Patogenesi delle infezioni virali LA PATOGENESI (dal greco πάθος= dolore) DELLE INFEZIONI è la risultante di una sorta di conflitti tra le capacita’ invasive dell’agente infettante e le difese dell’ospite Patogenesi delle infezioni virali • Il virione rappresenta la forma inerte dei virus, l’attività del virus si esplica nel momento dell’interazione virus-cellula. • La penetrazione del virus nella cellula genera una nuova entità: la cellula infetta. La patogenesi in genere è legata: • all’attività patogena del virus stesso • alla permissività o meno dell’ospite e dei suoi organi Equilibrio: duplice risultato di assicurare la diffusione del virus e la sopravvivenza dell’ospite. La virulenza o la mancanza di essa per ciascun tipo di virus può essere determinata da piccole mutazioni nel genoma. CARATTERISTICHE PATOGENE DEI VIRUS • INFETTIVITA’: capacità di penetrare e replicarsi in un certo tessuto (tropismo); • PATOGENICITA’: capacità di arrecare danno e malattia; • VIRULENZA: forza e aggressività con cui viene indotta la malattia; • INVASIVITA’: efficacia con cui un certo tessuto o organo bersaglio viene colpito. LA VIRULENZA O LA MANCANZA DI ESSA PER CIASCUN TIPO DI VIRUS PUÒ ESSERE DETERMINATA DA PICCOLE MUTAZIONI NEL GENOMA DIFESE DELL’ORGANISMO CONTRO LE INFEZIONI VIRALI 1. Barriere naturali anatomiche; 2. Barriere chimiche dell’epidermide e delle mucose; 3. Variabilità recettoriale (CCR5 e AIDS); 4. Difese aspecifiche umorali (infiammazione, complemento, Interferon); 5. Difese aspecifiche cellulari (Cellule natural killer e macrofagi); 6. Difese specifiche umorali (Anticorpi); 7. Difese specifiche cellulari (CTL e macrofagi). Patogenesi delle infezioni virali Importanti eventi nella patogenesi: -l’ingresso del virus nell’ospite -la replicazione nella sede di primo impianto che può coincidere o meno con il sito di ingresso -il superamento delle difese locali (ad. es. linfociti, macrofagi, IFN) -la diffusione dalla sede di impianto -la disseminazione agli organi bersaglio -l’eliminazione del virus dall’organismo TAPPE COMUNI A QUASI TUTTE LE INFEZIONI VIRALI INGRESSO REPLICAZIONE PRIMARIA INFEZIONE LOCALIZZATA Rinovirus, Virus influenzale A, Virus enterici VIREMIA PRIMARIA ORGANI BERSAGLIO Suscettibilità e Permissività REPLICAZIONE SECONDARIA VIREMIA SECONDARIA ELIMINAZIONE INFEZIONE DISSEMINATA Malattie esantematiche, poliovirus I TAPPA: INGRESSO DEL VIRUS NELL’ORGANISMO OSPITE I virus possono penetrare principalmente: -per via respiratoria (rinovirus); -per via gastrointestinale (HAV); -per via genitale (HCV, HIV, HBV, etc); -per via parenterale (attraverso insetti ematofagi, o per inoculazione di sangue o emoderivati); -per via cutanea (virus delle verruche e del mollusco contagioso) -trapianti d’organo, soprattutto (Citomegalovirus, Epstein-Barr virus) midollo osseo e rene Ingresso del virus La via d’ingresso condiziona le modalità di trasmissione e le caratteristiche epidemiologiche dell’infezione -trasmissione per via respiratoria (molto comune) (scarsamente influenzata dalle condizioni economico sociali, può subire influenze ambientali e stagionali) -trasmissione per via gastrointestinale (molto comune) (influenzata dalle condizioni economico sociali: alimenti contaminati, scarsa bonifica ambientale) -trasmissione per via genitale (meno comune, ma frequente) (grado di promiscuità sessuale; interessa soggetti adulti) -trasmissione attraverso lesioni della cute provocate da insetti e animali (può subire influenze ambientali e stagionali) -trasmissione attraverso strumenti medico-chirurgici, trasfusioni di sangue e prodotti derivati da sangue, trapianti d’organo (soprattutto midollo osseo e rene) (interessa particolarmente individui a rischio: operatori, politrasfusi, tossicodipendenti) •L’ingresso del virus nell’ ospite avviene quindi più frequentemente per superamento delle barriere mucose delimitanti le vie aeree o il lume intestinale. •In questo caso il virus deve possedere adeguati caratteri di resistenza (virulenza) che gli consentano di sfuggire ad una inattivazione inevitabile ad opera di diversi fattori aspecifici di difesa presenti in corrispondenza delle mucose (muco, pH acido, sali biliari, enzimi proteolitici, ecc.). •In alcuni virus è dimostrato che la resistenza all’inattivazione è legata alla presenza, nel virione, di singoli polipeptidi adeguatamente configurati: Esempio: Nel virus influenzale, la neuraminidasi è deputata a scindere l’acido sialico presente nel muco delle vie aeree e quindi permettere la diffusione del virus. Esempi di virus che entrano attraverso la pelle capaci di replicarsi nelle cellule residenti negli strati superficiali del derma Esempi di virus che entrano attraverso le mucose II TAPPA: DIFFUSIONE DEL VIRUS NELL’ORGANISMO OSPITE I virioni prodotti possono: -continuare a diffondersi nella stessa sede di impianto estendendo l’infezione nell’ambito del medesimo organo o apparato (rinovirus, Influenza A); -diffondere per via ematica attraverso i vasi linfatici (HIV, HCV, HBV); -diffondere per via nervosa, utilizzando i nervi periferici per raggiungere il SNC (Rabdovirus, αHerpesvirus). DIFFUSIONE DEL VIRUS IN UN’INFEZIONE LOCALIZZATA rallentata in particolar modo dall’INF-β Infezioni localizzate Sono le infezioni che rimangono circoscritte ai tessuti del sito di ingresso o a quelli ad esso contigui. Sono infezioni dell’epitelio superficiale : cute, congiuntiva e mucose del tratto respiratorio, gastrointestinale e genitale. Es. Rinovirus, l’infezione non va oltre le cavità nasali Sebbene la replicazione virale sia ristretta a certe superfici gli effetti sull’organismo possono essere molto più generalizzati (es. influenza). Caratteristiche delle Infezioni localizzate 9Avvenuta la penetrazione, il virus va incontro ad una replicazione primaria nelle cellule permissive dislocate in corrispondenza o in prossimità del sito di ingresso. 9Nel corso di alcune infezioni (da virus influenzale, rotavirus e altri agenti di enteriti acute) la replicazione primaria può assumere estensione tale da divenire essa stessa causa di malattia; in questi casi il processo infettivo può rimanere localizzato sia per peculiari caratteristiche del virus, sia per una pronta attivazione delle risposte immunitarie. Esempi di virus che causano rash cutaneo (esantema) Esempi di virus che causano rash nelle mucose della bocca (enantema) Diffusione a distanza Si verifica in tutte le infezioni sistemiche. Presuppone il drenaggio per via linfatica dei virioni e la loro immissione in circolo. Per alcuni virus la disseminazione per via ematica può proseguire anche e dopo la produzione di anticorpi neutralizzanti, infatti i virioni possono essere veicolati all’interno di cellule (monociti o linfociti attivati). Infezioni generalizzate Schema generale I virioni entrano attraverso un tessuto epiteliale/mucose dove effettuano una limitata replicazione. I virioni prodotti migrano ai linfonodi regionali: alcuni vengono distrutti dai macrofagi, altri passano nel circolo sanguigno determinando una viremia primaria (fase generalmente asintomatica o paucisintomatica) che a volte dà origine ai prodromi della malattia e febbre. Dal sangue il virus accede al sistema reticolo-endoteliale di organi come fegato, milza, midollo osseo in cui esso può replicare. In questo ciclo di amplificazione viene prodotta una grande quantità di virus che si riversa nel circolo sanguigno causando una viremia secondaria. Dal circolo sanguigno il virus raggiunge il suo organo bersaglio determinando l’insorgenza della malattia. In questo tipo di infezioni possono essere coinvolti bersaglio. vari organi I evento: ingresso Diffusione dei virioni nell’organismo umano in corso di infezione. Possibile replicazione nella mucose di primo impianto Presuppone il drenaggio per via linfatica. III evento: Infezione organi interni Sono indicati i siti di replicazione e le principali vie di diffusione dei vari virus. IV evento: disseminazione II evento: disseminazione Prima e fugace viremia Possibile massiva replicazione seconda fase viremica più lunga V evento: Infezione organi bersaglio DIFFUSIONE DEL VIRUS IN UN’INFEZIONE DISSEMINATA LA DIFFUSIONE VIRALE PUÒ AVVENIRE PER VIE DIFFERENTI: 1) LINFATICA 2) EMATICA 3) NEURONALE DIFFUSIONE VIRALE ATTRAVERSO LA VIA NERVOSA • rabdovirus • a herpes virus • virus poliomielitici ORGANI BERSAGLIO Il coinvolgimento d'organo, in corso di infezioni sia localizzate che disseminate, può dipendere dalle modalità e capacità di penetrazione del virus. certamente è condizionato dal TROPISMO VIRALE VIRUS RECETTORE HIV CD4 EBV CR2 HSV I Poliovirus eparan solfato della famiglia delle immunoglobuline Influenza A acido sialico Rhinovirus ICAM-1 CO-RECETTORE CCR5 or CXCR4 tipo immunoglobulina III TAPPA: ELIMINAZIONE DEL VIRUS DALL’ORGANISMO OSPITE Assicura al virus la sua permanenza nella sua particolare sfera ecologica e ne determina le modalità di trasmissione. Coinvolge: -le vie respiratorie (Rinovirus, Influenza A); -l’apparato digerente (HAV, Poliovirus); -la via ematica (HCV, HIV, etc); -le secrezioni genitali (Herpes simplex II, Papovavirus, HIV, etc); -più vie in momenti diversi dell’infezione (Enterovirus); -le cellule germinali (Retrovirus in topi portatori). PRINCIPALI VIE DI TRASMISSIONE VIE DI ENTRATA E DI USCITA DEL VIRUS NELL’OSPITE ALCUNI ESEMPI… INFEZIONI DELLE VIE RESPIRATORIE INFEZIONE DA VIRUS ENTERICI UNA MALATTIA DA VIRUS E’ l’espressione di danni strutturali e/o funzionali che il virus direttamente o indirettamente provoca ai tessuti interessati e agli organi bersaglio DANNI STRUTTURALI/FUNZIONALI DIRETTI •EFFETTO CITOPATICO (Adenovirus, Paramixovirus, Herpes-simplex…); •FORMAZIONE DI INCLUSIONI NUCLEARI E/O CITOPLASMATICHE (Rabdovirus, Poxvirus, Herpes-simplex…); •BLOCCO DEI PROCESSI CELLULARI; •APOPTOSI o Morte cellulare programmata; •PERDITA DEL CONTROLLO NELLA PROLIFERAZIONE CELLULARE. Effetti del virus sulle cellule La penetrazione del virus nella cellula genera una nuova entità: la cellula infetta. La moltiplicazione virale altera lo stato fisiologico della cellula: cambiamenti della morfologia cellulare, alterazioni metaboliche, genetiche e regolatorie. L’infezione cellulare può determinare 2 eventi distinti (che dipendono dal tipo del virus e dal tipo della cellula): • morte della cellula (infezioni citocide) per evento litico • trasformazione EFFETTO CITOPATICO (CPE) Alterazioni morfologiche che avvengono sia nell’ospite sia in colture cellulari in vitro; sono caratteristiche per i vari gruppi di virus e sono utili nel laboratorio diagnostico. L’effetto citopatico può essere rappresentato da : -un arrotondamento delle cellule con successiva lisi -formazione di cellule giganti multinucleate (sincizi) dovuti alla presenza di proteine di fusione speciiche del virus (es.: paramixovirus, herpesvirus, alcuni retrovirus) -formazione di ammassi di costituenti virali e/o di strutture cellulari alterate nel nucleo o nel citoplasma della cellula (inclusioni). Molti virus hanno inoltre la capacità di inbire la sintesi delle macromolecole cellulari (shut-off) e ciò impedisce alla cellula di riparare i danni prodotti dal virus. INCLUSIONI CELLULARI Accumulo in determinate zone cellulari, di materiale neoprodotto che spinge alla periferia, o sostituisce, il materiale cellulare circostante Inclusione citoplasmatica ESEMPI: 9corpi del Negri -> virus della rabbia; 9corpi di Guarnieri -> Poxvirus del gruppo vaiolo-vaccino; 9corpi di Torres -> virus della febbre gialla. SINCIZI A syncytium formed by human immunodeficiency virus (HIV) infection of T cells. Electron micrograph courtesy of J. Sodroski. ALCUNI DEI PIU’ COMUNI EFFETTI CITOPATICI IN VIVO CI SONO IMMAGINI CITOPLASMATICHE NUCLEARI degenerazione balloniforme picnosi vacuolizzazione aggregazioni poichilocitosi marginazione cromatinica degenerazione spongiforme cellule giganti A. Effetto della replicazione dell’Herpes Simplex in cellule di rene di scimmia. B. Effetto della replicazione di citomegalovirus in fibroblasi embrionali umani. C. Effetto della replicazione del virus respiratorio sinciziale in una linea cllulare di carcinoma laringeo umano. D.E. F. Controlli BLOCCO DEI PROCESSI CELLULARI INIBIZIONE DELLA SINTESI DI MACROMOLECOLE CELLULARI 9 i poliovirus sono responsabili dell’inattivazione di una proteina cellulare (capbinding protein), necessaria per la traduzione dei messaggeri cellulari, deputata all’inserimento della struttura mGpppN in corrispondenza del 5‘ degli mRNA cellulari, ma non di quelli virali; 9 il virus influenzale possiede un enzima virus-specifico che determina il trasferimento di residui guaninici metilati e di alcuni nucleotidi terminali dall'estremità 5' degli mRNA cellulari all'estremità 5' degli mRNA virali, inibendo i messaggeri cellulari ma non quelli virali. MODIFICAZIONE DELLE MEMBRANA CITOPLASMATICA 9 l’ aumentato influsso di sodio può agire favorendo le traduzioni virali a scapito di quelle cellulari nell’infezione da polio. APOPTOSI: MORTE CELLULARE PROGRAMMATA E’ un fenomeno codificato da geni specifici spesso ricordato come una forma di suicidio cellulare. l’eliminazione delle cellule infette da virus ostacola in maniera molto efficace la diffusione del virus all’interno dell’organismo ospite. Apoptosi: morte cellulare programmata. I virus si sono evoluti parallelamente all’ospite e in qualche caso hanno sviluppato meccanismi atti a superare i processi dell’ospite attivati per combattere in maniera specifica le infezioni virali. Es. i virus possono codificare proteine che ostacolano la presentazione antigenica, l’azione di specifiche citochine, l’attivazione del complemento, nonché inibire o favorire il processo apoptotico. Principali virus animali in grado di inibire l’espressione di proteine direttamente coinvolte nel processo apoptotico e bersagli relativi Virus Adenovirus CMV EBV HBV HPV Adenovirus EBV Poxvirus Adenovirus Bersaglio p53 p53 p53 p53 p53 bcl-2 bcl-2 caspasi TNF recettore Principali virus animali in grado di favorire l’espressione di proteine direttamente coinvolte nel processo apoptotico e bersagli relativi Virus HPV HIV HBV, HCV, HIV Bersaglio p53 bcl-2 TNF recettore, Fas Legando L’apoptosi può rappresentare un processo facilitante il rilascio del virus, soprattutto per i virus non dotati di involucro che prevedono la lisi della cellula per la loro liberazione. Roulston et al. Annu. Rev. Microbiol. 1999. 53:577–628 Roulston et al. Annu. Rev. Microbiol. 1999. 53:577–628 DANNI INDIRETTI: Sono dipendenti dal coinvolgimento del sistema immunitario dell’ospite e comprendono: •INTERFERONE E LINFOCHINE (febbre, rinorrea, cefalea, malessere); •IMMUNOCOMPLESSI, ATTIVAZIONE DEL COMPLEMENTO, IPERSENSIBILITA’ RITARDATA (risposte infiammatorie locali e danno cellulare); •INFIAMMAZIONE INDOTTA DALLA RISPOSTA CELLULO-MEDIATA (danni tissutali); •ACCUMULO DI IMMUNOCOMPLESSI NEL SANGUE E NEL RENE(glomerulonefrite). IL VIRUS E’ IN GRADO, TUTTAVIA, DI ELUDERE LE DIFESE DELL’OSPITE TRAMITE: 9 ESCAPE MUTANTS favoriti dalla estesa variabilità genetica tipica di molti virus ad RNA (HIV, HCV) ; 9 RIDUZIONE DEI LIVELLI DI HLA DI CLASSE I sulla superficie cellulare (HSV I); 9 INIBIZIONE DEL PROCESSING ANIGENICO (ADENOVIRUS); 9 INIBIZIONE DELLE CITOCHINE PRO-INFIAMMATORIE, AD ES. IL-2; 9 PROMOSSA SINTESI DI CITOCHINE CHE STIMOLANO LA RISPOSTA TH2 (EBV); 9 SINTESI DI UN OMOLOGO DELLA IL-10, che stimola le risposte TH2. PROGRESSIONE DELLA MALATTIA • INFEZIONE: il virus penetra nell’ospite e inizia a replicarsi; • INCUBAZIONE: il periodo di latenza che trascorre tra il contagio di una malattia infettiva e il suo manifestarsi; • FASE PRODROMICA: periodo di incubazione in cui possono manifestarsi sintomi non specifici • FASE ACUTA: picco della malattia e dei sintomi • FASE DI DECLINO: diminuzione dei sintomi e risoluzione dell’infezione • CONVALESCENZA: recupero delle forze PERIODO DI INCUBAZIONE Esso può essere suddivisa in 4 gruppi: 9breve: in media meno di una settimana ed è caratteristico delle infezioni localizzate o di quei virus che vengono iniettati direttamente nel sangue (es. arbovirus). 9medio: il periodo è di circa 7-21 giorni; è caratteristico delle infezioni generalizzate con schema classico. 9lungo: il periodo è di settimane o mesi. Per es. 2-6 settimane per l’epatite A e 6-20 settimane per l’epatite B. 9molto lungo: viene misurato in anni; in queste malattie sono coinvolti i virus “lenti”. PERIODO DI INCUBAZIONE & TEMPO DI GENERAZIONE IL PERIODO DI INCUBAZIONE è l’intervallo che intercorre tra l’acquisizione di infezione e la comparsa di malattia IL TEMPO DI GENERAZIONE è l’intervallo che intercorre tra l’acquisizione di infezione e la trasmissione di infezione ad un altro individuo Spesso la possibilità di trasmettere l’infezione può precedere la comparsa dello stato di malattia ESITI POSSIBILI DELL’INFEZIONE (1) • INFEZIONE INAPPARENTE: portatore sano, rilevabile solo con indagini di laboratorio; • INFEZIONE ABORTIVA: infezione non produttiva, in cui il virus non completa il suo ciclo replicativo; • INFEZIONE ACUTA NON PERSISTENTE: si estingue con la guarigione; La maggior parte delle infezioni virali si estingue con la guarigione e la scomparsa del virus dall’organismo. Il virus non è più rilevabile, se non in caso di reinfezione. ESITI POSSIBILI DELL’INFEZIONE (2) •INFEZIONE PERSISTENTE: risulta da un delicato equilibrio tra virus e organismo ospite. Dopo la fase acuta, il virus adatta il suo ciclo replicativo e la sua patogenicità così da evitare la morte dell’ospite e persistere per tutta la sua vita in forma di: •INFEZIONE CRONICA •INFEZIONE LATENTE •INFEZIONI LENTE INFEZIONI CRONICHE: Sono caratterizzate dalla continua presenza del virus che continua a essere prodotto, anche dopo la fase acuta, in genere a livelli molto più bassi e per lungo tempo, compatibili con la sopravvivenza dell’ospite. Es classici: virus dell’epatite B e C, i retrovirus umani HIV e HTLV e i papovavirus. I danni per l’ospite sono tipicamente da accumulo (immunodeplezione, autoimmunità, infiammazione cronica, oncogenesi) INFEZIONE LATENTE: Il virus è rilevabile durante la fase acuta di replicazione, poi non è più rilevabile come virus infettante negli intervalli tra successive riattivazioni. Il virus rimane sotto forma di acido nucleico integrato nel genoma cellulare o presente nel nucleo in forma episomica. In alcune situazioni il virus può “risvegliarsi” e iniziare un nuovo ciclo di replicazione produttiva (recidiva), che si conclude a sua volta con una fase di latenza. Es: herpes virus, papovavirus, adenovirus, virus dell’epatite B, e altri virus con intermedi di replicazione a DNA. Alcune forme di latenza sono sospettate per i virus a RNA: Virus del morbillo e alcuni enterovirus. INFEZIONI LENTE: Sono caratterizzate da un lunghissimo periodo di incubazione che può durare alcuni anni, seguito da una malattia progressiva: non si ha mai una fase acuta. Vi appartengono le infezioni da “agenti non convenzionali” detti prioni: con progressiva degenerazione spongiforme del SNC, con esito letale. Neuropathological Features of Prion Diseases in Humans. Sporadic Creutzfeldt–Jakob disease Gerstmann–Sträussler– Scheinker disease New variant Creutzfeldt–Jakob disease TIPICI MODELLI DI INFEZIONE Tutte le forme di infezione, possono presentarsi come clinicamente manifeste o asintomatiche