Giovedì 27 ottobre 2011 Politica nella bufera La cifra contestata è di un milione La missiva inviata alla Corte dei Conti Decreto Reggio, danno erariale Il ministero scrive al Comune: «Non serve uno staff di tecnici, ma un solo delegato» | LA SCHEDA | di ANDREANA ILLIANO REGGIO CALABRIA. A Reggio dal 1989 esiste una legge speciale che finanzia opere e infrastrutture, si chiama Decreto Reggio che ha un suo conto e che nulla c’entra con le casse del Comune. Ebbene per la gestione di quel settore serve un solo responsabile non uno staff di tecnici. E i soldi, ben un milione di euro, nell’ultimo anno, non vanno erogati a professionisti esterni, come è accaduto finora. Lo dice il ministero dell’Economia e delle finanze il 31 gennaio del 2011 che scrive alla Procura regionale della Corte dei conti e al sindaco di Reggio Calabria (a quella data è il facente funzioni Peppe Raffa). L’oggetto della missiva è chiaro: denuncia di danno erariale. Il ministero contesta la “creazione di un gruppo di lavoro di supporto all’attività connessa alla realizzazione degli interventi di cui all’articolo 3 della legge 246/89 per un importo complessivo di un milione di euro”. Insomma per quella legge speciale risulta nominato un solo responsabile del procedimento, «le cui attività non sono soggette ad ulteriore coordinamento di terzi», dal 2002 a quella data l’incarico è conferito all’architetto Giovanni Artuso (che del milione di euro ottiene 430mila euro). L’iter adottato è sbagliato. Lo dice il ministero. Il motivo? «Ogni intervento di cui al decreto legge dell’8 maggio del 1989, numero 166, convertito in legge 5 luglio 1989, numero 246 e successive modificazioni ed integrazioni, risulta nominato un responsabile unico del pro- Il Comune di Reggio cedimento, le cui attività non sono soggette ad ulteriore coordinamento da parte di terzi». È questa la legge. Il ministero dunque nel gennaio scorso “bacchetta” il Comune e gli fa presente che quel milione di euro erogato fa prefigurare il danno erariale. L’ente da qualche mese è a lavoro, per capirne di più. E si dice pronto a rispondere al ministero. Toccherà poi alla Corte dei conti alla fine dell’anno decidere se c’è o meno il danno erariale, con un report ben preciso, valutare la possibilità del danno erariale. La missiva del ministero (protocollo 2570) è chiara e in neretto (così come riporta la missiva) mette in evidenza, dopo aver specificato la questione: «Il ministero dell’Economia e delle Finanze denuncia la fattispecie di danno erariale conseguente all’avvenuta erogazione, da parte del funzionario delegato sindaco di Reggio, delle somme di cui all’allegato elenco, relative all’affidamento dell’incari- Sotto accusa la legge speciale per le opere in città co di coordinatore dei responsabili del procedimento». Perché? La risposta arriva sempre dal ministero: «Tale figura non è prevista dalle vigenti disposizioni». Risulta invece al Comune di Reggio: «costituita la struttura interna Ufficio leggi e progetti speciali, svolgente attività di coordinamento dei responsabili del procedimento, per tutte le opere finanziate». Non solo, come si evince dalla missiva che il Comune ha da mesi sulla scrivania «risulta costituita una struttura di supporto al funzionario delegato sindaco di Reggio, nell’ambito dell’intervento chiamato “creazione di un gruppo di lavoro di supporto all’attività connessa alla realizzazione degli interventi per un importo complessivo di un milione di euro». Se la Corte dei conti lo riterrà quei tecnici incaricati (e l’elenco è lungo) potrebbero essere costretti a tornare indietro le parcelle per le quali in questi anni sono pagati. Una vicenda che non riguarda il bilancio comunale, come si diceva, ma tutte le opere connesse al decreto e che ad oggi sono state pure realizzate o sono in corso d’opera. La legge dopo la guerra di mafia Il porto della città sullo Stretto simbolo dello sviluppo di Reggio NASCE come legge speciale il decreto Reggio. Ha alle spalle una lunga lotta politica, targata Pci, ma negli anni è stata la bandiera di più partiti. L’obiettivo, negli anni della guerra di mafia (parliamo degli anni Ottanta) è quello di creare per Reggio opere e infrastrutture. Perché la città è sotto assedio, è a ferro e fuoco per i morti ammazzati a tutte le ore. E non serve solo dare poliziotti e carabinieri e magistrati. E non serve solo rendere autonoma la Corte di appello. Ci vuole di più. La parola chiave è sviluppo. La politica pensa di far fare alla città un salto in avanti, dotandola di opere infrastrutturali, aprendo cantieri per strade e servizi. Una sorta di piano per l’estremo sud che parte con una decisione chiara, politica, d’altri tempi. Si parte con una somma non da poco: 600 miliardi di vecchie lire. E non si esaurisce in una sola volta. Negli anni diventa un pozzo di San Patrizio quel decreto. Reggio rinasce. Aprono i cantieri. C’è lavoro. Viene tolta alla ‘ndrangheta la manovalanza. Ci sono gli operai reggini non gli affiliati, gregari delle cosche. Il decreto diventa legge e si arricchisce di fondi, negli anni. Basti pensare che con la legge 295 del 1998 si da’ prosecuzione agli interventi del decreto-legge 8 maggio 1989, n. 166. È quello che si legge nelle carte del ministero delle Finanze. E in quell’atto del 1989 si legge: «È concesso al comune di Reggio Calabria un contributo straordinario quindicennale di lire 7 miliardi annue a decorrere dal 1999 per la contrazione di mutui o altre operazioni finanziarie». E non è finita qui. Non c’è solo la città. Tant’è che il decreto trasformato in legge, nel 1998 dice pure: «Per le finalità previste dall'articolo 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, e successive modificazioni, ad integrazione delle risorse attribuite ai sensi della medesima legge, è concesso alla provincia di Reggio Calabria un contributo straordinario quindicennale di lire 2.300 milioni annue a decorrere dal 1999 per la contrazione di mutui o altre operazioni finanziarie». Quei soldi fanno parte di quello che viene definito “Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Ed è lo Stato direttamente che controlla. and.ill. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 8 Primo piano Presentati i seminari del museo della ’ndrangheta La “difesa” dell’imputata La “borghesia mafiosa” tema di studio e di dibattito Spiò Prodi e signora «Quei dati erano accessibili a tutti» di DOMENICO GRILLONE REGGIO CALABRIA - «L'area grigia della ndrangheta» è il tema scelto quest'anno dal comitato scientifico del Museo della ndrangheta per la seconda edizione del seminario internazionale, dopo quello dell'anno passato i cui atti furono presentati al Senato nel luglio scorso alla presenza del presidente Schifani. Ed ieri il coordinatore del Museo, Claudio La Camera, ha presentato nel corso della conferenza stampa svoltasi nella biblioteca della Provincia il ricco programma, alla presenza del procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone, del presidente della Provincia Giuseppe Raffa, del sindaco di Reggio Demi Arena, dell'assessore provinciale alla Cultura e legalità Eduardo Lamberti Castronuovo e del presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola. Un tema scelto in sintonia con la Procura reggina. “Si tratta del cuore del problema - ha tra l'altro evidenziato il Procuratore - perché diciamo sempre che le mafie non sarebbero, tra l'altro, ancora oggi presenti dopo 50 anni se non avessero questo tessuto di relazioni che poi per comodità si chiama borghesia mafiosa o zona grigia”. La prima parte, dal 5 al 9 dicembre, è incentrata su “Le azioni di contrasto e le azioni della società civile”. La seconda, dall'1 al 3 febbraio, entra direttamente nel cuore della discussione con “L'area grigia della ’ndrangheta”. Saranno presenti, durante la prima parte, le associazioni più rappresentative riguardo l'impegno culturale contro la ndrangheta, e poi esperti e Pignatone, Raffa, D’Ascola, Arena e La Camera studiosi come il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, il professore Luigi Lombardi Satriani, il giornalista Antonio Nicaso ed il vescovo di Locri-Gerace Giuseppe Morosini. Il giorno seguente è la volta delle due sessioni dedicate ai beni confiscati ed ai minori. Seguirà poi la prima parte del tema, moderata dal giornalista Giuseppe Baldessarro, sulle azioni di contrasto, e la seconda per ilgiorno 7 con gli interventi di Ottavio Sferlazza, procuratore aggiun- to, comandante Vincenzo De Luca (Capitaneria di porto), colonnello Pasquale Angelosanto (Comandante provinciale Carabinieri Rc). La seconda parte vedrà Giuseppe Creazzo, procuratore di Palmi, colonnello Cosimo Di Gesù (Comandante provinciale della Guardia di Finanza Rc), Renato Cortese, dirigente squadra Mobile della questura reggina. venerdì 9 dicembre si chiude la prima parte del seminario all'Ibm Forum di Milano con la presentazione del progetto degli allestimenti multimediali del Museo realizzati in collaborazione con Ibm ed il responsabile scientifico del Museo Fulvio Librandi. A febbraio il tema “L'area grigia della ndrangheta”, un programma ricco di relazioni ed interventi di diversi magistrati, professori universitari e studiosi, arricchito dalla presentazione del libro bianco sulla ndrangheta a cura del Museo e di Libera. Tratto ferroviario bloccato tra Roccella Jonica e Riace Pecore investite dal treno ROCCELLA JONICA - Ferrovia jonica bloccata.Un gregge di pecore è stato investito da un treno regionale delle Ferrovie dello Stato tra Roccella Ionica e Riace. La circolazione ferroviaria è stata interrotta provocando disagi per i viaggiatori. Numerosi i capi di bestiame che sono stati travolti dal convoglio 3743 proveniente da Reggio Calabria e diretto a Crotone. Sul posto sono intervenuti tecnici delle Ferrovie dello Stato per la rimozione delle carcasse degli animali morti. Il ripristino della tratta è sospeso per alcune ore e per i viaggiatori diretti verso la cittadina pitagorica ci sono stati tanti disagi. La regolare circolazione dei pochi trenio che transitano lungo la tratta è, infatti, ripresa dopo circa tre ore sulla linea Reggio Calabria - Catanzaro Lido sospesa dopo che un treno regionale aveva investito un gregge di pecore che aveva occupato i binari. L’incidente che si è verificato tra le stazioni di Caulonia e Riace – fanno sapere le Ferrovie dello Stato – ha provocato la cancellazione di tre treni regionali e forti ritardi per altri cinque convogli. di TERESA ALOI CATANZARO - Per l’accusa è colpevole di aver spiato la situazione patrimoniale e tributaria dell’ex primo ministro Romano Prodi e della moglie Flavia Franzoni. Tanto che alcuni giorni fa il giudice per le udienze preliminari Gabriella Reijllo l’ha rinvata a giudizio (il processo è stato fssato a febbraio prossimo). Ieri, Irene Mulazzari ha affidato ad una lunga nota la sua “difesa”. «Mi sembra di vivere una situazione irreale in quanto “colpevole” di avere visionato dei dati comunque rilevabili, per chiunque, da altre fonti quali le Gazzette ufficiali, i notai, il catasto, il Pra», sostiene, nella nota l’im- Romano Prodi piegata dell’Agenzia delle Entrate di Catanzaro accusata di avere effettuato un accesso di breve durata nel 2006 per consultare i dati relativi alla situazione patrimoniale di Prodi e della moglie. Accesso finalizzato, spiega adesso, «all’individuazione di soggetti femminili, parenti di rappresentanti istituzionali, da poter contattare epistolarmente», dal momento che, all’epoca dei fatti, «ero componente della commissione pari opportunità della provincia di Catanzaro». «Lo stesso ministro Visco – ha aggiunto – ha messo in rete, poco tempo dopo, le dichiarazioni dei redditi 2005 di tutti i contribuenti italiani, con buona pace degli evasori totali». Irene Mulazzani ha poi sostenuto che «l'inchiesta avvita dall’allora vice ministro Visco faceva riferimento a periodi ben precisi e che l’indagine in oggetto ha riguardato ben oltre trecento persone tra dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza» e che «per la vicenda “spionaggio fiscale” sono state interessate molte Procure d’Italia, a partire da Milano, già nel settembre 2006 e a seguire Bologna, Pisa, Trento, Genova e tante altre». E ancora. «Non è stata rilevata alcuna rete di spionaggio fiscale insiste Irene Mulazzari- ma semplicemente accessi per curiosità a sistemi informatici, peraltro non idoneamente protetti. La Procura di Catanzaro ha dato seguito in tempi diversi dalle altre Procure, tant'è che ho ricevuto l'avviso di conclusione indagini nel 2009, quando la maggior parte degli altri procedimenti si erano conclusi con un nulla di fatto». L’impiegata, infine, definisce «assordante il silenzio delle segreterie provinciali e regionali di tutte le organizzazioni sindacali di categoria». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 15 24 ore Giovedì 27 ottobre 2011 21 Giovedì 27 ottobre 2011 REDAZIONE: via Cavour, 30 - 89100 Reggio Calabria - Tel. 0965.818768 - Fax 0965.817687 E-mail: [email protected] Bova Marina L’INTERVENTO Gioia Tauro Decadenza per 7 consiglieri avviata la procedura Cresce il malumore sui ritardi dei fondi per gli alluvionati a pagina 33 a pagina 37 Presentata la secondo edizione del seminario del Museo della ’ndrangheta Cultura per battere i clan Pignatone: «Indispensabile agire sulle radici delle cosche» di DOMENICO GRILLONE «SI È ripetuto mille volte che insieme all’attività di repressione della ‘ndrangheta e di altre forme di illegalità è necessaria una battaglia culturale. Che significa conoscenza, presupposto fondamentale affinché la società civile faccia il suo ruolo, senza il quale la ndrangheta né le altre mafie italiane potranno essere sconfitte». Esordisce così il Procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone alla presentazione della seconda edizione del seminario internazionale sulla criminalità organizzata calabrese, promosso dal Museo della ‘ndrangheta con il sostegno della Provincia e della Camera di Commercio. Una conoscenza per avviare una seria battaglia culturale che a sua volta, spiega il Procuratore, può avvalersi di un materiale enorme per comprendere meglio il fenomeno: le indagini, soprattutto quelle degli ultimi anni «che hanno dato un apporto eccezionale, come quella cosiddetta “Crimine”con laDdadi Milanosui nuovi assetti della ndrangheta, le sue proiezioni e strutture».Atal propositoilProcuratore Pignatone ricorda poi la prima sentenza di un giudice di Reggio Calabria, depositata di recente, in cui «al termine di un processo di primo grado ha ribadito - racconta il Procuratore- chela ‘ndrangheta oggi è una struttura unitaria, verticistica e con quegli assetti che noi abbiamo descritto nell’operazione Crimine». Riguardo al seminario Pignatone ha poi rimarcato l’entusiasmo con il quale la Procura ha aderito all’iniziativa, «multidisciplinare perchéaccanto ai giuristi e magistrati ci sono economisti, uomini di Chiesa, sindacati». Anche il tema, “la zona grigia” è stato scelto in sinergia con la Procura. «Si tratta del cuore del problema. Diciamo sempre che le mafie non sarebbero, tra l’altro, ancora oggi presenti dopo 50 anni se non avessero questo tessuto di relazioni che poi per comodità si chiama borghesia mafiosa o zona grigia». E’intervenuto poi il presidente della Provincia Giuseppe Raffa, pronto a sottolineare l’appoggio di iniziative come il seminario «che rappresenta un momento di interessante approfondimento culturale e che tocca uno degli argomenti di stretta attualità rispetto alla recente dialettica sul nostro territorio». Per l’assessore provinciale alla Cultura edalla Legalità,Eduardo Lamberti Castronuovo, «la trasparenza è il primo degli atti per propugnare la legalità», una sorta di anticipazione riguardo alcune iniziative della Provincia di maggiore trasparenza su alcuni atti amministrativi ed in particolar modo delle “determine”. A seguire il presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola, anche lui pronto ad illustrare diverse iniziative dell'ente camerale ed i saluti del sindaco Demi Arena. Peppe Raffa «Sono iniziative da sostenere» La presentazione dell’iniziativa Protesta Giudiziaria Acquereggine occupa il depuratore Chiesti 10 anni per Labate GLI operai della società che si occupa del ciclo delle acque in arretrato di tre stipendi, occupano il depuratore di Ravagnese: «Vogliamo certezza, siamo stanchi di aspettare» IL SOSTITUTO procuratore generale Francesco Mollace ha chiesto, in appello, la condanna a 10 anni di reclusione per l’ex consigliere comunale di An, Massimo Labate. a pag. 22 La protesta a pag. 24 Massimo Labate IL PROGRAMMA Tutti gli appuntamenti dell’Area Grigia L’ANNO scorso gli atti del primo seminario furono presentati al Senato. Dopo “La ferita. Vincere la ndrangheta”, questa volta la discussione si focalizza su un tema specifico che è quello della “Area grigia della ndrangheta. Relazioni di complicità e collusione tra cultura, economia e politica”. Tema di stretta attualità, quello scelto dal Comitato scientifico del Museo della ndrangheta assieme alla Procura per la seconda edizione del seminario internazionale che si svolgerà nel salone delle conferenze della Provincia. La prima parte, dal 5 al 9 dicembre, incentrata su “Le azioni di contrasto e le azioni della società civile”. La seconda, dall'1 al 3 febbraio, dentro al cuore della discussione con “L'area grigia della ndrangheta”. Ad illustrare il programma del semina- Tante giornate di studi per un confronto aperto tra addetti ai lavori, esperti, intellettuali e non solo rio, presentato ieri nel corso della conferenza stampa svoltasi nella sala biblioteca della Provincia, è stato il coordinatore del Museo della ndrangheta Claudio La Camera. Il programma non è ancora definitivo ma la prima parte prevede innanzitutto la presenza delle associazioni più rappresentative dell'impegno culturale contro la ndrangheta (Associazione Riferimenti, Libera Reggio, Da Sud, Reggio non tace, Cooperativa Valle del Marro, Centro di ricerca Echolot di Berlino, l'associazione antiracket di Lamezia Terme). E poi la presenza, tra gli altri, del procurato- re aggiunto Nicola Gratteri, il professore Luigi Lombardi Satriani, il giornalista Antonio Nicaso, ed il vescovo di Locri-Gerace Giuseppe Morosini. Il giorno seguente è la volta delle due sessioni dedicate ai beni confiscati ed ai minori. Seguirà poi la prima parte del tema, moderata dal giornalista Giuseppe Baldessarro, sulle azioni di contrasto, e la seconda per il giorno 7 con gli interventi di OttavioSferlazza, procuratoreaggiunto, comandante Vincenzo De Luca (Capitaneria di porto), colonnello Pasquale Angelosanto (Comandante provinciale Carabinieri Rc). La se- conda parte vedrà Giuseppe Creazzo, procuratore di Palmi, colonnello Cosimo Di Gesù (Comandante provinciale della Guardia di Finanza Rc), Renato Cortese, dirigente squadra Mobile della questura reggina. venerdì 9 dicembre si chiude la prima parte del seminario all'Ibm Forum di Milano con la presentazione del progetto degli allestimenti multimediali del Museo realizzati in collaborazione con Ibm ed il responsabile scientifico del Museo Fulvio Librandi. A febbraio il tema “L'area grigia della ndrangheta”, un programma ricco di relazioni ed interventi di diversi magistrati, professori universitari e studiosi, arricchito dalla presentazione del libro bianco sulla ndrangheta a cura del Museo e di Libera. d. g. Gli auguri di Nicolò agli studenti «IN QUESTO giorno che apre una nuova pagina umana e professionale, è forte e profondo l’augurio di un percorso ricco di successi che traduca le speranze di oggi in sogni del domani. Perchè è dai banchi di scuola che costruite la vostra identità e il senso di appartenenza alla comunità, il processo di formazione del vostro io prima ancora di quello del professionista. È proprio da qui, condividendo difficoltà e gioie quotidiane, che vi candidate ad essere cuore propulsivo della società, attori indiscutibili dello sviluppo socio-culturale ed economico-produttivo ma anche e soprattutto veicolo dei valori di solidarietà e partecipazione». Così, il vicepresidente del Consiglio regionale, Alessandro Nicolò ha parlato agli studenti dell’istituto scolastico «Mattia Presti» di Reggio Calabria nel corso della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico. «Oggi, più che mai, –ha detto – bisogna recuperare il giusto valore della scuola riconoscendole, accanto alla famiglia, il ruolo di bussola spirituale nella crescita complessiva dell’individuo. Valorizzare la scuola significa promuovere programmi e metodi in grado di interessare i nostri ragazzi ma anche richiamare al rispetto delle regole e dei doveri – ha detto Nicolò-. Obiettivo primario è quello di costruire il cittadino del domani e credo che la scuola italiana possa insegnare molto agli altri Paesi, così come, gli insegnanti usciti dalle nostre Università sono quelli che al Nord hanno più di altri realizzato carriere brillanti. La scuola è chiamata ad essere l’ambiente privilegiato per motivare i giovani alla vita e fornire loro gli strumenti contro le fughe dalla realtà e il rifiuto delle responsabilità. Deve essere luogo di studio, certo, ma anche di sport, musica, teatro, laboratori scientifici e sperimentazioni culturali. Ma soprattutto la scuola deve essere in grado di favorire la curiosità e la creatività». Il vicepresidente ha concluso così: «E' forte, al tempo stesso, la consapevolezza del ruolo delle Istituzioni chiamate a consegnare ai giovani strumenti e strutture sempre più adeguati e moderni perchè diventino la classe politica e dirigenziale del domani. Un processo che, naturalmente, passa dal qualificare la formazione e irrobustire la personalità dei nostri ragazzi, promuovendo, sinergicamente con la Provincia e il Comune, l’educazione all’ambiente e alla legalità, tasselli fondamentali di una comunità capace di leggere in se stessa e darsi priorità». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio Giovedì 27 ottobre 2011 La requisitoria del sostituto procuratore generale Francesco Mollace al processo “Testamento” «Condannate Labate a 10 anni» L’ex consigliere accusato di concorso esterno era stato assolto in primo grado L’INIZIATIVA di CLAUDIO CORDOVA “DIECI anni di reclusione per Massimo Labate”. Questa la richiesta del sostituto procuratore generale, Franco Mollace nell’ambito del procedimento d'appello “Testamento”. Labate, ex consigliere comunale di Alleanza Nazionale, è l’imputato principale del processo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto in primo grado, da esponente politico, avrebbe favorito la cosca Libri, rappresentata, in particolare da Nino Caridi, per le attività riguardanti una mostra pittorica presso il Castello Aragonese e una festa rionale nel rione San Giorgio Extra. Mollace ha dunque chiesto la condanna di Labate a 10 anni di reclusione, mentre per l’amicosegretario di Labate, Enzo Pileio, anch'egli assolto in primo grado, il rappresentante dell'accusa ha richiesto una condanna a 8 anni di reclusione: Pileio, infatti, sarebbe stato il collante, il trait d'union, tra Labate e le cosche. Labate e Pileio furono gli unici due imputati assolti in primo grado, celebrato con il rito ordinario. Per gli altri presunti affiliati alla cosca Libri, infatti, il pm Giuseppe Lombardo riuscì a ottenere condanne assai pesanti: Giuseppe Libri, Francesco Giuseppe Quattrone e Alessandro Collu vennero condannati a 12 anni di reclusione, mentre Bruno Crucitti, considerato dall’accusa l’imprenditore della cosca, venne condannato a 10 anni di reclusione. Condanne da confermare secondo il sostituto pg Mollace. Labate venne tratto in arresto nel luglio 2007 dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria: a indagare sul clan Libri furono i due pm della Dda, Giuseppe Lombardo e Domenico Galletta. Nel focus degli investigatori i tentativi della cosca di infiltrarsi nell'attività del Comune. Per coloro i quali avevano scelto il rito abbreviato, il processo d'appello si è già concluso con la condanna di Pasquale Libri, ritenuto il capo della cosca, a 9 anni e 8 mesi di reclusione, 7 anni vennero inflitti al genero del defunto boss Mico Libri, Antonino Caridi, 6 anni per Antonino Sinicropi, 3 anni e 3 mesi per Antonio Libri e Filippo Rodà, 2 anni per Cristofaro Zimbato, un anno e 4 mesi per Antonio Riccardo Artuso. Assolto il genero di PaMassimo Labata squale Libri, Filippo Chirico, che in primo grado era stato condannato a 6 anni e 8 mesi. In questo stralcio di ordinario, peraltro, la Corte d’Appello (Natina Pratticò presidente, Daniele Cappuccio e Angelina Bandiera a latere) ha concesso, su richiesta della Procura Generale, la riapertura dell’istruttoria dibattimentale. Una circostanza che ha permesso l’audizione in aula del collaboratore di giustizia Roberto Moio, nipote del boss Giovanni Tegano. Oltre citare una decina di esponenti politici che, a suo dire, sarebbero stati aiutati, negli anni, dal clan Tegano, Moio ha riferito di conoscere “di vista” Labate da diversi anni, ancor prima che l’imputato entrasse a far parte della Polizia di Stato. Il pentito ha anche riferito di avere avuto con l'imputato un rapporto che si limitava al saluto, almeno fino al momento in cui Labate non entrò nelle forze dell’ordine. Poco o nulla, invece, è stato detto circa i fatti specifici contestati, quelli delle due iniziative, realizzate con i soldi del Comune, su cui la cosca Libri avrebbe messo le proprie mani. In tal senso, la Procura Generale aveva chiesto l'acquisizione delle dichiarazioni dell'ex dirigente del Settore Finanze di Palazzo San Giorgio, Orsola Fallara, morta suicida alla fine del 2010. La Fallara si era avvalsa, in primo grado, della facoltà di non rispondere: per questo la Corte a non ha ammesso le dichiarazioni, che sarebbero state assunte come prove a carico di Labate. Uno dei due avvocati di Labate, Domenico Alvaro, è stato il primo dei legali a intervenire, argomentando in maniera dettagliata nel tentativo, riuscito in primo grado, di smontare il teorema accusatorio, rimpolpato dalle dichiarazioni fornite nella precedente udienza dal pentito Moio. La sentenza è prevista per la fine di novembre. Al via ieri le arringhe difensive dei legali del politico L’ordine a confronto sul ruolo del gip SI SVOLGERÀ domani alle ore 16,00 all’auditorium dei Padri Monfortani, in via Circonvallazione Parco Caserta nr. 5 il sesto evento programmato per il 2011 dal Sindacato Forense Reggino presieduto dall’avvocato Mario De Tommasi e avrà come titolo “Il Giudice per l’udienza preliminare: poteri cognitori e decisori”. Relazionerà Tommasina Cotroneo, Gip presso il Tribunale di Reggio. L’argomento scelto è di stretta attualità e di palpitante interesse. Come ormai di conoscenza comune, il Gip o Gup quando si apre l’udienza preliminare, non è più quella creatura amorfa, senza grandi poteri che era stata concepita dal legislatore allorquando entrò in vigore il nuovo codice di procedura penale. Successivamente, una serie di interventi della Corte Costituzionale e parecchie modifiche introdotte dal legislatore hanno dato notevole spessore alla figura del GIP-GUP in modo che taluni parlano oggi di quattro gradi di giudizio e non di tre, essendo l’udienza preliminare una sorta di vero e proprio dibattimento con poteri istruttori riconosciuti al magistrato e con poteri difensivi per gli avvocati introdotti dalle dette modifiche. Ecco quindi una ottima occasione per fare il punto della situazione allo stato. La Corte d’Appello di Reggio Calabria La corte condanna gli imputati di “Black & White” Stangata sugli spacciatori confermate le accuse in Appello REGGE in pieno l’impianto accusatorio del processo “Black & white”. La Corte d’Appello di Reggio Calabria (Ornella Pastore presidente, Massimo Gullino e Carmelo Blatti a latere) ha infatti condannato i 33 imputati nel procedimento, scaturito da un’operazione condotta dall’Arma dei Carabinieri contro una fitta rete di spaccio di sostanze stupefacenti nella città, ma anche nel suo hinterland. I quartieri Arghillà e Ciccarello, in città, ma anche Rosarno, in provincia, sarebbero stati il teatro di tali traffici. Secondo le indagini, coordinate dal pm Giovanni Musarò, i rifornimenti della “roba”avvenivano, però, anche nella Locride, tra Gioiosa Jonica e Platì. Insomma, si trattò di un’operazione piuttosto vasta, che andò a colpire un mercato molto fiorente, sebbene le cosche di 'ndrangheta non fossero sostanzialmente coinvolte. Dopo circa cinque ore di camera di consiglio, la Corte ha dunque con- fermato le tesi dell’accusa, avvalorate, in primo grado dal Gup Tommasina Cotroneo, comminando pene che vanno dai 7 mesi fino ai 14 anni di reclusione. Nel dettaglio, la Corte ha condannato Orazio Abate, detto “U Canadese”, a 12 anni di reclusione; Pina Alampi, 7 mesi e 10 giorni; Candeloro Ambroggio, detto “Lollo”, 4 anni e 8 mesi; Paolo Ambroggio, 4 anni 8 mesi; Raimondo Amante, 14 anni; Sabrina Amante, 5 anni e 6 mesi (pena confermata); Alessandro Basso, 5 anni e 4 mesi; Olindo Biondi, 8 mesi; Boudegzane Djamel, algerino, 8 anni; Vincenzo Bruzzese, detto “U Rizzu”, 8 anni e 8 mesi; Roberto Calabrò, detto “Spadinu”, 6 anni; Fortunato Cilione, 5 annie 4mesi;PatriziaColonna, 10anni; Giuseppe Fabiano, detto “Compare Peppe”, 8 anni e 8 mesi; Egidio Fato, 10 anni; Manuele Fois, 4 anni e 8 mesi; Emanuele Gerace, detto “Manuele”, 9 anni e 4 mesi; Annunziato Glicora, 4 anni e 4 mesi; Aniello Marafioti, detto “Lello”, 8 anni; Giovanbattista Parisi, detto “Gianni”, 8 anni e 8 mesi; Massimo Pisano, 10 anni; Emanuela Cinzia Porcino, 3 anni e 4 mesi (pena confermata); Marcello Rogolino, 4 anni e 4 mesi (pena confermata); Antonino Romano, detto “U Pecuraru”, 14 anni; Francesco Eugenio Romano, 3 anni, 6 mesi e 20 giorni; Nicola Stillitano, 4 anni (pena confermata); Ferdinando Suraci, 4 anni e 4 mesi; Massimo Giovanni Barchetta, 8 anni; Giuseppe Barchetta, detto “Pino”, 14 anni; Giovanni Barchetta, 9 anni anni e 4 mesi; Alfredo Corrao, 4 anni e 8 mesi (pena confermata); Mario Palaia, 12 anni (pena confermata); Robin Francesco Alan Naccarato, 7 anni e 4 mesi. cla. cor. Giuseppe Barchetta uno degli imputati principali del Processo Ramo Spezzato. In secondo grado chiesto l’aumento di cinque condanne dei boss Il sostituto pg calca la mano su Iamonte DICIANNOVE anni di carcere per Nino Iamonte e quattordici per Carmelo Iamonte. Queste le richieste, maggiorate rispetto alla sentenza di primo grado, che il sostituto procuratore generale, Adriana Fimiani, ha formulato per i due principali imputati del procedimento “Ramo spezzato”, che si celebra al cospetto della Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Lilia Gaeta. Il rappresentante dell’accusa ha richiesto una maggiorazione di pena, rispetto alla determina di primo grado, anche nei confronti di Sergio Borruto (quindici anni a fronte dei dodici e sei mesi) e DoNino Iamonte menico Tomasello (otto anni a fronte dei sei rimediati in primo grado). Ilprocessonasce daun'operazionedella Squadra Mobile di Reggio Calabria, che, oltre all’attività investigativa, si avvalse della collaborazione dell'imprenditore Saverio Foti, commerciante che sarebbe stato taglieggiato dal clan Iamonte, famiglia di Melito Porto Salvo al centro dell'inchiesta curata, in primo grado, dal pubblico ministero Antonio De Bernardo. Oltrealle quattromaggiorazioni dipena, al termine del proprio intervento, il sostituto pg Fimiani ha richiesto che la Corte d’Appello confermi la sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale Penale di Reggio Calabria (Vincenzo Pedone presidente, Maria Ferraro e Alessandra Vicedomini giudici) che aveva condannato a nove anni di reclusione il medico Franco Cassano, a sei anni di reclusione ciascuno Agata Gurnale, Giuseppe Sergi, Pietro Benedetto e Angela Maria Ginesio, a cinque anni di reclusione Pietro Rodà, a quattro anni e sei mesi Filippo Antonio Mafrici, a quattro anni Giuseppe Scieuzo e a tre anni e sei mesi Vincenzo Cosmano. Oltre ai reati di associazione mafiosa ed estorsione, ad alcuni imputati viene contestata la commercializzazione di carni nocive. L'inchiesta mise in luce le attività estorsive messe in atto dalla cosca, che avrebbe costretto piccoli proprietari terrieri ed esercenti commerciali a cedere le loro attività dopo danneggiamenti ai loro danni. Nel corso delle prossime udienze toccherà agli avvocati difensori (tra gli altri Maurizio Punturieri e Umberto Abate) tentare di smontare un impianto accusatorio che in primo grado avevaretto inpienocon tredicicondanne e solo quattro assoluzioni. cla. cor. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 24 Reggio Giovedì 27 ottobre 2011 Sequestrati i patrimoni aziendali dell’imprenditore coinvolto nell’inchiesta della Dda reggina Meta, sigilli ai beni di Barbieri L’uomo accusato di essere vicino ai clan della ’ndrangheta cittadina di GIUSEPPE BALDESSARRO BENI mobili ed immobili per un valore di due milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri ad un imprenditore di Reggio Calabria, Domenico Barbieri, di 54 anni, legato, secondo l’accusa, ad alcune cosche della 'ndrangheta. Il sequestro è stato fatto dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Ros e dal Gico della Guardia di finanza in esecuzione di un provvedimento emesso dal Gip del Tribunale. I beni sequestrati consistono in un’impresa individuale, due conti correnti bancari e 16 tra auto, autocarri e mezzi per l'attività edilizia. Il provvedimento di sequestro è scaturito dall’operazione Meta, eseguita dai carabinieri, che ha consentito di delineare le articolazioni territoriali della ’ndrangheta con particolare riferimento alle cosche Condello e De Stefano-Libri a Reggio Calabria e BudaImerti e Zito-Bertuca a Villa San Giovanni e Fiumara di Muro, due centri della provincia reggina. Secondo quanto è emerso dalle indagini, Domenico I carabinieri eseguono un sequestro di mezzi Barbieri, parente, riferiscono i carabinieri, di associati di primo piano alla ‘ndrangheta, avrebbe avuto la piena disponibilità e la gestione dell’impresa e dei mezzi che sono stati sequestrati per conto delle cosche BudaImerti e Condello. Sono in tutto diciotto gli imputati del processo “Meta” che hanno deciso di essere giudicati con la formula del rito abbreviato. Il proce- dimento scaturisce dall’omonima operazione del Ros dei Carabinieri che, il 22 giugno del 2010, eseguirono decine di arresti contro presunti affiliati alle cosche di Reggio e provincia. Domenico Barbieri, in questo momento viene processato nella parte di Meta che si sta svolgendo in abbreviato. Assieme a lui alla sbarra - accusati di reati di mafia dal pm Giuseppe Lombardo - ci sono Demetrio Condello, Pasquale Buda, Antonino Cianci, Rocco Zito, Domenico Corsaro, Santo Le Pera, Francesco Priore, Rocco Creazzo, Domenico Cambareri, Francesco Condello, Domenico Francesco Condello, Giasone Italiano, Vincenzo Verduci, Vitaliano Grillo Brancati, Salvatore Mazzitelli, Giovanni Canale e Giandomenico Condello. I“big”, o quelli considerati tali, hanno invece scelto tutti il rito ordinario. Tra questi vi sono imputati del calibro di Peppe De Stefano, Pasquale Condello, Pasquale Libri e Giovanni Tegano: il “gotha” della ‘ndrangheta reggina. Insieme a loro un’altra quindicina di imputati ha scelto l’ordinario: Antonino Imerti, Domenico Passalacqua, Stefano Vitale, Natale Buda, Pasquale Bertuca, Giovanni Domenico Rugolino, Domenico Condello, Umberto Creazzo, Francesco Rodà, Giuseppe Greco (classe 1970), Luciano Chirico, Gianluca Favara, Antonino Crisalli, Antonio Giustra, Rocco Palermo, Nicola Alvaro, Domenico Rugolo, Carmelo Barbieri. Sabato l’assemblea provinciale delle associazioni non profit reggine Il terzo settore si dà le regole Verso il superamento dell’isolamento e dell’autoreferenzialità La petizione Arghillà a rischio isolamento PIOVE e la città vacilla. L’allerta meteo tiene svegli gli assessori del Comune. I giovani di Arghillà raccolgono le firme per una petizione popolare e a Paterriti la consegna del cantiere appare cmome un evento, mentre chi vive in quel quartiere prega perchè la pioggia e il fango non travolga le case. Sull’argomento interviene Generazione Futuro e attraverso Sebastiano Cutrupi scrive: «In questi giorni assistiamo a violenti nubifragi autunnali, da noi le condizioni metereologiche sono state più clementi, ma c’è da chiedersi ancora per quanto tempo. Dalla scorsa primavera il principale collegamento per Arghillà,per un tratto significativo, è interrotto per buona parte a causa delle violente piogge cadute». Cutrupi ricorda pure la petizione ,con all’O.D.G la sicurezza stradale, promossa da tre ragazzi, il cui fine era quello di richiedere un intervento urgente. E dice: «L’iniziativa ha raccolto le 500 sottoscrizioni necessarie in una sola settimana a dimostrazione della tragicità della situazione. Nonostante l’ottima risposta dei cittadini ai tre ragazzi è stato detto che ci sono altre priorità, ma il tempo passa e purtroppo ci sarà da aspettarsi piogge altrettanto violente!. “LA SCELTA di camminare insieme è un impegno preciso che le organizzazioni che sottoscrivono il presente documento intendono perseguire”. Con questo preciso impegno si apre il documento base del coordinamento provinciale del Terzo Settore, cui aderiscono al momento oltre 150 enti no profit, tra associazioni, cooperative e fondazioni, e che sabato alle ore 9,30 si ritroveranno a Reggio Calabria nei locali dell’Accademia delle Belle Arti per un Assemblea generale che segnerà l'avvio definitivo delle attività del movimento. Ne ha dato notizia il portavoce Luciano Squillaci che in una nota ricorda come si tratti di «un momento fondamentale quello di sabato, che si pone come conseguenza di un percorso che a distanza di quasi un anno dallo scorso 13 novembre, giorno della manifestazione che ha messo insieme il mondo del terzo settore reggino dietro uno slogan che è già un programma di azione “Nei diritti di ognuno il futuro di un'intera comunità”, è proseguito senza soste sino a Luciano Squillaci giungere alla strutturazione di un Coordinamento stabile, segno di una scelta finalmente unitaria nel rispetto degli impegni assunti in piazza di fronte alla cittadinanza». Un Coordinamento attraverso il quale gli organismi aderenti intendono condividere un percorso finalizzato alla valorizzazione dei beni comuni ed alla tutela dei diritti soprattutto delle fasce più deboli, superando l’isolamento e l’autoreferenzialità che troppo spesso ha relegato il mondo del Terzo Settore e del volontariato al ruo- lo di comparsa, impedendogli di essere parte attiva nei processi di programmazione concertata, requisito indispensabile per la piena realizzazione del principio di sussidiarietà. L’Assemblea di sabato, che deve essere considerata in continuità con quella tenuta a giugno con la partecipazione di oltre 160 delegati di tutta la provincia, si pone l'obiettivo di discutere ed approvare la bozza di Patto Associativo che dovrà regolare la vita democratica del Coordinamento per i prossimi anni. In particolare il Coordinamento si pone l’obiettivo di definire le regole basilari di vita associativa che dovranno consentire la massima partecipazione a tutti gli enti del Terzo Settore che condividono e sottoscrivono i valori e le scelte contenute nel documento base. Allo stesso modo, sempre durante l’assemblea di sabato, le organizzazioni aderenti avranno modo di eleggere gli organi sociali e cominciare a confrontarsi sul programma di azione che il coordinamento dovrà avviare. Si lancia dal balcone vicino al Megatoys SUICIDIO a Reggio Calabria ieri pomeriggio. Alle ore 17,55 circa, una squadra del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Reggio Calabria, è dovuta intervenire alla periferia Sud della città nei pressi del centro commerciale Megatoys, in supporto alla Polizia di Stato, intervenuta per un suicidio di una donna di 53 anni lanciatasi dal balcone della propria abitazione. Purtroppo a nulla sono valsi i tentativi da parte dei familiari e dei vicini, che non sono riusciti a distogliere l’intento suicida della donna che, nel perpetrare l’insano gesto, si è barricata all’interno dell’appartamento. La donna ha così impedito l’accesso ai soccorritori ed ai familiari che tentatavano di fare di tutto per distogliere la cinquantatreenne dalla volontà di togliersi la vita. Attimi concitati, e pieni di angoscia, dunque, quelli vissuti ieri in via Cassino, nella periferia a Sud della città, soprattutto per i parenti e gli amici della vittima. La squadra dei Pompieri ha dovuto mettere in atto le tecniche relative agli interventi di apertura appartamento, per rendere accessibile il luogo del sinistro, alle forze dell’ordine ed ai familiari. Per la donna non c’è stato nulla da fare. La Cgil sul buco di Bilancio Una manifestazione della Cgil Nelle tasche di pochi i soldi dei dipendenti dell’amministrazione «NON si trattava di mancanza di liquidità», ma «di qualcosa di ben più profondo». Tanto che «a pagare il prezzo della cattiva amministrazione di Reggio Calabria sono stati anche i lavoratori pubblici». E' questa, nella sostanza, l'analisi di Alessandra Baldari, segretario regionale della Fp-Cgil. Il sindacato ricorda che quello di Reggio è «un debito enorme generato da irregolarità, illegittimità, errori amministrativi, fino alla probabile deriva penale nella gestione del bilancio». E ricorda come «negli ultimi anni la contrattazione sui compensi dei lavoratori dell'Ente», ha fatto registrare «la mancata sigla di molti contratti, la rivendicazione della mancata erogazione di compensi contrattati a causa dell'intervento a gamba tesa della parte politica». A fronte di tutto ciò, «poco restava da contrattare, ma solo da distribuire, con scarso margine di poter privilegiare il merito e la programmazione. Un contratto, si sa, dovrebbe stabilire all'inizio di ogni anno quali siano gli obiettivi da perseguire, per dirigenti e lavoratori, quanto si stanzia per il conseguimento di quegli obiettivi che alla fine devono essere valutati per quantità e qualità e compensati secondo criteri concordati a monte». Questa pratica «è stata regolarmente disattesa, tanto che la contrattazione decentrata ha assunto spesso carattere risarcitorio per i lavoratori che per più anni non avevano potuto percepire i compensi contrattuali previsti per un lavoro regolarmente svolto». «Sorvolando su altri aspetti del confronto sindacale - aggiunge la Baldari - in cui ci siamo opposti alla proposta di piano triennale del fabbisogno di personale, contestando lo spazio previsto nella dotazione organica per il personale comandato da ogni dove e chissà perché, piut- tosto che valorizzare le professionalità presenti nell'Ente attraverso le progressioni verticali (allora ancora possibili) e stabilizzare i lavoratori precari». Si ricorda che «abbiamo espresso osservazioni critiche alla revisione della struttura organizzativa che, invece che semplificare, moltiplicava strutture dirigenziali, con aggravio di costi, vorremo sottolineare la nostra opposizione a temi retributivi/contrattuali». Da qui per spiegare «l'assenza nella costituzione stessa dei fondi di risorse che sarebbero dovute essere distribuite per legge percentualmente al personale (legge Merloni), erogandole invece così a pochi eletti» e anche «il fittizio stanziamento nel fondo della quota riservata alla retribuzione delle posizioni apicali e di responsabilità del personale di comparto (posizioni organizzative e alte professionalità), mai istituite e quindi mai retribuite per mancanza di risorse, rispetto alle quali, alla nostra richiesta di rifinanziamento del fondo, l'Amministrazione opponeva una mancanza di risorse che, come oggi si evince, servivano ad altro». Un dramma insomma anche per i lavoratori e questo a fronte di «illegittime indennità al personale di vigilanza per lo svolgimento di compiti d'istituto non previste dal Ccnl e da noi non condivise, ma egualmente gravanti sul fondo del personale». «Oggi, che il quadro assume contorni più chiari e nitidi - conclude la Cgil - alla certezza che il trattamento del personale dipendente meritevole fosse per l'Amministrazione Comunale l'ultimo dei problemi, si somma la consapevolezza molto più inquietante che ci indigna: mentre fiumi di danaro scorrevano verso foci improprie, quel pugno di euro per i lavoratori non c'era, almeno non per tutti». Il personale del Comune sacrificato per stornare finanziamenti E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 26 Reggio 34 Redazione: via D. Correale, 13 - 89048 Siderno (Rc) - Tel/Fax 0964.342451 - E-mail: [email protected] La polizia ha bloccato i patrimoni aziendali di molte ditte Fascicolo della Dda all’ufficio del gip L’economia di Siderno finita “Circolo formato” Presentate richieste sotto il giogo delle cosche di rinvio a giudizio di GIOVANNI VERDUCI SIDERNO - L’economia di Siderno è sotto giogo mafioso. Il sequestro portato a compimento dagli uomini del commissariato e della Divisione anticrimine della Questura, il secondo a carico della cosca Commisso e dei suoi satelliti criminali, ha messo in luce lo strapotere economico del gruppo criminale sidernese. Ci sono volute sedici pagine per compendiare, in cento piccole appendici, tutti i beni mobili e immobili ai quali sono stati posti i sigilli da parte della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria. Gli uomini del questore Carmelo Casabona hanno individuato e segnalato ai giudici del tribunale reggino: aziende operanti in diversi settori commerciali, palazzi, ville e terreni. Il “sistema Franco Rumbo”era variegato e ben distribuito sul territorio. Sono in tutto ventuno le imprese il cui patrimonio aziendale è stato posto sotto sequestro. In particolare, gli uomini del vice questore aggiunto Stefano Dodaro hanno sequestrato il patrimonio: della “Agenzia” di Santo Rumbo, specializzata nell’assistenzaturisticadicui ètitolareilfiglio di Franco Rumbo; della ditta individuale “Congiusta Santo”, attiva nel campo del procacciatori di prodotti finanziari; della “Idea sviluppo sas di Congiusta Santo & c.”, operante nella gestione e nella permuta di fabbricati; dell’agenzia pubblicitaria “Srl pubblicità e servizi”, di cui risulta amministratore unico Davide Gattuso; dell’agenzia pubblicitaria “K service sas di Domenico Fimognari”; della “Colorando sistemi costruttivi srl”, con amministratore unico Giuseppe D’Agostino e operante nel settore edile; della “Colorando srl”, di Franco Rumbo Fabio Bolognino, specializzata in tramezzatura in cartongesso; della “Euroceramiche di Figliomeni Giuseppe & c. sas”, che svolge attività edili di qualsiasi genere e della “Eco ambiente srl”, azienda attiva nel settore del recupero dei materiali di scarto di cui risulta amministratore unico Giuseppe Figliomeni. Nella galassia economica della cosca Commisso, poi, per gli investigatori graviterebbero anche: la “Meridionale intonaci srl” di Nicola Gullaci e la “Kollmax srl” di Antonella Cusato. Il provvedimento, poi, è stato notificato anche alla “G.B. Cai cucine e arredi industriali di Figliomeni Lucia in Gattuso”; ai titolari della “Impresa individuale Galea Francesco”e alle “Onoranze funebri di Barranca Salvatore & c. sas”. Investimenti diversificati in diversi settori del panorama economico. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, poi, sono finite: la “Fuel service sas di Satira Antonella & c.”; la “Immobiliare S. Chiara srl”di Maria Luisa Commisso; la “Sud impianti” e la “ Sud impianti srl” di Domenico Prochilo; la “Sicom srl”di cui è amministratore unico Giuseppe Monfalcone; la “Point service srl” di Alessandro Siciliano: una società a responsabilità limitata che si occupa dell’installazione di impianti idraulici e di condizionamento e, infine, la “Fratelli De Leo sas di De Leo Cosimo e c.” specializzata nel commercio all’ingrosso di abbigliamento. Nelle maglie della giustizia, infine, sono finiti decine di appartamenti e villette disseminate su tutto il territorio di Siderno. Ventuno le imprese gravitanti nel “sistema” Rumbo Una delle aziende finite nel mirino della polizia di Stato RICCARDO GATTUSO In sei anni dichiarati al fisco introiti per soli tredici euro SIDERNO - In sei anni ha dichiarato al fisco solo tredici euro, ma anche Riccardo Gattuso (arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Recupero”) è finito nelle carte del sequestro portato a compimento dagli agenti del commissariato di pubblica sicurezza di Siderno. Insieme alla moglie, che per gli investigatori sarebbe una perfetta sconosciuta all’Agenzia delle entrate, Riccardo Gattuso gestirebbe la società individuale denominata “G.B. Cai cucine e arredi industriali di Figliomeni Lucia in Gattuso. L’azienda, operativa dal 2010 e con capitale investito di 26 mila euro, è attiva nel settore del commercio all’ingrosso di cucine e arredi industriali e mobili. E’ questa una delle situazione particolari emerse dagli accertamenti fiscali effettuati dagli uomini del vice questore aggiunto Stefano Dodaro e segnalate dal questore Carmelo Casabona nella pro- Gli investigatori durante la conferenza posta di sequestro presentata ai giudici della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria. Anche Riccardo Rumbo, la mente economica del gruppo criminale di Siderno i cui investimenti spaziavano in diversi settori, ha messo in luce dati ufficiali di reddito inferiori alle reali capacità. BREVI A CAULONIA E MAMMOLA Quattro denunce dei carabinieri CAULONIA - I carabinieri delle Stazioni di Caulonia e Mammola, unitamente a personale del secondo plotone della compagnia speciale dell’Arma, nell’ambito di un servizio straordinario di controllo del territorio della Compagnia di Roccella Jonica, comandata da Marco Comparato, hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari, a seguito delle quali venivano denunciati: S.C., 32 anni, ritenuto responsabile di omessa custodia e denuncia di munizioni nonché detenzione abusiva di munizioni, poiché deteneva abusivamente, occultate in alcuni tubi interrati, 96 cartucce di vario calibro; C.N., 60 anni; M.R., 52 anni e, infine, P.E., 21 anni, ritenuti responsabili di furto di energia elettrica. CONFERENZA STAMPA A SIDERNO Ecco lo sportello anti violenza SIDERNO - Questa mattina il comune di Siderno presenterà lo sportello “anti violenza” voluto dall’amministrazione comunale, guidata dal primo cittadino Riccardo Ritorto. L’iniziativa verrà illustrata dagli amministratori locali nel corso di una conferenza stampa che si terrà, presso la sala del Consiglio Comunale di Siderno, a partire dalle ore 11.00. candidato anche alle scorse di PASQUALE VIOLI elezioni provinciali. Gli alSIDERNO - Chiesto il rin- tri due assessori arrestati vio a giudizio per gli inda- furono Francesco Marragati dell'operazione “Circo- podi, con delega ai lavori lo Formato”. La richiesta è pubblici ed urbanistica, e stata depositata ieri presso Vincenzo Ieraci, con delela sede dell'Ufficio Gip di ga all'ambiente. La maggior parte degli Reggio Calabria da parte della Distrettuale antima- indagati si sarebbero mossi per controllare le eleziofia. Il fascicolo deve però an- ni amministrative di aprile cora trovare assegnazione 2008. Il capo della Squadra presso un Giudice per le in- Mobile di Reggio Calabria Renato Cortese dagini prelimiall'epoca degli nari. La richiearresti aveva sta avanzata da parlato di «preparte dei magisidio fisico-milistrati della Dda tare degli uomireggina sembra ni della cosca essere comunMazzaferro ai que quella di seggi elettorali rinvio a giudizio per il rinnovo per tutti gli indel comune di dagati. L'operaMarina di Gioiozione “Circolo sa Ionica nel formato”, scat2008, alla faccia tata nel maggio del voto demodel 2011, aveva Rocco Femia cratico». Seconfatto seguito alle do gli inquirenti indagini della la cosca Mazzapolizia che aveferro, a poltrone vano fatto emerraggiunte, sagere il sostegno rebbe poi stata ripolitico-elettopagata dai politirale da parte delci di riferimento la cosca Mazzacon la concessioferro nei conne di appalti tra fronti dei politici cui quelli dei lalocali. Con l'acvori di ammocusa di associadernamento delzione mafiosa la statale 106. erano scattate le Secondo i mamanette per l'algistrati della lora sindaco di Marina di Gioiosa Rocco Dda sarebbero significatiFemia e di tre suoi assesso- ve le telefonate avute due ri, Rocco Agostino, Fran- mesi prima della tornata cesco Marrapodi e Vincen- elettorale tra il futuro primo cittadino di Marina di zo Ieraci. L'operazione della poli- Gioiosa e Rocco Mazzaferzia, denominata “Circolo ro, per gli inquirenti il boss Formato” e coordinata dal- della cosca. La richiesta di rinvio a la Dda, ha portato in carcere 40 persone tra cui un po- giudizio arriva a diverse liziotto del commissariato settimane dall’avviso di di Siderno che avrebbe rive- conclusione indagini notilato informazioni coperte ficato agli indagati ed ai ledal segreto d'indagine. Tra gali. Adesso quindi si doi tre assessori arrestati c'e- vranno aspettare le decira anche Rocco Agostino, sioni del Gip reggino che con delega alle Politiche so- valuterà le proposte avanciali di Marina di Gioiosa, zate dalla Dda. In manette erano finiti alcuni politici di Marina di Gioiosa Per il Tribunale di Locri deve pagare con due anni di reclusione Con i fondi Pon sicurezza Caso Belvedere, condannato per usura l’imprenditore Furci Gerace, la Giunta vara il progetto videosorveglianza bio di assegni ai fratelli Belvedere avrebbe trattenuto per sé una percentuale pari ad una somma che varca per legge la soglia del tasso usurario. In realtà sull'annosa vicenda ci si era trovati di fronte ad uno scambio di accuse reciproche, poiché lo stesso Furci, diversi anni fa, aveva accusato uno dei fratelli Belvedere di usura. Alle spalle della complicata storia un giro di assegni scaricati a terze persone che a loro volta avrebbero preteso una percentuale per l'incasso dallo stesso imprenditore di Locri. Insomma un vorticoso passa mano di titoli che in qualche caso avrebbe sfiorato e coinvolto soggetti legati alla criminalità organizzata del luogo. Sulla vicenda però adesso ha fatto luce con una sentenza che accerta una responsabilità neo confronti di Furci che è stato condannato a due anni di reclusione. p.v. GERACE - Nei giorni scorsi, la Giunta comunale del Comune di Gerace, presieduta dal sindaco Giuseppe Varacalli, ha approvato il progetto/formulario relativo alla realizzazione di un impianto di videosorveglianza territoriale. Tale progetto si inserisce nell’ambito del Pon “Sicurezza per lo sviluppo – Obiettivo Convergenza” 2007/2013 che si propone di migliorare le condizioni di sicurezza nelle regioni Obiettivo Convergenza – Calabria, Campania, Puglia e Sicilia –, e di diffondere migliori condizioni di giustizia e legalità per i cittadini e le imprese in tali regioni, interessate da fenomeni criminali che ne limitano fortemente lo sviluppo economico. Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, inoltre, rientrano nel Programma in quanto il loro Prodotto Interno Lordo pro capite è inferiore al 75% della media comunitaria e proprio per tale ragione le quattro regioni sono comprese nell’Obiettivo convergenza. LOCRI - Nicola Furci condannato a due anni per usura. E' quanto ha stabilito il Tribunale di Locri composto in collegio dai giudici PierCarlo Frabotta e Angelo Ambrosio e presidente Alfredo Sicuro. Nicola Furci è responsabile del reato di usura perpetrato ai danni dei fratelli Francesco e Gennaro Belvedere di Siderno. La sentenza nell'infliggere i due anni di condanna all'imprenditore di Locri ha tenuto conto delle attenuanti generiche e lo ha inoltre condannato a 5 mila euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali. La vicenda, partita già una decina di anni fa, ha visto protagonisti l'imprenditore di Locri Nicola Furci, e due commercianti sidernesi, Francesco Belvedere, difeso dall'avvocato Riolo, e Gennaro Belvedere, difeso dall'avvocato Antonio Cutugno. Secondo quanto ricostruito in fase processuale Furci, nel favorire un cam- E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Locride Giovedì 27 ottobre 2011 21 Giovedì 27 ottobre 2011 REDAZIONE: Piazza Serravalle, 9 - 88100 Catanzaro - Tel. 0961.792164 E-mail: [email protected] Nel mirino imprese, politici e tecnici. Tra le accuse, quella di aver gestito i voti del 2006 Mafia e politica, s’indagherà su 89 Il pm Vincenzo Capomolla ha chiesto al gip Macrì la proroga delle indagini Università LA RIFLESSIONE Catanzaro nello spirito di Assise Frangipane studente eletto di LUIGI MARIANO GUZZO ASSISI, come venticinque anni fa, si conferma “Città della pace”. Giovanni Paolo II, nel 1986, convoca una Giornata di preghiera per la Pace ad Assisi: i rappresentanti di (quasi) tutte le confessioni religiosesupplicano diabbassare le armi. Papa Benedetto XVI oggi rinnova l'appello. E così Pietro cammina lungo i sentieri della nonviolenza tracciati da Francesco. Chi muove accuse di sincretismo, di conciliazione forzata di diversi orientamenti religiosi, si dimentica che il Dio-uomo dei cristiani è, prima di tutto, il Dio della pace. “Fratello, scegli: o l'esercito o il battesimo”, è la risposta dei primi seguaci di Gesù a coloro i quali chiedono di entrare nella comunità dei credenti. La pace è, sullo stile delle Beatitudini, una scelta di campo per chi crede. Ma lo è anche per chi non crede: lo stesso Gandhi conferma di dover molto all'insegnamento evangelico. Leonardo Boff, teologo della Liberazione, insegna che “noi diventiamo strumenti della pace di Dio quando siamo talmente impregnati di pace, che neanche ci pensiamo […] perché la pace di Dio si è fatta carne della nostra carne”. Assisi oggi chiede a tutti noidi farepace conchi ci sta vicino, con il mondo che ci circonda, con la terra che abbiamo sotto i piedi. Pace reclama i due terzi dell'umanità che vive in guerra, quel mezzo miliardo di persone che il giorno non ha di che mangiare, quella famiglia italiana, ogni tre, che non arriva a fine mese. Ed intanto i nostri politici, anche di Catanzaro, stanno zitti di fronte a bilanci di spesa in cui il capitolo Difesa ammonta a ben 27 miliardi di euro. Insomma, per le armi in Italia, “spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno”, commenta il comboniano Alex Zanotelli. Alla faccia della Costituzione che, all'articolo 11, recita: “L'Italia ripudia la guerra …”. In un'alba di Terzo Millennio in cui sangue innocente viene sparso in nome di un Dio dall'uomo erroneamente inteso, Assisi ci richiama alla bellezza del dialogo, dell'incontro, della comunione fraterna. Tutti in preghiera per la pace, quindi. continua a pagina UMBERTO Frangipane straccia gli avversari alle elezioni universitarie. a pag. 24 Cronaca Lo stupratore torna libero Palazzo De Nobili dove sarebbero avvenuti presunti illeciti nella gestione degli appalti di TERESA ALOI MAFIA e politica: si tocca quota 89. Una prima scossa tellurgica, l'inchiesta avviata per far luce su presunte infiltrazioni della 'ndrangheta a palazzo de Nobili che, in qualche maniera, avrebbero condizionato le consultazioni elettorali del 2006, l'aveva provocata ad aprile scorso. Coincidenza o meno, proprio a pochi giorni dalle amministrative. Eppure, come per un vero terremoto che si rispetti, dove allo sciame sismico fa seguito la scossa più devastante, la catastrofe deve ancora arrivare. E non è un caso che il fascicolo aperto dal sostituto procuratore dell'Ordinaria Gerardo Dominijanni sia stato trasmesso, per competenza, al collega della Direzione distrettuale antimafia, Vincenzo Capomolla. Il quale, da parte sua, non ha fatto passi indietro. Tutt’altro. Porta la sua firma, infatti, la richiesta di proroga delle indagini confluita sulla scrivania del giudice per le indagini preliminari Tiziana Macrì, e che vede nell’elenco degli indagati i nomi salire da 47 ad 89. Ottantanove indagati, dunque, tra amministratori, tenici, funzionari regionali e sindaci di alcuni comuni della provincia, sui quali il magistrato sta cercando di trovare la quadratura del cerchio. Non di facile soluzione, tanto da chiedere un supplemento di tempo perportareavanti idelicatiaccertamenti investigativi. Un'indagine complessa, quella avviata nel 2007 ed affidata alla Squadra mobile ed alla Digos di Catanzaro, che, fino a ieri, aveva travolto solo 47 persone (di cui 28 all’epoca rimasti coperti da “omissis”), ritenute parte di quella presunta associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata “ad impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sè e ad altri in occasione della consultazione elettorale relativa al rinnovo dell'Amministrazione comunale di Catanzaro (mese di aprile/giugno 2006), realizzando un “pactum sceleris", a fronte del quale il procacciamento di preferenze elettorali, era condizionato all'attuazione di condotte politico/amministrative finalizzate alla risoluzione di problematiche tecnico/burocratiche attinenti le inadempienze contrattuali (esecutive e progettuali) in merito a specifi che ed individuate attività d'appalto”. Un'inchiesta che ruota attorno al presunto meccanismo illecito maturato, secondo investigatori e inquirenti, sotto l'egida dei clan operanti tra Catanzaro, Crotone e Reggio, al fine di mettere le mani sui lavori pubblici del comune capoluogo di regione. Di questo si parla nel capo di imputazione contestato agli imprenditori Antonio, Daniele e Giuseppe Lobello, e Pietro Torchia, a Rocco Mazzagatti, indicato come il capo dell'omonima cosca della 'ndrangheta, a Giuseppe Rustico, ritenuto un elemento di spicco della cosca, Giuseppe Mazzagatti, indicato come un affiliato alla cosca, e Salvatore Rotundo, cognato di Rocco Mazzagatti. Nell'avviso di garanzia, anche il gruppo Lobello, titolari della società “Cantieri edili”, per quell'aggiudicazione dell'appalto per la riqualificazione di corsoMazzini. Senza dimenticare i tecnici comunali, chiamati a difendersi dall'accusa di aver favorito il gruppo Lobello. Perché, a parte l'associazione mafiosa, i reati ipotizzati a vario titolo vanno dalla truffa, alla turbata libertà degli incanti, all'abuso d'ufficio, alla corruzione e al favoreggiamento. Svelati i 28 nomi coperti da “omissis” FORO IN LUTTO Addio all’avvocato Mimmo Catricalà Il professionista è morto a Roma. Domani i funerali a Chiaravalle Centrale NEL CORSO della notte di ieri, presso la clinica Paideia di Roma, è venuto a mancare all'affetto dei suoi cari l'avvocato Mimmo Catricalà. Noto professionista del foro di Catanzaro, aveva 73 anni. Già consigliere dell'Ordine degli avvocati del capoluogo calabrese, Mimmo Catricalà è stato consigliere comunale a Chiaravalle Centrale e consigliere dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro, militando a lungo e con merito nelle file della Democrazia cristiana. Impegnato nel mondo del sociale e del volontariato, Mimmo Catricalà, molto conosciuto e benvoluto in tutta la provincia di Catanzaro, per diversi anni ha ricoperto il ruolo di presidente del Lions Club di Soverato e Versante Jonico delle Serre. Il professionista, inoltre, a dimostrazione del suo impegno, ha ricevuto, successivamente, le prestigiose nomine di delegato del Governatore per la XIV Circoscrizione Distretto 108YA e di coordinatore del service Cooperazione dei popoli del Mediterraneo. Le esequie dell’avvocato catanzarese Mimmo Catricalà avranno luogo domani pomeriggio, alle ore 15, nella Chiesa Matrice di piazza Dante, a Chiaravalle Centrale, sua terra d’origine, dove in tanti aspettano di dargli l’ultimo saluto. TORNA libero Achille Curcio. Scarcerato su disposizione del gip. a pag. 25 Squillace Discarica uno a giudizio UN uomo è stato rinviato a giudizio per una discarica abusiva. a pag. 27 Chiaravalle Salvate tre vite al S. Biagio È stato presidente Lions Soverato L’avvocato Mimmo Catricalà TRE pazienti cardiopatici salvati dai medici del Centro di primo intervento. a pag. 28 E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Catanzaro 36 Giovedì 27 ottobre 2011 REDAZIONE: via Vittorio Emanuele, 32 - 88900 Crotone - Tel. 0962/901334 - Fax 0962/905185 - e-mail: [email protected] Racket escluso, indagini sul mondo del lavoro. Altri imprenditori malmenati non denunciano Vrenna salvato dai riflessi pronti Secondo gli investigatori le conseguenze dell’aggressione potevano essere più gravi REAZIONI di ANTONIO ANASTASI LA PRONTEZZA di riflessi lo ha salvato. Se non avesse tempestivamente pigiato sull'acceleratore, il noto imprenditore crotonese Raffaele Vrenna, aggredito l'altra mattina con una mazza da baseball e finito in ospedale per una frattura scomposta del braccio sinistro, avrebbe potuto subire conseguenze ben più gravi. Alle 11,30 dell’altro ieri, mentre percorreva in auto via Galilei per raggiungere una delle sue aziende, è stato bloccato da tre persone che zigzagando davanti a lui con un'auto Citroen “Berlingò” l'hanno costretto a fermarsi. Si è trattato di un pedinamento in piena regola. Hanno tentato di farlo scendere dalla sua vettura ma non ci sono riusciti. Si sono scagliati contro di lui a colpi di bastonate. Vrenna è riuscito a parare i colpi con un braccio e ha trovato la prontezza di riflessi per spingere sull'acceleratore e sfuggire ai propri aggressori, entrati in azione a viso scoperto ma non riconosciuti dalla vittima. Quello che menava colpi aveva il cappuccio di una felpa calato sulla testa. Vrenna ha raggiunto da solo il pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di Dio, dove i sanitari del reparto di chirurgia lo hanno giudicato guaribile in 30 giorni. Vrenna è stato sottoposto a un intervento chirurgico e ieri stava per essere dimesso. Soltanto ieri è stato interrogato dagli uomini della Squadra Mobile della Questura. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori diretti dal vicequestore Enzo Coccoli quella secondo cui il movente potrebbe essere ricondotto a forme di esasperazione o a una vendetta per il lavoro. Vrenna, infatti, è il titolare della V&V, azienda leader nel settore dei rifiuti e ha centinaia di dipendenti. Un mese fa un'analoga spedizione punitiva venne compiuta nei confronti di un altro imprenditore molto in vista in città, Cesare Spanò, peraltro capogruppo in consiglio comunale della Lista Scopelliti. Anche in quel caso gli aggressori entrarono in azione a colpi di bastonate e la vittima era un imprenditore, osservano gli investigatori, che non escludono immediatamente altri possibili percorsi di interpretazione. E' racket? Gli inquirenti tendono a scartare una simile pista. Sembra, stando quanto si sussura in più ambienti, che le aggressioni agli imprenditori crotonesi siano peraltro molte di più di quelle denunciate; tante altre resterebbero avvolte dal silenzio. Vrenna è stato presidente di Confindustria Crotone e vice di quella regionale. E' stato anche il presidente del Crotone calcio. Cariche che ha dovuto lasciare per il suo coinvolgimento nell'inchiesta Puma, nell'ambito della quale nel processo d’Appello ha ottenuto una riduzio- «Invertito il modus operandi della criminalità» L’imprenditore Raffaele Vrenna ne di pena dai quattro anni di reclusione inflitti in primo grado, nel giugno 2008, a un anno e otto mesi. Assolto, nel settembre 2010, in secondo grado, dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, la condanna è stata confermata in rela- zione alle accuse di falso e corruzione, esclusa l'aggravante del metodo mafioso. L’aggressione all’imprenditore ha suscitato sconcerto in città soprattutto per le modalità efferate del raid. Gli investigatori non hanno ancora un’idea chiara sul Belcastro: «Basta con personalismi e tatticismi» Tempo di congressi per il Pd e per i rutelliani «STRUTTURARE democra- frontare i congressi di circoticamente il Pd in Calabria. lo prima e provinciale poi, e Far rinascere quel Pd che chi ha interesse a lavorare nella nostra regione ha sten- contro i congressi lavora di tato a causa dei personali- fatto contro il partito e la sua smi e dei tatticismi. È questo aggregazione». Presto anche l’Api celebrel'obiettivo di chi, anche nella fase della gestione commis- rà i suoi congressi comunali sariale del nostro Partito, ha e provinciale. La decisione è sempre lavorato stata presa nel per aggregare, corso di una di per superare le Alleanza per difficoltà e per l’Italia svoltasi dare al Pd il connei giorni scorsi senso che meriin città proprio ta». È quanto afper stabilire le ferma, in una nodate dei Conta, il coordinatogressi. Fabrizio re provinciale del Criscuolo, porPd di Crotone, Nitavoce regionale cola Belcastro. e commissario «Per avere un Pd della Provincia degno del pro- Nicola Belcastro di Crotone, coaprio nome, oggi – prosegue Belcastro – è ne- diuvato da Mario Nigro, cessario però celebrare i con- Giuseppe Russo e Remigio gressi, unico strumento de- Tilelli, ha illustrato la situamocratico per eleggere or- zione e le prospettive del parganismi legittimati e rico- tito dando anche lettura delnosciuti senza i quali non sa- la nota che il presidente Rurebbe possibile far decollare telli ha trasmesso ai dirigenil Pd che tutti sogniamo: ti territoriali in occasione aperto, giovane, moderno e dei congressi. Si è stabilito che questi ulil più unitario possibile. Il grande senso di responsabi- timi si terranno nelle giorlità e l’amore che nutro nei nate del 29 e 30 ottobre nei confronti del Pd mi impon- Comuni di Crotone, Cirò Magono di chiedere con forza rina, Strongoli, Isola Capo l’apertura della fase con- Rizzuto e Savelli. Il Congresgressuale in Calabria. La so provinciale, invece, sarà provincia di Crotone conclu- celebrato nella seconda mede Belcastro - è pronta per af- tà del mese di novembre. contesto in cui è maturato l’episodio. Ieri il vicequestore Coccoli ha sguinzagliato per la città i suoi segugi migliori alla ricerca di elementi utili alle indagini: Vrenna, infatti, non sarebbe stato in grado di fornirne molti. «LE AGGRESSIONI che si stanno verificando negli ultimi periodi verso attori istituzionali ed imprenditori non possono essere sottovalutate, anzi sono un segnale di allarme relativo ad un’inversione del modus operandi della criminalità, che sta passando dalle intimidazioni compiute con danneggiamento dei beni all’attacco diretto verso le persone, attuando una strategia della tensione finalizzata ad alimentare il terrore e la sottomissione di un territorio già prostrato da un grave disagio sociale ed economico dovuto alla completa assenza di progettualità e sviluppo da oltre 30 anni». E’ l’analisi che propone Roberto Salerno, presidente della Camera di Commercio, sull’aggressione all’imprenditore Raffaele Vrenna. «In tale contesto aggiunge Salerno - gli imprenditori sono attaccati da tutti i fronti, ora anche a rischio della propria incolumità fisica, e subiscono direttamente l’assenza delle basilari condizioni per svolgere un’attività economica, basti pensare alla sicurezza, al credito ed alle infrastrutture». Per Salerno «è necessario accordarsi sul confine sempre più labile tra legalità ed illegalità, facendo sì che quegli amministratori pubblici e privati che agiscono onestamente, con responsabilità e senso del dovere, possano proseguire nel percorso intrapreso a beneficio del territorio». Anche ieri fitta serie di attestati di solidarietà. Hanno inviato messaggi in redazione la vicepresidente della Regione, Antonella Stasi, il presidente dell’Ance (associazione nazionale costruttori edili) di Crotone, il consigliere regionale del Pdl Salvatore Pacenza e quello dell’Idv Emilio De Masi, il presidente della Cna di Crotone, Giuseppe Romano, direttore di Radio Studio ‘97, l’Fc Crotone, Benedetto Proto, presidente del consiglio provinciale. S’insedia la struttura voluta da Provincia e Comune L’osservatorio oncologico diventa operativo SI È INSEDIATO ieri nei locali della Provincia di Crotone, l’Osservatorio sulle problematiche oncologiche costituito attraverso un protocollo d’intesa tra Provincia, Comune di Crotone e Azienda sanitaria provinciale. A darne comunicazione gli assessori provinciale e comunale alla sanità, Ubaldo Pati e Pietro Cotronei. L’osservatorio si è subito dato un primo obiettivo di intervento decidendo di avviare un’indagine conoscitiva in tutto il territorio provinciale sui disagi che incontrano i malati di tumore e le loro famiglie nel far fronte a tutti gli aspetti determinati dall’in- sorgenza della patologia. Lo scopo è quello di acquisire una precisa conoscenza delle situazioni in atto attuando un metodo di lavoro che delinei con trasparenza gli obiettivi nell’ambito di un’assunzione politica del problema. L’indagine verrà condotta con il coinvolgimento dei Comuni, tramite un’iniziativa che sarà presa dal sindaco di Crotone quale presidente dell’Assemblea dei sindaci, delle associazioni di volontariato che si occupano dei malati di tumore, che saranno sensibilizzate e attivate dagli uffici della Provincia, e dei medici di base, che sono in prima linea non solo sul fronte della diagnosi e della cura, ma anche su quello, fondamentale, della prevenzione e della diffusione di una corretta cultura degli stili di vita, che saranno invitati alla collaborazione e alla partecipazione all’indagine dall’Azienda sanitaria provinciale. Si è deciso di fissare una nuova riunione per la metà di novembre in modo da fare il punto su questa prima fase di attività e da decidere i successivi passaggi da compiere per rendere la struttura sempre più in grado di dare risposte alle legittime aspettative dei cittadini e alle loro domande. L’INIZIATIVA Nasce la rete contro il disagio minorile NASCE aCrotone laRtc, reteterritoriale crotonese per il contrasto al disagio minorile. Dopo una serie di incontri per la condivisione di un percorso comune, nei giorni scorsi il presidente della Rtc, Carlo Sestito, e la vice presidente, Alessandra Ingegno, hanno potuto concludere l'iter, iniziato all'incirca due mesi fa, formalizzando il tutto attraverso la registrazione dell'atto costitutivo e dello statuto. Fanno parte della rete: Aics Crotone, Cotecno Gandalf Consulting, Cooperativa Ruth, associazione L'isola che non c'è, Consor- zio Jobel, Confcooperative Catanzaro Crotone, associazione FabbriKando l'Avvenire e Associazione "Il Sorriso". L'idea di costituire un’organizzazione che si occupasse di minori è nata inizialmente dalla collaborazione tra Ruth e Gandalf successivamente, avendo individuato la possibilità di formare un organismo che potesse occuparsi di ragazzi e minori da tutti i punti di vista, ed avendo bisogno di competenze e professionalità diverse per poter elaborare dei programmi che andassero a coprire ogni aspetto della realtà sociale. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Crotone 10 Giovedì 27 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud Calabria . REGGIO L’ergastolano che da alcuni mesi collabora con i magistrati della Dda ha parlato di rapine, traffico di armi e droga e di un omicidio commesso a Roma Il pentito Marino disegna scenari inquietanti «Un carabiniere dava informazioni utili al nostro gruppo». Ombre su un magistrato e un avvocato Paolo Toscano REGGIO CALABRIA Un fiume in piena. Marco Marino sta riempendo pagine e pagine di verbali. Con le sue dichiarazioni, il pentito apre scenari inquietanti tirando in ballo anche uomini delle istituzioni accusati di comportamenti infedeli e professionisti che avrebbero operato nella cosiddetta “zona grigia”. D’altronde, con i magistrati della Dda reggina, diretta dal procuratore Giuseppe Pignatone, incontrati per la prima volta nel supercarcere dove era stato trasferito dopo la scelta di collaborare con la giustizia, era stato chiaro: «Non avrò segreti – aveva detto in presenza del suo legale di fiducia, l’avvocato Antonino Aloi –, vi dirò tutto». Già in sede di redazione del verbale di collaborazione, al momento di fissare gli argomenti da trattare, le sorprese non erano mancate. L’ambito di maggiore conoscenza del collaboratore di giustizia erano, ovviamente, le rapine. Dalla sua ha, infatti, una conoscenza diretta maturata fin da giovanissimo facendo esperienze in serie con assalti a banche, uffici postali e furgoni portavalori. Con i suoi trascorsi si è accreditato come “specialista”, spiegando di poter dare precise indicazioni su almeno una trentina di rapine commesse in carriera. Marino, che è uno dei sei condannati all’ergastolo per l'omicidio di Gigi Rende (il vigilante ucciso durante il tentativo di rapina compiuto in città, in via Ecce Homo, la mattina del 1 agosto 2007 ai danni di un furgone portavalori), è stato in grado di descrivere la mappa delle zone d’azione indicando i posti “franchi” e le aree off limits, atteso che da qualche parte le famiglie di ’ndrangheta competenti per territorio non gradivano la presenza di rapinatori. E a tal proposito indica i quartieri cittadini (Mosorrofa e Cataforio) e comuni della provincia (Melito Porto Salvo) dove, secondo quanto riferito dal collaboratore, mettere a segno un “colpo” poteva costare veramente caro. Ma lo “scibile” criminale di Marino spazia anche in campi diversi. Come quello della sua appartenenza alla cosca dei “Ficareddi”, i legami con il potente clan dei Serraino, il traffico di sostanze stupefacenti, il traffico di armi da guer- ra come i kalashnikov. Ma ci sono argomenti scottanti come un omicidio compiuto a Roma, simulando un incidente stradale. E poi un presunto caso di infedeltà che vedrebbe come protagonista un appartenente alle istituzioni. Il pentito avrebbe sostenuto di aver appreso da Giovanbattista Familiari (uno dei complici condannati all’ergastolo per la rapina conclusa tragicamente con l’assassinio di Gigi Rende) che «a Reggio Calabria vi era un carabiniere che passava informazioni utili al nostro gruppo criminale». Marino sarebbe sceso anche nei particolari facendo riferimento a un episodio in qualche modo legato al territorio di Sant’Alessio in Aspromonte che testimoniava il coinvolgimento del militare dell’Arma. Il collaboratore di giustizia, inoltre, si sarebbe avventurato più volte con le sue rivelazioni sul terreno della “zona grigia”, di quell’ambito dove si muovono personaggi spesso insospettabili ma responsabili di reati gravissimi. Un settore che, purtroppo, non sempre viene scandagliato adeguatamente. Marino avrebbe indicato agli inquirenti della Dda i nomi di un avvocato e di un magistrato che, a suo dire, si sarebbero resi responsabili di comportamenti da codice penale. Nelle sue rivelazioni il pentito ha trattato che le pressioni che sarebbero state fatte sui suoi familiari in diverse circostanze. Soprattutto sulla moglie e sul fratello. Pressioni che, secondo Marino, erano finalizzate a condizionare le sue scelte. Tra gli episodi raccontati dal collaboratore di giustizia vi sarebbe anche la progettazione e la commissione di un omicidio a Roma. Marino avrebbe sostenuto di essere stato contattato, tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, da una persona che lavorava alla forestale. E questa persona gli avrebbe commissionato il “lavoretto”: un omicidio da eseguire nella Capitale ricevendo in compenso la somma di 50 mila euro. Il pentito si è autoaccusato dell’esecuzione del delitto, aggiungendo un particolare agghiacciante: la vittima, un anziano, si trovava in compagnia del figlio. Ed era stato proprio il giovane a dare il mandato a uccidere il genitore per problemi connessi all’eredità. Marco Marino Il palazzo del Cedir è sede degli uffici giudiziari Avv. Antonino Aloi REGGIO Sequestrati da Carabinieri e Finanza un’azienda e automezzi per un valore di 2 milioni di euro “Meta”, sigilli ai beni dell’imprenditore Barbieri REGGIO CALABRIA . Ancora un sequestro di beni. Nella mattinata di ieri i carabinieri del Comando provinciale e del Ros, in collaborazione con il Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale cittadino. Il provvedimento riguarda beni mobili e immobili per un valore di circa 2 milioni di euro, riconducibili all’imprenditore reggino Domenico Barbieri, 54 anni, ed è conseguente all’operazione “Meta”. L’inchiesta della Dda, coordina- ta dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo, aveva portato all’operazione “Meta” delineando le articolazioni territoriali della ‘ndrangheta del capoluogo reggino, con particolare riferimento alle cosche Condello, De Stefano Libir, ma anche nell’hinterland tirrenico, con riferimento alle cosche Buda-Imerti e Zito-Bertuca per Villa San Giovanni e Fiumara di Muro. Dall’attività di indagine è emerso che Domenico Barbieri, parente di associati di primo piano alla ’ndrangheta, aveva la piena disponibilità e gestione dell’impresa e dei mezzi finiti sotto sequestro per conto, secondo l’accusa, delle cosche Buda, Imerti e Condello. Il provvedimento di sequestro emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale ha interessato l’impresa individuale “Barbieri Vincenzo Carmine”, con sede nella frazione cittadina di Villa San Giuseppe, esercente l’attività di costruzione di edifici residenziali e non residenziali, del valore stimato superiore a 1 milione 650 mila euro. I sigilli sono stati, inoltre, apposti agli automezzi utilizzati nell’attività lavorativa: un Toyo- Il pm Giuseppe Lombardo ta Rav4; un autocarro con cassone ribaltabile Astra Hd7; un’autocisterna Fiat 180; una motopala gommata Fiat Hitachi Fh130; un escavatore Jcb Js210; un mini escavatore Komatsu 28U; un escavatore O.&K. Rh6; un autocarro Fiat Iveco Om 65-10; una motopala Hanomag 22C; un autocarro Fiat Iveco Om 65; una betoniera autocaricante Fiori; un autocarro Fiat 643; un bobcat pala Jcb; una terna gommata Jcb; un autocarro con cassone ribaltabile Fiat Iveco Daily 35. Sequestrati, infine, quasi 300 mila euro trovati su due conti corrente bancari.(p.t.) GALLICO Una Punto con tre persone a bordo schiacchiata tra l’auto che la precedeva e quella che la seguiva. Entrambe di Villa le vittime Reggio, spaventoso tamponamento sul raccordo. Due morti REGGIO CALABRIA . Spaventoso incidente ieri sera sul raccordo autostradale, in direzione Nord, in prossimità dello svincolo di Gallico. Il bilancio è di due morti e due feriti. In un tamponamento a catena, avvenuto poco prima delle 22, una Fiat Punto, secondo la prima ricostruzione, è finita schiacciata tra l’Alfa “Mito” che la precedeva e un’altra Fiat Punto che la seguiva. L’impatto è stato tremendo e il conducente dell’utilitaria, Giovanni De Donno, 59 anni, originario di Villa San Giovanni ma residente in Piemonte, è morto sul colpo. Anche l’uomo che viaggiava sul sedile accanto al posto guida, Sandro Santoro, 55 anni, di Villa San Giovanni, è rimasto incastrato tra le lamiere, riportando ferite gravissime che hanno determinato il decesso. Sul sedile posteriore della Punto, ridotta a un ammasso di rottami, viaggiava Umberto Princi, 42 anni, anch’egli originario di Villa San Giovanni ma residente a Cosenza. A lui è andata decisamente meglio dei Un particolare dell’auto di De Donno compagni di viaggio: ha riportato ferite non gravi. Ferito in modo lieve anche un passeggero dell’altra utilitaria coinvolta nell’incidente. Per estrarre le due vittime dalle lamiere contorte della Punto è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco, giunti sul posto insieme con gli equipaggi del distaccamento Polstrada di Villa San Giovanni, diretti dall’ispettore capo Enzo Moscato, e gli equipaggi del servizio 118. Gli agenti hanno avuto il loro bel da fare perché con il transito interrotto e con le squadre dell’Anas e dei Vigili del Fuoco impegnate nelle operazioni di soccorso, si è formata una coda chilometrica. Dai primi accertamenti sembra che a provocare il rallentamento sia stata una nube di fumo che ha invaso all’improvviso la carreggiata. Il fumo, secondo quanto è stato possibile apprendere, proveniva da un incendio di sterpaglie appiccato da qualche incosciente in un terreno sotto un vicino cavalcavia. Trovandosi all’improvviso con la visibilità azzerata, il conducente della prima auto coinvolta nell’incidente è stato costretto a frenare, incontrando qualche problema di tenuta anche perchè l’asfalto era viscido a causa della pioggia caduta per buona parte della giornata. Nelle due ore successive al tamponamento il traffico in direzione Nord è stato deviato all’altezza dello svincolo di Reggio Porto per far ritorno in autostrada allo svincolo di Gallico. Le operazioni sono state lunghe, anche perchè prima di ricevere l’autorizzazione alla rimozione dei mezzi incidentati, gli specialisti della Polizia Stradale hanno dovuto completare tutti i rilievi. Poi il personale Anas ha dovuto provvedere alla rimozione di parti meccaniche e detriti prodotti dallo spaventoso impatto. La situazione è tornata alla normalità solo dopo mezzanotte. L’Anas, nel diffondere la notizia del tragico tamponamento registrato nei pressi di Gallico, ha rivolto a chi viaggia la raccomandazione a una guida prudente, rispettando le norme del nuovo Codice della Strada. Nel comunicato si ricorda che l'informazione agli automobilisti sulla viabilità e sul traffico è assicurata attraverso le emittenti radio-televisive, il sito Anas www.stradeanas.it, e il numero verde 800.290.092 specifico per l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria.(p.t.) I mezzi di soccorso sul luogo del tragico incidente avvenuto ieri sera nei pressi di Gallico 32 Giovedì 27 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud Cronaca di Reggio Via Diana, 3 - Cap 89123 Tel. 0965.897161 / Fax 0965.897223 [email protected] Mediterranean Cup ecco la 27. edizione Domani al Consiglio regionale alle 11 verrà presentata la 27. edizione della Mediterranean Cup. Concessionaria: Publikompass S.p.A. Via Diana, 3 - Cap 89123 Tel. 0965.24478 / Fax 0965.20516 [email protected] . PROVINCIA Presentata nella Sala Biblioteca la seconda edizione de “La Ferita” promossa dal Museo della ‘ndrangheta e dedicata al tema delle collusioni Quella linea di confine chiamata zona grigia Pignatone: «Le mafie si alimentano dal tessuto di relazioni». Raffa: «La politica non deve delegare» Pino Toscano “La Ferita” atto secondo. Il Museo della ‘ndrangheta guidato da Claudio La Camera raddoppia con una nuova edizione del seminario internazionale. Il tema di quest’anno è l’area grigia, quella linea di confine dentro la quale si muovono i rapporti di contiguità, complicità e collusione che tendono a connotare tradizionalmente le organizzazioni criminali. «Con questo ciclo», spiega La Camera introducendo l’incontro nella Sala Biblioteca della Provincia, «vogliamo proporre una riflessione sulla configurazione dell’area grigia: come prende forma, come si struttura, quali sono gli elementi che la caratterizzano, anche sul piano simbolico e culturale. In secondo luogo vogliamo analizzare gli attori che si muovono al suo interno e i meccanismi che la fanno funzionare. Sarà inoltre importante prendere in esame i vantaggi per i mafiosi e i loro complici, ma anche considerare gli svantaggi che ne derivano per la collettività». Il punto di vista del presidente della Provincia Giuseppe Raffa circa i ruoli e i comportamenti delle parti in causa è netto: «Sul tema della legalità la politica non deve delegare. Perché tali percorsi non devono più essere appannaggio delle forze dell’ordine e della magistratura, che svolgono un lavoro encomiabile, ma di- ventare una forma di educazione sociale alla quale non ci vogliamo sottrarre. E devo dire che sono tanti i progetti che, su tutto il territorio provinciale, stiamo mettendo in campo con l’intento di alimentare, in particolare tra le nuove generazioni, questa voglia di legalità che quotidianamente si percepisce e che, necessariamente, deve essere ripensata. In questo senso l’iniziativa del Museo della ‘ndrangheta, che noi sosteniamo con entusiasmo per l’alto profilo che la distingue, ci aiuta a definire meglio una strategia comune contro la mafia e i livelli collaterali». Anche Lucio Dattola, presidente della Camera di Commercio, pensa che qualcosa stia finalmente cambiando: «Registro un diverso sentire, soprattutto tra i ragazzi. Merito di azioni come questa del Museo della ‘ndrangheta, che si rivolgono direttamente alle coscienze». E lancia in orbita l’ottimismo: «Speriamo di ritrovarci un giorno tutti assieme a festeggiare la fine della mafia». Eduardo Lamberti-Castronuovo sottolinea l’impegno della Provincia: «La scelta del presidente Raffa di istituire un assessorato alla Legalità la dice lunga sull’intenzione dell’Ente. A cominciare dalla trasparenza degli atti amministrativi. Al riguardo anticipo una notizia: d’ora in avanti, oltre le delibere, si potranno conoscere anche le determine, in modo che il controllo de- Eduardo Lamberti-Castronuovo, Giuseppe Pignatone, Giuseppe Raffa, Lucio Dattola, Demetrio Arena e Claudio La Camera; uno scorcio del pubblico mocratico dei cittadini sull’attività del Palazzo sia completo». La parola passa al procuratore della Repubblica, Giuseppe Pignatone: «Quando sono arrivato in questa città», ricorda, «ho detto, e poi ripetuto molte volte, che accanto alla repressione era necessario avviare una battaglia culturale per scuotere la cosiddetta società civile e farla uscire dal torpore, condizione fondamentale senza cui nulla è possibile. Devo dire che, sotto questo aspetto, mi sono trovato in sintonia con gli enti istituzionali, e in particolare con la Provincia, nell’attuale e nella precedente composizione». La spinta propulsiva all’emergere della consapevolezza, da parte della comunità, di doversi schierare da parte giusta, viene dai risultati ottenuti sul campo. Che il procuratore riassume in una battuta: «Le indagini di questi anni hanno dato una forza eccezionale». Pignatone apprezza molto il lavoro del Museo della ‘ndrangheta, orientato a suscitare buone prassi, ed è tra i principali sostenitori del seminario, «che non sia una riflessione tra giuristi ma venga infiltrato da varie strutture della società capaci di allargare lo spettro di una visione non limitata a quella della procura». Specie se si parla di zona grigia, che secondo il magistrato è un’area nevralgica: «Le mafie non sarebbero così vive dopo cinquant’anni se non avessero questo tessuto di relazioni». Avanza la coscienza antimafia? Il sindaco Demetrio Arena non ha dubbi: «Fino a dieci anni fa non si facevano manifestazioni contro la ‘ndrangheta. Questo è il momento di incidere e di farlo tutti insieme. Sarebbe un tragico errore se la criminalità diventasse motivo di scontro politico». Hanno detto La Camera. «Vogliamo riflettere sull’area grigia: come prende forma, come si struttura, quali sono gli elementi caratterizzanti». Dattola. «Registro un diverso sentire, soprattutto tra i ragazzi. Merito anche di azioni come questa del Museo della ‘ndrangheta, che si rivolgono direttamente alle coscienze». Lamberti. «La scelta di Raffa di istituire un assessorato alla Legalità la dice lunga sull’intenzione dell’Ente. A cominciare dalla trasparenza degli atti amministrativi». Arena. «Dobbiamo procedere uniti. Sarebbe un tragico errore se la lotta alla mafia diventasse motivo di scontro politico». Il programma si svilupperà dal 5 dicembre al 3 febbraio con una serie di dibattiti tra specialisti della materia Tre mesi di analisi per affinare gli strumenti culturali contro il crimine Il programma inizia il 5 dicembre con la trattazione del tema “Le azioni di contrasto e le azioni della società civile”. Seguirà la sessione dedicata al tema “Società e agenzie educative”, quella sui beni confiscati, l’altra rivolta ai minori” e poi le “Azioni di contrasto”. Il 1 febbraio ecco “L'area grigia della ndrangheta” con le relazioni di Fulvio Librandi, Giuseppe Pignatone e Francesco Musolino. A seguite: “La dimensione criminale dell'area grigia e i reati dei colletti bianchi”. Relazioni di Giovanni Fiandaca, Alberto Vannucci, Costantino Visconti, Piergiorgio Morosini e Fulvio Rizzo. Giovedì 2 febbraio “Relazioni e affari nell’area grigia”. Relazioni di Rocco Sciarrone, Michele Prestipino. Tavola rotonda con Ivan Cicconi e Lucio Dattola. E poi “Immagini e rappresentazioni sociali della ndrangheta”. Relazioni diFulvio Librandi e Vincenzo Macrì. Tavola rotonda con Vito Teti, Tano Grasso, don Antonino Iachino, Giacomo Panizza e Piero Fantozzi. Venerdì 3 febbraio. La criminalità dei potenti tra mafia e politica. Relazioni: Nando Dalla Chiesa, Vittorio Mete, Enzo Ciconte, Pietro Grasso e Giuseppe Pignatone. Un calendario fitto di incontri, come si vede, che avrà come protagonisti, oltre i relatori già citati, numerose personalità della cultura, dell’economia, delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni. Pietro Grasso Nando Dalla Chiesa Gazzetta del Sud Giovedì 27 Ottobre 2011 39 Cronaca di Reggio . In appello il processo nato dall’inchiesta sul clan Libri Campus “ Testamento” il pg Mollace chiede la condanna di tutti gli imputati Al Villaggio dei giovani torna Orientiamoci Anche di Labate e Pileio assolti in Tribunale dal concorso esterno in associazione mafiosa Confermare le pene contenute nella sentenza di primo grado e condannare a 10 anni e 8 anni di reclusione l’ex consigliere comunale di An, Massimo Labate, e il suo segretario Vincenzo Pileio, entrambi assolti in Tribunale. Sono queste le richieste formulate ieri dal sostituto procuratore generale Francesco Mollace per i 6 imputati del troncone ordinario del processo “Testamento” che si sta celebrando davanti alla alla Corte d’appello (Natina Pratticò presidente, Angelina Bandiera e Daniele Cappuccio giudici) In primo grado il Tribunale aveva condannato a 12 anni Giuseppe Libri, Alessandro Collu e Francesco Giuseppe Quattrone mentre 10 anni erano stati inflitti a Bruno Crucitti. Assolti invece, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa sia Pileio che Labate. Secondo il pg Mollace, l’ex consigliere comunale, proprio per il ruolo ricoperto in seno a Palazzo San Giorgio, avrebbe favorito la cosca Libri, anche e soprattutto dal punto di vista economico, per la realizzazione di una mostra pittorica, allestita all Castello Aragonese, e una festa rionale nel quartiere di San Giorgio Extra. A fare da filo conduttore tra la cosca Libri e l’esponente politico sarebbe stato, sempre secondo l’accusa, il suo segretario particolare Vincenzo Pileio. In primo grado però, i giudici non avevano accolto le richieste del pm Giuseppe Lombardo. Nella precedente udienza era stato di scena nel processo Roberto Moio, nipote del boss Giovanni Tegano. Il pentito, pur dichiarando di non conoscere esattamente i fatti contestati a Labate, ha sostenuto di sapere che l’ex consigliere comunale era «aiutato dalla cosca Libri». Il collaboratore ha precisato inoltre, di conoscere in modo superficiale Labate da più di un ventennio, da prima quindi che venisse eletto e che entrasse a far par parte della Polizia di Stato. Moio ha riferito anche sulla posizione di Vincenzo Pileio dicendo che lo stesso gli aveva chiesto dei voti elettorali, senza però specificare a chi servisse questo appoggio politico. Massimo Labate, ex poliziotto in servizio Mobile della Questura reggina, era stato eletto in occasione delle consultazioni del 2002 e del 2007. Su questo particolare, Moio ha dichiarato che Labate era “sostenuto” da Nino Caridi, genero del defunto boss di Cannavò Mico Libri, condannato il 15 febbraio scorso a 7 anni di carcere nell’ambito sempre del processo”Testamento”, ma nel filone abbreviato; e nel processo d’appello celebrato col rito abbreviato, era stato condannato a 9 anni e 4 mesi di carcere, Pasquale Libri, 72 anni, attuale vertice della storica famiglia di ‘ndrangheta. Condannati anche Antonino Sinicropi, 42 anni, a 6 anni di reclusione, Antonio Libri, 28 anni, e Filippo Rodà, 32 anni, a tre anni e quattro mesi; Cristofaro Zimbato, 35 anni, e Antonio Riccardo Artuso, 35 anni, erano stati condannati entrambi a un anno e quattro mesi di carcere. L’inchiesta “Testamento” porta la firma del pm della Dda Giuseppe Lombardo. L’operazione era scattata nel luglio 2007. La squadra mobile si era occupata dei riassetti criminali in seno alla cosca Libri dopo la morte del boss Mico Libri; da qui appunto il nome “Testamento” che mette in luce proprio le attività del clan Libri di Cannavò alla prese con la successione di ruoli e poteri da gestire. Dopo la requisitoria del pg Mollace, l’udienza ha registrato le arringhe dei difensori. È intervento nella discussione l’avvocato Domenico Alvaro, in difesa di Massimo Labate. Il legale ha sostenuto che rispetto al processo di primo grado non c’era nulla di nuovo e che la sentenza di assoluzione del suo assistito andava confermata.(p.t.) Il sostituto procuratore generale Francesco Mollace ha formulato le richieste nel processo “Testamento” Ieri pomeriggio. L’incidente si è verificato subito dopo lo svincolo Via Lia, scontro tra auto e blindato Uno spettacolare incidente si è registrato ieri nel primo pomeriggio. Subito dopo lo svincolo di via Lia, in direzione sud, una vettura si è scontrata con un furgone blindato di una ditta che trasporta valori. L’impatto tra i due automezzi è stato violento, le vetture coinvolte soprattutto l’utilitaria si è accartocciata, ma fortunatamente non ha provocato grossi danni ai conducenti. La vettura con il cofano accartocciato dopo lo scontro Una tre giorni per rinnovare l’appuntamento con l’orientamento. Dal 29 al 31 il “Villaggio dei Giovani”, in Via Gabbione al mare (nei pressi della stazione Omeca), ospiterà il campus di orientamento universitario e metodologia alla scelta promosso dall'Associazione Attendiamoci. Iniziativa promossa dall’associazione guidata da don Valerio Chiovaro in collaborazione con UniOrienta, il Centro di orientamento di Ateneo dell'università degli studi “Mediterranea”. Un appuntamento che torna come tradizione all’insegna del titolo “Orientiamoci 2011-VII edizione” . Il Campus nasce dall'esigenza di fornire conoscenze e incrementare competenze atte ad effettuare scelte di vita consapevoli ed efficaci. La realizzazione di un contesto relazionale significativo e positivo, la presenza di tutor e professionisti consente di sperimentarsi, mettendosi in gioco in prima persona, favorendo un processo di consapevolizzazione della scelta universitaria quale tappa fondamentale del proprio percorso di crescita e realizzazione personale. All'iniziativa parteciperanno trenta giovani, frequentanti il 4. e 5. anno delle scuole medie superiori della Provincia di Reggio Calabria, che hanno superato positivamente un colloquio conoscitivo motivazionale. Nel corso del campus i ragazzi seguiranno lezioni, saranno coinvolti da test, quiz e avranno modo di consultare materiale didattico. Giovedì 27 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud 46 Reggio Ionica . MARINA DI GIOIOSA La sentenza d’appello per gli abbreviati dell’inchiesta “Sessè” CAULONIA Traffico di droga col clan dei rom otto anni di carcere a Nicola Alì Nascondeva munizioni sotto terra, denunciato un giovane Pene confermate per tre degli imputati, sconti per gli altri quattro Rocco Muscari LOCRI La Corte d’appello di Reggio Calabria (presidente Natina Pratticò, giudici Bandiera e Campagna) ha disposto la conferma della pena di primo grado nei confronti di Rocco Totino (10 mesi, e 4 mila euro di multa); Renato Fantò, (6 mesi e 2 mila euro) e Danilo Pezzaniti (1 anni e 2 mesi, e 12 mila euro), come richiesto dal pg Tiziano Masini. Invece la Corte ha rideterminato la condanna, con sconti di pena, per Antonio Stillisano (3 anni, 8 mesi e 16 mila euro di multa), Giuseppe Lombardo inteso “Zì Nandì”, (6 anni, 6 mesi e 28 mila euro), Carlo Lattarulo (4 anni e 8 mesi, e 20 mila euro), Nicola Antonio Alì, inteso “il pazzo” (8 anni e 30 mila euro). La sentenza del processo “Sessè” è giunta al termine della discussione nel corso della quale ieri hanno chiesto l’assoluzione per i propri assistiti gli avvocati Leone Fonte, Riccardo Misaggi e Francesco Macrì. Nel processo l’avv. Antonio Nocera aveva concluso censurando la sentenza di primo grado nell’interesse di Carlo Lattarulo, il quale oltre a un riduzione della pena ha ottenuto la revoca dell’interdizione perpetua e quella legale. L’avvocato Domenico Lupis, difensore di Nicola Alì, ha ottenuto la riduzione di due anni di detenzione e della metà della multa comminata in primo grado. L’operazione “Sessè”, dal nome in codice dato alla cocaina dagli associati, è stata eseguita dai carabinieri del Gruppo Locri e delle compagnie di Locri, Roccella Jonica e Bianco nel Nicola Antonio Alì Giuseppe Lombardo Carlo Lattarulo Antonio Stillisano Rocco Totino Renato Fantò LOCRI Nel processo ordinario “Lacks” anche quattro assoluzioni Traffico di immigrati clandestini condannati tre indiani e un italiano LOCRI. Si è concluso con la sen- tenza di condanna per complessivi 30 anni di reclusione e multe per oltre 350 mila euro il processo in rito ordinario nato dall’operazione “Lacks”. Il Tribunale di Locri, (presidente Alfredo Sicuro a latere Piercarlo Frabotta e Angelo Ambrosio) ha condannato Saravjeet Singh, a 10 anni di carcere, in quanto ritenuto capo promotore di un’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per lo stesso reato, con l’esclusione del ruolo di organizzatori e promotori, sono stati condannati ad 8 anni di reclusione ciascuno Surjeet Singh alias “Ciacia” e Darshan Singh alias “Goldy”. Nei confronti dei tre indiani il Tribunale ha disposto una multa complessiva di circa ottomila euro e che, a pena espiata, siano espulsi dal territorio italiano. Infine è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione Andrea Antonio Scarano, obbligato a pagare una multa di 340 mila euro, perché ritenuto responsabile di aver favorito, attraverso 25 attestazioni di lavoro ritenute false, l’ingresso di cittadini extracomunitari in Italia. Sono stati invece assolti Francesco Romeo, difeso dagli avvocati Giovanni Scarfò e Antonio Russo, Caterina Balzano, assistita dall’avvocato Cosimo Armando Figliomeni, accusati di falso, Andrea Antonio Scarano LOCRI La trascrizione curata dalle difese di Ritorto e Audino Caso Fortugno, nell’intercettazione spunta pure un «passaggio di livello» LOCRI. Dalla trascrizione effettuata dal consulente delle difese di Salvatore Ritorto e Domenico Audino sul contenuto della conversazione intercettata dalla polizia nella casa di Prato del boss defunto Domenico Libri, il 13 ottobre 2005, emerge chiaramente la frase «si è dimenticato compare Fortugno». E, circostanza nuova, la frase «passaggio di livello», che per due volte viene richiamata da Antonino Sinicropi, nel corso del dialogo con Micu Libri e Salvatore Tuscano. Una frase, questa, che secondo l’architetto Antonio Milicia, nominato dagli avvocati Rosario Scarfò e Eugenio Minniti, sarebbe un elemento in grado di fornire spunti di riflessione utili per comprendere gli argomenti trattati nel corso del dialogo. In particolare l’arch. Milicia, a metà ascolto, trascrive delle frasi attribuite al soggetto indicato con il nome di “Antonello” (Sinicropi) che pronuncerebbe queste parole: «No, c’è un altro fatto, ma questo ha parlato che è da molto... sono più di 15 giorni fa, per questo fatto sono... più... è da molto... (inc.) perché era il passaggio di livello che mancava». Il consulente ha concluso nella relazione sottolineando «forti difficoltà percettive» che sarebbero dovute alla sovraesposizione di suoni provenienti presumibilmente da un apparecchio televisivo oltre che dalla scadente qualità della traccia audio. Di conseguenza il Ctp rileva che alcune parole, o anche interi brani della conversazione, «restano oscuri ed indecifrabili» «L’ambiguità interpretativa marzo del 2010. L’indagine, coordinata dalla Procura di Locri, guidata dal dott. Giuseppe Carbone, si era conclusa in abbreviato davanti al gup di Locri, Caterina Capitò, con oltre trent’anni di reclusione e 168 mila euro di multa per i sette imputati. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno sgominato un rilevante traffico di sostanze stupefacenti, anche grazie all’utilizzo di un’intensa attività di captazione delle utenze telefoniche degli indagati, tra i quali alcuni soggetti appartenenti all’etnia rom di Marina di Gioiosa Ionica e ritenuti il cardine dello spaccio di droga. Nell’ambito dell’inchiesta “Sessè” i militari dell’Arma hanno individuato il presunto anello di congiunzione del traffico di droga nell’imputato Nicola Alì, presso la cui abitazione i carabinieri avevano rinvenuto 400 grammi di cocaina di elevata qualità, già confezionata in dosi di vario peso e pronte per la vendita. Ancora più importante del ritrovamento della sostanza stupefacente è stato il sequestro delle agende personali di Alì, che utilizzando dei soprannomi o degli alias, poi decifrati, annotava tutti i “clienti”. Durante l’operazione i militari dell’Arma hanno sequestrato i circa 500 grammi di cocaina, 100 di marijuana, 200 di sostanza da taglio e 4 bilancini di precisione, ma anche 4 pistole semiautomatiche, un revolver, una pistola elettrica, un giubbetto antiproiettile e circa 200 cartucce per pistola di vario calibro, e 16.500 euro, tra titoli e contante. e i cittadini indiani Karan Ashta e Tonj Singh, difesi dall’avv. Carmelo Macrì, dall’ipotesi di estorsione aggravata. Ha retto, quindi, l’impianto accusatorio formulato dal pm Rosanna Sgueglia, sulla base della copiosa indagine eseguita dai carabinieri della Compagnia di Locri, all’epoca guidata dal maggiore Ciro Niglio, che nel giugno del 2009 ha portato all’esecuzione di 11 arresti per un totale di 47 indagati. Nel contesto del processo, però, è caduta la contestazione dell’aggravante della “transnazionalità” dell’associazione, come dimostrato nel corso dell’arringa dall’avv. Giovanni Scarfò, richiamandosi, tra l’altro, al contenuto del dispositivo della sentenza “Fehida”. Il modus operandi dell’organizzazione si basava sull’aggiramento della normativa relativa alla concessione dei visti d’ingresso “per lavoro subordinato”.(r.m.) derivata da limitazioni oggettive all’ascolto – scrive Milicia – giustifica a mio avviso le numerose differenze riscontrabili confrontando i testi tra la mia trascrizione e quella della Squadra Mobile». Il consulente definisce di rilevanza processuale il contenuto di alcuni brani, dallo stesso decifrati, e scrive «con ragionevole certezza» che sarebbero rimasti «incomprensibili o diversamente interpretati» dalla polizia. Come si ricorderà sull’intercettazione a casa Libri la Dda ha escluso che i dialoganti abbiano parlato del delitto Fortugno tre giorni prima dell’agguato di Palazzo Nieddu. Al contrario per gli avvocati Scarfò e Minniti, difensori di Ritorto e Audino, ci sarebbero spunti nuovi che devono essere valutati.(r.m.) Antonello Lupis Rocco Femia, il sindaco di Marina di Gioiosa, al momento dell’arresto MARINA DI GIOIOSA Dalla Dda reggina “Circolo formato” chiesto il giudizio per tutti gli indagati LOCRI. La Procura distrettua- le Antimafia di Reggio Calabria ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i 40 indagati dell’operazione denominata “Circolo Formato”, scattata nel maggio scorso contro presunti appartenenti all’asserita cosca “Mazzaferro” operante nel territorio di Marina di Gioiosa. Tra i soggetti raggiunti dalla misura cautelare, a vario titolo accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, anche l’allora sindaco della cittadina ionica Rocco Femia, detto “Pichetta”, e tre ex assessori della giunta nominata a seguito della vittoria alle elezioni amministrative dell’aprile del 2008: Rocco Agostino, detto “Gemello”, assessore alle politiche sociali, Vincenzo Ieraci, assessore all’Ambiente, nonché Francesco Marrapodi, già assessore ai Lavori pubblici, in atto agli arresti domiciliari. Gli ex amministratori, lo ricordiamo sono stati prima sospesi dal prefetto Luigi Varratta e in seguito dichia- rati decaduti con il decreto ministeriale che ha disposto il commissariamento del Comune di Marina di Gioiosa. Le indagini, coordinate dalla Distrettuale reggina, guidata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Nicola Gratteri e dal pm Maria Luisa Miranda, sono state svolte dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria, coadiuvati dal Commissariato di Siderno e dallo Sco, che hanno spezzato il presunto connubio tra ‘ndrangheta e politica che, dal 2008, avrebbe diretto ogni attività a Marina di Gioiosa. Le investigazioni degli agenti di Polizia sono state condotte attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, ma anche con i metodi cosiddetti tradizionali, con servizi di osservazione e pedinamento che hanno portato gli inquirenti a documentare, in aperta campagna, anche un presuntorito di affiliazione di due presunti “picciotti” inseriti al centro di un “circolo formato”.(r.m.) ROCCELLA Nel corso di un vasto servizio di controllo del territorio, i carabinieri della stazione di Caulonia hanno denunciato alla Procura di Locri C.S., di 32 anni, per omessa custodia di munizioni e detenzione illecita di 96 cartucce di vario calibro occultate in alcuni tubi in plastica a loro volta interrati. La denuncia è scattata a seguito di una perquisizione domiciliare. MAMMOLA. Sono stati denunciati all’autorità giudiziaria un operaio e uno studente ritenuti, responsabili di furto di energia elettrica. Si tratta di R.M., di 52 anni, e di E.P., 21 anni. PALIZZI MARINA. I carabinieri della locale stazione e i militari della seconda compagnia speciale del Gruppo operativo Calabria 2. plotone distaccamento di Roccella Jonica, hanno deferito all’autorità giudiziaria M.A. di 28 anni, per guida senza patente e R.M., di 37 anni, per reati in materia di tutela ambientale. BOVALINO. I carabinieri hanno effettuato, nella giornata di ieri, un vasto servizio di controllo del territorio finalizzato anti microcriminalità. Nel corso del servizio (una trentina i militari impegnati per diverse ore) sono state effettuate una ventina di perquisizioni domiciliari e controllati, lungo le principali arterie cittadine, oltre cento veicoli. ROCCELLA «Come fa Misiti a sapere?» SIDERNO Lavori variante Anas la “Effeser” precisa: «Gara ancora aperta» Via libera a Mirto al campo di calcio Stefania Parrone ROCCELLA «Per il completamento dei lavori della variante Anas «non è stato individuato nessun nuovo aggiudicatario, in quanto la commissione di gara sta analizzando le anomalie dell’impresa Alpin srl (seconda in graduatoria, ndc) quindi come si può dire che l’aggiudicataria dei lavori è la Cotea Costruzioni quando ancora non è stato aperto neanche il plico contenente le giustificazioni della stessa impresa?». A precisarlo con una nota sono i responsabili dell’“Effeser srl” di Roma, una delle imprese che hanno partecipato al bando dell’Anas per l’assegnazione dei lavori e che inizialmente era stata considerata aggiudicataria. La puntualizzazione arriva a seguito delle dichiarazioni fatte dal viceministro alle Infrastrutture Aurelio Misiti al sindaco di Roccella Certomà e da noi riportate. La Effeser che oltre a ricorrere al Tar (e si attende tuttora l’esito del ricorso) a seguito del provvedimento di revoca dell’aggiudicazione datato agosto 2011, ha voluto puntualizzare che non è vero che i lavori sono stati aggiudicati alla terza ditta in graduatoria poichè «le operazioni di verifica delle anomalie sono riprese il 13 ottobre scorso nella seduta pubblica tenuta all’Anas, nella direzione generale di Roma e alla quale abbiamo assistito. Nella stessa seduta – si legge nella nota – la commissione ha riferito che si ripartirà col verificare le anomalie della seconda impresa in graduatoria, per poi procedere via via con il terzo o il quarto concorrente, solo nel caso in cui il secondo non riesca a giustificare le anomalie». Secondo l’Effeser srl, inoltre, «dire che è stata finalmente individuata l’impresa in regola, equivale a dire che le altre che l’hanno preceduta non sono in regola Semmai nel futuro la “Cotea costruzioni” divenisse realmente l’aggiudicataria dei lavori, verrebbero forti dubbi sulla legittimità dell’aggiudicazione, in quanto la notizia è stata data a scatola chiusa, e cioè prima che venisse analizzata la documentazione presentata dall’impresa. Trattandosi di un appalto pubblico la commissione di gara, quando e se esclude la seconda impresa in graduatoria (cioè la Alpin Srl), deve riunirsi e rendere pubblico l’inizio della verifica delle giustificazioni del terzo concorrente (cioè la Cotea costruzioni Srl) e cosi via per il quarto ecc. La procedura si chiude quando viene individuato l’aggiudicatario e se ne dà comunicazione, sempre in seduta pubblica. È legittimo che gli amministratori di Roccella facciano di tutto per vedere la fine di questa controversa vicenda, ma è pur giusto che vengano date notizie corrette, per evitare di intaccare gli interessi altrui. Ad oggi, l’unica impresa "in regola", è la Effeser, unica ad aver superato le anomalie». SIDERNO. Finalmente sarà realizzato il campo da calcio di contrada Mirto. Gli intoppi burocratici sono stati sanati con la firma di una convenzione tra l’Amministrazione comunale, rappresentata dal vicesindaco Pietro Sgarlato, e la Curia vescovile di Locri, avvenuta in Prefettura a Reggio Calabria. L’impianto sportivo con misure regolamentari e fondo in erba, sarà dotato di recinzione, tribuna, spogliatoi e servizi igienici per il pubblico. È prevista una spesa di 280 mila euro frutto del progetto Pon sicurezza, “Gianluca Congiusta”. Il progetto, finanziato dal ministero dell’Interno e praticamente abbandonato, recentemente era stato rimodulato dall’Amministrazione comunale e reso coerente con i criteri di ammissibilità stabiliti dal comitato di sorveglianza. La convenzione prevede la costruzione dell’impianto sportivo su terreno comunale e la gestione per 5 anni della Diocesi e, in particolare, della parrocchia Maria SS. Addolorata. Soddisfatto il sindaco Riccardo Ritorto: «Stavamo correndo il rischio di perdere questo finanziamento – ha dichiarato e la realizzazione di un impianto sportivo regolamentare, che è della massima necessità per la nostra città alla luce dell’aumentato interesse da parte dei giovani sidernesi al calcio e alle attività sportive in genere».(a.b.)