Anno IV - Numero 23 - Mercoledì 28 gennaio 2015
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Al Senato
Il tramonto
Europa
Dissidenti astenuti
e l’Italicum passa
M5S, l’emorragia
diventa senza fine
Il nuovo corso greco
ha mille incognite
Brogino a pag. 2
a pag. 3
a pag. 4
UNO SPETTACOLO INDECENTE MESSO IN SCENA DAL PREMIER CON IL SILENZIO DELLA PLATEA DEI GRANDI ELETTORI. MA C’È CHI REAGISCE
di Francesco Storace
enzi deve essere impazzito. Il
premier ha messo in moto un
meccanismo intollerabile per
l’elezione del presidente della
Repubblica, decidendo praticamente da solo chi deve essere ma senza
dirlo ancora a nessuno e pretendendo
che 1.009 grandi elettori lo votino a scatola
chiusa. Sovverte persino il dettato costituzionale: finora si sapeva della competenza
del capo dello Stato a nominare il presidente del Consiglio dei ministri. Con Matteo da Firenze si vuole imporre il contrario:
palazzo Chigi decide sul Quirinale.
È davvero indecente la pretesa di un
capo di governo peraltro mai eletto da
nessuno nel posto che occupa e che non
è neanche parlamentare. Ma in questa
Italia rincoglionita dal renzismo mediatico
nemmeno questo pare provocare scandalo,
indignazione, protesta. In pochi si preoccupano che il sissignore preteso dal premier corrisponde ad un maxivilipendio
al popolo italiano moltiplicato per mille.
Sta ai grandi elettori - parlamentari e delegati regionali - sottrarsi al dispotismo
del giovanotto che dovrà capire che non
è il nostro signore e padrone.
Lo capiscano anche quei parlamentari
che sono stati eletti con quel centrodestra
che alle politiche aveva stampato in bella
copia sul proprio programma la parola
“presidenzialismo”. Dovevano fare la guerra sulle riforme per conquistare il diritto
del popolo a scegliere il capo dello Stato,
invece votano un disegno di legge costituzionale pieno di sciocchezze e senza la
più democratica proposta che tutti avevano
giurato di portare nella Carta. Anche loro
decidono che sia solo Renzi a decidere...
Per fortuna c’è chi dice no e ha fatto bene
Giorgia Meloni a far organizzare da Fratelli
d’Italia un controvoto popolare per il Colle
con gazebo che saranno messi domani e
venerdì nei pressi del Parlamento e, pare,
in altre città d’Italia, ma questo si saprà
dal sito del movimento. I cittadini che vorranno protestare contro questo metodo
imposto dal premier potranno scegliere
il loro candidato e depositare la scheda
nell’urna, esattamente come farò io.
R
MILLE VILIPENDI
Il Palazzo ostaggio di Renzi per la scelta del Quirinale. Fratelli
d’Italia fa scegliere ai cittadini domani e venerdì in piazza
Stando a quel che si sa, sulla scheda popolare ci saranno alcuni nomi stampati,
ma ci sarà anche la possibilità di scrivere
un altro nome, di età superiore ai 50 anni
ovviamente.
Tra le proposte suggerite agli elettori, si
va da Paolo Savona, economista di razza e
sostenitore della sovranità monetaria al-
I MILIZIANI SEMINANO IL PANICO A TRIPOLI
l’imprenditore Bernardo Caprotti,“nemico”
della cooperazione rossa; dalla professoressa antiaborto Paola Bonzi all’ambasciatore Giulio Terzi; da Vittorio Feltri a Giampaolo Pansa a Vittorio Sgarbi, uomini liberi
della cultura nazionale. Non ci saranno
nomi alla Giuliano Amato, per intenderci,
non ci sarà istigazione al vilipendio...
Io ci andrò domani alle 15 e poco importa
se non sono tra i Grandi elettori per il veto
subito nel Lazio. Meglio, molto meglio, evitare errori e orrori di Palazzo e stare con i
cittadini a sognare che un giorno quel voto
popolare possa diventare finalmente una
realtà. Anche per questo ci vuole una orgogliosa forza politica di destra.
LA TEMPESTA PERFETTA? ERA UNA BUFALA. E LA BUFERA SI SPOSTA SUL SINDACO DI NEW YORK
De Blasio scivola su una spruzzata di neve
oveva essere la grande
tempesta. Invece la bufera è rimasta solo sulla
testa del sindaco Bill de Blasio.
Una specie di Ignazio Marino
della Grande Mela, che a distanza di pochi mesi dalla sua
elezione in pompa magna, con
messaggi di profonda e progressista speranza nelle gesta
di un sindaco “quasi comunista”, sta lasciando dietro di sé
imbarazzanti scivoloni e memorabili gaffe. Come quella
sul gelo che avrebbe dovuto
attanagliare la sua New York,
renderla impraticabile sotto
una spessa coltre di neve, seminare morte e distruzione
quasi a ricreare il set cinematografico del film catastrofistico
“The day after tomorrow”. Misure straordinarie, senza pre-
D
Libia: l’Isis
alza la testa
a pag. 5
cedenti in una metropoli che
pure è abituata (a dispetto
della latitudine, la stessa di Napoli) ad irruzioni artiche.
La città che non dorme mai è
rimasta così attonita ad aspettare la “tempesta del secolo”
per ore, col divieto assoluto
di circolazione e i luoghi simbolo della Grande Mela de-
serti, le saracinesche
abbassate finanche
dentro i templi sacri
dello shopping mondiale. Niente auto, taxi
gialli, scuolabus, neppure in quella che di
solito è l’ora di punta
mattutina. Come deserte anche le fermate degli autobus, chiuse le stazioni della
metropolitana e quelle ferroviarie.
Tutto completamente inutile:
dei quasi 60 centimetri di neve
annunciata, a NewYork ne sono
caduti tra i 14 e i 28. È stato il
governatore Andrew Cuomo
a metterci una pezza, riaprendo
d’imperio la vita normale alle
8 di mattina. Ma ormai era
tardi per rimettere in moto una
macchina da decine di milioni
di persone. Una svista per la
quale i più rispettati metereologi del paese si sono scusati
profusamente. Un po’ meno il
saccente primo cittadino. “Meglio prevenire che curare”, è
stata la reazione di Bill de
Blasio. Fosse stato un problema
dei soli newyorchesi, poco
male: ognuno ha il sindaco
che si sceglie e merita. Il fatto
è che tanto allarmismo ha cancellato anche settemila voli, e
quando si tratta dell’aeroporto
della più importante città degli
Stati Uniti evidentemente i disagi non solo si spalmano su
tutta la nazione, ma su tutto il
mondo. Ma de Blasio dice:
“abbiamo schivato un proiettile”. Mi sa che era la pallottola
Robert Vignola
spuntata…
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Mercoledì 28 gennaio 2015
Attualità
IERI A PALAZZO MADAMA LA MOVIMENTATA VOTAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE
L’Italicum non inciampa nei dissidenti
Tra i democratici danno forfait in 24, in Forza Italia 3, nel Nuovo Centro Destra 4
Il testo torna alla Camera: il premio di lista con l’emendamento Finocchiaro è al 40%
di Valter Brogino
er ora c’è la figura del
dissidente non votante.
Domani si vedrà. Certamente il dato sul quale
Renzi può twittare felice
che “il coraggio paga” (chissà quale…) è che l’Italicum ha bruciato
un’altra delle infinte tappe che deve
affrontare prima di essere legge. Il
risultato d’altronde era pressoché
annunciato, nonostante l’aula chiamata in causa fosse quella “palude”
del Senato particolarmente ostica,
quanto meno dal punto di vista potenziale. Qualche scossone, invece,
c’è comunque stato sotto il profilo
degli equilibri interni ai partiti, Pd
in primis. Vale la pena segnarsi i
nomi di coloro che hanno preferito
non partecipare al voto, dopo una
discussione che è stata caratterizzata
dall’ormai consueto corollario di
proteste, provocazioni e toni forti. I
24 senatori democratici che non
hanno votato sono Felice Casson,
Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica
D’Adda, Nerina Dirindin, Marco Fi-
P
Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro
lippi, Federico Fornaro, Maria Grazia
Gatti,Miguel Gotor, Maria Cecilia
Guerra, Paolo Guerrieri, Silvio Lai,
Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro,
Patrizia Manassero, Claudio Micheloni, Maurizio Migliavacca, Corra-
dino Mineo, Massimo
Mucchetti, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti, Roberto Ruta,
Lodovico Sonego,
Walter Tocci. Tre invece erano assenti
giustificati (Massimo
Caleo, Rosa Maria Di
Giorgi e Gian Carlo
Sangalli). Si sono
astenuti (e in Senato
equivale a un voto
contrario) due senatori del Psi eletti nelle liste del Pd e ora
nel Gruppo per le
Autonomie, Enrico
Buemi e Fausto Longo. Non hanno invece partecipato al
voto anche 4 senatori
di Ncd: Antonio Azzollini, Paolo Bonaiuti, Luigi Compagna
e Carlo Giovanardi.
E Forza Italia? I suoi voti se alla fine
non sono risultati decisivi, hanno
dato forza numerica ad un’appro-
vazione comunque vissuta come
fase delicata dal governo, che evidentemente temeva contraccolpi. I
senatori Augusto Minzolini, Cinzia
Bonfrisco e Francesco Bruni non
sono della partita.
Insomma il Senato ha approvato la
legge elettorale, che torna ora alla
Camera. I sì all’Italicum (nuova versione) sono stati 184, i no 66 e 2 gli
astenuti. Già ieri del resto gli accordi
di maggioranza erano stati recepiti,
tant’è che il testo originale è stato
di nuovo emendato con l’approvazione delle rimodulazioni illustrate
da Anna Finocchiaro, d’accordo con
i capigruppo di maggioranza: tra
le altre misure, l’innalzamento della
soglia per il premio di lista, che
passa dal 37% al 40%. Forti contestazioni delle opposizioni, anche
sull’ordine dei lavori e sulla gestione
dell’aula da parte di Valeria Fedeli.
Occhi però puntati soprattutto su
quanti, tra i senatori del Pd, hanno
scelto di non partecipare al voto. Il
testo, intanto, può tornare alla Camera. Ma se ne riparlerà dopo il
nodo Quirinale.
LA CORSA AL COLLE: LE CONSULTAZIONI AL NAZARENO, COL CAV CHE HA DISERTATO L’INCONTRO. ATTESA PER SABATO LA “FUMATA BIANCA”
Renzi e Berlusconi “ratificano” oggi
l premier che dirige le consultazioni sul Capo dello
Stato, che poi dirigerà le
consultazioni per il prossimo
premier. Un balletto che la dice
lunga sulla confusione che regna sotto il cielo dell’Italia ai
tempi di Renzi. Una confusione
dalla quale, almeno per ora, si
è tirato fuori Silvio Berlusconi.
Con quello che qualcuno ha
definito “gran rifiuto” ma che
nei fatti sembra essere stata
più una scelta d’immagine, o
d’attendismo, davanti ad una
situazione parlamentare che
diventa di pari passo sempre
più caotica, seppure di caos
I
finora controllato.
D’altronde il Cav aveva già riunito i suoi all'ora di pranzo, ribadendo allo stato maggiore
di Forza Italia le condizioni per
il futuro Capo dello Stato. In
mattinata gli era arrivato l’ennesimo no dall'ufficio esecuzione della procura di Milano
alla richiesta di liberazione anticipata di 45 giorni: una prova
per lui di quanto debba essere,
il futuro Presidente della Repubblica, un garante anche del
suo ritorno all’agibilità politica.
Ma l’identikit da consegnare a
Renzi è stato completato anche
con altri connotati: un uomo di
area moderata che rompa la
fila di tre inquilini del Quirinale
provenienti dalla sinistra, ma
che sia anche spendibile sul
piano europeo per la nazione.
Di qui la decisione di non guidare la delegazione azzurra al
Nazareno, dove, ha poi confermato in serata dopo l’incontro
Renato Brunetta, “con Renzi
abbiamo fatto un discorso di
metodo. Abbiamo acquisito
elementi per avere la possibilità
– ha aggiunto il capogruppo
di Forza Italia alla Camera che il presidente Berlusconi
rappresenti ai nostri grandi
elettori lo stato dell’arte del-
l’elezione del presidente della
Repubblica”.
D’altronde ieri si discuteva, appunto, solo di metodo. Persino
Lega e Fratelli d’Italia hanno
parlato di garanzie, di un uomo
che deve essere un arbitro “e
quindi – sostiene Giorgia Meloni – non puòl far parte di una
squadra”. Nomi, non se ne
sono fatti. Oddio, uno è scappato a Riccardo Nencini, socialista, secondo cui il nuovo
Presidente della Repubblica
deve avere “le caratteristiche
di Giuliano Amato”. Che comunque la quadratura del cerchio sia stata trovata, al di là
delle allergie a fare nomi, lo si
è ben inteso dalle parole del
leader di Ncd Angelino Alfano.
“In modo molto chiaro - ha
detto il ministro degli Interni abbiamo chiesto che il prossimo presidente della Repubblica
abbia militato nelle istituzioni,
abbia rapporti internazionali e
sia un politico. Non è il momento
per un tecnico al Quirinale perché deve accompagnare la più
grande riforma istituzionale.
Deve avere zero scheletri nell’armadio. Non andiamo a prendere novellini”.
È probabile così che l’incontro
tra Renzi e Berlusconi avvenga
oggi, a ratificare scelte già avvenute, tanto che la fumata
bianca è ormai da tutti “ufficialmente” prevista per sabato,
alla quarta votazione. E quel
faccia a faccia probabilmente
sarà, sul futuro occupante del
Colle, assai più determinante
che le operazioni di voto dell’Assemblea.
Robert Vignola
A SENTENZA IL MAXIPROCESSO DI TORINO. TUMULTI DOPO LA LETTURA. PROVVISIONALI PER 150MILA EURO
No Tav: condanne per 47. E pagano i danni
uarantasette condanne per un
totale di circa 140 anni di carcere
e sei assoluzioni. Si è chiuso così
a Torino il maxi processo ai no tav per
gli scontri del 2011 in Valle di Susa. La
sentenza è stata letta dal giudice Quinto
Bosio nell'aula bunker delle Vallette.
Subito dopo la lettura del dispositivo
gli imputati hanno cominciato a leggere
una dichiarazione ma i giudici si sono
allontanati senza ascoltare. Dal pubblico
si è levato il grido "vergogna" poi i
presenti hanno cominciato ad intonare
la canzone "Bella Ciao".
"Questa sentenza infligge condanne
spropositate e riconosce provvisionali
assurde in totale assenza di prove"
ha commentato Gianluca Vitale, uno
dei legali degli imputati nel processo
agli attivisti No-Tav. "Si tratta - aggiunge
Roberto Lamacchia, un altro dei legali,
Q
di una sentenza già scritta e immaginabile. L'entità delle pene non ha
alcun senso".
Di senso opposto le parole del legale
della Ltf - "Non sono state condannate
le opinioni, ma le manifestazioni di
dissenso che hanno travalicato i confini
del lecito" ha rilevato l'avvocato Anna
Ronfani, parte civile per la società che
si occupa della Torino-Lione. "Lo dimostra lo stesso dispositivo dei giudici,
lungo e articolato. Per leggerlo ci è
voluta un'ora. Significa che le singole
posizioni degli imputati sono state va-
gliate con estrema cura e, evidentemente, con grande sforzo in camera
di consiglio".
I disordini sono comunque proseguiti
all’esterno. Un gruppo di attivisti no
tav ha improvvisato un blocco stradale a Torino sulla via che, costeggiando l'aula bunker delle Vallette,
si immette sulla tangenziale. Provvisionali per circa 150 mila euro sono
state accordate dalla Corte in favore
delle parti civili del processo a carico
degli attivisti No Tav. Poco meno della
metà andrà al Ministero dell'Interno,
mentre somme sono state accordate
anche ai Ministeri della Difesa e dell'Economia. Tra le parti civili per cui
sono state disposte provvisionali ci
sono anche la società Ltf, i sindacati
di Polizia e alcuni agenti rimasti feriti
V.B.
nel corso degli scontri.
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Mercoledì 28 gennaio 2015
Attualità
ALTRI 10 PARLAMENTARI ABBANDONANO LA SCIALUPPA PENTASTELLATA E CORRONO IN SOCCORSO DEL PREMIER
Fuggono da Grillo, si inginocchiano a Renzi
Dopo l’addio l’incontro al Nazareno, sul tavolo la “partita” fondamentale per il Quirinale
di Marcello Calvo
ove deputati (Mara Miucci,
Tancredi Turco, Walter Rizzetto,
Samuele Segoni, Aris Prodani,
Eleonora Bechis, Sebastiano
Barbanti, Gessica Rostellato
e Marco Baldassarre) e un senatore,
Francesco Molinari, mollano Grillo e se
ne vanno. Sbattono la porta e si inginocchiano a Renzi. Continua la fuga a 5
stelle dal comico genovese. Ma questa
volta la frattura è insanabile, il movimento
alla deriva. Con la decisione, drastica,
arrivata dopo mesi di lacerazioni e malumori interni.
La lista dei parlamentari che hanno rassegnato le dimissioni è lunghissima. Tutti
si uniranno agli altri fuoriusciti eccellenti
in una componente del gruppo misto.
Almeno per il momento.
N
A monte della decisione, il contrasto con
la linea politica: “Ci sono stati negati – il
coro univoco – il dibattito e il pluralismo.
I vertici abusivi hanno tradito i valori
M5s con un direttorio nominato dall’alto
che decide per tutti. Da oggi in poi ci
consideriamo come un’alternativa libera”.
Non è certamente da escludere un cambio di casacca che porterebbe dritti al
Pd. Proprio alla vigilia di un voto importantissimo per tutti, quello per il prossimo presidente della Repubblica. Una
vera e propria truppa di defenestrati,
nuovi e vecchi, ieri sera si sono recati al
Nazareno, ricevuti dal premier-segretario
e dal suo vice, Lorenzo Guerini, per
quelle che sono state bollate come “consultazioni”. Un incontro che ha scatenato
l’ira della “base” grillina, che ha parlato
di “compravendita di parlamentari”. Sulle
barricate, il fedelissimo del Guru, Luigi
Di Maio: “E’ in corso una campagna acquisti legata alla poltrona più alta del
Quirinale. Evidentemente o c’è qualcuno
che sa comprare bene o qualcuno che
si vende per poco. Dal mio punto di
vista io credo che il M5s possa fare a
meno di persone che preferiscono tradire
il mandato elettorale piuttosto che portare
avanti una battaglia di coerenza e onestà
come quella che stiamo combattendo
noi da 2 anni”.
Renzi è dunque scatenato sul mercato.
Dopo aver trovato la quadra con Berlusconi è pronto a sancire un altro accordo
che gli consentirebbe di evitare figuracce
nel match cruciale che si giocherà sabato.
E Grillo, a bocca asciutta, è sempre più
solo. Continua a calare nei sondaggi, è
estromesso da ogni decisione che conta
e perde altri pezzi. Del suo movimento
sono rimaste ormai solo le briciole.
INSULTI E FOTO SEGNALETICHE PER I FUORIUSCITI
Veleni a 5 stelle: “Sputate a vista”
nsulti a raffica. Messaggi carichi
di odio – da parte dei “cittadini”
- corrono sui social network
dopo l’addio dei 10 parlamentari
a 5 stelle. Bacheche intasate di
offese e accuse. C’è chi elenca
tutti i nomi dei fuoriusciti e scrive:
“Sputare a vista”. Con tanto di
foto segnaletica. E chi invece
gioca a creare doppi sensi. “Alternativa libera... di fottersi i soldi
e prendere in giro gli italiani”.
Una tempesta di polemiche e
non solo: “Dovrebbero prendervi
tutti a zampate”, twitta un militante. Non mancano commenti
durissimi e espressioni di di-
I
sprezzo: “Fate schifo, se siete
coerenti dovete dimettervi immediatamente”.
Senza sosta, gli adepti di Grillo
ci vanno giù pesante. Ma sono
in tanti a non risparmiare una
stoccata a Grillo, plaudendo la
scelta degli ormai ex pentastellati.
La maggioranza è schierata però
sulla linea degli insulti e qualcuno
sogna addirittura il “linciaggio,
non solo mediatico”.
Epiteti irripetibili, offese intollerabili
e un desiderio: “I soldi che avete
rubato dovete spenderli tutti in
medicine, ladri”. Questo, il linM.C.
guaggio a 5 stelle.
TRA LA DIFFICOLTÀ DI COMPRARE UNA CASA E L’AUMENTO DELLE TARIFFE, ITALIANI SEMPRE PIÙ ALLE PRESE CON LA CRISI
Il ballo (lento) del mattone
Le bollette ‘doppiano’ l’inflazione
di Bernald Shehaj
e tariffe per i servizi
ai cittadini sono cresciute il doppio dell'inflazione negli ultimi dieci
anni. La rilevazione statistica
è stata effettuata dalla Federconsumatori: dal 2004 al
2014 le tariffe sono aumentate mediamente del 41%
a fronte di un'inflazione aumentata invece di circa la
metà, ovvero del 20,4%.
"L'incidenza del costo di tali
voci risulta, pertanto, sempre
più pesante sulla spesa complessiva delle famiglie" afferma Federconsumatori. E
all'orizzonte non si profila
niente di buono, visto che,
secondo l'organizzazione
dei consumatori (e non
solo…) "con l'ultima legge
di stabilità nuovi aumenti in
vista nonostante un quadro
di deflazione".
La crescita più marcata dal
2004 al 2014 è stata quella
delle tariffe dell'acqua
ono almeno 7 anni che
si parla di crisi economica, ma anche immobiliare. Soprattutto in Italia:
di prezzi delle case in picchiata, di investimenti che
per questo motivo non renderebbero. C’è da aggiungere inoltre che poter contare su un appartamento di
proprietà oggi significa anche essere zavorrati dalle
tasse. Eppure mai come in
questo momento sarebbe
conveniente comprarne
uno. Se 10 anni fa ci volevano infatti ben 7,8 annualità di reddito per acquistare
un immobile, adesso ne servirebbero “solo” 5,8. Se
anche tutti i soldi che ogni
italiano guadagna fossero
destinati esclusivamente al
mattone e a nessun altro
scopo, ci vorrebbe comunque ancora un bel po’ per
S
coronare il sogno di una
vita. Un nido d’amore nemmeno troppo grande, di 65
metri quadri. Meglio di
niente, penserete.
Coi se e coi ma non si fa la
storia. Tant’è, i costi stanno
scendendo ancora. A evidenziarlo, l’ultimo studio di
Tecnocasa. Che, rispetto al
2013, rileva nella prima parte del 2014 una leggera diminuzione del numero di
buste paga necessarie per
procedere ad un rogito dal
notaio. Due anni fa le annualità necessarie all’acquisto erano 6. Ma è dal
2006-2007 che i prezzi sono
andati progressivamente diminuendo. Con il mercato
che ad oggi è ancora congelato.
Se nei primi anni del 2000
il valore delle case correva
verso i picchi più alti delle
quotazioni, adesso molti
operatori sostengono che
potremmo essere vicini al
punto più basso. Con i cali
che, seppur ridotti di intensità rispetto al recente
passato, non sono cessati.
Quale sarà l’andamento del
mercato immobiliare nel
2015? Sono in tanti a chiederselo dopo anni di ribassi. Secondo le previsioni,
l’anno appena iniziato sarà
caratterizzato da un trend
simile: la diminuita disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti e l’offerta
sul mercato ancora cospicua
fanno ritenere che i prezzi
chiuderanno tra -3 e – 1%.
La stabilità potrebbe raggiungersi nel 2016 e confermarsi nel 2017.
La crisi del mattone sta per
finire. O almeno questo sostengono gli esperti. Si intravede dunque la luce in
fondo al tunnel, con le compravendite destinate a salire
considerevolmente.
L
(+80,1%), dei
rifiuti
+70,3%), dell'energia elettrica (+48,4%), dei trasporti
ferroviari (+46,2%), del pedaggi autostradali (+46,5%),
del gas (+42,9%), dei trasporti urbani (+33,5%).Il
maggiore aumento si è registrato in servizi vitali per
le famiglie, unico dato in
controtendenza, -15,7% nei
servizi di telefonia.
Una seconda analisi, condotta dal Centro Ricerche
Economiche Educazione e
Formazione della stessa Federconsumatori, suddivide
invece l'andamento di queste tariffe in due fasi: una
precedente alla crisi dal
2002 al 2008, l'altra in piena
crisi dal 2008 al 20014.
Il risultato è che "nonostante
la crisi ed il concomitante
calo del potere di acquisto
delle famiglie, alcune tariffe
(acqua, rifiuti e trasporti)
sono aumentate in maniera
decisamente più pesante rispetto alla fase pre-crisi".
Questo denota - osserva ancora Federconsumatori come la concorrenza in alcuni servizi non ha funzionato o non è mai decollata,
la mancata vigilanza, il peso
sempre più forte della pressione fiscale e, in alcuni casi,
vere e proprie speculazioni
hanno portato ad un aumento insostenibile delle tariffe,
contribuendo cosi al grave
impoverimento delle famiglie a cui abbiamo assistito
nel corso degli ultimi anni".
"Quel che è peggio è che,
alla luce dei tagli agli enti
locali apportati dalla nuova
legge di stabilità, tali tariffe
sono destinate a schizzare
ulteriormente verso l'alto,
in un quadro di deflazione",
dichiara in una nota che accompagna la ricerca Mauro
Zanini, vice presidente della
Federconsumatori.
4
Mercoledì 28 gennaio 2015
Attualità/Esteri
IERI LA NASCITA DEL NUOVO GOVERNO GRECO, FRUTTO DELL’ALLEANZA TRA SYRIZA E ANEL
Tsipras mette un “falco” alle finanze
È Yannis Varoufakis l’uomo che andrà a discutere con l’Europa le misure anti-austerità:
considera sbagliato uscire dalla moneta unica e vuole istituire il reddito di cittadinanza
di Robert Vignola
l dado è tratto, il governo varato. La
Grecia si affida così a Tsipras e all’alleanza definita spuria con Anel. Che a
ben guardare spuria non è, laddove è
chiaro anche ai sassi delle più sperdute
isole dell’Egeo che il problema della Grecia
è solo uno e lo sarà per qualche anno: uscire
dalla crisi senza precedenti che sta letteralmente strozzando la popolazione.
Yannis Dragasakis sarà vice premier con delega
ai negoziati con l'Ue. Al leader del partito di
destra alleato di governo Panos Kammenos, è
stato assegnato un solo ministero, quello della
Difesa mentre agli Esteri va Nikos Kotzias. Ci
saranno solo 10 ministeri (al posto dei 16 del
precedente esecutivo di Andonis Samaras)
grazie all'accorpamento di alcune competenze
in quattro super-dicasteri. Ovviamente però
tutta l’attenzione era posta sulla riempitura
della casella strategica del nuovo esecutivo
ateniese. Ebbene, al di là della ben poca sorpresa al riguardo che ha destato nei più attenti
osservatori delle cose greche negli ultimi due
anni, alle Finanze è salito Yannis Varoufakis.
Di chi si tratta? Presto detto. Uno che viene
I
definito come un “falco”, un duro insomma, in
termini di accettazione prona delle politiche
di austerità dettate da Bruxelles, Berlino e
Francoforte. Ha 53 anni, doppio passaporto (è
per merita australiano) ed è stato consigliere
di George Papandreou: docente di Economia
alla Lyndon Johnson University di Austin, in
Texas, ha firmato numerosi testi sulla crisi finanziaria e sulla teoria dei giochi. È inoltre
l’autore della “modesta proposta” (che fa il
verso al testo dallo stesso titolo di Jonathan
Swift) per l’uscita dalla crisi dell’eurozona, genitura che condivide con gli economisti Stuart
Holland e James Galbraith. Ebbene, scorrendola
si scopre (anzi, si ha conferma) di come Varoufakis non prenda neanche in considerazione
l’idea di un’uscita dall’euro, ma di una redistribuzione interna all’Europa intera, attenta alle
fasce sociali deboli di qualsiasi Paese. Anche
ieri lo ha confermato in una breve intervista:
"Come ministro delle Finanze, posso assicurarvi
che non andrò all’Eurogruppo cercando una
soluzione che sia buona solo per il contribuente
greco e cattiva per l’irlandese, lo slovacco, il
tedesco, il francese e l’italiano". Piacerà? Sarà
percorribile?
Una risposta potrebbe già arrivare per domani,
quando è attesa ad Atene la prima visita ufficiale, quella del presidente dell’EuroParlamento, Martin Schulz, a Tsipras. Venerdì invece
il premier greco incontrerà il capo dell'Eurogruppo Jeron Dijsselbloem. L‘obiettivo, ha
spiegato il portavoce di Dijsselbloem è quello
di "fare reciproca conoscenza" tra il custode
della moneta unica e il nuovo premier ellenico
che ha fatto della contrarietà alle misure di
austerità imposte dalla troika (Bce-Ue-Fmi)
per salvare la Grecia dal fallimento, il cuore
del suo programma.
Al netto della letteratura sugli impegni che
vanno rispettati da una parte e sulla Europa
da ridisegnare dall’altra, è probabilmente con
la prossima settimana che gli analisti potranno
avere un più serio scenario di ciò che c’è da
aspettarsi dalla Grecia. A cominciare dalle
trattative per fine febbraio, quando scade
l’estensione temporanea del programma di
aiuti. E lo Stato non potrà, detta brutalmente,
pagare gli stipendi…
DALLA GERMANIA SEGNALI DI NERVOSISMO. LA BORSA DI ATENE PERDE IL 4%, MA SULL’EUROPA PESANO SOPRATTUTTO LE INCERTEZZE USA
Schaeuble: “Se il popolo ellenico soffre,
la colpa è di chi lo ha amministrato”
di Valter Brogino
ngela Merkel si dice “contraria e
sorpresa” per la possibile richiesta di taglio del debito da parte
di Tsipras: fino al 2020 Atene non
A
deve restituire gli aiuti e sono stati accordati interessi bassi. La frase è stata
detta dalla Cancelliera tedesca durante
una convention del suo partito, ma la
Merkel ha anche chiarito che vuole attendere che Tsipras, com'è suo diritto,
avanzi proposte. Una posizione più
morbida rispetto a quella volutamente
dura mostrata invece in mattinata dal
suo ministro Wolfgang Schaeuble. Secondo il quale l'economia greca soffre,
è vero, ma non è colpa dell'austerità
"tedesca" imposta dall'Ue o del programma di aiuti dell'Eurozona, quanto
piuttosto dei governi di Atene. Una dichiarazione questa invece registrata
nel centro del Continente, a Bruxelles,
dal ministro delle Finanze durante un
dibattito in commissione economica
del Parlamento europeo. "Le ragioni
della sofferenza del popolo greco non
sono legate alle decisioni della Germania, ma ad anni di fallimento delle
élite greche", ha detto Schaeuble.
Balletti di natura politica, che sbiadiscono comunque dinanzi a quelli di
natura economica, anzi finanziaria, cui
sono sottoposte le Borse europee da
quando il 2015 ha preso inizio. Ieri un
passo falso generalizzato, che alcuni
affrettati analisti hanno attribuito proprio
ai timori sul Grexit. Niente di più tacciabile di faciloneria in un quadro sempre più complesso e difficile. A tirare
verso il basso è stato invece l’altro
lato dell’oceano Atlantico: le piazze
europee sono state così presto contagiate dal cattivo umore di Wall Street
su alcuni dati deludenti e sull’attesa
per gli effetti della due giorni di politica
monetaria della banca centrale statunitense, la prima del nuovo anno.
Tant’è che l’euro è risalito sul dollaro.
La Grecia se mai è sullo sfondo: Atene
ha perso comunque quasi il 4%, anche
Milano però è stata debole: il listino è
terminato con un calo dello 0,53% sul
Ftse Mib, interrompendo la serie di
otto rialzi consecutivi, iniziata il 15 di
questo mese. Pesante l'aumento dello
Spread, che si attesta a 115 punti
base, con un deciso aumento di 6
punti base, mentre il Btp con scadenza
10 anni riporta un rendimento
dell’1,53%. Tra i mercati del Vecchio
Continente, indietreggia Francoforte,
con una flessione dell’1,57%, arretra
Londra dello 0,60%, mentre Parigi
chiude gli scambi con una perdita
dell’1,09%.
MESSAGGIO DI BERGOGLIO CHE INTANTO CONTINUA A FAR DISCUTERE PER L’UDIENZA DATA A UN TRANS
Il Papa e la Quaresima: troppa indifferenza
di Igor Traboni
infrancate i vostri cuori:
è questo il tema del
Messaggio per la Quaresima 2015 scelto da Papa
Francesco, che invita i cristiani
a dire no alla “globalizzazione
dell’indifferenza, a quella attitudine egoistica, di indifferenza, che ha preso oggi una
dimensione mondiale”.
“Quando noi stiamo bene e
ci sentiamo comodi – scrive
ancora il Pontefice nel suo
messaggio - certamente ci
dimentichiamo degli altri
(cosa che Dio Padre non fa
mai), non ci interessano i loro
problemi, le loro sofferenze
e le ingiustizie che subiscono,
R
allora il nostro cuore cade
nell’indifferenza: mentre io sto
relativamente bene e comodo,
mi dimentico di quelli che
non stanno bene”.
Quindi, l’esortazione per i
cristiani, l’ennesima da parte
del Papa argentino: “L’indifferenza verso il prossimo e
verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani.
La Chiesa è come la mano
che tiene aperta questa porta
mediante la proclamazione
della Parola, la celebrazione
dei sacramenti, la testimonianza della fede che si rende
efficace nella carità”.
Ma, a proposito di Papa Francesco, continua a far discutere
un nuovo gesto di Bergoglio
che sabato scorso, secondo
quanto riferito dal quotidiano
spagnolo “Hoy”, ha ricevuto
in udienza privata in Vaticano
un transessuale spagnolo, accompagnato dall'attuale fidanzata. Sempre secondo il
giornale iberico, Diego Neria
Lejarraga, ex donna di 48
anni, aveva scritto tempo fa
al Pontefice denunciando di
essere stato emarginato dalla
Chiesa nella sua città di Plasencia, dopo il cambio di sesso. Il Papa gli avrebbe quindi
telefonato due volte in dicembre e sabato l'ha ricevuto a
Santa Marta.
La notizia peraltro è trapelata
proprio in contemporanea
con l’apertura della confe-
renza episcopale italiana, nel
corso della quale il presidente,
cardinal Bagnasco, ha lanciato
un nuovo allarme contro “la
colonizzazione ideologica” in
atto a scapito della famiglia
naturale: "Non c'è famiglia se
non con il matrimonio uomodonna" , ha detto Bagnasco,
per poi aggiungere: "Si dice
famiglia, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio - che
ne riconosce in modo impegnativo la pubblica valenza e dai due generi".
Tra i più critici nei confronti
della nuova apertura ‘progressista’ di Bergoglio c’è ancora una volta Antonio Socci,
giornalista e scrittore, autore
del recente “Non è Francesco”, libro in cu si mette in
discussione la ‘rinuncia’ di
Ratzinger e il successivo conclave. “Ovviamente – scrive
Socci sulla sua pagina face-
book – qua non è in discussione l’accoglienza verso tutti
(che deve sempre esserci): il
problema è il messaggio
ideologico di rottura rispetto
al magistero di sempre”.
5
Mercoledì 28 gennaio 2015
Esteri
MENTRE A GINEVRA SI TRATTA, LA LIBIA È IN FIAMME: CONTINUANO ANCHE GLI SCONTRI A BENGASI
L’Isis alza la testa pure a Tripoli
Assalto dei miliziani al Corinthia, hotel di lusso al centro della capitale
Bagno di sangue: presi ostaggi, 8 morti, poi i terroristi si fanno esplodere
di Bruno Rossi
a Libia è in fiamme. E ad
appiccare nuovi roghi nella già martoriata nazione
dirimpettaia dell’Italia
sono i seguaci del Califfato. Che potrebbero avere il controllo di parti ben maggiori di quante, finora, sono attribuite all’Isis
nella caotica situazione.
Certamente in tal senso viene letto
da molti analisti il feroce attacco
portato ieri da miliziani dello Stato
Islamico al centro di Tripoli. Nel
mirino l’hotel Corinthia, albergo
di lusso dove alloggiano abitualmente diplomatici stranieri. Prima
di compiere l’irruzione, i terroristi
hanno fatto esplodere un’autobomba nel parcheggio dell’hotel. Al
momento della deflagrazione, la
maggior parte delle persone presenti nell’albergo, compreso il personale, è riuscita ad abbandonare
la struttura. L’attacco è stato presto
rivendicato dalla “filiale” locale di
Isis, il cosiddetto Califfato di Derna,
localizzato nella città che ai tempi
di Gheddafi era considerata la roccaforte della resistenza islamista
contro il colonnello. Un’offensiva
scatenata per vendicare la morte,
avvenuta in carcere negli Usa il 2
gennaio scorso, di Abu Anas alLibi, l’organizzatore degli attentati
contro le ambasciate americane
L
in Kenya e Tanzania del 1998, il
primo attacco attribuito ad al Qaeda. Il gruppetto dei miliziani entrati
in azione era abbastanza limitato,
cinque persone, che hanno approfittato del panico creato dall’esplosione per introdursi all’interno
dell’edificio, prendere alcuni ostaggi e poi asserragliarsi al ventitreesimo piano. Uno solo degli assalitori
è stato arrestato, gli altri si sono
fatti esplodere.
Soltanto in un secondo momento,
da fonti maltesi, si è saputo che il
probabile obiettivo dell’agguato
era il premier del governo a maggioranza islamista di Tripoli Omar
al Hassi, il quale è però riuscito a
fuggire prima dell’irruzione. Fatto
sta che il pedaggio pagato sul cam-
po è stato davvero alto: otto morti,
dei quali cinque stranieri e tre
agenti di sicurezza.
Ma non è solo Tripoli a preoccupare.
Nel frattempo, almeno 18 persone
sono state uccise e altri 44 feriti in
scontri a Bengasi, la seconda città
più grande della Libia. Qui sono
entrati in azione anche aerei dell’aviazione libica, che hanno bom-
bardato i quartieri occupati dagli
islamisti, non collegati all’Isis ma
più probabilmente ad al Qaeda,
che controllano la città da mesi e
contro i quali l’esercito fedele al
governo di Tobruk a scatenato da
settimane la sua offensiva. Azioni
militare sono state parallelamente
registrate nei porti e nei siti petroliferi della costa orientale.
Tutto ciò mentre continuano i colloqui
di pace iniziati a Ginevra, che mirano
a risolvere la crisi politica della nazione nordafricana. Proprio ciò che
l’azione di Tripoli punta a sabotare,
secondo il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni. “L’attentato è
un tentativo di boicottare, danneggiare e influenzare negativamente
gli sforzi in corso a Ginevra per riconciliare le parti in conflitto in Libia
e si tratta di un ulteriore sintomo
della pericolosità della situazione
nella regione”. La Farnesina e i
servizi di intelligence “stanno monitorando in queste ore le condizioni
di sicurezza a Tripoli”, ha assicurato
il titolare della Farnesina, aggiungendo che “teniamo costantemente
la situazione sotto controllo”. La speranza è che ciò valga anche per i
porti della costa occidentale libica,
quella dai quali partono i famigerati
barconi diretti in Italia. Non si sa
più, ormai, chi li controlla e l’escalation dell’Isis comincia a destare
preoccupazioni in tal senso.
DOPO L’ESCALATION MILITARE DEI GIORNI SCORSI, I SEPARATISTI VANNO ALLA CONTROFFENSIVA. E LA TENSIONE TRA RUSSIA E NATO SALE
Il conflitto in Ucraina prende una brutta piega
opo gli scontri e i bombardamenti degli ultimi
giorni, il governo ucraino ha introdotto lo stato
di emergenza nelle regioni "separatiste" di Lugansk e Donetsk.
Negli ultimi tre giorni, il bilancio
dei bombardamenti è stato
drammatico. Il governo ucraino
sta preparando l'evacuazione
in massa dei bambini dal Donbass, proprio alla luce alla luce
dell'intensificarsi degli attacchi
dei filorussi.
Il presidente russo Putin anche
ieri è tornato a definire l'esercito
ucraino una legione straniera
della Nato ed ha puntato il dito
contro l'operato dell'Alleanza
atlantica: "La Nato non persegue
gli interessi di Kiev, ma ha come
obiettivo geopolitico quello di
contenere la Russia. L'Ucraina
continua a rifiutare una soluzione
pacifica del conflitto ed ha usato
il cessate il fuoco solo per raggruppare le sue forze militari".
Immediata è arrivata la replica
della Nato, per voce del Segretario Generale Jens Stoltenberg, che ha definito "insensate"
le parole del presidente russo:
"Non c'è nessuna legione della
Nato, le forze straniere in Ucraina
sono russe. Condanniamo la
rapida escalation di violenze
lungo la linea del cessate il
fuoco da parte dei separatisti
appoggiati dalla Russia. Sono
D
inaccettabili. Le azioni violenze
e le affermazioni provocatorie
dei separatisti sono in diretta
contraddizione con gli accordi
di Minsk. La Nato chiede alla
Russia di fermare immediatamente il proprio sostegno ai
separatisti".
La tensione resta dunque altissima. Gli scontri si sono intensificati negli ultimi giorni nonostante gli inutili cessate il
fuoco sottoscritti a Minsk il 5
settembre e riconfermati, sempre solo sulla carta, il 9 dicembre e la settimana scorsa.
Il ministro degli Esteri russo,
Serghiei Lavrov, ha fatto sapere
che presto verranno avviati dei
contatti tra il governo di Kiev e
i miliziani separatisti del sudest ucraino. Lavrov ha inoltre
sottolineato che Mosca farà tutto
il possibile per riprendere il
processo di pace, che Kiev sempre secondo il capo della
diplomazia russa - tenta di "interrompere" con "l'uso della
forza". Lavrov ha poi aggiunto
che la Russia si aspetta che
l'Occidente, inclusi gli Stati Uniti,
fermi l'uso della forza nelle
zone di conflitto da parte di
Kiev. Lavrov si augura che "il
buon senso e gli interessi oggettivi e legittimi nazionali prevarranno" e l'Occidente non
imporrà nuove sanzioni contro
Mosca dopo l'escalation del
conflitto: "Sappiamo molto bene
- ha detto - come tali tragedie
sono usate cinicamente per distorcere la verità" e per "alimentare l'isteria antirussa".
Sul fronte separatista il leader
dell'autoproclamata "Repubblica" di Donetsk, Aleksander Zakharchenko, ieri ha negato l'intenzione di lanciare un attacco
diretto su Mariupol, città fedele
al governo di Kiev.
La crisi ucraina è seguita con
grandi apprensione anche dai
governi europei. Lunedì la cancelliera tedesca Angela Merkel
ha sottolineato la necessità di
"evitare una nuova escalation"
del conflitto in una conversazione telefonica con il presidente russo. La leader tedesca
ha inoltre esortato la Russia a
"usare insistentemente la sua
influenza" sui miliziani separatisti, che nei giorni scorsi hanno
annunciato una nuova offensiva.
La Commissione europea ha
intanto stanziato altri 15 milioni
di euro di aiuti a sostegno dell'Ucraina. I nuovi fondi saranno
destinati a cibo, acqua e medicinali per la popolazione di
Mariupol e delle zone colpite
dal conflitto.
La controffensiva dei ribelli sembra spaventare l'occidente. Ma
ora davvero conta poco chi vince o chi perde. Se tutti non troveranno una via per una soluzione pacifica, l'incendio acceso
nell'ex granaio d'Europa potrebbe espandersi, a vari livelli,
su tutto il Vecchio Continente.
Tatiana Ovidi
L’INDIZIO
A Mariupol soldati Usa
fra le truppe di Kiev
o scorso 24 gennaio le truppe della repubblica popolare
di Donetsk hanno attaccato
la città di Mariupol, un'importante
e strategica città sul Mar Nero,
provocando la morte di almeno
30 civili.
I filorussi avrebbero così la colpa
di aver rotto la tregua con l'esercito
di Kiev. Il condizionale però è
d'obbligo perchè, a leggere il tragico bollettino di attacchi e di
vendette tra filorussi e ucraini, si
scopre che negli ultimi mesi il
Donbass è stato ripetutamente
bombardato, che le popolazioni
russofone vivono sotto assedio,
senza acqua, elettricità e viveri. E
che Kiev non ha mai smesso di
inviare truppe, regolari e non.
Tuttavia è a Mariupol che bisogna
tornare per comprendere qual è
la tragica partita che si sta giocando in Ucraina.
La città è distrutta, le macchine
bruciate e bucate dai proiettili
sparati durante il conflitto tra filorussi ed esercito.
E proprio a Mariupol che troppi
soldati ucraini parlano un perfetto
americano.
L
Certo, questo, ovviamente, è solo
un indizio del fatto che i soldati
americani siano effettivamente in
Ucraina.
Un indizio che però ci spinge a
cercare ulteriori informazioni, che
ci portano ad una data ben precisa,
21 gennaio 2015, quando il generale Ben Hodghes, capo della
Us Army Europe, ha annunciato
che i soldati americani avrebbero
raggiunto l'Ucraina come addestratori dei soldati di Kiev.
A partire dalla primavera, inoltre,
i soldati americani avranno a disposizione, oltre ai carri armati,
vari mezzi di artiglieria e, soprattutto, i terribili missili FIM-92
Stinger.
Sembrerebbe proprio che la guerriglia ucraina stia ora per diventare
una vera e propria guerra.
Una guerra che si combatte a
suon di contractors e di soldati
in incognito. Una guerra civile
che rischia ora di avere ripercussioni internazionali. Quindi le accuse di Putin, che lunedì e ieri ha
definito l'esercito di Kiev una legione straniera della Nato, ci semT.Ov.
brano più che fondate.
6
Mercoledì 28 gennaio 2015
Da Roma e dal Lazio
MOBILITÀ KO
PROTESTE DEI GIOVANI DI FDI E NCD
Metro B (ancora) a passo d’uomo,
pendolari furibondi. Atac:“Scusateci”
Unioni civili, il voto
slitta ancora
Stefano Pedica (Pd) punge i vertici dell’azienda: “Farebbero bene a dimettersi”
etro B ko. E’ stata un’altra giornata
di rallentamenti e disservizi per
i passeggeri della metropolitana
di Roma. Le limitazioni sono iniziate sin dal mattino. Alle 7 e 30, infatti, la
linea B è stata sospesa per “un guasto alla
stazione di Laurentina”, ha fatto sapere
l’Atac su Twitter. Dopo qualche ora il disservizio è slittato fino alla stazione Libia,
interessando così pure la linea B1. Ma non
è tutto. E’ stato poi rallentato anche il servizio
del trenino Roma-Lido. Il caos. Tanto da
spingere centinaia di pendolari a prendere
d’assalto il profilo Twitter dell’azienda dei
trasporti di Roma Capitale.
“Fate proprio pena”, si è lamentato Maurizio.
Tra i tanti avvisi di “@infoAtac” c’è anche
lo sfogo di Emanuela, che ha scritto:“Allora
non è riattivato! Da mezz’ora a piazza Bologna aspettando la #metrob. Pessimi!”. Atac
le ha risposto: “E’ in arrivo un treno”. A
quel punto è intervenuto Gianluca, che si è
chiesto:“Ma come la gestite sta baracca?”.
Un utente, invece, ha scattato una foto e
lanciato l’allarme su Twitter, chiamando in
causa anche il sindaco Ignazio Marino:
“@InfoAtac @ignaziomarino termini adesso! Buongiorno e sveglia!”.
Non è iniziata per niente bene la giornata
per centinaia di romani, pendolari e turisti.
“Sentivamo puzza di gomma bruciata e ha raccontato un utente partito da Ostia solo dopo venti minuti di rallentamenti tra
M
Ostia e Casal Bernocchi ci hanno fatto
scendere”. Un altro si è sfogato così: “Non
ne possiamo più”. “Ogni giorno ce n’è
una”, ha detto Maria.
Come al solito, i più colpiti sono gli anziani.
“Mica tutti hanno un telefono che va su internet”, ha spiegato Laura.“Dobbiamo soltanto aspettare - ha detto rassegnata Giovanna - dopo anni ho imparato a rispondere
al cellulare, figuriamoci a navigare su internet”. Carlo non ha dubbi: “Andiamo
sempre peggio, questa è la verità: le tasse
aumentano, i servizi fanno pietà”.
E’ poi è giunta la nota di
Atac che “si scusa per i
disservizi procurati ai passeggeri”.
“Questa mattina (ieri,
ndr), a causa di un inconveniente tecnico, si sono
verificati rallentamenti sulla linea B fra le ore 7.30 e
le ore 9 che hanno portato
ad una sospensione del
servizio tra le 8 e le 8.15,
orario in cui sono stati risolti gli inconvenienti tecnici. La linea ha subito
forti rallentamenti e perturbazioni - si legge - fino
alla regolarizzazione avvenuta alle ore 9 circa.
Rallentamenti anche sulla
Roma-Lido a causa di guasti ad alcuni treni con attese, nell’ora di
punta, fino a 15 minuti”.
Puntuale come un orologio svizzero l’intervento di Stefano Pedica (Pd) contro i
vertici dell’azienda: “Possibile che tutti i
pendolari che ogni santo giorno prendono
i mezzi pubblici debbano sentirsi ripetere
il solito ritornello dei ‘guasti tecnici’? Che
immagine diamo della Città eterna ai turisti?
Invece di scusarsi per i continui disservizi
- ha concluso l’esponente democratico farebbero bene a dimettersi”.
Giuseppe Sarra
Intanto il centrodestra capitolino,
tranne la Belviso, ha presentato
una diffida al prefetto Pecoraro
onsiglio comunale
bloccato sulla delibera per l’istituzione
del registro delle unioni
civili. Anche ieri, infatti,
è caduto il numero legale. Quando mancavano
ormai da votare solo una
trentina di emendamenti,
il presidente del Consiglio Baglio ha dichiarato
tolta la seduta per la mancanza del numero legale.
L’Assemblea capitolina
tornerà a riunirsi questa
mattina alle ore 10.
Cori da stadio in Aula
Giulio Cesare. L’annuncio
dello slittamento era stato
preceduto e poi accompagnato dai cori “Voto!
Voto!” di diversi attivisti
Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender),
seduti nella platea.
Presente anche un nutrito
gruppo di giovani di Fratelli d’Italia -Alleanza nazionale, che nel corso della discussione ha intonato
l’Inno di Mameli, e del
Nuovo centrodestra. Non
sono mancati momenti di
C
tensione. I militanti del
partito che fa capo a Giorgia Meloni hanno scavalcato la recinzione di vetro
invadendo l’aula per
esporre striscioni e cartelli come “Difendiamo la
famiglia”.
Ne è seguito l’intervento
di alcuni agenti della Polizia locale con conseguente parapiglia, al termine del quale i manifestanti sono stati riportati
nell’area della platea, intonando il coro “Marino
vattene!”. Tensione anche
tra militanti e attivisti Lgbt,
che hanno urlato a più
riprese “Vergogna!” all’indirizzo dei giovani di
FdI e Ncd.
Intanto i gruppi consiliari
del centrodestra, tranne
Altra Destra guidato da
Sveva Belviso che voterà
a favore, hanno presentato una diffida indirizzata al prefetto di Roma,
Giuseppe Pecoraro, sulla
proposta di delibera sul
registro delle unioni civili.
DALLA PISANA
Il listino di Zingaretti entra nel Pd, un’idea che non piace a tutti
l progetto era in gestazione da
diversi mesi ma adesso prende
realmente corpo: i consiglieri regionali di Per il Lazio (composto da
tutti coloro che sono stati eletti alla Pisana con il listino del presidente della
Regione, Nicola Zingaretti) entreranno
nel gruppo del Pd. Ma non tutti. Infatti,
Marta Bonafoni non seguirà nella nuova avventura ‘democrat’ il capogruppo
Riccardo Valentini e gli altri consiglieri
Cristiana Avenali, Daniela Bianchi,
Cristian Carrara, Baldassarre Favara,
Rosa Giancola, Gian Paolo Manzella,
Daniele Mitolo e Maria Teresa Petrangolini ma troverà collocazione in
un altro gruppo (forse Sel, alla luce
dell’assemblea nazionale che si è tenuta a Milano dove il partito di Vendola
si è messo a disposizione per la co-
I
struzione di un soggetto unitario della
sinistra italiana), perché comunque
l’esperienza di Per il Lazio finirà.
A sancire il transito dei nove consiglieri
una serie di incontri. A cominciare
dalla settimana scorsa, quando Per il
Lazio si è riunito, per poi essere ricevuto poche ore dopo dal presidente
Zingaretti, fino ai due 'tavoli' finali, che
si sono svolti nella tarda mattinata e
nel primo pomeriggio di ieri in Consiglio regionale e che hanno visto
protagonista Fabio Melilli: il segretario
del Pd Lazio prima ha parlato (per la
prima volta) con 8 dei 10 componenti
del listino presenti (assenti Bonafoni
e Carrara, quest’ultimo fuori Roma)
per illustrare le ragioni di questa operazione e soprattutto ‘tranquillizzarli’
sulla libertà di azione che continue-
ranno ad avere anche in futuro, quindi
si è incontrato col gruppo del Pd,
compreso Zingaretti.
In questa seconda riunione alcuni
consiglieri democratici avrebbero
sollevato l'istanza del ritiro di tutte le
deleghe ricoperte alla Pisana (da redistribuire successivamente) proprio
in virtù dell’ingresso dei nuovi componenti ma sembra che la 'mozione'
sia stata respinta. Secondo quanto
appreso dall’agenzia Dire, il passaggio
dovrebbe diventare effettivo nella
prossima settimana e i nuovi arrivati
dovrebbero iscriversi tutti al Pd. In
realtà qualcuno la tessera del partito
già ce l’ha, come Rosa Giancola che
sul suo profilo Facebook ha postato
una lettera inviata a Gianni Cuperlo
(che l’esponente di Sinistra Democratica ha condiviso) dove, tra le altre
cose, dice di avere votato la sua mozione al congresso.
Dire
IL CASO DELLE CONCESSIONI DEL FIUME SISTO
Ormeggiatori davanti la Regione:“Ci è stata richiesta una tangente”
n’altra protesta davanti
la sede della Regione
Lazio da parte degli ormeggiatori del fiume Sisto di
Terracina, in provincia di Latina. Ieri mattina, tre persone
si sono arrampicate sugli alberi di fronte l’ente regionale
per protestare contro presunte
irregolarità nella concessione
degli ormeggi. Tra i due platani di fronte ai cancelli hanno
steso uno striscione con scritto
“La mafia bianca ci vuole di-
U
struggere” e “Se non vuoi
morire paga il pizzo all’Ardis”.
Su uno dei due alberi anche
due donne, insieme ad un
anziano, che già nei mesi passati aveva messo in atto una
simile protesta. Sul posto sono
intervenuti quattro mezzi dei
Vigili del fuoco, un’ambulanza
e le forze dell’ordine.
L’uomo, che ha detto di aver
denunciato il presunto tentativo di tangente e di non
aver ottenuto alcun effetto, ha
minacciato di gettarsi dall’albero, qualora non fosse stato
ascoltato.
“Ci è stata richiesta una tangente per le concessioni ha spiegato l’anziano sull’albero - ma non abbiamo accettato. Lo scorso giugno ha aggiunto - un dirigente
regionale ha fatto un sopralluogo e ci ha detto che avevamo ragione, ma poi non ci
ha fatto sapere nulla”.
“L’area in questione è sottoposta a sequestro della magistratura. Comunque entro
la fine dell’inverno, come già
stabilito, verranno riesaminate
tutte le concessioni della zona.
La prossima settimana inoltre
verrà effettuato un nuovo sopralluogo su tutte le aree del
fiume Sisto”, ha fatto sapere
la Regione Lazio, rispondendo
alle proteste contro presunte
irregolarità nella concessione
degli ormeggi.
7
Mercoledì 28 gennaio 2015
Da Roma e dal Lazio
NEL 2014 6,4 MILIONI DI PASSEGGERI IN PIÙ RISPETTO AI DODICI MESI PRECEDENTI
LATINA
Il traffico aereo torna a crescere,
Fiumicino primo scalo italiano
Muore tentando di salvare
il fratello che stava
per suicidarsi
onostante le difficoltà, il Belpaese resta
una delle principali
mete preferite al
mondo. A testimoniarlo sono
i dati del traffico aereo del
2014, che sono tornati a crescere dopo due anni di contrazione. Gli scali di Roma
Fiumicino, Milano Malpensa,
Milano Linate, Bergamo e
Venezia si confermano i primi cinque aeroporti italiani
per numero di passeggeri
transitati. Il sistema aeroportuale italiano ha infatti
registrato, in confronto ai
dodici mesi precedenti, un
incremento del traffico passeggeri pari al 4,5% e un
aumento dei volumi di merce trasportata pari al 5%.
Inoltre, la valenza della crescita del trasporto aereo nel
2014 è resa ancor più significativa dal fatto di essere
superiore di 1,7 milioni di
passeggeri rispetto ai volumi
di traffico del 2011, ultimo
anno di crescita del traffico
aereo italiano.
Entriamo nel dettaglio. I passeggeri transitati nei 35 scali
aeroportuali italiani monitorati da Assaeroporti, sono
stati, nel corso del 2014,
150.505.471, corrispondenti
atina sotto choc
per la morte di
Trieste Rocco,
61 anni. L’uomo, forse
allarmato dai vicini,
stava cercando di salvare la vita del fratello
più giovane Carlo,
44enne, che aveva
deciso di suicidarsi.
Invece è morto inciampando
e sbattendo violentemente la
testa a terra, mentre stava
scavalcando la recinzione. E’
l’incredibile storia di due fratelli del capoluogo pontino.
L’incidente è accaduto lunedì
sera intorno alle 20 e 30.
Riavvolgiamo il nastro di questa assurda vicenda. Secondo
quanto ricostruito, il 44enne
aveva deciso di togliersi la
vita aprendo la bombola del
gas nell’appartamento in via
Gran Sasso d’Italia, che si
trova alla periferia di Latina,
dove i due vivevano insieme.
Allarmato forse dai vicini di
casa, l’uomo ha deciso di rientrare a casa il prima possibile,
preoccupato dallo strano atteggiamento di Carlo. Il fratello,
infatti, non rispondeva alle sue
chiamate. Il telefono squillava
inutilmente. A quel punto, la
preoccupazione ha preso il
sopravvento. “C’è qualcosa
L
N
a 6,4 milioni di passeggeri
in più rispetto al 2013. Non
solo. Si riscontra un aumento
del traffico complessivo dei
movimenti degli aeromobili
pari allo 0,6%, per un totale
annuo di 1,4 milioni di movimenti.
Qualcosa si muove anche
sul fronte economico. Sul
risultato complessivo ha infatti inciso positivamente
sia la ripresa del traffico
nazionale, che registra un
incremento del 2,5% in confronto al 2013, sia la netta
crescita del traffico internazionale, con un +5,9%, e
in particolare del traffico
dell’Unione europea che è
aumentato di 7,5 punti percentuali rispetto all’anno
precedente.
Ma c’è dell’altro. Si evidenzia l’incremento del numero
dei passeggeri ha interessato la quasi totalità degli
scali italiani, attestando una
capacità di crescita del traffico aereo in tutte le aree
della nostra penisola, comprese le isole.
Estremamente positivo il
dato relativo al trasporto
merci, che lo scorso anno è
aumentato di ben del 5%
rispetto al 2013. Il totale
delle merci movimentate si
è attestato a 952.082 tonnellate, superando addirittura
di 12 mila tonnellate il volume registrato nel 2011.
Un settore importante del
prodotto interno lordo italiano. Come testimonia un
recente studio di Aci Europee, che fa notare come gli
aeroporti europei siano parte
integrante della crescita economica del continente, generando nel complesso 675
miliardi di euro all’anno, pari
al 4,1% del Pil europeo.
Marco Compagnoni
che non va”, avrà pensato.
E così giunto fuori la sua abitazione, probabilmente in carenza di chiavi, ha provato ad
entrare nella villetta scavalcando la recinzione.
Forse ha messo male un piede, oppure ha perso improvvisamente l’equilibrio oppure
è stato colpito da un malore.
Il fratello maggiore è caduto
violentemente a terra sbattendo la testa. Per lui non c’è
stato nulla da fare. E’ morto
pochi minuti dopo. Il personale del 118 giunto sul posto
non ha potuto far altro che
constatare il decesso. Fatale
è stato il trauma cranico riportato in seguito alla caduta.
Il fratello più giovane si è invece salvato, e ora è in stato
di choc ed è seguito da
un’equipe medica. Sul caso
indaga la polizia di Latina per
chiarire alcuni aspetti della
dinamica dell’incidente. M.C.
IL GIORNALE D’ITALIA INFORMA
La Regione Lazio
cerca 15 esperti
d’area Socio-sanitaria
Possono partecipare i soggetti
in possesso del diploma di Laurea
Magistrale o specialistica o di
vecchio ordinamento in Medicina
e Chirurgia. Il bando è aperto anche
ai cittadini extra Ue
a direzione “Risorse umane e Sistemi informativi”
della Regione Lazio ha indetto un concorso per
l’assunzione di 15 unità a tempo pieno ed indeterminato per il profilo di Esperto Area Socio-sanitaria,
categoria giuridica “D” posizione economica iniziale
“D1”, nel ruolo del personale non dirigenziale
della Giunta.
La scadenza della presentazione delle domande è
fissata per il 29 gennaio 2015 entro e non oltre le
ore 12.
Dopo di che una successiva determina regionale ha
ammesso a partecipare anche “i familiari dei cittadini
degli Stati membri dell’Ue non aventi cittadinanza di
uno Stato membro che siano titolari del diritto di
soggiorno o del diritto di soggiorno permanente e i
cittadini di Paesi terzi, che siano titolari del permesso
di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o
che siano titolari dello status di rifugiato, con un’adeguata conoscenza della lingua italiana”.
L
Quindi le domande per i soli soggetti destinatari
dell’integrazione dovranno pervenire entro le 12
del 30esimo giorno decorrente dalla predetta data.
Soggetti beneficiari
Sono ammessi a partecipare i soggetti in possesso
del diploma di Laurea Magistrale o specialistica o
di vecchio ordinamento in Medicina e Chirurgia,
dell’abilitazione all’esercizio della professione
medica, dell’iscrizione all’ordine dei medici-chirurghi,
dell’esperienza specifica documentata in campo
epidemiologico e nei sistemi di classificazione
ICD-9-CM e di codifica della scheda di dimissione
ospedaliera.
Presentazione delle domande
La domanda, alla quale devono essere allegati la
copia di un documento di identità e il curriculum
vitae, potrà essere indirizzata con le seguenti modalità:
- con raccomandata con ricevuta di ritorno alla Regione Lazio – Direzione Regionale
Risorse Umane e Sistemi Informativi - Via Rosa
Raimondi Garibaldi, n.7 – 00147 Roma, indicando
tassativamente sulla busta “Concorso per 15 posti
di Esperto Area Socio-sanitaria”;
- tramite posta elettronica certificata all’indirizzo [email protected],
indicando all’oggetto: “Concorso per 15 posti di
Esperto Area Socio-sanitaria”;
- consegnata a mano al Servizio “Accettazione corrispondenza” ubicato nell’edificio
“B” della sede suddetta, indicando sulla busta
“Concorso per 15 posti di Esperto Area Socio-sanitaria”.
Prova preselettiva
Nel caso in cui il numero dei candidati sia pari o
superiore a 5 volte il numero dei posti messi a
concorso, l’amministrazione potrà procedere all’espletamento di una prova preselettiva per determinare l’ammissione dei candidati alle successive
prove scritte. La prova preselettiva è articolata in
quesiti a risposta multipla riguardanti l’accertamento
della conoscenza delle materie previste dal bando
di concorso per l’espletamento delle prove scritte.
Prove d’esame
L’esame consisterà in due prove scritte e in una
prova orale. La prima prova scritta consisterà
nello svolgimento di un elaborato nelle seguenti
materie: Epidemiologia e demografia, Organizzazione sanitaria, Programmazione sanitaria, Normativa nazionale e regionale in materia di controlli,
Livelli Essenziali di Assistenza, Modelli assistenziali
e sistemi di remunerazione delle prestazioni sanitarie.
La seconda prova scritta, invece, consisterà nella
risoluzione di casi pratici relativi a codifica di
episodi assistenziali con il sistema di classificazione
ICD-9-CM.
La prova orale, comprendente anche l’accertamento
della conoscenza dell’uso delle apparecchiature e
delle applicazioni informatiche più diffuse e di
una lingua straniera a scelta tra inglese e francese,
verterà sulle materie delle prove scritte, sulla conoscenza dei principali strumenti di valutazione
dell’appropriatezza organizzativa (manuali PRUO)
e sulla normativa regionale relativa all’attività di
controllo con riferimento anche all’ambito dell’assistenza specialistica ambulatoriale.
Titoli di preferenza
I candidati che abbiano superato la prova orale e
intendono far valere i titoli di preferenza, a parità
di merito, devono far pervenire alla Regione Lazio,
entro il termine perentorio di giorni 15 (quindici)
a decorrere dal giorno successivo a quello nel
quale gli stessi hanno sostenuto la prova orale, i
documenti, già indicati nella domanda, redatti
nelle apposite forme, attestanti il possesso dei
titoli.
I titoli che, a parità di merito, danno diritto a preferenza sono quelli indicati dall’art. 5 del D.P.R. 9
maggio 1994, n. 487, nell’ordine ivi indicato.
8
Mercoledì 28 gennaio 2015
Storia
IL GIORNALE D’ITALIA E MUSSOLINI /21
La Milizia Ferroviaria: 14 legioni e 25mila uomini
“Il viaggiatore deve vedere nel milite, che silenzioso e pronto
percorre i corridoi dei treni o vigila alle stazioni, l’emblema dell’Italia nuova”
di Emma Moriconi
l viaggio nel tempo di oggi
ci porta al 23 luglio del
1929, con un’intervista del
Giornale d’Italia al Console
Generale Raffaldi.
Come sempre cominciamo col dire
qualche parola su Vittorio Raffaldi:
volontario nella Grande Guerra,
ufficiale del Genio Zappatori, si
era distinto nelle azioni del Podgora, del Sabatino, del Monte Santo,
del San Gabriele, del Monte Tomba, del Grappa, di Col Moschin,
dello Stelvio. Rimasto gravemente
ferito in un combattimento sul San
Gabriele, ebbe due medaglie al
valore sul campo e la promozione
a capitano. Dopo la guerra era entrato nei Fasci di combattimento,
nel 1920 era stato eletto consigliere
comunale a Verona e nel 1923 sindaco della città.
Nel 1929 Raffaldi è comandante
della Milizia ferroviaria e in questa
veste rilascia l’intervista al nostro
quotidiano di cui parliamo oggi.
Intanto possiamo rapidamente ricordare come la Milizia ferroviaria
fu istituita con Regio Decreto Legge
del 20 ottobre 1924 e poi meglio
disciplinata con un altro Regio Decreto Legge nel giugno del 1925.
“Essa – scrive Il Giornale d’Italia
– fa parte delle forze armate dello
Stato, dipende disciplinarmente
dal Comando Generale della Milizia e per l’impiego tecnico dal
Ministero delle Comunicazioni, tu-
I
tela gli interessi dell’erario e il
mantenimento dell’ordine nell’ambito del servizio ferroviario, esercita
vere e proprie funzioni di pubblica
sicurezza e polizia giudiziaria”.
Nell’intervista che segue, Raffaldi
spiega la struttura della Milizia,
specificando che vi sono 14 legioni
“con sede nei 13 Compartimenti
e in Sardegna” e aggiungendo
che “nel campo tecnico ogni legione agisce per mezzo di un Comando da cui dipendono da 5 a 9
Comandi di stazione di seconda
classe. Nel campo militare, invece,
ogni legione comprende da 3 a 5
centurie. I Comandi di legione –
continua – corrispondono ai Compartimenti, i Comandi di stazione
e di coorte agli altri organi delle
ferrovie. Tutti i Comandi sono organizzati con perfetto stile fascista:
pochi ufficiali, pochi militi, massimo
rendimento”.
Alla domanda “quanti sono i ferrovieri iscritti alle legioni della
Milizia?” il Console risponde “Circa 25 mila, dei quali solo 5 mila in
servizio vero e proprio di Milizia:
gli altri attendono al normale lavoro
ferroviario” e poi aggiunge “L’efficienza e l’organizzazione dei reparti sono così regolari che essi
in poche ore possono passare dalla
forza minima di 5 mila uomini alla
forza massima di 25 mila, in com-
pleto equipaggiamento. Nonostante le
difficoltà di curare le
esercitazioni di carattere militare, dato lo
speciale servizio che
disimpegna, la Milizia
ferroviaria ha un addestramento ch’è ottimo da tutti i punti
di vista e che ha riscosso spesso il plauso delle gerarchie del
Regime”. E ancora:
“Tutti gli ufficiali e i
militi sono iscritti al
Partito e all’Associazione fascista dei ferrovieri: molti provengono dalle squadre
di azione e oltre 10
mila sono gli ex combattenti, due dei quali
decorati di medaglia
d’oro, 125 di medaglia d’argento, 242 di
medaglia di bronzo”.
Tra i compiti della Milizia ferroviaria ci sono anche quelli
di polizia politica e giudiziaria,
dunque esercita, per esempio, il
controllo sull’esportazione degli
agrumi e della verdura, la scorta
di carte-valori, la scorta e l’assistenza di bambini italiani residenti
all’estero e che vengono ospitati
dalle colonie marine e montane,
la sorveglianza sui treni speciali
per pellegrinaggi e adunate.
Quanto alle iniziative prese dai
Comandi, Raffaldi spiega che
“ogni legione possiede una biblioteca e promuove conferenze
di carattere professionale e militare” poi aggiunge che “allo sport
è stato dato un vigoroso impulso:
abbiamo palestre bene attrezzate
con sale di scherma e pugilato, e
i nostri ‘sportivi’, sia ufficiali che
militi, hanno ottenuto buoni successi in molte gare”. Il giornalista
riporta le parole di Mussolini
sulla Milizia: “Il viaggiatore deve
vedere nel milite, che silenzioso
e pronto percorre i corridoi dei
treni o vigila alle stazioni, l’emblema dell’Italia nuova, e tale impressione deve essere la migliore”. Conclude con un richiamo
ai militi ferrovieri che hanno perso la vita nell’adempimento del
dovere e ricorda le figure di Giuseppe Bagnati, Leo Mongardi e
Giuseppe Paggetto, “assassinati
dai sovversivi”, di Michele De
Carlo, “aggredito a Capua da
spiomba tori di carri e poi gettato
nel Volturno”, di Ugo Dal Fiume,
“ucciso in un inseguimento da
banditi sloveni che avevano assalito e rapinato alcuni agenti
ferroviari” e di Alfredo Coletti,
“il quale, per strappare alla morte
un bambino che stava per essere
investito da un treno alla stazione
di Avezzano, rimase vittima del
suo eroismo, lasciando sul corpo
del bimbo superstite brandelli
di carne e lembi insanguinati di
camicia nera”.
Il Corpo portuario: pubblica sicurezza e polizia giudiziaria
L’intervista al console generale Dupanloup del 24 luglio 1929: “Grazie all’assidua vigilanza nei porti non si ruba più”
iamo ancora nel luglio del 1929 e parliamo della Milizia portuaria, la struttura
impiegata nel servizio di polizia marittima e portuale “nei porti e lungo il litorale
marittimo sia a terra che a mare” oltre che
nei “servizi complementari di polizia militare
e di polizia ordinaria”.
Al vertice della Milizia portuaria c’è il Console Generale Amilcare Dupanloup, definito
dal cronista “capo amatissimo dei militi
portuarii, ai quali ha dato in breve tempo
un inquadramento così perfetto che non
teme affatto il confronto con quello di altri
Corpi più anziani e più numerosi”. Dupanloup è stato volontario nella Grande Guerra,
dove volle essere assegnato ai reparti d’assalto, “ardito, mutilato, tre medaglie d’argento,
di cui una ‘motu proprio’ di S. M. il Re sul
campo, una medaglia di bronzo, una promozione straordinaria”. Egli è “Capo del
Fascismo di Savona, dove nell’agosto del
’22 occupò con pochi animosi il Municipio
tenuto dai comunisti; Comandante degli
squadristi liguri nelle giornate dell’ottobre
del 1922 e promosso allora Console sul
campo; Comandante interinale della III Zona
della Milizia”.
Ecco cosa dice al giornalista de Il Giornale
d’Italia: “Come le altre specialità della
Milizia [quella Portuaria] fa parte delle
forze armate dello Stato e dipende disciplinarmente dal Comando Generale della
Milizia e per l’impiego speciale dal Ministero
delle Comunicazioni. La sua creazione rispondeva a un bisogno veramente sentito
per la sicurezza dei nostri porti che risen-
S
tivano dei turbamenti interni del dopoguerra: le operazioni di carico e scarico non
procedevano speditamente, i furti erano
all’ordine del giorno, i furti erano all’ordine
del giorno, la emigrazione clandestina non
era repressa”.
Spiega poi l’impegno della Milizia Portuaria
nei vari porti d’Italia e fornisce qualche numero: “arresti per reati politici 178, arresti
per reati comuni 1131, fermi per misure di
pubblica sicurezza 8285, contravvenzioni
varie 10.887” e aggiunge: “e, poiché grazie
all’assidua vigilanza nei porti non si ruba
più, si può valutare facilmente l’ammontare
delle perdite risparmiate allo Stato e ai privati: si tratta di decine di milioni”.
Infine riferisce circa una convenzione con
l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, che
“stabilisce il rilascio di una polizza a tutti
gli appartenenti al nostro Corpo, secondo
determinate norme e mediante il contributo
dello Stato: forma di quiescenza, questa,
che offre a chi ne gode considerevoli vantaggi. Altre convenzioni ci riguardano – aggiunge ancora – e sono quelle tra noi e
l’Autorità marittime di Napoli e Venezia per
mezzo delle quali ci vengono concessi
mutui per la costruzione delle nostre caserme in quelle città. La Milizia portuaria –
precisa poi – ha già caserme proprie a Genova, Savona, Livorno e Ancona”. Il nostro
piccolo viaggio odierno finisce qui, nella
prossima puntata parleremo dei postelegrafonici e del’Associazione Nazionale dei
Volontari di Guerra.
[email protected]
9
Mercoledì 28 gennaio 2015
Dall’Italia
ORRORE A PAVIA
Segregata in casa e denutrita: fermato il convivente
Laura Carla Lodola è stata trovata dai sanitari in condizioni disperate, pesa quindici chili
ed è coperta di piaghe da decubito. Un operatore: “Sembrava una piccola mummia rattrappita”
ra ridotta uno scheletro, dal peso
di poco superiore ai quindici chili.
Orrore ieri mattina a Pavia dove
una donna era segregata in casa
dal convivente e tenuta in un forte
stato di denutrizione.
La vittima, Laura Carla Lodola, 55 anni, è
stata ora ricoverata al Policlinico San Matteo
di Pavia in condizioni gravissime: si troverebbe
in fin di vita.
Il convivente della donna Antonio Calandrini,
60 anni, è stato fermato con l’accusa di abbandono di incapace e sequestro di persona.
Era stato proprio lui lunedì mattina, verso le
sei meno un quarto, a chiamare il 118 richiedendo l’intervento di un’ambulanza perché la 55enne era priva di conoscenza e
non si muoveva.
I volontari della Croce Rossa accorsi sul
posto, in un condominio di via Tasso, si sono
trovati davanti a una scena raccapricciante e
“mai vista in tanti anni di lavoro” come ha
spiegato qualcuno di loro. La donna era
ridotta a uno scheletro, coperta di piaghe
da decubito e costretta a letto forse da anni,
in condizioni igieniche disastrose e con
un’alimentazione pressoché inesistente. “Sem-
E
brava una piccola mummia rattrappita”, ha
detto scioccato un operatore sanitario. I paramedici l’hanno caricata sull’ambulanza e
trasportata al pronto soccorso dove il personale medico si è immediatamente reso conto
che le condizioni della donna erano disperate.
I medici del pronto soccorso hanno provveduto poi a fare una segnalazione ai carabinieri
che hanno aperto un’inchiesta sul caso. L’appartamento è stato sequestrato dalla magistratura e gli investigatori della squadra mobile hanno interrogato per ore il convivente
Antonio Calandrini e i vicini per accertare
eventuali responsabilità. L'obiettivo degli inquirenti è capire se l’uomo abbia costretto
la compagna a vivere in quelle condizioni
al limite della sopravvivenza.
I vicini di casa hanno riferito che le urla
erano aumentate nelle ultime settimane:
“Sono anni che sentivamo urla tremende e
due volte erano anche intervenuti carabinieri
e polizia. Erano entrati in casa, avevano parlato con loro, li avevano calmati ed erano
andati via. Ma i litigi e le urla erano continuate:
sentivamo quasi sempre la voce di una
donna. Dallo scorso mese di settembre abbiamo iniziato a sentire le voci di due donne
ma non ho mai capito chi fosse la seconda”,
racconta un’inquilina.
Gli inquirenti stanno ora tentando di ricostruire la vicenda, intanto l’uomo è stato
fermato.
Barbara Fruch
CLAMOROSO TENTATIVO DI RAPINA A QUINTO VERCELLESE (BIELLA)
Assalto al caveau con kalashnikov: caccia alla banda
Colpo all’istituto Fidelitas. I banditi hanno ingaggiato una sparatoria con i carabinieri
poi, per coprire la fuga, hanno dato fuoco ad almeno cinque automobili risultate rubate
lamoroso tentativo di rapina nella
notte tra lunedì e martedì, intorno
alle 4, a Quinto Vercellese, alle
porte della provincia di Biella.
Un commando di una decina di banditi,
che aveva tentato senza successo di
assaltare il caveau dell’istituto di vigilanza Fidelitas con una ruspa, ha ingaggiato una sparatoria con i carabinieri
intervenuti sul posto. Dopo lo scontro
a fuoco, i malviventi hanno dato fuoco
C
ad alcune auto per coprirsi la fuga e
sono riusciti a far perdere le tracce.
A dare l’allarme ai militari dell’Arma,
secondo le prime informazioni raccolte,
sarebbe stato un vigilante dell’istituto
stesso. I malviventi si sono presentati
con un camion, dal quale hanno scaricato la ruspa con cui hanno tentato
di demolire il muro di cinta e raggiungere il caveau, dove è custodita un’ingente somma di denaro.
Sono però scattati subito i protocolli
di sicurezza e il personale di vigilanza
è riuscito a respingere il commando,
facendo intervenire i carabinieri.
Nel conflitto tra i militari e i banditi,
coperti con passamontagna e armati
presumibilmente di kalashnikov, sono
stati sparati molti colpi di arma da
fuoco. Sarebbero almeno dieci i bossoli
rinvenuti a terra.
Poi sono fuggiti dando fuoco ad alcune
automobili, almeno cinque che sono
risultate rubate, e alcune con targa
straniera. Si tratta infatti di mezzi posizionati apposta dai malviventi per
evitare di essere seguiti e non di vetture
parcheggiate. Con questo stratagemma
la banda ha bloccato tutte le strade di
accesso al paese: quelle per Villata,
Collobiana, Olcenengo e Biandrate.
Il commando sarebbe dunque fuggito
a piedi nelle campagne circostanti favoriti dal buio, facendo perdere le proprie tracce.
Immediate le ricerche, con i militari
del comando di Biella impegnati in
una serrata caccia all'uomo.
L'assalto è comunque fallito, e dunque
non è stato prelevato nulla, perché la
banda ha sbagliato il lato dell'edificio
in cui si trova il caveau. “Alle 3 abbiamo
sentito urla e diversi spari provenire
dalla sede della Fidelitas – ha detto
Alessandra Ticozzi, vicesindaco del
paesino da 400 anime – molti cittadini,
svegliati nel cuore della notte, si chiedevano cosa stesse succedendo”.
Dalle modalità del colpo si ritiene che
si tratti di una banda altamente organizzata, in grado di impiegare molte
risorse nel pianificare l'assalto. Vista
le tecnica usata potrebbe trattarsi anche
di terroristi alla ricerca di autofinanziamenti. Le indagini si svolgono in
C.B.
tutte le direzioni.
L’OPERAZIONE DEI ROS A THIENE, NEL VICENTINO
Sventato il sequestro del figlio di un imprenditore
Tre al momento le persone arrestate: si tratta di due veneti e un emiliano colti in flagranza
di reato. Il gruppo sarebbe stato intenzionato a chiedere un riscatto da uno a due milioni di euro
vrebbero chiesto un riscatto tra uno o due milioni di euro. Per questo
motivo avevano pianificato il
sequestro del figlio di un imprenditore veneto. Ma il piano
è stato sventato dal Ros dei
carabinieri.
Tre le persone arrestate, proprio mentre stavano cercando
di mettere in atto il rapimento.
Si tratta di due veneti e un
emiliano. Obiettivo dei malviventi era un 13enne che
vive nella zona di Thiene, nel
Vicentino, figlio di Bernardo
Bassan, titolare di un'azienda
di import-export di bevande
e catering, specializzata nella
produzione e commercializzazione di birre.
A
Ieri mattina, poco dopo le
sette, la madre e il figlio stavano per uscire di casa per
andare a scuola. Ad attenderli,
in un parcheggio vicino all’abitazione, c’erano i malviventi. Nel loro piano, dovevano
simulare una rapina, ma sono
stati fermati dai carabinieri.
Oltre ai carabinieri del Ros
l’operazione ha visto impegnati anche i militari di Vicenza e di Rovigo. L'indagine
degli investigatori era stata
coordinata e avviata da settimane senza che la famiglia
Bassan ne fosse al corrente
ma creandole attorno un cordone di protezione. All’origine
dei controlli il fermo di una
rodigina, ora indagata, che
avrebbe rifiutato proposte di
affiliazione alla banda avanzate degli organizzatori del
rapimento.
Sarebbero stati dei gravi problemi finanziari dei tre arrestati a far maturare il progetto
di sequestro del giovane thienese. Il capo della banda, per
la Procura, era un imprenditore padovano che conosceva
la famiglia dell’imprenditore
e che aveva con la sua azienda una serie di debiti.
Gli altri due finiti in manette
sono padre e figlio residenti
a Occhiobello (Rovigo) e Ferrara. Il terzetto, rimasto in silenzio dopo le manette, sarebbe stato intenzionato a
chiedere un riscatto per il
13enne pari a una cifra tra
uno o due milioni e aveva organizzato il nascondiglio del
rapito in un casolare abbandonato.
Pochi per ora i commenti filtrati da casa Bassan. La signora si è detta incredula e
ha chiesto ai carabinieri se
tutto fosse reale o non si trovasse davanti a una sorta di
film o di “Scherzi a parte”. Il
ragazzo invece è scoppiato
in lacrime.
“Lo Stato - ha commentato il
procuratore Adelchi d’Ippolito
- è arrivato prima. Non è stato
esploso un solo colpo, operazione con massimo intelligenza e abilità”.
Sulla vicenda è intervenuto
anche il governatore del Veneto. “Il bollettino di guerra
della criminalità in Veneto si
allunga a dismisura. Ieri (lunedì, ndr), nella sola provincia
di Treviso si sono rischiate
due tragedie; a Belluno il nuovo Questore mette i furti in
cima alla classifica delle preoccupazioni; a Padova e ora
Vicenza nuovi colpi e nuovi
allarmi dalla popolazione inerme e indifesa – ha detto Zaia
– Chi ne ha il potere si svegli
dal suo colpevole sonno e intervenga. Stato, Governo, Parlamento non possono pi stare
a guardare, limitandosi a spe-
rare che non succeda il peggio. Così non può andare
avanti. I Veneti pretendono rispetto e vogliono che vengano
loro restituiti in sicurezza almeno una parte dei 21 miliardi di residuo attivo di tasse
che ogni anno lasciano a
Roma. Siamo in emergenza,
e l’emergenza impone pi uomini e mezzi alle forze dell’ordine, l’esercito in strada a
fare da deterrente anche con
la sola presenza, leggi più
dure, meno buonismo e dimenticarsi per sempre dei
decreti svuota carceri”.
Carlotta Bravo
10
Mercoledì 28 gennaio 2015
Dall’Italia
IL PROCESSO PER IL CASO STAMINA
Vannoni chiede di patteggiare: ok dal pm
Richiesta di un anno e dieci mesi, con sospensione condizionale della pena
per il fondatore del controverso metodo di cura. La decisione finale il 18 marzo
di Carlotta Bravo
a Procura di Torino ha accolto la richiesta di Davide
Vannoni, imputato per il
caso Stamina, a patteggiare
un anno e dieci mesi.
Il pm Raffaele Guariniello nel corso
dell’udienza preliminare ha infatti
dato parere positivo alla proposta
formulata dai legali del padre del
controverso metodo di cura. In ogni
caso, solo durante l’udienza del 18
marzo il gup Potito Giorgio deciderà
se accoglierla.
Il procuratore ha acconsentito all’accordo dopo aver preso atto che
Vannoni, assistito da Pasquale Scrivo
e Liborio Cataliotti, ha avviato la
procedura per ritirare il ricorso davanti al Tar del Lazio nei confronti
del Ministero della Salute contro le
valutazioni del Comitato scientifico
sulla validità del metodo Stamina.
Con il patteggiamento “è stata ristabilita la verità scientifica”, ha
commentato Guariniello che vede
il suo impianto accusatorio sostanzialmente confermato e in tempi
relativamente brevi, scongiurando
così l’ipotesi che il processo potesse
scivolare verso la prescrizione. Anche perché nel parere in cui il pm
esprime il consenso al patteggiamento di Vannoni, oltre a considerare
il ritiro del ricorso al Tar del Lazio,
il magistrato rileva “la volontà dell’imputato Vannoni di astenersi in
futuro dal commettere comunque e
L
ovunque i reati ascrittigli”.
Tante dunque le condizioni poste
dalla stessa Procura per arrivare
all’accordo. Non ultima dunque quella di interrompere del tutto il metodo
Stamina sia in Italia che all’estero.
Vannoni, quindi, se il giudice accoglierà il patteggiamento, otterrà la
sospensione condizionale e la non
menzione della pena.
Ora è attesa per il prossimo 18
marzo la decisione finale del Gup
di Torino Giorgio Potito. Tredici gli
imputati per il reato di associazione
a delinquere aggravata e finalizzata
alla truffa (secondo l’accusa gli imputati avrebbero costituito una associazione a delinquere allo scopo
di truffare centinaia di malati, a cui
sarebbero stati somministrati farmaci
guasti o pericolosi, in certi casi persino a pagamento). Di questi, sei
hanno chiesto di patteggiare pene
comprese fra un anno e 4 e un anno
e 10 mesi. Oltre a Vannoni hanno
depositato richiesta anche la biologa
Erica Molino e Gianfranco Merizzi,
ex presidente dell’associazione farmaceutica Medestea, entrambi difesi
dall’avvocato Alberto Mittone, il
neurologo Leonardo Scarzella, difeso
dall’avvocato Roberto Trinchero,
Marino Andolina, ex vicepresidente
di Stamina, assistito dall’avvocato
Roberto Piacentino (che deve ancora
formalizzare la richiesta)e il medico
Andrea Losana. Il medico Roberto
Ferro aveva già chiesto di patteggiare la volta scorsa.
In due invece si faranno giudicare
con il rito abbreviato: si tratta di
Carlo Tomino dell’Aifa (ora sospeso) e Marcello La Rosa dell’Ires.
Gli altri quattro, tutti appartenenti
al cosiddetto “gruppo bresciano”,
il gruppo di medici degli Spedali
Civili di Brescia, continueranno
con la procedura ordinaria, puntando evidentemente a un pro-
scioglimento immediato. Si tratta
dell’ex direttore sanitario, Ermanna
Derelli, il pediatra Fulvio Porta,
Carmen Terraroli e Arnalda Lanfranchi.
Nei giorni scorsi, su Facebook,Vannoni aveva postato un link a un testo
giuridico in cui si dice che il patteggiamento “non ha le caratteristiche proprie di una sentenza di
condanna”. Scrive Vannoni: “Tanto
per chiarire le idee ai giustizialisti
e ai superficialotti del diritto (in primis diversi giornalisti)”.
Patteggiamento che di fatto gli risparmia il rischio di carcere, che
sarebbe arrivato in caso di condanna, e che lascia l’amaro in bocca a
tutte le vittime che speravano di
vederlo condannato.
PER LA PRIMA VOLTA ARRIVA ANCHE LA TESTIMONIANZA DELLA VITTIMA
MILANO
Ragazzo sfregiato con l’acido,
perizia psichiatrica sugli aggressori
Corona, si valutano
le condizioni di salute
giudici di Milano, accogliendo
le richieste della difesa, hanno
stabilito che la studentessa
bocconiana Martina Levato e il
broker Alexander Boettcher, i
due amanti in carcere con l'accusa di avere aggredito il 22enne
il 28 dicembre scorso Pietro Barbini gettandogli dell'acido, saranno processati con rito abbreviato (con sconto di un terzo
della pena in caso di condanna)
condizionato ad una perizia psichiatrica su entrambi.
È stata dunque accolta dai giudici
delle nona sezione penale la richiesta dei difensori della coppia.
Il processo è stato aggiornato al
10 febbraio, data in cui il collegio
presieduto da Anna Introini conferirà l’incarico ai periti.
Intanto, spunta un terzo uomo.
Secondo le indagini difensive,
un’altra persona coadiuvò la coppia nell’aggressione. La persona
non ancora identificata, nello specifico, aiutò i due a raccogliere i
contenitori con l'acido muriatico:
ciò emerge da un filmato di una
telecamera di sicurezza installata
in strada.
Inoltre oltre alla testimonianza di
Pietro Barbini, aggredito con dell'acido muriatico per aver con-
I
sigliato alla 23enne di “lasciare
il suo amante ( Alexander Boettcher è infatti sposato, ndr)”, il
pm di Milano Marcello Musso
ha depositato due nuove testimonianze rese da una coppia,
marito e moglie, che era presente
quella sera in via Carcano e che
avrebbe confermato di aver visto
la bocconiana e il broker finanziario insieme.
Boettcher, invece, ha sempre negato di aver preso parte all'aggressione e anche la ragazza
(che ha confessato di aver lanciato l'acido) lo ha difeso, spiegando che lui era là per caso.
Un mese dopo l’aggressione
vengono rese note anche le di-
chiarazioni della vittima. “Ha visto avvicinarsi una donna incappucciata, che aveva un
atteggiamento aggressivo, e quando è stato
colpito dall'acido ha
sentito il viso bruciare
e istintivamente ha iniziato a scappare” ha
raccontato il 22enne a
verbale quella sera del
28 dicembre scorso.
Nella testimonianza il
giovane descrive per
filo e per segno il suo rapporto
di conoscenza e la sua passata
relazione con Martina, che aveva
frequentato il liceo Parini con lui,
e il triangolo morboso in cui sarebbe stato coinvolto dalla coppia.
E parla anche di quel ragazzo,
con cui Martina aveva stretto rapporti intimi e malati nell'ultimo
periodo, ossia Alexander che lei
chiamava, a detta di Barbini,
“l'amministratore delegato”.
Barbini ha raccontato di aver
visto le sagome di due ragazzi,
probabilmente abbracciati, avvicinarsi mentre lui era. La donna
gli ha lanciato l'acido contro e
lui si è riparato istintivamente il
volto con la mano destra e poi
ha iniziato a scappare. La ragazza,
mentre lui correva, ha lanciato
ancora dell'acido che lo ha colpito
a un polpaccio e Barbini ha continuato a correre urlando al padre,
che lo aveva accompagnato e
che era a poca distanza, “scappa,
scappa, è acido”. Nel frattempo
un uomo (Boettcher, secondo
l'accusa) lo stava inseguendo
con un martello in mano, mentre
Barbini si toglieva i vestiti di
dosso perché gli stavano bruciando la pelle. “Non ho fatto
nulla di male, lasciami stare”, ha
urlato il giovane a Boettcher,
sempre stando alla sua testimonianza.
Barbini ha raccontato anche di
aver bloccato, girandosi, la mano
dell'uomo armata di un martello,
facendolo poi cadere a terra con
una mossa di judo, sport che
aveva praticato diventando cintura
blu. Ha spiegato anche di aver
deciso di affrontare l'uomo, mentre sentiva il padre chiamare la
polizia, perché era buio, non vedeva soluzioni e cominciava a
non vederci più da un occhio a
causa dell'acido. Il giovane ha
detto, inoltre, di aver pensato subito che gli aggressori potessero
essere Martina e Alexander.
ttraverso i suoi legali, qualche giorno fa, aveva
detto che “stava male”. Ora arriva una prima
risposta al suo appello. Sarà una perizia psichiatrica
a valutare le sue condizioni di salute mentale.
I giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano hanno
infatti accolto la richiesta del re dei paparazzi, Fabrizio
Corona.
L'ex agente fotografico, secondo quanto riferito dai suoi
avvocati, soffre di attacchi di panico e stati di ansia: incompatibili con la vita in carcere. A quanto sembra,
Corona assumerebbe psicofarmaci sotto controllo medico
e, in una perizia di parte effettuata da uno psichiatra di
nomina difensiva, verrebbe giudicato “narcisista” e “borderline”.
Di qui la richiesta della detenzione domiciliare.
Ora i legali di Corona sono soddisfatti. Il tribunale ha
deciso di approfondire la questione con, appunto, una
perizia.
L'incarico sarà affidato l'11 febbraio ad un medico.
Fabrizio Corona è detenuto a Opera. Dopo la condanna
a 14 anni e sei mesi, che la Cassazione ha ridotto a poco
più di nove anni e mezzo, la famiglia di Fabrizio spera
che questa decisione sia il primo passo verso un'altra
direzione. Don Mazzi ha già dato la sua disponibilità ad
accoglierlo (sempre in regime detentivo) nella comunità
della sua Fondazione Exodus.
A
11
Mercoledì 28 gennaio 2015
Dall’Italia
IL BLITZ DOPO LA DENUNCIA DELLE VITTIME
Estorsione e mafia: quattro arresti a Corleone
Importanti nomi del clan palermitano sotto scacco, il pizzo veniva preteso da imprenditori e commercianti
n un blitz scattato all’alba
di ieri mattina tra i mandamenti mafiosi di Corleone
e Misilmeri e Belmonte
Mezzagno ha permesso di
arrestare quattro persone tra boss
e gregari, indagati per estorsione
aggravata dal metodo mafioso.
I carabinieri di Corleone e di Monreale stavano conducendo un'operazione antimafia, “Grande Passo
2”, coordinata dalla Dda di Palermo
ed è la prosecuzione dell’inchiesta
che ha recentemente colpito gli
esponenti delle famiglie mafiose
di Corleone e Palazzo Adriano,
denominata “Grande Passo”.
La vasta operazione ha così permesso d consentito, anche grazie
alla collaborazione di imprenditori
e commercianti, molti casi di estorsione. Nello specifico, grazie alla
ricostruzione di ruoli e compiti
degli associati alle varie famiglie
mafiose, la maggior parte dei quali
non ancora individuati con la precedente operazione di servizio,
sono stati arrestati, come si legge
in una nota diffusa dagli inquirenti:
Ciro Badami, detto Franco, appartenente alla famiglia mafiosa di
Villafrati, già tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Grande
Mandamento” del 2005 (con la
quale si intercettò il complesso
circuito che consentiva lo scambio
I
di comunicazioni e direttive tra
l’allora capo dei capi di Cosa nostra Bernardo Provenzano e i rappresentanti delle famiglie mafiose
di Bagheria, Baucina, Belmonte
Mezzagno, Casteldaccia, Ciminna,
Villabate e Villafrati) per il reato
di associazione a delinquere di
stampo mafioso poiché ritenuto
responsabile di coadiuvare atti-
vamente e costantemente il capo
famiglia nella materiale riscossione
di somme di denaro provento di
estorsione; Francesco Paolo Scianni, uomo di fiducia e fiancheggiatore di Antonino Di Marco, già arrestato nell’ambito dell’operazione
Grande Passo del 2014 e utilizzato
da questi per mantenere i contatti
per la riscossione delle estorsioni
e come anello di congiunzione
con la famiglia mafiosa di Villafrati;
Pietro Paolo Masaracchia, già tratto
in arresto nella citata operazione
Grande Passo, attualmente detenuto, capo della famiglia mafiosa
di Palazzo Adriano; Antonino Lo
Bosco, appartenente alla famiglia
mafiosa di Palazzo Adriano e in
contrapposizione con il capo fa-
OPPIDO MAMERTINA
miglia Masaracchia.
Le indagini, nate per la prima volta
con la collaborazione diretta con
le vittime di estorsioni, si sono sviluppate attreverso pedinamenti osservazioni tecniche in modo da delineare ancor meglio l’intero assetto
della famiglia mafiosa di Palazzo
Adriano, di quella di Corleone e i
rapporti del citato mandamento con
quelli limitrofi, nel dettaglio con la
famiglia mafiosa di Villafrati.
Durante le attività investigative,
sono stati ricostruiti quattro nuovi
casi di estorsione, ai danni di imprenditori impegnati nel settore
dell’edilizia e del commercio, sia
nelle fasi dell’apertura che della
gestione degli esercizi commerciali. Attraverso il racconto delle
vittime si è potuto capire meglio
il meccanismo di pagamento del
“pizzo”. L’imprenditore o il commerciante, vittima del racket, è
chiamato a versare le somme sia
alle famiglie mafiose presenti nel
proprio paese di origine sia a
quelle delle zone dove svolge la
sua attività economica. Fra le vittime preferite dagli estorsori non
solo gli imprenditori impegnati
nell’esecuzione di appalti pubblici,
ma anche i singoli esercizi commerciali e chi esegue lavori di
edilizia privata.
Chantal Capasso
TRENTO
‘Ndrangheta, torna in carcere
il boss Giuseppe Mazzagatti
Contrabbando di sigarette:
smantellate bande criminali
È malato, ma dovrà continuare a scontare in cella
l’ergastolo per associazione a delinquere e omicidio
I carichi provenivano dall’Est per poi essere immessi
nel mercato nazionale, sequestri per oltre venticinque milioni
malato ma le sue condizioni sono compatibili con
il carcere. E per questo
motivo stamane i carabinieri
del comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato a
Oppido Mamertina il boss ergastolano della 'ndrangheta Giuseppe Mazzagatti, di 83 anni.
L'uomo fino ad oggi era detenuto ai domiciliari presso la
sua abitazione. L'anno scorso
davanti all'abitazione di Mazzagatti ci fu l'inchino della statua
della Madonna durante la tradizionale processione.Mazzagatti, condannato nel 2004 all’ergastolo per vari reati, tra cui
associazione di tipo mafioso e
omicidio, è ritenuto dagli inquirenti capo storico dell’omonima cosca di Oppido mamertina. L’uomo, dal 2006 stava
scontando la sua pena ai domiciliari. Il tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria ha
revocato la detenzione domiciliare. Le condizioni di Giusppe
Mazzagatti, 83 anni, boss di
Oppido Mamertina, detenuto ai
domiciliari per ragioni di salute,
“non sono incompatibili con il
regime detentivo in un struttura
carceraria assistita da idoneo
centro clinico”. Questa la motivazione depositata con la quale
la magistratura ha disposto la
È
revoca del beneficio degli arresti
nella sua abitazione all’anziano
boss, trasferito in carcere durante la notte dai Carabinieri.
L’anziano boss, famoso alle cronache nel luglio del 2014 per il
cosiddetto “inchino” dinanzi
alla sua casadurante la processione della “Madonna delle
Grazie” a Oppido Mamertina,
beneficiava della detenzione
domiciliare per il suo stato di
salute, apparentemente incompatibile con il regime carcerario.
Il provvedimento restrittivo
emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria
deriva da un’istanza di revoca
della detenzione domiciliare
avanzata dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, sulla
base sia degli elementi raccolti
durante le indagini dei Carabinieri relative all’ operazione”
Erinni”, che ha interessato anche i parenti del boss, tra i
quali il figlio Rocco, considerato
dagli inquirenti a capo della
locale di ‘ndrangheta di Oppido
Mamertina, sia sulla basenumerosi controlli effettuati dalla
locale stazione dei Carabinieri.
In forza degli elementi raccolti,
l’autorità giudiziaria ha disposto
nuovi controlli medici sull’ergastolano che è stato condotto
in una struttura carceraria del
centro Italia.
Ch.C.
ermate dalla Guardia di finanza di Trento ben cinque
organizzazioni criminali per
contrabbando dall'Est Europa e
dalla Grecia di 106 tonnellate di
sigarette, circa 530mila 'stecche'
pari a oltre 5 milioni di pacchetti.
Il valore al dettaglio è pari a 27
milioni di euro. Le indagini, partite da lontano, sono durate sei
anni e hanno portato al giusto
epilogo con l'arresto in flagranza
di 88 contrabbandieri. Più di
300 persone state denunciate,
fra italiani, greci, tedeschi, russi,
ucraini, polacchi, moldavi, kazaki,
bulgari, magiari, lettoni, lituani,
argentini, romeni e slovacchi,
tra cui un ex campione di pallamano ucraino che era a capo di
una delle organizzazioni.
Il reato contestato è quello del-
F
l’associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi, aggravata dalla dimensione transnazionale.
Le sigarette venivano nascoste
oltre che nei tir anche in ambulanze e in camper. Diversi gli
escamotage per nascondere le
“bionde”: ben stipate in doppi
fondi e carichi di copertura, in
alcuni casi erano infilate all'interno di finestre, porte e persino
rotoli di moquette e pannelli
solari. Un numero elevato di
mezzi sequestrati, circa una
sessantina, è stato assegnato
alla Croce Rossa, ai Vigili del
Fuoco ed alla Protezione civile
e in alcuni casi sono stati usati
in missioni umanitarie durante
il terremoto de L'Aquila o l'alluvione in Bosnia, altri sono
stati dedicati al contrasto della
criminalità organizzata. Sequestrato anche un magazzino e
materiale di copertura per alcune
centinaia di migliaia di euro. I
carichi arrivavano in Italia da
Polonia, Ucraina, Ungheria e
Grecia attraverso i valichi del
Brennero, San Candido, Tarvisio
e Trieste e i porti di Ancona,
Bari e Brindisi, per essere destinati al mercato clandestino
nazionale, soprattutto a quello
dell'area partenopea e dell'agro
aversano. Il valore delle sigarette
sequestrate è pari a 27 milioni
di euro, con un danno all'erario
accertato per quasi 21 milioni
di euro per Iva, imposte di consumo e dazi doganali evasi,
oltre a sanzioni elevate per 2,5
miliardi.
Ch.C.
12
Mercoledì 28 gennaio 2015
Società
SEMPRE PIÙ ATTRATTI DAGLI E-BOOK, LA DIGITALIZZAZIONE PRENDE IL SOPRAVVENTO SULLE PAGINE SFOGLIABILI
La lettura diventa “2.0”
S
Se sono aumentati gli e-reader, rimangono i fedelissimi del buon libro con un rialzo delle vendite per il 2014
i sta assistendo ad un cambiamento di abitudini nella
lettura di un libro, il popolo
dei lettori ha aumentato il
suo interesse verso gli ebook, ma nonostante questo, c’è chi
ancora e per fortuna preferisce sfogliare le pagine di un buon libro. Per
cui gli editori possono ancora fare
sonni tranquilli … ma non troppo.
Secondo l’indagine sul mercato del
libro dell’Aie (Associazione italiana
editori), l’investimento complessivo
è stato infatti di quasi 1,5 miliardi di
euro in crescita dello 0,1%. In particolare, la spesa per i soli e-book
è salita del 39,4% a quota 51,7 milioni (con 111 milioni sul tavolo per
comprare e-reader) e resistono con
54,3 milioni all’attivo persino i collaterali, ossia i libri venduti insieme
ai giornali che avevano conosciuto
un forte boom fino agli anni scorsi.
Ma i libri di carta continuano a mantenere un peso preponderante con
ben 1,2 miliardi di spesa per gli
“sfogliabili”. Ma «è in atto una trasformazione», spiega a ItaliaOggi
Giovanni Peresson, responsabile ufficio studi Aie. «Bisogna aver coraggio, perché per gli italiani il mercato del libro non è così saturo
come sembra. A conferma vengono
premiati gli editori e i librai che innovano, trovano il proprio mix per
promuoversi non solo su Facebook,
Twitter e Pinterest ma anche risco-
prendo la figura del libraio, quello
con alle spalle un percorso di formazione ad hoc, o abbinando al
libro l’offerta di prodotti diversi che
non siano la solita cartoleria. Un
esempio? Quella libreria milanese
che vende titoli religiosi assieme ai
prodotti alimentari che vengono da
conventi e chiese».
Attraverso operazioni di marketing
e tanta fantasia si riescono a trovare
RICERCA OLANDESE
Il chewing-gum
fa bene ai denti
ancora lettori in Italia nonostante,
sempre secondo l’indagine dell’associazione presieduta da Marco Polillo su dati Istat, chi ha più di sei
anni di età e ha letto almeno un
libro nel 2014 rappresenta il 41,4%
degli italiani (quasi 24 milioni), contro
il 43% registrato nel 2013. Dal 2010
al 2014 si sono persi per strada 2,6
milioni di lettori (il 10%), mentre
oggi a resistere sono i lettori forti,
quelli che leggono molti libri in un
anno e diminuiscono di un contenuto
0,02%. Aumentano invece del 32,2%
i lettori su e-book, che sfiorano i 7
milioni e rappresentano ormai il
13,1% della popolazione, «un dato
significativo considerando che gli
italiani sono tradizionalmente un popolo che legge poco e, specie in
passato, poco tecnologico», precisa
Peresson ricordando che il mercato
degli e-book copre ormai il 4,4% di
quello complessivo del libro.
A proposito di e-book, è inutile sperare in una importante contrazione
dei prezzi dopo l’abbassamento
dell’Iva dal 22% al 4% (come per i
libri cartacei), conclude l’esperto
Aie, «perché forse ci sarà qualche
contrazione sui prezzi dei romanzi
ma non su quelli di altri generi che
hanno già abbassato i loro prezzi
negli ultimi anni. Inoltre, in media, il
prezzo degli e-book è sceso dai 9
euro del 2010 ai 7,2 euro del 2013,
fino ai 6,96 dell’anno scorso. Per
avere dati definitivi, comunque, bisogna aspettare i prossimi mesi per
capire se davvero, a livello commerciale, c’è stato un livellamento».
Ormai il 75-85% dei titoli che escono
su carta viene pubblicato anche su
supporto digitale e nel 2014 la stima
è di 53.739 titoli e-book usciti (gratuiti
esclusi), l’88,4% in più rispetto al
2012. I libri di carta, invece, sono
stati rappresentanti da 63.417 titoli,
il 5,1% in meno rispetto al 2012 e
con un prezzo medio di copertina
sui 18 euro (-7,2%). E nonostante
minori titoli nelle librerie tradizionali
gli italiani hanno comunque continuato a spendere, anche se proprio
per il grosso delle vendite (quelle
cartacee) il saldo è di nuovo negativo: -3,8% a valore, -6,5% per copie
vendute.
Chantal Capasso
NEL CERVELLO ESISTONO NEURONI IN GRADO DI ACCENDERE E SPEGNERE LA VOGLIA DI BERE
Scoperto “l’interruttore della sete”
Dalla Columbia University Medical Center arriva
una novità attraverso l’utilizzo dell’optogenetica
stato scoperto che nel cervello si
nasconde un 'interruttore' in grado
di accendere e spegnere la sete,
e un team di ricercatori Usa è riuscito a
identificarlo. In uno studio pubblicato
sull'edizione online di 'Nature' i neuroscienziati del Columbia University Medical Center hanno puntato il loro studio
su due diversi tipi di neuroni: uno attiva
il desiderio di bere, l'altro invece lo disattiva. Se per anni, spiegano gli autori
della ricerca, si è sempre sostenuto che
i neuroni fossero presenti nell'organo
subfornicale, nell'ipotalamo, ma la loro
precisa individuazione è sempre stato
difficile così come il legame al senso
della sete
Non solo: "Quando i ricercatori hanno
usato la corrente elettrica per stimolare
diverse parti dell'organo subfornicale
nei topi, hanno ottenuto risultati confusi",
spiega Yuki Oka, autore principale dello
studio. Il team della Columbia University
di New York ha ora ipotizzato che esistano
due diversi tipi di neuroni nell'organo
subfornicale: alcuni che guidano la voglia
di bere e altri che la sopprimono. E i risultati contrastanti ottenuti dai precedenti
esperimenti di elettrostimolazione, chiarisce il ricercatore, erano probabilmente
legati al fatto che "venivano attivati entrambi i gruppi di neuroni in una volta
sola".
Per verificare la loro ipotesi gli scienziati
Oka e Charles Zuker hanno fatto ricorso
È
a gomma da masticare fa
bene alla pulizia dei denti,
purchè non contenga zuccheri. A questo il risultato ci è
arrivato un team di ricercatori
olandesi dell’università di Groningen che ha studiato la “chewing-gum” per capire se è nociva per i nostri denti.
Il gruppo di studiosi dei Paesi
Bassi ha stabilito che la gomma
da masticare priva di zucchero,
se masticata per 10 minuti, ha
la stessa funzione dello spazzolino da denti.
I risultati della ricerca dell’università di Groningen è stato
pubblicato e reso noto dal tabloid medico “Plos One”.
Gli studiosi olandesi hanno potuto stabilire che una chewinggum riesce ad eliminare tantissimi batteri, più di 100 milioni
quanti in realtà ne si uccidono
lavandosi i denti con un normale
spazzolino.
Il team di ricercatori ha utilizzato
dei pazienti chiedendo loro di
L
masticare una chewing-gum
per 10 minuti.
Alle persone che si sono sottoposte ai test sono stati dati
due tipi di chewing-gum, uno
senza zucchero e l’altro con lo
zucchero. Gli scienziati esaminando le gomme senza zucchero masticate dai pazienti
che si sono sottoposti al test
hanno verificato che la chewing-gum era riuscita ad eliminare dalla bocca un numero
elevatissimo di batteri.
Anche se masticare la chewinggum fa sicuramente bene alla
salute dei denti ma non può di
certo sostituire la funzione importantissima dello spazzolino
ed le regolari visite dal dentista.
I ricercatori olandesi hanno
confermato che i denti vanno
lavati due volte al giorno con
uno spazzolino da denti. La
gomma da masticare può essere
un valido sostituto dello spazzolino quando si è fuori casa
ma in via del tutto eccezionale.
all'optogenetica, una tecnica più precisa
per monitorare l'attività cerebrale, attraverso la quale è possibile controllare
specifici gruppi di neuroni nel cervello
inserendo al loro interno molecole attivate
dalla luce. In questo modo gli studiosi
hanno scoperto chi fosse 'responsabile'
della sete, cioè due gruppi di neuroni
dell'organo subfornicale che controllano
questa sensazione: i neuroni CAMKII
l'attivano e i VGAT la spengono.
Gli scienziati hanno attivato nei topi il
primo gruppo di neuroni, e i roditori
- sia quelli ben idratati che quelli disidratati - hanno subito cominciato a
cercare acqua e a bere intensamente.
Hanno smesso immediatamente quan-
do i neuroni sono stati nuovamente
'spenti'. L'attività osservata era legata
solo all'acqua e non ad altri liquidi,
né a comportamenti alimentari.
Un test simile è stato condotto anche
con i neuroni VGAT che sono in grado
di disattivare il senso di sete. Tanto che i
topi disidratati intenti a bere acqua hanno
smesso subito di abbeverarsi. "L'organo
subfornicale è una delle poche strutture
neurologiche che non sono bloccate
dalla barriera ematoencefalica - fa notare
Oka - E risulta dunque completamente
esposto alla circolazione generale. Sarebbe perciò possibile sviluppare farmaci
per condizioni legate alla sete".
Ch.C.
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De Blasio scivola su una spruzzata di neve