) rilevati a Povoletto, qualche centinaio di metri dopo l’area in esame, per una larghezza alveo di 30 m un fondo di ciottoli
e ghiaia, una copertura vegetale in alveo di periphyton scarsamente sviluppato e copertura vegetale sponde fatta di formazioni arboree e arbustive.
Le specie che risultano presenti nel tratto considerato sono 6, di cui si riporta di seguito una descrizione delle specie rilevate:
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NOME SCIENTIFICO : Barbus plebejus
NOME VOLGARE : barbo comune
PHYLUM : Chordata
CLASSE : Actinopterygii
ORDINE : Cypriniformes
FAMIGLIA : Cyprinidae
AUTOCTONA
Questa specie ha taglia medio-grande, la lunghezza totale massima può infatti superare i 60 cm ed il peso può raggiungere i 4 kg. Il corpo di forma affusolata, presenta un
capo appuntito con bocca posta ventralmente, circondata da due paia di barbigli. Il
primo paio è più corto rispetto al secondo. Le scaglie sono di piccole dimensioni. Il colore del dorso è bruno-verdastro, più chiaro sui fianchi, il ventre è bianco. Ad eccezione
della regione ventrale, il corpo presenta numerosi punti grigi, presenti anche sulle pinne e particolarmente evidenti nei giovani esemplari. Le pinne possono presentarsi più
o meno rossastre, la dorsale e la caudale sono grigie.
Si ciba prevalentemente di macroinvertebrati bentonici, in particolare larve di Insetti e
Crostacei.
Periodo riproduttivo: tra la metà di maggio e la metà di luglio. Ogni femmina depone
alcune migliaia di uova (5000-10000).
NOME SCIENTIFICO : Leuciscus cephalus
NOME VOLGARE : cavedano
PHYLUM : Chordata
CLASSE : Actinopterygii
ORDINE : Cypriniformes
FAMIGLIA : Cyprinidae
AUTOCTONA
Può raggiungere dimensioni pari a 60 cm di lunghezza totale e 4 kg di peso. Il corpo è
fusiforme e slanciato. Il capo è piuttosto grande, come pure la bocca. Il corpo ha colore
grigio, più chiaro sui fianchi e bianco sul ventre. Le pinne sono grigie, più scure nella
parte posteriore, quelle pettorali, ventrali e la pinna anale in alcune popolazioni possono assumere un colore aranciato.
L’occhio ha colore argenteo.
Piuttosto ampio è lo spettro alimentare, che include organismi animali acquatici, materiale vegetale, come pure Insetti alati e semi e frutti di piante presenti lungo le sponde.
Periodo riproduttivo: seconda metà di maggio - prima metà di luglio. Una femmina di
medie dimensioni depone circa 20-30000 uova.
NOME SCIENTIFICO : Leuciscus souffia
NOME VOLGARE : vairone
PHYLUM : Chordata
CLASSE : Actinopterygii
ORDINE : Cypriniformes
FAMIGLIA : Cyprinidae
AUTOCTONA
La lunghezza totale di questa specie raramente supera i 20 cm. Il corpo è fusiforme,
con capo piuttosto piccolo. Il dorso ha colore grigio-bruno, lungo i fianchi è ben evidente una banda nera longitudinale che va dall’opercolo all’inizio della pinna caudale. I
fianchi nella zona sottostante la banda ed il ventre sono bianchi con riflessi argentei.
La pinna dorsale e caudale sono grigie, mentre le pettorali, le ventrali e l’anale sono di
colore giallo-arancio. L’occhio è argenteo.
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Cerca l’alimento a livello del fondo e si ciba di Invertebrati acquatici ma anche di organismi vegetali.
Periodo riproduttivo: aprile – agosto. Le femmine depongono poche migliaia di uova.
NOME SCIENTIFICO : Padogobius bonelli
NOME VOLGARE : ghiozzo padano
PHYLUM : Chordata
CLASSE : Actinopterygii
ORDINE : Perciformes
FAMIGLIA : Gobiidae
AUTOCTONA
La lunghezza totale massima non supera i 10 cm. Questa specie presenta un corpo
alquanto allungato con testa grossa e regioni opercolari arrotondate e prominenti. La
bocca è obliqua con denti piccoli e conici. Gli occhi sono grandi.
Il corpo presenta una colorazione bruno chiara, dorsalmente vi è la presenza di 4 o 5
bande scure, mentre numerose macchie scure sono presenti anche lungo i fianchi.
Dietro all’opercolo frequentemente si osserva la presenza di una macchia nera. Le
pinne sono più o meno punteggiate, la prima pinna dorsale presenta della fasce trasversali scure e può essere blu posteriormente.
In periodo riproduttivo i maschi assumono una colorazione più scura, quasi nera.
Si nutre di Invertebrati, in particolare larve di Insetti.
Periodo riproduttivo: maggio – luglio. La femmina depone alcune centinaia di uova.
NOME SCIENTIFICO : Phoxinus phoxinus
NOME VOLGARE : sanguinerola
PHYLUM : Chordata
CLASSE : Actinopterygii
ORDINE : Cypriniformes
FAMIGLIA : Cyprinidae
AUTOCTONA
É un pesce di taglia piccola, la lunghezza totale può raggiungere al massimo i 12 cm. Il
corpo è slanciato e la testa ha una forma arrotondata. Il corpo ha colore grigio metallico o bruno, con bande trasversali scure. Dal capo alla pinna caudale vi è, da ciascun
lato, una sottile linea biancastra. Sui fianchi sono presenti 12-15 grandi macchie rotondeggianti scure, che possono formare delle bande. I fianchi ventralmente ed il ventre
stesso è di colore argenteo o bianco. Durante il periodo riproduttivo, nei maschi la base delle pinne pettorali, ventrali ed anale divengono rossi, come pure la regione ventrale, mentre il dorso ed il capo più scuri. Nelle femmine in riproduzione solo il ventre può
divenire rosso.
La dieta è varia, comprende larve di Insetti acquatici e Crostacei, frammenti vegetali;
nei laghi anche Crostacei planctonici.
Periodo riproduttivo: maggio – luglio. Ogni femmina depone circa 800-1500 uova.
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NOME SCIENTIFICO : Salmo trutta
NOME VOLGARE : trota fario
PHYLUM : Chordata
CLASSE : Actinopterygii
ORDINE : Salmoniformes
FAMIGLIA : Salmonidae
AUTOCTONA DUBBIA
Gli esemplari appartenenti a questa emispecie hanno taglia media, la lunghezza massima è, infatti, di circa 50 cm, ma le dimensioni variano in relazione alle caratteristiche
ambientali. Lungo tutto il tronco dell’animale, ad eccezione della parte ventrale, si osservano caratteristiche macchie rotondeggianti, di colore nero o rosso o di entrambi i
colori, le quali sono spesso circondate da un alone chiaro.
L’alimentazione si basa prevalentemente sulla predazione di Invertebrati (principalmente larve ed adulti di Insetti) presenti sul fondo o sospesi nell’acqua, le trote di maggiori dimensioni possono catturare anche altri Pesci.
Periodo riproduttivo: novembre-febbraio. Ogni femmina depone circa 1600-1700 uova
per ogni chilogrammo di peso corporeo.
Dalle analisi osservate e dai dati presi in considerazione, non si riscontrano
particolari criticità rispetto alla fauna ittica locale. Si rileva tuttavia che i rilasci di portata discontinua a monte dell’area prevista per l’impianto non agevolano condizioni ottimali per la tutela delle specie presenti e per la conservazione della biodiversità (come ad esempio la stessa micro e macrofauna
bentonica).
4.4.2 Flora e biodiversità
Passando a considerare la situazione naturale locale, con specifico riferimento a flora e biodiversità si rimanda alle considerazioni più generali già
emerse nel quadro programmatico.
L’alveo ghiaioso del fiume separa l'ambiente tipicamente carsico da quello
pianeggiante e segnato da alcuni appezzamenti di terra coltivati. Il fiume
crea un ambiente fluviale particolarmente suggestivo, con tipiche presenze
di flora: fiordaliso (centaurea cyanus); sambuco nero (Sambucus nigra); ginestrino comune (Lotus corniculatus).
Figura 15: Flora tipica locale: fiordaliso, sambuco nero, ginestrino comune.
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I boschi di salici e pioppi sono particolarmente ospitali per un gran numero
di uccelli (cinciallegra (Parus major); airone bianco maggiore (Egretta alba);
germani reali (Anas platyrhynchis).
Nelle zone golenali, la boscaglia, dominata dalle robinie, è composta da altre specie legnose fra cui l’ailanto, l’amorfa ed il sambuco, mentre le macchie arbustive dei rovi si confondono tra i fusti lianosi della vitalba e del caprifoglio.
Figura 16: Fauna tipica locale: cinciallegra, airone bianco maggiore, germani reali.
La vegetazione che si incontra lungo il corso delle rogge si differenzia da
quella circostante perché ama i suoli umidi. Le specie tipiche più diffuse fra
gli alberi sono l’ontano, il salice e il pioppo nero. Le piante palustri sono
confinate lungo i bordi, in alcuni casi con fioriture e/o foglie vistose, come
nel caso del litro, del farinaccio, della saponaria o del ranuncolo d’acqua
galleggiante.
4.5
Radiazioni elettromagnetiche
Di seguito si riporta schematicamente la dislocazione sul territorio degli impianti di telefonia mobile e di radiodiffusione collocati sul territorio comunale
(fonte: catasto elettromagnetismo dell’ARPA FVG) che consentono di mettere in luce come le aree in cui sono concentrati gli impianti sono al confine
opposto dell’area in esame.
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Figura 17: Localizzazione degli impianti di radiofonia, telefonia e televisione
In prossimità dell’area di progetto non sono presenti impianti emittenti, si rileva solamente la presenza di un elettrodotto, già indicato nella pianificazione comunale.
4.6
Rumore e Vibrazioni
Come per la maggior parte dei comuni in Italia, la maggior parte del rumore
in ambito urbano è prodotto dal traffico veicolare, i fattori che incidono maggiormente sono la velocità di percorrenza, il tipo di fondo stradale e la presenza di asperità sul manto stradale.
Il Comune di Reana del Rojale non risulta dotato di piano di classificazione
acustica.
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Non è possibile rilevare altro in questa fase di analisi dello stato
dell’ambiente, alcuni approfondimenti sono stati forniti nell’esame del progetto per quel che riguarda la parte tecnica, si elaboreranno più avanti le
considerazioni sull’impatto acustico.
4.7
Beni culturali, storici, architettonici e paesaggistici
Il Rojale (dal friulano roje) si estende per 20,180 kmq. di superficie ad un altitudine che varia da 148 a 197 m. Il comune conta una popolazione di oltre
5000 abitanti che risiedono nelle nove frazioni, paesi ancora vivi e caratteristici: Reana, Ribis, Rizzolo, Remugnano, Valle, Vergnacco, Cortale, Zompitta, e Qualso. Il territorio ancora integro è di origine alluvionale, è percorso
dalle rogge di Udine e di Palma. La prima, derivata dal torrente Torre, é
nominata per la prima volta in un documento del 1171; conserva gli argini di
pietra costruiti da Venezia nel sec. XVIII°, e noti come "Rosta Ferraccina"
dal nome del costruttore. La Roggia si divide, nella frazione di Valle, in un
secondo tronco che prende il nome di Roggia di Palma.
Abitato fin dai tempi preistorici (il bacino di grandins e la zona delle cave
d'argilla di Qualso risalgono all'età del bronzo) subì la dominazione romana,
testimoniata ancora oggi dalle superstiti tracce di centuriazione e dai ritrovamenti di tombe e monete e di seguito quella longobarda. Con l'avvento
del Patriarcato d'Aquileia il Rojale venne sottoposto alla Gastaldia di Tricesimo, dalla quale dipese fino al 1647, anno in cui venne eretto in Contea e
dato in giurisdizione alla famiglia Caiselli. Nel periodo patriarcale e durante quello veneto la popolazione godette di particolari privilegi, tra cui l'esenzione delle tasse in cambio dell'obbligo di provvedere alla manutenzione
della roggia che forniva l'acqua ad Udine. Con l'occupazione napoleonica
divenne Municipio del Distretto di Passariano e, con il Regno d'Italia, Comune con la denominazione di Reana del Rojale (decreto 18 agosto
1867) .
Lungo il sistema ciclo-pedonale che connette l’area della presa a Zompitta
con il territorio di Tavagnacco e Udine, si ritrovano numerosi casali con mulini ed edifici di archeologia industriale, chiuse e manufatti di ingegneria i-
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draulica, lavatoi, chiesette ed cappelle votive (a volte ancora circondate dalla Centa ovvero la cinta muraria perimetrale), borghi e luoghi di ristorazione
tipica, nonché antichi percorsi di origine romana e/o agricola. Lungo le Rogge è possibile apprezzare elementi della flora e della fauna tipici
dell’ambiente delle rive dei corsi d’acqua e dell’ambiente del torrente Torre
che corre parallelamente alle Rogge col suo intorno di elevato interesse
ambientale.
Il Territorio di Reana del Rojale e di Tavagnacco sono caratterizzati dalla
presenza di un sistema di canali che prelevano l’acqua dal torrente Torre e
la conducono nel cuore delle città di Udine e Cividale. L’epoca del tracciamento delle Rogge vede gli studiosi discordi, proponendo taluni addirittura
un’origine romana. Il documento di Volrico II di Treffen del 1171 attesta,
comunque, dell’esistenza in tale data di dette infrastrutture idrauliche: si accenna infatti alla presenza, già all’epoca, della roggia o Rogge attraversanti
ville di Cussignacco e Pradamano, originate in corrispondenza del bacino di
Gradens, nella stretta di Zompitta e Savorgnano. Lungo il corso delle Rogge, nei secoli, sono sorti diversi mulini e casali, opifici e altre strutture di cui
oggi permangono molte testimonianze.
Il paesaggio attraversato dal percorso che costeggia le rogge fra Tavagnacco e Zompitta presenta le caratteristiche tipiche del paesaggio della
pianura friulana, con un orizzonte a nord costituito dalle colline moreniche e
dalle Prealpi Giulie. I diversi campanili che punteggiano l’orizzonte creano
un sistema di riferimento per l’individuazione delle diverse frazioni, mentre
l’addensarsi delle alberature lungo i corsi d’acqua permette l’individuazione
degli stessi nel panorama generale.
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Figura 18: Visione panoramica della destra idraulica
Figura 19: Visione panoramica della sinistra idraulica
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5 QUADRO AMBIENTALE – VALUTAZIONE PRELIMINARE
DEGLI IMPATTI
Si prendono in considerazione gli impatti derivanti dal progetto distinguendoli tra quelli prevedibili per la fase di cantiere e quelli attendibili per la fase
di esercizio in modo da esaminare più precisamente l’eventuale modifica
delle componenti ambientali dovuta alle diverse fasi di intervento.
Brevemente si ricorda che per impatto ambientale si intende l'insieme degli
effetti diretti, indiretti, secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, a piccola e grande distanza, positivi e
negativi indotti da un insieme o da singoli interventi sull'ambiente.
L'impatto ambientale è valutato in rapporto agli effetti sull'uomo, la fauna, la
vegetazione, il suolo, l'acqua, l'aria, il clima, il paesaggio, i beni materiali, il
patrimonio storico-culturale, l'ambiente socio-economico e le loro interazioni
reciproche al fine di individuare, eliminare o comunque ridurre entro limiti
compatibili l'impatto ambientale degli interventi soggetti alla disciplina della
LR 43/1990.
Essendo in fase di screening non si prevede l’elaborazione di matrici (qualitative, quantitative, cromatiche, coassiali…) che, a questo livello, avrebbero
solo lo scopo di riportare una sintesi grafica di quanto esposto: si rimanda
alle singole voci appositamente raggruppate per componenti ambientali e
alle osservazioni di chiusura del presente Studio Preliminare Ambientale.
5.1
Fase di cantiere
Gli impatti dovuti alla cantierizzazione dell’area sono da valutarsi principalmente da un punto di vista temporaneo ovvero per la durata della fase di
cantiere o più specificatamente per alcune particolari azioni puntuali di cui si
forniranno gli opportuni dettagli.
Il proponente cercherà di ovviare a questi aspetti mettendo in atto come imposto dalla legge e per quanto possibile le opportune mitigazioni.
Si tenga preliminarmente presente che il cantiere per un impianto di questo
tipo è assimilabile a quello di un normale edificio abitativo: tutti i lavori non
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vengono quasi mai svolti in contemporanea e l’area di lavoro rimane sempre molto limitate e causa ridotte interrelazioni con le varie componenti ambientali.
5.1.1 Aria
La principale alterazione indotta sulla qualità dell’aria riguarda l’aumento
della concentrazione di polveri, dovuto alle operazioni di allestimento ed esercizio del cantiere che possono essere ricondotte a due principali categorie:

polveri generate dalle attività di cantiere (movimentazioni di terra e
calcestruzzo, scavi e riporti), dal sollevamento e successiva dispersione dovuti al vento spirante su aree di cantiere non asfaltate o non
inerbite e in aree di stoccaggio di materiali inerti, dalla circolazione
dei mezzi che implica sollevamento di polveri per turbolenza e deposizione sulle aree attigue alla viabilità di cantiere e ordinaria;

prodotti di combustione (NOx, SO2, Polveri, CO, Incombusti) dei motori dei mezzi impegnati nel cantiere (autocarri, ruspe, gru, pale cingolate e gommate, compattatori).
L’impatto prodotto ha una limitata estensione sia dal punto di vista spaziale,
che temporale: l’area soggetta all’aumento della concentrazione di polveri in
atmosfera è circoscritta a quella di cantiere e al suo immediato intorno e le
attività di cantiere si svolgono in un arco di tempo che, riferito agli intervalli
temporali usualmente considerati per valutare le alterazioni sulla qualità
dell’aria, costituisce un breve periodo.
L’impatto da polveri nelle aree di cantiere è inoltre maggiormente significativo nel corso dei primi mesi di operatività del medesimo, ossia nel periodo in
cui lo scotico e i movimenti terra determinano condizioni di aree denudate,
tali da facilitare la dispersione delle polveri.
Va peraltro detto che tali polveri, le cui concentrazioni possono rivelarsi significative, in caso di ventosità prolungata e assenza di precipitazioni, non
risultano mai caratterizzate dalla presenza di sostanze nocive (ex. metalli
pesanti).
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Un impatto di minore importanza quali-quantitativa è quello dovuto alle immissioni di inquinanti da parte dei motori dei mezzi di cantiere, comunque
equipaggiati con i necessari sistemi di abbattimento delle emissioni gassose.
5.1.2 Acqua
Di seguito si riportano in sintesi i principali impatti possibili derivanti dalla fase di cantiere:

qualità dell’acqua: minime alterazioni delle qualità fisiche delle acque si avranno in fase di costruzione dell’opera, per il possibile aumento della torbidità delle acque dovuta agli scavi, per l’esecuzione
delle opere di presa e di restituzione;

trasporto solido: la centralina idroelettrica non modificherà l’attuale
trasporto solido;

deflussi superficiali: la derivazione in oggetto non comporterà alcuna variazione sostanziale delle portate, infatti, a seguito della realizzazione della centralina il Fiume non subirà modifiche ai deflussi.
In riferimento alla torbidità delle acque si osserva che potrà aumentare a
causa delle temporanee azioni di scavo ed in particolare di costruzione delle ture: gli impatti risultano comunque brevi, limitati e comunque assimilabili
ai fenomeni di trasporto che si innescano conseguentemente ai fenomeni di
pioggia intensa. In situazioni normali, considerata la portata fluente nel
Fiume, è prevedibile che il fenomeno si esaurirà dopo qualche decina di
metri.
5.1.3 Suolo e sottosuolo
I principali impatti su suolo e sottosuolo vengono valutati nella parte che riguarda la fase di esercizio, rientrando in quelle modifiche permanenti che si
inseriscono nel medio lungo periodo di utilizzo dell’opera.
In fase di cantiere si rileva la necessità di predisporre dei piazzali temporanei per la movimentazione delle macchine da cantiere e per lo stoccaggio
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temporaneo
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dei
materiali
da
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costruzione
e
di
quelli
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provenienti
dall’escavazione. Gli effetti ambientali di quanto prefigurato hanno come
principale oggetto d’impatto la vegetazione e il manto erboso presente, ma
nella situazione in esame le aree utilizzate sono tutte già urbanizzate ed
impermeabilizzate: uniche aree interessate sono quelle arginali di cui si
prevede il totale ripristino, riducendo l’impatto quasi a zero.
Il possibile rabbocco dei macchinari sarà opportunamente eseguito in modo
da evitare accidentali sversamenti al suolo.
5.1.4 Fauna, flora e biodiversità
Fauna ed in particolare ittiofauna saranno marginalmente influenzati dalla
realizzazione dell’opera in esame e per il periodo necessario alla costruzione poiché l’area di cantiere interesserà solo una ridotta parte dell’alveo consentendo un normale deflusso delle acque e della fauna ittica.
Gli esemplari arbustivi ed arborei presenti potranno essere interessati dalla
costruzione del manufatto in alveo e per l’alloggio delle componenti elettromeccaniche, tuttavia nell’area di utilizzo la presenza risulta scarsa. Altro
impatto potrebbe subire l’eventuale cotica erbosa esistente che potrebbe
essere asportata o comunque deteriorata per l’utilizzo dell’area arginale, ma
come si vedrà, se ne prevede il ripristino.
5.1.5 Rumore e vibrazioni
Per quanto riguarda il rumore prodotto in fase di esercizio, anche in base alle ridotte dimensioni dell’opera, si prevede che nel cantiere le macchine utilizzate saranno di medie dimensioni e in numero esiguo. In generale per
ogni fase in cui i lavori di cantiere vengono articolati, l’impatto dovuto al rumore delle macchine utilizzate varierà in linea di massima solo in base alla
maggiore o minore durata temporale di una fase rispetto ad un’altra.
Le attrezzature utilizzate che comportano la più rilevante emissione sonora
sono gli escavatori: il movimento dei mezzi è comunque modesto e il contributo acustico delle attività di saldatura può considerarsi marginale.
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A titolo esemplificativo si riporta che un escavatore cingolato con caratteristiche idonee per la realizzazione degli scavi (ex. FIAT HITACHI 285) è caratterizzato da un livello di potenza acustica (LwA) di 104 dB (A). Si ipotizza
che già ad una distanza di circa 50 m dal cantiere le emissioni sonore saranno inferiori a 65 dB (A), tali da non determinare effetti negativi
sull’organismo umano.
5.1.6 Beni naturali e architettonici
Come già descritto, la briglia esistente è una struttura del 1929 ed è stata
costruita al fine di evitare fenomeni di erosione d’alveo.
Il progetto non va a mutare in alcun modo l’assetto della briglia esistente
mantenendo la sezione dell’alveo inalterata. La posizione in cui si innesterà
la turbina prevista dal progetto sarà a valle delle paratoie sghiaiatrici esistenti che presentano l'unghia di calcestruzzo e la scogliera di valle esistente dissestate.
In sede di accantieramento si intende ripristinare un profilo il più possibile
rettilineo al fine di sistemare la condizione a protezione del fondo a seguito
dell'installazione della centralina idroelettrica. Il resto delle opere civili saranno costruite (draft tube) in aderenza ai manufatti esistenti ma non è previsto nessun loro intaccamento.
5.1.7 Traffico
Per il raggiungimento del sito dell’impianto da parte dei mezzi d’opera, potranno essere utilizzate le esistenti strade provinciali e comunali che interessano la frazione di Zompitta, in particolare la SP38 e la SP77 e le conseguenti strade secondarie.
L’accesso specifico è possibile dalla strada che costeggia la riva destra del
Torre, alla quota di circa 174 metri sul livello del mare, su proprietà del
Consorzio di Bonifica Ledra-Tagliamento.
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Figura 20: Viabilità esistente potenzialmente interessata dalla fase di cantiere.
Per tutta la durata dei lavori l’accesso al sito di progetto non rappresenterà
particolare intralcio alla viabilità esistente tanto più che il sito dell’impianto è
a lato della strada e facilmente raggiungibile.
La mobilità non verrà sostanzialmente influenzata dalla realizzazione
dell’opera poiché l’impianto è di piccole dimensioni e non richiede lavori importanti: si tratta di un intervento limitato nel tempo che non prevede un particolare movimento mezzi.
5.1.8 Rifiuti
La chiusura di tutti gli scavi sarà effettuata nel più breve tempo possibile e il
materiale in eccesso derivante dagli scavi dovrà essere conferito in discarica.
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Si evidenzia infine che nelle acque non vi sarà alcun percolamento di inquinanti, né in fase di cantiere né tantomeno in fase di esercizio dell’impianto.
5.2
Fase di esercizio
Si prendono in esame e si approfondiscono le componenti ambientali specificatamente interessate nella fase di esercizio del progetto.
5.2.1 Acqua
Prima degli interventi di regimazione e della posa in alveo delle traverse ad
uso idroelettrico il torrente Torre si presentava a carattere torrentizio alternando periodi siccitosi a forti piene. Ora data la natura spiccatamente regimata del corpo idrico la situazione è mutata in modo importante, inoltre
l'andamento delle portate si presenta anch'esso come non continuo nell'arco della giornata. Per questo e per la natura prettamente puntuale dell'intervento oggetto della presente, non si riscontrano motivazioni tali per cui si
possa avere una variazione di alcun tipo nella livelletta dell'alveo. Non vengono infatti messe in opera traverse fluviali che possono rallentare la velocità dell'acqua e andare a maggiorare l'apporto di trasporto solido in quel
punto.
Non si prevedono problemi di natura idraulica connessi alla fase di esercizio
della centrale: essa non interferisce col livello di monte, e se necessario il livello può essere comunque regolato affinché non crei problematiche di alcun genere anche mediante gli organi di controllo esistenti (paratoie) e le
turbine stesse mantengono il livello di imbocco fisso secondo quanto imposto dagli operatori.
Il livello di imposta comunque è, di progetto, pari alla quota di testa della
briglia: quindi non più alto di quanto non sia già secondo il deflusso naturale. Per tale ragione si considera l'impatto della nuova installazione non rilevante nel contesto di possibilità di rigurgito del pelo libero a monte dell'iniziativa.
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Inoltre la derivazione non va ad inficiare in nessun modo l'andamento dei
deflussi in alveo, in quanto la restituzione è in corrispondenza della presa.
Per la natura peculiare dell'installazione, peraltro totalmente puntuale, l'emunzione e l'adduzione al corpi idrico mantiene inalterato lo status quo delle portate fluenti in alveo: la situazione di flusso è continua e non c'è interruzione di sorta, le portate turbinate restano in loco.
Riguardo alla disponibilità idrica, risulta che per buona parte dell'anno le
portate medie transitanti in alveo sono più alte del massimo turbinabile e
stramazzeranno in ogni caso sulla briglia esistente mantenendo l'habitat
pressochè inalterato rispetto ad una situazione ante operam.
A causa del rilascio puntuale dell'intera portata turbinata non si ha in nessun modo sottrazione della stessa verso altri luoghi, e quindi il valore della
portata fluente viene mantenuto immutato rispetto al flusso naturale del fiume in quel punto.
La problematica più incisiva delle iniziative idroelettriche a traversa fluviale
è che tipicamente i flussi naturali vengono incanalati in una derivazione adduttrice fuori alveo: si deve quindi emungere la portata in arrivo e portarla
fuori alveo mantenendo un D.M.V. che consenta al Fiume di mantenere i
bio-tipi caratteristici e un valore di portata tale per cui il trasporto o il deposito di materiale non vengano stravolti dall'inserimento di un manufatto di tale
genere. Nessuno di questi aspetti è presente nel progetto in esame e gli
stessi fenomeni erosivi vengono totalmente by-passati e non comportando
variazioni di carattere generale per quel che riguarda il trasporto solido nel
Fiume.
Riguardo allo specifico del Deflusso Minimo Vitale, vale quanto già riportato
nella descrizione del progetto e nella stessa Relazione Tecnica di progetto
ovvero che non vi è sottrazione di portata verso altri corpi idrici o consumo
della stessa.
Nel caso la portata emunta sia inferiore a quella transitante in alveo essa
sfiora comunque sulla briglia in destra orografica e non viene rallentata in
nessun modo dalla presenza della centralina, causando deposito di materiale al fondo. Di contro per lo stesso motivo la centrale non adduce più portata in quel punto di quella transitabile per le pale, ragion per cui non viene
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aumentata la velocità dell'acqua in modo sensibile e non si ha per la stessa
ragione eccessivo trasporto solido al fondo.
Il posizionamento delle opere elettromeccaniche e della camera di comando
e controllo è stato studiato in modo da non diminuire la sezione dell’alveo,
così da non compromettere il comportamento idraulico del Fiume Isonzo.
La canalizzazione di restituzione è realizzata in sequenza con la centrale e
parallelamente al corso del Torre: l'acqua che esce dalla turbina infatti fluisce nel tubo di scarico posto a valle della vasca/canale.
La soletta del tubo di scarico si raccorda con il profilo esistente in modo da
potere scaricare le acque senza erodere il fondo a valle dell'installazione.
5.2.2 Suolo e sottosuolo
Come visto precedentmente dal punto di vista geomorfologico l'area risulta
abbastanza stabile nella sua globalità, ed inoltre l'installazione in progetto si
inserirà all'interno di un contesto fluviale già regimato.
La regimazione in sé già è definita e quindi l'eventuale interferenza dell'installazione è scarsa se non nulla; il trasporto di materiale viene già regolato
dalle pendenze imposte dalle soglie esistenti e la centralina in progetto fruirà solo della posizione geometrica favorevole nella captazione e restituzione in alveo del tutto puntuale.
Riguardo alla tipologia di falda subalvea che si trova in queste zone di carattere prettamente carsico, la quantità di filtrato che giunge ad un fiume
considerato come un bacino a scatola nera che trasforma le piogge e il filtrato profondo in deflussi, è di difficile quantificazione e dettaglio in generale. Per un tipo di installazione idroelettrica di questo genere è ragionevole
supporre che la captazione e l'immediata restituzione in alveo della portata,
non comporti in nessun caso una variazione del filtrato profondo o una variazione, seppur lieve, della falda afferente al Fiume, tanto più che con questo tipo di iniziativa idraulica non si porta ad influenzare un vero e proprio
tratto di alveo ma si lascia sostanzialmente inalterata la situazione pregressa.
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Dalle carte progettuali le strutture dell’opera esistente risultano connesse al
substrato roccioso che è presente a 3 metri dalla base dell’opera in sponda
destra sotto le paratie interessate dal progetto per approfondirsi in sponda
sinistra fino a 4 metri sotto il corpo della diga.
Figura 21: Stato di fatto del manufatto esistente – cartografia storica.
L’impiantistica di progetto prevede l’esecuzione di opere aggiuntive si sviluppano a valle del manufatto di scarico, interessando l’area immediatamente a valle.
Considerando dunque la specifica tipologia di progetto, la posizione in alveo
e comunque l'emunzione e restituzione delle portate puntuale su di un sezione di Fiume così esteso, si conclude che non si abbiano influenze di sorta sulla condizione dell'acquifero profondo ne tantomeno di quello superficiale.
5.2.3 Comportamento sismico
Il territorio comunale di Reana del Rojale, secondo la Delibera della Giunta
Regionale F. V. G. 845 del 06/05/2010 esattamente come nell’Ordinanza
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del Presidente del Consiglio dei Ministri n° 3274 del 20 Marzo 2003, recante
“Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del
territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica” G.U. n° 105 del 8/05/2003, é classificato tra le zone sismiche di 2° categoria e definito come “area ad alta sismicità”
L’intervento in oggetto ricade in zona, che attraverso le informazioni evidenzierebbe una litofacies litoide, anche se appartenente “alle rocce deboli”.
Salvo a definire con accuratezza la velocità equivalente delle onde di taglio
Vs con una idonea indagine geofisica usualmente questo tipo di terreni,
seppur sono ricondotti al tipo di suolo nella categoria B (Rocce tenere e depositi di terreni a grana grossa molto addensati o terreni a grana fina molto
consistenti con spessori superiori a 30 m) sono caratterizzati da un graduale miglioramento delle proprietà meccaniche con la profondità e da valori di
Vs,30 compresi tra 360 m/s e 800 m/s.
5.2.4 Flora, fauna e biodiversità
Il progetto in esame prevede l’installazione di una turbina tipo Kaplan ad
asse verticale a quattro pale fisse con distributore.
Tali turbine sono innocue per la fauna ittica, non risultando in altre istallazioni simili, danni ai pesci locali, infatti:

funzionano con un basso numero di giri rispetto alle turbine Pelton e
Francis;

hanno poche pale, quindi con larghi spazi;

a monte delle turbine, per prevenire guasti dovuti a corpi estranei sul
distributore e sulle pale (tronchi e quant’altro si trovi su un fiume), è
prevista l’installazione di una griglia con luce libera di misura opportuna.
La fauna ittica non subirà alcun impatto significativo, sia per la presenza
della griglia che porta naturalmente i pesci a seguire altre direzioni per la di-
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scesa, sia perché può comunque transitare senza conseguenze attraverso
le turbine (Fish – Friendliness).
Per quanto concerne la macrofauna bentonica, si ritiene che essa non subirà variazioni negative in termini di quantità e/o biodiversità (in pratica l’indice
biotico esteso IBE si manterrà con un numero di unità sistematiche rilevabili
che non subirà sostanziali contrazioni).
L’ittiofauna, che costituisce i consumatori di ordine superiore, che risulta
essere presente in modeste quantità, non subirà conseguenze, in quanto la
rete trofica costituita da produttori e consumatori di primo ordine continuerà
a sussistere e con essa la catena alimentare attualmente esistente.
5.2.5 Radiazioni elettromagnetiche
Durante il funzionamento dell’impianto, l’unica fonte di emissione di radiazioni elettromagnetiche sarà costituita dai cavi di allacciamento alla rete elettrica. Tali cavi saranno il più possibile interrati a seguito alle specifiche
STMG di Enel e, poiché il terreno costituisce una schermatura naturale,
l’entità delle radiazioni si potrà considerare irrilevante.
5.2.6 Rumore e vibrazioni
Durante l’esercizio l’unica fonte di emissione di rumore sarà il manufatto
che contiene la turbina e il generatore, mentre i fabbricati per l’alloggio della
strumentazione di regolazione e controllo ha come unica fonte di rumore
(esiguo) il trasformatore che, per caratteristiche progettuali, mantiene il livello di potenza acustica, misurato a tensione e frequenza nominali, non superiore ai valori previsti dalla norma CEI 14-12.
Con l’utilizzo della tecnologia scelta nel progetto la turbina e il generatore
saranno completamente sommersi, permettendo in questo modo una notevole riduzione dell’ingombro volumetrico e di minimizzare l’impatto acustico:
si prevede che il disturbo provocato dal generatore sia coperto dal crepitare
naturale delle acque.
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La centralina inoltre si trova in un’area inserita tra gli argini del torrente Torre, a discreta distanza dalle abitazioni e non esposta a zone sensibili (centri
per l’infanzia, scuole, centri anziani…).
Per quanto fin qui riportato non si ritengono necessari approfondimenti quali
simulazioni modellistiche o studi sulla propagazione (direzione del vento,
cumulo con altre fonti di emissione, etc.).
Il controllo del rumore proveniente dalla centrale di produzione, grazie
all’utilizzo dell’innovativa tecnologia con turbina e generatore a magneti
permanenti, completamente sommersi in acqua e l’utilizzo di materiali con
alto potere fonoassorbente per la realizzazione dell’alloggio della strumentazione di regolazione e controllo, consentiranno di contenere in modo adeguato le componenti tonali e di rimanere ampliamente entro i limiti previsti
per legge.
5.2.7 Beni culturali: patrimonio architettonico
L’opera in esame e le acque di derivazione non andranno in alcun modo a
interferire o a pregiudicare eventuali opere pre-esistenti, né per esondazioni
né per filtrazioni.
In proposito, le opere interessate dal manufatto di progetto sono le seguenti:

l’argine destro del torrente Torre a valle del manufatto delle paratoie;

l'unghia di fondazione del manufatto di alloggio delle paratoie esistenti su cui ci si appoggerà per le nuove costruzioni.
Le paratoie originariamente vengono parzialmente tenute chiuse per la regolazione giornaliera e l'eventuale installazione non va ad inficiare il posizionamento attuale o il funzionamento dell'opera.
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Si nota inoltre che in alcuni casi la briglia viene completamente sommersa e
si ha un livello di acqua a monte e a valle quasi uguale dando una certa
continuità con lo specchio d'acqua.
5.2.8 Beni culturali: paesaggio
Come già citato il progetto prevede l’utilizzo di una turbina tipo DIVE Turbine che sono turbine ad asse verticale a quattro pale fisse con distributore
che
permettono
una
notevole
riduzione
dell’ingombro
volumetrico
dell’impianto: si ha infatti la totale mancanza di opere civili in elevazione e
per lo specifico inserimento dell’impianto un impatto visivo ridotto.
L’impatto visivo è quindi limitato alle sole opere elettromeccaniche superficiali e dalla porzione in superficie della griglia in entrata al canale di adduzione.
L’alloggiamento che conterrà le unità logiche di comando e controllo, è realizzato all'interno del manufatto sghiaiatore esistente, e pertanto non va ad
inficiare la sezione idraulica dell'alveo in quel punto in nessun modo.
Non si provvederà al disboscamento delle ripe se non per lo stretto necessario, provvedendo comunque al ripristino delle essenze locali (si veda successivo).
Il progetto prevede la realizzazione a valle di un riempimento con massi di
adeguata pezzatura per evitare fenomeni di erosione al piede in sinistra e in
destra rispetto alle turbine. La posa in opera di massicciate di questo genere rientra nell'ottica di un contesto di ingegneria naturalistica nel rispetto della morfologia d'alveo originaria.
Si deve tuttavia tenere in considerazione che l’area in cui il progetto si inserisce è vincolata ai sensi del D.Lgs 42/2004 art, 142 lett c) da cui consegue
la necessità della procedura di Valutazione Paesaggistica ai sensi del
DPCM 12/12/05 presso il Servizio tutela beni paesaggistici regionale e verifica dell'interesse culturale ai sensi dell’art.12 del D.Lgs. 42/04 presso la
Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici regionale.
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Cumulo con altri progetti
L’impianto è stato progettato in modo da non interferire con altre opere e
derivazioni esistenti nel pieno rispetto del regime delle acque pubbliche e
dei diritti di terzi in quanto l'analisi della portata disponibile è stata condotta
considerando già la suddivisione delle portate fluenti in sede di concessione
a derivare, inoltre si rimanda alla relazione idraulica di progetto per approfondimenti relativi a tali considerazioni.
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6 MISURE DI MITIGAZIONE E COMPENSAZIONE
A conclusione dello studio svolto sulle componenti ambientali oggetto di impatto con l’intervento, si propongono azioni di eliminazione o di riduzione
dell’impatto (mitigative) o di intervento sul territorio (compensative). Non si
distinguono le fasi (di cantiere e di esercizio) poiché l’obiettivo è la riduzione
degli impatti totali a prescindere dalla loro collocazione temporale, tuttavia
viene opportunamente segnalato a quale impatto si riferiscono le azioni
previste così che sia possibile ricondurre la misura mitigativa all’impatto analizzato in precedenza.
6.1
Misure di mitigazione
Pur evidenziando che interventi di questo genere hanno ridotti impatti ambientali e che un bilancio costi-benefici in termini di sostenibilità è già abbondantemente positivo, si interviene puntualmente su ogni singolo impatto
allo scopo di ridurre e, ove possibile, eliminare, gli impatti seppur lievi, precedentemente esaminati.
6.1.1 Riduzione emissioni in atmosfera, polveri e rumore in fase di cantiere
Le emissioni in atmosfera durante la fase di cantiere sono causate dal transito dei mezzi d’opera e dalla movimentazione di materiali ed inerti.
Tali attività rappresentano una fonte di impatto che è lecito considerare trascurabile sia in scala ampia, che nelle aree di cantierizzazione, poiché tutti i
mezzi rispetteranno le disposizioni vigenti in materia di emissioni.
Al fine di limitare ulteriormente i fenomeni descritti sono previste le seguenti
azioni:

lavaggio dei pneumatici all’uscita delle aree di cantiere;

copertura dei mezzi con teli in momenti di particolare ventosità;

limitazione della velocità dei mezzi (anche per una minima emissione
di rumore).
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Per quanto riguarda l’emissione di inquinanti da parte dei mezzi d’opera, gli
impatti previsti hanno entità trascurabile e non determineranno variazioni
apprezzabili della situazione esistente, anche in relazione all’area trafficata
in cui si inserisce il progetto.
Si prevede comunque il ricorso a mezzi d’opera dotati di moderne tecnologie di limitazione alla fonte delle emissioni: su questi sarà operato un costante controllo dell’efficienza di tali sistemi.
6.1.2 Riduzione intorbidimento acque e rischio sversamenti
Nella fase di costruzione delle opere di presa e restituzione sarà predisposta la massima attenzione per evitare sversamenti di calcestruzzo in alveo.
Per una maggior sicurezza, si realizzerà una separazione tra la zona lavori
e il fiume Isonzo, per il canale di carico di scarico, attraverso la costruzione
di ture provvisorie in materiale sciolto che saranno smantellate ad ultimazione dei lavori.
Come già riportato, durante la fase di costruzione delle ture, si potranno avere degli aumenti di torbidità delle acque, brevi, limitati e comunque assimilabili ai fenomeni di trasporto che si innescano conseguentemente ai fenomeni di pioggia intensa; in situazioni normali, considerata la portata fluente nel Fiume, il fenomeno si esaurirà dopo qualche decina di metri. Sarà valutata secondo opportunità la sospensione temporanea dei lavori per consentire il naturale ripristino della limpidezza originaria.
6.1.3 Materiale di risulta e ripristino area
Per condizioni strutturali di giacitura e per tipologia dei litotipi, le zone interessate dalla costruzione dei canali di carico e restituzione e dell’edificio
della centrale non presentano situazioni di pericolosità applicando le normali precauzioni per lo scavo in terreni arginali.
Lo stoccaggio del materiale di risulta è eseguito in loco per i lavori successivi, nel caso lo spazio non sia più sufficiente si procederà con lo smaltimento dello stesso presso siti idonei (discariche autorizzate).
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Si chiuderà con opportuna panconatura il canale derivatore e di scarico e si
procederà al completamento della posa delle turbine.
I cavi per il trasporto dell’energia saranno ove possibile interrati, lo scavo è
minimo e consentirà il successivo ripristino nel tratto interessato.
L’eventuale risulta del materiale di scavo, se idonea, in parte sarà utilizzata
per coprire gli scavi aperti, in parte per risistemare la zona interessata.
A lavori ultimati, si procederà con una riqualificazione ambientale dell’area
oggetto dell’intervento (si veda compensazione al cap. 6.2.1).
6.1.4 Interventi sulla flora
A costruzione avvenuta, si procederà alla ricomposizione a verde dell’area
interessata, in modo tale da migliorare la situazione preesistente: sono previsti interventi di mitigazione e miglioramento vegetazionale dell’intera area
interessata dall’opera, proposta mediante piantumazione di specie arbustive
e arboree, come descritto più avanti.
Lo svilupparsi dell’apparato radicale delle piante crea un collegamento tra la
scogliera e il terreno e l’ingrossamento del tronco una maggior compressione tra i massi vicini, con un cospicuo miglioramento della stabilità.
Oltre a tali lavori si provvederà al ripristino delle aree interessate dal cantiere, procedendo all’inerbimento della sponda sinistra dell’argine e delle parte
a verde interessata dalla realizzazione dell’edificio per l’alloggio dei quadri
di comando e controllo.
Si provvederà anche al ripristino delle essenze arbustive ed arboree eventualmente danneggiate o rimosse per l’esecuzione delle opere.
6.1.5 Interventi sulla fauna
Per le mitigazioni degli impatti causati ai mammiferi e i volatili presenti
nell’area durante la fase di cantiere per la presenza delle macchine operatrici, si può valutare un effetto positivo a seguito della riqualificazione ambientale descritta nel paragrafo precedente.
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Per la fauna ittica e la fauna macrobentonica (eventualmente presente nel
torrente, anche se sporadica) a seguito della realizzazione dell’impianto idroelettrico, si può affermare che:

il fluire naturale di una portata continua in prossimità dell’opera di
presa;

il rilascio di ulteriori portate nei periodi di non funzionamento della
centrale (manutenzione o riparazione);

la conformazione idrogeologica e geomorfologica del tratto di canale
sotteso dall’impianto;
costituiscono elementi sufficienti ad affermare che l’opera suddetta garantirà la conservazione della componente macrobentonica ed ittica.
6.1.6 Mitigazione del rumore
Per contemperare le esigenze del cantiere con i possibili quotidiani usi degli
ambienti confinanti, si seguiranno le seguenti accortezze:

il cantiere si doterà di tutti gli accorgimenti utili al contenimento delle
emissioni sonore, sia con l’impiego delle più idonee attrezzature, operanti in conformità alle direttive CE in materia di emissione acustica ambientale, che tramite idonea organizzazione dell’attività;

verrà data preventiva informazione alle persone potenzialmente disturbate dalla rumorosità del cantiere su tempi e modi di esercizio,
su data di inizio e fine dei lavori.
Durante la fase di esercizio, l’unica fonte di emissione di rumore sarà il generatore della centrale. L’innovativa tecnologia utilizzata per l’impianto proposto, prevede l’utilizzo di una turbina con generatore integrato completamente sommerso, in tal caso l’acqua costituirà schermo naturale al rumore
creato dal generatore, e all’esterno non sarà percepito alcun rumore.
Nonostante ciò, in fase di progettazione è stata prevista la realizzazione
dell’edificio per l’alloggio della strumentazione di regolazione e controllo con
pareti, finestre e aperture di ventilazione e porte con materiali che possano
garantire adeguato livello di isolamento acustico, con particolare attenzione
alle componenti tonali (ad esempio serramenti vetrati con vetro stratificato
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di spessore 6+10 mm, che meglio si prestano all’isolamento acustico, in
particolare alle frequenze più alte come i 1000 Hz), il contenimento del numero di bocchette di aspirazione per una minore trasmissione dei suoni
all’esterno e il posizionamento di dissipatori di rumore sulle bocchette di aspirazione.
6.1.7 Rifiuti
La chiusura di tutti gli scavi sarà effettuata nel più breve tempo possibile e il
materiale di risulta verrà posizionato sul posto, opportunamente livellato. Il
materiale eventualmente eccedente verrà inviato a discarica autorizzata.
6.2
Compensazioni
Le compensazioni previste sono quanto più possibile puntuali e mirate al
miglioramento dell’area interessata dall’opera così da minimizzare gli impatti locali che il progetto comporta.
6.2.1 Risistemazione e rinverdimento arginale
In linea generale, in relazione alla modificazione dei suoli che costituiscono
la copertura delle rive prodotta dalla realizzazione dei canali di carico e di
restituzione, si propone il ripristino della copertura naturale, dove presente,
curando l’accantonamento selettivo dei terreni durante l’avanzamento del
cantiere e la risistemazione e rinverdimento, a fine lavori, delle aree modificate con le macchine operatrici. Sarà inoltre effettuata una piantumazione
con specie autoctone.
Questo ripristino agirà positivamente sull’ambiente in quanto eliminerà gli
eventuali fenomeni di erosione localizzata ripascendo e stabilizzando
l’ambiente locale.
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6.2.2 Ripristino e miglioramento della difesa a scogliera
La difesa a scogliera, tecnica proveniente dall’ingegneria naturalistica, è realizzata con massi di diversa pezzatura e peso. Le dimensioni devono assicurare la stabilità della scogliera in caso di eventi di piena, tuttavia sarà
possibile collegare i massi con trefoli d’acciaio passanti per occhielli opportunamente fissati ai massi.
I massi inferiori costituenti la scogliera, sono protetti con un geotessuto di
peso minimo di 500 g/m2, per evitare il loro affossamento nel terreno a
causa del loro peso. Superficialmente sono poi ricoperti con terreno vegetale inerbito con essenze locali.
Sarà possibile anche, a seguito delle indicazioni che ci perverranno, provvedere all’inserimento nella scogliera di talee di specifiche essenze autoctone.
Le talee sono segmenti di fusto di specie arboree ed arbustive, in grado di
produrre radici e generare quindi, in breve tempo, un altro esemplare; sono
suddivise, a prescindere dalla specie, a seconda delle forme e dimensioni:
1. Talee Piccole: fusto legnoso di 20 – 50 cm di lunghezza e diametro
compreso tra 1 e 2 cm;
2. Talee Grosse: fusto legnoso di 50 – 100 cm di lunghezza e diametro
compreso tra 2 e 4 cm;
3. Astoni: fusti legnosi di 1 -3 metri di lunghezza con diametro variabile
tra i 4 e 15 cm.
Lo svilupparsi dell’apparato radicale delle piante crea un collegamento tra la
scogliera e il terreno e l’ingrossamento del tronco una maggior compressione tra i massi vicini, con un cospicuo miglioramento della stabilità.
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Figura 22: Esempio di difesa di sponda a scogliera.
6.2.3 Riferimenti per le ripiantumazioni
Si riportano di seguito i riferimenti che verranno utilizzati per la definizione
degl interventi di rinverdimento e ripiantumazione, cogliendo le specifiche
tratte
dagli
articoli
precedentemente
citati
delle
Norme
Tecniche
d’Attuazione riferite all’area in esame:
Per gli interventi di nuovo impianto, devono essere utilizzate, di
norma, le seguenti specie, nell’osservanza della normativa vigente
sulla certificazione del materiale di propagazione vivaistico.
• Boschi di golena: specie arboree: Populus alba; Populus nigra;
Populus tremula; Morus alba; Salix alba; Ostrya carpinifolia; Fraxinus ornus; Ulmus minor; Alnus glutinosa. Specie arbustive: Sambucus nigra; Rosa canina; Ligustrum vulgare; Cornus sanguinea; Cornus mas; Salix spp; Euonymus europaea; Frangula alnus; Crataegus spp.; Viburnum opulus; Viburnum lantana; Corylus avellana;
Prunus spinosa.
• Alberi e siepi, filari e nuclei arborati lungo le strade rurali: specie
arboree: Acer campestre; Tilia platyphyllos; Tilia cordata; Juglans
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regia; Morus alba; Morus nigra; Populus nigra var. italica; Fraxinus
excelsior; Fraxinus ornus; Ulmus minor; Quercus petrea; Carpinus
betulus; Ostrya carpinifolia; alberi da frutto (meli, peri, susini, ciliegi,
albicocchi, peschi, ecc., ). Specie arbustive: Sambucus nigra; Rosa
canina; Ligustrum vulgare; Cornus sanguinea; Cornus mas; Crataegus spp.; Viburnum lantana; Corylus avellana; Euonymus europaea;
Prunus spinosa.
• Quinte e barriere vegetali: specie arboree a foglia caduca: Populus
alba; Populus nigra; Populus nigra var. italica; Celtis australis; Morus alba; Salix alba; Alnus glutinosa; Quercus robur; Quercus pubescens; Carpinus betulus; Acer campestre; Acer pseudoplatanus; Tilia spp.; Ulmus minor; Prunus avium; Ostrya carpinifolia;; Fraxinus
excelsior; Fraxinus ornus;. Specie arbustive a foglia caduca: Sambucus nigra; Rosa spp.; Ligustrum vulgare; Cornus sanguinea; Cornus mas; Crataegus spp.; Viburnum lantana; Viburnum opulus; Corylus avellana; Euonymus europaea; Rhamnus cathartica; Berberis
vulgaris; Prunus spinosa. Specie arboree e arbustive sempreverdi
(in percentuale, di norma, non superiore al 20% dell’impianto): Laurus nobilis; Buxus sempervirens; Ligustrum ovalifolium;
• Boschi mesofili Acer campestre;Acer pseudoplatanus; Alnus glutinosa, Fraxinus excelsior; Tilia platyphyllos; Tilia cordata; Juglans
regia; Castanea sativa; Ulmus minor; Quercus petrea; Carpinus betulus.
6.2.4 Opere di Presa e Restituzione
Al fine di evitare fenomeni erosivi ai piedi delle soglie in caso di piena, sarà
realizzata una soglia di difesa in alveo con massi di opportuna dimensione,
preservando così il corso d’acqua oppure a seconda delle necessità geotecniche che si incontreranno sarà possibile mettere in opera ture di contenimento a protezione della zona di cantiere.
I manufatti di presa e restituzione andranno ad integrarsi con le difese di
sponda precedentemente descritte, creando un complesso omogeneo e
ben integrato nell’ambiente ripariale.
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6.2.5 Scala di risalita dell’ittiofauna
Nell’ambito della riduzione degli impatti potenziali del progetto, si è presa in
esame la possibilità di installare una rampa per la risalita dell'ittiofauna, su
cui si riportano le seguenti considerazioni:

la natura del progetto è del tutto puntuale e non prevede opere di
sbarramento in alveo andando così ad inficiare dei possibili percorsi
di risalita: nell’area in esame è già presente lo sbarramento costituito
dalla briglia esistente e l’ipotesi progettuale non comporta uno sbarramento aggiuntivo; la situazione ante operam dal punto di vista della conformazione degli sbarramenti esistenti non viene modificata in
nessun modo;

è stata comunque valutata l’opportunità di migliorare la situazione esistente, ma la fauna ittica locale non risulta essere soggetta a migrazione.
Per tali ragioni non si ritiene necessaria e, per le specificità del sito, nemmeno opportuna l'installazione di una rampa per la risalita dell'ittiofauna che
in ogni caso risulterebbe da inquadrarsi, per quanto appena riportato, come
opera di eventuale compensazione e non di mitigazione non essendo presente alcun impatto specifico causato dal progetto in esame.
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7 CONCLUSIONI
Le analisi e le valutazioni osservate hanno evidenziato che la realizzazione
dell'opera di progetto può avvenire nel pieno rispetto dei limiti previsti dalla
vigente legislazione in campo ambientale.
Complessivamente l’impatto dell’opera risulta essere minimo e, considerando un bilancio globale, portatore di maggiori positività che negatività. Confermando quanto già esposto in introduzione, i benefici sono da leggersi su
scala vasta e da inquadrarsi in scelte di sostenibilità ormai sempre più necessarie, mentre le negatività, peraltro limitate, si ripercuotono tipicamente
su scala locale; tuttavia le mitigazioni e le compensazioni previste si attuano
proprio a questa scala minimizzando gli impatti negativi residui ed inquadrando il progetto nella promozione dell'uso di risorse rinnovabili, nella protezione e miglioramento della qualità della vita, degli ecosistemi e delle
specie.
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