In abbinata obbligatoria con Italia Oggi. Direzione: via Rossini 2/A - 87040 Castrolibero (CS) Telefono 0984 4550100 - 852828 • Fax (0984) 853893 Amministrazione: via Rossini 2, Castrolibero (Cs) Redazione di Reggio: via Cavour, 30 - Tel. 0965 818768 - Fax 0965 817687 - Poste Italiane spedizione in A.P. - 45% - art. 2 comma 20/B legge 662/96 - DCO/DC-CS/167/2003 Valida dal 07/04/2003 San Martino di Taurianova. Blitz ai Maio www.ilquotidianodellacalabria.it Manovra Monti Novità su Ici e pensioni. Tassa sui conti correnti Spunta una nuova cosca 21 arrestati: «Sono affiliati» Il Governo verso la fiducia Oggi si inizia alla Camera Farmacisti in rivolta Disposti i fermi per vanificare una soffiata M. ALBANESE, D. GALATÀ, F. PAPALIA e G. VERDUCI alle pagine 8 e 9 e in cronaca Mercoledì 14 dicembre 2011 alle pagine 4 e 5 Michele Maio Mario Monti Scalea. L’inchiesta della Procura di Paola su Francesco Rovito per smaltimento illecito Rifiuti, manette a imprenditore In carcere l’amministratore di Alto Tirreno Cosentino Spa per reati ambientali FRANCESCO Rovito, 37 anni, amministratore unico della società Alto Tirreno Cosentino, che opera nel settore della raccolta dei rifiuti, è stato arrestato per reati ambientali nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola. Tra le accuse ipotizzate contro Rovito dal procuratore Bruno Giordano – che ha chiesto e ottenuto dal gip l’emissione della custodia cautelare in carcere –lo smaltimento illegale di grandi quantitativi di rifiuti. Intesa con la Regione per l’erogazione di servizi innovativi Il ticket si pagherà alla Posta Un progetto sperimentale in provincia di Cosenza I referti saranno consegnati a domicilio dal postino ADRIANO MOLLO a pagina 11 M. CAVA e M. CLAUSI a pagina 7 Castrovillari Il caso Bergamini oggi a “Chi l’ha visto?” In tv i familiari dell’ex calciatore dopo il caso riaperto FRANCESCO MOLLO a pagina 15 L’interno di un ufficio postale La Cgil: «Fondi Ue usati male» Sul Por ok alle quote variate Il sopralluogo degli investigatori nel mercatino della strage Firenze. Un estremista di destra a pagina 11 Uccide 2 senegalesi e poi si toglie la vita Reggio Calabria Sassate per uccidere la fidanzatina Condannato Scopelliti: «Modello Reggio? Il vero bersaglio sono io» Dieci anni. In aula il nonno tenta di dargli un coltello a pagina 12 CATERINA TRIPODI a pagina 15 a pagina 6 Reggio. La Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado sulle influenze della ’ndrangheta Sombrero Infiltrazioni all’ateneo di Messina, processo da rifare La neve LA Cassazione ha ordinato che deve rifarsi il processo per le infiltrazioni dei clan all’università di Messina. A MILANO è tornata la nebbia, che era scomparsa. In Val Padana c'è un nebbione che non si vede nulla. E nelle località turistiche del Nord non riescono a ricreare il paesaggio da neve, doveroso per non far saltare tutte le prenotazioni, neanche sparandola con i cannoni come erano abituati a fare, perché la temperatura è così alta che gli sparaneve non funzionano. Sono effetti secondari del riscaldamento atmosferico mondiale. A Cosenza si sono industriati: hanno montato una pista da sci di plastica, vicino al Comune. Se Cosenza non va alla montagna, la montagna va a Cosenza. GIUSEPPE BALDESSARRO a pagina 14 11214 9 771128 022007 E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro ANNO 17 - N. 344 - € 1,20 Ambiente Contestate violazioni alla società Alto Tirreno cosentino Materiale pericoloso abbandonato in modo incontrollato Dal business rifiuti al carcere Francesco Rovito arrestato per presunti illeciti nello smaltimento della spazzatura di MATTEO CAVA SCALEA – Lo hanno prelevato nella sua abitazione di Rende, contestandogli numerosi reati ambientali e trasferendolo al carcere di Cosenza. Francesco Rovito, 37 anni, amministratore unico della società Alto Tirreno Cosentino Spa, dovrà spiegare diverse situazioni poco chiare. È questo, probabilmente, il motivo per cui gli inquirenti hanno preferito spedirlo in cella e non imporgli una misura meno afflittiva. Francesco Rovito è ben noto nella zona dell'alto Tirreno cosentino per aver gestito la raccolta rifiuti in quasi tutti i comuni. Ha anche sfiorato la possibile candidatura a sindaco di Scalea ed è stato per diverso tempo ai vertici della società calcistica. Dal 2002, la sua società è attiva sul territorio, tra Sangineto e Tortora, compresi i comuni montani. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, è stata emessa dal gip del Tribunale di Paola, Carmine De Rose, su richiesta del procuratore capo di Paola, Bruno Giordano. Lo stesso procuratore, che da tempo è impegnato per contrastare qualsiasi forma illegale di trattamento di rifiuti e ogni genere di reato in materia ambientale. Ilgiro di vite c'è ed è visibile. Il procuratore Bruno Giordano ha coordinato e raccolto le risultanze di vari accertamenti sul conto della società Atc Spa. Ai raggi x, in particolare, ha passato le stazioni di trasferimento temporaneo di rifiuti. Spesso e volentieri i grossi container sono stati lasciati in varie zone del territorio, in alcuni casi provocando la reazione di cittadini e ambientalisti. Gli accertamenti sono andati avanti nel tempo. Oltre ai carabinieri della Stazione di Scalea, diretta dal luogotenente Ilario Castrenze, i controlli sono stati effettuati anche dalla sezione di Polizia giudiziaria del Nucleo ambiente presso la Procura di Paola, dalla Polizia provinciale di Cosenza e dalla Polizia locale di Tortora. In quest'ultimo comune, più volte, i cittadini hanno segnalato presenza di rifiuti in alcune aree. Le indagini sono state condotte nel periodo tra luglio 2010 e marzo 2011. In particolare Francesco Rovito dovrà ora rispondere di varie condotte illecite che i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e della Compagnia di Scalea riassumono così: «Per aver scaricato in modo incontrollato, a Tortora, in area sottoposta a vincolo sismico, idrogeologico, archeologico ed ambientale, rifiuti indifferenziati di vario genere e realizzato in assenza di autorizzazione, nelle adiacenze di un sito preposto al solo recupero e trattamento di rifiuti ceramici ed inerti, una stazione di trasferenza di rifiuti solidi urbani provenienti da vari comuni dell’alto Tirreno cosentino». Il responsabile della Atc Spa è accusato anche di aver «Smaltito, in località Pantano di Scalea, in completa assenza di autorizzazione, circa 1200 metri cubi di rifiuti di vario genere tra cui alcuni pericolosi, quali: batterie al piombo, lastre cementoamianto e pneumatici in di- suso, sversandoli su nudo terreno». La località Pantano è a sud del territorio di Scalea. La Procura di Paola contesta a Rovito di aver: «Abbandonato, in modo incontrollato, rifiuti di vario genere su un terreno ubicato in località Piano dell’Acqua dove era stata autorizzata una stazione di trasferenza nella sua disponibilità ed a servizio di vari comuni costieri». Si tratta dell'area dove fino a qualche mese fa è stata attiva anche la discarica consortile. Secondo l'accusa i rifiuti sarebbero stati sversati sul terreno «In assenza di sistemi di raccolta delle acque meteoriche e percolato, in violazione delle norme antincendio e di sicurezza nei luoghi di lavoro, nonché liberando in atmosfera esalazioni maleodoranti, più volte oggetto di numerose lamentele e proteste di cittadini di questo centro nell’estate del 2010». la discarica di Scalea colpita da un incendio | IL PROFILO | L’ambientalista citato nella relazione Pecorella La commissione bicamerale contestò il conflitto di interessi in Vallecrati di cui era socio e fornitore di MASSIMO CLAUSI COSENZA - Quello di Francesco Rovito può essere considerato Francesco un arresto eccellente visto che il Rovito, 37 37enne di Rende è molto conoanni sciuto non soltanto sulla costa tirrenica, ma anche a Cosenza città. Rovito, difeso dagli avvocati Roberto Le Pera del foro di Cosenza e Sabrina Mannarino del foro di Paola, è stato infatti consigliere comunale a Palazzo dei Bruzi, sia pure per un breve periodo, durante la consiliatura di Salvatore Perugini. Occupandosi principalmente di smaltimento rifiuti Rovito era ovviamente capogruppo (nonchè unico consigliere) del partito dei Verdi. Molto vicino alle posizioni di Diego Tommasi, la sua consiliatura è durata circa un anno e mezzo. Subito dopo Rovito si è dimesso per assumere la carica di amministratore della Multiservizi, una società che aveva nel Comune di Cosenza socio e cliente unico e che poi è stata dichiarata fallita. Il politico-ambientalista si è anche candidato nel 2004 in consiglio provinciale, sempre con i Verdi, ma senza risultare eletto. Rovito era anche socio della ET service una società che aveva un doppio ruolo (socio privato e fornitore) nella Vallecrati Spa, la società mista che era il braccio operativo del consorzio che raggruppa 43 comuni del cosentino. Un giorno, in agosto, decise di licenziare alcuni dei suoi dipendenti e chiese la parola in consiglio comunale per spiegare le sue motivazioni. Fu interrotto dal collega del Prc, Francesco Gaudio, che da sotto lo scranno tirò fuori un piccolo stereo e mise ad altissimo volume l’inno dei lavoratori. Proprio l’eventuale conflitto di interessi all’interno del consorzio Vallecrati fece guadagnare a Rovito più di una citazione nella relazione della commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Calabria. I membri della commissione presieduta da Gaetano Pecorella in più passaggi parlano dell’opacità nella gestione della Vallecrati Spa proprio per la commistione dei ruoli. «Significativa del livello di opacità della situazione - si legge nella relazione - è poi la circostanza che i privati della società Corsortile Crati (che rappresenta il socio privato della Valle Crati SpA) tra i quali figura l'Alto Tirreno Cosentino SpA, altra società mista, il cui amministratore unico è Rovito Francesco, con precedenti - dopo la conclamata crisi della Valle Crati SpA, della cui compagine sociale fanno parte, si siano attivati per ottenere dal comune di Cosenza il servizio di raccolta dei rifiuti, senza l'espletamento di gara alcuna, ma solo in virtù della cosiddetta “gara a evidenza pubblica”, a suo tempo espletata per l'ingresso nella società privata Consortile Crati». La relazione parla di precedenti legati per omesso versamento dell’iva e per associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture inesistenti e alla truffa. L’Atc raccoglieva su tutto il Tirreno ma di recente ha abbandonato il servizio in molti paesi Le vertenze con i Comuni e con i lavoratori La società Alto Tirreno Cosentino Spa ha vissuto momenti di grande attività sul territorio, effettuando il servizio di raccolta in numerosi comuni, fino agli ultimi mesi in cui ha dovuto invece abbandonare il servizio di raccolta nella gran parte dei centri dell'area. A Scalea la società ha dovuto lasciare anche la sede dell'autoparco di via Piave, dove, per diverso tempo, hanno stazionato i mezzi, talvolta maleodoranti e gocciolanti di percolato. La società Atc ha poi dovuto lasciare il Comune di Tortora a giugno. Stessa situazione per San Nicola Arcella, Maierà, Grisolia. Attualmente, nella zona la Atc si occupa del servizio di raccolta a Sangineto e Diamante e in altri due comuni effettua il servizio di trasporto. Sono aperte anche diverse vertenze con i lavoratori. Spesso e volentieri l'amministratore della società ha A Santa Domenica Talao sequestrata mesi fa una discarica abusiva a cielo aperto accusato i comuni di non aver pagato quanto contrattualmente stabilito. Con il sindacato della Cgil sono aperte contestazioni per il mancato rispetto delle norme contrattuali. A Diamante, proprio in questa settimana, la Cgil di Scalea deve discutere, nella sede comunale, le problematiche legate al sistema contrattuale. Il sindacato, infatti, contesta di avere applicato, così come in altri comuni, il contratto multidisciplinare anziché quello di igiene ambientale. Questioni che sono in mano all'ufficio legale della Cgil. C'è poi la vicenda legata al trasferimento nella sede di Santa Domenica Talao. La società ha abbandonato gli “uffici” di Scalea, dove fra l'altro una indagine dei carabinieri aveva rilevato alcune irregolarità nella fornitura dell'energia elettrica, per trasferirsi a Santa Domenica Talao. In località Piano delle Rose, c'era l'intenzione di realizzare un impianto di selezione dei rifiuti. Ma nel mese di aprile di quest'anno, i carabinieri della Stazione di Scalea hanno contestato all'amministratore della società, l'utilizzo di una nuova area a cielo aperto, priva di qualsiasi autorizzazione. In questa occasione la Procura ha ipotizzato il “Reato ambientale di titolare d’impresa che abbandona, scarica o deposita rifiuti sul suolo o nel sottosuolo in modo incontrollato”. I terreni, secondo quanto risulta dalle analisi, sarebbero interessati dalla presenza di materiale inquinante tra cui idrocarburi, percolati e fibre di amianto. Nel mese di ottobre del 2010, sempre Rovito è stato destinatario di un provvedimento per reati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, inquinamento ambientale, frode nei servizi pubblici e furto di energia elettrica. I carabinieri della compagnia di Scalea hanno denunciato in stato di libertà l'amministratore unico della società Atc Spa, dopo un sopralluogo nella sede di via Piave a Scalea. A Rovito i militari avevano contestato il deposito: “In maniera incontrollata su terreno di seicento metri quadrati, sottoposto a sequestro ed attiguo alla sede amministrativa dell’Atc Spa, rifiuti cartari, imballaggi di cartoni, misti a bottiglie in plastica e lattine, per un volume di circa 1.200 metri cubi”. m.c. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Primo piano 7 Mercoledì 14 dicembre 2011 8 Primo piano Mercoledì 14 dicembre 2011 Primo piano 9 Mercoledì 14 dicembre 2011 Michele Maio viene portato in carcere e sotto gli investigatori e i magistrati in conferenza (ph Sapone) Lotta alle ’ndrine I carabinieri assestano un duro colpo alla cosca di San Martino di Taurianova I Maio facevano tutto in famiglia | DENTRO L’INCHIESTA | I soldi del clan crescevano grazie al giro dell’usura Usura, droga ed estorsioni gli affari privilegiati dal gruppo La Dda chiede 21 fermi, 5 arresti e il sequestro dei beni L’IMPORTANZA DELLE INTERCETTAZIONI Tutto è partito dalle indagini per l’arresto di uno spacciatore TAURIANOVA - L’operazione “Tutto in famiglia” ha messo ancora una volta in risalto l’importanza delle intercettazioni telefoniche nella lotta alla criminalità organizzata. Gli investigatori dell’Arma, infatti, sono riusciti a ricostruire l’organigramma della cosca partendo dall’arresto di uno spacciatore di droga. L'indagine, infatti, trae origine dall'arresto, per detenzione e coltivazione di circa 23 kg di sostanza stupefacente di tipo marijuana, di Francesco Morabito: il nipote materno di Pasquale Hanoman. Seguendo la pista della droga la procura di Palmi (nella foto il procuratore Creazzo) ha fatto piazzare le “cimici” dentro la macchina di Hanoman e sono riusciti a raccogliere elementi indiziari determinati per le indagini della Dda. LA FILOSOFIA DI MICHELE “CULO DI GOMMA” «I favori personali è un conto la ’ndrangheta è un’altra» TAURIANOVA - «I favori personali è un conto, “ndrangheta” è un'altra». Michele Maio “culo di gomma”, per gli investigatori del comando provinciale dell’Arma, è il capo riconosciuto dell’omonima cosca operante a San Martino. Dall’alto del suo spessore criminale, Michele Moio sarebbe il capo società con poteri decisionali e con il compito di sovrintendere ai battesimi di mafia, detta la linea della consorteria. «Nell'utilizzo di quella frase - scrivono i magistrati della Dda nel decreto di fermo - vi è la filosofia che muove l'agire degli 'ndranghetisti: fare e vivere la “ndrangheta” è un affare, è roba di interessi e altro posto deve essere riservato ad affetti e favori ad personam» (nella foto Domenico Maioi). I padrini chiedevano un “tributo” per non avere problemi Gli appalti sotto controllo «Quando un lavoro lo fa un forestiero è giusto che paghi» TAURIANOVA - «Quando devi fare un lavoro che viene un forestiero, è giusto che si deve pagare, è giustissimo». Non solo l'usura, ma anche le estorsioni sarebbe una delle principali fonti di guadagno per la cosca Maio. Ne sono certi gli inquirenti che scrivono: «é emerso che laddove vi siano soggetti impegnati in attività economiche di qualunque genere o vi siano titolari di proprietà immobiliari (costituenti spesso di per sé un patrimonio), il clan impone il pagamento di “tributi”, ovviamente in alcun modo dovuti». Diversi gli episodi riportati nelle carte dell'operazione che hanno per protagonista Pasquale Hanoman. Nel corso di una conversazione intercettata con tali Cenzo e Alessandro, l'indagato sembra pronunciare parole autoaccusatorie: «Quando vengono forestieri …inc…, poi io …inc… è caduta la strada è venuto Totò …inc…: ma vai, ma che cazzo vuoi? Dice lui:“ Pasquale”, ma cosa devi darmi, fai quello che vuoi, lo ha dovuto cementare, hanno dovuto incatramare …inc…la casetta, ha messo tavole, ha messo il valore di quasi cinquemila euro, alla fine quando …inc…: “quanto devo darti?” E' venuto lui ed Enzo …inc…: “Pasquale senza che mi dici di no”, una busta con questa ti prendi …inc… e ti compri una stecca di sigarette”, senza ne di DOMENICO GALATÀ TAURIANOVA - «L'usura per la cosca Maio non costituisce un fatto episodico di guadagno, ma un vero e proprio giro di affari». Sembra lasciare poco spazio all'interpretazione quanto scrivono gli inquirenti nelle carte dell'operazione “Tutto in famiglia”. Diversi i presunti episodi di usura, uno di questi ha per protagonisti due dei fermati: Pasquale Hanoman e Giuseppe Panuccio. Vittima un certo “Gaetano”, titolare di un bar a Cinquefrondi. Hanoman e Panuccio parlano dei termini dell'usura nel corso di una conversazione captata nell'automobile del primo mentre andavano a riscuotere: Panuccio: «Allora Gaetano cosa ha detto che te li da? … Quindici»;Hanoman: «Diecime li ha dati questa mattina»; Panuccio: « Dieci!»; Hanoman: « Questa mattina»; Panuccio: «..inc…»; Hanoman: « E quindici giorno dieci, e sono venticinque e poi ha detto: “ vediamo stabiliamo la data perché gli altri …inc… …inc… quaranta»; Panuccio: «Sono cinquanta quelli che avanzi …»; Hanoman: « Cinquanta è il mio capitale e..»; Panuccio: «Eh»; Hanoma: «E trentacinque»; Panuccio: «Ah, trantacinque»; Hamoman: «Di interessi». « Hanoman - scrivono gli inquirenti - prospettava quindi una soluzione a Panuccio nell'i- Rimangono sconosciute le vittime del gruppo Francesco Hanoman si occupava di tenere i contatti fra gli affiliati come ne quando …inc… no, no, perché sapevo che sono degli amici, no, no, per forza , quando sono arrivato a casa, c'erano, a c'erano un…. cent…… cinquemila euro.- L'amicizia …inc… cioè, non ho guadagnato tre volte in più se dicevo no: io voglio il due per cento, il tre per cento. Non andavo a perdere io?». I lavori di cui si parla nella conversazione si riferiscono al crollo del ponte sul torrente Marro avvenuto dopo le alluvioni del 2009. Il ripristino dell'infrastruttura è stato affidato ad una ditta di Varapodio, obbliga- ta al pagamento della “mazzetta”. Circa le parole di Hanoman, gli inquirenti scrivono: «Trattasi pertanto di una vera e propria nonché piena ammissione di responsabilità da parte di Hanoman Pasquale, quale associato mafioso che, in tale veste, svolgendo funzioni di controllo del territorio nell'interesse della famiglia mafiosa cui appartiene ed al fine di ampliarne la sfera di influenza, vessa gli imprenditori che operano in quella zona, imponendo loro il versamento di tangenti». do.ga. Dalle intercettazioni emerge la figura di un carabiniere che girava le informazioni sulle indagini L’ingresso nelle cosca del giovane Domenico Cianci provocò qualche risentimento Provvedimenti d’urgenza per rendere vana una spiata Chi non rispettava le regole del battesimo rischiava la vita di GIOVANNI VERDUCI TAURIANOVA - “Vedi che sei indagato, … vedi che sei indagato… Parola d'onore, io, tu, Peppe Panuccio, Gaetano Merlino… C'è pure San Martino, qualcuno di Amato, stanno facendo…per prenderetutti ifascicoli all'interno delle Caserme, in una mattinata hanno blindato tutto”. La soffiata era quella giusta e il clan di San Martino di Taurianova si stava organizzando per sfuggire ad un destino fatto di carceri e aule giudiziarie. L’intervento anticipato dei magistrati della Direzio- Soffiata a Pasquale Hanoman «Vedi che sei indagato» ne distrettuale antimafiadi Reggio Calabria, che proprio per questo hanno chiesto i fermi di indiziato di delitto in via d’urgenza, ha fatto saltare il piano di salvamento e mandato in fumo le delazioni di rappresentante infedele delle forze dell’ordine. A passare le informazioni sulle indagini aperte dalla Procura della Repubblica alla cosca di San Martino di Taurianova sarebbe stato un militare dell’Arma dei carabinieri. Se così fosse si tratterebbe dell’ennesima spia in azione nel circondario giudiziario di Reggio Calabria e magari al soldo dei boss delle cosche. I magistrati della Procura antimafia di Reggio Calabria, che hanno lavorato al caso insieme al procuratore capo Giuseppe Pignatone e al suo aggiunto Michele Prestipi- no, sarebbero arrivati a questa deduzione rileggendo le intercettazioni telefoniche effettuate a carico di Pasquale Hanoman: una delle persone sottoposte a fermo nell’ambito dell’operazione “Tutto in famiglia”. Pasquale Hanoman, ritenuto un soggetto “partecipe dell’associazione mafiosa, con funzioni operative nel settore dell'attività di usura”, si confida con altre persone a bordo della propria autovettura che, però, era piana zeppa di microspie. Con i suoi interlocutori Pasquale Hanoman commenta gli arresti dell’operazione “Crimine 2”, scattata lo scorso mese di marzo, e avvisa gli altri delle indagini in corso sulla cosca di San Martino di Taurianova. «All'indomani dell'esecuzione delle 47 ordinanze di custodia cau- telare emesse dal Gip di Reggio Calabria nell'ambito della Operazione denominata Crimine (seconda tranche), in data 10 marzo 2011 scrivono i magistrati della Dda nella richiesta di fermo - veniva ancora registrata all'interno della macchina di Pasquale Hanoman una ulteriore conversazione, intercorsa tra Hanoman ed altri due individui di sesso maschile non identificati, nel corso della quale si faceva riferimento a Gaetano Merlino. Nel fare intendere di esserne a conoscenza grazie ad una soffiata avuta da qualche militare dell'Arma dei Carabinieri, Hanoman riferiva ai due uomini, che si trovavano in sua compagnia, che erano in corso delle indagini anche sulla cosca di San Martino di Taurianova e che tra gli indagati figurava per l'appunto Merlino Gaetano». TAURIANOVA - Regolee rituali da rispettare, al costo di rischiare la vita. Ormai è noto che la 'ndrangheta ha una struttura ben definita all'interno della quale l'ascesa di un affiliato deve avvenire per gradi. Dall'operazione “Tutto in famiglia”però,sembrerebbeche laleggemafiosa può subire degli strappi. Il “battesimo” di Domenico Cianci, membro di una delle famiglie “storiche” di san Martino di Taurianova, protagonista delle faide degli anni settanta, rappresenterebbe l'eccezione, suscitando il malcontento degli altri affiliati che hanno fatto “la gavetta” Vennero saltati tutti i passaggi della carriera criminale Pasquale Hanoman lascia la caserma dell’Arma potesi in cui la vittima Gaetano non fosse stato in grado di restituire per intero la somma dovuta. Hanoman: «Ti sembra che io gli dico qualcosa! … capitale e glielo do alle persone per non fare brutte figure, poi quando rimangono i miei ce la vediamo io e lui»; Panuccio: «…inc…e poi…inc…»: Hanoman: «Io pure di non fare…inc…figure…inc…Peppino!»; Panuccio: « Vedi che …inc…, il figlio di …inc… avanza ventottomila euro da loro, e penso che li ha mollati»; Hanoma: « Ogni cosa a suo tempo, se faccio casino adesso pago l'una e l'altra»: Panuccio: «Ah, no!»; Hanoman: «Adesso mi prendo questi qua e mi levo le persone»; Panuccio: «È giusto!»; Hanoman: « Poi per i miei o con trattori, o con rimorchi o con pressi o con questo o con quell'altro io già …inc…, quando vado la ...inc… lavorando …inc… che cavolo me ne frega? …inc…». «Nel colloquio tra i due - scrivono gli investigatori - emergono chiaramente ammissioni esplicite da parte di Hanoman circa la commissione di un fatto di usura; l'uomo riferisce, infatti, con spontaneità e precisione al sodale - evidentemente sicuro di non costituire bersaglio di intercettazione da parte delle Forze di Polizia - i termini della pattuizione illecita con la vittima usurata». criminale. Il disappunto emerge nella conversazione tra Pasquale Hanoman e Pasquale Maio: Hanoman: «Stai tranquillo che non entra ne da picciotto, ne da camorrista, mi gioco i coglioni che gli danno lo sgarro, puoi stare tranquillo al mille per mille»; Maio: «Ciao Totò»; Hanoman: « Puoi stare tranquillo al mille per mille perché li è cosa e di “Culo di Gomma”poi e …inc…»; Maio: «Vedi perché mi gonfiano i coglioni a me? Vedi che mi gonfiano i coglioni a me, come, io ho dovuto fare per sette anni il “picciotto” a San Martino, tutti noi comunque siamo partiti da zero, noi siamo dovuti partire da zero, abbiamo dovuto salire i gradini ad unno ad uno, ad uno ad uno, ad uno ad uno e dovevamo ammazzarci con gli zii stessi, che non voleva loro stessi per poter arrivare dove siamo arrivati, gli altri li prendono li afferrano e li buttano in aria (li fanno avanzare di grado 'ndranghetistico senza alcuna gavetta) perché? Perchégli fafaccia, perché ti viene nipote, …Inc… puoi stare tranquillo che …Inc… gli danno lo “sgarro”, mi gioco i coglioni, e se lo fanno, lo fanno “camorrista”e dopo quindici giorni gli danno lo “sgarro”,poi vedi, vaa finirecosì, perché “Culo di Gomma” lo sai com'è fatto». «Sul punto - scrivono gli inquirenti - è stato possibile apprendere che ogni qual volta occorra effettuare l'inserimento di un soggetto nel clan, attraverso il cerimoniale di affiliazione, gli altri componenti della cosca hanno il diritto di essere preventivamente informati e finanche deve essere concesso loro un tempo minimo (di tre giorni, emerge dal tenore dei dialoghi) durante il quale gli stessi possono eventualmente formulare osservazioni o opposizioni». Regolache perDomenicoCianci, però, non sarebbe stata osservata. A parlarne, in maniera sorpresa e sono un certo Nino, persona non meglio identificata, e gli stessi Hanoman e Maio. Nino: «A me Natale me lo ha detto, mi ha detto: “Francesco …inc… per i tre giorni, una volta che si tratta di Mico non li voglio”; Hanoman: « Esatto, perché quando …inc… si debbono …inc…»; Maio: «Queste sono state le parole che mi ha detto»; Nino: «Pasquale io dico solo che queste parole»; Hanoman: «Tu lo sai che per una cosa di queste qua a Delianuova è andato Don Paolo direttamente? Gli è saltato il collo a Compare Franco». do.ga. Domenico Cianci E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Il procuratore aggiunto Prestipino, semmai, si è di FABIO PAPALIA soffermato sull'importanza delle intercettazioni, e in REGGIO CALABRIA - Reggio Calabria. Una cosca fi- particolare nel rapporto e l'utilizzo di tale strumento nora sconosciuta, 21 fermi per 'ndrangheta e 5 arre- nel processo per reati comuni e nel processo di 'ndransti per detenzione e spaccio di stupefacenti è il bottino gheta. La cosca Maio, infatti, è stata disvelata grazie dell'operazione “Tutto in Famiglia”, coordinata dalla alle intercettazioni che erano state avviate per un reaDDA del capoluogo e dalla Procura di Palmi, e condot- to comune, la detenzione di sostanza stupefacente, e ta dai Carabinieri del Comando provinciale. Dalle in- allo stesso risultato non si sarebbe potuti giungere se tale micidiale strumento investigativo dagini è emersa l'esistenza della cosca fosse stato utilizzabile solo partendo da “Maio” nella piccola frazione San Mar- L’ELENCO un'ipotesi accusatoria in ambito di matino del Comune di Taurianova, un'orfia. Una riprova lampante, insomma, di ganizzazione criminale dedita princicome le intercettazioni non possano espalmente all'usura e alle estorsioni. Sono 21 i fermati sere “spuntate” nella lotta alla 'ndranI dettagli dell'operazione sono stati illustrati ieri presso il Comando provin- POLISTENA - Il provvedimen- gheta e alle organizzazioni mafiose in ciale dell'Arma dal procuratore della to di limitazione delle libertà generale. Quanto all'organigramma della coDda Giuseppe Pignatone, dal suo ag- personale, assunto dalla magiunto Michele Prestipino e dal procu- gistratura nell'ambito dell'ope- sca, le investigazioni hanno dimostrato ratore di Palmi Giuseppe Creazzo. Pi- razione «Tutto in famiglia», ri- che lo schema organizzativo vigente gnatone, oltre ai meritati complimenti guarda Gaetano Melino, 85 nell'associazione criminale ripete nei alla Benemerita, ha sottolineato l'or- anni, Giuseppe Panuccio (80), suoi capisaldi strutturali la genealogia mai “scontata” sinergia tra organi giu- Michele Maio (58), Pasquale della famiglia Maio, cui sono aggiunti diziari, e in particolare tra la Procura di Hanoman (46), Francesco altri soggetti estranei allo stretto nuPalmi e la DDA reggina. L'indagine, in- Hanoman (21), Pasquale cleo familiare. Secondo l'ipotesi accusatoria la cosca fatti, ha preso le mosse nell'ottobre del- Maio (33), Domenico Maio lo scorso anno, avviata dai Carabinieri (39), Pasquale Garreffa (73), Maio è un'organizzazione criminale che arrestarono in flagranza un pre- Domenico Cianci (26), Car- che, avvalendosi della forza di intimigiudicato di Rizziconi per la detenzione melo Hanaman (21), Antonio dazione e della conseguente condizione Maio (37), Natale Feo (66), di assoggettamento, si dedica princidel notevole quantitativo di 23 kg circa Giuseppe Francesco Maio palmente all'attività di usura e alla di marijuana. Le intercettazioni attivate a seguito (38), Vincenzo Messina (44), commissione di reati (estorsioni, dandi quel reato, hanno permesso di appu- Stefano Nava (22), Michele neggiamenti, atti intimidatori in geneHanaman (51), Francesco re) per conseguire illeciti profitti. rare che nella tranquilla frazione del Gli episodi di usura accertati sono piccolo comune pianigiano esisteva Hanaman (26), Vincenzo Launa cosca di 'ndragheta finora scono- manna (46), Cosimo Tassone stati 5 e sono in corso ulteriori approsciuta agli inquirenti. Una locale com- (53), Teresa Primerano (48). fondimenti investigativi finalizzati alla L’ordinanza di arresto per i compiuta identificazione delle vittime. posta da una società maggiore ed una reati di produzione e spaccio Oggetto dell'attività estorsiva della minore, con una “copiata” composta dal capo società, il capo 'ndrina, il capo di droga, invece, è stata notifi- cosca erano imprese aggiudicatarie di crimine e il contabile, che gli inquirenti cata a: Francesco Morabito, lavori pubblici (le “mazzette andavano indicano rispettivamente in Michele Martino Rettura, Anna Maria dal 2 al 3 % del valore complessivo delRettura e Pasquale Hanoman. l'appalto), produttori di arance, proMaio, Giuseppe Panuccio, Gaetano Merlino e Natale Feo. Nulla di nuovo pe- Una quinta persona è ricerca- prietari di terreni agricoli. I magistrati della Direzione distretrò, quanto all'inserimento di tale cosca ta all’estero. tuale antimafia, infine, hanno chiesto il all'interno della più ampia organizzazione denominata 'ndrangheta. Prestipino, infatti, sequestro con procedura d’urgenza dei conti correnti ha ricordato come anche in questo caso gli inquirenti riconducibili agli indagati Pasquale Hanoman, Giuhanno avuto l'ennesima conferma, dall'operazione seppe Panuccio, Gaetano Merlino e Michele Maio, del Crimine in poi, dell'unitarietà della 'ndrangheta in bar denominato “Il Vecchio Lume” di Taurianova alla quanto tale, con le varie cosche ramificate territorial- Via Garibaldi, intestato a Francesco Hanoman e gemente ma tutte facenti capo a un'organizzazione uni- stito dal predetto e dal padre Pasquale Haonoman e di una Mercedes. taria. Mercoledì 14 dicembre 2011 24 ore in Calabria Sulle sferzate della Corte dei Conti al Comune di Reggio parla il governatore Dichiarazione del Governo Maltempo Arriva lo stato Pd: «Dichiarazioni sconcertanti». Incontro del centrosinistra di emergenza «L’obiettivo sono io» di CATERINA TRIPODI REGGIO CALABRIA - «E' solo un'aggressione alla città ed al modello Reggio, vogliono abbatterlo per abbattere Scopelliti». Torna a parlare del “caso Reggio”il Governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti e lo fa, durante una manifestazione pubblicaaCosenza, doveinmeritoall'ultima sferzante bacchettata della Corte dei conti che parla di “gravi irregolarità contabili” sul bilancio di previsione 2011 deliberato dal consiglio comunale lo scorso 15 settembre, difende il modello Reggio originato con la sua sindacatura e si difende a spada tratta. «Trovo fuori luogo -sottolinea il Governatore - questa aggressione alla città. Penso che si voglia attaccare il modello Reggio. Otto anni di interventi che hanno consentito a Reggio di diventare città metropolitana. Credo che se le commissioni d'indagine entreranno negli altri comuni capoluogo calabresi vedremo i buchi di quanto saranno e se saranno di meno rispetto a Reggio. I dirigenti tendono a gonfiare i bilanci per non alzare i tributi. Reggio - ha detto ancora- è una realtà come tutte le altre. Il fatto vero e che si sta tentando in tutti i modi di abbattere il modello Reggio, per abbattere Scopelliti. Delegittimare Scopelliti che non può essere colui il quale può cambiare la Calabria. Seguendo questa logica, diventa facile ha detto ancora - enfatizzare su un consigliere comunale che ha un Giuseppe Scopelliti amico d'infanzia che poi è diventato mafioso (il riferimento è all'assessore comunale Pasquale Morisani, ndr) e non su un ex assessore regionale che va a cena con un mafioso(il riferimentoè alleintercettazioni che hanno coinvolto Demetrio Naccari Carlizzi, ndr). Ma questo resta solo tra le carte». Dichiarazioni immediatamente contestate dal coordinatore provinciale del Pd, Girolamo Demaria che bolla come “sconcertante la dichiarazione del PresidenteScopellitisecondo ilquale«i dirigenti tendono a gonfiare i bilanci per non alzare i tributi”. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensanoa talproposito idirigenti del comune di Reggio che hanno redatto i documenti contabili in questione». Poi in merito alla demolizione da parte della Corte dei Conti del primo Bilancio previsionale confezionato dalla nuova amministrazione del sindaco Arena, De Maria ironizza: «Non sono stati sufficienti i giuramenti davanti a Dio e davanti agli uomini a convincere la Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti della veridicità del Bilancio di previsione 2011 approvato dalla maggioranza di centro destra al comune di Reggio Calabria. La Corte, ritenute inidonee le giustificazioni fornite dal sindaco Arena e dal Collegio dei Revisori, ha riscontrato ben nove “gravi irregolarità contabili”, invitando il Consiglio Comunale ad adottare e comunicare con tempestività “le necessarie misure correttive”». «Le gravi irregolarità riscontate - ha commentato De Maria smentendo la tesi di Scopelliti - non sono né ritualinériguardano lacrisieconomica mondiale in quanto investono specifiche e concrete responsabilità dell'attuale gestione dei conti comunali». Il PD aveva denunciato “un Bilancio costruito da illusionisti e prestigiatori, che non hanno inteso tenere in alcun conto i pesantissimi rilievi mossi dagli Ispettori del Ministero del Tesoro e da quelli della Procura, riferiti per altro all'analisi di sole due annualità, deliberando un documento con previsioni aleatorie e non veritiere”. Ma il particolare più grave e non di poco conto sul quale insiste la Corte dei conti è “la decisione singolare ed abnorme di approvare una proposta di bilancio 2011 prima dell'approvazione del rendiconto 2010». «Irregolarità- postillalachiusadi DeMaria che fanno a pezzi l'intera manovra voluta dal sindaco Area». Anche i segretari provinciali di Idv e Pdci, Antonio Marrapodi e Lorenzo Fascì commentano i rilievi della Corte dei conti sul bilancio di previsione del Comune. «Già a settembre, in una conferenza stampa congiunta - aggiungono - avevamo messoin guardia,incalzando sindaco e giunta sulle irregolarità e sull'inadeguatezza dello strumento contabile dell'amministrazione cittadina. Avevamo invitato il sindaco ad allontanarsi da quel modo di gestione della cosa pubblica poichè era forte l'esigenza di un'inversione di tendenza per ristabilire la fiducia nei confronti della città. Ovviamente siamo rimasti inascoltati». Intanto è prevista per stamani una conferenza stampa di tutto il centrosinistra in Consiglio Comunale. Si terrà alle ore 10.30, presso la sala antistante l’aula consiliare di Palazzo San Giorgio. Pressocchè in contemporanea alle ore 10 presso l’ufficio Finanze e Tributi del Comune (Cedir), la voce dell’amministrazione comunale sarà affidata all’Assessore al Bilancio Berna eal Dirigente Cuzzolaper un “Forum”con i giornalisti in merito ai chiarimenti richiesti dalla Corte dei Conti sul Bilancio. di GIULIA VELTRI CATANZARO - Arriva la dichiarazione di stato di emergenza per le province di Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria per via del maltempo che si è abbattuto su questi territori alla fine del mese di novembre. Il Consiglio dei ministri, infatti, ieri sera ha deliberato la dichiarazione di emergenza per consentire i necessari interventi a seguito dei danni provocati dagli eventi atmosferici eccezionali del 22 e 23 novembre scorsi. D’altro canto, non c’erano dubbi su un pronto intervento del Governo Monti, dopo le rassicurazioni arrivate in Calabria direttamente dal capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, che nei sopralluoghi effettuati subito dopo le alluvioni, aveva garantito che la dichiarazione sarebbe arrivata a breve. Ora, occorrerà quantificare i trasferimenti finanziari che accompagneranno la dichiarazione del Consiglio dei ministri. Nell’immediato dei nubifragi, che in particolare a Catanzaro hanno provocato danni ingenti sul piano viario e alle attività commerciali, i danni erano stati quantificati dallo stesso presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, in 150 milioni. Nel corso del Cdm, altri stati d’emergenza sono stati prorogati per consentire, ad esempio, il completamento delle operazioni di ripristino in Umbria per il terremoto del 2009. Si attendono i trasferimenti per far fronte alla copertura dei danni Saranno assunti 38 laureati per “Calabria Innova” e 80 ricercatori La filiera dell’innovazione Presentati i bandi della Regione per 26 milioni di euro di ANTONIO LIOTTA Tribunale di Catanzaro Esec. Imm. n. 25/97 R.G.Espr. G.E. Dott.ssa Song Damiani Beni ubicati in Borgia (CZ) e precisamente: Lotto 1: abitazione in catasto al fg. 10 part. 560 subb 1 e 2. Lotto 2: vano in catasto al fg. 10 part. 560 sub 3. Lotto 3: abitazione con garage in catasto al fg. 10 part. 214 subb 1 e 2. Lotto 4: terreno agricolo con fabbricato rurale in catasto al fg. 3 part. 107 e 108. Lotto 5: terreno agricolo in catasto al fg. 20 part. 67. Immobili meglio descritti nella perizia in atti. Vendita senza incanto 25.01.2012 alle ore 9.30 presso il Tribunale di Catanzaro. Prezzi base (ridotti di 1/4): Lotto 1 Euro 17.165,00; Lotto 2 Euro 3.144,00; Lotto 3 Euro 6.116,00; Lotto 4 Euro 2.537,00; Lotto 5 Euro 1.827,00. Offerte minime in aumento in caso di gara Euro 1.000,00 per ciascun lotto. Termine presentazione offerte entro le ore 12.00 del giorno 24.01.2012 presso la Cancelleria Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Catanzaro. Maggiori informazioni in Cancelleria, sito internet www.asteannunci.it. CATANZARO - Tecnologie della salute e dei materiali, trasporti e logistica, filiere agroalimentari ma anche beni culturali, energie rinnovabili e tecnologie dell'informazione: questi gli ambiti di ricerca attorno a cui ruoteranno gli otto poli di innovazione (più uno che sarà di coordinamento)finanziati dallaRegione con un contributo pubblico di 26 milioni di euro e un anticipo del 70% pari a 18 milioni. Trecentocinquanta le imprese coinvolte, di cui quasi il 10% arriverà da fuori regione, e una ricaduta occupazionale stimata di circa 80 ricercatori che saranno assunti dai soggetti gestori dei progetti, che prevedono un importo complessivo di 52 milioni di euro. Ieri mattina, a Palazzo Alemanni, la presentazione del nuovo bando di finanziamento alla presenza dell'assessore alla Cultura, Mario Caligiuri, del dirigente generale del dipartimento, Massimiliano Ferrara e del dirigente di settore, Emilio Mastroianni. Secondo Caligiuri, si tratta di «una straordinaria opportunità di crescita per l'economia calabrese perché le risorse sono ingenti e sulla ricerca ci giochiamo unapartita importante per il rilancio della nostra regione». Un'altra sfida sarà rendere produttivi questi finanziamenti nel lungo periodo, evitando che le attività si interrompano una volta terminati i progetti e l'erogazione delle risorse comunitarie. «Una responsabilità - ha aggiunto l'assessore alla Cultura - che deve riguardare certamente la Regione, ma che coinvolge anche le imprese, le università ed i centri di ricerca inseriti in questi progetti». Il dirigente generale Ferrara ha precisato che i finanziamenti ricadono nei 209 milioni dei fondi Por per la ricerca, a cui vanno aggiunti 300 milioni messi a disposizione dal Miur, e che la rete regionale dell'innovazione dovrà neces- sariamente essere alimentata dalle imprese, soprattutto da quelle provenienti da fuori regione, per importare capitale di rischio da investire nell'innovazione. «I poli - ha aggiunto Ferrara - daranno la possibilità anche alle Università di dare slancio alle proprie attività, attraverso l'esternalizzazione di ricercatori che potranno lavorare sia negli ateneichenelle impresesulterritorio». A proposito di ricercatori, Caligiuri ha sottolineato che le assunzioni dei 38 laureati per il progetto “Calabria innova” e degli 80 ricercatori all'interno dei poli di innova- zione saranno improntate a criteri di «assoluto merito e qualità» e che, dal prossimo anno, i rimborsi per i master non saranno più a pioggia ma concentrati sugli ambiti di ricerca dei poli stessi. «Da fine novembre ad oggi - ha aggiunto - questo è il terzo appuntamento consecutivo che riguarda la ricerca. Il 16, all'Agroalimentare di Lamezia Terme, arriverà anche il ministro della Ricerca scientifica, Francesco Profumo, proprio per parlare di ricerca scientifica ed entro marzo presenteremo il libro verde sulla ricerca in Calabria». Bilancio regionale, il Pd attacca «Non garantite le politiche del lavoro» REGGIO CALABRIA. È oggi l’ultimo giorno per presentare emendamenti al bilancio regionale. Il Pd si riunisce e fa un elenco di tutto ciò che non va nei conti, che saranno al vaglio dell’assise a Reggio Calabria, il prossimo 19 e 20 dicembre. «Non chiedeteci contributi spiccioli», disse in aula qualche giorno fa l’assessore regionale al ramo, Giacomo Mancini e per adesso (ma oggi sarà chiaro quali saranno gli emendamenti) Bruno Censore componente della commissione bilancio dice: «In una vera e propria emergenza nei grandi comparti della spesa regionale come la forestazione, nel bilancio non è neanche garantita la copertura dei salari o dei trasporti. Ed è stato messo a rischio oltre il 15% dei servizi». fa un esempio il Pd e affer- ma che nei servizi sociali, c'è il rischio di un blocco di tutte le attività socio assistenziali della regione. Censore afferma che vi sono già oggi attività accreditate con sofferenze di 7-8 mensilità di arretrati e nelle comunità montane, sono insufficienti le risorse per i circa 450 dipendenti.». Per i democrat le politiche per il lavoro e l'intero sistema del precariato non trovanonessunarisposta.E Censoredice:«Sulbilancio si scaricano le contraddizioni delle manovre nazionale che vedono silente Scopelliti oltre ad un ulteriore aumento dei mutui in sanità per 30 milioni. Su una disponibilità di 700 milioni di fondi non vincolati, la Regione paga 175 milioni di rate di mutui con l’interesse». and.ill. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 12 BREVI DENUNCIA DI TELECOM ITALIA IL BOSS DI REGGIO CHIESTO L’INCIDENTE PROBATORIO Oltre 200 furti di cavi di rame Svolti in forma privata i funerali di Labate Slitta autopsia su bimba nata morta «NELLA regione Calabria, dall’inizio dell’anno a oggi, si sono verificati oltre 200 casi di furti di cavi di rame». A denunciarlo è Telecom Italia che ieri ha subito un firto di 2 km di cavo a Isola Capor Rizzuto. La società ha presentato una denuncia alle autorità. SI sono svolti lunedì a Reggio Calabria, in forma privata, i funerali di Santo Labate, 59 anni, deceduto il 9 dicembre scorso mentre era detenuto agli arresti domiciliari nell’azienda ospedaliera di Padova. Labate era ritenuto dagli inquirenti capo dell’omonimo cosca di Reggio. SLITTA l’affidamento dell’incarico per l’autopsia sulla bambina nata morta nell’ospedale di Catanzaro. Uno dei difensori delle 13 persone indagate, ha annunciato di voler chiedere che l'autopsia venga eseguita con la formula dell’incidente probatorio. Lamezia. L’attività si trova nello stesso quartiere dove è stato gambizzato l’archivista del tribunale Pistolettate in pieno giorno Quindici colpi contro un parrucchiere per uomo con dentro clienti. Nessun ferito di PASQUALINO RETTURA LAMEZIA TERME - Un'altra tragedia sfiorata a distanza di soli due giorni in quello che è diventato un quartiere “far west”. Erano infatti le 10.30 di ieri mattina quando in via dei Bizantini (quartiere Capizzaglie) qualcuno, probabilmente a bordo di una moto, ha sparato 15 colpi di pistola calibro 9 all'indirizzo dell'ingresso di un parrucchiere per uomo. Pare sia stato scaricato insomma l'intero caricatore. Con spavalderia. In quel momento, infatti, oltre al titolare, c'erano due clienti all'interno fra cui un carabiniere mentre un altro era andato via da poco. Per fortuna nessuna vittima ma tanta paura. Anche una Fiat Brava in sosta davanti l'esercizio è stata attinta da alcuni proiettili di cui uno ha forato un pneumatico posteriore destro. A Capizzaglie quindi ora si sparaanche in pieno giorno. Dopo il ferimento davanti a un circolo ricreativo (due mesi fa era stata lanciata all'interno una testa di capretto) dell'operaio Pasquale Saladino, archivista in mobilità al tribunale di Lamezia, (una pallottola ha colpito di striscio a un piede anche un bimbo di 14 anni), i colpi di pistola all'auto del titolare di una rosticceria sempre domenica pomeriggio un'ora e mezza prima del ferimento di Saladino (a circa 300 metri dal circolo ricreativo) a soli due giorni di distanza questa volta ad essere stata presa di mira è stata un'altra attività commerciale, in pieno giorno e con gente all'interno ed a pochi metri dalla rosticceria e poco distante dal circolo ricreativo. Un quartiere quindi sott'attacco di bande criminali e non si esclude che ora tutti e tre gli episodi ravvicinati fra loro e compiuti nella stessa zona possano essere collegati fra loro. Tra l’altro i bossoli ritrovati sul posto sono dello stesso calibro di quelli sparati contro l'auto del titolare della rosticceria e per ferire Pasquale Saladino Operaio forse vittima di scambio di persona L’ingresso del parrucchiere per uomo e la Fiat Brava colpita pure dai proiettili (sta avanzando l’ipotesi di uno scambio di persona). E così come quest'ultimo caso, polizia e carabinieri anche ieri mattina hanno avuto difficoltà a raccogliere testimonianze di chi avrebbe potuto vedere chi ha sparato. Nei pressi del parrucchiera per uomo infatti vi sono anche altre attività commerciali. Sconforto, tanto, per il titolare dell'attività presa di mira (che si occupa anche di iniziative sociali con un’associazione del posto) . Ancora una volta e nel giro di poche ore il quartiere dei Torcasio è stato teatro di un ennesimo atto intimidatorio e che solo per poco non ha fatto registrare qualche vittima innocente così come si è sfiorato anche domenica pomeriggio davanti al circolo ricreativo. Chi è perché dunque sta seminando terrore in questo quartiere che per gli inquirenti è sotto l'influenza criminale dei Torcasio? Non molto distante dai posti dove sono stati sparati i colpi di pistola in- fatti c'è il palazzo della famiglia di 'ndrangheta confiscato. Ancora una volta dunque gli inquirenti dovranno venirne a capo su questa e le altre due vicende di domenica scorsa quando oltre al ferimento dell'archivista del tribunale ed ai colpi di pistola sparati contro la rosticceria, nello stesso giorno sono stati sparati 6 colpi di pistola contro la saracinesca di un negozio d'abbigliamento della centrale via Adda e, nella stessa notte, due auto sono state incendiate di cui una di proprietà di un ispettore della polizia penitenziaria in servizio al carcere di Vibo e un'altra della moglie. Ma nel «bollettino di guerra» della «domenica nera» c'è anche la rapina messa a segno da una finta suora in via del Progresso che, dopo essersi introdotta in casa di un'anziana, l'ha minacciata con una pistola e, dopo essersi allontanata con diversi oggetti di valore prelevati da una cassaforte, ha lasciato la donna legata a una sedia. Elio Belcastro incontra a Bagnara i familiari del consigliere regionale arrestato «Speriamo nella riduzione di pena» Il deputato: «Da sindaco ha ben operato e si è speso per il bene della comunità» BAGNARA CALABRA - Il deputato di Noi Sud, componente della Commissione Parlamentare antimafia, Elio Belcastro ha incontrato nella casa di Bagnara Calabra i familiari dell’ex consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà detenuto dal 21 dicembre 2010 ed attualmente rinchiuso in un penitenziario di massima sicurezza in custodia cautelare in Sardegna con la condanna inflitta in primo grado di quattro anni per il reato di corruzione elettorale aggravato dalle modalità mafiose. «Un incontro molto toccante – afferma Belcastro – per una famiglia che vive la disperazione di un congiunto che da un anno è detenuto in un penitenziario di massi- ma sicurezza nella lontana Sardegna in compagnia di numerosi ergastolani. È ovvio che non si può che riporre fiducia nell’azione della magistratura con l’augurio che il processo di appello possa perlomeno ridimensionare la pena di quattro anni inflitta a Santi Zappalà a conclusione del processo di primo grado. La moglie, i figli ed il fratello vivono con ansia quella che è una esperienza carceraria devastante per un uomo che per la prima volta si trova a patire le sofferenze di una detenzione in un penitenziario di massima sicurezza. Sul piano umano non si può che esprimere solidarietà ad una famiglia per bene lontana anni luce da appartenenze discutibili. Non si vuole entrare nel merito giudiziario della vicenda ma credo sia possibile affermare che un anno di detenzione in condizioni simili sia una espiazione già durissima rispetto al reato contestato. Santi Zappalà, da sindaco di Bagnara Calabra ha ben operato e spesso si è speso per il bene della comunità amministrata - dice ancora Belcastro - Credo che da parlamentare della Repubblica sia doveroso portare parole di conforto e di vicinanza ad una famiglia che soffre considerando la prossimità del Santo Natale che è la festa della famiglia ma che, per il secondo natale, a casa di Santi Zappalà non potrà che essere un ulteriore momento di tristezza e di sofferenza». Serra San Bruno. La presunta colpevole nega ogni addebito Tribunale di Lamezia Terme Accoltellamento, migliorano le condizioni della vittima sunta aggreditrice, la vendi BRUNO VELLONE tiduenne Angela DominelSERRA SAN BRUNO – Mi- li di Sorianello, secondo gliorano le condizioni di quanto riferito dal suo leRamona Cirillo, la diciot- gale avvocato Raffaele Matenne di Fabrizia che nella sciari, negherebbe ogni adserata di lunedì, dopo una debito. Intanto è dopo un primo lite con un’altra ragazza, interrogatorio sarebbe rimasta è stata condotta vittima di un acpresso la casa coltellamento. circondariale di La diciottenne, Castrovillari ricoverata presnel reparto femso l’ospedale Puminile. Secondo gliese di Catanquanto riferito zaro, nella tarda dai carabinieri, serata di lunedì a causare l’insaè stata sottopono gesto sarebsta ad un delicabe stata una lite to intervento degenerata, chirurgico per Angela Dominelli preceduta da allimitare i danni prodotti dalla ferita terchi pregressi tra le due all’emitorace sinistro che giovani donne, un tempo aveva causato un versa- amiche, che quindi sarebbero sfociati nell’accoltellamento polmonare. Proprio ieri mattina la mento. La presunta autrice del giovane donna che frequenta l’istituto alberghie- fatto è stata quindi arrestaro di Serra San Bruno, ha ta con l’accusa di tentato ricevuto la visita dei suoi omicidio aggravato dalle compagni di classe. La pre- lesioni gravissime. L’arresto di Santi Zappalà Tribunale di Lamezia Terme Esecuzione n. 99/99 Reg. Esec. G.E. Dott.ssa Adele Foresta Lotto 1: in Lamezia Terme, contrada Quoticelle, terreno destinato ad uliveto distinto in catasto al foglio n. 3, p.lla 85, are 35.10. Gli interessati possono esaminare il bene in vendita chiedendo di accedere all’immobile, previa preventiva comunicazione scritta al debitorecustode, nei giorni e nelle ore indicati dal combinato disposto ex artt. 519 e 147 cpc. Vendita con incanto 25.1.2012 ore 9,00 e segg. presso il Tribunale di Lamezia Terme. Prezzo base: 7.129,69 con offerte minime in aumento non inferiori al 3% del prezzo base d’asta. Presentare istante presso la Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Lamezia Terme entro le ore 13,00 del 24.1.2012. Informazioni presso la Cancelleria del Tribunale di Lamezia Terme, sito internet www.asteannunci.it. Esecuzione n. 19/89 Reg. Esec. G.E. Dott.ssa Adele Foresta Terzo lotto: appezzamento di terreno agricolo nel Comune di Maida, loc. Frassà, esteso are 46.70, zona collinosa, coltivato ad uliveto. Quarto lotto: fabbricato, adibito oggi ad oleificio, nel Comune di Maida, loc. Cozzipodi costituito da piano terreno avente una sup. coperta di mq. 231 e scoperta di mq. 190. Gli interessati possono esaminare il bene in vendita chiedendo di accedere all’immobile, previa preventiva comunicazione scritta al debitore-custode, nei giorni e nelle ore indicati dal combinato disposto ex artt. 519 e 147 cpc. Vendita con incanto il 25.1.2012 ore 9,00 presso il Tribunale di Lamezia Terme. Prezzo base: Euro 2.436,96 lotto terzo; Euro 12.347,22 lotto quarto con offerte in aumento 3% del prezzo base d’asta. Presentare istanze presso la Cancelleria delle Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Lamezia Terme entro le ore 13,00 del 24.1.2012. Informazioni presso la Cancelleria del Tribunale di Lamezia Terme, sito internet www.asteannunci.it E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 13 24 ore Mercoledì 14 dicembre 2011 24 ore Mercoledì 14 dicembre 2011 Per i giudici ci sono seri dubbi sulla sussistenza del reato associativo di stampo mafioso Bocciata l’inchiesta “Panta Rei” La Cassazione: «È da rifare il processo sulle infiltrazioni all’Ateneo di Messina» di GIUSEPPE BALDESSARRO REGGIO CALABRIA - E’ da rifare il processo Panta Rei. O almeno così ha deciso la Cassazione nei giorni scorsi che ha annullato le decisioni assunte in secondo grado, accogliendo tutti i ricorsi dei difensori ad esclusione di due (riferibili a posizioni secondrie). Il procedimento contro la ‘ndrina messinese, diretta diramazione della ’ndrangheta calabrese, riguardava i clan reggini che si erano impossessati di pezzi dell'Università di Messina nel corso di un’intero trentennio di vessazioni ai professori e agli studenti. Ora, l’inchiesta che creò scalpore alla fine del 1999, deve ripartire da zero davanti alla Corte d’appello di Reggio Calabria. Quindi ci sarà un nuovo processo per il professore Giuseppe Longo e per alcuni “ex studenti” quasi tutti calabresi, i cosiddetti “fuori corso a vita”, che oggi sono quarantenni e cinquantenni e ovviamente non frequentano più l’Università. Tornano alla sbarra Fausto Domenico Arena (che era stato condannato a 5 anni e 6 mesi), Domenico Attinà (3 anni e 9 mesi), Francesco Corso (2 anni), Michele Crea (8 mesi), Francesco De Maria (11 anni), Carmelo Ielo (12 anni), Carmelo Laurendi (11 anni), Antonio Rosaci (4 anni e 8 mesi), Alessandro Rosaniti (11 anni), Domenico Salvatore Rosaniti (3 anni e 9 mesi), Felice Stelitano (11 anni), Francesco Stelitano (4 anni e 6 mesi), Pietro Michelangelo Stelitano (6 anni e 6 mesi), Giuseppe Strangio (12 anni), Pietro Bonaventura Zavettieri (4 anni e 5 mesi). Nuovo processo anche per il pentito Giuseppe Zoccoli (6 mesi). La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’appello di messina del 2009, con rinvio alla Corte d'appello di Reggio Calabria, per tutte le posizioni in relazione al reato associativo mafioso, al reato associativo legato al traffico e allo spaccio di droga, all’aggravante mafiosa contestata nei vari reati singoli. È stata poi dichiarata la prescrizione per alcuni episodi di spaccio. Per i Giudici, insomma ci sono seri dubbi sulla reale sussistenza del 416 bis cosa che invece era risultata fondamentale nei due precedenti gradi di giudizio. Quindi vuole un nuovo processo che riconsideri tutto. Ed è stato lo stesso Pg a chiedere per esempio l’annullamento senza rinvio per tutti gli imputati che rispondevano di associazione mafiosa. Il Giudice quindi voleva chiudere la partita in via definitiva. La Cassazione ha invece affermato che tutti i fatti contestati, vale a dire la lunga e terribile catena di intimidazioni e attentati ai danni dell’Ateneo peloritano messa in atto dagli imputati nell’arco di un trentennio erano pienamente provati, ma non si rintracciava esaminandoli nel complesso sul piano probatorio un disegno comune, un unico vincolo associativo e soprattutto un “metodo mafioso”. Quindi ha ipotizzato la sussistenza di un reato associativo “semplice”. Altro discorso il Pg ha fatto per i reati di traffico e spaccio droga contestati, e per i quali anche in appello si registrarono nel 2009 pesanti condanne. In questo caso il rappresentante dell’accusa aveva richiesto la sostanziale conferma delle condanne inflitte in secondo grado. Nel caso del traffico di stupefacenti cristallizzato nella “Panta Rei” tra la Calabria e Messina, il Pg ha parlato di una sorta di “work in progress” nel corso degli anni con più soggetti coinvolti, e se anche erano da cassare le propalazioni dei pentiti Luigi Sparacio e Mario Marchese rimanevano in piedi le dichiarazioni degli altri col- La decisione presa nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri Nardodipace, Comune sciolto di FRANCESCO RIDOLFI NARDODIPACE - E’giunta nella serata di ieri la decisione del Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, e «in considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali» di sciogliere il Consiglio comunale. Una decisione assunta dopo che la commissione d’accesso agli attiinviata dalla prefettura di Vibo Valentia aveva completato il proprio lavoro di analisi della documentazione comunale. La terna commissariale che ha proceduto all’accertamento che ha portato poi il prefetto Luisa Latella a chiedere e il Governo a sciogliere il comune era presieduta dal viceprefetto Anna Aurora Colosimo. Il comune montano, già nel 2009 era stato destinatario di una commissione di accesso agli atti con le verifiche che avevano riguardato atti e delibere, determine e altre pratiche amministrative adottate sin dall’insediamento della nuova amministrazione comunale. Con tutta probabilità un ruolo importante nello scioglimento del comune è stato svolto dall’operazione “Crimine” del luglio 2010, condotta dalla Procura di Reggio Calabria, che porto in carcere il padre e il primo cugino del vicesindaco Romolo Tassone che si dimise dalla carica qualche settimana dopo per rimanere però consigliere comunale. Nella medesima riunione del Consiglio dei ministri e per gli stessi motivi è stato prorogato ulteriormente lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera decretato il 13 agosto 2010. L’associazione al fianco dell’imprenditore De Masi “Codici” parte civile contro le banche CATANZARO – «Ci costituiremo parte civile nel processo penale scaturito dalla denunce presentate contro alcune banche dall’imprenditore Antonino De Masi». Lo afferma, in una dichiarazione, Giuseppe Salamone, coordinatore di Codici, l'Associazione nazionale di volontariato per la difesa dei consumatori attiva nel campo dell’usura, della sanità e della legalità. «La 'stranà solitudine – aggiunge – in cui è stato lasciato questo imprenditore e la degenerazione che è emersa nel corso degli anni ci fa molto riflettere sul ruolo che ognuno di noi deve esercitare in queste aree difficili del Paese». «Occorre ribellarsi – dice ancora Salamone – al sistema di strapotere economico, ponendo all’attenzione dei Tribunali e dell’opinione pubblica il perverso e intricato meccanismo dei soprusi bancari. Un buon sistema bancario è tale se rispetta le regole, le leggi, e se risponde agli interessi del Paese del territorio e del laboratori di giustizia e i riscontri ad incastrare gli imputati. L’altra posizione da esaminare su tutte è quella del docente universitario Giuseppe Longo. In primo grado per lui “caddero” i reati più gravi, cioé l’associazione mafiosa e il traffico di droga. In appello, nonostante il ricorso della Procura generale, fu condannato solo a un anno e 8 mesi (con la sospensione della pena) per un episodio di violenza privata ai danni dell’ex rettore dell’Università di Messina Diego Cuzzocrea, con il rigetto del ricorso della Procura generale e la conferma della sentenza di primo grado. Adesso dopo il passaggio in Cassazione è stata messa in dubbio, a quanto pare, anche l'aggravante d’aver agevolato l'associazione mafiosa legata al reato di minaccia, e anche su questo reato residuale dovrà in ogni caso ripronunciarsi la Corte d'appello di Reggio Calabria. Antonino De Masi proprio sistema produttivo. Se invece risponde alle logiche ed agli interessi di arricchire qualcuno e creare potere non fa altro che essere non solo illegale ma anche distruttivo». Salamone ricorda il «forte impegno di De Masi, che nel mese di giugno dello scorso anno ha ricevuto dalla Corte d’appello di Reggio Calabria il riconoscimento dello status di vittime di usura e gli estorsori sono state le banche e i loro funzionari. De Masi aveva lamentato l’applicazione di tassi usurari e costretto a pagare oneri finanziari di sei milioni di euro per linee di credito di 12-13 milioni di euro da parte di alcuni importanti istituti di credito italiani, tra cui Antonveneta, Banca di Roma e Banca Nazionale del Lavoro. La vicenda è iniziata nel 2003 nella Piana di Gioia Tauro quando il titolare dell’azienda De Masi si rivolse alle autorità giudiziarie per denunciare i tassi usurari messi in atto dalle banche della Piana. Per ben otto anni il percorso burocratico per la giustizia è stato lungo e arduo rendendo sempre più grave la situazione di inerzia «statale» che ha danneggiato il gruppo industriale De Masi». Iniziative in Calabria Il binomio Tra Bnl e Telethon si rinnova CATANZARO – Dal 1992 ad oggi, Bnl ha raggiunto oltre 211 milioni di euro, quasi il 50% della raccolta totale Telethon. Per l’edizione 2011, la Banca, come ogni anno, sta organizzando su tutto il territorio nazionale oltre 1.000 eventi. In occasione della maratona televisiva, le agenzie Bnl rimarranno aperte al pubblico venerdì 16 dicembre fino alle 22 etutta la giornatadi sabato 17 dicembre dalle 10 alle 24 per raccogliere fondi a favore di Telethon. Tra le iniziative principali ci sarà il 17 dicembre a Cosenza «Lo Sport per Telethon». Mattinata dedicata allo sport in corso Mazzini, dove verranno allestiti campi da basket, pallavolo, tennis e calcio a 5 e dove si svolgerà anche una gara podistica. Il 16 e 17 dicembre Vibo Valentia, «Le Scuole per Telethon». Gli istituti scolastici di ogni ordine e grado della città e della provincia di Vibo Valentia proporranno, presso la sede Bnl di viale Kennedy 77, due giorni di eventi artistici. Il 16 e 17 dicembre a Castrovillari 'Tutto Telethon 2011' all’interno della sede dell’agenzia Bnl di corso Calabria . Ecco chi sono gli indagati Derivati, truffa da milioni di euro di MASSIMO LAPENDA CATANZARO – La Regione Calabria tentava a tutti i costi di risanare il suo bilancio attraverso operazioni in derivati (swap) ma in realtà a guadagnarci era solamente la banca ed il consulente dell’ente che tanto aveva caldeggiato quel tipo di operazioni. È questo lo scenario che emerge dall’inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato all’arresto dell’ex consulente della Regione, Massimiliano Napolitano, accusato di truffa aggravata in danno della Regione, frode in pubblica fornitura e falsità ideologica. Nell’inchiesta, condotta dal sostituti procuratori Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio, sono indagati l’ex dirigente del settore bilancio della Regione, Mauro Pantaleo, la moglie, Chiara Cavallo, e quattro funzionari della Banca Nomura, l'istituto di credito giapponese con la quale la Regione Calabria ha sottoscritto tre contratti in derivati. Si tratta di Arturo De Visdomini, Andrea Giordani, Alessandro Attolico, Armando Vallini. Ed in questoambito entra in scena l’ex dirigente del Dipartimento del Bilancio della Regione Calabria, Mauro Pantaleo, che fa diventare un suo amico e socio, Massimiliano Napolitano, advisor a titolo gratuito dell’Ente. I due, in realtà, sono già in affari perchè entrambi legati dalla ConsultEnti, la società che, secondo la guardia di finanza, riceve mandato dalla Regione per valutare le operazioni in derivati. Il primo contratto sottoscritto dalla Regione avviene nell’aprile del 2004 perunimporto di325milioni, e successivamente avviene una prima rinegoziazione nell’aprile del 2005 e poi ancora nel giugno del 2006. Ma è tra la stipula e l'ultima rinegoziazione che, secondo gli inquirenti, avvengo- no una serie di vicende che dimostrano come gli swap arrecano danno alle finanze della Regione mentre consentono agli intermediari ed alla Banca di avere dei lauti profitti. Per capire se le operazioni in derivati siano rischiose o meno l’ex dirigente della Regione, Mauro Pantaleo, chiede una consulenza finanziaria ad un esperto e nonostante il parere negativo di quest’ultimo l’ex dirigente della Regione prosegue nelle operazioni finanziarie con gli 'swap' confidando in un “miglioramento – scrive il Gip nell’ordinanza –delle condizioni di mercato». Le speranze di Pantaleo, però, con il passare degli mesi, risultano vane e la Regione si trova a dover pagare somme aggiuntive rispetto al debito iniziale. Mentre la Regione subisce un forte danno patrimoniale, la Banca Nomura, attraverso una seriedi società estere e conti correnti cifrati, paga a Napolitano la somma di 2,5 milioni di euro per la sua consulenza. Il movimento di denaro, secondo quanto sostiene il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, presenta la “caratteristica comune –è scritto nell’ordinanza – di avere quale rapporto bancario di transito un conto corrente acceso presso la Banclays Bank di Londra ed intestato alla società Keaton Llc, registrata a New York e riconducibile allo stesso Napolitano». Le operazioni in derivati della Regione Calabria non riguarda solamente la Banca Nomura ed ora la Procura di Catanzaro ha avviato accertamenti anche sui rapporti tra l’Ente ed altri istituti di credito avvenuti dal 2003al 2008.Unainchiesta che gli inquirenti definiscono «assai complicata» ma sulla quale non è escluso che potrebbero emergere altre irregolarità. (Ansa) VIBO VALENTIA Il clan di Soriano resta in carcere IL gip della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, in sintonia con il gip del tribunale di Vibo, ha reiterato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del clan Soriano di Filandari VV, fermati dai carabinieri per associazione mafiosa, estorisione e minacce a giornalisti e forze dell’ordine. L’impalcatura accusatoria pertanto tiene. Restano in carcere quindi il vertice del clan: Leone Soriano, i fratelli Carmelo e Gaetano, e poi Carmelo e Giuseppe Soriano, Graziella D’Ambrosio, Graziella Silipigni, Antonio Carà, Francesco Parrotta, Fabio Buttafuoco. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 14 Calabria Il tribunale per i minori di Reggio supera la richiesta del pm. Tentato omicidio aggravato da futili motivi Lapidò la fidanzatina, 10 anni Sconcerto in aula: il nonno stava per consegnare un coltello al nipote imputato di CATERINA TRIPODI REGGIO CALABRIA E’ stato condannato a dieci anni e dieci mesi di reclusione A. L., il minorenne che lo scorso 7 aprile ridusse in fin di vita a colpi di sassi la propria fidanzatina C. M., poco più che dodicenne, e, per occultarne il corpo sfregiato, le gettò addosso una lastra di cemento del peso di 74 chili, provocandole ferite gravissime e lasciandola tra la vita e la morte per giorni. Un tentato omicidio efferato e sconvolgente, punito, ieri, con il rito abbreviato che ha tenuto conto della circostanza dei “futili motivi”, (infatti la ragazzina venne punita per avere insultato la ex fidanzata del giovane) a cui si aggiunge l'aggravante della crudeltà vista l'efferatezza del reato compiuto. Una pena considerata “severa” dal momento che la condanna (giudice Roberto di Bella, presidente del Tribunale dei Minori) ha superato di ben un anno e dieci mesi la richiesta del Pm, Francesca Stilla (nove anni). Ma il colpo di scena, ieri in aula al Tribunale dei Minori, è stato un altro. Durante l'udienza, infatti, il nonno materno del giovane, ha consegnato per il proprio nipote imputato un borsone, con all'interno ben occultato, tra gli altri effetti personali, nelle tasche di un giubbino, un coltello a serramanico. L'arma, immediatamente individuata dal metal detector, è stata sequestrata, l'uomo è stato identificato e per lui procederà la magistratura ordinaria. Un gesto sconcertante e sconvolgente dal momento che proprio il ragazzo, dai drammatici trascorsi familiari, più volte in casa di reclusione a Roma, dove era ristretto, aveva tentano il suicidio, provando, ripetutamente ad impiccarsi, a causa delle vessazioni dei compagni di cella. Sembra infatti che gli altri reclusi, venendo a conoscenza dei gravissimi capi di imputazione nei confronti della giovanissima fidanzatina intendessero punirlo con la “legge del carcere”. Prima di essere giudicato col rito abbreviato, sul giovane è stata effettuata una perizia psichiatrica che lo ha ritenuto capace di intendere e di volere e lo ha anche dichiarato soggetto perico- A Roma per Azzarà libero di ANDREANA ILLIANO Il luogo del tentato omicidio loso. Il giovane, per evitare nuove aggressioni, sconterà la pena in un carcere del Nord Italia. Una storia drammatica con al centro due giovanissimi che allora sconvolse la città rimasta per giorni col fiat sospeso per la sorte della ragazzina appena tredicenne che, inconsapevole del rischio a cui andava incontro si era appartata con il motorino lungo la “Gallico-Gambarie”, una strada a scorri- mento veloce con tante piazzole di emergenza. Il giovane la lasciò poi lì, abbandonata in terra, in una pozza di sangue. Il fortuito passaggio di una macchina della polizia provinciale ha consentito di salvarle la vita. Successivamente sono stati i sanitari degli ospedali riuniti a restituirla davvero alla vita dopo un lungo calvario di interventi chirurgici e di ricostruzione facciale. MOTTA SAN GIOVANNI. È prigioniero da 120 giorni Francesco Azzarà, il volontario di Emergency, rapito in Sudan, in agosto. Di lui non si hanno contatti, nè notizie da diverso tempo. Almeno ufficialmente. Questi sono stato quattro mesi di speranze, di gigantografie sui palazzi, di parole di solidarietà, ma anche di delusioni. Negli ultimi tempi sulla vicenda è come calato il silenzio. In un primo momento le parole, non più sussurrate, erano come volute, pareva infatti che imminente fosse la liberazione e da Roma, dal ministero si è scelto, proprio per la contrattazione, il silenzio stampa. Settimana fa Emegency rassicurava, loro sanno che accade nei luoghi di guerra, sanno come l’equilibrio è delicatissimo. I genitori del giovane calabrese sono appesi al filo del telefono. Tacciono. Ma quattro mesi sono tanti. Ieri, in consiglio comunale a Reggio, il nome di Francesco Azzarà è rimbombato in aula, la lista civica Energia Pulita ha ricordato la sua prigionia. Ora da Motta ecco il comitato, quello nato per la sua liberazione, e che lo scorso 18 agosto aveva organizzato la fiaccolata con migliaia di persone. Oggi vogliono tornare in piazza, ma non lo faranno in Calabria, bensì a Roma, davanti a Palzzo Chigi. Il comitato è fatto da giovani di Motta coetanei di Francesco, dalle facce pulite e la speranza nel cuore. Chi non capisce perchè un giovane laureato parta dalla sua terra e rischi la vita per dare un senso alla sua esistenza deve arrivare a Motta e guardare negli occhi “i giovani” di 20, 30, 40 anni che in Francesco vedono un simbolo di libertà. Il comitato chiede la solidarietà e l’adesione alla manifestazione da parte di tutti, da Emergenzy, dalle associazioni, da chi semplicemente si sente vicino a Francesco e dicono: «Non vogliamo quelle risposte (ovvero perché, come e quando Azzarà sarà liberato, ndr) che debbono essere date solo alla famiglia, ma vogliamo avvertire l’interesse per Francesco, vogliamo una dimostrazione che non è stato abbandonato, dimenticato, lasciato al suo destino. A Motta, quel giorno, vogliamo rivivere i momenti già vissuti durante la fiaccolata organizzata il 18 agosto. Vogliamo essere fonte di energia positiva per Francesco». Nello studio di Federica Sciarelli la sorella, il padre e altre testimonianze Il “caso Bergamini” a Chi l’ha visto? Questa sera la trasmissione di Rai tre torna a parlare del calciatore del Cosenza di FRANCESCO MOLLO CASTROVILLARI - La trasmissione di Rai Tre “Chi l'ha visto?” questa sera torna a parlare della vicenda umana e giudiziaria di Denis Bergamini. Stasera nello studio del programma condotto da Federica Sciarelli ci saranno il papà di Denis, Domizio, la sorella Donata, e l'avvocato Eugenio Gallerani, che con il suo lavoro di indagine difensiva lo ricordiamo - è riuscito a fornire alla procura di Castrovillari elementi nuovi, o vecchi ma esposti sotto una luce nuova, che hanno consentito la riapertura dell'inchiesta. Ma Donata Bergamini e il legale ferrarese che assiste la famiglia del calciatore del Cosenza, morto il 18 novembre del 1989 sulla strada statale 106 jonica nei pressi di Roseto Capo Spulico, come è loro costume, non parleranno dell'indagine che ad oggi è tutta appesa al lavoro dei Ris di Messina, che stanno eseguendo le analisi scientifiche sugli effetti personali e l'auto di Bergamini che sono statidirecente consegnatidaifamiliari ai carabinieri. Si tratta delle scarpe, di un orologio e di una catenina d'oro che Denis portava addosso quel giorno; ma su quegli effetti, e sull'auto, secondo la controindagine difensiva, condotta da Gallerani, mancano del tutti i segni del trascinamento subito dal corpo a opera del pesante mezzo, e dunque raccontano una versione completamente diversa da quella narrata dai due testimoni oculari: l'ex fidanzata del centrocampista del Cosenza, Isabella Internò, e il camionista di Rosarno Raffaele Pisano. E anche sull'autotrasportatore di Rosarno, oggi 73enne pensionato, la trasmissione potrebbe soffermarsi vista la notizia della smentita della sua morte data dal Quotidiano. La redazione di “Chi l'ha visto?” nellescorsesettimane hapostol'attenzione su tre nomi di questa vicenda: il brigadiere Francesco Barbuscio, il barista Mario Infantino; e il massaggiatore Giuseppe Maltese. Il primo, comandante della stazione dei carabinieri di Roseto, redisse un verbale sull'accaduto esulle dichiarazionidei duetestimoni che oggi, alla luce della controinchiesta, appare incongruente sugli orari e sugli spostamenti della Mase- rati. L'inviato Rai ha provato a parlare con la moglie del brigadiere, oggi deceduto, ma la donna si è detta all'oscuro del lavoro del marito. Sulla questione degli orari parla invece Infantino - dove lsabella Internò, accompagnato da unuomo(mai identificato)andòatelefonare al tecnico Gigi Simoni, al calciatore Francesco Marino, e alla propria madre (mai interrogata) - sebbene all'epoca sottoscrisse che l'orario della telefonata potevano essere le 19, 19 e 30. Ma oggi dichiara: «era ancora giorno, fuori si vedeva…bene». Se il tempo della trasmissione lo consentirà, potrebbero andare in onda anche le testimonianze dell'ex direttore sportivo del Cosenza, Roberto Ranzani, e del presidente dell'Associazione calciatori Damiano Tommasi. Ma forse la testimonianza più interessante sarà quella di Maltese, che già a Carlo Petrini, autore de “il calciatore suicidato”, ha raccontato del lusso, del sesso sfrenato dei calciatori, della droga che circolava nell'ambiente “perbene” frequentato dai Lupi, della relazione del ferrarese con la sua ex fidanzata e del forte ascendente che Michele Pado- vano esercitava su Denis.Ed è per questo probabile che durante la puntata si accenni anche alla recentissima condanna a otto anni e otto mesi di reclusione per l'ex attaccante del Cosenza, del Napoli e della Juventus, finito nei guai nel 2006 con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Padovano è infatti una delle ultime persone con cui Bergamini parla e si mostra preoccupato, scuro in volto, dopo una telefonata ricevuta nella stanza del motel Agip dove sono in ritiro. Ed è l'amico fraterno l'ultimo con cui Denis parla prima di salire sulla sua Maserati quella sera maledetta. Padovano, che ha sempre rifiutato l'ipotesi del suicidio e la pista del totonero, ai funerali di Denis disse a Domizio«tuo figlioè statouno stronzo»; gli promise che sarebbe andato a trovarlo a Boccaleone, ma non ci è mai andato. A Petrini ha spiegato che con quelle parole intendeva dire: «Se Denis mi avesse parlato dei suoi problemi, probabilmente avrei potuto aiutarlo, perché aveva una conoscenza importante che avrebbe potuto toglierlo dai guai». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 15 24 ore Mercoledì 14 dicembre 2011 Mercoledì 14 dicembre 2011 Il sostituto procuratore generale Franco Mollace ha chiesto le stesse condanne del primo grado Maremonti, pene da confermare La Cassazione aveva annullato la sentenza d’appello e rinviati gli atti a Reggio L’INIZIATIVA di CLAUDIO CORDOVA IL SOSTITUTO procuratore generale Franco Mollace della Corte d’Appello di Reggio Calabria, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado nell’ambito del processo “Maremonti”. Il procedimento era tornato in secondo grado dopo un rinvio disposto dalla Suprema Corte di Cassazione. L’iter celebrato con rito abbreviato, vede alla sbarra esponenti di spicco dei clan Libri, Serraino e Rosmini, peraltro già implicati in altre vicende giudiziarie, alcune delle quali tutt’ora in corso.. Tra i soggetti imputati, infatti, spiccano i nomi di Pasquale Libri, fratello del defunto boss Mico Libri, ma anche Demetrio Serraino e Antonio Rosmini. La prima sentenza di condanna fu inflitta dal Gup di Reggio Calabria il 9 novembre 2001. Poi il caso arrivò al vaglio della Corte d’Appello che, confermando l’impianto accusatorio, rideterminò le pene. Nel secondo grado di giudizio, infatti, Pasquale Libri, Antonio Rosmini e Demetrio Serraino furono condannati a quattro anni e otto mesi di reclusione. Nello stesso giudizio furono vomminati tre anni e quattro mesi di reclusione per Vincenzo Cento, Francesco Russo, Domenico Sconti, Domenico Suraci, Antonino Tomaselli e Angelo Tomasello, mentre Andrea Foti se la cavò con due anni e otto mesi di carcere. Il procedimento scaturisce dalle attività messe in campo dagli investigatori per catturare il latitante Demetrio Serraino, che si era sottratto a un’ordinanza di custodia cautelare del 1997. Indagini che si sono avvalse di una cospicua serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, che permisero agli inquirenti di mettere sotto la propria lente d’ingrandimento la capacità delle famiglie mafiose coinvolte di trafficare stupefacenti, ma anche della loro disponibilità di armi comuni e da guerra. Un’indagine, dunque, che andò a intaccare alcune delle famiglie protagoniste della seconda guerra di mafia di Reggio Calabria, che, dal 1985 al 1991, ha lasciato sull’asfalto circa seicento morti ammazzati. Nel corso della scorsa udienza, la Corte aveva rigettato la richiesta della Arriva il Cittadini Day VENERDÌ alle ore 11.00 presso l’aula Magna della Scuola Media Galileo Galilei (Zona Piazza Castello) avrà luogo il “Cittadini Day: la sfida quotidiana della legalità”. L’evento, promosso dal Centro Reggino di Solidarietà, coinvolge oltre 700 alunni di alcune scuole medie della Provincia di ReggioCalabria chehanno aderitoall’iniziativa. In contemporanea infatti in altre scuole del territorio si attiveranno delle simulazioni di gioco con i ragazzi all’interno delle classi. Il progetto consiste nel far sperimentare ai ragazzi, attraverso il nuovissimo gioco da tavolo, le situazioni rappresentate nel gioco con quelle sperimentabili nella vita personale, spingendo a riflettere sulle scelte chesifarebberoin determinaticontesti.Allafine del gioco, l’analisi e la valutazione dell’esperienza vissuta possono determinare una crescita anche nel sistema valoriale. La cultura della legalità democratica e della cittadinanza attiva e responsabile diventano “coscienza della legalità” quando vengono attivati meccanismi di acquisizione dei valori, quando la consapevolezza razionale si trasforma in vissuto emotivo. La Corte d’appello Procura Generale che aveva sollecitato l’audizione del collaboratore di giustizia Lorenzo Federico. Dopo la requisitoria del sostituto pg Mollace, è iniziata la girandola degli avvocati del folto collegio difensivo (tra gli altri gli avvocati Aurelio Chizzoniti, Maurizio Punturieri e Francesco Calabrese). Alla fine dell’intervento delle di- fese, la Corte entrerà in camera di consiglio per emettere la propria sentenza. L’operazione “Maremonti” fu l’epilogo di oltre due anni di indagini condotte dall’Arma senza l’ausilio di collaboratori. I clan avrebbero controllato la città, la sua fascia preaspromontana ed il rione Ciccarello, lungo l’asse costituito dai rioni Mo- dena-San Sperato, grazie all’aiuto della comunità di nomadi stanziali contigui ai Serraino. L’informativa di oltre 7.000 pagine redatta dai carabinieri aveva fatto luce su una serie di estorsioni verificatesi con la tecnica nel "cavallo di ritorno", ovvero l'estorsione di somme di denaro per la restituzione di auto- mezzi rubati. Spesso la 'ndrangheta avrebbe svolto attività di mediazione per la restituzione dei beni rubati. Dei furti in abitazione commessi dai nomadi, inoltre, la mafia reggina si sarebbe giovata per integrare i suoi arsenali, in particolare quelli dei Serraino, intaccati dai sequestri delle forze dell'ordine. Ma una delle attività il- L’intervento del sostituto Beatrice Ronchi davanti alla sezione Misure di prevenzione Chiesta la confisca beni per Campolo Primi interventi anche per i legali dei “terzi” che hanno chiesto la restituzione C’È ANDATA pesante il pm Beatrice Ronchi. Ieri mattina nel corso dell’udienza della Sezione Misure di Prevenzione, del Tribunale il magistrato della Dda ha chiesto la confisca definitiva di tutti i beni sequestrati a Gioacchino Campolo. Misura a cui, sempre secondo il pm, andrebbe aggiunta anche una misura personale di obbligo di dimora fuori dalla Calabria e dalla Sicilia di almeno 5 anni. Nel corso del processo che si sta occupando dei patrimoni del “Re dei videopoker”, cui sono stati sigillati patrimoni complessivi per circa 300 milioni di euro, si è registrato un duro confronto tra le parti. In apertura le difese dell’imprenditore (gli avvocati De Stefano, Calabrese e Marazzita) hanno eccepito la lesione del diritto di difesa. Secondo i legali la corte (presieduta da ieri da Kate Tassone, in sostituzione del giudice Vincenzo Giglio, coinvolto nell’indagione “Infinito” della Dda di Milano) avrebbe messo alcune perizie a disposizione degli avvocati di Campolo soltanto il 22 settembre scorso, quando il limite massimo per depositare le controdeduzioni era fissato per il 30. Una sola settimana di tempo, dunque, non sarebbe stata sufficiente. Da qui l’eccezione preliminare respinta dalla Tassone. Quindi la parola è passata all’accusa che ha, come accennato, chiesto la confisca dell’intero patrimonio di Campolo (centinaia di proprietà immobiliari, terreni, quote societarie e beni mobili, come la nota collezione di dipinti d’autore) oltre ad una severa misura personale. Una richiesta a cui si sono opposti i legali dei “terzi interessati”. Ossia gli avvocati che in udienza rappresentavano i familiari più stretti dell’imprenditore. Per loro il patrimonio va quindi restituito. Ora il prossimo 11 gennaio sarà la volta delle arringhe di Marzzita, Calabrese e e Stefano che tenteranno di dimostrare come il patrimonio posto sotto i sigilli della magistratura non sia il frutto di attività illecite. Ma che al contrario, sia pure con alcune infrazioni di natura amministrativa, sia stato accumulato grazie al lavoro di imprenditore nel settore dei video poker. Un’impresa non semplicissima quella spetta ai difensori di campolo. tanto più che il monopolista del settore è già stato condannato in primo grado ad una pena molto pesante, per un’inchiesta che alla radice è direttamente collegata con quella sui suoi patrimoni. Dopo gli interventi difensivi, la parola passerà al giudice che dovrà emettere la sentenza. A Gennaio discute la difesa del re dei video Condannato anche in secondo grado l’omicida di Bagaladi Carmelo Megale Delitto Russo, confermati 16 anni L’assassinio maturato dopo una lite tra giovani ed ex amici che si contendevano una donna Il condannato per omicidio Carmelo Megale lecite principali dell'organizzazione criminale sarebbe stato l'accaparramento di appalti pubblici, in particolare di quelli relativi ai servizi di pulizia di sedi di uffici a Reggio e Messina. In alcuni casi le ditte si sarebbe accordata con le altre aziende partecipanti alla gara sulla percentuale di ribasso da presentare. SEDICI anni di reclusione, così come deciso nel procedimento di primo grado. E’ questa la condanna “battuta” dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria nei confronti del giovane Carmelo Megale, ritenuto responsabile di omicidio. La Corte (Fortunato Amodeo presidente, Marialuisa Crucitti a latere) ha dunque accolto per intero la richiesta avanzata, nel corso della precedente udienza, dall’Avvocato Generale dello Stato, Franco Scuderi, che aveva chiesto la conferma della sentenza emessa in primo grado dalla Corte d’Assise del Tribunale. Megale è stato condannato perché ritenuto responsabile dell’omicidio del coetaneo Antonino Russo. Un delitto, avvenuto a Bagaladi, comune dell’Area Grecanica, nell’estate 2010, che sarebbe maturato come vendetta di una lite tra i due, dovuta a problemi di natura sentimentale. Una storia di donne contese, e di gelosie varie, in uno dei tanti centri della provincia reggina. Tali vicende, infatti, avevano incrinato il rapporto tra i due giovani, che per un lungo periodo erano stati amici. Nei giorni antecedenti al fatto di sangue, peraltro, i due avevano avuto una dura lite, in cui Russo, la vittima, aveva avuto la meglio nei confronti di Megale, che aveva riportato alcune ferite, curate presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Un fatto che sarebbe stato solo il prologo di un evento ancor più grave. In una calda serata di metà agosto, Megale avrebbe dunque attinto con diversi colpi di pistola calibro 7 il proprio rivale, che non ebbe scampo, morendo quasi all’istante. Furono proprio i Carabinieri di Bagaladi a stringere il cerchio attorno a Megale che, dopo un breve periodo di irreperibilità, si presentò ai militari dell’Arma. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesco Tripodi, riuscirono dunque ad accertare la responsabilità di Megale, che venne condannato in primo grado a sedici anni di reclusione. Ieri, poco prima dell’ora di pranzo, la conferma della sentenza da parte della Corte d’Assise d’Appello, che, dopo aver ascoltato anche l’intervento degli avvocati difensori, non ha modificato la decisione emessa in primo grado. cla.cor. Gioacchino Campolo In manette un 32enne Polizia, un arresto per violenza sessuale in famiglia E STATO arrestato per atti persecutori, maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della convivente. E’ finito così in carcere Antonio Galletta, 32 anni, di Reggio Calabria. Nei suoi confronti, la Squadra mobile della questura della città dello Stretto ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip del locale tribunale. Dal 2007, anno della convivenza tra l’arrestato e la compagna, il giovane ha messo in atto un crescendo di vessazioni fisiche e morali. E per i maltrattamento subiti, tre anni fa, la donna è stata ospitata in un centro di accoglienza per donne in difficoltà. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 26 Reggio Piana Mercoledì 14 dicembre 2011 L’arresto di Pasquale Maio, ritenuto dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria il luogotenente del clan di San Martino Taurianova Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, 9 - 89024 Polistena Tel/Fax 0966.935320 E-mail: [email protected] Operazione “Tutto in famiglia”: fermate ventuno persone Clan e imprese patto e affari di MICHELE ALBANESE duarsi nel fatto che la “Bastarda” aveva sostituito la vecchia mafia rivolgendo numeroseestorsioni apiccoli e grandi imprenditori nonché professionisti. Da tale contrasto si originò per l'appunto un periodo di belligeranza sanguinaria che vide coinvolti, in una recrudescenza di scontri, anche i nuovi clan degli altri centri della Piana che non tolleravano i vecchi ed immobili capi bastone. Fu nell'anno 1976 che, dopo una serie di omicidi, la Bastarda riuscì ad imporsi e la famiglia più forte e che emerse fu quella dei Cianci, che in data 1 aprile 1977, fu protagonista unitamente ad esponenti del clan Avignone, della “Strage di Razzà” ove persero la vita anche due Carabinieri. Per quella vicenda venne condannato solo Cianci Domenico. La famiglia Cianci raggiunse in quell'epoca il massimo prestigio mafioso, dal momento che i due fratelli Cianci Domenico e Cianci Damiano, Dal vecchio boss Zappia all’ascesa di “Cheli” Maio Una faida infinita tra “L’Onorata Società” e le nuove leve della “Bastarda” ricercati per la strage di contrada Razzà, riuscirono a vivere per diverso tempo in stato di clandestinità. Nei primi anni '80, con il loro arresto il governo del clan passò a Cianci Gaetano. Grazie all'intervento di altri clanpiù prestigiosidella “Piana”, tra cui i Piromalli di Gioia Tauro e i Castellace di Oppido Mamertina, venne stipulato una sorta di armistizio e ripristinata, sia pure solo apparentemente, la pax mafiosa tra gli Zappiaei Cianci.L'odioacerrimotra le due famiglie non si placò mai anche a causa del cospicuo numero di morti registrato nell'una e nell'altra fazione durante la battaglia. Nell'aprile 1993, infatti, ebbe inizio una nuova guerra di mafia per l'accaparramentodel poterecon l'omicidioeccellente di Cianci Gaetano, crivellato con ferocia, a colpi di fucile calibro 12. Dichiarata così apertamente la guerra da San Martino si allontanarono vari appartenenti ai clan contrapposti, tra cui Cianci Giuseppe, Garreffa Natale, Zappia Giuseppe classe 1969, Zappia Vincenzo, classe 1965, e Alessi Martino classe 1969. | LE PERSONE FERMATE PEPPINO PANUCCIO Il tabellone con gli arrestati dell’operazione “Tutti in famiglia” per cause naturali), Giuseppe ed Antonio, sino all'intervento dei provvedimenti di sorveglianza speciale dell'agosto 1990 che imponevano l'allontanamento dalla Calabria dei componenti più in auge. Dal 1988 in poi si erano creati tensioni irrecuperabili che sfociavano, poi, nella già menzionata guerra a “fini espansionistici” e di “monopolio criminale”, la cui caratteristica peculiare era stata proprio quella del passaggio di appartenenti di un gruppo criminale ad altro gruppo opposto nel corso del suo svolgimento in un periodo storico che è andato dal 1990 al al marzo del 1992 . All'ampiezza dell'arco temporale di azione delle due cosche è correlato il cospicuo numero dei fatti delittuosi in contestazione (20 omicidi, 10 tentati omicidi, episodi di estorsioni tentati e consumati, porto e detenzione di un rilevante | Quando gli amici boss lo battezzarono capo locale Michele Maio Giuseppe Panuccio Gaetano Merlino Natale Feo Pasquale Garreffa Domenico Maio Giuseppe Maio Domenico Maio Pasquale Maio Francesco Hanoman Domenico Cianci Francesco Morabito Stefano Nava Anna Maria Rettura Martino Rettura TAURIANOVA - La carica di capo 'ndrina ricoperta da Peppino Panuccio era riconosciuta anche da altre cosche e gli consente di partecipare a riunioni di 'ndrangheta. E' lo stesso Panuccio a riferire a Pasquale Hanoman di aver partecipato ad un importante summit con i vertici della ndrangheta di Rizziconi, unitamente a Michele Maio. Panuccio: “Ieri sera ero con Chele (Michele)… mi hanno fatto … Capo Locale compare Rosu (Rosario), Capo Società Peppino Mazzaferro e Capo … il nipote di Carmine Alvaro”. Durante questa riunione, appare evidente dal tenore delle parole pronunciate dal Panuccio, che siano state conferite delle cariche. L'indicazione di Pulicari Rosario (detto comparu Rosu) e Mazzaferro Giuseppe quali alti gradi della locale di Rizziconi, trova conferma secondo quanto si legge nelle carte della Dda - nelle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Bruzzese Girolamo all'udienza del 17 luglio 2007, innanzi al Tribunale di Palmi, nel procedimento Crea Teodoro+2. Bruzzese Girolamo ha infatti riferito, per l'appunto, di essere stato “battezzato” proprio da questi soggetti e di essere così entrato a far parte di un'articolazione dell'associazione di stampo mafioso denominata 'ndrangheta. Quale capo 'ndrina Giuseppe Panuccio manifestava forte preoccupazione per gli equilibri delle locali della zona a seguito dell'arresto di numerosi componenti della cosca Longo di Polistena. Nel corso del colloquio intercettato il 14 aprile 2011 delle ore 12.59.00 con Pa- Giuseppe Pignatone e Giuseppe Creazzo squale Hanoman così parla Panuccio: “Eh… che pasticci, nemmeno ai cani Signore, tutti i Longo sono arrestati tutti anche le donne (bestemmia), sembra niente ma sono pasticci, sembra niente ma nelle famiglie sono pasticci, ma pasticci brutti …pasticci brutti, mah!”. E poco dopo sempre con Hanoman cui si aggiunge Pasquale Maio classe 1977) seguitava nel descrivere il brutto periodo che tutta la 'ndrangheta stava attraversando a causa dei duri colpi inferti dallo Stato nella lotta alla criminalità organizzata, che, con i numerosi arresti delle posizioni di vertice delle varie “locali”, stava conseguentemente creando all'interno degli ambienti delle organizzazioni criminali incertezza e preoccupazione. mi.al. numero di armi), realizzati con una successione cronologica a volte terrificante in quanto ad un omicidio ai danni di un gruppo seguiva immediatamente la risposta di sangue dell'altro che, volendo essere maggiormente “efficace” sul piano criminale, si caratterizzava per una violenza ed efferatezza inaudita e bestiale. In questo contesto è stato consegnato alla storia criminale il cosiddetto “venerdì nero ”diTaurianova .Erail 3maggio del 1991 quando in risposta all'uccisione di Rocco Zagari si realizzò una strage di quattro persone. Poi ancora il 16 agosto quando veniva ucciso Carmelo Petullà Carmelo cognato di Marcello Romeo. La vittima era indicata dagli investigatori come “un fedelissimo”di Mimmo Giovinazzo e vicino al clan di Iatrinoli. Giovinazzo venne ammazzato a Polistena. mi. al. | PLAUSO DI RAFFA «Successo dello Stato» Un plauso ai carabinieri e alla Magistratura viene espresso dal Presidente della Provincia di Reggio Giuseppe Raffa. «Il nuovo successo contro le forze dell'antistato - dice Raffa - è l'ennesima dimostrazione di quanto sia efficace l'impegno delle Forze dell'ordine, in questo caso degli uomini del colonnello Pasquale Angelosanto, e dalla Magistratura nell'azione di contrasto a quelle cellule criminali che inquinano fortemente il tessuto economico, sociale e produttivo della nostra comunità, soffocando la libera iniziativa e lo sviluppo. L'efficace controllo esercitato dalla Magistratura sul nostro territorio costituisce, infatti, la migliore e più efficace tutela dei principi di efficienza della gestione della cosa pubblica”. PASQUALE HANOMAN | Nel summit di Polsi con Mico Oppedisano TAURIANOVA - Andavano anche a Polsi gli 'ndranghitistidi San Martino elà incontravano i capi della 'ndrangheta. «Quante volte è capitato che sono andato alla Madonna di Polsi ed ho visto a compare Mico e lui: compare Pasquale ho visto a compare Peppino e me la vedo io per San Martino». Così parlava il 31 marzo 2011 Pasquale Hanoman, intercettato dai Carabinieri. «Quale compare Mico» gli chiedeva Peppino Panuccio. E lui Hanoman «Compare Mico Oppedisano». Secondo Hanoman lo stesso Oppedisano gli avrebbe detto di aver visto “compare Peppino ( Panuccio ), la persona con laquale stavaparlando rassicurandolo che per San Martino “ se l'ha sarebbe vista lui”. Lo stralcio dell'intercettazioneviene giudicata dai magistrati di “straordinaria importanza perché conferma l'importanza per la associazione 'ndrangheta della riunione che viene effettuata, dai maggiori esponenti dell'organizzazione, in occasione dell'annuale festa in onore della Madonna di Polsi. Già l'attività tecnica, nell'indagine denominata“Crimine”, avevapermesso di delineare i contorni di un complesso rituale che sancisce l'investitura delle cariche di vertice: in pratica, le decisioni assuntedai variclan, preceduteda unaserie diincontri, vengono ufficializzate a Polsi ed entrano in vigore a mezzogiorno del 2 settembre. L'incontro a Polsi, dunque, richiamato proprionella conversazioneambientaletra Hanoman Pasquale e Giuseppe Panuccio rappresenta - si legge nell'ordinanza dei fermi di ieri - un momento chiave che determina la composizione organica del vertice Pasquale Hanoman della 'ndrangheta. L'indagine “Crimine” aveva permesso di appurare che nell'anno 2009, la“prima carica”ovvero quelladi “capo crimine” era stata attribuita proprio a Domenico Oppedisano l'ottantunenne di Rosarno. La levatura criminale di Oppedisano emerge infatti - scrivono i magistrati - anche dalleparole diPasquale Hanoman”. Parole che troverebbero un conferma anche nel procedimento “All Inside” tutt'ora in corso presso il Tribuanle di Palmi con alla sbarra il clan Pesce. La frase pronunciata da Hanoman sarebbe importante perché da essa si trae l'informazione che anche Domenico Oppedisano il “capo crimine” della 'ndrangheta, riconosceva in Peppino Panuccio il referente della cosca imperante nel territorio di San Martino e zone limitrofe. mi.al. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro SAN MARTINO DI TAURIANOVA L'operazione diieri effettuatadai carabinieri e coordinata dalla Dda conferma la presenza “storica” della 'ndrangheta a San Martino di Taurianova, una frazione di quasi mille abitanti, di economia prevalentemente agricola. Una piccola comunità nella quale le regole dell'onorata società hanno costituito un “humus” diffuso e segreto che affonda le sue origini nel passato che parte dal ruolo esercitato dal vecchio boss Peppe Zappia e che arriva fino ai giorni nostri sotto il comando di “Cheli” Maio, detto “culo di gomma”. Una locale di 'ndrangheta che conta autonomia rispetto agli equilibri di Taurianova, rispettata nella Piana e dedita ad attività illecite di varia origine: usura, estorsioni, traffico di droga. Era Peppe Zappia di San Martino colui che presiedette presso il Santuario della Madonna di Polsi, nell'ottobre del 1969 il celebre summit di Montalto, in località Serro Juncari. Il vecchio boss Zappia, ritenuto il patriarca di quella che comunemente viene definita “la vecchia 'ndrangheta” della quale facevano parte 'Ntoni Nirta, Mico Tripodo, 'Ntoni Macrì, Antonio Tegano tanto per fare qualche nome, al summit a cui parteciparono circa centocinquanta persone, rappresentanti delle cosche operanti in tutta la provincia di Reggio Calabria, al fine di trovare un accordo su varie questioni fu interrotto dall'intervento degli agenti di Polizia, coordinati dal commissario della Polizia di Stato Alberto Sabatino. Zappia fu l'ultimo dei vecchi padrini ad essere ammazzato dalle nuove leve della 'ndrangheta. Si era rinchiuso in casa ma questo espediente non lo salvò dalla morte. L'indagine dei Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro a distanza di anni da quell'avvenimento ha consentito di ricostruire l'attuale geografia degli associati alla 'ndrangheta di San Martino guidata da Michele Maio. I Carabinieri nel passato lo indicavano come affiliato alla cosca Cianci, contrapposta gli Zappia, coinvolte in una guerra di mafia negli anni '70. I Cianci hanno avuto accesso al potere a San Martino di Taurianova, dopo la contrapposizione con l'allora unico gruppo criminale esistente ovvero la famiglia Zappia. Nei primi anni '70, il centro dipotere edi controllodel territorio di San Martino era per l'appunto rappresentato dalle famiglie Zappia-Carrozza denominata “Onorata Sanità”. A questa organizzazione criminale, che costituivaun po' la vecchia mafia, pian piano si affiancò, in termini antagonistici, una nuova articolazione mafiosa fatta di nuove leve, denominata “La Bastarda”, di cui facevano parte le famiglie Cianci-Chirico-Scarfò-Ciccone, che, grazie all'ausilio fornito da altri clan, quale quello della famiglia Avignone, dopo una cruenta lotta, che costò la vita a numerosi affiliati di entrambe le cosche, ascese al potere. L'inizio del disaccordo è da indivi- A partire dagli anni ’80 una guerra cruenta per il dominio sul territorio TAURIANOVA - San Martino è una frazione di Taurianova che ha vissuto anch'essa la sua faida tra la vecchia 'ndrangheta (Zappia-Carrozza), già denominata “Onorata Società”, e le nuove leve (CianciChirico-Scarfò-Ciccone e Avignone), già denominata “La Bastarda”. Tale contrasto segnò l'inizio di un periodo di belligeranza sanguinaria che vide coinvolte, in una recrudescenza di scontri, anche i nuovi clan degli altri centri della “Piana”, che non tolleravano i vecchi ed “immobili”Capi Bastone. I due centri furono comunque legati anche da scontri sanguinari e faide. Non solo a San Martino ma anche a Taurianova. La città salì aglionori dellacronacaper gliepisodi delittuosi verificatisi a cavallo degli anni 80-90 analizzati giuridicamente nell'ambito del procedimento penale “Taurus”. A Taurianova, infatti, si è combattuta in tale periodo, più che una faida, una vera e propria guerra tra organizzazioni mafiose, dotate di uomini e mezzi, finalizzata alla conquista di quel territoriosul qualeimporre il proprio predominio mafioso nel proficuo settore delle estorsioni e degli appalti pubblici. Secondo la ricostruzione degli inquirenti le organizzazioni che si sono fronteggiate aspramente sono state quelle facenti capo alle famiglie Asciutto-Neri-Grimaldi (legate al gruppo dominante sull'intera piana di Gioia Tauro delle famiglie mafiose dei Piromalli e dei Molè ) e quelle facenti capo alle famiglie Avignone-Zagari-ViolaFazzalari. I due gruppi venivano indicati come “cosca Radicena” e “cosca Iatrinoli”. Il potere mafioso su Taurianova era stato esercitato, nel periodo immediatamente precedente a quello di interesse processuale, in un regime di monopolio dalla famiglia Avignone, rappresentata dai fratelli Filippo (poi deceduto Scacco matto della Direzione distrettuale antimafia alle ’ndrine egemoni a San Martino di Taurianova Reggio 39 Piana Mercoledì 14 dicembre 2011 38 Piana Mercoledì 14 dicembre 2011 Nel Tribunale di Palmi la testimonianza di Francesco Vadalà, l’imprenditore nella morsa degli estorsori Il coraggio della denuncia Alla sbarra le ’ndrine di Gioia Tauro, capeggiate da Girolamo Piromalli di DOMENICO GALATÀ PALMI - Nuova udienza ieri mattina per il processo sul presunto tentativo di estorsione denunciato dai fratelli Serafino e Francesco Vadalà. Le vittime sono i noti imprenditori di Gioia Tauro, che nel 2010 sarebbero finiti nel mirino di un gruppo di persone capeggiate da Girolamo Piromalli, nipote del boss Pino, già condannato per la stessa vicenda ad otto anni di reclusione al termine del procedimento con rito abbreviato svoltosi davanti al Gup di Reggio Calabria (hanno scelto invece di farsi giudicare con il rito ordinario da tribunale collegiale di Palmi presieduto da Concettina Epifanio, Vincenzo Bonasorta, Domenico Gullini, Santo La Rosa, Salvatore e Vincenzo Plateroti e Cosimo Romagnoli). Nel corso dell'udienza si sono alternati sul banco dei testimoni il dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, Francesco Rattà, l'attuale dirigente del Commissariato di Cittanova, Fabio Amore (ai tempi delle indagini in servizio a Gioia Tauro), e una delle due vittime della presunta estorsione, Francesco Vadalà. Citato come teste del Pm della Dda reggina, Giovanni Musarò, Rattà ha ricostruito alcune fasi dell'operazione eseguita insieme agli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, concentrandosi in particolare sui rapporti tra gli imputati risultanti dall'incrocio dei tabulati telefonici delle utenze messe sotto osservazione durante l'indagine. Singolare il caso di Piromalli, a cui gli agenti di polizia hanno sequestrato alcune schede telefoniche intestate a cittadini bulgari e romeni ma che in realtà sarebbero state nella sua piena disponibilità. Rattà ha raccontato anche il modo in cui è stata raccolta la denuncia di Francesco Vadalà, il giorno in cui il fratello Serafino stava raccontando alla polizia delle presunte estorsioni. Un fatto che lo stesso Vadalà ha raccontato una volta salito sul banco dei testimoni: il 17 novembre del 2010, dopo che il fratello era già stato sentito dai poliziotti, l'imprenditore gioiese ha raccontato a Rattà di quanto gli era stato proposto circa un mese prima da Bonasorta. L'odierno imputato sarebbe andato a trovarlo nei suoi uffici di Gioia Tauro preannunciandogli una multa di 30mila euro da parte di Equitalia. Bonasorta, secondo il racconto di Vadalà, si sarebbe offerto di fare da mediatore presso un ispettore dell'agenzia di riscossione per far ridimensionare l'importo della multa. Il tutto al costo di 10mila euro. Dopo alcune verifiche fatte con i propri impiegati, Vadalà avrebbe appurato che nessuna sanzione era stata comminata alla sua azienda e che Equitalia non era in potere di emettere multe ma soltanto di riscuotere tributi non pagati. Per un po' di tempo l'imprenditore ha affermato di non aver dato peso all'episodio, ma una volta trovatosi di fronte a Rattà che aveva appena sentito il fratello, ha deciso di raccontargli quanto accaduto. Sulle modalità con cui è stata raccolta la denuncia ha testimoniato anche il dirigente Amore. Tra i testimoni i vicequestori Rattà e Amore A Taurianova Avvocato rapinato in casa Francesco Rattà, il vicequestore di polizia testimone ieri in aula L’abitazione dell’avvocato di FEDERICA LEGATO POLISTENA Varato il piano dei parcheggi a pagamento di PIERO CATALANO POLISTENA - Malgrado le polemiche da parte dei gruppi di opposizione, l'Amministrazione comunale di Polistena va avanti perla suastradaetra qualchegiornometterà in atto la seconda fase del Piano del traffico con l'istituzione dei parcheggi orari e a pagamento e del senso unico "a salire" in via Santa Marina, da via Pizzurro a piazzetta Padre Pio. Da giovedì quindi sarà in funzione in città il servizio di parcheggio su strisce blu, gestito dalla cooperativa sociale "Alba", che ha vinto la gara di appalto, mediante ausiliari del traffico alle proprie dipendenze. «Le strisce blu - sottolinea il sindaco Michele Tripodi in una nota stampa - sono di gran lunga inferiori agli spazi liberi ed alle aree di sosta gratuite, che nella città rappresentano la stragrande maggioranza». Da dopodomani quindi sarà possibile sostare gratuitamente anche nei parcheggi blu per 15 minuti, purchè la vettura sia munita di disco orario con indicazione delle frazioni di 15 minuti. I tagliandi della sosta oraria che costeranno 0,60 euro all'ora, saranno distribuiti direttamente sul posto dagli ausiliari o acquistati in prevendita in alcuni esercizi commerciali. Inoltre è possibile acquistare gli abbonamenti mensili, con agevolazioni tariffarie per coloro che abitano dove sono presenti solostrisce blu.«Invitiamo tuttii cittadini - spiega ancora il sindaco - se ancora non hanno provveduto, a munirsi di disco orario, proprio per poter circolare con serenità e disbrigare le piccole commissioni in modo semplice, veloce e gratuito. Oltre ai parcheggi orari saranno ricavati nuovi parcheggi liberi nel tratto a senso unico di via Santa Marina, che disegnerà una nuova viabilità anche con l'ausilio del ponte di via Turati di prossima apertura. «L'Amministrazione Comunale - conclude la nota di Tripodi - sta compiendo scelte importanti con molta determinazione, siamo certi che i cittadini rispetteranno le nuove regole». Lavoratori senza stipendio: scatta l’ennesimo sit-in a Gioia Tauro San Ferdinando Una chiesa patrimonio Protesta per turni di lavoro estenuanti e promesse non mantenute della città Non c’è pace per la Lirosi di ALESSANDRO TRIPODI GIOIA TAURO - La saga Lirosi continua e i motivi sono quelli di sempre. Stipendi pagati in ritardo, mancato versamento di una parte del fondo pensionistico “Priamo”, rinnovo del parco mezzi incompiuto, turni di lavoro estenuanti e troppi impegni già disattesi in passato. Ieri i dipendenti della Lirosi Autoservizi, una settantina in tutto, hanno dato luogo all'ennesima protesta con un sit-in di fronte alla sede della ditta operante nel trasporto pubblico ubicata sulla Provinciale 1 a Gioia Tauro. Da diversi mesi ormai gli autisti tentano in ogni modo di farsi sentire per tutelare i propri diritti senza però sortire effetti positivi concreti e duraturi. Le forme più eclatanti di agitazione si verificarono l'una lo scorso maggio quando tre dipendenti salirono sul tetto di un'abitazione situata dinanzi alla sede dell'azienda minacciando di buttarsi di sotto, l'altra lo scorso settembre nel corso di una protesta imbastita da 35 manifestanti a Catanza- Il sit-in di protesta ro perché dettata dalla riduzione dei fondi stanziati da parte della Regione per il trasporto pubblico locale. In quell'occasione due lavoratori occuparono i binari della stazione del capoluogo giurando di essere pronti a darsi fuoco se le loro istanze fossero rimaste inascoltate. Tutto finì con l'intervento delle Forze dell'Ordine che sedarono la contestazione. Adesso i lavoratori della Lirosi sono inermi visto che scioperi, sit-in e quant'altro sembrano rimbalzare contro un muro di gomma ricorrendo con costanza le problematiche non risolte che continuano a creare disagi anche ai cittadini della Piana di Gioia Tauro. Infatti le ripetute interruzioni del servizio di trasporto pubblico, in con- temporanea tra Lirosi e Ferrovie della Calabria, hanno sollevato un vespaio di polemiche da parte dei sindaci del comprensorio i quali si sono fatti portavoce delle lamentele provenienti soprattutto dai genitori stanchi di dover accompagnare tra mille peripezie i figli a scuola, data l'incombenza degli impegni lavorativi. Insomma un cane che si morde la coda. La situazione per la Lirori è in piena impasse. Anzi, sta retrocedendo. Infatti i pullman concessi in prestito alla Lirosi da altre aziende operanti nello stesso settore, dovrebbero essere restituiti a breve. Così si riparte punto e a capo con la questione dei mezzi obsoleti che è quella su cui i lavoratori premono maggiormente. Ciò che desta più preoccupazione sono i rischi che si corrono nel viaggiare su pullman non idonei, a quanto dicono gli autisti, ad effettuare le corse. Per ciò che concerne le spettanze, di arretrato ci sono quelle di novembre che nei prossimi giorni dovrebbero essere elargite. SAN FERDINANDO - Ristrutturare la chiesa del Convento di San Ferdinando. E' questo l'obiettivo del consigliere comunale di maggioranza, Giuseppe Stilo, che ha fatto sapere di aver richiesto un finanziamento alla RegioneCalabriaper ilrestaurodell'antica chiesa, l'unico monumento storico rimasto nel piccolo centro dell'area portuale, dove sono ancora poste le spoglie dei fondatori del paese. «Per l'amministrazione, la chiesa del Convento è un patrimonio culturale inestimabile, che rischiamo di perdere a causa dell'incuria e delle intemperie»,ha dettoStilo,spiegando che la chiesa fu costruita intorno al 1859, per iniziativa dei coniugi Salvatore Nunziante e Gabriella Spiriti. Per la sua costruzione fu utilizzata la pietra vulcanica proveniente dalle isole Eolie, per il suo altare furono utilizzati finissimi marmi di Gimignano». Oggi è rimasto poco di quel luogo sacro ai sanferdinandesi, una piccola comunità di credenti. Per questa ragione, il consigliere Stilo spera in una rapida concessione dei finanziamenti, per ridare alla piccola basilica lo splendore di un tempo. TAURIANOVA - Una terribile disavventura ha visto come protagonista l'avvocato Gaetano Filippone, stimato e noto professionista 76enne di Taurianova. Nella serata di lunedì, intorno alle 20,15, rincasando nella sua abitazione di via Trento e Trieste, nelle adiacenze della Villa comunale a Taurianova, è stato aggredito da tre uomini armati e con il volto coperto da passamontagna che lo hanno portato coattivamente all'interno di un garage delle case popolari site in via Armando Diaz, in prossimità dell'abitazione dello stesso avvocato Filippone. All'interno del garage, l'avvocato - che ha supplicato i malviventi di non essere imbavagliato per paura di soffocare - è stato legato e tenuto praticamente in ostaggio per circa un'ora da uno dei tre uomini. Gli altri due, nel frattempo, dopo essersi fatti dare le chiavi dell'abitazione, dove Filippone risiede da solo, hanno svaligiato l'intero appartamento, sottraendo svariati oggetti di valore, tra cui monili in oro, e banconote. L'importo del bottino che da una prima ricognizione è da considerarsi comunque ingente - è ancora in via di accertamenti. Dopo aver ripulito l'appartamento, i tre uomini si sono dileguati nel nulla, lasciando il malcapitato nel garage, le cui urla sono state, più tardi, sentite, da un passante che ha dato l'allarme. Sul posto sono, quindi, intervenute le forze dell'ordine, polizia e carabinieri che hanno perlustrato la zona ma con esito negativo. Oltre al forte spavento, l’avvocato Filippone ha riportato alcune escoriazioni ai polsi, nei punti in cui ha subito la stretta dei legacci. L'ennesimo atto criminoso si è consumato, dunque, nella cittadina della Piana, nella quale, da diversi mesi, si registra una preoccupante recrudescenza di episodi criminosi ai danni di onesti cittadini. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 40 Reggio Sulla presenza dei migranti un gruppo di cittadini sollecita le istituzioni, il prefetto e le forze dell’ordine Mai più ghetti a Rosarno «Tanta gente adesso ha paura ed è costretta a barricarsi dentro casa» di KETY GALATI ROSARNO - Non vogliono più assistere a scenari indecenti legati agli africani. Chiedono l'abbattimento dei loro ghetti. Sono i cittadini di Rosarno a lanciare questo preciso messaggio che trapela da una lettera scritta da un gruppo di persone che si riserva l'anonimato. Una missiva indirizzata al sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, ai presidenti regionale e provinciale, Giuseppe Scopelliti e Giuseppe Raffa, al prefetto di Reggio, Luigi Varratta, ed alle Forze dell'ordine. Nella stessa, viene denunciato lo stato di disagio a cui sono costretti a vivere non solo gli immigrati ma anche i rosarnesi, i quali, «stanno con i paletti dietro le porte perché terrorizzati dagli stranieri ubriachi». Perché, reduci della nota rivolta degli extracomunitari. Perché assisterebbero passivamente da anni ormai alle occupazioni abusive di case e ruderi da parte degli stranieri, oltre agli scenari osceni connessi alle loro “abitudini”. «Gli stessi africani - si legge nella lettera - oltre ad abitare in veri e propri ghetti, si riversano da mattina e sera per le strade della città, molte volte senza meta, spesso e volentieri in stati di ubriachezza, facendo uso di droghe varie e facendo i loro bisogni davanti a donne e bambine. Capiamo che vivendo nei ghetti gli extracomunitari non hanno i servizi igienici, ma fare i propri bisogni pubblicamente non è assolutamente corretto né tanto meno decoroso», denunciano gli autori della missiva utilizzando termini che non lasciano spazio a nessun tipo di altra interpretazione. Essi inoltre sollevano un altro aspetto connesso agli extracomunitari, quello “criminoso” che turberebbe la loro convivenza. Si tratta degli africani, che, vivono nei pressi del centro storico di Rosarno. Gli “anonimi scontenti” a riguardo ricordano alcuni episodi di violenza accaduti precedentemente in quella zona, come: «l'accoltellamento di un algerino, che ha rischiato di perdere la vita», evidenziando un ulteriore problema, la presenza di prostitute «sempre africane» le quali, «innescherebbero dei litigi per la “proprietà” delle stesse tra gli abitanti del ghetto che «Va tutelata la dignità degli stranieri» degenerano in ulteriori liti». «Ma nei minori dei mali - si legge nella lettera - gli africani si renderebbero protagonisti di schiamazzi notturni che disturbano il regolare riposo dei vicini, di persone che durante il giorno lavorano onestamente e che pretendono di dormire la notte». Gli artefici della lettera sollevano pure la questione dell'igiene. Ma prima di affrontare l'argomento, premettono di non essere razzisti. Le loro dichiarazioni farebbero leva su «una forma di correttezza generica». Nel senso che «la legge è uguale per tutti. Le cose anzidette sono vietate in Italia come in qualsiasi altro paese. Non ci sembra giusto sia concesso a queste persone, che, devono essere sistemateli in luoghi idonei». Un gruppetto di extracomunitari in arrivo a Rosarno Aumenteranno la capienza del centro di accoglienza di contrada “Testa dell’Acqua” Da Crotone nuovi moduli abitativi ROSARNO - Da Crotone arriveranno nuovi moduli abitativi, che, saranno installati nel campo di accoglienza container per i “migrantes” di contrada Testa dell'Acqua a Rosarno. Sembrerebbe si sia pure deciso di montare una o più tendopoli all'interno della stessa struttura. Lo ha comunicato il prefetto Luigi Varratta alle organizzazioni sindacali Flai- Cgil di Gioia Tauro. Queste ultime, in occasione del sit-in contro la manovra economica Monti di lunedì scorso davanti alla prefettura, hanno approfittato della presenza del prefetto per chiedere la convocazione urgente di un tavolo, che ha come obiettivo quello di predisporre un immediato piano di intervento. Mentre quindi la politica “dorme”le associazioni di categoria cercanodi trovareuna soluzio- ne all'emergenza umanitaria, visto che il campo non è sufficiente per dare accoglienza a più di 2000 stranieri, che, vivono accampati nelle vecchie fabbriche e nelle campagne della Piana. Per alleviare le sofferenze dei “fratelli” migranti, alcune associazioni umanitarie del territorio invece si riuniscono “segretamente”, proponendo la riapertura dell'ex cartiera, murata lo scorso anno. Intanto Flai-Cgil provocatoriamente coglie l'occasione per affermare che «è davvero difficile riuscire a metter pace alla coscienza del presidente regionale Giuseppe Scopelliti che lo scorso anno ci stupì ad effetti speciali nel tagliare il nastro del campo, promettendo che sarà migliore l'anno che verrà» e, sostiene che «per uscire dall'emer- genza migranti si debba mettere in moto un processo virtuoso per rendere qualitativamente competitivo il comparto agricolo nella Piana». «Ci domandiamo, - continua la Cgil - quanto sia più tollerabile che diverse centinaia di milioni di euro, messi a disposizione dalla Ue per essere impiegati in agricoltura, finiscano con arricchire le tasche di pochi, invece di trasformare il settore e produrre qualità e lavoro. In questo le responsabilità della Regione sono antiche ed appartengono tanto ad Agazio Loiero, ex presidente della Regione quanto al suo successore». Per Cgilsi staconsumando «lacontinua sconfitta della politica, perché nulla è stato fatto. Noi non vogliamo essere complici di quanto di drammatico potrebbe accadere nei prossimi giorni». k. g. Interpellanza al sindaco Romeo dei consiglieri di minoranza sul rispetto delle “quote rosa” Taurianova, no a Giunta di soli uomini «La presenza di entrambi i sessi garantisce la genuina azione amministrativa» di FEDERICA LEGATO TAURIANOVA - I consiglieri comunali di minoranza Pileggi, Leva, Rigoli, Sposato e Zucco hanno presentato un'interpellanza al sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, evidenziando che «l'attuale Giunta comunale, essendo composta esclusivamente da componenti di sesso maschile, viola i principi costituzionali, legislativi, Statutari e giurisprudenziali in materia di pari opportunità e di rispetto delle quote rosa». Alla luce, infatti, del decreto del 9 giugno scorso, con il quale il sindaco ha nominato Roberto Bellantone, Raffaele Sofia, Salvatore Siclari e Rocco Coluccio alla carica di Assessori comunali, costituenti l'attuale Giunta, secondo i consiglieri di opposizione ciò comporterebbe una violazione, in primo luogo, dell'art.51 della Costituzione, per il quale «la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini». Secondo quanto riportato dai consiglieri «la proporzionata rappresentanza di entrambi i sessi, in seno agli organi amministrativi, garantisce la genuina azione am- Discriminate le donne violando la legge I consiglieri promotori dell’interpellanza ministrativa, proprio in virtù della diversità dei generi». Nell'interpellanza in questione vengono citati, inoltre, la direttiva comunitaria del 2010 - secondo la quale «l'obiettivo della parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere tenuto presente in tutte le attività politiche ed amministrative» - e il Testo unico degli Enti che «dispone che in tutti gli statuti locali siano stabilite norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna e promuove la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali». «Tutti questi principi Costituzionali e legislativi - sottolineano ancora i consiglieri di minoranza - sono stati confermati dalla recentissima sentenza del Tar della Calabria, del 26/10/2011; tale provvedimento, annullando i decreti di nomina degli assessori comunali, tutti uomini, ha cristallizzato il principio costituzionale, evidenziando la necessità di ga- rantire la presenza, all'interno dell'organo esecutivo dell'Ente, di una rappresentanza femminile». Inoltre, «l'art. 2 dello Statuto comunale prevede espressamente il superamento di ogni discriminazione tra i sessi». Secondo i consiglieri di minoranza, «considerato che non può ritenersi raggiunto l'equilibrio supposto mediante la sola individuazione, nella composizione del Consiglio comunale, di elementi di sesso femminile, anche in presenza di specifiche deleghe, la eventuale noncuranza del sindaco Romeo rispetto alle citate disposizioni normative costituirebbe una grave illegittimità» e, quindi, si rende «necessario che il sindaco si assurga ad esempio applicativo di questo principio intelligibile ed inviolabile, costituzionalmente tutelato, e si conformi alle disposizioni legislative e normative, mediante il bilanciamento della propria Giunta, realizzato attraverso la nomina di un assessore di sesso femminile». Alla luce di tutto ciò, i consiglieri di opposizione, firmatari dell'interpellanza, chiedono al sindaco Romeo se è sua «intenzione inserire all'interno della Giunta una presenza femminile, in ossequio al principio della parità tra i sessi» anche revocando la nomina ad uno degli assessori attualmente in carica. Replica a “Grande Sud” Tripodi ribatte «Non è una città a rischio» ROSARNO - Il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi ribatte alla minoranza consiliare “Grande Sud”. Quest'ultima aveva parlato di una Rosarno a rischio, riferendosi alle problematiche connesse alla criminalità. La Tripodi bacchetta il partito di Miccichè, soffermandosi innanzi tutto su alcuni passaggi «agghiaccianti» contenuti nella nota dell'opposizione. «Per un gruppo consiliare che ha a cuore la sicurezza dei cittadini, giustificare l'omertà e la mancata denuncia dei reati per una presunta inutilità, credo sia gravissimo. Chi ha la responsabilità di qualunque tipo e rappresenta i cittadini, non può essere disfattista, non può tra le righe criticare i sequestri attuati dalla magistratura, perché alla fine hanno eliminato un'economia sommersa». Il primo cittadino pone una serie di domande alla minoranza: «non vi siete chiesti perché l'economia di Rosanro è in grave crisi? La criminalità organizzata non ha nessuna colpa in tutto ciò? O le responsabilità sono della magistratura? Infine, il sindaco elenca le iniziative adottate fino ad oggi dall'amministrazione contro la malavita: la costituzione parte civile nei processi di 'ndrangheta, il sostegno alle attività scolastiche che stimolino i giovani al rispetto delle regole ed ai principi di legalità, il protocollo d'intesa con il Museo della 'ndrangheta, «nella consapevolezza che solo attraverso le nuove generazioni si può sperare in un riscatto ed in un vero cambiamento sostanziale e non di facciata». La nota conclude: «riteniamo di aver dimostrato un'attenzione particolare su quest'emergenza, nel limite delle nostre prerogative, impegnandoci ogni giorno a rispettare il mandato conferito dagli elettori». k.g. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio 41 Piana Mercoledì 14 dicembre 2011 33 Email: [email protected] - Amantea E-mail [email protected] - [email protected] Paola E-mail [email protected], [email protected], [email protected] San Lucido Email [email protected] Scalea Email [email protected] Belvedere Email [email protected] Acquappesa E-mail [email protected] Paola. Assolto il figlio ventenne e non riconosciute clandestinità e ricettazione Paola. Chianello Tasse comunali il Pdl attacca Un anno a Giovanni Curioso che aveva nascosto una carabina la Giunta Una condanna per le armi di PAOLO VILARDI PAOLA – Il padre condannato ad un anno di reclusione e il figlio assolto “per non aver commesso il fatto”. Si è concluso ieri mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Paola, Francesco Aragona, il processo con il rito abbreviato a carico di Giovanni e Gianluca Curioso, due operai edili rispettivamente di 50 e 20 anni, che lo scorso mese di aprile erano stati trovati in possesso di una carabina semiautomatica a ripetizione di produzione canadese, che non risultava registrata nei cataloghi nazionali di armi comuni da sparo, nonché di 230 cartucce calibro 22. L’arma e le munizioni erano ben occultate in una stalla in Contrada Fosse, nella periferia sud al confine con San Lucido, di proprietà dei due imputati. I carabinieri della compagnia di Paola riuscirono a rinvenirle a seguito di perquisizione, dopo aver seguito una mirata pista investigativa basata su metodologie classiche: attività d’osservazione e pedinamenti. La carabina e le munizioni, una volta poste sottosequestro, furono sottoposte ad esami balistici, per verificare se la stessa arma era stata utilizzata in passato. In questa fase d’indagine, sotto stretto riserbo, si era proceduto altresì a controlli per accertare come la stessa sia sfuggita ai controlli internazionali, riuscendo ad arri- vare in Italia del lontano Canada, dove risulta prodotta. Nella serata di ieri, nel palazzo di giustizia di Via Falcone e Borsellino, si è concluso il processo con il rito abbreviato per padre e figlio, difesi dall’avvocato Edoardo Sommella del foro di Paola. Giovanni Curioso è stato condannato, in particolare, ad un anno di reclusione e mille euro di multa per la detenzione della carabina e per la sua messa in vendita, come era stato accertato nella fase investigativa. E’ stato invece assolto dal reato di ricettazione. Il giudice non ha altresì riconosciuto la clandestinità dell’arma, altra di FRANCESCO STORINO Il Tribunale di Paola Paola. La Dda ha chiesto l’acquisizione di elementi dei processi Missing e Garden Accusa di estorsione, slitta la sentenza PAOLA – Slitta al prossimo 21 dicembre, fra una settimana, la sentenza del processo a carico di Salvatore Serpa e Giuseppe Sirufo, rispettivamente di ventiquattro e ventotto anni. I due sono accusati di tentata estorsione ai danni di due ristoratori del posto, aggravata dal metodo mafioso. Nella mattinata di ieri il Pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia, Giampaolo Boninse- Si torna in aula fra una settimana Amantea. Si torna in aula a gennaio 2012 Nepetia, acquisiti i verbali Saltano gli interrogatori dei quattro collaboratori AMANTEA – Nessuna testimonianza raccolta dai quattro collaboratori già pronti per la videoconferenza con il palazzo di giustizia di Paola. I legali degli imputati, ai fini processuali, hanno prestato il consenso ad acquisire le dichiarazioni degli stessi contenute nei verbali d’indagine. Nessun colpo di scena ieri mattina nella celebrazione di Nepetia, il processo a carico di 23 imputati accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, di droga e singoli reati contro il patrimonio. Si è trattata di un’udienza transitoria, durata pochi minuti, in quanto era in programma solo l’interrogatorio dei collaboratori di giustizia. Si ritorna in aula il prossimo 10 gennaio. Ad essere sentiti dovevano essere Francesco Amodio, Giuseppe Vitelli, Oreste De Napoli e Francesco Bevilacqua, tutti ex appartenenti alle cosche del cosentino, chiamati dalla pubblica accusa, il pm della Dda Giampaolo Boninsegna, a fornire delucidazioni sui rapporti che mantenevano con i clan Gentile – Besaldo –Africano, che ope- preziosa attenuante per la difesa, contestata invece dalla pubblica accusa, che aveva chiesto per l’imputato la condanna di 2 anni e 4 mesi. L’imputato ha beneficiato del rito abbreviato, che ha comportato la riduzione di un terzo della pena. Completamente assolto, invece, il figlio ventenne, secondo il giudice non responsabile della presenza dell’arma e delle munizioni nella stalla di proprietà di famiglia. Sulle spalle dei due imputati, oltre a quella di ieri risulta una sentenza di condanna patteggiata per un furto di legna. ravano nel comprensorio del basso Tirreno cosentino e divenuti oggetto della nota inchiesta penale. Testimonianze che dovevano risaltare al collegio giudicante l’attività criminale di queste cosche, quindi i vari reati contro la persona e il patrimonio che si leggono ai capi d’imputazione nel nutrito fascicolo, a sostegno della validità del teorema accusatorio. Gli affiliati ai clan, in particolare sono ritenuti dagli inquirenti autori di attentati, intimidazioni e richieste estorsive di vario genere. Gli avvocati degli imputati hanno prestato il consenso all’acquisizione dei verbali dei pentiti in quanto quest’ultimi avevano iniziato a rendere dichiarazioni nel periodo antecedente alla contestazione accusatoria. Nell’udienza del prossimo 10 gennaio saranno ascoltati altri tre collaboratori di giustizia, Vincenzo Deodato, Adamo Bruno e Carmine Cristini, chiamati anche loro a fornire delucidazioni sui rapporti che mantenevano con la malavita nel comprensorio di Amantea. pa. vi. Saranno ascoltati altri tre pentiti gna, ha chiesto preliminarmente l’acquisizione delle sentenze di Missing e Garden, due importanti inchieste penali antimafia, per estrarre nuovi elementi di prova a sostegno del teorema accusatorio. Il collegio del Tribunale di Paola, presidente Paola Del Giudice, ha così rinviato il processo a giorno 21. I due imputati, come si evince dal capo d’imputazione contestato, all’epoca dei fatti, negli anni tra il 2009 e il 2010, chiesero al titolare di un esercizio commerciale la somma di cinquecento euro, promettendo in cambio “protezione” per l'attività. Il commerciante si rifiutò però di pa- gare e presentò una denuncia formale ai carabinieri della Compagnia di Paola. Partì quindi l’attività investigativa da cui scaturì l’emissione di un’ordinanza cautelare in carcere che raggiunse Salvatore Serpa e Giuseppe Sirufo. Il provvedimento venne eseguito dai carabinieri di Paola. Nell'udienza di aprile si è costituita parte civile la Regione Calabria, rappresentata dall’avvocato Antonio Cersosimo. Sono stati ascoltati quattro testi della pubblica accusa, tutti sottufficiali dei carabinieri. pa.vi. Cetraro. In preparazione un piano di dismissioni Patrimonio comunale C’è un comitato tecnico di GAETANO BENCIVINNI Il sindaco Giuseppe Aieta LONGOBARDI Ultimo Consiglio dell’anno Approvati i tre punti in discussione LONGOBARDI – Si è svolto, ieri mattina, alle 9, presso la locale casa delle Culture, in sessione straordinaria ed urgente, l’ultimo consiglio comunale dell’anno. Tre i punti all’ordine del giorno: costituzione del Gac, denominato “La perla del Tirreno Cosentino”, votato all’unanimità; ratifica della delibera di giunta su una variazione di bilancio, esercizio finanziario 2011; addizionale Irpef per l’anno 2012. Il capogruppo Franco Gaudio, ha espresso voto contrario all’aumento dello 0,8% dell’addizionale Irpef per l’anno 2012. n. b. CETRARO - Si va verso la formazione delcomitatotecnico ristretto,chehail compito di affiancare l’amministrazione comunale di Cetraro nel monitoraggio del patrimonio per avviare un piano di dismissioni con l’obiettivo di implementare le casse comunali, che attualmente si ritrovano in una situazione di estrema difficoltà. La vendita di strutture pubbliche, l’individuazione di suoli agricoli di proprietà comunale rientrano nei compiti del comitato, che risulta formato da esperti indicati dalle forze politiche. La proposta di dar vita ad un organismo di questo tipo è scaturita nell’ultima interpartitica di maggioranza, che si è occupata della situazione economica e finanziaria del Comune. Inquella occasione iriflettori sono stati puntati sulla necessità di portare avanti con determinazione la lotta contro l’evasione fiscale, di sveltire le pratichedel condonoedilizio, diintrodurre il pagamento a consumo in sostituzione del pagamento forfettario nel servizio idrico, di dismettere il patrimonio comunale. In vista del bilancio del prossimo anno, il comitato tecnico ristretto dovrà mettere in campo una serie di proposte ed un piano di interventi per rinvigorire le casse asfittiche del Comune e per affrontare in modo efficace la grave crisi che si profila per il 2012, che preannuncia ulteriori misure restrittive per gli enti locali. Il primo cittadino Giuseppe Aieta si è già attivato ed ha espressamente richiesto alle forze politiche di fornire i nominativi dei loro rappresentanti al fine di avviare il lavoro che il comitato tecnico ristretto dovrà portare avanti. PAOLA - «Con voce fioca, suadente e piena di calore umano ed atteggiamenti tipici di chi indossa una tonaca, in campagna elettorale, l’attuale sindaco di Paola, Roberto Perrotta, disegnava per la città e per i paolani “le magnifiche sorti e progressive”. Non trascurava nulla, neanche la sceneggiatura, sino a portare con sé sul palco il povero Geremia. La scena è così perfetta da convincere anche i più scettici». Si apre così una nota, a tratti molto dura, del portavoce del Pdl, Fernando Chianello. «Ma l’illusione - prosegue - dura poco e le promesse e gli impegni presto si dissolvono e Paola si risveglia come città di statue e di tasse insostenibili. Tasse su tasse: dall’acqua ai rifiuti solidi ed ora ai terreni edificabili sui quali non è possibile edificare. Una stangata senza precedenti, persino crudele. Nessun comune, a prescindere dal colore politico della propria giunta, ha osato tanto». Pertanto Chianello si chiede se: «per il sol fatto di essere sindaco, si può acquisire il diritto di gettare nello sconforto e nella disperazione migliaia di onesti cittadini. Ad essere colpiti da un immane, ingiustificato e soprattutto insostenibile gravame, sarebbero cittadini onesti e laboriosi». Quindi in riferimento all’Ici: «Il loro lucro derivante da questi terreni consiste in qualche cesta di pomodori, qualche fascio di cipolle e un po’ di verdura e qualche frutto. Colpire questa gente che non ruba, non spaccia droga, non appartiene alla malavita, non speculain banca,è davvero cosa esecrabile. A venir meno è il rispettonei confronti di costoro. Si tratta, tuttavia, di una vera e propria iniquità sociale,postain esseredacoloro i quali hanno avuto fiducia e suffragi da questa stessa gente. La disperazione e l’incertezza su come affrontare tutto ciò sono i sentimenti dominanti». Si tratta per il portavoce del Pdl di un amaro regalo di Natale: «così amaro che, a nostra memoria, non ne ricordiamo uno simile. La necessità di far cassa, dovuta ad una gestione scellerata e irresponsabile della res publica, non può, ma soprattutto non deve, massacrare selvaggiamente l’economia di tanti paolani». All’attuale amministrazione e a chi la giuda, il Pdl chiede di fare non uno, ma cento passi indietro. «Se ciò non sarà fatto - conclude Chianello - gli attuali amministratori ed il sindaco Perrotta si assumeranno in toto la gravissima responsabilità di aver rovinato irreversibilmente centinaia di famiglie. Il Pdl, indignato da queste iniziative inique e quasi disumane, si schiera totalmente dalla parte dei cittadini interessati, impegnandosi con tutto il proprio peso politico, al fine di evitare che una vera e propria piaga d’Egitto si abbatta su centinaia di conduttori di piccoli fondi. Per tutti questi motivi, il PdL ha convocato un direttivo d’urgenza nella giornata di ieri. L’obiettivo è quello di cercare soluzioni in grado di scongiurare questa piaga sociale incombente,restituendo aimalcapitati la tranquillità di cui hanno diritto per trascorrere un santo e sereno Natale». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Tirreno Mercoledì 14 dicembre 2011 Costa tirrenica Mercoledì 14 dicembre 2011 Amantea. L’ordinanza nei confronti di Coccimiglio è stata revocata dal tribunale del Riesame Fiume Oliva, pronto il ricorso La Procura procederà in Cassazione per ristabilire l’ordinanza cautelare di PAOLO OROFINO AMANTEA – Dalla Procura della Repubblica arriva la conferma del ricorso in Cassazione per ristabilire l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Paola nei confronti dell’imprenditore Cesare Coccimiglio. Ordinanza revocata dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, in accoglimento dell’istanza dell’avvocato Nicola Carratelli, difensore dell’imprenditore. Si ricorda che Coccimiglio è stato arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti illecitamente interrati nella vallata del torrente Oliva, dove sono stati ritrovati nel sottosuolo ingenti quantità di materiali e sostanze altamente inquinanti. Metalli pesanti, polvere di marmo, arsenico e altro ancora, con concentrazione elevata in alcuni punti, di cesio 137 di dubbia origine. Già all’indomani della decisione del tribunale della Libertà era trapelata l’indiscrezione in merito all’intenzione del procuratore Bruno Giordano di ricorrere in Cassazione per ridare Gli ambientalisti nel sito del fiume Oliva valore alla misura restrittiva revocata. Ieri è giunta l’attendibile conferma sulla presentazione del ricorso, che verrà redatto e inoltrato ai supremi giudici non appena sarà possibile leggere le motivazioni del Riesame, ancora non depositate. La magistratura inquirente è convinta della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico di Coc- cimiglio, titolare di un’impresa che si occupa di estrazione di materiale per l’edilizia, con sede nei pressi del fiume Oliva. Gravi indizi che, invece, secondo il Tdl non emergerebbero dall’impianto accusatorio proposto a supporto dell’ordinanza di custodia cautelare. In ogni caso, continuano le indagini finalizzate ad individuare i responsabili del “disastro ambientale” ipotizzato. Si stanno valutando i risultati di recenti verifiche, con lo scopo di inserire eventuali ulteriori tasselli nel mosaico d’accusa. Oltre al settantacinquenne imprenditore amanteano, vi sono altre persone iscritte nel registro degli indagati. L’obiettivo di questa indagine è anche quello di arrivare alla bonifica dei siti inquinati. Per l’Ispra, che ha coordinato l’esecuzione dei carotaggi lungo l’alveo del corso d’acqua, l’anomala concentrazione di cesio 137 rinvenuta in determinati punti, sarebbe un accumulo accidentale dell’isotopo, non riconducibile a scorie radioattive clandestinamente scaricate nella zona: la presenza di cesio 137 potrebbe essere legata al cosiddetto fenomeno di “ricaduta” sulla crosta terreste, a seguito dei vari disastri nucleari avvenuti negli anni passati. In assenza di scorie radioattive, quindi, la competenza per la bonifica dei suoli non è del ministero dell’Ambiente, bensì degli enti locali e della Provincia, che dovranno accollarsi le considerevoli spese. Diamante. In serata uno spettacolo con la presenza di noti personaggi Una giornata intera di eventi Le autorità incontreranno gli studenti cinesi del progetto Il Milione Amantea. Vigili Concorso per il nuovo comandante di RINO MUOIO AMANTEA – Reso pubblico l’atteso bando di concorso, per titoli ed esami, per la copertura del posto di comandante della Polizia Municipale cittadina. Si tratta di un contratto a tempo indeterminato che dovrebbe finalmente mettere la parola fine su una vicenda delicata e controversa, che ha visto per molto tempo l’affidamento dell’incarico a personale esterno a tempo determinato o, come nel caso corrente, ad interim a funzionari del Comune. Secondo quanto riporta il bando i partecipanti dovranno possedere il titolo di studio di diploma di laurea conseguito secondo il vecchio ordinamento in giurisprudenza o scienze politiche o economia e commercio o sociologia o laurea equipollente o equiparata o, secondo il nuovo ordinamento, di tipo quinquennale. La domanda di ammissione al concorso, secondo un facsimile allegato allo stesso bando, deve essere presentata entro il termine perentorio di 30 giorni decorrenti da quello di pubblicazione dello stesso bando sul sito istituzionale del Comune di Amantea (www.comune.amantea.cs.it ) e all’albo pretorio on line dell’ente. DIAMANTE – Giornata di importanti appuntamenti a Diamante. Una serie di iniziative programmate dall'Amministrazione comunale. A partire dalle ore 12.00, il Vescovo della diocesi San Marco Argentano-Scalea, monsignor Leonardo Bonanno; il Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro; il Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, visiteranno l'istituto tecnico statale “Giovanni Paolo II”di Diamante. Le autorità, accompagnate dal sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, incontreranno gli studenti cinesi ospiti dell’Istituto nell’ambito del progetto “Il Milione” e visiteranno le strutture scolastiche dell’Itcg di Diamante e dell’Ipaa di Cirella.Gli appuntamenti proseguono nel pomeriggio, alle ore 16.30, nel Palazzo di Città dove verrà presentato pubblicamente il progetto “Il Milione”. In serata, alle ore 20.30, al Teatro Vittoria di Diamante si terrà una manifestazione di spettacolo con il coinvolgimento delle associazioni del- Il sindaco Ernesto Magorno la città e del territorio, la partecipazione delle più importanti autorità civili, militari e religiose regionali, provinciali e del comprensorio. La serata, spiega una nota del Comune, è finalizzata alla raccolta di fondi a scopo benefico. Collaboreranno alla realizzazione dell’evento le parrocchie e le associazioni di volontariato di Diamante e Cirella. “In palcoscenico per la solidarietà” sarà presentata dalla giornalista Mariella Perrone e da Raffaele Amoroso dell’associazione “Ilgrilloparlante” e si svilupperà attraverso mo- menti di spettacolo, danza, musica, teatro, offerti e curati da associazioni culturali di Diamante e Cirella. Prevista la presenza del Coro polifonico “Arteinsieme”, della scuola di Danza Ruskaja, del Coro Ludus Vocalis, dell’Orchestra di Fiati Città di Diamante. Inoltre parteciperanno gli attori Gianni Pellegrino e Totonno Chiappetta. Ospite d’onore della serata sarà Sebino Nela, ex calciatore di Napoli e Roma ed attualmente commentatore TV. Presenzieranno all’iniziativa importanti autorità civili, militari e religiose, regionali, provinciali e del comprensorio, tra cui: il Vescovo di San Marco ArgentanoScalea, Monsignor Leonardo Bonanno; il Vescovo Emerito di San Marco Argentano – Scalea, Mons. Domenico Crusco; il Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro; il Presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti; il Presidente della Provincia, Mario Oliverio; il Commissario dell’Asp di Cosenza, Gianfranco Scarpelli; il direttore del “Quotidiano della Calabria”, Matteo Cosenza. BREVI PRAIA A MARE SANTA MARIA DEL CEDRO Tensione in Comune Oggi è la giornata del cedro PRAIA A MARE - Momenti di alta tensione nella mattinata di ieri a Praia a Mare con l'intervento dei carabinieri e degli agenti della Polizia municipale. Una delle donne serbe arrestate nel corso della retata contro i furti ha cercato di opporsi alla permanenza nella struttura gestita dalle suore. Secondo quanto si è appreso, la più giovane delle tre straniere, la minorenne, che è stata denunciata al tribunale catanzarese ha cominciato ad opporsi con forza alla decisione dei giudici. Si è reso necessario l'intervento della forza pubblica per evitare ulteriori problemi. SANTA MARIA DEL CEDRO - L’assessore regionale all’Agricoltura ed alla forestazione, Michele Trematerra, sarà ospite, oggi pomeriggio, a partire dalle ore 16, presso lo stabilimento della Cooperativa del cedro. La visita, organizzata dal Consorzio di bonifica integrale dei bacini del Tirreno cosentino, in collaborazione con il Consorzio del cedro, rientra nelle manifestazioni, fortemente volute dal Commissario straordinario dello stesso ente consortile, Davide Gravina, volte a sensibilizzare, l’opinione pubblica, su quella che è l’importanza e la valenza del cedro. Borgo San Marco a Cetraro La piazza di Cetraro Nuova scossa al progetto di CLELIA ROVALE CETRARO - Anche il Circolo di Sinistra Democratica di Cetraro, dopo il Pd della città, interviene duramente sui gravi ritardi che stanno caratterizzando il progetto denominato “Borgo San Marco 2010”, sottolineando la necessità di procedere alla indizione della gara d’appalto del progetto originario, che, come è noto, in origine, prevedeva la riqualificazione urbana dell’abitato di Cetraro Marina e, in particolare, della vecchia maglia urbana del Borgo San Marco, nucleo storico della Marina cetrarese. “Dalla riunione di Sd tenutasi nei giorni scorsi - si legge, infatti, in una nota è scaturita la necessità di chiedere al sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta e all’assessore ai Lavori pubblici, Angelo Aita, di dare vita all’esecuzione del progetto di riqualificazione “Borgo San Marco 2010”. L’assessore ai lavori pubblici aveva chiesto e ottenuto, dalle forze politiche di maggioranza, un periodo di tempo ragionevole per migliorare il progetto di riqualificazione, ma, allo stato attuale, ancora nulla si è concretizzato. Di conseguenza - continua, pertanto, la nota di Sd - chiediamo al sindaco e all’assessore ai Lavori pubblici di espletare, senza esitazione alcuna, la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori dell’originario progetto. Sulla questione, si è recentemente espresso anche il Pd di Cetraro, forza in seno alla maggioranza, auspicando l’immediata messa in opera del citato progetto, posizione che trova, ovviamente, Sd d’accordo. Su tale progetto - ricorda, poi, la nota di Sd - qualche anno fa, infatti, all’indomani della sua presentazione da parte dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Aieta, l’allora consigliere comunale di Sinistra Democratica, Beniamino Iacovo, insieme ai consiglieri Ciro Visca e Archimede Aita, in un’ottica di opposizione costruttiva, presentarono un’interrogazione il cui senso e scopo era quello di verificare la concreta determinazione dell’Amministrazione a dare un volto nuovo alla Marina di Cetraro, facendo trionfare l’interesse pubblico sui, pur legittimi, ma necessariamente soccombenti interessi privati. La volontà dell’Amministrazione fu, successivamente a quella iniziativa, formalizzata in una dichiarazione di pubblica utilità, avverso la quale i privati proposero ricorso al Tar, che però diede loro torto e ragione invece, al Comune di Cetraro. Era il 20 gennaio del 2010 e il nostro movimento chiese nuovamente e pubblicamente all’Amministrazione comunale di procedere speditamente all’espletamento delle gare d’appalto e all’inizio dei lavori. Sono già passati quasi due anni da allora - conclude, pertanto, la nota di Sd – e, mentre si aspetta inutilmente non si sa bene che cosa, i cetraresi stanno già pagando le rate del mutuo a suo tempo acceso dal Comune per la realizzazione di quell’opera, che oggi, oltretutto, costa certamente di più di quanto è stato allora preso a mutuo. Questa situazione di inspiegabile impasse, foriera anche di danno alle casse comunali, è, quindi, intollerabile, ragion per cui Sinistra Democratica plaude all’iniziativa del Pd e si unisce al suo appello, affinché l’Amministrazione comunale dia finalmente seguito all’attuazione concreta del progetto originario di riqualificazione, che i Cetraresi attendono ormai da troppo tempo”. Dopo il Pd interviene il gruppo di Sinistra Democratica E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 34 Cosenza Provincia Mercoledì 14 dicembre 2011 Strongoli. L’accusa era quella di aver negato una concessione alla sorella dell’attuale primo cittadino Assolti otto imputati “eccellenti” L’ex sindaco, l’ex commissione edilizia e un dirigente scagionati da vari reati di ANTONIO ANASTASI STRONGOLI - Tutti assolti perché il fatto non sussiste. L'ex sindaco di Strongoli Amedeo Codispoti, ex componenti della commissione edilizia comunale ed ex responsabile dell'ufficio tecnico. In tutto otto persone, scagionate da accuse di abuso d'ufficio, omissione d'atti d'ufficio, tentata concussione, tentata estorsione e falso che venivano loro contestate a vario titolo. La vicenda è complessa. I protagonisti sono molti. Proviamo a riepilogare i fatti. Imputati di abuso d'ufficio erano Amedeo Codispoti, di 48 anni, Vincenzo Catanzaro, di 50, Carino Brasacchio, di 59, Francesco Apa, di 35, Alfonso Perri, di 41, Marcellino Cinefra, di 46, Antonio Mittica, di 45, Giuseppe Marasco, di 40. Gli imputati, nelle rispettive qualità di componenti della commissione edilizia e Marasco quale dirigente dell'ufficio tecnico, in violazione della normativa urbanistica, erano accusati di aver arrecato un danno ingiusto a Sonia Arrighi, sorella di Luigi, attuale sindaco ma primo cittadino anche in una consiliatura precedente a quella in cui era in carica Codispoti, per il mancato rilascio di una concessione edilizia negato per l'eccessiva sporgenza di balconi. Brasacchio era accusato anche di tentata concussione poiché, quale presidente della commissione edilizia e titolare di uno studio tecnico, si sarebbe reso compartecipe degli illegittimi rifiuti “consigliando” alla Arrighi di cambiare tecnico. L'omissione di atti d'ufficio era contestata a Codispoti che avrebbe omesso di ottemperare alla richiesta dei pareri fatta dal progettista Vincenzo Lucente, il tecnico di fiducia della Arrighi, e non avrebbe esposto le ragioni del ritardo. Tentata concussione e concussione erano le accuse contestate anche a Brasacchio, Ma- L’ex sindaco Codispoti e, a lato, l’avvocato Gangale rasco e Codispoti poiché avrebbero “consigliato” a Gaetano Colombraro, legale rappresentante della Aluplast Park Tourist srl, di cambiare progettistae conferirel'incarico allo stesso Brasacchio. Colombraro sarebbe stato indotto a conferire l'incarico a Brasacchio che per le prestazioni percepì dieci milioni di ex lire. Lo stesso Brasacchio doveva rispondere anche di tentata estorsione e avrebbe falsificato la firma apposta a nome di Colombraro in calce al progetto relativo a un capannone della Aluplast. La tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Vittorio Gangale (che difendeva buona parte degli imputati), Eugenia Perri, Domenico Sirianni, Antonio Sciarrotta, Vincenzo Ioppoli, era volta a rinunciare alla dichiarazione di estinzione del reato, sebbene alcuni reati - i fatti risalgono a un periodo compreso tra il 2002 e il 2003 - e a ottenere un'assoluzione nel merito. Una tesi che, evidentemente, è stata accolta in toto dal Tribunale penale di Crotone, presieduto da Bianca Maria Todaro. In particolare, la difesa ha rilevato che da alcune perizie risultava che i progetti non erano conformi alle norme urbanistiche e che il cambio di tecnici era da ricondurre al fatto che alcune delle parti lese si rivolgevano alle persone che, secondo una loro convinzione, potevano avere influenza nella realizzazione di opere. L'assoluzione di Codispoti dopo un lungo calvario giudiziario giunge, però, tardivamente secondo il suo legale. «Il fatto di essere imputato per reati contro la pubblica amministrazione ha detto l'avvocato Vangale gli ha impedito, per questioni di incompatibilità o ineleggibilità, di ricandidarsi». BREVI CIRÒ BELVEDERE SPINELLO Il questionario del Pd Lavori al torrente Pero IL CIRCOLO del Pd ha reso noto che il prossimo 17 dicembre, nella sede cittadina del partito, alle 17.30 si terranno le operazioni di rilevamento delle opinioni dei cittadini espresse attraverso la compilazione dei questionari della campagna d’ascolto “Decidi tu il futuro” distribuiti nei giorni scorsi nell’intero territorio cirotano. Le proposte saranno lette nella sede del Pd alla presenza della stampa. Lo ha reso noto il segretario del circolo del Pd di Cirò, Francesco Marino. (g. d. f.) BELVEDERE SPINELLO - L'amministrazione provinciale di Crotone ha reso noto che sono stati appaltati i lavori di espurgo del torrente «Pero». «Gli interventi, finanziati con fondi regionali per un importo di 100.000 euro – si legge in un comunicato – hanno come finalità la messa in sicurezza idraulica, l’espurgo e il ripristino dell’officiosità idraulica del Torrente Pero affluente in sinistra del Fiume Neto. Si tratta sostanzialmente della pulizia dell’alveo dalla vegetazione infestante e dagli accumuli di materiali limoso-argillosi». La scopertura della targa Cirò. Dibattito con De Grazia Scoperta la targa anti ’ndrangheta di GIUSEPPE DE FINE CIRÒ MARINA- In una sala consiliare gremita, l’amministrazione comunale ha scoperto la targa posta all’ingresso della casa municipale con la scritta “Qui la ndrangheta non entra” inviata dalla presidenza della Regione Francesco Talarico, e dalla commissione antimafia Salvatore Magarò. Tra gli ospiti intervenuti il magistrato Romano De Grazia il quale ha detto che «non ci può essere legalità senza giustizia e senza solidarietà. Oggi la ndrangheta ha acquisito arroganza perché le istituzioni giudiziarie nel Sud non hanno risposto in maniera immediata - basta con la legalità declamata». Parole forti sono state pronunciate dal parroco don Pasquale Aceto il quale pubblicamente denunciava che a Cirò Marina molte attività oneste stanno chiudendo e altre disoneste stanno invece aprendo. “La politica ha detto il parroco non interessa al mafioso, gli interessa invece solo l’appoggio che può ricevere, per questo dico che non solo qui la ndrangheta non entra ma non deve nemmeno uscire. Con la ‘ndrangheta non si campa - prosegue don Pasquale - non ci sarà futuro se non c’è uguaglianza, i malavitosi creano un sistema che fa crescere alcuni e morire altri. Il sindaco Roberto Siciliani nelsuo interventoha sottolineato che «ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte nella lotta contro la criminalità organizzata. E’ rilevante - prosegue - anche l’impegno della prefettura relativamente alle sue competenze in materia di beni confiscati alla mafia. Noi che viviamo e operiamo in questo territorio sappiamo tutti che la ndrangheta esiste, è radicata, fa di tutto per imporre leproprie regole ed è seminatrice di morte, lutti, prepotenze e sottosviluppo». Cirò M. Tema centrale l’educazione alla legalità Melissa. Cerimonia per il compianto ex preside A convegno con Libera Plesso scolastico sui beni confiscati intitolato a Del Gaudio di TIZIANA SELVAGGI CIRO’ MARINA - Cosa vuol dire restituire alla società civile i beni confiscati alle mafie, è stato questo l’argomento del convegno “Lavoro e legalità – dai beni confiscati alle mafie opportunità per il nostro territorio”, tenutosi ieri a Palazzo Porti e organizzato dal presidio “Libera” della comunità di Cirò Marina. Un dibattito che ha evidenziato la consapevolezza che seppure non si vede la meta, intesa come fine della criminalità organizzata, è però corretto il cammino intrapreso. Un cammino fatto di concretezze e di educazione alla legalità. E parlando di educazione alla legalità il sindaco di Cirò Marina Roberto Siciliani, ha riconosciuto a Libera il merito di aver portato una rivoluzione culturale, «fondamentale per vincere l’illegalità». Il sindaco di Cirò, Mario Caruso ha invece parlato dell’importanza del lavoro sinergico con il quale «più che confiscare i beni sono stati restituiti alla voglia di riscatto dei cittadini». Ha portato la sua esperienza, in merito alla gestione e riutilizzo dei beni dato che è «l’uso sociale dei beni confiscati a costituire la lotta quotidiana al fenomeno mafioso ». Il prefetto Panico ha poi proposto la riflessione sulla lettera di uno dei tanti ragazzi che hanno lasciato la Calabria e per quanto nelle parole si leggeva lo sconforto di chi è costretto ad arrendersi. «Esiste un grimaldello - ha detto Panico - per forzare il domino della Da sinistra: Mazzotta, Panico e Graziani ‘ndrangheta ed è confiscati, la sindaco di Isola combattere quel prestigio soCapo Rizzuto Carolina Gira- ciale che loro mutano in console che ha voluto anche ricor- senso politico». Ha ricordato dare il sindaco di Mesoraca invece gli sforzi delle istituzioArmando Foresta vittima di ni nella lotta alla criminalità il un atto intimidatorio. «C’è procuratore Mazzotta, finauno Stato solido» ha detto don lizzati a «far crescere la fiduPasquale della parrocchia di cia dei cittadininelle istituzioSan Cataldo riferendosi ni, perché la battaglia contro all’impegno nella lotta alla la ‘ndrangheta si vince affiancriminalità del prefetto Vin- cando le istituzioni». Le concenzo Panico e del procurato- clusioni sono state affidate a re della Repubblicadi Crotone monsignor Domenico GraziaRaffaele Mazzotta. Mentre ni vescovodi Crotone.La seraDavide Pati, della presidenza ta si è conclusa con la “festa del nazionaledi “Libera”ha ricor- Grano di Santa Lucia”. MELISSA - Porterà il nome di Giuseppe Del Gaudio il plesso diMelissa dellascuolamaterna, elementare e media “Gionvanni XXIII” nella quale ha insegnato e svolto l’attività di dirigente. Il plesso ieri è stato dedicato al preside Del Gaudio durante una cerimonia organizzata dalla maestra Caterina Tascione. Una scelta con la quale la scuola, rappresentata dalla dirigente Maria Caligiuri, ha voluto ricordare il maestro Del Gaudio, ma anche un modo per Melissa di rendere omaggio ad un intellettuale appassionato. Giuseppe Del Gaudio si era dedicato all’insegnamentoper annifacendosiricordare per il suo rigore e la sua disponibilità a lavorare per fare emergere le qualità dei suoi studenti; ma era anche un artista in grado di spaziare con grazia tra la poesia e la pittura. All’artista ha riservato il suo intervento il professor Anton Nika Berisha docente del dipartimento di Albanologia dell’Unical di Cosenza. Il docente ha definito Del Gaudio «un grande poeta che aveva compreso il valore delle parole e imparato ad arricchire sentimenti. «La crisi, l’illegalità, la bassezza morale, partono dal disamore – ha detto Murgi – chi ama la propria cultura e la propria terra come faceva il preside Del Gaudio non può che averne cura». E l’amore verso Melissa è stato evidente in un canto dedicato ai Melissesi scritto dal preside ed eseguito dai ragazzi della classe di musica. Affettuoso Da sinistra: Calizzi, Berisha, Tascione e Murgi è stato invece il pensiero che gli hanno la virtù interna degli uomini dedicato gli ex colleghi Miattraverso l’arte». Ha poi con- chele Calizzi e Giovino Iantinuato parlando dell’affetto notta. La cerimonia si è conriservato dal preside alla cul- clusa con la scopertura della tura Arbëreshë; lui nato nel targa preparata dall’ammipaese albanofono di San Nico- nistrazione comunale. Neiprossimi giornianchei la nel 1921, aveva amato con trasporto la sua cultura di plessi della scuola materna e originetantoda crearela“Le- delle scuole medie ed elemenga degli scrittori e artisti al- tari di torre Melissa avranno banesi d’Italia”. Non fu mino- un nome, saranno infatti intire l’amore verso il paese di tolate alle maestre Angela Geadozione, Melissa, come ha ri- racitano e Carmelina Pistoia cordato il sindaco Gino Mur- decedute nel 1989 durante gi, sottolineando la necessità un incidente ferroviario. di prendere ad esempio certi t. s. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 40 Crotone 21 Mercoledì 14 dicembre 2011 REDAZIONE: corso V. Emanuele III, 58 - Vibo Valentia - Tel. 0963/471595- Fax 472059 -E-mail: [email protected] Palazzo Luigi Razza Tentato omicidio Perizia psichiatrica per i fratelli Pileggi In fase di ultimazione la nuova ala del Comune a pagina 22 La nuova ala del Comune Il palazzo di giustizia a pagina 24 Golden house. Sul Piano Versace 2: «Non riconducibile a situazioni di rischio alluvionale» Differenze tra le due perizie Rilevate da Domenico Basile, teste portato dalla difesa di Naso e La Bella di GIANLUCA PRESTIA INIZIATE le deposizioni dei testi a discarico nel processo Golden House. Il primo a salire sul banco dei testimoni l'ingegnere Domenico Antonio Basile, portato dalla difesa di Naso e La Bella, nella persona dell'avvocato Gaetano Pacenza. Un'udienza durata circa un'ora caratterizzata da numerosi aspetti e riferimenti di natura tecnica in quanto il professionista ha riferito in aula sulla consulenza a sua firma, una copia della quale è stata depositata agli atti. Basile, nello specifico, ha riferito di essersi occupato di studiare le perizie di parte della pubblica accusa con particolare riferimento agli aspetti giuridici e amministrativi legati alla procedura a rischio idraulico (Perizia della consulente Sette) e agli aspetti Idrologici (Consulenza MarchionneFrega) in riferimento al piano Versace. Ha aggiunto, rispondendo alle domande del legale Pacenza, di aver esaminato il Piano Versace 1 e la perizia redatta dal professor Claps rilevando «discordanze trale duesulle conclusioni tecniche». In particolare la prima riportava che quel 3 luglio 2006 la quantità d'acqua cadutaera paria 150metri cubici al secondo mentre la seconda il dato si attestava sui 90. Ha, poi, fatto riferimento al coefficiente “CN” che doveva essere applicato al bacino oggetto dell'evento meteorico, evidenziando, anche in questo caso la presenza di discordanze tra le due perizie. «Versace - ha affermato - usa indistintamente il valore di 90 il che starebbe a significare che tutto il terreno di Vibo sarebbe impermeabilizzato. Claps, invece, 150, ma ha proceduto alla suddivisione del terreno in più zone con coefficienti variabili a seconda della porzione in esame. In questo caso ha eseguito un'analisi maggiormente dettagliata». Basile ha, successivamente, dichiarato che nel momento in cui è stato eseguito il Piano di assetto idrogeologico, i tecnici dell'Autorità di bacino regionale «hanno attestato delle base di rischio sul torrente Sant'Anna», quello che la mattina di 5 anni fa era esondato maggiormente, aggiungendo, in risposta ad una domanda del pm Mario Spagnuolo, di non essersi, comunque, mai occupato del Pai in un «ruolo professionale. Avevo elaborato - ha riferito ulteriormente - un progetto sperimentale di monitoraggio aste fluviali del territorio vibonese fino al 2005 (allorquando ricopriva la carica di assessore Regionale all'Ambiente sotto la giunta Chiaravalloti, ndr), ma il successivoesecutivo regionale non ha più dato prosecuzione al progetto». In risposta ad una domanda dell'avvocato Antonello Fuscà, Domenico Basile ha Il processo riprenderà a gennaio L’INTERVENTO Giovane soccorso dai vigili del fuoco Una delle due palazzine sequestrate ed oggetto dell’inchiesta affermato che il Piano Versace 2 (sulla ripresa produttiva delle zone colpite dal nubifragio) «con l'alluvione non c'entra nulla; non è riconducibile a situazioni di rischio alluvionale perché i documenti posti a fondamentosono tre e tutti antecedenti al 3 luglio 2006». Il tribunale collegiale (presidente Cristina De Luca, a latere i giudici Manuela Gallo e Alessandro Piscitelli), infine, ha dovuto cambiare la data dell'udienza in programma per oggi per l'impossibilità di chiamare a deporre gli altri testimoni a discarico. E così il processo riprenderà con l'anno nuovo e si celebrerà e quasi certamente concluderà nel giro di 5 giorni: dal 10 al 14. Nello specifico, dopo l'escussione dei testimoni (il 10), dall'11 al 14 sono previste la requisitoria del pubblico ministero, le arringhe dei difensori e, infine, la sentenza. I quattro imputati accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, omissione d'atti d'ufficio, nonché violazione della normativa in materia di tutela ambientale sono Francesco Mirabello, 34 anni (avvocato Pacienza); Pietro Naso, 58 anni (avvocati Domenico Colaci e Domenico Silipo); Gioele Paolo Pelaggi, 45 anni (avvocato Antonio Galati); Giacomo Consoli, 57 anni (avvocati Antonello Fuscà e Mario Di Fede). Una quinta persona, Antonio La Gamba, 83 anni, è deceduto di recen- INFILTRAZIONI MAFIOSE Nardodipace, Consiglio sciolto di SERGIO PELAIA NARDODIPACE – Su proposta del Ministro dell’interno, Anna Maria Cancellieri, ed “in considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali”, il Governo ha sciolto il Consiglio comunale di Nardodipace. La notizia si è diffusa ieri sera, quando al termine della riunione del Consiglio dei Ministri è stato diramato il comunicato stampa in cui, tra le altre cose, si annunciava lo scioglimento del Comune montano e, per gli stessi fini, la proroga dello scioglimento del La decisione assunta al termine dell’ultimo Consiglio dei ministri Consiglio comunale di Nicotera. A pochi mesi dalle elezioni, dunque, si conclude la consiliatura che ha visto governare per più di 4 anni il giovane sindaco Romano Loielo, uscito vincente dalle elezioni del 2007. Sono stati 4 anni burrascosi, non tanto per la fisiologica dialettica politica tra maggioranza e opposizione, quanto, appunto, per le ombre che sono state gettate sull’amministrazioneLoielo conl’inviodi 2Commissioni d’accesso agli atti che hanno passato al setaccio la vita amministrativa dell’ente. Il prefetto Ennio Mario Sodano, infatti, aveva già nominato nel settembre 2008 una commissione d’accesso per verificare eventuali condizionamenti di tipo mafioso. I lavori di questa prima commissione si conclusero dopo l’insediamento dell’attuale prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, che in base ai riscontri della Commissione chiese al Viminale il commissariamento dell’ente. La pratica però rimase sospesa a Roma finché non arrivò l’archiviazione del procedimento da parte dell’allora ministro dell’Interno Maroni. Gli esiti della maxioperazione “Crimine”, però, che hanno fatto luce sulla presenza della ‘ndrangheta anche a Nardodipace, hanno prodotto, nell’aprile di quest’anno, il ritorno al Comune dell’organismo ispettivo. Ieri la conclusione, con lo scioglimento del Consiglio comunale. Ora, per avere l’ufficialità del provvedimento, c’è da attendere solo la controfirma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. te. Era difeso dall'avvocato Gaetano Scalamogna. Le contestazioni agli imputati sono basate sul fatto che sull'area dell'ex Gaslini di Vibo Marina, nel complesso denominato “Santa Venere”, e per il complesso “Le Marinate” a Bivona, sarebbero state rilasciate autorizzazioni a costruire in aree a grave rischio idrogeologico, con le licenze rilasciate ancor prima delle ordinanze emesse per l'alluvione. L'inchiesta si concluse il 5 febbraio 2009 quando la Gdf pose sotto sequestro le strutture in corso di realizzazione e due capannoni di cui era prevista la demolizione e successiva ricostruzione ad uso uffici e attività commerciali. I VIGILI del fuoco del comando provinciale sono stati impegnati, ieri mattina, alle 5,50 in un intervento di soccorso. Verso quell’ora è pervenuta presso la centrale operativa del 115 la richiesta per un incidente stradale sulla Statale 18 nel territorio del comune di Ionadi dove, a seguito di un frontale tra due autovetture, il conducente di una delle due, un giovane di 18 anni, è rimasto incastrato tra le lamiere. Il pronto intervento della seconda squadra della sede centrale ha consentito di estrarre la persona ferita dalla lamiere, attraverso il taglio delle stesse con i gruppi in dotazione. La stessa è stata trasportata dal personale del 118 al locale ospedale dove è stata sottoposta ad una serie di accertamenti da parte dell’équipe guidata dal dirigente Vincenzo Natale. I sanitari hanno sciolto la prognosi che si aggira sui 15 giorni salvo complicazioni. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Vibo Mercoledì 14 dicembre 2011 I tre fratelli accusati del tentato omicidio di Vincenza Martino avvenuto il 3 luglio di quest’anno Perizia psichiatrica sui Pileggi Il tribunale collegiale accoglie la richiesta presentata dal pm Santi Cutroneo di GIANLUCA PRESTIA Il pubblico ministero aveva chiesto 5 anni SECONDA udienza, ieri mattina davanti al tribunale collegiale, del processo per il tentato omicidio della signora Vincenza Martino, che vede imputati tre fratelli, due uomini ed una donna, Giuseppe, Nicola e Rosaria Pileggi, pensionati, di 72, 79 e 65 anni, tutti di San Nicola da Crissa, vicini di casa della vittima, con la quale c’erano da tempo forti dissidi, che si è costituita parte civile, unitamente a Gregorio e Maria Liliana Iori. I tre congiunti sono accusati, nello specifico, di concorso in tentato omicidio aggravato dai futili motivi e resistenza e lesioni personali nei confronti dei carabinieri. Chiamati a deporre, ieri davanti al tribunale collegiale (presidente Giancarlo Bianchi, a latere i giudici Manuela Gallo e Alessandro Piscitelli) tre testi dell'accusa rappresentata dal pubblico ministero Santi Cutroneo. Si tratta dei due carabinieri Salvatore Ioculano e Vito Mirra, i primi ad accorrere sul posto dell'aggressione quel 3 luglio 2011. Ioculano ha riferito che quella sera, intorno alle 19,30, si trovava con il collega impegnato in un servizio di controllo del territorio quando arrivati nei pressi di via Birago hanno notato un assembramento di persone. «Ci siamo avvicinati - ha proseguito - e queste persone ci hanno detto che lì vicino c'era una donna che era stata aggreditae cheaseguito diquesto presentava fuoriuscite di sangue. Pochi istanti dopo abbiamo visto Giuseppe Pileggi che impugnava un coltello; abbiamo tentato di calmarlo dicedogli di consegnare il coltello, ma lui era esagitato e ha cercato di colpirmi senza riuscirci. Poco dopo è comparso NIcola Pileggi che brandiva un bastone ci oltre un metro di lunghezza per mezzo del quale ha cercato di colpire il mio collega Mirra, anche in questo non riuscen- Giuseppe Pileggi Nicola Pileggi Rosaria Pileggi dovi». La situazione era particolarmente allarmante in quanto erano presenti anche dei bambini e «dovevamo impedire che degenerasse». I due fratelli, comunque, erano stati bloccati, anche se a fatica dai due militari dell'Arma supportati in questo da alcune persone presenti sul posto. La vittima si trovava poco distante "a terra. Si lamentava e piangeva per le ferite alla schiena riportate nell'accoltellamento. C'era una dottoressa che ha provveduto a soccorrerla. Il pm ha chiesto l'assunzione dei verbali resi da Vincenza, Giuseppe; Palmiro e Emanuele, Rosa e Rita Martino, Giuseppe Imeneo, Maria Liliana e Gregorio Iori. Richiesta accolta dal tribunale collegiale. Lo stesso organo, in accoglimento della richiesta del pm Cutroneo, ha proceduto, infine, alla disposizione della perizia psichiatrica che dovrà stabilire la capacità di intendere e di volere dei tre imputati, ieri difesi d’ufficio dall’avvocato Francesco Lione, nonché la loro pericolosità sociale. L'incarico sarà conferito, nell'udienza del prossimo 20 dicembre, al consulente Gianfranco Romano. Un giovane di 25 anni Rinvenuti anche cibi scaduti in un agriturismo. Elevate sanzioni per 5000 euro Non ha divulgato materiale pornografico Assolto Antonio Columbro Non sarebbero gravi le condizioni degli occupanti. Il fatto a Serra Scontro tra due automobili ENNESIMO incidente stradale su via Giuseppe Maria Pisani, nel tratto della provinciale SS 110 che rappresenta la via d'accesso a Serra per quanti provengono dalla parte meridionale della provincia vibonese. Questa volta, ad essere rimasti coinvolti in un violento impatto, sono stati due automobilisti che, verso le 9 di ieri, a bordo di una Fiat Punto e di una Mercedes, mentre procedevano in direzione opposta, si sono scontrati per cause ancora in corso di accertamento. Secondo una prima sommaria ricostruzione,la Mercedessarebbe statacentrata in pieno mentre era impegnata in una manovra per svoltare a sinistra. La violenza dell'impatto avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie per entrambi gli automobilisti, uno dei quali è dovuto ricorrere alle cure mediche. L'autista della Mercedes, infatti, lamentando un forte dolore ad un ginocchio è stato soccorso da un equipaggio del 118 che lo ha trasportato all'ospedale San Bruno per gli accertamenti del caso. All'origine dell'incidente, quasi certamente, la copiosa pioggia che ha limitato non poco la visibilità contribuendo, nel contempo, a rendere viscida la sede stradale. m. t. IL pubblico ministero aveva chiesto Santi Cutroneo aveva chiesto la condanna a 3 anni e 31.000 euro che sono arrivati a 5 anni e 35.000 euro in quanto veniva contestata la recidiva. Il Tribunale lo ha, invece, assolto, dall’accusa di divulgazione di materiale pornografico, accogliendo così quella che era stata la richiesta della difesa. Assolto “perché il fatto non sussiste”. Questa la formula che il presidente dell’organo collegiale, Giancarlo Bianchi (a latere i giudici Manuela Gallo e Alessandro Piscitelli) ha letto al termine della camera di consiglio durata circa una mezz’ora a chiusura del processo di primo grado che vedeva imputato il 73enne di Vibo Antonio Columbro, tratto in arresto il 22 gennaio di quest’anno. Ieri mattina, quindi, la chiusura della fase dibattimentale con la requisitoria del pubblico ministero Santi Cutroneo al termine della quale ha chiesto la condanna dell’imputato per i reati a lui ascritti. Successivamente è stata la volta degli interventi della difesa dell’uomo, nelle persone degli avvocati Francesco Lione e Michele Ciconte. Questi hanno fatto rilevare come non ci sia stata divulgazione di materiale pornografico in quanto lo stesso non poteva definirsi tale. Mancava, quindi, secondo quanto sostenuto dai due legali, l’elemento oggettivo del reato. Anche ragione di ciò i due avvoca- Il tribunale di Vibo ti hanno chiesto l’assoluzione del loro cliente “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto” e, in subordine, il minimo della pena e, in questo caso, la sostituzione della detenzione in carcere con quella meno afflittiva dei domiciliari. I fatti contestati si sono verificati a Serra San Bruno. Antonio Columbro ra accusato, nella sostanza, di aver mostrato foto di carattere pornografico a due 15enni, scattando loro delle foto; in più, sempre secondo quanto riportato nel capo di imputazione, avrebbe distribuito, divulgato, diffuso e pubblicizzato materiale osé divulgando, al contempo, notizie ed informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori e, comunque, avrebbe offerto loro materiale pornografico. gl. p. Rimesso il libertà Ha aggredito Evade l’ex moglie i domiciliari Convalidato Arrestato l’arresto un giovane Sicurezza alimentare: operazione del Corpo forestale dello Stato Sequestrati 1000 litri di latte STAVA tranquillamente guidando per le strade di Stefanaconi come un normalissimo cittadino quando una pattuglia del Norm della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia, coordinata dal tenente Marco Califano, lo ha riconosciuto e gli ha intimato l’alt. Lui, Francesco Lo Preiato, operaio dell’86 da tempo agli arresti domiciliari, ha subito detto ai Carabinieri di essere autorizzato ad uscire di casa, sperando forse che nessuno avrebbe approfondito. Ma gli uomini dell’Arma hanno deciso di vederci chiaro ed hanno effettuato una serie di verifiche incrociate scoprendo come l’uomo era si autorizzato ad uscire dal proprio appartamento, ma in un orario diverso. Immediatamente sono così scattate le manette con l’accusa di evasione dagli arresti domiciliari. I continui servizi di controllo del territorio e dei soggetti sottoposti a misure restrittive continuano quindi a portare proficui risultati evidenziando come l’attenzione della Benemerita sia alta e costante. MAXI operazione del Corpo Forestale dello Stato nel corso della quale sono stati sequestrati 1000 litri di latte in un caseificio e cibi scaduti in un agriturismo, con l’elevazione di sanzioni per 5000 euro. Il latte sequestrato. Ad agire sono stati gli uomini della Stazione di Spilinga che hanno rinvenuto la sostanza di dubbia provenienza all’interno di un caseificio ubicato nel comune di Nicotera. Il provvedimento, eseguito in sinergia con il personale medico dell’Unità operativa veterinaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo, è scattato al termine di un’ispezione nel corso della quale sono stati controllati il laboratorio di trasformazione, le celle frigorifere ed i locali di stoccaggio delle materie prime, utilizzate dall’azienda per la produzione dei prodotti lattiero caseari. Proprio all’interno di una cisterna refrigerata in acciaio inox, è stato rinvenuto il quantitativo di latte che, dall’esame della documentazione in possesso al titolare, è risultato privo del- La cisterna contenente il latte sequestrata dal Cfs la prescritta certificazione di provenienza, in violazione delle vigenti norme sulla rintracciabilità dei prodotti alimentari, previste dai regolamenti della Comunità Europea. Il titolare del caseificio, oltre ad essere stato sanzionato per la mancata attivazione di un idoneo sistema di rintracciabilità alimentare, è stato obbligato ad eseguire l’immediato processo di pastorizzazione dell’intera quantità di latte e la sua trasformazione in formaggi con periodo di maturazione superiore a sessanta giorni. Tale prescrizione sanitaria è stata adottata al fine di compiere una successiva fase di campionamento ed analisi sul prodotto trasformato, per la valutazione dei parametri relativi all’eventuale presenza di enterobatteri quali la salmonella o la brucella, spesso causa di gravi infezioni nell’uomo. I militari del Cfs inoltre approfondendo le indagini, sono riusciti ad identificare anche la persona o cheaveva effettuato il trasporto della partita di latte sequestrata, alla quale è stata elevata una sanzione amministrativa pari a 2000 euro, per irregolarità nella compilazione dell’apposito registro di trasporto. Il cibo scaduto. Nel corso della stessa operazione è stata ispezionata un’azienda agrituristica ubicata nel comprensorio di Monte Poro, nella quale sempre gli agenti del Cfs di Spilinga, con l’ausilio del personale medico veterinario dell’Asp, hanno rinvenuto alcune confezioni di alimenti preconfezionati surgelati che presentavano il termine minimo di conservazione superato da più di due anni. All’interno di un banco frigorifero, sono stati ritrovati cosce di rana provenienti dal Vietnam, fagiani provenienti dalla Gran Bretagna e preparati per risotto di mare che sono stati immediatamente sottoposti a sequestro sanitario ed avviati alla distruzione tramite conferimento a ditta specializzata per lo smaltimento. gl. p. È STATO rimesso in libertà nella mattinata di ieri, Salvatore Pasquino, il 35enne, originario di Mongiana, protagonista, sabato scorso, di un'aggressione ai danni dell'ex moglie. Arrestato, nella cittadina della Certosa, dagli agenti del locale commissariato di P.S. guidato dal commissario capo Domenico Avallone con l'accusa di danneggiamento aggravato, minacce e porto di armi atte ad offendere, l'uomo è stato scarcerato dopo che il provvedimento è stato convalidato. In attesa dell'inizio del processo fissato per il mese di marzo del 2012, il presidente del tribunale di Vibo, Giancarlo Bianchi, ha accolto integralmente le richieste dall'avvocato di parte, Raffaele Masciari. Rigettate, quindi, le richieste del pm Michele Sirgiovanni che aveva chiesto l'applicazione della misura cautelare in carcere, Pasquino è stato immediatamente rimesso in libertà e sottoposto all'obbligo di dimora a Mongiana. L’uomo potrà recarsi sul luogo di lavoro a Sorianello. m. t. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 24 Vibo Mercoledì 14 dicembre 2011 Tra le novità in programma una sezione dedicata all’indimenticato maestro. L’evento inizierà domani Lìmen Arte nel segno di Rotella La Camera di Commercio presenta la III edizione della rassegna contemporanea HA preso il via la terza edizione del Premio Internazionale Lìmen Arte. Domani pomeriggio alle ore17,00 la mostra d'arte contemporanea proposta dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia per lanciare un'immagine positiva della città, della provincia e dell'intera regione, aprirà i battenti ancora una volta nello storico Palazzo Enrico Gagliardi. nel centro storico della Città. La presentazione dell’evento è avvenuta ieri mattina nei locali della Camera di Commercio alla presenza dal commissario dell'Ente Michele Lico, dal direttore artistico del premio Giorgio Di Genova, dall'assessore regionale alle Attività produttive Antonio Stefano Caridi, dall'assessore comunale al Turismo Pasquale La Gamba, dal notaio Rocco Guglielmo presidente della Fondazione Mimmo Rotella e da Rosanna Caputo per la Soprintendenza ai Beni Storici artistici e etnoantropologici della Calabria. Il premio, sotto la collaudata direzione artistica di Di Genova, forte del successo e dei consensi delle due annualità precedenti, cresce ancora, anche quest'anno, ampliando la partnership, il numero degli artisti partecipanti, gli spazi espositivi e i settori che caratterizzano la mostra, per un'offerta sempre più varia, interessante e attrattiva. In questa edizione, infatti, rispetto alle 93 dell'anno precedente, saranno 110 le opere in rassegna; passano, poi, da cinque a sette le sezioni in cui è organizzata la mostra che quest'anno, occuperà ben due piani di Palazzo Gagliardi. La sua strutturazione presenta ancora una sezione a tema, dedicata in questa edizione a Lettering, scrittura e immagine; confermate, poi, le consuete sezioni Artisti italiani, Artisti stranieri, Scultura; Artisti emergenti; a queste si aggiungono due importanti novità: una sezione per le Giovani promesse calabresi - che presenta una selezione di studenti delle Accademie d'Arte di Catanzaro e Reggio Calabria - e un’eccezionale sezione omaggio a Mimmo Rotella, con una selezione di 20 pregiate opere del grande maestro calabrese, con testo critico della Prof.ssa Teodolinda Coltellaro, ottenute grazie alla disponibilità e alla sapiente regia della Fondazione Mimmo Rotella e del suo presidente Rocco Guglielmo che ha arricchito, con la sua presenza la rete delle collaborazioni di cui Limen Arte si avvale. «Il Premio - ha sottolineato Lico - si conferma prestigioso veicolo culturale per promuovere le positività e l'economia della nostra città e dell'intera regione; un premio che diventa sempre più internazionale con opere provenienti da diversi paesi e continenti, ma anche più ricco di espressioni di un'arte contemporanea straordinaria e intrigante nel suo modo di comunicare sensazioni ed emozioni. Limen Arte, anche quest'anno, si conferma laboratorio di idee e di sperimentazioni per potenziare l'offerta culturale, sociale ed economica del territorio, partendo proprio dalla comune contemporaneità; un percorso che attraversa “le soglie” del passato del presente, del futuro, tra il mito indimenticabile di Rotella e gli artisti nazionali ed internazionali di questa epoca, con uno spaccato interessante sulle promesse dell'arte moderna calabrese, che vogliamo, anche così, possano trovare sempre più affermazione nei più importanti circuiti di settore». Per l’assessore Caridi «Limen Arte è un evento prestigioso per tutta la Calabria. La Camera di Commercio di Vibo con questo appuntamento ormai consolidato e di successo La conferenza stampa di presentazione del premio internazionale ha dato e dà prova di lungimiranza e di grande e lodevole capacità organizzativa. È su questi progetti che dobbiamo contare per rinvigorire la nostra proposta culturale, per dare dinamicità alla nostra economia, per proiettare un'immagine della nostra ter- ra moderna e competitiva». Il notaio Guglielmo si è soffermato sull'opportunità offerta da Limen Arte di presentareunasintesi delleoperedel Maestro Rotella. Questo ha, per noi, un grande valore, considerato che il maestro spessoha trovatopropriofuo- ri dalla sua terra maggiori momenti di considerazione e celebrazione. La Camera di Commercio, con la proposta della sezione omaggio a Mimmo Rotella, ha colto il senso della contemporaneità del valore di un grande artista che tutto il mondo riconosce tale e che così, anche i calabresi, avranno buona occasione di apprezzare». L'incontro è stato concluso dal direttore artistico del premio che ha intrattenuto i presenti sugli aspetti più tecnici del premio ma anche con interessanti considerazioni sull'arte. «Da tempo sono solito sottolineare - ha detto il prof. Di Genova - che dell'arte contemporanea i più conoscono solo la punta dell'iceberg, nella quale, purtroppo, non tutti i nomi, piuttosto noti, sono artisti autentici, nonostante il mercato li avalli come tali. Ecco, penso che i dipinti, le sculture, le installazioni, e gli ambienti proposti con Limen Arte potranno contribuire a far emergere una parte dei nove decimi sommersi dell'iceberg dell'arte contemporanea, e questo è una grande cosa». Nell'ambito del Premio Limen Arte anche quest'anno è stato programmato il coinvolgimento del sistema scolastico con la lectio magistralis del prof. Di Genova “La frantumazione del linguaggio nell'arte del '900” che si terrà oggi al liceo artistico “D. Colao” di Vibo e in cui saranno particolarmente coinvolti gli studenti degli istituti scolastici della provincia. Nicola Finelli avrebbe aiutato l’esecutore materiale del colpo compiuto a febbraio Condannato per rapina aggravata Un giovane di Vibo Marina sconterà 3 anni e 8 mesi. Sentenza con il rito abbreviato di DOMENICO MOBILIO Nicola Finelli TRE anni e otto mesi di reclusione e mille euro di multa: questa la condanna inflitta a Nicola Finelli (30 anni), pescatore di Vibo Marina riconosciuto colpevole di concorso in rapina aggravata. Il processo si è svolto col rito abbreviato davanti al gup Gabriella Lupoli. L'accusa è stata sostenuta dal pm Gabriella Di Lauro che aveva chiesto due anni e 8 mesi. Il giovane è stato difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Caterina Ferrari i quali si sono battuti per l'assoluzione del loro cliente che si è sempre proclamato innocente. L'accusa ha puntato sul fatto che Nicola Finelli sarebbe stato l'autista che avrebbe accompagnato con la sua auto (per la precisione una Toyota Yaris) l'esecutore materiale della rapina. La circostanza risulterebbe da un video ripreso dalle telecamere della tabaccheria presa di mira. Il filmato è stato proiettato nel corso dell'udienza davanti al gup e i difensori hanno poggiato la loro difesa sul fatto che attraverso le immagini non è mai stato possibile visionare la targa e quindi accertare che la vettura, guidata dal complice del rapinatore, fosse quella di Nicola Finelli. Di parere contrario l'accusa che ha evidenziato come alcune ammaccature riscontrate sull'auto dell'imputato dimostrassero il contrario. La rapina la sera del 21 febbraio 2011 ai danni della tabaccheria “Aloisio” di Vibo Marina quando, poco prima dell'orario di chiusura, nel locale si presentava un giovane col viso coperto da un casco che sotto la minaccia di una pistola si faceva consegnare l'incasso della giornata, circa tremila euro. Il malvivente sarebbe poi salito su una Yaris che l'aspettava all'esterno con a bordo un complice. Le indagini dei carabinieri della stazione di Vibo Marina, agli ordini del maresciallo Riccardo Astorina e coordinati dal capitano Stefano Di Paolo, comandante della Compagnia di Vibo Valentia, portarono con il tempo a stabilire, anche sulla scorta di una perizia di ufficio, che la vettura fosse quella di Nicola Finelli. Raccolto il materiale probatorio la Procura chiedeva ed otteneva dal gip Lucia Monaco la emissione di custodia cautelare in carcere che veniva eseguita il 18 maggio scorso. È da ritenere che sull'entità della pena abbia potuto incidere in modo decisivo il fatto che Nicola Finelli, sulla cui colpevolezza il giudice Lupoli non ha avuto evidentemente dubbi, negando la sua partecipazione alla rapina, abbia voluto proteggere l'autore materiale della stessa. Su tale circostanza sarà, pertanto, interessante leggere la sentenza quando questa sarà depositata in cancelleria. Il gip della Dda ha reiterato l’ordinanza di custodia cautelare per i componenti del clan “Ragno”, restano in carcere i Soriano di GIANLUCA PRESTIA IL Giudice per le indagini preliminari della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, in sintonia con il Gip del tribunale di Vibo Valentia, Cristina De Luca, ha reiterato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del clan Soriano di Pizzinni di Filandari, fermati dai carabinieri per associazione mafiosa, estorsione e minacce a giornalisti e forze dell’ordine, danneggiamento. L’impalcatura accusatoria imbastita dalla procura della Repubblica vibonese, pertanto, tiene. E tiene bene visto che rimangono in carcere tutte le persone coinvolte nell’operazione denomina- ta “Ragno” condotta dai carabinieri del Reparto Operativo, della Compagnia di Vibo Valentia e della Stazione della città capoluogo: si tratta di Leone Soriano, considerato dagli inquirenti al vertice del clan, i fratelli Carmelo e Gaetano, e poi Carmelo e Giuseppe Soriano, Graziella D’Ambrosio e Graziella Silipigni, ed il giovane Antonio Carà. Destinatari dell’ordinanza anche Francesco Parrotta, attualmente irreperibile, e Fabio Buttafuoco che si era consegnato ai militari dell’Arma nei giorni successivi al blitz avvenuto la mattina del 25 novembre scorso. Tutti accusati di associazione di tipo mafioso, estor- sione, danneggiamento, minaccia, incendio, detenzione e porto abusivo di armi e di esplosivi, aggravati dalle modalità mafiose, ragion per la quale gli atti erano stati inviati alla Distrettuale di Catanzaro. L'indagine era partita poco più di un anno fa, aveva consentito tramite intercettazioni telefoniche ed ambientali di far emergere tutto uno spaccato inquietante in un'area in cui insistono numerose aziende ed un'area industriale che non potevano suscitare gli appetiti del clan. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore della Dda, Giampaolo Boninsegna, avevano messo in luce il modus operandi della co- sca che, oltre alle attività di tipo estorsivo, metteva in atto, secondo l’accusa anche le numerose intimidazioni a colpi d'arma da fuoco, di ordigni esplosivi, le telefonate e le lettere minatorie indirizzate alle “prede”. Imprenditori, commercianti, politici, ma anche giornalisti ed esponenti della Benemerita. Tutti erano soggetti alle “attenzioni” dei Soriano che cercavano, riuscendovi, di condizionare la vita di un intero paese e di acquisire il controllo, anche indiretto, o la gestione, di attività economiche, in particolare di attività imprenditoriali nel campo dell'edilizia e del movimento terra e simili. La conferenza stampa dell’operazione “Ragno” E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 26 Vibo dal POLLINO alloSTRETTO calabria ora MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 6 Prese a sassate la fidanzatina Condannato a dieci anni Durante l’udienza il nonno gli fa recapitare un coltello REGGIO CALABRIA Viene condannato a dieci anni e dieci mesi di reclusione per tentato omicidio e, contestualmente, il nonno materno gli fa recapitare un pacco con all’interno un coltello a serramanico con lama da dieci centimetri. Ha dell’incredibile quanto accaduto nella giornata di ieri nell’aula del tribunale dei minori di via Marsala dove si stava celebrando il processo a carico del diciassettenne A. L., accusato di aver aggredito a colpi di pietra la sua giovane fidanzatina nell’aprile scorso, in località Cartiera di Gallico. Un fatto di cronaca che destò enorme scalpore proprio per la violenza con cui il giovane si scagliò contro la ragazzina appena 13enne. Ma oggi quel fatto trova una prima pronuncia giudiziaria – peraltro pesantissima – con una condanna da far impallidire anche il più abile scrittore di romanzi criminali. Ma andiamo con ordine cercando di ripercorrere temporalmente i fatti accaduti nella mattinata di ieri. All’inizio dell’udienza il pubblico ministero presso la Procura dei minori, Francesca Stilla, ha effettuato una requisitoria molto articolata, nel corso della quale ha ricostruito tutti i tratti salienti della vicenda, effettuando una precisa disamina delle tappe che hanno condotto al processo, con particolare riferimento alla giornata del tentato omicidio. Al termine del proprio intervento, il pm Stilla ha chiesto una condanna a 9 anni di reclusione. Poi è stata la volta della parte civile e della difesa e quindi della camera di consiglio da parte del Tribunale. Ma è proprio durante una delle pause del processo che è accaduto ciò che nessuno avrebbe potuto prevedere. Il nonno materno, infatti, persona dall’età piuttosto avanzata, ha portato un pacco all’interno del quale vi era una giacca. Ha chiesto che il pacco potesse essere recapitato al nipote minorenne. Ovviamente una simile richiesta non poteva non trovare un’attenta ispezione da parte degli agenti deputati al controllo. Da qui è scaturita una sorpresa che ha lasciato allibiti i presenti: nella tasca della giacca è stato rinvenuto un coltello con una lama di ben siderazione tutte le ipotesi, dieci centimetri. In sostanza, anche che l’arma potesse serquindi, il nonno aveva porta- vire per colpire qualcuno alto quel pacco con l’intento di l’interno dell’istituto penitenfar arrivare al nipote un’ar- ziario per minori dove il rama che poteva servire ad uno gazzo si trova rinchiuso. Da scopo ancora non apparso quanto si apprende, infatti, il chiaro. Secondo le testimo- giovane avrebbe avuto anche nianze racnotevoli procolte, infatti, blemi con gli In passato emerge qualaltri detenuti il giovane cosa di assai poiché oginquietante: avrebbe tentato getto spesso il giovane A. di aggressiodi suicidarsi L. già in pasni e litigi. in carcere sato avrebbe Che quell’artentato in dima dovesse verse circostanze di togliersi servire per difendersi da la vita all’interno degli istitu- eventuali attacchi? È anche ti in cui è stato recluso dopo questa una delle ipotesi al vaaver colpito a pietrate la fi- glio degli inquirenti. Quel che danzatina. Alla luce di ciò, è certo è che tutto il contenuquanto accaduto appare an- to del pacco è stato posto sotcora più inspiegabile. Serve to sequestro e per il nonno capire il motivo per il quale il materno di A. L. è scattata nonno abbia deciso di far ar- immediatamente la denunrivare al nipote il coltello. Gli cia. Della sua vicenda si occuinquirenti prendono in con- perà ovviamente la procura della Repubblica di Reggio Calabria, guidata, per quanto concerne i reati “ordinari”, dal procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza. Dopo il “fuori programma” che ha creato non pochi problemi e tensioni all’interno dell’aula, è arrivata la lettura del dispositivo di sentenza di primo grado e anche qui non è mancata una sorpresa: il collegio giudicante, infatti, ha decretato la condanna del 17enne a dieci anni e dieci mesi di prigione, ovvero una decisione anche più pesante rispetto alla richiesta del pm Stilla (9 anni). Una pena pesantissima, ma che è addirittura passata in secondo piano dinnanzi all’incredibile fatto accaduto pochi minuti prima e che dovrà ancora essere chiarito nelle sue finalità ultime. CONSOLATO MINNITI [email protected] L’antico mulino di Cartiera di Gallico, dove i due ragazzi erano andati in motorino per chiarire alcune questioni sentimentali Fu qui che il 17enne aggredì la sua ragazza di 13 anni l’aggressione La lasciò in una pozza di sangue Lei lottò per mesi tra la vita e la morte Un particolare del luogo in cui avvenne l’aggressione il 7 aprile scorso REGGIO CALABRIA Sono le prime ore del pomeriggio del 7 aprile scorso quando A. L., 17 anni, e la sua fidanzatina di 13 si recano nella località Cartiera di Gallico, zona piuttosto isolata, a pochi passi dalla nuova strada che dovrà collegare la frazione a nord di Reggio Calabria con Gambarie, centro turistico aspromontano. I due sono a bordo di un mo- torino e si dirigono verso l’antico mulino, luo- Viene accertato lo sfondamento delle orbite, go appartato per chiarire delle questioni sen- la mutilazione dei padiglioni auricolari, con timentali. La discussione prende subito una conseguente possibile danneggiamento delpiega violenta. Dalle parole alle mani il pas- l’udito. La giovane entra subito in coma. Le so è breve. All’improvviso, infatti, il 17enne speranze di rivederla sana e salva si assottiaggredisce la fidanzatina. Il giovane poi pren- gliano, ma poi arriva un quasi miracolo. I mede una pietra e la colpisce ripetutamente al dici, con enorme professionalità, la curano e volto. La 13enne cade sul terreno in una poz- la ragazza subisce gli interventi necessari a za di sangue. Secondo la ricostruzione, inol- ridurre le fratture e i danni riportati. Occortre, il giovane prende un’altra pietra più gran- rono diversi mesi, ma poi si riprende definide per occultarne il corpo o simulare una fra- tivamente e torna alla sua vita normale. Inizia anche a sognare di nuovo, na e quindi un incidente. È lo un futuro che riesca a dimenstesso ragazzo ad avviare un Prima il coma quanto avvenuto in parente, spiegando di accorpoi gli interventi ticare quel terribile pomeriggio. rere subito poiché vi era una Il suo ex fidanzatino, inveE finalmente ragazza ferita al vecchio muce, inizia a girovagare fra dilino. il ritorno a una versi istituti per minori dove La polizia arriva in un batvita normale le difficoltà non mancano. Il ter d’occhio e subito s’intui17enne, tra l’altro, venne susce la gravità della situazione. L’ambulanza del 118 giunge dopo pochi bito dipinto come un ragazzo con enormi prominuti. È una lotta contro il tempo, visto che blemi di natura personale già prima del fatto le condizioni della giovane sono a dir poco di- di sangue. Si arriva al processo, con una consperate. Il suo fidanzatino, nel frattempo, in danna pesantissima a 10 anni e 10 mesi di preda al panico fugge e si avventura nelle prigione. Un periodo lunghissimo che dovrà campagne di Gallico superiore. È una decisio- servire a provare a far reinserire il ragazzo ne destinata a durare poco tempo. Il ragazzo, nella società civile. Ma rimane lo sgomento infatti, si consegna nelle mani della polizia. per un fatto che ha dell’incredibile e che ha Passano pochi giorni e il giovane confessa coinvolto tutta la comunità di Santa Domeniquanto commesso nei confronti della sua gio- ca, zona d’origine dei due ragazzi. È in quel piccolo quartiere che in tanti hanno pregato vane fidanzata. Le condizioni della 13enne, però, non mi- per la guarigione della giovanissima vittima, gliorano e permangono, per lungo tempo, as- una invocazione unanime diventata presto sai critiche. I medici lavorano alacremente una insperata realtà. cons. min. per evitare dei danni cerebrali permanenti. 7 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 D A L P O L L I N O calabria A L L O S T R E T T O ora Aste, clan e giudici Un pentito pronto a parlare L’uomo sarebbe deciso a rivelare un sistema inquinato al tribunale di Reggio REGGIO CALABRIA geva soggetti vicini alle cosche di ’ndrangheta con la connivenza di giudici e dipendenti La longa manus della ’ndrangheta nel si- degli uffici giudiziari. Il collaboratore di giustema degli acquisti all’asta degli immobili pi- stizia avrebbe lui stesso portato a termine algnorati a Reggio Calabria? Potrebbe esserci cune operazioni agli inizi degli anni Duemila. questo e altro nelle scottanti Non da cittadino incensurato rivelazioni che un collaborao insospettabile. Tutt’altro. tore di giustizia sarebbe pronGià all’epoca aveva avuto le dichiarazioni to a fare. In uno scenario giuqualche guaio con la giustizia ed era stato sottoposto a midiziario già complesso nella e “infinito” sure di prevenzione personacittà dello Stretto dopo l’opeCi sarebbe un le. razione “Infinito”, il marciulegame con Dunque chi doveva conme da scoprire riserverebbe trollare chi accedeva alle aste ancora eclatanti novità. Il l’inchiesta della lo faceva? Tante cose pentito si è reso disponibile a Dda di Milano che non strane sarebbero successe neessere sentito su strani fatti gli uffici del Tribunale esecuche negli anni scorsi sarebbeha colpito tra gli zione immobiliare e fallimenro accaduti al Tribunale esealtri due giudici cuzione immobiliare e fallitare di Reggio Calabria. Il colmentare di Reggio Calabria. laboratore non solo ne è sicuVicende di cui lui stesso saro ma sarebbe testimone di rebbe stato protagonista e che sarebbero pro- quanto accadeva. Ora è pronto a vuotare il vati da decine e decine di documenti che è sacco. La richiesta di essere ascoltato dai magipronto a mostrare agli inquirenti. Secondo quanto appreso, sarebbe deciso a strati della Dda di Reggio Calabria è già stata rivelare un vero e proprio sistema che coinvol- depositata al Cedir, al sesto piano. Il collabo- La richiesta di essere ascoltato dai magistrati della Dda reggina è già stata depositata al Cedir ratore aspetta solo di essere convocato dai pm che già conosce per la sua storia giudiziaria e di pentito di ’ndrangheta in particolare. Le sue dichiarazioni sarebbero talmente importanti da legarsi all’inchiesta “Infinito” della Dda di Milano. In quella indagine sono due i togati fulminati dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, Vincenzo Giglio arrestato per aver favorito il clan Lampada e i suoi legami con il consigliere regionale Franco Morelli (a sua volta accusato di concorso esterno in associazione mafiosa), e Giancarlo Giusti (che ha solo subito una perquisizione). Quest’ultimo attualmente svolge la funzione di gip al Tribunale di Palmi. Fino a qualche anno fa lavorava negli uffici giudiziari di Reggio Calabria. “ultimo atto” Falbo non voleva più collaborare Aveva inviato una lettera ai magistrati, ma poi cambiò idea CASSANO JONIO (CS) Lo scorso anno aveva inviato una lettera ai magistrati esternando l’intenzione di non collaborare più con la giustizia. Forse in seguito ad un incontro con qualcuno della famiglia Forastefano avuto dopo aver lasciato la località protetta. È lo stesso collaboratore di giustizia Domenico Falbo a parlarne in aula nel corso dell’esame del pm antimafia Vincenzo Luberto nell’ambito del processo “Ultimo atto” dinanzi alla Corte d’Assise di Cosenza. Una vera e propria “rivelazione” che ieri ha indotto la difesa dell’imputato Emanuele Bruno (per il quale, unitamente ad Antonio Forastefano, si sta celebrando il giudizio con il rito ordinario) ad eccepire la nullità del decreto con cui è stato disposto il rinvio a giudizio Il processo è in corso al Tribunale di Cosenza poiché, ha sostenuto in aula l’avvocato Enzo Galeota, il pm non ha depositato percorso di collaborazione con la giusti- zarono poi dell’auto, abbandonandola né quella lettera né un verbale di inter- zia) e di Emanuele Bruno è stata quindi nei pressi del fiume Coscile. E altri la ferogatorio nel quale si faceva riferimen- aggiornata al prossimo 19 gennaio per cero poi sparire del tutto in occasione to alla missiva. L’escussione del colla- terminare l’escussione del pentito Do- del pentimento di Falbo, temendo che il menico Falbo. È pro- collaboratore potesse farla ritrovare. boratore di giustizia è stata quindi sospesa, È lui che accusa prio quest’ultimo, co- L’operazione “Ultimo atto”, che a genimputato (ha optato per naio vedrà la ripresa del giudizio abbrementre i giudici della Forastefano il rito abbreviato unita- viato dinanzi al gup di Catanzaro, è tesa Corte d’Assise hanno infine rigettato e superato e Bruno di aver mente ad altre otto per- a fare luce anche sugli omicidi di Antosone) nell’ambito del nio Bevilacqua alias “Popin” (febbraio l’eccezione della difesa ucciso Nicola procedimento nato dal- 2004) e di Fazio Cirolla, operaio incenritenendo che, in ogni Abruzzese l’operazione portata a surato ucciso per errore sotto gli occhi caso, il contenuto della termine nell’ottobre del del figlio di 4 anni il 27 luglio 2009 in lettera (che, a quanto pare non sarebbe mai giunta in Procu- 2010 dai carabinieri, che accusa Anto- una concessionaria del Cassanese. Prera) e del verbale non abbia a che vedere nio Forastefano e Bruno di aver mate- zioso, nell’inchiesta, anche il contributo con il giudizio in fase di istruttoria dibat- rialmente ucciso Nicola Abruzzese nel dei pentiti quali Lione, Bariova e Lovagiugno 2003: mentre il primo guidava to. timentale. L’udienza a carico di Antonio Fora- l’auto, l’altro avrebbe esploso la fatale ROSSELLA MOLINARI stefano (che di recente ha intrapreso un raffica di kalashnikov. I killer si [email protected] Sull’attendibilità del pentito che si propone di arricchire lo scenario giudiziario nella città dello Stretto non ci sono dubbi. Collabora da diversi anni con i magistrati di Reggio Calabria e il suo contributo ha consentito di fare eseguire operazioni di polizia a conclusione di importanti indagini antimafia. La bontà delle sue dichiarazioni dunque è già passata al vaglio degli organi competenti. D’altronde è tuttora domiciliato presso il Servizio centrale di protezione. Lui è prontissimo, con i faldoni di documenti già sistemati da mostrare ai magistrati per supportare le sue accuse. Pesanti. Da far tremare il palazzo. ANNALIA INCORONATO [email protected] l’iniziativa A fine mese a Motta un nuovo corteo per Azzarà MOTTA S. GIOVANNI (RC) «Ci penso da lontano, e ogni volta è come avvicinarti un pò”, parole di Fiorella Mannoia che noi facciamo nostre - è scritto nel comunicato del comitato “Francesco Libero” - per ribadire che non abbiamo mai smesso di pensare a Francesco, di sperare nella sua liberazione, di essere convinti che tornerà a chiacchierare con noi. Oggi, a quattro mesi dal suo sequestro, vogliamo annunciare - prosegue il comunicato - che siamo tutti impegnati ad organizzare una grande manifestazione che si svolgerà a Motta San Giovanni l’ultima settimana di dicembre. Inviteremo a Motta San Giovanni, che per un giorno vogliamo capitale di questa nostra Italia - prosegue la nota - tutte le autorità, tutti i soggetti che in questa vicenda hanno assunto un ruolo e ai quali chiederemo un impegno ancora maggiore, una partecipazione attiva, una manifestazione concreta dell’interesse per questo ragazzo, figlio di questa comunità che l’ha visto giocare, studiare, lavorare, impegnarsi per il sociale, realizzarsi nella vita. Dal presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei ministri, passando per il ministro degli Esteri, l’ambasciatore del Sudan in Italia, Emergency e tutte le istituzioni che adesso, oltre alla simbolica esposizione della gigantografia, vogliamo ancora più presenti, tutti saranno interpellati. La nostra - continua il comunicato - non vuole essere una manifestazione contro qualcuno, ma per qualcuno. Non vogliamo quelle risposte che debbono essere date solo alla famiglia, ma vogliamo avvertire l’interesse per Francesco, vogliamo una dimostrazione che non è stato abbandonato, dimenticato, lasciato al suo destino. A Motta, quel giorno, vogliamo rivivere - aggiunge la nota - i momenti già vissuti durante la fiaccolata organizzata il 18 agosto. Vogliamo essere fonte di energia positiva per Francesco. La prossima settimana - conclude la nota - convocheremo una conferenza stampa per presentare nel dettaglio il programma e annunciare quanti, tra quelli interpellati, hanno risposto alle nostre richieste, hanno sposato questa causa, hanno seriamente intenzione di ripartire da Motta San Giovanni per non fermarsi più se non ci saranno novità. Si, ripartire per non fermarsi più!». Pasquale Gattuso 8 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 D A L P O L L I N O calabria A L L O S T R E T T O ora “tutto in famiglia” COSCA DECAPITATA I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, insieme a quelli della Compagnia di Gioia Tauro hanno emesso un provvedimento di fermo nei confronti di 21 persone appartenenti alla consorteria mafiosa operante a Taurianova e un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nei confronti di 5 persone Nella foto la conferenza stampa tenutasi ieri a Reggio Calabria (fotoservizio Cufari) Droga, usura e racket: 26 arresti Disarticolata la cosca Maio: San Martino di Taurianova viveva nel terrore REGGIO CALABRIA di cinque persone, accusate di Estorsioni, usura e traffico di detenzione e spaccio di sodroga. Facevano “tutto in fa- stanze stupefacenti. Ed è promiglia” gli appartenenti alla prio dall’arresto di un soggetcosca Maio di San Martino di to, per detenzione di circa 23 Taurianova, disarticolata nel- chilogrammi di marijuana, avla notte scorsa dai carabinieri venuto a Rizziconi nell’ottobre del comando provinciale di del 2010, che i militari dell’ArReggio Calabria, in collabora- ma hanno dato avvio all’indazione con quelli della Compa- gine che ieri ha portato ad annientare un gnia di Gioia Tauro. Sono La prima attività clan nato da non troppo stati due i di guadagno tempo, ma provvedigià in grado menti emessi era l’usura di incutere dalla magicon interessi vero e prostratura: un fino all’80% prio terrore fermo di indiin tutto il terziato di delitto, su iniziativa della Dda di ritorio ricadente sotto la proReggio Calabria, nei confron- pria egemonia. Le indagini, dapprima avti di 21 persone ritenute affiliate alla consorteria mafiosa viate dalla procura di Palmi, operante a Taurianova e nelle diretta da Giuseppe Creazzo, zone limitrofe; un’ordinanza sono ben presto passate alla di custodia cautelare in carce- Dda, guidata da Giuseppe Pire, emessa dal gip presso il Tri- gnatone, che ha condotto le bunale di Palmi, nei riguardi investigazioni fino a giungere REGGIO CALABRIA «Non è possibile separare le intercettazioni per reati ordinari da quelle per reati di mafia». Il procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino sottolinea con queste parole lo stretto intreccio delle indagini seguite dalla procura ordinaria che possono sfociare in elementi di interesse per la Direzione distrettuale antimafia. Il capo dell’ufficio Giuseppe Pignatone e il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo confermano la sinergia tra gli uffici che ha portato allo straordinario risultato di scoprire una inedita locale di ’ndrangheta a San Martino di Taurianova. Tutto è iniziato dai 23 kg di droga sequestrati un anno fa, seguita dalla procura di Palmi con il sostituto Daniela Pantano (applicata per questa indagine alla Dda) e il procuratore Creazzo. Quest’ultimo ha sottolineato i tempi rapidi con cui è stata svolta l’indagine e all’emissione dei provvedimenti. Il fermo si è reso necessario poiché – come riferito nel corso della conferenza stampa – ci si è accorti della presenza di una talpa che aveva informato i fermati di indagini ed intercettazioni a loro carico. La cosca Maio, dunque, aveva deciso di autogestirsi per gli affari più importante. L’accusa, per tutti ed a vario titolo, è di associazione mafiosa, detenzione e spaccio di droga, usura ed estorsioni ai danni di imprenditori ed operatori commerciali locali. Dalle indagini è emerso in modo prorompente come a San Martino di Taurianova vi fosse una locale di ’ndragheta costituita in Società, con tanto di “Società maggiore” e “Società minore”. E la ’ndrina dei Maio non faceva eccezione. Lo schema organizzativo ha una struttura ben precisa: Mi- chele Maio è il Capo società; Giuseppe Panuccio è il Capo ’ndrina; Gaetano Merlino è il Capo crimine; Natale Feo riveste il ruolo di contabile. Maio, Merlino e Panuccio costituiscono, invece, la “Copiata di San Martino”, ossia il triumvirato che sta a capo della società. Quali sodali ed appartenenti alla cosca sono emersi alcuni nomi di rilievo come Pasquale Hanoman, Michele Hanaman, Francesco Hanoman (classe ’90), Francesco Hanaman (classe ’85), Carmelo Hanaman (classe ’90), Pasquale Maio, Antonino Maio, Domenico Mario, Francesco Giuseppe Maio, Stefano Nava, Vincenzo Lamanna, Vincenzo Messina, Domenico Cianci e Pasquale Garreffa. La prima attività di guadagno illecito per la cosca era quella dell’usura, con interessi maturati fino all’80%. Sono ben cinque gli episodi accer- tati con ulteriori indagini tese per solo scopo lavorativo. Coall’identificazione precisa di me accaduto nei confronti di tutte le vittime. Ma le indagi- imprese aggiudicatarie di lani hanno anche consentito di vori pubblici (con mazzette far emergere con forza una pe- prese nella percentuale del 2netrante attività estorsiva, at- 3%); produttori di arance e traverso l’imposizione del ver- proprietari di terreni agricoli. samento di somme o conseDecisamente inquietante, gna di materiale prodotto a infine, l’episodio narrato dagli commercianti e proprietari inquirenti secondo cui uno degli arrestati, terrieri. Molconversando te volte i conPer le imprese con altro inversanti paraggiudicatarie lavano di terlocutore, “percentuali” di lavori pubblici afferma di sulle attività non aver dola mazzetta economiche e vuto utilizzaera del 2-3% re metodi viodi riscossione lenti per imdi somme non dovute, discorrendo di porre il pizzo ad un imprendi“buste”. In buona sostanza, in tore, il quale di sua spontanea base a quanto venuto fuori volontà si è presentato dallo dalle investigazioni dell’Arma, ’ndranghetista portando una vi sarebbe stato un vero e pro- somma di molto superiore al prio sistema estorsivo, legato 3%, a testimonianza di un cliad un clima di intimidazione ma di completa soggezione. sui cittadini che o abitavano a CONSOLATO MINNITI San Martino o vi si trovavano [email protected] «Nonostante la fuga di notizie siamo riusciti a prenderli» la produzione industriale di stupefacenti nella zona al punto da inviarne 130 kg in Francia. Prestipino ha posto l’accento su quello che aveva già definito “patto collusivo” tra imprenditori e ’ndrangheta, se sono i primi ad andare dalla cosca e non più il contrario, offrendo addirittura più di quanto il capo della locale avrebbe chiesto. Con effetti che per il magistrato sono «devastanti». E poi tornano le fughe di notizie. «In un’intercettazione – racconta Prestipino- il capo parla con un affiliato e gli dice di aver saputo dell’attività intercet- tiva in corso e che a breve sarebbero stati eseguiti dei provvedimenti. Nonostante questo però siamo riusciti ad arrestarli tutti». Dei 26 soggetti complessivi, rimane irreperibile un solo soggetto che si trova all’estero. Fa parte del filone della procura di Palmi sui reati di droga. E’ proprio quello che aveva trasportato i 130 kg di stupefacente oltralpe. Pignatone ha ringraziato l’Arma dei Carabinieri per «lo sforzo continuo sulla città e la provincia di Reggio Calabria». Un ultimo risultato per salutare il comandante interregio- nale Lucio Nobili che proprio oggi lascia l’incarico, ha ricordato il comandante provinciale Pasquale Angelosanto. Il colonnello ha ringraziato il comando interregionale «perché è sempre stato vicino al comando provinciale» e fatto i complimenti alla Compagnia di Gioia Tauro che «con intelligenza investigativa ha seguito la traccia da quel sequestro». E’ stato così scoperto un mondo nuovo per quel territorio. «E’ il primo riconoscimento giudiziario per quella cosca» ha precisato il capitano Ivan Boracchia che ha sottolineato la pervasività della ’ndrangheta al punto da costituire due cosche in un piccolo paese come San Martino, i Maio e gli storici Zappia che erano usciti vincitori dalla guerra di mafia. ANNALIA INCORONATO [email protected] 9 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 D A L P O L L I N O A L L O calabria ora S T R E T T O “tutto in famiglia” L’imprenditore pagò il pizzo senza aspettare la richiesta Hanoman ottenne “gratuitamente” una busta con 5mila euro TAURIANOVA (RC) «Quando devi fare un lavoro che viene un forestiero, è giusto che si deve pagare, è giustissimo». Parole sante, quelle di Pasquale Hanoman, soprattutto se la tangente per un lavoro non hai neanche necessità di chiedergliela, all’imprenditore di turno. Nel corposo fermo emesso dalla Distrettuale antimafia di Reggio Calabria contro il clan dei Maio, una parte è riservata al capitolo delle estorsioni. E tra quelle una parte di rilievo la merita, di certo, quella contro Vincenzo Polifroni, titolare della ditta di Varapodio “Poliedil s.a.s.”. Una tangente che l’imprenditore avrebbe versato per l’esecuzione di alcuni lavori ricevuti in appalto dalla Provincia di Reggio Calabria, ed attinenti alla ricostruzione del ponte che attraversava il torrente Marro, andato distrutto a causa dello straripamento del medesimo durante l’inverno scorso. Più Polifroni versa precisamente, l’attiviuna tangente tà investigativa, condotta sul punto dai casuperiore rabinieri di Gioia Taualla solita ro, avrebbe consentipercentuale to di accertare che la società di Polifroni, aggiudicataria dei lavori pubblici, ha dovuto versare, nelle mani di Hanoman, esponente della cosca dei “sanmartinoti”, una tangente corrispondente alla somma di euro 5mila euro. Emblematica, in questo senso, è l’intercettazione a cui è stato sottoposto Hanoman, captato durante una discussione con altri due soggetti (Cenzo ed Alessandro, non meglio identificati). «Quando vengono forestieri …inc…, poi io …inc… è caduta la strada è venuto Totò …inc…: ma vai, ma PALMI (RC) Guardano alle tante operazioni compiute dalla distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell’ultimo anno, e temono di finire in manette, gli esponenti della cosca Maio di San Martino di Taurianova. Osservano i movimenti di quelli che sospettano appartenere alle forze dell’ordine, frugano nelle case e nelle automobili alla ricerca di microspie che possono riferire agli inquirenti dei loro affari criminali, senza nonostante tutto, I Maio cercavano smettere mai di le microspie preoccuparsi delle operazioni e osservavano illecite del clan. i movimenti delle Sono sospettoforze dell’ordine si, occhieggiano alla strada alla ricerca di movimenti sospetti, scrutano gli avventori del bar che uno di loro gestisce nella piccola frazione taurianovese. E si sono organizzati per assicurarsi delle eventuali indagini dei magistrati antimafia e delle forze dell’ordine: il Procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino e il suo sostituto Giulia Pantano infatti che cazzo vuoi? Dice lui: “Pasquale”, zione. Nelle parole di Hanoman, infatti, ma cosa devi darmi, fai quello che vuoi, pare chiaro il riferimento ad un capillalo ha dovuto cementare, hanno dovu- re controllo del territorio di San Martito incatramare …inc… la casetta, ha no di Taurianova e delle attività economesso tavole, ha messo il valore di qua- miche che nella frazione si svolgono da si cinquemila euro, alla fine quando parte dal clan Maio, cui consegue un or…inc…: “quanto devo darti?” E’ venu- dinario “obbligo di pagamento” da parte delle imprese deputo lui ed Enzo …inc…: tate ad eseguire un’ope“Pasquale senza che «Quando devi ra pubblica in quel cenmi dici di no”, una bufare un lavoro tro urbano: «Quando sta con questa ti prendevi fare un lavoro che di …inc…e ti compri che viene un viene un forestiero, è una stecca di sigaretforestiero è giusto giusto che si deve pagate”, senza ne come ne che si paghi» re, è giustissimo» senquando …inc… no, tenzia in questo senso no,…///… perché sapevo che sono degli amici, no, no, per Hanoman. Ma vi è di più. Vi è finanche l’indicaforza , quando sono arrivato a casa, c’erano, a c’erano un…. cent…… cin- zione dell’entità della tangente, imposta dalla cosca Maio alle imprese che si agquemila euro». «Il tenore del dialogo è chiarissimo giudicano appalti pubblici, equivalente, e decifrabilissimo» appuntano i magi- di norma, al 2 o 3% dell’ammontare strati reggini alla fine dell’intercetta- complessivo del valore dei lavori com- QUEL “PATTO COLLUSIVO” Questa volta accade che sono gli imprenditori ad andare dalla cosca e non più il contrario, offrendo più di quanto il capo avrebbe chiesto. Nella foto in basso da destra Pasquale Hanoman: è lui a ricevere la tangente dalla società che ha eseguito i lavori per conto della Provincia reggina. Nella foto accanto Domenico Maio. In basso invece il “Capo società” Michele Maio missionati dall’Ente. Il tratto del colloquio appare eloquente ed attesta, come nella circostanza, la cosca Maio, per il tramite di Pasquale Hanoman, non solo ha ricevuto una tangente dalla società Poliedil s.a.s di Varapodio, che aveva eseguiti lavori pubblici per conto della Provincia di Reggio Calabria, ma ha ulteriormente lucrato su quella “commessa”, avendo riscosso in concreto una somma nettamente superiore al valore del 2% o 3% dei lavori dai due imprenditori ricevuti in appalto. Nel corso della conversazione, infatti, Hanoman riferiva che aveva ottenuto da Polifroni, non solo l’esecuzione gratuita di taluni lavori edili nella sua masseria, ma anche il versamento della somma di 5mila euro da tali “Enzo” e “Totò”, che avevano ricevuto incarico di ricostruire una strada crollata in contrada Mela. FRANCESCO ALTOMONTE [email protected] La talpa avvertì il clan sulle indagini in corso sospettano l’ennesimo caso fuga di notizie. In una intercettazione captata dagli investigatori dell’arma dei carabinieri che hanno operato gli arresti infatti viene fuori di come uno dei presunti capi della cosca, commentando, al telefono con un personaggio rimasto ancora senza un nome definito, l’ennesima operazione contro il crimine organizzato del comprensorio della Piana, sappia delle indagini sul clan, mettendo in guardia il sodale. Hanoman: Vedi che sei indagato, …///… vedi che sei indagato. Uomo: Tu. Hanoman: Parola d’onore, io, tu, Peppe Panuccio, Gaetano Merlino…Pasquale Garreffa. Vedi che non sto scherzando, lo avete visto che grossa operazione che hanno fatto? Uomo: L’ho visto, l’ho visto. Hanoman: C’è pure San Martino, qualcuno di Amato, …Inc…, stanno facendo …Inc… per prendere tutti i fascicoli all’interno delle Caserme, in una mattinata hanno blindato tutto . Uomo: Noi siamo qua. Una conversazione per lunghi tratti omissata e su cui, probabilmente, si concentreranno le ulte- riori indagini delle forze dell’ordine, che temono, come già verificatisi numerose altre volte, l’esistenza di un funzionario infedele, di una talpa in grado di informare gli uomini della cosca sulle operazioni che li riguardano. E se il rischio talpa, in considerazione anche delle ultime retate che hanno portato dietro le sbarre membri infedeli di istituzioni e polizia giudiziaria, sembra concreto, gli esponenti dei Maio tengono le orecchie tese per captare ogni segnale. Come nel caso di una “visita” di tre marescialli in borghese nel bar gestito da Hanoman, che si affretta immediatamente ad informare un soggetto ancora da identificare, chiamato Franco: Hanoman: Sono venuti il giorno di Pasquetta, mezzi sistemati, sono tutti e tre marescialli, …Inc… a quello con la polo lo co- nosco perché è sposato con la nipote di un mio cognato, sono entrati dentro al bar, si sono presi il caffè, poi hanno visto quei dolci secchi e mi hanno detto. “ce lo possiamo prendere uno?” ed io: prendete,tanto erano messi la sopra …///… glieli ho messi li sopra, se li sono presi eh…, poi è arrivato prima uno con una punto… con una grande punto …Inc… è si è fermato dov’eri fermo tu, poi è arrivato questo qua e si è fermato dietro, sono entrati si sono presi il caffè hanno chiesto informazioni su dove ho comprato la televisione ma non …Inc… maresciallo “è bella me la devo prendere pure io qua e la” ad ora di pagare hanno visto che gli ho schiacciato l’occhio e gli ho fatto capire che sapevo che erano sbirri, gli ho fatto lo scontrino e se ne sono andati, mi hai chiamato tu, ho visto la tua chiamata e ti chiamo e mi hai detto : “ …Inc…”, sto venendo mio la, arrivo la in officina entro, quando esco a marcia indietro, non appena io sono uscito …INC… era parcheggiato con il culo …Inc… VINCENZO IMPERITURA [email protected] 10 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 D A L LAMEZIA TERME (CZ) Sono le 10.30. Tra le nuvole in cielo, dopo una nottata di forte pioggia, fa capolino il sole. In una parrucchieria per uomo ci sono alcune persone che discutono insieme al titolare. Un’auto, una delle tante che percorrono una delle principali strade d’accesso alla città, rallenta in prossimità dell’attività commerciale. Dall’abitacolo, una mano ignota, con in pugno una pistola calibro nove esplode all’indirizzo della parrucchieria quindici colpi. Di questi, alcuni raggiungono la vetrina, altri le ruote dell’auto parcheggiata nel cortile antistante. Poi la fuga, mentre per la strada rimangono i bossoli ed un silenzio irreale rotto poco dopo dalle sirene delle auto di Polizia e Carabinieri che giungono sul posto. Non è una scena da film e non è nemmeno una delle tante immagini d’epoca che, su pellicole ancora in bianco e nero, “raccontano” la Chicago degli anni Venti. Siamo negli ultimi scorci di un 2011 particolarmente movimentato per questa città, la terza città della Calabria. La strada non è quella della Chicago di quegli anni, ma è via dei Bizantini, nel quartiere Capizzaglie a Lamezia Terme. Qui da qualche giorno sembra essere tornati indietro nel tempo, sembra essere su un set cinematografico dove si sta girando uno dei tanti film ambientati nel periodo in cui le gang americane si scontravano sulla strada. Era il periodo dei noti Lucky Luciano ed Al Capone i cui uomini seminavano il terrore per le strade. Oggi, però, non sono loro a farla da padrone e non siamo nemmeno a Chicago. Oggi siamo in questa città che da anni tenta di scrollarsi di dosso un’etichetta che non le va: quella di essere una città mafiosa. Da anni, infatti, si tenta, pur tra mille difficoltà, di arginare questo fenomeno che, invece, visti gli ultimi episodi sembra stia risorgendo dalle ceneri, se mai ci fosse stato. Purtroppo, Lamezia è anche questo ma fortunatamente non è solo questo. Così ieri mattina lungo quella stessa strada dove domenica è stato ferito Pasquale Saladino e dove per poco un ragazzino non rischiava la vita, la routine di una tranquilla giornata di lavoro, si stava trasformando in una tragedia. P O L L I N O calabria A L L O ora S T R E T T O Spari in pieno giorno Terrore a Lamezia Pallottole contro la vetrata di un coiffeur pieno di clienti Quei colpi esplosi in successione hanno attraversato la città, ferendola nel cuore e non lasciando margini di dubbi. Per strada, però, subito dopo c’è poca gente. Sono di più le forze dell’ordine che i capannelli di curiosi, come sempre accade in queste circostanze. Su tutto il perimetro spiccano le strisce bianche e rosse utilizzate per delimitare il luogo della sparatoria. La paura, comprensibilmente, è tanta. Alcuni giorni prima, infatti, non solo ignoti avevano sparato, sempre con una calibro nove contro Saladino, ma c’era sta- La vetrata colpita dagli attentatori. Nei cerchietti i fori dei proiettili to anche chi poco prima aveva esploso colpi di pistola contro una pizzeria i cui locali sono a poca distanza dalla parrucchieria per uomo fatta bersaglio ieri. Ecco perché ora la paura si avverte sempre più lungo questa strada, dove a poche centinaia di metri c’è anche l’immobile confiscato alla “famiglia” Torcasio, e dove nelle ultime ore si sta concentrando un’escalation criminale senza precedenti. Intanto gli inquirenti proseguono nelle indagini: per tutta la giornata di ieri e per tutta la nottata hanno ascoltato il titolare e qualche testimone nella speranza di poter dare un nome ed un volto a chi ha sparato e da giorni sta seminando il terrore. SAVERIA MARIA GIGLIOTTI [email protected] l’agguato di domenica scorsa Appello dei genitori del ragazzino ferito LAMEZIA T. (CZ) Proseguono le indagini sul ferimento di Pasquale Saladino, il cinquattottenne contro cui domenica pomeriggio a Lamezia Terme erano stati esplosi nove colpi di pistola calibro nove, di cui cinque lo raggiunsero alle gambe e per estrarre i quali l’uomo fu anche sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Insieme a Saladino, che al momento dell’agguato era davanti ad un circolo ricreativo lungo via dei Bizantini nel quartiere di Capizzaglie, rimase ferito di striscio alla pianta del piede anche un ragazzino di 14 anni le cui condizioni, già nell’immediatezza dell’agguato, erano apparse non preoccupanti. Oggi, sono proprio i genitori del quattordicenne che, tramite il loro legale di fiducia, l’avvocato Giovanni Arena e stigmatizzando quanto accaduto al figlio, «vittima innocente della violenza che in questo particolare periodo sta vivendo la città», chiedono «a gran voce l’intervento delle istituzioni a tutti i livelli affinchè - affermano - episodi del genere non accadano mai più e che vengano tutelate le persone più deboli che in determinate zone della città sono inermi di fronte all’arroganza della violenza». Quindi, «senza entrare in merito a problemi che altri hanno il dovere di affrontare e senza strumen- talizzare l’accaduto - continuano - riteniamo che l’episodio di cui è rimasto vittima il nostro giovane ragazzo, colpito di striscio ad un piede da un proiettile vagante, deve essere necessariamente messo in evidenza e non dimenticato, perché considerare normale trovarsi per caso in un locale e rischiarare di rimanere ucciso da sparatorie che si consumano per le strade sarebbe un messaggio sbagliato e incauto. Significherebbe abbassare la guardia e consegnare alla criminalità una intera città che nulla a che spartire con episodi come quello che ha visto vittima nostro figlio». «Subendo gli effetti di questa terribile esperienza – concludono - , ci auguriamo pertanto che chi di dovere intervenga e che le istituzioni stiano vicine a tutte le vittime di questi orribili avvenimenti che hanno interessato la città negli ultimi giorni scioccati come noi da episodi che nulla hanno a che fare con il vivere civile». s.m.g. «Le istituzioni intervengano perché episodi del genere non accadano mai più» Cittadini stanchi e angosciati dal clima che si respira nei quartieri «Ma è uno schifo Non hanno onore» LAMEZIA T. (CZ) Ha la voce esausta il parrucchiere Santino. Un intero caricatore di calibro 9 è stato svuotato in piena mattinata contro il suo negozio e sulla sua auto. Poi le ore trascorse al commissariato e le domande degli inquirenti. Non ha voglia di parlare, rimanda, chiude il telefono. È conosciuto Santino, non solo nel suo quartiere ma anche in altre zone della città ha clienti che lo stimano. Lo descrivono come un ragazzo tranquillo, serio e lavoratore. Ma della schifosa mattinata di ieri nessuno, nella zona, parla. La gente che abbiamo incontrato intorno alle transenne fa spallucce, si stringe nelle giacche e si allontana. Giusto una donna parla in fretta prima di andare via, allargando le braccia: «Ma è uno schifo. Già hanno ferito un bambino. Questo è proprio non avere onore». L’arteria di via dei Bizantini, nel quartiere di Capizzaglie, con le sue innumerevoli traverse, è una strada d’accesso al centro di Lamezia per chi proviene dall’autostrada e dall’aeroporto. Ma si guarda, si passa e più non si domanda. Anche perché le persone sono gentili ma comunque non rispondono. Il quartiere di Capizzaglie sembra vivere di vita propria, quasi autogestito e distaccato dal resto della città. Qui si trovano i famosi immobili sequestrati alla ’ndrangheta e dati alla comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza, che si occupa di disabili e che ebbe gravissimi problemi per aver accettato di occupare quei locali. Appartiene alla comunità anche Nunzia Coppedé, presidente di Fish Calabria, Federazione italiana per il superamento dell’handicap. Anche lei dal 2004 lavora in quelle stanze. «Questo fatto angoscia un po’ - dice - non si capisce cosa stia succedendo. È come se tutti ci guardassimo intorno e ci dicessimo “non è normale”». Nunzia non ha molti contatti con la gente del posto: «È un luogo particolare, la gente non parla. Per me quella è la via del pane. Ci sono tanti forni, arrivi e senti questo profumo di pane che ti inebria». Una zona da vivere coi sensi, un quartiere di radicate origini contadine, forti e solide tradizioni familiari. Un forte senso di appartenenza che per qualcuno dello stesso quartiere, come il giovane Fabio, 28 anni, studente universitario è «isolazionismo» per altri come Antonio, 44 anni, è «appartenenza familiare di protezione reciproca e di forte solidarietà». «Ci possono fare tutti i marciapiedi che vogliono, io in certe ore non ci andrei a passeggiare» continua Fabio. Eppure c’è chi per questo quartiere si spende molto. Come l’associazione quartiere Capizzaglie che ha anche una pagina facebook e si definisce «associazione di cittadini che lotta per avere una qualità della vita più dignitosa». Lottano per avere la raccolta differenziata, strade sicure e infrastrutture che mancano. Lottano per costruire una nuova realtà. ALESSIA TRUZZOLILLO [email protected] 11 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 D A L P O L L I N O A L L O calabria S T R E T T O ora Rifiuti, arrestato Francesco Rovito Il titolare della Alto Tirreno Spa è accusato di inquinamento ambientale za di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Arrestato nella tarda serata di lu- Paola, Carmine De Rose, a seguito nedì, nella sua residenza di Rende, della richiesta di applicazione di miFrancesco Rovito, 37 anni, ammini- sura cautelare spiccata in prima perstratore unico e legale rappresen- sona dal procuratore capo di Paola, tante della società “Alto tirreno co- Bruno Giordano, che ha coordinato sentino spa”, che si occupa della rac- e raccolto le risultanze di vari accercolta dei rifiuti solidi urbani su gran tamenti sul conto della società, in parte del territorio dell’Alto tirreno particolare circa le corrette modalicosentino. L’ex presidente della tà di conduzione delle stazioni di squadra di calcio Us Scalea 1912, ed trasferimento temporaneo di rifiuti. ex consigliere comunale di CosenGli accertamenti che oltre dai caza, tratto in arresto dai Carabinieri rabinieri della compagnia di Scalea della Compagnia di Scalea guidati sono stati effettuati anche dalla sedal capitano Luca Giandominici, zione di Polizia Giudiziaria Nucleo con l’ausilio dei colAmbiente presso la leghi di Rende, è acProcura di Paola, Materiali nocivi cusato di scarico indalla Polizia Provino altamente controllato di rifiuciale di Cosenza e ti, avvenuto nei codalla Polizia locale pericolosi sono muni di Tortora, di Tortora, sono stastati scaricati in Scalea e Santa Doti condotti nel pemenica Talao. maniera abusiva riodo luglio 2010 L’amministratore marzo 2011 sui siti unico della “Alto tirreno cosentino riconducibili alla società Alto tirrespa”, società gestrice, dall’anno no cosentino Spa, su tutta la costa. 2002, del servizio di raccolta e con«In particolare, Francesco Rovito ferimento rifiuti per conto di diver- - si legge in una nota degli inquirensi comuni dell’ambito territoriale ti - dovrà ora rispondere di varie del tratto costiero dell’Alto tirreno condotte illecite eseguite in un mecosentino, compreso tra Sangineto e desimo disegno criminoso fra cui Tortora, è stato colpito da ordinan- quelle di aver: scaricato in modo inPAOLA (CS) L’imprenditore Francesco Rovito controllato, a Tortora, in area sottoposta a vincolo sismico, idrogeologico, archeologico ed ambientale, rifiuti indifferenziati di vario genere e realizzato in assenza di autorizzazione, nelle adiacenze di un sito preposto al solo recupero e trattamento di rifiuti ceramici ed inerti, una stazione di trasferenza Rsu prove- al titolare della “Alto tirreno cosennienti da vari comuni dell’Alto tirre- tino spa” di aver omesso di provveno cosentino; smaltito, in località dere al ripristino dello stato dei luoPantano di Scalea, in completa as- ghi, ordinato dall’autorità giudiziasenza di autorizzazione, circa 1200 ria di Paola e dal commissario strametri cubi di rifiuti di vario genere ordinario per l’emergenza dei rifiutra cui pericolosi, quali batterie al ti in Calabria, e di adeguare alla norpiombo, lastre cemento-amianto e mativa vigente i citati terreni e pneumatici in disuso, sversandoli su stazioni di trasferenza in sequestro nudo terreno; abbandonato, in mo- ed aver proseguito la citata illecita do incontrollato, rifiuti di vario ge- attività, scoperta e documentata dai nere su un terreno ubicato a Scalea carabinieri della compagnia di Scain località Piano dell’Acqua nei pres- lea, in violazione dei sigilli ed usansi delle tre vasche delle discariche do una nuova area a cielo aperto pricomunali ormai chiuse da tempo, va di qualsiasi autorizzazione ubidove era stata autorizzata una sta- cata in località Piano delle Rose situata a Santa Dozione di trasferenza nella sua disponibiAnalisi chimiche menica Talao, nuosede della lità ed a servizio di sui terreni della va società. I terreni invari comuni costieteressati, che hanno ri, funzionante in costa rivelano presentato a seguito assenza di sistemi di tracce di delle analisi, preraccolta delle acque sostanze tossiche senza di materiale meteoriche e percoinquinante tra cui lato, in violazione delle norme antincendio e di sicu- idrocarburi, percolati e fibre di rezza nei luoghi di lavoro, nonchè amianto, sono in corso di bonifica liberando in atmosfera esalazioni da parte dell’Arpacal. L’arrestato si maleodoranti, più volte oggetto di trova nel carcere di Cosenza. È difenumerose lamentele e proteste di so dagli avvocati Le Pera Roberto e cittadini di Scalea nell’estate del Filice di Cosenza. 2010». EUGENIO ORRICO Gli inquirenti, contestano inoltre [email protected] L’inchiesta è partita un anno fa Le ipotesi di reato includono anche la frode e il furto di elettricità SCALEA (CS) I guai per Francesco Rovito iniziano il 21 ottobre del 2010, quando i carabinieri della compagnia di Scalea, coadiuvati dal personale dell’Azienda Sanitaria di Cosenza, lo indagano in stato di libertà presso l’autorità giudiziaria di Paola, per reati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, di inquinamento ambientale, di frode nei servizi pubblici e furto di energia elettrica. Rovito, venne ritenuto responsabile, oltre ad altre violazioni minori di aver: depositato in maniera incontrollata su terreno di metri quadri 600, sottoposto a sequestro ed attiguo alla sede amministrativa dell’Atc, rifiuti cartari, imballaggi di cartoni misti a bottiglie in plastica e lattine per un volume di metri cubi 1200 circa; di aver abbandonato in adiacente area di 1.200 metri quadri circa, anch’essa sottoposta a sequestro, rifiuti ingombranti e pericolosi quali pneumatici usurati, batterie per veicoli esauste nonché due autocompattatori in disuso; di aver operato allaccio abusivo ad una presa di fornitura elettrica del comune di Scalea al fine di dotare di energia gli uffici della citata società, ubicati nello stesso sito, sottraendola abusivamente all’ente pubblico titolare. Lo scorso 12 aprile, i carabinieri della compagnia di Scalea, hanno sequestrato a Santa Domenica Talao nella zona industriale, una’area di circa 500 metri quadrati adibita abusivamente a deposito di veicoli e container contenenti Rsu, ingombranti, multi materiali e cartoni. Il verbale di sequestro dell’area. Sotto sequestro sono finiti: un container pieno per metà di rifiuti multi materiali privo di telo di protezione; uno pieno di rifiuti ingombranti, uno pieno di cartoni privo di telo di protezione, uno pieno per metà di materiale ingombrante, sette container di diverse dimensioni pieni di rifiuti solidi urbani e un auto compattatore pieno di rifiuti solidi urbani. Sono stati inoltre posti sotto sequestro, 23 fogli di materiale appartenente a cemento- amianto ed altri diversi pezzi dello stesso materiale sparsi intorno su nudo terre- no. I mezzi erano depositati all’interno di un’area recintata dell’estensione di circa 500 metri quadrati, con al centro un ampio capannone al momento non utilizzato ad eccezione degli uffici della ditta Alto Tirreno Cosentino Spa. Il manufatto e l’area di proprietà della ditta Alto Tirreno Cosentino Spa, era stata acquistata di recente. e. o. Rovito è accusato anche di aver scaricato pneumatici nell’ambiente come funzionano le spa Società miste, un ingranaggio dell’emergenza Create nel 2000 dall’ufficio del commissario, quasi tutte fallite o sotto inchiesta COSENZA Sulla carta avrebbero di denaro pubblico senza per questo dovuto far decollare in Calabria la adempiere allo scopo per le quali raccolta differenziata. In realtà è col- erano state create. Ogni società è stata costituita a pa loro - e dell’ufficio del commissapartire dal 2002 da rio - se ancora oggi tutto il territorio reAffidamenti dei un 51 per cento di capitale pubblico gionale si trova imservizi senza (conferito sotto forpantanato in ma di attrezzature e un’emergenza rifiuti gare e gestioni veicoli per la raccolsenza precedenti. Ci difformi dagli ta di rifiuti) per un riferiamo alle 14 soobiettivi europei importo pari a 80 cietà miste pubblimiliardi delle vecco/privato fortemente volute nel 2000 dall’ufficio chie lire, e dal residuo 49 per cento del commissario straordinario al- di capitale privato (così ripartito: il l’ambiente e inserite nel famigerato 25%, senza gara, ad alcune ex muni“Piano rifiuti” per far partire in regio- cipalizzate di Igiene Urbana del nord ne la raccolta differenziata. Società Italia che da 2006 hanno venduto miste che oggi sono quasi tutte falli- tutte le quote ai privati locali; il 24% te se non inguaiate dalle inchieste a privati locali) . Ma la Corte dei Condella magistratura e che comunque ti ha avuto subito da ridire sulle mohanno fatto sparire ingenti somme dalità con le quali sono state gestite le gare d’appalto per la selezione delle ditte private. Lo ricorda nella sua Relazione sulla Calabria la commissione bicamerale d’inchiesta Ecomafie, quando sottolinea che «la gara è stata svolta a metà, e cioè solo per selezionare le imprese private locali, mentre la scelta più importante, qualla cioè del socio “industriale”, è avvenuta ad opera del commissario delegato, senza gara alcuna». Un socio “industriale” amico che non si doveva preoccupare neanche di mantenere fede agli accordi presi perché il commissario delegato (con tutti i nomi che nel tempo si sono succeduti) si è dimenticato di dar vita alla commissione ispettiva che avrebbe avuto il delicato ruolo di verificare la funzionalità delle società miste. Non è un caso, dunque, se le società miste versino oggi in condizioni economiche disastrose o sono addirittura fallite, senza aver peraltro contribuito in maniera significativa all’incremento della percentuale di RD. Dal 2002 al 2005 - secondo i dati dell’Ufficio del Commissario - la RD è passata dall’8,24 all’11,88, con un aumento annuo pari all’1,21%. E pensare che la nuova normativa comunitaria prevede l’obbligo di raggiungere il 65% entro il 2012... DOMENICO MICELI [email protected] 13 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 D A L P O L L I N O calabria A L L O ora S T R E T T O Derivati, il sistema “tossico” Tutti i contratti della Regione al vaglio dei magistrati. Rogatoria per Napolitano CATANZARO Dovrebbe tenersi per rogatoria a Roma entro questa settimana l'interrogatorio Massimiliano Napolitano, l'ex consulente della Regione Calabria, arrestato ieri dalla Guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta sui derivati viene definito dal giudice che ha emesso l'ordinanza di custodia cautelare come un «uomo senza scrupoli». Un perno dell'intera vicenda, avevano detto i giudici in prima battuta. Nelle oltre cinquanta pagine il giudice del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, ricostruisce le fasi relative alle tre operazioni in derivati (swap) sottoscritti dalla Regione Calabria con la banca Nomura. Nel motivare le esigenze di custodia cautelare nei confronti di Napolitano, il giudice per le indagini preliminari afferma che «si denota una estrema facilità e assenza di scrupoli dell'uomo, da un lato, nel carpire la fiducia di amministratori pubblici e, per contro, a tradirla, inducendo la parte affidatasi alla sua esperienza e competenza in materia finanziaria ad avventurarsi in pericolosissime e rischiose operazioni finanziarie, in relazione alle quali l'indagato non esita a lucrare, sottobanco, provvigioni pari ad alcuni milioni di euro, dopo avere lasciato l'ente a lui affidatosi a rischio di un tracollo economico e finanziario» Ma non ci sono solo i deri- vati sottoscritti con la Banca giapponese Nomura al centro dell'inchiesta della Procura di Catanzaro che sta compiendo verifiche anche su altri derivati sottoscritti dalla Regione Calabria, dal 2003 al 2008, con altre banche. In particolare gli inquirenti stanno verificando se le operazioni con i derivati (swap) hanno creato danni all'Ente. Inoltre si sta accertando anche se sono state pagate commissioni per la sottoscrizioni dei derivati. Nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Napolitano sono indagati l'ex dirigente del settore bilancio della Regione, Mauro Pantaleo, la moglie di quest'ultimo Chiara Cavallo e quattro funzionari della banca Nomura. All'epoca in cui furono sottoscritti gli swap Massimiliano Napolitano era advisor della Regione Calabria a titolo gra- tuito e contestualmente partner della società ConsultEnti riconducibile prima a Pantaleo e successivamente alla moglie di Pantaleo. Napolitano, secondo l'accusa, avrebbe incassato dalla Banca Nomura un somma di 2,5 milioni di euro per l'intermediazione finalizzata a far sottoscrivere gli swap alla Regione Calabria. La somma pagata a Napolitano, secondo quanto hanno ricostruito i militari della Guardia di Finanza, è transitata attraverso numerose società e conti correnti esteri per poi arrivare nella disponibilità dell'ex consulente della Regione. Gli inquirenti, inoltre, ritengono che la somma pagata dalla Nomura a Napolitano sia superiore rispetto a quella accertata e che circa un milione di euro è scomparso attraverso i vari passaggi di denaro attraver- so i conti e le società estere. Il quadro che ne emerge è che la Regione Calabria tentava a tutti i costi di risanare il suo bilancio attraverso operazioni in derivati (swap) ma in realtà a guadagnarci era solamente la banca e il consulente dell'ente che tanto aveva caldeggiato quel tipo di operazioni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, per capire se le operazioni in derivati fossero rischiose o meno l'ex dirigente della Regione, Mauro Pantaleo, chiedeva una consulenza finanziaria ad un esperto e nonostante il parere negativo di quest'ultimo l'ex dirigente della Regione proseguiva nelle operazioni finanziarie con gli “swap”. Il movimento di denaro, secondo quanto sostiene il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, presenta la «caratteristica comune di avere quale rapporto bancario di transito un conto corrente acceso presso la Banclays Bank di Londra e intestato alla società Keaton Llc, registrata a New York e riconducibile allo stesso Napolitano». Le operazioni in derivati della Regione Calabria non riguardano solamente la Banca Nomura ed ora la Procura di Catanzaro ha avviato accertamenti anche sui rapporti tra l'Ente ed altri istituti di credito avvenuti dal 2003 al 2008. GIULIA ZAMPINA [email protected] politiche sociali Infanzia, la Cgil alla Giunta: «No alla privatizzazione» CATANZARO «Appare singolare che mentre c'è una richiesta pubblica di servizi comunali all'infanzia in tantissime realtà di piccola e media entità, si decida di spingere ulteriormente l'offerta verso il privato con un'operazione doppiamente inaccettabile». Lo afferma il segretario regionale della Cgil Mimma Iannello (nel fotino) commentando la presentazione dei bandi sull'infanzia da parte dell'assessore alle Politiche sociali Stillitani: un “pacchetto” secondo la Iannello «inaccettabile primo, perché i servizi all'infanzia non possono essere concepiti e spacchettati dal percorso formativo complessivo ed essere affidati a improvvisati operatori/familiari; secondo, perché non è pensabile che si concedano ulteriori incentivi pubblici alla privatizzazione dei servizi educativi». La dirigente della Cgil parla di «una logica liberista inaccettabile ancor più in una regione carente di una rete pubblica di servizi sociali. Per la Cgil i servizi “Sportello Amico”, la sanità a contatto con i cittadini COSENZA Migliorare il servizio sanitario novità contenute nell'accordo per i servizi di in Calabria attraverso applicazioni che facili- e-government in campo sanitario siglato ieri tano il dialogo tra cittadini e pubblica ammi- a Cosenza tra l'ad di Poste Italiane Massimo Sarmi e il presidente della Renistrazione. Nasce così lo gione Calabria Giuseppe Sco“Sportello Amico”, attivo dai Intesa tra la pelliti. All'iniziativa hanno primi mesi del 2012, che conRegione e Poste partecipato anche il senatore sentirà di prenotare le visite italiane per Tonino Gentile, il sindaco di mediche e pagare ticket saniCosenza Mario Occhiuto e il tari direttamente nei 322 uffiprenotazioni dg dell'asp bruzia Gianfranco ci postali presenti sul territoe ticket Scarpelli. Il presidente della rio regionale, evitando così di Regione Scopelliti ha afferrecarsi negli uffici Asp. A breve anche l'invio ai residenti della documenta- mato che «questo progetto dimostra come la zione sanitaria in formato cartaceo via posta regione lavora su due fronti: ridurre i costi e e l'avvio di un progetto per la consegna a do- migliorare i servizi offerti ai cittadini. Le Pomicilio delle medicine. Queste le principali ste rappresentano un presidio importante su questo territorio e strumento d'interfaccia strategico tra cittadini e pubblica amministrazione. Attraverso un lavoro di squadra speriamo di raggiungere altri obiettivi per un mo- all'infanzia vanno governati dentro un'offerta pubblica complessiva che offra garanzie dell'esigibilità del diritto dei minori, delle madri lavoratrici e delle famiglie attraverso servizi che rispondano a precisi standard di qualità strutturali, professionali e formativi. La Cgil chiede perciò all'assessore Stillitani, all'assessore Caligiuri, alla Giunta regionale, alle associazione degli enti locali, di agire per i propri ruoli per preservare l'opzione strategica di accrescere la dotazione di servizi all'infanzia partendo dal ritiro del bando e da una sua rimodulazione mirata al potenziamento dell'offerta pubblica». dello di sanità nuovo e vincente. Perché sulla salute delle persone si gioca una partita importante». Infine, le parole di Sarmi: «La missione di Poste Italiane e quella di rimanere sul territorio, non retrocedere. In particolare nel Mezzogiorno quella fiducia che lega i cittadini alle Poste ci inorgoglisce. L'accordo quadro con la regione Calabria ha forte valore sociale e coniuga l'applicazione di tecnologie avanzate, favorendo soluzioni innovative di welfare con un originale modello di servizi al cittadino. La Calabria è in assoluta avanguardia rispetto al territorio nazionale». E mentre dentro si firmava l'accordo, fuori non mancavano le proteste della Cisl, Uil e Cgil in rappresentanza dei lavoratori di alcune cliniche, come quella della Madonna della Catena, che attendono lo stipendio da otto mesi. VALENTINA MOLLICA [email protected] da palazzo alemanni CATANZARO Dai beni culturali all'agroalimentare, passando dalla più grande risorsa, il mare, e poi ancora tecnologie della salute, informazione, energie rinnovabili. Otto nuovi poli di innovazione, un'opportunità che la Calabria non può farsi sfuggire, troppe le occasioni perse negli anni sulla ricerca. Ma l'occasione stavolta è irripetibile, ha detto a palazzo Alemanni l'assessore alla Cultura Mario Caligiuri parlando di queste nuove otto realtà «dei veri e propri nodi che costituiranno una rete» e su e giù lungo la punta dello stivale, porteranno all'assunzione di ottanta ricercatori. Con un'anticipazione del 70 per cento, ci sono 18 milioni di euro già stanziati, con un contributo pubbli- Innovazione, otto nuovi poli: investimento da 52 milioni co complessivo di 26 milioni di euro agli otto soggetti che gestiscono i progetti per un valore complessivo di 52 milioni di euro. Circa 350 le imprese coinvolte negli otto poli, che prevedono una collaborazione con centri di studi e ricerca e università fino a Oxford e alla California. Sono il polo trasporti, logistica e trasformazione, gestito dal consorzio Logistica, ricerca e sviluppo di Gioia Tauro, il polo Tecnologie del- la salute gestito da Biotecnomed di Catanzaro, quello Beni Culturali, di cui il soggetto gestore è il consorzio Cultura e Innovazione di Crotone, e poi ancora Tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni (Rende), Filiere agroalimentari di qualità, Lamezia, e infine i poli Energie rinnovabili gestito dal consorzio Natura, energia e territorio di Crotone, tecnologie dei materiali e della produzione (Rende) e Risorse acquatiche e filiere alimentari della pesca, quest'ultimo gestito dalla società cooperativa Nautilus di Vibo Valentia. Ottanta i ricercatori che si prevede di assumere, «con procedure di assoluto merito - dice Caliguiri - perché solo attraverso i migliori si può arrivare a un sistema davvero inclusivo». Tra i fondi europei e quelli statali, le risorse per la ricerca sono al momento significative, ha detto l'assessore alla Cultura, «così tante che ho proposto al presidente Scopelliti di spostarle all'Istruzione, certo è che con questi finanziamenti che presentiamo oggi si parla per la prima volta di ricerca in termini concreti». Laura Cimino 21 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora R E G G I O «Confermare tutte le condanne» “Maremonti”, la requisitoria del pg Mollace per la cosca Serraino Conferma della condanna di primo grado per tutti gli imputati. Non ha dubbi il sostituto procuratore generale Francesco Mollace che ieri, nel corso della requisitoria per il processo “Maremonti”, ha richiesto che le pene inflitte dal gup di Reggio Calabria il 7 maggio 2002 siano confermate. È un processo molto laborioso ed articolato quello che vede alla sbarra i presunti esponenti della cosca Serraino. Il pg Mollace, dopo aver ricostruito tutte le fasi del procedimento, ha chiesto le seguenti condanne: Vincenzo Cento, 5 anni di reclusione; Andrea Foti, 6 anni di reclusione; Pasquale Libri, 5 anni; Antonino Morabini, 4 anni; Antonio Rosmini, 9 anni e 8 mesi; Francesco Russo, 5 anni; Domenico Sconti, 6 anni; Demetrio Serraino, 9 anni; Domenico Suraci, 6 anni; Antonino Tomaselli, 6 anni; Angelo Tomasello, 6 anni. L’indagine parte da una serie di attività predisposte originariamente per la cattura del latitante Demetrio Serraino, che si era reso latitante dopo l’ordinanza emessa a suo carico il 14 novembre del sentenza annullata La Cassazione aveva deciso di far tornare gli atti in appello per un nuovo giudizio di secondo grado Francesco Mollace 1997. Le attività investigative si sono basate su una intensa attività di intercettazione telefonica ed ambientale, protrattasi per circa un anno e mezzo ed all’esito della quale si è capito che vi era l’esistenza di un’associazione mafiosa. L’indagine ha permesso di ricostruire alcuni dati salienti dell’organigramma delle zone di egemonia della ‘ndrangheta, avendo anche delle informazioni utili circa gli equilibri delle cosche nel reggino, in particolare tra i Serraino, che esercitavano la loro egemonia nella zona di San Sperato, a sud di Reggio Calabria, e quella relativa a Pasquale Libri, storica consorteria consorziata con i De Stefano durante la seconda guerra di ‘ndrangheta. Da quanto appurato, inoltre, emerse anche un interesse della cosca per i furti d’autovetture con conseguenti richieste di denaro, nel più classico “cavallo di ritorno”, ma anche estorsioni, favoreggiamenti e detenzione e porto di armi. Il processo torna in appello dopo la pronuncia d’annullamento da parte della Corte di Cassazione che accolse l’appello dei difensori che lamentavano una diver- genza tra la pronuncia dei giudici in rito ordinario e quelli dell’abbreviato. Era emersa, infatti, una situazione piuttosto strana, in quanto, il giorno della sentenza d’appello dell’abbreviato, la stessa corte d’appello reggina aveva giudicato gli imputati che avevano scelto il rito ordinario assolvendoli dall’accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso. Fu fatto un eccellente lavoro da parte del collegio difensivo che presentò dei ricorsi dettagliati e che portarono la Cassazione ad annullare la sentenza e rinviare per un nuovo giudizio innanzi alla corte d’appello di Reggio Calabria. c. m. Abusi e violenze, un arresto Aveva ritrovato la compagna anche in un centro di accoglienza Un uomo è stato arrestato dai poliziotti della squadra mobile della questura cittadina con l’accusa di atti persecutori. Gli uomini della terza sezione “Reati contro la persona, in danno di minori e reati sessuali” hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di A. G. di 32 anni. L’arrestato deve rispondere del reato di atti persecutori, maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della convivente. La storia turbolenta che l’uomo ha avuto con la donna vittima di que- La Questura di Reggio Calabria sta vicenda è iniziata nel 2007. Tra i due protagonisti, ha esitato ad aggredirla e secondo quanto ricostruito controllarla continuamente. dagli investigatori della squa- Le violenze sono andate dra mobile, c’è sempre stato avanti per un po’ di tempo fiun rapporto difficile che è no a quando la vittima si è risfociato nella violenza. In bellata e ha cercato di allontanarsi.A un particolare è certo punto stato accertaLa vittima la donna, to un clima di si era già esasperata vessazioni fidai continui siche e moraallontanata maltrattali che l’uomo dal compagno menti, nel praticava sulviolento nel 2008 2008 è stata la vittima. inserita in un Andate sempre di più in crescendo nel centro di accoglienza. Tuttavia anche lì il compacorso degli anni. Il 32enne arrestato dai po- gno l’ha raggiunta telefonicaliziotti trattava la fidanzata mente facendole credere di «come una reclusa», raccon- essersi pentito per come tano gli investigatori, e non l’aveva trattata. La donna si è gioacchino campolo Chiesto il sequestro di tutto il patrimonio I difensori lamentano la lesione del diritto di difesa e il pm chiede il sequestro del patrimonio di Gioacchino Campolo (in foto), con misura del divieto di dimora in Calabria e Sicilia. Si va verso la conclusione del procedimento di prevenzione nei confronti del re dei videopoker. Nella mattinata di ieri gli avvocati De Stefano e Marazzita hanno presentato un’istanza per lamentare la lesione del diritto di difesa, in quanto il loro consulente non avrebbe avuto a disposizione gli atti in tempo utile per poter esaminare il tutto prima della data ultima fissata dal giudice Giglio (poi tratto in arresto con conseguente slittamento della causa) per la presentazione della perizia. L’istanza è stata respinta e si è proceduto alla discussione con il pm Ronchi che ha chiesto oltre al divieto di dimora anche il seque- stro di tutto il patrimonio di Campolo. Successivamente si è registrato l’intervento degli avvocati Azzarà, Mancini e Venezia per i rispettivi assistiti, per i quali è stato chiesto il dissequestro dei beni, poiché si ritengono non riconducibili a Gioacchino Campolo. Il processo è stato aggiornato al prossimo 11 gennaio per gli interventi degli avvocati De Stefano, Marazzita e Calabrese. in questura Poliziotti a lezione dall’avvocato D’Ascola Funerali privati per il boss Santo Labate lasciata convincere ed è tornata a vivere con lui ma ancora una volta, dopo appena un mese, le violenze e i maltrattamenti sono ricominciati con più vigore, diventando veri e propri stupri. La drammatica vicenda raccontata dalla vittima ha reso necessario il suo allontanamento dall’ambiente domestico e il suo collocamento in un centro di accoglienza di Reggio. La minuziosa ricostruzione dei poliziotti e le ipotesi investigative sono state accolte pienamente dall’autorità giudiziaria e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. a.i. Si sono svolti lunedì, in forma privata, i funerali di Santo Labate, 59 anni, deceduto lo scorso 9 dicembre. Capo dell’omonimo clan operante nella zona sud di questo capo-luogo, era ristretto agli arresti domiciliari presso l’Azienda Ospedaliera di Padova. Il questore, Carmelo Casabona, a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica, ha disposto il divieto dei funerali in forma solenne e che il trasporto della salma avvenisse direttamente al locale cimitero di Reggio Modena con la partecipazione alle esequie solo dei più stretti congiunti. Una lezione sull’uso legittimo delle armi e dei mezzi di coazione fisica e la nuova normativa in materia di stalking sono gli argomenti trattati ieri in questura a Reggio Calabria. Nei locali della questura sul corso Garibaldi è stato l’avvocato Nico D’Ascola (nella foto a sinistra) a tenere la lezione agli operatori della Polizia di Stato. Il noto penalista è anche docente ordinario di diritto penale alla facoltà di giurisprudenza all’Università della Mediterranea di Reggio Calabria. L’esperto giurista ha parlato agli operatori di argomenti che essi incontrano quotidianamente nel loro lavoro e delle norme che sono chiamati ad applicare in modo corretto. Da qui l’iniziativa della Polizia diStato. L’appuntamento rientra infatti all’interno delle giornate di aggiornamento professionale dedicate alle tematiche di interesse generale. L’incontro è stato occasione di un proficuo arricchimento del bagaglio professionale degli operatori di polizia che quotidianamente si confrontano con gli aspetti approfonditi nel corso della dotta lezione tenuta dal professore D’Ascola. Il convincimento degli operatori e dei dirigenti della questura, in primis il questore Carmelo Casabona (nella foto a destra), sottolineano dagli uffici della polizia, corrisponde con «la consapevolezza che solo attraverso una solida preparazione si può rendere un utile servizio alla collettività». l’ORA GrecoCALABRA p~⁄~ COMUNI Melito Porto Salvo Bova Bova Marina Motta San Giovanni Condofuri Montebello Jonico 0965 732473 0965 762010 0965 760023 0965 718101 0965 776000 0965 785372 CRONACA Melito, 6 persone denunciate MELITO P.S. I carabinieri della locale compagnia al termine di una serie di servizi di controllo del territorio, hanno denunciato in Stato di Libertà P.F., 62 anni, per omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina e danneggiamento, poiché in qualità di proprietaria di immobile, versante in precarie condizioni strutturali, non provvedeva ad effettuare idonei interventi di messa in sicurezza, procurando danni al tetto di un abitazione. E poi, D.M., 50 anni e S.V., 41 anni, per falsità in scrittura privata, poiché entrambi, avevano abilmente contraffatto la firma di terzi al fine di stipulare polizze assicurative fittizie. Inoltre deferiti anche C.S., 55 anni e C.F., 61 anni, per danneggiamento continuato dell’altrui fondo agricolo. Infine, V.P., 48 anni, per violazione degli obblighi imposti con la misura alternativa alla detenzione dell’affidamento in prova al servizio sociale. Truffa aggravata ai danni dell’Ue MONTEBELLO J. I Carabinieri del Nucleo Antifrodi di Salerno e della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria Principale, deferivano in stato di libertà P.G.A., 45 anni, amministratore unico del frantoio A. s.r.l. di Montebello Jonico. Costui è ritenuto responsabile di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno dell’Unione Europea in concorso, poiché, mediante il rilascio di falsi “modelli f” che supportavano le fittizie produzioni di olio dichiarate dal F. all’Ag.e.a., consentiva a quest’ultimo di conseguire, per la campagna 2004-2005, illeciti finanziamenti comunitari pari a 63.575,51 euro. In fiamme l’auto di un 33enne MELITO P.S. Ignoti hanno dato alle fiamme l’autovettura Mercedes 190-E, di proprietà A.M., 33 anni. Sull’accaduto indagano i carabinieri. GUARDIE MEDICHE Palizzi Roghudi Bagaladi San Lorenzo Com.Montana Capo Sud 0965 763079 0965 789140 0965 724362 0965 721395 0965 775311 BAGALADI E’ stata confermata in secondo grado la condanna di Carmelo Megale, il 25enne che nell’estate dell’anno scorso ha ucciso il rivale in amore a Bagaladi. La pena che in abbreviato venne comminata e che è stata confermata anche dai giudici in appello è di 16 anni di reclusione. Il giovane è responsabile di aver ucciso Antonino Russo che all’epoca dei fatti aveva 21 anni. I due erano molto amici un tempo, ma poi i rapporti si erano incrinati a causa di una donna di cui entrambi si erano innamorati. Qualche giorno prima della tragedia, avvenuta il giorno dopo Ferragosto, si era verificata una lite furibonda tra i ragazzi. Era stato Megale ad avere la peggio, con conseguenze gravi dal pestaggio al punto da dover andare in ospedale. Se l’era legata al dito. In più, l’odio per quella donna che anche lui amava ha armato la sua mano. Pieno d’ira ha aspettato che l’ex amico uscisse da una pizzeria dopo una serata trascorsa con amici e gli ha riversato contro tutto il rancore che aveva. Con sè aveva portato un’arma, una pistola calibro 6,35 che ha utilizzato contro Russo. Quando è arrivato al Melito Porto Salvo (T.Evoli) Bova Bova Marina Motta San Giovanni Condofuri Montebello Jonico Palizzi Bagaladi San Lorenzo 0965 783007 0965 762217 0965 761500 0965 711397 0965 727085 0965 785490 0965 765203 0965 372251 0965 721002 calabria ora MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 25 ¢~ ~ ›¼ CARABINIERI Melito Porto Salvo Bova Bova Marina Motta San Giovanni Condofuri Montebello Jonico Palizzi Bagaladi TEMPO LIBERO 0965 781378 0965 762702 0965 766360 0965 712209 0965 780333 0965 782783 0965 765803 0965 724088 BOVA Museo arte contadina BOVA MARINA Museo agropastorale Biblioteca Cineteatro “Don Bosco” CONDOFURI Biblioteca “Rempicci” 0965 762013 0965 760821 0965 760821 0965 766208 0965 784877 Bagaladi, omicidio Russo Sedici anni per Megale Confermata in appello la condanna emessa in primo grado Carmelo Megale La scena del crimine culmine della rabbia l’ha estratta e ha sparato contro il ventunenne devastando il suo corpo. Carmelo Megale ha esploso sette colpi di pistola preso da una rabbia incontenibile. La vittima è rimasta lì, secca. Nel frattempo l’autore si è dileguato nella speranza di far perdere le sue tracce. Ma le prove raccolte nell’immediatezza dai carabinieri lo hanno convinto a contattare il suo legale di fiducia e presentarsi scuola media santissima annunziata Allestito laboratorio linguistico L’aula multimediale realizzata con il finanziamento Por Calabria MOTTA SAN GIOVANNI Grazie ad un finanziamento Por Fesr Calabria 2007/2013 nell’ambito della linea d’intervento “Qualità della vita ed inclusione sociale” è stato allestito presso la scuola media di Motta San Giovanni un attrezzatissimo laboratorio linguistico che soddisfa appieno le richieste di una società in continua evoluzione e l’esigenza di una scuola che insegna ad apprendere e a saper fare, utilizzando tecnologie non solo nel loro uso meramente strumentale, ma anche come “nuovo luogo” di formazione dell’esperienza e della conoscenza. Un ambiente educativo e di apprendimento aperto e flessibile che promuove capacità di autoapprendimento e di consapevolezza critica del “sapere”. In questa prospettiva la tecnologia ed in particolare la multimedialità diventano idonee, incidendo positivamente sulla struttura dei processi d’insegnamento-apprendimento. «Ovviamente la tecnologia è solo un mezzo - ribadisce il dirigente scolastico Caterina Autelitano all’inaugurazione del laboratorio - e tutto deve passare attraverso un’attenta programmazione, soprattutto metodologica e collegiale. spontaneamente in caserma per mettersi a disposizione della giustizia. Al giudizio di primo grado Megale, assistito dall’avvocato Emanuele Genovese, ha scelto il rito abbreviato e il 24 gennaio è arrivata la prima condanna a 16 anni di reclusione. Poi il processo di secondo grado, in cui la procura generale ha chiesto la conferma della pena. I giudici del Tribunale di piazza Castello hanno accontentato l’accusa, stabilendo anch’essi la condanna a 16 anni di carcere. La sentenza ha confermato la provvisionale per le parti civili. Si erano costituiti in giudizio la madre di Antonino Russo, le sorelle, il nonno e la zia, tutti assistiti dall’avvocato Francesco Floccari. E’ stato così chiuso il secondo capitolo di una vicenda che ha distrutto due famiglie, di una storia fatta di amore e odio, rancori che armano la mano anche contro un amico. Una vicenda dolorosa per tutti. a.i Il docente con la sua presenza attenta e competente non sarà solo mediatore, ma anche elaboratore di cultura attraverso l’uso di nuovi linguaggi, programmatore di attività e prodotti, costruttore di mappe concettuali, traduttore e rielaboratore d’informazioni in più codici. Pertanto l’apporto delle nuove tecnologie informatiche in campo educativo e formativo va sfruttato attentamente, con chiari obiettivi, rigore metodologico e collaborazione interpersonale, affinché - aggiunge Autelitano - il processo formativo degli alunni tragga un valido contributo dell’utilizzazione di essi nella didattica». L’aula multimediale è stata inoltre arricchita dagli stessi ragazzi con un interessante murales raffigurante un goethiano Prometeo rivisitato e visto nella sua accezione di eroe ribelle, simbolo di un’umanità che vuole liberarsi dalla sua ignoranza attraverso la conoscenza e la via del progresso scientifico. Con l’augurio che tutti i ragazzi possiedano la scintilla del fuoco del sapere che la scuola dovrebbe far ardere e alimentare per riuscire ad assolvere alla sua importante funzione educativa nella società odierna. PASQUALE GATTUSO [email protected] Restaurate le corone di Madonna e Bambino ROGHUDI Le corone della Madonna e del Bambinello della chiesa “Maria Ss Annunziata e San Nicola di Bari” di Roghudi sono state restaurate grazie ad un progetto regionale e sono state restituite alla cittadinanza roghudese nel loro antico splendore. Nello specifico sono state effettuati interventi di doratura e lucidatura. Le corone rappresentano la testimonianza tangibile della devozione di un'intera comunità nei confronti della sua Protettrice. Non sono bastati secoli di vita, e varie intemperie causate dagli anni, a far scemare la bellezza e l’importanza di questi gioielli che sono stati restaurati anche grazie all’aiuto della gioielleria “Grazia” di Melito. Un lavoro impegnativo ed estremamente delicato che ha riportato la corone all’originale splendore. Adesso si La Madonna e il Bambino potranno vedere le saldature di pezzi staccati, l’incastonatura di pietre mancanti ed un'accuratissima ripulitura generale. Il parroco Don Giovanni entusiasta ha ringraziato tutti per la disponibilità e l’impegno profusi, anche e soprattutto i cittadini di Roghudi che con le loro generose offerte hanno reso possibile questo intervento. FRANCESCO IRITI [email protected] MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 30 l’ora della Piana Piazza Primo Maggio 17, Palmi Tel. e Fax: 0966 55861 Mail: [email protected] PORTO AUTORITA PORTUALE OSPEDALI 0966 588637 CAPITANERIA DI PORTO 0966 562911 0966 765369 DOGANA GUARDIA DI FINANZA 0966 51123 POLIZIA DI FRONTIERA 0966 7610 CARABINIERI 0966 52972 VIGILI DEL FUOCO 0966 52111 GIOIA TAURO FARMACIE 0966 52203 PALMI 0966 267611 CITTANOVA 0966 660488 OPPIDO 0966 86004 POLISTENA 0966 942111 TAURIANOVA 0966 618911 CINEMA Gioia Tauro Rosarno Ioculano 0966 51909 Rechichi 0966 52891 Tripodi 0966 500461 Alessio 0966 773237 Borgese 0966 712574 Cianci 0966 774494 Paparatti 0966 773046 Palmi Barone Galluzzo Saffioti Scerra Stassi 0966 479470 0966 22742 0966 22692 0966 22897 0966 22651 Taurianova Ascioti 0966 643269 Covelli 0966 610700 D’Agostino 0966611944 Panato 0966 638486 Dimissioni del presidente L’assise fa finta di nulla Gioia Tauro “Politeama” 0966 51498 Chiuso Cittanova “Gentile” 0966 661894 Chiuso Polistena “Garibaldi” 0966 932622 Chiuso Laureana “Aurora” Chiuso territorio in crisi Emergenze lavoro e migranti La Cgil sollecita la Prefettura Ente montano, ok al consuntivo 2009 e al previsionale 2011 CINQUEFRONDI Il consiglio della comunità montana normalizza la situazione contabile e approva consuntivo 2009 e bilancio previsionale 2011. Sull’ultima annualità del progetto Psr – gestito fino al 2007/2008 dal consorzio Asproserre e oggetto di vertenza fra le due istituzioni – l’assemblea dà indirizzo all’ufficio tecnico di prepararne l’attuazione, stabilendo pure che a curarlo sarà la comunità stessa e prevedendo un incremento di risorse oltre ai 110 mila euro destinati dalla Regione. Tutti i punti sono passati all’unanimità, erano assenti i consiglieri Napoli (Cinquefrondi), Panetta (Galatro), Sorbara (San Giorgio Morgeto). Ma soprattutto non c’era il presidente del consiglio Masso, dimessosi il 7 dicembre, due giorni dopo la convocazione della seduta. Curiosamente, il passo indietro dello storico portavoce dell’assemblea – giustificato con troppo scarni motivi personali – non si è meritato quasi alcun cenno durante il consiglio. E di prassi è sembrato l’invito a Masso perché ci ripensi che gli ha rivolto il pre- ORFANO Il Consiglio senza il presidente Mario Masso sidente della giunta, Galluccio, a nome di tutti i colleghi. È toccato quindi al consigliere anziano Galimi presiedere la riunione. Che, va detto, è filata via con sufficiente tranquillità, e solo in coda ha vissuto qualche scintilla con l’intervento di Dangeli sui pagamenti ad Asproserre. Quanto all’approvazione dei documenti contabili, la giunta e il responsabile finanziario De Mujà hanno messo in chiaro che un rilancio dell’azione politico-amministrativa della comunità è finalmente possibile grazie alle vittorie in tribunale contro la Regione. Senten- ze, come è noto, che riconoscono all’ente montano il rimborso delle differenze stipendiali per i dipendenti ex 285: un milione e duecento mila euro, ovviamente ancora non in cassa. L’assessore Sibio ha affermato: «Approvare i bilanci significa ridare un senso politico alla comunità e non venire qui ad accendere e chiudere le luci. Sono atti propedeutici alla ripresa delle attività, come il progetto di ufficio forestale». Il consuntivo ovviamente riguarda una gestione amministrativa precedente a quella che porta la firma di Galluccio, Macedonio e Sibio. Quanto invece al previsionale 2011, De Mujà spiega: «Essendo ormai a fine anno, l’unico capitolo previsto è il pagamento degli stipendi, non c’è programmazione, si tratta solo di regolarizzare la contabilità. D’altronde ancora non abbiamo notizie certe dalla Regione quanto ai trasferimenti per il personale e le spese di funzionamento. Anche se è ovvio che delle spese obbligatorie Stato o Regione dovranno farsi carico». Gli stipendi arretrati per il momento riguardano quattro mensilità 2009 (solo alcuni dipendenti) e da luglio 2011 ad oggi (tutti). In cifre, rispettivamente, 150 mila e 300 mila circa. Questione Asproserre. Il consiglio si dice disponibile a trattare col consorzio di De Marco, ma il ricorso di questi al giudice ha complicato le cose. Sulla liquidazione dell’annualità 2007 (disponibili 80 mila euro, Asproserre ne vuole 60 in più), nessuna ingerenza nel lavoro del funzionario Guerrisi che ha sollevato diverse obiezioni di irregolarità compiute in fase di rendicontazione. ANGELO SICILIANO [email protected] PARTECIPATO Il sit-in di lunedì a Reggio Manovra Monti, ma non solo. Nell’ambito del partecipato sit-in organizzato dalla Cgil lunedì scorso a Reggio in occasione dello sciopero nazionale contro i tagli in atto da parte del Governo, ci ha pensato una delegazione della segreteria comprensoriale a porre con forza sul tavolo del prefetto Luigi Varratta le tante vertenze aperte nella Piana. «Abbiamo riferito- spiega il segretario regionale della Filt-Cgil Salvatore Larocca- di una situazione che rischia davvero di diventare esplosiva da un punto di vista sociale, e in questo senso abbiamo raccolto dal prefetto un segnale di massima vicinanza sui diversi temi affrontati». Da vero e proprio allarme, i numeri ribaditi rispetto alla crisi occupazionale in atto sul territorio, con ben 2mila lavoratori attualmente in regime di cassa integrazione o di mobilità nell’area industriale di Gioia Tauro. In particolare, la Cgil ha posto come priorità, vista la scadenza ormai vicina, l’esigenza di rinnovare gli ammortizzatori sociali a quelle circa 400 unità la cui mobilità in deroga scadrà il prossimo 31 dicembre. Quindi il sindacato ha evidenziato l’emergenza trasporti, con i tagli dei treni a lunga percorrenza che proprio da lunedì si sono andati ad aggiungere alle crisi locali come quella delle linee taurensi, aumentando le condizioni di isolamento del territorio. Infine, la Cgil ha chiesto di partecipare al tavolo già aperto in Prefettura sull’emergenza migranti, ricevendo peraltro conferma dell’arrivo di nuovi moduli da Crotone per aumentare i posti a disposizione per i braccianti stranieri. Francesco Russo ordine pubblico Tripodi: «Massimo impegno» Rosarno, il sindaco difende il suo operato sul tema legalità ROSARNO Nessuna lezione da alcuno sulla gestione dell’ordine pubblico o addirittura sul contrasto alla criminalità organizzata. Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, ha fatto il punto sulle attività messe in atto dalla sua giunta per aumentare i livelli di sicurezza, reale e percepita, della cittadinanza. «L’amministrazione ha adottato una serie di iniziative quali: la costituzione di parte civile nei processi di ‘ndrangheta, il sostegno delle attività scolastiche atte a stimolare nei giovani il rispetto impegnandoci ogni giorno a ridelle regole ed i principi di legali- spettare il mandato conferito datà, il protocollo d’intesa con il Mu- gli elettori». Sul tema, inoltre, c’è seo Della Ndrangheta volto a que- un’interlocuzione con la prefettura, anche perché la ste attività, convicenda s’interseca sapevoli che solo Rivendicata con l’emergenza attraverso le nuogrande migranti. «Un tave generazioni si può sperare in un attenzione anche volo istituzionale riscatto ed in un presso la Prefettusull’emergenza vero cambiamenra di Reggio Calamigranti to sostanziale e bria è già attivo dallo scorso 4 ottonon di facciata. Riteniamo nel breve tempo di bre sulle problematiche connesse aver dimostrato un’attenzione all’arrivo dei lavoratori stagionali particolare su quest’emergenza, extracomunitari sul nostro terrinel limite delle nostre prerogative, torio e non c’è nessuna sottovalu- SINDACO Elisabetta Tripodi tazione del fenomeno né trascuratezza o ritardi da parte del comune, che responsabilmente e senza amplificare il problema, ha comunicato, già dal 23 novembre scorso la situazione degli arrivi e l’impossibilità di fare fronte con le sole proprie forze ai numeri, disponendo l’apertura del campo d’accoglienza per la metà di dicembre». Il sindaco risponde anche a chi, come il gruppo consiliare “Grande Sud”, guidato da Giacomo Saccomanno, ha avuto parole critiche con l’amministrazione per la gestione dell’ordine pubblico. «Chi ha responsabilità di qualunque tipo e rappresenta i cittadini non può essere disfattista, non può “tra le righe” criticare i sequestri attuati dalla magistratura, perché alla fine hanno eliminato un’economia sommersa. Non sono abituata a tacere, ma sono soprattutto abituata a far seguire i fatti alle parole». DOMENICO MAMMOLA [email protected] 32 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora P I A N A tutto in famiglia gli arrestati E l’intuizione sulla droga portò alla cosca dei Maio Genesi dell’inchiesta: Morabito arrestato con 23 chili d’erba Michele Maio Giuseppe Maio Domenico Maio (1972) Pasquale Maio Giuseppe Panuccio TAURIANOVA Da un normale arresto per droga, alla scoperta di un’agguerrita famiglia di ‘ndrangheta. Si deve alla caparbia dei carabinieri di Gioia Tauro, guidati dal capitano Ivan Boracchia, e al sapiente coordinamento della procura di Palmi, diretta dal procuratore capo Giuseppe Creazzo, l’inizio dell’inchiesta “Tutto in famiglia” che, nella giornata di ieri, ha portato al fermo dei 21 “sanmartinoti” accusati di fare parte, a vario titolo, di una cosca, quella dei Maio, che fino a pochi mesi fa era riuscita a operare e prosperare praticamente nell’ombra. Le inchieste proseguite parallelamente, ha portato nella giornata di ieri sia al fermo della Dda reggina, sia all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Palmi per altri 5 soggetti accusati di coltivazione e spaccio di stupefacenti. L’anello di congiunzione tra le due inchieste è Pasquale Hanoman coinvolto in entrambi i procedimenti. Gli altri indagati sono Francesco Morabito, Martino Rettura, Anna Maria Rettura (finita ai domiciliari) e Domenico Stanganelli (classe 1962) che secondo le indiscrezioni trapelate nella giornata di ieri, dovrebbe trovarsi in Francia e per questo risulta latitante. lo spaccio di droga L’indagine, infatti, trae origine dall’arresto, per detenzione e coltivazione di circa 23 chili di sostanza stupefacente di marijuana, di Morabito, cognato di Martino Rettura, (quest’ultimo già destinatario, nel luglio 2010, di ordinanza di custodia cautelare in carcere per cessione di sostanza stupefacente di canapa in favore di Angela Carbone e Antonio Larosa, applicata dal gip di Palmi il 14 maggio Gaetano Merlino TENACI Da sinistra Angelosanto e Boracchia 2010). A seguito di una perquisizione domiciliare effettuata dai militari della stazione dei carabinieri di Rizziconi, il 21 ottobre 2010, infatti, Morabito era trovato in possesso di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. L’intercettazione dei colloqui carcerari immediatamente disposti dall’autorità giudiziaria di Palmi, intercorsi tra l’arrestato Morabito e i suoi familiari (la coniuge Anna Maria Rettura, sorella di Martino, il loro figlio minorenne Giovanni Morabito, la madre Maria Franco e lo zio materno Pasquale Hanoman), ha permettesso di appurare il coinvolgimento di tutto il nucleo familiare nell’attività illecita di produzione e smercio della droga, con un ruolo di primissimo piano svolto proprio da Hanoman, che, oltre a prodigarsi per indicare al nipote detenuto la corretta strategia difensiva da adottare, si preoccupava di fare occultare un secondo bidone, non rinvenuto nella perquisizione all’abitazione Morabito da parte dei militari, ma per gli investigatori contenente l’orecchio indiscreto Dall’ascolto delle conversazioni gli investigatori cominciano a tracciare il profilo dei due clan un ulteriore imprecisato quantitativo di marijuana. E’ a questo punto che l’indagine comincia a prendere corpo. la “nuova” cosca Nella Suzuki Vitara di Pasquale Hanoman viene installata una cimice che, nel corso dei mesi seguenti, si rivelerà una vera e propria miniera d’informazioni per gli investigatori. Ndell’abitacolo dell’autovettura vengono captate numerosissime conversazioni dalle quali gli inquirenti sono venuti a conoscenza dell’esistenza di una cosca operante nella frazione di San Martino di Taurianova e nelle zone limitrofe. L’inchiesta a questo punto passa per competente alla Distrettuale antimafia di Reggio Calabria che avvia un’indagine relative alla “cosca di San Martino di Taurianova”, mentre la procura di Palmi segue nell’inchiesta sulla droga. Dall’ascolto delle conversazioni intercorse tra Hanoman e vari interlocutori (molti dei quali identificati ed essi stessi facenti parte della consorteria) gli investigatori cominciano a tracciare il quadro sulle due ‘ndrine di San Martino, una riconducibile agli Zappia ed una alla famiglia Maio. Queste, al pari di altre ‘ndrine insistenti in altre zone del territorio calabrese, controllano in modo capillare il territorio (i cui confini di competenza sono ben delimitati), le iniziative imprenditoriali dei privati, sovvenzionano i cittadini in difficoltà con l’abusivo esercizio del credito o con i mutui a tassi usurari, impongono dazi che riscuotono con estorsioni, compiono atti intimidatori per imporre il proprio dominio incontrastato. Francesco Hanoman FRANCESCO ALTOMONTE [email protected] Domenico Maio (1992) Domenico Cianci Pasquale Hanoman Francesco Morabito Natale Feo Pasquale Garreffa Martino Rettura Anna Maria Rettura Stefano Nava 33 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora P I A N A tutto in famiglia la faida della frazione Dall’Onorata alla Bastarda Un paesino minuscolo – San Martino è infatti una delle frazioni di Taurianova – in cui il fenomeno ‘ndranghetista è radicato nel tempo, e che nel tempo si è macchiato di stragi, estorsioni, minacce e danneggiamenti ai danni di chiunque osasse opporsi ai desiderata del clan di riferimento territoriale. Un paesino minuscolo che, suo malgrado, ha attraversato guerre di mafia e scontri violentissimi tra clan differenti che si contendono il potere e gli affari. Una storia che affonda le proprie radici nel tessuto stesso della città che si è trovata a fronteggiare sulla propria pelle il cambio della guardia tra la vecchia “Onorata società” – rappresentata dalle famiglie degli Zappia-Carrozza – e quella che è passata alla storia criminale come “la Bastarda” formata dai nuclei familiari dei Cianci–Chirico– Scarfò–Ciccone e Avignone. In un primo momento sembrava che le due “società” potessero in qualche modo convivere nel territorio di San Martino. Poi il sempre maggiore inserimento della Bastarda negli affari economicamente redditizi, aumenta gli attriti tra i due gruppi criminali; attriti che vengono risolti nell’unico modo considerato risolutivo dalla ‘ndrine: l’eliminazione cioè del gruppo avversario. È il 1976, la Bastarda ha preso sempre più piede nel panorama criminale cittadino, e con una serie di omicidi efferati, diventa il gruppo dominante. A guidare la holding criminale ci sono i fratelli Damiano e Domenico Cianci (protagonisti, assieme ai sodali appartenenti al gruppo degli Avignone di quella che è ricordata come la strage di Razzà dove persero la vita, tra l’altro, due militari della compagnia dei carabinieri di Taurianova) che lasceranno lo scettro del comando, solo dopo la loro cattura negli anni ’80, al terzo fratello, Gaetano. Gli omicidi sono ormai diventati quasi una consuetudine e solo l’intervento di alcune tra le cosche più importanti del Mandamento tirrenico – soprattutto i Pirommalli di Gioia Tauro e i Mammoliti di Castellace di Oppido – sancisce la pace tra gli Zappia e i Cianci. Ma la pace resta appesa ad un filo, e gli scontri riprendono, ancora più sanguinari, quando Gaetano Cianci viene crivellato di colpi nell’aprile del 1993. Un omicidio che riapre le ostilità e che porterà alcuni tra gli esponenti della cosca Zappia, costretti ad una “latitanza” forzata dal paese per evitare di rimanere vittima di qualche agguato. vimp Affiliazione, cariche e astio il clan cede al “nepotismo” Nelle intercettazioni la cosca irritata per la carica a Domenico Cianci la guardiania TAURIANOVA Gerarchie da rispettare nonostante i malumori, ordini da prendere alla lettera nascondendo il malcontento in attesa di sviluppi futuri e poi il rispetto – quantomeno il rispetto nell’accezione tipica che utilizzano gli aderenti ad un clan di mafia della provincia di Reggio – da riservare al capo. Nelle carte che hanno disposto il fermo dei presunti appartenenti alla cosca Maio di San Martino di Taurianova, c’è tutta la quotidianità dei rapporti criminali all’interno di un clan. Ci sono gli incarichi da conferire agli affiliati, ci sono le procedure – arcaiche ma allo stesso tempo incredibilmente attuali – da rispettare nonostante il malcontento tra gli stessi parenti del boss venga fuori nelle intercettazioni, in tutta la sua crudezza. Un quadro a tinte fosche quello descritto dai giudici antimafia, che rappresenta l’ennesimo tassello nella conoscenza delle dinamiche interne ad un’organizzazione criminale, che considera la liturgia che sta alla base della stessa organizzazione, come parte integrante della vita del clan. Ed è proprio per questo motivo che la nomina di Domenico Cianci ai vertici della Società minore di San Martino – nomina decisa direttamente dal boss Michele Maio – fa andare su tutte le furie alcuni sodali del clan. Le procedure non sono state rispettate, e Pasquale Maio e Pasquale Hanaman, intercettati dalle forze dell’ordine, discutono di quello che, in un altro ambito, potrebbe essere descritto come un caso di “nepotismo” bello e buono. Micu Cianci infatti, nipote acquisito del boss per essere il fidanzato di Roberta Plateroti, entra nel clan di San Martino con il grado si “sgarrista” (tra i più alti della società minore, ndr) per interessamento diretto del capo bastone cittadino. Uliveti, il boss che pretende anche 50 euro DISSIDENTE L’uscita di Pasquale Hanoman dalla comando di Reggio Cianci è figlio di un pluriomicida ma, a sentire le discussioni tra alcuni membri della cosca, l’essere figlio di qualcuno non rappresenta, da solo, un merito. «Vedi perché mi gonfiano i coglioni a me? Vedi che mi gonfiano i coglioni a me – dice Pasquale Maio - come, io ho dovuto fare per sette anni il “Picciotto” a San Martino, tutti noi comunque siamo partiti da zero, noi siamo dovuti partire da zero, abbiamo dovuto salire i gradini ad unno ad uno, ad uno ad uno, ad uno ad uno e dovevamo ammazzarci con gli zii stessi, che non voleva loro stessi per poter arrivare dove siamo arrivati, gli altri li prendono li afferrano e li buttano in aria. Chi cazzo lo conosce per uomo a Mico Cianci? Con tutto il rispetto per lui – dice ancora Pasquale Maio - però scusa, non si parla così, no dice: “devono farlo” ah gli ho detto, devono farlo e che …inc…, te lo devi fare piacere, e perché no, gli ho detto io, e giusto o no, scusa». Una considerazione che trova sponda in Pasquale Hanaman che concorda con l’amico ricordando la trafila che entrambi, così come i loro figli, hanno dovu- to affrontare prima di entrare nell’organigramma della cosca. «Ma nello stesso tempo ti sembra giusto che mio nipote Melo Picciotto ha fatto Ciccio Maio Picciotto, il sangue suo Picciotto mentre il sangue strano …. subito gradi e pensare che lo hanno fatto che non dovevano neppure farlo». Una promozione che non può essere presa bene da chi, come Maio e Hanaman, vuole avere un peso sempre maggiore; anche perché le modalità di iniziazione riservate allo stesso Cianci da Michele Maio non rispettano quelle gerarchie di cui il capo bastone di San Martino deve farsi carico. “Deroghe” (che si prende direttamente il boss) alla prassi consolidala che prevede un tempo cuscinetto di 3 giorni per consentire agli affiliati di depositare le eventuali istanze negative alla proposta di afiliazione e che, in alcuni casi sono anche costati fatti di sangue: «Tu lo sai che per una cosa di queste qua a Delianuova è andato Don Paolo direttamente? Gli è saltato il collo a Compare Franco» VINCENZO IMPERITURA [email protected] la “rispettanza” ’U Lentu a San Martino per le molestie alla sua donna L’affiliato di Taurianova a colloquio con Zio Michele per sanare lo sgarro subito Uno “sgarro” si regola con la violenza, questo è chiaro tra gli appartenenti alle cosche. Ma i regolamenti di conti devono rispettare territori e confini. È in base a questi precetti criminali che le forze dell’ordine possono avere la misura dell’importanza di Michele Maio, capo società a San Martino di Taurianova, e come tale “riconosciuto” anche dalle altre ‘ndrine imperanti sul territorio. Grazie ad una conversazione intercettata dai carabinieri si può capire lo spessore criminale del boss Maio. Pasquale Hanoman racconta ad un suo interlocutore un episodio di tensione tra la cosca di San Mar- tino e quella di Taurianova. Un “sanmartinese” chiamato “Muscagna” avuta in prestito la macchina di Domenico Hanoman (detto “Mimmo”), fratello di Pasquale e nipote del boss, sarebbe andato a Taurianova ed avrebbe molestato una donna, Mariella Zagari, compagna di un elemento di spicco della “società” di Taurianova. Dopo l’accaduto le ‘ndrine taurianovesi (Viola, Zagari, Fazzalari) ed in particolare “Turi u lentu” volevano la loro vendetta. “U lentu” si sarebbe recato a San Martino, dove avrebbe chiesto spiegazioni proprio a “zio Michele” «riconoscendo evidentemente in lui il ca- po della locale società di ‘ndrangheta» scrivono gli investigatori. Michele Maio, anziché cercare di difendere suo nipote, se ne sarebbe “lavato le mani”, dando “via libera” a Salvatore Fazzalari per una violenta ritorsione nei confronti di Domenico Hanoman. Solo dopo un duro confronto da ‘ndranghetisti, tra minacce per niente velate, l’intervento di altri affiliati, “u Liscio” e “compare Ciccio Petullà”, dimostrò a Salvatore Fazzalari che la persona che aveva infastidito Mariella non era Domenico Hanoman. MAURO NASTRI [email protected] BOSS L’uscita di Michele Maio Accanto agli affari che gravitano attorno al mondo dell’edilizia e della ristorazione, i Maio, sostengono gli inquirenti, si preoccupano di ogni attività economica che ricade nel territorio di San Martino. Siano proprietari di appezzamenti agricoli coltivati ad uliveto, o piccoli proprietari di fondi agrumicoli, il clan estende la sua prepotenza su tutti i soggetti in grado di portare soldi nelle casse della cosca. E così, nelle carte che hanno portato ai 21 arresti di ieri, saltano fuori elementi legati agli affari della ‘ndrangheta degli albori come la guardiania. Un sistema che sembrava sepolto dagli interessi legati ad affari ben più lucrosi – come lo spaccio di stupefacenti, alla base dell’operazione portata a termine dai carabinieri coordinati dalle procure di Reggio e di Palmi – e che invece rispunta fuori, per un viaggio nel tempo dal sapore surreale. Protagonisti di questo aspetto antico del crimine organizzato del reggino sono Natale De Feo e un piccolo coltivatore di San Martino, a cui l’esponente del clan si rivolge per ottenere il compenso derivante dalla “protezione” contro vandali e ladri. Una situazione assurda che porta la vittima dell’estorsione a lamentarsi con un altro pezzo grosso della cosca, Pasquale Hanoman a cui il malcapitato agricoltore racconta di come De Feo lo abbia raggiunto per chiedere una mazzetta di 50 euro. Una cifra ridicola che fa andare su tutte le furie Hanoman, che a sua volta si lamenta, paradossalmente, con la vittima stessa per via della miseria dell’estorsione visto che « questi soldi sono per l’elemosina». (vimp) 37 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora L O C R I D E «’Ntoni Macrì non voleva droga» Nelle carte del blitz “Tutto in famiglia” anche le ’ndrine della Locride boss di Siderno Macrì, oggetto di discussione tra Giu«Perché dice che Ntoni seppe Panuccio, ritenuto Macrì non voleva droga … e «Capo ‘ndrina» della cosca l’hanno fatto fuori». Tra le Maio di Taurianova, e Pa566 pagine dell’ordinanza squale Hanoman, presunto dell’operazione “Tutto in fa- affiliato della stessa; e il nomiglia”, firmate dal procura- me di Giuseppe Morabito, tore aggiunto altro boss Michele Predella LocriNell’ordinanza stipino e dal de. emerge Pubblico MiRiferendonistero apsi ad un proun dialogo sui plicato all’ingramma teboss Morabito dagine, Giulevisivo ane Macrì lia Pantano, dato in onda saltano fuori su Rai Tre, due nomi importanti per la nel quale veniva affrontata la malavita organizzata della geografia mafiosa della CaLocride. labria, Hanoman ha sottoliDa quelle lunghe pagine, neato come nel corso dello infatti, emergono il nome del stesso programma sia stato SIDERNO assocomuni Un legale unico per il problema acqua La conferenza stampa di ieri messo in evidenza come «l’unico ad essere furbo a tenere la Nndrangheta è stato Braccio di ferro Comune-Sorical La società contesta all’ente un debito di quasi cinque milioni SIDERNO SIDERNO Sulla questione Sorical e sul debito che molti comuni del comprensorio hanno contratto con la società responsabile dell’erogazione dell’acqua i sindaci della Locride hanno deciso di muoversi concretamente, non solo con vibrate proteste ma anche a livello legale. La proposta formulata dal sindaco di Locri Giuseppe Lombardo nel corso di una riunione del comitato dei sindaci, dunque, ora sta per tradursi in realtà. L’idea era quella di dare mandato ad un unico legale di occuparsi della vicenda, per porre fine ad una situazione considerata iniqua dai primi cittadini della Locride. In primis era stata infatti contestata la scelta di ridurre l’acqua a Comuni come Monasterace, lasciando invece tranquilli altri Enti con debiti più alti. Da qui l’idea di affidare ad un avvocato la tutela degli interessi di tutti i Comuni, «Perchè il comportamento della Sorical non è quello di una società mista che tutela gli interessi dei Comuni», aveva commentato il presidente del comitato Ilario Ammendolia. La protesta riguarderà il prezzo stabilito al metro cubo per l’acqua, che negli anni è aumentato nonostante una delibera del Cipe lo impedisse. Il 7% delle risorse derivanti dalle tariffe, inoltre, avrebbe dovuto essere destinato all’ammodernamento delle reti idriche, considerato che parte del debito dipende proprio dalle perdite, dovute alla fatiscenza delle stesse. Il tutto verrà analizzato La Sorical colpisce ancora. Questa volta a farne le spese è il Comune di Siderno, che nella giornata di lunedì ha subito una doppia doccia fredda: la drastica riduzione della quantità d’acqua erogata e una lettera da parte di Equitalia, responsabile della riscossione delle quote per la fornitura dell’acqua potabile, contenente un atto di pignoramento per un debito accumulato negli anni pari a 4.612.379 euro, comprensi gli Ilario Ammendolia nel corso della prossima assemblea dei sindaci, prevista per venerdì ma rinviata a causa della convocazione del consiglio provinciale, al quale sono stati invitati anche i sindaci per discutere dei tagli ai trasporti. L’appuntamento è dunque rimandato alla prossima settimana, quando si discuterà, oltre che del problema con la Sorical, anche del problema delle Poste, per il quale verrà richiesto un incontro con i vertici societari per discutere dei disservizi sul territorio e della scelta di attingere ad unità lavorative al di fuori del comprensorio. Verrà inoltre analizzato il modo in cui affrontare la crisi finanziaria dello Stato, in considerazione dei forti tagli che i bilanci comunali subiranno a partire dal prossimo anno. «Al nostro livello non possiamo fare altro che porre un problema e spingere affinchè si risolva - ha commentato Ammendolia - investiremo del problema Poste i parlamentari della provincia di Reggio Calabria e della Sorical il presidente Giuseppe Scopelliti». si. mu. il Tiradritto», ovvero Giuseppe Morabito, il boss della arrestato nel corso del- l’operazione “Bellu lavuru”, sta per far capire che forse coordinata dalla Direzione Morabito ha deciso di assudistrettuale antimafia di mere comportamenti diversi Reggio Calabria. Morabito, da Macrì, comportamenti dunque, sarebbe stato più che gli avrebbero consentito bravo degli altri, altri come di prendere in mano i fili delMacrì, «fatto fuori» perchè la ndrangheta locale e con«non voleva droga». durla senza avere problemi. «Il TiraI suoi rapdritto, quanporti con la Il “Tiradritto” do ha visto droga, d’alavrebbe deciso così gli ha tro canto, sodi comportarsi detto che anno attestati a che se..», si partire dal diversamente legge ancora 1992, anno sulle droghe nella lunga in cui al boss ordinanza. arrivò la priLa conversazione non è com- ma ordinanza di custodia pleta, mancano le parole cautelare per associazione di fondamentali per capire tipo mafioso per traffico inquello che il boss ha deciso ternazionale di stupefacenti. di fare, ma mezza frase bare. lo. interessi di mora e la riscossione coattiva. Il Comune di Siderno ha stigmatizzato la propria indignazione nei confronti della Sorical tramite una lettera inviata alla società da Vincenzo Errigo, responsabile dell’Unità operativa di progettazione e manutenzione delle opere pubbliche, sottolineando come mentre negli altri Comuni di sua competenza la riduzione dell’erogazione «è dell’ordine del 20-25 %, a Siderno è stata del 75% ed è avvenuta improvvisamente, senza alcun preventivo avviso e “in modo unilaterale”». Da qui la richiesta di ripristinare il normale flusso d’acqua, pari a 105 litri al secondo e una uniformità di trattamento qualora si ripresentasse la necessità di applicare nuovamente la riduzione dell’erogazione, «non facendo immaginare una ingiustificata e illegittima disparità di trattamento dei soggetti morosi che verrà denunciata all’Autorità Giudiziaria». La richiesta di pignoramento, per caso, arriva subi- MONASTERACE Biblioteca in fiamme Forse un corto circuito? SIDERNO Ieri nella prima mattinata intorno alle ore 9,00 si è sviluppato un piccolo incendio nella toilette della biblioteca comunale “Corrado Alvaro”, ubicata in una grande sala dell’ ex mercato coperto, nel quale sono ospitate delle associazioni locali come la sezione della Protezione Civile “Il Castello”, la Croce Rossa Italiana ed il Circolo Anziani, oltre alla Guardia Costiera. Ad accorgersi di quanto accaduto proprio gli uomini della stessa Guardia costiera, che hanno prontamente informato il sindaco Maria Carmela Lanzetta. Sono intervenuti ovviamente i Vigili del Fuoco del compartimento di Siderno guidati dal capo squadra Vincenzo Pizzimenti, oltre ai Carabinieri della locale Stazione diretta dal maresciallo Antonio Longo e alla Polizia Municipale. Qualche impiegato comunale ed il personale degli lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità si è subito adoperato per i primi interventi atti alla pulizia. Danni molto contenuti comunque per la struttura: è andato distrutto il wc, dallo scaldino to dopo l’invio di tale lettera e viene interpretata dagli amministratori come «un malcelato e specifico accanimento nei confronti del Comune di Siderno». L’amministrazione comunale, dal canto suo, ha dichiarato la propria disponibilità a saldare il debito in maniera graduale e compatibilmente con l’attuale situazione finanziaria dell’Ente, attraverso un piano di rientro, come è stato fatto per altri Comuni debitori. La Sorical, invece, avrebbe offerto come unica soluzione la possibilità di pagare al massimo in 72 rate il debito, il che significa «destabilizzare una Amministrazione Comunale liberamente e democraticamente eletta che si è insediata da qualche mese avendo ereditato una pesante situazione debitoria di cui non è responsabile». «Questa Amministrazione - concludono dunque gli amministratori di Siderno - è seriamente intenzionata a interessare della vicenda tutte le maggiori autorità provinciali, regionali e nazionali finanche, se fosse necessario, il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica». Simona Musco CRONACA I danni alla biblioteca di Monasterace pare sia partito il focolare forse a causa di un corto circuito, mentre nessun danno è stato registrato per quanto riguarda i computer e il materiale didattico della biblioteca, tranne qualche sedia annerita. Dai primi rilievi non è stata riscontrata nessuna traccia di effrazione agli ingressi, tuttavia i carabinieri hanno avviato le indagini di rito. Gigi Baldari Due auto incendiate a Platì e Careri A Platì ignoti hanno datto alle fiamme l’autovettura Lancia Y 10, in evidente stato di abbandono, di proprietà di R.A., 63 anni e l’autovettura Fiat Uno, oggetto di furto perpetrato nel Comune di Careri, di proprietà di N.V., di 51 anni. 19 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora C O S E N Z A terminator 4 Stava per essere scarcerato perché non è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia, Costantino Scorza (detto Costanzo), 57 anni, fermato nella mattinata di ieri su decreto della Dda di Catanzaro. Scorza era stato arrestato il 6 dicembre scorso nell’ambito dell’operazione antimafia “Terminator 4”, che vede Scorza indagato insieme ad altre 28 persone ritenute affiliate alla cosca Lanzino. Il cinquantasettenne di San Lorenzo del vallo è accusato di essere uno dei due esecutori materiali di un omicidio avvenuto a Terranova da Sibari nell’estate di 11 anni fa. A Scorza e agli altri arrestati dell’operazione Terminator 4 era Scorza, pasticcio della giustizia Arrestato per omicidio stava per tornare in libertà perché non interrogato stata notificata una ordinanza di cu- razione. Ieri mattina, però, il sostistodia cautelare emessa dal gip di- tuto procuratore della Repubblica strettuale che ha di Catanzaro Carlo accolto la richiesta Decreto di fermo Villani ha emesso un provvedimento della Dda di Catandella Dda ha di fermo con il zaro. In seguito agli quale è stata evitaarresti Scorza non evitato una ta la scarcerazione. era stato sottoposto clamorosa Le persone arreall’interrogatorio di scarcerazione state nell’ambito garanzia nei termidell'operazione ni previsti dalla legge e il suo avvocato difensore (Lucio Terminator sono accusate a vario tiEsbardo) ne aveva chiesto la scarce- tolo di associazione mafiosa e di tre omicidi compiuti tra la fine del 1999 e il 2000 nel corso della guerra di mafia che insanguinò Cosenza, oltre che di tre episodi di estorsione e due di usura compiuti negli ultimi anni in provincia di Cosenza. Scorza, in particolare, è accusato di essere l’autore insieme al latitante Franco Presta, dell’omicidio di Antonio Sassone, ammazzato a Terranova da Sibari il 9 giugno del 2000 con quattro colpi di revolver calibro 38. a. b. Costantino Scorza esce dal comando provinciale dei carabinieri per essere portato in carcere L’Antimafia si occupò di Rovito Sarebbe stato l’uomo del clan degli zingari nella scalata a Valle Crati spa È citato anche nella relazione del- munali a causa di una strategia piutla sentenza la commissione parlamentare sulle tosto aggressiva: aveva tappezzato la ecomafie in occasione delle audizio- città di manifesti. Una strategia vinni in prefettura Francesco Rovito, cente visto che l’outsider di Santa l’ex consigliere comunale di Cosen- Chiara risultò il più votato dei Verdi za arrestato ieri nell’ambito di un’in- stracciando la concorrenza. Succeschiesta della Procura di Paola che sivamente venne nominato nel cda ipotizza illeciti in materia di smalti- della Multiservizi spa, società che In primo grado era stata condan- vamente processata con il rito abmento dei rifiuti. Ne parla diffusa- prima di essere dichiarata fallita mente l’allora prefetto Melchiorre l’amministrazione Perugini aveva nata a sei mesi di reclusione poiché breviato. Il giudice del tribunale di provato a rilasciare. ritenuta responsabile di una serie Cosenza la condannò a sei mesi di Fallica a proposito Un’esperienza di furti avvenuti nella casa di cura reclusione, quattro dei quali la sidelle «clamorose Il piano (fallito) che durò solo pochi Villa degli Oleandri. Ieri la Corte gnora Sapia li ha scontati ai domiproteste» che si dell’ex consigliere mesi. Anche perché d’appello di Catanzaro ha assolto ciliari. Durante l’udienza di ieri l’averano verificate a Rovito, stufo della Monia Sapia e ha anche disposto il vocato della donna (Riccardo PanCosenza: l’occupaarrestato a no del Foro di Copolitica, rassegnò le risarcimento per zione del Comune Paola descritto senza) è riuscito a dimissioni e tornò a l’ingiusta detenzioda parte dei lavoraSarà risarcita nella relazione farla assolvere fadedicarsi alla Alto Francesco Rovito ne. I fatti risalgono tori della Valle Craper l’ingiusta cendo notare alla Tirreno, società che all’ottobre dello ti spa culminata Corte che non esscorso anno, quancon l’incendio dell’albero di Natale, guidava dal 2002. L’inchiesta che ha que meteoriche e percolato. Rovito, detenzione: in sendo state presendo vennero denunsedie, scrivanie e altre suppellettili portato all’arresto di Rovito (difeso inoltre, avrebbe omesso di provveprimo grado era tate querele venivaciati alcuni furti ai lanciate dal balcone che dà su piaz- dagli avvocati Roberto Le Pera Sa- dere al ripristino dello stato dei luostata condannata no meno le condidanni di medici e za dei Bruzi. «(...) a queste forme di brina mannarino) e riguarda pre- ghi ordinatogli dalla Procura della di zioni di procedibilipazienti della cliniestrema contestazione, secondo al- sunti illeciti nella modalità di trasfe- Paola e dal commissario per l’emerca. I carabinieri della stazione di tà. L’imputata, pertanto, è stata ascune risultanze investigative riferite rimento dei rifiuti. In particolare, al- genza rifiuti della Calabria dei terreMendicino si recarono prontamen- solta per difetto di querela. Il giudiriservatamente dalla locale questura l’ex consigliere cosentino si contesta ni e della stazione di trasferenza in te in contrada Pasquali e perquisen- ce della Corte d’appello ha stabilito, – si legge nella “Relazione Calabria lo scarico incontrollato di spazzatu- cui venivano depositati i rifiuti. I terdo la signora Sapia (che in quei inoltre, che Monia Sapia deve esseecomafie” – non era estranea una ra in un sito sottoposto a vincolo si- reni adibiti a discarica risultano pargiorni era ricoverata nella struttura) re risarcita per i quattro mesi di inprecisa strategia di uno degli operai, smico e archeologico; lo smaltimen- ticolarmente inquinati a causa della le trovarono addosso carte di credi- giusta detenzione ai quali era stata il quale guidava tutte le manifesta- to senza autorizzazione di rifiuti (an- presenza di idrocarburi, percolati e to e denaro contante. La donna ven- sottoposta. zioni di piazza, tenendo contatti con che pericolosi) e l’abbandono su in fibre di amianto. a. b. ne incriminata per furto e successila stampa per dare maggiore risalto modo incontrollato di rifiuti in asALESSANDRO BOZZO alle proteste nel tentativo, non an- senza di sistemi di raccolta delle [email protected] dato a buon fine, di favorire l’ingresso della Alto Tirreno Cosentino spa l’arresto nella fetta di mercato che la società Valle Crati stava per lasciare libera. Del resto, la Alto Tirreno Cosentino spa, con sede in Scalea, ha come amministratore unico Francesco Rovito, nato a Rende il 3 luglio del 1974, con precedenti per omesso versamento dell’Iva e associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture inesistenti e alla truffa». È durata 15 giorni esatti la “la- via Popilia dopo essersi reso irreC’è dell’altro. Sembra che l’ex contitanza” di Enzo B., il ragazzo di peribile per qualche tempo. I suoi sigliere comunale dei Verdi, già am17 anni che lo scorso 28 novem- dieci minuti di follia risalgono alministratore della municipalizzata bre terrorizzò il quartiere metten- la mattinata del 28 novembre cosentina Multiservizi spa, avesse dosi a sparare con una pistola, a scorso, quando il giovane si mise “sponsor” importanti in ambienti causa di un banalissimo litigio, a sparare, sembra, a causa di una criminali del capoluogo: «(....) la contro l’au- lite con lo zio. Il diciassettenne feQuestura di Cosenza ha rilevato che tomobile e ce fuoco con una pistola calibro Trovato con per il perseguimento di tale risultala finestra 22 contro l’auto parcheggiata in armi e droga il to (gestire il servizio di raccolta dei ridella casa di strada, contro il portone e contro fiuti a Cosenza, ndr) l’imprenditore suo zio. Lo la finestra dell’abitazione del pa- Via Popilia minorenne che era affiancato dalla cosca denomihanno sco- rente: F. B., 58 anni, colpevole, a litigò con lo zio e nata “degli zingari”, facente capo alvato i cara- quanto pare, di averlo redarguito. sa la voce di una sparatoria con stato trovato con una semiautola famiglia Abbruzzese, che nel ter- si mise a sparare binieri del Sparò cinque colpi. In quel mo- feriti. Sul posto erano intervenu- matica calibro 7.65. Un’arma ben ritorio cosentino ha sviluppato una Nucleo ope- mento suo zio non era all’interno te dopo pochi istanti alcune pat- più potente della 22 usata due strategia delinquenziale particolarrativo e radiomobile della Com- della vettura e nemmeno in casa. tuglie del Nucleo radiomobile dei settimane fa. In quella occasione mente aggressiva». Occorre precisapagnia di Cosenza. Il ragazzo si È evidente, dunque, che il giova- carabinieri e della Compagnia di il minorenne venne rilasciato re, tuttavia, che tali fatti non sono trova in stato di arresto in base a ne non avesse intenzione di ferir- Cosenza nord. Nonostante la gio- senza subire conseguenza alcuna. sfociati in nessuna inchiesta. una misura cautelare emessa dal lo. Gli spari ebbero comunque vanissima età Enzo B. è una vec- Lo difende l’avvocato Maurizio Ciccio Rovito era diventato famoTribunale dei minori di Catanza- l’effetto di spaventare la gente. chia conoscenza delle forze del- Nucci. so a Cosenza durante la campagna a. b. ro. Il babypistolero era a casa in Nel quartiere, infatti, si era diffu- l’ordine. Qualche tempo fa era elettorale del 2006 per le elezioni co- Furti a Villa degli Oleandri L’imputata assolta in appello Beccato dai carabinieri il pistolero di via Popilia MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 33 calabria ora J O N I O SI PAGA pure l’affitto sulla strada I TEMPI CAMBIANO Oggi si paga l’affitto per il pezzo di strada. Più il tratto è transitato, e di facile sosta per i clienti, e più il prezzo lievita. Si abbassa nelle stradine secondarie. Esistono delle vere e proprie fasce: di categoria A (le più costose) corrispondono ai “presidi” allestiti lungo il rettifilo principale della 106, generalmente occupati dalle ragazze dell’Est. Le zone di fascia B, invece, a maggiore presenza di nigeriane, sono quelle isolate della zona industriale di Corigliano Prostituzione sulla 106, cambiano i “contratti di lavoro” con i protettori Le ragazze “coprono” un tratto della Statale versando una caparra SIBARITIDE Hanno un’età media di 23 anni e provengono dalla Romania, Lettonia, Estonia, Lituania, Africa e (dopo l’ultimo flusso) Albania. Costrette a turni di “lavoro” che arrivano fino a 15 ore al giorno. Questo l’identikit delle ragazze che si prostituiscono sulla 106. Tutte raccolte in un fazzoletto di strada di circa 18 chilometri, da Sibari a Corigliano comprese le zone interne. Il prezzo della prestazione parte dalle 30 euro per le ragazze dell’Est, 25 euro invece per andare con una di colore. I clienti più assidui sono gli over 50 che svolgono «lavori di fatica», ci rivela una di loro e per lo più «sono camionisti di passaggio e uomini che fanno gli agricoltori». Ovviamente non mancano i professionisti che «cambiano auto per venire da noi per non essere riconosciuti». E per quanto riguarda i più giovani il target varia tra i 16 e i 23 anni, e sono, per lo più, ragazzi alla ricerca della prima esperienza. Percorriamo e ripercorriamo l’intera zona e subito ci rendiamo conto che la maggior parte delle ragazze “in posa” sono slave, quelle africane, invece, si contano sulle dita di una mano. L’osservazione trova subito una risposta. Le “meretrici”, infatti, sono divise e sistemate a seconda delle richieste di mercato. Sul tratto principale della 106, che va da Sibari allo svincolo di Corigliano - direzione Crotone -, lavorano le ragazze dell’Est-Europa (le più gettonate ndr). Per trovarne una di colore dobbiamo percorrere le stradine interne della statale, quelle - per intenderci - di Cantinella che bypassano San Giorgio Albanese per giungere verso il centro del Comune ausonico. Lì troviamo le nigeriane. Sono le meno richieste - come dicevamo prima - dai clienti e quindi quelle che procurano meno profitto ai protettori. Infatti non è una coincidenza che occupino le vie secondarie più buie e isolate. Per loro meno guadagno ma allo stesso tempo un affitto più basso rispetto alle colleghe. Da qualche tempo a questa parte, infatti, pare siano stati rivoluzionati, o quantomeno rimodulati, i “contratti lavorativi” tra datore (protettore) e dipendente (la prostituta). Non si rende conto più al capo in base al guadagno delle prestazioni sessuali quotidiane ma al posteggio. Un modo più sicuro (evidentemente) per non far evadere le “tasse” alle proprie ragazze. Fino a qualche tempo fa, addirittura, il pappone forniva alle lavoratrici un quelle quantitativo giornaliero di preservativi e zone delsu quelli consumati si calcolava il fattura- la statale to della giornata, e quindi la parcella da a ridosso consegnare. Un metodo oggi anche que- dei curvoni sto divenuto ormai obsoleto dal momen- che non offrono una buona e to che si è passati all’affitto del pezzo di comoda visuale di avvistamento al clienstrada con tanto di tariffario. Più il tratto te. Ma come arrivano in Italia queste ragazze? Il percorso che le è transitato, e di facile soporta dalle nostre parti sta per i clienti, e più il Le più richieste differisce a seconda del prezzo lievita. Si abbassa, sono quelle Paese d’origine. Il cosidinvece, per quei punti detto “gancio” utilizza un stretti e bui delle stradine dell’Est Europa approccio diverso per secondarie. Esistono, coLe nigeriane adescare le vittime. La sì, delle vere e proprie fale meno costose maggior parte delle rasce: quelle di categoria A gazze che giungono dal(le più costose) corrispondono ai “presidi” allestiti lungo il ret- l’Est sono state vendute a intermediari, tifilo principale della 106, che sono gene- che a loro volta le consegnano agli imralmente occupati dalle ragazze dell’Est. prenditori del sesso che gestiscono il moLe zone di fascia B, invece, a maggiore nopolio della prostituzione sulla zona di presenza di nigeriane, sono quelle isola- competenza. Da qui l’ultimo passaggio te della zona industriale di Corigliano. per metterle sulla strada senza se e senza Rientrano nella seconda fascia anche ma. E se rifiutano ciò che è stato deciso per loro sono guai. Chi si ribella o tenta di sottrarsi agli ordini diventa bersaglio di violenze fisiche. Un atteggiamento diverso con le nigeriane, invece, le quali vengono soggiogate psicologicamente. Proprio perché provengono da una cultura che crede all’esoterismo e ai riti voodoo si fa presa sul ricatto. Nel senso che se non eseguono ciò che viene richiesto si fa credere loro che una terribile maledizione le perseguiterà. E in questo lavaggio del cervello giocano un ruolo fondamentale le stesse connazionali a cui vengono affidate (dagli stessi protettori) una volta arrivate in Italia. Una sorta di guida che prima le accolgono e poi le avviano alla prostituzione. Alcune - a distanza di tempo riescono a fuggire facendo perdere le loro tracce agli aguzzini, altre invece rimangono imprigionate in quella rete di sfruttamento buia e degradante che non vedrà alcuna luce. ALESSANDRO TROTTA [email protected] ATTESE brevi per le ragazze che lavorano sulla 106. In basso e nella foto in alto a destra le ragazze dell’Est che occupano il vialone principale della Statale che va da Sibari a Corigliano. Nella foto in alto a sinistra una ragazza nigeriana seduta su una sedia, “sistemata” in una stradina secondaria MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 36 l’ora di Paola Redazione viale Ippocrate (ex Madonna della Grazie) - Telefono e fax 0982583503 - Mail: [email protected] SANITÀ & FARMACIE ospedale civile pronto soccorso guardia medica centro trasfusionale farmacia Arrigucci farmacia Cilento farmacia Sganga EMERGENZA tel. 0982/5811 tel. 0982/581224 tel. 0982/581410 tel. 0982/581286 tel. 0982/587316 tel. 0982/612439 tel.0982/582276 carabinieri commissariato polizia stradale polizia municipale guardia di finanza corpo forestale vigili del fuoco croce rossa italiana tel. 0982/582301 tel. 0982/622311 tel. 0982/622211 tel. 0982/582622 tel. 0982/613477 tel. 0982/582516 tel. 0982/582519 tel. 0982/613553 COMUNE (112) (113) (117) (1515) (115) centralino ufficio tributi bibioteca comunale ufficio relazioni pubblico ufficio presidenza consiglio ufficio affari generali ufficio contenzioso tel. 0982/58001 tel. 0982/5800301 tel.0982/580307 tel. 0982/5800314 tel. 0982/5800212 tel. 0982/5800218 tel. 0982/5800207 Agli atti la lettera del boss Ieri il processo contro i giovani Serpa e Sirufo per estorsione aggravata PAOLA Si è tenuta ieri pomeriggio, in seno al Tribunale penale di Paola, l’udienza del processo a carico di Salvatore Serpa, 24 anni e Giuseppe Sirufo, 28 anni, accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I due giovani sono in carcere dall’agosto del 2010 perchè - secondo l’accusa dei procuratori antimafia Giuseppe Borrelli e Raffaella Sforza, e del giudice distrettuale di Catanzaro Emma Sonni - avrebbero tentato di imporre il “pizzo” a commercianti di Paola. Ieri, durante i lavori, i giudici hanno disposto l’acquisizione degli atti di cui ai procedimenti antimafia denominati Garden (istruito contro i clan della provincia di Cosenza) e Missing (processo che ha consentito di fare luce di decine di omicidi di ‘ndrangheta), mentre la difesa, nella persona dell’avvocato penalista Gino Perrotta, ha prodotto, tra l’altro, la lettera di Mario Serpa pubblicata su Calabria Ora nell’agosto del 2010. Con tale missiva, infat- La missiva del boss Mario Serpa pubblicata da “Calabria Ora” ti, l’ormai ex indiscusso boss dell’omonimo clan di Paola prendeva le distanze dalle presunte azioni delittuose consumate - secondo gli atti di indagine - dal nipote Giuseppe Sirufo. Durante le intercettazioni ambientali, infatti, era saltato fuori il nome di Mario Serpa, usato dai due giovani - si presume arbitrariamente - al fine di incutere timore ai commercianti. L’ex boss di Paola, però, era intervenuto con una lettera aperta, inviata a Calabria Ora, in cui prendeva le distanze su quanto accaduto. La missiva contenente la dichiarazione dell’interessato (oggi in semilibertà a Oristano, in Sardegna), contenuta in un servizio giornalistico di questa Testata, è stata quindi messa agli atti al fine di dimostrare ai giudici che i due giovani - ove mai dovesse trovare conferma, nel contraddittorio tra le parti, il tentativo di estorsione - avrebbero agito in nome e per conto proprio. L’udienza del processo è stata rinviata al 21 dicembre prossimo, allorquando i giudici acquisiranno gli atti di cui ai processi antimafia Garden e Missing. Poi si terrà la requisitoria del pubblico ministero antimafia e, successivamente, la discussione ad opera del collegio difensivo. Insomma, la decisione dei giudici è ormai molto vicina. Guido Scarpino Il più bel cane è paolano Il Drahathaar dei fratelli Sbano campione italiano di bellezza E’ paolano il più bel cane d’Italia, nominato tale nell’ambito di un evento nazionale di settore. Si tratta di un magnifico esemplare di Drahathaar, premiato in Sicilia all’esito di una manifestazione svoltasi nei giorni 29 e 30 ottobre a Messina. Si è trattato della doppia esposizione internazionale canina a cui hanno preso parte numerosi partecipanti. In merito è stata registrata anche la presenza di concorrenti provenienti da Malta, Slovenia e Francia. Per la città di Paola erano presenti alla competizione i fratelli Sbano, allevatori degli amici a quattro zampe e appassionati di mostre canine, giunti sull’Isola con il loro Drahtaar. L’animale ha ottenuto la massima qualifica (5 Cac e A Cacib) e si è aggiudicato il titolo italiano di bellezza. Il Drahathaar, lo evidenziamo, è un cane da ferma tedesco a pelo duro con sorprendenti capacità di adattamento su ogni L’allevatore Marco Sbano ed il suo fedelissimo cane di razza Drahataar tipo di terreno, spiccata attitudine alla caccia di qualsiasi tipo di selvaggina e un olfatto molto sviluppato. Stefania Sapienza BONIFATI Santa Lucia ritorna dopo un lungo restauro Fedele e devozione si rafforzano in seno alla popolazione di Cittadella del capo per il ritorno della statua di Santa Lucia, magistralmente restaurata da autorevoli addetti ai lavori. Un restauro che ha riportato all’origine del suo splendore la Vergine. I parrocchiani di don Giovanni Celia sono entusiasti di tutto ciò. La statua della Madonna è ritornata nella parrocchia di “San Francesco di Paola” a Cittadella del Capo, dopo il lungo e delicato restauro effettuato da Antonio Adduci, esperto del settore. Si tratta della splendida statua in legno che il falegname Giacomo Ierardi, nativo di Sant’Agata d’Esaro, donò alla comunità parrocchiale cittadellese sul finire degli anni quaranta del secolo scorso. La statua è stata scoperta e benedetta dal parroco don Giovanni Celìa al termine della santa messa serale di domenica 11 ottobre. Il sacro tempio era gremito di fedeli, alcuni dei quali venuti dai centri vicini. Ai numerosi presenti il restauratore ha illustrato, anche con immagini proiettate su un grande schermo, le operazioni compiute per ridare splendore alla effige della Vergine. Adduci ha altresì comunicato un dato molto importante: la statua restaurata risale a tre secoli fa e dunque costituisce bene artistico di gran pregio per il nostro comune. Terminata la relazione di Adduci, è intervenuto Pasquale Filippelli, nipote per linea materna del donatore della statua, ormai scomparso da lungo tempo. Filippelli, membro del consiglio parrocchiale per La statua di Santa Lucia La statua fu donata da un falegname alla chiesa di San Francesco gli affari economici, ha svolto ricche e valide considerazioni storico-culturali sulla statua donata da suo nonno, e poi ha esortato i concittadini a offrire contributi per far fronte alla notevole spesa di restauro (6.000 euro, secondo comunicazione ufficiale). Il parroco don Giovanni Celia ha infine consegnato una targa al restauratore, esprimendo gratitudine della comunità per l’ottimo lavoro compiuto. Il giovane parroco, don Giovanni Celia, con la collaborazione e la devozione dei cittadini di Cittadella, in questi anni ha dato lustro spirituale e materiale alla locale chiesa. Ha riportato entusiasmo e devozione anche in quelle persone che per una serie di circostanze si erano allontanati dalla Chiesa. Mario Rugiero 37 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PA O L A - S C A L E A - calabria D I A M A N T E Chieste due assoluzioni per l’omicidio del turco COSENZA L’accusa “scagiona” Giuseppe e Bruno Pizzimenti Ieri sera, in sede di Corte d’Assise d’Appello, a Cosenza, il pubblico ministero d’udienza ha chiesto l’assoluzione per Giuseppe e Bruno Pizzimenti, noti albergatori dell’Alto Tirreno Cosentino, di origini reggine, accusati di gravissimi reati consumati in danno del cittadino turco Aden Onlu. Bruno Pizzimenti, in particolare, viene imputato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Onlu, mentre il nipote Giuseppe è accusato di un tentativo di estorsione perpetrato nei confronti del cittadino turco, all’epoca dei fatti dipendente della tenuta dei Pizzimenti. Ieri pomeriggio il pm ha chiesto di interrogare gli imputati, Pizzimenti Bruno e Pizzimenti Giuseppe, ma questi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Nella requisitoria, il pubblico ministero è partito dalla mattina del 9 maggio 2007, quando Onlu Adem è scomparso nel nulla. Secondo il Pm, questi sarebbe uscito di casa per recarsi presso l’hotel Parco dei Principi, di proprietà dei Pizzimenti e li poi sarebbe stato fatto sparire da Bruno Pizzimenti. Secondo il sostituto procuratore Roberta Carotenuto, la morte dell’operaio turco sarebbe verosimile, anche se diversi testi della difesa hanno affermato che il turco aveva espresso la volontà di la- Un’aula di giustizia sciare la Calabria per tornare in Turchia. A sostegno della tesi accusatoria c´è la testimonianza di Nicola Pizzimenti, che ha riferito in aula, nella udienze passate, che il turco sarebbe stato incaricato di uccidere lui dal padre Bruno Pizzimenti e che una volta scoperto il Pizzimenti Bruno, per evitare conseguenze, avrebbe ucciso il turco. Quindi un possibile movente, a carico di Pizzimenti Bruno, sarebbe quello di aver voluto cancellare ogni testimone del fatto che volesse eliminare per sempre il figlio Pizzimenti Nicola. TORTORA Da Blanda e Temesa Itinerari archeologici Presentazione Guida “Da Blanda a Temesa: itinerari archeologici lungo la costa tirrenica cosentina” Sabato 17 dicembre alle ore 17:00 presso la sala consiliare del comune di Tortora sarà effettuata la presentazione di una nuova guida archeologica curata da Fabrizio Mollo dal nome “Da Blanda a Temesa: Itinerari archeologici lungo la costa tirrenica cosentina”. Il progetto, patrocinato dall'assessorato alla cultura della provincia di Cosenza in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, punta a promuovere le straordinarie testimonianze storiche del tirreno cosentino: dal museo di Tortora presso Palazzo Casapesenna dove è possibile ammirare i reperti dell'antica Blanda, all'insediamento del Laos, da Cirella a Belvedere ed Acquappesa, da Cetraro a Paola, San Lucido, Amantea e Serra d'Aiello. Una Calabria da scoprire, dunque, e rivalutare anche storicamente: in queste aree l'uomo ha cercato sede sin dalla preistoria, considerati i gruppi umani che frequentavano la grotta del Romito di Papasidero e della Madonna della Grotta di Praia a Mare, e tutti i successivi insediamenti, dai fuoriusci- Altro movente, sempre secondo l’accusa, sarebbe quello che il Bruno Pizzimenti, avrebbe ucciso il turco per non pagargli alcune mensilità arretrate ed evitare una vertenza sindacale che il turco, ex dipendente dell’azienda di famiglia, stava per porre in essere dietro suggerimento di Pizzimenti Nicola. Il Pm, visto l’impianto accusatorio vacillante e fallaceo, ha chiesto l’assoluzione ai sensi dell’art. 530 c. 2 cpp, in quanto è difficile provare la colpevolezza degli indagati al di fuori di ogni ragionevole dubbio. Anche per le accuse, mosse a Pizzimenti Giuseppe, ovvero accuse di minacce ed estorsione, il Pm ha chiesto l’assoluzione con la medesima motivazione. La corte, presieduta dal giudice Gallo a latere Lo Feudo, ha fissato per le ore 9.00 del 29 dicembre 2011, la data per le arringhe finali dei penalisti Giuseppe Bruno, Enzo Lo Giudice, Sabrina Mannarino, Sergio Rotunno e Giancarlo Pittelli. Appare scontata, alla luce della richiesta della pubblica accusa, l’assoluzione per i due Pizzimenti. Ed ove mai ciò dovesse trovare conferma nei fatti, il delitto del cittadino turco Aden Onlu resterà impunito. GUIDO SCARPINO [email protected] T O R T O R A ora PAOLA Cammino di preghiera al Santuario dei Minimi In occasione del Santo Natale e per l’intero periodo dell’Avvento, il Santuario di San Francesco da Paola va a ricoprire sempre più un ruolo di centralità per le migliaia di fedeli che, quotidianamente ed in segno di devozione al Santo Patrono della Calabria e della gente di mare, fanno tappa nella città tirrenica. In tal senso, abbastanza corposo risulta essere il calendario che la Comunità dei Minimi ha inteso predisporre: un cammino di preghiera iniziato già da diversi giorni e che prosegue con una serie di eventi liturgici importanti. Domani, 15 dicembre, i Carabinieri della provincia di Cosenza, guidati dal colonnello Francesco Ferace ed accompagnati dai loro familiari, si prepareranno al Natale celebrando, insieme alla Comunità del Santuario, la santa messa delle ore 17. Per l’occasione sarà inaugurata e benedetta la scena della Natività ad altezza naturale, sistemata nella zona dei Miracoli. Analoga iniziativa da parte della Guardia di finanza che, per volere del comandante provinciale, ten. col. Giosuè Colella, il 19 dicembre riunirà tutti i finanzieri della costa tirrenica, unitamente ai fa- Il Santuario di Paola miliari, per la celebrazione della santa messa di Natale. Non meno importante, la celebrazione di domenica 18 dicembre. In collaborazione con la comunità del Santuario, il commissario straordinario del Consorzio di bonifica integrale dei bacini del tirreno cosentino, Davide Gravina, ha invitato tutti gli operai dello stesso ente consortile, insieme alle loro famiglie, ai dirigenti ed alle aziende agricole che collaborano con l’ex Valle Lao, a recarsi al Santuario per celebrare la giornata della Carità. La santa messa delle ore 10, arricchita dalla presenza di tanti operai in divisa e dai doni che le aziende porteranno per i poveri durante la processione offertoriale, sarà il momento centrale della giornata. Giovanni Folino Ici sui terreni, vertice del Pdl Direttivo d’urgenza sul caso. Chianello attacca il sindaco Perrotta PAOLA ti di Sibari da cui è sorta la città greca di Laos. Alla presentazione interverranno il sindaco di Tortora Pasquale Lambogla, Francesco Froio del gruppo archeologico Alybas di Serra d'Aiello, Antonio Zumbo, docente di epigrafia latina all'università della Calabria, Gregorio Aversa della Soprindentenza Archeologica della Calabria il cui intervento riguarderà “L'archeologia dell'Alto Tirreno Calabrese tra tutela e valorizzazione”, Fabrizio Mollo del dipartimento di scienze delle antichità dell'università di Messina, nonché redattore della guida, che interverrà sulle “Nuove prospettive di ricerca a Blanda Julia” ed infine Maria Francesca Corigliano, assessore alla cultura della Provincia di Cosenza. e. o. - Il portavoce del Pdl paolano, Fernando Chianello, rende nota la decisione del partito di convocare un direttivo d’urgenza con l’obiettivo di cercare soluzioni in grado di scongiurare la «piaga sociale incombente», ossia l’imposizione dell’Ici sui terreni ex agricoli, «restituendo ai malcapitati la tranquillità di cui hanno diritto per trascorrere un Santo e sereno Natale». Ecco l’opinione di Chianello sulla vicenda: “Con voce fioca, suadente e piena di calore umano ed atteggiamenti tipici di chi indossa una tonaca, in campagna elettorale, l’attuale sindaco di Paola, Roberto Perrotta, disegnava per la città e per i paolani “le magnifiche sorti e progressive”. Non trascurava nulla, neanche la sceneggiatura, sino a portare con sé sul palco il povero Geremia. La scena è così perfetta da convincere anche i più scettici. Ma l’illusione dura poco e le promesse e gli impegni presto si dissolvono e Paola si risveglia come città di statue e di tasse insostenibili. Tasse su tasse: dall’acqua ai rifiuti solidi ed ora ai terreni edificabili sui quali non è possibile edificare. Una stangata senza precedenti, persino crudele. Nessun comune, a prescindere dal colore politico della propria giunta, ha osato tanto. Noi ci doman- diamo e vi domandiamo se, nibile gravame, sarebbero citper il sol fatto di essere sinda- tadini onesti e laboriosi. Il loro co, si può aclucro deriquisire il diritvante da queCritiche alla sti terreni to di gettare giunta: «Solo consiste in nello sconforto e nella diqualche cesta belle parole. sperazione di pomodori, Promesse non migliaia di qualche famantenute» onesti cittadiscio di cipolle ni. Ad essere e un po’ di colpiti da un immane, ingiu- verdura e qualche frutto. Colstificato e soprattutto insoste- pire questa gente che non ru- DIAMANTE Movimenti diamantesi sempre in fermento Il movimento culturale “Per una Diamante migliore”, a scanso di equivoci, per bocca del suo segretario, Giambattista Salerno, prende le distanze dalla nascita del movimento “CambiaMenti”: «Noi non abbiamo aderito né contribuito a fondare alcuna altra formazione associativa. Il nostro gruppo è nato - fuori da ogni logica e da ogni tempistica elettorale - con le famose “10 domande all’Amministrazione sul porto”, abbiamo cominciato a lavorare e ad aggregare idee e persone in tempi quindi non sospetti e l’unica pretesa che abbiamo è il bene della collettività. Il nostro approccio, libero da tatticismi ed ambizioni personali, si fonda su tre pilastri fondamentali che sono gli obiettivi di gruppo, il metodo ed i contenuti. La forzata frammentazione e le strumentali divisioni rappresentano, soprattutto in campagna elettorale, uno dei principali ostacoli al progresso della nostra comunità. Il frazionismo, quando non è mosso da giuste e legittime motivazioni, diventa esasperato motore di “guerre” che di politico hanno davvero poco”. ba, non spaccia droga, non appartiene alla malavita, non specula in banca, è davvero cosa esecrabile. A venir meno è il rispetto nei confronti di costoro. Si tratta, tuttavia, di una vera e propria iniquità sociale, posta in essere da coloro i quali hanno avuto fiducia e suffragi da questa stessa gente. La disperazione e l’incertezza su come affrontare tutto ciò sono i sentimenti dominanti. Un regalo di Natale così amaro che, a nostra memoria, non ne ricordiamo uno simile. La necessità di far cassa, dovuta ad una gestione scellerata e irresponsabile della res publica , non può, ma soprattutto non deve, massacrare selvaggiamente l’economia di tanti paolani. All’attuale amministrazione ed a chi la giuda, il PdL chiede di fare non uno, ma cento passi indietro. Se ciò non sarà fatto, gli attuali amministratori ed il sindaco Perrotta si assumeranno in toto la gravissima responsabilità di aver rovinato irreversibilmente centinaia di famiglie. Il PdL paolano, indignato da queste iniziative inique e quasi disumane, si schiera totalmente dalla parte dei cittadini interessati, impegnandosi con tutto il proprio peso politico, al fine di evitare che una vera e propria piaga d’Egitto si abbatta su centinaia di conduttori di piccoli fondi”. g. s. 40 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria AMANTEA - CAMPORA S.GIOVANNI - SAN LUCIDO ora Clan, deposizione dei pentiti Pittelli, De Napoli, Amodio e Bevilacqua testimoni al processo “Nepetia” AMANTEA Si avvia a conclusione il processo ordinario di primo grado a carico dei 23 imputati del blitz “Nepetia-Enigma”. Per l’udienza di ieri mattina, infatti, erano stati convocati a testimoniare in video conferenza ben quattro pentiti. Trattasi di: Giuseppe Pittelli, Oreste De Napoli, Francesco Bevilacqua e Francesco Amodio. Dopo una breve consultazione, però, i difensori e le parti civili hanno convenuto con quanto richiesto dal pubblico ministero, ovvero: acquisire i verbali delle dichiarazioni già rilasciate in altri processi dagli stessi collaboratori di giustizia. Nella lista dei testi della pubblica accusa, quindi, figurano ancora gli ultimi tre pentiti da sentire: Vincenzo Dedato, Carmine Cristini e Bruno Adamo. Su questi “ex picciotti” alcuni legali si sono riservati di decidere se prestare il consenso all’acquisizione dei verbali oppure procedere con l’ascolto all’udienza del 10 gennaio. Fermo restando che il collegio penale ha chiesto al pubblico ministero di convocare i restanti testi in modo tale da riuscire a chiudere già nella prossima udienza la propria istruttoria. Così facendo i tempi per chiudere il processo si ridurranno ulteriormente. Ma, tornando alle dichiarazioni già rese dai pentiti, Bevilacqua, lo ricordiamo, nel delineare la situazione della criminalità organizzata cosentina nel biennio 1999/2000, fa riferimento alle numerose riunioni avvenute a Cosenza tra personaggi di primo piano restano Cristini Dedato e Bruno Entro il 10 gennaio il pubblico ministero dovrebbe chiudere l’istruttoria L’ala vecchia del palazzo di giustizia di Paola della malavita organizzata cosentina, raccontando che ad alcuni vertici ha preso parte anche Tomas (Tommaso Gentile), giunto a Cosenza con una Maserati e con l’autista (Guido Giacomino). Anche Amodio ha confermato la presenza del Gentile ad alcune riunioni avvenute tra i capi dei vari “locali” della ‘ndrangheta per la spartizione dei proventi derivanti dagli appalti dell’autostrada, precisando di averlo conosciuto in occasione della prima riunione a cui il collaboratore ha partecipato a dicembre ‘99 presso lo sfasciacarrozze di Casella e Lanzino di Cosenza. Il collaboratore di giustizia ha giustificato la presenza di Tomas in quanto quest’ultimo aveva il compito di “gestire” l’imprenditore Coccimiglio, ossia di riscuotere le tangenti imposte dall’organizzazione criminale. Amodio, inoltre, ha evidenziato il ruolo di fiducia assunto da Gentile all’interno dell’organizzazione cosentina riferendo sia il fatto che Tomas abbia messo a disposizione più di una volta i locali del suo negozio di pelletteria per organizzare incontri di una certa importanza tra i capi cosca, sia la circostanza che il Gentile si sia attivato per favorire la latitanza di Lanzino fornendo all’Amodio chiavi di un appartamento di cui aveva la disponibilità in Amantea. STEFANIA SAPIENZA [email protected] AMANTEA/2 Vigili, ritorna il concorso L’amministrazione comunale in cerca di un comandante Da quasi venti anni l’amministra- fino al giorno del suo pensionamenzione comunale di Amantea, di cui è to. Poi, è subentrato un altro comansindaco Franco Tonnara, sta cercan- dante ff, Amerigo Spinelli, silurato do di dotarsi in pianta stabile di un qualche giorno prima del termine comandante della dell’incarico. A quePolizia Municipale sto ha fatto seguito Alla richiesta di ma, per diversi motil’assunzione a tempo mobilità esterna vi, al momento non di Giuseppe Scutellà c’è ancora riuscita. ed, infine, il comandel 3 dicembre Pazienza, dopotutto do è passato a un dinon ha risposto venti anni non sono rigente comunale. nessuno poi così tanti. Fino ad Negli ultimi quattro oggi il Comune ha mesi, il Comune ave“tirato a campare”, prima con Anto- va indetto un concorso per il posto nio Angeli, rimasto in servizio in qua- vacante di comandante, poi revocato lità di comandante facente funzione per procedere all’assunzione utiliz- zando la procedura di mobilità esterna alla quale, però, nessuno ha partecipato. A questo punto il Comune ha pensato bene di indire un nuovo concorso con la speranza di riuscire, finalmente, a mettere fine a questo increscioso ed interminabile balletto. Anche se, data la situazione, verrebbe da chiedersi se forse non sarebbe stato meglio procedere con il vecchio bando. A quest’ora il comandante sarebbe stato in servizio già da quattro mesi. Pazienza. Per quel che concerne i requisiti richiesti dall’Ente locale ai candidati per poter accedere al concorso di sicuro, prima di tutto, c’è SAN LUCIDO il possesso della laurea come titolo di studio. Se poi, tra gli scalpitanti c’è qualcuno che ha già maturato esperienza specifica nel settore, questo costituirà certamente titolo preferenziale. Comunque sia, è bene affrettarsi considerando che la scadenza del bando è il 13 gennaio. s. s. AMANTEA/3 Stadio, Progetto e Rinascita attaccano sulla cessione I due gruppi politici contestano le scelte della maggioranza e del sindaco in particolare Incalza la discussione in città sulla cessione dello stadio “Pasquale Provenzano” alla Provincia di Cosenza da parte del Comune. Questa volta sono i gruppi consiliari “Progetto democratico” e Rinascita” a prendere la parola. «La decisione di regalare il campo sportivo alla Provincia - sottolineano i politici di opposizione - è arrivata dopo che, per ben due volte, l’argomento è stato prima rinviato e poi non votato. Segno evidente che le idee non sono mai state chiare all’interno della maggioranza». Il sindaco, «operando una inconcepibile forzatura, ha riproposto lo stesso punto per la terza volta. Il consiglio comunale lo ha approvato (8 a favore, 7 contrari), grazie al voto determinante di Calomeni e al ripensamento di Mazza che, per giustificare la sua astensione precedente, ha dichiarato di votare “per rispetto al sindaco”. Siamo alla tragicommedia». E, ancora: «L’uscita della Polisportiva ha infranto la civiltà dei rapporti, il modo di essere, di comportarsi, di vivere con gli altri. Un minimo di fair play dovrebbe essere d’obbligo per i rappresentati dello sport, soprattutto di quello sanlucidano, rappresentato sempre da galantuomini. Non consentiamo a nessuno, pertanto, di Il Comune Il Comune di San Lucido esprimere giudizi sprezzanti, ingiusti e gratuiti nei confronti di persone che esercitano il loro ruolo, istituzionale e politico, con dignità, competenza e spirito di servizio. Quali fini reconditi hanno spinto un’associazione, che dovrebbe essere apolitica, a “entrare a gamba tesa” contro 7 consiglieri e diventare “collaboratore esterno” di una maggioranza sfilacciata, disunita, contraddittoria?». Per chi ha la memoria corta i gruppi consiliari ricorda- no che: «La minoranza ha invocato fatti, circostanze, leggi che dovevano indurre i consiglieri a non cedere la proprietà comunale; il consiglio è stato interessato dopo che altri, molti mesi prima, avevano preso accordi a sua insaputa; la minoranza, responsabilmente, aveva chiesto un incontro con la Provincia e che, non sappiamo per quali arcani motivi, è stato negato; i motivi dell’urgenza addotti sono strumentali in quanto l’iter burocratico da seguire, prima della consegna dell’opera, è lungo e complesso; la Polisportiva, dal momento che si erge a paladina dell’etica, ha rispettato in pieno la convenzione con il Comune del 2009? il sindaco, l’assessore al ramo, la giunta hanno operato i dovuti “sopralluoghi di sorveglianza e di controllo?” lo chiederemo al sindaco per iscritto». Al direttore sportivo, infine «comunichiamo che le responsabilità - e lui lo sa bene - ce le siamo sempre assunte. Dal momento che parla di sindaci, gli ricordiamo che ci sono quelli che realizzano impianti sportivi, che tutti invidiano ed ammirano, e altri che, prima li fanno andare in rovina e poi li vendono alla Provincia per “30 denari”». s. s. “Voglia di crescere” inaugura il Natale In piazza i “Mercatini di Natale” del Comitato “Voglia di Crescere”. L’inaugurazione, come evidenziato dal Comitato, si è tenuta «l’11 dicembre, alla presenza del sindaco, Franco Tonnara e degli assessori Sergio Tempo, Sante Mazzei, Marcello Socievole, Antonio Caratelli e le autorità provinciali - l’assessore Mario Caligiuri, il consigliere Mario Giordano e il consigliere Giovanni Battista Morelli. Il sindaco e l’assessore Caligiuri «hanno tagliato il nastro tricolore (omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia) che ha sancito così l’apertura al pubblico dello splendido scenario natalizio mai vista prima in città». A far da cornice «le 10 casette in legno acquistate dei soci del Comitato “Voglia di Crescere”, i fuochi d’artificio, la musica natalizia e il rinfresco nella centralissima Piazza dei Cappuccini». Il pre- sidente del comitato, Massimo Restuccia ha ringraziato «tutti coloro i quali hanno partecipato alla manifestazione», rimarcando «il ruolo centrale dei commercianti nell’economia e lo sviluppo sociale della città». Le “lady”del comitato hanno consegnato «le targhe ricordo, con foto storica di Corso Vittorio Emanuele realizzate dall’orafo Osvaldo Furgiuele, all’amministrazione comunale, l’assessore Mario Caligiuri e al consigliere provinciale Mario Giordano». Infine, i commercianti hanno ricordato alcuni esercenti da poco scomparsi: «Dante Ciccia, Ettore Carino e Guerino Bruni. La festa è poi proseguita fino a tarda sera con un ‘affluenza di pubblico mai vista nell’occasione delle festività natalizie che ne sancito il definitivo successo organizzativo». s. s. 33 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora L A M E Z I A Natale diventa “Bene comune” Presentato il cartellone delle manifestazioni organizzate a dicembre Oltre cinquanta iniziative, otto proiezioni di cartoni animati Disney, quattro rappresentazioni animate da bambini delle scuole elementari, dieci spettacoli di teatro di strada e sei di burattini. Ma non solo. Anche mostre, mercatini, concerti. Difficile riassumere il programma delle attività natalizie presentato ieri ufficialmente dall’amministrazione ed intitolato ‘Natale Bene Comune’. Grazie al bando che quest’anno ha coinvolto associazioni, privati e imprese, il periodo delle feste sarà animato in città da un vero e proprio cartellone di eventi che spazia a 360 gradi dall’arte al teatro, alla musica, al commercio, ma con un grande punto di riferimento: la solidarietà. La maggior parte delle iniziative in programma sono, infatti, a scopo benefico. Il tutto grazie all’importante contributo del settore politiche sociali del comune di Lamezia Terme che si è dato da fare, ha spiegato l’assessore solidarietà in primo piano L’obiettivo è quello della sostenibilità per creare una città più coesa e partecipata L’IMPEGNO DELL’AMMINISTRAZIONE Speranza con gli assessori comunali Rosario Piccioni, per individuare le persone e le famiglie con disagio economico e sociale a cui destinare le iniziative. Ma non solo, in alcune di queste saranno loro stessi protagonisti. Come nel caso del pranzo della vigilia di Natale o di quello del 31 dicembre. Nell’atrio centrale del mercato coperto di piazza Botticelli ai più bisognosi sarà, infatti, non solo offerto il pranzo, ma anche una vera e proprio festa con animazione, spettacoli e musica. «Abbiamo oggi iniziato una nuova pagina di solidarietà”, ha commentato l’assessore alle Attività Produt- tive Giusi Crimi. “La cosa più importante di questo cartellone – ha detto il primo cittadino Gianni Speranza – è che la comunità diventa primo attore, parte attiva e promotrice dei vari filoni. E’ un programma che permette a tutti di partecipare e di aggiungersi». Collettiva sulla “Stella cometa” La mostra è stata promossa dall’associazione culturale Sukija Inaugurata la mostra “Stella cometa” presso il salone dell’associazione culturale Sukiya - dimora di raffinatezza. A presentare la mostra al pubblico è stato Ghislain Mayaud, docente di decorazione presso l’accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. L’esposizione conta nove opere pittoriche - realizzate per l’occasione dagli artisti italiani Claudio De Paolis, Francesco Lupinacci, Enzo Natilli, Arturo Pagano, Claudio Palmieri, Antonio Pugliese, Franco Summa, Alberto Timossi, Vincenzo Trapasso – e una scultura in ceramica, intitolata “Stella del Millennio” del maestro Mauro Andrea, scomparso lo scorso anno. L’iniziativa è giunta ormai alla sua quarta edizione – dopo Epifanico, Nevica nella Dimora e Lettera a Babbo Natale. Obiettivo della mostra è quello di raccontare il Natale con le sue tradizioni e le sue simbologie, religiose e profane, attraverso l’arte. Ogni anno, dal 2007, gli artisti affrontano un tema diverso e il 2011 sarà tutto dedicato alla stella cometa. Tale motivo viene sezionato minuziosamente dagli artisti e raffigurato sotto forme diverse, ori- Quarta edizione di un’esposizione dedicata ai temi delle feste ginali e fortemente espressive. Ciascuna opera cattura un istante preciso del viaggio della cometa e ne immortala significati profondi, inconsueti talvolta ma di grande intuizione e saggezza. Così sarà possibile osservare una stella che diventa buco nero, etrno e paziente, pronto a catturare ogni cosa; una stella che appare buia e dalla quale la luce si può solo intravedere; un astro accartocciato, come scomposto da una mano rabbiosa che ha voluto alterarne i contorni; un cielo sofferente, ferito dal passaggio del corpo celeste; una freccia, un senso unico, un segnale stradale che indica l’unica direzione percorribile; una mano insanguinata che diventa scia di una cometa che descrive la drammaticità di un’epoca. A Sukiya il passato e il presente si incontrano e si scontrano, vecchie e nuove comete colorano la pareti dipingendo un cielo stellato di grande suggestione. La mostra sarà aperta al pubblico per tutto il mese di dicembre così da costituire una ulteriore attrattiva durante le feste. EUGENIA DE GRAZIA [email protected] «Si tratta di un nuovo modello di programma culturale – ha precisato il vicesindaco Francesco Cicione – orientato alla sostenibilità e alla partecipazione per potere così costruire una città più solidale e coesa». Non mancheranno neanche quest’anno i saltimbanchi, i cantastorie e i mimi, ma i loro spettacoli saranno delocalizzati da Nicastro a Sambiase, a Sant’Eufemia, a San Pietro Lametino. Tra le tante iniziative di solidarietà fino al 23 dicembre nelle scuole e nelle piazze verranno raccolti giochi e oggetti che i bambini più fortunati vorranno donare a quelli più bisognosi. Lo scambio dei doni avverrà poi durante la festa di Babbo Natale e quella della Befana che vedrà i due personaggi arrivare in città per consegnare nella loro casetta, che verrà allestita all’interno del mercato coperto di piazza Botticelli, i doni ai bambini Lì dal 16 dicembre sarà anche disponibile la slitta di Babbo Natale che accoglierà i doni che i cittadini vi vorranno lasciare. La notte dell’ultimo dell’anno Lamezia diventerà poi in occasione del ‘Capodanno giovani’ una sorta di discoteca a cielo aperto. Verrà, infatti, allestito un grande palco sul corso Numistrano suddiviso per aree musicali tematiche. Dalla musica per famiglie, alla disco dance, alla musica revival. TIZIANA BAGNATO [email protected] la polemica Crimi:«Un market street non è un mercatino» Quello che la scorsa domenica è comparso su corso Giovanni Nicotera non era un mercatino di Natale, bensì uno street market, ovvero, un normale mercato, realizzato su richiesta degli stessi commercianti. A precisarlo è stato l’assessore alle attività produttive Giusi Crimi. Un intervento non casuale il suo ma che vuole rispondere alle polemiche sollevate da Fli. Sarebbe stata proprio la Cicas, la Confederazione degli imprenditori, commercianti, artigiani del turismo e dei servizi, ha spiegato l’assessore, a chiedere la possibilità di poter usufruire domenica del corso per riuscire in questo modo, a bloccare quell’emorragia di cittadini, e po- tenziali clienti, che si riversano nel fine settimana nei centri commerciali. E di fatto i due corsi della città sono stati pieni di gente dedita alle classiche ‘vasche’. Classiche e sempre più rare se si pensa che fino a prima dell’apertura dei centri commerciali la domenica si stentava a passeggiare a causa della moltitudine di famiglie, ragazzi, bambini e anziani, specie in prossimità dell’isola pedonale. Oggi, invece, la domenica il corso è desolato e purtroppo anche durante la settimana i negozi appaiono vuoti. Dare la colpa alla crisi sembra fuori luogo se si pensa che i centri commerciali sono, invece, sempre strapieni. (t.b) politica e istituzioni L’Udc : «La Giunta va azzerata perché non è all’altezza» Pressing dello scudocrociato sul primo cittadino in particolare sulla gestione dei tre ex comuni «Sembra quasi, che un problema di strabismo colpisca puntualmente gli amministratori di questa città, quando si tratta di armonizzare gli interventi nel rispetto di tutto il territorio lametino. Come se non fosse Lamezia un’unica e sola città, ma un territorio nel quale praticare ed accentuare differenze, come se si volessero punire o premiare i cittadini, in funzione di un progetto prestabilito». I quattro consiglieri Udc Francesco De Biase, Francesco Chirillo, Francesco Ruberto e Massimo Cristiano commentano così quella che secondo loro è una discrepanza di trattamento tra i tre ex comuni e anche tra i quartieri all’interno degli stessi. «Dagli interventi strutturali, passando per le opere pubbliche primarie o, come in questo caso alle semplici luminarie natalizie, non si capisce mai il perché la qualità del prodotto offerto ai cittadini sia diverso e disomogeneo o più o meno rappresentativo, accentuando di fatto una politica campanilistica sempre esercitata da questa amministrazione nelle iniziative – si legge in una nota - Lamezia sarà più forte quando il Governo della città, praticherà una più equa e mirata distribuzione dello sviluppo e delle risorse per far crescere, anche con piccoli ma significativi interventi, quei territori che da anni lamentano la mancanza di investimenti indirizzati allo sviluppo delle vocazioni naturali dei territori». «Prestiamo particolare attenzione ad alcuni assessorati che se ben gover- nati, potrebbero rappresentare idee di sviluppo e promozione, come nel caso specifico quello relativo alle Attività produttive». «Caro Sindaco – concludono gli esponenti dell’Udc - il regalo che vogliamo farti è quello di un consiglio spassionato. Vista la crisi imposta dal Pd locale e confermata dai tuoi autorevoli accompagnatori, dimostra alla tua maggioranza di avere il coraggio nelle scelte, azzerando una giunta non all'altezza del ruolo e delle aspettative di questa città». (t.b) MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 35 l’ora di Vibo Telefono: 0963.547589 - 45605 Fax: 0963.541775 Mail: [email protected] - [email protected] CALABRIA FILM FESTIVAL TENTATO OMICIDIO Claudia Cardinale incontra la stampa e apre la mostra > pagina 36 TROPEA Ragazza ferita La presunta autrice nega ogni addebito MILETO Oncologia, sindaci pronti ad azioni «anche eclatanti» > pagina 37 Piano strutturale Confronto tra ente e cittadinanza > pagina 38 > pagina 39 PRESUNTE INFILTRAZIONI MAFIOSE A sinistra il Comune di Nardodipace, il cui Consiglio è stato sciolto con decreto del Consiglio dei ministri su proposta del Viminale per presunte infiltrazioni mafiose. Stessa motivazione per la quale è stato deciso di mantenere per altri sei mesi la commissione prefettizia a Nicotera (a destra il Comune) Un consiglio comunale sciolto per sospette infiltrazioni mafiose, un altro al quale è stata applicata una proroga di scioglimento. Arriveranno i commissari a Nardodipace. Ci rimarranno ancora un po’ a Nicotera. Sono queste le decisioni assunte dal consiglio dei ministri che ieri ha accolto la proposta del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, «in considerazione - si legge in una nota della presidenza del consiglio - dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali». Con la medesima motivazione è stato prorogato lo scioglimento del civico consesso di Nicotera. Nel centro delle Serre vibonesi la commissione d’accesso fu spedita per la prima volta nel giugno 2008 dall’allora prefetto Ennio Mario Sodano; i lavori si conclusero dopo l’insediamento del prefetto Luisa Latella, che chiese al Viminale il commissariamento dell’ente; la pratica, però, giunta a Roma, finì nel nulla. La stessa Latella inviò nuovamente la «Infiltrazioni mafiose» Sciolto Nardodipace Provvedimento prorogato al Comune di Nicotera commissione nell’aprile scorso, anche alla luce dei risvolti scaturiti dalla maxioperazione “Crimine” che ha fatto luce sull’influenza della ’ndrangheta pure nel contesto politico di Nardodipace. La commissione d’accesso agli atti, dunque, ha prodotto una serie di documentazioni che hanno passato al setaccio gli atti amministrativi dell’ente, riprendendo, in sostanza, il lavoro interrotto dai loro colleghi precedentemente, ed archiviato dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni che così sintetizzava: «Dalla relazione in data 11 gennaio 2010 predisposta dal prefetto di Vibo Valentia per attualizzare il quadro conoscitivo degli elementi acquisiti nel corso delle attività di accesso, alla luce delle disposizioni introdotte dalla legge 15 luglio 2009 n. 49, non emergono elementi concreti, univoci e rilevanti tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi dell’ente». Le verifiche si erano concentrate su delibere, determine e altre pratiche amministrative adottate sin dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, dopo le elezioni del 27 e 28 maggio del 2007. Il sindaco Romano Loielo, alla testa della lista civica “Uniti per Nardodipace”, allora vinse con 552 voti pari al 54,2% dei consensi, superando Cosmo Rocco Salvatore Monteleone, che si attestò a 465 voti pari al 45,7%. Nardodipace, però, ripiombò nell’occhio del ciclone antimafia nel luglio 2010, quando scattò da Reggio Calabria la maxioperazione “Crimine”. Finirono in manette Rocco Bruno Tassone e Damiano Ilario Tassone, rispettivamente padre e primo cugino del vice- sindaco (poi dimessosi dalla carica) Romolo Tassone. Il padre considerato dagli inquirenti come il presunto capo della ’ndrina di Cassari, il cugino che si presentava al cospetto del boss di Siderno Giuseppe Commisso “u Mastru” qualificandosi come «sgarrista». Indagini, supportate da intercettazioni, che posero la lente d’ingrandimento ancora sul Comune di Nardodipace. Da qui la scelta della Prefettura di mandare la commissione d’accesso. La relazione stilata dal capo dell’Utg, Luisa Latella, questa volta evidentemente ha convinto il Viminale. Ora il provvedimento dovrà passare al vaglio del capo dello Stato per la firma che decreterà definitivamente lo scioglimento. Della primavera 2010 è invece lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera. La decisione di prorogare la permanenza della commissione prefettizia di altri sei mesi è scaturita, evidentemente, dalla necessità di effettuare un’ulteriore verifica, o meglio, di permettere - come avviene in questi casi - che il contesto politico e amministrativo raggiunga un grado di autonomia e indipendenza dalla possibile influenza di contesti criminali. Come si ricorderà, lo scioglimento era stato disposto a seguito di una relazione firmata dal prefetto Luisa Latella con la quale si evidenziavano delle anomalie sia in fase elettorale (elezioni vinte da Salvatore Reggio), con due liste ritiratesi negli ultimi giorni, che per quanto concerne alcune parentele che legavano consiglieri, assessori e anche qualche dipendente comunale ad affiliati al clan Mancuso. r.v. il confronto «Pronti alle azioni legali» Acqua e rifiuti, critiche e proposte delle associazioni A.A.A. Azione collettiva cercasi. Anzi, azione collettiva secondo atto. Perché le associazioni di categoria, quali la Codacons, la Adoc e la Unione nazione dei Consumatori, più la vicinanza attiva di alcuni cittadini espressione certamente di altrettanti cittadini e le associazioni presenti sul territorio, hanno deciso di dare seguito agli incontri promossi solo qualche settimana fa e relativi alle spinose situazioni dell’acqua e dei rifiuti su tutte, giudicate dai presenti «insopportabili e intollerabili». L’intenzione, dunque, sarebbe quella di agire per vie legali, giusto per smuovere le acque e tentare una sorta di offensiva di diritto, non tanto per inchiodare il Comune (o la Sorical) alle proprie responsabilità oggettive, quanto per capire a che cosa la cittadinanza sta andando incontro. Infatti, così come Claudio Cricenti del Codacons ha lasciato intendere, «a noi interessa avere innanzitutto delle garanzie certe sullo stato attuale dell’acqua ed il Comune non è altro che il primo soggetto di interfaccia con la popolazione». Pertanto, nella stessa serata di ieri i presenti hanno voluto sottoscrivere un documento formale di adesione collettiva al progetto, che verterà sostanzialmente su tre punti iniziali: restituzione indebito, eventuale risarcimento e richiesta erogazione della carta dei servizi. Un primo passo verso quella sorta di “autotutela” auspicata già nei primi incontri, che servirà come eventuale pretesto per «riprendere una coscienza generale sui propri diritti». Ovviamente la spinta decisiva sarà data dai cittadini, i quali, messi a conoscenza del- l’azione, tramite una catena informativa di vario genere potranno unirsi alle associazioni dei consumatori, rafforzandone di fatto l’azione stessa, secondo una sorta di metodo di coazione all’adempimento. Al comitato prettamente cittadino verrà poi affiancato un comitato di tecnici, ovvero delle professionalità ad hoc che serviranno per dare un valore aggiunto, poiché è molto importante in questa fase «presentarsi ad un ipotetico tavolo di concertazione con delle richieste basate su fatti concreti». E per «fatti concreti» le associazioni intendono delle perizie, delle controanalisi e dei confronti contrattuali, in modo da poter ribattere colpo su colpo ad eventuali giustificazioni di amministratori e dirigenti comunali. Sembra in definitiva che qualcuno stia preparando la “guerra” a palazzo “Razza”, ma in realtà, se si analizza seriamente la questione, quello che più sta a cuore a tutti i partecipanti e sottoscriventi dell’iniziativa popolare, è la «riappropriazione dei nostri diritti fondamentali». In tutti vi è la ferma consapevolezza di una ormai conclamata «inefficienza amministrativa», avvalorata soprattutto da quei «soliti e continui rimpalli di responsabilità tra Comune e Sorical» che non hanno fatto altro che alimentare dubbi sull’effettivo stato di potabilità delle acque vibonesi. Non resta così altro modo che muoversi nell’unica direzione possibile in questi casi, ovvero quell’organo super-partes che porta il nome di giustizia e che forse, a fronte di una lunga ed impervia “lotta di carte”, porterà ad una normalità di diritto tanto agognata dai cittadini. Angelo De Luca 37 MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 calabria ora V I B O Quello che inizialmente sembrava un caso di rivalità sentimentale ha assunto dei contorni differenti. Alla base del ferimento della studentessa 18enne di Fabrizia da parte di una sua amica, o presunta tale, vi sarebbero dei futili motivi. Una storia di parole dette e negate, di dicerie all’interno di un gruppo di ragazze, di amiche che, come spesso capita soprattutto a una certa età, si amano e si odiano. Tutto questo l’altro ieri sera è scaturito però in un episodio che poteva avere dei risvolti ben più gravi, e solo per miracolo non è stato così. Angela Dominelli, 22enne di Sorianello attualmente senza occupazione, avrebbe accoltellato alle spalle la sua amica, V.C., di 18 anni, al termine di una discussione violenta ed animata. Il fatto è accaduto intorno alle 19 in una traversa di corso Umberto I, a Serra San Bruno. I carabinieri della Compagnia di Serra, agli ordini del capitano Stefano Esposito Vangone, hanno raccolto tutti gli elementi utili, hanno ascoltato le testimonianze di chi ha assistito all’accaduto ed hanno quindi ricostruito la dinamica. La discussione tra le due sarebbe iniziata nella zona centrale della città, sul corso. Dopo i primi battibecchi la Dominelli avrebbe chiesto all’amica di spostarsi da un’altra parte, magari per evitare di fare assistere i passanti al loro animato incontro. Da qui si sarebbero recate vicino al negozio di telefonia delle sorelle della 18enne, situato nei pressi dell’arteria principale. Proprio le congiunte della giovane, insieme ad altre persone, avrebbero tentato di placare gli animi cercando di chiudere il diverbio. Ma ad un tratto, d’impulso, la Dominelli avrebbe estratto un coltello incendiati tre capannoni Notte di fiamme nel Vibonese INDAGINI Angela Dominelli, la 22enne arrestata dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno Ragazza accoltellata La presunta autrice nega ogni addebito Nuovi risvolti dalle indagini dell’Arma sferrando un fendente alle spalle di V.C. Negli attimi concitati tutti si sono preoccupati, ovviamente, di soccorrere la ragazza colpita allertando il 118. I sanitari sono quindi intervenuti ed hanno trasportato la vittima al nosocomio cittadino, dove le sono state prestate le prime cure. Subito dopo, però, ci si è resi conto che la ragazza necessitava di un intervento chirurgico per il quale è stata trasferita al “Pugliese” di Catanzaro, dove ora si trova ricoverata in prognosi riservata. Ma le sue condizioni, fortunatamente, non destano particolare preoccupazione. La giovane ora è cosciente, ma la ferita riportata all’emitorace sinistro aveva inizialmente preoccupato e non poco medici e familiari. Contemporaneamente i militari della locale stazione, guidati dal maresciallo Giuseppe Grillo, avviavano le ricerche individuando subito il presunto aggressore nella persona di Angela Dominelli. La ragazza, arrestata con le pesanti accuse di tentato omicidio e lesioni gravissime, ieri mattina è stata nuovamente interrogata dai carabinieri, ai quali, alla presenza del suo legale, l’avvocato Raffaele Masciari, ha sostanzialmente negato ogni addebito affermando di non ave- re colpito la sua amica. Le testimonianze raccolte dagli investigatori, invece, vanno in direzione opposta. Oltre alle sorelle della vittima, infatti, anche alcuni passanti avrebbero confermato quanto sostenuto dalle altre ragazze, ovvero che a colpire sia stata proprio Angela Dominelli. La quale, comunque, adesso si trova ristretta all’interno del carcere femminile di Reggio Calabria ed è in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Il caso, affidato al sostituto procuratore Michele Sirgiovanni, potrebbe dunque avere a breve dei risvolti. Giuseppe Mazzeo POMPIERI Una squadra di vigili del fuoco in azione Tre capannoni sono stati incendiati la scorsa notte in due diversi comuni del Vibonese. Il primo a San Gregorio d’Ippona, dove in località “Rinella” è stato dato alle fiamme il deposito di Michele Cullia, imprenditore edile di 47 anni del posto, contenente materiale cantieristico che si trova dietro la sua abitazione contro cui, fra l’altro, sono stati sparati sette colpi di pistola di grosso calibro contro una finestra. In quel momento in casa, una villetta videosorvegliata, fortunatamente non c’era nessuno. Un vero e proprio raid con inaudito accanimento. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco ed i militari dell’Arma della locale stazione diretti dal maresciallo Salvatore Fabio che ha aperto le indagini e spera, anche con l’ausilio delle telecamere, di risalire ai responsabili. Mentre gli altri due capannoni contenenti del fie- no, sono stati incendiati intorno alle cinque di ieri mattina a Spilinga, in località “Marrana” ed in località “Pietra Grande”, rispettivamente di proprietà di due agricoltori del posto: Pasquale Pugliese di 48 anni e Domenico Miceli di 58. Anche in questo caso vi è stato l’intervento dei vigili del fuoco, coordinati dal caposquadra Domenico Ferito, e dei carabinieri della locale stazione diretti dal maresciallo Antonio Di Carlo. E mentre per il primo caso si segue la pista del raket estorsivo, nel secondo caso l’ipotesi accreditata è quella della cosiddetta “mafia rurale”, termine coniato dal giornalista Michele Garrì e dall’ex senatore Saverio Di Bella, per indicare quella mafia che mira ad estromettere i contadini dalla loro terra per poi accaparrarsela a basso prezzo. r.v. la decisione Regge l’impianto accusatorio “Ragno”, il gip distrettuale conferma il carcere per i Soriano L’impianto accusatorio Il 25 novembre scorso, coregge anche davanti al gip me si ricorderà, sono finiti distrettuale. L’ordinanza di in manette Leone Soriano, custodia cautelare in carce- ritenuto il boss dell’omonire nei confronti di tutti i die- mo gruppo, i fratelli Carmeci fermati nell’ambito del- lo e Gaetano, i nipoti Carmel’operazione “Ragno”, emes- lo e Giuseppe, le cognate sa dal gip del tribunale di Vi- Graziella D’Ambrosio e Grabo Valentia, Cristina De Lu- ziella Silipigni ed il presunca, è stata confermata anche to picciotto Antonio Carà. Destinatari dal giudice della misura della distretI dieci soggetti fermo antuale di Cacoinvolti devono di che Francetanzaro dopo che dalrispondere pure sco Parrotta e Fabio Butl’ufficio del di associazione tafuoco, inigip del capomafiosa zialmente irluogo viboreperibili. nese gli atti erano stati trasferiti per Tutti devono rispondere competenza ai colleghi della delle accuse di associazione mafiosa, estorsione, tentata Dda. Il pm Giampaolo Bonin- estorsione, minaccia e dansegna, titolare dell’inchiesta, neggiamento tutti aggravati ha quindi riformulato al giu- dalle modalità e dalle finalidice la richiesta - ieri accol- tà mafiose, per un totale di ta - di custodia cautelare in quarantotto episodi crimicarcere per i presunti com- nali attribuitigli. I fermi eraponenti del clan Soriano di no stati eseguiti da circa cento carabinieri del comanFilandari. do provinciale, al termine di una lunga e corposa indagine condotta dai militari della Compagnia e della stazione di Vibo Valentia, al comando del capitano Stefano Di Paolo e del luogotenente Nazzareno Lopreiato, i quali avevano fatto luce su una serie impressionante di atti intimidatori, incendiari, di danneggiamento e di minacce rivolte anche a giornalisti e parlamentari. Dall’inchiesta emerge uno spaccato impressionante della realtà “controllata” dai Soriano. Un intero territorio oppresso da una cappa di sopraffazione alla quale nessuno doveva sottrarsi, pena conseguenze pesanti. Sotto scacco - secondo gli inquirenti - la “famiglia” aveva messo tutti, ogni comparto sociale ed economico dell’area. Dai titolari di bar e pasticcerie agli imprenditori. Dai meccanici e gommisti ai titolari di imprese edili e di ogni tipo. Una ragnatela, appunto, dalla quale era difficile districarsi. Leone Soriano Gaetano Soriano Carmelo Soriano Giuseppe Soriano Carmelo Giuseppe Soriano Antonio Carà Graziella D’Ambrosio Graziella Silipigni Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 9 Calabria . TAURIANOVA Smantellata dai carabinieri un’organizzazione che aveva messo radici nella frazione San Martino, storico feudo degli Zappia. Droga, usura ed estorsioni Scacco alla cosca Maio, 25 in manette Eseguiti ventuno fermi e quattro arresti. Irreperibile un solo indagato che attualmente si trova in Francia Paolo Toscano REGGIO CALABRIA Una nuova articolazione di ’ndrangheta. Una cosca vera e propria nata e cresciuta a San Martino di Taurianova, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, Un agglomerato che conta circa 1500 anime, da sempre considerato nella geografia mafiosa come un feudo degli Zappia. Negli ultimi anni, però, nella realtà dominata da una delle famiglie storiche della criminalità organizzata del litorale tirrenico reggino, grazie a un patto di non belligeranza ha messo radici la cosca Maio. È stata un’indagine dei Carabinieri a scoprire l’esistenza del nuovo sodalizio. Un lavoro sviluppato con il coordinamento sinergico della magistratura antimafia e di quella ordinaria ha permesso di ricostruire l’organigramma della struttura criminale, stabilendo ruoli e responsabilità dei singoli in ordine ai reati contestati. All’alba di ieri, con l’operazione “Tutto in famiglia”, i militari del comando provinciale dell’Arma hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo emesso dalla Dda di Reggio nei confronti di 21 indagati di appartenenza alla ’ndrangheta nella sua articolazione territoriale operante a San Martino di Taurianova e zone limitrofe. Nel medesimo contesto operativo è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Palmi a carico di cinque indagati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Tre sono finiti in carcere, una donna ai domiciliari. Irreperibile un solo indagati che attualmente si trova in Francia dove in passato, secondo l’accusa, aveva portato 130 chili di marijuana. I particolari dell’operazione sono stati forniti in conferenza Il gen. Lucio Nobili comandante interregionale dell’Arma ieri ha lasciato il servizio stampa dai procuratori di Reggio e Palmi, Giuseppe Pignatone e Giuseppe Creazzo, insieme con l’aggiunto della Dda Michele Prestipino, il comandante provinciale dell’Arma colonnello Pasquale Angelosanto, il suo vice, tenente colonnello Carlo Pieroni, il comandante del nucleo investigativo maggiore Michele Miulli, i capitani Ivan Boracchia e Giulio Modesti, il tenente Gianluca Ceccagnoli. Nel ricevere i complimenti dei magistrati per l’eccellente lavoro svolto dai suoi uomini, il colonnello Angelosanto ha voluto dedicare l’importante successo conseguito sul fronte della lotta alla criminalità organizzata al generale Lucio Nobili che prioprio ieri ha lasciato il servizio. Angelosanto ha sottolineato come il comandante interregionale dell’Arma si sia sempre speso per assicurato il necessario supporto al lavoro del comando provinciale reggino, così rendendo possibili brillanti risultati. L’attività d’indagine era stata avviata dai carabinieri della compagnia di Gioia Tauro nel mese di ottobre 2010 in seguito all’arresto in flagranza di un giovane di Rizziconi per la detenzione di circa 23 chili di marijuana. Ulteriori approfondimenti investigativi avevano consentito di individuare un sodalizio dedito allo spaccio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente e di accertare l’esistenza e l’operatività di una cosca della ’ndrangheta dedita anche all’usura e alle estorsioni ai danni di imprenditori e operatori commerciali. Il lavoro degli investigatori dell’Arma è proseguito, consentendo di approfondire gli aspetti strutturali e operativi della cosca facente capo alla famiglia Maio e di dimostrare che a San Martino di Taurianova esiste un “locale” di ’ndrangheta, costituita in “società”, con tanto di “società maggiore” e di “società minore”. Le attività di intercettazione hanno consentito di completare il quadro. Così ha trovato conferma che nella ’ndrangheta si entra attraverso il “battesimo”, il rito che da sempre costituisce la legalizzazione GLI INDAGATI SOTTOPOSTI A FERMO Gaetano Merlino, 85 anni; Giuseppe Panuccio, 80 anni; Michele Maio, 58 anni; Pasquale Hanoman, 46 anni; Francesco Hanoman, 21 anni; Pasquale Maio, 34 anni; Domenico Maio, 39 anni; Pasquale Garreffa, 73 anni; Domenico Cianci,26 anni; Carmelo Hanaman, 21 anni; Antonio Maio, 37 anni; Natale Feo, 66 anni; Giuseppe Francesco Maio, 38 anni; Stefano Nava, 22 anni; Michele Hanaman, 51 anni; Francesco Hanaman, detto “U Mutangaru”, 26 anni; Domenico Maio, 19 anni; Vincenzo Messina, 44 anni; Vincenzo Lamanna, 46 anni; Cosimo Tassone, 53 anni; Teresa Primerano, 48 anni. MISURA CAUTELARE Francesco Morabito, 43 anni; Martino Rettura, 28 anni; Pasquale Hanoman, 46 anni; Annamaria Rettura, 36 anni (collocata ai domiciliari); Domenico Stanganelli, 25 anni (risultato irreperibile). Giulio Modesti, Michele Miulli, Carlo Pieroni, Michele Prestipino, Giuseppe Pignatone, Giuseppe Creazzo, Pasquale Angelosanto, Ivan Boracchia e Gianluca Ceccagnoli degli associati. Gli inquirenti hanno riscontrato come per diventare ’ndranghetista è necessario il battesimo formale e che la permanenza nell’associazione, seguita da “azioni meritorie”, può determinare la progressione in carriera dell’affiliato nell’organigramma piramidale. La nuova cosca, come emerso dalle indagini, ripete lo schema organizzativo vigente nell’associazione criminale. In particolare è stato accertato che Michele Maio riveste il ruolo di capo società, Giuseppe Panuccio quello di capo ’ndrina, Gaetano Merlino ha la carica di capo crimine. Natale Feo è il contabile. Inoltre, sempre secondo quanto accertato dagli investigatori, Mi- chele Maio, Gaetano Merlino e Giuseppe Panuccio costituiscono la cosiddetta “copiata” di San Martino ovvero il triumvirato posto al vertice della società che sovrintendeva anche al rituale del battesimo dei nuovi associati. È emerso, anche, che della cosca farebbero parte Pasquale Hanaman, Michele Hanaman, Francesco Hanaman cl. ’90, Francesco Hanaman cl. ’85, Carmelo Hanaman cl. ’90, Pasquale Maio cl. ’77, Antonino Maio, Domenico Maio cl. ’92, Francesco Giuseppe Maio, Stefano Nava, Vincenzo Lamanna, Vincenzo Messina, Domenico Cianci, Pasquale Garreffa. I carabinieri hanno accertato che la cosca Maio si avvaleva della forza di intimidazione e della conseguente condizione di assoggettamento per dedicarsi all’attività di usura e alla commissione di altri reati come estorsioni, danneggiamenti, atti intimidatori in genere per conseguire illeciti profitti. Gli inquirenti attribuiscono all’organizzazione criminale cresciuta in tempi recenti a San Martino di Taurianova livelli di estrema pericolosità. In sede di intercettazioni telefoniche e ambientali sono state acquisite importanti indicazioni relative alle vittime, ai soggetti partecipi alle operazioni di illecito finanziamento, al capitale finanziato e agli interessi maturati fino all’80%. Complessivamente sono stati accertati cinque episodi di usura. Ma è convinzione degli inquirenti, e lo sviluppo delle indagini potrà eventualmente darne conferma, che il fenomeno era di maggiori dimensioni. Un’altra fonte di introiti era legata alle estorsioni. La cosca Maio conseguiva denaro e altre utilità economiche con minacce e violenza, in genere imponendo il versamento di somme ma non disdegnando di farsi consegnare parte del frutto dell’attività da commercianti, imprenditori e proprietari terrieri. In numerose conversazioni si parla di “percentuali” sulle attività economiche svolte dai privati. Ma ci sono anche casi in cui si parla di riscossione di somme non dovute con l’accortezza di usare un lin- guaggio criptico con termini quali “busta”. L’inchiesta nel suo complesso ha certificato l’esistenza di un vero e proprio sistema estorsivo legato ad un forte clima di intimidazione sui residenti o che si trovavano, per qualunque motivo, ad operare nel territorio di San Martino di Taurianova. Secondo gli inquirenti la cosca Maio esigeva dalle imprese aggiudicatarie di lavori pubblici un “pizzo” pari al 2 - 3 % del valore complessivo dell’appalto, mentre produttori di arance e proprietari di terreni agricoli dovevano versare una parte della loro produzione quale corrispettivo per la “guardiania” assicurata dall’organizzazione criminale. 23 Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 . Calabria Un finanziamento di 52 milioni (regionale al 50%, per il resto risorse Por e nazionali) per la realizzazione di otto poli ad alto contenuto tecnologico La Calabria scommette sull’innovazione Coinvolte 348 imprese, saranno assorbiti 80 ricercatori. Si va dai beni culturali all’agroalimentare Andrea Celia Magno CATANZARO Finanziamenti per 52 milioni e mezzo di euro, 348 imprese coinvolte, l’assunzione di 80 ricercatori. Sono i numeri degli otto poli d’innovazione tecnologica in Calabria. Per metà finanziati dalla Regione, quelli che si propongono di diventare - da qui a tre anni - i nuovi centri catalizzatori di ricerca e innovazione sul campo, si avvarranno del coordinamento di “Calabria innova” e della supervisione del dipartimento Cultura di Palazzo Alemanni. Si punta, inoltre, ad attirare imprese pronte a investire sul fronte della ricerca applicata. I finanziamenti regionali ammontano a 26 milioni 133 mila euro e fanno parte dei 509 milioni complessivi da destinare alla ricerca, tra fondi ministeriali e Por. Si tratta di somme ingenti che, almeno in parte, verranno dirottate sull’istruzione, come ha assicurato l’assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri presentando gli otto poli d’innovazione durante una conferenza stampa a Catanzaro. Ad affiancarlo era presente il direttore generale del dipartimento Cultura di Palazzo Alemanni, Massimiliano Ferrara, mentre in sala sedevano i responsabili degli otto soggetti vincitori dei bandi. «Per la prima volta si parla di ricerca in termini concreti – ha affermato Caligiuri – e si pensa alla Calabria come la terra dell’economia emergente che può essere capace di superare i limiti del passato. Con l’istituzione dei poli tecnologici d’innovazione si aprono grandi opportunità, ma allo stesso tempo c’è una grande responsabilità da parte dei soggetti attuatori che dovranno considerare i fondi come uno start-up per crescere, senza fermarsi alla sola fase di partenza». Ferrara ha sottolineato come la scelta di finanziare la ricerca applicata dei poli d’innovazione faccia parte «di un’azione sistematica più ampia volta a creare un sistema regionale che possa dare nuovo slancio e far uscire, allo stesso tempo, la ricerca dai limiti strettamente accademici. Gli otto poli d’innovazione costituiscono gli otto nodi di una rete che dovrà supportare quelle imprese che, in seguito a un ulteriore bando, vorranno giun- gere in Calabria per immettere capitale di rischio da finalizzare nella ricerca applicata. Solo così si potrà rispondere alla sfida della competitività per le nostre imprese e, di rimando, per le nostre Università, che potranno “esternalizzare” nuove figure professionali. A tal fine – ha concluso - i master e i dottorati di ricerca saranno orientati agli sbocchi lavorativi che si creeranno con lo sviluppo dei nuovi poli innovativi». I settori produttivi coinvolti sono diversificati: si va dalla tutela dei beni culturali (restauro, diagnostica e fruizione dei beni artistici calabresi) alle filiere agroalimentari di qualità (per implementare la comunicazione e l’informazione sui prodotti agricoli d’eccellenza); dallo sviluppo delle tecnologie della salute alle energie rinnovabili. Sono previste, inoltre, collaborazioni con importanti istituzioni scientifiche a carattere nazionale e internazionale: bastino, per fare un esempio, la partnership con l’Università di Oxford per quanto riguarda le tecnologie dell’informazione, quella con l’Istituto Max Planck per le tecnologie della salute, o con il Cnr per le filiere agroalimentari. Nello specifico gli otto poli d’innovazione sono dedicati a: Trasporti, logistica e trasformazione, gestito dalla società “Logistica, ricerca e sviluppo”, che coinvolge 22 imprese per un importo di poco più di 4 milioni di euro; Tecnologie della salute (“Biotecnomed”, 46 imprese, 9 milioni 993 mila); Beni culturali (“Cultura e innovazione”, 36 imprese, 8 milioni 600 mila); Tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni (“Ict sud”, 25 imprese, 5 milioni 763 mila); Filiere agroalimentari di qualità (“Agrifoodnet”, 62 imprese, 7 milioni 710 mila); Energie rinnovabili, efficienza energetica e tecnologie per la gestione sostenibile delle risorse ambientali (“N.e.t.”, 66 imprese, 10 milioni); Tecnologie dei materiali e della produzione (“Calpark”, 54 imprese, 3 milioni 625 mila); Risorse acquatiche e filiere alimentari della pesca (“Nautilus”, 35 imprese, 2 milioni 514 mila). A margine della conferenza stampa, Caligiuri ha annunciato la visita del ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Francesco Profumo, il prossimo 16 dicembre a Lamezia Terme. Il maltempo di novembre in Calabria Lo stato di emergenza deliberato dal Governo CATANZARO. Il Consiglio dei mi- L’assessore Mario Caligiuri e il dg del dipartimento Cultura Massimiliano Ferrara ta dal Governo, il Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti e il sottosegretario alla protezione civile Franco Torchia hanno espresso soddisfazione. «Un provvedimento necessario – hanno commentato – quello deliberato oggi dal Consiglio dei Ministri che dimostra la sensibilità e l’attenzione del Governo verso la nostra regione». Altri stati d’emergenza sono stati prorogati per consentire il completamento delle operazioni di ripristino in Umbria per il terremoto del 2009, per problemi legati al traffico nei Comuni di Treviso e Vicenza e nel tratto autostradale Quarto d’Altino-Trieste e raccordo Villesse-Gorizia, nonchè per l’adeguamento dei sistemi di depurazione nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno. CATANZARO Conferiti prestigiosi riconoscimenti in occasione dell 150. anniversario dell'Unità d'Italia Il Mibac premia la musica popolare calabrese Romana Monteverde CATANZARO Un progetto lungo un anno nato dalla volontà di decretare la musica popolare amatoriale come forma di storia, testimonianza di un passato che racconta le gesta e le fatiche di un popolo che con questi suoni ha saputo valorizzarsi e crescere. In tal senso, in occasione dei festeggiamenti per il 150. anniversario dell'Unità d'Italia, il ministero per i Beni e le Attività culturali ha realizzato un censimento istituzionale dei circa 16mila tra bande musicali, cori e gruppi di musica popolare e folklorica esistenti su tutto il territorio nazionale, riconoscendoli, in collaborazione con i Comuni, come organizzazioni di interesse nazionale. Ieri, a Catanzaro, 19. tappa di questo tour per lo stivale che avrà conclusione domani Gli amministratori e alcuni rappresentanti dei complessi bandistici sul palco dell’auditorium con l'appuntamento in Sicilia, il Mibac, nella persona del suo dirigente e promotore dell'iniziativa Antonio Corsi, ha ufficialmente consegnato gli attestati ad ogni singola realtà culturale presente nella regio- Statti (Confagricoltura) chiede correttivi NARDODIPACE Decisione del Governo La manovra colpisce il comparto agricolo Infiltrazioni mafiose Sciolto il consiglio CATANZARO. «Con il decreto “Salva Italia” l'aumento della tassazione arriverà fino al 300 per cento. Un vero colpo al cuore per l'agricoltura, che vuole contribuire a sanare i conti del Paese, ma non potrà farlo se verrà condannata a morte». Questo il giudizio del presidente di Confagricoltura Calabria, Alberto Statti, sulla manovra economica. Con il decreto varato dal Governo, ad esempio, verrà anticipata dal 2014 al 2012 l’applicazione della nuova imposta municipale (Imu, che sostituisce l’attuale Ici); per i terreni agricoli la base imponibile è determinata applicando al reddito dominicale (rivalutato del 25%) un moltiplicatore pari a 120, rispetto al valore precedente di NARDODIPACE. Il consiglio co- 75. L’incremento è pari al 60%; inoltre è disposto l’assoggettamento all’Imu per i fabbricati rurali, che con la normativa Ici si consideravano inclusi nella base imponibile dei terreni. «Viene da chiedersi – afferma Statti – quale scenario di sviluppo si prefiguri per il settore primario, soprattutto per il Sud. Ribadisco con forza la richiesta già avanzata al Governo e al Parlamento dal nostro presidente Guidi di correggere urgentemente questo aspetto penalizzante della manovra. Sottolineo, infine – conclude Statti – che ho già provveduto, assieme al componente calabrese della Giunta nazionale di Confagricoltura Nicola Cilento, a interessare i parlamentari calabresi di entrambi gli schieramenti». nistri, riunito sotto la presidenza del presidente del Consiglio sen. Mario Monti, ha deliberato lo stato d’emergenza nei territori delle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone. In tal modo saranno consentiti i necessari interventi a seguito dei danni provocati dagli eventi atmosferici eccezionali del 22 e 23 novembre scorsi. Come si ricorderà i nubifragi di quei giorni su diverse sone della Calabria hanno determinato danni ingentissimi. A Catanzaro, la città più colpita, si è registrato anche un morto, un carrozziere rimasto seppellito dalle macerie del capannone nel quale si trovava e sul quale si era abbattuto un muro scalzato da uno smottamento. Appresa la decisione adotta- munale di uno dei più piccoli centri della provincia di Vibo Valentia è stato sciolto «in considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali». Lo ha disposto ieri il consiglio dei ministri, accogliendo la proposta del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. Quella conclusasi ieri, era la terza procedura avviata nei confronti del Comune di Nardodipace dopo che, nell’aprile dello scorso anno, un decreto dell’allora ministro Roberto Maroni aveva disposto l’archiviazione dell’ispezione non essendo emersi elementi che lasciassero presagire un condizionamento dell’attività amministrativa. Il sindaco Romano Loielo ha appreso nella serata di ieri delle determinazioni del Consiglio dei ministri. Al telefono è parso piuttosto fatalista: «Era questo il terzo tentativo – ha dichiarato – di imporre lo scioglimento del consiglio comunale e stavolta sembra ci siano riusciti. Non credo che in Calabria e in provincia di Vibo Valentia ci siano tutte queste infiltrazioni mafiose nei comuni e ancor meno credo ai commissari-sceriffi. Analizzeremo – ha aggiunto – le motivazioni che stanno alla base di questo scioglimento e, se sarà il caso, procederemo a impugnarle». La commissione d’accesso aveva iniziato i suoi lavori lo scorso 15 aprile, raccogliendo l’input del prefetto Luisa Latella. ne. Alla cerimonia di consegna erano anche presenti: Benito Rippoli, presidente nazionale della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, il segretario generale, Franco Megna, il presidente del comitato regionale, Michele Putrino e l'assessore comunale alla cultura, Nicola Armignacca. Questi i gruppi che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento: Calabria Citra, I Ca- labrisella Choros Jper, I nuovi zampognari, Città di Verbicaro, I Briaticisi, Città di Tropea, Gli Asprumunti, Nicastru Cabballa, I na vota jeri accussi, I canterini di Serrastretta, i Castaci, i piccoli di Isola dei diosensi, la Compagnia Teatrale Lazzaro, I Calabriselli, I Truk ballezz, gli Amici del Falk, i Miromagnum, Città di Vibo Valentia, la Calabrisella, i Paraphonè, I Strinari, le Chiazzarole di Tropea, i Mattanza, i Canterini di Lazzaro, i Castagnari, A funtaneddha, I Castruvviddari, I campati, Città di San Onofrio, Città di Catanzaro, Gruppo dei Due Mari, gli Erotria, Coro del Pollino, Città di Castrovillari, i Pannacchieddha di San Stustisa. Tre poi, i finalisti del concorso nazionale, che si esibiranno il giorno di Natale a Roma: la Banda Città di Amantea, il gruppo Proloco del Pollino e la Corale di Salerno. 31 Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 Cronaca di Reggio . Su rinvio della Cassazione in Corte d’appello il nuovo giudizio contro il clan Serraino Eseguito un provvedimento del gip Maltrattava e violentava Processo Maremonti, il pg Mollace chiede la conferma delle 11 condanne la convivente, giovane Il “problema” del diverso esito registrato in abbreviato e ordinario Paolo Toscano Undici condanne da confermare. La richiesta è stata formulata dal sostituto procuratore generale Francesco Mollace a conclusione della requisitoria nel troncone degli abbreviati del processo “Maremonti” che, su rinvio della Cassazione, si sta celebrando davanti alla Corte d’appello presieduta da Iside Russo. Il rappresentante dell’accusa ha chiesto la conferma delle condanne inflitte nel precedente processo a Vincenzo Cento (3 anni e 4 mesi), Andrea Foti (2 anni e 4 mesi), Pasquale Libri (4 anni e 8 mesi), Antonino Morabini (3 anni e 4 mesi), Antonio Rosmini (4 anni e 8 mesi), Francesco Russo (3 anni e 4 mesi), Domenico Sconti (3 anni e 4 mesi), Demetrio Serraino (4 anni e 8 mesi), Domenico Suraci (3 anni e 4 mesi), Antonino Tomaselli (3 anni e 4 mesi), Angelo Tomasello (3 anni e 4 mesi). Il processo “Maremonti” era nato da una vecchia inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulle attività del clan Serraino. L’annullamento della precedente decisione d’appello era stato disposto dalla quarta sezione della Cassazione. Accogliendo il ricor- Il sostituto procuratore generale Francesco Mollace so presentato dagli avvocati difensori, la Suprema Corte aveva annullato con rinvio la sentenza emessa il 9 luglio 2003 nei confronti di quanti erano stati giudicati conl rito abbreviato. Lo stesso giorno la Corte d’appello reggina, in composizione diversa, si era Alla base ci sono pene per complessivi 40 anni di reclusione La deposizione del funzionario di Polizia “Eremo 2008”, Trotta parla del narcotraffico Prosegue l’istruttoria dibattimentale nello stralcio del processo “Eremo 2008” in corso di celebrazione davanti al Tribunale (Olga Tarzia presidente). Ieri, il vicequestore Diego Trotta è stato chiamato a deporre sugli esiti delle indagini condotte dalla sezione narcotici della squadra mobile tra il 2005 ed il 2008, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia reggina. L’operazione “Eremo 2008” era scattata l’8 aprile del 2010 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Adriana Trapani a carico di 63 dei 165 indagati per reati in materia di narcotraffico. In particolare, oltre l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, venivano contestati la vendita, la detenzione, il trasporto e la cessione illecita di cocaina, eroina, hashish e marijuana. Il vicequestore Trotta ha ricordato come l’attività d’indagine si è sviluppato con l’uso di presidi tecnologici, sofisticate intercettazioni ambientali e telefoniche, attività operative di vigilanza e appostamento. Il funzionario della Polizia di Stato ha riferito che le investigazioni riguardarono un traffico di sostanze stupefacenti gestito da un’associazione per delinquere strutturata gerarchicamente e dotata di un ottimo livello di organizzazione e carattere di stabilità, articolata in potenti, abilissime e agguerrite consorterie criminali di narcotrafficanti, sovente “consorziate” tra loro, prevalentemente operanti tanto nel capoluogo reggino, quanto nel versante jonico della provincia, con significative proiezioni nelle province di Cosenza, Messina Torino e Milano.(p.t.) Aggiornamento professionale in Questura Conferenza di D’Ascola su armi, abusi e stalking Nico D’Ascola Interessante conferenza tenuta ieri in Questura da Nico D’Ascola, avvocato e ordinario di Diritto Penale presso la Facoltà di Giurisprudenza della Mediterranea. Uso legittimo delle armi, mezzi di coazione fisica e nuova normativa in materia di stalking sono gli argomenti posti all’attenzione della numerosa platea di appartenenti alla Polizia nell’ambito delle giornate di aggiornamento professionale dedicate alle tematiche di interesse generale. L’incontro ha fornito l’occasione per un arricchimento del bagaglio professionale degli operatori di polizia che quotidianamente si confrontano con gli aspetti approfonditi da Nico D’Ascola, nella consapevolezza che attraverso una solida preparazione si può rendere un utile servizio alla collettività. pronunciata invece per gli imputati per i quali si procedeva con il rito ordinario. I giudici di secondo grado avevano ritenuto insussistente l’imputazione di associazione mafiosa, assolvendo tutti, compreso l’imputato principale. I difensori di quanti avevano scelto l’abbreviato si erano rivolti alla Cassazione facendo rilevare la diversità nel metro di giudizio, sostenendo che non era possibile adottare due pesi e due misure tenuto conto che i due filoni dell’or- dinario e dell’abbreviato avevano la stessa matrice. Dopo l’annullamento disposto della Cassazione era iniziata la battaglia dei difensori, durata alcuni anni, per arrivare alla fissazione del nuovo processo. E una volta iniziato, il secondo giudizio d’appello, si è registrata la richiesta da parte dell’accusa di sentire in aula il pentito Lorenzo Federico. La Corte, però, ha non ha accolto la richiesta. Ieri, dunque. si è passati alla discussione. Il sostituto procuratore generale Mollace ha sviluppato la sua requisitoria sul piano squisitamente tecnico affermando che la sentenza del troncone ordinario del processo non poteva estendersi in automatico al troncone degli abbreviati. Il pg ha aggiunto che la Cassazione aveva invitato a procedere alla prova di resistenza o indifferenza, ovvero se la decisione in abbreviato, alla luce di quella in ordinario, andava confermato. E il rappresentante dell’accusa ha concluso per la conferma. Nella discussione sono poi intervenuti gli avvocati Aurelio Chizzoniti, Maurizio Punturieri, Enzo Caccavari e Domenico Putrino. Il processo è stato aggiornato per gli interventi degli altri difensori. arrestato dalla Polizia Maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei confronti della convivente. Sono i i reati che hanno portato in carcere A.G., 32 anni. È stato il personale della terza sezione “Reati contro la persona, in danno dei minori e reati sessuali” della squadra mobile della Questura a dare esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale cittadino. Il provvedimento restrittivo è stato emesso su richiesta della Procura, basata sulla ricostruzione fatta dagli investigatori della Polizia che hanno delineato un vissuto caratterizzato da un crescendo di vessazioni fisiche e morali che sarebbero state messe in atto da A.G. nei confronti di M.E., la convivente. Una convivenza turbolenta iniziata nel 2007 e contrassegnata, secondo quanto accertato dal personale della terza sezione della squadra mobile, da una crescente aggressività dell'arrestato nei confronti della compagna. L’uomo non avrebbe esitato a trasformare la conviven- te come una reclusa, ada aggredirla e sottoporla a un controllo asfissiante. La donna esasperata dai continui maltrattamenti, nel 2008 è stata inserita in un centro di accoglienza. Tuttavia, raggiunta telefonicamente dal compagno, apparentemente pentito delle malefatte, M.E. ingenuamente aveva ripreso la convivenza. Ma appena dopo un mese c’era stata la ripresa di violenze e maltrattamenti. La drammatica vicenda denunciata dalla donna, ha reso necessario l’allontanamento della stessa dall’ambiente domestico e il suo conseguente collocamento in un centro di accoglienza cittadino. La minuziosa ricostruzione della vicenda operata dagli investigatori della Polizia, nonché le ipotesi investigative formulate, sono state pienamente recepite dall’autorità giudiziaria procedente, nell’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere, con la contestazione dei reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.(p.t.) In breve BILANCIO Conferenza di Berna sui conti del Comune Questa mattina alle 10, all’Ufficio Finanze e Tributi del Cedir, l’assessore al Bilancio Demetrio Berna e il dirigente Cuzzola terranno un “forum” con i giornalisti in merito ai chiarimenti richiesti dalla Corte dei Conti sul Bilancio di previsione. 50&PIÙ FENACOM Ecco il programma del nuovo anno L’Università dell’età matura 50 & Più Fenacom terrà una conferenza per annunciare i programma delle attività previste nel calendario del nuovo anno. L’incontro si terrà domani alle undici nei locali della Confcommercio di via Castello. CONFERENZA STAMPA Il Centrosinistra e il Bilancio Si terrà oggi alle 10.30 a Palazzo San Giorgio la conferenza stampa del Centrosinistra sul bilancio comunale. Alla luce della deliberazione della Corte dei Conti gli esponenti dell’opposizione metteranno l’accento sulle “irregolarità” del documento. 32 Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud 33 Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 Primo Piano Primo Piano . . LA CONFERENZA STAMPA L’indagine dei Carabinieri parte da un reato ordinario e, grazie alle intercettazioni, incastra una potente organizzazione criminale IL PROFILO Sentenze e informative ripercorrono il ruolo della consorteria mafiosa Dai primi passi della ’ndrangheta una storia criminale mai tramontata La sinergia tra Dda e Procura di Palmi favorisce la scoperta della cosca Maio «La famiglia Zappia non è mai morta, ha operato sotto le ceneri» Domenico Malara REGGIO CALABRIA Prestipino: a San Martino di Taurianova c’era un “patto” con il gruppo riconducibile agli Zappia Tonio Licordari REGGIO CALABRIA Dal reato ordinario spesso spuntano elementi di prova che possono condurre ad un reato di 'ndrangheta. L’ultimo esempio arriva dall’indagine sinergica tra la Procura di Palmi e la Dda di Reggio che praticamente smantella la presunta cosca Maio di San Martino di Taurianova. L’operazione, che vede in prima linea i Carabinieri, viene spiegata dal capo della Dda di Reggio Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, dal procuratore della Repubblica di Palmi Giuseppe Creazzo, dal comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Pasquale Angelosanto, e dal comandante della compagnia di Gioia Tauro, il capitano Ivan Boracchia. Durante la conferenza stampa che si svolge alla caserma Caccamo, sede del Comando provinciale, il dott. Prestipino mette in risalto un particolare: «Le intercettazioni servono anche per i reati ordinari perché a volte portano a risultati sorprendenti». In questo caso ci sono 21 fermi relativi all’indagine della Dda che riguarda la presunta cosca Maio e 5 arresti della Procura di Palmi, la cui inchiesta, come vedremo, ha avuto sviluppi clamorosi. Il procuratore Giuseppe Pignatone si limita alla premessa, dando un pubblico riconoscimento all’Arma dei Carabinieri per questa nuova operazione che smaschera l’organizzazione criminale di San Martino di Taurianova. Il percorso è articolato: «Dagli stupefacenti si passa alle estorsioni, all’usura, all’associazione». Inoltre il capo della Dda rimarca «la collaborazione fluida e scontata con la Procura di Palmi che da tempo porta a risultati evidenti». Ci si addentra nell’inchiesta attraverso il racconto del dott. Giuseppe Creazzo che illustra la prima parte dell’operazione, quella legata ai reati ordinari. «Nel mese di ottobre del 2010 – dice – viene arrestato un pregiudicato di Rizziconi sorpreso con 23 chili di marijuana. Procura e Carabinieri non chiudono il caso e così attraverso intercettazioni, appostamenti e perquisizioni si scopre, in tempi rapidi, che esiste un vera e propria attività: la marijuana viene coltivata, essiccata e immessa nel mercato clandestino degli stupefacenti. Si può parlare di vero e proprio sodalizio. Un soggetto, collegato a questo gruppo, viene intercettato all’estero con 130 chili di marijuana». «Qui finisce il nostro compito – conclude il dott. Creazzo – ed entra in azione la Dda. Chiaramente i cinque arrestati, su nostra richiesta, dal Gip del Tribunale di Palmi, fanno parte di questo sodalizio e debbono rispondere di detenzione e spaccio di stupefacenti». Da questa indagine i Carabinieri accertano l’esistenza della presunta cosca di San Martino di Taurianova. La parola passa al procuratore aggiunto, dott. Michele Prestipino, il quale sottolinea: «Siamo di fronte al valore delle intercettazioni anche per un reato comune quando esistono fondati sospetti che dietro ci sia dell’altro». E secondo gli inquirenti l’inchiesta di Palmi era la punta di un icerberg. «Andando in profondità – sottolinea Prestipino – è venuta fuori la realtà di una cosca in piena regola che controllava una parte del territorio di San Martino e zone limitrofe, operando soprattutto nel settore delle estorsioni e dell’usura. Da un’intercettazione si rileva che una persona taglieggiata ha pagato, spontaneamente, un pizzo superiore alla media richiesta (il due per cento). Ciò dimostra la forza dell’influenza di questo clan che fa capo a Michele Maio, il capo società». Il dott. Prestipino, nel ricordare che all’indagine ha collaborato attivamente «la collega Giulia Pantano», si sofferma sulla celerità del lavoro investigativo, da ottobre 2010 a oggi. «La decisione di intervenire con il fermo dei 21 indagati – spiega – si giustifica con la fuga di notizie sull'indagine. Ai componenti della cosca Maio erano giunte soffiate sull'inchiesta in corso. Inoltre erano stati avvisati di essere intercettati». Rispondendo ad una domanda fatta da un collega, il dott. Prestipino risponde che «non si è ancora riusciti a sapere da dove sarebbe partita la soffiata». «Stiamo comunque indagando», aggiun- Il procuratore aggiunto Prestipino ge». Come è stato pure confermato che c'è una persona ricercata all’estero. Prima di questa indagine si sapeva che la 'ndrina dominante a San Martino di Taurianova era la presunta cosca Zappia. A tal proposito è opportuno ricordare che nel famoso summit di Montalto (ottobre 1969) scoperto dalla Polizia (e in particolare dall’audace maresciallo Gregorio Anello) era proprio l’anziano Peppe Zappia di San Martino di Taurianova il “presidente”. Allora, per la cronaca, vennero tutti identificati e arrestati (erano circa sessanta, in rappresentanza di tutte le ‘ndrine della provincia). Su Peppe Zappia, ucciso in un agguato assieme al figlio il 6 gennaio 1993, dopo essere sfuggito a ben tre attentati, riferiamo nella pagina accanto. Tornando all’attualità, il dott. Prestipino conferma che a San Martino è sempre presente la cosca Zappia, la quale però, secondo quanto risulta dalle indagini, non si pesta i calli con quella di Maio. Prestipino parla di “patto collusivo”. O meglio di patto di non belligeranza. «Che questa dei Maio – osserva il procuratore aggiunto della Dda reggina – sia un’associazione di 'ndrangheta non vi sono dubbi: esiste una vera e propria gerarchia, vengono osservati i rituali mafiosi, “battezzati” i nuovi adepti». Stupefacenti, usura, estorsioni. Questo il principale triangolo dei reati. «La cosca Maio – conclude Prestipino – taglieggia i commercianti, le imprese che operano nel pubblico e nel privato e persino quelli del settore agricolo. Chiaramente l’indagine non finisce qui. Ci saranno altri passaggi che riguardano anche coloro che hanno pagato il pizzo senza denunciare». La conferma che c'è una persona ricercata all’estero arriva dalle parole del colonnello Angelosanto, il quale fa una rivelazione di carattere umano: «I Carabinieri di Reggio con questa operazione hanno voluto fare un omaggio al generale Lucio Nobile, comandante interregionale Sicilia-Calabria, che proprio oggi (ieri per chi legge ndr) va in in pensione. Un grazie per il sostegno che ci ha sempre dato». Il capitano Ivan Boracchia, infine, si sofferma sull'importanza di un’operazione che “disarticola” la cosca Maio e sottolinea come a San Martino, una frazione di Taurianova di poco più di 1500 abitanti, convivono due 'ndrine che intendono controllare il territorio. Ma lo Stato è arrivato, la presunta cosca Maio è stata scoperta e non potrà più operare (ammesso che riuscirà a farlo) nel silenzio. Pasquale Maio lascia la caserma e viene accompagnato in carcere Pasquale Maio Annamaria Rettura Michele Maio Giuseppe Panuccio Domenico Maio Stefano Nava l’uomo ha più figli maschi, non si è in grado di dare un nome ed un volto a questo soggetto), cui aveva anche lasciato il denaro, facendosi firmare un documento quale ricevuta. Di questa circostanza ultima però, evidentemente, Gaetano non era stato informato, sicchè successivamente aveva contestato ad HaUna delle piste seguite dagli investigatori porta a circoscrivere l’episodio di un prestito a tassi usurai Domenico Ciancio I RETROSCENA DELL’INCHIESTA Il clan storico e l’emergente “bastarda” decine di affiliati in una piccola frazione Francesco Hanaman Martino Rettura Pasquale Gareffa Domenico Maio Natale Feo Gaetano Merlino Usura, più finanziatori per un prestito molto “salato” cettazioni ambientali a rafforzare le tesi degli inquirenti. Tra questa una in particolare immortala una conversazione considerata decisiva ai fini dell’accusa: «Durante quella conversazione, Hanoman Pasquale riferiva a Panuccio Gaetano di essersi recato a casa di Gaetano (identificato dalla polizia giudiziaria in Merlino Gaetano) proprio per parlare dei proventi dell’usura. Si evince peraltro che, quel giorno, Hanoman non era riuscito ad incontrare Gaetano e che aveva quindi parlato con il figlio (in mancanza di ulteriori indicazioni e atteso che Giuseppe Francesco Maio Michele Maio scortato da due carabinieri scende le scale del comando provinciale dell’Arma L’INCHIESTA RIVELA UN EPISODIO CHE VEDE PROTAGONISTI ALCUNI INDAGATI COINVOLTI NELL’OPERAZIONE REGGIO. Tra gli episodi ricostruiti dall’inchiesta c’è un caso che gli investigatori considerano riconducibile al reato di usura. «In un caso risulta provata la compartecipazione di Hanoman Pasquale, Panuccio Giuseppe e Merlino Gaetano – scrivono i magistrati – in un fatto di usura ai danni di un soggetto, ancora da identificare compiutamente, cui è stata prestata una somma complessiva di euro 50.000,00 e con il quale è stata pattuita la restituzione di una somma pari quasi al doppio del mutuo operato». Sono le inter- (FOTO ATTILIO MORABITO) noman di non avergli portato tutto il denaro pattuito. Alle rimostranze dell’uomo, Hanoman gli aveva però esibito la ricevuta controfirmata dal figlio e Merlino, solo allora, riconosciutane la grafia, si era scusato con lui per aver dubitato della sua correttezza ed onestà («Quando poi lui ha visto il biglietto si è reso conto, “allora qua compare Pasquale si è comportato …». Secondo i magistrati «i termini contabili utilizzati dagli interlocutori, anche in questo caso non lasciano margine di interpretazione alcuno circa la natura illecita dell’attività finanzia- ria. (...per non pagare tutti gli interessi, ma sapete quando lui si è fatto convinto? Quando io gli ho mostrato il biglietto di trenta più sei, trentasei, più dieci che suo figlio sapeva quarantasei e più quattro che glieli ho dati io e sono cinquanta, “allora qua il fatto è vero”,erano novanta, i quaranta …). Dai calcoli che Pasquale Hanoman ha fatto con Panuccio si comprende abbastanza agevolmente che in quel caso specifico il prestito elargito nelle mani del soggetto usurato era stato di 50.000,00 euro. Il tenore assolutamente espli- cito della conversazione peraltro ha permesso anche di accertare il nominativo dei soggetti risultati “finanziatori” dell’illecita operazione». Ecco il calcolo ricostruito dai carabinieri: «La somma era stata infatti finanziata in gran parte da Merlino Gaetano (30.000,00 + 6.000,00 per un totale di euro 36.000,00); in parte dal figlio che aveva versato la quota di 10.000,00 euro; e da ultimo dallo stesso Hanoman che aveva contribuito con la minor somma di euro 4.000,00. Si evince altresì che la somma che la persona sotto usura avrebbe dovuto Francesco Morabito Pasquale Hanoman restituire alla scadenza convenuta ammontava a 90.000,00 euro (di cui, evidentemente 40.000,00 costituivano interessi). In questa operazione risultava peraltro coinvolto anche Panuccio Giuseppe che ribattendo al suo interlocutore Hanoman Pasquale proferiva testualmente: “E gli ho detto io lui ha … chi l’ha..., ancora io avanzo..”». Per i magistrati non ci sono dubbi: «Può dirsi provato un fatto delittuoso nell’alveo della fattispecie criminosa dell’usura (riconducibile ad Hanoman Pasquale, Panuccio Giuseppe e Merlino Gaetano) atteso che la vittima si è trovata esposta a pretese debitorie quantificabili in euro 90.000,00 a fronte di un prestito di 50.000,00, con una determinazione di interessi da rifondere equivalenti a circa il 50% del capitale».(red.rc) GIOIA TAURO. Due rituali battesimali: il 24 aprile e il 4 maggio del 2011 per sancire un legame più solido e costituire un contesto criminale ben organizzato. Sono due date importanti per capire la nascita e la strutturazione di una società di ’ndrangheta. La compagnia carabinieri di Gioia Tauro, guidata dal capitano Ivan Boracchia, ha seguito e ricostruito nei minimi dettagli gli aspetti dell’operazione scattata ieri a San Martino di Taurianova. Un primo dato inquietante è che proprio dalle poche persone residenti nella frazione (circa 1500) e dal consistente numero delle persone che sarebbero affiliate alle famiglie Maio e Zappia, emergerebbe un con- testo di forte ramificazione criminale e di controllo sul territorio. Una precisa attività di ricerca di elementi quella operata dalla Compagnia gioiese in coordinamento con la Procura e successivamente con la Dia: a San Martino la ndrina locale sarebbe costituita sulla base dello schema criminale dell’operazione “Crimine”. Quindi, una “società” di ndrangheta con una società maggiore e una minore, un “capo società”, un “capo crimine”, un “capo ndrina” e l’immancabile “contabile”, tutti ramificati e con una solida rete di affiliati e sodali. Il lavoro certosino degli organi inquirenti ha seguito le fasi della trasformazione del “locale di ndrangheta” in “società” con l’arricchimento in termini di uomini e responsabilità degli affiliati. L’importanza dell’operazione antimafia è racchiusa anche nello smantellamento della cosiddetta “copiata”, cioè dei vertici dell’organizzazione che così è rimasta senza guida. Una vera mazzata per una cosca giudicata dagli uomini dell’Arma come nuova, nel senso che non era mai finita sotto i riflettori di indagini importanti. E tra i fermati anche parenti di noti personaggi componenti della “bastarda” che gli inquirenti identificano con la ndrina emergente che si sovrapponeva a quella storica presente sul territorio.(a.n) Per meglio inquadrare la caratura criminale della cosca Maio, appaiono utili alcune sentenze e vecchie informative di polizia giudiziaria redatte a seguito di gravi omicidi e tentati omicidi che, negli anni 70 e 90, hanno interessato quel centro urbano. Che l’organizzazione criminale esiste da tempo a San Martino di Taurianova e che ha rivestito un ruolo preminente nel panorama mafioso calabrese, lo si ricava dalla lettura del rapporto della Compagnia dei carabinieri di Taurianova del 29 aprile 1985, riguardante informazioni sul conto di Giuseppe Zappia, capo storico della ’ndrangheta di San Martino. In essa si parla del cosiddetto “Summit di Montalto” del 26 ottobre 1969, che era stato presieduto proprio da Giuseppe Zappia. Nell’informativa si legge infatti: “Sono trascorsi più di 40 anni. Il 26 ottobre del 1969 era domenica. A Serro Juncari di Montalto, nel cuore dell’Aspromonte, si diedero appuntamento gli esponenti di tutte le “famiglie” per una congeniale riunione. Erano in 150. Quella mattina, sulla montagna di San Luca, c’era il gotha della ’ndrangheta agro-pastorale, la vecchia ’ndrangheta. In quella radura si stava celebrando quello che passerà alla storia come il “Summit di Montalto”. Erano anni particolari per le nuove dinamiche criminali nella provincia di Reggio Calabria. La vecchia ’ndrangheta voleva organizzarsi, per stare a passo coi tempi. Si riteneva necessario far ragionare il nuovo che avanzava. Fu Peppe Zappia, allora cinquantasettenne, capo bastone della ’ndrangheta di San Martino di Taurianova, a presiedere quell’assemblea. Si analizzarono le strategie, si considerarono gli equilibri, si vagliarono le vecchie e le nuove alleanze, si esaminarono le possibilità per proiettarsi oltre i confini. Le divergenze, per le quali scaturì lo scoppio della prima guerra di mafia, maturarono negli anni ’70. In quel summit, a Montalto, le famiglie cercavano un accordo per il futuro. La ’ndrangheta, a quel tempo, esisteva già da tanto, ma poteva ancora contare su un alone molto nebuloso. Si conosceva poco di essa e per questo motivo, tutto o quasi, filava liscio. Gli affari andavano a meraviglia: traffico di sigarette, le “bionde”; accaparramento degli appalti pubblici dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, del raddoppio ferroviario, del porto di Gioia Tauro; c’erano i primi sequestri di persona a scopo estorsivo. Tutto era sincronizzato, e quando qualcosa s’inceppava ci pensava la lupara a sbrogliare la matassa. Dal blitz di Montalto scaturì il processo a carico di 72 imputati accusati di diversi reati, tra cui Il boss Peppe Zappia capo storico della ‘ndrina di San Martino di Taurianova al momento del suo arresto l’associazione a delinquere (quella mafiosa non esisteva ancora). Fu il primo maxi-processo alla nndrangheta. «Era solo una pacifica riunione tra onesti cittadini», diranno gli avvocati difensori. «Cercavamo funghi», si difenderanno gli imputati. Fu la prima, vera, retata contro la ndrangheta. Ma toghe, arringhe, carta bollata, giornali e telegiornali, opinione pubblica, ricorsi e appelli, come accade ancora oggi, ribaltarono il tavolo. L’indagine, però, fece emergere inconfutabilmente il ruolo di assoluto rilievo avuto nel passato da Giuseppe Zappia. Nei primi anni ’70, il centro di potere e di controllo del territorio di San Martino era per l’appunto rappresentato dalle famiglie Zappia-Carrozza denominata “Onorata Sanità”. A questa organizzazione criminale, che costituiva un po’ la vecchia mafia, pian piano si affiancò, in termini antagonistici, una nuova articolazione mafiosa fatta di nuove leve, denominata “La Bastarda”, di cui facevano parte le famiglie Cianci-Chirico-Scarfò-Ciccone, che, grazie all’ausilio fornito da altri clan, A Montalto il 27 ottobre del 1969 una sessantina di uomini in rappresentanza di tutte le ’ndrine della provincia si raduna per definire le strategie criminali e i nuovi assetti della ‘ndrangheta reggina. Al maresciallo Gregorio Anello giunge un soffiata: polizia e carabinieri sorprendono i “convegnisti” a Estorsione, il “pedaggio” fissato sugli appalti 205.000,00». L’episodio, anche in questo caso, trae linfa dalle intercettazioni: «Si è appreso pertanto che i titolari delle imprese affidatari dei lavori, evidentemente in condizione di assoggettamento nei confronti della cosca dei “sanmartinoti”, egemone nella zona e quindi forte del potere di intimidazione derivante dal vincolo associativo, per non avere problemi presso il cantiere, si erano recati preventivamente da Pasquale Hanoman (rappresentante della consorteria criminale con la quale “mettersi a posto” secondo la prassi mafiosa vigente nel- la zona). Non solo avevano effettuato alcuni lavori edili nella sua masseria, senza riscuotere alcun corrispettivo per la prestazione eseguita, ma gli avevano altresì consegnato la somma di euro 5.000,00». Le indagini confermano «che gli unici lavori pubblici eseguiti L’appalto per i lavori di ricostruzione del ponte sul Marro è stato sottoposto a una richiesta estorsiva in quella zona per la ricostruzione di una strada sono stati quelli di copertura del torrente Marro, affidati ad una ditta non della zona ma di Varapodio, di cui si parla nelle conversazioni come colui che ha pagato la “tangente”. Hanoman sottolineava espressamente peraltro come la somma era ben superiore rispetto a quella del 2 o 3% del valore dell’opera che sarebbe spettata all’organizzazione criminale di stampo mafioso, in virtù della prassi mafiosa vigente in relazione ai lavori pubblici realizzati nel territorio di competenza (quando sono arrivato a casa, nale Collegiale di Palmi il 7 marzo 1987 e depositata il 14 settembre 1987. La sentenza, pur assolvendo la maggior parte delle persone imputate, delineava con precisione i contorni e certificava l’esistenza della ’ndrangheta nel centro di San Martino di Taurianova almeno dal 1977. L’esistenza della cosca “Zappia” a San Martino di Taurianova è stata invece affermata dalla sentenza emessa il 25 ottobre 2000 dal gup di Reggio Calabria, con la quale è stata riconosciuta l’appartenenza alla stessa di Vincenzo Zappia, Teresa Zappia, Pasquale Hanoman e Martino Hanoman. L’imputazione per tutti era di associazione a delinquere di stampo mafioso. Tra le motivazioni che hanno portato alle condanne, nella sentenza si legge che «in sostanza la cosca Zappia non è mai morta; essa dopo l’uccisione dei suoi elementi di spicco, al più cova sotto le ceneri, agendo con molta circospezione, ma quando è il caso, ossia quando il nome non appaia più sufficiente, esce allo scoperto con le sue ambascerie precedute e seguite dai botti in danno alle vittime designate». Dal summit di Montalto all’uccisione di Peppe Zappia SECONDO I MAGISTRATI SUI LAVORI PER IL PONTE SUL MARRO È STATA PAGATA UNA TANGENTE REGGIO. Dalle carte degli inquirenti emerge un’accusa di estorsione circoscritta ai lavori di ricostruzione del ponte crollato nel 2010, a causa lo straripamento del torrente Marro. La Provincia di Reggio Calabria aveva affidato i lavori di ricostruzione del ponte a una ditta che poi aveva subappaltato i lavori. «Un’opera pubblica – scrivono i magistrati – è l’unica derivante dal “crollo di una strada” effettuata nei pressi della masseria di Hanoman; l’appalto per la realizzazione del ponte ammontava a complessivi euro quale quello della famiglia Avignone, dopo una cruenta lotta, che costò la vita a numerosi affiliati di entrambe le cosche, ascese al potere. L’inizio del disaccordo è da individuarsi nel fatto che la cosiddetta “Bastarda” aveva sostituito la vecchia mafia rivolgendo numerose estorsioni a piccoli e grandi imprenditori nonché professionisti. Da tale contrasto si originò per l’appunto un periodo di belligeranza sanguinaria che vide coinvolti, in una recrudescenza di scontri, anche i nuovi clan degli altri centri della Piana che non tolleravano i vecchi ed immobili capi bastone. Fu nell’anno 1976 che, dopo una serie di omicidi, la “Bastarda” riuscì a imporsi e la famiglia più forte che emerse fu quella dei Cianci, fra i cui componenti si erano distinti i fratelli Damiano e Domenico, che tra l’altro, l’1 aprile 1977, furono coautori, unitamente ad esponenti del clan Avignone, della “Strage di Razzà”. La prova “giudiziaria” dell’esistenza di un’organizzazione criminale nel territorio di San Martino di Taurianova è rappresentata dalla sentenza emessa dal Tribu- c’erano, a c’erano un…. cent…… cinquemila euro. L’amicizia… cioè, non ho guadagnato tre volte in più se dicevo no: io voglio il due per cento, il tre per cento. Non andavo a perdere io?.). L’affermazione fatta da Hanoman – sottolineano i magistrati – risulta suffragata dalle risultanze investigative dell’operazione “Cosa mia” che faceva luce sull’obbligo da parte delle ditte appaltatrici di lavori pubblici di versare una somma pari al 3% della commessa alla cosca di ‘ndrangheta dominante nel territorio ove le opere dovevano essere realizzate».(r.rc) Montalto, i quali vengono tutti identificati e arrestati nei giorni successivi. di Reggio, saltano gli equilibri e la vita di Peppe Zappia è a rischio. A presiedere il summit è Peppe Zappia, boss di San Martino di Taurianova, considerato il “saggio” della ‘ndrangheta reggina. Sono ben tre gli attentati nei confronti di Zappia: 6 gennaio 1975, 20 aprile 1975 e 13 ottobre 1975. Più avanti però, il 6 agosto del 1993, Peppe Zappia viene ucciso in un agguato, assieme ad uno dei suoi figli. Quando scoppia la prima guerra di ‘ndrangheta con la strage del Roof Garden 34 Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud Reggio Tirrenica . ROSARNO Nove consiglieri avevano chiesto un tavolo istituzionale in Prefettura POLISTENA Criminalità e ordine pubblico il sindaco replica alla minoranza Sabato assemblea pubblica sul Piano strutturale «La città ha bisogno di uno sforzo congiunto per risolvere i problemi» Giuseppe Lacquaniti ROSARNO Replica del sindaco Elisabetta Tripodi all’iniziativa assunta dai 6 consiglieri comunali di minoranza – Domenico Rizzo, Paolo Carrozza, Tiberio Sorrenti (“Lista Scopelliti”); Aldo Borgese, Rosanna Careri, Giacomo Saccomanno (“Grande Sud”) –, che, «allarmati dalla gravissima situazione dell’ordine pubblico a Rosarno», avevano inviato circa due settimane fa una lettera al prefetto Luigi Varratta, al questore Carmelo Casabona, al procuratore della Dda Giuseppe Pignatone, al procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo, nonché ai ministri dell’Interno e della Giustizia, con la quale chiedevano un tavolo istituzionale presso la Prefettura, finalizzato all’assunzione di decisioni atte ad «evitare che vi possano essere delle conseguenze gravi e irreparabili per i cittadini». Rispondendo ai 6 consiglieri, il sindaco Tripodi fa presente che «l’Amministrazione comunale, in relazione alle problematiche connesse alla presenza della criminalità e non, nella nostra città, ha adottato una serie di iniziative quali la costituzione di parte civile nei processi di ’ndrangheta, il sostegno delle attività scolastiche atte a stimolare nei giovani il rispetto delle regole e i principi di legalità, il protocollo d’intesa con il Museo della ’ndrangheta volto a queste attività, consapevoli che solo attraverso le nuove generazioni si può sperare in un riscatto e in un vero cambiamento sostanziale e non di facciata». Nella consapevolezza di aver dimostrato nel breve tempo «un’attenzione particolare su quest’emergenza», il sindaco scrive che gli sono parsi «agghiac- L’abitazione abbandonata che ha preso fuoco nel rione Lena BAGNARA Ancora sconosciute le cause Paura nel rione Lena, incendio distrugge una casa abbandonata Roberta Macrì BAGNARA CALABRA Aldo Borgese, Giacomo Saccomanno e Rosanna Careri cianti alcuni passaggi della nota del 30 novembre scorso, conosciuta a mezzo stampa e non inviata alla sottoscritta. Per un gruppo consiliare che ha a cuore la sicurezza dei cittadini – commenta la Tripodi – giustificare l’omertà e la mancata denuncia dei reati, per una presunta inutilità, credo sia gravissimo. Chi ha responsabilità di qualunque tipo e rappresenta i cittadini non può essere disfattista, non può “tra le righe” criticare i sequestri attuati dalla magistratura, perché alla fine hanno eliminato un’economia sommersa. Perché l’economia di Rosarno agricola e commerciale è in grave crisi? La criminalità organizzata non ha nessuna colpa in tutto ciò? O le responsabilità sono della magistratura?». A proposito della richiesta avanzata dai 6 consiglieri di op- posizione di un tavolo istituzionale presso la Prefettura, la Tripodi fa presente che esso «è già attivo dal 4 ottobre scorso sulle problematiche connesse all’arrivo dei lavoratori stagionali extracomunitari sul nostro territorio e non c’è nessuna sottovalutazione del fenomeno né trascuratezza o ritardi da parte del Comune, che responsabilmente e senza amplificare il problema, ha comunicato, già dal 23 novembre scorso, la situazione degli arrivi e l’impossibilità di fare fronte con le sole proprie forze ai numeri, disponendo l’apertura del campo d’accoglienza per la metà di dicembre. Non sono abituata a tacere – conclude Elisabetta Tripodi – ma sono soprattutto abituata a far seguire i fatti alle parole. La nostra città ha bisogno di uno sforzo congiunto, per risolvere i mali che l’affliggono». SAN FERDINANDO Scade il 19 il termine per depositare le offerte to il termine massimo di cassa integrazione concessa dal Ministero e la Cgil ha avanzato una prima richiesta di ammissione alla cig in deroga, inviata alla Regione, dopo l’accordo sindacale. Ma al momento non è trapelato nulla di ufficiale. La Regione ha recentemente approvato la prima parte dell’iter quantificando le risorse per gli ammortizzatori sociali in deroga. Manca la seconda, quella che più direttamente interessa i lavoratori. Fonti del sindacato dicono che per i 2011 non ci dovrebbero essere problemi e che anche per il prossimo anno dovrebbero essere garantiti le somme spettanti ai lavoratori collocati in cig. I nodi al pettine in ogni caso arriveranno l’anno prossimo, se non ci saranno acquirenti, anche gli ammortizzatori sociali in deroga, concessi proprio nella speranza che qualcuno rilevi lo stabile, potrebbero finire e allora sarà davvero difficile prevedere cosa succederà. Elisabetta Tripodi Conto alla rovescia per rilevare lo stabilimento Cedi Sisa Calabria Alfonso Naso SAN FERDINANDO Ancora altri 5 giorni di tempo. Tanti ne mancano fino al 19 dicembre per depositare le buste al fine di poter rilevare il mega stabilimento del Cedi Sisa Calabria posto nell’area industriale di San Ferdinando. Chi fosse intenzionato a richiedere informazioni per rilevare l’immobile può farlo anche presso la cancelleria fallimentare del Tribunale di Palmi che ha curato la parte giudiziaria dopo la scelta dell’assemblea dei soci di porre la società in liquidazione e aprire il concordato preventivo poi omologato nel 2010. Sono necessari tanti soldi, ol- tre 15 milioni di euro per rilevare il grande e ultratecnologico stabile, quasi del tutto fermo dal febbraio del 2010. Ma l’investimento potrebbe essere allettante visto l’enorme spazio e soprattutto la possibilità di sfruttare una tecnologia di ultima generazione. Uffici, postazioni logistiche e magazzini, tutti di ultima generazione e con spazi enormi. Potrebbe essere davvero l’ultima speranza per sbloccare definitivamente la difficile vicenda del Fincedi Sisa Calabria, la più grande catena di distribuzione logistico-alimentare che opera(va) nella zona industriale di San Ferdinando e per evitare il vero e proprio fallimento che sarebbe un’altra pagina buia della già triste storia dell’area industriale. Si spera in qualche acquirente che decida di riavviare quella realtà che era il fiore all’occhiello di tutto il settore della distribuzione del meridione d’Italia. Dalla nomina del commissario Carmelo Stracuzzi non ci sono state grosse novità, anzi la società non è riuscita più a sollevarsi dal “pantano” in cui versa, aggredita da creditori sempre più agguerriti che non attendono altro di ottenere le somme. Detto questo, sulla situazione societaria che da qui a giorni potrebbe avere dei risvolti, rimangono sul piatto due questioni ancora aperte. La prima riguarda il destino degli oltre cento dipendenti. A novembre è scadu- POLISTENA Studenti protagonisti della “Prima gara internazionale della ristorazione” Giovani eccellenze, premiati 3 alunni del “Renda” Attilio Sergio POLISTENA Un salone delle feste gremito di studenti, ha fatto da cornice alla cerimonia di premiazione di tre studenti meritevoli (Concetta Vitellino, Domenico Cirillo e Valentina Mangeruga) dell’Istituto d’istruzione superiore “Renda”, ai quali il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato un assegno per essersi distinti all’interno del “Programma nazionale di valorizzazione delle eccellenze”. I tre studenti, coordinati dal docente Giuseppe Crupi, sono stati tra i protagonisti della “Prima gara internazionale della ristorazione” promossa dal “Renda” nell’aprile 2010. L’iniziativa, moderata dalla giornalista Simona Gerace, è stata aperta dal dirigente scolastico Pasqualina Maria Zaccheria, la quale, attraverso un excursus storico, ha dimostrato le capacità di crescita di un Istituto. La partecipazione alla Bit di Milano, il progetto di cooperazione internazionale Italia-Cina, la gara internazionale della ristorazione, l’expo scuola-lavoro, le esperienze in Italia e all’estero: queste le tappe di un percorso di alternanza scuola-lavoro, iniziato nell’anno scolastico 2007/2008 e che hanno portato il “Renda” a meritare di essere riconosciuta “scuola di eccellenza” dal Miur e dalla Comunità europea. Protagonisti dei percorsi formativi, sono gli studenti e i docenti di sala e di cucina. Don Pino Demasi, prima di consegnare il premio a Concetta Vitellino, ha affermato: «Anche in questo territorio la scuola e gli studenti sono eccellenze, e sanno dettare le regole a tutto il Paese». Il sindaco Michele Tripodi, prima di premiare Valentina Mangeruga, si è detto particolarmente felice nel riconoscere il merito dei ragazzi del territorio, grazie ad una scuola come il “Renda” che dà il suo contributo di crescita professionale per i giovani della Piana, capaci di farsi onore in gran parte d’Italia. Il presidente dell’Amministrazione provinciale Giuseppe Raffa, che ha premiato Domenico Cirilli, ha definito importante il percorso formativo del “Renda”, perché dimostra che i suoi giovani studenti sono portatori di valori sani e vogliono accettare la sfida di misurarsi, sganciandosi dall’appartenenza territoriale, all’interno di una dimensione europea. Un’abitazione abbandonata prende fuoco nel popoloso rione Lena lungo la statale 18: grande panico nel quartiere, soprattutto fra gli abitanti delle abitazioni adiacenti al fabbricato. Scattato l’allarme, tra le 23 di lunedì, sul posto sono tempestivamente intervenuti i Vigili del fuoco del presidio locale alle direttive del caposquadra Paolo Barbara e i Carabinieri della locale stazione dell’Arma, alle direttive del maresciallo Aniello Camardella. Vista l’estensione dell’incendio e la presenza di numerose abitazioni è stato necessario anche l’intervento del personale della squadra di Palmi. Le fiamme si stavano, infatti, propagando anche in direzione del Rione Milana. Le operazioni di spegni- mento e di messa in sicurezza del rudere si sono protratte per alcune ore fino alle prime ore del mattino e la statale è rimasta chiusa al traffico. Fortunatamente grazie alla tempestività dell’intervento dei Vigili del fuoco l’incendio è stato contenuto e nessuna delle vetture ne le abitazioni vicine hanno riportato danni. Preoccupazione, però, si è generata fra gli abitanti della zona. Le cause dell’incendio sono ancora in corso di accertamento l’abitazione abbandonata conteneva all’interno materiale in legno facilmente infiammabile e il vento ha favorito il propagarsi delle fiamme. Nella stessa notte del materiale dismesso tolto dai binari della stazione ferroviaria ha preso fuoco in località Pizzolo nei pressi del piazzale che in passato ospitava l’ex capannone della Barilla. POLISTENA. “Piano strutturale comunale - Percorso partecipativo per costruire un’idea condivisa della città di Polistena”. Questo il tema scelto dall’ufficio del Piano, per l’assemblea pubblica in programma sabato alle ore 17, nel salone delle feste del palazzo municipale. L’avvio dei lavori, moderati dal consigliere comunale Francesco Mammola, saranno incentrati sull’intervento del sindaco Michele Tripodi e sulla relazione del responsabile dell’ufficio del Piano Michele Ferrazzo (Capo ripartizione urbanistica). «L’Amministrazione comunale – ha sottolineato il sindaco Michele Tripodi – sta bruciando le tappe nell’attuazione del programma. Con il Psc sarà disegnata la nuova idea di città per i prossimi venti anni, ed è per questo che pretendiamo vi sia una partecipazione dei cittadini per costruire insieme lo strumento urbanistico di tutti. Siamo certi che, porteremo a termine questo percorso fatto di progetti, di visioni, di idee nuove e moderne».(a.se.) Michele Tripodi VILLA Alvaro critica il “no” ideologico SAN ROBERTO «Senza il ponte i fondi non saranno disponibili» Operazione del Cfs sequestrato un frantoio Giusy Caminiti VILLA SAN GIOVANNI “Ma il ben altro” al posto del Ponte, con quali soldi?”. Con questa frase iniziale Giovanni Alvaro, dirigente del comitato “Ponte Subito”, consegna alla stampa un documento di riflessione in cui intende mettere in luce le falle dei “no pontisti” rispetto alle richieste avanzate nei giorni per l’utilizzo dei fondi residui dalla non realizzazione del manufatto stabile di collegamento. «Anche tra i detrattori del Ponte – scrive – c’è chi ancora arrossisce e si vergogna della scelta ideologica del rifiuto dell’opera in tempi di profonda disoccupazione e di crescita che arranca». Ma il problema, quello vero, anche di fronte alla scelta di non realizzare il Ponte, secondo Alvaro è differente: «I “benaltristi” dovrebbero dire, di questi tempi, con la crisi finanziaria, con i guai dell’euro e con le necessarie misure restrittive avviate prima da Berlusconi ed ora da Monti, dove si possono trovare i fondi per finanziare immediatamente le opere che si considerano necessarie. Sostenere che basta spostare i fondi del ponte per il “ben altro” è il più grande imbroglio che si possa perpetrare contro gli ignari cittadini dato che il grosso del finanziamento, pari al 60% del costo dell’intera opera, è ancora da reperire sul mercato internazionale dei capitali e potrà essere fatto solo dopo che il Cipe si sarà espresso sul progetto definitivo, cosa che dovrà avvenire a breve. Ma è SAN ROBERTO. Gli uomini del Il plastico del ponte sullo Stretto proprio questo tipo di finanziamento, che va sotto il nome di financing project, che dimostra l’imbroglio dei “benaltristi” perché la Cina, la Danimarca e gli altri paesi magari disponibili a farsi carico di 5/6 mila miliardi per la costruzione del Ponte, non saranno certamente disponibili a fare la stessa operazione per ammodernare strade statali, difendere il territorio, ridurre il divario infrastrutturale col Nord d’Italia, perché l’operazione sarebbe a fondo perduto e non rimborsabile con il pedaggio ferroviario e autostradale previsto per l’attraversamento dello Stretto». Piuttosto, secondo Alvaro, «i nemici del Ponte, sono nemici del Sud e della Calabria, attualmente isolata dal resto d’Italia perché priva di alta velocitàà, alta capacità, riduzione di treni, e riduzione di voli». comando stazione del Corpo forestale hanno sequestrato un frantoio ubicato in località Matiniti, in agro del comune di Fiumara, denunciando in stato di libertà G. M., 59 anni, amministratore unico della società intestataria. La pattuglia del reparto di San Roberto, nel procedere al controllo dello stabile adibito a frantoio, nonchè alla verifica delle necessarie autorizzazioni documentali, ha riscontrato che, nonostante l’oleificio fosse dotato di tre vasche in cemento intercomunicanti tra loro per lo smaltimento dei residui di lavorazione delle olive, l’impianto riversava direttamente sul terreno le acque reflue di vegetazione impiegate per la molitura delle olive su di un’area di circa 3000 metri quadrati. All’interno dell’area è stato rilevato un consistente cumulo di sansa, residuo ultimo della premitura delle olive, non adeguatamente contenuto e il cui percolato scaricava direttamente al suolo. Tale situazione di degrado ha generato un cattivo odore che si percepiva anche percorrendo il tratto della strada provinciale Campo Calabro-Melia. A G.M. sono stati contestati i reati relativi allo scarico illecito di reflui industriali nonchè la mancata utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione provenienti dalla molitura delle olive. Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 35 Reggio Tirrenica . GIOIA TAURO L’inchiesta per la quale è già stato condannato Girolamo Piromalli RIZZICONI Estorsione a due imprenditori i retroscena emersi dalle indagini Quando sacrifici e senso civico generano solidarietà Sei imputati sotto accusa. Le testimonianze degli investigatori Ivan Pugliese PALMI È toccato al fratello di Serafino Vadalà testimoniare nell’ambito del procedimento contro alcuni soggetti che si sarebbero resi responsabili della presunta estorsione ai danni della famiglia di imprenditori operante nel territorio di Gioia Tauro. Il procedimento, che si celebra dinanzi al Tribunale in composizione collegiale di Palmi (Concettina Epifanio presidente con a latere i togati Gaspare Spedale e Maria Laura Ciollaro), vede alla sbarra sei imputati: Vincenzo Plateroti 41 anni (avvocato Domenico Ascrizzi), il figlio Salvatore 21 anni (avvocati Domenico e Giuseppe Alvaro), Cosimo Romagnosi 28 anni (avvocato Renato Vigna), Domenico Gulluni 21 anni (avvocati Gregorio Cacciola e Fortunata Copelli), Vincenzo Bonasorta 4 anni (avvocati Marcella Belcastro e Domenico Infantino) e Santo La Rosa 44 anni (avvocati Fortunata Copelli e Renato Vigna), tutti tratti in arresto il 18 dicembre del 2010. Mentre il procedimento a carico di Girolamo Piromalli 31 anni (avvocati Alvaro e Cacciola) si è concluso per rito abbreviato dinanzi al Gup di Reggio Calabria, alcune settimane fa, con la condanna del Piromalli ad 8 anni di reclusione. La pubblica accusa è rappresentata dal pm della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Musarò. I primi a sfilare sul banco dei testimoni sono stati alcuni dirigenti del commissariato di Gioia Tauro che si sono occupati delle indagini. Nello specifico è stato il vice questore Francesco Rattà, a riferire sulle frequentazioni emerse tra gli imputati, a seguito di vari controlli di polizia effettuati sul territorio della Piana di Gioia Tauro e non solo. Rattà, in particolare, oltre che di alcuni controlli stradali che hanno confermato la frequentazione tra alcuni degli imputati, ha riferito anche sulle verifiche relative ai tabulati telefonici delle schede formalmente in uso agli imputati. Ad esempio, una scheda intestata ad un cittadino rumeno, secondo gli inquirenti, sarebbe invece stata in uso al Piromalli. Su tale scheda gli inquirenti hanno conteggiato centinaia e centinaia di contatti, in meno di un anno, con ognuno degli altri indagati. Come il dirigente Rattà, anche il commissario Fabio Amore, oggi dirigente a Cittanova ma all’epoca dei fatti in servizio a Gioia Tauro, ha riferito di una circostanza avvenuta il 17 novembre del 2010. Dopo che la Pg aveva verbalizzato alcune dichiarazioni di Serafino Vadalà, presso la Vadalà Srl, il fratello di quest’ultimo, Francesco, si avvicinò alla Pg riferendo la volontà di rendere noto un episodio che lo aveva riguardato. Ed è stato proprio lo stesso Francesco Vadalà a riferirlo nel corso della sua testimonianza: «Una sera – ha dichiarato Vadalà – Bonasorta venne a trovarmi in sede. In quella circostanza fece riferimento ad una multa dell’Etr nei nostri confronti da 30 mila euro e del fatto che sarebbe venuto un ispettore a negoziarla. Io rimasi sbigottito della cosa, la presi quasi come una goliardata. Lo stesso mi disse poi che se gli avessi versato 10 mila euro avrebbe fatto in modo di intercedere per far diminuire l’importo». Nella precedente udienza era stato Serafino Vadalà a riferire come i presunti estorsori avrebbero chiesto un pagamento di 30 mila euro come risarcimento di uno sgarbo che i Vadalà avrebbero fatto ad alcuni uomini legati alla famiglia Piromalli per l’acquisto di un terreno adiacente alle loro proprietà. L’udienza si è alternata con il controesame da parte degli avvocati che hanno tentato di far emergere una stato dei fatti differente da quello prospettato dalla pubblica accusa. Caterina Inzitari Romeo, Tripodi, Cofone, Scarcella, Lacquaniti, Buda e Speziale L’INIZIATIVA Appuntamenti nelle due città Gioia Tauro e Rosarno percorrono insieme il sentiero della cultura La conferenza degli inquirenti: Casabona, Prestipino, Cortese e Rattà PALMI “Codici” al fianco di De Masi Usura, associazione si costituirà parte civile PALMI. «Ci costituiremo parte civile nel processo penale nato dalle denuncie dell’imprenditore pianigiano De Masi». Lo ha dichiarato il coordinatore provinciale di “Codici” Giuseppe Salamone: «La “strana” solitudine – ha aggiunto – in cui è stato lasciato questo imprenditore e la degenerazione che è emersa nel corso degli anni ci fa molto riflettere sul ruolo che ognuno di noi deve esercitare in queste aree difficili del Paese». Nel mese di giugno dello scorso anno, le aziende De Masi hanno ricevuto dalla Corte di appello di Reggio Calabria il riconoscimento dello status di vittime di usura. L’imprenditore De Masi aveva lamentato l’applicazione di tassi usurari e costretto a pagare oneri finanziari per diversi milioni di euro dopo che si era rivolto ad alcuni istituti di credito bancari tra cui Antonveneta, Banca di Roma e Bnl. Sono vari i procedimenti che nei prossimi mesi, dopo le udienze preliminari che si sono celebrate a Palmi in queste settimane dinanzi al Gup, approderanno in aula». Il coordinatore provinciale ha evidenziato quindi la necessità di «ribellarsi al sistema di strapotere economico, ponendo all’attenzione dei Tribunali e dell’opinione pubblica il perverso e intricato meccanismo dei soprusi bancari».(i.p.) GIOIA TAURO-ROSARNO. Partirà oggi con la presentazione del libro “Statale 18” di Mauro Minervino il ricco programma del progetto “A Nord di Tangeri” (Festival della cultura mediterranea), elaborato dai comuni di Gioia Tauro e Rosarno e cofinanziato dalla Regione Calabria con il fondo unico per la cultura. Ieri a Palazzo Baldari a Gioia, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione, rano presenti: il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi; il consigliere comunale di Gioia Tauro Patrizia Cofone; la responsabili delle biblioteche dei due Comuni Tiziana Scarcella e Carmen Lacquaniti; nonché alcuni rappresentanti delle associazioni e dei gruppi coinvolti nel progetto, tra cui Domenica Rita Buda e Francesco Speziale (Gruppo Koralira); Domenico Romeo (NuovaMente) e la presidente dell’Associazione Musicale Euterpe Maria Antonietta Vissicchio. Per il sindaco Tripodi l’iniziativa costituisce una proficua occasione per mettere in evidenza il valore dell’interculturalità, non disgiunto da una efficace politica di integrazione e solidarietà, grazie a cui è possibile creare le condizione migliore per la pacifica convivenza dei popoli. Per quanto riguarda la presenza dei migranti a Rosarno, la Tri- podi ha detto «che, anche se non teme lo scoppio di una nuova rivolta, va rimarcata la solitudine in cui è lasciata la città a fronteggiare un’emergenza complessa. La città, comunque, farà tutto quanto è nelle sue possibilità, a dimostrazione di uno spirito di accoglienza che è patrimonio dei rosarnesi». Stessi concetti sottolineati dalla consigliera Cofone sull’iniziativa. Ecco tutti gli eventi divisi tra i due comuni della Piana. A Gioia Tauro, oltre alla presentazione odierna del libro il 16 dicembre si terrà “Il Mio Sud” concerto con Cataldo Perri e “Lo Squintetto”; il 22 al Duomo (ore 19) canti e fede nella tradizione del Sud Italia, concerto del Coro Polifonico Euterpe; il 28 a Palazzo Baldari alle 17.30 conversazione sul libro “Non è una paese per donne” con Manuela Iatì giornalista di Sky tv; il 30 i Kolaria a Piazza dell’Incontro. A Rosarno: il 21 all’Auditorium Comunale alle 18.00 “Vivere per addizione e altri viaggi. Spettacolo letterario-musicale Voce narrate: Carmine Abate. Musiche: Nino Forestieri”; il 27 alle 21 in Piazza Duomo i Mattanza con “Cu non ha non è”; il 29 al Duomo alle 19.00 concluderà gli eventi il Gospel Project di Palermo.(a.n) RIZZICONI Rizziconi si è vestita veramente d’amore riscuotendo grande successo di critica e di pubblico. Trattasi della manifestazione benefica che lo scorso weekend ha gremito piazza Marconi (ex piazza Municipio ) dal titolo “Natale Solidale”. Il tutto, organizzato impeccabilmente da numerose associazioni e gruppi rizziconesi, ha rappresentato un appuntamento inedito e importante per la vita sociale e culturale della cittadina pianigiana. Evento ancora più significativo se si considera che l'intero ricavato sarà destinato in beneficenza alle famiglie bisognose per far vivere anche a loro un Natale all’altezza dei loro sogni. La cittadinanza ha partecipato numerosa all’iniziativa durante l’arco delle due giornate. Tanto divertimento per i piccoli, dai tornei di giochi popolari alle tombolate in piazza. E momenti piacevoli anche per gli adulti, con angoli di degustazione di prodotti tipici (zeppole, castagne, pane caldo e ricotta che hanno calamitato l’attenzione e il palato di molti). Anche il lato artistico della manifestazione è stato all’altezza delle aspettative: sul palco, infatti, si sono avvicendati artisti che si sono esibiti a titolo gratuito per il pubblico. Passeggiare tra i mercatini, addobbati con cura, è stata la novità per le famiglie che hanno plaudito all’iniziativa patrocinata solo dall’esclusivo contributo del lavoro delle tante persone che vi hanno partecipato a diverso titolo, ma indossando una sola maglia, quella della solidarietà. Un momento inedito per Rizziconi. Il merito della piena riuscita della manifestazione va a quel comitato che si è sacrificato, riuscendo ad organizzare un Natale diverso che ormai da anni, era caduto nel letargo. Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud 36 Reggio Ionica . BAGALADI Dopo la condanna in primo grado (col rito abbreviato) pena confermata anche in Appello per il giovane barbiere In breve Omicidio Russo, Megale sconterà 16 anni Non sono state concesse le attenuanti generiche nonostante si sia costituito ai carabinieri Giuseppe Toscano BAGALADI Confermata in appello la condanna a 16 anni di carcere per l’omicidio di Antonino Russo, avvenuto nella tarda serata di ferragosto dell’anno scorso. La pena è stata inflitta a Carmelo Megale, 25 anni, barbiere, compaesano della vittima e reo confesso. La sentenza è stata emessa nel pomeriggio di ieri, a conclusione di una breve camera di consiglio dalla Corte d’assise d’appello del Tribunale di Reggio (presidente Fortunato Amodeo). In mattinata c’era stata la discussione degli avvocati della difesa, Emanuele Genovese e Antonio Managò, i quali avevano chiesto una riduzione della pena, con la concessione delle attenuanti generiche e della provocazione. Per la parte civile era invece intervenuto l’avv. Francesco Floccari. Nell’udienza del 29 novembre, di scena era stato il pg Francesco Scuderi che, terminando la propria relazione, aveva chiesto la conferma della sentenza di condanna emessa, a gennaio scorso, al processo di primo grado, dal gup Silvana Grasso. Su scelta dell’imputato, il processo di primo grado era stato celebrato col rito abbreviato. Oltre ai 16 anni di carcere, Carmelo Megale è stato condannato al risarcimento delle parti civili costituite, vale a dire la mamma, le sorelle, il nonno e una zia del giovane ucciso, riconoscendo subito una provvisionale. Antonino Russo era stato ucciso a colpi d’arma proprio alle porte del centro abitato di Bagaladi. Contro di lui erano stati esplosi in rapida successione e da distanza ravvicinata sette colpi di pistola, di cui 5 andati a bersaglio. Subito dopo aver premuto il grilletto l’assassino era fuggito ma, braccato dalle forze dell’ordine, che lo avevano identificato, aveva probabilmente deciso quasi subito di costituirsi. Sulla scena del delitto, per gli inquirenti inizialmente non era stato facile mettere assieme i vari tasselli. Gli elementi utili a dare una svolta alle indagini erano stati però individuati in seguito e a quel punto erano state avviate le ricerche del presunto omicida. Carmelo Megale non era stato trovato a casa, non era stato trovato neppure da parenti e conoscenti. Nessuno sembrava avesse sue notizie. Quell’assenza improvvisa aveva dato forza ai sospetti dei carabinieri che, diramate le sue generalità, lo avevano cercato dappertutto. Una decina di ore dopo la sparatoria, Carmelo Megale si era presentato ai carabinieri, varcando il portone della stazione assieme all’avvocato di fiducia, Emanuele Genovese. Alle domande degli inquirenti aveva subito risposto assumendosi le proprie responsabilità e raccontando la propria versione dei fatti. L’omicidio che, la notte di Ferragosto aveva letteralmente messo a soqquadro la tradizionale tranquillità del piccolo paesino della Vallata del Tuccio. La notizia che rapidamente aveva fatto il giro del centro abitato, aveva lasciato attonita la gente. A rendere la tragedia ancora più dolorosa era stato il fatto che fino a poco tempo prima i due giovani erano amici. Un litigio, originato da futili motivi, li avrebbe successivamente allontanati, fino al drammatico epilogo della notte di Ferragosto. In primo grado la condanna a 15 anni del giovane omicida era stata invocata dal pubblico ministero, Francesco Tripodi. Al rientro in aula, dopo circa quattro ore trascorse in camera di consiglio, il gup aveva letto il dispositivo di condanna ad una pena maggiore rispetto a quella invocata dal pm. La Giunta ha approvato il nuovo schema di programma triennale delle opere pubbliche 2012/2014, effettuandone contestualmente l’aggiornamento. Tutto è avvenuto nel rispetto dei documenti di programmazione finanziaria (bilancio di previsione e bilancio pluriennale), degli strumenti di pianificazione di settori esistenti e della normativa urbanistica. In base a quest’ultima, il programma deve prevedere un ordine di priorità tra le categorie di lavori, privilegiando gli interventi di manutenzione, di recupero del patri- monio esistente e gli interventi per i quali ricorre la possibilità di finanziamento con capitale privato maggioritario (fatti salvi gli interventi imposti da eventi imprevedibili o calamitosi). Al responsabile del procedimento, arch. Antonino Claudio Diano, è stato demandato il compito di formulare proposte e fornire dati e informazioni ai fini della predisposizione del programma e dei relativi aggiornamenti annuali. Il programma triennale, nel dettaglio, comprende: il completamento della rete fognaria di Fossato, di Saline e delle borgate limitrofe, la riqualificazione urbana di via Campolo e via Ferrovia a Saline, la La mancata esecuzione dei lavori necessari a tamponare la condizione di degrado di un immobile è costata la denuncia ad una sessantaduenne del posto. La donna, secondo i carabinieri della stazione di Melito Porto Salvo, non avrebbe provveduto alla messa in sicurezza del proprio fabbricato, procurando così danni al tetto di un’abitazione vicina. Da qui la denuncia. Raffica di denunce dai carabinieri Coperto da un lenzuolo, quasi sul ciglio del rettilineo che porta al centro abitato di Bagaladi, il corpo del giovane: era la notte di Ferragosto dell’anno scorso Raffica di denunce dei carabinieri della compagnia di Melito. Nell’ordine sono stati denunciati: D.M., 50 anni e S.V., 41 anni, per falsità in scrittura privata. Entrambi avrebbero abilmente contraffatto la firma di terzi per stipulare polizze assicurative fittizie; C.S., 55 anni, e C.F., 61, per danneggiamento continuato ad un fondo agricolo; V.P., 48 anni, per violazione degli obblighi imposti. Una ragazza all’origine del delitto MELITO PORTO SALVO L'omicidio che la notte di Ferragosto 2010 ha sconvolto la quiete di Bagaladi affonderebbe le sue radici in motivi passionali. Una ragazza straniera contesa sarebbe all’origine di una rivalità sfociata in tragedia tra due compaesani un tempo legati da una solida amicizia. Quello che doveva essere un chiarimento tra i due innescò la furia omicida. Nella notte di Ferragosto i due si incontrarono sul rettilineo che introduce nel centro di Bagaladi. Fermi ai margini della strada, forse si scambiarono qualche battuta, magari rinfacciandosi sgarbi e offese. A un tratto Megale impugnò a rivoltella. Poi gli spari, le urla di dolore, il sopraggiungere dell'ambulanza. L'arrivo dei carabinieri consentì di mettere in moto la macchina delle indagini. Quando sopraggiunsero i soccorsi per Antonino Russo non c'era più niente da fare. Il suo assassino era fuggito. Poi Megale si presentò spontaneamente ai carabinieri di Bagaladi. Approvato il Triennale opere pubbliche MONTEBELLO JONICO Non esegue lavori segnalata per danni MELITO PORTO SALVO MONTEBELLO È stato aggiornato lo strumento già adottato: ora l’esame del Consiglio Federico Strati MELITO PORTO SALVO Antonino Carlo Diano realizzazione della strada di collegamento con l’edificio scolastico di via Armerì a Saline, la costruzione della biblioteca “Peter Mozino” a Fossato, i lavori di adeguamento normativo e funzionale della strada Masella-Lianò, i lavori di completamento per la riduzione del rischio idrogeologico a Masella, il completamento della strada che porta al cimitero di Montebello, la sistemazione della strada che collega le borgate Serro, Fucidà, Mantineo e Prastarà alla provinciale S. Elia-Fossato. La copertura finanziaria per queste opere ammonta a poco più di 11 milioni di euro. Gli aggiornamenti (tutti rientranti nell’ambito dei Pisl Ca- Incendio di un’auto: è un avvertimento Carmelo Megale, l’assassino labria) riguardano la riqualificazione turistico-commerciale del porto di Saline (costantemente insabbiato e proprio di recente oggetto di un’intesa con la Provincia), i lavori di adeguamento e sopraelevazione della delegazione municipale di Saline per la realizzazione di un centro polifunzionale e la riqualificazione urbana del borgo identitario di Montebello Ionico centro. Lo schema di programma e il relativo aggiornamento approvati dall’esecutivo guidato da Antonio Guarna saranno quanto prima sottoposti alla ratifica del Consiglio comunale, così come il bilancio di previsione, di cui il piano triennale delle opere pubbliche costituisce parte integrante. Dopo il pronunciamento del civico consesso l’intera documentazione sarà inviata all’Osservatorio dei Lavori pubblici. Antonino Russo, la vittima Panico la notte scorsa a Melito Porto Salvo. È andata in fiamme, infatti, con un forte boato l’autovettura di un trentatreenne della cittadina ionica. L’incendio è stato appiccato alla Mercedes “190-E” di proprietà di A.M., del posto. Indagini sono in corso per chiarire la natura dell’accaduto e per accertare gli autori di un episodio che ha tutte le caratteristiche dell’avvertimento. MONTEBELLO Dal titolare di un frantoio Finanziamenti europei percepiti illegalmente MONTEBELLO IONICO. Finanziamenti comunitari percepiti in maniera fittizia. Il raggiro avrebbe consentito al titolare di un frantoio di Montebello Ionico di incassare poco più di 63 mila euro. Alla luce degli accertamenti eseguiti dai carabinieri, per il responsabile, P. G. A., 45 anni, del posto, è scattata la denuncia all’autorità giudiziaria, in stato di libertà. Il deferimento è stato operato dai militari del Nucleo antifrodi di Salerno e della stazione dei carabinieri di Reggio Calabria. Nei confronti del titolare del frantoio, costituito legal- mente come società a responsabilità limitata, è stata ipotizzata l’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno dell’Unione Europea in concorso. Il meccanismo che, secondo quanto sarebbe stato accertato dagli investigatori, si concretizzava attraverso il rilascio di falsi “modelli F”, che supportavano le fittizie produzioni di olio dichiarate all’Agea. L’artifizio avrebbe permesso di conseguire, per la campagna 2004-2005, illeciti finanziamenti comunitari pari a 63.575,51 euro. (g.t.) MOTTA Interviene Fisani (Trasparenza) MELITO L’orchestra dell’Istituto superiore sarà di nuovo sul proscenio il 19 dicembre (il 21 a Roghudi) Sequestro della discarica: «9 famiglie ora sul lastrico» Auguri di Natale in musica dalla scuola “Alvaro” Giovanni Legato MOTTA SAN GIOVANNI Sulla “chiusura” dell’azienda di compostaggio “Eco Services srl”, di località Comunia di Lazzaro, che dava lavoro a 8-9 persone, interviene Leandro Fisani, presidente del Comitato Trasparenza. «Ci preme sottolineare che da qualche giorno le famiglie dei lavoratori si trovano praticamente in mezzo alla strada, con la prospettiva di passare un Natale davvero amarissimo. Sicuramente è giusto che la magistratura faccia i dovuti controlli per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e della sicurezza, ma ci auguriamo che tali controlli vengano fatti velocemente. In presenza di inadeguatezze, è importante formalizzare subito le prescrizioni, permettendo all’azienda, da anni operativa nel settore, di potersi eventualmente mettere in regola e riaprire. In modo tale che le famiglie, oggi ferme e senza lavoro e di conseguenza senza stipendio, possano ritornare a vivere serenamente». L’orchestra della “Corrado Alvaro” nell’esibizione del giugno scorso al teatro Cilea MELITO. Di nuovo sul proscenio l’orchestra dell’Istituto secondario di primo grado “Corrado Alvaro”. Due le esibizioni nello spazio di pochi giorni: l’esordio il 19 dicembre nell’auditorium di via Del Fortino a Melito alle 16, il 21 dicembre, stessa ora, al Cineteatro di Roghudi. «La nuova esibizione dei nostri ragazzi – afferma il dirigente scolastico Irene Mafrici – rappresenta il giusto riconoscimento per il grande lavoro svolto dai docenti e dagli allievi. Ringrazia quanti hanno contribuito alla programmazione di questo evento, a cominciare dalle ammini- strazioni comunali di Roghudi e di Melito. Con questo spettacolo vogliamo augurare serene festività alla popolazioni dei Comuni su cui la scuola opera con passione e dedizione». Intitolato “La pace inizia con noi”, il concerto sarà diretto dalla prof. Giusy Galluso. La lunga preparazione è stata curata dai docenti Settimia Sciammarella (violino), Maria Spanò e Valentina Pellegrino (flauto), Raffaella Cortese (chitarra), con la collaborazione dei professori Anna Maria Palumbo e Giovanni Stellitano. Le performance dell’orchestra di pianofor- ti, chitarre, flauti, violini e coro proposta dall’Istituto sono state apprezzate in diverse manifestazioni, tenute in varie località. Il clou si è registrato il 5 giugno, quando con la direzione della prof. Giusy Galluso, i musicisti si sono esibiti sul palcoscenico del prestigiosissimo teatro “Francesco Cilea”, a Reggio Calabria. In quella circostanza di assoluto pregio era risultato l’incrocio artistico con il coro dell’Associazione culturale e musicale “Suora Enrica Boroni” di Melito Porto Salvo, diretto dal maestro Francesca Lucia Malacrinò.(g.t.) Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 27 Cronaca di Catanzaro Largo Serravalle, 9 - Cap 88100 Tel 0961.723010 / Fax 0961.723012 [email protected] Concessionaria: Publikompass S.p.A. Largo Serravalle, 9 - Cap 88100 Tel. 0961.724090 / Fax 0961.744317 Porto di Gioia Tauro Oggi il workshop Oggi, alle ore 10.30, al Dipartimento urbanistica della Regione workshop sul porto di Gioia Tauro [email protected] . Emessa nella tarda serata la sentenza nei confronti delle cinquantasei persone che avevano chiesto di essere giudicati col rito abbreviato Operazione “Rinascita”, 51 condannati Solo cinque le assoluzioni. Alla lettura della sentenza una imputata ha una crisi di nervi e viene allontanata Giuseppe Mercurio Ci sono volute ben dieci ore di camera di consiglio e, alla fine, nella tarda serata di ieri, il giudice per le udienze preliminari Antonio Rizzuti (cancelliere Paola Mondello) ha emesso la sentenza nei confronti dei cinquantasei imputati che hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato e coinvolte nella maxi-operazione antidroga "Rinascita" coordinata dalla Dda del capoluogo e condotta dalla Squadra Mobile di Catanzaro contro un traffico di stupefacenti che avrebbe interessato il capoluogo e la provincia. Il giudice ha condannato Antonio Abbruzzese alla pena di un anno e dieci mesi di reclusione e 6.000 euro di multa; Cosimo Abbruzzese a dieci anni; Domernico Abbruzzese a sette anni e quattro mesi; Enzo Abbruzzese a sette anni e quattro mesi; Francesca Abbruzzese a dodici anni; Giovanni Abbruzzese a quattro anni e sei mesi e 16.000 euro di multa; Luciano Abbruzzese (cl. 1981) a dieci anni; Luciano Abbruzzese (cl. 1985) a un anno e 10 mesi e 6.000 euro di multa; Armando Berlingieri a 5 anni e 20.000 euro; Domenico Berlingieri a otto anni; Eleonora Lucia Berlingieri a quattro anni e sei mesi e 16.000 euro; Guglielmo Berlingieri a quattordici anni e 1.600 euro; Luciano Berlingieri a un anno e 4.000 euro; Marcel- lo Berlingieri a dieci anni; Maro Berlingieri a nove anni e quattro mesi; Nuccio Berlingieri a venti anni e 5.000 euro; Roberto Berlingieri a sette anni e sei mesi e 24.00 euro; Silvano Berlingieri a otto anni e sei mesi e 30.000 euro; Luciano Bevilacqua a quattro anni e dieci mesi e 3.000 euro; Antonio Bevilacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Armidio Bevilacqua a due anni e 1.000 euro; Cosimo Bevilacqua a due anni e 6.000 euro; Domenico Bevilacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Fabio Bevilacqua a un anno e quattro mesi e 5.000 uero; Fiore Bevilacqua a cinque anni e 20.000 euro; Fiorella Bevilacqua a due anni e tre mesi e 5.000 euro; Franco Simone Bevilacqua a nove anni e 1.600 euro; Gianluca Bevilacqua a un anno dieci mesi e 6.000 euro; Giovanna Bevilacqua a due anni e 6.600 euro; Mirella Bevilacqua a un anno e quattro mesi e 4.000 euro; Gino De Zerbi a cinque anni e quattro mesi; Anna Latelli a cinque anni; Santo Mirarchi a due anni e tre mesi e 7.500 euro; Alessandro Passalacqua a due anni e 6.600 euro; Antonio Passalacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Fiorina Passalacqua a due anni e 6.600 euro; Francesca Passalacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Francesco Passalacqua a due anni e 6.600 euro; Giovannnina Passalacqua a due anni e 6.600 euro; Luciana Passalacqua a un Una delle perquisizioni compiute dagli agenti di polizia il giorno in cui scattò l’operazione “Rinascita” anno e 4.000 euro; Marisa Passalacqua a quattro anni e dieci mesi e 18.000 euro; Maurizio Passalacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Nuccio Passalacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Paola Passalacqua a un anno e sei mesi e 5.000 euro; Romina Passalacqua (cl. 75) a Nuccio Berlingieri è stato condannato a venti anni di reclusione otto anni e sei mesi e 30.000 euro; Romina Passalacqua (cl. 89) a due anni e sei mesi e 5.600 euro; Silvio Passalacqua a un anno e 4.000 euro; Francesco Pizzata a otto anni; Domenico Strangio a sette anni e sei mesi; Mirella Veneziano a due anni e 6.000 euro; Nicola Vetrano a cinque anni e 20.000 euro. Gli imputati condannati sono stati anche assolti per altri capi d’imputazione. Il giudice ha invece assolto da tutte le accuse Giovanna Margarita, Guglielmo Marziano, Rosetta Passalacqua, Rosa Sacco e LIDO Un 20enne, insieme a un complice, ha rinchiuso un invalido dentro uno stanzino È accusato di sequestro di persona e rapina Luigina Pileggi È accusato di sequestro di persona, rapina e guida senza patente. C.B., 20 anni, è attualmente ricercato dai carabinieri. Il giovane è stato denunciato dai militari dell’Arma perchè, insieme ad un complice, si è introdotto in un ufficio in viale Magna Grecia e, dopo aver rinchiuso in uno stanzino il proprietario dell’immobile, un anziano invalido, si è appropriato delle chiavi dell’auto del malcapitato. I due poi si sarebbero recati nel cortile dov’era parcheggiata l’auto della vittima, e stavano per aprire lo sportello della macchina quando sono stati bloccati da due operai che si sono accorti di quanto stava avvenendo. I due operai, infatti, un italiano e un romeno che lavora- Sono intervenuti i carabinieri no per una ditta che sta effettuando dei lavori al palazzo, hanno riconosciuto l’auto dell’anziano e si sono avvicini per vedere cosa stessero facendo i due rom. Alla vista degli operai, i due ladruncoli sono saliti sulla loro auto e si sono dati alla fuga. Grazie alla descrizione fatta ai carabinieri dai testimoni, che hanno descritto il modello, il colore e parte della targa dell’auto, il mezzo è stato intercettato su viale Isonzo e sequestrato. Sull’autovettura utilizzata per il “colpo”, una Renault di colore blu, i carabinieri hanno rinvenuto le chiavi dell’auto dell’anziano, che sono state restituite al legittimo proprietario. Il mezzo è stato sequestrato, anche perchè sprovvisto di polizza assicurativa. Un recupero che è stato possibile solo grazie al tempestivo intervento dei carabinieri della stazione di Lido, guidati dal maresciallo Antonio Macrì, che sono riusciti a rintracciare il veicolo, guidato da C.B. che, però, alla vista dei carabinieri, è sceso e si è dato alla fuga tra i palazzi di viale Isonzo. I carabinieri sono sulle tracce del complice, del quale pare sia già nota l’identità. Intanto, il magistrato di turno, Carlo Villani, sta valutando l’eventuale misura cautelare in carcere per i due malfattori. Una pratica molto diffusa, quella di rubare l’auto con tutte le chiavi, dato che in questo modo le vittime sono costrette a rivolgersi ai nomadi per il “cavallo di ritorno”: le assicurazioni infatti non risarciscono quando non vengono consegnate le chiavi. Sarà ora l’avv. Battaglia ad esaminare la documentazione e portarla in Tribunale Confcommercio, definitiva la nomina del curatore La Corte d'Appello ha respinto il reclamo proposto dal presidente della Confcommercio, Pietro Tassone, contro il decreto con cui il Presidente del Tribunale ha proceduto alla nomina del curatore speciale in relazione al giudizio di responsabilità proposto contro lo stesso Tassone. Lo ho reso noto la Confcommercio di Catanzaro che precisa come in tal modo diventi definitiva la nomina del curatore speciale, avvocato Paolo Battaglia. A chiedere la nomina del curatore speciale sono stati tredici soci della Confcommercio di Catanzaro (Michele Raffaele, Michele Tallarico, Francesco Leonardo, Carlo Miglio, Raffaele D'Ambra, Carmine Manfredi, Marco Nicotera, Salvatore Cittadino, Pietro Falbo, Giuseppe Tarantino, Rossella Passafaro, Aldo Rametta e Gianni Cortese) i quali, difesi dall'avvocato Francesco Pitaro, dovendo proporre un'azione di responsabilità e di revoca nei confronti di Tassone e sul presupposto della esistenza di un conflitto di interessi tra Tassone e la Confcommercio, si sono rivolti al Presidente del Tribunale. Ottenuta la nomina del curatore speciale, i tredici soci hanno citato in giudizio, davanti al Tribu- Pietro Tassone nale di Catanzaro, il Presidente Pietro Tassone, al quale vengono attribuite violazioni di legge e dello statuto, chiedendo l'accertamento della sua responsabilità gestionale e la sua revoca. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo di Tassone contro la nomina del curatore speciale che diventa, pertanto, definitiva ed esecutiva. Sarà adesso il curatore speciale che dovrà guardare carte e documenti, anche contabili, della Confcommercio e portarle davanti al Tribunale al quale toccherà, infine, decidere sulla responsabilità gestionale e sulla revoca del presidente Pietro Tassone. Salvatore Vetrano. Nelle pene il giudice ha tenuto conto della scelta del rito (che in caso di condanna prevede lo sconto di pena di un terzo). Infine, il gup ha anche restituito gli atti al pubblico ministero per i capi d’imputazione 55, 181 e 198 con conseguente stralcio delle relative posizioni in quanto generci e ha indicato in novanta giorni il termine per il deposito della motivazione della sentenza, dichiarando sospesi i termini di custodia cautelare. Durante la lettura del dispositivo della sentenza una im- putata, sentendo la condanna, ha avuto una crisi di nervi che ha comportato l’allontanamento coatto da parte degli agenti della polizia penitenziaria e il conseguente intervento dei sanitari del servizio medico “118”. L'operazione "Rinascita" è scattata nel all'alba del 9 novembre 2010, per l'esecuzione di 73 provvedimenti cautelari disposti su richiesta della Direzione distrettuale antimafia . Associazione armata finalizzata al traffico di droga l'accusa principale mossa ai numerosi indagati del- l'inchiesta, considerati dagli inquirenti membri di due gruppi criminali nomadi contrapposti: quello che avrebbe fatto capo capo a Domenico Berlingieri, e quello che sarebbe stato guidato da Silvano Berlingieri, detto "Pacciani". I rom, secondo la tesi dell'accusa, avrebbero avuto la totale gestione del mercato della droga in tutti i quartieri a sud della città, con importanti rapporti con esponenti della 'ndrangheta del reggino e, soprattutto, con un'inquietante disponibilità di armi micidiali, tra cui fucili, pistole e kalashnikov. Nel mirino anche una terza presunta associazione a delinquere finalizzata ai furti di automezzi ed alle estorsioni nei confronti dei proprietari dei mezzi rubati in cambio della loro restituzione (il cosiddetto "cavallo di ritorno"). Alcuni degli indagati, inoltre, sono accusati di tre tentati omicidi e ferimenti gravi verificatisi nell'ambito di un presunto scontro tra i due sospetti sodalizi determinato, secondo gli inquirenti, dall'inosservanza delle regole relative al controllo del mercato della droga nelle piazze dello spaccio, nonchè alla spartizione del territorio per operare lo smercio. Ad alcuni indagati, infine, sono contestati episodi di detenzione e porto di armi da sparo, comuni (pistole e fucili) e da guerra (kalashnikov), nonchè singole vicende di usura e di estorsione. Acquisito al patrimonio statale sarà destinato a finalità sociali Confiscato un immobile in Sila intestato a uno dei “gaglianesi” Era, secondo l’accusa, un immobile acquistato con i proventi dell’attività di strozzinaggio ai danni di un imprenditore; ieri la Prefettura, unitamente all'Agenzia nazionale del beni confiscati e con l'ausilio di tutte le componenti delle Forze dell'ordine, dei Vigili del Fuoco, del rappresentanti dell'Amministrazione comunale di Taverna e della Polizia Municipale, ha proceduto alle operazioni di acquisizione di quell’immobile, che si trova in un residente della Sila al patrimonio pubblico. Quell’immobile, intestato a un elemento di spicco della cosca cosiddetta dei “Gagliane- si”, è stato confiscato dalla Magistratura grazie alla normativa antimafia. Ora è stato acquisito al patrimonio dello Stato; quel bene potrà così essere destinato a finalità sociali e, comunque, utilizzato per esigenze di carattere collettivo. Con questa operazione si è inteso ristabilire l'autorità e la sovranità dello Stato rispetto alla protervia e all'arroganza criminale in un territorio in cui mire ed appetiti malavitosi tendono a condizionare la vita democratica, le attività economiche e, a volte, lo stesso consenso elettorale. L'auspicio vivo e forte e quello di instillare nei cittadini il convincimento che la criminalità organizzata può essere vinta anche in un contesto di garanzie democratiche per agevolare l'avvio di un percorso virtuoso che consenta a questa terra di liberarsi di questa piovra malefica e satanica che emana un puzzo maleodorante e che ha forte vivacita neoplasica. A breve si svolgeranno altre operazioni dello stesso genere presso il Comune capoluogo per sottrarre alla disponibilità di un clan malavitoso ulteriori immobili evidentemente realizzati con capitali di illecita provenienza. Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud 34 Cronaca di Lamezia Crisi finanziaria in consiglio comunale Domani alle 15.30 in Via Perugini si parlerà di crisi finanziaria nella seduta del consiglio comunale Corso Nicotera 215, - Cap 88046 Tel. e Fax 0968.448193 [email protected] . Ennesima intimidazione in pieno giorno a Capizzaglie: alle 10.30 l’attentatore ha scaricato un’intera pistola calibro 9. Dentro c’erano quattro persone Quindici proiettili contro una sala da barba Due sono penetrati all’interno della parrucchieria dov’era in attesa anche un carabiniere in borghese Giuseppe Natrella Nel quartiere cambiano gli equilibri Ancora una volta Via dei Bizantini, l’arteria che attraversa Capizzaglie, già scenario di un tentato omicidio e di un atto intimidatorio, ritorna al centro della cronaca. Nell'arco di sole 36 ore infatti i soliti ignoti sono tornati in azione sparando ben 15 colpi di pistola calibro 9 contro una parrucchieria. Un’azione intimidatoria che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi se uno dei due proiettili penetrati dentro l’esercizio commerciale avesse colpito uno dei clienti al momento dell’agguato. Ma i due proiettili non hanno colpito nessuno e si sono conficcati nelle pareti. Un’intimidazione che, secondo gli investigatori, dimostra come ormai siamo di fronte ad un’azione criminale organizzata con una precisa regia, di cui ancora non sono chiare la matrice e gli scopi. Gli investigatori non hanno ancora un quadro completo del fenomeno criminale che da qualche tempo sta imperversando in questa zona della città, e in particolare lungo Via dei Bizantini diventata l’arteria a più alto rischio, soprattutto se si considera che qui si spara in pieno giorno e in mezzo alla gente. Anche ieri, infatti, gli spari sono avvenuti intorno alle 10.30. Chi ha agito ha esploso l’intero caricatore contro l’esercizio commerciale. Alcuni proiettili, presumibilmente quattro, hanno inoltre colpito un’auto parcheggiata davanti al barbiere, una Fiat Bravo grigia. Al momento dell’agguato nel salone si trovavano il titolare, un dipendente e due clienti, uno dei quali un carabiniere in borghese e fuori servizio in attesa del taglio di capelli. Gli spari hanno subito richiamato l’attenzione del militare, che si è precipitato fuori dell’esercizio nella speranza di poter catturare l’attentatore. Ma del “pistolero” e del suo probabile complice si sono perse immediatamente le tracce. Forse si è dileguato a bordo di una moto o di un’auto. Il carabiniere ha subito allertato la centrale operativa, che ha inviato sul posto alcune gazzelle che hanno immediatamente circoscritto la zona teatro dell’ag- La caduta dei Torcasio l’ascesa di nuove gang Vinicio Leonetti I rilevamenti dei bossoli La parrucchieria presa di mira a Capizzaglie guato. Sul posto anche gli investigatori del Nucleo operativo e radiomobile che hanno radiografato la scena crimine ed avviato la ricognizione scientifica, repertando i bossoli e potendo così stabilire il calibro della pistola. Probabilmente lo stesso calibro usato domenica pomeriggio per il raid nel quale sono rimasti feriti un cassaintegrato di 59 anni, Pasquale Saladino, un ragazzo di 14 anni, e la pizzeria contro la quale sono stati sparati nove La pistola ha lo stesso calibro dell’arma usata nell’attentato avvenuto domenica colpi di pistola. Probabilmente a compiere le scorrerie è lo stesso comando. Una circostanza che viene attentamente valutata dagli investigatori che circa una settimana fa sono riusciti a scoprire nascosta sotto un divano, in una casa proprio a Capizzaglie, una bottiglia di oltre due litri di polvere pirica, pronta per essere utilizzata per compiere un atto intimidatorio. Stesso calibro, stessa azione. Tutto ciò lascia supporre agli investigatori che ad agire sia un unico gruppo criminale che vuole imporre in questa zona la supremazia adottando sistemi che stanno terrorizzando gli abitanti. È la prima volta nella storia criminale della città che azioni de- I carabinieri intervenuti littuose vengono messe a segno nell’arco di sole 36 ore nella stessa zona. Il salone preso di mira ieri mattina, infatti, non si trova molto distante dalla pizzeria che è stata “attenzionata” domenica pomeriggio e dal luogo del tentato omicidio col ferimento dell’operaio e del ragazzo. Uno scenario criminale, quello registrato nelle ultime ore in città, che desta preoccupazione sul fronte investigativo e giudiziario. In solo pochi giorni sono stati compiuti 6 atti di intimidazione: 3 negozi presi di mira dalla criminalità organizzata, contro i quali sono stati esplosi colpi di pistola; 3 auto incendiate, due delle quali di proprietà di un ispettore della polizia penitenziaria. Fenomeni, insieme al tentato omicidio e al ferimento del minorenne, che sul piano della sicurezza sociale preoccupano le forze dell’ordine che sono impegnate nel fronteggiare un fenomeno che ha raggiunto un enorme livello di allarme. Per quanto riguarda l’intimidazione di ieri mattina al momento i carabinieri non avanzano alcuna ipotesi sul movente, ma non hanno dubbi sul fatto che si sia trattato di un gesto di chiaro stampo mafioso, messo probabilmente in atto da nuovi gruppi criminali che vogliono imporre la loro forza con gesti eclatanti, ma rischiosi sul piano della sicurezza sociale. Commerciante di Girifalco arrestato con un carico di kobrett e crack sull’auto al bivio dei Due Mari Preso con la droga mentre tornava a casa Aveva 35 dosi d’eroina “kobrett” in un pacchetto di sigarette e 10 dosi di crack sul sedile accanto. L’autista è stato bloccato dai carabinieri al bivio “Due Mari” mentre si dirigeva verso Maida con la sua grossa Peugeot station wagon. Leonardo Chiarella, quarantenne commerciante d’abbigliamento a Girifalco, stava appena tornando dalla Campania dove aveva fatto rifornimento ed aveva in macchina il suo piccolo carico di droghe micidiali. È stato arrestato dai militari del Nucleo operativo carabinieri di Catanzaro che hanno agito in collaborazione con quelli di Girifalco. È chiaro che non s’è trattato d’un caso: gli investigatori avevano avuto una “soffiata” e stavano aspettando Chiarella al varco. L’hanno beccato in flagranza di reato, ritirandogli subito la patente e rinchiudendolo in una cella del carcere lametino. Questa mattina deve comparire davanti al Gip del Tribunale della città per l’udienza di convalida, a rappresentarlo il suo difensore di fiducia Francesco Gonella. Pubblico ministero il sostituto procuratore Luigi Maffia. L’operazione è avvenuta lunedì scorso intorno alle 18.30. I carabinieri del Nucleo operativo catanzarese comandato dal tenente Marco Fragassi s’è appostato alla rotatoria che è un passaggio obbligato per chi deve imboccare la Girifalco-Maida. Il commerciante a bordo della sua auto non se l’aspettava, ma quando la paletta bian- Alcune dosi di crack corossa s’è alzata imponendogli l’alt gli dev’essere salita la febbre. L’auto di Leonardo Chiarella è stata perquisita a fondo ed è stata trovata la droga: alcune dosi confezionate sparse su un sedile, altre nascoste in un pacchetto di sigarette sotto il sedile di guida. Si tratta di sostanze che circolano soprattutto tra i giovanissimi nelle discoteche il sabato sera, “roba” che da inizialmente sballo ma poi fa stare malissimo, e provoca danni cerebrali profondi. Il kobrett è un derivato dell’eroina, viene ricavato con gli scarti nella lavorazione, per questo è meno caro e meglio vendibile tra i giovanissimi; il crack invece deriva dalla cocaina, è più a buon mercato e nel circondario è molto diffuso da qualche anno.(v.l.) Il pentimento di Angelo, uno dei giovani Torcasio, è stato la goccia che ha fatto tracollare lo storico clan della città. Una cosca perdente da ogni punto di vista: l’eliminazione col piombo di tantissimi esponenti, anche di spicco, fino ad arrivare all’esecuzione di padre e figlio nell’estate scorsa. Due omicidi, quelli di Vincenzo Torcasio e del figlio Francesco, firmati dalla stessa pistola fatta trovare sul grembo del ventenne ucciso mentre era seduto nella sua auto parcheggiata. Ad aspettare inconsapevolmente la morte. La caduta dei Torcasio è cominciata tanti anni fa, ma i colpi peggiori sono arrivati nei primi anni del Duemila, subito dopo la sentenza del processo “Primi passi” nell’aula bunker di Catanzaro. Adesso secondo gli investigatori il processo è irreversibile. Il quartiere di Capizzaglie, che gli inquirenti considerano il regno dei Torcasio, è senza un vero e proprio padrone che controlla il territorio, i traffici, il racket delle estorsioni e dell’usura, gli affari illeciti. Da qualche mese stanno emergendo nuove piccole gang di giovanissimi dalla pistola facile, che non sparano solo nel buio della notte per intimidire coi so- liti sistemi convincenti, ma lo fanno alla luce del giorno, in orari di punta, quando tutti sono in giro per strada. Perchè Capizzaglie non è solo criminalità, ma è un quartiere frequentato e abitato da tanti lametini perbene che ogni mattina si tirano su le maniche e lavorano onestamente. Ma quando un nome diventa famigerato, come Forcella a Napoli, Ballarò a Palermo, o San Lorenzo a Roma, diventa difficile togliersi di dosso quel marchio ingiusto e scomodo. Le gang emergenti stanno diventando il chiodo fisso degli inquirenti in questi giorni, dopo due sparatorie feroci in meno di 36 ore. E ieri quei 15 bossoli di grosso calibro esplosi in pochi secondi tra il traffico delle auto che passavano e la gente indaffarata su Via dei Bizantini, sono una chiara indicazione che a Capizzaglie sono in gioco i nuovi equilibri mafiosi. Perchè su Via dei Bizantini non si spara all’impazzata. C’è sempre un piano strategico ben organizzato, con le vedette che controllano gli accessi, i mandanti che scelgono gli obiettivi sensibili, i killer che portano a termine le loro missioni di sangue. Tutto questo per riempire quel vuoto di governance ‘ndranghetista lasciato dai Torcasio. Il luogo dell’agguato di domenica scorsa a Capizzaglie I genitori del 14enne colpito per sbaglio Il minore ferito al piede «Colpiscono i più deboli» Chiedono «l’intervento delle istituzioni a tutti i livelli affinchè episodi del genere non accadano mai più, e che vengano tutelate le persone più deboli che in determinate zone della città sono inermi di fronte all’arroganza della violenza». Sono i genitori del quattordicenne che domenica pomeriggio è rimasto ferito da una pallottola vagante nella sparatoria in Via dei Bizantini in cui ha avuto la peggio Pasquale Saladino ferito alle gambe. Attraverso l’avvocato Giovanni Arena, loro legale di fiducia, il padre e la madre del ragazzino sottolineano che «il loro figliolo ferito di striscio ad un piede è una vittima innocente della violenza che in questo particolare periodo sta vivendo la città». «Senza entrare in merito a problemi che altri hanno il dovere di affrontare», dichiarano i genitori preoccupati, «riteniamo che l’episodio debba essere necessariamente messo in evidenza e non dimenticato, perché considerare normale trovarsi per caso in un locale e rischiarare di rimanere ucciso in sparatorie che si consumano per strada sarebbe un messaggio sbagliato e incauto. Significherebbe abbassare la guardia e consegnare alla criminalità un’intera città che nulla a da spartire con episodi come quello che ha visto vittima nostro figlio». Concludono: Ci auguriamo che chi di dovere intervenga e le istituzioni stiano vicine a tutte le vittime di questi orribili avvenimenti che hanno interessato la città negli ultimi giorni». 36 Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud Cosenza - Provincia . CASSANO Lo ha raccontato ieri in Corte d’assise il Cireneo CASTROVILLARI La verità del pentito: la moglie del boss voleva che ritrattassi tutte le accuse Donato (Pd) e i ritmi lavorativi in ospedale Angelo Biscardi CASTROVILLARI Falbo ha poi svelato perché decise di abbandonare la località protetta nascondendosi nel suo paese Domenico Marino CASSANO IONIO In aula le confessioni del Cireneo. Domenico Falbo ieri mattina s’è seduto sulla scomoda sedia dei testimoni nell’aula della Corte d’assise del Tribunale di Cosenza. Il collaboratore di giustizia ha risposto a lungo alle domande del pubblico ministero Vincenzo Luberto durante un’udienza del processo “Ultimo assalto” che ha portato alla sbarra presunti boss e picciotti del clan Forastefano di Cassano, cui lo stesso Cireneo era affiliato prima di decidere di valicare il Rubicone cominciando a collaborare con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Falbo ha raccontato anzitutto perché negli anni passati si allontanò dalla località protetta in cui era stato sistemato dal servizio centrale di protezione. Era a Milano ma non si sentiva al sicuro perché sapeva che nel capoluogo lombardo vivevano i famigliari di molte delle persone che aveva accusato nei suoi racconti alla procura antimafia. E per quanto la città potesse essere grande e popolosa, temeva che prima o poi si fosse trovato davanti un nemico, armato, pronto a farlo fuori. Anche perché sapeva bene che i vecchi compari lo cercavano dappertutto, poiché le sue rivelazioni avrebbero potuto alzare il coperchio su segreti importanti mettendo in ginocchio il clan. Perciò, ha spiegato in risposta agli interrogativi del rappresentante della pubblica accusa, decise di scappare via abbandonando il programma di protezione e tornando nella sua Cassano. Era vero che lì il clan aveva il cuore, ma allo stesso tempo Falbo conosceva ogni angolo, ogni strada, ogni vicolo della cittadina ionica, quindi avrebbe saputo dove scappare e come rifugiarsi se fosse stato necessario. All’ombra della Madonnina, invece, non avrebbe saputo nemmeno come allontanarsi. E inoltre a Cassano centro viveva solo Leonardo Forastefano, mentre gli altri boss risiedevano tra Doria e Sibari. Mentre si trovava a Cassano, ha raccontato Domenico Falbo, fu avvicinato da un amico che si fece portatore d’un messaggio della moglie di Vincenzo Forastefano, Cenzino, che voleva parlargli. E quando l’avrebbe incontrata, in un luogo sicuro per essere certo di non finire in una trappola mortale, ha ricostruito con attenzione ieri il collaboratore di giustizia, la donna avrebbe cercato di convincerlo a ritrattare tutte le dichiarazioni fatte sino a quel momento con una lettera da inviare a un giornale e alla Direzione distrettuale antimafia. Avrebbe dovuto fare un drastico dietrofront, in sostanza, per spuntare le armi in mano alla magistratura inquirente. Il Cireneo promise di farlo ma in realtà sparì senza scrivere nulla né tantomeno ritrattare alcuna dichiarazione. L’esame del pentito è stato bloccato quando gli avvocati dell’ex boss Antonio Forastefano, ora pentito, e del presunto killer Emanuele Bruno, unico imputato ieri in aula, hanno fatto notare alla Corte di non avere avuto a disposizione né le dichiarazioni di Falbo né la presunta lettera di cui ha parlato il collaboratore. Il presidente Antonia Gallo e il giudice a latere Vincenzo Lo Feudo hanno perciò interrotto il dibattimento per valutare le eccezioni, poi tutte respinte. CASSANO Lettera al presidente del Consiglio e al Prefetto Il centrosinistra lancia l’ultimatum «Si dichiari decaduto il sindaco» Gianpaolo Iacobini CASSANO Il centrosinistra diffida il presidente del consiglio: «Il sindaco Gallo va dichiarato decaduto». La richiesta è contenuta in una lettera siglata dai referenti Luigi Garofalo (Psdi), Antonello Avena (Pd), Giovanni Spedicati (Verdi), Giuseppe Carrozza (Sel), Gianni Papasso (Psi), Alessio Agostini (Prc), Eliseo Risolè (Idv). Nella lettera, inviata per conoscenza anche al Prefetto, si parte da un punto fermo: quello fissato in conferenza dei capigruppo dal capogruppo dell’Udc, Peppino Gallo. Ovvero: prima di incamminarsi sui sentieri della decadenza sarà necessario attendere (come per legge) la pubblicazione della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma taglia-incompatibilità. Nella diffida, ricostruito l’iter avviato nel 2010, caratterizzato anche dall’intervento del Prefetto, il centrosinistra stigmatizza l’omissivo e dilatorio atteggiamento, camuffato dall’avvio di un lentissimo e fumoso procedimento di contestazione di incompatibilità, che avrebbe invece dovuto portare tempestivamente alla dichiarazione di decadenza di Gallo, giunto sino alla pilotata diserzione della seduta del consiglio comunale del 21 dicembre 2010, che avrebbe dovuto chiu- Il sindaco Gianluca Gallo Ieri la lunga e intensa udienza nel tribunale di Cosenza POLLINO Già tre le riunioni operative coordinate dall’Ufficio Rischio sismico, Prefettura attenta CASTROVILLARI. Lo sciame sismi- co che ormai da mesi sta inquietando il Pollino è stata oggetto di ben tre riunioni organizzate dal prefetto Raffaele Cannizzaro d’intesa con il sottosegretario regionale alla Protezione civile Franco Torchia, e sulla base delle indicazioni fornite dal capo della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli. «Gli incontri – spiega una nota della Prefettura – hanno costituito l’avvio di un percorso virtuoso mediante il quale, con il supporto della Regione Ca- dere la procedura instaurata». Un approdo, aggiungono i rappresentanti di Psdi, Pd, Verdi, Prc, Idv, Psi e Idv, favorito dal presidente del Consiglio, Rosella Garofalo, «che assecondando l’interessato traccheggio non riconvocava la riunione del consiglio in seconda convocazione». La partita si sposta ora sulle prossime mosse. «Diffidiamo il presidente del consiglio comunale – afferma il centrosinistra – a porre fine a questo irresponsabile e spudorato interessato speculativo traccheggio». Ovvero a sciogliere il nodo tecnico attorno a cui si giocherà la partita politica: l’iter avviato nel 2010 fu concluso con delibera consiliare. Si dovrebbe ripartire da zero, come in molti dalle parti della maggioranza sostengono? Non per il centrosinistra, secondo il quale «la procedura va ripresa per restituire alla comunità cassanese il diritto ad autogovernarsi mediante libere elezioni». CASSANO Fine anno all’istituto per anziani Casa serena “Santa Maria di Loreto” Tra ricordi e tradizioni anche musica e buon cibo LUIGI FRANZESE CASSANO L’istituto per anziani Casa serena “Santa Maria di Loreto”, diretto dal presidente Francesco D’Elia ha reso noto, anche per quest’anno, il programma natalizio. Dopo la partecipazione alla manifestazione “Tracce del tempo” - un vero e proprio viaggio lungo le tradizioni sociali ma anche gastronomiche di un tempo relativamente lontano - l’appuntamento più atteso è quello di sabato, alle ore 18, con la Santa Messa che verrà celebrata dal’amministratore diocesano Don Franco Oliva, coadiuvato da Don Silvio Renne. Seguiranno i saluti del sindaco Gianluca Gallo e delle autorità convenute. Subito dopo, per la gioia dei palati, si potranno degustare fritture tipiche. Il 20 dicembre, Babbo Natale distribuirà tanti doni agli anziani. Il 23 del mese, insieme agli amici delle tradizioni, ci sarà una degustazione di prodotti tipici con il sottofondo delle melodie natalizie. Gli appuntamenti si concluderanno giorno 3 gennaio con l’esibizione di una locale scuola di danza. Veramente lodevoli, a detta di più diun commentatore, le iniziative dell’istituto. Il presidente D’Elia, sin dal suo insediamento alla guida della struttura per anziani, si è speso molto in favore degli stessi regalando loro momenti di grande svago, divertimento e relax. E’ veramente un istituto fatto di bella gente, pazienti medici e infermieri che contribuiscono a rendere la permanenza degli anziani sempre più piacevole con le loro cure, le loro attenzioni a questa categoria che merita di essere ri- spettata nonostante la loro veneranda età. Giova ricordare che in questo istituto hanno vissuto diverse ultracentenarie. L’auspicio, al momento, è che iniziative come quelle portate avanti da Casa serna “Santa Maria di Loreto” possono aiutare i suoi ospiti a vivere in una dimensione diversa da quella stereotipata che, da anni, fa da strascico alla nascita di simili strutture. Il tempo, come si sa, è un galantuomo; vediamo se anche in questo settore è il momento di voltare, una volta per tutte, pagina... labria e delle altre componenti essenziali di protezione civile, si procederà dapprima alla ricognizione ed analisi delle panificazioni comunali di protezione civile che dovranno essere ricondotte ad un organico ed unico modello operativo di intervento in emergenza e, successivamente, alla verifica, mediante gruppi di lavoro composti da tecnici regionali, provinciali e dei locali ordini professionali di settore, dell’idoneità sismica delle aree di attesa, ammassamento dei soccorsi e di ri- covero della popolazione, nonché degli edifici strategici». L’Ufficio territoriale del governo fa notare che «nel corso dei successivi incontri che si terranno nella sede prefettizia, oltre all’eventuale implementazione di detti piani comunali, si provvederà a calendarizzare e avviare un’attività di formazione ed informazione rivolta sia ai componenti dei centri operativi comunali, che alla popolazione potenzialmente interessata da un eventuale sisma».(g.i) «Gli appelli indirizzati all’Asp, alla Regione, agli amministratori locali, rimangono puntualmente disattesi, nonostante la situazione si incancrenisca di giorno in giorno e questa giovane vita spezzata, speriamo non per cause dipendenti dallo stress di un lavoro massacrante, dovrebbe far riflettere circa una radicale inversione di tendenza nell’ambito della Sanità regionale e del territorio che privilegi prima l’Uomo e, poi, l’Economia e non viceversa!». L’emozione per la scomparsa della giovane infermiera del Pronto soccorso, morta in un incidente stradale avvenuto l'8 dicembre sul “rettifilo” che collega Francavilla a Villapiana Scalo, ha di nuovo scatenato le polemiche in città. Perché fra le cause affiorerebbe anche una presumibile ed ipotetica situazione di stanchezza. Da qui l'intervento dell'ex vice sindaco ed esponente del Partito democratico, Gianni Donato, che ha un’altra chiave di lettura su una vicenda dolorosa che merita una più approfondita riflessione. «Il nostro Pronto soccorso scrive Donato - è diventato un importante punto sanitario d’emergenza per migliaia di cittadini provenienti dall’Alto Jonio, dall’Esaro, dal Pollino, dalla Lucania e dall’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Le sue stanze sono ingolfate quotidianamente. Ma secondo Donato il numero dei «medici e degli Infermieri è rimasto fermo a quello di venti anni orsono». MORANO “Il redentore dell’umanità” CASTROREGIO Un raffinato dipinto in mostra nella Chiesa dei Santi Apostoli Ottanta animali sbranati dai lupi MORANO CALABRO. Una nuo- va straordinaria opera fa bella mostra di sé nella chiesa Collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Il prestigioso ricettacolo d’arte moranese, la cui fondazione è documentata nell’anno del Signore 1007 secondo alcuni addirittura precedente a tale data - si arricchisce, impreziosendo ulteriormente il già vasto florilegio di opere che gelosamente custodisce, di un magnifico dipinto realizzato e donato all’Arcipretura dal versatile e affermato Salvatore Di Luca. Le proporzioni, generosissime (2,60 x 1,40), e la tecnica, “acrilico su lastra di legno koumè”, costituiscono un primo parametro di raffinata novità e conferiscono al lavoro un carattere autorevole e unico. Notevole l’impatto emotivo e le suggestioni che il “Gesù redentore dell’umanità”, questo il titolo dell’opera, trasferisce all’osservatore sin dal primo approccio. L’effige del Cristo, rappresentato all’apice del suo trionfo, cattura lo sguardo e suscita moti di profonda, spontanea venerazione. Obiettivo raggiunto, dunque. L’afflato dell’autore e l’originalità dell’idea, accolti e incoraggiati da Padre Flavio Paladino, da trentasei anni alla guida della parrocchia, attivissimo nella pastorale nonostante gli acciacchi, abbandonato l’alveo progettuale, decantata la fatica e la solitudine patite nelle lunghe giornate trascorse a trasformare gli impulsi e le passioni in tratti logici e accessibili, da domenica scorsa sono patrimonio pubblico. Ognuno può ammirare liberamente la bellezza delle forme del Cristo, la cura dei particolari sul viso consolante, i fori dei chiodi nelle mani e nei piedi semisanguinanti, l’elegante panneggio della tunica, i simboli stilizzati della passione impressi nella zona inferiore e contornati dal colore plumbeo di un cielo in attesa, l’impasto cromatico complessivo e in special modo della cerulea volta che avviluppa interamente la figura del Redentore. Eccellente l’orizzonte prospettico e il rapporto di proporzione tra i singoli elementi della scena. Il forbito realismo che da sempre permea la produzione del Di Luca culmina in questa meravigliosa pittura valicando il limite sottile che separa le fatture acerbe del percorso giovanile dalla maturità artistica, ora pienamente conseguita. Processi talvolta dolorosi, ma assolutamente indispensabili per chi, aduso a comunicare con forme composite la propria interiorità, ne asseconda gli sviluppi rendendosi docile e disponibile ai mutamenti dello spirito. Inserita nella liturgia eucaristica domenicale la cerimonia di scopertura. Rocco Gentile CASTROREGIO Branco di lupi attacca un greggre. Almeno ottanta gli animali uccisi. E danni ingenti per A. A., giovane allevatore, titolare di un'azienda agricola di frazione Farneta. Il pascolo è stato presa di mira nella notte da lupi affamati provenienti dalle zone interne del Parco nazionale del Pollino in agro di Alessandria del Carretto. Di buon mattino, al risveglio, quando solitamente si inizia a pascolare A.A. - avvicinandosi all'ovile - ha fatto la trscoperta. Il recinto distrutto dai lupi che avevano fatto man bassa di capre, agnelli, pecore e quanto altro. Con la tristezza nel cuore, per aver perso in poche ore il lavoro di un anno intero, l'allevatore ha chiamato la Polizia municipale e gli uffici dell'Asp. Dal Distretto sanitario di Trebisacce sono giunti nel piccolo borgo di Farneta i veterinari che, insieme ai vigili, hanno visionato ogni cosa redigendo il relativo verbale. Il problema della presenza dei lupi, in queste zone di montagna, è all'ordine del giorno e una soluzione va trovata; anche perchè gli animali da pascolo, se attaccati, non hanno possibilità di difendersi e quindi finiscono vittime sotto la furia dei lupi affamati che gironzolano dappertutto alla ricerca disperata di cibo. Certo, anche loro vanno tutelati, come del resto le pecore e i caprini. Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 37 Cosenza - Provincia . CORIGLIANO La commissione prefettizia intende realizzare nuove “colombaie” per risolvere il problema che da anni indigna i familiari dei defunti Carenza di loculi, stanziati 140mila euro Spesso le bare vengono stipate per giorni nell’obitorio del camposanto prima della degna sepoltura Emilia Pisani CORIGLIANO Il 28 novembre il “piano di interventi e opera pubbliche da realizzare” della città di Corigliano è stato integrato con gli interventi di contrazione di mutui con la cassa depositi e prestiti al fine di realizzare nuovi loculi cimiteriali. È almeno dal 2006 che in città si continua a registrare una perenne e grave situazione relativa alla mancanza di loculi cimiteriali. E alla sempre crescente “domanda” di posti cimiteriali comunali non ha fatto seguito, negli anni, una relativa disponibilità di loculi. Non sono mancati, anche fino a qualche giorno fa, sgradevoli episodi presso l’obitorio del camposanto dove alcune salme hanno atteso degna sepoltura all’interno dell’obitorio cimiteriale per carenza di posti in attesa che si procedesse al disseppellimento di salme alle quali scadeva la relativa concessone comunale. Da un recente censimento, effettuato da parte del settore tecnico manutentivo, i loculi comunali attualmente disponibili si avviano al completamento. Da qui la necessità di avviare un urgente ampliamento dell’area cimiteriale. Si tratterà della costruzione di nuovi edifici in grado di ospitare nuove “colombaie” che vede come devoluzione parziale del mutuo contratto da contrarre con la Cassa Depositi e Prestiti pari a 143.781,07 euro. Mancanza di loculi, situazioni “grottesche” e lavori edili mai completati sembra siano l’insieme di una serie di elementi che rendono la struttura cimiteriale della città di Corigliano poco decorosa. Il cimitero negli ultimi anni è stato protagonista di una lunga sequenza di episodi anche abbastanza grotteschi che hanno mandato su tutte le furie i parenti dei defunti e i cittadini in generale. Un caso su tutti ha suscitato ribrezzo ed ira nei coriglianesi, quello relativo alla denuncia di una signora riguardante le cosiddette “bare fluttuanti”. La donna si è accorta che il feretro di un suo congiunto durante le operazioni di disseppellimento dalle tombe giardino si trovava completamente fluttuante in una conca d’acqua. Alla denuncia delle donna sono seguiti ulteriori accertamenti da parte dei tecnici comunali e responsabili della struttura cimiteriale che hanno scoperto che erano altre tre le bare che versavano nelle medesime condizioni. Meno di un anno fa ancora un’altra denuncia sul camposanto cittadino a firma del professore universitario Giovanni Ferrari, che con una nota stampa dichiarava: «Quello che sta accadendo al cimitero di Corigliano è vergognoso. Molte bare, tra cui quella di mio fratello, vengono letteralmente depositate in magazzini a data da destinarsi per avere una degna sepoltura». A questa esigenze sembra voler dare risposta l’attuale gestione commissariale del Municipio che ha predisposto gli urgenti lavori di ampliamento degli edifici da destinare a loculi cimiteriali, opere che dovrebbero consentire al comune una maggiore disponibilità di posti. TREBISACCE Successo di pubblico per la mostra ornitologica Successo di pubblico ed espositori per la mostra ornitologica “Città di Trebisacce” memorial “Ferruccio Di Bianco”. La seconda edizione viene archiviata con grande entusiasmo per la presenza di esemplari spettacolari di uccelli presentati da allevatori non solo locali. L’associazione ornitologica Alto Jonio, presieduta da Nicola Franco, con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Trebisacce, ha voluto far ammirare anche quest’anno gli uccellini più belli appartenenti alle più svariate specie. Con gli allevatori che si sono sportivamente sottomessi, come ha riferito uno degli organizzatori, Renato Noia, al giudizio severo e competente dei giudici. Poco meno di un migliaio gli uccelli esposti nelle apposite gabbiette. Ottimo il lavoro effettuato dallo staff organizzativo nella splendida location del Polo Museale. A Bruno Tripodi il primo premio per il migliore soggetto di canarino assoluto con 93 punti. A Giovanni Gallo il premio per il miglior Stramm con 367 punti. Premiato anche l’allevatore più giovane, Francesco Noia, e quello più anziano, Aldo Rotondò.(ro.ge.) TREBISACCE. Il cimitero di Corigliano Nel 2010 la denuncia sulle bare “galleggianti” CORIGLIANO Un’apposita commissione scarterà tutti gli atti non più necessari Comincia la “ripulitura” degli archivi comunali CORIGLIANO. È stata composta la commissione che procederà allo scarto degli atti d’archivio del comune di Corigliano. Si tratta della necessità di procedere ad una sistemazione generale dell’archivi comunale, finalizzata, da un lato ad una più organizzata e razionale allocazione degli atti amministrativi custoditi nell’ente e dall’altro alla selezione ed allo scarto del materiale documentario esistente. «La cura del sistema archivistico rappresenta per l’en- te – si legge nell’apposita delibera della commissione straordinaria – non solo un adempimento normativo, ma anche un obiettivo di efficienza gestionale, di risparmio delle risorse finanziarie, di garanzia della trasparenza dell’azione amministrativa». La commissione, lunedì scorso, ha provveduto alla nomina dell’apposita commissione composta dal personale appartenente ai settori cui risulta suddiviso l’apparato burocratico dell’ente. Il segretario CORIGLIANO Stamattina la cerimonia d’inaugurazione della sede Unicef dello Jonio generale, Donato M. Lizzano è stato nominato presidente, mentre componenti sono i responsabili di settore Italia Salimbeni (che ha il compito di curare i rapporti con la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Reggio Calabria e alla quale dovrà presentare lo schema massimario di scarto al fine di ottenere il rilascio di apposita autorizzazione), Giovanni Santo, Franco Vercillo, Dora Pettinato, Luigi Graco e Antonio Durante.(emi.pis.) Il Municipio di Corigliano CORIGLIANO Oggi in aula i carabinieri che svolsero le indagini Un avamposto per la difesa dell’infanzia Flesh market, i racconti dell’orrore CORIGLIANO. Si terrà oggi alle ore 12 in via Mazzini 4, allo scalo di Corigliano, l’inaugurazione della sede Unicef dello Ionio alla presenza di: Paola Bianchi, presidente nazionale dell’organizzazione delle Nazioni Unite a tutela dell’infanzia; Maria Giovanni Irene Fusca, presidente Unicef Cosenza; Rosalba Scialla, commissario prefettizio al Comune di Corigliano; monsignor Santo Marcianò, arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati. Si tratta della costituzione di una sede dell’organizzazione che da sempre tutela i diritti dei più indifesi, ovvero i bambini, che nella città di Corigliano, martoriata da tristi episodi che hanno avuto come vittime proprio i minori, assume un significato assai importante. Paola Bianchi Il comitato italiano per l’Unicef-Onlus è parte integrante della struttura globale dell’Unicef-Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, l’organo sussidiario dell'Onu che ha il mandato di tutelare e promuovere i diritti di bambine, bambini e adolescenti in tutto il mondo, nonché di contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita. Dal 1974 il comitato italiano opera nel paese a nome e per conto dell’Unicef, sulla base di un accordo di cooperazione stipulato con l’Unicef internazionale e secondo una pianificazione congiunta e continuativa delle proprie attività il cui strumento principale è il Joint Strategic Programme (Jsp), rinnovato con cadenza trienna- le. In armonia con il resto dell’organizzazione, anche l’azione dell’Unicef Italia si ispira ai principi della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. I comitati locali costituiscono strutture operative decentrate prive di autonoma personalità giuridica. La loro missione è di attuare a livello locale le iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione e di raccolta fondi a beneficio dei programmi sostenuti dall’Unicef internazionale, tramite contatti diretti con cittadini, scuole, enti locali e altre articolazioni territoriali delle istituzioni e della società civile.(emi.pis.) FRASCINETO Interessante convegno nell’auditorium dell’istituto comprensivo “Koliqi” La realtà dell’Eparchia in Calabria e Basilicata Pasquale Pisarro FRASCINETO A margine del 50. anniversario di sacerdozio del protopresbitero papàs Antonio Bellusci, parroco in Frascineto, e del papàs Vincenzo Scarvaglione, parroco emerito, festeggiati solennemente nei giorni scorsi, nell’auditorium del comprensivo “E. Koliqi” della cittadina s’è svolto un importante convegno culturale sulla “Realtà arbereshe dell’Eparchia di Lungro in Calabria e Lucania”. In esso si sono rilevati alcuni aspetti antropologi- ci, culturali e religiosi dei 50 anni d’attività pastorale del papàs A. Bellusci, svolta a Santa Sofia d’Epiro, San Costantino Albanese (Potenza), Falconara Albanese, Cosenza, Castrovillari, San Paolo Albanese, Plataci e Frascineto. Il programma del convegno, coordinato da Tommaso Ferrari, ha compreso una proiezione storico-fotografica molto interessante sulla diaspora “arbreshe”, su tematiche etno-antropologiche, nonché sull’attività della Bibilioteca, curata da Tommaso Bellusci. Il relatore, Vincenzo Giorgio Sammarra, ha rimarcato la grande valenza culturale nel campo antropologico ed etnologico di 12 pubblicazioni del papàs Bellusci, soffermandosi sul “Telaio a Frascineto”, su “Magia miti e credenze popolari”, su “La pastorizia a Frascineto”, su “Ricerche e studi tra gli arberori “dell’Ellade”, su “Antologia arbereshe” e altro. Sammarra, con acume e capacità d’analisi, ha enucleato le riviste “Vatra Jone” (Il nostro focolare) in San Costantino Albanese a “Lidhia” l’Unione in Cosenza, ambedue fondate e dirette dal papàs Bellusci che «hanno inciso fortemente nell’Arberia». Di poi il gruppo folk “I figli dell’Aquila” ha eseguito canti e danze con maestria ricevendo prolungati applausi. Hanno fatto pregevoli interventi il sindaco di Castrovillari, Franco Blaiotta, l’assessore alla Cultura di San Costantino Albanese, Renato Janibelli, il sindaco di Frascineto Pellicano. È stato un convegno notevole sotto l’aspetto religioso, sociale, culturale, per i meriti della Biblioteca, punto di riferimento di alunni, studenti d’ogni ordine e grado, dell’Arberia ed internazionali. verbalizzati dai militari dell’Arma CORIGLIANO. È prevista per questa mattina l’udienza del giudizio immediato al quale sono sottoposti alcuni degli indagati in Flesh Market, “mercato della carne”, l’inchiesta contro uno squallido giro di prostituzione minorile. Si tratta di Natale Musacchio, Giuseppe Russo, Vincenzo Novelli, Saverio La Camera, N.M. (sorella maggiorenne delle due baby-squillo), Italo Le Pera e Maurizio Franco Magno. Presso il tribunale di Rossano si terrà stamane l’audizione in aula dei tre militari della locale Compagnia dei carabinieri, Madeo, Rinaudo e Pedone, che raccolsero le dichiarazioni delle due minorenni V.M. e L.F.M. Le ragazzine raccontarono di essere delle baby prostitute e riconobbero i loro presunti clienti nelle fotografie mostrate loro dai militari. Un racconto agghiacciante proprio per la crudezza con la quale le due sorelline hanno rivelato gli episodi sessuali a pagamento che avrebbero consumato con i loro clienti. Si tratta delle dichiarazioni che compongono il fascicolo di prova del procedimento che parte proprio dagli interrogatori delle minorenni, condotti non solo dal Nucleo operativo e radiomobile di Corigliano, dal marzo al 18 giugno scorsi, compresa l’escussione della sorella maggiorenne delle due baby prostitute, N.M., risalente al 13 maggio scorso. Nelle intercettazioni raccolte dai carabinieri – coordinati dal comandante del Nucleo investigativo provinciale, tenente colonnello Vincenzo Franzese, dal comandante della Compagnia coriglianese, Pietro Paolo Rubbo, Il capitano Rubbo, il tenente colonnello Franzese e il tenente Morrone e dal tenente Paolo Morrone – nel corso delle indagini emerge proprio l’aspetto della depravazione estrema che caratterizzava i frequentatori del “giro”' di baby prostitute. «Voglio una ragazza che sia vergine», afferma, in un colloquio telefonico, un facoltoso cliente che si rivolgeva spesso all’organizzazione per consumare un rapporto sessuale “speciale”. Poi c’è ancora la denuncia o presunta tale presentata da una ipotetica vittima di estorsione che veniva minacciata della presenza di un video hard che ritraeva i rapporti sessuali consumati con le prostitute sia maggiorenni che minorenni e con un transessuale. Si procederà presso il tribunale di Rossano anche con gli imputati per i quali il giudice ha rigettato la richiesta di rito abbreviato. Dunque, per Damiano Collefiorito, Cosimo La Grotta, Santo Bagnato e Giuseppe Brina la prossima udienza è prevista per il 21 dicembre. Data entro la quale, inoltre, dovrebbe essere consegnata la perizia sulle capacità a testimoniare delle due minorenni. Questa mattina, in concomitanza con il troncone del giudizio immediato, presso il tribunale di Catanzaro e davanti al giudice Emma Sonni, si svolgerà il rito abbreviato che coinvolge Pietro Berardi, Giuseppe La Pietra, Antonio Coschignano, Pasqualino Foglia, Gianfranco Curcio e Vittorio Carcione. La difesa degli indagati è composta, tra gli altri, dagli avvocati Giovanni Zagarese, Pasquale Di Iacovo, Giuseppe Zumpano ed Emanuele Monte. Sono state, inoltre, stralciate le posizioni di N.M., Alberto Falbo, Leonardo Malfarà, Gianfranco Curcio, Ercole Sposato e Francesco Zanfini.(emi.pis.) Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 43 Cronaca di Vibo . OPERAZIONE RAGNO Dopo il fermo arriva l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti degl’indagati dal gip della Dda PENITENZIARIO Clan Soriano, otto restano in carcere Solidarietà del Sappe all’ispettore sotto tiro Nessuna misura restrittiva riguarda Carmelo Soriano che pertanto è ritornato libero Giuseppe Baglivo È stata emessa ieri dal gip distrettuale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati coinvolti nell’operazione denominata “Ragno” e per i quali il pm della Dda, Giampaolo Boninsegna, il 23 novembre scorso aveva firmato un decreto di fermo di indiziati di delitto. Il provvedimento di fermo era stato poi convalidato il 26 novembre scorso, per tutti i dieci indagati, dal gip di Vibo Cristina De Luca. Il magistrato vibonese, contestualmente alla convalida, aveva però dichiarato la propria incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti alla Procura distrettuale, attesa la contestazione del reato di associazione mafiosa e le aggravanti del metodo mafioso nei reati-fine (art. 7 della legge antimafia). Il gip distrettuale, Antonio Rizzuti, chiamato a decidere sulla reiterata richiesta del pm della Dda, Giampaolo Boninsegna, ha quindi ieri emesso apposita ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 9 dei dieci indagati complessivi finiti nell’operazione “Ragno”. A differenza infatti del fermo del pm convalidato interamente dal giudice Cristina De Luca, il gip distrettuale – tenendo conto degli interrogatori di garanzia resi nel frattempo dagli indagati dinanzi al gip vibonese – non ha ritenuto di emettere alcuna misura restrittiva nei confronti di Carmelo Soriano, 49 anni, di Pizzinni di Filandari, difeso dall’avv. Francesco Stilo. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere riguarda pertanto: Leone Soriano, 45 anni, Gaetano Soriano, 47 anni, Graziella D’Ambrosio, 41 anni e Carmelo Giuseppe, 20 anni, rispettiva- mente moglie e figlio di Gaetano Soriano; Giuseppe Soriano, 20 anni e la madre Graziella Silipigni, di 40, rispettivamente figlio e moglie di Roberto Soriano, presunta vittima della lupara bianca e fratello di Leone, Carmelo e Gaetano. Infine, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip distrettuale interessa pure: Antonio Carà, 18 anni e Francesco Parrotta, 28 anni. Le persone raggiunte dall’ordinanza sono tutte residenti a Pizzinni, frazione di Filandari, tranne Parrotta che è di Ionadi e Buttafuoco che risiede a San Costantino Calabro. Secondo l’impalcatura accusatoria messa in piedi dal pm Boninsegna, col supporto investigativo dei carabinieri della Stazione di Vibo guidati dal luogotenente Nazzareno Lopreiato, organizzatori e dirigenti del clan sarebbero Leone e Gaetano Soriano. Carà e Parrotta vengono invece indicati come gli esecutori degli ordini impartiti dai dirigenti del clan, mentre gli altri presunti associati avrebbero svolto il ruolo di raccordo fra gli organizzatori e gli esecutori. Associazione mafiosa, l’accusa contestata a tutti gli indagati, mentre a vario titolo vengono contestati pure i reati di estorsione, danneggiamento, minaccia, incendio, detenzione e porto abusivo di armi ed esplosivi. Reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. Tra attentati e intimidazioni, gli inquirenti ne avrebbero contati circa 150, alcuni dei quali compiuti ripetutamente ai danni dei medesimi imprenditori nell’arco di pochi mesi. Fra le persone finite nel mirino dei Soriano, secondo l’accusa, anche carabinieri e giornalisti. Le condotte delittuose abbracciano un arco compreso fra il 2007 ed il 2011. Leone Soriano Gaetano Soriano Carmelo Giuseppe Soriano Graziella D’Ambrosio Giuseppe Soriano Graziella Silipigni Francesco Parrotta Antonio Carà Domani degustazioni gratuite nell’ambito dell’iniziativa “Natale con il gusto naturale” L’arte gelatiera in piazza con i prodotti Callipo Domani farà tappa in piazza Martiri d’Ungheria (comunemente nota come Piazza Municipio) la carovana di “Natale con il gusto naturale 2011”, manifestazione itinerante promossa dalla Regione nell’ambito del programma di valorizzazione della filiera agroalimentare calabrese e per incentivare al consumo di produzioni di filiera corta. In 3 tappe su 5 della manifestazione è stato presente lo stand della Callipo Gelateria, domani presente anche in città. Un’occa- Una confezione di pangelato con fichi di Calabria sione per assaggiare i gustosi e genuini prodotti dell’azienda che si propone di far conoscere in Italia e nel mondo la tradizione gelatiera di Pizzo. Per i golosi, ma anche per i palati più difficili, dunque domani ci sarà solo l’imbarazzo della scelta, considerata la varietà dei prodotti offerti, tra cui il pangelato con i fichi e tante altre specialità (tartufi, dessert del Castello, Coppe decò, ecc.). Inoltre una linea è stata riservata ai prodotti senza glutine per le persone celiache. «Il Sappe, primo e più rappresentativo sindacato della Polizia penitenziaria, esprime, anche a nome degli iscritti all’organizzazione sindacale, vicinanza e solidarietà all’ispettore di Polizia penitenziaria in servizio alla Casa circondariale di Vibo e all’intera famiglia, che nella notte tra sabato e domenica ha subìto l’incendio di due autovetture parcheggiate in prossimità della propria abitazione». La presa di posizione arriva direttamente dal segretario provinciale Francesco Ciccone. «Riteniamo importantissimo il lavoro della Polizia penitenziaria nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata in condizioni di grave disagio poichè a fronte del continuo aumento dei detenuti e del carico di lavoro degli istituti penitenziari della regione – sottolinea il segretario del Sappe – si continua a registrare una sistematica riduzione del personale, così come si registra un considerevole arretrato nella liquidazione dei servizi di missione e del lavoro straordinario che, in considerazione della situazione di sovraffollamento, viene imposto al personale del Corpo. Per questo – aggiunge – riteniamo indispensabile si proceda con assoluta urgenza all’aumento del personale della Polizia penitenziaria ma anche di quello amministrativo, all’adeguamento del parco automezzi utilizzato per il trasporto dei detenuti e all’adeguamento delle risorse per la retribuzione del lavoro straordinario che, ribadiamo, il personale della Polizia penitenziaria deve effettuare obbligatoriamente per necessità di sicurezza». 44 Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud Vibo - Provincia . SPILINGA I piromani hanno colpito, a distanza di pochi minuti, all’alba di ieri in due aziende agricole di località Marrana e località Pietra Grande In azione la mafia rurale, a fuoco due fienili Le indagini, condotte dai Carabinieri, procedono in modo parallelo e hanno già una pista da seguire Viviana Mazzocca SPILINGA Una notte all’insegna delle fiamme e del fuoco ha impegnato in un lungo lavoro i Vigili del fuoco del comando provinciale di Vibo Valentia. Ben due gli incendi registrati la scorsa notte a Spilinga, a distanza di un’ora l’uno dall’altro, avvenuti in due fienili situati rispettivamente in località Marrana e in località Pietra Grande. Il primo episodio, verificatosi tra le 5 e le 6.30, ha colpito un capannone di proprietà di Pasquale Pugliese, 48 anni di Spilinga, contenente circa 150 balle di fieno che in pochi minuti hanno preso fuoco, provocando un incendio di notevoli dimensioni. Immediata la richiesta d’intervento alla sala operativa del comando provinciale dei Vigili del fuoco i quali, giunti sul posto e coadiuvati dai carabinieri della stazione di Spilinga al comando del maresciallo Antonio Di Carlo, hanno tempestivamente domato le fiamme prima che queste potessero ulteriormente diffondersi. Appena un’ora dopo, intorno alle 6.30, la stessa squadra ha provveduto a spegnere un secondo incendio verificatosi in un altro capannone di circa 10 metri quadrati, di proprietà di Domenico Miceli, 58 anni, contenente anch’esso numerose balle di fieno e paglia. Anche in questo caso l’intervento dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme si propagassero nei locali vicini. Le operazioni di smassamento delle balle di fieno hanno, però, richiesto diverse ore di lavoro alle squadre dei Vigili del fuo- co che hanno operato a Spilinga. A seguito della denuncia sporta dai due proprietari i militari dell’Arma hanno avviato le indagini al fine di fare luce sull’origine di entrambi gli incendi, che potrebbero presumibilmente essere legati ad atti intimidatori connessi con la cosiddetta mafia rurale, volta a sopraffare i contadini per ottenerne i terreni a basso costo. Le indagini sui due episodi proseguono in modo parallelo, con gli investigatori che sono alla ricerca di elementi che possano indirizzare il loro lavoro su una pista ben precisa. A concludere la serie di eventi che hanno caratterizzato una notte tutt’altro che tranquilla, infine, un incidente avvenuto intorno alle 6 di ieri mattina, che ha coinvolto due autovetture sulla statale 18, nel comune di Jonadi. Un incidente che non ha avuto fortunatamente esiti tragici, ma che ha registrato il ferimento di uno dei due conducenti rimasto incastrato tra le lamiere. Anche in questo caso l’intervento dei Vigili del fuoco ha permesso di estrarre l’uomo rimasto ferito, che è stato immediatamente trasportato da un’ambulanza del 118 presso il pronto soccorso dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia. I soccorritori hanno avuto bisogno dell’arrivo dei Vigili del fuoco, in quanto il conducente della vettura era rimasto intrappolato dalle lamiere. I Vigili del fuoco, grazie alle speciali cesoie in loro dotazione, sono riusciti ad aprire un varco, consentendo agli operatori del 118 di poter prestare soccorso alla persona rimasta ferita all’interno dell’auto. S. GREGORIO Incendiato capannone, c’è la mano del racket? SAN GREGORIO D’IPPONA. I pompieri al lavoro per domare le fiamme che hanno avvolto il magazzino dove erano custodite le balle di fieno NICOTERA I controlli del Corpo Forestale dello Stato in un caseificio e in un agriturismo Sequestrati mille litri di latte senza certificazione NICOTERA. Quasi mille litri di latte, privi della certificazione di provenienza, sono stati posti sotto sequestro dagli agenti della stazione di Spilinga del Corpo Forestale dello Stato, nel corso di un controllo effettuato in un caseificio. Il provvedimento è stato assunto insieme con il personale medico dell’Unità operativa veterinaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. Durante l’ispezione, sono stati controllati il laboratorio di trasformazione, le celle frigorifere e i locali di stoccaggio delle materie prime, utilizzate dall’azienda per la produzione dei prodotti lattiero caseari. Identificata anche la persona che aveva effettuato il trasporto della partita di latte sequestrata, alla quale è stata elevata una sanzione amministrativa pari a 2000 euro, per irregolarità nella compilazione dell’apposito registro di trasporto. Nel corso della stessa operazione, è stata ispezionata un’azienda agrituristica ubicata nel comprensorio di Monte Poro, nella quale sono state rinvenute alcune confezioni di alimenti preconfezionati surgelati che presentavano il termine minimo di conservazione superato da più di due anni. All’interno di un banco frigorifero, sono stati ritrovati cosce di rana provenienti dal Vietnam, fagiani provenienti dalla Gran Bretagna e preparati per risotto di mare che sono stati immediatamente sottoposti a sequestro e avviati alla distruzione. La cisterna con il latte S’indaga sul versante del racket delle estorsioni per fare luce sull’incendio dell’alba di ieri, avvenuto in località Rinella. Poco prima delle 7, un capannone in lamiera di circa 200 metri quadrati che conteneva materiale da costruzione e tavole da carpenteria, è stato dato alle fiamme da ignoti. Il deposito, appartenente a Michele Cullia, imprenditore edile di 47 anni, e situato a pochi metri dalla sua abitazione, è stato avvolto in pochi minuti dalle fiamme, mentre sette colpi di pistola di grosso calibro venivano contemporaneamente sparati contro una finestra della villetta, all’interno della quale, fortunatamente, non si trovava nessuno. A intervenire sul posto la squadra dei Vigili del fuoco della sezione di Vibo Marina, che ha estinto l’incendio, e i carabinieri della locale stazione diretti dal maresciallo Salvatore Fabio, che hanno provveduto ad avviare gli accertamenti del caso. L’aiuto delle telecamere di sorveglianza, probabilmente, potranno contribuire in maniera decisiva alle indagini, dando un volto agli responsabili di questa ennesima inaudita aggressione. (v.m.) MILETO Esposte ai cittadini le linee che guideranno l’importante strumento urbanistico TROPEA I gestori dell’hotel ribadiscono le loro condizioni Avanti tutta con il piano strutturale «Senza nuova imposta sulla casa il “Rocca Nettuno” resta chiuso» Lidia Ruffa MILETO Si è tenuto martedì sera il terzo incontro ufficiale per discutere del piano strutturale comunale. Uno dei più importanti strumenti che ogni amministrazione comunale ha, per permettere ai territori, oltre a una regolamentazione edilizia e urbanistica, lo sviluppo economico e sociale. Dopo l’approvazione delle linee d’indirizzo, l’esecutivo guidato dal sindaco Vincenzo Varone, ha ritenuto opportuno incontrare la cittadinanza per condividere e dibattere su quelli che sono i reali problemi del territorio comunale. L’incontro dibattito ha rappresentato un ulteriore passo avanti in direzione di un obiettivo che la Il sindaco Vincenzo Varone lista “Futuro e Progresso”, si è posta sin dall’inizio della campagna elettorale, essendo il piano strutturale fermo da più di venti anni. All’incontro hanno preso parte, oltre al primo cittadino, i tecnici che stanno lavorando alla stesura del piano: l’architetto Rosario Russo, il rappresentante del gruppo di lavoro Antonio Taccone, e gli architetti Nico Donato, Franco La Rosa e Rita Cicero. Era presente inoltre, la geologa Francesca Currà che ha analizzato gli eventi alluvionali che, negli ultimi anni, hanno colpito il territorio. «Un atto dovuto – ha sottolineato il consigliere comunale Antonio Furci – per portare al raggiungimento di questo importante obiettivo e per creare le possibilità di investimento utili a incre- mentare l’indotto economico del nostro comune». Grande attenzione è stata data ai punti di forza della comunità. In particolar modo, all’area della Diocesi, della fondazione “Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime” a Paravati, e all’area archeologica. «Andando avanti con lo strumento urbanistico – ha concluso Furci – non tuteleremo gli interessi di nessuno, l’unico nostro scopo è solo la crescita collettiva del comune di Mileto». Un’affermazione condivisa anche dal sindaco Vincezo Varone che ha puntato il dito contro le persone che hanno inviato al comune lettere anonime, per fermare la stesura del Psc: «Questa gente – ha tuonato Varone – non deve sentirsi assolutamente miletese». FILADELFIA L’accoglienza di turisti e visitatori merita di essere curata in misura ulteriore Visite guidate a un patrimonio tutto da scoprire Antonio Sisca FILADELFIA Tra le iniziative in programma durante le festività natalizie, che partiranno il prossimo 22 dicembre con uno spettacolo di canti, balli e recite, che avrà luogo al teatro comunale organizzato dall’associazione “Zeffiria”, presieduta da Sergio De Nisi, alcune dovrebbero essere di carattere culturale e riguardano visite guidate a Castelmonardo e ai monumenti cittadini, a partire dalle chiese che custodiscono preziosi tesori d’arte. Sono in molti, soprattutto te- deschi e inglesi, che arrivano a Filadelfia provenienti dalle varie strutture che operano nelle località di mare, che spesso non sanno a chi rivolgersi per essere indirizzati a Castelmonardo, oppure per avere ragguagli sul patrimonio storico cittadino che si presenta agli occhi di chi viene per la prima volta in città, a partire dai palazzi gentilizi e dai caratteristici vicoli. «Le visite guidate sostiene il professore Vito Rondinelli – storico e ricercatore – rappresentano un volano importante per fare conoscere i nostri luoghi e quel che hanno rappresentato in passato e continuano ancora oggi a rappresentare. Bisogna pertanto organizzarsi, se si riesce anche durante le vacanze di Natale, per cercare di creare un gruppo di volontari disposti a mettersi a disposizione di quanti arrivano da fuori nella nostra cittadina, soprattutto stranieri, che spesso non sanno a chi rivolgersi per sapere i perché la nostra piazza è disegnata a croce greca con le quattro chiese ai lati della stessa, o che vorrebbero vistare il sito di Castelmonardo e non sanno come arrivarci». Intanto, l’amministrazione comunale e alcune associazioni stanno lavorando per promuove- re, a partire dalla prossima estate, l’immagine del territorio attraverso una mostra di immagini, reperti, schede descrittive, filmati, attrezzature, costumi d’epoca, figuranti, prodotti tipici , artigianato. Solo così, sostengono anche se con accenti diversi il professore Gianfranco De Nisi , il ragioniere Sarino Fruci, presidente dell’associazione Castelmonardo, Vito Rondineli, gli assessori Bruno Caruso e Francesco Rondinelli, e l’avvocato Antonio Zoccali che ha guidato la Proloco per undici anni, si potrà contribuire a tenere vive la cultura e le tradizioni di Filadelfia. Francesco Barritta TROPEA Dopo il sit di protesta al Comune, i dipendenti dell’hotel “Rocca Nettuno” rimangono in uno stato di agitazione e di attesa, in vista della discussione prevista per oggi in parlamento sull’introduzione dell’Imposta municipale unica (Imu), cioè la nuova tassa sulla casa. Sembra infatti che le sorti dell’hotel, almeno per la stagione 2012, siano strettamente legate a questa tassa. L’hotel, infatti, che rappresenta una sorta di industria per tutto il paese, con ben 150 dipendenti, è attualmente chiuso. E se la situazione non dovesse mutare, alcuni dipendenti potrebbero esser costretti ad andare a lavorare in altre struttura del gruppo Fti, mentre per altri si prospetterebbe un futuro ancora più incerto. Stando all’ultimo accordo tra amministratori e dirigenti dell’hotel, se gli introiti derivati dall’Imu coprissero il vuoto di risorse creatosi con l’ultima manovra finanziaria, allora si potrebbe evitare l’introduzione della tassa di soggiorno per le strutture ricettive del territorio. A un’ipotesi diversa, il dirigente dell’hotel Gianni Imparato non vuole nemmeno pensarci. Da parte del Comune pare che la disponibilità ad attendere le novità sull’Imu ci siano, «ma – puntualizza Imparato – se non arrivano i soldi della nuova Ici, l’hotel resta chiuso». Per questi motivi il futuro dell’hotel sembra strettamente legato all’introduzione dell’Imu, Gianni Imparato Gaetano Vallone che andrebbe a creare uno scenario del tutto diverso da quello che ha portato alle proteste delle scorse settimane. «A settembre – afferma infatti Imparato -– non si poteva prevedere l’uscita di scena di Berlusconi, il nuovo governo e la reintroduzione di una tassa sulla casa simile all’Ici, ma ora che tutto ciò si sta concretizzando, si prospetta all’orizzonte un nuovo spiraglio per ridiscutere la situazione». Non tutto è però così semplice, perché non tutto il gettito proveniente da questa tassa finirebbe nelle casse dei comuni. Così come è da capire con quali risorse il Comune potrà garantire questa estate la depurazione delle acque del mare e la raccolta della spazzatura che rischiano di far paura ai turisti almeno quanto (se non di più) l’euro al giorno richiesto come contributo per la propria permanenza a Tropea. Avanzare previsioni è quindi prematuro. L’amministratore unico di “Meeting Point Calabria” Roberto Villella fa, intanto, sapere che «si stanno vendendo altri hotel all inclusive, che noi abbiamo trovato sulla costa ionica. A noi il lavoro non manca, il problema è che Tropea non sta vendendo e a perderne è l’indotto». Le richieste per il 2012, come conferma Villella, ci sono, anche se «con il “Rocca” chiuso, gli operatori olandesi e lussemburghesi, come pure dei tour operator inglesi, avrebbero rinunciato alla Calabria». A conti fatti Villella afferma che «a oggi sia andato perso il 35 per cento di vendite per Tropea, ma se solo si potessero riaprire durante le vacanze di Natale, si eviterebbe di perdere un ulteriore 15 per cento di vendite che di solito avvengono in questo periodo». Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011 45 Vibo - Provincia . NARDODIPACE Il Viminale ha tratto ieri le conclusioni sulla relazione della commissione di accesso agli atti del Comune STEFANACONI Infiltrazioni mafiose, sciolto il consiglio Lascia i domiciliari ma incappa nei controlli dell’Arma Il sindaco Romano Loielo: «Attendiamo le motivazioni, poi presenteremo ricorso» Alessandro Bongiorno «Su proposta del ministro dell’interno, Cancellieri, e in considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali, è stato sciolto il Consiglio comunale di Nardodipace (Vibo Valentia); nella medesima provincia e per gli stessi fini è stato prorogato lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera»: con queste stringate parole, ieri sera, il Consiglio dei ministri ha reso noto di aver messo fine all’esperienza amministrativa avviata con le elezioni del 27 e 28 maggio 2007. In primavera si sarebbe, quindi, tornato a votare, ma la decisione del Viminale anticipa la fine della consiliatura e rinvia, con ogni probabilità di almeno un anno, la data delle elezioni. Il sindaco Romano Loielo ha appreso nella serata di ieri delle determinazioni del Consiglio dei ministri. Al telefono è parso piuttosto fatalista: «Era questo il terzo tentativo – ha dichiarato – di imporre lo scioglimento del consiglio comunale e stavolta sembra ci siano riusciti. Non credo che in Calabria e in provincia di Vibo Valentia ci siano tutte queste infiltrazioni mafiose nei comuni e ancor meno credo ai commissari-sceriffi. Non conosco – ha aggiunto – ancora le motivazioni che stanno alla base di questo scioglimento. Le analizzeremo e, se è il caso, procederemo a impugnarle». La commissione d’accesso, che ha iniziato i suoi lavori lo scorso 15 aprile, ha lavorato attorno ad almeno due filoni: il ruolo dell’ex vicesindaco Romolo Tassone, il cui padre rimase coinvolto nell’inchiesta “Crimine”, e la presenza in giunta di un numero di assessori superiore rispetto a quello fissato dalla legge, ancorché previsto dallo Statuto. «Se il motivo dello scioglimento dovesse essere quest’ultimo – ha commentato il sindaco Loielo – il ricorso sarebbe già vinto, perché le procedure seguite erano regolari. Su Romolo Tassone sono pronto a mettere la mano sul fuoco. Per sciogliere un comune per infiltrazioni mafiose non bastano, comunque, i rapporti di parentela, occorrono atti che dimostrano l’inquinamento dell’attività amministrativa e, anche in questo caso, sono certo dell’operato dell’ex vicesindaco». Del resto, la presenza in giunta di Tassone era già stata presa in esame dalla precedente commissione che aveva ottenuto l’accesso agli atti del Comune e l’istruttoria si era conclusa con un decreto del ministro Roberto Maroni che, il 14 aprile 2010, disponeva l’archiviazione del procedimento. «Una settimana dopo – ha ricordato Loielo – fu avviato un’altra procedura per persistenti violazioni legislative e attentato alla Costituzione con la quale la Prefettura ha tenuto ancora i suoi riflettori accesi sul nostro Comune. È quindi seguita un’ulteriore procedura di accesso che, tra l’altro, era stati già analizzati e dai quali non si evinceva alcun condizionamento». In attesa di un pronunciamento del Viminale restano ora Briatico (la cui proroga alla commissione d’accesso è scaduta il 13 ottobre), Mileto (dove l’ispezione si concluderà il primo marzo) e Mongiana (se non ci saranno proroghe, il mandato scadrà il 28 dicembre). In passato, sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose i comuni di Sant’Onofrio, Fabrizia, Nicotera, Soriano, Parghelia e l’Asp. STEFANACONI. Un giovane Al Comune di Nardodipace nei prossimi giorni si insedierà un commissario straordinario E A NICOTERA IL GOVERNO PROROGA DI SEI MESI IL MANDATO DEI COMMISSARI Palazzo Convento ancora sotto osservazione Pino Brosio NICOTERA La commissione straordinaria rimarrà a palazzo Convento altri sei mesi. Il Consiglio dei ministri, nel corso dell’ultima seduta, ha, infatti, prorogato il mandato sino al prossimo 12 agosto. Scaduto tale termine, in regime di prorogatio, gestirà l’ente sino alla tornata elettorale di novembre 2012. La richiesta di prolungare i termini è partita direttamente dalla Prefettura dopo un’attenta valutazione della situazione esistente SERRA S. BRUNO La ragazza di Fabrizia ha un polmone perforato Alcuni pettegolezzi alla base dell’accoltellamento dell’altra sera Francesca Onda SERRA SAN BRUNO Continuano le indagini dei carabinieri sul grave fatto di sangue che sera di lunedì ha visto coinvolte due donne, entrate in dissidio tra loro nel corso di un “chiarimento” tra ex amiche. Chiarimento che si è concluso con l’arresto di una delle due e col ricovero in ospedale dell’altra. Come si ricorderà Ramona Cirillo, di 18 anni, studentessa, originaria di Fabrizia e Angela Dominelli, di 20 anni, di Sorianello, si erano date appuntamento, lunedì scorso, sul centralissimo corso Umberto I, per chiarire alcuni malintesi. La discussione è, però, degenerata e quella che era stata una semplice lite è finita con un accoltellamento che per poco non è costato la vita alla giovane di Fabrizia finita all’ospedale con un polmone perforato. Dalla ricostruzione degli avvenimenti, fatta ieri dai carabinieri che hanno operato al comando del capitano Stefano Esposito Vangone, sarebbe emersa la responsabilità di Angela Dominelli che avrebbe ferito con un coltello alle spalle la sua amica nel corso della lite, allontanandosi subito dopo il fatto dal luogo del misfatto. La giovane ferita è stata immediatamente soccorsa dal 118 dell’ospedale di Serra San Bruno Angela Dominelli PIZZO Le strade del centro presentano un’atmosfera dimessa Poche luminarie e i commercianti prevedono un Natale giù di tono Rosaria Marrella PIZZO Natale senza luminarie. Al Comune non ha soldi sufficienti per installare e accendere le luminarie e, peraltro, stando ad alcune indiscrezioni, sembrerebbe altresì che non siano state pagate nemmeno quelle dell’anno scorso. Sconfortati i cittadini parlano già di un Natale giù di tono. Attualmente, l’unico simbolo del Natale che fa bella mostra di sè, nella centralissima piazza della Repubblica, è la capanna riproducente la Natività, seminascosta dalle automobili parcheggiate in quello che fu il “salotto” della cittadina tirrenica, mentre le altre strade della città sono spoglie: soltanto le luci esterne delle civili abitazioni rendono l’idea del periodo di festa. Il problema non si pone invece per il corso principale della città, nei pressi della chiesa di San Francesco, poichè i fedeli hanno ottenuto la partecipazione, attraverso un fattivo contributo, oltre La grotta unico simbolo del Natale desta serie preoccupazioni. La proroga di sei mesi per la commissione non sarà la panacea di tutti i mali, ma c’è da sperare che le forze politiche, approssimandosi le votazioni, escano dal guscio e trovino le motivazioni e il coraggio di presentarsi agli elettori con qualche idea valida da portare avanti. Senza dimenticare che il prossimo 20 gennaio davanti al Consiglio di Stato si discuterà il ricorso presentato dall’ex sindaco Salvatore Reggio e, in caso di accoglimento, ogni riflessione non avrà più alcun valore. di 26 anni Francesco Lo Preiato, operaio, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Vibo Valentia per evasione dai domiciliari. Il giovane, secondo quanto reso noto dai Carabinieri, è stato sorpreso alla guida della sua vettura durante un posto di blocco. Ai militari che lo hanno fermato ha detto di essere autorizzato a uscire di casa, sperando forse che nessuno avrebbe approfondito. Ma gli uomini dell’Arma hanno effettuato una serie di verifiche incrociate, scoprendo che l’uomo era autorizzato a uscire dal proprio appartamento, ma in un orario diverso. Da qui l’arresto con l’accusa di evasione dagli arresti domiciliari. L’arresto di Lo Preiato è maturato nel contesto di un’operazione di controllo del territorio durante la quale si è prestata attenzione anche alle persone soggette a misure restrittive. E in questi controlli è incappato anche il giovane. in città. In sede istituzionale, in altre parole, s’è valutata l’opportunità di consentire alla commissione nominata nell’agosto del 2010 di portare avanti il proprio lavoro non essendo state riscontrate le condizioni utili per poter chiamare alle urne il corpo elettorale. La proroga, comunque, non coglie di sorpresa anche se questo ulteriore periodo di riflessione, probabilmente, non sposterà di molto le cose. Un peso determinante nelle decisioni della Prefettura e, quindi, del Consiglio dei ministri l’avrebbe avuto l’assenza dei partiti dalla scena politica. Non si sarebbero, in sostanza, create le condizioni per mettere in piedi liste elettorali capaci di dar vita a un’amministrazione in grado di gestire la cosa pubblica senza condizionamenti o infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. E questa è un’amara realtà con la quale bisognerà, in ogni caso, fare i conti. In città, a parte la nascita di numerosi comitati e associazioni varie, non c’è stato altro. La qualità della vita non viaggia su livelli alti e la situazione socio-economica e, quindi, trasportata, subito dopo aver ricevuto le prime cure, all’ospedale “Pugliese” di Catanzaro. Sulle tracce della Dominelli, la quale nel frattempo aveva fatto ritorno a casa a bordo della sua auto, si erano immediatamente messi i carabinieri della compagnia di Serra San Bruno. Questi ultimi l’hanno rintracciata nel corso della stessa serata mentre si trovava a bordo dell’auto insieme al padre. La giovane è stata tratta in arresto con l’accusa di tentato omicidio e lesioni gravi e, dopo le formalità del caso, è stata associata alle carceri di Reggio Calabria. A quanto si è appreso nella giornata di ieri, pare che l’aggressione abbia avuto dei testimoni. Sul posto si trovavano, infatti, due sorelle della Cirillo e anche alcuni passanti. Alla base della lite ci sarebbero futili motivi non riferibili a screzi di ordine sentimentale, ma ad alcuni pettegolezzi sorti tra le donne che, tra l’altro, si conoscevano da tempo. SERRA S. BRUNO VIBO MARINA Condannato Nicola Finelli Saltato l’incontro sugli ospedali di montagna Tre anni e otto mesi a presunto rapinatore che di alcuni commercianti le cui attività sono sul corso in questione, anche di privati, residenti e non. Rammarico è stato espresso anche dal sodalizio dei commercianti, presieduto da Maria Sabato. «Se avessimo avuto un fattivo contributo Comune o Provincia – ha puntualizzato la Sabato – avremmo organizzato qualcosa ma, con le nostre forze, considerando le gravi criticità del periodo, abbiamo potuto fare ben poco: ci siamo limitati a un tubo perimetrale di luci intorno alle porte delle nostre attività e, tentato di abbellire quanto possibile». Sino a due anni fa, l’immagine fastosa della città aveva distratto gli animi dalle difficoltà che già emergevano sebbene ancora in piccola misura. SERRA SAN BRUNO. Il previsto incontro tra il governatore Giuseppe Scopelliti e i sindaci dei comuni di Serra San Bruno, Soveria Mannelli, San Giovanni in Fiore e Acri non c’è stato. Si doveva discutere sulle prospettive dei quattro ospedali di montagna ma l’appuntamento di Catanzaro è saltato. La notizia è stata accolta con diffidenza dai comitati civici che, nei quattro centri, si battono per mantenere su standard adeguati i servizi sanitari. Nella giornata di ieri, avevano programmato un presidio pacifico davanti la sede della giunta regionale, ma l’annullamento dell’incontro ha comportato anche il rinvio della protesta. Il vomitato civico di Serra San Bruno aveva invitato, con un volantino murale, la cittadinanza a partecipare. Proprio quando tutto era pronto per discutere e mettere sul tappeto alla presenza del governatore della Calabria i problemi della Sanità calabrese e quelli relativi al mantenimento in funzione degli ospedali di montagna, tutto si è risolto in un nulla di fatto. Si tratta, in sostanza, di un altro appuntamento mancato a tutto discapito della lotta che le popolazioni di questi quattro comuni montani stanno portando avanti per la difesa del diritto alla salute dei cittadini. La situazione creata in seguito a questo ulteriore treno perduto è tuttora al vaglio dei quattro comitati. (f.o.) VIBO MARINA. Tre anni e otto mesi per concorso in rapina aggravata. Questa la pena inflitta ieri dal gup Gabriella Lupoli a Nicola Finelli, 30 anni, di Vibo Marina, giudicato attraverso il rito abbreviato. Il pm, Gabriella Di Lauro, al termine della requisitoria aveva chiesto per l’imputato una condanna a due anni e otto mesi. Nicola Finelli, difeso dagli avvocato Caterina Ferrari Messina e Giuseppe Di Renzo, era stato arrestato il 19 maggio scorso – e si trova tuttora detenuto – su ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, Lucia Monaco, che aveva accolto la richiesta della Procura. Secon- Francesco Lo Preiato do la ricostruzione accusatoria, alle 20 del 21 febbraio scorso un malvivente armato di pistola e con indosso un casco integrale si era presentato all’interno di una tabaccheria di Vibo Marina, prelevando oltre 3mila euro. Il rapinatore era poi riuscito a dileguarsi facendo perdere le proprie tracce nella miriade di vicoli della zona. I carabinieri della compagnia di Vibo per settimane hanno però esaminato con pazienza i filmati di decine di telecamere posizionate nella zona e, alla fine, sono risaliti all’auto di cui aveva uso esclusivo Nicola Finelli. Da qui l’arresto e ieri la condanna. (g.b.)