Antropologia - Lezione 12^
Capitolo III
La verità dell’Antropologia cristiana:
la partecipazione degli uomini alla
Predestinazione di Cristo
É tempo anima mia, è tempo: se vuoi
conoscere te stessa, il tuo essere e il tuo
futuro, da dove vieni e dove vai; se è vita
quella che vivi o se ne ricerchi una più vera e
più alta. Mettiti all’opera, anima mia; è
necessario che ti purifichi; cerca Dio e i suoi
misteri, quel che c’era prima di questo
universo e che cosa è quest’universo per te,
da dove viene e quale è il suo fine. Mettiti
all’opera, anima mia, è tempo che tu rinnovi
la tua vita (Gregorio di Nazianzo)
Momento storico
in ordine all’idea di
predestinazione
Premessa: i disagi moderni circa il termine
predestinazione
Nell’uso linguistico comune è categoria
pregiudicata. Evoca:
 un senso di determinismo, l’idea di predeterminazione, di una volontà che ci
precede, inappellabile ed ineluttabile e che
destina, nel senso forte che determina,
l’esistenza storica
 l’idea di un destino cieco, un fato che ha
prefissato deterministicamente la vita
• L’idea di una discriminazione: alcuni vengono
prescelti per la salvezza mentre altri lo sono
per la dannazione
• Una simile tesi ripugna con la coscienza della
inalienabile libertà umana.
• Anzi, sia il volto di Dio che dell’uomo risultano
distorti in una simile visione
La sensibilità moderna eredita il problema di una
annosa controversia storica sull’interpretazione
del senso cristiano della predestinazione:
il dibattito ha il suo inizio con Agostino
 un’ulteriore tappa fondamentale nel medio evo,
nella celebre controversia «de auxiliis»
È una faccenda occidentale-latina…
 la patristica greca non conosce il problema
teologico della predestinazione in senso
agostiniano, ricalca il pensiero biblico/paolino
1. La dottrina agostiniana della
Predestinazione: genesi ed esito
•
due elementi caratteristici:
1) la convinzione che la predestinazione si
riferisca solamente ad alcuni soggetti ad
esclusione di tutti gli altri
2) il carattere infallibile di questa elezione,
nel senso che nulla, neppure la libertà
personale degli eletti, può renderla
inefficace.
 Agostino fonda la sua convinzione a partire
dall’esegesi di Paolo (quale Paolo ?!)
Il punto di partenza:
parte dalla condizione dell’uomo conseguente
al peccato: «massa perditionis»
 la predestinazione consiste precisamente
nell’atto divino di liberare alcuni degli
uomini da questa massa dannata
qui il contenuto dell’atto predeterminante
di Dio
S. Paolo
predestinazione
1Tm 2,4-11
 universalità
 Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi
S. Agostino
predestinazione
 alcuni sono salvati
massa damnata:
tutti hanno peccato
Due qualità fondamentali della
predestinazione:
un unico movente: la pura misericordia di Dio
ad esclusione di qualsiasi previsione di
eventuali meriti = la predestinazione è
assolutamente gratuita
nulla può opporsi all’attuarsi dell’atto liberatore
di Dio: ciò che Egli vuole, inevitabilmente
accade. Per questo la predestinazione è
infallibilmente efficace
 sono le due proprietà della P. per Agostino:
antecedente (o gratuita) e infallibile.
S. Agostino
predestinazione
 alcuni sono salvati
massa damnata:
tutti hanno peccato
Peccato Originale


Due proprietà
intrinseche alla
Predestinazione:
gratuità: non per i meriti
infallibile: efficace anche
contro la volontà umana
Ma non la universalità  La Predestinazione è
una determinazione concreta e posteriore: ci
sono dei dannati!
il «perché?»
Questo piano di Dio che libera alcuni dalla
«massa dannationis» ha una sua logica
mette in evidenza:
da un lato la Giustizia di Dio che punisce il
peccatore (lasciandolo nelle conseguenze del
suo peccato)
e dall’altro la sua Misericordia gratuita
(perché, nonostante il peccato, alcuni sono
infallibilmente e gratuitamente salvati).
Giusto e misericordioso: sono le due qualità
divine per Agostino (?!)
La conseguenza
Se Dio è giusto/misericordioso ne consegue
che non potrebbe volere la salvezza di tutti,
perché allora (dato il rapporto tra la volontà di
Dio e la volontà dell’uomo) di fatto tutti si
salverebbero
 in questo caso avremmo un piano divino che
non mette in luce una delle proprietà
essenziali di Dio, cioè la giustizia
 di qui la necessità che non tutti siano
predestinati
 questi sono solo un numero «chiuso e
scarso» (perché tanto più raro è il dono,
tanto più riluce la sua gratuità).
• il
problema:
 perché questi determinati e non altri,
entrano a costituire il numero degli eletti?
 qual è la ragione per cui Dio opera questa
discriminazione?
I principi agostiniani non offrono alcun elemento
per la risposta.
Interpretazione del pensiero
di Agostino
Problema = nel punto di partenza posto a
fondamento, che pregiudica negativamente
l’intero ragionamento:
A. fonda la gratuità della salvezza non sulla
rivelazione biblica della volontà
salvifica universale, ma sulla condizione
di universale peccato in cui l’uomo si
trova, per cui esso, pur non meritando nulla,
viene salvato.
S. Paolo
predestinazione
1Tm 2,4-11
 universalità
 Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi
S. Agostino
predestinazione
 alcuni sono salvati
massa damnata:
tutti hanno peccato
Peccato Originale

ma a partire dalla storia:
condizione di peccato
Inversione- deformazione
rispetto alla Bibbia:

non dal disegno eterno
(= intenzione originaria:
a partire da Cristo)
Rifiuta la dottrina biblica dell’universalità della salvezza:
 cfr. il suo commento a 1Tim 2,4-11 («Deus
vult omnes homines salvos fieri»)
 dove dice che tutte le esegesi sono possibili,
purché non in contrasto con la dottrina della
predestinazione come da lui intesa.
 Alla dottrina biblica della grazia,
Agostino sostituisce come fondamento della
antropologia soprannaturale la dottrina
biblica del peccato originale.
 Sceglie un punto di partenza storico:
l’attuale condizione storica dell’umanità che,
in seguito al P.O., risulta universalmente
segnata dal peccato se non viene rigenerata nel battesimo.
Poiché, però, l’attuale ordine storico è
segnato dal peccato, non può essere
assunto come criterio per cogliere la verità
dell’uomo e del piano di Dio.
Infatti la rivelazione biblica propone un
diverso punto di partenza:
il piano eterno (= questo permette di comprendere la verità dell’uomo nell’originaria
intentio Dei).
• A partire da tale condizione di peccato
Agostino ricava il senso della predestinazione
• però, smarrisce l’essenziale riferimento a
Cristo.
• La Scrittura, all’opposto, ribadisce che essa si
può definire solo a partire da Cristo, non
dall’uomo.
 Andrà superata l’esegesi agostiniana, in
quanto la prospettiva individuale che assume
(alcuni individui predestinati e altri no) e la
prospettiva dell’infallibile efficacia lo
portano a “deformare” la teologia paolina:
 Paolo non afferma l’esistenza di una categoria
particolare di eletti, scelti ad esclusione degli
altri
non afferma l’esistenza di una grazia invincibile ed assolutamente efficace per costoro
MA:
 i predestinati sono tutti coloro che hanno
ricevuto il Vangelo (1Ts 5,9; Ef 1,3-12; Tim1,9;
Rom 8) senza per altro che egli intenda
limitare la predestinazione ai soli cristiani
 non dice che arriveranno infallibilmente alla
salvezza; al contrario, considera la possibilità
della loro defezione (2Tim 8,10).
Esito degli interventi magisteriali
Il Magistero non ha presentato la predestinazione come oggetto dell’insegnamento
esplicito e solenne
 e non ha fatto propria la dottrina agostiniana della predestinazione.
 Significativa è la posizione dell’Indiculus de
Gratia, che si rifiuta di seguire Agostino
nei problemi della predestinazione (DS 249).
 Il Magistero, invece, è sempre intervenuto
contro ogni restrizione della estensione
universale della volontà salvifica di Dio e
dell’azione redentrice di Gesù Cristo.
 In particolare:
1)la condanna della proposizione quinta di Giansenio,
da cui si ricava che è eretico affermare che
Cristo sia morto solo per i predestinati (in
senso agostiniano) (DS 2005-2006)
2)la condanna dell’errore giansenista che Gesù Cristo
è morto solo per i fedeli, non quindi per tutti gli
uomini, per cui i non fedeli sarebbero esclusi
dall’azione di Gesù Cristo (DS 2304-2305);
3)la presa di posizione contro Quesnel, con cui si
afferma l’esistenza di “grazie” anche fuori
della Chiesa e antecedenti alla fede (DS 2426.2429)
4)la costituzione Lumen Gentium (capitolo II).
• Conclusione delle prese di posizione del
magistero:
la tesi della volontà salvifica
universale è «de fide ex ordinario
ecclesiae Magisterio»
 ad essa corrisponde la tesi della
predestinazione, nel senso precisato
Eredità di Agostino ha condizionato il dopo
 in discussione l’universalità:
la predestinazione comporta che
tutti gli uomini effettivamente
si salvino?
NO! = incompatibile con la possibilità della
perdizione (affermata dal dogma cristiano)
 predestinazione non è quindi incompatibile a dannazione
Da qui le due questioni che hanno affaticato la
teologia della predestinazione:
a) Qual è la ragione che discrimina
gli eletti
e i reprobi?
b) Come è possibile la dannazione nonostante la
predestinazione universale?
2. Il dibattito
teologico sulla
predestinazione
nel medioevo
Il problema è stato discusso nel medio evo nella
cosiddetta controversia de auxiliis (XVI sec.)
 come armonizzare grazia (auxilium = aiuto
divino) e libertà umana
domenicani
contro
linea di 
Agostino
Tommaso
Soto
Domingo Bañez
gesuiti

Luis de Molina
Lessio
Presupposto della discussione
– fornito da Agostino –
è il concetto di spirito (umano):
 Dio può fare nello spirito ciò che vuole,
senza trovare resistenza da parte dell’uomo.
 Però lo spirito resta libero.
In che modo, Agostino non lo dice ().
interrogativo:
Qual è la ragione per cui avviene la
discriminazione tra eletti e reprobi?
 Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini,
però questa si attua solo a determinate
condizioni
Due soluzioni opposte:
• linea bañeziana
• linea molinista
Obiettivo di fondo:
• Linea bañeziana:
esalta il primato assoluto della grazia divina
che efficace a priori, e non per il libero agire
dell’uomo
• Linea molinista:
 vuole salvare la libertà umana che collabora
e rende la grazia “efficace”
 linea bañeziana (banessianesimo) = la ragione della
predestinazione è «ante praevisa merita»
 Dio dona la grazia necessaria ed efficace
cioè vincente = tramite una premozione fisica
spinge l’uomo a operare “liberamente” secondo
il volere di Dio
 ad alcuni e non ad altri
 non in base ai futuri meriti o demeriti
per i non eletti = la volontà salvifica di Dio si
converte in «reprobatio negativa» (= non li
sceglie), che diventa positiva solo «post
praevisa demerita» (= li condanna)
Quale sia in realtà il criterio della scelta non si sa
 non in base alla previsione dei rispettivi meriti o
demeriti, questo è certo. Di più non si sa!
LIMITI del banessianesimo
si esalta l’assoluta libertà e gratuità di Dio:
è efficace a priori e non per il libero agire
dell’uomo
 MA fino a renderla tendenzialmente
arbitraria: senza criteri né coerenze.
La volontà di Dio, invece, è riferita al Bene !
 si rende evanescente la libertà dell’uomo
 si giunge a negare la volontà salvifica
universale
 linea molinista la ragione della predestinazione è
«post praevisa merita»
Dio pre-vede le azioni degli uomini, dando
la grazia solo a chi corrisponderà.
Passaggi logici = 1º Dio vuole la salvezza
soprannaturale di tutti gli uomini (volontà
antecedente e condizionata).
2º Dio (in linea di principio) decide di dare a tutti
gli uomini senza distinzione la grazia
necessaria per la salvezza.
 Se la libera volontà dell’uomo corrisponde,
questa grazia porta effettivamente alla
salvezza (= grazia efficace); non porta alla
salvezza solo se non vi si corrisponde.
3º Dio, mediante la scienza media, prevede
infallibilmente la corrispondenza degli uni e
la non corrispondenza degli altri.
In base a questo elemento, Dio, di fatto, decide
di dare ai primi la grazia efficace per la
salvezza soprannaturale e decide di non dare
agli altri queste grazie efficaci.
4º Conseguentemente, Dio decide di dare ai
primi il premio e agli altri il castigo.
Il criterio è più obiettivo: la salvezza è per
tutti…quelli che corrispondono
 La teoria dipende dalla scienza media
Dio è capace di conoscere le ipotetiche determinazioni
di fatto di una libera volontà finita (cioè come si
comporterebbe un uomo in una data situazione futura)
e dona una grazia efficace solo a quelli che vi
corrisponderanno
è una scienza media tra la scienza del possibile e la
scienza del realmente accaduto: la scienza media serve
per conoscere le cose possibili che potrebbero
diventare reali per decisione della libertà, anche se
di fatto rimarranno puramente possibili (i futuribili)
MEDIA? = a metà strada tra gli atti liberi
solamente possibili e quelli concretamente
esistenti in un dato momento storico
Es.: la madre ha una previsione del comportamento dei 2 figli
Il molinismo è sorto per combattere i Protestanti e per rimediare ad alcune insufficienze del sistema agostiniano-tomista, specie:
1) la tendenziale negazione della libertà dello
spirito (Dio vi opera quel che vuole)
invece: sottolinea il valore della libertà che
rimane nell’uomo nonostante il peccato e
co-agisce con la grazia, permettendole di
essere “grazia efficace”
2) la negazione della volontà salvifica
universale (Dio salva solo alcuni… quelli che
vuole!)
LIMITI del molinismo
 si perde il primato ontologico dell’agire
di Dio sull’uomo, poiché è condizionato
dall’uomo
introduce un disordine nell’agire di Dio: la
grazia è efficace ma solo in previsione dei
meriti
 si perde la gratuità della predestinazione,
in quanto dipenderebbe dall’uomo: viene
meritata o de-meritata
sono i meriti dell’uomo che decidono la
predestinazione.
Elementi nodali emersi nel dibattito storico:
dopo Agostino = tenere in unità tre qualità
fondamentali della predestinazione: gratuità –
universalità – efficacia.
1) Gratuità = antecedenza ad ogni merito
(contro pelagianesimo e semipelagianesimo)
2) Efficacia = infallibilità della elezione = la
grazia è invincibile, la libertà umana non la
rende inefficace
3) Universalità = volontà salvifica per tutti
Ma l’agostinismo
estremo:
 mette in evidenza la gratuità e la efficacia,
sul presupposto della parzialità e non
universalità = più il dono è scarso e più è
gratuito!
 pretende di ricavare da S. Paolo il riferimento
a soggetti, uomini particolari, eletti tra
tutti gli uomini, ad esclusione di tutti gli
altri
presupposto esegeticamente ingiustificato
La controversia de auxiliis è rimasta irrisolta
Paolo V (1607): chiede ad ogni corrente di non
censurare l’avversaria e di astenersi da parole
aspre che manifestano l’amarezza dell’anima!!!
 L’inconcludenza del dibattito dipende dal “falso
dilemma” che è il presupposto: ante vel post
praevisa merita?
Errore = definire la predestinazione a partire o
da Dio, da un lato, oppure dagli uomini,
dall’altro. In entrambi i casi, a prescindere da
Cristo e dal NT.
Assumendo (acriticamente) un simile presupposto la questione diviene insolubile, si oscilla
come il pendolo sui due lati del rapporto:
• o sul versante di Dio, che decide il criterio
della discriminazione
• o sul versante degli uomini, la cui risposta
decide del conseguimento della salvezza
 Il punto di partenza è equivoco = 
 l’alternativa (falsa) tipicamente moderna tra
Dio e l’uomo
 e una visione estrinsecista di grazia e
libertà: due grandezze antitetiche e concorrenziali poste sullo stesso piano
La soluzione = rivedere tale presupposto acritico, riconoscendo con la Scrittura che il
criterio della predestinazione non sta né in
una visione astratta di Dio né nell’agire
dell’uomo, quanto piuttosto in Gesù Cristo
occorre riandare al senso della rivelazione:
La predestinazione paolina è la predestinazione di grazia e, di conseguenza, la predestinazione degli uomini in Cristo.
 Dio intende e decide in base al disegno della
sua volontà: tutti gli uomini sono salvi nel
mistero di Gesù Cristo.
Due punti fermi:
 occorre ricuperare come proprietà
intrinseca della predestinazione anche
l’universalità (= tutti)
 superare le strettoie agostiniane e tornare al
tema della predestinazione cogliendolo nel suo
momento originario, direttamente dalla
Rivelazione.
3. Conclusioni sintetiche:
la predestinazione
è la verità dell’uomo
«Non è solo una dottrina teologica,
ma è l’espressione coerente di tutto
il Vangelo» (G. Colzani)
Non la prima di una serie di tesi, ma
l’architrave dell’impianto antropologico 
Per l’elaborazione di una corretta dottrina:
 il Dio vivente è il Dio dell’alleanza, è il Dio che
ha liberamente istituito una relazione di
grazia con l’uomo sin dall’eternità.
 Nella storia, il Dio di Gesù Cristo si autodetermina in favore dell’uomo peccatore.
 Non è lecito tornare al di qua della sua
libera decisione (una massa dannata!), una
decisione che dobbiamo considerare assoluta
e gratuita, totalmente indipendentemente dai
comportamenti umani: Dio è libertà di
amare, è pura grazia rivelata in Cristo
Partenza teologica e non filosofica:
Verità dogmatica = riferimento al mystérion
paolino
 non partire da una visione filosofica di Dio e
dei suoi rapporti con l’uomo (cfr. la questione su
come la grazia agisce sull’anima umana)
 Il disegno divino della p. non è riconducibile alla
misteriosità e insondabilità del Fatum (=
“destino - fatalità”) o dell’Ananke greca (= “la
necessità”), ma si rivela inequivocabilmente e
definitivamente in Gesù Cristo.
Il criterio:
la predestinazione è predestinazione di Cristo e
degli uomini in Cristo.
Evitare:
 il riferimento diretto ai salvati (chi? –
perché?), e quindi il dilemma del «ante vel post
praevisa merita»
 neppure partire da Dio (quale?), a monte
del suo dirsi e del suo donarsi in Gesù Cristo.
Rilettura cristocentrica delle tre
qualità fondamentali della predestinazione
(emerse col dibattito storico):
gratuità
 è il dono di Gesù Cristo: pura liberalità del
Padre (“non ha risparmiato…” – è unilaterale)
 supera ogni esigenza/diritto da parte
dell’uomo, anche dell’uomo buono moralmente
universalità
 esclude l’esistenza di un ordine non istituito
su Cristo (una “massa dannata”)
 afferma l’estensione a tutta l’umanità
esistente, senza eccezione alcuna
infallibile efficacia
La P. si attua nel Cristo, e l’opera di Cristo non
può assolutamente venir meno
 volontà definitiva = che non può non
raggiungere il suo scopo
La predestinazione svela il fondamento eterno
della nostra salvezza, così la P. custodisce la
garanzia del suo risultato finale, la certezza
che il mondo sarà salvato
 In Gesù Cristo noi abbiamo la certezza
dell’assoluta fedeltà di Dio a questo mondo
 Il fondamento giustifica il compimento
(l’inizio sostiene il fine)
A queste tre qualità fondamentali (dalla
storia teologico-dogmatica)
+
 biblica:
 la predestinazione è il contenuto del progetto
eterno/originario di Dio
Ef 1,4: Dio ci ha scelti prima della creazione
del mondo = prima non durante la storia
 sottrae la vita personale e la storia alla
casualità, radicandola invece nell’eterna
libertà del Dio-Amore
 è la ragione ultima della nostra storia e la
risposta alle domande cruciali: Da dove
veniamo? Dove andiamo?
 la scelta divina non è una variabile della
storia, ma il fondamento stesso della vita e
della storia: il piano di Dio è eterno = non “al
di fuori” della storia, ma che la “fonda”
Ef 1,4: Dio ci ha scelti in LUI
la predestinazione in Cristo è il punto di partenza
 non un corollario dopo aver già sviluppato un
concetto universale di predestinazione a
prescindere dalla nostra elezione in Gesù
Cristo
 si attua concretamente con la creazione, ma
non la presuppone (non c’è già un ordine)
 l’unicità e l’unità della volontà eterna:
è esclusa la possibilità di una doppia predestinazione: la volontà divina non è mutevole
né incerta. È il fondamento sicuro su cui
“compro-mettere” la vita.
Il contenuto: la filiazione e la solidarietà
di tutti gli uomini in Cristo
 la verità dell’antropologia = l’uomo entra in
relazione con Dio-Padre nella forma che è
propria di Gesù, ossia nella relazione filiale
 Insufficienti le risposte inferiori, non
perché false ma non adeguate all’identità
della persona:
 l’uomo è “animale razionale”,
 o che è “natura pura”,
 o un “animale evoluto” 
 una creatura
 chiamata all’amicizia o alla comunione
con Dio (divinizzazione o vocazione
soprannaturale erano i termini tradizionali).
 È ancora poco: non dice la qualità filiale
 non si dà una creazione in-determinata, né
generica dell’uomo = ma la conformazione al
Figlio 
La relazione con l’altro (uomo) è originaria e
costitutiva
G. Colombo = solidarietà in Cristo ossia del
legame soprannaturale che unisce gli uomini
gli uni agli altri in Cristo (Galati: “uno in Cristo”)
 La tesi della predestinazione rivela una verità
dimenticata (ma mai negata) dal dibattito
storico: l’intrinseca dimensione relazionale
dell’antropologia.
 L’uomo non ha semplicemente delle relazioni,
ma al contrario è relazione
 conferma dell’antropologia biblica: l’uomo è
relazione (non “ha” delle relazioni): con Dio,
con l’altro da sé (donna/uomo) con il creato
La relazione si rivela quale dimensione
originaria e costitutiva della persona libera.
Duplice conclusione:
1) in negativo, il rifiuto dell’individualismo,
come visione “parziale”, astratta dell’uomo
2) in positivo, il riconoscimento che l’uomo è
costitutivamente fatto per la comunione.
K. Barth = predestinazione della comunità
O. Clément = due logiche contrapposte: individuo
(a-seità) e persona (essere con/per)
 Carattere sovraindividuale dell’antropologia cristiana = la coscienza personale non
è coscienza di sé ma coscienza della/nella
comunione
“Il dogma della Trinità è il nostro programma
sociale” (N.F. Fedorov) = triunità personale
 Unità ontologica di tutti gli esseri umani =
sono consustanziali
 Nella comunione la persona non è “oggetto”
di una mentalità dell’uso: è l’irriducibilità
dell’essere umano alla sua natura
NB: Antichità - medioevo = la dimensione
comunitaria appariva prima della concentrazione esclusiva sul singolo (l’individuo è “uno
accolto da” e “costituito con”)
La cultura moderna ha decisamente portato ad
un’inversione: il soggetto (coscienza di sé)
precede e domina sulla comunità (coscienza
della comunione)
Perduta l’ontologia relazionale biblico-patristica
Relazione ? = categoria accidentale (aristotelismo) e psicologico - strumentale (Cartesio Newton)
P. Florensky
L’aspetto della filìa si incarna nei rapporti di amicizia e
trova il suo fiore nell’opera sacramentale (eucaristica)
di affratellamento e nella co-manducazione. Nella
santa Eucaristia trovano nutrimento l’ascesi, la
pazienza e il martirio comuni… La struttura amicale,
improntata a filìa, della comunità fraterna, agapica, dei
cristiani, contraddistingue non solo il rapporto
gerarchico e filiarchico dei membri con il centro, ma
anche le frazioni più minute della comunità. La
comunità, simile al cristallo, non si divide in parti
amorfe, non cristalline; al limite della divisione non
c’è l’atomo umano in rapporto con sé e, partendo
da sé, con la comunità, ma la molecola comunitaria,
la coppia di amici che è il principio dell’azione...
Siamo di fronte ad una nuova antinomia, l’antinomia
persona-diade.
Da un lato la persona singola è tutto,dall’altro
è qualcosa soltanto dove si trovano “due o tre”.
Questo “due o tre” è qualitativamente
superiore all’uno, benché sia stato il
cristianesimo a creare l’idea del valore assoluto
della persona individuale. La persona non può
essere assolutamente valida se non in una
comunicazione assolutamente valida,
benché non si possa dire se la persona sia
prima della comunicazione o la
comunicazione prima della persona. Il
primato della persona o della comunicazione si
escludono a vicenda, dal punto di vista
razionalistico, ma sono dati insieme come
fatto immediato nella vita ecclesiale
(P. Florensky, Colonna e fondamento della verità, 476487)
La possibilità della dannazione
La predestinazione in Cristo (= volontà salvifica
universale, effettivamente efficace) è compatibile
con la possibilità reale, seppure tragica,
della dannazione?
 È in gioco la serietà della libertà umana:
l’uomo può opporsi, resistere, rifiutare
Dio solo è essenzialmente buono perché il suo volere è
di unire i cattivi a sé, che è, essenzialmente buono e
renderli di conseguenza buoni. A questo fine,
quando è oltraggiato, benedice; quando è
perseguitato, sopporta; quando è infamato, conforta;
e quando viene trucidato, prega per gli uccisori. Egli
fa tutto questo per non allontanarsi dal Suo fine
principale: l’amore (Massimo il Confessore)
Proprio nella negazione dell’offerta della grazia, l’esercizio della libertà afferma che l’unico
senso per la libertà umana è Cristo
 dunque, si può scegliere diversamente, ma
con un esito autodistruttivo!
La negazione costituisce non la salvezza e la
realizzazione della libertà, bensì il suo fallimento totale e la perdizione
• Possibilità dell’inferno: non nell’alternativa (falsa) tra la giustizia e la misericordia di Dio, ma
per la salvaguardia della libertà umana
La libertà è prerogativa costitutiva della
creazione:
“L’uomo è libero fin da principio.
Dio infatti è libertà,
e a immagine di Dio
è stato fatto l’uomo”
(Ireneo di Lione, Adv. Haer. IV, 37, 4: SC 100 bis, 932).
 Anche Brambilla parla preferibilmente di libertà
creata, piuttosto che di uomo o di creatura.
“La libertà racchiude in sé un principio irrazionale
oscuro: esso non fornisce garanzia interiore
che la luce vincerà le tenebre [...]. La libertà
può essere «fatale», può portare sulla strada
della vittoria delle tenebre e della
distruzione dell’essere [...]. La grazia non
contraddice alla libertà, la grazia è un’identità
interiore con la libertà, la grazia vince la
tenebra irrazionale della libertà e la porta
all’amore libero. Perciò il mistero fondamentale
del cristianesimo è collegato alla grazia, cioè al
superamento del conflitto tra il fato della libertà
e il fato della necessità nell’amore libero”
(N.A. Berdjaev, Il senso della storia,
Milano 1972, 55-6).
Ma l’affermazione della possibilità dell’inferno è
anche funzionale alla salvaguardia dell’amore
di Dio che non possiede altre vie per salvare
l’uomo al di fuori dell’amore (libera adesione
all’altro).
“Nel suo grande amore, Dio non ha voluto
costringere la nostra libertà, anche se
avrebbe potuto farlo, ma ci ha lasciati
venire a lui con il solo amore
del nostro cuore”
(Isacco di Ninive, Discorsi ascetici, 81,
ed. Spanos, Atene 1895, 307).
“Vi dico dunque che coloro che soffrono nell’inferno
sono tormentati dai colpi dell’amore. Sono duri e
amari i colpi che procedono dall’amore — cioè di
ciò in cui essi hanno sentito di aver mancato di
carità —, più dei tormenti che procedono dal
timore. La sofferenza che freme nel cuore e
<dipende> dalla mancanza di amore è più acuta
di qualsiasi <altro> tormento. È turpe che uno
pensi che i peccatori nell’inferno sono privati
dell’amore per Dio. L’amore infatti è figlio della
scienza del vero, che confessiamo essere data a
tutti in modo universale.
L’amore nella sua potenza agisce in due modi.
Tormenta chi ha mancato, come capita anche
qui, quando un amico capisce di essere stato
infedele all’amico; rallegra invece sempre
l’amore coloro che hanno osservato quel che
gli si deve. Così anche nell’inferno: dico che la
durezza del tormento è costituita dal
pentimento che procede dall’amore, mentre la
letizia che è nell’amore inebria l’anima dei figli
dell’alto”
(Isacco il Siro, Discorsi ascetici, 19, tr. In Isacco di
Ninive, Discorsi ascetici/1, a cura di M. Gallo e P.
Bettiolo, Roma 1984, 239).
Sviluppo logico dell’idea di dannazione:
Partenza: predestinazione non significa che
l’umanità «sic et simpliciter» sia salva, ma
che l’umanità in Cristo è salva
 qui l’ordine storico effettivamente voluto da Dio
 il rapporto tra l’umanità e il Cristo si instaura
sulla base della libertà personale di
ciascuno:
La salvezza voluta da Dio per l’uomo è gratuita e antecede la risposta dell’uomo,
ma per attuarsi è offerta alla libertà umana.
 la libertà è la facoltà del definitivo (K. Rahner)
«Dio ha creato te senza di te. Perché
Dio ti creasse non hai dato nessun
consenso: e come avresti potuto
consentire quando ancora non
esistevi? Dunque, colui che ha creato
te senza di te non ti giustifica senza
di te. Egli ha creato chi era ignaro, ma
giustifica soltanto chi lo vuole»
(Sant’Agostino)
Come intendere l’infallibile efficacia della
Predestinazione?
non nel senso che essa salverà di fatto tutti
gli uomini
 neppure nel senso (agostiniano) che salverà i
predestinati anche contro la loro volontà
 nel senso che essa salverà infallibilmente e
senza discriminazioni tutti quelli che non
gli si oppongono ostinatamente e non
rifiutano di essere salvati
 cfr. testi neotestamentari: esistono peccati
irremissibili?
 Mc 3,22-29 (//Mt 12,31ss; Lc 12,10): In verità
vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli
degli uomini e anche tutte le bestemmie che
diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo
Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà
reo di colpa eterna.
• Eb 6,4-6: “Quelli infatti che sono stati una volta
illuminati... se sono caduti (qui si fa il caso
dell’apostasia), è impossibile rinnovarli una
seconda volta portandoli alla conversione, dal
momento che per loro conto crocifiggono di
nuovo il Figlio di Dio e lo espongono
all’infamia.
Per tutti coloro che non vi resistono, nulla, né
fuori di loro, né dentro di loro (inclinazioni,
tendenze, peccati) potrà impedire l’attuazione della volontà salvifica di Dio:
Rom 8,38: niente ci potrà separare
dall’amore di Cristo.
 Questa posizione differisce radicalmente da
quella pelagiana, che concepisce la salvezza
come ricompensa alla bontà morale dell’uomo
 la salvezza è esclusivamente effetto della
volontà di Dio: è infatti solo dalla volontà di
Dio che viene tutta la salvezza dell’uomo.
E l’uomo, da parte sua?
ha solo la possibilità di resistere e quindi
opporsi, per salvarsi altrove (fuori di Cristo)
 rifiutandosi a Cristo, l’uomo rende sterile per
sé la volontà salvifica che in Gesù Cristo è universale (1Cor 1,17: la croce di Cristo resa vana)
 se non si oppone, la volontà salvifica si attua
infallibilmente in lui come in tutti
 opporre resistenza = chiudersi al dono di Dio
reso disponibile nella storia/comunità di Gesù
 è “perdersi”, si perde la propria “destinazione”
Ma questo è il senso della vicenda storica della
libertà umana di cui s’interessa il capitolo IV!
Un piccolo esercizio
di verifica 
Giuda
era predestinato?
 dall’eternità?
 nella sua storia?
era predeterminato?
 dall’eternità?
 nella sua storia?
era libero?
Maria di Nazareth
era predestinata?
 dall’eternità?
 nella sua storia?
era predeterminata?
 dall’eternità?
 nella sua storia?
era libera?
Antropologia - Lezione 13^
Momento sistematico 1
Le strutture della
libertà creata
Premessa: l’attuarsi della Predestinazione
Dopo aver visto il piano divino nella sua
eternità, ora ne vediamo il suo compimento
storico.
Eternità
Storia
 La P. per realizzarsi è condizionata
dall’accadere di alcune condizioni:
 se Dio è mosso dalla volontà di avere dei figli
nel Figlio, occorre che dia esistenza ad un
interlocutore a cui donarsi, un tu in grado di
divenire partner di tale progetto, che sia
capace di una risposta libera di fronte a tale
offerta d’amore
il volere di Dio stabilisce una reciprocità, un
admirabile commercium, una relazione che
esige l’esistenza di un “tu” amato e amante
 dunque la volontà di Dio per l’uomo (= P.) si
attua creando
 si attuerà precisamente nella creazione
dell’uomo (posizione centrale nel creato).
La P. esige che si attuino almeno due condizioni:
 l’esistenza di esseri che non siano Dio
stesso, che siano “altro da Dio” (creature) e
che di conseguenza possano diventare
partecipi della natura divina e della filiazione, dal momento che non vi partecipano in
modo nativo ed essenziale (per natura)
 di qui, la creatura, o meglio, la «libertà
creata», nella differenza di uomo e donna
 perciò l’esistenza dell’uomo non dev’esser
presupposta all’azione divina, ma va colta
come ciò che il piano di Dio pone per
realizzarsi
 l’esistenza in questi esseri di una disponibilità
(la libertà) ad accogliere la volontà di
predestinazione in modo libero
 per cui la volontà di Dio si mostri come effettivamente «graziosa» e non predeterminante
Riepilogando:
 l’uomo non è Dio, ma è creato
= è distinto da Dio – totalmente dipendente
da Lui
è disponibile a Dio, in quanto è creato
libero
= è nella possibilità effettiva di comunione con
Dio in Cristo = l’orientamento originariamente
cristologico della libertà creata: l’uomo viene
creato in Cristo ed in vista della
comunione/incorporazione a Gesù di Nazareth
 tradizionalmente = l’uomo viene creato “in
grazia”.
La tradizione ha sviluppato la riflessione sulle
strutture dell’uomo attorno a tre capitoli:
1. la creazione = concentrandosi, però, essenzialmente sulla questione cosmologica = il
“creato”, il mondo e l’origine delle cose da
Dio
2.l’uomo = inizialmente ricondotto al tema biblico
dell’imago Dei, di fatto studiato nell’analisi dei
componenti della persona: anima e corpo
3. la grazia = la chiamata alla comunione con
Dio in Gesù Cristo.
Due correttivi che vogliamo apportare:
 Punto di partenza biblico (Gen 1 e 2):
 propone una visione unitaria della creazione
dell’uomo, colto non tanto nei suoi
elementi/componenti strutturali,
quanto piuttosto nelle sue relazioni
costitutive:
• con Dio (la filiazione)
• con il mondo (luogotenente di Dio)
• con l’uomo/donna, cioè l’altro da sé
(sessualità e socialità)
si vede meglio l’unitarietà dei diversi temi
attorno alla figura dell’uomo
l’importanza della dialettica sessuale – e
della socialità in genere (temi tradizionalmente trascurati o rimandati ad altre discipline, quali
la morale) – tra gli elementi originari e
costitutivi dell’uomo.
 punto di partenza l’uomo e non il mondo
 è anzitutto la creazione dell’uomo il centro,
non la natura in genere
 tutto ciò che è posto in essere (il cosmo) lo è
in vista ed in relazione a quest’unico progetto
divino
 in rapporto all’uomo avrà piena comprensione
lo studio del tema natura/mondo, liberandolo dalla riduzione cosmologica a cui è
andato incontro nella storia e recuperandone,
invece, l’originario riferimento antropologico.
Ci concentreremo sui seguenti nuclei tematici
intesi come lo svolgimento analitico del
mistero della predestinazione nel suo
attuarsi storico:
1) l’uomo: la libertà creata
2) la relazione dell’uomo con il mondo: la
creazione
3) la relazione dell’uomo con l’altro da sé:
la sessualità
4) la relazione dell’uomo con Dio: l’incorporazione filiale = la Grazia
Capitolo III
L’uomo:
la libertà creata,
capacità di relazione
 L’uomo imago Dei
 la struttura ontologica dell’uomo:
anima - corpo
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