Comune di Agrigento Seduta del Consiglio Comunale del 14 Novembre 2009 PRESIDENTE CALLARI – Buongiorno, iniziamo la seduta di questo Consiglio comunale. La presenza dei consiglieri comunali sta per essere rilevata dal Segretario Generale. C’è il numero legale per iniziare. Quindi inizio dicendo che ho l’onore di dare via a questa storica seduta del Consiglio comunale di Agrigento e do il benvenuto all’Onorevole Mario Milone, Assessore Regionale al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, a Sua Eccellenza il Prefetto, ai Sindaci di questa città, al dottore Aldo Piazza, agli ordini professionali, ai miei predecessori, al Presidente del Consiglio comunale di quando è iniziato l’iter del Piano Regolatore, alla dottoressa Maria Pia Vita e a Giovanni Di Maida dell’ultima consiliatura. Un ringraziamento a lei, signor Sindaco Marco Zambuto, alla sua Giunta. Colleghi Consiglieri, cittadini di Agrigento, dicevo che questa è una seduta storica del Consiglio comunale in quanto finalmente Agrigento ha il suo Piano Regolatore. È stato il frutto di tre Amministrazioni che hanno visto il Sindaco Sodano dare l’incarico per la redazione di questo importantissimo strumento urbanistico e seguirlo fino alla fine del suo mandato. Il Sindaco Aldo Piazza che ha mantenuto addirittura la delega all’Urbanistica fino a quando non è stato approvato in Consiglio comunale. Il Sindaco attuale Marco Zambuto che ha chiuso veramente in bellezza le ultime e decisive fasi all’approvazione definitiva da parte dell’Assessorato regionale. È stato il lavoro di tre grandi Consigli comunali e delle le tre Commissioni consiliari competenti e voglio ricordare i Presidenti che ho appena citato, i consiglieri comunali agrigentini che hanno scommesso e vinto affinché Agrigento si dotasse del suo Piano Regolatore Generale, affinché si mettesse fine alla parola speranza e si desse spazio alla parola rilancio economico, perché oggi Agrigento è in grado di scommettere sul 1 rilancio economico del territorio, attraverso l’edilizia ordinata e legale, attraverso il rilancio del turismo con nuovi altri numerosi posti letto lungo il litorale sanleonino, che significa in termini pratici il rilancio dell’intera economia agrigentina. Un Piano Regolatore cucito su misura sulla volontà degli agrigentini che hanno preteso, attraverso i validi interventi dei consiglieri comunali di abitare a sud della città di fronte al Mar Mediterraneo, PRG, Piano Particolareggiato del centro storico, quest’ultimo fortemente voluto e riesumato dal Sindaco Piazza, unitamente al Piano strategico del Sindaco Zambuto che permetterà di usufruire dei finanziamenti europei, sono i tre assi che permetteranno ad Agrigento di rialzare non solo la testa, ma anche la propria posizione nelle graduatorie nazionali per i servizi erogati, la vivibilità e il reddito pro capite, oggi tenuto ai minimi livelli dalla mancanza di investimenti nel territorio. Sì, perché da oggi inizia la nuova fase che fa posto agli investimenti, sia da parte di cittadini che intendono costruire sui loro lotti di terreno, sia da parte di imprenditori che vogliono scommettere sul nostro territorio per il rilancio dell’industria del turismo che lo vede fiorente di ricchezze archeologiche, oltre al sole e al mare un grande business. Ma il valore aggiunto di sicuro lo faranno gli agrigentini, vogliosi di scommettere sulla tanto martoriata loro terra. Questo significa lavoro per se stessi e per i propri figli, un futuro più roseo e meno incerto. E se aggiungessimo l’aeroporto? Beh, il solo pensiero mi mette i brividi, perché il realizzarsi di questo poker sarebbe il grande rilancio di Agrigento e degli agrigentini. Io ci credo e dobbiamo crederci tutti perché uniti si è più forti. Un ringraziamento particolare va ai tecnici di questo Comune, e lasciatemelo dire per la sua presenza, l’allora Assessore Carmelo Settembrino, Assessore dell’Amministrazione Sodano e Piazza, e dicevo i tecnici di questo Comune che con grande professionalità hanno contribuito al successo di questo PRG. Ricordo i responsabili del Piano, Architetto Calogero Campanella, oggi più Noto Campanella per l’impegno profuso. I suoi collaboratori, l’Architetto Luparello, il Geometra Pisano, l’Ingegnere Di Francesco, l’Ingegnere Principato, l’Architetto Baio oggi in pensione e tutti coloro, scusatemi se 2 ne dimentico qualcuno, che hanno effettivamente e fattivamente collaborato alla stesura di questo importante Piano. Non voglio dilungarmi oltre per dare la possibilità agli altri di parlare. Non posso che concludere sottolineando che oggi è il momento di osare. E noi tutti siamo pronti per fare ognuno la nostra parte, politici, imprenditori, cittadini tutti. Da Presidente non posso dire che bravi, bravi, bravi a tutti quei consiglieri comunali che hanno seguito le varie fasi per l’approvazione del Piano Regolatore. Hanno contribuito a migliorarlo e a renderlo più a misura di uomo, dell’uomo agrigentino. Un augurio di un ottimo futuro ad Agrigento e agli agrigentini, perché ritengo che oggi sia un giorno di festa. Signor Sindaco, le cedo la parola ben volentieri. SINDACO ZAMBUTO – Grazie, signor Presidente, onorevole Assessore, eccellenza signor Prefetto, Consiglieri comunali, città tutta. È veramente con particolare emozione che oggi insieme presentiamo il Piano Regolatore Generale della città di Agrigento agli agrigentini. Un Piano Regolatore Generale, lo diceva bene il Presidente del Consiglio, che ha visto confrontarsi all’interno di questa aula tutta la classe politica della città di Agrigento aperta al confronto, con gli ordini professionali, con le associazioni, con i cittadini. Un grande confronto che ha portato finalmente oggi a una data storica, quella dell’approvazione del nuovo Piano Regolatore Generale. Dopo il Piano Regolatore Generale del 1979 oggi portiamo a termine un lavoro che ha visto l’inizio nel 1994 – ‘95 e che ha visto impegnati diversi Consigli comunali, tre Consigli comunali, tre Amministrazioni comunali. È con particolare piacere che saluto oggi qui la presenza dei miei predecessori, del Sindaco Piazza, del Presidente del Consiglio comunale Giovanni Di Maida, a testimonianza del fatto che su questo nuovo disegno che ha riguardato la città di Agrigento si è scommessa un’intera città e c’è stato un lavoro, caro Assessore, che ha visto coinvolta una intera città che ha voluto con questo nuovo Piano Regolatore Generale andare soprattutto a dare delle risposte a quella che era la vocazione degli agrigentini. Un Piano Regolatore Generale che oltre a disegnare questo risanamento ambientale è 3 andato a investire su quella che era l’area naturalmente vocata degli agrigentini. La presenza dell’Assessore regionale oggi qui è particolarmente gradita, anche perché devo dire la gratitudine sta proprio nel fatto che gran parte delle osservazioni che questo Consiglio comunale ha presentato nell’agosto scorso sono state quasi tutte interamente recepite dall’Assessorato regionale, dall’Assessore Milone, proprio perché andavano nella direzione di una volontà della città, degli agrigentini di volere riordinare, risanare, ma allo stesso tempo volere realizzare un momento di sviluppo economico. Quindi, dicevo, uno strumento partecipato a cui hanno partecipato diverse Amministrazioni comunali e diversi Consigli comunali. Se pensiamo infatti che con la deliberazione N. 21 del 13 febbraio del 1996 il Consiglio comunale approvava le direttive generali da osservarsi nella stesura del Piano Regolatore Generale, successivamente con il contratto dell’8.11.97 veniva affidato l’incarico al raggruppamento di imprese e professionisti rappresentato nella qualità di capogruppo degli esperti dal professore Giuseppe Imbesi e quale società mandataria dalla Società italiana di Ingegnere Politecnica, dal Presidente e legale rappresentante di quest’ultimo Ingegnere Gabriele Giacobazzi che saluto e che è stato estremamente attento e vicino nel corso, nel prosieguo degli anni alle istanze che arrivavano dal Consiglio comunale. I professionisti incaricati in data 28.05.99 presentavano lo schema di massima e il Consiglio comunale con deliberazione N. 78 nella seduta del 03.08.1999 adottava le proprie determinazioni sullo schema di massima, dando mandato ai progettisti per la stesura definitiva del Piano Regolatore Generale. Nell’anno 2000 veniva presentato il progetto del nuovo PRG e avviato l’iter amministrativo proprio per la trasmissione in Consiglio comunale e per l’adozione a norma di legge dell’atto stesso, atto che viene approvato con la delibera N. 54 del 2004. Sto indicando l’iter formativo di questo strumento urbanistico, a testimonianza del fatto che vi è stato un confronto continuo nella sua elaborazione, che ha visto tante scelte che sono racchiuse in questo strumento urbanistico, le ha viste condivise, le ha viste affrontate, ha visto un dibattito acceso che questa classe dirigente è stata in 4 grado di affrontare. Il PRG viene adottato con modifiche e integrazioni a seguito di emendamenti approvati dal Consiglio comunale che hanno necessariamente comportato una nuova stesura del Piano Regolatore Generale stesso, che è stato rimodulato proprio secondo le indicazioni del Consiglio comunale. E quindi il PRG così rimodulato è stato nuovamente esaminato dal Consiglio comunale, che con la delibera N. 108 del 2005 ha definitivamente adottato lo strumento di pianificazione, completata la fase di pubblicazione d’esame delle osservazioni nel mese di marzo del 2007 il Piano Regolatore Generale, veniva trasmesso all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente per la approvazione definitiva. E poi la storia è quella dei giorni nostri. In data 30 ottobre 2009 veniva approvato dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente il nuovo Piano Regolatore della città. Quindi, dicevo, un iter che ha visto la partecipazione e il confronto di un’intera città, di una intera classe dirigente. È stata l’occasione di una profonda riflessione per creare migliori qualità urbanistiche dei tessuti insediativi e soprattutto è stata l’occasione per fare una riflessione profonda su come la città era cresciuta con il Piano Regolatore Generale del 1979 e vedere in che termini si doveva proiettare con il nuovo Piano Regolatore Generale, soprattutto è stata l’occasione nella quale, rispetto alle scelte che erano state fatte nel 1979, la città voleva una crescita e una espansione sul fronte sud orientale e non così come era stato previsto a nord della città stessa. E quindi una profonda occasione di riflessione per legare le varie parti che nel frattempo erano state costruite e realizzate, legare le varie parti per conformare la città proprio come un organismo unitario. E allora, con questo obiettivo, e cioè quello di legare nuovamente la città, di realizzare un risanamento ambientale che il nuovo Piano Regolatore Generale ha voluto dare alla città, ha voluto riconfermare alla città di Agrigento quel ruolo che le spetta come capoluogo di provincia, un ruolo direzionale, un ruolo strategico, al fine di attualizzare il valore culturale unico delle vestigia che si sono diffuse e stratificate sul suo territorio, una occasione e soprattutto un momento in cui mettere in atto una attenta opera di risanamento ambientale che diciamo è stata 5 tutt’altro che facile, proprio a fronte della pericolosità delle situazioni morfologiche e geologiche nelle aree a forte valenza insediativa. Si è avuta la capacità, e questo va riconosciuto ai tecnici che hanno avuto la capacità di fare diventare norme, fare diventare modelli applicativi quelle che erano esigenze che venivano dal Consiglio comunale, cioè introdurre un corso differente delle politiche edilizie, volto più al recupero, alla ristrutturazione, alla riqualificazione del patrimonio abitativo, che non al suo ulteriore indifferenziato ampliamento, e cioè si è avuto proprio ad Agrigento la sfida di coniugare, di riuscire a coniugare nella diffusione insediativa le esigenze della città moderna con quelle della città consolidata. E infatti questa è stata la sfida che lungo questi anni abbiamo portato avanti, la capacità cioè di riuscire a tenere insieme il binomio retto da trasformazione e conservazione, che ha portato a una diversa e più stretta correlazione tra le convenienze economico sociali e l’assetto territoriale, urbanistico e ambientale, in grado di riflettere in modo non marginale scelte di Piano Regolatore Generale legate anche e soprattutto a un consenso diffuso e non solo imposte in forma dirigistica. Ogni luogo del territorio agrigentino ha richiesto grandissima attenzione nelle ipotizzate esigenze di recupero, ma soprattutto ha richiesto l’invenzione di forme e di modi inediti per potere riuscire a coniugare passato, presente e futuro delle vestigia che li compongono, nell’obiettivo di determinare migliori condizioni di produttività urbana e garantire adeguata qualità abitativa per i propri abitanti. Allora, in questa sfida che il Consiglio comunale ha accolto, si è andato a realizzare un piano che grazie ai tecnici, agli uffici comunali, all’ufficio del Piano comunale, ai progettisti incaricati, è riuscito a realizzare ed è riuscito a mettere in atto una impostazione dello strumento urbanistico innovativa, che si è contrapposta alla tradizionale zonizzazione rigida di tipo monofunzionale, in particolare un Piano Regolatore Generale che è riuscito a garantire un elevato livello di integrazione funzionale in tutti i casi in cui occorre intervenire su temi complessi e di rilevanza strategica, facendo anche ricorso alla procedura dell’accordo di programma, un sufficiente grado di flessibilità sia rispetto alla pluralità dei 6 fabbisogni, sia rispetto alla necessità di non vincolare nell’immediato iniziative di sviluppo che non sono totalmente prevedibili a priori, un ampio ricorso a forme di compartecipazione, di soggetti pubblici e privati, l’utilizzazione diffusa dello strumento della perequazione dei diritti immobiliari, assegnando a tutti i proprietari del comparto o dell’ambito di intervento integrato un indice edificatorio proporzionale alle quote possedute dai singoli, sostanzialmente il PRG generale ha mantenuto la sua impostazione di base che ha previsto uno sviluppo urbanistico per i prossimi venti anni lungo l’asse sud – ovest, interessando le zone di Cannatello e del fiume Naro, assecondando la naturale vocazione degli agrigentini, prevedendo altresì una ricucitura del tessuto edilizio esistente, a nord della città, con la riqualificazione dei quartieri di San Michele, di San Giusippuzzo e di Fontanelle, creando attraverso la zona di Madonna delle Rocche una connessione diretta con il cuore della città e con il suo centro storico, un’ulteriore ricucitura del tessuto urbano esistente prevista nella zona del Villaggio Mosè e di viale Cannatello, attribuendo a questi due ambiti una nuova valenza urbanistica, con incremento dell’edilizia residenziale, delle attività commerciali che in atto esistono e dei relativi servizi e attrezzature necessarie per il vivere civile. Particolare attenzione finalmente in questa opera di ricucitura e di valorizzazione complessiva del territorio all’area vocata naturalmente per la destinazione turistica, con previsione di sviluppo lungo la fascia costiera delle Dune, di fiume Naro, di Zingarello, creando i presupposti per attirare operatori economici locali, nazionali e anche stranieri, al fine di un effettivo rilancio dell’economia. Particolare importanza è stata data con lo strumento di riordino delle aree compromesse e per l’effettivo sviluppo dell’economia locale, la nuova formula che ha interessato le case con orto, sottozone C4, che tramite le lottizzazioni convenzionate i privati potranno gestire l’edificazione nel rispetto delle norme previste dal PRG e finalmente vedere concretizzata la possibilità di realizzare la propria residenza nel rispetto delle norme e del territorio. Questo necessariamente deve vedere la collaborazione tra le proprietà nei comparti di sviluppo, l’edificabilità 7 è attribuita a tutte le proprietà, indipendentemente dalla specifica destinazione. Nei progetti di comparto saranno definiti i meccanismi di compensazione. Insomma, con il nuovo Piano Regolatore Generale per la città di Agrigento si presenta una grande opportunità, per una nuova fase di sviluppo socio - economico che non possiamo fare fallire. Da oggi, e così come abbiamo fatto fino oggi, dipende da ognuno di noi, ognuno per la propria parte cercare di applicare al meglio gli indirizzi e le indicazioni programmatiche contenute nel suo interno. A tal proposito voglio ribadire con forza come da parte di questa Amministrazione e del sottoscritto sarà data rilevanza alle fasi di avvio, di gestione e applicazione del nuovo Piano Regolatore Generale nell’ambito del territorio comunale, sia in termini di rilascio delle singole concessioni edilizie, sia in termini di progettazione delle grandi opere pubbliche previste, come ad esempio il nuovo sistema viario che si raccorda con la viabilità esistente e le nuove infrastrutture pubbliche di servizio alla collettività. Fin da subito l’Ingegnere Giacobazzi avrà il mandato per presentare entro brevissimo termine le prescrizioni esecutive previste dal Piano Regolatore Generale al fine di rendere immediatamente esecutivo l’intero PRG nell’ambito del territorio comunale, in modo tale da potere dare risposte concrete a quanti hanno pazientemente atteso nel corso di questi ultimi venti anni la possibilità di realizzare la propria abitazione nel rispetto delle norme. È intendimento mio condiviso dall’Amministrazione, dall’Assessore Buscaglia procedere a breve termine insieme con gli uffici a costituire un apposito ufficio di gestione del Piano Regolatore Generale, di tutti gli adempimenti amministrativi ad esso connessi, in modo tale da potere avviare la macchina burocratica concretamente e avere la cittadinanza intera, un punto di riferimento diretto presso l’ufficio Urbanistica del Comune per la risoluzione di eventuali problemi di applicabilità delle norme del PRG, ma soprattutto per avere un punto di riferimento importante per l’applicazione del nuovo strumento urbanistico. Per dirla in maniera chiara realizzeremo il nuovo ufficio di Piano affinché si dia immediata applicazione allo strumento che oggi consegniamo alla città di Agrigento. In 8 particolare siamo di fronte a un momento che veramente oggi consente alla città di Agrigento di avere finalmente a disposizione il nuovo Piano Regolatore Generale, che se lo consideriamo unito al Piano Particolareggiato del centro storico che è stato finalmente approvato nel novembre del 2007, che se lo consideriamo insieme al Piano strategico, finalmente la città di Agrigento ha tutta la strumentazione pianificatoria necessaria per potere partecipare ai bandi e potere finalmente recuperare le risorse comunitarie. Una sfida questa di cui già l’ufficio comunale, gli uffici comunali hanno dimostrato di sapere cogliere, perché la presentazione che gli uffici hanno fatto nelle scorse settimane e negli scorsi mesi in collaborazione con altri enti ha dimostrato come vi sia all’interno della nostra struttura comunale, capacità, risorse, intelligenze in grado di competere. È proprio così, caro Mario, vi è una nuova classe dirigente, un nuovo spirito che ha coinvolto gli uffici, che ha visto partecipare tutta una città che vuole competere insieme con tutte le altre. Oggi abbiamo tutte le carte in regola per riuscire a competere e così riuscire a partecipare, e le prossime settimane saremo impegnati a raggiungere questi obiettivi, dicevo riuscire a partecipare ai bandi comunitari che sono stati finalmente pubblicati dalla Regione siciliana. In questo senso l’appuntamento che insieme abbiamo con il Consiglio comunale, con gli uffici, con la città intera sarà quello finalmente di vedere la progettazione realizzata e successivamente finanziata. Per fare questo abbiamo bisogno di continuare a mettere tutta la determinazione, la volontà e soprattutto l’amore che ognuno di noi ha messo lungo questi anni. Ed è proprio per queste ragioni che il mio ringraziamento sentito va a tutti coloro i quali, amministratori comunali, consiglieri comunali, uffici, dirigenti, tutta la città che ha dato un contributo notevole affinché oggi Agrigento venisse dotata di questo nuovo strumento pianificatorio. Siamo convinti del fatto che da qui parte la nuova sfida per i prossimi anni, a cui sapremo sicuramente rispondere con la capacità e soprattutto con l’amore che ci lega a questa terra, grazie. 9 PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei, signor Sindaco. Ho il piacere e l’onore di dare la parola all’Assessore Regionale Onorevole Avvocato Mario Milone, prego. ASSESSORE MARIO MILONE – Grazie, signor Presidente. Io devo dire che mi sento particolarmente emozionato, ma nello stesso tempo onorato di partecipare a questa seduta che è stata dichiarata storica e mi unisco a questa considerazione, a questa rappresentazione della giornata. E sono particolarmente onorato e felice di essere con voi perché ho dato un modesto contributo per la riuscita e soprattutto per dare alla città di Agrigento uno strumento urbanistico che la città stessa attendeva da parecchi anni. Poc’anzi ho detto ad un giornalista che tra i miei primi atti, e sicuramente l’atto più importante a cui io ho partecipato e per il quale ho speso numerose energie è proprio il Piano Regolatore Generale di Agrigento. Io ricordo qualche settimana fa ho incontrato il Sindaco di Agrigento, è venuto a trovarmi in Assessorato, rappresentandomi l’esigenza che più volte era stata rappresentata anche da altri miei predecessori. Ma ricordo in quella occasione assicurai al Sindaco, all’amico Marco Zambuto, il mio più grande interesse, la mia più grande attenzione perché si addivenisse a tagliare un traguardo così importante come quello che celebriamo oggi. Ma devo dirti, caro Sindaco, che oggi a mio avviso si celebra un grande evento, un evento a cui io attribuisco una doppia valenza, una valenza strettamente culturale nel senso che l’evento di oggi a mio avviso contribuisce ad implementare ed ad acclarare ancora di più il tessuto connettivo culturale della vostra comunità. Ma un’altra valenza sul piano della informazione, sul piano dell’approfondimento di temi importanti come sono quelli che ineriscono al territorio, al vostro territorio. Vedete, io ho sempre pensato da tecnico, prestato alla politica, che la tutela del territorio, così come la tutela dell’ambiente, non può essere considerata appannaggio di una parte politica piuttosto che di un’altra. La tutela del territorio e la tutela dell’ambiente devono potere entrare nel DNA di ciascuno di noi. Ho sentito poc’anzi dire e parlare di un Piano Regolatore Generale che è stato cucito su quelle che sono le esigenze del territorio, cucito su quelle che sono le esigenze dei cittadini. 10 Ho sempre pensato al Piano Regolatore Generale come un abito che deve potere essere indossato con le dovute misure, con le dovute differenze da quelli che sono i fruitori, da quelli che sono i veri attori del territorio, cioè i cittadini. E ho voluto essere presente per manifestare e rappresentare a voi tutti, Sindaco, signor Presidente del Consiglio, l’attenzione dell’Amministrazione regionale, e consentitemi la mia attenzione personale nei vostri confronti di rispetto delle istituzioni. E ve lo dice una persona che per otto anni ha rivestito la carica di Assessore all’Urbanistica del Comune di Palermo e di Vice Sindaco, quindi mi sento a casa, in un’aula di Consiglio comunale dove sono stato per otto anni a interloquire con il Consiglio comunale, mi sento di ritornare nella mia casa. La città di Agrigento, lo dico senza enfasi, mi appartiene un poco, perché per circa dieci anni ho insegnato al Polo Universitario di Agrigento Diritto Urbanistico. Io sono avvocato, vengo dalla facoltà di Architettura di Palermo, dove da appena 35 anni insegno Diritto Urbanistico e per 10 anni il mio Preside della facoltà di Architettura mi ha pregato di fare un modulo anche qui di Diritto Urbanistico presso il Polo Universitario, che gode di grande fama, gode di grande prestigio e mi sono sentito onorato di apportare i miei… il mio modesto contributo, le mie modeste competenze anche all’interno del Polo universitario. Ora sono in aspettativa obbligatoria come componente del governo regionale, ma appena finirà questa mia avventura politica, ritornerò all’insegnamento universitario. Non so quanto durerà la mia avventura, in realtà è iniziata 10 anni fa, caro Sindaco, doveva durare un anno, però poi sono trascorsi dieci anni e ancora sono qui. Spero di potere continuare a dare il mio contributo. Ma voglio tornare al ruolo della Amministrazione regionale. Il ruolo dell’Amministrazione regionale deve essere quello del supporto alle istituzioni locali, supporto nel senso della offerta della collaborazione, della sinergia tra le istituzioni. Io credo che tra l’Amministrazione regionale e gli enti locali, le istituzioni locali debba esserci una forte sinergia, sinergia intesa non soltanto come un dovere istituzionale, ma come una necessità imprescindibile, indispensabile, perché da questa sinergia non possono che nascere 11 esiti fruttuosi per lo sviluppo del territorio. Qualsiasi ipotesi di processo di sviluppo socio economico, sostenibile di un territorio non può prescindere da uno stretto e virtuoso coniugio tra le istituzioni, in particolare tra la istituzione regionale e la istituzione degli Enti Locali. Ecco la ragione, la motivazione della mia presenza che ho voluto fortemente qui insieme a voi. Sono consapevole, infatti sono certo che accanto a una buona pratica di lavoro sul campo da parte dell’Amministrazione regionale, sia necessario interloquire in una visione interdisciplinare con tutte le istituzioni locali che siano in grado di offrire un valore aggiunto alla attività della Pubblica Amministrazione, che siano in grado di offrire una giusta chiave di interpretazione dei sistemi di trasformazione urbanistica ed ambientale del territorio. Io penso al Piano Regolatore Generale come lo strumento urbanistico per antonomasia, che nella scala della pianificazione verticistica nazionale occupa un posto prioritario. Il Piano Regolatore Generale è lo strumento che è finalizzato a disciplinare l’uso razionale delle risorse del territorio, nonché conservare quelle presenze territoriali, artistiche, culturali, architettoniche che sono presenti nel territorio. Hai detto bene, Marco, un Piano Regolatore Generale deve potere coniugare conservazione e sviluppo. Vedete, a qualcuno può sembrare che le due accezioni siano antitetiche fra di loro; non lo sono, ove per conservazione si intende porre in essere tutte quelle attività che sono finalizzate a una migliore valorizzazione, ad una migliore fruizione del patrimonio culturale che è molto forte, è molto presente nel vostro territorio, fruizione, valorizzazione, che sono a mio avviso gli indicatori prioritari del nuovo rinascimento urbano che noi abbiamo nel nostro territorio. Ho sentito parlare anche di interrelazione tra sistema pubblico e sistema privato. Qualsiasi processo di trasformazione del territorio in vista del raggiungimento di un fine sociale acquista il massimo della sua efficacia quando a quest’ultima è possibile uniformare e correlare il sistema pubblico e il sistema privato. Certo, il sistema pubblico, la mano pubblica deve tenere fortemente la regia del percorso della strada che bisogna seguire, ma dobbiamo tenere fermo, forte il rapporto tra interventi 12 pubblici e interventi privati. Caro Sindaco, io vedo il Piano Regolatore Generale come uno strumento che deve correlazionare la pianificazione e la programmazione. La pianificazione la cui dimensione e lo spazio non può prescindere dalla programmazione la cui dimensione è il tempo. Ma piuttosto che uniformare l’una e l’altra, anteponendo ad entrambe gli stessi organi tecnici e politici, a mio avviso è molto più aderente alla realtà, attuare il loro coordinamento, ma facendo salve le diverse finalità e caratteristiche di ciascuno. D’altra parte una pianificazione che è diretta, finalizzata ad incidere in positivo sulla realtà, non può creare situazioni delle situazioni economiche contraddittorie. Il percorso quindi deve essere uniforme, ma il percorso è segnato. Oggi, caro Sindaco, cari amici, celebriamo anche un altro momento storico, la fine di una anarchia urbanistica del territorio di Agrigento, la fine del disordine urbanistico del territorio di Agrigento. Oggi celebriamo la nascita delle regole del territorio. Oggi celebriamo l’avvio di un percorso virtuoso che ha visto, come ha detto giustamente il Sindaco, e anche il vostro Presidente del Consiglio, ha visto la partecipazione di tutti. Tu hai parlato di Piano strategico. Io quando sento parlare di Piano strategico mi illumino, perché anche noi a Palermo abbiamo avviato questo percorso del Piano strategico. Io sono Presidente del Comitato scientifico del nuovo Piano strategico della città di Palermo, e solo attraverso questa figura del Piano strategico possiamo pensare di apportare maggiore sviluppo al territorio attraverso la partecipazione ai bandi europei. Ma oggi la vecchia figura dello strumento urbanistico, così come ci è stato tramandato, è normato dalla legislazione urbanistica, è superata; il vulnus che colpisce, che attraverso uno strumento urbanistico è il fattore tempo. Il Sindaco ha sciorinato una serie di date scoraggianti, tre Amministrazioni, tre Sindaci, tanti Consiglieri hanno visto passare questo percorso. Ebbene, da questo microfono posso dirti, signor Sindaco, che nei giorni scorsi ho licenziato un disegno di legge che presenterò in Giunta la prossima settimana, dopo avere acquisito i pareri di rito, un disegno di legge che contiene norme finalizzate alla semplificazione e alla accelerazione delle procedure che 13 attengono alla formazione e alla approvazione dello strumento urbanistico. Uno strumento urbanistico non può giacere nei cassetti o comunque non può attraversare un periodo così lungo, perché corriamo il rischio di trovarci davanti a uno strumento urbanistico che poi è superato dai tempi. E allora siccome l’Amministrazione regionale deve produrre leggi, caro Sindaco, sono appena quattro mesi che sono alla guida dell’Assessorato Territorio e Ambiente, ho in mente tante cose. Il disegno di legge lo presenterò nei prossimi giorni, ma io ho un sogno nel cassetto, il mio sogno è la elaborazione di una legge urbanistica organica. Noi qui ci troviamo in Sicilia con una legge la 71 del ‘78, del 27 dicembre, sono passati trenta anni, una legge che allora doveva essere organica, che doveva pensare al futuro. Ebbene, è arrivato il momento di porre mano ad una nuova legge urbanistica o meglio la chiamerei una riforma del governo del nostro territorio. Questo è il mio impegno. Devo dire che è uno dei miei, anzi forse il mio principale obiettivo che spero di portare avanti e che spero di concludere entro il 31 dicembre del 2009. Vi faccio una promessa, se continuerò a essere Assessore al Territorio della Regione Siciliana, verrò qui anche in Consiglio comunale, nel vostro Consiglio comunale per rappresentarvi le linee programmatiche del futuro del nostro territorio. È un impegno che mi sono posto non appena ho assunto la delega perché chi come me, chi come voi ha a cuore gli interessi, gli obiettivi del territorio, non può che pensare al futuro. Noi ci troviamo anche a livello nazionale di fronte a una legislazione ormai stantia, ormai superata, una legge del 1942, seppure modificata, integrata da successive leggi, ma ormai è giunto il momento di pensare in maniera razionale ed organica a una riforma seria del nostro territorio. Avete, caro Sindaco, una grande opportunità, avete un gioiello in mano, che potete sfruttare, sfruttare al meglio, pensando a quelli che sono gli obiettivi principali di una corretta pianificazione. Il fine ultimo che una buona pianificazione si deve porre è quello dell’interesse della collettività al di là degli interessi singoli. Agrigento ha delle presenze turistiche, artistiche, monumentali, culturali importanti e quindi il PRG ha dovuto coniugare le esigenze ambientali con 14 quelle che sono le esigenze dello sviluppo del territorio. Vedi, Sindaco, io ho sempre pensato che per attivare una politica di sviluppo del territorio, l’obiettivo principale non è soltanto quello della ricerca delle fonti di finanziamento o delle risorse finanziarie, no, certo occorrono le risorse, ma occorre portare avanti un nuovo modo di governance del territorio, di approccio strategico, di integrazione. Tu parlavi di urbanistica partecipata perché un Piano Regolatore, uno strumento urbanistico non può esistere se non c’è stata alle spalle una storia di partecipazione, una storia di solidarietà. Quando parlo di storia di partecipazione parlo della integrazione, del coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, di tutti gli stekholders, di tutti coloro che hanno legittimità, che hanno titolo, che hanno veste ad intervenire sul territorio. Soltanto unicamente attraverso il coacervo di questi interessi il territorio di Agrigento potrà avere ulteriori benefici. Io sono convinto che con la guida, saggia, sapiente del Sindaco di Agrigento, ma di tutti i suoi Assessori, di tutto il Consiglio comunale, possiate avviare insieme un percorso virtuoso. Grazie. PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei per l’illuminante intervento e noi, caro Onorevole Assessore, siamo qui ad aspettarla in tempi brevi, evitiamo le lungaggini del PRG e aspettiamo che lei possa venire in questo Consiglio comunale ancora a farci una grande lezione che sono le sue conoscenze e che possa Agrigento diventare la sua seconda città. Noi tutti abbiamo un punto di riferimento istituzionale che è Sua Eccellenza il Prefetto, al quale do volentieri la parola, prego. PREFETTO DOTTOR POSTIGLIONE – Saluto tutti. Sindaco, grazie dell’invito. Assessore, benvenuto ad Agrigento anche da parte del Prefetto. Caro Presidente, grazie. Cari Consiglieri, Assessori, grazie per questo momento. È un momento che non mi vede lontano, Assessore. Io mi sento in compagnia ottima e vivo tranquillamente il rapporto con le Amministrazioni locali per una ragione analoga a quella che lei ha espresso poco fa, lei si sentiva a suo agio perché è stato per tanti anni amministratore della città di Palermo, oggi ha un compito estremamente più gravoso ed importante, a me è capitato di averne uno qua, dopo aver fatto il Sindaco 15 per 9 anni, uno qua che mi propone problemi sui quali cerco di trovare continuamente il raccordo con le amministrazioni locali. Devo dire che ho veramente una marea di amici ad Agrigento, partendo dal Sindaco, dal Presidente, dagli assessori, dall’Ingegnere Principato, da tutti coloro che sostanzialmente sono in contatto con me per le tante situazioni che nel bene e nel male investono questo come tutti i territori. Quando sono arrivato ad Agrigento ho avuto una sensazione di libertà. Venivo da una esperienza di amministratore che mi aveva relegato in un ambito molto stretto, perché ho amministrato un Comune, si chiama Angri, in provincia di Salerno, ha 30.000 abitanti, ma è inserito in un territorio fortemente antropizzato, pieno di problemi, vicino Sarno, quindi vicino al Vesuvio, zona sismica, colate rapide di fango, rischio vulcanico e tutti gli altri problemi che oggi c’ha la Campania, compresa la crisi, quella profonda dei rifiuti. Quel territorio non ti dava respiro, non c’era spazio, non c’era possibilità nemmeno di immaginare. Vengo ad Agrigento e mi si apre il cuore perché vedo tante possibilità, vedo tante opportunità, vedo tante risorse, ma vedo anche tante incertezze, non dico confusione, dico incertezze che nascono dal fatto che procedere in questa terra è difficile come procedere nella mia terra. Anche lì qualsiasi passo avanti costava tanta fatica. Qua siamo nelle stesse condizioni. C’è bisogno di chiarezza, c’è bisogno di regole. Ecco perché sorrido stamattina, perché la regola è libertà, la regola è sviluppo nella libertà, la regola consente quella chiarezza e quella velocità nel procedere che sono garantite appunto dalla regola e che soltanto la regola può dare. E la regola è anche il frutto di una meditazione razionale che tiene conto di tutti i valori. E il Piano Regolatore Generale di Agrigento, caro Sindaco Piazza, lei ha collaborato, il suo predecessore ha fatto partire questo processo. È una regola particolare perché ha grandi responsabilità, deve tutelare qualcosa che è patrimonio della umanità, ma non soltanto quello perché deve tutelare anche il futuro degli agrigentini. Quindi questo è stato un impegno veramente meritorio. Io mi auguro che ci sia la possibilità veramente di vedere aprirsi nuovi orizzonti per le possibilità di sviluppo del territorio. Da parte mia, se me lo 16 consente, caro Assessore, approfitto un attimo, io le chiedo, nonostante abbia ottimi rapporti con la dottoressa Interlandi, e con gli altri funzionari dirigenti del suo Assessorato, io le chiedo una attenzione particolare per Agrigento, per la provincia di Agrigento. La provincia di Agrigento ha una necessità, quella di uscire da un isolamento che per troppi decenni, per troppi decenni si è ricollegata al precedente isolamento storico, quando non c’era nemmeno la speranza di poter riuscire. È un po’ come un’isola nell’isola. Bisogna fare ogni sforzo perché ci sia una forte determinazione. Diceva il Presidente prima la 640, il collegamento con il sistema autostradale, forse ci vorrebbe un migliore collegamento ferroviario, forse bisognerebbe farlo questo aeroporto una volta per tutte, cercando di fare capire alla politica tutta che alla fine è una struttura che serve a ridare vita a una potenzialità ormai cristallizzata, ferma. Qui abbiamo una risorsa archeologica, artistica, abbiamo non soltanto la Valle dei Templi, abbiamo anche il centro storico di Agrigento al quale bisognerebbe dedicare molta, molta attenzione, non soltanto per i rischi, ma anche per valorizzarlo nella maniera che merita. Abbiamo amministratori che questo lo hanno capito e che lo vogliono fare. Ma i percorsi per arrivare a questo, a parte i fondi che sono sempre difficili da trovare soprattutto di questi tempi, sono talmente complicati e talmente complessi che anche a volere sollecitare passo passo, io stesso mi trovo spesso in difficoltà. Nuove regole più chiare, più semplici e soprattutto una minore discrezionalità da parte di tutti coloro che spesso non lo fanno nemmeno apposta, ma per istinto cercano di pesare di più rallentando. È una malattia del sud, è una malattia nostra, è una malattia che però paghiamo in termini salatissimi con ritardi e incomprensioni che risultano poi difficilissimi da spiegare e che creano una differenza profonda fra il modo di intendere lo sviluppo, fra quelli che dovrebbero venire a investire da fuori e noi. Se quelli che vengono a investire da fuori vengono oggi, le posso garantire, perché me le studio tutti i giorni queste storie, arrivano con l’idea di dovere concepire le loro attività in maniera adeguata alla Sicilia, in maniera adeguata alla Calabria, in maniera adeguata alla Campania. E questo non è giusto. Lei 17 m’ha capito. Noi dobbiamo diventare chiari, trasparenti, moderni. Soltanto così noi potremo dare a questa città, a questo territorio, ai giovani. Ci sono ragazzi straordinari qua. Io vado sempre nelle scuole, ho incontrato intelligenze vive, fresche, forti, che sicuramente potranno dare una spinta per far rigalleggiare più in alto nella storia questa terra. Ci sono tante risorse, non le nascondo che ogni tanto faccio esperimenti. Adesso sto sperimentando con il Corpo Forestale, alcuni Comuni della costa, sto con loro cercando di sperimentare come è possibile regolamentare in maniera più corretta l’uso della fascia costiera nelle zone dove non ci sono abitazioni e nelle zone nelle quali come a Eraclea Minoa fino a Montallegro, eccetera, eccetera, non si riesce mai a capire chi è che deve fare e che cosa. Ma intanto là c’è una fascia, una pineta bellissima, ci sono spiagge straordinarie, regna il disordine alle spalle di quei punti di accesso a queste bellezze, un disordine inspiegabile. Allora mi sono messo in testa di andare a vedere se è possibile correggere queste cose, perché è l’immagine che diamo, perché se arriva il turista, per farlo tornare bisogna dargli uno spazio, bisogna dargli libertà, non costringerlo in situazioni difficili. Quindi questo piccolo esperimento forse potrebbe poi essere il seme per cominciare a pensare a come, non so se esiste, forse esisterà sicuramente uno strumento, un Piano Regolatore dello sviluppo turistico di tutta la costa, perché questo è un fatto importantissimo, non si può lasciare alla iniziativa dei singoli la possibilità di compromettere quello che poi può essere una risorsa fondamentale quando avremo fatto le strade, le vie d’accesso, tra le quali io non trascuro il porto di Porto Empedocle. E le chiedo, convocherò un incontro, perché c’è un imprenditore locale, Moncada, che vuole dragarlo. Se Moncada lo draga e se riusciamo a superare tutte le difficoltà che comunque chi ha la responsabilità come anche i dirigenti del Territorio e Ambiente sono costretti a proporre sul tavolo, se riusciamo a superare queste difficoltà e ci capiamo, può darsi che abbiamo una delle porte fondamentali per dare spazio a questo territorio, perché se si fermano le navi da crociera nel porto di Porto Empedocle, cosa che le garantisco ho chiesto personalmente alle compagnie di 18 navigazione, sarebbero felicissime di fare una tappa qua, perché loro cercano queste risorse nel Mediterraneo. E in una giornata, 5 minuti di pullman da Porto Empedocle, in una giornata tranquillamente si può visitare la Valle dei Templi, si può avere un’idea e si può inserire nella memoria di chi l’ha visitata velocemente, anche il desiderio di venire a rivisitarla per guardare meglio il Museo Archeologico che è straordinario, per guardare meglio il centro storico di Agrigento e per venire a vivere una dimensione che dalle profondità della storia fino ad oggi è capace di dare aria, forza al sentimento che uno prova di fronte al territorio. Grazie. VICE PRESIDENTE MARCHETTA – Do la parola al Sindaco Aldo Piazza. Prego. SINDACO PIAZZA – Signor Presidente, signor Sindaco, gentili autorità, signor Assessore Avvocato Milone. Intanto volevo ringraziare l’Amministrazione comunale per avermi invitato a questo appuntamento storico definito dal Presidente Callari, perché ritengo che sia stata veramente una lunga esperienza, se consideriamo che sono trascorsi circa 16 anni da quando è stato dato l’incarico, ma prima ancora da quando questo Consiglio comunale, di cui io facevo parte, e le direttive proprio nel 1995 iniziavano e hanno visto un Consiglio comunale molto impegnato che all’unanimità ha approvato le direttive al Piano Regolatore Generale, cosa che non si era mai verificata, ma nasceva dalla esigenza di vedere pianificare il proprio territorio e vedere la città uscire da una situazione di disastro che aveva creato il Piano precedente. Oggi è una giornata da ricordare, è una giornata storica, è una giornata che vede impegnati tantissimi consiglieri comunali e tanti amministratori che si sono susseguiti nel tempo. Non credo che un Piano Regolatore Generale possa appartenere soltanto a un singolo, ma il Piano Regolatore Generale è frutto di Amministrazioni che si avvicendano e quindi di una continuità amministrativa necessaria. Però devo dire con un pizzico di orgoglio che io c’ero e c’ero in tutte le fasi, dal 1993, ’95 Presidente del Consiglio comunale, nel ‘96 abbiamo dato le direttive al PRG e poi via via poi come Sindaco dal 2001 fino al 2007, dove il Consiglio comunale, e in questo 19 devo dire che la formula vincente per fare approvare questo Piano Regolatore Generale è stata quella di lasciare libero il Consiglio comunale, senza costrizione, senza vincoli e senza influenze da parte dell’Amministrazione attiva, perché se l’Amministrazione attiva avesse voluto personalizzare il piano e quindi cercare di farlo diventare come lo strumento che apparteneva all’Amministrazione attiva soltanto, questo Piano ancora oggi credo che non sarebbe stato approvato. Quindi, oggi io credo che i meriti vadano a tutti coloro i quali a vario titolo hanno partecipato alla stesura, alla progettazione e all’approvazione di questo piano. Devo ringraziare in modo particolare il Consiglio comunale del ‘95, ‘96, ‘97. Devo ringraziare tutti i Consiglieri comunali e Presidenti del Consiglio successivi. Ma devo ringraziare in modo particolare, e ci tengo, il gruppo di progettazione del dottore Imbesi, dell’Ingegnere Giacobazzi e anche tutte le istituzioni del territorio, il Genio Civile, la Soprintendenza, gli ordini professionali degli Ingegneri, degli Agronomi e anche degli Architetti che in quella fase mi ricordo, da quando mi sono insediato come Sindaco, avevano mosso delle perplessità rispetto a come si stava muovendo il Piano e lì abbiamo subito imboccato la strada per riuscire in tempi brevi, devo dire che ci siamo riusciti ad andare avanti. Quindi oggi è un giorno di viva soddisfazione per me, ma credo per tutti quelli che vi hanno partecipato, ma in modo particolare credo di tutti gli agrigentini che finalmente con estrema correttezza opereranno, proprio perché esiste oggi uno strumento, per costruire o realizzare il sogno della propria vita. Quindi ringrazio tutti ancora e speriamo che quello che già si intravede nel nostro territorio dal Piano del Parco, al Piano del centro storico, il Piano Regolatore, ma anche la 640 da cui sono partiti già i lavori, ma devono partire anche nel 2010 i lavori della 189, quindi Agrigento – Palermo. Tutto questo evidentemente è una coincidenza importante. Starà a noi agrigentini, starà alla politica, ma starà soprattutto a chi avrà la capacità di attrarre investitori ad Agrigento per rilanciare definitivamente questo nostro territorio e farlo uscire dalla marginalità. Grazie. PRESIDENTE CALLARI – C’è l’intervento del Presidente Giovanni Di Maida. 20 PRESIDENTE DI MAIDA - Signor Presidente, signor Sindaco, io vi ringrazio per avermi invitato a questa presentazione del Piano Regolatore Generale, uno strumento di pianificazione urbanistica che la città attendeva da oltre trenta anni e che è il frutto di un lavoro paziente realizzato dalle precedenti amministrazioni che si sono susseguite nel corso di questi anni. Quando il Sindaco Piazza mi trasmise gli atti deliberativi inerenti appunto l’adozione del Piano Regolatore Generale, iniziammo da subito una discussione e mi accorsi che vi era una forte volontà da parte di tutto il Consiglio comunale, da parte di tutti i consiglieri comunali di portare a compimento nel più breve tempo possibile l’iter approvativo. E tutti insieme facemmo un ragionamento innanzitutto politico, di natura politica, stabilendo che bisognava rinunciare alle logiche di appartenenza e di schieramento, perché su una materia così importante quale la pianificazione urbanistica del nostro territorio e conseguentemente che poteva segnare lo sviluppo socio - economico della città, non si potevano fare, appunto, ragionamenti di schieramento. E quello credo, caro Sindaco, fu il primo esperimento di un Consiglio comunale che poneva al di sopra degli interessi dei partiti, cui ciascuno faceva riferimento, l’interesse superiore della città. E devo dire che ci riuscimmo perché quello che venne approvato fu un Piano Regolatore Generale che non era il Piano Regolatore Generale del centro destra né il Piano Regolatore del centro sinistra, ma il Piano Regolatore Generale di tutti i gruppi consiliari e dunque di tutta la città che aveva espresso quel Consiglio comunale. Trovare un’intesa fu estremamente facile, avendo stabilito a monte che per evitare che si potessero sperimentare meccanismi perversi, che da un lato potevano avvantaggiare taluni cittadini e svantaggiarne altri, si stabilì di istituire un principio, che poi fu l’asse portante di quel Piano Regolatore Generale, cioè il principio della perequazione. Ci siamo anche accorti da subito che bisognava anche apportare delle modifiche a quel Piano Regolatore Generale, perché vi era una richiesta da parte dei cittadini, ma ce lo chiedevano anche gli ordini professionali di spostare lo sviluppo della città da nord a sud e cercando di ricucire un po’ il tessuto smagliato, urbano 21 della nostra città nei quartieri soprattutto periferici, mi riferisco ai quartieri a nord e soprattutto nel quartiere di Villaggio Mosè, Cannatello. Grazie alla Commissione consiliare, allora presieduta dal Consigliere Calabrese, il Consiglio comunale fu messo nelle condizioni di poter bene comprendere la portata degli emendamenti nella prima fase, ma anche delle osservazioni da parte dei cittadini nella seconda fase e poi pervenimmo all’adozione definitiva del Piano Regolatore Generale, che non fu l’unico strumento di pianificazione urbanistica adottato da quel Consiglio comunale, perché unitamente al Piano Regolatore Generale quel Consiglio comunale adottò anche un altro strumento che era atteso da circa trent’anni, che era il Piano Particolareggiato del centro storico. Oggi la città di Agrigento ha tutti gli strumenti di pianificazione urbanistica. Si aspetta, ormai siamo in dirittura di arrivo, l’ultimo strumento che è il Piano Particolareggiato del Parco Archeologico, dunque non ci sono adesso più scusanti ed è necessario che soprattutto la nostra deputazione regionale e nazionale compia uno sforzo straordinario affinché questi strumenti di pianificazione urbanistica non rimangano soltanto degli strumenti sulla carta, ma vengano appunto riempiti di contenuti. Se mi si dovesse fare la domanda: cosa non avrebbe fatto rispetto al Piano Regolatore Generale che avete adottato? La risposta è una: non avrei mai più votato dell’emendamento che votammo all’unanimità con il quale abbiamo cancellato dalle previsioni di Piano Regolatore Generale la possibilità di costruire un aeroporto nel territorio di Agrigento, perché vi era una previsione di Piano, fatta dai progettisti, che prevedeva che l’aeroporto ad Agrigento si potesse costruire in contrada Misilina, dove per intenderci nell’immediato dopoguerra gli americani avevano già costruito un aeroporto militare. Questo lo dico alla luce anche di quelle che sono le scelte che si stanno compiendo in questi ultimi giorni. Credo che l’aeroporto nel territorio di Agrigento sarebbe stato una grande risorsa che avrebbe portato anche vantaggi economici alla città di Agrigento e soprattutto sarebbe stato più baricentrico rispetto al sito che oggi si individua. Detto questo, io voglio ringraziare quanti in quegli anni ci hanno collaborato, l’Ingegnere Giacobazzi, 22 l’allora dirigente dell’ufficio Piano l’Architetto Noto Campanella, con tutti i suoi collaboratori, che hanno messo veramente nelle condizioni il Consiglio comunale di allora di potere al meglio fare le proprie scelte e dare alla città il migliore piano possibile che si poteva dare. Certo, è un piano sempre suscettibile di modifiche, suscettibile di perfezionamenti. Vi ringrazio. PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei. Prima di passare al cuore degli interventi, cioè l’esposizione del Piano Regolatore da parte dell’Ingegnere Giacobazzi, con il consenso dei consiglieri il Consigliere Arnone deve abbandonare l’aula e quindi farà un breve intervento. Ne ha facoltà, prego. CONSIGLIERE ARNONE – Io ringrazio il Presidente, ringrazio i consiglieri, ringrazio innanzitutto l’Ingegnere Giacobazzi. L’intervento che immediatamente propongo viene a chiudere un pezzo importante della mia vita. In questa sala siamo in due che avevamo e abbiamo un ruolo istituzionale per tutta la vicenda di questo Piano Regolatore, cioè dalle direttive del ‘95 – ’96, c’era anche Marchetta, eri tra coloro che hanno approvato il piano nel 2006? PRESIDENTE CALLARI – Anche Hamel. CONSIGLIERE ARNONE – No, perché Hamel certamente non ha partecipato alla fase di adozione e approvazione del Piano perché si è astenuto, quindi non ha avuto un ruolo, Marchetta mi pare che era nella stessa situazione di Hamel o sbaglio? (intervento fuori microfono) Quindi con la mia consueta presunzione, posso dire ancora una volta non mi sbagliavo, siamo in due che abbiamo vissuto con ruolo istituzionale, determinante, effettivo, la vicenda di questo Piano Regolatore della città di Agrigento, l’Ingegnere Giacobazzi e chi vi parla. Nel 1996, appunto, approvammo le direttive. Erano direttive fortemente orientate su contenuti di innovazione. Diede un grande contributo all’elaborazione di quelle direttive Mimmo Fontana, l’attuale Presidente di Legambiente siciliana, che era all’epoca consigliere comunale. Poi il Piano visse una serie… vedo che qualcuno sorride, le direttive 23 uscirono proprio dal computer di Mimmo Fontana. Credo che ci sia abbastanza poco da ridere, perché a ognuno va riconosciuto il lavoro che ha compiuto. E qui faccio immediatamente un salto in avanti. Noi non avremmo questo Piano Regolatore se non si fosse realizzato all’interno di questo Consiglio comunale una sinergia politica fortissima tra alcune persone con un ruolo istituzionale e capacità non comuni. Mi riferisco al Consigliere Calabrese, mi riferisco al Consigliere Francesco Alfano, mi riferisco al Presidente Di Maida, che sono probabilmente le persone che hanno dato un contributo determinante a che il piano fosse quello che oggi conosciamo. Importante è stato pure il ruolo, dimenticherò qualcuno, del Consigliere Bottone che oggi ci onora della sua presenza. L’abbiamo approvato poi in 7, però quelli che hanno avuto la capacità di tirare il carretto con maggiore forza sono stati alcuni, Tortorici, voglio ricordarlo, il compianto Peppuccio Capraro che non è più tra di noi, però contribuì a lasciare alla città questo grande regalo. E fu l’operazione compiuta con la Presidenza Di Mauro e con il Sindaco Piazza, a cui va dato questo merito di avere limitato la fibrillazione politica al minimo possibile, va dato questo merito, fu grazie al lavoro di queste persone che si è pervenuti in una fase difficilissima ad adottare e ad approvare questo Piano Regolatore. Io sui fatti recentissimi talvolta ho una memoria labile, ma sui fatti meno recenti ho una memoria di un elefante. Noi approvammo questo Piano Regolatore sotto gli attacchi pubblici intimidatori della gente arrestata per la vicenda di Alta Mafia. E va dato atto all’allora Presidente Di Maida di avere saputo tenere la barra dritta anche in quel momento, quando si colpivano, e qui voglio ricordarli, i funzionari che erano impegnati a collaborare con il Consiglio nella stesura e poi approvazione del Piano Regolatore. Mi riferisco all’Ingegnere Carreca, a cui va dato merito del lavoro svolto. Mi riferisco all’Architetto Baio, e qui al di là delle polemiche e degli scontri voglio ancora sottolineare il ruolo positivo dell’allora Sindaco Piazza, che ebbe pure lui la capacità di essere freno e barriera rispetto a chi voleva in quel momento azzoppare la dirigenza comunale per bloccare questo Piano Regolatore. Con amici imprenditori vi 24 erano scommesse: non riuscirete ad approvare il Piano Regolatore in questo contesto. La scommessa l’abbiamo vinta, e l’avere vinto quella scommessa in una logica bipartisan è servito ad aprire la fase politica che stiamo vivendo e che potrebbe diventare per la città di Agrigento un momento magico vero e proprio, grazie al sostegno che gli agrigentini hanno dato, a una ipotesi politica di cambiamento al di sopra delle fazioni e dei partiti e grazie anche al fatto che mi pare che la lezione che gli agrigentini hanno voluto dare, dalle persone più accorte, più avvedute, più mature politicamente di questa città è stata pienamente appresa e fatta propria. Io porto, Assessore Milone, il saluto di un mio antagonista politico con cui però si sta realizzando su alcuni temi di grande importanza della città una sinergia. Doveva essere qua tra di noi questa mattina, l’Assessore Michele Cimino che mi dice essere un suo grande amico ed estimatore. E con il Sindaco Zambuto e con l’Assessore Cimino e anche, seppur con le difficoltà di comunicazione che ci possono essere, con l’attuale Ministro Alfano si sta realizzando una sinergia relativamente alla soluzione di un problema che è connesso al Piano Regolatore della città e che è fondamentale per il rilancio della nostra Agrigento, la soluzione possibile per la questione dell’abusivismo nella Valle dei Templi. Io ho vissuto una esperienza a Roma all’epoca dei governi Prodi e D’Alema e in quella mia permanenza al Ministero dei Lavori Pubblici ottenni per la città di Agrigento una norma che consentì la sanatoria ad oltre 3 – 4 mila abitazioni, con il Sindaco Piazza collaborammo. Io ottenni la permanenza ad Agrigento in Consiglio comunale per assumere gli impegni necessari dell’allora Vice Ministro Mattioli con cui collaboravo e abbiamo risolto un problema, quello della zona B. Il Parlamento nazionale approvò una legge di interpretazione autentica che svincolò oltre 3000 costruzioni e che ha evitato che il nostro Comune andasse in dissesto finanziario, perché quella sanatoria ha significato un notevole afflusso. Oggi abbiamo un’altra occasione. E mi rifaccio a quella mia esperienza. Io elaborai un disegno di legge per risolvere il problema di Agrigento e delle situazioni similari ad Agrigento. Quel disegno di legge fu approvato dal Consiglio dei Ministri 25 del governo D’Alema, fu approvato dalla conferenza Stato – Regioni, fu approvato dal Senato. Poi la legislatura cessò e non arrivammo all’approvazione da parte della Camera dei deputati. Quel disegno di legge prevede il lasciare le case in concessione d’uso abusivi, consentire agli abusivi tutto ciò che oggi non è consentito. Noi abbiamo ristoranti autorizzati a fare i ristoranti, ma qui non possiamo dare l’acqua da parte del Comune e devono comprarla con le autobotti. È roba da marziani. Se quel ristorante ha un buco nel tetto non può ripararlo, perché ovviamente è una costruzione abusiva che va demolita e la riparazione non è possibile. Tutto questo interessa una fetta assai ampia della collettività agrigentina. Stiamo parlando di parecchie centinaia di costruzioni. Io ho avuto da sempre una posizione di grande tutela del patrimonio monumentale. Oggi su quelle posizioni vi è anche il consenso di una parte importante del mondo che è toccato direttamente, dei costruttori spontanei, se vogliamo chiamarli con un eufemismo, e penso che vi siano le condizioni politiche perché all’ordine del giorno del governo regionale, dell’Assemblea regionale, del suo Assessorato e di quello ai beni culturali si possa porre la sistemazione per i prossimi decenni di una questione cruciale per Agrigento come quella della Valle dei Templi. E così andremo a chiudere il disegno urbanistico di questa città. E saremo in condizioni di potere finalmente vivere un momento magico, risolutore dei grandi problemi, di grande sintonia politica tra coloro che hanno innanzi alla città le maggiori responsabilità di governo. Questo era quello che io intendevo rassegnare in questo momento, porgendo il ramoscello di ulivo a tutte le parti politiche che si possono rivedere nel disegno di rilancio di questa città e che possono valorizzare anche tra contraddizioni i passaggi positivi che si è riusciti a porre nel passato e che si intende porre in essere tutti assieme nel futuro. Da anni io dico che la città per la gravità dei problemi che l’attanaglia ha la necessità di una Giunta istituzionale. Le parole che oggi leggiamo sui giornali a proposito delle vicende regionali io da anni le ho ampiamente utilizzate, ottenendo un consenso popolare su questo progetto molto marcato, per risolvere problemi di Agrigento. E noi abbiamo un momento che 26 secondo me è magico, se non avessimo avuto questo Prefetto e questa classe politica probabilmente il problema dell’ospedale civile lo avremmo vissuto nel modo più traumatico. Stiamo riuscendo ad uscire fuori anche da una vicenda assolutamente tragica. Questa città ha dentro di sé tutte le energie per fare quello che si aspettano gli agrigentini da noi. Grazie. PRESIDENTE CALLARI – Par condicio per la Consigliere Vita. Ha chiesto di parlare ne ha facoltà, prego. CONSIGLIERE VITA - Grazie signor Presidente, grazie signori consiglieri, signor Sindaco, Sua Eccellenza, signori Assessori, cittadini tutti. Oggi è una giornata importantissima per il Consiglio comunale. Quello che io volevo fare a parte i ringraziamenti doverosi a tutti i presenti e alle amministrazioni che da allora ad oggi hanno lavorato per questo Piano Regolatore Generale, ci tenevo ad evidenziare il fatto che questo Piano Regolatore non è la vittoria del singolo o di chi ritiene di avere portato chissà che impulsi. Oggi la vittoria è della città di Agrigento, è del Consiglio comunale, di tutti quei consiglieri che sono stati presenti dall’inizio del cammino, ce ne siamo tanti qua dentro. Apprendo oggi, e non lo sapevo, che persone esterne al Comune, persone esterne agli incaricati del Piano, persone esterne all’Amministrazione, persone esterne completamente abbiano redatto questo Piano Regolatore Generale. Quindi io voglio chiedere poi all’Ingegnere Giacobazzi se questo Piano Regolatore è frutto del lavoro fatto dalle amministrazioni e degli incaricati oppure come abbiamo sentito poc’anzi è frutto di qualcuno che allora ha voluto e ha imposto la presenza, perché non mi rendo conto di come mai una persona che non abbia nessun incarico possa avere redatto il Piano Regolatore Generale. E questa è una cosa che sinceramente mi tocca da Consigliera comunale e da cittadina. Io ritengo che le amministrazioni passate abbiano lavorato tutte nell’interesse comune. Hanno lavorato tutti pari merito. Anche io ero presente quando è cominciato il lungo travaglio prima di tutto dell’incarico per dare questo Piano Regolatore. L’Ingegnere Giacobazzi lo sa, forse non sono stata presente a tutte le 27 riunioni e non sono stata al fianco dell’Ingegnere Giacobazzi per indicargli come dovevano andare le cose, perché io non sono un tecnico, quindi ci siamo affidati, abbiamo solo valutato così. Quindi, signor Presidente, mi scusi, ma il mio è un intervento che serve a rimarcare il fatto che tutti in questo Consiglio comunale hanno sempre lavorato a favore e per il bene della città, che non c’è stato nessuno che ha remato contro e che tutto il lavoro fatto dall’Amministrazione Sodano, dall’Amministrazione Piazza, dal Presidente Di Maida, da lei, dal Consiglio comunale, da tutti i Consiglieri comunali, è stato un lavoro onesto, corretto e che ha sempre mirato solo al bene della città e che adesso ci vengono a dire altre cose e che adesso si ringraziano o meno. Io ritengo che oggi è una giornata in cui noi dobbiamo chiedere semplicemente agli Assessori regionali qua presenti, al Presidente della Regione, al Sindaco Zambuto che da allora ha cominciato a lavorare per questo Piano Regolatore come Consigliere comunale, poi come Assessore. C’è stato in questo Consiglio comunale un rimescolamento di carte incredibili e quindi io ritengo che l’unica cosa che oggi dobbiamo fare, piuttosto che parlare e fare il promo di se stessi, è quello di fare il promo della città, è quello di dire al Presidente Lombardo, al Sindaco Zambuto, ai deputati Cimino, Alfano, Scalia, Capodicasa, Gentile e tutti di dire: adesso Agrigento ha gli strumenti per potere lavorare. Agrigento ha individuato quale è la sua vocazione, non ci sono più scuse, non possiamo più dire non c’è questo, non c’è quello, dobbiamo solo andare avanti. Il Consiglio comunale sarà a fianco all’Amministrazione a prescindere dalla colorazione politica, a prescindere da quanto quello che sarà e ognuno di noi dovrà fare riferimento ai propri deputati, regionali e nazionali per fare sì che Agrigento abbia finalmente quello strumento che abbiamo sempre detto, doveva essere il volano della città. Sindaco, ti tocca e hai una cosa importantissima, hai la bacchetta magica tu adesso in mano. Si è sempre detto che il Piano Regolatore Generale era veramente il volano. Quindi adesso passa a te la staffetta. Sei tu che devi far sì che da questo momento in poi lo strumento diventa veramente il volano per Agrigento. Grazie. 28 PRESIDENTE CALLARI – Consigliere Marchetta prego. CONSIGLIERE MARCHETTA – Signor Presidente, signor Sindaco, autorità civili presenti, colleghi Consiglieri. Io naturalmente esprimo il massimo della soddisfazione per quello che stiamo celebrando oggi. È un percorso che è maturato in un arco temporale prolungato, questo dovuto anche come ha affermato l’Assessore Milone dal… Prego, Assessore. (Intervento fuori microfono) PRESIDENTE CALLARI – Un saluto e un ringraziamento all’Onorevole Assessore Avvocato Milone che per impegni già presi deve allontanarsi dall’aula. Un po’ di ordine per favore, così continuiamo gli interventi fino ad arrivare alla tanto sospirata presentazione da parte dell’Ingegnere Giacobazzi, prego. CONSIGLIERE MARCHETTA – Esprimo la mia massima soddisfazione, vero è stato che il percorso è stato lungo, però bisogna dire che in questo percorso lungo che va dal 1995 fino al 2005 il Piano si è adeguato secondo me alle esigenze che man mano sono maturate in questa città. Il PRG ha avuto quindi una lunga maturazione, ma bisogna ricordare che il PRG è pure frutto di una lunga interlocuzione con le categorie sociali in sede direttive, ma poi è frutto di una lunga interlocuzione grazie al peso che si è dato alle osservazioni dei cittadini che sostanzialmente hanno corretto, migliorato questo Piano. Io voglio essere breve e devo dire che secondo me questo Piano è un Piano valido. Un Piano che prevede lo sviluppo verso la parte sud – est della nostra città, con espansione residenziale e del terziario, una valorizzazione della fascia costiera con la propensione alle residenze, ma anche agli insediamenti turistici. Una ricucitura come ha detto il Sindaco tra la zona nord e la città, una ricucitura tra la zona del Villaggio Mosè e Cannatello. Ma quello che è importante è che questo Piano ha recepito secondo il mio parere, è per questo che è valido, le propensioni di investimento dei nostri imprenditori verso la fascia costiera, verso gli insediamenti turistici, questo sud – est dove potranno anche esserci sviluppo nel terziario. Io una 29 cosa ritengo che su una cosa dobbiamo e dovremmo impegnarci. Il Sindaco parlava di un ufficio del Piano ed è giusto che vi sia un ufficio del Piano. Ma se vogliamo veramente far sì che questo Piano Regolatore Generale diventi uno strumento di vero volano di sviluppo e anche di capacità di risposta per la nostra città, dobbiamo far sì che in futuro si possa sburocratizzare al massimo quello che possa essere l’accesso degli operatori al piano, mediante protocolli di intesa con imprenditori, con le associazioni, con i cittadini in modo tale che l’ufficio del Piano o la struttura amministrativa preposta alla gestione del Piano possa veramente interloquire con la città al fine di dare poi risposte amministrative in termini di autorizzazioni, in termini anche di tutto quello che occorre per far sì che finalmente il cittadino possa utilizzare questo strumento. Quindi oggi è un giorno di festa, oggi è un giorno dal quale sicuramente può partire un processo importante di sviluppo per questa città. Non credo che ci vogliano primogeniture. Qui non ci sono stati né primi della classe né ultimi della classe, qui vi sono stati una serie di operatori che dal 1994 sino ad oggi hanno operato con il massimo dell’impegno per la città. E credo che abbiamo fatto tutti assieme una cosa importante, importantissima per la città e anche per le future generazioni. PRESIDENTE CALLARI – Consigliere Hamel, è il suo turno, prego. CONSIGLIERE HAMEL – Dobbiamo essere estremamente veloci perché io credo che in questa occasione le persone che sono venute ad assistere e quelle che ci guardano vorrebbero anche qualche dato più concreto su cui potere in qualche modo programmare i loro progetti, la prospettiva di sviluppo della città di Agrigento. Io voglio solo intervenire per ristabilire un po’ la barra rispetto a quello che è l’iter che si è sviluppato per l’approvazione del Piano Regolatore Generale nella città di Agrigento. Un iter complesso, difficile, lungo, a volte lento, ma nel quale ognuno di noi ha dato il massimo della passione, della disponibilità e dell’attenzione. Il Piano Regolatore Generale di Agrigento è frutto istituzionale del lavoro del Consiglio comunale di Agrigento. È frutto di una serie di generazioni di consiglieri comunali 30 che dal 1993 ad oggi si sono susseguiti e io ho l’onore di avere sempre presenziato alla vita di questo Consiglio comunale nel corso di questi anni, è frutto del lavoro di una serie di amministrazioni che si sono succedute dal ‘93 ad oggi e che hanno realizzato questo obiettivo. Quindi è necessario rivendicare l’orgoglio istituzionale di questa scelta, è necessario fare in modo che al di là dei tentativi di personalizzare questo risultato si comprenda della difficoltà che c’è oggi nel gestire e nel guidare il governo del territorio della città di Agrigento e di quello che ci aspetta nei prossimi giorni. Io invito il Sindaco di Agrigento di porre la massima attenzione nelle fasi successive all’approvazione del Piano Regolatore Generale, alla definizione rapida e veloce delle prescrizioni esecutive che consentiranno di potere realmente e concretamente operare sul territorio e iniziare l’attività economica connessa con l’attivazione del Piano Regolatore Generale. Io invito tutti i consiglieri comunali a mantenere la stessa coesione e la stessa coerenza rispetto ai problemi del governo del territorio e a gestirli in modo unitario come è stato fatto nel corso del tempo. Non ci sono sul Piano Regolatore di Agrigento né primazie né presunzioni. Sul Piano Regolatore di Agrigento c’è un lavoro collegiale che è stato portato avanti con difficoltà, a volte avendo dei punti di scontro o di diversificazione che poi si sono riusciti a conciliare. E voglio anche rendere giustizia rispetto ad alcune affermazioni che sono state fatte in precedenza. Ci sono dei consiglieri comunali che si sono astenuti in una certa fase dell’iter del Piano Regolatore Generale. Le astensioni dei consiglieri comunali sono state un fatto di grande coerenza, serietà istituzionale, perché c’erano degli interessi confligenti, anche piccoli, anche minimi di una casa o di un pezzetto di terreno, e si è sentita la sensibilità di non intervenire nei passaggi cruciali per non interferire in termini personali di interessi che potevano essere rappresentati. E anche questa è stata una grande lezione di stile e di coerenza rispetto a quello che si è sviluppato all’interno di questo Consiglio comunale. Quindi io spero che questa fase successiva abbia il massimo di accelerazione e spero che i cittadini di Agrigento possano rendere merito al Consiglio comunale nella sua collegialità del 31 lavoro svolto, anche se ci sono voluti degli anni, anche se è stato complesso e difficile, anche se a volte ci sono state delle incertezze, il risultato oggi lo abbiamo raccolto e celebrato ed è un risultato che si ascrive proprio alla capacità, alla forza e alla volontà del Consiglio comunale di Agrigento. PRESIDENTE CALLARI – Grazie, Consigliere Hamel. Consigliere Picarella, prego. CONSIGLIERE PICARELLA – Signor Presidente, io avevo l’intenzione di non intervenire, ma visto come si sono svolti i lavori è necessario che io intervenga, ma non solo, io non mi rivolgo alle autorità perché sono assenti, ma mi rivolgo alla città che ci ascolta. In qualunque convegno, in qualunque cosa le autorità parlano per ultimi in considerazione che trattengono il pubblico e che loro parlando per ultimi l’aula è sempre piena, tutti ascoltano, oggi parlo e parlo con Caterina, amica mia, parlo con l’Ingegnere mio che vedo quasi ogni giorno, parlo con i consiglieri comunali. Questa è la vergogna che si è verificata nella presentazione di questo Piano Regolatore, tanto atteso della città di Agrigento, per cui che problema di intervento dovrei fare io quando gli interlocutori, la massima espressione urbanistica della Regione siciliana si allontana, che ha fatto un bel discorso e io dovevo dire certe cose, non voglio dire suggerire, ma arricchire quello che lui ha detto in modo che possa prendere decisioni sul da fare. Ad esempio che cosa dico io sugli appunti di quello che ha detto l’Assessore Milone? L’Assessore Milone si è dedicato, io dico che la sua relazione è una relazione meditata, ricca, appassionata e articolata, tra l’altro ci sono elementi di consenso, ma in esso ci sono anche appunti di aperto dissenso sui Piani Regolatori Generali della Sicilia. Per fortuna qua abbiamo il professionista Giacobazzi che ha redatto il Piano Regolatore Generale e io volevo non suggerire ma arricchire il suo discorso sulla nuova legge della regione, perché non è concepibile che i Piani Regolatori possano continuare come continuano in questo periodo e in questo momento, cioè dopo decine di anni che si studia, che i progettisti fanno delle indicazioni precise, dei piani regolatori, perché fanno uno 32 studio e facendo questo studio è giusto che il Piano abbia le direttive di come deve essere elaborato quel Piano Regolatore Generale. Tra l’altro noi vediamo e verifichiamo che mentre si redige il Piano Regolatore dei (...) che viene studiato, meditato, articolato, c’è la famosa legge, questo è quello che volevo dire qua a Milone, c’è la famosa legge dei Piani costruttivi in deroga dei Piani Regolatori, terreni agricoli, non funzionanti e allora io progettista che progetto un piano, degli edifici, una regola che non debbono superare i 14 metri 3 piani, c’è la famosa Piani costruttivi, io vicino a quegli edifici faccio edifici a 10 piani in deroga a tutto. Vergogna! È giusto che ci siano pure i Piani costruttivi per snellire la cosa, ma dovrebbero avere l’indicazione volumetrica, l’indicazione delle altezze, l’indicazione di un piano, una regola precisa. Invece no, abbiamo il disordine. Qual è il disordine? Che il Piano Regolatore dà una linea di Piano, dà una volumetria, indica le altezze, mentre i piani costruttivi gli viene in testa di fare dieci piani in deroga e fanno 8 piani, 10 piani. E allora vediamo dove c’è il Piano Regolatore che ha una regola precisa, dove non c’è, c’è il Piano costruttivo, quello fa per conto suo, larghezza strade, altezza, programmi, tutto ben diverso da quello che c’è nel Piano Regolatore. E io dico ed è un problema, perché se l’edilizia pubblica va incentivata, bisogna avere il coraggio di riconoscere che questa non può sostituire l’iniziativa privata e che questa ultima non va boicottata o messa all’indice, ma va pure incentivata e mobilitata perché opportunamente coordinata e indirizzata dia il suo apporto per la soluzione del problema dell’edilizia. Perché, amici, abbiamo noi, come ha detto, la legge Ponti del ‘42. La legge che fu fatta nel ‘67 ha costituito il disordine edilizio in Italia e questi fatti ha provocato il fenomeno del grande abusivismo che c’è stato in Italia. Questa è la realtà dei fatti e questo abusivismo non può essere combattuto con le misure di Polizia e con la sanzione penale e così anche per l’edilizia nei piani. Questi non possono essere combattuti con le misure di Polizia o con le sanzioni penali. Questa è la realtà. Per cui quando noi oggi abbiamo, io non decanto che finalmente abbiamo il Piano Regolatore Generale, come fu detto quando fu 33 approvato il Piano Particolareggiato del centro storico, allora le stesse cose sono state dette, finalmente il volano del centro storico, finalmente si ha l’occupazione, finalmente si ha lo sviluppo, finalmente si avranno nel centro storico le botteghe, le cose. Queste cose sono state dette allora quando fu approvato il Piano Particolareggiato del centro storico. Noi abbiamo il Piano Particolareggiato del centro storico tanto decantato dello sviluppo, ora abbiamo il Piano Regolatore Generale della città di Agrigento. Certo, quanto tempo è passato? E allora che cosa dobbiamo fare? Quando si dice la conservazione e lo sviluppo, il problema del centro storico è un problema che rimane sempre e noi vediamo stamattina abbiamo letto sul giornale che sono cadute altre case, altre abitazioni. Perché volere tentare di restaurare il centro storico solo con manutenzione di opere esterne conservativa non solo significa negare all’uomo la possibilità di mantenere vivi i legami con il passato, ma rendere di fatto impossibile la tutela e la conservazione a causa delle ingenti risorse che necessitano nel centro storico, risorse che non sono disponibili e in ogni caso si possono fare diversamente, si possono utilizzare. Occorre allora procedere al rinnovamento del centro storico, destinandolo per quanto possibile ai ceti sociali che già l’abitavano perché se un intervento di questo si fa, rappresenterà solo una parte di quanto oggi viene richiesto dalla popolazione di Agrigento in termini di domanda per la casa nel centro storico. E a tale domanda bisogna dare una risposta positiva entro breve termine, bisogna aggredire il centro in modo nuovo con investimenti di politici al fine di recuperare all’uso abitativo una parte notevole del patrimonio edilizio esistente. Il Comune ha il dovere e l’obbligo di proporre demolizione, non per essere demolito, ricostruzione e recupero una visione politica, culturale di grande respiro. A questo bisogna calare, perché quando noi demoliamo il centro storico che cosa facciamo? Bisogna fare questo piano particolareggiato. Che significa questo Piano per fare manutenzione di opere esterne e basta? Bisogna fare un piano di viabilità. Io lo dico all’Ingegnere Giacobazzi, viabilità del centro storico che deve essere viabile, diventa circolare del centro storico. Allora l’intervento privato avviene, ma quando io 34 nel centro storico non ci posso entrare, non è conveniente riparare, non è conveniente abitarlo, come si può valorizzare questo centro storico? Mentre se noi facciamo un Piano di viabilità e non un piano particolareggiato, noi abbiamo la viabilità nel centro storico, sarà sventrato, ci saranno le strade, la famosa barzelletta perché ogni tanto c’è la moda, la via di fuga. Noi abbiamo fatto la via di fuga al Duomo, cioè chi scappa per il terremoto fa verso l’alto, va verso l’alto se c’è l’onda anomala che scappa il mare, va verso il basso per istinto. Qua abbiamo tutto all’inverso, come che le autorità parlano per prima anziché parlare per ultimi. Questa è la realtà dei fatti. Per cui io non mi voglio prolungare. Che cosa verifichiamo oggi, Presidente? Che il dottore Giacobazzi è un grande professionista, parla con se stesso ora, non c’è nessuno. Io me ne vado pure, se ne andrà qualche consigliere. Abbiamo la vergogna della presentazione del termino, Presidente, Piano Regolatore Generale della città di Agrigento. Io augurandomi che per l’avvenire lei con la sua autorità di Presidenza prima di iniziare qualunque attività di questo Consiglio abbia un programma di come si debbono svolgere i lavori e no come si sono svolti oggi, perché nessuno ha interesse di parlare, perché non è ascoltato da nessuno, è ascoltato possibilmente di chi ci vuole criticare. Perché, chi ha parlato? Picarella. Ah, quello era ex costruttore, eccetera. Mentre l’autorità che ci doveva sentire è assente, e questo non è giusto e non è regolare. La città lo deve sapere, si fa il defilè e ci lasciano tutti qua. Ora vedremmo parlare l’Ingegnere Giacobazzi che ha il mio massimo rispetto. A chi la illustra quando non c’è l’autorità che era qua presente? L’Assessore che è venuto qua per fare che cosa? Per il discorso che era Assessore del Comune di Palermo, che era un professore di università, che era quell’altro, ma alla fine che cosa abbiamo? Abbiamo fatto niente. Questo è stato il mio discorso. Io non volevo parlare ma ho parlato perché sentivo di parlare e sentivo di dire queste cose. PRESIDENTE CALLARI – Ritengo che la presenza dell’Assessore regionale sia solo e semplicemente qualificante per questo Consiglio comunale. Poi se i lavori si 35 prolungano perché noi non ci siamo dati delle regole o non manteniamo delle regole non è sicuramente colpa dell’Assessore. Consigliere Gramaglia, prego. CONSIGLIERE GRAMAGLIA – Signor Presidente, signor Sindaco, io non voglio nessuna primogenitura, non ho fatto niente per il Piano Regolatore Generale, sono un semplice consigliere tra quei sette che diceva il Consigliere Bottone che ha portato avanti la baracca, però, come vede, Presidente, lo stile di vita mio e quello di qualche altro è molto diverso, perché ognuno di noi fa della sua vita un modo di comportamento, un modo di relazionarsi, un modo di avere rispetto anche delle altrui posizioni. Io penso di essere dotato di una qualità che è l’umiltà, qualche altro invece ha la caratteristica di fare della propria vita arroganza… PRESIDENTE CALLARI – Anche se nati nello stesso giorno. CONSIGLIERE GRAMAGLIA – Però come vede, Presidente, al di là delle situazioni che si possono verificare in Consiglio comunale oggi è una giornata di festa, la festa fatta sensibilmente dal Sindaco Zambuto che è riuscito a portare qua l’Assessore Milone, che è riuscito a portare qua il Prefetto, che è riuscito a portare qua tutte quelle personalità del Comune di Agrigento, ma anche di fuori Comune che hanno avuto un ruolo non indifferente per l’approvazione del Piano Regolatore. Era il lontano 1997, caro Presidente, quando in una cena tra me, il Sindaco Sodano e il professore Imbesi si è approvato il piano di massima, che poi è stato regolarmente approvato in Consiglio comunale. Devo dire che allora il Sindaco Sodano ha condiviso lo sviluppo della città portando avanti e forse comprendendo che da questo Piano Regolatore poteva avere quel circuito virtuoso che dovrebbe scatenarsi nella città di Agrigento. Se altrimenti ciò non fosse, è inutile che facciamo proclamazioni o manifestazioni di gioia. Quindi, come vede, trent’anni dal 1979 al 2009 sono passati. Diceva bene l’Assessore Milone che se gli daranno la possibilità, entro il 31 dicembre vorrà progettare una legge regionale che snellisca tali procedure perché le lungaggini burocratiche arrestano lo sviluppo, perché le lungaggini burocratiche diventano 36 antitetiche con il relazionarsi e l’andare avanti delle prospettive e delle programmazioni, perché le lungaggini burocratiche portano a quel problema particolare che si chiama anche disoccupazione. Signor Sindaco, io non voglio dilungarmi, a lei il merito di avere chiuso il 30 ottobre, come diceva l’Assessore Milone, questa approvazione a livello regionale del Piano Regolatore, a lei il merito di portare avanti attraverso un ufficio dedito al Piano per snellire la procedura medesima, ma nello stesso tempo fare sì che da questa approvazione del Piano Regolatore possa derivare quello che è lo scopo ultimo che ognuno di noi si prefigge, Piano Regolatore uguale sviluppo, Piano Regolatore uguale lavoro, Piano Regolatore che dà origine a un circuito virtuoso che porta a noi un incremento dell’economia, e possibilmente una spinta per quella che è la nostra economia anche da un punto di vista occupazionale. Quindi al di là delle chiacchiere da questa manifestazione di gioia vorremmo vedere concretizzarsi quello che il cittadino comune si aspetta, il lavoro e l’occupazione. PRESIDENTE CALLARI – Consigliere Calabrese, prego. CONSIGLIERE CALABRESE – Grazie, signor Presidente, colleghi Consiglieri, signor Sindaco, signori della Giunta, signori tutti. Io vorrei riportare il dibattito su quello che era il dibattito iniziale e lasciar perdere le prese di posizioni o le patrie potestà su quelle che possono avere meriti o demeriti in merito. E ricordo che sono entrato in Consiglio comunale nel dicembre del 2001 e in quel momento si cominciò a parlare di Piano Regolatore Generale. L’iter che si è susseguito successivamente lo conosciamo tutti. La prima stesura del Piano Regolatore Generale prevedeva, come è stato detto da chi mi ha preceduto, una espansione a nord. Queste erano le famose direttive proposte da chi enfatizzava che quelle direttive erano state fatte da un ex consigliere comunale oggi Presidente regionale di Legambiente. Quelle direttive proponevano uno sviluppo a nord della città. Quando il Piano arrivò in Consiglio ci rendemmo subito conto che andava contro quelle che erano le aspettative della città e nei ragionamenti che ci siamo fatti ci siamo subito resi conto che dovevamo 37 coinvolgere la città per avere uno strumento che fosse soddisfacente per le esigenze di tutti i cittadini. In quel contesto il merito va dato in questo anche al Sindaco Piazza e al Presidente del Consiglio Giovanni di Maida, in quel contesto si cominciarono a organizzare una serie di riunioni con gli ordini professionali, i Presidenti delle cooperative. Vi ricordate quando avevamo più di mille appartamenti per le cooperative finanziate e che non avevano le aree e abbiamo fatto le riunioni con le cooperative per individuare anche le aree alle cooperative, con le organizzazioni sindacali e con il mondo civile in genere. Questo è il merito che questo Consiglio comunale, dell’allora Consiglio comunale si deve intestare, quello di avere coinvolto tutti nell’elaborazione di questo Piano. Non è frutto o figlio del Consigliere Calabrese che allora ricopriva l’incarico di Presidente della Commissione Urbanistica, ma è frutto di una sinergia di persone che hanno creduto seriamente, al di sopra, come diceva il Presidente Di Maida, degli interessi di appartenenza o del piccolo e misero interesse personale, è frutto di tutte quelle sinergie che hanno cercato di dare uno sviluppo serio e armonico del territorio comunale, cercando di recuperare quel tessuto urbanistico che spontaneamente nel corso degli anni era venuto. Dagli incontri con l’Ingegnere Giacobazzi queste erano le discussioni che affrontavamo. Quali meriti possiamo dare? Al Sindaco Piazza… voi sapete i trascorsi, certamente ero un consigliere di opposizione, ma io do i meriti quando c’è da dare i meriti. Al Sindaco Piazza va riconosciuto il merito di non avere mai messo in campo nessuna ingerenza nei confronti del Consiglio comunale. Gli va dato il merito di avere avuto l’intuizione di istituire un ufficio di Piano che ha collaborato a stretto contatto con tutti i consiglieri comunali con in testa l’Architetto Campanella e il suo staff. Al Presidente Di Maida va dato il merito di avere fatto da collante fra tutte le posizioni politiche che vi erano in Consiglio comunale, lavorando sempre alla luce del sole con le porte aperte. Alla nostra Commissione, consentitemi un ringraziamento particolare lo devo fare ai componenti di quella Commissione con il testa il Vice Presidente Angelo Principato e i componenti Casesa e Mandracchia che 38 veramente hanno dato l’anima per cercare di ricucire tutte quelle posizioni che di volta in volta venivano fuori. Vi rammento che alla prima stesura i consiglieri comunali presentarono qualcosa come 150 - 160 emendamenti. Durante il corso dei lavori, d’intesa con il Presidente e con i capigruppo si decise di affidare alla Commissione la possibilità di riomogeneizzare tutti quegli emendamenti che sostanzialmente dicevano la stessa cosa. E quindi cercare di accorparli là dove era possibile e non vi dico il lavoro che è stato fatto perché vi era un emendamento presentato dal sottoscritto, un emendamento presentato da un altro consigliere e allora per fargli capire che bene o male dicevano la stessa cosa, quindi non c’era motivo di assumere una certa paternità per una determinata cosa, le fatiche che abbiamo dovuto fare. 150 – 160 emendamenti che alla fine furono ridotti a ‘98 credo. E non dimenticate le 700 e passa più osservazioni che abbiamo discusso in questa aula presentate dai cittadini, dove abbiamo cercato di capire le esigenze dei cittadini e nella stragrande maggioranza tutte quelle osservazioni sono state recepite dal Consiglio comunale, perché erano legittime, perché era gente che avendo rispettato la legge, non avendo costruito abusivamente, oggi veniva penalizzata e non era possibile che chi rispetta la leggi poi doveva essere penalizzata. Quindi, Presidente, io mi avvio alla conclusione. Certo, oggi è un giorno di festa per la città, ma io mi auguro che sia un giorno di festa per la città e non sia un giorno di festa solo per noi che veniamo qua a dire abbiamo portato a casa questo risultato. Sindaco, io due segnalazioni le voglio fare. Apprezzo che nel suo intervento ha già anticipato la volontà di riistituire l’ufficio di Piano ed è un passaggio fondamentale affinché questo Piano non sia un punto di arrivo, ma deve essere il punto di partenza per concretizzare tutto quello che abbiamo detto di riscatto sociale ed economico di questa città. Quindi saremo attenti e vigili, Sindaco, su questa tematica, affinché questo punto non sia un punto di arrivo ma sia veramente il punto di partenza del riscatto economico e sociale di questa città con in testa l’attenzione che porremo su quelle che saranno le previsioni turistico alberghiere nella zona del mare, perché così 39 finalmente Agrigento oltre ad offrire un’importante attrazione turistica dal punto di vista paesaggistico e monumentale, può anche offrire un’attrazione turistica per quello che è lo sfruttamento delle bellezze del nostro territorio con il testa il nostro mare, la nostra costa. Grazie, Presidente, e ringrazio tutti. Grazie, signor Sindaco. PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei. Intervento tanto atteso dell’Ingegnere Giacobazzi che presenta e illustra il piano. Prego. INGEGNERE GIACOBAZZI – Buongiorno a tutti. Ringrazio il Presidente Callari per le espressioni gentili da parte sua e da parte di tutti gli altri, non lo faccio individualmente perché perderei troppo tempo. Devo una risposta alla dottoressa Vita, che però non è presente, ma la devo a tutti, perché il problema che ha sollevato lei è un problema abbastanza delicato. E me la cavo però molto rapidamente. Garantisco personalmente che noi abbiamo avuto rapporti esclusivamente con l’Amministrazione comunale, attraverso i suoi organismi amministrativi, le istituzioni, i suoi rappresentanti legali e gli uffici tecnici. Non abbiamo avuto rapporti con altri soggetti. Credo di avere capito dall’intervento del dottore Arnone che lui si riferisse non alla stesura del Piano, ma alla costruzione delle direttive che sono state prodotte, ascoltavo i vostri interventi, nel ’93, ’94, ‘95 prima del nostro incarico. Se il dottore Arnone avesse inteso dire una cosa diversa, come ha interpretato la dottoressa Vita, posso dire che non è così. Noi non abbiamo avuto rapporti con altri. Le direttive sono state costruite dal Consiglio comunale, io non posso sapere come, da quale computer siano uscite, con quali contenuti, è una cosa su cui non posso dire assolutamente nulla. È un momento importante oggi anche per i professionisti che sono persone, quindi hanno anche un’anima, un cuore e sono particolarmente felice di essere qua con voi oggi e qualcuno ha detto, ha usato questa espressione, un momento magico, lo è davvero perché è una fase di cambiamento accelerata quella che questa città importante ha di fronte a sé. Vi ricordate forse, qualcuno di voi, i tanti, come ho sentito dagli interventi, i tanti che sono ancora attivi, presenti nell’ambiente politico amministrativo agrigentino che hanno seguito queste cose 40 dall’inizio, si ricordano probabilmente una parola chiave che abbiamo utilizzato nella fase di analisi, abbiamo parlato, se vi ricordate di Pentapoli, perché abbiamo nella prima fase di lettura del territorio, delle sue emergenze, della sua struttura avevamo riconosciuto una struttura fatta di cinque grandi entità, la città alta, la città storica, la città principale, quella in cui ci troviamo, due nuclei residenziali forti molto importanti, Villaseta e Fontanelle, la città del mare che comprende San Leone, lo sviluppo costiero, la cosiddetta città del commercio costruita negli anni intorno al nucleo di Villaggio Mosè. Il Piano Regolatore Generale prende atto di questa struttura territoriale e fa di tutto per rafforzarla, considerandola un’opportunità e non un problema, evitando di andare a impattare nuove grandi aree all’esterno di questo sistema e cercando di valorizzare questa struttura. Questa come scelta generale che riguarda tutto il successivo del Piano. Dentro questa Pentapoli, dentro questa struttura abbastanza disarticolata ci sta la Valle dei Templi, che non è quindi possibile considerare un elemento isolato, una cosa a parte, anche per motivi geografici, geometrici e territoriali, ma che invece sta al centro di questo sistema. Naturalmente non vorrei che qualcuno se ne avesse a male, perché non ho un parlato di Montaperto, di Giardina Gallotti, di San Michele, di Cipolluzze e Zingarello, queste entità però hanno un rango decisamente inferiore dal punto di vista della struttura territoriale. Bene, preso atto di questo sistema, la prima considerazione è stata fatta riguardo il sistema delle infrastrutture, che come ci stavate dicendo prima subirà per effetto di una serie di scelte che speriamo non siano troppo lontane, il rafforzamento del porto con la possibilità di avere una diportistica di alto livello, l’aeroporto di Porto Empedocle, l’aeroporto, eccetera, subirà una integrazione molto importante. Ma ci sono già in corso i lavori di potenziamento della 640 e quelli sulla 189 seguiranno tra poco, ma sapete anche che c’è uno studio di fattibilità di cui noi non abbiamo potuto tenere conto perché non era pronto per la costruzione, il completamento dell’anello regionale autostradale con la costruzione della Gela - Castelvetrano, che troverà ad Agrigento il nodo più difficile ovviamente perché sul mare Agrigento ha 41 insediamenti turistici, insediamenti storici, il Parco archeologico, la città, eccetera, eccetera. Il Piano Regolatore dà una risposta, individuando questa struttura che abbiamo chiamato a mano aperta, la vedete qui in questa tavola, oppure ad omega, che dà vita, utilizzando prevalentemente dei tracciati esistenti, perché la logica del piano è di evitare nuove grandi espansioni, nuove grandi infrastrutture molto impattanti, ma utilizzando una serie di corridoi esistenti, che hanno bisogno di integrazione, di rafforzamento, soprattutto dei nodi, dà vita a un sistema che libera il rapporto tra la città e il mare da una serie di vincoli oggi esistenti, soprattutto per quanto riguarda il traffico di attraversamento da nord - ovest a sud - est, e consentirà un rapporto tra città, aree archeologiche e mare più gestibile, perché lo scopo è quello di dare al Comune la possibilità di gestire, come ritiene opportuno, questo sistema trasversale nord - sud sostanzialmente. Poi sono previste naturalmente altre opere infrastrutturali, altre opere viarie. In particolare ne cito una sola, perché se no facciamo notte, quella che abbiamo chiamato la gronda sud, cioè una arteria che collegando il viadotto Morandi con l’innesto della Mosella sulla 640, raccogliesse il traffico che dalla città si origina verso sud e che non avesse destinazione mare ma avesse destinazione est - ovest, quindi lo portasse ai recapiti naturali, evitando di infilarsi inutilmente all’interno della zona turistico e archeologica. La tutela dell’ambiente è stato detto già da diversi di voi, non insisto particolarmente, basta guardare questa tavola. La tavola… io ricordo qualche amministratore ai primi incontri in cui questa configurazione, questi colori hanno cominciato a farsi leggere, a farsi vedere e c’è stata anche una certa reazione di sorpresa, non per forza negativa. Il Piano mette a sistema tutta una serie di aree già vincolate da dispositivi di legge, norme di carattere superiore, non le cito tutte perché le carte dei vincoli sono esposte, questa è la carta dei vincoli corrispondenti alla zona centrale. Vedete la quantità, non li cito tutti, basta pensare a Gui - Mancini e Nicolosi, al decreto Galasso, al Grappelli, cioè tutta una serie di aree vincolate che sono forzatamente aree verdi che messe a sistema danno origine ad una grande Parco, perché la Valle dei Templi, il 42 Parco Archeologico non è considerabile un servizio in termini diretti, non è una zona F, una zona G, ma è una dotazione reale, disponibile e ha un ruolo fondamentale nella composizione di questo grande Parco territoriale, ma anche urbano che consente di affermare senza timore di essere smentiti che la città avrà una dotazione di verde per abitante molto al di sopra di qualsiasi standard che questa città o questa Regione abbia mai conosciuto. Dicevo prima, le scelte localizzative sono tutte volte a rafforzare questo sistema, che è un sistema rado e disarticolato, che quindi presenta molte opportunità all’interno del suo perimetro per lo sviluppo di insediamenti di vario tipo e di varia natura. Per quanto riguarda il turismo che è la chiave dello sviluppo di questo territorio ovviamente, dico una cosa assolutamente banale, il piano complessivamente, adesso dirò una cifra che forse spaventerà qualcuno, ma le potenzialità teoriche del Piano sono di oltre 20.000 posti letto, disponibilità disarticolata tenendo conto di tutte le forme che oggi sono utilizzabili per lo sviluppo turistico, quindi il villaggio turistico, quindi la grande entità, la grande dimensione autonoma nella zona più a sud, una grande zona alberghiera per strutture di grandi e medie dimensioni di carattere alberghiero, la possibilità di realizzare pensioni, quindi dimensioni più piccole a gestione familiare, ma anche una ricettività privata diffusa che è stata introdotta come potenzialità nelle norme di piano, e infine le forme di fruizione agrituristica che sono incentivate con una norma specifica sui grandi contenitori dismessi di masserie, di cui questo territorio offre campioni molto importanti anche dal punto di vista della qualità architettoniche che oggi sono poco utilizzati. Credo ci sia solo qualche caso in cui questo patrimonio viene utilizzato a fini turistico e ricettivi. Quindi il turismo, poi lo sviluppo edilizio. Il Piano Regolatore immagina una popolazione teorica, poi magari spiegherò che cosa vuol dire teorica, una popolazione teorica abbastanza alta per Agrigento, che nel 2001 contava circa 55.000 abitanti, il Piano immagina che nel 2021 gli abitanti teorici possono arrivare a 73.000, con un incremento significativo ma non impossibile, incremento che in parte non sarà teorico, ma sarà reale, dovuto al fatto che si conta, 43 contiamo, auspichiamo, lavorerete soprattutto perché ci sia uno sviluppo di opportunità occupazionali importanti nel settore del turismo, in quello dei servizi, ma anche perché la città sta via via assumendo, ha assunto e continuerà ad assumere un rango più importante attraverso una dotazione di servizi, di grande scala, pensiamo all’ospedale di San Michele, pensiamo all’insediamento dell’università che si sta radicando in questi anni, ruolo capace di richiamare popolazione, a parte naturalmente il fenomeno di immigrazioni, eccetera, eccetera. Dove questo sviluppo edilizio? Lo sviluppo edilizio per questa popolazione nuova? Lo sviluppo edilizio non tiene conto solo della popolazione nuova, ma anche del fatto che il patrimonio edilizio non riesce a seguire, per motivi ovvi, l’evolversi dell’assetto sociale, quindi le famiglie che avevano la numerosità media di tre, tra i cinque storicamente in questa parte d’Italia stanno via via riducendo il numero dei propri componenti, è presumibile che ci si avvicini al numero di 2 abbastanza rapidamente. Siccome il patrimonio è rigido da questo punto di vista, un appartamento non si riduce, perché si riducono il numero dei componenti delle famiglie, cresce il numero delle famiglie, quindi c’è una domanda di abitazioni indotte da queste e altre trasformazioni di cui il Piano tiene conto. Stamattina non c’è tempo per entrare nel merito, però tutte queste considerazioni hanno dato origine a un dimensionamento complessivo del Piano che è un dimensionamento forte, lo abbiamo detto, lo abbiamo riconosciuto, lo ha detto la Regione, ma sostenibile. Dove si collocheranno queste quote di edilizia residenziale? In zone a intervento diretto, cioè zone di tipo B. Il nostro Piano, essendo un Piano fatto, come ha ricordato l’Assessore Regionale, su una legge vecchia, considera ancora zone di tipo B o di completamento come si diceva una volta. Queste zone sono diffuse in tutto l’ambito del territorio con una fortissima limitazione nella città alta, cioè nel centro dove ci troviamo, nel centro della città, perché qui i livelli di saturazione sono assoluti o quasi, ci sono pochissimi ambiti in cui è ammessa una quota di ulteriore edificazione, nella città alta per effetto delle norme, delle densità raggiunte, dei vincoli Grappelli, eccetera, eccetera. In questa parte di città, che 44 comprende oltre al centro storico la collina, l’altra parte della città oltre il Vallo di Empedocle, saranno ammessi prevalentemente interventi di ristrutturazione, di riqualificazione, interventi diretti, molto più diffusi e numerosi sono consentiti in tutte le altre porzioni del territorio, in tutti gli altri nuclei. Il Piano Regolatore Generale ha semplificato anche da questo punto di vista sotto il profilo procedurale perché ha trasformato molti Piani di recupero quasi ultimati, in fase di attuazione in zone in cui è possibile l’intervento diretto, senza passare attraverso procedure complesse di variazione dello strumento attuativo. Le grandi espansioni residenziali sono collocate a sud, Cugno Sala, dove c’è una prescrizione esecutiva specifica a destinazione completamente residenziale e località Palmentelle, Madonna delle Rocche a connettere, cercando una riconnessione più forte tra la città e il quartiere alto di Fontanelle San Giusippuzzo. Poi è stato già ricordato, si è cercato, individuato uno strumento per un riordino di una vasta porzione di territorio posto a sud, stralciato in sede di approvazione della Regione nel Piano Regolatore del ‘78, ma comunque insediato in termini spontanei o bar abusivi, tutta la zona Cannatello, Timpa dei Palombi, eccetera. Preso atto che i meccanismi di sanatorie edilizie che vengono da norme statali hanno consentito ai proprietari in stragrande maggioranza, per la quasi totalità di depositare istanze di sanatoria, quindi sono superfici, sono edifici o già regolarizzati o comunque regolarizzabili e che l’attività, il frazionamento fondiario che è intervenuto nel frattempo rende l’attività agricola improponibile in questa parte del territorio, si è deciso di individuare un tipo di zona e conseguentemente un tipo di intervento che ha lo scopo di riconoscere sostanzialmente quello che è successo, dare ordine a un territorio che ha un grande problema di riconoscibilità, di eleggibilità in termini formali, architettonici, geometrici, di relazione tra edificio e lotto e consentire anche di avere una quota, anche se per forza di cose limitata delle opere di urbanizzazione necessarie, soprattutto dal punto di vista della viabilità, dei parcheggi e del verde primario. Queste sono le cosiddette case con orto nella zona C4 che sarà attuata attraverso una 45 compartimentazione che il piano già individua, anche se non è rigido, nel senso che c’è una norma che consente la formazione di comparti diversi da quelli previsti dalle tavole, a condizione che i proprietari si mettano d’accordo, insomma si presentino in materia unitaria in Amministrazione comunale. In queste zone, ma anche in altre, viene in termini generali inserito un meccanismo di carattere perequativo. Una delle cose che mi ha sorpreso di più quando ho cominciato dieci anni fa a lavorare ad Agrigento era che contrariamente alle (...) metropolitane che vogliono il nord molto più efficiente, efficiente, efficace, capace di utilizzare le norme, le regole, i poteri che gli derivano dallo Stato, mentre a sud le cose si fanno sempre… io ho scoperto che qui il meccanismo dell’esproprio, la procedura espropriativa è molto più diffusa che da noi, nelle nostre zone non si usa quasi più in fase attuativa dello strumento urbanistico il meccanismo dell’esproprio. Il meccanismo dell’esproprio sappiamo tutti che problemi ha, a parte le sentenze, l’evoluzione di carattere giuridico, relativamente ai costi dell’esproprio, ma è comunque una operazione, una forzatura che sarebbe meglio evitare. Il primo dei meccanismi perequativi rende tutti i soggetti, sembra ovvio, ma non lo è, rende tutti i soggetti proprietari di lotti, di terreni all’interno dei comparti attuativi portatori degli stessi diritti. Naturalmente poi su una porzione di terreno ci andrà il verde, su altri parcheggi, altri saranno edificabili, ma la compensazione è interna al comparto, cioè nessuno è privo di una sua quota magari piccola di diritti edificatori. Il secondo meccanismo di carattere perequativo riguarda le aree a servizi, tranne l’eccezione di edifici vincolati, le aree delle grandi infrastrutture, abbiamo introdotto una norma che consente ai proprietari di terreni, destinati a servizi pubblici, quindi destinati alle acquisizioni del pubblico demanio, le dà una facoltà realizzativa parziale su una quota di queste superfici in cambio della cessione al Comune. Anche qui è una procedura che dovrebbe facilitare al Comune l’acquisizione di terreni su cui realizzare la previsione del proprio piano delle opere pubbliche, senza spogliare completamente il proprietario dei diritti edificatori. Come dicevo ieri queste due modalità hanno un prezzo, che comportano dei comportamenti 46 collaborativi, non saranno attuabili se non ci sarà da parte dei proprietari, dei cittadini, di chi vive la città, la capacità di rapportarsi con gli altri detentori di interessi, come si diceva prima il stekholders e in maniera collaborativa, ma anche nei confronti dell’Amministrazione. Bisognerà imparare a discutere, diciamo un professore universitario membro del gruppo degli esperti che ha lavorato con noi soprattutto all’inizio del Piano Regolatore diceva mi sembra in questa sede che la Urbanistica è la scienza dell’ingiustizia. Se vogliamo evitarlo bisogna imparare a trattare, a discutere, a essere trasparenti nelle procedure, nelle modalità, ma a sapere contemperare gli interessi, quelli pubblici e quelli privati. L’Assessore regionale parlava di una nuova legge, lanciava alcune parole d’ordine importanti che vanno proprio in questa direzione. Le ultime cose. Per quanto riguarda, ho parlato prima di sviluppo turistico e residenziale, il produttivo, facendo la premessa che Agrigento aderisce all’area di sviluppo industriale, Aragona mi pare che si chiami, quindi una domanda insediativa dovrebbe trovare risposta, quella soprattutto relativa alle imprese di grandi dimensioni in quella località, però sono previste delle aree di sviluppo industriale all’interno del territorio comunale, in particolare con ampliamento della zona del Piano Gatta, e a case Borsellino verso Ioppolo, dove c’è la possibilità lungo una viabilità importante di collocare delle nuove attività di carattere industriale e artigianali. Poi c’è in località Zuppardo (in alto a destra), c’è un’area destinata alle attività delle attrezzature produttive impattanti come le autodemolizioni, canile, eccetera, eccetera, perché hanno bisogno di una collocazione che minimizzi appunto l’impatto di queste attività. Il Parco archeologico ha il suo piano che ci risulta trasmesso in Regione da un paio di settimane per la sua approvazione. Contiene elementi di promozione dello sviluppo turistico, di valorizzazione anche economica delle risorse, quindi sarà un pezzo importante di questo quadro nuovo che si sta delineando per la città. L’elemento di non perfetta sovrapposizione tra Piano Generale e Piano del Parco è unicamente relativo ad alcune scelte di viabilità, come il secondo ponte alla foce dell’Akragas o il potenziamento 47 dell’attuale svincolo tra la 640 e la 118. In sede di approvazione regionale l’Assessore ai Beni Culturali dovrà risolvere questo nodo. Per quanto riguarda il resto c’è congruità tra i due strumenti. Ci sono ancora per completare l’esposizione, sono ancora previste una serie di infrastrutture o attrezzature tecniche sparse sul territorio. Pensiamo al Polo espositivo e interporto collocati sulla viabilità verso Gela, vicino all’insediamento di Zingarello, il nucleo di Villaseta vede un potenziamento della sua dotazione di infrastrutture con la cosiddetta città dello sport, un luogo di concentrazione di attrezzature per lo sport, è previsto un nodo intermodale importante in corrispondenza della Stazione Bassa, anche auspicando che in quel luogo arrivi il trasporto su ferro da Porto Empedocle, attraversando la Valle dei Templi, per naturalmente accogliere i flussi turistici. C’è il Polo universitario nella zona di via Quartararo, il grande Polo universitario che è in corso di sviluppo, c’è l’ospedale di San Michele in località appunto dell’ospedale nuovo, in località San Michele, al quale viene offerta una possibilità di ampliamento e di sviluppo ulteriore, anche attraverso delle attività private, integrando la stessa localizzazione con delle aree destinate alla Protezione Civile per interventi di emergenza. Si avvia adesso una fase attuativa. Mi fa molto piacere avere sentito il Sindaco annunciare la costituzione di un ufficio di Piano. Questo è un Piano completamente nuovo rispetto a quello di prima, cioè non è una variante, un adeguamento, non solo perché il Piano prima era vecchio, ma per tanti motivi il Piano è completamente nuovo. Non c’è una riga, una tavola che viene dal vecchio Piano. Credo sia indispensabile, condivido appunto questa, sono molto felice di questa proposta, è necessario che ci sia una struttura dedicata alla gestione di questo strumento. Noi abbiamo un impegno di assistenza, l’abbiamo contrattualmente, ma l’abbiamo anche in termini morali, ci farà piacere continuare la collaborazione con l’Amministrazione comunale, ma adesso il testimone che abbiamo gestito insieme in queste fasi, passa completamente o quasi completamente nelle mani dell’Amministrazione, quindi questa scelta sarà indispensabile. La prima cosa che faremo insieme saranno le prescrizioni esecutive 48 che nei prossimi mesi approderanno al Consiglio comunale e sono uno strumento piuttosto importante. Le più importanti riguardano, come vedete da questa tavola, tutta l’area sud, quindi Cugno Sala per la residenza, viale Cannatello per il terziario, i servizi, il commercio, tutto il grande comparto Dune per la residenza turistica e il turismo e la ricettività di tipo alberghiero. Quindi ci rivedremo presto, continuando in questo percorso che oggi non vede un punto terminale, un punto importante, ma in realtà è un nuovo inizio. PRESIDENTE CALLARI – Grazie, Ingegnere Giacobazzi per il suo esaustivo intervento. L’Assessore Renato Buscaglia ha tanto aspettato, è giusto che intervenga… Ingegnere, consente di far fare questa domanda dal momento in cui lei si è iscritto a parlare? Prego, avvocato. AVVOCATO TIMINERI – Grazie per avermi concesso la parola, ma più che altro è per fare domanda all’Ingegnere Giacobazzi sull’attuabilità di questo Piano Regolatore che lei in modo perfetto ci ha illustrato. Il dubbio che io espongo in questo momento come professionista e come semplice cittadino è questo, e anche più che un dubbio è anche una mia preoccupazione. Avuti gli strumenti, completato il Piano Regolatore Generale, da studente universitario mi ricordo, e continuo dalla mia professione di avvocato, ci sono le norme di attuazione previste nel Piano. Poi c’è una fase in cui parliamo di prescrizioni urbanistiche, senza le quali il Piano Regolatore Generale resta in una fase di Limbo. Ora ci sarà un impegno e c’è stato un impegno già da parte del Sindaco, l’impegno di fare un ufficio Piano, ma volevo chiedere: i professionisti incaricati hanno già predisposto delle prescrizioni individuando le zone soggette a prescrizione e secondo quali criteri? E in ogni caso quali saranno le intese sul piano operativo da parte del gruppo dei progettisti e dell’Amministrazione perché si renda attuale e attuabile il Piano, non fra alcuni mesi, ma fra un mese. Questa è la mia domanda. 49 PRESIDENTE CALLARI – Grazie. Facciamo rispondere e poi interviene lei, Assessore. Prego, Ingegnere. INGEGNERE GIACOBAZZI - La gran parte delle previsioni del Piano Regolatore sono attuabili direttamente. Dal decreto di approvazione il Piano è attuabile. In alcune zone meno di quelle inizialmente individuate che erano prima 11, poi 7, in alcune di queste zone, dove lo sviluppo riguarda porzioni di territorio molto ampie o molto complesse, è previsto uno strumento attuativo di dettaglio, che viene prima della possibilità di rilasciare le singole autorizzazioni. In particolare queste prescrizioni, ho detto le più significative sono queste tre che vediamo qui Dune, Cannatello e Cugno Sala. Su queste noi daremo delle linee generali di intervento, studieremo più in dettaglio di come abbiamo fatto finora, ma la sostanza è quella che vi ho già detto, i meccanismi perequativi per cui tutti i proprietari all’interno dei comparti possono godere di una edificabilità di base di tutti, e questi strumenti saranno pronti nel giro, sono in parte già pronti, ma saranno completati nel giro di qualche mese. Su tutto il resto del territorio comunale si può intervenire o attraverso piani di lottizzazione pubblici o privati, per esempio il caso di Palmentelle, ma nella stragrande maggioranza del territorio comunale con interventi diretti, cioè ci saranno dal decreto di approvazione molti cittadini, spero moltissimi, che avranno la possibilità di realizzare gli interventi per i quali hanno atteso del tempo, magari hanno fatto delle osservazioni, ottenendo del consenso da parte del Consiglio comunale, ma questi interventi si potranno fare subito, il territorio compreso nelle prescrizioni esecutive è una quota ridotta del territorio comunale, che però ha bisogno necessariamente di una strutturazione intermedia tra il Piano Regolatore e l’intervento singolo. AVVOCATO TIMINERI – Grazie. PRESIDENTE CALLARI – Assessore Ingegnere Renato Buscaglia, prego. 50 ASSESSORE BUSCAGLIA – Grazie. Io sarò velocissimo perché è tardissimo e volevo solo completare con alcuni impegni e rassicurazioni che l’Amministrazione si sente di assumere in questa giornata che io ritengo straordinaria; straordinaria perché portare a termine, a buon fine l’approvazione del Piano Regolatore era uno degli obiettivi che l’Amministrazione Zambuto si era posta ed è un mandato specifico che mi era stato assegnato dal Sindaco quando mi ha designato Assessore. Abbiamo avuto un percorso che si è dilatato per motivi indipendenti dalle difficoltà, dall’obiettiva volontà sia nostra che dell’Assessorato al Territorio e Ambiente perché è intervenuta, vi ricordo, la norma che imponeva che i Piani Regolatori fossero dotati di valutazione ambientale strategica. Per fortuna poi la Regione ha modificato la norma per i Piani che fossero stati già a quella attuati, per cui tranne questa fase di stasi che poi si è superata brillantemente, poi il percorso è stato proseguito con grande attenzione, sia da parte dell’Amministrazione che dal nostro ufficio. Quindi questo io ritengo che è un momento straordinario, un momento importante. Anche io mi associo ai ringraziamenti per i nostri uffici, per il gruppo di progettazione dell’Ingegnere Giacobazzi e dei suoi collaboratori per il Consiglio comunale che ha dimostrato grande maturità nella fase di indirizzo e di valutazione delle controdeduzioni al voto del CRU, ma anche degli uffici regionali. Chi legge le istruttorie, i documenti istruttori e i voti che si sono succeduti da parte del Consiglio regionale all’Urbanistica, si rende conto come sia stata molto approfondita e molto attenta la valutazione e l’esame di questo progetto di Piano. In ultimo anche l’Assessore Milone, mi tranquillizza molto il fatto che l’Assessore era pubblicamente impegnato a una proposta di nuova normativa urbanistica, perché non c’è dubbio che così come funziona adesso, noi ci troviamo di fronte a meccanismi aberranti che fanno sì che un progetto di Piano che nasce alla fine degli anni 90, trovi l’approvazione definitiva alla fine del primo decennio del terzo millennio, cioè dieci anni per completare il processo di approvazione di un Piano. Chiaramente dieci anni per un territorio come il nostro sono troppi, sono moltissimi. Quindi è chiaro che 51 l’auspicio che formulava l’Assessore di ridurre i tempi dell’iter di approvazione di un Piano non può che essere condiviso. Io dico che l’auspicio vada anche esteso al sistema di pianificazione, che deve essere flessibile. L’evoluzione del territorio è un fenomeno che non si può frenare, si può controllare, ma non c’è dubbio che se noi riteniamo di poter bloccare, appunto, le trasformazioni del territorio, sbagliamo, le possiamo soltanto accompagnare e guidare. Quindi, detto questo, la mia valutazione, l’illustrazione che ha già fatto l’Ingegnere Giacobazzi è estremamente esaustiva, naturalmente andrà approfondita di concerto con gli uffici. Io sono uno dei fautori, dei sostenitori della necessità di attrezzare gli uffici in maniera da dare risposte certe e tempestive all’istanza del cittadino, che se il cittadino non trova chiarezza, continua a fare di testa sua. Quindi bisogna dare ai cittadini notizie certe, chiarezza, fare in modo che chi può costruire possa andare a farlo con serenità e in tempi ragionevolmente brevi, e su questo ci stiamo impegnando, c’è un impegno che già è stato formalmente assunto dal Sindaco, quello di costituire un ufficio ad hoc per gestire il Piano, quindi l’invito dell’Ingegnere Giacobazzi, che io già avevo ascoltato in altre occasioni, è stato assolutamente raccolto nel senso che siamo convinti della necessità di attrezzarci bene per gestire il Piano, dice giustamente l’Ingegnere Giacobazzi, adesso la palla viene data all’Amministrazione, non c’è dubbio. Non c’è dubbio e quindi noi dobbiamo dare risposte. Vedo che siamo già sulla buona strada perché le preoccupazioni dell’Avvocato Timineri quando dice: cosa state facendo? Vi state attrezzando per dare completa attuazione a questo Piano. Lo stiamo già facendo, tant’è che già il gruppo di progettazione che aveva ricevuto l’incarico a suo tempo sta già operando. Per quanto attiene alle competenze dell’Amministrazione abbiamo previsto in bilancio le somme necessarie per gli onorari professionali, quindi credo che su questa strada non dovrebbero esserci ostacoli. Vero è che le prescrizioni esecutive risolveranno problemi di dettaglio importanti in zone che hanno rilevanza sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista delle prospettive di sviluppo socio – economico, sia anche perché saranno destinate ad aree che in qualche modo 52 sono già state compromesse dallo sviluppo disordinato e incontrollato che ha caratterizzato l’edificazione ad Agrigento negli ultimi decenni, però va pure detto, lo ha già ribadito l’Ingegnere Giacobazzi, che in molti casi si potrà operare direttamente. Il compito dell’ufficio non si esaurirà nella informazione corretta agli utenti, ma dal decreto di approvazione l’ufficio verrà chiamato a formulare tutta una serie di attività di pianificazione ad integrazione di quanto sia stato già fatto, per esempio per quanto riguarda le ormai famose zone C4, in cui l’Assessorato nell’approvare la previsione fatta dai progettisti, ha comunque raccomandato una attività da parte dell’ufficio di controllo e di pianificazione preventiva di dettaglio che è chiaro che l’ufficio deve fare, perché se l’ufficio non dovesse dimostrare capacità di dare attuazione a questa cosa in breve tempo, allora sarebbe tutto vanificato. Quindi all’ufficio di Piano costituendo saranno affidati questi compiti, saranno affidati anche ulteriori adempimenti che riguardano le zone B, le zone C, per esempio ma ricordiamoci che è stato già detto come oggi siamo dotati di molti strumenti urbanistici operanti, efficaci, ne manca qualcuno e su questi qualcuno che manca, mi riferisco in particolare ai Piani Particolareggiati del rione di Santa Croce, del quartiere di Santa Croce, del Piano Particolareggiato del quartiere di San Michele. Mi pare che ci sia in itinere, l’Ingegnere di Francesco mi corregga, un Piano Particolareggiato a Villaggio Mosè in fase di definizione o già definito, quindi c’è tutta una attività nel campo pianificatorio che va completata. Quindi, è chiaro che se noi vogliamo che questo Piano sia uno strumento veramente efficace e che possa costituire il presupposto per il riavvio del volano economico della nostra città, è chiaro che noi come Amministrazione dobbiamo essere pronti a dare le risposte che la cittadinanza auspica e che si attende. Devo dire che anche il Consiglio comunale sarà impegnato nei prossimi mesi in questa sfida, in questa scommessa, cioè quella di dare concreta attuazione al Piano, perché le prescrizioni esecutive, ricordiamoci, e anche la pianificazione del dettaglio che deve fare l’ufficio sulle zone C4 dovrà essere approvata dal Consiglio comunale, quindi il Consiglio comunale si troverà a 53 confrontarsi ancora con questi aspetti. Devo dire anche che siccome ricordiamoci, lo dico, è un piano che nasce dieci anni fa, chiaramente è uno strumento che dobbiamo interpretare dinamicamente, quindi ci saranno momenti in cui sarà necessario fare degli aggiustamenti a questo progetto di pianificazione del territorio e questi aggiustamenti devono passare necessariamente dal Consiglio comunale. Quindi, questa è una sfida, è una scommessa che vede impegnate sia l’Amministrazione attiva, sia l’intero Consiglio comunale. Io sono convinto che così come è avvenuto nel recente passato, di concerto lavoreremo tutti assieme. Io devo dire al contrario di quanto è stato detto in precedenza che il processo che ha portato dall’incarico la formulazione del Piano ha visto coinvolta tanta gente, io non sono stato mai coinvolto. Io sono un neofita di questo Piano, me ne occupo da un anno e mezzo e sicuramente sono stato fortunato perché ho partecipato alla fase di definizione, di approvazione, quindi alla fase più concreta alla fine. Quindi, sono molto contento di essere oggi anche io un protagonista di questo percorso assieme a tutti voi, assieme, ripeto all’Amministrazione, assieme al Consiglio comunale, assieme a tutti quanti possono avere dato dei contributi nel passato che sicuramente lo daranno nel futuro e devo dire che questa scommessa che ci accingiamo a vincere nei prossimi mesi, io sono sicuro che la vinceremo, e sarà una scommessa che vinceremo nell’interesse esclusivo della collettività. E su questo posso assicurare l’impegno mio e dell’Amministrazione attiva. Grazie. PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei. Ha chiesto di intervenire il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Ingegnere Di Rosa. Se ci sono altri interventi li scriviamo ora così programmiamo anche la durata della seduta. Nessuno si iscrive a parlare. Poi segue un brevissimo intervento del Sindaco e la chiusura della seduta del Consiglio comunale. Prego. INGEGNERE DI ROSA – Grazie, signor Presidente. Io volevo rimarcare che questa giornata, dopo tantissimi anni, vede avere finalmente fine quello che era la problematica che molti professionisti hanno vissuto in questi anni, quella di sentirsi 54 dire dall’ufficio Tecnico una cosa strana, stranissima, cosa che non credo che possa essere avvenuta in altri posti, nella richiesta di un certificato di conformità urbanistica, di destinazione urbanistica, rispetto a quale piano questo certificato dovrà essere rilasciato. Questo è un peccato originale che questo Piano ha avuto, che questa chiamiamola procedura ha avuto. Io non voglio disconoscere i meriti di alcuno, però un merito agli ordini professionali lo voglio rimarcare. C’è il rappresentante del gruppo di progettazione, l’Ingegnere Giacobazzi. Con l’Ingegnere Giacobazzi ci siamo incontrati tante volte e in tutte le occasioni noi abbiamo cercato di fornire il nostro contributo, non solo degli ingegneri, quando dico nostro parlo anche a nome di altri ordini professionali, tra l’altro qualcuno mi ha anche invitato a farlo, e il nostro contributo è stato sempre un contributo al di là della colorazione politica, ma un contributo che voleva essere sempre un contributo tecnico, tant’è che noi abbiamo fatto tutta una serie di osservazioni sia come ingegneri, sia come architetti, sia come agronomi, messi nero su bianco su carta e consegnati. Alcune di queste osservazioni sono state recepite, altre non è stato possibile farlo, però oggi si mette fine, speriamo per sempre, a una dualità, a una diversa possibilità di classificare una particella catastale con una possibilità che era allucinante, in alcuni casi si poteva realizzare un qualcosa, in altri casi se ne poteva realizzare un’altra, il professionista si trovava un po’ dubbioso su tutto questo e noi l’abbiamo immediatamente segnalato. L’abbiamo segnalato in una riunione con i capigruppo. Qualcuno dei presenti dei tecnici presenti oggi era presente anche allora. Noi avevamo fatto rilevare che c’era un problema di peccato originale, che probabilmente questo Piano, prima di diventare quello che era diventato e di determinare sul territorio tutta una serie di inserimenti di edifici o comunque di previsioni urbanistiche, doveva essere prima sottoposto quando fu approvato in quella sera, in quel tour de force che vi ha visto i presenti, anche gli assenti di quella volta impegnatissimi in una serie di giornate, di nottate, di lavoro, nessuno vi vuole disconoscere questo, ma forse presi dalla fretta avevate avuto un annebbiamento che aveva portato a una conclusione che poi non era quella che 55 sarebbe dovuto diventare, cioè un prendere atto di quelle che erano le osservazioni e da quelle osservazioni poi vedere se era possibile tradurle in fatti concreti. Uno dei partecipanti a quella riunione lo vedo qui, era l’Ingegnere Lauricella, che capì, forse perché anche lui è un tecnico, quale era il problema che noi cercavamo di sollevare quel giorno. C’era anche all’epoca il Presidente del Consiglio Di Maida presente. Giovanni, ti ricordi? Eravamo proprio nella tua stanza. Noi cercammo di sollevare il problema. L’abbiamo fatto con le forze che avevamo, con la nitidezza delle intenzioni, senza volere arrecare pregiudizio o danno alcuno, ma con la consapevolezza che probabilmente si era fatto un passaggio che non si doveva fare quel giorno. Però, in un modo o in un altro si è tirati a campare fino ad oggi. Speriamo che questo sia il punto finale di quello che ha visto un problema il professionista. Una cosa la vorrei ribadire in tutto questo: il Piano ce l’abbiamo adesso. È un Piano che finalmente è operativo a tutti gli effetti. Guardare indietro l’ho fatto in questo momento. Ora vorrei andare avanti. Questo Piano forse è anche un poco superato rispetto a quando è stato redatto, però non c’è la colpa di nessuno e di tutti assieme. Forse è anche la colpa di una normativa. Probabilmente si dovrebbe snellire la normativa, come diceva prima l’Assessore Milone. Siamo ancora ancorati a una legge 71 del ‘78 e prima ancora alla legge madre, a quella del 42, la 1150. Si dovrebbe rivedere completamente tutta la norma urbanistica del nostro Paese, e in special modo in Sicilia, visto che lo possiamo fare, perché dico questo? Perché in altri casi a una norma analoga che vige come in Sicilia la 1150, anche se corretta, anche se rivista alla 71 del ‘78, in altri casi c’è stato un lavoro più snello che ha consentito in altri posti di avere i Piani Regolatori in tempi ragionevoli, in tempi molto più ragionevoli. Probabilmente per un insieme di fattori, il professionista che ritarda un attimo, l’Amministrazione che ritarda un altro attimo, l’ufficio Tecnico che ritarda un altro attimo ancora. Gli attimi si fanno anni, si fanno decenni e non ce ne accorgiamo e si ritroviamo con un Piano Regolatore che è già di 10 anni, è già nato di 10 anni, non è nato stamattina, non è nato ieri. E questo comporta i suoi problemi, problemi 56 che poi si riflettono sia sulla cittadinanza, sia sull’Amministrazione, tant’è che abbiamo cambiato qui tre Amministrazioni, tre Sindaci. Ebbene, vuol dire che c’era qualche cosina che poteva forse essere accelerata da parte un poco di tutti. Certamente forse anche noi professionisti avremmo dovuto forse avere un’accelerazione. Architetto Campanella, lei ha ragione, però un attimino del tempo lo vorrei avere per esprimere da un canto la soddisfazione di avere finalmente sgombrato il campo, di avere uno strumento urbanistico, ma al tempo stesso di fare un poco di autocritica o non da solo, insieme a tutti coloro che hanno avuto una parte in questo, diciamo così, film, dagli attori principali che sono stati i professionisti che hanno lavorato nel gruppo di progettazione, a coloro i quali si sono espressi su tutti gli elementi di questo Piano, non io escluso, visto che all’epoca l’ho istruito io questo progetto dal punto di vista Genio Civile e per questo lo conosco un attimino un po’ di più. Noi abbiamo avuto problematiche notevoli su questo Piano. È stato citato prima. Non è un territorio assolutamente semplice il nostro, è un territorio che raggruppa tante problematiche. Abbiamo segnalato i problemi che aveva la viabilità, viabilità che non si sposava alla perfezione con altri strumenti all’interno del Piano che avevano problemi di viabilità. Io feci notare all’Ingegnere Giacobazzi il problema della viabilità che confliggeva con quella di uno strumento diverso, ma al suo stesso interno. Se lo ricorda, Ingegnere Giacobazzi? Eravamo a casa San Filippo, lei in quel momento, stranito da questa mia affermazione, poi ha verificato lo strumento urbanistico generale, il PRG dava una viabilità per un’area che era quella del Parco e lo schema di Piano del Parco ne dava un’altra. Probabilmente qualcuno sarebbe arrivato all’ingresso del Parco e si sarebbe, se applicavamo quello, fermato perché non sarebbe potuto passare. Poi questo voi l’avete sistemato. Questo per dire che gli ordini sono stati attenti a queste problematiche, ma forse non hanno avuto l’energia necessaria per poter cambiare un’altra serie di cose che sarebbero forse non dico divenute migliori, ma probabilmente forse potevamo anche accelerare anche di più questo processo. Però noi ci sentiamo anche corresponsabili, ma anche ci sentiamo, 57 visto che si sta celebrando oggi la nascita di un PRG, la nascita di uno strumento che dovrà regolare il nostro territorio, ci sentiamo anche un poco meritevoli in quello che abbiamo e demeritevoli in quello che non abbiamo fatto. Io ho sentito molti consiglieri comunali che si sono cimentati da questo microfono. Tutti abbiamo fatto un po’ l’autoincensazione di noi stessi. Probabilmente da qui dovrebbe partire il nuovo modo di fare osservazione alle cose che ci riguardano, dire forse abbiamo avuto un poco torto tutti in tutta una serie di situazione, anziché dire: abbiamo avuto ragione io, lui, lui e l’altro e quello ha fatto male. Se il Piano Regolatore ha avuto un iter, tredici anni, forse anche di più, undici anni dall’incarico, mi corregge l’Ingegnere Giacobazzi, visto che lui le date le tiene meglio di me, vuol dire che un problema c’è. Una cosa analoga 11 anni come periodo è successo a Faenza. A Faenza in 10 anni hanno dato l’incarico, hanno approvato il Piano, lo hanno variato 29 volte, 29 varianti e lo hanno concluso con tutte le opere che erano comprese all’interno. Speriamo che magari in altri 10 anni finiamo quello che si è previsto in questo Piano. Questo per darci un’accelerazione tutti, perché tutti ci regoliamo a essere propositivi anziché dire: siccome questa è una cosa che proponi tu, io questa non te la faccio fare, come tante cose che si stanno verificando in tutto il periodo in cui mi trovo io a essere Presidente di un Ordine. Io ora ho un osservatorio particolare da cui riesco a vedere tutta una serie di cose che probabilmente il cittadino non riesce a vedere, probabilmente. Speriamo che questo cambi anche il modo di agire anche a livello di uffici tecnici. Dice: cosa è un Piano? È un modo come mettere un punto e non abbiamo più le scuse di tante altre cose, che qui si sono viste e si sono succedute, a partire da questa situazione dove siamo rimasti in pochissimi. Ce lo chiediamo per quale motivazione? Forse perché è l’una o forse perché il Piano Regolatore se lo aspettavano qualche anno fa e quindi per loro non è più motivo di notizia? PRESIDENTE CALLARI – La cosa non sta proprio così, lasciamo perdere e andiamo avanti. Dal momento in cui nessun altro vuole intervenire a parlare per 58 chiarimenti, suggerimenti o altri interventi, la parola la cedo volentieri al signor Sindaco per la chiusura finale. SINDACO ZAMBUTO – Intervengo nuovamente a chiusura dei lavori del Consiglio comunale per esprimere il mio sentito ringraziamento ai partecipanti di questa importante riunione del Consiglio comunale. Dagli interventi di ognuno è emersa la rilevanza di questo momento e soprattutto sono emerse da un lato le preoccupazioni e dall’altro lato l’ansia, dall’altro lato ancora la volontà finalmente di avere con un piano che è stato approvato, renderlo il più presto possibile applicabile e il più presto possibile concreto e reale. Io dal mio punto di vista assicuro pienamente che così come siamo stati attenti e vigili nel fare in modo che nel brevissimo tempo necessario, appunto, tutte le carte fossero portate a Palermo, sulla vicenda delle osservazioni sulle quali il Consiglio comunale si è misurato, siamo stati attenti a che, appunto, a Palermo, appunto, arrivasse la voce della città di Agrigento, proprio perché questa è stata la grande volontà della città, cioè quella che venisse accolta una nuova vocazione e soprattutto un grande desiderio, quello di realizzare e costruire a sud, quello di una nuova e migliore organizzazione che vedesse tutta la città unita. Ebbene, a fronte di questo io mi prendo l’impegno immediatamente di realizzare insieme con gli uffici, l’ufficio del Piano, del Piano Regolatore Generale, di andare immediatamente a dare l’incarico ai progettisti perché provvedano nel fare le prescrizioni esecutive, questo lo realizzeremo nel più breve tempo possibile per dare concretezza e attuazione a questo importante strumento di pianificazione urbanistica. Il mio ringraziamento va ai progettisti, va agli uffici, va agli ordini, va a coloro che hanno contribuito, a tutti i cittadini che hanno contribuito partecipando alla stesura, alla definizione di questo Piano Regolatore Generale. Il mio ringraziamento va al Consiglio comunale. Sono convinto che insieme continueremo a spenderci per questa città, continuando a creare opportunità importanti che finalmente diano ad Agrigento quella dimensione a cui questa città da tempo lavora. Grazie, Presidente. 59 PRESIDENTE CALLARI – Grazie a lei, signor Sindaco. Io ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, che hanno dato sempre una migliore, maggiore qualità a questa seduta del Consiglio comunale. Finisce l’iter del Piano Regolatore, inizia da oggi la fase più importante, quella del rilancio economico del nostro territorio agrigentino. Grazie a tutti e buona giornata. 60