SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI LINGUISTICI
(Decreto Ministero dell’Università 31/07/2003)
Via P. S. Mancini, 2 – 00196 - Roma
TESI DI DIPLOMA
DI
MEDIATORE LINGUISTICO
(Curriculum Interprete e Traduttore)
Equipollente ai Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università al termine dei Corsi
afferenti alla classe delle
LAUREE UNIVERSITARIE
IN
SCIENZE DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA
TITOLO DELLA TESI: “Cina-Italia: due mondi a confronto”
RELATORI:
prof.ssa Adriana Bisirri
CORRELATORI:
prof.ssa Luciana Banegas
prof.ssa Marilyn Scopes
prof.ssa Piemonte Claudia
CANDIDATA:
Emanuela Villani
ANNO ACCADEMICO 2013/2014
A mia sorella.
Indice
Introduzione
1
Lavoro
4
1
6
2
3
Il gigante asiatico
1.0
La meravigliosa avventura di Marco Polo
7
1.1
Tra religione e filosofia
9
1.2
Il grande timoniere
11
1.3
I primi arrivati
12
1.4
Pregiudizi
14
Jingjing e Ze Mu
18
2.0
Ogni scusa è buona per riposarsi
20
2.1
Carne di cane o di cavallo?
22
2.2
La famiglia dell’Esquilino
31
2.3
Una nonna internazionale
41
2.4
La famiglia di Via Zenodossio
48
2.5
Ci salutiamo
57
Il mondo è bello perché è vario
59
3.0
Io e Shanghai
60
3.1
Il tè più caro della mia vita
70
3.2
Nonnina premurosa
74
3.3
Famiglia curiosa
77
3.4
La camera misteriosa
79
3.5
Paese che vai, usanza che trovi
81
3.6
Ti invito…ma paghi tu
85
3.7
La vita di tutti i giorni
87
Conclusione
93
Arrivederci al mio prossimo viaggio
95
Index
Introduction
97
Work
99
4
5
6
The Asian Giant
101
4.0
Marco Polo’s Wonderful Adventure
102
4.1
The Million
103
4.2
Between Religion and Philosophy
103
4.3
The Great Helmsman
105
4.4
The first arrivals
106
4.5
Prejudices
107
4.6
Where do they come from?!
108
Jingjing and Ze Mu
110
5.0
Any excuse for a break
112
5.1
Dog meat or horse meat?
113
5.2
The Esquilino Family
120
5.3
An International Grandmother
124
5.4
The Zenodossio Family
126
5.5
Time to say goodbye
129
The world’s beauty is in its diversity
130
6.0
The most expensive tea of my life
133
6.1
A very thoughtful grandmother
135
6.2
A curious family
136
6.3
The Mysterious Room
137
6.4
Different country, different customs
138
6.5
Everyday life
140
Índice
Introducción
143
7
144
8
El gigante asiático
7.0
Marco Polo
145
7.1
Entre la religión y la filosofía
145
7.2
Prejucios
146
7.3
Jingjing y Ze Mu
147
7.4
La familia del barrio chino
149
7.5
La tienda de calle Zenodossio
151
Una experiencia interesante
154
8.0
Una familia curiosa
155
8.1
Allá donde fueres, haz como vieres
156
8.2
Vida diaria
158
8.3
Mi experiencia en china termina aquí
160
Conclusión
161
Un mensaje inesperado
162
Bibliografia
163
Ringraziamenti
164
“Se siamo in buona salute, perché dobbiamo perdere tempo a
riposare?”
“Ogni paese ed ogni popolo ha le sue esperienze e la sua storia,
irripetibili al di fuori dell’area ove queste sono nate”
I cinesi hanno grandi sogni e speranze, quelli che noi
sembriamo aver dimenticato. Hanno spirito di sacrificio e
l’instancabile voglia di emergere e di conquistare un benessere che
noi diamo per scontato. I cinesi studiano, si applicano, lavorano
incessantemente per trasformare il loro presente e garantire un futuro
ai figli.
1
中国-意大利
Introduzione
L’Italia può essere definito un Paese multietnico, con un
crescente numero di persone che si scontrano quotidianamente
con la sua cultura.
Lo scontro generato dall’incontro di culture differenti fa
spesso sorgere difficoltà di vario genere, che vanno dal sociale
all’istruzione e dal lavoro ai problemi della vita quotidiana.
Per sopperire a tale problematica, da anni, è nata la
figura del mediatore linguistico-culturale, figura che ha il
compito di accogliere, ascoltare e tentare di trovare una
soluzione alle esigenze delle persone provenienti dai più
2
svariati Paesi. Tale figura diventa così intermediario tra gli stranieri
immigrati e le strutture del Paese
di accoglienza, facilitandone
l’integrazione.
Lo studio della mediazione linguistica, ha fatto in modo che mi
“travestissi” da mediatore per comprendere a pieno chi davvero
fossero questi cinesi. Conosciamoli un po’ di più.
Studiando la loro lingua ho avuto modo di recepire
informazioni importanti inerenti al loro quotidiano e alla loro cultura.
Sicuramente, con il cinese , si capisce subito che si ha di fronte
una cultura complessa, difficilmente comprensibile dagli occidentali,
ancorati in leggende metropolitane e restii al contatto mentale con il
“diverso”.
Inoltre, da quando studio questa lingua, mi sono resa conto
ancor di più di quanta poca informazione ci sia su questo popolo che,
paradossalmente, fa paura a tutti.
Quante ne diciamo, compresa io. Quando non tocchi con mano
è facile giudicare. Così ho deciso di sviluppare la mia tesi affrontando
proprio questo tema. Mi sono messa in contatto con loro: non è stato
facile e soprattutto non è stato così veloce.
Qualcuno mi ha detto di no ancor prima di spiegargli di cosa si
trattasse, altri, una volta entrata nei loro negozi, appena capito che
3
non ero lì per comprare, mi hanno liquidata in un batter
d’occhio; altri, invece, mi hanno ascoltato molto attentamente
e, la prima domanda che mi hanno fatto: “È anonimo?” .
Ma per fortuna c’è anche stato qualcuno che mi ha
semplicemente ascoltato dall’inizio alla fine, permettendomi,
così, di iniziare a sviluppare quella che oggi è la mia tesi di
laurea.
Così li ho incontrati non una ma più volte, abbiamo
passato del tempo insieme.
Ho preparato una sorta di questionari da fare a loro: ad
alcune
domande
mi
hanno
risposto
con
tranquillità,
dilungandosi anche in altri argomenti, mentre, per altre, hanno
preferito non rispondere o comunque lo hanno fatto molto in
fretta. Si sono susseguite lunghe chiacchierate, così lunghe da
diventare parte principale della mia tesi.
“La voglia di far comunicare due mondi che si sono
avvicinati con il piede sbagliato e che si sono chiusi in sé stessi,
senza cercare un dialogo se non quello del rifiuto.” 1
1
Samia, Oursana, « Malia Zheng “Vi faccio conoscere i cinesi d’Italia” », www.italianipiu.it, 2013.
4
Lavoro…
La presenza cinese sul territorio italiano è cresciuta in maniera
esponenziale in concomitanza con il grande sviluppo economico che
sta vivendo la Cina sin dagli anni novanta. Tuttavia, pur essendo così
numerosi, la Cina e i cinesi continuano a rimanere molto distanti dalle
nostre relazioni, aiutati dalla nostra fantasia “prevenuta”, piena di
pregiudizi e leggende sul loro conto, che continua a gonfiarsi proprio
per la scarsa informazione che abbiamo di questi, ormai, vicini di
casa, che hanno consolidato, con il tempo, una presenza
numericamente importante. Ormai da anni non è più una sorpresa
incontrarli o, ancor di più, andare a comprare qualcosa nei loro
negozietti provvisti di tutto ciò tu abbia bisogno, ma, nonostante
questo, i rapporti tra italiani e cinesi sono ancora molto limitati, pur
essendo ormai una delle comunità straniere più popolose e che più
sono riuscite a stabilirsi in Italia.
In questi tempi, infatti, uno dei dibattiti al centro dell’attenzione
di tutti, è proprio il problema dell’immigrazione sul territorio italiano,
in particolar modo della comunità cinese. Proprio quest’ultima, infatti,
con gli anni ha conquistato sempre più intere strade e quartieri del
nostro “Bel Paese”, arrivando ad essere una delle comunità di
5
immigrati più numerose sul nostro territorio. Da Milano, si sono
in seguito spostati a Firenze, per poi seguire con Roma. Ma è a
Prato, dove questi signorotti tuttofare, hanno messo radici così
profonde da creare, ad oggi, la Comunità cinese più grande
d’Italia: una Chinatown a tutti gli effetti. A Roma, invece, la
comunità cinese, si è insediata specialmente nel quartiere
Esquilino, in prossimità della Stazione Termini. Piazza Vittorio
Emanuele ne è il cuore. È proprio qui che, la maggior parte dei
cinesi, si è stabilita, vivendo e lavorando, aprendo ristoranti,
negozietti al dettaglio e parrucchieri a prezzi molto competitivi.
Questa Chinatown romana è piena zeppa di attività, in ogni
strada e ad ogni angolo ci sono loro. Quasi ti viene il dubbio:
ma in quale capitale mi trovo? Quella italiana o quella cinese??
Purtroppo, o per fortuna, siamo a Roma, dove, questo dei cinesi,
sta diventando un problema serio per gran parte dei cittadini.
6
Capitolo 1
1
Il gigante asiatico
La Cina, 中国,letteralmente terra di mezzo” o, detto in maniera
ufficiale, Repubblica Popolare Cinese, è uno stato dell’Asia Orientale
e vanta di essere il paese più popoloso del mondo. Ancora oggi è
governato dal Partito Comunista e conta ventidue province, cinque
regioni autonome, quattro municipalità e due regioni amministrative
speciali, Hong Kong e Macao. La Cina è anche il terzo Paese più
grande del mondo, e, proprio per questo, il paesaggio cambia a vista
d’occhio, andando dalle steppe delle foreste, ai deserti, fino alle
foreste subtropicali.
La Repubblica Popolare Cinese ha avuto una storia culturale e
filosofica quanto qualsiasi altro Paese d’Occidente. Di fatto, fino al
1800, i cinesi non si ritenevano “una civiltà”, ma pensavano “la
civiltà” ; erano convinti di essere unici, tanto al “centro” di tutto,
proprio perché sicuri che, al di fuori di esso, non ci fosse nient’altro.
Quando incominciarono ad avere i primi rapporti con gli occidentali,
li definirono barbari e così qualsiasi altro popolo straniero. 2
2
Wikipedia, l'enciclopedia libera.« Cina », www.wipedia.it, 2013
7
Ma quando ci siamo accorti l’uno dell’altro? Quando c’è
stato il primo vero contatto con i cinesi?
1.0 La meravigliosa avventura di Marco Polo
Marco Polo, viaggiatore veneziano, figlio del mercante
Niccolò, grazie all’amore per i viaggi e, soprattutto per
l’Oriente, segue il padre e lo zio in una delle loro tante
avventure. Ci ha lasciato, sicuramente, uno dei libri più preziosi
che racconta di un viaggio nei Paesi dell’Estremo Oriente, a
quei tempi quasi sconosciuto. Solo dopo tre anni e mezzo i tre
viaggiatori giunsero in Pechino. Era il 1271 e, per ben
diciassette anni, i Polo rimasero in Cina. Furono accolti con
molta festa da Qūbilāy il quale, non solo li accolse alla propria
corte, permettendo loro di osservarne la vita, ma si affezionò in
particolar modo a
Marco , tanto da entrare nelle grazie
dell’illuminato sovrano che ne fece il suo uomo di fiducia, cui
affidava svariate missioni diplomatiche e amministrative anche
nelle regioni più remote dell’Impero. Poté in questo modo
assimilarne profondamente i costumi e studiarne a fondo le
8
strutture civili ed economiche. Dopo i diciassette anni di soggiorno in
Cina, i tre veneziani sentivano nostalgia della patria lontana e
ottennero il permesso di ripartire. Questa volta il viaggio, dopo un
tragitto via terra, si svolse prevalentemente per via mare. A Venezia
giunsero che correva l’anno 1295, dopo ventiquattro anni di assenza.
Qualche tempo dopo, in uno degli innumerevoli scontri navali
che avvenivano allora nel Mediterraneo orientale, Marco venne
catturato, ed è proprio in carcere che dettò al compagno di sventura,
Rustichello da Pisa, l’opera a cui è legata la sua fama di scopritore, il
MILIONE. Questa ebbe una fortuna eccezionale, anche perché,
anziché essere meramente letteraria, si rivolgeva a un pubblico assai
vasto, ai mercanti come agli scienziati, ai missionari come agli uomini
d’affari. In qualche modo, però, fu proprio lo strepitoso successo
ottenuto a danneggiarla e questo perché i troppi riassunti a cui fu
soggetta finirono per storpiarne il testo originario.3 4
3
Enciclopedia per Ragazzi, (1960), .« La meravigliosa avventura di Marco Polo », Milano, M.
Confalonieri, pp 242-244.
4
Selena, La Nuova Enciclopedia, (1988), .« Polo, Marco », Milano, European Book Spa, pp 70237024.
9
1.1 Tra religione e filosofia
La Cina, nel corso della sua storia, ha fatto da culla a
diverse tradizioni religiose, le cosiddette “ tre dottrine”: il
Confucianesimo, il Taoismo e il Buddismo. Iniziamo col dire
che, i cinesi non si occuparono di religione, perché si
dedicarono alla filosofia, mediante essa regolano tutti gli aspetti
della vita quotidiana. Uno degli errori maggiormente diffusi in
Occidente è considerare il Confucianesimo una religione.
Confucio, con i suoi insegnamenti filosofici e morali, fu una
guida al recupero dei valori della tradizione in un periodo di
crisi delle
Il filosofo,
coscienze.
che tra l’altro fu un contemporaneo di Platone,
per oltre duemila anni ha dominato la vita etica, politica e
religiosa della Cina, fornendo un codice di comportamento sia
pubblico che privato della vita familiare. Il suo pensiero, quindi,
è stato un punto di riferimento vero e proprio. La religione di
Confucio è una filosofia esistenziale. In quanto a valori, il
concetto principale è quello di benevolenza, paragonabile al
concetto di “amore”.
Secondo Confucio, il primo ambito
sociale , in cui l’uomo impara ad essere autentico, è la famiglia.
Il figlio apprende la pietà filiale, xiaoshun 孝顺: deve al padre
10
rispetto e sostegno nella vecchiaia, mentre il padre gli assicura
protezione e lo aiuta a formarsi. Un obbligo morale ancora in atto.
Il secondo ambito, è lo stato civile, ovvero dove si apprendono e
si applicano la giustizia, l’altruismo, la compassione e soprattutto la
benevolenza. Infine, abbiamo il terzo ambito, quello della Stato, dove
i sudditi sono tenuti alla lealtà-fedeltà, a patto che i sovrani governino
con virtù.
Qualche breve esempio degli insegnamenti di Confucio:

Se il principe e il magistrato promulgano leggi e decreti
ingiusti il popolo non vi ubbidirà e si opporrà alla sua esecuzione con
mezzi violenti anche ingiusti.

L’uomo volgare è orgoglioso e vano anche quando la sua
posizione non sia elevata… è molto vicino alla perfezione l’uomo
costante, paziente, umile e misurato nel parlare.5 6
5
Lanciotti, Lionello, (1990), .« Religioni e Filosofia in Cina », Popoli nel Mondo CINA, Novara,
Istituto Geografico De Agostini, pp 50-59.
6
De Sio Cesari, Giovanni, (2010), « Breve Storia della Filosofia Cinese »,
http://cronologia.leonardo.it
11
1.2 Il grande timoniere
Prima di andare avanti, mi sembra giusto e doveroso
velocemente questa Nazione “misteriosa”. In questo Paese, dal
vige
il Comunismo, prima sotto la guida del grande Mao
Zedong, detto anche il Grande Timoniere, per la sua grande
abilità nel nuotare, seguito poi da Deng Xiaping, grande
avversario di Mao. Il Paese di Mao, era continuamente
minacciato dagli altri già sviluppati, un Paese arretrato la cui
economia si basava prettamente sull’agricoltura. Mao riuscì a
costruire una nazione indipendente e moderna, imponendo una
delle dittature più spietate della storia. Il suo obiettivo era quello
di cambiare radicalmente il Paese e di portarlo a competere con
le altre potenze industrializzate: lo fece attraverso una serie di
riforme economiche e sociali. Abolì il salario, bandì la proprietà
privata e promosse la nazionalizzazione delle banche e delle
industrie. Sotto la dittatura del Partito Comunista, la Cina si
trasformò da preda degli Stati coloniali europei in grande
potenza, arrivando quasi a diventare il più popoloso Stato
Comunista del mondo. La morte di Mao, vede l’entrata, come
nuovo leader, Deng Xiaping, uno dei suoi maggiori avversari,
12
con una serie di riforme economiche, tra cui la liberalizzazione del
mercato cinese alle imprese estere. Tutto ciò, sempre, ovviamente
sotto una potente dittatura. Tanti sono i fallimenti e i disagi che la
gente inizia ad esprimere, molte sono le proteste; il 1989 è l’anno
dell’occupazione del centro di Pechino da parte di migliaia di studenti
che chiedono riforme democratiche. La tensione fu così alta che, il 4 e
il 5 giugno, scattò la repressione da parte del Governo con decine di
carri armati in Piazza Tiananmen, che travolsero gli studenti
uccidendone a migliaia.7
1.3 I primi arrivati..
Facciamo un attimo il quadro della situazione. I primi cinesi,
cominciarono a comparire in Italia intorno agli anni 30’, ma fino alla
fine della seconda guerra mondiale il numero di cinesi sul nostro
territorio fu abbastanza modico e interessò, per lo più, l’Italia
settentrionale. Scelsero, inizialmente, di insediarsi a Milano, dove la
maggior parte erano venditori ambulanti di cravatte, poi a Torino e,
così via, con Bologna, Firenze e in seguito Roma. Fino agli anni ‘50,
7
http://www.raistoria.rai.it/
13
il loro numero non aumentò di molto, fino ad arrivare alla
stabilizzazione dei già presenti sul territorio. L’arrivo di un
flusso migratorio, costituito da parenti, cambiò la situazione.
Oltre al settore della pelletteria, compare anche quello della
ristorazione. La situazione andò mutando. In Italia, l’aumento
della popolazione cinese, è dovuto non solo all’arrivo dei vari
flussi migratori, ma un consistente contributo lo ha dato anche
l’applicazione delle leggi di ordinamento dell’immigrazione
n.943/86 e n. 39/40, che hanno reso possibile la registrazione e
la regolarizzazione dei presenti, attraverso le sanatorie,
compresi anche quelli che si trovavano in condizioni di
clandestinità. Queste sanatorie, quindi, hanno rappresentato un
grande punto di svolta per gli immigrati cinesi, che da quel
momento avevano la possibilità di regolare la propria presenza
sul territorio italiano. Un altro passo, a favore dell’aumento dei
cinesi in Italia, fu l’accordo tra il governo della Repubblica
italiana ed il governo della Repubblica Popolare Cinese, il cui
obiettivo principale era intensificare la cooperazione economica
tra i due paesi, intenzionati a creare condizioni favorevoli per
gli investimenti dei residenti e delle società di ciascun paese nel
territorio dell’altro. Qualche anno dopo, però, le autorità italiane
14
sospesero l’accordo e vennero ridotte di molto le concessioni per
mettere su attività autonome che, tuttora, sono soggette a molti vincoli
burocratici. La situazione cambiò, ulteriormente, con l’entrata in
vigore del nuovo Decreto Legge 489/95 sull’immigrazione, il
cosiddetto Decreto Dini 223, che permetteva la regolarizzazione dei
clandestini solo ed esclusivamente per motivi di lavoro subordinato,
escludendo, quindi, qualsiasi forma di lavoro autonomo. Una legge,
questa, che portò non poche conseguenze anche abbastanza pesanti.8
1.4 Pregiudizi..
“I cinesi sono ovunque, sono un gruppo chiuso, non vogliono
imparare la nostra lingua né integrarsi in alcun modo, vengono in
Italia, si arricchiscono e tornano a casa. Non solo, i cinesi mangiano
– e ci fanno mangiare - di tutto, sono tutti uguali e, fatto ancora più
strano, non muoiono mai”.9 Questi sono solo una minima parte dei
pregiudizi legati agli immigrati cinesi che, oltretutto, sembrano essere
avvolti da un alone di mistero. Ma chi sono i cinesi in Italia? Quanti
8
9
http://www.click.vi.it/
Montrella, Sonia, 2014, .« Identikit dei cinesi in Italia », www.agichina24.it
15
sono? Da dove provengono? Cosa fanno? Di questa comunità a
noi interessano cose molto più importanti e fondamentali, cose
basilari per poterli capire pienamente. “Avete mai visto un
funerale cinese? Per me i cinesi sono tutti uguali! Per non
parlare poi che mangiano i cani! Vengono in Italia ci rubano il
lavoro e non pagano nemmeno le tasse!” . Quante se ne dicono
su questi vicini dagli occhi a mandorla, che offrono tagli e
pieghe a Vittorio Emanuele, preparano caffè e impastano
pizze!10 Questa comunità, che ha radici così lontane, presenta
caratteristiche, modi di vivere, di fare e di pensare
completamente diversi da noi e da ciò che possiamo
minimamente immaginare. La maggior parte di loro proviene
dalla stessa zona, dallo Zhejiang, una delle 33 province, regioni
autonome e municipalità che compongono la Cina; in poche
parole, come diremmo noi, quella in basso a destra, sotto
Shanghai. La si può definire una delle zone più dinamiche ed
economicamente sviluppate della Cina, inoltre particolarmente
conosciuta per i suoi paesaggi e le sue risorse naturali, attirando
ogni anno numerosi turisti da tutte le parti del mondo. Ma,
allora, se questa zona da dove proviene la maggior parte dei
10
Oriani, Raffaele, Staglianò, Riccardo, (2008), .« I cinesi non muoiono mai », Milano,
Chiarelettere.
16
cinesi è così sviluppata, per quale motivo ne continuano ad arrivare a
dismisura? C’è una spiegazione. Di solito, diamo per scontato che le
migrazioni partono, sempre e comunque, da zone più problematiche.
Ma i cinesi, per questo, si distinguono. Per quanto riguarda la Cina,
migrano dalle aree più operose, ben collegate, e dove è più facile
mettere da parte il gruzzoletto necessario per emigrare. Tra le tante
cose, questa è quella che più li differenzia dagli altri immigrati. Infatti,
loro non arrivano nel nostro Paese per sfuggire da una situazione
catastrofica, bensì per migliorare la loro condizione economica,
aprendo attività all’estero, che vengono quasi sempre gestite a livello
familiare. Per questo possiamo dire che il loro viaggio è un vero e
proprio progetto imprenditoriale.11 Gli abitanti dello Zhejiang, ovvero
gli zhejianesi, parlano una lingua tutta loro, uno dei tanti dialetti
presenti, ma che, insieme a quello di Shanghai e Taiwan, rappresenta
il più importante. Comunque, tutti questi dialetti rappresentano delle
vere e proprie lingue, l’una completamente incomprensibile dall’altra,
tanto che, spesso e volentieri, l’unico modo per comunicare rimane il
mandarino, sempre e solo per chi lo sa, ovviamente, dato che non è
così scontato.
11
Montrella, Sonia, 2014, .« Identikit dei cinesi in Italia », www.agichina24.it
17
Se proviamo per un attimo a dimenticare tutti questi
pregiudizi che abbiamo, e proviamo ad avvinarci a loro e a
conoscerli, ci rendiamo conto che non sono, poi, così
incompatibili con noi, e nemmeno sono quegli alieni che le
nostre menti pensano, e che quel velo di mistero dal quale sono
avvolti , pian piano, può essere oltrepassato.
18
Capitolo 2
2
Jingjing e Ze Mu
Tramite diverse conoscenze, sono arrivata a loro due, due
ragazze che, sin da subito, si sono mostrate abbastanza disponibili a
interagire con me. Jingjing è stata la prima ad arrivare, anche un po’ in
anticipo se devo essere sincera, tanto per non smentire la pessima
puntualità degli italiani. Ci siamo date appuntamento davanti al
Burger King a Piazzale Flaminio. Jingjing è una ragazza minuta,
magrolina, con una gonnellina molto graziosa, ha 27 anni ed è sposata.
Suo marito è in Cina, lavora a Shanghai, lei invece è di Nanchino,
capoluogo della provincia di Jiangsu, ma una volta finiti gli studi
seguirà il marito a Shanghai. È arrivata qui nel Marzo del 2007.
Dice Jing : “Quando sono arrivata era sera, pioveva, era tutto
scuro e il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato: mamma
mia che brutto! Il giorno dopo era domenica ed era tutto chiuso e
quindi ho pensato che allora è vero che voi italiani amate la vita,
lavorate ma trovate anche tanto tempo per riposarvi”.
Ze ha 25 anni ed è di Pechino. Insieme a Jingjing studia alla
facoltà di architettura: Jingjing segue il corso di design, mentre Ze,
19
che all’inizio voleva prendere restauro ma il corso le risultava
troppo complicato, ha preferito architettura del paesaggio.
Hanno scelto l’Italia perché, proprio nel 2007, hanno
avviato il progetto Marco Polo, finalizzato ad incrementare la
presenza di studenti cinesi nelle nostre Università. La famiglia
di Jingjing, inizialmente, voleva mandarla a studiare in Francia,
considerando la lingua francese molto più utile rispetto
all’italiano, ma in seguito, per motivi economici, hanno optato
per l’Italia. Infatti è proprio così: per i cinesi, il nostro Paese, è
economicamente più interessante rispetto ad altri. Allora, vista
l’attuale situazione italiana, forse siamo proprio noi ad avere
troppi vizi che non ci permettono di arrivare a fine mese!
Anche Ze è dello stesso parere. Appena arrivate hanno
faticato un po’ a fare amicizia con gli italiani. Dobbiamo
ammetterlo, molti sono i pregiudizi nei confronti dello straniero,
poi, se questo è cinese, la fantasia supera l’immaginazione.
L’ostacolo più grande per loro? La lingua, sebbene tutte e due
l’abbiano studiata per svariati mesi prima di iniziare il loro
percorso universitario. Se solo penso alla fatica che ho fatto io a
mettere due parole insieme quando sono andata in Cina, non è
una cosa da sottovalutare. Stiamo parlando di due lingue
20
completamente diverse, due poli opposti. Due suoni talmente discordi
tra loro che è come dire bianco e nero, carne e pesce, si e no. Mi
parlano un po’ delle impressioni che hanno sul metodo di studio
italiano e mi dicono che qui gli studenti sono abituati a studiare più in
gruppo. Dicono anche che le Università in Cina funzionano un po’
come i college americani. Sono molto più grandi, ben organizzate e
hanno molti più servizi. Sono delle vere e proprie città universitarie
con tanto di alloggio obbligatorio per ogni studente. In ogni città
universitaria puoi trovare di tutto, dal cinema alla palestra, dal
supermercato al ristorante, e così via. Tutta un’altra storia! Sarà anche
per questo che, negli altri Paesi, i giovani diventano indipendenti
molto prima.
2.0 Ogni scusa è buona per riposarsi
Mentre chiacchieriamo, Ze mi ha detto: “Prima di partire, tutti
mi dicevano che gli italiani sono pigri, ma, da quando sono arrivata,
mi sono ricreduta, e penso che voi lavorate molto attentamente”. A
sentire queste sue ultime parole c’è quasi da commuoversi, di solito
noi non siamo svogliati? Brava Ze, mi sei piaciuta! Ma come si dice, il
21
troppo storpia, ed ecco che Jingjing ci riporta subito alla realtà :
“Voi non siete mai puntuali, nemmeno a lezione!” Come darle
torto? Jing ribadisce che siamo molto creativi, con degli hobby
interessanti, ma, ripete, che amiamo troppo la vita e che, proprio
per questo, non riusciamo a concentrarci per più tempo sulla
stessa cosa. Racconta Jing : “Una volta con i miei colleghi
dell’università abbiamo deciso di incontrarci per studiare tutti
insieme. Ci siamo dati appuntamento alle 9 a casa di questo
nostro amico. A me non piace arrivare in ritardo, nemmeno di
pochi minuti, quindi alle 8:50 ero lì. C’ero solo io. Gli altri
sono arrivati tutti alle 9:20. Ma la cosa più bella è che, prima
di iniziare a studiare, ne è passato di tempo. Caffè, cornetto, e
tante tante chiacchiere. Alle 11, finalmente, iniziamo. Ma, dopo
nemmeno un’ora, pausa pranzo. E, finito il pranzo, pausa caffè.
E dopo il caffè?? Ovviamente, pausa sigaretta. Ma insomma??
Avete sempre una scusa per distrarvi!” Chi ha il coraggio di
dire che non è vero? Con tutte queste pause, chi non fumava ha
persino iniziato a fumare. Quanto ci piace chiacchierare?
Sembra quasi vitale per noi. E queste abitudini, modi di dire, di
fare e di pensare, non sono altro che le differenze che
caratterizzano queste due culture, l’una l’opposta dell’altra.
22
2.1 Carne di cane o di cavallo?
Ad entrambe Roma piace molto, ma ci tengo a sottolineare un
paio di cose, che forse già sappiamo. Jingjing ci dice che qui la vita va
molto più a rilento rispetto alla Cina, infatti lei, con tono un po’ caldo,
mi dice: “Lo sai, in Cina scrivo una lista piena di cose che posso fare
in un’unica giornata, e le faccio. Qui invece riesco a farne massimo
due. Ad esempio, quando vado alla posta, ci vuole una mattinata
intera. I servizi sono lenti e anche gli autobus sono come voi, mai
puntuali”. Jing ha capito perfettamente l’Italia e i suoi italiani. Proprio
perché nei confronti di questa comunità siamo stracolmi di pregiudizi,
ho chiesto a queste due ragazze se hanno mai sentito false legende sul
loro Paese; e anche qui la risposta è immediata. Mi fanno una lista di
cose.
Jingjing un po’ indignata si rivolge a me: “Un’altra cosa che mi
fa arrabbiare è quando qualcuno inizia a dire cose su di noi e del
nostro Paese, quando della Cina non ne sa niente. Dicono che in Cina
c’è solo smog ed è pericoloso viverci. Ma non è affatto così! La Cina
è un paese che si sta sviluppando molto velocemente e questo
comporta al problema dell’inquinamento. Ma non sempre, avviene
solo in alcuni giorni dell’anno. In più, dovete sapere, che in Cina ci
23
sono molte più opportunità per i giovani che vogliono
realizzarsi, infatti ho molti amici italiani che vengono a
lavorare da noi”.
Ebbene si. A quanto pare si sta invertendo anche questa
tendenza. Se prima l’Italia era vista come terra dove arricchirsi,
ora gli italiani vedono la Cina allo stesso modo, con gli stessi
occhi che avevano i cinesi per l’Italia. Prima, infatti, gli italiani
sul territorio cinese si potevano contare sul palmo di una mano,
oggi invece sono sempre più numerosi quelli che decidono di
andare a fare fortuna sul territorio cinese. Proprio secondo
alcuni dati Aire, negli ultimi anni, la popolazione italiana in
Cina è più che triplicata.
Mentre continuiamo la nostra lunga chiacchierata,
Jingjing ordina una spremuta, mentre Ze ha fame e preferisce un
pezzo di pizza farcita. Jingjing, un po’ indignata, mi chiede :
“Ma perché voi italiani pensate che noi siamo solo bravi a fare
foto? Quando la mia amica italiana è venuta in Cina le ho
detto, ora tocca a te fare foto!”. La mia risata è talmente
spontanea che forse dovrei contenermi un po’. Ma non so bene
cosa risponderle. Jingjing allora va avanti: “E pensate anche
che i cinesi siano tutti bassi, ma quando i miei amici italiani
24
sono venuti in Cina si sono dovuti ricredere”. Arriva il turno di Ze.
Finalmente sfata uno dei più grandi misteri cinesi. Un amico a lezione
le chiede se è vero che mangiano i cani. Ze mi spiega che loro
mangiano i cani ed è una cosa normale. Non mangiano di certo il cane
che hanno nel loro giardino, ma c’è una razza che viene allevata
appositamente per essere poi mangiata. Aggiunge che non è
comunque un piatto che si trova normalmente sulle nostre tavole.
Continua Ze: “Per voi è inaccettabile che noi mangiamo i cani e per
noi è inaccettabile che voi mangiate la carne di cavallo, ma nessuno
per questo vi ha mai etichettato come ‘crudeli’. Il cavallo è molto più
fedele, nei periodi di guerra l’uomo per combattere va a cavallo,
quindi lo riteniamo un amico molto stretto dell’uomo”. Finalmente,
adesso, possiamo metterci l’anima in pace. La carne di cane sta ai
cinesi come la carne di cavallo sta agli italiani. Come si dice a Roma,
non fa una piega. Ma cosa fanno, nel loro tempo libero romano, queste
due signorinelle tutto pepe dagli occhi a mandorla? In Italia a 20 anni
si trova sempre del tempo da trascorrere, tempo che, però, non ha
nulla a che vedere con la cultura ed eventi ad essa collegati. Noi
amiamo fare shopping, uscire con gli amici, andare al cinema, vederci
al bar per fare tante tante chiacchiere. Niente che richieda nessun tipo
di sforzo mentale e tantomeno fisico. Invece non è la stessa cosa per
25
Ze e Jingjing. Loro dicono che qui hanno sempre tanto da
studiare e quindi escono poco. Quando escono vanno ad eventi
culturali che organizza la loro facoltà. Ultimamente sono andate
al Festival del Film ad esempio. Solitamente restano a casa a
studiare o a vedere qualche film interessante. Ze ci tiene però a
precisare una cosa: “Ultimamente esco poco con i miei colleghi
italiani. Loro escono tardi e rientrano troppo tardi, mentre io
preferisco andare a dormire presto, entro mezzanotte”. Jingjing
aggiunge: “Noi siamo diverse dalle ragazze italiane. Se con noi
non c’è una persona di cui ci possiamo veramente fidare, di
solito non beviamo mai. Sappiamo come proteggerci”. Un frase
forte questa di Jingjing, che sembra quasi rimproverare la
scioltezza con cui le giovani italiane tendono a farsi qualche
bicchiere in più, incoscienti di ciò che potrebbe accadere. Come
si dice oggi tra i giovani, siamo abbastanza “free” rispetto a
loro. Ma questo non vuol dire che non sappiamo come
proteggerci, solo lo facciamo in maniera diversa.
Un altro fattore che Jing e Ze hanno osservato da quando
sono a contatto con noi italiani è che, secondo loro, la cultura
cinese dà molta più importanza ai valori. La famiglia prima di
ogni cosa. I figli dovranno prendersi cura dei genitori una volta
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che saranno anziani, proprio come questi ultimi hanno fatto con loro.
In una società come la nostra, in cui ognuno di noi è troppo preso dai
beni materiali, siamo diventati schiavi del denaro e del lusso. Quelli
che un tempo erano punti fondamentali, quali l’amore, la famiglia,
l’amicizia, sono stati sostituiti da tutto ciò che oggi è tecnologico.
Insomma, ad oggi ci risulta difficile credere che possa ancora esistere
qualcuno, il cui pensiero più importante sia la famiglia. Per fortuna
qualcuno ancora c’è.
Ad esempio, proprio riguardo l’amore, il sentimento che muove
il mondo, o per lo meno così dicono, Jing mi dice che a lei gli uomini
italiani non piacciono per niente. Sono troppo giocherelloni: pensano
di essere sempre bambini. Noi vogliamo sposarci prima dei 30, mentre
loro forse a 40 ci iniziano a pensare. Jing aggiunge anche che, secondo
lei, l’uomo cinese è persino più fedele dell’uomo italiano: “Io sono
qui e mio marito a Shanghai. Sono 3 mesi che non ci vediamo e non ci
sono problemi. Tre anni distanti sono tanti, ma per voi diventa un
problema. Due miei amici italiani di Roma, dopo la laurea, si sono
lasciati perché la ragazza si è trasferita a Firenze per continuare gli
studi”. Io non volevo crederci. Ze mi dice che, in realtà, lei da quando
è in Italia ha cambiato idea: “Ho 25 anni e dovrei pensare a sposarmi,
trovare un lavoro e fare un figlio, ma, da quando sono qui, ho capito
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che è troppo presto. Devo studiare ancora tanto, voglio
realizzarmi e, per il momento, non voglio pensare a sposarmi”.
Ecco che interviene subito Jing: “Secondo me parli così perché
non hai incontrato ancora la persona giusta”. Sarà anche che
per le giovani cinesi in Italia è difficile avere un colpo di
fulmine per un giovanotto, anche lui dagli occhi a mandorla,
dato che la presenza femminile risulta più alta di quella
maschile. Sempre a detta di Jing. Continua dicendo che qui in
Italia si bada molto di più all’aspetto fisico. Loro vanno oltre,
vogliono conoscerla prima bene una persona. Ora, anche in
Cina, ci sono delle persone che si comportano così, ma è un
gruppo molto ristretto. Noi non li giudichiamo, ognuno vive la
propria vita come vuole, noi pensiamo a vivere al meglio la
nostra e basta.
Un altro motivo, per cui mi dicono che per loro il valore
della famiglia è più importante, è il Natale. In Cina, i giovani
studenti, durante questa festività, tornano tutti a casa dalle loro
famiglie, come anche qui in Italia, ma il modo di trascorrere le
giornate è sicuramente diverso. “Voi - mi dice Ze - la notte di
Capodanno la passate con gli amici, uscite, andate a divertirvi
e a ballare. Noi invece stiamo a casa, in famiglia. I genitori
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pensano a cucinare e, noi figli, puliamo tutta casa e la addobbiamo,
preparandola al nuovo inizio. Nei giorni successivi abbiamo sempre
qualcosa da fare: andiamo a trovare i nonni e i parenti. Siamo sempre
impegnati”. Arriviamo alla cucina. Con grande felicità, noto che Ze
ha apprezzato molto il suo pranzo a base di pizza. Mi dice, infatti, che
a lei la pizza piace tantissimo. Ammette che, da quando è in Italia, non
le va di cucinare ogni giorno e, quindi, spesso preferisce comprare cibi
già pronti. Va matta anche per gli spaghetti alle vongole e il risotto ai
frutti di mare. Sembra di buona forchetta Ze. Jing, vivendo con tutti
cinesi, in casa mangia esclusivamente cibo cinese; ma, quando esce
con i suoi colleghi italiani, non le dispiace la nostra cucina. Mi fa
notare che qui il riso non le piace, non viene cotto bene e pensa che la
lasagna sia troppo grassa. Beh diciamo che non contiene proprio le
stessa calorie di un’insalatina. Ad entrambe, comunque, piacciono
molto i nostri dolci e soprattutto il gelato, naturalmente.
A questo punto, mi viene spontaneo risolvere un altro grande
mistero cinese e quindi provo a chiedere: ma perché non si vede mai
un cinese grasso? Mi rispondono che in realtà non è così. Non è vero
che non esistono cinesi in sovrappeso, ce ne sono solamente di meno.
Forse questo è dovuto dal tipo di alimentazione che abbiamo noi. Ad
esempio, mi fanno notare, che loro cenano un paio di ore prima
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rispetto a noi, e quindi, a differenza nostra, hanno tutto il tempo
di smaltire il pasto prima di andare a dormire. Inoltre, la loro
alimentazione non prevede formaggi, mentre noi li adoriamo e
ne facciamo un abbondante uso, e mangiano poco pane. Il loro
vero segreto, però, è che i loro piatti sono pieni di verdure: ne
mangiano davvero tanta e di tutti i tipi. Parlando appunto di
salute, Ze mi fa notare che noi prendiamo anche troppi
medicinali rispetto a loro, anche per cose futili. Loro non si
curano con la medicina occidentale, ma con la medicina cinese
basata su erbe e piante, tutto naturale insomma. Jingjing dice
che, ad esempio, quando hanno il ciclo, per calmare i dolori di
pancia, prendono un bicchiere d’acqua calda con dentro un
cucchiaio di zenzero e di zucchero rosso. L’effetto è immediato.
O ancora, per il mal di gola mangiano la pera bevendo anche
l’acqua in cui è stata fatta bollire. Sono tutti metodi naturali che
non fanno male. Beh, in effetti, forse, non hanno poi tutti i torti.
Noi giriamo con la valigetta del pronto soccorso pronta a
rimediare subito al mal di gola, mal di pancia, mal di testa,
raffreddore. Stiamo in Italia, la casa della moda e del made in
Italy, ops, volevo dire made in china, e non vuoi che esca il
discorso della moda? Ma certo! Ad entrambe piace molto lo
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stile italiano e, per loro, risulta anche più economico. Ze mi dice che
alla madre piace tantissimo Salvatore Ferragamo. “Vado spesso a fare
shopping per Via Condotti. A me piace molto Tod’s e quando ci sono i
saldi ci vado sempre”. A Jing, invece, piacciono molto le grandi
firme, preferisce, però, comprare a prezzi più vantaggiosi ma,
comunque, di alta qualità. Per i genitori compra Hermes e Prada,
perché le altre firme sono ancora poco conosciute in Cina. “Una volta,
ho comprato una tracolla The Bridge a mio padre e non gli è piaciuta,
allora gliel’ho comprata di Prada e ne è rimasto entusiasta”. Hai
capito questi cinesi! Possono permettersi anche il lusso di non farsi
piacere un acquisto da non so quanti zeri e pensare che qui la maggior
parte degli italiani, quelle rare volte che passeggiano per via Condotti,
hanno persino paura di avvicinarsi alle vetrine! Si sono fatte le 16:30,
sono ben tre ore che stiamo sedute in questo bar a chiacchierare e le
ragazze devono andare che hanno una lezione . Abbiamo parlato
veramente tanto e di vari argomenti. Ci salutiamo e mi dicono che, se
avessi nuovamente avuto bisogno, non avrei dovuto esitare nel
chiamarle.
Beh, onestamente, dopo questa esperienza con Ze e Jingjing
devo dire che anche con i cinesi, come in tutte le cose, c’è l’eccezione
che conferma la regola. A quanto pare non sono tutti chiusi come
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crediamo, anzi, se non avessero avuto lezione, chissà quante
altre cose ancora ci saremmo dette! Di questo incontro sono
molto soddisfatta. È come se ci fossimo confrontate, perché,
mentre io cercavo di capire i loro discorsi e le loro storie, anche
loro mi hanno fatto delle domande e chiesto spiegazioni.
Abbiamo confrontato due culture e, forse, posso dire che,
l’unica cosa che ci accumuna a tutte e tre, è la curiosità verso
questi mondi così diversi che ci avvicinano.
2.2 La famiglia dell’Esquilino
Studiando lingue, e quindi cinese, in questi anni ho avuto
l’opportunità di conoscere qualche studente proprio nella mia
facoltà. La notizia che avrei scritto una tesi sull’integrazione dei
cinesi in Italia è corsa subito nei corridoi, a quanto pare, e c’è
stato chi si è fatto avanti di proprio volontà, per raccontarmi la
sua storia e quella dei suoi cari. Vi sto parlando di Marco e il
suo racconto è completamente diverso. Marco ha 21 anni, è nato
e cresciuto a Roma. Ci conosciamo perché studiamo tutti e due
cinese alla stessa Università, anche se il suo livello è più
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avanzato. Parla anche inglese, spagnolo e tedesco. Ci siamo scambiati
i numeri di telefono e, per organizzare un incontro, devo dire, che ce
ne abbiamo messo di tempo. Diversamente da Jingjing e Ze, l’incontro
è avvenuto a casa sua. Dove può abitare? Ovviamente nel quartiere
Esquilino. Questa zona di Roma è tappezzata di negozi e attività di
qualsiasi tipo, tutto made in China. Mi scrive di andare da lui alle
14:15. Scendo a Vittorio Emanuele e, camminando, mi guardo intorno
e vedo solo attività cinesi, una a ridosso dell’altra, tutte ordinate, con
questi signorotti dentro a giocare al pc , perché, onestamente, di gente
dentro non ce n’è: sarà l’orario. Sulla strada dove abita Marco, conto
un solo negozio italiano. Una piccola ferramenta che quasi quasi
sembra un’ intrusa. Arrivo, suono, e ad aprirmi è la zia di Marco. Una
donna piccolina, tutto pepe, parla poco italiano, quindi, per i primi
minuti, mentre aspettiamo Marco, si fa una sorta di monologo; io
annuisco, facendo finta di capire tutto ciò che dice. Ci accomodiamo.
Marco deve pranzare e la zia gli ha preparato un bel piatto di riso al
sugo e l’insalata per secondo. Più italiano che cinese direi. La sala è
poco arredata. Dà molto l’impressione di una casa momentanea,
passeggera, come se non dovessero viverci a lungo, quasi di passaggio
e, per questo, non si perde tempo ad arredarla per renderla più
accogliente. Il tavolo con le sedie, dove ci siamo accomodati, mi
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ricordano tantissimo quelli che erano nella cucina della mia
famiglia ospitante a
Shanghai. Sono praticamente identici.
Marrone lucido con dei fiori dipinti sia sul tavolo che sullo
schienale delle sedie. Mi chiedono se voglio mangiare anche io,
ma rispondo che ho già pranzato, ma la zia, preoccupata che
non avessi completato per bene il pranzo, mi offre un arancio e
un mandarino. Accetto volentieri. Marco inizia a parlarmi un pò
di sé e della sua famiglia. I genitori sono dello Zejiang,
precisamente di Wenzhou, sulla costa, 300 km a sud di
Shanghai. La zia anche è di Wenzhou, la descrive come una
bella città, con un clima gradevole e come una delle città meno
inquinate della Cina. L’economia è basata molto sulla ricchezza
dei cinesi che hanno investito all’estero. La gente del posto
lavora soprattutto nei servizi. È molto sviluppata e il lavoro non
manca, tanto che sono gli stessi cinesi a trasferirsi qui a
lavorare. Mi racconta che, fino a qualche anno fa, non era così.
In generale non è mai stata una città agricola. Prima di
macchine lussuose non se ne vedevano, mentre oggi le strade
sono percorse da tantissime Ferrari. Wenzhou ha fatto dei
grandi passi avanti insomma. Marco vive con la zia e la nonna,
che ora non c’è. I genitori sono in Cina. La mamma è
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pensionata e ogni tanto lo viene a trovare in Italia, mentre il padre ha
un negozio di abbigliamento sempre a Wenzhou.
Mentre chiacchieriamo, la zia che è seduta vicino a me, mi
guarda con un’aria simpatica come se si stesse sforzando di capire
cosa ci stiamo dicendo, e osserva attentamente ciò che scrivo, anche
se in realtà non sa leggere. Marco si sente molto più italiano, anche se
il cinese lo parla abbastanza bene. Per impararlo la zia, da piccolo, gli
faceva guardare i Pokemon in cinese mandarino. Beh, simpatica come
cosa. Questo perché in famiglia tutti parlano il dialetto di Wenzhou,
uno dei dialetti più diversi della Cina: infatti, con uno che parla
mandarino, sarebbe impossibile capirsi. Intanto la zia, rassegnata, si
mette a fare le pulizie, anche se ogni tanto si affaccia. A Marco non
mancano molto i suoi genitori, ma non per egoismo o per chissà cosa,
ma semplicemente perché è abituato a vivere così ormai da sempre. Si
sente perfettamente integrato e quasi tutti i suoi amici sono italiani.
Lui dice che i cinesi sono troppo diversi, compresi quelli nati e
cresciuti in Italia come lui, di solito tendono a fare un po’ troppo i
perfettini. Fanno un po’ gli snob, insomma, e, questa cosa a Marco, da
veramente fastidio.
Diciamo che lui si sente più cinese soltanto quando qualcuno gli
chiede come si fa il gelato fritto o se può scrivere il nome del suo
35
amico nella sua lingua d’origine. Confermo che Marco è un
italiano doc. Addirittura saluta un suo amico al telefono con un
“bella”. Più italiano, o meglio, più romano di così si muore.
L’unica cosa su cui si sente molto orientale è la cucina. A
quanto pare la lasagna, gli gnocchi e le fettuccine non fanno
impazzire il mio amico italiano con gli occhi a mandorla.
Questa si che si può definire eccezione, anche rara, rarissima
direi. A malincuore, ma accetto. Ma se lo sentisse mia nonna,
che sta sempre con le mani in pasta e usa litri di olio per
cucinare, si sentirebbe male per principio. Marco dice che in
cucina mischia tutto. Ama i cibi cotti al vapore e la salsa di soia.
Per farmi tornare il sorriso ammette che la carbonara gli piace,
ma neanche troppo però. La cucina cinese include cibi pesanti
ma anche molto leggeri, mentre nella cucina italiana è tutto
molto condito. Per queste ultime affermazioni aggiungerei
“tenere a distanza dalla lettura delle nonne italiane”. E proprio
mentre mi dichiara le sue preferenze per la cucina cinese, ecco
che arriva la nonna. Una signora anziana, ad occhio direi
sull’ottantina, che irrompe nella stanza sorridente. Si siede
anche lei vicino a me un po’ curiosa. Chiede a Marco se ho
preso qualcosa. Insomma su questo sembra un po’ simile alle
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nostre nonnine che, quando ti vedono, qualsiasi orario sia, ti chiedono
se hai mangiato. Mentre io continuo la mia chiacchierata con Marco
iniziamo a parlare di quali siano, secondo lui, le differenze più grandi
tra la prima e la seconda generazione cinese qui in Italia. “Le seconde
generazioni sono estremamente pigre rispetto alle prime. Noi viviamo
nel benessere grazie ai loro sacrifici e spesso, forse, ce ne freghiamo e
sfruttiamo questa cosa in modo negativo, non prendendo esempio da
loro. Una cosa che, per fortuna, è quasi sparita del tutto, sono i
matrimoni semi-combinati. Prima funzionava così, mentre, oggi, sono
io a scegliere la ragazza che voglio e che mi piace, tenendo sempre
però conto delle esigenze della mia famiglia. In generale, i miei
genitori sono molto aperti. Vogliono che mi laureo. I cinesi hanno
proprio la fissazione del titolo di studio. In Cina, è molto importante,
a seconda del titolo di studio si riesce a capire anche quanto
guadagni e, quindi, che tenore di vita fai. Anche se devo dire che sta
un po’ cambiando negli ultimi anni. Ad esempio, c’è chi con la terza
media ha fatto i soldi”. Il fatto dei matrimoni combinati non è una
novità per noi, che spesso ne sentiamo di storie così. Mentre, per
quanto riguarda la fissazione del titolo di studio, in Italia una buona
parte degli atenei è composta dai frequentanti per “moda”, quelli, cioè,
che si iscrivono solo per vantarsi di essere tipi colti; non so. Oltre a
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questo, c’è chi l’università non vorrebbe farla ma per forze
maggiori deve. Basta pensare che ormai anche per fare la
commessa ti richiedono questo titolo. Per carità, nulla da
togliere a questo mestiere, però, voglio dire, a casa nostra tutti
pieghiamo maglie e attacchiamo giacconi nell’armadio. Punti di
vista. Chiedo a Marco cosa ne pensa degli italiani. Mi dice
subito che secondo lui siamo uno dei popoli più attaccati ai
sentimenti. Mi fa un esempio: “Se uno si sta sentendo male per
strada, la maggior parte di voi si ferma a prestare aiuto, mentre
un cinese, pur di non farsi scocciare e di rimanere per fatti
suoi, non lo farebbe. In Italia c’è molta importanza nei rapporti
umani. Però penso anche che non date la giusta importanza
alla famiglia. Dovrebbe essere il valore più importante, ma per
voi non lo è, al contrario nostro dove la famiglia è sacra e non
si tocca”. Questo, secondo lui, è dovuto ai cambiamenti sociali
che in Italia ci sono da tempo, mentre in Cina no. Ovviamente
lo lascio parlare, ma non sono molto d’accordo con il suo
pensiero. Si, sarà anche vero che siamo un popolo pieno di
sentimenti verso il prossimo, ma sarà davvero così? Può essere
vera una cosa del genere, quando la media di fidanzate e mogli
uccise dai loro corrispettivi è più o meno di una al giorno? Può
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essere vero dove, qui in Italia, ormai spariscono famiglie intere spesso
e volentieri per gelosia? Non lo so. Prima forse potevo pensarla come
lui, ma ora faccio fatica. Penso che siamo diventati un bel popolo con
una buona percentuale di egoismo che, se vedono qualcuno che si
sente male per strada, solo una piccola percentuale si fermerebbe ad
aiutare, mentre il resto forse farebbe in tempo solo a farsi un selfie.
Ma andiamo avanti. “In generale - dice Marco – gli italiani ci vedono
come una comunità chiusa. Ci vedono disonesti e furbi, ma per voi
questo sembra essere quasi un pregio”. Ecco un altro cinese che
sembra aver colto in pieno l’essenza dell’italiano doc. Penso, però,
che c’è una mancanza di sforzo da parte dei cinesi ad imparare
l’italiano e questo, quindi, li rende chiusi, perché se non si riesce a
comunicare come si può fare amicizia? Nel suo palazzo la maggior
parte sono italiani. Hanno un bel rapporto con i vicini e soprattutto
con una vecchietta che alla zia sta molto simpatica. Inoltre, quando
dicono che il cinese viene qui solo per fregare il lavoro agli italiani,
crede che sia un pregiudizio che abbiamo a prescindere dallo
straniero. Però, su una cosa, Marco ci da ragione, e cioè: quando
dicono che i cinesi copiano e basta, di solito è vero e, comunque,
quando non lo fanno, non lavorano d’inventiva, ecco. Mentre
l’italiano, agli occhi loro , è molto creativo. Che siamo molto creativi
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ce lo hanno detto anche Ze e Jingjing, quindi, almeno su questo
possiamo stare sicuri.
Intanto la mia attenzione si sposta sulla zia. Lei si chiama
Lìzhang, è arrivata in Italia circa 8 anni fa. Lì
cerca di
spiegarmi che non è sposata legalmente e suo marito lavora qui
a Roma. Non chiedetemi, in questo momento, dov’è, perché non
saprei che dire. Ha anche due bimbe, una di 2 anni e l’altra di 7
, al momento sono in Cina con la zia. Lìzhang inizia subito a
fare la furbetta e, quando le chiedo per curiosità quanti anni ha,
lei ci pensa un po’ e mi risponde 35. Ma come, sono così svegli
questi cinesini da non ricordarsi quanti anni hanno? Mmmmh.
Infatti, nemmeno il tempo di dubitare, che il nipote sottovoce
mi dice che sta mentendo. Ben, iniziamo molto bene. Cara Lì
(la chiamo così per essere più veloce), ma non te lo hanno
insegnato che a chi dice le bugie gli cresce il naso? A quanto
pare no. Dice di essere venuta qui perché l’Italia è bella ,non
per lavoro. Lei aveva già contatti qui prima di arrivare, tra
l’altro da sola. Il suo livello di scolarizzazione è arrivato fino
alle medie, poi ha dovuto lasciare per lavorare perché
mancavano i soldi in famiglia. I suoi genitori erano semplici
contadini, ma ora sono molto anziani e non lavorano più.
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Quando può va a trovarli, ma loro non sono mai venuti qui in Italia.
Non appena arrivata ha lavorato in un negozio di oggettistica, poi si è
licenziata per badare alla nonna di Marco e quindi ha iniziato a
lavorare come badante. Devo dire che più mi racconta e più si riempie
di mistero questa donna. Dice che l’Italia le piace molto e addirittura
non trova difetti. Lì, guarda che non sono un finanziere in borghese e
tanto meno non faccio parte degli agenti segreti, puoi dire tutto quello
che vuoi. Io ne trovo così tanti di difetti in Italia, nel mio paese e, se
devo essere sincera, dopo essere stata due mesi a Shanghai ne avrei
una lista bella lunga anche per il tuo. Uno dei motivi per cui a Lì piace
molto l’Italia è perché qui trattano molto meglio i bambini, e non solo.
Aggiunge che per le donne in gravidanza c’è molto più rispetto, non
perché in Cina non ce ne sia, anzi, però sottolinea che qui è diverso
persino negli ospedali, dove vengono trattate molto più attentamente.
Però, una cosa me la dice. Lei non si sente affatto integrata, ma il
problema pare che non siamo noi ma il fatto di non aver imparato
l’italiano. Mi dice di non essersi mai incontrata con una sua amica
italiana per prendere un tè. In effetti, Marco, il nipote, dice che,
quando può, le insegna italiano facendole vedere Peppa Pig. Però a
quanto pare questo metodo non sta portando buoni risultati. Dovresti
impegnarti un po’ di più cara Lì. Comunque mi fa notare che, anche se
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non parla italiano, le piace molto la nostra cucina e quando va in
un ristorante sa bene come farsi capire. Pizza e spaghetti con le
vongole sono i suoi piatti preferiti. Lì è gentile e molto educata,
però il nipote mi aveva avvertito. “Sappi che spesso e volentieri
i cinesi mentono per sport”. Beh, in effetti qualcosa forse non
torna. Una vita un po’ ingarbugliata, diciamo.
2.3 Una nonna internazionale
Anche la nonna però , anche se anzianotta, è abbastanza
furbetta . Per curiosità le chiedo quanti anni ha e anche lei deve
pensarci su qualche secondo. Comunque mi risponde e mi dice
78. Non penso sia una bugia, o comunque non siamo troppo
lontani dall’età vera. La nonna è molto incuriosita dal mio
quaderno di cinese. Lo apre e si mette a leggere i miei esercizi,
lo sfoglia pagina per pagina e trova anche degli errori, ma il
nipote mi dice che in realtà la sua correzione sarebbe un errore
perché l’esercizio sta fatto bene. Punti di vista. Lei, come anche
le nostre nonne, è nata in casa. Non è mai andata a scuola e a 10
anni ha iniziato a lavorare nella piccola fabbrica a gestione
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familiare, dove si faceva la carta. Per essere sicura che sto capendo, si
alza e prende il rotolo di scottex e lo srotola. Messaggio recepito
nonnina. In tutti erano più o meno 10 fratelli. Ha dei ricordi molto
vaghi della sua infanzia. Mi racconta che la Cina in quegli anni era
poverissima. Le case avevano lo stretto necessario. La corrente non
c’era e per farsi luce usavano le candele e, per scaldarsi, delle semplici
coperte. Anche se la Cina era povera, la sua famiglia, grazie alla
fabbrica di proprietà, era più fortunata dei contadini. Loro avevano
anche un piccolo orto, ma non rappresentava la loro fonte primaria. È
rimasta in fabbrica fino a quando a 20 anni si è sposata con un
matrimonio combinato. Un matrimonio che però non è stato vissuto in
modo drammatico, come siamo abituati a pensare noi. Erano amici di
famiglia da tempo, quindi si conoscevano bene. Una volta sposata ha
lasciato il lavoro nella fabbrica ed è diventata casalinga, mentre il
marito andava a lavorare in un’altra grande fabbrica. Mi dice che
quando era piccola il Comunismo non c’era e, per lei, il periodo più
brutto è stato con Mao. Ci tiene a farmi capire che non conosceva per
niente il concetto di stipendio. Non sapeva cosa fosse. Lo ha
conosciuto con il lavoro del marito, che prendeva circa 50 yuan al
mese, più o meno 6 euro. Con il suo stipendio riuscivano a vivere
abbastanza bene, riuscivano a mantenere i figli e i soldi per il riso
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c’erano sempre. Quando aveva 40 anni sua figlia si è sposata ed
è andata a vivere in Olanda. Le è dispiaciuto tantissimo vederla
partire, ma se ne è dovuta fare una ragione, andando spesso a
trovarla. Aggiunge che invece sua nipote aveva trovato un
marito bianco ma il padre era contrario perché convinto che in
Occidente si divorzia troppo. Come dargli torto? Ma andiamo
avanti. Lei è arrivata in Italia dieci anni fa. Ha vissuto anche
qualche anno in Olanda e le è piaciuta molto, più dell’Italia. Mi
dice che lì le strade erano pulitissime e la vita era più sicura.
Qui la domanda sorge spontanea: perché allora non è rimasta a
vivere in Olanda con la figlia? Risponde che di solito ci si
sposta in casa del figlio, perché la figlia quando si sposa è come
se viene data ad un’altra famiglia. Anche qui, modi di pensare
completamenti opposti. Intanto questa nonnina mi chiede se
voglio cenare con loro. Purtroppo non posso. Comunque,
saranno anche dieci anni che vive in Italia, ma l’abitudine di
scatarrare non l’ha persa. Sì, perché, sappiate, che mentre
camminate per le strade di Shanghai e Pechino, dovete stare
sempre pronti a schivare una bella sputacchia, che arriva alla
velocità della luce accompagnata da quel suono che fa il catarro
quando si intrappola nella gola, fa da campanello d’allarme,
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così quando lo senti, per favore scansati. Calcola che in una giornata ti
“scanserai” spesso e volentieri.
Dato che tra qualche giorno è la festa dell’Immacolata, chiedo
loro cosa faranno a Natale e, di conseguenza, di che religione siano
per capire se festeggeranno o meno. Sia la zia che la nonna sono
entrambe cristiane e Marco mi dice di dire che lo sono anche io
altrimenti potrei risultare antipatica alla nonnina, ma io sono cristiana,
quindi, no problem nonna. Loro, qui a Roma, il giorno di Natale lo
passeranno quasi interamente in Chiesa, dove, altri cinesi cristiani
come loro, organizzano anche un piccolo pranzo. Mentre mi racconta
che, in Cina, i cristiani non hanno le nostre stesse abitudini di passare
il Natale. Ad esempio, lì non si usa fare il pranzo di Natale, ma, in
quel giorno, preferiscono andare a pregare. A quanto pare non
addobbano nemmeno la casa come siamo soliti fare noi. In effetti, non
vedo nemmeno un accenno di Natale qui dentro. Però mi dice che
alcuni in Cina l’albero lo fanno, ma non se ne vedono così tanto come
qui. Mentre, per quanto riguarda i presepi, all’inizio ci mettono un po’
per capire di cosa sto parlando. Da questo, già comprendo, che molto
probabilmente non è nelle loro abitudini. In effetti è così. Per
velocizzare mostro a tutte e due una foto di un presepe che ho sul
cellulare e subito capiscono . La nonna mi dice che in Cina non si fa il
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presepe, ma che a lei piace moltissimo e, quando cammina per
strada e li vede in vetrina, si ferma ad ammirarli. Insomma in
tutto questo discorso mi fanno capire che, forse e per fortuna, in
Cina il Natale non è visto come grandi abbuffate di cibo, soldi
spesi a non finire per regali e regalini, ma viene sentita solo ed
esclusivamente come una festa religiosa durante la quale i fedeli
cristiani si riuniscono per professare la loro fede. Però, un
giochino da fare in compagnia ce l’hanno anche loro. La nonna
mi dice che loro giocano a majiong, una sorta di tombola.
Sarebbe forse da ammirarli. Da noi ormai sono pochi quelli che
credono davvero a questa ricorrenza, religiosa come tale. La
nonnina mi confida una cosa. Quando aveva 40 anni ha avuto
un problema di salute abbastanza grave. Le speranze che
potesse guarire del tutto erano al 50%. Da quel momento oltre
alle cure, essenziali per andare avanti, mi racconta che ha
iniziato a pregare tanto. Con il tempo è guarita, è una persona
diversa, come nuova. Ha scoperto una grande fede che prima
non pensava di avere e non solo, lei associa la sua guarigione
proprio alla preghiera. Non è la prima volta che sento una storia
così. Triste e bella allo stesso tempo. Mi parla della malattia in
modo molto superficiale e da questo capisco che non è il caso di
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andare troppo a fondo. Comunque vi assicuro, che ad oggi è più in
forma lei di me. Restiamo un attimo soli e sapete cosa fa? Inizia a
canticchiare allegramente. Io provo ad imitarla, ma non è per niente
semplice. Dall’altra stanza, Marco mi informa che è una canzone di
chiesa. Beh anche io ne conosco qualcuna, in italiano ovviamente, se
la nonnina vuole possiamo farci una cantata insieme, chissà magari tra
cinese e italiano ce ne esce una nuova no? La canzoncina è finita, le
faccio un applauso e mi risponde con un xièxiè che vuol dire proprio
grazie, pronunciato però secondo il suo dialetto di Wenzhou. Ad un
certo punto, dopo aver controllato il mio quaderno, decide di dare
un’occhiata anche al mio libro di cinese. Mentre lo sfoglia pagina per
pagina, quasi come se dovesse controllare se ho fatto i compiti, le
chiedo cosa ne pensa degli italiani che si interessano alla loro cultura.
Le fa molto piacere quando uno straniero, soprattutto se occidentale, si
avvicina alla loro cultura. Aggiunge: “Questo sta a significare che
non è vero che ci vedete tutti come delle persone che vogliono solo
imbrogliare, fregare il lavoro e che mangiano cose strane rispetto a
voi. Vuol dire che tutti questi pregiudizi che avete nei nostri confronti,
forse alla fine rimangono solo tali, e forse vi incuriosiscono anche.
Vorrei che sempre più giovani come te si avvicinassero alla nostra
cultura, anche per spiegare agli altri, che questo muro che hanno
47
messo nei nostri confronti, non è altro che frutto delle loro
teste”. Conclude, poi: “Siamo così lontani che non potevamo
che essere così diversi”. Nonna è proprio come dici tu. Mentre
mi parla in questo modo mi fa come tenerezza, quasi ti fa
emozionare. Parole così importanti dette da una nonnina che
dalla Cina è passata per l’Olanda ed è arrivata in Italia, una
nonnina che nella vita ne avrà viste sicuramente tante. Non vi
rivedete un po’ nelle parole della nonna? Chi di voi non ha
nemmeno un misero pregiudizio nei confronti dei cinesi? Io, per
prima, posso dirvi che, prima di iniziare a studiare questa
lingua, ne pensavo di cose, alcune anche assurde forse, su di
loro. Persino prima di partire per Shanghai, dove mi aspettava
una famiglia, mi chiedevo: ma dove vado? Ma da chi vado? Ma
ritorno? Ad oggi, mi viene da ridere se ripenso a cosa la mia
mente elaborava fino a qualche tempo fa. Mi sento anche un po’
ridicola forse. Ma chi lo ha detto che rimangono soli tra di loro?
Chi lo dice che si negano sempre quando gli chiedi qualcosa? Io
non le conoscevo. Né la nonna né la zia. Eppure mi hanno
accolta come se fossi una di famiglia. Mi hanno fatto entrare
nella loro casa. Ho degli amici che conosco da una vita e le loro
case non so nemmeno come sono fatte. Mi hanno fatto
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accomodare per ore intere. Sono state lì con me curiose di sentire cosa
avevo da dire. Mi hanno offerto da mangiare, mi hanno fatto portare
un arancio per paura che avessi fame durante il viaggio di ritorno. Mi
hanno addirittura invitato a cena, chiedendomelo due volte nella
speranza, forse, che cambiassi idea. Mi hanno ringraziato tantissimo
per le ciambelline che gli ho portato e mi hanno persino chiesto la
ricetta per rifarle, per quanto gli sono piaciute. E questa la dovrei
definire una comunità chiusa, fredda, quasi ermetica?
2.4 La famiglia di Via Zenodossio
Mi trovo in zona Pigneto, Roma, anche questo un quartiere ben
popolato da varie nazionalità. Oggi mi sta aspettando una giovane
coppia che ha proprio un negozietto cinese qui vicino. Non è difficile
trovarlo e quando entro faccio quasi fatica ad entrare. Il negozietto è
pieno zeppo di cianfrusaglie. Scatole su scatoloni pieni di caricatori
per il cellulare di tutti i tipi, lunghi, corti medi, come li vuoi ci sono,
casse per ascoltare la musica, di tutto insomma. Io entro, capisce
subito chi sono e cosa sono venuta a fare, e, cioè, una bella
chiacchierata. Lei è subito molto gentile con me. Per non intralciare
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troppo il bancone con la cassa, cerco di mettermi di lato,
incastrata tra due scatoloni che quasi mi sorreggono, visto che
di sedermi a quanto pare non se ne parla. Una cosa ve la devo
dire, più passano i minuti e più il mio naso diventa un cubetto di
ghiaccio e le mie mani iniziano a colorarsi di viola. Si gela. Mi
sa tanto che ho beccato una di quella famigliole dove vige la
regola principale in cui i riscaldamenti devono stare per forza a
8 gradi. Mamma mia, e sono arrivata solo da poco. Lei continua
a portare il cappotto, quindi avrei dovuto intuirlo subito. Ha 33
anni ma preferisce non dirmi il suo nome. Viene da Pechino.
Qui in Italia c’è arrivata nel 2001, la sua prima città è stata
Milano, solo perché non c’era un volo diretto da Pechino per
Roma. Poco dopo si è trasferita a Perugia, dove ha seguito un
corso di italiano, vi è rimasta, però, per poco tempo perché non
voleva gravare troppo sulla sua famiglia. Ma non è finita qua.
Dopo Perugia è la volta di Venezia: le è piaciuta moltissimo, è
pulita, ordinata e l’aria è fresca. A Venezia lavorava come
cameriera in un ristorante, cinese ovviamente. Questa città ha
significato molto per lei, anche perché è proprio qui che ha
conosciuto quello che oggi è suo marito, e, dopo poco, si sono
trasferiti insieme a Roma. Quando sono arrivati a Roma, mi
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dice, che non avevano chissà quanti risparmi da parte e non erano
ancora pronti per aprire un’attività tutta loro, quindi lei ha lavorato per
circa cinque anni come commessa in un negozio di un’amica che
vendeva roba per la casa. Ci tiene a sottolineare che ha scelto di
lavorare in un negozio perché ci sono più giorni di riposo, a differenza
dei ristoranti che sono sempre aperti. Hai capito, e per fortuna che i
cinesi volevano lavorare fino allo sfinimento. Mi racconta che lei,
prima di decidere di venire qui, in Cina stava studiando all’Università,
ma non ha mai finito gli studi proprio perché ha deciso di andare via.
Eh si! Mi dice: “Quando non sei mai uscito, non hai mai visto niente
di diverso e non sai cosa c’è fuori, come fai a decidere di rimanere
fermo in un posto? Soprattutto quando sei giovane, non hai figli e
puoi andare ovunque?”. Beh, che dire, ha perfettamente ragione e per
fortuna che i cinesi erano chiusi senza voglia di conoscere qualcosa di
diverso. Mi dice anche che, a lei, Pechino piace molto, ma anche lì ,
come in tutte le città, c’è più di qualche problema. Ad esempio, c’è il
problema del traffico, ci sono tantissime macchine che circolano,
tagliano troppi alberi, spariscono intere zone verdi e, quindi,
aumentano le polveri che fanno male alla salute. Ci sono soprattutto
due giorni all’anno in cui i livelli di smog raggiungono il loro picco
massimo e, in questi giorni si consiglia di rimanere chiusi in casa.
51
Mi dice una cosa che vi farà pensare molto. “I primi anni,
quando sono arrivata, parlavo veramente poco italiano e quindi
passavo la maggior parte del mio tempo con amici cinesi. Ora,
invece, parlo abbastanza bene italiano e, anche se finalmente
capisco quasi tutto, mi rendo conto che gli italiani non stanno
così bene come pensavo, sento che non trovate lavoro, che non
riuscite ad arrivare a fine mese. A volte entra qui in negozio
gente di trenta , quaranta anni che è stata licenziata ed è dovuta
tornare a vivere con i genitori. Sento di nonni che aiutano a
crescere i nipotini perché i genitori con il loro lavoro solamente
non ce la fanno. Forse era meglio non capire niente come
prima e rimanere con la mia idea che tutto andava bene”. Mi
ha lasciato veramente senza parole sapete? Dette da una persona
che ha tentato di venire a casa nostra per migliorare le proprie
condizioni. Che ha fatto tanti sacrifici e si è impegnata al
massimo per imparare la nostra lingua, cosa che non fanno tutti,
ci sono intere famiglie cinesi che fanno pronunciare
esclusivamente le parole fondamentali che servono per la vita di
tutti i giorni. “Era meglio non capire niente” così ha terminato.
Per dire una frase così forte, pensate quanta tristezza e
disperazione hanno potuto ascoltare le sue orecchie, dalle
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chiacchiere, o meglio gli sfoghi dei passanti che si fermano a
comprare nel suo negozietto: così grande deve essere la loro
frustrazione da avere il bisogno di sfogarsi con una cinese emigrata
nel nostro paese per stare meglio! Come contraddirla? Non ha poi
descritto in pieno la situazione attuale italiana? Va avanti e mi dice
che si è resa conto che qui forse ci sono molti più problemi che in
Cina. Vorrebbe tornarsene lì anche subito, ma non può, vuole
aspettare che il figlio finisca gli studi e che impari bene l’italiano
quindi. Mi racconta che spesso le maestre la chiamano perché il figlio
è troppo chiacchierone in classe. Si sarà fatto contagiare dai suoi
compagni italiani forse? Comunque lei tiene molto all’educazione del
figlio e soprattutto ci tiene che suo figlio si senta cinese. Lui parla
cinese molto bene, ma nel leggere e scrivere pecca un po’. Il figlio
prima diceva sempre di sentirsi più italiano, ovviamente, è nato e sta
crescendo in Italia, non potrebbe essere altrimenti. Questo fino a
quando la mamma non le ha mostrato la casa che hanno in Cina, che
non assomiglia per niente al mini appartamento in cui vivono stretti
qui a Roma. Quella in Cina è una vera e propria villa con tanto di
giardino con due belle macchine parcheggiate in garage. Quindi il
figlio si è fatto due conti, e a quanto pare ci ha ripensato. Come non
capirlo? Qui vivono in tre in un appartamento di pochi metri quadri e
53
il giardino non sanno cosa sia, al massimo vedono un po’ di
verde ogni tanto se vanno in qualche parco. In pratica i genitori
di questa coppia stanno molto bene, ma la mamma vuole far
capire al figlio che niente arriva così, che le cose deve
guadagnarsele. Lo sa bene lei, che dopo aver deciso da sola di
andare via da una situazione comunque abbastanza agiata, si è
dovuta rimboccare le maniche partendo dal basso, fino ad
arrivare a mettersi in proprio con questo negozietto. Eh si, ne
hanno messi da parte di soldi e con essi anche vizi e
divertimenti. Mi sottolinea il fatto che, se ad esempio guadagna
800 euro al mese, ne spende al massimo 400 e gli altri li mette
tutti da parte. Alla fine è questo il loro obiettivo. Venire qui,
incassare, mettere da parte per poi spenderli tutti in Cina al loro
ritorno. Forse per comprare un’altra villetta e, perché no,
un’altra bella macchina, magari per il figlio. Intanto, mentre
chiacchieriamo, ogni tanto dobbiamo fermarci perché, per
fortuna, qualcuno entra a comprare. Mi fa notare che gli italiani,
quando non li conosci, stanno un po’ sulle loro, specialmente le
donne, mentre gli uomini scherzano di più. Non sarà un caso
che l’uomo italiano è etichettato proprio come un giocherellone,
soprattutto con le donne poi. Mah, chissà perché. Mistero. Ora
54
sentite questa: “Io preferirei essere casalinga e basta, mentre così
faccio due lavori, mando avanti il negozio e anche la casa. Quando
mio marito prova a fare qualcosa mi pento sempre di avergliela fatta
fare, sporca e basta, lascia più roba da lavare e poi devo pensarci
io”. Vedete? A quanto pare non siamo poi così diversi. Anche l’uomo
italiano, quando si offre di fare qualcosa, è meglio che sta fermo.
Mette in mezzo tutto quello che trova, sporca il doppio per non
concludere niente. A lei l’Italia piace molto, ma, mi confessa, che
all’inizio non amava molto la nostra cucina, mentre oggi va matta per
gli spaghetti con qualsiasi tipo di condimento, lo stesso vale per la
bistecca di maiale. Le piacciono moltissimo i dolci con la ricotta ma
c’è un però: la pizza non le piace, la trova troppo secca. Ma come? La
pizza? Attenta a non alzare troppo la voce quando lo dici, specie se ti
trovi con qualche napoletano, correresti un grosso rischio. Ma non
finisce qui, nemmeno il caffè le piace, lo trova troppo forte. No,
adesso stiamo esagerando però eh, la pizza no, il caffè no. Quanti
caffè al giorno beve in media un italiano? Direi che stiamo su una
media di tre al giorno, quando ci conteniamo. Eh si, perché per noi il
caffè è quella scusa che usiamo per fermarci cinque minuti dal lavoro,
dallo studio, per caricarci la mattina, per fare due chiacchiere dopo
55
pranzo: insomma, dobbiamo quasi ringraziarlo, senza di lui
avremmo lavorato tanto e studiato troppo.
Mi racconta che, le prime volte che portava il figlio a
scuola, c’era la bidella che la guardava sempre incuriosita, la
osservava, aveva capito che prima o poi le avrebbe chiesto
qualcosa. Infatti, così fu. Il suo più grande dubbio da risolvere,
che la notte non la faceva dormire, era sapere se questa signora
dagli occhi a mandorla, che ogni giorno accompagnava il figlio
a scuola, avesse o meno uno di questi negozietti trova tutto. Va
avanti e mi dice che la maggior parte delle persone, appena
entrano un po’ più in confidenza, le fanno domande del tipo:
come mai non si vedono mai cinesi anziani, lo stesso per i
funerali. Insomma, i misteri da risolvere sono sempre questi.
In Cina gli ospedali sono tutti privati e puoi scegliere
dove andare. Qui avete dei medici molto validi, ma avete anche
alcuni medici che non sanno cosa fanno. Ha ragione o no?
Noi italiani pensiamo che i cinesi sono tutti ricchi,
vengono, aprono attività come fosse niente, dall’oggi al domani
riescono a far diventare un alimentari di prodotti tipici italiani,
in un ristorante dove servono riso a tutte le ore. Sono
velocissimi.
Ci
tiene
a
sottolinearmi
che
non
sono
56
assolutamente dei ladri. Tantomeno sono una di quelle comunità di
immigrati che va chiedendo l’elemosina per le strade. In effetti se ci
pensate è così. Avete mai visto un cinese per terra con il suo
bicchierino a chiedere qualche centesimo per mangiare? Non
è
proprio nel loro Dna fare una cosa simile. Loro mangiano e vivono di
ciò che guadagnano, del proprio lavoro. Questa, è sicuramente una
cosa che gli fa onore. Aggiunge che secondo il suo punto di vista, noi
vogliamo vivere meglio. Vogliamo tutto, costi quel che costi. Siamo
comodi e vogliamo fare un certo tipo di vita, indipendentemente da
quanto prendiamo a fine mese. Dai su, come facciamo a darle torto?
Non siamo proprio noi italiani gli amanti della bella vita che, non a
caso, viviamo proprio nel Bel Paese? Loro vanno via dal proprio per
lavorare di più, ma non pensiamo che la vita qui per loro sia tutta rose
e fiori. Tutt’altro. Queste sono le sue parole. Sono chiusi solo la
domenica e, quando decidono che possono uscire, se ne vanno al
parco a prendere un po’ di sole. Non le piace molto la vita che fa qui,
perché in pratica non fa quasi niente di diverso dal lavorare. Inoltre,
qui Italia ci sono poche attività per gli adulti. Questo, infatti, me lo
avevano già detto la zia e la nonna. In effetti, parlo della mia
esperienza a Shanghai: lì donne adulte, compreso qualcuna anche
abbastanza anzianotta, si riuniscono di pomeriggio o anche di sera
57
nelle piazze, portano uno stereo molto arrangiato e ballano delle
danze, un po’ simili ai balli di gruppo che balliamo noi alle
feste, non così frenetici sicuramente, ma su quel genere lì. E ne
ho visti molti in due mesi di permanenza. Fatto sta che, dalla
bocca di questa mamma cinese, non ho sentito parole come:
shopping, centro commerciale, parrucchiere, estetista, niente di
tutto ciò che una donna italiana della stessa età fa costantemente
per evitare attacchi d’ansia improvvisi.
2.5 Ci salutiamo…
La nostra chiacchierata purtroppo termina qui. Malgrado
la temperatura polare del negozio, lo stare in piedi per l’intera
chiacchierata e il suo essere molto rigida e riservatissima su
alcune informazioni, devo dire che siamo state bene, ci siamo
trovate in sintonia. Forse non ci crederete, ma ci siamo fatte
anche delle belle risate. Spesso siamo uscite completamente
fuori tema, raccontandoci a vicenda, parlando di cose che, con il
mio progetto di tesi, hanno veramente poco a che fare, ma non è
proprio questo il bello? Ci siamo un po’, come dire, confrontate
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su molte cose, alcuni modi di pensare sono identici altri
completamente opposti, naturalmente. Sono delle persone semplici lei
e suo marito. Indossano il cappotto la mattina e lo tolgono la sera per
non dover spendere sui riscaldamenti. Sono aperti e disponibili a
parlare con noi italiani, tanto che con i clienti hanno instaurato un tipo
di rapporto anche abbastanza amichevole che va oltre le solite frasi
“Quanto costa? Arrivederci”.
Hanno una vita molto semplice, fatta di piccole cose, lavoro e
casa, non esistono svaghi e divertimenti. Vivono con l’essenziale,
quell’essenziale che per noi sarebbe un’ umiliazione. Noi che, sin da
piccoli siamo super viziati. Abbiamo tutta la collezione di giocattoli
della chicco, vestiti che spesso e volentieri sono anche firmati,
giriamo, usciamo, giochiamo, non ci facciamo mancare niente. Chi di
noi, vivendo in un benessere così, avrebbe il coraggio di condurre una
vita del genere lontani da tutto e da tutti? I cinesi. Ci riescono anche
molto bene. Portano a termine il loro obiettivo senza fare troppe
storie.
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Capitolo 3
3 Il mondo è bello perché è vario
Come si può pensare di trovare le stesse abitudini, gli
stessi pensieri e modi di fare, quando persino nel mio paese, che
conta circa sette mila abitanti, non ci sono punti d’incontro?
Eppure una buona parte dei suoi abitanti non sembra essere
cinese, ma chissà di quale altra nazione, terra o pianeta per i
modi di vivere che hanno. Come si può pensare che, due nazioni
così distanti, come lo sono la Cina e l’Italia, due mondi, uno
l’opposto dell’altro, noi bianchi loro gialli, noi scriviamo e loro
disegnano, noi mangiamo con le posate e loro con le bacchette,
noi non riusciamo a fare a meno del pane e loro del riso, come
possiamo pensare poi di giudicarli perché diversi? Ma perché
noi non siamo diversi? A chi siamo uguali noi? Solo a noi
stessi, eppure, se qualcuno ci giudica, andiamo su tutte le furie
e, se a farlo poi è uno straniero e per di più un cinese che
mangia carne di cane, beh, lasciamo proprio stare. Non li
conosco perfettamente, non posso dirvi che sono così punto e
60
basta, però un contatto molto riavvicinato con loro ce l’ho avuto.
3.0 Io e Shanghai
Quando si tratta di partire, sono già tutti pronti, con la valigia in
mano. Però poi, non si sa per qualche assurdo mistero, quando la meta
diventa, appunto, la Cina, precisamente Shanghai e, per di più se ad
accoglierti per due mesi è una famigliola cinese, allora ecco che il
discorso cambia, le valigie si svuotano e di trenta iscritti al corso di
cinese, ne partono solamente due. Non si va in guerra, né in missione,
non si rischia la vita, è semplicemente un viaggio per avvicinarsi e,
quindi, conoscere come è in realtà questa cultura e, il modo migliore
per farlo, appunto, è stare in una famiglia. Ma sembra che questo alla
maggior parte faccia paura, è come se causi timore. Per carità, con
tutte le notizie che si sentono oggi, si fa bene a pensarci prima di
andare così all’insaputa. Però, se devo essere sincera, più che questo,
io penso sia più un discorso di non volersi adattare per un determinato
periodo di tempo ad un qualcosa che non ci appartiene, ma che non
per questo debba essere peggio di ciò che già abbiamo. Io per
curiosità, per migliorare la lingua, per fare un viaggio fuori
61
dall’ordinario, sono partita. Ovvio che ero contenta. Ero anche
emozionata, ero un mix tra agitata, preoccupata, consapevole e,
allo stesso tempo, inconsapevole. Sapevo solo che sarei andata
a Shanghai da una famiglia, punto. Non sapevo chi fossero, non
ci eravamo mai messi in contatto. Non potevo immaginare che
facce avessero, niente. Secondo voi non mi è scattato quel
momento “Ma dove vado? Ma da chi vado?” addirittura
iniziavo a mettere in dubbio la mia vita “Ma ritorno?” .
Insomma , anche io prima di partire sono entrata in quella fase,
che credo tocchi un po’ a tutti, in cui le inizi a pensare tutte e ti
inizia a venire l’ansia. E allora inizi a sperare che rimandino il
volo, che lo cancellino, che avvenga qualsiasi cosa pur di
rimandare al più a lungo possibile questa “maledetta” partenza.
Sembrerà assurdo, ma è così e sfido chiunque a dire il contrario.
La mia esperienza non è sicuramente paragonabile a quella dei
cinesi che lavorano qui. Forse è più simile alle due studentesse
che sono qui per studiare.
Quando sono partita studiavo cinese da meno di un anno
e le mie conoscenze erano veramente scarse. Come fanno un
po’ tutti prima di partire, ho imparato a memoria le solite frasi
che servono per la sopravvivenza dei primi giorni, in qualsiasi
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paese straniero tu vada. Ma se devo essere onesta sono riuscita a
pronunciarne a malapena una, ogni volta che ci provavo mi rendevo
conto che non mi capivano, eppure ero convinta di pronunciarle
perfettamente come la professoressa mi aveva insegnato, ma non
passarono molti giorni per rendermi conto che non era così. Il primo
approccio con Shanghai? Beh, appena arrivata, per arrivare a casa ho
preso un taxi e durante il viaggio mi guardavo intorno. Faceva
caldissimo. Il viaggio è durato circa quarantacinque minuti
completamente in silenzio, il tassista non parlava nemmeno una parola
di inglese ed io già era troppo che ero riuscita a mostrargli l’indirizzo
di casa. Ad aspettarci c’era tutta la famiglia, compresa la domestica.
Un bella villetta a tre piani in un comprensorio controllato h 24. Ci
hanno subito mostrato la nostra camera. Una camera grande con un
bel letto matrimoniale e un altro letto sotto la finestra che si affacciava
sul terrazzo. La prima sera, sprovviste di ogni cosa commestibile da
mangiare, ci hanno invitate a cenare con loro. Un cenone di Natale.
Hanno preparato veramente tante cose ottime, per lo meno a me sono
piaciute, sarà stata la fame forse. Che pensate che a tavola sia andato
tutto liscio? Per riuscire a prendere un raviolo, un involtino primavera
o tutte quelle verdurine con le bacchette è stata un’impresa nel senso
vero della parola. Non è uno scherzo. La famiglia rideva e, più
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ridevano e più non ci riuscivo. Non è da sottovalutare come
primo ostacolo. Un ostacolo che poi non ho superato lì, quella
sera, ma ci sono voluti forse una quindicina di giorni per far sì
che anche io potessi mangiare qualsiasi cosa con le bacchette,
come fanno loro, senza fare una piega. Devo dirvi la verità, il
giorno dopo una forchetta in un supermercato in centro l’ho
comprata, si, mi sentivo veramente, come dire, un po’ incapace.
Il quartiere dove vivevamo era molto carino. Era ad un’oretta
scarsa di metro dal centro. La strada, che costeggiava casa, era
piena di negozi di frutta, supermercati, qualche negozietto di
vestiti e di telefonia. Ma la cosa carina di questo quartiere , che
più mi è rimasta impressa, è una stradina a due isolati dopo
casa, in cui tutte le sere c’era il mercatino. Un mercatino molto
alla buona devo dire. La bancarella più fortunata aveva un
banchetto che penzolava un po’, mentre le altre avevano il tutto
per terra sopra un lenzuolo. Potevi trovare di tutto, dal vestitino,
alle scarpe, a quello che aggiustava il computer o il cellulare,
chi addirittura li vendeva, bigiotteria, cose per la casa. Potevi
anche mangiare. Era pieno di carretti con spiedini di ogni
genere sopra. Non chiedetemi con cosa fossero fatti, perché più
che dirvi che alcuni erano con carne di maiale non so. Io ne
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prendevo sempre di vari tipi, ma di alcuni, pur avendoli mangiati e
anche ben graditi, non so dirvi con certezza cosa ci fosse. Ci
andavamo spesso.
In quel quartiere di occidentali se ne vedono pochi, se non
nessuno, e ancor di meno si vedono ragazze ricce. Voi non ci
crederete ma, ogni volta che uscivamo e camminavamo per quelle
strade, tutti, e sottolineo tutti, ci guardavano come fossimo alieni, ci
fissavano, bisbigliavano tra di loro, addirittura chiamavano i figlioletti
per farci guardare mentre passavamo. Nel supermercato dove
facevamo spesa, appena entravamo, diventavano muti perché troppo
impegnati ad osservare noi. Questa cosa mi ha lasciato davvero
incredula, a bocca aperta. Ma il colmo è stato raggiunto quando siamo
andate per una settimana a Pechino, dove una mamma alla stazione
centrale e un’altra mentre passeggiavo per Piazza Tienanmen mi
hanno fermata e pregato di farmi una foto con la loro figlia, se non ci
credete ho le prove. Ogni volta sembravamo due star mondiali che
compravano frutta, facevano la spesa e tutte quelle cose che forse le
vere star nemmeno fanno. Ma qual era il nostro obiettivo? Migliorare
la lingua, quindi ci siamo iscritte ad un corso di cinese. Per trovare la
scuola non vi dico le tarantelle. Si trovava in un cortile con stendini
pieni di panni stesi, impalcature di bamboo con lavori in corso e,
65
infine, al terzo piano c’era la Hutong School. Le lezioni si
svolgevano completamente in lingua cinese e, proprio quando la
comprensione era impossibile, allora l’insegnante si faceva
scappare qualche parola in inglese. Per poter capire due ore
completamente in cinese non sapete la fatica e la stanchezza che
provavamo una volta terminata la lezione, proprio a livello
mentale intendo. Però, quando i giorni passano e ti rendi conto
che quello che prima ti sembrava impossibile da comprendere,
ora lo capisci subito allora ti senti soddisfatto e ti rendi conto
che piano piano qualcosa lo stai imparando. Dopo lezione, nel
corridoio, si chiacchierava con gli altri studenti che venivano da
varie parti del mondo come l’Australia, Stati Uniti, Russia e
così via. Si parlava di ciò che si poteva fare la sera, magari
organizzarci per uscire tutti insieme, visto che, come si dice,
eravamo un po’ tutti nella stessa barca. Il tempo libero lo
passavamo andando a visitare luoghi, templi, facevamo le
turiste insomma, ma non sempre , eh no perché, non ci
crederete, ma passavamo anche tanto tempo in casa con l’aria
condizionata accesa a scrivere e riscrivere per decine di volte lo
stesso carattere. Spesso la sera andavamo a mangiare qualcosa
fuori e poi a ballare o a bere qualcosa in centro. Cenare fuori a
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Shanghai non costa molto, specie dove vivevamo noi, con quattro
cinque euro facevi una cena dignitosa. A proposito di cene fuori, la
prima cena in un ristorante cinese risale al giorno dopo l’arrivo. Siamo
entrate in un ristorantino vicino casa dove, disgraziatamente, i menù
non riportavano le foto dei piatti, quindi non ci rimaneva che indicare
un piatto a caso e il risultato sapete qual è stato? A me hanno portato
degli spaghetti marroncini con una salsa molto forte sopra e alla mia
amica una zuppa molto ma molto particolare. Fatto sta che per
rimediare all’errore abbiamo indicato una ciotola di riso in bianco
senza alcun condimento del tavolo vicino e abbiamo mangiato quello,
lasciando i prelibati piatti precedentemente ordinati. Anche lì non
sapete le risate che ci siamo fatte, noi e i camerieri. In quei due mesi
anche fare la spesa era qualcosa da studiare bene. Le uniche cose che
riuscivamo a comprare erano acqua, riso, patate, peperoni e crackers
per fare colazione la mattina. Di prodotti occidentali nei supermercati
del nostro quartiere non se ne vedeva nemmeno l’ombra. La nonna,
tanto per tirarci su di morale, ci prendeva in giro e diceva che noi
mangiavamo poco e che non avevamo mai fame. La risata è spontanea
ancora oggi. Io mangio poco e non ho mai fame? Io che vengo da un
Paese dove la pastasciutta a pranzo e cena è d’obbligo, accompagnata
da secondo, contorno, dolce, frutta caffè e ammazzacaffè, non avrei
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fame? Chi di voi morirebbe di fame quando per cinquanta
giorni il menù del pranzo e qualche volta quello della cena è
sempre e comunque lo stesso, riso oppure peperoni e patate. Poi
mettici anche che sono approdate in Cina due ragazze che non
sanno fare nemmeno un uovo al tegamino e la fame è
assicurata. Su cinquanta giorni, credo proprio che almeno venti
cene le abbiamo saltate, sapere che a cena ci sarebbe stato lo
stesso menù del pranzo o comunque niente di speciale, non ci
invogliava nemmeno ad uscire dalla camera. Però devo dire che
ho raggiunto una linea invidiabile.
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3.1 Il tè più caro della mia vita
Durante tutto il soggiorno a Shanghai, non è stato molto facile
fare amicizia con ragazzi cinesi, direi che è stato molto difficile
avvicinarci a loro, forse due o tre ci hanno dato un po’ più di
confidenza. Ma, come in tutte le cose, c’è l’eccezione che conferma la
regola. Era un pomeriggio normale, in cui io e la mia amica abbiamo
deciso di andare a fare un giro in centro, come facevamo spesso.
Uscite dalla metro era pieno di turisti, come sempre. Ci fermano tre
ragazzi, due ragazze e un ragazzo, cinesi ovviamente, e gentilmente ci
chiedono se possiamo fargli una foto, capirai, per così poco, ma certo,
con piacere. Vi anticipo che quella foto mi è costata circa 80 euro. Da
quella foto, sono scattate una serie di domande una dietro l’altra, da
dove vieni? Che fate qui? Come ti chiami e così via, fino alla fatidica
domanda “ Cosa avete da fare oggi?” Noi oltre ad una passeggiata
lungo la Nánjīng Lù , la strada principale di Shanghai dove hanno
sede la maggiori firme cinesi e mondiali, non avevamo che fare.
Quindi, perché non andare con loro in quelle sale tè tipiche cinesi per
degustarne appunto un po’? Fin qui nulla di strano. Cosa potrebbe mai
succedere in una sala tè? Succede che, in questa saletta piccolissima,
al terzo piano di un edificio simile a un grattacielo, in fondo ad un
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corridoio stretto, ci aspettava questa ragazzetta vestita tipica per
la location. Nemmeno il tempo di accomodarci che ha subito
apparecchiato la tavola con varie teiere e tante tazzine che
sembravano essere state create per i sette nani data la loro
imbarazzante miniatura. La signorina inizia a farci assaggiare
vari tipi di tè, ognuno diverso dall’altro. Ogni assaggio era
preceduto da un rito. Metteva quasi timore, cantava, parlava e
ad ogni bevuta se volevi dei benefici dovevi prima toccare
diversi oggetti, ricordo il serpente e la rana. Per avere i soldi
dovevi toccare la testa, per stare in salute la pancia, per la
felicità non so quale altra parte, insomma un paio d’ore così.
Credo che alla fine ci abbiano imbambolato bene bene. La
signorina parlava e cantava, i nostri “amici” parlavano,
scattavano foto e facevano video, un caos totale. Insomma dopo
esserci “ubriacati” di tè, ci chiedono se ne vogliamo altro o può
bastare. Per fortuna decidiamo che poteva bastare così. E ripeto,
per fortuna. Ragazzi miei è arrivato il conto. Appena ho dato
un’occhiata alle cifre mi è iniziata a salire come un po’ di ansia,
se così si può chiamare. Nella confusione, a mente cercavo di
dividerlo per cinque e non arrivavo mai alla cifra. Non ci
credevo che dovevo pagare così tanto per un qualcosa che a me
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nemmeno piace. Che quando lo avrei detto ai miei mi avrebbero
guardato male. Io che non ho mai bevuto tè in casa, nemmeno quando
stavo male, mai e mi ritrovavo a dover pagare circa ottanta euro di tè.
Ma quale tè poi, quelli erano degli “shottini” e basta. Con la mia
amica ci siamo guardate ma non sapevamo cosa dirci. Nessuna delle
due aveva l’intera somma nel portafoglio quindi ci è toccato anche
ritirare, ovviamente rigorosamente scortate dalla signorina. Il viaggio
di ritorno a casa è stato più silenzioso che mai. Nemmeno avessimo
subito un lutto. Non sapevamo che dirci e soprattutto da dove iniziare.
Ottanta euro di tè da spiegare ai nostri papà a cui era già arrivato il
messaggino della Banca sul telefonino che li avvisava della somma
ritirata, per un tè. A ripensarci mi viene da ridere e mi chiedo ma
come abbiamo fatto? Comunque, se andate in Cina , non badate a
borseggiatori e ladruncoli, fate attenzione al tè!
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3.2 Nonnina premurosa
Nonostante il “furto” subito e un paio di giorni per riprenderci,
la nostra vita nella villetta della famigliola cinese di Shanghai
procede. La nonna, una signorina sulla settantina forse, robusta al
punto giusto e arzilla come un adolescente, si è mostrata subito molto
disponibile con noi. Le piacevamo, si preoccupava per noi, si
assicurava che la nostra camera venisse pulita tutti i giorni, che
mangiassimo, che tutto andasse bene. Mi sembrava un po’ mia nonna
sotto certi aspetti. Come vi ho già detto poco fa, il nostro cinese era
abbastanza elementare e potete immaginare se poi di fronte ti trovi
questa nonnina che parla uno dei tanti dialetti che si parlano in Cina,
allora il problema diventa un problemone. Vi ricordo che lì i dialetti
sono uno diverso dall’altro e, ancora peggio, sono completamente
un’altra lingua rispetto a quella ufficiale, che è il mandarino, appunto.
Non so, forse la nonna credeva che fossimo due studentesse già
laureate, specializzate e di origini cinesi, altrimenti non si spiega il suo
parlare sempre e comunque con noi. Ad esempio, a colazione? Si
sedeva lì con noi e iniziava a farci domande e a parlare di cosa non lo
so. Io la guardavo, e credo che la mia espressione non lasciasse alcun
dubbio, non capivo nulla, la lasciavo parlare e onestamente mi
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dispiaceva non poterle rispondere, ma tanto lei continuava.
Mentre cucinavo? Eccola che veniva e mi spiegava nei minimi
dettagli come cucinare al meglio qualsiasi cosa. Oppure mentre
ero nel salone a studiare, sfogliava il mio quaderno e parlava,
non so, forse c’era qualcosa che non andava. Mistero. Era anche
molto premurosa per la nostra salute, tanto che, quando si
andava a fare due passi insieme e ovviamente faceva caldo e
c’era il sole, non perdeva tempo a cercare di ripararci con il suo
ombrellino sempre pronto. Persino quando qualche volta ci
mettevamo in terrazzo a prendere il sole , ad agosto è quasi
d’obbligo voglio dire, lei si affacciava per ricordarci che il sole
fa male ed era meglio rientrare dentro. Stava diventando un
problema anche prendere il sole. Mi sembrava tutto troppo
esagerato, quindi ho iniziato a chiedere come mai tutta questa
preoccupazione per un po’ di sole. Anche su questo siamo
opposti. Qui in Italia, ma direi quasi in Occidente forse, la
tintarella nei mesi estivi è obbligatoria. Chi può, ci va anche
tutti i giorni al mare, chi non ce l’ha vicino si adatta andando in
piscina e chi non può nemmeno andare in piscina è capace di
mettersi da solo in balcone, pur di diventare almeno una tonalità
più scuri di quella che abbiamo. Quella tonalità che ci fa
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sembrare più belli, più giovani, più magri e addirittura più sodi e senza
cellulite. Fa miracoli insomma. Colui che è abbronzato significa che è
andato in vacanza e se è andato in vacanza vuol dire che fa un tenore
di vita che glielo permette, dunque non è un poveraccio. Mentre in
Cina è esattamente il contrario. Lì vale ancora il detto che la
carnagione chiara è sinonimo di bellezza, eleganza e sensualità,
dunque se sei marroncino vuol dire che sei un contadino o comunque
una persona che lavora nei campi, che passa la sua vita sotto il sole e
quindi sicuramente non una persona benestante o di un livello medio.
Questo ve lo posso confermare io, è proprio così. Le donne
specialmente, prestano molta attenzione alla loro pelle e proprio per
questo le vedi quasi tutte andare in giro con questi ombrellini,
qualcuna addirittura con i guanti. In effetti sono tutte donne con un
certo portamento, ben curate insomma. Mentre quelli più abbronzati
non sono così fortunati come quest’ultime. Te ne accorgi subito, in
primo dalla carnagione abbronzata e inoltre da come sono vestiti, dal
loro portamento poco attento e dalla loro presenza poco curata. Chissà
che con l’effetto che sta avendo la globalizzazione quasi ovunque non
inizieremo a vedere cinesi che inizieranno a farsi lampade abbronzanti
anche nel mese di gennaio pur di essere sempre al top.
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3.3 Famiglia curiosa
Se pensate che i cinesi siano un popolo a cui non piace
sapere i fatti degli altri, vi sbagliate di grosso. Anche loro sono
curiosi, ma così curiosi che pur di sapere ciò che desiderano
arrivano a farti delle domande anche un po’ personali direi.
Essendo partita per una meta così lontana e per così tanti giorni,
oltre a vestiti e altre cose di primaria importanza, nella mia
valigia ho fatto entrare anche il mio computer così da poter
rimanere in contatto con la mia famiglia e fare due chiacchiere
tramite Skype. Ovviamente con la mia famiglia ci sentivamo
tutti i giorni con qualche messaggio sul cellulare ma ogni tanto
avevo anche il bisogno di chiacchierare con loro e, visto che ce
n’era la possibilità, perché no anche di vederli. Insomma
decidiamo di vederci in videochiamata. Per non scocciare la mia
amica in camera, spesso me ne andavo giù nel salone così
potevo chiacchierare con loro tranquilla. Ecco che appena
capivano di cosa si trattava, uscivano ad uno ad uno dalla
misteriosa camera in cui l’ingresso era vietato e venivano a
posizionarsi precisamente dietro di me. All’inizio pensavo che
fosse per la curiosità di vedere i miei genitori e mia sorella, non
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so, ma la cosa è andata avanti per tutte le altre videochiamate. La
mamma, specialmente, osservava con molta attenzione la persona con
cui stavo parlando e a volte capitava che parlavo con qualche amico
ed era la stessa cosa. Per dirne una, mentre chiacchieravo con un mio
amico un po’ robusto e che ha perso già più di qualche capello, lei lo
guardava attentamente e mi chiedeva come mai ha qualche kg in più e
come mai non ha più tutti i capelli. Adesso non vorrei essere cattiva,
ma che domande sono? Voglio dire, se mangi più del dovuto le
conseguenze sono ovvie e, per quanto riguarda la caduta precoce dei
capelli, ancora non mi sono ben documentata, ma non credo ci sia
molto da dire. Mentre chiacchieravo con mia madre, invece, mi
chiedeva quanti anni avesse e come faceva ad avere ancora i capelli
così neri, non le sembrava possibile non vedere nemmeno un capello
bianco. A quel punto le ho spiegato che esistono le tinte per capelli,
castano, nero, rosso, biondo, blu, viola, come le vuoi e per fortuna ne
era a conoscenza, ma allora io dico perché mi fai queste domande?
Mentre a tavola, quando si mangiava insieme, venivano fuori discorso
sulle nostre famiglie fin quando non arrivò anche la domanda:
“Quanto prendono i tuoi genitori di stipendio ogni mese?” A me
veniva da sorridere però loro erano impiccione sul serio.
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3.4 La camera misteriosa
Se i cinesi sono misteriosi anche le loro case non sono da
meno. Al piano terra, subito dopo l’entrata sulla destra c’era una
stanza. Dovete sapere che lì non funziona coma da noi, per
entrare in casa devi toglierti le scarpe e lasciarle fuori dove a
sua volta troverai un altro paio di scarpe appositamente per stare
per casa, che di solito sono delle ciabatte. Questo viene fatto per
evitare di portare lo sporco che si accumula sotto la sola dentro
casa, se ci pensate non è una brutta abitudine visto che ormai
per le strade, soprattutto nelle grandi città, ci si trova di tutto e
non sono lucidissime insomma. Se devo essere sincera io e la
mia amica ci abbiamo messo un po’ per abituarci a questo,
spesso ce ne dimenticavamo completamente. Ma torniamo a
noi. Questa stanza di cui vi sto parlando a quanto pare non è una
stanza qualunque e, soprattutto, accessibile a tutti. Tutti i giorni
e per tutto il giorno, salvo i pasti e le uscite, la nonna, la
mamma, i due figli compresa la domestica, passavano intere
giornate lì dentro. Per entrarci non facevano un cambio di
ciabatte, ma le toglievano direttamente, il motivo non lo so.
Nella camera c’era una finestra che dava sul cortile principale
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della casa allora ogni volta che uscivamo e rientravamo cercavamo di
sbirciare un po’, ma non era facile, uno perché c’era sempre la
zanzariera abbassata e due perché c’erano sempre loro dentro quindi
più che fare la vaga mentre cammini che ti giri quasi per sbaglio non
puoi fare. Comunque qualcosa siamo riuscite a vederlo. C’era un
tavolino molto basso, per i bambini diciamo, dove infatti era sempre
seduto il figlio più piccolo a studiare per ore ed ore, tutti i giorni,
mattina e sera persino nel mese di agosto quando le scuole sono
chiuse. C’era una grande scrivania con un computer sopra dove di
solito era seduto il figlio più grande e poi qualche lenzuolo sul
pavimento dove, se non sbaglio, ci si stendevano la mamma la nonna e
la domestica forse a riposare un po’. Intere giornate lì dentro. Quando
avevamo bisogno di qualcosa, avevamo quasi il timore di bussare,
timorose di poter disturbare. Non si sentiva quasi mai parlare, solo
qualche volta si sentiva ridere ma raramente, per il resto spesso non
riuscivamo a capire se in casa ci fosse o no qualcuno. Ci sono state
delle occasioni in cui eravamo lì lì per entrare ma trovavano sempre
modo e maniera per risolvere qualsiasi nostra richiesta nel salone. Era
una sorta di camera relax credo, ma anche una specie di studio visto
che i figli non facevano altro che studiare lì dentro. Non lo so, l’unica
cosa di cui sono sicura è che io lì dentro non ci sono mai entrata,
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eppure era nel pieno salone, dove passavo la maggior parte del
mio tempo.
3.5 Paese che vai, usanza che trovi
Paese che vai, usanza che trovi, non è proprio così? In
effetti lo è per qualsiasi meta tu scelga. A Parigi vedi baguette
senza una busta, così all’aria, mentre magari piove, nevica e tira
vento, in Andalusia prima delle dieci è da sciocchi cenare, a
Londra se quando hai finito di lavorare non passi al pub per un
paio di birrette sei spacciato e in Cina? Avete in mente la sua
grandezza? Beh, provate quindi ad immaginare quante possano
essere le abitudini più strane di questo popolo. A chi non
piacciono i bambini? Chi non giocherebbe con loro? Durante la
permanenza, abbiamo deciso di andare a visitare anche la
capitale, Pechino. Così siamo andate, abbiamo preso un treno ad
alta velocità e in cinque ore eravamo già arrivate. Il giorno del
rientro a Shanghai niente andava come doveva andare. Già dal
fatto che siamo riuscite a prendere il treno esattamente un
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minuto prima della sua partenza e per di più ognuna per conto suo,
con due metro diverse, una corsa assurda, nessuna delle due sapeva
dov’era l’altra e tutte e due con il telefono scarico, vi assicuro una
scena da film, tanto che appena sono entrata nel treno, con il fiatone e
il cuore che batteva all’impazzata la prima persona che mi trovo
davanti è proprio la mia amica che correva avanti e indietro per il
treno pur di cercare una presa per poter caricare il cellulare e vedere
che fine avessi fatto. Ma questi sono dettagli. Proprio per questi
dettagli, le prime ore del viaggio le abbiamo passate mute, troppa era
stata la paura di non prendere quel treno. Dopo qualche ora la tensione
scende e torniamo in noi. Davanti abbiamo moglie e marito con il
figlio che non avrà nemmeno un anno. Come tutti i bambini, era
bellino e simpatico. Ogni tanto si affacciava fra i sedili per giocare
con noi, diciamo che abbiamo trascorso le ultime ore del viaggio in
sua compagnia. Cosa indossano i bambini piccoli? Il famoso
pannolino che salva mamma, papà, nonni, zii e amici dai vari incidenti
di percorso che il bimbo deve ancora imparare a gestire. Per noi è
scontato, non c’è nemmeno da sottolinearlo quando un bambino
indossa il pannolino. Ma non è uguale per tutti. Durante la mia
permanenza, ho avuto più di qualche occasione di incontrare, sia per
strada che in metro, bambini che camminano tranquillamente senza
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pannolino. Vi chiederete come faccio a saperlo e la risposta è
semplice. Molti di loro indossano delle tutine o comunque dei
vestiti che hanno un’apertura proprio nel posto dove dovrebbe
funzionare il pannolino e non è un difetto di fabbrica, è proprio
così, fatto appositamente per permettere ai bambini di fare i
propri bisogni senza doverseli portare dietro. Ne ho visti tanti di
sederini all’aria. Addirittura un bambino, nel bel mezzo della
Stazione Centrale di Shanghai, all’interno, con tanto di marmo
per terra, non ha perso tempo ad accovacciarsi e fare la pipì.
Noi eravamo incredule, ci aspettavamo che la mamma come
minimo lo sgridasse, di solito qui funziona così. Niente affatto.
Loro hanno continuato il loro cammino, la pipì è rimasta lì e la
gente, che ce n’era tanta, tranquillamente ci camminava sopra
con tanto di valigia al seguito. Ripeto che stiamo parlando di un
luogo chiuso. Comunque ritorniamo al nostro viaggio in treno.
Arrivate a Shanghai, prendiamo il trolley e la mia amica prende
la sua borsa a tracolla che durante il viaggio aveva sistemato
sotto il sedile dei passeggeri avanti a noi, dove era seduto il
bambino quindi. La borsa era bagnata, abbiamo pensato subito
che poteva esserci una bottiglietta d’acqua che si era aperta, ma
di quest’ultima non ce n’era nemmeno l’ombra. È stato un
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attimo, uno sguardo al bambino uno tra noi ed ecco che l’aroma di
pipì che veniva dalla borsa iniziava a sentirsi. Ebbene si, il colpevole
era proprio il bambino, anche lui dotato di una bella tutina celeste con
la sua immancabile presa d’aria. La borsa è stata fatta arrivare a casa a
debita distanza e lavata un paio di volte in lavatrice. Io non potevo
smettere di ridere, la mia amica un po’ meno. Un altro modo di fare,
che per noi non rappresenta il massimo della raffinatezza, è il loro
sputacchiare in continuazione e in qualsiasi luogo essi si trovino. Ciò
che lo rende esclusivo è il suo rumore che fa da accompagnamento o,
come ho detto poco fa, funziona da campanello d’allarme, quel
rumore che appunto fa il catarro prima di uscire sotto forma di sputo.
Ecco, questa è un’altra di quelle cose che se vai e decidi di restare
qualche mese, è bene che tu te ne faccia subito una ragione, perché lo
vedrai tantissime volte al giorno e più che schivarlo appena senti
l’allarme non puoi fare. Certi bei concerti per strada.
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3.6 Ti invito…ma paghi tu
Di solito sto molto attenta ad invitare gente a bere, a cena
e così via, dato che, normalmente chi invita è lo stesso che poi
salderà il conto, NORMALMENTE. Ma ricordiamoci che ci
troviamo nel territorio cinese, dunque, anche in questa
situazione vale il detto “ paese che vai usanza che trovi”. Un
giorno, la mamma ci ha proposto di andare a fare un giro in una
paese fuori Shanghai e per finire la giornata ci avrebbero portate
a cena fuori. Beh, carina come idea. Ci prepariamo, tutte e due
abbastanza eccitate insomma. La gita inizia, ci portano prima a
fare un giro in un Houtlet all’aperto, convinti di portarci in un
posto nuovo e soprattutto che qui in Italia, catene di negozi di
questo genere non esistessero. Ma non ci hanno messo molto a
capire che non era affatto così. Continuiamo il viaggio. Da
premettere che in macchina eravamo sette persone, di cui i figli,
per mancanza di un posto conforme alla legge, si erano ben
sistemati dietro il portabagagli. Un posto un po’ insolito per fare
un viaggio, però in mancanza di altro. Dopo tre ore, arriviamo
in questo paese. Un paesino, ma forse lo definirei più un
villaggio, molto grazioso. Ricorda un po’ la nostra Venezia, in
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miniatura e meno curata diciamo, ma anche lì si spostavano con una
sottospecie di gondole. Facciamo un giretto, c’erano molti negozietti
tipici. L’atmosfera era molto diversa da quella di una metropoli come
Shanghai. Qui la gente del posto viveva con poco, non esisteva tutto
quello che invece, a Shanghai era scontato. Si è fatta ora di cena. Il
ristorante lo decide la famiglia e ci fidiamo. Ci sediamo a tavola. Un
grande tavolo rotondo sul bordo del fiume. Un’atmosfera molto
piacevole. La mamma ci dice che avrebbe ordinato lei anche per noi,
in modo da farci assaggiare i piatti tipici di questo posto. Ottima idea.
Una a base di verdure e legumi preparati in modo deliziosi devo dire.
Addirittura ha ordinato una bottiglia d’aranciata, che teneva sotto
custodia perché l’aranciata fa male e un bicchiere è più che
sufficiente. Passiamo una bella serata. Arrivato il conto, come
previsto, pagano loro. Ripartiamo e in macchina viene il bello.
Durante il viaggio era palese che stessero facendo i conti di qualcosa.
Arriviamo a casa e ci mostrano un bel foglietto con tanto di somma da
restituire sia per il costo del viaggio e, quindi la benzina e sia la quota
della cena. Noi siamo rimaste incredule, a bocca aperta. Che non stia
scritto da nessuna parte che un ospite non debba mai pagare va bene,
ma questa non mi era mai capitata. Addirittura il costo della benzina.
Ovviamente, abbiamo restituito tutto ciò che c’era da restituire. Però
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altro che invito e altro che “vi portiamo a cena fuori”. Credo che
qui in Italia, nessuno mai avrebbe il coraggio di fare un gesto
simile, lo definiremmo poco elegante.
3.7 La vita di tutti i giorni
La vita di questa famigliola a me è sembrata abbastanza
semplice. Sono una famiglia benestante, quindi in casa non
mancava mai nulla, anche perché una domestica non tutti se la
possono permettere. La nonna era in pensione, mentre la
mamma era maestra di cinese. Per quanto riguarda i figli invece,
quello più piccolino, di circa sette anni, oltre a studiare sempre,
praticava nuoto a livello agonistico e tra l’altro era il primo
della sua fascia di età della zona. Era bravino insomma. Invece
il fratello maggiore, di circa quindici anni, giocava a basket. Qui
siamo abituati a vedere ragazzi di quindici anni che escono con
gli amici, si divertono, si organizzano insomma, mentre lui non
l’ho visto mai in compagnia di un amico e quelle rare volte che
l’ho incrociato che stava rientrando mentre io uscivo, stava
tornando dagli allenamenti di basket, ma sarà capitato giusto un
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paio di volte. Non mi ha dato l’impressione di una famiglia che fa
molta vita mondana, pur potendoselo permettere. Sulle pareti sono
appese delle foto di qualche loro viaggio, ma poco roba. La mamma ci
tiene molto all’alimentazione dei figli. Nel salone, dove mangiamo,
c’è una sorta di credenza dove è poggiata la televisione, e ci sono
varie scatole di cioccolatini, merendine, patatine e diverse caramelle,
la maggior parte di queste confezioni sono ancora chiuse. Chi di noi,
con una mensola piena di sfizi golosi da mangiare non ne aprirebbe
uno al giorno? Il bambino più piccolo specialmente, è molto goloso,
ma guai a mangiare una di queste golosità senza prima chiedere il
permesso al capo famiglia, la mamma. Ovviamente , quando gli era
permesso, il massimo che poteva mangiarne era uno e devo ammettere
che non ho mai beccato il bambino di nascosto a mangiare una di
queste delizie. Strano da parte di un bambino. L’estate in cui sono
andata, combaciava con le Olimpiadi di Londra. Loro erano
impazienti e non vedevano l’ora di vederla e ci hanno chiesto se
volevamo guardarla anche noi. Così, il giorno della cerimonia di
apertura, che si svolgeva a Londra verso le ventuno e che quindi con il
fuso orario in Cina sarebbero state le tre del mattino, ci eravamo
messi d’accordo che ci saremmo svegliati per vederla tutti insieme giù
nel salone, come una famiglia. Il figlio più piccolo si era proposto per
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svegliarci, così a pochi minuti dalle tre, senza che mettessimo la
sveglia, il bimbo bussa alla porta e via tutti giù sul divano,
compresa la nonna, a vedere la cerimonia di apertura delle
Olimpiadi 2012. La mamma intanto era uscita a prendere un po’
di scorte in un negozio aperto h24, tra cui cornetti, patatine,
dolcetti vari tutti lì sul tavolo pronti da mangiare. A me e la mia
amica non sembrava vero, mangiavamo così poco e quasi
sempre le stesse cose che una cosa del genere ci ha fatto brillare
gli occhi dalla gioia. Così ci siamo fatti tutti insieme questo
spuntino notturno aspettando che sfilasse la Cina e la nostra
Bella Italia. Il bambino era così eccitato. Anche io a dire la
verità ero felice, era un bel momento che stavo condividendo
con delle persone che in realtà non conoscevo e che però in quel
momento, così, a quell’ora di notte, tutti vicini sul divano a
mangiare di tutto e di più era come se le conoscessi da sempre.
Mi sentivo a casa. Sembravamo come una bella famigliola di
cui forse l’unica differenza erano solo gli occhi, che volendo,
con un po’ di trucco anche quelli possono diventare orientali
no?
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Le giornate passavano, tra lezione, visite di ogni tipo e svago.
Una cosa che mi è rimasta molto impressa e che qui non si usa, è il
servizio taxi. Non mi riferisco ai classici e moderni taxi che abbiamo
anche noi naturalmente. Shanghai per quanto riguarda i trasporti è ben
organizzata. Ha ben quattordici linee metro che ti permettono di
spostarti abbastanza bene, anche perché per le distanze che offre la
Cina, senza un servizio così, sarebbe davvero molto complicato
muoversi. Per fortuna che sulle cartine metro, per ogni fermata c’è sia
il nome in caratteri che in pinyin, se non fosse stato così credo che
sarei rimasta a casa spesso e volentieri. Il servizio metro va a pieno
ritmo, un po’ affollato nelle ore di punta. Mentre per quanto riguarda
il servizio autobus, posso dirvi che è molto efficiente ma a causa della
conoscenza minima della lingua, ne abbiamo fatto veramente poco uso
poiché riportavano solo ed esclusivamente fermate in caratteri, dunque
era abbastanza complicato cercare di prendere quello giusto. A
Shanghai, la sera ,la metro se non ricordo male chiudeva per le 22:30,
un orario un po’ fastidioso che non ti permette di poter organizzare
grandi serate se non con altri mezzi. Proprio per questo motivo, spesso
si faceva tardi, tra amici e locali quindi l’unica alternativa era il taxi,
che per carità, non costava molto, anzi, direi niente in confronto alle
tariffe dei nostri taxi, ma se lo inizi a prendere tutte le sere, beh,
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diventa una spesa anche quello. Avete presente quei carretti che
si usavano una volta, simili ai risciò che troviamo nelle grandi
città o anche al mare? Beh diciamo che sono veramente molto
simili. La differenza con il risciò è che, mentre questo lo guidi
tu, questo carretto/taxi è effettivamente un taxi forse un po’
antico, alla mano ed economico direi. Erano ovunque, all’uscita
della metro, fuori dai locali e nelle strade più dinamiche, tu gli
mostravi la zona sulla cartina e via con il carretto. A dire la
verità, non era un mezzo così sicuro però, diciamo che dovevi
reggerti un po’, specie alle curve e persino al sorpasso di
qualche macchina, mmmh, come dire, tremava un po’. Di sicuro
però ti godevi un bel panorama, tu e le stelle e, quando eri
fortunato avevi una piccola tendina che faceva da sportello
altrimenti, come si suol dire, aiutati che Dio ti aiuta. Oltre al
carretto, potevi scegliere di andare in moto. Il prezzo anche qui
era basso, erano guidate da uomini, più e meno giovani, ma
onestamente, essendo una ragazza, non mi sono fidata a salire in
moto, uno perché con tutto quello che si sente oggi sfido
chiunque a salire su una moto di uno sconosciuto che alle tre di
notte ti riporta a casa e poi, tra un carretto che più di 50 km/h
credo non facesse e una moto credo che sia molto più sicuro il
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carretto. Ogni giorno c’era da ridere su qualcosa, proprio per questo,
quando mi capita di raccontare questo viaggio, ripeto sempre che le
risate di cuore che mi sono fatta in questi cinquanta giorni non me le
sono mai fatte in nessun altra occasione. Era un continuo ridere su
tutto, perché in ogni istante della giornata, per ogni cosa da fare c’era
sempre questa lingua che noi non parlavamo e non immaginate le
tarantelle. Mi ricordo una volta per trovare un bagno in un centro
commerciale ci abbiamo messo così tanto tempo per capire le
indicazioni di una commessa che ad un certo punto anche la
commessa ha iniziato a ridere. Così come in casa. Come vi ho già
spiegato, noi e i cinesi abbiamo delle abitudini abbastanza diverse. Ad
esempio per loro fare un ruttino a tavolo, che poi non è uno, ma è una
serie che si ripete ogni qualche minuto, è una cosa normale, che non fa
meraviglia a nessuno, tanto meno, se lo fa un bambino, si prende un
manrovescio dalla mamma. Immaginate quindi una tavola piena di
cose da mangiare, tutti seduti, chi mangia e chi chiacchiera e chi
appunto nel bel mezzo del silenzio fa un bel ruttino, e magari chi lo fa
è proprio la nonna, a voi non verrebbe da ridere? Certo, ma la risata si
rafforza ancora di più quando ti chiedono perché stai ridendo, visto
che per loro non è successo niente.
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Conclusione
Sono stati dei giorni pieni e intensi, esattamente
cinquanta giorni. Ammetto che oltre a tutte queste risate
qualche volta mi è capitato anche di buttarmi giù per qualsiasi
motivo che, a tutta questa distanza spesso sembrava diventare
un problema insormontabile. Ci sono dei momenti in cui,
proprio per le troppo cose che ci distinguono, vorresti rifare i
bagagli e andartene, alcune cose non le concepisci, altre non le
sopporti e altre ti rifiuti proprio di capirle per quanto esse
possano risultarti assurde. Questo viaggio però mi è servito a
molto. Prima cosa, in due mesi sono riuscita a fare dei grandi
progressi con la lingua che appena arrivata non immaginavo di
poter raggiungere e, questo mi ha fatto capire che anche
l’impresa che ci sembra più ardua da realizzare, alla fine non è
poi così irrealizzabile. In più, ho avuto la possibilità, anzi, forse
più che possibilità la chiamerei fortuna o addirittura privilegio,
di stare a contatto ventiquattro ore su ventiquattro con una
famiglia cinese che mi ha accolto in casa non come un’estranea
e per di più che viene dall’altra parte del mondo, ma come un
membro della famiglia. Sono riusciti a farmi sentire a casa, in
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un posto in cui forse, tra tutte le sensazioni che puoi provare, quella di
sentirti a casa è sicuramente tra le ultime possibilità. È stata un’ottima
opportunità per migliorare la lingua e conoscere la cultura cinese per
quello che davvero è, all’interno delle mura domestiche. Siamo diversi
ma non per questo non dobbiamo conoscerci.
E così questi sono un esempio dei cinesi in Italia, di quei cinesi
che ogni giorno vedete passare silenziosi tra di loro, o quelli che
vedete costantemente seduti nello loro sedioline dei loro negozietti
trova tutto. Abbiamo visto due studentesse di passaggio nel nostro
Paese, un ragazzo nato e cresciuto qui, la zia e la nonna che non
parlano l’italiano nemmeno a pagarle e infine la signora dal nome
segreto in un negozietto colmo di roba. Storie diverse ma che hanno in
comune lo stesso obiettivo, quello di migliorare e tornare vincenti nel
proprio paese di origine. Dicono che l’Italia è bella ma che non si
sentono perfettamente integrati per via dei vari ostacoli come il più
complicato che è la lingua. Si sentono giudicati di rubare il lavoro agli
italiani e guardati con diffidenza a causa dei pregiudizi che, in un
mondo che noi riteniamo superiore, hanno ancora modo di
sopravvivere e di mantenere le distanze. Dall’altro lato c’è
l’esperienza di una ragazza, quale sono io, che ha tutta l’intenzione di
tornare in Cina per continuare a studiare la lingua e grazie alla sua
95
curiosità e spirito di adattamento di sfatare altri pregiudizi frutto
più della fantasia che di altro che continuano a mantenerci
lontani gli uni dagli altri.
Arrivederci al mio prossimo viaggio….
Qualche giorno fa, una delle studentesse cinesi che ha
contribuito a mettermi in contatto con altri della sua comunità,
mi ha lasciato un messaggio nella mia posta elettronica:
“Mi ha fatto molto piacere sapere che tu abbia deciso di
laurearti con una tesi sull’immigrazione cinese in Italia e, di
conseguenza, che abbia dato voce agli immigrati di prima e
seconda generazione. Gli immigrati cinesi sono considerati
96
molto laboriosi e operosi ma anche molto silenziosi, che non si fanno
sentire, visto che hanno poca interazione con la popolazione locale.
Dunque risulta veramente difficile la comunicazione, soprattutto con
gli immigrati di prima generazione. Come ragazza immigrata di
seconda generazione, assumendomi prontamente il compito della
comunicazione tra la propria comunità d’origine e quella locale,
ritengo che il contributo da parte di persone come Emanuela sia
indispensabile per raggiungere e garantire la vera integrazione della
comunità cinese in questo paese. 谢谢”
.
97
Introduction
Today even Italy can be described as a multi-ethnic culture, with an
increasing number of people arriving from all over the world whose
customs and traditions collide with ours on an everyday basis.
Unfortunately though, these so called collisions often cause social and
education difficulties that can manifest either in the workplace or even
just in everyday life. Such problems necessitate the use of cultural and
linguistic mediators, but what exactly does a mediator do? A mediator
helps immigrants integrate successfully into our society, they listen to
them and, after a careful evaluation, help find a solution to satisfy any
need they may have such as accommodation. By attending a linguistic
mediation course, I had the opportunity to “play” mediator and use the
skills acquired during my three year languages course to finally
understand the Chinese culture. While you study a language, it is
important to learn and try to understand a bit more about that specific
population and this is partly why I chose to learn Chinese and write
my dissertation on it. After starting Chinese, I realized just how little
information we actually have about this country and so my only
option was to try and establish some kind of contact with them, which
was hard enough. The Chinese are stereotyped as being very reserved
98
people who don’t like strangers and prefer to mind their own business
and I admit that’s partly why I was so nervous about having to ask
them for interviews, I had no idea what to expect. Some didn’t even
let me finish my sentence before saying no, others shooed me out as
soon as they realized that I wasn’t there to purchase anything and
others only agreed to talk to me if it remained anonymous.
Fortunately, after striking out more than once, I found a handful of
people who were more than happy to talk to me and answer my
questions and so I began developing my thesis and preparing all the
questions I wanted to ask. They answered most of my questions
calmly, others rather fleetingly but at the end of every conversation I
had learned a little more and soon had enough to write a whole thesis
on.
99
Work
The presence of the Chinese in Italy has increased exponentially,
concurring with the great economic development that China has been
experiencing since the early 90s. However, the Chinese continue to
remain distant from us. Perhaps our biased fantasies and prejudices
are the cause? Do they stay away on purpose or are we the ones
keeping them at arms length, choosing to believe in rumours and
hearsay rather than facts and evidence?
After so many years it’s hardly uncommon to walk past a Chinese
person in the street or go into one of their many shops, where you can
find almost anything. Even so, the relationship between the Italians
and the Chinese is still quite tense and communication is still very
limited, even though the Chinese make up almost 0,5% of the
population.
The biggest Chinese community in Italy can be found in the city of
Prato, where the first buddhist temple on Italian soil was built in 2009
and where the Chinese make up 10% of the total population. To help
them successfully integrate into society, the city has even started using
bilingual street signs and the banks all have posters and flyers in
100
mandarin. Rome also has a Chinese quarter which sits near the main
train station, Termini, and houses all kinds of businesses. In the
quarter, which is also called the Esquilino, you can find anything from
restaurants to hair salons.
101
Chapter 4
4
The Asian Giant
China, or the Chinese Republic, is in eastern Asia and is the most
densely populated country on Earth with an astounding 1.35 billion
inhabitants. It is currently governed by a communist party and is made
up of twenty-two provinces, five regions, four districts and two special
administrative regions: Hong Kong and Macao. China is the third
largest country on Earth and is so vast that it offers everything from
deserts to subtropical forests. Until 1800, the Chinese did not think of
themselves as “A civilization” but rather “THE civilization” and
defined their country the centre of the world, refusing to believe that
there could ever be anything outside of it. So when exactly did they
find out they weren’t alone? When did our worlds first collide?
102
4.0 Marco Polo’s Wonderful Adventure
Marco Polo, son of the Merchant Niccolò Polo, was born on the 15 th
of September 1254 in Venice and had a passion for travel and
adventure. It was this love of adventure and his curiosity about eastern
lands that convinced his father to allow him to travel with him on his
long journey east. They arrived in Beijing three and a half years later,
in 1271, and stayed on to explore the country for another seventeen
years before leaving in 1288. Upon their arrival, they were greeted by
Kubilai Khan, the Emperor, who welcomed them into his court and
allowed them to observe their ways of life. Over time, Kubilai grew
fond of Marco, so much so that he entrusted him with numerous
diplomatic and administrative missions and allowed him to travel with
him to even the most remote regions of his empire.
After being granted permission to leave, the travellers set sail for
Venice, arriving in 1295 after 24 years of absence.
103
4.1 The Million
After some time, during one of the countless naval battles that were
taking place in the Mediterranean, Marco Polo was captured. During
his incarceration, he met Rustichello da Pisa, who transcribed his
adventures and thus helped write the book that made him one of the
most famous explorers in history: The million. This book inspired the
adventures of Christopher Colombus and was fundamental in the
making of one of the first ever maps of the world, the Mappamondo
by the monk Fra Mauro.
4.2 Between Religion and Philosophy...
China, throughout its history, has been the home of various religions
but in particular of the so-called “Three Doctrines”: Confucianism,
Taoism and Buddhism. Initially, the Chinese weren’t at all interested
in religion, preferring to devote themselves to philosophy, which back
then dictated every aspect of everyday life. Over time, other beliefs
were born, like Confucianism which isn’t actually a religion but a
104
series on moral and philosophical teaching left by Confucius, a sort of
manual that told man how to live in order to make the most of life.
Confucianism is based on kindness, altruism, justice and compassion
and believes that it is within a family setting that a man learns to be
genuine and authentic. The child must respect and obey the father; in
exchange the father will provide protection and bestow knowledge
upon the child, a moral obligation that still exists to this very day.
Confucianism also states that:
 If the Prince and Magistrates promulgate unjust laws, the people
are free to rebel and oppose the promulgations by any means
necessary.
 A vulgar man is proud and vain even when he possesses no
power whereas the patient, humble and well spoken man is
close to perfection.
105
4.3 The Great Helmsman
Before proceeding, I think a short introduction is in order.
This mysterious nation has been governed by communist parties since
1949, the first of which was led by Mao Zedong, also known as “the
Great Helmsman” for his impeccable swimming abilities. Under
Mao’s reign, the country was underdeveloped and relied mostly on
agriculture, making it vulnerable to any kind of attack from other
nations. Mao made it his mission to radically change the country,
imposing on the Chinese people one of the harshest dictatorships in
the history of man. In order to bring the country up to speed, Mao
abolished wages, banned the ownership of private property and
promoted the nationalisation of banks and industries. Over time, the
communist party succeeded in transforming China from prey to
predator, making it one of the most powerful and densely populated
communist states in the world.
After Mao died in 1976, Deng Xiaping became Chinas new leader.
After a series of economic reforms, which included the liberalization
of the Chinese market to foreign companies, and after countless
failures the country started to rebel. In fact, in 1989, Beijing was filled
106
to the brim with students protesting and asking for democratic
reforms. The situation got so bad that the government intervened,
sending armed tanks into the heart of the protest and killing thousands
of students.
4.4 The first arrivals...
The Chinese population in Italy first started to appear in the 1930s but
was contained and fairly small until the end of the Second World War.
They initially settled in Milan, selling ties and suits either door to door
or on the street, but soon moved on to other cities such as Bologna,
Torino and finally Rome. The population didn’t increase much until
the 1950s, when they started welcoming and inviting family members
to Italy after having established themselves and settled, opening and
working in restaurants, shops and even markets. Such was the flow of
immigrants arriving on Italian territory that new laws were introduced,
permitting the registration and legalization of even those in
clandestine conditions. This was achieved through amnesties, which
allowed the Chinese to legally settle on Italian territory and
107
subsequently led to an accord between the two governments which
intensified financial cooperation between Italy and the Chinese
republic. All was well until a few years later when a new law was
introduced which only allowed the legalization of illegal and legal
immigrants if they were employed by someone excluding any kind of
self employment.
4.5 Prejudices
“The Chinese are everywhere, they are a closed group and don’t try to
learn our language or integrate themselves in any way into our society.
They come to Italy, make their money, and then leave. They also eat
and cook everything and anything, they are all identical and they
never die.
This is just one example of the prejudices we have when it comes to
China and the Chinese in general. We judge even though we know
next to nothing about them or their culture. So who exactly are they?
How many of them are there? Where do they come from and what do
they do?
108
“Have you ever seen a Chinese funeral? They all look the same to me!
They come to our country, steal our jobs and don’t even pay tax!”
These are just a few of the rumours and prejudices we ALL have and
have all said at least once in our life.
4.6 Where do they come from?!
Most of the Chinese people that come to Italy are from the Zhejiang
province, which is just south of Shanghai and on the west coast of
China. It is one of the most dynamic and economically developed
regions in China, renowned for its landscapes and natural resources.
So why, if Zhejiang is so developed, do they come here? I assure you,
there is a logical explanation. We automatically assume that when
someone moves to another country it’s because their homeland is in
some kind of difficulty or that they are poor but this is where the
Chinese stand out. They don’t move abroad to escape from a
catastrophic financial situation but to improve their own financial
situation, to work. It can almost be described as a business trip.
109
The citizens of Zhejiang speak their own language, or rather one of
the 292 dialects that exist in China, but the official Chinese language
is mandarin.
If we try for one second to forget and put aside all the prejudices and
get to know them, we can not only learn more about them but also see
for ourselves that they aren’t so different after all and aren’t the
“aliens” they’re made out to be.
110
Chapter 5
5
Jingjing and Ze Mu
After asking around the university, some friends of mine introduced
me to two girls who were more than happy to sit down and have an
open conversation with me. We decided to meet for the first time in
Piazza Flaminio, in front of Burger King and Jingjing was already
there when I arrived. As we wait for Ze to arrive we start talking and
she tells me that she’s 27, from Najing and married but that her
husband lives and works in Shanghai. After a few minutes, Ze arrives
and our little “interview” can finally begin. Ze on the other hand is 25
and comes from Beijing.
Both girls chose Italy because in 2007 the Marco Polo project, whose
main objective was to increase the number of Chinese students in
Italian universities, was approved. “My parents actually wanted me to
go to a French university, because they thought that French was far
more useful than Italian but, for financial reasons, they agreed to let
me come to Italy”, says Jingjing. This phrase takes me a bit by
surprise; the Chinese think that Italy is cheap? Given the situation,
maybe we’re the ones who have too many vices and allow ourselves
111
too many luxuries even when we should be trying to save our money?
They both admit that, when they first arrived in Italy, making friends
was far from easy. We must admit, we do have a lot of prejudices
when it comes to foreigner, especially if the foreigner in question is
Chinese. So what is their biggest problem when they come to Italy? Is
it the food, the climate? No, it’s the language. Even though both girls
studied for months before starting university! After all, the two
languages are completely different, with different accents, sounds
etc...And after all the problems I had communicating when I went to
China, I can relate. They then go on to tell me what they think about
the way we Italians study and that we prefer to study in groups
whereas in China the universities are very different from ours and are
more similar to American colleges. They are much bigger, better
organised and offer more services. They are actually more like small
cities with everything from accommodation for every student to
cinemas and supermarkets! Maybe that’s why the younger generations
from other countries become independent so fast.
112
5.0 Any excuse for a break....
While we chat, Ze turns to me and says, “Before I left China,
everyone kept telling me that the Italians were lazy but when I got
here I actually changed my mind and now I think that you are actually
very careful workers!” Unfortunately, the compliments don’t last and
I’m brought back down to earth by JingJing : “You Italians are never
on time, not even for lectures!” She then tells me that we are a very
creative nation that loves life but that by loving life so much we lose
our focus and thus our capability to concentrate on just one thing.
“One time, a group of us decided to get together and study at a
friend’s house. We decided to meet at 9 o’clock the next day and,
since I’m a very punctual person who hates being even a minute late, I
arrived at 8:50 whilst everyone else showed up at twenty past nine
and even then, between coffee and small talk, we started studying at
11. After not even an hour of studying it was time for a lunch break,
then after the lunch break it was time for coffee, then it was time for a
cigarette. You Italians always find an excuse to waste time or do
something else!” I can’t really argue, after all small talk is almost vital
for us and these habit, idioms and ways of thinking are what set us
apart and distinguish these two cultures.
113
5.1 Dog meat or horse meat?
Both girls love Rome but agree that life is much slower paced here
than it is in China. “When I go home to China, I write down all the
things I need to do that day and I do them all. Here in Italy I’m lucky
if I get two things done, the post office alone takes up an entire
morning and the buses are like you guys, always late”. She has a way
of saying it that doesn’t sound offensive in the least, and I find myself
not only nodding but actually agreeing with her. It seems to me that
Jing has understood everything about Italy and its inhabitants and so I
can’t help but ask them if they have ever heard false statements or
rumours about their country, after all there are hundreds to choose
from. “Yes, I have” says Jing, “and it makes me really angry when
people talk about us and our country when they don’t know the first
thing about China. They have never even been there, they don’t
personally know any Chinese people and yet they treat us like
outsiders and say that China is polluted and a dangerous place to live
in when it’s not. It’s true that China is growing rapidly and
unfortunately this does cause a certain degree of pollution but it’s
only for a few days a year, and in those few days the government
encourages people to stay indoors! I would also like to point out that
114
China offers more opportunities and support for young people who
are looking for work; in fact, I have lots of Italian friends who have
gone to work in China.”
How the tables have turned, until a few years ago, the Chinese saw
Italy as a place where they could go to earn good money and find
fortune but now we’re the ones thinking about leaving and going
elsewhere and China seems to be one of the most popular destinations.
In fact, according to recent studies, the Italian population in China has
more than tripled over the last few years.
While we continue chatting, Jingjing orders an orange juice whilst Ze
is hungry and opts for a slice of pizza. Jing, a little indignantly, asks
me: “Why do Italians think we’re only good at taking photographs?
When my friend visited me in China I said to her, now it’s your turn to
take photos! You also think that we’re all short, but if you came to
China you would see that’s not true.” I can’t help but laugh, especially
since I’m not quite sure what to say, after all I used to think the same
thing. Thankfully, Ze intervenes and debunks one of the greatest
Chinese mysteries. “A friend from university asked me if it’s true that
we eat dogs, it is true but for us it’s completely normal. It’s not like
we eat pets or just any dog, there is a special kind of dog that is bred
115
specifically and even then, it’s not an everyday thing. You find it
absurd that we eat dogs and we find it disgusting that you eat horse
meat, but we don’t call you cruel or judge you. The way we see it, a
horse is more faithful than a dog, we went to war on horses not on
dogs.” So there you have it, to each his own.
So what do these two young ladies do in their free time? In Italy
there’s plenty for a 20 year old to do, we love shopping, and going to
the cinema, meeting up in bars...nothing that takes too much effort. Ze
and Jingjing however, have very different lives. They have so much to
study that they rarely have time to go out or relax but when they do
they prefer to attend events organised by the university or even just
stay home and watch TV but both are in bed by midnight. “Lately I’ve
not been going out with my university friends much,” says Ze,
“because they go out too late and go home too late, whereas I prefer to
go to bed early.” Jing adds, “We’re different from Italian girls, for
example, if we go out we won’t drink unless there’s someone there we
really trust, we know how to stay safe.” This last statement shocks me
a little; it almost seems to berate young girls who drink without
thinking of the consequences. This is the only part of our long
conversation that made me feel a little bit angry, we may be a little
more trusting and yes, maybe we are a little less responsible than other
116
women from other countries but it’s not that we don’t know how to
protect ourselves, we just do it differently.
Another thing that Ze and Jing have noticed is that our values are very
different from theirs. In China, family is everything and respect and
obedience are fundamental, they are the foundations a family is built
on. Sons and daughters live everyday in the knowledge that later on in
life it will be their responsibility to take care of their mothers and
fathers, as they have cared for them. In a society like ours, where
everyone is so caught up in material assets, things like family and love
have been replaced with technology. We prefer to talk to someone on
Whatsapp or Facebook and not even look at the person sitting across
from us at the dinner table. The sad truth is that it is hard to find
someone these days that puts family first.
Of course, we can’t talk about family and values without talking about
love. Jing tells me that she doesn’t like Italian men at all. “They’re too
immature, like they think they’re still teenagers. We want to get
married before we turn thirty; they start thinking about it in their
40’s.” Jing adds that she thinks that Chinese men are also more
faithful than Italian men, “I am here in Italy and my husband is in
Shanghai, we haven’t seen each other in 3 months and we’re fine, we
117
have no problems. Three years is a long time to be away from
someone you love but it’s not impossible. Whereas for the Italians it’s
a big problem. Two of my friends split up after she moved to
Florence. I couldn’t believe it when I heard the news.” Ze, on the
other hand, says that living in Italy has made her see things
differently, “I’m 25 years old and I really should start thinking about
getting married, finding a job and starting a family but I just feel like
I’m still too young. I still have university to finish and I want to have a
job before I get married.” Jing intervenes and says that Ze only feels
that way because she hasn’t met the right person yet but it may also
have something to do with the fact that meeting men, especially
Chinese men, isn’t easy, especially since there are more females than
males here in Italy. There’s also a tendency to judge people purely on
their physical appearance here, whereas the Chinese prefer to judge
someone only after they’ve had a chance to really know them.
They go on to tell me that Christmas is very different for them too.
“The Italians,” says Ze, “on New Year’s Eve go out with their friends,
go dancing, eat out...we prefer to stay home with our families. The
adults cook whilst we clean and decorate the house, preparing it for a
new year and thus a new beginning. In the days that follow we are
always busy visiting family and catching up with people we haven’t
118
seen in a while.” I notice that Ze has finished her pizza and so I decide
to ask about Chinese cuisine and food in general, what they prefer to
cook and eat, if they like to go out to restaurants etc. Ze tells me that
she’s actually not that big a fan of cooking and often opts for
readymade meals but that she loves spaghetti with clams and seafood
risotto whereas Jing, who shares a house with other Chinese students,
eats a lot of Chinese food at home but likes our food too, especially
our ice cream and cakes.
Since we’re on the subject of food, I decide to solve yet another
Chinese mystery and ask why we hardly ever see overweight Chinese
people. They explain that there are overweight people in China but,
due to their diet and the kinds of food they eat, there are far less than
anywhere else. Another reason may be that they eat at different times,
in Italy dinner is usually served at about eight o’clock while in China
they prefer to eat earlier so that they have time to digest and don’t go
to bed feeling bloated. They also don’t eat cheese, they seldom eat
bread and almost everything they eat is full of vegetables and
therefore healthier. It’s almost comical to think about an Italian dinner
table without cheese or bread, or a plate of pasta without parmesan!
We move on to the subject of health and medicines, Ze says that we
depend too much on tablets and syrups, even for the smallest of things
119
while the Chinese prefer homeopathic remedies, made up of plants
and herbs. For example, Jing tells me that when she has a sore
stomach or menstrual pains she drinks a mix of hot water, ginger and
red sugar which has an immediate effect or when she has a sore throat
she eats a boiled pear and then drinks the water it was cooked in as
well. I have to say that she has a point, everyone has a kind of mini
pharmacy in their handbag in case of period pains, coughs or cuts but
it’s easier to carry a painkiller or a plaster around in your bag than a
boiled pear!
We’re girls, and we’re in Italy, the home of fashion so it’s impossible
not to talk about clothes, shoes, brands and trends. Ze and Jing tell me
that they both love Italian style and so do their parents, “I often go
shopping in Via Condotti, I love Tod’s and so whenever there’s a sale
on I go shopping,” says Ze. Jing tells me that, unlike Ze, she’s not a
big fan of labels and spending huge amounts of money on herself but
doesn’t hesitate when it’s a present for someone she loves, like her
parents. “I once bought a bag for my father from ‘The Bridge’ but he
didn’t like it, so I bought him a Prada bag instead and he loved it,”
says Jing. Wow, I can’t even look at a shop window in Via Condotti,
never mind buy a Prada bag.
120
It’s getting late now, we’ve been talking for hours and the girls have a
lesson to go to, so we say our goodbyes and they tell me that if I need
anything then all I have to do is call them. I walk away after three
hours of talking, feeling like I’ve learned a bit more about this
fascinating country and its inhabitants and maybe they aren’t as
reserved and antisocial as we think.
5.2 The Esquilino Family
When my fellow students heard that my dissertation was on the
integration of the Chinese in our society I had people volunteering to
tell me all about their experiences and stories and even their family’s
history. Like Marco, for example, who is 21 and was born and raised
in Rome. After exchanging numbers, we decided to meet at his
apartment in the Esquilino, a part of the city that is full of Chinese
shops and restaurants, a sort of Roman Chinatown if you will. There
are tiny shops everywhere you look and the only Italian one stands out
so much that it makes me laugh. I arrive at 14.15 as planned and ring
the doorbell, the door opens and I find myself face to face with a small
121
woman who doesn’t speak much Italian but introduces herself as
Marco’s aunt. For the first few minutes I find myself nodding and
pretending to understand everything she says while she prepares
Marco’s lunch, rice with tomato sauce. Huh...maybe Marco’s more
Italian than Chinese after all. Looking around, I notice that the
apartment is sparsely furnished and doesn’t really feel like a home at
all, it’s almost as if the family that lives there is just passing through.
Marco arrives after about ten minutes and breaks the ice by talking
about his family and where they’re originally from, Wenzhou, a city
about 300 km south of Shanghai whose economy depends mainly on
the investments made by its citizen in other countries. Marco’s aunt
tells me that it wasn’t always like that and that it has grown rapidly
over the last few decades, with Ferraris and expensive sports cars
everywhere you look. When I ask about his parents, Marco tells me
that they are in China, in Wenzhou, where his father has a clothes
shop and his mother is retired. I can’t help but ask if it bothers him at
all that his parents are so far away and he replies that he’s used to it
and doesn’t mind at all, it’s strange and sad to think that he’s so far
from home but he assures me that his mother visits whenever she can
so it’s fine. When asked if he feels more Italian or Chinese, Marco
tells me that he loves Italy and fits in perfectly with all his Italian
122
friends and classmates but that sometimes he feels more Chinese, like
when people ask him how to make fried ice cream or if he can write
their name in Chinese and, surprisingly, when it comes to food. “I
don’t really like fettuccine or gnocchi, but carbonara is ok,” he says
jokingly. I can’t help but smile when I think about what would happen
if my grandmother heard him! Time passes and I ask him what he
thinks the Chinese are like here in Italy and he responds that the
younger generations are much lazier than the older ones. “We take
everything they give us for granted, even though they worked hard to
earn it and give us a better life and future,” he says, “but it’s not all
bad, there have been some other changes too. For example, arranged
marriages are almost a thing of the past. I can be with whoever I want,
as long as I bear in mind my family’s requirements, obviously they
have to like her as well. Luckily my parents are very open minded,
their only condition is that I finish school first. In China it’s important
to have some kind of qualification, it not only helps you live a better
life and earn more money but people don’t judge you as much either.”
I then ask him what he thinks about Italians in general and he tells me
that we take great pride in our relationships but that we put too much
effort into the wrong ones, favouring friends over family. “There is
one thing I really admire about you Italians though; if someone gets
123
hurt in the street, every passer by stops to help and see if he or she is
ok. In China, everybody is in such a hurry that they just walk on by
and don’t even bother to look or ask if everything’s ok.” Sadly, though
it is a lovely statement, I don’t agree at all. There may still be this kind
of mentality in smaller cities and towns but in places like Rome or
Naples, where it’s dangerous to look people in the eye, it’s become a
rarity and people prefer to mind their own business and not risk
talking to stranger.
I turn my attention to his aunt, Lìzhang, who arrived in Italy 8 years
ago and has two daughters who live in China with their aunt. She says
she came to Italy because it’s a beautiful country and that they treat
women and children better here too. Her only problem is that she
doesn’t feel like she fits in but goes on to say that it’s not because of
the way she’s treated but because she hasn’t learned Italian yet. Marco
tells me that he tries to help her by watching Italian television with her
but that it’s not working very well. Talk about stating the obvious!
124
5.3 An International Grandmother
Marco’s grandmother is 78 years old and comes from a large family
who used to own a factory that produced paper, kitchen roll and toilet
paper. Back then China was a very poor country, the houses were
equipped with only the bare necessities; there was no electricity and
the only heat in the winter came from blankets. She worked in the
factory until she got married, after that she became a housewife and
dedicated herself to being a wife and mother. She was only 40 years
old when her daughter got married and moved to Holland. She tells
me all about how she lived with her daughter for a few years and how
much she loved Holland. “It was lovely, the streets were cleaner and it
was safer too. I liked it better than I like Italy!” I ask her why she
moved here if she liked Holland so much and she explains to me that
it’s very unusual to live with one’s daughter after marriage because
it’s almost as if the daughter is given to another family, and so she had
no other choice but to move here.
It’s December and so I ask them what they have planned for
Christmas and whether or not they’re religious, both answer that
they’re Christians and that they will spend most of Christmas day in
125
church because in China that is what they do on Christmas day, devote
themselves to prayer. That’s not the only difference though; as I look
around I notice that there are no decorations, no lights, and no nativity
scene. They tell me that decorations and presents aren’t important to
them and that it’s more of a religious celebration, they spend most of
the day in church and then with their families playing “mah-jong”. I
ask Marco’s grandmother if she minds me asking about her country
and her culture and she says that she doesn’t mind at all, that it’s nice
that people are interested in other cultures. “I wish more young people
would try to understand us instead of judging us and believing in silly
rumours. I mean, it’s only natural that we’re different but that doesn’t
mean that you have to shut us out”, she says. Her words cut like a
knife, it’s true, we do shut them out. We continue to think of them as a
closed community, that don’t interact with us but they let me into their
house, they treated me like I was part of the family, they asked me to
stay for dinner and they even gave me an orange in case I got hungry
on the way home. Marco’s grandmother could very well be Italian,
she must have asked me to stay for dinner at least five times and
insisted I take something to eat with me. Unfortunately, our
conversation ends here and it’s time to say goodbye.
126
5.4 The Zenodossio Family
I leave and head for Via Zenodossio, where I have another interview
with a young couple who own a shop there. I arrive and the first thing
I notice is that it’s freezing inside the shop and very, very cluttered.
I’m greeted with a smile and, after wedging myself between two
cardboard boxes, we start chatting; she tells me she prefers to remain
anonymous but that she’s 33 and from Beijing. She arrived in Italy in
2001 and travelled a lot before finally settling in Rome with her
husband, they didn’t have much money so she started working in her
friend’s shop where she stayed for five years before deciding to open
her own. “I like Beijing but, like every city, it has its flaws. There’s
too much traffic, and there are even two days a year where you can’t
go outside because of the air pollution! When I came to Italy, I
couldn’t speak Italian and so I spent most of my free time with my
Chinese friends and didn’t actually bother to think about the Italians, I
didn’t even know there was a crisis but now that I know the language
and I understand people better all I hear are bad things, negativity.
People come into the shop talking about how they have lost their jobs
and have had to go back to living with their parents, or about how they
have to help bring up their grandchildren because one job isn’t enough
127
to raise and support a family. Maybe I was better off when I couldn’t
understand anything and thought that everything was ok!” She says it
jokingly but you can tell that deep down she feels saddened and
maybe even sorry for us, I think about the things she must hear every
day and I am left speechless. She then goes on to tell me that she
would love to return to China but wants her son to finish school first
and learn Italian properly, she also tells me how important her son’s
education is to her and how the first few days of school were for him.
“People always have something to ask me and the caretaker at the
school was no exception. She asked me if we had one of those “little
shops”, why you never see an old Chinese person etc.” She also wants
to make sure that her son acknowledges his heritage and the fact that
he is Chinese, because it’s important to her and her family. When I
ask her if Chinese husbands help out around the house, she laughs and
says that she prefers to do it herself because her husband makes too
much of a mess. Well, at least we have that in common , even Chinese
men are hopeless at home.
“I have to admit that at first I didn’t even like Italian food, but after a
while i got used to it and now i love any kind of pasta and any kind of
dessert with ricotta cheese in it! The only things I don’t like are pizza
and coffee”. She says it very nonchalantly but I am dumbfounded, it
128
just seems impossible for someone not to like pizza. It’s even more
preposterous for someone not to like coffee, I mean, how many
coffees does the average Italian consume in one day? Three? Four?
It’s not just a drink for us, it’s an excuse to chat, take a break and not
study or work too hard.
We all seem to think that the Chinese are all rich, that they open
shops, make their money and leave. “We aren’t thieves, we work hard
and we’re fast. We’re not rich but we don’t beg for our money, we
earn it”. She also points out that the Chinese live off what they earn
and adapt based on how much they earn whereas other cultures don’t
care how much they earn, all they care about is having a certain kind
of lifestyle, even if it means getting into debt. I can’t really argue,
especially when all you hear is people complaining about having to
work. But we tend to forget the fact that life is anything but easy for
them, they only close on Sundays and even then they have so much to
do that actual “free time” is a rarity.
129
5.5 Time to say goodbye
Unfortunately, our conversation reaches its end and I have to say that,
even though the shop is freezing and she is a very reserved person and
tends to steer clear of certain topics, it has been a fascinating
experience and not entirely unpleasant, we even had some laughs!
They lead a very simple life, where every little counts and there’s no
time for fun or hobbies, just work and family and it hurts to think that
such a life would almost be an embarrassment for an Italian. We
would be ashamed to say that we got by with just the bare necessities,
we would be furious if we couldn’t buy the latest smartphone or go
out on a Saturday night and this definitely gives me plenty to think
about on the journey home. I embarked on this journey expecting to
find out the differences between the two cultures and learn new things,
but not this many things! I thought it would just be small things like
food or clothes but it’s finally starting to hit me; we couldn’t be more
different.
130
Chapter 6
6
The world’s beauty is in its diversity
Everyone is different; everyone has different habits, tastes, beliefs...so
it’s almost preposterous to expect two nations such as Italy and China
to be similar. We eat with knives and forks whereas they use
chopsticks, we can’t go without bread and they can’t live without rice,
how can we judge a nation for being so different when we ourselves
are different?!
When I heard that there was an opportunity to go to Shanghai for two
months, I was the first to sign up. In the beginning there were 30 of us,
but by the time the departure date came about there were only two of
us! Whereas most saw it as two months away from the comforts of
home, away from their families, in a far off land where they knew
nobody, I saw it as a once in a lifetime opportunity, A chance to learn
more about the language I was studying, to see the country with my
own eyes. We left Italy with hardly any information, all we knew was
that we would be living with a Chinese family but we had never met
them before, we didn’t even know their names! All we could do on the
flight was go over the phrases we would need to survive the first few
131
days but it wasn’t long before we realised that studying a language in
Italy and speaking the language in China were two different things.
People couldn’t understand us and even getting a taxi from the airport
felt like mission impossible, we didn’t talk for the entire 45 minute
journey. When we arrived at the house, the whole family was waiting
for us outside, even the housekeeper. We had dinner with them that
night, the table was covered with every kind of food you can imagine
and it was all delicious, there were spring rolls, dumplings and lots of
vegetables. The house was in a lovely neighbourhood that was an hour
away from the from the city centre but even then we were never
bored, two blocks away there was a street market that sold everything
from mobile phones to meat. They don’t see foreigners very often and
you stand out even more if you have curly hair, it’s completely alien
to them and they can’t help but point you out to their children or stare
when they see you passing. Whenever we entered a shop or
supermarket they would all stop and stare and I’ll never forget that
time that we went to Beijing and a couple stopped us and asked if their
daughter could take a photo with us! To improve our Chinese, we
signed up for a course at the Hutong School, where the lessons were
entirely in Chinese and I was pleased to see that we weren’t the only
ones there, in fact there were Australians, Americans and even
132
Russians. During the day we were just like any other tourist, we
visited temples and famous monuments, but we would always spend a
couple of hours a day studying and brushing up on our Chinese. At
night, after we’d finished our “homework”, we would get dressed and
head out for dinner or even just a drink. One of the best things about
Shanghai is that there’s always something to eat or do no matter what
your budget and even 5 euro can get you a half decent meal. The first
time we went to a restaurant was the night after our arrival and it was
a complete and utter disaster! We decided to go out to a small
restaurant not far from the house that from the outside actually looked
quite nice. We arrived and were seated at a small table, however,
when the waiter brought us the menu we were both left speechless.
Not only was it entirely in Chinese with no translation whatsoever,
there weren’t even any pictures! Not quite sure what to do, we just
started pointing at random items and hoping for the best. After a
while, the waiter arrived with two dishes, one of which was filled to
the brim with a kind of brown spaghetti topped with a very rich sauce
and the other which contained some kind of strange soup. It didn’t
even look appetizing and so we both started looking around the
restaurant, frantically looking for a solution. When we saw a man at a
nearby table with a bowl of plain rice, we just started pointing like two
133
crazy people. Luckily, the waiter understood but we were both so
embarrassed!! We laughed all the way home and still laugh about it to
this very day. We had only been studying Chinese for a year before
we left and so every experience was traumatic and even everyday
things like grocery shopping were problematic, we finally perfected
our Chinese enough to buy water and crackers but even then it was
difficult. The only upshot is that I came back to Italy a lot thinner than
when I left!
6.0 The most expensive tea of my life...
Making friends is hard, but it becomes ten times harder when you
don’t even speak the language so when three young Chinese people
stopped us and asked us to take their photo, we were more than happy
to oblige. Little did I know that the photo would cost me almost 80
euro. After the photo, we got chatting and eventually decided to go
and have some tea in a small tea room not far from where we were,
after all we didn’t have anything planned for that day. We were
greeted at the door by a woman who seated us at a small table covered
134
in various teapots and lots of tiny cups that looked almost like shot
glasses. We tried lots of different teas and learned about all the rituals
that go with them; for example, if you wished for money you had to
touch your head before drinking, if you wished for health you had to
touch your stomach and so on and so forth. We had a great time
chatting and taking photos of each other but after about ten “cups” of
tea we decided that it was time to leave and so we asked for the bill.
One look at the bill and my head started to spin a bit, 80 euro?! I tried
dividing it and adding it up but I couldn’t make sense of it at all. How
could such little cups of tea, the size of shot glasses, cost so much?!!
In the end, we didn’t have that much money with us so we had to be
escorted to the closest bank by a member of the staff and withdraw
money! All I could think about was how I was going to tell my
parents, after all, I don’t even like tea! So the moral of the story is: be
careful what you drink in China and beware of the tea!
135
6.1 A very thoughtful grandmother...
The grandmother of the family we were living with was about seventy
years old but so sprightly and young at heart that you could hardly tell.
She was really nice to us, she always made sure our room was clean,
that we’d eaten...it was almost as if she was our grandmother! Like all
the older generations, she spoke in dialect and even though our
Chinese was improving, it was impossible to understand her. She
didn’t seem to notice and every morning at breakfast she would sit
with us and talk to us as if we were part of the family, she would even
saunter in while I was cooking and try to give me tips or look over my
shoulder while I was studying and correct my notes! She worried a lot
about our health as well and whenever we went out for a walk in the
sun she would be there, trying to shade us with her little umbrella.
Even when we decided to sunbathe on the terrace she would fuss and
tell us to get back inside and so I decided to ask what the problem
was, after all, where I come from, not having a tan in August is almost
illegal! The grandmother explains to me that, in China, tanned people
are seen as poor because it means that they work outside whereas rich
people are pale because they work indoors. In Italy, we see a tanned
person and automatically assume that he or she has been on holiday
136
and therefore must be well off, in China it’s the opposite. Pale skin is
coveted in China and the women take great care not to spend too
much time in the sun, shading themselves with umbrellas and even
gloves.
6.2 A curious family...
Who said the Chinese aren’t nosy people?! Every time I called my
family on Skype they were there, strategically positioned in such a
way that they could see but not be seen. They would sit and ask
questions such as “Why is he so chubby?” or “What happened to his
hair?!” So there not only nosy, they’re also a little obnoxious
sometimes too! They even asked me what my parents did for a living
and how much they earned!
137
6.3 The Mysterious Room...
The Chinese are very mysterious people and their houses are no
different. The first thing we noticed when we arrived was the door on
the ground floor, just to the right of the front door, that was always
closed and which we were forbidden to enter. Everyday, the family
would spend hours on end in that room, only coming out to eat or run
errands. The only way we could see into the room was by sneaking
peeks anytime we walked past and even then we could never see
much, from what we saw there was a small table, a desk with a
computer on it and sheets on the floor. We were told that, if we ever
needed anything, we were to knock but not open the door . To this
day, we’re still not 100% sure what the room was, I suppose it must
have been some kind of hobby room or study.
138
6.4 Different country, different customs
Every country has its own customs, if you go to Paris you see
baguettes everywhere, if you go to London and don’t go to the pub
after work you’re weird, and what about if you go to China? Just
imagine how many customs there are in a country that big! One of the
most disgusting things I seen during my stay in China was that
everyone spits, no matter where they are. All you can do is try and
dodge it.
Another thing that I remember vividly is the time we took the high
velocity train to Beijing. The journey home took five hours and, after
an exhausting race to catch the train, me and my friend spent the first
two in silence, trying to recover. After a while, we started to relax and
noticed that the child in the seat in front of us was looking at us, and
so we spent the second half of the journey making silly faces and
sticking our tongues out. I am relieved to see that he’s wearing a
nappy, unlike most Chinese infants whose parents don’t use nappies.
I’m suppose you’re wondering how I know this? I can tell you one
thing, I seen my share of baby bottoms in those two months. It isn’t
139
unusual to see toddlers or small children doing their business in the
middle of the street!
Another thing that I found absurd was that, in Italy, if someone asks
you out to dinner or for a drink, it’s usually because he or she is
paying, but not in China. One day, the mother of the family asked if
we would like to go and visit a small village just outside of Shanghai
and then go out to a restaurant for dinner, we accepted and began our
3 hour journey. We arrived in a small village that at first glance
reminded me of Venice, there were people moving around on little
boats and the atmosphere was so calm and peaceful, not at all like the
hustle and bustle of Shanghai. After a walk around town, it was time
for dinner and we let the family choose the restaurant and even order
for us, it really was a lovely evening and the food was delicious. They
pay the bill and we head back home, but something wasn’t quite right
and it didn’t take a genius to figure out that they were adding
something up on the way home. We arrive home and are incredulous
when they hand us a small piece of paper with how much we owed
them for the dinner and the petrol on it, so much for inviting us to
dinner!
140
6.5 Everyday life...
The family I stayed with in Shanghai was quite well off and lead a
fairly simple life, the grandmother was retired and the mother taught
Chinese at a local school. The two sons studied hard and when they
weren’t studying they were training for some kind of sport. The
younger son, who was 7, was a swimmer and even competed in local
meets and tournaments whereas the older son, who was 15, was a
basketball player and hardly ever went out with friends. 15 year olds
here already have their scooters and their pocket money and are hardly
ever home, whereas for this 15 year old life was all work and no play,
he only left the house to go to training and even then he came straight
home afterwards. Their diet is very strict as well, they have a sort of
sideboard in the living room where the TV is and inside there are all
kinds of chocolate bars and cakes but even the youngest son must ask
permission before eating anything and he was only ever allowed to
choose one thing.
One of my fondest memories of my stay in Shanghai is the night we
all sat down together like a family and watched the opening ceremony
of the Olympics. That year the Olympics were in London and
141
therefore the opening ceremony was at three am in China, so we all
decided to go to bed early and then meet back in the living room to
watch the ceremony. At about 2:55am the youngest son came
knocking and we all got out of bed and went downstairs where the
mother had laid out all kinds of cakes, snacks and drinks for us. It was
a rare event and the children were over the moon, we all enjoyed our
“midnight snack” and watched while China and Italy were introduced.
I found myself almost glowing, in that moment I really felt as if I was
back home. Even though I was on a couch, in the middle of the night,
with people I barely knew, I felt happy.
After that night, time just seemed to fly. Our days were filled with
lessons, tours and travel and we were never without something to do.
One of the best things about Shanghai is the public transport, there are
14 subway lines, countless buses and hundreds of taxis so getting
around is no trouble at all.
My two month stay in China really was life changing and I still, to this
day, cannot talk about it without laughing. We had so many
adventures and learned so many things that it seems like we were
there for years and I still find myself laughing to myself when I think
about the things I saw on an everyday basis. For example, did you
142
know that burping at the dinner table is normal for them whereas here
it’s considered bad manners?! I still remember that one time that we
were at the table having lunch and the old grandmother burped so loud
that I burst out laughing!
It wasn’t all rainbows and butterflies though, I was still away from
home for fifty days and there were times that I just wanted to snap my
fingers and be back home. I would get upset and turn the smallest of
problems into a full blown emotional breakdown, I would get
homesick and just want to pack up and leave. It was a very intense
experience. On the bright side, my Chinese has never been better and I
can now say that, after living with them 24/7, I have a better
understanding of the Chinese and how they live and I will never stop
thanking that family for making me feel at home even when I was
thousands of miles away from home. We are completely different, but
maybe that’s better after all.
143
Introducción
A pesar de ser una de las comunidades extranjeras más pobladas de
Italia, las relaciones entre los italianos y chinos siguen siendo
limitadas. En los últimos tiempos, la inmigración china en territorio
italiano se ha convertido en uno de los debates más arduos. Se han
trasladado de Milán a Florencia, llegando a Roma. El barrio de
Esquilino, es donde la mayoría de ellos se han establecido, trabajando,
abriendo restaurantes y tiendas a precios muy competitivos.
144
Capítulo 7
7
El gigante asiático
China, oficialmente la República Popular de China es un estado
soberano situado en el este de Asia. Es el país más poblado del
mundo. La RPC es un estado gobernado por el Partido Comunista.
Ejerce jurisdicción sobre 22 provincias, cinco regiones autónomas,
cuatro municipalidades directamente controladas (Pekín, Tianjin,
Shanghai y Chongqing), y dos regiones administrativas especiales
principalmente autónomas (Hong Kong y Macao). China es el tercer
país más grande del mundo, por esta razón los paisajes cambias
visiblemente. Este país, tuvo una historia filosófica y cultural como
cualquier país occidental. Durante muchos años, los chinos estaban
convencidos de ser los únicos en el mundo. Pero ... cuando nos dimos
cuenta el uno del otro?
145
7.0 Marco Polo
Marco Polo era un viajero veneciano. Su deseo de viajar hacia
Oriente, condujo a su padre y a su tío a enfrentar un viaje hacia el
Este. Sólo después de tres años y medio llegaron a Pekín donde fueron
acogidos en la corte. Aquí, Marco, fue comisionado para llevar a cabo
las tareas principales, tanto diplomáticas y administrativas. Después
de diecisiete años, Marco, su padre y su tío empezaron a sentir
nostalgia y regresaron a Venecia. Un poco más tarde, Marco fue
encarcelado y es en la cárcel, donde dictó a su compañero de celda lo
que luego se convirtió en la obra que le hizo tan famoso, El Millon,
que tuvo un gran éxito.
7.1 Entre la religión y la filosofía
En primer lugar, tenemos que decir que, uno de los errores más
grandes es considerar el confucianismo una religión.Por más de dos
mil años, Confucio prevaleció sobre la vida ética, política y religiosa
de China. Su forma de pensar fue un auténtico punto de referencia.
146
Todo se basa sobre el concepto de benevolencia comparable con el
concepto de amor. Según Confucio, el primer contexto en el cual el
hombre aprende a ser auténtico es la familia, donde el niño tiene que
respetar y apoyar a su padre en su edad avanzada, mientras que el
padre le ofrece protección y contribuye a que crezca.
7.2 Prejucios
En Italia, los primeros chinos empezaron a llegar durante los años
treinta y la situación se mantuvo estacionaria hasta los años cincuenta.
Su número aumentó como consecuencia de las leyes de inmigración
que les permitieron ajustar sus términos. La situación volvió a cambiar
con la entrada en vigor del Decreto Dini 223, lo que permitió la
regularización de los inmigrantes ilegales sólo para el trabajo
subordinado. Pero ¿quiénes son los chinos? ¿Cuántos son? De dónde
vienen? ¿Qué hacen? ¿Alguna vez has visto un funeral chino? Es
verdad que se comen a los perros? Nosotros decimos tantas cosas
sobre ellos. Vamos a empezar diciendo que la mayoría de ellos
provienen de la misma zona, de Zhejiang. Esta es una de las zonas
147
más dinámicas y económicamente desarrollada de China, también
muy conocida por sus paisajes y recursos naturales. Según los últimos
datos, podemos afirmar que no llegan a nuestro país para escapar de
una situación difícil, sino para mejorar su condición económica. Sólo
si intentamos poner a un lado todos estos prejucios realizaremos que
no son tan raros como creemos
7.3 Jingjing y Ze Mu
A través de amigos de amigos entré en contacto con ellas. Nos
encontramos frente al Burger King en Piazzale Flaminio. Jingjing
tiene 27 años y está casada, pero su marido no está aquí en Italia con
ella, trabaja en Shanghai. Mientras Ze tiene 25 años y viene de
Beijing. Ambas están estudiando arquitectura. Empezamos a hablar de
varios temas,por ejemplo me subrayan que las universidades chinas
son mejores y más organizadas. Son más grandes y ofrecen más
servicios que las nuestras. . Mientras charlamos, Jingjing me dice un
gran defecto de los italianos. "Ustedes llegan siempre tarde, incluso a
las clases"! "No son capaz de concentrarse bien en la misma cosa!
148
siempre tienen una excusa para descansar, café, cigarrillo, luego el
almuerzo y otra vez, desde el café al cigarrillo, etc. Le pregunté si
alguna vez habían oído algo sobre los chinos. Me hiciera una lista. Me
preguntaron porqué ustedes nos juzgan por comer carne de perro
mientras que ustedes comen carne de caballo y nadie les dice nada. Ze
añade que para ellos es absurdo que comamos carne de caballo pero,
no nos
etiquetan como despiadados. Me explicaron que ellos no
comen el perro que tienen en su jardín y que hay algunas razas
específicas para ser comidas y , también añadieron que el caballo para
ellos es mucho más que un animal y que lo consideran un amigo muy
cercano al hombre. A las dos les gusta mucho la cocina italiana, sobre
todo espaguetis con almejas, arroz con mariscos, la pizza y el
delicioso helado italiano, muy a menudo compran los alimentos
preparados. Mientras hablamos de comida, me acuerdo de otro gran
misterio ¿ Porqué nunca se ve a un chino gordo? Contestaron diciendo
que es gracias a la alimentación . En primer lugar,cenan temprano,
alrededor de las seis de la tarde, y esto permite que digieran antes de
acostarse. Además, la dieta china no incluye queso, pero gran cantidad
de verduras. En cuanto a la salud, Ze me señaló que tomamos
demasiado medicamentos y, a veces por razones fútiles.Tambien en
este caso hay grandes diferencias entre nosotros y ellos. Aún hoy,
149
muchos chinos no usan la medicina occidental y se curan a sí mismos
con la medicina tradicional china basada en hierbas y plantas. Para el
dolor de estómago, dolor de garganta, dolor de cabeza o cualquier otro
síntoma, los chinos utilizan siempre métodos naturales. Charlamos
mucho,pero es el momento de irnos.
7.4 La familia del barrio chino
Aquí, vamos a conocer a otras personas con historias completamente
diferentes de las anteriores. Marcos tiene 21 años, nació y creció en
Roma. Nos conocemos ya porque estudiamos chino en la misma
Universidad. Así como el italiano y el chino habla también Inglés,
español y alemán. Marco vive en el Esquilino, el barrio romano
invadido por todo tipo de empresas chinas. Nos encontramos en su
casa. Se siente perfectamente integrado y de hecho, casi todos sus
amigos son italianos, no obastante no le gustan ni la lasaña, ni ñoquis
ni tampoco los tallarines. Una vez en casa, lo primero que noto es que
se trata de una casa con pocos muebles. Los padres de Marco viven en
China y el aquí vive junto a su abuela y a su tía. Su tía se llama
150
Lìzhang y viene de Zhejiang, precisamente de Wenzhou, al sur de
Shanghai. Vive en Italia desde hace 8 años y con las pocas palabras
italianas que conoce intenta explicarme que no está casada legalmente
y que su esposo trabaja en Roma. También tiene dos hijas, una de dos
años y la otra de siete, que actualmente están en China con la tía. Una
de las razones por las cuales le gusta mucho Italia es porque hay
mucho más respeto por las mujeres embarazadas. Pero también admite
que ella no se siente integrada para nada y eso es porque no ha
aprendido una sola palabra de italiano, de hecho no tiene ni siquiera
una amiga italiana para tomar un café. Aunque ella no hable italiano,
me dice que le gusta mucho nuestra comida y por eso cuando se va a
comer a un reastaurante italiano sabe como hacerse entender. Su
abuela es una señora muy alegre y sonriente. Está muy intrigada por
mi cuaderno de chino, tan intrigada que lo hojea página por página y a
decir la verdad, encuentra también algunos errores. Así como nuestras
abuelas, ella también nació en casa. Nunca fue a la esculea y cuando y
cuando él tenía diez años empezó a trabajar en la pequeña fábrica de
propiedad familiar. Tiene unos recuerdos muy vagos de su infancia.
Me cuenta que China, durante esos años era muy pobre y que las casas
tenían lo esencial, pero, sin embargo, su familia, gracias a su fábrica
de propiedad familiar era más afortunada de los campesinos. También
151
tenían un pequeño huerto, pero no rapresentaba la fuente principal de
la familia. Trabajó en la fábrica hasta que se casó con un matrimonio
arreglado. Mientras charlamos me pregunta si quiero cenar aquí con
ellos, pero desgraciadamente no puedo. ¡ Qué pena! Nos quedamos
solas un momento y qué hace? Empieza a cantar. Intento imitarla,
pero no es para nada fácil.Me confiesa ser muy feliz cuando un
extranjero y, especialmente un occidental se interese a la cultura
china, porque significa que no es verdad que todos los miran come las
personas que sólo quieren engañar y robar empleos.
7.5 La tienda de calle Zenodossio
Estoy en zona Pigneto, un barrio habitado por diversas nacionalidades.
Hoy me espera una joven pareja que tiene una tienda aquí. La tienda
está llena de cosas: cargadores para teléfonos móviles, auriculares
para escuchar música, etc. Acabo de llegar e inmediatamente
comprender quién soy y lo he venido a hacer. Ella se muestra
inmediatamente muy amable conmigo. Pero, hay una cosa que tengo
que decir, mientras que el tiempo pasa mi nariz se convierte en un
cubito de hielo y mis manos se vuelven púrpura. Hace mucho frío.
152
Creo que estoy hablando con unas de esas familias donde la regla
principal es que los calentadores no sirven. Ella tiene treinta y tres
años pero prefiere no decirme su nombre, es de Pekín y llegó a Italia
en el año 2001. Antes de llegar a Roma vivió varias ciudades como
Venecia donde, trabajaba como camarera en un restaurante chino. Esta
ciudad ha significado mucho para ella, ya que es aquí donde conoció a
su actual esposo. Me cuenta que en Cina estudiaba en la Universidad y
que nunca terminó sus estudios. Ella ama Pekín pero, como en todas
las ciudades, también allí hay más de un problema. Por ejemplo, en
Pekín existe el problema del tráfico, hay demasiados coches que
circulan, cortan muchos árboles y desaparecen enteras zonas verdes.
Me dijo algo que os hará pensar mucho. “Los primeros años yo
hablaba muy poco italiano y por eso, la mayoría de mi tiempo lo
pasaba con amigos chinos, pero ahora que hablo italiano bastante bien
, me doy cuenta de que la vida de los italianos no es tan perfecta como
yo pensaba. Hay gente que no tiene trabajo y que no tiene bastante
dinero para comer hasta el final del mes. Quizás era mejor cuando yo
no entendía nada!”. ¿Cómo puedo contradecirla? Sigue hablando y me
dice que se dio cuenta que tal vez, aquí, hay muchos más problemas
que en China y que se iría inmediatamente, pero no puede porque
quiere esperar a que el niño termine sus estudios. Para la madre es
153
muy importante la educación del niño y sobre todo quiere que su hijo
se sienta más chino que italiano. Su hijo habla chino muy bien. A los
dos, marido y mujer, les gusta mucho Italia y están locos por nuestra
comida, en particular por los espaguetis con cualquier tipo de
condimento, carne de cerdo y postres con requesón, pero el problema
es, que a ella no le gusta la pizza. Pero ¿cómo puede ser eso? Y
tampoco le gusta el café, tiene un sabor muy fuerte. Los italianos
piensan que los chinos son todos ricos y estafadores, pero me dice que
no es así. Tampoco son una de esas comunidades de inmigrantes que
va mendigando por las calles. Esta comunidad come y vive de lo que
gana con el trabajo. Abandonan su país para trabajar más duro, pero
su vida aquí no es tan perfecta. Su tienda está cerrada los domingos
solamente, y cuando deciden que pueden salir de casa se van al parque
a tomar el sol. No le gusta mucho la vida que llevan aquí ya que no
hace más que trabajar. De hecho, de la boca de esta madre china no he
oído una sola palabra como, por ejemplo, ir de compras, centro
comercial, peluquería y esteticista. Nuestra conversación se acaba
aquí, ya es tarde y tengo que irme.
154
Capítulo 8
8
Una experiencia interesante
El mundo es bello porque varía. A la hora de partir, están todos listos
con las maletas en la mano. Pero, nadie sabe explicar porqué, si la
destinación es China, la situación cambia totalmente. No vamos a la
guerra, ni en misión, no se arriesga la vida no es más que un viaje para
aprender más sobre esta cultura. Pero esto, a la mayoría de la gente le
da miedo. Yo por curiosidad, para mejorar el idioma y para hacer un
viaje fuera de lo normal partí. Estaba feliz, emocionada, pero al mismo
tiempo, también estaba agitada y preocupada. Simplemente sabía que
me iba a Shangai a vivir con una familia, pero no sabía quiénes eran,
nunca nos habíamos puesto en contacto. Sin duda, mi experiencia no
es comparable a la de los chinos que trabajan aquí, pero tuve la
oportunidad de observalos. Ese día, estaba toda la familia que me
esperaba. Era una villa de tres plantas en una zona controlada las
veinticuatro horas del día y yo tenía una habitación grande con una
cama doble. La primera noche me invitaron a cenar con ellos. En la
mesa había un montón de cosas buenas para comer. El barrio donde
vivía era muy lindo, estaba lleno de fruteros, supermercados, algunas
155
pequeñas tiendas de ropa y telefonía. En el barrio no se veían tantos
occidentales y cada vez que salía todos me miraban come si fuera un
extraterrestre. Para estudiar el idioma me inscribí en un curso de
chino. Durante las clases conocí a otros estudiantes de diversos
lugares del mundo, como Estados Unidos, Australia, Rusia y otros
países, muchas veces salíamos juntos.
8.0 Una familia curiosa
La abuela era una señora de unos setenta años, alegra y vivaz que
inmediatamente se mostró muy atenta conmigo. Con frecuencia se
sentaba a mi lado y me hablaba, pero a pesar de mis esfuerzos no
entendia nada . Tengo que reconocer que también los chinos son muy
curiosos, tan curiosos que a fin de saber lo que quieren te preguntan
cosas bastante personales. También cuando hablaba con mi familia en
vídeo llamada, especialmente la madre y la abuela solían sentarse
detrás de mí para observar bien las personas con quienes hablaba. Por
ejemplo, mientras hablaba con mi madre, la abuela me preguntaba
muchas cosas, como por ejemplo la edad de mi madre, pero la
156
pregunta más rara fue cuando me preguntó cómo era posible de que
mi madre todavía no tuviera ni una sola cana. Le expliqué que desde
hace muchos años existen los tintes para cabellos, marrón, negro, rojo,
rubio, azul, púrpura. Otra pregunta muy discreta fue “ ¿ De cuanto es
el salario de
tus padres? ”. Yo reía, pero era verdaderamente
entrometida!
8.1 Allá donde fueres, haz como vieres
En París pasean por las calles con el baguette sin envoltura, sin nada,
en Londres si cuando has terminado de trabajar no vas a tomar un par
de cervezas eres un desahuciado, en Andalucía no puedes cenar antes
de las diez, y que pasa en China? ¿ A quién no le gustan los niños?
Durante mi estancia tuve más de una oportunidad de encontrar niños y
por el momento no hay nada de raro, si no fuera por el hecho de que
caminan, juegan y corren sin pañal. Un accesorio esencial para ellos y
para la seguridad de los que los rodean. Muchos de ellos usan monos
que tienen una abertura precisamente en lugar donde debería
funcionar el pañal y esto no es un defecto de fabricación, está hecho
157
intencionalmente para permitir a los niños de hacer sus necesidades
fisiologicas en cualcquier lugar. Otra cosa, que para nosotros no es
la máxima sofisticación es escupir en el suelo constanetemente y
dondequiera que se encuentren. Lo que lo hace único es su ruido y
cuando lo escuches,escapa por favor. Esta es una de esas cosas que si
vas a China y decides quedarte es bueno que la sepas. Generalmente
tengo mucho cuidado en invitar gente a cenar y a beber,ya que
normalmente quien invita es el que paga la cuenta, pero les aseguro
que no es así para todo el mundo. Un día la familia me invitó a dar un
paseo y luego a cenar con ellos. Fuimos por las tiendas y luego
fuimos a un pequeño pueblo. Un pueblo muy bonito que me recordaba
Venecia, si bien en miniatura y mucho menos lujos. Había muchas
tiendas tipicas y una atmósfera muy diferente rispecto a una
metrópolis como Shanghai, aquí la gente vivía con poco y no había
todo el bienestar que estamos acostumbrados a tener. Es hora de
comer. Seleccionamos el restaurante donde queriamos comer, nos
sentamos a la mesa y me dijeron que ordenarian por mi a fin de que
pudiera gustar a todos los platos típicos de la zona. Una deliciosa cena
con verduras y legumbres típicas de este lugar. Pedimos la cuenta y tal
como se esperaba me ofrecen la cena. Durante el viaje de vuelta, era
evidente que estaban haciendo las cuentas de algo. Una vez a casa,con
158
desenvoltura me mostraron una especie de recibo con el importe que
tenia que devorver por la cena y por la gasolina. Me quedé incrédula,
asombrada. Pienso que en Italia nadie se atrevería a hacer un gesto
así, sería poco elegante.
8.2 Vida diaria
La vida de esta familia me pareció bastante simple, era una familia
rica y en casa no faltaba nada. La abuela estaba jubilada mientras que
la madre era profesora. En cuanto a los niños, el más pequeño tenía
unos siete años y además de estudiar practicaba la natación a nivel
competitivo, en cambio el hermano mayor, que tenía quince años
jugaba a baloncesto. Aquí solemos ver a chico de quince años que
salen y se divierten con los amigos, mientras que yo a él nunca lo ví
en compañía de un amigo. No hacía más que estudiar. No me dieron la
impresión de una familia que hace mucho vida social. Una cosa que
me impresionó mucho y que aquí no se utiliza, es el servicio de taxi.
Naturalmente no estoy hablando de los taxis moderno que vemos
habitualmente. En materia de transporte Shanghai está bien
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organizada, tiene catorce líneas de metro que permiten moverse
bastante bien. Con respecto al servicio de autobuses puedo decir que
es muy eficiente, pero lo utilicé poco porque las paradas estaban
escritas solamente en caracteres chinos y era difícil tomar el autobús
correcto. El metro por la noche cerraba a las diez y media, una hora un
poco incómoda que no te permite organizar muchas cosas. Por esta
razón a veces la única manera de regresar a casa era el taxi, que no
cuesta mucho pero si lo tomas todas las noches se convierte en gasto.
¿ Se acuerdan de esos carritos que se utilizaban hace mucho tiempo?
Estaban por todas partes, a la salida del metro, fuera de los bares y por
todas las calles más transitadas, yo le mostraba la zona de mi casa en
el mapa y el carrito partía. En realidad , no era un transporte tan
seguro, había que mantener el equilibrio, especialmente en las curvas.
Sin embargo, disfrutabas de una vista preciosa, tú y las estrellas.
Además del carro, había motos que eran muy baratas, que estaban
conducidas por los hombres y que nunca tomé. Cada día había algo
para reír, así que cuando me pongo a contar este viaje siempre digo
que me divertí mucho. Por ejemplo, para ellos hacer un pequeño
eructo mientras comen es una cosa normal. Imagínense una mesa llena
de comida, donde todos están sentados ,hay quien come , quien habla
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y quein en pleno silencio hace un bonito eructo, usted no se
divertería?
8.3 Mi experiencia en china termina aquí
Fueron cincuenta días intensos. Este viaje me ayudó mucho en varias
cosas. En primer lugar, en dos meses fui capaz de progresar con el
idioma, que no me creia de lograrlo, y esto me hizo darme cuenta de
que, aun la empresa más difícil no es tan inalcanzable. Además tuve la
suerte de estar todo el día en contacto con una familia china que me
recibió en su casa no como un extraño que vive en lo otro lado del
mundo, sino como un miembro de la familia. Fue una excelente
oportunidad para mejorar el idioma y descubrir la cultura china por lo
que realmente es.
161
Conclusión
Estos son una serie de ejemplos de personas de naccionalidad china
que viven en Italia, de esas personas silenciosas que diaramente
encontramos en las calles. Vimos dos estudiantes que estudian en
nuestro país, un chico que nació y creció aquí, una tía y una abuela
que no hablan ni una palabra de italiano y por último una mujer en una
tienda llena de cosas. Historias diferentes que comparten el mismo
objetivo, el lo de mejorar y volver victoriosos a su país de origen. No
se sienten integrados y se sienten juzgados por robar empleo a los
italianos. Por otro lado, tenemos la experiencia de una chica que tiene
la intención de volver a China para seguir estudiando el idioma y para
romper los prejuicios que siguen manteniendonos alejados los unos de
los otros.
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Un mensaje inesperado
Hace pocos días, una chica china que me ayudó a ponerme en
contacto con otras personas de su comunidad me dejó un mensaje en
mi correo electrónico:
“ Me alegro de que te hayas decidido de graduarte con una tesis sobre
la inmigración china en Italia. Los inmigrantes chinos se consideran
muy trabajadores y laboriosos, pero también muy silenciosos. Así que
es realmente difícil la comunicación y como inmigrante chica segunda
generación creo que la contribución de la gente como usted sea
esencial para lograr y asegurar la verdadera integración de la
comunidad china en este país. 谢谢
163
Bibliografia
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Ringraziamenti
La persona che merita i miei più grandi e sinceri ringraziamenti sei
tu. Ora ti starai chiedendo : “ Perché proprio a me?” Sei mia sorella
prima di tutto. Siamo due persone del tutto opposte, così diverse che
a volte inizio a credere che, sotto la storiella del “pigiamino giallo
sulla montagna” ci sia realmente qualcosa di vero.
A parte gli scherzi, se sono arrivata anche io fin qui credo che sia
stato anche un po’ merito tuo: hai sempre portato a termine ogni
obiettivo ti si presentasse davanti, e per di più, sempre con ottimi
risultati; senza rendertene conto mi hai stimolato, incoraggiato e
anche fatto capire che con un po’ di impegno si possono raggiungere
grandi risultati. Il mio obiettivo l’ho raggiunto, sicuramente non con
lo stesso successo, ma, voglio dire, una secchiona in famiglia basta e
avanza no?!
Grazie Daddina
PS: sarà anche vero che campo cento anni, ma è anche vero che
sfiorare la lode quasi in tutto non è da sottovalutare!
Un grazie più che meritato va anche ai miei genitori, che oltre ad
avermi permesso tutto questo, hanno anche capito il segreto per
andare d’accordo con me durante questo percorso: fare poche
domande, BRAVI!
Infine ci sono io. Ammetto di non essere mai stata una tipa troppo
dedita allo studio matto e disperato, ma se oggi sono qui è anche e
direi ,soprattutto, grazie a me. Quasi mi stupisco. BRAVA MANU!
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Grazie a tutti coloro che si sono prestati alle mie interviste e, anche a
chi semplicemente mi ha messo in contatto con le varie generazioni
cinesi presenti in Italia.
Emanuela
Roma, Marzo 2015
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TITOLO DELLA TESI: “Cina-Italia: due mondi a