Giovedì 27 ottobre 2011
Politica nella bufera
La cifra contestata è di un milione
La missiva inviata alla Corte dei Conti
Decreto Reggio, danno erariale
Il ministero scrive al Comune: «Non serve uno staff di tecnici, ma un solo delegato»
| LA SCHEDA |
di ANDREANA ILLIANO
REGGIO CALABRIA. A
Reggio dal 1989 esiste una
legge speciale che finanzia
opere e infrastrutture, si
chiama Decreto Reggio che
ha un suo conto e che nulla
c’entra con le casse del Comune. Ebbene per la gestione di quel settore serve un
solo responsabile non uno
staff di tecnici. E i soldi, ben
un milione di euro, nell’ultimo anno, non vanno erogati a professionisti esterni, come è accaduto finora.
Lo dice il ministero
dell’Economia e delle finanze il 31 gennaio del 2011
che scrive alla Procura regionale della Corte dei conti
e al sindaco di Reggio Calabria (a quella data è il facente funzioni Peppe Raffa).
L’oggetto della missiva è
chiaro: denuncia di danno
erariale.
Il ministero contesta la
“creazione di un gruppo di
lavoro di supporto all’attività connessa
alla realizzazione degli interventi di cui
all’articolo 3
della
legge
246/89 per un
importo complessivo di un
milione di euro”. Insomma
per quella legge speciale risulta nominato un solo responsabile del procedimento, «le cui attività non sono
soggette ad ulteriore coordinamento di terzi», dal
2002 a quella data l’incarico è conferito all’architetto
Giovanni Artuso (che del
milione di euro ottiene
430mila euro). L’iter adottato è sbagliato. Lo dice il
ministero. Il motivo? «Ogni
intervento di cui al decreto
legge dell’8 maggio del
1989, numero 166, convertito in legge 5 luglio 1989,
numero 246 e successive
modificazioni ed integrazioni, risulta nominato un
responsabile unico del pro-
Il Comune di Reggio
cedimento, le cui attività
non sono soggette ad ulteriore coordinamento da
parte di terzi». È questa la
legge. Il ministero dunque
nel gennaio scorso “bacchetta” il Comune e gli fa
presente che quel milione
di euro erogato fa prefigurare il danno
erariale.
L’ente
da
qualche mese è a lavoro,
per capirne
di più. E si dice pronto a
rispondere
al ministero.
Toccherà
poi alla Corte dei conti alla
fine dell’anno decidere se
c’è o meno il danno erariale,
con un report ben preciso,
valutare la possibilità del
danno erariale.
La missiva del ministero
(protocollo 2570) è chiara e
in neretto (così come riporta la missiva) mette in evidenza, dopo aver specificato la questione: «Il ministero dell’Economia e delle Finanze denuncia la fattispecie di danno erariale conseguente all’avvenuta erogazione, da parte del funzionario delegato sindaco di
Reggio, delle somme di cui
all’allegato elenco, relative
all’affidamento dell’incari-
Sotto accusa
la legge speciale
per le opere in città
co di coordinatore dei responsabili del procedimento». Perché? La risposta arriva sempre dal ministero:
«Tale figura non è prevista
dalle vigenti disposizioni».
Risulta invece al Comune di
Reggio: «costituita la struttura interna Ufficio leggi e
progetti speciali, svolgente
attività di coordinamento
dei responsabili del procedimento, per tutte le opere
finanziate». Non solo, come
si evince dalla missiva che il
Comune ha da mesi sulla
scrivania «risulta costituita una struttura di supporto al funzionario delegato
sindaco di Reggio, nell’ambito dell’intervento chiamato “creazione di un
gruppo di lavoro di supporto all’attività connessa alla
realizzazione degli interventi per un importo complessivo di un milione di euro». Se la Corte dei conti lo
riterrà quei tecnici incaricati (e l’elenco è lungo) potrebbero essere costretti a
tornare indietro le parcelle
per le quali in questi anni
sono pagati. Una vicenda
che non riguarda il bilancio
comunale, come si diceva,
ma tutte le opere connesse
al decreto e che ad oggi sono
state pure realizzate o sono
in corso d’opera.
La legge dopo
la guerra di mafia
Il porto della
città sullo
Stretto simbolo
dello sviluppo
di Reggio
NASCE come legge speciale il decreto Reggio. Ha alle spalle una
lunga lotta politica, targata Pci,
ma negli anni è stata la bandiera di
più partiti. L’obiettivo, negli anni
della guerra di mafia (parliamo
degli anni Ottanta) è quello di
creare per Reggio opere e infrastrutture. Perché la città è sotto assedio, è a ferro e fuoco per i morti
ammazzati a tutte le ore. E non serve solo dare poliziotti e carabinieri
e magistrati. E non serve solo rendere autonoma la Corte di appello.
Ci vuole di più. La parola chiave è
sviluppo. La politica pensa di far
fare alla città un salto in avanti, dotandola di opere infrastrutturali,
aprendo cantieri per strade e servizi.
Una sorta di piano per l’estremo
sud che parte con una decisione
chiara, politica, d’altri tempi. Si
parte con una somma non da poco:
600 miliardi di vecchie lire. E non
si esaurisce in una sola volta. Negli anni diventa un pozzo di San
Patrizio quel decreto. Reggio rinasce. Aprono i cantieri. C’è lavoro.
Viene tolta alla ‘ndrangheta la manovalanza. Ci sono gli operai reggini non gli affiliati, gregari delle
cosche.
Il decreto diventa legge e si arricchisce di fondi, negli anni.
Basti pensare che con la legge
295 del 1998 si da’ prosecuzione
agli interventi del decreto-legge 8
maggio 1989, n. 166.
È quello che si legge nelle carte
del ministero delle Finanze. E in
quell’atto del 1989 si legge: «È
concesso al comune di Reggio Calabria un contributo straordinario quindicennale di lire 7 miliardi
annue a decorrere dal 1999 per la
contrazione di mutui o altre operazioni finanziarie».
E non è finita qui. Non c’è solo la
città. Tant’è che il decreto trasformato in legge, nel 1998 dice pure:
«Per le finalità previste dall'articolo 3 della legge 11 gennaio 1996,
n. 23, e successive modificazioni,
ad integrazione delle risorse attribuite ai sensi della medesima legge, è concesso alla provincia di
Reggio Calabria un contributo
straordinario quindicennale di lire 2.300 milioni annue a decorrere
dal 1999 per la contrazione di mutui o altre operazioni finanziarie».
Quei soldi fanno parte di quello
che viene definito “Fondo speciale"
dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica. Ed è
lo Stato direttamente che controlla.
and.ill.
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8 Primo piano
Presentati i seminari del museo della ’ndrangheta
La “difesa” dell’imputata
La “borghesia mafiosa”
tema di studio e di dibattito
Spiò Prodi e signora
«Quei dati erano
accessibili a tutti»
di DOMENICO GRILLONE
REGGIO CALABRIA - «L'area grigia della ndrangheta» è il tema scelto quest'anno dal comitato scientifico
del Museo della ndrangheta
per la seconda edizione del
seminario internazionale,
dopo quello dell'anno passato i cui atti furono presentati
al Senato nel luglio scorso alla presenza del presidente
Schifani. Ed ieri il coordinatore del Museo, Claudio La
Camera, ha presentato nel
corso della conferenza stampa svoltasi nella biblioteca
della Provincia il ricco programma, alla presenza del
procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone, del
presidente della Provincia
Giuseppe Raffa, del sindaco
di Reggio Demi Arena, dell'assessore provinciale alla
Cultura e legalità Eduardo
Lamberti Castronuovo e del
presidente della Camera di
Commercio Lucio Dattola.
Un tema scelto in sintonia
con la Procura reggina. “Si
tratta del cuore del problema
- ha tra l'altro evidenziato il
Procuratore - perché diciamo sempre che le mafie non
sarebbero, tra l'altro, ancora
oggi presenti dopo 50 anni se
non avessero questo tessuto
di relazioni che poi per comodità si chiama borghesia mafiosa o zona grigia”. La prima parte, dal 5 al 9 dicembre,
è incentrata su “Le azioni di
contrasto e le azioni della società civile”. La seconda, dall'1 al 3 febbraio, entra direttamente nel cuore della discussione con “L'area grigia
della ’ndrangheta”. Saranno
presenti, durante la prima
parte, le associazioni più
rappresentative riguardo
l'impegno culturale contro
la ndrangheta, e poi esperti e
Pignatone, Raffa, D’Ascola, Arena e La Camera
studiosi come il procuratore
aggiunto Nicola Gratteri, il
professore Luigi Lombardi
Satriani, il giornalista Antonio Nicaso ed il vescovo di Locri-Gerace Giuseppe Morosini. Il giorno seguente è la volta delle due sessioni dedicate
ai beni confiscati ed ai minori. Seguirà poi la prima parte
del tema, moderata dal giornalista Giuseppe Baldessarro, sulle azioni di contrasto, e
la seconda per ilgiorno 7 con
gli interventi di Ottavio Sferlazza, procuratore aggiun-
to, comandante Vincenzo De
Luca (Capitaneria di porto),
colonnello Pasquale Angelosanto (Comandante provinciale Carabinieri Rc). La seconda parte vedrà Giuseppe
Creazzo, procuratore di Palmi, colonnello Cosimo Di Gesù (Comandante provinciale
della Guardia di Finanza
Rc), Renato Cortese, dirigente squadra Mobile della
questura reggina. venerdì 9
dicembre si chiude la prima
parte del seminario all'Ibm
Forum di Milano con la presentazione del progetto degli allestimenti multimediali del Museo realizzati in collaborazione con Ibm ed il responsabile scientifico del
Museo Fulvio Librandi. A
febbraio il tema “L'area grigia della ndrangheta”, un
programma ricco di relazioni ed interventi di diversi
magistrati, professori universitari e studiosi, arricchito dalla presentazione del libro bianco sulla ndrangheta
a cura del Museo e di Libera.
Tratto ferroviario bloccato tra Roccella Jonica e Riace
Pecore investite dal treno
ROCCELLA JONICA - Ferrovia jonica
bloccata.Un gregge di pecore è stato investito da un treno regionale delle Ferrovie
dello Stato tra Roccella Ionica e Riace.
La circolazione ferroviaria è stata interrotta provocando disagi per i viaggiatori. Numerosi i capi di bestiame che sono
stati travolti dal convoglio 3743 proveniente da Reggio Calabria e diretto a Crotone.
Sul posto sono intervenuti tecnici delle
Ferrovie dello Stato per la rimozione delle
carcasse degli animali morti. Il ripristino
della tratta è sospeso per alcune ore e per i
viaggiatori diretti verso la cittadina pitagorica ci sono stati tanti disagi.
La regolare circolazione dei pochi trenio che transitano lungo la tratta è, infatti, ripresa dopo circa tre ore sulla linea
Reggio Calabria - Catanzaro Lido sospesa
dopo che un treno regionale aveva investito un gregge di pecore che aveva occupato i binari.
L’incidente che si è verificato tra le stazioni di Caulonia e Riace – fanno sapere le
Ferrovie dello Stato – ha provocato la cancellazione di tre treni regionali e forti ritardi per altri cinque convogli.
di TERESA ALOI
CATANZARO - Per l’accusa
è colpevole di aver spiato la
situazione patrimoniale e
tributaria dell’ex primo ministro Romano Prodi e della
moglie Flavia Franzoni.
Tanto che alcuni giorni fa il
giudice per le udienze preliminari Gabriella Reijllo l’ha
rinvata a giudizio (il processo è stato fssato a febbraio
prossimo).
Ieri,
Irene
Mulazzari ha
affidato ad una
lunga nota la
sua “difesa”.
«Mi sembra
di vivere una situazione irreale in quanto
“colpevole” di
avere visionato
dei dati comunque rilevabili,
per chiunque,
da altre fonti
quali le Gazzette ufficiali, i notai, il catasto, il
Pra», sostiene,
nella nota l’im- Romano Prodi
piegata
dell’Agenzia delle Entrate
di Catanzaro accusata di
avere effettuato un accesso
di breve durata nel 2006 per
consultare i dati relativi alla
situazione patrimoniale di
Prodi e della moglie. Accesso finalizzato, spiega adesso, «all’individuazione di
soggetti femminili, parenti
di rappresentanti istituzionali, da poter contattare
epistolarmente», dal momento che, all’epoca dei fatti, «ero componente della
commissione pari opportunità della provincia di Catanzaro».
«Lo stesso ministro Visco
– ha aggiunto – ha messo in
rete, poco tempo dopo, le dichiarazioni dei redditi 2005
di tutti i contribuenti italiani, con buona pace degli
evasori totali».
Irene Mulazzani ha poi
sostenuto che «l'inchiesta
avvita dall’allora vice ministro Visco faceva riferimento a periodi ben precisi e che
l’indagine in oggetto ha riguardato ben oltre trecento
persone tra dipendenti
dell’Agenzia delle Entrate e
della Guardia
di Finanza» e
che «per la vicenda
“spionaggio fiscale”
sono state interessate molte
Procure d’Italia, a partire da
Milano, già nel
settembre
2006 e a seguire Bologna, Pisa, Trento, Genova e tante altre».
E
ancora.
«Non è stata rilevata alcuna
rete di spionaggio fiscale insiste Irene Mulazzari- ma
semplicemente accessi per
curiosità a sistemi informatici, peraltro non idoneamente protetti. La Procura
di Catanzaro ha dato seguito in tempi diversi dalle altre Procure, tant'è che ho ricevuto l'avviso di conclusione indagini nel 2009, quando la maggior parte degli altri procedimenti si erano
conclusi con un nulla di fatto».
L’impiegata, infine, definisce «assordante il silenzio
delle segreterie provinciali
e regionali di tutte le organizzazioni sindacali di categoria».
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Calabria 15
24 ore
Giovedì 27 ottobre 2011
21
Giovedì 27 ottobre 2011
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Bova Marina
L’INTERVENTO
Gioia Tauro
Decadenza per 7 consiglieri
avviata la procedura
Cresce il malumore sui ritardi
dei fondi per gli alluvionati
a pagina 33
a pagina 37
Presentata la secondo edizione del seminario del Museo della ’ndrangheta
Cultura per battere i clan
Pignatone: «Indispensabile agire sulle radici delle cosche»
di DOMENICO GRILLONE
«SI È ripetuto mille volte che
insieme all’attività di repressione della ‘ndrangheta e di altre forme di illegalità è necessaria una battaglia culturale.
Che significa conoscenza,
presupposto fondamentale
affinché la società civile faccia
il suo ruolo, senza il quale la
ndrangheta né le altre mafie
italiane potranno essere sconfitte». Esordisce così il Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone alla presentazione della seconda edizione
del seminario internazionale
sulla criminalità organizzata
calabrese,
promosso dal Museo
della ‘ndrangheta
con il sostegno
della Provincia e
della Camera di
Commercio. Una
conoscenza per
avviare una seria
battaglia culturale che a sua volta, spiega il Procuratore, può avvalersi di un
materiale enorme per comprendere meglio il fenomeno:
le indagini, soprattutto quelle
degli ultimi anni «che hanno
dato un apporto eccezionale,
come quella cosiddetta “Crimine”con laDdadi Milanosui
nuovi assetti della ndrangheta, le sue proiezioni e strutture».Atal propositoilProcuratore Pignatone ricorda poi la
prima sentenza di un giudice
di Reggio Calabria, depositata di recente, in cui «al termine
di un processo di primo grado
ha ribadito - racconta il Procuratore- chela ‘ndrangheta oggi è una struttura unitaria,
verticistica e con quegli assetti che noi abbiamo descritto
nell’operazione Crimine». Riguardo al seminario Pignatone ha poi rimarcato l’entusiasmo con il quale la Procura ha
aderito all’iniziativa, «multidisciplinare perchéaccanto ai
giuristi e magistrati ci sono
economisti, uomini di Chiesa,
sindacati». Anche il tema, “la
zona grigia” è stato scelto in
sinergia con la Procura.
«Si tratta del cuore del problema. Diciamo sempre che le
mafie non sarebbero, tra l’altro, ancora oggi presenti dopo
50 anni se non avessero questo tessuto di relazioni che poi
per comodità si chiama borghesia mafiosa o zona grigia». E’intervenuto poi il presidente
della Provincia
Giuseppe Raffa,
pronto a sottolineare l’appoggio
di iniziative come
il seminario «che
rappresenta un
momento di interessante approfondimento
culturale e che tocca uno degli
argomenti di stretta attualità
rispetto alla recente dialettica
sul nostro territorio». Per l’assessore provinciale alla Cultura edalla Legalità,Eduardo
Lamberti Castronuovo, «la
trasparenza è il primo degli
atti per propugnare la legalità», una sorta di anticipazione
riguardo alcune iniziative
della Provincia di maggiore
trasparenza su alcuni atti amministrativi ed in particolar
modo delle “determine”. A seguire il presidente della Camera di Commercio Lucio
Dattola, anche lui pronto ad illustrare diverse iniziative dell'ente camerale ed i saluti del
sindaco Demi Arena.
Peppe Raffa
«Sono iniziative
da sostenere»
La presentazione dell’iniziativa
Protesta
Giudiziaria
Acquereggine occupa
il depuratore
Chiesti 10 anni
per Labate
GLI operai della società che si occupa
del ciclo delle acque
in arretrato di tre stipendi, occupano il depuratore di Ravagnese: «Vogliamo certezza, siamo stanchi di
aspettare»
IL SOSTITUTO procuratore
generale
Francesco Mollace
ha chiesto, in appello,
la condanna a 10 anni
di reclusione per l’ex
consigliere comunale
di An, Massimo Labate.
a pag. 22
La protesta
a pag. 24
Massimo Labate
IL PROGRAMMA
Tutti gli appuntamenti dell’Area Grigia
L’ANNO scorso gli atti del primo seminario furono presentati al Senato.
Dopo “La ferita. Vincere la ndrangheta”, questa volta la discussione si
focalizza su un tema specifico che è
quello della “Area grigia della ndrangheta. Relazioni di complicità e collusione tra cultura, economia e politica”. Tema di stretta attualità, quello
scelto dal Comitato scientifico del
Museo della ndrangheta assieme alla Procura per la seconda edizione del
seminario internazionale che si svolgerà nel salone delle conferenze della
Provincia. La prima parte, dal 5 al 9
dicembre, incentrata su “Le azioni di
contrasto e le azioni della società civile”. La seconda, dall'1 al 3 febbraio,
dentro al cuore della discussione con
“L'area grigia della ndrangheta”. Ad
illustrare il programma del semina-
Tante giornate di studi per un confronto aperto
tra addetti ai lavori, esperti, intellettuali e non solo
rio, presentato ieri nel corso della
conferenza stampa svoltasi nella sala biblioteca della Provincia, è stato il
coordinatore del Museo della ndrangheta Claudio La Camera. Il programma non è ancora definitivo ma
la prima parte prevede innanzitutto
la presenza delle associazioni più
rappresentative dell'impegno culturale contro la ndrangheta (Associazione Riferimenti, Libera Reggio, Da
Sud, Reggio non tace, Cooperativa
Valle del Marro, Centro di ricerca
Echolot di Berlino, l'associazione antiracket di Lamezia Terme). E poi la
presenza, tra gli altri, del procurato-
re aggiunto Nicola Gratteri, il professore Luigi Lombardi Satriani, il
giornalista Antonio Nicaso, ed il vescovo di Locri-Gerace Giuseppe Morosini. Il giorno seguente è la volta
delle due sessioni dedicate ai beni
confiscati ed ai minori. Seguirà poi la
prima parte del tema, moderata dal
giornalista Giuseppe Baldessarro,
sulle azioni di contrasto, e la seconda
per il giorno 7 con gli interventi di OttavioSferlazza, procuratoreaggiunto, comandante Vincenzo De Luca
(Capitaneria di porto), colonnello Pasquale Angelosanto (Comandante
provinciale Carabinieri Rc). La se-
conda parte vedrà Giuseppe Creazzo,
procuratore di Palmi, colonnello Cosimo Di Gesù (Comandante provinciale della Guardia di Finanza Rc),
Renato Cortese, dirigente squadra
Mobile della questura reggina. venerdì 9 dicembre si chiude la prima
parte del seminario all'Ibm Forum di
Milano con la presentazione del progetto degli allestimenti multimediali
del Museo realizzati in collaborazione con Ibm ed il responsabile scientifico del Museo Fulvio Librandi. A febbraio il tema “L'area grigia della
ndrangheta”, un programma ricco
di relazioni ed interventi di diversi
magistrati, professori universitari e
studiosi, arricchito dalla presentazione del libro bianco sulla ndrangheta a cura del Museo e di Libera.
d. g.
Gli auguri
di Nicolò
agli studenti
«IN QUESTO giorno che
apre una nuova pagina
umana e professionale, è
forte e profondo l’augurio di un percorso ricco di
successi che traduca le
speranze di oggi in sogni
del domani. Perchè è dai
banchi di scuola che costruite la vostra identità e
il senso di appartenenza
alla comunità, il processo
di formazione del vostro
io prima ancora di quello
del professionista. È proprio da qui, condividendo
difficoltà e gioie quotidiane, che vi candidate ad essere cuore propulsivo
della società, attori indiscutibili dello sviluppo
socio-culturale ed economico-produttivo ma anche e soprattutto veicolo
dei valori di solidarietà e
partecipazione». Così, il
vicepresidente del Consiglio regionale, Alessandro Nicolò ha parlato agli
studenti dell’istituto scolastico «Mattia Presti» di
Reggio Calabria nel corso della cerimonia di
inaugurazione del nuovo
anno scolastico.
«Oggi, più che mai, –ha
detto – bisogna recuperare il giusto valore della
scuola riconoscendole,
accanto alla famiglia, il
ruolo di bussola spirituale nella crescita complessiva dell’individuo. Valorizzare la scuola significa promuovere programmi e metodi in grado di interessare i nostri ragazzi
ma anche richiamare al
rispetto delle regole e dei
doveri – ha detto Nicolò-.
Obiettivo primario è quello di costruire il cittadino
del domani e credo che la
scuola italiana possa insegnare molto agli altri
Paesi, così come, gli insegnanti usciti dalle nostre
Università sono quelli
che al Nord hanno più di
altri realizzato carriere
brillanti. La scuola è chiamata ad essere l’ambiente
privilegiato per motivare
i giovani alla vita e fornire loro gli strumenti contro le fughe dalla realtà e
il rifiuto delle responsabilità. Deve essere luogo
di studio, certo, ma anche
di sport, musica, teatro,
laboratori scientifici e
sperimentazioni culturali. Ma soprattutto la scuola deve essere in grado di
favorire la curiosità e la
creatività». Il vicepresidente ha concluso così:
«E' forte, al tempo stesso,
la consapevolezza del
ruolo delle Istituzioni
chiamate a consegnare ai
giovani strumenti e
strutture sempre più
adeguati e moderni perchè diventino la classe politica e dirigenziale del
domani. Un processo che,
naturalmente, passa dal
qualificare la formazione
e irrobustire la personalità dei nostri ragazzi, promuovendo,
sinergicamente con la Provincia e
il Comune, l’educazione
all’ambiente e alla legalità, tasselli fondamentali
di una comunità capace
di leggere in se stessa e
darsi priorità».
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Reggio
Giovedì 27 ottobre 2011
La requisitoria del sostituto procuratore generale Francesco Mollace al processo “Testamento”
«Condannate Labate a 10 anni»
L’ex consigliere accusato di concorso esterno era stato assolto in primo grado
L’INIZIATIVA
di CLAUDIO CORDOVA
“DIECI anni di reclusione per Massimo Labate”. Questa la richiesta del sostituto procuratore generale, Franco Mollace
nell’ambito del procedimento d'appello
“Testamento”. Labate, ex consigliere comunale di Alleanza Nazionale, è l’imputato principale del processo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto in primo grado, da esponente politico, avrebbe favorito la cosca Libri, rappresentata, in particolare da Nino Caridi, per
le attività riguardanti una mostra pittorica presso il Castello Aragonese e una festa
rionale nel rione San Giorgio Extra. Mollace ha dunque chiesto la condanna di Labate
a 10 anni di reclusione, mentre per l’amicosegretario di Labate, Enzo Pileio, anch'egli
assolto in primo grado, il rappresentante
dell'accusa ha richiesto una condanna a 8
anni di reclusione: Pileio, infatti, sarebbe
stato il collante, il trait d'union, tra Labate e
le cosche. Labate e Pileio furono gli unici
due imputati assolti in primo grado, celebrato con il rito ordinario. Per gli altri presunti affiliati alla cosca Libri, infatti, il pm
Giuseppe Lombardo riuscì a ottenere condanne assai pesanti: Giuseppe Libri, Francesco Giuseppe Quattrone e Alessandro
Collu vennero condannati a 12 anni di reclusione, mentre Bruno Crucitti, considerato dall’accusa l’imprenditore della cosca,
venne condannato a 10 anni di reclusione.
Condanne da confermare secondo il sostituto pg Mollace.
Labate venne tratto in
arresto nel luglio 2007
dalla Squadra Mobile di
Reggio Calabria: a indagare sul clan Libri furono i due pm della Dda,
Giuseppe Lombardo e
Domenico Galletta. Nel
focus degli investigatori i tentativi della cosca
di infiltrarsi nell'attività del Comune. Per coloro i quali avevano scelto
il rito abbreviato, il processo d'appello si è già
concluso con la condanna di Pasquale Libri, ritenuto il capo della cosca, a 9 anni e 8 mesi di
reclusione, 7 anni vennero inflitti al genero
del defunto boss Mico
Libri, Antonino Caridi,
6 anni per Antonino Sinicropi, 3 anni e 3 mesi
per Antonio Libri e Filippo Rodà, 2 anni per
Cristofaro Zimbato, un
anno e 4 mesi per Antonio Riccardo Artuso.
Assolto il genero di PaMassimo Labata
squale Libri, Filippo
Chirico, che in primo grado era stato condannato a 6 anni e 8 mesi.
In questo stralcio di ordinario, peraltro,
la Corte d’Appello (Natina Pratticò presidente, Daniele Cappuccio e Angelina Bandiera a latere) ha concesso, su richiesta della Procura Generale, la riapertura
dell’istruttoria dibattimentale. Una circostanza che ha permesso l’audizione in aula
del collaboratore di giustizia Roberto
Moio, nipote del boss Giovanni Tegano. Oltre citare una decina di esponenti politici
che, a suo dire, sarebbero stati aiutati, negli anni, dal clan Tegano, Moio ha riferito
di conoscere “di vista” Labate da diversi anni, ancor prima che l’imputato entrasse a
far parte della Polizia di Stato. Il pentito ha
anche riferito di avere avuto con l'imputato un rapporto che si limitava al saluto, almeno fino al momento in cui Labate non
entrò nelle forze dell’ordine. Poco o nulla,
invece, è stato detto circa i fatti specifici
contestati, quelli delle due iniziative, realizzate con i soldi del Comune, su cui la cosca Libri avrebbe messo le proprie mani. In
tal senso, la Procura Generale aveva chiesto l'acquisizione delle dichiarazioni dell'ex dirigente del Settore Finanze di Palazzo San Giorgio, Orsola Fallara, morta suicida alla fine del 2010. La Fallara si era avvalsa, in primo grado, della facoltà di non
rispondere: per questo la Corte a non ha
ammesso le dichiarazioni, che sarebbero
state assunte come prove a carico di Labate.
Uno dei due avvocati di Labate, Domenico Alvaro, è stato il primo dei legali a intervenire, argomentando in maniera dettagliata nel tentativo, riuscito in primo grado, di smontare il teorema accusatorio,
rimpolpato dalle dichiarazioni fornite nella precedente udienza dal pentito Moio. La
sentenza è prevista per la fine di novembre.
Al via ieri
le arringhe
difensive
dei legali
del politico
L’ordine a confronto
sul ruolo del gip
SI SVOLGERÀ domani alle ore 16,00
all’auditorium dei Padri Monfortani,
in via Circonvallazione Parco Caserta
nr. 5 il sesto evento programmato per
il 2011 dal Sindacato Forense Reggino
presieduto dall’avvocato Mario De
Tommasi e avrà come titolo “Il Giudice
per l’udienza preliminare: poteri cognitori e decisori”.
Relazionerà Tommasina Cotroneo,
Gip presso il Tribunale di Reggio. L’argomento scelto è di stretta attualità e di
palpitante interesse. Come ormai di conoscenza comune, il Gip o Gup quando
si apre l’udienza preliminare, non è più
quella creatura amorfa, senza grandi
poteri che era stata concepita dal legislatore allorquando entrò in vigore il
nuovo codice di procedura penale.
Successivamente, una serie di interventi della Corte Costituzionale e parecchie modifiche introdotte dal legislatore hanno dato notevole spessore
alla figura del GIP-GUP in modo che taluni parlano oggi di quattro gradi di
giudizio e non di tre, essendo l’udienza
preliminare una sorta di vero e proprio
dibattimento con poteri istruttori riconosciuti al magistrato e con poteri difensivi per gli avvocati introdotti dalle
dette modifiche.
Ecco quindi una ottima occasione
per fare il punto della situazione allo
stato.
La Corte d’Appello di Reggio Calabria
La corte condanna gli imputati di “Black & White”
Stangata sugli spacciatori
confermate le accuse in Appello
REGGE in pieno l’impianto accusatorio
del processo “Black & white”. La Corte
d’Appello di Reggio Calabria (Ornella
Pastore presidente, Massimo Gullino e
Carmelo Blatti a latere) ha infatti condannato i 33 imputati nel procedimento, scaturito da un’operazione condotta
dall’Arma dei Carabinieri contro una fitta rete di spaccio di sostanze stupefacenti nella città, ma anche nel suo hinterland. I quartieri Arghillà e Ciccarello, in
città, ma anche Rosarno, in provincia,
sarebbero stati il teatro di tali traffici. Secondo le indagini, coordinate dal pm
Giovanni Musarò, i rifornimenti della
“roba”avvenivano, però, anche nella Locride, tra Gioiosa Jonica e Platì. Insomma, si trattò di un’operazione piuttosto
vasta, che andò a colpire un mercato
molto fiorente, sebbene le cosche di 'ndrangheta non fossero sostanzialmente
coinvolte. Dopo circa cinque ore di camera di consiglio, la Corte ha dunque con-
fermato le tesi dell’accusa, avvalorate,
in primo grado dal Gup Tommasina Cotroneo, comminando pene che vanno
dai 7 mesi fino ai 14 anni di reclusione.
Nel dettaglio, la Corte ha condannato
Orazio Abate, detto “U Canadese”, a 12
anni di reclusione; Pina Alampi, 7 mesi e
10 giorni; Candeloro Ambroggio, detto
“Lollo”, 4 anni e 8 mesi; Paolo Ambroggio, 4 anni 8 mesi; Raimondo Amante,
14 anni; Sabrina Amante, 5 anni e 6 mesi
(pena confermata); Alessandro Basso, 5
anni e 4 mesi; Olindo Biondi, 8 mesi;
Boudegzane Djamel, algerino, 8 anni;
Vincenzo Bruzzese, detto “U Rizzu”, 8
anni e 8 mesi; Roberto Calabrò, detto
“Spadinu”, 6 anni; Fortunato Cilione, 5
annie 4mesi;PatriziaColonna, 10anni;
Giuseppe Fabiano, detto “Compare Peppe”, 8 anni e 8 mesi; Egidio Fato, 10 anni;
Manuele Fois, 4 anni e 8 mesi; Emanuele
Gerace, detto “Manuele”, 9 anni e 4 mesi;
Annunziato Glicora, 4 anni e 4 mesi;
Aniello Marafioti,
detto “Lello”, 8 anni; Giovanbattista
Parisi, detto “Gianni”, 8 anni e 8 mesi;
Massimo Pisano,
10 anni; Emanuela
Cinzia Porcino, 3
anni e 4 mesi (pena confermata); Marcello Rogolino, 4 anni e 4 mesi (pena confermata); Antonino Romano, detto “U Pecuraru”, 14 anni; Francesco Eugenio
Romano, 3 anni, 6 mesi e 20 giorni; Nicola Stillitano, 4 anni (pena confermata); Ferdinando Suraci, 4 anni e 4 mesi;
Massimo Giovanni Barchetta, 8 anni;
Giuseppe Barchetta, detto “Pino”, 14 anni; Giovanni Barchetta, 9 anni anni e 4
mesi; Alfredo Corrao, 4 anni e 8 mesi (pena confermata); Mario Palaia, 12 anni
(pena confermata); Robin Francesco
Alan Naccarato, 7 anni e 4 mesi.
cla. cor.
Giuseppe
Barchetta
uno
degli
imputati
principali
del
Processo
Ramo Spezzato. In secondo grado chiesto l’aumento di cinque condanne dei boss
Il sostituto pg calca la mano su Iamonte
DICIANNOVE anni di carcere per Nino
Iamonte e quattordici per Carmelo Iamonte. Queste le richieste, maggiorate
rispetto alla sentenza di primo grado, che
il sostituto procuratore generale, Adriana Fimiani, ha formulato per i due principali imputati del procedimento “Ramo
spezzato”, che si celebra al cospetto della
Corte d’Appello di
Reggio Calabria,
presieduta da Lilia
Gaeta. Il rappresentante dell’accusa ha
richiesto una maggiorazione di pena,
rispetto alla determina di primo grado, anche nei confronti di Sergio
Borruto (quindici
anni a fronte dei dodici e sei mesi) e DoNino Iamonte
menico Tomasello (otto anni a fronte dei
sei rimediati in primo grado).
Ilprocessonasce daun'operazionedella Squadra Mobile di Reggio Calabria,
che, oltre all’attività investigativa, si avvalse della collaborazione dell'imprenditore Saverio Foti, commerciante che sarebbe stato taglieggiato dal clan Iamonte, famiglia di Melito Porto Salvo al centro dell'inchiesta curata, in primo grado,
dal pubblico ministero Antonio De Bernardo.
Oltrealle quattromaggiorazioni dipena, al termine del proprio intervento, il
sostituto pg Fimiani ha richiesto che la
Corte d’Appello confermi la sentenza di
primo grado, emessa dal Tribunale Penale di Reggio Calabria (Vincenzo Pedone
presidente, Maria Ferraro e Alessandra
Vicedomini giudici) che aveva condannato a nove anni di reclusione il medico
Franco Cassano, a sei anni di reclusione
ciascuno Agata Gurnale, Giuseppe Sergi, Pietro Benedetto e Angela Maria Ginesio, a cinque anni di reclusione Pietro Rodà, a quattro anni e sei mesi Filippo Antonio Mafrici, a quattro anni Giuseppe
Scieuzo e a tre anni e sei mesi Vincenzo
Cosmano. Oltre ai reati di associazione
mafiosa ed estorsione, ad alcuni imputati viene contestata la commercializzazione di carni nocive. L'inchiesta mise in luce le attività estorsive messe in atto dalla
cosca, che avrebbe costretto piccoli proprietari terrieri ed esercenti commerciali a cedere le loro attività dopo danneggiamenti ai loro danni. Nel corso delle prossime udienze toccherà agli avvocati difensori (tra gli altri Maurizio Punturieri
e Umberto Abate) tentare di smontare un
impianto accusatorio che in primo grado
avevaretto inpienocon tredicicondanne
e solo quattro assoluzioni.
cla. cor.
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24 Reggio
Giovedì 27 ottobre 2011
Sequestrati i patrimoni aziendali dell’imprenditore coinvolto nell’inchiesta della Dda reggina
Meta, sigilli ai beni di Barbieri
L’uomo accusato di essere vicino ai clan della ’ndrangheta cittadina
di GIUSEPPE BALDESSARRO
BENI mobili ed immobili per
un valore di due milioni di
euro sono stati sequestrati
dai carabinieri ad un imprenditore di Reggio Calabria, Domenico Barbieri, di
54 anni, legato, secondo l’accusa, ad alcune cosche della
'ndrangheta.
Il sequestro è stato fatto
dai carabinieri del Comando
provinciale di Reggio Calabria e del Ros e dal Gico della
Guardia di finanza in esecuzione di un provvedimento
emesso dal Gip del Tribunale. I beni sequestrati consistono in un’impresa individuale, due conti correnti
bancari e 16 tra auto, autocarri e mezzi per l'attività
edilizia. Il provvedimento di
sequestro
è
scaturito
dall’operazione Meta, eseguita dai carabinieri, che ha
consentito di delineare le articolazioni territoriali della
’ndrangheta con particolare
riferimento alle cosche Condello e De Stefano-Libri a
Reggio Calabria e BudaImerti e Zito-Bertuca a Villa
San Giovanni e Fiumara di
Muro, due centri della provincia reggina.
Secondo quanto è emerso
dalle indagini, Domenico
I carabinieri eseguono un sequestro di mezzi
Barbieri, parente, riferiscono i carabinieri, di associati
di primo piano alla ‘ndrangheta, avrebbe avuto la piena disponibilità e la gestione
dell’impresa e dei mezzi che
sono stati sequestrati per
conto delle cosche BudaImerti e Condello.
Sono in tutto diciotto gli
imputati del processo “Meta” che hanno deciso di essere giudicati con la formula
del rito abbreviato. Il proce-
dimento
scaturisce
dall’omonima operazione
del Ros dei Carabinieri che,
il 22 giugno del 2010, eseguirono decine di arresti
contro presunti affiliati alle
cosche di Reggio e provincia.
Domenico Barbieri, in
questo momento viene processato nella parte di Meta
che si sta svolgendo in abbreviato. Assieme a lui alla
sbarra - accusati di reati di
mafia dal pm Giuseppe Lombardo - ci sono Demetrio
Condello, Pasquale Buda,
Antonino Cianci, Rocco Zito, Domenico Corsaro, Santo Le Pera, Francesco Priore, Rocco Creazzo, Domenico Cambareri, Francesco
Condello, Domenico Francesco Condello, Giasone Italiano, Vincenzo Verduci, Vitaliano Grillo Brancati, Salvatore Mazzitelli, Giovanni Canale e Giandomenico Condello.
I“big”, o quelli considerati
tali, hanno invece scelto tutti il rito ordinario. Tra questi
vi sono imputati del calibro
di Peppe De Stefano, Pasquale Condello, Pasquale
Libri e Giovanni Tegano: il
“gotha” della ‘ndrangheta
reggina. Insieme a loro
un’altra quindicina di imputati ha scelto l’ordinario:
Antonino Imerti, Domenico
Passalacqua, Stefano Vitale, Natale Buda, Pasquale
Bertuca, Giovanni Domenico Rugolino, Domenico
Condello, Umberto Creazzo,
Francesco Rodà, Giuseppe
Greco (classe 1970), Luciano Chirico, Gianluca Favara, Antonino Crisalli, Antonio Giustra, Rocco Palermo,
Nicola Alvaro, Domenico
Rugolo, Carmelo Barbieri.
Sabato l’assemblea provinciale delle associazioni non profit reggine
Il terzo settore si dà le regole
Verso il superamento dell’isolamento e dell’autoreferenzialità
La petizione
Arghillà
a rischio
isolamento
PIOVE e la città vacilla.
L’allerta meteo tiene svegli gli assessori del Comune. I giovani di Arghillà raccolgono le firme per
una petizione popolare e a
Paterriti la consegna del
cantiere appare cmome
un evento, mentre chi vive in quel quartiere prega
perchè la pioggia e il fango non travolga le case.
Sull’argomento interviene Generazione Futuro e
attraverso
Sebastiano
Cutrupi scrive: «In questi
giorni assistiamo a violenti nubifragi autunnali, da noi le condizioni metereologiche sono state
più clementi, ma c’è da
chiedersi ancora per
quanto tempo. Dalla scorsa primavera il principale
collegamento per Arghillà,per un tratto significativo, è interrotto per buona parte a causa delle violente piogge cadute».
Cutrupi ricorda pure la
petizione ,con all’O.D.G la
sicurezza stradale, promossa da tre ragazzi, il
cui fine era quello di richiedere un intervento
urgente. E dice: «L’iniziativa ha raccolto le 500 sottoscrizioni necessarie in
una sola settimana a dimostrazione della tragicità della situazione. Nonostante l’ottima risposta dei cittadini ai tre ragazzi è stato detto che ci
sono altre priorità, ma il
tempo passa e purtroppo
ci sarà da aspettarsi piogge altrettanto violente!.
“LA SCELTA di camminare
insieme è un impegno preciso che le organizzazioni che
sottoscrivono il presente documento intendono perseguire”. Con questo preciso
impegno si apre il documento base del coordinamento
provinciale del Terzo Settore, cui aderiscono al momento oltre 150 enti no profit, tra
associazioni, cooperative e
fondazioni, e che sabato alle
ore 9,30 si ritroveranno a
Reggio Calabria nei locali
dell’Accademia delle Belle
Arti per un Assemblea generale che segnerà l'avvio definitivo delle attività del movimento. Ne ha dato notizia il
portavoce Luciano Squillaci
che in una nota ricorda come
si tratti di «un momento fondamentale quello di sabato,
che si pone come conseguenza di un percorso che a distanza di quasi un anno dallo scorso 13 novembre, giorno della manifestazione che
ha messo insieme il mondo
del terzo settore reggino dietro uno slogan che è già un
programma di azione “Nei
diritti di ognuno il futuro di
un'intera comunità”, è proseguito senza soste sino a
Luciano Squillaci
giungere alla strutturazione di un Coordinamento stabile, segno di una scelta finalmente unitaria nel rispetto degli impegni assunti
in piazza di fronte alla cittadinanza».
Un Coordinamento attraverso il quale gli organismi
aderenti intendono condividere un percorso finalizzato
alla valorizzazione dei beni
comuni ed alla tutela dei diritti soprattutto delle fasce
più deboli, superando l’isolamento e l’autoreferenzialità che troppo spesso ha relegato il mondo del Terzo Settore e del volontariato al ruo-
lo di comparsa, impedendogli di essere parte attiva nei
processi di programmazione concertata, requisito indispensabile per la piena
realizzazione del principio
di sussidiarietà. L’Assemblea di sabato, che deve essere considerata in continuità
con quella tenuta a giugno
con la partecipazione di oltre
160 delegati di tutta la provincia, si pone l'obiettivo di
discutere ed approvare la
bozza di Patto Associativo
che dovrà regolare la vita democratica del Coordinamento per i prossimi anni. In
particolare il Coordinamento si pone l’obiettivo di definire le regole basilari di vita
associativa che dovranno
consentire la massima partecipazione a tutti gli enti del
Terzo Settore che condividono e sottoscrivono i valori e le
scelte contenute nel documento base. Allo stesso modo, sempre durante l’assemblea di sabato, le organizzazioni aderenti avranno modo di eleggere gli organi sociali e cominciare a confrontarsi sul programma di azione che il coordinamento dovrà avviare.
Si lancia dal balcone vicino al Megatoys
SUICIDIO a Reggio Calabria ieri pomeriggio. Alle ore 17,55 circa, una squadra
del Comando provinciale dei Vigili del
Fuoco di Reggio Calabria, è dovuta intervenire alla periferia Sud della città nei
pressi del centro commerciale Megatoys,
in supporto alla Polizia di Stato, intervenuta per un suicidio di una donna di 53
anni lanciatasi dal balcone della propria
abitazione.
Purtroppo a nulla sono valsi i tentativi
da parte dei familiari e dei vicini, che non
sono riusciti a distogliere l’intento suicida della donna che, nel perpetrare l’insano gesto, si è barricata all’interno dell’appartamento.
La donna ha così impedito l’accesso ai
soccorritori ed ai familiari che tentatavano di fare di tutto per distogliere la cinquantatreenne dalla volontà di togliersi
la vita.
Attimi concitati, e pieni di angoscia,
dunque, quelli vissuti ieri in via Cassino,
nella periferia a Sud della città, soprattutto per i parenti e gli amici della vittima.
La squadra dei Pompieri ha dovuto
mettere in atto le tecniche relative agli interventi di apertura appartamento, per
rendere accessibile il luogo del sinistro,
alle forze dell’ordine ed ai familiari. Per
la donna non c’è stato nulla da fare.
La Cgil sul buco di Bilancio
Una manifestazione della Cgil
Nelle tasche di pochi
i soldi dei dipendenti
dell’amministrazione
«NON si trattava di mancanza di liquidità», ma «di
qualcosa di ben più profondo». Tanto che «a pagare il
prezzo della cattiva amministrazione di Reggio Calabria sono stati anche i lavoratori pubblici». E' questa, nella sostanza, l'analisi di Alessandra Baldari,
segretario regionale della
Fp-Cgil. Il sindacato ricorda che quello di Reggio è
«un debito enorme generato da irregolarità, illegittimità, errori amministrativi, fino alla probabile deriva penale nella gestione
del bilancio».
E ricorda come «negli ultimi anni la contrattazione
sui compensi dei lavoratori dell'Ente», ha fatto registrare «la mancata sigla di
molti contratti, la rivendicazione della mancata erogazione di compensi contrattati a causa dell'intervento a gamba
tesa della parte
politica».
A
fronte di tutto
ciò, «poco restava da contrattare, ma solo da distribuire, con scarso
margine di poter privilegiare
il merito e la
programmazione. Un contratto, si sa, dovrebbe stabilire all'inizio di
ogni anno quali siano gli
obiettivi da perseguire, per
dirigenti e lavoratori,
quanto si stanzia per il conseguimento di quegli
obiettivi che alla fine devono essere valutati per
quantità e qualità e compensati secondo criteri
concordati a monte». Questa pratica «è stata regolarmente disattesa, tanto che
la contrattazione decentrata ha assunto spesso carattere risarcitorio per i lavoratori che per più anni
non avevano potuto percepire i compensi contrattuali previsti per un lavoro
regolarmente svolto».
«Sorvolando su altri
aspetti del confronto sindacale - aggiunge la Baldari - in cui ci siamo opposti
alla proposta di piano
triennale del fabbisogno di
personale, contestando lo
spazio previsto nella dotazione organica per il personale comandato da ogni
dove e chissà perché, piut-
tosto che valorizzare le
professionalità presenti
nell'Ente attraverso le progressioni verticali (allora
ancora possibili) e stabilizzare i lavoratori precari».
Si ricorda che «abbiamo
espresso osservazioni critiche alla revisione della
struttura organizzativa
che, invece che semplificare, moltiplicava strutture
dirigenziali, con aggravio
di costi, vorremo sottolineare la nostra opposizione a temi retributivi/contrattuali». Da qui per spiegare «l'assenza nella costituzione stessa dei fondi di
risorse che sarebbero dovute essere distribuite per
legge percentualmente al
personale (legge Merloni),
erogandole invece così a
pochi eletti» e anche «il fittizio stanziamento nel fondo della quota riservata alla retribuzione delle posizioni apicali e
di responsabilità del personale
di
comparto
(posizioni organizzative e
alte professionalità),
mai
istituite e quindi mai retribuite per mancanza di risorse, rispetto alle quali, alla nostra
richiesta di rifinanziamento del fondo,
l'Amministrazione opponeva una mancanza di risorse che, come oggi si
evince, servivano ad altro».
Un dramma insomma
anche per i lavoratori e
questo a fronte di «illegittime indennità al personale
di vigilanza per lo svolgimento di compiti d'istituto
non previste dal Ccnl e da
noi non condivise, ma
egualmente gravanti sul
fondo del personale».
«Oggi, che il quadro assume contorni più chiari e
nitidi - conclude la Cgil - alla certezza che il trattamento del personale dipendente meritevole fosse per
l'Amministrazione Comunale l'ultimo dei problemi,
si somma la consapevolezza molto più inquietante
che ci indigna: mentre fiumi di danaro scorrevano
verso foci improprie, quel
pugno di euro per i lavoratori non c'era, almeno non
per tutti».
Il personale
del Comune
sacrificato
per stornare
finanziamenti
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26 Reggio
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Redazione: via D. Correale, 13 - 89048 Siderno (Rc) - Tel/Fax 0964.342451 - E-mail: [email protected]
La polizia ha bloccato i patrimoni aziendali di molte ditte
Fascicolo della Dda all’ufficio del gip
L’economia di Siderno finita “Circolo formato”
Presentate richieste
sotto il giogo delle cosche di rinvio a giudizio
di GIOVANNI VERDUCI
SIDERNO - L’economia di Siderno è
sotto giogo mafioso. Il sequestro portato a compimento dagli uomini del
commissariato e della Divisione anticrimine della Questura, il secondo
a carico della cosca Commisso e dei
suoi satelliti criminali, ha messo in
luce lo strapotere economico del
gruppo criminale sidernese.
Ci sono volute sedici pagine per
compendiare, in cento piccole appendici, tutti i beni mobili e immobili ai
quali sono stati posti i sigilli da parte
della sezione Misure di prevenzione
del tribunale di Reggio Calabria. Gli
uomini del questore Carmelo Casabona hanno individuato e segnalato
ai giudici del tribunale reggino:
aziende operanti in diversi settori
commerciali, palazzi, ville e terreni.
Il “sistema Franco Rumbo”era variegato e ben distribuito sul territorio.
Sono in tutto ventuno le imprese il
cui patrimonio aziendale è stato posto sotto sequestro. In particolare,
gli uomini del vice questore aggiunto Stefano Dodaro hanno sequestrato il patrimonio: della “Agenzia” di
Santo Rumbo, specializzata nell’assistenzaturisticadicui ètitolareilfiglio di Franco Rumbo; della ditta individuale “Congiusta Santo”, attiva
nel campo del procacciatori di prodotti finanziari; della “Idea sviluppo
sas di Congiusta Santo & c.”, operante nella gestione e nella permuta di
fabbricati; dell’agenzia pubblicitaria
“Srl pubblicità e servizi”, di cui risulta amministratore
unico Davide Gattuso; dell’agenzia
pubblicitaria “K
service sas di Domenico Fimognari”; della “Colorando sistemi costruttivi srl”, con amministratore unico
Giuseppe D’Agostino e operante nel
settore edile; della
“Colorando srl”, di
Franco Rumbo
Fabio Bolognino,
specializzata in tramezzatura in cartongesso;
della
“Euroceramiche di
Figliomeni Giuseppe & c. sas”, che
svolge attività edili
di qualsiasi genere
e della “Eco ambiente srl”, azienda
attiva nel settore
del recupero dei
materiali di scarto
di cui risulta amministratore unico Giuseppe Figliomeni.
Nella galassia economica della cosca Commisso, poi, per gli investigatori graviterebbero anche: la “Meridionale intonaci srl” di Nicola Gullaci e la “Kollmax srl” di Antonella Cusato. Il provvedimento, poi, è stato
notificato anche alla “G.B. Cai cucine
e arredi industriali di Figliomeni Lucia in Gattuso”; ai titolari della “Impresa individuale Galea Francesco”e
alle “Onoranze funebri di Barranca
Salvatore & c. sas”.
Investimenti diversificati in diversi settori del panorama economico.
Sotto la lente d’ingrandimento degli
investigatori, poi, sono finite: la
“Fuel service sas di Satira Antonella
& c.”; la “Immobiliare S. Chiara srl”di
Maria Luisa Commisso; la “Sud impianti” e la “ Sud impianti srl” di Domenico Prochilo; la “Sicom srl”di cui
è amministratore unico Giuseppe
Monfalcone; la “Point service srl” di
Alessandro Siciliano: una società a
responsabilità limitata che si occupa
dell’installazione di impianti idraulici e di condizionamento e, infine, la
“Fratelli De Leo sas di De Leo Cosimo
e c.” specializzata nel commercio
all’ingrosso di abbigliamento. Nelle
maglie della giustizia, infine, sono finiti decine di appartamenti e villette
disseminate su tutto il territorio di
Siderno.
Ventuno
le imprese
gravitanti
nel “sistema”
Rumbo
Una delle aziende finite nel mirino della polizia di Stato
RICCARDO GATTUSO
In sei anni dichiarati al fisco
introiti per soli tredici euro
SIDERNO - In sei anni ha dichiarato al fisco solo tredici euro, ma
anche Riccardo Gattuso (arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Recupero”) è finito nelle
carte del sequestro portato a compimento dagli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Siderno.
Insieme alla moglie, che per gli
investigatori sarebbe una perfetta
sconosciuta all’Agenzia delle entrate, Riccardo Gattuso gestirebbe la società individuale denominata “G.B. Cai cucine e arredi industriali di Figliomeni Lucia in
Gattuso. L’azienda, operativa dal
2010 e con capitale investito di 26
mila euro, è attiva nel settore del
commercio all’ingrosso di cucine
e arredi industriali e mobili.
E’ questa una delle situazione
particolari emerse dagli accertamenti fiscali effettuati dagli uomini del vice questore aggiunto Stefano Dodaro e segnalate dal questore Carmelo Casabona nella pro-
Gli investigatori durante la conferenza
posta di sequestro presentata ai
giudici della Sezione misure di
prevenzione del tribunale di Reggio Calabria.
Anche Riccardo Rumbo, la
mente economica del gruppo criminale di Siderno i cui investimenti spaziavano in diversi settori, ha messo in luce dati ufficiali di
reddito inferiori alle reali capacità.
BREVI
A CAULONIA E MAMMOLA
Quattro denunce dei carabinieri
CAULONIA - I carabinieri delle Stazioni di
Caulonia e Mammola, unitamente a personale del secondo plotone della compagnia
speciale dell’Arma, nell’ambito di un servizio straordinario di controllo del territorio
della Compagnia di Roccella Jonica, comandata da Marco Comparato, hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari, a seguito delle quali venivano denunciati: S.C., 32 anni, ritenuto responsabile
di omessa custodia e denuncia di munizioni nonché detenzione abusiva di munizioni, poiché deteneva abusivamente, occultate in alcuni tubi interrati, 96 cartucce di
vario calibro; C.N., 60 anni; M.R., 52 anni
e, infine, P.E., 21 anni, ritenuti responsabili di furto di energia elettrica.
CONFERENZA STAMPA A SIDERNO
Ecco lo sportello anti violenza
SIDERNO - Questa mattina il comune di
Siderno presenterà lo sportello “anti violenza” voluto dall’amministrazione comunale, guidata dal primo cittadino Riccardo
Ritorto. L’iniziativa verrà illustrata dagli
amministratori locali nel corso di una conferenza stampa che si terrà, presso la sala
del Consiglio Comunale di Siderno, a partire dalle ore 11.00.
candidato anche alle scorse
di PASQUALE VIOLI
elezioni provinciali. Gli alSIDERNO - Chiesto il rin- tri due assessori arrestati
vio a giudizio per gli inda- furono Francesco Marragati dell'operazione “Circo- podi, con delega ai lavori
lo Formato”. La richiesta è pubblici ed urbanistica, e
stata depositata ieri presso Vincenzo Ieraci, con delela sede dell'Ufficio Gip di ga all'ambiente.
La maggior parte degli
Reggio Calabria da parte
della Distrettuale antima- indagati si sarebbero mossi per controllare le eleziofia.
Il fascicolo deve però an- ni amministrative di aprile
cora trovare assegnazione 2008. Il capo della Squadra
presso un Giudice per le in- Mobile di Reggio Calabria
Renato Cortese
dagini prelimiall'epoca degli
nari. La richiearresti
aveva
sta avanzata da
parlato di «preparte dei magisidio fisico-milistrati della Dda
tare degli uomireggina sembra
ni della cosca
essere comunMazzaferro ai
que quella di
seggi elettorali
rinvio a giudizio
per il rinnovo
per tutti gli indel comune di
dagati. L'operaMarina di Gioiozione “Circolo
sa Ionica nel
formato”, scat2008, alla faccia
tata nel maggio
del voto demodel 2011, aveva Rocco Femia
cratico». Seconfatto seguito alle
do gli inquirenti
indagini della
la cosca Mazzapolizia che aveferro, a poltrone
vano fatto emerraggiunte, sagere il sostegno
rebbe poi stata ripolitico-elettopagata dai politirale da parte delci di riferimento
la cosca Mazzacon la concessioferro nei conne di appalti tra
fronti dei politici
cui quelli dei lalocali. Con l'acvori di ammocusa di associadernamento delzione mafiosa
la statale 106.
erano scattate le
Secondo i mamanette per l'algistrati
della
lora sindaco di
Marina di Gioiosa Rocco Dda sarebbero significatiFemia e di tre suoi assesso- ve le telefonate avute due
ri, Rocco Agostino, Fran- mesi prima della tornata
cesco Marrapodi e Vincen- elettorale tra il futuro primo cittadino di Marina di
zo Ieraci.
L'operazione della poli- Gioiosa e Rocco Mazzaferzia, denominata “Circolo ro, per gli inquirenti il boss
Formato” e coordinata dal- della cosca.
La richiesta di rinvio a
la Dda, ha portato in carcere 40 persone tra cui un po- giudizio arriva a diverse
liziotto del commissariato settimane dall’avviso di
di Siderno che avrebbe rive- conclusione indagini notilato informazioni coperte ficato agli indagati ed ai ledal segreto d'indagine. Tra gali. Adesso quindi si doi tre assessori arrestati c'e- vranno aspettare le decira anche Rocco Agostino, sioni del Gip reggino che
con delega alle Politiche so- valuterà le proposte avanciali di Marina di Gioiosa, zate dalla Dda.
In manette
erano finiti
alcuni politici
di Marina
di Gioiosa
Per il Tribunale di Locri deve pagare con due anni di reclusione Con i fondi Pon sicurezza
Caso Belvedere, condannato
per usura l’imprenditore Furci
Gerace, la Giunta
vara il progetto
videosorveglianza
bio di assegni ai fratelli Belvedere avrebbe trattenuto
per sé una percentuale pari
ad una somma che varca per
legge la soglia del tasso usurario.
In realtà sull'annosa vicenda ci si era trovati di fronte ad uno scambio di accuse
reciproche, poiché lo stesso
Furci, diversi anni fa, aveva
accusato uno dei fratelli Belvedere di usura. Alle spalle
della complicata storia un
giro di assegni scaricati a
terze persone che a loro volta
avrebbero preteso una percentuale per l'incasso dallo
stesso imprenditore di Locri. Insomma un vorticoso
passa mano di titoli che in
qualche caso avrebbe sfiorato e coinvolto soggetti legati
alla criminalità organizzata
del luogo. Sulla vicenda però
adesso ha fatto luce con una
sentenza che accerta una responsabilità neo confronti
di Furci che è stato condannato a due anni di reclusione.
p.v.
GERACE - Nei giorni scorsi, la
Giunta comunale del Comune
di Gerace, presieduta dal sindaco Giuseppe Varacalli, ha
approvato il progetto/formulario relativo alla realizzazione di un impianto di videosorveglianza territoriale.
Tale progetto si inserisce
nell’ambito del Pon “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo
Convergenza” 2007/2013 che
si propone di migliorare le
condizioni di sicurezza nelle
regioni Obiettivo Convergenza – Calabria, Campania, Puglia e Sicilia –, e di diffondere
migliori condizioni di giustizia e legalità per i cittadini e le
imprese in tali regioni, interessate da fenomeni criminali
che ne limitano fortemente lo
sviluppo economico. Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, inoltre, rientrano nel Programma in quanto il loro Prodotto Interno Lordo pro capite
è inferiore al 75% della media
comunitaria e proprio per tale
ragione le quattro regioni sono comprese nell’Obiettivo
convergenza.
LOCRI - Nicola Furci condannato a due anni per usura. E' quanto ha stabilito il
Tribunale di Locri composto
in collegio dai giudici PierCarlo Frabotta e Angelo Ambrosio e presidente Alfredo
Sicuro. Nicola Furci è responsabile del reato di usura
perpetrato ai danni dei fratelli Francesco e Gennaro
Belvedere di Siderno.
La sentenza nell'infliggere i due anni di condanna all'imprenditore di Locri ha tenuto conto delle attenuanti
generiche e lo ha inoltre condannato a 5 mila euro di
multa oltre al pagamento
delle spese processuali. La
vicenda, partita già una decina di anni fa, ha visto protagonisti l'imprenditore di
Locri Nicola Furci, e due
commercianti
sidernesi,
Francesco Belvedere, difeso
dall'avvocato Riolo, e Gennaro Belvedere, difeso dall'avvocato Antonio Cutugno. Secondo quanto ricostruito in fase processuale
Furci, nel favorire un cam-
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Locride
Giovedì 27 ottobre 2011
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Giovedì 27 ottobre 2011
REDAZIONE: Piazza Serravalle, 9 - 88100 Catanzaro - Tel. 0961.792164 E-mail: [email protected]
Nel mirino imprese, politici e tecnici. Tra le accuse, quella di aver gestito i voti del 2006
Mafia e politica, s’indagherà su 89
Il pm Vincenzo Capomolla ha chiesto al gip Macrì la proroga delle indagini
Università
LA RIFLESSIONE
Catanzaro
nello spirito
di Assise
Frangipane
studente eletto
di LUIGI MARIANO GUZZO
ASSISI, come venticinque
anni fa, si conferma “Città
della pace”. Giovanni Paolo II, nel 1986, convoca
una Giornata di preghiera per la Pace ad Assisi: i
rappresentanti di (quasi)
tutte le confessioni religiosesupplicano diabbassare le armi. Papa Benedetto XVI oggi rinnova
l'appello. E così Pietro
cammina lungo i sentieri
della nonviolenza tracciati da Francesco.
Chi muove accuse di sincretismo, di conciliazione
forzata di diversi orientamenti religiosi, si dimentica che il Dio-uomo dei
cristiani è, prima di tutto,
il Dio della pace. “Fratello,
scegli: o l'esercito o il battesimo”, è la risposta dei
primi seguaci di Gesù a coloro i quali chiedono di entrare nella comunità dei
credenti. La pace è, sullo
stile delle Beatitudini,
una scelta di campo per
chi crede. Ma lo è anche
per chi non crede: lo stesso
Gandhi conferma di dover
molto all'insegnamento
evangelico.
Leonardo
Boff, teologo della Liberazione, insegna che “noi diventiamo strumenti della
pace di Dio quando siamo
talmente impregnati di
pace, che neanche ci pensiamo […] perché la pace
di Dio si è fatta carne della
nostra carne”.
Assisi oggi chiede a tutti noidi farepace conchi ci
sta vicino, con il mondo
che ci circonda, con la terra che abbiamo sotto i piedi. Pace reclama i due terzi
dell'umanità che vive in
guerra, quel mezzo miliardo di persone che il
giorno non ha di che mangiare, quella famiglia italiana, ogni tre, che non arriva a fine mese. Ed intanto i nostri politici, anche di
Catanzaro, stanno zitti di
fronte a bilanci di spesa in
cui il capitolo Difesa ammonta a ben 27 miliardi di
euro. Insomma, per le armi in Italia, “spendiamo
oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno”, commenta il comboniano Alex Zanotelli. Alla faccia della
Costituzione che, all'articolo 11, recita: “L'Italia ripudia la guerra …”.
In un'alba di Terzo Millennio in cui sangue innocente viene sparso in nome di un Dio dall'uomo erroneamente inteso, Assisi
ci richiama alla bellezza
del dialogo, dell'incontro,
della comunione fraterna. Tutti in preghiera per
la pace, quindi.
continua a pagina
UMBERTO
Frangipane
straccia gli avversari alle elezioni universitarie.
a pag. 24
Cronaca
Lo stupratore
torna libero
Palazzo De Nobili dove sarebbero avvenuti presunti illeciti nella gestione degli appalti
di TERESA ALOI
MAFIA e politica: si tocca quota 89. Una
prima scossa tellurgica, l'inchiesta avviata per far luce su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta a palazzo de Nobili
che, in qualche maniera, avrebbero condizionato le consultazioni elettorali del
2006, l'aveva provocata ad aprile scorso.
Coincidenza o meno, proprio a pochi
giorni dalle amministrative.
Eppure, come per un vero terremoto
che si rispetti, dove allo sciame sismico
fa seguito la scossa più devastante, la catastrofe deve ancora arrivare. E non è un
caso che il fascicolo aperto dal sostituto
procuratore dell'Ordinaria Gerardo Dominijanni sia stato trasmesso, per competenza, al collega della Direzione distrettuale antimafia, Vincenzo Capomolla. Il quale, da parte sua, non ha fatto
passi indietro. Tutt’altro.
Porta la sua firma, infatti, la richiesta
di proroga delle indagini confluita sulla
scrivania del giudice per le indagini preliminari Tiziana Macrì, e che vede
nell’elenco degli indagati i nomi salire
da 47 ad 89. Ottantanove indagati, dunque, tra amministratori, tenici, funzionari regionali e sindaci di alcuni comuni
della provincia, sui quali il magistrato
sta cercando di trovare la quadratura
del cerchio. Non di facile soluzione, tanto da chiedere un supplemento di tempo
perportareavanti idelicatiaccertamenti investigativi.
Un'indagine complessa, quella avviata nel 2007 ed affidata alla Squadra mobile ed alla Digos di Catanzaro, che, fino
a ieri, aveva travolto solo 47 persone (di
cui 28 all’epoca rimasti coperti da “omissis”), ritenute parte di quella presunta associazione a
delinquere di stampo mafioso, finalizzata “ad impedire od ostacolare il libero
esercizio del voto o di procurare voti a sè e ad altri in occasione della consultazione
elettorale relativa al rinnovo dell'Amministrazione
comunale di Catanzaro (mese di aprile/giugno 2006), realizzando un “pactum sceleris", a fronte del quale il procacciamento di preferenze elettorali, era
condizionato all'attuazione di condotte
politico/amministrative finalizzate alla
risoluzione di problematiche tecnico/burocratiche attinenti le inadempienze contrattuali (esecutive e progettuali) in merito a specifi che ed individuate attività d'appalto”.
Un'inchiesta che ruota attorno al presunto meccanismo illecito maturato, secondo investigatori e inquirenti, sotto
l'egida dei clan operanti tra Catanzaro,
Crotone e Reggio, al fine di mettere le
mani sui lavori pubblici del comune capoluogo di regione. Di questo si parla
nel capo di imputazione contestato agli
imprenditori Antonio, Daniele e Giuseppe Lobello, e Pietro Torchia, a Rocco
Mazzagatti, indicato come il
capo dell'omonima cosca
della 'ndrangheta, a Giuseppe Rustico, ritenuto un
elemento di spicco della cosca, Giuseppe Mazzagatti,
indicato come un affiliato
alla cosca, e Salvatore Rotundo, cognato di Rocco
Mazzagatti. Nell'avviso di
garanzia, anche il gruppo Lobello, titolari della società “Cantieri edili”, per
quell'aggiudicazione dell'appalto per la
riqualificazione di corsoMazzini. Senza
dimenticare i tecnici comunali, chiamati a difendersi dall'accusa di aver favorito il gruppo Lobello. Perché, a parte l'associazione mafiosa, i reati ipotizzati a vario titolo vanno dalla truffa, alla turbata
libertà degli incanti, all'abuso d'ufficio,
alla corruzione e al favoreggiamento.
Svelati i 28
nomi coperti
da “omissis”
FORO IN LUTTO
Addio all’avvocato Mimmo Catricalà
Il professionista è morto a Roma. Domani i funerali a Chiaravalle Centrale
NEL CORSO della notte di ieri, presso
la clinica Paideia di Roma, è venuto a
mancare all'affetto dei suoi cari l'avvocato Mimmo Catricalà. Noto professionista del foro di Catanzaro, aveva 73 anni.
Già consigliere dell'Ordine degli avvocati del capoluogo calabrese, Mimmo
Catricalà è stato consigliere comunale a Chiaravalle Centrale e consigliere dell’Amministrazione
provinciale di Catanzaro,
militando a lungo e con merito nelle
file della Democrazia cristiana.
Impegnato nel mondo del sociale e
del volontariato, Mimmo Catricalà,
molto conosciuto e benvoluto in tutta
la provincia di Catanzaro, per diversi
anni ha ricoperto il ruolo di presidente del Lions Club di Soverato e Versante Jonico delle Serre.
Il professionista, inoltre, a dimostrazione del suo impegno, ha ricevuto, successivamente, le prestigiose nomine di delegato del Governatore per la XIV Circoscrizione Distretto 108YA
e di coordinatore del service Cooperazione dei popoli
del Mediterraneo.
Le esequie dell’avvocato
catanzarese Mimmo Catricalà avranno luogo domani pomeriggio, alle ore
15, nella Chiesa Matrice di piazza
Dante, a Chiaravalle Centrale, sua
terra d’origine, dove in tanti aspettano di dargli l’ultimo saluto.
TORNA libero Achille Curcio. Scarcerato su disposizione del gip.
a pag. 25
Squillace
Discarica
uno a giudizio
UN uomo è stato rinviato a
giudizio per una discarica
abusiva.
a pag. 27
Chiaravalle
Salvate tre vite
al S. Biagio
È stato
presidente
Lions Soverato
L’avvocato Mimmo Catricalà
TRE pazienti cardiopatici
salvati dai medici del Centro
di primo intervento.
a pag. 28
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Catanzaro
36
Giovedì 27 ottobre 2011
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Racket escluso, indagini sul mondo del lavoro. Altri imprenditori malmenati non denunciano
Vrenna salvato dai riflessi pronti
Secondo gli investigatori le conseguenze dell’aggressione potevano essere più gravi
REAZIONI
di ANTONIO ANASTASI
LA PRONTEZZA di riflessi
lo ha salvato. Se non avesse
tempestivamente pigiato
sull'acceleratore, il noto imprenditore crotonese Raffaele Vrenna, aggredito l'altra mattina con una mazza
da baseball e finito in ospedale per una frattura scomposta del braccio sinistro,
avrebbe potuto subire conseguenze ben più gravi. Alle
11,30 dell’altro ieri, mentre
percorreva in auto via Galilei per raggiungere una delle sue aziende, è stato bloccato da tre persone che zigzagando davanti a lui con
un'auto Citroen “Berlingò”
l'hanno costretto a fermarsi. Si è trattato di un pedinamento in piena regola. Hanno tentato di farlo scendere
dalla sua vettura ma non ci
sono riusciti. Si sono scagliati contro di lui a colpi di
bastonate. Vrenna è riuscito a parare i colpi con un
braccio e ha trovato la prontezza di riflessi per spingere
sull'acceleratore e sfuggire
ai propri aggressori, entrati in azione a viso scoperto
ma non riconosciuti dalla
vittima. Quello che menava
colpi aveva il cappuccio di
una felpa calato sulla testa.
Vrenna ha raggiunto da solo il pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di
Dio, dove i sanitari del reparto di chirurgia lo hanno
giudicato guaribile in 30
giorni. Vrenna è stato sottoposto a un intervento chirurgico e ieri stava per essere dimesso. Soltanto ieri è
stato interrogato dagli uomini della Squadra Mobile
della Questura.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori diretti dal
vicequestore Enzo Coccoli
quella secondo cui il movente potrebbe essere ricondotto a forme di esasperazione
o a una vendetta per il lavoro. Vrenna, infatti, è il titolare della V&V, azienda leader nel settore dei rifiuti e ha
centinaia di dipendenti. Un
mese fa un'analoga spedizione punitiva venne compiuta nei confronti di un altro imprenditore molto in
vista in città, Cesare Spanò,
peraltro capogruppo in consiglio comunale della Lista
Scopelliti. Anche in quel caso gli aggressori entrarono
in azione a colpi di bastonate
e la vittima era un imprenditore, osservano gli investigatori, che non escludono
immediatamente altri possibili percorsi di interpretazione. E' racket? Gli inquirenti tendono a scartare
una simile pista.
Sembra, stando quanto si
sussura in più ambienti,
che le aggressioni agli imprenditori crotonesi siano
peraltro molte di più di quelle denunciate; tante altre resterebbero avvolte dal silenzio.
Vrenna è stato presidente
di Confindustria Crotone e
vice di quella regionale. E'
stato anche il presidente del
Crotone calcio. Cariche che
ha dovuto lasciare per il suo
coinvolgimento nell'inchiesta Puma, nell'ambito della
quale nel processo d’Appello ha ottenuto una riduzio-
«Invertito il modus operandi
della criminalità»
L’imprenditore Raffaele Vrenna
ne di pena dai quattro anni
di reclusione inflitti in primo grado, nel giugno 2008,
a un anno e otto mesi. Assolto, nel settembre 2010, in secondo grado, dall'accusa di
concorso esterno in associazione mafiosa, la condanna
è stata confermata in rela-
zione alle accuse di falso e
corruzione, esclusa l'aggravante del metodo mafioso.
L’aggressione all’imprenditore ha suscitato sconcerto in città soprattutto per le
modalità efferate del raid.
Gli investigatori non hanno ancora un’idea chiara sul
Belcastro: «Basta con personalismi e tatticismi»
Tempo di congressi
per il Pd
e per i rutelliani
«STRUTTURARE democra- frontare i congressi di circoticamente il Pd in Calabria. lo prima e provinciale poi, e
Far rinascere quel Pd che chi ha interesse a lavorare
nella nostra regione ha sten- contro i congressi lavora di
tato a causa dei personali- fatto contro il partito e la sua
smi e dei tatticismi. È questo aggregazione».
Presto anche l’Api celebrel'obiettivo di chi, anche nella
fase della gestione commis- rà i suoi congressi comunali
sariale del nostro Partito, ha e provinciale.
La decisione è
sempre lavorato
stata presa nel
per aggregare,
corso di una di
per superare le
Alleanza
per
difficoltà e per
l’Italia svoltasi
dare al Pd il connei giorni scorsi
senso che meriin città proprio
ta». È quanto afper stabilire le
ferma, in una nodate dei Conta, il coordinatogressi. Fabrizio
re provinciale del
Criscuolo, porPd di Crotone, Nitavoce regionale
cola Belcastro.
e commissario
«Per avere un Pd
della Provincia
degno del pro- Nicola Belcastro
di Crotone, coaprio nome, oggi –
prosegue Belcastro – è ne- diuvato da Mario Nigro,
cessario però celebrare i con- Giuseppe Russo e Remigio
gressi, unico strumento de- Tilelli, ha illustrato la situamocratico per eleggere or- zione e le prospettive del parganismi legittimati e rico- tito dando anche lettura delnosciuti senza i quali non sa- la nota che il presidente Rurebbe possibile far decollare telli ha trasmesso ai dirigenil Pd che tutti sogniamo: ti territoriali in occasione
aperto, giovane, moderno e dei congressi.
Si è stabilito che questi ulil più unitario possibile. Il
grande senso di responsabi- timi si terranno nelle giorlità e l’amore che nutro nei nate del 29 e 30 ottobre nei
confronti del Pd mi impon- Comuni di Crotone, Cirò Magono di chiedere con forza rina, Strongoli, Isola Capo
l’apertura della fase con- Rizzuto e Savelli. Il Congresgressuale in Calabria. La so provinciale, invece, sarà
provincia di Crotone conclu- celebrato nella seconda mede Belcastro - è pronta per af- tà del mese di novembre.
contesto in cui è maturato
l’episodio.
Ieri il vicequestore Coccoli
ha sguinzagliato per la città
i suoi segugi migliori alla ricerca di elementi utili alle indagini: Vrenna, infatti, non
sarebbe stato in grado di fornirne molti.
«LE AGGRESSIONI che si
stanno verificando negli
ultimi periodi verso attori
istituzionali ed imprenditori non possono essere
sottovalutate, anzi sono un
segnale di allarme relativo
ad un’inversione del modus operandi della criminalità, che sta passando
dalle intimidazioni compiute con danneggiamento
dei beni all’attacco diretto
verso le persone, attuando
una strategia della tensione finalizzata ad alimentare il terrore e la sottomissione di un territorio già
prostrato da un grave disagio sociale ed economico
dovuto alla completa assenza di progettualità e sviluppo da oltre 30 anni». E’
l’analisi che propone Roberto Salerno, presidente
della Camera di Commercio,
sull’aggressione
all’imprenditore Raffaele
Vrenna. «In tale contesto aggiunge Salerno - gli imprenditori sono attaccati
da tutti i fronti, ora anche a
rischio della propria incolumità fisica, e subiscono
direttamente l’assenza delle basilari condizioni per
svolgere un’attività economica, basti pensare alla sicurezza, al credito ed alle
infrastrutture».
Per Salerno «è necessario accordarsi sul confine
sempre più labile tra legalità ed illegalità, facendo sì
che quegli amministratori
pubblici e privati che agiscono onestamente, con responsabilità e senso del dovere, possano proseguire
nel percorso intrapreso a
beneficio del territorio».
Anche ieri fitta serie di
attestati di solidarietà.
Hanno inviato messaggi in
redazione la vicepresidente della Regione, Antonella
Stasi, il presidente dell’Ance (associazione nazionale
costruttori edili) di Crotone, il consigliere regionale
del Pdl Salvatore Pacenza e
quello dell’Idv Emilio De
Masi, il presidente della
Cna di Crotone, Giuseppe
Romano, direttore di Radio
Studio ‘97, l’Fc Crotone, Benedetto Proto, presidente
del consiglio provinciale.
S’insedia la struttura voluta da Provincia e Comune
L’osservatorio oncologico
diventa operativo
SI È INSEDIATO ieri nei locali della Provincia di Crotone, l’Osservatorio sulle problematiche oncologiche costituito attraverso un protocollo d’intesa tra Provincia,
Comune di Crotone e Azienda sanitaria provinciale. A
darne comunicazione gli assessori provinciale e comunale alla sanità, Ubaldo Pati
e Pietro Cotronei. L’osservatorio si è subito dato un primo obiettivo di intervento
decidendo di avviare un’indagine conoscitiva in tutto il
territorio provinciale sui disagi che incontrano i malati
di tumore e le loro famiglie
nel far fronte a tutti gli
aspetti determinati dall’in-
sorgenza della patologia. Lo
scopo è quello di acquisire
una precisa conoscenza delle situazioni in atto attuando
un metodo di lavoro che delinei con trasparenza gli
obiettivi nell’ambito di
un’assunzione politica del
problema. L’indagine verrà
condotta con il coinvolgimento dei Comuni, tramite
un’iniziativa che sarà presa
dal sindaco di Crotone quale
presidente dell’Assemblea
dei sindaci, delle associazioni di volontariato che si occupano dei malati di tumore,
che saranno sensibilizzate e
attivate dagli uffici della
Provincia, e dei medici di base, che sono in prima linea
non solo sul fronte della diagnosi e della cura, ma anche
su quello, fondamentale,
della prevenzione e della diffusione di una corretta cultura degli stili di vita, che saranno invitati alla collaborazione e alla partecipazione
all’indagine dall’Azienda sanitaria provinciale. Si è deciso di fissare una nuova riunione per la metà di novembre in modo da fare il punto
su questa prima fase di attività e da decidere i successivi
passaggi da compiere per
rendere la struttura sempre
più in grado di dare risposte
alle legittime aspettative dei
cittadini e alle loro domande.
L’INIZIATIVA
Nasce la rete contro il disagio minorile
NASCE aCrotone laRtc, reteterritoriale crotonese per il contrasto al disagio minorile.
Dopo una serie di incontri per la condivisione
di un percorso comune, nei giorni scorsi il
presidente della Rtc, Carlo Sestito, e la vice
presidente, Alessandra Ingegno, hanno potuto concludere l'iter, iniziato all'incirca due
mesi fa, formalizzando il tutto attraverso la
registrazione dell'atto costitutivo e dello statuto. Fanno parte della rete: Aics Crotone, Cotecno Gandalf Consulting, Cooperativa Ruth, associazione L'isola che non c'è, Consor-
zio Jobel, Confcooperative Catanzaro Crotone, associazione FabbriKando l'Avvenire e
Associazione "Il Sorriso". L'idea di costituire
un’organizzazione che si occupasse di minori è nata inizialmente dalla collaborazione tra
Ruth e Gandalf successivamente, avendo individuato la possibilità di formare un organismo che potesse occuparsi di ragazzi e minori da tutti i punti di vista, ed avendo bisogno di
competenze e professionalità diverse per poter elaborare dei programmi che andassero a
coprire ogni aspetto della realtà sociale.
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Crotone
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Giovedì 27 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
Calabria
.
REGGIO L’ergastolano che da alcuni mesi collabora con i magistrati della Dda ha parlato di rapine, traffico di armi e droga e di un omicidio commesso a Roma
Il pentito Marino disegna scenari inquietanti
«Un carabiniere dava informazioni utili al nostro gruppo». Ombre su un magistrato e un avvocato
Paolo Toscano
REGGIO CALABRIA
Un fiume in piena. Marco Marino
sta riempendo pagine e pagine di
verbali. Con le sue dichiarazioni,
il pentito apre scenari inquietanti
tirando in ballo anche uomini delle istituzioni accusati di comportamenti infedeli e professionisti
che avrebbero operato nella cosiddetta “zona grigia”. D’altronde, con i magistrati della Dda reggina, diretta dal procuratore Giuseppe Pignatone, incontrati per la
prima volta nel supercarcere dove
era stato trasferito dopo la scelta
di collaborare con la giustizia, era
stato chiaro: «Non avrò segreti –
aveva detto in presenza del suo legale di fiducia, l’avvocato Antonino Aloi –, vi dirò tutto».
Già in sede di redazione del
verbale di collaborazione, al momento di fissare gli argomenti da
trattare, le sorprese non erano
mancate. L’ambito di maggiore
conoscenza del collaboratore di
giustizia erano, ovviamente, le
rapine. Dalla sua ha, infatti, una
conoscenza diretta maturata fin
da giovanissimo facendo esperienze in serie con assalti a banche, uffici postali e furgoni portavalori. Con i suoi trascorsi si è accreditato come “specialista”, spiegando di poter dare precise indicazioni su almeno una trentina di
rapine commesse in carriera. Marino, che è uno dei sei condannati
all’ergastolo per l'omicidio di Gigi
Rende (il vigilante ucciso durante
il tentativo di rapina compiuto in
città, in via Ecce Homo, la mattina
del 1 agosto 2007 ai danni di un
furgone portavalori), è stato in
grado di descrivere la mappa delle zone d’azione indicando i posti
“franchi” e le aree off limits, atteso che da qualche parte le famiglie
di ’ndrangheta competenti per
territorio non gradivano la presenza di rapinatori. E a tal proposito indica i quartieri cittadini
(Mosorrofa e Cataforio) e comuni
della provincia (Melito Porto Salvo) dove, secondo quanto riferito
dal collaboratore, mettere a segno un “colpo” poteva costare veramente caro.
Ma lo “scibile” criminale di Marino spazia anche in campi diversi. Come quello della sua appartenenza alla cosca dei “Ficareddi”, i
legami con il potente clan dei Serraino, il traffico di sostanze stupefacenti, il traffico di armi da guer-
ra come i kalashnikov. Ma ci sono
argomenti scottanti come un omicidio compiuto a Roma, simulando un incidente stradale. E poi un
presunto caso di infedeltà che vedrebbe come protagonista un appartenente alle istituzioni. Il pentito avrebbe sostenuto di aver appreso da Giovanbattista Familiari
(uno dei complici condannati
all’ergastolo per la rapina conclusa tragicamente con l’assassinio
di Gigi Rende) che «a Reggio Calabria vi era un carabiniere che
passava informazioni utili al nostro gruppo criminale». Marino
sarebbe sceso anche nei particolari facendo riferimento a un episodio in qualche modo legato al territorio di Sant’Alessio in Aspromonte che testimoniava il coinvolgimento del militare dell’Arma.
Il collaboratore di giustizia,
inoltre, si sarebbe avventurato
più volte con le sue rivelazioni sul
terreno della “zona grigia”, di
quell’ambito dove si muovono
personaggi spesso insospettabili
ma responsabili di reati gravissimi. Un settore che, purtroppo,
non sempre viene scandagliato
adeguatamente. Marino avrebbe
indicato agli inquirenti della Dda i
nomi di un avvocato e di un magistrato che, a suo dire, si sarebbero
resi responsabili di comportamenti da codice penale.
Nelle sue rivelazioni il pentito
ha trattato che le pressioni che sarebbero state fatte sui suoi familiari in diverse circostanze. Soprattutto sulla moglie e sul fratello. Pressioni che, secondo Marino, erano finalizzate a condizionare le sue scelte.
Tra gli episodi raccontati dal
collaboratore di giustizia vi sarebbe anche la progettazione e la
commissione di un omicidio a Roma. Marino avrebbe sostenuto di
essere stato contattato, tra la fine
del 2004 e l’inizio del 2005, da
una persona che lavorava alla forestale. E questa persona gli
avrebbe commissionato il “lavoretto”: un omicidio da eseguire
nella Capitale ricevendo in compenso la somma di 50 mila euro. Il
pentito si è autoaccusato dell’esecuzione del delitto, aggiungendo
un particolare agghiacciante: la
vittima, un anziano, si trovava in
compagnia del figlio. Ed era stato
proprio il giovane a dare il mandato a uccidere il genitore per
problemi connessi all’eredità.
Marco Marino
Il palazzo del Cedir è sede degli uffici giudiziari
Avv. Antonino Aloi
REGGIO Sequestrati da Carabinieri e Finanza un’azienda e automezzi per un valore di 2 milioni di euro
“Meta”, sigilli ai beni dell’imprenditore Barbieri
REGGIO CALABRIA . Ancora un
sequestro di beni. Nella mattinata di ieri i carabinieri del Comando provinciale e del Ros, in
collaborazione con il Gico della
Guardia di Finanza di Reggio
Calabria hanno dato esecuzione
a un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per
le indagini preliminari del Tribunale cittadino. Il provvedimento riguarda beni mobili e
immobili per un valore di circa 2
milioni di euro, riconducibili
all’imprenditore reggino Domenico Barbieri, 54 anni, ed è conseguente all’operazione “Meta”.
L’inchiesta della Dda, coordina-
ta dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, aveva portato
all’operazione “Meta” delineando le articolazioni territoriali
della ‘ndrangheta del capoluogo
reggino, con particolare riferimento alle cosche Condello, De
Stefano Libir, ma anche nell’hinterland tirrenico, con riferimento alle cosche Buda-Imerti e Zito-Bertuca per Villa San Giovanni e Fiumara di Muro.
Dall’attività di indagine è
emerso che Domenico Barbieri,
parente di associati di primo piano alla ’ndrangheta, aveva la
piena disponibilità e gestione
dell’impresa e dei mezzi finiti
sotto sequestro per conto, secondo l’accusa, delle cosche Buda, Imerti e Condello.
Il provvedimento di sequestro emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale
ha interessato l’impresa individuale “Barbieri Vincenzo Carmine”, con sede nella frazione
cittadina di Villa San Giuseppe,
esercente l’attività di costruzione di edifici residenziali e non
residenziali, del valore stimato
superiore a 1 milione 650 mila
euro.
I sigilli sono stati, inoltre, apposti agli automezzi utilizzati
nell’attività lavorativa: un Toyo-
Il pm Giuseppe Lombardo
ta Rav4; un autocarro con cassone ribaltabile Astra Hd7; un’autocisterna Fiat 180; una motopala gommata Fiat Hitachi
Fh130; un escavatore Jcb Js210;
un mini escavatore Komatsu
28U; un escavatore O.&K. Rh6;
un autocarro Fiat Iveco Om
65-10; una motopala Hanomag
22C; un autocarro Fiat Iveco Om
65; una betoniera autocaricante
Fiori; un autocarro Fiat 643; un
bobcat pala Jcb; una terna gommata Jcb; un autocarro con cassone ribaltabile Fiat Iveco Daily
35. Sequestrati, infine, quasi
300 mila euro trovati su due
conti corrente bancari.(p.t.)
GALLICO Una Punto con tre persone a bordo schiacchiata tra l’auto che la precedeva e quella che la seguiva. Entrambe di Villa le vittime
Reggio, spaventoso tamponamento sul raccordo. Due morti
REGGIO CALABRIA . Spaventoso
incidente ieri sera sul raccordo
autostradale, in direzione
Nord, in prossimità dello svincolo di Gallico. Il bilancio è di
due morti e due feriti. In un
tamponamento a catena, avvenuto poco prima delle 22, una
Fiat Punto, secondo la prima ricostruzione, è finita schiacciata
tra l’Alfa “Mito” che la precedeva e un’altra Fiat Punto che la
seguiva. L’impatto è stato tremendo e il conducente dell’utilitaria, Giovanni De Donno, 59
anni, originario di Villa San
Giovanni ma residente in Piemonte, è morto sul colpo. Anche l’uomo che viaggiava sul
sedile accanto al posto guida,
Sandro Santoro, 55 anni, di Villa San Giovanni, è rimasto incastrato tra le lamiere, riportando ferite gravissime che
hanno determinato il decesso.
Sul sedile posteriore della
Punto, ridotta a un ammasso di
rottami, viaggiava Umberto
Princi, 42 anni, anch’egli originario di Villa San Giovanni ma
residente a Cosenza. A lui è andata decisamente meglio dei
Un particolare dell’auto di De Donno
compagni di viaggio: ha riportato ferite non gravi. Ferito in
modo lieve anche un passeggero dell’altra utilitaria coinvolta
nell’incidente.
Per estrarre le due vittime
dalle lamiere contorte della
Punto è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco, giunti sul posto insieme con gli
equipaggi del distaccamento
Polstrada di Villa San Giovanni, diretti dall’ispettore capo
Enzo Moscato, e gli equipaggi
del servizio 118. Gli agenti
hanno avuto il loro bel da fare
perché con il transito interrotto
e con le squadre dell’Anas e dei
Vigili del Fuoco impegnate nelle operazioni di soccorso, si è
formata una coda chilometrica.
Dai primi accertamenti sembra che a provocare il rallentamento sia stata una nube di fumo che ha invaso all’improvviso la carreggiata. Il fumo, secondo quanto è stato possibile
apprendere, proveniva da un
incendio di sterpaglie appiccato da qualche incosciente in un
terreno sotto un vicino cavalcavia.
Trovandosi all’improvviso
con la visibilità azzerata, il conducente della prima auto coinvolta nell’incidente è stato costretto a frenare, incontrando
qualche problema di tenuta anche perchè l’asfalto era viscido
a causa della pioggia caduta
per buona parte della giornata.
Nelle due ore successive al
tamponamento il traffico in direzione Nord è stato deviato
all’altezza dello svincolo di
Reggio Porto per far ritorno in
autostrada allo svincolo di Gallico. Le operazioni sono state
lunghe, anche perchè prima di
ricevere l’autorizzazione alla
rimozione dei mezzi incidentati, gli specialisti della Polizia
Stradale hanno dovuto completare tutti i rilievi. Poi il personale Anas ha dovuto provvedere alla rimozione di parti
meccaniche e detriti prodotti
dallo spaventoso impatto. La
situazione è tornata alla normalità solo dopo mezzanotte.
L’Anas, nel diffondere la notizia del tragico tamponamento registrato nei pressi di Gallico, ha rivolto a chi viaggia la
raccomandazione a una guida
prudente, rispettando le norme
del nuovo Codice della Strada.
Nel comunicato si ricorda che
l'informazione agli automobilisti sulla viabilità e sul traffico è
assicurata attraverso le emittenti radio-televisive, il sito
Anas www.stradeanas.it, e il
numero verde 800.290.092
specifico per l’autostrada A3
Salerno-Reggio
Calabria.(p.t.)
I mezzi di soccorso sul luogo del tragico incidente avvenuto ieri sera nei pressi di Gallico
32
Giovedì 27 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
Cronaca di Reggio
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PROVINCIA Presentata nella Sala Biblioteca la seconda edizione de “La Ferita” promossa dal Museo della ‘ndrangheta e dedicata al tema delle collusioni
Quella linea di confine chiamata zona grigia
Pignatone: «Le mafie si alimentano dal tessuto di relazioni». Raffa: «La politica non deve delegare»
Pino Toscano
“La Ferita” atto secondo. Il Museo della ‘ndrangheta guidato da
Claudio La Camera raddoppia
con una nuova edizione del seminario internazionale. Il tema di
quest’anno è l’area grigia, quella
linea di confine dentro la quale si
muovono i rapporti di contiguità,
complicità e collusione che tendono a connotare tradizionalmente le organizzazioni criminali.
«Con questo ciclo», spiega La
Camera introducendo l’incontro
nella Sala Biblioteca della Provincia, «vogliamo proporre una
riflessione sulla configurazione
dell’area grigia: come prende
forma, come si struttura, quali
sono gli elementi che la caratterizzano, anche sul piano simbolico e culturale. In secondo luogo
vogliamo analizzare gli attori
che si muovono al suo interno e i
meccanismi che la fanno funzionare. Sarà inoltre importante
prendere in esame i vantaggi per
i mafiosi e i loro complici, ma anche considerare gli svantaggi che
ne derivano per la collettività».
Il punto di vista del presidente
della Provincia Giuseppe Raffa
circa i ruoli e i comportamenti
delle parti in causa è netto: «Sul
tema della legalità la politica non
deve delegare. Perché tali percorsi non devono più essere appannaggio delle forze dell’ordine
e della magistratura, che svolgono un lavoro encomiabile, ma di-
ventare una forma di educazione
sociale alla quale non ci vogliamo sottrarre. E devo dire che sono tanti i progetti che, su tutto il
territorio provinciale, stiamo
mettendo in campo con l’intento
di alimentare, in particolare tra
le nuove generazioni, questa voglia di legalità che quotidianamente si percepisce e che, necessariamente, deve essere ripensata. In questo senso l’iniziativa del
Museo della ‘ndrangheta, che noi
sosteniamo con entusiasmo per
l’alto profilo che la distingue, ci
aiuta a definire meglio una strategia comune contro la mafia e i
livelli collaterali».
Anche Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio, pensa che qualcosa stia finalmente cambiando: «Registro un
diverso sentire, soprattutto tra i
ragazzi. Merito di azioni come
questa del Museo della ‘ndrangheta, che si rivolgono direttamente alle coscienze». E lancia in
orbita l’ottimismo: «Speriamo di
ritrovarci un giorno tutti assieme
a festeggiare la fine della mafia».
Eduardo
Lamberti-Castronuovo sottolinea l’impegno della
Provincia: «La scelta del presidente Raffa di istituire un assessorato alla Legalità la dice lunga
sull’intenzione dell’Ente. A cominciare dalla trasparenza degli
atti amministrativi. Al riguardo
anticipo una notizia: d’ora in
avanti, oltre le delibere, si potranno conoscere anche le determine, in modo che il controllo de-
Eduardo Lamberti-Castronuovo, Giuseppe Pignatone, Giuseppe Raffa, Lucio Dattola, Demetrio Arena e Claudio La Camera; uno scorcio del pubblico
mocratico dei cittadini sull’attività del Palazzo sia completo».
La parola passa al procuratore
della Repubblica, Giuseppe Pignatone: «Quando sono arrivato
in questa città», ricorda, «ho detto, e poi ripetuto molte volte, che
accanto alla repressione era necessario avviare una battaglia
culturale per scuotere la cosiddetta società civile e farla uscire
dal torpore, condizione fondamentale senza cui nulla è possibile. Devo dire che, sotto questo
aspetto, mi sono trovato in sintonia con gli enti istituzionali, e in
particolare con la Provincia,
nell’attuale e nella precedente
composizione». La spinta propulsiva all’emergere della consapevolezza, da parte della comunità,
di doversi schierare da parte giusta, viene dai risultati ottenuti sul
campo. Che il procuratore riassume in una battuta: «Le indagini di
questi anni hanno dato una forza
eccezionale». Pignatone apprezza molto il lavoro del Museo della
‘ndrangheta, orientato a suscitare buone prassi, ed è tra i principali sostenitori del seminario,
«che non sia una riflessione tra
giuristi ma venga infiltrato da varie strutture della società capaci
di allargare lo spettro di una visione non limitata a quella della
procura». Specie se si parla di zona grigia, che secondo il magistrato è un’area nevralgica: «Le
mafie non sarebbero così vive dopo cinquant’anni se non avessero
questo tessuto di relazioni».
Avanza la coscienza antimafia? Il sindaco Demetrio Arena
non ha dubbi: «Fino a dieci anni
fa non si facevano manifestazioni contro la ‘ndrangheta. Questo
è il momento di incidere e di farlo
tutti insieme. Sarebbe un tragico
errore se la criminalità diventasse motivo di scontro politico».
Hanno detto
La Camera. «Vogliamo riflettere sull’area grigia:
come prende forma, come
si struttura, quali sono gli
elementi caratterizzanti».
Dattola. «Registro un diverso sentire, soprattutto
tra i ragazzi. Merito anche
di azioni come questa del
Museo della ‘ndrangheta,
che si rivolgono direttamente alle coscienze».
Lamberti. «La scelta di
Raffa di istituire un assessorato alla Legalità la dice
lunga sull’intenzione
dell’Ente. A cominciare
dalla trasparenza degli atti amministrativi».
Arena. «Dobbiamo procedere uniti. Sarebbe un tragico errore se la lotta alla
mafia diventasse motivo
di scontro politico».
Il programma si svilupperà dal 5 dicembre al 3 febbraio con una serie di dibattiti tra specialisti della materia
Tre mesi di analisi per affinare gli strumenti culturali contro il crimine
Il programma inizia il 5 dicembre con la trattazione del
tema “Le azioni di contrasto e
le azioni della società civile”.
Seguirà la sessione dedicata al
tema “Società e agenzie educative”, quella sui beni confiscati, l’altra rivolta ai minori”
e poi le “Azioni di contrasto”.
Il 1 febbraio ecco “L'area
grigia della ndrangheta” con
le relazioni di Fulvio Librandi,
Giuseppe Pignatone e Francesco Musolino. A seguite: “La
dimensione criminale dell'area grigia e i reati dei colletti
bianchi”. Relazioni di Giovanni Fiandaca, Alberto Vannucci, Costantino Visconti, Piergiorgio Morosini e Fulvio Rizzo.
Giovedì 2 febbraio “Relazioni e affari nell’area grigia”.
Relazioni di Rocco Sciarrone,
Michele Prestipino. Tavola rotonda con Ivan Cicconi e Lucio
Dattola. E poi “Immagini e
rappresentazioni sociali della
ndrangheta”. Relazioni diFulvio Librandi e Vincenzo Macrì.
Tavola rotonda con Vito Teti,
Tano Grasso, don Antonino
Iachino, Giacomo Panizza e
Piero Fantozzi.
Venerdì 3 febbraio. La criminalità dei potenti tra mafia
e politica. Relazioni: Nando
Dalla Chiesa, Vittorio Mete,
Enzo Ciconte, Pietro Grasso e
Giuseppe Pignatone.
Un calendario fitto di incontri, come si vede, che avrà
come protagonisti, oltre i relatori già citati, numerose personalità
della
cultura,
dell’economia, delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni.
Pietro Grasso
Nando Dalla Chiesa
Gazzetta del Sud Giovedì 27 Ottobre 2011
39
Cronaca di Reggio
.
In appello il processo nato dall’inchiesta sul clan Libri
Campus
“ Testamento”
il pg Mollace
chiede la condanna
di tutti gli imputati
Al Villaggio
dei giovani
torna
Orientiamoci
Anche di Labate e Pileio assolti in Tribunale
dal concorso esterno in associazione mafiosa
Confermare le pene contenute
nella sentenza di primo grado e
condannare a 10 anni e 8 anni di
reclusione l’ex consigliere comunale di An, Massimo Labate, e il
suo segretario Vincenzo Pileio,
entrambi assolti in Tribunale. Sono queste le richieste formulate
ieri dal sostituto procuratore generale Francesco Mollace per i 6
imputati del troncone ordinario
del processo “Testamento” che si
sta celebrando davanti alla alla
Corte d’appello (Natina Pratticò
presidente, Angelina Bandiera e
Daniele Cappuccio giudici)
In primo grado il Tribunale
aveva condannato a 12 anni Giuseppe Libri, Alessandro Collu e
Francesco Giuseppe Quattrone
mentre 10 anni erano stati inflitti
a Bruno Crucitti. Assolti invece,
dall’accusa di concorso esterno in
associazione mafiosa sia Pileio
che Labate. Secondo il pg Mollace, l’ex consigliere comunale,
proprio per il ruolo ricoperto in
seno a Palazzo San Giorgio,
avrebbe favorito la cosca Libri,
anche e soprattutto dal punto di
vista economico, per la realizzazione di una mostra pittorica, allestita all Castello Aragonese, e
una festa rionale nel quartiere di
San Giorgio Extra.
A fare da filo conduttore tra la
cosca Libri e l’esponente politico
sarebbe stato, sempre secondo
l’accusa, il suo segretario particolare Vincenzo Pileio. In primo
grado però, i giudici non avevano
accolto le richieste del pm Giuseppe Lombardo. Nella precedente udienza era stato di scena
nel processo Roberto Moio, nipote del boss Giovanni Tegano. Il
pentito, pur dichiarando di non
conoscere esattamente i fatti contestati a Labate, ha sostenuto di
sapere che l’ex consigliere comunale era «aiutato dalla cosca Libri». Il collaboratore ha precisato
inoltre, di conoscere in modo superficiale Labate da più di un ventennio, da prima quindi che venisse eletto e che entrasse a far
par parte della Polizia di Stato.
Moio ha riferito anche sulla posizione di Vincenzo Pileio dicendo
che lo stesso gli aveva chiesto dei
voti elettorali, senza però specificare a chi servisse questo appoggio politico. Massimo Labate, ex
poliziotto in servizio Mobile della
Questura reggina, era stato eletto
in occasione delle consultazioni
del 2002 e del 2007. Su questo
particolare, Moio ha dichiarato
che Labate era “sostenuto” da Nino Caridi, genero del defunto
boss di Cannavò Mico Libri, condannato il 15 febbraio scorso a 7
anni di carcere nell’ambito sempre del processo”Testamento”,
ma nel filone abbreviato; e nel
processo d’appello celebrato col
rito abbreviato, era stato condannato a 9 anni e 4 mesi di carcere,
Pasquale Libri, 72 anni, attuale
vertice della storica famiglia di
‘ndrangheta. Condannati anche
Antonino Sinicropi, 42 anni, a 6
anni di reclusione, Antonio Libri,
28 anni, e Filippo Rodà, 32 anni, a
tre anni e quattro mesi; Cristofaro
Zimbato, 35 anni, e Antonio Riccardo Artuso, 35 anni, erano stati
condannati entrambi a un anno e
quattro mesi di carcere. L’inchiesta “Testamento” porta la firma
del pm della Dda Giuseppe Lombardo. L’operazione era scattata
nel luglio 2007. La squadra mobile si era occupata dei riassetti criminali in seno alla cosca Libri dopo la morte del boss Mico Libri; da
qui appunto il nome “Testamento” che mette in luce proprio le attività del clan Libri di Cannavò alla prese con la successione di ruoli e poteri da gestire. Dopo la requisitoria del pg Mollace, l’udienza ha registrato le arringhe dei difensori. È intervento nella discussione l’avvocato Domenico Alvaro, in difesa di Massimo Labate. Il
legale ha sostenuto che rispetto al
processo di primo grado non c’era
nulla di nuovo e che la sentenza di
assoluzione del suo assistito andava confermata.(p.t.)
Il sostituto procuratore generale Francesco Mollace ha formulato le richieste nel processo “Testamento”
Ieri pomeriggio. L’incidente si è verificato subito dopo lo svincolo
Via Lia, scontro tra auto e blindato
Uno spettacolare incidente si
è registrato ieri nel primo pomeriggio. Subito dopo lo
svincolo di via Lia, in direzione sud, una vettura si è scontrata con un furgone blindato
di una ditta che trasporta valori.
L’impatto tra i due automezzi è stato violento, le vetture coinvolte soprattutto
l’utilitaria si è accartocciata,
ma fortunatamente non ha
provocato grossi danni ai
conducenti. La vettura con il cofano accartocciato dopo lo scontro
Una tre giorni per rinnovare
l’appuntamento con l’orientamento. Dal 29 al 31 il “Villaggio dei Giovani”, in Via
Gabbione al mare (nei pressi
della stazione Omeca), ospiterà il campus di orientamento universitario e metodologia alla scelta promosso
dall'Associazione Attendiamoci. Iniziativa promossa
dall’associazione guidata da
don Valerio Chiovaro in collaborazione con UniOrienta,
il Centro di orientamento di
Ateneo dell'università degli
studi “Mediterranea”. Un
appuntamento che torna come tradizione all’insegna
del titolo “Orientiamoci
2011-VII edizione” .
Il Campus nasce dall'esigenza di fornire conoscenze
e incrementare competenze
atte ad effettuare scelte di
vita consapevoli ed efficaci.
La realizzazione di un contesto relazionale significativo
e positivo, la presenza di tutor e professionisti consente
di sperimentarsi, mettendosi in gioco in prima persona,
favorendo un processo di
consapevolizzazione della
scelta universitaria quale
tappa fondamentale del proprio percorso di crescita e
realizzazione personale.
All'iniziativa parteciperanno trenta giovani, frequentanti il 4. e 5. anno delle scuole medie superiori
della Provincia di Reggio
Calabria, che hanno superato positivamente un colloquio conoscitivo motivazionale.
Nel corso del campus i ragazzi seguiranno lezioni, saranno coinvolti da test, quiz
e avranno modo di consultare materiale didattico. Giovedì 27 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
46
Reggio Ionica
.
MARINA DI GIOIOSA La sentenza d’appello per gli abbreviati dell’inchiesta “Sessè”
CAULONIA
Traffico di droga col clan dei rom
otto anni di carcere a Nicola Alì
Nascondeva
munizioni
sotto terra,
denunciato
un giovane
Pene confermate per tre degli imputati, sconti per gli altri quattro
Rocco Muscari
LOCRI
La Corte d’appello di Reggio
Calabria (presidente Natina
Pratticò, giudici Bandiera e
Campagna) ha disposto la conferma della pena di primo grado nei confronti di Rocco Totino (10 mesi, e 4 mila euro di
multa); Renato Fantò, (6 mesi e
2 mila euro) e Danilo Pezzaniti
(1 anni e 2 mesi, e 12 mila euro), come richiesto dal pg Tiziano Masini. Invece la Corte ha rideterminato la condanna, con
sconti di pena, per Antonio Stillisano (3 anni, 8 mesi e 16 mila
euro di multa), Giuseppe Lombardo inteso “Zì Nandì”, (6 anni, 6 mesi e 28 mila euro), Carlo
Lattarulo (4 anni e 8 mesi, e 20
mila euro), Nicola Antonio Alì,
inteso “il pazzo” (8 anni e 30
mila euro). La sentenza del processo “Sessè” è giunta al termine della discussione nel corso
della quale ieri hanno chiesto
l’assoluzione per i propri assistiti gli avvocati Leone Fonte,
Riccardo Misaggi e Francesco
Macrì. Nel processo l’avv. Antonio Nocera aveva concluso censurando la sentenza di primo
grado nell’interesse di Carlo
Lattarulo, il quale oltre a un riduzione della pena ha ottenuto
la revoca dell’interdizione perpetua e quella legale. L’avvocato Domenico Lupis, difensore di
Nicola Alì, ha ottenuto la riduzione di due anni di detenzione
e della metà della multa comminata in primo grado.
L’operazione “Sessè”, dal nome in codice dato alla cocaina
dagli associati, è stata eseguita
dai carabinieri del Gruppo Locri e delle compagnie di Locri,
Roccella Jonica e Bianco nel
Nicola Antonio Alì
Giuseppe Lombardo
Carlo Lattarulo
Antonio Stillisano
Rocco Totino
Renato Fantò
LOCRI Nel processo ordinario “Lacks” anche quattro assoluzioni
Traffico di immigrati clandestini
condannati tre indiani e un italiano
LOCRI. Si è concluso con la sen-
tenza di condanna per complessivi 30 anni di reclusione e multe
per oltre 350 mila euro il processo in rito ordinario nato dall’operazione “Lacks”. Il Tribunale di
Locri, (presidente Alfredo Sicuro a latere Piercarlo Frabotta e
Angelo Ambrosio) ha condannato Saravjeet Singh, a 10 anni di
carcere, in quanto ritenuto capo
promotore di un’associazione
per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per lo stesso
reato, con l’esclusione del ruolo
di organizzatori e promotori, sono stati condannati ad 8 anni di
reclusione ciascuno Surjeet Singh alias “Ciacia” e Darshan Singh
alias “Goldy”. Nei confronti dei
tre indiani il Tribunale ha disposto una multa complessiva di circa ottomila euro e che, a pena
espiata, siano espulsi dal territorio italiano. Infine è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione Andrea Antonio Scarano, obbligato a pagare una multa
di 340 mila euro, perché ritenuto
responsabile di aver favorito, attraverso 25 attestazioni di lavoro ritenute false, l’ingresso di cittadini extracomunitari in Italia.
Sono stati invece assolti Francesco Romeo, difeso dagli avvocati Giovanni Scarfò e Antonio
Russo, Caterina Balzano, assistita dall’avvocato Cosimo Armando Figliomeni, accusati di falso,
Andrea Antonio Scarano
LOCRI La trascrizione curata dalle difese di Ritorto e Audino
Caso Fortugno, nell’intercettazione
spunta pure un «passaggio di livello»
LOCRI. Dalla trascrizione effettuata dal consulente delle difese
di Salvatore Ritorto e Domenico
Audino sul contenuto della conversazione intercettata dalla polizia nella casa di Prato del boss
defunto Domenico Libri, il 13 ottobre 2005, emerge chiaramente
la frase «si è dimenticato compare
Fortugno». E, circostanza nuova,
la frase «passaggio di livello», che
per due volte viene richiamata da
Antonino Sinicropi, nel corso del
dialogo con Micu Libri e Salvatore Tuscano. Una frase, questa,
che secondo l’architetto Antonio
Milicia, nominato dagli avvocati
Rosario Scarfò e Eugenio Minniti,
sarebbe un elemento in grado di
fornire spunti di riflessione utili
per comprendere gli argomenti
trattati nel corso del dialogo.
In particolare l’arch. Milicia, a
metà ascolto, trascrive delle frasi
attribuite al soggetto indicato con
il nome di “Antonello” (Sinicropi) che pronuncerebbe queste parole: «No, c’è un altro fatto, ma
questo ha parlato che è da molto...
sono più di 15 giorni fa, per questo
fatto sono... più... è da molto...
(inc.) perché era il passaggio di livello che mancava». Il consulente
ha concluso nella relazione sottolineando «forti difficoltà percettive» che sarebbero dovute alla sovraesposizione di suoni provenienti presumibilmente da un apparecchio televisivo oltre che dalla scadente qualità della traccia
audio. Di conseguenza il Ctp rileva che alcune parole, o anche interi brani della conversazione,
«restano oscuri ed indecifrabili»
«L’ambiguità interpretativa
marzo del 2010. L’indagine,
coordinata dalla Procura di Locri, guidata dal dott. Giuseppe
Carbone, si era conclusa in abbreviato davanti al gup di Locri,
Caterina Capitò, con oltre
trent’anni di reclusione e 168
mila euro di multa per i sette
imputati.
Nel corso delle indagini gli
investigatori hanno sgominato
un rilevante traffico di sostanze
stupefacenti, anche grazie
all’utilizzo di un’intensa attività
di captazione delle utenze telefoniche degli indagati, tra i quali alcuni soggetti appartenenti
all’etnia rom di Marina di
Gioiosa Ionica e ritenuti il cardine dello spaccio di droga.
Nell’ambito
dell’inchiesta
“Sessè” i militari dell’Arma hanno individuato il presunto anello di congiunzione del traffico
di droga nell’imputato Nicola
Alì, presso la cui abitazione i carabinieri avevano rinvenuto
400 grammi di cocaina di elevata qualità, già confezionata in
dosi di vario peso e pronte per
la vendita. Ancora più importante del ritrovamento della sostanza stupefacente è stato il
sequestro delle agende personali di Alì, che utilizzando dei
soprannomi o degli alias, poi
decifrati, annotava tutti i
“clienti”.
Durante l’operazione i militari dell’Arma hanno sequestrato i circa 500 grammi di cocaina, 100 di marijuana, 200 di sostanza da taglio e 4 bilancini di
precisione, ma anche 4 pistole
semiautomatiche, un revolver,
una pistola elettrica, un giubbetto antiproiettile e circa 200
cartucce per pistola di vario calibro, e 16.500 euro, tra titoli e
contante.
e i cittadini indiani Karan Ashta e
Tonj Singh, difesi dall’avv. Carmelo Macrì, dall’ipotesi di estorsione aggravata.
Ha retto, quindi, l’impianto
accusatorio formulato dal pm
Rosanna Sgueglia, sulla base
della copiosa indagine eseguita
dai carabinieri della Compagnia
di Locri, all’epoca guidata dal
maggiore Ciro Niglio, che nel
giugno del 2009 ha portato
all’esecuzione di 11 arresti per
un totale di 47 indagati. Nel contesto del processo, però, è caduta
la contestazione dell’aggravante
della “transnazionalità” dell’associazione, come dimostrato nel
corso dell’arringa dall’avv. Giovanni Scarfò, richiamandosi, tra
l’altro, al contenuto del dispositivo della sentenza “Fehida”. Il
modus operandi dell’organizzazione si basava sull’aggiramento
della normativa relativa alla
concessione dei visti d’ingresso
“per
lavoro
subordinato”.(r.m.)
derivata da limitazioni oggettive
all’ascolto – scrive Milicia – giustifica a mio avviso le numerose differenze riscontrabili confrontando i testi tra la mia trascrizione e
quella della Squadra Mobile». Il
consulente definisce di rilevanza
processuale il contenuto di alcuni
brani, dallo stesso decifrati, e
scrive «con ragionevole certezza»
che sarebbero rimasti «incomprensibili o diversamente interpretati» dalla polizia.
Come si ricorderà sull’intercettazione a casa Libri la Dda ha
escluso che i dialoganti abbiano
parlato del delitto Fortugno tre
giorni prima dell’agguato di Palazzo Nieddu. Al contrario per gli
avvocati Scarfò e Minniti, difensori di Ritorto e Audino, ci sarebbero spunti nuovi che devono essere valutati.(r.m.)
Antonello Lupis
Rocco Femia, il sindaco di Marina di Gioiosa, al momento dell’arresto
MARINA DI GIOIOSA Dalla Dda reggina
“Circolo formato”
chiesto il giudizio
per tutti gli indagati
LOCRI. La Procura distrettua-
le Antimafia di Reggio Calabria ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per
tutti i 40 indagati dell’operazione denominata “Circolo
Formato”, scattata nel maggio scorso contro presunti
appartenenti all’asserita cosca “Mazzaferro” operante
nel territorio di Marina di
Gioiosa.
Tra i soggetti raggiunti
dalla misura cautelare, a vario titolo accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, anche l’allora
sindaco della cittadina ionica
Rocco Femia, detto “Pichetta”, e tre ex assessori della
giunta nominata a seguito
della vittoria alle elezioni
amministrative
dell’aprile
del 2008: Rocco Agostino,
detto “Gemello”, assessore
alle politiche sociali, Vincenzo Ieraci, assessore all’Ambiente, nonché Francesco
Marrapodi, già assessore ai
Lavori pubblici, in atto agli
arresti domiciliari.
Gli ex amministratori, lo
ricordiamo sono stati prima
sospesi dal prefetto Luigi
Varratta e in seguito dichia-
rati decaduti con il decreto
ministeriale che ha disposto
il commissariamento del Comune di Marina di Gioiosa.
Le indagini, coordinate
dalla Distrettuale reggina,
guidata dal procuratore capo
Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Nicola Gratteri e dal
pm Maria Luisa Miranda, sono state svolte dagli agenti
della Squadra Mobile di Reggio Calabria, coadiuvati dal
Commissariato di Siderno e
dallo Sco, che hanno spezzato il presunto connubio tra
‘ndrangheta e politica che,
dal 2008, avrebbe diretto
ogni attività a Marina di
Gioiosa.
Le investigazioni degli
agenti di Polizia sono state
condotte attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, ma anche con i metodi cosiddetti tradizionali,
con servizi di osservazione e
pedinamento che hanno portato gli inquirenti a documentare, in aperta campagna, anche un presuntorito
di affiliazione di due presunti
“picciotti” inseriti al centro di
un
“circolo
formato”.(r.m.)
ROCCELLA
Nel corso di un vasto servizio di controllo del territorio, i carabinieri della stazione di Caulonia hanno denunciato alla Procura di Locri C.S., di 32 anni, per
omessa custodia di munizioni e detenzione illecita di
96 cartucce di vario calibro
occultate in alcuni tubi in
plastica a loro volta interrati. La denuncia è scattata a
seguito di una perquisizione domiciliare.
MAMMOLA. Sono stati denunciati all’autorità giudiziaria un operaio e uno studente ritenuti, responsabili
di furto di energia elettrica.
Si tratta di R.M., di 52 anni,
e di E.P., 21 anni.
PALIZZI MARINA. I carabinieri della locale stazione e i
militari della seconda compagnia speciale del Gruppo
operativo Calabria 2. plotone distaccamento di Roccella Jonica, hanno deferito
all’autorità giudiziaria M.A.
di 28 anni, per guida senza
patente e R.M., di 37 anni,
per reati in materia di tutela
ambientale.
BOVALINO. I carabinieri
hanno effettuato, nella
giornata di ieri, un vasto
servizio di controllo del territorio finalizzato anti microcriminalità. Nel corso
del servizio (una trentina i
militari impegnati per diverse ore) sono state effettuate una ventina di perquisizioni domiciliari e controllati, lungo le principali arterie cittadine, oltre cento veicoli.
ROCCELLA «Come fa Misiti a sapere?»
SIDERNO
Lavori variante Anas
la “Effeser” precisa:
«Gara ancora aperta»
Via libera
a Mirto
al campo
di calcio
Stefania Parrone
ROCCELLA
«Per il completamento dei lavori
della variante Anas «non è stato
individuato nessun nuovo aggiudicatario, in quanto la commissione di gara sta analizzando
le anomalie dell’impresa Alpin
srl (seconda in graduatoria, ndc)
quindi come si può dire che l’aggiudicataria dei lavori è la Cotea
Costruzioni quando ancora non
è stato aperto neanche il plico
contenente le giustificazioni
della stessa impresa?». A precisarlo con una nota sono i responsabili dell’“Effeser srl” di Roma,
una delle imprese che hanno
partecipato al bando dell’Anas
per l’assegnazione dei lavori e
che inizialmente era stata considerata aggiudicataria. La puntualizzazione arriva a seguito
delle dichiarazioni fatte dal viceministro alle Infrastrutture
Aurelio Misiti al sindaco di Roccella Certomà e da noi riportate.
La Effeser che oltre a ricorrere
al Tar (e si attende tuttora l’esito
del ricorso) a seguito del provvedimento di revoca dell’aggiudicazione datato agosto 2011, ha
voluto puntualizzare che non è
vero che i lavori sono stati aggiudicati alla terza ditta in graduatoria poichè «le operazioni di verifica delle anomalie sono riprese il 13 ottobre scorso nella seduta pubblica tenuta all’Anas,
nella direzione generale di Roma e alla quale abbiamo assistito. Nella stessa seduta – si legge
nella nota – la commissione ha
riferito che si ripartirà col verificare le anomalie della seconda
impresa in graduatoria, per poi
procedere via via con il terzo o il
quarto concorrente, solo nel caso in cui il secondo non riesca a
giustificare le anomalie».
Secondo l’Effeser srl, inoltre,
«dire che è stata finalmente individuata l’impresa in regola,
equivale a dire che le altre che
l’hanno preceduta non sono in
regola Semmai nel futuro la “Cotea costruzioni” divenisse realmente l’aggiudicataria dei lavori, verrebbero forti dubbi sulla
legittimità dell’aggiudicazione,
in quanto la notizia è stata data a
scatola chiusa, e cioè prima che
venisse analizzata la documentazione presentata dall’impresa.
Trattandosi di un appalto pubblico la commissione di gara,
quando e se esclude la seconda
impresa in graduatoria (cioè la
Alpin Srl), deve riunirsi e rendere pubblico l’inizio della verifica
delle giustificazioni del terzo
concorrente (cioè la Cotea costruzioni Srl) e cosi via per il
quarto ecc. La procedura si chiude quando viene individuato
l’aggiudicatario e se ne dà comunicazione, sempre in seduta
pubblica. È legittimo che gli amministratori di Roccella facciano
di tutto per vedere la fine di questa controversa vicenda, ma è
pur giusto che vengano date notizie corrette, per evitare di intaccare gli interessi altrui. Ad
oggi, l’unica impresa "in regola",
è la Effeser, unica ad aver superato le anomalie».
SIDERNO. Finalmente sarà realizzato il campo da calcio di
contrada Mirto. Gli intoppi burocratici sono stati sanati con
la firma di una convenzione tra
l’Amministrazione comunale,
rappresentata dal vicesindaco
Pietro Sgarlato, e la Curia vescovile di Locri, avvenuta in
Prefettura a Reggio Calabria.
L’impianto sportivo con misure regolamentari e fondo in erba, sarà dotato di recinzione,
tribuna, spogliatoi e servizi
igienici per il pubblico. È prevista una spesa di 280 mila euro
frutto del progetto Pon sicurezza, “Gianluca Congiusta”. Il
progetto, finanziato dal ministero dell’Interno e praticamente abbandonato, recentemente era stato rimodulato
dall’Amministrazione comunale e reso coerente con i criteri di ammissibilità stabiliti dal
comitato di sorveglianza. La
convenzione prevede la costruzione dell’impianto sportivo su terreno comunale e la gestione per 5 anni della Diocesi
e, in particolare, della parrocchia Maria SS. Addolorata.
Soddisfatto il sindaco Riccardo Ritorto: «Stavamo correndo il rischio di perdere questo finanziamento – ha dichiarato e la realizzazione di un impianto sportivo regolamentare, che è della massima necessità per la nostra città alla luce
dell’aumentato interesse da
parte dei giovani sidernesi al
calcio e alle attività sportive in
genere».(a.b.)
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