iLà ,.„5:,144.101,4, a!~ AI Nhog r 4~11~~kstircen.-~~~~."." Pisa, 15 Febbraio 1S70 ANNO 71i. NUM. 51 . rancesi rghese, asperi- e nes- [la proa certe ;he c' ai d'ol- sta De' le cose angia- ha un to alle nti-VeL' ora)mai si isolata ) rela-la rico-e vere, domaliste tro)ca del l'Italia anza in so una so procolla senaspresabiti in ;peciale il Prevolere infatti ite otcliento a, onde nentali. IO chi;: le probuono ! re d'acun difquando to di un Prof. C. :110 del rgo col da erecalende lesi dal I si fa. lei Dea spiemite, ed ) affare E..ro alla mem. va della I questa o, dopo Urbano dopo la me e si le esposi hanno tarantotre giova S. Ape Abate veduta . Festa e Agoo. In S. Ordine In S. LI o di Duomo . Sacratermine Bernar7ommaso Le. di S. Valentipisanct S. ConValfredo. Deus Vos benedicat, dummodo Veritas praecedat, comitetur et seguano . FIDE ET OPERIBUS . eJ , P. PP. IX. PERIODICO SETTIMANALE AVVERTENZE PREZZO ANTICIPATO DI ABBONAMENTO L'Ufficio della Direzione e Amministrazione é alla Tipografia posta via della Faggiola n. 8. - Le lettere nota francate si respingono. - I manoscritti ancorche non pubblicati non Si restituiscono - Si renderà conto dei libri e giornali rimessi all' Uffizio qualora sieno conformi allo spirito del periodico.- Gli annunzi cent. 15 per linea o spazio di linea. Ai nostri Concittadini OGNI — SABATO Fiera di 13eneticenza che allo stesso scopo di soccorrere ai bisogni dei poveri detta Società va ad aprire al pubblico il giorno 16 corrente in una sala della Canonica di S. Michele in Borgo, gentilmente concessa. A tale oggetto le sottoscritte fanno premuroso appello alla canta della S. V. perche voglia inviare per sì nobile e santo scopo, OGGETTI DI Ricordiamo che Domenica 16 corr. si apre al pubblico, in una sala della Canonica di S. Michele in I3orgo, una FIERA DI BENEFICENZA a vantaggio delle povere famiglie che continuamente avanzano istanze alla Società di S. Vincenzo de' Paoli della nostra città per ottenere soccorsi. Anzi a questo proposito siamo lieti di annunziare che anche la benemerita Associazione delle Dame di Carità si unisce in quest' anno a detta Società in questa santa opera, e così il provento della Fiera verrà distribuito ai poveri della città su più vasta scala. Neppure una delle Signore pisane adunque, ne siamo certi, mancherà all'appello; interverranno tutte ad acquistare i premi in questa Fiera per i poveri, e così santificheranno davvero il carnevale, circondando il divertimento colla divina aureola della carità. Ecco intanto la circolare che l'Associazione sopra ricordata ha diretto alle Signore della nostra città. QUALUNQUE GENERE (bigiotterie, vini, liquori, confetture, cc.) e farne raccolta presso le fa- miglie di sua conoscenza; ma specialmente Le fanno la più calda preghiera di intervenire nel locale della Fiera ad acquistare i premi. Pisa, li 12 Febbraio 1879. Devotissime Cont. MADD. ROSSELMINI RICCIARDI GIOVANNA COLOMBINt Cassiera MA.RIANNA Peri Segretaria. In luogo della Lotteria solita farsi negli anni decorsi allo scopo di raccogliere maggiori mezzi per poter sollevare ed assistere i poveri infermi al loro domicilio, il Consiglio Direttivo della Associazione delle DAME DI CARITÀ esistente in Pisa, ha creduto più vantaggioso di 1. La FIERA PEI POVERI starà aperta al pubblico nel locale sopra indicato dal giorno 16 corr. al 2 Marzo p. f. dalle ore 11 atti. alle ore 2 potia., e dalle ore 4 alle ore 8 pom. 2. Gli oggetti cha vorrà offrire per il caritatevole scopo, potrà inviarli o al Palazzo Rosselmini, Via S. Maria, o nel locale stesso della Fiera. Ulla lettera dol gni mostro doi piodorati Quintino Sella, riconfermato dai Destri a loro capo, maestro e duce, scriveva testò al Deputato Cavalletto una lunga lettera che ha servito di tema alle sante parole coraggio e rassegnazione. Che sarebbe di noi se pericolasse anche lei? » 11 santo uomo rispose, alzando gli occhi al cielo: « Pregate, figliuola, la grazia deve venire di lassù; senza quella nulla possiamo. Nonostante farò debolmente quel che sarà in poter mio. » Ciò detto, venne a prender posto accanto a Sofia, e dopo averla osservata con attenta siMpatia, le parlò così: « Sorella mia, mi è doloroso oltremodo il dover narrarvi una ben triste e lacerante storia; ma crederei mancare alla mia missione ed al mio carattere, se omettessi la più piccola circostanza, tanto più che tale omissione nessuna consolazione apporterebbe alla perdita crudele che avete fatta. L'unico conforto che posso offrirvi a tanto dolore è il dirvi che il vostro Carlo è morto da vero cristiano, per non dire dà santo, offrendo al Signore in espiazione_ dei suoi peccati l' immenso sacrificio di .chiudere gli occhi nell'esilio, senza aver riveduto lt sua diletta consorte e le sue care figliuole. » Si arrestò ad un tratto il buon frate, vedendo la fisionomia di Sofia alterarsi ; ma questa, vincendo la sua emozione, gli disse: « Di grazia, padre, continuate, non temete, sono forte. Non mi nascondete nulla: voglio sapere le più piccole cose, le minime parole del APPENDICE LE DUE GEMELLE XIII. R una verità incontestabile, che il dolore che PUÒ sfogarsi in pianto è meno terribile di quello che rende l'occhio asciutto ed impietrisce il cuore. Sofia ne fece l'esperienza, giacche, dopo un lungo piangere, si trovò sollevata, e cedendo alle istanze di Maria, acconsentì a trangugiare una cucchiaiata di calmante. Finalmente l'energia del suo carattere reagì, e scorgendo il frate sempre genuflesso, che non si ricordava più dove fosse, immerso come era nella contemplazione, si alzò e volle fare alcuni passi per raggiungerlo; ma la debolezza delle sue gambe glielo impedì, e le convenne rimettersi a sedere. Fu Maria che si avvicinò al frate, e gli disse: « Padre, la madre mia vi desidera; sarà un' itumensa consolazione per la infelice di avere da voi qualche ragguaglio sul suo caro marito, nostro povero padre; che non abbiamo avuto neppure la gioia di conoscere, giacché ci lasciò Piccine. Oh ! per pietà, inculcatele colle vostre j~9 " - Pres. A.vvertenze. Gentilissima Signora, Ì.~12~Tar Un semeA domicilio in tutta l'Italia — Un anno L. 4. GO stre L. 2, 30 — Un trimestre L. I, 15. — All'Uffizio — Un anno L. 4, 00 — Un semestre L. 2, 00 -- Un trimestre L. 1, 00. Un numero separato costa cent. 7, arretrato 14. SI PUBBLICA unirsi alla SOCIETÀ DI S. VINCENZO DE' PÀ.ou della stessa nostra città nella ■•■•------■.11101■• 13 (Pio 1X agli Scrittori della Croce Pisana)_ 1 riflessioni, alle discussioni, alle lodi, ed anche alle ire dei giornalisti multicolori. Noi non vogliamo seguire il Sella in tutte le parti della sua lettera, giacché poco ci preme di conoscere quali sieno gl'intendimenti dei Destri, riguardo all'indirizzo da darsi da.essi al governo se, puta il caso; tornassero al potere ; ormai siamo stati edificati anche troppo dal loro passato per potere augurarci qualche cosa di buono dal loro futuro. Lo sgoverno dei moderati, durato per disgrazia dell'Italia e per pècoraggine degl'Italiani un sedici anni e più, non ha fatto altro che preparare il terreno ai sinistri e gettare le basi delle pigne su cui s'innalzano oggidì gli archi del famoso ponte destinato al transito 'della nazione dalla monarchia alla repubblica. Non parleremo dello sperpero delle finanze, della distruzione di tante cose buone, della persecuzione mossa contro la Chiesa di Cristo, e di mille altre gesta compite da questi uomini nefasti ; la storia dolorosissima ne è scritta persino sui boccali di Montelupo, e fra poco la sapranno a memoria anche i cretini. Ond" è che per quanto rimbombanti e prolissi sieno i programmi messi fuori e sciorinati al pubblico dai capi del moderatismo, noi non ci lasceremo cogliere all'amo dalle magniloquenti parole, e sempre andremo ripetendo: Timeo Danaos et dona ferentes. Nella lettera del Sella però vi è un mio diletto per farne tesoro e seguirle in tutto, se Dio me ne accorderà la forza. » Il frate riprese a dire: « Saprete già, o sorella mia, come feci conoscenza col vostro marito, giacche egli ve lo scrisse; ma quel che non conoscete, è 1' affetto che seppe ispirarmi, perchè potei scoprire tutta la rettitudine dell'anima sua e tutta la bontà del suo cuore. Ebbi la fortuna di rialzarlo dal suo abbattimento e far rinascere la speranza in lui. Giungemmo a Rio di Janeiro, e siccome io vi conosceva persone influenti, potei trovargli un impiego che lo metteva al coperto del bisogno; e avete veduto che per quattordici anni ha vissuto tristo sì, ma sufficientemente provvisto, giacche so che vi ha spesso mandato qualche denaro. Io, obbligato a portarmi nell'interno del paese, onde predicare il Santo Vangelo a quelle povere popolazioni relegate quasi nei deserti, stetti molti anni senza' rivedere Carlo e senza neanche avere le sue nuove. Finalmente, tre mesi fa, avendo terminato la mia missione ed essendo richiamato dal mio superiore residente a Roma, ebbi la gioia di riabbraceiare il vostro marito, sempre a Rio di Janeiro. Però lo trovai oltremodo cambiato, non solo invecchiato ma smagrito, impallidito, e coi capelli incanutiti. La sventura aveva fatto l' opera sua, minando una esistenza che sembrava a tutta prova. I dolori , ~Ir ~orci( nebo- Aggr, -4 e brano sul quale vogliamo fermarci un istante, ed è quello relativo al partito conservatore, non già a quello cattolico puro, propugnato da noi, ma bensì all'altro iniziato dal Masino, dallo Stuart, dal Conti, ecc. I nostri lettori sanno benissimo che questi uomini appartenenti alla schiera liberale vogliono separarsi dalla Destra per difendere in Parlamento gl'interessi religiosi e morali, senza però dichiararsi cattolici, apostolici e romani in tutta la estensione del termine. Noi non facciamo causa comune con essi ; solo ci consola il vedere che anche certi figli della rivoluzione si sono alla perfine accorti che senza Dio, senza Cristo e senza Papa, l'edificio sociale crolla e seppellisce sotto le sue rovine popoli e regi. Ed ecco le parole testuali del leader della Destra : « Dall'altro lato sorge un partito conservatore, oggi non numeroso, ma che può essere nutnerosissimo domani, il quale , dichiarando di rispettare le nostre istituzioni e l'abolizione del potere temporale del Papa (?!), desidera l' influenza delle autorità ecclesiastiche in molte parti della cosa pubblica. « Non poniamo in dubbio la lealtà degli egregi personaggi, che si fecero promotori di questo partito e non intendiamo certo contraddire ai loro elevato proposito di rialzare i sentimenti morali e religiosi. Ma la loro bandiera accenna, secondo noi, ad un pericolosissimo regresso in un punto fondamentale, quale è quello della intromissione della Chiesa nello Stato. Non dobbiamo infatti nascondere che il suo trionfo avrebbe per l' Italia conseguenze assai più funeste, che presso altre civilissime nazioni , ove l' unità e l'indipendenza della patria sono fede comune a tutti i partiti. « Non è facile impresa il progredire sempre e procurare ogni maggior bene alla nazione, senza porre a repentaglio i beni che si sono acquistati, e senza protrarre oltre quanto sia necessario, il beneficio di quelli che si possono conseguire. « Non è facile assicurare i prudenti del nostro fermo volere di tutelare i supremi interessi della società, e guarentire i coraggiosi dei nostri propositi di promuovere con giudiziosa premura il benessere morale, intellettuale e materiale del paese , e segnatamente delle classi meno agiate, le quali hanno tanta ragione alla nostra affettuosa sollecitudine. Non è facile persuadere, che punto non osteggiamo il sentimento religioso, il quale nobilita ed eleva l' uomo e gl'infonde la virtù del sacrificio, ma che noi confondiamo col clericalismo, il quale, aspirando alla dominazione della società civile, corrompe la religione e guasta lo Stato. » Come ognun vede, il Sella non vuole che la Chiesa abbia nello Stato quella legittima influenza che le si compete, e senza della quale ogni ordine civile e politico necessariamente vien meno. Volere o per lo meno desiderare 1' intromissione delle autorità ecclesiastiche in molte parti della cosa pubblica ? Oibò! quale sfregio al gran principio della separazione fra Governo e Vangelo ! Certo è molto elevato il proposito dei conservatori di rialzare i sentimenti morali e religiosi ( perché non mettere i religiosi avanti i morali? ; ma quale pericolo non vi è egli mai nel conformare le leggi umane a quelle divine, nel dichiarare che lo Stato non è ateo, ma che crede in qualche cosa di vero e di santo, nel rendere a Dio quel che è di Dio, senza tralasciare, s'intende, di rendere a Cesare quel che a Cesare si appartiene? Ah ! esclama l' esterrefatto condottiero dei Destri , quale regresso nel trionfo possibile dei conservatori ! quali funeste conseguenze per l' Italia! Soltanto a pensarci sopra, egli si sente correre per le ossa il brivido della paura ! Ma dove il Sella mostra davvero le apprensioni della Destra riguardo al suo avvenire, si è in quei tre : non è facile, che noi volentieri cangeremmo in tre: non è possibile. Ed infatti, dopo le prodezze regalateci dal partito dei moderati, chi è che possa credere al bene da essi promesso? Non è possibile il persuadere i popoli che i Destri vogliano procurare il maggior bene della nazione, e non il proprio; non è possibile il convincerli che essi hanno il fermo volere di tutelare i supremi interessi della società e di proinmuovere il benessere, morale tellettuale e materiale dei paese, mentre i fatti provano tutto il contrario. In ultimo non è possibile il persuadere nè i prudenti, nè i coraggiosi, nè i semplici, nè gli scaltri, che i Destri punto non osteggiano il sentimento religioso , mentre ahimè ! essi hanno fatto quanto era in loro potere per attraversare, per incagliare, per vilipendere, per conculcare e per abbatte- re la religione della grande maggioranza degli Italiani. Il Sella ama i sentimenti. religiosi, ma odia a morte il clericalismo, dominatore, corruttore e guastatore della società, della Religione e dello Stato. sempre la vecchia tattica di guerra : ai cattolici si getta in faccia l' accusa di clericali, e tutto è detto. Noi siamo pericolosi per la società civile, perchè vogliamo armonizzare la fede colla patria, gl'interessi della vita terrena con quelli della vita oltremondana ; essi vogliono passare per credenti, ma soltanto nella esistenza della dea-ragione e nelle verità del catechismo di Voltaire e di Rousseau: con questi principii e con queste massime pretendono e si vantano di riformare e di civilizzare il mondo. Noi non siamo veri credenti: siamo superstiziosi e fanatici, aspiranti perpetui alla dominazione sui regni e sugli imperi, non di altro preoccupati che di favorire la schiavitù dello Stato ed il regno della teocrazia. Essi sono liberali ; noi siamo barbari; essi soli hanno il farn3aco pei mali sociali; noi non possediamo che veleni perniciosissimi che diamo a bere alle moltitudini. Eppure, dopo i risultati ottenuti, hanno tanto coraggio di vantare ancora la potenza dei loro specifici ! E non si sono eglino mai voltati indietro per misurare la via percorsa e per contemplare le rovine di cui è sparsa? M. dell'esilio, l'affetto per la famiglia, l'avvenire senza speranze, consumavano adagio adagio quella fibra forte e robusta. Non è a dire con quanta gioia mi riabbracciò, e sapendo che io ritornava in Europa, versò amaro pianto pensando che a lui era vietato di rivedere quella terra diletta ove era nato e che rinchiudeva gli esseri amati tanto da lui, ed i quali aveva dovuto abbandonare per sola sua colpa, correndo dietro ad una chimera che a somiglianza di un miraggio si era dileguata al momento ia cui credeva di afferrarla, condannandolo a vegetare in una straniera terra lontana, privo di affetti e di conforti. » Un singhiozzo che Sofia non potò soffocare interruppe il frate, il quale guardandola con compassione, le disse: « Sorella mia, scorcerò quei particolari che 'Vi affliggono di troppo e senza utilità, e vi dirò in poche parole ciò che mi rimane. — No, no » esclamò Sofia « voglio tutto sapere; non badate alle mie lacrime, lasciatele scorrere, mi sono necessarie, giacche senza questo sollievo sento che non potrei resistere a tanto acerbo dolore. Continuate, ve ne scongiuro, tanto piu che l'ora del ritorno di mio padre si avvicina. A lui, sì, è necessario risparmiare una parte dei ragguagli laceranti; è vecchio, questo colpo potrebbe essergli fatale. » Il frate continuò: « Dopo tre giorni dal mio arrivo a Rio di Janeiro, quando io faceva i miei preparativi per la partenza, l' uomo in casa del quale stava il il vostro Carlo venne in fretta a chiamarmi, per ciò era stato colto da una di quelle febbri che di rado la perdonano. Volai presso il mio infelice amico e lo trovai nel delirio dell'accesso, ed il medico che aveva meco condotto disse di non poter far nulla per il paziente, fintantochè febbre non declinasse. Questo accadde verso il far del giorno, ed allora Carlo mi riconobbe, mi prese le mani, e mi disse : « Padre mio, voglio profittare di questo momento di quiete per versare nel vostro seno tutti i miei peccati, onde me ne diate, per quanto vi sarà possibile, l'assoluzione. Offro all'Altissimo in espiazione delle mie colpe la profonda angoscia che provo di dover morire senza rivedere i miei cari. 'Muojo rassegnato. » « Voleva interromperlo; ma egli mi fece cenno di stare zitto, e continuò: « Il tempo è corto, padre; la morte si avvicina ; lasciate che vi faccia depositario delle mie ultime volontà. Desidero che il mio corpo fatto cadavere sia sepolto davanti all'altare della Madonna nella nuova cattolica chiesa di questa città; e i denari che mi rimangono serviranno per le spese. Desidero che i pochi panni miei siano dati a quel bravo uomo che mi ha usato tanti riguardi. In quanto agli oggetti d' oro che ho, mi farete la carità di recarli alla mia diletta moglie, come pure diverse ciocche di capelli che mi taglierete. Poi le riv terete le ultime mie parole, le ultime mie preghiere, cioè che viva per le nostre figlie, che le educhi nel santo timore di Dio, che continui ad insegnar loro ad onorare ed amare la memoria del padre, e che non cessi mai di pregare per l'anima mia, che se peccai, ne portai grave peso, e che imprimo su questa croce gli ultimi baci che essa vi raccoglierà per amor mio. » « Terminando queste parole, interrotte dal pianto, prese la croce e la baciò ripetutamente. Poi si raccolse un momento e fece un' edificante confessione, quindi ricevè il Pane degli angion con gran devozione e raccoglimento, tutto rivolto al suo Dio, e accettando la morte come fine dei suoi patimenti, e principio di una vita migliore. Iddio benedetto nella sua misericordia gli permise di adempire a tutti gli atti della nostra sublime Religione, giacche ebbe ancora l' Estrema Unzione in pieno conoscimento. Dopo, il delirio lo riprese, e l' accesso fu pii violento del primo, nessun rimedio valse a troncarlo, e l' infelice giovane spirò quando i rintocchi della campana annunziavano l' Angelus della sera! » Il frate a questo punto del suo racconto non potè frenare la sua emozione, e dovè unire ) (!!!), -■••■••••••• • •••••••.-...--- •■■■•• - IL DIVORZIO ?.1.5 V. « Gli argomenti che possono trarsi » contro il divorzio « dal campo della religione sono completamente irrilevanti », « dal giorno in cui venne promulgata la legge sul matrimonio civile ». Non l' avvertirono in Francia, ove il divorzio « fu abolito in nome della religione che si reputava gravemente offesa da questo istituto », e fu conservato il matrimonio civile, mentre « per essere logici i legislatori della restaurazione avrebbero dovuto abolire anche questo ma la logica non ha mai abbondato nei momenti di feroce reazione ». E questa mancanza di logica doveva in Francia essere antica, se i re cristianissimi « non accettarono il fòro ecclesiastico », neppur « dopo promulgati i canoni del Concilio di Trento ». Ma quei sovrani benché illogici « furono sempre gelosi custodi delle prerogative della : 6~6~~ Ai§~~ _ .....„,„„,.., , ranza menti 7smo, della tto. 'a : ai isa di periè voatria, quelli gl io no nella verità >seau : nassiaare e o veri ici, aui recupati o ed il )erali ; 'armano che t bere sultati antare lei ! E idietro r con? M. C&J 11,A_ & " •■• 110. „ga w - e il diAigione questo mio ci;islatori abolire nai ». 1 Fran- « non ir « doi Trenfurono e della ito agli di re- l i verse ie ripeie che le ntli ad ernoria re per e peso, ni baci tte dal mente. ,ficante angioli rivolto me dei igliore. li pernostra Estre, il dell.° del e l' indella Ta! » Leconto unire .~.~ potestà civile sul' impedimenti e su altre ma- dai minori senza il consenso dei parenti, il Concilio stesso dopo matura discussione conterie della legislazione matrimoniale ». Ecco come sta di questa gelosa custodia. chiuse invece, che la Chiesa detesta bensi e Regnando l'arbitrio, si fecero lecito alcuni re proibisce tali unioni ; ma colpi d' anatema francesi di avocare a sè stessi delle cause l'errore di Lutero che le dichiarava nulle matrimoniali.. C'era la sua ragione. I re della ipso iure 2 Il Concilio temette un forte prima dinastia tenevano alla buona parecchie vincolo alla libertà del matrimonio per parte mogli legittime in una volta; i successori la dell'autorità paterna: tanto gli stava a cuore dovettero smettere, ma altro dicevano e altro d'incoraggiare il matrimonio, che il Bianchi facevano, sicchè suol dirsi, che tranne S. Luigi non dice incoraggiato che dalla legge civile! e Luigi Filippo, tutti i re di Francia vissero Ma si, figuratevi, dice che le leggi Matrimonell' adulterio. Otto volte, se non in' inganno, niali della Chiesa sono basate sta principio la Francia fu còlta dai fulmini papali pel ri- che il celibato è più perfetto del matrimonio! pudio della regina. Per quanto però smanias- Gli errori di teologia e di storia non fanno sero que'sovrani di potei» giudicare a modo torto a un avvocato come quelli di diritto loro i loro matrimoni, non si attentarono mai civile e canonico, ma più di- tutto fa torto a spiegare un potere legislativo su questa ostentar dì sapere ciò che non si sa. materia. L' impedimento di clandestinità fu Per non aver così contentata la Francia, sancito dal Concilio di Trento sulla domanda il Concilio di Trento vi fu accettato brontodegli ambasciatori del re cristianissimo. _lando; però se gli dette forza di legge civile È singolare che mentre i rapporti fra co- nell' editto di Blois, il .quale sebbene aggiunniugi « interessano troppo davvicino il benes- gesse delle formalità, il tutto determinò sotto sere morale e materiale della società, perchè le pene sancite dai Concili; l' ordinanza di lo Stato, a cui incombe l'obbligo di promuo- Melun vietò espressamente al giudice laico vere e tutelare questo benessere, possa lasciarli d'interloquire in cause matrimoniali pendenti in balla -delle leggi religiose », è singolare, al tribunale ecclesiastico . Ma a un tratto dico, vedere uno stato domandare una legge Luigi XIII s'incaponisce di far cassare il maad un' assemblea religiosa . Ma lasciando lo trimonio di suo %tela Gastone d'Orléans scherzo (cui mi sforza mio malgrado la non con Margherita di Lorena. Eccoti che rinserietà del libro, coll'esame del quale vengo nova l' editto di Blois, aggiunta la nullità dei noiando i lettori), non pare che la Chiesa matrimoni arbitrari dei figli di famiglia. I vefaccia leggi e le disfaccia, e nel sancirle non scovi domandano spiegazioni : il re risponde abbia di mira il benessere sociale, ma si lasci non trattarsi del vincolo, ma degli effetti ciguidare dall'arbitrio e dal capriccio? Eppure vili. E Gastone? Si fa la causa in Parlamento. a parlar con _proprietà quella balia vuol dir Arbitrio. La Chiesa ammette come impedicodesto. La Chiesa invece rimpiange, e a ra- mento (per la donna però, si direbbe) il ratto : gione, di vedere trascinate le leggi matrimo- cosa inventano i giuristi francesi per conciniali- in balia di tanti cervelli balzani, a cui liai» la legge ecclesiastica col capriccio del re? non è interdetto per nulla l'ingresso nei par- Inventano il ratto di seduzione; e sotto prelamenti: perchè, vedete, uno può essere igno- testo di questo ratto il parlamento cassa il rante la sua parte, può esser il primo sragio- matrimonio : Gastone ricorre a Papa Urbanatore del mondo, può sapersi a priori che no VIII che lo dichiara valido. Ti re finisce cacciato in parlamento non farà che sbadi- a persuadersi: ma tanto vuole che si ripeta gliare o far sbadigliare; ma se gli elettori la cerimonia: G-astone protesta di farlo per hanno pigliato il dirizzone di dir che ci deve compiacenza; l' Arcivescovo di Parigi li congiunge in matrimonio in quanturn opus est. andar lui, e' ce ,lo mandano, dico. Queste sono commedie, non i giudizi della Concilio di Trento, per aver E il voto Chiesa, dice il Bianchi con rara delinel quale ci sarà voluto un po'più che per catezza.come Le cose andarono a un dipresso nello entrare in certe moderne assemblee legisla- stesso modo , quando Napoleone pretendeva tive, non fece mica come queste, che colla che Pio VII cassasse il matrimonio di suo destra e colla sinistra ordinano e. comandano, fratello Girolamo. come se il mondo sussistesse per dato e fatto Prova il fin qui detto, che in Francia, loro; il Concilio di Trento ci pensò bene a sancire l'impedimento di clandestinità: teme- non contrastata mai l'autorità legislativa delva, il Concilio, di recare un gran colpo contro la Chiesa in fatto ,di matrimonio, si è più o la libertà del matrimonio: ma. prevalse nella meno in tutti i tempi intralciata la giurisdisentenza dei Padri l'utilità politica e sociale zione ecclesiastica colla civile, a detrimento di tale impedimento i. E mentre il re Car- di quel prestigio che deve avere di fronte ai lo IX domandava con insistenza che il Con- popoli il concetto di autorità. Questa è la cilio colpisse di nullità i matrimoni contratti conseguenza necessaria della sciocca separa- zione della Chiesa dallo Stato, e non già che « le leggi civili e le leggi religiose, pur trovandosi talvolta in contraddizione tra loro, si completino a vicenda » : bel compimento per la legge dell'indissolubilità quella del divorzio! rallo destinati alle sue care figliuole e molte ciocche di capelli che gli tagliai io stesso prima di accomodarlo nella bara: ultimo ufficio che volli rendergli io stesso. Lo feci seppellire ove aveva desiderato e ordinai fosse collocata sulla sua sepoltura una semplice pietra commemorativa. Diversi frati si unirono a me per fargli un modesto funerale, ed ora la sua spoglia mortale riposa in pace, nel silenzio del sepolcro; ma l'anima sua purificata dall' avversità è volata in Paradiso. » Sofia afferrò la scatola, la baciò con trasporto e con mani tremanti per la commozione l'aprì e strinse sulle sue labbra ad una ad una quelle sacre reliquie del diletto suo Carlo. Non piangeva, no, perchè la sorgente delle lacrime in lei si era inaridita. Quindi infilò al collo delle sue care figlie i vezzi che quelle riceverono piangendo dirottamente, e dette a ciascuna una ciocca di capelli. Il frate contemplava questa scena con immensa tenerezza. Mentre succedeva questo , il Gerardi era tornato dall'impiego ed avendo saputo dalla serva che era accaduto qualche grave avvenimento, si affrettava ad entrare in salotto. Un colpo d'occhio gli bastò per comprendere la situazione; tutto il dramma gli si presentò alla mente, e incapaee di fare un passo si appoggiò al muro per non cadere. Maria trascinò sua madre vicina al nonno e bentosto non formarono che un sol gruppo confondendo le loro lacrime. Ma mossi da affetto reciproco. procurarono di dominare il proprio dolore per non aumentare quello degli altri. Bisognò pure contentare la giusta curiosità del Gerardi, ed il frate lo mise al fatto doloroso in poche parole; poi voleva ritirarsi, ma non potè resistere alle premure della famiglia e acconsentì a rimanere a pranzo: lo fece ancora nella speranza che l'afflitta vedova acconsentirebbe così a prendere qualche cibo. Lo prese, la poveretta, ma con grandi sforzi ed è inutile il dire che fu un ben tristo pasto. Voleva pure che il frate soggiornasse in casa per il tempo che doveva rimanere a Firenze , perchè le sarebbe stato una consolazione di discorrere seco lui del suo caro defunto; ma ì giorni del sant' uomo erano contati ea. egli doveva subito partire per Roma. Si accomiatò egli dunque, dopo aver rinnovato le sue esortazioni, e benedetta di cuore tutta la famiglia. . . - » conilio ione giorno matri- noiat. i suoi singhiozzi a quelli della desolata famiglia. Ahimè! aveva egli compito la più dolorosa delle missioni, portando il lutto e la desolazione ove regnava la pace e la speranza. Sofia finalmente fece uno sforzo supremo, ed asciugando le lacrime che le scorrevano sulle guancie, disse : « Padre, abbiatevi tutta la mia riconoscenza per quello che avete fatto per il mio povero Carlo, e degnatevi di compir l'opera nel pregare il Signore onde mi dia forza per eseguire in tutto le sue ultime volontà, che sono sacre per me. Spero coll'aiuto di Dio non fallire all'appello, ed una volta che avrò compito il mio tristo pellegrinaggio in questa valle di lacrime, mi riunirò a lui nella nostra patria celeste! » Il frate rispose: « Non mi aspettava meno da voi, sorella mia; e siate persuasa che il Signore vi sosterrà in questa dura prova aiutandovi a sopportarla da cristiana. » Poi traendo di sotto la tonaca una scatolina, la presentò a Sofia, dicendo « Troverete quà dentro l'orologio e la catena d'oro del povero vostro marito, due gemelli pure d' oro, e due anelli che portava sempre in dito che, uno quello del santo matrimonio, e l'altro con brillante che gli aveva regalato il suo principale. Di più due vezzi di co- p. Sess. XXIV, decr. do ref. matr. c. I. Loc. cit. Questa disposizione non esclude che la Chiesa non potesse introdurre in seguito un tale impedimento, se lG credesse opportuno. i 2 I Plurali di Pio IX a 8. Pietro. Alle dieci e mezzo di sabato (8) nella Pa-. trialcale Basilica Vaticana e per cura di quel rev. Capitolo, ha avuto luogo un solenne funerale per l'anima del compianto Sommo Pontefice Pio IX. La Messa è stata celebrata dall' Eminentissimo Cardinale Borroineo, Arciprete della Basilica Vaticana, assistito all'altare da tre rev. Canonici. Un coro di circa cento voci sotto l' abile direzione del maestro cav. Meluzzi ha eseguito la Messa alla Palestrina , dello stesso maestro; le parti di concerto erano affidate a primari professori , dei quali alcuni appartenevano alla stessa Cappella Giulia. Fra la tribuna e l'altare della Cattedra era stato innalzato un grande catafalco ricco di ben quattrocento lumi. Il catafalco era semplicissimo, modesto, ma nell' insieme grave e maestoso. Nelle bancate , lateralmente, assisteva tutto il rev. Capitolo Vaticano, e oltre questo molti Vescovi e cospicui personaggi, italiani e stranieri. Il popolo numerosissimo ha assistito con la massima devozione e raccoglimento in tutto il tempo che ha durato la funzione, e in più di un volto appariva manifegto il cordoglio ed il rimpianto. La maggior parte delle signore vestivano abiti dimessi, e parecchie strettamente di lutto. L'affluenza del popolo si notava specialmente dalle vie che mettono al Ponte S. Angelo, lungo il ponte, sino alla piazza di san Pietro. La fila delle carrozze era talmente compatta che erano costrette esse di muovere a passo, come nelle straordinarie affluenze. Tutti i buoni Romani fra ieri ed oggi hanno voluto visitare la modesta tomba di Pio IX. Nè editti ufficiali ve li hanno certamente spinti, perciò non vi sono stati, nè apparato di spettacoli, ma l'amore e la memoria carissima dell'amato Pontefice hanno potuto ispirare nel cuore dei cattolici quel sentimento di gratitudine, verso un tneero Padre, il quale per ben trentadue anni ha vissuto facendo bene a tutti, specialmente a noi Romani. La Questura ha spiegato questa mattina la massima cura. perchè la funzione in S. Pietro non venisse disturbata, come pure vanno lodate le guardie municipali per lo zelo messo nel mantenere l'ordine delle car( Voce della Verità). rozze. L. M. S. q 111~~"..-4PLAP~r~ :~4C•if nIb%"glher' ili■Mi~"CSO11/P..~. I filllorali di Pio IX alla Sisfilla. Per ordine della Santità di Nostro Signore Papa Leone XIII, felicemente regnante, il primo anniversario della morte del non mai abbastanza compianto Pio IX P. O. M. è stato questa mane (7 febbraio) commemorato con funerali solenni nella Cappella Sistina. Il Santo Padre, indossati i sacri paramenti, preceduto e seguito da tutta la sua nobile Corte, faceva ingresso in sulle undici nella detta Cappella e assiso sul trono assisteva alla celebrazione della Messa di requie, cantata dall' E.mo e RAno Cardinal di Pietro, Vescovo d' Ostia e Velletri e Decano del Sacro Collegio. Terminato l' incruento Sacrificio, la stessa Santità Sua faceva l'assoluzione sopra il tumulo; al quale atto solenne in tutti gli astanti destavasi una straordinaria commozione. Facevano imponente corona al trono pontificio tutti gii &mi e R.n3i signori Cardinali , i Rami Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi, il ViceCamarlengo , il principe Orsini , principe Assistente al Soglio Pontificio, l'uditore della R. C. A., il Maggiordomo, il principe Ruspoli Maestro del Sacro Ospizio, e tutti gli altri Prelati e personaggi che hanno parte nella Pontificia Cappella. Nella tribuna a sinistra era raccolto tutto il romano Patriziato, che porgeva così un nt.ovo tributo del suo affetto all'ottimo defunto Principe, e del suo attaccamento al regnante Pontefice; e quindi tutto il Corpo diplomatico, le rappresentanze de' Cavalieri del S. S. M. O. Gerosolomitano e delle Guardie Nobili Pontifice, e altri molti cospicui personaggi. Le signore appartenenti al Corpo diplomatico e al romano patriziato occupavano le tribune a destra, e colla loro frequenza e col loro contegno addimostravano qual tesoro di affetti e di grata memoria abbia lasciato in tutti i cuori quel grande Pontefice che fu l' onore del suo secolo e una delle più splendide glorie della chiesa. I cantori Pontificii hanno in questa dolorosa circostanza fatto risuonare le sacre vòlte della storica cappella del le loro inimitabili armonie. Il Dies irae, a sette voci e suoi pieni , concertato con mirabile arte e maestria, ed eseguito come la può soltanto la Cappella Pontificia, era pregiatissimo lavoro del cav. Maestro Mustafa, cappellano cantore e direttore perpetuo dei concerti della medesima , e venne da lui stesso diretto. L' Assoluzione egregiamente eseguita , era del maestro Casciolini. La sacra funzione è riuscita in ogni sua parte con quella solennità che è tutta propria della Corte Pontificia, e che forma l' ammirazione di quanti hanno la ventura di esservi presenti. (Osserv. Rom.) h ** PelleRrillmio alla todia Pio IX. to, • Nello stesso egregio periodico leggiamo : Fin dalle prime ore mattutine la Basilica Vaticana presentava quest' oggi (7 febbraio) un edificantissimo e commovente spettacolo. Un numero oltremodo ragguardevole di persone accostavasi infatti alla Mensa Eucaristica per suffragare l'anima del compianto Pio IX, e prostravasi quindi riverente dinanzi al modesto avello che ne chiude le ossa, quasi a deporvi il profumo delle ardenti preghiere per lui inalzate al Signore. E per parecchie ore, con tanta frequenza e continuità rinnovaronsi cotali atti di lede e di pietà, da destare veramente nel cuore sentimenti d' indicibile tenerezza. Queste fervorose e devote manifestazioni, di cui solo la santa nostra Religione è capace, furono senza dubbio il più splendido e significante omaggio che potesse rendersi al compianto Pontefice. E Pio IX. la cui anima angelica fermamamente speriamo sia gia per divina misericordia accolta nella sede dei giusti, avrà di nuovo benedetti dal cielo i suoi tigli amorosi e devoti, ben lieto che da lui siano stati essi confermati nell'esercizio di quelle virtù di cui egli fu esempio ammirando, la fermezza cioè nello massime di nostra santa Religione, il cattolico coraggio e l' ardentissima carità. Scrivono da Roma, 10, all'Unità Cattolica « La regina Margherita va a messa la domenica nella chiesa piemontese del Santissimo Sudario, e vi è andata in compagnia del Duca di Genova anche domenica scorsa, 2 febbraio, festa della Purificazione di Maria Santissima, in cui era ordinata per tutte le PISA, chiese di Roma una colletta straordinaria per 1' obolo di San Pietro. Vi erano con lei molte persone di Corte, e non pochi altri Piemontesi, quanti almeno ne cape la piccola chiesina. Ora pare che durante la messa anche al SS. Sudario si è fatta la colletta, e dicesi pure che questa sia riuscita discretamente copiosa, di che si arguisce che la regina Margherita abbia dato il suo obolo, e che con lei abbiano fatto l'elemosina le altre persone del suo seguito. Anzi il Dovere di ieri lo dà per certo, e scrive che l'offerta della Regina fu di L. 12, 000; la Capitale, confermando la cosa, corregge però la somma; e scrive: « Le L. 12, 000 della chiesa del Sudario sono state per la massima parte raccolte fra persone della Corte sabauda, e tre mila lire in blocco sarebbero state proprio date dalla regina Margherita ». Rivista Politica Nonostante la grandissima voga presa oggigiorno dai principii di nazionalità e di sovranità popolare, avvengono di frequente nel mondo dei fatti che sono un' aperta vioiazione di questi principii. Una di simili violazioni ce l'offre il trattato testé concluso fra la Germania e l'Austria relativo all'art. V della pace di Praga, stipulata fra le due summentovate potenze nel 1865 dopo la sanguinosa battaglia di Sadowa. Secondo quell'articolo, l'Austria cedeva alla Prussia i diritti da essa acquistati sui ducati di Holstein e Schleswig in forza del trattato del 1864 concluso dopo la ingiusta guerra mossa dalle due sopra nominate potenze alla Danimarca. Alla detta cessione era però apposta una condizione, voluta da Napoleone III, il gran taumaturgo dei plebisciti, che cioè se gli abitanti dei distretti nordici dello Schleswig esprimessero mediante una libera (?!) votazione il desiderio di restare uniti alla Danimarca, la volontà di essi dovesse essere rispettata. E naturale che la Prussia non si mostrasse mai disposta a chiamare le dette popolazioni alle urne ; ond' è che il bravo Bismarck tirò innanzi con pretesti e con cavilli; venne poi la guerra colla Francia del 1870-71; le vittorie prussiane si succedettero rapidamente, ed il povero art. V sembrava morto e sepolto. Ma ecco che ad un tratto esso risuscita : con una nuova convenzione, in data I I ottobre 1878; l' Austria gentilmente consente che la clausola restrittiva dell'art. V del trattato di Praga, venga abolita, e che la Germania rimanga padrona assoluta dei ducati di Holstein e di Schleswig, ponendo affatto in non cale i diritti della Danimarca e mandando a carte quarantanove le aspirazioni e i desiderii degli abitanti dei distretti nordici. Appena conosciuto il nuovo trattato austro-germanico, si è alzato un grido di sorpresa in Europa e da qualche lato anche d'indignazione; il contraccolpo è stato fortissimo in Danimarca, come è facile l'immaginarsi. Anzi si crede che la pubblicazione della convenzione sia una vendetta di Bismarck contro le dimostrazioni anti-prussiane avvenute non ha guari a Copenaghen in occasione del matrimonio della principessa Thyra figlia del re di Danimarca col duca di Cumberland figlio del vecchio e cieco ex-re di Hannover, violentemente spodestato dalla Prussia. E l' irritazione è giunta a tal punto che le relazioni diplomatiche fra la Germania, l' Austria e la Danimarca sono rotte. Povera Danimarca! ricordati che i grossi pesci hanno sempre mangiato i piccini. Il nuovo Presidente della repubblica francese, Giulio Grévy, fece il suo messaggio, che è il programma di governo da esso adottato. Quel messaggio fu alquanto sbiadito, ed a molti sembrò pieno zeppo di luoghi comuni, senza una tinta anche leggera di originalità. Tant'è vero che la Révolution franpaise scriveva che « il Grévy ha parlato come avrebbe parlato il Dufaure: da ciò un disinganno che, noi crediamo, sarà profondo, forse irrimediabile. Nulla distrugge un governo come il mentire alle speranze che ha fatto con- cepire. » E lo stesso giornale indirizzava al Presidente Grévy una lettera così ingiuriosa ed infamante. che ha chiamato su quel giornale i rigori del fisco. Ora è da sapersi che la Révolution giornale redatto dai più ardenti comunardi, si è acquistato teste altri cinque collaboratori in altrettanti membri della Comune del 1871. Questo non toglie che il Ministro Marcère non abbia il dì 11 febbro presentato alla Camera un progetto di legge che accorcia l'amnistia a TUTTI i condannati del 1871. La grazia potrà accordarsi ancora ai contumaci. L'eccezione si là soltanto per coloro che prima del 1871 avessero subito una condanna maggiore di un anno per crimini o delitti di diritto comune. Ecco la logica dei demagoghi: per chi avrà rubato 1000 lire, la deportazione. o per lo meno la carcere ; per chi avrà ammazzato un prete o bruciato le Tuileries, la libertà e forse anche la medaglia al valer civile. Avanti così, o amici del popolo, e vi farete conoscere sempre meglio, dato che non foste già conosciuti anche troppo ! Intanto il Consiglio municipale di Parigi ha votato 100,000 franchi per venire in aiuto ai reduci comunardi amnistiati. La guerra dell' Inghilterra coll' Afganistan sembra sia prossima a terminare. Il Times dice che lo scopo di quella guerra è ornai raggiunto e che la questione militare è sciolta. Come si sia sciolta poi, è quello che noi non sappiamo, le notizie in proposito essendo molto incerte e contradittorie. Sembra che Cabul sia in rivoluzione, che il vecchio Shere-All tenti d' andare a Herat, e in quanto a Yakoub-Kan, figlio dell'Emiro, non si sa dove si trovi. Se però le sorti delle armi furono favorevoli agli Inglesi nell'Asia, così non avvenne nell' Affrica. Nell'Atfrica austro-orientale le colonne inglesi spedite contro gli Zulus furono battute e costrette a fuggire, lasciando persino una bandiera nelle mani del vincitore. La città di Natal, capo-luogo della colonia, importante porto di mare sull' Oceano indiano, é minacciata dal nemico. Late Deo ! Il trattato definitivo (?!) di pace tra la Russia e la Turchia fu firmato il dì 8 febbrajo ; lo sgombro dei Russi è incominciato ; ma ecco subito dei fatti singolari e stranissimi. I Russi hanno armato 80,000 bulgari per Impedire il ritorno dei turchi ; il Commissario inglese nella Rumena si dimise a cagione degli ostacoli frapposti dai Russi al mandato della Commissione; la Porta dichiarava ai Com missarii greci che non poteva accettare la delimitazione delle frontiere proposta dal Congresso di Berlino. E allora ? con tutti questi bastoni nelle ruote, come potrà andare innanzi il carro della pace? Nulla di notevole alla Camera italiana, tranne un discorso spaventevole del deputato Baccelli, Presidente del Consiglio di sanità, sulla peste orientale. Egli ha profetizzato che se Dio liberi questo morbo entrasse in Europa (come se non ci fosse già entrato !) un terzo dei suoi abitanti sarebbe spacciato!!! Ben a ragione qualcuno dalle tribune gridò: crepi l' astrologo ! D' un'altra peste forse più tremenda della bubbonica, perché indigena, endemica e cronica in Italia, parlò il Deputato Rudinì : egli tenne parola del numero enorme di reati che si commettono nel nostro paese, i quali crebbero nel I 878 alla proporzione di un condannato sopra 8000 abitanti, mentre in Inghilterra questa proporzione è di I sopra 132 mila abitanti. Quale progresso! M. - Oggi (Sabato l circa ore 23, nella Ven. Chiesa di S. Antonio, per cura della benemerita Associazione di S. Francesco di Sa!es, si dà principio al pio Esercizio del CARNEVALE SANTIFICATO in onore di Maria SS.ma Addolorata. In ogni sera fino a tutto il di 25 ‘i sarà predica di distinto Oratore seguita da analoga funzione. •••■■ DIARIO SACRO FEBBRAIO )‹ 16 Dom. dì Sessagesima . Al Duomo , circa ore l0 e mezzo ant. Processione e Benedizione del SS. Sacramento, essendo la Terza del mese. In S. Antonio secondo giorno delle Quarantore e del pio Esercizio del Carnevale santificato, con predica la sera. In S. Michele in Borgo, Conferenza di distinto Oratore. 17 Lun. S. Alessio Falconieri Conf. 18 Mart. Commemorazione solenne della Passione del N. S. Gesù Cristo, e com. di S. Simeone V. e M. e di S. Vittore M. Le Quarantore a S. Paolo a Ripadarno. 19 Mer. S. Appollonia V. e M. 20 Giov. Lo ANNIVERSARIO DELL EL' ZIONE DEL SOMMO PONTEFICE LEONE XIII. che il Signore lungamente conservi e feliciti. S. Guglielmo Eremita Conf. Le Quarantore in S. Paolo a rtipadarno per l'ultimo giorno, e per il primo in S. Giuseppe. 21 Ven. 13. Maria Mancini Vedova Pisana. In S. Tommaso dei Cherici a ore 23 e,elzpril,ne mensìle di S. Luigi Conzan a. 22 Sab. Vigilia ai t'S. Maitia .4». Cattedra di S. Pietro Ap. in Antiochia, dove i fedeli cominciarono a chiamarsi Cristiani . In S. Frediano a ore 23 e mezzo Triduo del B Bartolornmeo. . FRANCESCO BURCHI - 1879 : TIP. DELLA SPERANZA DI F. MARIOTTI E C.' VIA LA FAGGIOLA N. 8. •••••• • Gerente responsabile.