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San Martino di Taurianova. Blitz ai Maio
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Manovra Monti
Novità su Ici
e pensioni. Tassa
sui conti correnti
Spunta una nuova cosca
21 arrestati: «Sono affiliati»
Il Governo verso la fiducia
Oggi si inizia alla Camera
Farmacisti in rivolta
Disposti i fermi per vanificare una soffiata
M. ALBANESE, D. GALATÀ, F. PAPALIA e G. VERDUCI alle pagine 8 e 9 e in cronaca
Mercoledì 14 dicembre 2011
alle pagine 4 e 5
Michele Maio
Mario Monti
Scalea. L’inchiesta della Procura di Paola su Francesco Rovito per smaltimento illecito
Rifiuti, manette a imprenditore
In carcere l’amministratore di Alto Tirreno Cosentino Spa per reati ambientali
FRANCESCO Rovito, 37 anni, amministratore unico
della società Alto Tirreno Cosentino, che opera nel settore
della raccolta dei rifiuti, è
stato arrestato per reati ambientali nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola. Tra le accuse ipotizzate
contro Rovito dal procuratore Bruno Giordano – che ha
chiesto e ottenuto dal gip
l’emissione della custodia
cautelare in carcere –lo smaltimento illegale di grandi
quantitativi di rifiuti.
Intesa con la Regione per l’erogazione di servizi innovativi
Il ticket si pagherà alla Posta
Un progetto sperimentale
in provincia di Cosenza
I referti saranno consegnati
a domicilio dal postino
ADRIANO MOLLO
a pagina 11
M. CAVA e M. CLAUSI
a pagina 7
Castrovillari
Il caso
Bergamini
oggi a “Chi
l’ha visto?”
In tv i familiari
dell’ex calciatore
dopo il caso riaperto
FRANCESCO MOLLO
a pagina 15
L’interno
di un
ufficio
postale
La Cgil: «Fondi Ue usati male»
Sul Por ok alle quote variate
Il sopralluogo degli investigatori nel mercatino della strage
Firenze. Un estremista di destra
a pagina 11
Uccide 2 senegalesi
e poi si toglie la vita
Reggio Calabria
Sassate
per uccidere
la fidanzatina
Condannato
Scopelliti: «Modello Reggio?
Il vero bersaglio sono io»
Dieci anni. In aula
il nonno tenta
di dargli un coltello
a pagina 12
CATERINA TRIPODI
a pagina 15
a pagina 6
Reggio. La Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado sulle influenze della ’ndrangheta
Sombrero
Infiltrazioni all’ateneo di Messina, processo da rifare
La neve
LA Cassazione ha ordinato
che deve rifarsi il processo
per le infiltrazioni dei clan
all’università di Messina.
A MILANO è tornata la
nebbia, che era scomparsa. In Val Padana c'è un
nebbione che non si vede
nulla. E nelle località turistiche del Nord non riescono a ricreare il paesaggio da neve, doveroso
per non far saltare tutte
le prenotazioni, neanche
sparandola con i cannoni
come erano abituati a fare, perché la temperatura è così alta che gli sparaneve non funzionano.
Sono effetti secondari del
riscaldamento atmosferico mondiale. A Cosenza
si sono industriati: hanno montato una pista da
sci di plastica, vicino al
Comune. Se Cosenza non
va alla montagna, la
montagna va a Cosenza.
GIUSEPPE BALDESSARRO
a pagina 14
11214
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022007
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ANNO 17 - N. 344 - € 1,20
Ambiente
Contestate violazioni alla società Alto Tirreno cosentino
Materiale pericoloso abbandonato in modo incontrollato
Dal business rifiuti al carcere
Francesco Rovito arrestato per presunti illeciti nello smaltimento della spazzatura
di MATTEO CAVA
SCALEA – Lo hanno prelevato nella sua abitazione di Rende, contestandogli numerosi
reati ambientali e trasferendolo al carcere di Cosenza.
Francesco Rovito, 37 anni,
amministratore unico della
società Alto Tirreno Cosentino Spa, dovrà spiegare diverse situazioni poco chiare. È
questo, probabilmente, il motivo per cui gli inquirenti
hanno preferito spedirlo in
cella e non imporgli una misura meno afflittiva.
Francesco Rovito è ben noto nella zona dell'alto Tirreno
cosentino per aver gestito la
raccolta rifiuti in quasi tutti i
comuni. Ha anche sfiorato la
possibile candidatura a sindaco di Scalea ed è stato per
diverso tempo ai vertici della
società calcistica. Dal 2002,
la sua società è attiva sul territorio, tra Sangineto e Tortora, compresi i comuni montani. L'ordinanza di custodia
cautelare in carcere, è stata
emessa dal gip del Tribunale
di Paola, Carmine De Rose, su
richiesta del procuratore capo di Paola, Bruno Giordano.
Lo stesso procuratore, che
da tempo è impegnato per
contrastare qualsiasi forma
illegale di trattamento di rifiuti e ogni genere di reato in
materia ambientale. Ilgiro di
vite c'è ed è visibile.
Il procuratore Bruno Giordano ha coordinato e raccolto
le risultanze di vari accertamenti sul conto della società
Atc Spa. Ai raggi x, in particolare, ha passato le stazioni
di trasferimento temporaneo di rifiuti. Spesso e volentieri i grossi container sono
stati lasciati in varie zone del
territorio, in alcuni casi provocando la reazione di cittadini e ambientalisti.
Gli accertamenti sono andati avanti nel tempo. Oltre ai
carabinieri della Stazione di
Scalea, diretta dal luogotenente Ilario Castrenze, i controlli sono stati effettuati anche dalla sezione di Polizia
giudiziaria del Nucleo ambiente presso la Procura di
Paola, dalla Polizia provinciale di Cosenza e dalla Polizia locale di Tortora. In quest'ultimo comune, più volte, i
cittadini hanno segnalato
presenza di rifiuti in alcune
aree. Le indagini sono state
condotte nel periodo tra luglio 2010 e marzo 2011.
In particolare Francesco
Rovito dovrà ora rispondere
di varie condotte illecite che i
carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e della
Compagnia di Scalea riassumono così: «Per aver scaricato in modo incontrollato, a
Tortora, in area sottoposta a
vincolo sismico, idrogeologico, archeologico ed ambientale, rifiuti indifferenziati di
vario genere e realizzato in
assenza di autorizzazione,
nelle adiacenze di un sito preposto al solo recupero e trattamento di rifiuti ceramici ed
inerti, una stazione di trasferenza di rifiuti solidi urbani
provenienti da vari comuni
dell’alto Tirreno cosentino».
Il responsabile della Atc
Spa è accusato anche di aver
«Smaltito, in località Pantano di Scalea, in completa assenza di autorizzazione, circa 1200 metri cubi di rifiuti di
vario genere tra cui alcuni
pericolosi, quali: batterie al
piombo, lastre cementoamianto e pneumatici in di-
suso, sversandoli su nudo
terreno». La località Pantano
è a sud del territorio di Scalea.
La Procura di Paola contesta
a Rovito di aver: «Abbandonato, in modo incontrollato,
rifiuti di vario genere su un
terreno ubicato in località
Piano dell’Acqua dove era
stata autorizzata una stazione di trasferenza nella sua disponibilità ed a servizio di vari comuni costieri». Si tratta
dell'area dove fino a qualche
mese fa è stata attiva anche la
discarica consortile. Secondo l'accusa i rifiuti sarebbero
stati sversati sul terreno «In
assenza di sistemi di raccolta
delle acque meteoriche e percolato, in violazione delle
norme antincendio e di sicurezza nei luoghi di lavoro,
nonché liberando in atmosfera esalazioni maleodoranti,
più volte oggetto di numerose lamentele e proteste di cittadini di questo centro
nell’estate del 2010».
la discarica di Scalea colpita da un incendio
|
IL PROFILO
|
L’ambientalista citato nella relazione Pecorella
La commissione bicamerale contestò il conflitto di interessi in Vallecrati di cui era socio e fornitore
di MASSIMO CLAUSI
COSENZA - Quello di Francesco
Rovito può essere considerato
Francesco un arresto eccellente visto che il
Rovito, 37 37enne di Rende è molto conoanni sciuto non soltanto sulla costa
tirrenica, ma anche a Cosenza
città.
Rovito, difeso dagli avvocati
Roberto Le Pera del foro di Cosenza e Sabrina Mannarino del
foro di Paola, è stato infatti consigliere comunale a Palazzo dei
Bruzi, sia pure per un breve periodo, durante la consiliatura di
Salvatore Perugini. Occupandosi principalmente di smaltimento rifiuti Rovito era ovviamente capogruppo (nonchè
unico consigliere) del partito
dei Verdi. Molto vicino alle posizioni di Diego Tommasi, la sua
consiliatura è durata circa un
anno e mezzo. Subito dopo Rovito si è dimesso per assumere la
carica di amministratore della
Multiservizi, una società che
aveva nel Comune di Cosenza
socio e cliente unico e che poi è
stata dichiarata fallita. Il politico-ambientalista si è anche candidato nel 2004 in consiglio provinciale, sempre con i Verdi, ma
senza risultare eletto.
Rovito era anche socio della
ET service una società che aveva
un doppio ruolo (socio privato e
fornitore) nella Vallecrati Spa,
la società mista che era il braccio
operativo del consorzio che raggruppa 43 comuni del cosentino. Un giorno, in agosto, decise
di licenziare alcuni dei suoi dipendenti e chiese la parola in
consiglio comunale per spiegare le sue motivazioni. Fu interrotto dal collega del Prc, Francesco Gaudio, che da sotto lo
scranno tirò fuori un piccolo
stereo e mise ad altissimo volume l’inno dei lavoratori.
Proprio l’eventuale conflitto
di interessi all’interno del consorzio Vallecrati fece guadagnare a Rovito più di una citazione nella relazione della commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Calabria.
I membri della commissione
presieduta da Gaetano Pecorella in più passaggi parlano
dell’opacità nella gestione della
Vallecrati Spa proprio per la
commistione dei ruoli. «Significativa del livello di opacità della
situazione - si legge nella relazione - è poi la circostanza che i
privati della società Corsortile
Crati (che rappresenta il socio
privato della Valle Crati SpA) tra i quali figura l'Alto Tirreno
Cosentino SpA, altra società mista, il cui amministratore unico
è Rovito Francesco, con precedenti - dopo la conclamata crisi
della Valle Crati SpA, della cui
compagine sociale fanno parte,
si siano attivati per ottenere dal
comune di Cosenza il servizio di
raccolta dei rifiuti, senza l'espletamento di gara alcuna, ma
solo in virtù della cosiddetta
“gara a evidenza pubblica”, a
suo tempo espletata per l'ingresso nella società privata
Consortile Crati».
La relazione parla di precedenti legati per omesso versamento dell’iva e per associazione a delinquere finalizzata
all’emissione di fatture inesistenti e alla truffa.
L’Atc raccoglieva su tutto il Tirreno ma di recente ha abbandonato il servizio in molti paesi
Le vertenze con i Comuni e con i lavoratori
La società Alto Tirreno Cosentino
Spa ha vissuto momenti di grande
attività sul territorio, effettuando il
servizio di raccolta in numerosi comuni, fino agli ultimi mesi in cui ha
dovuto invece abbandonare il servizio di raccolta nella gran parte dei
centri dell'area.
A Scalea la società ha dovuto lasciare anche la sede dell'autoparco di
via Piave, dove, per diverso tempo,
hanno stazionato i mezzi, talvolta
maleodoranti e gocciolanti di percolato. La società Atc ha poi dovuto lasciare il Comune di Tortora a giugno. Stessa situazione per San Nicola Arcella, Maierà, Grisolia. Attualmente, nella zona la Atc si occupa del
servizio di raccolta a Sangineto e
Diamante e in altri due comuni effettua il servizio di trasporto.
Sono aperte anche diverse vertenze con i lavoratori. Spesso e volentieri l'amministratore della società ha
A Santa Domenica Talao sequestrata mesi fa
una discarica abusiva a cielo aperto
accusato i comuni di non aver pagato quanto contrattualmente stabilito. Con il sindacato della Cgil sono
aperte contestazioni per il mancato
rispetto delle norme contrattuali. A
Diamante, proprio in questa settimana, la Cgil di Scalea deve discutere, nella sede comunale, le problematiche legate al sistema contrattuale.
Il sindacato, infatti, contesta di avere applicato, così come in altri comuni, il contratto multidisciplinare anziché quello di igiene ambientale.
Questioni che sono in mano all'ufficio legale della Cgil.
C'è poi la vicenda legata al trasferimento nella sede di Santa Domenica
Talao. La società ha abbandonato gli
“uffici” di Scalea, dove fra l'altro una
indagine dei carabinieri aveva rilevato alcune irregolarità nella fornitura dell'energia elettrica, per trasferirsi a Santa Domenica Talao. In
località Piano delle Rose, c'era l'intenzione di realizzare un impianto di
selezione dei rifiuti. Ma nel mese di
aprile di quest'anno, i carabinieri
della Stazione di Scalea hanno contestato all'amministratore della società, l'utilizzo di una nuova area a cielo
aperto, priva di qualsiasi autorizzazione. In questa occasione la Procura ha ipotizzato il “Reato ambientale
di titolare d’impresa che abbandona,
scarica o deposita rifiuti sul suolo o
nel sottosuolo in modo incontrollato”.
I terreni, secondo quanto risulta
dalle analisi, sarebbero interessati
dalla presenza di materiale inquinante tra cui idrocarburi, percolati e
fibre di amianto. Nel mese di ottobre
del 2010, sempre Rovito è stato destinatario di un provvedimento per
reati in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, inquinamento ambientale, frode nei servizi pubblici e
furto di energia elettrica. I carabinieri della compagnia di Scalea hanno denunciato in stato di libertà l'amministratore unico della società Atc
Spa, dopo un sopralluogo nella sede
di via Piave a Scalea. A Rovito i militari avevano contestato il deposito:
“In maniera incontrollata su terreno
di seicento metri quadrati, sottoposto a sequestro ed attiguo alla sede
amministrativa dell’Atc Spa, rifiuti
cartari, imballaggi di cartoni, misti
a bottiglie in plastica e lattine, per un
volume di circa 1.200 metri cubi”.
m.c.
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Primo piano 7
Mercoledì 14 dicembre 2011
8 Primo piano
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Primo piano 9
Mercoledì 14 dicembre 2011
Michele Maio
viene portato
in carcere
e sotto gli
investigatori
e i magistrati
in conferenza
(ph Sapone)
Lotta alle ’ndrine
I carabinieri assestano un duro colpo
alla cosca di San Martino di Taurianova
I Maio facevano
tutto in famiglia
|
DENTRO L’INCHIESTA
|
I soldi del clan
crescevano grazie
al giro dell’usura
Usura, droga ed estorsioni gli affari privilegiati dal gruppo
La Dda chiede 21 fermi, 5 arresti e il sequestro dei beni
L’IMPORTANZA DELLE INTERCETTAZIONI
Tutto è partito dalle indagini
per l’arresto di uno spacciatore
TAURIANOVA - L’operazione “Tutto in famiglia”
ha messo ancora una volta in risalto l’importanza
delle intercettazioni telefoniche nella lotta alla criminalità organizzata. Gli investigatori dell’Arma,
infatti, sono riusciti a ricostruire l’organigramma
della cosca partendo dall’arresto di uno spacciatore di droga. L'indagine, infatti, trae origine dall'arresto, per detenzione e coltivazione di circa 23 kg di
sostanza stupefacente di tipo marijuana, di Francesco Morabito: il nipote materno di Pasquale Hanoman. Seguendo la pista della droga la procura
di Palmi (nella foto il procuratore Creazzo) ha fatto
piazzare le “cimici” dentro la macchina di Hanoman e sono riusciti a raccogliere elementi indiziari
determinati per le indagini della Dda.
LA FILOSOFIA DI MICHELE “CULO DI GOMMA”
«I favori personali è un conto
la ’ndrangheta è un’altra»
TAURIANOVA - «I favori personali è un conto,
“ndrangheta” è un'altra». Michele Maio “culo di
gomma”, per gli investigatori del comando provinciale dell’Arma, è il capo riconosciuto
dell’omonima cosca operante a San Martino.
Dall’alto del suo spessore criminale, Michele
Moio sarebbe il capo società con poteri decisionali e con il compito di sovrintendere ai battesimi
di mafia, detta la linea della consorteria. «Nell'utilizzo di quella frase - scrivono i magistrati della
Dda nel decreto di fermo - vi è la filosofia che
muove l'agire degli 'ndranghetisti: fare e vivere
la “ndrangheta” è un affare, è roba di interessi e
altro posto deve essere riservato ad affetti e favori ad personam» (nella foto Domenico Maioi).
I padrini chiedevano un “tributo” per non avere problemi
Gli appalti sotto controllo
«Quando un lavoro lo fa un forestiero è giusto che paghi»
TAURIANOVA - «Quando devi fare
un lavoro che viene un forestiero, è
giusto che si deve pagare, è giustissimo». Non solo l'usura, ma anche le
estorsioni sarebbe una delle principali fonti di guadagno per la cosca
Maio. Ne sono certi gli inquirenti che
scrivono: «é emerso che laddove vi
siano soggetti impegnati in attività
economiche di qualunque genere o
vi siano titolari di proprietà immobiliari (costituenti spesso di per sé un
patrimonio), il clan impone il pagamento di “tributi”, ovviamente in alcun modo dovuti».
Diversi gli episodi riportati nelle
carte dell'operazione che hanno per
protagonista Pasquale Hanoman.
Nel corso di una conversazione intercettata con tali Cenzo e Alessandro, l'indagato sembra pronunciare
parole autoaccusatorie: «Quando
vengono forestieri …inc…, poi io
…inc… è caduta la strada è venuto
Totò …inc…: ma vai, ma che cazzo
vuoi? Dice lui:“ Pasquale”, ma cosa
devi darmi, fai quello che vuoi, lo ha
dovuto cementare, hanno dovuto incatramare …inc…la casetta, ha messo tavole, ha messo il valore di quasi
cinquemila euro, alla fine quando
…inc…: “quanto devo darti?” E' venuto lui ed Enzo …inc…: “Pasquale
senza che mi dici di no”, una busta
con questa ti prendi …inc… e ti compri una stecca di sigarette”, senza ne
di DOMENICO GALATÀ
TAURIANOVA - «L'usura per la
cosca Maio non costituisce un
fatto episodico di guadagno, ma
un vero e proprio giro di affari».
Sembra lasciare poco spazio all'interpretazione quanto scrivono gli inquirenti nelle carte dell'operazione “Tutto in famiglia”.
Diversi i presunti episodi di usura, uno di questi ha per protagonisti due dei fermati: Pasquale
Hanoman e Giuseppe Panuccio.
Vittima un certo
“Gaetano”, titolare di
un bar a Cinquefrondi.
Hanoman e Panuccio parlano dei termini dell'usura nel corso di una conversazione captata nell'automobile del primo
mentre andavano a
riscuotere: Panuccio: «Allora Gaetano
cosa ha detto che te li da? …
Quindici»;Hanoman: «Diecime
li ha dati questa mattina»; Panuccio: « Dieci!»; Hanoman: «
Questa mattina»; Panuccio:
«..inc…»; Hanoman: « E quindici giorno dieci, e sono venticinque e poi ha detto: “ vediamo stabiliamo la data perché gli altri
…inc… …inc… quaranta»; Panuccio: «Sono cinquanta quelli
che avanzi …»; Hanoman: « Cinquanta è il mio capitale e..»; Panuccio: «Eh»; Hanoma: «E trentacinque»; Panuccio: «Ah, trantacinque»; Hamoman: «Di interessi». « Hanoman - scrivono gli
inquirenti - prospettava quindi
una soluzione a Panuccio nell'i-
Rimangono
sconosciute
le vittime
del gruppo
Francesco Hanoman si occupava di tenere i contatti fra gli affiliati
come ne quando …inc… no, no, perché sapevo che sono degli amici, no,
no, per forza , quando sono arrivato a
casa, c'erano, a c'erano un….
cent…… cinquemila euro.- L'amicizia …inc… cioè, non ho guadagnato
tre volte in più se dicevo no: io voglio
il due per cento, il tre per cento. Non
andavo a perdere io?».
I lavori di cui si parla nella conversazione si riferiscono al crollo del
ponte sul torrente Marro avvenuto
dopo le alluvioni del 2009. Il ripristino dell'infrastruttura è stato affidato ad una ditta di Varapodio, obbliga-
ta al pagamento della “mazzetta”.
Circa le parole di Hanoman, gli inquirenti scrivono: «Trattasi pertanto di una vera e propria nonché piena
ammissione di responsabilità da
parte di Hanoman Pasquale, quale
associato mafioso che, in tale veste,
svolgendo funzioni di controllo del
territorio nell'interesse della famiglia mafiosa cui appartiene ed al fine
di ampliarne la sfera di influenza,
vessa gli imprenditori che operano
in quella zona, imponendo loro il versamento di tangenti».
do.ga.
Dalle intercettazioni emerge la figura di un carabiniere che girava le informazioni sulle indagini
L’ingresso nelle cosca del giovane Domenico Cianci provocò qualche risentimento
Provvedimenti d’urgenza per rendere vana una spiata
Chi non rispettava le regole del battesimo rischiava la vita
di GIOVANNI VERDUCI
TAURIANOVA - “Vedi che sei indagato, … vedi che sei indagato… Parola d'onore, io, tu, Peppe Panuccio,
Gaetano Merlino… C'è pure San
Martino, qualcuno di Amato, stanno facendo…per prenderetutti ifascicoli all'interno delle Caserme, in
una mattinata hanno blindato tutto”.
La soffiata era
quella giusta e il
clan di San Martino
di Taurianova si
stava organizzando per sfuggire ad
un destino fatto di
carceri e aule giudiziarie.
L’intervento anticipato dei magistrati della Direzio-
Soffiata
a Pasquale
Hanoman
«Vedi che sei
indagato»
ne distrettuale antimafiadi Reggio
Calabria, che proprio per questo
hanno chiesto i fermi di indiziato di
delitto in via d’urgenza, ha fatto saltare il piano di salvamento e mandato in fumo le delazioni di rappresentante infedele delle forze dell’ordine.
A passare le informazioni sulle
indagini aperte dalla Procura della
Repubblica alla cosca di San Martino di Taurianova sarebbe stato un
militare dell’Arma dei carabinieri.
Se così fosse si tratterebbe dell’ennesima spia in azione nel circondario giudiziario di Reggio Calabria e
magari al soldo dei boss delle cosche.
I magistrati della Procura antimafia di Reggio Calabria, che hanno lavorato al caso insieme al procuratore capo Giuseppe Pignatone
e al suo aggiunto Michele Prestipi-
no, sarebbero arrivati a questa deduzione rileggendo le intercettazioni telefoniche effettuate a carico
di Pasquale Hanoman: una delle
persone sottoposte a fermo nell’ambito dell’operazione “Tutto in famiglia”.
Pasquale Hanoman, ritenuto un
soggetto “partecipe dell’associazione mafiosa, con funzioni operative
nel settore dell'attività di usura”, si
confida con altre persone a bordo
della propria autovettura che, però,
era piana zeppa di microspie.
Con i suoi interlocutori Pasquale
Hanoman commenta gli arresti
dell’operazione “Crimine 2”, scattata lo scorso mese di marzo, e avvisa
gli altri delle indagini in corso sulla
cosca di San Martino di Taurianova.
«All'indomani dell'esecuzione
delle 47 ordinanze di custodia cau-
telare emesse dal Gip di Reggio Calabria nell'ambito della Operazione
denominata Crimine (seconda
tranche), in data 10 marzo 2011 scrivono i magistrati della Dda nella richiesta di fermo - veniva ancora
registrata all'interno della macchina di Pasquale Hanoman una ulteriore conversazione, intercorsa tra
Hanoman ed altri due individui di
sesso maschile non identificati, nel
corso della quale si faceva riferimento a Gaetano Merlino. Nel fare
intendere di esserne a conoscenza
grazie ad una soffiata avuta da
qualche militare dell'Arma dei Carabinieri, Hanoman riferiva ai due
uomini, che si trovavano in sua
compagnia, che erano in corso delle
indagini anche sulla cosca di San
Martino di Taurianova e che tra gli
indagati figurava per l'appunto
Merlino Gaetano».
TAURIANOVA - Regolee rituali da
rispettare, al costo di rischiare la vita. Ormai è noto che la 'ndrangheta
ha una struttura ben definita all'interno della quale l'ascesa di un affiliato deve avvenire per gradi. Dall'operazione “Tutto in famiglia”però,sembrerebbeche laleggemafiosa può subire degli strappi.
Il “battesimo” di
Domenico Cianci,
membro di una delle famiglie “storiche” di san Martino
di Taurianova, protagonista delle faide degli anni settanta, rappresenterebbe l'eccezione,
suscitando il malcontento degli altri
affiliati che hanno
fatto “la gavetta”
Vennero
saltati tutti
i passaggi
della carriera
criminale
Pasquale Hanoman lascia la caserma dell’Arma
potesi in cui la vittima Gaetano
non fosse stato in grado di restituire per intero la somma dovuta.
Hanoman: «Ti sembra che io
gli dico qualcosa! … capitale e
glielo do alle persone per non fare brutte figure, poi quando rimangono i miei ce la vediamo io e
lui»;
Panuccio:
«…inc…e
poi…inc…»: Hanoman: «Io pure
di
non
fare…inc…figure…inc…Peppino!»; Panuccio: «
Vedi che …inc…, il figlio di
…inc… avanza ventottomila euro da loro, e penso che li ha
mollati»; Hanoma: «
Ogni cosa a suo tempo, se faccio casino
adesso pago l'una e
l'altra»: Panuccio:
«Ah, no!»; Hanoman: «Adesso mi
prendo questi qua e
mi levo le persone»;
Panuccio: «È giusto!»; Hanoman: « Poi per i miei o
con trattori, o con rimorchi o con
pressi o con questo o con quell'altro io già …inc…, quando vado la
...inc… lavorando …inc… che
cavolo me ne frega? …inc…».
«Nel colloquio tra i due - scrivono gli investigatori - emergono chiaramente ammissioni
esplicite da parte di Hanoman
circa la commissione di un fatto
di usura; l'uomo riferisce, infatti, con spontaneità e precisione
al sodale - evidentemente sicuro
di non costituire bersaglio di intercettazione da parte delle Forze di Polizia - i termini della pattuizione illecita con la vittima
usurata».
criminale.
Il disappunto emerge nella conversazione tra Pasquale Hanoman
e Pasquale Maio: Hanoman: «Stai
tranquillo che non entra ne da picciotto, ne da camorrista, mi gioco i
coglioni che gli danno lo sgarro,
puoi stare tranquillo al mille per
mille»; Maio: «Ciao Totò»; Hanoman: « Puoi stare tranquillo al mille
per mille perché li è cosa e di “Culo di
Gomma”poi e …inc…»; Maio: «Vedi
perché mi gonfiano i coglioni a me?
Vedi che mi gonfiano i coglioni a
me, come, io ho dovuto fare per sette
anni il “picciotto” a San Martino,
tutti noi comunque siamo partiti da
zero, noi siamo dovuti partire da zero, abbiamo dovuto salire i gradini
ad unno ad uno, ad uno ad uno, ad
uno ad uno e dovevamo ammazzarci con gli zii stessi, che non voleva
loro stessi per poter arrivare dove
siamo arrivati, gli altri li prendono
li afferrano e li buttano in aria (li
fanno avanzare di grado 'ndranghetistico senza alcuna gavetta)
perché? Perchégli fafaccia, perché
ti viene nipote, …Inc… puoi stare
tranquillo che …Inc… gli danno lo
“sgarro”, mi gioco i coglioni, e se lo
fanno, lo fanno “camorrista”e dopo
quindici giorni gli danno lo “sgarro”,poi vedi, vaa finirecosì, perché
“Culo di Gomma” lo sai com'è fatto».
«Sul punto - scrivono gli inquirenti - è stato possibile apprendere
che ogni qual volta occorra effettuare l'inserimento di un soggetto
nel clan, attraverso il cerimoniale
di affiliazione, gli altri componenti
della cosca hanno il diritto di essere
preventivamente informati e finanche deve essere concesso loro
un tempo minimo (di tre giorni,
emerge dal tenore dei dialoghi) durante il quale gli stessi possono
eventualmente formulare osservazioni o opposizioni».
Regolache perDomenicoCianci,
però, non sarebbe stata osservata.
A parlarne, in maniera sorpresa e
sono un certo Nino, persona non
meglio identificata, e gli stessi Hanoman e Maio. Nino: «A me Natale
me lo ha detto, mi ha detto: “Francesco …inc… per i tre giorni, una volta che si tratta di Mico non li voglio”;
Hanoman: « Esatto, perché quando
…inc… si debbono …inc…»; Maio:
«Queste sono state le parole che mi
ha detto»; Nino: «Pasquale io dico
solo che queste parole»; Hanoman:
«Tu lo sai che per una cosa di queste
qua a Delianuova è andato Don Paolo direttamente? Gli è saltato il collo
a Compare Franco».
do.ga.
Domenico Cianci
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Il procuratore aggiunto Prestipino, semmai, si è
di FABIO PAPALIA
soffermato sull'importanza delle intercettazioni, e in
REGGIO CALABRIA - Reggio Calabria. Una cosca fi- particolare nel rapporto e l'utilizzo di tale strumento
nora sconosciuta, 21 fermi per 'ndrangheta e 5 arre- nel processo per reati comuni e nel processo di 'ndransti per detenzione e spaccio di stupefacenti è il bottino gheta. La cosca Maio, infatti, è stata disvelata grazie
dell'operazione “Tutto in Famiglia”, coordinata dalla alle intercettazioni che erano state avviate per un reaDDA del capoluogo e dalla Procura di Palmi, e condot- to comune, la detenzione di sostanza stupefacente, e
ta dai Carabinieri del Comando provinciale. Dalle in- allo stesso risultato non si sarebbe potuti giungere se
tale micidiale strumento investigativo
dagini è emersa l'esistenza della cosca
fosse stato utilizzabile solo partendo da
“Maio” nella piccola frazione San Mar- L’ELENCO
un'ipotesi accusatoria in ambito di matino del Comune di Taurianova, un'orfia. Una riprova lampante, insomma, di
ganizzazione criminale dedita princicome le intercettazioni non possano espalmente all'usura e alle estorsioni.
Sono
21
i
fermati
sere “spuntate” nella lotta alla 'ndranI dettagli dell'operazione sono stati illustrati ieri presso il Comando provin- POLISTENA - Il provvedimen- gheta e alle organizzazioni mafiose in
ciale dell'Arma dal procuratore della to di limitazione delle libertà generale.
Quanto all'organigramma della coDda Giuseppe Pignatone, dal suo ag- personale, assunto dalla magiunto Michele Prestipino e dal procu- gistratura nell'ambito dell'ope- sca, le investigazioni hanno dimostrato
ratore di Palmi Giuseppe Creazzo. Pi- razione «Tutto in famiglia», ri- che lo schema organizzativo vigente
gnatone, oltre ai meritati complimenti guarda Gaetano Melino, 85 nell'associazione criminale ripete nei
alla Benemerita, ha sottolineato l'or- anni, Giuseppe Panuccio (80), suoi capisaldi strutturali la genealogia
mai “scontata” sinergia tra organi giu- Michele Maio (58), Pasquale della famiglia Maio, cui sono aggiunti
diziari, e in particolare tra la Procura di Hanoman (46), Francesco altri soggetti estranei allo stretto nuPalmi e la DDA reggina. L'indagine, in- Hanoman (21), Pasquale cleo familiare.
Secondo l'ipotesi accusatoria la cosca
fatti, ha preso le mosse nell'ottobre del- Maio (33), Domenico Maio
lo scorso anno, avviata dai Carabinieri (39), Pasquale Garreffa (73), Maio è un'organizzazione criminale
che arrestarono in flagranza un pre- Domenico Cianci (26), Car- che, avvalendosi della forza di intimigiudicato di Rizziconi per la detenzione melo Hanaman (21), Antonio dazione e della conseguente condizione
Maio
(37),
Natale
Feo
(66),
di assoggettamento, si dedica princidel notevole quantitativo di 23 kg circa
Giuseppe Francesco Maio palmente all'attività di usura e alla
di marijuana.
Le intercettazioni attivate a seguito (38), Vincenzo Messina (44), commissione di reati (estorsioni, dandi quel reato, hanno permesso di appu- Stefano Nava (22), Michele neggiamenti, atti intimidatori in geneHanaman
(51),
Francesco
re) per conseguire illeciti profitti.
rare che nella tranquilla frazione del
Gli episodi di usura accertati sono
piccolo comune pianigiano esisteva Hanaman (26), Vincenzo Launa cosca di 'ndragheta finora scono- manna (46), Cosimo Tassone stati 5 e sono in corso ulteriori approsciuta agli inquirenti. Una locale com- (53), Teresa Primerano (48). fondimenti investigativi finalizzati alla
L’ordinanza
di
arresto
per
i
compiuta identificazione delle vittime.
posta da una società maggiore ed una
reati
di
produzione
e
spaccio
Oggetto dell'attività estorsiva della
minore, con una “copiata” composta
dal capo società, il capo 'ndrina, il capo di droga, invece, è stata notifi- cosca erano imprese aggiudicatarie di
crimine e il contabile, che gli inquirenti cata a: Francesco Morabito, lavori pubblici (le “mazzette andavano
indicano rispettivamente in Michele Martino Rettura, Anna Maria dal 2 al 3 % del valore complessivo delRettura
e
Pasquale
Hanoman.
l'appalto), produttori di arance, proMaio, Giuseppe Panuccio, Gaetano
Merlino e Natale Feo. Nulla di nuovo pe- Una quinta persona è ricerca- prietari di terreni agricoli.
I magistrati della Direzione distretrò, quanto all'inserimento di tale cosca ta all’estero.
tuale antimafia, infine, hanno chiesto il
all'interno della più ampia organizzazione denominata 'ndrangheta. Prestipino, infatti, sequestro con procedura d’urgenza dei conti correnti
ha ricordato come anche in questo caso gli inquirenti riconducibili agli indagati Pasquale Hanoman, Giuhanno avuto l'ennesima conferma, dall'operazione seppe Panuccio, Gaetano Merlino e Michele Maio, del
Crimine in poi, dell'unitarietà della 'ndrangheta in bar denominato “Il Vecchio Lume” di Taurianova alla
quanto tale, con le varie cosche ramificate territorial- Via Garibaldi, intestato a Francesco Hanoman e gemente ma tutte facenti capo a un'organizzazione uni- stito dal predetto e dal padre Pasquale Haonoman e di
una Mercedes.
taria.
Mercoledì 14 dicembre 2011
24 ore
in Calabria
Sulle sferzate della Corte dei Conti al Comune di Reggio parla il governatore Dichiarazione del Governo
Maltempo
Arriva lo stato
Pd: «Dichiarazioni sconcertanti». Incontro del centrosinistra di emergenza
«L’obiettivo sono io»
di CATERINA TRIPODI
REGGIO CALABRIA - «E' solo
un'aggressione alla città ed al modello Reggio, vogliono abbatterlo
per abbattere Scopelliti».
Torna a parlare del “caso Reggio”il Governatore della Calabria,
Giuseppe Scopelliti e lo fa, durante una manifestazione pubblicaaCosenza, doveinmeritoall'ultima sferzante bacchettata della
Corte dei conti che parla di “gravi
irregolarità contabili” sul bilancio di previsione 2011 deliberato
dal consiglio comunale lo scorso
15 settembre, difende il modello
Reggio originato con la sua sindacatura e si difende a spada tratta.
«Trovo fuori luogo -sottolinea il
Governatore - questa aggressione
alla città. Penso che si voglia attaccare il modello Reggio. Otto anni
di interventi che hanno consentito a Reggio di diventare città metropolitana. Credo che se le commissioni d'indagine entreranno
negli altri comuni capoluogo calabresi vedremo i buchi di quanto
saranno e se saranno di meno rispetto a Reggio. I dirigenti tendono a gonfiare i bilanci per non alzare i tributi. Reggio - ha detto ancora- è una realtà come tutte le altre. Il fatto vero e che si sta tentando in tutti i modi di abbattere il modello Reggio, per abbattere Scopelliti. Delegittimare Scopelliti
che non può essere colui il quale
può cambiare la Calabria. Seguendo questa logica, diventa facile ha detto ancora - enfatizzare su un
consigliere comunale che ha un
Giuseppe Scopelliti
amico d'infanzia che poi è diventato mafioso (il riferimento è all'assessore comunale Pasquale Morisani, ndr) e non su un ex assessore
regionale che va a cena con un mafioso(il riferimentoè alleintercettazioni che hanno coinvolto Demetrio Naccari Carlizzi, ndr). Ma
questo resta solo tra le carte».
Dichiarazioni immediatamente contestate dal coordinatore
provinciale del Pd, Girolamo Demaria che bolla come “sconcertante la dichiarazione del PresidenteScopellitisecondo ilquale«i
dirigenti tendono a gonfiare i bilanci per non alzare i tributi”. Sarebbe interessante sapere cosa ne
pensanoa talproposito idirigenti
del comune di Reggio che hanno
redatto i documenti contabili in
questione». Poi in merito alla demolizione da parte della Corte dei
Conti del primo Bilancio previsionale confezionato dalla nuova amministrazione del sindaco Arena,
De Maria ironizza: «Non sono stati sufficienti i giuramenti davanti
a Dio e davanti agli uomini a convincere la Sezione Regionale di
Controllo della Corte dei Conti della veridicità del Bilancio di previsione 2011 approvato dalla maggioranza di centro destra al comune di Reggio Calabria. La Corte, ritenute inidonee le giustificazioni
fornite dal sindaco Arena e dal
Collegio dei Revisori, ha riscontrato ben nove “gravi irregolarità
contabili”, invitando il Consiglio
Comunale ad adottare e comunicare con tempestività “le necessarie misure correttive”». «Le gravi
irregolarità riscontate - ha commentato De Maria smentendo la
tesi di Scopelliti - non sono né ritualinériguardano lacrisieconomica mondiale in quanto investono specifiche e concrete responsabilità dell'attuale gestione dei conti comunali». Il PD aveva denunciato “un Bilancio costruito da illusionisti e prestigiatori, che non
hanno inteso tenere in alcun conto i pesantissimi rilievi mossi dagli Ispettori del Ministero del Tesoro e da quelli della Procura, riferiti per altro all'analisi di sole due
annualità, deliberando un documento con previsioni aleatorie e
non veritiere”. Ma il particolare
più grave e non di poco conto sul
quale insiste la Corte dei conti è “la
decisione singolare ed abnorme di
approvare una proposta di bilancio 2011 prima dell'approvazione
del rendiconto 2010». «Irregolarità- postillalachiusadi DeMaria
che fanno a pezzi l'intera manovra
voluta dal sindaco Area». Anche i
segretari provinciali di Idv e Pdci,
Antonio Marrapodi e Lorenzo
Fascì commentano i rilievi della
Corte dei conti sul bilancio di previsione del Comune. «Già a settembre, in una conferenza stampa congiunta - aggiungono - avevamo messoin guardia,incalzando sindaco e giunta sulle irregolarità e sull'inadeguatezza dello
strumento contabile dell'amministrazione cittadina. Avevamo invitato il sindaco ad allontanarsi
da quel modo di gestione della cosa pubblica poichè era forte l'esigenza di un'inversione di tendenza per ristabilire la fiducia nei confronti della città. Ovviamente siamo rimasti inascoltati». Intanto è
prevista per stamani una conferenza stampa di tutto il centrosinistra in Consiglio Comunale.
Si terrà alle ore 10.30, presso la sala antistante l’aula consiliare di
Palazzo San Giorgio. Pressocchè
in contemporanea alle ore 10
presso l’ufficio Finanze e Tributi
del Comune (Cedir), la voce
dell’amministrazione comunale
sarà affidata all’Assessore al Bilancio Berna eal Dirigente Cuzzolaper un “Forum”con i giornalisti
in merito ai chiarimenti richiesti
dalla Corte dei Conti sul Bilancio.
di GIULIA VELTRI
CATANZARO - Arriva la dichiarazione
di stato di emergenza per le province di
Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria
per via del maltempo che si è abbattuto
su questi territori alla fine del mese di
novembre. Il Consiglio dei ministri, infatti, ieri sera ha deliberato la dichiarazione di emergenza per consentire i necessari interventi a seguito dei danni
provocati dagli eventi atmosferici eccezionali del 22 e 23 novembre scorsi. D’altro
canto, non c’erano
dubbi su un pronto intervento del Governo
Monti, dopo le rassicurazioni arrivate in Calabria direttamente
dal capo della Protezione civile, Franco
Gabrielli, che nei sopralluoghi effettuati
subito dopo le alluvioni, aveva garantito
che la dichiarazione
sarebbe arrivata a breve. Ora, occorrerà
quantificare i trasferimenti finanziari
che accompagneranno la dichiarazione del Consiglio dei ministri. Nell’immediato dei nubifragi, che in particolare a Catanzaro hanno provocato danni
ingenti sul piano viario e alle attività
commerciali, i danni erano stati quantificati dallo stesso presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, in 150 milioni.
Nel corso del Cdm, altri stati d’emergenza sono stati prorogati per consentire, ad esempio, il completamento delle
operazioni di ripristino in Umbria per il
terremoto del 2009.
Si attendono
i trasferimenti
per far fronte
alla copertura
dei danni
Saranno assunti 38 laureati per “Calabria Innova” e 80 ricercatori
La filiera dell’innovazione
Presentati i bandi della Regione per 26 milioni di euro
di ANTONIO LIOTTA
Tribunale di Catanzaro
Esec. Imm. n. 25/97 R.G.Espr.
G.E. Dott.ssa Song Damiani
Beni ubicati in Borgia (CZ) e precisamente:
Lotto 1: abitazione in catasto al fg. 10 part. 560 subb
1 e 2.
Lotto 2: vano in catasto al fg. 10 part. 560 sub 3.
Lotto 3: abitazione con garage in catasto al fg. 10
part. 214 subb 1 e 2.
Lotto 4: terreno agricolo con fabbricato rurale in catasto al fg. 3 part. 107 e 108.
Lotto 5: terreno agricolo in catasto al fg. 20 part. 67.
Immobili meglio descritti nella perizia in atti.
Vendita senza incanto 25.01.2012 alle ore 9.30 presso il Tribunale di Catanzaro.
Prezzi base (ridotti di 1/4): Lotto 1 Euro 17.165,00;
Lotto 2 Euro 3.144,00; Lotto 3 Euro 6.116,00; Lotto
4 Euro 2.537,00; Lotto 5 Euro 1.827,00.
Offerte minime in aumento in caso di gara Euro
1.000,00 per ciascun lotto.
Termine presentazione offerte entro le ore 12.00 del
giorno 24.01.2012 presso la Cancelleria Esecuzioni
Immobiliari del Tribunale di Catanzaro.
Maggiori informazioni in Cancelleria, sito internet
www.asteannunci.it.
CATANZARO - Tecnologie
della salute e dei materiali,
trasporti e logistica, filiere
agroalimentari ma anche beni culturali, energie rinnovabili e tecnologie dell'informazione: questi gli ambiti di ricerca attorno a cui ruoteranno gli otto poli di innovazione
(più uno che sarà di coordinamento)finanziati dallaRegione con un contributo pubblico
di 26 milioni di euro e un anticipo del 70% pari a 18 milioni.
Trecentocinquanta le imprese coinvolte, di cui quasi il 10%
arriverà da fuori regione, e
una ricaduta occupazionale
stimata di circa 80 ricercatori
che saranno assunti dai soggetti gestori dei progetti, che
prevedono un importo complessivo di 52 milioni di euro.
Ieri mattina, a Palazzo Alemanni, la presentazione del
nuovo bando di finanziamento alla presenza dell'assessore
alla Cultura, Mario Caligiuri,
del dirigente generale del dipartimento, Massimiliano
Ferrara e del dirigente di settore, Emilio Mastroianni. Secondo Caligiuri, si tratta di
«una straordinaria opportunità di crescita per l'economia
calabrese perché le risorse sono ingenti e sulla ricerca ci
giochiamo unapartita importante per il rilancio della nostra regione». Un'altra sfida
sarà rendere produttivi questi finanziamenti nel lungo
periodo, evitando che le attività si interrompano una volta
terminati i progetti e l'erogazione delle risorse comunitarie. «Una responsabilità - ha
aggiunto l'assessore alla Cultura - che deve riguardare certamente la Regione, ma che
coinvolge anche le imprese, le
università ed i centri di ricerca inseriti in questi progetti».
Il dirigente generale Ferrara ha precisato che i finanziamenti ricadono nei 209 milioni dei fondi Por per la ricerca, a
cui vanno aggiunti 300 milioni messi a disposizione dal
Miur, e che la rete regionale
dell'innovazione dovrà neces-
sariamente essere alimentata
dalle imprese, soprattutto da
quelle provenienti da fuori regione, per importare capitale
di rischio da investire nell'innovazione. «I poli - ha aggiunto Ferrara - daranno la possibilità anche alle Università di
dare slancio alle proprie attività, attraverso l'esternalizzazione di ricercatori che potranno lavorare sia negli ateneichenelle impresesulterritorio». A proposito di ricercatori, Caligiuri ha sottolineato
che le assunzioni dei 38 laureati per il progetto “Calabria
innova” e degli 80 ricercatori
all'interno dei poli di innova-
zione saranno improntate a
criteri di «assoluto merito e
qualità» e che, dal prossimo
anno, i rimborsi per i master
non saranno più a pioggia ma
concentrati sugli ambiti di ricerca dei poli stessi. «Da fine
novembre ad oggi - ha aggiunto - questo è il terzo appuntamento consecutivo che riguarda la ricerca. Il 16, all'Agroalimentare di Lamezia
Terme, arriverà anche il ministro della Ricerca scientifica,
Francesco Profumo, proprio
per parlare di ricerca scientifica ed entro marzo presenteremo il libro verde sulla ricerca in Calabria».
Bilancio regionale, il Pd attacca
«Non garantite le politiche del lavoro»
REGGIO CALABRIA. È oggi l’ultimo giorno
per presentare emendamenti al bilancio regionale. Il Pd si riunisce e fa un elenco di tutto ciò
che non va nei conti, che saranno al vaglio
dell’assise a Reggio Calabria, il prossimo 19 e
20 dicembre. «Non chiedeteci contributi spiccioli», disse in aula qualche giorno fa l’assessore regionale al ramo, Giacomo Mancini e per
adesso (ma oggi sarà chiaro quali saranno gli
emendamenti) Bruno Censore componente
della commissione bilancio dice: «In una vera e
propria emergenza nei grandi comparti della
spesa regionale come la forestazione, nel bilancio non è neanche garantita la copertura dei salari o dei trasporti. Ed è stato messo a rischio oltre il 15% dei servizi». fa un esempio il Pd e affer-
ma che nei servizi sociali, c'è il rischio di un
blocco di tutte le attività socio assistenziali della regione. Censore afferma che vi sono già oggi attività accreditate con sofferenze di 7-8
mensilità di arretrati e nelle comunità montane, sono insufficienti le risorse per i circa 450
dipendenti.». Per i democrat le politiche per il
lavoro e l'intero sistema del precariato non trovanonessunarisposta.E Censoredice:«Sulbilancio si scaricano le contraddizioni delle manovre nazionale che vedono silente Scopelliti
oltre ad un ulteriore aumento dei mutui in sanità per 30 milioni. Su una disponibilità di 700
milioni di fondi non vincolati, la Regione paga
175 milioni di rate di mutui con l’interesse».
and.ill.
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12
BREVI
DENUNCIA DI TELECOM ITALIA
IL BOSS DI REGGIO
CHIESTO L’INCIDENTE PROBATORIO
Oltre 200 furti di cavi di rame
Svolti in forma privata i funerali di Labate
Slitta autopsia su bimba nata morta
«NELLA regione Calabria, dall’inizio dell’anno a oggi,
si sono verificati oltre 200 casi di furti di cavi di rame».
A denunciarlo è Telecom Italia che ieri ha subito un
firto di 2 km di cavo a Isola Capor Rizzuto. La società
ha presentato una denuncia alle autorità.
SI sono svolti lunedì a Reggio Calabria, in forma privata, i
funerali di Santo Labate, 59 anni, deceduto il 9 dicembre
scorso mentre era detenuto agli arresti domiciliari
nell’azienda ospedaliera di Padova. Labate era ritenuto
dagli inquirenti capo dell’omonimo cosca di Reggio.
SLITTA l’affidamento dell’incarico per l’autopsia sulla
bambina nata morta nell’ospedale di Catanzaro. Uno dei
difensori delle 13 persone indagate, ha annunciato di voler chiedere che l'autopsia venga eseguita con la formula
dell’incidente probatorio.
Lamezia. L’attività si trova nello stesso quartiere dove è stato gambizzato l’archivista del tribunale
Pistolettate in pieno giorno
Quindici colpi contro un parrucchiere per uomo con dentro clienti. Nessun ferito
di PASQUALINO RETTURA
LAMEZIA TERME - Un'altra tragedia sfiorata a distanza di soli due
giorni in quello che è diventato un
quartiere “far west”. Erano infatti
le 10.30 di ieri mattina quando in
via dei Bizantini (quartiere Capizzaglie) qualcuno, probabilmente a
bordo di una moto, ha sparato 15
colpi di pistola calibro 9 all'indirizzo
dell'ingresso di un parrucchiere
per uomo. Pare sia stato scaricato
insomma l'intero caricatore. Con
spavalderia. In quel momento, infatti, oltre al titolare, c'erano due
clienti all'interno fra cui un carabiniere mentre un altro era andato via
da poco. Per fortuna nessuna vittima ma tanta paura. Anche una Fiat
Brava in sosta davanti l'esercizio è
stata attinta da alcuni proiettili di
cui uno ha forato un pneumatico posteriore destro. A
Capizzaglie quindi
ora si sparaanche in
pieno giorno.
Dopo il ferimento
davanti a un circolo
ricreativo (due mesi
fa era stata lanciata
all'interno una testa
di capretto) dell'operaio Pasquale Saladino, archivista in
mobilità al tribunale
di Lamezia, (una pallottola ha colpito di striscio a un piede anche un
bimbo di 14 anni), i colpi di pistola
all'auto del titolare di una rosticceria sempre domenica pomeriggio
un'ora e mezza prima del ferimento
di Saladino (a circa 300 metri dal circolo ricreativo) a soli due giorni di
distanza questa volta ad essere stata presa di mira è stata un'altra attività commerciale, in pieno giorno e
con gente all'interno ed a pochi metri dalla rosticceria e poco distante
dal circolo ricreativo. Un quartiere
quindi sott'attacco di bande criminali e non si esclude che ora tutti e
tre gli episodi ravvicinati fra loro e
compiuti nella stessa zona possano
essere collegati fra loro. Tra l’altro i
bossoli ritrovati sul posto sono dello
stesso calibro di quelli sparati contro l'auto del titolare della rosticceria e per ferire Pasquale Saladino
Operaio
forse vittima
di scambio
di persona
L’ingresso del parrucchiere per uomo e la Fiat Brava colpita pure dai proiettili
(sta avanzando l’ipotesi di uno
scambio di persona). E così come
quest'ultimo caso, polizia e carabinieri anche ieri mattina hanno avuto difficoltà a raccogliere testimonianze di chi avrebbe potuto vedere
chi ha sparato. Nei pressi del parrucchiera per uomo infatti vi sono
anche altre attività commerciali.
Sconforto, tanto, per il titolare dell'attività presa di mira (che si occupa anche di iniziative sociali con
un’associazione del posto) . Ancora
una volta e nel giro di poche ore il
quartiere dei Torcasio è stato teatro
di un ennesimo atto intimidatorio e
che solo per poco non ha fatto registrare qualche vittima innocente
così come si è sfiorato anche domenica pomeriggio davanti al circolo
ricreativo. Chi è perché dunque sta
seminando terrore in questo quartiere che per gli inquirenti è sotto
l'influenza criminale dei Torcasio?
Non molto distante dai posti dove
sono stati sparati i colpi di pistola in-
fatti c'è il palazzo della famiglia di 'ndrangheta confiscato. Ancora una
volta dunque gli inquirenti dovranno venirne a capo su questa e le altre
due vicende di domenica scorsa
quando oltre al ferimento dell'archivista del tribunale ed ai colpi di
pistola sparati contro la rosticceria,
nello stesso giorno sono stati sparati 6 colpi di pistola contro la saracinesca di un negozio d'abbigliamento della centrale via Adda e, nella
stessa notte, due auto sono state incendiate di cui una di proprietà di
un ispettore della polizia penitenziaria in servizio al carcere di Vibo e
un'altra della moglie. Ma nel «bollettino di guerra» della «domenica
nera» c'è anche la rapina messa a segno da una finta suora in via del Progresso che, dopo essersi introdotta
in casa di un'anziana, l'ha minacciata con una pistola e, dopo essersi allontanata con diversi oggetti di valore prelevati da una cassaforte, ha
lasciato la donna legata a una sedia.
Elio Belcastro incontra a Bagnara i familiari del consigliere regionale arrestato
«Speriamo nella riduzione di pena»
Il deputato: «Da sindaco ha ben operato e si è speso per il bene della comunità»
BAGNARA CALABRA - Il deputato di Noi Sud, componente della
Commissione Parlamentare antimafia, Elio Belcastro ha incontrato nella casa di Bagnara Calabra i
familiari dell’ex consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà detenuto dal 21 dicembre 2010 ed attualmente rinchiuso in un penitenziario di massima sicurezza in custodia cautelare in Sardegna con la
condanna inflitta in primo grado
di quattro anni per il reato di corruzione elettorale aggravato dalle
modalità mafiose.
«Un incontro molto toccante –
afferma Belcastro – per una famiglia che vive la disperazione di un
congiunto che da un anno è detenuto in un penitenziario di massi-
ma sicurezza nella lontana Sardegna in compagnia di numerosi ergastolani. È ovvio che non si può
che riporre fiducia nell’azione della magistratura con l’augurio che
il processo di appello possa perlomeno ridimensionare la pena di
quattro anni inflitta a Santi Zappalà a conclusione del processo di
primo grado. La moglie, i figli ed il
fratello vivono con ansia quella
che è una esperienza carceraria devastante per un uomo che per la
prima volta si trova a patire le sofferenze di una detenzione in un penitenziario di massima sicurezza.
Sul piano umano non si può che
esprimere solidarietà ad una famiglia per bene lontana anni luce da
appartenenze discutibili. Non si
vuole entrare nel merito giudiziario della vicenda ma credo sia possibile affermare che un anno di detenzione in condizioni simili sia
una espiazione già durissima rispetto al reato contestato. Santi
Zappalà, da sindaco di Bagnara
Calabra ha ben operato e spesso si è
speso per il bene della comunità
amministrata - dice ancora Belcastro - Credo che da parlamentare
della Repubblica sia doveroso portare parole di conforto e di vicinanza ad una famiglia che soffre considerando la prossimità del Santo
Natale che è la festa della famiglia
ma che, per il secondo natale, a casa di Santi Zappalà non potrà che
essere un ulteriore momento di tristezza e di sofferenza».
Serra San Bruno. La presunta colpevole nega ogni addebito
Tribunale di Lamezia Terme
Accoltellamento, migliorano
le condizioni della vittima
sunta aggreditrice, la vendi BRUNO VELLONE
tiduenne Angela DominelSERRA SAN BRUNO – Mi- li di Sorianello, secondo
gliorano le condizioni di quanto riferito dal suo leRamona Cirillo, la diciot- gale avvocato Raffaele Matenne di Fabrizia che nella sciari, negherebbe ogni adserata di lunedì, dopo una debito.
Intanto è dopo un primo
lite con un’altra ragazza,
interrogatorio
sarebbe rimasta
è stata condotta
vittima di un acpresso la casa
coltellamento.
circondariale di
La diciottenne,
Castrovillari
ricoverata presnel reparto femso l’ospedale Puminile. Secondo
gliese di Catanquanto riferito
zaro, nella tarda
dai carabinieri,
serata di lunedì
a causare l’insaè stata sottopono gesto sarebsta ad un delicabe stata una lite
to
intervento
degenerata,
chirurgico per Angela Dominelli
preceduta da allimitare i danni
prodotti
dalla
ferita terchi pregressi tra le due
all’emitorace sinistro che giovani donne, un tempo
aveva causato un versa- amiche, che quindi sarebbero sfociati nell’accoltellamento polmonare.
Proprio ieri mattina la mento.
La presunta autrice del
giovane donna che frequenta l’istituto alberghie- fatto è stata quindi arrestaro di Serra San Bruno, ha ta con l’accusa di tentato
ricevuto la visita dei suoi omicidio aggravato dalle
compagni di classe. La pre- lesioni gravissime.
L’arresto di Santi Zappalà
Tribunale di Lamezia Terme
Esecuzione n. 99/99 Reg. Esec.
G.E. Dott.ssa Adele Foresta
Lotto 1: in Lamezia Terme, contrada Quoticelle,
terreno destinato ad uliveto distinto in catasto al
foglio n. 3, p.lla 85, are 35.10.
Gli interessati possono esaminare il bene in vendita chiedendo di accedere all’immobile, previa
preventiva comunicazione scritta al debitorecustode, nei giorni e nelle ore indicati dal combinato disposto ex artt. 519 e 147 cpc.
Vendita con incanto 25.1.2012 ore 9,00 e segg.
presso il Tribunale di Lamezia Terme.
Prezzo base: 7.129,69 con offerte minime in
aumento non inferiori al 3% del prezzo base
d’asta.
Presentare istante presso la Cancelleria delle
Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Lamezia
Terme entro le ore 13,00 del 24.1.2012.
Informazioni presso la Cancelleria del Tribunale di
Lamezia Terme, sito internet www.asteannunci.it.
Esecuzione n. 19/89 Reg. Esec.
G.E. Dott.ssa Adele Foresta
Terzo lotto: appezzamento di terreno agricolo nel
Comune di Maida, loc. Frassà, esteso are 46.70,
zona collinosa, coltivato ad uliveto.
Quarto lotto: fabbricato, adibito oggi ad oleificio,
nel Comune di Maida, loc. Cozzipodi costituito da
piano terreno avente una sup. coperta di mq. 231
e scoperta di mq. 190.
Gli interessati possono esaminare il bene in vendita chiedendo di accedere all’immobile, previa preventiva comunicazione scritta al debitore-custode,
nei giorni e nelle ore indicati dal combinato disposto ex artt. 519 e 147 cpc.
Vendita con incanto il 25.1.2012 ore 9,00 presso
il Tribunale di Lamezia Terme.
Prezzo base: Euro 2.436,96 lotto terzo; Euro
12.347,22 lotto quarto con offerte in aumento 3%
del prezzo base d’asta.
Presentare istanze presso la Cancelleria delle
Esecuzioni Immobiliari del Tribunale di Lamezia
Terme entro le ore 13,00 del 24.1.2012.
Informazioni presso la Cancelleria del Tribunale di
Lamezia Terme, sito internet www.asteannunci.it
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
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Mercoledì 14 dicembre 2011
24 ore
Mercoledì 14 dicembre 2011
Per i giudici ci sono seri dubbi sulla sussistenza del reato associativo di stampo mafioso
Bocciata l’inchiesta “Panta Rei”
La Cassazione: «È da rifare il processo sulle infiltrazioni all’Ateneo di Messina»
di GIUSEPPE BALDESSARRO
REGGIO CALABRIA - E’ da
rifare il processo Panta
Rei. O almeno così ha deciso la Cassazione nei giorni
scorsi che ha annullato le
decisioni assunte in secondo grado, accogliendo tutti
i ricorsi dei difensori ad
esclusione di due (riferibili
a posizioni secondrie).
Il procedimento contro la
‘ndrina messinese, diretta
diramazione della ’ndrangheta calabrese, riguardava i clan reggini che si erano impossessati di pezzi
dell'Università di Messina
nel corso di un’intero trentennio di vessazioni ai professori e agli studenti. Ora,
l’inchiesta che creò scalpore alla fine del 1999, deve
ripartire da zero davanti alla Corte d’appello di Reggio
Calabria. Quindi ci sarà un
nuovo processo per il professore Giuseppe Longo e
per alcuni “ex studenti”
quasi tutti calabresi, i cosiddetti “fuori corso a vita”,
che oggi sono quarantenni
e cinquantenni e ovviamente non frequentano
più l’Università. Tornano
alla sbarra Fausto Domenico Arena (che era stato condannato a 5 anni e 6 mesi),
Domenico Attinà (3 anni e 9
mesi), Francesco Corso (2
anni), Michele Crea (8 mesi), Francesco De Maria (11
anni), Carmelo Ielo (12 anni), Carmelo Laurendi (11
anni), Antonio Rosaci (4
anni e 8 mesi), Alessandro
Rosaniti (11 anni), Domenico Salvatore Rosaniti (3
anni e 9 mesi), Felice Stelitano (11 anni), Francesco
Stelitano (4 anni e 6 mesi),
Pietro Michelangelo Stelitano (6 anni e 6 mesi), Giuseppe Strangio (12 anni),
Pietro Bonaventura Zavettieri (4 anni e 5 mesi). Nuovo processo anche per il
pentito Giuseppe Zoccoli (6
mesi). La Cassazione ha annullato la sentenza della
Corte d’appello di messina
del 2009, con rinvio alla
Corte d'appello di Reggio
Calabria, per tutte le posizioni in relazione al reato
associativo mafioso, al reato associativo legato al traffico e allo spaccio di droga,
all’aggravante
mafiosa
contestata nei vari reati
singoli. È stata poi dichiarata la prescrizione per alcuni episodi di spaccio. Per
i Giudici, insomma ci sono
seri dubbi sulla reale sussistenza del 416 bis cosa che
invece era risultata fondamentale nei due precedenti
gradi di giudizio. Quindi
vuole un nuovo processo
che riconsideri tutto. Ed è
stato lo stesso Pg a chiedere
per esempio l’annullamento senza rinvio per tutti gli
imputati che rispondevano
di associazione mafiosa. Il
Giudice quindi voleva
chiudere la partita in via
definitiva. La Cassazione
ha invece affermato che
tutti i fatti contestati, vale a
dire la lunga e terribile catena di intimidazioni e attentati ai danni dell’Ateneo
peloritano messa in atto
dagli imputati nell’arco di
un trentennio erano pienamente provati, ma non si
rintracciava esaminandoli
nel complesso sul piano
probatorio un disegno comune, un unico vincolo associativo e soprattutto un
“metodo mafioso”. Quindi
ha ipotizzato la sussistenza
di un reato associativo
“semplice”.
Altro discorso il Pg ha
fatto per i reati di traffico e
spaccio droga contestati, e
per i quali anche in appello
si registrarono nel 2009
pesanti condanne. In questo caso il rappresentante
dell’accusa aveva richiesto
la sostanziale conferma
delle condanne inflitte in
secondo grado. Nel caso del
traffico di stupefacenti cristallizzato nella “Panta
Rei” tra la Calabria e Messina, il Pg ha parlato di una
sorta di “work in progress”
nel corso degli anni con più
soggetti coinvolti, e se anche erano da cassare le propalazioni dei pentiti Luigi
Sparacio e Mario Marchese
rimanevano in piedi le dichiarazioni degli altri col-
La decisione presa nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri
Nardodipace, Comune sciolto
di FRANCESCO RIDOLFI
NARDODIPACE - E’giunta nella serata di ieri la decisione del Consiglio dei ministri su
proposta del ministro dell’Interno, Anna
Maria Cancellieri, e «in considerazione dei
gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali» di sciogliere il Consiglio comunale. Una decisione assunta dopo che la commissione d’accesso agli attiinviata dalla prefettura di Vibo Valentia aveva completato il
proprio lavoro di analisi della documentazione comunale.
La terna commissariale che ha proceduto
all’accertamento che ha portato poi il prefetto Luisa Latella a chiedere e il Governo a sciogliere il comune era presieduta dal viceprefetto Anna Aurora Colosimo.
Il comune montano, già nel 2009 era stato
destinatario di una commissione di accesso
agli atti con le verifiche che avevano riguardato atti e delibere, determine e altre pratiche
amministrative adottate sin dall’insediamento della nuova amministrazione comunale. Con tutta probabilità un ruolo importante nello scioglimento del comune è stato
svolto dall’operazione “Crimine” del luglio
2010, condotta dalla Procura di Reggio Calabria, che porto in carcere il padre e il primo
cugino del vicesindaco Romolo Tassone che
si dimise dalla carica qualche settimana dopo per rimanere però consigliere comunale.
Nella medesima riunione del Consiglio dei
ministri e per gli stessi motivi è stato prorogato ulteriormente lo scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera decretato il 13
agosto 2010.
L’associazione al fianco dell’imprenditore De Masi
“Codici” parte civile
contro le banche
CATANZARO – «Ci costituiremo parte civile nel
processo penale scaturito
dalla denunce presentate
contro alcune banche
dall’imprenditore Antonino De Masi». Lo afferma, in
una dichiarazione, Giuseppe Salamone, coordinatore
di Codici, l'Associazione
nazionale di volontariato
per la difesa dei consumatori attiva nel campo
dell’usura, della sanità e
della legalità. «La 'stranà
solitudine – aggiunge – in
cui è stato lasciato questo
imprenditore e la degenerazione che è emersa nel
corso degli anni ci fa molto
riflettere sul ruolo che
ognuno di noi deve esercitare in queste aree difficili
del Paese».
«Occorre ribellarsi – dice
ancora Salamone – al sistema di strapotere economico, ponendo all’attenzione
dei Tribunali e dell’opinione pubblica il perverso e intricato meccanismo dei soprusi bancari. Un buon sistema bancario è tale se rispetta le regole, le leggi, e
se risponde agli interessi
del Paese del territorio e del
laboratori di giustizia e i riscontri ad incastrare gli
imputati.
L’altra posizione da esaminare su tutte è quella del
docente universitario Giuseppe Longo. In primo grado per lui “caddero” i reati
più gravi, cioé l’associazione mafiosa e il traffico di
droga. In appello, nonostante il ricorso della Procura generale, fu condannato solo a un anno e 8 mesi
(con la sospensione della
pena) per un episodio di
violenza privata ai danni
dell’ex rettore dell’Università di Messina Diego Cuzzocrea, con il rigetto del ricorso della Procura generale e la conferma della sentenza di primo grado.
Adesso dopo il passaggio
in Cassazione è stata messa
in dubbio, a quanto pare,
anche l'aggravante d’aver
agevolato l'associazione
mafiosa legata al reato di
minaccia, e anche su questo reato residuale dovrà in
ogni caso ripronunciarsi la
Corte d'appello di Reggio
Calabria.
Antonino De Masi
proprio sistema produttivo. Se invece risponde alle
logiche ed agli interessi di
arricchire qualcuno e creare potere non fa altro che
essere non solo illegale ma
anche distruttivo». Salamone ricorda il «forte impegno di De Masi, che nel
mese di giugno dello scorso anno ha ricevuto dalla
Corte d’appello di Reggio
Calabria il riconoscimento
dello status di vittime di
usura e gli estorsori sono state le
banche e i loro funzionari. De Masi
aveva lamentato
l’applicazione di
tassi usurari e costretto a pagare
oneri finanziari di
sei milioni di euro
per linee di credito
di 12-13 milioni di
euro da parte di alcuni importanti
istituti di credito
italiani, tra cui Antonveneta, Banca
di Roma e Banca
Nazionale del Lavoro. La vicenda è
iniziata nel 2003
nella Piana di
Gioia Tauro quando il titolare dell’azienda De Masi si
rivolse alle autorità giudiziarie per denunciare i tassi usurari messi in atto dalle banche della Piana. Per
ben otto anni il percorso
burocratico per la giustizia
è stato lungo e arduo rendendo sempre più grave la
situazione di inerzia «statale» che ha danneggiato il
gruppo industriale De Masi».
Iniziative in Calabria
Il binomio
Tra Bnl
e Telethon
si rinnova
CATANZARO – Dal 1992 ad
oggi, Bnl ha raggiunto oltre
211 milioni di euro, quasi il
50% della raccolta totale Telethon. Per l’edizione 2011, la
Banca, come ogni anno, sta organizzando su tutto il territorio nazionale oltre 1.000 eventi. In occasione della maratona televisiva, le agenzie Bnl rimarranno aperte al pubblico
venerdì 16 dicembre fino alle
22 etutta la giornatadi sabato
17 dicembre dalle 10 alle 24
per raccogliere fondi a favore
di Telethon. Tra le iniziative
principali ci sarà il 17 dicembre a Cosenza «Lo Sport per
Telethon». Mattinata dedicata allo sport in corso Mazzini,
dove verranno allestiti campi
da basket, pallavolo, tennis e
calcio a 5 e dove si svolgerà anche una gara podistica. Il 16 e
17 dicembre Vibo Valentia,
«Le Scuole per Telethon». Gli
istituti scolastici di ogni ordine e grado della città e della
provincia di Vibo Valentia
proporranno, presso la sede
Bnl di viale Kennedy 77, due
giorni di eventi artistici. Il 16 e
17 dicembre a Castrovillari
'Tutto Telethon 2011' all’interno della sede dell’agenzia
Bnl di corso Calabria .
Ecco chi sono gli indagati
Derivati, truffa
da milioni di euro
di MASSIMO LAPENDA
CATANZARO – La Regione
Calabria tentava a tutti i costi di risanare il suo bilancio
attraverso operazioni in derivati (swap) ma in realtà a
guadagnarci era solamente
la banca ed il consulente
dell’ente che tanto aveva caldeggiato quel tipo di operazioni. È questo lo scenario
che emerge dall’inchiesta
della Procura di Catanzaro
che ha portato all’arresto
dell’ex consulente della Regione, Massimiliano Napolitano, accusato di truffa aggravata in danno della Regione, frode in pubblica fornitura e falsità ideologica.
Nell’inchiesta, condotta dal
sostituti procuratori Gerardo Dominijanni e Domenico
Guarascio, sono indagati
l’ex dirigente del settore bilancio della Regione, Mauro Pantaleo, la moglie, Chiara Cavallo, e quattro funzionari della Banca Nomura,
l'istituto di credito giapponese con la quale la Regione
Calabria ha sottoscritto tre
contratti in derivati. Si tratta di Arturo De Visdomini,
Andrea Giordani, Alessandro Attolico, Armando Vallini.
Ed in questoambito entra
in scena l’ex dirigente del
Dipartimento del Bilancio
della Regione Calabria,
Mauro Pantaleo, che fa diventare un suo amico e socio, Massimiliano Napolitano, advisor a titolo gratuito
dell’Ente. I due, in realtà, sono già in affari perchè entrambi legati dalla ConsultEnti, la società che, secondo la guardia di finanza, riceve mandato dalla Regione
per valutare le operazioni in
derivati. Il primo contratto
sottoscritto dalla Regione
avviene nell’aprile del 2004
perunimporto di325milioni, e successivamente avviene una prima rinegoziazione nell’aprile del 2005 e poi
ancora nel giugno del 2006.
Ma è tra la stipula e l'ultima
rinegoziazione che, secondo gli inquirenti, avvengo-
no una serie di vicende che
dimostrano come gli swap
arrecano danno alle finanze
della Regione mentre consentono agli intermediari
ed alla Banca di avere dei
lauti profitti. Per capire se le
operazioni in derivati siano
rischiose o meno l’ex dirigente della Regione, Mauro
Pantaleo, chiede una consulenza finanziaria ad un
esperto e nonostante il parere negativo di quest’ultimo
l’ex dirigente della Regione
prosegue nelle operazioni
finanziarie con gli 'swap'
confidando in un “miglioramento – scrive il Gip nell’ordinanza –delle condizioni di
mercato». Le speranze di
Pantaleo, però, con il passare degli mesi, risultano vane e la Regione si trova a dover pagare somme aggiuntive rispetto al debito iniziale. Mentre la Regione subisce un forte danno patrimoniale, la Banca Nomura, attraverso una seriedi società
estere e conti correnti cifrati, paga a Napolitano la somma di 2,5 milioni di euro per
la sua consulenza. Il movimento di denaro, secondo
quanto sostiene il giudice
per le indagini preliminari
del tribunale di Catanzaro,
Antonio Rizzuti, presenta
la “caratteristica comune –è
scritto nell’ordinanza – di
avere quale rapporto bancario di transito un conto corrente acceso presso la Banclays Bank di Londra ed intestato alla società Keaton
Llc, registrata a New York e
riconducibile allo stesso
Napolitano».
Le operazioni in derivati
della Regione Calabria non
riguarda solamente la Banca Nomura ed ora la Procura di Catanzaro ha avviato
accertamenti anche sui rapporti tra l’Ente ed altri istituti di credito avvenuti dal
2003al 2008.Unainchiesta
che gli inquirenti definiscono «assai complicata» ma
sulla quale non è escluso
che potrebbero emergere altre irregolarità.
(Ansa)
VIBO VALENTIA
Il clan di Soriano resta in carcere
IL gip della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, in sintonia con il
gip del tribunale di Vibo, ha reiterato l’ordinanza di custodia cautelare in
carcere nei confronti del clan Soriano di Filandari VV, fermati dai carabinieri per associazione mafiosa, estorisione e minacce a giornalisti e forze
dell’ordine. L’impalcatura accusatoria pertanto tiene. Restano in carcere
quindi il vertice del clan: Leone Soriano, i fratelli Carmelo e Gaetano, e poi
Carmelo e Giuseppe Soriano, Graziella D’Ambrosio, Graziella Silipigni,
Antonio Carà, Francesco Parrotta, Fabio Buttafuoco.
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14 Calabria
Il tribunale per i minori di Reggio supera la richiesta del pm. Tentato omicidio aggravato da futili motivi
Lapidò la fidanzatina, 10 anni
Sconcerto in aula: il nonno stava per consegnare un coltello al nipote imputato
di CATERINA TRIPODI
REGGIO CALABRIA E’ stato condannato a dieci anni e
dieci mesi di reclusione A.
L., il minorenne che lo scorso 7 aprile ridusse in fin di
vita a colpi di sassi la propria
fidanzatina C. M., poco più
che dodicenne, e, per occultarne il corpo sfregiato, le
gettò addosso una lastra di
cemento del peso di 74 chili,
provocandole ferite gravissime e lasciandola tra la vita
e la morte per giorni.
Un tentato omicidio efferato e sconvolgente, punito,
ieri, con il rito abbreviato
che ha tenuto conto della
circostanza dei “futili motivi”, (infatti la ragazzina venne punita per avere insultato la ex fidanzata del giovane) a cui si aggiunge l'aggravante della crudeltà vista l'efferatezza del reato
compiuto.
Una pena considerata “severa” dal momento che la
condanna (giudice Roberto
di Bella, presidente del Tribunale dei Minori) ha superato di ben un anno e dieci
mesi la richiesta del Pm,
Francesca Stilla (nove anni). Ma il colpo di scena, ieri
in aula al Tribunale dei Minori, è stato un altro.
Durante l'udienza, infatti, il nonno materno del giovane, ha consegnato per il
proprio nipote imputato un
borsone, con all'interno ben
occultato, tra gli altri effetti
personali, nelle tasche di un
giubbino, un coltello a serramanico.
L'arma, immediatamente
individuata dal metal detector, è stata sequestrata, l'uomo è stato identificato e per
lui procederà la magistratura ordinaria.
Un gesto sconcertante e
sconvolgente dal momento
che proprio il ragazzo, dai
drammatici trascorsi familiari, più volte in casa di reclusione a Roma, dove era ristretto, aveva tentano il suicidio, provando, ripetutamente ad impiccarsi, a causa delle vessazioni dei compagni di cella.
Sembra infatti che gli altri reclusi, venendo a conoscenza dei gravissimi capi
di imputazione nei confronti della giovanissima fidanzatina intendessero punirlo
con la “legge del carcere”.
Prima di essere giudicato
col rito abbreviato, sul giovane è stata effettuata una
perizia psichiatrica che lo
ha ritenuto capace di intendere e di volere e lo ha anche
dichiarato soggetto perico-
A Roma per Azzarà libero
di ANDREANA ILLIANO
Il luogo del tentato omicidio
loso. Il giovane, per evitare
nuove aggressioni, sconterà la pena in un carcere del
Nord Italia.
Una storia drammatica
con al centro due giovanissimi che allora sconvolse la
città rimasta per giorni col
fiat sospeso per la sorte della
ragazzina appena tredicenne che, inconsapevole del rischio a cui andava incontro
si era appartata con il motorino lungo la “Gallico-Gambarie”, una strada a scorri-
mento veloce con tante piazzole di emergenza. Il giovane la lasciò poi lì, abbandonata in terra, in una pozza di
sangue. Il fortuito passaggio di una macchina della
polizia provinciale ha consentito di salvarle la vita.
Successivamente
sono
stati i sanitari degli ospedali
riuniti a restituirla davvero
alla vita dopo un lungo calvario di interventi chirurgici e di ricostruzione facciale.
MOTTA SAN GIOVANNI. È prigioniero
da 120 giorni Francesco Azzarà, il volontario di Emergency, rapito in Sudan, in
agosto. Di lui non si hanno contatti, nè
notizie da diverso tempo. Almeno ufficialmente. Questi sono stato quattro mesi di speranze, di gigantografie sui palazzi, di parole di solidarietà, ma anche di delusioni. Negli ultimi tempi sulla vicenda
è come calato il silenzio. In un primo momento le parole, non più sussurrate, erano come volute, pareva infatti che imminente fosse la liberazione e da Roma, dal
ministero si è scelto, proprio per la contrattazione, il silenzio stampa. Settimana fa Emegency rassicurava, loro sanno
che accade nei luoghi di guerra, sanno
come l’equilibrio è delicatissimo. I genitori del giovane calabrese sono appesi al
filo del telefono. Tacciono. Ma quattro
mesi sono tanti.
Ieri, in consiglio comunale a Reggio, il
nome di Francesco Azzarà è rimbombato
in aula, la lista civica Energia Pulita ha
ricordato la sua prigionia. Ora da Motta
ecco il comitato, quello nato per la sua liberazione, e che lo scorso 18 agosto aveva
organizzato la fiaccolata con migliaia di
persone. Oggi vogliono tornare in piazza, ma non lo faranno in Calabria, bensì a
Roma, davanti a Palzzo Chigi. Il comitato
è fatto da giovani di Motta coetanei di
Francesco, dalle facce pulite e la speranza nel cuore.
Chi non capisce perchè un giovane laureato parta dalla sua terra e rischi la vita
per dare un senso alla sua esistenza deve
arrivare a Motta e guardare negli occhi “i
giovani” di 20, 30, 40 anni che in Francesco vedono un simbolo di libertà. Il comitato chiede la solidarietà e l’adesione alla
manifestazione da parte di tutti, da
Emergenzy, dalle associazioni, da chi
semplicemente si sente vicino a Francesco e dicono: «Non vogliamo quelle risposte (ovvero perché, come e quando Azzarà sarà liberato, ndr) che debbono essere
date solo alla famiglia, ma vogliamo avvertire l’interesse per Francesco, vogliamo una dimostrazione che non è stato abbandonato, dimenticato, lasciato al suo
destino. A Motta, quel giorno, vogliamo
rivivere i momenti già vissuti durante la
fiaccolata organizzata il 18 agosto. Vogliamo essere fonte di energia positiva
per Francesco».
Nello studio di Federica Sciarelli la sorella, il padre e altre testimonianze
Il “caso Bergamini” a Chi l’ha visto?
Questa sera la trasmissione di Rai tre torna a parlare del calciatore del Cosenza
di FRANCESCO MOLLO
CASTROVILLARI - La trasmissione di
Rai Tre “Chi l'ha visto?” questa sera
torna a parlare della vicenda umana e
giudiziaria di Denis Bergamini. Stasera nello studio del programma condotto da Federica Sciarelli ci saranno il papà di Denis, Domizio, la sorella Donata, e l'avvocato Eugenio Gallerani, che
con il suo lavoro di indagine difensiva lo ricordiamo - è riuscito a fornire alla
procura di Castrovillari elementi nuovi, o vecchi ma esposti sotto una luce
nuova, che hanno consentito la riapertura dell'inchiesta. Ma Donata Bergamini e il legale ferrarese che assiste la
famiglia del calciatore del Cosenza,
morto il 18 novembre del 1989 sulla
strada statale 106 jonica nei pressi di
Roseto Capo Spulico, come è loro costume, non parleranno dell'indagine
che ad oggi è tutta appesa al lavoro dei
Ris di Messina, che stanno eseguendo
le analisi scientifiche sugli effetti personali e l'auto di Bergamini che sono
statidirecente consegnatidaifamiliari ai carabinieri. Si tratta delle scarpe,
di un orologio e di una catenina d'oro
che Denis portava addosso quel giorno; ma su quegli effetti, e sull'auto, secondo la controindagine difensiva,
condotta da Gallerani, mancano del
tutti i segni del trascinamento subito
dal corpo a opera del pesante mezzo, e
dunque raccontano una versione completamente diversa da quella narrata
dai due testimoni oculari: l'ex fidanzata del centrocampista del Cosenza, Isabella Internò, e il camionista di Rosarno Raffaele Pisano. E anche sull'autotrasportatore di Rosarno, oggi 73enne pensionato, la trasmissione potrebbe soffermarsi vista la notizia della
smentita della sua morte data dal Quotidiano.
La redazione di “Chi l'ha visto?” nellescorsesettimane hapostol'attenzione su tre nomi di questa vicenda: il brigadiere Francesco Barbuscio, il barista Mario Infantino; e il massaggiatore Giuseppe Maltese. Il primo, comandante della stazione dei carabinieri di
Roseto, redisse un verbale sull'accaduto esulle dichiarazionidei duetestimoni che oggi, alla luce della controinchiesta, appare incongruente sugli
orari e sugli spostamenti della Mase-
rati. L'inviato Rai ha provato a parlare
con la moglie del brigadiere, oggi deceduto, ma la donna si è detta all'oscuro
del lavoro del marito. Sulla questione
degli orari parla invece Infantino - dove lsabella Internò, accompagnato da
unuomo(mai identificato)andòatelefonare al tecnico Gigi Simoni, al calciatore Francesco Marino, e alla propria
madre (mai interrogata) - sebbene all'epoca sottoscrisse che l'orario della
telefonata potevano essere le 19, 19 e
30. Ma oggi dichiara: «era ancora giorno, fuori si vedeva…bene».
Se il tempo della trasmissione lo consentirà, potrebbero andare in onda anche le testimonianze dell'ex direttore
sportivo del Cosenza, Roberto Ranzani, e del presidente dell'Associazione
calciatori Damiano Tommasi. Ma forse la testimonianza più interessante
sarà quella di Maltese, che già a Carlo
Petrini, autore de “il calciatore suicidato”, ha raccontato del lusso, del sesso sfrenato dei calciatori, della droga
che circolava nell'ambiente “perbene”
frequentato dai Lupi, della relazione
del ferrarese con la sua ex fidanzata e
del forte ascendente che Michele Pado-
vano esercitava su Denis.Ed è per questo probabile che durante la puntata si
accenni anche alla recentissima condanna a otto anni e otto mesi di reclusione per l'ex attaccante del Cosenza,
del Napoli e della Juventus, finito nei
guai nel 2006 con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Padovano è infatti
una delle ultime persone con cui Bergamini parla e si mostra preoccupato,
scuro in volto, dopo una telefonata ricevuta nella stanza del motel Agip dove sono in ritiro. Ed è l'amico fraterno
l'ultimo con cui Denis parla prima di
salire sulla sua Maserati quella sera
maledetta. Padovano, che ha sempre
rifiutato l'ipotesi del suicidio e la pista
del totonero, ai funerali di Denis disse
a Domizio«tuo figlioè statouno stronzo»; gli promise che sarebbe andato a
trovarlo a Boccaleone, ma non ci è mai
andato.
A Petrini ha spiegato che con quelle
parole intendeva dire: «Se Denis mi
avesse parlato dei suoi problemi, probabilmente avrei potuto aiutarlo, perché aveva una conoscenza importante
che avrebbe potuto toglierlo dai guai».
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Calabria 15
24 ore
Mercoledì 14 dicembre 2011
Mercoledì 14 dicembre 2011
Il sostituto procuratore generale Franco Mollace ha chiesto le stesse condanne del primo grado
Maremonti, pene da confermare
La Cassazione aveva annullato la sentenza d’appello e rinviati gli atti a Reggio
L’INIZIATIVA
di CLAUDIO CORDOVA
IL SOSTITUTO procuratore
generale Franco Mollace
della Corte d’Appello di Reggio Calabria, ha chiesto la
conferma della sentenza di
primo grado nell’ambito del
processo “Maremonti”. Il
procedimento era tornato in
secondo grado dopo un rinvio disposto dalla Suprema
Corte di Cassazione. L’iter
celebrato con rito abbreviato, vede alla sbarra esponenti di spicco dei clan Libri,
Serraino e Rosmini, peraltro già implicati in altre vicende giudiziarie, alcune
delle quali tutt’ora in corso..
Tra i soggetti imputati, infatti, spiccano i nomi di Pasquale Libri, fratello del defunto boss Mico Libri, ma
anche Demetrio Serraino e
Antonio Rosmini.
La prima sentenza di condanna fu inflitta dal Gup di
Reggio Calabria il 9 novembre 2001. Poi il caso arrivò al
vaglio della Corte d’Appello
che, confermando l’impianto accusatorio, rideterminò
le pene. Nel secondo grado di
giudizio, infatti, Pasquale
Libri, Antonio Rosmini e Demetrio Serraino furono condannati a quattro anni e otto
mesi di reclusione. Nello
stesso giudizio furono vomminati tre anni e quattro mesi di reclusione per Vincenzo Cento, Francesco Russo,
Domenico Sconti, Domenico
Suraci, Antonino Tomaselli
e Angelo Tomasello, mentre
Andrea Foti se la cavò con
due anni e otto mesi di carcere.
Il procedimento scaturisce dalle attività messe in
campo dagli investigatori
per catturare il latitante Demetrio Serraino, che si era
sottratto a un’ordinanza di
custodia cautelare del 1997.
Indagini che si sono avvalse
di una cospicua serie di intercettazioni telefoniche e
ambientali, che permisero
agli inquirenti di mettere
sotto la propria lente d’ingrandimento la capacità
delle famiglie mafiose coinvolte di trafficare stupefacenti, ma anche della loro disponibilità di armi comuni e
da guerra. Un’indagine,
dunque, che andò a intaccare alcune delle famiglie protagoniste della seconda
guerra di mafia di Reggio
Calabria, che, dal 1985 al
1991, ha lasciato sull’asfalto
circa seicento morti ammazzati.
Nel corso della scorsa
udienza, la Corte aveva rigettato la richiesta della
Arriva il Cittadini Day
VENERDÌ alle ore 11.00 presso l’aula Magna della Scuola Media Galileo Galilei (Zona Piazza Castello) avrà luogo il “Cittadini Day: la sfida quotidiana della legalità”. L’evento, promosso dal Centro Reggino di Solidarietà, coinvolge oltre 700
alunni di alcune scuole medie della Provincia di
ReggioCalabria chehanno aderitoall’iniziativa.
In contemporanea infatti in altre scuole del territorio si attiveranno delle simulazioni di gioco con
i ragazzi all’interno delle classi. Il progetto consiste nel far sperimentare ai ragazzi, attraverso il
nuovissimo gioco da tavolo, le situazioni rappresentate nel gioco con quelle sperimentabili nella
vita personale, spingendo a riflettere sulle scelte
chesifarebberoin determinaticontesti.Allafine
del gioco, l’analisi e la valutazione dell’esperienza vissuta possono determinare una crescita anche nel sistema valoriale. La cultura della legalità democratica e della cittadinanza attiva e responsabile diventano “coscienza della legalità”
quando vengono attivati meccanismi di acquisizione dei valori, quando la consapevolezza razionale si trasforma in vissuto emotivo.
La Corte d’appello
Procura Generale che aveva
sollecitato l’audizione del
collaboratore di giustizia
Lorenzo Federico. Dopo la
requisitoria del sostituto pg
Mollace, è iniziata la girandola degli avvocati del folto
collegio difensivo (tra gli altri gli avvocati Aurelio Chizzoniti, Maurizio Punturieri
e Francesco Calabrese). Alla
fine dell’intervento delle di-
fese, la Corte entrerà in camera di consiglio per emettere la propria sentenza.
L’operazione “Maremonti” fu l’epilogo di oltre due
anni di indagini condotte
dall’Arma senza l’ausilio di
collaboratori. I clan avrebbero controllato la città, la sua
fascia preaspromontana ed
il rione Ciccarello, lungo
l’asse costituito dai rioni Mo-
dena-San Sperato, grazie
all’aiuto della comunità di
nomadi stanziali contigui ai
Serraino.
L’informativa di oltre
7.000 pagine redatta dai carabinieri aveva fatto luce su
una serie di estorsioni verificatesi con la tecnica nel "cavallo di ritorno", ovvero l'estorsione di somme di denaro per la restituzione di auto-
mezzi rubati. Spesso la 'ndrangheta avrebbe svolto attività di mediazione per la restituzione dei beni rubati.
Dei furti in abitazione commessi dai nomadi, inoltre, la
mafia reggina si sarebbe
giovata per integrare i suoi
arsenali, in particolare quelli dei Serraino, intaccati dai
sequestri delle forze dell'ordine. Ma una delle attività il-
L’intervento del sostituto Beatrice Ronchi davanti alla sezione Misure di prevenzione
Chiesta la confisca beni per Campolo
Primi interventi anche per i legali dei “terzi” che hanno chiesto la restituzione
C’È ANDATA pesante il pm Beatrice
Ronchi. Ieri mattina nel corso
dell’udienza della Sezione Misure di
Prevenzione, del Tribunale il magistrato della Dda ha chiesto la confisca
definitiva di tutti i beni sequestrati a
Gioacchino Campolo. Misura a cui,
sempre secondo il pm, andrebbe aggiunta anche una misura personale di
obbligo di dimora fuori dalla Calabria
e dalla Sicilia di almeno 5 anni. Nel
corso del processo che si sta occupando dei patrimoni del “Re dei videopoker”, cui sono stati sigillati patrimoni
complessivi per circa 300 milioni di
euro, si è registrato un duro confronto
tra le parti. In apertura le difese
dell’imprenditore (gli avvocati De Stefano, Calabrese e Marazzita) hanno eccepito la lesione del diritto di difesa.
Secondo i legali la corte (presieduta da
ieri da Kate Tassone, in sostituzione
del giudice Vincenzo Giglio, coinvolto
nell’indagione “Infinito” della Dda di
Milano) avrebbe messo alcune perizie
a disposizione degli avvocati di Campolo soltanto il 22 settembre scorso,
quando il limite massimo per depositare le controdeduzioni era fissato per
il 30. Una sola settimana di tempo,
dunque, non sarebbe stata sufficiente. Da qui l’eccezione preliminare respinta dalla Tassone. Quindi la parola è
passata all’accusa che ha,
come accennato, chiesto la
confisca dell’intero patrimonio di Campolo (centinaia di proprietà immobiliari, terreni, quote societarie e beni mobili, come la
nota collezione di dipinti d’autore) oltre ad una severa misura personale.
Una richiesta a cui si sono opposti i
legali dei “terzi interessati”. Ossia gli
avvocati che in udienza rappresentavano i familiari più stretti dell’imprenditore. Per loro il patrimonio va
quindi restituito. Ora il prossimo 11
gennaio sarà la volta delle arringhe di
Marzzita, Calabrese e e Stefano che
tenteranno di dimostrare come il patrimonio posto sotto i sigilli della magistratura non sia il frutto di attività
illecite. Ma che al contrario, sia pure
con alcune infrazioni di
natura amministrativa,
sia stato accumulato grazie al lavoro di imprenditore nel settore dei video poker. Un’impresa non semplicissima quella spetta ai
difensori di campolo. tanto
più che il monopolista del
settore è già stato condannato in primo grado ad una pena molto pesante, per un’inchiesta che alla
radice è direttamente collegata con
quella sui suoi patrimoni. Dopo gli interventi difensivi, la parola passerà al
giudice che dovrà emettere la sentenza.
A Gennaio
discute la difesa
del re dei video
Condannato anche in secondo grado l’omicida di Bagaladi Carmelo Megale
Delitto Russo, confermati 16 anni
L’assassinio maturato dopo una lite tra giovani
ed ex amici che si contendevano una donna
Il condannato
per omicidio
Carmelo
Megale
lecite principali dell'organizzazione criminale sarebbe stato l'accaparramento di
appalti pubblici, in particolare di quelli relativi ai servizi di pulizia di sedi di uffici a
Reggio e Messina.
In alcuni casi le ditte si sarebbe accordata con le altre
aziende partecipanti alla gara sulla percentuale di ribasso da presentare.
SEDICI anni di reclusione, così come deciso
nel procedimento di
primo grado.
E’ questa la condanna “battuta” dalla Corte
d’Assise d’Appello di
Reggio Calabria nei
confronti del giovane
Carmelo Megale, ritenuto responsabile di
omicidio.
La Corte (Fortunato Amodeo presidente, Marialuisa Crucitti a latere) ha dunque accolto per intero la richiesta avanzata, nel corso della precedente udienza,
dall’Avvocato Generale dello Stato, Franco Scuderi, che aveva chiesto la conferma
della sentenza emessa in primo grado
dalla Corte d’Assise del Tribunale.
Megale è stato condannato perché ritenuto responsabile dell’omicidio del coetaneo Antonino Russo. Un delitto, avvenuto a Bagaladi, comune dell’Area Grecanica, nell’estate 2010, che sarebbe maturato come vendetta di una lite tra i due, dovuta a problemi di natura sentimentale.
Una storia di donne contese, e di gelosie
varie, in uno dei tanti centri della provincia reggina.
Tali vicende, infatti, avevano incrinato
il rapporto tra i due giovani, che per un
lungo periodo erano stati amici.
Nei giorni antecedenti al fatto di sangue, peraltro, i due avevano avuto una
dura lite, in cui Russo, la vittima, aveva
avuto la meglio nei confronti di Megale,
che aveva riportato alcune ferite, curate
presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Un fatto che sarebbe stato solo il
prologo di un evento ancor più grave. In
una calda serata di metà agosto, Megale
avrebbe dunque attinto con diversi colpi
di pistola calibro 7 il proprio rivale, che
non ebbe scampo, morendo quasi
all’istante. Furono proprio i Carabinieri
di Bagaladi a stringere il cerchio attorno
a Megale che, dopo un breve periodo di irreperibilità, si presentò ai militari
dell’Arma.
Le indagini, coordinate dal sostituto
procuratore Francesco Tripodi, riuscirono dunque ad accertare la responsabilità
di Megale, che venne condannato in primo grado a sedici anni di reclusione. Ieri,
poco prima dell’ora di pranzo, la conferma della sentenza da parte della Corte
d’Assise d’Appello, che, dopo aver ascoltato anche l’intervento degli avvocati difensori, non ha modificato la decisione
emessa in primo grado.
cla.cor.
Gioacchino Campolo
In manette un 32enne
Polizia, un arresto
per violenza
sessuale in famiglia
E STATO arrestato per atti
persecutori,
maltrattamenti e violenza sessuale
nei confronti della convivente. E’ finito così in carcere Antonio Galletta, 32
anni, di Reggio Calabria.
Nei suoi confronti, la Squadra mobile della questura
della città dello Stretto ha
eseguito un’ordinanza di
custodia cautelare in carcere firmata dal Gip del locale tribunale. Dal 2007,
anno della convivenza tra
l’arrestato e la compagna,
il giovane ha messo in atto
un crescendo di vessazioni
fisiche e morali. E per i maltrattamento subiti, tre anni fa, la donna è stata ospitata in un centro di accoglienza per donne in difficoltà.
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26 Reggio
Piana
Mercoledì 14 dicembre 2011
L’arresto di Pasquale Maio, ritenuto
dai magistrati della Direzione
distrettuale antimafia di Reggio
Calabria il luogotenente
del clan di San Martino Taurianova
Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, 9 - 89024 Polistena Tel/Fax 0966.935320 E-mail: [email protected]
Operazione “Tutto in famiglia”: fermate ventuno persone
Clan e imprese
patto e affari
di MICHELE ALBANESE
duarsi nel fatto che la “Bastarda”
aveva sostituito la vecchia mafia rivolgendo numeroseestorsioni apiccoli e grandi imprenditori nonché
professionisti. Da tale contrasto si
originò per l'appunto un periodo di
belligeranza sanguinaria che vide
coinvolti, in una recrudescenza di
scontri, anche i nuovi clan degli altri
centri della Piana che non tolleravano i vecchi ed immobili capi bastone.
Fu nell'anno 1976
che, dopo una serie
di omicidi, la Bastarda riuscì ad imporsi
e la famiglia più forte e che emerse fu
quella dei Cianci,
che in data 1 aprile
1977, fu protagonista unitamente ad
esponenti del clan
Avignone, della “Strage di Razzà”
ove persero la vita anche due Carabinieri. Per quella vicenda venne condannato solo Cianci Domenico.
La famiglia Cianci raggiunse in
quell'epoca il massimo prestigio mafioso, dal momento che i due fratelli
Cianci Domenico e Cianci Damiano,
Dal vecchio boss
Zappia all’ascesa
di “Cheli” Maio
Una faida infinita tra “L’Onorata Società”
e le nuove leve della “Bastarda”
ricercati per la strage di contrada
Razzà, riuscirono a vivere per diverso tempo in stato di clandestinità.
Nei primi anni '80, con il loro arresto
il governo del clan passò a Cianci
Gaetano. Grazie all'intervento di altri clanpiù prestigiosidella “Piana”,
tra cui i Piromalli di Gioia Tauro e i
Castellace di Oppido Mamertina,
venne stipulato una sorta di armistizio e ripristinata, sia pure solo apparentemente, la pax mafiosa tra gli
Zappiaei Cianci.L'odioacerrimotra
le due famiglie non si placò mai anche a causa del cospicuo numero di
morti registrato nell'una e nell'altra
fazione durante la battaglia. Nell'aprile 1993, infatti, ebbe inizio una
nuova guerra di mafia per l'accaparramentodel poterecon l'omicidioeccellente di Cianci Gaetano, crivellato
con ferocia, a colpi di fucile calibro
12.
Dichiarata così apertamente la
guerra da San Martino si allontanarono vari appartenenti ai clan contrapposti, tra cui Cianci Giuseppe,
Garreffa Natale, Zappia Giuseppe
classe 1969, Zappia Vincenzo, classe
1965, e Alessi Martino classe 1969.
|
LE PERSONE FERMATE
PEPPINO PANUCCIO
Il tabellone con gli arrestati dell’operazione “Tutti in famiglia”
per cause naturali), Giuseppe ed
Antonio, sino all'intervento dei
provvedimenti di sorveglianza
speciale dell'agosto 1990 che imponevano l'allontanamento dalla
Calabria dei componenti più in auge. Dal 1988 in poi si erano creati
tensioni irrecuperabili che sfociavano, poi, nella già menzionata
guerra a “fini espansionistici” e di
“monopolio criminale”, la cui caratteristica peculiare era stata
proprio quella del passaggio di appartenenti di un gruppo criminale
ad altro gruppo opposto nel corso
del suo svolgimento in un periodo
storico che è andato dal 1990 al al
marzo del 1992 .
All'ampiezza dell'arco temporale di azione delle due cosche è correlato il cospicuo numero dei fatti
delittuosi in contestazione (20
omicidi, 10 tentati omicidi, episodi
di estorsioni tentati e consumati,
porto e detenzione di un rilevante
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Quando gli amici boss
lo battezzarono capo locale
Michele Maio
Giuseppe Panuccio
Gaetano Merlino
Natale Feo
Pasquale Garreffa
Domenico Maio
Giuseppe Maio
Domenico Maio
Pasquale Maio
Francesco Hanoman
Domenico Cianci
Francesco Morabito
Stefano Nava
Anna Maria Rettura
Martino Rettura
TAURIANOVA - La carica di capo 'ndrina ricoperta da Peppino Panuccio era riconosciuta anche da altre cosche e gli
consente di partecipare a riunioni di 'ndrangheta.
E' lo stesso Panuccio a riferire a Pasquale Hanoman di aver partecipato ad
un importante summit con i vertici della
ndrangheta di Rizziconi, unitamente a
Michele Maio.
Panuccio: “Ieri sera ero con Chele (Michele)… mi hanno fatto … Capo Locale
compare Rosu (Rosario), Capo Società
Peppino Mazzaferro e Capo … il nipote di
Carmine Alvaro”. Durante questa riunione, appare evidente dal tenore delle
parole pronunciate dal Panuccio, che
siano state conferite delle cariche. L'indicazione di Pulicari Rosario (detto comparu Rosu) e Mazzaferro Giuseppe quali alti gradi della locale di Rizziconi, trova
conferma secondo quanto si legge nelle
carte della Dda - nelle dichiarazioni rese
dal collaboratore di giustizia Bruzzese
Girolamo all'udienza del 17 luglio 2007,
innanzi al Tribunale di Palmi, nel procedimento Crea Teodoro+2. Bruzzese Girolamo ha infatti riferito, per l'appunto, di
essere stato “battezzato” proprio da questi soggetti e di essere così entrato a far
parte di un'articolazione dell'associazione di stampo mafioso denominata 'ndrangheta.
Quale capo 'ndrina Giuseppe Panuccio
manifestava forte preoccupazione per
gli equilibri delle locali della zona a seguito dell'arresto di numerosi componenti della cosca Longo di Polistena.
Nel corso del colloquio intercettato il
14 aprile 2011 delle ore 12.59.00 con Pa-
Giuseppe Pignatone e Giuseppe Creazzo
squale Hanoman così parla Panuccio:
“Eh… che pasticci, nemmeno ai cani Signore, tutti i Longo sono arrestati tutti
anche le donne (bestemmia), sembra
niente ma sono pasticci, sembra niente
ma nelle famiglie sono pasticci, ma pasticci brutti …pasticci brutti, mah!”.
E poco dopo sempre con Hanoman cui
si aggiunge Pasquale Maio classe 1977)
seguitava nel descrivere il brutto periodo che tutta la 'ndrangheta stava attraversando a causa dei duri colpi inferti
dallo Stato nella lotta alla criminalità organizzata, che, con i numerosi arresti
delle posizioni di vertice delle varie “locali”, stava conseguentemente creando all'interno degli ambienti delle organizzazioni criminali incertezza e preoccupazione.
mi.al.
numero di armi), realizzati con
una successione cronologica a volte terrificante in quanto ad un omicidio ai danni di un gruppo seguiva immediatamente la risposta di
sangue dell'altro che, volendo essere maggiormente “efficace” sul
piano criminale, si caratterizzava
per una violenza ed efferatezza
inaudita e bestiale. In questo contesto è stato consegnato alla storia
criminale il cosiddetto “venerdì
nero ”diTaurianova .Erail 3maggio del 1991 quando in risposta all'uccisione di Rocco Zagari si realizzò una strage di quattro persone. Poi ancora il 16 agosto quando
veniva ucciso Carmelo Petullà
Carmelo cognato di Marcello Romeo. La vittima era indicata dagli
investigatori come “un fedelissimo”di Mimmo Giovinazzo e vicino
al clan di Iatrinoli. Giovinazzo venne ammazzato a Polistena.
mi. al.
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PLAUSO DI RAFFA
«Successo dello Stato»
Un plauso ai carabinieri e alla Magistratura viene espresso dal Presidente
della Provincia di Reggio Giuseppe
Raffa. «Il nuovo successo contro le forze dell'antistato - dice Raffa - è l'ennesima dimostrazione di quanto sia efficace l'impegno delle Forze dell'ordine,
in questo caso degli uomini del colonnello Pasquale Angelosanto, e dalla
Magistratura nell'azione di contrasto a
quelle cellule criminali che inquinano
fortemente il tessuto economico, sociale e produttivo della nostra comunità, soffocando la libera iniziativa e lo
sviluppo. L'efficace controllo esercitato dalla Magistratura sul nostro territorio costituisce, infatti, la migliore e più
efficace tutela dei principi di efficienza
della gestione della cosa pubblica”.
PASQUALE HANOMAN
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Nel summit di Polsi
con Mico Oppedisano
TAURIANOVA - Andavano anche a Polsi
gli 'ndranghitistidi San Martino elà incontravano i capi della 'ndrangheta.
«Quante volte è capitato che sono andato
alla Madonna di Polsi ed ho visto a compare
Mico e lui: compare Pasquale ho visto a compare Peppino e me la vedo io per San Martino».
Così parlava il 31 marzo 2011 Pasquale
Hanoman, intercettato dai Carabinieri.
«Quale compare Mico» gli chiedeva Peppino Panuccio. E lui Hanoman «Compare Mico Oppedisano». Secondo Hanoman lo stesso Oppedisano gli avrebbe detto di aver visto
“compare Peppino ( Panuccio ), la persona
con laquale stavaparlando rassicurandolo
che per San Martino “ se l'ha sarebbe vista
lui”.
Lo stralcio dell'intercettazioneviene giudicata dai magistrati di “straordinaria importanza perché conferma l'importanza
per la associazione 'ndrangheta della riunione che viene effettuata, dai maggiori
esponenti dell'organizzazione, in occasione dell'annuale festa in onore della Madonna di Polsi. Già l'attività tecnica, nell'indagine denominata“Crimine”, avevapermesso di delineare i contorni di un complesso rituale che sancisce l'investitura delle cariche di vertice: in pratica, le decisioni assuntedai variclan, preceduteda unaserie diincontri, vengono ufficializzate a Polsi ed entrano in vigore a mezzogiorno del 2 settembre.
L'incontro a Polsi, dunque, richiamato
proprionella conversazioneambientaletra
Hanoman Pasquale e Giuseppe Panuccio
rappresenta - si legge nell'ordinanza dei
fermi di ieri - un momento chiave che determina la composizione organica del vertice
Pasquale Hanoman
della 'ndrangheta. L'indagine “Crimine”
aveva permesso di appurare che nell'anno
2009, la“prima carica”ovvero quelladi “capo crimine” era stata attribuita proprio a
Domenico Oppedisano l'ottantunenne di
Rosarno.
La levatura criminale di Oppedisano
emerge infatti - scrivono i magistrati - anche dalleparole diPasquale Hanoman”. Parole che troverebbero un conferma anche
nel procedimento “All Inside” tutt'ora in
corso presso il Tribuanle di Palmi con alla
sbarra il clan Pesce. La frase pronunciata
da Hanoman sarebbe importante perché da
essa si trae l'informazione che anche Domenico Oppedisano il “capo crimine” della 'ndrangheta, riconosceva in Peppino Panuccio il referente della cosca imperante nel territorio di San Martino e zone limitrofe.
mi.al.
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SAN MARTINO DI TAURIANOVA L'operazione diieri effettuatadai carabinieri e coordinata dalla Dda conferma la presenza “storica” della 'ndrangheta a San Martino di Taurianova, una frazione di quasi mille abitanti, di economia prevalentemente
agricola.
Una piccola comunità nella quale
le regole dell'onorata
società hanno costituito un “humus” diffuso e segreto che affonda le sue origini
nel passato che parte
dal ruolo esercitato
dal vecchio boss Peppe Zappia e che arriva
fino ai giorni nostri
sotto il comando di
“Cheli” Maio, detto “culo di gomma”.
Una locale di 'ndrangheta che conta autonomia rispetto agli equilibri
di Taurianova, rispettata nella Piana e dedita ad attività illecite di varia
origine: usura, estorsioni, traffico
di droga. Era Peppe Zappia di San
Martino colui che presiedette presso
il Santuario della Madonna di Polsi,
nell'ottobre del 1969 il celebre summit di Montalto, in località Serro
Juncari. Il vecchio boss Zappia, ritenuto il patriarca di quella che comunemente viene definita “la vecchia
'ndrangheta” della quale facevano
parte 'Ntoni Nirta, Mico Tripodo, 'Ntoni Macrì, Antonio Tegano tanto
per fare qualche nome, al summit a
cui parteciparono circa centocinquanta persone, rappresentanti delle cosche operanti in tutta la provincia di Reggio Calabria, al fine di trovare un accordo su varie questioni fu
interrotto dall'intervento degli
agenti di Polizia, coordinati dal commissario della Polizia di Stato Alberto Sabatino. Zappia fu l'ultimo dei
vecchi padrini ad essere ammazzato
dalle nuove leve della 'ndrangheta.
Si era rinchiuso in casa ma questo
espediente non lo salvò dalla morte.
L'indagine dei Carabinieri della
Compagnia di Gioia Tauro a distanza di anni da quell'avvenimento ha
consentito di ricostruire l'attuale
geografia degli associati alla 'ndrangheta di San Martino guidata
da Michele Maio. I Carabinieri nel
passato lo indicavano come affiliato
alla cosca Cianci, contrapposta gli
Zappia, coinvolte in una guerra di
mafia negli anni '70. I Cianci hanno
avuto accesso al potere a San Martino di Taurianova, dopo la contrapposizione con l'allora unico gruppo
criminale esistente ovvero la famiglia Zappia. Nei primi anni '70, il
centro dipotere edi controllodel territorio di San Martino era per l'appunto rappresentato dalle famiglie
Zappia-Carrozza denominata “Onorata Sanità”. A questa organizzazione criminale, che costituivaun po' la
vecchia mafia, pian piano si affiancò, in termini antagonistici, una
nuova articolazione mafiosa fatta di
nuove leve, denominata “La Bastarda”, di cui facevano parte le famiglie
Cianci-Chirico-Scarfò-Ciccone, che,
grazie all'ausilio fornito da altri
clan, quale quello della famiglia Avignone, dopo una cruenta lotta, che
costò la vita a numerosi affiliati di
entrambe le cosche, ascese al potere.
L'inizio del disaccordo è da indivi-
A partire dagli anni ’80 una guerra cruenta per il dominio sul territorio
TAURIANOVA - San Martino è
una frazione di Taurianova che ha
vissuto anch'essa la sua faida tra la
vecchia 'ndrangheta (Zappia-Carrozza), già denominata “Onorata
Società”, e le nuove leve (CianciChirico-Scarfò-Ciccone e Avignone), già denominata “La Bastarda”. Tale contrasto segnò l'inizio di
un periodo di belligeranza sanguinaria che vide coinvolte, in una recrudescenza di scontri, anche i
nuovi clan degli altri centri della
“Piana”, che non tolleravano i vecchi ed “immobili”Capi Bastone.
I due centri furono comunque
legati anche da scontri sanguinari
e faide. Non solo a San Martino ma
anche a Taurianova. La città salì
aglionori dellacronacaper gliepisodi delittuosi verificatisi a cavallo
degli anni 80-90 analizzati giuridicamente nell'ambito del procedimento penale “Taurus”. A Taurianova, infatti, si è combattuta in tale
periodo, più che una faida, una vera e propria guerra tra organizzazioni mafiose, dotate di uomini e
mezzi, finalizzata alla conquista di
quel territoriosul qualeimporre il
proprio predominio mafioso nel
proficuo settore delle estorsioni e
degli appalti pubblici.
Secondo la ricostruzione degli
inquirenti le organizzazioni che si
sono fronteggiate aspramente sono state quelle facenti capo alle famiglie Asciutto-Neri-Grimaldi (legate al gruppo dominante sull'intera piana di Gioia Tauro delle famiglie mafiose dei Piromalli e dei
Molè ) e quelle facenti capo alle famiglie Avignone-Zagari-ViolaFazzalari. I due gruppi venivano
indicati come “cosca Radicena” e
“cosca Iatrinoli”.
Il potere mafioso su Taurianova
era stato esercitato, nel periodo
immediatamente precedente a
quello di interesse processuale, in
un regime di monopolio dalla famiglia Avignone, rappresentata
dai fratelli Filippo (poi deceduto
Scacco matto della Direzione distrettuale antimafia
alle ’ndrine egemoni a San Martino di Taurianova
Reggio 39
Piana
Mercoledì 14 dicembre 2011
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Nel Tribunale di Palmi la testimonianza di Francesco Vadalà, l’imprenditore nella morsa degli estorsori
Il coraggio della denuncia
Alla sbarra le ’ndrine di Gioia Tauro, capeggiate da Girolamo Piromalli
di DOMENICO GALATÀ
PALMI - Nuova udienza ieri
mattina per il processo sul
presunto tentativo di estorsione denunciato dai fratelli
Serafino e Francesco Vadalà. Le vittime sono i noti imprenditori di Gioia Tauro,
che nel 2010 sarebbero finiti
nel mirino di un gruppo di
persone capeggiate da Girolamo Piromalli, nipote del
boss Pino, già condannato
per la stessa vicenda ad otto
anni di reclusione al termine
del procedimento con rito
abbreviato svoltosi davanti
al Gup di Reggio Calabria
(hanno scelto invece di farsi
giudicare con il rito ordinario da tribunale collegiale di
Palmi presieduto da Concettina
Epifanio,
Vincenzo Bonasorta, Domenico
Gullini, Santo La
Rosa, Salvatore e
Vincenzo Plateroti e Cosimo Romagnoli).
Nel corso dell'udienza si sono alternati sul banco dei testimoni il dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gioia Tauro, Francesco Rattà, l'attuale dirigente del Commissariato di
Cittanova, Fabio Amore (ai
tempi delle indagini in servizio a Gioia Tauro), e una delle due vittime della presunta
estorsione, Francesco Vadalà.
Citato come teste del Pm
della Dda reggina, Giovanni
Musarò, Rattà ha ricostruito alcune fasi dell'operazione eseguita insieme agli uomini della Squadra Mobile di
Reggio Calabria, concentrandosi in particolare sui
rapporti tra gli imputati risultanti dall'incrocio dei tabulati telefonici delle utenze
messe sotto osservazione
durante l'indagine. Singolare il caso di Piromalli, a cui
gli agenti di polizia hanno
sequestrato alcune schede
telefoniche intestate a cittadini bulgari e romeni ma che
in realtà sarebbero state nella sua piena disponibilità.
Rattà ha raccontato anche il
modo in cui è stata raccolta
la denuncia di Francesco Vadalà, il giorno in cui il fratello Serafino stava raccontando alla polizia delle presunte
estorsioni.
Un fatto che lo stesso Vadalà ha raccontato una volta
salito sul banco dei testimoni: il 17 novembre del 2010,
dopo che il fratello era già
stato sentito dai poliziotti,
l'imprenditore gioiese ha
raccontato a Rattà di quanto
gli era stato proposto circa
un mese prima da Bonasorta.
L'odierno imputato sarebbe andato a trovarlo nei
suoi uffici di Gioia
Tauro preannunciandogli
una
multa di 30mila
euro da parte di
Equitalia. Bonasorta, secondo il
racconto di Vadalà, si sarebbe offerto di fare da mediatore presso un ispettore dell'agenzia di riscossione per far
ridimensionare l'importo
della multa. Il tutto al costo
di 10mila euro.
Dopo alcune verifiche fatte con i propri impiegati, Vadalà avrebbe appurato che
nessuna sanzione era stata
comminata alla sua azienda
e che Equitalia non era in potere di emettere multe ma
soltanto di riscuotere tributi
non pagati. Per un po' di
tempo l'imprenditore ha affermato di non aver dato peso all'episodio, ma una volta
trovatosi di fronte a Rattà
che aveva appena sentito il
fratello, ha deciso di raccontargli quanto accaduto. Sulle modalità con cui è stata
raccolta la denuncia ha testimoniato anche il dirigente
Amore.
Tra i testimoni
i vicequestori
Rattà e Amore
A Taurianova
Avvocato
rapinato
in casa
Francesco Rattà, il vicequestore di polizia testimone ieri in aula
L’abitazione dell’avvocato
di FEDERICA LEGATO
POLISTENA
Varato il piano dei parcheggi a pagamento
di PIERO CATALANO
POLISTENA - Malgrado le polemiche da
parte dei gruppi di opposizione, l'Amministrazione comunale di Polistena va avanti
perla suastradaetra qualchegiornometterà in atto la seconda fase del Piano del traffico con l'istituzione dei parcheggi orari e a
pagamento e del senso unico "a salire" in via
Santa Marina, da via Pizzurro a piazzetta
Padre Pio.
Da giovedì quindi sarà in funzione in città
il servizio di parcheggio su strisce blu, gestito dalla cooperativa sociale "Alba", che ha
vinto la gara di appalto, mediante ausiliari
del traffico alle proprie dipendenze. «Le strisce blu - sottolinea il sindaco Michele Tripodi in una nota stampa - sono di gran lunga
inferiori agli spazi liberi ed alle aree di sosta
gratuite, che nella città rappresentano la
stragrande maggioranza». Da dopodomani
quindi sarà possibile sostare gratuitamente anche nei parcheggi blu per 15 minuti,
purchè la vettura sia munita di disco orario
con indicazione delle frazioni di 15 minuti.
I tagliandi della sosta oraria che costeranno 0,60 euro all'ora, saranno distribuiti direttamente sul posto dagli ausiliari o acquistati in prevendita in alcuni esercizi commerciali. Inoltre è possibile acquistare gli
abbonamenti mensili, con agevolazioni tariffarie per coloro che abitano dove sono presenti solostrisce blu.«Invitiamo tuttii cittadini - spiega ancora il sindaco - se ancora non
hanno provveduto, a munirsi di disco orario, proprio per poter circolare con serenità
e disbrigare le piccole commissioni in modo
semplice, veloce e gratuito.
Oltre ai parcheggi orari saranno ricavati
nuovi parcheggi liberi nel tratto a senso
unico di via Santa Marina, che disegnerà
una nuova viabilità anche con l'ausilio del
ponte di via Turati di prossima apertura.
«L'Amministrazione Comunale - conclude
la nota di Tripodi - sta compiendo scelte importanti con molta determinazione, siamo
certi che i cittadini rispetteranno le nuove
regole».
Lavoratori senza stipendio: scatta l’ennesimo sit-in a Gioia Tauro
San Ferdinando
Una chiesa
patrimonio
Protesta per turni di lavoro estenuanti e promesse non mantenute della città
Non c’è pace per la Lirosi
di ALESSANDRO TRIPODI
GIOIA TAURO - La saga Lirosi continua e i motivi sono quelli di sempre. Stipendi pagati in ritardo, mancato versamento di una parte
del fondo pensionistico
“Priamo”, rinnovo del parco mezzi incompiuto, turni
di lavoro estenuanti e troppi impegni già disattesi in
passato.
Ieri i dipendenti della Lirosi Autoservizi, una settantina in tutto, hanno dato luogo all'ennesima protesta con un sit-in di fronte
alla sede della ditta operante nel trasporto pubblico
ubicata sulla Provinciale 1
a Gioia Tauro.
Da diversi mesi ormai gli
autisti tentano in ogni modo di farsi sentire per tutelare i propri diritti senza
però sortire effetti positivi
concreti e duraturi. Le forme più eclatanti di agitazione si verificarono l'una
lo scorso maggio quando
tre dipendenti salirono sul
tetto di un'abitazione situata dinanzi alla sede dell'azienda minacciando di buttarsi di sotto, l'altra lo scorso settembre nel corso di
una protesta imbastita da
35 manifestanti a Catanza-
Il sit-in di protesta
ro perché dettata dalla riduzione dei fondi stanziati
da parte della Regione per
il trasporto pubblico locale.
In quell'occasione due lavoratori occuparono i binari della stazione del capoluogo giurando di essere
pronti a darsi fuoco se le loro istanze fossero rimaste
inascoltate. Tutto finì con
l'intervento delle Forze dell'Ordine che sedarono la
contestazione.
Adesso i lavoratori della
Lirosi sono inermi visto
che scioperi, sit-in e quant'altro sembrano rimbalzare contro un muro di gomma ricorrendo con costanza le problematiche non risolte che continuano a
creare disagi anche ai cittadini della Piana di Gioia
Tauro. Infatti le ripetute
interruzioni del servizio di
trasporto pubblico, in con-
temporanea tra Lirosi e
Ferrovie della Calabria,
hanno sollevato un vespaio
di polemiche da parte dei
sindaci del comprensorio i
quali si sono fatti portavoce delle lamentele provenienti soprattutto dai genitori stanchi di dover accompagnare tra mille peripezie i figli a scuola, data
l'incombenza degli impegni lavorativi. Insomma
un cane che si morde la coda.
La situazione per la Lirori è in piena impasse. Anzi,
sta retrocedendo. Infatti i
pullman concessi in prestito alla Lirosi da altre aziende operanti nello stesso settore, dovrebbero essere restituiti a breve.
Così si riparte punto e a
capo con la questione dei
mezzi obsoleti che è quella
su cui i lavoratori premono
maggiormente. Ciò che desta più preoccupazione sono i rischi che si corrono
nel viaggiare su pullman
non idonei, a quanto dicono gli autisti, ad effettuare
le corse.
Per ciò che concerne le
spettanze, di arretrato ci
sono quelle di novembre
che nei prossimi giorni dovrebbero essere elargite.
SAN FERDINANDO - Ristrutturare la chiesa del Convento di San Ferdinando. E'
questo l'obiettivo del consigliere comunale di maggioranza, Giuseppe Stilo, che ha
fatto sapere di aver richiesto
un finanziamento alla RegioneCalabriaper ilrestaurodell'antica chiesa, l'unico monumento storico rimasto nel piccolo centro dell'area portuale,
dove sono ancora poste le spoglie dei fondatori del paese.
«Per l'amministrazione, la
chiesa del Convento è un patrimonio culturale inestimabile,
che rischiamo di perdere a
causa dell'incuria e delle intemperie»,ha dettoStilo,spiegando che la chiesa fu costruita intorno al 1859, per iniziativa dei coniugi Salvatore Nunziante e Gabriella Spiriti. Per
la sua costruzione fu utilizzata la pietra vulcanica proveniente dalle isole Eolie, per il
suo altare furono utilizzati finissimi marmi di Gimignano».
Oggi è rimasto poco di quel
luogo sacro ai sanferdinandesi, una piccola comunità di
credenti. Per questa ragione,
il consigliere Stilo spera in
una rapida concessione dei finanziamenti, per ridare alla
piccola basilica lo splendore di
un tempo.
TAURIANOVA - Una
terribile disavventura
ha visto come protagonista l'avvocato Gaetano Filippone, stimato e
noto
professionista
76enne di Taurianova.
Nella serata di lunedì,
intorno alle 20,15, rincasando nella sua abitazione di via Trento e
Trieste, nelle adiacenze
della Villa comunale a
Taurianova, è stato aggredito da tre uomini armati e con il volto coperto da passamontagna
che lo hanno portato
coattivamente all'interno di un garage delle case popolari site in via Armando Diaz, in prossimità dell'abitazione dello stesso avvocato Filippone.
All'interno del garage, l'avvocato - che ha
supplicato i malviventi
di non essere imbavagliato per paura di soffocare - è stato legato e tenuto praticamente in
ostaggio per circa un'ora da uno dei tre uomini.
Gli altri due, nel frattempo, dopo essersi fatti
dare le chiavi dell'abitazione, dove Filippone risiede da solo, hanno svaligiato l'intero appartamento, sottraendo svariati oggetti di valore,
tra cui monili in oro, e
banconote.
L'importo del bottino che da una prima ricognizione è da considerarsi comunque ingente - è ancora in via di accertamenti.
Dopo aver ripulito
l'appartamento, i tre uomini si sono dileguati
nel nulla, lasciando il
malcapitato nel garage,
le cui urla sono state,
più tardi, sentite, da un
passante che ha dato
l'allarme. Sul posto sono, quindi, intervenute
le forze dell'ordine, polizia e carabinieri che
hanno perlustrato la zona ma con esito negativo.
Oltre al forte spavento, l’avvocato Filippone
ha riportato alcune
escoriazioni ai polsi, nei
punti in cui ha subito la
stretta dei legacci.
L'ennesimo atto criminoso si è consumato,
dunque, nella cittadina
della Piana, nella quale,
da diversi mesi, si registra una preoccupante
recrudescenza di episodi criminosi ai danni di
onesti cittadini.
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40 Reggio
Sulla presenza dei migranti un gruppo di cittadini sollecita le istituzioni, il prefetto e le forze dell’ordine
Mai più ghetti a Rosarno
«Tanta gente adesso ha paura ed è costretta a barricarsi dentro casa»
di KETY GALATI
ROSARNO - Non vogliono
più assistere a scenari indecenti legati agli africani.
Chiedono l'abbattimento dei
loro ghetti. Sono i cittadini
di Rosarno a lanciare questo
preciso messaggio che trapela da una lettera scritta da
un gruppo di persone che si
riserva l'anonimato.
Una missiva
indirizzata
al
sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, ai
presidenti regionale e provinciale, Giuseppe Scopelliti e Giuseppe Raffa, al
prefetto di Reggio, Luigi
Varratta, ed alle Forze dell'ordine. Nella stessa, viene
denunciato lo stato di disagio a cui sono costretti a vivere non solo gli immigrati
ma anche i rosarnesi, i quali,
«stanno con i paletti dietro le
porte perché terrorizzati dagli stranieri ubriachi».
Perché, reduci della nota
rivolta degli extracomunitari. Perché assisterebbero
passivamente da anni ormai
alle occupazioni abusive di
case e ruderi da parte degli
stranieri, oltre agli scenari
osceni connessi alle loro
“abitudini”.
«Gli stessi africani - si legge nella lettera - oltre ad abitare in veri e propri ghetti, si
riversano da mattina e sera
per le strade della città, molte volte senza meta, spesso e
volentieri in stati di ubriachezza, facendo uso di droghe varie e facendo i loro bisogni davanti a donne e
bambine. Capiamo che vivendo nei ghetti gli extracomunitari non hanno i servizi igienici, ma fare i propri
bisogni pubblicamente non
è assolutamente corretto né
tanto meno decoroso», denunciano gli autori della
missiva utilizzando termini
che non lasciano spazio a
nessun tipo di altra interpretazione.
Essi inoltre sollevano un
altro aspetto connesso agli
extracomunitari,
quello
“criminoso” che turberebbe
la loro convivenza. Si tratta
degli africani, che, vivono
nei pressi del centro storico
di Rosarno. Gli “anonimi
scontenti” a riguardo ricordano alcuni episodi
di violenza accaduti precedentemente in quella
zona, come: «l'accoltellamento di
un algerino, che
ha rischiato di
perdere la vita», evidenziando un ulteriore problema, la
presenza di prostitute «sempre africane» le quali, «innescherebbero dei litigi per la
“proprietà” delle stesse tra
gli abitanti del ghetto che
«Va tutelata
la dignità
degli stranieri»
degenerano in ulteriori liti».
«Ma nei minori dei mali - si
legge nella lettera - gli africani si renderebbero protagonisti di schiamazzi notturni che disturbano il regolare riposo dei vicini, di persone che durante il giorno
lavorano onestamente e che
pretendono di dormire la
notte».
Gli artefici della lettera
sollevano pure la questione
dell'igiene. Ma prima di affrontare l'argomento, premettono di non essere razzisti. Le loro dichiarazioni farebbero leva su «una forma
di correttezza generica».
Nel senso che «la legge è
uguale per tutti. Le cose anzidette sono vietate in Italia
come in qualsiasi altro paese. Non ci sembra giusto sia
concesso a queste persone,
che, devono essere sistemateli in luoghi idonei».
Un gruppetto di extracomunitari in arrivo a Rosarno
Aumenteranno la capienza del centro di accoglienza di contrada “Testa dell’Acqua”
Da Crotone nuovi moduli abitativi
ROSARNO - Da Crotone arriveranno
nuovi moduli abitativi, che, saranno
installati nel campo di accoglienza
container per i “migrantes” di contrada Testa dell'Acqua a Rosarno. Sembrerebbe si sia pure deciso di montare
una o più tendopoli all'interno della
stessa struttura. Lo ha comunicato il
prefetto Luigi Varratta alle organizzazioni sindacali Flai- Cgil di Gioia Tauro.
Queste ultime, in occasione del sit-in
contro la manovra economica Monti di
lunedì scorso davanti alla prefettura,
hanno approfittato della presenza del
prefetto per chiedere la convocazione
urgente di un tavolo, che ha come obiettivo quello di predisporre un immediato piano di intervento. Mentre quindi
la politica “dorme”le associazioni di categoria cercanodi trovareuna soluzio-
ne all'emergenza umanitaria, visto
che il campo non è sufficiente per dare
accoglienza a più di 2000 stranieri,
che, vivono accampati nelle vecchie
fabbriche e nelle campagne della Piana.
Per alleviare le sofferenze dei “fratelli” migranti, alcune associazioni umanitarie del territorio invece si riuniscono “segretamente”, proponendo la riapertura dell'ex cartiera, murata lo
scorso anno.
Intanto Flai-Cgil provocatoriamente coglie l'occasione per affermare che
«è davvero difficile riuscire a metter
pace alla coscienza del presidente regionale Giuseppe Scopelliti che lo scorso anno ci stupì ad effetti speciali nel tagliare il nastro del campo, promettendo che sarà migliore l'anno che verrà»
e, sostiene che «per uscire dall'emer-
genza migranti si debba mettere in moto un processo virtuoso per rendere
qualitativamente competitivo il comparto agricolo nella Piana». «Ci domandiamo, - continua la Cgil - quanto
sia più tollerabile che diverse centinaia
di milioni di euro, messi a disposizione
dalla Ue per essere impiegati in agricoltura, finiscano con arricchire le tasche di pochi, invece di trasformare il
settore e produrre qualità e lavoro. In
questo le responsabilità della Regione
sono antiche ed appartengono tanto ad
Agazio Loiero, ex presidente della Regione quanto al suo successore».
Per Cgilsi staconsumando «lacontinua sconfitta della politica, perché nulla è stato fatto. Noi non vogliamo essere
complici di quanto di drammatico potrebbe accadere nei prossimi giorni».
k. g.
Interpellanza al sindaco Romeo dei consiglieri di minoranza sul rispetto delle “quote rosa”
Taurianova, no a Giunta di soli uomini
«La presenza di entrambi i sessi garantisce la genuina azione amministrativa»
di FEDERICA LEGATO
TAURIANOVA - I consiglieri comunali di minoranza Pileggi, Leva, Rigoli, Sposato e Zucco hanno
presentato un'interpellanza al
sindaco di Taurianova, Domenico
Romeo, evidenziando che «l'attuale Giunta comunale, essendo
composta esclusivamente da componenti di sesso maschile, viola i
principi costituzionali, legislativi, Statutari e giurisprudenziali
in materia di pari opportunità e di rispetto
delle quote rosa».
Alla luce, infatti,
del decreto del 9 giugno scorso, con il quale il sindaco ha nominato Roberto Bellantone, Raffaele Sofia,
Salvatore Siclari e
Rocco Coluccio alla
carica di Assessori comunali, costituenti
l'attuale Giunta, secondo i consiglieri di opposizione ciò comporterebbe una violazione, in primo
luogo, dell'art.51 della Costituzione, per il quale «la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e
uomini».
Secondo quanto riportato dai
consiglieri «la proporzionata rappresentanza di entrambi i sessi, in
seno agli organi amministrativi,
garantisce la genuina azione am-
Discriminate
le donne
violando
la legge
I consiglieri promotori dell’interpellanza
ministrativa, proprio in virtù della diversità dei generi».
Nell'interpellanza in questione
vengono citati, inoltre, la direttiva comunitaria del 2010 - secondo
la quale «l'obiettivo della parità di
trattamento e di opportunità tra
donne e uomini deve essere tenuto
presente in tutte le attività politiche ed amministrative» - e il Testo
unico degli Enti che «dispone che
in tutti gli statuti locali siano stabilite norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo
e donna e promuove la presenza di
entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali».
«Tutti questi principi Costituzionali e legislativi - sottolineano
ancora i consiglieri di minoranza
- sono stati confermati dalla recentissima sentenza del Tar della
Calabria, del 26/10/2011; tale
provvedimento, annullando i decreti di nomina degli assessori comunali, tutti uomini, ha cristallizzato il principio costituzionale,
evidenziando la necessità di ga-
rantire la presenza, all'interno
dell'organo esecutivo dell'Ente, di
una rappresentanza femminile».
Inoltre, «l'art. 2 dello Statuto comunale prevede espressamente il
superamento di ogni discriminazione tra i sessi».
Secondo i consiglieri di minoranza, «considerato che non può
ritenersi raggiunto l'equilibrio
supposto mediante la sola individuazione, nella composizione del
Consiglio comunale, di elementi
di sesso femminile, anche in presenza di specifiche deleghe, la
eventuale noncuranza del sindaco Romeo rispetto alle citate disposizioni normative costituirebbe una grave illegittimità» e,
quindi, si rende «necessario che il
sindaco si assurga ad esempio applicativo di questo principio intelligibile ed inviolabile, costituzionalmente tutelato, e si conformi
alle disposizioni legislative e normative, mediante il bilanciamento della propria Giunta, realizzato
attraverso la nomina di un assessore di sesso femminile».
Alla luce di tutto ciò, i consiglieri di opposizione, firmatari dell'interpellanza, chiedono al sindaco Romeo se è sua «intenzione inserire all'interno della Giunta una
presenza femminile, in ossequio
al principio della parità tra i sessi»
anche revocando la nomina ad
uno degli assessori attualmente
in carica.
Replica a “Grande Sud”
Tripodi ribatte
«Non è una
città a rischio»
ROSARNO - Il sindaco di
Rosarno, Elisabetta Tripodi ribatte alla minoranza consiliare “Grande Sud”. Quest'ultima
aveva parlato di una Rosarno a rischio, riferendosi alle problematiche
connesse alla criminalità.
La Tripodi bacchetta il
partito di Miccichè, soffermandosi innanzi tutto su alcuni passaggi
«agghiaccianti» contenuti nella nota dell'opposizione.
«Per un gruppo consiliare che ha a cuore la sicurezza dei cittadini,
giustificare l'omertà e la
mancata denuncia dei
reati per una presunta
inutilità, credo sia gravissimo. Chi ha la responsabilità di qualunque tipo e rappresenta i
cittadini, non può essere
disfattista, non può tra le
righe criticare i sequestri attuati dalla magistratura, perché alla fine
hanno eliminato un'economia sommersa».
Il primo cittadino pone
una serie di domande alla
minoranza: «non vi siete
chiesti perché l'economia di Rosanro è in grave
crisi? La criminalità organizzata non ha nessuna colpa in tutto ciò? O le
responsabilità sono della
magistratura? Infine, il
sindaco elenca le iniziative adottate fino ad oggi
dall'amministrazione
contro la malavita: la costituzione parte civile nei
processi di 'ndrangheta,
il sostegno alle attività
scolastiche che stimolino
i giovani al rispetto delle
regole ed ai principi di legalità, il protocollo d'intesa con il Museo della 'ndrangheta, «nella consapevolezza che solo attraverso le nuove generazioni si può sperare in un riscatto ed in un vero cambiamento sostanziale e
non di facciata».
La nota conclude: «riteniamo di aver dimostrato un'attenzione particolare su quest'emergenza, nel limite delle nostre prerogative, impegnandoci ogni giorno a
rispettare il mandato
conferito dagli elettori».
k.g.
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Reggio 41
Piana
Mercoledì 14 dicembre 2011
33
Email: [email protected] - Amantea E-mail [email protected] - [email protected]
Paola E-mail [email protected], [email protected], [email protected]
San Lucido Email [email protected]
Scalea Email [email protected]
Belvedere Email [email protected]
Acquappesa E-mail [email protected]
Paola. Assolto il figlio ventenne e non riconosciute clandestinità e ricettazione Paola. Chianello
Tasse
comunali
il Pdl attacca
Un anno a Giovanni Curioso che aveva nascosto una carabina la Giunta
Una condanna per le armi
di PAOLO VILARDI
PAOLA – Il padre condannato ad un anno di reclusione e
il figlio assolto “per non aver
commesso il fatto”. Si è concluso ieri mattina, davanti al
giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Paola, Francesco Aragona, il
processo con il rito abbreviato a carico di Giovanni e Gianluca Curioso, due operai
edili rispettivamente di 50 e
20 anni, che lo scorso mese di
aprile erano stati trovati in
possesso di una carabina semiautomatica a ripetizione
di produzione canadese, che
non risultava registrata nei
cataloghi nazionali di armi
comuni da sparo, nonché di
230 cartucce calibro 22.
L’arma e le munizioni erano ben occultate in una stalla
in Contrada Fosse, nella periferia sud al confine con San
Lucido, di proprietà dei due
imputati. I carabinieri della
compagnia di Paola riuscirono a rinvenirle a seguito di
perquisizione, dopo aver seguito una mirata pista investigativa basata su metodologie classiche: attività d’osservazione e pedinamenti.
La carabina e le munizioni, una volta poste sottosequestro, furono sottoposte
ad esami balistici, per verificare se la stessa arma era stata utilizzata in passato. In
questa fase d’indagine, sotto
stretto riserbo, si era proceduto altresì a controlli per
accertare come la stessa sia
sfuggita ai controlli internazionali, riuscendo ad arri-
vare in Italia del lontano Canada, dove risulta prodotta.
Nella serata di ieri, nel palazzo di giustizia di Via Falcone e Borsellino, si è concluso il processo con il rito abbreviato per padre e figlio,
difesi dall’avvocato Edoardo
Sommella del foro di Paola.
Giovanni Curioso è stato
condannato, in particolare,
ad un anno di reclusione e
mille euro di multa per la detenzione della carabina e per
la sua messa in vendita, come era stato accertato nella
fase investigativa. E’ stato
invece assolto dal reato di ricettazione. Il giudice non ha
altresì riconosciuto la clandestinità dell’arma, altra
di FRANCESCO STORINO
Il Tribunale di Paola
Paola. La Dda ha chiesto l’acquisizione di elementi dei processi Missing e Garden
Accusa di estorsione, slitta la sentenza
PAOLA – Slitta al prossimo 21 dicembre, fra una settimana, la sentenza del processo a carico di Salvatore Serpa e Giuseppe Sirufo, rispettivamente di ventiquattro e ventotto
anni.
I due sono accusati
di tentata estorsione
ai danni di due ristoratori del posto, aggravata dal metodo
mafioso. Nella mattinata di ieri il Pubblico ministero della
Direzione distrettuale
antimafia,
Giampaolo Boninse-
Si torna
in aula
fra una
settimana
Amantea. Si torna in aula a gennaio 2012
Nepetia, acquisiti i verbali
Saltano gli interrogatori
dei quattro collaboratori
AMANTEA – Nessuna testimonianza raccolta dai
quattro collaboratori già
pronti per la videoconferenza con il palazzo di giustizia di Paola. I legali degli
imputati, ai fini processuali, hanno prestato il consenso ad acquisire le dichiarazioni degli stessi contenute
nei verbali d’indagine.
Nessun colpo di scena ieri
mattina nella celebrazione
di Nepetia, il processo a carico di 23 imputati accusati
a vario titolo di
associazione a
delinquere
di
stampo mafioso,
di droga e singoli reati contro il
patrimonio. Si è
trattata
di
un’udienza
transitoria, durata pochi minuti, in quanto era in programma solo
l’interrogatorio dei collaboratori di giustizia. Si ritorna in aula il prossimo 10
gennaio.
Ad essere sentiti dovevano essere Francesco Amodio, Giuseppe Vitelli, Oreste De Napoli e Francesco
Bevilacqua, tutti ex appartenenti alle cosche del cosentino, chiamati dalla
pubblica accusa, il pm della
Dda Giampaolo Boninsegna, a fornire delucidazioni sui rapporti che mantenevano con i clan Gentile –
Besaldo –Africano, che ope-
preziosa attenuante per la
difesa, contestata invece dalla pubblica accusa, che aveva
chiesto per l’imputato la condanna di 2 anni e 4 mesi.
L’imputato ha beneficiato
del rito abbreviato, che ha
comportato la riduzione di
un terzo della pena.
Completamente assolto,
invece, il figlio ventenne, secondo il giudice non responsabile della presenza dell’arma e delle munizioni nella
stalla di proprietà di famiglia.
Sulle spalle dei due imputati, oltre a quella di ieri risulta una sentenza di condanna patteggiata per un
furto di legna.
ravano nel comprensorio
del basso Tirreno cosentino
e divenuti oggetto della nota inchiesta penale. Testimonianze che dovevano risaltare al collegio giudicante l’attività criminale di
queste cosche, quindi i vari
reati contro la persona e il
patrimonio che si leggono
ai capi d’imputazione nel
nutrito fascicolo, a sostegno della validità del teorema accusatorio. Gli affiliati
ai clan, in particolare sono
ritenuti dagli inquirenti autori
di attentati, intimidazioni e richieste estorsive di vario genere.
Gli avvocati
degli imputati
hanno prestato
il consenso all’acquisizione
dei verbali dei pentiti in
quanto quest’ultimi avevano iniziato a rendere dichiarazioni nel periodo antecedente alla contestazione accusatoria.
Nell’udienza del prossimo 10 gennaio saranno
ascoltati altri tre collaboratori di giustizia, Vincenzo
Deodato, Adamo Bruno e
Carmine Cristini, chiamati
anche loro a fornire delucidazioni sui rapporti che
mantenevano con la malavita nel comprensorio di
Amantea.
pa. vi.
Saranno
ascoltati altri
tre pentiti
gna, ha chiesto preliminarmente
l’acquisizione delle sentenze di Missing e Garden, due importanti inchieste penali antimafia, per estrarre nuovi elementi di prova a sostegno del teorema accusatorio. Il collegio del Tribunale di Paola, presidente Paola Del Giudice, ha così rinviato
il processo a giorno 21.
I due imputati, come si evince dal
capo d’imputazione contestato,
all’epoca dei fatti, negli anni tra il
2009 e il 2010, chiesero al titolare di
un esercizio commerciale la somma
di cinquecento euro, promettendo in
cambio “protezione” per l'attività. Il
commerciante si rifiutò però di pa-
gare e presentò una denuncia formale ai carabinieri della Compagnia
di Paola.
Partì quindi l’attività investigativa da cui scaturì l’emissione di
un’ordinanza cautelare in carcere
che raggiunse Salvatore Serpa e
Giuseppe Sirufo. Il provvedimento
venne eseguito dai carabinieri di
Paola. Nell'udienza di aprile si è costituita parte civile la Regione Calabria, rappresentata dall’avvocato
Antonio Cersosimo. Sono stati
ascoltati quattro testi della pubblica
accusa, tutti sottufficiali dei carabinieri.
pa.vi.
Cetraro. In preparazione un piano di dismissioni
Patrimonio comunale
C’è un comitato tecnico
di GAETANO BENCIVINNI
Il sindaco Giuseppe Aieta
LONGOBARDI
Ultimo Consiglio dell’anno
Approvati i tre punti in discussione
LONGOBARDI – Si è svolto, ieri mattina, alle 9,
presso la locale casa delle Culture, in sessione
straordinaria ed urgente, l’ultimo consiglio comunale dell’anno. Tre i punti all’ordine del giorno: costituzione del Gac, denominato “La perla
del Tirreno Cosentino”, votato all’unanimità; ratifica della delibera di giunta su una variazione di
bilancio, esercizio finanziario 2011; addizionale
Irpef per l’anno 2012. Il capogruppo Franco Gaudio, ha espresso voto contrario all’aumento dello
0,8% dell’addizionale Irpef per l’anno 2012.
n. b.
CETRARO - Si va verso la formazione
delcomitatotecnico ristretto,chehail
compito di affiancare l’amministrazione comunale di Cetraro nel monitoraggio del patrimonio per avviare un
piano di dismissioni con l’obiettivo di
implementare le casse comunali, che
attualmente si ritrovano in una situazione di estrema difficoltà.
La vendita di strutture pubbliche,
l’individuazione di suoli agricoli di
proprietà comunale rientrano nei
compiti del comitato, che risulta formato da esperti indicati dalle forze politiche. La proposta di dar vita ad un
organismo di questo tipo è scaturita
nell’ultima interpartitica di maggioranza, che si è occupata della situazione economica e finanziaria del Comune. Inquella occasione iriflettori sono
stati puntati sulla necessità di portare
avanti con determinazione la lotta
contro l’evasione fiscale, di sveltire le
pratichedel condonoedilizio, diintrodurre il pagamento a consumo in sostituzione del pagamento forfettario
nel servizio idrico, di dismettere il patrimonio comunale. In vista del bilancio del prossimo anno, il comitato tecnico ristretto dovrà mettere in campo
una serie di proposte ed un piano di interventi per rinvigorire le casse asfittiche del Comune e per affrontare in
modo efficace la grave crisi che si profila per il 2012, che preannuncia ulteriori misure restrittive per gli enti locali. Il primo cittadino Giuseppe Aieta
si è già attivato ed ha espressamente
richiesto alle forze politiche di fornire
i nominativi dei loro rappresentanti al
fine di avviare il lavoro che il comitato
tecnico ristretto dovrà portare avanti.
PAOLA - «Con voce fioca, suadente e piena di calore umano
ed atteggiamenti tipici di chi
indossa una tonaca, in campagna elettorale, l’attuale sindaco di Paola, Roberto Perrotta, disegnava per la città e per i
paolani “le magnifiche sorti e
progressive”. Non trascurava nulla, neanche la sceneggiatura, sino a portare con sé
sul palco il povero Geremia.
La scena è così perfetta da convincere anche i più scettici».
Si apre così una nota, a tratti molto dura, del portavoce
del Pdl, Fernando Chianello.
«Ma l’illusione - prosegue - dura poco e le promesse e gli impegni presto si dissolvono e
Paola si risveglia come città di
statue e di tasse insostenibili.
Tasse su tasse: dall’acqua ai
rifiuti solidi ed ora ai terreni
edificabili sui quali non è possibile edificare. Una stangata
senza precedenti, persino
crudele. Nessun comune, a
prescindere dal colore politico della propria giunta, ha
osato tanto». Pertanto Chianello si chiede se: «per il sol
fatto di essere sindaco, si può
acquisire il diritto di gettare
nello sconforto e nella disperazione migliaia di onesti cittadini. Ad essere colpiti da un
immane, ingiustificato e soprattutto insostenibile gravame, sarebbero cittadini onesti
e laboriosi».
Quindi in riferimento
all’Ici: «Il loro lucro derivante
da questi terreni consiste in
qualche cesta di pomodori,
qualche fascio di cipolle e un
po’ di verdura e qualche frutto. Colpire questa gente che
non ruba, non spaccia droga,
non appartiene alla malavita,
non speculain banca,è davvero cosa esecrabile. A venir meno è il rispettonei confronti di
costoro. Si tratta, tuttavia, di
una vera e propria iniquità sociale,postain esseredacoloro
i quali hanno avuto fiducia e
suffragi da questa stessa gente. La disperazione e l’incertezza su come affrontare tutto
ciò sono i sentimenti dominanti». Si tratta per il portavoce del Pdl di un amaro regalo
di Natale: «così amaro che, a
nostra memoria, non ne ricordiamo uno simile. La necessità di far cassa, dovuta ad una
gestione scellerata e irresponsabile della res publica,
non può, ma soprattutto non
deve, massacrare selvaggiamente l’economia di tanti paolani». All’attuale amministrazione e a chi la giuda, il Pdl
chiede di fare non uno, ma
cento passi indietro.
«Se ciò non sarà fatto - conclude Chianello - gli attuali
amministratori ed il sindaco
Perrotta si assumeranno in
toto la gravissima responsabilità di aver rovinato irreversibilmente centinaia di famiglie. Il Pdl, indignato da queste iniziative inique e quasi disumane, si schiera totalmente dalla parte dei cittadini interessati, impegnandosi con
tutto il proprio peso politico,
al fine di evitare che una vera e
propria piaga d’Egitto si abbatta su centinaia di conduttori di piccoli fondi. Per tutti
questi motivi, il PdL ha convocato un direttivo d’urgenza
nella giornata di ieri. L’obiettivo è quello di cercare soluzioni in grado di scongiurare
questa piaga sociale incombente,restituendo aimalcapitati la tranquillità di cui hanno diritto per trascorrere un
santo e sereno Natale».
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Tirreno
Mercoledì 14 dicembre 2011
Costa tirrenica
Mercoledì 14 dicembre 2011
Amantea. L’ordinanza nei confronti di Coccimiglio è stata revocata dal tribunale del Riesame
Fiume Oliva, pronto il ricorso
La Procura procederà in Cassazione per ristabilire l’ordinanza cautelare
di PAOLO OROFINO
AMANTEA – Dalla Procura
della Repubblica arriva la
conferma del ricorso in
Cassazione per ristabilire
l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di
Paola nei confronti dell’imprenditore Cesare Coccimiglio.
Ordinanza revocata dal
Tribunale del Riesame di
Catanzaro, in accoglimento dell’istanza dell’avvocato
Nicola Carratelli, difensore
dell’imprenditore. Si ricorda che Coccimiglio è stato
arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti illecitamente
interrati nella vallata del
torrente Oliva, dove sono
stati ritrovati nel sottosuolo ingenti quantità di materiali e sostanze altamente
inquinanti. Metalli pesanti, polvere di marmo, arsenico e altro ancora, con concentrazione elevata in alcuni punti, di cesio 137 di dubbia origine.
Già all’indomani della decisione del tribunale della
Libertà era trapelata l’indiscrezione in merito all’intenzione del procuratore
Bruno Giordano di ricorrere in Cassazione per ridare
Gli ambientalisti nel sito del fiume Oliva
valore alla misura restrittiva revocata. Ieri è giunta
l’attendibile conferma sulla
presentazione del ricorso,
che verrà redatto e inoltrato ai supremi giudici non
appena sarà possibile leggere le motivazioni del Riesame, ancora non depositate.
La magistratura inquirente è convinta della sussistenza dei gravi indizi di
colpevolezza a carico di Coc-
cimiglio, titolare di un’impresa che si occupa di estrazione di materiale per l’edilizia, con sede nei pressi del
fiume Oliva. Gravi indizi
che, invece, secondo il Tdl
non
emergerebbero
dall’impianto accusatorio
proposto a supporto dell’ordinanza di custodia cautelare.
In ogni caso, continuano
le indagini finalizzate ad individuare i responsabili del
“disastro ambientale” ipotizzato. Si stanno valutando i risultati di recenti verifiche, con lo scopo di inserire eventuali ulteriori tasselli nel mosaico d’accusa.
Oltre al settantacinquenne
imprenditore amanteano,
vi sono altre persone iscritte nel registro degli indagati.
L’obiettivo di questa indagine è anche quello di arrivare alla bonifica dei siti
inquinati. Per l’Ispra, che
ha coordinato l’esecuzione
dei carotaggi lungo l’alveo
del corso d’acqua, l’anomala concentrazione di cesio
137 rinvenuta in determinati punti, sarebbe un accumulo accidentale dell’isotopo, non riconducibile a scorie radioattive clandestinamente scaricate nella zona:
la presenza di cesio 137 potrebbe essere legata al cosiddetto fenomeno di “ricaduta” sulla crosta terreste,
a seguito dei vari disastri
nucleari avvenuti negli anni passati. In assenza di scorie radioattive, quindi, la
competenza per la bonifica
dei suoli non è del ministero
dell’Ambiente, bensì degli
enti locali e della Provincia,
che dovranno accollarsi le
considerevoli spese.
Diamante. In serata uno spettacolo con la presenza di noti personaggi
Una giornata intera di eventi
Le autorità incontreranno gli studenti cinesi del progetto Il Milione
Amantea. Vigili
Concorso
per il nuovo
comandante
di RINO MUOIO
AMANTEA – Reso pubblico l’atteso bando di
concorso, per titoli ed
esami, per la copertura
del posto di comandante
della Polizia Municipale
cittadina. Si tratta di un
contratto a tempo indeterminato che dovrebbe
finalmente mettere la parola fine su una vicenda
delicata e controversa,
che ha visto per molto
tempo
l’affidamento
dell’incarico a personale
esterno a tempo determinato o, come nel caso corrente, ad interim a funzionari del Comune. Secondo quanto riporta il
bando i partecipanti dovranno possedere il titolo
di studio di diploma di
laurea conseguito secondo il vecchio ordinamento in giurisprudenza o
scienze politiche o economia e commercio o sociologia o laurea equipollente o equiparata o, secondo
il nuovo ordinamento, di
tipo quinquennale. La
domanda di ammissione
al concorso, secondo un
facsimile allegato allo
stesso bando, deve essere
presentata entro il termine perentorio di 30 giorni
decorrenti da quello di
pubblicazione dello stesso bando sul sito istituzionale del Comune di
Amantea (www.comune.amantea.cs.it ) e all’albo pretorio on line
dell’ente.
DIAMANTE – Giornata di
importanti appuntamenti a
Diamante. Una serie di iniziative programmate dall'Amministrazione comunale.
A partire dalle ore 12.00, il
Vescovo della diocesi San
Marco Argentano-Scalea,
monsignor Leonardo Bonanno; il Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro; il
Presidente della Provincia
di Cosenza, Mario Oliverio,
visiteranno l'istituto tecnico
statale “Giovanni Paolo II”di
Diamante.
Le autorità, accompagnate dal sindaco di Diamante,
Ernesto Magorno, incontreranno gli studenti cinesi
ospiti dell’Istituto nell’ambito del progetto “Il Milione” e
visiteranno le strutture scolastiche dell’Itcg di Diamante e dell’Ipaa di Cirella.Gli appuntamenti proseguono nel
pomeriggio, alle ore 16.30,
nel Palazzo di Città dove verrà presentato pubblicamente il progetto “Il Milione”. In
serata, alle ore 20.30, al Teatro Vittoria di Diamante si
terrà una manifestazione di
spettacolo con il coinvolgimento delle associazioni del-
Il sindaco Ernesto Magorno
la città e del territorio, la partecipazione delle più importanti autorità civili, militari
e religiose regionali, provinciali e del comprensorio.
La serata, spiega una nota
del Comune, è finalizzata alla raccolta di fondi a scopo
benefico. Collaboreranno alla realizzazione dell’evento
le parrocchie e le associazioni di volontariato di Diamante e Cirella. “In palcoscenico
per la solidarietà” sarà presentata dalla giornalista
Mariella Perrone e da Raffaele Amoroso dell’associazione “Ilgrilloparlante” e si
svilupperà attraverso mo-
menti di spettacolo, danza,
musica, teatro, offerti e curati da associazioni culturali
di Diamante e Cirella. Prevista la presenza del Coro polifonico “Arteinsieme”, della
scuola di Danza Ruskaja, del
Coro Ludus Vocalis, dell’Orchestra di Fiati Città di Diamante. Inoltre parteciperanno gli attori Gianni Pellegrino e Totonno Chiappetta.
Ospite d’onore della serata
sarà Sebino Nela, ex calciatore di Napoli e Roma ed attualmente commentatore TV.
Presenzieranno all’iniziativa importanti autorità civili, militari e religiose, regionali, provinciali e del comprensorio, tra cui: il Vescovo
di San Marco ArgentanoScalea, Monsignor Leonardo Bonanno; il Vescovo Emerito di San Marco Argentano
– Scalea, Mons. Domenico
Crusco; il Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro; il
Presidente della Regione,
Giuseppe Scopelliti; il Presidente della Provincia, Mario
Oliverio; il Commissario
dell’Asp di Cosenza, Gianfranco Scarpelli; il direttore
del “Quotidiano della Calabria”, Matteo Cosenza.
BREVI
PRAIA A MARE
SANTA MARIA DEL CEDRO
Tensione in Comune
Oggi è la giornata del cedro
PRAIA A MARE - Momenti di alta tensione nella mattinata di ieri a Praia a Mare
con l'intervento dei carabinieri e degli
agenti della Polizia municipale. Una delle donne serbe arrestate nel corso della
retata contro i furti ha cercato di opporsi
alla permanenza nella struttura gestita
dalle suore. Secondo quanto si è appreso,
la più giovane delle tre straniere, la minorenne, che è stata denunciata al tribunale catanzarese ha cominciato ad opporsi con forza alla decisione dei giudici. Si è
reso necessario l'intervento della forza
pubblica per evitare ulteriori problemi.
SANTA MARIA DEL CEDRO - L’assessore regionale all’Agricoltura ed alla forestazione, Michele Trematerra, sarà ospite, oggi pomeriggio, a partire dalle ore 16,
presso lo stabilimento della Cooperativa
del cedro. La visita, organizzata dal Consorzio di bonifica integrale dei bacini del
Tirreno cosentino, in collaborazione con
il Consorzio del cedro, rientra nelle manifestazioni, fortemente volute dal Commissario straordinario dello stesso ente
consortile, Davide Gravina, volte a sensibilizzare, l’opinione pubblica, su quella
che è l’importanza e la valenza del cedro.
Borgo San Marco a Cetraro
La piazza di Cetraro
Nuova scossa
al progetto
di CLELIA ROVALE
CETRARO - Anche il Circolo di Sinistra Democratica di Cetraro, dopo il Pd
della città, interviene duramente sui gravi ritardi
che stanno caratterizzando il progetto denominato
“Borgo San Marco 2010”,
sottolineando la necessità
di procedere alla indizione della gara d’appalto del
progetto originario, che,
come è noto, in origine,
prevedeva la riqualificazione urbana dell’abitato
di Cetraro Marina e, in
particolare, della vecchia
maglia urbana del Borgo
San Marco, nucleo storico
della Marina cetrarese.
“Dalla riunione di Sd tenutasi nei giorni scorsi - si
legge, infatti, in una nota è scaturita la necessità di
chiedere al sindaco di Cetraro, Giuseppe Aieta e
all’assessore
ai Lavori pubblici, Angelo
Aita, di dare vita all’esecuzione del progetto
di riqualificazione “Borgo
San
Marco
2010”.
L’assessore ai lavori pubblici aveva chiesto e ottenuto, dalle
forze politiche
di maggioranza, un periodo di tempo ragionevole per migliorare il progetto di riqualificazione,
ma, allo stato attuale, ancora nulla si è concretizzato.
Di conseguenza - continua, pertanto, la nota di
Sd - chiediamo al sindaco e
all’assessore ai Lavori
pubblici di espletare, senza esitazione alcuna, la
gara d’appalto per l’affidamento
dei
lavori
dell’originario progetto.
Sulla questione, si è recentemente espresso anche il Pd di Cetraro, forza
in seno alla maggioranza,
auspicando l’immediata
messa in opera del citato
progetto, posizione che
trova, ovviamente, Sd
d’accordo.
Su tale progetto - ricorda, poi, la nota di Sd - qualche anno fa, infatti, all’indomani della sua presentazione da parte dell’Amministrazione comunale
guidata dal sindaco Aieta,
l’allora consigliere comunale di Sinistra Democratica, Beniamino Iacovo,
insieme ai consiglieri Ciro Visca e Archimede Aita, in un’ottica di opposizione costruttiva, presentarono un’interrogazione
il cui senso e scopo era
quello di verificare la concreta
determinazione
dell’Amministrazione a
dare un volto nuovo alla
Marina di Cetraro, facendo trionfare l’interesse
pubblico sui, pur legittimi, ma necessariamente
soccombenti interessi privati.
La volontà dell’Amministrazione fu, successivamente a quella iniziativa, formalizzata in una dichiarazione di pubblica
utilità, avverso la quale i
privati proposero ricorso
al Tar, che però diede loro
torto e ragione invece, al
Comune di Cetraro. Era il 20
gennaio
del
2010 e il nostro
movimento
chiese nuovamente e pubblicamente
all’Amministrazione comunale di procedere speditamente
all’espletamento delle gare d’appalto e all’inizio dei
lavori.
Sono già passati quasi
due anni da allora - conclude, pertanto, la nota di
Sd – e, mentre si aspetta
inutilmente non si sa bene
che cosa, i cetraresi stanno già pagando le rate del
mutuo a suo tempo acceso
dal Comune per la realizzazione di quell’opera,
che oggi, oltretutto, costa
certamente di più di quanto è stato allora preso a
mutuo.
Questa situazione di inspiegabile impasse, foriera anche di danno alle casse comunali, è, quindi, intollerabile, ragion per cui
Sinistra
Democratica
plaude all’iniziativa del
Pd e si unisce al suo appello, affinché l’Amministrazione comunale dia finalmente seguito all’attuazione concreta del progetto originario di riqualificazione, che i Cetraresi attendono ormai da troppo
tempo”.
Dopo il Pd
interviene
il gruppo
di Sinistra
Democratica
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34 Cosenza
Provincia
Mercoledì 14 dicembre 2011
Strongoli. L’accusa era quella di aver negato una concessione alla sorella dell’attuale primo cittadino
Assolti otto imputati “eccellenti”
L’ex sindaco, l’ex commissione edilizia e un dirigente scagionati da vari reati
di ANTONIO ANASTASI
STRONGOLI - Tutti assolti
perché il fatto non sussiste.
L'ex sindaco di Strongoli
Amedeo Codispoti, ex componenti della commissione edilizia comunale ed ex responsabile dell'ufficio tecnico. In
tutto otto persone, scagionate da accuse di abuso d'ufficio, omissione d'atti d'ufficio,
tentata concussione, tentata
estorsione e falso che venivano loro contestate a vario titolo.
La vicenda è complessa. I
protagonisti sono molti. Proviamo a riepilogare i fatti. Imputati di abuso d'ufficio erano Amedeo Codispoti, di 48
anni, Vincenzo Catanzaro, di
50, Carino Brasacchio, di 59,
Francesco Apa, di 35, Alfonso Perri, di 41, Marcellino Cinefra, di 46, Antonio Mittica,
di 45, Giuseppe Marasco, di
40. Gli imputati, nelle rispettive qualità di componenti
della commissione edilizia e
Marasco quale dirigente dell'ufficio tecnico, in violazione
della normativa urbanistica,
erano accusati di aver arrecato un danno ingiusto a Sonia
Arrighi, sorella di Luigi, attuale sindaco ma primo cittadino anche in una consiliatura precedente a quella in cui
era in carica Codispoti, per il
mancato rilascio di una concessione edilizia negato per
l'eccessiva sporgenza di balconi. Brasacchio era accusato anche di tentata concussione poiché, quale presidente
della commissione edilizia e
titolare di uno studio tecnico,
si sarebbe reso compartecipe
degli illegittimi rifiuti “consigliando” alla Arrighi di
cambiare tecnico. L'omissione di atti d'ufficio era contestata a Codispoti che avrebbe
omesso di ottemperare alla
richiesta dei pareri fatta dal
progettista Vincenzo Lucente, il tecnico di fiducia della
Arrighi, e non avrebbe esposto le ragioni del ritardo. Tentata concussione e concussione erano le accuse contestate anche a Brasacchio, Ma-
L’ex sindaco Codispoti e, a lato, l’avvocato Gangale
rasco e Codispoti poiché
avrebbero “consigliato” a
Gaetano Colombraro, legale
rappresentante della Aluplast Park Tourist srl, di cambiare progettistae conferirel'incarico allo stesso Brasacchio.
Colombraro sarebbe stato indotto a conferire l'incarico a
Brasacchio che per le prestazioni percepì dieci milioni di
ex lire. Lo stesso Brasacchio
doveva rispondere anche di
tentata estorsione e avrebbe
falsificato la firma apposta a
nome di Colombraro in calce
al progetto relativo a un capannone della Aluplast.
La tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Vittorio
Gangale (che difendeva buona parte degli imputati), Eugenia Perri, Domenico Sirianni, Antonio Sciarrotta,
Vincenzo Ioppoli, era volta a
rinunciare alla dichiarazione di estinzione del reato, sebbene alcuni reati - i fatti risalgono a un periodo compreso
tra il 2002 e il 2003 - e a ottenere un'assoluzione nel merito.
Una tesi che, evidentemente,
è stata accolta in toto dal Tribunale penale di Crotone,
presieduto da Bianca Maria
Todaro. In particolare, la difesa ha rilevato che da alcune
perizie risultava che i progetti non erano conformi alle
norme urbanistiche e che il
cambio di tecnici era da ricondurre al fatto che alcune delle
parti lese si rivolgevano alle
persone che, secondo una loro convinzione, potevano
avere influenza nella realizzazione di opere. L'assoluzione di Codispoti dopo un lungo
calvario giudiziario giunge,
però, tardivamente secondo
il suo legale. «Il fatto di essere
imputato per reati contro la
pubblica amministrazione ha detto l'avvocato Vangale gli ha impedito, per questioni
di incompatibilità o ineleggibilità, di ricandidarsi».
BREVI
CIRÒ
BELVEDERE SPINELLO
Il questionario del Pd
Lavori al torrente Pero
IL CIRCOLO del Pd ha reso noto che il
prossimo 17 dicembre, nella sede cittadina del partito, alle 17.30 si terranno le operazioni di rilevamento
delle opinioni dei cittadini espresse
attraverso la compilazione dei questionari della campagna d’ascolto
“Decidi tu il futuro” distribuiti nei
giorni scorsi nell’intero territorio cirotano. Le proposte saranno lette nella sede del Pd alla presenza della
stampa. Lo ha reso noto il segretario
del circolo del Pd di Cirò, Francesco
Marino. (g. d. f.)
BELVEDERE SPINELLO - L'amministrazione provinciale di Crotone ha reso noto che sono stati appaltati i lavori
di espurgo del torrente «Pero». «Gli interventi, finanziati con fondi regionali
per un importo di 100.000 euro – si legge in un comunicato – hanno come finalità la messa in sicurezza idraulica,
l’espurgo e il ripristino dell’officiosità
idraulica del Torrente Pero affluente
in sinistra del Fiume Neto. Si tratta sostanzialmente della pulizia dell’alveo
dalla vegetazione infestante e dagli accumuli di materiali limoso-argillosi».
La scopertura della targa
Cirò. Dibattito con De Grazia
Scoperta la targa
anti ’ndrangheta
di GIUSEPPE DE FINE
CIRÒ MARINA- In una sala
consiliare gremita, l’amministrazione comunale ha
scoperto la targa posta
all’ingresso della casa municipale con la scritta “Qui
la ndrangheta non entra”
inviata dalla presidenza
della Regione Francesco
Talarico, e dalla commissione antimafia Salvatore Magarò. Tra gli ospiti intervenuti il magistrato Romano
De Grazia il quale ha detto
che «non ci può essere legalità senza giustizia e senza
solidarietà. Oggi la ndrangheta ha acquisito arroganza perché le istituzioni giudiziarie nel Sud non hanno
risposto in maniera immediata - basta con la legalità
declamata». Parole forti sono state pronunciate dal
parroco don Pasquale Aceto
il quale pubblicamente denunciava che a Cirò Marina
molte attività oneste stanno
chiudendo e altre disoneste
stanno invece aprendo. “La
politica ha detto il parroco non interessa al mafioso, gli
interessa invece solo l’appoggio che può ricevere, per
questo dico che non solo qui
la ndrangheta non entra ma
non deve nemmeno uscire.
Con la ‘ndrangheta non si
campa - prosegue don Pasquale - non ci sarà futuro se
non c’è uguaglianza, i malavitosi creano un sistema che
fa crescere alcuni e morire
altri. Il sindaco Roberto Siciliani nelsuo interventoha
sottolineato che «ognuno di
noi è chiamato a fare la propria parte nella lotta contro
la criminalità organizzata.
E’ rilevante - prosegue - anche l’impegno della prefettura relativamente alle sue
competenze in materia di
beni confiscati alla mafia.
Noi che viviamo e operiamo
in questo territorio sappiamo tutti che la ndrangheta
esiste, è radicata, fa di tutto
per imporre leproprie regole ed è seminatrice di morte,
lutti, prepotenze e sottosviluppo».
Cirò M. Tema centrale l’educazione alla legalità Melissa. Cerimonia per il compianto ex preside
A convegno con Libera
Plesso scolastico
sui beni confiscati
intitolato a Del Gaudio
di TIZIANA SELVAGGI
CIRO’ MARINA - Cosa vuol dire restituire alla società civile i
beni confiscati alle mafie, è
stato questo l’argomento del
convegno “Lavoro e legalità –
dai beni confiscati alle mafie
opportunità per il nostro territorio”, tenutosi ieri a Palazzo Porti e organizzato dal presidio “Libera” della comunità
di Cirò Marina. Un dibattito
che ha evidenziato la consapevolezza che seppure non si vede la meta, intesa come fine
della criminalità organizzata,
è però corretto il cammino intrapreso. Un cammino fatto di
concretezze e di educazione alla legalità. E parlando di educazione alla legalità il sindaco
di Cirò Marina Roberto Siciliani, ha riconosciuto a Libera il
merito di aver portato una rivoluzione culturale, «fondamentale per vincere l’illegalità». Il sindaco di Cirò, Mario
Caruso ha invece parlato
dell’importanza del lavoro sinergico con il quale «più che
confiscare i beni sono stati restituiti alla voglia di riscatto
dei cittadini». Ha portato la
sua esperienza, in merito alla
gestione e riutilizzo dei beni
dato che è «l’uso sociale dei beni confiscati a costituire la
lotta quotidiana al
fenomeno mafioso ».
Il prefetto Panico
ha poi proposto la riflessione sulla lettera di uno dei tanti ragazzi che hanno lasciato la Calabria e
per quanto nelle parole si leggeva lo
sconforto di chi è costretto ad arrendersi. «Esiste un grimaldello - ha detto
Panico - per forzare il
domino
della
Da sinistra: Mazzotta, Panico e Graziani
‘ndrangheta ed è
confiscati, la sindaco di Isola combattere quel prestigio soCapo Rizzuto Carolina Gira- ciale che loro mutano in console che ha voluto anche ricor- senso politico». Ha ricordato
dare il sindaco di Mesoraca invece gli sforzi delle istituzioArmando Foresta vittima di ni nella lotta alla criminalità il
un atto intimidatorio. «C’è procuratore Mazzotta, finauno Stato solido» ha detto don lizzati a «far crescere la fiduPasquale della parrocchia di cia dei cittadininelle istituzioSan Cataldo riferendosi ni, perché la battaglia contro
all’impegno nella lotta alla la ‘ndrangheta si vince affiancriminalità del prefetto Vin- cando le istituzioni». Le concenzo Panico e del procurato- clusioni sono state affidate a
re della Repubblicadi Crotone monsignor Domenico GraziaRaffaele Mazzotta. Mentre ni vescovodi Crotone.La seraDavide Pati, della presidenza ta si è conclusa con la “festa del
nazionaledi “Libera”ha ricor- Grano di Santa Lucia”.
MELISSA - Porterà il nome di
Giuseppe Del Gaudio il plesso
diMelissa dellascuolamaterna, elementare e media
“Gionvanni XXIII” nella quale ha insegnato e svolto l’attività di dirigente. Il plesso ieri
è stato dedicato al preside Del
Gaudio durante una cerimonia organizzata dalla maestra Caterina Tascione. Una
scelta con la quale la scuola,
rappresentata dalla dirigente Maria Caligiuri, ha voluto
ricordare il maestro Del Gaudio, ma anche un modo per
Melissa di rendere omaggio
ad un intellettuale appassionato. Giuseppe Del Gaudio si
era dedicato all’insegnamentoper annifacendosiricordare per il suo rigore e la sua disponibilità a lavorare per fare
emergere le qualità dei suoi
studenti; ma era anche un artista in grado di spaziare con
grazia tra la poesia e la pittura. All’artista ha riservato il
suo intervento il professor
Anton Nika Berisha docente
del dipartimento di Albanologia dell’Unical di Cosenza. Il
docente ha definito Del Gaudio «un grande poeta che aveva compreso il valore delle parole e imparato ad arricchire
sentimenti. «La crisi, l’illegalità, la bassezza morale, partono dal disamore – ha
detto Murgi – chi
ama la propria cultura e la propria terra come faceva il
preside Del Gaudio
non può che averne
cura». E l’amore verso Melissa è stato
evidente in un canto
dedicato ai Melissesi scritto dal preside
ed eseguito dai ragazzi della classe di
musica. Affettuoso
Da sinistra: Calizzi, Berisha, Tascione e Murgi è stato invece il pensiero che gli hanno
la virtù interna degli uomini dedicato gli ex colleghi Miattraverso l’arte». Ha poi con- chele Calizzi e Giovino Iantinuato parlando dell’affetto notta. La cerimonia si è conriservato dal preside alla cul- clusa con la scopertura della
tura Arbëreshë; lui nato nel targa preparata dall’ammipaese albanofono di San Nico- nistrazione comunale.
Neiprossimi giornianchei
la nel 1921, aveva amato con
trasporto la sua cultura di plessi della scuola materna e
originetantoda crearela“Le- delle scuole medie ed elemenga degli scrittori e artisti al- tari di torre Melissa avranno
banesi d’Italia”. Non fu mino- un nome, saranno infatti intire l’amore verso il paese di tolate alle maestre Angela Geadozione, Melissa, come ha ri- racitano e Carmelina Pistoia
cordato il sindaco Gino Mur- decedute nel 1989 durante
gi, sottolineando la necessità un incidente ferroviario.
di prendere ad esempio certi
t. s.
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40 Crotone
21
Mercoledì 14 dicembre 2011
REDAZIONE: corso V. Emanuele III, 58 - Vibo Valentia - Tel. 0963/471595- Fax 472059 -E-mail: [email protected]
Palazzo Luigi Razza
Tentato omicidio
Perizia psichiatrica
per i fratelli Pileggi
In fase di ultimazione
la nuova ala del Comune
a pagina 22
La nuova ala del Comune
Il palazzo di giustizia
a pagina 24
Golden house. Sul Piano Versace 2: «Non riconducibile a situazioni di rischio alluvionale»
Differenze tra le due perizie
Rilevate da Domenico Basile, teste portato dalla difesa di Naso e La Bella
di GIANLUCA PRESTIA
INIZIATE le deposizioni dei
testi a discarico nel processo
Golden House. Il primo a salire sul banco dei testimoni
l'ingegnere Domenico Antonio Basile, portato dalla difesa di Naso e La Bella, nella
persona dell'avvocato Gaetano Pacenza. Un'udienza durata circa un'ora caratterizzata da numerosi aspetti e riferimenti di natura tecnica
in quanto il professionista ha
riferito in aula sulla consulenza a sua firma, una copia
della quale è stata depositata
agli atti.
Basile, nello
specifico, ha riferito di essersi occupato di studiare le perizie di
parte della pubblica accusa con
particolare riferimento
agli
aspetti giuridici e
amministrativi legati alla
procedura a rischio idraulico
(Perizia della consulente Sette) e agli aspetti Idrologici
(Consulenza MarchionneFrega) in riferimento al piano Versace. Ha aggiunto, rispondendo alle domande del
legale Pacenza, di aver esaminato il Piano Versace 1 e la
perizia redatta dal professor
Claps rilevando «discordanze trale duesulle conclusioni
tecniche». In particolare la
prima riportava che quel 3
luglio 2006 la quantità d'acqua cadutaera paria 150metri cubici al secondo mentre
la seconda il dato si attestava
sui 90. Ha, poi, fatto riferimento al coefficiente “CN”
che doveva essere applicato
al bacino oggetto dell'evento
meteorico, evidenziando, anche in questo caso la presenza di discordanze tra le due
perizie. «Versace - ha affermato - usa indistintamente il
valore di 90 il che starebbe a
significare che tutto il terreno di Vibo sarebbe impermeabilizzato. Claps, invece,
150, ma ha proceduto alla
suddivisione del terreno in
più zone con coefficienti variabili a seconda della porzione in esame. In questo caso ha
eseguito un'analisi maggiormente dettagliata». Basile ha, successivamente, dichiarato che nel momento in
cui è stato eseguito il Piano di assetto idrogeologico, i tecnici dell'Autorità di bacino
regionale
«hanno attestato
delle base di rischio sul torrente
Sant'Anna»,
quello che la mattina di 5 anni fa era esondato maggiormente, aggiungendo, in risposta ad una domanda del
pm Mario Spagnuolo, di non
essersi, comunque, mai occupato del Pai in un «ruolo
professionale. Avevo elaborato - ha riferito ulteriormente - un progetto sperimentale
di monitoraggio aste fluviali
del territorio vibonese fino al
2005 (allorquando ricopriva
la carica di assessore Regionale all'Ambiente sotto la
giunta Chiaravalloti, ndr),
ma il successivoesecutivo regionale non ha più dato prosecuzione al progetto».
In risposta ad una domanda dell'avvocato Antonello
Fuscà, Domenico Basile ha
Il processo
riprenderà
a gennaio
L’INTERVENTO
Giovane
soccorso
dai vigili
del fuoco
Una delle due palazzine sequestrate ed oggetto dell’inchiesta
affermato che il Piano Versace 2 (sulla ripresa produttiva
delle zone colpite dal nubifragio) «con l'alluvione non c'entra nulla; non è riconducibile
a situazioni di rischio alluvionale perché i documenti
posti a fondamentosono tre e
tutti antecedenti al 3 luglio
2006».
Il tribunale collegiale (presidente Cristina De Luca, a latere i giudici Manuela Gallo e
Alessandro Piscitelli), infine, ha dovuto cambiare la data dell'udienza in programma per oggi per l'impossibilità di chiamare a deporre gli
altri testimoni a discarico. E
così il processo riprenderà
con l'anno nuovo e si celebrerà e quasi certamente concluderà nel giro di 5 giorni: dal
10 al 14. Nello specifico, dopo
l'escussione dei testimoni (il
10), dall'11 al 14 sono previste la requisitoria del pubblico ministero, le arringhe dei
difensori e, infine, la sentenza. I quattro imputati accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, omissione d'atti d'ufficio, nonché violazione della
normativa in materia di tutela ambientale sono Francesco Mirabello, 34 anni (avvocato Pacienza); Pietro Naso,
58 anni (avvocati Domenico
Colaci e Domenico Silipo);
Gioele Paolo Pelaggi, 45 anni
(avvocato Antonio Galati);
Giacomo Consoli, 57 anni
(avvocati Antonello Fuscà e
Mario Di Fede). Una quinta
persona, Antonio La Gamba,
83 anni, è deceduto di recen-
INFILTRAZIONI MAFIOSE
Nardodipace, Consiglio sciolto
di SERGIO PELAIA
NARDODIPACE – Su proposta del Ministro dell’interno,
Anna Maria Cancellieri, ed
“in considerazione dei gravi
condizionamenti da parte
della criminalità organizzata riscontrati nelle istituzioni locali”, il Governo ha sciolto il Consiglio comunale di
Nardodipace. La notizia si è
diffusa ieri sera, quando al
termine della riunione del
Consiglio dei Ministri è stato
diramato il comunicato
stampa in cui, tra le altre cose, si annunciava lo scioglimento del Comune montano
e, per gli stessi fini, la proroga dello scioglimento del
La decisione assunta al termine
dell’ultimo Consiglio dei ministri
Consiglio comunale di Nicotera. A pochi mesi dalle elezioni, dunque, si conclude la
consiliatura che ha visto governare per più di 4 anni il
giovane sindaco Romano
Loielo, uscito vincente dalle
elezioni del 2007. Sono stati 4
anni burrascosi, non tanto
per la fisiologica dialettica
politica tra maggioranza e
opposizione, quanto, appunto, per le ombre che sono state
gettate sull’amministrazioneLoielo conl’inviodi 2Commissioni d’accesso agli atti
che hanno passato al setaccio
la vita amministrativa
dell’ente. Il prefetto Ennio
Mario Sodano, infatti, aveva
già nominato nel settembre
2008 una commissione d’accesso per verificare eventuali
condizionamenti di tipo mafioso. I lavori di questa prima
commissione si conclusero
dopo l’insediamento dell’attuale prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, che in base
ai riscontri della Commissione chiese al Viminale il commissariamento dell’ente. La
pratica però rimase sospesa a
Roma finché non arrivò l’archiviazione del procedimento da parte dell’allora ministro dell’Interno Maroni. Gli
esiti della maxioperazione
“Crimine”, però, che hanno
fatto luce sulla presenza della
‘ndrangheta anche a Nardodipace, hanno prodotto,
nell’aprile di quest’anno, il ritorno al Comune dell’organismo ispettivo. Ieri la conclusione, con lo scioglimento del
Consiglio comunale. Ora, per
avere l’ufficialità del provvedimento, c’è da attendere solo
la controfirma del Presidente
della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
te. Era difeso dall'avvocato
Gaetano Scalamogna.
Le contestazioni agli imputati sono basate sul fatto
che sull'area dell'ex Gaslini
di Vibo Marina, nel complesso denominato “Santa Venere”, e per il complesso “Le Marinate” a Bivona, sarebbero
state rilasciate autorizzazioni a costruire in aree a grave
rischio idrogeologico, con le
licenze rilasciate ancor prima delle ordinanze emesse
per l'alluvione. L'inchiesta si
concluse il 5 febbraio 2009
quando la Gdf pose sotto sequestro le strutture in corso
di realizzazione e due capannoni di cui era prevista la demolizione e successiva ricostruzione ad uso uffici e attività commerciali.
I VIGILI del fuoco del comando provinciale sono
stati impegnati, ieri mattina, alle 5,50 in un intervento di soccorso. Verso
quell’ora è pervenuta
presso la centrale operativa del 115 la richiesta
per un incidente stradale
sulla Statale 18 nel territorio del comune di Ionadi dove, a seguito di un
frontale tra due autovetture, il conducente di una
delle due, un giovane di
18 anni, è rimasto incastrato tra le lamiere. Il
pronto intervento della
seconda squadra della
sede centrale ha consentito di estrarre la persona
ferita dalla lamiere, attraverso il taglio delle
stesse con i gruppi in dotazione. La stessa è stata
trasportata dal personale del 118 al locale ospedale dove è stata sottoposta ad una serie di accertamenti
da
parte
dell’équipe guidata dal
dirigente Vincenzo Natale. I sanitari hanno
sciolto la prognosi che si
aggira sui 15 giorni salvo complicazioni.
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Vibo
Mercoledì 14 dicembre 2011
I tre fratelli accusati del tentato omicidio di Vincenza Martino avvenuto il 3 luglio di quest’anno
Perizia psichiatrica sui Pileggi
Il tribunale collegiale accoglie la richiesta presentata dal pm Santi Cutroneo
di GIANLUCA PRESTIA
Il pubblico ministero aveva chiesto 5 anni
SECONDA udienza, ieri mattina davanti al tribunale collegiale, del processo per il
tentato omicidio della signora Vincenza Martino, che vede imputati tre fratelli, due
uomini ed una donna, Giuseppe, Nicola e Rosaria Pileggi, pensionati, di 72, 79 e 65
anni, tutti di San Nicola da
Crissa, vicini di casa della vittima, con la quale c’erano da
tempo forti dissidi, che si è costituita parte civile, unitamente a Gregorio e Maria Liliana Iori. I tre congiunti sono accusati, nello specifico, di
concorso in tentato omicidio
aggravato dai futili motivi e
resistenza e lesioni personali
nei confronti dei carabinieri.
Chiamati a deporre, ieri davanti al tribunale collegiale
(presidente Giancarlo Bianchi, a latere i giudici Manuela
Gallo e Alessandro Piscitelli)
tre testi dell'accusa rappresentata dal pubblico ministero Santi Cutroneo. Si tratta
dei due carabinieri Salvatore
Ioculano e Vito Mirra, i primi
ad accorrere sul posto dell'aggressione quel 3 luglio
2011. Ioculano ha riferito che
quella sera, intorno alle
19,30, si trovava con il collega impegnato in un servizio
di controllo del territorio
quando arrivati nei pressi di
via Birago hanno notato un
assembramento di persone.
«Ci siamo avvicinati - ha proseguito - e queste persone ci
hanno detto che lì vicino c'era
una donna che era stata aggreditae cheaseguito diquesto presentava fuoriuscite di
sangue. Pochi istanti dopo
abbiamo visto Giuseppe Pileggi che impugnava un coltello; abbiamo tentato di calmarlo dicedogli di consegnare il coltello, ma lui era esagitato e ha cercato di colpirmi
senza riuscirci. Poco dopo è
comparso NIcola Pileggi che
brandiva un bastone ci oltre
un metro di lunghezza per
mezzo del quale ha cercato di
colpire il mio collega Mirra,
anche in questo non riuscen-
Giuseppe Pileggi
Nicola Pileggi
Rosaria Pileggi
dovi». La situazione era particolarmente allarmante in
quanto erano presenti anche
dei bambini e «dovevamo impedire che degenerasse». I
due fratelli, comunque, erano stati bloccati, anche se a fatica dai due militari dell'Arma supportati in questo da alcune persone presenti sul posto. La vittima si trovava poco
distante "a terra. Si lamentava e piangeva per le ferite alla
schiena riportate nell'accoltellamento. C'era una dottoressa che ha provveduto a
soccorrerla.
Il pm ha chiesto l'assunzione dei verbali resi da Vincenza, Giuseppe; Palmiro e Emanuele, Rosa e Rita Martino,
Giuseppe Imeneo, Maria Liliana e Gregorio Iori. Richiesta accolta dal tribunale collegiale. Lo stesso organo, in accoglimento della richiesta
del pm Cutroneo, ha proceduto, infine, alla disposizione
della perizia psichiatrica che
dovrà stabilire la capacità di
intendere e di volere dei tre
imputati, ieri difesi d’ufficio
dall’avvocato Francesco Lione, nonché la loro pericolosità sociale. L'incarico sarà
conferito, nell'udienza del
prossimo 20 dicembre, al
consulente Gianfranco Romano.
Un giovane di 25 anni
Rinvenuti anche cibi scaduti in un agriturismo. Elevate sanzioni per 5000 euro
Non ha divulgato
materiale pornografico
Assolto Antonio Columbro
Non sarebbero gravi le condizioni degli occupanti. Il fatto a Serra
Scontro tra due automobili
ENNESIMO incidente stradale su via Giuseppe Maria Pisani, nel tratto della provinciale SS 110 che rappresenta la via d'accesso a Serra per quanti provengono dalla parte meridionale della provincia vibonese.
Questa volta, ad essere rimasti coinvolti
in un violento impatto, sono stati due automobilisti che, verso le 9 di ieri, a bordo di
una Fiat Punto e di una Mercedes, mentre
procedevano in direzione opposta, si sono
scontrati per cause ancora in corso di accertamento. Secondo una prima sommaria ricostruzione,la Mercedessarebbe statacentrata in pieno mentre era impegnata in una
manovra per svoltare a sinistra. La violenza dell'impatto avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie per entrambi gli automobilisti, uno dei quali è dovuto ricorrere
alle cure mediche. L'autista della Mercedes, infatti, lamentando un forte dolore ad
un ginocchio è stato soccorso da un equipaggio del 118 che lo ha trasportato all'ospedale San Bruno per gli accertamenti del
caso. All'origine dell'incidente, quasi certamente, la copiosa pioggia che ha limitato
non poco la visibilità contribuendo, nel contempo, a rendere viscida la sede stradale.
m. t.
IL pubblico ministero aveva chiesto Santi Cutroneo
aveva chiesto la condanna
a 3 anni e 31.000 euro che
sono arrivati a 5 anni e
35.000 euro in quanto veniva contestata la recidiva.
Il Tribunale lo ha, invece,
assolto, dall’accusa di divulgazione di materiale
pornografico, accogliendo
così quella che era stata la
richiesta della difesa.
Assolto “perché il fatto
non sussiste”. Questa la
formula che il presidente
dell’organo
collegiale,
Giancarlo Bianchi (a latere
i giudici Manuela Gallo e
Alessandro Piscitelli) ha
letto al termine della camera di consiglio durata circa
una mezz’ora a chiusura
del processo di primo grado che vedeva imputato il
73enne di Vibo Antonio Columbro, tratto in arresto il
22 gennaio di quest’anno.
Ieri mattina, quindi, la
chiusura della fase dibattimentale con la requisitoria
del pubblico ministero
Santi Cutroneo al termine
della quale ha chiesto la
condanna dell’imputato
per i reati a lui ascritti. Successivamente è stata la volta degli interventi della difesa dell’uomo, nelle persone degli avvocati Francesco Lione e Michele Ciconte. Questi hanno fatto rilevare come non ci sia stata
divulgazione di materiale
pornografico in quanto lo
stesso non poteva definirsi
tale. Mancava, quindi, secondo quanto sostenuto
dai due legali, l’elemento
oggettivo del reato. Anche
ragione di ciò i due avvoca-
Il tribunale di Vibo
ti hanno chiesto l’assoluzione del loro cliente “perché il fatto non sussiste” o
“per non aver commesso il
fatto” e, in subordine, il minimo della pena e, in questo caso, la sostituzione
della detenzione in carcere
con quella meno afflittiva
dei domiciliari.
I fatti contestati si sono
verificati a Serra San Bruno. Antonio Columbro ra
accusato, nella sostanza,
di aver mostrato foto di carattere pornografico a due
15enni, scattando loro delle foto; in più, sempre secondo quanto riportato nel
capo di imputazione,
avrebbe distribuito, divulgato, diffuso e pubblicizzato materiale osé divulgando, al contempo, notizie ed
informazioni finalizzate
all’adescamento o allo
sfruttamento sessuale di
minori e, comunque,
avrebbe offerto loro materiale pornografico.
gl. p.
Rimesso il libertà
Ha aggredito
Evade
l’ex moglie
i domiciliari
Convalidato
Arrestato
l’arresto
un giovane Sicurezza alimentare: operazione del Corpo forestale dello Stato
Sequestrati 1000 litri di latte
STAVA
tranquillamente
guidando per le strade di Stefanaconi come un normalissimo cittadino quando una
pattuglia del Norm della
Compagnia Carabinieri di
Vibo Valentia, coordinata
dal tenente Marco Califano,
lo ha riconosciuto e gli ha intimato l’alt.
Lui, Francesco Lo Preiato,
operaio dell’86 da tempo agli
arresti domiciliari, ha subito
detto ai Carabinieri di essere
autorizzato ad uscire di casa,
sperando forse che nessuno
avrebbe approfondito. Ma
gli uomini dell’Arma hanno
deciso di vederci chiaro ed
hanno effettuato una serie di
verifiche incrociate scoprendo come l’uomo era si autorizzato ad uscire dal proprio
appartamento, ma in un orario diverso. Immediatamente sono così scattate le manette con l’accusa di evasione dagli arresti domiciliari.
I continui servizi di controllo del territorio e dei soggetti sottoposti a misure restrittive continuano quindi
a portare proficui risultati
evidenziando come l’attenzione della Benemerita sia alta e costante.
MAXI operazione del Corpo
Forestale dello Stato nel corso della quale sono stati sequestrati 1000 litri di latte in
un caseificio e cibi scaduti in
un agriturismo, con l’elevazione di sanzioni per 5000
euro.
Il latte sequestrato. Ad
agire sono stati gli uomini
della Stazione di Spilinga
che hanno rinvenuto la sostanza di dubbia provenienza all’interno di un caseificio
ubicato nel comune di Nicotera. Il provvedimento, eseguito in sinergia con il personale medico dell’Unità
operativa
veterinaria
dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo, è scattato al
termine di un’ispezione nel
corso della quale sono stati
controllati il laboratorio di
trasformazione, le celle frigorifere ed i locali di stoccaggio delle materie prime, utilizzate dall’azienda per la
produzione dei prodotti lattiero caseari. Proprio all’interno di una cisterna refrigerata in acciaio inox, è stato
rinvenuto il quantitativo di
latte che, dall’esame della documentazione in possesso al
titolare, è risultato privo del-
La cisterna contenente il latte sequestrata dal Cfs
la prescritta certificazione di
provenienza, in violazione
delle vigenti norme sulla rintracciabilità dei prodotti alimentari, previste dai regolamenti della Comunità Europea. Il titolare del caseificio,
oltre ad essere stato sanzionato per la mancata attivazione di un idoneo sistema di
rintracciabilità alimentare,
è stato obbligato ad eseguire
l’immediato processo di pastorizzazione
dell’intera
quantità di latte e la sua trasformazione in formaggi
con periodo di maturazione
superiore a sessanta giorni.
Tale prescrizione sanitaria è
stata adottata al fine di compiere una successiva fase di
campionamento ed analisi
sul prodotto trasformato,
per la valutazione dei parametri relativi all’eventuale
presenza di enterobatteri
quali la salmonella o la brucella, spesso causa di gravi
infezioni nell’uomo. I militari del Cfs inoltre approfondendo le indagini, sono riusciti ad identificare anche la
persona o cheaveva effettuato il trasporto della partita di
latte sequestrata, alla quale è
stata elevata una sanzione
amministrativa pari a 2000
euro, per irregolarità nella
compilazione dell’apposito
registro di trasporto.
Il cibo scaduto. Nel corso
della stessa operazione è stata ispezionata un’azienda
agrituristica ubicata nel
comprensorio di Monte Poro, nella quale sempre gli
agenti del Cfs di Spilinga,
con l’ausilio del personale
medico veterinario dell’Asp,
hanno rinvenuto alcune
confezioni di alimenti preconfezionati surgelati che
presentavano il termine minimo di conservazione superato da più di due anni.
All’interno di un banco frigorifero, sono stati ritrovati
cosce di rana provenienti dal
Vietnam, fagiani provenienti dalla Gran Bretagna e preparati per risotto di mare che
sono stati immediatamente
sottoposti a sequestro sanitario ed avviati alla distruzione tramite conferimento
a ditta specializzata per lo
smaltimento.
gl. p.
È STATO rimesso in libertà
nella mattinata di ieri, Salvatore Pasquino, il 35enne,
originario di Mongiana,
protagonista, sabato scorso,
di un'aggressione ai danni
dell'ex moglie. Arrestato,
nella cittadina della Certosa,
dagli agenti del locale commissariato di P.S. guidato
dal commissario capo Domenico Avallone con l'accusa di danneggiamento aggravato, minacce e porto di
armi atte ad offendere, l'uomo è stato scarcerato dopo
che il provvedimento è stato
convalidato. In attesa dell'inizio del processo fissato per
il mese di marzo del 2012, il
presidente del tribunale di
Vibo, Giancarlo Bianchi, ha
accolto integralmente le richieste dall'avvocato di parte, Raffaele Masciari. Rigettate, quindi, le richieste del
pm Michele Sirgiovanni che
aveva chiesto l'applicazione
della misura cautelare in
carcere, Pasquino è stato immediatamente rimesso in libertà e sottoposto all'obbligo
di dimora a Mongiana. L’uomo potrà recarsi sul luogo di
lavoro a Sorianello.
m. t.
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24 Vibo
Mercoledì 14 dicembre 2011
Tra le novità in programma una sezione dedicata all’indimenticato maestro. L’evento inizierà domani
Lìmen Arte nel segno di Rotella
La Camera di Commercio presenta la III edizione della rassegna contemporanea
HA preso il via la terza edizione del Premio Internazionale
Lìmen Arte. Domani pomeriggio alle ore17,00 la mostra
d'arte contemporanea proposta dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia per lanciare un'immagine positiva della
città, della provincia e dell'intera regione, aprirà i battenti
ancora una volta nello storico
Palazzo Enrico Gagliardi. nel
centro storico della Città.
La presentazione dell’evento è avvenuta ieri mattina nei
locali della Camera di Commercio alla presenza dal commissario dell'Ente Michele Lico, dal direttore artistico del
premio Giorgio Di Genova,
dall'assessore regionale alle
Attività produttive Antonio
Stefano Caridi, dall'assessore
comunale al Turismo Pasquale La Gamba, dal notaio Rocco
Guglielmo presidente della
Fondazione Mimmo Rotella e
da Rosanna Caputo per la Soprintendenza ai Beni Storici
artistici e etnoantropologici
della Calabria.
Il premio, sotto la collaudata direzione artistica di Di Genova, forte del successo e dei
consensi delle due annualità
precedenti, cresce ancora, anche quest'anno, ampliando la
partnership, il numero degli
artisti partecipanti, gli spazi
espositivi e i settori che caratterizzano la mostra, per un'offerta sempre più varia, interessante e attrattiva.
In questa edizione, infatti,
rispetto alle 93 dell'anno precedente, saranno 110 le opere
in rassegna; passano, poi, da
cinque a sette le sezioni in cui è
organizzata la mostra che
quest'anno, occuperà ben due
piani di Palazzo Gagliardi. La
sua strutturazione presenta
ancora una sezione a tema, dedicata in questa edizione a Lettering, scrittura e immagine;
confermate, poi, le consuete
sezioni Artisti italiani, Artisti
stranieri, Scultura; Artisti
emergenti; a queste si aggiungono due importanti novità: una sezione per le Giovani promesse calabresi - che
presenta una selezione di studenti delle Accademie d'Arte
di Catanzaro e Reggio Calabria - e un’eccezionale sezione omaggio a Mimmo Rotella,
con una selezione di 20 pregiate opere del grande maestro calabrese, con testo critico della Prof.ssa Teodolinda
Coltellaro, ottenute grazie alla disponibilità e alla sapiente
regia della Fondazione Mimmo Rotella e del suo presidente Rocco Guglielmo che ha arricchito, con la sua presenza
la rete delle collaborazioni di
cui Limen Arte si avvale.
«Il Premio - ha sottolineato
Lico - si conferma prestigioso
veicolo culturale per promuovere le positività e l'economia
della nostra città e dell'intera
regione; un premio che diventa sempre più internazionale
con opere provenienti da diversi paesi e continenti, ma
anche più ricco di espressioni
di un'arte contemporanea
straordinaria e intrigante nel
suo modo di comunicare sensazioni ed emozioni. Limen
Arte, anche quest'anno, si
conferma laboratorio di idee e
di sperimentazioni per potenziare l'offerta culturale, sociale ed economica del territorio,
partendo proprio dalla comune contemporaneità; un percorso che attraversa “le soglie” del passato del presente,
del futuro, tra il mito indimenticabile di Rotella e gli artisti
nazionali ed internazionali di
questa epoca, con uno spaccato interessante sulle promesse dell'arte moderna calabrese, che vogliamo, anche così,
possano trovare sempre più
affermazione nei più importanti circuiti di settore».
Per l’assessore Caridi «Limen Arte è un evento prestigioso per tutta la Calabria. La
Camera di Commercio di Vibo
con questo appuntamento ormai consolidato e di successo
La conferenza stampa di presentazione del premio internazionale
ha dato e dà prova di lungimiranza e di grande e lodevole
capacità organizzativa. È su
questi progetti che dobbiamo
contare per rinvigorire la nostra proposta culturale, per
dare dinamicità alla nostra
economia, per proiettare
un'immagine della nostra ter-
ra moderna e competitiva».
Il notaio Guglielmo si è soffermato sull'opportunità offerta da Limen Arte di presentareunasintesi delleoperedel
Maestro Rotella. Questo ha,
per noi, un grande valore,
considerato che il maestro
spessoha trovatopropriofuo-
ri dalla sua terra maggiori
momenti di considerazione e
celebrazione. La Camera di
Commercio, con la proposta
della sezione omaggio a Mimmo Rotella, ha colto il senso
della contemporaneità del valore di un grande artista che
tutto il mondo riconosce tale e
che così, anche i calabresi,
avranno buona occasione di
apprezzare».
L'incontro è stato concluso
dal direttore artistico del premio che ha intrattenuto i presenti sugli aspetti più tecnici
del premio ma anche con interessanti considerazioni sull'arte. «Da tempo sono solito
sottolineare - ha detto il prof.
Di Genova - che dell'arte contemporanea i più conoscono
solo la punta dell'iceberg, nella quale, purtroppo, non tutti i
nomi, piuttosto noti, sono artisti autentici, nonostante il
mercato li avalli come tali. Ecco, penso che i dipinti, le sculture, le installazioni, e gli ambienti proposti con Limen Arte potranno contribuire a far
emergere una parte dei nove
decimi sommersi dell'iceberg
dell'arte contemporanea, e
questo è una grande cosa».
Nell'ambito del Premio Limen Arte anche quest'anno è
stato programmato il coinvolgimento del sistema scolastico con la lectio magistralis del
prof. Di Genova “La frantumazione del linguaggio nell'arte del '900” che si terrà oggi al liceo artistico “D. Colao”
di Vibo e in cui saranno particolarmente coinvolti gli studenti degli istituti scolastici
della provincia.
Nicola Finelli avrebbe aiutato l’esecutore materiale del colpo compiuto a febbraio
Condannato per rapina aggravata
Un giovane di Vibo Marina sconterà 3 anni e 8 mesi. Sentenza con il rito abbreviato
di DOMENICO MOBILIO
Nicola Finelli
TRE anni e otto mesi di reclusione
e mille euro di multa: questa la
condanna inflitta a Nicola Finelli
(30 anni), pescatore di Vibo Marina riconosciuto colpevole di concorso in rapina aggravata.
Il processo si è svolto col rito abbreviato davanti al gup Gabriella
Lupoli. L'accusa è stata sostenuta
dal pm Gabriella Di Lauro che aveva chiesto due anni e 8 mesi. Il giovane è stato difeso dagli avvocati
Giuseppe Di Renzo e Caterina Ferrari i quali si sono battuti per l'assoluzione del loro cliente che si è
sempre proclamato innocente.
L'accusa ha puntato sul fatto che
Nicola Finelli sarebbe stato l'autista che avrebbe accompagnato
con la sua auto (per la precisione
una Toyota Yaris) l'esecutore materiale della rapina. La circostanza risulterebbe da un video ripreso
dalle telecamere della tabaccheria
presa di mira.
Il filmato è stato proiettato nel
corso dell'udienza davanti al gup e
i difensori hanno poggiato la loro
difesa sul fatto che attraverso le
immagini non è mai stato possibile visionare la targa e quindi accertare che la vettura, guidata dal
complice del rapinatore, fosse
quella di Nicola Finelli.
Di parere contrario l'accusa che
ha evidenziato come alcune ammaccature riscontrate sull'auto
dell'imputato dimostrassero il
contrario.
La rapina la sera del 21 febbraio
2011 ai danni della tabaccheria
“Aloisio” di Vibo Marina quando,
poco prima dell'orario di chiusura, nel locale si presentava un giovane col viso coperto da un casco
che sotto la minaccia di una pistola si faceva consegnare l'incasso
della giornata, circa tremila euro.
Il malvivente sarebbe poi salito su
una Yaris che l'aspettava all'esterno con a bordo un complice.
Le indagini dei carabinieri della
stazione di Vibo Marina, agli ordini del maresciallo Riccardo Astorina e coordinati dal capitano Stefano Di Paolo, comandante della
Compagnia di Vibo Valentia, portarono con il tempo a stabilire, anche sulla scorta di una perizia di
ufficio, che la vettura fosse quella
di Nicola Finelli.
Raccolto il materiale probatorio
la Procura chiedeva ed otteneva
dal gip Lucia Monaco la emissione
di custodia cautelare in carcere
che veniva eseguita il 18 maggio
scorso. È da ritenere che sull'entità della pena abbia potuto incidere
in modo decisivo il fatto che Nicola
Finelli, sulla cui colpevolezza il
giudice Lupoli non ha avuto evidentemente dubbi, negando la sua
partecipazione alla rapina, abbia
voluto proteggere l'autore materiale della stessa.
Su tale circostanza sarà, pertanto, interessante leggere la sentenza quando questa sarà depositata
in cancelleria.
Il gip della Dda ha reiterato l’ordinanza di custodia cautelare per i componenti del clan
“Ragno”, restano in carcere i Soriano
di GIANLUCA PRESTIA
IL Giudice per le indagini
preliminari della Direzione
distrettuale antimafia di
Catanzaro, in sintonia con
il Gip del tribunale di Vibo
Valentia, Cristina De Luca,
ha reiterato l’ordinanza di
custodia cautelare in carcere nei confronti del clan Soriano di Pizzinni di Filandari, fermati dai carabinieri per associazione mafiosa, estorsione e minacce a
giornalisti e forze dell’ordine, danneggiamento. L’impalcatura accusatoria imbastita dalla procura della
Repubblica vibonese, pertanto, tiene. E tiene bene visto che rimangono in carcere tutte le persone coinvolte
nell’operazione denomina-
ta “Ragno” condotta dai carabinieri del Reparto Operativo, della Compagnia di
Vibo Valentia e della Stazione della città capoluogo: si
tratta di Leone Soriano,
considerato dagli inquirenti al vertice del clan, i
fratelli Carmelo e Gaetano,
e poi Carmelo e Giuseppe
Soriano, Graziella D’Ambrosio e Graziella Silipigni,
ed il giovane Antonio Carà.
Destinatari dell’ordinanza
anche Francesco Parrotta,
attualmente irreperibile, e
Fabio Buttafuoco che si era
consegnato ai militari
dell’Arma nei giorni successivi al blitz avvenuto la
mattina del 25 novembre
scorso.
Tutti accusati di associazione di tipo mafioso, estor-
sione, danneggiamento,
minaccia, incendio, detenzione e porto abusivo di armi e di esplosivi, aggravati
dalle modalità mafiose, ragion per la quale gli atti
erano stati inviati alla Distrettuale di Catanzaro.
L'indagine era partita
poco più di un anno fa, aveva consentito tramite intercettazioni telefoniche ed
ambientali di far emergere
tutto uno spaccato inquietante in un'area in cui insistono numerose aziende ed
un'area industriale che
non potevano suscitare gli
appetiti del clan. Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore della
Dda, Giampaolo Boninsegna, avevano messo in luce
il modus operandi della co-
sca che, oltre alle attività di
tipo estorsivo, metteva in
atto, secondo l’accusa anche le numerose intimidazioni a colpi d'arma da fuoco, di ordigni esplosivi, le
telefonate e le lettere minatorie indirizzate alle “prede”. Imprenditori, commercianti, politici, ma anche giornalisti ed esponenti della Benemerita.
Tutti erano soggetti alle
“attenzioni” dei Soriano
che cercavano, riuscendovi, di condizionare la vita di
un intero paese e di acquisire il controllo, anche indiretto, o la gestione, di attività economiche, in particolare di attività imprenditoriali nel campo dell'edilizia
e del movimento terra e simili.
La conferenza stampa dell’operazione “Ragno”
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26 Vibo
dal POLLINO
alloSTRETTO
calabria
ora
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 6
Prese a sassate la fidanzatina
Condannato a dieci anni
Durante l’udienza il nonno gli fa recapitare un coltello
REGGIO CALABRIA
Viene condannato a dieci
anni e dieci mesi di reclusione per tentato omicidio e,
contestualmente, il nonno
materno gli fa recapitare un
pacco con all’interno un coltello a serramanico con lama
da dieci centimetri. Ha dell’incredibile quanto accaduto nella giornata di ieri nell’aula del tribunale dei minori di via Marsala dove si stava celebrando il processo a
carico del diciassettenne A.
L., accusato di aver aggredito
a colpi di pietra la sua giovane fidanzatina nell’aprile
scorso, in località Cartiera di
Gallico.
Un fatto di cronaca che destò enorme scalpore proprio
per la violenza con cui il giovane si scagliò contro la ragazzina appena 13enne. Ma
oggi quel fatto trova una prima pronuncia giudiziaria –
peraltro pesantissima – con
una condanna da far impallidire anche il più abile scrittore di romanzi criminali.
Ma andiamo con ordine
cercando di ripercorrere
temporalmente i fatti accaduti nella mattinata di ieri.
All’inizio dell’udienza il pubblico ministero presso la Procura dei minori, Francesca
Stilla, ha effettuato una requisitoria molto articolata,
nel corso della quale ha ricostruito tutti i tratti salienti
della vicenda, effettuando
una precisa disamina delle
tappe che hanno condotto al
processo, con particolare riferimento alla giornata del
tentato omicidio. Al termine
del proprio intervento, il pm
Stilla ha chiesto una condanna a 9 anni di reclusione. Poi
è stata la volta della parte civile e della difesa e quindi
della camera di consiglio da
parte del Tribunale. Ma è
proprio durante una delle
pause del processo che è accaduto ciò che nessuno
avrebbe potuto prevedere. Il
nonno materno, infatti, persona dall’età piuttosto avanzata, ha portato un pacco all’interno del quale vi era una
giacca. Ha chiesto che il pacco potesse essere recapitato
al nipote minorenne. Ovviamente una simile richiesta
non poteva non trovare
un’attenta ispezione da parte
degli agenti deputati al controllo. Da qui è scaturita una
sorpresa che ha lasciato allibiti i presenti: nella tasca della giacca è stato rinvenuto un
coltello con una lama di ben siderazione tutte le ipotesi,
dieci centimetri. In sostanza, anche che l’arma potesse serquindi, il nonno aveva porta- vire per colpire qualcuno alto quel pacco con l’intento di l’interno dell’istituto penitenfar arrivare al nipote un’ar- ziario per minori dove il rama che poteva servire ad uno gazzo si trova rinchiuso. Da
scopo ancora non apparso quanto si apprende, infatti, il
chiaro. Secondo le testimo- giovane avrebbe avuto anche
nianze racnotevoli procolte, infatti,
blemi con gli
In passato
emerge qualaltri detenuti
il giovane
cosa di assai
poiché oginquietante:
avrebbe tentato getto spesso
il giovane A.
di aggressiodi suicidarsi
L. già in pasni e litigi.
in
carcere
sato avrebbe
Che quell’artentato in dima dovesse
verse circostanze di togliersi servire per difendersi da
la vita all’interno degli istitu- eventuali attacchi? È anche
ti in cui è stato recluso dopo questa una delle ipotesi al vaaver colpito a pietrate la fi- glio degli inquirenti. Quel che
danzatina. Alla luce di ciò, è certo è che tutto il contenuquanto accaduto appare an- to del pacco è stato posto sotcora più inspiegabile. Serve to sequestro e per il nonno
capire il motivo per il quale il materno di A. L. è scattata
nonno abbia deciso di far ar- immediatamente la denunrivare al nipote il coltello. Gli cia. Della sua vicenda si occuinquirenti prendono in con- perà ovviamente la procura
della Repubblica di Reggio
Calabria, guidata, per quanto
concerne i reati “ordinari”,
dal procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza.
Dopo il “fuori programma”
che ha creato non pochi problemi e tensioni all’interno
dell’aula, è arrivata la lettura
del dispositivo di sentenza di
primo grado e anche qui non
è mancata una sorpresa: il
collegio giudicante, infatti,
ha decretato la condanna del
17enne a dieci anni e dieci
mesi di prigione, ovvero una
decisione anche più pesante
rispetto alla richiesta del pm
Stilla (9 anni). Una pena pesantissima, ma che è addirittura passata in secondo piano dinnanzi all’incredibile
fatto accaduto pochi minuti
prima e che dovrà ancora essere chiarito nelle sue finalità ultime.
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
L’antico
mulino di
Cartiera di
Gallico, dove
i due ragazzi
erano andati
in motorino
per chiarire
alcune
questioni
sentimentali
Fu qui che il
17enne
aggredì la
sua ragazza
di 13 anni
l’aggressione
La lasciò in una pozza di sangue
Lei lottò per mesi tra la vita e la morte
Un
particolare
del luogo in
cui avvenne
l’aggressione
il 7 aprile
scorso
REGGIO CALABRIA Sono le prime ore
del pomeriggio del 7 aprile scorso quando A.
L., 17 anni, e la sua fidanzatina di 13 si recano nella località Cartiera di Gallico, zona piuttosto isolata, a pochi passi dalla nuova strada
che dovrà collegare la frazione a nord di Reggio Calabria con Gambarie, centro turistico
aspromontano. I due sono a bordo di un mo-
torino e si dirigono verso l’antico mulino, luo- Viene accertato lo sfondamento delle orbite,
go appartato per chiarire delle questioni sen- la mutilazione dei padiglioni auricolari, con
timentali. La discussione prende subito una conseguente possibile danneggiamento delpiega violenta. Dalle parole alle mani il pas- l’udito. La giovane entra subito in coma. Le
so è breve. All’improvviso, infatti, il 17enne speranze di rivederla sana e salva si assottiaggredisce la fidanzatina. Il giovane poi pren- gliano, ma poi arriva un quasi miracolo. I mede una pietra e la colpisce ripetutamente al dici, con enorme professionalità, la curano e
volto. La 13enne cade sul terreno in una poz- la ragazza subisce gli interventi necessari a
za di sangue. Secondo la ricostruzione, inol- ridurre le fratture e i danni riportati. Occortre, il giovane prende un’altra pietra più gran- rono diversi mesi, ma poi si riprende definide per occultarne il corpo o simulare una fra- tivamente e torna alla sua vita normale. Inizia anche a sognare di nuovo,
na e quindi un incidente. È lo
un futuro che riesca a dimenstesso ragazzo ad avviare un
Prima il coma
quanto avvenuto in
parente, spiegando di accorpoi gli interventi ticare
quel terribile pomeriggio.
rere subito poiché vi era una
Il suo ex fidanzatino, inveE finalmente
ragazza ferita al vecchio muce, inizia a girovagare fra dilino.
il
ritorno
a
una
versi istituti per minori dove
La polizia arriva in un batvita normale
le difficoltà non mancano. Il
ter d’occhio e subito s’intui17enne, tra l’altro, venne susce la gravità della situazione. L’ambulanza del 118 giunge dopo pochi bito dipinto come un ragazzo con enormi prominuti. È una lotta contro il tempo, visto che blemi di natura personale già prima del fatto
le condizioni della giovane sono a dir poco di- di sangue. Si arriva al processo, con una consperate. Il suo fidanzatino, nel frattempo, in danna pesantissima a 10 anni e 10 mesi di
preda al panico fugge e si avventura nelle prigione. Un periodo lunghissimo che dovrà
campagne di Gallico superiore. È una decisio- servire a provare a far reinserire il ragazzo
ne destinata a durare poco tempo. Il ragazzo, nella società civile. Ma rimane lo sgomento
infatti, si consegna nelle mani della polizia. per un fatto che ha dell’incredibile e che ha
Passano pochi giorni e il giovane confessa coinvolto tutta la comunità di Santa Domeniquanto commesso nei confronti della sua gio- ca, zona d’origine dei due ragazzi. È in quel
piccolo quartiere che in tanti hanno pregato
vane fidanzata.
Le condizioni della 13enne, però, non mi- per la guarigione della giovanissima vittima,
gliorano e permangono, per lungo tempo, as- una invocazione unanime diventata presto
sai critiche. I medici lavorano alacremente una insperata realtà.
cons. min.
per evitare dei danni cerebrali permanenti.
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calabria
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Aste, clan e giudici
Un pentito
pronto a parlare
L’uomo sarebbe deciso a rivelare
un sistema inquinato al tribunale di Reggio
REGGIO CALABRIA geva soggetti vicini alle cosche di ’ndrangheta con la connivenza di giudici e dipendenti
La longa manus della ’ndrangheta nel si- degli uffici giudiziari. Il collaboratore di giustema degli acquisti all’asta degli immobili pi- stizia avrebbe lui stesso portato a termine algnorati a Reggio Calabria? Potrebbe esserci cune operazioni agli inizi degli anni Duemila.
questo e altro nelle scottanti
Non da cittadino incensurato
rivelazioni che un collaborao insospettabile. Tutt’altro.
tore di giustizia sarebbe pronGià all’epoca aveva avuto
le dichiarazioni
to a fare. In uno scenario giuqualche guaio con la giustizia
ed era stato sottoposto a midiziario già complesso nella
e “infinito”
sure di prevenzione personacittà dello Stretto dopo l’opeCi
sarebbe
un
le.
razione “Infinito”, il marciulegame con
Dunque chi doveva conme da scoprire riserverebbe
trollare chi accedeva alle aste
ancora eclatanti novità. Il
l’inchiesta della
lo faceva? Tante cose
pentito si è reso disponibile a
Dda di Milano che non
strane sarebbero successe neessere sentito su strani fatti
gli uffici del Tribunale esecuche negli anni scorsi sarebbeha colpito tra gli
zione immobiliare e fallimenro accaduti al Tribunale esealtri due giudici
cuzione immobiliare e fallitare di Reggio Calabria. Il colmentare di Reggio Calabria.
laboratore non solo ne è sicuVicende di cui lui stesso saro ma sarebbe testimone di
rebbe stato protagonista e che sarebbero pro- quanto accadeva. Ora è pronto a vuotare il
vati da decine e decine di documenti che è sacco.
La richiesta di essere ascoltato dai magipronto a mostrare agli inquirenti.
Secondo quanto appreso, sarebbe deciso a strati della Dda di Reggio Calabria è già stata
rivelare un vero e proprio sistema che coinvol- depositata al Cedir, al sesto piano. Il collabo-
La richiesta di essere ascoltato dai magistrati della Dda reggina è già stata depositata al Cedir
ratore aspetta solo di essere convocato dai pm
che già conosce per la sua storia giudiziaria e
di pentito di ’ndrangheta in particolare. Le
sue dichiarazioni sarebbero talmente importanti da legarsi all’inchiesta “Infinito” della
Dda di Milano. In quella indagine sono due i
togati fulminati dal procuratore aggiunto Ilda
Boccassini, Vincenzo Giglio arrestato per aver
favorito il clan Lampada e i suoi legami con il
consigliere regionale Franco Morelli (a sua
volta accusato di concorso esterno in associazione mafiosa), e Giancarlo Giusti (che ha solo subito una perquisizione). Quest’ultimo attualmente svolge la funzione di gip al Tribunale di Palmi. Fino a qualche anno fa lavorava negli uffici giudiziari di Reggio Calabria.
“ultimo atto”
Falbo non voleva più collaborare
Aveva inviato una lettera ai magistrati, ma poi cambiò idea
CASSANO JONIO (CS) Lo scorso
anno aveva inviato una lettera ai magistrati esternando l’intenzione di non collaborare più con la giustizia. Forse in seguito ad un incontro con qualcuno della famiglia Forastefano avuto dopo aver
lasciato la località protetta. È lo stesso
collaboratore di giustizia Domenico Falbo a parlarne in aula nel corso dell’esame del pm antimafia Vincenzo Luberto
nell’ambito del processo “Ultimo atto”
dinanzi alla Corte d’Assise di Cosenza.
Una vera e propria “rivelazione” che ieri ha indotto la difesa dell’imputato
Emanuele Bruno (per il quale, unitamente ad Antonio Forastefano, si sta celebrando il giudizio con il rito ordinario) ad eccepire la nullità del decreto con
cui è stato disposto il rinvio a giudizio Il processo è in corso al Tribunale di Cosenza
poiché, ha sostenuto in aula l’avvocato
Enzo Galeota, il pm non ha depositato percorso di collaborazione con la giusti- zarono poi dell’auto, abbandonandola
né quella lettera né un verbale di inter- zia) e di Emanuele Bruno è stata quindi nei pressi del fiume Coscile. E altri la ferogatorio nel quale si faceva riferimen- aggiornata al prossimo 19 gennaio per cero poi sparire del tutto in occasione
to alla missiva. L’escussione del colla- terminare l’escussione del pentito Do- del pentimento di Falbo, temendo che il
menico Falbo. È pro- collaboratore potesse farla ritrovare.
boratore di giustizia è
stata quindi sospesa,
È lui che accusa prio quest’ultimo, co- L’operazione “Ultimo atto”, che a genimputato (ha optato per naio vedrà la ripresa del giudizio abbrementre i giudici della
Forastefano
il rito abbreviato unita- viato dinanzi al gup di Catanzaro, è tesa
Corte d’Assise hanno infine rigettato e superato
e Bruno di aver mente ad altre otto per- a fare luce anche sugli omicidi di Antosone) nell’ambito del nio Bevilacqua alias “Popin” (febbraio
l’eccezione della difesa
ucciso Nicola
procedimento nato dal- 2004) e di Fazio Cirolla, operaio incenritenendo che, in ogni
Abruzzese
l’operazione portata a surato ucciso per errore sotto gli occhi
caso, il contenuto della
termine nell’ottobre del del figlio di 4 anni il 27 luglio 2009 in
lettera (che, a quanto
pare non sarebbe mai giunta in Procu- 2010 dai carabinieri, che accusa Anto- una concessionaria del Cassanese. Prera) e del verbale non abbia a che vedere nio Forastefano e Bruno di aver mate- zioso, nell’inchiesta, anche il contributo
con il giudizio in fase di istruttoria dibat- rialmente ucciso Nicola Abruzzese nel dei pentiti quali Lione, Bariova e Lovagiugno 2003: mentre il primo guidava to.
timentale.
L’udienza a carico di Antonio Fora- l’auto, l’altro avrebbe esploso la fatale
ROSSELLA MOLINARI
stefano (che di recente ha intrapreso un raffica di kalashnikov. I killer si [email protected]
Sull’attendibilità del pentito che si propone
di arricchire lo scenario giudiziario nella città dello Stretto non ci sono dubbi. Collabora
da diversi anni con i magistrati di Reggio Calabria e il suo contributo ha consentito di fare eseguire operazioni di polizia a conclusione di importanti indagini antimafia. La bontà delle sue dichiarazioni dunque è già passata al vaglio degli organi competenti. D’altronde è tuttora domiciliato presso il Servizio centrale di protezione. Lui è prontissimo, con i
faldoni di documenti già sistemati da mostrare ai magistrati per supportare le sue accuse.
Pesanti. Da far tremare il palazzo.
ANNALIA INCORONATO
[email protected]
l’iniziativa
A fine mese a Motta
un nuovo corteo per Azzarà
MOTTA S. GIOVANNI (RC) «Ci penso da lontano, e
ogni volta è come avvicinarti un pò”, parole di Fiorella Mannoia che noi facciamo nostre - è scritto nel comunicato del
comitato “Francesco Libero” - per ribadire che non abbiamo mai smesso di pensare a Francesco, di sperare nella
sua liberazione, di essere convinti che tornerà a chiacchierare con noi. Oggi, a quattro mesi dal suo sequestro, vogliamo annunciare - prosegue il comunicato - che siamo tutti
impegnati ad organizzare una grande manifestazione che
si svolgerà a Motta San Giovanni l’ultima settimana di dicembre. Inviteremo a Motta San Giovanni, che per un giorno vogliamo capitale di questa nostra Italia - prosegue la
nota - tutte le autorità, tutti i soggetti che in questa vicenda hanno assunto un ruolo e ai quali chiederemo un impegno ancora maggiore, una partecipazione attiva, una manifestazione concreta dell’interesse per questo ragazzo, figlio di questa comunità che l’ha visto giocare, studiare, lavorare, impegnarsi per il sociale, realizzarsi nella vita. Dal
presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei
ministri, passando per il ministro degli Esteri, l’ambasciatore del Sudan in Italia, Emergency e tutte le istituzioni che
adesso, oltre alla simbolica esposizione della gigantografia,
vogliamo ancora più presenti, tutti saranno interpellati. La
nostra - continua il comunicato - non vuole essere una manifestazione contro qualcuno, ma per qualcuno. Non vogliamo quelle risposte che debbono essere date solo alla
famiglia, ma vogliamo avvertire l’interesse per Francesco,
vogliamo una dimostrazione che non è stato abbandonato, dimenticato, lasciato al suo destino. A Motta, quel giorno, vogliamo rivivere - aggiunge la nota - i momenti già
vissuti durante la fiaccolata organizzata il 18 agosto. Vogliamo essere fonte di energia positiva per Francesco. La prossima settimana - conclude la nota - convocheremo una conferenza stampa per presentare nel dettaglio il programma
e annunciare quanti, tra quelli interpellati, hanno risposto
alle nostre richieste, hanno sposato questa causa, hanno seriamente intenzione di ripartire da Motta San Giovanni
per non fermarsi più se non ci saranno novità. Si, ripartire
per non fermarsi più!».
Pasquale Gattuso
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“tutto in famiglia”
COSCA DECAPITATA
I carabinieri del Comando
provinciale di Reggio Calabria,
insieme a quelli della
Compagnia di Gioia Tauro
hanno emesso un
provvedimento di fermo nei
confronti di 21 persone
appartenenti alla consorteria
mafiosa operante a Taurianova
e un’ordinanza di custodia
cautelare in carcere per
detenzione e spaccio di
sostanze stupefacenti nei
confronti di 5 persone
Nella foto la conferenza stampa
tenutasi ieri a Reggio Calabria
(fotoservizio Cufari)
Droga, usura e racket: 26 arresti
Disarticolata la cosca Maio: San Martino di Taurianova viveva nel terrore
REGGIO CALABRIA di cinque persone, accusate di
Estorsioni, usura e traffico di detenzione e spaccio di sodroga. Facevano “tutto in fa- stanze stupefacenti. Ed è promiglia” gli appartenenti alla prio dall’arresto di un soggetcosca Maio di San Martino di to, per detenzione di circa 23
Taurianova, disarticolata nel- chilogrammi di marijuana, avla notte scorsa dai carabinieri venuto a Rizziconi nell’ottobre
del comando provinciale di del 2010, che i militari dell’ArReggio Calabria, in collabora- ma hanno dato avvio all’indazione con quelli della Compa- gine che ieri ha portato ad annientare un
gnia di Gioia
Tauro. Sono
La prima attività clan nato da
non troppo
stati due i
di guadagno
tempo, ma
provvedigià in grado
menti emessi
era l’usura
di incutere
dalla magicon
interessi
vero e prostratura: un
fino all’80%
prio terrore
fermo di indiin tutto il terziato di delitto, su iniziativa della Dda di ritorio ricadente sotto la proReggio Calabria, nei confron- pria egemonia.
Le indagini, dapprima avti di 21 persone ritenute affiliate alla consorteria mafiosa viate dalla procura di Palmi,
operante a Taurianova e nelle diretta da Giuseppe Creazzo,
zone limitrofe; un’ordinanza sono ben presto passate alla
di custodia cautelare in carce- Dda, guidata da Giuseppe Pire, emessa dal gip presso il Tri- gnatone, che ha condotto le
bunale di Palmi, nei riguardi investigazioni fino a giungere
REGGIO CALABRIA «Non è possibile
separare le intercettazioni per reati ordinari
da quelle per reati di mafia». Il procuratore
aggiunto della Dda Michele Prestipino sottolinea con queste parole lo stretto intreccio
delle indagini seguite dalla procura ordinaria
che possono sfociare in elementi di interesse
per la Direzione distrettuale antimafia. Il capo dell’ufficio Giuseppe Pignatone e il procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo confermano la sinergia tra gli uffici che ha portato allo
straordinario risultato di scoprire una inedita
locale di ’ndrangheta a San Martino di Taurianova. Tutto è iniziato dai 23 kg di droga sequestrati un anno fa, seguita dalla procura di Palmi con il sostituto Daniela Pantano (applicata per questa indagine alla Dda) e il procuratore Creazzo. Quest’ultimo ha sottolineato i
tempi rapidi con cui è stata svolta l’indagine e
all’emissione dei provvedimenti. Il fermo si è reso necessario poiché – come riferito
nel corso della conferenza
stampa – ci si è accorti della
presenza di una talpa che aveva informato i fermati di indagini ed intercettazioni a loro
carico.
La cosca Maio, dunque,
aveva deciso di autogestirsi
per gli affari più importante.
L’accusa, per tutti ed a vario
titolo, è di associazione mafiosa, detenzione e spaccio di
droga, usura ed estorsioni ai
danni di imprenditori ed operatori commerciali locali. Dalle indagini è emerso in modo
prorompente come a San
Martino di Taurianova vi fosse una locale di ’ndragheta costituita in Società, con tanto di
“Società maggiore” e “Società
minore”. E la ’ndrina dei Maio non faceva eccezione.
Lo schema organizzativo ha
una struttura ben precisa: Mi-
chele Maio è il Capo società;
Giuseppe Panuccio è il Capo
’ndrina; Gaetano Merlino è il
Capo crimine; Natale Feo riveste il ruolo di contabile. Maio, Merlino e Panuccio costituiscono, invece, la “Copiata di
San Martino”, ossia il triumvirato che sta a capo della società. Quali sodali ed appartenenti alla cosca sono emersi
alcuni nomi di rilievo come
Pasquale Hanoman, Michele
Hanaman, Francesco Hanoman (classe ’90), Francesco
Hanaman (classe ’85), Carmelo Hanaman (classe ’90), Pasquale Maio, Antonino Maio,
Domenico Mario, Francesco
Giuseppe Maio, Stefano Nava,
Vincenzo Lamanna, Vincenzo
Messina, Domenico Cianci e
Pasquale Garreffa.
La prima attività di guadagno illecito per la cosca era
quella dell’usura, con interessi maturati fino all’80%. Sono
ben cinque gli episodi accer-
tati con ulteriori indagini tese per solo scopo lavorativo. Coall’identificazione precisa di me accaduto nei confronti di
tutte le vittime. Ma le indagi- imprese aggiudicatarie di lani hanno anche consentito di vori pubblici (con mazzette
far emergere con forza una pe- prese nella percentuale del 2netrante attività estorsiva, at- 3%); produttori di arance e
traverso l’imposizione del ver- proprietari di terreni agricoli.
samento di somme o conseDecisamente inquietante,
gna di materiale prodotto a infine, l’episodio narrato dagli
commercianti e proprietari inquirenti secondo cui uno degli arrestati,
terrieri. Molconversando
te volte i conPer le imprese
con altro inversanti paraggiudicatarie
lavano
di
terlocutore,
“percentuali”
di lavori pubblici afferma di
sulle attività
non aver dola mazzetta
economiche e
vuto utilizzaera del 2-3%
re metodi viodi riscossione
lenti per imdi
somme
non dovute, discorrendo di porre il pizzo ad un imprendi“buste”. In buona sostanza, in tore, il quale di sua spontanea
base a quanto venuto fuori volontà si è presentato dallo
dalle investigazioni dell’Arma, ’ndranghetista portando una
vi sarebbe stato un vero e pro- somma di molto superiore al
prio sistema estorsivo, legato 3%, a testimonianza di un cliad un clima di intimidazione ma di completa soggezione.
sui cittadini che o abitavano a
CONSOLATO MINNITI
San Martino o vi si trovavano
[email protected]
«Nonostante la fuga di notizie
siamo riusciti a prenderli»
la produzione industriale di stupefacenti nella zona al punto da inviarne 130 kg in Francia.
Prestipino ha posto l’accento su quello che
aveva già definito “patto collusivo” tra imprenditori e ’ndrangheta, se sono i primi ad andare dalla cosca e non più il contrario, offrendo
addirittura più di quanto il capo della locale
avrebbe chiesto. Con effetti che per il magistrato sono «devastanti». E poi tornano le fughe di notizie. «In un’intercettazione – racconta Prestipino- il capo parla con un affiliato e gli dice di aver saputo dell’attività intercet-
tiva in corso e che a breve sarebbero stati eseguiti dei provvedimenti. Nonostante questo
però siamo riusciti ad arrestarli tutti». Dei 26
soggetti complessivi, rimane irreperibile un
solo soggetto che si trova all’estero. Fa parte
del filone della procura di Palmi sui reati di
droga. E’ proprio quello che aveva trasportato i 130 kg di stupefacente oltralpe.
Pignatone ha ringraziato l’Arma dei Carabinieri per «lo sforzo continuo sulla città e la
provincia di Reggio Calabria». Un ultimo risultato per salutare il comandante interregio-
nale Lucio Nobili che proprio oggi lascia l’incarico, ha ricordato il comandante provinciale Pasquale Angelosanto. Il colonnello ha ringraziato il comando interregionale «perché è
sempre stato vicino al comando provinciale» e fatto i complimenti alla Compagnia di
Gioia Tauro che «con intelligenza investigativa ha seguito la traccia da quel sequestro». E’
stato così scoperto un mondo nuovo per quel
territorio.
«E’ il primo riconoscimento giudiziario per
quella cosca» ha precisato il capitano Ivan Boracchia che ha sottolineato la pervasività della ’ndrangheta al punto da costituire due cosche in un piccolo paese come San Martino, i
Maio e gli storici Zappia che erano usciti vincitori dalla guerra di mafia.
ANNALIA INCORONATO
[email protected]
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“tutto in famiglia”
L’imprenditore pagò il pizzo
senza aspettare la richiesta
Hanoman ottenne “gratuitamente” una busta con 5mila euro
TAURIANOVA (RC) «Quando
devi fare un lavoro che viene un forestiero, è giusto che si deve pagare, è
giustissimo». Parole sante, quelle di
Pasquale Hanoman, soprattutto se la
tangente per un lavoro non hai neanche necessità di chiedergliela, all’imprenditore di turno. Nel corposo fermo emesso dalla Distrettuale antimafia di Reggio Calabria contro il clan dei
Maio, una parte è riservata al capitolo
delle estorsioni. E tra quelle una parte
di rilievo la merita, di certo, quella contro Vincenzo Polifroni, titolare della
ditta di Varapodio “Poliedil s.a.s.”.
Una tangente che l’imprenditore
avrebbe versato per l’esecuzione di alcuni lavori ricevuti in appalto dalla
Provincia di Reggio Calabria, ed attinenti alla ricostruzione del ponte che
attraversava il torrente Marro, andato
distrutto a causa dello straripamento
del medesimo durante l’inverno scorso. Più
Polifroni versa
precisamente, l’attiviuna tangente
tà investigativa, condotta sul punto dai casuperiore
rabinieri di Gioia Taualla solita
ro, avrebbe consentipercentuale
to di accertare che la
società di Polifroni,
aggiudicataria dei lavori pubblici, ha
dovuto versare, nelle mani di Hanoman, esponente della cosca dei “sanmartinoti”, una tangente corrispondente alla somma di euro 5mila euro.
Emblematica, in questo senso, è l’intercettazione a cui è stato sottoposto
Hanoman, captato durante una discussione con altri due soggetti (Cenzo ed Alessandro, non meglio identificati). «Quando vengono forestieri
…inc…, poi io …inc… è caduta la strada è venuto Totò …inc…: ma vai, ma
PALMI (RC) Guardano alle
tante operazioni compiute dalla
distrettuale antimafia di Reggio
Calabria nell’ultimo anno, e temono di finire in manette, gli esponenti della cosca Maio di San
Martino di Taurianova. Osservano i movimenti di quelli che sospettano appartenere alle forze
dell’ordine, frugano nelle case e
nelle automobili alla ricerca di microspie che possono riferire agli
inquirenti dei loro affari criminali, senza nonostante
tutto,
I Maio cercavano
smettere mai di
le microspie
preoccuparsi
delle operazioni
e osservavano
illecite del clan.
i movimenti delle
Sono sospettoforze dell’ordine
si, occhieggiano
alla strada alla ricerca di movimenti sospetti, scrutano gli avventori del bar che uno
di loro gestisce nella piccola frazione taurianovese. E si sono organizzati per assicurarsi delle
eventuali indagini dei magistrati
antimafia e delle forze dell’ordine: il Procuratore aggiunto della
Dda Michele Prestipino e il suo
sostituto Giulia Pantano infatti
che cazzo vuoi? Dice lui: “Pasquale”, zione. Nelle parole di Hanoman, infatti,
ma cosa devi darmi, fai quello che vuoi, pare chiaro il riferimento ad un capillalo ha dovuto cementare, hanno dovu- re controllo del territorio di San Martito incatramare …inc… la casetta, ha no di Taurianova e delle attività economesso tavole, ha messo il valore di qua- miche che nella frazione si svolgono da
si cinquemila euro, alla fine quando parte dal clan Maio, cui consegue un or…inc…: “quanto devo darti?” E’ venu- dinario “obbligo di pagamento” da parte delle imprese deputo lui ed Enzo …inc…:
tate ad eseguire un’ope“Pasquale senza che
«Quando devi
ra pubblica in quel cenmi dici di no”, una bufare un lavoro
tro urbano: «Quando
sta con questa ti prendevi fare un lavoro che
di …inc…e ti compri
che viene un
viene un forestiero, è
una stecca di sigaretforestiero
è
giusto
giusto che si deve pagate”, senza ne come ne
che si paghi»
re, è giustissimo» senquando …inc… no,
tenzia in questo senso
no,…///… perché sapevo che sono degli amici, no, no, per Hanoman.
Ma vi è di più. Vi è finanche l’indicaforza , quando sono arrivato a casa,
c’erano, a c’erano un…. cent…… cin- zione dell’entità della tangente, imposta
dalla cosca Maio alle imprese che si agquemila euro».
«Il tenore del dialogo è chiarissimo giudicano appalti pubblici, equivalente,
e decifrabilissimo» appuntano i magi- di norma, al 2 o 3% dell’ammontare
strati reggini alla fine dell’intercetta- complessivo del valore dei lavori com-
QUEL “PATTO COLLUSIVO”
Questa volta accade che sono gli
imprenditori ad andare dalla cosca e
non più il contrario, offrendo più di
quanto il capo avrebbe chiesto.
Nella foto in basso da destra
Pasquale Hanoman: è lui a ricevere la
tangente dalla società che ha
eseguito i lavori per conto della
Provincia reggina. Nella foto accanto
Domenico Maio. In basso invece il
“Capo società” Michele Maio
missionati dall’Ente. Il tratto del colloquio appare eloquente ed attesta, come
nella circostanza, la cosca Maio, per il
tramite di Pasquale Hanoman, non solo ha ricevuto una tangente dalla società Poliedil s.a.s di Varapodio, che aveva
eseguiti lavori pubblici per conto della
Provincia di Reggio Calabria, ma ha ulteriormente lucrato su quella “commessa”, avendo riscosso in concreto una
somma nettamente superiore al valore
del 2% o 3% dei lavori dai due imprenditori ricevuti in appalto.
Nel corso della conversazione, infatti,
Hanoman riferiva che aveva ottenuto da
Polifroni, non solo l’esecuzione gratuita
di taluni lavori edili nella sua masseria,
ma anche il versamento della somma di
5mila euro da tali “Enzo” e “Totò”, che
avevano ricevuto incarico di ricostruire
una strada crollata in contrada Mela.
FRANCESCO ALTOMONTE
[email protected]
La talpa avvertì il clan
sulle indagini in corso
sospettano l’ennesimo caso fuga
di notizie. In una intercettazione
captata dagli investigatori dell’arma dei carabinieri che hanno operato gli arresti infatti viene fuori di
come uno dei presunti capi della
cosca, commentando, al telefono
con un personaggio rimasto ancora senza un nome definito, l’ennesima operazione contro il crimine organizzato del comprensorio della Piana, sappia delle indagini sul clan, mettendo in guardia
il sodale.
Hanoman: Vedi che sei indagato, …///… vedi che sei indagato.
Uomo: Tu.
Hanoman: Parola d’onore, io,
tu, Peppe Panuccio, Gaetano
Merlino…Pasquale Garreffa. Vedi
che non sto scherzando, lo avete
visto che grossa operazione che
hanno fatto?
Uomo: L’ho visto, l’ho visto.
Hanoman: C’è pure San Martino, qualcuno di Amato, …Inc…,
stanno facendo …Inc… per prendere tutti i fascicoli all’interno delle Caserme, in una mattinata hanno blindato tutto .
Uomo: Noi siamo qua.
Una conversazione per lunghi
tratti omissata e su cui, probabilmente, si concentreranno le ulte-
riori indagini delle forze dell’ordine, che temono, come già verificatisi numerose altre volte, l’esistenza di un funzionario infedele, di
una talpa in grado di informare
gli uomini della cosca sulle operazioni che li riguardano. E se il
rischio talpa, in considerazione
anche delle ultime retate che hanno portato dietro le sbarre membri infedeli di istituzioni e polizia
giudiziaria, sembra concreto, gli
esponenti dei Maio tengono le
orecchie tese per captare ogni segnale. Come nel caso di una “visita” di tre marescialli in borghese
nel bar gestito da Hanoman, che
si affretta immediatamente ad informare un soggetto ancora da
identificare, chiamato Franco:
Hanoman: Sono venuti il
giorno di Pasquetta, mezzi sistemati, sono tutti e tre marescialli,
…Inc… a quello con la polo lo co-
nosco perché è sposato con la nipote di un mio cognato, sono entrati dentro al bar, si sono presi il
caffè, poi hanno visto quei dolci
secchi e mi hanno detto. “ce lo
possiamo prendere uno?” ed io:
prendete,tanto erano messi la sopra …///… glieli ho messi li sopra,
se li sono presi eh…, poi è arrivato prima uno con una punto… con
una grande punto …Inc… è si è
fermato dov’eri fermo tu, poi è arrivato questo qua e si è fermato
dietro, sono entrati si sono presi il
caffè hanno chiesto informazioni
su dove ho comprato la televisione ma non …Inc… maresciallo “è
bella me la devo prendere pure io
qua e la” ad ora di pagare hanno
visto che gli ho schiacciato l’occhio e gli ho fatto capire che sapevo che erano sbirri, gli ho fatto lo
scontrino e se ne sono andati, mi
hai chiamato tu, ho visto la tua
chiamata e ti chiamo e mi hai detto : “ …Inc…”, sto venendo mio la,
arrivo la in officina entro, quando
esco a marcia indietro, non appena io sono uscito …INC… era parcheggiato con il culo …Inc…
VINCENZO IMPERITURA
[email protected]
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MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
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LAMEZIA TERME (CZ)
Sono le 10.30. Tra le nuvole
in cielo, dopo una nottata di
forte pioggia, fa capolino il sole. In una parrucchieria per
uomo ci sono alcune persone
che discutono insieme al titolare. Un’auto, una delle tante
che percorrono una delle principali strade d’accesso alla città, rallenta in prossimità dell’attività commerciale. Dall’abitacolo, una mano ignota,
con in pugno una pistola calibro nove esplode all’indirizzo
della parrucchieria quindici
colpi. Di questi, alcuni raggiungono la vetrina, altri le
ruote dell’auto parcheggiata
nel cortile antistante. Poi la fuga, mentre per la strada rimangono i bossoli ed un silenzio irreale rotto poco dopo dalle sirene delle auto di Polizia e
Carabinieri che giungono sul
posto.
Non è una scena da film e
non è nemmeno una delle tante immagini d’epoca che, su
pellicole ancora in bianco e nero, “raccontano” la Chicago
degli anni Venti. Siamo negli
ultimi scorci di un 2011 particolarmente movimentato per
questa città, la terza città della
Calabria. La strada non è quella della Chicago di quegli anni,
ma è via dei Bizantini, nel
quartiere Capizzaglie a Lamezia Terme.
Qui da qualche giorno sembra essere tornati indietro nel
tempo, sembra essere su un
set cinematografico dove si sta
girando uno dei tanti film ambientati nel periodo in cui le
gang americane si scontravano sulla strada. Era il periodo
dei noti Lucky Luciano ed Al
Capone i cui uomini seminavano il terrore per le strade.
Oggi, però, non sono loro a
farla da padrone e non siamo
nemmeno a Chicago. Oggi siamo in questa città che da anni
tenta di scrollarsi di dosso
un’etichetta che non le va:
quella di essere una città mafiosa. Da anni, infatti, si tenta,
pur tra mille difficoltà, di arginare questo fenomeno che, invece, visti gli ultimi episodi
sembra stia risorgendo dalle
ceneri, se mai ci fosse stato.
Purtroppo, Lamezia è anche
questo ma fortunatamente
non è solo questo.
Così ieri mattina lungo
quella stessa strada dove domenica è stato ferito Pasquale
Saladino e dove per poco un
ragazzino non rischiava la vita,
la routine di una tranquilla
giornata di lavoro, si stava trasformando in una tragedia.
P O L L I N O
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Spari in pieno giorno
Terrore a Lamezia
Pallottole contro la vetrata di un coiffeur pieno di clienti
Quei colpi esplosi in successione hanno attraversato la città,
ferendola nel cuore e non lasciando margini di dubbi.
Per strada, però, subito dopo c’è poca gente. Sono di più
le forze dell’ordine che i capannelli di curiosi, come sempre
accade in queste circostanze.
Su tutto il perimetro spiccano
le strisce bianche e rosse utilizzate per delimitare il luogo della sparatoria. La paura, comprensibilmente, è tanta. Alcuni giorni prima, infatti, non solo ignoti avevano sparato,
sempre con una calibro nove
contro Saladino, ma c’era sta-
La vetrata
colpita dagli
attentatori.
Nei cerchietti i
fori dei
proiettili
to anche chi poco prima aveva
esploso colpi di pistola contro
una pizzeria i cui locali sono a
poca distanza dalla parrucchieria per uomo fatta bersaglio ieri. Ecco perché ora la
paura si avverte sempre più
lungo questa strada, dove a
poche centinaia di metri c’è
anche l’immobile confiscato
alla “famiglia” Torcasio, e dove nelle ultime ore si sta concentrando un’escalation criminale senza precedenti.
Intanto gli inquirenti proseguono nelle indagini: per tutta la giornata di ieri e per tutta
la nottata hanno ascoltato il titolare e qualche testimone nella speranza di poter dare un
nome ed un volto a chi ha sparato e da giorni sta seminando
il terrore.
SAVERIA MARIA GIGLIOTTI
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l’agguato di domenica scorsa
Appello dei genitori
del ragazzino ferito
LAMEZIA T. (CZ)
Proseguono le indagini sul
ferimento di Pasquale Saladino, il cinquattottenne
contro cui domenica pomeriggio a Lamezia Terme erano stati esplosi nove colpi di pistola calibro
nove, di cui cinque lo raggiunsero alle gambe e per
estrarre i quali l’uomo fu
anche sottoposto ad un
delicato intervento chirurgico.
Insieme a Saladino, che
al momento dell’agguato
era davanti ad un circolo
ricreativo lungo via dei Bizantini nel quartiere di Capizzaglie, rimase ferito di
striscio alla pianta del piede anche un ragazzino di
14 anni le cui condizioni,
già nell’immediatezza dell’agguato, erano apparse
non preoccupanti.
Oggi, sono proprio i genitori del quattordicenne
che, tramite il loro legale
di fiducia, l’avvocato Giovanni Arena e stigmatizzando quanto accaduto al
figlio, «vittima innocente
della violenza che in questo particolare periodo sta
vivendo la città», chiedono «a gran voce l’intervento delle istituzioni a
tutti i livelli affinchè - affermano - episodi del genere non accadano mai
più e che vengano tutelate
le persone più deboli che
in determinate zone della
città sono inermi di fronte
all’arroganza della violenza».
Quindi, «senza entrare
in merito a problemi che
altri hanno il dovere di affrontare e senza strumen-
talizzare l’accaduto - continuano - riteniamo che
l’episodio di cui è rimasto
vittima il nostro giovane
ragazzo, colpito di striscio
ad un piede da un proiettile vagante, deve essere
necessariamente messo in
evidenza e non dimenticato, perché considerare
normale trovarsi per caso
in un locale e rischiarare
di rimanere ucciso da sparatorie che si consumano
per le strade sarebbe un
messaggio sbagliato e incauto. Significherebbe abbassare la guardia e consegnare alla criminalità
una intera città che nulla a
che spartire con episodi
come quello che ha visto
vittima nostro figlio».
«Subendo gli effetti di
questa terribile esperienza – concludono - , ci auguriamo pertanto che chi
di dovere intervenga e che
le istituzioni stiano vicine
a tutte le vittime di questi
orribili avvenimenti che
hanno interessato la città
negli ultimi giorni scioccati come noi da episodi che
nulla hanno a che fare con
il vivere civile».
s.m.g.
«Le istituzioni
intervengano
perché episodi
del genere
non accadano
mai più»
Cittadini stanchi
e angosciati
dal clima
che si respira
nei quartieri
«Ma è uno schifo
Non hanno onore»
LAMEZIA T. (CZ) Ha la voce esausta il parrucchiere Santino. Un intero caricatore di calibro 9 è stato svuotato in piena mattinata contro
il suo negozio e sulla sua auto. Poi le ore trascorse al commissariato e le domande degli inquirenti. Non ha voglia di parlare, rimanda, chiude
il telefono. È conosciuto Santino, non solo nel
suo quartiere ma anche in altre zone della città
ha clienti che lo stimano. Lo descrivono come un
ragazzo tranquillo, serio e lavoratore. Ma della
schifosa mattinata di ieri nessuno, nella zona,
parla. La gente che abbiamo incontrato intorno
alle transenne fa spallucce, si stringe nelle giacche e si allontana. Giusto una donna parla in
fretta prima di andare via, allargando le braccia:
«Ma è uno schifo. Già hanno ferito un bambino.
Questo è proprio non avere onore».
L’arteria di via dei Bizantini, nel quartiere di
Capizzaglie, con le sue innumerevoli traverse, è
una strada d’accesso al centro di Lamezia per
chi proviene dall’autostrada e dall’aeroporto. Ma
si guarda, si passa e più non si domanda. Anche
perché le persone sono gentili ma comunque
non rispondono. Il quartiere di Capizzaglie sembra vivere di vita propria, quasi autogestito e distaccato dal resto della città. Qui si trovano i famosi immobili sequestrati alla ’ndrangheta e dati alla comunità Progetto Sud di don Giacomo
Panizza, che si occupa di disabili e che ebbe gravissimi problemi per aver accettato di occupare
quei locali. Appartiene alla comunità anche
Nunzia Coppedé, presidente di Fish Calabria,
Federazione italiana per il superamento dell’handicap.
Anche lei dal 2004 lavora in quelle stanze.
«Questo fatto angoscia un po’ - dice - non si capisce cosa stia succedendo. È come se tutti ci
guardassimo intorno e ci dicessimo “non è normale”». Nunzia non ha molti contatti con la gente del posto: «È un luogo particolare, la gente
non parla. Per me quella è la via del pane. Ci sono tanti forni, arrivi e senti questo profumo di
pane che ti inebria». Una zona da vivere coi sensi, un quartiere di radicate origini contadine, forti e solide tradizioni familiari. Un forte senso di
appartenenza che per qualcuno dello stesso
quartiere, come il giovane Fabio, 28 anni, studente universitario è «isolazionismo» per altri
come Antonio, 44 anni, è «appartenenza familiare di protezione reciproca e di forte solidarietà». «Ci possono fare tutti i marciapiedi che vogliono, io in certe ore non ci andrei a passeggiare» continua Fabio. Eppure c’è chi per questo
quartiere si spende molto. Come l’associazione
quartiere Capizzaglie che ha anche una pagina
facebook e si definisce «associazione di cittadini che lotta per avere una qualità della vita più
dignitosa». Lottano per avere la raccolta differenziata, strade sicure e infrastrutture che mancano. Lottano per costruire una nuova realtà.
ALESSIA TRUZZOLILLO
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Rifiuti, arrestato Francesco Rovito
Il titolare della Alto Tirreno Spa è accusato di inquinamento ambientale
za di custodia cautelare in carcere
emessa dal Gip del Tribunale di
Arrestato nella tarda serata di lu- Paola, Carmine De Rose, a seguito
nedì, nella sua residenza di Rende, della richiesta di applicazione di miFrancesco Rovito, 37 anni, ammini- sura cautelare spiccata in prima perstratore unico e legale rappresen- sona dal procuratore capo di Paola,
tante della società “Alto tirreno co- Bruno Giordano, che ha coordinato
sentino spa”, che si occupa della rac- e raccolto le risultanze di vari accercolta dei rifiuti solidi urbani su gran tamenti sul conto della società, in
parte del territorio dell’Alto tirreno particolare circa le corrette modalicosentino. L’ex presidente della tà di conduzione delle stazioni di
squadra di calcio Us Scalea 1912, ed trasferimento temporaneo di rifiuti.
ex consigliere comunale di CosenGli accertamenti che oltre dai caza, tratto in arresto dai Carabinieri rabinieri della compagnia di Scalea
della Compagnia di Scalea guidati sono stati effettuati anche dalla sedal capitano Luca Giandominici, zione di Polizia Giudiziaria Nucleo
con l’ausilio dei colAmbiente presso la
leghi di Rende, è acProcura di Paola,
Materiali nocivi
cusato di scarico indalla Polizia Provino
altamente
controllato di rifiuciale di Cosenza e
ti, avvenuto nei codalla Polizia locale
pericolosi sono
muni di Tortora,
di Tortora, sono stastati
scaricati
in
Scalea e Santa Doti condotti nel pemenica
Talao. maniera abusiva
riodo luglio 2010 L’amministratore
marzo 2011 sui siti
unico della “Alto tirreno cosentino riconducibili alla società Alto tirrespa”, società gestrice, dall’anno no cosentino Spa, su tutta la costa.
2002, del servizio di raccolta e con«In particolare, Francesco Rovito
ferimento rifiuti per conto di diver- - si legge in una nota degli inquirensi comuni dell’ambito territoriale ti - dovrà ora rispondere di varie
del tratto costiero dell’Alto tirreno condotte illecite eseguite in un mecosentino, compreso tra Sangineto e desimo disegno criminoso fra cui
Tortora, è stato colpito da ordinan- quelle di aver: scaricato in modo inPAOLA (CS)
L’imprenditore Francesco Rovito
controllato, a Tortora, in area sottoposta a vincolo sismico, idrogeologico, archeologico ed ambientale, rifiuti indifferenziati di vario genere e
realizzato in assenza di autorizzazione, nelle adiacenze di un sito preposto al solo recupero e trattamento di rifiuti ceramici ed inerti, una
stazione di trasferenza Rsu prove- al titolare della “Alto tirreno cosennienti da vari comuni dell’Alto tirre- tino spa” di aver omesso di provveno cosentino; smaltito, in località dere al ripristino dello stato dei luoPantano di Scalea, in completa as- ghi, ordinato dall’autorità giudiziasenza di autorizzazione, circa 1200 ria di Paola e dal commissario strametri cubi di rifiuti di vario genere ordinario per l’emergenza dei rifiutra cui pericolosi, quali batterie al ti in Calabria, e di adeguare alla norpiombo, lastre cemento-amianto e mativa vigente i citati terreni e
pneumatici in disuso, sversandoli su stazioni di trasferenza in sequestro
nudo terreno; abbandonato, in mo- ed aver proseguito la citata illecita
do incontrollato, rifiuti di vario ge- attività, scoperta e documentata dai
nere su un terreno ubicato a Scalea carabinieri della compagnia di Scain località Piano dell’Acqua nei pres- lea, in violazione dei sigilli ed usansi delle tre vasche delle discariche do una nuova area a cielo aperto pricomunali ormai chiuse da tempo, va di qualsiasi autorizzazione ubidove era stata autorizzata una sta- cata in località Piano delle Rose situata a Santa Dozione di trasferenza
nella sua disponibiAnalisi chimiche menica Talao, nuosede
della
lità ed a servizio di
sui terreni della va
società. I terreni invari comuni costieteressati,
che
hanno
ri, funzionante in
costa rivelano
presentato a seguito
assenza di sistemi di
tracce di
delle analisi, preraccolta delle acque
sostanze tossiche senza di materiale
meteoriche e percoinquinante tra cui
lato, in violazione
delle norme antincendio e di sicu- idrocarburi, percolati e fibre di
rezza nei luoghi di lavoro, nonchè amianto, sono in corso di bonifica
liberando in atmosfera esalazioni da parte dell’Arpacal. L’arrestato si
maleodoranti, più volte oggetto di trova nel carcere di Cosenza. È difenumerose lamentele e proteste di so dagli avvocati Le Pera Roberto e
cittadini di Scalea nell’estate del Filice di Cosenza.
2010».
EUGENIO ORRICO
Gli inquirenti, contestano inoltre
[email protected]
L’inchiesta è partita un anno fa
Le ipotesi di reato includono anche la frode e il furto di elettricità
SCALEA (CS)
I guai per Francesco Rovito iniziano il 21 ottobre del
2010, quando i carabinieri
della compagnia di Scalea,
coadiuvati dal personale dell’Azienda Sanitaria di Cosenza, lo indagano in stato di libertà presso l’autorità giudiziaria di Paola, per reati in
materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, di inquinamento ambientale, di frode nei
servizi pubblici e furto di
energia elettrica.
Rovito, venne ritenuto responsabile, oltre ad altre violazioni minori di aver: depositato in maniera incontrollata su terreno di metri quadri
600, sottoposto a sequestro
ed attiguo alla sede amministrativa dell’Atc, rifiuti cartari, imballaggi di cartoni misti
a bottiglie in plastica e lattine
per un volume di metri cubi
1200 circa; di aver abbandonato in adiacente area di
1.200 metri quadri circa, anch’essa sottoposta a sequestro, rifiuti ingombranti e pericolosi quali pneumatici usurati, batterie per veicoli esauste nonché due autocompattatori in disuso; di aver operato allaccio abusivo ad una
presa di fornitura elettrica
del comune di Scalea al fine
di dotare di energia gli uffici
della citata società, ubicati
nello stesso sito, sottraendola abusivamente all’ente pubblico titolare. Lo scorso 12
aprile, i carabinieri della compagnia di Scalea, hanno sequestrato a Santa Domenica
Talao nella zona industriale,
una’area di circa 500 metri
quadrati adibita abusivamente a deposito di veicoli e container contenenti Rsu, ingombranti, multi materiali e
cartoni. Il verbale di sequestro dell’area. Sotto sequestro
sono finiti: un container pieno per metà di rifiuti multi
materiali privo di telo di protezione; uno pieno di rifiuti
ingombranti, uno pieno di
cartoni privo di telo di protezione, uno pieno per metà di
materiale ingombrante, sette
container di diverse dimensioni pieni di rifiuti solidi urbani e un auto compattatore
pieno di rifiuti solidi urbani.
Sono stati inoltre posti sotto sequestro, 23 fogli di materiale appartenente a cemento- amianto ed altri diversi
pezzi dello stesso materiale
sparsi intorno su nudo terre-
no. I mezzi erano depositati
all’interno di un’area recintata dell’estensione di circa 500
metri quadrati, con al centro
un ampio capannone al momento non utilizzato ad eccezione degli uffici della ditta
Alto Tirreno Cosentino Spa.
Il manufatto e l’area di proprietà della ditta Alto Tirreno
Cosentino Spa, era stata acquistata di recente.
e. o.
Rovito è accusato anche di aver scaricato pneumatici nell’ambiente
come funzionano le spa
Società miste, un ingranaggio dell’emergenza
Create nel 2000 dall’ufficio del commissario, quasi tutte fallite o sotto inchiesta
COSENZA Sulla carta avrebbero di denaro pubblico senza per questo
dovuto far decollare in Calabria la adempiere allo scopo per le quali
raccolta differenziata. In realtà è col- erano state create.
Ogni società è stata costituita a
pa loro - e dell’ufficio del commissapartire dal 2002 da
rio - se ancora oggi
tutto il territorio reAffidamenti dei un 51 per cento di
capitale pubblico
gionale si trova imservizi senza
(conferito sotto forpantanato
in
ma di attrezzature e
un’emergenza rifiuti
gare e gestioni
veicoli per la raccolsenza precedenti. Ci
difformi
dagli
ta di rifiuti) per un
riferiamo alle 14 soobiettivi europei importo pari a 80
cietà miste pubblimiliardi delle vecco/privato fortemente volute nel 2000 dall’ufficio chie lire, e dal residuo 49 per cento
del commissario straordinario al- di capitale privato (così ripartito: il
l’ambiente e inserite nel famigerato 25%, senza gara, ad alcune ex muni“Piano rifiuti” per far partire in regio- cipalizzate di Igiene Urbana del nord
ne la raccolta differenziata. Società Italia che da 2006 hanno venduto
miste che oggi sono quasi tutte falli- tutte le quote ai privati locali; il 24%
te se non inguaiate dalle inchieste a privati locali) . Ma la Corte dei Condella magistratura e che comunque ti ha avuto subito da ridire sulle mohanno fatto sparire ingenti somme dalità con le quali sono state gestite
le gare d’appalto per la selezione delle ditte private. Lo ricorda nella sua
Relazione sulla Calabria la commissione bicamerale d’inchiesta Ecomafie, quando sottolinea che «la gara è
stata svolta a metà, e cioè solo per
selezionare le imprese private locali,
mentre la scelta più importante,
qualla cioè del socio “industriale”, è
avvenuta ad opera del commissario
delegato, senza gara alcuna». Un socio “industriale” amico che non si
doveva preoccupare neanche di
mantenere fede agli accordi presi
perché il commissario delegato (con
tutti i nomi che nel tempo si sono
succeduti) si è dimenticato di dar vita alla commissione ispettiva che
avrebbe avuto il delicato ruolo di verificare la funzionalità delle società
miste.
Non è un caso, dunque, se le società miste versino oggi in condizioni
economiche disastrose o sono addirittura fallite, senza aver peraltro
contribuito in maniera significativa
all’incremento della percentuale di
RD. Dal 2002 al 2005 - secondo i
dati dell’Ufficio del Commissario - la
RD è passata dall’8,24 all’11,88, con
un aumento annuo pari all’1,21%. E
pensare che la nuova normativa comunitaria prevede l’obbligo di raggiungere il 65% entro il 2012...
DOMENICO MICELI
[email protected]alabriaora.it
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Derivati, il sistema “tossico”
Tutti i contratti della Regione al vaglio dei magistrati. Rogatoria per Napolitano
CATANZARO Dovrebbe
tenersi per rogatoria a Roma
entro questa settimana l'interrogatorio Massimiliano Napolitano, l'ex consulente della
Regione Calabria, arrestato ieri dalla Guardia di finanza nell'ambito dell'inchiesta sui derivati viene definito dal giudice
che ha emesso l'ordinanza di
custodia cautelare come un
«uomo senza scrupoli». Un
perno dell'intera vicenda, avevano detto i giudici in prima
battuta. Nelle oltre cinquanta
pagine il giudice del tribunale
di Catanzaro, Antonio Rizzuti,
ricostruisce le fasi relative alle
tre operazioni in derivati
(swap) sottoscritti dalla Regione Calabria con la banca Nomura. Nel motivare le esigenze di custodia cautelare nei
confronti di Napolitano, il giudice per le indagini preliminari afferma che «si denota una
estrema facilità e assenza di
scrupoli dell'uomo, da un lato,
nel carpire la fiducia di amministratori pubblici e, per contro, a tradirla, inducendo la
parte affidatasi alla sua esperienza e competenza in materia finanziaria ad avventurarsi in pericolosissime e rischiose operazioni finanziarie, in relazione alle quali l'indagato
non esita a lucrare, sottobanco, provvigioni pari ad alcuni
milioni di euro, dopo avere lasciato l'ente a lui affidatosi a rischio di un tracollo economico
e finanziario»
Ma non ci sono solo i deri-
vati sottoscritti con la Banca
giapponese Nomura al centro
dell'inchiesta della Procura di
Catanzaro che sta compiendo
verifiche anche su altri derivati sottoscritti dalla Regione Calabria, dal 2003 al 2008, con
altre banche. In particolare gli
inquirenti stanno verificando
se le operazioni con i derivati
(swap) hanno creato danni all'Ente. Inoltre si sta accertando anche se sono state pagate
commissioni per la sottoscrizioni dei derivati. Nell'inchiesta che ha portato all'arresto di
Napolitano sono indagati l'ex
dirigente del settore bilancio
della Regione, Mauro Pantaleo, la moglie di quest'ultimo
Chiara Cavallo e quattro funzionari della banca Nomura.
All'epoca in cui furono sottoscritti gli swap Massimiliano
Napolitano era advisor della
Regione Calabria a titolo gra-
tuito e contestualmente partner della società ConsultEnti
riconducibile prima a Pantaleo e successivamente alla moglie di Pantaleo. Napolitano,
secondo l'accusa, avrebbe incassato dalla Banca Nomura
un somma di 2,5 milioni di euro per l'intermediazione finalizzata a far sottoscrivere gli
swap alla Regione Calabria. La
somma pagata a Napolitano,
secondo quanto hanno ricostruito i militari della Guardia
di Finanza, è transitata attraverso numerose società e conti correnti esteri per poi arrivare nella disponibilità dell'ex
consulente della Regione. Gli
inquirenti, inoltre, ritengono
che la somma pagata dalla Nomura a Napolitano sia superiore rispetto a quella accertata e che circa un milione di euro è scomparso attraverso i vari passaggi di denaro attraver-
so i conti e le società estere. Il
quadro che ne emerge è che la
Regione Calabria tentava a
tutti i costi di risanare il suo bilancio attraverso operazioni in
derivati (swap) ma in realtà a
guadagnarci era solamente la
banca e il consulente dell'ente
che tanto aveva caldeggiato
quel tipo di operazioni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, per capire se le operazioni in derivati fossero rischiose
o meno l'ex dirigente della Regione, Mauro Pantaleo, chiedeva una consulenza finanziaria ad un esperto e nonostante il parere negativo di quest'ultimo l'ex dirigente della
Regione proseguiva nelle operazioni finanziarie con gli
“swap”. Il movimento di denaro, secondo quanto sostiene il
giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, presenta
la «caratteristica comune di
avere quale rapporto bancario
di transito un conto corrente
acceso presso la Banclays
Bank di Londra e intestato alla società Keaton Llc, registrata a New York e riconducibile
allo stesso Napolitano». Le
operazioni in derivati della Regione Calabria non riguardano solamente la Banca Nomura ed ora la Procura di Catanzaro ha avviato accertamenti
anche sui rapporti tra l'Ente ed
altri istituti di credito avvenuti dal 2003 al 2008.
GIULIA ZAMPINA
[email protected]
politiche sociali
Infanzia, la Cgil alla Giunta:
«No alla privatizzazione»
CATANZARO «Appare singolare che mentre c'è
una richiesta pubblica di
servizi comunali all'infanzia in tantissime realtà di
piccola e media entità, si
decida di spingere ulteriormente l'offerta verso il privato con un'operazione
doppiamente inaccettabile». Lo afferma il segretario
regionale della Cgil Mimma
Iannello (nel fotino) commentando la presentazione
dei bandi sull'infanzia da
parte dell'assessore alle Politiche sociali Stillitani: un
“pacchetto” secondo la Iannello «inaccettabile primo,
perché i servizi all'infanzia
non possono essere concepiti e spacchettati dal percorso formativo complessivo ed essere affidati a improvvisati operatori/familiari; secondo, perché non
è pensabile che si concedano ulteriori incentivi pubblici alla privatizzazione dei
servizi educativi».
La dirigente della Cgil
parla di «una logica liberista inaccettabile ancor più
in una regione carente di
una rete pubblica di servizi
sociali. Per la Cgil i servizi
“Sportello Amico”, la sanità
a contatto con i cittadini
COSENZA Migliorare il servizio sanitario novità contenute nell'accordo per i servizi di
in Calabria attraverso applicazioni che facili- e-government in campo sanitario siglato ieri
tano il dialogo tra cittadini e pubblica ammi- a Cosenza tra l'ad di Poste Italiane Massimo
Sarmi e il presidente della Renistrazione. Nasce così lo
gione Calabria Giuseppe Sco“Sportello Amico”, attivo dai
Intesa tra la
pelliti. All'iniziativa hanno
primi mesi del 2012, che conRegione e Poste
partecipato anche il senatore
sentirà di prenotare le visite
italiane per
Tonino Gentile, il sindaco di
mediche e pagare ticket saniCosenza Mario Occhiuto e il
tari direttamente nei 322 uffiprenotazioni
dg dell'asp bruzia Gianfranco
ci postali presenti sul territoe ticket
Scarpelli. Il presidente della
rio regionale, evitando così di
Regione Scopelliti ha afferrecarsi negli uffici Asp. A breve anche l'invio ai residenti della documenta- mato che «questo progetto dimostra come la
zione sanitaria in formato cartaceo via posta regione lavora su due fronti: ridurre i costi e
e l'avvio di un progetto per la consegna a do- migliorare i servizi offerti ai cittadini. Le Pomicilio delle medicine. Queste le principali ste rappresentano un presidio importante su
questo territorio e strumento d'interfaccia
strategico tra cittadini e pubblica amministrazione. Attraverso un lavoro di squadra speriamo di raggiungere altri obiettivi per un mo-
all'infanzia vanno governati dentro un'offerta pubblica complessiva che offra
garanzie dell'esigibilità del
diritto dei minori, delle madri lavoratrici e delle famiglie attraverso servizi che
rispondano a precisi standard di qualità strutturali,
professionali e formativi.
La Cgil chiede perciò all'assessore Stillitani, all'assessore Caligiuri, alla Giunta
regionale, alle associazione
degli enti locali, di agire per
i propri ruoli per preservare l'opzione strategica di accrescere la dotazione di servizi all'infanzia partendo
dal ritiro del bando e da
una sua rimodulazione mirata al potenziamento dell'offerta pubblica».
dello di sanità nuovo e vincente. Perché sulla
salute delle persone si gioca una partita importante». Infine, le parole di Sarmi: «La
missione di Poste Italiane e quella di rimanere sul territorio, non retrocedere. In particolare nel Mezzogiorno quella fiducia che lega i
cittadini alle Poste ci inorgoglisce. L'accordo
quadro con la regione Calabria ha forte valore sociale e coniuga l'applicazione di tecnologie avanzate, favorendo soluzioni innovative
di welfare con un originale modello di servizi
al cittadino. La Calabria è in assoluta avanguardia rispetto al territorio nazionale». E
mentre dentro si firmava l'accordo, fuori non
mancavano le proteste della Cisl, Uil e Cgil in
rappresentanza dei lavoratori di alcune cliniche, come quella della Madonna della Catena,
che attendono lo stipendio da otto mesi.
VALENTINA MOLLICA
[email protected]
da palazzo alemanni
CATANZARO Dai beni culturali all'agroalimentare, passando dalla più grande risorsa, il
mare, e poi ancora tecnologie della salute, informazione, energie rinnovabili. Otto nuovi poli di innovazione, un'opportunità che la Calabria non può farsi sfuggire, troppe le occasioni
perse negli anni sulla ricerca. Ma l'occasione
stavolta è irripetibile, ha detto a palazzo Alemanni l'assessore alla Cultura Mario Caligiuri
parlando di queste nuove otto realtà «dei veri
e propri nodi che costituiranno una rete» e su
e giù lungo la punta dello stivale, porteranno all'assunzione di ottanta ricercatori. Con un'anticipazione del 70 per cento, ci sono 18 milioni
di euro già stanziati, con un contributo pubbli-
Innovazione, otto nuovi poli:
investimento da 52 milioni
co complessivo di 26 milioni di euro agli otto
soggetti che gestiscono i progetti per un valore
complessivo di 52 milioni di euro. Circa 350 le
imprese coinvolte negli otto poli, che prevedono una collaborazione con centri di studi e ricerca e università fino a Oxford e alla California. Sono il polo trasporti, logistica e trasformazione, gestito dal consorzio Logistica, ricerca e
sviluppo di Gioia Tauro, il polo Tecnologie del-
la salute gestito da Biotecnomed di Catanzaro,
quello Beni Culturali, di cui il soggetto gestore
è il consorzio Cultura e Innovazione di Crotone, e poi ancora Tecnologie dell'informazione
e delle telecomunicazioni (Rende), Filiere
agroalimentari di qualità, Lamezia, e infine i
poli Energie rinnovabili gestito dal consorzio
Natura, energia e territorio di Crotone, tecnologie dei materiali e della produzione (Rende)
e Risorse acquatiche e filiere alimentari della
pesca, quest'ultimo gestito dalla società cooperativa Nautilus di Vibo Valentia. Ottanta i ricercatori che si prevede di assumere, «con procedure di assoluto merito - dice Caliguiri - perché
solo attraverso i migliori si può arrivare a un sistema davvero inclusivo». Tra i fondi europei
e quelli statali, le risorse per la ricerca sono al
momento significative, ha detto l'assessore alla Cultura, «così tante che ho proposto al presidente Scopelliti di spostarle all'Istruzione, certo è che con questi finanziamenti che presentiamo oggi si parla per la prima volta di ricerca
in termini concreti».
Laura Cimino
21
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
calabria
ora
R E G G I O
«Confermare tutte le condanne»
“Maremonti”, la requisitoria del pg Mollace per la cosca Serraino
Conferma della condanna
di primo grado per tutti gli
imputati.
Non ha dubbi il sostituto
procuratore generale Francesco Mollace che ieri, nel corso della requisitoria per il
processo “Maremonti”, ha richiesto che le pene inflitte dal
gup di Reggio Calabria il 7
maggio 2002 siano confermate. È un processo molto
laborioso ed articolato quello
che vede alla sbarra i presunti esponenti della cosca Serraino.
Il pg Mollace, dopo aver ricostruito tutte le fasi del procedimento, ha chiesto le seguenti condanne: Vincenzo
Cento, 5 anni di reclusione;
Andrea Foti, 6 anni di reclusione; Pasquale Libri, 5 anni;
Antonino Morabini, 4 anni;
Antonio Rosmini, 9 anni e 8
mesi; Francesco Russo, 5 anni; Domenico Sconti, 6 anni;
Demetrio Serraino, 9 anni;
Domenico Suraci, 6 anni;
Antonino Tomaselli, 6 anni;
Angelo Tomasello, 6 anni.
L’indagine parte da una serie di attività predisposte originariamente per la cattura
del latitante Demetrio Serraino, che si era reso latitante
dopo l’ordinanza emessa a
suo carico il 14 novembre del
sentenza
annullata
La Cassazione
aveva deciso di far
tornare gli atti in
appello per un
nuovo giudizio
di secondo grado
Francesco Mollace
1997. Le attività investigative si sono basate su una intensa attività di intercettazione telefonica ed ambientale,
protrattasi per circa un anno
e mezzo ed all’esito della quale si è capito che vi era l’esistenza di un’associazione
mafiosa.
L’indagine ha permesso di
ricostruire alcuni dati salienti dell’organigramma delle
zone di egemonia della
‘ndrangheta, avendo anche
delle informazioni utili circa
gli equilibri delle cosche nel
reggino, in particolare tra i
Serraino, che esercitavano la
loro egemonia nella zona di
San Sperato, a sud di Reggio
Calabria, e quella relativa a
Pasquale Libri, storica consorteria consorziata con i De
Stefano durante la seconda
guerra di ‘ndrangheta.
Da quanto appurato, inoltre, emerse anche un interesse della cosca per i furti d’autovetture con conseguenti richieste di denaro, nel più
classico “cavallo di ritorno”,
ma anche estorsioni, favoreggiamenti e detenzione e
porto di armi.
Il processo torna in appello dopo la pronuncia d’annullamento da parte della
Corte di Cassazione che accolse l’appello dei difensori
che lamentavano una diver-
genza tra la pronuncia dei
giudici in rito ordinario e
quelli dell’abbreviato. Era
emersa, infatti, una situazione piuttosto strana, in quanto, il giorno della sentenza
d’appello dell’abbreviato, la
stessa corte d’appello reggina aveva giudicato gli imputati che avevano scelto il rito
ordinario assolvendoli dall’accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso. Fu
fatto un eccellente lavoro da
parte del collegio difensivo
che presentò dei ricorsi dettagliati e che portarono la
Cassazione ad annullare la
sentenza e rinviare per un
nuovo giudizio innanzi alla
corte d’appello di Reggio Calabria.
c. m.
Abusi e violenze, un arresto
Aveva ritrovato la compagna anche in un centro di accoglienza
Un uomo è stato arrestato
dai poliziotti della squadra
mobile della questura cittadina con l’accusa di atti persecutori. Gli uomini della terza sezione “Reati contro la
persona, in danno di minori
e reati sessuali” hanno eseguito un’ordinanza emessa
dal gip del Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di
A. G. di 32 anni.
L’arrestato deve rispondere del reato di atti persecutori, maltrattamenti e violenza
sessuale nei confronti della
convivente. La storia turbolenta che l’uomo ha avuto
con la donna vittima di que- La Questura di Reggio Calabria
sta vicenda è iniziata nel
2007. Tra i due protagonisti, ha esitato ad aggredirla e
secondo quanto ricostruito controllarla continuamente.
dagli investigatori della squa- Le violenze sono andate
dra mobile, c’è sempre stato avanti per un po’ di tempo fiun rapporto difficile che è no a quando la vittima si è risfociato nella violenza. In bellata e ha cercato di allontanarsi.A un
particolare è
certo punto
stato accertaLa vittima
la
donna,
to un clima di
si era già
esasperata
vessazioni fidai continui
siche e moraallontanata
maltrattali che l’uomo
dal compagno
menti, nel
praticava sulviolento
nel
2008
2008 è stata
la vittima.
inserita in un
Andate sempre di più in crescendo nel centro di accoglienza.
Tuttavia anche lì il compacorso degli anni.
Il 32enne arrestato dai po- gno l’ha raggiunta telefonicaliziotti trattava la fidanzata mente facendole credere di
«come una reclusa», raccon- essersi pentito per come
tano gli investigatori, e non l’aveva trattata. La donna si è
gioacchino campolo
Chiesto il sequestro
di tutto il patrimonio
I difensori lamentano la
lesione del diritto di difesa e
il pm chiede il sequestro del
patrimonio di Gioacchino
Campolo (in foto), con misura del divieto di dimora
in Calabria e Sicilia. Si va
verso la conclusione del
procedimento di prevenzione nei confronti del re
dei videopoker. Nella mattinata di ieri gli avvocati De
Stefano e Marazzita hanno
presentato un’istanza per
lamentare la lesione del diritto di difesa, in quanto il
loro consulente non avrebbe avuto a disposizione gli
atti in tempo utile per poter esaminare il tutto prima
della data ultima fissata dal
giudice Giglio (poi tratto in
arresto con conseguente
slittamento della causa) per
la presentazione della perizia. L’istanza è stata respinta e si è proceduto alla discussione con il pm Ronchi
che ha chiesto oltre al divieto di dimora anche il seque-
stro di tutto il patrimonio di
Campolo. Successivamente
si è registrato l’intervento
degli avvocati Azzarà, Mancini e Venezia per i rispettivi assistiti, per i quali è stato chiesto il dissequestro
dei beni, poiché si ritengono non riconducibili a Gioacchino Campolo. Il processo è stato aggiornato al
prossimo 11 gennaio per gli
interventi degli avvocati De
Stefano, Marazzita e Calabrese.
in questura
Poliziotti a lezione
dall’avvocato D’Ascola
Funerali privati
per il boss
Santo Labate
lasciata convincere ed è tornata a vivere con lui ma ancora una volta, dopo appena
un mese, le violenze e i maltrattamenti sono ricominciati con più vigore, diventando
veri e propri stupri. La drammatica vicenda raccontata
dalla vittima ha reso necessario il suo allontanamento
dall’ambiente domestico e il
suo collocamento in un centro di accoglienza di Reggio.
La minuziosa ricostruzione
dei poliziotti e le ipotesi investigative sono state accolte
pienamente dall’autorità giudiziaria e ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare
in carcere.
a.i.
Si sono svolti lunedì, in
forma privata, i funerali di
Santo Labate, 59 anni, deceduto lo scorso 9 dicembre. Capo dell’omonimo
clan operante nella zona
sud di questo capo-luogo,
era ristretto agli arresti domiciliari presso l’Azienda
Ospedaliera di Padova. Il
questore, Carmelo Casabona, a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica, ha disposto il divieto dei funerali in forma solenne e che il trasporto
della salma avvenisse direttamente al locale cimitero di Reggio Modena
con la partecipazione alle
esequie solo dei più stretti congiunti.
Una lezione sull’uso legittimo delle armi e dei
mezzi di coazione fisica e la
nuova normativa in materia di stalking sono gli argomenti trattati ieri in questura a Reggio Calabria.
Nei locali della questura
sul corso Garibaldi è stato
l’avvocato Nico D’Ascola
(nella foto a sinistra) a tenere la lezione agli operatori della Polizia di Stato. Il
noto penalista è anche docente ordinario di diritto
penale alla facoltà di giurisprudenza all’Università
della Mediterranea di Reggio Calabria. L’esperto giurista ha parlato agli operatori di argomenti che essi
incontrano quotidianamente nel loro lavoro e delle norme che sono chiamati ad applicare in modo
corretto. Da qui l’iniziativa
della Polizia diStato.
L’appuntamento rientra
infatti all’interno delle
giornate di aggiornamento
professionale dedicate alle
tematiche di interesse generale. L’incontro è stato
occasione di un proficuo
arricchimento del bagaglio
professionale degli operatori di polizia che quotidianamente si confrontano
con gli aspetti approfonditi nel corso della dotta lezione tenuta dal professore
D’Ascola.
Il convincimento degli
operatori e dei dirigenti
della questura, in primis il
questore Carmelo Casabona (nella foto a destra),
sottolineano dagli uffici
della polizia, corrisponde
con «la consapevolezza che
solo attraverso una solida
preparazione si può rendere un utile servizio alla collettività».
l’ORA
GrecoCALABRA
p~⁄~
COMUNI
Melito Porto Salvo
Bova
Bova Marina
Motta San Giovanni
Condofuri
Montebello Jonico
0965 732473
0965 762010
0965 760023
0965 718101
0965 776000
0965 785372
CRONACA
Melito, 6 persone
denunciate
MELITO P.S. I carabinieri
della locale compagnia al
termine di una serie di servizi
di controllo del territorio,
hanno denunciato in Stato di
Libertà P.F., 62 anni, per
omissione di lavori in edifici o
costruzioni che minacciano
rovina e danneggiamento,
poiché in qualità di proprietaria
di immobile, versante in
precarie condizioni strutturali,
non provvedeva ad effettuare
idonei interventi di messa in
sicurezza, procurando danni al
tetto di un abitazione. E poi,
D.M., 50 anni e S.V., 41 anni, per
falsità in scrittura privata,
poiché entrambi, avevano
abilmente contraffatto la firma
di terzi al fine di stipulare
polizze assicurative fittizie.
Inoltre deferiti anche C.S., 55
anni e C.F., 61 anni, per
danneggiamento continuato
dell’altrui fondo agricolo.
Infine, V.P., 48 anni, per
violazione degli obblighi imposti
con la misura alternativa alla
detenzione dell’affidamento in
prova al servizio sociale.
Truffa aggravata
ai danni dell’Ue
MONTEBELLO J. I
Carabinieri del Nucleo
Antifrodi di Salerno e della
Stazione Carabinieri di Reggio
Calabria Principale, deferivano
in stato di libertà P.G.A., 45
anni, amministratore unico del
frantoio A. s.r.l. di Montebello
Jonico. Costui è ritenuto
responsabile di truffa aggravata
per il conseguimento di
erogazioni pubbliche in danno
dell’Unione Europea in
concorso, poiché, mediante il
rilascio di falsi “modelli f” che
supportavano le fittizie
produzioni di olio dichiarate
dal F. all’Ag.e.a., consentiva a
quest’ultimo di conseguire, per
la campagna 2004-2005, illeciti
finanziamenti comunitari pari a
63.575,51 euro.
In fiamme l’auto
di un 33enne
MELITO P.S. Ignoti hanno
dato alle fiamme l’autovettura
Mercedes 190-E, di proprietà
A.M., 33 anni. Sull’accaduto
indagano i carabinieri.
GUARDIE MEDICHE
Palizzi
Roghudi
Bagaladi
San Lorenzo
Com.Montana Capo Sud
0965 763079
0965 789140
0965 724362
0965 721395
0965 775311
BAGALADI
E’ stata confermata in secondo grado la condanna di
Carmelo Megale, il 25enne che
nell’estate dell’anno scorso ha
ucciso il rivale in amore a Bagaladi. La pena che in abbreviato venne comminata e che è
stata confermata anche dai
giudici in appello è di 16 anni
di reclusione. Il giovane è responsabile di aver ucciso Antonino Russo che all’epoca dei
fatti aveva 21 anni. I due erano
molto amici un tempo, ma poi
i rapporti si erano incrinati a
causa di una donna di cui entrambi si erano innamorati.
Qualche giorno prima della
tragedia, avvenuta il giorno
dopo Ferragosto, si era verificata una lite furibonda tra i ragazzi. Era stato Megale ad avere la peggio, con conseguenze
gravi dal pestaggio al punto da
dover andare in ospedale. Se
l’era legata al dito. In più, l’odio
per quella donna che anche lui
amava ha armato la sua mano. Pieno d’ira ha aspettato
che l’ex amico uscisse da una
pizzeria dopo una serata trascorsa con amici e gli ha riversato contro tutto il rancore che
aveva. Con sè aveva portato
un’arma, una pistola calibro
6,35 che ha utilizzato contro
Russo. Quando è arrivato al
Melito Porto Salvo (T.Evoli)
Bova
Bova Marina
Motta San Giovanni
Condofuri
Montebello Jonico
Palizzi
Bagaladi
San Lorenzo
0965 783007
0965 762217
0965 761500
0965 711397
0965 727085
0965 785490
0965 765203
0965 372251
0965 721002
calabria
ora
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 25
¢~ ~ ›¼
CARABINIERI
Melito Porto Salvo
Bova
Bova Marina
Motta San Giovanni
Condofuri
Montebello Jonico
Palizzi
Bagaladi
TEMPO LIBERO
0965 781378
0965 762702
0965 766360
0965 712209
0965 780333
0965 782783
0965 765803
0965 724088
BOVA
Museo arte contadina
BOVA MARINA
Museo agropastorale
Biblioteca
Cineteatro “Don Bosco”
CONDOFURI
Biblioteca “Rempicci”
0965 762013
0965 760821
0965 760821
0965 766208
0965 784877
Bagaladi, omicidio Russo
Sedici anni per Megale
Confermata in appello la condanna emessa in primo grado
Carmelo Megale
La scena del crimine
culmine della rabbia l’ha
estratta e ha sparato contro il
ventunenne devastando il suo
corpo. Carmelo Megale ha
esploso sette colpi di pistola
preso da una rabbia incontenibile. La vittima è rimasta lì,
secca. Nel frattempo l’autore
si è dileguato nella speranza di
far perdere le sue tracce. Ma le
prove raccolte nell’immediatezza dai carabinieri lo hanno
convinto a contattare il suo legale di fiducia e presentarsi
scuola media
santissima annunziata
Allestito laboratorio linguistico
L’aula multimediale realizzata con il finanziamento Por Calabria
MOTTA SAN GIOVANNI
Grazie ad un finanziamento Por Fesr Calabria 2007/2013 nell’ambito della linea
d’intervento “Qualità della vita ed inclusione sociale” è stato allestito presso la scuola
media di Motta San Giovanni un attrezzatissimo laboratorio linguistico che soddisfa
appieno le richieste di una società in continua evoluzione e l’esigenza di una scuola
che insegna ad apprendere e a saper fare,
utilizzando tecnologie non solo nel loro uso
meramente strumentale, ma anche come
“nuovo luogo” di formazione dell’esperienza e della conoscenza.
Un ambiente educativo e di apprendimento aperto e flessibile che promuove capacità di autoapprendimento e di consapevolezza critica del “sapere”.
In questa prospettiva la tecnologia ed in
particolare la multimedialità diventano
idonee, incidendo positivamente sulla
struttura dei processi d’insegnamento-apprendimento. «Ovviamente la tecnologia è
solo un mezzo - ribadisce il dirigente scolastico Caterina Autelitano all’inaugurazione
del laboratorio - e tutto deve passare attraverso un’attenta programmazione, soprattutto metodologica e collegiale.
spontaneamente in caserma
per mettersi a disposizione
della giustizia. Al giudizio di
primo grado Megale, assistito
dall’avvocato Emanuele Genovese, ha scelto il rito abbreviato e il 24 gennaio è arrivata la
prima condanna a 16 anni di
reclusione. Poi il processo di
secondo grado, in cui la procura generale ha chiesto la
conferma della pena. I giudici
del Tribunale di piazza Castello hanno accontentato l’accusa, stabilendo anch’essi la condanna a 16 anni di carcere. La
sentenza ha confermato la
provvisionale per le parti civili. Si erano costituiti in giudizio
la madre di Antonino Russo,
le sorelle, il nonno e la zia, tutti assistiti dall’avvocato Francesco Floccari. E’ stato così
chiuso il secondo capitolo di
una vicenda che ha distrutto
due famiglie, di una storia fatta di amore e odio, rancori che
armano la mano anche contro
un amico. Una vicenda dolorosa per tutti.
a.i
Il docente con la sua presenza attenta e
competente non sarà solo mediatore, ma
anche elaboratore di cultura attraverso
l’uso di nuovi linguaggi, programmatore di
attività e prodotti, costruttore di mappe
concettuali, traduttore e rielaboratore d’informazioni in più codici. Pertanto l’apporto delle nuove tecnologie informatiche in
campo educativo e formativo va sfruttato
attentamente, con chiari obiettivi, rigore
metodologico e collaborazione interpersonale, affinché - aggiunge Autelitano - il processo formativo degli alunni tragga un valido contributo dell’utilizzazione di essi nella didattica». L’aula multimediale è stata
inoltre arricchita dagli stessi ragazzi con un
interessante murales raffigurante un goethiano Prometeo rivisitato e visto nella sua
accezione di eroe ribelle, simbolo di
un’umanità che vuole liberarsi dalla sua
ignoranza attraverso la conoscenza e la via
del progresso scientifico. Con l’augurio che
tutti i ragazzi possiedano la scintilla del fuoco del sapere che la scuola dovrebbe far ardere e alimentare per riuscire ad assolvere
alla sua importante funzione educativa nella società odierna.
PASQUALE GATTUSO
[email protected]
Restaurate le corone
di Madonna e Bambino
ROGHUDI
Le corone della Madonna
e del Bambinello della chiesa “Maria Ss Annunziata e
San Nicola di Bari” di Roghudi sono state restaurate
grazie ad un progetto regionale e sono state restituite
alla cittadinanza roghudese
nel loro antico splendore.
Nello specifico sono state effettuati interventi di doratura e lucidatura. Le corone
rappresentano la testimonianza tangibile della devozione di un'intera comunità
nei confronti della sua Protettrice. Non sono bastati secoli di vita, e varie intemperie causate dagli anni, a far
scemare la bellezza e l’importanza di questi gioielli
che sono stati restaurati anche grazie all’aiuto della gioielleria “Grazia” di Melito.
Un lavoro impegnativo ed
estremamente delicato che
ha riportato la corone all’originale splendore. Adesso si
La Madonna e il Bambino
potranno vedere le saldature di pezzi staccati, l’incastonatura di pietre mancanti ed
un'accuratissima ripulitura
generale. Il parroco Don
Giovanni entusiasta ha ringraziato tutti per la disponibilità e l’impegno profusi,
anche e soprattutto i cittadini di Roghudi che con le loro generose offerte hanno
reso possibile questo intervento.
FRANCESCO IRITI
[email protected]
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 30
l’ora della Piana
Piazza Primo Maggio 17, Palmi Tel. e Fax: 0966 55861 Mail: [email protected]
PORTO
AUTORITA PORTUALE
OSPEDALI
0966 588637
CAPITANERIA DI PORTO 0966 562911
0966 765369
DOGANA
GUARDIA DI FINANZA
0966 51123
POLIZIA DI FRONTIERA 0966 7610
CARABINIERI
0966 52972
VIGILI DEL FUOCO
0966 52111
GIOIA TAURO
FARMACIE
0966 52203
PALMI
0966 267611
CITTANOVA
0966 660488
OPPIDO
0966 86004
POLISTENA
0966 942111
TAURIANOVA
0966 618911
CINEMA
Gioia Tauro
Rosarno
Ioculano 0966 51909
Rechichi 0966 52891
Tripodi
0966 500461
Alessio 0966 773237
Borgese 0966 712574
Cianci
0966 774494
Paparatti 0966 773046
Palmi
Barone
Galluzzo
Saffioti
Scerra
Stassi
0966 479470
0966 22742
0966 22692
0966 22897
0966 22651
Taurianova
Ascioti 0966 643269
Covelli 0966 610700
D’Agostino 0966611944
Panato
0966 638486
Dimissioni del presidente
L’assise fa finta di nulla
Gioia Tauro “Politeama” 0966 51498
Chiuso
Cittanova “Gentile” 0966 661894
Chiuso
Polistena “Garibaldi” 0966 932622
Chiuso
Laureana “Aurora”
Chiuso
territorio in crisi
Emergenze lavoro e migranti
La Cgil sollecita la Prefettura
Ente montano, ok al consuntivo 2009 e al previsionale 2011
CINQUEFRONDI
Il consiglio della comunità
montana normalizza la situazione contabile e approva consuntivo 2009 e bilancio previsionale 2011. Sull’ultima annualità del progetto Psr – gestito fino al 2007/2008 dal
consorzio Asproserre e oggetto di vertenza fra le due istituzioni – l’assemblea dà indirizzo all’ufficio tecnico di prepararne l’attuazione, stabilendo
pure che a curarlo sarà la comunità stessa e prevedendo
un incremento di risorse oltre
ai 110 mila euro destinati dalla Regione. Tutti i punti sono
passati all’unanimità, erano
assenti i consiglieri Napoli
(Cinquefrondi), Panetta (Galatro), Sorbara (San Giorgio
Morgeto). Ma soprattutto non
c’era il presidente del consiglio Masso, dimessosi il 7 dicembre, due giorni dopo la
convocazione della seduta.
Curiosamente, il passo indietro dello storico portavoce
dell’assemblea – giustificato
con troppo scarni motivi personali – non si è meritato quasi alcun cenno durante il consiglio. E di prassi è sembrato
l’invito a Masso perché ci ripensi che gli ha rivolto il pre-
ORFANO Il Consiglio senza il presidente Mario Masso
sidente della giunta, Galluccio, a nome di tutti i colleghi.
È toccato quindi al consigliere anziano Galimi presiedere
la riunione. Che, va detto, è filata via con sufficiente tranquillità, e solo in coda ha vissuto qualche scintilla con l’intervento di Dangeli sui pagamenti ad Asproserre. Quanto
all’approvazione dei documenti contabili, la giunta e il
responsabile finanziario De
Mujà hanno messo in chiaro
che un rilancio dell’azione politico-amministrativa della comunità è finalmente possibile
grazie alle vittorie in tribunale contro la Regione. Senten-
ze, come è noto, che riconoscono all’ente montano il rimborso delle differenze stipendiali per i dipendenti ex 285:
un milione e duecento mila
euro, ovviamente ancora non
in cassa. L’assessore Sibio ha
affermato: «Approvare i bilanci significa ridare un senso
politico alla comunità e non
venire qui ad accendere e
chiudere le luci. Sono atti propedeutici alla ripresa delle attività, come il progetto di ufficio forestale». Il consuntivo
ovviamente riguarda una gestione amministrativa precedente a quella che porta la firma di Galluccio, Macedonio e
Sibio. Quanto invece al previsionale 2011, De Mujà spiega:
«Essendo ormai a fine anno,
l’unico capitolo previsto è il
pagamento degli stipendi,
non c’è programmazione, si
tratta solo di regolarizzare la
contabilità. D’altronde ancora non abbiamo notizie certe
dalla Regione quanto ai trasferimenti per il personale e le
spese di funzionamento. Anche se è ovvio che delle spese
obbligatorie Stato o Regione
dovranno farsi carico».
Gli stipendi arretrati per il
momento riguardano quattro
mensilità 2009 (solo alcuni
dipendenti) e da luglio 2011
ad oggi (tutti). In cifre, rispettivamente, 150 mila e 300 mila circa. Questione Asproserre. Il consiglio si dice disponibile a trattare col consorzio di
De Marco, ma il ricorso di
questi al giudice ha complicato le cose. Sulla liquidazione
dell’annualità 2007 (disponibili 80 mila euro, Asproserre
ne vuole 60 in più), nessuna
ingerenza nel lavoro del funzionario Guerrisi che ha sollevato diverse obiezioni di irregolarità compiute in fase di
rendicontazione.
ANGELO SICILIANO
[email protected]
PARTECIPATO Il sit-in di lunedì a Reggio
Manovra Monti, ma non solo. Nell’ambito del partecipato sit-in organizzato dalla Cgil lunedì scorso a Reggio
in occasione dello sciopero nazionale contro i tagli in atto da parte del Governo, ci ha pensato una delegazione
della segreteria comprensoriale a porre con forza sul tavolo del prefetto Luigi Varratta le tante vertenze aperte
nella Piana. «Abbiamo riferito- spiega il segretario regionale della Filt-Cgil Salvatore Larocca- di una situazione che rischia davvero di diventare esplosiva da un punto di vista sociale, e in questo senso abbiamo raccolto dal
prefetto un segnale di massima vicinanza sui diversi temi affrontati». Da vero e proprio allarme, i numeri ribaditi rispetto alla crisi occupazionale in atto sul territorio,
con ben 2mila lavoratori attualmente in regime di cassa
integrazione o di mobilità nell’area industriale di Gioia
Tauro. In particolare, la Cgil ha posto come priorità, vista la scadenza ormai vicina, l’esigenza di rinnovare gli
ammortizzatori sociali a quelle circa 400 unità la cui mobilità in deroga scadrà il prossimo 31 dicembre. Quindi il
sindacato ha evidenziato l’emergenza trasporti, con i tagli dei treni a lunga percorrenza che proprio da lunedì si
sono andati ad aggiungere alle crisi locali come quella
delle linee taurensi, aumentando le condizioni di isolamento del territorio. Infine, la Cgil ha chiesto di partecipare al tavolo già aperto in Prefettura sull’emergenza migranti, ricevendo peraltro conferma dell’arrivo di nuovi
moduli da Crotone per aumentare i posti a disposizione
per i braccianti stranieri.
Francesco Russo
ordine pubblico
Tripodi: «Massimo impegno»
Rosarno, il sindaco difende il suo operato sul tema legalità
ROSARNO
Nessuna lezione da alcuno sulla gestione dell’ordine pubblico o
addirittura sul contrasto alla criminalità organizzata.
Elisabetta Tripodi, sindaco di
Rosarno, ha fatto il punto sulle attività messe in atto dalla sua giunta per aumentare i livelli di sicurezza, reale e percepita, della cittadinanza.
«L’amministrazione ha adottato una serie di iniziative quali: la
costituzione di parte civile nei
processi di ‘ndrangheta, il sostegno delle attività scolastiche atte a
stimolare nei giovani il rispetto impegnandoci ogni giorno a ridelle regole ed i principi di legali- spettare il mandato conferito datà, il protocollo d’intesa con il Mu- gli elettori». Sul tema, inoltre, c’è
seo Della Ndrangheta volto a que- un’interlocuzione con la prefettura, anche perché la
ste attività, convicenda s’interseca
sapevoli che solo
Rivendicata
con l’emergenza
attraverso le nuogrande
migranti. «Un tave generazioni si
può sperare in un
attenzione anche volo istituzionale
riscatto ed in un
presso la Prefettusull’emergenza
vero cambiamenra di Reggio Calamigranti
to sostanziale e
bria è già attivo
dallo scorso 4 ottonon di facciata.
Riteniamo nel breve tempo di bre sulle problematiche connesse
aver dimostrato un’attenzione all’arrivo dei lavoratori stagionali
particolare su quest’emergenza, extracomunitari sul nostro terrinel limite delle nostre prerogative, torio e non c’è nessuna sottovalu-
SINDACO Elisabetta Tripodi
tazione del fenomeno né trascuratezza o ritardi da parte del comune, che responsabilmente e
senza amplificare il problema, ha
comunicato, già dal 23 novembre
scorso la situazione degli arrivi e
l’impossibilità di fare fronte con
le sole proprie forze ai numeri, disponendo l’apertura del campo
d’accoglienza per la metà di dicembre».
Il sindaco risponde anche a chi,
come il gruppo consiliare “Grande Sud”, guidato da Giacomo Saccomanno, ha avuto parole critiche
con l’amministrazione per la gestione dell’ordine pubblico. «Chi
ha responsabilità di qualunque tipo e rappresenta i cittadini non
può essere disfattista, non può
“tra le righe” criticare i sequestri
attuati dalla magistratura, perché
alla fine hanno eliminato un’economia sommersa. Non sono abituata a tacere, ma sono soprattutto abituata a far seguire i fatti alle parole».
DOMENICO MAMMOLA
[email protected]
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calabria
ora
P I A N A
tutto in famiglia
gli arrestati
E l’intuizione sulla droga
portò alla cosca dei Maio
Genesi dell’inchiesta: Morabito arrestato con 23 chili d’erba
Michele Maio
Giuseppe Maio
Domenico Maio (1972)
Pasquale Maio
Giuseppe Panuccio
TAURIANOVA
Da un normale arresto
per droga, alla scoperta di
un’agguerrita famiglia di
‘ndrangheta. Si deve alla caparbia dei carabinieri di
Gioia Tauro, guidati dal capitano Ivan Boracchia, e al
sapiente coordinamento
della procura di Palmi, diretta dal procuratore capo
Giuseppe Creazzo, l’inizio
dell’inchiesta “Tutto in famiglia” che, nella giornata di
ieri, ha portato al fermo dei
21 “sanmartinoti” accusati
di fare parte, a vario titolo,
di una cosca, quella dei Maio, che fino a pochi mesi fa
era riuscita a operare e prosperare praticamente nell’ombra.
Le inchieste proseguite
parallelamente, ha portato
nella giornata di ieri sia al
fermo della Dda reggina, sia
all’ordinanza di custodia
cautelare emessa dal gip del
tribunale di Palmi per altri 5
soggetti accusati di coltivazione e spaccio di stupefacenti.
L’anello di congiunzione
tra le due inchieste è Pasquale Hanoman coinvolto
in entrambi i procedimenti.
Gli altri indagati sono Francesco Morabito, Martino
Rettura, Anna Maria Rettura (finita ai domiciliari) e
Domenico Stanganelli (classe 1962) che secondo le indiscrezioni trapelate nella
giornata di ieri, dovrebbe
trovarsi in Francia e per
questo risulta latitante.
lo spaccio di droga
L’indagine, infatti, trae
origine dall’arresto, per detenzione e coltivazione di
circa 23 chili di sostanza
stupefacente di marijuana,
di Morabito, cognato di
Martino Rettura, (quest’ultimo già destinatario, nel luglio 2010, di ordinanza di
custodia cautelare in carcere per cessione di sostanza
stupefacente di canapa in
favore di Angela Carbone e
Antonio Larosa, applicata
dal gip di Palmi il 14 maggio
Gaetano Merlino
TENACI Da sinistra Angelosanto e Boracchia
2010).
A seguito di una perquisizione domiciliare effettuata
dai militari della stazione
dei carabinieri di Rizziconi,
il 21 ottobre 2010, infatti,
Morabito era trovato in possesso di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente.
L’intercettazione dei colloqui carcerari immediatamente disposti dall’autorità
giudiziaria di Palmi, intercorsi tra l’arrestato Morabito e i suoi familiari (la coniuge Anna Maria Rettura, sorella di Martino, il loro figlio
minorenne Giovanni Morabito, la madre Maria Franco
e lo zio materno Pasquale
Hanoman), ha permettesso
di appurare il coinvolgimento di tutto il nucleo familiare nell’attività illecita di produzione e smercio della droga, con un ruolo di primissimo piano svolto proprio da
Hanoman, che, oltre a prodigarsi per indicare al nipote detenuto la corretta strategia difensiva da adottare,
si preoccupava di fare occultare un secondo bidone, non
rinvenuto nella perquisizione all’abitazione Morabito
da parte dei militari, ma per
gli investigatori contenente
l’orecchio
indiscreto
Dall’ascolto
delle conversazioni
gli investigatori
cominciano a
tracciare il profilo
dei due clan
un ulteriore imprecisato
quantitativo di marijuana.
E’ a questo punto che l’indagine comincia a prendere
corpo.
la “nuova” cosca
Nella Suzuki Vitara di Pasquale Hanoman viene installata una cimice che, nel
corso dei mesi seguenti, si
rivelerà una vera e propria
miniera d’informazioni per
gli investigatori. Ndell’abitacolo dell’autovettura vengono captate numerosissime conversazioni dalle quali gli inquirenti sono venuti a
conoscenza dell’esistenza di
una cosca operante nella
frazione di San Martino di
Taurianova e nelle zone limitrofe.
L’inchiesta a questo punto passa per competente alla Distrettuale antimafia di
Reggio Calabria che avvia
un’indagine relative alla “cosca di San Martino di Taurianova”, mentre la procura
di Palmi segue nell’inchiesta
sulla droga.
Dall’ascolto delle conversazioni intercorse tra Hanoman e vari interlocutori
(molti dei quali identificati
ed essi stessi facenti parte
della consorteria) gli investigatori cominciano a tracciare il quadro sulle due
‘ndrine di San Martino, una
riconducibile agli Zappia ed
una alla famiglia Maio. Queste, al pari di altre ‘ndrine
insistenti in altre zone del
territorio calabrese, controllano in modo capillare il territorio (i cui confini di competenza sono ben delimitati), le iniziative imprenditoriali dei privati, sovvenzionano i cittadini in difficoltà
con l’abusivo esercizio del
credito o con i mutui a tassi
usurari, impongono dazi
che riscuotono con estorsioni, compiono atti intimidatori per imporre il proprio
dominio incontrastato.
Francesco Hanoman
FRANCESCO ALTOMONTE
[email protected]
Domenico Maio (1992)
Domenico Cianci
Pasquale Hanoman
Francesco Morabito
Natale Feo
Pasquale Garreffa
Martino Rettura
Anna Maria Rettura
Stefano Nava
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tutto in famiglia
la faida della frazione
Dall’Onorata
alla Bastarda
Un paesino minuscolo – San Martino è
infatti una delle frazioni di Taurianova –
in cui il fenomeno ‘ndranghetista è radicato nel tempo, e che nel tempo si è macchiato di stragi, estorsioni, minacce e danneggiamenti ai danni di chiunque osasse
opporsi ai desiderata del clan di riferimento territoriale. Un paesino minuscolo che,
suo malgrado, ha attraversato guerre di
mafia e scontri violentissimi tra clan differenti che si contendono il potere e gli affari. Una storia che affonda le proprie radici nel tessuto stesso della città che si è trovata a fronteggiare sulla propria pelle il
cambio della guardia tra la vecchia “Onorata società” – rappresentata dalle famiglie
degli Zappia-Carrozza – e quella che è passata alla storia criminale come “la Bastarda” formata dai nuclei familiari dei Cianci–Chirico– Scarfò–Ciccone e Avignone.
In un primo momento sembrava che le
due “società” potessero in qualche modo
convivere nel territorio di San Martino.
Poi il sempre maggiore inserimento della
Bastarda negli affari economicamente
redditizi, aumenta gli attriti tra i due gruppi criminali; attriti che vengono risolti nell’unico modo considerato risolutivo dalla
‘ndrine: l’eliminazione cioè del gruppo avversario. È il 1976, la Bastarda ha preso
sempre più piede nel panorama criminale cittadino, e con una serie di omicidi efferati, diventa il gruppo dominante. A guidare la holding criminale ci sono i fratelli
Damiano e Domenico Cianci (protagonisti, assieme ai sodali appartenenti al gruppo degli Avignone di quella che è ricordata come la strage di Razzà dove persero la
vita, tra l’altro, due militari della compagnia dei carabinieri di Taurianova) che lasceranno lo scettro del comando, solo dopo la loro cattura negli anni ’80, al terzo
fratello, Gaetano. Gli omicidi sono ormai
diventati quasi una consuetudine e solo
l’intervento di alcune tra le cosche più importanti del Mandamento tirrenico – soprattutto i Pirommalli di Gioia Tauro e i
Mammoliti di Castellace di Oppido – sancisce la pace tra gli Zappia e i Cianci. Ma la
pace resta appesa ad un filo, e gli scontri riprendono, ancora più sanguinari, quando
Gaetano Cianci viene crivellato di colpi
nell’aprile del 1993. Un omicidio che riapre le ostilità e che porterà alcuni tra gli
esponenti della cosca Zappia, costretti ad
una “latitanza” forzata dal paese per evitare di rimanere vittima di qualche agguato.
vimp
Affiliazione, cariche e astio
il clan cede al “nepotismo”
Nelle intercettazioni la cosca irritata per la carica a Domenico Cianci
la guardiania
TAURIANOVA
Gerarchie da rispettare nonostante i malumori, ordini da prendere alla lettera nascondendo il
malcontento in attesa di sviluppi
futuri e poi il rispetto – quantomeno il rispetto nell’accezione tipica che utilizzano gli aderenti ad
un clan di mafia della provincia di
Reggio – da riservare al capo. Nelle carte che hanno disposto il fermo dei presunti appartenenti alla
cosca Maio di San Martino di Taurianova, c’è tutta la quotidianità
dei rapporti criminali all’interno
di un clan. Ci sono gli incarichi da
conferire agli affiliati, ci sono le
procedure – arcaiche ma allo stesso tempo incredibilmente attuali
– da rispettare nonostante il malcontento tra gli stessi parenti del
boss venga fuori nelle intercettazioni, in tutta la sua crudezza. Un
quadro a tinte fosche quello descritto dai giudici antimafia, che
rappresenta l’ennesimo tassello
nella conoscenza delle dinamiche
interne ad un’organizzazione criminale, che considera la liturgia
che sta alla base della stessa organizzazione, come parte integrante
della vita del clan.
Ed è proprio per questo motivo
che la nomina di Domenico Cianci ai vertici della Società minore di
San Martino – nomina decisa direttamente dal boss Michele Maio – fa andare su tutte le furie alcuni sodali del clan. Le procedure
non sono state rispettate, e Pasquale Maio e Pasquale Hanaman, intercettati dalle forze dell’ordine, discutono di quello che,
in un altro ambito, potrebbe essere descritto come un caso di “nepotismo” bello e buono. Micu
Cianci infatti, nipote acquisito del
boss per essere il fidanzato di Roberta Plateroti, entra nel clan di
San Martino con il grado si “sgarrista” (tra i più alti della società
minore, ndr) per interessamento
diretto del capo bastone cittadino.
Uliveti, il boss
che pretende
anche 50 euro
DISSIDENTE L’uscita di Pasquale Hanoman dalla comando di Reggio
Cianci è figlio di un pluriomicida
ma, a sentire le discussioni tra alcuni membri della cosca, l’essere
figlio di qualcuno non rappresenta, da solo, un merito. «Vedi perché mi gonfiano i coglioni a me?
Vedi che mi gonfiano i coglioni a
me – dice Pasquale Maio - come,
io ho dovuto fare per sette anni il
“Picciotto” a San Martino, tutti noi
comunque siamo partiti da zero,
noi siamo dovuti partire da zero,
abbiamo dovuto salire i gradini ad
unno ad uno, ad uno ad uno, ad
uno ad uno e dovevamo ammazzarci con gli zii stessi, che non voleva loro stessi per poter arrivare
dove siamo arrivati, gli altri li
prendono li afferrano e li buttano
in aria. Chi cazzo lo conosce per
uomo a Mico Cianci? Con tutto il
rispetto per lui – dice ancora Pasquale Maio - però scusa, non si
parla così, no dice: “devono farlo”
ah gli ho detto, devono farlo e che
…inc…, te lo devi fare piacere, e
perché no, gli ho detto io, e giusto
o no, scusa». Una considerazione
che trova sponda in Pasquale Hanaman che concorda con l’amico
ricordando la trafila che entrambi,
così come i loro figli, hanno dovu-
to affrontare prima di entrare nell’organigramma della cosca. «Ma
nello stesso tempo ti sembra giusto che mio nipote Melo Picciotto
ha fatto Ciccio Maio Picciotto, il
sangue suo Picciotto mentre il
sangue strano …. subito gradi e
pensare che lo hanno fatto che
non dovevano neppure farlo».
Una promozione che non può
essere presa bene da chi, come
Maio e Hanaman, vuole avere un
peso sempre maggiore; anche perché le modalità di iniziazione riservate allo stesso Cianci da Michele Maio non rispettano quelle
gerarchie di cui il capo bastone di
San Martino deve farsi carico.
“Deroghe” (che si prende direttamente il boss) alla prassi consolidala che prevede un tempo cuscinetto di 3 giorni per consentire
agli affiliati di depositare le eventuali istanze negative alla proposta
di afiliazione e che, in alcuni casi
sono anche costati fatti di sangue:
«Tu lo sai che per una cosa di queste qua a Delianuova è andato
Don Paolo direttamente? Gli è saltato il collo a Compare Franco»
VINCENZO IMPERITURA
[email protected]
la “rispettanza”
’U Lentu a San Martino per le molestie alla sua donna
L’affiliato di Taurianova a colloquio con Zio Michele per sanare lo sgarro subito
Uno “sgarro” si regola con la violenza, questo è chiaro tra gli appartenenti alle cosche. Ma i regolamenti di conti devono rispettare territori e confini. È in base a questi precetti criminali che le forze dell’ordine
possono avere la misura dell’importanza di Michele Maio, capo società
a San Martino di Taurianova, e come tale “riconosciuto” anche dalle
altre ‘ndrine imperanti sul territorio. Grazie ad una conversazione intercettata dai carabinieri si può capire lo spessore criminale del boss
Maio. Pasquale Hanoman racconta
ad un suo interlocutore un episodio
di tensione tra la cosca di San Mar-
tino e quella di Taurianova. Un “sanmartinese” chiamato “Muscagna”
avuta in prestito la macchina di Domenico Hanoman (detto “Mimmo”), fratello di Pasquale e nipote
del boss, sarebbe andato a Taurianova ed avrebbe molestato una donna, Mariella Zagari, compagna di un
elemento di spicco della “società” di
Taurianova. Dopo l’accaduto le
‘ndrine taurianovesi (Viola, Zagari,
Fazzalari) ed in particolare “Turi u
lentu” volevano la loro vendetta. “U
lentu” si sarebbe recato a San Martino, dove avrebbe chiesto spiegazioni proprio a “zio Michele” «riconoscendo evidentemente in lui il ca-
po della locale società di ‘ndrangheta» scrivono gli investigatori.
Michele Maio, anziché cercare di
difendere suo nipote, se ne sarebbe
“lavato le mani”, dando “via libera”
a Salvatore Fazzalari per una violenta ritorsione nei confronti di Domenico Hanoman. Solo dopo un duro
confronto da ‘ndranghetisti, tra minacce per niente velate, l’intervento
di altri affiliati, “u Liscio” e “compare Ciccio Petullà”, dimostrò a Salvatore Fazzalari che la persona che
aveva infastidito Mariella non era
Domenico Hanoman.
MAURO NASTRI
[email protected]
BOSS L’uscita di Michele Maio
Accanto agli affari che
gravitano attorno al mondo dell’edilizia e della ristorazione, i Maio, sostengono gli inquirenti, si preoccupano di ogni attività
economica che ricade nel
territorio di San Martino.
Siano proprietari di appezzamenti agricoli coltivati ad uliveto, o piccoli
proprietari di fondi agrumicoli, il clan estende la
sua prepotenza su tutti i
soggetti in grado di portare soldi nelle casse della
cosca. E così, nelle carte
che hanno portato ai 21
arresti di ieri, saltano fuori elementi legati agli affari della ‘ndrangheta degli
albori come la guardiania.
Un sistema che sembrava
sepolto dagli interessi legati ad affari ben più lucrosi – come lo spaccio di
stupefacenti, alla base dell’operazione portata a termine dai carabinieri coordinati dalle procure di
Reggio e di Palmi – e che
invece rispunta fuori, per
un viaggio nel tempo dal
sapore surreale. Protagonisti di questo aspetto antico del crimine organizzato del reggino sono Natale De Feo e un piccolo
coltivatore di San Martino, a cui l’esponente del
clan si rivolge per ottenere il compenso derivante
dalla “protezione” contro
vandali e ladri. Una situazione assurda che porta la
vittima dell’estorsione a
lamentarsi con un altro
pezzo grosso della cosca,
Pasquale Hanoman a cui
il malcapitato agricoltore
racconta di come De Feo
lo abbia raggiunto per
chiedere una mazzetta di
50 euro. Una cifra ridicola che fa andare su tutte le
furie Hanoman, che a sua
volta si lamenta, paradossalmente, con la vittima
stessa per via della miseria dell’estorsione visto
che « questi soldi sono per
l’elemosina».
(vimp)
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calabria
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L O C R I D E
«’Ntoni Macrì non voleva droga»
Nelle carte del blitz “Tutto in famiglia” anche le ’ndrine della Locride
boss di Siderno Macrì, oggetto di discussione tra Giu«Perché dice che Ntoni seppe Panuccio, ritenuto
Macrì non voleva droga … e «Capo ‘ndrina» della cosca
l’hanno fatto fuori». Tra le Maio di Taurianova, e Pa566 pagine dell’ordinanza squale Hanoman, presunto
dell’operazione “Tutto in fa- affiliato della stessa; e il nomiglia”, firmate dal procura- me di Giuseppe Morabito,
tore aggiunto
altro boss
Michele Predella LocriNell’ordinanza
stipino e dal
de.
emerge
Pubblico MiRiferendonistero apsi ad un proun dialogo sui
plicato all’ingramma teboss Morabito
dagine, Giulevisivo ane Macrì
lia Pantano,
dato in onda
saltano fuori
su Rai Tre,
due nomi importanti per la nel quale veniva affrontata la
malavita organizzata della geografia mafiosa della CaLocride.
labria, Hanoman ha sottoliDa quelle lunghe pagine, neato come nel corso dello
infatti, emergono il nome del stesso programma sia stato
SIDERNO
assocomuni
Un legale unico
per il problema acqua
La conferenza stampa di ieri
messo in evidenza come
«l’unico ad essere furbo a tenere la Nndrangheta è stato
Braccio di ferro Comune-Sorical
La società contesta all’ente un debito di quasi cinque milioni
SIDERNO
SIDERNO
Sulla questione Sorical
e sul debito che molti comuni del comprensorio
hanno contratto con la società responsabile dell’erogazione dell’acqua i
sindaci della Locride hanno deciso di muoversi
concretamente, non solo
con vibrate proteste ma
anche a livello legale. La
proposta formulata dal
sindaco di Locri Giuseppe
Lombardo nel corso di
una riunione del comitato
dei sindaci, dunque, ora
sta per tradursi in realtà.
L’idea era quella di dare
mandato ad un unico legale di occuparsi della vicenda, per porre fine ad
una situazione considerata iniqua dai primi cittadini della Locride. In primis
era stata infatti contestata
la scelta di ridurre l’acqua
a Comuni come Monasterace, lasciando invece
tranquilli altri Enti con debiti più alti. Da qui l’idea di
affidare ad un avvocato la
tutela degli interessi di tutti i Comuni, «Perchè il
comportamento della Sorical non è quello di una
società mista che tutela gli
interessi dei Comuni»,
aveva commentato il presidente del comitato Ilario
Ammendolia. La protesta
riguarderà il prezzo stabilito al metro cubo per l’acqua, che negli anni è aumentato nonostante una
delibera del Cipe lo impedisse. Il 7% delle risorse
derivanti dalle tariffe, inoltre, avrebbe dovuto essere
destinato all’ammodernamento delle reti idriche,
considerato che parte del
debito dipende proprio
dalle perdite, dovute alla
fatiscenza delle stesse.
Il tutto verrà analizzato
La Sorical colpisce ancora.
Questa volta a farne le spese
è il Comune di Siderno, che
nella giornata di lunedì ha
subito una doppia doccia
fredda: la drastica riduzione
della quantità d’acqua erogata e una lettera da parte di
Equitalia, responsabile della
riscossione delle quote per la
fornitura dell’acqua potabile,
contenente un atto di pignoramento per un debito accumulato negli anni pari a
4.612.379 euro, comprensi gli
Ilario Ammendolia
nel corso della prossima
assemblea dei sindaci,
prevista per venerdì ma
rinviata a causa della convocazione del consiglio
provinciale, al quale sono
stati invitati anche i sindaci per discutere dei tagli ai
trasporti. L’appuntamento è dunque rimandato alla prossima settimana,
quando si discuterà, oltre
che del problema con la
Sorical, anche del problema delle Poste, per il quale verrà richiesto un incontro con i vertici societari per discutere dei disservizi sul territorio e della scelta di attingere ad
unità lavorative al di fuori
del comprensorio. Verrà
inoltre analizzato il modo
in cui affrontare la crisi finanziaria dello Stato, in
considerazione dei forti
tagli che i bilanci comunali subiranno a partire dal
prossimo anno.
«Al nostro livello non
possiamo fare altro che
porre un problema e spingere affinchè si risolva - ha
commentato Ammendolia - investiremo del problema Poste i parlamentari della provincia di Reggio Calabria e della Sorical il presidente Giuseppe
Scopelliti».
si. mu.
il Tiradritto», ovvero Giuseppe Morabito, il boss della arrestato nel corso del-
l’operazione “Bellu lavuru”, sta per far capire che forse
coordinata dalla Direzione Morabito ha deciso di assudistrettuale antimafia di mere comportamenti diversi
Reggio Calabria. Morabito, da Macrì, comportamenti
dunque, sarebbe stato più che gli avrebbero consentito
bravo degli altri, altri come di prendere in mano i fili delMacrì, «fatto fuori» perchè la ndrangheta locale e con«non voleva droga».
durla senza avere problemi.
«Il TiraI suoi rapdritto, quanporti con la
Il “Tiradritto”
do ha visto
droga, d’alavrebbe deciso
così gli ha
tro canto, sodi comportarsi
detto che anno attestati a
che se..», si
partire dal
diversamente
legge ancora
1992, anno
sulle droghe
nella lunga
in cui al boss
ordinanza.
arrivò la priLa conversazione non è com- ma ordinanza di custodia
pleta, mancano le parole cautelare per associazione di
fondamentali per capire tipo mafioso per traffico inquello che il boss ha deciso ternazionale di stupefacenti.
di fare, ma mezza frase bare. lo.
interessi di mora e la riscossione coattiva.
Il Comune di Siderno ha
stigmatizzato la propria indignazione nei confronti della
Sorical tramite una lettera inviata alla società da Vincenzo
Errigo, responsabile dell’Unità operativa di progettazione
e manutenzione delle opere
pubbliche, sottolineando come mentre negli altri Comuni di sua competenza la riduzione dell’erogazione «è dell’ordine del 20-25 %, a Siderno è stata del 75% ed è avvenuta improvvisamente, senza
alcun preventivo avviso e “in
modo unilaterale”». Da qui la
richiesta di ripristinare il normale flusso d’acqua, pari a
105 litri al secondo e una uniformità di trattamento qualora si ripresentasse la necessità di applicare nuovamente
la riduzione dell’erogazione,
«non facendo immaginare
una ingiustificata e illegittima disparità di trattamento
dei soggetti morosi che verrà
denunciata all’Autorità Giudiziaria».
La richiesta di pignoramento, per caso, arriva subi-
MONASTERACE
Biblioteca in fiamme
Forse un corto circuito?
SIDERNO
Ieri nella prima mattinata intorno alle
ore 9,00 si è sviluppato un piccolo incendio nella toilette della biblioteca comunale “Corrado Alvaro”, ubicata in una grande
sala dell’ ex mercato coperto, nel quale sono ospitate delle associazioni locali come la
sezione della Protezione Civile “Il Castello”,
la Croce Rossa Italiana ed il Circolo Anziani, oltre alla Guardia Costiera.
Ad accorgersi di quanto accaduto proprio gli uomini della stessa Guardia costiera, che hanno prontamente informato il
sindaco Maria Carmela Lanzetta. Sono intervenuti ovviamente i Vigili del Fuoco del
compartimento di Siderno guidati dal capo squadra Vincenzo Pizzimenti, oltre ai
Carabinieri della locale Stazione diretta dal
maresciallo Antonio Longo e alla Polizia
Municipale.
Qualche impiegato comunale ed il personale degli lavoratori socialmente utili e
di pubblica utilità si è subito adoperato per
i primi interventi atti alla pulizia. Danni
molto contenuti comunque per la struttura: è andato distrutto il wc, dallo scaldino
to dopo l’invio di tale lettera e
viene interpretata dagli amministratori come «un malcelato e specifico accanimento nei confronti del Comune
di Siderno».
L’amministrazione comunale, dal canto suo, ha dichiarato la propria disponibilità a
saldare il debito in maniera
graduale e compatibilmente
con l’attuale situazione finanziaria dell’Ente, attraverso un
piano di rientro, come è stato fatto per altri Comuni debitori. La Sorical, invece,
avrebbe offerto come unica
soluzione la possibilità di pagare al massimo in 72 rate il
debito, il che significa «destabilizzare una Amministrazione Comunale liberamente e
democraticamente eletta che
si è insediata da qualche mese avendo ereditato una pesante situazione debitoria di
cui non è responsabile».
«Questa Amministrazione
- concludono dunque gli amministratori di Siderno - è seriamente intenzionata a interessare della vicenda tutte le
maggiori autorità provinciali,
regionali e nazionali finanche, se fosse necessario, il
Presidente del Consiglio e il
Presidente della Repubblica».
Simona Musco
CRONACA
I danni alla biblioteca di Monasterace
pare sia partito il focolare forse a causa di
un corto circuito, mentre nessun danno è
stato registrato per quanto riguarda i computer e il materiale didattico della biblioteca, tranne qualche sedia annerita.
Dai primi rilievi non è stata riscontrata
nessuna traccia di effrazione agli ingressi,
tuttavia i carabinieri hanno avviato le indagini di rito.
Gigi Baldari
Due auto incendiate
a Platì e Careri
A Platì ignoti hanno datto alle
fiamme l’autovettura Lancia Y
10, in evidente stato di
abbandono, di proprietà di
R.A., 63 anni e l’autovettura
Fiat Uno, oggetto di furto
perpetrato nel Comune di
Careri, di proprietà di N.V., di
51 anni.
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C O S E N Z A
terminator 4
Stava per essere scarcerato perché non è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia, Costantino
Scorza (detto Costanzo), 57 anni,
fermato nella mattinata di ieri su
decreto della Dda di Catanzaro.
Scorza era stato arrestato il 6 dicembre scorso nell’ambito dell’operazione antimafia “Terminator 4”, che
vede Scorza indagato insieme ad altre 28 persone ritenute affiliate alla
cosca Lanzino. Il cinquantasettenne
di San Lorenzo del vallo è accusato
di essere uno dei due esecutori materiali di un omicidio avvenuto a
Terranova da Sibari nell’estate di 11
anni fa. A Scorza e agli altri arrestati dell’operazione Terminator 4 era
Scorza, pasticcio della giustizia
Arrestato per omicidio stava per tornare in libertà perché non interrogato
stata notificata una ordinanza di cu- razione. Ieri mattina, però, il sostistodia cautelare emessa dal gip di- tuto procuratore della Repubblica
strettuale che ha
di Catanzaro Carlo
accolto la richiesta
Decreto di fermo Villani ha emesso
un provvedimento
della Dda di Catandella Dda ha
di fermo con il
zaro. In seguito agli
quale è stata evitaarresti Scorza non
evitato una
ta la scarcerazione.
era stato sottoposto
clamorosa
Le persone arreall’interrogatorio di
scarcerazione
state nell’ambito
garanzia nei termidell'operazione
ni previsti dalla legge e il suo avvocato difensore (Lucio Terminator sono accusate a vario tiEsbardo) ne aveva chiesto la scarce- tolo di associazione mafiosa e di tre
omicidi compiuti tra la fine del 1999
e il 2000 nel corso della guerra di
mafia che insanguinò Cosenza, oltre
che di tre episodi di estorsione e due
di usura compiuti negli ultimi anni
in provincia di Cosenza. Scorza, in
particolare, è accusato di essere l’autore insieme al latitante Franco Presta, dell’omicidio di Antonio Sassone, ammazzato a Terranova da Sibari il 9 giugno del 2000 con quattro colpi di revolver calibro 38.
a. b.
Costantino Scorza esce dal comando
provinciale dei carabinieri per essere
portato in carcere
L’Antimafia si occupò di Rovito
Sarebbe stato l’uomo del clan degli zingari nella scalata a Valle Crati spa
È citato anche nella relazione del- munali a causa di una strategia piutla sentenza
la commissione parlamentare sulle tosto aggressiva: aveva tappezzato la
ecomafie in occasione delle audizio- città di manifesti. Una strategia vinni in prefettura Francesco Rovito, cente visto che l’outsider di Santa
l’ex consigliere comunale di Cosen- Chiara risultò il più votato dei Verdi
za arrestato ieri nell’ambito di un’in- stracciando la concorrenza. Succeschiesta della Procura di Paola che sivamente venne nominato nel cda
ipotizza illeciti in materia di smalti- della Multiservizi spa, società che
In primo grado era stata condan- vamente processata con il rito abmento dei rifiuti. Ne parla diffusa- prima di essere dichiarata fallita
mente l’allora prefetto Melchiorre l’amministrazione Perugini aveva
nata a sei mesi di reclusione poiché breviato. Il giudice del tribunale di
provato a rilasciare.
ritenuta responsabile di una serie Cosenza la condannò a sei mesi di
Fallica a proposito
Un’esperienza
di furti avvenuti nella casa di cura reclusione, quattro dei quali la sidelle «clamorose
Il piano (fallito)
che durò solo pochi
Villa degli Oleandri. Ieri la Corte gnora Sapia li ha scontati ai domiproteste» che si
dell’ex consigliere mesi. Anche perché
d’appello di Catanzaro ha assolto ciliari. Durante l’udienza di ieri l’averano verificate a
Rovito, stufo della
Monia Sapia e ha anche disposto il vocato della donna (Riccardo PanCosenza: l’occupaarrestato a
no del Foro di Copolitica, rassegnò le
risarcimento per
zione del Comune
Paola
descritto
senza) è riuscito a
dimissioni e tornò a
l’ingiusta detenzioda parte dei lavoraSarà risarcita
nella relazione
farla assolvere fadedicarsi alla Alto Francesco Rovito
ne. I fatti risalgono
tori della Valle Craper l’ingiusta
cendo notare alla
Tirreno, società che
all’ottobre dello
ti spa culminata
Corte che non esscorso anno, quancon l’incendio dell’albero di Natale, guidava dal 2002. L’inchiesta che ha que meteoriche e percolato. Rovito,
detenzione: in
sendo state presendo vennero denunsedie, scrivanie e altre suppellettili portato all’arresto di Rovito (difeso inoltre, avrebbe omesso di provveprimo
grado
era
tate querele venivaciati alcuni furti ai
lanciate dal balcone che dà su piaz- dagli avvocati Roberto Le Pera Sa- dere al ripristino dello stato dei luostata
condannata
no meno le condidanni di medici e
za dei Bruzi. «(...) a queste forme di brina mannarino) e riguarda pre- ghi ordinatogli dalla Procura della di
zioni di procedibilipazienti della cliniestrema contestazione, secondo al- sunti illeciti nella modalità di trasfe- Paola e dal commissario per l’emerca. I carabinieri della stazione di tà. L’imputata, pertanto, è stata ascune risultanze investigative riferite rimento dei rifiuti. In particolare, al- genza rifiuti della Calabria dei terreMendicino si recarono prontamen- solta per difetto di querela. Il giudiriservatamente dalla locale questura l’ex consigliere cosentino si contesta ni e della stazione di trasferenza in
te in contrada Pasquali e perquisen- ce della Corte d’appello ha stabilito,
– si legge nella “Relazione Calabria lo scarico incontrollato di spazzatu- cui venivano depositati i rifiuti. I terdo la signora Sapia (che in quei inoltre, che Monia Sapia deve esseecomafie” – non era estranea una ra in un sito sottoposto a vincolo si- reni adibiti a discarica risultano pargiorni era ricoverata nella struttura) re risarcita per i quattro mesi di inprecisa strategia di uno degli operai, smico e archeologico; lo smaltimen- ticolarmente inquinati a causa della
le trovarono addosso carte di credi- giusta detenzione ai quali era stata
il quale guidava tutte le manifesta- to senza autorizzazione di rifiuti (an- presenza di idrocarburi, percolati e
to e denaro contante. La donna ven- sottoposta.
zioni di piazza, tenendo contatti con che pericolosi) e l’abbandono su in fibre di amianto.
a. b.
ne incriminata per furto e successila stampa per dare maggiore risalto modo incontrollato di rifiuti in asALESSANDRO BOZZO
alle proteste nel tentativo, non an- senza di sistemi di raccolta delle [email protected]
dato a buon fine, di favorire l’ingresso della Alto Tirreno Cosentino spa
l’arresto
nella fetta di mercato che la società
Valle Crati stava per lasciare libera.
Del resto, la Alto Tirreno Cosentino
spa, con sede in Scalea, ha come amministratore unico Francesco Rovito, nato a Rende il 3 luglio del 1974,
con precedenti per omesso versamento dell’Iva e associazione a delinquere finalizzata all’emissione di
fatture inesistenti e alla truffa».
È durata 15 giorni esatti la “la- via Popilia dopo essersi reso irreC’è dell’altro. Sembra che l’ex contitanza” di Enzo B., il ragazzo di peribile per qualche tempo. I suoi
sigliere comunale dei Verdi, già am17 anni che lo scorso 28 novem- dieci minuti di follia risalgono alministratore della municipalizzata
bre terrorizzò il quartiere metten- la mattinata del 28 novembre
cosentina Multiservizi spa, avesse
dosi a sparare con una pistola, a scorso, quando il giovane si mise
“sponsor” importanti in ambienti
causa di un banalissimo litigio, a sparare, sembra, a causa di una
criminali del capoluogo: «(....) la
contro l’au- lite con lo zio. Il diciassettenne feQuestura di Cosenza ha rilevato che
tomobile e ce fuoco con una pistola calibro
Trovato con
per il perseguimento di tale risultala finestra 22 contro l’auto parcheggiata in
armi
e
droga
il
to (gestire il servizio di raccolta dei ridella casa di strada, contro il portone e contro
fiuti a Cosenza, ndr) l’imprenditore
suo zio. Lo la finestra dell’abitazione del pa- Via Popilia
minorenne che
era affiancato dalla cosca denomihanno sco- rente: F. B., 58 anni, colpevole, a
litigò
con
lo
zio
e
nata “degli zingari”, facente capo alvato i cara- quanto pare, di averlo redarguito. sa la voce di una sparatoria con stato trovato con una semiautola famiglia Abbruzzese, che nel ter- si mise a sparare
binieri del Sparò cinque colpi. In quel mo- feriti. Sul posto erano intervenu- matica calibro 7.65. Un’arma ben
ritorio cosentino ha sviluppato una
Nucleo ope- mento suo zio non era all’interno te dopo pochi istanti alcune pat- più potente della 22 usata due
strategia delinquenziale particolarrativo e radiomobile della Com- della vettura e nemmeno in casa. tuglie del Nucleo radiomobile dei settimane fa. In quella occasione
mente aggressiva». Occorre precisapagnia di Cosenza. Il ragazzo si È evidente, dunque, che il giova- carabinieri e della Compagnia di il minorenne venne rilasciato
re, tuttavia, che tali fatti non sono
trova in stato di arresto in base a ne non avesse intenzione di ferir- Cosenza nord. Nonostante la gio- senza subire conseguenza alcuna.
sfociati in nessuna inchiesta.
una misura cautelare emessa dal lo. Gli spari ebbero comunque vanissima età Enzo B. è una vec- Lo difende l’avvocato Maurizio
Ciccio Rovito era diventato famoTribunale dei minori di Catanza- l’effetto di spaventare la gente. chia conoscenza delle forze del- Nucci.
so a Cosenza durante la campagna
a. b.
ro. Il babypistolero era a casa in Nel quartiere, infatti, si era diffu- l’ordine. Qualche tempo fa era
elettorale del 2006 per le elezioni co-
Furti a Villa degli Oleandri
L’imputata assolta in appello
Beccato dai carabinieri
il pistolero di via Popilia
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
33
calabria
ora
J O N I O
SI
PAGA
pure l’affitto
sulla strada
I TEMPI CAMBIANO
Oggi si paga l’affitto per il
pezzo di strada. Più il tratto
è transitato, e di facile sosta
per i clienti, e più il prezzo
lievita. Si abbassa nelle
stradine secondarie.
Esistono delle vere e
proprie fasce: di categoria A
(le più costose)
corrispondono ai “presidi”
allestiti lungo il rettifilo
principale della 106,
generalmente occupati dalle
ragazze dell’Est. Le zone di
fascia B, invece, a maggiore
presenza di nigeriane, sono
quelle isolate della zona
industriale di Corigliano
Prostituzione sulla 106, cambiano i “contratti di lavoro” con i protettori
Le ragazze “coprono” un tratto della Statale versando una caparra
SIBARITIDE Hanno un’età media di
23 anni e provengono dalla Romania,
Lettonia, Estonia, Lituania, Africa e (dopo l’ultimo flusso) Albania. Costrette a
turni di “lavoro” che arrivano fino a 15
ore al giorno. Questo l’identikit delle ragazze che si prostituiscono sulla 106. Tutte raccolte in un fazzoletto di strada di
circa 18 chilometri, da Sibari a Corigliano
comprese le zone interne. Il prezzo della
prestazione parte dalle 30 euro per le ragazze dell’Est, 25 euro invece per andare
con una di colore. I clienti più assidui sono gli over 50 che svolgono «lavori di fatica», ci rivela una di loro e per lo più «sono camionisti di passaggio e uomini che
fanno gli agricoltori». Ovviamente non
mancano i professionisti che «cambiano
auto per venire da noi per non essere riconosciuti». E per quanto riguarda i più
giovani il target varia tra i 16 e i 23 anni,
e sono, per lo più, ragazzi alla ricerca della prima esperienza. Percorriamo e ripercorriamo l’intera zona e subito ci rendiamo conto che la maggior parte delle ragazze “in posa” sono slave, quelle africane, invece, si contano sulle dita di una
mano. L’osservazione trova subito una risposta. Le “meretrici”, infatti, sono divise e sistemate a seconda delle richieste di
mercato. Sul tratto principale della 106,
che va da Sibari allo svincolo di Corigliano - direzione Crotone -, lavorano le ragazze dell’Est-Europa (le più gettonate
ndr). Per trovarne una di colore dobbiamo percorrere le stradine interne della
statale, quelle - per intenderci - di Cantinella che bypassano San Giorgio Albanese per giungere verso il centro del Comune ausonico. Lì troviamo le nigeriane. Sono le meno richieste - come dicevamo prima - dai clienti e quindi quelle che procurano meno profitto ai protettori. Infatti
non è una coincidenza che occupino le vie
secondarie più buie e isolate. Per loro meno guadagno ma allo stesso tempo un affitto più basso rispetto alle colleghe. Da
qualche tempo a questa parte, infatti, pare siano stati rivoluzionati, o quantomeno rimodulati, i “contratti lavorativi” tra
datore (protettore) e dipendente (la prostituta). Non si rende conto più al capo in
base al guadagno delle prestazioni sessuali quotidiane ma al posteggio. Un modo più sicuro (evidentemente) per non
far evadere le “tasse” alle proprie ragazze. Fino a qualche tempo fa, addirittura,
il pappone forniva alle lavoratrici un quelle
quantitativo giornaliero di preservativi e zone delsu quelli consumati si calcolava il fattura- la statale
to della giornata, e quindi la parcella da a ridosso
consegnare. Un metodo oggi anche que- dei curvoni
sto divenuto ormai obsoleto dal momen- che non offrono una buona e
to che si è passati all’affitto del pezzo di comoda visuale di avvistamento al clienstrada con tanto di tariffario. Più il tratto te. Ma come arrivano in Italia queste ragazze? Il percorso che le
è transitato, e di facile soporta dalle nostre parti
sta per i clienti, e più il
Le più richieste
differisce a seconda del
prezzo lievita. Si abbassa,
sono
quelle
Paese d’origine. Il cosidinvece, per quei punti
detto “gancio” utilizza un
stretti e bui delle stradine
dell’Est Europa
approccio diverso per
secondarie. Esistono, coLe nigeriane
adescare le vittime. La
sì, delle vere e proprie fale meno costose
maggior parte delle rasce: quelle di categoria A
gazze che giungono dal(le più costose) corrispondono ai “presidi” allestiti lungo il ret- l’Est sono state vendute a intermediari,
tifilo principale della 106, che sono gene- che a loro volta le consegnano agli imralmente occupati dalle ragazze dell’Est. prenditori del sesso che gestiscono il moLe zone di fascia B, invece, a maggiore nopolio della prostituzione sulla zona di
presenza di nigeriane, sono quelle isola- competenza. Da qui l’ultimo passaggio
te della zona industriale di Corigliano. per metterle sulla strada senza se e senza
Rientrano nella seconda fascia anche ma. E se rifiutano ciò che è stato deciso
per loro sono guai. Chi si ribella o tenta di
sottrarsi agli ordini diventa bersaglio di
violenze fisiche. Un atteggiamento diverso con le nigeriane, invece, le quali vengono soggiogate psicologicamente. Proprio perché provengono da una cultura
che crede all’esoterismo e ai riti voodoo si
fa presa sul ricatto. Nel senso che se non
eseguono ciò che viene richiesto si fa credere loro che una terribile maledizione le
perseguiterà. E in questo lavaggio del cervello giocano un ruolo fondamentale le
stesse connazionali a cui vengono affidate (dagli stessi protettori) una volta arrivate in Italia. Una sorta di guida che prima le accolgono e poi le avviano alla prostituzione. Alcune - a distanza di tempo riescono a fuggire facendo perdere le loro tracce agli aguzzini, altre invece rimangono imprigionate in quella rete di sfruttamento buia e degradante che non vedrà
alcuna luce.
ALESSANDRO TROTTA
[email protected]
ATTESE
brevi per le
ragazze che
lavorano
sulla 106. In
basso e nella
foto in alto a
destra le
ragazze
dell’Est che
occupano il
vialone
principale
della Statale
che va da
Sibari a
Corigliano.
Nella foto in
alto a sinistra
una ragazza
nigeriana
seduta su
una sedia,
“sistemata”
in una
stradina
secondaria
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 36
l’ora di Paola
Redazione viale Ippocrate (ex Madonna della Grazie) - Telefono e fax 0982583503 - Mail: [email protected]
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Agli atti la lettera del boss
Ieri il processo contro i giovani Serpa e Sirufo per estorsione aggravata
PAOLA
Si è tenuta ieri pomeriggio,
in seno al Tribunale penale di
Paola, l’udienza del processo
a carico di Salvatore Serpa, 24
anni e Giuseppe Sirufo, 28
anni, accusati di estorsione
aggravata dal metodo mafioso.
I due giovani sono in carcere dall’agosto del 2010 perchè - secondo l’accusa dei
procuratori antimafia Giuseppe Borrelli e Raffaella
Sforza, e del giudice distrettuale di Catanzaro Emma
Sonni - avrebbero tentato di
imporre il “pizzo” a commercianti di Paola.
Ieri, durante i lavori, i giudici hanno disposto l’acquisizione degli atti di cui ai procedimenti antimafia denominati Garden (istruito contro i
clan della provincia di Cosenza) e Missing (processo che
ha consentito di fare luce di
decine di omicidi di ‘ndrangheta), mentre la difesa, nella persona dell’avvocato penalista Gino Perrotta, ha prodotto, tra l’altro, la lettera di
Mario Serpa pubblicata su
Calabria Ora nell’agosto del
2010. Con tale missiva, infat-
La missiva del boss Mario Serpa pubblicata da “Calabria Ora”
ti, l’ormai ex indiscusso boss
dell’omonimo clan di Paola
prendeva le distanze dalle
presunte azioni delittuose
consumate - secondo gli atti
di indagine - dal nipote Giuseppe Sirufo.
Durante le intercettazioni
ambientali, infatti, era saltato
fuori il nome di Mario Serpa,
usato dai due giovani - si presume arbitrariamente - al fine di incutere timore ai commercianti.
L’ex boss di Paola, però, era
intervenuto con una lettera
aperta, inviata a Calabria
Ora, in cui prendeva le distanze su quanto accaduto.
La missiva contenente la dichiarazione dell’interessato
(oggi in semilibertà a Oristano, in Sardegna), contenuta
in un servizio giornalistico di
questa Testata, è stata quindi
messa agli atti al fine di dimostrare ai giudici che i due giovani - ove mai dovesse trovare conferma, nel contraddittorio tra le parti, il tentativo
di estorsione - avrebbero agito in nome e per conto proprio.
L’udienza del processo è
stata rinviata al 21 dicembre
prossimo, allorquando i giudici acquisiranno gli atti di cui
ai processi antimafia Garden
e Missing. Poi si terrà la requisitoria del pubblico ministero antimafia e, successivamente, la discussione ad opera del collegio difensivo. Insomma, la decisione dei giudici è ormai molto vicina.
Guido Scarpino
Il più bel cane è paolano
Il Drahathaar dei fratelli Sbano campione italiano di bellezza
E’ paolano il più bel cane d’Italia, nominato tale nell’ambito di un evento nazionale di settore. Si tratta di un magnifico esemplare di Drahathaar, premiato in Sicilia all’esito di una manifestazione svoltasi nei giorni 29 e 30 ottobre a
Messina. Si è trattato della doppia esposizione internazionale canina a cui hanno preso parte numerosi partecipanti.
In merito è stata registrata anche la presenza di concorrenti provenienti da
Malta, Slovenia e Francia. Per la città di
Paola erano presenti alla competizione
i fratelli Sbano, allevatori degli amici a
quattro zampe e appassionati di mostre
canine, giunti sull’Isola con il loro Drahtaar. L’animale ha ottenuto la massima
qualifica (5 Cac e A Cacib) e si è aggiudicato il titolo italiano di bellezza. Il Drahathaar, lo evidenziamo, è un cane da
ferma tedesco a pelo duro con sorprendenti capacità di adattamento su ogni
L’allevatore Marco Sbano ed il suo fedelissimo cane di razza Drahataar
tipo di terreno, spiccata attitudine alla
caccia di qualsiasi tipo di selvaggina e
un olfatto molto sviluppato.
Stefania Sapienza
BONIFATI
Santa Lucia ritorna
dopo un lungo restauro
Fedele e devozione si
rafforzano in seno alla popolazione di Cittadella del
capo per il ritorno della
statua di Santa Lucia, magistralmente restaurata
da autorevoli addetti ai lavori. Un restauro che ha
riportato all’origine del
suo splendore la Vergine.
I parrocchiani di don Giovanni Celia sono entusiasti di tutto ciò. La statua
della Madonna è ritornata nella parrocchia di “San
Francesco di Paola” a Cittadella del Capo, dopo il
lungo e delicato restauro
effettuato da Antonio Adduci, esperto del settore.
Si tratta della splendida statua in legno che il
falegname Giacomo Ierardi, nativo di Sant’Agata d’Esaro, donò alla comunità parrocchiale cittadellese sul finire degli anni quaranta del secolo
scorso.
La statua è stata scoperta e benedetta dal parroco don Giovanni Celìa
al termine della santa
messa serale di domenica
11 ottobre. Il sacro tempio
era gremito di fedeli, alcuni dei quali venuti dai
centri vicini. Ai numerosi
presenti il restauratore ha
illustrato, anche con immagini proiettate su un
grande schermo, le operazioni compiute per ridare splendore alla effige
della Vergine. Adduci ha
altresì comunicato un dato molto importante: la
statua restaurata risale a
tre secoli fa e dunque costituisce bene artistico di
gran pregio per il nostro
comune. Terminata la relazione di Adduci, è intervenuto Pasquale Filippelli, nipote per linea materna del donatore della statua, ormai scomparso da
lungo tempo.
Filippelli, membro del
consiglio parrocchiale per
La statua di Santa Lucia
La statua
fu donata
da un falegname
alla chiesa di
San Francesco
gli affari economici, ha
svolto ricche e valide considerazioni storico-culturali sulla statua donata da
suo nonno, e poi ha esortato i concittadini a offrire contributi per far fronte alla notevole spesa di
restauro (6.000 euro, secondo comunicazione ufficiale).
Il parroco don Giovanni Celia ha infine consegnato una targa al restauratore, esprimendo gratitudine della comunità per
l’ottimo lavoro compiuto.
Il giovane parroco, don
Giovanni Celia, con la collaborazione e la devozione dei cittadini di Cittadella, in questi anni ha dato lustro spirituale e materiale alla locale chiesa.
Ha riportato entusiasmo e devozione anche in
quelle persone che per
una serie di circostanze si
erano allontanati dalla
Chiesa.
Mario Rugiero
37
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
PA O L A
-
S C A L E A
-
calabria
D I A M A N T E
Chieste due assoluzioni
per l’omicidio del turco
COSENZA
L’accusa “scagiona” Giuseppe e Bruno Pizzimenti
Ieri sera, in sede di Corte d’Assise d’Appello, a Cosenza, il pubblico ministero
d’udienza ha chiesto l’assoluzione per
Giuseppe e Bruno Pizzimenti, noti albergatori dell’Alto Tirreno Cosentino, di origini reggine, accusati di gravissimi reati
consumati in danno del cittadino turco
Aden Onlu. Bruno Pizzimenti, in particolare, viene imputato dell’omicidio e
dell’occultamento del cadavere di Onlu,
mentre il nipote Giuseppe è accusato di
un tentativo di estorsione perpetrato nei
confronti del cittadino turco, all’epoca dei
fatti dipendente della tenuta dei Pizzimenti.
Ieri pomeriggio il pm ha chiesto di interrogare gli imputati, Pizzimenti Bruno
e Pizzimenti Giuseppe, ma questi si sono
avvalsi della facoltà di non rispondere.
Nella requisitoria, il pubblico ministero è
partito dalla mattina del 9 maggio 2007,
quando Onlu Adem è scomparso nel nulla. Secondo il Pm, questi sarebbe uscito di
casa per recarsi presso l’hotel Parco dei
Principi, di proprietà dei Pizzimenti e li
poi sarebbe stato fatto sparire da Bruno
Pizzimenti.
Secondo il sostituto procuratore Roberta Carotenuto, la morte dell’operaio
turco sarebbe verosimile, anche se diversi testi della difesa hanno affermato che
il turco aveva espresso la volontà di la-
Un’aula di giustizia
sciare la Calabria per tornare in Turchia.
A sostegno della tesi accusatoria c´è la
testimonianza di Nicola Pizzimenti, che
ha riferito in aula, nella udienze passate,
che il turco sarebbe stato incaricato di uccidere lui dal padre Bruno Pizzimenti e
che una volta scoperto il Pizzimenti Bruno, per evitare conseguenze, avrebbe ucciso il turco. Quindi un possibile movente, a carico di Pizzimenti Bruno, sarebbe
quello di aver voluto cancellare ogni testimone del fatto che volesse eliminare per
sempre il figlio Pizzimenti Nicola.
TORTORA
Da Blanda e Temesa
Itinerari archeologici
Presentazione Guida “Da
Blanda a Temesa: itinerari
archeologici lungo la costa
tirrenica cosentina” Sabato
17 dicembre alle ore 17:00
presso la sala consiliare del
comune di Tortora sarà effettuata la presentazione di
una nuova guida archeologica curata da Fabrizio Mollo dal nome “Da Blanda a
Temesa: Itinerari archeologici lungo la costa tirrenica
cosentina”.
Il progetto, patrocinato
dall'assessorato alla cultura
della provincia di Cosenza
in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria,
punta a promuovere le straordinarie testimonianze
storiche del tirreno cosentino: dal museo di Tortora
presso Palazzo Casapesenna dove è possibile ammirare i reperti dell'antica
Blanda, all'insediamento
del Laos, da Cirella a Belvedere ed Acquappesa, da Cetraro a Paola, San Lucido,
Amantea e Serra d'Aiello.
Una Calabria da scoprire,
dunque, e rivalutare anche
storicamente: in queste aree
l'uomo ha cercato sede sin
dalla preistoria, considerati
i gruppi umani che frequentavano la grotta del Romito
di Papasidero e della Madonna della Grotta di Praia
a Mare, e tutti i successivi
insediamenti, dai fuoriusci-
Altro movente, sempre secondo l’accusa, sarebbe quello che il Bruno Pizzimenti, avrebbe ucciso il turco per non pagargli alcune mensilità arretrate ed evitare una vertenza sindacale che il turco, ex
dipendente dell’azienda di famiglia, stava per porre in essere dietro suggerimento di Pizzimenti Nicola.
Il Pm, visto l’impianto accusatorio vacillante e fallaceo, ha chiesto l’assoluzione ai sensi dell’art. 530 c. 2 cpp, in quanto è difficile provare la colpevolezza degli
indagati al di fuori di ogni ragionevole
dubbio.
Anche per le accuse, mosse a Pizzimenti Giuseppe, ovvero accuse di minacce ed
estorsione, il Pm ha chiesto l’assoluzione
con la medesima motivazione.
La corte, presieduta dal giudice Gallo a
latere Lo Feudo, ha fissato per le ore 9.00
del 29 dicembre 2011, la data per le arringhe finali dei penalisti Giuseppe Bruno,
Enzo Lo Giudice, Sabrina Mannarino,
Sergio Rotunno e Giancarlo Pittelli.
Appare scontata, alla luce della richiesta della pubblica accusa, l’assoluzione
per i due Pizzimenti. Ed ove mai ciò dovesse trovare conferma nei fatti, il delitto del cittadino turco Aden Onlu resterà
impunito.
GUIDO SCARPINO
[email protected]
T O R T O R A
ora
PAOLA
Cammino di preghiera
al Santuario dei Minimi
In occasione del Santo
Natale e per l’intero periodo
dell’Avvento, il Santuario di
San Francesco da Paola va a
ricoprire sempre più un ruolo di centralità per le migliaia di fedeli che, quotidianamente ed in segno di devozione al Santo Patrono della
Calabria e della gente di mare, fanno tappa nella città
tirrenica. In tal senso, abbastanza corposo risulta essere il calendario che la Comunità dei Minimi ha inteso
predisporre: un cammino di
preghiera iniziato già da diversi giorni e che prosegue
con una serie di eventi liturgici importanti. Domani, 15
dicembre, i Carabinieri della provincia di Cosenza, guidati dal colonnello Francesco Ferace ed accompagnati dai loro familiari, si prepareranno al Natale celebrando, insieme alla Comunità
del Santuario, la santa messa delle ore 17. Per l’occasione sarà inaugurata e benedetta la scena della Natività
ad altezza naturale, sistemata nella zona dei Miracoli.
Analoga iniziativa da parte
della Guardia di finanza che,
per volere del comandante
provinciale, ten. col. Giosuè
Colella, il 19 dicembre riunirà tutti i finanzieri della costa
tirrenica, unitamente ai fa-
Il Santuario di Paola
miliari, per la celebrazione
della santa messa di Natale.
Non meno importante, la
celebrazione di domenica 18
dicembre. In collaborazione
con la comunità del Santuario, il commissario straordinario del Consorzio di bonifica integrale dei bacini del
tirreno cosentino, Davide
Gravina, ha invitato tutti gli
operai dello stesso ente consortile, insieme alle loro famiglie, ai dirigenti ed alle
aziende agricole che collaborano con l’ex Valle Lao, a recarsi al Santuario per celebrare la giornata della Carità. La santa messa delle ore
10, arricchita dalla presenza
di tanti operai in divisa e dai
doni che le aziende porteranno per i poveri durante
la processione offertoriale,
sarà il momento centrale
della giornata.
Giovanni Folino
Ici sui terreni, vertice del Pdl
Direttivo d’urgenza sul caso. Chianello attacca il sindaco Perrotta
PAOLA
ti di Sibari da cui è sorta la
città greca di Laos.
Alla presentazione interverranno il sindaco di Tortora Pasquale Lambogla,
Francesco Froio del gruppo
archeologico Alybas di Serra d'Aiello, Antonio Zumbo,
docente di epigrafia latina
all'università della Calabria,
Gregorio Aversa della Soprindentenza Archeologica
della Calabria il cui intervento riguarderà “L'archeologia dell'Alto Tirreno Calabrese tra tutela e valorizzazione”, Fabrizio Mollo del
dipartimento di scienze delle antichità dell'università di
Messina, nonché redattore
della guida, che interverrà
sulle “Nuove prospettive di
ricerca a Blanda Julia” ed
infine Maria Francesca Corigliano, assessore alla cultura della Provincia di Cosenza.
e. o.
-
Il portavoce del Pdl paolano, Fernando Chianello, rende nota la decisione del partito di convocare un direttivo
d’urgenza con l’obiettivo di
cercare soluzioni in grado di
scongiurare la «piaga sociale
incombente», ossia l’imposizione dell’Ici sui terreni ex
agricoli, «restituendo ai malcapitati la tranquillità di cui
hanno diritto per trascorrere
un Santo e sereno Natale».
Ecco l’opinione di Chianello
sulla vicenda: “Con voce fioca,
suadente e piena di calore
umano ed atteggiamenti tipici
di chi indossa una tonaca, in
campagna elettorale, l’attuale
sindaco di Paola, Roberto Perrotta, disegnava per la città e
per i paolani “le magnifiche
sorti e progressive”. Non trascurava nulla, neanche la sceneggiatura, sino a portare con
sé sul palco il povero Geremia.
La scena è così perfetta da convincere anche i più scettici. Ma
l’illusione dura poco e le promesse e gli impegni presto si
dissolvono e Paola si risveglia
come città di statue e di tasse
insostenibili. Tasse su tasse:
dall’acqua ai rifiuti solidi ed
ora ai terreni edificabili sui
quali non è possibile edificare.
Una stangata senza precedenti, persino crudele. Nessun comune, a prescindere dal colore politico della propria giunta,
ha osato tanto. Noi ci doman-
diamo e vi domandiamo se, nibile gravame, sarebbero citper il sol fatto di essere sinda- tadini onesti e laboriosi. Il loro
co, si può aclucro deriquisire il diritvante da queCritiche alla
sti
terreni
to di gettare
giunta: «Solo
consiste in
nello sconforto e nella diqualche cesta
belle parole.
sperazione
di pomodori,
Promesse non
migliaia di
qualche famantenute»
onesti cittadiscio di cipolle
ni. Ad essere
e un po’ di
colpiti da un immane, ingiu- verdura e qualche frutto. Colstificato e soprattutto insoste- pire questa gente che non ru-
DIAMANTE
Movimenti diamantesi
sempre in fermento
Il movimento culturale “Per una Diamante migliore”, a scanso di equivoci, per bocca del suo segretario,
Giambattista Salerno, prende le distanze dalla nascita
del movimento “CambiaMenti”: «Noi non abbiamo aderito né contribuito a fondare alcuna altra formazione
associativa. Il nostro gruppo è nato - fuori da ogni logica e da ogni tempistica elettorale - con le famose “10 domande all’Amministrazione sul porto”, abbiamo cominciato a lavorare e ad aggregare idee e persone in tempi
quindi non sospetti e l’unica pretesa che abbiamo è il bene della collettività. Il nostro approccio, libero da tatticismi ed ambizioni personali, si fonda su tre pilastri fondamentali che sono gli obiettivi di gruppo, il metodo ed
i contenuti. La forzata frammentazione e le strumentali divisioni rappresentano, soprattutto in campagna elettorale, uno dei principali ostacoli al progresso della nostra comunità. Il frazionismo, quando non è mosso da
giuste e legittime motivazioni, diventa esasperato motore di “guerre” che di politico hanno davvero poco”.
ba, non spaccia droga, non appartiene alla malavita, non
specula in banca, è davvero cosa esecrabile. A venir meno è il
rispetto nei confronti di costoro. Si tratta, tuttavia, di una vera e propria iniquità sociale,
posta in essere da coloro i quali hanno avuto fiducia e suffragi da questa stessa gente. La
disperazione e l’incertezza su
come affrontare tutto ciò sono
i sentimenti dominanti. Un regalo di Natale così amaro che,
a nostra memoria, non ne ricordiamo uno simile. La necessità di far cassa, dovuta ad
una gestione scellerata e irresponsabile della res publica ,
non può, ma soprattutto non
deve, massacrare selvaggiamente l’economia di tanti paolani. All’attuale amministrazione ed a chi la giuda, il PdL
chiede di fare non uno, ma
cento passi indietro. Se ciò non
sarà fatto, gli attuali amministratori ed il sindaco Perrotta
si assumeranno in toto la gravissima responsabilità di aver
rovinato irreversibilmente
centinaia di famiglie. Il PdL
paolano, indignato da queste
iniziative inique e quasi disumane, si schiera totalmente
dalla parte dei cittadini interessati, impegnandosi con tutto il proprio peso politico, al fine di evitare che una vera e
propria piaga d’Egitto si abbatta su centinaia di conduttori di
piccoli fondi”.
g. s.
40
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
calabria
AMANTEA - CAMPORA S.GIOVANNI - SAN LUCIDO
ora
Clan, deposizione dei pentiti
Pittelli, De Napoli, Amodio e Bevilacqua testimoni al processo “Nepetia”
AMANTEA
Si avvia a conclusione il
processo ordinario di primo
grado a carico dei 23 imputati del blitz “Nepetia-Enigma”.
Per l’udienza di ieri mattina,
infatti, erano stati convocati a
testimoniare in video conferenza ben quattro pentiti.
Trattasi di: Giuseppe Pittelli,
Oreste De Napoli, Francesco
Bevilacqua e Francesco Amodio. Dopo una breve consultazione, però, i difensori e le parti civili hanno convenuto con
quanto richiesto dal pubblico
ministero, ovvero: acquisire i
verbali delle dichiarazioni già
rilasciate in altri processi dagli
stessi collaboratori di giustizia. Nella lista dei testi della
pubblica accusa, quindi, figurano ancora gli ultimi tre pentiti da sentire: Vincenzo Dedato, Carmine Cristini e Bruno Adamo. Su questi “ex picciotti” alcuni legali si sono riservati di decidere se prestare
il consenso all’acquisizione dei
verbali oppure procedere con
l’ascolto all’udienza del 10
gennaio. Fermo restando che
il collegio penale ha chiesto al
pubblico ministero di convocare i restanti testi in modo tale da riuscire a chiudere già
nella prossima udienza la propria istruttoria. Così facendo i
tempi per chiudere il processo
si ridurranno ulteriormente.
Ma, tornando alle dichiarazioni già rese dai pentiti, Bevilacqua, lo ricordiamo, nel delineare la situazione della criminalità organizzata cosentina nel biennio 1999/2000, fa
riferimento alle numerose riunioni avvenute a Cosenza tra
personaggi di primo piano
restano Cristini
Dedato e Bruno
Entro il 10
gennaio
il pubblico
ministero
dovrebbe
chiudere
l’istruttoria
L’ala vecchia del palazzo di giustizia di Paola
della malavita organizzata cosentina, raccontando che ad
alcuni vertici ha preso parte
anche Tomas (Tommaso
Gentile), giunto a Cosenza con
una Maserati e con l’autista
(Guido Giacomino). Anche
Amodio ha confermato la presenza del Gentile ad alcune
riunioni avvenute tra i capi dei
vari “locali” della ‘ndrangheta
per la spartizione dei proventi derivanti dagli appalti dell’autostrada, precisando di
averlo conosciuto in occasione
della prima riunione a cui il
collaboratore ha partecipato a
dicembre ‘99 presso lo sfasciacarrozze di Casella e Lanzino
di Cosenza. Il collaboratore di
giustizia ha giustificato la presenza di Tomas in quanto
quest’ultimo aveva il compito
di “gestire” l’imprenditore
Coccimiglio, ossia di riscuotere le tangenti imposte dall’organizzazione criminale. Amodio, inoltre, ha evidenziato il
ruolo di fiducia assunto da
Gentile all’interno dell’organizzazione cosentina riferendo sia il fatto che Tomas abbia
messo a disposizione più di
una volta i locali del suo negozio di pelletteria per organizzare incontri di una certa importanza tra i capi cosca, sia la
circostanza che il Gentile si sia
attivato per favorire la latitanza di Lanzino fornendo all’Amodio chiavi di un appartamento di cui aveva la disponibilità in Amantea.
STEFANIA SAPIENZA
[email protected]
AMANTEA/2
Vigili, ritorna il concorso
L’amministrazione comunale in cerca di un comandante
Da quasi venti anni l’amministra- fino al giorno del suo pensionamenzione comunale di Amantea, di cui è to. Poi, è subentrato un altro comansindaco Franco Tonnara, sta cercan- dante ff, Amerigo Spinelli, silurato
do di dotarsi in pianta stabile di un qualche giorno prima del termine
comandante della
dell’incarico. A quePolizia Municipale
sto ha fatto seguito
Alla richiesta di
ma, per diversi motil’assunzione a tempo
mobilità esterna
vi, al momento non
di Giuseppe Scutellà
c’è ancora riuscita.
ed, infine, il comandel 3 dicembre
Pazienza, dopotutto
do è passato a un dinon
ha
risposto
venti anni non sono
rigente comunale.
nessuno
poi così tanti. Fino ad
Negli ultimi quattro
oggi il Comune ha
mesi, il Comune ave“tirato a campare”, prima con Anto- va indetto un concorso per il posto
nio Angeli, rimasto in servizio in qua- vacante di comandante, poi revocato
lità di comandante facente funzione per procedere all’assunzione utiliz-
zando la procedura di mobilità esterna alla quale, però, nessuno ha partecipato. A questo punto il Comune ha
pensato bene di indire un nuovo concorso con la speranza di riuscire, finalmente, a mettere fine a questo increscioso ed interminabile balletto.
Anche se, data la situazione, verrebbe da chiedersi se forse non sarebbe
stato meglio procedere con il vecchio
bando. A quest’ora il comandante sarebbe stato in servizio già da quattro
mesi. Pazienza. Per quel che concerne i requisiti richiesti dall’Ente locale ai candidati per poter accedere al
concorso di sicuro, prima di tutto, c’è
SAN LUCIDO
il possesso della laurea come titolo di
studio. Se poi, tra gli scalpitanti c’è
qualcuno che ha già maturato esperienza specifica nel settore, questo costituirà certamente titolo preferenziale. Comunque sia, è bene affrettarsi considerando che la scadenza del
bando è il 13 gennaio.
s. s.
AMANTEA/3
Stadio, Progetto e Rinascita attaccano sulla cessione
I due gruppi politici contestano le scelte della maggioranza e del sindaco in particolare
Incalza la discussione in città sulla cessione dello stadio “Pasquale Provenzano” alla Provincia di Cosenza da parte del
Comune. Questa volta sono i gruppi consiliari “Progetto democratico” e Rinascita” a prendere la parola.
«La decisione di regalare il campo
sportivo alla Provincia - sottolineano i politici di opposizione - è arrivata dopo che,
per ben due volte, l’argomento è stato prima rinviato e poi non votato. Segno evidente che le idee non sono mai state chiare all’interno della maggioranza». Il sindaco, «operando una inconcepibile forzatura, ha riproposto lo stesso punto per la
terza volta. Il consiglio comunale lo ha
approvato (8 a favore, 7 contrari), grazie
al voto determinante di Calomeni e al ripensamento di Mazza che, per giustificare la sua astensione precedente, ha dichiarato di votare “per rispetto al sindaco”. Siamo alla tragicommedia». E, ancora: «L’uscita della Polisportiva ha infranto la civiltà dei rapporti, il modo di essere, di comportarsi, di vivere con gli altri.
Un minimo di fair play dovrebbe essere
d’obbligo per i rappresentati dello sport,
soprattutto di quello sanlucidano, rappresentato sempre da galantuomini. Non
consentiamo a nessuno, pertanto, di
Il Comune
Il Comune di San Lucido
esprimere giudizi sprezzanti, ingiusti e
gratuiti nei confronti di persone che esercitano il loro ruolo, istituzionale e politico, con dignità, competenza e spirito di
servizio. Quali fini reconditi hanno spinto un’associazione, che dovrebbe essere
apolitica, a “entrare a gamba tesa” contro
7 consiglieri e diventare “collaboratore
esterno” di una maggioranza sfilacciata,
disunita, contraddittoria?». Per chi ha la
memoria corta i gruppi consiliari ricorda-
no che: «La minoranza ha invocato fatti, circostanze, leggi che dovevano indurre i consiglieri a non cedere la proprietà
comunale; il consiglio è stato interessato
dopo che altri, molti mesi prima, avevano preso accordi a sua insaputa; la minoranza, responsabilmente, aveva chiesto
un incontro con la Provincia e che, non
sappiamo per quali arcani motivi, è stato negato; i motivi dell’urgenza addotti
sono strumentali in quanto l’iter burocratico da seguire, prima della consegna
dell’opera, è lungo e complesso; la Polisportiva, dal momento che si erge a paladina dell’etica, ha rispettato in pieno la
convenzione con il Comune del 2009? il
sindaco, l’assessore al ramo, la giunta
hanno operato i dovuti “sopralluoghi di
sorveglianza e di controllo?” lo chiederemo al sindaco per iscritto». Al direttore
sportivo, infine «comunichiamo che le
responsabilità - e lui lo sa bene - ce le siamo sempre assunte. Dal momento che
parla di sindaci, gli ricordiamo che ci sono quelli che realizzano impianti sportivi, che tutti invidiano ed ammirano, e altri che, prima li fanno andare in rovina e
poi li vendono alla Provincia per “30 denari”».
s. s.
“Voglia di crescere”
inaugura il Natale
In piazza i “Mercatini di
Natale” del Comitato “Voglia di Crescere”. L’inaugurazione, come evidenziato
dal Comitato, si è tenuta
«l’11 dicembre, alla presenza del sindaco, Franco Tonnara e degli assessori Sergio
Tempo, Sante Mazzei, Marcello Socievole, Antonio Caratelli e le autorità provinciali - l’assessore Mario Caligiuri, il consigliere Mario
Giordano e il consigliere
Giovanni Battista Morelli. Il
sindaco e l’assessore Caligiuri «hanno tagliato il nastro tricolore (omaggio ai
150 anni dell’Unità d’Italia)
che ha sancito così l’apertura al pubblico dello splendido scenario natalizio mai vista prima in città». A far da
cornice «le 10 casette in legno acquistate dei soci del
Comitato “Voglia di Crescere”, i fuochi d’artificio, la
musica natalizia e il rinfresco nella centralissima Piazza dei Cappuccini». Il pre-
sidente del comitato, Massimo Restuccia ha ringraziato «tutti coloro i quali
hanno partecipato alla manifestazione», rimarcando
«il ruolo centrale dei commercianti nell’economia e lo
sviluppo sociale della città».
Le “lady”del comitato hanno consegnato «le targhe ricordo, con foto storica di
Corso Vittorio Emanuele
realizzate dall’orafo Osvaldo Furgiuele, all’amministrazione comunale, l’assessore Mario Caligiuri e al
consigliere provinciale Mario Giordano». Infine, i
commercianti hanno ricordato alcuni esercenti da poco scomparsi: «Dante Ciccia, Ettore Carino e Guerino Bruni. La festa è poi proseguita fino a tarda sera con
un ‘affluenza di pubblico
mai vista nell’occasione delle festività natalizie che ne
sancito il definitivo successo
organizzativo».
s. s.
33
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
calabria
ora
L A M E Z I A
Natale diventa “Bene comune”
Presentato il cartellone delle manifestazioni organizzate a dicembre
Oltre cinquanta iniziative,
otto proiezioni di cartoni animati Disney, quattro rappresentazioni animate da bambini delle scuole elementari,
dieci spettacoli di teatro di
strada e sei di burattini. Ma
non solo. Anche mostre,
mercatini, concerti. Difficile
riassumere il programma
delle attività natalizie presentato ieri ufficialmente dall’amministrazione ed intitolato ‘Natale Bene Comune’.
Grazie al bando che quest’anno ha coinvolto associazioni,
privati e imprese, il periodo
delle feste sarà animato in
città da un vero e proprio cartellone di eventi che spazia a
360 gradi dall’arte al teatro,
alla musica, al commercio,
ma con un grande punto di
riferimento: la solidarietà.
La maggior parte delle iniziative in programma sono,
infatti, a scopo benefico. Il
tutto grazie all’importante
contributo del settore politiche sociali del comune di Lamezia Terme che si è dato da
fare, ha spiegato l’assessore
solidarietà
in primo piano
L’obiettivo è quello
della sostenibilità
per creare
una città
più coesa
e partecipata
L’IMPEGNO DELL’AMMINISTRAZIONE Speranza con gli assessori comunali
Rosario Piccioni, per individuare le persone e le famiglie
con disagio economico e sociale a cui destinare le iniziative. Ma non solo, in alcune
di queste saranno loro stessi
protagonisti. Come nel caso
del pranzo della vigilia di Natale o di quello del 31 dicembre. Nell’atrio centrale del
mercato coperto di piazza
Botticelli ai più bisognosi sarà, infatti, non solo offerto il
pranzo, ma anche una vera e
proprio festa con animazione, spettacoli e musica.
«Abbiamo oggi iniziato
una nuova pagina di solidarietà”, ha commentato l’assessore alle Attività Produt-
tive Giusi Crimi. “La cosa più
importante di questo cartellone – ha detto il primo cittadino Gianni Speranza – è che
la comunità diventa primo
attore, parte attiva e promotrice dei vari filoni. E’ un programma che permette a tutti
di partecipare e di aggiungersi».
Collettiva sulla “Stella cometa”
La mostra è stata promossa dall’associazione culturale Sukija
Inaugurata la mostra “Stella cometa” presso il salone
dell’associazione culturale
Sukiya - dimora di raffinatezza. A presentare la mostra al
pubblico è stato Ghislain
Mayaud, docente di decorazione presso l’accademia di
Belle Arti di Reggio Calabria.
L’esposizione conta nove
opere pittoriche - realizzate
per l’occasione dagli artisti
italiani Claudio De Paolis,
Francesco Lupinacci, Enzo
Natilli, Arturo Pagano, Claudio Palmieri, Antonio Pugliese, Franco Summa, Alberto
Timossi, Vincenzo Trapasso
– e una scultura in ceramica,
intitolata “Stella del Millennio” del maestro Mauro Andrea, scomparso lo scorso anno. L’iniziativa è giunta ormai alla sua quarta edizione
– dopo Epifanico, Nevica nella Dimora e Lettera a Babbo
Natale.
Obiettivo della mostra è
quello di raccontare il Natale
con le sue tradizioni e le sue
simbologie, religiose e profane, attraverso l’arte. Ogni anno, dal 2007, gli artisti affrontano un tema diverso e il
2011 sarà tutto dedicato alla
stella cometa. Tale motivo
viene sezionato minuziosamente dagli artisti e raffigurato sotto forme diverse, ori-
Quarta edizione
di un’esposizione
dedicata
ai temi
delle feste
ginali e fortemente espressive. Ciascuna opera cattura un
istante preciso del viaggio
della cometa e ne immortala
significati profondi, inconsueti talvolta ma di grande
intuizione e saggezza. Così
sarà possibile osservare una
stella che diventa buco nero,
etrno e paziente, pronto a
catturare ogni cosa; una stella che appare buia e dalla
quale la luce si può solo intravedere; un astro accartocciato, come scomposto da
una mano rabbiosa che ha
voluto alterarne i contorni;
un cielo sofferente, ferito dal
passaggio del corpo celeste;
una freccia, un senso unico,
un segnale stradale che indica l’unica direzione percorribile; una mano insanguinata
che diventa scia di una cometa che descrive la drammaticità di un’epoca.
A Sukiya il passato e il presente si incontrano e si scontrano, vecchie e nuove comete colorano la pareti dipingendo un cielo stellato di
grande suggestione.
La mostra sarà aperta al
pubblico per tutto il mese di
dicembre così da costituire
una ulteriore attrattiva durante le feste.
EUGENIA DE GRAZIA
[email protected]
«Si tratta di un nuovo modello di programma culturale – ha precisato il vicesindaco Francesco Cicione –
orientato alla sostenibilità e
alla partecipazione per potere così costruire una città più
solidale e coesa». Non mancheranno neanche quest’anno i saltimbanchi, i cantastorie e i mimi, ma i loro spettacoli saranno delocalizzati da
Nicastro a Sambiase, a Sant’Eufemia, a San Pietro Lametino.
Tra le tante iniziative di solidarietà fino al 23 dicembre
nelle scuole e nelle piazze
verranno raccolti giochi e oggetti che i bambini più fortunati vorranno donare a quelli più bisognosi. Lo scambio
dei doni avverrà poi durante
la festa di Babbo Natale e
quella della Befana che vedrà
i due personaggi arrivare in
città per consegnare nella loro casetta, che verrà allestita
all’interno del mercato coperto di piazza Botticelli, i
doni ai bambini Lì dal 16 dicembre sarà anche disponibile la slitta di Babbo Natale
che accoglierà i doni che i cittadini vi vorranno lasciare.
La notte dell’ultimo dell’anno Lamezia diventerà poi in
occasione del ‘Capodanno
giovani’ una sorta di discoteca a cielo aperto. Verrà, infatti, allestito un grande palco
sul corso Numistrano suddiviso per aree musicali tematiche.
Dalla musica per famiglie,
alla disco dance, alla musica
revival.
TIZIANA BAGNATO
[email protected]
la polemica
Crimi:«Un market street
non è un mercatino»
Quello che la scorsa domenica è comparso su corso
Giovanni Nicotera non era
un mercatino di Natale, bensì uno street market, ovvero,
un normale mercato, realizzato su richiesta degli stessi
commercianti. A precisarlo è
stato l’assessore alle attività
produttive Giusi Crimi. Un
intervento non casuale il suo
ma che vuole rispondere alle polemiche sollevate da Fli.
Sarebbe stata proprio la Cicas, la Confederazione degli
imprenditori, commercianti, artigiani del turismo e dei
servizi, ha spiegato l’assessore, a chiedere la possibilità
di poter usufruire domenica
del corso per riuscire in questo modo, a bloccare quell’emorragia di cittadini, e po-
tenziali clienti, che si riversano nel fine settimana nei
centri commerciali. E di fatto i due corsi della città sono
stati pieni di gente dedita alle classiche ‘vasche’. Classiche e sempre più rare se si
pensa che fino a prima dell’apertura dei centri commerciali la domenica si stentava a passeggiare a causa
della moltitudine di famiglie,
ragazzi, bambini e anziani,
specie in prossimità dell’isola pedonale. Oggi, invece, la
domenica il corso è desolato
e purtroppo anche durante
la settimana i negozi appaiono vuoti. Dare la colpa alla
crisi sembra fuori luogo se si
pensa che i centri commerciali sono, invece, sempre
strapieni. (t.b)
politica e istituzioni
L’Udc : «La Giunta va azzerata perché non è all’altezza»
Pressing dello scudocrociato sul primo cittadino in particolare sulla gestione dei tre ex comuni
«Sembra quasi, che un problema
di strabismo colpisca puntualmente
gli amministratori di questa città,
quando si tratta di armonizzare gli interventi nel rispetto di tutto il territorio lametino. Come se non fosse Lamezia un’unica e sola città, ma un territorio nel quale praticare ed accentuare differenze, come se si volessero
punire o premiare i cittadini, in funzione di un progetto prestabilito». I
quattro consiglieri Udc Francesco De
Biase, Francesco Chirillo, Francesco
Ruberto e Massimo Cristiano commentano così quella che secondo loro
è una discrepanza di trattamento tra
i tre ex comuni e anche tra i quartieri
all’interno degli stessi. «Dagli interventi strutturali, passando per le opere pubbliche primarie o, come in questo caso alle semplici luminarie natalizie, non si capisce mai il perché la
qualità del prodotto offerto ai cittadini sia diverso e disomogeneo o più o
meno rappresentativo, accentuando
di fatto una politica campanilistica
sempre esercitata da questa amministrazione nelle iniziative – si legge in
una nota - Lamezia sarà più forte
quando il Governo della città, praticherà una più equa e mirata distribuzione dello sviluppo e delle risorse per
far crescere, anche con piccoli ma significativi interventi, quei territori che
da anni lamentano la mancanza di investimenti indirizzati allo sviluppo
delle vocazioni naturali dei territori».
«Prestiamo particolare attenzione ad
alcuni assessorati che se ben gover-
nati, potrebbero rappresentare idee
di sviluppo e promozione, come nel
caso specifico quello relativo alle Attività produttive». «Caro Sindaco –
concludono gli esponenti dell’Udc - il
regalo che vogliamo farti è quello di
un consiglio spassionato. Vista la crisi imposta dal Pd locale e confermata
dai tuoi autorevoli accompagnatori,
dimostra alla tua maggioranza di avere il coraggio nelle scelte, azzerando
una giunta non all'altezza del ruolo e
delle aspettative di questa città». (t.b)
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011 PAGINA 35
l’ora di Vibo
Telefono: 0963.547589 - 45605 Fax: 0963.541775 Mail: [email protected] - [email protected]
CALABRIA FILM FESTIVAL
TENTATO OMICIDIO
Claudia Cardinale
incontra la stampa
e apre la mostra
> pagina 36
TROPEA
Ragazza ferita
La presunta autrice
nega ogni addebito
MILETO
Oncologia, sindaci
pronti ad azioni
«anche eclatanti»
> pagina 37
Piano strutturale
Confronto tra ente
e cittadinanza
> pagina 38
> pagina 39
PRESUNTE
INFILTRAZIONI
MAFIOSE
A sinistra il Comune di
Nardodipace, il cui Consiglio
è stato sciolto con decreto
del Consiglio dei ministri su
proposta del Viminale per
presunte infiltrazioni mafiose.
Stessa motivazione per la
quale è stato deciso di
mantenere per altri sei mesi
la commissione prefettizia a
Nicotera (a destra il Comune)
Un consiglio comunale
sciolto per sospette infiltrazioni mafiose, un altro al quale è
stata applicata una proroga di
scioglimento. Arriveranno i
commissari a Nardodipace. Ci
rimarranno ancora un po’ a
Nicotera. Sono queste le decisioni assunte dal consiglio dei
ministri che ieri ha accolto la
proposta del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri,
«in considerazione - si legge in
una nota della presidenza del
consiglio - dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati
nelle istituzioni locali». Con la
medesima motivazione è stato prorogato lo scioglimento
del civico consesso di Nicotera.
Nel centro delle Serre vibonesi la commissione d’accesso fu spedita per la prima volta nel giugno 2008 dall’allora
prefetto Ennio Mario Sodano;
i lavori si conclusero dopo l’insediamento del prefetto Luisa
Latella, che chiese al Viminale il commissariamento dell’ente; la pratica, però, giunta
a Roma, finì nel nulla. La stessa Latella inviò nuovamente la
«Infiltrazioni mafiose»
Sciolto Nardodipace
Provvedimento prorogato al Comune di Nicotera
commissione nell’aprile scorso, anche alla luce dei risvolti
scaturiti dalla maxioperazione
“Crimine” che ha fatto luce
sull’influenza della ’ndrangheta pure nel contesto politico di
Nardodipace.
La commissione d’accesso
agli atti, dunque, ha prodotto
una serie di documentazioni
che hanno passato al setaccio
gli atti amministrativi dell’ente, riprendendo, in sostanza, il
lavoro interrotto dai loro colleghi precedentemente, ed archiviato dall’allora ministro
dell’Interno Roberto Maroni
che così sintetizzava: «Dalla
relazione in data 11 gennaio
2010 predisposta dal prefetto
di Vibo Valentia per attualizzare il quadro conoscitivo degli elementi acquisiti nel corso
delle attività di accesso, alla luce delle disposizioni introdotte dalla legge 15 luglio 2009 n.
49, non emergono elementi
concreti, univoci e rilevanti tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi
dell’ente». Le verifiche si erano concentrate su delibere, determine e altre pratiche amministrative adottate sin dall’insediamento della nuova
amministrazione comunale,
dopo le elezioni del 27 e 28
maggio del 2007. Il sindaco
Romano Loielo, alla testa della lista civica “Uniti per Nardodipace”, allora vinse con
552 voti pari al 54,2% dei consensi, superando Cosmo Rocco Salvatore Monteleone, che
si attestò a 465 voti pari al
45,7%.
Nardodipace, però, ripiombò nell’occhio del ciclone antimafia nel luglio 2010, quando
scattò da Reggio Calabria la
maxioperazione “Crimine”.
Finirono in manette Rocco
Bruno Tassone e Damiano Ilario Tassone, rispettivamente
padre e primo cugino del vice-
sindaco (poi dimessosi dalla
carica) Romolo Tassone. Il padre considerato dagli inquirenti come il presunto capo
della ’ndrina di Cassari, il cugino che si presentava al cospetto del boss di Siderno Giuseppe Commisso “u Mastru” qualificandosi come «sgarrista».
Indagini, supportate da intercettazioni, che posero la lente
d’ingrandimento ancora sul
Comune di Nardodipace. Da
qui la scelta della Prefettura di
mandare la commissione d’accesso. La relazione stilata dal
capo dell’Utg, Luisa Latella,
questa volta evidentemente ha
convinto il Viminale. Ora il
provvedimento dovrà passare
al vaglio del capo dello Stato
per la firma che decreterà definitivamente lo scioglimento.
Della primavera 2010 è invece lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera. La
decisione di prorogare la permanenza della commissione
prefettizia di altri sei mesi è
scaturita, evidentemente, dalla necessità di effettuare un’ulteriore verifica, o meglio, di
permettere - come avviene in
questi casi - che il contesto politico e amministrativo raggiunga un grado di autonomia
e indipendenza dalla possibile
influenza di contesti criminali. Come si ricorderà, lo scioglimento era stato disposto a
seguito di una relazione firmata dal prefetto Luisa Latella
con la quale si evidenziavano
delle anomalie sia in fase elettorale (elezioni vinte da Salvatore Reggio), con due liste ritiratesi negli ultimi giorni, che
per quanto concerne alcune
parentele che legavano consiglieri, assessori e anche qualche dipendente comunale ad
affiliati al clan Mancuso.
r.v.
il confronto
«Pronti alle azioni legali»
Acqua e rifiuti, critiche e proposte delle associazioni
A.A.A. Azione collettiva cercasi.
Anzi, azione collettiva secondo atto. Perché le associazioni di categoria, quali la Codacons, la Adoc e la
Unione nazione dei Consumatori,
più la vicinanza attiva di alcuni cittadini espressione certamente di altrettanti cittadini e le associazioni
presenti sul territorio, hanno deciso
di dare seguito agli incontri promossi solo qualche settimana fa e
relativi alle spinose situazioni dell’acqua e dei rifiuti su tutte, giudicate dai presenti «insopportabili e intollerabili». L’intenzione, dunque,
sarebbe quella di agire per vie legali, giusto per smuovere le acque e
tentare una sorta di offensiva di diritto, non tanto per inchiodare il Comune (o la Sorical) alle proprie responsabilità oggettive, quanto per
capire a che cosa la cittadinanza sta
andando incontro. Infatti, così come Claudio Cricenti del Codacons
ha lasciato intendere, «a noi interessa avere innanzitutto delle garanzie certe sullo stato attuale dell’acqua ed il Comune non è altro che
il primo soggetto di interfaccia con
la popolazione». Pertanto, nella
stessa serata di ieri i presenti hanno
voluto sottoscrivere un documento
formale di adesione collettiva al
progetto, che verterà sostanzialmente su tre punti iniziali: restituzione indebito, eventuale risarcimento e richiesta erogazione della
carta dei servizi. Un primo passo
verso quella sorta di “autotutela”
auspicata già nei primi incontri, che
servirà come eventuale pretesto per
«riprendere una coscienza generale sui propri diritti». Ovviamente la
spinta decisiva sarà data dai cittadini, i quali, messi a conoscenza del-
l’azione, tramite una catena informativa di vario genere potranno
unirsi alle associazioni dei consumatori, rafforzandone di fatto l’azione stessa, secondo una sorta di metodo di coazione all’adempimento.
Al comitato prettamente cittadino
verrà poi affiancato un comitato di
tecnici, ovvero delle professionalità
ad hoc che serviranno per dare un
valore aggiunto, poiché è molto importante in questa fase «presentarsi ad un ipotetico tavolo di concertazione con delle richieste basate su
fatti concreti». E per «fatti concreti» le associazioni intendono delle
perizie, delle controanalisi e dei
confronti contrattuali, in modo da
poter ribattere colpo su colpo ad
eventuali giustificazioni di amministratori e dirigenti comunali. Sembra in definitiva che qualcuno stia
preparando la “guerra” a palazzo
“Razza”, ma in realtà, se si analizza
seriamente la questione, quello che
più sta a cuore a tutti i partecipanti
e sottoscriventi dell’iniziativa popolare, è la «riappropriazione dei nostri diritti fondamentali». In tutti vi
è la ferma consapevolezza di una ormai conclamata «inefficienza amministrativa», avvalorata soprattutto da quei «soliti e continui rimpalli di responsabilità tra Comune e Sorical» che non hanno fatto altro che
alimentare dubbi sull’effettivo stato
di potabilità delle acque vibonesi.
Non resta così altro modo che muoversi nell’unica direzione possibile
in questi casi, ovvero quell’organo
super-partes che porta il nome di
giustizia e che forse, a fronte di una
lunga ed impervia “lotta di carte”,
porterà ad una normalità di diritto
tanto agognata dai cittadini.
Angelo De Luca
37
MERCOLEDÌ 14 dicembre 2011
calabria
ora
V I B O
Quello che inizialmente
sembrava un caso di rivalità
sentimentale ha assunto dei
contorni differenti. Alla base
del ferimento della studentessa 18enne di Fabrizia da parte di una sua amica, o presunta tale, vi sarebbero dei futili
motivi. Una storia di parole
dette e negate, di dicerie all’interno di un gruppo di ragazze, di amiche che, come
spesso capita soprattutto a
una certa età, si amano e si
odiano.
Tutto questo l’altro ieri sera è scaturito però in un episodio che poteva avere dei risvolti ben più gravi, e solo per
miracolo non è stato così. Angela Dominelli, 22enne di Sorianello attualmente senza occupazione, avrebbe accoltellato alle spalle la sua amica,
V.C., di 18 anni, al termine di
una discussione violenta ed
animata. Il fatto è accaduto
intorno alle 19 in una traversa di corso Umberto I, a Serra San Bruno.
I carabinieri della Compagnia di Serra, agli ordini del
capitano Stefano Esposito
Vangone, hanno raccolto tutti gli elementi utili, hanno
ascoltato le testimonianze di
chi ha assistito all’accaduto ed
hanno quindi ricostruito la dinamica.
La discussione tra le due
sarebbe iniziata nella zona
centrale della città, sul corso.
Dopo i primi battibecchi la
Dominelli avrebbe chiesto all’amica di spostarsi da un’altra parte, magari per evitare
di fare assistere i passanti al
loro animato incontro. Da qui
si sarebbero recate vicino al
negozio di telefonia delle sorelle della 18enne, situato nei
pressi dell’arteria principale.
Proprio le congiunte della giovane, insieme ad altre persone, avrebbero tentato di placare gli animi cercando di
chiudere il diverbio. Ma ad un
tratto, d’impulso, la Dominelli avrebbe estratto un coltello
incendiati tre capannoni
Notte di fiamme
nel Vibonese
INDAGINI Angela Dominelli, la 22enne arrestata dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno
Ragazza accoltellata
La presunta autrice
nega ogni addebito
Nuovi risvolti dalle indagini dell’Arma
sferrando un fendente alle
spalle di V.C. Negli attimi
concitati tutti si sono preoccupati, ovviamente, di soccorrere la ragazza colpita allertando il 118. I sanitari sono
quindi intervenuti ed hanno
trasportato la vittima al nosocomio cittadino, dove le sono
state prestate le prime cure.
Subito dopo, però, ci si è resi
conto che la ragazza necessitava di un intervento chirurgico per il quale è stata trasferita al “Pugliese” di Catanzaro,
dove ora si trova ricoverata in
prognosi riservata. Ma le sue
condizioni, fortunatamente,
non destano particolare preoccupazione. La giovane ora
è cosciente, ma la ferita riportata all’emitorace sinistro aveva inizialmente preoccupato
e non poco medici e familiari.
Contemporaneamente i militari della locale stazione, guidati dal maresciallo Giuseppe
Grillo, avviavano le ricerche
individuando subito il presunto aggressore nella persona di
Angela Dominelli. La ragazza,
arrestata con le pesanti accuse
di tentato omicidio e lesioni
gravissime, ieri mattina è stata nuovamente interrogata dai
carabinieri, ai quali, alla presenza del suo legale, l’avvocato Raffaele Masciari, ha sostanzialmente negato ogni addebito affermando di non ave-
re colpito la sua amica. Le testimonianze raccolte dagli investigatori, invece, vanno in
direzione opposta. Oltre alle
sorelle della vittima, infatti,
anche alcuni passanti avrebbero confermato quanto sostenuto dalle altre ragazze, ovvero che a colpire sia stata proprio Angela Dominelli. La
quale, comunque, adesso si
trova ristretta all’interno del
carcere femminile di Reggio
Calabria ed è in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Il caso, affidato al sostituto procuratore Michele Sirgiovanni, potrebbe dunque avere
a breve dei risvolti.
Giuseppe Mazzeo
POMPIERI Una squadra di vigili del fuoco in azione
Tre capannoni sono stati incendiati la scorsa notte in due diversi comuni
del Vibonese. Il primo a
San Gregorio d’Ippona,
dove in località “Rinella” è
stato dato alle fiamme il
deposito di Michele Cullia,
imprenditore edile di 47
anni del posto, contenente
materiale cantieristico che
si trova dietro la sua abitazione contro cui, fra l’altro,
sono stati sparati sette colpi di pistola di grosso calibro contro una finestra. In
quel momento in casa, una
villetta videosorvegliata,
fortunatamente non c’era
nessuno. Un vero e proprio raid con inaudito accanimento. Sul luogo sono
intervenuti i vigili del fuoco ed i militari dell’Arma
della locale stazione diretti dal maresciallo Salvatore Fabio che ha aperto le
indagini e spera, anche con
l’ausilio delle telecamere,
di risalire ai responsabili.
Mentre gli altri due capannoni contenenti del fie-
no, sono stati incendiati
intorno alle cinque di ieri
mattina a Spilinga, in località “Marrana” ed in località “Pietra Grande”, rispettivamente di proprietà di
due agricoltori del posto:
Pasquale Pugliese di 48
anni e Domenico Miceli di
58. Anche in questo caso vi
è stato l’intervento dei vigili del fuoco, coordinati dal
caposquadra Domenico
Ferito, e dei carabinieri
della locale stazione diretti dal maresciallo Antonio
Di Carlo.
E mentre per il primo
caso si segue la pista del
raket estorsivo, nel secondo caso l’ipotesi accreditata è quella della cosiddetta
“mafia rurale”, termine coniato dal giornalista Michele Garrì e dall’ex senatore Saverio Di Bella, per
indicare quella mafia che
mira ad estromettere i
contadini dalla loro terra
per poi accaparrarsela a
basso prezzo.
r.v.
la decisione
Regge l’impianto accusatorio
“Ragno”, il gip distrettuale conferma il carcere per i Soriano
L’impianto accusatorio
Il 25 novembre scorso, coregge anche davanti al gip me si ricorderà, sono finiti
distrettuale. L’ordinanza di in manette Leone Soriano,
custodia cautelare in carce- ritenuto il boss dell’omonire nei confronti di tutti i die- mo gruppo, i fratelli Carmeci fermati nell’ambito del- lo e Gaetano, i nipoti Carmel’operazione “Ragno”, emes- lo e Giuseppe, le cognate
sa dal gip del tribunale di Vi- Graziella D’Ambrosio e Grabo Valentia, Cristina De Lu- ziella Silipigni ed il presunca, è stata confermata anche to picciotto Antonio Carà.
Destinatari
dal giudice
della misura
della distretI dieci soggetti
fermo antuale di Cacoinvolti devono di
che Francetanzaro dopo che dalrispondere pure sco Parrotta
e Fabio Butl’ufficio del
di associazione
tafuoco, inigip del capomafiosa
zialmente irluogo viboreperibili.
nese gli atti
erano stati trasferiti per Tutti devono rispondere
competenza ai colleghi della delle accuse di associazione
mafiosa, estorsione, tentata
Dda.
Il pm Giampaolo Bonin- estorsione, minaccia e dansegna, titolare dell’inchiesta, neggiamento tutti aggravati
ha quindi riformulato al giu- dalle modalità e dalle finalidice la richiesta - ieri accol- tà mafiose, per un totale di
ta - di custodia cautelare in quarantotto episodi crimicarcere per i presunti com- nali attribuitigli. I fermi eraponenti del clan Soriano di no stati eseguiti da circa
cento carabinieri del comanFilandari.
do provinciale, al termine di
una lunga e corposa indagine condotta dai militari della Compagnia e della stazione di Vibo Valentia, al comando del capitano Stefano
Di Paolo e del luogotenente
Nazzareno Lopreiato, i quali avevano fatto luce su una
serie impressionante di atti
intimidatori, incendiari, di
danneggiamento e di minacce rivolte anche a giornalisti
e parlamentari.
Dall’inchiesta emerge uno
spaccato impressionante
della realtà “controllata” dai
Soriano. Un intero territorio
oppresso da una cappa di
sopraffazione alla quale nessuno doveva sottrarsi, pena
conseguenze pesanti. Sotto
scacco - secondo gli inquirenti - la “famiglia” aveva
messo tutti, ogni comparto
sociale ed economico dell’area.
Dai titolari di bar e pasticcerie agli imprenditori. Dai
meccanici e gommisti ai titolari di imprese edili e di
ogni tipo. Una ragnatela, appunto, dalla quale era difficile districarsi.
Leone Soriano
Gaetano Soriano
Carmelo Soriano
Giuseppe Soriano
Carmelo Giuseppe Soriano
Antonio Carà
Graziella D’Ambrosio
Graziella Silipigni
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
9
Calabria
.
TAURIANOVA Smantellata dai carabinieri un’organizzazione che aveva messo radici nella frazione San Martino, storico feudo degli Zappia. Droga, usura ed estorsioni
Scacco alla cosca Maio, 25 in manette
Eseguiti ventuno fermi e quattro arresti. Irreperibile un solo indagato che attualmente si trova in Francia
Paolo Toscano
REGGIO CALABRIA
Una nuova articolazione di
’ndrangheta. Una cosca vera e
propria nata e cresciuta a San
Martino di Taurianova, piccolo
centro della Piana di Gioia Tauro,
Un agglomerato che conta circa
1500 anime, da sempre considerato nella geografia mafiosa come
un feudo degli Zappia. Negli ultimi anni, però, nella realtà dominata da una delle famiglie storiche della criminalità organizzata
del litorale tirrenico reggino, grazie a un patto di non belligeranza
ha messo radici la cosca Maio.
È stata un’indagine dei Carabinieri a scoprire l’esistenza del
nuovo sodalizio. Un lavoro sviluppato con il coordinamento sinergico della magistratura antimafia e di quella ordinaria ha permesso di ricostruire l’organigramma della struttura criminale, stabilendo ruoli e responsabilità dei singoli in ordine ai reati
contestati. All’alba di ieri, con
l’operazione “Tutto in famiglia”, i
militari del comando provinciale
dell’Arma hanno dato esecuzione
a un provvedimento di fermo
emesso dalla Dda di Reggio nei
confronti di 21 indagati di appartenenza alla ’ndrangheta nella
sua articolazione territoriale operante a San Martino di Taurianova e zone limitrofe. Nel medesimo
contesto operativo è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip
del Tribunale di Palmi a carico di
cinque indagati per detenzione e
spaccio di sostanze stupefacenti.
Tre sono finiti in carcere, una
donna ai domiciliari. Irreperibile
un solo indagati che attualmente
si trova in Francia dove in passato,
secondo l’accusa, aveva portato
130 chili di marijuana.
I particolari dell’operazione
sono stati forniti in conferenza
Il gen. Lucio Nobili
comandante
interregionale
dell’Arma ieri
ha lasciato il servizio
stampa dai procuratori di Reggio
e Palmi, Giuseppe Pignatone e
Giuseppe Creazzo, insieme con
l’aggiunto della Dda Michele Prestipino, il comandante provinciale dell’Arma colonnello Pasquale
Angelosanto, il suo vice, tenente
colonnello Carlo Pieroni, il comandante del nucleo investigativo maggiore Michele Miulli, i capitani Ivan Boracchia e Giulio Modesti, il tenente Gianluca Ceccagnoli. Nel ricevere i complimenti
dei magistrati per l’eccellente lavoro svolto dai suoi uomini, il colonnello Angelosanto ha voluto
dedicare l’importante successo
conseguito sul fronte della lotta
alla criminalità organizzata al generale Lucio Nobili che prioprio
ieri ha lasciato il servizio. Angelosanto ha sottolineato come il comandante interregionale dell’Arma si sia sempre speso per assicurato il necessario supporto al lavoro del comando provinciale
reggino, così rendendo possibili
brillanti risultati. L’attività d’indagine era stata avviata dai carabinieri della compagnia di Gioia
Tauro nel mese di ottobre 2010 in
seguito all’arresto in flagranza di
un giovane di Rizziconi per la detenzione di circa 23 chili di marijuana. Ulteriori approfondimenti investigativi avevano consentito di individuare un sodalizio dedito allo spaccio di ingenti
quantitativi di sostanza stupefacente e di accertare l’esistenza e
l’operatività di una cosca della
’ndrangheta dedita anche all’usura e alle estorsioni ai danni di imprenditori e operatori commerciali. Il lavoro degli investigatori
dell’Arma è proseguito, consentendo di approfondire gli aspetti
strutturali e operativi della cosca
facente capo alla famiglia Maio e
di dimostrare che a San Martino
di Taurianova esiste un “locale” di
’ndrangheta, costituita in “società”, con tanto di “società maggiore” e di “società minore”. Le attività di intercettazione hanno consentito di completare il quadro.
Così ha trovato conferma che nella ’ndrangheta si entra attraverso
il “battesimo”, il rito che da sempre costituisce la legalizzazione
GLI INDAGATI
SOTTOPOSTI A FERMO
Gaetano Merlino, 85 anni;
Giuseppe Panuccio, 80 anni; Michele Maio, 58 anni;
Pasquale Hanoman, 46
anni; Francesco Hanoman, 21 anni; Pasquale
Maio, 34 anni; Domenico
Maio, 39 anni; Pasquale
Garreffa, 73 anni; Domenico Cianci,26 anni; Carmelo Hanaman, 21 anni;
Antonio Maio, 37 anni;
Natale Feo, 66 anni; Giuseppe Francesco Maio, 38
anni; Stefano Nava, 22 anni; Michele Hanaman, 51
anni; Francesco Hanaman,
detto “U Mutangaru”, 26
anni; Domenico Maio, 19
anni; Vincenzo Messina,
44 anni; Vincenzo Lamanna, 46 anni; Cosimo Tassone, 53 anni; Teresa Primerano, 48 anni.
MISURA CAUTELARE
Francesco Morabito, 43
anni; Martino Rettura, 28
anni; Pasquale Hanoman,
46 anni; Annamaria Rettura, 36 anni (collocata ai
domiciliari); Domenico
Stanganelli, 25 anni (risultato irreperibile).
Giulio Modesti, Michele Miulli, Carlo Pieroni, Michele Prestipino, Giuseppe Pignatone, Giuseppe Creazzo, Pasquale Angelosanto, Ivan Boracchia e Gianluca Ceccagnoli
degli associati. Gli inquirenti hanno riscontrato come per diventare
’ndranghetista è necessario il battesimo formale e che la permanenza nell’associazione, seguita
da “azioni meritorie”, può determinare la progressione in carriera
dell’affiliato nell’organigramma
piramidale. La nuova cosca, come
emerso dalle indagini, ripete lo
schema organizzativo vigente
nell’associazione criminale. In
particolare è stato accertato che
Michele Maio riveste il ruolo di
capo società, Giuseppe Panuccio
quello di capo ’ndrina, Gaetano
Merlino ha la carica di capo crimine. Natale Feo è il contabile. Inoltre, sempre secondo quanto accertato dagli investigatori, Mi-
chele Maio, Gaetano Merlino e
Giuseppe Panuccio costituiscono
la cosiddetta “copiata” di San
Martino ovvero il triumvirato posto al vertice della società che sovrintendeva anche al rituale del
battesimo dei nuovi associati. È
emerso, anche, che della cosca farebbero parte Pasquale Hanaman, Michele Hanaman, Francesco Hanaman cl. ’90, Francesco
Hanaman cl. ’85, Carmelo Hanaman cl. ’90, Pasquale Maio cl. ’77,
Antonino Maio, Domenico Maio
cl. ’92, Francesco Giuseppe Maio,
Stefano Nava, Vincenzo Lamanna, Vincenzo Messina, Domenico
Cianci, Pasquale Garreffa. I carabinieri hanno accertato che la cosca Maio si avvaleva della forza di
intimidazione e della conseguente condizione di assoggettamento
per dedicarsi all’attività di usura e
alla commissione di altri reati come estorsioni, danneggiamenti,
atti intimidatori in genere per
conseguire illeciti profitti. Gli inquirenti attribuiscono all’organizzazione criminale cresciuta in
tempi recenti a San Martino di
Taurianova livelli di estrema pericolosità. In sede di intercettazioni
telefoniche e ambientali sono state acquisite importanti indicazioni relative alle vittime, ai soggetti
partecipi alle operazioni di illecito finanziamento, al capitale finanziato e agli interessi maturati
fino all’80%. Complessivamente
sono stati accertati cinque episodi
di usura. Ma è convinzione degli
inquirenti, e lo sviluppo delle indagini potrà eventualmente darne conferma, che il fenomeno era
di maggiori dimensioni. Un’altra
fonte di introiti era legata alle
estorsioni. La cosca Maio conseguiva denaro e altre utilità economiche con minacce e violenza, in
genere imponendo il versamento
di somme ma non disdegnando di
farsi consegnare parte del frutto
dell’attività da commercianti, imprenditori e proprietari terrieri.
In numerose conversazioni si parla di “percentuali” sulle attività
economiche svolte dai privati. Ma
ci sono anche casi in cui si parla di
riscossione di somme non dovute
con l’accortezza di usare un lin-
guaggio criptico con termini quali
“busta”. L’inchiesta nel suo complesso ha certificato l’esistenza di
un vero e proprio sistema estorsivo legato ad un forte clima di intimidazione sui residenti o che si
trovavano, per qualunque motivo, ad operare nel territorio di
San Martino di Taurianova. Secondo gli inquirenti la cosca Maio
esigeva dalle imprese aggiudicatarie di lavori pubblici un “pizzo”
pari al 2 - 3 % del valore complessivo dell’appalto, mentre produttori di arance e proprietari di terreni agricoli dovevano versare
una parte della loro produzione
quale corrispettivo per la “guardiania” assicurata dall’organizzazione criminale.
23
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
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Calabria
Un finanziamento di 52 milioni (regionale al 50%, per il resto risorse Por e nazionali) per la realizzazione di otto poli ad alto contenuto tecnologico
La Calabria scommette sull’innovazione
Coinvolte 348 imprese, saranno assorbiti 80 ricercatori. Si va dai beni culturali all’agroalimentare
Andrea Celia Magno
CATANZARO
Finanziamenti per 52 milioni e
mezzo di euro, 348 imprese
coinvolte, l’assunzione di 80 ricercatori. Sono i numeri degli
otto poli d’innovazione tecnologica in Calabria.
Per metà finanziati dalla Regione, quelli che si propongono
di diventare - da qui a tre anni - i
nuovi centri catalizzatori di ricerca e innovazione sul campo,
si avvarranno del coordinamento di “Calabria innova” e della
supervisione del dipartimento
Cultura di Palazzo Alemanni. Si
punta, inoltre, ad attirare imprese pronte a investire sul fronte della ricerca applicata.
I finanziamenti regionali ammontano a 26 milioni 133 mila
euro e fanno parte dei 509 milioni complessivi da destinare
alla ricerca, tra fondi ministeriali e Por. Si tratta di somme ingenti che, almeno in parte, verranno dirottate sull’istruzione,
come ha assicurato l’assessore
regionale alla Cultura Mario Caligiuri presentando gli otto poli
d’innovazione durante una conferenza stampa a Catanzaro. Ad
affiancarlo era presente il direttore generale del dipartimento
Cultura di Palazzo Alemanni,
Massimiliano Ferrara, mentre
in sala sedevano i responsabili
degli otto soggetti vincitori dei
bandi.
«Per la prima volta si parla di
ricerca in termini concreti – ha
affermato Caligiuri – e si pensa
alla Calabria come la terra
dell’economia emergente che
può essere capace di superare i
limiti del passato. Con l’istituzione dei poli tecnologici d’innovazione si aprono grandi opportunità, ma allo stesso tempo
c’è una grande responsabilità da
parte dei soggetti attuatori che
dovranno considerare i fondi
come uno start-up per crescere,
senza fermarsi alla sola fase di
partenza».
Ferrara ha sottolineato come
la scelta di finanziare la ricerca
applicata dei poli d’innovazione
faccia parte «di un’azione sistematica più ampia volta a creare
un sistema regionale che possa
dare nuovo slancio e far uscire,
allo stesso tempo, la ricerca dai
limiti strettamente accademici.
Gli otto poli d’innovazione costituiscono gli otto nodi di una
rete che dovrà supportare quelle imprese che, in seguito a un
ulteriore bando, vorranno giun-
gere in Calabria per immettere
capitale di rischio da finalizzare
nella ricerca applicata. Solo così
si potrà rispondere alla sfida
della competitività per le nostre
imprese e, di rimando, per le nostre Università, che potranno
“esternalizzare” nuove figure
professionali. A tal fine – ha concluso - i master e i dottorati di ricerca saranno orientati agli
sbocchi lavorativi che si creeranno con lo sviluppo dei nuovi
poli innovativi».
I settori produttivi coinvolti
sono diversificati: si va dalla tutela dei beni culturali (restauro,
diagnostica e fruizione dei beni
artistici calabresi) alle filiere
agroalimentari di qualità (per
implementare la comunicazione e l’informazione sui prodotti
agricoli d’eccellenza); dallo sviluppo delle tecnologie della salute alle energie rinnovabili. Sono previste, inoltre, collaborazioni con importanti istituzioni
scientifiche a carattere nazionale e internazionale: bastino, per
fare un esempio, la partnership
con l’Università di Oxford per
quanto riguarda le tecnologie
dell’informazione, quella con
l’Istituto Max Planck per le tecnologie della salute, o con il Cnr
per le filiere agroalimentari.
Nello specifico gli otto poli
d’innovazione sono dedicati a:
Trasporti, logistica e trasformazione, gestito dalla società “Logistica, ricerca e sviluppo”, che
coinvolge 22 imprese per un importo di poco più di 4 milioni di
euro; Tecnologie della salute
(“Biotecnomed”, 46 imprese, 9
milioni 993 mila); Beni culturali
(“Cultura e innovazione”, 36
imprese, 8 milioni 600 mila);
Tecnologie dell’informazione e
delle telecomunicazioni (“Ict
sud”, 25 imprese, 5 milioni 763
mila); Filiere agroalimentari di
qualità (“Agrifoodnet”, 62 imprese, 7 milioni 710 mila);
Energie rinnovabili, efficienza
energetica e tecnologie per la
gestione sostenibile delle risorse ambientali (“N.e.t.”, 66 imprese, 10 milioni); Tecnologie
dei materiali e della produzione
(“Calpark”, 54 imprese, 3 milioni 625 mila); Risorse acquatiche
e filiere alimentari della pesca
(“Nautilus”, 35 imprese, 2 milioni 514 mila).
A margine della conferenza
stampa, Caligiuri ha annunciato
la visita del ministro dell’Istruzione e della Ricerca, Francesco
Profumo, il prossimo 16 dicembre a Lamezia Terme.
Il maltempo di novembre in Calabria
Lo stato di emergenza
deliberato dal Governo
CATANZARO. Il Consiglio dei mi-
L’assessore Mario Caligiuri e il dg del dipartimento Cultura Massimiliano Ferrara
ta dal Governo, il Presidente
della Regione Giuseppe Scopelliti e il sottosegretario alla protezione civile Franco Torchia
hanno espresso soddisfazione.
«Un provvedimento necessario
– hanno commentato – quello
deliberato oggi dal Consiglio
dei Ministri che dimostra la sensibilità e l’attenzione del Governo verso la nostra regione».
Altri stati d’emergenza sono
stati prorogati per consentire il
completamento delle operazioni di ripristino in Umbria per il
terremoto del 2009, per problemi legati al traffico nei Comuni
di Treviso e Vicenza e nel tratto
autostradale Quarto d’Altino-Trieste e raccordo Villesse-Gorizia, nonchè per l’adeguamento dei sistemi di depurazione nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno.
CATANZARO Conferiti prestigiosi riconoscimenti in occasione dell 150. anniversario dell'Unità d'Italia
Il Mibac premia la musica popolare calabrese
Romana Monteverde
CATANZARO
Un progetto lungo un anno
nato dalla volontà di decretare la musica popolare amatoriale come forma di storia, testimonianza di un passato che
racconta le gesta e le fatiche di
un popolo che con questi suoni ha saputo valorizzarsi e crescere. In tal senso, in occasione dei festeggiamenti per il
150. anniversario dell'Unità
d'Italia, il ministero per i Beni
e le Attività culturali ha realizzato un censimento istituzionale dei circa 16mila tra bande musicali, cori e gruppi di
musica popolare e folklorica
esistenti su tutto il territorio
nazionale, riconoscendoli, in
collaborazione con i Comuni,
come organizzazioni di interesse nazionale.
Ieri, a Catanzaro, 19. tappa
di questo tour per lo stivale
che avrà conclusione domani
Gli amministratori e alcuni rappresentanti dei complessi bandistici sul palco dell’auditorium
con l'appuntamento in Sicilia,
il Mibac, nella persona del suo
dirigente e promotore dell'iniziativa Antonio Corsi, ha ufficialmente consegnato gli attestati ad ogni singola realtà
culturale presente nella regio-
Statti (Confagricoltura) chiede correttivi
NARDODIPACE Decisione del Governo
La manovra colpisce
il comparto agricolo
Infiltrazioni mafiose
Sciolto il consiglio
CATANZARO. «Con il decreto
“Salva Italia” l'aumento della
tassazione arriverà fino al 300
per cento. Un vero colpo al cuore per l'agricoltura, che vuole
contribuire a sanare i conti del
Paese, ma non potrà farlo se verrà condannata a morte». Questo
il giudizio del presidente di Confagricoltura Calabria, Alberto
Statti, sulla manovra economica.
Con il decreto varato dal Governo, ad esempio, verrà anticipata dal 2014 al 2012 l’applicazione della nuova imposta municipale (Imu, che sostituisce
l’attuale Ici); per i terreni agricoli la base imponibile è determinata applicando al reddito dominicale (rivalutato del 25%)
un moltiplicatore pari a 120, rispetto al valore precedente di
NARDODIPACE. Il consiglio co-
75. L’incremento è pari al 60%;
inoltre è disposto l’assoggettamento all’Imu per i fabbricati rurali, che con la normativa Ici si
consideravano inclusi nella base imponibile dei terreni.
«Viene da chiedersi – afferma
Statti – quale scenario di sviluppo si prefiguri per il settore primario, soprattutto per il Sud. Ribadisco con forza la richiesta già
avanzata al Governo e al Parlamento dal nostro presidente
Guidi di correggere urgentemente questo aspetto penalizzante della manovra. Sottolineo, infine – conclude Statti –
che ho già provveduto, assieme
al componente calabrese della
Giunta nazionale di Confagricoltura Nicola Cilento, a interessare i parlamentari calabresi di
entrambi gli schieramenti».
nistri, riunito sotto la presidenza del presidente del Consiglio
sen. Mario Monti, ha deliberato
lo stato d’emergenza nei territori delle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Crotone.
In tal modo saranno consentiti i
necessari interventi a seguito
dei danni provocati dagli eventi
atmosferici eccezionali del 22 e
23 novembre scorsi.
Come si ricorderà i nubifragi
di quei giorni su diverse sone
della Calabria hanno determinato danni ingentissimi. A Catanzaro, la città più colpita, si è
registrato anche un morto, un
carrozziere rimasto seppellito
dalle macerie del capannone
nel quale si trovava e sul quale si
era abbattuto un muro scalzato
da uno smottamento.
Appresa la decisione adotta-
munale di uno dei più piccoli
centri della provincia di Vibo
Valentia è stato sciolto «in considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità
organizzata riscontrati nelle
istituzioni locali». Lo ha disposto ieri il consiglio dei ministri,
accogliendo la proposta del ministro dell’Interno, Anna Maria
Cancellieri.
Quella conclusasi ieri, era la terza procedura avviata nei confronti del Comune di Nardodipace dopo che, nell’aprile dello
scorso anno, un decreto dell’allora ministro Roberto Maroni
aveva disposto l’archiviazione
dell’ispezione non essendo
emersi elementi che lasciassero
presagire un condizionamento
dell’attività amministrativa.
Il sindaco Romano Loielo ha
appreso nella serata di ieri delle
determinazioni del Consiglio
dei ministri. Al telefono è parso
piuttosto fatalista: «Era questo il
terzo tentativo – ha dichiarato –
di imporre lo scioglimento del
consiglio comunale e stavolta
sembra ci siano riusciti. Non credo che in Calabria e in provincia
di Vibo Valentia ci siano tutte
queste infiltrazioni mafiose nei
comuni e ancor meno credo ai
commissari-sceriffi. Analizzeremo – ha aggiunto – le motivazioni che stanno alla base di questo
scioglimento e, se sarà il caso,
procederemo a impugnarle».
La commissione d’accesso
aveva iniziato i suoi lavori lo
scorso 15 aprile, raccogliendo
l’input del prefetto Luisa Latella. ne.
Alla cerimonia di consegna
erano anche presenti: Benito
Rippoli, presidente nazionale
della Federazione Italiana
Tradizioni Popolari, il segretario generale, Franco Megna, il
presidente del comitato regionale, Michele Putrino e l'assessore comunale alla cultura,
Nicola Armignacca.
Questi i gruppi che hanno
ricevuto il prestigioso riconoscimento: Calabria Citra, I Ca-
labrisella Choros Jper, I nuovi
zampognari, Città di Verbicaro, I Briaticisi, Città di Tropea,
Gli Asprumunti, Nicastru Cabballa, I na vota jeri accussi, I
canterini di Serrastretta, i Castaci, i piccoli di Isola dei diosensi, la Compagnia Teatrale
Lazzaro, I Calabriselli, I Truk
ballezz, gli Amici del Falk, i
Miromagnum, Città di Vibo
Valentia, la Calabrisella, i Paraphonè, I Strinari, le Chiazzarole di Tropea, i Mattanza, i
Canterini di Lazzaro, i Castagnari, A funtaneddha, I Castruvviddari, I campati, Città
di San Onofrio, Città di Catanzaro, Gruppo dei Due Mari, gli
Erotria, Coro del Pollino, Città
di Castrovillari, i Pannacchieddha di San Stustisa. Tre
poi, i finalisti del concorso nazionale, che si esibiranno il
giorno di Natale a Roma: la
Banda Città di Amantea, il
gruppo Proloco del Pollino e
la Corale di Salerno.
31
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
Cronaca di Reggio
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Su rinvio della Cassazione in Corte d’appello il nuovo giudizio contro il clan Serraino
Eseguito un provvedimento del gip
Maltrattava e violentava
Processo Maremonti, il pg Mollace
chiede la conferma delle 11 condanne la convivente, giovane
Il “problema” del diverso esito registrato in abbreviato e ordinario
Paolo Toscano
Undici condanne da confermare.
La richiesta è stata formulata dal
sostituto procuratore generale
Francesco Mollace a conclusione
della requisitoria nel troncone degli abbreviati del processo “Maremonti” che, su rinvio della Cassazione, si sta celebrando davanti
alla Corte d’appello presieduta da
Iside Russo. Il rappresentante
dell’accusa ha chiesto la conferma delle condanne inflitte nel
precedente processo a Vincenzo
Cento (3 anni e 4 mesi), Andrea
Foti (2 anni e 4 mesi), Pasquale Libri (4 anni e 8 mesi), Antonino
Morabini (3 anni e 4 mesi), Antonio Rosmini (4 anni e 8 mesi),
Francesco Russo (3 anni e 4 mesi), Domenico Sconti (3 anni e 4
mesi), Demetrio Serraino (4 anni
e 8 mesi), Domenico Suraci (3 anni e 4 mesi), Antonino Tomaselli
(3 anni e 4 mesi), Angelo Tomasello (3 anni e 4 mesi).
Il processo “Maremonti” era
nato da una vecchia inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulle attività del clan Serraino.
L’annullamento della precedente
decisione d’appello era stato disposto dalla quarta sezione della
Cassazione. Accogliendo il ricor-
Il sostituto procuratore generale Francesco Mollace
so presentato dagli avvocati difensori, la Suprema Corte aveva
annullato con rinvio la sentenza
emessa il 9 luglio 2003 nei confronti di quanti erano stati giudicati conl rito abbreviato. Lo stesso
giorno la Corte d’appello reggina,
in composizione diversa, si era
Alla base ci sono
pene per complessivi
40 anni di reclusione
La deposizione del funzionario di Polizia
“Eremo 2008”, Trotta
parla del narcotraffico
Prosegue l’istruttoria dibattimentale nello stralcio del processo “Eremo 2008” in corso
di celebrazione davanti al Tribunale (Olga Tarzia presidente). Ieri, il vicequestore Diego
Trotta è stato chiamato a deporre sugli esiti delle indagini
condotte dalla sezione narcotici della squadra mobile tra il
2005 ed il 2008, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia reggina.
L’operazione “Eremo 2008”
era scattata l’8 aprile del 2010
con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere emessa dal gip Adriana Trapani a carico di 63 dei
165 indagati per reati in materia di narcotraffico. In particolare, oltre l’associazione per
delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti,
venivano contestati la vendita, la detenzione, il trasporto e
la cessione illecita di cocaina,
eroina, hashish e marijuana.
Il vicequestore Trotta ha ricordato come l’attività d’indagine si è sviluppato con l’uso
di presidi tecnologici, sofisticate intercettazioni ambientali e telefoniche, attività operative di vigilanza e appostamento.
Il funzionario della Polizia
di Stato ha riferito che le investigazioni riguardarono un
traffico di sostanze stupefacenti gestito da un’associazione per delinquere strutturata
gerarchicamente e dotata di
un ottimo livello di organizzazione e carattere di stabilità,
articolata in potenti, abilissime e agguerrite consorterie
criminali di narcotrafficanti,
sovente “consorziate” tra loro,
prevalentemente
operanti
tanto nel capoluogo reggino,
quanto nel versante jonico
della provincia, con significative proiezioni nelle province
di Cosenza, Messina Torino e
Milano.(p.t.)
Aggiornamento professionale in Questura
Conferenza di D’Ascola
su armi, abusi e stalking
Nico D’Ascola
Interessante conferenza tenuta
ieri in Questura da Nico D’Ascola,
avvocato e ordinario di Diritto Penale presso la Facoltà di Giurisprudenza della Mediterranea.
Uso legittimo delle armi, mezzi di
coazione fisica e nuova normativa
in materia di stalking sono gli argomenti posti all’attenzione della
numerosa platea di appartenenti
alla Polizia nell’ambito delle giornate di aggiornamento professionale dedicate alle tematiche di interesse generale. L’incontro ha
fornito l’occasione per un arricchimento del bagaglio professionale degli operatori di polizia che
quotidianamente si confrontano
con gli aspetti approfonditi da Nico D’Ascola, nella consapevolezza che attraverso una solida preparazione si può rendere un utile
servizio alla collettività.
pronunciata invece per gli imputati per i quali si procedeva con il
rito ordinario. I giudici di secondo
grado avevano ritenuto insussistente l’imputazione di associazione mafiosa, assolvendo tutti,
compreso l’imputato principale.
I difensori di quanti avevano
scelto l’abbreviato si erano rivolti
alla Cassazione facendo rilevare
la diversità nel metro di giudizio,
sostenendo che non era possibile
adottare due pesi e due misure tenuto conto che i due filoni dell’or-
dinario e dell’abbreviato avevano
la stessa matrice. Dopo l’annullamento disposto della Cassazione
era iniziata la battaglia dei difensori, durata alcuni anni, per arrivare alla fissazione del nuovo processo. E una volta iniziato, il secondo giudizio d’appello, si è registrata la richiesta da parte dell’accusa di sentire in aula il pentito
Lorenzo Federico. La Corte, però,
ha non ha accolto la richiesta. Ieri,
dunque. si è passati alla discussione. Il sostituto procuratore generale Mollace ha sviluppato la sua
requisitoria sul piano squisitamente tecnico affermando che la
sentenza del troncone ordinario
del processo non poteva estendersi in automatico al troncone
degli abbreviati. Il pg ha aggiunto
che la Cassazione aveva invitato a
procedere alla prova di resistenza
o indifferenza, ovvero se la decisione in abbreviato, alla luce di
quella in ordinario, andava confermato. E il rappresentante
dell’accusa ha concluso per la
conferma. Nella discussione sono
poi intervenuti gli avvocati Aurelio Chizzoniti, Maurizio Punturieri, Enzo Caccavari e Domenico
Putrino. Il processo è stato aggiornato per gli interventi degli altri
difensori.
arrestato dalla Polizia
Maltrattamenti in famiglia e
violenza sessuale nei confronti della convivente. Sono
i i reati che hanno portato in
carcere A.G., 32 anni.
È stato il personale della
terza sezione “Reati contro la
persona, in danno dei minori
e reati sessuali” della squadra
mobile della Questura a dare
esecuzione a un’ordinanza di
custodia cautelare in carcere
a firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale cittadino.
Il provvedimento restrittivo è stato emesso su richiesta
della Procura, basata sulla ricostruzione fatta dagli investigatori della Polizia che
hanno delineato un vissuto
caratterizzato da un crescendo di vessazioni fisiche e morali che sarebbero state messe in atto da A.G. nei confronti di M.E., la convivente.
Una convivenza turbolenta iniziata nel 2007 e contrassegnata, secondo quanto accertato dal personale della
terza sezione della squadra
mobile, da una crescente aggressività dell'arrestato nei
confronti della compagna.
L’uomo non avrebbe esitato a trasformare la conviven-
te come una reclusa, ada aggredirla e sottoporla a un
controllo asfissiante.
La donna esasperata dai
continui maltrattamenti, nel
2008 è stata inserita in un
centro di accoglienza. Tuttavia, raggiunta telefonicamente dal compagno, apparentemente pentito delle malefatte, M.E. ingenuamente
aveva ripreso la convivenza.
Ma appena dopo un mese
c’era stata la ripresa di violenze e maltrattamenti.
La drammatica vicenda
denunciata dalla donna, ha
reso necessario l’allontanamento della stessa dall’ambiente domestico e il suo conseguente collocamento in un
centro di accoglienza cittadino.
La minuziosa ricostruzione della vicenda operata dagli investigatori della Polizia,
nonché le ipotesi investigative formulate, sono state pienamente recepite dall’autorità giudiziaria procedente,
nell’ordinanza
applicativa
della misura della custodia
cautelare in carcere, con la
contestazione dei reati di
maltrattamenti in famiglia e
violenza sessuale.(p.t.)
In breve
BILANCIO
Conferenza di Berna
sui conti del Comune
Questa mattina alle 10,
all’Ufficio Finanze e Tributi
del Cedir, l’assessore al Bilancio Demetrio Berna e il
dirigente Cuzzola terranno
un “forum” con i giornalisti
in merito ai chiarimenti richiesti dalla Corte dei Conti
sul Bilancio di previsione.
50&PIÙ FENACOM
Ecco il programma
del nuovo anno
L’Università dell’età matura
50 & Più Fenacom terrà una
conferenza per annunciare i
programma delle attività
previste nel calendario del
nuovo anno. L’incontro si
terrà domani alle undici nei
locali della Confcommercio
di via Castello.
CONFERENZA STAMPA
Il Centrosinistra
e il Bilancio
Si terrà oggi alle 10.30 a Palazzo San Giorgio la conferenza stampa del Centrosinistra sul bilancio comunale.
Alla luce della deliberazione
della Corte dei Conti gli
esponenti dell’opposizione
metteranno l’accento sulle
“irregolarità” del documento.
32
Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
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Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
Primo Piano
Primo Piano
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LA CONFERENZA STAMPA L’indagine dei Carabinieri parte da un reato ordinario e, grazie alle intercettazioni, incastra una potente organizzazione criminale
IL PROFILO Sentenze e informative ripercorrono il ruolo della consorteria mafiosa
Dai primi passi della ’ndrangheta
una storia criminale mai tramontata
La sinergia tra Dda e Procura di Palmi
favorisce la scoperta della cosca Maio
«La famiglia Zappia non è mai morta, ha operato sotto le ceneri»
Domenico Malara
REGGIO CALABRIA
Prestipino: a San Martino di Taurianova c’era un “patto” con il gruppo riconducibile agli Zappia
Tonio Licordari
REGGIO CALABRIA
Dal reato ordinario spesso spuntano elementi di prova che possono condurre ad un reato di 'ndrangheta. L’ultimo esempio arriva dall’indagine sinergica tra la
Procura di Palmi e la Dda di Reggio che praticamente smantella
la presunta cosca Maio di San
Martino di Taurianova. L’operazione, che vede in prima linea i
Carabinieri, viene spiegata dal
capo della Dda di Reggio Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto Michele Prestipino, dal
procuratore della Repubblica di
Palmi Giuseppe Creazzo, dal comandante provinciale dell’Arma,
il colonnello Pasquale Angelosanto, e dal comandante della
compagnia di Gioia Tauro, il capitano Ivan Boracchia.
Durante la conferenza stampa
che si svolge alla caserma Caccamo, sede del Comando provinciale, il dott. Prestipino mette in risalto un particolare: «Le intercettazioni servono anche per i reati
ordinari perché a volte portano a
risultati sorprendenti». In questo
caso ci sono 21 fermi relativi
all’indagine della Dda che riguarda la presunta cosca Maio e 5 arresti della Procura di Palmi, la cui
inchiesta, come vedremo, ha avuto sviluppi clamorosi.
Il procuratore Giuseppe Pignatone si limita alla premessa,
dando un pubblico riconoscimento all’Arma dei Carabinieri
per questa nuova operazione che
smaschera l’organizzazione criminale di San Martino di Taurianova. Il percorso è articolato:
«Dagli stupefacenti si passa alle
estorsioni, all’usura, all’associazione». Inoltre il capo della Dda
rimarca «la collaborazione fluida
e scontata con la Procura di Palmi
che da tempo porta a risultati evidenti».
Ci si addentra nell’inchiesta attraverso il racconto del dott. Giuseppe Creazzo che illustra la prima parte dell’operazione, quella
legata ai reati ordinari. «Nel mese
di ottobre del 2010 – dice – viene
arrestato un pregiudicato di Rizziconi sorpreso con 23 chili di marijuana. Procura e Carabinieri
non chiudono il caso e così attraverso intercettazioni, appostamenti e perquisizioni si scopre, in
tempi rapidi, che esiste un vera e
propria attività: la marijuana viene coltivata, essiccata e immessa
nel mercato clandestino degli
stupefacenti. Si può parlare di vero e proprio sodalizio. Un soggetto, collegato a questo gruppo,
viene intercettato all’estero con
130 chili di marijuana».
«Qui finisce il nostro compito –
conclude il dott. Creazzo – ed entra in azione la Dda. Chiaramente
i cinque arrestati, su nostra richiesta, dal Gip del Tribunale di
Palmi, fanno parte di questo sodalizio e debbono rispondere di
detenzione e spaccio di stupefacenti».
Da questa indagine i Carabinieri accertano l’esistenza della
presunta cosca di San Martino di
Taurianova. La parola passa al
procuratore aggiunto, dott. Michele Prestipino, il quale sottolinea: «Siamo di fronte al valore
delle intercettazioni anche per
un reato comune quando esistono fondati sospetti che dietro ci
sia dell’altro». E secondo gli inquirenti l’inchiesta di Palmi era la
punta di un icerberg. «Andando
in profondità – sottolinea Prestipino – è venuta fuori la realtà di
una cosca in piena regola che
controllava una parte del territorio di San Martino e zone limitrofe, operando soprattutto nel settore delle estorsioni e dell’usura.
Da un’intercettazione si rileva
che una persona taglieggiata ha
pagato, spontaneamente, un pizzo superiore alla media richiesta
(il due per cento). Ciò dimostra la
forza dell’influenza di questo
clan che fa capo a Michele Maio, il
capo società».
Il dott. Prestipino, nel ricordare che all’indagine ha collaborato
attivamente «la collega Giulia
Pantano», si sofferma sulla celerità del lavoro investigativo, da ottobre 2010 a oggi. «La decisione
di intervenire con il fermo dei 21
indagati – spiega – si giustifica
con la fuga di notizie sull'indagine. Ai componenti della cosca
Maio erano giunte soffiate sull'inchiesta in corso. Inoltre erano stati avvisati di essere intercettati».
Rispondendo ad una domanda
fatta da un collega, il dott. Prestipino risponde che «non si è ancora riusciti a sapere da dove sarebbe partita la soffiata». «Stiamo
comunque indagando», aggiun-
Il procuratore aggiunto Prestipino
ge». Come è stato pure confermato che c'è una persona ricercata
all’estero.
Prima di questa indagine si sapeva che la 'ndrina dominante a
San Martino di Taurianova era la
presunta cosca Zappia. A tal proposito è opportuno ricordare che
nel famoso summit di Montalto
(ottobre 1969) scoperto dalla Polizia (e in particolare dall’audace
maresciallo Gregorio Anello) era
proprio l’anziano Peppe Zappia
di San Martino di Taurianova il
“presidente”. Allora, per la cronaca, vennero tutti identificati e arrestati (erano circa sessanta, in
rappresentanza di tutte le ‘ndrine
della provincia). Su Peppe Zappia, ucciso in un agguato assieme
al figlio il 6 gennaio 1993, dopo
essere sfuggito a ben tre attentati,
riferiamo nella pagina accanto.
Tornando all’attualità, il dott.
Prestipino conferma che a San
Martino è sempre presente la cosca Zappia, la quale però, secondo quanto risulta dalle indagini,
non si pesta i calli con quella di
Maio. Prestipino parla di “patto
collusivo”. O meglio di patto di
non belligeranza. «Che questa
dei Maio – osserva il procuratore
aggiunto della Dda reggina – sia
un’associazione di 'ndrangheta
non vi sono dubbi: esiste una vera
e propria gerarchia, vengono osservati i rituali mafiosi, “battezzati” i nuovi adepti».
Stupefacenti, usura, estorsioni. Questo il principale triangolo
dei reati. «La cosca Maio – conclude Prestipino – taglieggia i commercianti, le imprese che operano nel pubblico e nel privato e
persino quelli del settore agricolo. Chiaramente l’indagine non
finisce qui. Ci saranno altri passaggi che riguardano anche coloro che hanno pagato il pizzo senza denunciare».
La conferma che c'è una persona ricercata all’estero arriva dalle
parole del colonnello Angelosanto, il quale fa una rivelazione di
carattere umano: «I Carabinieri
di Reggio con questa operazione
hanno voluto fare un omaggio al
generale Lucio Nobile, comandante interregionale Sicilia-Calabria, che proprio oggi (ieri per
chi legge ndr) va in in pensione.
Un grazie per il sostegno che ci ha
sempre dato». Il capitano Ivan
Boracchia, infine, si sofferma sull'importanza di un’operazione
che “disarticola” la cosca Maio e
sottolinea come a San Martino,
una frazione di Taurianova di poco più di 1500 abitanti, convivono due 'ndrine che intendono
controllare il territorio. Ma lo
Stato è arrivato, la presunta cosca
Maio è stata scoperta e non potrà
più operare (ammesso che riuscirà a farlo) nel silenzio.
Pasquale Maio lascia la caserma e viene accompagnato in carcere
Pasquale Maio
Annamaria Rettura
Michele Maio
Giuseppe Panuccio
Domenico Maio
Stefano Nava
l’uomo ha più figli maschi, non
si è in grado di dare un nome ed
un volto a questo soggetto), cui
aveva anche lasciato il denaro,
facendosi firmare un documento quale ricevuta. Di questa circostanza ultima però, evidentemente, Gaetano non era stato
informato, sicchè successivamente aveva contestato ad HaUna delle piste
seguite dagli
investigatori porta
a circoscrivere
l’episodio
di un prestito
a tassi usurai
Domenico Ciancio
I RETROSCENA DELL’INCHIESTA
Il clan storico e l’emergente “bastarda”
decine di affiliati in una piccola frazione
Francesco Hanaman
Martino Rettura
Pasquale Gareffa
Domenico Maio
Natale Feo
Gaetano Merlino
Usura, più finanziatori per un prestito molto “salato”
cettazioni ambientali a rafforzare le tesi degli inquirenti. Tra
questa una in particolare immortala una conversazione considerata decisiva ai fini dell’accusa: «Durante quella conversazione, Hanoman Pasquale riferiva a Panuccio Gaetano di essersi recato a casa di Gaetano
(identificato dalla polizia giudiziaria in Merlino Gaetano) proprio per parlare dei proventi
dell’usura. Si evince peraltro
che, quel giorno, Hanoman non
era riuscito ad incontrare Gaetano e che aveva quindi parlato
con il figlio (in mancanza di ulteriori indicazioni e atteso che
Giuseppe Francesco Maio
Michele Maio scortato da due carabinieri scende le scale del comando provinciale dell’Arma
L’INCHIESTA RIVELA UN EPISODIO CHE VEDE PROTAGONISTI ALCUNI INDAGATI COINVOLTI NELL’OPERAZIONE
REGGIO. Tra gli episodi ricostruiti dall’inchiesta c’è un caso
che gli investigatori considerano riconducibile al reato di usura.
«In un caso risulta provata la
compartecipazione di Hanoman Pasquale, Panuccio Giuseppe e Merlino Gaetano – scrivono i magistrati – in un fatto di
usura ai danni di un soggetto,
ancora da identificare compiutamente, cui è stata prestata
una somma complessiva di euro
50.000,00 e con il quale è stata
pattuita la restituzione di una
somma pari quasi al doppio del
mutuo operato». Sono le inter-
(FOTO ATTILIO MORABITO)
noman di non avergli portato
tutto il denaro pattuito. Alle rimostranze dell’uomo, Hanoman gli aveva però esibito la ricevuta controfirmata dal figlio e
Merlino, solo allora, riconosciutane la grafia, si era scusato con
lui per aver dubitato della sua
correttezza ed onestà («Quando
poi lui ha visto il biglietto si è reso
conto, “allora qua compare Pasquale si è comportato …».
Secondo i magistrati «i termini contabili utilizzati dagli interlocutori, anche in questo caso
non lasciano margine di interpretazione alcuno circa la natura illecita dell’attività finanzia-
ria. (...per non pagare tutti gli interessi, ma sapete quando lui si è
fatto convinto? Quando io gli ho
mostrato il biglietto di trenta più
sei, trentasei, più dieci che suo figlio sapeva quarantasei e più
quattro che glieli ho dati io e sono
cinquanta, “allora qua il fatto è
vero”,erano novanta, i quaranta
…).
Dai calcoli che Pasquale Hanoman ha fatto con Panuccio si
comprende abbastanza agevolmente che in quel caso specifico
il prestito elargito nelle mani del
soggetto usurato era stato di
50.000,00 euro.
Il tenore assolutamente espli-
cito della conversazione peraltro ha permesso anche di accertare il nominativo dei soggetti
risultati “finanziatori” dell’illecita operazione». Ecco il calcolo
ricostruito dai carabinieri: «La
somma era stata infatti finanziata in gran parte da Merlino
Gaetano
(30.000,00
+
6.000,00 per un totale di euro
36.000,00); in parte dal figlio
che aveva versato la quota di
10.000,00 euro; e da ultimo dallo stesso Hanoman che aveva
contribuito con la minor somma
di euro 4.000,00. Si evince altresì che la somma che la persona sotto usura avrebbe dovuto
Francesco Morabito
Pasquale Hanoman
restituire alla scadenza convenuta ammontava a 90.000,00
euro (di cui, evidentemente
40.000,00 costituivano interessi). In questa operazione risultava peraltro coinvolto anche Panuccio Giuseppe che ribattendo
al suo interlocutore Hanoman
Pasquale proferiva testualmente: “E gli ho detto io lui ha … chi
l’ha..., ancora io avanzo..”».
Per i magistrati non ci sono
dubbi: «Può dirsi provato un fatto delittuoso nell’alveo della fattispecie criminosa dell’usura
(riconducibile ad Hanoman Pasquale, Panuccio Giuseppe e
Merlino Gaetano) atteso che la
vittima si è trovata esposta a
pretese debitorie quantificabili
in euro 90.000,00 a fronte di un
prestito di 50.000,00, con una
determinazione di interessi da
rifondere equivalenti a circa il
50% del capitale».(red.rc)
GIOIA TAURO. Due rituali battesimali: il 24 aprile e il 4 maggio
del 2011 per sancire un legame più solido e costituire un
contesto criminale ben organizzato. Sono due date importanti per capire la nascita e la
strutturazione di una società
di ’ndrangheta. La compagnia
carabinieri di Gioia Tauro, guidata dal capitano Ivan Boracchia, ha seguito e ricostruito
nei minimi dettagli gli aspetti
dell’operazione scattata ieri a
San Martino di Taurianova. Un
primo dato inquietante è che
proprio dalle poche persone
residenti nella frazione (circa
1500) e dal consistente numero delle persone che sarebbero
affiliate alle famiglie Maio e
Zappia, emergerebbe un con-
testo di forte ramificazione criminale e di controllo sul territorio. Una precisa attività di ricerca di elementi quella operata dalla Compagnia gioiese in
coordinamento con la Procura
e successivamente con la Dia:
a San Martino la ndrina locale
sarebbe costituita sulla base
dello
schema
criminale
dell’operazione
“Crimine”.
Quindi, una “società” di
ndrangheta con una società
maggiore e una minore, un
“capo società”, un “capo crimine”, un “capo ndrina” e l’immancabile “contabile”, tutti ramificati e con una solida rete
di affiliati e sodali. Il lavoro
certosino degli organi inquirenti ha seguito le fasi della
trasformazione del “locale di
ndrangheta” in “società” con
l’arricchimento in termini di
uomini e responsabilità degli
affiliati.
L’importanza dell’operazione antimafia è racchiusa anche
nello smantellamento della cosiddetta “copiata”, cioè dei
vertici dell’organizzazione che
così è rimasta senza guida.
Una vera mazzata per una cosca giudicata dagli uomini
dell’Arma come nuova, nel
senso che non era mai finita
sotto i riflettori di indagini importanti. E tra i fermati anche
parenti di noti personaggi
componenti della “bastarda”
che gli inquirenti identificano
con la ndrina emergente che si
sovrapponeva a quella storica
presente sul territorio.(a.n)
Per meglio inquadrare la caratura criminale della cosca Maio, appaiono utili alcune sentenze e
vecchie informative di polizia
giudiziaria redatte a seguito di
gravi omicidi e tentati omicidi
che, negli anni 70 e 90, hanno interessato quel centro urbano.
Che l’organizzazione criminale esiste da tempo a San Martino
di Taurianova e che ha rivestito
un ruolo preminente nel panorama mafioso calabrese, lo si ricava
dalla lettura del rapporto della
Compagnia dei carabinieri di
Taurianova del 29 aprile 1985, riguardante informazioni sul conto
di Giuseppe Zappia, capo storico
della ’ndrangheta di San Martino.
In essa si parla del cosiddetto
“Summit di Montalto” del 26 ottobre 1969, che era stato presieduto proprio da Giuseppe Zappia.
Nell’informativa si legge infatti:
“Sono trascorsi più di 40 anni. Il
26 ottobre del 1969 era domenica. A Serro Juncari di Montalto,
nel cuore dell’Aspromonte, si diedero appuntamento gli esponenti
di tutte le “famiglie” per una congeniale riunione. Erano in 150.
Quella mattina, sulla montagna
di San Luca, c’era il gotha della
’ndrangheta agro-pastorale, la
vecchia ’ndrangheta. In quella radura si stava celebrando quello
che passerà alla storia come il
“Summit di Montalto”. Erano anni particolari per le nuove dinamiche criminali nella provincia di
Reggio Calabria. La vecchia
’ndrangheta voleva organizzarsi,
per stare a passo coi tempi. Si riteneva necessario far ragionare il
nuovo che avanzava. Fu Peppe
Zappia, allora cinquantasettenne, capo bastone della ’ndrangheta di San Martino di Taurianova,
a presiedere quell’assemblea. Si
analizzarono le strategie, si considerarono gli equilibri, si vagliarono le vecchie e le nuove alleanze, si esaminarono le possibilità
per proiettarsi oltre i confini. Le
divergenze, per le quali scaturì lo
scoppio della prima guerra di mafia, maturarono negli anni ’70. In
quel summit, a Montalto, le famiglie cercavano un accordo per il
futuro. La ’ndrangheta, a quel
tempo, esisteva già da tanto, ma
poteva ancora contare su un alone molto nebuloso. Si conosceva
poco di essa e per questo motivo,
tutto o quasi, filava liscio. Gli affari andavano a meraviglia: traffico
di sigarette, le “bionde”; accaparramento degli appalti pubblici
dell’autostrada Salerno-Reggio
Calabria, del raddoppio ferroviario, del porto di Gioia Tauro;
c’erano i primi sequestri di persona a scopo estorsivo. Tutto era
sincronizzato, e quando qualcosa
s’inceppava ci pensava la lupara a
sbrogliare la matassa.
Dal blitz di Montalto scaturì il
processo a carico di 72 imputati
accusati di diversi reati, tra cui
Il boss Peppe Zappia capo storico della ‘ndrina di San Martino di Taurianova al momento del suo arresto
l’associazione a delinquere (quella mafiosa non esisteva ancora).
Fu il primo maxi-processo alla
nndrangheta. «Era solo una pacifica riunione tra onesti cittadini»,
diranno gli avvocati difensori.
«Cercavamo funghi», si difenderanno gli imputati.
Fu la prima, vera, retata contro
la ndrangheta. Ma toghe, arringhe, carta bollata, giornali e telegiornali, opinione pubblica, ricorsi e appelli, come accade ancora oggi, ribaltarono il tavolo. L’indagine, però, fece emergere inconfutabilmente il ruolo di assoluto rilievo avuto nel passato da
Giuseppe Zappia.
Nei primi anni ’70, il centro di
potere e di controllo del territorio
di San Martino era per l’appunto
rappresentato dalle famiglie Zappia-Carrozza denominata “Onorata Sanità”. A questa organizzazione criminale, che costituiva un
po’ la vecchia mafia, pian piano si
affiancò, in termini antagonistici,
una nuova articolazione mafiosa
fatta di nuove leve, denominata
“La Bastarda”, di cui facevano
parte le famiglie Cianci-Chirico-Scarfò-Ciccone, che, grazie
all’ausilio fornito da altri clan,
A Montalto il 27 ottobre
del 1969 una sessantina di
uomini in rappresentanza
di tutte le ’ndrine della
provincia si raduna per
definire le strategie criminali e i nuovi assetti della
‘ndrangheta reggina.
Al maresciallo Gregorio
Anello giunge un soffiata:
polizia e carabinieri sorprendono i “convegnisti” a
Estorsione, il “pedaggio” fissato sugli appalti
205.000,00». L’episodio, anche
in questo caso, trae linfa dalle
intercettazioni: «Si è appreso
pertanto che i titolari delle imprese affidatari dei lavori, evidentemente in condizione di assoggettamento nei confronti
della cosca dei “sanmartinoti”,
egemone nella zona e quindi
forte del potere di intimidazione derivante dal vincolo associativo, per non avere problemi
presso il cantiere, si erano recati
preventivamente da Pasquale
Hanoman (rappresentante della consorteria criminale con la
quale “mettersi a posto” secondo la prassi mafiosa vigente nel-
la zona). Non solo avevano effettuato alcuni lavori edili nella
sua masseria, senza riscuotere
alcun corrispettivo per la prestazione eseguita, ma gli avevano altresì consegnato la somma
di euro 5.000,00».
Le indagini confermano «che
gli unici lavori pubblici eseguiti
L’appalto per i
lavori di
ricostruzione del
ponte sul Marro è
stato sottoposto
a una richiesta
estorsiva
in quella zona per la ricostruzione di una strada sono stati quelli
di copertura del torrente Marro,
affidati ad una ditta non della
zona ma di Varapodio, di cui si
parla nelle conversazioni come
colui che ha pagato la “tangente”. Hanoman sottolineava
espressamente peraltro come la
somma era ben superiore rispetto a quella del 2 o 3% del valore
dell’opera che sarebbe spettata
all’organizzazione criminale di
stampo mafioso, in virtù della
prassi mafiosa vigente in relazione ai lavori pubblici realizzati nel territorio di competenza
(quando sono arrivato a casa,
nale Collegiale di Palmi il 7 marzo
1987 e depositata il 14 settembre
1987. La sentenza, pur assolvendo la maggior parte delle persone
imputate, delineava con precisione i contorni e certificava l’esistenza della ’ndrangheta nel centro di San Martino di Taurianova
almeno dal 1977.
L’esistenza della cosca “Zappia” a San Martino di Taurianova
è stata invece affermata dalla sentenza emessa il 25 ottobre 2000
dal gup di Reggio Calabria, con la
quale è stata riconosciuta l’appartenenza alla stessa di Vincenzo
Zappia, Teresa Zappia, Pasquale
Hanoman e Martino Hanoman.
L’imputazione per tutti era di associazione a delinquere di stampo mafioso. Tra le motivazioni
che hanno portato alle condanne,
nella sentenza si legge che «in sostanza la cosca Zappia non è mai
morta; essa dopo l’uccisione dei
suoi elementi di spicco, al più cova sotto le ceneri, agendo con
molta circospezione, ma quando
è il caso, ossia quando il nome
non appaia più sufficiente, esce
allo scoperto con le sue ambascerie precedute e seguite dai botti in
danno alle vittime designate».
Dal summit di Montalto all’uccisione di Peppe Zappia
SECONDO I MAGISTRATI SUI LAVORI PER IL PONTE SUL MARRO È STATA PAGATA UNA TANGENTE
REGGIO. Dalle carte degli inquirenti emerge un’accusa di estorsione circoscritta ai lavori di ricostruzione del ponte crollato
nel 2010, a causa lo straripamento del torrente Marro. La
Provincia di Reggio Calabria
aveva affidato i lavori di ricostruzione del ponte a una ditta
che poi aveva subappaltato i lavori.
«Un’opera pubblica – scrivono i magistrati – è l’unica derivante dal “crollo di una strada”
effettuata nei pressi della masseria di Hanoman; l’appalto per
la realizzazione del ponte ammontava a complessivi euro
quale quello della famiglia Avignone, dopo una cruenta lotta,
che costò la vita a numerosi affiliati di entrambe le cosche, ascese
al potere. L’inizio del disaccordo
è da individuarsi nel fatto che la
cosiddetta “Bastarda” aveva sostituito la vecchia mafia rivolgendo numerose estorsioni a piccoli e
grandi imprenditori nonché professionisti. Da tale contrasto si
originò per l’appunto un periodo
di belligeranza sanguinaria che
vide coinvolti, in una recrudescenza di scontri, anche i nuovi
clan degli altri centri della Piana
che non tolleravano i vecchi ed
immobili capi bastone. Fu
nell’anno 1976 che, dopo una serie di omicidi, la “Bastarda” riuscì
a imporsi e la famiglia più forte
che emerse fu quella dei Cianci,
fra i cui componenti si erano distinti i fratelli Damiano e Domenico, che tra l’altro, l’1 aprile
1977, furono coautori, unitamente ad esponenti del clan Avignone, della “Strage di Razzà”.
La prova “giudiziaria” dell’esistenza di un’organizzazione criminale nel territorio di San Martino di Taurianova è rappresentata
dalla sentenza emessa dal Tribu-
c’erano, a c’erano un…. cent……
cinquemila euro. L’amicizia…
cioè, non ho guadagnato tre volte
in più se dicevo no: io voglio il due
per cento, il tre per cento. Non andavo a perdere io?.). L’affermazione fatta da Hanoman – sottolineano i magistrati – risulta suffragata dalle risultanze investigative dell’operazione “Cosa
mia” che faceva luce sull’obbligo da parte delle ditte appaltatrici di lavori pubblici di versare
una somma pari al 3% della
commessa alla cosca di ‘ndrangheta dominante nel territorio
ove le opere dovevano essere
realizzate».(r.rc)
Montalto, i quali vengono
tutti identificati e arrestati
nei giorni successivi.
di Reggio, saltano gli equilibri e la vita di Peppe
Zappia è a rischio.
A presiedere il summit è
Peppe Zappia, boss di San
Martino di Taurianova,
considerato il “saggio”
della ‘ndrangheta reggina.
Sono ben tre gli attentati
nei confronti di Zappia: 6
gennaio 1975, 20 aprile
1975 e 13 ottobre 1975.
Più avanti però, il 6 agosto
del 1993, Peppe Zappia
viene ucciso in un agguato, assieme ad uno dei
suoi figli.
Quando scoppia la prima
guerra di ‘ndrangheta con
la strage del Roof Garden
34
Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
Reggio Tirrenica
.
ROSARNO Nove consiglieri avevano chiesto un tavolo istituzionale in Prefettura
POLISTENA
Criminalità e ordine pubblico
il sindaco replica alla minoranza
Sabato
assemblea
pubblica
sul Piano
strutturale
«La città ha bisogno di uno sforzo congiunto per risolvere i problemi»
Giuseppe Lacquaniti
ROSARNO
Replica del sindaco Elisabetta Tripodi all’iniziativa assunta dai 6
consiglieri comunali di minoranza – Domenico Rizzo, Paolo Carrozza, Tiberio Sorrenti (“Lista
Scopelliti”); Aldo Borgese, Rosanna Careri, Giacomo Saccomanno (“Grande Sud”) –, che,
«allarmati dalla gravissima situazione dell’ordine pubblico a Rosarno», avevano inviato circa due
settimane fa una lettera al prefetto Luigi Varratta, al questore Carmelo Casabona, al procuratore
della Dda Giuseppe Pignatone, al
procuratore di Palmi Giuseppe
Creazzo, nonché ai ministri
dell’Interno e della Giustizia, con
la quale chiedevano un tavolo istituzionale presso la Prefettura, finalizzato all’assunzione di decisioni atte ad «evitare che vi possano essere delle conseguenze gravi
e irreparabili per i cittadini».
Rispondendo ai 6 consiglieri, il
sindaco Tripodi fa presente che
«l’Amministrazione comunale, in
relazione alle problematiche connesse alla presenza della criminalità e non, nella nostra città, ha
adottato una serie di iniziative
quali la costituzione di parte civile
nei processi di ’ndrangheta, il sostegno delle attività scolastiche
atte a stimolare nei giovani il rispetto delle regole e i principi di
legalità, il protocollo d’intesa con
il Museo della ’ndrangheta volto a
queste attività, consapevoli che
solo attraverso le nuove generazioni si può sperare in un riscatto
e in un vero cambiamento sostanziale e non di facciata».
Nella consapevolezza di aver
dimostrato nel breve tempo
«un’attenzione particolare su
quest’emergenza», il sindaco scrive che gli sono parsi «agghiac-
L’abitazione abbandonata che ha preso fuoco nel rione Lena
BAGNARA Ancora sconosciute le cause
Paura nel rione Lena,
incendio distrugge
una casa abbandonata
Roberta Macrì
BAGNARA CALABRA
Aldo Borgese, Giacomo Saccomanno e Rosanna Careri
cianti alcuni passaggi della nota
del 30 novembre scorso, conosciuta a mezzo stampa e non inviata alla sottoscritta. Per un
gruppo consiliare che ha a cuore
la sicurezza dei cittadini – commenta la Tripodi – giustificare
l’omertà e la mancata denuncia
dei reati, per una presunta inutilità, credo sia gravissimo. Chi ha responsabilità di qualunque tipo e
rappresenta i cittadini non può
essere disfattista, non può “tra le
righe” criticare i sequestri attuati
dalla magistratura, perché alla fine hanno eliminato un’economia
sommersa. Perché l’economia di
Rosarno agricola e commerciale è
in grave crisi? La criminalità organizzata non ha nessuna colpa in
tutto ciò? O le responsabilità sono
della magistratura?».
A proposito della richiesta
avanzata dai 6 consiglieri di op-
posizione di un tavolo istituzionale presso la Prefettura, la Tripodi
fa presente che esso «è già attivo
dal 4 ottobre scorso sulle problematiche connesse all’arrivo dei lavoratori stagionali extracomunitari sul nostro territorio e non c’è
nessuna sottovalutazione del fenomeno né trascuratezza o ritardi
da parte del Comune, che responsabilmente e senza amplificare il
problema, ha comunicato, già dal
23 novembre scorso, la situazione
degli arrivi e l’impossibilità di fare
fronte con le sole proprie forze ai
numeri, disponendo l’apertura
del campo d’accoglienza per la
metà di dicembre. Non sono abituata a tacere – conclude Elisabetta Tripodi – ma sono soprattutto
abituata a far seguire i fatti alle
parole. La nostra città ha bisogno
di uno sforzo congiunto, per risolvere i mali che l’affliggono».
SAN FERDINANDO Scade il 19 il termine per depositare le offerte
to il termine massimo di cassa integrazione concessa dal Ministero e la Cgil ha avanzato una prima
richiesta di ammissione alla cig in
deroga, inviata alla Regione, dopo l’accordo sindacale. Ma al momento non è trapelato nulla di ufficiale. La Regione ha recentemente approvato la prima parte
dell’iter quantificando le risorse
per gli ammortizzatori sociali in
deroga. Manca la seconda, quella
che più direttamente interessa i
lavoratori. Fonti del sindacato dicono che per i 2011 non ci dovrebbero essere problemi e che anche
per il prossimo anno dovrebbero
essere garantiti le somme spettanti ai lavoratori collocati in cig.
I nodi al pettine in ogni caso arriveranno l’anno prossimo, se non
ci saranno acquirenti, anche gli
ammortizzatori sociali in deroga,
concessi proprio nella speranza
che qualcuno rilevi lo stabile, potrebbero finire e allora sarà davvero difficile prevedere cosa succederà.
Elisabetta Tripodi
Conto alla rovescia per rilevare
lo stabilimento Cedi Sisa Calabria
Alfonso Naso
SAN FERDINANDO
Ancora altri 5 giorni di tempo.
Tanti ne mancano fino al 19 dicembre per depositare le buste al
fine di poter rilevare il mega stabilimento del Cedi Sisa Calabria posto nell’area industriale di San
Ferdinando. Chi fosse intenzionato a richiedere informazioni
per rilevare l’immobile può farlo
anche presso la cancelleria fallimentare del Tribunale di Palmi
che ha curato la parte giudiziaria
dopo la scelta dell’assemblea dei
soci di porre la società in liquidazione e aprire il concordato preventivo poi omologato nel 2010.
Sono necessari tanti soldi, ol-
tre 15 milioni di euro per rilevare
il grande e ultratecnologico stabile, quasi del tutto fermo dal febbraio del 2010. Ma l’investimento
potrebbe essere allettante visto
l’enorme spazio e soprattutto la
possibilità di sfruttare una tecnologia di ultima generazione. Uffici, postazioni logistiche e magazzini, tutti di ultima generazione e
con spazi enormi. Potrebbe essere
davvero l’ultima speranza per
sbloccare definitivamente la difficile vicenda del Fincedi Sisa Calabria, la più grande catena di distribuzione logistico-alimentare che
opera(va) nella zona industriale
di San Ferdinando e per evitare il
vero e proprio fallimento che sarebbe un’altra pagina buia della
già triste storia dell’area industriale. Si spera in qualche acquirente che decida di riavviare quella realtà che era il fiore all’occhiello di tutto il settore della distribuzione del meridione d’Italia.
Dalla nomina del commissario
Carmelo Stracuzzi non ci sono
state grosse novità, anzi la società
non è riuscita più a sollevarsi dal
“pantano” in cui versa, aggredita
da creditori sempre più agguerriti
che non attendono altro di ottenere le somme. Detto questo, sulla situazione societaria che da qui
a giorni potrebbe avere dei risvolti, rimangono sul piatto due questioni ancora aperte. La prima riguarda il destino degli oltre cento
dipendenti. A novembre è scadu-
POLISTENA Studenti protagonisti della “Prima gara internazionale della ristorazione”
Giovani eccellenze, premiati 3 alunni del “Renda”
Attilio Sergio
POLISTENA
Un salone delle feste gremito di
studenti, ha fatto da cornice alla
cerimonia di premiazione di tre
studenti meritevoli (Concetta Vitellino, Domenico Cirillo e Valentina Mangeruga) dell’Istituto
d’istruzione superiore “Renda”, ai
quali il Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca ha
inviato un assegno per essersi distinti all’interno del “Programma
nazionale di valorizzazione delle
eccellenze”.
I tre studenti, coordinati dal
docente Giuseppe Crupi, sono
stati tra i protagonisti della “Prima gara internazionale della ristorazione” promossa dal “Renda” nell’aprile 2010. L’iniziativa,
moderata dalla giornalista Simona Gerace, è stata aperta dal dirigente scolastico Pasqualina Maria Zaccheria, la quale, attraverso
un excursus storico, ha dimostrato le capacità di crescita di un Istituto.
La partecipazione alla Bit di
Milano, il progetto di cooperazione internazionale Italia-Cina, la
gara internazionale della ristorazione, l’expo scuola-lavoro, le
esperienze in Italia e all’estero:
queste le tappe di un percorso di
alternanza scuola-lavoro, iniziato
nell’anno
scolastico
2007/2008 e che hanno portato il
“Renda” a meritare di essere riconosciuta “scuola di eccellenza”
dal Miur e dalla Comunità europea. Protagonisti dei percorsi formativi, sono gli studenti e i docenti di sala e di cucina. Don Pino Demasi, prima di consegnare il premio a Concetta Vitellino, ha affermato: «Anche in questo territorio
la scuola e gli studenti sono eccellenze, e sanno dettare le regole a
tutto il Paese».
Il sindaco Michele Tripodi, prima di premiare Valentina Mangeruga, si è detto particolarmente
felice nel riconoscere il merito dei
ragazzi del territorio, grazie ad
una scuola come il “Renda” che dà
il suo contributo di crescita professionale per i giovani della Piana, capaci di farsi onore in gran
parte d’Italia.
Il presidente dell’Amministrazione provinciale Giuseppe Raffa,
che ha premiato Domenico Cirilli,
ha definito importante il percorso
formativo del “Renda”, perché dimostra che i suoi giovani studenti
sono portatori di valori sani e vogliono accettare la sfida di misurarsi, sganciandosi dall’appartenenza territoriale, all’interno di
una dimensione europea.
Un’abitazione abbandonata
prende fuoco nel popoloso
rione Lena lungo la statale
18: grande panico nel quartiere, soprattutto fra gli abitanti delle abitazioni adiacenti al fabbricato.
Scattato l’allarme, tra le 23
di lunedì, sul posto sono tempestivamente intervenuti i Vigili del fuoco del presidio locale alle direttive del caposquadra Paolo Barbara e i Carabinieri della locale stazione
dell’Arma, alle direttive del
maresciallo Aniello Camardella.
Vista
l’estensione
dell’incendio e la presenza di
numerose abitazioni è stato
necessario anche l’intervento
del personale della squadra
di Palmi. Le fiamme si stavano, infatti, propagando anche
in direzione del Rione Milana.
Le operazioni di spegni-
mento e di messa in sicurezza
del rudere si sono protratte
per alcune ore fino alle prime
ore del mattino e la statale è
rimasta chiusa al traffico.
Fortunatamente grazie alla
tempestività dell’intervento
dei Vigili del fuoco l’incendio
è stato contenuto e nessuna
delle vetture ne le abitazioni
vicine hanno riportato danni.
Preoccupazione, però, si è generata fra gli abitanti della
zona.
Le cause dell’incendio sono
ancora in corso di accertamento l’abitazione abbandonata conteneva all’interno
materiale in legno facilmente
infiammabile e il vento ha favorito il propagarsi delle
fiamme.
Nella stessa notte del materiale dismesso tolto dai binari della stazione ferroviaria
ha preso fuoco in località Pizzolo nei pressi del piazzale
che in passato ospitava l’ex
capannone della Barilla.
POLISTENA. “Piano strutturale comunale - Percorso partecipativo per costruire un’idea
condivisa della città di Polistena”. Questo il tema scelto
dall’ufficio del Piano, per l’assemblea pubblica in programma sabato alle ore 17,
nel salone delle feste del palazzo municipale.
L’avvio dei lavori, moderati dal consigliere comunale
Francesco Mammola, saranno incentrati sull’intervento
del sindaco Michele Tripodi e
sulla relazione del responsabile dell’ufficio del Piano Michele Ferrazzo (Capo ripartizione urbanistica).
«L’Amministrazione comunale – ha sottolineato il
sindaco Michele Tripodi – sta
bruciando le tappe nell’attuazione del programma. Con il
Psc sarà disegnata la nuova
idea di città per i prossimi
venti anni, ed è per questo
che pretendiamo vi sia una
partecipazione dei cittadini
per costruire insieme lo strumento urbanistico di tutti.
Siamo certi che, porteremo a
termine questo percorso fatto
di progetti, di visioni, di idee
nuove e moderne».(a.se.)
Michele Tripodi
VILLA Alvaro critica il “no” ideologico
SAN ROBERTO
«Senza il ponte i fondi
non saranno disponibili»
Operazione
del Cfs
sequestrato
un frantoio
Giusy Caminiti
VILLA SAN GIOVANNI
“Ma il ben altro” al posto del
Ponte, con quali soldi?”. Con
questa frase iniziale Giovanni
Alvaro, dirigente del comitato
“Ponte Subito”, consegna alla
stampa un documento di riflessione in cui intende mettere in
luce le falle dei “no pontisti” rispetto alle richieste avanzate
nei giorni per l’utilizzo dei fondi
residui dalla non realizzazione
del manufatto stabile di collegamento. «Anche tra i detrattori
del Ponte – scrive – c’è chi ancora arrossisce e si vergogna della
scelta ideologica del rifiuto
dell’opera in tempi di profonda
disoccupazione e di crescita che
arranca».
Ma il problema, quello vero,
anche di fronte alla scelta di non
realizzare il Ponte, secondo Alvaro è differente: «I “benaltristi”
dovrebbero dire, di questi tempi, con la crisi finanziaria, con i
guai dell’euro e con le necessarie misure restrittive avviate
prima da Berlusconi ed ora da
Monti, dove si possono trovare i
fondi per finanziare immediatamente le opere che si considerano necessarie. Sostenere che
basta spostare i fondi del ponte
per il “ben altro” è il più grande
imbroglio che si possa perpetrare contro gli ignari cittadini dato che il grosso del finanziamento, pari al 60% del costo dell’intera opera, è ancora da reperire
sul mercato internazionale dei
capitali e potrà essere fatto solo
dopo che il Cipe si sarà espresso
sul progetto definitivo, cosa che
dovrà avvenire a breve. Ma è
SAN ROBERTO. Gli uomini del
Il plastico del ponte sullo Stretto
proprio questo tipo di finanziamento, che va sotto il nome di financing project, che dimostra
l’imbroglio dei “benaltristi” perché la Cina, la Danimarca e gli
altri paesi magari disponibili a
farsi carico di 5/6 mila miliardi
per la costruzione del Ponte,
non saranno certamente disponibili a fare la stessa operazione
per ammodernare strade statali, difendere il territorio, ridurre
il divario infrastrutturale col
Nord d’Italia, perché l’operazione sarebbe a fondo perduto e
non rimborsabile con il pedaggio ferroviario e autostradale
previsto per l’attraversamento
dello Stretto».
Piuttosto, secondo Alvaro, «i
nemici del Ponte, sono nemici
del Sud e della Calabria, attualmente isolata dal resto d’Italia
perché priva di alta velocitàà,
alta capacità, riduzione di treni,
e riduzione di voli».
comando stazione del Corpo
forestale hanno sequestrato
un frantoio ubicato in località
Matiniti, in agro del comune
di Fiumara, denunciando in
stato di libertà G. M., 59 anni,
amministratore unico della
società intestataria.
La pattuglia del reparto di
San Roberto, nel procedere al
controllo dello stabile adibito
a frantoio, nonchè alla verifica
delle necessarie autorizzazioni documentali, ha riscontrato
che, nonostante l’oleificio fosse dotato di tre vasche in cemento intercomunicanti tra
loro per lo smaltimento dei residui di lavorazione delle olive, l’impianto riversava direttamente sul terreno le acque
reflue di vegetazione impiegate per la molitura delle olive su
di un’area di circa 3000 metri
quadrati. All’interno dell’area
è stato rilevato un consistente
cumulo di sansa, residuo ultimo della premitura delle olive, non adeguatamente contenuto e il cui percolato scaricava direttamente al suolo.
Tale situazione di degrado
ha generato un cattivo odore
che si percepiva anche percorrendo il tratto della strada provinciale Campo Calabro-Melia. A G.M. sono stati contestati i reati relativi allo scarico illecito di reflui industriali nonchè la mancata utilizzazione
agronomica delle acque di vegetazione provenienti dalla
molitura delle olive.
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
35
Reggio Tirrenica
.
GIOIA TAURO L’inchiesta per la quale è già stato condannato Girolamo Piromalli
RIZZICONI
Estorsione a due imprenditori
i retroscena emersi dalle indagini
Quando
sacrifici
e senso civico
generano
solidarietà
Sei imputati sotto accusa. Le testimonianze degli investigatori
Ivan Pugliese
PALMI
È toccato al fratello di Serafino
Vadalà testimoniare nell’ambito del procedimento contro alcuni soggetti che si sarebbero
resi responsabili della presunta
estorsione ai danni della famiglia di imprenditori operante
nel territorio di Gioia Tauro. Il
procedimento, che si celebra dinanzi al Tribunale in composizione collegiale di Palmi (Concettina Epifanio presidente con
a latere i togati Gaspare Spedale
e Maria Laura Ciollaro), vede alla sbarra sei imputati: Vincenzo
Plateroti 41 anni (avvocato Domenico Ascrizzi), il figlio Salvatore 21 anni (avvocati Domenico e Giuseppe Alvaro), Cosimo
Romagnosi 28 anni (avvocato
Renato Vigna), Domenico Gulluni 21 anni (avvocati Gregorio
Cacciola e Fortunata Copelli),
Vincenzo Bonasorta 4 anni (avvocati Marcella Belcastro e Domenico Infantino) e Santo La
Rosa 44 anni (avvocati Fortunata Copelli e Renato Vigna), tutti
tratti in arresto il 18 dicembre
del 2010. Mentre il procedimento a carico di Girolamo Piromalli
31 anni (avvocati Alvaro e Cacciola) si è concluso per rito abbreviato dinanzi al Gup di Reggio Calabria, alcune settimane
fa, con la condanna del Piromalli ad 8 anni di reclusione.
La pubblica accusa è rappresentata dal pm della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Musarò.
I primi a sfilare sul banco dei testimoni sono stati alcuni dirigenti del commissariato di Gioia
Tauro che si sono occupati delle
indagini. Nello specifico è stato
il vice questore Francesco Rattà,
a riferire sulle frequentazioni
emerse tra gli imputati, a seguito di vari controlli di polizia effettuati sul territorio della Piana
di Gioia Tauro e non solo. Rattà,
in particolare, oltre che di alcuni
controlli stradali che hanno confermato la frequentazione tra
alcuni degli imputati, ha riferito
anche sulle verifiche relative ai
tabulati telefonici delle schede
formalmente in uso agli imputati. Ad esempio, una scheda intestata ad un cittadino rumeno,
secondo gli inquirenti, sarebbe
invece stata in uso al Piromalli.
Su tale scheda gli inquirenti
hanno conteggiato centinaia e
centinaia di contatti, in meno di
un anno, con ognuno degli altri
indagati. Come il dirigente Rattà, anche il commissario Fabio
Amore, oggi dirigente a Cittanova ma all’epoca dei fatti in servizio a Gioia Tauro, ha riferito di
una circostanza avvenuta il 17
novembre del 2010. Dopo che la
Pg aveva verbalizzato alcune dichiarazioni di Serafino Vadalà,
presso la Vadalà Srl, il fratello di
quest’ultimo, Francesco, si avvicinò alla Pg riferendo la volontà
di rendere noto un episodio che
lo aveva riguardato. Ed è stato
proprio lo stesso Francesco Vadalà a riferirlo nel corso della
sua testimonianza: «Una sera –
ha dichiarato Vadalà – Bonasorta venne a trovarmi in sede. In
quella circostanza fece riferimento ad una multa dell’Etr nei
nostri confronti da 30 mila euro
e del fatto che sarebbe venuto
un ispettore a negoziarla. Io rimasi sbigottito della cosa, la
presi quasi come una goliardata. Lo stesso mi disse poi che se
gli avessi versato 10 mila euro
avrebbe fatto in modo di intercedere per far diminuire l’importo».
Nella precedente udienza era
stato Serafino Vadalà a riferire
come i presunti estorsori avrebbero chiesto un pagamento di
30 mila euro come risarcimento
di uno sgarbo che i Vadalà
avrebbero fatto ad alcuni uomini legati alla famiglia Piromalli
per l’acquisto di un terreno adiacente alle loro proprietà.
L’udienza si è alternata con il
controesame da parte degli avvocati che hanno tentato di far
emergere una stato dei fatti differente da quello prospettato
dalla pubblica accusa.
Caterina Inzitari
Romeo, Tripodi, Cofone, Scarcella, Lacquaniti, Buda e Speziale
L’INIZIATIVA Appuntamenti nelle due città
Gioia Tauro e Rosarno
percorrono insieme
il sentiero della cultura
La conferenza degli inquirenti: Casabona, Prestipino, Cortese e Rattà
PALMI “Codici” al fianco di De Masi
Usura, associazione
si costituirà parte civile
PALMI. «Ci costituiremo parte
civile nel processo penale nato
dalle denuncie dell’imprenditore pianigiano De Masi». Lo ha
dichiarato il coordinatore provinciale di “Codici” Giuseppe
Salamone: «La “strana” solitudine – ha aggiunto – in cui è stato lasciato questo imprenditore
e la degenerazione che è emersa nel corso degli anni ci fa molto riflettere sul ruolo che ognuno di noi deve esercitare in queste aree difficili del Paese». Nel
mese di giugno dello scorso anno, le aziende De Masi hanno ricevuto dalla Corte di appello di
Reggio Calabria il riconoscimento dello status di vittime di
usura. L’imprenditore De Masi
aveva lamentato l’applicazione
di tassi usurari e costretto a pagare oneri finanziari per diversi
milioni di euro dopo che si era
rivolto ad alcuni istituti di credito bancari tra cui Antonveneta,
Banca di Roma e Bnl. Sono vari i
procedimenti che nei prossimi
mesi, dopo le udienze preliminari che si sono celebrate a Palmi in queste settimane dinanzi
al Gup, approderanno in aula».
Il coordinatore provinciale ha
evidenziato quindi la necessità
di «ribellarsi al sistema di strapotere economico, ponendo
all’attenzione dei Tribunali e
dell’opinione pubblica il perverso e intricato meccanismo
dei soprusi bancari».(i.p.)
GIOIA TAURO-ROSARNO. Partirà oggi con la presentazione
del libro “Statale 18” di Mauro
Minervino il ricco programma
del progetto “A Nord di Tangeri” (Festival della cultura
mediterranea), elaborato dai
comuni di Gioia Tauro e Rosarno e cofinanziato dalla Regione Calabria con il fondo
unico per la cultura.
Ieri a Palazzo Baldari a
Gioia, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione,
rano presenti: il sindaco di
Rosarno, Elisabetta Tripodi; il
consigliere comunale di Gioia
Tauro Patrizia Cofone; la responsabili delle biblioteche
dei due Comuni Tiziana Scarcella e Carmen Lacquaniti;
nonché alcuni rappresentanti
delle associazioni e dei gruppi
coinvolti nel progetto, tra cui
Domenica Rita Buda e Francesco Speziale (Gruppo Koralira); Domenico Romeo (NuovaMente) e la presidente
dell’Associazione
Musicale
Euterpe Maria Antonietta Vissicchio.
Per il sindaco Tripodi l’iniziativa costituisce una proficua occasione per mettere in
evidenza il valore dell’interculturalità, non disgiunto da
una efficace politica di integrazione e solidarietà, grazie
a cui è possibile creare le condizione migliore per la pacifica convivenza dei popoli. Per
quanto riguarda la presenza
dei migranti a Rosarno, la Tri-
podi ha detto «che, anche se
non teme lo scoppio di una
nuova rivolta, va rimarcata la
solitudine in cui è lasciata la
città a fronteggiare un’emergenza complessa. La città, comunque, farà tutto quanto è
nelle sue possibilità, a dimostrazione di uno spirito di accoglienza che è patrimonio
dei rosarnesi».
Stessi concetti sottolineati
dalla consigliera Cofone
sull’iniziativa. Ecco tutti gli
eventi divisi tra i due comuni
della Piana.
A Gioia Tauro, oltre alla
presentazione odierna del libro il 16 dicembre si terrà “Il
Mio Sud” concerto con Cataldo Perri e “Lo Squintetto”; il
22 al Duomo (ore 19) canti e
fede nella tradizione del Sud
Italia, concerto del Coro Polifonico Euterpe; il 28 a Palazzo
Baldari alle 17.30 conversazione sul libro “Non è una
paese per donne” con Manuela Iatì giornalista di Sky tv; il
30 i Kolaria a Piazza dell’Incontro.
A Rosarno: il 21 all’Auditorium Comunale alle 18.00 “Vivere per addizione e altri viaggi. Spettacolo letterario-musicale Voce narrate: Carmine
Abate. Musiche: Nino Forestieri”; il 27 alle 21 in Piazza
Duomo i Mattanza con “Cu
non ha non è”; il 29 al Duomo
alle 19.00 concluderà gli
eventi il Gospel Project di Palermo.(a.n)
RIZZICONI
Rizziconi si è vestita veramente d’amore riscuotendo grande
successo di critica e di pubblico. Trattasi della manifestazione benefica che lo scorso weekend ha gremito piazza Marconi (ex piazza Municipio ) dal titolo “Natale Solidale”. Il tutto,
organizzato impeccabilmente
da numerose associazioni e
gruppi rizziconesi, ha rappresentato un appuntamento inedito e importante per la vita sociale e culturale della cittadina
pianigiana. Evento ancora più
significativo se si considera che
l'intero ricavato sarà destinato
in beneficenza alle famiglie bisognose per far vivere anche a
loro un Natale all’altezza dei
loro sogni. La cittadinanza ha
partecipato numerosa all’iniziativa durante l’arco delle due
giornate. Tanto divertimento
per i piccoli, dai tornei di giochi
popolari alle tombolate in
piazza. E momenti piacevoli
anche per gli adulti, con angoli
di degustazione di prodotti tipici (zeppole, castagne, pane
caldo e ricotta che hanno calamitato l’attenzione e il palato
di molti). Anche il lato artistico
della manifestazione è stato
all’altezza delle aspettative:
sul palco, infatti, si sono avvicendati artisti che si sono esibiti a titolo gratuito per il pubblico. Passeggiare tra i mercatini,
addobbati con cura, è stata la
novità per le famiglie che hanno plaudito all’iniziativa patrocinata solo dall’esclusivo contributo del lavoro delle tante
persone che vi hanno partecipato a diverso titolo, ma indossando una sola maglia, quella
della solidarietà. Un momento
inedito per Rizziconi. Il merito
della piena riuscita della manifestazione va a quel comitato
che si è sacrificato, riuscendo
ad organizzare un Natale diverso che ormai da anni, era caduto nel letargo.
Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
36
Reggio Ionica
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BAGALADI Dopo la condanna in primo grado (col rito abbreviato) pena confermata anche in Appello per il giovane barbiere In breve
Omicidio Russo, Megale sconterà 16 anni
Non sono state concesse le attenuanti generiche nonostante si sia costituito ai carabinieri
Giuseppe Toscano
BAGALADI
Confermata in appello la condanna a 16 anni di carcere per l’omicidio di Antonino Russo, avvenuto
nella tarda serata di ferragosto
dell’anno scorso. La pena è stata
inflitta a Carmelo Megale, 25 anni, barbiere, compaesano della
vittima e reo confesso. La sentenza è stata emessa nel pomeriggio
di ieri, a conclusione di una breve
camera di consiglio dalla Corte
d’assise d’appello del Tribunale di
Reggio (presidente Fortunato
Amodeo). In mattinata c’era stata
la discussione degli avvocati della
difesa, Emanuele Genovese e Antonio Managò, i quali avevano
chiesto una riduzione della pena,
con la concessione delle attenuanti generiche e della provocazione. Per la parte civile era invece intervenuto l’avv. Francesco
Floccari. Nell’udienza del 29 novembre, di scena era stato il pg
Francesco Scuderi che, terminando la propria relazione, aveva
chiesto la conferma della sentenza di condanna emessa, a gennaio
scorso, al processo di primo grado, dal gup Silvana Grasso.
Su scelta dell’imputato, il processo di primo grado era stato celebrato col rito abbreviato. Oltre
ai 16 anni di carcere, Carmelo Megale è stato condannato al risarcimento delle parti civili costituite,
vale a dire la mamma, le sorelle, il
nonno e una zia del giovane ucciso, riconoscendo subito una provvisionale. Antonino Russo era stato ucciso a colpi d’arma proprio
alle porte del centro abitato di Bagaladi. Contro di lui erano stati
esplosi in rapida successione e da
distanza ravvicinata sette colpi di
pistola, di cui 5 andati a bersaglio.
Subito dopo aver premuto il grilletto l’assassino era fuggito ma,
braccato dalle forze dell’ordine,
che lo avevano identificato, aveva
probabilmente deciso quasi subito di costituirsi. Sulla scena del
delitto, per gli inquirenti inizialmente non era stato facile mettere assieme i vari tasselli. Gli elementi utili a dare una svolta alle
indagini erano stati però individuati in seguito e a quel punto
erano state avviate le ricerche del
presunto omicida.
Carmelo Megale non era stato
trovato a casa, non era stato trovato neppure da parenti e conoscenti. Nessuno sembrava avesse
sue notizie. Quell’assenza improvvisa aveva dato forza ai sospetti dei carabinieri che, diramate le sue generalità, lo avevano
cercato dappertutto. Una decina
di ore dopo la sparatoria, Carmelo Megale si era presentato ai carabinieri, varcando il portone della stazione assieme all’avvocato
di fiducia, Emanuele Genovese.
Alle domande degli inquirenti
aveva subito risposto assumendosi le proprie responsabilità e raccontando la propria versione dei
fatti. L’omicidio che, la notte di
Ferragosto aveva letteralmente
messo a soqquadro la tradizionale tranquillità del piccolo paesino
della Vallata del Tuccio. La notizia che rapidamente aveva fatto il
giro del centro abitato, aveva lasciato attonita la gente. A rendere
la tragedia ancora più dolorosa
era stato il fatto che fino a poco
tempo prima i due giovani erano
amici. Un litigio, originato da futili motivi, li avrebbe successivamente allontanati, fino al drammatico epilogo della notte di Ferragosto. In primo grado la condanna a 15 anni del giovane omicida era stata invocata dal pubblico ministero, Francesco Tripodi.
Al rientro in aula, dopo circa
quattro ore trascorse in camera di
consiglio, il gup aveva letto il dispositivo di condanna ad una pena maggiore rispetto a quella invocata dal pm.
La Giunta ha approvato il nuovo schema di programma
triennale delle opere pubbliche 2012/2014, effettuandone contestualmente l’aggiornamento. Tutto è avvenuto
nel rispetto dei documenti di
programmazione finanziaria
(bilancio di previsione e bilancio pluriennale), degli strumenti di pianificazione di settori esistenti e della normativa urbanistica.
In base a quest’ultima, il
programma deve prevedere
un ordine di priorità tra le categorie di lavori, privilegiando gli interventi di manutenzione, di recupero del patri-
monio esistente e gli interventi per i quali ricorre la possibilità di finanziamento con capitale privato maggioritario
(fatti salvi gli interventi imposti da eventi imprevedibili o
calamitosi).
Al responsabile del procedimento, arch. Antonino Claudio Diano, è stato demandato
il compito di formulare proposte e fornire dati e informazioni ai fini della predisposizione
del programma e dei relativi
aggiornamenti annuali.
Il programma triennale, nel
dettaglio, comprende: il completamento della rete fognaria di Fossato, di Saline e delle
borgate limitrofe, la riqualificazione urbana di via Campolo e via Ferrovia a Saline, la
La mancata esecuzione dei
lavori necessari a tamponare la condizione di degrado
di un immobile è costata la
denuncia ad una sessantaduenne del posto. La donna, secondo i carabinieri
della stazione di Melito
Porto Salvo, non avrebbe
provveduto alla messa in
sicurezza del proprio fabbricato, procurando così
danni al tetto di un’abitazione vicina. Da qui la denuncia.
Raffica di denunce
dai carabinieri
Coperto da un lenzuolo, quasi sul ciglio del rettilineo che porta al centro abitato di Bagaladi, il corpo del giovane: era la notte di Ferragosto dell’anno scorso
Raffica di denunce dei carabinieri della compagnia di
Melito. Nell’ordine sono stati
denunciati: D.M., 50 anni e
S.V., 41 anni, per falsità in
scrittura privata. Entrambi
avrebbero abilmente contraffatto la firma di terzi per stipulare polizze assicurative
fittizie; C.S., 55 anni, e C.F.,
61, per danneggiamento continuato ad un fondo agricolo;
V.P., 48 anni, per violazione
degli obblighi imposti.
Una ragazza all’origine del delitto
MELITO PORTO SALVO
L'omicidio che la notte di
Ferragosto 2010 ha sconvolto la quiete di Bagaladi affonderebbe le sue radici in
motivi passionali. Una ragazza straniera contesa sarebbe all’origine di una rivalità sfociata in tragedia
tra due compaesani un tempo legati da una solida amicizia. Quello che doveva essere un chiarimento tra i
due innescò la furia omicida. Nella notte di Ferragosto
i due si incontrarono sul rettilineo che introduce nel
centro di Bagaladi. Fermi ai
margini della strada, forse
si scambiarono qualche battuta, magari rinfacciandosi
sgarbi e offese. A un tratto
Megale impugnò a rivoltella. Poi gli spari, le urla di dolore, il sopraggiungere dell'ambulanza. L'arrivo dei carabinieri consentì di mettere in moto la macchina delle
indagini. Quando sopraggiunsero i soccorsi per Antonino Russo non c'era più
niente da fare. Il suo assassino era fuggito. Poi Megale
si presentò spontaneamente
ai carabinieri di Bagaladi.
Approvato il Triennale opere pubbliche
MONTEBELLO JONICO
Non esegue lavori
segnalata per danni
MELITO PORTO SALVO
MONTEBELLO È stato aggiornato lo strumento già adottato: ora l’esame del Consiglio
Federico Strati
MELITO PORTO SALVO
Antonino Carlo Diano
realizzazione della strada di
collegamento con l’edificio
scolastico di via Armerì a Saline, la costruzione della biblioteca “Peter Mozino” a Fossato, i lavori di adeguamento
normativo e funzionale della
strada Masella-Lianò, i lavori
di completamento per la riduzione del rischio idrogeologico a Masella, il completamento della strada che porta al cimitero di Montebello, la sistemazione della strada che collega le borgate Serro, Fucidà,
Mantineo e Prastarà alla provinciale S. Elia-Fossato.
La copertura finanziaria
per queste opere ammonta a
poco più di 11 milioni di euro.
Gli aggiornamenti (tutti rientranti nell’ambito dei Pisl Ca-
Incendio di un’auto:
è un avvertimento
Carmelo Megale, l’assassino
labria) riguardano la riqualificazione turistico-commerciale del porto di Saline (costantemente insabbiato e proprio
di recente oggetto di un’intesa
con la Provincia), i lavori di
adeguamento e sopraelevazione della delegazione municipale di Saline per la realizzazione di un centro polifunzionale e la riqualificazione urbana del borgo identitario di
Montebello Ionico centro.
Lo schema di programma e
il relativo aggiornamento approvati dall’esecutivo guidato
da Antonio Guarna saranno
quanto prima sottoposti alla
ratifica del Consiglio comunale, così come il bilancio di previsione, di cui il piano triennale delle opere pubbliche costituisce parte integrante.
Dopo il pronunciamento
del civico consesso l’intera documentazione sarà inviata
all’Osservatorio dei Lavori
pubblici.
Antonino Russo, la vittima
Panico la notte scorsa a Melito Porto Salvo. È andata in
fiamme, infatti, con un forte
boato l’autovettura di un
trentatreenne della cittadina
ionica. L’incendio è stato appiccato alla Mercedes
“190-E” di proprietà di A.M.,
del posto. Indagini sono in
corso per chiarire la natura
dell’accaduto e per accertare
gli autori di un episodio che
ha tutte le caratteristiche
dell’avvertimento.
MONTEBELLO Dal titolare di un frantoio
Finanziamenti europei
percepiti illegalmente
MONTEBELLO IONICO. Finanziamenti comunitari percepiti
in maniera fittizia. Il raggiro
avrebbe consentito al titolare
di un frantoio di Montebello
Ionico di incassare poco più di
63 mila euro. Alla luce degli
accertamenti eseguiti dai carabinieri, per il responsabile,
P. G. A., 45 anni, del posto, è
scattata la denuncia all’autorità giudiziaria, in stato di libertà.
Il deferimento è stato operato dai militari del Nucleo antifrodi di Salerno e della stazione dei carabinieri di Reggio
Calabria.
Nei confronti del titolare
del frantoio, costituito legal-
mente come società a responsabilità limitata, è stata ipotizzata l’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in danno
dell’Unione Europea in concorso.
Il meccanismo che, secondo
quanto sarebbe stato accertato dagli investigatori, si concretizzava attraverso il rilascio di falsi “modelli F”, che
supportavano le fittizie produzioni di olio dichiarate
all’Agea.
L’artifizio avrebbe permesso di conseguire, per la campagna 2004-2005, illeciti finanziamenti comunitari pari a
63.575,51 euro. (g.t.)
MOTTA Interviene Fisani (Trasparenza)
MELITO L’orchestra dell’Istituto superiore sarà di nuovo sul proscenio il 19 dicembre (il 21 a Roghudi)
Sequestro della discarica:
«9 famiglie ora sul lastrico»
Auguri di Natale in musica dalla scuola “Alvaro”
Giovanni Legato
MOTTA SAN GIOVANNI
Sulla “chiusura” dell’azienda di
compostaggio “Eco Services
srl”, di località Comunia di Lazzaro, che dava lavoro a 8-9 persone, interviene Leandro Fisani, presidente del Comitato Trasparenza. «Ci preme sottolineare che da qualche giorno le famiglie dei lavoratori si trovano
praticamente in mezzo alla
strada, con la prospettiva di
passare un Natale davvero amarissimo. Sicuramente è giusto
che la magistratura faccia i dovuti controlli per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e della sicurezza, ma ci auguriamo
che tali controlli vengano fatti
velocemente. In presenza di
inadeguatezze, è importante
formalizzare subito le prescrizioni, permettendo all’azienda,
da anni operativa nel settore, di
potersi eventualmente mettere
in regola e riaprire. In modo tale
che le famiglie, oggi ferme e
senza lavoro e di conseguenza
senza stipendio, possano ritornare a vivere serenamente».
L’orchestra della “Corrado Alvaro” nell’esibizione del giugno scorso al teatro Cilea
MELITO. Di nuovo sul proscenio
l’orchestra dell’Istituto secondario di primo grado “Corrado Alvaro”. Due le esibizioni nello spazio
di pochi giorni: l’esordio il 19 dicembre nell’auditorium di via Del
Fortino a Melito alle 16, il 21 dicembre, stessa ora, al Cineteatro
di Roghudi. «La nuova esibizione
dei nostri ragazzi – afferma il dirigente scolastico Irene Mafrici –
rappresenta il giusto riconoscimento per il grande lavoro svolto
dai docenti e dagli allievi. Ringrazia quanti hanno contribuito alla
programmazione di questo evento, a cominciare dalle ammini-
strazioni comunali di Roghudi e
di Melito. Con questo spettacolo
vogliamo augurare serene festività alla popolazioni dei Comuni
su cui la scuola opera con passione e dedizione». Intitolato “La
pace inizia con noi”, il concerto
sarà diretto dalla prof. Giusy Galluso. La lunga preparazione è stata curata dai docenti Settimia
Sciammarella (violino), Maria
Spanò e Valentina Pellegrino
(flauto), Raffaella Cortese (chitarra), con la collaborazione dei
professori Anna Maria Palumbo e
Giovanni Stellitano. Le performance dell’orchestra di pianofor-
ti, chitarre, flauti, violini e coro
proposta dall’Istituto sono state
apprezzate in diverse manifestazioni, tenute in varie località. Il
clou si è registrato il 5 giugno,
quando con la direzione della
prof. Giusy Galluso, i musicisti si
sono esibiti sul palcoscenico del
prestigiosissimo teatro “Francesco Cilea”, a Reggio Calabria. In
quella circostanza di assoluto
pregio era risultato l’incrocio artistico con il coro dell’Associazione culturale e musicale “Suora
Enrica Boroni” di Melito Porto
Salvo, diretto dal maestro Francesca Lucia Malacrinò.(g.t.)
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
27
Cronaca di Catanzaro
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Largo Serravalle, 9 - Cap 88100
Tel. 0961.724090 / Fax 0961.744317
Porto di Gioia Tauro
Oggi il workshop
Oggi, alle ore 10.30,
al Dipartimento
urbanistica della
Regione workshop sul
porto di Gioia Tauro
[email protected]
.
Emessa nella tarda serata la sentenza nei confronti delle cinquantasei persone che avevano chiesto di essere giudicati col rito abbreviato
Operazione “Rinascita”, 51 condannati
Solo cinque le assoluzioni. Alla lettura della sentenza una imputata ha una crisi di nervi e viene allontanata
Giuseppe Mercurio
Ci sono volute ben dieci ore di
camera di consiglio e, alla fine,
nella tarda serata di ieri, il giudice per le udienze preliminari Antonio Rizzuti (cancelliere Paola
Mondello) ha emesso la sentenza nei confronti dei cinquantasei
imputati che hanno chiesto di
essere giudicati col rito abbreviato e coinvolte nella maxi-operazione antidroga "Rinascita"
coordinata dalla Dda del capoluogo e condotta dalla Squadra
Mobile di Catanzaro contro un
traffico di stupefacenti che
avrebbe interessato il capoluogo
e la provincia.
Il giudice ha condannato Antonio Abbruzzese alla pena di un
anno e dieci mesi di reclusione e
6.000 euro di multa; Cosimo Abbruzzese a dieci anni; Domernico Abbruzzese a sette anni e
quattro mesi; Enzo Abbruzzese
a sette anni e quattro mesi; Francesca Abbruzzese a dodici anni;
Giovanni Abbruzzese a quattro
anni e sei mesi e 16.000 euro di
multa; Luciano Abbruzzese (cl.
1981) a dieci anni; Luciano Abbruzzese (cl. 1985) a un anno e
10 mesi e 6.000 euro di multa;
Armando Berlingieri a 5 anni e
20.000 euro; Domenico Berlingieri a otto anni; Eleonora Lucia
Berlingieri a quattro anni e sei
mesi e 16.000 euro; Guglielmo
Berlingieri a quattordici anni e
1.600 euro; Luciano Berlingieri
a un anno e 4.000 euro; Marcel-
lo Berlingieri a dieci anni; Maro
Berlingieri a nove anni e quattro
mesi; Nuccio Berlingieri a venti
anni e 5.000 euro; Roberto Berlingieri a sette anni e sei mesi e
24.00 euro; Silvano Berlingieri a
otto anni e sei mesi e 30.000 euro; Luciano Bevilacqua a quattro
anni e dieci mesi e 3.000 euro;
Antonio Bevilacqua a un anno e
dieci mesi e 6.000 euro; Armidio
Bevilacqua a due anni e 1.000
euro; Cosimo Bevilacqua a due
anni e 6.000 euro; Domenico
Bevilacqua a un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Fabio Bevilacqua a un anno e quattro mesi e
5.000 uero; Fiore Bevilacqua a
cinque anni e 20.000 euro; Fiorella Bevilacqua a due anni e tre
mesi e 5.000 euro; Franco Simone Bevilacqua a nove anni e
1.600 euro; Gianluca Bevilacqua a un anno dieci mesi e 6.000
euro; Giovanna Bevilacqua a
due anni e 6.600 euro; Mirella
Bevilacqua a un anno e quattro
mesi e 4.000 euro; Gino De Zerbi
a cinque anni e quattro mesi; Anna Latelli a cinque anni; Santo
Mirarchi a due anni e tre mesi e
7.500 euro; Alessandro Passalacqua a due anni e 6.600 euro;
Antonio Passalacqua a un anno e
dieci mesi e 6.000 euro; Fiorina
Passalacqua a due anni e 6.600
euro; Francesca Passalacqua a
un anno e dieci mesi e 6.000 euro; Francesco Passalacqua a due
anni e 6.600 euro; Giovannnina
Passalacqua a due anni e 6.600
euro; Luciana Passalacqua a un
Una delle perquisizioni compiute dagli agenti di polizia il giorno in cui scattò l’operazione “Rinascita”
anno e 4.000 euro; Marisa Passalacqua a quattro anni e dieci
mesi e 18.000 euro; Maurizio
Passalacqua a un anno e dieci
mesi e 6.000 euro; Nuccio Passalacqua a un anno e dieci mesi e
6.000 euro; Paola Passalacqua a
un anno e sei mesi e 5.000 euro;
Romina Passalacqua (cl. 75) a
Nuccio Berlingieri
è stato
condannato
a venti anni
di reclusione
otto anni e sei mesi e 30.000 euro; Romina Passalacqua (cl. 89)
a due anni e sei mesi e 5.600 euro; Silvio Passalacqua a un anno
e 4.000 euro; Francesco Pizzata
a otto anni; Domenico Strangio
a sette anni e sei mesi; Mirella
Veneziano a due anni e 6.000
euro; Nicola Vetrano a cinque
anni e 20.000 euro. Gli imputati
condannati sono stati anche assolti per altri capi d’imputazione. Il giudice ha invece assolto
da tutte le accuse Giovanna Margarita, Guglielmo Marziano, Rosetta Passalacqua, Rosa Sacco e
LIDO Un 20enne, insieme a un complice, ha rinchiuso un invalido dentro uno stanzino
È accusato di sequestro di persona e rapina
Luigina Pileggi
È accusato di sequestro di persona, rapina e guida senza patente.
C.B., 20 anni, è attualmente ricercato dai carabinieri. Il giovane è stato denunciato dai militari
dell’Arma perchè, insieme ad un
complice, si è introdotto in un ufficio in viale Magna Grecia e, dopo aver rinchiuso in uno stanzino
il proprietario dell’immobile, un
anziano invalido, si è appropriato delle chiavi dell’auto del malcapitato. I due poi si sarebbero
recati nel cortile dov’era parcheggiata l’auto della vittima, e
stavano per aprire lo sportello
della macchina quando sono stati bloccati da due operai che si sono accorti di quanto stava avvenendo. I due operai, infatti, un
italiano e un romeno che lavora-
Sono intervenuti i carabinieri
no per una ditta che sta effettuando dei lavori al palazzo, hanno riconosciuto l’auto dell’anziano e si sono avvicini per vedere
cosa stessero facendo i due rom.
Alla vista degli operai, i due ladruncoli sono saliti sulla loro auto e si sono dati alla fuga. Grazie
alla descrizione fatta ai carabinieri dai testimoni, che hanno
descritto il modello, il colore e
parte della targa dell’auto, il
mezzo è stato intercettato su viale Isonzo e sequestrato. Sull’autovettura utilizzata per il “colpo”, una Renault di colore blu, i
carabinieri hanno rinvenuto le
chiavi dell’auto dell’anziano, che
sono state restituite al legittimo
proprietario. Il mezzo è stato sequestrato, anche perchè sprovvisto di polizza assicurativa. Un recupero che è stato possibile solo
grazie al tempestivo intervento
dei carabinieri della stazione di
Lido, guidati dal maresciallo Antonio Macrì, che sono riusciti a
rintracciare il veicolo, guidato da
C.B. che, però, alla vista dei carabinieri, è sceso e si è dato alla fuga tra i palazzi di viale Isonzo. I
carabinieri sono sulle tracce del
complice, del quale pare sia già
nota l’identità. Intanto, il magistrato di turno, Carlo Villani, sta
valutando l’eventuale misura
cautelare in carcere per i due
malfattori.
Una pratica molto diffusa,
quella di rubare l’auto con tutte
le chiavi, dato che in questo modo le vittime sono costrette a rivolgersi ai nomadi per il “cavallo
di ritorno”: le assicurazioni infatti non risarciscono quando non
vengono consegnate le chiavi.
Sarà ora l’avv. Battaglia ad esaminare la documentazione e portarla in Tribunale
Confcommercio, definitiva la nomina del curatore
La Corte d'Appello ha respinto il
reclamo proposto dal presidente
della Confcommercio, Pietro Tassone, contro il decreto con cui il
Presidente del Tribunale ha proceduto alla nomina del curatore
speciale in relazione al giudizio di
responsabilità proposto contro lo
stesso Tassone. Lo ho reso noto la
Confcommercio di Catanzaro che
precisa come in tal modo diventi
definitiva la nomina del curatore
speciale, avvocato Paolo Battaglia.
A chiedere la nomina del curatore speciale sono stati tredici soci della Confcommercio di Catanzaro (Michele Raffaele, Michele
Tallarico, Francesco Leonardo,
Carlo Miglio, Raffaele D'Ambra,
Carmine Manfredi, Marco Nicotera, Salvatore Cittadino, Pietro
Falbo, Giuseppe Tarantino, Rossella Passafaro, Aldo Rametta e
Gianni Cortese) i quali, difesi dall'avvocato Francesco Pitaro, dovendo proporre un'azione di responsabilità e di revoca nei confronti di Tassone e sul presupposto della esistenza di un conflitto
di interessi tra Tassone e la Confcommercio, si sono rivolti al Presidente del Tribunale.
Ottenuta la nomina del curatore speciale, i tredici soci hanno citato in giudizio, davanti al Tribu-
Pietro Tassone
nale di Catanzaro, il Presidente
Pietro Tassone, al quale vengono
attribuite violazioni di legge e
dello statuto, chiedendo l'accertamento della sua responsabilità
gestionale e la sua revoca. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo di Tassone contro la nomina
del curatore speciale che diventa,
pertanto, definitiva ed esecutiva.
Sarà adesso il curatore speciale che dovrà guardare carte e documenti, anche contabili, della
Confcommercio e portarle davanti al Tribunale al quale toccherà, infine, decidere sulla responsabilità gestionale e sulla revoca
del presidente Pietro Tassone.
Salvatore Vetrano. Nelle pene il
giudice ha tenuto conto della
scelta del rito (che in caso di condanna prevede lo sconto di pena
di un terzo). Infine, il gup ha anche restituito gli atti al pubblico
ministero per i capi d’imputazione 55, 181 e 198 con conseguente stralcio delle relative posizioni in quanto generci e ha indicato in novanta giorni il termine
per il deposito della motivazione della sentenza, dichiarando
sospesi i termini di custodia cautelare. Durante la lettura del dispositivo della sentenza una im-
putata, sentendo la condanna,
ha avuto una crisi di nervi che ha
comportato l’allontanamento
coatto da parte degli agenti della polizia penitenziaria e il conseguente intervento dei sanitari
del servizio medico “118”.
L'operazione "Rinascita" è
scattata nel all'alba del 9 novembre 2010, per l'esecuzione di 73
provvedimenti cautelari disposti su richiesta della Direzione
distrettuale antimafia . Associazione armata finalizzata al traffico di droga l'accusa principale
mossa ai numerosi indagati del-
l'inchiesta, considerati dagli inquirenti membri di due gruppi
criminali nomadi contrapposti:
quello che avrebbe fatto capo capo a Domenico Berlingieri, e
quello che sarebbe stato guidato
da Silvano Berlingieri, detto
"Pacciani". I rom, secondo la tesi
dell'accusa, avrebbero avuto la
totale gestione del mercato della droga in tutti i quartieri a sud
della città, con importanti rapporti con esponenti della 'ndrangheta del reggino e, soprattutto,
con un'inquietante disponibilità
di armi micidiali, tra cui fucili,
pistole e kalashnikov. Nel mirino anche una terza presunta associazione a delinquere finalizzata ai furti di automezzi ed alle
estorsioni nei confronti dei proprietari dei mezzi rubati in cambio della loro restituzione (il cosiddetto "cavallo di ritorno"). Alcuni degli indagati, inoltre, sono
accusati di tre tentati omicidi e
ferimenti gravi verificatisi nell'ambito di un presunto scontro
tra i due sospetti sodalizi determinato, secondo gli inquirenti,
dall'inosservanza delle regole
relative al controllo del mercato
della droga nelle piazze dello
spaccio, nonchè alla spartizione
del territorio per operare lo
smercio. Ad alcuni indagati, infine, sono contestati episodi di
detenzione e porto di armi da
sparo, comuni (pistole e fucili) e
da guerra (kalashnikov), nonchè singole vicende di usura e di
estorsione.
Acquisito al patrimonio statale sarà destinato a finalità sociali
Confiscato un immobile in Sila
intestato a uno dei “gaglianesi”
Era, secondo l’accusa, un immobile acquistato con i proventi dell’attività di strozzinaggio ai danni di un imprenditore; ieri la Prefettura, unitamente all'Agenzia nazionale
del beni confiscati e con l'ausilio di tutte le componenti delle
Forze dell'ordine, dei Vigili del
Fuoco, del rappresentanti dell'Amministrazione comunale
di Taverna e della Polizia Municipale, ha proceduto alle
operazioni di acquisizione di
quell’immobile, che si trova in
un residente della Sila al patrimonio pubblico.
Quell’immobile, intestato a
un elemento di spicco della cosca cosiddetta dei “Gagliane-
si”, è stato confiscato dalla Magistratura grazie alla normativa antimafia. Ora è stato acquisito al patrimonio dello
Stato; quel bene potrà così essere destinato a finalità sociali
e, comunque, utilizzato per
esigenze di carattere collettivo.
Con questa operazione si è
inteso ristabilire l'autorità e la
sovranità dello Stato rispetto
alla protervia e all'arroganza
criminale in un territorio in cui
mire ed appetiti malavitosi
tendono a condizionare la vita
democratica, le attività economiche e, a volte, lo stesso consenso elettorale.
L'auspicio vivo e forte e
quello di instillare nei cittadini
il convincimento che la criminalità organizzata può essere
vinta anche in un contesto di
garanzie democratiche per
agevolare l'avvio di un percorso virtuoso che consenta a
questa terra di liberarsi di questa piovra malefica e satanica
che emana un puzzo maleodorante e che ha forte vivacita
neoplasica.
A breve si svolgeranno altre
operazioni dello stesso genere
presso il Comune capoluogo
per sottrarre alla disponibilità
di un clan malavitoso ulteriori
immobili evidentemente realizzati con capitali di illecita
provenienza.
Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
34
Cronaca di Lamezia
Crisi finanziaria
in consiglio comunale
Domani alle 15.30 in
Via Perugini si parlerà
di crisi finanziaria
nella seduta del
consiglio comunale
Corso Nicotera 215, - Cap 88046
Tel. e Fax 0968.448193
[email protected]
.
Ennesima intimidazione in pieno giorno a Capizzaglie: alle 10.30 l’attentatore ha scaricato un’intera pistola calibro 9. Dentro c’erano quattro persone
Quindici proiettili contro una sala da barba
Due sono penetrati all’interno della parrucchieria dov’era in attesa anche un carabiniere in borghese
Giuseppe Natrella
Nel quartiere cambiano gli equilibri
Ancora una volta Via dei Bizantini, l’arteria che attraversa Capizzaglie, già scenario di un tentato
omicidio e di un atto intimidatorio, ritorna al centro della cronaca. Nell'arco di sole 36 ore infatti
i soliti ignoti sono tornati in azione sparando ben 15 colpi di pistola calibro 9 contro una parrucchieria. Un’azione intimidatoria
che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi se uno dei
due proiettili penetrati dentro
l’esercizio commerciale avesse
colpito uno dei clienti al momento dell’agguato. Ma i due proiettili non hanno colpito nessuno e
si sono conficcati nelle pareti.
Un’intimidazione che, secondo gli investigatori, dimostra come ormai siamo di fronte ad
un’azione criminale organizzata
con una precisa regia, di cui ancora non sono chiare la matrice e
gli scopi. Gli investigatori non
hanno ancora un quadro completo del fenomeno criminale
che da qualche tempo sta imperversando in questa zona della città, e in particolare lungo Via dei
Bizantini diventata l’arteria a più
alto rischio, soprattutto se si considera che qui si spara in pieno
giorno e in mezzo alla gente.
Anche ieri, infatti, gli spari sono avvenuti intorno alle 10.30.
Chi ha agito ha esploso l’intero
caricatore contro l’esercizio
commerciale. Alcuni proiettili,
presumibilmente quattro, hanno
inoltre colpito un’auto parcheggiata davanti al barbiere, una
Fiat Bravo grigia.
Al momento dell’agguato nel
salone si trovavano il titolare, un
dipendente e due clienti, uno dei
quali un carabiniere in borghese
e fuori servizio in attesa del taglio di capelli. Gli spari hanno subito richiamato l’attenzione del
militare, che si è precipitato fuori
dell’esercizio nella speranza di
poter catturare l’attentatore. Ma
del “pistolero” e del suo probabile complice si sono perse immediatamente le tracce. Forse si è
dileguato a bordo di una moto o
di un’auto.
Il carabiniere ha subito allertato la centrale operativa, che ha
inviato sul posto alcune gazzelle
che hanno immediatamente circoscritto la zona teatro dell’ag-
La caduta dei Torcasio
l’ascesa di nuove gang
Vinicio Leonetti
I rilevamenti dei bossoli
La parrucchieria presa di mira a Capizzaglie
guato. Sul posto anche gli investigatori del Nucleo operativo e
radiomobile che hanno radiografato la scena crimine ed avviato la ricognizione scientifica,
repertando i bossoli e potendo
così stabilire il calibro della pistola. Probabilmente lo stesso calibro usato domenica pomeriggio
per il raid nel quale sono rimasti
feriti un cassaintegrato di 59 anni, Pasquale Saladino, un ragazzo di 14 anni, e la pizzeria contro
la quale sono stati sparati nove
La pistola ha lo stesso
calibro dell’arma
usata nell’attentato
avvenuto domenica
colpi di pistola. Probabilmente a
compiere le scorrerie è lo stesso
comando.
Una circostanza che viene attentamente valutata dagli investigatori che circa una settimana
fa sono riusciti a scoprire nascosta sotto un divano, in una casa
proprio a Capizzaglie, una bottiglia di oltre due litri di polvere pirica, pronta per essere utilizzata
per compiere un atto intimidatorio. Stesso calibro, stessa azione.
Tutto ciò lascia supporre agli
investigatori che ad agire sia un
unico gruppo criminale che vuole imporre in questa zona la supremazia adottando sistemi che
stanno terrorizzando gli abitanti. È la prima volta nella storia criminale della città che azioni de-
I carabinieri intervenuti
littuose vengono messe a segno
nell’arco di sole 36 ore nella stessa zona.
Il salone preso di mira ieri
mattina, infatti, non si trova molto distante dalla pizzeria che è
stata “attenzionata” domenica
pomeriggio e dal luogo del tentato omicidio col ferimento
dell’operaio e del ragazzo. Uno
scenario criminale, quello registrato nelle ultime ore in città,
che desta preoccupazione sul
fronte investigativo e giudiziario. In solo pochi giorni sono stati
compiuti 6 atti di intimidazione:
3 negozi presi di mira dalla criminalità organizzata, contro i quali
sono stati esplosi colpi di pistola;
3 auto incendiate, due delle quali
di proprietà di un ispettore della
polizia penitenziaria. Fenomeni,
insieme al tentato omicidio e al
ferimento del minorenne, che sul
piano della sicurezza sociale
preoccupano le forze dell’ordine
che sono impegnate nel fronteggiare un fenomeno che ha raggiunto un enorme livello di allarme.
Per quanto riguarda l’intimidazione di ieri mattina al momento i carabinieri non avanzano alcuna ipotesi sul movente,
ma non hanno dubbi sul fatto che
si sia trattato di un gesto di chiaro
stampo mafioso, messo probabilmente in atto da nuovi gruppi
criminali che vogliono imporre
la loro forza con gesti eclatanti,
ma rischiosi sul piano della sicurezza sociale.
Commerciante di Girifalco arrestato con un carico di kobrett e crack sull’auto al bivio dei Due Mari
Preso con la droga mentre tornava a casa
Aveva 35 dosi d’eroina “kobrett” in un pacchetto di sigarette e 10 dosi di crack sul sedile
accanto. L’autista è stato bloccato dai carabinieri al bivio
“Due Mari” mentre si dirigeva
verso Maida con la sua grossa
Peugeot station wagon.
Leonardo Chiarella, quarantenne commerciante d’abbigliamento a Girifalco, stava appena
tornando dalla Campania dove
aveva fatto rifornimento ed
aveva in macchina il suo piccolo
carico di droghe micidiali. È stato arrestato dai militari del Nucleo operativo carabinieri di Catanzaro che hanno agito in collaborazione con quelli di Girifalco.
È chiaro che non s’è trattato
d’un caso: gli investigatori avevano avuto una “soffiata” e stavano aspettando Chiarella al
varco. L’hanno beccato in flagranza di reato, ritirandogli subito la patente e rinchiudendolo
in una cella del carcere lametino.
Questa mattina deve comparire davanti al Gip del Tribunale
della città per l’udienza di convalida, a rappresentarlo il suo
difensore di fiducia Francesco
Gonella. Pubblico ministero il
sostituto procuratore Luigi Maffia.
L’operazione è avvenuta lunedì scorso intorno alle 18.30. I
carabinieri del Nucleo operativo catanzarese comandato dal
tenente Marco Fragassi s’è appostato alla rotatoria che è un
passaggio obbligato per chi deve imboccare la Girifalco-Maida. Il commerciante a bordo
della sua auto non se l’aspettava, ma quando la paletta bian-
Alcune dosi di crack
corossa s’è alzata imponendogli
l’alt gli dev’essere salita la febbre. L’auto di Leonardo Chiarella è stata perquisita a fondo ed è
stata trovata la droga: alcune
dosi confezionate sparse su un
sedile, altre nascoste in un pacchetto di sigarette sotto il sedile
di guida.
Si tratta di sostanze che circolano soprattutto tra i giovanissimi nelle discoteche il sabato sera, “roba” che da inizialmente sballo ma poi fa stare
malissimo, e provoca danni cerebrali profondi. Il kobrett è un
derivato dell’eroina, viene ricavato con gli scarti nella lavorazione, per questo è meno caro e
meglio vendibile tra i giovanissimi; il crack invece deriva dalla
cocaina, è più a buon mercato e
nel circondario è molto diffuso
da qualche anno.(v.l.)
Il pentimento di Angelo, uno dei
giovani Torcasio, è stato la goccia che ha fatto tracollare lo storico clan della città. Una cosca
perdente da ogni punto di vista:
l’eliminazione col piombo di
tantissimi esponenti, anche di
spicco, fino ad arrivare all’esecuzione di padre e figlio nell’estate
scorsa. Due omicidi, quelli di
Vincenzo Torcasio e del figlio
Francesco, firmati dalla stessa
pistola fatta trovare sul grembo
del ventenne ucciso mentre era
seduto nella sua auto parcheggiata. Ad aspettare inconsapevolmente la morte.
La caduta dei Torcasio è cominciata tanti anni fa, ma i colpi
peggiori sono arrivati nei primi
anni del Duemila, subito dopo la
sentenza del processo “Primi
passi” nell’aula bunker di Catanzaro.
Adesso secondo gli investigatori il processo è irreversibile. Il
quartiere di Capizzaglie, che gli
inquirenti considerano il regno
dei Torcasio, è senza un vero e
proprio padrone che controlla il
territorio, i traffici, il racket delle
estorsioni e dell’usura, gli affari
illeciti. Da qualche mese stanno
emergendo nuove piccole gang
di giovanissimi dalla pistola facile, che non sparano solo nel buio
della notte per intimidire coi so-
liti sistemi convincenti, ma lo
fanno alla luce del giorno, in orari di punta, quando tutti sono in
giro per strada. Perchè Capizzaglie non è solo criminalità, ma è
un quartiere frequentato e abitato da tanti lametini perbene che
ogni mattina si tirano su le maniche e lavorano onestamente.
Ma quando un nome diventa
famigerato, come Forcella a Napoli, Ballarò a Palermo, o San
Lorenzo a Roma, diventa difficile togliersi di dosso quel marchio
ingiusto e scomodo.
Le gang emergenti stanno diventando il chiodo fisso degli inquirenti in questi giorni, dopo
due sparatorie feroci in meno di
36 ore. E ieri quei 15 bossoli di
grosso calibro esplosi in pochi
secondi tra il traffico delle auto
che passavano e la gente indaffarata su Via dei Bizantini, sono
una chiara indicazione che a Capizzaglie sono in gioco i nuovi
equilibri mafiosi.
Perchè su Via dei Bizantini
non si spara all’impazzata. C’è
sempre un piano strategico ben
organizzato, con le vedette che
controllano gli accessi, i mandanti che scelgono gli obiettivi
sensibili, i killer che portano a
termine le loro missioni di sangue. Tutto questo per riempire
quel vuoto di governance
‘ndranghetista lasciato dai Torcasio. Il luogo dell’agguato di domenica scorsa a Capizzaglie
I genitori del 14enne colpito per sbaglio
Il minore ferito al piede
«Colpiscono i più deboli»
Chiedono «l’intervento delle
istituzioni a tutti i livelli affinchè
episodi del genere non accadano mai più, e che vengano tutelate le persone più deboli che in
determinate zone della città sono inermi di fronte all’arroganza
della violenza». Sono i genitori
del quattordicenne che domenica pomeriggio è rimasto ferito
da una pallottola vagante nella
sparatoria in Via dei Bizantini in
cui ha avuto la peggio Pasquale
Saladino ferito alle gambe.
Attraverso l’avvocato Giovanni Arena, loro legale di fiducia, il padre e la madre del ragazzino sottolineano che «il loro figliolo ferito di striscio ad un piede è una vittima innocente della
violenza che in questo particolare periodo sta vivendo la città».
«Senza entrare in merito a
problemi che altri hanno il dovere di affrontare», dichiarano i
genitori preoccupati, «riteniamo che l’episodio debba essere
necessariamente messo in evidenza e non dimenticato, perché considerare normale trovarsi per caso in un locale e rischiarare di rimanere ucciso in sparatorie che si consumano per strada sarebbe un messaggio sbagliato e incauto. Significherebbe
abbassare la guardia e consegnare alla criminalità un’intera
città che nulla a da spartire con
episodi come quello che ha visto
vittima nostro figlio». Concludono: Ci auguriamo che chi di dovere intervenga e le istituzioni
stiano vicine a tutte le vittime di
questi orribili avvenimenti che
hanno interessato la città negli
ultimi giorni».
36
Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
Cosenza - Provincia
.
CASSANO Lo ha raccontato ieri in Corte d’assise il Cireneo
CASTROVILLARI
La verità del pentito:
la moglie del boss
voleva che ritrattassi
tutte le accuse
Donato (Pd)
e i ritmi
lavorativi
in ospedale
Angelo Biscardi
CASTROVILLARI
Falbo ha poi svelato perché decise di abbandonare
la località protetta nascondendosi nel suo paese
Domenico Marino
CASSANO IONIO
In aula le confessioni del Cireneo. Domenico Falbo ieri mattina s’è seduto sulla scomoda
sedia dei testimoni nell’aula
della Corte d’assise del Tribunale di Cosenza. Il collaboratore di giustizia ha risposto a
lungo alle domande del pubblico ministero Vincenzo Luberto durante un’udienza del
processo “Ultimo assalto” che
ha portato alla sbarra presunti boss e picciotti del clan Forastefano di Cassano, cui lo
stesso Cireneo era affiliato
prima di decidere di valicare il
Rubicone cominciando a collaborare con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Falbo ha raccontato anzitutto perché negli anni passati
si allontanò dalla località protetta in cui era stato sistemato
dal servizio centrale di protezione. Era a Milano ma non si
sentiva al sicuro perché sapeva che nel capoluogo lombardo vivevano i famigliari di
molte delle persone che aveva
accusato nei suoi racconti alla
procura antimafia. E per
quanto la città potesse essere
grande e popolosa, temeva
che prima o poi si fosse trovato davanti un nemico, armato,
pronto a farlo fuori. Anche
perché sapeva bene che i vecchi compari lo cercavano dappertutto, poiché le sue rivelazioni avrebbero potuto alzare
il coperchio su segreti importanti mettendo in ginocchio il
clan. Perciò, ha spiegato in risposta agli interrogativi del
rappresentante della pubblica
accusa, decise di scappare via
abbandonando il programma
di protezione e tornando nella
sua Cassano. Era vero che lì il
clan aveva il cuore, ma allo
stesso tempo Falbo conosceva
ogni angolo, ogni strada, ogni
vicolo della cittadina ionica,
quindi avrebbe saputo dove
scappare e come rifugiarsi se
fosse stato necessario. All’ombra della Madonnina, invece,
non avrebbe saputo nemmeno come allontanarsi. E inoltre a Cassano centro viveva
solo Leonardo Forastefano,
mentre gli altri boss risiedevano tra Doria e Sibari.
Mentre si trovava a Cassano, ha raccontato Domenico
Falbo, fu avvicinato da un
amico che si fece portatore
d’un messaggio della moglie
di Vincenzo Forastefano, Cenzino, che voleva parlargli. E
quando l’avrebbe incontrata,
in un luogo sicuro per essere
certo di non finire in una trappola mortale, ha ricostruito
con attenzione ieri il collaboratore di giustizia, la donna
avrebbe cercato di convincerlo a ritrattare tutte le dichiarazioni fatte sino a quel momento con una lettera da inviare a
un giornale e alla Direzione
distrettuale antimafia. Avrebbe dovuto fare un drastico
dietrofront, in sostanza, per
spuntare le armi in mano alla
magistratura inquirente. Il Cireneo promise di farlo ma in
realtà sparì senza scrivere
nulla né tantomeno ritrattare
alcuna dichiarazione.
L’esame del pentito è stato
bloccato quando gli avvocati
dell’ex boss Antonio Forastefano, ora pentito, e del presunto killer Emanuele Bruno,
unico imputato ieri in aula,
hanno fatto notare alla Corte
di non avere avuto a disposizione né le dichiarazioni di
Falbo né la presunta lettera di
cui ha parlato il collaboratore.
Il presidente Antonia Gallo e il
giudice a latere Vincenzo Lo
Feudo hanno perciò interrotto il dibattimento per valutare
le eccezioni, poi tutte respinte.
CASSANO Lettera al presidente del Consiglio e al Prefetto
Il centrosinistra lancia l’ultimatum
«Si dichiari decaduto il sindaco»
Gianpaolo Iacobini
CASSANO
Il centrosinistra diffida il presidente del consiglio: «Il sindaco
Gallo va dichiarato decaduto». La
richiesta è contenuta in una lettera siglata dai referenti Luigi Garofalo (Psdi), Antonello Avena
(Pd), Giovanni Spedicati (Verdi),
Giuseppe Carrozza (Sel), Gianni
Papasso (Psi), Alessio Agostini
(Prc), Eliseo Risolè (Idv).
Nella lettera, inviata per conoscenza anche al Prefetto, si parte
da un punto fermo: quello fissato
in conferenza dei capigruppo dal
capogruppo dell’Udc, Peppino
Gallo. Ovvero: prima di incamminarsi sui sentieri della decadenza
sarà necessario attendere (come
per legge) la pubblicazione della
sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma taglia-incompatibilità. Nella diffida, ricostruito
l’iter avviato nel 2010, caratterizzato anche dall’intervento del
Prefetto, il centrosinistra stigmatizza l’omissivo e dilatorio atteggiamento, camuffato dall’avvio di
un lentissimo e fumoso procedimento di contestazione di incompatibilità, che avrebbe invece dovuto portare tempestivamente alla dichiarazione di decadenza di
Gallo, giunto sino alla pilotata diserzione della seduta del consiglio comunale del 21 dicembre
2010, che avrebbe dovuto chiu-
Il sindaco Gianluca Gallo
Ieri la lunga e intensa udienza nel tribunale di Cosenza
POLLINO Già tre le riunioni operative coordinate dall’Ufficio
Rischio sismico, Prefettura attenta
CASTROVILLARI. Lo sciame sismi-
co che ormai da mesi sta inquietando il Pollino è stata oggetto di
ben tre riunioni organizzate dal
prefetto Raffaele Cannizzaro
d’intesa con il sottosegretario regionale alla Protezione civile
Franco Torchia, e sulla base delle
indicazioni fornite dal capo della
Protezione civile nazionale Franco Gabrielli. «Gli incontri – spiega una nota della Prefettura –
hanno costituito l’avvio di un percorso virtuoso mediante il quale,
con il supporto della Regione Ca-
dere la procedura instaurata». Un
approdo, aggiungono i rappresentanti di Psdi, Pd, Verdi, Prc,
Idv, Psi e Idv, favorito dal presidente del Consiglio, Rosella Garofalo, «che assecondando l’interessato traccheggio non riconvocava la riunione del consiglio in
seconda convocazione».
La partita si sposta ora sulle
prossime mosse. «Diffidiamo il
presidente del consiglio comunale – afferma il centrosinistra – a
porre fine a questo irresponsabile
e spudorato interessato speculativo traccheggio». Ovvero a sciogliere il nodo tecnico attorno a cui
si giocherà la partita politica:
l’iter avviato nel 2010 fu concluso
con delibera consiliare. Si dovrebbe ripartire da zero, come in
molti dalle parti della maggioranza sostengono? Non per il centrosinistra, secondo il quale «la procedura va ripresa per restituire alla comunità cassanese il diritto ad
autogovernarsi mediante libere
elezioni».
CASSANO Fine anno all’istituto per anziani Casa serena “Santa Maria di Loreto”
Tra ricordi e tradizioni anche musica e buon cibo
LUIGI FRANZESE
CASSANO
L’istituto per anziani Casa serena “Santa Maria di Loreto”,
diretto dal presidente Francesco D’Elia ha reso noto, anche
per quest’anno, il programma
natalizio.
Dopo la partecipazione alla
manifestazione “Tracce del
tempo” - un vero e proprio
viaggio lungo le tradizioni sociali ma anche gastronomiche
di un tempo relativamente
lontano - l’appuntamento più
atteso è quello di sabato, alle
ore 18, con la Santa Messa che
verrà celebrata dal’amministratore diocesano Don Franco
Oliva, coadiuvato da Don Silvio Renne. Seguiranno i saluti
del sindaco Gianluca Gallo e
delle autorità convenute. Subito dopo, per la gioia dei palati, si potranno degustare fritture tipiche. Il 20 dicembre,
Babbo Natale distribuirà tanti
doni agli anziani. Il 23 del mese, insieme agli amici delle tradizioni, ci sarà una degustazione di prodotti tipici con il
sottofondo delle melodie natalizie. Gli appuntamenti si concluderanno giorno 3 gennaio
con l’esibizione di una locale
scuola di danza.
Veramente lodevoli, a detta
di più diun commentatore, le
iniziative dell’istituto. Il presidente D’Elia, sin dal suo insediamento alla guida della
struttura per anziani, si è speso molto in favore degli stessi
regalando loro momenti di
grande svago, divertimento e
relax. E’ veramente un istituto
fatto di bella gente, pazienti
medici e infermieri che contribuiscono a rendere la permanenza degli anziani sempre
più piacevole con le loro cure,
le loro attenzioni a questa categoria che merita di essere ri-
spettata nonostante la loro veneranda età. Giova ricordare
che in questo istituto hanno
vissuto diverse ultracentenarie. L’auspicio, al momento, è
che iniziative come quelle portate avanti da Casa serna “Santa Maria di Loreto” possono
aiutare i suoi ospiti a vivere in
una dimensione diversa da
quella stereotipata che, da anni, fa da strascico alla nascita
di simili strutture. Il tempo, come si sa, è un galantuomo; vediamo se anche in questo settore è il momento di voltare,
una volta per tutte, pagina...
labria e delle altre componenti
essenziali di protezione civile, si
procederà dapprima alla ricognizione ed analisi delle panificazioni comunali di protezione civile
che dovranno essere ricondotte
ad un organico ed unico modello
operativo di intervento in emergenza e, successivamente, alla
verifica, mediante gruppi di lavoro composti da tecnici regionali,
provinciali e dei locali ordini professionali di settore, dell’idoneità
sismica delle aree di attesa, ammassamento dei soccorsi e di ri-
covero della popolazione, nonché degli edifici strategici».
L’Ufficio territoriale del governo
fa notare che «nel corso dei successivi incontri che si terranno
nella sede prefettizia, oltre
all’eventuale implementazione
di detti piani comunali, si provvederà a calendarizzare e avviare
un’attività di formazione ed informazione rivolta sia ai componenti dei centri operativi comunali, che alla popolazione potenzialmente interessata da un
eventuale sisma».(g.i)
«Gli
appelli
indirizzati
all’Asp, alla Regione, agli amministratori locali, rimangono puntualmente disattesi,
nonostante la situazione si
incancrenisca di giorno in
giorno e questa giovane vita
spezzata, speriamo non per
cause dipendenti dallo stress
di un lavoro massacrante, dovrebbe far riflettere circa una
radicale inversione di tendenza nell’ambito della Sanità regionale e del territorio
che privilegi prima l’Uomo e,
poi, l’Economia e non viceversa!». L’emozione per la
scomparsa della giovane infermiera del Pronto soccorso,
morta in un incidente stradale avvenuto l'8 dicembre sul
“rettifilo” che collega Francavilla a Villapiana Scalo, ha di
nuovo scatenato le polemiche in città. Perché fra le cause affiorerebbe anche una
presumibile ed ipotetica situazione di stanchezza. Da
qui l'intervento dell'ex vice
sindaco ed esponente del
Partito democratico, Gianni
Donato, che ha un’altra chiave di lettura su una vicenda
dolorosa che merita una più
approfondita riflessione.
«Il nostro Pronto soccorso scrive Donato - è diventato un
importante punto sanitario
d’emergenza per migliaia di
cittadini provenienti dall’Alto Jonio, dall’Esaro, dal Pollino, dalla Lucania e dall’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Le sue stanze sono ingolfate quotidianamente. Ma
secondo Donato il numero
dei «medici e degli Infermieri
è rimasto fermo a quello di
venti anni orsono».
MORANO “Il redentore dell’umanità”
CASTROREGIO
Un raffinato dipinto
in mostra nella Chiesa
dei Santi Apostoli
Ottanta
animali
sbranati
dai lupi
MORANO CALABRO. Una nuo-
va straordinaria opera fa bella
mostra di sé nella chiesa Collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Il prestigioso ricettacolo d’arte moranese, la cui
fondazione è documentata
nell’anno del Signore 1007 secondo alcuni addirittura
precedente a tale data - si arricchisce, impreziosendo ulteriormente il già vasto florilegio di opere che gelosamente
custodisce, di un magnifico dipinto realizzato e donato
all’Arcipretura dal versatile e
affermato Salvatore Di Luca.
Le proporzioni, generosissime
(2,60 x 1,40), e la tecnica,
“acrilico su lastra di legno
koumè”, costituiscono un primo parametro di raffinata novità e conferiscono al lavoro
un carattere autorevole e unico. Notevole l’impatto emotivo e le suggestioni che il “Gesù
redentore dell’umanità”, questo il titolo dell’opera, trasferisce all’osservatore sin dal primo approccio. L’effige del Cristo, rappresentato all’apice
del suo trionfo, cattura lo
sguardo e suscita moti di profonda, spontanea venerazione. Obiettivo raggiunto, dunque. L’afflato dell’autore e
l’originalità dell’idea, accolti e
incoraggiati da Padre Flavio
Paladino, da trentasei anni alla guida della parrocchia, attivissimo nella pastorale nonostante gli acciacchi, abbandonato l’alveo progettuale, decantata la fatica e la solitudine
patite nelle lunghe giornate
trascorse a trasformare gli impulsi e le passioni in tratti logici e accessibili, da domenica
scorsa sono patrimonio pubblico.
Ognuno può ammirare liberamente la bellezza delle forme del Cristo, la cura dei particolari sul viso consolante, i
fori dei chiodi nelle mani e nei
piedi semisanguinanti, l’elegante panneggio della tunica,
i simboli stilizzati della passione impressi nella zona inferiore e contornati dal colore
plumbeo di un cielo in attesa,
l’impasto cromatico complessivo e in special modo della cerulea volta che avviluppa interamente la figura del Redentore. Eccellente l’orizzonte
prospettico e il rapporto di
proporzione tra i singoli elementi della scena. Il forbito
realismo che da sempre permea la produzione del Di Luca
culmina in questa meravigliosa pittura valicando il limite
sottile che separa le fatture
acerbe del percorso giovanile
dalla maturità artistica, ora
pienamente conseguita. Processi talvolta dolorosi, ma assolutamente
indispensabili
per chi, aduso a comunicare
con forme composite la propria interiorità, ne asseconda
gli sviluppi rendendosi docile
e disponibile ai mutamenti
dello spirito.
Inserita nella liturgia eucaristica domenicale la cerimonia di scopertura.
Rocco Gentile
CASTROREGIO
Branco di lupi attacca un greggre. Almeno ottanta gli animali
uccisi. E danni ingenti per A. A.,
giovane allevatore, titolare di
un'azienda agricola di frazione
Farneta. Il pascolo è stato presa
di mira nella notte da lupi affamati provenienti dalle zone interne del Parco nazionale del
Pollino in agro di Alessandria
del Carretto. Di buon mattino,
al risveglio, quando solitamente si inizia a pascolare A.A. - avvicinandosi all'ovile - ha fatto la
trscoperta. Il recinto distrutto
dai lupi che avevano fatto man
bassa di capre, agnelli, pecore e
quanto altro. Con la tristezza
nel cuore, per aver perso in poche ore il lavoro di un anno intero, l'allevatore ha chiamato
la Polizia municipale e gli uffici
dell'Asp. Dal Distretto sanitario
di Trebisacce sono giunti nel
piccolo borgo di Farneta i veterinari che, insieme ai vigili,
hanno visionato ogni cosa redigendo il relativo verbale. Il problema della presenza dei lupi,
in queste zone di montagna, è
all'ordine del giorno e una soluzione va trovata; anche perchè gli animali da pascolo, se
attaccati, non hanno possibilità di difendersi e quindi finiscono vittime sotto la furia dei lupi
affamati che gironzolano dappertutto alla ricerca disperata
di cibo. Certo, anche loro vanno tutelati, come del resto le
pecore e i caprini.
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
37
Cosenza - Provincia
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CORIGLIANO La commissione prefettizia intende realizzare nuove “colombaie” per risolvere il problema che da anni indigna i familiari dei defunti
Carenza di loculi, stanziati 140mila euro
Spesso le bare vengono stipate per giorni nell’obitorio del camposanto prima della degna sepoltura
Emilia Pisani
CORIGLIANO
Il 28 novembre il “piano di interventi e opera pubbliche da
realizzare” della città di Corigliano è stato integrato con gli
interventi di contrazione di mutui con la cassa depositi e prestiti al fine di realizzare nuovi loculi cimiteriali.
È almeno dal 2006 che in città si continua a registrare una
perenne e grave situazione relativa alla mancanza di loculi cimiteriali.
E alla sempre crescente “domanda” di posti cimiteriali comunali non ha fatto seguito, negli anni, una relativa disponibilità di loculi.
Non sono mancati, anche fino a qualche giorno fa, sgradevoli episodi presso l’obitorio del
camposanto dove alcune salme
hanno atteso degna sepoltura
all’interno dell’obitorio cimiteriale per carenza di posti in attesa che si procedesse al disseppellimento di salme alle quali
scadeva la relativa concessone
comunale.
Da un recente censimento,
effettuato da parte del settore
tecnico manutentivo, i loculi
comunali attualmente disponibili si avviano al completamento.
Da qui la necessità di avviare
un
urgente
ampliamento
dell’area cimiteriale.
Si tratterà della costruzione
di nuovi edifici in grado di ospitare nuove “colombaie” che vede come devoluzione parziale
del mutuo contratto da contrarre con la Cassa Depositi e Prestiti pari a 143.781,07 euro.
Mancanza di loculi, situazioni “grottesche” e lavori edili mai
completati sembra siano l’insieme di una serie di elementi che
rendono la struttura cimiteriale
della città di Corigliano poco
decorosa.
Il cimitero negli ultimi anni è
stato protagonista di una lunga
sequenza di episodi anche abbastanza grotteschi che hanno
mandato su tutte le furie i parenti dei defunti e i cittadini in
generale.
Un caso su tutti ha suscitato
ribrezzo ed ira nei coriglianesi,
quello relativo alla denuncia di
una signora riguardante le cosiddette “bare fluttuanti”. La
donna si è accorta che il feretro
di un suo congiunto durante le
operazioni di disseppellimento
dalle tombe giardino si trovava
completamente fluttuante in
una conca d’acqua.
Alla denuncia delle donna
sono seguiti ulteriori accertamenti da parte dei tecnici comunali e responsabili della
struttura cimiteriale che hanno
scoperto che erano altre tre le
bare che versavano nelle medesime condizioni.
Meno di un anno fa ancora
un’altra denuncia sul camposanto cittadino a firma del professore universitario Giovanni
Ferrari, che con una nota stampa dichiarava: «Quello che sta
accadendo al cimitero di Corigliano è vergognoso. Molte bare, tra cui quella di mio fratello,
vengono letteralmente depositate in magazzini a data da destinarsi per avere una degna sepoltura».
A questa esigenze sembra voler dare risposta l’attuale gestione commissariale del Municipio che ha predisposto gli urgenti lavori di ampliamento degli edifici da destinare a loculi
cimiteriali, opere che dovrebbero consentire al comune una
maggiore disponibilità di posti.
TREBISACCE
Successo
di pubblico
per la mostra
ornitologica
Successo di
pubblico ed espositori per la
mostra ornitologica “Città di
Trebisacce” memorial “Ferruccio Di Bianco”. La seconda edizione viene archiviata
con grande entusiasmo per la
presenza di esemplari spettacolari di uccelli presentati da
allevatori non solo locali.
L’associazione ornitologica
Alto Jonio, presieduta da Nicola Franco, con il patrocinio
dell’amministrazione comunale di Trebisacce, ha voluto
far ammirare anche quest’anno gli uccellini più belli
appartenenti alle più svariate specie. Con gli allevatori
che si sono sportivamente
sottomessi, come ha riferito
uno degli organizzatori, Renato Noia, al giudizio severo
e competente dei giudici. Poco meno di un migliaio gli uccelli esposti nelle apposite
gabbiette. Ottimo il lavoro
effettuato dallo staff organizzativo nella splendida location del Polo Museale. A Bruno Tripodi il primo premio
per il migliore soggetto di canarino assoluto con 93 punti.
A Giovanni Gallo il premio
per il miglior Stramm con
367 punti. Premiato anche
l’allevatore più giovane,
Francesco Noia, e quello più
anziano,
Aldo
Rotondò.(ro.ge.)
TREBISACCE.
Il cimitero di Corigliano
Nel 2010 la denuncia sulle bare “galleggianti”
CORIGLIANO Un’apposita commissione scarterà tutti gli atti non più necessari
Comincia la “ripulitura” degli archivi comunali
CORIGLIANO. È stata composta
la commissione che procederà
allo scarto degli atti d’archivio
del comune di Corigliano. Si
tratta della necessità di procedere ad una sistemazione generale dell’archivi comunale, finalizzata, da un lato ad una più
organizzata e razionale allocazione degli atti amministrativi
custoditi nell’ente e dall’altro
alla selezione ed allo scarto del
materiale documentario esistente. «La cura del sistema archivistico rappresenta per l’en-
te – si legge nell’apposita delibera della commissione straordinaria – non solo un adempimento normativo, ma anche un
obiettivo di efficienza gestionale, di risparmio delle risorse
finanziarie, di garanzia della
trasparenza dell’azione amministrativa». La commissione,
lunedì scorso, ha provveduto
alla nomina dell’apposita commissione composta dal personale appartenente ai settori cui
risulta suddiviso l’apparato burocratico dell’ente. Il segretario
CORIGLIANO Stamattina la cerimonia d’inaugurazione della sede Unicef dello Jonio
generale, Donato M. Lizzano è
stato nominato presidente,
mentre componenti sono i responsabili di settore Italia Salimbeni (che ha il compito di
curare i rapporti con la Soprintendenza ai beni culturali ed
ambientali di Reggio Calabria e
alla quale dovrà presentare lo
schema massimario di scarto al
fine di ottenere il rilascio di apposita autorizzazione), Giovanni Santo, Franco Vercillo,
Dora Pettinato, Luigi Graco e
Antonio Durante.(emi.pis.)
Il Municipio di Corigliano
CORIGLIANO Oggi in aula i carabinieri che svolsero le indagini
Un avamposto per la difesa dell’infanzia Flesh market, i racconti dell’orrore
CORIGLIANO. Si terrà oggi alle
ore 12 in via Mazzini 4, allo scalo
di Corigliano, l’inaugurazione
della sede Unicef dello Ionio alla
presenza di: Paola Bianchi, presidente nazionale dell’organizzazione delle Nazioni Unite a tutela dell’infanzia; Maria Giovanni Irene Fusca, presidente Unicef
Cosenza; Rosalba Scialla, commissario prefettizio al Comune
di Corigliano; monsignor Santo
Marcianò, arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati. Si tratta
della costituzione di una sede
dell’organizzazione che da sempre tutela i diritti dei più indifesi,
ovvero i bambini, che nella città
di Corigliano, martoriata da tristi episodi che hanno avuto come
vittime proprio i minori, assume
un significato assai importante.
Paola Bianchi
Il comitato italiano per l’Unicef-Onlus è parte integrante
della struttura globale dell’Unicef-Fondo delle Nazioni Unite
per l’Infanzia, l’organo sussidiario dell'Onu che ha il mandato di
tutelare e promuovere i diritti di
bambine, bambini e adolescenti
in tutto il mondo, nonché di contribuire al miglioramento delle
loro condizioni di vita.
Dal 1974 il comitato italiano
opera nel paese a nome e per
conto dell’Unicef, sulla base di
un accordo di cooperazione stipulato con l’Unicef internazionale e secondo una pianificazione congiunta e continuativa delle proprie attività il cui
strumento principale è il Joint
Strategic
Programme (Jsp),
rinnovato con cadenza trienna-
le.
In armonia con il resto dell’organizzazione, anche l’azione
dell’Unicef Italia si ispira ai principi della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. I comitati
locali costituiscono strutture
operative decentrate prive di
autonoma personalità giuridica. La loro missione è di attuare a livello locale le iniziative nazionali e internazionali di sensibilizzazione e di raccolta fondi a
beneficio dei programmi sostenuti dall’Unicef internazionale,
tramite contatti diretti con cittadini, scuole, enti locali e altre articolazioni territoriali delle istituzioni e della società civile.(emi.pis.)
FRASCINETO Interessante convegno nell’auditorium dell’istituto comprensivo “Koliqi”
La realtà dell’Eparchia in Calabria e Basilicata
Pasquale Pisarro
FRASCINETO
A margine del 50. anniversario
di sacerdozio del protopresbitero papàs Antonio Bellusci,
parroco in Frascineto, e del papàs Vincenzo Scarvaglione,
parroco emerito, festeggiati
solennemente nei giorni scorsi, nell’auditorium del comprensivo “E. Koliqi” della cittadina s’è svolto un importante
convegno
culturale
sulla
“Realtà arbereshe dell’Eparchia di Lungro in Calabria e
Lucania”. In esso si sono rilevati alcuni aspetti antropologi-
ci, culturali e religiosi dei 50
anni d’attività pastorale del
papàs A. Bellusci, svolta a Santa Sofia d’Epiro, San Costantino Albanese (Potenza), Falconara Albanese, Cosenza, Castrovillari, San Paolo Albanese, Plataci e Frascineto. Il programma del convegno, coordinato da Tommaso Ferrari, ha
compreso una proiezione storico-fotografica molto interessante sulla diaspora “arbreshe”, su tematiche etno-antropologiche, nonché sull’attività
della Bibilioteca, curata da
Tommaso Bellusci. Il relatore,
Vincenzo Giorgio Sammarra,
ha rimarcato la grande valenza
culturale nel campo antropologico ed etnologico di 12 pubblicazioni del papàs Bellusci,
soffermandosi sul “Telaio a
Frascineto”, su “Magia miti e
credenze popolari”, su “La pastorizia a Frascineto”, su “Ricerche e studi tra gli arberori
“dell’Ellade”, su “Antologia arbereshe” e altro. Sammarra,
con acume e capacità d’analisi,
ha enucleato le riviste “Vatra
Jone” (Il nostro focolare) in
San Costantino Albanese a “Lidhia” l’Unione in Cosenza, ambedue fondate e dirette dal papàs Bellusci che «hanno inciso
fortemente nell’Arberia». Di
poi il gruppo folk “I figli
dell’Aquila” ha eseguito canti e
danze con maestria ricevendo
prolungati applausi. Hanno
fatto pregevoli interventi il sindaco di Castrovillari, Franco
Blaiotta, l’assessore alla Cultura di San Costantino Albanese,
Renato Janibelli, il sindaco di
Frascineto Pellicano. È stato
un convegno notevole sotto
l’aspetto religioso, sociale, culturale, per i meriti della Biblioteca, punto di riferimento di
alunni, studenti d’ogni ordine
e grado, dell’Arberia ed internazionali.
verbalizzati dai militari dell’Arma
CORIGLIANO. È prevista per questa mattina l’udienza del giudizio
immediato al quale sono sottoposti alcuni degli indagati in Flesh
Market, “mercato della carne”,
l’inchiesta contro uno squallido
giro di prostituzione minorile. Si
tratta di Natale Musacchio, Giuseppe Russo, Vincenzo Novelli,
Saverio La Camera, N.M. (sorella
maggiorenne delle due baby-squillo), Italo Le Pera e Maurizio Franco Magno. Presso il tribunale di Rossano si terrà stamane
l’audizione in aula dei tre militari
della locale Compagnia dei carabinieri, Madeo, Rinaudo e Pedone, che raccolsero le dichiarazioni delle due minorenni V.M. e
L.F.M. Le ragazzine raccontarono di essere delle baby prostitute
e riconobbero i loro presunti
clienti nelle fotografie mostrate
loro dai militari. Un racconto agghiacciante proprio per la crudezza con la quale le due sorelline hanno rivelato gli episodi sessuali a pagamento che avrebbero
consumato con i loro clienti. Si
tratta delle dichiarazioni che
compongono il fascicolo di prova
del procedimento che parte proprio dagli interrogatori delle minorenni, condotti non solo dal
Nucleo operativo e radiomobile
di Corigliano, dal marzo al 18
giugno scorsi, compresa l’escussione della sorella maggiorenne
delle due baby prostitute, N.M.,
risalente al 13 maggio scorso.
Nelle intercettazioni raccolte
dai carabinieri – coordinati dal
comandante del Nucleo investigativo provinciale, tenente colonnello Vincenzo Franzese, dal
comandante della Compagnia
coriglianese, Pietro Paolo Rubbo,
Il capitano Rubbo, il tenente colonnello Franzese e il tenente Morrone
e dal tenente Paolo Morrone – nel
corso delle indagini emerge proprio l’aspetto della depravazione
estrema che caratterizzava i frequentatori del “giro”' di baby prostitute. «Voglio una ragazza che
sia vergine», afferma, in un colloquio telefonico, un facoltoso
cliente che si rivolgeva spesso
all’organizzazione per consumare un rapporto sessuale “speciale”. Poi c’è ancora la denuncia o
presunta tale presentata da una
ipotetica vittima di estorsione
che veniva minacciata della presenza di un video hard che ritraeva i rapporti sessuali consumati
con le prostitute sia maggiorenni
che minorenni e con un transessuale.
Si procederà presso il tribunale di Rossano anche con gli imputati per i quali il giudice ha rigettato la richiesta di rito abbreviato. Dunque, per Damiano Collefiorito, Cosimo La Grotta, Santo
Bagnato e Giuseppe Brina la
prossima udienza è prevista per il
21 dicembre. Data entro la quale,
inoltre, dovrebbe essere consegnata la perizia sulle capacità a
testimoniare delle due minorenni.
Questa mattina, in concomitanza con il troncone del giudizio
immediato, presso il tribunale di
Catanzaro e davanti al giudice
Emma Sonni, si svolgerà il rito
abbreviato che coinvolge Pietro
Berardi, Giuseppe La Pietra, Antonio Coschignano, Pasqualino
Foglia, Gianfranco Curcio e Vittorio Carcione. La difesa degli indagati è composta, tra gli altri,
dagli avvocati Giovanni Zagarese, Pasquale Di Iacovo, Giuseppe
Zumpano ed Emanuele Monte.
Sono state, inoltre, stralciate le
posizioni di N.M., Alberto Falbo,
Leonardo Malfarà, Gianfranco
Curcio, Ercole Sposato e Francesco Zanfini.(emi.pis.)
Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
43
Cronaca di Vibo
.
OPERAZIONE RAGNO Dopo il fermo arriva l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti degl’indagati dal gip della Dda
PENITENZIARIO
Clan Soriano, otto restano in carcere
Solidarietà
del Sappe
all’ispettore
sotto tiro
Nessuna misura restrittiva riguarda Carmelo Soriano che pertanto è ritornato libero
Giuseppe Baglivo
È stata emessa ieri dal gip distrettuale di Catanzaro, Antonio Rizzuti, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati coinvolti nell’operazione denominata “Ragno” e per i
quali il pm della Dda, Giampaolo
Boninsegna, il 23 novembre scorso aveva firmato un decreto di
fermo di indiziati di delitto. Il
provvedimento di fermo era stato
poi convalidato il 26 novembre
scorso, per tutti i dieci indagati,
dal gip di Vibo Cristina De Luca.
Il magistrato vibonese, contestualmente alla convalida, aveva
però dichiarato la propria incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti alla Procura distrettuale, attesa la contestazione del reato di associazione mafiosa e le aggravanti del metodo mafioso nei
reati-fine (art. 7 della legge antimafia). Il gip distrettuale, Antonio Rizzuti, chiamato a decidere
sulla reiterata richiesta del pm
della Dda, Giampaolo Boninsegna, ha quindi ieri emesso apposita ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 9 dei
dieci indagati complessivi finiti
nell’operazione “Ragno”.
A differenza infatti del fermo
del pm convalidato interamente
dal giudice Cristina De Luca, il gip
distrettuale – tenendo conto degli interrogatori di garanzia resi
nel frattempo dagli indagati dinanzi al gip vibonese – non ha ritenuto di emettere alcuna misura
restrittiva nei confronti di Carmelo Soriano, 49 anni, di Pizzinni
di Filandari, difeso dall’avv. Francesco Stilo.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere riguarda pertanto:
Leone Soriano, 45 anni, Gaetano
Soriano, 47 anni, Graziella
D’Ambrosio, 41 anni e Carmelo
Giuseppe, 20 anni, rispettiva-
mente moglie e figlio di Gaetano
Soriano; Giuseppe Soriano, 20
anni e la madre Graziella Silipigni, di 40, rispettivamente figlio e
moglie di Roberto Soriano, presunta vittima della lupara bianca
e fratello di Leone, Carmelo e
Gaetano. Infine, l’ordinanza di
custodia cautelare in carcere del
gip distrettuale interessa pure:
Antonio Carà, 18 anni e Francesco Parrotta, 28 anni. Le persone
raggiunte dall’ordinanza sono
tutte residenti a Pizzinni, frazione di Filandari, tranne Parrotta
che è di Ionadi e Buttafuoco che
risiede a San Costantino Calabro.
Secondo l’impalcatura accusatoria messa in piedi dal pm Boninsegna, col supporto investigativo dei carabinieri della Stazione
di Vibo guidati dal luogotenente
Nazzareno Lopreiato, organizzatori e dirigenti del clan sarebbero
Leone e Gaetano Soriano. Carà e
Parrotta vengono invece indicati
come gli esecutori degli ordini
impartiti dai dirigenti del clan,
mentre gli altri presunti associati
avrebbero svolto il ruolo di raccordo fra gli organizzatori e gli
esecutori.
Associazione mafiosa, l’accusa
contestata a tutti gli indagati,
mentre a vario titolo vengono
contestati pure i reati di estorsione, danneggiamento, minaccia,
incendio, detenzione e porto
abusivo di armi ed esplosivi. Reati tutti aggravati dalle modalità
mafiose. Tra attentati e intimidazioni, gli inquirenti ne avrebbero
contati circa 150, alcuni dei quali
compiuti ripetutamente ai danni
dei medesimi imprenditori
nell’arco di pochi mesi. Fra le persone finite nel mirino dei Soriano, secondo l’accusa, anche carabinieri e giornalisti. Le condotte
delittuose abbracciano un arco
compreso fra il 2007 ed il
2011.
Leone Soriano
Gaetano Soriano
Carmelo Giuseppe Soriano
Graziella D’Ambrosio
Giuseppe Soriano
Graziella Silipigni
Francesco Parrotta
Antonio Carà
Domani degustazioni gratuite nell’ambito dell’iniziativa “Natale con il gusto naturale”
L’arte gelatiera in piazza con i prodotti Callipo
Domani farà tappa in piazza
Martiri d’Ungheria (comunemente nota come Piazza Municipio) la carovana di “Natale con il
gusto naturale 2011”, manifestazione itinerante promossa dalla
Regione nell’ambito del programma di valorizzazione della
filiera agroalimentare calabrese
e per incentivare al consumo di
produzioni di filiera corta.
In 3 tappe su 5 della manifestazione è stato presente lo stand
della Callipo Gelateria, domani
presente anche in città. Un’occa-
Una confezione di pangelato con fichi di Calabria
sione per assaggiare i gustosi e
genuini prodotti dell’azienda che
si propone di far conoscere in Italia e nel mondo la tradizione gelatiera di Pizzo. Per i golosi, ma
anche per i palati più difficili,
dunque domani ci sarà solo l’imbarazzo della scelta, considerata
la varietà dei prodotti offerti, tra
cui il pangelato con i fichi e tante
altre specialità (tartufi, dessert
del Castello, Coppe decò, ecc.).
Inoltre una linea è stata riservata
ai prodotti senza glutine per le
persone celiache.
«Il Sappe, primo e più rappresentativo sindacato della Polizia penitenziaria, esprime, anche a nome degli iscritti all’organizzazione sindacale, vicinanza e solidarietà all’ispettore di Polizia penitenziaria in
servizio alla Casa circondariale di Vibo e all’intera famiglia,
che nella notte tra sabato e domenica ha subìto l’incendio di
due autovetture parcheggiate
in prossimità della propria abitazione».
La presa di posizione arriva
direttamente dal segretario
provinciale Francesco Ciccone. «Riteniamo importantissimo il lavoro della Polizia penitenziaria nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata in condizioni di grave disagio poichè a fronte del continuo aumento dei detenuti e del
carico di lavoro degli istituti
penitenziari della regione –
sottolinea il segretario del Sappe – si continua a registrare
una sistematica riduzione del
personale, così come si registra
un considerevole arretrato
nella liquidazione dei servizi di
missione e del lavoro straordinario che, in considerazione
della situazione di sovraffollamento, viene imposto al personale del Corpo. Per questo – aggiunge – riteniamo indispensabile si proceda con assoluta
urgenza all’aumento del personale della Polizia penitenziaria ma anche di quello amministrativo, all’adeguamento
del parco automezzi utilizzato
per il trasporto dei detenuti e
all’adeguamento delle risorse
per la retribuzione del lavoro
straordinario che, ribadiamo,
il personale della Polizia penitenziaria deve effettuare obbligatoriamente per necessità di
sicurezza».
44
Mercoledì 14 Dicembre 2011 Gazzetta del Sud
Vibo - Provincia
.
SPILINGA I piromani hanno colpito, a distanza di pochi minuti, all’alba di ieri in due aziende agricole di località Marrana e località Pietra Grande
In azione la mafia rurale, a fuoco due fienili
Le indagini, condotte dai Carabinieri, procedono in modo parallelo e hanno già una pista da seguire
Viviana Mazzocca
SPILINGA
Una notte all’insegna delle
fiamme e del fuoco ha impegnato in un lungo lavoro i Vigili del fuoco del comando
provinciale di Vibo Valentia.
Ben due gli incendi registrati
la scorsa notte a Spilinga, a distanza di un’ora l’uno dall’altro, avvenuti in due fienili situati rispettivamente in località Marrana e in località Pietra
Grande.
Il primo episodio, verificatosi tra le 5 e le 6.30, ha colpito un capannone di proprietà di Pasquale Pugliese, 48 anni di Spilinga, contenente circa 150 balle di fieno che in pochi minuti hanno preso fuoco,
provocando un incendio di notevoli dimensioni. Immediata
la richiesta d’intervento alla
sala operativa del comando
provinciale dei Vigili del fuoco
i quali, giunti sul posto e coadiuvati dai carabinieri della
stazione di Spilinga al comando del maresciallo Antonio Di
Carlo, hanno tempestivamente domato le fiamme prima
che queste potessero ulteriormente diffondersi.
Appena un’ora dopo, intorno alle 6.30, la stessa squadra
ha provveduto a spegnere un
secondo incendio verificatosi
in un altro capannone di circa
10 metri quadrati, di proprietà
di Domenico Miceli, 58 anni,
contenente anch’esso numerose balle di fieno e paglia. Anche in questo caso l’intervento
dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme si propagassero nei locali vicini. Le operazioni di smassamento delle
balle di fieno hanno, però, richiesto diverse ore di lavoro
alle squadre dei Vigili del fuo-
co che hanno operato a Spilinga.
A seguito della denuncia
sporta dai due proprietari i militari dell’Arma hanno avviato
le indagini al fine di fare luce
sull’origine di entrambi gli incendi, che potrebbero presumibilmente essere legati ad atti intimidatori connessi con la
cosiddetta mafia rurale, volta
a sopraffare i contadini per ottenerne i terreni a basso costo.
Le indagini sui due episodi
proseguono in modo parallelo, con gli investigatori che sono alla ricerca di elementi che
possano indirizzare il loro lavoro su una pista ben precisa.
A concludere la serie di
eventi che hanno caratterizzato una notte tutt’altro che
tranquilla, infine, un incidente
avvenuto intorno alle 6 di ieri
mattina, che ha coinvolto due
autovetture sulla statale 18,
nel comune di Jonadi. Un incidente che non ha avuto fortunatamente esiti tragici, ma che
ha registrato il ferimento di
uno dei due conducenti rimasto incastrato tra le lamiere.
Anche in questo caso l’intervento dei Vigili del fuoco ha
permesso di estrarre l’uomo rimasto ferito, che è stato immediatamente trasportato da
un’ambulanza del 118 presso
il pronto soccorso dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia. I soccorritori hanno avuto
bisogno dell’arrivo dei Vigili
del fuoco, in quanto il conducente della vettura era rimasto
intrappolato dalle lamiere. I
Vigili del fuoco, grazie alle
speciali cesoie in loro dotazione, sono riusciti ad aprire un
varco, consentendo agli operatori del 118 di poter prestare
soccorso alla persona rimasta
ferita all’interno dell’auto. S. GREGORIO
Incendiato
capannone,
c’è la mano
del racket?
SAN GREGORIO D’IPPONA.
I pompieri al lavoro per domare le fiamme che hanno avvolto il magazzino dove erano custodite le balle di fieno
NICOTERA I controlli del Corpo Forestale dello Stato in un caseificio e in un agriturismo
Sequestrati mille litri di latte senza certificazione
NICOTERA. Quasi mille litri di latte, privi della certificazione di
provenienza, sono stati posti sotto sequestro dagli agenti della
stazione di Spilinga del Corpo
Forestale dello Stato, nel corso di
un controllo effettuato in un caseificio. Il provvedimento è stato
assunto insieme con il personale
medico dell’Unità operativa veterinaria dell’Azienda sanitaria
provinciale di Vibo Valentia.
Durante l’ispezione, sono stati
controllati il laboratorio di trasformazione, le celle frigorifere e
i locali di stoccaggio delle materie prime, utilizzate dall’azienda
per la produzione dei prodotti
lattiero caseari.
Identificata anche la persona
che aveva effettuato il trasporto
della partita di latte sequestrata,
alla quale è stata elevata una
sanzione amministrativa pari a
2000 euro, per irregolarità nella
compilazione dell’apposito registro di trasporto.
Nel corso della stessa operazione, è stata ispezionata
un’azienda agrituristica ubicata
nel comprensorio di Monte Poro,
nella quale sono state rinvenute
alcune confezioni di alimenti
preconfezionati surgelati che
presentavano il termine minimo
di conservazione superato da più
di due anni. All’interno di un
banco frigorifero, sono stati ritrovati cosce di rana provenienti
dal Vietnam, fagiani provenienti
dalla Gran Bretagna e preparati
per risotto di mare che sono stati
immediatamente sottoposti a sequestro e avviati alla distruzione. La cisterna con il latte
S’indaga sul versante del racket delle estorsioni per fare
luce sull’incendio dell’alba di
ieri, avvenuto in località Rinella. Poco prima delle 7, un
capannone in lamiera di circa 200 metri quadrati che
conteneva materiale da costruzione e tavole da carpenteria, è stato dato alle fiamme da ignoti. Il deposito, appartenente a Michele Cullia,
imprenditore edile di 47 anni, e situato a pochi metri dalla sua abitazione, è stato avvolto in pochi minuti dalle
fiamme, mentre sette colpi di
pistola di grosso calibro venivano contemporaneamente
sparati contro una finestra
della villetta, all’interno della quale, fortunatamente,
non si trovava nessuno.
A intervenire sul posto la
squadra dei Vigili del fuoco
della sezione di Vibo Marina,
che ha estinto l’incendio, e i
carabinieri della locale stazione diretti dal maresciallo
Salvatore Fabio, che hanno
provveduto ad avviare gli accertamenti del caso. L’aiuto
delle telecamere di sorveglianza, probabilmente, potranno contribuire in maniera decisiva alle indagini, dando un volto agli responsabili
di questa ennesima inaudita
aggressione. (v.m.)
MILETO Esposte ai cittadini le linee che guideranno l’importante strumento urbanistico
TROPEA I gestori dell’hotel ribadiscono le loro condizioni
Avanti tutta con il piano strutturale
«Senza nuova imposta sulla casa
il “Rocca Nettuno” resta chiuso»
Lidia Ruffa
MILETO
Si è tenuto martedì sera il terzo incontro ufficiale per discutere del
piano strutturale comunale. Uno
dei più importanti strumenti che
ogni amministrazione comunale
ha, per permettere ai territori, oltre a una regolamentazione edilizia e urbanistica, lo sviluppo economico e sociale. Dopo l’approvazione delle linee d’indirizzo, l’esecutivo guidato dal sindaco Vincenzo Varone, ha ritenuto opportuno incontrare la cittadinanza
per condividere e dibattere su
quelli che sono i reali problemi del
territorio comunale.
L’incontro dibattito ha rappresentato un ulteriore passo avanti
in direzione di un obiettivo che la
Il sindaco Vincenzo Varone
lista “Futuro e Progresso”, si è posta sin dall’inizio della campagna
elettorale, essendo il piano strutturale fermo da più di venti anni.
All’incontro hanno preso parte,
oltre al primo cittadino, i tecnici
che stanno lavorando alla stesura
del piano: l’architetto Rosario
Russo, il rappresentante del gruppo di lavoro Antonio Taccone, e
gli architetti Nico Donato, Franco
La Rosa e Rita Cicero. Era presente inoltre, la geologa Francesca
Currà che ha analizzato gli eventi
alluvionali che, negli ultimi anni,
hanno colpito il territorio.
«Un atto dovuto – ha sottolineato il consigliere comunale Antonio Furci – per portare al raggiungimento di questo importante obiettivo e per creare le possibilità di investimento utili a incre-
mentare l’indotto economico del
nostro comune».
Grande attenzione è stata data
ai punti di forza della comunità.
In particolar modo, all’area della
Diocesi, della fondazione “Cuore
Immacolato di Maria rifugio delle
anime” a Paravati, e all’area archeologica. «Andando avanti con
lo strumento urbanistico – ha concluso Furci – non tuteleremo gli
interessi di nessuno, l’unico nostro scopo è solo la crescita collettiva del comune di Mileto». Un’affermazione condivisa anche dal
sindaco Vincezo Varone che ha
puntato il dito contro le persone
che hanno inviato al comune lettere anonime, per fermare la stesura del Psc: «Questa gente – ha
tuonato Varone – non deve sentirsi assolutamente miletese». FILADELFIA L’accoglienza di turisti e visitatori merita di essere curata in misura ulteriore
Visite guidate a un patrimonio tutto da scoprire
Antonio Sisca
FILADELFIA
Tra le iniziative in programma
durante le festività natalizie, che
partiranno il prossimo 22 dicembre con uno spettacolo di canti,
balli e recite, che avrà luogo al
teatro comunale organizzato
dall’associazione “Zeffiria”, presieduta da Sergio De Nisi, alcune
dovrebbero essere di carattere
culturale e riguardano visite guidate a Castelmonardo e ai monumenti cittadini, a partire dalle
chiese che custodiscono preziosi
tesori d’arte.
Sono in molti, soprattutto te-
deschi e inglesi, che arrivano a Filadelfia provenienti dalle varie
strutture che operano nelle località di mare, che spesso non sanno
a chi rivolgersi per essere indirizzati a Castelmonardo, oppure per
avere ragguagli sul patrimonio
storico cittadino che si presenta
agli occhi di chi viene per la prima
volta in città, a partire dai palazzi
gentilizi e dai caratteristici vicoli.
«Le visite guidate sostiene il
professore Vito Rondinelli – storico e ricercatore – rappresentano un volano importante per fare
conoscere i nostri luoghi e quel
che hanno rappresentato in passato e continuano ancora oggi a
rappresentare. Bisogna pertanto
organizzarsi, se si riesce anche
durante le vacanze di Natale, per
cercare di creare un gruppo di volontari disposti a mettersi a disposizione di quanti arrivano da
fuori nella nostra cittadina, soprattutto stranieri, che spesso
non sanno a chi rivolgersi per sapere i perché la nostra piazza è disegnata a croce greca con le quattro chiese ai lati della stessa, o che
vorrebbero vistare il sito di Castelmonardo e non sanno come
arrivarci».
Intanto, l’amministrazione comunale e alcune associazioni
stanno lavorando per promuove-
re, a partire dalla prossima estate, l’immagine del territorio attraverso una mostra di immagini,
reperti, schede descrittive, filmati, attrezzature, costumi d’epoca,
figuranti, prodotti tipici , artigianato. Solo così, sostengono anche se con accenti diversi il professore Gianfranco De Nisi , il ragioniere Sarino Fruci, presidente
dell’associazione Castelmonardo, Vito Rondineli, gli assessori
Bruno Caruso e Francesco Rondinelli, e l’avvocato Antonio Zoccali che ha guidato la Proloco per
undici anni, si potrà contribuire a
tenere vive la cultura e le tradizioni di Filadelfia. Francesco Barritta
TROPEA
Dopo il sit di protesta al Comune, i dipendenti dell’hotel “Rocca Nettuno” rimangono in uno
stato di agitazione e di attesa, in
vista della discussione prevista
per oggi in parlamento sull’introduzione dell’Imposta municipale unica (Imu), cioè la nuova
tassa sulla casa. Sembra infatti
che le sorti dell’hotel, almeno
per la stagione 2012, siano strettamente legate a questa tassa.
L’hotel, infatti, che rappresenta una sorta di industria per
tutto il paese, con ben 150 dipendenti, è attualmente chiuso.
E se la situazione non dovesse
mutare, alcuni dipendenti potrebbero esser costretti ad andare a lavorare in altre struttura del
gruppo Fti, mentre per altri si
prospetterebbe un futuro ancora
più incerto.
Stando all’ultimo accordo tra
amministratori e dirigenti
dell’hotel, se gli introiti derivati
dall’Imu coprissero il vuoto di risorse creatosi con l’ultima manovra finanziaria, allora si potrebbe evitare l’introduzione
della tassa di soggiorno per le
strutture ricettive del territorio.
A un’ipotesi diversa, il dirigente dell’hotel Gianni Imparato non vuole nemmeno pensarci.
Da parte del Comune pare che la
disponibilità ad attendere le novità sull’Imu ci siano, «ma – puntualizza Imparato – se non arrivano i soldi della nuova Ici, l’hotel resta chiuso».
Per questi motivi il futuro
dell’hotel sembra strettamente
legato all’introduzione dell’Imu,
Gianni Imparato
Gaetano Vallone
che andrebbe a creare uno scenario del tutto diverso da quello
che ha portato alle proteste delle
scorse settimane.
«A settembre – afferma infatti
Imparato -– non si poteva prevedere l’uscita di scena di Berlusconi, il nuovo governo e la reintroduzione di una tassa sulla casa
simile all’Ici, ma ora che tutto ciò
si sta concretizzando, si prospetta all’orizzonte un nuovo spiraglio per ridiscutere la situazione».
Non tutto è però così semplice, perché non tutto il gettito
proveniente da questa tassa finirebbe nelle casse dei comuni.
Così come è da capire con quali
risorse il Comune potrà garantire questa estate la depurazione
delle acque del mare e la raccolta
della spazzatura che rischiano di
far paura ai turisti almeno quanto (se non di più) l’euro al giorno
richiesto come contributo per la
propria permanenza a Tropea.
Avanzare previsioni è quindi
prematuro. L’amministratore
unico di “Meeting Point Calabria” Roberto Villella fa, intanto,
sapere che «si stanno vendendo
altri hotel all inclusive, che noi
abbiamo trovato sulla costa ionica. A noi il lavoro non manca, il
problema è che Tropea non sta
vendendo e a perderne è l’indotto». Le richieste per il 2012, come conferma Villella, ci sono,
anche se «con il “Rocca” chiuso,
gli operatori olandesi e lussemburghesi, come pure dei tour
operator inglesi, avrebbero rinunciato alla Calabria». A conti
fatti Villella afferma che «a oggi
sia andato perso il 35 per cento
di vendite per Tropea, ma se solo
si potessero riaprire durante le
vacanze di Natale, si eviterebbe
di perdere un ulteriore 15 per
cento di vendite che di solito avvengono in questo periodo». Gazzetta del Sud Mercoledì 14 Dicembre 2011
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Vibo - Provincia
.
NARDODIPACE Il Viminale ha tratto ieri le conclusioni sulla relazione della commissione di accesso agli atti del Comune
STEFANACONI
Infiltrazioni mafiose, sciolto il consiglio
Lascia
i domiciliari
ma incappa
nei controlli
dell’Arma
Il sindaco Romano Loielo: «Attendiamo le motivazioni, poi presenteremo ricorso»
Alessandro Bongiorno
«Su proposta del ministro
dell’interno, Cancellieri, e in
considerazione dei gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata riscontrati
nelle istituzioni locali, è stato
sciolto il Consiglio comunale di
Nardodipace (Vibo Valentia);
nella medesima provincia e per
gli stessi fini è stato prorogato lo
scioglimento del Consiglio comunale di Nicotera»: con queste
stringate parole, ieri sera, il Consiglio dei ministri ha reso noto di
aver messo fine all’esperienza
amministrativa avviata con le
elezioni del 27 e 28 maggio
2007. In primavera si sarebbe,
quindi, tornato a votare, ma la
decisione del Viminale anticipa
la fine della consiliatura e rinvia,
con ogni probabilità di almeno
un anno, la data delle elezioni.
Il sindaco Romano Loielo ha
appreso nella serata di ieri delle
determinazioni del Consiglio
dei ministri. Al telefono è parso
piuttosto fatalista: «Era questo il
terzo tentativo – ha dichiarato –
di imporre lo scioglimento del
consiglio comunale e stavolta
sembra ci siano riusciti. Non credo che in Calabria e in provincia
di Vibo Valentia ci siano tutte
queste infiltrazioni mafiose nei
comuni e ancor meno credo ai
commissari-sceriffi. Non conosco – ha aggiunto – ancora le motivazioni che stanno alla base di
questo scioglimento. Le analizzeremo e, se è il caso, procederemo a impugnarle».
La commissione d’accesso,
che ha iniziato i suoi lavori lo
scorso 15 aprile, ha lavorato attorno ad almeno due filoni: il
ruolo dell’ex vicesindaco Romolo Tassone, il cui padre rimase
coinvolto nell’inchiesta “Crimine”, e la presenza in giunta di un
numero di assessori superiore
rispetto a quello fissato dalla
legge, ancorché previsto dallo
Statuto. «Se il motivo dello scioglimento dovesse essere quest’ultimo – ha commentato il sindaco Loielo – il ricorso sarebbe
già vinto, perché le procedure
seguite erano regolari. Su Romolo Tassone sono pronto a
mettere la mano sul fuoco. Per
sciogliere un comune per infiltrazioni mafiose non bastano,
comunque, i rapporti di parentela, occorrono atti che dimostrano l’inquinamento dell’attività amministrativa e, anche in
questo caso, sono certo dell’operato dell’ex vicesindaco».
Del resto, la presenza in giunta di Tassone era già stata presa
in esame dalla precedente commissione che aveva ottenuto
l’accesso agli atti del Comune e
l’istruttoria si era conclusa con
un decreto del ministro Roberto
Maroni che, il 14 aprile 2010, disponeva l’archiviazione del procedimento. «Una settimana dopo – ha ricordato Loielo – fu avviato un’altra procedura per
persistenti violazioni legislative
e attentato alla Costituzione con
la quale la Prefettura ha tenuto
ancora i suoi riflettori accesi sul
nostro Comune. È quindi seguita un’ulteriore procedura di accesso che, tra l’altro, era stati già
analizzati e dai quali non si evinceva alcun condizionamento».
In attesa di un pronunciamento del Viminale restano ora
Briatico (la cui proroga alla
commissione d’accesso è scaduta il 13 ottobre), Mileto (dove
l’ispezione si concluderà il primo marzo) e Mongiana (se non
ci saranno proroghe, il mandato
scadrà il 28 dicembre).
In passato, sono stati sciolti
per infiltrazioni mafiose i comuni di Sant’Onofrio, Fabrizia, Nicotera, Soriano, Parghelia e
l’Asp. STEFANACONI. Un giovane
Al Comune di Nardodipace nei prossimi giorni si insedierà un commissario straordinario
E A NICOTERA IL GOVERNO PROROGA DI SEI MESI IL MANDATO DEI COMMISSARI
Palazzo Convento ancora sotto osservazione
Pino Brosio
NICOTERA
La commissione straordinaria rimarrà a palazzo Convento altri sei
mesi. Il Consiglio dei ministri, nel
corso dell’ultima seduta, ha, infatti, prorogato il mandato sino al
prossimo 12 agosto. Scaduto tale
termine, in regime di prorogatio,
gestirà l’ente sino alla tornata
elettorale di novembre 2012.
La richiesta di prolungare i termini è partita direttamente dalla
Prefettura dopo un’attenta valutazione della situazione esistente
SERRA S. BRUNO La ragazza di Fabrizia ha un polmone perforato
Alcuni pettegolezzi alla base
dell’accoltellamento dell’altra sera
Francesca Onda
SERRA SAN BRUNO
Continuano le indagini dei carabinieri sul grave fatto di sangue
che sera di lunedì ha visto coinvolte due donne, entrate in dissidio tra loro nel corso di un “chiarimento” tra ex amiche. Chiarimento che si è concluso con l’arresto di una delle due e col ricovero
in ospedale dell’altra.
Come si ricorderà Ramona Cirillo, di 18 anni, studentessa, originaria di Fabrizia e Angela Dominelli, di 20 anni, di Sorianello,
si erano date appuntamento, lunedì scorso, sul centralissimo corso Umberto I, per chiarire alcuni
malintesi. La discussione è, però,
degenerata e quella che era stata
una semplice lite è finita con un
accoltellamento che per poco non
è costato la vita alla giovane di Fabrizia finita all’ospedale con un
polmone perforato.
Dalla ricostruzione degli avvenimenti, fatta ieri dai carabinieri
che hanno operato al comando
del capitano Stefano Esposito
Vangone, sarebbe emersa la responsabilità di Angela Dominelli
che avrebbe ferito con un coltello
alle spalle la sua amica nel corso
della lite, allontanandosi subito
dopo il fatto dal luogo del misfatto.
La giovane ferita è stata immediatamente soccorsa dal 118
dell’ospedale di Serra San Bruno
Angela Dominelli
PIZZO Le strade del centro presentano un’atmosfera dimessa
Poche luminarie e i commercianti
prevedono un Natale giù di tono
Rosaria Marrella
PIZZO
Natale senza luminarie. Al Comune non ha soldi sufficienti per installare e accendere le luminarie
e, peraltro, stando ad alcune indiscrezioni, sembrerebbe altresì
che non siano state pagate nemmeno quelle dell’anno scorso.
Sconfortati i cittadini parlano
già di un Natale giù di tono. Attualmente, l’unico simbolo del
Natale che fa bella mostra di sè,
nella centralissima piazza della
Repubblica, è la capanna riproducente la Natività, seminascosta
dalle automobili parcheggiate in
quello che fu il “salotto” della cittadina tirrenica, mentre le altre
strade della città sono spoglie:
soltanto le luci esterne delle civili
abitazioni rendono l’idea del periodo di festa.
Il problema non si pone invece
per il corso principale della città,
nei pressi della chiesa di San
Francesco, poichè i fedeli hanno
ottenuto la partecipazione, attraverso un fattivo contributo, oltre
La grotta unico simbolo del Natale
desta serie preoccupazioni. La
proroga di sei mesi per la commissione non sarà la panacea di tutti i
mali, ma c’è da sperare che le forze politiche, approssimandosi le
votazioni, escano dal guscio e trovino le motivazioni e il coraggio di
presentarsi agli elettori con qualche idea valida da portare avanti.
Senza dimenticare che il prossimo 20 gennaio davanti al Consiglio di Stato si discuterà il ricorso
presentato dall’ex sindaco Salvatore Reggio e, in caso di accoglimento, ogni riflessione non avrà
più alcun valore. di 26 anni Francesco Lo
Preiato, operaio, è stato arrestato dai carabinieri del
Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Vibo
Valentia per evasione dai
domiciliari.
Il giovane, secondo quanto
reso noto dai Carabinieri, è
stato sorpreso alla guida della sua vettura durante un posto di blocco. Ai militari che
lo hanno fermato ha detto di
essere autorizzato a uscire di
casa, sperando forse che
nessuno avrebbe approfondito. Ma gli uomini dell’Arma hanno effettuato una serie di verifiche incrociate,
scoprendo che l’uomo era
autorizzato a uscire dal proprio appartamento, ma in un
orario diverso. Da qui l’arresto con l’accusa di evasione
dagli arresti domiciliari.
L’arresto di Lo Preiato è
maturato nel contesto di
un’operazione di controllo
del territorio durante la quale si è prestata attenzione
anche alle persone soggette
a misure restrittive. E in questi controlli è incappato anche il giovane. in città. In sede istituzionale, in altre parole, s’è valutata l’opportunità di consentire alla commissione nominata nell’agosto del 2010
di portare avanti il proprio lavoro
non essendo state riscontrate le
condizioni utili per poter chiamare alle urne il corpo elettorale.
La proroga, comunque, non
coglie di sorpresa anche se questo
ulteriore periodo di riflessione,
probabilmente, non sposterà di
molto le cose. Un peso determinante nelle decisioni della Prefettura e, quindi, del Consiglio dei
ministri l’avrebbe avuto l’assenza
dei partiti dalla scena politica.
Non si sarebbero, in sostanza,
create le condizioni per mettere
in piedi liste elettorali capaci di
dar vita a un’amministrazione in
grado di gestire la cosa pubblica
senza condizionamenti o infiltrazioni da parte della criminalità organizzata. E questa è un’amara
realtà con la quale bisognerà, in
ogni caso, fare i conti.
In città, a parte la nascita di numerosi comitati e associazioni varie, non c’è stato altro. La qualità
della vita non viaggia su livelli alti
e la situazione socio-economica
e, quindi, trasportata, subito dopo aver ricevuto le prime cure,
all’ospedale “Pugliese” di Catanzaro. Sulle tracce della Dominelli,
la quale nel frattempo aveva fatto
ritorno a casa a bordo della sua
auto, si erano immediatamente
messi i carabinieri della compagnia di Serra San Bruno. Questi
ultimi l’hanno rintracciata nel
corso della stessa serata mentre si
trovava a bordo dell’auto insieme
al padre. La giovane è stata tratta
in arresto con l’accusa di tentato
omicidio e lesioni gravi e, dopo le
formalità del caso, è stata associata alle carceri di Reggio Calabria.
A quanto si è appreso nella
giornata di ieri, pare che l’aggressione abbia avuto dei testimoni.
Sul posto si trovavano, infatti,
due sorelle della Cirillo e anche
alcuni passanti. Alla base della lite ci sarebbero futili motivi non riferibili a screzi di ordine sentimentale, ma ad alcuni pettegolezzi sorti tra le donne che, tra l’altro, si conoscevano da tempo. SERRA S. BRUNO
VIBO MARINA Condannato Nicola Finelli
Saltato
l’incontro
sugli ospedali
di montagna
Tre anni e otto mesi
a presunto rapinatore
che di alcuni commercianti le cui
attività sono sul corso in questione, anche di privati, residenti e
non.
Rammarico è stato espresso
anche dal sodalizio dei commercianti, presieduto da Maria Sabato. «Se avessimo avuto un fattivo
contributo Comune o Provincia –
ha puntualizzato la Sabato –
avremmo organizzato qualcosa
ma, con le nostre forze, considerando le gravi criticità del periodo, abbiamo potuto fare ben poco: ci siamo limitati a un tubo perimetrale di luci intorno alle porte
delle nostre attività e, tentato di
abbellire quanto possibile».
Sino a due anni fa, l’immagine
fastosa della città aveva distratto
gli animi dalle difficoltà che già
emergevano sebbene ancora in
piccola misura. SERRA SAN BRUNO. Il previsto
incontro tra il governatore
Giuseppe Scopelliti e i sindaci
dei comuni di Serra San Bruno,
Soveria Mannelli, San Giovanni in Fiore e Acri non c’è stato.
Si doveva discutere sulle prospettive dei quattro ospedali di
montagna ma l’appuntamento
di Catanzaro è saltato.
La notizia è stata accolta con
diffidenza dai comitati civici
che, nei quattro centri, si battono per mantenere su standard
adeguati i servizi sanitari. Nella giornata di ieri, avevano programmato un presidio pacifico
davanti la sede della giunta regionale, ma l’annullamento
dell’incontro ha comportato
anche il rinvio della protesta. Il
vomitato civico di Serra San
Bruno aveva invitato, con un
volantino murale, la cittadinanza a partecipare. Proprio
quando tutto era pronto per discutere e mettere sul tappeto
alla presenza del governatore
della Calabria i problemi della
Sanità calabrese e quelli relativi al mantenimento in funzione degli ospedali di montagna,
tutto si è risolto in un nulla di
fatto. Si tratta, in sostanza, di
un altro appuntamento mancato a tutto discapito della lotta che le popolazioni di questi
quattro comuni montani stanno portando avanti per la difesa del diritto alla salute dei cittadini. La situazione creata in
seguito a questo ulteriore treno perduto è tuttora al vaglio
dei quattro comitati. (f.o.)
VIBO MARINA. Tre anni e otto
mesi per concorso in rapina aggravata. Questa la pena inflitta
ieri dal gup Gabriella Lupoli a
Nicola Finelli, 30 anni, di Vibo
Marina, giudicato attraverso il
rito abbreviato. Il pm, Gabriella Di Lauro, al termine della requisitoria aveva chiesto per
l’imputato una condanna a due
anni e otto mesi.
Nicola Finelli, difeso dagli avvocato Caterina Ferrari Messina e Giuseppe Di Renzo, era
stato arrestato il 19 maggio
scorso – e si trova tuttora detenuto – su ordinanza di custodia
cautelare firmata dal gip, Lucia
Monaco, che aveva accolto la
richiesta della Procura. Secon-
Francesco Lo Preiato
do la ricostruzione accusatoria,
alle 20 del 21 febbraio scorso
un malvivente armato di pistola e con indosso un casco integrale si era presentato all’interno di una tabaccheria di Vibo
Marina, prelevando oltre 3mila
euro. Il rapinatore era poi riuscito a dileguarsi facendo perdere le proprie tracce nella miriade di vicoli della zona.
I carabinieri della compagnia di Vibo per settimane hanno però esaminato con pazienza i filmati di decine di telecamere posizionate nella zona e,
alla fine, sono risaliti all’auto di
cui aveva uso esclusivo Nicola
Finelli. Da qui l’arresto e ieri la
condanna. (g.b.)
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