magazine
HS+E
the occupational health & safety +
environmental quarterly magazine
Italian/English Edition
Vol.
VIII
Vol.
3 -- N.
N. 3
2
Poste Italiane - Spedizione in a.p. 45% - art. 2 comma 20/b Legge 662/96 - D.R.T. - D.C.B. - TO n. 2/2010
Jul-Sep 2010
Quartiere Darsena:
a proposito del progetto CMC
* Edoardo Godoli
NOTA Riceviamo e ospitiamo
volentieri questo autorevole intervento di Edoardo Godoli (presidente di Naviga in Darsena) sul futuro della Darsena di Città. Il nostro
Magazine già in passato si era fatto
portavoce della necessità di salvaguardare, valorizzandolo, un bene
prezioso quale è il waterfront della
darsena cittadina. R.N.
Prima di entrare nel merito vorremmo ricordare che quella del water front
ravennate rappresenta un’occasione
assolutamente eccezionale. Un’opportunità che si presenta, diciamo, ogni
cinquecento anni.
Questo per dire che il futuro non
farà sconti. Se oggi ci si può giustificare accampando difficoltà, che pur ci
sono, domani si dirà che la classe dirigente ravennate non è stata all’altezza
della situazione.
Lavoriamo perché ciò non avvenga!
Oltre alla prima proposta unitaria,
“Marmarica”, presentata più di venti
anni fa, era il 1989, dai quattro soci
fondatori CMC, CALCESTRUZZI,
ITER, CEPRA, vorremmo qui richiamare due interventi già realizzati e due
progetti da poco resi pubblici.
L’intervento più recente consiste
in quell’area residenziale che grida
vendetta rispetto alle attese della cittadinanza, a suo tempo battezzata mostro ecologico ubicata tra via Trieste
continua a pag. 2
In questo numero/In this issue
1Quartiere Darsena:
a proposito del progetto
CMC
4Progettazione di Poli
Energetico-Ambientali
decentrati
7Archivi, Biblioteche E Musei:
contenitori spesso malati,
a volte gravemente (IV parte)
9
vizi e virtù di un prezioso
alleato quotidiano
(II parte)
14bookshop
15 site map
16 top gear
17 press review
18events calendar
19 hs+e news
2
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HS+E MAGAZINE
Trimestrale di Sicurezza, Igiene
Industriale e Ambiente
The Occupational Health & Safety and
Environmental Quarterly Magazine
Jul-Sep 2010 / Vol. VIII - N. 3
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ed il canale Candiano, nell’ ex area
SIR. L’altro è costituito dalle dodici
palazzine costruite attorno all’Almagià, meno inquietanti, ma certamente più deleterie. I condomini, infatti, hanno irrimediabilmente compromesso la parte più pregiata di tutto
il comprensorio che, adeguatamente
urbanizzata, avrebbe potuto dialogare,
interfacciandosi, con la piazza centrale, realizzata cinquecento anni prima
da Venezia.
Invece, dopo la dispersione abitativa che ha occupato la cintura ravennate, è stato realizzato un ossimoro: una
periferia in centro.
I progetti recentemente presentati per la riqualificazione delle aree
dell’ex Consorzio Agrario e della CMC
di Ravenna, sono certamente migliori,
ma non escono dalla logica di una urbanizzazione che non riesce a mettere
in valore la peculiarità del luogo.
La riqualificazione, magari giustamente imperniata, con particolare ri-
ferimento alla CMC sull’archeologia
industriale, e caratterizzata da interessanti idee urbanistiche (la piastra sopraelevata che genera percorsi, terrazze
e piazze), mantiene o accentua il vizio
della mancanza di una visione unitaria.
Accentua cioè la logica dello spezzatino. Non si capisce pertanto come questi interventi possano fare da volano
nei confronti delle altre proprietà.
Non convincono neppure i concorsi di idee ipotizzati per le progettazioni che in nessun modo potranno
permettere il salto di qualità auspicato
in quanto la questione cruciale non è
nelle soluzioni architettoniche, bensì
in quelle urbanistiche.
Soprattutto non è stato interiorizzato il valore dell’acqua!
Il nostro Candiano è un unicum in
Italia ed ha contribuito e contribuisce in modo decisivo alla generazione
dell’identità ravennate.
L’acqua non è soltanto qualcosa che
impreziosisce l’area, ma è, anche e so-
Traduzioni / Translations:
Chiara De Angelis
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Pietro Fiori - Davide Mazzotti
Roberto Nicolucci
Francesco Pastremoli - Michele Rinieri
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prattutto fonte di attività economiche e
di multifunzionalità, condizione necessaria di qualità urbana. Multifunzionalità significa residenziale, rete distributiva, attività produttive (artigianato
e industria non inquinante), terziarie
(tradizionali e avanzate), culturali (teatro, attività artistiche), sportive, sedi di
istituzioni, realtà di grande attrattiva,
i cosiddetti magneti (nel tempo sono
stati oggetto di proposta un auditorium, un moderno centro universitario,
un centro espositivo). Ma nel water
front ravennate le attività economiche
generate dall’acqua sono il punto focale della qualificazione dell’area.
Ecco dunque, che ai due progetti in
discussione, per quanto non superficiali – a prescindere dal loro carattere
episodico - e attenti, almeno nel caso
della CMC all’archeologia industriale,
mancano alcuni elementi essenziali:
• una mission: cogliere tutte le opportunità fornite dall’acqua generatrice di multifunzionalità;
• alcune coordinate urbanistiche, tali da dare coerenza alla riqualificazione della Darsena di città, lasciando libero sfogo alla creatività
di proprietari e investitori;
• uno o più magneti.
Ciò che è assolutamente da rifiutare sono alcune parole che hanno accompagnato la divulgazione del progetto CMC: “Ravenna non ha le caratteristiche per reggere un water front
in stile Singapore”. Anche se ciò può
apparire lapalissiano, dal momento
che Ravenna non è Singapore!
Pensarla per questo in termini di
marginalità e periferia non solo sembra giustificare un atteggiamento rinunciatario ma, soprattutto, instilla
una scarsa considerazione della nostra
identità locale e demolisce le motivazioni dei suoi abitanti, così importanti,
come affermato da Renzo Piano, ai
fini della qualità urbana.
Ravenna può anche essere la città
abitata da fantasmi descritta dai viaggiatori del Gran Tour dei secoli XVIII
e XIX, ciò nonostante essa ha espresso
paradossalmente (?) grandi eccellenze.
Richiamiamo i nomi di Attilio Monti,
Serafino Ferruzzi, Raul Gardini, Luciano Cavalcoli, Domenico Poggiali …
chi avrebbe scommesso sul grande porto commerciale? Ma calza a proposito
l’esempio di Nullo Baldini. Nasce in
questa terra, allora veramente derelitta,
era l’ultimo ventennio del XIX secolo,
la prima cooperativa di produzione la-
voro che avrebbe fatto scuola in Italia e
nel mondo. Un avvenimento epocale ed
epico su cui si innesta l’esistenza stessa
della CMC che oggi porta orgogliosamente il nome di Ravenna nel Mondo.
Ravenna ha, dunque, una storia che
in misura significativa si identifica con
quella della CMC di cui è la prestigiosa
(e blasonata) sede che attende investimenti all’altezza della sua capacità di
rappresentazione. Ma c’è di più. Ravenna ha le carte in regola per presentare la
sua candidatura a capitale europea della
cultura. Più volte questa potenzialità è
stata associata in modo stringente ad una
emblematica riqualificazione del comprensorio della Darsena di città. Pertanto, darsi per vinti su questo fronte equivarrebbe a negare l’esistenza di caratteristiche adeguate a detta candidatura.
Sarebbe un tragico errore!
Ci auguriamo che la classe dirigente ravennate sappia muoversi nella
giusta direzione rompendo ogni indugio e dando vita, almeno nelle aree
pubbliche demaniali, a quell’ insieme
di funzioni che possano fare da volano
nei confronti delle altre proprietà.
*Presidente dell’Associazione Naviga in Darsena
ABSTRACT
The Darsena area:
speaking of the CMC’s project
Ravenna’s water front is an occasion not to be missed to start filling those urbanistic gaps that have
been preventing Ravenna for too
long from aiming at a better future.
Issues mainly dealt with will include
finacial activities stemming from
water, with reference to the Candiano canal, which contributes in
a decisive way to the evolution of
Ravenna’s identity, as well as the
possible town-planning solutions
that, up to today, account for the
most critical barrier to be broken
down by Ravenna for taking the
long craved quality leap.
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HS+E magazine
Progettazione di Poli
Energetico-Ambientali decentrati
di Cesarino Salomoni
Si è recentemente costituita a Bologna B.I.T. – Bioenergy
Integrated Tecnologies, rete di imprese nata per volontà
di Biotec Sys srl, Roncucci&Partners srl e Techno srl; la
partnership ha l’obiettivo di progettare “iniziative di business” riguardanti la progettazione e la realizzazione di
“poli” energetico-ambientali innovativi di tipo decentrato,
costituiti da centrali a biogas per la cogenerazione di energia elettrica e termica, eventualmente integrata con il teleriscaldamento.
Questi “poli” costituiscono un sistema di recupero di
materiali ed energia da rifiuti e da biomasse, ideale per svi-
luppare un business perfettamente adattabile alle più eterogenee esigenze locali.
Nella progettazione dei “poli” innovativi, la rete B.I.T.
attribuisce un ruolo decisivo alla bioenergia - che si prevede avere un futuro di grande espansione - contribuendo così alla riduzione dei gas serra, garantendo molteplici benefici ambientali e fornendo opportunità di sviluppo in settori
produttivi (depurazione acque reflue, smaltimento fanghi e
rifiuti organici, industriali, agroindustriali e agro-forestali,
ecc.) che rappresentano in modo sempre più significativo
aree a elevato valore intrinseco.
La rete B.I.T. affronta quindi i temi ambientali legati
alla produzione di bioenergia armonizzando obiettivi globali con azioni su scala locale, capaci di apportare signifi-
HS+E magazine
5
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HS+E magazine
cativi benefici all’ambiente e al clima. L’approccio della
rete B.I.T. è quello di integrare le diverse componenti,
che richiedono differenti professionalità, con l’obiettivo di
ottimizzare gli aspetti tecnologici, progettuali, finanziari e
gestionali delle iniziative industriali.
poter progettare al meglio la dimensione e i processi del
“polo”, sempre tenendo conto dell’esito derivante dal confronto con le istituzioni locali, politiche e amministrative e
con le comunità ambientali e sociali del sito di prevedibile
localizzazione.
A beneficio dei propri committenti, al fine di ridurre al
minimo i rischi imprenditoriali derivanti dallo sviluppo di
progetti a forte contenuto innovativo, la rete B.I.T. procede
per fasi, sviluppando anche iniziative pilota e dimostrative,
“dimensionate” in modo da poter valutare al meglio anche
le matrici (biomasse, rifiuti, ecc.) disponibili. Inoltre per
quanto riguarda le matrici stesse ed i processi da utilizzare,
lo sviluppo delle iniziative avviene in collaborazione con
le istituzioni pubbliche territorialmente competenti per i
controlli ambientali, in modo da poter documentare la sostenibilità energetica, ambientale e sociale dell’iniziativa.
Infine, per una corretta impostazione strategica dell’investimento nel “polo”, la rete B.I.T. elabora una valutazione della sua economicità, intesa come sostenibilità
economica e finanziaria, oltre che ambientale e sociale.
Tale valutazione consente di offrire ai clienti un pacchetto
tecnologico, progettuale, manageriale e finanziario con
elevati standard di qualità ambientale e di sicurezza e con
costi ottimizzati.
La disponibilità qualitativa e quantitativa delle matrici
che la situazione locale può offrire è poi importante per
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SICUREZZA IN AZIENDA
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HS+E magazine
Archivi, Biblioteche E Musei:
contenitori spesso malati, a volte gravemente
– IV parte –
* Roberto Nicolucci
Per quanto riguarda i livelli di illuminamento artificiale
suggeriti per i diversi ambienti di lavoro (uffici, corridoi,
servizi, archivi, sale lettura, ecc) è bene riferirsi al recente
standard ISO UNI 12464 in quanto le indicazioni fornite
dal DPR n. 303/56 risultano, di fatto, superate.
A parità di livello di illuminamento artificiale la luce
non è sempre uguale: può essere più o meno bianca, ovvero fredda oppure calda. I colori delle cose appaiono differenti, variando il tipo di sorgente luminosa utilizzata ed in
particolare variando i seguenti parametri fondamentali: la
temperatura di colore e l’indice di resa dei colori.
La temperatura di colore, che si esprime in kelvin (K), è
un parametro utilizzato per classificare, in modo oggettivo,
il colore della luce di una sorgente luminosa confrontata
con una sorgente campione.
In pratica si considerano i seguenti intervalli principali
di riferimento:
• da 3000 a 3500 K: colore bianco caldo (W);
• da 4000 a 5000 K: colore bianco neutro (I);
• da 5500 a 7000 K: colore bianco freddo (C).
L’indice di resa dei colori (Ra’) è invece l’effetto prodotto da una sorgente luminosa sull’aspetto cromatico di un
oggetto confrontato con quello ottenuto per effetto di una
sorgente luminosa campione di pari temperatura di colore.
La suddivisione in quattro gruppi dei valori dell’indice
generale di resa del colore consente la scelta della sorgente
luminosa più adatta in rapporto al tipo di attività lavorativa
cui l’ambiente è destinato.
Per il massimo confort visivo il livello di illuminamento
artificiale di un ambiente e la temperatura di colore caratteristica del corpo illuminante utilizzato devono poi risultare
tra loro in accordo.
Una corretta relazione tra questi due parametri fu teorizzata per la prima volta nel 1941 dal ricercatore olandese
A.A. Kruithof che in uno studio intitolato Tubular Luminescence Lamps for General Illumination propose il diagramma che poi prese il suo nome e che ancora oggi viene
comunemente utilizzato.
Secondo Kruithof, un osservatore medio tende a preferire una temperatura di colore bassa (ovvero una luce calda)
in ambienti con un basso livello di illuminazione ed una
temperatura di colore progressivamente più alta (ovvero
una luce progressivamente più fredda) man mano che il livello di illuminamento nell’ambiente viene incrementato.
Al di là del sistema d’illuminamento artificiale adottato
(ad incandescenza, a luminescenza, a fluorescenza, a lampada elettronica, ad alogenuri, ecc.) le modalità di distribuzione della luce possono essere sostanzialmente di tre tipi
ovvero:
• illuminazione diretta: presenta il massimo rendimento con lo svantaggio di essere facilmente abbagliante;
• illuminazione indiretta: l’ambiente di lavoro viene illuminato esclusivamente con luce riflessa (da soffitti
o pareti) evitando totalmente il fenomeno dell’abbagliamento; questo sistema ha un basso rendimento
e tende ad abolire le ombre e quindi i contrasti, riducendo la percezione degli oggetti ed il senso del
rilievo;
• illuminazione mista: è una combinazione delle precedenti e tende ad eliminare i difetti di entrambe.
La luce che i nostri occhi percepiscono è dunque in
generale luce riflessa o luce emessa da superfici e la cosiddetta luminanza della superficie quindi non è altro che l’intensità della luce riflessa o emessa dalla superficie stessa
verso chi guarda.
L’abbagliamento è la conseguenza di una ripartizione
non uniforme tra la luminanza nella zona del posto di lavoro e le luminanze (molto più elevate) nei suoi dintorni.
Questo fenomeno può provocare stanchezza ed avere
effetti negativi sulla sensazione generale di benessere, sulle
prestazioni e sulle capacità di concentrazione e va pertanto
accuratamente evitato.
È anche possibile affermare che il rendimento di un
impianto di illuminazione di un qualsiasi ambiente risulta
complessivamente influenzato dai parametri caratteristici
dell’impianto stesso, ma anche dal colore e dal grado di
riflessione delle pareti, del soffitto, del pavimento e degli
elementi che compongono l’arredamento (massimo per
pareti di colore bianco o chiaro e minimo per pareti nere o
molto scure).
Per quanto possibile in qualsiasi postazione di lavoro la
direzione della luce artificiale deve coincidere con quella
della luce naturale; i posti di lavoro ed i VDT devono essere disposti in modo che lo sguardo dell’operatore sia diretto perpendicolarmente alla direzione di provenienza della
8
luce naturale (ovvero dalla finestra) in modo da evitare
abbagliamenti e contrasti eccessivi.
Le sorgenti luminose artificiali di forma lineare (ad
esempio gli apparecchi che montano i tubi fluorescenti)
devono essere però disposte parallelamente alle finestre;
le fonti di luce naturale diretta devono sempre poter essere
schermate da tendaggi leggeri o, meglio, da veneziane regolabili.
HS+E magazine
6. Conclusioni.
Concludendo, consci del fatto di aver trattato il problema della SBS e delle problematiche correlate agli ambienti
indoor in modo assolutamente frettoloso, non esaustivo
e, in alcuni casi anche semplificato da un punto di vista
tecnico-scientifico, ma speranzosi di aver fornito qualche
spunto di riflessione a chi opera in archivi, biblioteche, musei e “contenitori” assimilabili, concluderemo ricordando al
lettore che vi sono anche molti altri problemi che possono
investire la sfera della salute e della sicurezza di chi lavora
in questi ambienti: oltre ai già citati problemi della sicurezza antincendio e della gestione delle emergenze ci riferiamo, solo per citare qualche esempio, al problema della
sicurezza elettrica, dell’ergonomia, dello specifico impiego
dei VDT o della movimentazione manuale dei carichi.
Se ci sarà occasione torneremo a parlarne volentieri.
* Ingegnare esperto di sicurezza industriale, è presidente di Techno srl. Ha ricoperto il ruolo di HSE manager
per società di general contracting operanti in ambito internazionale nella cantieristica civile, industriale, navale ed
offshore.
Bibliografia essenziale.
FIG. 9 – Una corretta disposizione delle postazioni di lavoro in relazione alle sorgenti di illuminazione naturale e artificiale
L’illuminazione localizzata del singolo posto di lavoro
è ammessa solo se coordinata con l’illuminazione generale
del locale. L’illuminazione supplementare per un singolo
posto di lavoro può essere necessaria per esigenze particolari, ma la normativa vigente ne vieta l’impiego esclusivo.
È bene ricordare che l’illuminazione dei locali ad uso
didattico o comunque di studio deve favorire l’attenzione
e la concentrazione, permettere di riconoscere facilmente
il materiale didattico e facilitare le attività visive connesse. In ingressi, atrii, scale e zone in ambienti che servono
per il transito, l’illuminazione deve semplicemente permettere il chiaro riconoscimento del percorso e dei punti
di pericolo.
Va anche detto che non solo la scarsa illuminazione
contribuisce pesantemente alla determinazione di alcuni
aspetti della SBS provocando disturbi di vario genere, ma
anche il sovrailluminamento può risultare altrettanto dannoso. La tendenza, in alcuni edifici di moderna concezione,
ad aumentare le superfici vetrate, comporta la inevitabile
necessità di ricorrere a sistemi di schermatura regolabili
(avvolgibili, veneziane, tendaggi, ecc.) che consentano la
riduzione dell’intensità dell’illuminamento naturale proveniente dall’esterno.
[1] AA.VV. 1991, Building Air Quality, Washington D.C., EPA/NIOSH.
[2] AA.VV. 1998, Encyclopaedia of Occupational Health and Safety 4th
ed., Geneva, International Labour Office.
[3] AA.VV. 2000, Sistemi di illuminazione, Bologna, Beghelli.
[4] ALBERTI M. 1996, Appunti di Ergotecnica, Milano, C.U.S.L.
[5] ANDERSON E.L., ALBERT R.E. 1999, Risk Assessment and Indoor
Air Quality, Boca Raton (FL), Lewis Publishers.
[6] BARDUCCI I. 1995, Fotometria e Colorimetria, Milano, Masson.
[7] BEARG D.W. 1993, Indoor Air Quality and HVAC Systems, Boca Raton (FL), Lewis Publishers.
[8] BOWER J. 2001, The Healthy House, Bloomington (IN), The Healthy
House Institute.
[9] CAMPURRA G. 2007, Sindrome dell’Edificio Malato e accorgimenti pratici di prevenzione, Milano, IPSOA, ISL anno XI, vol. 4.
[10] CAMPURRA G., POLIMEI T. 2002, Il microclima e l’illuminazione
nei luoghi di lavoro, Milano, IPSOA, ISL collana “I corsi” anno IV, vol 12.
[11] GODISH T. 1995, Sick Buildings: Definitions, Diagnosis and Mitigation, Boca Raton (FL), Lewis Publishers.
[12] KOWALSKI W.J. 2003, Immune Building Systems Technology, New
York, McGraw-Hill.
[13] LOZAR, L 1996, La tutela della salute negli uffici, Milano, Pirola/Il
Sole 24 Ore
[14] MCQUISTON F.C., PARKER J.D., SPITLER J.D. 2004, Heating,
Ventilating and Air Conditioning: Analysis and Design, Hoboken (NJ),
John Wiley & Sons Inc.
[15] O’REILLY J.T., HAGAN P., GOTS R., HEDGE A. 1998, Keeping
Buildings Healthy: How to Monitor and Prevent Environmental Problems,
Hoboken (NJ), John Wiley & Sons Inc.
[16] RIZZO M.M. 2007, Radon: Istruzioni per sanare gli edifici, Milano,
Il Sole 24 ore, Collana Tecnologie & Soluzioni
[17] SANDRI S. 2002, Il rischio da radon, Milano, IPSOA, ISL collana
“I corsi” anno IV, vol. 10.
[18] TALTY J.T. 1988, Industrial Hygiene Engineering, Westwood (NJ),
Noyes Data Corp.
[19] VANDEPLANQUE P. 1989, L’eclairage-notions de base, projets
d’installations, Paris, Lavoisier.
9
HS+E magazine
VIZI E VIRTù DI UN PREZIOSO
ALLEATO qUOTIDIANO – II parte –
* Roberto Nicolucci
In realtà, l’angolo di oscillazione
dell’assale presenta però un limite:
l’assale può ruotare attorno al fulcro
Fig. 12
fino ad un valore di circa 5° dopodiché
esso va in appoggio sul fine corsa dello chassis (Fig. 12) riportando la macchina ad una configurazione statica “a
quadriciclo”: ciò ha come effetto immediato quello di allargare l’impronta
a terra del veicolo; in pratica sarebbe
come attivare una “riserva di stabilità”
che consente di frenare istantaneamente l’accelerazione inerziale di ribaltamento (questo effetto è esemplificato
nel diagramma caratteristico riportato
in Fig. 13); se a questo punto la azione
ribaltante viene meno si ha la ristabilizzazione del veicolo, se invece la
forza esterna destabilizzante permane
(maggiore di quella stabilizzante) è
possibile che si pervenga in ogni caso
al ribaltamento non più attorno all’asse C-A (o C-B), ma attorno all’asse
passante per il bordo (esterno) delle
ruote esterne.
Si tratta comunque di transitori
molto rapidi (un ribaltamento completo, dal primo distacco dei pneumatici
interni fino al coricamento su un fian-
co compiendo una rotazione completa di 90° attorno all’asse esterno, in
genere avviene in un tempo che varia
tra 0,6 e 0,8 sec come anche evidenziato dal secondo diagramma caratteristico riportato in Fig. 13) tali per cui
l’operatore difficilmente ha tempo di
rendersi conto di cosa sta accadendo
in modo da reagire modificando adeguatamente il comportamento di guida
(cfr. S. Challener, K. Chan, G. Lock.,
Stability charachteristics of three and
four wheeled vehicles, par 4.1 Pivot
line definition in a four wheeled truck
with rear pivoting axle, FNC Ltd, UK,
May 2000).
Detto tutto ciò si consideri comunque che, in modo conservativo,
la stabilità statica e dinamica di questi
veicoli viene sempre calcolata solo
ed esclusivamente in configurazione
a triciclo, trascurando gli eventuali
(dinamicamente incerti) benefici posttransitorio.
Il fatto che i carrelli elevatori di
questo tipo posseggano una configurazione di stabilità statica a triciclo
spiega dunque facilmente perchè essi
possano contare (fatto quasi sempre
ignorato dagli operatori) su una stabilità inferiore quando sono scarichi
rispetto a quando sono carichi.
Questo comportamento - a patto,
ovviamente, che il carico sulle forche
venga mantenuto entro i limiti di portata della macchina - è semplicemente
dovuto al fatto che il carico sulle forche ha (sempre) l’effetto di far avanzare il CG verso l’assale anteriore della macchina – dove la larghezza della
semicarreggiata in configurazione a
triciclo è maggiore - e spesso (a meno
del caso di carichi con baricentro altissimo o utilizzo del carrello a forche
alzate) ha anche l’effetto di abbassare
il CG complessivo del sistema carrello-carico rispetto alla configurazione
a vuoto migliorando ulteriormente le
condizioni di stabilità.
In generale tra i principali fattori
che influiscono sulla tendenza al ribaltamento in curva di un qualsiasi
veicolo vi sono: la velocità, l’altezza
del baricentro, la larghezza della carreggiata, il tipo di sospensioni, il tipo
di gommatura, la superficie stradale, il
raggio di curvatura.
In generale, la carreggiata stretta, l’elevato angolo di sterzatura ed il
baricentro alto (dovuto alla necessità
di disporre di una efficace zavorratura) favoriscono elevate prestazioni del
mezzo in termini di manovrabilità e
portata, ma come contropartita comportano un basso limite di stabilità
dinamica laterale.
Occorre anche aggiungere che a
causa della mancanza di feed-back che
i servomeccanismi idraulici di sterzo
trasmettono all’operatore (una caratteristica, la leggerezza dello sterzo,
giustamente vantata dai vari costruttori come un plus delle loro macchine)
è molto facile impostare raggi di curvatura ridotti – anche prossimi a quello minimo – senza rendersene conto;
detto in altro modo è possibile sterzare
fino ad angoli incompatibili (ai fini
della stabilità dinamica laterale) con
la velocità di avanzamento senza che
l’operatore ne riceva in cambio una
sensazione precisa dalla macchina.
Che ciò accada a marcia avanti o a
marcia indietro è di scarso rilievo essendo spesso le velocità raggiungibili
nei due sensi identiche.
Spesso questa sensazione è ulteriormente filtrata dalla propulsione
elettrica o dalla trasmissione idrostatica.
Nell’ambito del già citato studio
condotto da Lambert & Associates
sono riportati i risultati di serie di test
effettuati su carrelli di tipologia simile
a quella qui considerata fornendo per
la prima volta una moltitudine di dati
sperimentali estremamente interessanti.
10
HS+E magazine
I test condotti hanno mostrato che
utilizzando queste macchine alle massime prestazioni (di velocità e raggio
di sterzata) è possibile raggiungere
accelerazioni laterali dalle quattro alle
sette volte superiori a quella limite di
ribaltamento.
In conclusione i risultati della ricerca hanno portato ad affermare che,
in linea generale, per i carrelli con
portate fino a 5000 kg, impostando un
raggio di sterzatura pari a quello minimo, è possibile eliminare il rischio
di ribaltamento (a meno di altri fattori
peggiorativi) limitando la velocità di
percorrenza in curva ad un terzo di
quella massima raggiungibile dalla
macchina (nel nostro caso sarebbero
quindi 6 km/h contro i 18 km/h di
quella massima): il valore limite di
sicurezza risulta essere dunque molto
lontano da quello che rappresenta la
prestazione velocistica massima.
È bene anche precisare che ad oggi
da un punto di vista normativo non esiste alcun obbligo di adottare dispositivi
limitatori della velocità di traslazione
in relazione all’angolo di sterzatura,
sebbene alcuni costruttori siano già
Fig. 13
in grado di applicare - in primo equipaggiamento o in retrofitting - sistemi
di controllo elettronico (soprattutto su
macchine a trazione elettrica) della velocità in relazione all’angolo di sterzatura ed inoltre siano allo studio sistemi
di sospensioni semiattive (idropneumatiche o addirittura magnetoreologiche)
in grado di compensare l’insorgenza
di movimenti dello chassis rispetto al
piano di scorrimento; un sistema di
controllo semplificato per fork-lift è,
ad esempio, già stato industrializzato
da TOYOTA: il “System Active Stability” sfrutta un sensore telescopico che
rileva l’oscillazione dell’assale posteriore bloccandolo, in caso di necessità,
in configurazione “a quadriciclo” allargando così i margini di stabilità all’insorgere della causa di ribaltamento.
Ad oggi però è solo alla sensibilità ed al giudizio dell’operatore che
è demandato il compito di non raggiungere il limite di ribaltamento del
veicolo.
Alcune altre osservazioni, sempre contenute nel succitato studio australiano, possono risultare funzionali
all’indagine in oggetto.
Lo studio mostra infatti anche
quale possa essere l’influenza del
tipo di gommatura sulla stabilità
dinamica laterale
di questo tipo di
veicoli concludendo che vi
sono sostanziali
differenze comportamentali nel
caso in cui il veicolo sia a pieno
carico, viceversa
le caratteristiche
della gommatura
sono trascurabili
quando il veicolo
è privo di carico.
In modo sorprendente lo
studio ha anche
mostrato come,
nella stragran-
de maggioranza dei casi, l’effetto di
frenatura durante la percorrenza di
una curva non comporti sostanziali
peggioramenti dal punto di vista della
stabilità laterale.
Fino ad oggi si era infatti sempre
ritenuto che l’effetto dinamico della
frenatura potesse contribuire al ribaltamento in modo più o meno deciso.
Il motivo per cui l’effetto frenante
in curva non risulterebbe generalmente peggiorativo, in estrema sintesi,
è da attribuire al fatto che, poiché la
forza centrifuga destabilizzante cresce con il quadrato della velocità, una
diminuzione della velocità dovuta
all’effetto frenante comporta una rapida diminuzione della stessa forza
centrifuga con un beneficio uguale o
addirittura superiore all’effetto dinamico peggiorativo indotto.
Questo beneficio pare venire meno solo in condizioni limite, ovvero
quando la massima azione frenante
sia abbinata ad un raggio di curvatura molto stretto tale da comportare il
distacco della ruota interna dal suolo: in questo caso può venire indotto
sull’unica ruota sterzante in contatto
con il terreno un effetto di saltellamento (trip up) con conseguente impuntamento sul piano di scorrimento
un effetto simile, nella pratica, a quello indotto dal detallonamento di un
pneumatico.
Ovviamente ciò non è vero nel caso di una forza frenante a pieno carico
applicata durante un moto rettilineo:
in questo caso applicando la massima forza frenante si può giungere al
ribaltamento in avanti già con carichi sulle forche nell’ordine del 30 ÷
40% del carico massimo ammissibile
a causa dello spostamento del CG (in
combinazione statico/dinamica) del
sistema carrello-carico, oltre l’assale
anteriore.
Ricerchiamo ora una indicazione
numerica di massima relativamente ai
limiti di stabilità laterale dinamica.
Premesso che la schematizzazione
delle forze che agiscono su un veicolo
durante il suo moto non è univoca (in
letteratura sono reperibili numerosissimi modelli che presuppongono ipotesi
HS+E magazine
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e semplificazioni di varia natura) utilizzeremo per il veicolo
che abbiamo preso ad esempio
una schematizzazione sovente
utilizzata in letteratura per applicazioni a questo tipo di veicolo,
che si ritiene possa rappresentare in modo sufficientemente
veritiero il comportamento di un
veicolo perfettamente rigido e
privo di masse non sospese.
Si ipotizza, in definitiva, che
al carrello siano applicate solamente la forza centrifuga dovuta al moto non rettilineo (agente lungo il raggio di curvatura
congiungente, istantaneamente,
il CG al centro della traiettoria curvilinea, parallelamente al
suolo) e la forza di gravità agente verticalmente (cfr. S. Challener, K. Chan, G. Lock., Stability charachteristics of three and
four wheeled vehicles, FNC Ltd,
UK, May 2000).
Per inciso e sempre riferendosi alla Fig. 13, è possibile rilevare come la velocità di ribaltamento sia molto più lenta
nella prima parte della rotazione (diciamo fino ai 40° di angolazione) ed
estremamente rapida tra i 40° ed i 90°:
questo è ovviamente dovuto al fatto
che poiché la forza di gravità agisce
perpendicolarmente al piano originario di appoggio, finché la forza agisce
all’interno del triangolo di stabilità
essa ha un effetto stabilizzante, mentre appena fuoriesce il suo contributo
diventa destabilizzante sommandosi
all’effetto della forza centrifuga.
Si consideri allora che durante la
percorrenza di una curva di raggio r
a velocità v, al nostro veicolo risulta
applicata una forza centrifuga (Fc) che
moltiplicata per l’altezza del CG del
veicolo (h) dà luogo ad un momento ribaltante che se non adeguatamente contrastato da un momento stabilizzante
- originato dalla forza peso (Fp) - a sua
volta costituito dal prodotto del peso
(P) (massa per accelerazione di gravità)
per la semicarreggiata (d/2 = b) - dà
luogo ad un effetto ribaltante ovvero ad
una rotazione attorno all’asse passante
HS+E magazine
Fig. 14
per le ruote esterne (che nel caso di
una configurazione statica a triciclo,
come si è già detto, diventa l’asse passante dalla ruota anteriore e dal fulcro
di sospensione dell’assale posteriore);
in Fig. 14 e Fig. 15 sono rappresentate
graficamente queste schematizzazioni.
In pratica si può anche scrivere che,
essendo Fc ═ m ∙ ac (dove ac ═ v2/r ═
ω2 ∙ r è l’accelerazione centrifuga, essendo ω ═ v/r la velocità angolare) e P
═ m ∙ g, si ha stabilità quando:
Fc ∙ h < P ∙ d/2
Fig. 15
Ovvero si può affermare che
non si ha ribaltamento se: P/g ∙
v2/r ∙ h ≤ P ∙ d/2.
La velocità tangenziale limite contro il ribaltamento è, in
pratica, direttamente fornita dalla seguente equazione:
v ═ √ g ∙ d/2 ∙ 1/h ∙ r
Occorre notare che un eventuale sbandamento del veicolo,
dovuto al superamento del limite di attrito tra ruota e terreno,
sarebbe cautelativo nei confronti
del ribaltamento, ma ciò, come
la abbondantissima letteratura in
materia mostra, non si verifica
per un veicolo caratterizzato da
una massa elevata, un rapporto
tra altezza del baricentro e carreggiata molto alto e una bassa
o bassissima velocità di avanzamento; in pratica si potrebbe avere sbandamento (e quindi allontanamento del limite di
ribaltamento) solo in presenza
di coefficienti di attrito ruotaterreno bassissimi, in pratica,
probabilmente raggiungibili solo in presenza di una superficie
con ghiaccio vivo o comunque con un
coefficiente di attrito del medesimo
ordine di grandezza.
Effettuiamo quindi una applicazione numerica delle equazioni viste, per
avere una indicazione sufficientemente approssimata del limite di stabilità
dinamica trasversale del carrello in
oggetto in configurazione “scarico con
forche standard”.
Applichiamo i seguenti parametri:
• raggio di curvatura minimo (r) ═
2,13 m (dichiarato dal costruttore)
• semilarghezza della carreggiata
(d/2) in configurazione a triciclo
═ 0,2 m (valore approssimato, ma
conservativo)
• altezza di CG (h) ═ 0,75 m (valore approssimato, ma conservativo,
dichiarato dal costruttore, e confermato da dati reperibili in letteratura)
• accelerazione di gravità ═ 9,81 m/s2
v ═ √ 9,81 ∙ 0,188 ∙ 1/0,75 ∙ 2,13 ═
2,28 m/s ═ 8,23 km/h
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HS+E magazine
Questa è la velocità teorica
(calcolata mediante un modello
semplificato) alla quale si ha il
primo distacco dalla superficie
d’appoggio da parte delle ruote
interne.
Tenendo come incognita il
raggio di sterzata ed ipotizzando di percorrere una curva alla
massima velocità del carrello
(pari a 18 km/h ═ 5,0 m/s) si
ottiene, in configurazione a triciclo:
r ═ 3,10 m che è il raggio
di curvatura al quale perde di
stabilità il carrello condotto alla
massima velocità.
Si tratta di un raggio di curvatura non particolarmente
stretto e ricorrente nelle abituali
manovre di piazzale, comunque
comparabile con valori calcolati
per carrelli simili e reperibili
in letteratura (cfr. A. Angelini,
R. Bigongiari, Il ribaltamento
laterale del carrello elevatore,
AUSL Lucca).
Come già detto l’ipotesi del
transitorio (da triciclo a quadriciclo) non viene mai tenuta in considerazione ovvero, nella definizione
del limite al ribaltamento, si preferisce
ignorare la “riserva di stabilità” stante
le notevoli incertezze sul reale comportamento dinamico caratteristico
di ogni carrello: in pratica per alcuni
carrelli potrebbe aversi un comportamento realmente migliorativo per altri, quasi completamente trascurabile.
A titolo puramente comparativo,
per significare quanto un carrello carico sia meno pericoloso di uno scarico
in termini di stabilità laterale dinamica, si consideri la stabilità al primo
distacco (sempre in configurazione a
triciclo), del medesimo fork-lift alla
portata massima di 3000 kg: in questo
caso il CG complessivo subisce un
avanzamento di ben 779 mm (Fig.16).
Applicando la solita equazione della dinamica e desumendo graficamente il valore della nuova semicarreggiata (Fig. 17), si ottiene una velocità
critica al minimo raggio di sterzatura
pari a:
Fig. 16
Fig. 17
v ═ √ 9,81 ∙ 0,391 ∙ 1/0,75 ∙ 2,13
═ 3.30 m/s ═ 11,88 km/h sensibilmente più alta (circa il 25%) di quella
a veicolo “scarico con forche basse”.
Va anche notato che qualsiasi carico a sbalzo posizionato oltre l’assale
anteriore provoca, teoricamente, anche un momento polare (ovvero induce un moto rotatorio attorno all’asse
verticale del veicolo passante per il
CG) il cui apporto autosterzante procedendo in marcia avanti è negativo,
mentre procedendo a marcia indietro
è positivo, ma in valore assoluto, in
entrambi i casi è da ritenersi, da un
punto di vista pratico, trascurabile.
Dai risultati ottenuti pare una volta
di più possibile affermare che l’indicazione cautelativa di procedere durante qualsiasi tipo di manovra ad una
velocità non superiore ad un terzo di
quella massima sia ampiamente cautelativa; pur in assenza di tachimetri
di precisione presenti a bordo macchina questa velocità è facilmente identificabile da un operatore che abbia
una minima esperienza essendo
comparabile con quella di un
uomo che cammina con “passo
veloce”.
A tal proposito si noti che
vista la facilità (avendo un minimo di esperienza e sensibilità) di mantenere una velocità
di sicurezza non è previsto da
nessuna norma cogente neanche
l’obbligo di montare indicatori
di velocità di precisione a bordo
macchina; in alcuni paesi vengono montati indicatori luminosi
(che si ispirano al sistema “delle
tre luci” obbligatorio in Giappone sui veicoli industriali) la cui
accensione segnala sia al conducente, che a chi si trova nei
pressi della macchina, il range di
velocità all’interno del quale si
sta operando (ad es. luce verde
= 0÷6 km/h, luce gialla = 7÷12
km/h, luce rossa = 13÷18 km/h).
Concludiamo con due importanti considerazioni: il limite di
ribaltamento dinamico si raggiunge ad una velocità estremamente più bassa di quella massima raggiungibile; in configurazione
a macchina scarica il fork-lift si dimostra meno stabile (da un punto di
vista dinamico) rispetto ad una configurazione a massimo carico (posto che
il carico sia trasportato in posizione
corretta (ovvero il più possibile vicino
al terreno).
In relazione alla scarsa intuitività
delle problematiche appena esposte e
alla gravità delle conseguenze di un
eventuale ribaltamento, è auspicabile
che nozioni semplificate della dinamica dei veicoli siano sempre esposte
durante tutte le sessioni di addestramento destinate agli operatori di qualsiasi tipo di fork-lift.
* Ingegnare esperto di sicurezza
industriale, è presidente di Techno srl.
Ha ricoperto il ruolo di HSE manager
per società di general contracting operanti in ambito internazionale nella
cantieristica civile, industriale, navale
ed offshore.
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HS+E magazine
Questo libro di Dan Hopwood e Steve Thompson, pubblicato nel 2006 negli Stati Uniti, si propone come una guida in grado di fornire al lettore un valido supporto nell’approccio alle tematiche del risk assessment nelle attività produttive di piccole e medie dimensioni. Gli autori,
entrambi in possesso di una grande esperienza nei sistemi di gestione della sicurezza, adottano un approccio molto diretto per favorire l’acquisizione degli elementi di base necessari a
costruire, qualsiasi sia il settore produttivo dell’azienda, un efficace sistema di gestione. Il libro, fondamentalmente pensato per il mercato americano, include, ovviamente, gli immancabili
riferimenti alle regolamentazioni OSHA, alle problematiche assicurative, ma anche indicazioni
di ampia applicazione in qualsiasi paese riguardanti la gestione delle emergenze, l’ergonomia,
la gestione degli infortuni, l’investigazione degli incidenti, la security negli ambienti di lavoro ed
i principi per la formazione di una solida cultura aziendale della sicurezza; il vero intento degli
autori è però quello di esplorare dettagliatamente le scelte strategiche e tattiche che possono
assicurare un approccio realmente proattivo al problema “sicurezza”.
I riferimenti ai regolamenti OSHA possono essere utilizzati come
valido riferimento di “buona pratica” in ogni caso in cui la normativa italiana risulti carente mentre la presentazione di diversi
casi di studio pongono il lettore immediatamente a contatto con
la realtà in modo da poter più facilmente trasporre le esperienze
altrui nella propria realtà.
WORKPLACE SAFETY: A GUIDE FOR SMALL AND MIDSIZED
COMPANIES
di Dan Hopwood e Steve Thompson
Ed. Wiley - ISBN: 978-0-7821-3604-3
© 2006
pp. 256 - $35.00
© 2006 - pp. 232 - $79.95
HS+E magazine
Il sito dei vigili del fuoco “vigilfuoco.it” è adesso disponibile anche nella versione “vigilfuoco.mobi”.
Un servizio in più che i Vigili del Fuoco offrono ai cittadini, che possono accedere ad alcune delle
informazioni contenute sul sito istituzionale anche attraverso il proprio palmare (se dotato di servizio UMTS o GPRS).
Nella versione iniziale, il sito presenta quattro sezioni: news, bandi di concorso, bandi di gara ed
informazioni sulle sedi territoriali (riferimenti e strutture dei 100 comandi provinciali e delle 18 direzioni regionali dei Vigili del Fuoco).
Successivamente saranno inserite ulteriori funzionalità, più sofisticate, dedicate soprattutto ai professionisti che operano nel settore della prevenzione incendi: ad esempio la possibilità di prenotare
dal cellulare i colloqui con i funzionari dei comandi provinciali o di consultare lo stato dei procedimenti di prevenzione incendi attivi o, rivolgendosi ad un’utenza più ampia, la possibilità di richiedere copie dei rapporti di intervento o gli atti previsti nei procedimenti di prevenzione incendi.
www.vigilfuoco.mobi
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HS+E magazine
TOP GEAR
Una potenza superiore rispetto ai concorrenti appartenenti alla medesima classe ed una riduzione delle
vibrazioni al sistema mano-braccio del 40% sono le caratteristiche salienti del nuovo martello demolitore
portatile Demolition Hammer GSH 5 CE Professional di Bosch.
L’apparecchio si segnala quindi per una grande attenzione nei confronti della salute dei lavoratori grazie
all’adozione di soluzioni tecniche di ultima generazione che consentono di smorzare le vibrazioni sia alla fonte, ovvero sul meccanismo pneumatico, che sull’impugnatura grazie
ad un particolare materiale di rivestimento confortevole ed anche estremamente robusto.
La principale riduzione delle vibrazioni avviene grazie ad elementi smorzanti presenti in corrispondenza del
sistema di percussione e dell’albero
principale.
Bosch dichiara per questo modello
valori di accelerazione sui tre assi
inferiori a 8m/sec2.
www.boschtools.com
***
Un altro nuovo prodotto studiato per favorire l’attenuazione delle vibrazioni derivanti dall’uso degli utensili manuali, è stato presentato dalla britannica Polyco. Si tratta dei guanti Tremor-Low prodotti con un
tessuto - denominato Vibra-Plus Nitrile - realizzato con una particolare schiuma brevettata (Gelfôm) che
attutisce gli urti e riduce le vibrazioni garantendo
comunque ottimi livelli di grip e una manualità di
gran lunga superiore a quella dei prodotti concorrenti. Secondo il produttore, i Tremor-Low risultano
anche altamente confortevoli grazie all’assenza di
cuciture, all’apertura posteriore che favorisce la
ventilazione e alla fodera in cotone e per questo
possono essere indossati continuativamente anche per periodi molto lunghi.
Il Gelfôm secondo la Polyco è in grado di smorzare
fino al 70% delle vibrazioni prodotte da qualsiasi
tipo di utensile mentre lo strato esterno in nitrile
assicura resistenza e longevità al guanto, decisamente superiori a quelle offerte dalla concorrenza.
www.polyco.co.uk
HS+E magazine
Negli ultimi venti anni la quasi totalità dei professionisti della sicurezza di tutto il mondo ha fondato la propria crescita tecnica e culturale su alcuni paradigmi e teorie che hanno costituito le
fondamenta intoccabili e incrollabili del loro sapere; e mai queste certezze sono state sfidate. Ad
esempio la “teoria del triangolo (o piramide o iceberg)” con la quale viene graficamente rappresentato il rapporto medio tra numero di infortuni mortali, gravi, leggeri e incidenti senza infortunio - con un rapporto “aureo”, ad esempio, tra infortuni gravi e lievi di 1 a 300. A tal proposito, la
HSE britannica ha monitorato le statistiche infortuni negli anni tra il 2000 ed il 2003 rilevando nei
vari anni un rapporto variabile tra 1 a 80 ed 1 a 5! Fine del primo mito …Ma non è finita. Un’altra
“verità assoluta ed intoccabile” è quella che per far funzionare bene la sicurezza in una azienda
occorra una gerarchia piramidale (ancora!) con un sistema di “comando e controllo”, per intendersi, e che le organizzazioni orizzontali siano inefficaci. Alcuni studi effettuati in ambito militare
proverebbero l’esatto contrario come testimonierebbero successi anche di sei volte superiori,
quando venga affidata libertà
d’azione ai subordinati senza
imporre loro un comando ed un
controllo rigido. Anche il mito
dell’inefficacia degli indicatori
di tipo reattivo a favore di quelli
proattivi sembra fondato … sul
nulla: stante il fatto che, molto
spesso, gli indicatori proattivi
non hanno alcuna correlazione
con gli eventi che determinano
situazioni incidentali. E last but
not least pare che anche il concetto di benchmarking in materia di salute e sicurezza sia
qualcosa da dimenticare, non
essendo possibile trovare, nei
casi reali studiati, alcun buon
motivo per servirsene.
SHP – SAFETY & HEALTH PRACTITIONER
“Hits and Myths”
Di Percy Smith
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HS+E magazine
20 1 0
SKYDD
Salone internazionale della protezione e della sicurezza
ECOMONDO
Fiera internazionale del recupero dei materiali, dell’energia e
dello sviluppo sostenibile
ECOFIRA
Salone internazionale delle tecnologie e dei servizi per
l’ambiente
POLLUTEC
Salone internazionale degli equipaggiamenti, tecnologie e dei
servizi per l’ambiente
ENERGAIA
Salone internazionale delle energie rinnovabili
14 - 17 settembre
Stoccolma
(Svezia)
3 - 6 novembre
Rimini
(Italia)
16 - 18 novembre
Valencia
(Spagna)
30 novembre
3 dicembre
Lione
(Francia)
8 - 11 dicembre
Montpellier
(Francia)
Le date indicate potrebbero subire variazioni o alcune manifestazioni potrebbero venire annullate.
Prima di recarsi alle manifestazioni si consiglia di verificare con gli organizzatori dei singoli eventi la correttezza
delle date indicate.
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news
HS E
+
health & safety +
the occupational
rly magazine
environmental quarte
HS+E news
SICUREZZA ED IGIENE INDUSTRIALE
SCADENZE DETTATE DAL D.LGS. 81/08:
RADIAZIONI OTTICHE ARTIFICIALI E
STRESS LAVORO-CORRELATO
Si ricorda a tutte le Aziende che in data
26/04/2010 è entrato pienamente in vigore il
Capo V, Titolo VIII del D.Lgs. 81/08 sulla “protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione
a radiazioni ottiche artificiali” e che in data
01/08/2010 entrerà in vigore l’obbligo di “valutazione dello stress lavoro-correlato”. Si ricorda,
inoltre, che le indicazioni interpretative inerenti
le valutazioni in oggetto, sono già state emanate dal Coordinamento Tecnico per la sicurezza
nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome.
ambiente
DECRETO 12 FEBBRAIO 2010: NORME
DI SICUREZZA PER IL TRASPORTO
MARITTIMO ALLA RINFUSA DI CARICHI
SOLIDI
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 56 del 9 marzo 2010
è stato pubblicato il Decreto 12 febbraio 2010
del Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, relativamente l’aggiornamento
del Decreto 22 luglio 1991, recante norme di
sicurezza per il trasporto marittimo alla rinfusa
di carichi solidi.
LEGGE 25 FEBBRAIO 2010, N. 36:
DISCIPLINA SANZIONATORIA DELLO
SCARICO DI ACQUE REFLUE
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2010 è
stata pubblicata la Legge 25 febbraio 2010, n. 36
riguardante la disciplina sanzionatoria dello scarico di acque reflue. Tale legge, nata successivamente alla sentenza di Cassazione n. 37279/2008
sugli scarichi idrici, apporta delle modifiche al
primo periodo del comma 5 dell’articolo 137
(relativo alle sanzioni penali) del D.Lgs. 152/06,
definendo il campo di applicazione della sanzio-
ne penale, riservata alle ipotesi di violazione più
grave e mantenendo la sanzione amministrativa
per le restanti violazioni.
LEGISLAZIONE IN MERITO IL TRASPORTO
DI MERCI PERICOLOSE SU STRADA,
FERROVIA E VIA NAVIGABILE INTERNA
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 dell’11 marzo 2010
è stato pubblicato il D.Lgs. 35/2010, che regola
il trasporto di merci pericolose su strada (ADR),
ferrovia (RID) e per via navigabile interna (ADN),
recependo la direttiva 2008/68/CE. Tale decreto
apporta delle modifiche relativamente il Codice
della strada (è stato riformulato l’articolo 168)
e la figura del Consulente per la sicurezza per il
trasporto delle merci pericolose.
Inoltre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 marzo 2010, del Decreto Ministeriale 18
febbraio 2010, il quale sancisce le deroghe che
consentono l’utilizzo sul territorio italiano degli
autoveicoli-cisterna e delle cisterne costruiti
prima del 1° gennaio 1997 non conformi all’ADR
2009, nello specifico per quanto riguarda il
montaggio dell’ABS e del rallentatore di frenata.
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prevenzione incendi
LA NUOVA NORMA SUGLI IMPIANTI DI
RIVELAZIONE INCENDIO
La norma UNI 9795 “Sistemi fissi automatici di
rivelazione e di segnalazione allarme d’incendio. Progettazione, installazione ed esercizio”
ha subito una revisione (gennaio 2010) rispetto
alla precedente versione del 2005.
Una delle principali novità consiste nell’avere
introdotto anche altri tipi di rivelatori, peraltro
già esistenti da tempo:
• rivelatori puntiformi di fiamma: preferibile su
aree localizzate dove si possono sviluppare
fiamme in modo rapido e con poco fumo;
• rivelatori lineari di calore (cavi termosensibili): adatto per controllare spazi nascosti ed
estesi;
• rivelatori multicriterio: utilizzano fenomeni di
rivelazione combinati (rivelatori ottici e ionici);
• sistemi di rivelazione fumo ad aspirazione:
idoneo per sorvegliare spazi nascosti, vani
tecnici, luoghi con pericolo di esplosione,
ecc..
Un’altra importante novità di questa norma è
inoltre quella di avere finalmente “sdoganato”
anche i dispositivi che utilizzano connessioni
via radio.
Scarica

quartiere darsena: a proposito del progetto cmc