RIVISTA INTERNAZIONALE GIOIELLERIA OREFICERIA GEMMOLOGIA INTERNATIONAL MAGAZINE JEWELRY GOLDSMITH GEMMOLOGY FOTO GIOIELLO: PAOLO ZAMPIERI 18Karati_Cover_Maga_Giugno2014.indd 1 05/06/14 15.11 Organo Ufficiale dell'Associazione Orafi, Argentieri, Orologiai ed affini della Confartigianato Organo Ufficiale della Borsa Diamanti d'Italia BORSA DIAMANTI D’ITALIA AFFILIATA ALLA FEDERAZIONE MONDIALE 70 Rivista internazionale di arte e cultura orafa, design e gemme International magazine on the art and culture of goldsmiths’ works, design and gemstones Incontro con le gemme An encounter with gems EDIZIONI GOLD S.r.l. 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Periodicità bimestrale/Bimonthly N. 171 Giugno/Luglio 2014 - Anno XXIX Prezzo di copertina/Published price € 6,00 Numeri arretrati: per l’Italia € 8,00 per l’Estero € 15,00 Orecchini oggi Earrings today 66 68 100 Il gioiello archeologico The archaeological jewel Fiere Addresses 112 ASSOCIAZIONE ITALIANA ARTIGIANI ORAFI E ARGENTIERI OROLOGIAI ED AFFINI • • • • • NUOVE NORME SUL “MADE IN” IL POS DIVENTA OBBLIGATORIO COMPRO ORO: UNO SGUARDO EUROPEO UN BILANCIO POSITIVO PER OROAREZZO LA RICETTA ANTI-CRISI DI CONFARTIGIANATO AREZZO IL PARLAMENTO UE APPROVA “MADE IN’” NUOVE NORME SU Il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti: “Passo decisivo per difendere la manifattura italiana rappresentata da 596.000 imprese”. “Un passo decisivo per la tutela dell’origine dei nostri prodotti e per valorizzare il patrimonio manifatturiero italiano rappresentato da 596.230 imprese con 16.274.335 addetti, di cui il 47,2% in microimprese sotto i 9 addetti, il 58,1% in micro e piccole imprese fino a 20 addetti e il 67,9% in piccole Giorgio Merletti imprese sotto i 50 addetti”. Così il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti commenta l’approvazione, da parte del Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, dell’obbligo di indicazione di origine controllata contenuto nella proposta di Regolamento sulla sicurezza dei prodotti. In pratica, si definiscono nuove disposizioni in materia di “made in” per garantire la 76 piena tracciabilità del prodotto, come già avviene nei principali Paesi aderenti al WTO (ad es. USA, Giappone, Canada e Corea). In base alle disposizioni approvate il 15 aprile scorso a Bruxelles, tutti i prodotti dovranno quindi presentare il marchio “made in” sulla propria etichetta per essere immessi nel mercato. Il Presidente Merletti sottolinea che “le disposizioni votate oggi colgono molteplici obiettivi: valorizzare il patrimonio manifatturiero dell’artigianato e dell’impresa diffusa, difendere il diritto dei consumatori a una corretta informazione sull’origine dei beni acquistati, combattere il fenomeno della contraffazione”. “Confartigianato - aggiunge Merletti - si batte da sempre per una chiara e inequivocabile identificazione dell’origine dei prodotti e delle lavorazioni, perché il mondo cerca il Made in Italy e i consumatori sono disposti a pagare un premium price pur di avere un prodotto fatto in Italia, a regola d’arte”. Il testo passa ora al Consiglio europeo per l’approvazione definitiva. Ci auguriamo che finalmente, dopo anni di battaglie, la difesa del “made in” possa trovare piena attuazione. L’Italia, insieme con la Germania è, tra i G20, il Paese europeo con il maggiore valore aggiunto manifatturiero al mondo, insieme a Cina, Corea del Sud e Giappone. Questo nostro record va difeso senza esitazioni”. DAL 30 GIUGNO OBBLIGATORIO IL POS ANCHE PER NEGOZI E ATTIVITÀ ARTIGIANALI Un obolo per legge alle banche che può arrivare a valere 30 euro al mese e l’1% dei ricavi. Trenta euro al mese di canone e l’1% sull’ammontare delle transazioni. Potrebbe essere questo l’obolo che le imprese (liberi professionisti, commercianti e artigiani) saranno chiamate a versare, per legge, alle Banche dal primo di luglio. È l’effetto della legge di conversione del decreto Milleproroghe, approvata a febbraio scorso definitivamente dal Senato, che ha confermato lo slittamento della riforma di sei mesi: inizialmente l’obbligo di accettazione della moneta elettronica da parte degli esercenti di attività commerciali e di servizi, anche professionali, doveva scattare dal 1° gennaio. Dal prossimo 30 giugno anche gli orafi saranno tenuti ad accettare i pagamenti mediante bancomat. Quel che è peggio è che lo slittamento finisce per incidere, indirettamente, anche sulle regole che inizialmente erano state scritte nel decreto interministeriale dello scorso 24 gennaio. In esso era stata prevista una disciplina transitoria che avrebbe esonerato dall’obbligo tutti i soggetti il cui fatturato dell’anno precedente era uguale o inferiore a 200 mila euro. Ovviamente il decreto non poteva prevedere la proroga e, difatti, non ne tiene conto. Ora, per effetto del differimento al 1° luglio, non vi saranno più i margini di tempo per l’ingresso graduale nel nuovo sistema di pagamento, a meno che il nuovo esecutivo riscriva il decreto interministeriale e ristabilisca una nuova fase transitoria. A parte quindi le modalità di entrata in vigore della norma, resta la questione delle commissioni bancarie che non è affatto banale. Sino ad ora i costi connessi al POS sono stati poco trasparenti e, secondo varie stime, anche più alti della media europea; in alcuni casi arrivano, come detto, sino a canoni mensili di 30 euro e commissioni pari all’1% dei ricavi. In verità il Ministero dello Sviluppo Economico ha annunciato un decreto che prevede l’obbligo per le banche di rendere visibili le diverse componenti del costo ed il principio secondo cui i costi totali calino di anno in anno man mano che si diffondono i pagamenti elettronici. Staremo a vedere se l’impegno sarà mantenuto. La previsione di un aumento della domanda ha comunque avviato un dinamismo interessante sul lato dell’offerta. Diverse aziende tecnologiche (gestori telefonici) stanno lanciando, ad esempio, offerte di POS Mobile per cogliere l’opportunità data da questo obbligo. Si tratta di dispositivi Pos wireless molto convenienti, sembra, sotto il profilo dei costi che potrebbero fare un’interessante concorrenza agli strumenti offerti dagli Istituti bancari. Come sempre è buona regola informarsi bene prima di procedere: la tecnologia è pronta, l’offerta pure, mentre la confusione del legislatore non aiuta. REGOLAMENTAZIONE ESERCIZI “COMPRO ORO”: UNO SGUARDO SULL’EUROPA In Italia siamo fermi da oltre un anno: nel 2013 la senatrice Donatella Mattesini (Pd) ha presentato una lodevole proposta di legge che ha accorpato altre due proposte per la regolamentazione degli esercizi “compro oro” (firmatari Nicola La Torre e Mario Baccini). Tra i punti salienti: l’istituzione di un Registro delle attività di compravendita di oro tenuto dalle Camere di commercio e la creazione di un portale Internet per la pubblicazione di una Banca Dati degli oggetti usati d’oro, di metalli preziosi e gemme per facilitare l’attività di controllo delle Forze dell’Ordine nel contrastare l’evasione fiscale e il riciclaggio. Ma l’iter del provvedimento è ancora in corso. Siamo andati a curiosare tra le normative in vigore in alcuni Paesi membri dell’Ue, scoprendo di non essere troppo soli... FRANCIA Sebbene anche in Francia il fenomeno dei “compro oro” sia in forte incremento, si riscontra una lacuna legislativa. L’argomento è stato oggetto di un articolo comparso sul quotidiano “Le Figaro’” nel quale si evidenziano troppe differenze tra i prezzi applicati dai diversi esercizi commerciali; altro problema è poi rappresentato dal fatto che le informazioni fornite ai clienti sono molto scarse o totalmente inesistenti, anzi, alcuni di questi esercizi non mostrano neppure il prezzo al kg od al grammo dell’oro. È stato poi rilevato che vi è la mancanza di un decreto attuativo di una legge del 2011 che vieterebbe i pagamenti in contanti; infatti, attualmente, alcuni esercizi applicano la legge e rifiutano qualsiasi pagamento in contante, ma altri continuano ad applicare la precedente soglia di 3.000 euro a fronte di quella di 600 euro in vigore dal 2011. SPAGNA Sebbene si sia potuto riscontrare un notevole incremento del fenomeno a causa della recente crisi economica che ha colpito l’eurozona, purtroppo, ad oggi, esso non risulta essere fatto oggetto di alcuna specifica previsione normativa o, perlomeno, di nessuna previsione che possa distinguerlo in particolar modo da quello di altri Paesi membri. La normativa di riferimento resta la “Ley 37/1992, de 28 de diciembre, del Impuesto sobre el Valor Añadido” che all’art. 140 e 51 bis definisce cosa si intenda per “oro da investimento” (in linea con le disposizioni normative di altri Paesi Ue, così come con l’Italia); l’art.140 bis determina quali operazioni sono esenti da regimi impositivi ed in quale modo si possa anche rinunciare a tale esenzione (art.140 ter); si specifica poi che il soggetto passivo del regime impositivo è il titolare dell’esercizio commerciale o il professionista, presso il quale l’operazione è stata effettuata (art. 140 quinquies); è infine previsto anche in Spagna l’obbligo di tenuta del registro e delle fatture comprovanti le transazioni effettuate. Quindi, come già detto, non si può segnalare, per quanto riguarda il territorio spagnolo, alcuna rilevante differenza rispetto alle disposizioni normative già in vigore presso la maggior parte dei Paesi della Comunità. PORTOGALLO Non esiste una normativa apposita. La sorveglianza sul mercato degli oggetti in metalli preziosi è svolta dagli Uffici del Saggio appartenenti alla Zecca portoghese (Departamentos das Contrastarias). Dal 1979 è in vigore senza aver mai subito emendamenti il “Regulamento das Contrastarias”, considerato obsoleto da tutte le forze politiche. Gli esercizi di compravendita di oro e argento usato sono fuori controllo nonostante la quantità di reati associati ai metalli preziosi. Pertanto, da un paio di anni a questa parte sono stati presentati, a livello parlamentare, due relazioni ufficiali e stanno operando altrettanti gruppi di lavoro per la riforma del Regolamento, in entrambi i casi senza risultati. Nel frattempo, il numero di esercizi di compro oro è calato drasticamente dopo aver subito una crescita costante fino all’impennata del 2012: segno che i portoghesi non hanno più oro da vendere. GERMANIA Non esiste una normativa ad hoc. Gli esercizi “compro oro” rientrano nelle previsioni del Regolamento in materia di professioni e mestieri (Gewerbeordnung), e non è necessario ottenere alcun permesso aggiuntivo per l’apertura dell’esercizio. Tuttavia, sussiste un obbligo di monitoraggio da parte delle autorità locali, che deriva dal punto 38 della Gewerbeordnung in ordine alla sezione 147a dello stesso Regolamento, che vieta l’acquisto di oro da parte dei minorenni. Per cui il venditore deve sempre verificare l’identità del cliente richiedendone la carta di identità. La crisi economica e l'impennata dei prezzi dell'oro verificatasi a partire dal 2011 hanno provocato un boom per l’acquisto di oro. Anche gioiellerie ed agenzie finanziarie private segnalano un forte aumento del volume di affari. Molte persone si separano da gioielli in oro, oro dentale ecc. per approfittare dei prezzi elevati dell’oro. Allo stesso tempo, si è potuto riscontrare un aumento di pubblicità delle aziende di “compro oro”. Parallelamente a questo boom, le associazioni di tutela dei consumatori, le associazioni professionali e i media mettono in luce l’opacità degli esercizi di “compro oro”, lamentando il pagamento dell’oro a prezzo troppo basso rispetto alle quotazioni ufficiali e che il contenuto di metallo prezioso è determinato in modo non corretto. REPUBBLICA CECA La questione è regolata in Repubblica Ceca dalla legge n° 539/1992 (Coll. Act on Hallmarking and precious metal testing). Gli operatori possono effettuare la compravendita dei prodotti fino a che questi non siano stati ufficialmente etichettati. I prodotti con etichettatura ufficiale sono quelli che sono stati sottoposti a controllo di punzonatura effettuato dall'ufficio di controllo e dal Ministero dell'Industria e del Commercio CR ai sensi del par. 38 della legge di cui sopra. Le merci destinate alla vendita devono essere collocate in modo visibile e separatamente dagli altri prodotti. Quando la vendita riguarda beni in oro, gli operatori sono obbligati ad emettere fattura che riporti peso, prezzo e purezza dei prodotti venduti come metalli preziosi; e lo stesso discorso vale anche quando tali beni siano acquistati dai clienti per poi essere rimessi in vendita; ai sensi poi del par. 39, i segni di punzonatura devono essere resi adeguatamente 77 ASSOCIAZIONE ITALIANA ARTIGIANI ORAFI E ARGENTIERI OROLOGIAI ED AFFINI visibili nel punto vendita. I rivenditori sono tenuti, entro 15 giorni dalla costituzione della loro attività, a fornire determinate informazioni rilevanti, per iscritto, all'ufficio di controllo. Sono inoltre previsti gli obblighi di tenere un registro per il peso e la purezza dei metalli utilizzati e per la conservazione dei preziosi, nonché un registro per gli acquisti e le vendite (par. 35, par 37). L’Ufficio di Controllo cura un registro dei produttori e dei rivenditori. Risulta invece essere disciplinato da una norma speciale l’Oro da Investimento, per il quale si applica la legge dell'imposta sul valore aggiunto n° 235/2004. L’oro da investimento può riguardare le monete d'oro, l'oro in forma di lingotti certificati, sotto forma di barre con il proprio numero e il nome del produttore, informazioni sulla purezza ed il peso, il tipo di peso che viene ammesso nei mercati dell’ oro da investimento, l'acquisizione da un altro stato membro dell’Ue o l’esportazione negli stessi ecc. L’acquisizione di oro da investimento da un altro Stato membro dell’Unione europea e la sua importazione è esente dall'imposta, e non dà diritto alla detrazione fiscale. Anche l’oro da investimento scambiato sui conti metallo (in particolare i prestiti e gli swap che diano i diritti di proprietà o diritti legali agli investimenti in oro) è esente da imposta, senza diritto di detrazione fiscale. Questa esenzione fiscale si applica anche alla negoziazione futura dell’oro da investimento, tra cui le vendite ed i contratti a termine (swap), che comportano un trasferimento di proprietà o diritti legali sull’oro da investimento. Il 78 commercio dell’oro effettuato da una persona che agisce per nome e per conto di un’altra persona è esente dall’imposta, senza diritto a detrazione fiscale. Il contribuente che concede oro da investimento, ed è quindi esente da imposta, ha il diritto alla detrazione fiscale per l'intero importo in caso di acquisto e di acquisizione di questo tipo di oro da un altro Stato membro, o di importazione di oro che non è nato come oro da investimento, ma che è conseguenza della trasformazione in oro da investimento da parte dell’acquirente o di chi agisce in sua vece, ecc. Il contribuente, che produce o trasforma l’oro in oro da investimento ha diritto alla deduzione fiscale per l'intero importo al momento dell’acquisto e l’acquisizione da un altro Stato membro o l'esportazione di merci o servizi direttamente connessi alla produzione trasformazione dell’oro da investimento (par. 92). Infine non è previsto invece l’obbligo di informazioni alle autorità pubbliche quando si acquista l’oro da investimento. CONFARTIGIANATO AREZZO “A OROAREZZO TUTTA L’ECCELLENZA MANIFATTURIERA ITALIANA” INFORMA: Si è conclusa l’8 aprile con un bilancio più che positivo la 35ª edizione 2014 di OroArezzo, il Salone internazionale dell’oreficeria, argenteria e gioielleria. Sono state oltre 500 le aziende espositrici e 280 i buyers provenienti da oltre 80 paesi: sta di fatto che in conclusione sono stati oltre 12 mila gli ingressi registrati in quattro giorni 5 KG DI ORO PER OGNI NUOVO CONFARTIGIANATO DIPENDENTE: PROPONE LA SUA RICETTA ANTI-CRISI Il taglio del nastro con il Ministro Maria Elena Boschi. di fiera. OroArezzo 2014 aveva preso il via il 5 aprile con il taglio del nastro di Maria Elena Boschi, Ministro per le riforme istituzionali e i rapporti con il Parlamento. “Ad OroArezzo c’è tutta l’eccellenza manifatturiera italiana” ha affermato il presidente degli Orafi di Confartigianato Arezzo e di Arezzo Fiere e Congressi, Andrea Boldi. “Perché qui c’è la storia orafa più autentica, più rappresentativa e più affascinante, ci sono le aziende che mescolano le straordinarie competenze della tradizione orafa artigianale con le tecniche più innovative. Qui moda e gioiello si incontrano, in Toscana ci sono tutte le più importanti griffe dell’alta gamma”. “OroArezzo rappresenta una delle eccellenze produttive di un territorio che sta finalmente ripartendo grazie all’impegno dei tanti imprenditori, dei tanti orafi aretini. È stato fatto un lavoro di squadra per cercare di ripartire e oggi questa ripresa si sente”, ha detto il Ministro Boschi durante l’opening ad Arezzo Fiere e Congressi. Il tessuto produttivo aretino nel 2013 ha infatti fatto registrare un incremento delle esportazioni del 21,47% rispetto al 2012, raggiungendo circa il 35% del totale delle esportazioni italiane di oreficeria. Il Presidente della Federazione Orafi e Argentieri di Confartigianato Arezzo, Andrea Boldi, si è fatto promotore all’interno della Consulta Orafa di Arezzo di una nuova e importante iniziativa rivolta a favorire l’approvvigionamento del metallo prezioso da parte delle aziende orafe del distretto di Arezzo. Il progetto, già presentato alla Regione Toscana, prevede l'erogazione di un prestito d’uso di 5 kg di oro, oppure di 50 kg di argento, con un tasso di interesse di circa il Andrea Boldi 3%, alle aziende che si impegnino ad assumere un nuovo dipendente, anche a tempo determinato, fino ad un massimo di 15 kg di oro (o 150 Kg di argento) per tre nuovi dipendenti. Il prestito d’uso, della durata di due anni, dovrebbe essere garantito all'80% dai Confidi grazie alla controgaranzia della Regione Toscana. Al termine del periodo dei due anni il progetto prevede la possibilità per ciascuna azienda di convertire il prestito d’uso in un mutuo in oro/argento, con durata di 5 anni, a tassi di circa il 3%.