GRUPPO
CAFFÈ
RI
VENETO TORREFATTO
TRI
POSTE ITALIANE s.p.a. SPEDIZIONE IN A.P. - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB TS. - ANNO XXVI - N. 1
Gennaio 2015
Visti dall’esterno
gennaio 2015
Editoriale
3 Visti dall’esterno
Attualità
4 Qualità e innovazione
14
premiano i bar di successo
Macchine da caffè versus
bollitori casalinghi
E
DITORIALE
Visti dall’esterno
Mercato Internazionale
6 La via coreana
al caffè espresso
9 Borse del caffè: primo
bilancio del 2014
Pillole d’export
8 Esportare in Ucraina
Brevi
10 L’assemblea del 15
dicembre
10 Astoria sponsor ufficiale
del Word Latte Art ...
11 Il saggio di interesse
legale nel 2015 scende
allo 0,5%
Allergeni, quali obblighi
13
Tra Innovazione e Tradizione
12 Energia sostenibile
dagli scarti
Costume e cultura
15 Gli Alzheimer Caffè
Fiere ed Eventi
16 A Marina di Carrara
torna Tirreno CT
Le Aziende informano
18 Presentazione
Prontofoods SpA
Paesi Produttori
20 Produzione caffeicola:
il caso Guatemala
(prima parte)
Associazione Caffè Trieste
22 Trieste capitale del caffè
conquista la stampa
internazionale
Rassegna stampa
23 Caffè e Salute.
La donna ha più naso
dell’uomo: lo dice il
cervello
Social Media
24 YouTube. Pubblicità
non-convenzionale
L’Angolo del Consulente
25 Omaggi natalizi ai
dipendenti
Scadenzario Fiscale
26 Mese di gennaio 2015
Vita Associativa
26 Quota associativa 2015
26 Spazi pubblicitari 2015
Facendo una ricerca sul web, di recente,
mi sono imbattuta casualmente in una
pagina che lì per lì, e sempre più man
mano che la leggevo, mi ha stupito.
In alto una domanda: “How did Italians
develop such a rich coffee culture?” e
sotto una lunga argomentazione in
inglese che spiega come Trieste e
Napoli siano le due principali città del
caffè italiane.
A dire il vero viene dedicato molto più
spazio a Trieste, snocciolando (quasi)
tutti i punti che rendono il capoluogo
giuliano un distretto di riferimento per
il settore: viene citato il porto, ma poi
anche il settore industriale, i caffè
storici, l’Università del Caffè, la fiera, il
particolare lessico dedicato a questa
bevanda. Di Napoli, invece, sono stati
ricordati il caffè napoletano e la sua
moka e la tradizione del caffè sospeso.
Sono rimasta stupita in primis perché
non mi sarei mai aspettata da un sito
straniero generalista, quindi non da un
blog o da una testata di settore, un
quadro così dettagliato su tutte le
possibili declinazioni che il caffè
assume a Trieste, un luogo di certo non
noto come le principali città italiane.
Il sito su cui tutto questo è pubblicato
si chiama “Quora”, una piattaforma
che non conoscevo e che mi ha spinto
a volerne sapere di più. Ho scoperto
così che è una sorta di social network,
una piattaforma di condivisione della
conoscenza stile Wikipedia, ma non
impostata in forma enciclopedica bensì
Editore:
GRUPPO TRIVENETO TORREFATTORI DI CAFFÈ
Aut. Trib. Trieste n. 772 del 24/01/1990
Amministrazione:
CONSORZIO TORREFATTORI TRE VENEZIE
34141 TRIESTE - Via G. Ananian, 2
Tel. 040 390 044 - Fax 040 938 4589
www.gttc.it - info @ gttc.it
Direttore responsabile:
Susanna de Mottoni
e.mail: s.demottoni @ me.com
Grafica e fotocomposizione:
Giuliana Naso Baiez
e.mail: ginabi @ libero.it
Stampa:
ART GROUP S.r.l. - Via Malaspina, 1 - Trieste
Tel. 040 828 382 - 040 828 384
in forma domanda-risposta alla Yahoo
Answers, quindi con la possibilità per
tutti gli utenti di porre domande,
rispondere, aggiungere dettagli,
commentare.
L’argomentazione, a dire il vero, ha
presentato due poli del caffè più che
spiegare come o perché gli italiani
abbiano una così ricca cultura del
caffè... ma poco importa, la risposta è
stata gradita dagli utenti (e ve n’erano
ben 32 da tutto il mondo che erano
curiosi e l’attendevano). ...un aneddoto
o poco più, ma a mio giudizio è sempre
interessante scoprire che percezione
hanno gli altri, dall’esterno, di noi.
Questo tema della “percezione” mi fa
venire in mente una frase che ho letto
in questo numero del Notiziario.
“...il guaio è che caffè cattivo e buono
vengono venduti allo stesso prezzo”.
A pronunciarla è stata Paola Goppion
e racchiude una verità davanti agli occhi
di tutti: una livellazione, che fra le varie
conseguenze ha anche quella di non
permettere a chi “è all’esterno” e non
ha altri mezzi per farlo - mi riferisco al
semplice consumatore - di aver un
segnale o elemento esteriore per
distinguere il buono dal cattivo.
Naturalmente non tutto quel che costa
di più è necessariamente di qualità
migliore. Ma dovrebbe essere anche
naturale che a un prodotto di qualità
sia riconosciuto il suo valore.
Il Direttore responsabile
Hanno collaborato a questo numero:
Mattia Assandri, Antonio e Diego Franciosa,
Alberto Gattegno, Giovanna Gelmi,
Bernardino de Hassek, Maria Cristina Latini,
Giacomo Mallano, Óscar René García Murga,
Massimo Petronio, Lorenzo Polojac,
Antonio Schiavon
Fotografie: Archivio GT TC
Pubblicità: In proprio
CHIUSO in tipografia il 22 dicembre 2014
Il Notiziario Torrefattori non è responsabile dei contenuti degli annunci
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essere cancellati dietro semplice richiesta da inviare alla Redazione.
3
4
gennaio 2015
A
TTUALITÀ
Il bar oggi
Qualità
e innovazione
premiano i bar
di successo
Paola Goppion sui risultati
dell’analisi Confcommercio-Fipe
di Mattia Assandri
Mario, Paola,
Sergio e Silvia Goppion
Con oltre 20 milioni di frequentatori
quotidiani il bar si conferma uno
dei luoghi più apprezzati dai
consumatori italiani.
Lo dimostra una serie di studi e
analisi condotta per
Confcommercio e Federazioni
Italiana Pubblici Esercizi raccolta
nella guida “Il Bar” della collana
“Le Bussole”.
L’analisi dimostra, però, anche le
difficoltà che il settore sta
attraversando e i cambiamenti
imposti dai mutati stili di vita alle
aziende del comparto, composto
secondo i dati Istat da 126.549
attività, le quali danno lavoro a
360mila occupati generando 7
miliardi di euro di valore aggiunto
e 500 milioni di transazioni
commerciali.
Considerando più nello specifico i
dati, emerge come nel 2013 i bar
che hanno abbassato
definitivamente le serrande siano
stati ben 13.025, portando così il
saldo tra le imprese iscritte e quelle
che hanno cessato l’attività a un
valore negativo di 4.295 unità.
Inoltre, risulta in crescita addirittura
del 50% rispetto al 2011 il numero
di attività gestite da imprenditori
stranieri (in particolare cinesi) e
oggi sono oltre 18mila gli esercizi
condotti da non italiani.
Numeri che non possono essere
spiegati semplicemente
dall’aggravarsi della crisi
economica, che non allenta la
propria la morsa, e nemmeno
dall’aumento dei costi di gestione
e dell’imposizione fiscale, ma che
evidenziano come i mutamenti
della abitudini dei consumatori
impongano ai bar un costante
rinnovo per seguire i trend del
momento.
Negli anni Ottanta nei grandi centri
urbani per soddisfare la domanda
di pasti rapidi di chi svolgeva lavori
d’ufficio si è infatti sviluppato in
maniera considerevole il “lunch
bar”, mentre negli ultimi dieci anni
ha assunto grande importanza
l’offerta serale dei locali pubblici e
oggi sono 21mila gli esercizi che
offrono intrattenimento in quella
fascia oraria.
Inoltre molti locali si sono attrezzati
per offrire anche servizi aggiuntivi
come la possibilità di giocare al
Lotto e a Superenalotto, di pagare
utenze e tasse, introducendo così
ulteriori elementi attrattivi per i
clienti.
“Sicuramente qualità, innovazione
e accoglienza risultano elementi
importanti per determinare il
successo di un locale pubblico, ma
lo sono anche la posizione e la
capacità di comunicare e
coinvolgere i clienti del titolare commenta Paola Goppion,
responsabile comunicazione e
marketing della Goppion Caffè Spa
-. Il bravo barista deve infatti
dimostrare passione, credere in
quello che vende e raccontare non
solo la storia di un prodotto ma di
una scelta. La stretta letale dei
pesantissimi costi di gestione può
essere superata solo con l’impegno
costante e la continuità. Inoltre,
una sorta di sensibilità e
responsabilità dovrebbe spingere
noi torrefattori, come categoria, a
scegliere tra i tantissimi buoni caffè
disponibili sul mercato al fine di
gennaio 2015
La Goppion,
poco fuori Treviso
produrre caffè buoni se non
eccellenti. Questo è il primo
orientamento che il torrefattore
dovrebbe avere, anche se
ovviamente quel tipo di caffè
costa. Il torrefattore consapevole
della qualità del proprio prodotto
può infatti consigliare al bar di
aumentare il costo della tazzina
di qualche centesimo per dare
una spinta alla gestione
quotidiana del locale nella
certezza che il consumatore
apprezzerà un prodotto di buon
livello”.
Dallo studio della Fipe si evince
infatti che oggi il bar non è più
considerato dai clienti come un
mero luogo di consumo, ma
soprattutto come un luogo nel
quale trascorrere del tempo di
qualità.
Nonostante la contrazione dei
consumi, gli italiani ricercano
maggiormente rispetto agli altri
europei la qualità e premiano i
locali che offrono prodotti di
buon livello o particolari, come
miscele di caffè esclusive e
pasticceria tradizionale. “Il guaio
di oggi è che caffè cattivo e
buono vengono venduti allo
stesso costo - spiega ancora
Paola Goppion -. Il caffè che noi
produciamo, e ora intendo la
categoria, finisce nello stomaco
dei consumatori. Deve essere
buono, dolce e non
spiacevolmente amaro, fenico,
brusco e astringente. Dunque
dovremmo aiutare il
consumatore a capire che il
caffè buono deve essere
profumato e intenso,
persistente, dai sentori di cacao
o agrumati o di vaniglia, ma al
contempo essere delicato e
lasciare il desiderio di essere
bevuto di nuovo”.
Considerando che nei bar
italiani (con l’esclusione dei
“lunch bar”) le bevande calde e
il caffè in particolare
rappresentano il 36,6% delle
vendite totali la “cultura del
caffè” è quindi destinata ad
assumere un peso
sempre maggiore nei
prossimi anni.
6
gennaio 2015
M
ERCATO INTERNAZIONALE
Peculiarità e punti di forza del mercato asiatico
La via coreana al caffè espresso
Non più un fenomeno, ma parte del DNA dei coreani
Ha ormai formato una propria
cultura dell’espresso e sta
influenzando paesi vicini neofiti e
maturi: uno spaccato sulla Corea
del Sud nell’intervista a Bruno
Pignattelli, Export director
Middle&Far East del Gruppo
Cimbali.
di Antonio Schiavon
Il recente Cafè Show di Seoul ha
confermato l’interesse da parte di
tutti gli operatori italiani che vedono
nel mercato coreano una grande
opportunità e una rapida crescita,
grazie anche al positivo trend delle
vendite. Tuttavia non tutti lo stanno
approcciando in maniera
strutturata e organizzata e questo
fatto, nel medio-lungo termine,
potrà rivelarsi un boomerang per i
loro equilibri commerciali e
industriali.
Il paragone con i vicini mercati della
Cina e del Giappone sorge
immediato, ma credo si debba fare
un profondo distinguo non solo per
il tipo di caffè consumato e dei
menù offerti ma anche per lo
strumento usato per la sua
preparazione. In Corea c’è una
lunga tradizione del “filter
coffee/americano” e del caffè
espresso, la macchina per
l’espresso è solitamente di tipo
tradizionale, manuale automatica,
e il barista è un professionista
appassionato. Il mercato
giapponese ha anch’esso una forte
cultura del “filter coffee” con
l’utilizzo prevalente di macchine
superautomatiche. Il caffè espresso
e l’utilizzo della macchina
tradizionale manuale hanno un
peso modesto con un rapporto
Tradizionali /Superautomatiche 1
a 10.
Quali sono i tratti distintivi del
mercato coreano rispetto ad altre
realtà asiatiche, in particolare
Cina e Giappone?
La grande professionalità del
barista si affianca alla funzionalità
e alla praticità degli operators/bar
tenders per le superautomatiche.
Perché il mercato coreano è
interessante per gli operatori
italiani?
gennaio 2015
Il mercato cinese, invece, in
questo momento sta imparando
e assorbendo le influenze dei
“vicini di casa”, cercando di
tradurre e far suoi stili e gusti
per poi formulare una propria
ricetta che solo fra qualche anno
avrà una propria autonoma
identità e forse anche di
tendenza.
Da quanti anni siete attivi sul
mercato coreano e come è
cambiato nel frattempo?
Siamo presenti in Corea del Sud
da quasi 20 anni, prima con il
solo marchio LaCimbali poi
anche con Faema e da 3 anni
con il marchio Casadio.
Il mercato è cambiato non solo
in termini di volumi, più che
raddoppiati negli ultimi 5 anni,
ma anche in termini di cultura
del caffè e di tendenze.
Nel settore siamo alla seconda
generazione di imprenditori:
giovani professionisti, preparati,
appassionati e con voglia di
emergere e di affermarsi.
La cultura dell’espresso come
convive con il caffè porzionato
e come vede cambiare le
abitudini del consumatore in
Corea?
In Corea del Sud il caffè
espresso è molto apprezzato dai
giovani, sia come “solo” sia
come base dei menù lattes.
I momenti di consumo sono
frequenti e i luoghi di consumo,
i coffee shops, sono ovunque e
alla portata di tutti.
Il caffè porzionato sta iniziando
ad avere un certo seguito ma
penso sia ancora presto per
poterlo definire fenomeno
trendy o realtà in crescita.
Si cominciano a delineare i
tratti distintivi di una “via
coreana al caffè espresso”
capace di collocarla come
bevanda quotidiana?
Concordo, i coreani hanno
assimilato i valori e gli standard
Inei e SCAE e li hanno uniti alla
professionalità, passione e
simpatia tipica della loro cultura.
Oggi in Corea del Sud si contano
molte centinaia di Coffee
Academy certificate per la
formazione di baristi qualificati
e professionali e per
l’insegnamento della cultura del
caffè e delle diverse tecniche di
confezionamento. La cultura del
caffè espresso non è più un
fenomeno ma è parte del DNA
dei coreani.
È interessante constatare come
oggi lo stile coreano stia avendo
tanti riconoscimenti e che la
Corea del Sud sia diventata un
paese esportatore di cultura di
caffè, influenzando non solo
mercati maturi come il
Giappone, ma anche mercati
neofiti come la Cina.
Che ruolo ha il produttore di
macchine da caffè in questo
scenario?
Il produttore di macchine per
caffè sta ponendo molta
attenzione a questo mercato.
Gruppo Cimbali Spa negli anni
ha adattato il proprio business
model alle diverse e nuove
esigenze, lavorando molto sul
posizionamento dei marchi
LaCimbali, Faema e Casadio e
mantenendo costanti quei valori
che da sempre caratterizzano
la nostra offerta: qualità,
tecnologia e innovazione,
design. Negli anni abbiamo
cercato di ascoltare e cogliere i
segnali trasformandoli in
risposte concrete di prodotto,
come con la M100 HD, che
riesce a coniugare un design
moderno ed accattivante con il
massimo della tecnologia
disponibile.
8
gennaio 2015
E
PILLOLE D’
XPORT
UCRAINA
L’Ucraina è uno stato dell’Europa orientale.
Ha uno sbocco sul Mar Nero a sud e confina con la Russia ad
est, la Bielorussia a nord e con Polonia, Slovacchia, Ungheria,
Romania e Moldavia ad ovest.
Capitale: Kiev
Prefisso telefonico nazionale: 380
Valuta: Grivnia ucraina
Popolazione: 45,59 milioni (2012) Banca Mondiale
Prodotto interno lordo: 176,3 miliardi USD
(2012) Banca Mondiale
ESPORTTARE IN UCRAINA
ESPOR
Nota 1: secondo la normativa ucraina, lo sdoganamento viene
effettuato dall’importatore-persona giuridica ucraina; poiché
tale procedura prevede la presentazione della documentazione
, incluso le autorizzazioni in loco ed i certificati ove necessari
(vedi nota), di solito tali documenti vengono ottenuti con
l’appoggio del cliente locale.
Nota 2: poiché la normativa ucraina è molto complicata e
variabile, viene regolamentata da diversi leggi, delibere, ecc.
(in caso di perizia sanitario-epidemiologica si tratta di 17 atti
normativi) è consigliabile che il cliente locale ucraino, contattasse
in anticipo la dogana regionale dove si sdoganerà la merce per
ottenere la risposta definitiva alla questione.
Nota 3: per lo sdoganamento della merce occorre anche la
conclusione positiva della perizia sanitario-epidemiologica (vedi
nota) che dovrà essere fatta prima dell’operazione di import.
La conclusione positiva naturalmente può essere rilasciata solo
nel caso in cui le caratteristiche del prodotto (incluso etichetta)
corrispondano alla normativa locale.
NORME CHE REGOLANO
L’IMPOR
’IMPORTTAZIONE IN UCRAINA
Per importare in Ucraina i prodotti alimentari bisogna ottenere
“Conclusione positiva” (un certo tipo di certificato) della perizia
sanitario-epidemiologica del prodotto effettuata presso un Centro
autorizzato.
P.E.: a Kiev “Istituto di Ecoigiene e Tossicologia:
http://www.medved.kiev.ua - e-mail: [email protected];
Tel. (044) 5269700; Fax (044) 5269643; esistono anche altri
istituti.
Per la perizia bisogna presentare la seguente documentazione:
specificazione, dati sulla registrazione e certificati del paese
produttore, istruzioni d’uso, etichetta (vedi sotto voce
etichettatura), standard per la produzione, ecc. e i campioni.
Il termine per la perizia di nuovi prodotti alimentari è di 90 giorni
lavorativi. Il costo della perizia: 250€ circa. Dopo aver effettuato
perizia, la “Conclusione” viene messa nel Registro delle
“Conclusioni” per un periodo di 5 anni. Il richiedente della
Conclusione può essere sia il produttore, che altro soggetto (per
esempio, l’importatore locale). Se la “Conclusione” è rilasciata
al produttore, gli importatori non sono obbligati ad effettuare
ulteriori perizie.
Oltre della certificazione della partita, esiste anche la
certificazione della produzione dell’azienda estera (per evitare
la necessità della certificazione di ogni singola partita della
ditta). Quindi in questo caso è necessario:
-
presentare la domanda;
decisione sulla certificazione;
creazione della commissione;
elaborazione del programma della certificazione;
ispezione ed attestazione dell’azienda estera, certificazione
del sistema di qualità;
selezione dei campioni e la prova;
analisi dei risultai e formalizzazione della conclusione;
elaborazione del programma della supervisione tecnica;
formalizzazione e registrazione dei certificati.
DOCUMENTI DI TRASPORTO
TRASPOR TO
I seguenti documenti devono essere presentati alle autorità
doganali per lo sdoganamento delle merci all’import:
– la dichiarazione doganale delle merci;
– i documenti di trasporto (CIM, Air Waybill, Bill of Loading,
ecc.);
– fattura / invoice o altro documento che determina il valore
della merce;
– il contratto di compravendita internazionale;
– la Conclusione positiva (per tutti i generi alimentari);
– in casi particolari possono essere richiesti anche altri
documenti secondo la legislazione vigente (per esempio,
certificato fitosanitario se si tratta di prodotti di regno
vegetale, certificato veterinario se si tratta di prodotti regno
animale, ecc.).
ETICHETTA
ETICHETT
ATURA
Tutti i generi alimentari che si vendono e si utilizzano in Ucraina,
si etichettano nella lingua ufficiale dell’Ucraina e contengono
le seguenti informazioni esposte in modo chiaro per l’utilizzatore:
1) nome del prodotto;
2) nome, l’indirizzo completo e numero del telefono del
produttore, l’indirizzo della fabbrica (luogo della produzione)
e per prodotti importati - nome, l’indirizzo completo e numero
del telefono dell’importatore;
3) peso netto del prodotto;
4) composizione del prodotto (“miscela di caffè torrefatto”).
5) caratteristiche nutrizionali per 100 grammi del prodotto (no
albumi, carboidrati e grassi);
6) data di produzione e scadenza del termine per la
consumazione;
7) numero di partita della produzione;
8) condizioni di conservazione;
9) preavviso a tutela di certe categorie di popolazione (bambini,
donne incinte, persone di età anziana, sportivi, malati), se
la consumazione del prodotto può fare male alla loro salute;
10) l’esistenza o assenza in prodotto di organismi geneticamente
modificati (OGM) deve essere evidenziata sull’etichetta con
diciture “con OGM” o “senza OGM”.
Fonte: ICE Kiev, febbraio 2014
gennaio 2015
M
ERCATO INTERNAZIONALE
Impor tazione Caf fè Milds di Altura
Il caffè in novembre-dicembre
Borse del caffè:
primo bilancio
del 2014
di Alberto Gattegno
Mentre scrivo mancano una
manciata di giorni
(borsisticamente parlando) alla
fine dell’anno e ritengo che si
possa fare senz’altro un primo
bilancio dell’andamento di
questi 12 mesi.
Le Borse a termine del caffè si
sono mosse su e giù, anche
vistosamente, e ci hanno dato
qualche vivace emozione.
In cifre, l’anno è iniziato con la
borsa di Londra dei caffè
robusta a 1625 Doll/ton e ieri
era a 1896, con un aumento di
circa il 16,5%. Da sottolineare
che il massimo si è avuto il 12
marzo, quando la quotazione
ha toccato 2251 Doll/ton con
una differenza di 38,5% sul
minimo di inizio anno.
D’altra parte, anche la borsa di
New York per gli arabica iniziava
l’anno con la quotazione più
bassa dell’anno, pari a 111
cents/lb e ieri segnava 174,7,
con un bell’aumento del 57%.
In questo mercato il massimo
dell’anno si era avuto il 14
ottobre, con la quotazione
record di 221,9 cents/lb, pari
al doppio del valore di inizio
anno.
Bisogna anche ricordare che
sempre quest’anno il Dollaro è
aumentato del 10% sull’euro.
Malgrado i forti aumenti di cui
abbiamo parlato, la vivacissima
concorrenza sul mercato interno
italiano ha consentito di
mantenere sempre sotto
controllo i prezzi e di ciò va
riconosciuto il merito agli
operatori sia del caffè crudo che
del tostato, che sul mercato
interno sono riusciti a difendere
i consumi, mentre continuano
a far lievitare le esportazioni.
Per quanto concerne la
produzione nei Paesi coltivatori,
mentre il Brasile pare aver
superato il disagio per la siccità
dei primi mesi dell’anno e si
avvia a un raccolto che
dovrebbe aggirarsi sui 50 milioni
di sacchi, il Vietnam sembra
galoppare verso i 30 milioni.
Dal canto suo, l’Indonesia
dovrebbe attestarsi sugli 11
milioni di sacchi,
più o meno alla pari con la
rinata Colombia.
Caf fè Indonesiani:
Indone siani:
Sumatra, Sulawesi, Flores, Java
Caf fè Cer tificati:
Biologici, Fair trade, RFA, UTZ,
U TZ, NOP
Caf fè Decaf feinati:
CO2, Water Process
Mexico
Me
xico Robusta
Robus ta
Via Carlo Cat taneo, 19 a/b
74121 Taranto
+39 099 2 31 0948
+39 347 311 5311 +39 340 390 5932
10
gennaio 2015
B
REVI
Consorzio di tutela
del caffè espresso italiano tradizionale
L’assemblea del 15 dicembre
Lunedì 15 dicembre 2014 si è
tenuta l’Assemblea del Consorzio
di tutela del caffè espresso italiano
tradizionale nel corso della quale
il Presidente Giorgio Caballini di
Sassoferrato, con soddisfazione,
ha informato i Soci presenti del
grande interesse che la mission
del Consorzio sta avendo nel
mondo della torrefazione e non
solo.
Presente all’incontro il professor
Pietro Laureano della società
Ipogea che sta seguendo la
candidatura per il riconoscimento
di bene immateriale del caffè
italiano tradizionale presso
l’Unesco. Il Consorzio, ha
comunicato il professor Laureano,
è titolare di un’iniziativa importante
per affermare un marchio, un’idea,
un modo di vivere.
Ritiene molto importante, per
portare avanti e proteggere la
candidatura, che il progetto venga
quanto prima integrato con un
disciplinare che stabilisca delle
regole alle quali tutti i Soci
dovranno attenersi.
Disciplinare che è stato in parte già
ipotizzato nei suoi punti principali
nel corso di un lungo dibattito.
Una volta definito questo
documento i Soci sono certi che
sarà la carta vincente per
l’ottenimento della candidatura.
Astoria sponsor
ufficiale del
World Latte Art
e World Coffee in
Good Spirits
Championship
Astoria, azienda leader nella
produzione di macchine
professionali di qualità per caffè
espresso, sarà official sponsor dei
campionati World Latte Art e
World Coffee in Good Spirits.
Plus4You, la top di gamma
Astoria, sarà la macchina
ufficiale dei due eventi targati
World Coffee Events le cui finali
mondiali si svolgeranno a
Göteborg, in Svezia, in occasione
di World of Coffee 2015.
Organizzati da World Coffee
gennaio 2015
Events (WCE) – fondata dalla Speciality Coffee
Association of Europe (SCAE) e Specialty Coffee
Association of America (SCAA) allo scopo di
promuovere eventi legati alla filiera del caffè – i
campionati World Latte Art e World Coffee in Good
Spirits rappresentano per i baristi una sfida tutta
speciale: tradurre l’arte del caffè in un’autentica
espressione artistica dove tecnica e originalità,
capacità d’esecuzione e creatività convivono in un
mix perfetto.
Come quello che lega latte + caffè, e caffè + drink,
quando la sapienza del professionista e il massimo
della tecnologia agiscono in sinergia per creare la
combinazione ideale.
“Siamo particolarmente orgogliosi che World Coffee
Events abbia scelto di affidarsi alla tecnologia Astoria
per assicurare a queste due competizioni un elevato
standard tecnico” dice Stefano Stecca, Astoria
Commercial Director. “Astoria è da sempre
impegnata nel promuovere la professionalità dei
baristi e sposa ai massimi livelli la missione di World
Coffee Events, diffondere la cultura dello specialty
coffee premiando in tutto il mondo eccellenza tecnica
e know-how”.
Decreto MEF
Il saggio
di interesse legale
nel 2015 scende
allo 0,5%
Il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze
11 dicembre 2014, che modifica il saggio di interesse
legale di cui all’articolo 1284 del codice civile, è stato
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 15 dicembre 2014,
n. 290.
Per effetto della sopra citata novità normativa, a partire
dal 1° gennaio 2015 il saggio di interesse legale è
fissato allo 0,5% in ragione d’anno (il saggio di interesse
per il 2014 era pari all’1%).
Prossimamente verrà indicato dal Ministero dell’Economia
e delle Finanze il tasso d’interesse da applicare per il
primo semestre 2015 per i ritardati pagamenti dei prodotti
alimentari come stabilito da D.L. 1/2012.
11
12
gennaio 2015
E
TRA INNOVAZIONE
TRADIZIONE
In Nicaragua inaugurato impianto pilota a biogas
Energia sostenibile dagli scarti
Una ONG olandese lancia un programma per l’utilizzo
delle acque reflue del trattamento dei chicchi
Fonte: Wikipedia, Impianto tipo di biogas
A San Ramon de Matagalpa, in
Nicaragua, si trova la cooperativa
di caffè “La Hermandad”.
È da qui che è partito l’ambizioso
progetto della Organizzazione Non
Governativa UTZ Certified di
produrre biogas dalle acque di
scarto della lavorazione del caffè.
Dal 2002, suo anno di fondazione,
questa ONG olandese agisce a
livello mondiale per
l’implementazione della produzione
agricola sostenibile del cacao, del
caffé e del tè.
Il programma proposto da UTZ è
molto diffuso a livello
internazionale: già nel 2012, il 13%
della produzione di cacao mondiale
(equivalente a 4.4 miliardi di
tavolette di cioccolato) e l’8%
dell’intero raccolto di caffè
(equivalenti a 22.6 miliardi di tazze
di caffè) sono stati prodotti da
agricoltori certificati UTZ e il logo
UTZ è oggi diffuso in 104 Paesi (tra
gli altri anche IKEA ha scelto di
vendere nei suoi store solo caffè
certificato UTZ).
Ma tornando al progetto in America
Latina, come sappiamo il
trattamento dei chicchi ha bisogno
di grandi quantitativi d’acqua che
poi viene sversata nei fiumi
arrecando un danno ambientale
alla popolazione che vive lungo le
rive, che ci fa il bagno o la usa per
lavare i panni.
Queste acque di scarto sono ricche
del metano prodotto dalla
fermentazione del caffè e hanno
un potere inquinante altissimo.
Si calcola che solo in Nicaragua,
dove vengono prodotti 1,3 milioni
di sacchi di caffè, l’inquinamento
atmosferico dato dalla lavorazione
del caffè è pari a quello di 20.000
automobili.
L’impianto pilota è invece in grado
di recuperare il metano presente
nelle acque reflue e utilizzarlo per
alimentare la produzione di biogas,
con il triplice vantaggio di ridurre
l’inquinamento dei fiumi, produrre
gas che verrà utilizzato per
generare energia termica ed
elettrica e ridurre sostanzialmente
il consumo di acqua: alla
cooperativa Hermandad hanno
stimato che ora si risparmia l’80%
di acqua per il trattamento dei
chicchi.
I biogas sono una miscela di vari
tipi di gas composti principalmente
da metano, prodotti dalla
fermentazione batterica in
anaerobiosi (assenza di ossigeno)
dei residui organici provenienti da
residui vegetali o animali.
Costruendo impianti di biogas,
l’agricoltura offre un importante
contributo alla distribuzione di
energia prodotta da fonti rinnovabili
e allo smaltimento dei rifiuti
organici. Sottoprodotto della
produzione di biogas sono i
digestati, che possono essere a
loro volta utilizzati come fertilizzante
di alta qualità.
Il biogas è prodotto all’interno di
un fermentatore a tenuta stagna
che trasforma i materiali organici
in biogas utilizzando un processo
biologico complesso a circa
38-55 °C. Più della metà del gas
risultante da questo processo è
costituito da metano (CH4), mentre
il resto è anidride carbonica (CO2).
Una centrale termoelettrica a
blocco (CHP) con un generatore
trasforma il gas metano in corrente
e calore. Il biogas è completamente
ecologico e non influisce sulla
gennaio 2015
quantità delle emissioni di CO2.
Il processo di produzione genera
solamente la quantità di CO2
assorbita dalle piante tramite
fotosintesi. In questo modo il ciclo
ecologico si chiude.
Il costo dell’intero progetto, iniziato
nel 2010 e da poco concluso, è
stato finanziato al 75% dal governo
olandese e al 25% dalle comunità
rurali e nonostante lo scetticismo
iniziale da parte dei coltivatori i
risultati sono radicalmente
migliorativi per l’ambiente e per la
popolazione.
Questo in Nicaragua è solo l’inizio:
UTZ ha intenzione di estendere la
produzione di biogas nel prossimo
futuro a 19 cooperative in
Honduras, in Perù, in Brasile e in
Colombia con la prospettiva di
arrivare sino al Kenya e al Vietnam.
fm
Etichettatura
Allergeni, quali obblighi
Molti lettori ci hanno chiesto se corre l’obbligo di indicare sulle
etichette delle confezioni del caffè le possibili allergie.
Dal Regolamento UE 1169/11 sull’etichettatura entrato in vigore
il 13 dicembre 2014 troviamo l’articolo 9 che cita: “... qualsiasi
ingrediente o coadiuvante tecnologico elencato nell’allegato II...
che provochi allergie”.
Nell’allegato 2° del Regolamento UE 1169/2011 si trova un elenco
di “Sostanze e prodotti che provocano allergie e intolleranze”.
Il caffè e sostanze riconducibili al caffe non compaiono.
Inoltre l’articolo 19 “Omissione dell’elenco degli ingredienti” recita:
“per i seguenti alimenti non è richiesto un elenco degli ingredienti”:
punto c.: alimenti che comprendono un solo ingrediente a condizione
che la denominazione dell’alimento:
1. sia identica alla denominazione dell’ingrediente; oppure
2. consenta di determinare chiaramente la natura dell’ingrediente.
Pertanto il dubbio sollevato dai lettori se va indicata la presenza di
allergeni nei prodotti di caffè tostato: NON VA INDICATA.
Questa comunque è una legge comunitaria non è escluso che
qualche Paese extra UE possa richiedere indicazioni sulle allergie
anche per il caffè.
13
14
gennaio 2015
A
TTUALITÀ
L’analisi di Euromonitor rivela nuovi trend
Macchine da caffè versus
bollitori casalinghi
La macchina da caffè tra gli elettrodomestici più venduti al mondo
di Giovanna Gelmi
La guerra è guerra, bollitori addio!
A casa come al bar, ossia espresso,
oppure a casa ma caffè lungo in
cialda morbida, non si discute: il
caffè è home made con
macchinetta.
Le macchine da caffè, in particolare
le macchine a cialde, presentano
anche quest’anno, come del resto
da diversi anni, un trend di crescita
verso l’alto, anzi sono tra gli
elettrodomestici più venduti al
mondo degli ultimi tre anni.
Secondo Euromonitor nel 2014
sono state vendute più di 29 milioni
di macchine da caffè, in crescita
dell’11% rispetto all’anno
precedente. La categoria di
macchine a cialde è cresciuta così
enormemente e così in fretta, che
sta avendo un impatto non
indifferente su altre categorie di
elettrodomestici, in particolare i
bollitori.
Secondo l’analisi di Euromonitor è
stata Nespresso con il lancio della
sua macchina da espresso a
creare un divario tra il caffè solubile
e il caffè fresco, in particolare sul
mercato australiano (e il buon
George, dove lo mettiamo?).
Infatti prima del lancio di Nespresso
e altre macchine da caffè in cialda,
il mercato delle macchine da caffè
di tutto il mondo era in gran parte
un mercato di sostituzione e la
preparazione di un espresso
casalingo era vista come una
attitudine un po’ snob.
Le dinamiche verso la preparazione
dell’espresso casalingo sono
diverse a seconda della preesistente cultura del caffè, che
varia da paese a paese (e vorrei
ben vedere!), ma la tendenza
generale era a favore di formati di
bevande calde che richiedono l’uso
di bollitori, un apparecchio che sta
diventando sempre meno
essenziale.
Questo è stato particolarmente
evidente in Australia, dove i
consumatori erano
tradizionalmente più propensi a
bere il caffè istantaneo, per il quale
era necessario un bollitore.
Ora molti precedenti consumatori
di caffè istantaneo si sono orientati
verso il caffè fresco in cialde,
attratti dalla comodità che offre.
Una tendenza simile si è
evidenziata anche in Gran
Bretagna, dove c’è una preferenza
ben nota per il tè, che richiede
comunque un bollitore.
Dal 2009 al 2014 i consumi di tè
hanno registrato un calo costante
a favore del caffè fresco in cialda.
Man a mano che i consumatori si
spostano dal caffè solubile o dal
tè al caffè in cialda abbandonano
l’acquisto di bollitori a favore delle
ben più pratiche macchinette da
espresso.
I più giovani quando acquistano
casa o si spostano da una casa
all’altra non portano più con sè il
bollitore ed è un addio definitivo.
Le vendite di bollitori sono passate
da poco più di 12 milioni nel 2010
a poco più di 11 milioni nel 2014,
si è verificata la stessa tendenza
in Australia.
Ma pare che subiscano il fascino
delle macchine espresso anche i
galli impenitenti; in Francia infatti
le vendite di bollitori sono crollate
a picco nel 2012. Ma i bollitori non
sono l’unica vittima: vogliamo
parlare dei macinini da caffè?
Un disastro: dal 2012 a oggi in calo
costante. Insomma bollitori e
macinini in soffitta?
Pare proprio di si, anche oltre
oceano l’era della macchine a
cialde è definitivamente
iniziata.
gennaio 2015
E
COSTUME
Un’iniziativa sociale presente anche in Italia
Gli Alzheimer Caffè
Locali pubblici che potrebbero avere un ruolo ufficiale
di Bernardino de Hassek
L’invecchiamento della
popolazione, dovuto al notevole
allungamento della vita media
avvenuto negli ultimi 30 anni, ha
già assunto nei paesi ricchi notevoli
proporzioni richiedendo grandi
risorse in termini di necessari
sostegni socio-sanitari.
In prospettiva, i dati proiettati sono
ancora più preoccupanti in quanto
si prevede che nel 2050 una
persona su tre sarà pensionata e
non parteciperà più allo sviluppo
economico e alla formazione delle
risorse. Aumentano anche le
malattie più frequenti negli anziani,
come per esempio l’Alzheimer.
Questa patologia degenerativa, che
colpisce prevalentemente dopo i
65 anni con forme di demenza, ha
oggi un’incidenza media di 2,5 casi
ogni 1000 persone ma è in forte
crescita. L’incidenza infatti
aumenta notevolmente con l’età
(40,2 casi su 1000 persone fra gli
85 e 89 anni) con un costo sociale
che tende a superare quello
sostenuto per i tumori.
Con questi presupposti in Olanda
già alcuni anni fa sono nati gli
Alzheimer Caffè, che oggi
assommano a ben 220.
Si tratta di un vero e proprio locale
pubblico in cui i malati di demenza,
i loro familiari e figure professionali
si incontrano una volta al mese.
Cibi e bevande, come caffè e tè,
sono a disposizione e si può
ascoltare anche buona musica, ma
soprattutto trovare qualcuno che
ascolta chi vuole parlare delle
proprie esperienze e difficoltà.
Questi locali si sono
successivamente sviluppati in tutta
Europa, negli Stati Uniti, in Canada,
in Australia e anche nelle Antille
olandesi.
Nel nostro Paese ci sono 117
Alzheimer Caffè con una
concentrazione nel Nord-Est, al
servizio dei circa 600 mila italiani
che soffrono di questa patologia.
In Emilia Romagna l’iniziativa è
stata addirittura inserita nel
Progetto regionale demenze.
Creare un Alzheimer Caffè è
abbastanza semplice. Bastano
spazio e un minimo di arredo.
L’obiettivo è mantenere la relazione
fra malato e famiglia. Gli incontri
si svolgono in una data e a un orario
calendarizzato e si basa su un
formato standard. La maggior parte
dei locali esistenti in Italia sono
allocati all’interno di residenze
sanitarie assistenziali o spazi
comunali o parrocchiali e sono
organizzati e gestiti da associazioni
di volontariato, cooperative sociali
o sindacati.
La partecipazione è gratuita salvo
il pagamento della quota di
iscrizione all’associazione.
Naturalmente l’attività di sostegno
ai malati viene svolta da figure
professionali ben individuate.
Dall’Alzheimer non si può guarire
ma attraverso queste attività si
possono offrire ai pazienti supporti
per un miglioramento dei disturbi
comportamentali e ai familiari un
sostegno al peso psicologico che
devono sopportare per l’assistenza
al congiunto che quasi sempre non
li riconosce più. Ma c’è anche un
peso finanziario. È stato calcolato
che il costo medio annuo sostenuto
dalle famiglie per assistere un
malato di Alzheimer supera i
50mila Euro. Il Caffè è sinonimo di
luogo in cui sostare per sorbire una
calda bevanda, rilassarsi, riflettere
e socializzare.
Nel caso dei locali destinati agli
incontri dei malati di Alzheimer non
poteva essere scelto un nome
migliore. Non un ospedale in cui
rinchiudere le povere persone
colpite dal male ma un ambiente
amico, aperto, a contatto con gli
altri. Un ambiente in cui possano
trascorrere alcune ore
serenamente, magari anche
ballando, senza trattamenti violenti
o estenuanti terapie
farmacologiche.
CULTURA
15
16
gennaio 2015
E
FIERE ed
VENTI
Carrara Fiere
35ª edizione di un evento storico tutto made in Italy
A Marina di Carrara torna
Tirreno CT
L’evento dedicato all’ospitalità, appuntamento importante
per il mercato del sud Italia
di Maria Cristina Latini
Si continua a parlare di caffè anche
a Tirreno CT, storica fiera giunta
alla sua 35ª edizione, che si
svolgerà a Marina di Carrara dal
22 al 26 febbraio.
L’evento, promosso da Tirreno
Trade in collaborazione con la
Camera di Commercio di Massa
Carrara, è focalizzato sul settore
dell’ospitalità e attende fra gli
operatori professionali oltre 50mila
visitatori provenienti da tutta Italia.
All’interno dei padiglioni di Carrara
Fiere intere aree ospiteranno le
ultime novità del settore: dalle
forniture per alberghi, a quelle per
ristoranti, bar, pasticcerie, gelaterie
e strutture ricettive in genere.
Nei trentamila metri quadrati dello
spazio fieristico messo a
disposizione per l’evento saranno
oltre trecento gli espositori presenti,
in rappresentanza di più di seicento
marchi commerciali.
L’incontro qualificato tra domanda
e offerta del settore dell’ospitalità
è il biglietto da vista di Tirreno CT
che promuove lo scambio
commerciale che ne sta alla base
e che risponde ad un giro d’affari
di notevole impatto per l’economia
del nostro Paese.
L’evento rappresenta anche un
importante riferimento per il
mercato del sud Italia, dal
momento che si qualifica come il
più importante appuntamento del
settore dell’Italia centrale.
Ad animare i padiglioni di Carrara
Fiere saranno presenti le tante
associazioni di categoria: barman,
gelatieri, maitres e ancora non
mancheranno i panificatori, i
pasticceri, i pizzaioli, i sommelier
e non in ultimo i cuochi.
Queste sono solo alcune delle
categorie professionali che in fiera
saranno impegnate
nell’organizzazione di
dimostrazioni, convegni e concorsi
come le nuove edizioni dei
campionati nazionali ed
internazionali di cucina promossi
dalla Federazione italiana cuochi
(Fic) e i campionati internazionali
di pasticceria promossi dalla
Federazione italiana pasticceri (Fip)
che richiameranno a Marina di
Carrara centinaia fra cuochi e
pasticceri da tutto il mondo.
Da segnalare a Tirreno CT, inoltre,
l’ampia rappresentanza riservata
al “made in Italy agroalimentare”,
con le principali associazioni dei
settori del wine and food che
presenteranno le loro eccellenze
territoriali in abbinamento alla
tecnologia che distingue l’Italia nel
mondo.
Nella scorsa edizione dell’evento
alla presenza di una nutrita schiera
di associazioni professionali si sono
svolti numerosi concorsi, primo fra
tutti gli Internazionali d’Italia di
Cucina, evento promosso dalla Fic
che ha visto in lizza oltre
cinquecento chef provenienti da
tutta Italia e non solo e che rendono
questo evento uno dei principali
nel nostro Paese.
Grande rilevanza anche per la
tappa del GiroPizza d’Europa,
concorso internazionale per
pizzaioli, e per il Campionato
Italiano di Cake Design.
Pur non essendo - al momento previsto a Tirreno CT lo svolgimento
di competizioni riguardanti il caffè
collegate ai circuiti internazionali
(e che negli ultimi anni ci siamo
abituati a vedere con lo stesso
format un po’ in tutto il mondo) il
settore del chicco sarà comunque
presente a Marina di Carrara con
diversi marchi italiani: dai
torrefattori ad aziende che
producono macchine per fare il
caffè espresso, segno positivo che
dimostra come il made in Italy
abbia voglia di continuare a
promuoversi riconoscendo il valore
di un evento “tradizionale”
tutto italiano.
18
gennaio 2015
Stabilimento PRONTOFOODS
di Montichiari (Brescia)
spazio publiredazionale
Presentazione
PRONTOFOODS S.p.A.
La Prontofoods S.p.a., operando da oltre 40 anni
nel settore dei prodotti alimentari istantanei, ha
acquisito una specializzazione che l’ha resa azienda
di primaria importanza a livello nazionale. Il marchio
ristora è leader nel tè istantaneo, ma la Prontofoods
significa anche cioccolato, latte granulare, camomilla,
caffè speciali istantanei, tè, tisane e camomilla in filtri,
edulcoranti in bustine, dessert e altri prodotti, presenti
in quasi tutti i canali di vendita.
È l’azienda leader in Italia nel settore della distribuzione
automatica, con oltre l’80% del mercato per cioccolato,
latte e tè istantanei, opera nel Catering, è fornitrice
delle Forze Armate Italiane e di linee aeree.
L’attività, che è iniziata più di 40 anni fa in quella che
era una nicchia di mercato, ha avuto un notevole
sviluppo e diversificazione; non c’è canale distributivo
in cui la Prontofoods non sia presente. I suoi prodotti
sono esportati in più di sessanta paesi nel mondo.
Gli uffici si trovano a Montichiari (Brescia).
I siti produttivi sono tre, due a Montichiari con una
superficie coperta di 70.000 m² e uno a S. Olcese
(Genova) dove la superficie è di 5.800 m².
Gli addetti sono duecentoventi. L’azienda dispone di
più di 200 linee produttive e di confezionamento della
migliore tecnologia esistente, adatte a soddisfare
qualsiasi esigenza.
Il fatturato 2013 della Prontofoods è stato di 126
milioni di Euro. I continui investimenti in nuove
tecnologie e ricerca, permettono all’Azienda di
caratterizzarsi come una delle migliori aziende del
settore alimentare per qualità, prezzi, servizi e puntualità
nelle consegne.
L’attenzione posta in ogni stadio del processo
produttivo e la cura nella scelta delle materie prime
sono rafforzate da scrupolosi controlli igienico-sanitari.
Nel laboratorio interno incaricato del Controllo Qualità
operano 10 persone di cui 2 Dottori laureati in Scienze
e tecnologie alimentari e 8 tecnici di laboratorio.
Il Personale di laboratorio esegue mensilmente più di
1.200 test e analisi, con cui si garantisce la costanza
degli standard qualitativi, la ricerca e sviluppo di nuovi
prodotti , nuove formulazioni. Negli anni la
Prontofoods ha ottenuto il bollo CEE per il latte in
polvere e i prodotti a base di latte; sta applicando le
procedure richieste per l’HACCP e dispone di
certificazione IFS Food e per prodotti Bio.
Alla qualità del prodotto deve corrispondere altrettanta
qualità nel servizio. L’azienda è da sempre orientata
verso il cliente, con una flessibilità che deriva anche
dalla valida collaborazione di tutti gli addetti.
Questo ha permesso a Prontofoods di diventare negli
anni uno dei fornitori di riferimento per i prodotti
accessori al caffè destinati ai Torrefattori, con possibilità
di personalizzarli a marchio del cliente.
Orzo solubile e in cialde, caffè al ginseng e al guaranà,
preparati per creme al caffè, dolcificante in bustine,
cioccolata in tazza densa in bustine e barattoli, Tè,
Camomilla e Infusi in filtri, capsule compatibili per
tutti i tipi di macchine da caffè (Lavazza, Nespresso)
con prodotti solubili.
L’acquisizione da Chimab S.p.a. di Campodarsego
(PD) del ramo d’azienda Magica Ciok rientra in questa
strategia per fornire ai Torrefattori una scelta ancora
più ampia di prodotti, formulazioni, formati e gusti.
In merito a questa acquisizione riportiamo le
dichiarazioni del Dott. Antonio Agostini di Chimab
ex titolare del marchio Magica Ciok:
“Colgo l’occasione per ringraziare tutti i
Torrefattori che in questi anni ci hanno dato
fiducia, scegliendoci come fornitore e partner.
Volevo precisare che il marchio Magica Ciok, le
formulazioni, gli impianti e i nostri prodotti sono
stati ceduti in esclusiva alla Prontofoods S.p.a.
di Montichiari (BS) nel 2014, che con la sua
esperienza nel settore saprà sicuramente
valorizzarli”.
Esperienza, tecnologia, qualità, servizio, competitività,
e comunicazione: un team vincente per le grandi sfide
del futuro.
20
gennaio 2015
PAESI
P
RODUTTORI
Pubblicazioni a confronto
Produzione caffeicola:
il caso Guatemala
Coltivazione ad ombra vs al sole
(prima parte)
di Óscar René García Murga
Ho letto lo scorso settembre un
articolo che diceva: “…nelle
piantagioni monoculturali intensive
che foraggiano il grosso del
commercio mondiale.
Il caffè dovrebbe crescere
all’ombra, ma in queste piantagioni
intensive è esposto al sole, con
l’utilizzo d’input esterni così forti
da stressare tantissimo le piante
e il suolo.
Proprio questo metodo di
coltivazione “innaturale” pare che
sia all’origine dell’epidemia di
ruggine fogliare (la roya) che
ultimamente sta devastando le
coltivazioni in Centro e Sud America
….” “…. stiamo selezionando caffè
selvatici da proteggere attraverso
i progetti dei Presidi dalla Sierra
Leone al Mozambico, dall’Uganda
all’Etiopia, affiancandoli alle
esperienze più orientate alla difesa
delle comunità che li producono,
contrastando le speculazione
commerciali, come in Guatemala
e in Honduras”.
Ho scritto all’autore dell’articolo,
in quanto la produzione del
Guatemala non è: “intensiva al
sole” e perché il discorso della
Roya (Hemileia Vastatrix) è molto
antico e ha una storia.
Nel 1876 colpì le piantagioni di
Ceylon quasi fino l’annientamento.
Nel 1880 distrusse tutti i cultivar
originari dal Typica in Indonesia
(Sumatra e Java). Soltanto 2 varietà
sopravvissero: Bergkendal e
Sidikalang.
In breve questo fungo raggiunse
l’India. Gli inglesi sostituirono la
produzione di caffè con il tè e
l’America Latina divenne il grande
fornitore.
Fino al 1970, con attenti controlli
e quarantene obbligate, la Roya
non colpì l’America Latina, finché
venne scoperta la sua presenza in
Brasile. Trasportata dalle correnti
del vento minacciava tutti i Paesi
produttori tranne le Hawaii.
L’autore non mi ha mai risposto e
non ho più pensato all’articolo
finché una cara signora triestina,
molto competente in materia, non
mi ha inviato dal Brasile un articolo
in lingua portoghese dal titolo:
“Guatemala valuta varietà
brasiliane di caffè Arabica.
L’interazione tra i paesi volti a
espandere il caffè arabica di
qualità”, pubblicato il 18 novembre
2014 a Belo Horizonte.
Nell’articolo si parla della
collaborazione che dal 2007 c’è
tra la Società di Progetti di Ricerca
Agricola e di Allevamenti di Minas
Gerais (Epamig) e l’Università “San
Carlos” del Guatemala (USAC) per
valutare dei “cultivar” di caffè
arabico e materiali genetici del
Programma Statale di Ricerca nella
produzione di caffè in diverse
regioni del Guatemala.
Tra i materiali testati, sette hanno
mostrato risultati promettenti.
“Questi sono i genotipi produttivi
più resistenti alla ruggine, malattia
primaria del caffè Arabica” ha
spiegato lo scienziato di Epamig,
Gladyston Carvalho Rodrigues che
nel mese d’ottobre ha parlato
all’USAC sui risultati della ricerca
del miglioramento genetico e la
lavorazione caffeicola del Brasile.
gennaio 2015
Lo scienziato ha pure visitato i
campi dove si svolgono degli
esperimenti condotti dal professor
Edin Francisco Orozco Miranda
dell’USAC.
Gladyston ha segnalato le
tecnologie disponibili ponendo
l’accento sul miglioramento
genetico, lo spaziamento e la
meccanizzazione.
Il Guatemala possiede una buona
produzione di caffè e il potenziale
caffeicolo può svilupparsi
ulteriormente per aumentare la
redditività e la qualità della vita dei
produttori.
Rubrica a cura di:
L’articolo parlava anche
dell’Associazione Nazionale del
Caffè del Guatemala (Anacafé)
come di uno degli enti che
sviluppano la politica nazionale del
caffè sia nel Paese sia a livello
internazionale e che rappresenta
più di 90.000 agricoltori. “Sono
rimasto molto colpito” dichiara
Gladyston “dalla motivazione dei
piccoli e grandi produttori,
dall’organizzazione e dalla serietà
di Anacafé e dall’impegno
dell’USAC con lo sviluppo e la
valutazione delle tecnologie
caffeicole della Nazione”.
[segue]
Ing. Óscar René García Murga
Consulente all’esportazione
Settore Meccanico-Industriale e Agro Alimentare.
Ricerca e analisi di mercato. Ricerca e analisi di prodotto.
Organizzazione vendita e acquisto. Controllo idoneità CE.
Lingue: Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Italiano.
Studio: Via Gasser 4 - 34142 Trieste (TS) - Italy
Tel/Fax: 0039 040 943632 - Mobile: 0039 340 7085 337 - E.mail: [email protected]
21
22
gennaio 2015
A
SSOCIAZIONE CAFFÈ TRIESTE
Il caffè di Trieste sui media stranieri
Trieste capitale
del caffè conquista la stampa
internazionale
Dal National Geographic olandese a ORF e France3
di Susanna de Mottoni
Trieste, la città in cui cercare il
miglior caffè. A dirlo è l’edizione
olandese del National GeographicTraveller che con un servizio di dieci
pagine dedica alla nostra città
un’ampia e suggestiva
presentazione.
Una città portuale, spazzata dalla
Bora, sospesa tra il suo passato
Austro-Ungarico e la tradizione
mitteleuropea, legata ai suoi rituali,
come quello dell’espresso.
Il giornalista Ralf Groothuizen
accompagna i suoi lettori in una
visita della città da cui emergono
la sua storia e numerose immagini
di vita quotidiana, legate al caffè
ma non solo.
Mentre beve il suo “nero” al
Tommaseo, non può far a meno di
osservare gli altri avventori,
dall’uomo d’affari con il calice di
prosecco al giovane che ordina lo
spritz. E così lungo tutto il suo
percorso di scoperta della città,
accompagnato in qualità di speciale
cicerone dall’assaggiatore e
giornalista Gianni Pistrini.
Groothuizen correda il suo articolo
con un’immancabile glossario per
non trovarsi impreparati al bancone
del bar: spiega le differenze tra
nero, capo, capo in b, deca,
insomma tutta la declinazione
lessicale da cui traspare la
passione dei triestini per il caffè.
Un servizio costruito grazie a un
soggiorno di diverse giornate lo
scorso marzo e apparso sul numero
4-2014, appunto, del National
Geographic-Traveller olandese.
Ma Trieste e il caffè recentemente
sono state oggetto dell’interesse
anche di altre prestigiose testate
internazionali.
A partire dalla vicina ORF, la rete
televisiva nazionale austriaca,
scesa nel capoluogo giuliano in
occasione dell’inaugurazione di
TriestEspresso Expo.
La tv ha mandato in onda il primo
weekend di novembre un ampio
servizio, nel programma “Servus,
Srecno, Ciao”, partendo dai
padiglioni della fiera per poi entrare
nei caffè e nelle pasticcerie storiche
della città.
TriestEspresso ha richiamato anche
la “RAI francese” ovvero “France3”
per un servizio che andrà in onda
questo febbraio in una trasmissione
che mette a confronto due paesi
europei attorno a un medesimo
tema. Il tema era il caffè, i paesi
europei scelti il Portogallo e l’Italia
e Trieste è stata scelta per
rappresentare il mondo e la
tradizione del caffè italiano.
La troupe è entrata nel porto, per
assistere all’arrivo e allo
sbanchinamento del caffè, ha
visitato i caffè storici, ha parlato
con gli operatori presenti a
TriestEspresso, ha visitato alcune
delle più rappresentative realtà
aziendali locali. ...insomma, sembra
che sempre più, anche all’estero,
se si vuole parlare di caffè,
il posto giusto sia Trieste.
gennaio 2015
S
S
RASSEGNA
CAFFÈ e
La donna ha più naso
dell’uomo: lo dice il cervello
Percepiscono un maggior numero di odori e sono
più brave a distinguere fragranze simili.
Le donne hanno in media nasi più sensibili rispetto
agli uomini. Finora le analisi non erano riuscite a
svelare la ragione di questa spiccata capacità
femminile, per molti studiosi collegata a fattori
emotivi o cognitivi più che a particolari strutture
anatomiche.
Ora uno studio dell’Università federale di Rio de
Janeiro su gruppi di uomini e donne da cui erano
esclusi nasi particolari - come quelli dei cuochi e
degli assaggiatori di caffè - rivela che il genere
femminile ha effettivamente un vantaggio.
Grazie alla nuova tecnica del frazionatore isotropico,
uno strumento che conta con precisione le cellule,
i ricercatori hanno scoperto infatti che le donne
possiedono un numero maggiore di neuroni
all’interno del bulbo olfattorio, la centrale recettiva
delle informazioni sugli odori nel cervello.
L’esame si è svolto sul cervello di 7 uomini e 11
donne morti, tutti di 55 anni, e ha evidenziato che
le donne hanno in media il 43% delle cellule in più
degli uomini nei bulbi olfattivi.
Contando i neuroni in modo preciso, la differenza
arriva a quasi il 50% in più.
Rimane la questione però se questo numero maggiore
di cellule spieghi la diversa sensibilità olfattiva tra i
sessi. In generale, cervelli più grandi hanno un maggior
numero di neuroni, ha quindi senso pensare che più
neuroni ci sono nei bulbi olfattivi femminili, maggiore
è la loro sensibilità agli odori. I ricercatori hanno
ipotizzato la possibilità che le donne nascano già con
questo numero di cellule extra.
Resta da capire se il naso “fino” delle donne possa
aver avuto un ruolo nell’evoluzione e nei
comportamenti: l’ipotesi è che questa abilità olfattiva
Rubrica a cura di:
Dottor Lorenzo Polojac
Psicologo e Commercial Director
IMPERATOR S.r.l.
Tel.: +39 (0)40 - 3720115 - Fax: +39 (0)40 - 3402046
TRIESTE - Italy - www.imperator.cc
possa essere stata legata a comportamenti
riproduttivi, utile nei legami di coppia e nel
riconoscimento dei familiari.
Fonti:
1) Il Venerdì di Repubblica (21 novembre 2014)
2) Plos One, November 05, 2014
“Sexual Dimorphism in the Human Olfactory Bulb:
Females Have
More Neurons
and Glial Cells
than Males”,
R. Lent e coll.
TAMPA
ALUTE
23
24
gennaio 2015
M
SOCIAL
EDIA
YouTube
Pubblicità
non-convenzionale
Senza dubbio YouTube è entrato di diritto nella lista
dei social media che un’azienda deve attivare quando
sceglie di promuoversi sul web. La storia recente di
questa piattaforma, specializzata nella condivisione
di video online, racconta di attività commerciali, anche
molto piccole, che grazie a una buona idea si sono
fatte notare da centinaia di migliaia di persone.
Tutto è successo magari attraverso un solo video che,
una volta pubblicato online, ha raccolto il consenso
del popolo del web, un’approvazione misurata in
visualizzazioni, in condivisioni, in “mi piace”. Un
contenuto in grado di coinvolgere le persone, di far
parlare di sé, di essere in una parola sola: virale.
Come nasce un video di questo tipo?
Vi forniremo in questa rubrica alcuni spunti per aiutarvi
a trovare l’idea vincente. Innanzitutto evitare di pensare
a uno spot televisivo tradizionale, dove il vostro marchio
è al centro, dove vengono raccontate le caratteristiche
del vostro prodotto o servizio.
Ormai tutto ciò non funziona più, soprattutto sul web,
dove le persone vanno alla ricerca di contenuti
innovativi, inaspettati, sorprendenti e non convenzionali.
Il pubblico del vostro video non deve capire che sta
guardando una “pubblicità”, ma il messaggio e il nome
della vostra attività devono arrivare in maniera quasi
subliminale. Voi condividereste sul vostro profilo
facebook uno spot televisivo tradizionale? Dove una
voce accompagnata da immagini vi racconta che il
prodotto in questione è il migliore di tutti?
Siamo certi che questa tipologia di video non può in
nessun modo avere un riscontro dal pubblico di
di Massimo Petronio
YouTube. Per quanti sforzi, anche economici, possiate
impiegare nella realizzazione, non potrà mai
raggiungere un buon numero di persone e quindi di
potenziali clienti. Quante volte invece vi è capitato di
condividere, sui social network, video che vi hanno
fatto divertire o che vi hanno sorpreso oppure
emozionato.
Spesso dietro a questi piccoli capolavori ci sono dei
brand che lavorano nella creazione di “storie” che
possano avere appeal nel web. Video in cui il marchio
compare nel momento giusto, e non frena colui che lo
guarda, dal desiderio di condividerlo con tutti i suoi
amici di facebook, o di inviarlo per mail all’amico oppure
di linkarlo sul proprio sito personale.
Sembra scontato, ma un video deve soprattutto piacere.
E tante troppe volte lavori autoreferenziali, che ad
esempio mettono al centro l’azienda invece del cliente,
non raggiungono neanche il centinaio di visualizzazioni,
quindi sono assolutamente inutili. Il pubblico dev’essere
coinvolto, tenuto sulle spine dal primo secondo del
video.
Perché basta un piccolo calo di attenzione che l’utente
sceglierà di guardare uno degli altri contenuti della
piattaforma (ogni minuto vengono caricate su YouTube
100 ore di video).
L’obiettivo del vostro video deve essere la condivisione
sui social network. È questa la base di partenza della
viralità di un messaggio. Il video verrò visto e, se
colpisce l’utente, verrà a sua volta condiviso.
Un fenomeno esponenziale che catturerà l’attenzione
di sempre più persone che non potranno fare
a meno di notare la vostra attività.
gennaio 2015
C
L’ANGOLO DEL
ONSULENTE
Vademecum
Omaggi natalizi
ai dipendenti
Cosa e come può essere detratto
In occasione delle feste natalizie è
consuetudine “omaggiare” ai propri
dipendenti dei beni in natura
generalmente non rientranti
nell’attività d’impresa.
A tal proposito l’art. 19 bis1, co.
1, lett. h), D.P.R. 633/1972, come
modificato dall’art. 30 del D.Lgs.
semplificazioni fiscali (in attesa
di pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale), dispone che l’IVA relativa
all’acquisto di beni destinati a
essere omaggiati, non rientranti
nell’attività d’impresa, ricompresi
fra le spese di rappresentanza in
base al D.M. 19.11.2008:
– è detraibile se il costo unitario
dell’omaggio è inferiore
a € 50,00;
– è indetraibile se il costo unitario
dell’omaggio è superiore a
50,00.
Si ricorda che ai fini IVA (C.M.
34/E/2009), per l’individuazione
degli omaggi da ricomprendere tra
le spese di rappresentanza, è
necessario fare riferimento a
quanto disposto dall’art. 1, D.M.
19 novembre 2008; in particolare,
è necessario che le spese:
– siano sostenute con finalità
promozionali e di pubbliche
relazioni;
– siano ragionevoli in funzione
dell’obiettivo di generare
benefici economici;
– siano coerenti con gli usi e le
pratiche commerciali del
settore.
Per quanto riguarda gli omaggi ai
dipendenti, questi ai fini Iva non
possono essere considerate spese
di rappresentanza, in quanto prive
del requisito di sostenimento per
finalità promozionali.
L’IVA relativa ai beni destinati ai
dipendenti è da considerare
indetraibile per mancanza di
inerenza con l’esercizio
dell’impresa.
Gli omaggi ai dipendenti di beni
che non rientrano nell’attività
dell’impresa ai fini delle imposte
dirette sono da ricomprendere tra
le erogazioni liberali (spese per
prestazioni di lavoro sostenute in
denaro o in natura a titolo di
liberalità) a favore dei lavoratori
concesse in occasioni di festività
o ricorrenze alla generalità o a
categorie di dipendenti, le quali
beneficiano della deducibilità dal
reddito d’impresa (art. 95 del Tuir).
Per i lavoratori autonomi, detti
costi sono deducibili ai sensi
dell’art. 54, comma 1, Tuir, avente
una portata applicativa analoga a
quella dell’art. 95 del Tuir.
Ai fini IRAP, le spese per gli acquisti
di omaggi da destinare ai
dipendenti rientrano nei “costi del
personale”, che ai sensi degli artt.
5 e 5-bis, D.Lgs. n. 446/97 non
concorrono alla formazione della
base imponibile IRAP, ancorché
gli stessi siano contabilizzati in voci
diverse dalla B.9 del Conto
economico.
Di conseguenza, le spese in esame
sono indeducibili ai fini IRAP
indipendentemente dalla natura
giuridica del datore di lavoro.
Anche per i lavoratori autonomi, le
spese in esame sono indeducibili
ai fini IRAP, in quanto gli stessi
determinano la base imponibile
IRAP ai sensi dell’ art. 8, comma
1, D.Lgs. n. 446/97 quale
“differenza tra l’ammontare dei
compensi percepiti e l’ammontare
dei costi sostenuti inerenti
all’attività esercitata [...] esclusi gli
interessi passivi e le spese per il
personale dipendente”.
Gli omaggi ricevuti dai dipendenti
producono, in taluni casi,
imponibilità in capo ai dipendenti
stessi.
Tale imponibilità va verificata alla
luce del disposto dell’art. 51,
comma 3, Tuir.
In base alla citata disposizione:
– le erogazioni liberali in denaro
concorrono sempre (a
prescindere dall’ammontare)
alla formazione del reddito del
dipendente e quindi sono
assoggettate a tassazione;
– le erogazioni liberali in natura
se di importo:
– non superiore ad € 258,23 nel
periodo d’imposta non
concorrono alla formazione del
reddito;
– superiore a € 258,23 nel
periodo d’imposta concorrono
per l’intero ammontare alla
formazione del reddito del
dipendente (non solo per la
quota eccedente il limite).
I contenuti del presente articolo vanno assunti
come meramente informativi, non utilizzabili
in alcun modo quale consulenza/opera
professionale; ogni interpretazione ivi
contenuta è meramente indicativa e non
assume valore di parere professionale.
Rubrica a cura di:
Dottor Giacomo Mallano
Commercialista
E-mail: [email protected]
Studio Tributario
Cattelan-Verni-Mallano & Associati
Sede di Bologna
25
26
gennaio 2015
S
CADENZARIO FISCALE
gennaio 2015
a cura di
Diego Franciosa
Entro lunedì
lunedì
12 gennaio 2015
12 gennaio
2015
INPS - PERSONALE DOMESTICO
- Versamento contributi
previdenziali per il personale
domestico (trimestre
precedente).
FONDO M. NEGRI, M. BESUSSO E
A. PASTORE
- Versamento dei contributi
previdenziali e di assistenza
integrativa.
Entro giovedì
giovedì 15 gennaio 2015
15 gennaio 2015
MODELLO 730 ASSISTENZA
FISCALE
- Il sostituto d’imposta comunica
ai propri dipendenti l’intenzione
di prestare assistenza fiscale
diretta.
Entro venerdì
venerdì
16 gennaio2015
2015
16 gennaio
RITENUTE
- Versamento ritenute su redditi
da lavoro dipendente e
V
GESTIONE SEPARATA INPS
COLLABORATORI
- Versamento dei contributi
previdenziali per i collaboratori
a progetto, occasionali e
associati in partecipazione
corrisposti nel mese precedente.
assimilati, lavoro autonomo,
provvigioni nonché su
corrispettivi per contratti
d’appalto nei confronti dei
condomini (mese precedente).
IVA LIQUIDAZIONE MENSILE
- Liquidazione nonché
versamento dell’imposta
eventualmente a debito relativa
al mese precedente.
IVA DICHIARAZIONE D’INTENTO
(mensile)
- Invio delle comunicazioni
d’intento in relazione alle quali
sono state emesse fatture senza
applicazione dell’IVA registrate
per il mese precedente.
CONTRIBUTI INPS MENSILI
- Versamento all’INPS da parte
dei datori di lavoro dei contributi
previdenziali a favore della
generalità dei lavoratori
dipendenti, relativi alle
retribuzioni maturate nel mese
precedente.
CONTRIBUTI INPS - GESTIONE EX
ENPALS MENSILI
- Termine per il versamento
contributi previdenziali a favore
dei lavoratori dello spettacolo.
CONTRIBUTI INPGI
- Versamento dei contributi
previdenziali dei giornalisti
professionisti relativi alle
retribuzioni maturate nel mese
precedente.
ITA ASSOCIATIVA
Entro martedì
martedì 20 gennaio 2015
20 gennaio 2015
PREVINDAI E PREVINDAPI
- Versamento dei contributi
previdenziali integrativi a favore
dei dirigenti di aziende industriali
relativi alle retribuzioni maturate
nel trimestre precedente.
Entro lunedì
lunedì 26 gennaio 2015
26
gennaio 2015
ELENCHI INTRASTAT (contr. mensili
e trimestrali)
- Presentazione contribuenti
mensili e trimestrali.
Le informazioni contenute nello
scadenzario sono soggette a clausola
di esclusione di responsabilità per
quanto riguarda le informazioni in esso
contenute e per i danni o i problemi
legali derivanti dall’ uso delle stesse.
Esse vanno assunte come meramente
informative e non costituiscono un
parere di tipo professionale o legale.
Le indicazioni riportate potrebbero
risultare non aggiornate e/o incomplete.
Redazione, Segreteria del Gruppo e del Consorzio
SPAZI PUBBLICITARI
www.gttc.it - mail: [email protected]
PEC: [email protected]
dalle 8.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00
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201 5
Q U O TA A S S O C I AT I VA
2ª, 3ª e 4 ª di Copertina • 210x297 mm
La quota sociale del
GRUPPO TRIVENETO TORREFATTORI DI CAFFÈ
per l’anno 2015 è:
— SOCI ORDINARI
€
280,00
Mezza pagina orizzontale
201 5
(soci del triveneto)
— SOCI SOSTENITORI €
140,00
(soci altre Regioni)
che potrà essere versata a favore del:
GRUPPO TRIVENETO TORREFATTORI DI CAFFÈ
tramite bollettino di C/C postale n. 44519700
oppure con bonifico sul medesimo C/C postale:
Cin L - Abi 07601 - Cab 02200
IBAN: IT 10 L 07601 02200 000044519700
Pagine interne
Pagina intera
Mezza pagina verticale
Box quadrato
Box rettangolare
Piedino orizzontale
(216x303 mm)
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(216x303 mm)
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(216x154 mm)
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(102x303 mm)
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• 70x140 mm
• 210x70 mm
(216x76 mm)
La Segreteria del GTTC è a disposizione per chiarimenti
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