Comune di Agrigento
Seduta del Consiglio Comunale del 14 Novembre 2009
PRESIDENTE CALLARI – Buongiorno, iniziamo la seduta di questo Consiglio
comunale. La presenza dei consiglieri comunali sta per essere rilevata dal Segretario
Generale. C’è il numero legale per iniziare. Quindi inizio dicendo che ho l’onore di
dare via a questa storica seduta del Consiglio comunale di Agrigento e do il
benvenuto all’Onorevole Mario Milone, Assessore Regionale al Territorio e
Ambiente della Regione Siciliana, a Sua Eccellenza il Prefetto, ai Sindaci di questa
città, al dottore Aldo Piazza, agli ordini professionali, ai miei predecessori, al
Presidente del Consiglio comunale di quando è iniziato l’iter del Piano Regolatore,
alla dottoressa Maria Pia Vita e a Giovanni Di Maida dell’ultima consiliatura. Un
ringraziamento a lei, signor Sindaco Marco Zambuto, alla sua Giunta. Colleghi
Consiglieri, cittadini di Agrigento, dicevo che questa è una seduta storica del
Consiglio comunale in quanto finalmente Agrigento ha il suo Piano Regolatore. È
stato il frutto di tre Amministrazioni che hanno visto il Sindaco Sodano dare
l’incarico per la redazione di questo importantissimo strumento urbanistico e seguirlo
fino alla fine del suo mandato. Il Sindaco Aldo Piazza che ha mantenuto addirittura la
delega all’Urbanistica fino a quando non è stato approvato in Consiglio comunale. Il
Sindaco attuale Marco Zambuto che ha chiuso veramente in bellezza le ultime e
decisive fasi all’approvazione definitiva da parte dell’Assessorato regionale. È stato
il lavoro di tre grandi Consigli comunali e delle le tre Commissioni consiliari
competenti e voglio ricordare i Presidenti che ho appena citato, i consiglieri comunali
agrigentini che hanno scommesso e vinto affinché Agrigento si dotasse del suo Piano
Regolatore Generale, affinché si mettesse fine alla parola speranza e si desse spazio
alla parola rilancio economico, perché oggi Agrigento è in grado di scommettere sul
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rilancio economico del territorio, attraverso l’edilizia ordinata e legale, attraverso il
rilancio del turismo con nuovi altri numerosi posti letto lungo il litorale sanleonino,
che significa in termini pratici il rilancio dell’intera economia agrigentina. Un Piano
Regolatore cucito su misura sulla volontà degli agrigentini che hanno preteso,
attraverso i validi interventi dei consiglieri comunali di abitare a sud della città di
fronte al
Mar Mediterraneo, PRG, Piano Particolareggiato del centro storico,
quest’ultimo fortemente voluto e riesumato dal Sindaco Piazza, unitamente al Piano
strategico del Sindaco Zambuto che permetterà di usufruire dei finanziamenti
europei, sono i tre assi che permetteranno ad Agrigento di rialzare non solo la testa,
ma anche la propria posizione nelle graduatorie nazionali per i servizi erogati, la
vivibilità e il reddito pro capite, oggi tenuto ai minimi livelli dalla mancanza di
investimenti nel territorio. Sì, perché da oggi inizia la nuova fase che fa posto agli
investimenti, sia da parte di cittadini che intendono costruire sui loro lotti di terreno,
sia da parte di imprenditori che vogliono scommettere sul nostro territorio per il
rilancio dell’industria del turismo che lo vede fiorente di ricchezze archeologiche,
oltre al sole e al mare un grande business. Ma il valore aggiunto di sicuro lo faranno
gli agrigentini, vogliosi di scommettere sulla tanto martoriata loro terra. Questo
significa lavoro per se stessi e per i propri figli, un futuro più roseo e meno incerto. E
se aggiungessimo l’aeroporto? Beh, il solo pensiero mi mette i brividi, perché il
realizzarsi di questo poker sarebbe il grande rilancio di Agrigento e degli agrigentini.
Io ci credo e dobbiamo crederci tutti perché uniti si è più forti. Un ringraziamento
particolare va ai tecnici di questo Comune, e lasciatemelo dire per la sua presenza,
l’allora Assessore Carmelo Settembrino, Assessore dell’Amministrazione Sodano e
Piazza, e dicevo i tecnici di questo Comune che con grande professionalità hanno
contribuito al successo di questo PRG. Ricordo i responsabili del Piano, Architetto
Calogero Campanella, oggi più Noto Campanella per l’impegno profuso. I suoi
collaboratori, l’Architetto Luparello, il Geometra Pisano, l’Ingegnere Di Francesco,
l’Ingegnere Principato, l’Architetto Baio oggi in pensione e tutti coloro, scusatemi se
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ne dimentico qualcuno, che hanno effettivamente e fattivamente collaborato alla
stesura di questo importante Piano. Non voglio dilungarmi oltre per dare la possibilità
agli altri di parlare. Non posso che concludere sottolineando che oggi è il momento di
osare. E noi tutti siamo pronti per fare ognuno la nostra parte, politici, imprenditori,
cittadini tutti. Da Presidente non posso dire che bravi, bravi, bravi a tutti quei
consiglieri comunali che hanno seguito le varie fasi per l’approvazione del Piano
Regolatore. Hanno contribuito a migliorarlo e a renderlo più a misura di uomo,
dell’uomo agrigentino. Un augurio di un ottimo futuro ad Agrigento e agli
agrigentini, perché ritengo che oggi sia un giorno di festa.
Signor Sindaco, le cedo la parola ben volentieri.
SINDACO ZAMBUTO – Grazie, signor Presidente, onorevole Assessore,
eccellenza signor Prefetto, Consiglieri comunali, città tutta. È veramente con
particolare emozione che oggi insieme presentiamo il Piano Regolatore Generale
della città di Agrigento agli agrigentini. Un Piano Regolatore Generale, lo diceva
bene il Presidente del Consiglio, che ha visto confrontarsi all’interno di questa aula
tutta la classe politica della città di Agrigento aperta al confronto, con gli ordini
professionali, con le associazioni, con i cittadini. Un grande confronto che ha portato
finalmente oggi a una data storica, quella dell’approvazione del nuovo Piano
Regolatore Generale. Dopo il Piano Regolatore Generale del 1979 oggi portiamo a
termine un lavoro che ha visto l’inizio nel 1994 – ‘95 e che ha visto impegnati diversi
Consigli comunali, tre Consigli comunali, tre Amministrazioni comunali. È con
particolare piacere che saluto oggi qui la presenza dei miei predecessori, del Sindaco
Piazza, del Presidente del Consiglio comunale Giovanni Di Maida, a testimonianza
del fatto che su questo nuovo disegno che ha riguardato la città di Agrigento si è
scommessa un’intera città e c’è stato un lavoro, caro Assessore, che ha visto
coinvolta una intera città che ha voluto con questo nuovo Piano Regolatore Generale
andare soprattutto a dare delle risposte a quella che era la vocazione degli agrigentini.
Un Piano Regolatore Generale che oltre a disegnare questo risanamento ambientale è
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andato a investire su quella che era l’area naturalmente vocata degli agrigentini. La
presenza dell’Assessore regionale oggi qui è particolarmente gradita, anche perché
devo dire la gratitudine sta proprio nel fatto che gran parte delle osservazioni che
questo Consiglio comunale ha presentato nell’agosto scorso sono state quasi tutte
interamente recepite dall’Assessorato regionale, dall’Assessore Milone, proprio
perché andavano nella direzione di una volontà della città, degli agrigentini di volere
riordinare, risanare, ma allo stesso tempo volere realizzare un momento di sviluppo
economico. Quindi, dicevo,
uno strumento partecipato a cui hanno partecipato
diverse Amministrazioni comunali e diversi Consigli comunali. Se pensiamo infatti
che con la deliberazione N. 21 del 13 febbraio del 1996 il Consiglio comunale
approvava le direttive generali da osservarsi nella stesura del Piano Regolatore
Generale, successivamente con il contratto dell’8.11.97 veniva affidato l’incarico al
raggruppamento di imprese e professionisti rappresentato nella qualità di capogruppo
degli esperti dal professore Giuseppe Imbesi e quale società mandataria dalla Società
italiana di Ingegnere Politecnica, dal Presidente e legale rappresentante di
quest’ultimo Ingegnere Gabriele Giacobazzi che saluto e che è stato estremamente
attento e vicino nel corso, nel prosieguo degli anni alle istanze che arrivavano dal
Consiglio comunale. I professionisti incaricati in data 28.05.99 presentavano lo
schema di massima e il Consiglio comunale con deliberazione N. 78 nella seduta del
03.08.1999 adottava le proprie determinazioni sullo schema di
massima, dando
mandato ai progettisti per la stesura definitiva del Piano Regolatore Generale.
Nell’anno 2000 veniva presentato il progetto del nuovo PRG e avviato l’iter
amministrativo proprio per la trasmissione in Consiglio comunale e per l’adozione a
norma di legge dell’atto stesso, atto che viene approvato con la delibera N. 54 del
2004. Sto indicando l’iter formativo di questo strumento urbanistico, a testimonianza
del fatto che vi è stato un confronto continuo nella sua elaborazione, che ha visto
tante scelte che sono racchiuse in questo strumento urbanistico, le ha viste condivise,
le ha viste affrontate, ha visto un dibattito acceso che questa classe dirigente è stata in
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grado di affrontare. Il PRG viene adottato con modifiche e integrazioni a seguito di
emendamenti approvati dal Consiglio comunale che hanno necessariamente
comportato una nuova stesura del Piano Regolatore Generale stesso, che è stato
rimodulato proprio secondo le indicazioni del Consiglio comunale. E quindi il PRG
così rimodulato è stato nuovamente esaminato dal Consiglio comunale, che con la
delibera N. 108 del 2005 ha definitivamente adottato lo strumento di pianificazione,
completata la fase di pubblicazione d’esame delle osservazioni nel mese di marzo del
2007 il Piano Regolatore Generale, veniva trasmesso all’Assessorato Regionale
Territorio e Ambiente per la approvazione definitiva. E poi la storia è quella dei
giorni nostri. In data 30 ottobre 2009 veniva approvato dall’Assessorato Regionale
Territorio e Ambiente il nuovo Piano Regolatore della città. Quindi, dicevo, un iter
che ha visto la partecipazione e il confronto di un’intera città, di una intera classe
dirigente. È stata l’occasione di una profonda riflessione per creare migliori qualità
urbanistiche dei tessuti insediativi e soprattutto è stata l’occasione per fare una
riflessione profonda su come la città era cresciuta con il Piano Regolatore Generale
del 1979 e vedere in che termini si doveva proiettare con il nuovo Piano Regolatore
Generale, soprattutto è stata l’occasione nella quale, rispetto alle scelte che erano
state fatte nel 1979, la città voleva una crescita e una espansione sul fronte sud
orientale e non così come era stato previsto a nord della città stessa. E quindi una
profonda occasione di riflessione per legare le varie parti che nel frattempo erano
state costruite e realizzate, legare le varie parti per conformare la città proprio come
un organismo unitario. E allora, con questo obiettivo, e cioè quello di legare
nuovamente la città, di realizzare un risanamento ambientale che il nuovo Piano
Regolatore Generale ha voluto dare alla città, ha voluto riconfermare alla città di
Agrigento quel ruolo che le spetta come capoluogo di provincia, un ruolo direzionale,
un ruolo strategico, al fine di attualizzare il valore culturale unico delle vestigia che si
sono diffuse e stratificate sul suo territorio, una occasione e soprattutto un momento
in cui mettere in atto una attenta opera di risanamento ambientale che diciamo è stata
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tutt’altro che facile, proprio a fronte della pericolosità delle situazioni morfologiche e
geologiche nelle aree a forte valenza insediativa. Si è avuta la capacità, e questo va
riconosciuto ai tecnici che hanno avuto la capacità di fare diventare norme, fare
diventare modelli applicativi quelle che erano esigenze che venivano dal Consiglio
comunale, cioè introdurre un corso differente delle politiche edilizie, volto più al
recupero, alla ristrutturazione, alla riqualificazione del patrimonio abitativo, che non
al suo ulteriore indifferenziato ampliamento, e cioè si è avuto proprio ad Agrigento
la sfida di coniugare, di riuscire a coniugare nella diffusione insediativa le esigenze
della città moderna con quelle della città consolidata. E infatti questa è stata la sfida
che lungo questi anni abbiamo portato avanti, la capacità cioè di riuscire a tenere
insieme il binomio retto da trasformazione e conservazione, che ha portato a una
diversa e più stretta correlazione tra le convenienze economico sociali e l’assetto
territoriale, urbanistico e ambientale, in grado di riflettere in modo non marginale
scelte di Piano Regolatore Generale legate anche e soprattutto a un consenso diffuso
e non solo imposte in forma dirigistica. Ogni luogo del territorio agrigentino ha
richiesto grandissima attenzione nelle ipotizzate esigenze di recupero, ma soprattutto
ha richiesto l’invenzione di forme e di modi inediti per potere riuscire a coniugare
passato, presente e futuro delle vestigia che li compongono, nell’obiettivo di
determinare migliori condizioni di produttività urbana e garantire adeguata qualità
abitativa per i propri abitanti. Allora, in questa sfida che il Consiglio comunale ha
accolto, si è andato a realizzare un piano che grazie ai tecnici, agli uffici comunali,
all’ufficio del Piano comunale, ai progettisti incaricati, è riuscito a realizzare ed è
riuscito a mettere in atto una impostazione dello strumento urbanistico innovativa,
che si è contrapposta alla tradizionale zonizzazione rigida di tipo monofunzionale, in
particolare un Piano Regolatore Generale che è riuscito a garantire un elevato livello
di integrazione funzionale in tutti i casi in cui occorre intervenire su temi complessi e
di rilevanza strategica, facendo anche ricorso alla procedura dell’accordo di
programma, un sufficiente grado di flessibilità sia rispetto alla pluralità dei
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fabbisogni, sia rispetto alla necessità di non vincolare nell’immediato iniziative di
sviluppo che non sono totalmente prevedibili a priori, un ampio ricorso a forme di
compartecipazione, di soggetti pubblici e privati, l’utilizzazione diffusa dello
strumento della perequazione dei diritti immobiliari, assegnando a tutti i proprietari
del comparto o dell’ambito di intervento integrato un indice edificatorio
proporzionale alle quote possedute dai singoli, sostanzialmente il PRG generale ha
mantenuto la sua impostazione di base che ha previsto uno sviluppo urbanistico per i
prossimi venti anni lungo l’asse sud – ovest, interessando le zone di Cannatello e del
fiume Naro, assecondando la naturale vocazione degli agrigentini, prevedendo altresì
una ricucitura del tessuto edilizio esistente, a nord della città, con la riqualificazione
dei quartieri di San Michele, di San Giusippuzzo e di Fontanelle, creando attraverso
la zona di Madonna delle Rocche una connessione diretta con il cuore della città e
con il suo centro storico, un’ulteriore ricucitura del tessuto urbano esistente prevista
nella zona del Villaggio Mosè e di viale Cannatello, attribuendo a questi due ambiti
una nuova valenza urbanistica, con incremento dell’edilizia residenziale, delle attività
commerciali che in atto esistono e dei relativi servizi e attrezzature necessarie per il
vivere civile. Particolare attenzione finalmente in questa opera di ricucitura e di
valorizzazione complessiva del territorio all’area vocata naturalmente per la
destinazione turistica, con previsione di sviluppo lungo la fascia costiera delle Dune,
di fiume Naro, di Zingarello, creando i presupposti per attirare operatori economici
locali, nazionali e anche stranieri, al fine di un effettivo rilancio dell’economia.
Particolare importanza è stata data con lo strumento di riordino delle aree
compromesse e per l’effettivo sviluppo dell’economia locale, la nuova formula che
ha interessato le case con orto, sottozone C4,
che tramite le lottizzazioni
convenzionate i privati potranno gestire l’edificazione nel rispetto delle norme
previste dal PRG e finalmente vedere concretizzata la possibilità di realizzare la
propria residenza nel rispetto delle norme e del territorio. Questo necessariamente
deve vedere la collaborazione tra le proprietà nei comparti di sviluppo, l’edificabilità
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è attribuita a tutte le proprietà, indipendentemente dalla specifica destinazione. Nei
progetti di comparto saranno definiti i meccanismi di compensazione. Insomma, con
il nuovo Piano Regolatore Generale per la città di Agrigento si presenta una grande
opportunità, per una nuova fase di sviluppo socio - economico che non possiamo fare
fallire. Da oggi, e così come abbiamo fatto fino oggi, dipende da ognuno di noi,
ognuno per la propria parte cercare di applicare al meglio gli indirizzi e le indicazioni
programmatiche contenute nel suo interno. A tal proposito voglio ribadire con forza
come da parte di questa Amministrazione e del sottoscritto sarà data rilevanza alle
fasi di avvio, di gestione e applicazione del nuovo Piano Regolatore Generale
nell’ambito del territorio comunale,
sia in termini di rilascio delle singole
concessioni edilizie, sia in termini di progettazione delle grandi opere pubbliche
previste, come ad esempio il nuovo sistema viario che si raccorda con la viabilità
esistente e le nuove infrastrutture pubbliche di servizio alla collettività. Fin da subito
l’Ingegnere Giacobazzi avrà il mandato per presentare entro brevissimo termine le
prescrizioni esecutive previste dal Piano Regolatore Generale al fine di rendere
immediatamente esecutivo l’intero PRG nell’ambito del territorio comunale, in modo
tale da potere dare risposte concrete a quanti hanno pazientemente atteso nel corso di
questi ultimi venti anni la possibilità di realizzare la propria abitazione nel rispetto
delle norme. È intendimento mio condiviso dall’Amministrazione, dall’Assessore
Buscaglia procedere a breve termine insieme con gli uffici a costituire un apposito
ufficio di gestione del Piano Regolatore Generale, di tutti gli adempimenti
amministrativi ad esso connessi, in modo tale da potere avviare la macchina
burocratica concretamente e avere la cittadinanza intera, un punto di riferimento
diretto presso l’ufficio Urbanistica del Comune
per la risoluzione di eventuali
problemi di applicabilità delle norme del PRG, ma soprattutto per avere un punto di
riferimento importante per l’applicazione del nuovo strumento urbanistico. Per dirla
in maniera chiara realizzeremo il nuovo ufficio di Piano affinché si dia immediata
applicazione allo strumento che oggi consegniamo alla città di Agrigento. In
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particolare siamo di fronte a un momento che veramente oggi consente alla città di
Agrigento di avere finalmente a disposizione il nuovo Piano Regolatore Generale,
che se lo consideriamo unito al Piano Particolareggiato del centro storico che è stato
finalmente approvato nel novembre del 2007, che se lo consideriamo insieme al
Piano strategico, finalmente la città di Agrigento ha tutta la strumentazione
pianificatoria necessaria per potere partecipare ai bandi e potere finalmente
recuperare le risorse comunitarie. Una sfida questa di cui già l’ufficio comunale, gli
uffici comunali hanno dimostrato di sapere cogliere, perché la presentazione che gli
uffici hanno fatto nelle scorse settimane e negli scorsi mesi in collaborazione con
altri enti ha dimostrato come vi sia all’interno della nostra struttura comunale,
capacità, risorse, intelligenze in grado di competere. È proprio così, caro Mario, vi è
una nuova classe dirigente, un nuovo spirito che ha coinvolto gli uffici, che ha visto
partecipare tutta una città che vuole competere insieme con tutte le altre. Oggi
abbiamo tutte le carte in regola per riuscire a competere e così riuscire a partecipare,
e le prossime settimane saremo impegnati a raggiungere questi obiettivi, dicevo
riuscire a partecipare ai bandi comunitari che sono stati finalmente pubblicati dalla
Regione siciliana. In questo senso l’appuntamento che insieme abbiamo con il
Consiglio comunale, con gli uffici, con la città intera sarà quello finalmente di vedere
la progettazione realizzata e successivamente finanziata. Per fare questo abbiamo
bisogno di continuare a mettere tutta la determinazione, la volontà e soprattutto
l’amore che ognuno di noi ha messo lungo questi anni. Ed è proprio per queste
ragioni che il mio ringraziamento sentito va a tutti coloro i quali, amministratori
comunali, consiglieri comunali, uffici, dirigenti, tutta la città che ha dato un
contributo notevole affinché oggi Agrigento venisse dotata di questo nuovo
strumento pianificatorio. Siamo convinti del fatto che da qui parte la nuova sfida per i
prossimi anni, a cui sapremo sicuramente rispondere con la capacità e soprattutto con
l’amore che ci lega a questa terra, grazie.
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PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei, signor Sindaco. Ho il piacere e l’onore di
dare la parola all’Assessore Regionale Onorevole Avvocato Mario Milone, prego.
ASSESSORE MARIO MILONE – Grazie, signor Presidente. Io devo dire che mi
sento particolarmente emozionato, ma nello stesso tempo onorato di partecipare a
questa seduta che è stata dichiarata storica e mi unisco a questa considerazione, a
questa rappresentazione della giornata. E sono particolarmente onorato e felice di
essere con voi perché ho dato un modesto contributo per la riuscita e soprattutto per
dare alla città di Agrigento uno strumento urbanistico che la città stessa attendeva da
parecchi anni. Poc’anzi ho detto ad un giornalista che tra i miei primi atti, e
sicuramente l’atto più importante a cui io ho partecipato e per il quale ho speso
numerose energie è proprio il Piano Regolatore Generale di Agrigento. Io ricordo
qualche settimana fa ho incontrato il Sindaco di Agrigento, è venuto a trovarmi in
Assessorato, rappresentandomi l’esigenza che più volte era stata rappresentata anche
da altri miei predecessori. Ma ricordo in quella occasione assicurai al Sindaco,
all’amico Marco Zambuto, il mio più grande interesse, la mia più grande attenzione
perché si addivenisse a tagliare un traguardo così importante come quello che
celebriamo oggi. Ma devo dirti, caro Sindaco, che oggi a mio avviso si celebra un
grande evento, un evento
a cui io attribuisco una doppia valenza, una valenza
strettamente culturale nel senso che l’evento di oggi a mio avviso contribuisce ad
implementare ed ad acclarare ancora di più il tessuto connettivo culturale della vostra
comunità. Ma un’altra valenza sul
piano della informazione, sul piano
dell’approfondimento di temi importanti come sono quelli che ineriscono al territorio,
al vostro territorio. Vedete, io ho sempre pensato da tecnico, prestato alla politica, che
la tutela del territorio, così come la tutela dell’ambiente, non può essere considerata
appannaggio di una parte politica piuttosto che di un’altra. La tutela del territorio e la
tutela dell’ambiente devono potere entrare nel DNA di ciascuno di noi. Ho sentito
poc’anzi dire e parlare di un Piano Regolatore Generale che è stato cucito su quelle
che sono le esigenze del territorio, cucito su quelle che sono le esigenze dei cittadini.
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Ho sempre pensato al Piano Regolatore Generale come un abito che deve potere
essere indossato con le dovute misure, con le dovute differenze da quelli che sono i
fruitori, da quelli che sono i veri attori del territorio, cioè i cittadini. E ho voluto
essere presente per manifestare e rappresentare a voi tutti, Sindaco, signor Presidente
del Consiglio, l’attenzione dell’Amministrazione regionale, e consentitemi la mia
attenzione personale nei vostri confronti di rispetto delle istituzioni. E ve lo dice una
persona che per otto anni ha rivestito la carica di Assessore all’Urbanistica del
Comune di Palermo e di Vice Sindaco, quindi
mi sento a casa, in un’aula di
Consiglio comunale dove sono stato per otto anni a interloquire con il Consiglio
comunale, mi sento di ritornare nella mia casa. La città di Agrigento, lo dico senza
enfasi, mi appartiene un poco, perché per circa dieci anni ho insegnato al Polo
Universitario di Agrigento Diritto Urbanistico. Io sono avvocato, vengo dalla facoltà
di Architettura di Palermo, dove da appena 35 anni insegno Diritto Urbanistico e per
10 anni il mio Preside della facoltà di Architettura mi ha pregato di fare un modulo
anche qui di Diritto Urbanistico presso il Polo Universitario, che gode di grande
fama, gode di grande prestigio e mi sono sentito onorato di apportare i miei… il mio
modesto contributo, le mie modeste competenze anche all’interno del Polo
universitario. Ora sono in aspettativa obbligatoria come componente del governo
regionale, ma appena finirà questa mia avventura politica, ritornerò all’insegnamento
universitario. Non so quanto durerà la mia avventura, in realtà è iniziata 10 anni fa,
caro Sindaco, doveva durare un anno, però poi sono trascorsi dieci anni e ancora sono
qui. Spero di potere continuare a dare il mio contributo. Ma voglio tornare al ruolo
della Amministrazione regionale. Il ruolo dell’Amministrazione regionale deve essere
quello del supporto alle istituzioni locali, supporto nel senso della offerta della
collaborazione, della sinergia tra le istituzioni. Io credo che tra l’Amministrazione
regionale e gli enti locali, le istituzioni locali debba esserci una forte sinergia, sinergia
intesa non
soltanto come un dovere istituzionale, ma come una necessità
imprescindibile, indispensabile, perché da questa sinergia non possono che nascere
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esiti fruttuosi per lo sviluppo del territorio. Qualsiasi ipotesi di processo di sviluppo
socio economico, sostenibile di un territorio non può prescindere da uno stretto e
virtuoso coniugio tra le istituzioni, in particolare tra la istituzione regionale e la
istituzione degli Enti Locali. Ecco la ragione, la motivazione della mia presenza che
ho voluto fortemente qui insieme a voi. Sono consapevole, infatti sono certo che
accanto a una buona pratica di lavoro sul campo da parte dell’Amministrazione
regionale, sia necessario interloquire in una visione interdisciplinare con tutte le
istituzioni locali che siano in grado di offrire un valore aggiunto alla attività della
Pubblica Amministrazione, che siano in grado di offrire una giusta chiave di
interpretazione dei sistemi di trasformazione urbanistica ed ambientale del territorio.
Io penso al Piano Regolatore Generale
come lo strumento urbanistico per
antonomasia, che nella scala della pianificazione verticistica nazionale occupa un
posto prioritario. Il Piano Regolatore Generale è lo strumento che è finalizzato a
disciplinare l’uso razionale delle risorse del territorio, nonché conservare quelle
presenze territoriali, artistiche, culturali, architettoniche che sono presenti nel
territorio. Hai detto bene, Marco, un Piano Regolatore Generale
deve potere
coniugare conservazione e sviluppo. Vedete, a qualcuno può sembrare che le due
accezioni siano antitetiche fra di loro; non lo sono, ove per conservazione si intende
porre in essere tutte quelle attività che sono finalizzate a una migliore valorizzazione,
ad una migliore fruizione del patrimonio culturale che è molto forte, è molto presente
nel vostro territorio, fruizione, valorizzazione, che sono a mio avviso gli indicatori
prioritari del nuovo rinascimento urbano che noi abbiamo nel nostro territorio. Ho
sentito parlare anche di interrelazione tra sistema pubblico e sistema privato.
Qualsiasi processo di trasformazione del territorio in vista del raggiungimento di un
fine sociale acquista il massimo della sua efficacia quando a quest’ultima è possibile
uniformare e correlare il sistema pubblico e il sistema privato. Certo, il sistema
pubblico, la mano pubblica deve tenere fortemente la regia del percorso della strada
che bisogna seguire, ma dobbiamo tenere fermo, forte il rapporto tra interventi
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pubblici e interventi privati. Caro Sindaco, io vedo il Piano Regolatore Generale
come uno strumento che deve correlazionare la pianificazione e la programmazione.
La pianificazione la cui dimensione e lo spazio non può prescindere dalla
programmazione la cui dimensione è il tempo. Ma piuttosto che uniformare l’una e
l’altra, anteponendo ad entrambe gli stessi organi tecnici e politici, a mio avviso è
molto più aderente alla realtà, attuare il loro coordinamento, ma facendo salve le
diverse finalità e caratteristiche di ciascuno. D’altra parte una pianificazione che è
diretta, finalizzata ad incidere in positivo sulla realtà, non può creare situazioni delle
situazioni economiche contraddittorie. Il percorso quindi deve essere uniforme, ma il
percorso è segnato. Oggi, caro Sindaco, cari amici, celebriamo anche un altro
momento storico, la fine di una anarchia urbanistica del territorio di Agrigento, la fine
del disordine urbanistico del territorio di Agrigento. Oggi celebriamo la nascita delle
regole del territorio. Oggi celebriamo l’avvio di un percorso virtuoso che ha visto,
come ha detto giustamente il Sindaco, e anche il vostro Presidente del Consiglio, ha
visto la partecipazione di tutti. Tu hai parlato di Piano strategico. Io quando sento
parlare di Piano strategico mi illumino, perché anche noi a Palermo abbiamo avviato
questo percorso del Piano strategico. Io sono Presidente del Comitato scientifico del
nuovo Piano strategico della città di Palermo, e solo attraverso questa figura del
Piano strategico possiamo pensare di apportare maggiore sviluppo al territorio
attraverso la partecipazione ai bandi europei. Ma oggi la vecchia figura dello
strumento urbanistico, così come ci è stato tramandato, è normato dalla legislazione
urbanistica, è superata; il vulnus che colpisce, che attraverso uno strumento
urbanistico è il fattore tempo. Il Sindaco ha sciorinato una serie di date scoraggianti,
tre Amministrazioni, tre Sindaci, tanti Consiglieri hanno visto passare questo
percorso. Ebbene, da questo microfono posso dirti, signor Sindaco, che nei giorni
scorsi ho licenziato un disegno di legge che presenterò in Giunta la prossima
settimana, dopo avere acquisito i pareri di rito, un disegno di legge che contiene
norme finalizzate alla semplificazione e alla accelerazione delle procedure che
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attengono alla formazione e alla approvazione dello strumento urbanistico. Uno
strumento urbanistico non può giacere nei cassetti o comunque non può attraversare
un periodo così lungo, perché corriamo il rischio di trovarci davanti a uno strumento
urbanistico che poi è superato dai tempi. E allora siccome l’Amministrazione
regionale deve produrre leggi, caro Sindaco, sono appena quattro mesi che sono alla
guida dell’Assessorato Territorio e Ambiente, ho in mente tante cose. Il disegno di
legge lo presenterò nei prossimi giorni, ma io ho un sogno nel cassetto, il mio sogno è
la elaborazione di una legge urbanistica organica. Noi qui ci troviamo in Sicilia con
una legge la 71 del ‘78, del 27 dicembre, sono passati trenta anni, una legge che
allora doveva essere organica, che doveva pensare al futuro. Ebbene, è arrivato il
momento di porre mano ad una nuova legge urbanistica o meglio la chiamerei una
riforma del governo del nostro territorio. Questo è il mio impegno. Devo dire che è
uno dei miei, anzi forse il mio principale obiettivo che spero di portare avanti e che
spero di concludere entro il 31 dicembre del 2009. Vi faccio una promessa, se
continuerò a essere Assessore al Territorio della Regione Siciliana, verrò qui anche in
Consiglio comunale, nel vostro Consiglio comunale per rappresentarvi le linee
programmatiche del futuro del nostro territorio. È un impegno che mi sono posto non
appena ho assunto la delega perché chi come me, chi come voi ha a cuore gli
interessi, gli obiettivi del territorio, non può che pensare al futuro. Noi ci troviamo
anche a livello nazionale di fronte a una legislazione ormai stantia, ormai superata,
una legge del 1942, seppure modificata, integrata da successive leggi, ma ormai è
giunto il momento di pensare in maniera razionale ed organica a una riforma seria del
nostro territorio. Avete, caro Sindaco, una grande opportunità, avete un gioiello in
mano, che potete sfruttare, sfruttare
al meglio, pensando a quelli che sono gli
obiettivi principali di una corretta pianificazione. Il fine ultimo che una buona
pianificazione si deve porre è quello dell’interesse della collettività al di là degli
interessi singoli. Agrigento ha delle presenze turistiche, artistiche, monumentali,
culturali importanti e quindi il PRG ha dovuto coniugare le esigenze ambientali con
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quelle che sono le esigenze dello sviluppo del territorio. Vedi, Sindaco, io ho sempre
pensato che per attivare una politica di sviluppo del territorio, l’obiettivo principale
non è soltanto quello della ricerca delle fonti di finanziamento o delle risorse
finanziarie, no, certo occorrono le risorse, ma occorre portare avanti un nuovo modo
di governance del territorio, di approccio strategico, di integrazione. Tu parlavi di
urbanistica partecipata perché un Piano Regolatore, uno strumento urbanistico non
può esistere se non c’è stata alle spalle una storia di partecipazione, una storia di
solidarietà. Quando parlo di storia di partecipazione parlo della integrazione, del
coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, di tutti gli stekholders, di tutti coloro
che hanno legittimità, che hanno titolo, che hanno veste ad intervenire sul territorio.
Soltanto unicamente attraverso il coacervo di questi interessi il territorio di Agrigento
potrà avere ulteriori benefici. Io sono convinto che con la guida, saggia, sapiente del
Sindaco di Agrigento, ma di tutti i suoi Assessori, di tutto il Consiglio comunale,
possiate avviare insieme un percorso virtuoso. Grazie.
PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei per l’illuminante intervento e noi, caro
Onorevole Assessore, siamo qui ad aspettarla in tempi brevi, evitiamo le lungaggini
del PRG e aspettiamo che lei possa venire in questo Consiglio comunale ancora a
farci una grande lezione che sono le sue conoscenze e che possa Agrigento diventare
la sua seconda città. Noi tutti abbiamo un punto di riferimento istituzionale che è Sua
Eccellenza il Prefetto, al quale do volentieri la parola, prego.
PREFETTO DOTTOR POSTIGLIONE – Saluto tutti. Sindaco, grazie dell’invito.
Assessore, benvenuto ad Agrigento anche da parte del Prefetto. Caro Presidente,
grazie. Cari Consiglieri, Assessori, grazie per questo momento. È un momento che
non mi vede lontano, Assessore. Io mi sento in compagnia ottima e vivo
tranquillamente il rapporto con le Amministrazioni locali per una ragione analoga a
quella che lei ha espresso poco fa, lei si sentiva a suo agio perché è stato per tanti
anni amministratore della città di Palermo, oggi ha un compito estremamente più
gravoso ed importante, a me è capitato di averne uno qua, dopo aver fatto il Sindaco
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per 9 anni,
uno qua
che mi propone problemi sui quali cerco di trovare
continuamente il raccordo con le amministrazioni locali. Devo dire che ho veramente
una marea di amici ad Agrigento, partendo dal Sindaco, dal Presidente, dagli
assessori, dall’Ingegnere Principato, da tutti coloro che sostanzialmente sono in
contatto con me per le tante situazioni che nel bene e nel male investono questo come
tutti i territori. Quando sono arrivato ad Agrigento ho avuto una sensazione di libertà.
Venivo da una esperienza di amministratore che mi aveva relegato in un ambito
molto stretto, perché ho amministrato un Comune, si chiama Angri, in provincia di
Salerno, ha 30.000 abitanti, ma è inserito in un territorio fortemente antropizzato,
pieno di problemi, vicino Sarno, quindi vicino al Vesuvio, zona sismica, colate rapide
di fango, rischio vulcanico e tutti gli altri problemi che oggi c’ha la Campania,
compresa la crisi, quella profonda dei rifiuti. Quel territorio non ti dava respiro, non
c’era spazio, non c’era possibilità nemmeno di immaginare. Vengo ad Agrigento e mi
si apre il cuore perché vedo tante possibilità, vedo tante opportunità, vedo tante
risorse, ma vedo anche tante incertezze, non dico confusione, dico incertezze che
nascono dal fatto che procedere in questa terra è difficile come procedere nella mia
terra. Anche lì qualsiasi passo avanti costava tanta fatica. Qua siamo nelle stesse
condizioni. C’è bisogno di chiarezza, c’è bisogno di regole. Ecco perché sorrido
stamattina, perché la regola è libertà, la regola è sviluppo nella libertà, la regola
consente quella chiarezza e quella velocità nel procedere che sono garantite appunto
dalla regola e che soltanto la regola può dare. E la regola è anche il frutto di una
meditazione razionale che tiene conto di tutti i valori. E il Piano Regolatore Generale
di Agrigento, caro Sindaco Piazza, lei ha collaborato, il suo predecessore ha fatto
partire questo processo. È una regola particolare perché ha grandi responsabilità,
deve tutelare qualcosa che è patrimonio della umanità, ma non soltanto quello perché
deve tutelare anche il futuro degli agrigentini. Quindi questo è stato un impegno
veramente meritorio. Io mi auguro che ci sia la possibilità veramente di vedere aprirsi
nuovi orizzonti per le possibilità di sviluppo del territorio. Da parte mia, se me lo
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consente, caro Assessore, approfitto un attimo, io le chiedo, nonostante abbia ottimi
rapporti con la dottoressa Interlandi, e con gli altri funzionari dirigenti del suo
Assessorato, io le chiedo una attenzione particolare per Agrigento, per la provincia di
Agrigento. La provincia di Agrigento ha una necessità, quella di uscire da un
isolamento che per troppi decenni, per troppi decenni si è ricollegata al precedente
isolamento storico, quando non c’era nemmeno la speranza di poter riuscire. È un po’
come un’isola nell’isola. Bisogna fare ogni sforzo perché ci sia una forte
determinazione. Diceva il Presidente prima la 640, il collegamento con il sistema
autostradale, forse ci vorrebbe un migliore collegamento ferroviario, forse
bisognerebbe farlo questo aeroporto una volta per tutte, cercando di fare capire alla
politica tutta che alla fine è una struttura che serve a ridare vita a una potenzialità
ormai cristallizzata, ferma. Qui abbiamo una risorsa archeologica, artistica, abbiamo
non soltanto la Valle dei Templi, abbiamo anche il centro storico di Agrigento al
quale bisognerebbe dedicare molta, molta attenzione, non soltanto per i rischi, ma
anche per valorizzarlo nella maniera che merita. Abbiamo amministratori che questo
lo hanno capito e che lo vogliono fare. Ma i percorsi per arrivare a questo, a parte i
fondi che sono sempre difficili da trovare soprattutto di questi tempi, sono talmente
complicati e talmente complessi che anche a volere sollecitare passo passo, io stesso
mi trovo spesso in difficoltà. Nuove regole più chiare, più semplici e soprattutto una
minore discrezionalità da parte di tutti coloro che spesso non lo fanno nemmeno
apposta, ma per istinto cercano di pesare di più rallentando. È una malattia del sud, è
una malattia nostra, è una malattia che però paghiamo in termini salatissimi con
ritardi e incomprensioni che risultano poi difficilissimi da spiegare e che creano una
differenza profonda fra il modo di intendere lo sviluppo, fra quelli che dovrebbero
venire a investire da fuori e noi. Se quelli che vengono a investire da fuori vengono
oggi, le posso garantire, perché me le studio tutti i giorni queste storie, arrivano con
l’idea di dovere concepire le loro attività in maniera adeguata alla Sicilia, in maniera
adeguata alla Calabria, in maniera adeguata alla Campania. E questo non è giusto. Lei
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m’ha capito. Noi dobbiamo diventare chiari, trasparenti, moderni. Soltanto così noi
potremo dare a questa città, a questo territorio, ai giovani. Ci sono ragazzi
straordinari qua. Io vado sempre nelle scuole, ho incontrato intelligenze vive, fresche,
forti, che sicuramente potranno dare una spinta per far rigalleggiare più in alto nella
storia questa terra. Ci sono tante risorse, non le nascondo che ogni tanto faccio
esperimenti. Adesso sto sperimentando con il Corpo Forestale, alcuni Comuni della
costa, sto con loro cercando di sperimentare come è possibile regolamentare in
maniera più corretta l’uso della fascia costiera nelle zone dove non ci sono abitazioni
e nelle zone nelle quali come a Eraclea Minoa fino a Montallegro, eccetera, eccetera,
non si riesce mai a capire chi è che deve fare e che cosa. Ma intanto là c’è una fascia,
una pineta bellissima, ci sono spiagge straordinarie, regna il disordine alle spalle di
quei punti di accesso a queste bellezze, un disordine inspiegabile. Allora mi sono
messo in testa di andare a vedere se è possibile correggere queste cose, perché è
l’immagine che diamo, perché se arriva il turista, per farlo tornare bisogna dargli uno
spazio, bisogna dargli libertà, non costringerlo in situazioni difficili. Quindi questo
piccolo esperimento forse potrebbe poi essere il seme per cominciare a pensare a
come, non
so se esiste, forse esisterà sicuramente uno strumento, un Piano
Regolatore dello sviluppo turistico di tutta la costa, perché questo è un fatto
importantissimo, non
si può lasciare alla iniziativa dei singoli la possibilità di
compromettere quello che poi può essere una risorsa fondamentale quando avremo
fatto le strade, le vie d’accesso, tra le quali io non trascuro il porto di Porto
Empedocle. E le chiedo, convocherò un incontro, perché c’è un imprenditore locale,
Moncada, che vuole dragarlo. Se Moncada lo draga e se riusciamo a superare tutte le
difficoltà che comunque chi ha la responsabilità come anche i dirigenti del Territorio
e Ambiente sono costretti a proporre sul tavolo, se riusciamo a superare queste
difficoltà e ci capiamo, può darsi che abbiamo una delle porte fondamentali per dare
spazio a questo territorio, perché se si fermano le navi da crociera nel porto di Porto
Empedocle, cosa che le garantisco ho chiesto personalmente alle compagnie di
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navigazione, sarebbero felicissime di fare una tappa qua, perché loro cercano queste
risorse nel Mediterraneo. E in una giornata, 5 minuti di pullman da Porto Empedocle,
in una giornata tranquillamente si può visitare la Valle dei Templi, si può avere
un’idea e si può inserire nella memoria di chi l’ha visitata velocemente, anche il
desiderio di venire a rivisitarla per guardare meglio il Museo Archeologico che è
straordinario, per guardare meglio il centro storico di Agrigento e per venire a vivere
una dimensione che dalle profondità della storia fino ad oggi è capace di dare aria,
forza al sentimento che uno prova di fronte al territorio. Grazie.
VICE PRESIDENTE MARCHETTA – Do la parola al Sindaco Aldo Piazza.
Prego.
SINDACO PIAZZA – Signor Presidente, signor Sindaco, gentili autorità, signor
Assessore Avvocato Milone. Intanto volevo ringraziare l’Amministrazione comunale
per avermi invitato a questo appuntamento storico definito dal Presidente Callari,
perché ritengo che sia stata veramente una lunga esperienza, se consideriamo che
sono trascorsi circa 16 anni da quando è stato dato l’incarico, ma prima ancora da
quando questo Consiglio comunale, di cui io facevo parte, e le direttive proprio nel
1995 iniziavano e hanno visto un Consiglio comunale molto impegnato che
all’unanimità ha approvato le direttive al Piano Regolatore Generale, cosa che non si
era mai verificata, ma nasceva dalla esigenza di vedere pianificare il proprio territorio
e vedere la città uscire da una situazione di disastro che aveva creato il Piano
precedente. Oggi è una giornata da ricordare, è una giornata storica, è una giornata
che vede impegnati tantissimi consiglieri comunali e tanti amministratori che si sono
susseguiti nel tempo. Non credo che un Piano Regolatore Generale possa appartenere
soltanto a un singolo, ma il Piano Regolatore Generale è frutto di Amministrazioni
che si avvicendano e quindi di una continuità amministrativa necessaria. Però devo
dire con un pizzico di orgoglio che io c’ero e c’ero in tutte le fasi, dal 1993, ’95
Presidente del Consiglio comunale, nel ‘96 abbiamo dato le direttive al PRG e poi via
via poi come Sindaco dal 2001 fino al 2007, dove il Consiglio comunale, e in questo
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devo dire che la formula vincente per fare approvare questo Piano Regolatore
Generale è stata quella di lasciare libero il Consiglio comunale, senza costrizione,
senza vincoli e senza influenze da parte dell’Amministrazione attiva, perché se
l’Amministrazione attiva avesse voluto personalizzare il piano e quindi cercare di
farlo diventare come lo strumento che apparteneva all’Amministrazione attiva
soltanto, questo Piano ancora oggi credo che non sarebbe stato approvato. Quindi,
oggi io credo che i meriti vadano a tutti coloro i quali a vario titolo hanno partecipato
alla stesura, alla progettazione e all’approvazione di questo piano. Devo ringraziare
in modo particolare il Consiglio comunale del ‘95, ‘96, ‘97. Devo ringraziare tutti i
Consiglieri comunali e Presidenti del Consiglio successivi. Ma devo ringraziare in
modo particolare, e ci tengo, il gruppo di progettazione del dottore Imbesi,
dell’Ingegnere Giacobazzi e anche tutte le istituzioni del territorio, il Genio Civile, la
Soprintendenza, gli ordini professionali degli Ingegneri, degli Agronomi e anche
degli Architetti che in quella fase mi ricordo, da quando mi sono insediato come
Sindaco, avevano mosso delle perplessità rispetto a come si stava muovendo il Piano
e lì abbiamo subito imboccato la strada per riuscire in tempi brevi, devo dire che ci
siamo riusciti ad andare avanti. Quindi oggi è un giorno di viva soddisfazione per me,
ma credo per tutti quelli che vi hanno partecipato, ma in modo particolare credo di
tutti gli agrigentini che finalmente con estrema correttezza opereranno, proprio
perché esiste oggi uno strumento, per costruire o realizzare il sogno della propria vita.
Quindi ringrazio tutti ancora e speriamo che quello che già si intravede nel nostro
territorio dal Piano del Parco, al Piano del centro storico, il Piano Regolatore, ma
anche la 640 da cui sono partiti già i lavori, ma devono partire anche nel 2010 i lavori
della 189, quindi Agrigento – Palermo. Tutto questo evidentemente è una coincidenza
importante. Starà a noi agrigentini, starà alla politica, ma starà soprattutto a chi avrà
la capacità di attrarre investitori ad Agrigento per rilanciare definitivamente questo
nostro territorio e farlo uscire dalla marginalità. Grazie.
PRESIDENTE CALLARI – C’è l’intervento del Presidente Giovanni Di Maida.
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PRESIDENTE DI MAIDA - Signor Presidente, signor Sindaco, io vi ringrazio per
avermi invitato a questa presentazione del Piano Regolatore Generale, uno strumento
di pianificazione urbanistica che la città attendeva da oltre trenta anni e che è il frutto
di un lavoro paziente realizzato dalle
precedenti amministrazioni che si sono
susseguite nel corso di questi anni. Quando il Sindaco Piazza mi trasmise gli atti
deliberativi inerenti appunto l’adozione del Piano Regolatore Generale, iniziammo da
subito una discussione e mi accorsi che vi era una forte volontà da parte di tutto il
Consiglio comunale, da parte di tutti i consiglieri comunali di portare a compimento
nel più breve tempo possibile l’iter approvativo. E tutti insieme facemmo un
ragionamento innanzitutto politico, di natura politica, stabilendo che bisognava
rinunciare alle logiche di appartenenza e di schieramento, perché su una materia così
importante
quale
la
pianificazione
urbanistica
del
nostro
territorio
e
conseguentemente che poteva segnare lo sviluppo socio - economico della città, non
si potevano fare, appunto, ragionamenti di schieramento. E quello credo, caro
Sindaco, fu il primo esperimento di un Consiglio comunale che poneva al di sopra
degli interessi dei partiti, cui ciascuno faceva riferimento, l’interesse superiore della
città. E devo dire che ci riuscimmo perché quello che venne approvato fu un Piano
Regolatore Generale che non era il Piano Regolatore Generale del centro destra né il
Piano Regolatore del centro sinistra, ma il Piano Regolatore Generale di tutti i gruppi
consiliari e dunque di tutta la città che aveva espresso quel Consiglio comunale.
Trovare un’intesa fu estremamente facile, avendo stabilito a monte che per evitare
che si potessero sperimentare meccanismi perversi, che da un lato potevano
avvantaggiare taluni cittadini e svantaggiarne altri, si stabilì di istituire un principio,
che poi fu l’asse portante di quel Piano Regolatore Generale, cioè il principio della
perequazione. Ci siamo anche accorti da subito che bisognava anche apportare delle
modifiche a quel Piano Regolatore Generale, perché vi era una richiesta da parte dei
cittadini, ma ce lo chiedevano anche gli ordini professionali di spostare lo sviluppo
della città da nord a sud e cercando di ricucire un po’ il tessuto smagliato, urbano
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della nostra città nei quartieri soprattutto periferici, mi riferisco ai quartieri a nord e
soprattutto nel quartiere di Villaggio Mosè, Cannatello. Grazie alla Commissione
consiliare, allora presieduta dal Consigliere Calabrese, il Consiglio comunale fu
messo nelle condizioni di poter bene comprendere la portata degli emendamenti nella
prima fase, ma anche delle osservazioni da parte dei cittadini nella seconda fase e poi
pervenimmo all’adozione definitiva del Piano Regolatore Generale, che non fu
l’unico strumento di pianificazione urbanistica adottato da quel Consiglio comunale,
perché unitamente al Piano Regolatore Generale quel Consiglio comunale adottò
anche un altro strumento che era atteso da circa trent’anni, che era il Piano
Particolareggiato del centro storico. Oggi la città di Agrigento ha tutti gli strumenti di
pianificazione urbanistica. Si aspetta, ormai siamo in dirittura di arrivo, l’ultimo
strumento che è il Piano Particolareggiato del Parco Archeologico, dunque non ci
sono adesso più scusanti ed è necessario che soprattutto la nostra deputazione
regionale e nazionale compia uno sforzo straordinario affinché questi strumenti di
pianificazione urbanistica non rimangano soltanto degli strumenti sulla carta, ma
vengano appunto riempiti di contenuti. Se mi si dovesse fare la domanda: cosa non
avrebbe fatto rispetto al Piano Regolatore Generale che avete adottato? La risposta è
una: non avrei mai più votato dell’emendamento che votammo all’unanimità con il
quale abbiamo cancellato dalle previsioni di Piano Regolatore Generale la possibilità
di costruire un aeroporto nel territorio di Agrigento, perché vi era una previsione di
Piano, fatta dai progettisti, che prevedeva che l’aeroporto ad Agrigento si potesse
costruire in contrada Misilina, dove per intenderci nell’immediato dopoguerra gli
americani avevano già costruito un aeroporto militare. Questo lo dico alla luce anche
di quelle che sono le scelte che si stanno compiendo in questi ultimi giorni. Credo che
l’aeroporto nel territorio di Agrigento sarebbe stato una grande risorsa che avrebbe
portato anche vantaggi economici alla città di Agrigento e soprattutto sarebbe stato
più baricentrico rispetto al sito che oggi si individua. Detto questo, io voglio
ringraziare quanti in quegli anni ci hanno collaborato, l’Ingegnere Giacobazzi,
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l’allora dirigente dell’ufficio Piano l’Architetto Noto Campanella, con tutti i suoi
collaboratori, che hanno messo veramente nelle condizioni il Consiglio comunale di
allora di potere al meglio fare le proprie scelte e dare alla città il migliore piano
possibile che si poteva dare. Certo, è un piano sempre suscettibile di modifiche,
suscettibile di perfezionamenti. Vi ringrazio.
PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei. Prima di passare al cuore degli interventi,
cioè l’esposizione del Piano Regolatore da parte dell’Ingegnere Giacobazzi, con il
consenso dei consiglieri il Consigliere Arnone deve abbandonare l’aula e quindi farà
un breve intervento. Ne ha facoltà, prego.
CONSIGLIERE ARNONE – Io ringrazio il Presidente, ringrazio i consiglieri,
ringrazio innanzitutto l’Ingegnere Giacobazzi. L’intervento che immediatamente
propongo viene a chiudere un pezzo importante della mia vita. In questa sala siamo in
due che avevamo e abbiamo un ruolo istituzionale per tutta la vicenda di questo Piano
Regolatore, cioè dalle direttive del ‘95 – ’96, c’era anche Marchetta, eri tra coloro che
hanno approvato il piano nel 2006?
PRESIDENTE CALLARI – Anche Hamel.
CONSIGLIERE ARNONE – No, perché Hamel certamente non ha partecipato alla
fase di adozione e approvazione del Piano perché si è astenuto, quindi non ha avuto
un ruolo, Marchetta mi pare che era nella stessa situazione di Hamel o sbaglio?
(intervento fuori microfono) Quindi con la mia consueta presunzione, posso dire
ancora una volta non mi sbagliavo, siamo in due che abbiamo vissuto con ruolo
istituzionale, determinante, effettivo, la vicenda di questo Piano Regolatore della
città di Agrigento, l’Ingegnere Giacobazzi e chi vi parla. Nel 1996, appunto,
approvammo le direttive. Erano direttive fortemente orientate su contenuti di
innovazione. Diede un grande contributo all’elaborazione di quelle direttive Mimmo
Fontana, l’attuale Presidente di Legambiente siciliana, che era all’epoca consigliere
comunale. Poi il Piano visse una serie… vedo che qualcuno sorride, le direttive
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uscirono proprio dal computer di Mimmo Fontana. Credo che ci sia abbastanza poco
da ridere, perché a ognuno va riconosciuto il lavoro che ha compiuto. E qui faccio
immediatamente un salto in avanti. Noi non avremmo questo Piano Regolatore se
non si fosse realizzato all’interno di questo Consiglio comunale una sinergia politica
fortissima tra alcune persone con un ruolo istituzionale e capacità non comuni. Mi
riferisco al Consigliere Calabrese, mi riferisco al Consigliere Francesco Alfano, mi
riferisco al Presidente Di Maida, che sono probabilmente le persone che hanno dato
un contributo determinante a che il piano fosse quello che oggi conosciamo.
Importante è stato pure il ruolo, dimenticherò qualcuno, del Consigliere Bottone che
oggi ci onora della sua presenza. L’abbiamo approvato poi in 7, però quelli che hanno
avuto la capacità di tirare il carretto con maggiore forza sono stati alcuni, Tortorici,
voglio ricordarlo, il compianto Peppuccio Capraro che non è più tra di noi, però
contribuì a lasciare alla città questo grande regalo. E fu l’operazione compiuta con la
Presidenza Di Mauro e con il Sindaco Piazza, a cui va dato questo merito di avere
limitato la fibrillazione politica al minimo possibile, va dato questo merito, fu grazie
al lavoro di queste persone che si è pervenuti in una fase difficilissima ad adottare e
ad approvare questo Piano Regolatore. Io sui fatti recentissimi talvolta ho una
memoria labile, ma sui fatti meno recenti ho una memoria di un elefante. Noi
approvammo questo Piano Regolatore sotto gli attacchi pubblici intimidatori della
gente arrestata per la vicenda di Alta Mafia. E va dato atto all’allora Presidente Di
Maida di avere saputo tenere la barra dritta anche in quel momento, quando si
colpivano, e qui voglio ricordarli, i funzionari che erano impegnati a collaborare con
il Consiglio nella stesura e poi approvazione del Piano Regolatore. Mi riferisco
all’Ingegnere Carreca, a cui va dato merito del lavoro svolto. Mi riferisco
all’Architetto Baio, e qui al di là delle polemiche e degli scontri voglio ancora
sottolineare il ruolo positivo dell’allora Sindaco Piazza, che ebbe pure lui la capacità
di essere freno e barriera rispetto a chi voleva in quel momento azzoppare la
dirigenza comunale per bloccare questo Piano Regolatore. Con amici imprenditori vi
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erano scommesse: non riuscirete ad approvare il Piano Regolatore in questo contesto.
La scommessa l’abbiamo vinta, e l’avere vinto quella scommessa in una logica
bipartisan è servito ad aprire la fase politica che stiamo vivendo e che potrebbe
diventare per la città di Agrigento un momento magico vero e proprio, grazie al
sostegno che gli agrigentini hanno dato, a una ipotesi politica di cambiamento al di
sopra delle fazioni e dei partiti e grazie anche al fatto che mi pare che la lezione che
gli agrigentini hanno voluto dare, dalle persone più accorte, più avvedute, più mature
politicamente di questa città è stata pienamente appresa e fatta propria. Io porto,
Assessore Milone, il saluto di un mio antagonista politico con cui però si sta
realizzando su alcuni temi di grande importanza della città una sinergia. Doveva
essere qua tra di noi questa mattina, l’Assessore Michele Cimino che mi dice essere
un suo grande amico ed estimatore. E con il Sindaco Zambuto e con l’Assessore
Cimino e anche, seppur con le difficoltà di comunicazione che ci possono essere, con
l’attuale Ministro Alfano si sta realizzando una sinergia relativamente alla soluzione
di un problema che è connesso al Piano Regolatore della città e che è fondamentale
per il rilancio della nostra Agrigento, la soluzione possibile per la questione
dell’abusivismo nella Valle dei Templi. Io ho vissuto una esperienza a Roma
all’epoca dei governi Prodi e D’Alema e in quella mia permanenza al Ministero dei
Lavori Pubblici ottenni per la città di Agrigento una norma che consentì la sanatoria
ad oltre 3 – 4 mila abitazioni, con il Sindaco Piazza collaborammo. Io ottenni la
permanenza ad Agrigento in Consiglio comunale per assumere gli impegni necessari
dell’allora Vice Ministro Mattioli con cui collaboravo e abbiamo risolto un problema,
quello della zona B. Il Parlamento nazionale approvò una legge di interpretazione
autentica che svincolò oltre 3000 costruzioni e che ha evitato che il nostro Comune
andasse in dissesto finanziario, perché quella sanatoria ha significato un notevole
afflusso. Oggi abbiamo un’altra occasione. E mi rifaccio a quella mia esperienza. Io
elaborai un disegno di legge per risolvere il problema di Agrigento e delle situazioni
similari ad Agrigento. Quel disegno di legge fu approvato dal Consiglio dei Ministri
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del governo D’Alema, fu approvato dalla conferenza Stato – Regioni, fu approvato
dal Senato. Poi la legislatura cessò e non arrivammo all’approvazione da parte della
Camera dei deputati. Quel disegno di legge prevede il lasciare le case in concessione
d’uso abusivi, consentire agli abusivi tutto ciò che oggi non è consentito. Noi
abbiamo ristoranti autorizzati a fare i ristoranti, ma qui non possiamo dare l’acqua da
parte del Comune e devono comprarla con le autobotti. È roba da marziani. Se quel
ristorante ha un buco nel tetto non può ripararlo, perché ovviamente è una
costruzione abusiva che va demolita e la riparazione non è possibile. Tutto questo
interessa una fetta assai ampia della collettività agrigentina. Stiamo parlando di
parecchie centinaia di costruzioni. Io ho avuto da sempre una posizione di grande
tutela del patrimonio monumentale. Oggi su quelle posizioni vi è anche il consenso di
una parte importante del mondo che è toccato direttamente, dei costruttori spontanei,
se vogliamo chiamarli con un eufemismo, e penso che vi siano le condizioni politiche
perché all’ordine del giorno del governo regionale, dell’Assemblea regionale, del suo
Assessorato e di quello ai beni culturali si possa porre la sistemazione per i prossimi
decenni di una questione cruciale per Agrigento come quella della Valle dei Templi.
E così andremo a chiudere il disegno urbanistico di questa città. E saremo in
condizioni di potere finalmente vivere un momento magico, risolutore dei grandi
problemi, di grande sintonia politica tra coloro che hanno innanzi alla città le
maggiori responsabilità di governo. Questo era quello che io intendevo rassegnare in
questo momento, porgendo il ramoscello di ulivo a tutte le parti politiche che si
possono rivedere nel disegno di rilancio di questa città e che possono valorizzare
anche tra contraddizioni i passaggi positivi che si è riusciti a porre nel passato e che si
intende porre in essere tutti assieme nel futuro. Da anni io dico che la città per la
gravità dei problemi che l’attanaglia ha la necessità di una Giunta istituzionale. Le
parole che oggi leggiamo sui giornali a proposito delle vicende regionali io da anni le
ho ampiamente utilizzate, ottenendo un consenso popolare su questo progetto molto
marcato, per risolvere
problemi di Agrigento. E noi abbiamo un momento che
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secondo me è magico, se non avessimo avuto questo Prefetto e questa classe politica
probabilmente il problema dell’ospedale civile lo avremmo vissuto nel modo più
traumatico. Stiamo riuscendo ad uscire fuori anche da una vicenda assolutamente
tragica. Questa città ha dentro di sé tutte le energie per fare quello che si aspettano gli
agrigentini da noi. Grazie.
PRESIDENTE CALLARI – Par condicio per la Consigliere Vita. Ha chiesto di
parlare ne ha facoltà, prego.
CONSIGLIERE VITA - Grazie signor Presidente, grazie signori consiglieri, signor
Sindaco, Sua Eccellenza, signori Assessori, cittadini tutti. Oggi è una giornata
importantissima per il Consiglio comunale. Quello che io volevo fare a parte i
ringraziamenti doverosi a tutti i presenti e alle amministrazioni che da allora ad oggi
hanno lavorato per questo Piano Regolatore Generale, ci tenevo ad evidenziare il
fatto che questo Piano Regolatore non è la vittoria del singolo o di chi ritiene di avere
portato chissà che impulsi. Oggi la vittoria è della città di Agrigento, è del Consiglio
comunale, di tutti quei consiglieri che sono stati presenti dall’inizio del cammino, ce
ne siamo tanti qua dentro. Apprendo oggi, e non lo sapevo, che persone esterne al
Comune,
persone
esterne
agli
incaricati
del
Piano,
persone
esterne
all’Amministrazione, persone esterne completamente abbiano redatto questo Piano
Regolatore Generale. Quindi io voglio chiedere poi all’Ingegnere Giacobazzi se
questo Piano Regolatore è frutto del lavoro fatto dalle amministrazioni e degli
incaricati oppure come abbiamo sentito poc’anzi è frutto di qualcuno che allora ha
voluto e ha imposto la presenza, perché non mi rendo conto di come mai una persona
che non abbia nessun incarico possa avere redatto il Piano Regolatore Generale. E
questa è una cosa che sinceramente mi tocca da Consigliera comunale e da cittadina.
Io ritengo che le amministrazioni passate abbiano lavorato tutte nell’interesse
comune. Hanno lavorato tutti pari merito. Anche
io ero presente quando è
cominciato il lungo travaglio prima di tutto dell’incarico per dare questo Piano
Regolatore. L’Ingegnere Giacobazzi lo sa, forse non sono stata presente a tutte le
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riunioni e non sono stata al fianco dell’Ingegnere Giacobazzi per indicargli come
dovevano andare le cose, perché io non sono un tecnico, quindi ci siamo affidati,
abbiamo solo valutato così. Quindi, signor Presidente, mi scusi, ma il mio è un
intervento che serve a rimarcare il fatto che tutti in questo Consiglio comunale hanno
sempre lavorato a favore e per il bene della città, che non c’è stato nessuno che ha
remato contro e che tutto il lavoro fatto dall’Amministrazione Sodano,
dall’Amministrazione Piazza, dal Presidente Di Maida, da lei, dal Consiglio
comunale, da tutti i Consiglieri comunali, è stato un lavoro onesto, corretto e che ha
sempre mirato solo al bene della città e che adesso ci vengono a dire altre cose e che
adesso si ringraziano o meno. Io ritengo che oggi è una giornata in cui noi dobbiamo
chiedere semplicemente agli Assessori regionali qua presenti, al Presidente della
Regione, al Sindaco Zambuto che da allora ha cominciato a lavorare per questo Piano
Regolatore come Consigliere comunale, poi come Assessore. C’è stato in questo
Consiglio comunale un rimescolamento di carte incredibili e quindi io ritengo che
l’unica cosa che oggi dobbiamo fare, piuttosto che parlare e fare il promo di se stessi,
è quello di fare il promo della città, è quello di dire al Presidente Lombardo, al
Sindaco Zambuto, ai deputati Cimino, Alfano, Scalia, Capodicasa, Gentile e tutti di
dire: adesso Agrigento ha gli strumenti per potere lavorare. Agrigento ha individuato
quale è la sua vocazione, non ci sono più scuse, non possiamo più dire non c’è
questo, non c’è quello, dobbiamo solo andare avanti. Il Consiglio comunale sarà a
fianco all’Amministrazione a prescindere dalla colorazione politica, a prescindere da
quanto quello che sarà e ognuno di noi dovrà fare riferimento ai propri deputati,
regionali e nazionali per fare sì che Agrigento abbia finalmente quello strumento che
abbiamo sempre detto, doveva essere il volano della città. Sindaco, ti tocca e hai una
cosa importantissima, hai la bacchetta magica tu adesso in mano. Si è sempre detto
che il Piano Regolatore Generale era veramente il volano. Quindi adesso passa a te la
staffetta. Sei tu che devi far sì che da questo momento in poi lo strumento diventa
veramente il volano per Agrigento. Grazie.
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PRESIDENTE CALLARI – Consigliere Marchetta prego.
CONSIGLIERE MARCHETTA – Signor Presidente, signor Sindaco, autorità civili
presenti, colleghi Consiglieri. Io naturalmente esprimo il massimo della soddisfazione
per quello che stiamo celebrando oggi. È un percorso che è maturato in un arco
temporale prolungato, questo dovuto anche come ha affermato l’Assessore Milone
dal… Prego, Assessore.
(Intervento fuori microfono)
PRESIDENTE CALLARI – Un saluto e un ringraziamento all’Onorevole Assessore
Avvocato Milone che per impegni già presi deve allontanarsi dall’aula. Un po’ di
ordine per favore, così continuiamo gli interventi fino ad arrivare alla tanto sospirata
presentazione da parte dell’Ingegnere Giacobazzi, prego.
CONSIGLIERE MARCHETTA – Esprimo la mia massima soddisfazione, vero è
stato che il percorso è stato lungo, però bisogna dire che in questo percorso lungo che
va dal 1995 fino al 2005 il Piano si è adeguato secondo me alle esigenze che man
mano sono maturate in questa città. Il PRG ha avuto quindi una lunga maturazione,
ma bisogna ricordare che il PRG è pure frutto di una lunga interlocuzione con le
categorie sociali in sede direttive, ma poi è frutto di una lunga interlocuzione grazie al
peso che si è dato alle osservazioni dei cittadini che sostanzialmente hanno corretto,
migliorato questo Piano. Io voglio essere breve e devo dire che secondo me questo
Piano è un Piano valido. Un Piano che prevede lo sviluppo verso la parte sud – est
della nostra città, con espansione residenziale e del terziario, una valorizzazione della
fascia costiera con la propensione alle residenze, ma anche agli insediamenti turistici.
Una ricucitura come ha detto il Sindaco tra la zona nord e la città, una ricucitura tra la
zona del Villaggio Mosè e Cannatello. Ma quello che è importante è che questo Piano
ha recepito secondo il mio parere, è per questo che è valido, le propensioni di
investimento dei nostri imprenditori verso la fascia costiera, verso gli insediamenti
turistici, questo sud – est dove potranno anche esserci sviluppo nel terziario. Io una
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cosa ritengo che su una cosa dobbiamo e dovremmo impegnarci. Il Sindaco parlava
di un ufficio del Piano ed è giusto che vi sia un ufficio del Piano. Ma se vogliamo
veramente far sì che questo Piano Regolatore Generale diventi uno strumento di vero
volano di sviluppo e anche di capacità di risposta per la nostra città, dobbiamo far sì
che in futuro si possa sburocratizzare al massimo quello che possa essere l’accesso
degli operatori al piano, mediante protocolli di intesa con imprenditori, con le
associazioni, con i cittadini in modo tale che l’ufficio del Piano o la struttura
amministrativa preposta alla gestione del Piano possa veramente interloquire con la
città al fine di dare poi risposte amministrative in termini di autorizzazioni, in termini
anche di tutto quello che occorre per far sì che finalmente il cittadino possa utilizzare
questo strumento. Quindi oggi è un giorno di festa, oggi è un giorno dal quale
sicuramente può partire un processo importante di sviluppo per questa città. Non
credo che ci vogliano primogeniture. Qui non ci sono stati né primi della classe né
ultimi della classe, qui vi sono stati una serie di operatori che dal 1994 sino ad oggi
hanno operato con il massimo dell’impegno per la città. E credo che abbiamo fatto
tutti assieme una cosa importante, importantissima per la città e anche per le future
generazioni.
PRESIDENTE CALLARI – Consigliere Hamel, è il suo turno, prego.
CONSIGLIERE HAMEL – Dobbiamo essere estremamente veloci perché io credo
che in questa occasione le persone che sono venute ad assistere e quelle che ci
guardano vorrebbero anche qualche dato più concreto su cui potere in qualche modo
programmare i loro progetti, la prospettiva di sviluppo della città di Agrigento. Io
voglio solo intervenire per ristabilire un po’ la barra rispetto a quello che è l’iter che
si è sviluppato per l’approvazione del Piano Regolatore Generale nella città di
Agrigento. Un iter complesso, difficile, lungo, a volte lento, ma nel quale ognuno di
noi ha dato il massimo della passione, della disponibilità e dell’attenzione. Il Piano
Regolatore Generale di Agrigento è frutto istituzionale del lavoro del Consiglio
comunale di Agrigento. È frutto di una serie di generazioni di consiglieri comunali
30
che dal 1993 ad oggi si sono susseguiti e io ho l’onore di avere sempre presenziato
alla vita di questo Consiglio comunale nel corso di questi anni, è frutto del lavoro di
una serie di amministrazioni che si sono succedute dal ‘93 ad oggi e che hanno
realizzato questo obiettivo. Quindi è necessario rivendicare l’orgoglio istituzionale di
questa scelta, è necessario fare in modo che al di là dei tentativi di personalizzare
questo risultato si comprenda della difficoltà che c’è oggi nel gestire e nel guidare il
governo del territorio della città di Agrigento e di quello che ci aspetta nei prossimi
giorni. Io invito il Sindaco di Agrigento di porre la massima attenzione nelle fasi
successive all’approvazione del Piano Regolatore Generale, alla definizione rapida e
veloce delle prescrizioni esecutive che consentiranno di potere realmente e
concretamente operare sul territorio e iniziare l’attività economica connessa con
l’attivazione del Piano Regolatore Generale. Io invito tutti i consiglieri comunali a
mantenere la stessa coesione e la stessa coerenza rispetto ai problemi del governo del
territorio e a gestirli in modo unitario come è stato fatto nel corso del tempo. Non ci
sono sul Piano Regolatore di Agrigento né primazie né presunzioni. Sul Piano
Regolatore di Agrigento c’è un lavoro collegiale che è stato portato avanti con
difficoltà, a volte avendo dei punti di scontro o di diversificazione che poi si sono
riusciti a conciliare. E voglio anche rendere giustizia rispetto ad alcune affermazioni
che sono state fatte in precedenza. Ci sono dei consiglieri comunali che si sono
astenuti in una certa fase dell’iter del Piano Regolatore Generale. Le astensioni dei
consiglieri comunali sono state un fatto di grande coerenza, serietà istituzionale,
perché c’erano degli interessi confligenti, anche piccoli, anche minimi di una casa o
di un pezzetto di terreno, e si è sentita la sensibilità di non intervenire nei passaggi
cruciali per non interferire in termini personali di interessi che potevano essere
rappresentati. E anche questa è stata una grande lezione di stile e di coerenza rispetto
a quello che si è sviluppato all’interno di questo Consiglio comunale. Quindi io spero
che questa fase successiva abbia il massimo di accelerazione e spero che i cittadini di
Agrigento possano rendere merito al Consiglio comunale nella sua collegialità del
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lavoro svolto, anche se ci sono voluti degli anni, anche se è stato complesso e
difficile, anche se a volte ci sono state delle incertezze, il risultato oggi lo abbiamo
raccolto e celebrato ed è un risultato che si ascrive proprio alla capacità, alla forza e
alla volontà del Consiglio comunale di Agrigento.
PRESIDENTE CALLARI – Grazie, Consigliere Hamel. Consigliere Picarella,
prego.
CONSIGLIERE PICARELLA – Signor Presidente, io avevo l’intenzione di non
intervenire, ma visto come si sono svolti i lavori è necessario che io intervenga, ma
non solo, io non mi rivolgo alle autorità perché sono assenti, ma mi rivolgo alla città
che ci ascolta. In qualunque convegno, in qualunque cosa le autorità parlano per
ultimi in considerazione che trattengono il pubblico e che loro parlando per ultimi
l’aula è sempre piena, tutti ascoltano, oggi parlo e parlo con Caterina, amica mia,
parlo con l’Ingegnere mio che vedo quasi ogni giorno, parlo con i consiglieri
comunali. Questa è la vergogna che si è verificata nella presentazione di questo
Piano Regolatore, tanto atteso della città di Agrigento, per cui che problema di
intervento dovrei fare io quando gli interlocutori, la massima espressione urbanistica
della Regione siciliana si allontana, che ha fatto un bel discorso e io dovevo dire certe
cose, non voglio dire suggerire, ma arricchire quello che lui ha detto in modo che
possa prendere decisioni sul da fare. Ad esempio che cosa dico io sugli appunti di
quello che ha detto l’Assessore Milone? L’Assessore Milone si è dedicato, io dico
che la sua relazione è una relazione meditata, ricca, appassionata e articolata, tra
l’altro ci sono elementi di consenso, ma in esso ci sono anche appunti di aperto
dissenso sui Piani Regolatori Generali della Sicilia. Per fortuna qua abbiamo il
professionista Giacobazzi che ha redatto il Piano Regolatore Generale e io volevo
non suggerire ma arricchire il suo discorso sulla nuova legge della regione, perché
non è concepibile che i Piani Regolatori possano continuare come continuano in
questo periodo e in questo momento, cioè dopo decine di anni che si studia, che i
progettisti fanno delle indicazioni precise, dei piani regolatori, perché fanno uno
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studio e facendo questo studio è giusto che il Piano abbia le direttive di come deve
essere elaborato quel Piano Regolatore Generale. Tra l’altro noi vediamo e
verifichiamo che mentre si redige il Piano Regolatore dei (...) che viene studiato,
meditato, articolato, c’è la famosa legge, questo è quello che volevo dire qua a
Milone, c’è la famosa legge dei Piani costruttivi in deroga dei Piani Regolatori,
terreni agricoli, non funzionanti e allora io progettista che progetto un piano, degli
edifici, una regola che non debbono superare i 14 metri 3 piani, c’è la famosa Piani
costruttivi, io vicino a quegli edifici faccio edifici a 10 piani in deroga a tutto.
Vergogna! È giusto che ci siano pure i Piani costruttivi per snellire la cosa, ma
dovrebbero avere l’indicazione volumetrica, l’indicazione delle altezze, l’indicazione
di un piano, una regola precisa. Invece no, abbiamo il disordine. Qual è il disordine?
Che il Piano Regolatore dà una linea di Piano, dà una volumetria, indica le altezze,
mentre i piani costruttivi gli viene in testa di fare dieci piani in deroga e fanno 8
piani, 10 piani. E allora vediamo dove c’è il Piano Regolatore che ha una regola
precisa, dove non c’è, c’è il Piano costruttivo, quello fa per conto suo, larghezza
strade, altezza, programmi, tutto ben diverso da quello che c’è nel Piano Regolatore.
E io dico ed è un problema, perché se l’edilizia pubblica va incentivata, bisogna avere
il coraggio di riconoscere che questa non può sostituire l’iniziativa privata e che
questa ultima non va boicottata o
messa all’indice, ma va pure incentivata e
mobilitata perché opportunamente coordinata e indirizzata dia il suo apporto per la
soluzione del problema dell’edilizia. Perché, amici, abbiamo noi, come ha detto, la
legge Ponti del ‘42. La legge che fu fatta nel ‘67 ha costituito il disordine edilizio in
Italia e questi fatti ha provocato il fenomeno del grande abusivismo che c’è stato in
Italia. Questa è la realtà dei fatti e questo abusivismo non può essere combattuto con
le misure di Polizia e con la sanzione penale e così anche per l’edilizia nei piani.
Questi non possono essere combattuti con le misure di Polizia o con le sanzioni
penali. Questa è la realtà. Per cui quando noi oggi abbiamo, io non decanto che
finalmente
abbiamo il Piano Regolatore Generale, come fu detto quando fu
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approvato il Piano Particolareggiato del centro storico, allora le stesse cose sono state
dette, finalmente il volano del centro storico, finalmente si ha l’occupazione,
finalmente si ha lo sviluppo, finalmente si avranno nel centro storico le botteghe, le
cose. Queste cose sono state dette allora quando fu approvato il Piano
Particolareggiato del centro storico. Noi abbiamo il Piano Particolareggiato del centro
storico tanto decantato dello sviluppo, ora abbiamo il Piano Regolatore Generale
della città di Agrigento. Certo, quanto tempo è passato? E allora che cosa dobbiamo
fare? Quando si dice la conservazione e lo sviluppo, il problema del centro storico è
un problema che rimane sempre e noi vediamo stamattina abbiamo letto sul giornale
che sono cadute altre case, altre abitazioni. Perché volere tentare di restaurare il
centro storico solo con manutenzione di opere esterne conservativa non solo significa
negare all’uomo la possibilità di mantenere vivi i legami con il passato, ma rendere di
fatto
impossibile la tutela e la conservazione a causa delle ingenti risorse che
necessitano nel centro storico, risorse che non sono disponibili e in ogni caso si
possono fare diversamente, si possono utilizzare. Occorre allora procedere al
rinnovamento del centro storico, destinandolo per quanto possibile ai ceti sociali che
già l’abitavano perché se un intervento di questo si fa, rappresenterà solo una parte di
quanto oggi viene richiesto dalla popolazione di Agrigento in termini di domanda per
la casa nel centro storico. E a tale domanda bisogna dare una risposta positiva entro
breve termine, bisogna aggredire il centro in modo nuovo con investimenti di politici
al fine di recuperare all’uso abitativo una parte notevole del patrimonio edilizio
esistente. Il Comune ha il dovere e l’obbligo di proporre demolizione, non per essere
demolito, ricostruzione e recupero una visione politica, culturale di grande respiro. A
questo bisogna calare, perché quando noi demoliamo il centro storico che cosa
facciamo? Bisogna fare questo piano particolareggiato. Che significa questo Piano
per fare manutenzione di opere esterne e basta? Bisogna fare un piano di viabilità. Io
lo dico all’Ingegnere Giacobazzi, viabilità del centro storico che deve essere viabile,
diventa circolare del centro storico. Allora l’intervento privato avviene, ma quando io
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nel centro storico non ci posso entrare, non è conveniente riparare, non è conveniente
abitarlo, come si può valorizzare questo centro storico? Mentre se noi facciamo un
Piano di viabilità e non un piano particolareggiato, noi abbiamo la viabilità nel centro
storico, sarà sventrato, ci saranno le strade, la famosa barzelletta perché ogni tanto c’è
la moda, la via di fuga. Noi abbiamo fatto la via di fuga al Duomo, cioè chi scappa
per il terremoto fa verso l’alto, va verso l’alto se c’è l’onda anomala che scappa il
mare, va verso il basso per istinto. Qua abbiamo tutto all’inverso, come che le
autorità parlano per prima anziché parlare per ultimi. Questa è la realtà dei fatti. Per
cui io non mi voglio prolungare. Che cosa verifichiamo oggi, Presidente? Che il
dottore Giacobazzi è un grande professionista, parla con se stesso ora, non c’è
nessuno. Io me ne vado pure, se ne andrà qualche consigliere. Abbiamo la vergogna
della presentazione del
termino, Presidente,
Piano Regolatore Generale della città di Agrigento. Io
augurandomi che per l’avvenire lei con la sua autorità di
Presidenza prima di iniziare qualunque attività di questo Consiglio abbia un
programma di come si debbono svolgere i lavori e no come si sono svolti oggi,
perché nessuno ha interesse di parlare, perché non è ascoltato da nessuno, è ascoltato
possibilmente di chi ci vuole criticare. Perché, chi ha parlato? Picarella. Ah, quello
era ex costruttore, eccetera. Mentre l’autorità che ci doveva sentire è assente, e
questo non è giusto e non è regolare. La città lo deve sapere, si fa il defilè e ci
lasciano tutti qua. Ora vedremmo parlare l’Ingegnere Giacobazzi che ha il mio
massimo rispetto. A chi la illustra quando non c’è l’autorità che era qua presente?
L’Assessore che è venuto qua per fare che cosa? Per il discorso che era Assessore del
Comune di Palermo, che era un professore di università, che era quell’altro, ma alla
fine che cosa abbiamo? Abbiamo fatto niente. Questo è stato il mio discorso. Io non
volevo parlare ma ho parlato perché sentivo di parlare e sentivo di dire queste cose.
PRESIDENTE CALLARI – Ritengo che la presenza dell’Assessore regionale sia
solo e semplicemente qualificante per questo Consiglio comunale. Poi se i lavori si
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prolungano perché noi non ci siamo dati delle regole o non manteniamo delle regole
non è sicuramente colpa dell’Assessore. Consigliere Gramaglia, prego.
CONSIGLIERE GRAMAGLIA – Signor Presidente, signor Sindaco, io non voglio
nessuna primogenitura, non ho fatto niente per il Piano Regolatore Generale, sono un
semplice consigliere tra quei sette che diceva il Consigliere Bottone che ha portato
avanti la baracca, però, come vede, Presidente, lo stile di vita mio e quello di qualche
altro è molto diverso, perché ognuno di noi fa della sua vita un modo di
comportamento, un modo di relazionarsi, un modo di avere rispetto anche delle altrui
posizioni. Io penso di essere dotato di una qualità che è l’umiltà, qualche altro invece
ha la caratteristica di fare della propria vita arroganza…
PRESIDENTE CALLARI – Anche se nati nello stesso giorno.
CONSIGLIERE GRAMAGLIA – Però come vede, Presidente, al di là delle
situazioni che si possono verificare in Consiglio comunale oggi è una giornata di
festa, la festa fatta sensibilmente dal Sindaco Zambuto che è riuscito a portare qua
l’Assessore Milone, che è riuscito a portare qua il Prefetto, che è riuscito a portare
qua tutte quelle personalità del Comune di Agrigento, ma anche di fuori Comune che
hanno avuto un ruolo non indifferente per l’approvazione del Piano Regolatore. Era il
lontano 1997, caro Presidente, quando in una cena tra me, il Sindaco Sodano e il
professore Imbesi si è approvato il piano di massima, che poi è stato regolarmente
approvato in Consiglio comunale. Devo dire che allora il Sindaco Sodano ha
condiviso lo sviluppo della città portando avanti e forse comprendendo che da questo
Piano Regolatore poteva avere quel circuito virtuoso che dovrebbe scatenarsi nella
città di Agrigento. Se altrimenti ciò non fosse, è inutile che facciamo proclamazioni o
manifestazioni di gioia. Quindi, come vede, trent’anni dal 1979 al 2009 sono passati.
Diceva bene l’Assessore Milone che se gli daranno la possibilità, entro il 31 dicembre
vorrà progettare una legge regionale che snellisca tali procedure perché le lungaggini
burocratiche arrestano lo sviluppo, perché le lungaggini burocratiche diventano
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antitetiche con il relazionarsi e l’andare avanti delle
prospettive e delle
programmazioni, perché le lungaggini burocratiche portano a quel problema
particolare che si chiama anche disoccupazione. Signor Sindaco, io non voglio
dilungarmi, a lei il merito di avere chiuso il 30 ottobre, come diceva l’Assessore
Milone, questa approvazione a livello regionale del Piano Regolatore, a lei il merito
di portare avanti attraverso un ufficio dedito al Piano per snellire la procedura
medesima, ma nello stesso tempo fare sì che da questa approvazione del Piano
Regolatore possa derivare quello che è lo scopo ultimo che ognuno di noi si prefigge,
Piano Regolatore uguale sviluppo, Piano Regolatore uguale lavoro, Piano Regolatore
che dà origine a un circuito virtuoso che porta a noi un incremento dell’economia, e
possibilmente una spinta per quella che è la nostra economia anche da un punto di
vista occupazionale. Quindi al di là delle chiacchiere da questa manifestazione di
gioia vorremmo vedere concretizzarsi quello che il cittadino comune si aspetta, il
lavoro e l’occupazione.
PRESIDENTE CALLARI – Consigliere Calabrese, prego.
CONSIGLIERE CALABRESE – Grazie, signor Presidente, colleghi Consiglieri,
signor Sindaco, signori della Giunta, signori tutti. Io vorrei riportare il dibattito su
quello che era il dibattito iniziale e lasciar perdere le prese di posizioni o le patrie
potestà su quelle che possono avere meriti o demeriti in merito. E ricordo che sono
entrato in Consiglio comunale nel dicembre del 2001 e in quel momento si cominciò
a parlare di Piano Regolatore Generale. L’iter che si è susseguito successivamente lo
conosciamo tutti. La prima stesura del Piano Regolatore Generale prevedeva, come è
stato detto da chi mi ha preceduto, una espansione a nord. Queste erano le famose
direttive proposte da chi enfatizzava che quelle direttive erano state fatte da un ex
consigliere comunale oggi Presidente regionale di Legambiente. Quelle direttive
proponevano uno sviluppo a nord della città. Quando il Piano arrivò in Consiglio ci
rendemmo subito conto che andava contro quelle che erano le aspettative della città e
nei ragionamenti che ci siamo fatti ci siamo subito resi conto che dovevamo
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coinvolgere la città per avere uno strumento che fosse soddisfacente per le esigenze
di tutti i cittadini. In quel contesto il merito va dato in questo anche al Sindaco
Piazza e al Presidente del Consiglio Giovanni di Maida, in quel contesto si
cominciarono a organizzare una serie di riunioni con gli ordini professionali, i
Presidenti delle cooperative. Vi ricordate quando avevamo più di mille appartamenti
per le cooperative finanziate e che non avevano le aree e abbiamo fatto le riunioni
con le cooperative per individuare anche le aree alle cooperative, con le
organizzazioni sindacali e con il mondo civile in genere. Questo è il merito che
questo Consiglio comunale, dell’allora Consiglio comunale si deve intestare, quello
di avere coinvolto tutti nell’elaborazione di questo Piano. Non è frutto o figlio del
Consigliere Calabrese che allora ricopriva l’incarico di Presidente della Commissione
Urbanistica, ma è frutto di una sinergia di persone che hanno creduto seriamente, al
di sopra, come diceva il Presidente Di Maida, degli interessi di appartenenza o del
piccolo e misero interesse personale, è frutto di tutte quelle sinergie che hanno
cercato di dare uno sviluppo serio e armonico del territorio comunale, cercando di
recuperare quel tessuto urbanistico che spontaneamente nel corso degli anni era
venuto. Dagli incontri con l’Ingegnere Giacobazzi queste erano le discussioni che
affrontavamo. Quali meriti possiamo dare? Al Sindaco Piazza… voi sapete i
trascorsi, certamente ero un consigliere di opposizione, ma io do i meriti quando c’è
da dare i meriti. Al Sindaco Piazza va riconosciuto il merito di non avere mai messo
in campo nessuna ingerenza nei confronti del Consiglio comunale. Gli va dato il
merito di avere avuto l’intuizione di istituire un ufficio di Piano che ha collaborato a
stretto contatto con tutti i consiglieri comunali con in testa l’Architetto Campanella e
il suo staff. Al Presidente Di Maida va dato il merito di avere fatto da collante fra
tutte le posizioni politiche che vi erano in Consiglio comunale, lavorando sempre alla
luce del sole con le porte aperte. Alla nostra Commissione, consentitemi
un
ringraziamento particolare lo devo fare ai componenti di quella Commissione con il
testa il Vice Presidente Angelo Principato e i componenti Casesa e Mandracchia che
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veramente hanno dato l’anima per cercare di ricucire tutte quelle posizioni che di
volta in volta venivano fuori. Vi rammento che alla prima stesura i consiglieri
comunali presentarono qualcosa come 150 - 160 emendamenti. Durante il corso dei
lavori, d’intesa con il Presidente e con i capigruppo si decise di affidare alla
Commissione la possibilità di riomogeneizzare tutti quegli emendamenti che
sostanzialmente dicevano la stessa cosa. E quindi cercare di accorparli là dove era
possibile e non vi dico il lavoro che è stato fatto perché vi era un emendamento
presentato dal sottoscritto, un emendamento presentato da un altro consigliere e
allora per fargli capire che bene o male dicevano la stessa cosa, quindi non c’era
motivo di assumere una certa paternità per una determinata cosa, le fatiche che
abbiamo dovuto fare. 150 – 160 emendamenti che alla fine furono ridotti a ‘98 credo.
E non dimenticate le 700 e passa più osservazioni che abbiamo discusso in questa
aula presentate dai cittadini, dove abbiamo cercato di capire le esigenze dei cittadini e
nella stragrande maggioranza tutte quelle osservazioni sono state recepite dal
Consiglio comunale, perché erano legittime, perché era gente che avendo rispettato la
legge, non avendo costruito abusivamente, oggi veniva penalizzata e non era
possibile che chi rispetta la leggi poi doveva essere penalizzata. Quindi, Presidente, io
mi avvio alla conclusione. Certo, oggi è un giorno di festa per la città, ma io mi
auguro che sia un giorno di festa per la città e non sia un giorno di festa solo per noi
che veniamo qua a dire abbiamo portato a casa questo risultato. Sindaco, io due
segnalazioni le voglio fare. Apprezzo che nel suo intervento ha già anticipato la
volontà di riistituire l’ufficio di Piano ed è un passaggio fondamentale affinché
questo Piano non sia un punto di arrivo, ma deve essere il punto di partenza per
concretizzare tutto quello che abbiamo detto di riscatto sociale ed economico di
questa città. Quindi saremo attenti e vigili, Sindaco, su questa tematica, affinché
questo punto non sia un punto di arrivo ma sia veramente il punto di partenza del
riscatto economico e sociale di questa città con in testa l’attenzione che porremo su
quelle che saranno le previsioni turistico alberghiere nella zona del mare, perché così
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finalmente Agrigento oltre ad offrire un’importante attrazione turistica dal punto di
vista paesaggistico e monumentale, può anche offrire un’attrazione turistica per
quello che è lo sfruttamento delle bellezze del nostro territorio con il testa il nostro
mare, la nostra costa. Grazie, Presidente, e ringrazio tutti. Grazie, signor Sindaco.
PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei. Intervento tanto atteso dell’Ingegnere
Giacobazzi che presenta e illustra il piano. Prego.
INGEGNERE GIACOBAZZI – Buongiorno a tutti. Ringrazio il Presidente Callari
per le espressioni gentili da parte sua e da parte di tutti gli altri, non lo faccio
individualmente perché perderei troppo tempo. Devo una risposta alla dottoressa
Vita, che però non è presente, ma la devo a tutti, perché il problema che ha sollevato
lei è un problema abbastanza delicato. E me la cavo però molto rapidamente.
Garantisco personalmente che noi abbiamo avuto rapporti esclusivamente con
l’Amministrazione comunale, attraverso i suoi organismi amministrativi, le
istituzioni, i suoi rappresentanti legali e gli uffici tecnici. Non abbiamo avuto rapporti
con altri soggetti. Credo di avere capito dall’intervento del dottore Arnone che lui si
riferisse non alla stesura del Piano, ma alla costruzione delle direttive che sono state
prodotte, ascoltavo i vostri interventi, nel ’93, ’94, ‘95 prima del nostro incarico. Se il
dottore Arnone avesse inteso dire una cosa diversa, come ha interpretato la dottoressa
Vita, posso dire che non è così. Noi non abbiamo avuto rapporti con altri. Le direttive
sono state costruite dal Consiglio comunale, io non posso sapere come, da quale
computer siano uscite, con quali contenuti, è una cosa su cui non posso dire
assolutamente nulla. È un momento importante oggi anche per i professionisti che
sono persone, quindi hanno anche un’anima, un cuore e sono particolarmente felice
di essere qua con voi oggi e qualcuno ha detto, ha usato questa espressione, un
momento magico, lo è davvero perché è una fase di cambiamento accelerata quella
che questa città importante ha di fronte a sé. Vi ricordate forse, qualcuno di voi, i
tanti, come ho sentito dagli interventi,
i tanti che sono ancora attivi, presenti
nell’ambiente politico amministrativo agrigentino che hanno seguito queste cose
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dall’inizio, si ricordano probabilmente una parola chiave che abbiamo utilizzato nella
fase di analisi, abbiamo parlato, se vi ricordate di Pentapoli, perché abbiamo nella
prima fase di lettura del territorio, delle sue emergenze, della sua struttura avevamo
riconosciuto una struttura fatta di cinque grandi entità, la città alta, la città storica, la
città principale, quella in cui ci troviamo, due nuclei residenziali forti molto
importanti, Villaseta e Fontanelle, la città del mare che comprende San Leone, lo
sviluppo costiero, la cosiddetta città del commercio costruita negli anni intorno al
nucleo di Villaggio Mosè. Il Piano Regolatore Generale
prende atto di questa
struttura territoriale e fa di tutto per rafforzarla, considerandola un’opportunità e non
un problema, evitando di andare a impattare nuove grandi aree all’esterno di questo
sistema e cercando di valorizzare questa struttura. Questa come scelta generale che
riguarda tutto il successivo del Piano. Dentro questa Pentapoli, dentro questa struttura
abbastanza disarticolata ci sta la Valle dei Templi, che non è quindi possibile
considerare un elemento isolato, una cosa a parte, anche per motivi geografici,
geometrici e territoriali, ma che invece sta al centro di questo sistema. Naturalmente
non vorrei che qualcuno se ne avesse a male, perché non ho un parlato di Montaperto,
di Giardina Gallotti, di San Michele, di Cipolluzze e Zingarello, queste entità però
hanno un rango decisamente inferiore dal punto di vista della struttura territoriale.
Bene, preso atto di questo sistema, la prima considerazione è stata fatta riguardo il
sistema delle infrastrutture, che come ci stavate dicendo prima subirà per effetto di
una serie di scelte che speriamo non siano troppo lontane, il rafforzamento del porto
con la possibilità di avere una diportistica di alto livello, l’aeroporto di Porto
Empedocle, l’aeroporto, eccetera, subirà una integrazione molto importante. Ma ci
sono già in corso i lavori di potenziamento della 640 e quelli sulla 189 seguiranno
tra poco, ma sapete anche che c’è uno studio di fattibilità di cui noi non abbiamo
potuto tenere conto perché non era pronto per la costruzione, il completamento
dell’anello regionale autostradale con la costruzione della Gela - Castelvetrano, che
troverà ad Agrigento il nodo più difficile ovviamente perché sul mare Agrigento ha
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insediamenti turistici, insediamenti storici, il Parco archeologico, la città, eccetera,
eccetera. Il Piano Regolatore dà una risposta, individuando questa struttura che
abbiamo chiamato a mano aperta, la vedete qui in questa tavola, oppure ad omega,
che dà vita, utilizzando prevalentemente dei tracciati esistenti, perché la logica del
piano è di evitare nuove grandi espansioni, nuove grandi infrastrutture molto
impattanti, ma utilizzando una serie di corridoi esistenti, che hanno bisogno di
integrazione, di rafforzamento, soprattutto dei nodi, dà vita a un sistema che libera il
rapporto tra la città e il mare da una serie di vincoli oggi esistenti, soprattutto per
quanto riguarda il traffico di attraversamento da nord - ovest a sud - est, e consentirà
un rapporto tra città, aree archeologiche e mare più gestibile, perché lo scopo è quello
di dare al Comune la possibilità di gestire, come ritiene opportuno, questo sistema
trasversale nord - sud sostanzialmente. Poi sono previste naturalmente altre opere
infrastrutturali, altre opere viarie. In particolare ne cito una sola, perché se no
facciamo notte, quella che abbiamo chiamato la gronda sud, cioè una arteria che
collegando il viadotto Morandi con l’innesto della Mosella sulla 640, raccogliesse il
traffico che dalla città si origina verso sud e che non avesse destinazione mare ma
avesse destinazione est - ovest, quindi lo portasse ai recapiti naturali, evitando di
infilarsi inutilmente all’interno della zona turistico e archeologica. La tutela
dell’ambiente è stato detto già da diversi di voi, non insisto particolarmente, basta
guardare questa tavola. La tavola… io ricordo qualche amministratore ai primi
incontri in cui questa configurazione, questi colori hanno cominciato a farsi leggere,
a farsi vedere e c’è stata anche una certa reazione di sorpresa, non per forza negativa.
Il Piano mette a sistema tutta una serie di aree già vincolate da dispositivi di legge,
norme di carattere superiore, non le cito tutte perché le carte dei vincoli sono esposte,
questa è la carta dei vincoli corrispondenti alla zona centrale. Vedete la quantità, non
li cito tutti, basta pensare a Gui - Mancini e
Nicolosi, al decreto Galasso, al
Grappelli, cioè tutta una serie di aree vincolate che sono forzatamente aree verdi che
messe a sistema danno origine ad una grande Parco, perché la Valle dei Templi, il
42
Parco Archeologico non è considerabile un servizio in termini diretti, non è una zona
F, una zona G, ma è una dotazione reale, disponibile e ha un ruolo fondamentale nella
composizione di questo grande Parco territoriale, ma anche urbano che consente di
affermare senza timore di essere smentiti che la città avrà una dotazione di verde per
abitante molto al di sopra di qualsiasi standard che questa città o questa Regione
abbia mai conosciuto. Dicevo prima, le scelte localizzative sono tutte volte a
rafforzare questo sistema, che è un sistema rado e disarticolato, che quindi presenta
molte opportunità all’interno del suo perimetro per lo sviluppo di insediamenti di
vario tipo e di varia natura. Per quanto riguarda il turismo che è la chiave dello
sviluppo di questo territorio ovviamente, dico una cosa assolutamente banale, il piano
complessivamente, adesso dirò una cifra che forse spaventerà qualcuno, ma
le
potenzialità teoriche del Piano sono di oltre 20.000 posti letto, disponibilità
disarticolata tenendo conto di tutte le forme che oggi sono utilizzabili per lo sviluppo
turistico, quindi il villaggio turistico, quindi la grande entità, la grande dimensione
autonoma nella zona più a sud, una grande zona alberghiera per strutture di grandi e
medie dimensioni di carattere alberghiero, la possibilità di realizzare pensioni, quindi
dimensioni più piccole a gestione familiare, ma anche una ricettività privata diffusa
che è stata introdotta come potenzialità nelle norme di piano, e infine le forme di
fruizione agrituristica che sono incentivate con una norma specifica sui grandi
contenitori dismessi di masserie, di cui questo territorio offre campioni molto
importanti anche dal punto di vista della qualità architettoniche che oggi sono poco
utilizzati. Credo ci sia solo qualche caso in cui questo patrimonio viene utilizzato a
fini turistico e ricettivi. Quindi il turismo,
poi lo sviluppo edilizio. Il Piano
Regolatore immagina una popolazione teorica, poi magari spiegherò che cosa vuol
dire teorica, una popolazione teorica abbastanza alta per Agrigento, che nel 2001
contava circa 55.000 abitanti, il Piano immagina che nel 2021 gli abitanti teorici
possono arrivare a 73.000, con un incremento significativo ma non impossibile,
incremento che in parte non sarà teorico, ma sarà reale, dovuto al fatto che si conta,
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contiamo, auspichiamo, lavorerete soprattutto perché ci sia uno sviluppo di
opportunità occupazionali importanti nel settore del turismo, in quello dei servizi, ma
anche perché la città sta via via assumendo, ha assunto e continuerà ad assumere un
rango più importante attraverso una dotazione di servizi, di grande scala, pensiamo
all’ospedale di San Michele, pensiamo all’insediamento dell’università che si sta
radicando in questi anni, ruolo capace di richiamare popolazione, a parte
naturalmente il fenomeno di immigrazioni, eccetera, eccetera. Dove questo sviluppo
edilizio? Lo sviluppo edilizio per questa popolazione nuova? Lo sviluppo edilizio
non tiene conto solo della popolazione nuova, ma anche del fatto che il patrimonio
edilizio non riesce a seguire, per motivi ovvi, l’evolversi dell’assetto sociale, quindi
le famiglie che avevano la numerosità media di tre, tra i cinque storicamente in questa
parte d’Italia stanno via via riducendo il numero dei propri componenti, è presumibile
che ci si avvicini al numero di 2 abbastanza rapidamente. Siccome il patrimonio è
rigido da questo punto di vista, un appartamento non si riduce, perché si riducono il
numero dei componenti delle famiglie, cresce il numero delle famiglie, quindi c’è una
domanda di abitazioni indotte da queste e altre trasformazioni di cui il Piano tiene
conto. Stamattina non c’è tempo per entrare nel merito, però tutte queste
considerazioni hanno dato origine a un dimensionamento complessivo del Piano che
è un dimensionamento forte, lo abbiamo detto, lo abbiamo riconosciuto, lo ha detto la
Regione, ma sostenibile. Dove si collocheranno queste quote di edilizia residenziale?
In zone a intervento diretto, cioè zone di tipo B. Il nostro Piano, essendo un Piano
fatto, come ha ricordato l’Assessore Regionale, su una legge vecchia, considera
ancora zone di tipo B o di completamento come si diceva una volta. Queste zone
sono diffuse in tutto l’ambito del territorio con una fortissima limitazione nella città
alta, cioè nel centro dove ci troviamo, nel centro della città, perché qui i livelli di
saturazione sono assoluti o quasi, ci sono pochissimi ambiti in cui è ammessa una
quota di ulteriore edificazione, nella città alta per effetto delle norme, delle densità
raggiunte, dei vincoli Grappelli, eccetera, eccetera. In questa parte di città, che
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comprende oltre al centro storico la collina, l’altra parte della città oltre il Vallo di
Empedocle, saranno ammessi prevalentemente interventi di ristrutturazione, di
riqualificazione, interventi diretti, molto più diffusi e numerosi sono consentiti in
tutte le altre porzioni del territorio, in tutti gli altri nuclei. Il Piano Regolatore
Generale ha semplificato anche da questo punto di vista sotto il profilo procedurale
perché ha trasformato molti Piani di recupero quasi ultimati, in fase di attuazione in
zone in cui è possibile l’intervento diretto, senza passare attraverso procedure
complesse di variazione dello strumento attuativo. Le grandi espansioni residenziali
sono collocate a sud, Cugno Sala, dove c’è una prescrizione esecutiva specifica a
destinazione completamente residenziale e
località Palmentelle, Madonna delle
Rocche a connettere, cercando una riconnessione più forte tra la città e il quartiere
alto di Fontanelle San Giusippuzzo. Poi è stato già ricordato, si è cercato, individuato
uno strumento per
un riordino di una vasta porzione di territorio posto a sud,
stralciato in sede di approvazione della Regione nel Piano Regolatore del ‘78, ma
comunque insediato in termini spontanei o bar abusivi, tutta la zona Cannatello,
Timpa dei Palombi, eccetera. Preso atto che i meccanismi di sanatorie edilizie che
vengono da norme statali hanno consentito ai proprietari in stragrande maggioranza,
per la quasi totalità di depositare istanze di sanatoria, quindi sono superfici, sono
edifici o già regolarizzati o comunque regolarizzabili
e che l’attività, il
frazionamento fondiario che è intervenuto nel frattempo rende l’attività agricola
improponibile in questa parte del territorio, si è deciso di individuare un tipo di zona
e conseguentemente un tipo di intervento che ha lo scopo di riconoscere
sostanzialmente quello che è successo, dare ordine a un territorio che ha un grande
problema di riconoscibilità, di eleggibilità
in termini formali, architettonici,
geometrici, di relazione tra edificio e lotto e consentire anche di avere una quota,
anche se per forza di cose limitata delle opere di urbanizzazione necessarie,
soprattutto dal punto di vista della viabilità, dei parcheggi e del verde primario.
Queste sono le cosiddette case con orto nella zona C4 che sarà attuata attraverso una
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compartimentazione che il piano già individua, anche se non è rigido, nel senso che
c’è una norma che consente la formazione di comparti diversi da quelli previsti dalle
tavole, a condizione che i proprietari si mettano d’accordo, insomma si presentino in
materia unitaria in Amministrazione comunale. In queste zone, ma anche in altre,
viene in termini generali inserito un meccanismo di carattere perequativo. Una delle
cose che mi ha sorpreso di più quando ho cominciato dieci anni fa a lavorare ad
Agrigento era che contrariamente alle (...) metropolitane che vogliono il nord molto
più efficiente, efficiente, efficace, capace di utilizzare le norme, le regole, i poteri che
gli derivano dallo Stato, mentre a sud le cose si fanno sempre… io ho scoperto che
qui il meccanismo dell’esproprio, la procedura espropriativa è molto più diffusa che
da noi, nelle nostre zone non si usa quasi più in fase attuativa dello strumento
urbanistico il meccanismo dell’esproprio. Il meccanismo dell’esproprio sappiamo
tutti che problemi ha, a parte le sentenze, l’evoluzione di carattere giuridico,
relativamente ai costi dell’esproprio, ma è comunque una operazione, una forzatura
che sarebbe meglio evitare. Il primo dei meccanismi perequativi rende tutti i soggetti,
sembra ovvio, ma non lo è, rende tutti i soggetti proprietari di lotti, di terreni
all’interno dei comparti attuativi portatori degli stessi diritti. Naturalmente poi su una
porzione di terreno ci andrà il verde, su altri parcheggi, altri saranno edificabili, ma
la compensazione è interna al comparto, cioè nessuno è privo di una sua quota magari
piccola di diritti edificatori. Il secondo meccanismo di carattere perequativo riguarda
le aree a servizi, tranne l’eccezione di edifici vincolati, le aree delle grandi
infrastrutture, abbiamo introdotto una norma che consente ai proprietari di terreni,
destinati a servizi pubblici, quindi destinati alle acquisizioni del pubblico demanio, le
dà una facoltà realizzativa parziale su una quota di queste superfici in cambio della
cessione al Comune. Anche qui è una procedura che dovrebbe facilitare al Comune
l’acquisizione di terreni su cui realizzare la previsione del proprio piano delle opere
pubbliche, senza spogliare completamente il proprietario dei diritti edificatori. Come
dicevo ieri queste due modalità hanno un prezzo, che comportano dei comportamenti
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collaborativi,
non saranno attuabili se non ci sarà da parte dei proprietari, dei
cittadini, di chi vive la città, la capacità di rapportarsi con gli altri detentori di
interessi, come si diceva prima il stekholders e in maniera collaborativa, ma anche nei
confronti dell’Amministrazione. Bisognerà imparare a discutere, diciamo
un
professore universitario membro del gruppo degli esperti che ha lavorato con noi
soprattutto all’inizio del Piano Regolatore diceva mi sembra in questa sede che la
Urbanistica è la scienza dell’ingiustizia. Se vogliamo evitarlo bisogna imparare a
trattare, a discutere, a essere trasparenti nelle procedure, nelle modalità, ma a sapere
contemperare gli interessi, quelli pubblici e quelli privati. L’Assessore regionale
parlava di una nuova legge, lanciava alcune parole d’ordine importanti che vanno
proprio in questa direzione. Le ultime cose. Per quanto riguarda, ho parlato prima di
sviluppo turistico e residenziale, il produttivo, facendo la premessa che Agrigento
aderisce all’area di sviluppo industriale, Aragona mi pare che si chiami, quindi una
domanda insediativa dovrebbe trovare risposta, quella soprattutto relativa alle
imprese di grandi dimensioni in quella località, però sono previste delle aree di
sviluppo industriale all’interno del territorio comunale, in particolare con
ampliamento della zona del Piano Gatta, e a case Borsellino verso Ioppolo, dove c’è
la possibilità lungo una viabilità importante di collocare delle nuove attività di
carattere industriale e artigianali. Poi c’è in località Zuppardo (in alto a destra), c’è
un’area destinata alle attività delle attrezzature produttive impattanti come le
autodemolizioni, canile, eccetera, eccetera, perché hanno bisogno di una collocazione
che minimizzi appunto l’impatto di queste attività. Il Parco archeologico ha il suo
piano che ci risulta trasmesso in Regione da un paio di settimane per la sua
approvazione. Contiene elementi di promozione dello sviluppo turistico, di
valorizzazione anche economica delle risorse, quindi sarà un pezzo importante di
questo quadro nuovo che si sta delineando per la città. L’elemento di non perfetta
sovrapposizione tra Piano Generale e Piano del Parco è unicamente relativo ad alcune
scelte di viabilità, come il secondo ponte alla foce dell’Akragas o il potenziamento
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dell’attuale svincolo tra la 640 e la 118. In sede di approvazione regionale
l’Assessore ai Beni Culturali dovrà risolvere questo nodo. Per quanto riguarda il resto
c’è congruità tra i due strumenti. Ci sono ancora per completare l’esposizione, sono
ancora previste una serie di infrastrutture o attrezzature tecniche sparse sul territorio.
Pensiamo al Polo espositivo e interporto collocati sulla viabilità verso Gela, vicino
all’insediamento di Zingarello, il nucleo di Villaseta vede un potenziamento della sua
dotazione di infrastrutture con la cosiddetta città dello sport, un luogo di
concentrazione di attrezzature per lo sport, è previsto un nodo intermodale importante
in corrispondenza della Stazione Bassa, anche auspicando che in quel luogo arrivi il
trasporto su ferro da Porto Empedocle, attraversando la Valle dei Templi, per
naturalmente accogliere i flussi turistici. C’è il Polo universitario nella zona di via
Quartararo, il grande Polo universitario che è in corso di sviluppo, c’è l’ospedale di
San Michele in località appunto dell’ospedale nuovo, in località San Michele, al
quale viene offerta una possibilità di ampliamento e di sviluppo ulteriore, anche
attraverso delle attività private, integrando la stessa localizzazione con delle aree
destinate alla Protezione Civile per interventi di emergenza. Si avvia adesso una fase
attuativa. Mi fa molto piacere avere sentito il Sindaco annunciare la costituzione di
un ufficio di Piano. Questo è un Piano completamente nuovo rispetto a quello di
prima, cioè non è una variante, un adeguamento, non solo perché il Piano prima era
vecchio, ma per tanti motivi il Piano è completamente nuovo. Non c’è una riga, una
tavola che viene dal vecchio Piano. Credo sia indispensabile, condivido appunto
questa, sono molto felice di questa proposta, è necessario che ci sia una struttura
dedicata alla gestione di questo strumento. Noi abbiamo un impegno di assistenza,
l’abbiamo contrattualmente, ma l’abbiamo anche in termini morali, ci farà piacere
continuare la collaborazione con l’Amministrazione comunale,
ma adesso il
testimone che abbiamo gestito insieme in queste fasi, passa completamente o quasi
completamente nelle mani dell’Amministrazione, quindi questa scelta sarà
indispensabile. La prima cosa che faremo insieme saranno le prescrizioni esecutive
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che nei prossimi mesi approderanno al Consiglio comunale e sono uno strumento
piuttosto importante. Le più importanti riguardano, come vedete da questa tavola,
tutta l’area sud, quindi Cugno Sala per la residenza, viale Cannatello per il terziario, i
servizi, il commercio, tutto il grande comparto Dune per la residenza turistica e il
turismo e la ricettività di tipo alberghiero. Quindi ci rivedremo presto, continuando in
questo percorso che oggi non vede un punto terminale, un punto importante, ma in
realtà è un nuovo inizio.
PRESIDENTE CALLARI – Grazie, Ingegnere Giacobazzi per il suo esaustivo
intervento. L’Assessore Renato Buscaglia ha tanto aspettato, è giusto che
intervenga… Ingegnere, consente di far fare questa domanda dal momento in cui lei
si è iscritto a parlare? Prego, avvocato.
AVVOCATO TIMINERI – Grazie per avermi concesso la parola, ma più che altro
è per fare domanda all’Ingegnere Giacobazzi sull’attuabilità di questo Piano
Regolatore che lei in modo perfetto ci ha illustrato. Il dubbio che io espongo in
questo momento come professionista e come semplice cittadino è questo, e anche più
che un dubbio è anche una mia preoccupazione. Avuti gli strumenti, completato il
Piano Regolatore Generale, da studente universitario mi ricordo, e continuo dalla mia
professione di avvocato, ci sono le norme di attuazione previste nel Piano. Poi c’è
una fase in cui parliamo di prescrizioni urbanistiche, senza le quali il Piano
Regolatore Generale resta in una fase di Limbo. Ora ci sarà un impegno e c’è stato un
impegno già da parte del Sindaco, l’impegno di fare un ufficio Piano, ma volevo
chiedere: i professionisti incaricati hanno già predisposto delle prescrizioni
individuando le zone soggette a prescrizione e secondo quali criteri? E in ogni caso
quali saranno le intese sul piano operativo da parte del gruppo dei progettisti e
dell’Amministrazione perché si renda attuale e attuabile il Piano, non fra alcuni mesi,
ma fra un mese. Questa è la mia domanda.
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PRESIDENTE CALLARI – Grazie. Facciamo rispondere e poi interviene lei,
Assessore. Prego, Ingegnere.
INGEGNERE GIACOBAZZI
-
La gran parte delle previsioni del Piano
Regolatore sono attuabili direttamente. Dal decreto di approvazione il Piano è
attuabile. In alcune zone meno di quelle inizialmente individuate che erano prima 11,
poi 7, in alcune di queste zone, dove lo sviluppo riguarda porzioni di territorio molto
ampie o molto complesse, è previsto uno strumento attuativo di dettaglio, che viene
prima della possibilità di rilasciare le singole autorizzazioni. In particolare queste
prescrizioni, ho detto le più significative sono queste tre che vediamo qui Dune,
Cannatello e Cugno Sala. Su queste noi daremo delle linee generali di intervento,
studieremo più in dettaglio di come abbiamo fatto finora, ma la sostanza è quella che
vi ho già detto, i meccanismi perequativi per cui tutti i proprietari all’interno dei
comparti possono godere di una edificabilità di base di tutti, e questi strumenti
saranno pronti nel giro, sono in parte già pronti, ma saranno completati nel giro di
qualche mese. Su tutto il resto del territorio comunale si può intervenire o attraverso
piani di lottizzazione pubblici o privati, per esempio il caso di Palmentelle, ma nella
stragrande maggioranza del territorio comunale con interventi diretti, cioè ci saranno
dal decreto di approvazione molti cittadini, spero moltissimi, che avranno la
possibilità di realizzare gli interventi per i quali hanno atteso del tempo, magari
hanno fatto delle osservazioni, ottenendo del consenso da parte del Consiglio
comunale, ma questi interventi si potranno fare subito, il territorio compreso nelle
prescrizioni esecutive è una quota ridotta del territorio comunale, che però ha bisogno
necessariamente di una strutturazione intermedia tra il Piano Regolatore e
l’intervento singolo.
AVVOCATO TIMINERI – Grazie.
PRESIDENTE CALLARI – Assessore Ingegnere Renato Buscaglia, prego.
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ASSESSORE BUSCAGLIA – Grazie. Io sarò velocissimo perché è tardissimo e
volevo solo completare con alcuni impegni e rassicurazioni che l’Amministrazione si
sente di assumere in questa giornata che io ritengo straordinaria; straordinaria perché
portare a termine, a buon fine l’approvazione del Piano Regolatore era uno degli
obiettivi che l’Amministrazione Zambuto si era posta ed è un mandato specifico che
mi era stato assegnato dal Sindaco quando mi ha designato Assessore. Abbiamo
avuto un percorso che si è dilatato per motivi indipendenti dalle difficoltà,
dall’obiettiva volontà sia nostra che dell’Assessorato al Territorio e Ambiente perché
è intervenuta, vi ricordo, la norma che imponeva che i Piani Regolatori fossero dotati
di valutazione ambientale strategica. Per fortuna poi la Regione ha modificato la
norma per i Piani che fossero stati già a quella attuati, per cui tranne questa fase di
stasi che poi si è superata brillantemente, poi il percorso è stato proseguito con grande
attenzione, sia da parte dell’Amministrazione che dal nostro ufficio. Quindi questo io
ritengo che è un momento straordinario, un momento importante. Anche io mi
associo ai ringraziamenti per i nostri uffici, per il gruppo di progettazione
dell’Ingegnere Giacobazzi e dei suoi collaboratori per il Consiglio comunale che ha
dimostrato grande maturità nella fase di indirizzo e di valutazione delle
controdeduzioni al voto del CRU, ma anche degli uffici regionali. Chi legge le
istruttorie, i documenti istruttori e i voti che si sono succeduti da parte del Consiglio
regionale all’Urbanistica, si rende conto come sia stata molto approfondita e molto
attenta la valutazione e l’esame di questo progetto di Piano. In ultimo anche
l’Assessore Milone, mi tranquillizza molto il fatto che l’Assessore era pubblicamente
impegnato a una proposta di nuova normativa urbanistica, perché non c’è dubbio che
così come funziona adesso, noi ci troviamo di fronte a meccanismi aberranti che
fanno sì che un progetto di Piano che nasce alla fine degli anni 90, trovi
l’approvazione definitiva alla fine del primo decennio del terzo millennio, cioè dieci
anni per completare il processo di approvazione di un Piano. Chiaramente dieci anni
per un territorio come il nostro sono troppi, sono moltissimi. Quindi è chiaro che
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l’auspicio che formulava l’Assessore di ridurre i tempi dell’iter di approvazione di un
Piano non può che essere condiviso. Io dico che l’auspicio vada anche esteso al
sistema di pianificazione, che deve essere flessibile. L’evoluzione del territorio è un
fenomeno che non si può frenare, si può controllare, ma non c’è dubbio che se noi
riteniamo di poter bloccare, appunto, le trasformazioni del territorio, sbagliamo, le
possiamo soltanto accompagnare e guidare. Quindi, detto questo, la mia valutazione,
l’illustrazione che ha già fatto l’Ingegnere Giacobazzi è estremamente esaustiva,
naturalmente andrà approfondita di concerto con gli uffici. Io sono uno dei fautori,
dei sostenitori della necessità di attrezzare gli uffici in maniera da dare risposte certe
e tempestive all’istanza del cittadino, che se il cittadino non trova chiarezza, continua
a fare di testa sua. Quindi bisogna dare ai cittadini notizie certe, chiarezza, fare in
modo che chi può costruire possa andare a farlo con serenità e in tempi
ragionevolmente brevi, e su questo ci stiamo impegnando, c’è un impegno che già è
stato formalmente assunto dal Sindaco, quello di costituire un ufficio ad hoc per
gestire il Piano, quindi l’invito dell’Ingegnere Giacobazzi, che io già avevo ascoltato
in altre occasioni, è stato assolutamente raccolto nel senso che siamo convinti della
necessità di attrezzarci bene per gestire il Piano, dice giustamente l’Ingegnere
Giacobazzi, adesso la palla viene data all’Amministrazione, non c’è dubbio. Non c’è
dubbio e quindi noi dobbiamo dare risposte. Vedo che siamo già sulla buona strada
perché le preoccupazioni dell’Avvocato Timineri quando dice: cosa state facendo?
Vi state attrezzando per dare completa attuazione a questo Piano. Lo stiamo già
facendo, tant’è che già il gruppo di progettazione che aveva ricevuto l’incarico a suo
tempo sta già operando. Per quanto attiene alle competenze dell’Amministrazione
abbiamo previsto in bilancio le somme necessarie per gli onorari professionali, quindi
credo che su questa strada non dovrebbero esserci ostacoli. Vero è che le prescrizioni
esecutive risolveranno problemi di dettaglio importanti in zone che hanno rilevanza
sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista delle prospettive di sviluppo
socio – economico, sia anche perché saranno destinate ad aree che in qualche modo
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sono già state compromesse dallo sviluppo disordinato e incontrollato che ha
caratterizzato l’edificazione ad Agrigento negli ultimi decenni, però va pure detto, lo
ha già ribadito l’Ingegnere Giacobazzi, che in molti casi si potrà operare
direttamente. Il compito dell’ufficio non si esaurirà nella informazione corretta agli
utenti, ma dal decreto di approvazione l’ufficio verrà chiamato a formulare tutta una
serie di attività di pianificazione ad integrazione di quanto sia stato già fatto, per
esempio per quanto riguarda le ormai famose zone C4,
in cui l’Assessorato
nell’approvare la previsione fatta dai progettisti, ha comunque raccomandato una
attività da parte dell’ufficio di controllo e di pianificazione preventiva di dettaglio che
è chiaro che l’ufficio deve fare, perché se l’ufficio non dovesse dimostrare capacità di
dare attuazione a questa cosa in breve tempo, allora sarebbe tutto vanificato. Quindi
all’ufficio di Piano costituendo saranno affidati questi compiti, saranno affidati anche
ulteriori adempimenti che riguardano le zone B, le zone C, per esempio ma
ricordiamoci che è stato già detto come oggi siamo dotati di molti strumenti
urbanistici operanti, efficaci, ne manca qualcuno e su questi qualcuno che manca, mi
riferisco in particolare ai Piani Particolareggiati del rione di Santa Croce, del
quartiere di Santa Croce, del Piano Particolareggiato del quartiere di San Michele. Mi
pare che ci sia in itinere, l’Ingegnere di Francesco mi corregga, un Piano
Particolareggiato a Villaggio Mosè in fase di definizione o già definito, quindi c’è
tutta una attività nel campo pianificatorio che va completata. Quindi, è chiaro che se
noi vogliamo che questo Piano sia uno strumento veramente efficace e che possa
costituire il presupposto per il riavvio del volano economico della nostra città, è
chiaro che noi come Amministrazione dobbiamo essere pronti a dare le risposte che
la cittadinanza auspica e che si attende. Devo dire che anche il Consiglio comunale
sarà impegnato nei prossimi mesi in questa sfida, in questa scommessa, cioè quella di
dare concreta attuazione al Piano, perché le prescrizioni esecutive, ricordiamoci, e
anche la pianificazione del dettaglio che deve fare l’ufficio sulle zone C4 dovrà
essere approvata dal Consiglio comunale, quindi il Consiglio comunale si troverà a
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confrontarsi ancora con questi aspetti. Devo dire anche che siccome ricordiamoci, lo
dico, è un piano che nasce dieci anni fa, chiaramente è uno strumento che dobbiamo
interpretare dinamicamente, quindi ci saranno momenti in cui sarà necessario fare
degli aggiustamenti a questo progetto di pianificazione del territorio e questi
aggiustamenti devono passare necessariamente dal Consiglio comunale. Quindi,
questa è una sfida, è una scommessa che vede impegnate sia l’Amministrazione
attiva, sia l’intero Consiglio comunale. Io sono convinto che così come è avvenuto
nel recente passato, di concerto lavoreremo tutti assieme. Io devo dire al contrario di
quanto è stato detto in precedenza che il processo che ha portato dall’incarico la
formulazione del Piano ha visto coinvolta tanta gente, io non sono stato mai
coinvolto. Io sono un neofita di questo Piano, me ne occupo da un anno e mezzo e
sicuramente sono stato fortunato perché ho partecipato alla fase di definizione, di
approvazione, quindi alla fase più concreta alla fine. Quindi, sono molto contento di
essere oggi anche io un protagonista di questo percorso assieme a tutti voi, assieme,
ripeto all’Amministrazione, assieme al Consiglio comunale, assieme a tutti quanti
possono avere dato dei contributi nel passato che sicuramente lo daranno nel futuro e
devo dire che questa scommessa che ci accingiamo a vincere nei prossimi mesi, io
sono sicuro che la vinceremo, e sarà una scommessa che vinceremo nell’interesse
esclusivo della collettività. E su questo posso assicurare l’impegno mio e
dell’Amministrazione attiva. Grazie.
PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei. Ha chiesto di intervenire il Presidente
dell’Ordine degli Ingegneri, Ingegnere Di Rosa. Se ci sono altri interventi li
scriviamo ora così programmiamo anche la durata della seduta. Nessuno si iscrive a
parlare. Poi segue un brevissimo intervento del Sindaco e la chiusura della seduta del
Consiglio comunale. Prego.
INGEGNERE DI ROSA – Grazie, signor Presidente. Io volevo rimarcare che questa
giornata, dopo tantissimi anni, vede avere finalmente fine quello che era la
problematica che molti professionisti hanno vissuto in questi anni, quella di sentirsi
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dire dall’ufficio Tecnico una cosa strana, stranissima, cosa che non credo che possa
essere avvenuta in altri posti, nella richiesta di un certificato di conformità
urbanistica, di destinazione urbanistica, rispetto a quale piano questo certificato dovrà
essere rilasciato. Questo è un peccato originale che questo Piano ha avuto, che questa
chiamiamola procedura ha avuto. Io non voglio disconoscere i meriti di alcuno, però
un merito agli ordini professionali lo voglio rimarcare. C’è il rappresentante del
gruppo di progettazione, l’Ingegnere Giacobazzi. Con l’Ingegnere Giacobazzi ci
siamo incontrati tante volte e in tutte le occasioni noi abbiamo cercato di fornire il
nostro contributo, non solo degli ingegneri, quando dico nostro parlo anche a nome di
altri ordini professionali, tra l’altro qualcuno mi ha anche invitato a farlo, e il nostro
contributo è stato sempre un contributo al di là della colorazione politica, ma un
contributo che voleva essere sempre un contributo tecnico, tant’è che noi abbiamo
fatto tutta una serie di osservazioni sia come ingegneri, sia come architetti, sia come
agronomi, messi nero su bianco su carta e consegnati. Alcune di queste osservazioni
sono state recepite, altre non è stato possibile farlo, però oggi si mette fine, speriamo
per sempre, a una dualità, a una diversa possibilità di classificare una particella
catastale con una possibilità che era allucinante, in alcuni casi si poteva realizzare un
qualcosa, in altri casi se ne poteva realizzare un’altra, il professionista si trovava un
po’ dubbioso su tutto questo e noi l’abbiamo immediatamente segnalato. L’abbiamo
segnalato in una riunione con i capigruppo. Qualcuno dei presenti dei tecnici presenti
oggi era presente anche allora. Noi avevamo fatto rilevare che c’era un problema di
peccato originale, che probabilmente questo Piano, prima di diventare quello che era
diventato e di determinare sul territorio tutta una serie di inserimenti di edifici o
comunque di previsioni urbanistiche, doveva essere prima sottoposto quando fu
approvato in quella sera, in quel tour de force che vi ha visto i presenti, anche gli
assenti di quella volta impegnatissimi in una serie di giornate, di nottate, di lavoro,
nessuno vi vuole disconoscere questo, ma forse presi dalla fretta avevate avuto un
annebbiamento che aveva portato a una conclusione che poi non era quella che
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sarebbe dovuto diventare, cioè un prendere atto di quelle che erano le osservazioni e
da quelle osservazioni poi vedere se era possibile tradurle in fatti concreti. Uno dei
partecipanti a quella riunione lo vedo qui, era l’Ingegnere Lauricella, che capì, forse
perché anche lui è un tecnico, quale era il problema che noi cercavamo di sollevare
quel giorno. C’era anche all’epoca il Presidente del Consiglio Di Maida presente.
Giovanni, ti ricordi? Eravamo proprio nella tua stanza. Noi cercammo di sollevare il
problema. L’abbiamo fatto con le forze che avevamo, con la nitidezza delle
intenzioni, senza volere arrecare pregiudizio o danno alcuno, ma con la
consapevolezza che probabilmente si era fatto un passaggio che non si doveva fare
quel giorno. Però, in un modo o in un altro si è tirati a campare fino ad oggi.
Speriamo che questo sia il punto finale di quello che ha visto un problema il
professionista. Una cosa la vorrei ribadire in tutto questo: il Piano ce l’abbiamo
adesso. È un Piano che finalmente è operativo a tutti gli effetti. Guardare indietro l’ho
fatto in questo momento. Ora vorrei andare avanti. Questo Piano forse è anche un
poco superato rispetto a quando è stato redatto, però non c’è la colpa di nessuno e di
tutti assieme. Forse è anche la colpa di una normativa. Probabilmente si dovrebbe
snellire la normativa, come diceva prima l’Assessore Milone. Siamo ancora ancorati
a una legge 71 del ‘78 e prima ancora alla legge madre, a quella del 42, la 1150. Si
dovrebbe rivedere completamente tutta la norma urbanistica del nostro Paese, e in
special modo in Sicilia, visto che lo possiamo fare, perché dico questo? Perché in altri
casi a una norma analoga che vige come in Sicilia la 1150, anche se corretta, anche se
rivista alla 71 del ‘78, in altri casi c’è stato un lavoro più snello che ha consentito in
altri posti di avere i Piani Regolatori in tempi ragionevoli, in tempi molto più
ragionevoli. Probabilmente per un insieme di fattori, il professionista che ritarda un
attimo, l’Amministrazione che ritarda un altro attimo, l’ufficio Tecnico che ritarda un
altro attimo ancora. Gli attimi si fanno anni, si fanno decenni e non ce ne accorgiamo
e si ritroviamo con un Piano Regolatore che è già di 10 anni, è già nato di 10 anni,
non è nato stamattina, non è nato ieri. E questo comporta i suoi problemi, problemi
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che poi si riflettono sia sulla cittadinanza, sia sull’Amministrazione, tant’è che
abbiamo cambiato qui tre Amministrazioni, tre Sindaci. Ebbene, vuol dire che c’era
qualche cosina che poteva forse essere accelerata da parte un poco di tutti.
Certamente
forse
anche
noi
professionisti
avremmo
dovuto
forse
avere
un’accelerazione. Architetto Campanella, lei ha ragione, però un attimino del tempo
lo vorrei avere per esprimere da un canto la soddisfazione di avere finalmente
sgombrato il campo, di avere uno strumento urbanistico, ma al tempo stesso di fare
un poco di autocritica o non da solo, insieme a tutti coloro che hanno avuto una parte
in questo, diciamo così, film, dagli attori principali che sono stati i professionisti che
hanno lavorato nel gruppo di progettazione, a coloro i quali si sono espressi su tutti
gli elementi di questo Piano, non io escluso, visto che all’epoca l’ho istruito io questo
progetto dal punto di vista Genio Civile e per questo lo conosco un attimino un po’ di
più. Noi abbiamo avuto problematiche notevoli su questo Piano. È stato citato prima.
Non è un territorio assolutamente semplice il nostro, è un territorio che raggruppa
tante problematiche. Abbiamo segnalato i problemi che aveva la viabilità, viabilità
che non si sposava alla perfezione con altri strumenti all’interno del Piano che
avevano problemi di viabilità. Io feci notare all’Ingegnere Giacobazzi il problema
della viabilità che confliggeva con quella di uno strumento diverso, ma al suo stesso
interno. Se lo ricorda, Ingegnere Giacobazzi? Eravamo a casa San Filippo, lei in quel
momento, stranito da questa mia affermazione, poi ha verificato lo strumento
urbanistico generale, il PRG dava una viabilità per un’area che era quella del Parco e
lo schema di Piano del Parco ne dava un’altra. Probabilmente qualcuno sarebbe
arrivato all’ingresso del Parco e si sarebbe, se applicavamo quello, fermato perché
non sarebbe potuto passare. Poi questo voi l’avete sistemato. Questo per dire che gli
ordini sono stati attenti a queste problematiche, ma forse non hanno avuto l’energia
necessaria per poter cambiare un’altra serie di cose che sarebbero forse non dico
divenute migliori, ma probabilmente forse potevamo anche accelerare anche di più
questo processo. Però noi ci sentiamo anche corresponsabili, ma anche ci sentiamo,
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visto che si sta celebrando oggi la nascita di un PRG, la nascita di uno strumento che
dovrà regolare il nostro territorio, ci sentiamo anche un poco meritevoli in quello che
abbiamo e demeritevoli in quello che non abbiamo fatto. Io ho sentito molti
consiglieri comunali che si sono cimentati da questo microfono. Tutti abbiamo fatto
un po’ l’autoincensazione di noi stessi. Probabilmente da qui dovrebbe partire il
nuovo modo di fare osservazione alle cose che ci riguardano, dire forse abbiamo
avuto un poco torto tutti in tutta una serie di situazione, anziché dire: abbiamo avuto
ragione io, lui, lui e l’altro e quello ha fatto male. Se il Piano Regolatore ha avuto un
iter, tredici anni, forse anche di più, undici anni dall’incarico, mi corregge
l’Ingegnere Giacobazzi, visto che lui le date le tiene meglio di me, vuol dire che un
problema c’è. Una cosa analoga 11 anni come periodo è successo a Faenza. A Faenza
in 10 anni hanno dato l’incarico, hanno approvato il Piano, lo hanno variato 29 volte,
29 varianti e lo hanno concluso con tutte le opere che erano comprese all’interno.
Speriamo che magari in altri 10 anni finiamo quello che si è previsto in questo Piano.
Questo per darci un’accelerazione tutti, perché tutti ci regoliamo a essere propositivi
anziché dire: siccome questa è una cosa che proponi tu, io questa non te la faccio
fare, come tante cose che si stanno verificando in tutto il periodo in cui mi trovo io a
essere Presidente di un Ordine. Io ora ho un osservatorio particolare da cui riesco a
vedere tutta una serie di cose che probabilmente il cittadino non riesce a vedere,
probabilmente. Speriamo che questo cambi anche il modo di agire anche a livello di
uffici tecnici. Dice: cosa è un Piano? È un modo come mettere un punto e non
abbiamo più le scuse di tante altre cose, che qui si sono viste e si sono succedute, a
partire da questa situazione dove siamo rimasti in pochissimi. Ce lo chiediamo per
quale motivazione? Forse perché è l’una o forse perché il Piano Regolatore se lo
aspettavano qualche anno fa e quindi per loro non è più motivo di notizia?
PRESIDENTE CALLARI – La cosa non sta proprio così, lasciamo perdere e
andiamo avanti. Dal momento in cui nessun altro vuole intervenire a parlare per
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chiarimenti, suggerimenti o altri interventi, la parola la cedo volentieri al signor
Sindaco per la chiusura finale.
SINDACO ZAMBUTO – Intervengo nuovamente a chiusura dei lavori del
Consiglio comunale per esprimere il mio sentito ringraziamento ai partecipanti di
questa importante riunione del Consiglio comunale. Dagli interventi di ognuno è
emersa la rilevanza di questo momento e soprattutto sono emerse da un lato le
preoccupazioni e dall’altro lato l’ansia, dall’altro lato ancora la volontà finalmente di
avere con un piano che è stato approvato, renderlo il più presto possibile applicabile e
il più presto possibile concreto e reale. Io dal mio punto di vista assicuro pienamente
che così come siamo stati attenti e vigili nel fare in modo che nel brevissimo tempo
necessario, appunto, tutte le carte fossero portate a Palermo, sulla vicenda delle
osservazioni sulle quali il Consiglio comunale si è misurato, siamo stati attenti a che,
appunto, a Palermo, appunto, arrivasse la voce della città di Agrigento, proprio
perché questa è stata la grande volontà della città, cioè quella che venisse accolta una
nuova vocazione e soprattutto un grande desiderio, quello di realizzare e costruire a
sud, quello di una nuova e migliore organizzazione che vedesse tutta la città unita.
Ebbene, a fronte di questo io mi prendo l’impegno immediatamente di realizzare
insieme con gli uffici, l’ufficio del Piano, del Piano Regolatore Generale, di andare
immediatamente a dare l’incarico ai progettisti perché provvedano nel fare le
prescrizioni esecutive, questo lo realizzeremo nel più breve tempo possibile per dare
concretezza e attuazione a questo importante strumento di pianificazione urbanistica.
Il mio ringraziamento va ai progettisti, va agli uffici, va agli ordini, va a coloro che
hanno contribuito, a tutti i cittadini che hanno contribuito partecipando alla stesura,
alla definizione di questo Piano Regolatore Generale. Il mio ringraziamento va al
Consiglio comunale.
Sono convinto che insieme continueremo a spenderci per
questa città, continuando a creare opportunità importanti che finalmente diano ad
Agrigento quella dimensione a cui questa città da tempo lavora. Grazie, Presidente.
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PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei, signor Sindaco. Io ringrazio tutti coloro
che sono intervenuti, che hanno dato sempre una migliore, maggiore qualità a questa
seduta del Consiglio comunale. Finisce l’iter del Piano Regolatore, inizia da oggi la
fase più importante, quella del rilancio economico del nostro territorio agrigentino.
Grazie a tutti e buona giornata.
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