ZOOLOGIA APPLICATA
BIOINDICATORI A
LIVELLO DI
ORGANISMI ANIMALI
Prof. Biagio D’Aniello
Università di Napoli“Federico II”
Dipartimento di Biologia Strutturale e Funzionale
Campus Universitario di Monte Sant’Angelo
Introduzione
bioindicatori
animali
Via
Cinthia – 80126
Napoli
Università Federico II di Napoli
Insetti
Numero enorme di specie. Da soli costituiscono i due terzi di tutte le
specie animali (quelle note). Ovvia quindi la loro ampia capacità
adattativa. Numerose specie sono degli ottimi bioindicatori.
La difficoltà principale dell’uso degli insetti come bioindicatori è che c’è
bisogno spesso di specialisti per determinare le specie.
Introduzione bioindicatori animali
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L’uso degli Scolitidi come indicatori dello stato di salute
della vegetazione
Negli ecosistemi forestali, gli Scolitidi sono tra i Coleotteri più dannosi per
gli alberi.
Essi però attaccano piante che sono in uno stato di salute già precario e
sono in grado d’individuarle.
Quindi, la presenta degli scolitidi nei tronchi è una misura indiretta dello
stato di salute della vegetazione.
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L’uso degli Scolitidi come indicatori dello stato di salute
della vegetazione
Insetti piccoli (max 5 mm), forma compatta, antenne genicolate e
generalmente clavate, protorace molto sviluppato.
Si tratta prevalentemente di specie xilofaghe che vivono in gallerie a
Raggiera, che essi stessi scavano nel legno.
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L’uso degli Scolitidi come
indicatori dello stato di
salute della vegetazione.
Il sistema di gallerie di
prolificazione, spesso consente
l’identificazione (almeno a
livello generico.
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L’uso degli Scolitidi come indicatori dello stato di salute della vegetazione
Ips typographus
Dryocoetes autographus
Gli scolitidi si possonono distinguere in due gruppi in riferimento alla loro capacità di attaccare le
piante. Specie primarie: attaccano alberi in piena salute (es. Ips typographus, Polygraphus
polygraphus, Pityogenes chalcographus, Cryphalus piceae). Secondarie: attaccano tronchi
abbattuti, piante malate o già soggette ad un attacco primario (es. Dryocoetes autographus, D.
hectographus, Hylurgops glabratus).
Polygraphus sp.
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Pityogenes chalcographus
L’uso degli Scolitidi come indicatori dello stato
di salute della vegetazione
Tuttavia studi sulla fisiopatologia delle piante hanno evidenziato che
specie veramente primarie non esistono (almeno in regioni con clima
temperato).
In pratica le piante in perfetta salute sarebbero evitate.
Quindi, gli scolitidi sono in grado d’individuare piante che sono in
deperimento priva che il fenomeno sia palese.
Es. le piante soggette all’inquinamento atmosferico possono essere
sofferenti, ma il fenomeno spesso non è evidente; esse emettono
nell’ambiente uno spettro di sostanze alterate (es. terpeni). A tutt’oggi
nessuno strumento è in grado registrare queste variazioni, mentre gli
scolitidi ci riescono. Ecco quindi che diventano uno strumento
fondamentale per individuare tempestivamente piante con inizi di
disfunzioni fisiologiche e prendere le opportune e tempestive
contromisure.
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L’uso degli Scolitidi come indicatori dello stato di salute
della vegetazione
Tecniche di cattura:
Esame dei tronchi degli alberi individuando punti in cui la corteccia è
sollevata e raccolta mediante pinzette o aspiratore.
Si possono usare anche trappole a feromone (per gli adulti) che sono
particolarmente utili per il monitoraggio delle singole specie.
Inserimento di elementi legnosi che possono attirare gli insetti in procinto
di riprodursi.
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L’uso dei chironomidi come indicatori della qualità delle acque
I Chironomidi sono Ditteri
molto diffusi e vivono in
ambienti molto diversificati.
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L’uso dei chironomidi
come indicatori della
qualità delle acque
Le larve vivono in
acqua dolce, talvolta
salmastra.
Sono gli unici insetti a
possedere emoglobina
nel sangue, per cui
possono colonizzate
ambienti quasi del tutto
anossici.
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L’uso dei chironomidi come indicatori della qualità delle acque
I chironomidi presentano inconsuete capacità delle diverse
specie a tollerare bene modifiche anche sostanziali dei
parametri ambientali, per cui risultano particolarmente idonei
alla valutazione della qualità delle acque.
E’ stato osservato che nei laghi estremamente oligotrofi
predominano le Orthocladiinae, in quelli oligotrofi le
Chironominae, in quelli mesotrofi Sergentia ed
Endochironomus, nei laghi eutrofi Chironomus anthracinus, C.
plumosus, in quelli estremamente eutrofi, C. plumosus.
Nelle acque correnti la situazione è meno chiara, comunque
sembra che ci sia una successione longitudinale. Cioè nel corso
superiore dei fiumi prevalgono Diamesinae e Orthocladiinae,
mentre nel corso inferiore le Chironominae divengono sempre
più importanti. In casi di forte inquinamento organico il
genere Chironomus tende a divenire dominante.
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L’uso dei chironomidi come indicatori della qualità delle acque
Si catturano con retino entomologico o sono attirati con
lampade.
Le larve sono prelevate con benne.
Il riconoscimento delle larve si fa dopo fissazione e
preparazione su vetrino delle teste.
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Il monitoraggio dell’inquinamento agricolo e urbano mediante l’ape
L’ape domestica (Apis mellifera) è utilizzata per saggiare in
laboratorio la tossicità dei prodotti impiegati in agricoltura.
Si calcola la percentuale di mortalità delle api confrontandola
con un campione non trattato.
Si possono usare arnie poste nell’ambiente da studiare all’inizio
della fioritura e si segue l’esperimento per almeno 2 settimane
dopo l’uso di un fitofarmaco.
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Il monitoraggio dell’inquinamento agricolo e urbano mediante l’ape
L’analisi oltre che sul numero di api morte si può eseguire anche
sul polline, miele, cera, nettare e larve.
Inoltre, è importante anche una valutazione
1. Dell’attività di volo: conteggio delle api in uscita dall’alveare
per 30’’ consecutivi, in momenti diversi della giornata;
2. Di bottinamento: conteggio delle api che visitano i fiori in
un’area definita della coltura in esame per 5 minuti, in diversi
momenti della giornata;
3. Della forza della famiglia: una serie di parametri che danno
informazioni sull’efficienza della famiglia (es. attività generale
delle bottinatrici intorno all’alveare; la quantità di provviste in
genere ecc.).
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Pesci
Nei fiumi la presenza di determinate specie può dare utili informazioni riguardo
lo stato di salute del corpo d’acqua. Anzi i fiumi possono essere suddivisi
secondo una zonazione longitudinale in base alle specie presenti.
Trota
Zona della trota: tratto con acque limpide e ben
ossigenate; la correnteè veloce; il fondo sassoso a
massi, ciottoli o ghiaia grossolana; temperatura bassa
che non supera di regola i 13-14°C; vegetazione scarsa.
Zona dei Ciprinidi: tratto in cui sono presenti il barbo e il
barbo canino; acque limpide o torbide per breve tempo;
correnti veloci alternate a zone in cui l’acqua rallenta e
diviene più profonda; fondale a ghiaia fine o sabbia;
temperatura raramente supera i 18-19°C; rare piante;
Barbo
Zona dei Ciprinidi: tratto con la tinca e la scardola; acque
torbide e corrente bassa; fondo fangoso; abbondanti
Introduzione
bioindicatori
piante e temperatura
che raggiunge
ancheanimali
i 25°C.
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Tinca
Pesci
La zonazione la si può rilevare anche nei laghi e si basa su altri criteri
Si ha una zona litoranea con maggiore o minore vegetazione
a macrofite, una zona limnetica (a fanghi e limo) e una distribuzione
verticale, spesso assai variabile, con la presenza di specie bentoniche
(di fondo) quando i fondali sono sufficientemente profondi.
Purtroppo le attuali conoscenze sugli adattamenti fisiologici e
comportamentali delle diverse specie, per evitare o tollerare fattori di
rischio sono ancora troppo frammentarie. Quindi le bioindicazioni
ottenibili sono poco attendibili. Es. i fitofarmaci, pesticidi, metalli pesanti
ecc. sappiamo che sono dannosi e anche le dosi minime tollerabili, ma
non conosciamo bene i tempi e le modalità di denaturazione, di
eliminazione e di accumulo nei pesci.
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Anfibi
Per l’uso degli anfibi vanno
individuate pozze o favoriti accumuli
d’acqua nel luogo d’indagine.
Le uova e i girini a seconda delle
specie, hanno esigenze di acque con
determinate caratteristiche fisicochimiche.
Si possono poi desumere
informazioni sulla qualità ambientale
con la semplice osservazione o la
raccolta di uova e/o girini di anfibi
Anuri, osservando la presenza,
l’abbondanza e l’eventuale successo
di schiusa e di metamorfosi.
Si ottengono quindi informazioni sul
grado di eventuale acidificazione
delle acque, che è determinata dal
tipo di suolo, fattori artificiali e piogge
acide.
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Rettili
Alcune specie di rettili si prestano come bioindicatori.
Se ne può valutare la presenza, la loro abbondanza (più difficile da
rilevare) e il ritmo di crescita, con la valutazione delle classi di età.
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Metodo d’uso pesci anfibi e rettili
I pesci e gli anfibi si catturano con lo storditore che provoca, col suo
voltaggio opportunamente tarato, un temporaneo stordimento e ne
facilita la cattura attirandoli verso il retino.
Si può anche approfittare del materiale raccolto attraverso la pesca
sportiva.
Gli anfibi si catturano anche con un robusto retino dragando tra
vegetazione ripariale.
I rettili si catturano a mano libera o con speciali bastoni per serpenti.
Le analisi chimico-fisiche sono effettuate in laboratori specializzati.
Per l’individuazione dei biocidi, metalli pesanti, altri tossici si è rivelata
particolarmente utile la gascromatografia (preferibilmente liquida),
Per le alterazioni strutturali di organi e tessuti si usa la microscopia
ottica ed elettronica.
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Limiti d’uso
1. Necessità di usare troppi di sistemi di cattura, il che
richiede una competenza eccessivamente varia.
2. Difficoltà di determinazione di molte delle specie nel
periodo larvale e giovanile.
3. Periodi d’inattività e quindi impossibilità di campionare
in coincidenza di periodi d’uso di determinati inquinanti.
4. Difficile trovare popolamenti autoctoni di pesci a causa
di continue reintroduzioni e ripopolamenti.
5. Temporaneità di molte pozze di deposizione per gli
anfibi che impedisce il monitoraggio dei parametri in
corso di studio.
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Pesci, anfibi e rettili come bioindicatori di sostanze
biocide qualche esempio
Insetticidi a base di cloruri organici (es. Lindano e il DDT), fosforati (es.
Trichlorofon e Dichlorvos, prodotto di degradazione del primo nell’acqua) e
erbicidi (es. atrazina) e i metalli pesanti (es. manganese, magnesio, zinco,
cromo, rame, piombo e mercurio) provocano immunodepressione.
Nei laghi e stagni acidificati aumenta l’accumulo di alluminio (specialmente
sulle branchie) e altri metalli in girini e pesci.
L’applicazione massiccia e su larga scala di molti insetticidi, come la
presenza sul terreno di alte dosi di sostanze tossiche, agiscono
direttamente causando la morte dei rettili, che peraltro sono più sensibili
rispetto gli uccelli e i mammiferi.
Introduzione bioindicatori animali
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Pesci, anfibi e rettili come indicatori della qualità,
delle alterazioni e del disturbo ambientali
La quantità di O2 nei bacini idrici naturali o con minima influenza umana
(condizioni quasi non più presenti in Italia, fatta eccezione per molti torrenti
di montagna), costituiscono una condizione importante per la presenza di
determinate specie.
Naturalmente molti altri sono i fattori che caratterizzano la diversa qualità
delle acque naturali continentali (salinità, conduttività, pH, assenza o
presenza percentuale diversa di sostanze chimiche di origine “naturale”
ecc.),
Teoricamente dunque, conoscendo le esigenze delle singole specie, o
perlomeno delle cosiddette specie chiave, potremmo dalla loro presenzaassenza avere una rapida valutazione, sia pur grossolana, sulla qualità
delle acque.
Introduzione bioindicatori animali
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Qualche esempio
La salamandrina dagli occhiali è sensibilissima agli effetti antropici e la sua
scomparsa in determinati siti in cui era stata descritta è un chiaro sintomo di
aggressione all’ambiente, anche se molto generico.
Un’area prativa, a prima vista ben conservata, se è priva di lucertole è
sicuramente poco varia in composizione floristica, è trattata con biocidi o ha
il terreno variamente inquinato. Infatti, l’assenza o l’estrema rarefazione dei
lacertidi testimoniano un altrettanto pesante assenza o rarefazione del loro
cibo (invertebrati, soprattutto insetti).
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Mammiferi e uccelli come indicatori della qualità, delle
alterazioni e del disturbo ambientali
Gli uccelli sono stati più volte utilizzati per valutazioni su larga scala
della qualità ambientale, perché sono diffusi e facilmente osservabili. L’uso
dei mammiferi è più recente.
I mammiferi erano usati quali indicatori ecologici come accumulatori: si
utilizzavano topi, ratti, conigli e lepri che venivano trattati come
accumulatori di veleni. Tali studi si svolgevano spesso all’interno di
laboratori, in condizioni controllate quindi non davano idee precise di ciò
che realmente accadeva in natura.
Uccelli e mammiferi sono ai vertici delle piramidi ecologiche e sono
direttamente influenzati dalle loro prede; quindi assumono una particolare
valenza ecologica. Es. le aquile reali sono assenti in territori in cui sono
assenti le loro prede preferite (es. starne e coturnici), per la semplificazione
dell’habitat delle prede.
Introduzione bioindicatori animali
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Mammiferi e uccelli come indicatori della
qualità, delle alterazioni e del disturbo
ambientali
Dal punto di vista tossicologico, i vertebrati
terrestri risultano maggiormente adatti a
misurare effetti di tossicità cronica piuttosto
che acuta, per la
loro maggiore longevità.
Introduzione bioindicatori animali
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La fauna vertebrata superiore come strumento di
monitoraggio ambientale
In Europa, per esempio, durante la stagione riproduttiva sono presenti
514 specie nidificanti, delle quali circa 240 in Italia
In Europa vivono 184 specie di mammiferi, se si escludono le specie
accidentali e quelle introdotte o mantenute e allevate dall’uomo. Ve ne sono
145 di mammiferi terrestri (Insettivori 21, Chirotteri 30, Roditori 52,
Lagomorfi 4, Carnivori 25, Artiodattili 13) e 39 di mammiferi marini
(Pinnipedi 8, Cetacei 31).
In Italia sono presenti 95 specie di mammiferi terrestri (Insettivori 16,
Chirotteri 29, Roditori 23, Lagomorfi 4, Carnivori 14, Artiodattili 9).
Molti studi di monitoraggio ambientale si basano su analisi di tipo anatomoistopatologico, che misurano gli effetti del bioaccumulo di pesticidi nella
fauna selvatica nonché la circolazione di questi composti all’interno delle
catene alimentari.
Introduzione bioindicatori animali
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La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
La presenza di specie bersaglio può infatti indicare
l’esistenza di una particolare condizione ecologica. Es. il
picchio muratore Sitta europaea indica una buona qualità
della vegetazione arborea, vale a dire una formazione
boschiva che presenta caratteristiche evolutive naturali o
prossime a queste.
Si possono avere indicazioni anche utilizzando i
gruppi trofici, cioè insiemi di specie a regime
alimentare simile. Es. il gruppo trofico dei granivori
(per esempio Fringuellidi) può essere un ottimo
indicatore di inquinamento da erbicidi. L’erbicida
utilizzato in agricoltura si accumula all’interno o sulla
superficie dei semi che vengono ingeriti dagli uccelli.
L’effetto di tali sostanze si può misurare
quantitativamente attraverso variazioni demografiche
e qualitativamente attraverso esami biochimici
Introduzione bioindicatori animali
effettuati sui
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tessuti degli uccelli.
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
sterpazzola
In alcuni casi i decrementi
demografici di determinate specie
non sono riconducibili a cause
locali. Es. la sterpazzola Sylvia
communis e il topino Riparia riparia,
migratori transahariani, si sono
ridotti a partire dagli anni Sessanta
in seguito a un periodo di
eccezionale siccità verificatosi nei
quartieri di svernamento africani.
Nibbio reale
la scomparsa dei rapaci
all’interno delle reti ecologiche
indica un’alterazione dei rapporti
all’interno degli ecosistemi e
l’instaurarsi di una condizione
potenzialmente instabile nei
rapporti tra le popolazioni
delle prede e dei predatori.
Introduzione bioindicatori animali
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topino
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
L’accumulo di DDT si è dimostrato fatale per molte specie di uccelli perché interferisce nel
processo di formazione del guscio cosicché le uova risultano più fragili, rompendosi prima della
schiusa.
Tale sostanza si accumula nelle popolazioni di specie predatrici lungo la catena biologica
(amplificazione biologica). Particolarmente colpiti sono stati i falconiformi, che si nutrono tra l’altro
di uccelli insettivori (che già avevano concentrato la sostanza) e i pellicani, che si nutrono
di pesci, nel cui tessuto adiposo si riscontra un forte accumulo di tali sostanze insetticide
cloridrate.
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Pellicano
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Falco pellegrino
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
Tutte le specie di Chirotteri italiani sono esclusivamente
insettivore. Tale regime alimentare li porta ad accumulare notevoli
concentrazioni di sostanze tossiche di origine antropica (piombo e
altri metalli pesanti, erbicidi, insetticidi ecc.). Anche l’ordine degli
insettivori, ma vivono di meno è quindi accumulano meno (alcune
specie di pipistrelli vivono fino a 20 anni).
Introduzione bioindicatori animali
Università Federico II di Napoli
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
I pipistrelli sono principalmente indicatori di inquinanti dal punto di vista
tossicologico; tuttavia, la presenza di determinate specie può essere indice di
particolari condizioni ambientali. Es. le nottole Nyctalus spp., orecchioni Plecotus
spp. e alcune specie di vespertilio, Myotis spp. sono legate ad ambienti boschivi più
o meno continui e con presenza di almeno alcuni alberi maturi che possano offrire
ripari diurni.
Per tale motivo alcune specie di Chirotteri risultano indicatori di ambienti poco
alterati o comunque con buona potenzialità.
nottole
Introduzione bioindicatori animali
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Myotis blythi
La fauna vertebrata
superiore come
strumento di
monitoraggio
ambientale
Plecotus auritus
Introduzione bioindicatori animali
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Plecotus
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
I micromammiferi sono insettivori e possono fornire informazioni
circa l’efficienza della rete ecologica. Anche alcune specie di Roditori. Es. il
topo selvatico Apodemus sylvaticus può essere utilmente impiegato nel
biomonitoraggio quale indicatore di contaminazione da pesticidi tramite
analisi biochimiche o anatomo-istopatologiche.
L’indicazione della contaminazione ambientale la si può dedurre anche
da variazioni nella densità di popolazione.
Introduzionesylvaticus
bioindicatori animali
Apodemus
Mus domesticus
Università Federico II di Napoli
La fauna vertebrata superiore come strumento di
monitoraggio ambientale
Introduzione bioindicatori animali
Apodemus sylvaticus
Università Federico II di Napoli
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
La presenza dei carnivori è
fortemente influenzata dalle
attività umane. Tuttavia, la
volpe si è adattata a mangiare
nelle discariche, per cui non è
più utile come bioindicatore.
Introduzione bioindicatori animali
Università Federico II di Napoli
La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
Ottimi indicatori rappresentano invece i Mustelidi, quali tasso Meles meles,
ermellino Mustela erminea, donnola Mustela nivalis, faina Martes foina,
martora Martes martes, puzzola Mustela putorius; la loro presenza risulta
indice di sistemi ecologici in buona salute o non eccessivamente alterati.
Mustela putorius
Martes martes
Martes foina
Introduzione bioindicatori animali
Meles meles
Mustela erminea
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Mustela nivalis
La fauna vertebrata superiore
come strumento di
monitoraggio ambientale
Capra ibex
Rupicapra rupicapra
Ursus arctos
Molte specie di mammiferi terrestri, quali
per esempio camoscio Rupicapra
rupicapra, stambecco Capra ibex, lontra
Lutra lutra, orso Ursus arctos sono
indicatori di ambienti ad alto valore
scientifico e conservazionistico.
Tuttavia,
Introduzione bioindicatori
animali sono così rari che possono
essere utilizzati solo in pochi casi.
Università Federico II di Napoli
La fauna vertebrata
superiore come strumento
di monitoraggio ambientale
Lo stesso discorso vale per gli
ambienti marini per la maggior
parte delle specie di Cetacei e
Pinnipedi.
Foca monaca
orca
Introduzione bioindicatori animali
Università Federico II di Napoli
La fauna vertebrata superiore come strumento di
monitoraggio ambientale
Es. specifico: la lontra è un indicatore di ottimi ambienti ripariali
e di qualità delle acque.
Lutra lutra
Introduzione bioindicatori animali
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La fauna vertebrata superiore come strumento di monitoraggio ambientale
Alcune specie non sono utili come indicatori
perché sono introdotte a scopo venatorio. Es.
il cinghiale Sus scrofa, il capriolo Capreolus
capreolus e la lepre Lepus europaeus.
Tuttavia, quest’ultima può essere utile per
Introduzione bioindicatori animali
analisi biochimiche per l’accumulo di
fitofarmaci.
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Metodi d’uso e loro validità
Censimenti
Le osservazioni delle specie devono essere effettuate con metodi
standardizzati perché possano essere ripetibili e confrontabili
(monitoraggio).
Nei monitoraggi bisogna stabilire se le oscillazioni del numero degli
individui è naturale. Ciò può essere effettuato operando confronti con
ambienti notoriamente incontaminati in cui la specie campione è presente.
Questi ambienti sono però sempre più rari, quindi meglio un approccio
multispecie.
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Caratteristiche dei metodi di campionamento
Campionamento casuale semplice: si scelgono casualmente le aree da
esaminare. Es. si estraggono a sorte un certo campione di tavolette IGM
(Istituto Geografico Militare) sul totale di quelle dell’area di studio.
Campionamento sistematico: la scelta non è casuale, ma le aree di
studio sono selezionate seguendo un criterio di distanza. Es. tavolette IGM
sono scelte tra quelle totali in ragione di una ogni 10 andando da sinistra a
destra e dall’alto in basso; oppure la prima, la undicesima, la ventunesima
ecc.;
Campionamento stratificato: Si suddivide una popolazione eterogenea in
sotto-popolazioni più omogenee per poi operare in esse il campionamento
casuale. Es. si selezionano le IGM tra quelle di montagna, pianura e collina
e tra queste si selezionano casualmente quelle da esaminare.
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Proprietà fondamentali del metodo di campionamento
Rappresentatività: capacità di riflettere fedelmente nei campioni le
caratteristiche dell’intera popolazione.
Efficienza: la variazione che si riscontra in una serie di dati raccolti con un
metodo, rispetto a quelli noti a priori. E’ collegato alla rappresentatività. Es.
se sappiamo quanti animali di una data specie sono presenti in una
determinata area, controlliamo di quanto il censimento si discosta dal
numero noto.
Intensità: è una misura del rapporto tra la dimensione del campione e
quella dell’intera popolazione di studio; quindi, migliore è il campionamento,
quanto minore è l’intensità. Cioè se basta un campione modesto (bassa
intensità) per ottenere risultati affidabili.
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Caratteristiche di un metodo di rilevamento
Fedeltà: capacità del metodo utilizzare di fornire sempre gli stessi dati
numerici quando applicato nelle stesse condizioni.
Accuratezza: capacità del metodo di avvicinarsi al valore reale, evitando
sovrastime o sottostime.
Sensibilità: è il potere di risoluzione del metodo, ossia la più piccola
differenza di valori misurabile. Cioè minore è il numero d’individui da
contare più sensibile è il metodo.
Precisione: il valore esatto (o molto probabilmente esatto) della misura che
si effettua; comprende la fedeltà, l’accuratezza e la sensibilità.
Efficienza: è il rapporto tra la precisione di una misura e il suo costo.
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Tipi di errore
La precisione della misura è un parametro che dipende dalla particolare
tecnologia del metodo impiegato e non ha nulla a che vedere con la scelta
di un metodo assoluto o relativo di conteggio.
Errori sistematici: si ripetono sempre uguali. Sono probabilmente dovuti al
cattivo funzionamento dei mezzi tecnici utilizzati per il conteggio dai
rilevatori umani. Sono evitabili eliminando le cause che li determinano.
Errori accidentali: sono dovuti a cause contingenti (spesso non
identificabili) e possono essere molto variabili. Non sono evitabili, ma è
possibile tenerli sotto controllo: si calcolano le differenze con altri valori
rilevati (varianza).
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Metodi d’uso e loro validità
Metodi assoluti e metodi relativi
Metodo assoluto: censimento preciso della fauna in un determinato luogo,
operato mediante mezzi tecnici (es. reti, trappole etc.); è molto laborioso e
costoso, ma fornisce la densità della specie, cioè il numero d’individui per
unità di area (o di volume).
Metodo relativo: si ricava un semplice indice di abbondanza (di cui non si
conosce nemmeno il rapporto preciso con la densità); si ottiene contando
gli animali per chilometro o utilizzando una rete per brevi periodi
Il metodo assoluto è ovviamente più preciso, ma per fini applicativi talvolta
è sufficiente il metodo relativo, perché più rapido ed economico. Es. non mi
serve conoscere il numero preciso di picchi muratori (Sitta europaea) se sto
analizzando lo stadio maturativo di una foresta, basta constatare che sono
più rari dove la foresta è più giovane; anche per la regolarizzazione
dell’attività venatoria può bastare la misura di un indice di abbondanza in un
biomonitoraggio annuale.
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Metodo della cattura e ricattura
Gli animali sono catturati in una determinata area, marcati e rilasciati. Dopo
qualche tempo (pochi giorni) si ricattura nella stessa area alle stesse
condizioni climatiche.
Indichiamo con X il numero di animali catturati e rilasciati la prima volta.
Y la seconda volta di cui Y(x) quelli marcati.
Si avrà che Y(x):Y=X:N, dove N rappresenta il totale di animali presenti
nell’aerea di studio.
Es. catturiamo 27 cardellini e li inanelliamo, dopo qualche giorno ne
catturiamo 32 di cui 5 inanellati.
Si avrà 5:32=27:x; x=172,8; circa 173 animali.
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Metodi d’uso e loro validità
Uccelli
Mappaggio: metodo assoluto molto laborioso e costoso; si può applicare
solo in alcune circostanze e qualora ci siano finanziamenti adeguati.
Transetto: metodo relativo, più facili da applicare. Ci da un indice di
abbondanza espresso in numero di uccelli per chilometro. Ha problemi per
il comportamento di alcune specie (il merlo scappa in avanti e viene
ricontato più volte, sovrastima).
IPA (indice puntiforme avvistamento): metodo relativo. Si sceglie un
punto casualmente, si divide in 4 aree secondo rette perpendicolari che
s’incrociano nel punto d’osservazione e si descrive la vegetazione nei 4
quadranti; poi si trascrive tutti gli uccelli avvistati e sentiti (punto d’ascolto)
per un certo tempo.
I metodi relatìvi sono migliori perché sono rapidi e possono essere applicati
su aree eterogenee. Peraltro, possono diventare assoluti se utilizzati entro
limiti di distanza predefinita.
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Uccelli
I rapaci sono più problematici da censire, perché hanno una densità
bassissima.
Aquila
I rapaci
veleggiatori (es. la
poiana Buteo
buteo, il gheppio
Falco tinnunculus,
l’aquila reale
Aquila
chrysaetos), si
possono censire
nelle giornate
soleggiate (con la
termica).
Introduzione bioindicatori animali
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Metodi d’uso e loro validità
Uccelli
I rapaci non veleggiatori (l’astore Accipiter
nisus o lo sparviero
Accipiter gentilis) sono ancora più problematici.
Metodo del nest-cluster: individuare individui
nel bosco e le loro tracce (es. penne, borre) e
poi il nido; cerchiare l’area intorno al nido che
rappresenta il territorio e ricercare altri nidi
esterni all’area.
Accipiter gentilis
Introduzione bioindicatori animali
Accipiter nisus Università Federico II di Napoli
Metodi d’uso e loro validità
Chirotteri
Conteggio nei rifugi diurni e invernali: i Chirotteri di regola hanno più
rifugi nel corso del ciclo annuale; almeno uno estivo, separato per maschi e
femmine, e uno invernale, talvolta a decine di Km di distanza. In estate, le
femmine gravide si riuniscono nelle cosiddette nursery dove partoriscono e
allevano in cooperazione i piccoli. I maschi vivono spesso da soli o in
gruppi esigui.
Impiego di tecniche miste: conteggio dei rifugi più uso del bat-detector,
uno strumento che trasforma gli ultrasuoni in frequenze udibili. Si usano
anche reti per catturarli e rilasciarli dopo inanellamento, oppure sofisticati
strumenti dotati di cellule fotoelettriche posti all’uscita dai posatoi, che
contano il numero di passaggi.
Introduzione bioindicatori animali
Università Federico II di Napoli
Metodi d’uso e loro validità
Carnivori
Ci si basa fondamentalmente sulle tracce e l’analisi delle feci, nelle quali
sono sempre presenti i peli del carnivoro derivanti dalle loro operazioni di
pulizia (quelli delle prede sono più piccoli).
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Università Federico II di Napoli
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