Anno IV - Numero 23 - Mercoledì 28 gennaio 2015 Direttore: Francesco Storace Roma, via Giovanni Paisiello n. 40 Al Senato Il tramonto Europa Dissidenti astenuti e l’Italicum passa M5S, l’emorragia diventa senza fine Il nuovo corso greco ha mille incognite Brogino a pag. 2 a pag. 3 a pag. 4 UNO SPETTACOLO INDECENTE MESSO IN SCENA DAL PREMIER CON IL SILENZIO DELLA PLATEA DEI GRANDI ELETTORI. MA C’È CHI REAGISCE di Francesco Storace enzi deve essere impazzito. Il premier ha messo in moto un meccanismo intollerabile per l’elezione del presidente della Repubblica, decidendo praticamente da solo chi deve essere ma senza dirlo ancora a nessuno e pretendendo che 1.009 grandi elettori lo votino a scatola chiusa. Sovverte persino il dettato costituzionale: finora si sapeva della competenza del capo dello Stato a nominare il presidente del Consiglio dei ministri. Con Matteo da Firenze si vuole imporre il contrario: palazzo Chigi decide sul Quirinale. È davvero indecente la pretesa di un capo di governo peraltro mai eletto da nessuno nel posto che occupa e che non è neanche parlamentare. Ma in questa Italia rincoglionita dal renzismo mediatico nemmeno questo pare provocare scandalo, indignazione, protesta. In pochi si preoccupano che il sissignore preteso dal premier corrisponde ad un maxivilipendio al popolo italiano moltiplicato per mille. Sta ai grandi elettori - parlamentari e delegati regionali - sottrarsi al dispotismo del giovanotto che dovrà capire che non è il nostro signore e padrone. Lo capiscano anche quei parlamentari che sono stati eletti con quel centrodestra che alle politiche aveva stampato in bella copia sul proprio programma la parola “presidenzialismo”. Dovevano fare la guerra sulle riforme per conquistare il diritto del popolo a scegliere il capo dello Stato, invece votano un disegno di legge costituzionale pieno di sciocchezze e senza la più democratica proposta che tutti avevano giurato di portare nella Carta. Anche loro decidono che sia solo Renzi a decidere... Per fortuna c’è chi dice no e ha fatto bene Giorgia Meloni a far organizzare da Fratelli d’Italia un controvoto popolare per il Colle con gazebo che saranno messi domani e venerdì nei pressi del Parlamento e, pare, in altre città d’Italia, ma questo si saprà dal sito del movimento. I cittadini che vorranno protestare contro questo metodo imposto dal premier potranno scegliere il loro candidato e depositare la scheda nell’urna, esattamente come farò io. R MILLE VILIPENDI Il Palazzo ostaggio di Renzi per la scelta del Quirinale. Fratelli d’Italia fa scegliere ai cittadini domani e venerdì in piazza Stando a quel che si sa, sulla scheda popolare ci saranno alcuni nomi stampati, ma ci sarà anche la possibilità di scrivere un altro nome, di età superiore ai 50 anni ovviamente. Tra le proposte suggerite agli elettori, si va da Paolo Savona, economista di razza e sostenitore della sovranità monetaria al- I MILIZIANI SEMINANO IL PANICO A TRIPOLI l’imprenditore Bernardo Caprotti,“nemico” della cooperazione rossa; dalla professoressa antiaborto Paola Bonzi all’ambasciatore Giulio Terzi; da Vittorio Feltri a Giampaolo Pansa a Vittorio Sgarbi, uomini liberi della cultura nazionale. Non ci saranno nomi alla Giuliano Amato, per intenderci, non ci sarà istigazione al vilipendio... Io ci andrò domani alle 15 e poco importa se non sono tra i Grandi elettori per il veto subito nel Lazio. Meglio, molto meglio, evitare errori e orrori di Palazzo e stare con i cittadini a sognare che un giorno quel voto popolare possa diventare finalmente una realtà. Anche per questo ci vuole una orgogliosa forza politica di destra. LA TEMPESTA PERFETTA? ERA UNA BUFALA. E LA BUFERA SI SPOSTA SUL SINDACO DI NEW YORK De Blasio scivola su una spruzzata di neve oveva essere la grande tempesta. Invece la bufera è rimasta solo sulla testa del sindaco Bill de Blasio. Una specie di Ignazio Marino della Grande Mela, che a distanza di pochi mesi dalla sua elezione in pompa magna, con messaggi di profonda e progressista speranza nelle gesta di un sindaco “quasi comunista”, sta lasciando dietro di sé imbarazzanti scivoloni e memorabili gaffe. Come quella sul gelo che avrebbe dovuto attanagliare la sua New York, renderla impraticabile sotto una spessa coltre di neve, seminare morte e distruzione quasi a ricreare il set cinematografico del film catastrofistico “The day after tomorrow”. Misure straordinarie, senza pre- D Libia: l’Isis alza la testa a pag. 5 cedenti in una metropoli che pure è abituata (a dispetto della latitudine, la stessa di Napoli) ad irruzioni artiche. La città che non dorme mai è rimasta così attonita ad aspettare la “tempesta del secolo” per ore, col divieto assoluto di circolazione e i luoghi simbolo della Grande Mela de- serti, le saracinesche abbassate finanche dentro i templi sacri dello shopping mondiale. Niente auto, taxi gialli, scuolabus, neppure in quella che di solito è l’ora di punta mattutina. Come deserte anche le fermate degli autobus, chiuse le stazioni della metropolitana e quelle ferroviarie. Tutto completamente inutile: dei quasi 60 centimetri di neve annunciata, a NewYork ne sono caduti tra i 14 e i 28. È stato il governatore Andrew Cuomo a metterci una pezza, riaprendo d’imperio la vita normale alle 8 di mattina. Ma ormai era tardi per rimettere in moto una macchina da decine di milioni di persone. Una svista per la quale i più rispettati metereologi del paese si sono scusati profusamente. Un po’ meno il saccente primo cittadino. “Meglio prevenire che curare”, è stata la reazione di Bill de Blasio. Fosse stato un problema dei soli newyorchesi, poco male: ognuno ha il sindaco che si sceglie e merita. Il fatto è che tanto allarmismo ha cancellato anche settemila voli, e quando si tratta dell’aeroporto della più importante città degli Stati Uniti evidentemente i disagi non solo si spalmano su tutta la nazione, ma su tutto il mondo. Ma de Blasio dice: “abbiamo schivato un proiettile”. Mi sa che era la pallottola Robert Vignola spuntata… 2 Mercoledì 28 gennaio 2015 Attualità IERI A PALAZZO MADAMA LA MOVIMENTATA VOTAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE L’Italicum non inciampa nei dissidenti Tra i democratici danno forfait in 24, in Forza Italia 3, nel Nuovo Centro Destra 4 Il testo torna alla Camera: il premio di lista con l’emendamento Finocchiaro è al 40% di Valter Brogino er ora c’è la figura del dissidente non votante. Domani si vedrà. Certamente il dato sul quale Renzi può twittare felice che “il coraggio paga” (chissà quale…) è che l’Italicum ha bruciato un’altra delle infinte tappe che deve affrontare prima di essere legge. Il risultato d’altronde era pressoché annunciato, nonostante l’aula chiamata in causa fosse quella “palude” del Senato particolarmente ostica, quanto meno dal punto di vista potenziale. Qualche scossone, invece, c’è comunque stato sotto il profilo degli equilibri interni ai partiti, Pd in primis. Vale la pena segnarsi i nomi di coloro che hanno preferito non partecipare al voto, dopo una discussione che è stata caratterizzata dall’ormai consueto corollario di proteste, provocazioni e toni forti. I 24 senatori democratici che non hanno votato sono Felice Casson, Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Marco Fi- P Roberto Calderoli e Anna Finocchiaro lippi, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti,Miguel Gotor, Maria Cecilia Guerra, Paolo Guerrieri, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Manassero, Claudio Micheloni, Maurizio Migliavacca, Corra- dino Mineo, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti, Roberto Ruta, Lodovico Sonego, Walter Tocci. Tre invece erano assenti giustificati (Massimo Caleo, Rosa Maria Di Giorgi e Gian Carlo Sangalli). Si sono astenuti (e in Senato equivale a un voto contrario) due senatori del Psi eletti nelle liste del Pd e ora nel Gruppo per le Autonomie, Enrico Buemi e Fausto Longo. Non hanno invece partecipato al voto anche 4 senatori di Ncd: Antonio Azzollini, Paolo Bonaiuti, Luigi Compagna e Carlo Giovanardi. E Forza Italia? I suoi voti se alla fine non sono risultati decisivi, hanno dato forza numerica ad un’appro- vazione comunque vissuta come fase delicata dal governo, che evidentemente temeva contraccolpi. I senatori Augusto Minzolini, Cinzia Bonfrisco e Francesco Bruni non sono della partita. Insomma il Senato ha approvato la legge elettorale, che torna ora alla Camera. I sì all’Italicum (nuova versione) sono stati 184, i no 66 e 2 gli astenuti. Già ieri del resto gli accordi di maggioranza erano stati recepiti, tant’è che il testo originale è stato di nuovo emendato con l’approvazione delle rimodulazioni illustrate da Anna Finocchiaro, d’accordo con i capigruppo di maggioranza: tra le altre misure, l’innalzamento della soglia per il premio di lista, che passa dal 37% al 40%. Forti contestazioni delle opposizioni, anche sull’ordine dei lavori e sulla gestione dell’aula da parte di Valeria Fedeli. Occhi però puntati soprattutto su quanti, tra i senatori del Pd, hanno scelto di non partecipare al voto. Il testo, intanto, può tornare alla Camera. Ma se ne riparlerà dopo il nodo Quirinale. LA CORSA AL COLLE: LE CONSULTAZIONI AL NAZARENO, COL CAV CHE HA DISERTATO L’INCONTRO. ATTESA PER SABATO LA “FUMATA BIANCA” Renzi e Berlusconi “ratificano” oggi l premier che dirige le consultazioni sul Capo dello Stato, che poi dirigerà le consultazioni per il prossimo premier. Un balletto che la dice lunga sulla confusione che regna sotto il cielo dell’Italia ai tempi di Renzi. Una confusione dalla quale, almeno per ora, si è tirato fuori Silvio Berlusconi. Con quello che qualcuno ha definito “gran rifiuto” ma che nei fatti sembra essere stata più una scelta d’immagine, o d’attendismo, davanti ad una situazione parlamentare che diventa di pari passo sempre più caotica, seppure di caos I finora controllato. D’altronde il Cav aveva già riunito i suoi all'ora di pranzo, ribadendo allo stato maggiore di Forza Italia le condizioni per il futuro Capo dello Stato. In mattinata gli era arrivato l’ennesimo no dall'ufficio esecuzione della procura di Milano alla richiesta di liberazione anticipata di 45 giorni: una prova per lui di quanto debba essere, il futuro Presidente della Repubblica, un garante anche del suo ritorno all’agibilità politica. Ma l’identikit da consegnare a Renzi è stato completato anche con altri connotati: un uomo di area moderata che rompa la fila di tre inquilini del Quirinale provenienti dalla sinistra, ma che sia anche spendibile sul piano europeo per la nazione. Di qui la decisione di non guidare la delegazione azzurra al Nazareno, dove, ha poi confermato in serata dopo l’incontro Renato Brunetta, “con Renzi abbiamo fatto un discorso di metodo. Abbiamo acquisito elementi per avere la possibilità – ha aggiunto il capogruppo di Forza Italia alla Camera che il presidente Berlusconi rappresenti ai nostri grandi elettori lo stato dell’arte del- l’elezione del presidente della Repubblica”. D’altronde ieri si discuteva, appunto, solo di metodo. Persino Lega e Fratelli d’Italia hanno parlato di garanzie, di un uomo che deve essere un arbitro “e quindi – sostiene Giorgia Meloni – non puòl far parte di una squadra”. Nomi, non se ne sono fatti. Oddio, uno è scappato a Riccardo Nencini, socialista, secondo cui il nuovo Presidente della Repubblica deve avere “le caratteristiche di Giuliano Amato”. Che comunque la quadratura del cerchio sia stata trovata, al di là delle allergie a fare nomi, lo si è ben inteso dalle parole del leader di Ncd Angelino Alfano. “In modo molto chiaro - ha detto il ministro degli Interni abbiamo chiesto che il prossimo presidente della Repubblica abbia militato nelle istituzioni, abbia rapporti internazionali e sia un politico. Non è il momento per un tecnico al Quirinale perché deve accompagnare la più grande riforma istituzionale. Deve avere zero scheletri nell’armadio. Non andiamo a prendere novellini”. È probabile così che l’incontro tra Renzi e Berlusconi avvenga oggi, a ratificare scelte già avvenute, tanto che la fumata bianca è ormai da tutti “ufficialmente” prevista per sabato, alla quarta votazione. E quel faccia a faccia probabilmente sarà, sul futuro occupante del Colle, assai più determinante che le operazioni di voto dell’Assemblea. Robert Vignola A SENTENZA IL MAXIPROCESSO DI TORINO. TUMULTI DOPO LA LETTURA. PROVVISIONALI PER 150MILA EURO No Tav: condanne per 47. E pagano i danni uarantasette condanne per un totale di circa 140 anni di carcere e sei assoluzioni. Si è chiuso così a Torino il maxi processo ai no tav per gli scontri del 2011 in Valle di Susa. La sentenza è stata letta dal giudice Quinto Bosio nell'aula bunker delle Vallette. Subito dopo la lettura del dispositivo gli imputati hanno cominciato a leggere una dichiarazione ma i giudici si sono allontanati senza ascoltare. Dal pubblico si è levato il grido "vergogna" poi i presenti hanno cominciato ad intonare la canzone "Bella Ciao". "Questa sentenza infligge condanne spropositate e riconosce provvisionali assurde in totale assenza di prove" ha commentato Gianluca Vitale, uno dei legali degli imputati nel processo agli attivisti No-Tav. "Si tratta - aggiunge Roberto Lamacchia, un altro dei legali, Q di una sentenza già scritta e immaginabile. L'entità delle pene non ha alcun senso". Di senso opposto le parole del legale della Ltf - "Non sono state condannate le opinioni, ma le manifestazioni di dissenso che hanno travalicato i confini del lecito" ha rilevato l'avvocato Anna Ronfani, parte civile per la società che si occupa della Torino-Lione. "Lo dimostra lo stesso dispositivo dei giudici, lungo e articolato. Per leggerlo ci è voluta un'ora. Significa che le singole posizioni degli imputati sono state va- gliate con estrema cura e, evidentemente, con grande sforzo in camera di consiglio". I disordini sono comunque proseguiti all’esterno. Un gruppo di attivisti no tav ha improvvisato un blocco stradale a Torino sulla via che, costeggiando l'aula bunker delle Vallette, si immette sulla tangenziale. Provvisionali per circa 150 mila euro sono state accordate dalla Corte in favore delle parti civili del processo a carico degli attivisti No Tav. Poco meno della metà andrà al Ministero dell'Interno, mentre somme sono state accordate anche ai Ministeri della Difesa e dell'Economia. Tra le parti civili per cui sono state disposte provvisionali ci sono anche la società Ltf, i sindacati di Polizia e alcuni agenti rimasti feriti V.B. nel corso degli scontri. Via Giovanni Paisiello n.40 00198 Roma Tel. 06 85357599 - 06 84082003 Fax 06 85357556 email: [email protected] Direttore responsabile Francesco Storace Amministratore Roberto Buonasorte Capo Redattore Igor Traboni Progetto grafico Raffaele Di Cintio Società editrice Amici del Giornale d’Italia Sito web www.ilgiornaleditalia.org Per la pubblicità Responsabile Marketing Daniele Belli tel. 335 6466624 - 06 37517187 mail: [email protected] -----------------Autorizzazione del Tribunale di Roma n° 286 del 19-10-2012 3 Mercoledì 28 gennaio 2015 Attualità ALTRI 10 PARLAMENTARI ABBANDONANO LA SCIALUPPA PENTASTELLATA E CORRONO IN SOCCORSO DEL PREMIER Fuggono da Grillo, si inginocchiano a Renzi Dopo l’addio l’incontro al Nazareno, sul tavolo la “partita” fondamentale per il Quirinale di Marcello Calvo ove deputati (Mara Miucci, Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Samuele Segoni, Aris Prodani, Eleonora Bechis, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato e Marco Baldassarre) e un senatore, Francesco Molinari, mollano Grillo e se ne vanno. Sbattono la porta e si inginocchiano a Renzi. Continua la fuga a 5 stelle dal comico genovese. Ma questa volta la frattura è insanabile, il movimento alla deriva. Con la decisione, drastica, arrivata dopo mesi di lacerazioni e malumori interni. La lista dei parlamentari che hanno rassegnato le dimissioni è lunghissima. Tutti si uniranno agli altri fuoriusciti eccellenti in una componente del gruppo misto. Almeno per il momento. N A monte della decisione, il contrasto con la linea politica: “Ci sono stati negati – il coro univoco – il dibattito e il pluralismo. I vertici abusivi hanno tradito i valori M5s con un direttorio nominato dall’alto che decide per tutti. Da oggi in poi ci consideriamo come un’alternativa libera”. Non è certamente da escludere un cambio di casacca che porterebbe dritti al Pd. Proprio alla vigilia di un voto importantissimo per tutti, quello per il prossimo presidente della Repubblica. Una vera e propria truppa di defenestrati, nuovi e vecchi, ieri sera si sono recati al Nazareno, ricevuti dal premier-segretario e dal suo vice, Lorenzo Guerini, per quelle che sono state bollate come “consultazioni”. Un incontro che ha scatenato l’ira della “base” grillina, che ha parlato di “compravendita di parlamentari”. Sulle barricate, il fedelissimo del Guru, Luigi Di Maio: “E’ in corso una campagna acquisti legata alla poltrona più alta del Quirinale. Evidentemente o c’è qualcuno che sa comprare bene o qualcuno che si vende per poco. Dal mio punto di vista io credo che il M5s possa fare a meno di persone che preferiscono tradire il mandato elettorale piuttosto che portare avanti una battaglia di coerenza e onestà come quella che stiamo combattendo noi da 2 anni”. Renzi è dunque scatenato sul mercato. Dopo aver trovato la quadra con Berlusconi è pronto a sancire un altro accordo che gli consentirebbe di evitare figuracce nel match cruciale che si giocherà sabato. E Grillo, a bocca asciutta, è sempre più solo. Continua a calare nei sondaggi, è estromesso da ogni decisione che conta e perde altri pezzi. Del suo movimento sono rimaste ormai solo le briciole. INSULTI E FOTO SEGNALETICHE PER I FUORIUSCITI Veleni a 5 stelle: “Sputate a vista” nsulti a raffica. Messaggi carichi di odio – da parte dei “cittadini” - corrono sui social network dopo l’addio dei 10 parlamentari a 5 stelle. Bacheche intasate di offese e accuse. C’è chi elenca tutti i nomi dei fuoriusciti e scrive: “Sputare a vista”. Con tanto di foto segnaletica. E chi invece gioca a creare doppi sensi. “Alternativa libera... di fottersi i soldi e prendere in giro gli italiani”. Una tempesta di polemiche e non solo: “Dovrebbero prendervi tutti a zampate”, twitta un militante. Non mancano commenti durissimi e espressioni di di- I sprezzo: “Fate schifo, se siete coerenti dovete dimettervi immediatamente”. Senza sosta, gli adepti di Grillo ci vanno giù pesante. Ma sono in tanti a non risparmiare una stoccata a Grillo, plaudendo la scelta degli ormai ex pentastellati. La maggioranza è schierata però sulla linea degli insulti e qualcuno sogna addirittura il “linciaggio, non solo mediatico”. Epiteti irripetibili, offese intollerabili e un desiderio: “I soldi che avete rubato dovete spenderli tutti in medicine, ladri”. Questo, il linM.C. guaggio a 5 stelle. TRA LA DIFFICOLTÀ DI COMPRARE UNA CASA E L’AUMENTO DELLE TARIFFE, ITALIANI SEMPRE PIÙ ALLE PRESE CON LA CRISI Il ballo (lento) del mattone Le bollette ‘doppiano’ l’inflazione di Bernald Shehaj e tariffe per i servizi ai cittadini sono cresciute il doppio dell'inflazione negli ultimi dieci anni. La rilevazione statistica è stata effettuata dalla Federconsumatori: dal 2004 al 2014 le tariffe sono aumentate mediamente del 41% a fronte di un'inflazione aumentata invece di circa la metà, ovvero del 20,4%. "L'incidenza del costo di tali voci risulta, pertanto, sempre più pesante sulla spesa complessiva delle famiglie" afferma Federconsumatori. E all'orizzonte non si profila niente di buono, visto che, secondo l'organizzazione dei consumatori (e non solo…) "con l'ultima legge di stabilità nuovi aumenti in vista nonostante un quadro di deflazione". La crescita più marcata dal 2004 al 2014 è stata quella delle tariffe dell'acqua ono almeno 7 anni che si parla di crisi economica, ma anche immobiliare. Soprattutto in Italia: di prezzi delle case in picchiata, di investimenti che per questo motivo non renderebbero. C’è da aggiungere inoltre che poter contare su un appartamento di proprietà oggi significa anche essere zavorrati dalle tasse. Eppure mai come in questo momento sarebbe conveniente comprarne uno. Se 10 anni fa ci volevano infatti ben 7,8 annualità di reddito per acquistare un immobile, adesso ne servirebbero “solo” 5,8. Se anche tutti i soldi che ogni italiano guadagna fossero destinati esclusivamente al mattone e a nessun altro scopo, ci vorrebbe comunque ancora un bel po’ per S coronare il sogno di una vita. Un nido d’amore nemmeno troppo grande, di 65 metri quadri. Meglio di niente, penserete. Coi se e coi ma non si fa la storia. Tant’è, i costi stanno scendendo ancora. A evidenziarlo, l’ultimo studio di Tecnocasa. Che, rispetto al 2013, rileva nella prima parte del 2014 una leggera diminuzione del numero di buste paga necessarie per procedere ad un rogito dal notaio. Due anni fa le annualità necessarie all’acquisto erano 6. Ma è dal 2006-2007 che i prezzi sono andati progressivamente diminuendo. Con il mercato che ad oggi è ancora congelato. Se nei primi anni del 2000 il valore delle case correva verso i picchi più alti delle quotazioni, adesso molti operatori sostengono che potremmo essere vicini al punto più basso. Con i cali che, seppur ridotti di intensità rispetto al recente passato, non sono cessati. Quale sarà l’andamento del mercato immobiliare nel 2015? Sono in tanti a chiederselo dopo anni di ribassi. Secondo le previsioni, l’anno appena iniziato sarà caratterizzato da un trend simile: la diminuita disponibilità di spesa dei potenziali acquirenti e l’offerta sul mercato ancora cospicua fanno ritenere che i prezzi chiuderanno tra -3 e – 1%. La stabilità potrebbe raggiungersi nel 2016 e confermarsi nel 2017. La crisi del mattone sta per finire. O almeno questo sostengono gli esperti. Si intravede dunque la luce in fondo al tunnel, con le compravendite destinate a salire considerevolmente. L (+80,1%), dei rifiuti +70,3%), dell'energia elettrica (+48,4%), dei trasporti ferroviari (+46,2%), del pedaggi autostradali (+46,5%), del gas (+42,9%), dei trasporti urbani (+33,5%).Il maggiore aumento si è registrato in servizi vitali per le famiglie, unico dato in controtendenza, -15,7% nei servizi di telefonia. Una seconda analisi, condotta dal Centro Ricerche Economiche Educazione e Formazione della stessa Federconsumatori, suddivide invece l'andamento di queste tariffe in due fasi: una precedente alla crisi dal 2002 al 2008, l'altra in piena crisi dal 2008 al 20014. Il risultato è che "nonostante la crisi ed il concomitante calo del potere di acquisto delle famiglie, alcune tariffe (acqua, rifiuti e trasporti) sono aumentate in maniera decisamente più pesante rispetto alla fase pre-crisi". Questo denota - osserva ancora Federconsumatori come la concorrenza in alcuni servizi non ha funzionato o non è mai decollata, la mancata vigilanza, il peso sempre più forte della pressione fiscale e, in alcuni casi, vere e proprie speculazioni hanno portato ad un aumento insostenibile delle tariffe, contribuendo cosi al grave impoverimento delle famiglie a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni". "Quel che è peggio è che, alla luce dei tagli agli enti locali apportati dalla nuova legge di stabilità, tali tariffe sono destinate a schizzare ulteriormente verso l'alto, in un quadro di deflazione", dichiara in una nota che accompagna la ricerca Mauro Zanini, vice presidente della Federconsumatori. 4 Mercoledì 28 gennaio 2015 Attualità/Esteri IERI LA NASCITA DEL NUOVO GOVERNO GRECO, FRUTTO DELL’ALLEANZA TRA SYRIZA E ANEL Tsipras mette un “falco” alle finanze È Yannis Varoufakis l’uomo che andrà a discutere con l’Europa le misure anti-austerità: considera sbagliato uscire dalla moneta unica e vuole istituire il reddito di cittadinanza di Robert Vignola l dado è tratto, il governo varato. La Grecia si affida così a Tsipras e all’alleanza definita spuria con Anel. Che a ben guardare spuria non è, laddove è chiaro anche ai sassi delle più sperdute isole dell’Egeo che il problema della Grecia è solo uno e lo sarà per qualche anno: uscire dalla crisi senza precedenti che sta letteralmente strozzando la popolazione. Yannis Dragasakis sarà vice premier con delega ai negoziati con l'Ue. Al leader del partito di destra alleato di governo Panos Kammenos, è stato assegnato un solo ministero, quello della Difesa mentre agli Esteri va Nikos Kotzias. Ci saranno solo 10 ministeri (al posto dei 16 del precedente esecutivo di Andonis Samaras) grazie all'accorpamento di alcune competenze in quattro super-dicasteri. Ovviamente però tutta l’attenzione era posta sulla riempitura della casella strategica del nuovo esecutivo ateniese. Ebbene, al di là della ben poca sorpresa al riguardo che ha destato nei più attenti osservatori delle cose greche negli ultimi due anni, alle Finanze è salito Yannis Varoufakis. Di chi si tratta? Presto detto. Uno che viene I definito come un “falco”, un duro insomma, in termini di accettazione prona delle politiche di austerità dettate da Bruxelles, Berlino e Francoforte. Ha 53 anni, doppio passaporto (è per merita australiano) ed è stato consigliere di George Papandreou: docente di Economia alla Lyndon Johnson University di Austin, in Texas, ha firmato numerosi testi sulla crisi finanziaria e sulla teoria dei giochi. È inoltre l’autore della “modesta proposta” (che fa il verso al testo dallo stesso titolo di Jonathan Swift) per l’uscita dalla crisi dell’eurozona, genitura che condivide con gli economisti Stuart Holland e James Galbraith. Ebbene, scorrendola si scopre (anzi, si ha conferma) di come Varoufakis non prenda neanche in considerazione l’idea di un’uscita dall’euro, ma di una redistribuzione interna all’Europa intera, attenta alle fasce sociali deboli di qualsiasi Paese. Anche ieri lo ha confermato in una breve intervista: "Come ministro delle Finanze, posso assicurarvi che non andrò all’Eurogruppo cercando una soluzione che sia buona solo per il contribuente greco e cattiva per l’irlandese, lo slovacco, il tedesco, il francese e l’italiano". Piacerà? Sarà percorribile? Una risposta potrebbe già arrivare per domani, quando è attesa ad Atene la prima visita ufficiale, quella del presidente dell’EuroParlamento, Martin Schulz, a Tsipras. Venerdì invece il premier greco incontrerà il capo dell'Eurogruppo Jeron Dijsselbloem. L‘obiettivo, ha spiegato il portavoce di Dijsselbloem è quello di "fare reciproca conoscenza" tra il custode della moneta unica e il nuovo premier ellenico che ha fatto della contrarietà alle misure di austerità imposte dalla troika (Bce-Ue-Fmi) per salvare la Grecia dal fallimento, il cuore del suo programma. Al netto della letteratura sugli impegni che vanno rispettati da una parte e sulla Europa da ridisegnare dall’altra, è probabilmente con la prossima settimana che gli analisti potranno avere un più serio scenario di ciò che c’è da aspettarsi dalla Grecia. A cominciare dalle trattative per fine febbraio, quando scade l’estensione temporanea del programma di aiuti. E lo Stato non potrà, detta brutalmente, pagare gli stipendi… DALLA GERMANIA SEGNALI DI NERVOSISMO. LA BORSA DI ATENE PERDE IL 4%, MA SULL’EUROPA PESANO SOPRATTUTTO LE INCERTEZZE USA Schaeuble: “Se il popolo ellenico soffre, la colpa è di chi lo ha amministrato” di Valter Brogino ngela Merkel si dice “contraria e sorpresa” per la possibile richiesta di taglio del debito da parte di Tsipras: fino al 2020 Atene non A deve restituire gli aiuti e sono stati accordati interessi bassi. La frase è stata detta dalla Cancelliera tedesca durante una convention del suo partito, ma la Merkel ha anche chiarito che vuole attendere che Tsipras, com'è suo diritto, avanzi proposte. Una posizione più morbida rispetto a quella volutamente dura mostrata invece in mattinata dal suo ministro Wolfgang Schaeuble. Secondo il quale l'economia greca soffre, è vero, ma non è colpa dell'austerità "tedesca" imposta dall'Ue o del programma di aiuti dell'Eurozona, quanto piuttosto dei governi di Atene. Una dichiarazione questa invece registrata nel centro del Continente, a Bruxelles, dal ministro delle Finanze durante un dibattito in commissione economica del Parlamento europeo. "Le ragioni della sofferenza del popolo greco non sono legate alle decisioni della Germania, ma ad anni di fallimento delle élite greche", ha detto Schaeuble. Balletti di natura politica, che sbiadiscono comunque dinanzi a quelli di natura economica, anzi finanziaria, cui sono sottoposte le Borse europee da quando il 2015 ha preso inizio. Ieri un passo falso generalizzato, che alcuni affrettati analisti hanno attribuito proprio ai timori sul Grexit. Niente di più tacciabile di faciloneria in un quadro sempre più complesso e difficile. A tirare verso il basso è stato invece l’altro lato dell’oceano Atlantico: le piazze europee sono state così presto contagiate dal cattivo umore di Wall Street su alcuni dati deludenti e sull’attesa per gli effetti della due giorni di politica monetaria della banca centrale statunitense, la prima del nuovo anno. Tant’è che l’euro è risalito sul dollaro. La Grecia se mai è sullo sfondo: Atene ha perso comunque quasi il 4%, anche Milano però è stata debole: il listino è terminato con un calo dello 0,53% sul Ftse Mib, interrompendo la serie di otto rialzi consecutivi, iniziata il 15 di questo mese. Pesante l'aumento dello Spread, che si attesta a 115 punti base, con un deciso aumento di 6 punti base, mentre il Btp con scadenza 10 anni riporta un rendimento dell’1,53%. Tra i mercati del Vecchio Continente, indietreggia Francoforte, con una flessione dell’1,57%, arretra Londra dello 0,60%, mentre Parigi chiude gli scambi con una perdita dell’1,09%. MESSAGGIO DI BERGOGLIO CHE INTANTO CONTINUA A FAR DISCUTERE PER L’UDIENZA DATA A UN TRANS Il Papa e la Quaresima: troppa indifferenza di Igor Traboni infrancate i vostri cuori: è questo il tema del Messaggio per la Quaresima 2015 scelto da Papa Francesco, che invita i cristiani a dire no alla “globalizzazione dell’indifferenza, a quella attitudine egoistica, di indifferenza, che ha preso oggi una dimensione mondiale”. “Quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi – scrive ancora il Pontefice nel suo messaggio - certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono, R allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene”. Quindi, l’esortazione per i cristiani, l’ennesima da parte del Papa argentino: “L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. La Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità”. Ma, a proposito di Papa Francesco, continua a far discutere un nuovo gesto di Bergoglio che sabato scorso, secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo “Hoy”, ha ricevuto in udienza privata in Vaticano un transessuale spagnolo, accompagnato dall'attuale fidanzata. Sempre secondo il giornale iberico, Diego Neria Lejarraga, ex donna di 48 anni, aveva scritto tempo fa al Pontefice denunciando di essere stato emarginato dalla Chiesa nella sua città di Plasencia, dopo il cambio di sesso. Il Papa gli avrebbe quindi telefonato due volte in dicembre e sabato l'ha ricevuto a Santa Marta. La notizia peraltro è trapelata proprio in contemporanea con l’apertura della confe- renza episcopale italiana, nel corso della quale il presidente, cardinal Bagnasco, ha lanciato un nuovo allarme contro “la colonizzazione ideologica” in atto a scapito della famiglia naturale: "Non c'è famiglia se non con il matrimonio uomodonna" , ha detto Bagnasco, per poi aggiungere: "Si dice famiglia, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio - che ne riconosce in modo impegnativo la pubblica valenza e dai due generi". Tra i più critici nei confronti della nuova apertura ‘progressista’ di Bergoglio c’è ancora una volta Antonio Socci, giornalista e scrittore, autore del recente “Non è Francesco”, libro in cu si mette in discussione la ‘rinuncia’ di Ratzinger e il successivo conclave. “Ovviamente – scrive Socci sulla sua pagina face- book – qua non è in discussione l’accoglienza verso tutti (che deve sempre esserci): il problema è il messaggio ideologico di rottura rispetto al magistero di sempre”. 5 Mercoledì 28 gennaio 2015 Esteri MENTRE A GINEVRA SI TRATTA, LA LIBIA È IN FIAMME: CONTINUANO ANCHE GLI SCONTRI A BENGASI L’Isis alza la testa pure a Tripoli Assalto dei miliziani al Corinthia, hotel di lusso al centro della capitale Bagno di sangue: presi ostaggi, 8 morti, poi i terroristi si fanno esplodere di Bruno Rossi a Libia è in fiamme. E ad appiccare nuovi roghi nella già martoriata nazione dirimpettaia dell’Italia sono i seguaci del Califfato. Che potrebbero avere il controllo di parti ben maggiori di quante, finora, sono attribuite all’Isis nella caotica situazione. Certamente in tal senso viene letto da molti analisti il feroce attacco portato ieri da miliziani dello Stato Islamico al centro di Tripoli. Nel mirino l’hotel Corinthia, albergo di lusso dove alloggiano abitualmente diplomatici stranieri. Prima di compiere l’irruzione, i terroristi hanno fatto esplodere un’autobomba nel parcheggio dell’hotel. Al momento della deflagrazione, la maggior parte delle persone presenti nell’albergo, compreso il personale, è riuscita ad abbandonare la struttura. L’attacco è stato presto rivendicato dalla “filiale” locale di Isis, il cosiddetto Califfato di Derna, localizzato nella città che ai tempi di Gheddafi era considerata la roccaforte della resistenza islamista contro il colonnello. Un’offensiva scatenata per vendicare la morte, avvenuta in carcere negli Usa il 2 gennaio scorso, di Abu Anas alLibi, l’organizzatore degli attentati contro le ambasciate americane L in Kenya e Tanzania del 1998, il primo attacco attribuito ad al Qaeda. Il gruppetto dei miliziani entrati in azione era abbastanza limitato, cinque persone, che hanno approfittato del panico creato dall’esplosione per introdursi all’interno dell’edificio, prendere alcuni ostaggi e poi asserragliarsi al ventitreesimo piano. Uno solo degli assalitori è stato arrestato, gli altri si sono fatti esplodere. Soltanto in un secondo momento, da fonti maltesi, si è saputo che il probabile obiettivo dell’agguato era il premier del governo a maggioranza islamista di Tripoli Omar al Hassi, il quale è però riuscito a fuggire prima dell’irruzione. Fatto sta che il pedaggio pagato sul cam- po è stato davvero alto: otto morti, dei quali cinque stranieri e tre agenti di sicurezza. Ma non è solo Tripoli a preoccupare. Nel frattempo, almeno 18 persone sono state uccise e altri 44 feriti in scontri a Bengasi, la seconda città più grande della Libia. Qui sono entrati in azione anche aerei dell’aviazione libica, che hanno bom- bardato i quartieri occupati dagli islamisti, non collegati all’Isis ma più probabilmente ad al Qaeda, che controllano la città da mesi e contro i quali l’esercito fedele al governo di Tobruk a scatenato da settimane la sua offensiva. Azioni militare sono state parallelamente registrate nei porti e nei siti petroliferi della costa orientale. Tutto ciò mentre continuano i colloqui di pace iniziati a Ginevra, che mirano a risolvere la crisi politica della nazione nordafricana. Proprio ciò che l’azione di Tripoli punta a sabotare, secondo il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni. “L’attentato è un tentativo di boicottare, danneggiare e influenzare negativamente gli sforzi in corso a Ginevra per riconciliare le parti in conflitto in Libia e si tratta di un ulteriore sintomo della pericolosità della situazione nella regione”. La Farnesina e i servizi di intelligence “stanno monitorando in queste ore le condizioni di sicurezza a Tripoli”, ha assicurato il titolare della Farnesina, aggiungendo che “teniamo costantemente la situazione sotto controllo”. La speranza è che ciò valga anche per i porti della costa occidentale libica, quella dai quali partono i famigerati barconi diretti in Italia. Non si sa più, ormai, chi li controlla e l’escalation dell’Isis comincia a destare preoccupazioni in tal senso. DOPO L’ESCALATION MILITARE DEI GIORNI SCORSI, I SEPARATISTI VANNO ALLA CONTROFFENSIVA. E LA TENSIONE TRA RUSSIA E NATO SALE Il conflitto in Ucraina prende una brutta piega opo gli scontri e i bombardamenti degli ultimi giorni, il governo ucraino ha introdotto lo stato di emergenza nelle regioni "separatiste" di Lugansk e Donetsk. Negli ultimi tre giorni, il bilancio dei bombardamenti è stato drammatico. Il governo ucraino sta preparando l'evacuazione in massa dei bambini dal Donbass, proprio alla luce alla luce dell'intensificarsi degli attacchi dei filorussi. Il presidente russo Putin anche ieri è tornato a definire l'esercito ucraino una legione straniera della Nato ed ha puntato il dito contro l'operato dell'Alleanza atlantica: "La Nato non persegue gli interessi di Kiev, ma ha come obiettivo geopolitico quello di contenere la Russia. L'Ucraina continua a rifiutare una soluzione pacifica del conflitto ed ha usato il cessate il fuoco solo per raggruppare le sue forze militari". Immediata è arrivata la replica della Nato, per voce del Segretario Generale Jens Stoltenberg, che ha definito "insensate" le parole del presidente russo: "Non c'è nessuna legione della Nato, le forze straniere in Ucraina sono russe. Condanniamo la rapida escalation di violenze lungo la linea del cessate il fuoco da parte dei separatisti appoggiati dalla Russia. Sono D inaccettabili. Le azioni violenze e le affermazioni provocatorie dei separatisti sono in diretta contraddizione con gli accordi di Minsk. La Nato chiede alla Russia di fermare immediatamente il proprio sostegno ai separatisti". La tensione resta dunque altissima. Gli scontri si sono intensificati negli ultimi giorni nonostante gli inutili cessate il fuoco sottoscritti a Minsk il 5 settembre e riconfermati, sempre solo sulla carta, il 9 dicembre e la settimana scorsa. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha fatto sapere che presto verranno avviati dei contatti tra il governo di Kiev e i miliziani separatisti del sudest ucraino. Lavrov ha inoltre sottolineato che Mosca farà tutto il possibile per riprendere il processo di pace, che Kiev sempre secondo il capo della diplomazia russa - tenta di "interrompere" con "l'uso della forza". Lavrov ha poi aggiunto che la Russia si aspetta che l'Occidente, inclusi gli Stati Uniti, fermi l'uso della forza nelle zone di conflitto da parte di Kiev. Lavrov si augura che "il buon senso e gli interessi oggettivi e legittimi nazionali prevarranno" e l'Occidente non imporrà nuove sanzioni contro Mosca dopo l'escalation del conflitto: "Sappiamo molto bene - ha detto - come tali tragedie sono usate cinicamente per distorcere la verità" e per "alimentare l'isteria antirussa". Sul fronte separatista il leader dell'autoproclamata "Repubblica" di Donetsk, Aleksander Zakharchenko, ieri ha negato l'intenzione di lanciare un attacco diretto su Mariupol, città fedele al governo di Kiev. La crisi ucraina è seguita con grandi apprensione anche dai governi europei. Lunedì la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato la necessità di "evitare una nuova escalation" del conflitto in una conversazione telefonica con il presidente russo. La leader tedesca ha inoltre esortato la Russia a "usare insistentemente la sua influenza" sui miliziani separatisti, che nei giorni scorsi hanno annunciato una nuova offensiva. La Commissione europea ha intanto stanziato altri 15 milioni di euro di aiuti a sostegno dell'Ucraina. I nuovi fondi saranno destinati a cibo, acqua e medicinali per la popolazione di Mariupol e delle zone colpite dal conflitto. La controffensiva dei ribelli sembra spaventare l'occidente. Ma ora davvero conta poco chi vince o chi perde. Se tutti non troveranno una via per una soluzione pacifica, l'incendio acceso nell'ex granaio d'Europa potrebbe espandersi, a vari livelli, su tutto il Vecchio Continente. Tatiana Ovidi L’INDIZIO A Mariupol soldati Usa fra le truppe di Kiev o scorso 24 gennaio le truppe della repubblica popolare di Donetsk hanno attaccato la città di Mariupol, un'importante e strategica città sul Mar Nero, provocando la morte di almeno 30 civili. I filorussi avrebbero così la colpa di aver rotto la tregua con l'esercito di Kiev. Il condizionale però è d'obbligo perchè, a leggere il tragico bollettino di attacchi e di vendette tra filorussi e ucraini, si scopre che negli ultimi mesi il Donbass è stato ripetutamente bombardato, che le popolazioni russofone vivono sotto assedio, senza acqua, elettricità e viveri. E che Kiev non ha mai smesso di inviare truppe, regolari e non. Tuttavia è a Mariupol che bisogna tornare per comprendere qual è la tragica partita che si sta giocando in Ucraina. La città è distrutta, le macchine bruciate e bucate dai proiettili sparati durante il conflitto tra filorussi ed esercito. E proprio a Mariupol che troppi soldati ucraini parlano un perfetto americano. L Certo, questo, ovviamente, è solo un indizio del fatto che i soldati americani siano effettivamente in Ucraina. Un indizio che però ci spinge a cercare ulteriori informazioni, che ci portano ad una data ben precisa, 21 gennaio 2015, quando il generale Ben Hodghes, capo della Us Army Europe, ha annunciato che i soldati americani avrebbero raggiunto l'Ucraina come addestratori dei soldati di Kiev. A partire dalla primavera, inoltre, i soldati americani avranno a disposizione, oltre ai carri armati, vari mezzi di artiglieria e, soprattutto, i terribili missili FIM-92 Stinger. Sembrerebbe proprio che la guerriglia ucraina stia ora per diventare una vera e propria guerra. Una guerra che si combatte a suon di contractors e di soldati in incognito. Una guerra civile che rischia ora di avere ripercussioni internazionali. Quindi le accuse di Putin, che lunedì e ieri ha definito l'esercito di Kiev una legione straniera della Nato, ci semT.Ov. brano più che fondate. 6 Mercoledì 28 gennaio 2015 Da Roma e dal Lazio MOBILITÀ KO PROTESTE DEI GIOVANI DI FDI E NCD Metro B (ancora) a passo d’uomo, pendolari furibondi. Atac:“Scusateci” Unioni civili, il voto slitta ancora Stefano Pedica (Pd) punge i vertici dell’azienda: “Farebbero bene a dimettersi” etro B ko. E’ stata un’altra giornata di rallentamenti e disservizi per i passeggeri della metropolitana di Roma. Le limitazioni sono iniziate sin dal mattino. Alle 7 e 30, infatti, la linea B è stata sospesa per “un guasto alla stazione di Laurentina”, ha fatto sapere l’Atac su Twitter. Dopo qualche ora il disservizio è slittato fino alla stazione Libia, interessando così pure la linea B1. Ma non è tutto. E’ stato poi rallentato anche il servizio del trenino Roma-Lido. Il caos. Tanto da spingere centinaia di pendolari a prendere d’assalto il profilo Twitter dell’azienda dei trasporti di Roma Capitale. “Fate proprio pena”, si è lamentato Maurizio. Tra i tanti avvisi di “@infoAtac” c’è anche lo sfogo di Emanuela, che ha scritto:“Allora non è riattivato! Da mezz’ora a piazza Bologna aspettando la #metrob. Pessimi!”. Atac le ha risposto: “E’ in arrivo un treno”. A quel punto è intervenuto Gianluca, che si è chiesto:“Ma come la gestite sta baracca?”. Un utente, invece, ha scattato una foto e lanciato l’allarme su Twitter, chiamando in causa anche il sindaco Ignazio Marino: “@InfoAtac @ignaziomarino termini adesso! Buongiorno e sveglia!”. Non è iniziata per niente bene la giornata per centinaia di romani, pendolari e turisti. “Sentivamo puzza di gomma bruciata e ha raccontato un utente partito da Ostia solo dopo venti minuti di rallentamenti tra M Ostia e Casal Bernocchi ci hanno fatto scendere”. Un altro si è sfogato così: “Non ne possiamo più”. “Ogni giorno ce n’è una”, ha detto Maria. Come al solito, i più colpiti sono gli anziani. “Mica tutti hanno un telefono che va su internet”, ha spiegato Laura.“Dobbiamo soltanto aspettare - ha detto rassegnata Giovanna - dopo anni ho imparato a rispondere al cellulare, figuriamoci a navigare su internet”. Carlo non ha dubbi: “Andiamo sempre peggio, questa è la verità: le tasse aumentano, i servizi fanno pietà”. E’ poi è giunta la nota di Atac che “si scusa per i disservizi procurati ai passeggeri”. “Questa mattina (ieri, ndr), a causa di un inconveniente tecnico, si sono verificati rallentamenti sulla linea B fra le ore 7.30 e le ore 9 che hanno portato ad una sospensione del servizio tra le 8 e le 8.15, orario in cui sono stati risolti gli inconvenienti tecnici. La linea ha subito forti rallentamenti e perturbazioni - si legge - fino alla regolarizzazione avvenuta alle ore 9 circa. Rallentamenti anche sulla Roma-Lido a causa di guasti ad alcuni treni con attese, nell’ora di punta, fino a 15 minuti”. Puntuale come un orologio svizzero l’intervento di Stefano Pedica (Pd) contro i vertici dell’azienda: “Possibile che tutti i pendolari che ogni santo giorno prendono i mezzi pubblici debbano sentirsi ripetere il solito ritornello dei ‘guasti tecnici’? Che immagine diamo della Città eterna ai turisti? Invece di scusarsi per i continui disservizi - ha concluso l’esponente democratico farebbero bene a dimettersi”. Giuseppe Sarra Intanto il centrodestra capitolino, tranne la Belviso, ha presentato una diffida al prefetto Pecoraro onsiglio comunale bloccato sulla delibera per l’istituzione del registro delle unioni civili. Anche ieri, infatti, è caduto il numero legale. Quando mancavano ormai da votare solo una trentina di emendamenti, il presidente del Consiglio Baglio ha dichiarato tolta la seduta per la mancanza del numero legale. L’Assemblea capitolina tornerà a riunirsi questa mattina alle ore 10. Cori da stadio in Aula Giulio Cesare. L’annuncio dello slittamento era stato preceduto e poi accompagnato dai cori “Voto! Voto!” di diversi attivisti Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), seduti nella platea. Presente anche un nutrito gruppo di giovani di Fratelli d’Italia -Alleanza nazionale, che nel corso della discussione ha intonato l’Inno di Mameli, e del Nuovo centrodestra. Non sono mancati momenti di C tensione. I militanti del partito che fa capo a Giorgia Meloni hanno scavalcato la recinzione di vetro invadendo l’aula per esporre striscioni e cartelli come “Difendiamo la famiglia”. Ne è seguito l’intervento di alcuni agenti della Polizia locale con conseguente parapiglia, al termine del quale i manifestanti sono stati riportati nell’area della platea, intonando il coro “Marino vattene!”. Tensione anche tra militanti e attivisti Lgbt, che hanno urlato a più riprese “Vergogna!” all’indirizzo dei giovani di FdI e Ncd. Intanto i gruppi consiliari del centrodestra, tranne Altra Destra guidato da Sveva Belviso che voterà a favore, hanno presentato una diffida indirizzata al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, sulla proposta di delibera sul registro delle unioni civili. DALLA PISANA Il listino di Zingaretti entra nel Pd, un’idea che non piace a tutti l progetto era in gestazione da diversi mesi ma adesso prende realmente corpo: i consiglieri regionali di Per il Lazio (composto da tutti coloro che sono stati eletti alla Pisana con il listino del presidente della Regione, Nicola Zingaretti) entreranno nel gruppo del Pd. Ma non tutti. Infatti, Marta Bonafoni non seguirà nella nuova avventura ‘democrat’ il capogruppo Riccardo Valentini e gli altri consiglieri Cristiana Avenali, Daniela Bianchi, Cristian Carrara, Baldassarre Favara, Rosa Giancola, Gian Paolo Manzella, Daniele Mitolo e Maria Teresa Petrangolini ma troverà collocazione in un altro gruppo (forse Sel, alla luce dell’assemblea nazionale che si è tenuta a Milano dove il partito di Vendola si è messo a disposizione per la co- I struzione di un soggetto unitario della sinistra italiana), perché comunque l’esperienza di Per il Lazio finirà. A sancire il transito dei nove consiglieri una serie di incontri. A cominciare dalla settimana scorsa, quando Per il Lazio si è riunito, per poi essere ricevuto poche ore dopo dal presidente Zingaretti, fino ai due 'tavoli' finali, che si sono svolti nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio di ieri in Consiglio regionale e che hanno visto protagonista Fabio Melilli: il segretario del Pd Lazio prima ha parlato (per la prima volta) con 8 dei 10 componenti del listino presenti (assenti Bonafoni e Carrara, quest’ultimo fuori Roma) per illustrare le ragioni di questa operazione e soprattutto ‘tranquillizzarli’ sulla libertà di azione che continue- ranno ad avere anche in futuro, quindi si è incontrato col gruppo del Pd, compreso Zingaretti. In questa seconda riunione alcuni consiglieri democratici avrebbero sollevato l'istanza del ritiro di tutte le deleghe ricoperte alla Pisana (da redistribuire successivamente) proprio in virtù dell’ingresso dei nuovi componenti ma sembra che la 'mozione' sia stata respinta. Secondo quanto appreso dall’agenzia Dire, il passaggio dovrebbe diventare effettivo nella prossima settimana e i nuovi arrivati dovrebbero iscriversi tutti al Pd. In realtà qualcuno la tessera del partito già ce l’ha, come Rosa Giancola che sul suo profilo Facebook ha postato una lettera inviata a Gianni Cuperlo (che l’esponente di Sinistra Democratica ha condiviso) dove, tra le altre cose, dice di avere votato la sua mozione al congresso. Dire IL CASO DELLE CONCESSIONI DEL FIUME SISTO Ormeggiatori davanti la Regione:“Ci è stata richiesta una tangente” n’altra protesta davanti la sede della Regione Lazio da parte degli ormeggiatori del fiume Sisto di Terracina, in provincia di Latina. Ieri mattina, tre persone si sono arrampicate sugli alberi di fronte l’ente regionale per protestare contro presunte irregolarità nella concessione degli ormeggi. Tra i due platani di fronte ai cancelli hanno steso uno striscione con scritto “La mafia bianca ci vuole di- U struggere” e “Se non vuoi morire paga il pizzo all’Ardis”. Su uno dei due alberi anche due donne, insieme ad un anziano, che già nei mesi passati aveva messo in atto una simile protesta. Sul posto sono intervenuti quattro mezzi dei Vigili del fuoco, un’ambulanza e le forze dell’ordine. L’uomo, che ha detto di aver denunciato il presunto tentativo di tangente e di non aver ottenuto alcun effetto, ha minacciato di gettarsi dall’albero, qualora non fosse stato ascoltato. “Ci è stata richiesta una tangente per le concessioni ha spiegato l’anziano sull’albero - ma non abbiamo accettato. Lo scorso giugno ha aggiunto - un dirigente regionale ha fatto un sopralluogo e ci ha detto che avevamo ragione, ma poi non ci ha fatto sapere nulla”. “L’area in questione è sottoposta a sequestro della magistratura. Comunque entro la fine dell’inverno, come già stabilito, verranno riesaminate tutte le concessioni della zona. La prossima settimana inoltre verrà effettuato un nuovo sopralluogo su tutte le aree del fiume Sisto”, ha fatto sapere la Regione Lazio, rispondendo alle proteste contro presunte irregolarità nella concessione degli ormeggi. 7 Mercoledì 28 gennaio 2015 Da Roma e dal Lazio NEL 2014 6,4 MILIONI DI PASSEGGERI IN PIÙ RISPETTO AI DODICI MESI PRECEDENTI LATINA Il traffico aereo torna a crescere, Fiumicino primo scalo italiano Muore tentando di salvare il fratello che stava per suicidarsi onostante le difficoltà, il Belpaese resta una delle principali mete preferite al mondo. A testimoniarlo sono i dati del traffico aereo del 2014, che sono tornati a crescere dopo due anni di contrazione. Gli scali di Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Milano Linate, Bergamo e Venezia si confermano i primi cinque aeroporti italiani per numero di passeggeri transitati. Il sistema aeroportuale italiano ha infatti registrato, in confronto ai dodici mesi precedenti, un incremento del traffico passeggeri pari al 4,5% e un aumento dei volumi di merce trasportata pari al 5%. Inoltre, la valenza della crescita del trasporto aereo nel 2014 è resa ancor più significativa dal fatto di essere superiore di 1,7 milioni di passeggeri rispetto ai volumi di traffico del 2011, ultimo anno di crescita del traffico aereo italiano. Entriamo nel dettaglio. I passeggeri transitati nei 35 scali aeroportuali italiani monitorati da Assaeroporti, sono stati, nel corso del 2014, 150.505.471, corrispondenti atina sotto choc per la morte di Trieste Rocco, 61 anni. L’uomo, forse allarmato dai vicini, stava cercando di salvare la vita del fratello più giovane Carlo, 44enne, che aveva deciso di suicidarsi. Invece è morto inciampando e sbattendo violentemente la testa a terra, mentre stava scavalcando la recinzione. E’ l’incredibile storia di due fratelli del capoluogo pontino. L’incidente è accaduto lunedì sera intorno alle 20 e 30. Riavvolgiamo il nastro di questa assurda vicenda. Secondo quanto ricostruito, il 44enne aveva deciso di togliersi la vita aprendo la bombola del gas nell’appartamento in via Gran Sasso d’Italia, che si trova alla periferia di Latina, dove i due vivevano insieme. Allarmato forse dai vicini di casa, l’uomo ha deciso di rientrare a casa il prima possibile, preoccupato dallo strano atteggiamento di Carlo. Il fratello, infatti, non rispondeva alle sue chiamate. Il telefono squillava inutilmente. A quel punto, la preoccupazione ha preso il sopravvento. “C’è qualcosa L N a 6,4 milioni di passeggeri in più rispetto al 2013. Non solo. Si riscontra un aumento del traffico complessivo dei movimenti degli aeromobili pari allo 0,6%, per un totale annuo di 1,4 milioni di movimenti. Qualcosa si muove anche sul fronte economico. Sul risultato complessivo ha infatti inciso positivamente sia la ripresa del traffico nazionale, che registra un incremento del 2,5% in confronto al 2013, sia la netta crescita del traffico internazionale, con un +5,9%, e in particolare del traffico dell’Unione europea che è aumentato di 7,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ma c’è dell’altro. Si evidenzia l’incremento del numero dei passeggeri ha interessato la quasi totalità degli scali italiani, attestando una capacità di crescita del traffico aereo in tutte le aree della nostra penisola, comprese le isole. Estremamente positivo il dato relativo al trasporto merci, che lo scorso anno è aumentato di ben del 5% rispetto al 2013. Il totale delle merci movimentate si è attestato a 952.082 tonnellate, superando addirittura di 12 mila tonnellate il volume registrato nel 2011. Un settore importante del prodotto interno lordo italiano. Come testimonia un recente studio di Aci Europee, che fa notare come gli aeroporti europei siano parte integrante della crescita economica del continente, generando nel complesso 675 miliardi di euro all’anno, pari al 4,1% del Pil europeo. Marco Compagnoni che non va”, avrà pensato. E così giunto fuori la sua abitazione, probabilmente in carenza di chiavi, ha provato ad entrare nella villetta scavalcando la recinzione. Forse ha messo male un piede, oppure ha perso improvvisamente l’equilibrio oppure è stato colpito da un malore. Il fratello maggiore è caduto violentemente a terra sbattendo la testa. Per lui non c’è stato nulla da fare. E’ morto pochi minuti dopo. Il personale del 118 giunto sul posto non ha potuto far altro che constatare il decesso. Fatale è stato il trauma cranico riportato in seguito alla caduta. Il fratello più giovane si è invece salvato, e ora è in stato di choc ed è seguito da un’equipe medica. Sul caso indaga la polizia di Latina per chiarire alcuni aspetti della dinamica dell’incidente. M.C. IL GIORNALE D’ITALIA INFORMA La Regione Lazio cerca 15 esperti d’area Socio-sanitaria Possono partecipare i soggetti in possesso del diploma di Laurea Magistrale o specialistica o di vecchio ordinamento in Medicina e Chirurgia. Il bando è aperto anche ai cittadini extra Ue a direzione “Risorse umane e Sistemi informativi” della Regione Lazio ha indetto un concorso per l’assunzione di 15 unità a tempo pieno ed indeterminato per il profilo di Esperto Area Socio-sanitaria, categoria giuridica “D” posizione economica iniziale “D1”, nel ruolo del personale non dirigenziale della Giunta. La scadenza della presentazione delle domande è fissata per il 29 gennaio 2015 entro e non oltre le ore 12. Dopo di che una successiva determina regionale ha ammesso a partecipare anche “i familiari dei cittadini degli Stati membri dell’Ue non aventi cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente e i cittadini di Paesi terzi, che siano titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato, con un’adeguata conoscenza della lingua italiana”. L Quindi le domande per i soli soggetti destinatari dell’integrazione dovranno pervenire entro le 12 del 30esimo giorno decorrente dalla predetta data. Soggetti beneficiari Sono ammessi a partecipare i soggetti in possesso del diploma di Laurea Magistrale o specialistica o di vecchio ordinamento in Medicina e Chirurgia, dell’abilitazione all’esercizio della professione medica, dell’iscrizione all’ordine dei medici-chirurghi, dell’esperienza specifica documentata in campo epidemiologico e nei sistemi di classificazione ICD-9-CM e di codifica della scheda di dimissione ospedaliera. Presentazione delle domande La domanda, alla quale devono essere allegati la copia di un documento di identità e il curriculum vitae, potrà essere indirizzata con le seguenti modalità: - con raccomandata con ricevuta di ritorno alla Regione Lazio – Direzione Regionale Risorse Umane e Sistemi Informativi - Via Rosa Raimondi Garibaldi, n.7 – 00147 Roma, indicando tassativamente sulla busta “Concorso per 15 posti di Esperto Area Socio-sanitaria”; - tramite posta elettronica certificata all’indirizzo [email protected], indicando all’oggetto: “Concorso per 15 posti di Esperto Area Socio-sanitaria”; - consegnata a mano al Servizio “Accettazione corrispondenza” ubicato nell’edificio “B” della sede suddetta, indicando sulla busta “Concorso per 15 posti di Esperto Area Socio-sanitaria”. Prova preselettiva Nel caso in cui il numero dei candidati sia pari o superiore a 5 volte il numero dei posti messi a concorso, l’amministrazione potrà procedere all’espletamento di una prova preselettiva per determinare l’ammissione dei candidati alle successive prove scritte. La prova preselettiva è articolata in quesiti a risposta multipla riguardanti l’accertamento della conoscenza delle materie previste dal bando di concorso per l’espletamento delle prove scritte. Prove d’esame L’esame consisterà in due prove scritte e in una prova orale. La prima prova scritta consisterà nello svolgimento di un elaborato nelle seguenti materie: Epidemiologia e demografia, Organizzazione sanitaria, Programmazione sanitaria, Normativa nazionale e regionale in materia di controlli, Livelli Essenziali di Assistenza, Modelli assistenziali e sistemi di remunerazione delle prestazioni sanitarie. La seconda prova scritta, invece, consisterà nella risoluzione di casi pratici relativi a codifica di episodi assistenziali con il sistema di classificazione ICD-9-CM. La prova orale, comprendente anche l’accertamento della conoscenza dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse e di una lingua straniera a scelta tra inglese e francese, verterà sulle materie delle prove scritte, sulla conoscenza dei principali strumenti di valutazione dell’appropriatezza organizzativa (manuali PRUO) e sulla normativa regionale relativa all’attività di controllo con riferimento anche all’ambito dell’assistenza specialistica ambulatoriale. Titoli di preferenza I candidati che abbiano superato la prova orale e intendono far valere i titoli di preferenza, a parità di merito, devono far pervenire alla Regione Lazio, entro il termine perentorio di giorni 15 (quindici) a decorrere dal giorno successivo a quello nel quale gli stessi hanno sostenuto la prova orale, i documenti, già indicati nella domanda, redatti nelle apposite forme, attestanti il possesso dei titoli. I titoli che, a parità di merito, danno diritto a preferenza sono quelli indicati dall’art. 5 del D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, nell’ordine ivi indicato. 8 Mercoledì 28 gennaio 2015 Storia IL GIORNALE D’ITALIA E MUSSOLINI /21 La Milizia Ferroviaria: 14 legioni e 25mila uomini “Il viaggiatore deve vedere nel milite, che silenzioso e pronto percorre i corridoi dei treni o vigila alle stazioni, l’emblema dell’Italia nuova” di Emma Moriconi l viaggio nel tempo di oggi ci porta al 23 luglio del 1929, con un’intervista del Giornale d’Italia al Console Generale Raffaldi. Come sempre cominciamo col dire qualche parola su Vittorio Raffaldi: volontario nella Grande Guerra, ufficiale del Genio Zappatori, si era distinto nelle azioni del Podgora, del Sabatino, del Monte Santo, del San Gabriele, del Monte Tomba, del Grappa, di Col Moschin, dello Stelvio. Rimasto gravemente ferito in un combattimento sul San Gabriele, ebbe due medaglie al valore sul campo e la promozione a capitano. Dopo la guerra era entrato nei Fasci di combattimento, nel 1920 era stato eletto consigliere comunale a Verona e nel 1923 sindaco della città. Nel 1929 Raffaldi è comandante della Milizia ferroviaria e in questa veste rilascia l’intervista al nostro quotidiano di cui parliamo oggi. Intanto possiamo rapidamente ricordare come la Milizia ferroviaria fu istituita con Regio Decreto Legge del 20 ottobre 1924 e poi meglio disciplinata con un altro Regio Decreto Legge nel giugno del 1925. “Essa – scrive Il Giornale d’Italia – fa parte delle forze armate dello Stato, dipende disciplinarmente dal Comando Generale della Milizia e per l’impiego tecnico dal Ministero delle Comunicazioni, tu- I tela gli interessi dell’erario e il mantenimento dell’ordine nell’ambito del servizio ferroviario, esercita vere e proprie funzioni di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria”. Nell’intervista che segue, Raffaldi spiega la struttura della Milizia, specificando che vi sono 14 legioni “con sede nei 13 Compartimenti e in Sardegna” e aggiungendo che “nel campo tecnico ogni legione agisce per mezzo di un Comando da cui dipendono da 5 a 9 Comandi di stazione di seconda classe. Nel campo militare, invece, ogni legione comprende da 3 a 5 centurie. I Comandi di legione – continua – corrispondono ai Compartimenti, i Comandi di stazione e di coorte agli altri organi delle ferrovie. Tutti i Comandi sono organizzati con perfetto stile fascista: pochi ufficiali, pochi militi, massimo rendimento”. Alla domanda “quanti sono i ferrovieri iscritti alle legioni della Milizia?” il Console risponde “Circa 25 mila, dei quali solo 5 mila in servizio vero e proprio di Milizia: gli altri attendono al normale lavoro ferroviario” e poi aggiunge “L’efficienza e l’organizzazione dei reparti sono così regolari che essi in poche ore possono passare dalla forza minima di 5 mila uomini alla forza massima di 25 mila, in com- pleto equipaggiamento. Nonostante le difficoltà di curare le esercitazioni di carattere militare, dato lo speciale servizio che disimpegna, la Milizia ferroviaria ha un addestramento ch’è ottimo da tutti i punti di vista e che ha riscosso spesso il plauso delle gerarchie del Regime”. E ancora: “Tutti gli ufficiali e i militi sono iscritti al Partito e all’Associazione fascista dei ferrovieri: molti provengono dalle squadre di azione e oltre 10 mila sono gli ex combattenti, due dei quali decorati di medaglia d’oro, 125 di medaglia d’argento, 242 di medaglia di bronzo”. Tra i compiti della Milizia ferroviaria ci sono anche quelli di polizia politica e giudiziaria, dunque esercita, per esempio, il controllo sull’esportazione degli agrumi e della verdura, la scorta di carte-valori, la scorta e l’assistenza di bambini italiani residenti all’estero e che vengono ospitati dalle colonie marine e montane, la sorveglianza sui treni speciali per pellegrinaggi e adunate. Quanto alle iniziative prese dai Comandi, Raffaldi spiega che “ogni legione possiede una biblioteca e promuove conferenze di carattere professionale e militare” poi aggiunge che “allo sport è stato dato un vigoroso impulso: abbiamo palestre bene attrezzate con sale di scherma e pugilato, e i nostri ‘sportivi’, sia ufficiali che militi, hanno ottenuto buoni successi in molte gare”. Il giornalista riporta le parole di Mussolini sulla Milizia: “Il viaggiatore deve vedere nel milite, che silenzioso e pronto percorre i corridoi dei treni o vigila alle stazioni, l’emblema dell’Italia nuova, e tale impressione deve essere la migliore”. Conclude con un richiamo ai militi ferrovieri che hanno perso la vita nell’adempimento del dovere e ricorda le figure di Giuseppe Bagnati, Leo Mongardi e Giuseppe Paggetto, “assassinati dai sovversivi”, di Michele De Carlo, “aggredito a Capua da spiomba tori di carri e poi gettato nel Volturno”, di Ugo Dal Fiume, “ucciso in un inseguimento da banditi sloveni che avevano assalito e rapinato alcuni agenti ferroviari” e di Alfredo Coletti, “il quale, per strappare alla morte un bambino che stava per essere investito da un treno alla stazione di Avezzano, rimase vittima del suo eroismo, lasciando sul corpo del bimbo superstite brandelli di carne e lembi insanguinati di camicia nera”. Il Corpo portuario: pubblica sicurezza e polizia giudiziaria L’intervista al console generale Dupanloup del 24 luglio 1929: “Grazie all’assidua vigilanza nei porti non si ruba più” iamo ancora nel luglio del 1929 e parliamo della Milizia portuaria, la struttura impiegata nel servizio di polizia marittima e portuale “nei porti e lungo il litorale marittimo sia a terra che a mare” oltre che nei “servizi complementari di polizia militare e di polizia ordinaria”. Al vertice della Milizia portuaria c’è il Console Generale Amilcare Dupanloup, definito dal cronista “capo amatissimo dei militi portuarii, ai quali ha dato in breve tempo un inquadramento così perfetto che non teme affatto il confronto con quello di altri Corpi più anziani e più numerosi”. Dupanloup è stato volontario nella Grande Guerra, dove volle essere assegnato ai reparti d’assalto, “ardito, mutilato, tre medaglie d’argento, di cui una ‘motu proprio’ di S. M. il Re sul campo, una medaglia di bronzo, una promozione straordinaria”. Egli è “Capo del Fascismo di Savona, dove nell’agosto del ’22 occupò con pochi animosi il Municipio tenuto dai comunisti; Comandante degli squadristi liguri nelle giornate dell’ottobre del 1922 e promosso allora Console sul campo; Comandante interinale della III Zona della Milizia”. Ecco cosa dice al giornalista de Il Giornale d’Italia: “Come le altre specialità della Milizia [quella Portuaria] fa parte delle forze armate dello Stato e dipende disciplinarmente dal Comando Generale della Milizia e per l’impiego speciale dal Ministero delle Comunicazioni. La sua creazione rispondeva a un bisogno veramente sentito per la sicurezza dei nostri porti che risen- S tivano dei turbamenti interni del dopoguerra: le operazioni di carico e scarico non procedevano speditamente, i furti erano all’ordine del giorno, i furti erano all’ordine del giorno, la emigrazione clandestina non era repressa”. Spiega poi l’impegno della Milizia Portuaria nei vari porti d’Italia e fornisce qualche numero: “arresti per reati politici 178, arresti per reati comuni 1131, fermi per misure di pubblica sicurezza 8285, contravvenzioni varie 10.887” e aggiunge: “e, poiché grazie all’assidua vigilanza nei porti non si ruba più, si può valutare facilmente l’ammontare delle perdite risparmiate allo Stato e ai privati: si tratta di decine di milioni”. Infine riferisce circa una convenzione con l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, che “stabilisce il rilascio di una polizza a tutti gli appartenenti al nostro Corpo, secondo determinate norme e mediante il contributo dello Stato: forma di quiescenza, questa, che offre a chi ne gode considerevoli vantaggi. Altre convenzioni ci riguardano – aggiunge ancora – e sono quelle tra noi e l’Autorità marittime di Napoli e Venezia per mezzo delle quali ci vengono concessi mutui per la costruzione delle nostre caserme in quelle città. La Milizia portuaria – precisa poi – ha già caserme proprie a Genova, Savona, Livorno e Ancona”. Il nostro piccolo viaggio odierno finisce qui, nella prossima puntata parleremo dei postelegrafonici e del’Associazione Nazionale dei Volontari di Guerra. [email protected] 9 Mercoledì 28 gennaio 2015 Dall’Italia ORRORE A PAVIA Segregata in casa e denutrita: fermato il convivente Laura Carla Lodola è stata trovata dai sanitari in condizioni disperate, pesa quindici chili ed è coperta di piaghe da decubito. Un operatore: “Sembrava una piccola mummia rattrappita” ra ridotta uno scheletro, dal peso di poco superiore ai quindici chili. Orrore ieri mattina a Pavia dove una donna era segregata in casa dal convivente e tenuta in un forte stato di denutrizione. La vittima, Laura Carla Lodola, 55 anni, è stata ora ricoverata al Policlinico San Matteo di Pavia in condizioni gravissime: si troverebbe in fin di vita. Il convivente della donna Antonio Calandrini, 60 anni, è stato fermato con l’accusa di abbandono di incapace e sequestro di persona. Era stato proprio lui lunedì mattina, verso le sei meno un quarto, a chiamare il 118 richiedendo l’intervento di un’ambulanza perché la 55enne era priva di conoscenza e non si muoveva. I volontari della Croce Rossa accorsi sul posto, in un condominio di via Tasso, si sono trovati davanti a una scena raccapricciante e “mai vista in tanti anni di lavoro” come ha spiegato qualcuno di loro. La donna era ridotta a uno scheletro, coperta di piaghe da decubito e costretta a letto forse da anni, in condizioni igieniche disastrose e con un’alimentazione pressoché inesistente. “Sem- E brava una piccola mummia rattrappita”, ha detto scioccato un operatore sanitario. I paramedici l’hanno caricata sull’ambulanza e trasportata al pronto soccorso dove il personale medico si è immediatamente reso conto che le condizioni della donna erano disperate. I medici del pronto soccorso hanno provveduto poi a fare una segnalazione ai carabinieri che hanno aperto un’inchiesta sul caso. L’appartamento è stato sequestrato dalla magistratura e gli investigatori della squadra mobile hanno interrogato per ore il convivente Antonio Calandrini e i vicini per accertare eventuali responsabilità. L'obiettivo degli inquirenti è capire se l’uomo abbia costretto la compagna a vivere in quelle condizioni al limite della sopravvivenza. I vicini di casa hanno riferito che le urla erano aumentate nelle ultime settimane: “Sono anni che sentivamo urla tremende e due volte erano anche intervenuti carabinieri e polizia. Erano entrati in casa, avevano parlato con loro, li avevano calmati ed erano andati via. Ma i litigi e le urla erano continuate: sentivamo quasi sempre la voce di una donna. Dallo scorso mese di settembre abbiamo iniziato a sentire le voci di due donne ma non ho mai capito chi fosse la seconda”, racconta un’inquilina. Gli inquirenti stanno ora tentando di ricostruire la vicenda, intanto l’uomo è stato fermato. Barbara Fruch CLAMOROSO TENTATIVO DI RAPINA A QUINTO VERCELLESE (BIELLA) Assalto al caveau con kalashnikov: caccia alla banda Colpo all’istituto Fidelitas. I banditi hanno ingaggiato una sparatoria con i carabinieri poi, per coprire la fuga, hanno dato fuoco ad almeno cinque automobili risultate rubate lamoroso tentativo di rapina nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 4, a Quinto Vercellese, alle porte della provincia di Biella. Un commando di una decina di banditi, che aveva tentato senza successo di assaltare il caveau dell’istituto di vigilanza Fidelitas con una ruspa, ha ingaggiato una sparatoria con i carabinieri intervenuti sul posto. Dopo lo scontro a fuoco, i malviventi hanno dato fuoco C ad alcune auto per coprirsi la fuga e sono riusciti a far perdere le tracce. A dare l’allarme ai militari dell’Arma, secondo le prime informazioni raccolte, sarebbe stato un vigilante dell’istituto stesso. I malviventi si sono presentati con un camion, dal quale hanno scaricato la ruspa con cui hanno tentato di demolire il muro di cinta e raggiungere il caveau, dove è custodita un’ingente somma di denaro. Sono però scattati subito i protocolli di sicurezza e il personale di vigilanza è riuscito a respingere il commando, facendo intervenire i carabinieri. Nel conflitto tra i militari e i banditi, coperti con passamontagna e armati presumibilmente di kalashnikov, sono stati sparati molti colpi di arma da fuoco. Sarebbero almeno dieci i bossoli rinvenuti a terra. Poi sono fuggiti dando fuoco ad alcune automobili, almeno cinque che sono risultate rubate, e alcune con targa straniera. Si tratta infatti di mezzi posizionati apposta dai malviventi per evitare di essere seguiti e non di vetture parcheggiate. Con questo stratagemma la banda ha bloccato tutte le strade di accesso al paese: quelle per Villata, Collobiana, Olcenengo e Biandrate. Il commando sarebbe dunque fuggito a piedi nelle campagne circostanti favoriti dal buio, facendo perdere le proprie tracce. Immediate le ricerche, con i militari del comando di Biella impegnati in una serrata caccia all'uomo. L'assalto è comunque fallito, e dunque non è stato prelevato nulla, perché la banda ha sbagliato il lato dell'edificio in cui si trova il caveau. “Alle 3 abbiamo sentito urla e diversi spari provenire dalla sede della Fidelitas – ha detto Alessandra Ticozzi, vicesindaco del paesino da 400 anime – molti cittadini, svegliati nel cuore della notte, si chiedevano cosa stesse succedendo”. Dalle modalità del colpo si ritiene che si tratti di una banda altamente organizzata, in grado di impiegare molte risorse nel pianificare l'assalto. Vista le tecnica usata potrebbe trattarsi anche di terroristi alla ricerca di autofinanziamenti. Le indagini si svolgono in C.B. tutte le direzioni. L’OPERAZIONE DEI ROS A THIENE, NEL VICENTINO Sventato il sequestro del figlio di un imprenditore Tre al momento le persone arrestate: si tratta di due veneti e un emiliano colti in flagranza di reato. Il gruppo sarebbe stato intenzionato a chiedere un riscatto da uno a due milioni di euro vrebbero chiesto un riscatto tra uno o due milioni di euro. Per questo motivo avevano pianificato il sequestro del figlio di un imprenditore veneto. Ma il piano è stato sventato dal Ros dei carabinieri. Tre le persone arrestate, proprio mentre stavano cercando di mettere in atto il rapimento. Si tratta di due veneti e un emiliano. Obiettivo dei malviventi era un 13enne che vive nella zona di Thiene, nel Vicentino, figlio di Bernardo Bassan, titolare di un'azienda di import-export di bevande e catering, specializzata nella produzione e commercializzazione di birre. A Ieri mattina, poco dopo le sette, la madre e il figlio stavano per uscire di casa per andare a scuola. Ad attenderli, in un parcheggio vicino all’abitazione, c’erano i malviventi. Nel loro piano, dovevano simulare una rapina, ma sono stati fermati dai carabinieri. Oltre ai carabinieri del Ros l’operazione ha visto impegnati anche i militari di Vicenza e di Rovigo. L'indagine degli investigatori era stata coordinata e avviata da settimane senza che la famiglia Bassan ne fosse al corrente ma creandole attorno un cordone di protezione. All’origine dei controlli il fermo di una rodigina, ora indagata, che avrebbe rifiutato proposte di affiliazione alla banda avanzate degli organizzatori del rapimento. Sarebbero stati dei gravi problemi finanziari dei tre arrestati a far maturare il progetto di sequestro del giovane thienese. Il capo della banda, per la Procura, era un imprenditore padovano che conosceva la famiglia dell’imprenditore e che aveva con la sua azienda una serie di debiti. Gli altri due finiti in manette sono padre e figlio residenti a Occhiobello (Rovigo) e Ferrara. Il terzetto, rimasto in silenzio dopo le manette, sarebbe stato intenzionato a chiedere un riscatto per il 13enne pari a una cifra tra uno o due milioni e aveva organizzato il nascondiglio del rapito in un casolare abbandonato. Pochi per ora i commenti filtrati da casa Bassan. La signora si è detta incredula e ha chiesto ai carabinieri se tutto fosse reale o non si trovasse davanti a una sorta di film o di “Scherzi a parte”. Il ragazzo invece è scoppiato in lacrime. “Lo Stato - ha commentato il procuratore Adelchi d’Ippolito - è arrivato prima. Non è stato esploso un solo colpo, operazione con massimo intelligenza e abilità”. Sulla vicenda è intervenuto anche il governatore del Veneto. “Il bollettino di guerra della criminalità in Veneto si allunga a dismisura. Ieri (lunedì, ndr), nella sola provincia di Treviso si sono rischiate due tragedie; a Belluno il nuovo Questore mette i furti in cima alla classifica delle preoccupazioni; a Padova e ora Vicenza nuovi colpi e nuovi allarmi dalla popolazione inerme e indifesa – ha detto Zaia – Chi ne ha il potere si svegli dal suo colpevole sonno e intervenga. Stato, Governo, Parlamento non possono pi stare a guardare, limitandosi a spe- rare che non succeda il peggio. Così non può andare avanti. I Veneti pretendono rispetto e vogliono che vengano loro restituiti in sicurezza almeno una parte dei 21 miliardi di residuo attivo di tasse che ogni anno lasciano a Roma. Siamo in emergenza, e l’emergenza impone pi uomini e mezzi alle forze dell’ordine, l’esercito in strada a fare da deterrente anche con la sola presenza, leggi più dure, meno buonismo e dimenticarsi per sempre dei decreti svuota carceri”. Carlotta Bravo 10 Mercoledì 28 gennaio 2015 Dall’Italia IL PROCESSO PER IL CASO STAMINA Vannoni chiede di patteggiare: ok dal pm Richiesta di un anno e dieci mesi, con sospensione condizionale della pena per il fondatore del controverso metodo di cura. La decisione finale il 18 marzo di Carlotta Bravo a Procura di Torino ha accolto la richiesta di Davide Vannoni, imputato per il caso Stamina, a patteggiare un anno e dieci mesi. Il pm Raffaele Guariniello nel corso dell’udienza preliminare ha infatti dato parere positivo alla proposta formulata dai legali del padre del controverso metodo di cura. In ogni caso, solo durante l’udienza del 18 marzo il gup Potito Giorgio deciderà se accoglierla. Il procuratore ha acconsentito all’accordo dopo aver preso atto che Vannoni, assistito da Pasquale Scrivo e Liborio Cataliotti, ha avviato la procedura per ritirare il ricorso davanti al Tar del Lazio nei confronti del Ministero della Salute contro le valutazioni del Comitato scientifico sulla validità del metodo Stamina. Con il patteggiamento “è stata ristabilita la verità scientifica”, ha commentato Guariniello che vede il suo impianto accusatorio sostanzialmente confermato e in tempi relativamente brevi, scongiurando così l’ipotesi che il processo potesse scivolare verso la prescrizione. Anche perché nel parere in cui il pm esprime il consenso al patteggiamento di Vannoni, oltre a considerare il ritiro del ricorso al Tar del Lazio, il magistrato rileva “la volontà dell’imputato Vannoni di astenersi in futuro dal commettere comunque e L ovunque i reati ascrittigli”. Tante dunque le condizioni poste dalla stessa Procura per arrivare all’accordo. Non ultima dunque quella di interrompere del tutto il metodo Stamina sia in Italia che all’estero. Vannoni, quindi, se il giudice accoglierà il patteggiamento, otterrà la sospensione condizionale e la non menzione della pena. Ora è attesa per il prossimo 18 marzo la decisione finale del Gup di Torino Giorgio Potito. Tredici gli imputati per il reato di associazione a delinquere aggravata e finalizzata alla truffa (secondo l’accusa gli imputati avrebbero costituito una associazione a delinquere allo scopo di truffare centinaia di malati, a cui sarebbero stati somministrati farmaci guasti o pericolosi, in certi casi persino a pagamento). Di questi, sei hanno chiesto di patteggiare pene comprese fra un anno e 4 e un anno e 10 mesi. Oltre a Vannoni hanno depositato richiesta anche la biologa Erica Molino e Gianfranco Merizzi, ex presidente dell’associazione farmaceutica Medestea, entrambi difesi dall’avvocato Alberto Mittone, il neurologo Leonardo Scarzella, difeso dall’avvocato Roberto Trinchero, Marino Andolina, ex vicepresidente di Stamina, assistito dall’avvocato Roberto Piacentino (che deve ancora formalizzare la richiesta)e il medico Andrea Losana. Il medico Roberto Ferro aveva già chiesto di patteggiare la volta scorsa. In due invece si faranno giudicare con il rito abbreviato: si tratta di Carlo Tomino dell’Aifa (ora sospeso) e Marcello La Rosa dell’Ires. Gli altri quattro, tutti appartenenti al cosiddetto “gruppo bresciano”, il gruppo di medici degli Spedali Civili di Brescia, continueranno con la procedura ordinaria, puntando evidentemente a un pro- scioglimento immediato. Si tratta dell’ex direttore sanitario, Ermanna Derelli, il pediatra Fulvio Porta, Carmen Terraroli e Arnalda Lanfranchi. Nei giorni scorsi, su Facebook,Vannoni aveva postato un link a un testo giuridico in cui si dice che il patteggiamento “non ha le caratteristiche proprie di una sentenza di condanna”. Scrive Vannoni: “Tanto per chiarire le idee ai giustizialisti e ai superficialotti del diritto (in primis diversi giornalisti)”. Patteggiamento che di fatto gli risparmia il rischio di carcere, che sarebbe arrivato in caso di condanna, e che lascia l’amaro in bocca a tutte le vittime che speravano di vederlo condannato. PER LA PRIMA VOLTA ARRIVA ANCHE LA TESTIMONIANZA DELLA VITTIMA MILANO Ragazzo sfregiato con l’acido, perizia psichiatrica sugli aggressori Corona, si valutano le condizioni di salute giudici di Milano, accogliendo le richieste della difesa, hanno stabilito che la studentessa bocconiana Martina Levato e il broker Alexander Boettcher, i due amanti in carcere con l'accusa di avere aggredito il 22enne il 28 dicembre scorso Pietro Barbini gettandogli dell'acido, saranno processati con rito abbreviato (con sconto di un terzo della pena in caso di condanna) condizionato ad una perizia psichiatrica su entrambi. È stata dunque accolta dai giudici delle nona sezione penale la richiesta dei difensori della coppia. Il processo è stato aggiornato al 10 febbraio, data in cui il collegio presieduto da Anna Introini conferirà l’incarico ai periti. Intanto, spunta un terzo uomo. Secondo le indagini difensive, un’altra persona coadiuvò la coppia nell’aggressione. La persona non ancora identificata, nello specifico, aiutò i due a raccogliere i contenitori con l'acido muriatico: ciò emerge da un filmato di una telecamera di sicurezza installata in strada. Inoltre oltre alla testimonianza di Pietro Barbini, aggredito con dell'acido muriatico per aver con- I sigliato alla 23enne di “lasciare il suo amante ( Alexander Boettcher è infatti sposato, ndr)”, il pm di Milano Marcello Musso ha depositato due nuove testimonianze rese da una coppia, marito e moglie, che era presente quella sera in via Carcano e che avrebbe confermato di aver visto la bocconiana e il broker finanziario insieme. Boettcher, invece, ha sempre negato di aver preso parte all'aggressione e anche la ragazza (che ha confessato di aver lanciato l'acido) lo ha difeso, spiegando che lui era là per caso. Un mese dopo l’aggressione vengono rese note anche le di- chiarazioni della vittima. “Ha visto avvicinarsi una donna incappucciata, che aveva un atteggiamento aggressivo, e quando è stato colpito dall'acido ha sentito il viso bruciare e istintivamente ha iniziato a scappare” ha raccontato il 22enne a verbale quella sera del 28 dicembre scorso. Nella testimonianza il giovane descrive per filo e per segno il suo rapporto di conoscenza e la sua passata relazione con Martina, che aveva frequentato il liceo Parini con lui, e il triangolo morboso in cui sarebbe stato coinvolto dalla coppia. E parla anche di quel ragazzo, con cui Martina aveva stretto rapporti intimi e malati nell'ultimo periodo, ossia Alexander che lei chiamava, a detta di Barbini, “l'amministratore delegato”. Barbini ha raccontato di aver visto le sagome di due ragazzi, probabilmente abbracciati, avvicinarsi mentre lui era. La donna gli ha lanciato l'acido contro e lui si è riparato istintivamente il volto con la mano destra e poi ha iniziato a scappare. La ragazza, mentre lui correva, ha lanciato ancora dell'acido che lo ha colpito a un polpaccio e Barbini ha continuato a correre urlando al padre, che lo aveva accompagnato e che era a poca distanza, “scappa, scappa, è acido”. Nel frattempo un uomo (Boettcher, secondo l'accusa) lo stava inseguendo con un martello in mano, mentre Barbini si toglieva i vestiti di dosso perché gli stavano bruciando la pelle. “Non ho fatto nulla di male, lasciami stare”, ha urlato il giovane a Boettcher, sempre stando alla sua testimonianza. Barbini ha raccontato anche di aver bloccato, girandosi, la mano dell'uomo armata di un martello, facendolo poi cadere a terra con una mossa di judo, sport che aveva praticato diventando cintura blu. Ha spiegato anche di aver deciso di affrontare l'uomo, mentre sentiva il padre chiamare la polizia, perché era buio, non vedeva soluzioni e cominciava a non vederci più da un occhio a causa dell'acido. Il giovane ha detto, inoltre, di aver pensato subito che gli aggressori potessero essere Martina e Alexander. ttraverso i suoi legali, qualche giorno fa, aveva detto che “stava male”. Ora arriva una prima risposta al suo appello. Sarà una perizia psichiatrica a valutare le sue condizioni di salute mentale. I giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano hanno infatti accolto la richiesta del re dei paparazzi, Fabrizio Corona. L'ex agente fotografico, secondo quanto riferito dai suoi avvocati, soffre di attacchi di panico e stati di ansia: incompatibili con la vita in carcere. A quanto sembra, Corona assumerebbe psicofarmaci sotto controllo medico e, in una perizia di parte effettuata da uno psichiatra di nomina difensiva, verrebbe giudicato “narcisista” e “borderline”. Di qui la richiesta della detenzione domiciliare. Ora i legali di Corona sono soddisfatti. Il tribunale ha deciso di approfondire la questione con, appunto, una perizia. L'incarico sarà affidato l'11 febbraio ad un medico. Fabrizio Corona è detenuto a Opera. Dopo la condanna a 14 anni e sei mesi, che la Cassazione ha ridotto a poco più di nove anni e mezzo, la famiglia di Fabrizio spera che questa decisione sia il primo passo verso un'altra direzione. Don Mazzi ha già dato la sua disponibilità ad accoglierlo (sempre in regime detentivo) nella comunità della sua Fondazione Exodus. A 11 Mercoledì 28 gennaio 2015 Dall’Italia IL BLITZ DOPO LA DENUNCIA DELLE VITTIME Estorsione e mafia: quattro arresti a Corleone Importanti nomi del clan palermitano sotto scacco, il pizzo veniva preteso da imprenditori e commercianti n un blitz scattato all’alba di ieri mattina tra i mandamenti mafiosi di Corleone e Misilmeri e Belmonte Mezzagno ha permesso di arrestare quattro persone tra boss e gregari, indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. I carabinieri di Corleone e di Monreale stavano conducendo un'operazione antimafia, “Grande Passo 2”, coordinata dalla Dda di Palermo ed è la prosecuzione dell’inchiesta che ha recentemente colpito gli esponenti delle famiglie mafiose di Corleone e Palazzo Adriano, denominata “Grande Passo”. La vasta operazione ha così permesso d consentito, anche grazie alla collaborazione di imprenditori e commercianti, molti casi di estorsione. Nello specifico, grazie alla ricostruzione di ruoli e compiti degli associati alle varie famiglie mafiose, la maggior parte dei quali non ancora individuati con la precedente operazione di servizio, sono stati arrestati, come si legge in una nota diffusa dagli inquirenti: Ciro Badami, detto Franco, appartenente alla famiglia mafiosa di Villafrati, già tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Grande Mandamento” del 2005 (con la quale si intercettò il complesso circuito che consentiva lo scambio I di comunicazioni e direttive tra l’allora capo dei capi di Cosa nostra Bernardo Provenzano e i rappresentanti delle famiglie mafiose di Bagheria, Baucina, Belmonte Mezzagno, Casteldaccia, Ciminna, Villabate e Villafrati) per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso poiché ritenuto responsabile di coadiuvare atti- vamente e costantemente il capo famiglia nella materiale riscossione di somme di denaro provento di estorsione; Francesco Paolo Scianni, uomo di fiducia e fiancheggiatore di Antonino Di Marco, già arrestato nell’ambito dell’operazione Grande Passo del 2014 e utilizzato da questi per mantenere i contatti per la riscossione delle estorsioni e come anello di congiunzione con la famiglia mafiosa di Villafrati; Pietro Paolo Masaracchia, già tratto in arresto nella citata operazione Grande Passo, attualmente detenuto, capo della famiglia mafiosa di Palazzo Adriano; Antonino Lo Bosco, appartenente alla famiglia mafiosa di Palazzo Adriano e in contrapposizione con il capo fa- OPPIDO MAMERTINA miglia Masaracchia. Le indagini, nate per la prima volta con la collaborazione diretta con le vittime di estorsioni, si sono sviluppate attreverso pedinamenti osservazioni tecniche in modo da delineare ancor meglio l’intero assetto della famiglia mafiosa di Palazzo Adriano, di quella di Corleone e i rapporti del citato mandamento con quelli limitrofi, nel dettaglio con la famiglia mafiosa di Villafrati. Durante le attività investigative, sono stati ricostruiti quattro nuovi casi di estorsione, ai danni di imprenditori impegnati nel settore dell’edilizia e del commercio, sia nelle fasi dell’apertura che della gestione degli esercizi commerciali. Attraverso il racconto delle vittime si è potuto capire meglio il meccanismo di pagamento del “pizzo”. L’imprenditore o il commerciante, vittima del racket, è chiamato a versare le somme sia alle famiglie mafiose presenti nel proprio paese di origine sia a quelle delle zone dove svolge la sua attività economica. Fra le vittime preferite dagli estorsori non solo gli imprenditori impegnati nell’esecuzione di appalti pubblici, ma anche i singoli esercizi commerciali e chi esegue lavori di edilizia privata. Chantal Capasso TRENTO ‘Ndrangheta, torna in carcere il boss Giuseppe Mazzagatti Contrabbando di sigarette: smantellate bande criminali È malato, ma dovrà continuare a scontare in cella l’ergastolo per associazione a delinquere e omicidio I carichi provenivano dall’Est per poi essere immessi nel mercato nazionale, sequestri per oltre venticinque milioni malato ma le sue condizioni sono compatibili con il carcere. E per questo motivo stamane i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato a Oppido Mamertina il boss ergastolano della 'ndrangheta Giuseppe Mazzagatti, di 83 anni. L'uomo fino ad oggi era detenuto ai domiciliari presso la sua abitazione. L'anno scorso davanti all'abitazione di Mazzagatti ci fu l'inchino della statua della Madonna durante la tradizionale processione.Mazzagatti, condannato nel 2004 all’ergastolo per vari reati, tra cui associazione di tipo mafioso e omicidio, è ritenuto dagli inquirenti capo storico dell’omonima cosca di Oppido mamertina. L’uomo, dal 2006 stava scontando la sua pena ai domiciliari. Il tribunale di sorveglianza di Reggio Calabria ha revocato la detenzione domiciliare. Le condizioni di Giusppe Mazzagatti, 83 anni, boss di Oppido Mamertina, detenuto ai domiciliari per ragioni di salute, “non sono incompatibili con il regime detentivo in un struttura carceraria assistita da idoneo centro clinico”. Questa la motivazione depositata con la quale la magistratura ha disposto la È revoca del beneficio degli arresti nella sua abitazione all’anziano boss, trasferito in carcere durante la notte dai Carabinieri. L’anziano boss, famoso alle cronache nel luglio del 2014 per il cosiddetto “inchino” dinanzi alla sua casadurante la processione della “Madonna delle Grazie” a Oppido Mamertina, beneficiava della detenzione domiciliare per il suo stato di salute, apparentemente incompatibile con il regime carcerario. Il provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Reggio Calabria deriva da un’istanza di revoca della detenzione domiciliare avanzata dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, sulla base sia degli elementi raccolti durante le indagini dei Carabinieri relative all’ operazione” Erinni”, che ha interessato anche i parenti del boss, tra i quali il figlio Rocco, considerato dagli inquirenti a capo della locale di ‘ndrangheta di Oppido Mamertina, sia sulla basenumerosi controlli effettuati dalla locale stazione dei Carabinieri. In forza degli elementi raccolti, l’autorità giudiziaria ha disposto nuovi controlli medici sull’ergastolano che è stato condotto in una struttura carceraria del centro Italia. Ch.C. ermate dalla Guardia di finanza di Trento ben cinque organizzazioni criminali per contrabbando dall'Est Europa e dalla Grecia di 106 tonnellate di sigarette, circa 530mila 'stecche' pari a oltre 5 milioni di pacchetti. Il valore al dettaglio è pari a 27 milioni di euro. Le indagini, partite da lontano, sono durate sei anni e hanno portato al giusto epilogo con l'arresto in flagranza di 88 contrabbandieri. Più di 300 persone state denunciate, fra italiani, greci, tedeschi, russi, ucraini, polacchi, moldavi, kazaki, bulgari, magiari, lettoni, lituani, argentini, romeni e slovacchi, tra cui un ex campione di pallamano ucraino che era a capo di una delle organizzazioni. Il reato contestato è quello del- F l’associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi, aggravata dalla dimensione transnazionale. Le sigarette venivano nascoste oltre che nei tir anche in ambulanze e in camper. Diversi gli escamotage per nascondere le “bionde”: ben stipate in doppi fondi e carichi di copertura, in alcuni casi erano infilate all'interno di finestre, porte e persino rotoli di moquette e pannelli solari. Un numero elevato di mezzi sequestrati, circa una sessantina, è stato assegnato alla Croce Rossa, ai Vigili del Fuoco ed alla Protezione civile e in alcuni casi sono stati usati in missioni umanitarie durante il terremoto de L'Aquila o l'alluvione in Bosnia, altri sono stati dedicati al contrasto della criminalità organizzata. Sequestrato anche un magazzino e materiale di copertura per alcune centinaia di migliaia di euro. I carichi arrivavano in Italia da Polonia, Ucraina, Ungheria e Grecia attraverso i valichi del Brennero, San Candido, Tarvisio e Trieste e i porti di Ancona, Bari e Brindisi, per essere destinati al mercato clandestino nazionale, soprattutto a quello dell'area partenopea e dell'agro aversano. Il valore delle sigarette sequestrate è pari a 27 milioni di euro, con un danno all'erario accertato per quasi 21 milioni di euro per Iva, imposte di consumo e dazi doganali evasi, oltre a sanzioni elevate per 2,5 miliardi. Ch.C. 12 Mercoledì 28 gennaio 2015 Società SEMPRE PIÙ ATTRATTI DAGLI E-BOOK, LA DIGITALIZZAZIONE PRENDE IL SOPRAVVENTO SULLE PAGINE SFOGLIABILI La lettura diventa “2.0” S Se sono aumentati gli e-reader, rimangono i fedelissimi del buon libro con un rialzo delle vendite per il 2014 i sta assistendo ad un cambiamento di abitudini nella lettura di un libro, il popolo dei lettori ha aumentato il suo interesse verso gli ebook, ma nonostante questo, c’è chi ancora e per fortuna preferisce sfogliare le pagine di un buon libro. Per cui gli editori possono ancora fare sonni tranquilli … ma non troppo. Secondo l’indagine sul mercato del libro dell’Aie (Associazione italiana editori), l’investimento complessivo è stato infatti di quasi 1,5 miliardi di euro in crescita dello 0,1%. In particolare, la spesa per i soli e-book è salita del 39,4% a quota 51,7 milioni (con 111 milioni sul tavolo per comprare e-reader) e resistono con 54,3 milioni all’attivo persino i collaterali, ossia i libri venduti insieme ai giornali che avevano conosciuto un forte boom fino agli anni scorsi. Ma i libri di carta continuano a mantenere un peso preponderante con ben 1,2 miliardi di spesa per gli “sfogliabili”. Ma «è in atto una trasformazione», spiega a ItaliaOggi Giovanni Peresson, responsabile ufficio studi Aie. «Bisogna aver coraggio, perché per gli italiani il mercato del libro non è così saturo come sembra. A conferma vengono premiati gli editori e i librai che innovano, trovano il proprio mix per promuoversi non solo su Facebook, Twitter e Pinterest ma anche risco- prendo la figura del libraio, quello con alle spalle un percorso di formazione ad hoc, o abbinando al libro l’offerta di prodotti diversi che non siano la solita cartoleria. Un esempio? Quella libreria milanese che vende titoli religiosi assieme ai prodotti alimentari che vengono da conventi e chiese». Attraverso operazioni di marketing e tanta fantasia si riescono a trovare RICERCA OLANDESE Il chewing-gum fa bene ai denti ancora lettori in Italia nonostante, sempre secondo l’indagine dell’associazione presieduta da Marco Polillo su dati Istat, chi ha più di sei anni di età e ha letto almeno un libro nel 2014 rappresenta il 41,4% degli italiani (quasi 24 milioni), contro il 43% registrato nel 2013. Dal 2010 al 2014 si sono persi per strada 2,6 milioni di lettori (il 10%), mentre oggi a resistere sono i lettori forti, quelli che leggono molti libri in un anno e diminuiscono di un contenuto 0,02%. Aumentano invece del 32,2% i lettori su e-book, che sfiorano i 7 milioni e rappresentano ormai il 13,1% della popolazione, «un dato significativo considerando che gli italiani sono tradizionalmente un popolo che legge poco e, specie in passato, poco tecnologico», precisa Peresson ricordando che il mercato degli e-book copre ormai il 4,4% di quello complessivo del libro. A proposito di e-book, è inutile sperare in una importante contrazione dei prezzi dopo l’abbassamento dell’Iva dal 22% al 4% (come per i libri cartacei), conclude l’esperto Aie, «perché forse ci sarà qualche contrazione sui prezzi dei romanzi ma non su quelli di altri generi che hanno già abbassato i loro prezzi negli ultimi anni. Inoltre, in media, il prezzo degli e-book è sceso dai 9 euro del 2010 ai 7,2 euro del 2013, fino ai 6,96 dell’anno scorso. Per avere dati definitivi, comunque, bisogna aspettare i prossimi mesi per capire se davvero, a livello commerciale, c’è stato un livellamento». Ormai il 75-85% dei titoli che escono su carta viene pubblicato anche su supporto digitale e nel 2014 la stima è di 53.739 titoli e-book usciti (gratuiti esclusi), l’88,4% in più rispetto al 2012. I libri di carta, invece, sono stati rappresentanti da 63.417 titoli, il 5,1% in meno rispetto al 2012 e con un prezzo medio di copertina sui 18 euro (-7,2%). E nonostante minori titoli nelle librerie tradizionali gli italiani hanno comunque continuato a spendere, anche se proprio per il grosso delle vendite (quelle cartacee) il saldo è di nuovo negativo: -3,8% a valore, -6,5% per copie vendute. Chantal Capasso NEL CERVELLO ESISTONO NEURONI IN GRADO DI ACCENDERE E SPEGNERE LA VOGLIA DI BERE Scoperto “l’interruttore della sete” Dalla Columbia University Medical Center arriva una novità attraverso l’utilizzo dell’optogenetica stato scoperto che nel cervello si nasconde un 'interruttore' in grado di accendere e spegnere la sete, e un team di ricercatori Usa è riuscito a identificarlo. In uno studio pubblicato sull'edizione online di 'Nature' i neuroscienziati del Columbia University Medical Center hanno puntato il loro studio su due diversi tipi di neuroni: uno attiva il desiderio di bere, l'altro invece lo disattiva. Se per anni, spiegano gli autori della ricerca, si è sempre sostenuto che i neuroni fossero presenti nell'organo subfornicale, nell'ipotalamo, ma la loro precisa individuazione è sempre stato difficile così come il legame al senso della sete Non solo: "Quando i ricercatori hanno usato la corrente elettrica per stimolare diverse parti dell'organo subfornicale nei topi, hanno ottenuto risultati confusi", spiega Yuki Oka, autore principale dello studio. Il team della Columbia University di New York ha ora ipotizzato che esistano due diversi tipi di neuroni nell'organo subfornicale: alcuni che guidano la voglia di bere e altri che la sopprimono. E i risultati contrastanti ottenuti dai precedenti esperimenti di elettrostimolazione, chiarisce il ricercatore, erano probabilmente legati al fatto che "venivano attivati entrambi i gruppi di neuroni in una volta sola". Per verificare la loro ipotesi gli scienziati Oka e Charles Zuker hanno fatto ricorso È a gomma da masticare fa bene alla pulizia dei denti, purchè non contenga zuccheri. A questo il risultato ci è arrivato un team di ricercatori olandesi dell’università di Groningen che ha studiato la “chewing-gum” per capire se è nociva per i nostri denti. Il gruppo di studiosi dei Paesi Bassi ha stabilito che la gomma da masticare priva di zucchero, se masticata per 10 minuti, ha la stessa funzione dello spazzolino da denti. I risultati della ricerca dell’università di Groningen è stato pubblicato e reso noto dal tabloid medico “Plos One”. Gli studiosi olandesi hanno potuto stabilire che una chewinggum riesce ad eliminare tantissimi batteri, più di 100 milioni quanti in realtà ne si uccidono lavandosi i denti con un normale spazzolino. Il team di ricercatori ha utilizzato dei pazienti chiedendo loro di L masticare una chewing-gum per 10 minuti. Alle persone che si sono sottoposte ai test sono stati dati due tipi di chewing-gum, uno senza zucchero e l’altro con lo zucchero. Gli scienziati esaminando le gomme senza zucchero masticate dai pazienti che si sono sottoposti al test hanno verificato che la chewing-gum era riuscita ad eliminare dalla bocca un numero elevatissimo di batteri. Anche se masticare la chewinggum fa sicuramente bene alla salute dei denti ma non può di certo sostituire la funzione importantissima dello spazzolino ed le regolari visite dal dentista. I ricercatori olandesi hanno confermato che i denti vanno lavati due volte al giorno con uno spazzolino da denti. La gomma da masticare può essere un valido sostituto dello spazzolino quando si è fuori casa ma in via del tutto eccezionale. all'optogenetica, una tecnica più precisa per monitorare l'attività cerebrale, attraverso la quale è possibile controllare specifici gruppi di neuroni nel cervello inserendo al loro interno molecole attivate dalla luce. In questo modo gli studiosi hanno scoperto chi fosse 'responsabile' della sete, cioè due gruppi di neuroni dell'organo subfornicale che controllano questa sensazione: i neuroni CAMKII l'attivano e i VGAT la spengono. Gli scienziati hanno attivato nei topi il primo gruppo di neuroni, e i roditori - sia quelli ben idratati che quelli disidratati - hanno subito cominciato a cercare acqua e a bere intensamente. Hanno smesso immediatamente quan- do i neuroni sono stati nuovamente 'spenti'. L'attività osservata era legata solo all'acqua e non ad altri liquidi, né a comportamenti alimentari. Un test simile è stato condotto anche con i neuroni VGAT che sono in grado di disattivare il senso di sete. Tanto che i topi disidratati intenti a bere acqua hanno smesso subito di abbeverarsi. "L'organo subfornicale è una delle poche strutture neurologiche che non sono bloccate dalla barriera ematoencefalica - fa notare Oka - E risulta dunque completamente esposto alla circolazione generale. Sarebbe perciò possibile sviluppare farmaci per condizioni legate alla sete". Ch.C.