METODOLOGIA PER LA CORRETTA CLASSIFICAZIONE DELLE
SCORIE PRODOTTE DALLA COMBUSTIONE DEI RIFIUTI
(a2a; GFambiente)
PREMESSA
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L’Italia al fine di attuare la direttiva 2008/98/CE sui rifiuti ha approvato alla fine del 2010 il Decreto
Legislativo 205 modificando in alcuni punti il Decreto Legislativo n. 152 ovvero il codice ambientale.
La sezione III della direttiva 2008/98/CE definisce la proprietà che rendono i rifiuti pericolosi.
Il nuovo Decreto 205/2010 introduce ex novo la definizione di rifiuti pericolosi all’articolo 183.
Tra la diverse modifiche una, in modo particolare, ha creato molte problematiche nei gestori degli
impianti di termocombustione dei rifiuti.
La modifica dell’allegato I richiamato nell’articolo 183 del Decreto 205 concernente le caratteristiche di
pericolo dei rifiuti ha introdotto al fine della corretta classificazione anche il codice H14 che conferisce il
pericolo di ecotossico.
La definizione del Codice H14 è riferita ai rifiuti che presentano o possono rappresentare un immediato
o ritardato pericolo per uno o più settori dell’ambiente.
L’applicazione della normativa considerando le caratteristiche di ecotossicità solamente da un punto di
vista chimico e non biologico ha di fatto reso pericolosi diverse tipologie di rifiuti con particolare
riguardo le scorie provenienti dalla combustione dei rifiuti urbani.
Le scorie o ceneri pesanti prodotte negli impianti di incenerimento di rifiuti urbani risultano sempre in
grandi quantità e l’attribuzione di un codice CER 19.01.11 che definisce tali materiali pericolosi da un
codice 19.01.12 non pericolosi comporta notevoli problemi logistici ed economici nella gestione degli
impianti.
Per tale ragione diviene fondamentale applicare un protocollo corretto, certo e trasparente per poter
classificare le scorie da incenerimento dei rifiuti urbani come rifiuti pericolosi o non pericolosi.
PROCEDURE PER LA CLASSIFICAZIONE
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La classificazione dei rifiuti pericolosi si basa:
1.
Sull’origine: Il rifiuto viene classificato pericoloso in quanto tale, perché la pericolosità è insita
nello stesso ed in particolare deriva dalla sua origine sostanzialmente riconducibile al fatto che
questi rifiuti presentano una o più delle caratteristiche di pericolo di cui all’allegato I alla parte IV
del D.Lgs. n. 205/11 (da H1 a H14).
2.
Sul contenuto di sostanze pericolose Sono identificati pericolosi con riferimento specifico o
generico a sostanze pericolose in esso contenute, solo se le sostanze raggiungono determinate
concentrazioni tali (ad esempio percentuale rispetto al peso) da conferire al rifiuto una o più delle
caratteristiche di pericolo di cui all’allegato I alla parte IV del D.Lgs. n. 205/11.
Il criterio della concentrazione limite si applica esclusivamente nei casi in cui i rifiuti sono classificati
con voci “speculari”, una riferita al rifiuto pericoloso e una al rifiuto non pericoloso, in funzione del
contenuto di sostanze pericolose. Questo è il caso delle scorie che sono definite in base alla
pericolosità e non pericolosità con un codice CER 190111 e 190112.
Ai fini della definizione delle caratteristiche di pericolo (H) è necessario determinare le cosiddette frasi
di rischio (R) le quali identificano una o più sostanze che singolarmente e/o in sommatoria hanno una
concentrazione tale da attribuire per la rispettiva classe la pericolosità o non pericolosità del rifiuto.
Riguardo la caratteristica di pericolo H14 le frasi di rischio da identificare risultano la R50-53 e R52-53
nelle quali rientrano molti metalli pesanti quali Rame, Nichel, Piombo e Zinco.
Per alcuni metalli molto comuni (es. rame, zinco e piombo) solo alcuni composti risultano pericolosi i
quali da un punto di vista analitico sono di difficile identificazione, pertanto nelle frasi di rischio le
analisi di laboratorio indicano la concentrazione complessiva spesso tale da conferire la caratteristica
di pericolo.
Schema blocchi delle procedure
di classificazione








Prelievo randomizzato
Analisi merceologiche scorie
Campione da inviare al laboratorio
Analisi chimiche secondo D.lgs 205/2010
e direttive CE
Determinazione classi di pericolo (H)
sulla base dei parametri delle frasi di
rischio (R).
Valore superiore per H14 determinazione
ecotossicità con prove biologiche.
Saggi specifici Vibrio fischeri Daphnia;
Selenastrum.
Sull’eluato da sottoporre ai saggi è stata
praticata la diluizione prevista
dal
regolamento CE n. 440/2008 della
Commissione che istituisce i metodi di
prova ai sensi del regolamento CE n.
1907/2006 del Parlamento Europeo.
Prelievo scorie secondo
procedure randoom
Analisi sul tal e quale per
classificazione 19.01.11
oppure 19.01.12
Valori al disotto dei
limiti per H14 delle
frasi di rischio R
Superamento limiti per H14
delle frasi rischio R50-53
Estrazione principi
attivi dal campione
di rifiuto
Diluizioni
dell'estratto a
Le scorie non
sono
ecotossiche
19.01.12
Negativi
Saggi biologici
ecotossicità
Positivi
Le scorie
sono
ecotossiche
19.01.11
IL CONCETTO DI ECOTOSSICITA’
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La storia della tossicologia ha radici molto antiche ed è tuttora in evoluzione. Un antico papiro del 1500 a.c. è la prima fonte
disponibile che illustra gli effetti benefici e tossici di alcuni prodotti terapeutici. Aristotele e Ippocrate si interessano degli
effetti prodotti dall'ingestione di piombo. Paracelso disse: "Tutte le sostanze sono velenose: la giusta dose differenzia un
veleno da un rimedio". Nel caso dell'ecotossicità l'organismo bersaglio è un qualsiasi organismo vivente (vegetale o animale)
escluso l'uomo. Per l'uomo il problema della tossicità è stato studiato in modo più approfondito e sono stati sviluppati modelli
specifici per determinare gli effetti tossici e cancerogeni di numerosi tipi di sostanza (Tossicità umana).
Le numerose sostanze chimiche che vengono emesse nell'ambiente in conseguenza delle attività umane contribuiscono al
problema dell'ecotossicità quando danneggiano le funzioni e la struttura di un ecosistema esercitando effetti tossici sugli
organismi che lo abitano. Se le concentrazioni di sostanze pericolose per l'ambiente raggiungono un livello elevato, gli effetti
delle sostanze si possono manifestare immediatamente e in questo caso si parla di tossicità acuta. Nel caso dell'ecotossicità
esso si concretizza principalmente nella morte dell'organismo. Nel caso di effetti tossici che non si manifestano in tempi
rapidi, ma che sono conseguenza di una esposizione prolungata si parla di tossicità cronica. L'ecotossicità cronica è spesso
causata da sostanze che hanno una bassa biodegradabilità e che rimangono nell'ambiente per lunghi periodi senza subire
alcun tipo di modifica (sostanze persistenti). L'ecotossicità cronica di una sostanza è quindi legata alla tossicità intrinseca
della sostanza, alla sua biodegradabilità e alla sua capacità di accumularsi nei tessuti.
Il livello d'esposizione normalmente si determina attraverso approcci indiretti che partono dalla concentrazione del
contaminante nel rilascio. Si utilizzano quindi modelli che descrivono il movimento del contaminante dalla sorgente
d'emissione, all'ambiente fino all'organismo bersaglio attraverso la catena alimentare. Si verifica che la concentrazione di un
contaminate aumenta passando dall'ambiente in cui viene rilasciato fino a raggiungere l'organismo bersaglio, in questo caso
si parla di biomagnificazione.
La tossicità di un inquinante viene valutata in relazione agli effetti biologici che provoca e non solo in base alla sua
concentrazione. Al di sotto di una certa concentrazione nessuna sostanza può essere considerata tossica e alcune sostanze,
come rame, cobalto e zinco, sono addirittura essenziali per il metabolismo a basse concentrazioni, mentre diventano
tossiche solo ad elevate concentrazioni. Gli effetti ecotossicologici di una sostanza si differenzieranno anche in base al
mezzo in cui si disperde tale sostanza, per cui è possibile distinguere una ecotossicità acquatica e un'ecotossicità terrestre
ECOTOSSICITA’ LE PROVE BIOLOGICHE
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Perché una sostanza sia tossica per l’ecosistema è necessario che il principio attivo, che ne
determina la pericolosità, attraverso un comportamento dinamico raggiunga i diversi livelli trofici
causando specifici danni.
Ad esempio la presenza di alcuni ossidi di metalli in composti ed il susseguente dilavamento può
facilitare un forte incremento di rame, piombo e zinco nell’ecosistema con danni alcune volte
irreparabili per la natura.
Invece grandi quantità di metalli pesanti contenuti in composti non dilavabili ma praticamente inerti
non costituiscono forme di tossicità per l’ecosistema.
Per tale ragione, quando non si possono identificare le diverse forme in cui si trova un composto
contenente sostanze potenzialmente tossiche è necessario eseguire una verifica diretta sulla sua
potenziale pericolosità per l’ambiente.
Eseguire una valutazione di ecotossicità di una sostanza specialmente quando si tratta di un rifiuto di
cui non si ha certezza dei suoi composti a rigore di logica si impone lo svolgimento di test biologici a
verifica del suo reale effetto sugli organismi viventi.
Per definizione, quindi, non è corretto attribuire la caratteristica di ecotossico ad un rifiuto per via
chimica ma questa deve essere conferita mediante analisi biologiche atte a verificare per via diretta i
suoi effetti sulle specie viventi.
L’ESPERIENZA NELL’IMPIANTO DI ACERRA
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Uno degli impianti fulcro della gestione dei rifiuti di Napoli è il termoutilizzatore di Acerra
Esso è stato costruito su tre linee per trattare i rifiuti provenienti dalla linea sopravaglio dei diversi
impianti di tritovagliatura attualmente in funzione in Provincia di Napoli (Caivano, Tufino e Giugliano).
L’impianto tratta un rifiuto in buona parte costituito dalla frazione leggera con scarsa presenza di scarti
di mensa.
L’impianto non prevede nessuna forma di recupero dei materiali metallici ferrosi e non ferrosi.
Prima fase dell’esperienza è stata quelle di condurre una seria campagna merceologica sui rifiuti in
ingresso all’impianto per evidenziare soprattutto la presenza di scarti di metallo che alla fine del
processo si trovano in grande prevalenza nelle scorie.
GFambiente srl
PARTE B
Prima prova
% in peso
Merceologia
dei rifiuti
Frazione
mm20
Scarti alimentari
C arta e cartone
Verde città
Legno
Stracci e tessuti
C uoio e gomme
Pannolini
Vetro ed inerti
Plastica leggera
Plastica pesante
Metalli
Altri non classificabili
TOTALE
6,74%
6,63%
23,41%
0,41%
1,78%
22,76%
1,33%
2,96%
0,06%
20,45%
10,06%
1,57%
1,84%
100,00%
ANALISI MERCEOLOGICA
% in peso singole frazioni
Seconda Prova
Terza Prova
% in peso
% in peso
5,22%
8,74%
24,79%
0,10%
0,69%
16,07%
0,63%
2,12%
0,35%
22,10%
9,72%
5,74%
3,73%
100,00%
7,00%
7,88%
25,33%
0,39%
0,47%
17,05%
2,66%
3,98%
0,24%
22,37%
7,43%
1,85%
3,35%
100,00%
media frazioni
% in peso
6,31%
7,77%
24,52%
0,30%
0,97%
18,57%
1,54%
3,02%
0,22%
21,65%
9,06%
3,07%
2,99%
100,00%
CARATTERIZZAZIONE DEI RIFIUTI
MERCEOLOGIA DEI RIFIUTI
•
•
•
•
•
La parte preponderante è
costituita da carta, plastica e
stracci.
Scarsa presenza di scarti di
mensa < 10 %
Contenuto in materiali metallici
superiore al 4 %.
Elevato contenuto di tessili e
pannolini.
Potere calorifico rifiuto in
ingresso sul tale e quale circa
12.500 kJ/kg
CARATTERIZZAZIONE DELLE SCORIE E
CAMPIONAMENTO
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
Al fine di avere la significatività sulle caratteristiche del campione da sottoporre ad analisi, le scorie
sono state prelevate direttamente sul nastro nell’arco di un turno di lavoro con cadenza temporale del
prelievo ogni ½ ora.
Su circa 50 kg di scorie prelevate ogni mezzora sono state eseguite le analisi merceologiche
soprattutto per evidenziare la % dei componenti metallici.
Complessivamente le scorie prelevate direttamente dal nastro di evacuazione sono state circa 300 kg
Da ogni prelievo poi si è estratto il campione per le analisi di laboratorio in modo del tutto casuale .
Alla fine dai 6 campioni prelevati durante la fase di caratterizzazione merceologica si è ottenuto un
unico campione sul quale eseguire le analisi chimico fisiche e se necessarie quelle biologiche.
Durante la fase di prelievo erano presenti i Responsabili dell’ARPAC; Istituzione deputata ai controlli
ambientali.
Composizione percentuale in peso
Metalli
20,71%
23,94%
Incombusti
0,49%
0,49%
Inerti
10,33%
10,48%
Sotto < 20 mm
68,47%
65,10%
TOTALI
100,00% 100,00%
28,92%
1,17%
18,34%
51,58%
100,00%
22,11%
0,41%
9,57%
67,91%
100,00%
23,91%
2,49%
14,35%
59,25%
100,00%
23,06%
0,73%
16,26%
59,95%
100,00%
% in peso
23,80%
0,97%
13,13%
62,11%
100,00%
CRITICITA’ ANALISI CHIMICHE
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
Applicando la nuova normativa senza considerare, erroneamente, i saggi biologici molto spesso le scorie risultano
pericolose per il superamento dei limiti relativi alla frasi di rischio R50-53 necessarie per determinare la classe H14.
I parametri che influiscono su tale decisione risultano principalmente: Rame; Zinco e Piombo.
Il grafico sottostante indica i valori riscontrati in diverse prove e su diversi impianti di incenerimento di rifiuti urbani.
Valori parametri frasi R per H14
12.500
10.500
8.500
Piombo
mg/kg
6.500
Zinco
Rame
Somma
4.500
Zona critica
2.500
500
0
1
2
3
4
5
6
Riferimento impianto
7
8
9
10
11
ANALISI CHIMICHE IMPIANTO ACERRA


Le analisi chimico fisiche sono state eseguite sui campioni prelevati secondo le procedure descritte da
laboratorio altamente qualificato con certificazione SINAL e UNI ISO 9001/2008 e 149001/2004.
Tutte le prove, accreditate secondo gli attuali disposti legislativi hanno fornito i seguenti valori.
Parametri
Residuo a 105 °C
pH
Test di Young
Unità Misura
Risultati
98,9
%
+
colog [H3O]
12,82
NaOH eq
0,11
Limiti
DM 25.03.2002
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
Antimonio
mg/kg
112,0
10.000
Arsenico
mg/kg
9,0
1.000
Bario
mg/kg
1.276,8
30.000
Berillio
Cadmio
mg/kg
mg/kg
1,8
3,1
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
1.000
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
1.000
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
Cobalto
mg/kg
24,3
1.000
Cromo IV
mg/kg
1,4
1.000
Cromo totale
Molibdeno
mg/kg
mg/kg
355,5
15,6
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
10.000
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
200.000
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
Mercurio
mg/kg
< 0,1
1.000
Nichel
mg/kg
123,6
1.000
Piombo
mg/kg
1932,5
5.000
Rame
mg/kg
2129,3
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
200.000
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
Selenio
mg/kg
<0,1
30.000
Stagno
mg/kg
283,4
50.000
Tallio
mg/kg
2,2
1.000
Tellurio
mg/kg
< 0,1
30.000
Vanadio
mg/kg
36,1
30.000
Zinco
Benzo (a)antracene
mg/kg
mg/kg
Benzo(a)pirene
mg/kg
Benzo(b)fluorantene
mg/kg
Benzo(g.h.i)perilene
mg/kg
Benzo(k)fluorantene
mg/kg
Crisene
mg/kg
Dibenzo(a,e)pirene
mg/kg
Dibenzo(a,h)antracene
mg/kg
Dibenzo(a,h)pirene
mg/kg
Dibenzo(a,i)pirene
mg/kg
Dibenzo(a,l)pirene
mg/kg
Indeno(1,2,3-cd)pirene
mg/kg
Pirene
mg/kg
PCB
mg/kg
Somma PCDD, PCDF
ngTE/kg
3.141,1
Metodi
MP 041 Rev 0 2008
> = 25
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
EPA 3051A 2007 + Epa 6020 A 2007
50.000
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
< 1,0
Tutti < 0,01
< 0,0002
EPA 3540C 1996 + EPA 8270D 2007
1.000
EPA 1631B 1994
Classe di Pericolosità
pH
H4
Irritante
H4
irritante
H5
nocivo
H5
nocivo
H5
nocivo
H5
nocivo
H5
nocivo
H6
tossico
H6
molto tossico
H6
effetti cumulativi
H7
cangerogeno
H7
cancerogeno
H7
cancerogeno
H8
corrosivo
H8
corrosivo
H10
tossico per ciclo produttivo
H10
mutageno
H11
mutageno
H11
mutageno
H14
ecotossico
H14
ecotossico con rame
H14
ecotossico
H14
ecotossico
H14
ecotossico
NR
Dir. 67/548/CEE Ecot.
H7
cancerogeno
H7
cancerogeno
H10
tossico per ciclo produttivo
H10
tossico per ciclo produttivo
H11
mutageno
H7
benzo(a)antracene
Frasi di Rischio
R41
R 36-37-38-67
R20-21-22
R20-21-22
R20-21-22
R20-22
R23-24-25-39/23-39/24-39/25-48/23-48/24-48/25
R26-27-28-32-39/26-39/27-39/28
R33
R43-45-49
R40
R45
R35
R34
R60-61
R62-63
R46
R68
R50-53
R50-53
R51-53
R52-53
R59
Fuori specifica
R43-45-49
R40
R60-61
R62-63
R68
R43-45-49
Valore
Valore limite H7
12,82
11,50 H7
100.000 H7
6.884,10
200.000 H7
6.118,17
250.000 H7
3,10
1.000 H7
112,00
2.500 H7
125.000 H7
3.209,30
10.000 H7
2.378,08
30.000 H7
416
1.000 H7
1.935
5.000 H7
154,29
1.000 H10
139,29
10.000 H10
24,30
100 H10
10.000 H10
3.141,10
50.000 H10
1.934,08
5.000
H10
164,20
50.000 H10
0,09
1.000
H10
39,29
10.000
H10
5.113,47
2.500
H10
7.242,77
2.500
H10
114,20
25.000
H10
125,80
250.000
H10
1.000
2.206,97
2.500 H10
151,00
1.000 H10
139,20
10.000 H10
1.932,50
5.000 H11
162,80
50.000 H11
39,20
10.000 H11
0,0001
1.000 H11
dibenzo(a.h)antracene
R45
R43-45-49
R40
R43-45-49
R43-45-49
R43-45-49
R43-45-49
R43-45-49
R43-45-49
R43-45-49
molibdeno
R40
nichel
R40
benzo(a)antracene
R60-61
benzo(a/pirene
R60-61
benzo(b)fluorantene
R60-61
benzo(k)fluorantene
R60-61
cadmio
R62-63
crisene
R60-61
cromo VI
R62-63
dibenzo(a,e)pirene
R60-61
dibenzo(a,h)antracene
R60-61
dibenzo(a,h)pirene
R60-61
dibenzo(a,i)pirene
R60-61
dibenzo(a,l)pirene
r60-61
mercurio
R60-61
nichel
R62-63
piombo
R60-61
vanadio
R62-63
benzo(a)pirene
R48
cadmio
R68
crisene
R68
vanadio
R68
benzo(a/pirene
benzo(b)fluorantene
benzo(g.h.i.)perilene
benzo(k)fluorantene
berillio
cadmio
cobalto
crisene
cromo VI
0,0001
0,0001
0,00
0,00
1,80
3,10
24,30
0,0001
1,40
0,0001
15,60
123,60
0,0001
0,0001
0,0001
0,0001
3,10
0,000100
1,40
0,0001
0,0001
0,0001
0,0001
0,0001
0,09
123,60
1.932,50
36,10
0,0001
3,10
0,0001
36,10
100
1.000
10.000
1.000
1.000
1.000
1.000
1.000
1.000
1.000
10.000
10.000
5.000
5.000
5.000
5.000
50.000
5.000
50.000
5.000
5.000
5.000
5.000
5.000
5.000
50.000
5.000
50.000
1.000
10.000
10.000
10.000
• In rosso sono indicate le frasi di rischio per le quali le scorie risulterebbero pericolose
da un punto di vista chimico.
• Per il parametro pH il test sulla riserva alcalina (Young) ha dato esito negativo.
• Considerando i valori limiti superati per l’H14 l’indagine ha previsto l’esecuzione dei
saggi biologici
SAGGI BIOLOGICI PER CLASSIFICAZIONE H14

I saggi biologici utilizzati in accordo con la normativa comunitaria approntati dal laboratorio sono stati i
seguenti:



Determinazione dell’effetto inibitorio di campioni acquosi sull’emissione di luce di Vibrio fischeri (prova su batteri
luminescenti),
Prova dell’inibizione di mobilità su Daphnia magna,
Prova dell’inibizione della crescita sull’Alga Pseudokirchneriella subcapitata
Vibrio fischeri
Daphnia magna
Pseudokirchneriella subcapitata
RISULTATI SUI SAGGI BIOLOGICI


Le prove sono state condotte secondo i sensi del Regolamento CEE 1272/2008/CE.
I risultati, illustrati nei seguenti grafici, fornendo esito negativo consentono di definire le scorie con il codice CER
190112 ovvero ceneri e scorie diverse da quelle di cui alla voce 19.01.11. quindi non pericolose.
Valore secondo le procedure
normativa comunitaria
Zona Limite normativa
RISULTATI SAGGI BIOLOGICI: DAPHNIA MAGNA
RISULTATI SAGGI BIOLOGICI: VIBRIO FISCHERI
CONCLUSIONI






La presente indagine si è posta come principale obiettivo l’individuazione di un protocollo sperimentale per la corretta
classificazione delle scorie generate dalla combustione dei rifiuti urbani in un impianto di incenerimento.
Nelle more di una corretta legislazione in materia si è operato applicando una metodologia tecnico-scientifica in armonia
con il significato di pericolosità e non pericolosità delle scorie.
In particolare l’indagine si è soffermata sulla caratteristica di ecotossicità e sulla conseguente applicazione di test
biologici idonei per la corretta classificazione delle scorie.
I test biologici si sono resi necessari perché la caratteristica di pericolosità H14 superava i limiti indicati nella normativa.
Attualmente in Italia la Legge 24 Marzo 2012 n. 28 di conversione in Legge, con modificazioni, del decreto-legge 25
gennaio 2012 n. 2 recante misure straordinarie e urgenti in materia ambientale ha, in parte, chiarito le modalità di
valutazione della pericolosità delle scorie.
La Legge recita: nelle more dell’adozione, che parte del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare, di
una specifico decreto che stabilisca la procedura tecnica per l’attribuzione della caratteristica H14, sentito il parere
dell’Ispra, tale caratteristica viene attribuita ai rifiuti secondo modalità dell’accordo ADR per classe 9 – M6 e M7.

Gruppo lavoro: G.Ferrari (GFambiente); M.Nenci, N. Ramazzini, A. Bonomo (a2a)
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Metodologia per la corretta classificazione delle