Lezione VI La riscoperta delle città dell’area vesuviana 1 La riscoperta: un’occasione mancata • I lavori per la costruzione di un acquedotto che doveva portare l’acqua del Sarno a Torre Annunziata, tra il 1594 e il 1600 interessano anche la collina di Civita, dove un tempo sorgeva Pompei. • I numerosi rinvenimenti monetali e la scoperta di alcuni edifici non vengono associati al nome di Pompei, la cui esatta collocazione era stata dimenticata. • Gli scavi per l’acquedotto sfiorarono l’anfiteatro e il tempio di Iside. • Le indagini non hanno una prosecuzione, anche per il terremoto che colpì nuovamente l’area nel 1631. 2 La riscoperta inizia ad Ercolano • Nel 1709 lo scavo di un pozzo nel convento dei Frati Minori in località Resìna porta alla sorprendente scoperta di un grande edificio romano decorato da marmi: era il teatro di Ercolano. – Da notare l’assonanza tra il nome della località e quello della sfortunata amica di Plinio il Vecchio, Rectina. • Un nobile di Portici, il duca di Elboeuf, prosegue l’esplorazione del monumento, traendone anche statue, epigrafi, oggetti in bronzo. 3 I primi scavi pubblici ad Ercolano • Su iniziativa del re Carlo di Borbone, si intraprende una prima campagna pubblica di scavi, che dura dal 1738 al 1765. • La direzione è del disinvolto ingegnere spagnolo Rocque Joaquin de Alcubierre, suoi assistenti i più scrupolosi Karl J. Weber prima, Francisco La Vega poi. • Una campagna di “caccia al tesoro” condotta scavando pozzi a discesa e cunicoli, che poi venivano richiusi. – In questo modo vengono raggiunte la Basilica e la Villa dei Papiri, con esplorazioni che fortunatamente vennero documentate da Weber e La Vega. – Eclatanti i rinvenimenti della biblioteca e della bronzistica nella Villa dei Papiri, nel 1750. – Ma vanno perduti importanti documenti storici: Alcubierre distrugge alcune iscrizioni su bronzo, che reputa poco interessanti. 4 Carlo di Borbone Ritratto di Carlo di Borbone, il futuro Carlo III di Spagna, di A.R. Mengs. Madrid, Museo del Prado. 5 L’inizio degli scavi a Pompei • L’entusiasmo suscitato dalle scoperte di Ercolano invita a riprendere le ricerche nella collina di Civita nel 1748, nella speranza di arricchire con altri tesori le collezioni di re Carlo. • Uno scavo diretto da un èquipe composita: il De Alcubierre, il Weber e l’abate Giacomo Martorelli. • Il primo cantiere di scavo portò a scoprire parte dell’anfiteatro e della necropoli di Porta Ercolano. • Nonostante il ritrovamento di statue ed affreschi, il numero dei tesori rinvenuti non pareva giustificare l’impegnativo scavo: i rinvenimenti vennero nuovamente interrati e il cantiere chiuso, a favore di una ripresa degli scavi di Ercolano. • In più il fraintendimento da parte di Alcubierre, che a Civita pensava di aver scoperto l’antica Stabia. 6 La ripresa degli scavi a Pompei • Sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla scoperta della Villa dei Papiri ad Ercolano, riprendono nel 1754 anche gli scavi a Pompei. • Nel 1763 la scoperta dell’epigrafe di T. Suedius Clemens convince finalmente gli archeologi che la città che stavano svelando era l’antica Pompei. • Il grande impulso agli scavi pompeiani sotto Ferdinando IV e la moglie Maria Carolina (1759-1799), con la direzione di Francisco La Vega. – La scoperta dei teatri, del tempio di Iside, del Foro Triangolare. – Una più attenta pianificazione dello scavo e finalmente una sua documentazione, anche grazie alle pubblicazioni dell’Accademia Ercolanese. – Gli scavi di Ercolano e Pompei sono visitati a più riprese in questi anni da uno dei padri dell’archeologia, Johann Winckelmann, le cui corrispondenze, anche critiche, fanno conoscere in Europa le due città sepolte. 7 Maria Carolina d’Austria • Ritratto di Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone, di A.R. Mengs. Madrid, Palazzo Reale. 8 Gli scavi a Pompei sotto la dominazione francese • Nonostante i numerosi rivolgimenti politici degli anni 17991815, gli scavi di Pompei proseguono con energia, grazie anche all’interessamento di Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat. – L’impiego di una massiccia manodopera, anche di origine militare: oltre 2 mila persone lavorano a Pompei al tempo di Murat. • In questo periodo da segnalare la scoperta della cinta muraria di Pompei e gli scavi nell’area del foro. – Delimitata con la scoperta delle mura l’area archeologica, si delinea un programma di esproprio dei terreni in possesso di privati. • Grazie al sostegno di Carolina, lavora in questi anni a Pompei un grande disegnatore e architetto, Charles François Mazois, che con il suo Les ruines de Pompeii, Paris 1812-1838 documenta gli scavi del primo periodo borbonico e del periodo francese. 9 Carolina Bonaparte, patrona degli scavi di Pompei 10 Il ritorno dei Borbone • Dopo la Restaurazione gli scavi archeologici di Pompei vivono alterne vicende, in ragione dei diversi interessi dei sovrani. – Il sostanziale disinteresse di Ferdinando IV, che riduce il numero del personale (solo 13 addetti nel 1818) e addirittura rivende ai privati i terreni espropriati. – Si distingue invece il figlio Francesco I, tra il 1820 e 1830, con lo scavo della Casa del Fauno e la scoperta del mosaico di Alessandro. – Da segnalare anche i restauri delle Terme del Foro e delle Terme Stabiane. • La valorizzazione del sito dal punto di vista del turismo culturale: – La creazione della linea ferroviaria Napoli-Nocera, con una fermata presso Porta Marina. – La serie Le case e i monumenti di Pompei disegnati e descritti che fanno conoscere la città ad un vasto pubblico. – Tra gli illustri turisti di questo periodo lo scrittore Alexandre Dumas e papa Pio IX. 11 Dopo l’Unità d’Italia: Giuseppe Fiorelli (1860-1875) • Lo stato unitario affida a Giuseppe Fiorelli la direzione degli scavi a Pompei, con maggiori mezzi economici (un apposito fondo stanziato da Vittorio Emanuele II). • Si completa l’esplorazione di alcune case già parzialmente note, ma inoltre si intraprende anche l’indagine di aree ancora non scavate. • Ad Ercolano si intraprendono finalmente scavi a cielo aperto, ma con risultati non eclatanti. 12 Le innovazioni introdotte da Fiorelli • La divisione in regiones (quartieri), insulae (isolati) e ingressi con il quale facciamo riferimento agli edifici di Pompei. • Il sistema dei calchi in gesso per ricostruire la traccia di corpi e altri materiali organici andati distrutti nel corso del tempo. • La necessità di documentare puntualmente le indagini attraverso un diario degli scavi. • L’idea di lasciare a Pompei dipinti e mosaici, prima portati al Museo Archeologico di Napoli. 13 La figura di Giuseppe Fiorelli (1823-1896) • Formatosi come giurista, attraverso la numismatica approda all’archeologia. • Di sentimenti liberali, dopo l’esperienza a Pompei, diresse anche gli scavi della Via Sacra, nell’area del Foro a Roma. • Fu anche il fondatore della importante rivista «Notizie degli Scavi» e senatore del Regno. 14 14 I continuatori dell’opera di Fiorelli • L’architetto Michele Ruggero, assistente di Fiorelli dal 1864, gli succede nella direzione degli scavi di Pompei nel 1875, fino al 1893. – Sotto la direzione di Ruggero si scopre e si restaura la Casa delle Nozze d’Argento, si rinvengono le tavolette cerate del banchiere L. Cecilio Giocondo. • Al Ruggero succede il decifratore delle tavolette cerate, Giulio De Petra (1893-1901) – La scoperta della celeberrima casa dei Vettii, ma anche indagini nei sobborghi di Pompei, dove si rinviene la Villa dei Misteri. – Radicali interventi di restauro e rifacimento, che forse Fiorelli non avrebbe approvato. 15 Gli inizi del XX secolo • Una discussa decisione: lasciare in alcuni settori l’iniziativa degli scavi ai privati. – Il provvedimento portò alla perdita di molti dati archeologici e la dispersione di preziosi materiali, quali il tesoro delle argenterie di Boscoreale, acquistato dai banchieri Rothschild: lo scandalo travolge De Petra. – ma anche qualche risultato positivo: la scoperta del porto fluviale sul Sarno da parte dell’appassionato Gennaro Matrone (che ritrova pure la villa di Cicerone e lo scheletro di Plinio il Vecchio …) • Il programma, mai portato a termine, di Antonio Sogliano (1905-1910): indagare la Pompei preromana. 16 I nuovi indirizzi dati da Vittorio Spinazzola (1910-1924) • Unire le aree scavate del centro cittadino e del quartiere dell’anfiteatro. • Porre maggiore attenzione ai piani superiori degli edifici. – Gli scavi lungo Via dell’Abbondanza, una delle principali arterie cittadine, confermano l’intuizione di Spinazzola, rivelando edifici a più piani. – Ma gli scavi per lo più si limitarono a liberare solo gli isolati che si affacciavano sulla via. • Indagare non solo gli edifici residenziali, ma anche gli impianti produttivi: la fullonica di Stephanus e il thermopolium di Asellina sono scoperti in questi anni. 17 La lunga direzione di Amedeo Maiuri (1924-1961) • Una singolare figura di archeologo, circondato da una fama sinistra … • Epoca tuttavia tra le più vivaci dell’archeologia pompeiana, con il completamento sistematico di molti scavi iniziati negli anni precedenti. – Primo fra tutti lo scavo della Villa dei Misteri, iniziato nel 1909. – Ma anche il proseguimento delle indagini lungo Via dell’Abbondanza avviate da Spinazzola. • L’avvio di indagini di carattere stratigrafico, intese a rivelare la Pompei anteriore al livello del 79 d.C. • Tra i meriti di Maiuri anche quello di aver tenuto duro in un periodo difficile come quello della II Guerra Mondiale, nel corso della quale Pompei subì addirittura dei bombardamenti. 18 L’opera di Maiuri ad Ercolano • Un energica ripresa, dopo una lunga interruzione, degli scavi, che portano alla luce circa un terzo della città antica e contestualmente procedono al restauro degli edifici rinvenuti. – Sostanzialmente si tratta di quello che ancora è visibile di Ercolano. – Si tratta dei quartieri che sorgevano sul lato della marina, mentre gran parte della città antica resta sotto l’abitato moderno. 19 Alfonso De Franciscis (1961-1976) e Fausto Zevi (1977-1981) • Un periodo che segna un mutamento negli obiettivi: – Non più l’ampliamento dell’area scavata (anche se le indagini sono proseguite con notevoli scoperte, come quella della casa di Giulio Polibio o della cosiddetta Villa di Poppea a Oplontis). – Ma soprattutto la conservazione e il restauro dell’enorme patrimonio già scoperto, sempre più a rischio (anche a causa del terremoto del 1980). 20 Novità da Ercolano • Gli scavi intrapresi di Giuseppe Maggi a partire dal 1980 sulla marina di Ercolano portano all’impressionante scoperta di numerosi scheletri. • Si è costretti a rivedere l’ipotesi in base alla quale la maggior parte degli Ercolanesi avrebbe trovato salvezza fuggendo verso Napoli. • Ma anche un’occasione di collaborazione con lo Smithsonian Institute per l’analisi archeosteologica degli scheletri. 21 La lunga direzione di Pier Giovanni Guzzo (1995-2010) • Anni in cui emergono le attuali contraddizioni del sito archeologico di Pompei: – Una progressiva mancanza di fondi, che ostacola il progresso delle ricerche e rende difficoltosa la stessa preservazione del sito. – La necessità di documentare accuratamente l’esistente di oggi attraverso un completo rilievo architettonico, iniziato nel 1995 e tuttora in corso. 22 Gli “Scavi Nuovi” di Ercolano • Una nuova area di scavo, unita alla parte di città già nota da una profonda trincea. • In questa area si è portata alla luce una parte della Villa dei Papiri (in passato esplorata solo per cunicoli), di un complesso termale e di un lussuoso edificio residenziale, anche grazie a finanziamenti dell’Unione Europea. • Ostacoli alla prosecuzione delle indagine: la presenza di lotti di terreno ancora non espropriati e le acque di falda assai vicine al livello dell’abitato del 79 d.C. 23 I difficili problemi di preservazione dei siti archeologici vesuviani • La “doppia morte” dei siti dell’area vesuviana: la prima, improvvisa, nel 79 d.C., la seconda, lenta ma ineluttabile, dopo la loro riscoperta nel Settecento. • Diversi fattori concorrono alla distruzione di questi siti archeologici: – La semplice azione del tempo – L’esposizione agli agenti atmosferici (in particolare su affreschi e iscrizioni dipinte). – La rigogliosa vegetazione, con il suo effetto disgregatore. – L’azione dei vandali e dei saccheggiatori – Eventi catastrofici come il bombardamento alleato del 1943 o il terremoto del 1980. 24 Gli interventi ricostruttivi • L’eruzione ebbe gravi effetti distruttivi sugli edifici: ciò che vediamo oggi è spesso il frutto di ricostruzione, con interventi talvolta piuttosto pesanti. • Anche la tradizionale toponomastica con la quale oggi ci orientiamo è frutto di una ricostruzione moderna: – I nomi di strade e porte sono moderni: per esempio quella che oggi a Pompei è nota come Porta Ercolano nell’antichità era chiamata probabilmente Porta Salis. – I riferimenti a regiones, insulae e ingressi secondo il sistema ideato da Fiorelli. – Le case talvolta prendono il nome dai loro proprietari (“Casa dei Vettii”), ma talvolta hanno nomi evocativi assolutamente moderni (“Casa delle Nozze d’Argento”, in onore del 25° anniversario di matrimonio del re Umberto I). 25 Per saperne di più (sui temi delle lezioni V e VI) • M. Baratta, La fatale escursione vesuviana di Plinio, «Athenaeum», 9 (1931), pp. 71-107. • A.E. Cooley- M.G.L. Cooley, Pompeii. A Sourcebook, London – New York 2004, pp. 31-43 [Biblioteca digitale]. • R. Étienne, La vita quotidiana a Pompei, Milano 1973, pp. 26-81. • J. Harris, Pompeii Awakened. A Story of Rediscovery, London 2007. • A. Luisi, L'esplosione del Vesuvio del 79 d.C. nel racconto di Plinio il Giovane, «Invigilata Lucernis», 32 (2010), pp. 75-86. • G. Soricelli, La regione vesuviana dopo l’eruzione del 79 d.C., «Athenaeum», 85 (1997), 1, pp. 139-154. 26