PER LA COSTRUZIONE DEL NUOVO PIANO DI REGGIO EMILIA percorsi di partecipazione report finale 5+1 PERCORSI DI PARTECIPAZIONE Gruppo di lavoro Giordano Gasparini [Direttore Area Pianificazione Strategica] Servizio Pianificazione e Qualità Urbana Maria Sergio [Dirigente] Alex Pratissoli [coordinamento del progetto] Andrea Anceschi, Deanna Davoli, Stella Ferrari, Maddalena Fortelli, Gianluca Galuppo, Elisa Iori, Federica Legnani, Sereno Prodi, Alessandra Sedezzari, Paolo Tamagnini, Maria Pia Terenziani Elena Poppi [Dirigente Servizio Politiche La città dell’Università, della cultura e dello sviluppo economico] David Zilioli [Dirigente Servizio UDP Alta Velocità] Susanna Ferrari, Lisa Baricchi [Servizio Decentramento e Partecipazione] Laura Barchi [Servizio Comunicazione Relazioni Esterne e Marketing] Al percorso hanno inoltre contribuito Elisa Ferretti, Barbara Marangoni, Andrea Oliva, Carlo Quintelli Consulenti del progetto di partecipazione Studio APS: Franca Olivetti Manoukian, Marco Brunod Luisa Sironi Hanno partecipato Marco Porpora, Loris Ferraroni, Massimo Romolotti, Claudio Ghiretti, Giuliana Fornaciari, Davide Corradi, Stefano Curli, Norberto Vaccari (Oceano di Amicizia), Anna Canovi (Legambiente), Emiliano Codeluppi (Attac Italia), Silvano Davoli (Legacoop), Alessandro Grande (Confcommercio), Mario Lucenti (Unioncoop), Enrico Bini (CNA), Bruno Marconi (Ass. Industriali), Christian Gasparini, Luca Monti, Roberto Teneggi, Augusto Parisi (CGIL), Massimo Pastena (CISL), Roberta Pavarini (Circoscrizione 7), Omar Mezzetti (Circoscrizione 8), Claudio Bassi (Circoscrizione 1), Capelli (Circoscrizione 2), Marco Aicardi, Matteo Giovanardi, Marcello Coffrini, Stefano Nardi, Marcella Minelli, Giuliana Fornaciari, Primo Bertani, Dino Turci, Luisa Borettini (GGEV), Corrado Cacciani, Mariapia Malagoli (Modi Urbani), Marco Gemmi (Legacoop), Azio Sezzi (API), Vilder Canalini (Confesercenti), Gianni Mazzi (CNA), Anrico Buoncuore (Ass. Industriali), Marco Salardi (CGIL), Daviddi Vittorio (CISL), Corradini Marino (Circoscrizione 8), Fausto Boni, Annamaria Tondelli, Giuseppe Baldi, Antonio Ficarelli, Paola Candiani, Moreno Simonazzi, Rossana Benevelli, Isabella Corti, Sandra Frignani, Cecilia Lirici, Sergio Manini (Tuttinbici), Maurizio Paradisi (Il Gabbiano), Ugo Piersante (AGCI), Giuliano Medici (CNA), Umberto Moscardini (Unioncoop), Gabriele Lottici, Lorenzo Rapisarda, Alessandra Campanini, Salardi Marco (CGIL), Giovanni Caruso (CISL), Fabrizio Codeluppi (Circoscrizione 5), Pietro Negroni (Circoscrizione 5), Renato Coscelli (Circoscrizione 1), Bargiacchi (Circoscrizione 4), Danilo Medici, Daniela Friggeri, Francesca Cigarini, Giuliana Fornaciari, Loretta Bellelli, Emanuele Rossi, Glauco Ferrari, Norberto Vaccari, Lorenzo Sossan (Gruppo Laico Missionario), Armando Pagliani (Unioncoop), Tiziano Tartaglia (API), Vittorio Gimigliano, Alberto Marzi, Arno Sassi (CGIL), Luca Cattani (CISL), Claudia Strozzi (Circoscrizione 3), Fausto Castagnetti (Circoscrizione 2), Livia Gandolfi (Circoscrizione 1), Graziano Vecchi (Circoscrizione 6), Matteo Casali, Giancarlo Casali, Gabriele Corsini, Luciano Mattioli, Saverio Cioce, Elisa Maiola, Roberto Denti, Sabrina Montanari, Giovanna Montepaone, Buttiglieri, Elena Bertolini, Sabrina Bonacini (Legacoop), Mondelli Maria (CNA), Roberto Magnani (Unioncoop), Anna Valcavi (CGIL), Margherita Salvioli (CISL), Barbara Corradini (Circoscrizione 8), Orlandini (Circoscrizione 3), Paolo Rozzi (Circoscrizione 4), Giulia Lusetti (Circoscrizione 2), Comune di Albinea, Comune di Bagnolo in Piano, Comune di Bibbiano, Comune di Cadelbosco di Sopra, Comune di Campegine, Comune di Casalgrande, Comune di Cavriago, Comune di Correggio, Comune di Montecchio, Comune di Quattro Castella, Comune di Rubiera, Comune di San Martino in Rio, Comune di Sant’Ilario d’Enza, Comune di Scandiano, Gianfranco Cristofori (Legambiente), Marco Benati (Confagricoltura), Antonio Senza (CIA), Carlo Veneroni (Sunia), Giuseppe Pagani (CISL), Invitati Fabrizio Maccari (ACT), Valter Franceschini (Presidente Fiere di Reggio Emilia), Anghinolfi Federica (Comune di Reggio Emilia – Servizi Sociali Polo 3), Alberto Mambriani (Università di Parma), Vincenzo Mariani (enia spa), Vernaci (ACT), Paolo Guidetti, Ermes Torreggiani, Giacomo Bizzarri (Università di Ferrara), Di Stefano (Regione Emilia Romagna), Raffaello Tupputi ( Comune di Reggio Emilia), Anna Bigi (Comune di Reggio Emilia), Emanuela Villa, Silvana Incerti, Emma Leopardi, Paolo Borghi, Antonella Incerti, Marco Corradi (ACER), Ivan Strozzi (enia), Provincia di Reggio Emilia. Sostenibilità dello sviluppo e coesione sociale rappresentano, non semplicemente obiettivi per una buona politica di governo, ma un progetto culturale per la città di Reggio e il suo futuro. Progetto che deve svilupparsi a partire dalla lettura delle trasformazioni intervenute nei vari campi che investono la vita, l’agire di una comunità fino all’analisi dei punti di forza e di debolezza per traguardarli su scenari condivisi. Con questi riferimenti stiamo impostando il nuovo piano urbanistico della città e contemporaneamente si stanno portando a compimento atti amministrativi ancora aperti. Il Comune non è, dunque, chiamato a fornire “ricette” per il futuro, ma a stare dentro, da protagonista, alla natura articolata dei problemi, i quali evidenziano non solo difficoltà, ma anche segnali di un cambio di fase, di una crisi di sistema. Questa complessità presuppone un nuovo modello di partecipazione, da qualcuno che sceglie e ricerca il consenso ad una rinnovata Governance. Informazione, trasparenza, concertazione, tavoli e forum con le parti sociali, trasversalità fra assessorati, circoscrizioni, Provincia, Comuni, processi di Agenda 21, caricati di un nuovo peso politico e maggiore equilibrio nelle rappresentanze, sono le forme e le modalità a cui riferirsi. Non si tratta solo di una concessione alle istanze di partecipazione; siamo pienamente consapevoli che una buona partecipazione non produce automaticamente un buon progetto di città. Tutto questo ha a che fare con il governo di società complesse dove mutano i processi democratici conosciuti e dove si avverte una nuova e profonda richiesta di coinvolgimento. La formazione di un piano deve dunque misurarsi con questa domanda, disciplinarla senza comprimerla, saperla ascoltare senza rinunciare alla responsabilità della decisione. Su queste basi abbiamo assunto un nuovo metodo di lavoro per la costruzione del piano che agisce su due livelli. Da un lato, costruire un comune quadro d’azione basato su di una solida cooperazione interistituzionale, dall’altro cogliere pienamente l’evoluzione della disciplina tecnica e della cultura urbanistica. Esse suggeriscono nuove soluzioni: una nuova natura e una nuova scala del piano, nuove proposte di metodo e di principio per integrare le politiche, le discipline, il progetto di futuro con il contributo della comunità locale. Il percorso che abbiamo promosso corrisponde ad una delle possibili forme di questa complessità, promuove momenti di informazione, confronto e partecipazione, sulla dinamiche in atto e sulle decisioni programmatiche che ne devono conseguire, sviluppando modalità di partecipazione che facciano, del nuovo piano urbanistico (Piano Strutturale Comunale), una straordinaria occasione di confronto fra vari attori e cittadini. Metodo che abbiamo già sperimentato, efficacemente, per la definizione di alcuni progetti rilevanti per la città (nuovi quartieri - Acque Chiare, Ospizio, Parco Ottavi, Reggiane ecc.- e luoghi pubblici - il PRU del Compagnoni, il Complesso del Mauriziano,ecc - ). Questo lavoro rappresenta una ulteriore sperimentazione nella ricerca delle necessarie interazioni tra amministrazione, cittadini e sue rappresentanze, consapevoli che non esistono formule facili per una buona partecipazione. Ugo Ferrari Assessore Urbanistica ed Edilizia Comune di Reggio Emilia indice PREMESSA 7 Cap.1 OBIETTIVI STRATEGICI PER IL NUOVO PIANO Cap.2 LA PARTECIPAZIONE COME METODO 2.1. 2.2. 2.3. Cap.3 LABORATORI SU 5+1 TEMI STRATEGICI 3.1. LAB. 1 3.2. LAB. 2 3.3. LAB. 3 3.4. LAB. 4 3.5. LAB. 5 3.6. LAB. 6 Cap.4 In che cosa consiste la “partecipazione” Un dispositivo per rendere possibile la partecipazione I risultati del processo di partecipazione I poli di eccellenza I luoghi della produzione Il sistema paesaggio Il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa Il sistema del welfare Politiche di area vasta APPORTI PER LA DEFINIZIONE DEL NUOVO PIANO 4.1. Obiettivo 1 4.2. Obiettivo 2 4.3. Obiettivo 3 4.4. Obiettivo 4 4.5. Obiettivo 5 Reggio città europea Reggio città sostenibile Reggio città solidale e multietnica Reggio città dell’innovazione e del saper fare Reggio città della qualità urbana e del paesaggio 9 13 13 13 15 17 17 21 25 30 34 39 41 41 42 43 45 47 Premessa Si sta predisponendo un nuovo piano urbanistico per Reggio Emilia non solo perché lo impone la legge ma per molte altre ragioni. La città avverte profondi cambiamenti all’orizzonte, manifesta nuove esigenze e bisogni in linea coi i tempi e gli stili di vita, pone al centro della discussione i limiti dello sviluppo rilanciando sul tema della sostenibilità, della qualità e dell’identità. Nuove sfide, dunque, che richiedono una rinnovata capacità di analisi e di interpretazione delle dinamiche in atto, per individuare adeguate politiche di governo del territorio che accolgano e accompagnino efficacemente tale complessità. Le ragioni per un nuovo piano risiedono allora nella necessità di risolvere alcuni nodi del PRG vigente, nella volontà di collocare importanti processi di trasformazione urbana entro una cornice generale di riferimento, coerente con una nuova idea di città e, ancora, per rendere esplicito un progetto strategico per il futuro di Reggio. Progetto che dovrà riuscire a “tenere insieme” tre diverse dimensioni: • ruolo di Reggio nel suo contesto di riferimento più ampio (scala vasta – Emilia occidentale, Europa), • obiettivi di sviluppo sostenibile ambientali e sociali a livello locale (scala comunale), • qualità delle vita e delle relazioni umane nelle singole parti della città (centro storico, quartieri e frazioni). L’impegno di questi mesi è stato indirizzato, in particolare, verso attività di indagine della città, delle sue componenti ambientali, fisiche, economiche e sociali, alla conoscenza e all’interpretazione dei fenomeni e delle dinamiche in corso al fine di verificarne gli effetti complessivi sulla comunità. A partire dalla ricognizione dello stato di attuazione degli strumenti di pianificazione, da un’indagine approfondita sulla conoscenza dei luoghi e del loro significato il lavoro svolto si spinge fino alla definizione di possibili scenari futuri con una prospettiva di lungo termine. Le diverse attività sono caratterizzate da un rinnovato metodo di lavoro basato sul coinvolgimento e la partecipazione il più possibile allargata. Le nuove parole chiave sono: ascolto, visione comune del futuro, interesse collettivo, confronto, contributo, concertazione. Questi processi, in modo più o meno sistematico a seconda delle specificità di ciascuno, sono stati quindi accompagnati da momenti di confronto pubblico e di partecipazione allargata che hanno coinvolto referenti istituzionali, associazioni, addetti ai lavori e singoli cittadini. In coerenza con tale approccio metodologico, il presente documento, raccoglie gli esiti delle attività svolte dai sei laboratori, avviati nei mesi scorsi, al fine di condividere e approfondire alcune delle principali strategie e azioni da sviluppare nel nuovo piano urbanistico per la città. 7 CAP. 1 OBIETTIVI STRATEGICI PER IL NUOVO PIANO Di seguito vengo sintetizzati gli orientamenti assunti dall’Amministrazione Comunale per la definizione del nuovo piano strutturale comunale. Reggio città europea Per mantenere alti i fattori di successo della città, occorre collocare Reggio Emilia entro ampi scenari internazionali di riferimento, con una particolare attenzione alla dimensione europea. Ciò naturalmente sarà possibile a condizione che la città sappia proiettarsi, con tutte le sue componenti, verso uno sviluppo di qualità e che questa tensione trovi nel PSC significative coerenze in termini di opportunità territoriali, che dovranno essere sostenute anche da una solida alleanza interistituzionale con la Regione, la Provincia e i Comuni limitrofi. E’ in questa luce che si sostanzia la prospettiva di “Reggio città europea” che, in ragione delle eccellenze della città e di alcune importanti trasformazioni in corso (dalla futura Stazione medio-padana, dalle ex Reggiane fino alle dinamiche demografiche e produttive, ecc), si candida ad assumere il ruolo centrale di un territorio regionale conosciuto nel mondo per il proprio tessuto di piccole e medie imprese e del “saper fare”. E’ in questa prospettiva che potranno essere colte appieno le grandi opportunità che vengono innanzitutto dalle strategie di infrastrutturazione continentali, compresi i grandi corridoi transeuropei, e da quelle nazionali (autostrade, ma anche navigabilità interna e scali intermodali) che investono direttamente il nostro territorio. Queste strategie possono trovare coerenti riscontri nelle proposte territoriali dei diversi piani sovraordinati e del Piano Strutturale Comunale. Si pensi ai cosiddetti “poli di eccellenza” e in particolare ancora si pensi al grande tema delle Reggiane, su cui dovrà essere formulata l’ipotesi/simbolo di questo asse strategico. Reggio città sostenibile Le politiche urbane rappresentano, in modo sempre più evidente e generalizzato, il motore essenziale dello sviluppo economico e culturale. Congestione del traffico, insicurezza e degrado non hanno minimamente scalfito il ruolo delle città; è in esse che si produce il vantaggio competitivo necessario al progresso economico e sociale. Ma è nelle città che si concentra e si deposita anche il frutto faticoso della complessità, della diversità, della densità che sta a monte e a valle di questo progresso economico e sociale. Così, qualità dell’aria, qualità dei servizi, accessibilità alle opportunità presenti, socialità, reti di solidarietà, occasioni di cultura e di formazione, decoro e bellezza dei luoghi risultano componenti fragili di questo complesso contesto. Anche Reggio, naturalmente, risente, sebbene in misura più attenuata rispetto ad altre città, di questa fragilità del contesto urbano. Alle difficoltà generali, l’eccezionale intensità della produzione edilizia reggiana aggiunge un particolare malessere, quello connesso ad una qualità della progettazione e del conseguente paesaggio urbano non sempre all’altezza delle aspirazioni della città. Si affaccia dunque una rinnovata esigenza di qualità della vita urbana e del suo paesaggio, connessa ai mutamenti di ritmo, di intensità e di condizioni di utilizzo della città e del suo territorio, dei suoi servizi e delle principali attrezzature urbane e territoriali. Ciò vale per tutte le città, soggette a fenomeni di complessità demografica e a un contestuale incremento della loro utilizzazione saltuaria e consumistica, in una prospettiva di intenso sfruttamento e alienazione dei luoghi. Ciò vale ancor più per Reggio, dove si mantengono molto alti i ritmi di edificazione anche in area urbana. Reggio città solidale e multietnica Reggio non potrà esplicitare tutte le proprie potenzialità di innovazione se questo processo non sarà accompagnato da un parallelo sviluppo di strategie finalizzate a rinforzare quei valori di eccellenza che fino ad oggi l’hanno distinta in campo europeo; ci riferiamo in particolare alla coesione sociale e all’integrazione, che sostenute dalla formazione e dall’educazione al senso civico e alla solidarietà, tipica della terra emiliano/romagnola, caratterizzano in modo particolare il reggiano e la sua storia. Occorre, dunque, investire nuove energie sul tema dei servizi, effettuando ricerche specifiche su quartieri, ville, frazioni, per focalizzare i problemi e i bisogni dei cittadini, con grande attenzione alle difficoltà e alle opportunità che la 9 prospettiva di sviluppo di una comunità multietnica e multiculturale comporta. Uno degli scenari sarà dunque disegnato dalla trama dei servizi esistenti e dai progetti in cantiere. Si parlerà dunque di un vero e proprio Piano dei Servizi, come parte integrante del PSC. Il suo disegno sarà il frutto di una paziente opera di ascolto, che attraverserà il processo di partecipazione e di accompagnamento alla costruzione del Piano. Reggio città dell’innovazione e del saper fare Il tema dell’innovazione investe innanzitutto le attività produttive (i processi, ancor prima dei prodotti) e mette in gioco il tradizionale “saper fare” reggiano. Su questo tema potrebbero essere declinate tutte le prospettive di ulteriore sviluppo territoriale: innovazione nella razionalizzazione dei trasporti e della mobilità (logistica, tecnologia applicata ai trasporti e ai servizi urbani, accessibilità ai principali servizi e insediamenti produttivi…); innovazione nella produzione edilizia e nelle caratteristiche di vivibilità e di gestione del patrimonio pubblico e privato (bioarchitettura, risparmio energetico, gestione del patrimonio finalizzata al rispetto dell’ambiente e al decoro urbano, impulso all’elevazione della qualità architettonica….); innovazione nella distribuzione e gestione dei servizi pubblici e privati (impulso alla automazione dei processi ed alla produzione diretta dei servizi, definizione di obiettivi di accessibilità ed integrazione…), inno- vazione nei processi formativi e nella produzione della cultura locale (sviluppo della forte tradizione formativa locale, progettazione di alleanze finalizzate in collaborazione con l’Università e i centri di ricerca, ..…). Questo tema implica anche la considerazione delle aree produttive intese come aree ecologicamente attrezzate, alla possibilità che attorno ad esse possa essere costruito un nuovo patto con le forze produttive (imprenditori e sindacati) e le altre forze economico/sociali significative, con l’obiettivo di sottrarre il rapporto costruttori/Enti locali ai binari obbligati della logica degli interventi puntuali e dello sviluppo fondato sulla quantità delle aree messe in gioco piuttosto che sulla qualità degli interventi. Ciò naturalmente sarà possibile a condizione che la città sappia esprimere, in tutte le sue componenti ma soprattutto nella componente imprenditoriale, un autentico interesse ad imprimere al livello del tessuto produttivo reggiano quello sviluppo di qualità che mantenga alti i livelli di competitività in corso a livello internazionale. In tal senso, si dovranno trovare significative coerenze con le opportunità disciplinate dal Piano Strutturale Comunale, e a ciò dovrà necessariamente contribuire una solida alleanza interistituzionale, con la Regione e la Provincia e con i Comuni di cintura, che dovranno saper rinunciare ad una competizione insediativa che, pur non manifestandosi oggi con la dirompenza di altre situazioni metropolitane, rischia comunque nei prossimi anni di esercitare il proprio influsso negativo in una situazione che già oggi registra una evidente dispersione degli insediamenti. CAP. 1 obiettivi stratecici per il nuovo piano Reggio città della qualità urbana e del pesaggio L’analisi di contesto riferisce di un posizionamento della realtà reggiana caratterizzato da una condizione economica e sociale di buon livello, dove alcuni dei rischi sembrano derivare da un lato da una progressiva, anche se non rapida, diminuzione di efficienza del sistema territoriale, a seguito della forte pressione insediativa che si realizza in In questo contesto l’innalzamento della qualità urbana rappresenta una strategia trasversale per il nuovo piano della città. Qualità intesa come valorizzazione del paesaggio urbano e rurale, della “cura” della città, connesso al tema della memoria, della storia e più in generale a quello di identità dei luoghi. Ma ancora e soprattutto come qualità della vita e delle relazioni sociali che si dovrà sostanziare nella valorizzazione degli spazi di relazione e nel potenziamento dei servizi pubblici. La qualificazione della “città pubblica”, quindi, è un obiettivo strategico perché in essa sono compresi i luoghi in cui si sviluppa la socialità, che garantiscono vivibilità, senso di appartenenza e sicurezza, perché è la parte pubblica della città che, più di ogni altra, attribuisce significato e identità laddove assume le connotazioni di una vera centralità per i cittadini. Il nuovo piano della città, dunque, rimetterà al centro del progetto i cittadini, i luoghi, il loro significato a partire dal centro storico, dai quartieri e dalle frazioni. condizioni di elevato grado di dispersione degli insediamenti, soprattutto produttivi e dall’altro dalla progressiva caduta di efficienza funzionale ed ambientale della vita urbana. Tutto questo, sommato ai fenomeni sociali, demografici, al calo di risorse per la realizzazione di servizi ed infrastrutture sta generando uno squilibrio sempre più accentuato fra la crescita quantitativa della città, le emergenze sociali e le necessità di infrastrutturazione della stessa. Si profila quindi una situazione complessa, tipica e ricorrente nelle realtà in sviluppo come la nostra, che va approfondita nelle sue diverse implicazioni. Al centro della discussione si pone il tema del “limite dello sviluppo” come ricerca di equilibrio tra “consumi” e “risorse” disponibili. Più in generale la discussione è rivolta al modo di produrre, di vivere e di muoversi che apre a contraddizioni, ormai da tutti riconosciute, che attengono, ad esempio, la qualità ambientale, la dispersione urbana, le pressioni inferte al territorio, fino a quelle di più recente evidenza legate alla dimensione relazionale degli individui. Problematiche che rilanciano quindi sul terreno della sostenibilità, della qualità della vita e dell’equità sociale. 11 CAP. 2 LA PARTECIPAZIONE COME METODO 2.1. In che cosa consiste la “partecipazione” La definizione del PSC, grazie soprattutto alle novità introdotte dalla L.R. 20/2000, costituisce una straordinaria occasione di confronto con la comunità, in cui condividere una valutazione delle dinamiche di cambiamento in atto e favorire una reale partecipazione alle decisioni programmatiche che ne devono conseguire. Il processo di partecipazione promosso da questa iniziativa si è mosso con una rilevante attenzione a non riprodurre esperienze finalizzate prevalentemente a favorire adesioni a decisioni già prese o ad acquisire consensi rispetto a orientamenti già predefiniti. Non si è voluto, cioè, coinvolgere i cittadini e i gruppi che a vario titolo li rappresentano, ad essere parte entro un copione già scritto di rapporti politici e istituzionali, ma piuttosto di essere direttamente coinvolti nella costruzione di interpretazioni e scenari, in base ai quali definire le linee strategiche del PSC. Per queste ragioni, il processo di partecipazione, si è mosso a partire da alcuni presupposti metodologici che hanno orientato l’organizzazione e la conduzione di tutto il lavoro, in particolare si è prestata particolare attenzione al fatto che: i singoli e i gruppi sociali possono prendere parte se si creano le condizioni per collegare idee ed esperienze già possedute e collaudate, a cui si è affezionati e in cui si crede, con altre ipotesi e posizioni, con altri modi di vedere e giudicare. Per favorire il costituirsi di tali condizioni, ovvero di ambiti entro cui siano possibili spostamenti e aperture tra diversi punti di vista, non è consigliabile presentare direttamente e immediatamente interrogativi rispetto al “che fare”, magari anche in termini alternativi. E’ interessante ed opportuno piuttosto esplicitare le premesse che conducono ad individuare e ad apprezzare delle problematiche (dei problemi specifici o degli insiemi di problemi) e a prefigurare delle strade per affrontarli, gestirli, risolverli; è importante che tutti i partecipanti possano disporre di dati, ma anche e soprattutto di elaborazioni dei dati stessi, di riletture ed interpretazioni che esprimono e sostengono degli orientamenti valoriali e metodologici che la Giunta del Comune di Reggio Emilia si è assunta la responsabilità di adottare; per poter effettivamente mettere a disposizione dati ed elaborazioni sufficientemente chiari e comprensibili, è interessante ed opportuno mettere a fuoco, entro gli ampi obiettivi strategici delineati per la stesura del PSC e illustrati nei documenti che l’Assessorato all’Urbanistica ha predisposto, alcune problematiche che più di altre siano facilmente afferrabili. Ovvero problematiche che possano essere rappresentate in modo sufficientemente diretto e immediato e rispetto alle quali possano essere ricostruiti i vari passaggi elaborativi realizzati, per arrivare a definire degli obiettivi specifici; non è praticabile la realizzazione di una partecipazione “totale”, a 360 gradi, ovvero rispetto a tutto ciò che è in gioco e con il massimo di approfondimenti; un confronto reale e sostanzioso su alcuni punti/chiave può però permettere a singoli e gruppi di rendersi conto, di verificare e controllare con quali criteri e con quali logiche l’Amministrazione Comunale individua i problemi, come intende trattarli, a quali scelte generali fa riferimento. Possono emergere prese di posizione differenti, su cui aprire delle ulteriori rielaborazioni e delle negoziazioni. Da qui possono svilupparsi degli investimenti di reciproca fiducia estensibili e riportabili anche ad altre scelte, riattualizzabili rispetto a posizioni e decisioni che vengono prese per altri ambiti e per altre problematiche. 2.2. Un dispositivo per rendere possibile la partecipazione Per permettere quindi la realizzazione di un processo di partecipazione in cui rendere possibili aperture, spostamenti di punti di vista, scambi e confronti di conoscenze, elaborazioni e comprensioni, negoziazioni per arrivare a nuove convergenze e condivisioni, è stato cruciale mettere a punto delle modalità specificamente strutturate per facilitare le comunicazioni e la “produzione” di contenuti elaborati in modo al tempo stesso convincente e corale. Individuate le problematiche cruciali per lo sviluppo del PSC sono stati istituiti 5+1 “laboratori” finalizzati a sviluppare riletture, riflessioni e con- 13 fronti sui dati messi a disposizione e a elaborare ipotesi e proposte. E’ stato così possibile affidare a ciascun “laboratorio” l’approfondimento di un tema/problema specifico, in particolare: LAB 1 I poli di eccellenza Caso studio: Stazione AV/AC LAB 2 I luoghi della produzione I 6 laboratori hanno coinvolto complessivamente circa 170 persone. L’Amministrazione Comunale ha, inoltre, invitato ad ogni laboratorio, uno o più testimoni privilegiati, in grado di arricchire ulteriormente, con esperienze e dati, il lavoro dei sei gruppi. La realizzazione di ogni laboratorio si è articolata in tre riunioni di mezza giornata: Caso studio: Mancasale LAB 3 Il sistema paesaggio Caso studio: Quadrante Via Martiri Cervarolo, Via Tassoni, Via Casello Veneri LAB 4 Il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa Caso studio: la struttura urbana della Via Emilia LAB 5 Il sistema del welfare Caso studio: il sistema dei servizi educativi LAB 6 Politiche di area vasta Ai primi 5 laboratori sono stati invitati: privati cittadini, rappresentanti delle associazioni di categoria, di associazioni di volontariato, ordini professionali, organizzazioni sindacali e circoscrizioni comunali. Ognuno di questi laboratori ha coinvolto 25/30 persone. nella prima riunione sono stati proposti – rispetto al caso studio specifico e all’area strategica di appartenenza - dati elaborati e interpretati secondo gli orientamenti assunti dalla Amministrazione Comunale in fase di analisi del quadro conoscitivo; nella seconda riunione i partecipanti hanno esposto/proposto altri dati e informazioni, Al sesto laboratorio hanno partecipato i sindaci dei Comuni della cintura di Reggio Emilia, oltre ai rappresentanti delle associazioni di volontariato, delle associazioni di categoria, degli ordini professionali e delle organizzazioni sindacali. hanno potuto discutere ciò che era stato presentato nella prima riunione, confrontare le diverse rappresentazioni dei problemi, individuare le criticità, iniziando così a delineare nuove ipotesi di azione; nella terza riunione sono stati individuati dei contenuti in grado di delineare delle evoluzioni rispetto ai dati di partenza che comprendono: maggiori precisazioni e argomentazioni, chiare esplicitazioni delle convergenze possibili o precise identificazioni delle divergenze presenti su cui ricercare altri elementi conoscitivi e approfondire ulteriormente il confronto. CAP. 2 la partecipazione come metodo Da qui sono emerse alcune Linee guida che prefigurano azioni programmatorie da collocare nel PSC. Ogni laboratorio è stato condotto da un piccolo staff, costituito da: un facilitatore della comunicazione, degli scambi e dei confronti, ma anche del raggiungimento dei risultati attesi al termine dei tre incontri; funzionari tecnici dell’Assessorato all’Urbanistica. In ogni laboratorio si è manifestato un vivace 2.3. I risultati del processo di partecipazione Il processo di partecipazione che si è concretizzato, ha permesso a cittadini e a rappresentanti di istanze di rilevanza economica, sociale ed istituzionale di discutere ed implementare i criteri e le logiche con le quali l’Amministrazione Comunale aveva individuato i problemi e le opportunità del territorio, in particolare: sperimentando un coinvolgimento diretto e attivo nella elaborazione di orientamenti qualificanti il futuro PSC; contribuendo alla messa a punto di Linee Guida (contenute in questo documento), che espongono sinteticamente le elaborazioni e gli indirizzi condivisi riguardanti le specifiche problematiche affrontate nei 5 laboratori. coinvolgimento dei partecipanti che ha permesso di produrre concreti materiali per la preparazione del PSC . E’ stato così possibile procedere alla predisposizione di questo documento che contiene sinteticamente le elaborazioni prodotte, riferite alle diverse problematiche trattate, che costituisce un utile contributo per la Conferenza di Pianificazione. 15 CAP. 3 LABORATORI SU 5+1 TEMI STRATECICI Vengono di seguito riportati i documenti di sintesi dell’Amministrazione Comunale relativi a ciascun laboratorio. Questi sono stati definiti a partire dagli elaboratori forniti ai partecipanti in occasione del primo incontro (che esplicitano i dati e le analisi effettuate dall’Amministrazione per la predisposizione del quadro conoscitivo), successivamente arricchiti e meglio precisati, grazie alle riflessioni scaturite nei gruppi di lavoro. Per alcuni laboratori, il documento di sintesi, ha mantenuto distinto le considerazioni sull’area e il caso studio; per altri, invece, si è resa necessaria una trattazione unica, in quanto la discussione dei gruppi ha spesso prodotto, a partire dal caso studio specifico, riflessioni più generali attinenti soprattutto l’area strategica indagata. Al termine di ogni paragrafo, sono state inoltre riportate le linee guida predisposte dai gruppi di lavoro, che espongono sinteticamente le elaborazioni e gli indirizzi condivisi dai partecipanti, relativamente alle specifiche problematiche affrontate nei 5 laboratori. 3.1 LAB 1 i poli di eccellenza L’Amministrazione Comunale, nel definire il nuovo piano urbanistico, punta su una nuova idea di città, in grado di rigenerarsi entro i suoi attuali confini, valorizzando, come “poli di eccellenza”, quei luoghi di pregio che rappresentano le opportunità più interessanti e concrete per costruire il futuro di Reggio. I processi di trasformazione in atto su queste polarità urbane prevedono, in molti casi, l’insediamento di rilevanti funzioni destinate ad intercettare un grande interesse collettivo. Il termine “polo”, vuole proprio sottolineare il fatto che i progetti avviati, in corso o da avviare, dovranno innescare azioni virtuose, le cui positive ricadute, possono coinvolgere non solo le aree limitrofe, ma anche l’assetto complessivo della struttura urbana e territoriale, in quanto potenziali catalizzatori di interessi più ampi. La pianificazione dei poli di eccellenza, nell’ambito delle competenze del PSC, avrà caratteristiche di grande flessibilità (in grado di definire, in tempi successivi, funzioni proprie dei luoghi trasformati ed usi delle aree circostanti), e si sostanzierà nella proposizione di un indirizzo specifico per ciascuno di essi. Verranno definiti i parametri ambientali per la sostenibilità e le scelte necessarie ai fini di un potenziamento e qualificazione dei collegamenti fra i poli e il resto della città, al fine di trasformare queste occasioni, in eventi in grado di valorizzare l’intero territorio senza, tuttavia, aggiungere dettagli al momento inattuali. In particolare, le tematiche ambientali, dovranno essere parte essenziale dei poli di eccellenza come luoghi in grado di contribuire in maniera significativa alla qualità, anche ecologica, del contesto in cui si collocano. I poli di eccellenza individuati sono: il Centro Storico, denso di funzioni e di elementi di valore storico, architettonico e culturale. Sarà valorizzato a partire da una riorganizzazione unitaria, finalizzata a riqualificare il tessuto architettonico, a riequilibrare l’attuale distribuzione delle funzioni, a favorire l’uso pubblico degli spazi aperti, ad agevolare l’accessibilità per i mezzi pubblici; le Officine Reggiane, simbolo forte per la città, dotate di grandi potenzialità urbanistiche, sulle quali è stato attivato uno specifico protocollo di intesa per la definizione di un Programma di Riqualificazione Urbana; 17 le nuove porte di accesso alla città (la Stazione mediopadana della AV-AC, con il parco progetti di Calatrava e il casello autostradale) e le aree limitrofe; Nell’insieme, i poli di eccellenza, rappresentano opportunità per la trasformazione di qualità della città e per la sua visibilità e riconoscibilità esterna; strumenti per valorizzare le peculiarità esistenti. Dovranno quindi essere capaci di imprimere forti avvicinamenti ai contenuti che qualificano Reggio e nello stesso tempo costituire un ponte per collegare la città al mondo esterno. CASO STUDIO la stazione AV il polo universitario del San Lazzaro, con il recupero di un’area in grado di ospitare funzioni di rango metropolitano e regionale; il sistema delle ville ducali del parco del Crostolo che, a partire dalla villa ducale di Rivalta (su cui è già stato approvato un piano di iniziativa pubblica), diventerà fruibile dall’intera collettività; il polo per lo spettacolo e il divertimento composto dallo Stadio del Giglio, il parco acquatico, la multisala, il centro sociale, ecc… che rappresenta l’offerta per il tempo libero e lo svago a scala urbana. Il progetto per la stazione ferroviaria Mediopadana a Reggio Emilia (unica fermata in linea dell’Alta Velocità nel tratto Milano-Bologna), rappresenta una delle principali e concrete occasioni per collocare la città in un contesto europeo. Le porzioni di territorio ad essa collegate (la zona nord della città, il polo di Mancasale, la Fiera, ecc…), che in questi ultimi anni hanno subito mutamenti tanto veloci quanto profondi, dovranno essere ripensate, nel nuovo piano della città, con l’obiettivo di cogliere appieno le potenzialità offerte da questo servizio. In particolare, risulterà strategica, l’individuazione delle vocazioni, delle funzioni e delle caratteristiche delle aree immediatamente adiacenti la stazione, che presentano le condizioni strutturali, funzionali e logistiche per progettarvi iniziative di rango metropolitano e regionale. La carica strategica di quest’ambito è, infatti, ulteriormente rafforzata, sia dalle evidenti potenzialità di collegamento con l’area vasta, sia dai presupposti strutturali presenti a livello locale (collegamento al sistema ferroviario locale, attraverso la metropolitana di superficie; Centro di Interscambio per la Mobilità che rappresenta il nodo principale della città per la mobilità integrata tra mezzi privati - mezzi pubblici). La stazione caratterizzerà, assieme ai ponti di Calatrava, la nuova immagine di Reggio nel mondo. Essa rappresenta una porta di accesso privilegiata al territorio reggiano e, in quanto tale, dovrà essere valorizzata come veicolo per far conoscere al visitatore gli elementi d’interesse di Reggio Emilia: la sua cultura, economia, ingegno, tradizioni. In generale, le sue eccellenze. Il progetto della nuova stazione, ma soprattutto la definizione dell’assetto CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici insediativo e funzionale delle aree limitrofe, dovrà pertanto essere orientato a immaginarne il futuro in relazione al significato che questo luogo può assumere, per lo sviluppo dell’intera città. Deve essere, cioè, considerato come una straordinaria occasione per stabilire delle interazioni con gli altri poli d’eccellenza e per rinnovare il modello di sviluppo reggiano verso standard di più elevata qualità, capace di coniugare il vecchio e il nuovo, di indirizzare e sostenere processi di crescita economica, di produzione di benessere diffuso, riqualificando l’ambiente e il paesaggio. Occorrerà a tal fine, potenziare i collegamenti con il resto della città, ponendo particolare attenzione affinché il tracciato autostradale non rappresenti, di fatto, una barriera fisica fra questo polo, il centro storico e gli altri poli di eccellenza. Solo in questo modo, infatti, è possibile immaginare i “poli” non solo come “punti” di attrazione, ma come un flusso di interessi continuo che dall’area industriale di Mancasale, si sviluppa lungo la Fiera, la stazione, il Giglio, l’area delle reggiane e, così via, fino al centro storico e l’università. l’area oggetto della trasformazione, sta perdendo l’originaria funzione agricola e necessita, pertanto, di attente valutazioni circa le conseguenze prodotte sulla qualità dell’ambiente urbano. Conseguenze non solo delle trasformazioni in previsione, ma anche di quelle già attuate, laddove non sempre è stato possibile realizzare aree verdi necessarie a compensare e qualificare lo sviluppo insediativo. In altre parole, è necessario rispettare e possibilmente migliorare gli equilibri ecologici e ambientali esistenti, sia a livello urbano, sia a livello territoriale. Infine, è certo, che nell’ambiente piatto della pianura le nuove architetture (non solo la stazione ferroviaria Mediopadana a Reggio Emilia, ma anche i tre ponti e il casello autostradale) diventeranno un segno a forte impatto e creeranno un nuovo paesaggio, la cui identità deve essere sostenuta dal rapporto con la parte storica della città. La qualità progettuale di queste opere impongono, inoltre, la necessità di garantire una forte coerenza, in termini di qualità architettonica, anche con gli interventi che si realizzeranno nel contesto circostante. Per tutte queste ragioni, il progetto per la stazione ferroviaria Mediopadana, deve andare avanti di pari passo con il potenziamento delle mutue relazioni fra i poli, necessarie per generare quella sinergia di funzioni, indirizzi qualitativi ed ambientali tanto auspicati. In particolare, l’attenzione alle problematiche ambientali deve, in questo contesto, emergere con forza. Relativamente alla stazione, infatti, 19 LINEE GUIDA INDICATE DAI PARTECIPANTI al lab1 i poli di eccellenza Ambiente I Poli La sensibilità verso le tematiche ambientali deve essere una delle caratteristiche dei poli di eccellenza che, in quanto tali, devono essere progettati in modo da contribuire in maniera significativa alla qualità anche ecologica del contesto in cui si collocano. Le trasformazioni alle quali andrà incontro la zona nord della città, sono una occasione straordinaria per l’intero territorio, che occorre sfruttare fino in fondo. In tal senso i “poli” non devono essere visti solo come “punti” di attrazione, ma come un flusso di interessi che dalla fiera, si sviluppa lungo la stazione, il Giglio, l’area delle reggiane e, così via, fino al centro storico e l’università. Stazione come porta di accesso alla città La stazione caratterizzerà, assieme ai ponti di Calatrava, la nuova immagine di Reggio nel mondo. Essa rappresenta una porta di accesso privilegiata al territorio reggiano, alla sua cultura, economia, gastronomia. In generale, alle sue eccellenze. La stazione deve diventare, pertanto, un vero e proprio biglietto da visita per la città. Le relazioni tra la nuova stazione e il centro storico Per mettere in valore le opportunità offerte all’intero territorio, dall’insediamento della fermata mediopadana della AV, occorre potenziare i collegamenti con il resto della città. In particolare, per garantire una stretta connessione con il centro storico, occorre generare una forte permeabilità della zona nord rispetto alle infrastrutture che la separano dal centro stesso (autostrada e ferrovia AV), evitando in tal modo il possibile effetto di una Reggio 2. La Fiera La nuova stazione offre nuove importanti prospettive per la valorizzazione del quartiere fieristico, che può essere ripensato sia in termini localizzativi, sia architettonici, in modo da dialogare con i nuovi standard qualitativi imposti dalle opere di Calatrava. Il territorio circostante Le Vele di Calatrava impongono, all’Amministrazione Comunale, la necessità di garantire una forte coerenza, in termini di qualità architettonica, anche con gli interventi che si realizzeranno nel resto del territorio. Un progetto flessibile Nella progettazione dei poli di eccellenza è necessaria una grande flessibilità, in grado di definire, in tempi successivi, funzioni proprie dei luoghi trasformati ed usi delle aree circostanti. Oggi non siamo, infatti, in grado di conoscere, a pieno, gli effetti che tali opere avranno sul territorio. La priorità dell’Amministrazione deve essere, allora, quella di garantire il potenziamento e la qualificazione dei collegamenti fra i poli e il resto della città, al fine di trasformare queste straordinarie occasioni, in eventi in grado di valorizzare l’intero territorio. CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici 3.2 LAB 2 i luoghi della produzione Il contesto economico I dati sull’economia reggiana confermano una spiccata dinamicità, soprattutto se inquadrati nell’ambito di un contesto più ampio, come quello nazionale o regionale. L’economia, nel suo complesso, registra caratteristiche di solidità, confermando una vocazione per l’export. Prevalgono le piccole e medie imprese, con alcune realtà produttive leader mondiali nel rispettivo settore di intervento. I tassi di attività, di occupazione, di disoccupazione (e soprattutto di disoccupazione femminile), fanno segnare valori migliori sia ai dati medi regionali, sia a quelli nazionali. La struttura economica reggiana è ancora fortemente legata all’attività industriale e manifatturiera. Sono molte, inoltre, le imprese attive anche nel settore dell’edilizia: in misura superiore che in tutta la Regione. La continua crescita industriale, la cui dimensione emerge soprattutto dal confronto con le città vicine, non ha, tuttavia, impedito una progressiva crescita di servizi. Accanto a questi indicatori positivi, ve ne sono altri ben più problematici: bassa scolarizzazione della mano d’opera impiegata, basso contenuto tecnologico nella fascia alta del manifatturiero, prodotto interno lordo pro-capite ancora alto in rapporto alla media nazionale ma fra i più bassi in Regione. Si registra, infine, il fenomeno di alcune industrie, già insediate all’interno del territorio comunale, che hanno espresso l’esigenza di avere a disposizione nuove aree per ricollocarsi o per ampliarsi. Una simile richiesta, in controtendenza rispetto al fenomeno delle delocalizzazioni internazionali che ha investito la maggior parte del sistema produttivo in Italia, non può certamente essere sottovalutata. Innanzitutto perché proviene da imprese grandi e piccole che operano in settori di eccellenza, che investono in ricerca e impiegano mano d’opera qualificata e che, pertanto, costituiscono una risorsa fondamentale per il futuro dell’economia reggiana. La volontà diffusa di continuare ad operare all’interno del Comune è un importante segnale, non solo della solidità del tessuto imprenditoriale cittadino, ma anche del virtuoso rapporto che si è stabilito con la rete di relazione pubblica e privata che sa esprimere ancora questo territorio. Le zone produttive a Reggio Emilia Nel complesso, l’estensione delle zone produttive nel Comune è di oltre 1.000 ha di cui ben l’84% risultano attuate, mentre il 7% è in attesa di approvazione. Per le zone non ancora attuate, e per la riqualificazione di quelle esistenti, occorrerà valutare con attenzione le strategie e le politiche che il PSC definirà, in accordo con i soggetti locali, considerando il grado di accessibilità, il livello di dotazioni tecnologiche ed ecologiche degli insediamenti e la compatibilità delle trasformazioni previste con il contesto circostante. A questo scopo, nell’ambito delle indagini elaborate per il PSC, sono state avviate letture che da un lato individuano e approfondiscono le caratteristiche degli “ambiti specializzati per le attività produttive” (così come richiesto dalla L.R. 20/2000), e dall’altro esaminano la morfologia e le relazioni di tali tessuti nell’ambito più vasto del territorio urbano. Partendo dall’Atlante Ervet delle aree produttive e assumendo come uno dei criteri di selezione quello dimensionale (ambiti > 20 ha), sono stati individuati 13 ambiti che comprendono quasi i tre quarti delle aree produttive totali e per questo ritenuti sufficientemente rappresentativi. Un terzo ha un’estensione compresa tra 20 e 50 ha, quasi i due terzi hanno invece dimensioni comprese tra 50 e 100 ha. Mancasale, ambito più va- 21 sto, fa eccezione con i suoi 217 ha. Gli ambiti di minori dimensioni, in genere localizzati a sud della via Emilia, risultano sostanzialmente saturi (attuazione>90%), mentre quelli più estesi hanno percentuali di aree residue da PRG considerevoli (attuazione>50%). In generale, tali aree produttive, sono spesso caratterizzate da una scarsa qualità complessiva del tessuto urbano, dalla pressoché totale assenza di strutture che forniscono servizi e da elevate criticità ambientali, quali: scarsa permeabilità dei suoli, inquinamento luminoso, sprechi energetici, inadeguatezza delle reti fognarie, ecc… Le linee guida del PSC dovranno caratterizzare i luoghi della produzione (sia attraverso la riqualificazione dell’esistente – Mancasale - sia attraverso realizzazione di nuove aree produttive – Prato Gavassa -) attraverso: una maggiore qualità e vivibilità degli spazi del lavoro; un potenziamento delle relazioni con gli ambiti urbani (anche grazie ad infrastrutture in grado di promuovere una viabilità alternativa); presenza di servizi sia alle persone che alle imprese; una multifunzionalità di usi (ricreativi, commerciali, …) congrui con quelli produttivi; una elevata dotazione ed efficienza delle infrastrutture tecnologiche; standard ambientali di maggiore qualità in grado di garantire il rispetto del protocollo di Kyoto, la produzione di energia con fonti rinnovabili, l’utilizzo di tetti verdi, l’uso razionale della risorsa idrica, il recupero e riuso dei rifiuti, ecc… realizzazione delle opere. In tal senso, andranno ricercati gli strumenti urbanistici e le modalità attuative più idonee, per conseguire gli obiettivi di sostenibilità territoriale ed economici perseguiti. I poli sovracomunali Nel nuovo piano per la città, la pianificazione delle aree produttive, dovrà essere orientata a favorire e sostenere quei processi affermati e competitivi a scala globale, riferiti sia a grandi aziende, sia al tessuto diffuso di medie e piccole imprese leader nel loro settore. Al contempo, per contenere l’eccessiva dispersione insediativa delle aree produttive,, il Comune, la Provincia, assieme alle Associazioni di categoria, hanno concordato sulla necessità di individuare un numero limitato di aree a valenza strategica sovracomunale, sulle quali investire in termini di servizi, infrastrutture, info-strutture e dotazioni ambientali. Al riguardo Reggio candida due aree: Mancasale e l’area intercomunale Gavassa-Prato. Se per Mancasale si pone il problema della sua riqualificazione in ragione delle novità logistiche che interessano la zona nord della città, Gavassa rappresenterà un’area produttiva di nuova generazione: una delle esperienze avanzate in Regione sul versante delle aree ecologicamente attrezzate. Queste aree, assieme alla riqualificazione di quelle esistenti, dovranno dunque essere in grado di garantire risposte alle imprese locali che necessitano di nuovi spazi per innovare i propri processi produttivi, razionalizzare la logistica, migliorale l’immagine, qualificare le condizioni di lavoro e di sicurezza. In sostanza, per continuare ad assicurare le condizioni per competere nel mercato globale. Le Aree Ecologicamente Attrezzate (AEA) I nuovi luoghi della produzione dovranno svilupparsi facendo leva su una significativa valorizzazione degli apporti dei diversi soggetti interessati da questi processi, questo potrà concretizzarsi utilizzando una metodologia di co-progettazione delle soluzioni adottabili per favorire lo sviluppo, la gestione e la manutenzione delle nuove aree produttive. Questi importanti obiettivi di sostenibilità ambientale e sociale dovranno trovare un giusto equilibrio con il costo di acquisizione delle aree e La LR 20/2000 prevede che gli “ambiti specializzati per attività produttive di rilievo sovracomunale” devono essere realizzati secondo i criteri delle “Aree Ecologicamente Attrezzate” (AEA), se di nuovo impianto; se esistenti, ne può essere incentivata la trasformazione in tal senso. Sono AEA gli ambiti specializzati per attività produttive dotati di “infrastrutture, servizi e sistemi idonei a garantire la tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente” (art. A-14 LR 20). La definizione dei requisiti delle AEA spetta alla Regione, che ha rinviato alla Direttiva regionale sulla Valutazione di impatto ambientale (LR 9/99). Secondo tale provvedimento per l’AEA: deve essere individuato il soggetto gestore unico delle infrastrutture, dei servizi e delle attrezzatura in dotazione all’AEA che consente una CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici maggiore razionalizzazione per la progettazione e l’uso delle reti materiali e immateriali (reti scolanti, raccolta di rifiuti tossici o ingombranti) con indubbi benefici; deve essere progettata e realizzata con contenuti urbanistico-territoriali di qualità, sulla base di una serie di specifiche; deve essere attuata una gestione ambientale di qualità, sulla base di una serie di specifiche. I contenuti urbanistico-territoriali di qualità e le condizioni di gestione ambientale vanno tenuti sotto costante monitoraggio nei suoi diversi elementi, ad opera del soggetto gestore, al fine di valutarne l’efficacia e la rispondenza ai criteri fissati. CASO STUDIO Mancasale Mancasale è l’ambito produttivo più consistente in termini di estensione e di attività insediate. Buono è il grado di accessibilità dalle principali in- di strade ortogonali spesso sovradimensionate rispetto ai flussi esistenti. Sono quasi del tutto assenti strutture che forniscano servizi, mentre continua a coesistere, adiacente alla Fiera, un seppur minimo tessuto residenziale. Il costruito è connotato da un’elevata densità volumetrica: una successione di capannoni industriali-artigianali che lascia poco spazio alle aree aperte pertinenziali, con un rapporto di copertura e un livello di impermeabilità del terreno molto elevato. Scarsa qualità urbana e ambientale hanno anche i parcheggi, gli spazi pubblici e il parco centrale sul quale è stato localizzato un edificio scolastico. Per questa importante zona produttiva, il PSC, prevede un forte processo di riqualificazione che, senza escludere il completamento delle previsioni, dovrà puntare in particolare all’innovazione tecnologica e, più in generale, sarà volta a conseguire le caratteristiche che connotano le aree ecologicamente attrezzate. Questo obiettivo dovrà comunque misurarsi con la consapevolezza che la trasformazione di aree produttive esistenti in AEA, pur presentando indubbi vantaggi anche per le imprese (unico soggetto gestore, condivisione di know-how, razionalizzazione delle risorse e degli oneri di manutenzione, elevati standard ambientali ed urbanistici), sottende complessità attuative maggiori rispetto all’insediamento di nuovi complessi produttivi progettati, fin dalla loro nascita, con le caratteristiche di AEA. E’ dunque necessario un approfondimento circa le opportunità economiche determinate dalle scelte di sostenibilità ecologica e sociale caratterizzanti le AEA. In tal senso le economie di scala nella gestione di tali aree (logistica, gestione delle reti, contenimento dei consumi energetici e smaltimento dei rifiuti) e lo scambio di know-how, possono rappresentare il maggior valore aggiunto rispetto ad aree tradizionali. frastrutture sia stradali (casello dell’A1 e accesso diretto al sistema delle tangenziali ora in corso di realizzazione), sia ferroviarie (presenza della stazione mediopadana dell’alta velocità e vicinanza alla stazione del servizio ferroviario locale). In termini qualitativi è servito dalle principali dotazioni tecnologiche. Al nodo infrastrutturale costituito da autostrada e stazione AV/AC è connessa la Fiera, inquadrata all’insediamento produttivo, con il quale, tuttavia, intrattiene scarse relazioni fisico morfologiche. L’osservazione della configurazione fisica degli spazi, evidenzia una scarsa qualità complessiva del tessuto urbano. Si tratta di un insediamento pressoché monofunzionale, organizzato su un reticolo 23 LINEE GUIDA INDICATE DAI PARTECIPANTI al lab 2 i luoghi della produzione Aree produttive e sostenibilità ambientale Le aree produttive sono spesso caratterizzate da elevate criticità ambientali, quali: scarsa permeabilità dei suoli, inquinamento luminoso, sprechi energetici, inadeguatezza delle reti fognarie, … Le linee guida del PSC devono incentivare standard ambientali di maggiore qualità (sia attraverso la riqualificazione dell’esistente, sia nella realizzazione di nuove aree produttive) attraverso: il rispetto del protocollo di Kyoto, la produzione di energia con fonti rinnovabili, l’utilizzo di tetti verdi, l’uso razionale della risorsa idrica, il recupero e riuso dei rifiuti, ecc… Aree produttive e sostenibilità sociale I nuovi luoghi della produzione devono essere caratterizzati: da una maggiore qualità e vivibilità degli spazi del lavoro; da un potenziamento delle relazioni con gli ambiti urbani (anche grazie ad infrastrutture in grado di promuovere una viabilità alternativa); dalla presenza di servizi sia alle persone che alle imprese; da una multifunzionalità di usi (ricreativi, commerciali, …) congrui con quelli produttivi; dalla dotazione e l’efficienza delle infrastrutture tecnologiche. Aree produttive e sostenibilità economica Uno dei principali problemi connessi all’attuazione di nuove zone industriali ad elevata qualità urbanistica ed ambientale, consiste nell’alto costo di acquisizione delle aree. In tal senso, la scelta dello strumento con il quale attuare le previsioni urbanistiche assume analoga importanza rispetto agli obiettivi di sostenibilità territoriale perseguiti nell’intervento. I poli produttivi sovracomunali L’eccessiva dispersione insediativa delle aree produttive, deve essere affrontata attraverso una pianificazione urbanistica e territoriale in grado di individuare un numero limitato di aree a valenza strategica sovracomunale, sulle quali investire in termini di servizi, infrastrutture, info-strutture e dotazioni ambientali. Queste aree, assieme alla riqualificazione di quelle esistenti, dovranno essere in grado di garantire risposte alle imprese locali che necessitano di nuovi spazi per innovare i propri processi produttivi, razionalizzare la logistica, migliorale l’immagine, qualificare le condizioni di lavoro e di sicurezza, in sostanza, per continuare a competere nel mercato globale. Aree Ecologicamente Attrezzate La trasformazione di aree produttive esistenti in AEA presenta indubbi vantaggi anche per le imprese (unico soggetto gestore, condivisione di knowhow, razionalizzazione delle risorse e degli oneri di manutenzione, elevati standard ambientali ed urbanistici), ma anche complessità attuative maggiori rispetto all’insediamento di nuovi complessi produttivi progettati, fin dalla loro nascita, con le caratteristiche di AEA. L’organizzazione delle AEA che prevede l’istituzione di un unico soggetto gestore consente una maggiore razionalizzazione per la progettazione e l’uso delle reti materiali e immateriali: si pensi alle reti scolanti, ma anche alla raccolta di rifiuti tossici o ingombranti, con indubbi benefici. CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici 3.3 LAB 3 il sistema paesaggio La convenzione Europea del Paesaggio La Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritta nel 2000 a Firenze, ha segnato un punto di svolta importante nella concezione del paesaggio e, conseguentemente, nelle politiche di gestione e tutela del territorio. Si può affermare che la Convenzione apporta contenuti innovativi almeno in due direzioni. In primo luogo, nell’affermare che tutto è paesaggio, passando in tal modo da una concezione estetica e perciò elitaria, fino ad oggi prevalente, ad un approccio omnicompresivo, che rende la dignità di “paesaggio” ad ogni porzione di territorio. In secondo luogo, la definizione stessa che viene data di paesaggio (“una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”), lo lega strettamente alla quotidianità, alle istanze ed ai desideri delle persone che lo vivono. L’ a t t r i b u z i o ne di valore a determinate porzioni di territorio - a determinati paesaggi - non viene più fatta, dunque, in base a valutazioni estetiche o ambientali ritenute “oggettive”, ma dando ampio spazio alla visione, all’interpretazione dei principali protagonisti in termini di costruzione, gestione e fruizione dei paesaggi: gli abitanti. Gli obiettivi di qualità paesaggistica, ossia “la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti […] delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita”, diventano lo strumento delle amministrazioni pubbliche per definire le politiche territoriali, mettendo al centro del processo decisionale “le popolazioni”. In altre parole, “la partecipazione”, deve diventare metodo di lavoro per la definizione delle scelte strategiche, delle politiche e dei progetti che costituiranno i principali strumenti urbanistici di governo del territorio, ovvero il PSC, la VALSAT, il RUE, il POC, fino ai Piani Urbanistici Attuativi. Il riconoscimento delle diversità paesaggistiche degli ambiti territoriali e la valorizzazione delle potenzialità paesistiche locali, rappresentano, in quest’ottica, elementi fondamentali per la costruzione di una reale qualità dei luoghi della quotidianità (luoghi dell’abitare, luoghi del lavoro, dello svago), in grado di restituire alla popolazione quel senso di appartenenza che, in alcuni casi, è fortemente incrinato. Il sistema paesaggio nel PSC Le strategie, le azioni progettuali e le politiche che verranno definite come indirizzi da sviluppare nel PSC sul tema del paesaggio, dovranno originarsi dalla consapevolezza che, fino ad oggi, le scelte di trasformazione del territorio e gli strumenti adottati per governarlo, non sempre sono riuscite a rispondere in modo coerente alle tematiche poste dalla qualificazione e gestione paesistica dei luoghi sui quali sono intervenuti. Occorre allora ripartire dalla seppur banale considerazione che ogni azione operata sul territorio contribuisce alla sua trasformazione: può cioè consolidarne o frammentarne le relazioni, attraverso la costruzione di nuovi riferimenti o la valorizzazione di quelli esistenti. Si evince, pertanto, quanto sia importante interrogarsi su come rendere esplicito e condivisibile il rapporto tra previsioni di piano e progetto/idea di paesaggio che esse sottendono. A tal fine si propone una metodologia di lettura interpretativa del paesaggio, finalizzata a guidare e verificare le azioni di piano (trasformazione, recupero, riorganizzazione e valorizzazione del territorio), attraverso: 1. la ricostruzione dell’identità dei luoghi grazie all’individuazione delle caratteristiche qualificanti o dequalificanti che hanno nel tempo definito l’attuale profilo fisico e socio-economico di un determinato contesto. Le trasformazioni fisiche sia in passato che attualmente, in modo più o meno consapevole, sono il risultato di diversi atteggiamenti rispetto allo stato dei luoghi su cui intervengono: possono porsi in rapporto con i caratteri naturali, i caratteri dell’architettura del paesaggio, i caratteri storici e culturali, rappresentando in questo caso elementi di forza ed eccellenze da sottolineare; oppure possono sovrapporsi ad essi in modo indifferente e/o contrastanti, rappresentando in questo caso 25 elementi di debolezza e di criticità da risolvere attraverso una riqualificazione paesistica dell’ambito; a spazi/oggetti del paesaggio di riferimento; la conservazione dei naturali assi di flusso ecologico, quali fiumi, siepi e boschi. 2. l’individuazione delle tendenze evolutive e delle domande di trasformazione per il futuro. Questa attività conoscitiva ha la finalità di analizzare i principali processi di trasformazione in atto, previsti e prevedibili, che, per cause antropiche e naturali, si prevede che investiranno il territorio allo scopo di prevederne l’incidenza sui caratteri fisici e sui significati del paesaggio (censimento degli interventi di progettazione e/o di politiche in atto sul tessuto territoriale individuando in questo modo i processi di costruzione del paesaggio e delle esigenze locali); Il percorso metodologico si fonda su alcuni nuclei di attività non rigidamente organizzati in sequenza. Ognuno di questi ha uno sviluppo con caratteristiche proprie, capaci però di generare sinergie e strategie correlate. 3. il riconoscimento delle reti e delle relazioni che strutturano il territorio, attraverso: la ricostruzione delle vicende storiche che hanno portato all’attuale organizzazione dei luoghi; la definizione della percezione dei luoghi da parte degli abitanti, rilevando le attribuzioni di significati In alcuni dei nuclei di attività prevalgono gli aspetti della lettura e dell’interpretazione dei caratteri del paesaggio, in altri quelli del confronto con le popolazioni e della definizione partecipata di strategie paesaggistiche. Il tema del paesaggio rappresenta una delle principali e concrete occasioni per intervenire sul territorio. In particolare, risulterà strategica l’applicazione delle linee guida proposte per attivare processi di valorizzazione puntuali e diffusi. Nell’obiettivo condiviso di gestire i cambiamenti futuri, in modo tale da valorizzare e conservare CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici la singolarità e la qualità di ogni contesto territoriale, la priorità sarà quella di trovare la giusta sintesi fra pianificazione, gestione e salvaguardia del territorio. In tal senso, la normativa sul territorio agricolo, non dovrà condurre ad una museificazione, bensì ad una valorizzazione di esso, attraverso il recupero: degli elementi tipici della pianura reggiana; del patrimonio edilizio storico; dei percorsi; delle aperture visive e dei cunei verdi, come elementi di discontinuità nel tessuto periurbano; dell’uso agricolo del territorio, anche grazie a politiche d’incentivazione e di sostegno in una prospettiva di sviluppo sostenibile. A partire dalla conferma degli elementi considerati qualificanti e identitari, intesi altresì quali invarianti del Piano, si dovranno perseguire politiche e strategie di qualità architettonica e paesaggistica. Bisognerà, in particolare, assicurare maggiore coerenza fra le scelte di qualità effettuate in fase di pianificazione territoriale, e quelle demandate alla scala edilizia e architettonica, anche attraverso la predisposizione condivisa di indirizzi, azioni e buone pratiche, concorrendo in questo modo all’innalzamento complessivo dello standard qualitativo relativo sia al costruito che alle opere di urbanizzazione. Si dovranno pensare adeguati criteri di localizzazione e di densità privilegiando progetti unitari caratterizzati da un maggior coordinamento architettonico – urbanistico e da un’ottimale equilibrio tra gli indici di edificabilità, ma soprattutto da norme chiare e precise che definiscano l’edificato come elemento ecocompatibile attraverso prescrizioni puntuali volte all’applicazione di sistemi quali l’uso di fonti energetiche rinnovabili, le tecnologie della bioarchitettura e la previsione di maggiori spazi verdi. serimento di elementi tipici dell’identità locale di pianura (piantate, filari alberati, maceri, ...). Attraverso tale azione, frutto di un progetto ragionato e condiviso di inserimento di elementi naturali in chiave filologica, l’apporto valorizzativo acquisterà una dimensione diffusa soprattutto dove le aree a valenza naturalistica andranno a strutturare una griglia di supporto ad un sistema complesso di relazioni tra le varie componenti territoriali paesaggistiche (reti ecologiche). In linea con tale attività sarà anche previsto un rafforzamento delle aree boscate, verranno proposte nuove aree oltre all’ampliamento di quelle gia esistenti e, in questo modo, si contribuirà all’idea di ricreare nuovi attraversamenti, quali percorsi, restringimenti, aperture visive, avvalorando oltre alla trama dei percorsi, anche le suggestioni percepibili nell’attraversamento del territorio extraurbano. Sono previste, inoltre, attività di carattere più puntuale come: il censimento delle reti tecnologiche e infrastrutturali del territorio comunale; norme di RUE in continuità rispetto alle recenti modifiche al vigente Regolamento Edilizio Comunale, mirate a soddisfare i sopraccitati obiettivi di qualità e sostenibilità nell’edilizia; l’introduzione di una efficace fase di collaudo, la quale rappresenterà una garanzia per la rispondenza del progetto alle linee guida del piano. Sarà prioritario muovere azioni che contrastino gli effetti negativi imputabili alla dispersione urbana (eccessivo uso e consumo di suolo, di risorse territoriali, di spazi aperti; maggiori spostamenti in automobile; utilizzo di aree con forti carenze nei servizi), perseguendo strategie di crescita compatta, sviluppata in continuità rispetto al tessuto esistente. Risulterà, dunque, prioritario riqualificare aree dismesse attraverso operazioni di ricucitura e di rifunzionalizzazione urbana. In questo modo sarà possibile promuovere una reale razionalizzazione della viabilità connessa agli spostamenti privati, nonché la conservazione del patrimonio ambientale, architettonico, culturale del territorio extraurbano. Un ulteriore attività valorizzativa viene individuata nell’arredo paesaggistico, ossia attraverso l’in- 27 LINEE GUIDA INDICATE DAI PARTECIPANTI al lab 3 il sistema paesaggio La partecipazione La partecipazione alla definizione delle scelte strategiche del nuovo piano urbanistico (attraverso lo scambio sinergico tra Pubblica Amministrazione e cittadini), può determinare un prezioso valore aggiunto alle politiche ed ai progetti che costituiranno il PSC. Tale confronto deve, proseguire anche durante le successive fasi decisionali del processo di trasformazione del territorio (VALSAT, RUE, POC, Piani Urbanistici Attuativi), affinché anche le azioni concrete, conseguenti alle scelte del PSC, siano sostenute da un continuo scambio di informazioni. Pianificazione, gestione e salvaguardia del territorio agricolo L’equilibrio fra pianificazione, gestione e salvaguardia del territorio dovrebbe trovare giusta sintesi nell’obiettivo condiviso di gestire i cambiamenti futuri, in modo tale da valorizzare e conservare la singolarità e la qualità di ogni contesto territoriale. In tal senso, la normativa sul territorio agricolo, non deve condurre ad una museificazione, bensì ad una valorizzazione di esso, attraverso il recupero: degli elementi tipici della pianura reggiana (piantate, filari alberati, maceri, ...); del patrimonio edilizio storico; dei percorsi; delle aperture visive e dei cunei verdi, come elementi di discontinuità nel tessuto periurbano; dell’uso agricolo del territorio, anche grazie a politiche d’incentivazione e di sostegno in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Si sottolinea l’importanza del concetto di “valore”, inteso non solamente in senso economico e monetario, ma soprattutto nella sua accezione umanistica, ovvero come la risultante del connubio fra i numerosi aspetti sociali, culturali, storici ed ambientali che caratterizzano l’identità del territorio. Per la preparazione del nuovo piano urbanistico, risulta fondamentale, l’analisi preliminare volta sia alla conoscenza del territorio (ad esempio, attraverso un censimento di tutte le reti tecnologiche) sia all’individuazione delle cosi dette “invarianti territoriali”. Qualità architettonica e paesaggistica Occorre assicurare maggiore coerenza fra le scelte di qualità effettuate in fase di pianificazione territoriale, e quelle demandate alla scala edilizia e architettonica. Ad esempio, attraverso la predisposizione condivisa di indirizzi, azioni e buone pratiche, si potrebbe concorrere all’innalzamento complessivo dello standard qualitativo relativo sia al costruito che alle opere di urbanizzazione. Gli interventi futuri dovranno relazionarsi con i contesti nei quali si inseriranno per dimensioni, tipologia e relazioni, al fine di evitare incongruenze urbanistiche e paesaggistiche. Si dovranno pensare adeguati criteri di localizzazione e di densità privilegiando progetti unitari (maggior coordinamento architettonico – urbanistico e predisposizione di un migliore equilibrio tra gli indici di edificabilità, attualmente considerati troppo alti). Si ravvisa, inoltre, la necessità di inserire nel RUE norme chiare e precise che definiscano l’edificato come elemento ecocompatibile e che prescrivano al progettista ed al costruttore il rispetto di una considerevole percentuale di edificabilità verde che passi anche attraverso l’applicazione di sistemi quali il fotovoltaico e il solare termico. Contemporaneamente, una efficace fase di collaudo, consentirebbe la rispondenza del progetto alle linee guida del piano, salvaguardando gli interessi collettivi. Crescita compatta Gli interventi ai quali andrà in contro la città di Reggio Emilia, il suo territorio periferico, le frazioni, gli aggregati esistenti e in particolare la zona sud (con le eccellenze dell’area via Settembrini), dovranno seguire strategie e politiche di pianificazione, capaci di contrastare gli effetti negativi imputabili alla dispersione urbana: eccessivo uso e consumo di suolo, di risorse territoriali, di spazi aperti non frammentati o compromessi; maggiori spostamenti in automobile; utilizzo di aree con forti carenze nei servizi. Occorre, pertanto, promuovere una crescita “più compatta” che si sviluppi in continuità rispetto al tessuto esistente, occupando prioritariamente aree dismesse, attraverso operazioni di riqualificazione urbana. Solo in questo modo è possibile promuovere una reale razionalizzazione della viabilità connessa agli spostamenti privati, nonché la conservazione del patrimonio ambientale, architettonico, culturale del territorio extraurbano. CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici Arredo paesaggistico Occorre valutare la possibilità di attivare azioni volte all’arredo paesaggistico, attraverso l’inserimento di elementi tipici dell’identità locale di pianura, quali: piantate, filari alberati e maceri. Attraverso tale azione, frutto di un progetto ragionato e condiviso di inserimento di elementi naturali in chiave filologica, l’apporto valorizzativo acquisterebbe una dimensione diffusa soprattutto dove le aree a valenza naturalistica andranno a strutturare una griglia di supporto ad un sistema complesso di relazioni tra le varie componenti territoriali paesaggistiche (reti ecologiche). Un’ulteriore intervento può essere individuato nel rafforzamento delle aree boscate: devono venire proposte nuove aree oltre all’ampliamento di quelle gia esistenti e, in questo modo, contribuire all’idea di ricreare nuovi attraversamenti, quali percorsi, restringimenti, aperture visive, avvalorando oltre alla trama dei percorsi, anche le suggestioni percepibili nell’attraversamento del territorio extraurbano. Valutazione preventiva di sostenibilità ambientale Il territorio extraurbano è maggiormente sensibile alle trasformazioni urbanistiche ed agli effetti che esse comportano (traffico indotto, sistemi di depurazione delle acque, …). In tal senso, estremamente utile, può essere lo strumento della Valsat che permette di valutare preventivamente la sostenibilità territoriale ed ambientale degli effetti derivanti dalla attuazione delle scelte strategiche e strutturali del piano urbanistico. Nel contempo, individua le misure volte a mitigare le eventuali criticità ambientali e territoriali già presenti e ad impedire, ridurre o compensare, i potenziali futuri impatti negativi delle scelte operate. 29 3.4 LAB 4 il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa Gli orientamenti, più volte enunciati, del nuovo Piano Strutturale Comunale, prevedono strategie incentrate sulla valorizzazione dell’esistente, sulla qualificazione diffusa delle risorse territoriali e sociali, sull’innovazione, sulla solidità delle relazioni che ha affermato il “sistema Reggio” come realtà collocata a pieno titolo nel contesto regionale e, più ancora, in quello europeo e internazionale. Le strategie di riqualificazione alla base degli orientamenti del nuovo PSC, interessano, in particolare, oltre alla valorizzazione delle “aree a grande valenza strategica” (i Poli di Eccellenza), la trasformazione leggera dell’esistente, da attuarsi attraverso interventi diretti, i cui requisiti, saranno in linea con gli indirizzi definiti dal PSC, ma governati dal RUE che gestirà gli insediamenti urbani e i servizi. Queste trasformazioni caratterizzeranno la città nel prossimo futuro, valorizzando il ruolo di alcune aree e cambiando radicalmente il ruolo di altre. La stessa scelta di puntare in primo luogo su nuovi poli di eccellenza, si basa sulla riqualificazione di particolari tessuti o sedi della città e del territorio, piuttosto che sulle nuove crescite da aggiungere a quanto già esiste. Occorrerà, allora, individuare aree su cui sarà potenzialmente possibile attivare programmi di recupero e trasformazione dell’esistente. Al riguardo già sono presenti sul territorio attrezzature dimesse o in via di dismissione, su cui poter aprire scenari di prospettiva senza aggravio del carico urbanistico esistente. Per fare questo sarà necessario ricercare ed incentivare una maggiore sinergia pubblico-privato finalizzata alla realizzazione di progetti di interesse collettivo, all’interno dei quali, l’Amministrazione Comunale deve fungere da stimolo ad un vero processo di responsabilizzazione dei soggetti privati chiamati in causa. Ogni nuovo intervento, rappresenta in tal senso, un’occasione per far convergere, attorno al progetto territoriale e di comunità che si persegue, le intelligenze e le risorse dei molti soggetti privati, che assieme alle istituzioni, devono caratterizzarsi come i protagonisti dello sviluppo locale. All’interno di questa strategia di riqualificazione urbana, alcune iniziative emergono in modo particolare: la riqualificazione della via Emilia con azioni di incentivo per il recupero dei tessuti urbani l’ungo l’asse viario storico, uno degli elementi identitari più forti della città, e la predisposizione di convincenti soluzioni per una viabilità alternativa; la riqualificazione del polo produttivo di Mancasale, con l’obiettivo di dotare questa zona delle caratteristiche che connotano le aree ecologicamente attrezzate, con particolare attenzione alle nuove tecnologie e al mix funzionale legato all’innovazione tecnologica; la riqualificazione dei tre corsi d’acqua che attraversano il Comune, attraverso una riqualificazione naturalistica relativa all’ambiente urbano circostante per il Crostolo e un’ altra per l’ambiente extraurbano sulle sponde del Modolena e del Rodano; in conclusione, occorre “ripensare” la città dentro i suoi attuali confini, ricercando qui le occasioni e le risposte ai principali bisogni. Per fare questo, le ipotesi di lavoro sono duplici: da un lato occorre favorire e incentivare la trasformazione dell’esistente, investendo prioritariamente sui poli di eccellenza e sul recupero e riuso di aree dimesse (Cap, mercato ortofrutticolo, …); dall’altro qualificare i tessuti esistenti, incrementando le dotazioni di servizi e promuovendo una maggiore qualità architettonica ed ambientale, anche attraverso progetti specifici quali, appunto, la riqualificazione della via Emilia, della Zona nord, delle Frazioni, ecc… CASO STUDIO la struttura urbana della via Emilia La città lineare lungo la Via Emilia rappresenta per Reggio, come per tutte le città sviluppate lungo tale asse, una città dentro la città. Una delle principali immagini urbane che contribuisco a definire la storia e l’identità del territorio. Quest’ambito merita un approfondimento progettuale specifico, necessario non solo per affrontare le note criticità trasportistiche, ma soprattutto per definire le strategie per una sua riqualificazione complessiva, attraverso: azioni di qualificazione diffusa dell’edificato esistente, la definizione di specifiche azioni progettuali che affrontino e risolvano le principali criticità presenti e la valorizzazione delle emergenze storico naturalistiche esistenti. La riqualificazione della Via Emilia rappresenta un progetto dallo straordinario impatto sul territorio. Essa è sempre più percepita come una barriera, un disagio, un pericolo. Il territorio attraversato è stato banalizzato. L’incremento della conurbazione e dell’edificazione sui bordi della strada senza CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici zione, residenze). soluzione di continuità, ha determinato una progressiva perdita della percezione dell’intercalato lineare costituito da centri storici, dalle periferie di prima espansione e dalla campagna causando una generale perdita di identità dei luoghi che si attestano lungo la strada. Fenomeno che ha a sua volta causato trasformazioni non sempre idonee sia per qualità funzionale che architettonica. Si è venuto così a perdere anche la percezione della via Emilia come elemento ordinatore del tessuto urbano e fonte di orientamento territoriale per l’abitante come per il viaggiatore. Il processo di riqualificazione dovrà, allora, essere particolarmente attento a restituire valore identitario agli ambiti periferici e alle frazioni attraverso una rivisitazione, in chiave moderna, della ruralità ormai passata. Dovranno essere riscoperti i valori economici, culturali e sociali caratteristici di questo luogo e, soprattutto, occorrerà ritrovare la perduta ospitalità e quotidianità d’uso della strada, attraverso spazi e architetture che sappiano ridare vita alla socialità. La via Emilia è ancora in grado di restituire, una volta scandita e riordinata, quella varietà paesaggistica e di luoghi capace di conferire alla strada un’identità viva, abitata, dove anche il progetto contemporaneo può dare un apporto consapevole alla trasformazione delle parti. Le azioni per una riqualificazione diffusa Nel concreto, pensare ad un processo di riqualificazione della via Emilia, significa: da un lato progettare un insieme sistematico di azioni incentivanti per il recupero dei tessuti urbani posti l’ungo l’asse viario storico; dall’altro individuare soluzioni convincenti per una viabilità alternativa, senza omettere interventi di valorizzazione intorno a tutto ciò che vi è insediato (servizi, luoghi di aggrega- L’ambito” della via Emilia ha, da sempre, assommato aspetti di comunicazione generale e di crescita urbana, oggi entrati in forte conflitto. In particolare, il ruolo trasportistico della via Emilia, sta soverchiando quello dedicato ad ospitare i luoghi della vita quotidiana generando, inoltre, impatti negativi sia dal punto di vista ambientale che di vivibilità dei luoghi. Assume, allora, assoluta priorità la programmazione di una soluzione alternativa alla mobilità, in grado di innescare virtuosi meccanismi di riqualificazione del tessuto urbano esistente, anche attraverso il ripensamento ad un sistema infrastrutturale policentrico, con assi di collegamento nord/sud da potenziare e assi trasversali (quali la pedemontana e la cispadana), da concretizzare. La via Emilia è, per questi motivi, oggetto di uno studio a scala regionale per la definizione di un tracciato parallelo e alternativo. In particolare, per il settore ovest della città, il Comune e la Provincia, in collaborazione con le Province di Parma e Piacenza, hanno già predisposto uno “Studio per l’individuazione di un corridoio infrastrutturale in variante alla strada SS 9 via Emilia”, nel quale si sviluppa un’ipotesi che corre parallela all’asse ferroviario storico Milano –Bologna. La progettazione e localizzazione dell’infrastruttura dovrà essere al contempo particolarmente attenta all’inserimento paesaggistico e ambientale e alla contestualizzazione della complanare nell’assetto del territorio, evitando di creare dei non luoghi in un territorio già pesantemente infrastrutturato. Da sola, tuttavia, la progettazione della complanare non sarà sufficiente. Occorre, infatti, ripensare complessivamente il sistema di accessibilità locale, attraverso la creazione di zone a traffico limitato in corrispondenza dei nuclei storici, in grado di deviare, di volta in volta, il traffico sulla complanare o su altre di strade di attestamento rispetto ai quartieri esistenti. Un ruolo prioritario lo rivestono, inoltre, sia il potenziamento del trasporto pubblico, sia la realizzazione e sistematiz- 31 zazione dei percorsi ciclopedonali (da realizzarsi anche lungo l’asse della linea ferroviaria storica) di collegamento fra le Frazioni e il Centro città. Il ruolo monumentale che la via Emilia mantiene nel territorio attraversato, in quanto matrice propria di sviluppo, deve poter innescare azioni di recupero degli edifici e dei complessi di particolare valore storicoarchitettonico-testimoniale e la riqualificazione dei centri storici delle frazioni localizzate lungo il percorso viario. Il tutto visto all’interno del contesto più vasto del paesaggio e dei corridoi ecologici, in una logica sistemica volta a evitare la “saldatura” tra centri urbani, quartieri e frazioni, attraverso il mantenimento (e se possibile il recupero) dei cunei verdi naturali. Sarà necessario, a tal fine, migliorare il grado di consapevolezza e di conoscenza dei processi di trasformazione in atto, per agevolare la realizzazione di progetti di grande qualità urbana ed edilizia anche attraverso una governance pubblica che presupponga la condivisione con i residenti delle strategie e degli interventi ipotizzati sul territorio. In quest’ottica di riqualificazione urbana e funzionale della via Emilia è necessario provvedere ad un’analisi delle presenze insediative (degli edifici incongrui, dimessi o in fase di dismissione), studiando opportuni meccanismi di recupero urbano anche attraverso dispositivi di ridistribuzione degli assetti funzionali non più congrui al contesto territoriale, e delocalizzazione delle opere/funzioni incongrue. In particolare, la riqualificazione del tessuto produttivo esistente, dovrebbe tenenere in considerazione la riconversione, ipotizzando anche casi di “diradamento degli insediamenti esistenti” e ragionando sulla realizzazione di eco-distretti con cicli produttivi chiusi. CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici LINEE GUIDA INDICATE DAI PARTECIPANTI al lab 4 il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa La riqualificazione delle frazioni e l’effetto città La riscoperta dell’identità della strada Nel tempo si è assistito ad un progressivo perdersi del senso di comunità e di identità degli insediamenti lungo la via Emilia. La strada è sempre più percepita come una barriera, un disagio, un pericolo. Il territorio attraversato è stato banalizzato. La via Emilia deve, quindi, essere riscoperta nei suoi valori economici, culturali e sociali e, soprattutto, occorre ritrovare la perduta ospitalità e quotidianità d’uso della strada attraverso luoghi e architetture che sappiano ridare spazio alla socialità. E’ necessario valorizzare la periferia restituendo alle frazioni il loro ruolo identitario che è legato ad una rivisitazione, in chiave moderna, della ruralità passata. RIQUALIFICARE la via Emilia vuol dire quindi valorizzare l’asse infrastrutturale, il tessuto circostante, e quello che vi è insediato (servizi, luoghi di aggregazione, le residenze). Il valore identitario della via Emilia è riconosciuto storicamente a livello regionale, e non solo. La strada è stata e sarà sempre, il centro ordinatore di rapporti e di valori. Occorre però riconfermare e recuperare un ruolo della via Emilia, legato al passato ma proiettato al futuro, con l’obiettivo di ricostruire una maggiore qualità di vita. La mobilità “L’ambito” della via ha, da sempre, assommato aspetti di comunicazione generale e di crescita urbana, oggi entrati in forte conflitto. In particolare, il ruolo trasportistico della via Emilia, sta soverchiando quello dedicato ad ospitare i luoghi della vita quotidiana. Assume, allora, assoluta priorità la programmazione di una soluzione alternativa alla mobilità, in grado di innescare virtuosi meccanismi di riqualificazione del tessuto urbano esistente. Occorre pensare ad un sistema infrastrutturale policentrico, con assi di collegamento nord/sud da potenziare e assi trasversali, quali la pedemontana e la cispadana, da concretizzare. Occorre, soprattutto, progettare un’alternativa alla via Emilia per ridurre il traffico di attraversamento est/ovest. La progettazione e localizzazione dell’infrastruttura dovrà essere particolarmente attenta all’inserimento paesaggistico e ambientale; e dovrà avere cura di evitare la nascita di “non luoghi”. Queste opere devono essere affiancate dalla creazione di azioni di moderazione del traffico in corrispondenza dei nuclei storici, dal potenziamento del trasporto pubblico, dalla realizzazione e sistematizzazione dei percorsi ciclopedonali, anche prevedendo attestamenti lungo l’asse della linea ferroviaria storica, di collegamento fra le Frazioni e il Centro città . Qualità della pianificazione e progettazione Occorre pianificare e progettare con maggiore attenzione la qualità del costruito, riappropriandosi dei dettagli e diversificando gli approcci progettuali del territorio costruito e della campagna. È necessario migliorare il grado di consapevolezza e di conoscenza dei processi di trasformazione in atto, per agevolare la realizzazione di progetti di grande qualità urbana ed edilizia. È indispensabile mantenere e preservare i varchi naturali esistenti lungo la via Emilia, come parte di un complesso sistema di paesaggio che mira alla valorizzazione e qualificazione del territorio urbano ed extra urbano. Imprescindibile è l’azione di recupero degli edifici e dei complessi di particolare valore storicoarchitettonico- testimoniale e la riqualificazione dei centri storici delle frazioni localizzate lungo il percorso viario della via Emilia. In quest’ottica di riqualificazione urbana e funzionale della via Emilia è necessario provvedere ad un’analisi delle presenze insediative (degli edifici incongrui, dimessi o in fase di dismissione) studiando opportuni meccanismi di recupero urbano anche attraverso dispositivi di ridistribuzione degli assetti funzionali non più congrui al contesto territoriale. In conclusione sembra importante individuare, quale metodo di governance pubblica, la condivisione con i residenti delle strategie e degli interventi ipotizzati sul territorio. 33 3.5 LAB 5 il sistema del welfare Le politiche urbane rappresentano, in modo sempre più evidente e generalizzato, il motore essenziale dello sviluppo economico e culturale. Congestione del traffico, dispersione insediativa, fuga dalle città, terziarizzazione, insicurezza e degrado non hanno minimamente scalfito questo oggettivo riscontro: è nelle città che si produce il vantaggio competitivo necessario al progresso economico e sociale. Ma è nelle città che si concentra e si deposita anche il frutto faticoso della complessità, della diversità, della densità che sta a monte e a valle di questo progresso economico e sociale. Così, qualità dell’aria, qualità dei servizi, assistenza, accessibilità, socialità e rete di solidarietà, occasioni di cultura e di formazione, di decoro e bellezza dei luoghi risultano componenti fragili di questo complesso contesto. Anche Reggio, naturalmente, risente, sebbene in misura più attenuata rispetto ad altre città, di questa fragilità del contesto urbano. Alle difficoltà generali, peraltro, la eccezionale intensità della produzione edilizia reggiana aggiunge un particolare malessere, quello connesso ad una qualità della progettazione e del conseguente paesaggio urbano non sempre all’altezza delle aspirazioni cittadine. Si affaccia dunque una rinnovata esigenza di qualità della vita e del suo paesaggio, connessa ai mutamenti di ritmo, di intensità e di condizioni di utilizzo della città, dei suoi servizi e delle principali attrezzature urbane e territoriali. Accanto alle grandi azioni strategiche, che puntano sui luoghi di eccellenza per rilanciare l’innovazione e l‘immagine complessiva di Reggio Emilia in ambito regionale, e più ancora a livello internazionale, il nuovo piano accoglie e vuole soddisfare le forti domande che emergono in città: coniugare le esigenze del territorio alla dimensione sociale. La prima domanda a cui intende offrire una risposta riguarda il fabbisogno di case per le fasce più deboli e una più efficace pianificazione dei servizi. Lo sviluppo del secondo asse strategico, consistente nel supporto alla coesione sociale e all’integrazione, può infatti consentire a Reggio di mantenere posizioni di primato in ambito europeo, sostenuta da quella cultura formativa, di educazione al senso civico e alla solidarietà che, tipica della terra emiliano/romagnola, caratterizza il cittadino reggiano così come la storia della città. Per quanto riguarda le attrezzature urbane pubbliche, l’argomento si sta approfondendo nell’ambito di un impegnativo lavoro, volto, in specifico, alla pianificazione del sistema delle dotazioni territoriali: il Piano dei Servizi. Il lavoro coinvolge fortemente vari assessorati e, in modo particolare, le circoscrizioni, per dare voce agli abitanti dei quartieri e delle frazioni nel territorio extraurbano. Sono attivi in città oltre 20 gruppi di lavoro impegnati ad esplorare ed interpretare la dimensione fisica e percettiva dei luoghi. Il Piano dei Servizi, parte integrante del PSC, divide il territorio in 57 ambiti, tracciati valutando i limiti storici e secondo la percezione di quartiere degli abitanti, costituendo una mappa condivisa. Per ognuno di questi è stato avviato un percorso di comprensione del territorio, attento all’individuazione delle specifiche peculiarità, effettuato tramite l’ausilio di diversi attori, interni ed esterni alla Pubblica Amministrazione. Nella prima fase sono stati indagati i servizi presenti in città, ambito per ambito. Un censimento puntuale di alcune categorie ritenute di primaria importanza ha verificato lo stato di fatto, fotografando ciò che esiste sul territorio. Successivamente si è predisposta una prima lettura interpretativa dello stesso, capace di dare voce all’identità specifica di ogni quartiere, frazione, delle singole potenzialità e criticità. Un processo complesso che si concretizzerà appieno componendo gli sguardi dei cittadini e la visione globale della Pubblica Amministrazione, per realizzare un quadro conoscitivo condiviso. La seconda fase propone esplorazioni progettuali capaci di restituire identità e memoria ai luoghi, per renderli maggiormente fruibili e vissuti in tutte le loro potenzialità, attuando politiche finalizzate alla riscoperta delle comunità locali, perno della moderna vita urbana. Ad una analisi così dettagliata del territorio si è affiancato un articolato processo di sintesi, capace di mettere a sistema le dotazioni territoriali esistenti e quelle che potrebbero servire nel futuro, individuando contestualmente le criticità a livello comunale sulle quali intervenire. In particolare CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici ‘95-’05 sono stati individuati tre tematismi su cui lavorare: il sistema delle attrezzature generali, il sistema dei servizi educativi, il sistema del verde. Parallelamente si è avviato un percorso sperimentale (collegato al Piano dei Servizi), volto ad individuare le principali problematiche connesse all’offerta di servizi educativi. Tale percorso, che ha coinvolto diversi assessorati, ha sviluppato una diversa metodologia di analisi, capace di individuare le gerarchie di possibili interventi futuri. La metodologia di cui oggi si dispone per rispondere alle esigenze del sistema educativo della scuola dell’obbligo, in particolare della scuola elementare, presenta alcuni elementi di criticità. La riflessione sviluppata fino a qui, conferma, per un verso, la validità di alcuni criteri storicamente utilizzati per la definizione dei bacini scolastici, per un altro esprime la necessità di innovare gli strumenti di lettura del territorio per renderli maggiormente compatibili con le trasformazioni sociali del contesto cittadino. L’obiettivo di coniugare le esigenze del territorio alla dimensione sociale presuppone una capacità di lettura interpretativa della complessità sociale. Occorre anzitutto ragionare in un’ ottica di condivisione e partecipazione; in secondo luogo è necessario snellire, non banalizzando ma riducendo all’essenziale, la molteplicità degli elementi che innervano il sistema sociale. In altre parole occorre avere un’ipotesi di sviluppo locale chiara. La novità della cultura contemporanea, nonostante la compresenza di forme contraddittorie che la caratterizzano, consiste nella diffusa coscienza dell’opportunità di partecipazione alla polis (intesa come vita politica). Inoltre si fa strada con decisione la consapevolezza che l’analisi della città non può che essere generata attraverso una transdisciplinarietà, ovvero tramite l’integrazione ed il confronto di differenti saperi, capaci di costituire una pluralità di fonti conoscitive e interpretative. Dunque per poter concretizzare una ricostruzione il più possibile realistica di quel complesso intersecarsi di fattori materiali e simbolici che si stratificano nella città, è necessario porsi in una dimensione di ascolto e di relazione con gli specialisti del territorio, gli abitanti, e con coloro che a vario titolo lo vivono. Gli strumenti di lettura tecnici, efficaci per una lettura della realtà che restituisce peculiarità, ricchezze e diversità, rischiano, d’altro lato, di costituirsi come linguaggio a sé stante, retto solo da verifiche interne; occorre allora avvalersi di uno strumento di pianificazione urbanistica che riporti la partecipazione e la condivisione al centro della suo agire, uno strumento che riconduca la visione particolare ad un quadro d’insieme: il Piano Strutturale Comunale. La città è un laboratorio di relazioni sociali, può favorire opportunità di incontro, modi alternativi di stare insieme, generatori di nuove possibilità di convivenza. In quest’ottica la famiglia assume un ruolo fondamentale può diventare propulsore virtuoso di meccanismi di integrazione. Risulta, pertanto, un interlocutore privilegiato su cui investire. Parallelamente lo spazio fisico ove la famiglia abita: la casa, il quartiere, diventa ambito di lavoro cruciale, terreno fertile di negoziazione, dove si recupera la dimensione dell’uomo, il senso di responsabilità, di ascolto dell’altro, di adattamento, sfuggendo soluzioni individuali spesso autoreferenziate. L’unità abitativa-territoriale è il primo livello sul quale agire. Si tratta pertanto di avviare azioni volte ad una socialità poliedrica, favorendo la mixofilia e il dialogo, e contemporaneamente di favorire lo sviluppo della città pubblica, capace di 35 riqualificare le strutture di servizio esistenti in ogni quartiere, implementandone la presenza omogenea in ogni parte della città. Le politiche per il raggiungimento di una maggiore integrazione sociale sono orientate al riconoscimento degli spazi civici deputati al confronto: uno di questi è la scuola, che si deve sempre più caratterizzare come luogo identitario del territorio. La definizione del bacino scolastico diventa in questa ottica un’occasione importante per recuperare la dimensione locale. L’autonomia della dimensione privata deve coniugarsi alla presenza del servizio scolastico nel quartiere di abitazione. È auspicabile che il criterio di vicinanza al luogo di abitazione sia da privilegiare, affiancato, in una gradualità gerarchica, ai criteri sociali di integrazione di differenti gruppi sociali, al numero massimo di frequentanti possibili, agli spazi della scuola, alla sua capienza, mantenendo dunque una certa flessibilità. Ipotizzare corsie preferenziali per coloro che investono nella dimensione locale, magari anche nell’ottica di genere, potrebbe essere una delle strategie da mettere in campo. Nella scelta della scuola si coglie anche l’occasione per diffondere forme di aggregazione, anche extrascolastica, individuando quello spazio e quegli utenti come canali privilegiati per la costituzione di reti sociali integrate. Ovviamente l’edificio scolastico, per assolvere a queste differenti funzioni, dovrebbe avere una struttura flessibile ed essere dotato degli spazi e delle attrezzature necessarie per lo svolgimento delle attività, notevolmente difformi dal passato per il mutato contesto sociale. Alcune tematiche emerse a livello locale assumono un’importanza a scala territoriale più ampia, quali ad esempio il tema della accessibilità ai servizi educativi e più in generale a tutti i servizi pubblici presenti. Si auspica che la riscoperta della dimensione di quartiere contribuisca ad arginare in parte i disagi causati dalla consistente mobilità attuale, generata anche dai flussi individuali automobilistici di accompagnamento ai servizi. In particolare la presenza di un trasporto pubblico efficiente, una rete di piste ciclabili e percorsi pedonali in sicurezza, potrebbero essere di ausilio per una migliore accessibilità al servizio pubblico. In quest’ottica un progetto importante, nato dalle esigenze di una comunità locale e gestito attraverso genitori, insegnanti, istituzioni, associazioni, è attivo in diverse scuole elementari e medie: il bicibus, capace di mettere in relazione mobilità, educazione stradale e civica, sviluppo fisico, contenimento dell’inquinamento e socialità. I nuovi strumenti della pianificazione urbanistica svolgono un ruolo significativo in quanto propongono ed incentivano, in alcuni casi rendendole prescrittive, strategie di governo del territorio che perseguano obiettivi di qualità dei servizi e coesione sociale. In particolare la perequazione urbanistica, già introdotta dal vigente piano regolatore, introduce l’obbligo da parte del privato proponente un’iniziativa urbanistica, di contribuire alla costruzione della città pubblica, cedendo parte della superficie territoriale in sua proprietà, al fine di realizzare strutture di servizio o aree da destinare a verde pubblico (destinazione a standard). L’orientamento attuale dell’Amministrazione è quello di indirizzare le cessioni compensative sempre più all’edificazione di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) per favorire l’integrazione ed il mixage funzionale, piuttosto che la destinazione a verde pubblico: criticità, quest’ultima, in massima parte già risanata all’interno del territorio comunale. Questo orientamento diviene un elemento di primaria importanza, determinante assetti urbani in parte nuovi. Da un lato cerca di regolare i processi di trasformazione della città e dall’altro di agevolare la risposta ai fabbisogni abitativi delle categorie più deboli, integrandole, nella dimensione di quartiere, con il tessuto sociale più stabile e strutturato. Il Piano Strutturale Comunale si prepara ad avere cura della città e del territorio, avendo particolarmente a cuore lo sviluppo di politiche abitative innovative, proponendosi come privilegiato anello di congiunzione tra la città pubblica e la città privata. CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici LINEE GUIDA INDICATE DAI PARTECIPANTI al lab 5 il sistema del welfare La famiglia La famiglia e le esigenze complessive del nucleo famigliare sono state indicate come riferimento per le politiche del territorio; è stata rilevata una dimensione sociale dilatata, non legata solo all’individualità del cittadino. E’ utile considerarla come unità base sulla quale investire risorse e dalla quale partire per l’integrazione sociale, collegandola ai servizi esistenti e riconoscendola come interlocutore privilegiato per la costituzione di relazioni, e per la costruzione di un territorio facilmente aperto alle relazioni e ai servizi. Il criterio territoriale È emersa l’importanza di assumere il criterio territoriale (ogni scuola ha un definito bacino di competenza) come principio prioritario nella costituzione dei bacini scolastici, anche se affiancato ad altri criteri (quali lo studio socio-demografico e le diversificate accessibilità alla scuola) per garantirne , se necessario ed eccezionalmente, una flessibilità. Il criterio che guida la scelta in questo caso deve essere il maggior beneficio per il bambino a cui occorre dare la possibilità di costruire relazioni sul territorio ma anche una adeguata crescita educativa, e questo può a volte non coincidere con la comodità/vicinanza del servizio. La prevalenza del criterio territoriale è correlato ad altri due importanti: l’identità dei quartieri e la pianificazione urbanistica, la quale dovrebbe favorire il mixage di diversità sociali e culturali. In particolare la vitalità del quartiere dovrebbe esse- re garantita attraverso un sistema di servizi adeguato ed una presenza di Edilizia Sociale Pubblica per favorire l’insediamento di giovani coppie con figli e anche di classi meno agiate, costruendo dei canali privilegiati per l’integrazione. All’interno del percorso, in particolare, è stato auspicato un maggiore sostegno per quelle azioni, intraprese dai privati, volte ad incentivare il miglioramento della città pubblica. Una di queste potrebbe essere l’esperienza del cohousing, comunità residenziale a servizi condivisi che combina l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi, con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale. La richiesta dunque è quella, a fronte di una crescita della domanda per una socialità più partecipata, solidale e condivisa, di trovare formule originali per dare concretezza a questo bisogno. La scuola all’interno di questo nucleo territoriale di base potrebbe caratterizzarsi come polo aggregativo privilegiato, collocandosi anche fisicamente al suo centro o comunque con una buona accessibilità, con l’obiettivo di una auspicata sostenibilità sia ambientale che sociale. Accessibilità Elemento determinante per la definizione dei bacini scolastici e per la distribuzione territoriale è l’accessibilità ai servizi, intesa in senso ampio , ovvero comprendendo quella pedonale, le piste ciclabili, la mobilità su gomma privata (motocicli e auto) ed il trasporto pubblico. In questo senso diventa fondamentale la pianificazione integrata tra il Piano Strutturale Comunale (PSC) ed il Piano Urbano della Mobilità (PUM), ma anche le politiche, le strategie di organizzazione del territorio, i piani di settore che dovrebbero agire in modo integrato; il PSC è cornice entro cui collocare tali strumenti. In particolare il Piano delle piste ciclabili assume un ruolo determinante, anche in relazione ai percorsi di bicibus, progetti virtuosi sempre più presenti in svariate realtà scolastiche. Questi percorsi casa-scuola con mezzi sostenibili, sono da sostenere e diffondere in modo capillare, anche con l’istituzione di un referente per la mobilità in ogni plesso scolastico. 37 La tempistica Esistono strumenti diversi con tempistiche diverse che devono agire contemporaneamente in questa direzione: la pianificazione territoriale (il PSC) può sopperire nel medio e lungo periodo, le politiche di settore (come ad esempio la definizione dei bacini) rispondono invece ad una scadenza temporale più breve. Qualità dell’abitare Per quanto riguarda la riqualificazione, ampliamento o progettazione di nuovi plessi scolastici è fondamentale perseguire l’obiettivo di migliorare gli spazi, garantendone flessibilità e facendoli percepire come patrimonio comune. Una strada possibile è la progettazione partecipata: la pubblica amministrazione si propone mediatore tra vari interlocutori (progettista, insegnanti, bambini, famiglie,..) garantendo una com-partecipazione efficace. Alcuni progetti sono già in essere, altri sono già conclusi con esiti certamente positivi in quanto la condivisione della progettazione ha garantito anzitutto una congruità tra esigenze reali e proposte progettuali, una flessibilità degli spazi che possono contemplare diverse finzioni a seconda delle esigenze contingenti, una percezione, soprattutto da parte di chi usufruisce di quello spazio, di appartenenza ad esso, e quindi atteggiamento di tutela e cura. In questo, le nuove costruzioni scolastiche e gli ampliamenti previsti del prossimo triennio, sono una ottima occasione di proseguimento e applicazione concreta delle esperienze in essere. PSC Occorre esplicitare la trasversalità dello strumento del Piano dei Servizi, e di questa analisi sulle dotazioni territoriali, con il nuovo Piano Strutturale Comunale. Nel percorso infatti sono emerse alcune tematiche che sollecitano alcune riflessioni, in parte già analizzate, all’interno del PSC. La prima questione verte sul come la città privata possa contribuire alla costituzione di quella pubblica, quali strumenti, quali strategie, possono essere messe in atto per garantire una dotazione quanto-qualitativa adeguata di sevizi pubblici nella città privata. Una risposta a questa esigenza è già stata individuata dal vigente piano regolatore, oggi con la nuova legge regionale 20/2000 diventa prescrit- tiva: è il criterio della perequazione. A fronte di nuovi interventi edificatori, il privato collabora direttamente alla costruzione della città pubblica, cedendo parte della superficie territoriale, nella quale si potrà insediare una struttura di servizio o destinare a parco pubblico (destinazione a standard). A fronte dunque di nuove esigenze di una comunità che cresce, in cui aumentano le differenze e i servizi sono sempre più difficili da raggiungere, si rende così efficace una strategia concreta, capace di rispondere alla nuove necessità. Per l’individuazione, invece, delle nuove esternalità sociali (positive e negative) e quelle del territorio, è sempre più necessaria la partecipazione di coloro che vivono questa complessità sociale. Dunque la partecipazione diventa uno degli elementi fondativi nella costituzione del quadro di riferimento e nell’individuazione delle politiche da perseguire nell’area del welfare. Anche in questo senso opera il Piano dei Servizi, che attivando tavoli di lavoro, indaga l’identità di un luogo e le sue centralità, gli elementi di criticità e le sue potenzialità. La sintesi, il punto di arrivo è la nuova pianificazione, il Piano Strutturale Comunale, che, integrato con il Piano dei Servizi, individua le politiche, le strategie e gli strumenti operativi atti a rispondere a queste nuove complessità. Una attenzione particolare è stata destinata all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), per favorire l’integrazione ed il mixage funzionale. Le azioni intraprese sono diversificate: é stata approvata una variante normativa di accompagnamento al PPA che porterà alla realizzazione graduale di oltre 500 alloggi ad affitto calmierato, rendendo obbligatorio il premio di cubatura introdotto dal PRG, ad oggi scarsamente utilizzato; si è istituito un bando di vendita all’asta di quote di edificabilità di proprietà comunale destinate alla delocalizzazione in cui dovrà essere ceduta al Comune il 40% della superficie territoriale, da destinarsi a Edilizia Residenziale Pubblica, Servizi e Attrezzature di Quartiere e Verde Pubblico. L’ottica dunque è quella di orientare le cessioni compensative sempre più all’edificazione di ERP rispetto alla destinazione a verde pubblico, criticità in massima parte già risanata all’interno del territorio comunale. CAP. 3 laboratori su 5+1 temi strategici 3.6 LAB 6 politiche di area vasta Le tematiche che oggi l’urbanistica deve affrontare non sono più circoscrivibili ad un confine amministrativo, ma devono abbracciare un contesto territoriale e sociale molto più ampio. In questo scenario, assume una crescente importanza strategica, la pianificazione di “area vasta”, in grado di incidere maggiormente su problematiche complesse quali la sostenibilità territoriale, l’economia, il welfare, la dispersione insediativa, il sistema della mobilità, la qualità urbana e il paesaggio. A questo nuovo approccio ai temi della pianificazione urbanistica (basato su una logica di collaborazione e co-pianificazione che permetta di integrare le varie istanze del territorio, nel rispetto dell’autonomia dei singoli soggetti coinvolti) è stato dedicato un laboratorio durante il quale si sono riassunti i dati, gli obiettivi e le scelte strategiche di tutti quei piani e programmi che fanno riferimento ad una pianificazione di “area vasta” (Quadro Strategico Nazionale, Piano Territoriale Regionale, PTCP, …) e si pongono come cornice al PSC di Reggio Emilia. ll lavoro svolto dal laboratorio, ha anticipato la sottoscrizione di un Protocollo di intesa in materia di pianificazione urbanistica, fra la Provincia di Reggio Emilia, il Comune di Reggio Emilia ed i Comuni di Albinea, Bagnolo in Piano, Bibbiano, Cadelbosco di Sopra, Campegine, Casalgrande, Cavriago, Correggio, Quattro Castella, Montecchio, Rubiera, San Martino in Rio, Sant’Ilario d’Enza, Scandiano. Le finalità del Protocollo sono quelle di adeguare gli strumenti urbanistici locali alla nuova Legge urbanistica regionale. Questo ambito territoriale presenta, in- fatti, una stretta integrazione e interdipendenza degli assetti insediativi, economici e sociali, ed è caratterizzato da un sistema di opere ed iniziative che determinano una elevata relazione al suo interno: dalla stazione intermedia della linea ad alta velocità al nuovo casello autostradale a Caprara, dalla definizione del Piano Urbano della Mobilità alle aree produttive di interesse sovracomunale ed altro ancora. Tali caratteristiche territoriali costituiscono, dunque, una importante opportunità per la costruzione di una visione comune e per la definizione di un sistema integrato di area vasta. In previsione dell’attuazione degli strumenti di condivisione istituzionale (Conferenza di pianificazione) individuati dalla Legge regionale, il Protocollo si propone di delineare un quadro di analisi condiviso del territorio e dei conseguenti limiti e condizioni per il suo sviluppo. Consentirà, inoltre, di definire una comune base di conoscenze e modalità operative, in grado di accompagnare i procedimenti di formazione dei piani urbanistici e territoriali degli Enti sottoscrittori, all’interno della visione e delle problematiche di area vasta. Fra le tematiche che verranno affrontate, vi è in particolare: l’individuazione di poli produttivi a valenza sovracomunale fra Correggio e Reggio (nella zona di Prato-Gavassa), e a Mancasale; la valorizzazione del territorio extraurbano attraverso la tutela delle eccellenze naturalistiche e lo studio di una normativa comune a tutto il territorio agricolo di “area vasta”; la riqualificazione della Via Emilia, intesa sia come sistema insediativo, sia per le sue valenze trasportistiche. 39 CAP. 4 APPORTI PER LA DEFINIZIONE DEL NUOVO PIANO Questa ultima parte del documento propone una rilettura delle linee guida elaborate nei 5 laboratori in rapporto ai primi 5 obiettivi generali individuati dall’Amministrazione Comunale per lo sviluppo del PSC. Le linee guida prodotte dai diversi laboratori, sono state aggregate nelle tabelle seguenti, dedicate a ciascuno degli obiettivi individuati; in questo modo è stato possibile sviluppare alcune considerazioni trasversali, che permettono di sottolineare maggiormente gli aspetti più ricorrenti e significativi emersi dal lavoro dei laboratori. 4.1. Obiettivo 1 Reggio città europea OBIETTIVO1 - REGGIO CITTA EUROPEA Lab. 1 i poli di eccellenza STAZIONE COME PORTA DI ACCESSO ALLA CITTÀ La stazione caratterizzerà, assieme ai ponti di Calatrava, la nuova immagine di Reggio nel mondo. Essa rappresenta una porta di accesso privilegiata al territorio reggiano, alla sua cultura, economia, gastronomia. In generale, alle sue eccellenze. La stazione deve diventare, pertanto, un vero e proprio biglietto da visita per la città. I POLI Le trasformazioni alle quali andrà incontro la zona nord della città, sono una occasione straordinaria per l’intero territorio, che occorre sfruttare fino in fondo. In tal senso i “poli” non devono essere visti solo come “punti” di attrazione, ma come un flusso di interessi che dalla fiera, si sviluppa lungo la stazione, il Giglio, l’area delle reggiane e, così via, fino al centro storico e l’università. 3 il sistema paesaggio 4 il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa PIANIFICAZIONE, GESTIONE E SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO AGRICOLO L’equilibrio fra pianificazione, gestione e salvaguardia del territorio dovrebbe trovare giusta sintesi nell’obiettivo condiviso di gestire i cambiamenti futuri, in modo tale da valorizzare e conservare la singolarità e la qualità di ogni contesto territoriale. In tal senso, la normativa sul territorio agricolo, non deve condurre ad una museificazione, bensì ad una valorizzazione di esso, attraverso il recupero: degli elementi tipici della pianura reggiana (piantate, filari alberati, maceri, ...); del patrimonio edilizio storico; dei percorsi; delle aperture visive e dei cunei verdi, come elementi di discontinuità nel tessuto periurbano; dell’uso agricolo del territorio, anche grazie a politiche d’incentivazione e di sostegno in una prospettiva di sviluppo sostenibile. Si sottolinea l’importanza del concetto di “valore”, inteso non solamente in senso economico e monetario, ma soprattutto nella sua accezione umanistica, ovvero come la risultante del connubio fra i numerosi aspetti sociali, culturali, storici ed ambientali che caratterizzano l’identità del territorio. Per la preparazione del nuovo piano urbanistico, risulta fondamentale, l’analisi preliminare volta sia alla conoscenza del territorio (ad esempio, attraverso un censimento di tutte le reti tecnologiche) sia all’individuazione delle cosi dette “invarianti territoriali”. LA RIQUALIFICAZIONE DELLE FRAZIONI E L’EFFETTO CITTÀ Nel tempo si è assistito ad un progressivo perdersi del senso di comunità e di identità degli insediamenti lungo la via Emilia. La strada è sempre più percepita come una barriera, un disagio, un pericolo. Il territorio attraversato è stato banalizzato. La via Emilia deve, quindi, essere riscoperta nei suoi valori economici, culturali e sociali e, soprattutto, occorre ritrovare la perduta ospitalità e quotidianità d’uso della strada attraverso luoghi e architetture che sappiano ridare spazio alla socialità. E’ necessario valorizzare la periferia restituendo alle frazioni il loro ruolo identitario che è legato ad una rivisitazione, in chiave moderna, della ruralità passata. RIQUALIFICARE la via Emilia vuol dire quindi valorizzare l’asse infrastrutturale, il tessuto circostante, e quello che vi è insediato (servizi, luoghi di aggregazione, le residenze). 41 LA RISCOPERTA DELL’IDENTITÀ DELLA STRADA Il valore identitario della via Emilia è riconosciuto storicamente a livello regionale, e non solo. La strada è stata e sarà sempre, il centro ordinatore di rapporti e di valori. Occorre però riconfermare e recuperare un ruolo della via Emilia, legato al passato ma proiettato al futuro, con l’obiettivo di ricostruire una maggiore qualità di vita. 4 CONSIDERAZIONI TRASVERSALI Per coloro che hanno partecipato ai laboratori è molto importante, per una città che vuole guardare all’Europa, che l’identità della città di Reggio Emilia sia mantenuta, preservata, promossa. Nel delineare gli obiettivi del Piano l’Amministrazione ha posto in primo piano l’affermazione del nome della città – Reggio – quasi a sottolineare come nell’affacciarsi su un orizzonte internazionale, nel collocarsi entro un ambito europeo, sia importante per la città stessa riattualizzare e riproporre la propria esistenza per la storia e nella storia in cui affonda le proprie radici. La riaffermazione dell’identità reggiana significa evitare che nuove opere, nuovi riassetti e insediamenti che rappresentano invenzioni inedite e eccezionali, straordinariamente cariche di attrattività per le loro prerogative architettoniche e per i loro significati, siano in quanto tali isolate e privilegiate nel tessuto urbano. Significa recuperare e tutelare i luoghi simbolici e conservare i segni della morfologia naturale ma non solo: significa anche valorizzare (dare valore non solo economico) elementi che nel paesaggio costituiscono qualche cosa di tipico rispetto all’identità locale. Significa anche riscoprire il senso della comunità rispetto a insediamenti che nel tempo hanno perduto delle caratteristiche originarie, come ad esempio la via Emilia (in cui va ritrovata la quotidianità d’uso della strada attraverso luoghi e architetture che sappiano ridare spazio a socialità), come zone di periferia e frazioni in cui vanno restituite rivisitandole, le caratteristiche che le qualificano. L’identità dei quartieri diventa allora supporto essenziale perché nel territorio vengano tutelate le condizioni per la socializzazione delle nuove generazioni e per l’integrazione tra le diversità sociali e culturali in cui sempre più si articola il tessuto sociale reggiano. Nel pensare Reggio come nodo di una rete internazionale emerge, dunque, la necessità di costruire un’identità che ci permetta di guardare al futuro valorizzando al contempo le eccellenze, le peculiarità, la storia, le radici di questo territorio. 4.2. Obiettivo 2 Reggio città sostenibile 1 OBIETTIVO 2 - REGGIO CITTA’ SOSTENIBILE i poli di eccellenza Lab. AMBIENTE La sensibilità verso le tematiche ambientali deve essere una delle caratteristiche dei poli di eccellenza che, in quanto tali, devono essere progettati in modo da contribuire in maniera significativa alla qualità anche ecologica del contesto in cui si collocano. 2 i luoghi della produzione AREE PRODUTTIVE E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Le aree produttive sono spesso caratterizzate da elevate criticità ambientali, quali: scarsa permeabilità dei suoli, inquinamento luminoso, sprechi energetici, inadeguatezza delle reti fognarie, … Le linee guida del PSC devono incentivare standard ambientali di maggiore qualità (sia attraverso la riqualificazione dell’esistente, sia nella realizzazione di nuove aree produttive) attraverso: il rispetto del protocollo di Kyoto, la produzione di energia con fonti rinnovabili, l’utilizzo di tetti verdi, l’uso razionale della risorsa idrica, il recupero e riuso dei rifiuti, ecc… AREE PRODUTTIVE E SOSTENIBILITÀ SOCIALE I nuovi luoghi della produzione devono essere caratterizzati: da una maggiore qualità e vivibilità degli spazi del lavoro; da un potenziamento delle relazioni con gli ambiti urbani (anche grazie ad infrastrutture in grado di promuovere una viabilità alternativa); dalla presenza di servizi sia alle persone che alle imprese; da una multifunzionalità di usi (ricreativi, commerciali, …) congrui con quelli produttivi; dalla dotazione e l’efficienza delle infrastrutture tecnologiche. 2 i luoghi della produzione CAP. 4 apporti per la definizione del nuovo piano AREE PRODUTTIVE E SOSTENIBILITÀ ECONOMICA Uno dei principali problemi connessi all’attuazione di nuove zone industriali ad elevata qualità urbanistica ed ambientale, consiste nell’alto costo di acquisizione delle aree. In tal senso, la scelta dello strumento con il quale attuare le previsioni urbanistiche assume analoga importanza rispetto agli obiettivi di sostenibilità territoriale perseguiti nell’intervento. 3 il sistema paesaggio VALUTAZIONE PREVENTIVA DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE Il territorio extraurbano è maggiormente sensibile alle trasformazioni urbanistiche ed agli effetti che esse comportano (traffico indotto, sistemi di depurazione delle acque, …). In tal senso, estremamente utile, può essere lo strumento della Valsat che permette di valutare preventivamente la sostenibilità territoriale ed ambientale degli effetti derivanti dalla attuazione delle scelte strategiche e strutturali del piano urbanistico. Nel contempo, individua le misure volte a mitigare le eventuali criticità ambientali e territoriali già presenti e ad impedire, ridurre o compensare, i potenziali futuri impatti negativi delle scelte operate. CONSIDERAZIONI TRASVERSALI Nei laboratori è stata ribadita e riproposta la necessità di ricorrere il più possibile nella definizione del Piano a criteri rigorosi di sostenibilità ambientale. Vengono richiamate varie criticità che riguardano inquinamenti, sprechi e inadeguatezze rispetto agli standard previsti dagli orientamenti ecologici più accreditati a livello nazionale e internazionale. E’ cruciale che nuovi interventi urbanistici – anche quelli riguardanti i “poli di eccellenza” - siano progettati innanzi tutto nel rispetto della qualità ecologica del contesto. Per le aree produttive vanno incentivate scelte che, da un lato, mettano in primo piano una maggiore qualità e vivibilità degli spazi di lavoro, e dall’altro privilegino fonti di energia rinnovabile, recupero e riutilizzo dei rifiuti, uso razionale delle risorse idriche… Nel territorio extra-urbano, in cui più che altrove si possono verificare trasformazioni incongrue, sarà particolarmente importante dare attenzione a valutazioni anche preventive di sostenibilità, in modo da prevenire e contenere, con misure adeguate, possibili impatti negativi. 4.3. Obiettivo 3 Reggio città solidale e multietnica 5 il sistema del welfare 2 OBIETTIVO 3 - REGGIO CITTA’ SOLIDALE E MULTIETNICA i luoghi della produzione Lab. AREE PRODUTTIVE E SOSTENIBILITÀ SOCIALE I nuovi luoghi della produzione devono essere caratterizzati: da una maggiore qualità e vivibilità degli spazi del lavoro; da un potenziamento delle relazioni con gli ambiti urbani (anche grazie ad infrastrutture in grado di promuovere una viabilità alternativa); dalla presenza di servizi sia alle persone che alle imprese; da una multifunzionalità di usi (ricreativi, commerciali, …) congrui con quelli produttivi; dalla dotazione e l’efficienza delle infrastrutture tecnologiche. LA FAMIGLIA La famiglia e le esigenze complessive del nucleo famigliare sono state indicate come riferimento per le politiche del territorio; è stata rilevata una dimensione sociale dilatata, non legata solo all’individualità del cittadino. E’ utile considerarla come unità base sulla quale investire risorse e dalla quale partire per l’integrazione sociale, collegandola ai servizi esistenti e riconoscendola come interlocutore privilegiato per la costituzione di relazioni, e per la costruzione di un territorio facilmente aperto alle relazioni e ai servizi. 43 IL CRITERIO TERRITORIALE 5 il sistema del welfare È emersa l’importanza di assumere il criterio territoriale (ogni scuola ha un definito bacino di competenza) come principio prioritario nella costituzione dei bacini scolastici, anche se affiancato ad altri criteri (quali lo studio socio-demografico e le diversificate accessibilità alla scuola) per garantirne , se necessario ed eccezionalmente, una flessibilità. Il criterio che guida la scelta in questo caso deve essere il maggior beneficio per il bambino a cui occorre dare la possibilità di costruire relazioni sul territorio ma anche una adeguata crescita educativa, e questo può a volte non coincidere con la comodità/vicinanza del servizio. La prevalenza del criterio territoriale è correlato ad altri due importanti: l’identità dei quartieri e la pianificazione urbanistica, la quale dovrebbe favorire il mixage di diversità sociali e culturali. In particolare la vitalità del quartiere dovrebbe essere garantita attraverso un sistema di servizi adeguato ed una presenza di Edilizia Sociale Pubblica per favorire l’insediamento di giovani coppie con figli e anche di classi meno agiate, costruendo dei canali privilegiati per l’integrazione. All’interno del percorso, in particolare, è stato auspicato un maggiore sostegno per quelle azioni, intraprese dai privati, volte ad incentivare il miglioramento della città pubblica. Una di queste potrebbe essere l’esperienza del cohousing, comunità residenziale a servizi condivisi che combina l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi, con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale. La richiesta dunque è quella, a fronte di una crescita della domanda per una socialità più partecipata, solidale e condivisa, di trovare formule originali per dare concretezza a questo bisogno. La scuola all’interno di questo nucleo territoriale di base potrebbe caratterizzarsi come polo aggregativo privilegiato, collocandosi anche fisicamente al suo centro o comunque con una buona accessibilità, con l’obiettivo di una auspicata sostenibilità sia ambientale che sociale. PSC Occorre esplicitare la trasversalità dello strumento del Piano dei Servizi, e di questa analisi sulle dotazioni territoriali, con il nuovo Piano Strutturale Comunale. Nel percorso infatti sono emerse alcune tematiche che sollecitano alcune riflessioni, in parte già analizzate, all’interno del PSC. La prima questione verte sul come la città privata possa contribuire alla costituzione di quella pubblica, quali strumenti, quali strategie, possono essere messe in atto per garantire una dotazione quanto-qualitativa adeguata di sevizi pubblici nella città privata. Una risposta a questa esigenza è già stata individuata dal vigente piano regolatore, oggi con la nuova legge regionale 20/2000 diventa prescrittiva: è il criterio della perequazione. A fronte di nuovi interventi edificatori, il privato collabora direttamente alla costruzione della città pubblica, cedendo parte della superficie territoriale, nella quale si potrà insediare una struttura di servizio o destinare a parco pubblico (destinazione a standard). A fronte dunque di nuove esigenze di una comunità che cresce, in cui aumentano le differenze e i servizi sono sempre più difficili da raggiungere, si rende così efficace una strategia concreta, capace di rispondere alla nuove necessità. Per l’individuazione, invece, delle nuove esternalità sociali (positive e negative) e quelle del territorio, è sempre più necessaria la partecipazione di coloro che vivono questa complessità sociale. Dunque la partecipazione diventa uno degli elementi fondativi nella costituzione del quadro di riferimento e nell’individuazione delle politiche da perseguire nell’area del welfare. Anche in questo senso opera il Piano dei Servizi, che attivando tavoli di lavoro, indaga l’identità di un luogo e le sue centralità, gli elementi di criticità e le sue potenzialità. La sintesi, il punto di arrivo è la nuova pianificazione, il Piano Strutturale Comunale, che, integrato con il Piano dei Servizi, individua le politiche, le strategie e gli strumenti operativi atti a rispondere a queste nuove complessità. Una attenzione particolare è stata destinata all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), per favorire l’integrazione ed il mixage funzionale. Le azioni intraprese sono diversificate: é stata approvata una variante normativa di accompagnamento al PPA che porterà alla realizzazione graduale di oltre 500 alloggi ad affitto calmierato, rendendo obbligatorio il premio di cubatura introdotto dal PRG, ad oggi scarsamente utilizzato; si è istituito un bando di vendita all’asta di quote di edificabilità di proprietà comunale destinate alla delocalizzazione in cui dovrà essere ceduta al Comune il 40% della superficie territoriale, da destinarsi a Edilizia Residenziale Pubblica, Servizi e Attrezzature di Quartiere e Verde Pubblico. L’ottica dunque è quella di orientare le cessioni compensative sempre più all’edificazione di ERP rispetto alla destinazione a verde pubblico, criticità in massima parte già risanata all’interno del territorio comunale. CAP. 4 apporti per la definizione del nuovo piano CONSIDERAZIONI TRASVERSALI Le strategie rivolte a rilanciare la città sul piano nazionale e internazionale, puntando sulla costituzione di poli di eccellenza, sulla riqualificazione dei luoghi della produzione e sugli investimenti innovativi, vanno coniugate con l’attenzione alle dimensioni sociali, alle esigenze di mantenere e promuovere coesione e integrazione sociale. Ciò vale a maggior ragione per un città come Reggio che ha registrato in questi anni profonde trasformazioni nella sua struttura sociale determinate, in particolare, da una forte componente migratoria che oggi corrisponde a circa il 10% della popolazione residente. In primo piano vanno considerate le esigenze dei nuclei familiari che costituiscono gli interlocutori privilegiati per riconoscere e sostenere quei tessuti relazionali, che sono essenziali per ritrovare reti di solidarietà che contrastino frammentazioni, isolamenti, marginalità, degrado sociale. In quest’ottica andrebbero anche sostenute sperimentazioni innovative per la gestione di spazi e servizi condivisi tra diverse famiglie (co-housing) che garantiscano benefici sia dal punto di vista sociale che ambientale. L’integrazione sociale trova comunque maggiore spinta e tutela nella vitalità di un tessuto abitativo in cui possano insediarsi, entro un mix di edilizia pubblica e privata, diverse tipologie familiari, di diversa composizione e estrazione sociale, di diverse categorie di reddito e provenienza etnica e culturale. La scuola va considerata un nucleo aggregativo di primaria importanza che va privilegiato anche nella sua collocazione fisica, curandone l’accessibilità ma anche l’adeguatezza rispetto alle esigenze di crescita dei bambini. Accanto alla scuola, i servizi, danno un contributo essenziale al mantenimento del tessuto sociale solidale, ed è per questo che il Piano Strutturale Comunale dovrà intersecarsi e integrarsi con il Piano dei Servizi. 4.4. Obiettivo 4 Reggio città dell’innovazione e del saper fare Lab. OBIETTIVO 4 -REGGIO CITTA’ DELL’INNOVAZIONE E DEL SAPER FARE 1 i poli di eccellenza UN PROGETTO FLESSIBILE Nella progettazione dei poli di eccellenza è necessaria una grande flessibilità, in grado di definire, in tempi successivi, funzioni proprie dei luoghi trasformati ed usi delle aree circostanti. Oggi non siamo, infatti, in grado di conoscere, a pieno, gli effetti che tali opere avranno sul territorio. La priorità dell’Amministrazione deve essere, allora, quella di garantire il potenziamento e la qualificazione dei collegamenti fra i poli e il resto della città, al fine di trasformare queste straordinarie occasioni, in eventi in grado di valorizzare l’intero territorio. 2 i luoghi della produzione AREE ECOLOGICAMENTE ATTREZZATE La trasformazione di aree produttive esistenti in AEA presenta indubbi vantaggi anche per le imprese (unico soggetto gestore, condivisione di know-how, razionalizzazione delle risorse e degli oneri di manutenzione, elevati standard ambientali ed urbanistici), ma anche complessità attuative maggiori rispetto all’insediamento di nuovi complessi produttivi progettati, fin dalla loro nascita, con le caratteristiche di AEA. L’organizzazione delle AEA che prevede l’istituzione di un unico soggetto gestore consente una maggiore razionalizzazione per la progettazione e l’uso delle reti materiali e immateriali, si pensi alle reti scolanti, ma anche alla raccolta di rifiuti tossici o ingombranti, con indubbi benefici. 3 il sistema paesaggio LA PARTECIPAZIONE La partecipazione alla definizione delle scelte strategiche del nuovo piano urbanistico (attraverso lo scambio sinergico tra Pubblica Amministrazione e cittadini), può determinare un prezioso valore aggiunto alle politiche ed ai progetti che costituiranno il PSC. Tale confronto deve, proseguire anche durante le successive fasi decisionali del processo di trasformazione del territorio (VALSAT, RUE, POC, Piani Urbanistici Attuativi), affinché anche le azioni concrete, conseguenti alle scelte del PSC, siano sostenute da un continuo scambio di informazioni. 45 4 il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa 5 il sistema del welfare QUALITÀ DELLA PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE Occorre pianificare e progettare con maggiore attenzione alla qualità del costruito, riappropriandosi dei dettagli e diversificando gli approcci progettuali del territorio costruito e della campagna. È necessario migliorare il grado di consapevolezza e di conoscenza dei processi di trasformazione in atto, per agevolare la realizzazione di progetti di grande qualità urbana ed edilizia. È indispensabile mantenere e preservare i varchi naturali esistenti lungo la via Emilia, come parte di un complesso sistema di paesaggio che mira alla valorizzazione e qualificazione del territorio urbano ed extra urbano. Imprescindibile è l’azione di recupero degli edifici e dei complessi di particolare valore storico- architettonico- testimoniale e la riqualificazione dei centri storici delle frazioni localizzate lungo il percorso viario della via Emilia. In quest’ottica di riqualificazione urbana e funzionale della via Emilia è necessario provvedere ad un’analisi delle presenze insediative (degli edifici incongrui, dimessi o in fase di dismissione) studiando opportuni meccanismi di recupero urbano anche attraverso dispositivi di ridistribuzione degli assetti funzionali non più congrui al contesto territoriale. In conclusione sembra importante individuare, quale metodo di governance pubblica, la condivisione con i residenti delle strategie e degli interventi ipotizzati sul territorio. LA TEMPISTICA Esistono strumenti diversi con tempistiche diverse che devono agire contemporaneamente in questa direzione: la pianificazione territoriale (il PSC) può sopperire nel medio e lungo periodo, le politiche di settore (come ad esempio la definizione dei bacini) rispondono invece ad una scadenza temporale più breve. CONSIDERAZIONI TRASVERSALI Lo sviluppo dell’innovazione deve evolvere da una declinazione in ricerca e sviluppo tecnologico, verso una continua e costante attenzione a ciò che avviene nel territorio, alle sue evoluzioni, ai fenomeni che in essa si intrecciano e si sovrappongono, spesso imprevisti e imprevedibili. L’attenzione all’innovazione si traduce in un orientamento flessibile nella pianificazione urbana che deve essere in grado di cogliere via via le funzioni da tutelare e promuovere nel quadro delle trasformazioni. L’impegno più consistente per l’innovazione è forse quello che è collegato al promuovere e mantenere viva la partecipazione della comunità locale alle scelte che sarà necessario assumere e condividere negli anni a venire. E’ lo sviluppo del capability building cioè delle capacità di comprensione e di rilettura dei problemi, di descrizione, evidenziazione e interpretazione ciò che garantisce la conoscenza e la valutazione dei fenomeni su cui si tratta di intervenire individuando gli obiettivi più ragionevoli e le modalità più adeguate per raggiungerli. CAP. 4 apporti per la definizione del nuovo piano 4.5. Obiettivo 5 Reggio città della qualità urbana e del paesaggio Lab. OBIETTIVO 5 - REGGIO CITTA’ DELLA QUALITA’ URBANA LE RELAZIONI TRA LA NUOVA STAZIONE IL CENTRO STORICO Per mettere in valore le opportunità offerte all’intero territorio, dall’insediamento della fermata mediopadana della’AV, occorre potenziare i collegamenti con il resto della città. In particolare, per garantire una stretta connessione con il centro storico, occorre generare una forte permeabilità della zona nord rispetto alle infrastrutture che la separano dal centro stesso (autostrada e ferrovia AV), evitando in tal modo il pericoloso effetto di una Reggio 2. 1 i poli di eccellenza LA FIERA La nuova stazione offre nuove importanti prospettive per la valorizzazione del quartiere fieristico, che può essere ripensato sia in termini localizzativi, sia architettonici, in grado modo dadi dialogare con i nuovi standard qualitativi imposti dalle opere di Calatrava). IL TERRITORIO CIRCOSTANTE Le Vele di Calatrava impongono, all’Amministrazione Comunale, la necessità di garantire una forte coerenza, in termini di qualità architettonica, anche con gli interventi che si realizzeranno nel resto del territorio. I POLI Le trasformazioni alle quali andrà incontro la zona nord della città, sono una occasione straordinaria per l’intero territorio, che occorre sfruttare fino in fondo. In tal senso i “poli” non devono essere visti solo come “punti” di attrazione, ma come un flusso di interessi che dalla fiera, si sviluppa lungo la stazione, il Giglio, l’area delle reggiane e, così via, fino al centro storico e l’università. 2 i luoghi della produzione I POLI PRODUTTIVI SOVRACOMUNALI L’eccessiva dispersione insediativa delle aree produttive, deve essere affrontata attraverso una pianificazione urbanistica e territoriale in grado di individuare un numero limitato di aree a valenza strategica sovracomunale, sulle quali investire in termini di servizi, infrastrutture, info-strutture e dotazioni ambientali. Queste aree, assieme alla riqualificazione di quelle esistenti, dovranno essere in grado di garantire risposte alle imprese locali che necessitano di nuovi spazi per innovare i propri processi produttivi, razionalizzare la logistica, migliorale l’immagine, qualificare le condizioni di lavoro e di sicurezza, in sostanza, per continuare a competere nel mercato globale. 3 il sistema paesaggio QUALITÀ ARCHITETTONICA E PAESAGGISTICA Occorre assicurare maggiore coerenza fra le scelte di qualità effettuate in fase di pianificazione territoriale, e quelle demandate alla scala edilizia e architettonica. Ad esempio, attraverso la predisposizione condivisa di indirizzi, azioni e buone pratiche, si potrebbe concorrere all’innalzamento complessivo dello standard qualitativo relativo sia al costruito che alle opere di urbanizzazione. Gli interventi futuri dovranno relazionarsi con i contesti nei quali si inseriranno per dimensioni, tipologia e relazioni, al fine di evitare incongruenze urbanistiche e paesaggistiche. Si dovranno pensare adeguati criteri di localizzazione e di densità privilegiando progetti unitari (maggior coordinamento architettonico – urbanistico e predisposizione di un migliore equilibrio tra gli indici di edificabilità, attualmente considerati troppo alti). Si ravvisa, inoltre, la necessità di inserire nel RUE norme chiare e precise che definiscano l’edificato come elemento ecocompatibile e che prescrivano al progettista ed al costruttore il rispetto di una considerevole percentuale di edificabilità verde che passi anche attraverso l’applicazione di sistemi quali il fotovoltaico e il solare termico. Contemporaneamente, una efficace fase di collaudo, consentirebbe la rispondenza del progetto alle linee guida del piano, salvaguardando gli interessi collettivi. 47 3 il sistema paesaggio CRESCITA COMPATTA Gli interventi ai quali andrà in contro la città di Reggio Emilia, il suo territorio periferico, le frazioni, gli aggregati esistenti e in particolare la zona sud con le eccellenze di via Settembrini, dovranno seguire strategie e politiche di pianificazione, capaci di contrastare gli effetti negativi imputabili alla dispersione urbana (eccessivo uso e consumo di suolo, di risorse territoriali, di spazi aperti non frammentati o compromessi; maggiori spostamenti in automobile; utilizzo di aree con forti carenze nei servizi). Occorre, pertanto, promuovere una crescita “più compatta” che si sviluppi in continuità rispetto al tessuto esistente, occupando prioritariamente aree dismesse, attraverso operazioni di riqualificazione urbana. Solo in questo modo è possibile promuovere una reale razionalizzazione della viabilità connessa agli spostamenti privati, nonché la conservazione del patrimonio ambientale, architettonico, culturale del territorio extraurbano. ARREDO PAESAGGISTICO Occorre valutare la possibilità di attivare azioni volte all’arredo paesaggistico, attraverso l’inserimento di elementi tipici dell’identità locale di pianura, quali: piantate, filari alberati e maceri. Attraverso tale azione, frutto di un progetto ragionato e condiviso di inserimento di elementi naturali in chiave filologica, l’apporto valorizzativo acquisterebbe una dimensione diffusa soprattutto dove le aree a valenza naturalistica andranno a strutturare una griglia di supporto ad un sistema complesso di relazioni tra le varie componenti territoriali paesaggistiche (reti ecologiche). Un ulteriore intervento può essere individuato nel rafforzamento delle aree boscate, devono venire proposte nuove aree oltre all’ampliamento di quelle gia esistenti e, in questo modo, contribuire all’idea di ricreare nuovi attraversamenti, quali percorsi, restringimenti, aperture visive, avvalorando oltre alla trama dei percorsi, anche le suggestioni percepibili nell’attraversamento del territorio extraurbano. 4 il sistema insediativo e la riqualificazione diffusa LA MOBILITÀ “L’ambito” della via ha, da sempre, assommato aspetti di comunicazione generale e di crescita urbana, oggi entrati in forte conflitto. In particolare, il ruolo trasportistico della via emilia, sta soverchiando quello dedicato ad ospitare i luoghi della vita quotidiana. Assume, allora, assoluta priorità la programmazione di una soluzione alternativa alla mobilità, in grado di innescare virtuosi meccanismi di riqualificazione del tessuto urbano esistente. Occorre pensare ad un sistema infrastrutturale policentrico, con assi di collegamento nord/ sud da potenziare e assi trasversali, quali la pedemontana e la cispadana, da concretizzare. Occorre, soprattutto, progettare un’alternativa alla via Emilia per ridurre il traffico di attraversamento est/ovest. La progettazione e localizzazione dell’infrastruttura dovrà essere particolarmente attenta all’inserimento paesaggistico e ambientale; e dovrà avere cura di evitare la nascita di “non luoghi”. Queste opere devono essere affiancate dalla creazione di azioni di moderazione del traffico in corrispondenza dei nuclei storici, dal potenziamento del trasporto pubblico, dalla realizzazione e sistematizzazione dei percorsi ciclopedonali, anche prevedendo attestamenti lungo l’asse della linea ferroviaria storica, di collegamento fra le Frazioni e il Centro città . 5 il sistema del welfare ACCESSIBILITÀ Elemento determinante per la definizione dei bacini scolastici e per la distribuzione territoriale è l’accessibilità ai servizi, intesa in senso ampio , ovvero comprendendo quella pedonale, le piste ciclabili, la mobilità su gomma privata (motocicli e auto) ed il trasporto pubblico. In questo senso diventa fondamentale la pianificazione integrata tra il Piano Strutturale Comunale (PSC) ed il Piano Urbano della Mobilità (PUM), ma anche le politiche, le strategie di organizzazione del territorio, i piani di settore che dovrebbero agire in modo integrato; il PSC è cornice entro cui collocare tali strumenti. In particolare il Piano delle piste ciclabili assume un ruolo determinante, anche in relazione ai percorsi di bicibus, progetti virtuosi sempre più presenti in svariate realtà scolastiche. CAP. 4 apporti per la definizione del nuovo piano 5 il sistema del welfare QUALITÀ DELL’ABITARE Per quanto riguarda la riqualificazione, ampliamento o progettazione di nuovi plessi scolastici è fondamentale perseguire l’obiettivo di migliorare gli spazi, garantendone flessibilità e facendoli percepire come patrimonio comune. Una strada possibile è la progettazione partecipata: la pubblica amministrazione si propone mediatore tra vari interlocutori (progettista, insegnanti, bambini, famiglie,..) garantendo una com-partecipazione efficace. Alcuni progetti sono già in essere, altri sono già conclusi con esiti certamente positivi in quanto la condivisione della progettazione ha garantito anzitutto una congruità tra esigenze reali e proposte progettuali, una flessibilità degli spazi che possono contemplare diverse finzioni a seconda delle esigenze contingenti, una percezione, soprattutto da parte di chi usufruisce di quello spazio, di appartenenza ad esso, e quindi atteggiamento di tutela e cura. CONSIDERAZIONI TRASVERSALI In tutti i laboratori la “qualità urbana”, intesa come qualità della vita nella città è stato il tema che ha riscosso maggiori attenzioni. Sono molteplici le prospettive con cui si pone questa questione ma è abbastanza univoca l’urgenza che viene posta in rapporto alle innovazioni che le nuove opere hanno introdotto, ma anche ai rischi di degrado presenti. E’ molto diffusa l’aspettativa di riaffermare un’identità della città connotata da elementi che ne favoriscano la vivibilità e l’equilibrio tra le varie parti pur valorizzando, nel contempo, le innovazioni che la proiettano maggiormente verso l’esterno e il nuovo. Per questo c’è molta attenzione su come integrare le parti storiche della città con quelle in via di sviluppo, su come mantenere un rapporto con il fuori, proteggendo spazi di campagna circostante, su come rivitalizzare luoghi che rappresentano pezzi della storia della città stessa ed innovare con nuove infrastrutture. Le prefigurazioni che si sono sviluppate nei laboratori tengono quindi in considerazione più aspetti: ciò che si vede, l’estetica della città; la qualità ambientale e paesaggistica che tocca una molteplicità di fattori dalla densità abitativa, alla tipologia degli insediamenti, al verde, ecc...; la mobilità, con la necessità di ridurre il traffico ed incrementare percorsi ciclopedonabili; l’accessibilità ai servizi; la valorizzazione delle eccellenze presenti. Queste attenzioni esprimono un considerevole attaccamento alla città, come spazio di vita, e al suo modo di funzionare che è stato più volte richiamato come uno dei tratti distintivi della città stessa. Attaccamento che si manifesta anche attraverso la necessità di rinforzare forme di progettazione partecipata che permettano ai cittadini di essere parte attiva nei processi di trasformazione che si preannunciano. Si potrebbe dire che c’è l’aspettativa che la città possa ridiventare più pienamente uno strumento per costruire comunità, uno spazio capace di contrastare le spinte alla frammentazione e alla individualizzazione presenti, un fornitore di opportunità per far incontrare e dialogare le diversità. In questo senso il perseguimento di obiettivi di qualità della città non può che procedere occupandosi parallelamente della qualità della vita sociale dei cittadini che la abitano. 49