Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 111 18 Giugno 2013 115 Pagine MotoGP Catalunya Lorenzo vince a Montmelò Articoli, commenti e pagelle Periodico elettronico di informazione motociclistica MX Italia Maggiora incorona Paulin e Herlings Cairoli esalta il pubblico italiano Scarica l’APP del Magazine Novità Yamaha MT-09 a tre cilindri e le cross YZF250 - 450 del 2014 | prova su strada | Le Honda con il DCT da Pag. 2 a Pag. 15 All’Interno NEWS: N. Cereghini Cosa succede a uno come Sykes | 1993 EICMA esalta il Made in Italy | 110 anni di Harley-Davidson a Roma | VELOCITA’: MotoGP e SBK Conta più il pilota o la moto? | SBK: La Panigale da Imola senza air restrictor Honda DCT Prova su strada In Irlanda con la serie Honda a doppia frizione DCT sta per Dual Clutch Transmission, ma indica anche il tour Dublino-Cork-Tipperary che abbiamo fatto in sella agli automatici Honda: dalla potente VFR1200 al comodo Integra, senza dimenticare l’NC700X e la Crosstourer di Andrea Perfetti 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove Dal 2010 all’inizio del 2013 sono state vendute 12.500 Honda dotate del DCT e i motociclisti, man mano che lo provano, dimostrano di preferirlo al classico cambio manuale U n sole mite, intervallato da temporali brevi e intensi, ha accolto la nostra presenza sullo splendido territorio irlandese. Abbiamo infatti percorso questa meravigliosa isola in lungo e in largo; abbiamo raggiunto le città più note e attraversato distese dai mille colori 4 di verde costellate di puntini bianchi e marroni (a occhio diremmo che nella Repubblica d’Irlanda pecore e bovini sono di gran lunga più numerosi degli esseri umani). In questo fantastico viaggio, durato due giorni e quasi 700 km, abbiamo tenuto a rigoroso riposo il piede sinistro. Honda Europa ci ha infatti dato la possibilità di riprovare l’intera gamma DCT, che si avvale del cambio automatico a doppia frizione di seconda generazione. Il DCT esiste in due varianti: la prima equipaggia le potenti Crosstourer e VFR 1200F, la seconda la serie NC700 (S e X) e lo scooter Integra. Il principio di funzionamento, che sottintende al software di seconda generazione, è il medesimo su entrambe le cilindrate. I chilometri percorsi ci hanno permesso in particolare di apprezzare 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito una dote unica del DCT Honda, vale a dire la sua capacità di comprendere i gusti del pilota e, ancora di più, di adattarsi a meraviglia alle differenti tipologie di mezzi che equipaggia: dall’enduro stradale allo scooter, dalla moto naked alla sportiva capace di prestazioni esuberanti. Il bilancio del DCT: oggi i motociclisti lo preferiscono Proposto per la prima volta nel 2010 sulla sport tourer VFR 1200F, la seconda generazione del cambio DCT è stata adottata sull’apprezzato scooter Integra nel 2011, e sulle NC700S e X e sulla Crosstourer nel 2012. Alla fine dello stesso anno il DCT dotato di nuovo software è approdato sulla VFR1200F. Il bilancio, a soli tre anni dal lancio, è positivo e mostra un dato per certi versi stupefacente: il successo del DCT non è legato all’ef- 6 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove fetto novità (moltissime moto registrano buoni dati di vendita soprattutto nell’anno di lancio, poi scompaiono o quasi dalle immatricolazioni). Dal 2010 al febbraio 2013 sono state vendute 12.500 Honda dotate del DCT e i motociclisti, man mano che hanno la possibilità di provarlo, dimostrano di preferirlo al classico cambio manuale. Lo dicono le statistiche: la NC700X DCT in principio era scelta dal 10% dei possessori di questa moto, oggi l’automatico conquista il 44% delle preferenze; ancora più significativo è il gradimento del DCT sulla maxi enduro spinta dal motore V4, la Crosstourer: qui ben il 70% dei clienti opta per il doppia frizione (un anno fa questa percentuale scendeva al 25%). A cosa si deve questo balzo? Ce lo spiega l’inossidabile Dave Hancock (capo della pianificazione prodotto di Honda Europe): “All’inizio la Crosstourer DCT non era disponibile 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine grazie alla doppia frizione, di cui vi abbiamo spiegato nel dettaglio il funzionamento in occasione della prova della VFR 1200 F. Il DCT , oltre all’autoritorno, dispone della mappa intermedia, che viene selezionata dalla centralina elettronica quando questa, in Drive, riconosce una guida più sportiva e decide di assecondare il pilota aumentando il regime dei cambi marcia. Tutto qui? Niente affatto. Quei geni della Honda sono stati persino capaci di studiare un sistema intelligente che legge il comportamento del pilota all’approssimarsi della curva ed evita, durante la percorrenza di questa, che il DCT cambi marcia disturbando la piega e il mantenimento della traiettoria impostata. Riassumendo, il doppia frizione DCT evidenzia due anime distinte. In D e S limita i consumi e rende la guida facile e confortevole. nei demo ride dei nostri concessionari. Da alcuni mesi invece i clienti hanno modo di provarla e, una volta scesi dalla moto, non hanno dubbi. Vogliono il doppia frizione! È un plus unico in questo segmento di mercato che solo la Crosstourer può vantare. Va molto bene, è comodo in viaggio e fantastico nella guida sportiva. Ecco perché nel 2013 il 70% dei nostri clienti ce lo chiede”. Come funziona Del cambio a doppia frizione Honda sapete tutto. Il sistema trasferisce la coppia alla ruota motrice 8 Prove In M (come manual) non resta che smanettare con la mano sinistra (indice per salire, pollice per scendere di rapporto) per divertirsi tra le curve e cambiare marcia senza mai mollare il gas. L’effetto, specie sulle potenti 1200, fa tanto Formula Uno (o MotoGP, vista la rapidità di cambiata); il DCT si produce persino in magistrali doppiette nelle scalate sportive: l’esecuzione è perfetta (non sapremmo fare di meglio…). 1° parte. DCT: Dublino-Cork-Tipperary Il Paese Verde, così viene chiamata la bella Irlanda. L’isola è ricoperta di prati, pascoli e boschi ed emerge come uno smeraldo dal mare. È infatti circondata dall’Oceano Atlantico, dal Canale del Nord, dal Mare Celtico e dal Mare d’Irlanda. Alle pianure si contrappongono numerose colline e senza interruzione nel passaggio da una marcia all’altra. Le cambiate sono immediate, dolcissime e a prova di errore. Ne guadagnano anche i consumi. Il nuovo software di seconda generazione ha un’opzione molto furba e utile: anche in modalità automatica consente la selezione manuale delle marce (ad esempio per scalare prima di una curva), salvo capire da solo quando la curva è finita per tornare quindi a cambiare rapporto. Su strada il funzionamento è semplicemente perfetto. Le cambiate avvengono in soli 70 millisecondi e sono quasi inavvertibili proprio 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito montagne, da cui partono centinaia di corsi d’acqua che danno vita a laghi, paludi e distese di torba. Nel nostro tour con le Honda abbiamo visitato la capitale Dublino sulla costa orientale, Cork (importante porto nel sud dell’isola) e la piccola Tipperary (nella parte sud-occidentale dell’Irlanda, deve il nome a un pozzo da cui nasce il fiume Arra). Dublino è la capitale irlandese. Merita una visita il quartiere di Temple Bar, attraversato dalla via pedonale ricca di ristoranti e pub; qui Dublino prende vita di notte e mostra alcuni tra i suoi palazzi più belli, come il Trinity College. Dublino è sede del National Print Museum of Ireland, dell’Irish Museum of Modern Art, della National Gallery of Ireland, dell’Hugh Lane Municipal Gallery, della Chester Beatty Library e di tre sedi del National Museum of Ireland. Da Cork partivano le navi con gli emigranti diretti in America (il 12% dei residenti negli USA ha ascendenze irlandesi). 10 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica L’edificio più celebre è la torre di Shandon, costruita in pietra arenaria rossa e in calcare bianco. Tipperary è invece il classico borgo irlandese con le case basse, colorate e protette da muri bianchi che celano alla vista splendidi giardini. È il luogo perfetto per la classica pausa tè: un rito irrinunciabile a queste latitudini, superato in popolarità solo dalla Guinness al pub. DublinoCork-Tipperary: le iniziali fanno proprio DCT. Il viaggio può iniziare. 2° parte. DCT: Dual Clutch Transmission Honda Integra Partiamo da una vecchia conoscenza, lo scooter Integra che abbiamo provato nel 2011 in Liguria. L’Integra ci coccola subito con una protezione meravigliosa dalle intemperie (non a caso i tester se lo litigano quando il cielo si fa plumbeo). Fa di tutto per sembrare uno scooter, ma sotto sotto non è diverso dalle moto NC700 (con loro condivide telaio, motore e ruote da 17”). Sul misto conferma quanto vi abbiamo già detto nella nostra prima prova: è preciso e stabile come una moto. Zero ondeggiamenti anche alle alte velocità e avantreno che comunica bene sono le sue prerogative. È quasi commovente portarlo in mezzo al gruppo e vederlo tenere la scia di una belva come la VFR1200F. Con l’Integra ci piace usare il DCT nella modalità automatica S, che cambia ad alto regime e rende molto brillante la moto-scooter in accelerazione. I consumi sono sempre molto contenuti (superiori ai 25 km/l anche spingendo forte). Honda NC700S e X Le NC700 S e X propongono un comportamento simile all’Integra, ma con sfumature dinamiche Prove particolari. Innanzitutto con loro apprezziamo il vano davanti alla sella (più capiente del piccolo sottosella dell’Integra), che ci permette di stivare lo zaino con antipioggia e videocamera. La S ha la classica impostazione da nuda comoda anche per viaggiare. La posizione in sella non affatica il pilota e la strumentazione ripara il pilota fino a circa 130 km/h. La X risulta ancora più confortevole e dona un controllo da enduro stradale, grazie al manubrio alto e largo. La schiena resta bella dritta, tanto che alla fine è lei una delle moto più belle del lotto con cui passare tante ore di fila in sella. Il cambio DCT regala due volti alle NC700. È uno spasso nel traffico e in città, dove si seleziona D oppure S e ci si concentra solo sulla guida. In montagna invece è giocoforza passare in M (manuale) per strapazzare il bicilindrico frontemarcia e divertirsi tra una curva e l’altra. Il motore ha tanta coppia ai bassi, ma non eccelle 11 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove Il sella alle due potenti 1200 V4 il doppia frizione eccelle soprattutto nella guida sportiva. In questo frangente rende ancora più accessibili e facili le prestazioni delle due moto nell’allungo; viene in aiuto il DCT che consente di aumentare la velocità senza soluzione di continuità tra una marcia e l’altra. I cambi avvengono in maniera rapida e dolce, il sistema non ha lamentato alcun tipo di inconveniente o malfunzionamento durante il nostro test, anzi pare intuire le intenzioni del pilota e anticipare le sue mosse. I consumi medi sono stati di 24 km/l, anche sfruttando spesso le massime prestazioni dei motori. Il sella alle potenti 1200 spinte dal poderoso V4 (da 173 cavalli sulla VFR, 129 sulla Crosstourer) il doppia frizione eccelle soprattutto nella guida sportiva. In questo frangente rende ancora più accessibili e facili le prestazioni delle due moto, che sono ai vertici nelle rispettive categorie. Honda VFR1200F La VFR è sempre una moto splendida da guardare e, soprattutto, da guidare. Potente, velocissima e sempre fedele nel comunicare un grande feeling. Sul dritto e in autostrada i 170 e passa 12 cavalli la rendono un’autentica belva. Per restare nel gruppo delle altre DCT sulle autostrade irlandesi, bisogna mettere i remi in barca e giocherellare ai bassi regimi. Tra le curve invece la sportiva Honda è imprendibile: sicura in piega, persino maneggevole nelle curve strette, sfodera una progressione resa ancora più piena dalle fucilate del cambio a doppia frizione. Perfetto a salire come a scendere di marcia, è un piacere da usare in M. Honda Crosstourer Le stesse considerazioni valgono sulla Crosstourer. Anche sulla maxi enduro la funzione manuale, con i due tasti + e – sul blocchetto di sinistra, è molto più che un semplice gadget. Permette infatti di sfruttare a piacere l’incredibile progressione di questo riuscito motore, potendo godere sempre all’occorrenza delle modalità automatiche (D e S) nei lunghi viaggi o nel traffico. Da lode agli ingegneri giapponesi, tanto più che abbassa i 13 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Casco Schuberth C3 Giacca Dainese EVO System D-Dry Pantaloni Dainese Talos Guanti Dainese Air Tex Stivali Dainese Carroarmato consumi della Crosstourer rispetto alla versione tradizionale: durante il nostro test sono abbiamo percorso in media 16 km/l. Dopo tante ore in sella ne guadagnano il comfort e quindi la sicurezza. Il DCT non toglie invece nulla al piacere di guidare una bella moto tra le curve di questa incredibile isola. 14 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Scarica l’APP del Magazine News MT-09 Yamaha torna al tre cilindri Si chiama MT-09 l’originale ibrido Yamaha che porta al debutto il nuovo propulsore tricilindrico con fasatura Crossplane, qui con cilindrata 850 e 115 cavalli. Arriverà a settembre, prezzo da stabilire di Edoardo Licciardello 16 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito L’ aspettavamo - senza sapere di preciso cosa fosse - fin da Intermot 2012, dove Yamaha ha presentato il suo nuovo propulsore a tre cilindri con albero a fasatura crossplane riproposto anche al Salone di Milano. L’attesa si è fatta ancora più pregna di curiosità quando, pochi giorni fa, la Casa di Iwata ha rilasciato un video teaser in cui, in un gioco di vedo-non-vedo, ci ha offerto qualche indizio in più su cosa bollisse in pentola. Eccola finalmente qui: MT-09 si rivela come una crossover che unisce il meglio di una naked e una motard sviluppata avvolgendo il propulsore a tre cilindri da 850 cc in un telaio pressofuso in alluminio. Leggerissima - Yamaha dichiara un peso in ordine di marcia di 188kg, inferiore persino ad una supersportiva da riferimento come la YZF-R6 - la MT eroga 115 cv e 85 Nm lasciando presagire doti dinamiche di buon livello. Il nuovo motore, con testate bialbero a 4 18 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News valvole, è contraddistinto da misure caratteristiche di 78 mm x 59,1 mm e una cilindrata di 847 cc che ricorda un’altra Yamaha epocale, quella TDM850 con cui a Iwata, guarda caso, aprirono già un’altra volta un nuovo segmento di mercato. Le valvole di aspirazione e scarico misurano rispettivamente 31 e 25 mm, con angolo compreso ridotto a soli 26,5° e dunque una camera di scoppio particolarmente contenuta ed efficiente. Altra novità è che MT-09 è la prima pluricilindrica Yamaha di serie con offset dei cilindri, con il centro del cilindro sfalsato rispetto a quello dell’albero motore. Albero motore che recita in questo caso il ruolo di superstar, con la sua fasatura crossplane a 120° ed intervalli di accensione regolari a 0º, 240º e 480º che garantiscono un’erogazione lineare di coppia grazie all’equivalenza fra coppia di combustione e coppia inerziale. Il propulsore, dotato di contralbero antivibrazioni, pesa ben 10 kg in meno rispetto alla già compatta 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb unità che muove la FZ8. All’aspirazione il quadro tecnico fa registrare iniettori con flauti a 12 fori per una migliore atomizzazione del carburante e cornetti a lunghezza differenziata che ottimizzano l’erogazione a diversi regimi. Ovviamente presente il controllo elettronico per l’acceleratore ride-by-wire e la gestione delle mappature D-mode che aveva debuttato sulla R1. Manca al l’appello il controllo di trazione, probabilmente per contenere i costi ma anche - continuiamo con le ipotesi - per lasciare una certa emozionalità alla MT-09. La regolarità dell’erogazione, del resto, dovrebbe dare vita ad un mezzo non troppo impegnativo nella risposta al gas. Leggerissima anche la ciclistica incentrata su un telaio pressofuso che richiama nella forma e nella sostanza quanto già visto su altre proposte della Casa dei tre diapason - già da sola questa unità fa risparmiare 10 kg di peso rispetto a quello della cugina FZ8. Altrettanto raffinato il forcellone asimmetrico pressofuso in alluminio, collegato all’inedita sospensione progressiva Monocross con monoammortizzatore collocato in posizione 20 orizzontale sotto la sella. Tutto il complesso ciclistico è stato definito in ottica di centralizzazione delle masse, e offre un’impatto estetico coerente con le proposte più sportive degli ultimi tempi, con i volumi concentrati sull’avantreno grazie ad un serbatoio da 14 litri dall’andamento indiscutibilmente personale. Il capitolo sospensioni - la cui escursione è una via di mezzo fra le naked e le motard -parla di una forcella con steli da 41mm regolabile nella sola estensione e del già citato mono che offre invece possibilità di taratura in precarico ed estensione. L’impianto frenante è composto da un doppio disco anteriore da 298mm con pinze radiali a 4 pistoncini e un disco posteriore da 245. L’ABS, disponibile come optional, comporterà un aggravio di peso di 3 kg. Al momento in cui scriviamo non abbiamo indicazioni di prezzo; MT-09 arriverà a fine estate, nel mese di settembre. Le colorazioni saranno l’immancabile Race blu, un elegante grigio opaco e due vistose Deep Armor e Blazing Orange con grafiche dedicate. 21 Yamaha rovescia le cross 2014 Nel 2014 le YZ diventano gemelle: la nuova generazione vede un avvicinamento delle due cilindrate. Yamaha YZF250 e Yamaha YZF450 condividono il rivoluzionario motore rovesciato 22 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito L a nuova generazione di YZ-F vede un avvicinamento delle due cilindrate. Yamaha YZF250 e Yamaha YZF450 condividono la stessa piattaforma e la medesima dotazione tecnologica. Entrambi i modelli spingono adottano il rivoluzionario motore rovesciato ed il nuovo scarico che disegna una serpentina a partire dalla testa del cilindro. Il cuore delle YZ-F del 2014 è lo stesso. Entrambi i motori hanno l’iniezione elettronica. La quarto di litro è una classe in cui Yamaha ha deciso di investire per il futuro, nelle competizioni offroad e nella produzione, ma anche YZ450F non ha subito un semplice lifting. La novità 2014 è il carattere più gestibile dell’erogazione. Le dimensioni generose delle valvole giocano un ruolo importante nella ridefinizione delle prestazioni, la 24 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News nuova centralina e i nuovi rapporti regalano una risposta più pronta nelle marce basse. Su entrambe le moto, con l’accessorio “MX Power Tuner” si può impostare rapidamente la mappatura della centralina più adatta ai diversi terreni o allo stile di guida del pilota. Il telaio Il telaio a doppio trave idroformato è realizzato con dieci diverse tipologie di componenti forgiati, stampati ed estrusi in alluminio. Il nuovo radiatore, più compatto, il telaietto più corto e il peso contenuto di diversi altri componenti contribuiscono a rendere la moto più leggera ed è stato semplificato l’impianto di lubrificazione a carter umido, anche la pompa carburante è più compatta. 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Le sospensioni Per quanto riguarda le sospensioni, la forcella a steli rovesciati con camere separate per olio e aria monta nuove molle ed è più efficace grazie al mozzo della ruota anteriore maggiorato a 22 mm. La piastra superiore di sterzo, più rigida, aumenta l’agilità, mentre la nuova molla dell’ammortizzatore posteriore ha un effetto di assorbimento progressivo. Il perché del motore girato su entrambi i modelli Più in basso, più vicino, più centrale. Tre espressioni che sintetizzano lo sfida affrontata dal team di sviluppo di Iwata negli ultimi dieci anni: distribuire le masse di una moto off-road per aumentare grip, sensibilità e maneggevolezza. Questo è l’obiettivo delle YZ gemelle del 2014. Tra gli interventi per centralizzare le masse di YZ250F ed YZ450F, il percorso 26 tortuoso dello scarico, la posizione ribassata del serbatoio (che ha aumentato la capacità di più di un litro), la collocazione centrale dei componenti dell’iniezione elettronica come la nuova centralina e l’impianto elettrico. Il particolare disegno dello scarico, introdotto per la prima volta sulle moto ufficiali del Monster Energy Yamaha Team nel Mondiale, ne aumenta la lunghezza e incrementa la potenza. Effetti ottenuti grazie alla variazione del diametro del tubo stesso, a partire dalla testa del cilindro per arrivare al silenziatore. La forma a spirale dello scarico ha reso possibile accorciare la marmitta, per spostarla verso il centro della moto. YZ250 adotta un nuovo cambio, più robusto. Sulla YZ450F la frizione adotta molle di compressione diverse e dischi ottimizzati. Cambiano anche le specifiche tecniche 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb dell’albero di trasmissione, dell’albero primario, degli ingranaggi e del pignone. Le plastiche e le modifiche a motore e ciclistica disegnano l’immagine dei nuovi modelli. Quello che si nota immediatamente è la “scomparsa” del serbatoio da 7,5 litri, letteralmente ingoiato dal telaio ma ancora facilmente accessibile, così come il filtro dell’aria, per semplificare la manutenzione. La sella e il parafango posteriore sono stati rivisti, e la presa d’aria è un segno distintivo del look slanciato e aggressivo del 2014. Novità anche nelle grafiche, realizzate in fase di stampaggio. Un metodo utilizzato da Yamaha che prevede l’inserimento della pellicola all’interno dello stampo stesso, prima del processo di stampaggio. In 28 questo modo le decorazioni si amalgamano alla plastica, con un effetto finale semitrasparente e una superficie più resistente ai graffi e all’usura. Accessori Per i piloti che guidano YZ-F c’è una ricca gamma di accessori e componenti che possono ridurre ulteriormente il peso, personalizzare l’estetica o aumentare le performance. Il “MX Power Tuner” è l’accessorio ideale per la mappatura della centralina e la messa a punto dell’iniezione elettronica, per entrambi i modelli, ma le migliorie al motore non finiscono qui. I componenti della frizione possono essere sostituiti , per ridurre il peso o migliorare il raffreddamento e la lubrifica- zione. La testa cilindro modificata esalta la coppia e la potenza, ed è fornita già assemblata per facilitare il montaggio. Anche il coperchio accensione in lega consente di limare il peso, come lo scarico Akrapovic ed i collettori in titanio. Sono soli alcuni esempi di una gamma davvero completa, distribuita dai Concessionari Ufficiali Yamaha. Colori Racing Blue Disponibilità - Yamaha YZ450F m.y. 2014: luglio 2013 - Yamaha YZ250F m.y. 2014: novembre 2013 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Retrospettiva Cagiva Elefant 750 Anno difficile il 1993. Gilera chiude, ma EICMA esalta il Made in Italy di Maurizio Tanca | Anno commercialmente negativo il 1993, con un calo del 25% e lo storico stabilimento Gilera di Arcore che chiude. Ma a EICMA sono presentate Ducati 916, BMW R1100GS, Honda RC45, Triumph Speed Triple, Aprilia Scarabeo... S econda puntata del nostro piccolo escursus sulla storia della moto, vista attraverso il famoso Salone motociclistico milanese. Abbiamo iniziato con l’edizione 2003, e questa volta retrocediamo di un altro decennio per ricordare cosa accadde all’EICMA del 1993. Quell’anno la manifestazione si teneva anco30 ra ai vecchi padiglioni fieristici milanesi (quelli che oggi non esistono più) dal 18 al 24 ottobre, e ospitò 1.500 espositori e 1.800 marchi provenienti da 34 Paesi del mondo. Quanto costavano i biglietti? 14.000 lire gli interi, 7.000 i ridotti, per militari, ragazzi, gruppi organizzati e ingressi serali, cioè il mercoledì e il giovedì dalle ore 18 alle 22. Aria di crisi Anno nero, il 1993, in cui si immatricolarono solo 78.291 moto e scooter contro le 104.754 del ’92. Un durissimo calo globale del 25,26%, dunque, con percentuali individuali decisamente preoccupanti per molti marchi di spicco: a partire dalla nostra Cagiva (-41,79%), seguita nella triste classifica negativa daYamaha (-40,35%), Suzuki (-32,86%), Aprilia (-29,97%), la BMW (-27,99%). Ma anche la stessa Honda, nonostante detenesse ben il 29,4% della torta motociclistica contro il 17,4% di Yamaha, segnava un trend negativo del 15,83%. Per non parlare di realtà numericamente minori (nel senso numeri di vendita a sole tre cifre), come Peugeot (-56,27%) e KTM, allora ben lontana dallo status di attuale benessere, con un -50,43%, e alla stessa Husqvarna (-41,32%). Insomma, solamente tre delle quindici Case censite potevano vantare l’agognato segno positivo, ma senza alzar troppo la cresta, sia chiaro: ovvero Piaggio (+ 7,92%), Kawasaki (+2,74%), e pure Gilera, con un buon +10,03%, dovuto alla vendita di 2.412 mezzi (tra moto e, soprattutto, piccoli scooter) contro le 2.192 dell’anno prima. Purtroppo, però, il piccolo successo commerciale di uno dei più gloriosi marchi italiani – Gilera, per l’appunto – non poteva certo far gioire nessuno, visto che proprio nel mese di ottobre, quasi in concomitanza con il Salone, Piaggio aveva comunicato la chiusura dello storico stabilimento di Arcore, di poco successivo alla conclusione della breve ma costosissima avventura nel motomondiale 250. Il tutto suscitò non poche polemiche e sollevazioni popolari, chiaramente a sostegno dei 369 dipendenti Gilera, ma anche da parte della 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 32 Retrospettiva Aprilia Scarabeo 50 Ducati 916 popolazione motociclistica più brizzolata. Il tutto, ovviamente, senza rimediare alcunché. Quanto all’orientamento di mercato, in quel periodo gli scooter di piccola cilindrata stavano progressivamente ampliando la loro fetta di mercato a sfavore delle moto, in particolare a segmenti come le sportive (in particolare le velocissime 125, destinate pian piano all’oblio), le turistiche e le enduro. Insomma, i piccoli scooter, tra i quali iniziavano a comparire anche quelli motorizzati 4T, erano davvero tanti. Mentre il vento sembrava invece favorevole alle custom, in particolare quelle giapponesi (per la prima volta dopo anni, Harley-Davidson era andata in rosso del 9,68%, con 1.306 immatricolazioni): la moto più venduta tra le prime quindici in classifica, infatti, era stata ancora la custom Honda VT500 Shadow, con 3.188 unità immatricolate, mentre la Yamaha XV535, altra custom, era dodicesima con 1.437 moto. Al secondo posto, per la cronaca, teneva duro la bellissima sportiva Cagiva Mito125 (2.801 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica immatricolazioni), davanti al pioniere dei maxiscooter perlomeno di quelli arrivati in Italia: il lunghissimo Honda CN250 (2.686), in classifica fin dal 1988. Made in Italy coraggioso Nonostante il periodo difficilissimo, tuttavia, all’EICMA del 1993 le novità non mancarono. Anzi, andando a ben vedere, fu proprio il Gruppo Cagiva dei fratelli Castiglioni (che allora inglobava Cagiva, Ducati, Husqvarna e Moto Morini) il vero protagonista della kermesse milanese, soprattutto perché, oltre ad altri svariati modelli, presentò quella che ne venne immediatamente conclamata la regina, destinata a diventare una pietra miliare nella storia della motocicletta: la mitica Ducati 916. Ma esaminiamo le novità esposte al Salone milanese, in quell’ottobre del ’93, la quasi totalità delle quali, peraltro, non figureranno tra tre prime 30 moto vendute nel 1994. Aprilia L’Aprila Scarabeo 50 Cross fu creato da Ivano Beggio all’alba degli anni Settanta, sulla falsariga stilistica della celebre Bultaco Pursang. Dopo circa 23 anni, ecco che il nome Scarabeo ricompare su un altro modello Aprilia, destinato a diventarne nuovamente un’icona, un po’ come la Vespa lo è per Piaggio (con le dovute proporzioni, sia chiaro). Si tratta ancora di un cinquantino, ma stavolta è uno scooter a ruote alte, bello ed elegante, il cui nome sarà destinato a diventare un brand di successo. Tant’è che la gamma Scarabeo, anche sotto l’egida di Piaggio, a tutt’oggi comprende ben nove modelli, da 50cc – a 2 e 4 tempi – a 500. Bimota Gran lavoro nella factory riminese di Via Giaccaglia, sempre sul filo del rasoio a livello gestionale, ma comunque decisamente prolifica nel creare special di serie preziose e, di conseguenza, costose. Tanto che a EICMA ’93 scopriamo ben quattro nuove Bimota: la DB2SR con motore Ducati, le quadricilindriche SB6 1100 ed SB7 750, motorizzate Suzuki, e la YB9 motorizzata Yamaha 600. La SR era la versione ancor più sportiva della già nota DB2, e nel suo bel telaio a traliccio montava il classico bicilindrico Ducati a L a due valvole per cilindro, ovviamente raffreddato ad aria, con cilindrata di 904 cc ma alimentato a iniezione elettronica, sviluppata in proprio. Rispetto al motore a carburatori, qui venivano dichiarati circa 89,5 cv contro 85,7, ma anche un prezzo di “soli” 23.200.000 lire (più o meno 11.800 euro, giusto per la precisione) anziché circa 26.400.000. Le due nuove Suzuki/Bimota (SB, per l’appunto) sfoggiavano invece un telaio in alluminio denominato SLC (Straight Line Connection), in quanto composto da due massicce travi esterne ai motori e perfettamente lineari, che collegavano il cannotto di sterzo al punto di fulcro del forcellone, anch’esso chiaramente 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito BMW R1100 GS 4 valvole in alluminio. Da notare l’ammortizzatore posteriore Öhlins sistemato orizzontalmente, mentre davanti lavorava una forcella Paioli con steli da 46 mm. Quanto ai motori, la SB6 montava il K3 da 1.074 cc, raffreddato a liquido, alimentato da carburatori Mikuni da 38 mm e con cambio a 5 marce, accreditato di 156 cv a 10.600 giri con 10,2 kgm di copia a 8.400. La SB7 invece ospitava il 749 cc a 6 marce, sempre raffreddato a liquido, ma alimentato tramite un sistema di iniezione elettronica sviluppato dalla Bimota stessa: in questo caso, il costruttore dichiarava 132 cv a 11.500 giri, con 8,5 kgm di coppia a 8.500 giri. Prezzi: rispettivamente 29.269.000 lire la SB6, e addirittura 35.447.000 lire per la SB7: questo modello era stato realizzato in prospettiva di un impiego nel mondiale Superbike, dove la Casa riminese peraltro aveva virtualmente vinto il titolo nel 1987 con la YB4R di Virginio Ferrari, che batté il leggendario Joey Dunlop e la sua Honda RC30 34 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Retrospettiva BMW F650 quando ancora il challenge aveva la denominazione di Mondiale F1, prima di diventare ufficialmente Mondiale Superbike. Quanto alla YB9, si trattava della versione più estrema della sportiva stradale Bellaria 600, dotata appunto del motore Yamaha FZR da 599 cc da 95 cv a 10.500 giri (coppia: 7 kgm a 8.500 giri) - raffreddato a liquido e con alimentazione a carburatori Mikuni da 32 mm, ma nel ’95 arrivò l’iniezione elettronica destinata evidentemente ai clienti più spiccatamente pistaioli. Anche questa moto, ovviamente, esibiva un solido telaio perimetrale a doppio trave d’alluminio. Quella che allora era la Bimota dell’accesso, costava poco meno di 20.000.000 di lire. BMW A EICMA ’93 la casa bavarese esponeva le novità già anticipate al salone automobilistico di Francoforte. Ecco dunque la nuova R1100GS, dotata del boxer a 4 valvole che aveva esordito l’anno precedente sulla R1100RS (la quale, in questo contesto, venne presentata anche con carenatura completa e kit ergonomico), dalla quale ereditava anche la rivoluzionata ciclistica “senza telaio”, caratterizzata dalla sospensione anteriore Telelever, mentre dietro veniva confermato il già noto sistema Paralever delle R100GS, adeguatamente aggiornato. Per la nuova GS venivano dichiarati 80 cv a 6.750 giri, abbinati ad una coppia massima di ben 9,5 kgm a 5.250 giri, e 243 kg di peso in ordine di marcia. Il prezzo invece ammontava a 19.550.000 lire. Ma il settore tuttofare della casa bavarese salutava soprattutto l’arrivo della piacevole F650, elegante antagonista delle varie monocilindriche polivalenti allora felicemente in circolazione: ovvero l’Honda Dominator 650, ma soprattutto l’Aprilia Pegaso 600/650. La nuova BMW F650, peraltro, veniva costruita proprio a Noale dall’Aprilia, e montava una versione a 4 valvole a doppia accensione del notevole motore Rotax bialbero a 5 valvole da 651,8 cc che equipaggiava l’omologa Pegaso 650: potenza 44,4 cv a 6.500 giri, coppia 5,2 kgm a 5.000 e velocità massima vicina ai 165 km/h. Questa moto ebbe subito un discreto indice di gradimento, chiudendo il 1994 al 12° posto con un venduto di 1.249 unità, subito alle spalle della stessa Pegaso 650 (1.376) e davanti alla Dominator (1.201). Il suo prezzo era di 10.450.000 lire. Le novità BMW comprendevano anche l’arrivo dell’ABS di seconda generazione per tutta la serie K100, compresa l’inedita versione Special Edition della supertourer K1100LT, con trasmissione finale accorciata per migliorarne lo spunto, e un allestimento decisamente faraonico, comprendente perfino lo stereo con lettore di cassette. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Cagiva River 600 Cagiva Nonostante il periodo decisamente nero, la Cagiva esponeva svariati nuovi modelli, includendo anche uno scooterino sportivo: il Passing 125, filante, col doppio silenziatore e con la classiche linee “svelte” in voga in quegli anni, peraltro riprese dal cinquantino City. Al debutto anche la Roadster 521, sigla mendace che in realtà si riferiva ad una motoleggera da 125 cc frutto di un accordo produttivo stipulato con la cecoslovacca CZ: una motoleggera dallo stile vagamente cruiser, con motore a sei marce raffreddato ad aria e un prezzo allora indicato sui 3,5 milioni di lire. Salendo di cilindrata, ecco la gemella maggiorata della enduro stradale W12 da 350 cc a 4 tempi: si chiamava W16, e montava un nuovo monocilindrico da 601,4 cc accreditato di 34 cv a 5.000 giri, con 5 kgm di coppia a 4.250 giri e velocità di oltre 150 km/h. Il prezzo venne 36 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Retrospettiva Ducati 600 Supersport successivamente fissato in 7.840.000 lire. Stesso motore ma montato sulla stradale turistica River, precedentemente nata come 500: una moto piacevole ed elegante, con piccolo parabrezza e moto valigie di serie, un solido telaio in lega leggera, forcella a steli rovesciati e sospensione posteriore progressiva monoammortizzatore, un assetto comodo e un peso dichiarato in 160 kg a secco. Molto probabilmente, oggi come oggi, questa moto sarebbe più apprezzata. E passiamo alle endurone stradali, con l’arrivo della nuova Elefant in versione da 750 cc ad affiancare la 900, ma un po’ semplificata e alleggerita togliendo un disco all’avantreno e montando una forcella tradizionale anziché U.D., anche in funzione di un prezzo ovviamente inferiore: 11.500.000, anziché 13.400.000 lire. Naturalmente il motore era il Ducati Desmo ad aria da 748 cc, con 60 cv a 6.500 giri e 6,5 kgm di coppia a 6.500. Ducati Come già anticipato, Claudio Castiglioni e il suo fido braccio destro Massimo Tamburini, portarono al Salone milanese di vent’anni fa quella che tutt’oggi è – giustamente - ritenuta una delle moto più belle del mondo, uscita fresca fresca dal CRC, il Centro Ricerche Cagiva di San Marino: la Ducati 916, primogenita di un lunga dinastia di formidabili bicilindriche che dominarono per anni il mondiale Superbike. Una moto che diede un vero scossone al nostro ambiente, immediatamente assurta al ruolo di regina del Salone e talmente ben riuscita da vincere immediatamente al debutto nel mondiale del 1994: nella fattispecie, Carl Fogarty si aggiudicò la prima manche della prima gara, a Donington, davanti a Slight, Pirovano, Russell e Falappa e, a fine stagione, si portò a casa il titolo iridato piloti con 4 vittorie singole e 6 doppiette; mentre Ducati vinse quello riservato ai costruttori, con 403 punti contro i 348 della Kawasaki, i 313 della Honda, i 145 della Yamaha e i soli 12 della Suzuki. La formidabile 916 ingabbiava nel suo telaio a traliccio un bicilindrico Desmoquattro da 916 cc raffreddato a liquido, con 109 cv a 9.000 giri (la coppia non venne dichiarata, allora), sul quale era infulcrata la bellissima sospensione monobraccio. La 916 però venne commercializzata solo l’anno seguente, anche in versione biposto, a circa 25.000.000 di lire. Ma a Milano, nel 1993, esordivano anche altre due novità Ducati dotate del motore ad L raffreddato ad aria da 583 cc: la sportiva stradale 600 SS semicarenata, e la nuda Monster 600, gemellina della M900 presentata mesi prima, disponibile anche in versione depotenziata per neopatentati. La Monster piccola, che costava circa 10 milioni di lire, venne discretamente gradita, e alla fine del 1994 si 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Retrospettiva aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Honda RC45 Husqvarna WRE 125 piazzò al 28° posto nelle classifiche di vendita, con 604 esemplari immatricolati, precedendo così la stessa M900 (568 moto vendute). Husqvarna Concludendo col Gruppo Cagiva (Moto Morini rimaneva infatti al palo, esponendo solamente le già arcinote custom Excalibur 350 e 501), passiamo al marchio ex- svedese allora specializzato esclusivamente nel fuoristrada. Nel 1993, Husqvarna fresca del titolo iridato motocross nella classe regina conquistato con una nuovissima 500 a 4 tempi, realizzò anche una interessantissima enduro dotata di un innovativo motore a due tempi da 125 cc raffreddato a liquido, con ammissione diretta nel carter e valvola elettronica sul collettore di scarico, per ottimizzare l’erogazione dei 31 cv disponibili. Un motore a sei marce dalle notevoli credenziali, dunque, con contralbero di bilanciamento e accensione elettronica ad anticipo variabile, inserito in una ciclistica con forcella a steli rovesciati, forcellone 38 in alluminio e sospensione progressiva. La moto era la bella WRE125, enduro semi-professionale con avviamento elettrico e tutto ciò che occorreva per circolare regolarmente su strada, dedicata ai giovani appassionati fuori stradisti di allora che però usavano la moto anche per andarci a spasso. Il suo prezzo era di circa 6.400.000 lire. Harley-Davidson Anche la Casa di Milwaukee in effetti visse un 1993 commercialmente poco entusiasmante, segnato però da un negativo relativamente modesto (-9,8%) che però già al traguardo del marzo successivo era diventato un +30,8%. Allora il motore Big Block era l’Evolution 88 da 1.340 cc, montato elasticamente nel telaio, attorno al quale fu allestita la nuova Road King, derivata semplificata della Electra Glide, in quanto dotata solo di plexiglas e moto valigie laterali, sellone sempre ampio, ma suddiviso in due porzioni e privo di ornamenti cromati. Il tutto a 30.000.000 di lire. Honda Tanti gli aggiornamenti a vari modelli importanti, con in testa l’ancora oggi amatissima Africa Twin 750 (562 esemplari venduti nel 2004), modificata nel telaio a favore della maneggevolezza. Ma erano tre le novità vere e proprie che Honda aveva preparato per la stagione ‘94. Due di esse, in verità si erano già viste, al salone settembrino di Parigi: la sofisticatissima superbike RC45, e l’ultima delle VFR 750, catalogata come RC36. A Milano, invece, debuttava la snella bicilindrica CB500, una naked carina, semplice ed agile, adatta veramente a tutti i tipi di utenti, e venduta a circa 10 milioni di lire; nata per scopi utilitari ma presto utilizzata anche per un trofeo monomarca molto divertente, e soprattutto economico per i partecipanti. Il suo motore da 499 cc, a cilindri paralleli leggermente inclinati in avanti e raffreddati a liquido, con distribuzione bialbero ad 8 valvole e carburatori da 34 mm, erogava 58 cv a 9.500 giri, con 4,8 kgm di coppia a 8.000. Quanto alla RC45, beh, era la moto che l’HRC aveva progettato per succedere alla leggendaria RC30, e ufficialmente ne vennero prodotti solo 200 esemplari. Ed era la moto che Carl Fogarty guidò nel ’96 senza mai affiatarsi con lei, e che l’anno dopo fu vendicata da John Kocinsky, che invece ci vinse il titolo proprio battendo Carl e la Ducati 916. Si trattava di una V4 da 749 cc che nella versione stradale era accreditata 120 cv a 12.000 giri (coppia 7,7 kgm a 10.000 giri), con alimentazione a iniezione elettronica e parecchia tecnologia mutuata dalla raffinatissima RVF750 plurivincitrice nell’Endurance. La nuova VFR750F, invece, era evidentemente ispirata nello stile, ovviamente - alla spaziale e costosissima NR750 a pistoni ovali da 125 cv a 14.000 giri: uno sfoggio di tecnologia e stile anch’essa prodotta in pochi esemplari, venduti al prezzo di un centinaio di milioni di lirette (per la precisione: 99.444.000). La nuova VFR aveva un look sportivo pur mantenendo il motore volutamente limitato a 100 cv (a 10.000), con 7,4 kgm di coppia a 8.000. Al prezzo di 18.600.000 lire. 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Kawasaki Ninja ZX-9R Kawasaki Anche la Casa di Akashi portò all’EICMA le novità trasportate direttamente da Parigi, sfoderando la massiccia e potente Ninja ZX-9R, la terza Kawasaki quadri cilindrica da 900 cc mai costruita, dopo la mitiche Z1900 del ’72 e la formidabile quanto longeva (venne costruita fino al 2003, per il mercato interno) Ninja GPZ900R dell’84. La ZX-9R era una sport-tourer era spinta da un “4 in linea” con ben 139 cv a 10.500 giri e una coppia massima di 9,8 kgm a 9.000 giri, alloggiato in un solido telaio a doppio trave superiore d’alluminio, con doppia culla inferiore in tubi tondi d’acciaio ad essa avvitati. Questa moto costava quasi 21.000.000 di lire ed era in grado di superare agevolmente i 270 km/h effettivi, il che tuttavia non andava ad inficiare il record velocistico della sorellona ZZ-R1100 da 150 cv, capace di sfiorare i 285 effettivi. Pur massiccia e pesante, la Ninja ZX-9R era tuttavia più portata per un eventuale utilizzo in pista: non a caso per il test di lancio venne scelto il circuito malese di Shah 40 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Retrospettiva Moto Guzzi 1100 Sport Alam (quello di Sepang era ancora molto al di là da venire), con testimonial d’eccezione i piloti ufficiali Superbike Scott Russell (iridato nel ’93, unico, a tutt’oggi, ad aver vinto il titolo con una Kawasaki) e Terry Rymer. Ricordo ancora come fosse oggi mentre mi trovavo a (tentar di) seguire con la bava alla bocca Russell lungo un ampio tornantone sinistrorso a tutta piega, mentre lui guidava voltato all’indietro per guardare la riga nera che stava disegnando sull’asfalto, sotto il mio naso… Per i biker più tranquilli, e soprattutto anche per i meno esperti, Kawasaki aveva invece preparato la “customina” bicilindrica EL250, dove “EL” stava addirittura per “Eliminator”! La simpatica motoleggera vantava un motore bialbero a 8 valvole raffreddato a liquido e cambio a cinque marce, con 27 cv a 11.800 giri e una coppia ovviamente bassina (meno di 2 kgm a 9.800 giri). Ma vantava anche un peso dichiarato di soli 140 kg a secco. Semplice ed elegante, la EL250 aveva un freno anteriore a disco e il posteriore a tamburo, e costava 8.240.000 lire. Moto Guzzi Nuova di zecca la bella ed elegante 1100 Sport, chiaramente derivata dalla Daytona 1000 ma con sotto l’ultima evoluzione del classico V2 mandelliano a 2 valvole per cilindro, alimentato a carburatori, maggiorato a 1.064 cc rispetto a quello da 992 cc della Daytona stessa, che però aveva la distribuzione a 4 valvole per cilindro e l’alimentazione a iniezione elettronica, successivamente montata anche sul 1100. La potenza era di 90 cv a 7.800 giri e 9,8 kg a 6.000 giri. Due moto che per il resto erano quasi identiche, il cui semplicissimo telaio monotrave in acciaio era opera del mitico John Wittner (arcinoto come Dr. John), un appassionato tecnico americano e sfegatato guzzista che di mestiere faceva il dentista, e che si divertiva a far correre e vincere le Moto Guzzi nelle famose gare denominate Battle of the Twins riservate alle bicilindriche. La Moto Guzzi 1100 Sport venne messa in vendita a circa 16.500.000 lire, più o meno 3 milioni meno della Daytona 1000 Biposto. Suzuki Punta di diamante della Casa nipponica, la sport-tourer RF900R ne segnava l’ingresso nel club delle 900, affiancando peraltro la sorella RF600R presentata l’anno prima. Fu una moto interessante, questa RF, per l’estetica piuttosto grintosa ma anche per le prestazioni interessanti del suo quattro cilindri in linea raffreddato a liquido (il cui basamento era il medesimo della supersportiva GSX1100R, quindi il cambio era a 5 marce), alimentato da 4 carburatori e accreditato di 135 cv a 10.000 giri e di una coppia di 10 kgm a 9.000 giri, per una velocità massime reale superiore ai 250 orari. E il telaio era una struttura perimetrale in acciaio scatolato, anziché in alluminio, con sospensione posteriore progressiva (che in Suzuki allora chiamavano Full-Floater) azionata da un forcellone in lega leggera, e davanti una forcella tradizionale, priva di regolazioni, che vennero aggiunte l’anno successivo sulla versione RS2. Il prezzo della RF900R fu fissato in 17.700.000 lire. Ma questa Suzuki è ricordata 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Triumph Daytona Super III anche per essere entrata nel Guinness dei primati: era il 4 giugno del 1994, infatti, quando il mensile tedesco Motorrad e Metzeler portarono sul celebre anello pugliese di Nardò un paio di RF900R potenziate a 146 cv, alimentate con benzina super a 98 ottani ed equipaggiate con radiali Metzeler del tutto standard come disegno dei battistrada e struttura delle carcasse, ma con una mescola ovviamente modificata per reggere le incredibili sollecitazioni di un mezzo lanciato ad altissime velocità per lunghi periodi. Le moto ovviamente erano state alleggerite togliendo alcuni particolari inutili, dotate di un plexiglas maggiorato, fari potenziati, sensori di temperatura a infrarossi per tener sotto controllo le gomme, e via dicendo. Dopodiché oltre dieci tra piloti, giornalisti e collaudatori (compreso Salvo Pennisi, storico leader dei tester Pirelli/Metzeler) si alternarono per due giorni a caccia di record, stabilendone ben quattro, che durarono a lungo. Eccoli: record di percorrenza in un’ora, stabilito 42 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Retrospettiva Yamaha FZR600R in 256 km percorsi alla velocità media di 260,491 km/h; record sulle 6 ore: 1.514 km alla media di 252,341 km/h; record sulle 12 ore: 3.022 km alla media di 251,835 km/h e, dulcis in fundo, record sulle 24 ore: 5.904 km viaggiando alla media di 246 km/h. Triumph Da Hinckley arrivava la prima Speed Triple della storia Triumph, nata da un’idea di Carlo Talamo, compianto importatore del marchio inglese fin dalla primissima gestione Bloor. La trasformazione della Daytona 900 in cafè racer fu abbastanza facile: bastò togliere la carena, lasciando i mezzi manubri, ed ecco una bella naked dalle tinte molto accattivanti: tutta, ma proprio tutta nera, oppure con carrozzeria di un magnifico giallo, calotta faro compresa, la prima Speed non era certamente paragonabile alle versioni che l’hanno seguita, dinamicamente parlando, ma era certamente una moto molto ammirata. Il suo tricilindrico da 885 cc erogava 98 cv a 9.000 giri, con una coppia di circa 8 kg a 6.500 e un prezzo di 16 milioni tondi su strada. Sempre tutta gialla, ecco comparire allo show milanese del ’93 anche la Daytona Super III, versione pepatina della Daytona standard grazie agli interventi sviluppati con l’aiuto della Cosworth, che, lavorando su carter, pistoni e condotti di aspirazione e scarico, aveva alleggerito il tricilindrico Triumph di 2,5 chili, ma soprattutto ne aveva elevato la potenza a 115 cv a 9.500 giri, e la coppia a 9 kgm, a 8.500. Da notare anche le nuove pinze anteriori a 6 pistoncini e l’utilizzo della fibra di carbonio per il parafango anteriore, i fianchi carena e i silenziatori. Prezzo: 21.000.000 di lire. Yamaha La novità a tre diapason presente a Milano ’93 si chiamava FZR600R, e fu subito chiaro che si presentava come la versione in minor della omologa YZF750R presentata l’anno precedente, anche se per Yamaha, a tutto gli effetti, era un modello completamente nuovo. Nata evidentemente per combattere nel sempre più agguerrito Campionato Europeo Supersport (che sarebbe diventato Mondiale solo nel ’97), la nuova FZR godeva di un nuovo motore da 598 cc – chiaramente a 4 cilindri e 16 valvole – accreditato di 100 cv a 11.500 giri e 6,7 kgm di coppia a 9.500 che, per la prima volta, usufruiva di riporti ceramici compositi sulle camicie dei cilindri per minimizzare gli attriti e contemporaneamente le tolleranze. La nuova supersport Yamaha vantava naturalmente un solido telaio tipo Deltabox, ma in acciaio anziché alluminio (com’era quello della succitata YZF) e con forcella “normale” anziché a steli rovesciati, ma comunque con sospensione posteriore progressiva. Il prezzo della FZR600R, che a fine ’94 risultò la 25esima moto più venduta in Italia, fu fissato in 15.270.000 lire. 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine ai lati di Via della Conciliazione per attendere il passaggio di Papa Francesco che, divertito, è stato accolto da centinaia di bicilindrici rombanti. A seguire la Messa, con la Piazza colorata di nero-arancio, e la benedizione del Papa con un saluto speciale a tutti gli Harleysti giunti a Roma per le celebrazioni. Papa Francesco ha benedetto oggi migliaia di moto ed appassionati HarleyDavidson, accompagnato dal boato dei motori V-Twin mentre passava tra la folla presente a Città del Vaticano. I fan della Casa di Milwaukee provenienti da tutto il mondo hanno preso parte alla cerimonia pontificia della domenica, un momento speciale nel programma delle celebrazioni romane per il 110° Anniversario. “La promessa che noi facciamo ai nostri clienti è di offrire un’esperienza unica nella vita, qualcosa che pochi Evento altri marchi sono in grado di dare” ha dichiarato Mark-Hans Richer, Chief Marketing Officer della Harley-Davidson Motor Company. “Aver portato oggi i nostri clienti alla cerimonia di benedizione appaga quella promessa di epiche avventure”. Durante la Messa, Papa Francesco ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato alle celebrazioni romane per il 110° Anniversario. Questa grande festa di quattro giorni si avvicina alla nota conclusiva, offrendo per domenica sera un ricco programma di musica ed intrattenimento al Porto di Ostia, Roma. L’evento ha segnato l’appuntamento europeo per il 110° Anniversario, un anno di grandi celebrazioni che hanno coinvolto 11 nazioni in 6 continenti e che terminerà l’ultimo week-end di agosto con la festa presso la sede dell’azienda a Milwaukee. Harley-Davidson a Roma per i 110 anni E’ stato un record di partecipanti Oltre 100.000 partecipanti all’anniversario Harley di Roma per il più importante raduno europeo mai organizzato. 3.000 moto ( numero limitato) alla grande parata da Ostia al Foro Italico e altrettante alla benedizione di Papa Francesco in Piazza S. Pietro S abato mattina alle 8.30 una lunga schiera di motociclette provenienti da tutto il mondo (purtroppo per questioni di ordine la parata è stata limitata a 3.000 moto) ha colorato le vie che da Ostia portano a Roma e il centro della città fino al Foro Italico, dove è allestita una delle due 44 location dedicate al grande evento. La seconda location, la più gettonata, è al porto di Ostia, dove migliaia di bikers si godono il mare, il ristoro e i concerti organizzati da Harley-Davidson. Domenica mattina momenti di grande emozione quando, in Piazza S. Pietro, sin dalle prime luci dell’alba migliaia di Harley si sono posizionate 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Evento Willie G. Davidson, Roma capitale Harley di Alfonso Rago | Abbiamo intervistato Willie G. Dvidson, nipote di uno dei fondatori, che per 50 anni a Milwaukee ha disegnando alcune delle H-D più belle e che ama l’Italia I l suo basco nero è un marchio registrato: non è un vero evento Harley se non c’è Willie G. Lo ama il popolo di Milwaukee, che gli si stringe intorno in un abbraccio collettivo, rito che si rinnova a ogni passo. Sotto il sole cocente di una Roma finalmente estiva batte forte il cuore della passione per il bicilindrico americano e Willie G. sembra quasi uno sciamano che guida il suo popolo. A dispetto degli anni ha l’entusiasmo intatto di un adolescente. Nei primi giorni del soggiorno romano, accompagnato da tutta la famiglia, ha avuto un’udienza privata da Papa Francesco. Seguita da una visita riservata alla Cappella Sistina e ai Musei Vaticani, prima di una cena, con 200 ospiti e a base di specialità italiane, sotto le stelle di uno dei terrazzi più esclusivi della Capitale con vista sul Cupolone. Willie G. Davidson, 79 anni, nipote di uno dei fondatori e fino allo scorso anno responsabile dello stile Harley-Davidson, giornate così le sognava da tempo. L’abbiamo incontrato in una sessione esclusiva, per pochi selezionati 46 privilegiati, dopo la conferenza stampa tenuta dallo staff dirigenziale Harley. Willie G., disponibile as usual anche per rispondere alle nostre domande, ha esordito con una dichiarazione di grande soddisfazione: «Stiamo vivendo l’evento più importante della storia Harley al di fuori dei confini nazionali e non credo davvero potessimo trovare una location più ricca di fascino e bellezza di Roma. Per me, un designer che ha avuto la fortuna di disegnare belle moto, muovermi tra i monumenti della Città Eterna è come vivere un bel sogno. In America abbiamo tutto, ma ci mancano i resti di una storia millennaria. In questi giorni abbiamo unito la culla della cultura e della civiltà con il marchio più famoso nel mondo!». Qual è il messaggio che Harley porta a Roma? «Le migliaia di nostri entusiasti supporter giunti fin qui anche da luoghi molto lontani alimentano il sogno della libertà personale. Ovunque ci giriamo, la prima parola che ascoltiamo è proprio libertà. Tutti, giovani e anziani, identificano Harley-Da- vidson come libertà: è la stella polare della nostra vita, quello che cerchiamo di mettere in ogni nuovo modello che progettiamo e che esce dalla nostre fabbriche. Un messaggio che davvero mi pare sia compreso a ogni latitudine e sotto ogni bandiera». Dai tempi di Easy Rider alla visita al Papa: come mai lo stile Harley è cambiato in maniera così radicale negli anni? «Non credo sia cambiato la Harley, è piuttosto il mondo che ha mutato aspetto: dai tempi del ribellismo siamo passati a una fase nuova nella quale contano molto di più concetti come fratellanza, rispetto, condivisione. L’omaggio al Papa, cui abbiamo presentato la Freedom Jacket, rappresenta proprio il riconoscere un’autorità che va oltre le questioni terrene e investe ambiti più alti, più nobili». Chiudiamo con una battuta: come giudica il traffico di Roma e lo stile di guida dei romani? «Abitate in una città così meravigliosa che vi si perdona 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Evento La nostra tester Cristina Bacchetti insieme a Willie G. Davidson ogni eccesso, anche i clacson suonati a distesa, le auto ferme che ostacolano gli altri veicoli e anche le manovre da kamikaze dei piloti di quelle due ruote saettanti... come si chiamano? Ah sì, gli scooter! Ma quanti ce ne sono a Roma? Non sarebbe meglio che andassero su una Harley?». Certo l’ufficio vendite di Harley-Davidson ne sarebbe felice. Ma oggi il più contento ci è sembrato proprio Willie G., che forse mai avrebbe 48 immaginato di vedere in sosta all’ombra dl Colosseo così tante scintillanti moto made in Milwaukee. Intanto, dopo una giornata torrida, il tramonto cala sui sette colli e si annuncia una notte di musica, a Ostia e nella base urbana del Foro Italico. Domani, non dimentichiamo, c’è la grande sfilata dal mare al centro di Roma. Sarà la conquista pacifica della Caput Mundi da parte del popolo di Willie G. 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Silvio Manicardi Perché ho scelto un’Harley di Alfonso Rago | Un biker a sorpresa tra gli harleysti del raduno romano: dopo una vita trascorsa soprattutto tra le moto jap, Silvio Manicardi ha infranto l’ultimo tabù. Si è comperato una 883R e con lei ora scorrazza felice e contento C hi lo conosce bene, farà fatica ad immaginarlo in sella ad una Harley: eppure è così. Doppiato con un’invidiabile forma fisica il capo 50 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica delle 70 primavere, Silvio Manicardi vive una sorta di seconda giovinezza motociclistica. Tutto merito di una travolgente passione, scoccata con una rombante 883R. Per chi non avesse dimestichezza con il personaggio, il percorso professionale di circa 40 anni d’attività lo colloca tra i “senatori” del nostro mondo: ha iniziato a lavorare in Moto Guzzi, passando poi per Ducati, Brembo, Campagnolo, Honda Italia ed Honda Europa in Gran Bretagna; ed ancora, Ancma, e poi di nuovo Honda Europa (ma stavolta con sede a Roma); il tutto, con un lavoro parallelo presso la Federazione Motociclistica Internazionale. Oggi che è in pensione, proprio non riesce a stare lontano dalle due ruote: lo troviamo nello staff che organizza i Motodays a Roma, che anche a lui devono non poco del loro successo. Intuibile che alla base ci tutto ci sia una grande passione: Silvio ha iniziato molto presto ad andare in moto, e ricorda ancora come fosse ieri il primo Velosolex, distrutto da un impatto con il muso di una Topolino sbucata all’improvviso da un cancello. Poi arrivarono un Itom a rullo, un Alpino 3 marce, un Motom 48 Sport ed un 98 TS, prima della lunga sequenza di ben 7 BSA e delle moto jap, una volta entrato in orbita Honda. Mai però un’Harley: come mai? «Sono entrato in contatto con l’azienda americana quando ero in Brembo: tramite Aermacchi, ebbi modo di conoscere nel 1979 Dick O’Brien, Evento responsabile del reparto corse di Milwaukee (incarico gestito dal 1957 al 1983, ndr). Un incontro di lavoro, che mi permise di valutare gli standard dei prodotti Harley, allora lontani dal mio gusto. Senza perifrasi: non mi piacevano. Tornando ad esaminarle dopo qualche anno, ho apprezzato il grande sforzo compiuto per migliorare l’affidabilità, elevare la qualità, introdurre innovazioni tecniche». Ed hai scelto una 883R... «E’ stato un colpo di fulmine: l’ho vista esposta ai Motodays e non ho resistito. Una breve 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito trattativa e ne ho preso le chiavi. Da tre mesi la uso quasi ogni giorno ed ho scoperto di guidare un piccolo gioiello». Da come ti esprimi ne sembri quasi innamorato: cosa ti piace di più della tua Harley? «Dico che è una moto, una vera moto, senza aggettivi ulteriori. Non le appiccico categorie di appartenenza, come custom, sportster, o altro. Pura essenza motociclistica: mi sembra di guidare una Norton o una BSA dei bei tempi andati, ma con una grazia inedita. Erogazione dolce, ma coppia potente per 52 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica divertirsi; ruota da 19” per una guida fluida; un bel sound dagli scarichi e finalmente anche dei freni all’altezza. Non che tiri le staccate, ma danno sicurezza in ogni momento». Quando scendi in garage, quale moto scegli? «Al momento, la Harley è la preferita dal mio harem a due ruote: la considero la sorella maggiore della BSA 441, di cui è l’esatto doppio di cubatura, mentre il Silver Wing lo lascio per la brutta stagione, quando le ginocchia implorano un po’ di pietà e lascio riposare le ar- ticolazioni. Quando poi sono in vena di... nostalgia canaglia, mi metto in sella al Motom 48 Sport con cambio a bacchetta, che ho trovato identico a quello della mia gioventù... e mi chiedo come facessi a guidarlo!». Una legge non scritta, ma mai disattesa, vuole che nessuna Harley sia eguale ad un’altra: come hai personalizzato la tua? «Finora solo interventi di dettaglio: una bella e capiente borsa laterale di cuoio, un parabrezza per avere più comfort durante la guida. Sono pochi mesi che Evento la possiedo: magari tra un anno non la riconoscerai!». E la tua metamorfosi in harleysta come procede? «Se ti riferisci all’abbigliamento, magari cederò alla tentazione di un bel giubbino in pelle nera, ma non penso di andare oltre. Sono un biker basic, per così dire. Oppure intendi sapere se ho già un tatuaggio? Ancora no, ma ci sto pensando: farò una mosca che diventa elefante. Dove, immaginalo tu...». Con questa battuta, in linea con il personaggio, Silvio ci saluta... harleysti, strana gente! 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica I Racconti di Moto.it “Non si riparano scooter di nessun genere” di Antonio Privitera | Era la mia prima motocicletta nuova dopo catorci indimenticabili come il Cagiva SXT terza mano e il VF500 di uno che ci era morto... E ra la mia prima motocicletta nuova dopo catorci indimenticabili come il Cagiva SXT terza mano e il VF500 di uno che ci era morto. Una montagna di cambiali firmate da mio zio Alessandro e l’assicurazione con vincolo a favore della finanziaria 54 rispecchiavano, da una parte, la cocciutaggine della mia passione per le moto e, dall’altra, l’assoluta sfiducia del sistema economico nella mia capacità di restituire l’importo finanziatomi per la prima motocicletta nuova di pacca della mia vita. Lo dico senza pudore, era una Kawasaki EN Scarica l’APP del Magazine 500 custom; correva l’anno ’91 ed ero fidanzato con una ragazza dolcissima che mi urlava nelle orecchie “è bellissimo… non lo fare più!!” quando la moto saltava i dossi delle rotaie della circumetnea volando per dieci metri, indecisa se ripetere l’esperienza o menarmi per la strizza che le procuravo con le mie intemperanze tardo adolescenziali. I primi mille chilometri arrivarono nell’arco di una settimana, forse meno, assieme al temuto momento di portare la Kawasaki all’assistenza autorizzata per il primo tagliando. Mentre alle moto precedenti la manutenzione l’avevo sempre fatta io - approssimativa, volenterosa e ignorante ma molto, molto economica – quel giorno ebbi il privilegio di varcare per prima volta, con un libretto di garanzia sotto la sella, la soglia di una vera officina. La lettura Ero un ragazzino e temevo di non riuscire a pagare il tagliando, intimidito dalla disinvoltura del meccanico nel brandeggiare strumenti e attrezzi strani su motociclette prestigiose che, per costo e prestazioni, vedevo distanti da me anni luce; eppure venni accolto con un sorriso: non venni ritenuto né un pezzente, né un pollo cui cavare quei quattro denari faticosamente racimolati, come invece altri – sedicenti - meccanici avevano già tentato di fare. Feci simpatia, credo, e da quel momento in poi mi sentii il benvenuto in un luogo che a guardarlo distrattamente non sembrerebbe nulla di speciale ma che a viverlo come l’ho vissuto io negli ultimi vent’anni, capisci che un’officina può essere un antro, un conciliabolo o un laico confessionale dove chiedere comprensione ed aiuto per uscire dalle situazioni più imbarazzanti e soprattutto 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito può riempire di significati e di storie un’intera esistenza. Da quando li conosco, Guido Buscema e la sua officina non sono mai cambiati, né invecchiati. Sono cambiate le moto che passano di lì, certo, ma forse neanche tanto se è vero che molti clienti con mezzi agèe tornano a farseli restaurare e così, se nel 1991 vedevi un GSX750R in assistenza, oggi lo puoi trovare sullo stesso banco ma sotto intervento conservativo. Negli anni, alle pareti si sono aggiunti pochi poster, nell’ufficio sono soltanto aumentati gli attestati e i riconoscimenti incorniciati; l’età dell’officina sembra indefinita mentre la sua esistenza sembra prescindere da tutto il mondo esterno. Guido è un distinto ragazzo di cinquantatré anni che ti parla felice e con serena competenza di meccanica motociclistica: esibisce un eloquio in un italiano impeccabile tanto che alcuni lo chiamano “il professore”, un po’ per dileggio, un po’ per invidia e fai fatica a collocarlo nel talvolta rustico scenario dei meccanici catanesi. Da giovanissimo Guido frequenta il liceo classico ma appena diplomato si iscrive in ingegneria meccanica, passa brevemente attraverso Lamborghini e Ferrari con il sogno di diventare un meccanico di F1, poi torna a Catania abbandonando aspirazioni automobilistiche e università per mettere a frutto le sue doti in una concessionaria Guzzi e un anno dopo, dato che le moto che gli amici gli depositavano nel garage di casa per “un’occhiata” iniziavano a essere troppe, si mette in proprio. Da lì in avanti diventa un riferimento per molti appassionati. Fioccano gli incarichi per eseguire l’assistenza ufficiale (Kawasaki, Yamaha, MV, Suzuki), una volta chiaro a tutti di trovarsi a che fare con un tecnico preparato ben oltre la media e capace di trovare con piglio analitico il bandolo della matassa in guasti ritenuti irresolubili, stupendo pure gli ispettori delle Case. Le sue qualità vengono riconosciute pure dal centro di sperimentazione Pirelli-Metzeler di Giarre che gli affida le proprie moto per la 56 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine La lettura aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb manutenzione straordinaria: moto che, è facile capire, subiscono test e stress estremi. Una volta Guido mi raccontò di un Blackbird 1100 con l’ingranaggio della sesta demolito, io mi indignai e stupii ma lui aggiunse che era stato l’unico inconveniente dopo moltissime ore a Nardò senza soste e in sesta al limitatore: “vabbè, ci può stare; il resto del motore era perfetto”, chiosò. Eppure nonostante i riconosciuti meriti lui non cambia, stessa faccia, stessa onesta gentilezza, stesso lampo negli occhi quando mette le mani nude, perché con i guanti si perde il piacere del contatto e l’intimità sensibile viene meno - su un (una? …l’eterno dilemma) Guzzi o su una Ducati e soprattutto stessa caparbia intransigenza in due cose: niente assistenti né garzoni di bottega e soprattutto niente scooter, su quest’ultimo punto il cartello all’ingresso dell’officina è lapidario: “non si riparano scooter di nessun genere”. Esclusivamente motociclette. Cavolo, mi sono detto, ma perché? E questo interrogativo me lo sono tirato dietro per quasi vent’anni, non avendo fino a ieri il coraggio di bucare il rispetto reciproco e la sua riservatezza con una domanda magari inopportuna. Così, con la mia impertinenza di sempre e con il minimo sindacale di autorevolezza che comunque l’avere doppiato la boa dei quarant’anni mi garantisce, ieri sera prima della chiusura lo coopto per saperne di più. Ci sediamo nel suo ufficio da tre metri quadrati e lui inizia a raccontare. Io ascolto, non ho bisogno di fare domande perché Guido lega tutto fluidamente, instillandomi la sensazione che ogni vero meccanico di motociclette viva nel corso della sua attività una gloriosa epopea motociclistica cui noi semplici utenti delle due ruote possiamo solo aspirare. Passa agilmente dal racconto dei suoi inizi alla situazione attuale, fatta di gente che arriva in officina con la moto rotta ma con la soluzione in pugno perché “c’è scritto sul Forum…”: poi il più delle volte il problema è un altro ma lui non dice niente e si limita a riparare la motocicletta e a fare felice il proprietario; mi conferma che oggi se non hai concrete basi di elettronica ed elettrotecnica non capisci nemmeno il 50% di quello che la moto vuole dirti con un guasto magari a prima occhiata banale ma che all’opposto può avere conseguenze nefaste per il mezzo; e poi persone, persone, persone. Mi parla di concessionari, importatori, tester e dei tanti motociclisti che nel tempo sono passati di lì, molti per diventare un’assidua presenza con la scusa del saluto o del piccolo guasto, alcuni di questi motociclisti sono scomparsi: qualcuno lasciandogli la motocicletta per una riparazione banale e non venendo mai più a prendersela (l’avranno dimenticata? Un giorno passeranno a reclamare la loro cavalcatura divenuta d’epoca? Vittime della lupara bianca oppure fuggiti con il biglietto vincente della lotteria? Mah, certa gente…); certamente non tornerà a riprendere la propria 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito moto distrutta, ma oggi in lenta riparazione in un angolo calmo e intimo dell’officina, quel ragazzo che non ce l’ha fatta: i genitori desiderano comunque riavere in garage la motocicletta come ricordo del figlio scomparso. Ma il bello arriva con gli aneddoti, tanti: “…quando arrivò quel tale con la coca-cola dentro il motore del Morini GT, gli dissi che poteva tornarsene da dove era venuto, non importava se le sue intenzioni erano di sbloccare il motore fermo da un po’. Però il motore girava…” “… e dopo avere velocemente sistemato una moto che soffriva di shimmy durante un test Pirelli, venne Cereghini a farmi i complimenti.” “…una domenica mattina molto presto, mi chiama Salvo Pennisi dalla Tunisia: era per ringraziarmi di come gli avevo messo a punto il suo vecchio Dominator col quale stava affrontando il deserto.” Non ha il timore di mostrare com’è fatto, com’è stato impegnativo arrivare fino a lì e nemmeno il pudore di tenere i veli sopra una delle sue 58 Periodico elettronico di informazione motociclistica Ducati, una splendida 888 SP2, e alla sua (suo? …fate voi) Le Mans 1000, erede della 850 prima serie venduta anni addietro ma oggi saldamente in mano ad un amico. Da come parla, mi sono fatto l’idea che Guido sia un intimista. Ascolta le moto e le storie che sanno raccontare ma vuole lavorarci da solo per capirle, dare loro i suoi consigli ed infine augurargli buon viaggio. Per questo non ama avere assistenti e quei pochi che lo hanno affiancato per brevi periodi non erano meccanici professionisti ma piuttosto amici prestati alle motociclette per la loro appasionata competenza, con cui condividere le storie e le scoperte che le motociclette sanno regalare anche da ferme. Lui non ne accenna, ma credo che per Guido ogni moto abbia un’esperienza da vivere e lui, riparandola e curandola, gli permette di continuare a percorrerla. Gli scooter storie da raccontare non ne hanno, forse l’utenza è diversa e spesso affatto passionale, probabilmente gli arzigogoli costruttivi Scarica l’APP del Magazine La lettura degli scooter moderni li fanno apparire, agli occhi di un tecnico come Guido, monumenti all’inutile complicazione, capaci solo di eseguire un compito ma non di smuoverti qualcosa dentro. Non si riparano scooter di nessun genere; ora ho capito, Guido. Il tuo non è integralismo motociclistico ma semplice desiderio di affondare le mani su un mezzo che piace e gratifica. E’ sera tardi, abbiamo ampiamente sforato l’ora di cena: Laura mi chiama per sapere se sono ancora vivo, i miei figli Gaber e Sofia si aspettano la buonanotte ed io sono ancora qui, in officina, con quest’odore di moto che mi si è incollato e sa di buona cucina, di laboratorio: non a caso anche le pasticcerie sono laboratori; ora che mi viene in mente, quest’odore peculiare è anche lui identico da vent’anni. Ringrazio Guido per il tempo che mi ha dedicato accorgendomi solo adesso delle sei o sette moto parcheggiate in strada da entrare in bottega prima di abbassare la saracinesca. Mi offro di aiutarlo per almeno contraccambiare la sua disponibilità ma da come mi dice “grazie ma non c’è alcun problema, faccio da solo”, intuisco che forse quello è il momento più puro del suo essere meccanico e motociclista, quello in cui le tocca una per una, una dopo l’altra le mette a dormire con la promessa che quando domani usciranno da quell’officina continueranno a viaggiare. Siamo fuori sul marciapiede a salutarci e arriva l’ultimo cliente: sudato come un santo spinge un Guzzi California impolverato. Guido gli sorride e aggiunge “ci penso io”; uno sguardo, un’intesa col proprietario che si allontana e la moto resta pure lei sulla strada mentre le altre varcano una dopo l’altra la soglia dell’officina; colgo la palla al balzo e faccio l’invadente: prendo l’iniziativa, metto le mani sulle corna di bue e spingo il California all’interno. Dai palmi sento i mugugni di questa moto, la sua voglia di levarsi di dosso la polvere e di rimettersi in marcia, le avventure che racconterà a Guido quando lui rimarrà da solo con lei e avrà tutto il tempo del mondo per riportarla a gioire. Un po’ di sana invidia non è peccato. 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito C Periodico elettronico di informazione motociclistica l’episodio che mi serve. Non sono mai caduto nel giro di ricognizione, come pure è successo anche ai più grandi, anche a Stoner; però sono caduto alla prima curva quando ero in testa (che è una vergogna terribile), sono caduto all’ultima curva quando finalmente ero riuscito a passare Agostini (che ancora mi spernacchia pubblicamente), e soprattutto –ecco l’episodio giusto- non sono riuscito nemmeno a partire in una gara che poteva essere ottima. Era l’ultima prova del campionato italiano 1976, classe 500, al Mugello. Scattavo dalla prima fila, ero tranquillamente da terzo o quarto posto, su quella pista avevo già fatto due gare internazionali e due podi. In particolare alla fine del ’75 ero stato terzo in 500 dietro ad Ago (Yamaha campione del mondo) e a Phil Read (MV Agusta), anche se mi manca la fotografia perché quei due fenomeni si odiavano così tanto che disertarono la premiazione… E comunque mi bastava un solo punto per chiudere il campionato al terzo posto dietro ad Ago e Lucchinelli. Ma la Suzuki RG 500 quattro cilindri pesava 138 chili più 36 litri di carburante, si partiva a spinta, il rettilineo toscano è in leggera salita. E avevo Nico Cereghini Cosa succede a uno come Sykes, che cade nel giro di ricognizione? iao a tutti! E tutti a chiedersi cosa sia successo a Sykes nel giro di ricognizione di gara 2 a Portimao: fermo a bordo pista, la moto spenta Era reduce da un terzo posto, era lì per vincere, e il cupolino rotto. Certo, era caduto, ma come? Immagini scattava dalla pole. Un attimo di disattenzione zero. La curiosità è stata poi e addio sogni di gloria. Alle volte basta poco accantonata per via delle per segnarti, e non sai fino a che punto nuove preoccupazioni: ce la farà Tom a riavviare la moto? Riusciranno i meccanici a ricostruire la verdona presi. Nessuno sa cosa sia successo nel giro di in tempo? E poi la Kawasaki sarà abbastanza in ricognizione all’ormai quasi mitico pilota inglese. ordine? Beh, oggi sappiamo com’è andata, Tom è Ma io lo so. O per lo meno so immaginare molto stato eroico e sfortunato: altra sosta poi dentro, realisticamente che cosa ha provato: come tutha dato l’anima, ha stabilito il giro record, ma re- ti i piloti e gli ex-piloti ho un archivio di delusioni cuperare sette giri era troppo e punti non ne ha tanto grande da poterci rovistare dentro e trovare 60 Scarica l’APP del Magazine Editoriale l’influenza con 39 di febbre. A quasi quarant’anni di distanza quella delusione me la porto ancora dentro. Il gruppo già usciva dalla Bucine per chiudere il primo giro, a quel punto dovetti accostare sulla destra e arrendermi. Mi venne a prendere un meccanico, ma ci sarebbe voluto il dottor Costa perché quasi non respiravo più. Non riuscire a partire è come una perdita. Tom Sykes ha potuto in parte consolarsi perché subito dopo ha girato forte, ha vendicato la sorte. Io no. Vi parrà difficile da credere, eppure ancora oggi il mio sogno ricorrente è quello: sono lì per correre, ci sono tutti i migliori e la vittoria è possibile (il sogno è sogno), però non riesco nemmeno a prendere la partenza perché mi manca il casco, o la benzina, o non trovo i meccanici oppure la licenza o ancora non ho il numero sulla carenatura. E sapete una cosa? Ne ho parlato con Giacomo Agostini dieci giorni fa al Mugello, c’era anche Luca Cadalora che ha detto “cosa? Cosa?”. Tutti e due sono rimasti interdetti: sognano la stessa situazione da sempre e scoprono soltanto adesso di non essere i soli. Basta una partenza mancata e sei segnato per sempre, ecco la verità. A quasi quarant’anni di distanza quella delusione me la porto ancora dentro. Il gruppo già usciva dalla Bucine per chiudere il primo giro, a quel punto dovetti accostare sulla destra e arrendermi 61 SPECIALE MOTOGP GP di Catalunya 62 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Lorenzo vince di forza al Montmelò di Giovanni Zamagni | Terza vittoria, seconda consecutiva, per Jorge Lorenzo con Dani Pedrosa secondo in volata su Marc Marquez. Quarto Valentino Rossi, settimo Andrea Dovizioso, a terra Cal Crutchlow, Nicky Hayden e Andrea Iannone T erza vittoria, seconda consecutiva, per Jorge Lorenzo con Dani Pedrosa secondo in volata su Marc Marquez. Quarto Valentino Rossi, settimo Andrea Dovizioso, a terra Cal Crutchlow, Nicky Hayden e Andrea Iannone. Sembrava imbattibile Pedrosa, invece ha dovuto arrendersi a uno strepitoso Lorenzo, perentorio – peraltro come era 64 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica già successo al Mugello – di prendersi la prima posizione alla prima curva e di non mollarla più fino al traguardo. Dal primo all’ultimo giro, Jorge ha martellato, guadagnando decimo su decimo, fino al 1”763 finale: una prestazione magistrale che lo rilancia prepotentemente anche in classifica generale, con Pedrosa lontano solo 7 punti. MERITO DEL PILOTA La differenza, è bene sottolinearlo, l’ha fatta il pilota, l’unico a riuscire a guidare l’M1 in questa maniera: Crutchlow è caduto al sesto giro mentre era in quarta posizione, mentre Rossi ha finito quarto a 5”874. Insomma, un Lorenzo in grandissima forma, rigenerato psicologicamente dal ricongiungimento con il papà: in questo momento è lui il pilota più forte. PEDROSA, OCCASIONE PERSA L’occasione sfruttata al meglio da Lorenzo è quella persa da Pedrosa che su una pista a lui favorevole non è riuscito a sfruttare al meglio la superiorità messa in mostra nelle prove, anche per il solito, cronico problema della Honda a far lavorare nel modo corretto le gomme. Addirittura, nel finale Dani ha dovuto difendersi dagli MotoGP attacchi furibondi del compagno di squadra, che come aveva fatto anche nelle precedenti gare, è stato molto più incisivo la domenica che nei giorni precedenti. Marquez ci ha provato in tutti i modi, rischiando addirittura di tamponare il compagno alla curva numero quattro, la velocissima a destra dove, un tempo, si vedevano le MotoGP derapare: Marc ha dovuto frenare violente per non centrare Pedrosa , pregiudicando così la possibilità di un ultimo attacco finale. In ogni caso, un’altra grande prestazione. ROSSI, MALE ALL’INIZIO Come ormai accade dall’inizio dell’anno, Rossi ha perso la possibilità di giocarsi il podio nei primi giri, quando regolarmente ha accumulato tre decimi di distacco ogni volta che passava sul traguardo. Poi, dal 15esimo giro in poi, i suoi tempi si 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb sono allineati al centesimo con quelli di Lorenzo, per poi aumentare nuovamente nel finale quando ormai per Valentino non aveva più senso forzare. Un’altra delusione per Rossi, su una delle sue piste preferite: non sarà facile venirne fuori. DISASTRO DUCATI Per la Ducati, una prestazione disastrosa, la peggiore dell’anno: Andrea Dovizioso ha chiuso settimo a 32”692, battuto nel finale perfino da Bradley Smith. Purtroppo, la moto laboratorio non sembra portare nessun vantaggio e con ogni probabilità domani verrà scartata, dopo essere stata nuovamente provata dai piloti ufficiali, perché da marzo a oggi non sono stati apportati benefici sul posteriore. Davvero una situazione critica. I PRIMI COMMENTI Jorge Lorenzo: “E’ stata molto dura, ma vincere in casa è una sensazione speciale, soprattutto se 66 non te lo aspetti. Sono partito meglio delle aspettative, ho forzato, ma Pedrosa era sempre attaccato. Ho continuato a tirare, finché Dani non ha mollato”. Dani Pedrosa: “Abbiamo avuto problemi con le gomme, mi aspettavo di andare più forte, ma mi si chiudeva tanto davanti. Non sono mai stato abbastanza vicino a Lorenzo per forzare un sorpasso e provare a impostare un altro ritmo: ho dovuto soffrire, è stata dura rimanere concentrato, si è avvicinato Marquez, ma alla fine ho fatto secondo. Speravo meglio, ma per il campionato è ok”. Marc Marquez: “Ero dietro a Pedrosa, aspettavo il momento giusto per il sorpasso e a due giri dalla fine sono andato all’attacco: lì, generalmente, frenavo più forte di Dani, ma in quel giro ha staccato forte anche lui e ho dovuto attaccarmi ai freni, perché se avessi insistito saremo caduti entrambi. Comunque, un buon risultato”. 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Rossi polemico con lo spagnolo ”Bautista è poco intelligente” di Giovanni Zamagni | Valentino durissimo nei confronti di Alvaro: perde lucidità, andrebbe sanzionato. Gli è andata bene che non mi ha tirato giù anche questa volta L a reazione è stata durissima, perfino spropositata: “Bautista non è molto intel- ligente”. Valentino Rossi è indiavolato, molto più che dopo la caduta del Mugello: l’ennesimo errore al primo giro di Alvaro Bautista, 68 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica caduto mentre provava a forzare la staccata alla curva 10, sempre nel tentativo di superare Valentino, lo ha fatto andare in bestia. “Non dico niente su Bautista, sarebbero parolacce – esordisce senza mezzi termini ai microfoni di Italia1 -: dopo avermi steso al Mugello ci ha riprovato anche oggi. La realtà è che non è lucido: quando vede me in particolare, ma più in generale i top della categoria perde la testa. E’ stato fortunato a non avermi preso, avrebbe avuto grossi problemi (testuale, NDA)”. Poi, a freddo, Valentino non ha assolutamente cambiato opinione. “Bautista non è molto intelligente. Al Mugello ha fatto un errore, può succedere, ma due di fila, oltretutto sempre con me, è molto stupido. Ha tentato una frenata impossibile: quando vede i primi tre diventa un po’ pazzo. Nel 2012 ha steso Lorenzo, nel 2011 me e altri piloti, nel 2013 nuovamente me: è come se volesse dimostrare che è più forte, che è all’altezza dei primi. Credo che la direzione gara dovrebbe intervenire: sono due episodi che, presi singolarmente, possono capitare, MotoGP ma non possono accadere due volte consecutivamente. E’ stato stupido nei miei confronti, ma anche nei suoi, anche se a me di lui non importa nulla, perché si è rovinato la sua gara”. Sinceramente, le parole di Rossi appaiono eccessive. E’ vero, Bautista non è nuovo a simili incidenti in partenza, ma non lo si può neppure colpevolizzare eccessivamente: del resto, proprio come ha detto Valentino: “sono due episodi che, presi singolarmente, possono capitare”. Alvaro ha sbagliato, ma sia qui sia al Mugello la sua non è stata una manovra da scellerato. 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Le pagelle del GP di Catalunya di Giovanni Zamagni | Dieci a Lorenzo, impressionante. Otto a Pedrosa che ha deluso in gara e otto a Marquez, sulle sue spalle la responsabilità dello spettacolo della MotoGP. Rossi 6, ci si aspettava lottasse per il podio. Dovizioso 5 10 JORGE LORENZO E’ impressionante per come guida, per capacità di concentrazione, per la bravura nello sfruttare al massimo la sua M1: in questo momento, sia ben chiaro, è il pilota che fa la differenza, non la Yamaha. Ogni volta che sembra in difficoltà – come lo è stato a Jerez e a Le Mans – ha la capacità di riprendersi e di andare ancora più forte di prima. Sbalorditivo. 70 8 DANI PEDROSA Dopo le prove sembrava imbattibile, invece in gara non è mai stato veramente in grado di impensierire Lorenzo, nemmeno per un solo giro. Da un paio di GP soffre molto il comportamento della sua Honda con le gomme e non riesce a metterci una pezza. Ma il secondo, posto, sia chiaro, è comunque un grande risultato. MARC MARQUEZ 8 Forse meriterebbe anche un voto più altro per l’incredibile velocità con la quale impara: venerdì prendeva sul giro – e sul passo - 1”2 dal compagno di squadra, domenica ha finito la gara a meno di un decimo da Pedrosa. In una MotoGP purtroppo sempre noiosa, dalle posizioni cristallizzate, è l’unico che prova sempre a fare qualcosa, magari anche esagerando. Davvero straordinario. VALENTINO ROSSI 6 Ha pienamente ragione quando dice che sta lottando contro i tre piloti più forti del mondo, molto più giovani di lui e che il distacco complessivo è di soli un paio di decimi al giro. Tutto vero. Ma è anche vero che a Barcellona ci si aspettava un Rossi in grado di lottare per il podio, che in- vece non ha neppure sfiorato. E’ in difficoltà, ma non si arrende. STEFAN BRADL 6 In difficoltà in prova – solo decimo – ci ha messo una pezza in gara, ma il suo distacco dai primi rimane troppo grande: non si può più parlare di inesperienza. BRADLEY SMITH 7dignitosa: Il distacco è elevatissimo, la posizione più che non è colpa sua se chi andava più veloce di lui si è steso. Questa volta, ha fatto più che dignitosamente il suo compitino. ANDREA DOVIZIOSO 5 Il più lento tra i “ducatisti” in prova, alla fine è sempre lui il primo al traguardo in sella alla 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Catalunya Classifica Desmosedici. Lotta, fa quello che può, prova a guidare sopra i problemi, che, però, sono troppo grandi. 6 Autore di un dritto al primo giro, ha comunque portato la sua Ducati “ibrida” (laboratorio nel MICHELE PIRRO telaio, ma con il motore di Spies) al traguardo: fa quello che deve fare un collaudatore. questo caso, non ha fatto niente di così esagerato, ma è sempre lui a sbagliare. 8,5In prova sono andati forte tutti, perlomeno nel passo, ma poi in gara solo Lorenzo ha fatto YAMAHA veramente la differenza: rimane comunque una moto molto equilibrata 5 HONDA 8,5 Da un paio di GP, la Honda fatica a far lavorare al meglio le gomme: sembrava imbattibile, 5 DUCATI 4 I risultati peggiorano invece di migliorare e, come era prevedibile, il test fatto fare a Biaggi ha CAL CRUTCHLOW Secondo in prova e con un ottimo passo, ma le difficilissime condizioni di Barcellona lo hanno tradito: ha sprecato una favorevole occasione. NICKY HAYDEN In prova aveva ottenuto un buon risultato, ma al sesto giro è finito a terra: peccato. ANDREA IANNONE 5 Ha fatto bene fino alla gara, scivolando poi al quinto giro. BAUTISTA 4ALVARO Un altro errore nel primo giro: anche in 72 Classifica Generale Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Jorge LORENZO 25 1 Dani PEDROSA 123 2 Dani PEDROSA 20 2 Jorge LORENZO 116 3 Marc MARQUEZ 16 3 Marc MARQUEZ 93 4 Valentino ROSSI 13 4 Cal CRUTCHLOW 71 5 Stefan BRADL 11 5 Valentino ROSSI 60 6 Bradley SMITH 10 6 Andrea DOVIZIOSO 59 7 Andrea DOVIZIOSO 9 7 Nicky HAYDEN 45 8 Aleix ESPARGARO 8 8 Stefan BRADL 41 9 Colin EDWARDS 7 9 Alvaro BAUTISTA 38 10 Michele PIRRO 6 10 Aleix ESPARGARO 36 11 Danilo PETRUCCI 5 11 Bradley SMITH 34 12 Claudio CORTI 4 12 Michele PIRRO 28 13 Yonny HERNANDEZ 3 13 Andrea IANNONE 21 ma non è così. ottenuto come unico risultato quello di “spaccare lo spogliatoio”, tanto per usare un’espressione calcistica. Riassumendo: la moto è scarsamente competitiva, l’evoluzione non ha portato i risultati sperati e il clima dentro al box è tesissimo. Difficile pensare a una situazione più critica. 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Temi e considerazioni da Barcellona di Giovanni Zamagni | Perché Dani Pedrosa non è riuscito a ripetere quanto fatto in prova? Marquez ha toccato Pedrosa a due giri dalla fine nel tentativo di superarlo? Rossi ha detto che da metà gara in poi ha girato come i primi: è vero? S punti, considerazioni e domande dopo il GP della Catalunya. Perché Dani Pedrosa non è riuscito a ripetere quanto fatto in prova? Risponde il pilota spagnolo: “Sinceramente mi aspettavo di andare meglio, di vincere la gara, ma non è stato possibile: ero in difficoltà con la gomma anteriore. In partenza ero tranquillo: Lorenzo è partito molto forte, ma io riuscivo a tenere bene il suo passo. Ho aspettato un po’ di giri per attaccare, ma quando l’ho fatto non potevo forzare in frenata sull’anteriore. Ho pensato che fosse per il serbatoio ancora pieno, ma quando 74 ci ho riprovato più tardi avevo lo stesso problema. Lorenzo era più veloce di me nelle ultime due curve e in rettilineo, non riuscivo a imporre il mio ritmo”. Marquez ha toccato Pedrosa a due giri dalla fine nel tentativo di superarlo? No: Marc si è avvicinato moltissimo alla curva quattro, ma proprio per evitare il contatto ha frenato facendo quasi chiudere lo sterzo. “E’ stato un mio errore, non avrei dovuto provarci in quel punto: anche questo fa esperienza. Dopo la gara, ho detto a Dani: Tu non ti sei accorto di nulla, ma Scarica l’APP del Magazine ti chiedo scusa per quando rivedrai il mio tentativo di sorpasso” ha poi scherzato il campione spagnolo. Tutti i piloti si lamentano della gomma anteriore Bridgestone, considerata troppo morbida: aveva quindi ragione Casey Stoner nella passata stagione quando si lamentava di questa novità? Sì. Come conferma anche Valentino Rossi. “Questa gomma anteriore era stata sviluppata per questioni di sicurezza (la precedente fatica troppo a entrare in temperatura, NDA), ma quando c’era quel problema di riscaldamento correvamo con le 800. Queste moto sono più veloci e pesanti, la gomma anteriore è troppo soffice. Per la verità, anch’io l’anno scorso non ero d’accordo, ma correvo per la Ducati, per me non sarebbe cambiato niente, ho lasciato che fossero i piloti Honda e Yamaha a risolvere la questione. Quindi sì, Stoner aveva ragione e anche oggi si sono viste tante cadute – Crutchlow, Iannone, Hayden, NDA – per questo motivo”. MotoGP Perché Hayden ha montato la gomma dura posteriore, unico tra i piloti della MotoGP? Nicky riteneva che la morbida l’avrebbe penalizzato eccessivamente e così ha azzardato la dura, con la quale aveva avuto riscontri discreti in prova: la caduta al sesto giro ha purtroppo impedito di giudicare la sua scelta”. Rossi ha detto che da metà gara in poi ha girato come i primi: è vero? Primo confronto: Lorenzo-Rossi. In 25 giri, Rossi ha girato più veloce di Lorenzo tre volte al 14esimo, 21esimo e 24 esimo passaggio; in due giri, il 13esimo e il 23esimo, il loro tempo è stato praticamente identico, mentre in tutti gli altri Lorenzo è stato più rapido di un paio di decimi, come sottolineato da Rossi. Il momento più critico è stato tra il quinto e il settimo giro (compresi), quando Lorenzo ha rifilato al compagno di squadra mezzo secondo (più o meno) a passaggio. Secondo confronto: Pedrosa-Rossi. Rispetto a Dani, Valentino è stato più veloce in sei passaggi su 25: il 14esimo, il 18esimo, il 19esimo, 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb il 21esimo, il 22esimo e il 23esimo. Insomma, Lorenzo e Pedrosa (ma anche Marquez) hanno complessivamente qualcosa in più del fuoriclasse italiano, non solo nei primi giri. La Yamaha ha già punzonato quattro motori su cinque : può essere un problema per il proseguo della stagione? Risponde Lorenzo: “Abbiamo avuto un piccolo problema con il secondo propulsore, così, per sicurezza, abbiamo deciso di accantonarlo per fare ulteriori accertamenti. Forse, quindi, potremo ancora utilizzarlo in futuro, ma anche se non fosse possibile, Forcada (il suo capo tecnico, NDA) dice che non dovremmo avere problemi a finire la stagione”. 76 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Valentino Rossi “Lotto contro i tre più forti del mondo” di Giovanni Zamagni | Loro sono al massimo della loro carriera, io pago i 2 anni in ducati. Ma non siamo lontani” A mbiva al podio, ma Valentino Rossi ha chiuso quarto: vista così la sua gara non può che essere considerata deludente, specie considerando che a Montmelò, in passato, ha sempre fatto una differenza mostruosa. Ma Valentino riesce a considerare il lato positivo del GP: i 5”874 subìti da uno strepitoso Jorge Lorenzo rappresentano il distacco più contenuto in questa stagione dal compagno di squadra. Per questo, Rossi considera soddisfacente la sua prestazione. “L’obiettivo era salire sul podio, invece ho finito quarto: non posso quindi essere soddisfatto della posizione. Ma al di là di questo è stato un fine settimana quasi positivo, perché sono stato veloce in ogni sessione, qualifica a parte. In gara sono partito bene, ma non ho ancora trovato il miglior assetto e bilanciamento della moto, specie per i primi giri, quando sono in difficoltà soprattutto con l’anteriore: non posso entrare forte 78 in curva come vorrei, i primi tre (Lorenzo, Pedrosa e Marquez, NDA) sono più veloci di me. Non di molto, 1 o 2 decimi, ma lo sono : bisogna lavorare sotto questo aspetto”. Valentino spiega perché vede il bicchiere mezzo pieno. “Stiamo crescendo costantemente: per esempio, rispetto a Jerez, dove avevo girato come i primi solo nella parte centrale del GP, questa volta ho perso solo nei primi giri, mentre qui da metà gara in poi ho girato come i primi (In realtà non è esattamente così, perché Rossi dopo 13 giri era a 3”6 da Lorenzo, diventati 4”0 al 19esimo, 5”7 al 23esimo e 5”874 al traguardo. E’ anche vero, però, che nel finale Jorge ha continuato a spingere per non farsi raggiungere dalle Honda, mentre Valentino si è limitato ad arrivare al traguardo, NDA). Alla fine, sono arrivato più vicino a Lorenzo rispetto al Qatar: là la posizione era stata migliore, ma, nel complesso, questa gara è stata più positiva, considerando che Jorge ha tenuto un passo mostruoso”. Perché nei primi giri sei così in difficoltà? “Si innescano tanti movimenti sulla gomma anteriore, sei sempre vicino a cadere, come è accaduto a Crutchlow (scivolato al sesto giro, NDA), se provo a spingere più forte diventa pericoloso. Il problema è sempre nell’assetto: a inizio stagione ho provato a utilizzare quello di Lorenzo, ma facevo moltissima fatica a guidare la moto. Adesso ci stiamo avvicinando a quello, ma ancora non riesco a usarlo: mi ci vuole tempo, vengo da due anni difficilissimi con la Ducati”. Sottolinei spesso questo aspetto: i due anni in Ducati come hanno inciso? Si perde l’abitudine a spingere, a lottare per certe posizioni o che altro? “E’ una questione di feeling con la moto: la M1 può fare cose 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb che io ancora non riesco a fargli fare. In più, queste gomme sono molto differenti da guidare rispetto a qualche tempo fa. Sono questi i motivi, non è che ti disabitui a lottare per certe posizioni”. E’ anche una questione di stile di guida? “Non credo: Marquez tocca il gomito per terra in ogni curva, Pedrosa no, ma va forte uguale e anch’io so raddrizzare la moto come fanno loro. La veri80 tà è che i tre davanti vanno fortissimo, sono i migliori piloti del mondo, al vertice della loro carriera e della condizione mentale. Loro sono cresciuti ancora passo dopo passo, io sono un po’ più vecchio e faccio fatica. Ma non siamo lontani”. Hai parlato della loro condizione mentale: hai pensato di chiedere aiuto a uno psicologo dello sport? “Lo devi fare se ci credi. Io non ci credo” 81 MotoGP e SBK Conta il pilota o la moto? 82 E’ tesi comune che nel mondiale per derivate dalla serie il pilota faccia ancora una grande differenza, mentre nei prototipi sia praticamente impossibile. Ma è veramente così? di Giovanni Zamagni 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito N elle classiche discussioni tra appassionati di moto, una delle più gettonate è quella su MotoGP e SBK: è tesi comune che nel mondiale per derivate dalla serie il pilota faccia ancora una grande differenza, mentre nei prototipi sia praticamente impossibile. Ma è veramente così? Secondo me no: purtroppo, anche in SBK, il mezzo meccanico assume sempre più importanza. L’esempio più eclatante è Carlos Checa, che nel 2011 conquistò il titolo salendo per ben 15 volte sul gradino più alto del podio, mentre quest’anno fatica ad arrivare nei cinque. D’accordo, Carlos è infortunato, ma il limite più grosso è la scarsa competitività della Ducati, non le condizioni fisiche del pilota. Si può anche ribaltare il discorso: 84 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Sylvain Guintoli, che fino all’anno scorso faticava ad emergere, adesso con la super Aprilia è in testa al campionato. Anche i numeri confermano che, senza una moto ufficiale, non si vince: in MotoGP, fino adesso, hanno trionfato tre piloti Pedrosa, Lorenzo e Marquez – in sella a Honda e Yamaha, in SBK cinque piloti – Laverty, Sykes, Davies, Melandri e Guintoli – con le tre moto più competitive Aprilia, Kawasaki e BMW. Perfino Jonathan Rea, che guida la meno “ufficiale” e la più simile alle stradali tra le SBK di vertice, fatica addirittura a salire sul podio. Ma come la pensano gli addetti ai lavori della MotoGP? Ecco una mini inchiesta, con il coinvolgimento di alcuni piloti e di tecnici che hanno lavorato in entrambi i campionati. I PILOTI: “LA MOTO CONTA DI PIU’ IN MOTOGP” La domanda è: la moto conta di più in SBK o in MotoGP? Valentino Rossi non ha dubbi. «In SBK c’è meno differenza tra le moto rispetto alla MotoGP: lì ci sono due o tre moto molto simili. E’ chiaro che anche in SBK la moto conta tanto e, soprattutto, conta come fa lavorare le gomme: ad esempio, la Ducati 1198, quella che usava Checa nel 2011, si sposava perfettamente con le Pirelli, mentre questa fa più fatica». Più analitica, come sempre, la risposta di Andrea Dovizioso. «Prima di tutto, devo sottolineare che non posso rispondere correttamente, perché non ho mai MotoGP provato una SBK e per esperienza personale so che le cose sono molto differenti da come le vedi dall’esterno. Sinceramente è una domanda che mi faccio anch’io: da fuori è un po’ difficile interpretare la SBK, perché sembra che ci siano delle gomme che livellano tantissimo, anche moto dalle caratteristiche completamente differenti tra di loro, ma che poi arrivano allo stesso risultato. In ogni caso, in tutte le corse su asfalto, il mezzo meccanico è fondamentale, anche in moto meno sofisticate come può essere un SuperMotard: questo è il lato “negativo” del nostro sport, perché sulla terra la competitività del mezzo fa meno differenza. In SBK, c’è un modo di correre ma diverso, mentre in MotoGP in pochi riescono ad andare così forte con le moto che abbiamo». 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Cal Crutchlow, che ha corso in entrambi i campionati ed è probabilmente il pilota più forte della SBK arrivato in MotoGP, è sicuro. «La moto conta molto di più in MotoGP, perché in SBK puoi vincere anche con un mezzo non ufficiale: Melandri emergerebbe anche se non guidasse una BMW». I TECNICI: “LE GOMME FANNO LA DIFFERENZA” I numeri, però, non confermano la tesi di Crutchlow, ma sono comunque in tanti a pensarla come il forte pilota britannico. Francesco Guidotti, oggi team manager Ducati-Pramac, ma in passato team manager Aprilia in SBK la vede così. «In MotoGP il limite è umano, perché la moto praticamente non ce l’ha: ha talmente tanti cavalli e una gestione così sofisticata, che non si sa davvero dove possa arrivare. In SBK, al contrario, il limite è la moto, perché è di derivazione stradale, e per questo più piloti riescono a portarla a un certo livello. Dove conta di più la moto? E’ sempre in funzione delle scarpe che ci metti: in MotoGP e SBK ci sono concezioni degli pneumatici completamente differenti ed è quindi quasi impossibile valutare l’importanza del mezzo tecnico. In ogni caso, 86 è più facile vincere con una moto poco competitiva in SBK». Anche Paolo Ciabatti, oggi responsabile del progetto MotoGP Ducati, conosce alla perfezione entrambi i campionati. «In SBK ci sono gomme che uniformano le prestazioni – Ducati a parte che in questo momento sta soffrendo e, oggettivamente, ha 20 cavalli in meno delle quattro cilindri –: per questo credo che in MotoGP la competitività del mezzo meccanico faccia maggiormente la differenza, considerando sempre il pacchetto moto-gomme». Anche Giacomo Guidotti, stimato tecnico, tornato nel motomondiale dopo anni di SBK, ritiene che la variabile fondamentale sia la gomma. «In SBK gli pneumatici livellano le prestazioni: ecco perché la moto fa meno differenza che in MotoGP». Giovanni Sandi, oggi capotecnico del team Ioda Racing, vincitore di un titolo mondiale SBK con Max Biaggi e l’Aprilia, qualche dubbio invece ce l’ha. «Gli ultimi campionati e i recenti risultati dimostrano che in SBK è fondamentale avere un mezzo competitivo». 87 Suzuki rientra in MotoGP nel 2015. E’ ufficiale Dal 2015 rivedremo le Suzuki nuovamente schierate in griglia. Davide Brivio sarà il Team Manager e Randy De Puniet il pilota incaricato di sviluppare la moto 88 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb D a mesi le voci avevano già il tono sicuro della certezza e questa mattina in occasione dei primi test MotoGP di Suzuki, la casa giapponese ha annunciato ufficialmente il suo rientro alle competizioni. Non sarà però già dal prossimo campionato, come si diceva, ma dal 2015. I nomi sono quelli attesi: Davide Brivio sarà il Team Manager e Randy De Puniet il pilota incaricato di sviluppare la moto. Dettagli tecnici ancora non sono emersi, l’unica certezza è che il motore sarà un quattro cilindri in linea. 90 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica C Novità per la Ducati Panigale SBK Da Imola senza air restrictor di Carlo Baldi | La FIM ha diramato un comunicato per informare che dal prossimo round di Imola la Ducati non sarà più limitata dagli air restrictor. Su una delle piste preferite da Checa la Panigale sarà finalmente competitiva? 92 on un comunicato diramato il 9 Giugno a Portimao, la FIM Federazione Internazionale di Motociclismo, ha annunciato che, come previsto dall’articolo 2.4.8.1.3 “Air Restrictor Adjustment” ed in base ai risultati conseguiti dalle moto bicilindriche partecipanti al campionato mondiale Superbike conseguiti nelle gare di Monza, Donington e Portimao, a partire dal prossimo round di Imola del 28,29 e 30 Giugno, gli air restrictor non dovranno più essere utilizzati. Questo comunicato che tratta della rimozione completa dei limitatori che sino ad ora venivano montati sui motori bicilindrici, segue il precedente comunicato emesso prima delle due gare di Monza, che autorizzava la Ducati ad aumentare il diametro degli air restrictor da 50 a 52 mm. Ma se l’aumento di soli 2 mm non rappresentava un grande aiuto per la Panigale, il poter utilizzare il 1200 di Borgo Panigale senza alcuna limitazione rappresenta una grande notizia per il team Ducati Alstare che potrà quindi sfruttare tutta la potenza del suo bicilindrico. Ricordiamo che il regolamento citato dal comunicato della FIM venne a suo tempo redatto per limitare le differenze di Superbike prestazioni tra i motori a quattro cilindri di 1000 cc ed i motori a due cilindri di 1200 cc. Ogni tre gare, in base ai risultati conseguiti dalle moto che utilizzano questi differenti tipi di propulsori, la Superbike Technical Direction incrementa o diminuisce le limitazioni dei motori in base appunto ai risultati in pista. In pratica quindi se in futuro si dovesse stabilire che – ad esempio – senza gli air restrictor il bicilindrico Ducati dimostrasse di essere avvantaggiato rispetto ai quattro cilindri, le Ducati (al momento le uniche bicilindriche presenti nel mondiale Superbike) verrebbero nuovamente introdotti gli air restrictor di 52 mm di diametro che potrebbero poi passare a 50 se i risultati si dimostrassero troppo a favore dei bicilindrici. In Ducati ovviamente la notizia è stata accolta con favore e il team Ducati Alstare sorride all’idea che la Panigale debutterà senza air restrictor proprio a Imola, una pista dove Checa, che tra tre settimane dovrebbe essersi completamente ristabilito dall’infortunio alla spalla, ha vinto tutte e sei le manche disputate negli ultimi tre anni. Inizierà da Imola la riscossa della Ducati in Superbike? 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike Aprilia sarà in Stock nel 2014? di Carlo Baldi | A Portimao abbiamo incontrato l’ing. Dall’Igna che ci parla della RSV4 e della Superstock 1000 e non nasconde l’interesse della casa di Noale per questa categoria. Aprilia in Stock già dal 2014? N el nostro precedente articolo che parlava delle differenze tra le moto Superbike e le Superstock ci eravamo soffermati sul fatto che l’Aprilia RSV4 non fosse presente nella Superstock 1000 FIM Cup, deducendo che, numeri alla mano, la supersportiva della casa di Noale non fosse ritenuta competitiva da parte dei team che gareggiano in quella categoria. Ovviamente ci riferivamo solo alla Superstock e non certo alla moto 94 di serie, che è risultata al primo posto in molte prove comparative. Per capirne di più e per conoscere i programmi futuri dell’Aprilia riferiti alla Stock, siamo andati a parlare con l’ing. Gigi Dall’ Igna che dirige il reparto corse Aprilia e che, disponibile come sempre, ci ha dichiarato che non è lontano il momento nel quale la casa italiana sarà impegnata anche nella categoria forse più spettacolare tra i campionati delle derivate dalla serie. 95 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Come mai l’Aprilia non è presente nella Superstock 1000 FIM Cup ? «Non dobbiamo dimenticare che Aprilia ha una lunga tradizione nel mondo delle corse, ma è una tradizione maturata principalmente nel mondo della GP. Siamo presenti solo da pochi anni nelle competizioni delle derivate dalla serie, anche se visti i nostri risultati e le nostre vittorie sono in molti ad averlo dimenticato. Ci siamo impegnati nella Superbike che è la categoria più importante, ma in futuro lavoreremo anche in Superstock». La RSV4 potrà quindi essere competitiva anche nella versione Stock ? «La nostra supersportiva non ha nulla da invidiare alle altre. Siamo spesso in testa alle prove comparative dei media e non abbiamo nessun dubbio che potrà essere competitiva anche in Stock 1000». Quindi pensi che già dal prossimo anno potremo vedere la RSV4 impegnata nella Superstock 1000 FIM Cup ? «Penso di sì. Questo è il periodo della stagione nel quale si iniziano a fare i programmi per l’anno 96 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike successivo per quanto riguarda la Superbike, ma una volta stabilite le nostre strategie per la classe maggiore penseremo anche alla Stock». Queste le dichiarazioni dell’ing. Dall’Igna, che fanno pensare ad un prossimo impegno della casa di Noale anche nella Stock 1000. D’altronde non è un segreto che all’inizio di questa stagione non erano mancati i contatti e le trattative tra il reparto corse Aprilia e alcuni team attualmente impegnati solo in Superbike, ma che avrebbero potuto lavorare assieme ai tecnici di Noale per competere ad alti livelli anche nella categoria più vicina alla serie. Il motivo principale della mancata partecipazione della RSV4 alla Stock 1000 sembra quindi dovuto solo al fatto che la casa veneta non abbia sino ad ora trovato il team giusto per questa categoria. Da sempre se l’Aprilia scende in pista lo fa per vincere e non solo per partecipare. Siamo quindi certi che una volta definito il team ed i piloti adatti a sviluppare il progetto Superstock, la RSV4 sarà competitiva anche nella categoria più combattuta e spettacolare e che da sempre fornisce giovani piloti al mondiale Superbike. 97 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Brammo Empulse Le elettriche adesso sfidano le convenzionali in gara di Edoardo Licciardello | La Casa statunitense sfrutta il nuovo regolamento AFM per sviluppare le proprie supersportive a propulsione elettrica contro le tradizionali moto a benzina 98 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica S e avete un interesse anche solo superficiale per le moto elettriche il nome Brammo non vi suonerà nuovo. L’azienda dell’Oregon, da sempre impegnata nello sviluppo di mezzi sportivi, quest’anno ha deciso di sfruttare competizioni normalmente riservate alle moto per così dire tradizionali per portare ad un maggior livello di competitività le proprie Empulse da gara. La AFM (American Federation of Motorcyclists: una Federazione statunitense alternativa alla classica AMA), associazione che organizza competizioni velocistiche, ha infatti deciso di aprire alle elettriche alcune delle proprie categorie. Forti dei Sport servizi di Eric Bostrom e Shelina Moreda come piloti, i ragazzi di Brammo hanno quindi deciso di partecipare alle categorie AFemme (femminile), Superbike 250, Superbike 750 e Formula 1. Il regolamento è facile: sono ammessi tutti i mezzi al di sotto della cilindrata indicata (per la F1 grossomodo vale il vecchio regolamento TT/F1, con 4 cilindri da 750cc, bicilindriche 1000 e due tempi 500) con modifiche illimitate rispetto al modello di serie. Per tutti, gomme slick. Insomma, non si tratterà di un Campionato del Mondo, ma è abbastanza facile intuire come i mezzi in griglia non siano lentissimi. La Empulse TTX prende quindi parte alla Superbike 250, mentre la più potente 99 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Empulse RR viene schierata in tutte le altre categorie. Dopo una prima prova difficile a Sonoma Raceway (l’ex Infineon Raceway, ancora prima Sears Point) l’arrivo a Thunderhill ha offerto a Brammo l’opportunità di correre su una pista più congeniale alle loro Empulse, che possono sfruttare un certo vantaggio di potenza rispetto alle concorrenti ma pagano la massa nelle lunghe curve in percorrenza e nelle ripartenze brevi. I due piloti hanno sfruttato in entrambi i casi l’assoluta linearità dell’erogazione e il vantaggio di coppia e cavalleria per scattare nei rispettivi gruppetti di testa, riuscendo a difendersi con una certa efficacia dagli assalti dei mezzi più veloci e con la soddisfazione, per Bostrom, di aver fatto segnare il secondo tempo assoluto della sua sessione di prove. La Moreda, al debutto assoluto su una moto elettrica, ha collezionato una caduta in prova da cui fortunatamente tanto lei che la TTX sono uscite senza danni. In gara la Moreda ha collezionato un bel sesto posto nella Superbike 250, mentre Eric Bostrom ha chiuso una posizione più sotto la Formula 1. Partito tredicesimo, il 100 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Sport fratellino del più noto Ben si è infilato nella prima curva quarto; la gara è stata dura, con gli avversari che incalzavano nei punti più critici per la Empulse – specialmente la velocissima curva 2 – ma pur non riuscendo a migliorare i tempi fatti segnare il sabato in prova, il Team ha espresso tutta la sua soddisfazione con un’espressione che rende alla perfezione lo spirito con cui ha lasciato il tracciato nord-californiano. “Prima andavamo in pista per partecipare. Ora possiamo dire che ci siamo per correre”. Un po’ peggio è andata nella Superbike 750 – a dispetto del nome popolata per lo più da 600 preparatissime – dove E-Boz è rimasto intrappolato in partenza dietro ad un gruppo di piloti e, pur rimontando, non è riuscito ad andare oltre la decima posizione. Da notare, però, che in tutte le partenze del weekend le Brammo hanno chiuso dentro la top ten, migliorando quasi costantemente i tempi sul giro e lasciando intendere margine di miglioramento. Rassegniamoci, le moto elettriche arriveranno davvero. 101 SPECIALE motocross GP d’Italia 102 103 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Maggiora incorona Paulin e Herlings di Massimo Zanzani | Il francese la spunta su De Dycker e sullo stoico Cairoli terzo nonostante il dolore ad un ginocchio; ottava doppietta di Herlings nella MX2 che ha visto Lupino sul podio L ’attesa riapertura dello storico impianto di Maggiora non ha avuto la soddisfazione di incoronare Antonio Cairoli sul gradino più alto del podio ma i 38.000 spettatori del GP piemontese hanno assistito ad un grande spettacolo culminato negli ultimi giri nella seconda manche della classe regina. Nonostante il forte dolore al ginocchio battuto nella frazione iniziale dove è scivolato un paio di volte prima di tagliare il traguardo quarto, il Tonino nazionale è stato protagonista 104 di una rincorsa pazzesca Gautier Paulin che si aveva preso il comando nelle prime battute di gara agganciandolo verso la parte della gara sostenuto da un tifo calcistico che ha che lo ha accompagnato sino alla fine facendogli scordare i problemi all’articolazione. Un tentativo che addirittura lo ha fatto andare persino sopra le righe con qualche rischio oltre il consentito pur di dare soddisfazione al pubblico in delirio per lui, e anche se al traguardo è arrivato un soffio dietro a Gautier Paulin è stato applaudito come se il Scarica l’APP del Magazine vincitore sia stato lui. Il primo posto invece è andato all’ufficiale Kawasaki che si è aggiudicato la terza affermazione stagionale affiancando alla vittoria della seconda manche il terzo posto in quella precedente ottenuta dopo una rimonta dalla sesta piazza. Il posto d’onore è andato a Ken De Dycker, finalmente ritornato sul podio dopo aver ritrovato il ruolo di protagonista che aveva avuto nella prima parte di stagione, mentre Clement Desalle dopo essersi imposto in apertura nella frazione conclusiva è stato costretto al ritiro per problemi elettrici alla sua Suzuki mentre era quinto a quattro giri dal traguardo. Davide Guarneri ha fatto bella figura non solo per il bel design vintage del suo abbigliamento perfettamente coordinato con quella della moto, ma anche per il meritato ottavo posto che gli ha permesso di essere ancora una volta nei top ten della 450. Sfortunato invece Davide Philippaerts, che non è riuscito a dare soddisfazione al pubblico di casa per la seconda pesante caduta di cui è stato vittima sul circuito distante una ventina di minuti da casa sua. Quella del sabato che lo aveva costretto alla via dei box oltre a qualche punto di sutura gli aveva lasciato una pesante tumefazione vicino all’occhio destro, quella della prima manche è stata ancora peggio visto che nell’impatto a terra si è fratturato il naso ed il piede sinistro. MX2 tutta all’insegna di Jeffrey Herlings che in nessuna delle due frazioni ha avuto problemi a scavalcare quei pochi piloti che si è trovato davanti; sul podio lo hanno seguito José Butron e Alex Lupino che ha bissato il risultato della Bulgaria. Dopo una stressante prima manche in cui ha perso tutte le energie pochi secondi prima dell’abbassarsi del cancello quando la sua Kawasaki non ne voleva sapere di partire col risultato di non riuscire a fare meglio di sesto, in quella successiva è riuscito a tirare fuori tutta la grinta grazie al sostegno del pubblico che ha spinto i suoi attacchi al risoluto Alexander Tonkov culminati a due giri dalla bandiera a scacchi con il sorpasso del russo accompagnato da un boato generale. Il pilota della Honda si è messo in Motocross evidenza per aver anche vinto la qualifica e per la caduta proprio sul traguardo finale dovuta al tentativo di soffiare il posto d’onore a Butron che lo ha penalizzato con l’esclusione dalla classifica per avere oltrepassato la bandiera a scacchi senza essere sulla moto. La terza prova del Mondiale femminile ha invece confermato la superiorità di Chiara Fontanesi che ha ottenuto un altro risultato pieno; quinta la lombarda Francesca Nocera. Guarda tutte le classifiche 105 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Tu hai preso dei bei rischi. cosa che non è tanto usuale per te. «Ma sì, un po’ tutti lo abbiamo fatto. Come ho detto la pista era molto difficile, in certi punti se cercavi di spingere un po’ di più rischiavi di cadere. Ho cercato di fare il massimo però non è bastato». Tony Cairoli “Ho buttato al vento il GP” di Massimo Zanzani | Un Cairoli un po’ deluso dopo il GP di casa dove ha dato il massimo senza raggiungere la vittoria. Un paio di errori gli sono costati Gara1 e il dolore al ginocchio ha condizionato Gara2 N on hai vinto, ma hai corso come un vincitore. «Innanzitutto un saluto agli amici di Moto.it. Purtroppo sì, ho buttato al vento il GP. Nella prima manche avevano appena bagnato la pista. Nel secondo giro ho perso il davanti. Mi si è girato il ginocchio che avevo operato nel 2008. Ho sentito un crack, speriamo niente di ché. Dopo non sono più riuscito a trovare il ritmo, mi faceva male, avevo poca confidenza. Poi alla fine stavo recuperando e ho cercato di raggiungere la seconda posizione, poi però ho fatto un altro errore, sono scivolato e dalla 106 seconda posizione più della quarta non sono riuscito ad andare. Nella seconda manche abbiamo fatto una fasciatura al ginocchio cercando di bloccarlo il più possibile, però non ero tanto sicuro ad appoggiarlo in curva. Poi pian piano mi sono abituato, penso non sia niente di ché. Dopo 10-15 minuti ho trovato un buon ritmo e ho cercato di raggiungere Paulin, anche grazie all’aiuto del pubblico che era fantastico. Sono arrivato da lui che ero già abbastanza stanco e lui ha risposto bene all’attacco ed è andata così. Oggi la pista era molto difficile, si rischiava di cadere e di farsi male». 107 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Alex Lupino “Il pubblico mi ha dato l’energia” di Massimo Zanzani | Felice, soddisfatto e soprattutto emozionato. Grazie al podio di Maggiora Alex Lupino rivaluta la sua posizione in classifica: “Voglio arrivare sempre nei primi cinque” A lex Lupino, 3° posto nel GP d’Italia, una bella soddisfazione. «E’ bellissimo perché dopo la Bulgaria ho avuto un po’ di sfortuna e non avevo più il passo dei primi. Finalmente in Italia ho fatto il mio secondo podio della stagione. Oggi mi sono davvero divertito, soprattutto gli ultimi 10 minuti, quando c’era il pubblico che mi spingeva. E’ una grande emozione tornare sul podio, ringrazio tutti». Dove hai trovato l’energia e la bravura per fare quella serie di sorpassi? «L’energia dal pubblico, la bravura metà io metà sempre il pubblico. Diciamo che il lavoro più duro l’hanno fatto loro. Correre in Italia ti dà quella forza dentro che non ti fa sentire la stanchezza». 108 Scarica l’APP del Magazine Motocross aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb La prima manche hai avuto qualche difficoltà in più. «Ho avuto dei problemi dietro al cancello. Quando sono passati con la bandiera verde non mi si è accesa la moto. Ho contuinuato a provare, non sapevo più cosa fare. Per fortuna al cartello dei 15 secondi si è messa in moto. Ma tra la pressione e l’adrenalina ai 5 secondi ero già stanchissimo». Ora manca solo un po’ più di consistenza. Essere lì davanti in tutti i GP. «Adesso sono consapevole di avere un passo per rimanere con i primi 3 in tutte le gare quindi devo convincere me stesso che posso rimanere nei primi 5 in tutte le gare da qui alla fine della stagione». 109 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Davide Guarneri “Bisogna continuare così” di Massimo Zanzani | Guarneri sta crescendo oltre che nei risultati, sempre più costanti, anche nello spirito e ogni buon piazzamento sembra dargli carica e sicurezza in se stesso « Per la gara di Maggiora ho corso con una livrea speciale, in ricordo del 1986, anno in cui qui si svolse in famoso “Nazioni”. La gara tutto sommato è andata bene. In prova ho conquistato il sesto posto e in gara un ottavo posto assoluto. Ho lottato sempre con i piloti “buoni” e ho tenuto dietro diversi piloti ufficiali. Ho avuto tanto tifo e devo ringraziare tutti gli 110 spettatori che sono venuti a vedere la gara». E’ stata più difficile la prima o la seconda manche? «Sicuramente la seconda, perché era molto caldo e si sudava tantissimo. Negli ultimi giri ho anche avuto un calo di pressione però alla fine sono riuscito a concludere bene la gara. Speriamo di migliorare e continuare con questo passo». 111 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Glen Helen, California Sulla pista di Motocross più celebre d’America di Andrea Perfetti | Nel suo recente viaggio di nozze il nostro Andrea Perfetti non si è fatto mancare un’esperienza speciale: una giornata sulla mitica pista californiana di Glen Helen. Vi racconta com’è andata (e quanto costa) 112 G len Helen (San Bernardino, California) – La California e i meravigliosi parchi dell’Arizona e del Nevada sono una meta molto apprezzata dagli sposini in viaggio di nozze. Da questi itinerari sono pressoché bandite le mitiche piste di motocross della California: le nostre mogli e fidanzate già devono sopportare polvere, fango e freddo nelle nostre giornate in pista in Italia, figuriamoci a riproporre loro la stessa minestra durante la luna di miele. Roba da linciaggio. Al sottoscritto è andata diversamente. Devo ammettere di essere stato molto fortunato; Francesca è ormai rassegnata al mio delirio tassellato e, piuttosto che osteggiarlo, ha scelto di condividere il più possibile questa passione. Nel nostro viaggio a stelle e strisce è andata però oltre: mi ha regalato una giornata sulla mitica pista di Glen Helen, un vero santuario del motocross americano. Qui non è raro trovarsi in pista al fianco di personaggi del calibro di Villopoto, Dungey o Stewart. Giunti nel crossodromo, non mi è restato che vestirmi, saltare in sella alla CRF450R e dare gas. La pista Il tracciato naturale di Glen Helen si sviluppa su varie colline di media altezza e offre una serie di salite e discese molto belle e non troppo impegnative. Vi sono poi i tratti più lunghi, sempre sia in salita che in discesa, davvero tosti (da quinta piena!), che hanno creato la leggenda di Glen 113 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross La moto Helen, ma che sono chiusi alla pratica durante gli allenamenti e le gare di rango inferiore. Sono infatti spettacolari, ma anche molto pericolosi e vengono pertanto riservati alle gare dei pro americani. Il fondo è abbastanza morbido, solo in alcuni tratti compaiono sassi smossi. Nella parte bassa del tracciato è presente parecchia sabbia. Anche col grande caldo (abbiamo girato con 30°) non si forma mai troppa polvere; diversi addetti alla pista provvedono infatti a bagnare il fondo anche durante la pratica dei piloti, avendo l’accortezza di abbassare il getto al passaggio delle moto. Come detto, la temperatura nel sud della California è spesso elevata (a giugno si superano i 30°), ma il clima secco la rende decisamente tollerabile. Resta comunque fondamentale bere tanta acqua tra un ingresso e l’altro. Sui tratti pianeggianti ci sono anche un paio di rettilinei in 114 cui la pista presenta due traiettorie possibili: al pilota non resta che scegliere se affrontare la sequenza di doppi o le whoops (basse e non pericolose). Il rettilineo è di media lunghezza e termina in un’ampia curva a destra sopraelevata. Al termine di questa si trova un facile doppio. Il tempo sul giro è di circa due minuti e mezzo. A livello di servizi non aspettatevi chissà che. Una pista italiana di medio livello – non parliamo di quelle da mondiale – offre sicuramente di più: a Glen Helen ci sono i bagni, ma mancano le docce (ce la siamo fatta con la canna che usano per irrigare il terreno) e le prese per la corrente elettrica. Il tracciato è aperto per allenamenti il giovedì e il sabato dalle 8 di mattina e, salvo imprevisti legati al meteo, si gira fino alle 17. L’ingresso costa 20 dollari (meno quindi di tanti nostri impianti). A Glen Helen abbiamo noleggiato una Honda CRF450R del 2012 tramite un servizio che ci è stato indicato dai gestori del circuito (che potete contattare cliccando sul sito della pista ). Sono stato fortunato, la CRF quattroemezzo è la stessa moto che ho a casa, quindi l’apprendistato è stato immediato. Preparatevi comunque alla guida di moto settate in modo profondamente diverso dalle nostre europee. La CRF standard è nota per avere un motore facile e molto progressivo nel prendere i giri, oltre che silenzioso. La CRF di Glen Helen è invece una bomba, che reagisce al gas con delle botte di cavalli esagerate. Per non stancarsi subito, è necessario sfruttare le marce lunghe, dalla terza in su. Anche il rumore è eccessivo, qui amano infatti girare con scarichi after-market privi di db-killer. Le sospensioni mostrano la tipica taratura americana: la scorrevolezza è ottima, ma i registri in compressione sono quasi chiusi. Se si ha un ritmo veloce, la cosa può andare anche bene. Ma se volete godervi la moto, fatevi dare un cacciavite e ammorbidite un po’ la risposta di mono e forcella. Va sottolineato che la moto che ci è stata data era in perfetto stato, con gomme ok e un livello di usura più che accettabile. Non ci resta che dirvi del costo. Per una giornata a Glen Helen abbiamo speso 275 dollari (pari a 206 euro), comprensivi della moto, della pista, del carburante, dell’abbigliamento completo e dell’acqua da bere. Non ci è stata rischiesta alcuna licenza sportiva o certificato medico. Ne vale la pena? La mia risposta è un perentorio sì. Per una cifra tutto sommato contenuta, ho girato su una delle piste più belle del mondo, nella patria del motocross. Non aspettatevi un tracciato stile Nascar largo 20 metri o con chissà quale difficoltà da supercross. Glen Helen conquista con i suoi saliscendi naturali che cambiano di collina in collina e che racchiudono come in uno scrigno tutto il bello del motocross tradizionale. Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. 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