Il progetto Im.Pr.O.N.T.E. (Imprese per la
Produzione Organizzata di Nuove Tinture Ecologiche)
ha come obiettivo la riscoperta e la
valorizzazione di due piante tintorie
utilizzabili per l’estrazione di principi
coloranti:
 il guado (Isatis tinctoria L.) per la
produzione dell’indaco, sostanza colorante
blu i cui precursori sono contenuti nelle
foglie
 il cartamo (Carthamus tinctorius L.), dai cui
fiori si estraggono pigmenti di colore giallo
e rosso
Gli obiettivi e le azioni
Obiettivi del progetto
Messa a sistema dell’intera filiera produttiva nelle singole fasi di:
 coltivazione delle due piante;
 estrazione dei relativi coloranti;
 impiego per la tintura dei tessuti;
Fattibilità tecnica ed economica del loro inserimento nei piani
colturali;
Trasferimento dei risultati alle altre aziende del comparto
agricolo.
Il progetto è stato articolato in quattro azioni
Azione 1
Allestimento dei campi dimostrativi e definizione dei protocolli
colturali (Partner: PSTS, Aziende Agricole)
• Allestimento dei campi dimostrativi
• Messa a punto delle tecniche di coltivazione a basso input
• Analisi delle caratteristiche morfo-bio-agronomiche delle specie
allo studio
• Definizione dei protocolli colturali
Azione 2
Produzione dei pigmenti e definizione dei protocolli di estrazione
(partner: PSTS, Aziende agricole)
 Messa a punto del processo di estrazione dei pigmenti
 Analisi delle caratteristiche quali-quantitative dei pigmenti
 Definizione dei protocolli di estrazione dei pigmenti
Azione 3
Tintura dei tessuti (partner: PSTS, Sartoria Pipi)
 Messa a punto del processo di tintura
 Prove di tintura su tessuti naturali
 Analisi delle caratteristiche di qualità e stabilità del colore
 Catalogo di tessuti in fibre naturali colorati con pigmenti
naturali.
Azione 4
Divulgazione e dimostrazione (partner: PSTS, Aziende agricole,
Sartoria Pipi, Etnos)
 Diffusione e divulgazione dei risultati generati dal progetto
 Realizzazione di un network fra aziende agricole, enti di ricerca
ed istituzioni.
LE PIANTE TINTORIE
Il ruolo dei coloranti naturali nel passato
Fin dall’inizio della storia del genere
umano si colora per numerosi e diversi
motivi:
 soddisfare il proprio senso estetico;
 esprimere la propria unicità;
 emulare i fiori e gli uccelli;
 dichiarare la propria appartenenza ad
un ceto sociale o ad una tribù;
 propiziare le forze della natura o
quelle degli dei.
Fino al 1853 per colorare qualsiasi oggetto si
faceva ricorso ai coloranti di origine naturale,
ma quell’anno, William Henry Perkin scoprì il
primo colorante sintetico.
Estratto per sintesi dal catrame derivato del
petrolio, fu la malvina a colorare la seta di
una tonalità purpurea.
Le piante tintorie in Italia
Importanza economica
Punti critici
 ridotte dimensioni delle coltivazioni;
 difficoltà nel reperimento del materiale di propagazione;
 scarsa conoscenza delle tecniche colturali;
 insufficiente grado di meccanizzazione;
 assenza di impianti di prima trasformazione nelle zone adiacenti
alle aree di coltivazione;
 mancanza di un sistema di standardizzazione ed uniformità del
prodotto che consenta di porre le basi per l’avvio di possibili
procedure di certificazione.
Punti di forza
 inserimento in un contesto di valorizzazione scientifico-culturale e
ambientale attraverso il quale concorrere alla conservazione e al
miglioramento delle risorse dei territori e ad alimentare le
economie rurali locali;
 mancata inclusione
eccedentarie;
inserimento
nell’elenco
delle
colture
 possibilità di essere coltivate con i metodi dell’agricoltura biologica,
potendo così essere apprezzate da un mercato sempre più attento
alle questioni ambientali e alla salubrità dei prodotti;
 protezione dei terreni dal rischio di erosione, aspetto da tenere in
considerazione per promuovere la coltivazione delle piante tintorie.
L’uso dei coloranti naturali nel settore tessile
Impieghi
 scopi didattico-educativi;
 recupero storico di attività del passato ;
 attività creative nell’ambito del tempo libero;
 produzione di capi, per lo più in lana e cotone, i cui filati
sono stati colorati con i coloranti naturali a causa delle
problematiche legate all’applicazione del colore, alla
riproducibilità della tinta ed alla solidità dei colori.
I motivi che stanno conducendo ad
una riscoperta dei coloranti di
matrice vegetale si possono
ricondurre a:
• impatto sull’ambiente dei
coloranti di sintesi nella fase di
produzione e smaltimento;
• consumo di risorse non
rinnovabili, petrolio e derivati;
• emissioni di sostanze tossiche
nell’aria e nell’acqua;
 tossicità dei coloranti di sintesi;
 rischi per gli operatori nella fase di produzione;
 rischi nella movimentazione di quantitativi
elevati di sostanze chimiche altamente
tossiche (anilina, ammoniaca, ecc.);
 azione cancerogena di molti prodotti finiti;
 rischi di dermatiti allergiche da contatto (DAC)
per chi indossa vestiti colorati sinteticamente.
La coltivazione del guado e del cartamo
Il guado (Isatis tinctoria L.)
Glasto comune, guado, erba guada, woad, dyer's woad,
teinturiére, färberwaid, hierba pastel, glaston, pastello,
tintaguada, guadone, vado, glastro, indaco.
Origine e diffusione
 Il centro di origine di Isatis tinctoria L. (2n=28) è
probabilmente l’Asia centrale.
 Il guado era già noto nell'epoca preistorica e veniva coltivato
per estrarre dalle sue foglie i pigmenti coloranti dai quali si
otteneva l'indaco, la colorazione blu più utilizzata dal genere
umano.
 Nel Medioevo, il guado ebbe la sua maggiore espansione in
Europa, dove sembra sia stata introdotta dagli arabi.
 Dapprima si diffuse in Inghilterra ed in Francia poi in Italia
dove le coltivazioni ebbero una grande rilevanza economica a
carattere industriale.
 Nel XIV e nel XV secolo l’esportazione del guado risultava una
delle voci più importanti per le casse dello stato. L'Umbria era
una delle regioni di maggiore produzione, la cittadina di nome
Gualdo Tadino, vicino a Nocera, era divenuta famosa per
questa coltura.
 Nel Midi-Pirenei, che rimase l’unica area di produzione in
Francia, la sua coltura ha persino soppiantato quella
tradizionale dei cereali nel triangolo Tolosa-Albi-Carcassonne.
Le ricchezze generate dal “blu di pastel” in Francia diedero origine
al mito del “Paese della cuccagna”, sinonimo ancor oggi di
abbondanza e di spensieratezza. Infatti, le foglie del guado dopo
essere state frantumate ed essiccate, venivano conservate in sfere,
“cocagnes” da dove deriva il nome “cuccagna”.
• Tolosa si è imposta nel cuore del
commercio del “pastel”, organizzato
sotto l’impulso di commercianti
audaci in una rete internazionale e
capillare che serviva tutta l’Europa.
• Le guerre di religione (1562-1598) e
poi, nel XVII secolo, la schiacciante
concorrenza dell’indaco che si
estraeva dall'Indigofera tinctoria L.
(da cui prende il nome il colore
indaco), giunta dall’India, misero fine
a questa fiorente economia.
Inquadramento botanico e organografia
Dominio
Eukaryota
Regno
Plantae
Divisione
Magnoliophyta
Classe
Rosidi
Ordine
Brassicales (Bromhead)
Famiglia
Brassicaceae (Burnett)
Tribù
Isatideae
Genere
Isatis L.
Specie
Isatis tinctoria L
• pianta erbacea a ciclo annuale o biennale
• glabra o pubescente
• alta 40-120 cm con fusto eretto, trigono, robusto
• foglie basali in rosetta, picciolate, oblungo-lanceolate, acute.
• infiorescenza caratteristica dei mesi maggio/luglio, distribuita in
densi racemi corimbosi, corolle gialle con lungo pedicillo a 4
petali
• i frutti sono silique pendule, lunghe 3-5 volte la larghezza,
contenenti un solo seme nero a maturità. Presentano una
colorazione che vira dal marrone al rosso porpora intenso.
Ciclo biologico ed esigenze
 Originaria dell’Europa centrale e meridionale.
 In Italia è riscontrabile in quasi tutte le regioni
ad eccezione del Trentino Alto Adige.
 Pianta spontanea, i suoi habitat tipici sono
terreni incolti, bordi stradali o ferroviari, suoli
calpestati o disturbati.
 Predilige suoli basici e/o sabbie silicee posti
ad un’altitudine tra 0 e 2.100 m s.l.m.
 In Sicilia, l’Isatis tinctoria è particolarmente
abbondante su tutto il territorio etneo e
questo potrebbe spiegare la cospicua
presenza dell’Anthocharis damone sull’Etna.
Utilizzazione del prodotto
• Specie officinale tossica
• E’ stata impiegata per l'alto contenuto di sali minerali e di
vitamine, per la cura dello scorbuto, delle anemie, delle
debilitazioni fisiche con annesso dimagrimento, come
stimolante per la crescita dei bambini, quale astringente e
cicatrizzante per uso esterno, contro le dermatiti, le ulcere, le
piaghe e le ferite
• Ottimo come foraggio per il bestiame ed anche come pianta da
sovescio
• Raramente usata nell'alimentazione, causa la sua difficile
digeribilità
• L’interesse per il guado è legato soprattutto alle sue peculiarità
tintorie
Le foglie fresche del guado contengono i precursori del pigmento indaco, che viene poi
estratto per la tintura attraverso un sistema di macerazione. Il prodotto ottenuto viene
poi asciugato ed essiccato, fino ad ottenere il pigmento naturale sotto forma di
polvere.
Le foglie vengono strappate con le mani, una per una alla loro base, e poi vengono
lavate e macinate fino ad essere ridotte in poltiglia. Quindi, vengono confezionate in
pani con le mani per essere essiccate. Questa operazione non danneggia le piante, che
emettono nuove foglie permettendo anche quattro raccolti durante la fase di maggiore
attività vegetativa coincidente nei nostri ambienti con il periodo primaverile. Le
proprietà coloranti delle foglie diminuiscono nelle epoche di raccolta più tardive.
L’essiccazione dei “pani” avviene molto lentamente, essi vengono stesi ad asciugare su
delle reti e rivoltati continuamente, avendo cura di mantenerne la loro compattezza.
Al termine dell’essiccazione, i tintori sbriciolano i pani con i martelli e poi li fanno
sciogliere in acqua con l’aggiunta di un “mordente”, cioè una sostanza usata per
fissare il colore prima di tingere, in modo che il pigmento poi risulti insolubile in
acqua, durante i lavaggi dei tessuti.
Prima che venisse scoperto e utilizzato il solfato di ferro, i “pani” si scioglievano in
acqua e urina, ma si utilizzavano come mordenti anche ceneri, ghiande di quercia,
rame e muschio.
Filtrando il liquido, si ottiene il “bagno-colore”, dove si immergono le stoffe o le
matasse per essere colorate e si lasciano bollire lentamente per tutta la notte.
La mattina, una volta fissato il colore, vengono scoperchiati i calderoni e attraverso
l'ossidazione all’aria, le stoffe color giallastro prendono la tinta indaco, durevole ed
omogenea. Le matasse o le stoffe vengono quindi stese ad asciugare.
Protocollo tecnico per la coltivazione del guado
Concimazione
 La
concimazione del terreno deve essere effettuata
preferibilmente mediante concimi organici da interrare il più
precocemente possibile con le prime lavorazioni del terreno
con l’obiettivo di reintegrare gli elementi nutritivi asportati
dalla coltura e mantenere stabili le condizioni di fertilità del
suolo.
 Non sono previste concimazioni di copertura
Preparazione del letto di semina
 Il letto di semina deve essere preparato effettuando le più
opportune lavorazioni del terreno necessarie per la
eliminazione delle infestanti e per creare adeguate condizioni
di sofficità in grado di assicurare una regolare germinazione
dei semi.
 Si raccomanda di eseguire erpicature ripetute in condizioni di
tempera del terreno a circa 10-15 giorni da ogni precipitazione
(falsa semina) al fine di eliminare le plantule delle infestanti.
Semina
 La riproduzione del guado avviene per seme (silique);
 Le silique hanno un colore violetto tendente al nero e sono in
grado di mantenere la loro proprietà germinativa per due o tre
anni dalla raccolta.
 La semina deve essere effettuata in autunno, quanto più
precocemente possibile, in relazione all’andamento termopluviometrico ed alle condizioni di sofficità raggiunte nel
terreno, in modo da consentire alla pianta il raggiungimento di
uno stadio di accrescimento tale da resistere alle basse
temperature invernali e di avere un ciclo colturale quanto più
lungo possibile al fine di ottenere rese elevate.
.
 La semina, manuale o attraverso seminatrici di precisione, va
effettuata ad una profondità di circa 1-2 cm con file distanti tra
loro 50-70 cm.
 L’investimento unitario deve essere pari a 20 piante m-2 (10 o
7 cm di distanza sulla fila)
 Considerando un peso 1000 semi del guado pari a 5,5 g ed una
germinabilità del 80%, la densità di semina deve essere pari a
1,4 kg di seme per ettaro
 L’emergenza avviene dopo circa 10 giorni dalla semina
Cure consecutive
 La pianta non ha bisogno di acqua né di interventi particolari di
tecnica colturale, tranne la sarchiatura del terreno per il
controllo delle erbe infestanti
Aspetti fitosanitari
 E’ necessario effettuare un costante controllo per monitorare
l’eventuale verificarsi di avversità di tipo ambientale o
parassitario.
Raccolta delle foglie
• La prima raccolta delle foglie deve essere effettuata
attraverso sfalcio manuale o per mezzo di falciatrici
meccaniche quando la pianta raggiunge un’altezza ed un
diametro di circa 25-30 cm. Lo sfalcio deve essere effettuato
ad un’altezza dal terreno pari a circa 5 cm in modo da non
inibire la capacità di ricaccio delle piante.
• Successivamente vengono effettuati ulteriori sfalci ad un
intervallo di circa 20 gg, ogni qualvolta la pianta raggiunge
un’adeguata dimensione.
• Gli sfalci vanno ripetuti fino a quando la produzione di
biomassa è tale da giustificare l’intervento.
• In Sicilia, alla fine della primavera-inizio estate, la pianta, che ha
perso il suo potere colorante, si sviluppa in altezza sino a 1
metro, con una rigogliosa fioritura gialla e la successiva
produzione di semi.
• Come le altre brassicaceae, la coltivazione del guado non deve
essere ripetuta sullo stesso terreno, al fine di evitare la presenza
di parassiti indesiderati.
Risultati dei campi dimostrativi
• La coltivazione del guado è stata realizzata negli anni 2012-13 e
2013-14 presso le 5 aziende agricole partner del progetto su
una superficie pari a circa 4.000 m2 per ogni azienda
• La semina è stata effettuata manualmente in entrambi gli anni
tra la fine del mese di ottobre e l’inizio di novembre utilizzando
un investimento unitario programmato di 20 piante m-2 con file
distanti tra loro 70 cm.
• E’ stato utilizzato seme della varietà ‘CS’ acquistato presso la
ditta B&D World Seed, Francia
• Non è stato necessario effettuare alcuna concimazione o
intervento irriguo mentre il controllo della flora infestante è
stato realizzato attraverso sarchiature manuali
• La raccolta è stata effettuata nel periodo marzo-giugno
sfalciando manualmente la parte aerea delle piante a circa 5
cm dal suolo, e ripetendo tale intervento ad intervalli di
circa 20 giorni, ogni volta che l’altezza della pianta
raggiungeva circa 25 cm
• All’interno dell’appezzamento coltivato a guado in ogni
azienda sono state individuate, in maniera randomizzata, 4
parcelle dalle dimensioni di 9 m2 (3 x 3 m)
• In queste aree campione è stata rilevata la data di
emergenza (gg dalla semina) e l’investimento unitario
(piante m-2) e, in corrispondenza di ogni sfalcio effettuato
sulle 3 file centrali, l’altezza della pianta (cm), il numero
delle foglie (n), la lunghezza della radice (cm) ed il peso
fresco e secco delle foglie (t ha-1)
• Nella media dei tre ambienti di coltivazione la data di emergenza
ha fatto registrare un valore medio pari a 11,1 giorni dalla semina
e l’investimento unitario è risultato pari a 17,5 piante m-2.
• Sono state effettuate 4 raccolte a 171, 190, 202 e 221 giorni dalla
semina nella media dei 3 ambienti (con un valore medio generale
pari a 195,8), quando le piante, al momento dello sfalcio,
presentavano un’altezza media pari a 22,8 cm, un numero di
foglie pari a 20,8 ed una lunghezza della radice pari a 11,3 cm.
• La resa in biomassa fresca totale è risultata pari, nella media dei
tre ambienti a 52,4 t ha-1 facendo registrare nelle 4 raccolte un
andamento decrescente con valori pari, rispettivamente, a 19,1,
15,5, 11,6 e 6,2 t ha-1.
• La resa in indaco grezzo ha raggiunto un valore totale nelle 4
raccolte pari a 59,0 kg ha-1 facendo registrare in corrispondenza
della seconda raccolta un valore più alto (24,5 kg ha-1) rispetto alla
prima (17,1 kg ha-1) per poi decrescere successivamente con valori
pari a 13,0 e 4,5 kg ha-1 registrati rispettivamente alla terza e
quarta raccolta
• La percentuale di pigmento estratto dalla biomassa fresca è
risultata nella media pari a 0,11% con valori unitari registrati nelle
4 singole raccolte rispettivamente pari a 0,10, 0,17, 0,11 e 0,07%.
Caratteri biomorfologici ed agronomici (valori medi dei tre
ambienti di coltivazione ± dev. st.)
Carattere
Valore (± dev. st.)
Emergenza (giorni dalla semina)
11 (± 1,1)
Investimento unitario (piante m-2)
17,5 (± 5,1)
Data media di raccolta (gg dalla semina)
195,8 (± 33,8)
Altezza della pianta al momento dello sfalcio (cm)
22,8 (± 11,0)
Numero di foglie al momento dello sfalcio (n)
20,8 (± 7,4)
Lunghezza della radice al momento dello sfalcio (cm)
11,3 (± 4,7)
Biomassa fresca totale (t ha-1)
52,4 (± 8,5)
Biomassa secca totale (t ha-1)
11,3 (± 3,3)
Indaco grezzo totale (kg ha-1)
59,0 (± 8,6)
Indaco grezzo (%)
0,11
Il cartamo (Carthamus tinctorius L.)
Cartamo, zafferanone
Origine e diffusione
• Il nome del genere Carthamus deriva dal verbo arabo “qurtum”,
tingere, con riferimento alle proprietà tintorie delle sue
infiorescenze, mentre il nome specifico tinctorius, è un aggettivo
che sottolinea le qualità tintorie della pianta
• Il cartamo è una pianta annuale di origine policentrica, dall'Asia
continentale (Iran, Pakistan) all'Africa orientale (Sudan, Etiopia).
Coltivata fin dall'antichità in Egitto, Cina, bacino del Mediterraneo
ed Etiopia
• In Italia il cartamo è presente allo stato spontaneo in alcune
regioni centro-settentrionali
• Anticamente il cartamo era noto sia agli Egizi che ai Greci per le
sue infiorescenze, dalle quali si estraeva la cartamina, una
sostanza colorante usata per tingere i tessuti ma anche in
campo alimentare e cosmetico.
• Nell'Italia settentrionale, nel primo dopoguerra, il cartamo
veniva coltivato quale succedaneo dello zafferano, simile per
aspetto e colore, ma provvisto di un blando aroma e per questo
indicato come lo “zafferano dei poveri”.
• In seguito al miglioramento delle condizioni di vita, anche nelle
nostre regioni non è stato più coltivato e lo si può trovare in
qualche orto o giardino per la bellezza dei suoi fiori.
• Con l'avvento dei coloranti chimici questa pianta è stata quasi
completamente abbandonata per l’utilizzo dei pigmenti
coloranti.
• Oggi il cartamo è coltivato nel mondo per la produzione di
olio su una superficie pari a circa 800.000 ettari ed una
produzione di seme pari a circa 650.000 t.
• L'India è il più grande Paese produttore di cartamo del mondo
seguita da Kazakistan, Messico e U.S.A.
• In Europa il cartamo è coltivato solo in Spagna e Portogallo.
Inquadramento botanico e organografia
Dominio
Eukaryota
Regno
Plantae
Divisione
Magnoliophyta
Classe
Magnoliopsida
Ordine
Asterales
Famiglia
Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù
Cardueae
Sottotribù
Centaureinae
Genere
Carthamus
Specie
C. tinctorius
Il cartamo è una specie annuale, che raggiunge
un’altezza di circa 1 m.
Le foglie superiori sono spinose.
La radice è di tipo fittonante e può arrivare ad
una profondità di 1,5 m.
Ogni ramificazione termina con un’infiorescenza
a capolino che porta fino a 100 fiori, tutti
tubulosi, circondati da brattee spinose.
I fiori sono gialli, giallo-rossastri o bianchi.
A fecondazione avvenuta, prevalentemente
autogama, gli ovari dei fiori evolvono in acheni
di colore bianco brillante che a maturità
contengono il 9-10% di acqua e il 38-40% di olio.
Utilizzazione del prodotto
• all'interno della pianta di cartamo possiamo trovare un gran
numero di principi attivi davvero molto importanti, come i
glucidi, i lipidi, la vitamina C, la cellulosa, un olio incluso fra i
grassi insaturi, con azione anti-colesterolo
• un enzima che si trova nei semi utilizzato per la coagulazione
del latte e come addensante per la preparazione di creme e
budini a livello industriale
• la cartamina e neocartamina che sono dei coloranti flavonici,
proteine, fibre, calcio, potassio, ferro, tiamina, riboflavina e
niacina
• la medicina popolare utilizzava i semi di questa pianta per
trattare gli stati infiammatori del fegato, i fiori venivano usati
nel trattamento di malattie esantematiche
• i fiori essiccati sono utilizzati da centinaia di anni dalla medicina
tradizionale asiatica e i pigmenti gialli e rossi estratti dai fiori
sono tutt’ora impiegati dall’industria farmaceutica, cosmetica e
per la preparazione di vernici e colori per la pittura
• diversi studi hanno indagato la struttura e le proprietà dei
coloranti presenti nei petali del cartamo, ma solo poche ricerche
sono state condotte riguardo l’influenza delle pratiche
agronomiche sulla produzione di coloranti
I fiori del cartamo producono pigmenti rossi e gialli che vengono
utilizzati principalmente per l'estrazione del colorante.
Essi contengono circa il 30% di pigmento giallo e lo 0,83% di
pigmento rosso.
Il colore del pigmento varia da giallo chiaro, a giallo verde ad
arancione a seconda delle variazioni di pH.
I fiori, ridotti in polvere, vengono anche utilizzati
nell’alimentazione come sostitutivo dello zafferano, anche se
hanno un sapore più sfumato, al contrario del colore che è invece
intenso.
Come colorante viene usato nella fabbricazione di prodotti
cosmetici, soprattutto rossetti.
• Gli acheni contengono il 60% di olio che contiene il 75% di acido
Omega 6 (acido linoleico) e vitamina K
• L'uso dell’olio di cartamo viene raccomandato agli obesi, ai
cardiopatici e a quanti denunciano fenomeni di arteriosclerosi.
L'olio ottenuto da questa pianta abbassa il livello del
colesterolo.
• L'olio di cartamo viene utilizzato per produrre margarine
speciali vitaminizzate ed è indicato anche come prodotto
rigenerativo della pelle
• Negli ultimi anni il cartamo ha suscitato un certo interesse
come coltura foraggera impiegata nell'alimentazione degli ovini
sia come foraggio fresco che affienato
• Il cartamo può ritenersi valido nei processi di fitoestrazione di
metalli pesanti (phytoremediation) dai terreni contaminati
I fiori del cartamo vengono utilizzati per estrarre due colori. Il giallo, solubile in
acqua, si ottiene lasciando a bagno i fiori e agitandoli nell'acqua; il rosso, molto
più pregiato, non essendo solubile in acqua, aveva dei tempi e dei modi di
lavorazione più complessi. Il rosso di cartamo proveniente dall'Egitto era il
migliore del mondo.
Secondo la tradizione, i fiori venivano messi in un sacco di tela che veniva
immerso in acqua ed agitato in modo da ottenere la fuoriuscita della colorazione
gialla, facilmente solubile.
Successivamente i fiori si ponevano in contenitori insieme alla “liscivia”,
soluzione alcalina di acqua e cenere, per ottenere il rilascio del colore
rosso/arancio. Questa soluzione veniva acidificata con del limone facendo
precipitare il colore rosso divenuto insolubile ottenendo così il “depuro di
zafferanone”, prezioso colore per tingere la seta.
Questa lavorazione era conosciuta già dagli antichi Egizi, dai Persiani e anche
Plinio la cita nella sua opera.
Protocollo tecnico per la coltivazione del cartamo
Concimazione del terreno
• La concimazione del terreno va effettuata mediante concimi
organici da interrare il più precocemente possibile con le prime
lavorazioni del terreno con l’obiettivo di reintegrare nel terreno
gli elementi nutritivi asportati dalla coltura e mantenere le
condizioni di abitabilità
• Non sono previste concimazioni di copertura
Preparazione del letto di semina
La preparazione del letto di semina va effettuata attraverso
opportune lavorazioni del terreno necessarie per la eliminazione
delle infestanti e per creare adeguate condizioni di sofficità in
grado di assicurare una regolare germinazione dei semi.
Si raccomanda di eseguire erpicature ripetute in condizioni di
tempera del terreno a circa 15 giorni da ogni precipitazione (falsa
semina) al fine di eliminare le plantule delle infestanti.
Semina
• La semina viene effettuata in autunno, quanto più precocemente
possibile, in relazione all’andamento termo-pluviometrico, alle
condizioni di sofficità raggiunte nel terreno ed alla riduzione del
carico di infestanti
• L’anticipo della semina è di estrema importanza perché consente
alla pianta il raggiungimento di uno stadio di accrescimento tale da
resistere meglio alle basse temperature invernali e di avere un ciclo
colturale più lungo e quindi rese più elevate
• La semina viene effettuata in terreni ben lavorati e privi di
infestanti, in file distanti 50 cm e ad una distanza sulla fila pari a 5
cm al fine di ottenere un investimento unitario pari a 40 piante/m2
• Considerando che il peso 1000 semi del cartamo è pari a 45 g,
occorre impiegare circa 20 kg/ha di seme
Cure consecutive
Quando le piante sono alte 30-40 cm è opportuno effettuare
una rincalzatura per evitare che le avversità atmosferiche
possano piegare o spezzare le piante
Aspetti fitosanitari
E’ necessario effettuare un costante controllo
per monitorare l’eventuale verificarsi di
avversità di tipo ambientale o parassitario.
Particolare
attenzione
bisogna
porre
all’attacco del ‘dittero del cartamo’
(Acanthophilus helianthi) che si manifesta con
dei piccoli fori nei capolini e provoca seri danni
alla coltura.
Danni gravi possono essere causati da alcune
micosi come l’oidio (Oidio carthami), la
ruggine (Puccinia carthami) e l'alternaria
(Alternaria carthami)
Raccolta dei fiori
La raccolta dei fiori deve essere effettuata ogni giorno,
preferibilmente durante le ore calde della giornata, prelevando
manualmente i fiori dal capolino quando quelli dell’anello
esterno iniziano a piegarsi sulle brattee.
Sono attualmente disponibili varietà di cartamo, ibridi non spinosi,
in grado di produrre potenzialmente 120-150 kg/ha di petali
Si calcola che un individuo può raccogliere manualmente circa 0,81,2 kg petali/giorno
Possono essere utilizzati attrezzi per la raccolta semi-automatica
dei fiori di cartamo, come raffigurato nello schema e nella foto di
seguito riportati
Raccolta dei semi
• La raccolta dei semi viene eseguita con le mietitrebbie non
appena i capolini hanno preso la loro tipica colorazione giallo
arancio, le piante risultano disseccate fino al colletto e l’umidità
della granella non supera il 10%
• Le rese in granella ottenibili nelle regioni aride, ideali per la
coltivazione del cartamo, sono di circa 1,5-2 t/ha
Risultati dei campi dimostrativi
• La coltivazione del cartamo è stata realizzata negli anni 2012-13 e
2013-14 presso le 5 aziende agricole partner del progetto su una
superficie pari a circa 4.000 m2 per ogni azienda
• La semina è stata effettuata manualmente in entrambi gli anni tra
la fine del mese di ottobre e l’inizio di novembre utilizzando un
investimento unitario programmato di 40 piante m-2 con file
distanti tra loro 50 cm
• E’ stato utilizzato seme delle varietà “Yellow” e “Orange”
acquistato presso la ditta B&D World Seed, Francia. Non è stato
necessario effettuare alcuna concimazione o intervento irriguo
mentre il controllo della flora infestante è stato realizzato
attraverso sarchiature manuali
• La raccolta dei fiori è stata effettuata a partire dal mese di
marzo mentre i semi sono stati raccolti al raggiungimento
della fase di piena maturazione
• All’interno dell’appezzamento coltivato a cartamo in ogni
azienda sono state individuate, in maniera randomizzata, 4
parcelle dalle dimensioni di 9 m2 (3 x 3 m)
• In queste aree campione è stata rilevata la data di
emergenza (gg dalla semina), l’investimento unitario
(piante m-2), l’altezza della pianta (cm), il numero di capolini
per pianta (n), la lunghezza della radice (cm), il peso fresco
e secco dei fiori per capolino (g), il numero degli acheni per
capolino (n) ed il peso unitario del seme (g)
Nella media dei tre ambienti di coltivazione la data di emergenza
ha fatto registrare un valore medio pari a 12 giorni dalla semina e
l’investimento unitario è risultato pari a 38 piante m-2.
La raccolta dei fiori è stata effettuata a cadenza settimanale,
mentre quella dei semi è avvenuta a piena maturazione
La resa in fiori è risultata pari, nella media delle varietà allo
studio, degli ambienti di coltivazione, a 356 kg/ha.
La resa in acheni nel primo anno di prova ha mostrato un valore
medio pari a 1,6 t/ha.
Caratteri biomorfologici ed agronomici del cartamo
(valori medi degli ambienti di coltivazione e degli anni di prova)
Carattere
Orange
Yellow
Altezza della pianta (cm)
90,1
99,6
Capolini (n/pianta)
11,9
15,5
Peso secco fiori (g/pianta)
1,69
1,95
Peso secco fiori (kg/ha)
337,0
389,8
Riscoperta ed Utilizzazioni dei Coloranti Naturali
TRASFERIMENTO DELL’INNOVAZIONE
Innovazione generata dalle azioni progettuali
Innovazione di prodotto:
il guado ed il cartamo sono risultate specie adatte alle
condizioni pedoclimatiche siciliane fornendo rese
elevate anche in ambienti marginali.
Innovazione di processo:
• protocollo di coltivazione del guado e del cartamo,
• protocollo di estrazione dei pigmenti,
• protocollo per la tintura di tessuti
• protocollo per la valutazione della stabilità del colore
• catalogo delle prove di tintura su tessuti naturali.
Riscoperta ed Utilizzazioni dei Coloranti Naturali
TRASFERIMENTO DELL’INNOVAZIONE
Approccio utilizzato per trasferire l’innovazione
FEASR
Programma di Sviluppo Rurale - Sicilia 2007/2013
Misura 124
“Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie
nel settore agricolo e alimentare e in quello forestale”
“Riscoperta ed utilizzazione dei coloranti naturali”
Progetto n. G66D11000200009
CAMPO DIMOSTRATIVO
• incontri tecnici nelle aziende,
• articoli scientifici,
• sito web (www.impronte.org),
• pagina facebook.
Riscoperta ed Utilizzazioni dei Coloranti Naturali
TRASFERIMENTO DELL’INNOVAZIONE
Ricadute sugli operatori della filiera
• organizzazione di una filiera innovativa e
competitiva,
• integrazione del reddito aziendale,
• diversificazione degli ordinamenti colturali.
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Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e