SCUOLA SUPERIORE PER MEDIATORI LINGUISTICI (Decreto Ministero dell’Università 31/07/2003) Via P. S. Mancini, 2 – 00196 - Roma TESI DI DIPLOMA DI MEDIATORE LINGUISTICO (Curriculum Interprete e Traduttore) Equipollente ai Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università al termine dei Corsi afferenti alla classe delle LAUREE UNIVERSITARIE IN SCIENZE DELLA MEDIAZIONE LINGUISTICA TITOLO DELLA TESI: “Cina-Italia: due mondi a confronto” RELATORI: prof.ssa Adriana Bisirri CORRELATORI: prof.ssa Luciana Banegas prof.ssa Marilyn Scopes prof.ssa Piemonte Claudia CANDIDATA: Emanuela Villani ANNO ACCADEMICO 2013/2014 A mia sorella. Indice Introduzione 1 Lavoro 4 1 6 2 3 Il gigante asiatico 1.0 La meravigliosa avventura di Marco Polo 7 1.1 Tra religione e filosofia 9 1.2 Il grande timoniere 11 1.3 I primi arrivati 12 1.4 Pregiudizi 14 Jingjing e Ze Mu 18 2.0 Ogni scusa è buona per riposarsi 20 2.1 Carne di cane o di cavallo? 22 2.2 La famiglia dell’Esquilino 31 2.3 Una nonna internazionale 41 2.4 La famiglia di Via Zenodossio 48 2.5 Ci salutiamo 57 Il mondo è bello perché è vario 59 3.0 Io e Shanghai 60 3.1 Il tè più caro della mia vita 70 3.2 Nonnina premurosa 74 3.3 Famiglia curiosa 77 3.4 La camera misteriosa 79 3.5 Paese che vai, usanza che trovi 81 3.6 Ti invito…ma paghi tu 85 3.7 La vita di tutti i giorni 87 Conclusione 93 Arrivederci al mio prossimo viaggio 95 Index Introduction 97 Work 99 4 5 6 The Asian Giant 101 4.0 Marco Polo’s Wonderful Adventure 102 4.1 The Million 103 4.2 Between Religion and Philosophy 103 4.3 The Great Helmsman 105 4.4 The first arrivals 106 4.5 Prejudices 107 4.6 Where do they come from?! 108 Jingjing and Ze Mu 110 5.0 Any excuse for a break 112 5.1 Dog meat or horse meat? 113 5.2 The Esquilino Family 120 5.3 An International Grandmother 124 5.4 The Zenodossio Family 126 5.5 Time to say goodbye 129 The world’s beauty is in its diversity 130 6.0 The most expensive tea of my life 133 6.1 A very thoughtful grandmother 135 6.2 A curious family 136 6.3 The Mysterious Room 137 6.4 Different country, different customs 138 6.5 Everyday life 140 Índice Introducción 143 7 144 8 El gigante asiático 7.0 Marco Polo 145 7.1 Entre la religión y la filosofía 145 7.2 Prejucios 146 7.3 Jingjing y Ze Mu 147 7.4 La familia del barrio chino 149 7.5 La tienda de calle Zenodossio 151 Una experiencia interesante 154 8.0 Una familia curiosa 155 8.1 Allá donde fueres, haz como vieres 156 8.2 Vida diaria 158 8.3 Mi experiencia en china termina aquí 160 Conclusión 161 Un mensaje inesperado 162 Bibliografia 163 Ringraziamenti 164 “Se siamo in buona salute, perché dobbiamo perdere tempo a riposare?” “Ogni paese ed ogni popolo ha le sue esperienze e la sua storia, irripetibili al di fuori dell’area ove queste sono nate” I cinesi hanno grandi sogni e speranze, quelli che noi sembriamo aver dimenticato. Hanno spirito di sacrificio e l’instancabile voglia di emergere e di conquistare un benessere che noi diamo per scontato. I cinesi studiano, si applicano, lavorano incessantemente per trasformare il loro presente e garantire un futuro ai figli. 1 中国-意大利 Introduzione L’Italia può essere definito un Paese multietnico, con un crescente numero di persone che si scontrano quotidianamente con la sua cultura. Lo scontro generato dall’incontro di culture differenti fa spesso sorgere difficoltà di vario genere, che vanno dal sociale all’istruzione e dal lavoro ai problemi della vita quotidiana. Per sopperire a tale problematica, da anni, è nata la figura del mediatore linguistico-culturale, figura che ha il compito di accogliere, ascoltare e tentare di trovare una soluzione alle esigenze delle persone provenienti dai più 2 svariati Paesi. Tale figura diventa così intermediario tra gli stranieri immigrati e le strutture del Paese di accoglienza, facilitandone l’integrazione. Lo studio della mediazione linguistica, ha fatto in modo che mi “travestissi” da mediatore per comprendere a pieno chi davvero fossero questi cinesi. Conosciamoli un po’ di più. Studiando la loro lingua ho avuto modo di recepire informazioni importanti inerenti al loro quotidiano e alla loro cultura. Sicuramente, con il cinese , si capisce subito che si ha di fronte una cultura complessa, difficilmente comprensibile dagli occidentali, ancorati in leggende metropolitane e restii al contatto mentale con il “diverso”. Inoltre, da quando studio questa lingua, mi sono resa conto ancor di più di quanta poca informazione ci sia su questo popolo che, paradossalmente, fa paura a tutti. Quante ne diciamo, compresa io. Quando non tocchi con mano è facile giudicare. Così ho deciso di sviluppare la mia tesi affrontando proprio questo tema. Mi sono messa in contatto con loro: non è stato facile e soprattutto non è stato così veloce. Qualcuno mi ha detto di no ancor prima di spiegargli di cosa si trattasse, altri, una volta entrata nei loro negozi, appena capito che 3 non ero lì per comprare, mi hanno liquidata in un batter d’occhio; altri, invece, mi hanno ascoltato molto attentamente e, la prima domanda che mi hanno fatto: “È anonimo?” . Ma per fortuna c’è anche stato qualcuno che mi ha semplicemente ascoltato dall’inizio alla fine, permettendomi, così, di iniziare a sviluppare quella che oggi è la mia tesi di laurea. Così li ho incontrati non una ma più volte, abbiamo passato del tempo insieme. Ho preparato una sorta di questionari da fare a loro: ad alcune domande mi hanno risposto con tranquillità, dilungandosi anche in altri argomenti, mentre, per altre, hanno preferito non rispondere o comunque lo hanno fatto molto in fretta. Si sono susseguite lunghe chiacchierate, così lunghe da diventare parte principale della mia tesi. “La voglia di far comunicare due mondi che si sono avvicinati con il piede sbagliato e che si sono chiusi in sé stessi, senza cercare un dialogo se non quello del rifiuto.” 1 1 Samia, Oursana, « Malia Zheng “Vi faccio conoscere i cinesi d’Italia” », www.italianipiu.it, 2013. 4 Lavoro… La presenza cinese sul territorio italiano è cresciuta in maniera esponenziale in concomitanza con il grande sviluppo economico che sta vivendo la Cina sin dagli anni novanta. Tuttavia, pur essendo così numerosi, la Cina e i cinesi continuano a rimanere molto distanti dalle nostre relazioni, aiutati dalla nostra fantasia “prevenuta”, piena di pregiudizi e leggende sul loro conto, che continua a gonfiarsi proprio per la scarsa informazione che abbiamo di questi, ormai, vicini di casa, che hanno consolidato, con il tempo, una presenza numericamente importante. Ormai da anni non è più una sorpresa incontrarli o, ancor di più, andare a comprare qualcosa nei loro negozietti provvisti di tutto ciò tu abbia bisogno, ma, nonostante questo, i rapporti tra italiani e cinesi sono ancora molto limitati, pur essendo ormai una delle comunità straniere più popolose e che più sono riuscite a stabilirsi in Italia. In questi tempi, infatti, uno dei dibattiti al centro dell’attenzione di tutti, è proprio il problema dell’immigrazione sul territorio italiano, in particolar modo della comunità cinese. Proprio quest’ultima, infatti, con gli anni ha conquistato sempre più intere strade e quartieri del nostro “Bel Paese”, arrivando ad essere una delle comunità di 5 immigrati più numerose sul nostro territorio. Da Milano, si sono in seguito spostati a Firenze, per poi seguire con Roma. Ma è a Prato, dove questi signorotti tuttofare, hanno messo radici così profonde da creare, ad oggi, la Comunità cinese più grande d’Italia: una Chinatown a tutti gli effetti. A Roma, invece, la comunità cinese, si è insediata specialmente nel quartiere Esquilino, in prossimità della Stazione Termini. Piazza Vittorio Emanuele ne è il cuore. È proprio qui che, la maggior parte dei cinesi, si è stabilita, vivendo e lavorando, aprendo ristoranti, negozietti al dettaglio e parrucchieri a prezzi molto competitivi. Questa Chinatown romana è piena zeppa di attività, in ogni strada e ad ogni angolo ci sono loro. Quasi ti viene il dubbio: ma in quale capitale mi trovo? Quella italiana o quella cinese?? Purtroppo, o per fortuna, siamo a Roma, dove, questo dei cinesi, sta diventando un problema serio per gran parte dei cittadini. 6 Capitolo 1 1 Il gigante asiatico La Cina, 中国,letteralmente terra di mezzo” o, detto in maniera ufficiale, Repubblica Popolare Cinese, è uno stato dell’Asia Orientale e vanta di essere il paese più popoloso del mondo. Ancora oggi è governato dal Partito Comunista e conta ventidue province, cinque regioni autonome, quattro municipalità e due regioni amministrative speciali, Hong Kong e Macao. La Cina è anche il terzo Paese più grande del mondo, e, proprio per questo, il paesaggio cambia a vista d’occhio, andando dalle steppe delle foreste, ai deserti, fino alle foreste subtropicali. La Repubblica Popolare Cinese ha avuto una storia culturale e filosofica quanto qualsiasi altro Paese d’Occidente. Di fatto, fino al 1800, i cinesi non si ritenevano “una civiltà”, ma pensavano “la civiltà” ; erano convinti di essere unici, tanto al “centro” di tutto, proprio perché sicuri che, al di fuori di esso, non ci fosse nient’altro. Quando incominciarono ad avere i primi rapporti con gli occidentali, li definirono barbari e così qualsiasi altro popolo straniero. 2 2 Wikipedia, l'enciclopedia libera.« Cina », www.wipedia.it, 2013 7 Ma quando ci siamo accorti l’uno dell’altro? Quando c’è stato il primo vero contatto con i cinesi? 1.0 La meravigliosa avventura di Marco Polo Marco Polo, viaggiatore veneziano, figlio del mercante Niccolò, grazie all’amore per i viaggi e, soprattutto per l’Oriente, segue il padre e lo zio in una delle loro tante avventure. Ci ha lasciato, sicuramente, uno dei libri più preziosi che racconta di un viaggio nei Paesi dell’Estremo Oriente, a quei tempi quasi sconosciuto. Solo dopo tre anni e mezzo i tre viaggiatori giunsero in Pechino. Era il 1271 e, per ben diciassette anni, i Polo rimasero in Cina. Furono accolti con molta festa da Qūbilāy il quale, non solo li accolse alla propria corte, permettendo loro di osservarne la vita, ma si affezionò in particolar modo a Marco , tanto da entrare nelle grazie dell’illuminato sovrano che ne fece il suo uomo di fiducia, cui affidava svariate missioni diplomatiche e amministrative anche nelle regioni più remote dell’Impero. Poté in questo modo assimilarne profondamente i costumi e studiarne a fondo le 8 strutture civili ed economiche. Dopo i diciassette anni di soggiorno in Cina, i tre veneziani sentivano nostalgia della patria lontana e ottennero il permesso di ripartire. Questa volta il viaggio, dopo un tragitto via terra, si svolse prevalentemente per via mare. A Venezia giunsero che correva l’anno 1295, dopo ventiquattro anni di assenza. Qualche tempo dopo, in uno degli innumerevoli scontri navali che avvenivano allora nel Mediterraneo orientale, Marco venne catturato, ed è proprio in carcere che dettò al compagno di sventura, Rustichello da Pisa, l’opera a cui è legata la sua fama di scopritore, il MILIONE. Questa ebbe una fortuna eccezionale, anche perché, anziché essere meramente letteraria, si rivolgeva a un pubblico assai vasto, ai mercanti come agli scienziati, ai missionari come agli uomini d’affari. In qualche modo, però, fu proprio lo strepitoso successo ottenuto a danneggiarla e questo perché i troppi riassunti a cui fu soggetta finirono per storpiarne il testo originario.3 4 3 Enciclopedia per Ragazzi, (1960), .« La meravigliosa avventura di Marco Polo », Milano, M. Confalonieri, pp 242-244. 4 Selena, La Nuova Enciclopedia, (1988), .« Polo, Marco », Milano, European Book Spa, pp 70237024. 9 1.1 Tra religione e filosofia La Cina, nel corso della sua storia, ha fatto da culla a diverse tradizioni religiose, le cosiddette “ tre dottrine”: il Confucianesimo, il Taoismo e il Buddismo. Iniziamo col dire che, i cinesi non si occuparono di religione, perché si dedicarono alla filosofia, mediante essa regolano tutti gli aspetti della vita quotidiana. Uno degli errori maggiormente diffusi in Occidente è considerare il Confucianesimo una religione. Confucio, con i suoi insegnamenti filosofici e morali, fu una guida al recupero dei valori della tradizione in un periodo di crisi delle Il filosofo, coscienze. che tra l’altro fu un contemporaneo di Platone, per oltre duemila anni ha dominato la vita etica, politica e religiosa della Cina, fornendo un codice di comportamento sia pubblico che privato della vita familiare. Il suo pensiero, quindi, è stato un punto di riferimento vero e proprio. La religione di Confucio è una filosofia esistenziale. In quanto a valori, il concetto principale è quello di benevolenza, paragonabile al concetto di “amore”. Secondo Confucio, il primo ambito sociale , in cui l’uomo impara ad essere autentico, è la famiglia. Il figlio apprende la pietà filiale, xiaoshun 孝顺: deve al padre 10 rispetto e sostegno nella vecchiaia, mentre il padre gli assicura protezione e lo aiuta a formarsi. Un obbligo morale ancora in atto. Il secondo ambito, è lo stato civile, ovvero dove si apprendono e si applicano la giustizia, l’altruismo, la compassione e soprattutto la benevolenza. Infine, abbiamo il terzo ambito, quello della Stato, dove i sudditi sono tenuti alla lealtà-fedeltà, a patto che i sovrani governino con virtù. Qualche breve esempio degli insegnamenti di Confucio: Se il principe e il magistrato promulgano leggi e decreti ingiusti il popolo non vi ubbidirà e si opporrà alla sua esecuzione con mezzi violenti anche ingiusti. L’uomo volgare è orgoglioso e vano anche quando la sua posizione non sia elevata… è molto vicino alla perfezione l’uomo costante, paziente, umile e misurato nel parlare.5 6 5 Lanciotti, Lionello, (1990), .« Religioni e Filosofia in Cina », Popoli nel Mondo CINA, Novara, Istituto Geografico De Agostini, pp 50-59. 6 De Sio Cesari, Giovanni, (2010), « Breve Storia della Filosofia Cinese », http://cronologia.leonardo.it 11 1.2 Il grande timoniere Prima di andare avanti, mi sembra giusto e doveroso velocemente questa Nazione “misteriosa”. In questo Paese, dal vige il Comunismo, prima sotto la guida del grande Mao Zedong, detto anche il Grande Timoniere, per la sua grande abilità nel nuotare, seguito poi da Deng Xiaping, grande avversario di Mao. Il Paese di Mao, era continuamente minacciato dagli altri già sviluppati, un Paese arretrato la cui economia si basava prettamente sull’agricoltura. Mao riuscì a costruire una nazione indipendente e moderna, imponendo una delle dittature più spietate della storia. Il suo obiettivo era quello di cambiare radicalmente il Paese e di portarlo a competere con le altre potenze industrializzate: lo fece attraverso una serie di riforme economiche e sociali. Abolì il salario, bandì la proprietà privata e promosse la nazionalizzazione delle banche e delle industrie. Sotto la dittatura del Partito Comunista, la Cina si trasformò da preda degli Stati coloniali europei in grande potenza, arrivando quasi a diventare il più popoloso Stato Comunista del mondo. La morte di Mao, vede l’entrata, come nuovo leader, Deng Xiaping, uno dei suoi maggiori avversari, 12 con una serie di riforme economiche, tra cui la liberalizzazione del mercato cinese alle imprese estere. Tutto ciò, sempre, ovviamente sotto una potente dittatura. Tanti sono i fallimenti e i disagi che la gente inizia ad esprimere, molte sono le proteste; il 1989 è l’anno dell’occupazione del centro di Pechino da parte di migliaia di studenti che chiedono riforme democratiche. La tensione fu così alta che, il 4 e il 5 giugno, scattò la repressione da parte del Governo con decine di carri armati in Piazza Tiananmen, che travolsero gli studenti uccidendone a migliaia.7 1.3 I primi arrivati.. Facciamo un attimo il quadro della situazione. I primi cinesi, cominciarono a comparire in Italia intorno agli anni 30’, ma fino alla fine della seconda guerra mondiale il numero di cinesi sul nostro territorio fu abbastanza modico e interessò, per lo più, l’Italia settentrionale. Scelsero, inizialmente, di insediarsi a Milano, dove la maggior parte erano venditori ambulanti di cravatte, poi a Torino e, così via, con Bologna, Firenze e in seguito Roma. Fino agli anni ‘50, 7 http://www.raistoria.rai.it/ 13 il loro numero non aumentò di molto, fino ad arrivare alla stabilizzazione dei già presenti sul territorio. L’arrivo di un flusso migratorio, costituito da parenti, cambiò la situazione. Oltre al settore della pelletteria, compare anche quello della ristorazione. La situazione andò mutando. In Italia, l’aumento della popolazione cinese, è dovuto non solo all’arrivo dei vari flussi migratori, ma un consistente contributo lo ha dato anche l’applicazione delle leggi di ordinamento dell’immigrazione n.943/86 e n. 39/40, che hanno reso possibile la registrazione e la regolarizzazione dei presenti, attraverso le sanatorie, compresi anche quelli che si trovavano in condizioni di clandestinità. Queste sanatorie, quindi, hanno rappresentato un grande punto di svolta per gli immigrati cinesi, che da quel momento avevano la possibilità di regolare la propria presenza sul territorio italiano. Un altro passo, a favore dell’aumento dei cinesi in Italia, fu l’accordo tra il governo della Repubblica italiana ed il governo della Repubblica Popolare Cinese, il cui obiettivo principale era intensificare la cooperazione economica tra i due paesi, intenzionati a creare condizioni favorevoli per gli investimenti dei residenti e delle società di ciascun paese nel territorio dell’altro. Qualche anno dopo, però, le autorità italiane 14 sospesero l’accordo e vennero ridotte di molto le concessioni per mettere su attività autonome che, tuttora, sono soggette a molti vincoli burocratici. La situazione cambiò, ulteriormente, con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Legge 489/95 sull’immigrazione, il cosiddetto Decreto Dini 223, che permetteva la regolarizzazione dei clandestini solo ed esclusivamente per motivi di lavoro subordinato, escludendo, quindi, qualsiasi forma di lavoro autonomo. Una legge, questa, che portò non poche conseguenze anche abbastanza pesanti.8 1.4 Pregiudizi.. “I cinesi sono ovunque, sono un gruppo chiuso, non vogliono imparare la nostra lingua né integrarsi in alcun modo, vengono in Italia, si arricchiscono e tornano a casa. Non solo, i cinesi mangiano – e ci fanno mangiare - di tutto, sono tutti uguali e, fatto ancora più strano, non muoiono mai”.9 Questi sono solo una minima parte dei pregiudizi legati agli immigrati cinesi che, oltretutto, sembrano essere avvolti da un alone di mistero. Ma chi sono i cinesi in Italia? Quanti 8 9 http://www.click.vi.it/ Montrella, Sonia, 2014, .« Identikit dei cinesi in Italia », www.agichina24.it 15 sono? Da dove provengono? Cosa fanno? Di questa comunità a noi interessano cose molto più importanti e fondamentali, cose basilari per poterli capire pienamente. “Avete mai visto un funerale cinese? Per me i cinesi sono tutti uguali! Per non parlare poi che mangiano i cani! Vengono in Italia ci rubano il lavoro e non pagano nemmeno le tasse!” . Quante se ne dicono su questi vicini dagli occhi a mandorla, che offrono tagli e pieghe a Vittorio Emanuele, preparano caffè e impastano pizze!10 Questa comunità, che ha radici così lontane, presenta caratteristiche, modi di vivere, di fare e di pensare completamente diversi da noi e da ciò che possiamo minimamente immaginare. La maggior parte di loro proviene dalla stessa zona, dallo Zhejiang, una delle 33 province, regioni autonome e municipalità che compongono la Cina; in poche parole, come diremmo noi, quella in basso a destra, sotto Shanghai. La si può definire una delle zone più dinamiche ed economicamente sviluppate della Cina, inoltre particolarmente conosciuta per i suoi paesaggi e le sue risorse naturali, attirando ogni anno numerosi turisti da tutte le parti del mondo. Ma, allora, se questa zona da dove proviene la maggior parte dei 10 Oriani, Raffaele, Staglianò, Riccardo, (2008), .« I cinesi non muoiono mai », Milano, Chiarelettere. 16 cinesi è così sviluppata, per quale motivo ne continuano ad arrivare a dismisura? C’è una spiegazione. Di solito, diamo per scontato che le migrazioni partono, sempre e comunque, da zone più problematiche. Ma i cinesi, per questo, si distinguono. Per quanto riguarda la Cina, migrano dalle aree più operose, ben collegate, e dove è più facile mettere da parte il gruzzoletto necessario per emigrare. Tra le tante cose, questa è quella che più li differenzia dagli altri immigrati. Infatti, loro non arrivano nel nostro Paese per sfuggire da una situazione catastrofica, bensì per migliorare la loro condizione economica, aprendo attività all’estero, che vengono quasi sempre gestite a livello familiare. Per questo possiamo dire che il loro viaggio è un vero e proprio progetto imprenditoriale.11 Gli abitanti dello Zhejiang, ovvero gli zhejianesi, parlano una lingua tutta loro, uno dei tanti dialetti presenti, ma che, insieme a quello di Shanghai e Taiwan, rappresenta il più importante. Comunque, tutti questi dialetti rappresentano delle vere e proprie lingue, l’una completamente incomprensibile dall’altra, tanto che, spesso e volentieri, l’unico modo per comunicare rimane il mandarino, sempre e solo per chi lo sa, ovviamente, dato che non è così scontato. 11 Montrella, Sonia, 2014, .« Identikit dei cinesi in Italia », www.agichina24.it 17 Se proviamo per un attimo a dimenticare tutti questi pregiudizi che abbiamo, e proviamo ad avvinarci a loro e a conoscerli, ci rendiamo conto che non sono, poi, così incompatibili con noi, e nemmeno sono quegli alieni che le nostre menti pensano, e che quel velo di mistero dal quale sono avvolti , pian piano, può essere oltrepassato. 18 Capitolo 2 2 Jingjing e Ze Mu Tramite diverse conoscenze, sono arrivata a loro due, due ragazze che, sin da subito, si sono mostrate abbastanza disponibili a interagire con me. Jingjing è stata la prima ad arrivare, anche un po’ in anticipo se devo essere sincera, tanto per non smentire la pessima puntualità degli italiani. Ci siamo date appuntamento davanti al Burger King a Piazzale Flaminio. Jingjing è una ragazza minuta, magrolina, con una gonnellina molto graziosa, ha 27 anni ed è sposata. Suo marito è in Cina, lavora a Shanghai, lei invece è di Nanchino, capoluogo della provincia di Jiangsu, ma una volta finiti gli studi seguirà il marito a Shanghai. È arrivata qui nel Marzo del 2007. Dice Jing : “Quando sono arrivata era sera, pioveva, era tutto scuro e il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato: mamma mia che brutto! Il giorno dopo era domenica ed era tutto chiuso e quindi ho pensato che allora è vero che voi italiani amate la vita, lavorate ma trovate anche tanto tempo per riposarvi”. Ze ha 25 anni ed è di Pechino. Insieme a Jingjing studia alla facoltà di architettura: Jingjing segue il corso di design, mentre Ze, 19 che all’inizio voleva prendere restauro ma il corso le risultava troppo complicato, ha preferito architettura del paesaggio. Hanno scelto l’Italia perché, proprio nel 2007, hanno avviato il progetto Marco Polo, finalizzato ad incrementare la presenza di studenti cinesi nelle nostre Università. La famiglia di Jingjing, inizialmente, voleva mandarla a studiare in Francia, considerando la lingua francese molto più utile rispetto all’italiano, ma in seguito, per motivi economici, hanno optato per l’Italia. Infatti è proprio così: per i cinesi, il nostro Paese, è economicamente più interessante rispetto ad altri. Allora, vista l’attuale situazione italiana, forse siamo proprio noi ad avere troppi vizi che non ci permettono di arrivare a fine mese! Anche Ze è dello stesso parere. Appena arrivate hanno faticato un po’ a fare amicizia con gli italiani. Dobbiamo ammetterlo, molti sono i pregiudizi nei confronti dello straniero, poi, se questo è cinese, la fantasia supera l’immaginazione. L’ostacolo più grande per loro? La lingua, sebbene tutte e due l’abbiano studiata per svariati mesi prima di iniziare il loro percorso universitario. Se solo penso alla fatica che ho fatto io a mettere due parole insieme quando sono andata in Cina, non è una cosa da sottovalutare. Stiamo parlando di due lingue 20 completamente diverse, due poli opposti. Due suoni talmente discordi tra loro che è come dire bianco e nero, carne e pesce, si e no. Mi parlano un po’ delle impressioni che hanno sul metodo di studio italiano e mi dicono che qui gli studenti sono abituati a studiare più in gruppo. Dicono anche che le Università in Cina funzionano un po’ come i college americani. Sono molto più grandi, ben organizzate e hanno molti più servizi. Sono delle vere e proprie città universitarie con tanto di alloggio obbligatorio per ogni studente. In ogni città universitaria puoi trovare di tutto, dal cinema alla palestra, dal supermercato al ristorante, e così via. Tutta un’altra storia! Sarà anche per questo che, negli altri Paesi, i giovani diventano indipendenti molto prima. 2.0 Ogni scusa è buona per riposarsi Mentre chiacchieriamo, Ze mi ha detto: “Prima di partire, tutti mi dicevano che gli italiani sono pigri, ma, da quando sono arrivata, mi sono ricreduta, e penso che voi lavorate molto attentamente”. A sentire queste sue ultime parole c’è quasi da commuoversi, di solito noi non siamo svogliati? Brava Ze, mi sei piaciuta! Ma come si dice, il 21 troppo storpia, ed ecco che Jingjing ci riporta subito alla realtà : “Voi non siete mai puntuali, nemmeno a lezione!” Come darle torto? Jing ribadisce che siamo molto creativi, con degli hobby interessanti, ma, ripete, che amiamo troppo la vita e che, proprio per questo, non riusciamo a concentrarci per più tempo sulla stessa cosa. Racconta Jing : “Una volta con i miei colleghi dell’università abbiamo deciso di incontrarci per studiare tutti insieme. Ci siamo dati appuntamento alle 9 a casa di questo nostro amico. A me non piace arrivare in ritardo, nemmeno di pochi minuti, quindi alle 8:50 ero lì. C’ero solo io. Gli altri sono arrivati tutti alle 9:20. Ma la cosa più bella è che, prima di iniziare a studiare, ne è passato di tempo. Caffè, cornetto, e tante tante chiacchiere. Alle 11, finalmente, iniziamo. Ma, dopo nemmeno un’ora, pausa pranzo. E, finito il pranzo, pausa caffè. E dopo il caffè?? Ovviamente, pausa sigaretta. Ma insomma?? Avete sempre una scusa per distrarvi!” Chi ha il coraggio di dire che non è vero? Con tutte queste pause, chi non fumava ha persino iniziato a fumare. Quanto ci piace chiacchierare? Sembra quasi vitale per noi. E queste abitudini, modi di dire, di fare e di pensare, non sono altro che le differenze che caratterizzano queste due culture, l’una l’opposta dell’altra. 22 2.1 Carne di cane o di cavallo? Ad entrambe Roma piace molto, ma ci tengo a sottolineare un paio di cose, che forse già sappiamo. Jingjing ci dice che qui la vita va molto più a rilento rispetto alla Cina, infatti lei, con tono un po’ caldo, mi dice: “Lo sai, in Cina scrivo una lista piena di cose che posso fare in un’unica giornata, e le faccio. Qui invece riesco a farne massimo due. Ad esempio, quando vado alla posta, ci vuole una mattinata intera. I servizi sono lenti e anche gli autobus sono come voi, mai puntuali”. Jing ha capito perfettamente l’Italia e i suoi italiani. Proprio perché nei confronti di questa comunità siamo stracolmi di pregiudizi, ho chiesto a queste due ragazze se hanno mai sentito false legende sul loro Paese; e anche qui la risposta è immediata. Mi fanno una lista di cose. Jingjing un po’ indignata si rivolge a me: “Un’altra cosa che mi fa arrabbiare è quando qualcuno inizia a dire cose su di noi e del nostro Paese, quando della Cina non ne sa niente. Dicono che in Cina c’è solo smog ed è pericoloso viverci. Ma non è affatto così! La Cina è un paese che si sta sviluppando molto velocemente e questo comporta al problema dell’inquinamento. Ma non sempre, avviene solo in alcuni giorni dell’anno. In più, dovete sapere, che in Cina ci 23 sono molte più opportunità per i giovani che vogliono realizzarsi, infatti ho molti amici italiani che vengono a lavorare da noi”. Ebbene si. A quanto pare si sta invertendo anche questa tendenza. Se prima l’Italia era vista come terra dove arricchirsi, ora gli italiani vedono la Cina allo stesso modo, con gli stessi occhi che avevano i cinesi per l’Italia. Prima, infatti, gli italiani sul territorio cinese si potevano contare sul palmo di una mano, oggi invece sono sempre più numerosi quelli che decidono di andare a fare fortuna sul territorio cinese. Proprio secondo alcuni dati Aire, negli ultimi anni, la popolazione italiana in Cina è più che triplicata. Mentre continuiamo la nostra lunga chiacchierata, Jingjing ordina una spremuta, mentre Ze ha fame e preferisce un pezzo di pizza farcita. Jingjing, un po’ indignata, mi chiede : “Ma perché voi italiani pensate che noi siamo solo bravi a fare foto? Quando la mia amica italiana è venuta in Cina le ho detto, ora tocca a te fare foto!”. La mia risata è talmente spontanea che forse dovrei contenermi un po’. Ma non so bene cosa risponderle. Jingjing allora va avanti: “E pensate anche che i cinesi siano tutti bassi, ma quando i miei amici italiani 24 sono venuti in Cina si sono dovuti ricredere”. Arriva il turno di Ze. Finalmente sfata uno dei più grandi misteri cinesi. Un amico a lezione le chiede se è vero che mangiano i cani. Ze mi spiega che loro mangiano i cani ed è una cosa normale. Non mangiano di certo il cane che hanno nel loro giardino, ma c’è una razza che viene allevata appositamente per essere poi mangiata. Aggiunge che non è comunque un piatto che si trova normalmente sulle nostre tavole. Continua Ze: “Per voi è inaccettabile che noi mangiamo i cani e per noi è inaccettabile che voi mangiate la carne di cavallo, ma nessuno per questo vi ha mai etichettato come ‘crudeli’. Il cavallo è molto più fedele, nei periodi di guerra l’uomo per combattere va a cavallo, quindi lo riteniamo un amico molto stretto dell’uomo”. Finalmente, adesso, possiamo metterci l’anima in pace. La carne di cane sta ai cinesi come la carne di cavallo sta agli italiani. Come si dice a Roma, non fa una piega. Ma cosa fanno, nel loro tempo libero romano, queste due signorinelle tutto pepe dagli occhi a mandorla? In Italia a 20 anni si trova sempre del tempo da trascorrere, tempo che, però, non ha nulla a che vedere con la cultura ed eventi ad essa collegati. Noi amiamo fare shopping, uscire con gli amici, andare al cinema, vederci al bar per fare tante tante chiacchiere. Niente che richieda nessun tipo di sforzo mentale e tantomeno fisico. Invece non è la stessa cosa per 25 Ze e Jingjing. Loro dicono che qui hanno sempre tanto da studiare e quindi escono poco. Quando escono vanno ad eventi culturali che organizza la loro facoltà. Ultimamente sono andate al Festival del Film ad esempio. Solitamente restano a casa a studiare o a vedere qualche film interessante. Ze ci tiene però a precisare una cosa: “Ultimamente esco poco con i miei colleghi italiani. Loro escono tardi e rientrano troppo tardi, mentre io preferisco andare a dormire presto, entro mezzanotte”. Jingjing aggiunge: “Noi siamo diverse dalle ragazze italiane. Se con noi non c’è una persona di cui ci possiamo veramente fidare, di solito non beviamo mai. Sappiamo come proteggerci”. Un frase forte questa di Jingjing, che sembra quasi rimproverare la scioltezza con cui le giovani italiane tendono a farsi qualche bicchiere in più, incoscienti di ciò che potrebbe accadere. Come si dice oggi tra i giovani, siamo abbastanza “free” rispetto a loro. Ma questo non vuol dire che non sappiamo come proteggerci, solo lo facciamo in maniera diversa. Un altro fattore che Jing e Ze hanno osservato da quando sono a contatto con noi italiani è che, secondo loro, la cultura cinese dà molta più importanza ai valori. La famiglia prima di ogni cosa. I figli dovranno prendersi cura dei genitori una volta 26 che saranno anziani, proprio come questi ultimi hanno fatto con loro. In una società come la nostra, in cui ognuno di noi è troppo preso dai beni materiali, siamo diventati schiavi del denaro e del lusso. Quelli che un tempo erano punti fondamentali, quali l’amore, la famiglia, l’amicizia, sono stati sostituiti da tutto ciò che oggi è tecnologico. Insomma, ad oggi ci risulta difficile credere che possa ancora esistere qualcuno, il cui pensiero più importante sia la famiglia. Per fortuna qualcuno ancora c’è. Ad esempio, proprio riguardo l’amore, il sentimento che muove il mondo, o per lo meno così dicono, Jing mi dice che a lei gli uomini italiani non piacciono per niente. Sono troppo giocherelloni: pensano di essere sempre bambini. Noi vogliamo sposarci prima dei 30, mentre loro forse a 40 ci iniziano a pensare. Jing aggiunge anche che, secondo lei, l’uomo cinese è persino più fedele dell’uomo italiano: “Io sono qui e mio marito a Shanghai. Sono 3 mesi che non ci vediamo e non ci sono problemi. Tre anni distanti sono tanti, ma per voi diventa un problema. Due miei amici italiani di Roma, dopo la laurea, si sono lasciati perché la ragazza si è trasferita a Firenze per continuare gli studi”. Io non volevo crederci. Ze mi dice che, in realtà, lei da quando è in Italia ha cambiato idea: “Ho 25 anni e dovrei pensare a sposarmi, trovare un lavoro e fare un figlio, ma, da quando sono qui, ho capito 27 che è troppo presto. Devo studiare ancora tanto, voglio realizzarmi e, per il momento, non voglio pensare a sposarmi”. Ecco che interviene subito Jing: “Secondo me parli così perché non hai incontrato ancora la persona giusta”. Sarà anche che per le giovani cinesi in Italia è difficile avere un colpo di fulmine per un giovanotto, anche lui dagli occhi a mandorla, dato che la presenza femminile risulta più alta di quella maschile. Sempre a detta di Jing. Continua dicendo che qui in Italia si bada molto di più all’aspetto fisico. Loro vanno oltre, vogliono conoscerla prima bene una persona. Ora, anche in Cina, ci sono delle persone che si comportano così, ma è un gruppo molto ristretto. Noi non li giudichiamo, ognuno vive la propria vita come vuole, noi pensiamo a vivere al meglio la nostra e basta. Un altro motivo, per cui mi dicono che per loro il valore della famiglia è più importante, è il Natale. In Cina, i giovani studenti, durante questa festività, tornano tutti a casa dalle loro famiglie, come anche qui in Italia, ma il modo di trascorrere le giornate è sicuramente diverso. “Voi - mi dice Ze - la notte di Capodanno la passate con gli amici, uscite, andate a divertirvi e a ballare. Noi invece stiamo a casa, in famiglia. I genitori 28 pensano a cucinare e, noi figli, puliamo tutta casa e la addobbiamo, preparandola al nuovo inizio. Nei giorni successivi abbiamo sempre qualcosa da fare: andiamo a trovare i nonni e i parenti. Siamo sempre impegnati”. Arriviamo alla cucina. Con grande felicità, noto che Ze ha apprezzato molto il suo pranzo a base di pizza. Mi dice, infatti, che a lei la pizza piace tantissimo. Ammette che, da quando è in Italia, non le va di cucinare ogni giorno e, quindi, spesso preferisce comprare cibi già pronti. Va matta anche per gli spaghetti alle vongole e il risotto ai frutti di mare. Sembra di buona forchetta Ze. Jing, vivendo con tutti cinesi, in casa mangia esclusivamente cibo cinese; ma, quando esce con i suoi colleghi italiani, non le dispiace la nostra cucina. Mi fa notare che qui il riso non le piace, non viene cotto bene e pensa che la lasagna sia troppo grassa. Beh diciamo che non contiene proprio le stessa calorie di un’insalatina. Ad entrambe, comunque, piacciono molto i nostri dolci e soprattutto il gelato, naturalmente. A questo punto, mi viene spontaneo risolvere un altro grande mistero cinese e quindi provo a chiedere: ma perché non si vede mai un cinese grasso? Mi rispondono che in realtà non è così. Non è vero che non esistono cinesi in sovrappeso, ce ne sono solamente di meno. Forse questo è dovuto dal tipo di alimentazione che abbiamo noi. Ad esempio, mi fanno notare, che loro cenano un paio di ore prima 29 rispetto a noi, e quindi, a differenza nostra, hanno tutto il tempo di smaltire il pasto prima di andare a dormire. Inoltre, la loro alimentazione non prevede formaggi, mentre noi li adoriamo e ne facciamo un abbondante uso, e mangiano poco pane. Il loro vero segreto, però, è che i loro piatti sono pieni di verdure: ne mangiano davvero tanta e di tutti i tipi. Parlando appunto di salute, Ze mi fa notare che noi prendiamo anche troppi medicinali rispetto a loro, anche per cose futili. Loro non si curano con la medicina occidentale, ma con la medicina cinese basata su erbe e piante, tutto naturale insomma. Jingjing dice che, ad esempio, quando hanno il ciclo, per calmare i dolori di pancia, prendono un bicchiere d’acqua calda con dentro un cucchiaio di zenzero e di zucchero rosso. L’effetto è immediato. O ancora, per il mal di gola mangiano la pera bevendo anche l’acqua in cui è stata fatta bollire. Sono tutti metodi naturali che non fanno male. Beh, in effetti, forse, non hanno poi tutti i torti. Noi giriamo con la valigetta del pronto soccorso pronta a rimediare subito al mal di gola, mal di pancia, mal di testa, raffreddore. Stiamo in Italia, la casa della moda e del made in Italy, ops, volevo dire made in china, e non vuoi che esca il discorso della moda? Ma certo! Ad entrambe piace molto lo 30 stile italiano e, per loro, risulta anche più economico. Ze mi dice che alla madre piace tantissimo Salvatore Ferragamo. “Vado spesso a fare shopping per Via Condotti. A me piace molto Tod’s e quando ci sono i saldi ci vado sempre”. A Jing, invece, piacciono molto le grandi firme, preferisce, però, comprare a prezzi più vantaggiosi ma, comunque, di alta qualità. Per i genitori compra Hermes e Prada, perché le altre firme sono ancora poco conosciute in Cina. “Una volta, ho comprato una tracolla The Bridge a mio padre e non gli è piaciuta, allora gliel’ho comprata di Prada e ne è rimasto entusiasta”. Hai capito questi cinesi! Possono permettersi anche il lusso di non farsi piacere un acquisto da non so quanti zeri e pensare che qui la maggior parte degli italiani, quelle rare volte che passeggiano per via Condotti, hanno persino paura di avvicinarsi alle vetrine! Si sono fatte le 16:30, sono ben tre ore che stiamo sedute in questo bar a chiacchierare e le ragazze devono andare che hanno una lezione . Abbiamo parlato veramente tanto e di vari argomenti. Ci salutiamo e mi dicono che, se avessi nuovamente avuto bisogno, non avrei dovuto esitare nel chiamarle. Beh, onestamente, dopo questa esperienza con Ze e Jingjing devo dire che anche con i cinesi, come in tutte le cose, c’è l’eccezione che conferma la regola. A quanto pare non sono tutti chiusi come 31 crediamo, anzi, se non avessero avuto lezione, chissà quante altre cose ancora ci saremmo dette! Di questo incontro sono molto soddisfatta. È come se ci fossimo confrontate, perché, mentre io cercavo di capire i loro discorsi e le loro storie, anche loro mi hanno fatto delle domande e chiesto spiegazioni. Abbiamo confrontato due culture e, forse, posso dire che, l’unica cosa che ci accumuna a tutte e tre, è la curiosità verso questi mondi così diversi che ci avvicinano. 2.2 La famiglia dell’Esquilino Studiando lingue, e quindi cinese, in questi anni ho avuto l’opportunità di conoscere qualche studente proprio nella mia facoltà. La notizia che avrei scritto una tesi sull’integrazione dei cinesi in Italia è corsa subito nei corridoi, a quanto pare, e c’è stato chi si è fatto avanti di proprio volontà, per raccontarmi la sua storia e quella dei suoi cari. Vi sto parlando di Marco e il suo racconto è completamente diverso. Marco ha 21 anni, è nato e cresciuto a Roma. Ci conosciamo perché studiamo tutti e due cinese alla stessa Università, anche se il suo livello è più 32 avanzato. Parla anche inglese, spagnolo e tedesco. Ci siamo scambiati i numeri di telefono e, per organizzare un incontro, devo dire, che ce ne abbiamo messo di tempo. Diversamente da Jingjing e Ze, l’incontro è avvenuto a casa sua. Dove può abitare? Ovviamente nel quartiere Esquilino. Questa zona di Roma è tappezzata di negozi e attività di qualsiasi tipo, tutto made in China. Mi scrive di andare da lui alle 14:15. Scendo a Vittorio Emanuele e, camminando, mi guardo intorno e vedo solo attività cinesi, una a ridosso dell’altra, tutte ordinate, con questi signorotti dentro a giocare al pc , perché, onestamente, di gente dentro non ce n’è: sarà l’orario. Sulla strada dove abita Marco, conto un solo negozio italiano. Una piccola ferramenta che quasi quasi sembra un’ intrusa. Arrivo, suono, e ad aprirmi è la zia di Marco. Una donna piccolina, tutto pepe, parla poco italiano, quindi, per i primi minuti, mentre aspettiamo Marco, si fa una sorta di monologo; io annuisco, facendo finta di capire tutto ciò che dice. Ci accomodiamo. Marco deve pranzare e la zia gli ha preparato un bel piatto di riso al sugo e l’insalata per secondo. Più italiano che cinese direi. La sala è poco arredata. Dà molto l’impressione di una casa momentanea, passeggera, come se non dovessero viverci a lungo, quasi di passaggio e, per questo, non si perde tempo ad arredarla per renderla più accogliente. Il tavolo con le sedie, dove ci siamo accomodati, mi 33 ricordano tantissimo quelli che erano nella cucina della mia famiglia ospitante a Shanghai. Sono praticamente identici. Marrone lucido con dei fiori dipinti sia sul tavolo che sullo schienale delle sedie. Mi chiedono se voglio mangiare anche io, ma rispondo che ho già pranzato, ma la zia, preoccupata che non avessi completato per bene il pranzo, mi offre un arancio e un mandarino. Accetto volentieri. Marco inizia a parlarmi un pò di sé e della sua famiglia. I genitori sono dello Zejiang, precisamente di Wenzhou, sulla costa, 300 km a sud di Shanghai. La zia anche è di Wenzhou, la descrive come una bella città, con un clima gradevole e come una delle città meno inquinate della Cina. L’economia è basata molto sulla ricchezza dei cinesi che hanno investito all’estero. La gente del posto lavora soprattutto nei servizi. È molto sviluppata e il lavoro non manca, tanto che sono gli stessi cinesi a trasferirsi qui a lavorare. Mi racconta che, fino a qualche anno fa, non era così. In generale non è mai stata una città agricola. Prima di macchine lussuose non se ne vedevano, mentre oggi le strade sono percorse da tantissime Ferrari. Wenzhou ha fatto dei grandi passi avanti insomma. Marco vive con la zia e la nonna, che ora non c’è. I genitori sono in Cina. La mamma è 34 pensionata e ogni tanto lo viene a trovare in Italia, mentre il padre ha un negozio di abbigliamento sempre a Wenzhou. Mentre chiacchieriamo, la zia che è seduta vicino a me, mi guarda con un’aria simpatica come se si stesse sforzando di capire cosa ci stiamo dicendo, e osserva attentamente ciò che scrivo, anche se in realtà non sa leggere. Marco si sente molto più italiano, anche se il cinese lo parla abbastanza bene. Per impararlo la zia, da piccolo, gli faceva guardare i Pokemon in cinese mandarino. Beh, simpatica come cosa. Questo perché in famiglia tutti parlano il dialetto di Wenzhou, uno dei dialetti più diversi della Cina: infatti, con uno che parla mandarino, sarebbe impossibile capirsi. Intanto la zia, rassegnata, si mette a fare le pulizie, anche se ogni tanto si affaccia. A Marco non mancano molto i suoi genitori, ma non per egoismo o per chissà cosa, ma semplicemente perché è abituato a vivere così ormai da sempre. Si sente perfettamente integrato e quasi tutti i suoi amici sono italiani. Lui dice che i cinesi sono troppo diversi, compresi quelli nati e cresciuti in Italia come lui, di solito tendono a fare un po’ troppo i perfettini. Fanno un po’ gli snob, insomma, e, questa cosa a Marco, da veramente fastidio. Diciamo che lui si sente più cinese soltanto quando qualcuno gli chiede come si fa il gelato fritto o se può scrivere il nome del suo 35 amico nella sua lingua d’origine. Confermo che Marco è un italiano doc. Addirittura saluta un suo amico al telefono con un “bella”. Più italiano, o meglio, più romano di così si muore. L’unica cosa su cui si sente molto orientale è la cucina. A quanto pare la lasagna, gli gnocchi e le fettuccine non fanno impazzire il mio amico italiano con gli occhi a mandorla. Questa si che si può definire eccezione, anche rara, rarissima direi. A malincuore, ma accetto. Ma se lo sentisse mia nonna, che sta sempre con le mani in pasta e usa litri di olio per cucinare, si sentirebbe male per principio. Marco dice che in cucina mischia tutto. Ama i cibi cotti al vapore e la salsa di soia. Per farmi tornare il sorriso ammette che la carbonara gli piace, ma neanche troppo però. La cucina cinese include cibi pesanti ma anche molto leggeri, mentre nella cucina italiana è tutto molto condito. Per queste ultime affermazioni aggiungerei “tenere a distanza dalla lettura delle nonne italiane”. E proprio mentre mi dichiara le sue preferenze per la cucina cinese, ecco che arriva la nonna. Una signora anziana, ad occhio direi sull’ottantina, che irrompe nella stanza sorridente. Si siede anche lei vicino a me un po’ curiosa. Chiede a Marco se ho preso qualcosa. Insomma su questo sembra un po’ simile alle 36 nostre nonnine che, quando ti vedono, qualsiasi orario sia, ti chiedono se hai mangiato. Mentre io continuo la mia chiacchierata con Marco iniziamo a parlare di quali siano, secondo lui, le differenze più grandi tra la prima e la seconda generazione cinese qui in Italia. “Le seconde generazioni sono estremamente pigre rispetto alle prime. Noi viviamo nel benessere grazie ai loro sacrifici e spesso, forse, ce ne freghiamo e sfruttiamo questa cosa in modo negativo, non prendendo esempio da loro. Una cosa che, per fortuna, è quasi sparita del tutto, sono i matrimoni semi-combinati. Prima funzionava così, mentre, oggi, sono io a scegliere la ragazza che voglio e che mi piace, tenendo sempre però conto delle esigenze della mia famiglia. In generale, i miei genitori sono molto aperti. Vogliono che mi laureo. I cinesi hanno proprio la fissazione del titolo di studio. In Cina, è molto importante, a seconda del titolo di studio si riesce a capire anche quanto guadagni e, quindi, che tenore di vita fai. Anche se devo dire che sta un po’ cambiando negli ultimi anni. Ad esempio, c’è chi con la terza media ha fatto i soldi”. Il fatto dei matrimoni combinati non è una novità per noi, che spesso ne sentiamo di storie così. Mentre, per quanto riguarda la fissazione del titolo di studio, in Italia una buona parte degli atenei è composta dai frequentanti per “moda”, quelli, cioè, che si iscrivono solo per vantarsi di essere tipi colti; non so. Oltre a 37 questo, c’è chi l’università non vorrebbe farla ma per forze maggiori deve. Basta pensare che ormai anche per fare la commessa ti richiedono questo titolo. Per carità, nulla da togliere a questo mestiere, però, voglio dire, a casa nostra tutti pieghiamo maglie e attacchiamo giacconi nell’armadio. Punti di vista. Chiedo a Marco cosa ne pensa degli italiani. Mi dice subito che secondo lui siamo uno dei popoli più attaccati ai sentimenti. Mi fa un esempio: “Se uno si sta sentendo male per strada, la maggior parte di voi si ferma a prestare aiuto, mentre un cinese, pur di non farsi scocciare e di rimanere per fatti suoi, non lo farebbe. In Italia c’è molta importanza nei rapporti umani. Però penso anche che non date la giusta importanza alla famiglia. Dovrebbe essere il valore più importante, ma per voi non lo è, al contrario nostro dove la famiglia è sacra e non si tocca”. Questo, secondo lui, è dovuto ai cambiamenti sociali che in Italia ci sono da tempo, mentre in Cina no. Ovviamente lo lascio parlare, ma non sono molto d’accordo con il suo pensiero. Si, sarà anche vero che siamo un popolo pieno di sentimenti verso il prossimo, ma sarà davvero così? Può essere vera una cosa del genere, quando la media di fidanzate e mogli uccise dai loro corrispettivi è più o meno di una al giorno? Può 38 essere vero dove, qui in Italia, ormai spariscono famiglie intere spesso e volentieri per gelosia? Non lo so. Prima forse potevo pensarla come lui, ma ora faccio fatica. Penso che siamo diventati un bel popolo con una buona percentuale di egoismo che, se vedono qualcuno che si sente male per strada, solo una piccola percentuale si fermerebbe ad aiutare, mentre il resto forse farebbe in tempo solo a farsi un selfie. Ma andiamo avanti. “In generale - dice Marco – gli italiani ci vedono come una comunità chiusa. Ci vedono disonesti e furbi, ma per voi questo sembra essere quasi un pregio”. Ecco un altro cinese che sembra aver colto in pieno l’essenza dell’italiano doc. Penso, però, che c’è una mancanza di sforzo da parte dei cinesi ad imparare l’italiano e questo, quindi, li rende chiusi, perché se non si riesce a comunicare come si può fare amicizia? Nel suo palazzo la maggior parte sono italiani. Hanno un bel rapporto con i vicini e soprattutto con una vecchietta che alla zia sta molto simpatica. Inoltre, quando dicono che il cinese viene qui solo per fregare il lavoro agli italiani, crede che sia un pregiudizio che abbiamo a prescindere dallo straniero. Però, su una cosa, Marco ci da ragione, e cioè: quando dicono che i cinesi copiano e basta, di solito è vero e, comunque, quando non lo fanno, non lavorano d’inventiva, ecco. Mentre l’italiano, agli occhi loro , è molto creativo. Che siamo molto creativi 39 ce lo hanno detto anche Ze e Jingjing, quindi, almeno su questo possiamo stare sicuri. Intanto la mia attenzione si sposta sulla zia. Lei si chiama Lìzhang, è arrivata in Italia circa 8 anni fa. Lì cerca di spiegarmi che non è sposata legalmente e suo marito lavora qui a Roma. Non chiedetemi, in questo momento, dov’è, perché non saprei che dire. Ha anche due bimbe, una di 2 anni e l’altra di 7 , al momento sono in Cina con la zia. Lìzhang inizia subito a fare la furbetta e, quando le chiedo per curiosità quanti anni ha, lei ci pensa un po’ e mi risponde 35. Ma come, sono così svegli questi cinesini da non ricordarsi quanti anni hanno? Mmmmh. Infatti, nemmeno il tempo di dubitare, che il nipote sottovoce mi dice che sta mentendo. Ben, iniziamo molto bene. Cara Lì (la chiamo così per essere più veloce), ma non te lo hanno insegnato che a chi dice le bugie gli cresce il naso? A quanto pare no. Dice di essere venuta qui perché l’Italia è bella ,non per lavoro. Lei aveva già contatti qui prima di arrivare, tra l’altro da sola. Il suo livello di scolarizzazione è arrivato fino alle medie, poi ha dovuto lasciare per lavorare perché mancavano i soldi in famiglia. I suoi genitori erano semplici contadini, ma ora sono molto anziani e non lavorano più. 40 Quando può va a trovarli, ma loro non sono mai venuti qui in Italia. Non appena arrivata ha lavorato in un negozio di oggettistica, poi si è licenziata per badare alla nonna di Marco e quindi ha iniziato a lavorare come badante. Devo dire che più mi racconta e più si riempie di mistero questa donna. Dice che l’Italia le piace molto e addirittura non trova difetti. Lì, guarda che non sono un finanziere in borghese e tanto meno non faccio parte degli agenti segreti, puoi dire tutto quello che vuoi. Io ne trovo così tanti di difetti in Italia, nel mio paese e, se devo essere sincera, dopo essere stata due mesi a Shanghai ne avrei una lista bella lunga anche per il tuo. Uno dei motivi per cui a Lì piace molto l’Italia è perché qui trattano molto meglio i bambini, e non solo. Aggiunge che per le donne in gravidanza c’è molto più rispetto, non perché in Cina non ce ne sia, anzi, però sottolinea che qui è diverso persino negli ospedali, dove vengono trattate molto più attentamente. Però, una cosa me la dice. Lei non si sente affatto integrata, ma il problema pare che non siamo noi ma il fatto di non aver imparato l’italiano. Mi dice di non essersi mai incontrata con una sua amica italiana per prendere un tè. In effetti, Marco, il nipote, dice che, quando può, le insegna italiano facendole vedere Peppa Pig. Però a quanto pare questo metodo non sta portando buoni risultati. Dovresti impegnarti un po’ di più cara Lì. Comunque mi fa notare che, anche se 41 non parla italiano, le piace molto la nostra cucina e quando va in un ristorante sa bene come farsi capire. Pizza e spaghetti con le vongole sono i suoi piatti preferiti. Lì è gentile e molto educata, però il nipote mi aveva avvertito. “Sappi che spesso e volentieri i cinesi mentono per sport”. Beh, in effetti qualcosa forse non torna. Una vita un po’ ingarbugliata, diciamo. 2.3 Una nonna internazionale Anche la nonna però , anche se anzianotta, è abbastanza furbetta . Per curiosità le chiedo quanti anni ha e anche lei deve pensarci su qualche secondo. Comunque mi risponde e mi dice 78. Non penso sia una bugia, o comunque non siamo troppo lontani dall’età vera. La nonna è molto incuriosita dal mio quaderno di cinese. Lo apre e si mette a leggere i miei esercizi, lo sfoglia pagina per pagina e trova anche degli errori, ma il nipote mi dice che in realtà la sua correzione sarebbe un errore perché l’esercizio sta fatto bene. Punti di vista. Lei, come anche le nostre nonne, è nata in casa. Non è mai andata a scuola e a 10 anni ha iniziato a lavorare nella piccola fabbrica a gestione 42 familiare, dove si faceva la carta. Per essere sicura che sto capendo, si alza e prende il rotolo di scottex e lo srotola. Messaggio recepito nonnina. In tutti erano più o meno 10 fratelli. Ha dei ricordi molto vaghi della sua infanzia. Mi racconta che la Cina in quegli anni era poverissima. Le case avevano lo stretto necessario. La corrente non c’era e per farsi luce usavano le candele e, per scaldarsi, delle semplici coperte. Anche se la Cina era povera, la sua famiglia, grazie alla fabbrica di proprietà, era più fortunata dei contadini. Loro avevano anche un piccolo orto, ma non rappresentava la loro fonte primaria. È rimasta in fabbrica fino a quando a 20 anni si è sposata con un matrimonio combinato. Un matrimonio che però non è stato vissuto in modo drammatico, come siamo abituati a pensare noi. Erano amici di famiglia da tempo, quindi si conoscevano bene. Una volta sposata ha lasciato il lavoro nella fabbrica ed è diventata casalinga, mentre il marito andava a lavorare in un’altra grande fabbrica. Mi dice che quando era piccola il Comunismo non c’era e, per lei, il periodo più brutto è stato con Mao. Ci tiene a farmi capire che non conosceva per niente il concetto di stipendio. Non sapeva cosa fosse. Lo ha conosciuto con il lavoro del marito, che prendeva circa 50 yuan al mese, più o meno 6 euro. Con il suo stipendio riuscivano a vivere abbastanza bene, riuscivano a mantenere i figli e i soldi per il riso 43 c’erano sempre. Quando aveva 40 anni sua figlia si è sposata ed è andata a vivere in Olanda. Le è dispiaciuto tantissimo vederla partire, ma se ne è dovuta fare una ragione, andando spesso a trovarla. Aggiunge che invece sua nipote aveva trovato un marito bianco ma il padre era contrario perché convinto che in Occidente si divorzia troppo. Come dargli torto? Ma andiamo avanti. Lei è arrivata in Italia dieci anni fa. Ha vissuto anche qualche anno in Olanda e le è piaciuta molto, più dell’Italia. Mi dice che lì le strade erano pulitissime e la vita era più sicura. Qui la domanda sorge spontanea: perché allora non è rimasta a vivere in Olanda con la figlia? Risponde che di solito ci si sposta in casa del figlio, perché la figlia quando si sposa è come se viene data ad un’altra famiglia. Anche qui, modi di pensare completamenti opposti. Intanto questa nonnina mi chiede se voglio cenare con loro. Purtroppo non posso. Comunque, saranno anche dieci anni che vive in Italia, ma l’abitudine di scatarrare non l’ha persa. Sì, perché, sappiate, che mentre camminate per le strade di Shanghai e Pechino, dovete stare sempre pronti a schivare una bella sputacchia, che arriva alla velocità della luce accompagnata da quel suono che fa il catarro quando si intrappola nella gola, fa da campanello d’allarme, 44 così quando lo senti, per favore scansati. Calcola che in una giornata ti “scanserai” spesso e volentieri. Dato che tra qualche giorno è la festa dell’Immacolata, chiedo loro cosa faranno a Natale e, di conseguenza, di che religione siano per capire se festeggeranno o meno. Sia la zia che la nonna sono entrambe cristiane e Marco mi dice di dire che lo sono anche io altrimenti potrei risultare antipatica alla nonnina, ma io sono cristiana, quindi, no problem nonna. Loro, qui a Roma, il giorno di Natale lo passeranno quasi interamente in Chiesa, dove, altri cinesi cristiani come loro, organizzano anche un piccolo pranzo. Mentre mi racconta che, in Cina, i cristiani non hanno le nostre stesse abitudini di passare il Natale. Ad esempio, lì non si usa fare il pranzo di Natale, ma, in quel giorno, preferiscono andare a pregare. A quanto pare non addobbano nemmeno la casa come siamo soliti fare noi. In effetti, non vedo nemmeno un accenno di Natale qui dentro. Però mi dice che alcuni in Cina l’albero lo fanno, ma non se ne vedono così tanto come qui. Mentre, per quanto riguarda i presepi, all’inizio ci mettono un po’ per capire di cosa sto parlando. Da questo, già comprendo, che molto probabilmente non è nelle loro abitudini. In effetti è così. Per velocizzare mostro a tutte e due una foto di un presepe che ho sul cellulare e subito capiscono . La nonna mi dice che in Cina non si fa il 45 presepe, ma che a lei piace moltissimo e, quando cammina per strada e li vede in vetrina, si ferma ad ammirarli. Insomma in tutto questo discorso mi fanno capire che, forse e per fortuna, in Cina il Natale non è visto come grandi abbuffate di cibo, soldi spesi a non finire per regali e regalini, ma viene sentita solo ed esclusivamente come una festa religiosa durante la quale i fedeli cristiani si riuniscono per professare la loro fede. Però, un giochino da fare in compagnia ce l’hanno anche loro. La nonna mi dice che loro giocano a majiong, una sorta di tombola. Sarebbe forse da ammirarli. Da noi ormai sono pochi quelli che credono davvero a questa ricorrenza, religiosa come tale. La nonnina mi confida una cosa. Quando aveva 40 anni ha avuto un problema di salute abbastanza grave. Le speranze che potesse guarire del tutto erano al 50%. Da quel momento oltre alle cure, essenziali per andare avanti, mi racconta che ha iniziato a pregare tanto. Con il tempo è guarita, è una persona diversa, come nuova. Ha scoperto una grande fede che prima non pensava di avere e non solo, lei associa la sua guarigione proprio alla preghiera. Non è la prima volta che sento una storia così. Triste e bella allo stesso tempo. Mi parla della malattia in modo molto superficiale e da questo capisco che non è il caso di 46 andare troppo a fondo. Comunque vi assicuro, che ad oggi è più in forma lei di me. Restiamo un attimo soli e sapete cosa fa? Inizia a canticchiare allegramente. Io provo ad imitarla, ma non è per niente semplice. Dall’altra stanza, Marco mi informa che è una canzone di chiesa. Beh anche io ne conosco qualcuna, in italiano ovviamente, se la nonnina vuole possiamo farci una cantata insieme, chissà magari tra cinese e italiano ce ne esce una nuova no? La canzoncina è finita, le faccio un applauso e mi risponde con un xièxiè che vuol dire proprio grazie, pronunciato però secondo il suo dialetto di Wenzhou. Ad un certo punto, dopo aver controllato il mio quaderno, decide di dare un’occhiata anche al mio libro di cinese. Mentre lo sfoglia pagina per pagina, quasi come se dovesse controllare se ho fatto i compiti, le chiedo cosa ne pensa degli italiani che si interessano alla loro cultura. Le fa molto piacere quando uno straniero, soprattutto se occidentale, si avvicina alla loro cultura. Aggiunge: “Questo sta a significare che non è vero che ci vedete tutti come delle persone che vogliono solo imbrogliare, fregare il lavoro e che mangiano cose strane rispetto a voi. Vuol dire che tutti questi pregiudizi che avete nei nostri confronti, forse alla fine rimangono solo tali, e forse vi incuriosiscono anche. Vorrei che sempre più giovani come te si avvicinassero alla nostra cultura, anche per spiegare agli altri, che questo muro che hanno 47 messo nei nostri confronti, non è altro che frutto delle loro teste”. Conclude, poi: “Siamo così lontani che non potevamo che essere così diversi”. Nonna è proprio come dici tu. Mentre mi parla in questo modo mi fa come tenerezza, quasi ti fa emozionare. Parole così importanti dette da una nonnina che dalla Cina è passata per l’Olanda ed è arrivata in Italia, una nonnina che nella vita ne avrà viste sicuramente tante. Non vi rivedete un po’ nelle parole della nonna? Chi di voi non ha nemmeno un misero pregiudizio nei confronti dei cinesi? Io, per prima, posso dirvi che, prima di iniziare a studiare questa lingua, ne pensavo di cose, alcune anche assurde forse, su di loro. Persino prima di partire per Shanghai, dove mi aspettava una famiglia, mi chiedevo: ma dove vado? Ma da chi vado? Ma ritorno? Ad oggi, mi viene da ridere se ripenso a cosa la mia mente elaborava fino a qualche tempo fa. Mi sento anche un po’ ridicola forse. Ma chi lo ha detto che rimangono soli tra di loro? Chi lo dice che si negano sempre quando gli chiedi qualcosa? Io non le conoscevo. Né la nonna né la zia. Eppure mi hanno accolta come se fossi una di famiglia. Mi hanno fatto entrare nella loro casa. Ho degli amici che conosco da una vita e le loro case non so nemmeno come sono fatte. Mi hanno fatto 48 accomodare per ore intere. Sono state lì con me curiose di sentire cosa avevo da dire. Mi hanno offerto da mangiare, mi hanno fatto portare un arancio per paura che avessi fame durante il viaggio di ritorno. Mi hanno addirittura invitato a cena, chiedendomelo due volte nella speranza, forse, che cambiassi idea. Mi hanno ringraziato tantissimo per le ciambelline che gli ho portato e mi hanno persino chiesto la ricetta per rifarle, per quanto gli sono piaciute. E questa la dovrei definire una comunità chiusa, fredda, quasi ermetica? 2.4 La famiglia di Via Zenodossio Mi trovo in zona Pigneto, Roma, anche questo un quartiere ben popolato da varie nazionalità. Oggi mi sta aspettando una giovane coppia che ha proprio un negozietto cinese qui vicino. Non è difficile trovarlo e quando entro faccio quasi fatica ad entrare. Il negozietto è pieno zeppo di cianfrusaglie. Scatole su scatoloni pieni di caricatori per il cellulare di tutti i tipi, lunghi, corti medi, come li vuoi ci sono, casse per ascoltare la musica, di tutto insomma. Io entro, capisce subito chi sono e cosa sono venuta a fare, e, cioè, una bella chiacchierata. Lei è subito molto gentile con me. Per non intralciare 49 troppo il bancone con la cassa, cerco di mettermi di lato, incastrata tra due scatoloni che quasi mi sorreggono, visto che di sedermi a quanto pare non se ne parla. Una cosa ve la devo dire, più passano i minuti e più il mio naso diventa un cubetto di ghiaccio e le mie mani iniziano a colorarsi di viola. Si gela. Mi sa tanto che ho beccato una di quella famigliole dove vige la regola principale in cui i riscaldamenti devono stare per forza a 8 gradi. Mamma mia, e sono arrivata solo da poco. Lei continua a portare il cappotto, quindi avrei dovuto intuirlo subito. Ha 33 anni ma preferisce non dirmi il suo nome. Viene da Pechino. Qui in Italia c’è arrivata nel 2001, la sua prima città è stata Milano, solo perché non c’era un volo diretto da Pechino per Roma. Poco dopo si è trasferita a Perugia, dove ha seguito un corso di italiano, vi è rimasta, però, per poco tempo perché non voleva gravare troppo sulla sua famiglia. Ma non è finita qua. Dopo Perugia è la volta di Venezia: le è piaciuta moltissimo, è pulita, ordinata e l’aria è fresca. A Venezia lavorava come cameriera in un ristorante, cinese ovviamente. Questa città ha significato molto per lei, anche perché è proprio qui che ha conosciuto quello che oggi è suo marito, e, dopo poco, si sono trasferiti insieme a Roma. Quando sono arrivati a Roma, mi 50 dice, che non avevano chissà quanti risparmi da parte e non erano ancora pronti per aprire un’attività tutta loro, quindi lei ha lavorato per circa cinque anni come commessa in un negozio di un’amica che vendeva roba per la casa. Ci tiene a sottolineare che ha scelto di lavorare in un negozio perché ci sono più giorni di riposo, a differenza dei ristoranti che sono sempre aperti. Hai capito, e per fortuna che i cinesi volevano lavorare fino allo sfinimento. Mi racconta che lei, prima di decidere di venire qui, in Cina stava studiando all’Università, ma non ha mai finito gli studi proprio perché ha deciso di andare via. Eh si! Mi dice: “Quando non sei mai uscito, non hai mai visto niente di diverso e non sai cosa c’è fuori, come fai a decidere di rimanere fermo in un posto? Soprattutto quando sei giovane, non hai figli e puoi andare ovunque?”. Beh, che dire, ha perfettamente ragione e per fortuna che i cinesi erano chiusi senza voglia di conoscere qualcosa di diverso. Mi dice anche che, a lei, Pechino piace molto, ma anche lì , come in tutte le città, c’è più di qualche problema. Ad esempio, c’è il problema del traffico, ci sono tantissime macchine che circolano, tagliano troppi alberi, spariscono intere zone verdi e, quindi, aumentano le polveri che fanno male alla salute. Ci sono soprattutto due giorni all’anno in cui i livelli di smog raggiungono il loro picco massimo e, in questi giorni si consiglia di rimanere chiusi in casa. 51 Mi dice una cosa che vi farà pensare molto. “I primi anni, quando sono arrivata, parlavo veramente poco italiano e quindi passavo la maggior parte del mio tempo con amici cinesi. Ora, invece, parlo abbastanza bene italiano e, anche se finalmente capisco quasi tutto, mi rendo conto che gli italiani non stanno così bene come pensavo, sento che non trovate lavoro, che non riuscite ad arrivare a fine mese. A volte entra qui in negozio gente di trenta , quaranta anni che è stata licenziata ed è dovuta tornare a vivere con i genitori. Sento di nonni che aiutano a crescere i nipotini perché i genitori con il loro lavoro solamente non ce la fanno. Forse era meglio non capire niente come prima e rimanere con la mia idea che tutto andava bene”. Mi ha lasciato veramente senza parole sapete? Dette da una persona che ha tentato di venire a casa nostra per migliorare le proprie condizioni. Che ha fatto tanti sacrifici e si è impegnata al massimo per imparare la nostra lingua, cosa che non fanno tutti, ci sono intere famiglie cinesi che fanno pronunciare esclusivamente le parole fondamentali che servono per la vita di tutti i giorni. “Era meglio non capire niente” così ha terminato. Per dire una frase così forte, pensate quanta tristezza e disperazione hanno potuto ascoltare le sue orecchie, dalle 52 chiacchiere, o meglio gli sfoghi dei passanti che si fermano a comprare nel suo negozietto: così grande deve essere la loro frustrazione da avere il bisogno di sfogarsi con una cinese emigrata nel nostro paese per stare meglio! Come contraddirla? Non ha poi descritto in pieno la situazione attuale italiana? Va avanti e mi dice che si è resa conto che qui forse ci sono molti più problemi che in Cina. Vorrebbe tornarsene lì anche subito, ma non può, vuole aspettare che il figlio finisca gli studi e che impari bene l’italiano quindi. Mi racconta che spesso le maestre la chiamano perché il figlio è troppo chiacchierone in classe. Si sarà fatto contagiare dai suoi compagni italiani forse? Comunque lei tiene molto all’educazione del figlio e soprattutto ci tiene che suo figlio si senta cinese. Lui parla cinese molto bene, ma nel leggere e scrivere pecca un po’. Il figlio prima diceva sempre di sentirsi più italiano, ovviamente, è nato e sta crescendo in Italia, non potrebbe essere altrimenti. Questo fino a quando la mamma non le ha mostrato la casa che hanno in Cina, che non assomiglia per niente al mini appartamento in cui vivono stretti qui a Roma. Quella in Cina è una vera e propria villa con tanto di giardino con due belle macchine parcheggiate in garage. Quindi il figlio si è fatto due conti, e a quanto pare ci ha ripensato. Come non capirlo? Qui vivono in tre in un appartamento di pochi metri quadri e 53 il giardino non sanno cosa sia, al massimo vedono un po’ di verde ogni tanto se vanno in qualche parco. In pratica i genitori di questa coppia stanno molto bene, ma la mamma vuole far capire al figlio che niente arriva così, che le cose deve guadagnarsele. Lo sa bene lei, che dopo aver deciso da sola di andare via da una situazione comunque abbastanza agiata, si è dovuta rimboccare le maniche partendo dal basso, fino ad arrivare a mettersi in proprio con questo negozietto. Eh si, ne hanno messi da parte di soldi e con essi anche vizi e divertimenti. Mi sottolinea il fatto che, se ad esempio guadagna 800 euro al mese, ne spende al massimo 400 e gli altri li mette tutti da parte. Alla fine è questo il loro obiettivo. Venire qui, incassare, mettere da parte per poi spenderli tutti in Cina al loro ritorno. Forse per comprare un’altra villetta e, perché no, un’altra bella macchina, magari per il figlio. Intanto, mentre chiacchieriamo, ogni tanto dobbiamo fermarci perché, per fortuna, qualcuno entra a comprare. Mi fa notare che gli italiani, quando non li conosci, stanno un po’ sulle loro, specialmente le donne, mentre gli uomini scherzano di più. Non sarà un caso che l’uomo italiano è etichettato proprio come un giocherellone, soprattutto con le donne poi. Mah, chissà perché. Mistero. Ora 54 sentite questa: “Io preferirei essere casalinga e basta, mentre così faccio due lavori, mando avanti il negozio e anche la casa. Quando mio marito prova a fare qualcosa mi pento sempre di avergliela fatta fare, sporca e basta, lascia più roba da lavare e poi devo pensarci io”. Vedete? A quanto pare non siamo poi così diversi. Anche l’uomo italiano, quando si offre di fare qualcosa, è meglio che sta fermo. Mette in mezzo tutto quello che trova, sporca il doppio per non concludere niente. A lei l’Italia piace molto, ma, mi confessa, che all’inizio non amava molto la nostra cucina, mentre oggi va matta per gli spaghetti con qualsiasi tipo di condimento, lo stesso vale per la bistecca di maiale. Le piacciono moltissimo i dolci con la ricotta ma c’è un però: la pizza non le piace, la trova troppo secca. Ma come? La pizza? Attenta a non alzare troppo la voce quando lo dici, specie se ti trovi con qualche napoletano, correresti un grosso rischio. Ma non finisce qui, nemmeno il caffè le piace, lo trova troppo forte. No, adesso stiamo esagerando però eh, la pizza no, il caffè no. Quanti caffè al giorno beve in media un italiano? Direi che stiamo su una media di tre al giorno, quando ci conteniamo. Eh si, perché per noi il caffè è quella scusa che usiamo per fermarci cinque minuti dal lavoro, dallo studio, per caricarci la mattina, per fare due chiacchiere dopo 55 pranzo: insomma, dobbiamo quasi ringraziarlo, senza di lui avremmo lavorato tanto e studiato troppo. Mi racconta che, le prime volte che portava il figlio a scuola, c’era la bidella che la guardava sempre incuriosita, la osservava, aveva capito che prima o poi le avrebbe chiesto qualcosa. Infatti, così fu. Il suo più grande dubbio da risolvere, che la notte non la faceva dormire, era sapere se questa signora dagli occhi a mandorla, che ogni giorno accompagnava il figlio a scuola, avesse o meno uno di questi negozietti trova tutto. Va avanti e mi dice che la maggior parte delle persone, appena entrano un po’ più in confidenza, le fanno domande del tipo: come mai non si vedono mai cinesi anziani, lo stesso per i funerali. Insomma, i misteri da risolvere sono sempre questi. In Cina gli ospedali sono tutti privati e puoi scegliere dove andare. Qui avete dei medici molto validi, ma avete anche alcuni medici che non sanno cosa fanno. Ha ragione o no? Noi italiani pensiamo che i cinesi sono tutti ricchi, vengono, aprono attività come fosse niente, dall’oggi al domani riescono a far diventare un alimentari di prodotti tipici italiani, in un ristorante dove servono riso a tutte le ore. Sono velocissimi. Ci tiene a sottolinearmi che non sono 56 assolutamente dei ladri. Tantomeno sono una di quelle comunità di immigrati che va chiedendo l’elemosina per le strade. In effetti se ci pensate è così. Avete mai visto un cinese per terra con il suo bicchierino a chiedere qualche centesimo per mangiare? Non è proprio nel loro Dna fare una cosa simile. Loro mangiano e vivono di ciò che guadagnano, del proprio lavoro. Questa, è sicuramente una cosa che gli fa onore. Aggiunge che secondo il suo punto di vista, noi vogliamo vivere meglio. Vogliamo tutto, costi quel che costi. Siamo comodi e vogliamo fare un certo tipo di vita, indipendentemente da quanto prendiamo a fine mese. Dai su, come facciamo a darle torto? Non siamo proprio noi italiani gli amanti della bella vita che, non a caso, viviamo proprio nel Bel Paese? Loro vanno via dal proprio per lavorare di più, ma non pensiamo che la vita qui per loro sia tutta rose e fiori. Tutt’altro. Queste sono le sue parole. Sono chiusi solo la domenica e, quando decidono che possono uscire, se ne vanno al parco a prendere un po’ di sole. Non le piace molto la vita che fa qui, perché in pratica non fa quasi niente di diverso dal lavorare. Inoltre, qui Italia ci sono poche attività per gli adulti. Questo, infatti, me lo avevano già detto la zia e la nonna. In effetti, parlo della mia esperienza a Shanghai: lì donne adulte, compreso qualcuna anche abbastanza anzianotta, si riuniscono di pomeriggio o anche di sera 57 nelle piazze, portano uno stereo molto arrangiato e ballano delle danze, un po’ simili ai balli di gruppo che balliamo noi alle feste, non così frenetici sicuramente, ma su quel genere lì. E ne ho visti molti in due mesi di permanenza. Fatto sta che, dalla bocca di questa mamma cinese, non ho sentito parole come: shopping, centro commerciale, parrucchiere, estetista, niente di tutto ciò che una donna italiana della stessa età fa costantemente per evitare attacchi d’ansia improvvisi. 2.5 Ci salutiamo… La nostra chiacchierata purtroppo termina qui. Malgrado la temperatura polare del negozio, lo stare in piedi per l’intera chiacchierata e il suo essere molto rigida e riservatissima su alcune informazioni, devo dire che siamo state bene, ci siamo trovate in sintonia. Forse non ci crederete, ma ci siamo fatte anche delle belle risate. Spesso siamo uscite completamente fuori tema, raccontandoci a vicenda, parlando di cose che, con il mio progetto di tesi, hanno veramente poco a che fare, ma non è proprio questo il bello? Ci siamo un po’, come dire, confrontate 58 su molte cose, alcuni modi di pensare sono identici altri completamente opposti, naturalmente. Sono delle persone semplici lei e suo marito. Indossano il cappotto la mattina e lo tolgono la sera per non dover spendere sui riscaldamenti. Sono aperti e disponibili a parlare con noi italiani, tanto che con i clienti hanno instaurato un tipo di rapporto anche abbastanza amichevole che va oltre le solite frasi “Quanto costa? Arrivederci”. Hanno una vita molto semplice, fatta di piccole cose, lavoro e casa, non esistono svaghi e divertimenti. Vivono con l’essenziale, quell’essenziale che per noi sarebbe un’ umiliazione. Noi che, sin da piccoli siamo super viziati. Abbiamo tutta la collezione di giocattoli della chicco, vestiti che spesso e volentieri sono anche firmati, giriamo, usciamo, giochiamo, non ci facciamo mancare niente. Chi di noi, vivendo in un benessere così, avrebbe il coraggio di condurre una vita del genere lontani da tutto e da tutti? I cinesi. Ci riescono anche molto bene. Portano a termine il loro obiettivo senza fare troppe storie. 59 Capitolo 3 3 Il mondo è bello perché è vario Come si può pensare di trovare le stesse abitudini, gli stessi pensieri e modi di fare, quando persino nel mio paese, che conta circa sette mila abitanti, non ci sono punti d’incontro? Eppure una buona parte dei suoi abitanti non sembra essere cinese, ma chissà di quale altra nazione, terra o pianeta per i modi di vivere che hanno. Come si può pensare che, due nazioni così distanti, come lo sono la Cina e l’Italia, due mondi, uno l’opposto dell’altro, noi bianchi loro gialli, noi scriviamo e loro disegnano, noi mangiamo con le posate e loro con le bacchette, noi non riusciamo a fare a meno del pane e loro del riso, come possiamo pensare poi di giudicarli perché diversi? Ma perché noi non siamo diversi? A chi siamo uguali noi? Solo a noi stessi, eppure, se qualcuno ci giudica, andiamo su tutte le furie e, se a farlo poi è uno straniero e per di più un cinese che mangia carne di cane, beh, lasciamo proprio stare. Non li conosco perfettamente, non posso dirvi che sono così punto e 60 basta, però un contatto molto riavvicinato con loro ce l’ho avuto. 3.0 Io e Shanghai Quando si tratta di partire, sono già tutti pronti, con la valigia in mano. Però poi, non si sa per qualche assurdo mistero, quando la meta diventa, appunto, la Cina, precisamente Shanghai e, per di più se ad accoglierti per due mesi è una famigliola cinese, allora ecco che il discorso cambia, le valigie si svuotano e di trenta iscritti al corso di cinese, ne partono solamente due. Non si va in guerra, né in missione, non si rischia la vita, è semplicemente un viaggio per avvicinarsi e, quindi, conoscere come è in realtà questa cultura e, il modo migliore per farlo, appunto, è stare in una famiglia. Ma sembra che questo alla maggior parte faccia paura, è come se causi timore. Per carità, con tutte le notizie che si sentono oggi, si fa bene a pensarci prima di andare così all’insaputa. Però, se devo essere sincera, più che questo, io penso sia più un discorso di non volersi adattare per un determinato periodo di tempo ad un qualcosa che non ci appartiene, ma che non per questo debba essere peggio di ciò che già abbiamo. Io per curiosità, per migliorare la lingua, per fare un viaggio fuori 61 dall’ordinario, sono partita. Ovvio che ero contenta. Ero anche emozionata, ero un mix tra agitata, preoccupata, consapevole e, allo stesso tempo, inconsapevole. Sapevo solo che sarei andata a Shanghai da una famiglia, punto. Non sapevo chi fossero, non ci eravamo mai messi in contatto. Non potevo immaginare che facce avessero, niente. Secondo voi non mi è scattato quel momento “Ma dove vado? Ma da chi vado?” addirittura iniziavo a mettere in dubbio la mia vita “Ma ritorno?” . Insomma , anche io prima di partire sono entrata in quella fase, che credo tocchi un po’ a tutti, in cui le inizi a pensare tutte e ti inizia a venire l’ansia. E allora inizi a sperare che rimandino il volo, che lo cancellino, che avvenga qualsiasi cosa pur di rimandare al più a lungo possibile questa “maledetta” partenza. Sembrerà assurdo, ma è così e sfido chiunque a dire il contrario. La mia esperienza non è sicuramente paragonabile a quella dei cinesi che lavorano qui. Forse è più simile alle due studentesse che sono qui per studiare. Quando sono partita studiavo cinese da meno di un anno e le mie conoscenze erano veramente scarse. Come fanno un po’ tutti prima di partire, ho imparato a memoria le solite frasi che servono per la sopravvivenza dei primi giorni, in qualsiasi 62 paese straniero tu vada. Ma se devo essere onesta sono riuscita a pronunciarne a malapena una, ogni volta che ci provavo mi rendevo conto che non mi capivano, eppure ero convinta di pronunciarle perfettamente come la professoressa mi aveva insegnato, ma non passarono molti giorni per rendermi conto che non era così. Il primo approccio con Shanghai? Beh, appena arrivata, per arrivare a casa ho preso un taxi e durante il viaggio mi guardavo intorno. Faceva caldissimo. Il viaggio è durato circa quarantacinque minuti completamente in silenzio, il tassista non parlava nemmeno una parola di inglese ed io già era troppo che ero riuscita a mostrargli l’indirizzo di casa. Ad aspettarci c’era tutta la famiglia, compresa la domestica. Un bella villetta a tre piani in un comprensorio controllato h 24. Ci hanno subito mostrato la nostra camera. Una camera grande con un bel letto matrimoniale e un altro letto sotto la finestra che si affacciava sul terrazzo. La prima sera, sprovviste di ogni cosa commestibile da mangiare, ci hanno invitate a cenare con loro. Un cenone di Natale. Hanno preparato veramente tante cose ottime, per lo meno a me sono piaciute, sarà stata la fame forse. Che pensate che a tavola sia andato tutto liscio? Per riuscire a prendere un raviolo, un involtino primavera o tutte quelle verdurine con le bacchette è stata un’impresa nel senso vero della parola. Non è uno scherzo. La famiglia rideva e, più 63 ridevano e più non ci riuscivo. Non è da sottovalutare come primo ostacolo. Un ostacolo che poi non ho superato lì, quella sera, ma ci sono voluti forse una quindicina di giorni per far sì che anche io potessi mangiare qualsiasi cosa con le bacchette, come fanno loro, senza fare una piega. Devo dirvi la verità, il giorno dopo una forchetta in un supermercato in centro l’ho comprata, si, mi sentivo veramente, come dire, un po’ incapace. Il quartiere dove vivevamo era molto carino. Era ad un’oretta scarsa di metro dal centro. La strada, che costeggiava casa, era piena di negozi di frutta, supermercati, qualche negozietto di vestiti e di telefonia. Ma la cosa carina di questo quartiere , che più mi è rimasta impressa, è una stradina a due isolati dopo casa, in cui tutte le sere c’era il mercatino. Un mercatino molto alla buona devo dire. La bancarella più fortunata aveva un banchetto che penzolava un po’, mentre le altre avevano il tutto per terra sopra un lenzuolo. Potevi trovare di tutto, dal vestitino, alle scarpe, a quello che aggiustava il computer o il cellulare, chi addirittura li vendeva, bigiotteria, cose per la casa. Potevi anche mangiare. Era pieno di carretti con spiedini di ogni genere sopra. Non chiedetemi con cosa fossero fatti, perché più che dirvi che alcuni erano con carne di maiale non so. Io ne 64 prendevo sempre di vari tipi, ma di alcuni, pur avendoli mangiati e anche ben graditi, non so dirvi con certezza cosa ci fosse. Ci andavamo spesso. In quel quartiere di occidentali se ne vedono pochi, se non nessuno, e ancor di meno si vedono ragazze ricce. Voi non ci crederete ma, ogni volta che uscivamo e camminavamo per quelle strade, tutti, e sottolineo tutti, ci guardavano come fossimo alieni, ci fissavano, bisbigliavano tra di loro, addirittura chiamavano i figlioletti per farci guardare mentre passavamo. Nel supermercato dove facevamo spesa, appena entravamo, diventavano muti perché troppo impegnati ad osservare noi. Questa cosa mi ha lasciato davvero incredula, a bocca aperta. Ma il colmo è stato raggiunto quando siamo andate per una settimana a Pechino, dove una mamma alla stazione centrale e un’altra mentre passeggiavo per Piazza Tienanmen mi hanno fermata e pregato di farmi una foto con la loro figlia, se non ci credete ho le prove. Ogni volta sembravamo due star mondiali che compravano frutta, facevano la spesa e tutte quelle cose che forse le vere star nemmeno fanno. Ma qual era il nostro obiettivo? Migliorare la lingua, quindi ci siamo iscritte ad un corso di cinese. Per trovare la scuola non vi dico le tarantelle. Si trovava in un cortile con stendini pieni di panni stesi, impalcature di bamboo con lavori in corso e, 65 infine, al terzo piano c’era la Hutong School. Le lezioni si svolgevano completamente in lingua cinese e, proprio quando la comprensione era impossibile, allora l’insegnante si faceva scappare qualche parola in inglese. Per poter capire due ore completamente in cinese non sapete la fatica e la stanchezza che provavamo una volta terminata la lezione, proprio a livello mentale intendo. Però, quando i giorni passano e ti rendi conto che quello che prima ti sembrava impossibile da comprendere, ora lo capisci subito allora ti senti soddisfatto e ti rendi conto che piano piano qualcosa lo stai imparando. Dopo lezione, nel corridoio, si chiacchierava con gli altri studenti che venivano da varie parti del mondo come l’Australia, Stati Uniti, Russia e così via. Si parlava di ciò che si poteva fare la sera, magari organizzarci per uscire tutti insieme, visto che, come si dice, eravamo un po’ tutti nella stessa barca. Il tempo libero lo passavamo andando a visitare luoghi, templi, facevamo le turiste insomma, ma non sempre , eh no perché, non ci crederete, ma passavamo anche tanto tempo in casa con l’aria condizionata accesa a scrivere e riscrivere per decine di volte lo stesso carattere. Spesso la sera andavamo a mangiare qualcosa fuori e poi a ballare o a bere qualcosa in centro. Cenare fuori a 66 Shanghai non costa molto, specie dove vivevamo noi, con quattro cinque euro facevi una cena dignitosa. A proposito di cene fuori, la prima cena in un ristorante cinese risale al giorno dopo l’arrivo. Siamo entrate in un ristorantino vicino casa dove, disgraziatamente, i menù non riportavano le foto dei piatti, quindi non ci rimaneva che indicare un piatto a caso e il risultato sapete qual è stato? A me hanno portato degli spaghetti marroncini con una salsa molto forte sopra e alla mia amica una zuppa molto ma molto particolare. Fatto sta che per rimediare all’errore abbiamo indicato una ciotola di riso in bianco senza alcun condimento del tavolo vicino e abbiamo mangiato quello, lasciando i prelibati piatti precedentemente ordinati. Anche lì non sapete le risate che ci siamo fatte, noi e i camerieri. In quei due mesi anche fare la spesa era qualcosa da studiare bene. Le uniche cose che riuscivamo a comprare erano acqua, riso, patate, peperoni e crackers per fare colazione la mattina. Di prodotti occidentali nei supermercati del nostro quartiere non se ne vedeva nemmeno l’ombra. La nonna, tanto per tirarci su di morale, ci prendeva in giro e diceva che noi mangiavamo poco e che non avevamo mai fame. La risata è spontanea ancora oggi. Io mangio poco e non ho mai fame? Io che vengo da un Paese dove la pastasciutta a pranzo e cena è d’obbligo, accompagnata da secondo, contorno, dolce, frutta caffè e ammazzacaffè, non avrei 67 fame? Chi di voi morirebbe di fame quando per cinquanta giorni il menù del pranzo e qualche volta quello della cena è sempre e comunque lo stesso, riso oppure peperoni e patate. Poi mettici anche che sono approdate in Cina due ragazze che non sanno fare nemmeno un uovo al tegamino e la fame è assicurata. Su cinquanta giorni, credo proprio che almeno venti cene le abbiamo saltate, sapere che a cena ci sarebbe stato lo stesso menù del pranzo o comunque niente di speciale, non ci invogliava nemmeno ad uscire dalla camera. Però devo dire che ho raggiunto una linea invidiabile. 68 69 70 3.1 Il tè più caro della mia vita Durante tutto il soggiorno a Shanghai, non è stato molto facile fare amicizia con ragazzi cinesi, direi che è stato molto difficile avvicinarci a loro, forse due o tre ci hanno dato un po’ più di confidenza. Ma, come in tutte le cose, c’è l’eccezione che conferma la regola. Era un pomeriggio normale, in cui io e la mia amica abbiamo deciso di andare a fare un giro in centro, come facevamo spesso. Uscite dalla metro era pieno di turisti, come sempre. Ci fermano tre ragazzi, due ragazze e un ragazzo, cinesi ovviamente, e gentilmente ci chiedono se possiamo fargli una foto, capirai, per così poco, ma certo, con piacere. Vi anticipo che quella foto mi è costata circa 80 euro. Da quella foto, sono scattate una serie di domande una dietro l’altra, da dove vieni? Che fate qui? Come ti chiami e così via, fino alla fatidica domanda “ Cosa avete da fare oggi?” Noi oltre ad una passeggiata lungo la Nánjīng Lù , la strada principale di Shanghai dove hanno sede la maggiori firme cinesi e mondiali, non avevamo che fare. Quindi, perché non andare con loro in quelle sale tè tipiche cinesi per degustarne appunto un po’? Fin qui nulla di strano. Cosa potrebbe mai succedere in una sala tè? Succede che, in questa saletta piccolissima, al terzo piano di un edificio simile a un grattacielo, in fondo ad un 71 corridoio stretto, ci aspettava questa ragazzetta vestita tipica per la location. Nemmeno il tempo di accomodarci che ha subito apparecchiato la tavola con varie teiere e tante tazzine che sembravano essere state create per i sette nani data la loro imbarazzante miniatura. La signorina inizia a farci assaggiare vari tipi di tè, ognuno diverso dall’altro. Ogni assaggio era preceduto da un rito. Metteva quasi timore, cantava, parlava e ad ogni bevuta se volevi dei benefici dovevi prima toccare diversi oggetti, ricordo il serpente e la rana. Per avere i soldi dovevi toccare la testa, per stare in salute la pancia, per la felicità non so quale altra parte, insomma un paio d’ore così. Credo che alla fine ci abbiano imbambolato bene bene. La signorina parlava e cantava, i nostri “amici” parlavano, scattavano foto e facevano video, un caos totale. Insomma dopo esserci “ubriacati” di tè, ci chiedono se ne vogliamo altro o può bastare. Per fortuna decidiamo che poteva bastare così. E ripeto, per fortuna. Ragazzi miei è arrivato il conto. Appena ho dato un’occhiata alle cifre mi è iniziata a salire come un po’ di ansia, se così si può chiamare. Nella confusione, a mente cercavo di dividerlo per cinque e non arrivavo mai alla cifra. Non ci credevo che dovevo pagare così tanto per un qualcosa che a me 72 nemmeno piace. Che quando lo avrei detto ai miei mi avrebbero guardato male. Io che non ho mai bevuto tè in casa, nemmeno quando stavo male, mai e mi ritrovavo a dover pagare circa ottanta euro di tè. Ma quale tè poi, quelli erano degli “shottini” e basta. Con la mia amica ci siamo guardate ma non sapevamo cosa dirci. Nessuna delle due aveva l’intera somma nel portafoglio quindi ci è toccato anche ritirare, ovviamente rigorosamente scortate dalla signorina. Il viaggio di ritorno a casa è stato più silenzioso che mai. Nemmeno avessimo subito un lutto. Non sapevamo che dirci e soprattutto da dove iniziare. Ottanta euro di tè da spiegare ai nostri papà a cui era già arrivato il messaggino della Banca sul telefonino che li avvisava della somma ritirata, per un tè. A ripensarci mi viene da ridere e mi chiedo ma come abbiamo fatto? Comunque, se andate in Cina , non badate a borseggiatori e ladruncoli, fate attenzione al tè! 73 74 3.2 Nonnina premurosa Nonostante il “furto” subito e un paio di giorni per riprenderci, la nostra vita nella villetta della famigliola cinese di Shanghai procede. La nonna, una signorina sulla settantina forse, robusta al punto giusto e arzilla come un adolescente, si è mostrata subito molto disponibile con noi. Le piacevamo, si preoccupava per noi, si assicurava che la nostra camera venisse pulita tutti i giorni, che mangiassimo, che tutto andasse bene. Mi sembrava un po’ mia nonna sotto certi aspetti. Come vi ho già detto poco fa, il nostro cinese era abbastanza elementare e potete immaginare se poi di fronte ti trovi questa nonnina che parla uno dei tanti dialetti che si parlano in Cina, allora il problema diventa un problemone. Vi ricordo che lì i dialetti sono uno diverso dall’altro e, ancora peggio, sono completamente un’altra lingua rispetto a quella ufficiale, che è il mandarino, appunto. Non so, forse la nonna credeva che fossimo due studentesse già laureate, specializzate e di origini cinesi, altrimenti non si spiega il suo parlare sempre e comunque con noi. Ad esempio, a colazione? Si sedeva lì con noi e iniziava a farci domande e a parlare di cosa non lo so. Io la guardavo, e credo che la mia espressione non lasciasse alcun dubbio, non capivo nulla, la lasciavo parlare e onestamente mi 75 dispiaceva non poterle rispondere, ma tanto lei continuava. Mentre cucinavo? Eccola che veniva e mi spiegava nei minimi dettagli come cucinare al meglio qualsiasi cosa. Oppure mentre ero nel salone a studiare, sfogliava il mio quaderno e parlava, non so, forse c’era qualcosa che non andava. Mistero. Era anche molto premurosa per la nostra salute, tanto che, quando si andava a fare due passi insieme e ovviamente faceva caldo e c’era il sole, non perdeva tempo a cercare di ripararci con il suo ombrellino sempre pronto. Persino quando qualche volta ci mettevamo in terrazzo a prendere il sole , ad agosto è quasi d’obbligo voglio dire, lei si affacciava per ricordarci che il sole fa male ed era meglio rientrare dentro. Stava diventando un problema anche prendere il sole. Mi sembrava tutto troppo esagerato, quindi ho iniziato a chiedere come mai tutta questa preoccupazione per un po’ di sole. Anche su questo siamo opposti. Qui in Italia, ma direi quasi in Occidente forse, la tintarella nei mesi estivi è obbligatoria. Chi può, ci va anche tutti i giorni al mare, chi non ce l’ha vicino si adatta andando in piscina e chi non può nemmeno andare in piscina è capace di mettersi da solo in balcone, pur di diventare almeno una tonalità più scuri di quella che abbiamo. Quella tonalità che ci fa 76 sembrare più belli, più giovani, più magri e addirittura più sodi e senza cellulite. Fa miracoli insomma. Colui che è abbronzato significa che è andato in vacanza e se è andato in vacanza vuol dire che fa un tenore di vita che glielo permette, dunque non è un poveraccio. Mentre in Cina è esattamente il contrario. Lì vale ancora il detto che la carnagione chiara è sinonimo di bellezza, eleganza e sensualità, dunque se sei marroncino vuol dire che sei un contadino o comunque una persona che lavora nei campi, che passa la sua vita sotto il sole e quindi sicuramente non una persona benestante o di un livello medio. Questo ve lo posso confermare io, è proprio così. Le donne specialmente, prestano molta attenzione alla loro pelle e proprio per questo le vedi quasi tutte andare in giro con questi ombrellini, qualcuna addirittura con i guanti. In effetti sono tutte donne con un certo portamento, ben curate insomma. Mentre quelli più abbronzati non sono così fortunati come quest’ultime. Te ne accorgi subito, in primo dalla carnagione abbronzata e inoltre da come sono vestiti, dal loro portamento poco attento e dalla loro presenza poco curata. Chissà che con l’effetto che sta avendo la globalizzazione quasi ovunque non inizieremo a vedere cinesi che inizieranno a farsi lampade abbronzanti anche nel mese di gennaio pur di essere sempre al top. 77 3.3 Famiglia curiosa Se pensate che i cinesi siano un popolo a cui non piace sapere i fatti degli altri, vi sbagliate di grosso. Anche loro sono curiosi, ma così curiosi che pur di sapere ciò che desiderano arrivano a farti delle domande anche un po’ personali direi. Essendo partita per una meta così lontana e per così tanti giorni, oltre a vestiti e altre cose di primaria importanza, nella mia valigia ho fatto entrare anche il mio computer così da poter rimanere in contatto con la mia famiglia e fare due chiacchiere tramite Skype. Ovviamente con la mia famiglia ci sentivamo tutti i giorni con qualche messaggio sul cellulare ma ogni tanto avevo anche il bisogno di chiacchierare con loro e, visto che ce n’era la possibilità, perché no anche di vederli. Insomma decidiamo di vederci in videochiamata. Per non scocciare la mia amica in camera, spesso me ne andavo giù nel salone così potevo chiacchierare con loro tranquilla. Ecco che appena capivano di cosa si trattava, uscivano ad uno ad uno dalla misteriosa camera in cui l’ingresso era vietato e venivano a posizionarsi precisamente dietro di me. All’inizio pensavo che fosse per la curiosità di vedere i miei genitori e mia sorella, non 78 so, ma la cosa è andata avanti per tutte le altre videochiamate. La mamma, specialmente, osservava con molta attenzione la persona con cui stavo parlando e a volte capitava che parlavo con qualche amico ed era la stessa cosa. Per dirne una, mentre chiacchieravo con un mio amico un po’ robusto e che ha perso già più di qualche capello, lei lo guardava attentamente e mi chiedeva come mai ha qualche kg in più e come mai non ha più tutti i capelli. Adesso non vorrei essere cattiva, ma che domande sono? Voglio dire, se mangi più del dovuto le conseguenze sono ovvie e, per quanto riguarda la caduta precoce dei capelli, ancora non mi sono ben documentata, ma non credo ci sia molto da dire. Mentre chiacchieravo con mia madre, invece, mi chiedeva quanti anni avesse e come faceva ad avere ancora i capelli così neri, non le sembrava possibile non vedere nemmeno un capello bianco. A quel punto le ho spiegato che esistono le tinte per capelli, castano, nero, rosso, biondo, blu, viola, come le vuoi e per fortuna ne era a conoscenza, ma allora io dico perché mi fai queste domande? Mentre a tavola, quando si mangiava insieme, venivano fuori discorso sulle nostre famiglie fin quando non arrivò anche la domanda: “Quanto prendono i tuoi genitori di stipendio ogni mese?” A me veniva da sorridere però loro erano impiccione sul serio. 79 3.4 La camera misteriosa Se i cinesi sono misteriosi anche le loro case non sono da meno. Al piano terra, subito dopo l’entrata sulla destra c’era una stanza. Dovete sapere che lì non funziona coma da noi, per entrare in casa devi toglierti le scarpe e lasciarle fuori dove a sua volta troverai un altro paio di scarpe appositamente per stare per casa, che di solito sono delle ciabatte. Questo viene fatto per evitare di portare lo sporco che si accumula sotto la sola dentro casa, se ci pensate non è una brutta abitudine visto che ormai per le strade, soprattutto nelle grandi città, ci si trova di tutto e non sono lucidissime insomma. Se devo essere sincera io e la mia amica ci abbiamo messo un po’ per abituarci a questo, spesso ce ne dimenticavamo completamente. Ma torniamo a noi. Questa stanza di cui vi sto parlando a quanto pare non è una stanza qualunque e, soprattutto, accessibile a tutti. Tutti i giorni e per tutto il giorno, salvo i pasti e le uscite, la nonna, la mamma, i due figli compresa la domestica, passavano intere giornate lì dentro. Per entrarci non facevano un cambio di ciabatte, ma le toglievano direttamente, il motivo non lo so. Nella camera c’era una finestra che dava sul cortile principale 80 della casa allora ogni volta che uscivamo e rientravamo cercavamo di sbirciare un po’, ma non era facile, uno perché c’era sempre la zanzariera abbassata e due perché c’erano sempre loro dentro quindi più che fare la vaga mentre cammini che ti giri quasi per sbaglio non puoi fare. Comunque qualcosa siamo riuscite a vederlo. C’era un tavolino molto basso, per i bambini diciamo, dove infatti era sempre seduto il figlio più piccolo a studiare per ore ed ore, tutti i giorni, mattina e sera persino nel mese di agosto quando le scuole sono chiuse. C’era una grande scrivania con un computer sopra dove di solito era seduto il figlio più grande e poi qualche lenzuolo sul pavimento dove, se non sbaglio, ci si stendevano la mamma la nonna e la domestica forse a riposare un po’. Intere giornate lì dentro. Quando avevamo bisogno di qualcosa, avevamo quasi il timore di bussare, timorose di poter disturbare. Non si sentiva quasi mai parlare, solo qualche volta si sentiva ridere ma raramente, per il resto spesso non riuscivamo a capire se in casa ci fosse o no qualcuno. Ci sono state delle occasioni in cui eravamo lì lì per entrare ma trovavano sempre modo e maniera per risolvere qualsiasi nostra richiesta nel salone. Era una sorta di camera relax credo, ma anche una specie di studio visto che i figli non facevano altro che studiare lì dentro. Non lo so, l’unica cosa di cui sono sicura è che io lì dentro non ci sono mai entrata, 81 eppure era nel pieno salone, dove passavo la maggior parte del mio tempo. 3.5 Paese che vai, usanza che trovi Paese che vai, usanza che trovi, non è proprio così? In effetti lo è per qualsiasi meta tu scelga. A Parigi vedi baguette senza una busta, così all’aria, mentre magari piove, nevica e tira vento, in Andalusia prima delle dieci è da sciocchi cenare, a Londra se quando hai finito di lavorare non passi al pub per un paio di birrette sei spacciato e in Cina? Avete in mente la sua grandezza? Beh, provate quindi ad immaginare quante possano essere le abitudini più strane di questo popolo. A chi non piacciono i bambini? Chi non giocherebbe con loro? Durante la permanenza, abbiamo deciso di andare a visitare anche la capitale, Pechino. Così siamo andate, abbiamo preso un treno ad alta velocità e in cinque ore eravamo già arrivate. Il giorno del rientro a Shanghai niente andava come doveva andare. Già dal fatto che siamo riuscite a prendere il treno esattamente un 82 minuto prima della sua partenza e per di più ognuna per conto suo, con due metro diverse, una corsa assurda, nessuna delle due sapeva dov’era l’altra e tutte e due con il telefono scarico, vi assicuro una scena da film, tanto che appena sono entrata nel treno, con il fiatone e il cuore che batteva all’impazzata la prima persona che mi trovo davanti è proprio la mia amica che correva avanti e indietro per il treno pur di cercare una presa per poter caricare il cellulare e vedere che fine avessi fatto. Ma questi sono dettagli. Proprio per questi dettagli, le prime ore del viaggio le abbiamo passate mute, troppa era stata la paura di non prendere quel treno. Dopo qualche ora la tensione scende e torniamo in noi. Davanti abbiamo moglie e marito con il figlio che non avrà nemmeno un anno. Come tutti i bambini, era bellino e simpatico. Ogni tanto si affacciava fra i sedili per giocare con noi, diciamo che abbiamo trascorso le ultime ore del viaggio in sua compagnia. Cosa indossano i bambini piccoli? Il famoso pannolino che salva mamma, papà, nonni, zii e amici dai vari incidenti di percorso che il bimbo deve ancora imparare a gestire. Per noi è scontato, non c’è nemmeno da sottolinearlo quando un bambino indossa il pannolino. Ma non è uguale per tutti. Durante la mia permanenza, ho avuto più di qualche occasione di incontrare, sia per strada che in metro, bambini che camminano tranquillamente senza 83 pannolino. Vi chiederete come faccio a saperlo e la risposta è semplice. Molti di loro indossano delle tutine o comunque dei vestiti che hanno un’apertura proprio nel posto dove dovrebbe funzionare il pannolino e non è un difetto di fabbrica, è proprio così, fatto appositamente per permettere ai bambini di fare i propri bisogni senza doverseli portare dietro. Ne ho visti tanti di sederini all’aria. Addirittura un bambino, nel bel mezzo della Stazione Centrale di Shanghai, all’interno, con tanto di marmo per terra, non ha perso tempo ad accovacciarsi e fare la pipì. Noi eravamo incredule, ci aspettavamo che la mamma come minimo lo sgridasse, di solito qui funziona così. Niente affatto. Loro hanno continuato il loro cammino, la pipì è rimasta lì e la gente, che ce n’era tanta, tranquillamente ci camminava sopra con tanto di valigia al seguito. Ripeto che stiamo parlando di un luogo chiuso. Comunque ritorniamo al nostro viaggio in treno. Arrivate a Shanghai, prendiamo il trolley e la mia amica prende la sua borsa a tracolla che durante il viaggio aveva sistemato sotto il sedile dei passeggeri avanti a noi, dove era seduto il bambino quindi. La borsa era bagnata, abbiamo pensato subito che poteva esserci una bottiglietta d’acqua che si era aperta, ma di quest’ultima non ce n’era nemmeno l’ombra. È stato un 84 attimo, uno sguardo al bambino uno tra noi ed ecco che l’aroma di pipì che veniva dalla borsa iniziava a sentirsi. Ebbene si, il colpevole era proprio il bambino, anche lui dotato di una bella tutina celeste con la sua immancabile presa d’aria. La borsa è stata fatta arrivare a casa a debita distanza e lavata un paio di volte in lavatrice. Io non potevo smettere di ridere, la mia amica un po’ meno. Un altro modo di fare, che per noi non rappresenta il massimo della raffinatezza, è il loro sputacchiare in continuazione e in qualsiasi luogo essi si trovino. Ciò che lo rende esclusivo è il suo rumore che fa da accompagnamento o, come ho detto poco fa, funziona da campanello d’allarme, quel rumore che appunto fa il catarro prima di uscire sotto forma di sputo. Ecco, questa è un’altra di quelle cose che se vai e decidi di restare qualche mese, è bene che tu te ne faccia subito una ragione, perché lo vedrai tantissime volte al giorno e più che schivarlo appena senti l’allarme non puoi fare. Certi bei concerti per strada. 85 3.6 Ti invito…ma paghi tu Di solito sto molto attenta ad invitare gente a bere, a cena e così via, dato che, normalmente chi invita è lo stesso che poi salderà il conto, NORMALMENTE. Ma ricordiamoci che ci troviamo nel territorio cinese, dunque, anche in questa situazione vale il detto “ paese che vai usanza che trovi”. Un giorno, la mamma ci ha proposto di andare a fare un giro in una paese fuori Shanghai e per finire la giornata ci avrebbero portate a cena fuori. Beh, carina come idea. Ci prepariamo, tutte e due abbastanza eccitate insomma. La gita inizia, ci portano prima a fare un giro in un Houtlet all’aperto, convinti di portarci in un posto nuovo e soprattutto che qui in Italia, catene di negozi di questo genere non esistessero. Ma non ci hanno messo molto a capire che non era affatto così. Continuiamo il viaggio. Da premettere che in macchina eravamo sette persone, di cui i figli, per mancanza di un posto conforme alla legge, si erano ben sistemati dietro il portabagagli. Un posto un po’ insolito per fare un viaggio, però in mancanza di altro. Dopo tre ore, arriviamo in questo paese. Un paesino, ma forse lo definirei più un villaggio, molto grazioso. Ricorda un po’ la nostra Venezia, in 86 miniatura e meno curata diciamo, ma anche lì si spostavano con una sottospecie di gondole. Facciamo un giretto, c’erano molti negozietti tipici. L’atmosfera era molto diversa da quella di una metropoli come Shanghai. Qui la gente del posto viveva con poco, non esisteva tutto quello che invece, a Shanghai era scontato. Si è fatta ora di cena. Il ristorante lo decide la famiglia e ci fidiamo. Ci sediamo a tavola. Un grande tavolo rotondo sul bordo del fiume. Un’atmosfera molto piacevole. La mamma ci dice che avrebbe ordinato lei anche per noi, in modo da farci assaggiare i piatti tipici di questo posto. Ottima idea. Una a base di verdure e legumi preparati in modo deliziosi devo dire. Addirittura ha ordinato una bottiglia d’aranciata, che teneva sotto custodia perché l’aranciata fa male e un bicchiere è più che sufficiente. Passiamo una bella serata. Arrivato il conto, come previsto, pagano loro. Ripartiamo e in macchina viene il bello. Durante il viaggio era palese che stessero facendo i conti di qualcosa. Arriviamo a casa e ci mostrano un bel foglietto con tanto di somma da restituire sia per il costo del viaggio e, quindi la benzina e sia la quota della cena. Noi siamo rimaste incredule, a bocca aperta. Che non stia scritto da nessuna parte che un ospite non debba mai pagare va bene, ma questa non mi era mai capitata. Addirittura il costo della benzina. Ovviamente, abbiamo restituito tutto ciò che c’era da restituire. Però 87 altro che invito e altro che “vi portiamo a cena fuori”. Credo che qui in Italia, nessuno mai avrebbe il coraggio di fare un gesto simile, lo definiremmo poco elegante. 3.7 La vita di tutti i giorni La vita di questa famigliola a me è sembrata abbastanza semplice. Sono una famiglia benestante, quindi in casa non mancava mai nulla, anche perché una domestica non tutti se la possono permettere. La nonna era in pensione, mentre la mamma era maestra di cinese. Per quanto riguarda i figli invece, quello più piccolino, di circa sette anni, oltre a studiare sempre, praticava nuoto a livello agonistico e tra l’altro era il primo della sua fascia di età della zona. Era bravino insomma. Invece il fratello maggiore, di circa quindici anni, giocava a basket. Qui siamo abituati a vedere ragazzi di quindici anni che escono con gli amici, si divertono, si organizzano insomma, mentre lui non l’ho visto mai in compagnia di un amico e quelle rare volte che l’ho incrociato che stava rientrando mentre io uscivo, stava tornando dagli allenamenti di basket, ma sarà capitato giusto un 88 paio di volte. Non mi ha dato l’impressione di una famiglia che fa molta vita mondana, pur potendoselo permettere. Sulle pareti sono appese delle foto di qualche loro viaggio, ma poco roba. La mamma ci tiene molto all’alimentazione dei figli. Nel salone, dove mangiamo, c’è una sorta di credenza dove è poggiata la televisione, e ci sono varie scatole di cioccolatini, merendine, patatine e diverse caramelle, la maggior parte di queste confezioni sono ancora chiuse. Chi di noi, con una mensola piena di sfizi golosi da mangiare non ne aprirebbe uno al giorno? Il bambino più piccolo specialmente, è molto goloso, ma guai a mangiare una di queste golosità senza prima chiedere il permesso al capo famiglia, la mamma. Ovviamente , quando gli era permesso, il massimo che poteva mangiarne era uno e devo ammettere che non ho mai beccato il bambino di nascosto a mangiare una di queste delizie. Strano da parte di un bambino. L’estate in cui sono andata, combaciava con le Olimpiadi di Londra. Loro erano impazienti e non vedevano l’ora di vederla e ci hanno chiesto se volevamo guardarla anche noi. Così, il giorno della cerimonia di apertura, che si svolgeva a Londra verso le ventuno e che quindi con il fuso orario in Cina sarebbero state le tre del mattino, ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo svegliati per vederla tutti insieme giù nel salone, come una famiglia. Il figlio più piccolo si era proposto per 89 svegliarci, così a pochi minuti dalle tre, senza che mettessimo la sveglia, il bimbo bussa alla porta e via tutti giù sul divano, compresa la nonna, a vedere la cerimonia di apertura delle Olimpiadi 2012. La mamma intanto era uscita a prendere un po’ di scorte in un negozio aperto h24, tra cui cornetti, patatine, dolcetti vari tutti lì sul tavolo pronti da mangiare. A me e la mia amica non sembrava vero, mangiavamo così poco e quasi sempre le stesse cose che una cosa del genere ci ha fatto brillare gli occhi dalla gioia. Così ci siamo fatti tutti insieme questo spuntino notturno aspettando che sfilasse la Cina e la nostra Bella Italia. Il bambino era così eccitato. Anche io a dire la verità ero felice, era un bel momento che stavo condividendo con delle persone che in realtà non conoscevo e che però in quel momento, così, a quell’ora di notte, tutti vicini sul divano a mangiare di tutto e di più era come se le conoscessi da sempre. Mi sentivo a casa. Sembravamo come una bella famigliola di cui forse l’unica differenza erano solo gli occhi, che volendo, con un po’ di trucco anche quelli possono diventare orientali no? 90 Le giornate passavano, tra lezione, visite di ogni tipo e svago. Una cosa che mi è rimasta molto impressa e che qui non si usa, è il servizio taxi. Non mi riferisco ai classici e moderni taxi che abbiamo anche noi naturalmente. Shanghai per quanto riguarda i trasporti è ben organizzata. Ha ben quattordici linee metro che ti permettono di spostarti abbastanza bene, anche perché per le distanze che offre la Cina, senza un servizio così, sarebbe davvero molto complicato muoversi. Per fortuna che sulle cartine metro, per ogni fermata c’è sia il nome in caratteri che in pinyin, se non fosse stato così credo che sarei rimasta a casa spesso e volentieri. Il servizio metro va a pieno ritmo, un po’ affollato nelle ore di punta. Mentre per quanto riguarda il servizio autobus, posso dirvi che è molto efficiente ma a causa della conoscenza minima della lingua, ne abbiamo fatto veramente poco uso poiché riportavano solo ed esclusivamente fermate in caratteri, dunque era abbastanza complicato cercare di prendere quello giusto. A Shanghai, la sera ,la metro se non ricordo male chiudeva per le 22:30, un orario un po’ fastidioso che non ti permette di poter organizzare grandi serate se non con altri mezzi. Proprio per questo motivo, spesso si faceva tardi, tra amici e locali quindi l’unica alternativa era il taxi, che per carità, non costava molto, anzi, direi niente in confronto alle tariffe dei nostri taxi, ma se lo inizi a prendere tutte le sere, beh, 91 diventa una spesa anche quello. Avete presente quei carretti che si usavano una volta, simili ai risciò che troviamo nelle grandi città o anche al mare? Beh diciamo che sono veramente molto simili. La differenza con il risciò è che, mentre questo lo guidi tu, questo carretto/taxi è effettivamente un taxi forse un po’ antico, alla mano ed economico direi. Erano ovunque, all’uscita della metro, fuori dai locali e nelle strade più dinamiche, tu gli mostravi la zona sulla cartina e via con il carretto. A dire la verità, non era un mezzo così sicuro però, diciamo che dovevi reggerti un po’, specie alle curve e persino al sorpasso di qualche macchina, mmmh, come dire, tremava un po’. Di sicuro però ti godevi un bel panorama, tu e le stelle e, quando eri fortunato avevi una piccola tendina che faceva da sportello altrimenti, come si suol dire, aiutati che Dio ti aiuta. Oltre al carretto, potevi scegliere di andare in moto. Il prezzo anche qui era basso, erano guidate da uomini, più e meno giovani, ma onestamente, essendo una ragazza, non mi sono fidata a salire in moto, uno perché con tutto quello che si sente oggi sfido chiunque a salire su una moto di uno sconosciuto che alle tre di notte ti riporta a casa e poi, tra un carretto che più di 50 km/h credo non facesse e una moto credo che sia molto più sicuro il 92 carretto. Ogni giorno c’era da ridere su qualcosa, proprio per questo, quando mi capita di raccontare questo viaggio, ripeto sempre che le risate di cuore che mi sono fatta in questi cinquanta giorni non me le sono mai fatte in nessun altra occasione. Era un continuo ridere su tutto, perché in ogni istante della giornata, per ogni cosa da fare c’era sempre questa lingua che noi non parlavamo e non immaginate le tarantelle. Mi ricordo una volta per trovare un bagno in un centro commerciale ci abbiamo messo così tanto tempo per capire le indicazioni di una commessa che ad un certo punto anche la commessa ha iniziato a ridere. Così come in casa. Come vi ho già spiegato, noi e i cinesi abbiamo delle abitudini abbastanza diverse. Ad esempio per loro fare un ruttino a tavolo, che poi non è uno, ma è una serie che si ripete ogni qualche minuto, è una cosa normale, che non fa meraviglia a nessuno, tanto meno, se lo fa un bambino, si prende un manrovescio dalla mamma. Immaginate quindi una tavola piena di cose da mangiare, tutti seduti, chi mangia e chi chiacchiera e chi appunto nel bel mezzo del silenzio fa un bel ruttino, e magari chi lo fa è proprio la nonna, a voi non verrebbe da ridere? Certo, ma la risata si rafforza ancora di più quando ti chiedono perché stai ridendo, visto che per loro non è successo niente. 93 Conclusione Sono stati dei giorni pieni e intensi, esattamente cinquanta giorni. Ammetto che oltre a tutte queste risate qualche volta mi è capitato anche di buttarmi giù per qualsiasi motivo che, a tutta questa distanza spesso sembrava diventare un problema insormontabile. Ci sono dei momenti in cui, proprio per le troppo cose che ci distinguono, vorresti rifare i bagagli e andartene, alcune cose non le concepisci, altre non le sopporti e altre ti rifiuti proprio di capirle per quanto esse possano risultarti assurde. Questo viaggio però mi è servito a molto. Prima cosa, in due mesi sono riuscita a fare dei grandi progressi con la lingua che appena arrivata non immaginavo di poter raggiungere e, questo mi ha fatto capire che anche l’impresa che ci sembra più ardua da realizzare, alla fine non è poi così irrealizzabile. In più, ho avuto la possibilità, anzi, forse più che possibilità la chiamerei fortuna o addirittura privilegio, di stare a contatto ventiquattro ore su ventiquattro con una famiglia cinese che mi ha accolto in casa non come un’estranea e per di più che viene dall’altra parte del mondo, ma come un membro della famiglia. Sono riusciti a farmi sentire a casa, in 94 un posto in cui forse, tra tutte le sensazioni che puoi provare, quella di sentirti a casa è sicuramente tra le ultime possibilità. È stata un’ottima opportunità per migliorare la lingua e conoscere la cultura cinese per quello che davvero è, all’interno delle mura domestiche. Siamo diversi ma non per questo non dobbiamo conoscerci. E così questi sono un esempio dei cinesi in Italia, di quei cinesi che ogni giorno vedete passare silenziosi tra di loro, o quelli che vedete costantemente seduti nello loro sedioline dei loro negozietti trova tutto. Abbiamo visto due studentesse di passaggio nel nostro Paese, un ragazzo nato e cresciuto qui, la zia e la nonna che non parlano l’italiano nemmeno a pagarle e infine la signora dal nome segreto in un negozietto colmo di roba. Storie diverse ma che hanno in comune lo stesso obiettivo, quello di migliorare e tornare vincenti nel proprio paese di origine. Dicono che l’Italia è bella ma che non si sentono perfettamente integrati per via dei vari ostacoli come il più complicato che è la lingua. Si sentono giudicati di rubare il lavoro agli italiani e guardati con diffidenza a causa dei pregiudizi che, in un mondo che noi riteniamo superiore, hanno ancora modo di sopravvivere e di mantenere le distanze. Dall’altro lato c’è l’esperienza di una ragazza, quale sono io, che ha tutta l’intenzione di tornare in Cina per continuare a studiare la lingua e grazie alla sua 95 curiosità e spirito di adattamento di sfatare altri pregiudizi frutto più della fantasia che di altro che continuano a mantenerci lontani gli uni dagli altri. Arrivederci al mio prossimo viaggio…. Qualche giorno fa, una delle studentesse cinesi che ha contribuito a mettermi in contatto con altri della sua comunità, mi ha lasciato un messaggio nella mia posta elettronica: “Mi ha fatto molto piacere sapere che tu abbia deciso di laurearti con una tesi sull’immigrazione cinese in Italia e, di conseguenza, che abbia dato voce agli immigrati di prima e seconda generazione. Gli immigrati cinesi sono considerati 96 molto laboriosi e operosi ma anche molto silenziosi, che non si fanno sentire, visto che hanno poca interazione con la popolazione locale. Dunque risulta veramente difficile la comunicazione, soprattutto con gli immigrati di prima generazione. Come ragazza immigrata di seconda generazione, assumendomi prontamente il compito della comunicazione tra la propria comunità d’origine e quella locale, ritengo che il contributo da parte di persone come Emanuela sia indispensabile per raggiungere e garantire la vera integrazione della comunità cinese in questo paese. 谢谢” . 97 Introduction Today even Italy can be described as a multi-ethnic culture, with an increasing number of people arriving from all over the world whose customs and traditions collide with ours on an everyday basis. Unfortunately though, these so called collisions often cause social and education difficulties that can manifest either in the workplace or even just in everyday life. Such problems necessitate the use of cultural and linguistic mediators, but what exactly does a mediator do? A mediator helps immigrants integrate successfully into our society, they listen to them and, after a careful evaluation, help find a solution to satisfy any need they may have such as accommodation. By attending a linguistic mediation course, I had the opportunity to “play” mediator and use the skills acquired during my three year languages course to finally understand the Chinese culture. While you study a language, it is important to learn and try to understand a bit more about that specific population and this is partly why I chose to learn Chinese and write my dissertation on it. After starting Chinese, I realized just how little information we actually have about this country and so my only option was to try and establish some kind of contact with them, which was hard enough. The Chinese are stereotyped as being very reserved 98 people who don’t like strangers and prefer to mind their own business and I admit that’s partly why I was so nervous about having to ask them for interviews, I had no idea what to expect. Some didn’t even let me finish my sentence before saying no, others shooed me out as soon as they realized that I wasn’t there to purchase anything and others only agreed to talk to me if it remained anonymous. Fortunately, after striking out more than once, I found a handful of people who were more than happy to talk to me and answer my questions and so I began developing my thesis and preparing all the questions I wanted to ask. They answered most of my questions calmly, others rather fleetingly but at the end of every conversation I had learned a little more and soon had enough to write a whole thesis on. 99 Work The presence of the Chinese in Italy has increased exponentially, concurring with the great economic development that China has been experiencing since the early 90s. However, the Chinese continue to remain distant from us. Perhaps our biased fantasies and prejudices are the cause? Do they stay away on purpose or are we the ones keeping them at arms length, choosing to believe in rumours and hearsay rather than facts and evidence? After so many years it’s hardly uncommon to walk past a Chinese person in the street or go into one of their many shops, where you can find almost anything. Even so, the relationship between the Italians and the Chinese is still quite tense and communication is still very limited, even though the Chinese make up almost 0,5% of the population. The biggest Chinese community in Italy can be found in the city of Prato, where the first buddhist temple on Italian soil was built in 2009 and where the Chinese make up 10% of the total population. To help them successfully integrate into society, the city has even started using bilingual street signs and the banks all have posters and flyers in 100 mandarin. Rome also has a Chinese quarter which sits near the main train station, Termini, and houses all kinds of businesses. In the quarter, which is also called the Esquilino, you can find anything from restaurants to hair salons. 101 Chapter 4 4 The Asian Giant China, or the Chinese Republic, is in eastern Asia and is the most densely populated country on Earth with an astounding 1.35 billion inhabitants. It is currently governed by a communist party and is made up of twenty-two provinces, five regions, four districts and two special administrative regions: Hong Kong and Macao. China is the third largest country on Earth and is so vast that it offers everything from deserts to subtropical forests. Until 1800, the Chinese did not think of themselves as “A civilization” but rather “THE civilization” and defined their country the centre of the world, refusing to believe that there could ever be anything outside of it. So when exactly did they find out they weren’t alone? When did our worlds first collide? 102 4.0 Marco Polo’s Wonderful Adventure Marco Polo, son of the Merchant Niccolò Polo, was born on the 15 th of September 1254 in Venice and had a passion for travel and adventure. It was this love of adventure and his curiosity about eastern lands that convinced his father to allow him to travel with him on his long journey east. They arrived in Beijing three and a half years later, in 1271, and stayed on to explore the country for another seventeen years before leaving in 1288. Upon their arrival, they were greeted by Kubilai Khan, the Emperor, who welcomed them into his court and allowed them to observe their ways of life. Over time, Kubilai grew fond of Marco, so much so that he entrusted him with numerous diplomatic and administrative missions and allowed him to travel with him to even the most remote regions of his empire. After being granted permission to leave, the travellers set sail for Venice, arriving in 1295 after 24 years of absence. 103 4.1 The Million After some time, during one of the countless naval battles that were taking place in the Mediterranean, Marco Polo was captured. During his incarceration, he met Rustichello da Pisa, who transcribed his adventures and thus helped write the book that made him one of the most famous explorers in history: The million. This book inspired the adventures of Christopher Colombus and was fundamental in the making of one of the first ever maps of the world, the Mappamondo by the monk Fra Mauro. 4.2 Between Religion and Philosophy... China, throughout its history, has been the home of various religions but in particular of the so-called “Three Doctrines”: Confucianism, Taoism and Buddhism. Initially, the Chinese weren’t at all interested in religion, preferring to devote themselves to philosophy, which back then dictated every aspect of everyday life. Over time, other beliefs were born, like Confucianism which isn’t actually a religion but a 104 series on moral and philosophical teaching left by Confucius, a sort of manual that told man how to live in order to make the most of life. Confucianism is based on kindness, altruism, justice and compassion and believes that it is within a family setting that a man learns to be genuine and authentic. The child must respect and obey the father; in exchange the father will provide protection and bestow knowledge upon the child, a moral obligation that still exists to this very day. Confucianism also states that: If the Prince and Magistrates promulgate unjust laws, the people are free to rebel and oppose the promulgations by any means necessary. A vulgar man is proud and vain even when he possesses no power whereas the patient, humble and well spoken man is close to perfection. 105 4.3 The Great Helmsman Before proceeding, I think a short introduction is in order. This mysterious nation has been governed by communist parties since 1949, the first of which was led by Mao Zedong, also known as “the Great Helmsman” for his impeccable swimming abilities. Under Mao’s reign, the country was underdeveloped and relied mostly on agriculture, making it vulnerable to any kind of attack from other nations. Mao made it his mission to radically change the country, imposing on the Chinese people one of the harshest dictatorships in the history of man. In order to bring the country up to speed, Mao abolished wages, banned the ownership of private property and promoted the nationalisation of banks and industries. Over time, the communist party succeeded in transforming China from prey to predator, making it one of the most powerful and densely populated communist states in the world. After Mao died in 1976, Deng Xiaping became Chinas new leader. After a series of economic reforms, which included the liberalization of the Chinese market to foreign companies, and after countless failures the country started to rebel. In fact, in 1989, Beijing was filled 106 to the brim with students protesting and asking for democratic reforms. The situation got so bad that the government intervened, sending armed tanks into the heart of the protest and killing thousands of students. 4.4 The first arrivals... The Chinese population in Italy first started to appear in the 1930s but was contained and fairly small until the end of the Second World War. They initially settled in Milan, selling ties and suits either door to door or on the street, but soon moved on to other cities such as Bologna, Torino and finally Rome. The population didn’t increase much until the 1950s, when they started welcoming and inviting family members to Italy after having established themselves and settled, opening and working in restaurants, shops and even markets. Such was the flow of immigrants arriving on Italian territory that new laws were introduced, permitting the registration and legalization of even those in clandestine conditions. This was achieved through amnesties, which allowed the Chinese to legally settle on Italian territory and 107 subsequently led to an accord between the two governments which intensified financial cooperation between Italy and the Chinese republic. All was well until a few years later when a new law was introduced which only allowed the legalization of illegal and legal immigrants if they were employed by someone excluding any kind of self employment. 4.5 Prejudices “The Chinese are everywhere, they are a closed group and don’t try to learn our language or integrate themselves in any way into our society. They come to Italy, make their money, and then leave. They also eat and cook everything and anything, they are all identical and they never die. This is just one example of the prejudices we have when it comes to China and the Chinese in general. We judge even though we know next to nothing about them or their culture. So who exactly are they? How many of them are there? Where do they come from and what do they do? 108 “Have you ever seen a Chinese funeral? They all look the same to me! They come to our country, steal our jobs and don’t even pay tax!” These are just a few of the rumours and prejudices we ALL have and have all said at least once in our life. 4.6 Where do they come from?! Most of the Chinese people that come to Italy are from the Zhejiang province, which is just south of Shanghai and on the west coast of China. It is one of the most dynamic and economically developed regions in China, renowned for its landscapes and natural resources. So why, if Zhejiang is so developed, do they come here? I assure you, there is a logical explanation. We automatically assume that when someone moves to another country it’s because their homeland is in some kind of difficulty or that they are poor but this is where the Chinese stand out. They don’t move abroad to escape from a catastrophic financial situation but to improve their own financial situation, to work. It can almost be described as a business trip. 109 The citizens of Zhejiang speak their own language, or rather one of the 292 dialects that exist in China, but the official Chinese language is mandarin. If we try for one second to forget and put aside all the prejudices and get to know them, we can not only learn more about them but also see for ourselves that they aren’t so different after all and aren’t the “aliens” they’re made out to be. 110 Chapter 5 5 Jingjing and Ze Mu After asking around the university, some friends of mine introduced me to two girls who were more than happy to sit down and have an open conversation with me. We decided to meet for the first time in Piazza Flaminio, in front of Burger King and Jingjing was already there when I arrived. As we wait for Ze to arrive we start talking and she tells me that she’s 27, from Najing and married but that her husband lives and works in Shanghai. After a few minutes, Ze arrives and our little “interview” can finally begin. Ze on the other hand is 25 and comes from Beijing. Both girls chose Italy because in 2007 the Marco Polo project, whose main objective was to increase the number of Chinese students in Italian universities, was approved. “My parents actually wanted me to go to a French university, because they thought that French was far more useful than Italian but, for financial reasons, they agreed to let me come to Italy”, says Jingjing. This phrase takes me a bit by surprise; the Chinese think that Italy is cheap? Given the situation, maybe we’re the ones who have too many vices and allow ourselves 111 too many luxuries even when we should be trying to save our money? They both admit that, when they first arrived in Italy, making friends was far from easy. We must admit, we do have a lot of prejudices when it comes to foreigner, especially if the foreigner in question is Chinese. So what is their biggest problem when they come to Italy? Is it the food, the climate? No, it’s the language. Even though both girls studied for months before starting university! After all, the two languages are completely different, with different accents, sounds etc...And after all the problems I had communicating when I went to China, I can relate. They then go on to tell me what they think about the way we Italians study and that we prefer to study in groups whereas in China the universities are very different from ours and are more similar to American colleges. They are much bigger, better organised and offer more services. They are actually more like small cities with everything from accommodation for every student to cinemas and supermarkets! Maybe that’s why the younger generations from other countries become independent so fast. 112 5.0 Any excuse for a break.... While we chat, Ze turns to me and says, “Before I left China, everyone kept telling me that the Italians were lazy but when I got here I actually changed my mind and now I think that you are actually very careful workers!” Unfortunately, the compliments don’t last and I’m brought back down to earth by JingJing : “You Italians are never on time, not even for lectures!” She then tells me that we are a very creative nation that loves life but that by loving life so much we lose our focus and thus our capability to concentrate on just one thing. “One time, a group of us decided to get together and study at a friend’s house. We decided to meet at 9 o’clock the next day and, since I’m a very punctual person who hates being even a minute late, I arrived at 8:50 whilst everyone else showed up at twenty past nine and even then, between coffee and small talk, we started studying at 11. After not even an hour of studying it was time for a lunch break, then after the lunch break it was time for coffee, then it was time for a cigarette. You Italians always find an excuse to waste time or do something else!” I can’t really argue, after all small talk is almost vital for us and these habit, idioms and ways of thinking are what set us apart and distinguish these two cultures. 113 5.1 Dog meat or horse meat? Both girls love Rome but agree that life is much slower paced here than it is in China. “When I go home to China, I write down all the things I need to do that day and I do them all. Here in Italy I’m lucky if I get two things done, the post office alone takes up an entire morning and the buses are like you guys, always late”. She has a way of saying it that doesn’t sound offensive in the least, and I find myself not only nodding but actually agreeing with her. It seems to me that Jing has understood everything about Italy and its inhabitants and so I can’t help but ask them if they have ever heard false statements or rumours about their country, after all there are hundreds to choose from. “Yes, I have” says Jing, “and it makes me really angry when people talk about us and our country when they don’t know the first thing about China. They have never even been there, they don’t personally know any Chinese people and yet they treat us like outsiders and say that China is polluted and a dangerous place to live in when it’s not. It’s true that China is growing rapidly and unfortunately this does cause a certain degree of pollution but it’s only for a few days a year, and in those few days the government encourages people to stay indoors! I would also like to point out that 114 China offers more opportunities and support for young people who are looking for work; in fact, I have lots of Italian friends who have gone to work in China.” How the tables have turned, until a few years ago, the Chinese saw Italy as a place where they could go to earn good money and find fortune but now we’re the ones thinking about leaving and going elsewhere and China seems to be one of the most popular destinations. In fact, according to recent studies, the Italian population in China has more than tripled over the last few years. While we continue chatting, Jingjing orders an orange juice whilst Ze is hungry and opts for a slice of pizza. Jing, a little indignantly, asks me: “Why do Italians think we’re only good at taking photographs? When my friend visited me in China I said to her, now it’s your turn to take photos! You also think that we’re all short, but if you came to China you would see that’s not true.” I can’t help but laugh, especially since I’m not quite sure what to say, after all I used to think the same thing. Thankfully, Ze intervenes and debunks one of the greatest Chinese mysteries. “A friend from university asked me if it’s true that we eat dogs, it is true but for us it’s completely normal. It’s not like we eat pets or just any dog, there is a special kind of dog that is bred 115 specifically and even then, it’s not an everyday thing. You find it absurd that we eat dogs and we find it disgusting that you eat horse meat, but we don’t call you cruel or judge you. The way we see it, a horse is more faithful than a dog, we went to war on horses not on dogs.” So there you have it, to each his own. So what do these two young ladies do in their free time? In Italy there’s plenty for a 20 year old to do, we love shopping, and going to the cinema, meeting up in bars...nothing that takes too much effort. Ze and Jingjing however, have very different lives. They have so much to study that they rarely have time to go out or relax but when they do they prefer to attend events organised by the university or even just stay home and watch TV but both are in bed by midnight. “Lately I’ve not been going out with my university friends much,” says Ze, “because they go out too late and go home too late, whereas I prefer to go to bed early.” Jing adds, “We’re different from Italian girls, for example, if we go out we won’t drink unless there’s someone there we really trust, we know how to stay safe.” This last statement shocks me a little; it almost seems to berate young girls who drink without thinking of the consequences. This is the only part of our long conversation that made me feel a little bit angry, we may be a little more trusting and yes, maybe we are a little less responsible than other 116 women from other countries but it’s not that we don’t know how to protect ourselves, we just do it differently. Another thing that Ze and Jing have noticed is that our values are very different from theirs. In China, family is everything and respect and obedience are fundamental, they are the foundations a family is built on. Sons and daughters live everyday in the knowledge that later on in life it will be their responsibility to take care of their mothers and fathers, as they have cared for them. In a society like ours, where everyone is so caught up in material assets, things like family and love have been replaced with technology. We prefer to talk to someone on Whatsapp or Facebook and not even look at the person sitting across from us at the dinner table. The sad truth is that it is hard to find someone these days that puts family first. Of course, we can’t talk about family and values without talking about love. Jing tells me that she doesn’t like Italian men at all. “They’re too immature, like they think they’re still teenagers. We want to get married before we turn thirty; they start thinking about it in their 40’s.” Jing adds that she thinks that Chinese men are also more faithful than Italian men, “I am here in Italy and my husband is in Shanghai, we haven’t seen each other in 3 months and we’re fine, we 117 have no problems. Three years is a long time to be away from someone you love but it’s not impossible. Whereas for the Italians it’s a big problem. Two of my friends split up after she moved to Florence. I couldn’t believe it when I heard the news.” Ze, on the other hand, says that living in Italy has made her see things differently, “I’m 25 years old and I really should start thinking about getting married, finding a job and starting a family but I just feel like I’m still too young. I still have university to finish and I want to have a job before I get married.” Jing intervenes and says that Ze only feels that way because she hasn’t met the right person yet but it may also have something to do with the fact that meeting men, especially Chinese men, isn’t easy, especially since there are more females than males here in Italy. There’s also a tendency to judge people purely on their physical appearance here, whereas the Chinese prefer to judge someone only after they’ve had a chance to really know them. They go on to tell me that Christmas is very different for them too. “The Italians,” says Ze, “on New Year’s Eve go out with their friends, go dancing, eat out...we prefer to stay home with our families. The adults cook whilst we clean and decorate the house, preparing it for a new year and thus a new beginning. In the days that follow we are always busy visiting family and catching up with people we haven’t 118 seen in a while.” I notice that Ze has finished her pizza and so I decide to ask about Chinese cuisine and food in general, what they prefer to cook and eat, if they like to go out to restaurants etc. Ze tells me that she’s actually not that big a fan of cooking and often opts for readymade meals but that she loves spaghetti with clams and seafood risotto whereas Jing, who shares a house with other Chinese students, eats a lot of Chinese food at home but likes our food too, especially our ice cream and cakes. Since we’re on the subject of food, I decide to solve yet another Chinese mystery and ask why we hardly ever see overweight Chinese people. They explain that there are overweight people in China but, due to their diet and the kinds of food they eat, there are far less than anywhere else. Another reason may be that they eat at different times, in Italy dinner is usually served at about eight o’clock while in China they prefer to eat earlier so that they have time to digest and don’t go to bed feeling bloated. They also don’t eat cheese, they seldom eat bread and almost everything they eat is full of vegetables and therefore healthier. It’s almost comical to think about an Italian dinner table without cheese or bread, or a plate of pasta without parmesan! We move on to the subject of health and medicines, Ze says that we depend too much on tablets and syrups, even for the smallest of things 119 while the Chinese prefer homeopathic remedies, made up of plants and herbs. For example, Jing tells me that when she has a sore stomach or menstrual pains she drinks a mix of hot water, ginger and red sugar which has an immediate effect or when she has a sore throat she eats a boiled pear and then drinks the water it was cooked in as well. I have to say that she has a point, everyone has a kind of mini pharmacy in their handbag in case of period pains, coughs or cuts but it’s easier to carry a painkiller or a plaster around in your bag than a boiled pear! We’re girls, and we’re in Italy, the home of fashion so it’s impossible not to talk about clothes, shoes, brands and trends. Ze and Jing tell me that they both love Italian style and so do their parents, “I often go shopping in Via Condotti, I love Tod’s and so whenever there’s a sale on I go shopping,” says Ze. Jing tells me that, unlike Ze, she’s not a big fan of labels and spending huge amounts of money on herself but doesn’t hesitate when it’s a present for someone she loves, like her parents. “I once bought a bag for my father from ‘The Bridge’ but he didn’t like it, so I bought him a Prada bag instead and he loved it,” says Jing. Wow, I can’t even look at a shop window in Via Condotti, never mind buy a Prada bag. 120 It’s getting late now, we’ve been talking for hours and the girls have a lesson to go to, so we say our goodbyes and they tell me that if I need anything then all I have to do is call them. I walk away after three hours of talking, feeling like I’ve learned a bit more about this fascinating country and its inhabitants and maybe they aren’t as reserved and antisocial as we think. 5.2 The Esquilino Family When my fellow students heard that my dissertation was on the integration of the Chinese in our society I had people volunteering to tell me all about their experiences and stories and even their family’s history. Like Marco, for example, who is 21 and was born and raised in Rome. After exchanging numbers, we decided to meet at his apartment in the Esquilino, a part of the city that is full of Chinese shops and restaurants, a sort of Roman Chinatown if you will. There are tiny shops everywhere you look and the only Italian one stands out so much that it makes me laugh. I arrive at 14.15 as planned and ring the doorbell, the door opens and I find myself face to face with a small 121 woman who doesn’t speak much Italian but introduces herself as Marco’s aunt. For the first few minutes I find myself nodding and pretending to understand everything she says while she prepares Marco’s lunch, rice with tomato sauce. Huh...maybe Marco’s more Italian than Chinese after all. Looking around, I notice that the apartment is sparsely furnished and doesn’t really feel like a home at all, it’s almost as if the family that lives there is just passing through. Marco arrives after about ten minutes and breaks the ice by talking about his family and where they’re originally from, Wenzhou, a city about 300 km south of Shanghai whose economy depends mainly on the investments made by its citizen in other countries. Marco’s aunt tells me that it wasn’t always like that and that it has grown rapidly over the last few decades, with Ferraris and expensive sports cars everywhere you look. When I ask about his parents, Marco tells me that they are in China, in Wenzhou, where his father has a clothes shop and his mother is retired. I can’t help but ask if it bothers him at all that his parents are so far away and he replies that he’s used to it and doesn’t mind at all, it’s strange and sad to think that he’s so far from home but he assures me that his mother visits whenever she can so it’s fine. When asked if he feels more Italian or Chinese, Marco tells me that he loves Italy and fits in perfectly with all his Italian 122 friends and classmates but that sometimes he feels more Chinese, like when people ask him how to make fried ice cream or if he can write their name in Chinese and, surprisingly, when it comes to food. “I don’t really like fettuccine or gnocchi, but carbonara is ok,” he says jokingly. I can’t help but smile when I think about what would happen if my grandmother heard him! Time passes and I ask him what he thinks the Chinese are like here in Italy and he responds that the younger generations are much lazier than the older ones. “We take everything they give us for granted, even though they worked hard to earn it and give us a better life and future,” he says, “but it’s not all bad, there have been some other changes too. For example, arranged marriages are almost a thing of the past. I can be with whoever I want, as long as I bear in mind my family’s requirements, obviously they have to like her as well. Luckily my parents are very open minded, their only condition is that I finish school first. In China it’s important to have some kind of qualification, it not only helps you live a better life and earn more money but people don’t judge you as much either.” I then ask him what he thinks about Italians in general and he tells me that we take great pride in our relationships but that we put too much effort into the wrong ones, favouring friends over family. “There is one thing I really admire about you Italians though; if someone gets 123 hurt in the street, every passer by stops to help and see if he or she is ok. In China, everybody is in such a hurry that they just walk on by and don’t even bother to look or ask if everything’s ok.” Sadly, though it is a lovely statement, I don’t agree at all. There may still be this kind of mentality in smaller cities and towns but in places like Rome or Naples, where it’s dangerous to look people in the eye, it’s become a rarity and people prefer to mind their own business and not risk talking to stranger. I turn my attention to his aunt, Lìzhang, who arrived in Italy 8 years ago and has two daughters who live in China with their aunt. She says she came to Italy because it’s a beautiful country and that they treat women and children better here too. Her only problem is that she doesn’t feel like she fits in but goes on to say that it’s not because of the way she’s treated but because she hasn’t learned Italian yet. Marco tells me that he tries to help her by watching Italian television with her but that it’s not working very well. Talk about stating the obvious! 124 5.3 An International Grandmother Marco’s grandmother is 78 years old and comes from a large family who used to own a factory that produced paper, kitchen roll and toilet paper. Back then China was a very poor country, the houses were equipped with only the bare necessities; there was no electricity and the only heat in the winter came from blankets. She worked in the factory until she got married, after that she became a housewife and dedicated herself to being a wife and mother. She was only 40 years old when her daughter got married and moved to Holland. She tells me all about how she lived with her daughter for a few years and how much she loved Holland. “It was lovely, the streets were cleaner and it was safer too. I liked it better than I like Italy!” I ask her why she moved here if she liked Holland so much and she explains to me that it’s very unusual to live with one’s daughter after marriage because it’s almost as if the daughter is given to another family, and so she had no other choice but to move here. It’s December and so I ask them what they have planned for Christmas and whether or not they’re religious, both answer that they’re Christians and that they will spend most of Christmas day in 125 church because in China that is what they do on Christmas day, devote themselves to prayer. That’s not the only difference though; as I look around I notice that there are no decorations, no lights, and no nativity scene. They tell me that decorations and presents aren’t important to them and that it’s more of a religious celebration, they spend most of the day in church and then with their families playing “mah-jong”. I ask Marco’s grandmother if she minds me asking about her country and her culture and she says that she doesn’t mind at all, that it’s nice that people are interested in other cultures. “I wish more young people would try to understand us instead of judging us and believing in silly rumours. I mean, it’s only natural that we’re different but that doesn’t mean that you have to shut us out”, she says. Her words cut like a knife, it’s true, we do shut them out. We continue to think of them as a closed community, that don’t interact with us but they let me into their house, they treated me like I was part of the family, they asked me to stay for dinner and they even gave me an orange in case I got hungry on the way home. Marco’s grandmother could very well be Italian, she must have asked me to stay for dinner at least five times and insisted I take something to eat with me. Unfortunately, our conversation ends here and it’s time to say goodbye. 126 5.4 The Zenodossio Family I leave and head for Via Zenodossio, where I have another interview with a young couple who own a shop there. I arrive and the first thing I notice is that it’s freezing inside the shop and very, very cluttered. I’m greeted with a smile and, after wedging myself between two cardboard boxes, we start chatting; she tells me she prefers to remain anonymous but that she’s 33 and from Beijing. She arrived in Italy in 2001 and travelled a lot before finally settling in Rome with her husband, they didn’t have much money so she started working in her friend’s shop where she stayed for five years before deciding to open her own. “I like Beijing but, like every city, it has its flaws. There’s too much traffic, and there are even two days a year where you can’t go outside because of the air pollution! When I came to Italy, I couldn’t speak Italian and so I spent most of my free time with my Chinese friends and didn’t actually bother to think about the Italians, I didn’t even know there was a crisis but now that I know the language and I understand people better all I hear are bad things, negativity. People come into the shop talking about how they have lost their jobs and have had to go back to living with their parents, or about how they have to help bring up their grandchildren because one job isn’t enough 127 to raise and support a family. Maybe I was better off when I couldn’t understand anything and thought that everything was ok!” She says it jokingly but you can tell that deep down she feels saddened and maybe even sorry for us, I think about the things she must hear every day and I am left speechless. She then goes on to tell me that she would love to return to China but wants her son to finish school first and learn Italian properly, she also tells me how important her son’s education is to her and how the first few days of school were for him. “People always have something to ask me and the caretaker at the school was no exception. She asked me if we had one of those “little shops”, why you never see an old Chinese person etc.” She also wants to make sure that her son acknowledges his heritage and the fact that he is Chinese, because it’s important to her and her family. When I ask her if Chinese husbands help out around the house, she laughs and says that she prefers to do it herself because her husband makes too much of a mess. Well, at least we have that in common , even Chinese men are hopeless at home. “I have to admit that at first I didn’t even like Italian food, but after a while i got used to it and now i love any kind of pasta and any kind of dessert with ricotta cheese in it! The only things I don’t like are pizza and coffee”. She says it very nonchalantly but I am dumbfounded, it 128 just seems impossible for someone not to like pizza. It’s even more preposterous for someone not to like coffee, I mean, how many coffees does the average Italian consume in one day? Three? Four? It’s not just a drink for us, it’s an excuse to chat, take a break and not study or work too hard. We all seem to think that the Chinese are all rich, that they open shops, make their money and leave. “We aren’t thieves, we work hard and we’re fast. We’re not rich but we don’t beg for our money, we earn it”. She also points out that the Chinese live off what they earn and adapt based on how much they earn whereas other cultures don’t care how much they earn, all they care about is having a certain kind of lifestyle, even if it means getting into debt. I can’t really argue, especially when all you hear is people complaining about having to work. But we tend to forget the fact that life is anything but easy for them, they only close on Sundays and even then they have so much to do that actual “free time” is a rarity. 129 5.5 Time to say goodbye Unfortunately, our conversation reaches its end and I have to say that, even though the shop is freezing and she is a very reserved person and tends to steer clear of certain topics, it has been a fascinating experience and not entirely unpleasant, we even had some laughs! They lead a very simple life, where every little counts and there’s no time for fun or hobbies, just work and family and it hurts to think that such a life would almost be an embarrassment for an Italian. We would be ashamed to say that we got by with just the bare necessities, we would be furious if we couldn’t buy the latest smartphone or go out on a Saturday night and this definitely gives me plenty to think about on the journey home. I embarked on this journey expecting to find out the differences between the two cultures and learn new things, but not this many things! I thought it would just be small things like food or clothes but it’s finally starting to hit me; we couldn’t be more different. 130 Chapter 6 6 The world’s beauty is in its diversity Everyone is different; everyone has different habits, tastes, beliefs...so it’s almost preposterous to expect two nations such as Italy and China to be similar. We eat with knives and forks whereas they use chopsticks, we can’t go without bread and they can’t live without rice, how can we judge a nation for being so different when we ourselves are different?! When I heard that there was an opportunity to go to Shanghai for two months, I was the first to sign up. In the beginning there were 30 of us, but by the time the departure date came about there were only two of us! Whereas most saw it as two months away from the comforts of home, away from their families, in a far off land where they knew nobody, I saw it as a once in a lifetime opportunity, A chance to learn more about the language I was studying, to see the country with my own eyes. We left Italy with hardly any information, all we knew was that we would be living with a Chinese family but we had never met them before, we didn’t even know their names! All we could do on the flight was go over the phrases we would need to survive the first few 131 days but it wasn’t long before we realised that studying a language in Italy and speaking the language in China were two different things. People couldn’t understand us and even getting a taxi from the airport felt like mission impossible, we didn’t talk for the entire 45 minute journey. When we arrived at the house, the whole family was waiting for us outside, even the housekeeper. We had dinner with them that night, the table was covered with every kind of food you can imagine and it was all delicious, there were spring rolls, dumplings and lots of vegetables. The house was in a lovely neighbourhood that was an hour away from the from the city centre but even then we were never bored, two blocks away there was a street market that sold everything from mobile phones to meat. They don’t see foreigners very often and you stand out even more if you have curly hair, it’s completely alien to them and they can’t help but point you out to their children or stare when they see you passing. Whenever we entered a shop or supermarket they would all stop and stare and I’ll never forget that time that we went to Beijing and a couple stopped us and asked if their daughter could take a photo with us! To improve our Chinese, we signed up for a course at the Hutong School, where the lessons were entirely in Chinese and I was pleased to see that we weren’t the only ones there, in fact there were Australians, Americans and even 132 Russians. During the day we were just like any other tourist, we visited temples and famous monuments, but we would always spend a couple of hours a day studying and brushing up on our Chinese. At night, after we’d finished our “homework”, we would get dressed and head out for dinner or even just a drink. One of the best things about Shanghai is that there’s always something to eat or do no matter what your budget and even 5 euro can get you a half decent meal. The first time we went to a restaurant was the night after our arrival and it was a complete and utter disaster! We decided to go out to a small restaurant not far from the house that from the outside actually looked quite nice. We arrived and were seated at a small table, however, when the waiter brought us the menu we were both left speechless. Not only was it entirely in Chinese with no translation whatsoever, there weren’t even any pictures! Not quite sure what to do, we just started pointing at random items and hoping for the best. After a while, the waiter arrived with two dishes, one of which was filled to the brim with a kind of brown spaghetti topped with a very rich sauce and the other which contained some kind of strange soup. It didn’t even look appetizing and so we both started looking around the restaurant, frantically looking for a solution. When we saw a man at a nearby table with a bowl of plain rice, we just started pointing like two 133 crazy people. Luckily, the waiter understood but we were both so embarrassed!! We laughed all the way home and still laugh about it to this very day. We had only been studying Chinese for a year before we left and so every experience was traumatic and even everyday things like grocery shopping were problematic, we finally perfected our Chinese enough to buy water and crackers but even then it was difficult. The only upshot is that I came back to Italy a lot thinner than when I left! 6.0 The most expensive tea of my life... Making friends is hard, but it becomes ten times harder when you don’t even speak the language so when three young Chinese people stopped us and asked us to take their photo, we were more than happy to oblige. Little did I know that the photo would cost me almost 80 euro. After the photo, we got chatting and eventually decided to go and have some tea in a small tea room not far from where we were, after all we didn’t have anything planned for that day. We were greeted at the door by a woman who seated us at a small table covered 134 in various teapots and lots of tiny cups that looked almost like shot glasses. We tried lots of different teas and learned about all the rituals that go with them; for example, if you wished for money you had to touch your head before drinking, if you wished for health you had to touch your stomach and so on and so forth. We had a great time chatting and taking photos of each other but after about ten “cups” of tea we decided that it was time to leave and so we asked for the bill. One look at the bill and my head started to spin a bit, 80 euro?! I tried dividing it and adding it up but I couldn’t make sense of it at all. How could such little cups of tea, the size of shot glasses, cost so much?!! In the end, we didn’t have that much money with us so we had to be escorted to the closest bank by a member of the staff and withdraw money! All I could think about was how I was going to tell my parents, after all, I don’t even like tea! So the moral of the story is: be careful what you drink in China and beware of the tea! 135 6.1 A very thoughtful grandmother... The grandmother of the family we were living with was about seventy years old but so sprightly and young at heart that you could hardly tell. She was really nice to us, she always made sure our room was clean, that we’d eaten...it was almost as if she was our grandmother! Like all the older generations, she spoke in dialect and even though our Chinese was improving, it was impossible to understand her. She didn’t seem to notice and every morning at breakfast she would sit with us and talk to us as if we were part of the family, she would even saunter in while I was cooking and try to give me tips or look over my shoulder while I was studying and correct my notes! She worried a lot about our health as well and whenever we went out for a walk in the sun she would be there, trying to shade us with her little umbrella. Even when we decided to sunbathe on the terrace she would fuss and tell us to get back inside and so I decided to ask what the problem was, after all, where I come from, not having a tan in August is almost illegal! The grandmother explains to me that, in China, tanned people are seen as poor because it means that they work outside whereas rich people are pale because they work indoors. In Italy, we see a tanned person and automatically assume that he or she has been on holiday 136 and therefore must be well off, in China it’s the opposite. Pale skin is coveted in China and the women take great care not to spend too much time in the sun, shading themselves with umbrellas and even gloves. 6.2 A curious family... Who said the Chinese aren’t nosy people?! Every time I called my family on Skype they were there, strategically positioned in such a way that they could see but not be seen. They would sit and ask questions such as “Why is he so chubby?” or “What happened to his hair?!” So there not only nosy, they’re also a little obnoxious sometimes too! They even asked me what my parents did for a living and how much they earned! 137 6.3 The Mysterious Room... The Chinese are very mysterious people and their houses are no different. The first thing we noticed when we arrived was the door on the ground floor, just to the right of the front door, that was always closed and which we were forbidden to enter. Everyday, the family would spend hours on end in that room, only coming out to eat or run errands. The only way we could see into the room was by sneaking peeks anytime we walked past and even then we could never see much, from what we saw there was a small table, a desk with a computer on it and sheets on the floor. We were told that, if we ever needed anything, we were to knock but not open the door . To this day, we’re still not 100% sure what the room was, I suppose it must have been some kind of hobby room or study. 138 6.4 Different country, different customs Every country has its own customs, if you go to Paris you see baguettes everywhere, if you go to London and don’t go to the pub after work you’re weird, and what about if you go to China? Just imagine how many customs there are in a country that big! One of the most disgusting things I seen during my stay in China was that everyone spits, no matter where they are. All you can do is try and dodge it. Another thing that I remember vividly is the time we took the high velocity train to Beijing. The journey home took five hours and, after an exhausting race to catch the train, me and my friend spent the first two in silence, trying to recover. After a while, we started to relax and noticed that the child in the seat in front of us was looking at us, and so we spent the second half of the journey making silly faces and sticking our tongues out. I am relieved to see that he’s wearing a nappy, unlike most Chinese infants whose parents don’t use nappies. I’m suppose you’re wondering how I know this? I can tell you one thing, I seen my share of baby bottoms in those two months. It isn’t 139 unusual to see toddlers or small children doing their business in the middle of the street! Another thing that I found absurd was that, in Italy, if someone asks you out to dinner or for a drink, it’s usually because he or she is paying, but not in China. One day, the mother of the family asked if we would like to go and visit a small village just outside of Shanghai and then go out to a restaurant for dinner, we accepted and began our 3 hour journey. We arrived in a small village that at first glance reminded me of Venice, there were people moving around on little boats and the atmosphere was so calm and peaceful, not at all like the hustle and bustle of Shanghai. After a walk around town, it was time for dinner and we let the family choose the restaurant and even order for us, it really was a lovely evening and the food was delicious. They pay the bill and we head back home, but something wasn’t quite right and it didn’t take a genius to figure out that they were adding something up on the way home. We arrive home and are incredulous when they hand us a small piece of paper with how much we owed them for the dinner and the petrol on it, so much for inviting us to dinner! 140 6.5 Everyday life... The family I stayed with in Shanghai was quite well off and lead a fairly simple life, the grandmother was retired and the mother taught Chinese at a local school. The two sons studied hard and when they weren’t studying they were training for some kind of sport. The younger son, who was 7, was a swimmer and even competed in local meets and tournaments whereas the older son, who was 15, was a basketball player and hardly ever went out with friends. 15 year olds here already have their scooters and their pocket money and are hardly ever home, whereas for this 15 year old life was all work and no play, he only left the house to go to training and even then he came straight home afterwards. Their diet is very strict as well, they have a sort of sideboard in the living room where the TV is and inside there are all kinds of chocolate bars and cakes but even the youngest son must ask permission before eating anything and he was only ever allowed to choose one thing. One of my fondest memories of my stay in Shanghai is the night we all sat down together like a family and watched the opening ceremony of the Olympics. That year the Olympics were in London and 141 therefore the opening ceremony was at three am in China, so we all decided to go to bed early and then meet back in the living room to watch the ceremony. At about 2:55am the youngest son came knocking and we all got out of bed and went downstairs where the mother had laid out all kinds of cakes, snacks and drinks for us. It was a rare event and the children were over the moon, we all enjoyed our “midnight snack” and watched while China and Italy were introduced. I found myself almost glowing, in that moment I really felt as if I was back home. Even though I was on a couch, in the middle of the night, with people I barely knew, I felt happy. After that night, time just seemed to fly. Our days were filled with lessons, tours and travel and we were never without something to do. One of the best things about Shanghai is the public transport, there are 14 subway lines, countless buses and hundreds of taxis so getting around is no trouble at all. My two month stay in China really was life changing and I still, to this day, cannot talk about it without laughing. We had so many adventures and learned so many things that it seems like we were there for years and I still find myself laughing to myself when I think about the things I saw on an everyday basis. For example, did you 142 know that burping at the dinner table is normal for them whereas here it’s considered bad manners?! I still remember that one time that we were at the table having lunch and the old grandmother burped so loud that I burst out laughing! It wasn’t all rainbows and butterflies though, I was still away from home for fifty days and there were times that I just wanted to snap my fingers and be back home. I would get upset and turn the smallest of problems into a full blown emotional breakdown, I would get homesick and just want to pack up and leave. It was a very intense experience. On the bright side, my Chinese has never been better and I can now say that, after living with them 24/7, I have a better understanding of the Chinese and how they live and I will never stop thanking that family for making me feel at home even when I was thousands of miles away from home. We are completely different, but maybe that’s better after all. 143 Introducción A pesar de ser una de las comunidades extranjeras más pobladas de Italia, las relaciones entre los italianos y chinos siguen siendo limitadas. En los últimos tiempos, la inmigración china en territorio italiano se ha convertido en uno de los debates más arduos. Se han trasladado de Milán a Florencia, llegando a Roma. El barrio de Esquilino, es donde la mayoría de ellos se han establecido, trabajando, abriendo restaurantes y tiendas a precios muy competitivos. 144 Capítulo 7 7 El gigante asiático China, oficialmente la República Popular de China es un estado soberano situado en el este de Asia. Es el país más poblado del mundo. La RPC es un estado gobernado por el Partido Comunista. Ejerce jurisdicción sobre 22 provincias, cinco regiones autónomas, cuatro municipalidades directamente controladas (Pekín, Tianjin, Shanghai y Chongqing), y dos regiones administrativas especiales principalmente autónomas (Hong Kong y Macao). China es el tercer país más grande del mundo, por esta razón los paisajes cambias visiblemente. Este país, tuvo una historia filosófica y cultural como cualquier país occidental. Durante muchos años, los chinos estaban convencidos de ser los únicos en el mundo. Pero ... cuando nos dimos cuenta el uno del otro? 145 7.0 Marco Polo Marco Polo era un viajero veneciano. Su deseo de viajar hacia Oriente, condujo a su padre y a su tío a enfrentar un viaje hacia el Este. Sólo después de tres años y medio llegaron a Pekín donde fueron acogidos en la corte. Aquí, Marco, fue comisionado para llevar a cabo las tareas principales, tanto diplomáticas y administrativas. Después de diecisiete años, Marco, su padre y su tío empezaron a sentir nostalgia y regresaron a Venecia. Un poco más tarde, Marco fue encarcelado y es en la cárcel, donde dictó a su compañero de celda lo que luego se convirtió en la obra que le hizo tan famoso, El Millon, que tuvo un gran éxito. 7.1 Entre la religión y la filosofía En primer lugar, tenemos que decir que, uno de los errores más grandes es considerar el confucianismo una religión.Por más de dos mil años, Confucio prevaleció sobre la vida ética, política y religiosa de China. Su forma de pensar fue un auténtico punto de referencia. 146 Todo se basa sobre el concepto de benevolencia comparable con el concepto de amor. Según Confucio, el primer contexto en el cual el hombre aprende a ser auténtico es la familia, donde el niño tiene que respetar y apoyar a su padre en su edad avanzada, mientras que el padre le ofrece protección y contribuye a que crezca. 7.2 Prejucios En Italia, los primeros chinos empezaron a llegar durante los años treinta y la situación se mantuvo estacionaria hasta los años cincuenta. Su número aumentó como consecuencia de las leyes de inmigración que les permitieron ajustar sus términos. La situación volvió a cambiar con la entrada en vigor del Decreto Dini 223, lo que permitió la regularización de los inmigrantes ilegales sólo para el trabajo subordinado. Pero ¿quiénes son los chinos? ¿Cuántos son? De dónde vienen? ¿Qué hacen? ¿Alguna vez has visto un funeral chino? Es verdad que se comen a los perros? Nosotros decimos tantas cosas sobre ellos. Vamos a empezar diciendo que la mayoría de ellos provienen de la misma zona, de Zhejiang. Esta es una de las zonas 147 más dinámicas y económicamente desarrollada de China, también muy conocida por sus paisajes y recursos naturales. Según los últimos datos, podemos afirmar que no llegan a nuestro país para escapar de una situación difícil, sino para mejorar su condición económica. Sólo si intentamos poner a un lado todos estos prejucios realizaremos que no son tan raros como creemos 7.3 Jingjing y Ze Mu A través de amigos de amigos entré en contacto con ellas. Nos encontramos frente al Burger King en Piazzale Flaminio. Jingjing tiene 27 años y está casada, pero su marido no está aquí en Italia con ella, trabaja en Shanghai. Mientras Ze tiene 25 años y viene de Beijing. Ambas están estudiando arquitectura. Empezamos a hablar de varios temas,por ejemplo me subrayan que las universidades chinas son mejores y más organizadas. Son más grandes y ofrecen más servicios que las nuestras. . Mientras charlamos, Jingjing me dice un gran defecto de los italianos. "Ustedes llegan siempre tarde, incluso a las clases"! "No son capaz de concentrarse bien en la misma cosa! 148 siempre tienen una excusa para descansar, café, cigarrillo, luego el almuerzo y otra vez, desde el café al cigarrillo, etc. Le pregunté si alguna vez habían oído algo sobre los chinos. Me hiciera una lista. Me preguntaron porqué ustedes nos juzgan por comer carne de perro mientras que ustedes comen carne de caballo y nadie les dice nada. Ze añade que para ellos es absurdo que comamos carne de caballo pero, no nos etiquetan como despiadados. Me explicaron que ellos no comen el perro que tienen en su jardín y que hay algunas razas específicas para ser comidas y , también añadieron que el caballo para ellos es mucho más que un animal y que lo consideran un amigo muy cercano al hombre. A las dos les gusta mucho la cocina italiana, sobre todo espaguetis con almejas, arroz con mariscos, la pizza y el delicioso helado italiano, muy a menudo compran los alimentos preparados. Mientras hablamos de comida, me acuerdo de otro gran misterio ¿ Porqué nunca se ve a un chino gordo? Contestaron diciendo que es gracias a la alimentación . En primer lugar,cenan temprano, alrededor de las seis de la tarde, y esto permite que digieran antes de acostarse. Además, la dieta china no incluye queso, pero gran cantidad de verduras. En cuanto a la salud, Ze me señaló que tomamos demasiado medicamentos y, a veces por razones fútiles.Tambien en este caso hay grandes diferencias entre nosotros y ellos. Aún hoy, 149 muchos chinos no usan la medicina occidental y se curan a sí mismos con la medicina tradicional china basada en hierbas y plantas. Para el dolor de estómago, dolor de garganta, dolor de cabeza o cualquier otro síntoma, los chinos utilizan siempre métodos naturales. Charlamos mucho,pero es el momento de irnos. 7.4 La familia del barrio chino Aquí, vamos a conocer a otras personas con historias completamente diferentes de las anteriores. Marcos tiene 21 años, nació y creció en Roma. Nos conocemos ya porque estudiamos chino en la misma Universidad. Así como el italiano y el chino habla también Inglés, español y alemán. Marco vive en el Esquilino, el barrio romano invadido por todo tipo de empresas chinas. Nos encontramos en su casa. Se siente perfectamente integrado y de hecho, casi todos sus amigos son italianos, no obastante no le gustan ni la lasaña, ni ñoquis ni tampoco los tallarines. Una vez en casa, lo primero que noto es que se trata de una casa con pocos muebles. Los padres de Marco viven en China y el aquí vive junto a su abuela y a su tía. Su tía se llama 150 Lìzhang y viene de Zhejiang, precisamente de Wenzhou, al sur de Shanghai. Vive en Italia desde hace 8 años y con las pocas palabras italianas que conoce intenta explicarme que no está casada legalmente y que su esposo trabaja en Roma. También tiene dos hijas, una de dos años y la otra de siete, que actualmente están en China con la tía. Una de las razones por las cuales le gusta mucho Italia es porque hay mucho más respeto por las mujeres embarazadas. Pero también admite que ella no se siente integrada para nada y eso es porque no ha aprendido una sola palabra de italiano, de hecho no tiene ni siquiera una amiga italiana para tomar un café. Aunque ella no hable italiano, me dice que le gusta mucho nuestra comida y por eso cuando se va a comer a un reastaurante italiano sabe como hacerse entender. Su abuela es una señora muy alegre y sonriente. Está muy intrigada por mi cuaderno de chino, tan intrigada que lo hojea página por página y a decir la verdad, encuentra también algunos errores. Así como nuestras abuelas, ella también nació en casa. Nunca fue a la esculea y cuando y cuando él tenía diez años empezó a trabajar en la pequeña fábrica de propiedad familiar. Tiene unos recuerdos muy vagos de su infancia. Me cuenta que China, durante esos años era muy pobre y que las casas tenían lo esencial, pero, sin embargo, su familia, gracias a su fábrica de propiedad familiar era más afortunada de los campesinos. También 151 tenían un pequeño huerto, pero no rapresentaba la fuente principal de la familia. Trabajó en la fábrica hasta que se casó con un matrimonio arreglado. Mientras charlamos me pregunta si quiero cenar aquí con ellos, pero desgraciadamente no puedo. ¡ Qué pena! Nos quedamos solas un momento y qué hace? Empieza a cantar. Intento imitarla, pero no es para nada fácil.Me confiesa ser muy feliz cuando un extranjero y, especialmente un occidental se interese a la cultura china, porque significa que no es verdad que todos los miran come las personas que sólo quieren engañar y robar empleos. 7.5 La tienda de calle Zenodossio Estoy en zona Pigneto, un barrio habitado por diversas nacionalidades. Hoy me espera una joven pareja que tiene una tienda aquí. La tienda está llena de cosas: cargadores para teléfonos móviles, auriculares para escuchar música, etc. Acabo de llegar e inmediatamente comprender quién soy y lo he venido a hacer. Ella se muestra inmediatamente muy amable conmigo. Pero, hay una cosa que tengo que decir, mientras que el tiempo pasa mi nariz se convierte en un cubito de hielo y mis manos se vuelven púrpura. Hace mucho frío. 152 Creo que estoy hablando con unas de esas familias donde la regla principal es que los calentadores no sirven. Ella tiene treinta y tres años pero prefiere no decirme su nombre, es de Pekín y llegó a Italia en el año 2001. Antes de llegar a Roma vivió varias ciudades como Venecia donde, trabajaba como camarera en un restaurante chino. Esta ciudad ha significado mucho para ella, ya que es aquí donde conoció a su actual esposo. Me cuenta que en Cina estudiaba en la Universidad y que nunca terminó sus estudios. Ella ama Pekín pero, como en todas las ciudades, también allí hay más de un problema. Por ejemplo, en Pekín existe el problema del tráfico, hay demasiados coches que circulan, cortan muchos árboles y desaparecen enteras zonas verdes. Me dijo algo que os hará pensar mucho. “Los primeros años yo hablaba muy poco italiano y por eso, la mayoría de mi tiempo lo pasaba con amigos chinos, pero ahora que hablo italiano bastante bien , me doy cuenta de que la vida de los italianos no es tan perfecta como yo pensaba. Hay gente que no tiene trabajo y que no tiene bastante dinero para comer hasta el final del mes. Quizás era mejor cuando yo no entendía nada!”. ¿Cómo puedo contradecirla? Sigue hablando y me dice que se dio cuenta que tal vez, aquí, hay muchos más problemas que en China y que se iría inmediatamente, pero no puede porque quiere esperar a que el niño termine sus estudios. Para la madre es 153 muy importante la educación del niño y sobre todo quiere que su hijo se sienta más chino que italiano. Su hijo habla chino muy bien. A los dos, marido y mujer, les gusta mucho Italia y están locos por nuestra comida, en particular por los espaguetis con cualquier tipo de condimento, carne de cerdo y postres con requesón, pero el problema es, que a ella no le gusta la pizza. Pero ¿cómo puede ser eso? Y tampoco le gusta el café, tiene un sabor muy fuerte. Los italianos piensan que los chinos son todos ricos y estafadores, pero me dice que no es así. Tampoco son una de esas comunidades de inmigrantes que va mendigando por las calles. Esta comunidad come y vive de lo que gana con el trabajo. Abandonan su país para trabajar más duro, pero su vida aquí no es tan perfecta. Su tienda está cerrada los domingos solamente, y cuando deciden que pueden salir de casa se van al parque a tomar el sol. No le gusta mucho la vida que llevan aquí ya que no hace más que trabajar. De hecho, de la boca de esta madre china no he oído una sola palabra como, por ejemplo, ir de compras, centro comercial, peluquería y esteticista. Nuestra conversación se acaba aquí, ya es tarde y tengo que irme. 154 Capítulo 8 8 Una experiencia interesante El mundo es bello porque varía. A la hora de partir, están todos listos con las maletas en la mano. Pero, nadie sabe explicar porqué, si la destinación es China, la situación cambia totalmente. No vamos a la guerra, ni en misión, no se arriesga la vida no es más que un viaje para aprender más sobre esta cultura. Pero esto, a la mayoría de la gente le da miedo. Yo por curiosidad, para mejorar el idioma y para hacer un viaje fuera de lo normal partí. Estaba feliz, emocionada, pero al mismo tiempo, también estaba agitada y preocupada. Simplemente sabía que me iba a Shangai a vivir con una familia, pero no sabía quiénes eran, nunca nos habíamos puesto en contacto. Sin duda, mi experiencia no es comparable a la de los chinos que trabajan aquí, pero tuve la oportunidad de observalos. Ese día, estaba toda la familia que me esperaba. Era una villa de tres plantas en una zona controlada las veinticuatro horas del día y yo tenía una habitación grande con una cama doble. La primera noche me invitaron a cenar con ellos. En la mesa había un montón de cosas buenas para comer. El barrio donde vivía era muy lindo, estaba lleno de fruteros, supermercados, algunas 155 pequeñas tiendas de ropa y telefonía. En el barrio no se veían tantos occidentales y cada vez que salía todos me miraban come si fuera un extraterrestre. Para estudiar el idioma me inscribí en un curso de chino. Durante las clases conocí a otros estudiantes de diversos lugares del mundo, como Estados Unidos, Australia, Rusia y otros países, muchas veces salíamos juntos. 8.0 Una familia curiosa La abuela era una señora de unos setenta años, alegra y vivaz que inmediatamente se mostró muy atenta conmigo. Con frecuencia se sentaba a mi lado y me hablaba, pero a pesar de mis esfuerzos no entendia nada . Tengo que reconocer que también los chinos son muy curiosos, tan curiosos que a fin de saber lo que quieren te preguntan cosas bastante personales. También cuando hablaba con mi familia en vídeo llamada, especialmente la madre y la abuela solían sentarse detrás de mí para observar bien las personas con quienes hablaba. Por ejemplo, mientras hablaba con mi madre, la abuela me preguntaba muchas cosas, como por ejemplo la edad de mi madre, pero la 156 pregunta más rara fue cuando me preguntó cómo era posible de que mi madre todavía no tuviera ni una sola cana. Le expliqué que desde hace muchos años existen los tintes para cabellos, marrón, negro, rojo, rubio, azul, púrpura. Otra pregunta muy discreta fue “ ¿ De cuanto es el salario de tus padres? ”. Yo reía, pero era verdaderamente entrometida! 8.1 Allá donde fueres, haz como vieres En París pasean por las calles con el baguette sin envoltura, sin nada, en Londres si cuando has terminado de trabajar no vas a tomar un par de cervezas eres un desahuciado, en Andalucía no puedes cenar antes de las diez, y que pasa en China? ¿ A quién no le gustan los niños? Durante mi estancia tuve más de una oportunidad de encontrar niños y por el momento no hay nada de raro, si no fuera por el hecho de que caminan, juegan y corren sin pañal. Un accesorio esencial para ellos y para la seguridad de los que los rodean. Muchos de ellos usan monos que tienen una abertura precisamente en lugar donde debería funcionar el pañal y esto no es un defecto de fabricación, está hecho 157 intencionalmente para permitir a los niños de hacer sus necesidades fisiologicas en cualcquier lugar. Otra cosa, que para nosotros no es la máxima sofisticación es escupir en el suelo constanetemente y dondequiera que se encuentren. Lo que lo hace único es su ruido y cuando lo escuches,escapa por favor. Esta es una de esas cosas que si vas a China y decides quedarte es bueno que la sepas. Generalmente tengo mucho cuidado en invitar gente a cenar y a beber,ya que normalmente quien invita es el que paga la cuenta, pero les aseguro que no es así para todo el mundo. Un día la familia me invitó a dar un paseo y luego a cenar con ellos. Fuimos por las tiendas y luego fuimos a un pequeño pueblo. Un pueblo muy bonito que me recordaba Venecia, si bien en miniatura y mucho menos lujos. Había muchas tiendas tipicas y una atmósfera muy diferente rispecto a una metrópolis como Shanghai, aquí la gente vivía con poco y no había todo el bienestar que estamos acostumbrados a tener. Es hora de comer. Seleccionamos el restaurante donde queriamos comer, nos sentamos a la mesa y me dijeron que ordenarian por mi a fin de que pudiera gustar a todos los platos típicos de la zona. Una deliciosa cena con verduras y legumbres típicas de este lugar. Pedimos la cuenta y tal como se esperaba me ofrecen la cena. Durante el viaje de vuelta, era evidente que estaban haciendo las cuentas de algo. Una vez a casa,con 158 desenvoltura me mostraron una especie de recibo con el importe que tenia que devorver por la cena y por la gasolina. Me quedé incrédula, asombrada. Pienso que en Italia nadie se atrevería a hacer un gesto así, sería poco elegante. 8.2 Vida diaria La vida de esta familia me pareció bastante simple, era una familia rica y en casa no faltaba nada. La abuela estaba jubilada mientras que la madre era profesora. En cuanto a los niños, el más pequeño tenía unos siete años y además de estudiar practicaba la natación a nivel competitivo, en cambio el hermano mayor, que tenía quince años jugaba a baloncesto. Aquí solemos ver a chico de quince años que salen y se divierten con los amigos, mientras que yo a él nunca lo ví en compañía de un amigo. No hacía más que estudiar. No me dieron la impresión de una familia que hace mucho vida social. Una cosa que me impresionó mucho y que aquí no se utiliza, es el servicio de taxi. Naturalmente no estoy hablando de los taxis moderno que vemos habitualmente. En materia de transporte Shanghai está bien 159 organizada, tiene catorce líneas de metro que permiten moverse bastante bien. Con respecto al servicio de autobuses puedo decir que es muy eficiente, pero lo utilicé poco porque las paradas estaban escritas solamente en caracteres chinos y era difícil tomar el autobús correcto. El metro por la noche cerraba a las diez y media, una hora un poco incómoda que no te permite organizar muchas cosas. Por esta razón a veces la única manera de regresar a casa era el taxi, que no cuesta mucho pero si lo tomas todas las noches se convierte en gasto. ¿ Se acuerdan de esos carritos que se utilizaban hace mucho tiempo? Estaban por todas partes, a la salida del metro, fuera de los bares y por todas las calles más transitadas, yo le mostraba la zona de mi casa en el mapa y el carrito partía. En realidad , no era un transporte tan seguro, había que mantener el equilibrio, especialmente en las curvas. Sin embargo, disfrutabas de una vista preciosa, tú y las estrellas. Además del carro, había motos que eran muy baratas, que estaban conducidas por los hombres y que nunca tomé. Cada día había algo para reír, así que cuando me pongo a contar este viaje siempre digo que me divertí mucho. Por ejemplo, para ellos hacer un pequeño eructo mientras comen es una cosa normal. Imagínense una mesa llena de comida, donde todos están sentados ,hay quien come , quien habla 160 y quein en pleno silencio hace un bonito eructo, usted no se divertería? 8.3 Mi experiencia en china termina aquí Fueron cincuenta días intensos. Este viaje me ayudó mucho en varias cosas. En primer lugar, en dos meses fui capaz de progresar con el idioma, que no me creia de lograrlo, y esto me hizo darme cuenta de que, aun la empresa más difícil no es tan inalcanzable. Además tuve la suerte de estar todo el día en contacto con una familia china que me recibió en su casa no como un extraño que vive en lo otro lado del mundo, sino como un miembro de la familia. Fue una excelente oportunidad para mejorar el idioma y descubrir la cultura china por lo que realmente es. 161 Conclusión Estos son una serie de ejemplos de personas de naccionalidad china que viven en Italia, de esas personas silenciosas que diaramente encontramos en las calles. Vimos dos estudiantes que estudian en nuestro país, un chico que nació y creció aquí, una tía y una abuela que no hablan ni una palabra de italiano y por último una mujer en una tienda llena de cosas. Historias diferentes que comparten el mismo objetivo, el lo de mejorar y volver victoriosos a su país de origen. No se sienten integrados y se sienten juzgados por robar empleo a los italianos. Por otro lado, tenemos la experiencia de una chica que tiene la intención de volver a China para seguir estudiando el idioma y para romper los prejuicios que siguen manteniendonos alejados los unos de los otros. 162 Un mensaje inesperado Hace pocos días, una chica china que me ayudó a ponerme en contacto con otras personas de su comunidad me dejó un mensaje en mi correo electrónico: “ Me alegro de que te hayas decidido de graduarte con una tesis sobre la inmigración china en Italia. Los inmigrantes chinos se consideran muy trabajadores y laboriosos, pero también muy silenciosos. Así que es realmente difícil la comunicación y como inmigrante chica segunda generación creo que la contribución de la gente como usted sea esencial para lograr y asegurar la verdadera integración de la comunidad china en este país. 谢谢 163 Bibliografia (s.d.). Tratto da Sistemi e Culture: http://www.click.vi.it/ Confalonieri, M. (A cura di). (1960). La meravigliosa avventura di Marco Polo. Milano: Enciclopedia per Ragazzi. De Sio Cesari, G. (2010). Breve Storia della Filosofia Cinese. Tratto da Leonardo: http://cronologia.leonardo.it Lionello, L. (1990). Religioni e Filosofia in Cina (Vol. Popoli nel Mondo CINA). Novara: Istituto Geografico De Agostini. Oursana, S. (2013). Vi faccio conoscere i cinesi d’Italia. Tratto da Italiani più: www.italianipiu.it Rai Storia. (s.d.). Tratto da Rai Storia: http://www.raistoria.it/ Selena. (1988). Polo, Marco. (Selena, A cura di) Milano: European Book Spa. doi:Selena, La Nuova Enciclopedia, (1988), .« Polo, Marco », Milano, European Book Spa, pp 7023-7024. Sonia, M. (2014). Identikit dei cinesi in Italia. Tratto da Agichina24: http://www.agichina24.it/ Sonia, M. (2014). Identikit dei cinesi in Italia. Tratto da Agichina24. Wikipedia. (2013). Wikipedia, l'enciclopedia libera. Tratto da Cina : www.wikipedia.it 164 Ringraziamenti La persona che merita i miei più grandi e sinceri ringraziamenti sei tu. Ora ti starai chiedendo : “ Perché proprio a me?” Sei mia sorella prima di tutto. Siamo due persone del tutto opposte, così diverse che a volte inizio a credere che, sotto la storiella del “pigiamino giallo sulla montagna” ci sia realmente qualcosa di vero. A parte gli scherzi, se sono arrivata anche io fin qui credo che sia stato anche un po’ merito tuo: hai sempre portato a termine ogni obiettivo ti si presentasse davanti, e per di più, sempre con ottimi risultati; senza rendertene conto mi hai stimolato, incoraggiato e anche fatto capire che con un po’ di impegno si possono raggiungere grandi risultati. Il mio obiettivo l’ho raggiunto, sicuramente non con lo stesso successo, ma, voglio dire, una secchiona in famiglia basta e avanza no?! Grazie Daddina PS: sarà anche vero che campo cento anni, ma è anche vero che sfiorare la lode quasi in tutto non è da sottovalutare! Un grazie più che meritato va anche ai miei genitori, che oltre ad avermi permesso tutto questo, hanno anche capito il segreto per andare d’accordo con me durante questo percorso: fare poche domande, BRAVI! Infine ci sono io. Ammetto di non essere mai stata una tipa troppo dedita allo studio matto e disperato, ma se oggi sono qui è anche e direi ,soprattutto, grazie a me. Quasi mi stupisco. BRAVA MANU! 165 Grazie a tutti coloro che si sono prestati alle mie interviste e, anche a chi semplicemente mi ha messo in contatto con le varie generazioni cinesi presenti in Italia. Emanuela Roma, Marzo 2015