Percorso di partecipazione Piombino città futura I fase: Il museo degli abitanti Rapporto della prima fase di lavoro a cura di Barbara Imbergamo 1. Il percorso di partecipazione Piombino città futura Il percorso di partecipazione Piombino città futura ha l’obiettivo di coinvolgere i cittadini in una riflessione sul proprio passato e, a partire da questo, sul futuro che essi vogliono disegnare per la città di Piombino. Storia, memoria, identità, trasformazione, futuro, sono le parole chiave su cui si fonda il percorso di partecipazione e ciascuna di queste ha trovato il proprio spazio in attività concrete, volte a sollecitare la riflessione dei cittadini sul proprio passato e sul futuro della città; a promuovere l’informazione sulle politiche di riqualificazione urbana e sociale e di sviluppo economico intraprese dall’Amministrazione e la loro valorizzazione mediante l’ascolto e il coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle scelte da intraprendere per lo sviluppo futuro. Il percorso di partecipazione si collega strettamente alle opere di riqualificazione già realizzate e in corso di realizzazione nell’ambito del Contratto di quartiere 2 e alle opere del Piuss (Progetti integrati urbani di sviluppo sostenibile) in corso progettazione e che dovranno essere realizzate entro il 2014. A partire da questi interventi concreti intrapresi dal Comune è stato disegnato il percorso che si è avviato nel mese di aprile e che proseguirà fino all’autunno inoltrato. Il percorso di partecipazione ha preso l’avvio dal quartiere Cotone-Poggetto il luogo in cui sono state realizzate gran parte delle opere di riqualificazione del Contratto di Quartiere II; in cui, nell’ambito del Piuss, verrà costruito il Centro civico; e ai cui margini - nell’area ex Siderco in una zona di cerniera tra il Cotone e Piombino - avranno luogo le altre opere di riqualificazione urbana. Ma Cotone e Poggetto è anche un quartiere emblematico del Comune di Piombino e della sua storia economica e sociale. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 2 Nato all’inizio del Novecento proprio a ridosso e a servizio delle industrie siderurgiche, ha vissuto in tempi recenti qualche decennio di “declino” e rappresenta oggi l’approdo per molti cittadini stranieri che vi trovano appartamenti a costo inferiore rispetto ad altre zone della città. Si tratta perciò di un’area della città che vede oggi, più di altre zone una presenza significativa di popolazione immigrata proveniente in maggioranza da Marocco, Romania, Senegal e Ucraina1 e al contempo un progressivo invecchiamento della popolazione italiana lì residente. I bambini e gli adolescenti corrispondono al 12% della popolazione residente, mentre le due fasce d’età più rappresentate sono quelle degli adulti dai 45 ai 65 anni (28%) e quelli con più di 66 anni (25%). Per tutti questi motivi il quartiere Cotone-Poggetto è stato identificato come l’area in cui realizzare la prima fase del percorso dedicata all’ascolto dei cittadini e alla raccolta della loro memoria e della loro identità. Cotone visto dal viale dell’Unità d’Italia La sua storia e il fatto che, “tutti i piombinesi hanno o hanno avuto un parente al Cotone”, rende il quartiere particolarmente adatto a rappresentare anche simbolicamente la storia, la memoria e l’identità della città. La scelta del quartiere Cotone vuole dunque rappresentare la “parte per il tutto” nell’indagine sulla storia e la memoria della città, ma anche – e qui si viene al secondo aspetto del percorso – le trasformazioni che stanno investendo la città sotto il profilo urbanistico, sociale ed economico. Esso è infatti il luogo ideale nel quale aprire una riflessione che si svolge in un’epoca in cui Piombino affronta la sfida della crisi della siderurgia, 1 In città i cittadini immigrati sono il 6.7% del totale dei residenti a Piombino; una percentuale che cresce nel quartiere CotonePoggetto fino all’11%. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 3 dell’integrazione dei nuovi cittadini, e ha la necessità di dare risposte ai cittadini anziani che in prevalenza risiedono nel quartiere. Nella seconda fase del progetto, in autunno, facendo tesoro del lavoro sulla memoria e sulla socialità si passerà a trattare il tema del futuro e dello sviluppo economico. Continuando ad avere come riferimento le opere del Piuss saranno organizzati tre momenti di consultazione dei cittadini sul futuro della città coinvolgendo, in particolare, associazioni di categoria, sindacati e imprenditori relativamente al Polo tecnologico di Piombino in progettazione nell’ambito del Piuss; organizzando dei focus group con gli studenti delle classi quinte delle scuole superiori sul tema del futuro; e aprendo il confronto ai cittadini di Piombino per una grande giornata di discussione (OST) sul futuro della città. Nel mese di Novembre si terrà un evento conclusivo dell’intero percorso nel corso del quale si darà conto di tutto quanto emerso dagli incontri, verrà organizzata una mostra fotografica con il materiale raccolto, le interviste saranno presentate in un volume e sarà proiettato un documentario girato in questi mesi di lavoro. Allestimento del container prima dell’inaugurazione Il progetto è presente anche sul web con il sito: www.piombinocittafutura.it Il Tirreno Media partner del progetto Hanno lavorato al progetto per Sociolab: Barbara Imbergamo, Lorenza Soldani, Carla Maestrini Ha lavorato al progetto per il Comune: Monica Pierulivo Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 4 2. Il container-museo degli abitanti: le attività svolte Il container Strumento cardine per realizzare la prima fase del percorso è stato il container giallo che è stato installato nella Piazza del Cotone2 per due mesi (30 aprile – 3 luglio 2010) e che si è trasformato nel museo temporaneo del quartiere. Il container è stato il luogo in cui ascoltare i cittadini e i loro bisogni, indagare la percezione che essi hanno del quartiere, della sua storia e delle sue trasformazioni mediante la raccolta delle storie personali e delle fotografie, ma è stato anche lo strumento per creare momenti di socialità e mantenere, riannodare o creare legami amicali. Collocare un container nella piazza del quartiere ha significato catalizzare l’attenzione dei cittadini suscitando curiosità e stupore per qualcosa di inedito presente nell’area. Il container ha consentito di attrarre e di tenere desta l’attenzione molto più di quanto sarebbe stato possibile fare con eventi episodici utilizzando un luogo già adibito ad altri usi (ed es. il Circolo Arci o la parrocchia). Arrivo del container nella piazza del Cotone – 30 aprile 2010 Nel corso dei due mesi il container è stato aperto per 50 giornate con orario mattutino e/o pomeridiano. In totale lo hanno visitato circa 150 persone provenienti per lo più dal quartiere, o 2 I cittadini del Cotone sono stati senz’altro più presenti nelle attività del container rispetto a quelli del Poggetto. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 5 che nel quartiere erano nate o avevano vissuto in passato e che, pur risiedendo oggi a Piombino, sono venute per guardare le foto esposte. Tutti i giorni, comunque è stata registrata la presenza di una media di circa 10 visitatori al giorno, di cui circa 2-3 erano visitatori nuovi. Quattro o cinque abitanti del Cotone hanno eletto il container a vero e proprio punto di incontro quotidiano e altre 15-20 persone l’hanno visitato almeno una volta la settimana per vedere il materiale che via via veniva affisso. Di tutti coloro che si sono recati al museo-container circa 30 persone hanno contribuito attivamente alla costruzione del museo temporaneo del quartiere portando fotografie e lasciandosi intervistare. Al museo sono state raccolte circa 400 foto che rappresentano momenti privati e pubblici della vita della comunità del Cotone-Poggetto dagli anni Venti del Novecento fino ad oggi e sono state realizzate 25 interviste a vecchi e nuovi abitanti per ricostruire la memoria e l’identità del quartiere, esaminare i cambiamenti occorsi nel tempo e raccogliere indicazioni sui bisogni ai quali ancora è necessario dare risposte. La mostra temporanea Le foto dei cittadini sono state scannerizzate e archiviate su file, stampate ed esposte all’interno del container in una mostra che si è progressivamente accresciuta. La mostra è stata l’occasione per una rivisitazione del proprio passato e per ritrovare le origini della propria identità e condividerle con gli altri abitanti. Importante in questo senso è stata, inoltre , la possibilità di offrire ai cittadini stranieri l’opportunità di osservare le foto del passato del quartiere in cui essi oggi vivono e dei suoi abitanti più anziani e di dare ai cittadini italiani la possibilità di confrontarsi con la storia dei nuovi abitanti e con la percezione che i cittadini stranieri hanno del quartiere. Un cittadino visita il museo Ricostruire la propria memoria ha permesso di ripensare alla propria identità e di avviare una riflessione sulla necessità di rideclinarla alla luce della presenza dei nuovi abitanti. Il Museo del ferro e dell’acciaio probabilmente accoglierà le storie e le foto dei piombinesi raccolte al Cotone questo non significherà però consegnare il proprio passato al museo e accantonarlo ma ripartire forti della propria storia verso una futuro che si profila inevitabilmente differente. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 6 L’animazione territoriale Oltre all’esposizione delle foto negli orari di apertura del container, nel corso dei due mesi trascorsi sono stati organizzati alcuni momenti di incontro e di lavoro con i cittadini del quartiere. Gli eventi organizzati erano tutti volti a sollecitare gli abitanti a riappropriarsi del quartiere, a favorire momenti di socializzazione e di integrazione, di valorizzazione dei legami già esistenti e di creazione di nuovi. Uno degli obiettivi del percorso di partecipazione era riavvicinare i cittadini alla piazza e all’uso dello spazio pubblico e a riappropriarsene sia concretamente che simbolicamente. Per questo motivo sono stati organizzati anche degli eventi collaterali alla mostra che avevano per tema la riflessione sul quartiere. Laboratorio per il nome della piazza – 15 maggio 2010 Il laboratorio per dare un nome alla piazza si collega alla sua recente riqualificazione che l’ha trasformata da un semplice spiazzo sterrato nel quale parcheggiare le auto in una vera e propria piazza in cui trascorrere il tempo libero e a cui sembrava opportuno assegnare anche un nome. Le proposte dei 15 partecipanti al laboratorio per nominare la piazza erano per lo più legate a personaggi significativi dell’area o della storia politica italiana (Piazza Norma Parenti, Alessio Sozzi, Bruno Mezzacapo3), al suo passato industriale e alla sua identità sociale (Piazza Noi del Cotone, Piazza dell’Umanità, Piazza della Fratellanza, Piazza dell’Acciaieria, Piazza Zampanò, Piazza Spolverino) o alla sua recente riqualificazione (Piazza della Rinascita, Piazza del Futuro, Piazza della Speranza). Dal 17 maggio al 1 giugno, per due settimane, presso il Circolo Arci e il container 128 persone hanno votato per esprimere la propria preferenza; il nome prescelto è Piazza della Rinascita 3 I nomi di Alessio Sozzi (scultore cotonese) e Bruno Mezzacapo (calciatore cotonese) non sono stati ammessi alla votazione perché non è possibile intitolare una piazza o una strada prima di 10 anni dalla morte; la proposta Piazza Spolverino non è stata ammessa perché potrebbe essere considerato dispregiativo. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 7 emblema e suggello della nuova vita che si augura al quartiere a partire dalla recente riqualificazione. Nel corso delle interviste si è rilevato, inoltre, che uno dei principali elementi di trasformazione vissuti dal quartiere è la significativa rarefazione del numero di attività commerciali la cui presenza contribuiva a dare un’identità al quartiere, per questo durante il laboratorio è stato realizzato anche un lavoro sulla mappa del quartiere per segnare, insieme agli abitanti, tutte le attività commerciali che erano presenti nel quartiere nei decenni trascorsi. Il risultato è una mappa fitta di negozi e indicazioni che restituiscono l’immagine di un’area effettivamente molto differente da quella odierna dal punto di vista della disponibilità di servizi commerciali e luoghi di ritrovo. Sempre allo scopo di lavorare al miglioramento dell’aspetto estetico della piazza e di sollecitare il senso di appartenenza e di cura da parte dei suoi piccoli abitanti i bambini del quartiere sono stati invitati ad un pomeriggio di giardinaggio nell’aiuola centrale della piazza. Circa venti bambini di molte nazionalità diverse, con l’aiuto dei giardinieri del comune, hanno piantato lavanda, salvia ornamentale, rosmarino nell’aiuola della statua e hanno concluso il pomeriggio giocando insieme nella piazza. Gli altri due incontri organizzati nel mese di giugno puntavano alla socialità, alla valorizzazione delle relazioni amicali che esistono nell’area e alla integrazione in esse Piantiamola! – 22 maggio 2010 dei cittadini stranieri. Il 5 giugno si è tenuta la mostra di fotografie di Waris Grifi con le foto scattate nel quartiere intorno alla fine degli anni Novanta ed è stato proiettato il film, La bella vita, girato da Virzì proprio al Cotone e a Gagno. Hanno partecipato a questa iniziativa circa 50 persone. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 8 Mostra di Waris Grifi – 5 giugno 2010 Infine, ispirandosi alle tombolate che da trent’anni si svolgono settimanalmente in casa di una delle abitanti più anziane del Cotone, il 19 giugno è stata organizzata una tombola in piazza alla quale hanno partecipato circa 25 tra anziani e bambini che hanno condiviso una serata di gioco. I momenti più riusciti di condivisione tra le diverse comunità sono stati senz’altro quelli che includevano i bambini, mentre nelle altre occasioni i cittadini stranieri sono stati certamente meno presenti degli italiani. Sulla scia dei precedenti incontri anche la festa di chiusura del museo-container programmato per il 3 luglio intende essere, Tombola in piazza – 5 giugno 2010 oltre che un momento pubblico di restituzione di quanto è stato realizzato nel corso di questi due mesi, un ulteriore momento di socialità e di integrazione il cui aspetto principale è dato dall’organizzazione di una cena multiculturale in piazza, auto-organizzata dagli abitanti. Il 3 luglio, infatti, ciascun partecipante alla festa porterà il proprio contributo con un piatto da offrire ai suoi concittadini. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 9 L’ascolto e l’informazione Nel corso dei mesi di lavoro al Cotone sia mediante gli incontri informali presso il museo degli abitanti sia mediante le interviste che sono state realizzate si è lavorato alla raccolta di segnalazioni sui bisogni ancora insoddisfatti e sulle ulteriori esigenze di intervento e riqualificazione espresse dai cittadini. L’obiettivo era di verificare quanto il Centro civico progettato per il quartiere potesse rispondere alle esigenze dei cittadini e come calibrarne al meglio le funzioni. Due indicazioni sono profondamente condivise dai residenti del Cotone di tutte le età e le nazionalità: la presenza di una farmacia e un collegamento diretto con l’ospedale mediante il trasporto pubblico4. A seguire si segnalano una serie di interventi legati alla riqualificazione del quartiere: la necessità di maggiore manutenzione e illuminazione delle strade interne nelle quali viene segnalato qualche episodio di spaccio da parte di cittadini italiani e stranieri, e di rimozione dei rifiuti dal lato del Viale dell’Unità di Italia; l’incremento del numero di cassonetti per la raccolta dei rifiuti; il completamento del collegamento delle fogne al depuratore; il rifacimento dei 4 Sul trasporto pubblico verso altre zone di Piombino i giudizi sono fortemente eterogenei alcuni ritengono che sia sufficiente e soddisfacente e altri che non lo sia affatto. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 10 marciapiedi del Poggetto5. Anche la riapertura della strada di collegamento con Piombino è sentita come un’esigenza per essere più vicini al resto della città e al contempo per vivacizzare il quartiere sperando che maggior passaggio di gente e la sua maggiore accessibilità possa determinare una crescita dell’offerta commerciale nel quartiere. Sotto il profilo sociale e sanitario si segnalano l’esigenza di uno studio medico, di corsi di italiano per stranieri in zona e in orari serali o comunque compatibili con il lavoro, e la creazione di luoghi per la socializzazione e l’intrattenimento per giovani di tutte le nazionalità. Alla luce delle richieste dei cittadini sembra proprio che la realizzazione del Centro civico, attualmente in corso di progettazione, possa rispondere ad una buona parte delle esigenze segnalate. In esso sono previste infatti un presidio per la distribuzione dei farmaci su prenotazione dei cittadini e una stanza da adibire a studio medico. Anche sotto il profilo dell’integrazione e delle attività formali che è possibile svolgere in questo senso il Centro civico sembra la risposta alle richieste dei cittadini stranieri di corsi di lingua italiana data la previsione di insediarvi attività di associazioni anche volte all’integrazione dei cittadini. Quello che probabilmente appare leggermente trascurato nell’attuale progettazione delle funzioni del Centro civico è l’aspetto ludico e dell’intrattenimento delle giovani generazioni italiane e non e della sollecitazione di una futura integrazione mediante attività spontanee legate al tempo libero. I pochi giovani sia italiani che stranieri desiderano, infatti, un luogo in cui si possa incontrarsi, sentire della musica, bere una bibita o guardare una partita. A me piacerebbe la tavola calda, un po' di musica... un posto dove puoi stare. Ma è improponibile...Io la sera dopo cena in settimana vengo qua a prendere il caffè e c'è un po’ di gente giovane, sulla quarantina. Puoi solo fare due chiacchiere perché ora non c'è niente, né un po' di musica, né uno schermo per vedere la partita. Invece nei nuovi spazi, so che ci sarà anche una corte, forse si potrebbe mettere qualcosa in più e la sera stare anche un po' più a lungo, invece di chiudere alle 9 e mezzo come ora. (Cinzia Micheli) Io nel tempo libero d’estate vado al mare e di inverno sto a casa. Se ci fosse un posto per i giovani qui nel quartiere potrei andare. Al Cotone manca un bar, una sala giochi, un luogo per i giovani (Azeroual Hicham) Il Circolo Arci che in questi anni ha senz’altro rappresentato un importante avamposto per il quartiere, un luogo di incontro per gli anziani, ma anche un presidio sociale riconosciuto per la sua funzione anche non codificata da molti degli abitanti. Esso è anche un vero e proprio punto di riferimento della memoria e dell’identità locale, un pezzo di tradizione che era importante mantenere. È stato importante perciò nell’ambito delle operazioni che porteranno alla 5 Vengono segnalate anche un parco giochi attrezzato per i bambini, un campino da calcio, un dosso rallentatore nella strada tra Poggetto e Cotone. Ma anche questioni non strettamente di competenza comunale ma sulle quali gli abitanti chiederebbero un aiuto da parte dell’amministrazione: la riqualificazione delle baracche dietro le case e la manutenzione delle facciate dei palazzi. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 11 creazione del nuovo Centro civico fare in modo che esso possa sopravvivere senza snaturarsi in una semplice attività commerciale che avrebbe senz’altro dovuto essere gestita da soggetti esterni qualora il bar fosse stato aperto al pubblico rinunciando alla formula del circolo. La nuova piazza vista dal circolo Arci Poiché però l’obbligo di avere la tessera è escludente per alcuni (chi non se la può permettere o chi è di passaggio), alla luce del fatto che il Circolo Arci continuerà a gestire il bar anche all’interno del nuovo Centro civico è necessaria una riflessione per far sì che il bar del Centro civico possa davvero diventare un luogo aperto a tutti i residenti e di attrazione e rivitalizzazione dell’area. L’ipotesi di un abbassamento del costo della tessera, ventilato dal Circolo stesso per ciò che riguarda gli immigrati6, o anche altre formule che possano essere studiate per fare del bar del Centro civico un luogo davvero aperto alla cittadinanza dovrebbero essere prese in seria considerazione per contribuire attivamente alla vera rinascita del quartiere. 6 Per ciò che riguarda gli stranieri sarebbe opportuno chiarire in modo semplice anche mediante un incontro o un cartello perché è necessario comprare una tessera per consumare al bar, una questione che resta poco chiara ad alcuni stranieri. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 12 Nel mese di giugno, infine, è stata realizzata un’attività di informazione e di indagine sui cittadini all’interno dello stand del Comune nell’ambito del Festival Quanto Basta che si è svolto nella città di Piombino. Sono stati realizzati 3 pannelli informativi con immagini e didascalie sulle opere del Contratto di Quartiere e sul Piuss. L’obiettivo era di informare i cittadini sia della riqualificazione già realizzata al Cotone, sia delle opere in corso di progettazione che Stand del Comune al Festival Quanto Basta andranno a beneficio dell’intera città e di raccogliere commenti su entrambe mediante un questionario che era disponibile allo stand e che poteva essere auto compilato dai visitatori (in allegato l’analisi dei questionari). Stand del Comune al Festiva Quanto Basta Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 13 3. Il container museo degli abitanti: la memoria e il futuro Le 25 interviste che sono state realizzate nell’arco di questi mesi consentono non solo di tracciare una storia del quartiere Cotone a partire dai racconti e dalla memoria orale dei suoi abitanti, ma anche di spingersi a delle valutazioni sul presente e sul clima del quartiere. Gli intervistati più anziani vivono al Cotone ormai da più di 60 anni e qualcuno, addirittura, quasi da un secolo. Le loro parole restituiscono perciò l’immagine di una zona che nel corso dei decenni ha subito un certo numero di mutamenti sia dal punto di vista sociale, che dal punto di vista dell’aspetto estetico-urbanistico, dei servizi, della vivibilità. Ciò che pare più interessante sottolineare in queste righe – rimandando alla lettura integrale delle interviste per un quadro complessivo della vita personale e collettiva del quartiere - sono i passaggi in cui gli eventi accaduti hanno provocato dei mutamenti soprattutto a livello di vita di comunità. Un quartiere di immigrati Dai racconti dei cittadini più anziani l’impressione è che il quartiere, sorto all’inizio del Novecento a servizio delle acciaierie, abbia ospitato fin dall’inizio cittadini provenienti da molte aree della provincia, della regione ma anche da altre zone d’Italia che lasciavano i luoghi di residenza in cui avevano impieghi in campagna o nell’artigianato per entrare nelle industrie siderurgiche. Molti dei nostri intervistati hanno infatti ricordato genitori o nonni provenienti da comuni della provincia (Castellina Marittima, Livorno, Fivizzano, Suvereto), o da altri comuni italiani e in alcuni casi si anche di cittadini italiani emigrati all’estero e di ritorno in patria. L’impressione è cioè che in questo quartiere gli abitanti siano diventati “cotonesi” nel corso del Novecento e Inaugurazione del museo degli abitanti – 30 aprile 2010 che la loro identità sia frutto di storie e traiettorie di vita che convergevano a Piombino, alle acciaierie, lasciandosi alle spalle mestieri meno stabili e remunerativi. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 14 Una grande famiglia Ricorrente nelle parole degli intervistati è la frase “qui eravamo tutti una grande famiglia”. Tutti gli abitanti del quartiere Cotone-Poggetto di ogni fascia d’età, riferendosi ciascuno all’epoca della propria giovinezza, raccontano di rapporti di vicinato molto stretti, quasi familiari, di aiuto, solidarietà, ma anche di momenti di svago e di vita comune. I più anziani raccontano degli anni prima della guerra sottolineando che pur vivendo stretti in case affollate erano abituati a tenere le porte aperte e vivevano all’interno delle singole palazzine come se fossero tutti di una stessa famiglia. Raccontano di relazioni di amicizia e di aiuto tra vicini che si fondavano sulla solidarietà e sulla condivisione del tempo quotidiano: Se uno si sentiva male correvano tutti, chi gli mandava i bimbi a scuola, chi preparava da mangiare, chi gli puliva la casa, eravamo come una famiglia. Non si chiudevano le porte, stavano aperte. Chi arrivava passava. Il mio suocero chiudeva la porta con una seggiola perché non aveva la serratura alla porta. (Margherita Orlandini) Era un rione, una grande famiglia, ricca di valori, solidarietà e amicizia. I vicini erano tutti grandi amici, ci frequentavano, uscivamo insieme e andavamo a ballare alla Lega Navale in Piombino. (Francesco Conti) Compagnia cotonese a Pontedoro Il riferimento al senso di solidarietà e familiarità è ricorrente anche tra coloro che hanno vissuto al Cotone dopo la seconda guerra mondiale. Anche per loro quegli anni sono caratterizzati da “armonia e fiducia nella gente”. Qui al Cotone ci si conosceva tutti e ci si aiutava tutti, eravamo come una grande famiglia, si dormiva con la chiave nella porta e tutti si era pronti ad aiutarsi, ci si aiutava anche economicamente. (Novina Pretini) Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 15 Al Poggetto siamo sempre stati come una grande famiglia, in cui tutti si aiutano e si interessano agli altri non per impicciarsi, ma per essere di sostegno e di conforto agli altri. (Sergio Cantini) Ma anche i più giovani, quelli nati negli anni Ottanta, raccontano di un passato in cui si giocava sul marciapiede davanti ai palazzi, si andava a raccogliere more e chiocciole nel campo alla sinistra dei palazzi, a fare le partite di ping pong al Circolo: Dopo scuola, si usciva e stavamo fuori fino a sera. I nostri genitori si conoscevano. Qui ci conoscevamo tutti. Fino a circa tredici anni si giocava per strada, a palla, a nascondino, era tranquillo e ci dimenticavamo anche di tornare a cena, finché non ci chiamavano dalla finestra. (Cinzia Micheli) La presenza di persone di differenti generazioni che - ciascuna relativamente alla propria storia personale - raccontano di un passato più solidale di quello che vivono oggi è riconducibile non solo alla tendenza di ciascuno a colorare positivamente i ricordi, quelli della gioventù in particolare ma anche ad un progressivo ridursi delle occasioni di socialità e della confidenza tra abitanti. Nonostante ciò si rileva anche che il clima di intimità e solidarietà tra gli abitanti ha comunque retto e - seppure in forme via via sempre meno intense - si è mantenuto e non si è mai arrivati ad una disgregazione completa delle relazioni, né all’assunzione dei contorni tipici del quartiere degradato di periferia. Bambina nel piazzale del Cotone (1960 circa) La “storia delle chiavi nella porta” è, in questo senso, particolarmente emblematica. Se prima della guerra le porte stavano semplicemente aperte, dopo la guerra le porte avevano regolarmente le chiavi nella toppa giorno e notte; solo tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, raccontano gli abitanti, le chiavi sono state definitivamente tolte dalle porte ma anche allora lo spirito di vita comunitaria si è mantenuto sebbene sia divenuto più latente. Pur in una progressiva “riduzione”, che di generazione in generazione c’è effettivamente stata, si è mantenuto uno spirito di comunità inedito in altre aree della città. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 16 Lo spazio pubblico Elemento centrale di questa vita comunitaria fatta di amicizia e solidarietà era lo spazio pubblico nel quale gli abitanti entravano in relazione. Lo spazio pubblico era al contempo il luogo e la pre condizione perché questo genere di relazioni si potessero realizzare. Prima della guerra, con case sovraffollate e prive di bagni, gran parte della vita avveniva fuori dalle mura della propria abitazione; i residenti andavano alla fonte per prendere l’acqua, ai bagni pubblici per le pulizie personali, ai lavatoi per la biancheria, nel cortile a giocare a carte, sferruzzare o giocare a rimpiattino a seconda delle età. Si trattava, in alcuni casi, di elementi di disagio che costringevano alla condivisione, positiva o negativa, di molta parte della propria giornata. Festa dei portoni (1940 circa) Quando eravamo bambini non c’era né acqua né luce al Cotone. C’era una fontina che dava acqua due ore la mattina e due ore la sera e bisognava mettere le brocche, i secchi, le bottiglie e c’era una fila…. Siccome l’acqua dicevano che veniva da Salivoli, quando arrivava c’era sempre qualcuno che urlava “butta Salivoli!” per avvisare tutti che era arrivata l’acqua. Era una vita difficile però ci si stava… (Margherita Orlandini) Prima della guerra le palazzine del Cotone affacciavano su un cortile- giardino, erano recintate da una palizzata, avevano un custode e bagni e lavatoi comuni. Gli abitanti erano costretti ad usufruire di molti spazi esterni alla casa ma lo facevano in un contesto esterno ben definito nel quale ogni luogo aveva una funzione riconoscibile intorno al quale si sviluppavano momenti comunitari. Ancora negli anni Cinquanta le donne si incontravano, chiacchieravano e litigavano ai lavatoi. Le donne andavano ai lavatoi e mi ricordo bene che spesso avvenivano anche delle grandi liti perché magari una preparava il lavatoio e poi mentre andava a prendere i panni da lavare, arriva un’altra e le occupava lo spazio. Mi ricordo che mia suocera si arrabbiava molto per questo motivo e c’erano grandi discussioni con altre signore. (Luigi Borda) Ma era anche la condivisione del tempo libero di adulti e bambini il “marciapiede” sotto i palazzi per fare ciascuno i propri lavori, e d’inverno il pianerottolo, ma anche chiacchierare, giocare a carte, andare agli orti tra uomini, o giocare nei cortili tra bambini. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 17 Noi uomini passavamo molto tempo agli orti dove crescevano ottime verdure e dove organizzavamo dei pranzi per stare insieme. (Luigi Borda) C’erano tanti ragazzi. Si giocava coi noccioli di pesca, coi noccioli di ciliegia, si giocava alla fune, a scrivere sul muro dei palazzi. Giocavamo a rimpiattarelli, a ruba fazzoletto, a campana. Le bambole non c’erano. La mia mamma mi aveva fatto una bambolina di stoffa riempita di segatura, i bimbi avevano i carrettini. Giocavamo qui nella strada nel piazzale. A me piaceva saltare con le corde, si giocava a coppie… bisognava essere bravine. (Margherita Orlandini) Donne al lavoro sul pianerottolo (1960 circa) La vita nel quartiere Una parte della vita sociale e del tempo libero degli abitanti del Cotone si è svolta, nel corso dei decenni, anche all’interno di strutture per l’intrattenimento o presso esercizi commerciali presenti, in maniera più o meno stanziale e formale, nel quartiere. Negli anni Venti due stalle furono punto di ritrovo per i cittadini: nella prima gli abitanti si incontravano per la messa e nella seconda per vedere gli spettacoli teatrali: Si faceva il teatrino in una stalla. Nel podere del Puccini che si trovava dove ora ci sono i magazzini comunali. Lì c’era una stalla i ragazzi l’avevano pulita, avevano fatto un palco, e facevano il teatro. Misero in scena, per esempio, il “Il padrone delle ferriere” (Georges Ohnet, 1882) e noi portavamo le sedie da casa e pagavamo 2 centesimi per vederli recitare. (Margherita Orlandini) A cavallo tra gli anni Trenta e il dopoguerra i luoghi di incontro divennero più formali: la chiesa venne inaugurata nel 1930 – e bombardata nel conflitto mondiale – e nel secondo dopoguerra tra i palazzi del Cotone venne inaugurata una sala da ballo con bar e teatro aperto nel fine settimana: Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 18 Accanto ai dormitori nel secondo dopoguerra c’era un circolo con il teatro, la sala da ballo, il bar. Era aperto solo nel fine settimana. Ci si andava a ballare con mio marito, lui era bravo, un ballerino “chih”, ballavamo il ballo lisco, il walzer, il tango, la mazurka. Verso gli anni Sessanta hanno iniziato a smantellarlo ma io ho continuato a ballare fino a 68 anni. C’era anche un bar l’Ambaradan, con una grande sala, e anche lì si ballava il sabato e la domenica, suonavano la fisarmonica e si ballava. (Margherita Orlandini) Foto dei soci del circolo cacciatori divenuto poi Circolo Arci (1950 circa) Nel 1950 venne fondato il circolo dei cacciatori, divenuto poi circolo Arci, che ha costituito per decenni un punto di riferimento degli abitanti del quartiere e anche per coloro che provenienti dal Cotone erano poi andati a vivere a Piombino, luogo di incontro principalmente degli uomini per giocare a carte e bere un bicchiere e dei bambini che giocavano a ping pong o biliardino. Accanto a questo negli anni Cinquanta alcune incursioni da parte del Teatro Carro di Tespi che portava in piazza rappresentazioni periodiche di spettacoli teatrali o più tardi, negli anni Settanta, il Circo Massimiliano che eseguiva gli spettacoli nel giardino del Poggetto. Quando ero bambino, ad esempio, ricordo che nel piazzale davanti ai palazzi del Cotone veniva periodicamente il Teatro Carro di Tespi. Con la mia mamma partivamo da Piombino e venivamo a vedere gli spettacoli, la gente si portava le sedie da casa. Ricordo di aver visto la rappresentazione de “La Signora delle Camelie”. (Giorgio Molendi) Ma ad unire gli abitanti in attività collettive c’era anche la vita di partito nella sezione locale, la costruzione dei carri del carnevale, e c’era anche, fino al 1963 quando fu inglobata all’interno delle acciaierie, la spiaggia di Pontedoro, con due stabilimenti balneari che costituivano il punto di riferimento al mare dei cotonesi e dei poggettani. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 19 Ma la vita di quartiere era tale anche grazie a numerosissimi esercizi commerciali che lo rendevano del tutto autonomo da Piombino, per ciò che riguardava l’acquisto di beni sia alimentari che non. Già prima della guerra c’erano nel quartiere la latteria, il macellaio, e la mattina i banchini del mercato, ma il momento in cui l’offerta commerciale fu più ampia sembra essere stato, dai racconti dei cittadini, tra gli anni Cinquanta e i Sessanta quando tra Cotone e Poggetto si contavano all’incirca 60 negozi. La presenza dei negozi ma anche della farmacia e degli studi medici non era solo un’oggettiva facilitazione per la vita dei residenti ma, come ovvio, costituiva un elemento nella costruzione dell’identità del luogo, nella capacità di percepirsi come un quartiere che avevano gli abitanti e nella possibilità di continuare a “uscire fuori di casa” e vivere relazioni sociali di vicinato. L’autosufficienza di Cotone e Poggetto sotto questo profilo non corrispondeva, tra l’altro, ad una netta separazione da Piombino al quale, piuttosto, gli abitanti si sentivano più vicini di quanto non sia stato negli ultimi anni. La strada di collegamento, che fu chiusa negli anni Sessanta, andava diritta in Via Gramsci e in 10 minuti a piedi si raggiungeva il centro di Piombino, il cinema, la lega navale erano tutti punti di riferimento per il tempo libero anche degli abitanti del Cotone. Convivere con la fabbrica La fabbrica, visibile dalle finestre delle abitazioni, è una presenza ricorrente nei racconti di tutti gli intervistati. Il rumore proveniente dagli stabilimenti, ma soprattutto il fumo e “lo spolverino” che rendevano l’aria irrespirabile e coprivano ogni superficie di polvere nera sono elementi della vita di tutti i cotonesi: Foto dei soci del circolo cacciatori divenuto poi Circolo Arci (1950 circa) Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 20 L’aria, il fumo … quando mi sono sposata stavo stendendo i panni per la prima volta e la signora di fronte mi ha detto “ma li ha puliti i fili?”. Erano neri di spolverino e io non li avevo puliti. Erano neri. C’era un nero impossibile. Ora l’inquinamento si vede meno … (Novina Pretini) C’è stato un momento in cui volevo andare via dal Cotone (tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90) ma Rina non ha mai voluto lasciare il suo quartiere, perché qui c’erano tutte le persone che conosceva e a cui voleva bene. Io volevo andarmene perché lo spolverino era veramente un problema enorme e spesso non potevamo aprire le finestre che davano sulla fabbrica perché l’aria era irrespirabile. Si sentiva un odore fortissimo di gas e lo spolverino si diffondeva in tutta la casa. (Luigi Borda) La fabbrica si sente sempre molto, soprattutto il martello quando batte... prima batteva anche la notte ma gli abitanti hanno protestato e smettono alle 10 di sera. Quando le siviere versavano la loppa a volte andava nell'acqua e faceva un rumore terribile. Anche lo spolverino prima era un problema ma da quando il sindaco ha chiuso la cokeria è cambiato molto si sta molto meglio, lo dicono tutti. (Margherita Orlandini) Cotone visto dal viale dell’Unità d’Italia La fabbrica sembra sia stata considerata come un dato di fatto dalle persone più anziane e meno dalle generazioni più giovani che hanno avviato nel corso degli anni Novanta delle battaglie con il Comitato anti inquinamento per richiedere maggiore attenzione alle condizioni ambientali del quartiere: Noi siamo stati tra i fondatori del comitato anti inquinamento negli anni '90 e abbiamo portato avanti la campagna anti inquinamento quando la situazione era ai massimi livelli e la gente cominciava a prendere un po’ di coscienza ambientale, l'inquinamento c’è da quando la fabbrica è nata però prima si mangiava solo grazie alla fabbrica per cui nessuno ci faceva caso. Poi ci siamo svegliati e si è iniziato a pensare che l'acciaio si potesse produrre anche con un impatto ambientale minore. Adesso i miglioramenti sono piuttosto tangibili. (Famiglia Malotti) Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 21 Elementi di declino Il forte radicamento e attaccamento alla vita di quartiere ha fortemente condizionato le scelte dei residenti anche quando, negli anni Settanta, furono demolite 7 palazzine e, negli anni Ottanta, l’industria proprietaria dei palazzi mise in vendita gli appartamenti. All’epoca della demolizione delle abitazioni alcuni cittadini si sono spostati in altre zone della città e altri, per i quali il trasferimento era comunque economicamente troppo oneroso, hanno cambiato palazzina spostandosi da quelle in corso di demolizione e prendendo il posto di coloro che si erano trasferiti. In molti sono rimasti e non solo per ragioni economiche ma anche, in molti casi, per ragioni affettive preferendo restare nel luogo in cui avevano passato molti anni e avevano una rete di amicizie e di vicinato consolidata: Diedero gli sfratti per spostarsi ai Lombriconi, a Cavalleggeri, ai Ghiaccioni. Noi non ci siamo voluti spostare, sia perché l’affitto costava di più, sia perché qui c’erano le nostre radici. Io sarei anche andata alle case nuove ma mio marito non si è mai voluto spostare. (Margherita Orlandini) Col tempo però sempre più numerosi si sono trasferiti e hanno lasciato le abitazioni. Le nuove generazioni che avevano ereditato dai familiari hanno preferito vendere le abitazioni incrementando quel processo di riduzione della popolazione che si era avviato negli anni Settanta. Piazzale del Cotone (anni ’80) Altri eventi hanno contribuito a cambiare il profilo del quartiere: la chiusura dell’ingresso delle acciaierie che era collocato davanti ai palazzi, la chiusura della scuola, entrambe degli anni Ottanta hanno provocato un’ulteriore rarefazione della popolazione presente in maniera stabile Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 22 o di quella in transito provocando delle ricadute significative in termini economici e di socialità. Così come degli anni Ottanta è la chiusura della farmacia. La riduzione della popolazione ha determinato la chiusura progressiva dei negozi che non hanno retto alla diminuzione dei clienti; lo spostamento della scuola ha fatto sì che i bambini e i ragazzi residenti nel quartiere iniziassero a costruire le loro relazioni amicali in altre zone di Piombino. Il mancato ricambio di generazioni ha condotto, infine, ad una generale diminuzione di bambini e ragazzi e una conseguente riduzione delle occasioni di incontro tra giovani nel quartiere;e ha prodotto un invecchiamento della popolazione con abitanti che sì mantengono delle tradizioni di forte solidarismo ma che hanno sempre meno forze fisiche da dedicare a momenti di vita comuni. La dismissione degli orti in cui gli uomini coltivavano le verdure e si incontravano nel tempo libero, la recinzione del campo alberato in cui giocavano ancora i bambini degli anni Ottanta, hanno ulteriormente ridotto le occasioni anche per i pochi bambini rimasti e per gli anziani ancora in buona forza fisica. Prima c’erano tante occasioni per stare insieme, scendevamo la sera con le sedie per parlare e passare il tempo. Altre volte andavamo nel palazzo dietro perché c’era un tavolino sotto la luce e giocavamo a carte, chiacchieravamo e le serate passavano serene. Ora non c’è più niente e molte delle persone che stavano con noi, purtroppo sono morte o sono troppo vecchie per uscire la sera. (Lidia Goggi) Via via che sono morte le persone anziane delle vecchie famiglie cotonesi e poggettani si è perso questo senso di appartenenza. Chi viene qui perché si paga poco di affitto e usa il quartiere solo come " dormitorio" perché svolge altrove tutte le proprie attività ha poco interesse a stare fuori la sera e familiarizzare, così negli ultimi quindici anni il quartiere è cambiato. I nuovi abitanti hanno preso abitudini diverse, anche i ragazzi, non avendo più la scuola vanno accompagnati a scuola a Piombino e quindi si creano un altro circolo. E poi i ragazzi di ora hanno mille attività: il calcio, la palestra, la chitarra... È cambiata anche la vita, per cui per forza ti allontani dal quartiere. Prima finita la scuola eravamo tutti per strada a giocare, che fosse col carretto a fare la discesa o a giocare a campana. (Famiglia Malotti) I nuovi cittadini Intorno agli anni Novanta al Cotone e al Poggetto hanno cominciato ad arrivare nuovi cittadini, piombinesi che si sono spostati al Poggetto per avere una villetta monofamiliare con giardino a prezzi più accessibili di altre zone, o semplicemente un appartamento più grande, ma anche cittadini di altre nazionalità che comprano o affittano gli appartamenti del Cotone. Tra i nuovi abitanti c’è una quota rilevante di cittadini stranieri che scelgono il Cotone e Poggetto in primo luogo per i prezzi più accessibili delle abitazioni ma anche spinti dal desiderio di vivere vicini a loro connazionali che prima di loro vi hanno preso casa. Appena ho trovato un impiego fisso, ho cominciato a cercare una casa per far venire la mia famiglia dal Senegal. Ho guardato delle case anche a Piombino, ma un mio amico si era trasferito al Cotone con sua moglie ed io volevo vivere vicino a loro. Quando ho visto che era libera la casa del Cotone al numero 30, ho deciso che volevo stare qui anch’io. Dopo aver deciso, però, ci è voluto quasi un anno per poter prendere questa casa, perché ho dovuto aspettare che la banca mi concedesse il mutuo. Questo quartiere mi piace perché c’è tanto spazio per i bambini per giocare e stare fuori. (Bassirou Gaye) Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 23 Siamo venuti ad abitare al Cotone perché la casa costava meno, prima Luigi abitava vicino a Piazza della Costituzione, vedeva il mare. La casa era piccola, non ci stavamo tutti e quattro e siamo venuti al Cotone con un po’ di rassegnazione, devo dire la verità. La casa era più grande ma all’inizio eravamo un po’ diffidenti e pensavamo male di questo quartiere. Stando qui, invece, ci siamo meravigliati, ricreduti e devo ammettere che si sta davvero bene. Non è solo la comodità, è che si sono create buone relazioni con le persone, tutti si aiutano e si sostengono. (Natalya Zubkiv) Cittadine cotonesi all’inaugurazione del container Non si può dire che, salvo nel caso dei bambini, vi sia una vera e propria familiarità tra cittadini italiani e cittadini stranieri, intendendo a veri e propri rapporti di amicizia o anche, più semplicemente, occasioni di incontro e di condivisione. Descrive bene questa condizione uno degli intervistati, di nazionalità senegalese: Gli italiani sono gentili, ma manca chi faccia il primo passo verso l’integrazione. I bambini sono molto integrati fra di loro, ma coi genitori non ci sono rapporti, non vengono mai a casa nostra. Penso che fra italiani e stranieri manchino momenti di condivisione. (Ndiaye Alassane) Conferma questo approccio anche uno dei responsabili del circolo Arci che rimarca le difficoltà di incontro e socializzazione tra culture differenti: Il rapporto con gli stranieri non è mai andato molto bene. Anche l’associazione Samarcanda aveva provato a mettere uno sportello settimanale ma credo che non sia mai venuto nessuno. Fino a che non ci sarà un poco di integrazione ognuno continuerà a fare comunella per conto proprio: senegalesi con senegalesi, marocchini con marocchini, quelli dell'est con quelli dell'est... del resto lo facciamo anche noi italiani. Bisogna puntare ad una maggiore integrazione, magari Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 24 valutando anche di abbassare il costo della tessera per agevolare l’iscrizione degli stranieri. (Circolo Arci) Ciò nonostante sembra un punto sostanziale il fatto che non si registra una condizione di pregiudizio o di chiusura e intolleranza. Pressoché tutti gli intervistati italiani e stranieri raccontano di rapporti di cortesia e di rispetto reciproco. Di fatto se le relazioni non si sono approfondite esistono però le condizioni per una dignitosa convivenza e, con un adeguato supporto, probabilmente anche per il consolidamento di una rete di relazioni positive più forte. Gli anziani cotonesi talvolta assimilano l’esperienza di questi migranti a quella che essi stessi hanno avuto nel corso della loro vita, non pochi di loro infatti hanno avuto esperienze di emigrazione, hanno vissuto in case affollate, hanno affrontato difficoltà e fatiche: Le persone straniere che abitano nel mio palazzo sono molto educate anche più degli italiani. Noi abbiamo sofferto e patito come fanno ora loro, ma forse non ce lo ricordiamo più. Bisognerebbe capire la loro sofferenza, invece tanti li giudicano. Quelli che stanno nel mio palazzo, mi sembrano delle brave persone, mi aiutano sempre a portare le borse della spesa. (Gina Costi) A l p i a n o t e r r e n o c Passaporto per lavoro in Svizzera Al piano terreno i sta una signora che ha due o tre bambini ma non so in quanti ci stanno in quella casa. A volte sono 10 o 20 altre volte sono 2 o 3. D’altra parte anche noi quando ero giovane stavamo in 6 o 7 in due stanze e il bagno era fuori da casa. Nel mio portone erano 8 famiglie con 20 bambini. (Margherita Orlandini) Con gli stranieri non mi trovo male, perché non ho mai avuto brutte esperienze, anzi c’è molta educazione. Nel nostro palazzo sono tutti gentili e non è mai successo niente di negativo fra di noi. (Angela Pochini) Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 25 Gli stranieri dal canto loro raccontano di rapporti cordiali e più o meno intimi con gli italiani a seconda dei casi; l’approccio sembra essere più semplice per chi appartiene ad una coppia mista rispetto alle famiglie o gli individui di altre nazionalità: Un aspetto positivo del Cotone è lo spirito di comunità, che ancora c’è, come un tempo. Tutti si conoscono e si danno una mano. Già a Piombino non esiste più questa cosa. Al Cotone ci siamo subito integrati bene, siamo stati accolti come in una famiglia. I miei bambini all’inizio hanno avuto dei problemi per la lingua, ma dopo tre mesi si sono trovati bene con i bambini del vicinato. Non si sono mai sentiti isolati, li hanno accolti bene. (Natalya Zubkiv) Qui al Cotone ci troviamo bene e la maggioranza delle persone sono gentili. Ci sono tanti stranieri, sono rimasti in pochi originari di questo quartiere. (Nazha Bissallam) Con gli altri abitanti del Cotone ci siamo trovati molto bene. Alcuni sono un po’ meno gentili, ma sono la minoranza e capita di incontrarne qualcuno in tutte le parti del mondo; gli altri sono bravi e ci dicono di avvertirli se abbiamo bisogno d’aiuto. Anche nel mio palazzo mi trovo bene con gli altri condomini. A volte qualcuno si lamenta per il rumore che fanno i bambini perché sono piccoli, ma non ci sono grandi problemi. All’inizio erano un po’ diffidenti ma poi hanno imparato a conoscerci. (Bassirou Gaye) Alcuni abitanti del Cotone sono molto gentili con noi, soprattutto una signora ci aiuta anche con la lingua italiana. Ci sono altri, però, che non sono contenti del fatto che noi abitiamo qui. Le persone dovrebbero sapere che noi siamo tutti stranieri del mondo. Il mondo è piccolo, la vita dell’uomo è breve e non ci devono essere differenze fra chi è nero e chi è bianco, una persona va rispettata come persona. (Saim Gueye) La riqualificazione del Quartiere Dopo il declino iniziato con gli anni Ottanta e proseguito fino ai primi anni del nuovo millennio i lavori recentemente realizzati nel quartiere, primo fra tutti il rifacimento della piazza, hanno costituito un momento di rinascita. Tutti i cittadini intervistati di ogni nazionalità hanno dato giudizi molto positivi sulla riduzione dei livelli di inquinamento e sui lavori di riqualificazione che sono stati effettuati al Cotone e che l’hanno risollevato dal degrado i cui si trovava negli ultimi anni. Valgano per tutti due citazioni di una giovane e un’anziana cittadina. Io al Cotone ci vivo bene. C’è tutto quello di cui si ha bisogno, i giardini, la parrocchia, il Circolino dove si trovano sia i giovani che gli anziani, cosa che trovo molto positiva. Mi piace la tranquillità di questo quartiere non ho mai sentito parlare di rapine, non ho mai visto siringhe nei giardini. Ho un nipotino di 3 anni e quando viene gioca qui senza paura di traffico, macchine, estranei, gioca qui come facevo io da piccola che giocavo dietro la caserma dei carabinieri e davanti al Circolino. Non vedo pericoli anche per un bambino che potremmo avere in futuro. (Valentina Rossi) Sono felice di questi nuovi lavori, mi sono presa tanto fumo negli anni, ora si respira meglio. La piazza è stata fatta bene. Anche il contributo del Comune è stato importante, si vede che il Sindaco non ci abbandona. (Gina Costi) Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 26 Conclusioni Benché dai racconti di molti dei cittadini italiani emerga il rimpianto per un tempo passato in cui i legami erano più stretti, più “familiari” e i momenti di vita sociale e collettiva molto più intensi di quanto non siano oggi, molte delle parole degli intervistati ritraggono un quartiere nel quale ha retto un tessuto sociale denso, fatto di solidarietà e rapporti di vicinato che lo differenziano da altre zone di Piombino, ma anche da molte altre periferie più o meno degradate di città italiane grandi e piccole. Ne è emblema anche l’accoglienza e la risposta che ha avuto lo stesso container: fin dall’inizio si è lavorato in un clima collaborativo con il supporto dei membri del Circolo Arci che hanno contribuito alla realizzazione di gran parte delle iniziative, ma anche grazie all’entusiasmo di molti dei residenti che ci hanno aperto le porte di casa, si sono lasciati intervistare, hanno portato le fotografie e hanno partecipato attivamente a tutte le iniziative, mostrando una grande capacità di accogliere proposte che per quanto immaginate per il quartiere e concordate con l’Amministrazione comunque erano state pensate altrove, a Firenze, e svolte da operatrici fiorentine o al più di Piombino che nessuno dei residenti conosceva prima. Se il container ha avuto questa accoglienza è perché i cittadini dell’area hanno risposto nel modo migliore facendo tesoro delle proprie risorse e capacità sociali. Se si fosse lavorato in una zona di vero degrado i problemi sarebbero stati ben altri e sarebbe stato necessario molto più tempo per raggiungere questi risultati. Vecchia targa della statua di Alessio Sozzi Ma che il tessuto sociale ha retto lo dicono le parole dei cittadini immigrati che trovano al Cotone un clima “simile” a quello che hanno lasciato a casa, che non si sentono esclusi sebbene ancora non amici; lo dicono alcuni giovani intervistati che si sentono più sicuri qui che in altre zone della città; lo dicono gli anziani che sebbene non tengano più le porte aperte come in un tempo ormai remoto, conservano abitudini e pratiche di vicinato altrove ormai dimenticate. Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 27 È pur vero che il Cotone ha vissuto anni di abbandono e che nell’arco di tempo tra gli anni Ottanta e il 2005 ha visto momenti di degrado sotto il profilo urbano; è anche vero che pure sul tema dell’integrazione qualche passo è ancora da fare ma il punto di partenza non è rifiuto, razzismo e ostilità, è un clima di accoglienza e di capacità di osservare e stare a vedere come si evolvono queste relazioni. Il quartiere Cotone Poggetto sembra a prima vista essere caratterizzato da tutti gli aspetti sociali, economici, ambientali ritenuti tipici del quartiere degradato: la posizione decentrata, la struttura e la bassa qualità degli edifici, la scarsa diffusione dei servizi commerciali, socioassistenziali, del tempo libero, educativi, culturali, la vicinanza a luoghi inquinanti quali fabbriche o inceneritori, ma anche l’alto numero di anziani soli con redditi minimi,di giovani inoccupati o in cassa integrazione e di famiglie immigrate. Nonostante tutti questi siano elementi che descrivono anche il quartiere Cotone-Poggetto quello che vi si trova non è il medesimo disagio, la stessa disgregazione, gli stessi fenomeni di intolleranza di altri quartieri con quelle caratteristiche in altre città di Italia e del mondo. Per capire cosa ha determinato questa incredibile risposta sarebbe necessario uno studio approfondito. Questa constatazione deve essere però un’ulteriore spinta per l’Amministrazione per proseguire sulla strada della riqualificazione e della valorizzazione delle risorse esistenti per continuare a costruire nuove modalità di relazione e di incontro. Bambini che giocano sulla collina verde del Cotone Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 28 Elenco intervistati Ndiaye Alassane – Senegal (1967) Cinzia Micheli (1978) Nazha Bissallam (1963) Giorgio Molendi (1941) Luigi Borda (1928) Margherita Orlandini (1915) Sergio Cantini (1957) Vittorina Pisani (1920) Francesco Conti (1920) Angela Pochini (1922) Gina Costi (1926) Novina Pretini (1932) Agostino Di Muro (1997) Valentina Rossi (1981) Mohamed Giai (2002) Moda Sow – Senegal (1973) Marco Gianfaldoni (1998) Natalya Zubkiv (1969) Bassirou Gaye – Senegal (1967) Giovanna (parrucchiera Poggetto) Lidia Goggi (1927) Circolo Arci (Ettore Puccini, Bruno Tongiorgi e Mauro Pasquinelli) Saim Gueye – Senegal Famiglia Malotti Azeroual Hicham – Marocco (1978) Famiglia Sonetti Rapporto della prima fase – il museo degli abitanti 29