Settimanale d’informazione ANNO LVII- N. 22 www.vocedellavallesina.it euro 1 Jesi, domenica 20 giugno 2010 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi sport Jesi La manifestazione de “L’Amico Atletico” per i campioni di etica 10 di Paola Cocola musica Inaugurazione della rinnovata piazza Federico II, cuore della città di Sbarbati e Colangelo 4,14 cupramontana Le celebrazioni dell’anno pergolesiano a Jesi e a Pozzuoli di Brazzini e Cardinali 2,3 valeria moriconi La comunità festeggia il 50° di ordinazione di don Giovanni di Giovanna Ortolani Un ricordo della Moriconi a cinque anni dalla scomparsa 9 di Franco Cecchini 13 Villa Spada di Filottrano ospita la serata di gala, il 26 giugno. Il ricavato alla Fondazione di don Luigi Un premio ai figli illustri della Vallesina I l Premio Vallesina, iniziativa organizzata dall’associazione Premio Vallesina onlus, presieduta da Gianluca Fioretti, coniuga la solidarietà con la valorizzazione di coloro che, nati nella nostra terra, hanno raggiunto importanti traguardi nei loro settori di lavoro e di studio: così, dall’anno 2002 ad oggi sono stati riscoperti uomini e donne che hanno contribuito in modi diversi alla crescita della società. La partecipazione alla serata sarà l’occasione per conoscere meglio i premiati, la Vallesina, ascoltare della buona musica, divertirsi ed essere solidali con la Fondazione Emmaus di don Luigi Carrescia. Il Premio Vallesina propone la cerimonia di premiazione dei vincitori della quinta edizione del “Premio Vallesina” in programma il 26 giugno alle ore 21. La serata di gala è organizzata nella settecentesca villa Spada Lavini di Filottrano. Come ormai è tradizione, l’incasso della serata sarà totalmente devoluto ad una iniziativa di solidarietà particolarmente significativa. Quest’anno il Comitato Esecutivo del “Premio” ha deciso di devolvere la somma a don Luigi Carrescia, nativo all’arpa, Andrea Agostinelli di Santa Maria Nuova, da 17 al violoncello e Andrea Ananni missionario in Brasile. dreani all’oboe; Giovani muAttraverso la “Fondazione sicisti della Scuola MagnifiEmmaùs” finalizzata all’edu- cat di Gerusalemme: Jiries cazione e all’inserimento di Boullata, palestinese greco bambini, adolescenti e adul- ortodosso al pianoforte, Emti, don Luigi Carrescia sta manuel Mntzagnian, armecostruendo a Monte Gordo, no al pianoforte, Abib Sabuna località rurale molto bara, palestinese cristiano lontana dai centri abitati, una cattolico al violino, Ghassan scuola per bambini disagiati Qaimari, palestinese muse in grave difficoltà che non sulmano al violino, David possono frequentare per le Aslanian, armeno al violino e precarie situazioni economi- Ruthi Amar, israeliana ebrea che e logistiche. al flauto. Renderanno ancoIl “Premio Vallesina” bene- ra più piacevole il Premio, le ficia del Patrocinio del Mi- esibizioni della Compagnia nistero dei Beni e Attività dei Folli e del Gruppo storico Culturali, Regione Marche, “Società dello Stivale di FilotProvincia di Ancona, Con- trano”. solato della Federazione Russa nelle Marche, Ordine I PREMIATI dei Giornalisti delle Marche Giancarlo Aquilanti nasce e Banca Popolare di Anco- a Jesi nel 1959 dove muove na. La serata sarà condotta i suoi primi passi musicada Barbara Capponi e Paolo li. Studia al Conservatorio Notari, entrambi giornalisti di Musica di Pesaro dove Rai. si diploma in Tromba e in Composizione per Musica GLI ARTISTI Corale. Nel 1985 si trasfePrenderanno parte alla sera- risce negli Stati Uniti dove ta gli artisti: Massimo Bubo- continua i suoi studi presso la, ospite d’onore, raffinato la California State Univerautore, poeta e produttore di sity ricevendo un Master in tanti giovani di talento; Luca Composizione magna cum Violini per una lettura tea- laude. Frequenta l’Universitrale; Marco Poeta alla chi- tà di Stanford dove consegue tarra classica con Lucia Galli un dottorato in Composi- Laura Andreotti zione. Nel 1996 inizia la sua carriera come insegnante di Armonia e Composizione. Laura Andreotti 27 anni, abita e lavora a San Paolo in Brasile. Laura ha nel cuore radici che si alimentano ancora dei racconti italiani ascoltati dalla nonna e che finivano sempre con “devi vedere Ancona!”. É stata tra i massimi dirigenti dell’ufficio relazioni nazionali e internazionali di REDE GLOBO, il maggiore network del Brasi- Giancarlo Aquilanti Giulio Lancioni le e di tutta l’America Latina. versità di Nijmegen e all’uniAttualmente svolge la sua at- versità di Leiden in Olanda. tività presso la Thymus Bran- Collabora con università ed ding, una società di consu- esperti stranieri in settori lenza strategica finalizzata al concernenti, tra l’altro, l’aprisveglio e al mantenimento prendimento e le disabilità. della vitalità di una marca. Si è occupato dello svilupGiulio Lancioni, nato a Fi- po dell’attività clinica della lottrano nel 1950, è profes- “Lega del filo d’oro”. È autore sore di psicologia generale, di 430 fra pubblicazioni ed insegna all’Università di Bari articoli su riviste scientifiche. dal 2002. Precedentemen- Premio speciale all’Azienda te, per oltre un ventennio, Lardini di Filottrano. Medaha svolto la sua attività di glia del Presidente della Redocenza e di ricerca all’uni- pubblica all’Azienda Fileni. i biglietti per partecipare alla serata sono disponibili presso la segreteria della associazione premio vallesina in via san giuseppe, 38 tel. 0731. 56762, 340 342234 oppure presso il comune di filottrano Con voto di fiducia il senato ha approvato il discusso progetto sulle intercettazioni telefoniche Dura legge bavaglio o doverosa difesa della privacy? Eccoci ancora una volta di fronte ad un progetto del governo, in discussione da due anni, che determina una profonda spaccatura nel mondo politico e civile. La maggioranza lo sostiene con forza, anche se non manca qualche titubanza di Fini, mentre le minoranze lo ostacolano nelle forme più forti, per quanto il sistema democratico permette. Trattasi della vexata quaestio di porre un limite alle intercettazioni, quelle intercettazioni telefoniche che vengono autorizzate dalla magistratura agli organi preposti all’ordine pubblico per individuare indizi di reati e ottenere prove allo scopo di combattere malavita e abusi di ogni genere condannati dalla legge. Secondo la magistratura il metodo delle intercettazioni, unito ad altri più o meno efficaci, è un metodo molto utile sia contro le mafie sia contro i reati di singoli. Con la normativa vigente le intercettazioni verso un soggetto possono durare anche uno o due anni perché molto spesso l’indagine, grazie proprio al telefono controllato, aiuta a conoscere quanti altri sono invischiati in un certo reato. Invece il progetto governativo riduce drasticamente il tempo di intercettazione a 75 giorni, salvo modestissime proroghe in casi particolari. Inoltre dei loro contenuti i mass-media non potranno pubblicare niente fino alla conclusione delle indagini. Per fare un esempio: il clamoroso atto di corruzione del ministro Scagliola noi l’avremmo completamente ignorato fino alla prima seduta del tribunale. Inoltre viene ridotto di molto l’uso delle “cimici”, che è strumento utilissimo per le prove durante il processo. Fortunatamente non viene posto nessun limite per i reati di mafia e di terrorismo, salvo il fatto che l’inizio delle intercettazioni deve essere giustificato da gravi indizi di reato. Sono previste pene durissime per chi non rispetta la legge: carcere e 10.000 euro per i giornalisti e sanzioni da 300mila a 450mila euro per gli editori. Una legge così rigida, almeno in parte, i giornalisti se la son voluta perché spesso con le intercettazioni ci hanno sollazzato rivelando fatti pruriginosi o di vita privata che non avevano nulla a che vedere con un potenziale reato. Inoltre, con incontrollate notizie poi risultate false, hanno creato ingiuste e gravi accuse verso persone innocenti. Insomma, c’è stato un abuso nell’uso dei con- tenuti delle intercettazioni. Tuttavia mi sembra che se abuso c’è stato, è quello e quello solo che deve essere colpito sia che provenga dal magistrato per voluta filtrazione di qualche curiosità sia che il giornalista si lasci prendere dalla smania di uno scoop. Il fatto che si voglia tenere per anni nel cassetto notizie anche esplosive vuol dire negare il diritto di informazione, il diritto alla conoscenza della vita della nazione. Che poi i tempi delle intercettazioni vengano tanto limitati, fa pensare che il legislatore non tende tanto a reprimere abusi in nome della privacy quanto a limitare gli strumenti di doverose indagini intorno a possibili reati. Un’impressione che è convalidata dal fatto che le penalità sono di una sproporzione incredibile rispetto a tanti altri reati. Insomma, tradurre in così pesanti provvedimenti quello che dovrebbe essere una doverosa informazione depurata, ovviamente, dalle notizie che nulla hanno a che vedere con il potenziale reato, fa pensare che le finalità del progetto siano proprio quelle di soffocare l’informazione per lasciare più libero un qualsiasi manovratore. E poiché è noto che la conoscenza aiuta a ricercare la verità e che la verità è fondamento di libertà, non ci si può scandalizzare se editori, giornalisti, opposizione politica e magistrati tentino una vera e propria ribellione. C’è chi già ha minacciato la disobbedienza civile. Inoltre alcune forze politiche assicurano che promuoveranno il referendum abrogativo. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Voce della Vallesina Cultura e società 20 giugno 2010 Del più e del meno Pergolesi e la principessa di Giuseppe Luconi In questa rubrica, settimane addietro, si è scritto, a più puntate, della vicenda artistica ed umana di Pergolesi. Mi è stata fatta notare una “grave omissione”, quella di non aver detto della vicenda sentimentale avuta dal giovane musicista jesino con Maria Spinelli. Una vicenda che conoscevo, ma che avevo scelto di non raccontare perché affascinante ma inverosimile. Sull’argomento, anche Dario Della Porta, storico della musica, nel suo articolo “G.B. Pergolesi: breve storia di una biografia”, parla dell’amore infelice di Pergolesi con una improbabile Maria Spinelli. amato”. Maria fu di parola: entrò nel convento delle Clarisse. A questo punto la vicenda poteva considerarsi conclusa. E invece, no. L’anno dopo, esattamente l’11 marzo del 1735, le campane della chiesa di Santa Chiara suonarono a morto per “la messa di requie di Maria Spinelli: dirigeva (le musiche) Giovan Battista Pergolesi”. “La povera Maria Spinelli, in sì poco tempo consunta dal dolore, giaceva stecchita sul feretro”. Così scriveva a Jesi il prof. Eugenio Mazzarini, nel febbraio del 1886, tracciando la biografia del compositore jesino. Mazzarini arrivò a A scrivere della vicenda supporre che “il dolore sentimentale del musicista dell’amore contrastato, jesino era stato Francesco le forti emozioni per la Florimo, il musicologo camorte della sua amata” labrese che aveva indiviavessero contribuito duato la casa natale di Peralla prematura fine di golesi in via Fiorenzuola. Pergolesi. Florimo aveva detto di essere venuto a co“Poeti, drammaturghi, romanzieri lavonoscenza di quell’intreccio amoroso attra- rarono di fantasia attorno a questo amore verso “carte private”. Secondo quelle carte, sventurato, vittima dell’inesorabile pregiule cose sarebbe andate così. Come si usava dizio di casta”. Nel 1932 venne realizzato allora, anche a Pergolesi era capitato di in- anche un film - Pergolesi - diretto da Guido segnare musica in più di una casa signorile Brignone e interpretato, nei ruoli principali, di Napoli. Tra queste, casa Spinelli. Maria, da Elio Steiner e Dria Paola, regista e attori la giovane allieva, “non sarebbe rimasta in- tra i più quotati dell’epoca. Nel 1962 anche sensibile alle premure e alle delicate atten- Lello Longhi, con lo stesso titolo, scrisse zioni del giovanissimo maestro”. un dramma in tre atti, nel quale rivive la Maria Spinelli, dunque, innamorata di sofferta relazione tra i due e il momento Pergolesi: lei appartenente all’alta società, cruciale, quando lei comunica all’amato lui reduce dal Conservatorio dei Poveri. che si farà suora: “Nel vostro cuore non ci Troppa differenza. Ed infatti i tre fratelli sarà più posto per me – risponde Pergolesi di lei erano intervenuti per mettere fine a - però voi rimarrete sempre nel mio finché quella relazione. Minacciarono la sorel- non cesserà di battere. E vi cercherò, v’inla: se nel giro di tre giorni non si fosse fi- vocherò rimpiangendo il breve periodo di danzata con un giovane del suo rango che felicità che mi avete dato, quando eravate la corteggiava da tempo,“con le loro spade la mia Maria, la mia principessa”. avrebbero trafitto a morte il maestro di musica Giovan Battista Pergolesi, di lei In realtà, come sottolinea Dario Della amante riamato”. Porta - il Florimo fu “l’unico, tra i musiIl quarto giorno i tre fratelli si presenta- cografi, ad avallare la leggenda dell’amore rono a Maria, che li colse, però, in contro- tra la Spinelli e il musicista jesino”. Molte piede, perché li informò di “aver prescelto le smentite, aggiunge. La più autorevole, a sposo un Essere sublime, poiché il suo quella di Benedetto Croce, che “dimostrò sposo era Iddio”. Maria aveva deciso di l’inesistenza delle fantomatiche carte” alle farsi suora. Ai fratelli chiedeva solo che le quali aveva fatto riferimento Florimo. E venisse concesso che a dirigere le musiche non si era trovata neppure traccia di una della “messa di monacazione” fosse “quel Maria Spinelli nei registri del Comune di maestro di musica che ella aveva cotanto Napoli e del convento di Santa Chiara. Terza edizione de La Festa del Prato Dal 17 al 20 giugno L’iniziativa, al suo terzo anno di programmazione, verrà organizzata dalla nascente associazione “Gli Amici del Prato” in collaborazione con la Pro Loco di Jesi presso la parrocchia della chiesa di San Sebastiano e l’adiacente Giardino del Pero. Le quattro giornate di festa saranno animate da una serie di proposte costruite su un programma già consolidato nelle passate edizioni e che comprenderà balli e musiche popolari, animazioni per bambini, musica da ballo per giovani e ballo liscio, mostra di fotografie d’epoca e del quartiere, dimostrazione della fabbricazione delle corde e delle reti ed esposizioni di artigiani locali. Di particolare importanza sarà la serata inaugurale di giovedì 17 che vedrà dalle ore 20,30 l’esibizione della Corale Pergolesiana centrata sui canti popolari, ed a seguire Anno pergolesiano - Il “Regina della Pace” a Pozzuoli Una memoria rinvigorita Alla luce degli eventi politico-amministrativi in atto a Pozzuoli, la visita del Coro “Regina della Pace” nella città dove il 16 marzo 1736 morì Giovanni Battista Pergolesi, rischia di rimanere l’unico evento musicale puteolano nel terzo centenario della nascita del compositore jesino. Nel gennaio scorso, a dire il vero, a Pozzuoli qualcosa fu fatto nel nome di Pergolesi; nel pomeriggio del giorno 29, il Palazzo Migliaresi nel rione Terra ospitò una parte del Convegno internazionale “Sopra il gusto moderno”, civiltà musicale a Napoli nell’età di Pergolesi. In quell’occasione, però, fior di intellettuali disquisirono sul panorama musicale e teatrale della capitale campana, ma non fu suonata neanche una nota del compositore jesino. Ecco allora che al “Regina della Pace” spetta il merito di aver “cantato” Pergolesi nella città che, per dirla come ha scritto il giornalista Gaetano Lombardi sulle pagine di un quotidiano campano, custodisce “rispettosa memoria del giovane musicista jesino, prematuramente scomparso a Pozzuoli”. Una memoria rinnovata e rinvigorita dal “gemellaggio” tra il gruppo di canto jesino ed il coro polifonico “Exsultate Deo”; le due formazioni, dirette rispettivamente dal M° Diego Pucci e dal M° Davide Troìa, hanno dato vita ad una serata musicale su musiche del ‘700 nella chiesa di S. Antonio, attigua a quello che un tempo era il convento dove il genio musicale jesino spirò ed oggi è carcere femminile. Nel programma del coro jesino, esibitosi dopo aver ascoltato il “Magnificat” di D. Scarlatti, egregiamente eseguito dal coro puteolano, accompagnato all’organo da Luigi Del Prete, figuravano tre brani di W. A. Mozart (Grabmusic, Veni Sancte Spiritus e Laudate Dominum) e un’ampia selezione dello “Stabat Mater”, il capolavoro pergolesiano che molti compositori presero ad esempio per le loro musiche. Una esecuzione che ha fruttato al M° Pucci, ai solisti - Elisabetta Amici, soprano, Valeria Pastore, contralto, Luca Mancini, tenore - e all’organista, Fabiola Frontalini, il convinto applauso del pubblico. A questo omaggio musicale a Pergolesi, “a questo evento così gradito - scrive ancora Lombardi non era presente alcuna istituzione cittadina”, poi, affrontando la questione dei festeggiamenti per il 3° centenario della nascita, si rammarica perché il previsto Pergolesi Festival Pozzuoli, programmato dal 18 giugno al 9 luglio, “è stato rimandato a data da definirsi” proprio a causa del commissariamento del comune di Poz- zuoli. Una cancellazione che il giornalista contesta perché “l’arte e la cultura non sono state commissariate ed andrebbero sostenute dalla politica cittadina”. La visita del coro jesino a Pozzuoli è stata arricchita da alcune interessanti visite nel “Rione Terra”, accolti dalle guide dell’Associazione “Nemea”, all’anfiteatro Flavio e, in fase di rientro a Jesi, nella Solfatara. Sono stati due giorni intensi e ricchi di emozioni che hanno offerto al gruppo jesino l’occasione per gustare la squisita accoglienza ricevuta da tutti gli appassionati di musica, dai bravissimi coristi puteolani e, soprattutto, da Maria Teresa Cataldi, presidente del Coro Polifonico “Exsultate Deo” che è stata costantemente a fianco dei cantori jesini. Un ricordo caro va anche a don Tonino Russo, rettore della chiesa di S. Antonio e cultore della musica pergolesiana. Il coro polifonico “Exsultate Deo” ricambierà la visita il prossimo mese di novembre, quando il “Regina della Pace” organizzerà l’annuale concerto dedicato alla Patrona della musica, Santa Cecilia. s.b. La deposizione di una corona d’alloro di fronte al sarcofago che ricorda G. B. Pergolesi nella chiesa di S. Antonio in via Pergolesi; momenti del concerto eseguito dal coro in onore di Pergolesi. Buon compleanno all’istituto Cuppari In preparazione al 150° una commedia in dialetto jesino interpretata dal “leggendario” Franco Morici in memoria di Lello Longhi. Scopo della rassegna è valorizzare e tenere viva la tradizione del Prato, quartiere storico e caratteristico, mantenendo un taglio “rievocativo” che passa dal lato giovanile e scolastico (la scuola elementare Mazzini ed il concorso canoro de “La Pratolina d’Oro”), a quello sportivo (la parrocchia San Sebastiano e la S.S. Aurora Calcio Jesi) fino ad arrivare all’antico mestiere del Cordaro, in un quartiere che da sempre rimane nell’immaginario cittadino come culla dell’artigianato jesino. Nel 2012 ricorrerà il 150° anniversario della fondazione dell’Istituto “Pietro Cuppari” di Jesi. Quando trent’anni fa, l’allora preside Ivano Carotti con il suo vice, il prof. Vitaliano Cinti, pensarono di organizzare, per il 9 maggio 1982, la manifestazione per celebrare il 120° anniversario dell’Istituto, non avrebbero mai immaginato che il comitato di ex alunni, con a capo il geometra Gianquinto Albanesi, avrebbe organizzato un evento così grande, in cui presero parte oltre quattromila diplomati. Tutto ciò fu possibile grazie al generoso intervento dell’allora Banca Popolare delle province di Ancona e Macerata, della Cassa di Risparmio e del modesto contributo di tutti i partecipanti, omaggiati con una cartella contenente vari opuscoli, un numero speciale di “Jesi e la sua Valle”, il disco con l’Inno dei Cupparini e un annuario di ben 260 pagine relativo alla manifestazione e alla vita dell’Istituto. L’eventuale organizzazione del 150° Anniversario potrebbe essere agevolata prendendo spunto dalla “Cronaca di un evento” del geom. Giorgio Ginesi, riportata nella pubblicazione “120° anniversario di fondazione dell’Istituto-convegno nazionale degli ex”. g.g. Voce della Vallesina anno pergolesiano Scusate il bisticcio (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it CONFONDIBILI NON INTERCAMBIABILI Guarguaglini e Chirichigno Maurizio Lupi e Italo Bocchino la Bellucci e l’Arcuri la Estrada e la Incontrada Elisa e Giorgia Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio la D’Amico e la Perego (strillano tutt’e due) gli Sciti e gli Sciiti i Sanniti e i Sunniti Gallipoli e Ladispoli il fiume Ural e il lago Aral la scolopendra e la salamandra lo scarabeo e lo scarafaggio Quentin Tarantino e Frankestein Jr Monet e Manet Matisse e Magritte il Perugino e il Pinturicchio il Pinturicchio e il Primaticcio il Primaticcio e il Pomarancio (repetita iuvant) COMUNICAZIONE DI SERVIZIO Un lettore – che non deve sostenere gli esami di maturità classica (né lui né alcuno dei suoi parenti od affini) – vorrebbe sapere in quale punto esatto Erodoto parla della famosa messinscena di Pisistrato che, secondo alcuni maligni, potrebbe aver suggerito “l’autoattentato” subito dal tiranno Berlusconi. Si tratta di: ERODOTO, Storie I, 59-64. “SVIOLINATA”… BOVINA Cambio di iniziale… da ruminante Qualche lustro fa, dedicai una mia raccolta di giochi di parole (toh!) a un collega enigmista (molto più titolato di me): Leone da Cagli (nota firma, tra l’altro, della Settimana Enigmistica). Ecco il testo della dedica: A Leone, aduso a emettere lo stentoreo xxxxxxx, Peter Pun l’omaggio dedica del suo flebile yxxxxxx. *** Soluzione del gioco precedente Grosseto - grossetto La Citazione a cura di Riccardo Ceccarelli Tra cristiani e musulmani La chiave del successo della coesistenza tra cristiani e musulmani dipende dal riconoscere la libertà religiosa e i diritti dell’uomo. Dall’Istrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi (“Tempi”, 16 giugno 2010, p. 64). La Pulce La restaurata fonte del Tornabrocco a Jesi, ora già imbrattata dai soliti idioti con scritte in spry nero, porta questo cartello: “Fonte del Tornabrocco e lavatoio. Origini sec XVI d.C.” Menomale quel “dopo Cristo”: c’era davvero pericolo che incauti turisti la scambiassero per manufatto assiro-babilonese. 20 giugno 2010 3 ‘Flaminio’: una commedia in musica, una metafora della vita Con Pergolesi nel labirinto dell’amore C’era attesa per la prima del “Flaminio” che il 4 giugno avrebbe inaugurato al Teatro Studio il Festival di Primavera della Fondazione Pergolesi Spontini. Era stato annunciato un nuovo allestimento, diverso da quello visto sei anni prima nello stesso teatro che offre tuttavia uno spazio molto speciale, non facile da utilizzare. Ci si chiedeva con curiosità come si sarebbe riusciti a realizzare un progetto certamente assai impegnativo. Il dubbio si scioglie già al ro appare come un persoprimo impatto visivo. Si naggio autonomo, un genio entra in un’altra dimensio- bizzarro che muove le sine ancora prima che inizi tuazioni e i sentimenti degli lo spettacolo. La scena è altri. Si intrometterà fra tutpronta. É il giardino di una ti, ma resterà alla fine solo, villa napoletana sul quale si consolandosene però subito affacciano finestre e balco- perché estro e fantasia non ni. Geniale l’idea del regista mancano ad uno spirito liMichal Znaniecki e dello bero come il suo. scenografo Benito Leonori Dopo bisticci, avventure e di sfruttare senza lo scarto disavventure tutti riuscidi un centimetro tutto lo ranno a ritrovare la via per spazio disponibile. Colori uscire dal labirinto in cui si e luci delicatamente sola- sono inoltrati e incontrati. ri stemperano l’atmosfera. Questa, in massima sintesi, L’orchestra è sul fondo del la trama. É semplicemenpalcoscenico, alle spalle de- te quella di una commedia gli interpreti. La fiaba ha in musica di altri tempi? Di inizio e il coinvolgimento più. Il ‘Flaminio’ è anche degli spettatori è immediato. una metafora della vita, così Come per gioco si entra con come lo sarà più tardi “Il i personaggi in un simbolico Flauto magico”: una com‘labirinto dei sentimenti’. É media umana dove entra in l’ideale percorso dell’amore gioco una folla di sentimendi tre coppie che solo dopo ti, magari inizialmente ininnumerevoli peripezie si certi, indefiniti, confusi o in riconosceranno. Sono Giu- conflitto; che però attraverlio (Flaminio) e Giustina, a so prove orientate dalla saglungo in un appassionato gezza riescono a districarsi conflitto; la capricciosa, vo- e a definirsi. E Pergolesi ne lubile Agata e il mansueto, era consapevole. paziente Ferdinando; infine Checca e Vastiano, i più ‘Presi per incantamento’ ‘napoletani’ di tutti. Sono i Certo non è facile la comdue scanzonati servitori che prensione puntuale della condividono gioiosamente trama. Il libretto, di Genun amore schietto e sem- narantonio Federico, è deplice quale anche a Mozart lizioso, scritto però in un piacerà descrivere. Polido- dialetto napoletano d’epoca fiorito di espressioni desuete, ma saporitissime. Già a suo tempo, dopo il felice esito della prima rappresentazione, si era sentita l’esigenza di una traduzione, almeno per alcune parti, ‘in lingua toscana’. Tanto più oggi è sembrato necessario. Per questo sono stati messi a disposizione dello spettatore diversi sussidi: un album con il testo integrale e numerose note esplicative, il display, l’innovativo palmare MyKoiné. Ci si poteva però disporre anche diversamente all’ascolto. Forse poteva bastare lasciarsi prendere dall’incantesimo; come i due bambini, notati fra il pubblico, che hanno guardato e ascoltato con rapimento dall’inizio alla fine. E dire che si è rimasti in sala anche oltre i limiti d’orario di un normale spettacolo teatrale. Ampiamente elogiativi sono stati al termine i commenti degli spettatori: non meno quelli successivamente riportati dalla stampa, non solo italiana. Non lontano dalla perfezione è stato giudicato lo spettacolo sotto ogni aspetto. Ammirata l’interpretazione di specialisti di alta classe, molto abili anche nell’individuare e carat- terizzare con fine umorismo i diversi personaggi. Sono tutti da menzionare con onore: Juan Francisco Gatell (Polidoro); Laura Polverelli (Flaminio); Marina De Liso (Giustina); Sonia Yoncheva (Agata); Serena Malfi (Ferdinando); Laura Cherici (Checca) e, nel ruolo di Vastiano, Vito Priante, un simpaticissimo ‘napoletano verace’. L’Accademia Bizantina era diretta dal M° Ottavio Dantone che anche in questa occasione ha saputo lumeggiare ad arte una difficile partitura. Un’osservazione a margine. Non strettamente necessaria è sembrata la contaminazione stilistica, tra ‘700 e primo ‘900, dei costumi pure assai eleganti di Klaudia Konieczny. É previsto ora che lo spettacolo venga esportato anche oltre frontiera: a Parigi, innanzi tutto. Qui alcuni anni fa nel teatro di Versailles ‘La Serva Padrona’ venne accolta con incredibile entusiasmo. E tutto lascia credere che lo stesso successo potrebbe ripetersi. Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Nella foto, gli interpreti, fuori del “labirinto” al termine dello spettacolo Festival Primavera: si risveglia la voce di un antico strumento In concerto un fortepiano per Spontini Il fortepiano è considerato il padre del pianoforte o il prototipo di questo che ha una struttura più sofisticata, ma essenzialmente simile a quella del più antico modello. Oggi i nomi dei due strumenti indicano soprattutto due diverse epoche di costruzione: il ‘700 per il fortepiano; l’800 per il pianoforte. Nella prima metà di questo secolo tuttavia molti ‘fortepiano’ continuarono ad essere fabbricati. Si ricordano i nomi di famosi costruttori come Stein, Broadwood, Erard… É fra questi anche I.J. Pleyel, francese, ma di origine austriaca, compositore formato alla scuola di Haydn, editore musicale e fabbricante di pianoforti. Soggiornò a Londra, a Parigi e in Italia. Un appello Una richiesta di collaborazione dall’oratorio parrocchiale a San Marcello. Dal 12 al 31 luglio, dal lunedì al venerdì, la parrocchia di San Marcello propone, per tutti i bambini, delle attività di teatro e disegno che si svolgeranno dalle ore 9 alle ore 12. Tutti coloro che volessero prenderne parte come collaboratori per insegnare queste attività possono chiamare Lucia Bacci ai numeri 349-4230630 oppure 0731-267936. Viene appunto da Pescara il fortepiano Pleyel che è stato protagonista del concerto presentato il 5 giugno, per il Festival Primavera, nella chiesa di Santo Stefano di Maiolati. Il prezioso strumento, della stessa età di Spontini, è stato affidato ad un interprete di indubbio carisma: Andrea Padova, pianista di fama internazionale, studioso di musica antica ed intenditore di antichi strumenti. Di gran pregio sono stimate, sia in Italia che all’estero e soprattutto in America, le sue incisioni di opere rare. Non tutti i brani in programma erano composti per fortepiano, ma per clavicembalo, strumento meno duttile di questo e del pianoforte, a confronto dei quali presenta una sonorità più breve, leggera, limpida e asciutta. Il concerto ha permesso però di constatare che, grazie anche ad un’interpretazione dinamica e brillante, la voce intensa e robusta del fortepiano riusciva efficacemente ad esaltare e valorizzare l’agile scrittura di pagine clavicembalistiche. Così è avvenuto per l’Ouverture nello Stile Francese di J.S. Bach; come pure per tre brevi Sonate, composte con un profluvio di note scintillanti da D. Scarlatti, eseguibili solo grazie ad una non comune abilità virtuosistica. Dopo due Sonate di D. Cimarosa che rivelano tratti di aperta cantabilità e la Sonata op. 23, in stile elegantemente rococò, di Muzio Clementi è stata presenta- ta, in prima esecuzione moderna, una pagina originalissima: l’Aria di Amazily dal ‘Fernando Cortez’ di Spontini. Si tratta di una parafrasi di gusto squisitamente romantico. Ne è autore S. Thalberg, compositore austriaco, famoso pianista e concertista, nonché grande rivale di F. Liszt. Fondatore della scuola pianistica napoletana, è ricordato anche come un molto abile ‘arrangiatore’ di arie d’opera. Sul fortepiano, strumento ideale per l’esecuzione del ‘vero’ Chopin, in omaggio al grande musicista polacco è stata infine proposta la Barcarolle op. 60. Ma ancora e ancora altro, sempre di Chopin, è stato aggiunto fuori programma. Non ci si stancava di ascoltare…. Fotoservizio Augusta Franco Cardinali Nella prima foto, il fortepiano Pleyel; nell’altra da sinistra il maestro Andrea Padova e il consulente scientifico Vincenzo De Vivo. 4 attuALITà 20 giugno 2010 Voce della Vallesina La morte di mons. Padovese: un nuovo martire in terra islamica Grazie al Calamandrei: memoria viva nell’attualità di Remo Uncini Il Centro Studi Calamandrei di Jesi ha voluto ricordare il giorno in cui l’Italia è entrata in guerra: il 10 giugno 1940, Benito Mussolini, dal balcone di Palazzo Venezia a Roma annunciava l’entrata in guerra al fianco della Germania. 70 anni dopo con “Percorsi di Guerra” il Calamandrei propone una riflessione sull’evento e conferisce il premio Calamandrei 2010 a due studiosi: Franco Grande Stevens e Giorgio Ruffolo. Premi che lo scorso anno il Centro ha conferito all’ex Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi. È stato presentato anche un quaderno a cura del Centro Calamandrei “Il mite giacobino giornalista” con un ritratto di Alessandro Garrone a cura del giornalista de “La Stampa” Alberto Sinigaglia. La mostra “Gli esuli a Londra, da Mazzini al sarto in fondo al mare” ed il filmato su “Calamandrei, fotografo della grande guerra”a cura della giornalista Silvia Bertolotti hanno accompagnato la giornata di studi con la conferenza del magistrato Paolo Borgna, gli interventi di Giorgio Ruffolo e quello scritto di Franco Grande Stevens e del giornalista della Stampa Alberto Sinigaglia. Ho partecipato con interesse a questi incontri e voglio esprimere la sensazione di profonda gratitudine, per aver avuto la possibilità di riflettere su come si è arrivati alla democrazia: ringrazio il presidente Berti e coloro che lo hanno aiutato in questa organizzazione, pur nelle difficoltà comprensibili. Vorrei ricordare le parole di Giorgio Ruffolo che ha voluto esprimere quanto sia oggi attuale e fondante la Costituzione definendola “fondamento della vita democratica”. Alberto Sinigaglia che per anni ha lavorato presso la Stampa con Piero Calamandrei che con l’umiltà e ricerca, insieme agli altri, è stato artefice dello stato repubblicano contribuendo ad unire tutte le forze democratiche per costruire uno stato di diritto. Quello che ha impressionato è l’attualità degli argomenti trattati, perché come diceva Calamandrei agli studenti “la Costituzione la si vive giornalmente”. I giovani di oggi devono rifuggire dal pericolo agnostico e qualunquista, avendo come riferimento la Costituzione per poter essere artefici della loro libertà. Con la tesi di Brando Mazzolai che ha ripercorso alcuni anni di Piero Calamandrei, con argomentazioni e studi effettuati sulla sua attività di scrittore, di esperto di diritto, si è voluto valorizzare un giovane e far conoscere come a distanza di anni possano ancora parlare ai giovani coloro che hanno vissuto per un ideale di libertà e di giustizia. Grazie a questa iniziativa il “Centro Calamandrei di Jesi” fa “pensare” la città, andando a ritroso nel tempo con Piero Calamandrei e Alessandro Garrone, esempi di impegno democratico. di Riccardo Ceccarelli Nessuno o quasi aveva il coraggio di dirlo, ma quelli di lunedì 14 a Milano sono stati i funerali di un martire. Mons. Luigi Padovese il 3 giugno scorso, alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI a Cuipro, veniva ucciso a Iskendurun, nella parte sudorientale della Turchia ad un passo dalla Siria. Ucciso, o meglio decapitato - la testa era tenuta attaccata al corpo da un piccolo lembo di pelle - dal suo autista. Hanno detto che era un pazzo. Non era vero. Si era fatto preparare nei giorni precedenti un certificato ad hoc. Secondo l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere, AsiaNews, l’assassino prima di decapitare l’alto prelato ha gridato. “Ho ammazzato il grande satana! Allah Akbar!”. Potrebbe essere stato ucciso cioè nell’ambito di un omicidio rituale islamico, come quello di don Andrea Santoro, ucciso il 6 febbraio 2006 a Trebisonda, sul Mar Nero, e quello di tre cristiani evangelici sgozzati nel 2007 in Anatolia. Turchia tolle- rante a parole, dove però le la religione del libro è solo scopi omicidi. Nulla lascia i cristiani respirano odio. e soltanto la loro. Questa re- presagire che possano ucciAnche il Vaticano nei primi ligione viene prima di ogni dere. Ma poi colpiscono” (“Il momenti, per salvare il dia- altra cosa. È gente che ope- Foglio”, 10 giugno). Il 5 feblogo, si era espresso con pa- ra contro tutto e tutti. Sono braio scorso, nel quarto anrole che non sono piaciute fanatici. Hanno professori niversario dell’uccisione di a chi vive la situazione per- che insegnano nelle scuo- don Andrea Santoro, mons. sonalmente, dicendo anche le. Che incitano al male. In Padovese disse alla radio Vache il Papa fosse stato addi- Anatolia attaccano i cristia- ticana. “Don Andrea fu ucrittura malconsigliato. “Cre- ni e ogni attacco è nel nome ciso come simbolo, in quando che anche in Vaticano della loro religione. Le scuo- to sacerdote cattolico. Non abbiano capito che ho ragio- le sono frequentate anche è stata uccisa soltanto una ne io: l’omicidio di Padovese dai pochi ragazzi cristiani persona, ma si è voluto colha soltanto motivazioni reli- presenti. Questi vengono pire il simbolo che la persogiose”. A dirlo è mons. Rug- continuamente sbeffeggiati”. na rappresentava: ricordarlo gero Franceschini, vescovo La modalità dell’uccisione in questo momento, all’indi Smirne, predecessore di di mons. Padovese ha una terno dell’anno dedicato ai Mons. Padovese come Vica- sola spiegazione: “Si uccide sacerdoti, è ricordare a tutti rio dell’Anatolia. “L’assassi- così per un solo motivo: per noi che la sequela di Cristo nio mostra infatti elementi dimostrare ciò che si è, un può arrivare anche all’offeresplicitamente islamici. Non musulmano radicale” (vedi ta del proprio sangue” (“Il c’entra il governo turco. Non “Il Foglio”, 12 giugno). Eppu- Foglio”, 8 giugno). Per l’ofc’entra Ankara. Non c’entra- re mons. Padovese era ami- ferta del suo sangue, a mons. no le motivazioni personali. co dei musulmani moderati. Padovese mancavano solo C’entra soltanto l’Islam. […] “Tutti lo conoscevano. Era 118 giorni. Un nuovo martiConosco l’Anatolia come l’uomo del dialogo in Tur- re che si aggiunge alla schiele mie tasche. Conosco le chia”, lo dice padre Domeni- ra dei martiri cristiani che difficoltà che hanno i cri- co Bertogli, vice di Padovese ha attraversato il XX secolo stiani nella regione. Anka- in Anatolia. L’omicidio di e che continua agli inizi di ra non ha sotto controllo la Padovese e gli altri omicidi questo III millennio. Ai fusituazione. La situazione è di cattolici e cristiani gli fan- nerali di questo martire, il in mano all’Islam, a gruppi, no ricordare le Brigate Ros- “Corriere della Sera” di oggi diciamo, di fanatici islamici se. “Sono gruppi di fanatici 13 giugno non dedica neanche tengono tutto sotto con- impalpabili, indefinibili, che che una riga. Mi auguro che trollo. Ankara non riesce ad reclutano giovani facilmen- ci sia stata nell’edizione citarginarli. È gente per la qua- te influenzabili per i loro tadina. Tempo di esami Jesi, giardino Rusticanella, dal 18 al 20 giugno Saranno quasi 14.000 gli alunni delle scuole medie che sosterranno giovedì 17 giugno, nelle Marche, la prova scritta a carattere nazionale, introdotta ormai da due anni per verificare, a conclusione del primo ciclo di istruzione, i livelli di apprendimento conseguiti dagli studenti. Dal 22 giugno, con la prima prova scritta di italiano, prenderanno il via gli esami di Stato per le scuole secondarie superiori, che coinvolgono potenzialmente, quest’anno, nelle Marche, oltre 13mila ragazzi. Terre Il Cuore Antico della Città Elementari (maiuscole non mie) C’è soltanto da essere sod- tato (grazie dunque…) una disfatti e lieti che il 18 giu- riflessione leggera e molto gno prossimo piazza Fede- elementare: piazza Federico rico II (o piazza del Duomo II è il cuore antico della città. come comunemente la si Antico perché rappresenta indica) verrà inaugurata l’incrocio tra le strade romanella sua nuova veste dopo ne (il cardo ed il decumala ristrutturazione. É una no), antico perché in quella vera e propria “opera pub- piazza insiste la Cattedrale e blica” all’aperto: una piazza l’antico convento che ospita così significativa per Jesi, la scuola e il teatro studio una piazza così connotata “Moriconi” (prima una chieper storia e leggenda…una sa…). Non vorrei scrivere piazza così merita di essere sciocchezze o imprecisioni, ritrovata con la piena sod- chè storico non sono. La disfazione di tutti. Via dalla mia attenzione sta nella pamente opinioni contrastan- rola “cuore”, perché sui vati, polemiche, mugugni. Le lori della antichità niente da opinioni di ciascuno tenia- eccepire. Nel senso che dire mole da conto, per magari Cuore Antico forse vuole incostruirci vivaci dibattiti sul dicare che un cuore antico posto: tutto serve a dare vi- vale più di un cuore nuovo? talità a quello spazio. Scrit- E in che accezione si può to questo, da cittadino che dire che il pulsare di un cuoguarda e legge i manifesti re non più giovane rappre(specie quelli di 6 metri per senti un valore? So bene che 3) prendo atto che piazza si tratta di parole scritte per Federico II è il Cuore Anti- comunicare una soddisfaco di Jesi. Con le maiuscole, zione da condividere, e anzi che credo siano state detta- mi piace sottolineare che in te al grafico dall’entusiasmo questi tempi di giovanilismo e dalla passione per la bella sfrenato mettere insieme il inaugurazione. Però queste concetto di antico con l’ormaiuscole mi hanno solleci- gano che dà vita, per eccel- lenza, e che presiede metaforicamente alle passioni e ai sentimenti, beh, tutto questo mi pare bello e rimarchevole. Visto da “terre elementari”, piazza Federico II si accende di una passione rinnovata, che guarda avanti (il restyling dello spazio) ma pensa e sente la memoria e il passato, non li dimentica, anzi li trasforma e rende vitalmente appassionati. L’immagine che mi viene da suggerire è quella di un cuore grande grande che batte da tempi antichi e che è ancora lì a farlo con noi e per noi. Vuoi vedere (mi sono detto con la testa all’insù mentre leggevo il manifesto grande) che proprio questo voleva dire chi ha messo le maiuscole a Cuore Antico? Una domanda che mi ha messo voglia di andare all’inaugurazione, per stare insieme a tutti gli altri… cuori antichi della città che, insieme ai cuori antichi dei tempi antichi, diventano un Grande Cuore Antico (le maiuscole sono mie…). Silvano Sbarbati Mostra mercato dei sapori tipici dell’azienda sanitaria regionale, zona di Jesi e dell’Agenzia regionale Assam; parteciperanno i responsabili delle associazioni dei Consumatori, i rappresentanti degli enti locali e delle organizzazioni professionali di categoria. Questo incontro, presso la tensostruttura “La cascata” si concluderà con una degustazione di prodotti tipici, prodotti a marchio QM, biodiversità, carni biologiche, prodotti a DOP. In serata, alle ore 20.30, è prevista una degustazione verticale di Lacrima doc, a cura dell’AIS Sezione Marche, presso il gazebo “Il giardino”. Dal 18 al 20 giugno, nel giardino del ristorante Rusticanella, a Jesi, 140 aziende provenienti da tutta Italia espongono i loro prodotti e propongono degustazioni guidate: sarà possibile assaggiare la pizza, cucinata in diretta negli stand, e degustarla con birra artigianale, apprezzare la pasta marchigiana o il miele allo zafferano, sorseggiare i migliori vini della regione, gustare la cioccolata dell’estate… L’organizzazione ha poi pensato ad un modo per valorizzare i partecipanti: coloro che risponderanno alle domande di cultura generale enogastronomica, potranno partecipare ad un sorteggio di cesti e confezioni di prodotti tipici. Il programma Venerdì 18 giugno L’esposizione prenderà il via nei giardini del ristorante “Rusticanella”, a Jesi, in via Ancona, venerdì 18 giugno alle ore 18 con l’apertura di tutti gli stand e la possibilità delle degustazioni. Alle ore 19.30 un confronto, curato dalla sezione marchigiana dell’associazione Italiana Sommeliers (Ais), sui vini rosati prodotti nelle Marche; in serata, dalle ore 21, gli esperti dell’Olea (Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori) seguiranno una seduta di assaggio di oli extravergini marchigiani e dei loro principali abbinamenti. Sabato 19 giugno Nel pomeriggio di sabato 19 giugno, gli espositori apriranno gli stand alle ore 18. Si svolgerà una tavola rotonda sul tema: “Alimentazione, salute e benessere” a cura Domenica 20 giugno Gli stand, nella giornata di domenica, apriranno alle ore 16,30. Al gazebo “Il giardino” sarà possibile conoscere e degustare i vini verdicchio dei Castelli di Jesi, a cura dell’Ais Marche; alle ore 18.30 una particolare degustazione guidata di birre e pizza. Alle ore 19,15 avverrà la cerimonia di consegna del quinto premio Mediterraneo. Il Premio quest’anno consiste in un’opera che propone uno scorcio della città di Jesi, realizzata dall’artista Giorgio Rocchegiani con i fiammiferi. Alle ore 20.30 è previsto un incontro con i consumatori per imparare a leggere e comprendere le etichette dei prodotti alimentari; a seguire piccola degustazione di prodotti e vini tipici presso la tensostruttura “La cascata”. I premiati di quest’anno sono: il prof. Armando Ginesi, critico d’arte, uno dei maggiori esperti nelle avanguardie storiche del Novecento, professore emerito di storia dell’arte e Console onorario della Federazione Russa nelle Marche; Clara Barra, giornalista professionista, curatrice delle guide del Gambero Rosso; Mymarca, giovane azienda che promuove il sistema Marche e cerca di coniugare l’antica tradizione delle produzioni di qualità con i nuovi strumenti di comunicazione; Fazi Battaglia, storica azienda vitivinicola marchigiana che fin dalla nascita, nel 1949, è l’immagine del Verdicchio dei Castelli di Jesi nel mondo con la tipica bottiglia a forma di anfora. É patrocinata dalla Regione Marche, dalla Provincia di Ancona, dal Comune di Jesi, dalla Camera di Commercio di Ancona, dalla Comunità Montana di Fabriano. Voce della Vallesina regione 20 giugno 2010 5 Alcune brevi riflessioni sulla scia del recente incontro con l’autrice Gabriella Caramore Dialogo, soggetto e meditazione. Quale Cristianesimo? Chi ha potuto godere dei tre incontri ravvicinati, del 17 maggio alla Petrucciana e a San Massimiliano Kolbe, e, due giorni dopo, il 19, al Museo diocesano, avrà provato un’impressione di straordinaria ricchezza. I relatori, Gabriella Caramore, conduttrice domenicale del programma di cultura religiosa di Radio Rai Tre, “Uomini e profeti”, il prof. Silvano Petrosino, già noto al pubblico jesino, e infine la studiosa fiorentina Antonella Lumini, hanno offerto una pluralità di voci e un aiuto per chi sente doveroso chiedersi ancora una volta quale cristianesimo per l’oggi? - domanda tanto più pressante alla luce di certi sondaggi (Famiglia cristiana; La Repubblica) sulla fede specie fra i giovani e alla luce dell’ormai prossimo congresso eucaristico nel nostro capoluogo di regione. Alcune annotazioni. Primo però mi sia concessa una sana malignità: tra il pubblico che riempie le nostre sale, zero professori! Ma dove sono? Chiusi in casa a correggere compiti? Forse. Impegnati con la prole? Forse. In crisi di identità e di consenso, si sentono ormai dispensati dall’aggiornamento, salvo quello sindacale? La seconda osservazione nasce da una constatazione di fondo. La chiesa vive oggi al suo interno un irrigidirsi delle posizioni. Mi spigo, soprattutto chi frequenta questi incontri si divide tra chi parteggia per un cristianesimo molto dialogante e chi invece per la nettezza del messaggio, specie per i valori non negoziabili. Da una parte la logica dell’aut…aut, dall’altra quella dell’et…et. Si tratta semplicemente di una diversità di sensibilità? Io personalmente penso che la pluralità sia una ricchezza. Ciascuno viva il cristianesimo secondo la propria sensibilità, come meglio crede, purché lo viva autenticamente. Ritengo però che la pluralità diventi una distretta, quando le posizioni si trasformano in assoluti. Se ciascuno si chiude nelle proprie certezze, se non c’è uno scambio interculturale, di visioni e sensibilità diverse, che ricchezza c’è? Il rischio dunque sta proprio in quel ‘diventare assoluti’. Se il cristianesimo tende a diventare fondamentalismo, sia in senso identitario, di assolute certezze, ma sia anche in senso di indistinta apertura e accettazione di tutto, non c’è molta strada da fare. Eppure la società ha bisogno di più cristianesimo vero, che sappia dare architetture di senso, che sappia coniugare mistero e al tempo stesso dialogo (razionalità), senza pretesa alcuna di imporre bensì di comporre intorno a beni per se evidenti. Su questo aspetto vale ancora la lezione di Maritain (1947), ripresa dal cardinale An- gelo Scola (“Il Sole 24 ore”, 13 settembre 2009). Ora, perché si smetta un cristianesimo tutta armatura, anacronistico, dottrinale e censorio, come pure uno annacquato e politicamente corretto, dobbiamo tentare altre strade. Dobbiamo essere cristiani evidenti, testimoni intelligenti, non ombre sfuggenti; come pure dobbiamo essere impegnati nella città dell’uomo –quanto Pascal delle Lettere provinciali e della Preghiera per il buon uso della malattia lo era della viabilità di Parigi. Tutto questo però non basta evidentemente. E allora l’antidoto ai fondamentalisti di cui sopra, sembrano suggerirci i nostri ospiti, è la via vera e radicale del dialogo. Ma, attenzione, soprattutto in Petrosino, tale via richiede in qualcosa modo una nuova concezione del soggetto. Proprio riscoprendo il soggetto senza approdare a visioni totalizzanti, ma un soggetto mite, senza potere sugli altri, all’insegna di una profonda sobrietà quanto di una spiritualità che si alimenta di meditazione profonda (Lumini), il cristiano solo allora diventa il portatore di un’alterità che non s’impone come dogma ma come mistero. Ecco l’invito dei nostri relatori, il loro antidoto. Entrambi ci hanno parlato di un soggetto che non è più padrone assoluto. Recuperando il contributo dello psicanalista francese J. Lacan, per Petrosino il soggetto è costruito sul vuoto, un buco che spesso si copre con gli idola (consumismo attuale), ma che in realtà lascia intravedere l’essenza dell’uomo stesso come desiderio infinito, interiore, mai agostinianamente colmabile se non in Dio stesso. La studiosa fiorentina viceversa ha messo in luce del soggetto il pericolo dell’ego, quasi un’incrostazio- XII Edizione della rassegna musicale estiva marchigiana “Cantar Lontano Festival 2010” Dal 18 giugno al 4 luglio le più suggestive località della provincia anconetana ospitano la prestigiosa rassegna musicale “Cantar Lontano Festival”, giunta alla sua dodicesima edizione. Il Festival, ideato dal maestro Marco Mencoboni, è considerato uno degli eventi musicali più importanti dell’estate marchigiana. La partecipazione alla rassegna di musicisti di rilievo internazionale, la grande attenzione dedicata alla valorizzazione dei magnifici luoghi in cui si svolgono i concerti, la dimensione di ricerca che guida ogni aspetto della programmazione artistica, sono i tratti caratterizzanti di un Festival che ogni anno si propone rinnovato e più interessante. La tradizionale apertura anconetana del Festival, sarà dedicata ad un evento speciale, che vede coinvolti Vincent Dumestre e Claire Lefileatre. Dopo questo primo appuntamento, preceduto da una conferenza/convegno sulla tematica degli antichi luoghi della musica e la loro salvaguardia, i concerti, tutti con artisti di primo livello, seguiranno l’ormai consono “percorso” di luoghi, cominciando da Loreto, passando per Corinaldo, Serra San Quirico, Avacelli di Arcevia e Jesi, fino alla chiusura all’interno della grotta del vento di Frasassi. Tra gli spettacoli di maggior levatura, anche per la particolare realizzazione, il concerto del 19 giugno al porto di Ancona (banchina 15) con alcuni cantanti disposti sulle gru del porto, ed altri su delle navi ormeggiate. La rassegna arriverà a Jesi il 24 giugno, nella chiesa di San Marco, con il concerto Per amare e per sognare, con musiche di Claudio Monteverdi, Bellerofonte Castaldi, Giulio Caccini, Bartolomeo Barbarino. Rosa Coscia BANDA L’ESINA: iniziative di giugno Rassegna di bande È un mese ricco di impegni per la banda musicale l’Esina. Si tratta di iniziative importanti che denotano l’impegno dell’associazione e la varietà di proposte musicali e culturali, realizzate anche in sinergia con altri enti e associazioni. Domenica 13 e lunedì 14 giugno la banda l’Esina ha partecipato allo spettacolo Circus organizzato dal Centro Studi Danza “Gaspare Spontini” con parata pomeridiana per le vie di Moie e di Maiolati e l’esecuzione di brani sul tema del circo nello spettacolo serale al teatro comunale di Maiolati. Domenica 20 giugno a Moie Ouverture d’estate: rassegna delle bande musicali organizzata in collaborazione con l’Anbima. Parteciperanno alla giornata diverse bande musicale della provincia di Ancona. Lunedì 21 giugno alle ore 21.00 concerto della banda musicale della polizia di Stato: un omaggio a Roberto Landi, a un anno dalla sua scomparsa. Infine sabato 26 giugno festa di fine anno didattico della scuola di musica, che si terrà presso la sede di Moie. Dopo un momento conviviale, alle ore 21 ci sarà l’esibizione de L’Esina Junior Band e de L’Esina Progetto Fiati Baby Band. Fabio Filipponi Autoscuole Corinaldesi s.r.l. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CAP – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi – Via Mura Occidentali, 31 – tel. 0731 209147 c.a. – fax. 0731 212487 - Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 – fax 0731 226215 Jesi – Via Gallodoro, 65 – tel. 0731 200809 (Sede Consorzio Cons. A.C.) - Jesi – Via Marx, Zipa – tel. e fax 0731 211481 (Uff. oper. collaudi) Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi – Adriatica – Falconarese) – Ostra – Marina di Montemarciano – Marzocca di Senigallia ne che ostruisce quell’energia che viene dal profondo di ogni uomo e che come un quanto è il fluire della creazione stessa, opera continua dello spirito di Dio (Sal 104, 29-30). Per non finire tra un cristianesimo nostalgico e uno sbiadito per non urtare le coscienze altrui, forse dobbiamo ripartire dal soggetto (e non da una soggettività plurale e plurali, come invece ribadiva la Caramore), desiderio, nudità mistica, smascheramento delle pretese mondane sulla verità. Finito per sempre l’ideale dell’unità nella cristianità, entrati in uno scenario liquido dove al coro della società partecipata subentrano solisti istruiti e ipertecnologici, la strada indicataci in queste serate ci sembra al momento il tracciato migliore. Tra le certezze del Cristianesimo della presenza o del cristianesimo delle mediazioni in punta di piedi, forse ancora una volta, ritorna utile la lezione di don Italo Mancini, col suo Cristianesimo del paradosso, coscienza di un umanesimo in cui la fede irrompe e scardina la trama della storia e dei suoi assolutismi, laici e religiosi. G. Bevilacqua [email protected] Nella foto, un momento della conferenza della dott.ssa Antonella Lumini Roma: cerimonia al Pio Sodalizio dei Piceni Il sostegno agli studenti Conclusione dell’“anno sociale” per il Pio Sodalizio dei Piceni. Si è svolta infatti lo scorso 8 giugno, come di consueto, la cerimonia di consegna delle borse di studio agli studenti marchigiani che frequentano le università romane. L’evento, svoltosi nella cornice del complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, a Roma, ha visto la premiazione, tra gli altri, di tre ragazzi della diocesi di Jesi, tutti iscritti all’Università La Sapienza: Giulia Gasparini, di Castelplanio, del primo anno della Facoltà di Scienze Naturali e Fisiche e gli jesini Leonardo Barbini e Giovanni Cacciani, rispettivamente iscritti al terzo anno della Facoltà di Fisica ed al secondo anno della Facoltà di Filosofia. Tra i premiati con una borsa speciale di perfezionamento anche il seminarista Leonardo Pelonara, di Chiaravalle, frequentante il corso di Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana. La serata, introdotta dal presidente del Pio Sodalizio Giorgio Bizzarri, che ha ricordato le numerose e fruttuose attività dell’associazione tra cui l’acquisto dell’immobile di Tor di Nona, adiacente la chiesa di San Salvatore in Lauro, è stata guidata dall’ex annunciatrice tv, anch’ella marchigiana, Rosanna Vaudetti. Dopo la consegna degli attestati ai nuovi sodali e delle borse di studio agli studenti, c’è stata la premiazione di due grandi personalità originarie delle Marche e che hanno fatto strada. Il Premio Speciale 2010 è andato all’anconetano Roberto Oreficini Rosi, direttore del Dipartimento per le Politiche integrate di sicurezza e protezione civile della Regione Marche, mentre il Premio Picenum 2010 è stato consegnato al maceratese Dante Ferretti, scenografo di fama mondiale, nonché vincitore di ben due premi Oscar, che però, purtroppo, non è potuto essere presente per improrogabili motivi di lavoro. A conclusione della cerimonia e prima del buffet finale, gli invitati hanno potuto godersi il concerto della Banda musicale della Polizia di Stato, diretto dal maestro Roberto Granata, che ha deliziato il pubblico con brani di Wagner, Sparke, Rossini e Verdi, terminando l’esibizione con la marcia d’ordinanza e l’inno d’Italia. Federico Catani 6 un nuovo dio? Istituto comprensivo di San Marcello Sull’apprendimento Nell’anno scolastico appena concluso, l’Istituto Comprensivo “G. Rossini” ha realizzato un ricco programma di formazione dei docenti sui Disturbi e le Difficoltà di Apprendimento (DSA). Il progetto è stato realizzato grazie al decisivo contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi ed ha cercato di rispondere a uno dei problemi didattici più ricorrenti nel lavoro dei docenti. La parole Dislessia, Disgrafia, Discalculia, sono note nel lessico, ma aprono scenari di difficile gestione scolastica: il lavoro con la classe, il rapporto con i genitori. I DSA sono deficit dovu- ti ad alterazioni di natura neurobiologica, si manifestano quando si viene esposti all’apprendimento della letto-scrittura, si modificano nel tempo senza tuttavia scomparire. Tali difficoltà provocano conseguenze sul piano degli apprendimenti, sul piano psicologico e comportamentale pertanto la scuola deve impegnarsi a conoscere le problematiche ed operare con metodologie e strumenti flessibili. Un vivo ringraziamento va ai docenti del corso: dott. Oriana Papa, dott. Laura Traini, dott. Luisella Pritelli che hanno comunicato grande professionalità e rara sensibilità. “Il Camaleonte” con l’Asur 5 e la Carisj Bambini e arteterapia Si è concluso ad inizio giugno il primo progetto “Arteterapia a sostegno dei bambini” organizzato dall’Associazione Artistica il Camaleonte in collaborazione con l’Asur 5 di Jesi e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Gli incontri di arteterapia, programmati su un arco temporale di dieci mesi, hanno coinvolto un gruppo di bambini e adolescenti, con un riscontro molto positivo per i ragazzi e le loro famiglie. I corsi, a contenuto e orario personalizzato, organizzati con percorsi individuali basati sulle peculiarità e capacità relazionali di ogni bambino, hanno infatti favorito la capacità di comunicare le emozioni attraverso le arti visive e plastiche e il benessere psicofisico dei soggetti coinvolti. “É stata un’esperienza molto proficua - hanno dichiarano le psicologhe del Servizio Consultorio dell’Asur 5 di Jesi - un’opportunità importante, tanto più in un contesto carente di corsi di questo tipo, che può ulteriormente rafforzarsi con il proseguimento del lavoro e la continuità nel tempo di iniziative legate all’arteterapia”. L’Arteterapia si rivolge a tutte le fasce d’età, ma con i più giovani si dimostra particolarmente efficace poiché fornisce un canale comunicativo alternativo, più spontaneo ed immediato. I partecipanti al corso, attivato a Jesi grazie alla Fondazione CRJ, sono stati seguiti dall’arteterapeuta Giorgia Filippone e - spiega la dottoressa - “hanno potuto esprimere completamente le proprie emozioni beneficiando della funzione liberatoria del processo creativo che aiuta a rielaborare ostacoli e disagi aumentando invece il benessere dei bambini”. Il bene della San Vincenzo La Società di San Vincenzo de Paoli italiana, riunita in assemblea a Roma il 13 marzo, ha rinnovato le proprie cariche societarie, eleggendo come presidente nazionale Claudia Gorno Nodari di Brescia, che guiderà la società per i prossimi sei anni, e che è già molto attiva nella sua città, essendo una delle fondatrici della casa di accoglienza per donne e bambini “Ozanam”. Durante l’assemblea, il presidente uscente, l’avvocato Luca Stefanini, ha poi presentato il bilancio del 2009, evidenziando i tanti casi di assistiti dalla società. I 1.500 gruppi della “S. Vincenzo” hanno inoltre contribuito ad aiutare le famiglie più bisognose con un contributo di 15.000.000 di euro in denaro e 15.000.000 di euro in beni di prima necessità. Tale attività fa della “S. Vincenzo”, una realtà di volontariato tra le più importanti d’Italia. Durante Voce della Vallesina psicologia e società 20 giugno 2010 lo scorso incontro, la società ha deciso di rendersi protagonista della ricostruzione de L’Aquila, distrutta circa un anno fa dal terremoto, stanziando un contributo di circa 300.000 euro, che verrà utilizzato per l’istallazione di una struttura (donata dalla “Vernice Eco Evolution” di Treviso) da adibire a Centro Studi Universitario, cui sarà collegata una casa per il volontariato. Questo centro sarà dedicato a Francesco Maria Esposito e Angela Atonia Crusciano, in memoria del figlio di un socio della “San Vincenzo” aquilana e della sua fidanzata, morti nel crollo della casa dello studente durante il sisma del 6 aprile 2009. La San Vincenzo è presente nei comuni di Jesi, Ancona, Senigallia, Cupramontana, Montecarotto, Corinaldo e Ostra con 88 soci che hanno offerto il loro aiuto a 1059 situazioni di difficoltà Quando la realtà supera la fantasia! di Era un giovedì di fine maggio. Quel giorno la radio e la tv, in mezzo alle tante notizie di cui quotidianamente ci lasciamo nutrire, ci raccontano che… Nella lontana Cina, in una grande fabbrica di componenti elettronici - una di quelle in cui si costruiscono i nostri supertelefonini e i nostri computer - si sta verificando un fenomeno preoccupante: si stanno moltiplicando i suicidi tra i lavoratori. Di fronte a un fatto così serio, chiunque di noi, con un po’ di buon senso e un minimo di sensibilità umana, si chiederebbe com’è che tanti dipendenti di quella fabbrica decidono di togliersi la vita. Condizioni di lavoro? Orari? Stress? Ritmo di vita insostenibile? Niente di tutto questo. Sapete qual è stata la ‘soluzione’ che ha escogitato la direzione aziendale? Se non avete una spiccata fantasia, ma proprio una fantasia oltre misura, non indovinerete mai. Tutti i dipendenti devono sottoscrivere l’impegno a non suicidarsi. Proprio così. La decisione della direzione è stata di chiedere ai dipendenti l’impegno a non suicidarsi. Non soddisfatti da tanta ingegnosità, pare che tale impegno debba essere accompagnato da una clausola in cui i familiari s’impegnano, a loro volta, qualora il dipendente non dovesse mantenere la sua ‘parola’, a non chiedere nessun risarcimento all’azienda. Consapevoli, forse, della serietà del problema, i dirigenti si sono affrettati anche a dare Federico Cardinali una spiegazione a tale fenomeno. Presto trovata: è colpa della debolezza emotiva di coloro che si tolgono la vita. Come dire che un lavoratore che si suicida, lo fa perché è ‘mentalmente debole’. Se diversi lavoratori si suicidano, questo avviene perché questi lavoratori sono mentalmente deboli. Strano. Chi sa, forse tutti i lavoratori emotivamente deboli si stanno accordando per andare a lavorare proprio in questa grande azienda! Lo so che c’è poco da ridere. Anzi, in cuor mio mi auguro che questa notizia sia una bufala, tanto mi sembra inverosimile. Ma i giornali ce la davano per vera. E se vera lo fosse? Se davvero lo fosse, mi chiedo come si fa a non accorgersi della mancanza totale di un minimo di sensibilità umana. Né saprei dire se sono più la cecità e la durezza di cuore o piuttosto la stupidità a guidare le menti di quei dirigenti. O forse è una scala di valori nella quale faccio fatica a riconoscermi. E, onestamente, mi auguro che la facciate anche voi. Eppure la Cina vuole presentarsi al mondo come una società moderna. Una società dove regnano il benessere e la giustizia. Il governo cinese si considera l’erede della rivoluzione popolare di Mao. Si considera un governo ‘comunista’. Al di là delle aberrazioni storiche del comunismo reale, gli ideali che tale pensiero voleva portare suonavano dignità e uguaglianza tra gli esseri umani. Chi sa cosa ne direbbe il povero Marx. Tra lavoratori e capitale (= interessi economici) sembra piuttosto chiaro a chi spetta la precedenza. Anzi, a chi spetta il dovere di sacrificarsi all’altro. Mi chiedo proprio dov’è finita la grande Cina. Quella di Confucio, di Lao-Tse, la Cina del Tao e della saggezza che nei millenni ha saputo costruire e offrire al resto del mondo. Ma il mondo sembra aver dimenticato. Ora la Cina è diventata una grande potenza (economica). Tutti i paesi del mondo si affannano a tessere relazioni economiche con questo nuovo partner per trarne il maggior profitto possibile. Chi guarda più al popolo cinese, tanto grande e numeroso, costretto a vivere privo dei più elementari diritti umani? Pena di morte, condizioni di lavoro disumane, vita familiare stravolta da leggi che pretendono perfino di fissare il numero dei figli e se un figlio deve nascere oppure no, a seconda se maschio o femmina. Un popolo costretto a piegarsi alla religione del profitto. Sono proprio questi, il profitto e il guadagno ad ogni costo, i valori che sembrano guidare le relazioni internazionali con il governo cinese. Cinquant’anni fa l’esercito cinese ha invaso un’altra nazione, il Tibet, e tuttora l’invasione continua, sia militarmente che socialmente. Ma chi ci pensa più al popolo tibetano? Quale governo occidentale si premura di riaprire la questione? Perfino le gran- di religioni, sotto la paura del ricatto, tacciono. Direte: ma noi, grazie a Dio, non viviamo in Cina! É vero, non viviamo in Cina. E la Cina è piuttosto lontana nella geografia del pianeta. Mi chiedo, però, se non sembra anche a voi che un po’ di questa Cina la ritroviamo anche a casa nostra. E non mi riferisco soltanto a quelle minoranze di cinesi che pure vivono in Italia e si trovano costretti a ritmi di lavoro e a condizioni di vita che non possiamo non definire ‘da schiavi’. Mi riferisco anche a quei valori che guidano le scelte del nostro quotidiano. Se non restiamo svegli, anche noi ci ritroviamo a vivere guidati unicamente dalla ricerca del benessere economico. Ad esso, quasi un nuovo dio, stiamo rischiando di sacrificare perfino gli affetti familiari. Ci facciamo un esempio? In tante famiglie, anche giovani, si sta verificando questo fenomeno. L’uomo sceglie di fare il doppio lavoro, così guadagna di più. Ma torna a casa la sera dopo le otto o le nove. E’ sempre più assente dalla vita dei figli e da un tempo condiviso con la propria compagna di vita. Poi ci accorgiamo che la vita familiare va in crisi. Però abbiamo più soldi, ci possiamo comprare una macchina più bella, un telefonino ultima generazione, i vestiti firmati. E gli affetti? Chi sa, forse dovremmo cominciare a prenderci l’impegno a non… ‘suicidarli’! Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI Grazie alla Fondazione Carisj, alla scuola primaria dell’istituto urbani di jesi Lettura e scrittura con i laboratori dell’Aimc Appena un mese fa si è concluso il lavoro di prevenzione sui disturbi del linguaggio e dell’apprendimento nella lettura e scrittura, che ha interessato tutti i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e della prima classe della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Carlo Urbani” di Jesi. L’organizzazione e la gestione dell’iniziativa, realizzata dall’Aimc (Associazione dei maestri cattolici) grazie al generoso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ha ancora una volta messo in luce, con i suoi risultati, quanto sia importante individuare precocemente quelle difficoltà che, una volta strutturatesi, rendono problematico lo studio in una percentuale di bambini in età scolare che si colloca tra il 7 e il 10%. Attraverso la somministrazione individuale di adeguati protocolli, è stato possibile individuare quegli alunni che, per cause e a livelli diversi, presentavano competenze non del tutto conformi con quelle previste per il livello di scolarità. Per alcuni è stato sufficiente trasferire, in ambito scolastico e domestico, alcune specifiche attività di rinforzo che, nei controlli successivi, hanno mostrato la loro efficacia, facendo registrare nei bimbi, significativi miglioramenti. Per altri, invece, si è ritenuto opportuno suggerire ai genitori di approfondire la situazione indirizzandoli verso le strutture sanitarie della città. In definitiva, quella della prevenzione dei Disturbi Specifici di Apprendimento, è un’esperienza che si spera possa estendersi, in futuro, a tutti gli Istituti Comprensivi della città di Jesi. IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 - www.fazibattaglia.com Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 Voce della Vallesina vita ecclesiale LA CHIESA LOCALE IL DIARIO DEL VESCOVO GERARDO Venerdì 18 giugno Ore 11: Visita Campo scuola della parr. del Divino Amore Ore 16: Senigallia, inizio Convegno nazionale su Famiglia Ore 20.30: Benedizione pellegrinaggio Jesi-Loreto Ore 21.30: Cupramontana, Incontro con Scuola materna Sabato 19 giugno Ore 7: Loreto, S. Messa a conclusione pellegrinaggio notturno a piedi Ore 9: Senigallia, partecipazione al Convegno nazionale su Famiglia Ore 18.30: Santuario delle Grazie, S. Messa di chiusura dell’anno sacerdotale Domenica 20 giugno Ore 9-17: Al Beato Angelo, Incontro formativo per Unitalsi Ore 18.30: Castelplanio, S. Messa Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale Lunedì 21 giugno Ore 21: Parrocchia San Pietro M, incontro genitori Cresimandi Venerdì 25 giugno Ore 16: Incontro di preghiera per Sacerdoti c/o Opera della Nonna Ore 21.15: Seminario, Incontro con gli educatori Sabato 26 giugno Ore 9: S. Maria Nuova, Convegno Caritas Ore 17: Corinaldo, S. Messa Ore 21: Partecipazione al Premio Vallesina con don Luigi Carrescia Domenica 27 giugno Ore 10.30: Parrocchia S. Pietro M. S. Messa e Amministrazione della Cresima Ore 18: Cupramontana, 50° di Sacerdozio di don Giovanni Ferracci Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento Vocazionale 26 giugno: convegno delle Caritas parrocchiali Condividere un progetto Il prossimo 26 giugno, al ristorante Villa D’Este a Santa Maria Nuova, si terrà il convegno rivolto ai parroci, ai referenti delle caritas parrocchiali, ai responsabili dei gruppi e delle associazioni caritative e ai volontari. Tale incontro vuol essere non solo una festa con quanti operano nell’ambito della carità, ma anche un momento di riflessione sul ruolo e l’importanza della caritas. La mattinata inizierà alle 9 con una preghiera collettiva. Alle 9.15 ci sarà il saluto del Vescovo, alle 9.30 verrà presentata la re- lazione sull’attività della caritas e sul fondo san Cristoforo, dal direttore don Nello Barboni. Ciò darà vita ai lavori di gruppo, diretti da Maria Sofia Rossetti, che inizieranno alle 10.30. Alle 11.30, un confronto e la presentazione di un documento a conclusione dei lavori. Seguirà poi, dalle 12.30, il pranzo, per il quale si chiede un contributo di 5 euro. Per prenotazioni rivolgersi, entro il 20 giugno, a M. Sofia Rossetti (Caritas Diocesana Jesina - Via S. Giuseppe, 27 - Jesi - Tel. 0731/245524) Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 Parola di Dio 20 giugno 2010 7 20 giugno 2010 - 12a domenica del tempo ordinario Rinunciare a se stesso è la strada per salvare la vita Mi chiedo: Io sono capace di accogliere Gesù come il vero Inviato di Dio Padre? Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,18-24) Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi a tutti diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». Commento Tutte le volte che Gesù sta per prendere delle grandi decisioni, si ritira in solitudine per consultarsi con Dio Padre nella preghiera. Questo suo atteggiamento è un’indicazione fondamentale anche per la comunità cristiana: quando la Chiesa fa delle scelte importanti, si sente in dovere di mettersi in un atteggiamento di profonda preghiera, perché sia Dio a guidare le sue decisioni. Questo vale anche per la «Chiesa domestica», la famiglia credente: non deve mai prendere delle decisioni importanti, se prima non si è riunita insieme a pregare e così chiedere la luce necessaria alla SS. Trinità. Mi soffermo su due espressioni: Ma voi, chi dite che io sia? e: Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi (in greco: arnèomai) se stesso. Ma voi, chi dite che io sia? Gesù, nel suo annuncio, distingue bene i discepoli dal popolo, non per farne un gruppo separato, ma per prepararli meglio ad essere capaci di annunciare il regno di Dio. Infatti li rende presenti quando comanda alla natura che si scatena sul mare, quando opera sui demòni, quando risuscita da morte e quando imbandisce il banchetto nel deserto per sfamare coloro che lo seguono. Quindi è giusto che si attenda qualcosa di più, in materia in fede, dai suoi discepoli. Perciò la domanda di Gesù non li prende di sorpresa, perché facilmente anche loro, di fronte a tanti prodigi, si sono già posti domande simili. Per questo Gesù si attende da loro una risposta chiara e decisa sulla sua vera identità. A nome di tutti è Pietro che risponde, perché già occupa il primo posto nel gruppo degli apostoli, per cui è cosciente della scelta che Gesù ha fatto su di lui. La definizione che Pietro dà di Gesù come il «Cristo», che significa «Unto» (dalla parola crisma), quindi considerato come il vero Messia, si ricollega al profeta Isaia: «Lo spirito del Signore Iddio… mi ha dato l’unzione; mi ha inviato ad annunciare la buona notizia ai miseri…» (Is 61,1). Nella sinagoga di Nazaret Gesù già ha annunciato che questa Scrittura si è compiuta in lui e Pietro non fa altro che confermare tale annuncio dato da Lui: siamo nell’anno di grazia. Anno sacerdotale: il 17 giugno alle 18,30 “Il Sacerdote sia l’uomo della speranza” Il prossimo 19 giugno, nella nostra Diocesi di Jesi, si conclude l’anno sacerdotale alle ore 18,30 al Santuario delle Grazie. Il Vescovo, mons. Gerardo Rocconi, nel Santuario delle Grazie, presiede per l’occasione una solenne concelebrazione, nella quale è possibile accogliere anche il dono dell’indulgenza plenaria. Siamo tutti invitati a una attiva e generosa partecipazione di ringraziamento al Signore per l’occasione provvidenziale che ci ha permesso, nell’arco di un intero anno, di prendere sempre più coscienza del dono e del compito del sacerdozio ministeriale ed elevare ferventi preghiere per tutti i sacerdoti per la loro santificazione e ministero. Intanto con la “Lectio Divina” che don Cristiano Marasca terrà giovedì 17 giugno alle ore 18,30 al Seminario diocesano, si conclude la serie di incontri programmati anche in vista del cammino di preparazione al Congresso Eucaristico Nazionale, che sarà celebrato in Ancona dal 4 all’11 novembre 2011. L’auspicio è che noi tutti, discepoli del Signore, possiamo percorrere, pur nelle nostre piccole realtà, la strada indicata dal Vangelo per una trasparente testimonianza di vita. Così come a conclusione dell’anno sacerdotale il Papa Benedetto XVI ha rivolto ai 400.000 presbiteri del mondo l’invito a “essere fedeli alle promesse” sacerdotali e a “proseguire con rinnovato slancio il cammino di santificazione in questo sacro ministero” Emilio Capogrossi Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) • Comitato di redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso Il verbo rinnegare (arnèomai) ha la sua radice in negare e anche rifiutare. Posto così nel testo, esso ha il senso di un’azione nuova che inizia. Se Gesù va verso la passione e la morte, il discepolo deve capire che questa sarà anche la strada da percorrere con amore. Per compiere questo passo, egli deve essere pronto a non considerare più se stesso e a prendere su di sé la croce, la propria vita, per offrirla nella crocifissione: condanna vergognosa, crudele e ripugnante. Ciò vuol dire che deve essere disposto anche al martirio, se necessario, per entrare nel regno di Dio. Perché allora Gesù aggiunge che ciò va fatto ogni giorno? Il martirio è una realtà che si affronta una sola volta. Questa passione quotidiana è il simbolo delle varie sofferenze che ogni giorno il discepolo è chiamato ad accogliere. Gesù vuole incoraggiare a rinunciare a sé stesso e a portare la croce, perché questa è la strada per salvare la vita, cioè raggiungere la gloria della risurrezione, la porta che introduce nell’eternità divina. Gesù ci chiama a non aggrapparci saldamente a questa vita, perché la bellezza della vita futura non si può sostituire con quella terrena. Chi protegge con eccessiva cura la propria vita presente e la propria persona, non raggiunge la salvezza futura. Mi chiedo: Io a che punto sono in questo cammino verso la mèta che mi attende? P. Silvio Capriotti ofm Un invito agli Scout “Insieme abbiam marciato un dì”. Convocazione del mondo scoutistico dei Gruppi di Jesi, Montecarotto, Castelplanio, Moie, Santa Maria Nuova, Poggio San Marcello, Chiaravalle, Macerata e Castelferretti al monastero di Fonte Avellana, domenica 27 giugno dalle 9 alle 19. L’invito è aperto a tutti, anche a quelli che avessero fatto solo una breve esperienza di scoutismo, come coccinella o lupetto, guida o esploratore, scolta o rover e ai loro cari. “Questo breve incontro - dicono i promotori - ci farà bene per riprendere con più forza o fiducia il cammino”. Per partecipare contattare Milena Cesaroni 0731-701097, oppure via e-mail [email protected] Oggi sposi 19 giugno: Roberto Pirani e Angela Belcecchi a Moje; Giorgio Marozzi e Valentina Mazzarini a S. Maria del Piano. 20 giugno: Massimo Bellagamba e Maddalena Lucertoni a S. Francesco d’Assisi; Roberto Scortichini e Arianna Barbetta a Cupramontana a San Lorenzo; Cristiano Pistola e Marta Toni a S. Giuseppe. Moie, 25 giugno, ore 21,15 Un incontro su Frassati “Ogni giorno m’innamoro sempre più delle montagne e vorrei, se i miei studi me lo permettessero, passare intere giornate a contemplare in quell’aria pura la grandezza del Creatore”, così parlava il beato Piergiorgio Frassati, patrono delle Confraternite e dell’Azione Cattolica. Su questo giovane che visse una intensa esperienza umana e cristiana, la confraternita del Santissimo Sacramento di Moie, in collaborazione con l’Azione Cattolica del paese, organizza una conferenza. L’incontro verterà sulla vita del Beato come esempio e spunto per la vita di oggi. Il relatore sarà il dott. Alberto Fiorani, presidente del Coordinamento Regionale delle Confraternite e dei Sodalizi delle Marche. Tutta la comunità è invitata a partecipare venerdì 25 giugno alle ore 21.15, presso i locali della chiesa Cristo Redentore di Moie. 8 Voce della Vallesina vallesina 20 giugno 2010 Teatro Luce presenta: fino al 20 giugno a San Nicolò Moie: il ricordo di Franco Gasparrini, calzolaio, fondatore della Banda Mostra collettiva: “Ponti Invisibili” Un cammino nel segno della gioia Dall’8 al 20 giugno, nella chiesa S. Nicolò di Jesi, rimarrà allestita la mostra collettiva di arti visive ad opera degli studenti del centro di Arte e Comunicazione dell’università federale di Pernambuco, in Brasile. L’iniziativa è stata ideata circa sette mesi fa, con lo scopo culturale, di coinvolgere realtà così diverse tra loro, quali quelle italiana e brasiliana. La magia che avvolge la mostra “Ponti Invisibili”, realizzata dall’associazione Teatro Luce della Res Humanae e curata da Clédna Ribeiro, fa sì che, in una piccola città come Jesi, possano esporre le loro opere artisti del Brasile, favorendo in tal senso la rete di scambi ed esperienze tra i due fianchi del ponte, accorciando le di- stanze e facilitando, in materia d’arte, la comprensione di ciò che si vede, al di là dei limiti geografici. Gli artisti che partecipano alla mostra con le loro opere, sono: Cyane Pacheco, la quale tratta dell’infanzia abbandonata, tema molto sentito nel suo Paese e di tutte quelle problematiche come lo spaccio di organi, la prostituzione e il lavoro infantile; Ana Cavalcanti, che associa al disegno e alla pittura le tecniche classiche di litografia su tessuto di cotone, come dimostrano le sue opere che hanno come soggetto il baco da seta; Barbara Tenòrio, che lega la pittura alla stampa; Marina Pedrosa; Andrè Equino; Fabiana Botelho. Una diversità di linguaggi, questa, che attraversa angoli più lontani del mondo per mezzo dei “ponti invisibili” che porteranno la mostra ad espandersi anche in città più grandi come Roma. Per saperne di più, consigliamo di visitare la chiesa S. Nicolò, passeggiando così sul ponte invisibile che permetterà di raggiungere i luoghi più remoti e idilliaci dell’Occidente. Silvia Genangeli La mostra sarà aperta dalle ore 10 alle 12,30 e dalle 17,30 alle 21. Convegno Nazionale sulla Famiglia L’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia e l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana organizzano, con la collaborazione del Forum delle Associazioni Familiari e del comune di Senigallia, la Settimana estiva di formazione 2010 sul tema “Dal noi della famiglia al noi del bene comune” a Senigallia, al teatro La Fenice, dal 18 al 22 giugno. Quest’anno in particolare il Convegno sarà inserito nel percorso di preparazione al grande evento del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà nel 2011. Le conclusioni saranno martedì 22 alle 10.30 con don Paolo Gentili, mons. Angelo Casile e i coniugi Claudio e Laura Gentili; alle ore 11 la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e presidente del Comitato per la Preparazione del Congresso Eucaristico. È stato uno dei padri della banda l’Esina. Con Osvaldo Guerro e Adelio Latini, Franco Gasparrini fondava nel 1968 la seconda banda del comune di Maiolati Spontini. Una passione, quella per la musica, che lo ha accompagnato per tutta la vita. Ha festeggiato, nel settembre scorso, il qua- rantennale dell’Esina, in cui, nel corso degli anni, hanno vissuto importanti e significativi momenti oltre seicento persone fra majorette, musicanti e dirigenti. Accanto alla passione per la musica, quella per la politica. È stato consigliere nelle Opere Pie durante gli anni ’70, segretario della locale sezione del Pci, poi amministratore comunale per due mandati, cofondatore dell’Ulivo, militante attivo nel Pd. E la sua bottega di calzolaio, al centro di Moie: per cinquanta anni luogo di incontro, di scambio di idee e dibattito politico. Luogo dove in tanti passavano a “prendere la parola de n’ calzolaro”: legami di speranza, per dare senso alle vicende umane, per costruire insieme agli altri una società civile onesta, pulita, gioiosa. Un luogo simbolico di impegno civile e di passione politica. Lì il suo lavoro: «una vita sopra le scarpe per dare modo alle persone di camminare - ha detto don Corrado Magnani durante l’omelia funebre. Può sembrare un mestiere umile, quello del calzolaio, invece è importante. Perché avere le scarpe significa poter sperare, cercare, andare verso un futuro. Vuol dire avere il coraggio di trovare la strada giusta da percorrere nella vita. Possedere le scarpe equivale a poter stare in piedi e avere una dignità.» Un viaggio nella vita, quello di Franco, ricco di significati e di scoperte, nel segno della solidarietà e della responsabilità verso gli altri. Un cammino nel segno della gioia. Anche l’ultimo tratto, verso il cimitero di Moie. Accompagnato dalla musica della sua banda, con il sindaco Giancarlo Carbini, gli amministratori, gli amici di partito, tante persone. Ha voluto un rinfresco e vino per tutti. Un rito della speranza. La vita che si accende sulla morte. Tiziana Tobaldi Nella foto: la banda l’Esina durante il funerale di Franco Gasparrini. Il rito di commiato si è svolto nel pomeriggio del 12 giugno nella chiesa di Santa Maria a Moie: Franco ha concluso la sua vita terrena a 80 anni l’11 giugno. I sacerdoti aiutano tutti. Aiuta tutti i sacerdoti. Ogni giorno 38 mila sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro missione, hanno bisogno anche del tuo aiuto concreto: di un’offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Queste offerte arrivano all’Istituto Centrale Sostentamento Clero e vengono distribuite a tutti i sacerdoti, specialmente a quelli delle comunità più bisognose, che possono contare così s ulla generosità di tutti. Offerte per i nostri sacerdoti. Un sostegno a molti per il bene di tutti. Per offrire il tuo contributo hai a disposizione 4 modalità: • Conto corrente postale n° 57803009 • Carte di credito: circuito CartaSi chiamando il numero verde 800.82.50.00 o via internet www.offertesacerdoti.it • Bonifico bancario presso le principali banche italiane • Direttamente presso l’Istituto Sostentamento Clero della tua diocesi. L’offerta è deducibile: Per chi vuole, le offerte versate a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero sono deducibili fino ad un massimo di 1032,91 euro annui dal proprio reddito complessivo ai fini del calcolo dell’Irpef e delle relative addizionali. Per maggiori informazioni consulta il sito www.offertesacerdoti.it C H I E S A C AT TO L I C A - C. E . I . C o n f e re n z a E p i s c o p a l e I t a l i a n a Voce della Vallesina in diocesi 20 giugno 2010 9 CUPRAMONTANA: Il parroco DON GIOVANNI ferracci FESTEGGIA 50 ANNI DI SACERDOZIO “Bontà e fede gli sono compagne” La comunità parrocchiale di Cupramontana è in fermento per l’evento che vedrà protagonista don Giovanni Ferracci per i suoi 50 anni di sacerdozio e 75 di vita. É prevista una settimana di preparazione all’anniversario che prevede incontri di riflessione e preghiera che culminerà il 27 giugno alle ore 18 con la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Gerardo Rocconi alla quale parteciperanno i sacerdoti della Diocesi di Jesi. Parroco presso la Chiesa di San Leonardo da 28 anni è un grande punto di riferimento per ogni abitante di Cupramontana. Scrive di lui don Maurizio Fileni per l’occasione: “È un uomo buono. E di questi tempi la bontà è fuori moda: si fa a gara, infatti, a chi passa sopra agli altri; a chi fa le scarpe agli altri; a chi li supera sia con mezzi leciti che meno leciti. Lui è un buono. Sì: è attento alla persona che gli sta davanti e se, pocopoco, si accorge che ha bisogno di qualcosa, è dispostissimo a fermarsi con lui, magari solo per scambiar quattro chiacchiere e tirarla su con parole di incoraggiamento. Mai visto arrabbiato (e sfido chiunque ad avercelo visto); il suo volto è sempre sorridente ed i suoi lineamenti distesi e sereni. Don Giovanni, poi, è uno che ha il passo di chi vuole arrivare lontano. Non è uno scattista o un velocista, ma col suo passo lento e cadenzato, arriva là dove gli scattisti o i velocisti non possono nemmeno sognare di arrivare. Arriva, per esempio, dentro le coscienze delle persone; nel mezzo delle loro preoccupazioni e delle loro ansie; e per arrivare lì dentro occorre pazienza, calma, tranquillità: occorre tempo e non velocità. E poi ha una fede grande come una montagna. Per mandare avanti una parrocchia si possono scegliere diverse strade; c’è chi sceglie quella dell’efficienza e dell’organizzazione. C’è chi è presente in tutto e per tutto; chi ha risposte pronte per tutti e per ogni circostanza. C’è, invece, chi propone la sua fede e basta. Basta ed avanza, per mandare avanti una parrocchia senza tanti fuochi d’artificio, ma nella sostanza e nella verità. Don Giovanni è così: da saggio, ha scelto la strada migliore. Gli auguriamo un altro bel tratto di strada: sì, perché Cupra Montana ha bisogno di un nonno saggio che le dia sicurezza e senso dei valori.” Giovanna Ortolani CUPRAMONTANA: una settimana all’insegna della Pastorale Padre Francesco chiamato a riaccendere i cuori Padre Francesco Cordeschi è il religioso passionista che animerà la settimana di preparazione alla festa dell’anniversario di don Giovanna Ferracci. É il fondatore del movimento giovanile “Tendopoli San Gabriele”, al quale aderiscono moltissimi giovani. Il senso della loro mission, come per San Paolo della Croce, “è forte, è come un’esplosione”; desiderano “che la Passione di Gesù faccia breccia nel cuore di tutti!” perché il fuoco che è nel cuore brucia e si attacca a chi si avvicina. “A distanza di secoli ancora brucia e riesce a riscaldare i cuori di molti” e per questo fervore il parroco ha invitato il gruppo dei missionari che arrivano corredati di mente e cuore “incendiati”. Curano in particolare la parte giovanile della comunità parrocchiale: a tal proposito un incaricato tra loro mette in atto una serie di iniziative per avvicinare i giovani. Dagli ambienti in cui sono soliti incontrarsi, saranno invitati al Beato Angelo, che diverrà il “quartier generale” di questa settimana all’insegna della pastorale. I parroci di Cupramontana, per favorire al massimo l’affluenza della popolazione, per far arrivare a tutti ed in particolare ai giovani la bellezza della vita cristiana, hanno pubblicizzato l’iniziativa con ogni mezzo a disposizione quindi attraverso il periodico d’informazione, lettere d’invito e messo in moto un passaparola che arrivi ad interpellare la libertà di ciascuno. Sono stati riservati degli spazi e messo a disposizione del tempo in particolare per far incontrare padre Francesco con i bambini e ragazzi delle medie e delle elementari, con i membri delle associazioni ecclesiali, genitori dei bambini e dei ragazzi - in particolare di quelli che hanno appena ricevuto la Prima Comunione e dei cresimandi - i malati, i giovani, gli sposi. g.o. Due ricordi di don Bruno Gagliardini, tornato al Padre il 2 giugno scorso Testimone visibile dell’amore di Dio di Paola Lenti Ti ho conosciuto quando ancora bambina, iniziai ad approfondire il dono della fede frequentando le beniamine dell’Azione Cattolica: era il 1966 e tu eri vice parroco di San Francesco di Paola. Da subito rimasi colpita da questa tua presenza capace di avvicinarci a Gesù e iniziai ad innamorarmi di Lui e a camminare sulla Sua strada. Poi la vita mi ha dato l’opportunità di incontrarti ancora, come insegnante di religione alle scuole superiori e successivamente come Parroco, di nuovo a San Francesco di Paola. Da allora la tua presenza è divenuta un costante punto di riferimento nella mia esistenza, sempre con questo messaggio che riuscivi a trasmettere: della vita vista come un cammino da percorrere, un divenire fatto di tante esperienze, personali e comunitarie, esperienze alle quali sei sempre stato aperto e delle quali ti sei fatto spesso promotore. Tu camminatore instancabile, proiettato verso mete naturali, come le vette dei monti, quasi a volerLo raggiungere e toccare, e spirituali, come il San- tuario di Loreto, dove ritrovarsi a pregare insieme, accanto alla Madre di Gesù per sentirci tutti fratelli. Ma al tempo stesso capace di percorrere la strada, a volte faticosa, di ogni persona che incontravi, sempre disponibile a starle accanto e a sostenerla, perché non si arrendesse e non abbandonasse il cammino. Questo il ricordo che non si può dimenticare: una persona profondamente innamorata di Dio e per questo particolarmente vicina all’uomo, ad ogni uomo, senza distinzione di sorta, e ai suoi bisogni, soprattutto nelle situazioni di povertà e di sofferenza, sia umana che morale. Quanta concretezza nella tua teologia. Sapevi parlare di cose “alte” con semplicità, capace di toccare le corde del cuore e arrivare alla vita di tutti i giorni, per trasformarla, anche nei momenti difficili, e renderla presenza viva del Suo amore. Il Signore questa prova non l’ha risparmiata neanche a te che sei stato suo servo attento e fedele, forse per dare ancora maggiore credibilità e trasparenza a questa tua figura apparentemente fragile, ma interiormente così forte. Grazie Signore per averlo scelto come tuo pastore. Grazie per averlo messo lungo il nostro cammino! di Stefano Contadini Era marzo dello scorso anno. Con i miei giovanissimi avevamo programmato tre giorni di ritiro a Santa Maria del Colle. Don Bruno stava male e dopo un breve saluto gli avevo pregato di non venire a fare il suo intervento: avremmo provveduto in altro modo! La sera proprio mentre stavamo in preghiera per il vespro… ecco la Fiat grigio verde scuro che si ferma proprio davanti a noi. Esce don Bruno camminando a fatica, si ferma con noi, con voce debole ci parla della necessità di fare comunità, “la Famiglia delle Famiglie”. Le nostre riunioni sono in genere rumorose e piene di urlacci:… i miei ragazzi in silenzio e attenti per tutto il tempo che don Bruno ci aveva regalato. Solo più tardi venni a sapere che a Jesi non volevano farlo partire era visibilmente troppo debole per venire su ad incontrare noi ma finita la messa era montato sulla sua Fiat. Chi sono gli eroi, quelli che sollecitati dagli eventi compiono gesti memorabili? Gli eroi sono persone che, rivestiti della propria condizione umana indipendentemente dagli eventi, affrontano la vita fedeli al loro mandato: don Bruno eroe tutti i giorni! Semplice nella sua cultura, era creativo e sapeva mettersi nei panni di chi incontrava, sapeva parlare a tutti e a tutti provvedeva. Si offriva con generosità e con un sorriso, e da tutti era riconosciuto come un padre buono: una singolare tenerezza verso il prossimo. Fortificato da una assidua fedeltà al voto di povertà e alla pratica di costanti mortificazioni spirituali e corporali, manifestava una allegria silenziosa e un buon umore, immagine di una infinita semplicità evangelica. Passione Pastorale… forti discussioni su molti aspetti della vita comunitaria parrocchiale. Certe sere andavi a casa con l’animo pesante, ma di una cosa eri sempre sicuro: ti aveva ascoltato! E fin da subito si ricominciava a costruire di nuovo: aveva un solo fine, quello di far crescere la comunione tra le diverse spiritualità presenti in parrocchia. Era felice di poter confessare e una cosa che mi ha sempre colpito è che i bambini, nelle nostre liturgie penitenziali, facevano la fila, a Pasqua e a Natale, per potersi confessare da lui. Amava la libertà e la sua esigenza di respirare ogni volta aria buona, di camminare, di andare in montagna era in realtà la volontà di essere fedele a questa sua libertà. Libertà che faceva volare i cuori di chi incontrava, libertà che non era ostacolo ma mano tesa, affidamento cieco alla provvidenza, amore per Cristo e per la sua Chiesa. Quanto deve aver sofferto in malattia per la perdita della sua amata libertà e del contatto con le persone che amava. Ho in mente un’immagine: fu Michele Contadini che un giorno di fronte alla sofferenza la chiamò l’ottavo sacramento. Don Bruno ha sofferto molto e, se è vero, che il sacramento ti rende manovale nell’edificazione di un ponte tra Dio e l’Uomo, egli ha compiuto il suo e ora si è accoccolato vicino al Padre celeste per riposarsi. Manda o Dio angeli custodi per la nostra Chiesa jesina… se posso scegliere, io vorrei don Bruno… sono sicuro che non ci lascerà soli un solo minuto spronandoci sempre a fare del nostro meglio! Facevamo insieme il giornalino parrocchiale a Pasqua e negli anni, dopo aver prodotto sempre brevi articoli di saluto per l’edificazione spirituale dei suoi parrocchiani, alla fine, mi disse: “basta con le parole, scrivi solo questo, non c’è bisogno di aggiungere altro” mi passò un foglietto scritto a mano con su scritto: “La Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo sia la nostra Pasqua, il nostro passaggio dall’IO al NOI, dal MIO al NOSTRO, per migliorare questo Suo regno già iniziato tra noi.” 10 Voce della Vallesina attualità 20 giugno 2010 Fondazione Gabriele Cardinaletti: premiati gli Amici Atletici Sul podio e in campo, persone… Ancora una volta - come nelle precedenti edizioni -, sul podio per “L’AMICO ATLETICO” 2010 e in campo, lunedì 31 maggio, per “ATLETICAMENTE INSIEME ”: persone. Note e meno note. Abili o diversamente abili. Persone ugualmente portatrici di diritti. Dispensatrici di ideali. Protagoniste coraggiose della vita, propria e degli altri; di una squadra, della comunità. Testimoni di orizzonti vasti, chiaramente individuabili nei volti radiosi, nei sorrisi agguerriti, nelle spassose performance, nelle piroette delle carrozzine, nella tenacia di sogni svelati o raggiunti. Il contesto: un corollario di campioni e di spettatori. Lo spirito: la consapevolezza che la diversità non sia il black out della vita umana, del suo spirito, del suo corpo, della sua intelligenza, a qualunque livello. E che la corrente vitale di benessere debba circolare, per tutti e con gli stessi indici di qualità, nel fluire dell’esistenza di ciascuno, dal primo istante all’ultimo. Una cornice ad alto spessore sociale dunque quella che ha accompagnato le emozionanti tappe dell’Altletico day, un’intera giornata dedicata alla varie iniziative attivate per diffondere quanto più possibile i valori etici dello sport e della sua valenza positiva a tutte le età e a tutti i livelli. La manifestazione ha avuto inizio alle 9.30 presso il Centro Congressi Esagono - UBI Banca Popolare di Ancona - Jesi con il convegno sul tema: “ATLETICO SCUOLA: NESSUNO ESCLUSO” , che ha sviluppato l’idea che disabilità non significhi per forza stare a guardare. Nel pomeriggio, presso il Palazzo dello Sport “Ezio Triccoli” di Jesi, è stata aperta una piccola anteprima sulla mostra fotografica prevista in autunno e intitolata: “JESI NEL ‘900”. Sempre al Palasport, nel tardo pomeriggio, la premiazione del Concorso nazionale: “l’AMICO ATLETICO” 2010, con la consegna dei riconoscimenti ai Campioni di comportamento: Carla Schembri, 17 anni, dalla Sicilia per la Pallavolo Giovanile under 18. Ciro di Fiandra, 24 anni, del Lazio per la Fiumicino calcio. Andrea Bianchi, Allenatore Genoa Calcio giovanissimi 1997, 45 anni, dalla Liguria per il Calcio Giovanissimi Genoa. Marco Gennari, dall’Emilia Romagna per gli arcieri Jesi - “Altari fioriti” a San Giuseppe di Logosanto. Beatrice Vio, 13 anni, dal Veneto per la scherma di Mogliano. Durante la cerimonia, ci sono stati brevi intermezzi con il cabaret di David Anzalone e Alessandro Castriota e la Musica di Antonio Del Sordo, Cristiano Pistelli e Thomas Bellezze. È seguito l’incontro in sala stampa con i campioni dello sport, madrine e padrini degli atleti premiati: Andrea Bari, Giuliano Bertarelli, Jean Claude Blanc, Marisa Canafoglia, Clarissa Claretti, Elisa Di Francisca, Claudio Di Giusto, Josefa Idem, Andrea Lucchetta, Giorgio Farroni, Marta Gambella, Annalisa Graziosi, Alessio Guerri, Michele Maggioli, Roberto Mancini, Anna Maria Marasi, Luca Marchegiani, Dino Meneghin, Claudia Pigliapoco, Francesca Porcellato, Paola Protopapa, Alberto Rossini, Alessandra Sensini, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Beatrice Vio, Santa Lucia Sport Basket in carrozzina di Roma - Under 13. In chiusura di serata, l’esibizionespettacolo tra i grandi Campioni che si sono cimentati in brevi partite di Calcio, Basket, Volley, Scherma, Pattinaggio. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana) e il MECS (Movimento per l’Etica e la Cultura nello Sport), è stata proposta quest’anno in tutto il territorio Nazionale dalla Fondazione “Gabriele Cardinaletti”, con il patrocinio della Struttura per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), del CONI, dell’ICS (Istituto per il Credito Sportivo), oltre che della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi. L’edizione si è avvalsa della collaborazione di alcune fra le principali Federazioni sportive e cioè: FIGC, FIP, FIPAV, FIS, FIR e Commissione Atleti del CONI. Main sponsor del Concorso, fin dalla prima edizione, ancora una volta la UBI >< Banca Popolare di Ancona. Fotoservizio Paola Cocola Parrocchia di San Sebastiano: prima Comunione Origini e bellezza degli addobbi Incomincia il cammino! che architettoniche della chiesa ed ha accennato alle origini dell’addobbo degli altari. Alle 13,30 i fioristi, divisi per squadre, hanno iniziato i lavori ideati per i singoli spazi. Due le interessanti novità della quinta edizione di “Altari Fioriti”, la manifestazione promossa dalla presidenza regionale dei Fioristi aderente alla Federfiori di lunedì 7 giugno. La prima riguarda la scelta della chiesa, l’altra l’innovativa concezione dell’arricchimento estetico del luogo sacro. Ma andiamo con ordine. Dopo le quattro precedenti edizioni ospitate nell’antica chiesa di S. Giovanni Battista, classico esempio di stile Barocco dove l’estro, la fantasia e la professionalità dei fioristi hanno potuto esprimersi a trecentosessanta gradi grazie alle diverse tipologie delle cappelle laterali e dell’altare maggiore, per quella di quest’anno si è voluto scegliere un tempio la cui ultimazione risale al secolo scorso: la chiesa parrocchiale di San Giuseppe. Architettura diversa, dunque, come diverso sarà l’approccio alla realizzazione della decorazione perché, come spiega il presidente regionale Federfiori, Ferziero Santelli, la rassegna “non vuole essere una semplice esposizione di fiori e nemmeno una esibizione di prodotti di mercato, ma una manifestazione di energia e di pensiero creativi, dove il segno comunicativo dell’opera prende spessore e assume senso e significato per una valutazione riflessiva”. Ancora una volta ad estrinsecare il proprio pensiero artistico nelle cappelle laterali della chiesa o sull’altare, sono stati i fioristi operanti nella città di Pergolesi, professionisti del fiore provenienti dalle Marche e da altre regioni interessati ad acquisire nuove esperienze nell’interesse dell’intera categoria. La giornata di “Altari Fioriti” è iniziata con una introduzione proposta dal parroco, don Giuliano Fiorentini, che ha illustrato le caratteristi- Dopo un lungo ed intenso cammino di crescita e formazione religiosa, 8 ragazzi di S. Sebastiano con l’aiuto del parroco Don Roberto Vigo e dei catechisti Benedetta e Domenico, hanno riceNelle immagini, alcune vuto domenica 30 magdelle decorazioni floreali gio la loro Prima Comurealizzate nell’ambito nione. Per completare il del 5° Seminario teorico- percorso catechetico i pratico “Altari Fioriti” che bambini si sono ritrovaha visto la partecipazione ti in Chiesa per pregare di venti fioristi provenienti e meditare il S. Rosario da Marche, Veneto, durante tutto il mese di Liguria, Campania, Maggio. Tra i numerosi Abruzzo, Lombardia e da incontri, nei quali i bambini si sono dimoRoma. Al termine della strati interessati e disponibili, importante manifestazione e fino alla quello tenuto a Santa Maria fuori Monsamattina dell’11 giugno le no dove hanno approfondito il significato installazioni floreali sono della Santa Messa eucaristica e dell’ “Ultistate meta costante di ma Cena” del Signore narrata dai quattro visitatori, la maggioranza evangelisti. Dopo aver ricevuto il Sacradei quali ha espresso mento della Confessione i bambini hangiudizi più che positivi no partecipato alla celebrazione della S.S. per la novità, la creatività, Trinità, dove per la prima volta Edoardo l’estro, la fantasia Barbaresi, Maria Sofia Carbonari, Riccardei protagonisti. do Carloni, Claudia Del Corpo, Riccardo Marani, Simone Mocci, Jennifer Perticaro- li e Erica Santarelli, hanno ricevuto Gesù Eucarestia. Una liturgia molto sentita, dove il parroco durante l’omelia ha sottolineato la responsabilità dei genitori nel guidare i propri figli durante la vita con il buon esempio e di come questo sia solo il primo passo verso Dio. La comunità parrocchiale augura a questi ragazzi di proseguire il proprio cammino con Gesù, accompagnati dall’amore materno della Vergine Maria. Federico Maria Balestra Foto Candolfi la scuola di musica a Gerusalemme e le marche Un nuovo sito per la raccolta fondi L’associazione Premio Vallesina ha realizzato un nuovo sito internet per contribuire a far conoscere le opere in favore della costruzione della nuova sede per la scuola di musica Magnificat a Gerusalemme. L’obiettivo degli organizzatori dell’iniziativa è quello di raggiungere in breve tempo i 900.000 euro necessari: i finanziamenti ora ammontano a 350.000 euro devoluti dalla Regione Marche, dal Comune di Maiolati Spontini e da molti altri privati. Per tutti coloro che volessero contribuire a mandare avanti il progetto, è stato realizzato, da Annalisa Cameli, Lorenzo Renzulli e Marco Orlandoni, della società Whipart, il sito www.promagnificat.org in cui è possibile effettuare donazioni nella massima affidabilità e trasparenza tramite il sistema di credito Paypol. Il sito è inoltre arricchito da video, collegati direttamente a YouTube, da immagini e foto e dalle tavole di progettazione della nuova scuola, realizzate dall’architetto Lorenzo Rossi: le immagini e i testi verranno continuamente aggiornati, così da vedere, in tempo reale, l’avanzamento dei lavori. É questa una piattaforma web semplice e pratica, creata con una tecnologia accessibile da qualsiasi server e da qualunque parte del mondo, proprio per permettere a tutti di avere maggiori notizie. Padre Armando Pierucci, fondatore della scuola Magnificat, tornerà nelle Marche la settimana prossima. Giovedì 24 giugno celebrerà alle ore 19 al convento di San Giovanni Battista in via Passeri a Pesaro; alle ore 21 presso l’auditorium Pedrotti del conservatorio Rossini ci sarà un concerto dello stesso padre Armando con quattro allievi del Magnificat. La sera del 26 giugno gli allievi si esibiranno nel corso della serata del Premio Vallesina. Il religioso francescano celebrerà la santa Messa domenica 27 giugno alle ore 8,30 nell’abbazia Santa Maria di Moie. Voce della Vallesina jesi 20 giugno 2010 11 Squarci di storia patria in occasione del premio Calamandrei, assegnato a ruffolo e grande stevens L’attualità del pensiero degli “azionisti” anni ‘50 “Ascoltai l’annuncio alla radio, a Livorno, nella casa paterna. É superfluo, forse, aggiungere che i sentimenti provati quel giorno sono scolpiti nella memoria… Le speranze di una prosecuzione della “non belligeranza” si erano andate rarefacendo; questo non attenuò l’angosciante brivido di un salto nel vuoto… Non posso impedirmi ancora una volta di ribadire la mia ferma e profonda convinzione che quel giorno, il giorno del disonore - l’8 settembre - segna anche l’inizio del riscatto, del soprassalto di dignità del popolo italiano…” Lo scrive al presidente del Calamandrei Gian Franco Berti Azeglio Ciampi nella sua qualità di presidente onorario del Circolo, cogliendo l’occasione del 10 giugno - settantesimo della dichiarazione della seconda guerra mondiale. Perché il Calamandrei ha voluto valorizzare la data per cogliere l’occasione di alcune approfondite riflessioni provocate nell’incontro del mattino presso il palazzo della Signoria e del pomeriggio presso l’aula magna della nostra università. La giornata di studio, aperta con un breve filmato che rievoca il pronunciamento mussoliniano del fatidico 10 giugno 1940 osannato da una piazza Venezia in visibilio, è proseguita con la consegna del premio Calamandrei a Franzo Grande Stevens (ritirato da Giovanna Galante Garrone) e a Giorgio Ruffolo, il quale ha introdotto il discorso sulle vicende di ieri e di oggi della nostra Italia. Ha desiderato sottolineare che, dopo la tragedia della guerra, l’Italia ha effettivamente realizzato grandi miracoli nei settori dell’economia, della politica e della cultura, settori che hanno garantito un grande progresso fino agli anni settanta. Poi abbiamo assistito ad una graduale decadenza che oggi si manifesta anche nella stessa minaccia dell’unità d’Italia, proprio quando siamo impegnati a Il prof. Alberto Sinigaglia che ha curato l’edizione sul Calamandrei che raccoglie alcuni articoli del costituzionalista, richiamando la folla plaudente di piazza Venezia di 70 anni fa, ha voluto sottolineare che quella folla plaudiva con convinzione, non per personale maturazione del giudizio, ma perché “convinta e costretta” dalla propaganda. Perché - aggiunge l’ottimo decente universitario - la propaganda trascina senza far ragionare, senza “far effetcelebrare il suo 150° anno di tivamente conoscere”, senza unione. Occorre - conclude permettere la riflessione e la Ruffolo - la capacità di rea- maturità personale. E poilizzare un vero “patto” tra ché è solo la conoscenza che Nord e Sud ponendo cia- ci fa realmente liberi, ogni scuna parte sul piatto diritti iniziativa di qualsiasi provee doveri che, ben ponderati, nienza che tenta di limitare possono ridare un equilibrio il nostro conoscere, è un ate una reale possibilità di ri- tentato alla nostra liberà. La nascita della nostra nazione. Badoglieide della Resistenza offerta dagli Onafifetti ha concluso la mattinata. Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto riflettere sulla mostra itinerante promossa dallo stesso circolo Calamandrei sugli esuli italiani a Londra, dal Mazzini alla seconda guerra mondiale, data dalla meticolosa raccolta di foto, manifesti, giornali, stampe varie, documenti, lettere – un centinaio di “pezzi” in tutto, che testimoniano la vita, i rapporti, le iniziative degli esuli politici, soprattutto di quelli sfuggiti alla dittatura fascista. Il pomeriggio si è concluso con la presentazione del testo, una tesi di laurea, di Brando Mazzolai e del docente universitario Paolo Borgna, che tratta il concetto di diritto in Pietro Calamandrei. Foto Paola Cocola Si concludono le iniziative del Calamandrei per il 2010 Strepitoso concerto del maestro Igor Roma “Con quante mani suona?!” Domanda spontanea e diffusa tra i presenti che gremivano la Sala Maggiore del Palazzo della Signoria nella serata di giovedì 10 giugno, rapiti dal concerto tenuto gratuitamente dal M° Igor Roma. Uno zampillio continuo, inesauribile di note che, rotolando ora tenere, ora strazianti, ora tumultuose, penetrano nella mente e nel cuore, conquistano in un turbinio di sfumature e sensazioni straordinarie. Quasi agisse un’intera orchestra e non un solo strumento, un solo musicista. Un musicista profondamente preso dai brani di Beethoven, di Peterson, di Ravel, di Rachmaninov, di Chopin, da lui eseguiti con forte coinvolgimento emotivo e impareggiabile destrezza. Al termine del concerto, in tanti hanno acquistato il cd realizzato dal maestro nel 2009. sicale della città. Viene poi ammes- orchestre di spicco; ha inoltre parso al Conservatorio di musica di Vi- tecipato al festival “Gergjev” di cenza nella classe di Carlo Mazzoli, Rotterdam, al festival cameristico con cui studierà fino al 1991, anno “Isabelle van Keulen” di Delft, ai del diploma, che consegue con lode. “Daniels Muziekdagen” di Zeist e Tra il 1988 e il 1989 vince il Concor- al festival “Philippe Herreweghe” so nazionale di Como, la Rassegna di Saintes. Nel giugno del 2001 a pianistica internazionale di Senigal- Tilburg ha realizzato il suo primo lia, i Concorsi nazionali di Ravenna CD con musiche di Alkan, Liszt e e Gallarate. Nel 1989 viene am- Prokof’ev. Nel 2002 ha compiuto messo all’Accademia pianistica “In- una tournée in duo pianistico con contri col Maestro” di Imola, dove Enrico Pace e con i percussionisti segue le lezioni di Franco Scala, La- Gianluca Carollo e Alessandro Zuczar Berman, Boris Petrushansky e chi, esibendosi anche al ConcertgeAlexander Lonquich. Si diplomerà bouw di Amsterdam alla presenza all’Accademia con il titolo di “Ma- della regina Beatrice d’Olanda, e Igor Roma nasce nel 1969 a Baden, ster” nel 1997. Nel 1996 conquista al Lincoln Center di New York. Ha nella Svizzera tedesca, da genitori il primo premio e il premio della collaborato come camerista con il italiani emigrati. All’età di undici critica al Concorso internazionale Brodsky Quartet, il Daniel Kwartet anni inizia lo studio del pianoforte “Franz Liszt” di Utrecht. e il Quatuor Danel. Ha suonato in e nel 1984 si trasferisce in Italia, a Ha suonato con eminenti diretto- trio con il violinista Giovanni BattiSchio, dove frequenta l’istituto mu- ri d’orchestra; ha collaborato con sta Fabris e la violoncellista Quirine Viersen, e sempre in trio con il fagottista Andrea Bressan e l’oboista Bart Schneeman. Non poteva concludersi meglio l’intera giornata dedicata al ricordo di quel lontano 10 giugno del ’40 che segnò l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, contro Francia e Inghilterra. A darne notizia, Benito Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia a Roma. A distanza di 70 anni, l’iniziativa, intitolata “Percorsi di Guerra”, è stata promossa e realizzata dal Centro Studi Calamandrei e patrocinata dal Comune di Jesi e dalla Provincia di Ancona, con il sostegno di CNH Italia, Banca Marche, e con la collaborazione della Fondazione Pergolesi Spontini. Fotoservizio Paola Cocola riflessioni sonore Nel cerchio delle attività di ricerca del “Centro Studi Calamandrei” di Jesi, di cui Gian Franco Berti è presidente ed organizzatore, è stato inserito come chiusura al Palazzo della Signoria, un ospite di eccezione come il pianista Igor Roma; di Vicenza, unico e particolare per l’estemporaneità di una vorticosità tecnica, dentro una sensibilità semplice e tenace. Così è stata arricchita la giornata del 10 giugno, presentando in serata una parentesi che da una parte ha sottolineato il termine di un “Percorso di studi del periodo dell’ultima Guerra”, dall’altra l’inizio di una stagione musicale tutta da programmare. Igor ha attraversato la sala, lasciando il pubblico dopo ogni esecuzione, assorto tra il silenzio loquace dei suoni che ancora vibravano o lo scontato battito di mani. Un inizio beethoveniano al chiaro di luna apre lo scenario; quasi in punta di piedi, questo artista sfoglia mentalmente le pagine di vari racconti che sono gli autori come Ravel, Peterson, per finire dentro Rackmaninov. Li sfoglia ad uno ad uno, attraversando i loro universi con un chiasso leggero; improvvise tensioni o tempeste emotive del vivere umano, che necessariamente ritrovano una loro collocazione nello scaffale del cuore umano. Igor ne ha da vendere; coinvolge, semplifica, ha un modo di fare che rappresenta una tentazione ad andare oltre, a sperimentarsi senza chiedersi troppi perché, gratificato da risposte che giungono silenziose e di rimbalzo nei rapporti umani che coltiva. Nella sua tastiera c’è tutto; ostinate, le soggezioni sonore traducono le luci e le ombre del quotidiano. Elisabetta Rocchetti 1923 12 Assivip – Un volume edito per festeggiare due prestigiosi anniversari “Castelli di Jesi, arte e storia nelle terre del Verdicchio” Un volume realizzato da Assivip e intitolato “Castelli di Jesi, Arte e storia nelle terre del Verdicchio”, completo di guida enogastronomica, realizzato per celebrare sia i quaranta anni del riconoscimento della denominazione d’origine controllata al Verdicchio dei Castelli di Jesi, sia i venti anni di attività dell’Assivip. L’iniziativa, nata in collaborazione con i Comuni di: Jesi, Apiro, Arcevia, Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Montecarotto, Monte Roberto, Morro d’Alba, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Serra de’ Conti e Staffolo, è stata presentata venerdì 21 maggio, presso la sede della Banca Popolare di Ancona. Alla presentazione hanno partecipato Corrado Mariotti, Presidente Banca Popolare di Ancona, Dino Porfiri, Presidente Assivip, Daniele Maestri, curatore dell’opera e Gianluigi Calzetta, ex Presidente Assivip. “Anno 1194: Jesi emerge improvvisamente dall’oscurità e dall’anonimato che l’ha avvolta per secoli in un silenzio quasi totale ed inizia ad imporsi sulla scena marchigiana come centro di riferimento per il territorio circostante. Questo momento segna un punto di svolta che modifica il ritmo pigro e lento della precedente storia di Jesi in un susseguirsi di azioni concitate. La città sembra ridestarsi improvvisamente, decisa a proclamarsi arbitra del proprio destino, adottando una strategia flessibile ma saldamente mirata all’obiettivo di conseguire una sua autonomia territoriale con un piglio ed una determinazione che ancora oggi stupiscono”. Queste righe sono tratte da “Castelli di Jesi”, opera pensata nel 2007 e curata da Daniele Maestri, insegnante romano, impegnato a raccontare e valorizzare arte e storia del territorio, eleggendone a comune denominatore il Verdicchio, unanimemente considerato il vino bianco migliore d’Italia. “Si tratta di un’iniziativa editoriale che UBI Banca Popolare di Ancona ha incoraggiato e sostenuto – ha dichiarato il presidente Mariotti - nella consapevolezza che questo volume abbia la capacità di promuovere bellezze, certez- ze e suggestioni di un territorio come la Vallesina, meritevole di essere scoperto e riscoperto”. Non solo storia, arte, tradizioni e costumi, perché accanto a “Castelli di Jesi” l’Assivip ha realizzato, grazie alla collaborazione di Caterina Marchetti e dello stesso Maestri, una guida turistica enogastronomica, sintetica e di facile consultazione, che costituirà un ottimo veicolo di marketing territoriale, ponendosi quale punto di riferimento per la promozione dei luoghi del Verdicchio, affascinante ambasciatore, capace di attrarre e soddisfare gusti e palati di mezzo mondo. Marco Cremonesi Nella foto di Anna Vincenzoni, da sinistra Daniele Maestri curatore dell’opera, Dino Porfiri presidente Assivip, Corrado Mariotti presidente UBI Banca Popolare, Gianluigi Calzetta ex presidente Assivip, Andrea Carloni Presscom, in viaggio verso il domani C’erano anche la presidente della provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, il suo predecessore Ezio Giancarli e l’assessore regionale Fabio Badiali all’inaugurazione della nuova sede della Presscom, a Jesi presso il centro commerciale Arcobaleno, venerdì 11 giugno scorso. Un’agenzia di comunicazioni in viaggio verso il domani, che porta nel proprio bagaglio la fruttuosa esperienza di un cammino intrapreso diversi anni orsono e che prosegue in varie tappe e momenti, legati a tutto ciò che è comunicazione. Conduttori d’eccezione della Voce della Vallesina vallesina 20 giugno 2010 serata i soci fondatori della Presscom, Gianni Moreschi e Laura Marinelli, che dopo aver salutato i partecipanti, hanno ripercorso gli attimi salienti della storia dell’agenzia di comunicazione, supportati al riguardo da un bel filmato. Quella che hanno costruito, è una società di consulenza di direzione in comunicazione che si occupa della reputazione delle aziende; essa parte dall’ufficio stampa istituzionale e di prodotto fino ad arrivare alla blogsfera con forum, blog e newsletter on-line. Lo spirito di Presscom è decisamente giovane, innovati- vo e attento alle richieste del cliente: nel corso dell’inaugurazione è intervenuto al microfono l’intero staff, nel quale ogni soggetto ricopre un ruolo specifico, lavorando in sinergia e collaborazione stretta con gli altri componenti. Un esempio di azienda giovane e dinamica, che ha avviato una filiale persino a Milano e che rappresenta, come sottolineato quasi all’unisono dai tre rappresentati politici, Casagrande, Giancarli e Badiali, un esempio e una speranza, per l’economia di tutto il territorio. Marco Cremonesi Moie: torna “La 24 ore de le Moje” Moie: ventiquattrore di calcio a cinque no stop. Si terrà anche quest’anno, al campo sportivo “Grande Torino” di Moie, “la 24 ore de le Moje” che unisce calcio a 5, divertimento, musica e solidarietà. La gara sportiva, organizzata dal centro giovanile “Don Bosco” in collaborazione con la “Proloco” del comune di Maiolati Spontini si svolgerà dalle ore 21 di venerdì 18 giugno fino alle 21 del giorno dopo. L’appuntamento, giunto alla sua nona edizione, vedrà quest’anno la partecipazione del gruppo rock “Le Deviazioni” (cover band di Vasco Rossi). L’incasso della manifestazione sarà devoluto in beneficenza al progetto “Mokonissa” in Etiopia che da anni aiuta le popolazioni africane. Un progetto al quale collaborano la ditta Elio Bora di Moie, la compagnia teatrale La Callarola, il comune di Maiolati e tanti cittadini della Vallesina. Per chi volesse ancora partecipare, le ultime iscrizioni avverranno presso il “Pizza Party” di Moie versando 25 € per squadra. Riccardo Manieri Majolati Spontini: i fossi della Boccolina creano qualche problema La strada dal castello al fondo valle Tra il XIII e il XIX secolo, quando Majolati era una località del Contado Jesino, molte strade partivano dal Castello e portavano al fondo valle al fiume Esino; non esisteva la Strada Provinciale Castelli, ma strade lastricate che, con pendenze ripide, attraversavano le varie colonie agricole. Due di queste strade erano più importanti delle altre perché conducevano alla Torre dove si svolgeva l’importantissima attività della molitura del grano: “Il Molino a grano più antico esistente nelle pertinenze di Majolati spettante alla Comunità di Iesi denominato della Torre, vicino al fiume Esino, e distante dal suddetto Castello di Majolati poco più di due miglia, essendovi due strade che dal detto Castello portano al divisitato Molino della Torre, una detta di S. Liberata, o Selva, e l’altra della Boccolina”. Dopo l’esperienza napoleonica, che rimodernò i vari settori degli Stati italiani, nel 1816, Pio VII diede inizio alla riproduzione cartacea dello Stato pontificio attraverso la redazione del Catasto Piano Gregoriano, sia per ragioni fiscali, sia per un riordino amministrativo dello Stato pontificio, ma fu Papa Gregorio XVI che lo completò nel 1835. Proprio per la presenza del Molino della Torre, la Strada Boccolina era importante e molto utilizzata, come del resto lo è oggi. La Strada Boccolina appariva la più importante del territorio anche perché, attraverso un ponte in legno, portava ad un braccio minore del- la strada Flaminia; oggi lo è anche perché ai suoi piedi c’è un ingresso alla Statale 76 o superstrada. Con conteggi dilettanteschi abbiamo notato che le auto che transitano per Majolati per un’altissima percentuale proseguono per il fondovalle utilizzando la Strada Boccolina e così, anche se in percentuale lievemente minore, anche per il tragitto opposto, quello in salita. Sono stati inseriti dei limiti di velocità, ma l’ottimo fondo, la pendenza notevole, il gusto di guidare su un tracciato stimolante a volte creano dei problemi nell’incontro di due mezzi con l’uscita di una delle due auto nel fosso. Visto il ripetersi di questo piccolo problema, in genere senza conseguenze, sembra opportuno coprire i fossi che costeggiano il lato destro, partendo da Majolati. Questi fossi, scavati nel tufo, sono molto ampi, non in piano con l’asfaltatura e questa situazione “attira” le ruote verso il fosso. Per guadagnare qualche decimetro nell’ampiezza della strada, per evitare situazioni di pericolo, sarebbe utile coprire i fossi con un sistema fognario coperto intervallato da chiusini e pozzetti. In questo modo si potrebbe ovviare ad una vecchia idea di ampliamento, del tutto inutile per una strada che non può essere destinata ai mezzi pesanti, continuando così a godere dell’ombra delle solide querce che costeggiano il tracciato. Marco Palmolella Agli impianti sportivi del Liceo Scientifico, il 25, 26 e 27 giugno Jesi Graffiti ed è “La Festa” Jesi Graffiti è un sito ideato e creato da due jesini doc che hanno voluto mettere a disposizione degli appassionati e dei curiosi di musica un sito dove poter trovare un regesto di tutta l’attività musicale svolta a Jesi e Vallesina a partire dagli ultimi anni Cinquanta fino ai giorni nostri. L’operazione è stata resa possibile dalla infinita energia di un internauta come Leandro Paoletti e da un musicista e ricercatore raffinato come Marino Carotti. Unendo le loro passioni, hanno dato vita ad una operazione che, data la mole di informazioni e di immagini consultabili nel sito, ha dell’incredibile. Provare per credere! www.jesigraffiti.it Ma Jesi Graffiti non è solo un sito di documentazione, è anche un luogo di proposte. Po- tendo contare sull’apporto ne una tre giorni di musica di Giampiero Paccagnani e agli impianti sportivi del Giancarlo Bassotti, da due Liceo Scientifico di Jesi con anni, nell’ultima settimana “Le Bollicine”, tributo Vasco del mese di luglio, organizza Rossi (25 giugno), “Mamma un happening di musica al Musica”, tributo Nomadi Parco del Ventaglio di Jesi: (26 giugno), “I Diamanti”, l’ormai famoso Jesi Graffiti quei favolosi anni ’60 (27 Live. Musica rigorosamen- giugno). Quindi tanta altra te dal vaivo e sotto le stelle musica dal vivo, altro parcon gruppi di “allora”, alcuni co pubblico (quello degli riformatisi completamen- impianti sportivi del Liceo te per l’occasione e gruppi Scientifico messi a dispodi più recente formazione sizione dalla UISP Jesi) e che vedono protagonisti soprattutto musica gratis, le giovani generazioni di grazie anche al contributo musicisti jesini e della Val- di alcuni generosi sponsor lesina. Nelle due edizioni quali la Cisagest e la Edisyprecedenti si sono alternati stem di Jesi, la Seconda Cirsul palco del Parco del Ven- coscrizione Jesi Ovest e del taglio più di ottanta musici- suo presidente Alessandro sti di ogni età. Quest’anno, Viventi, nonché del fattivo raccogliendo l’invito venuto contributo dell’amministrada più parti Jesi Graffiti rad- zione Comunale di Jesi. doppia. Mantenendo saldi A proposito, stiamo anche i principi della musica dal lavorando alla terza ediziovivo e sotto le stelle propo- ne di Jesi Graffiti Live LA FESTA 25/26/27 GIUGNO 2010 IMPIANTI SPORTIVI LICEO SCIENTIFICO DALLE 19,00 MARKETING & COMUNICAZIONE ALLSTAR S.N.C. VIA S. FRANCESCO, 71 - JESI (AN) T +39 0731 212839 WWW.ALLSTARSNC.IT circoscrizione Si ringrazia la U.I.S.P. Jesi per aver concesso l’utilizzo degli impianti DAL 1923 25 GIUGNO LE BOLLICINE TRIBUTO VASCO ROSSI SABATO 26 GIUGNO MAMMA MUSICA TRIBUTO NOMADI stand gastronomici a cura del: stand gastronomici a cura del: BIRRA TEDESCA A CADUTA AESIT Soc. Coop a r.l. Via Erbarella 11/C - Jesi Telefono 0731 56761 www.aesit.it VENERDÌ DOMENICA 27 GIUGNO I DIAMANTI QUEI FAVOLOSI ANNI ‘60 stand gastronomici a cura del: Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it Voce della Vallesina diario 20 giugno 2010 13 “Pagine ritrovate” di Valeria Moriconi, nel quinto anniversario della scomparsa Valeria a confronto con la religiosità Valeria Moriconi in Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, 1986 (foto Le Pera) di Franco Cecchini direttore del Centro Valeria Moriconi Valeria Moriconi si è spenta a Jesi cinque anni fa, il 15 giugno 2005, nella sua casa di famiglia, gli Abbruzzetti, in via Mura Orientali: la casa in cui era nata il 15 novembre 1931 ed era voluta ritornare per l’ultima volta un mese prima, consapevole della gravità inarrestabile della sua malattia. La Moriconi è stata una grande attrice e una donna straordinaria, pur con le sue contraddizioni e ambiguità, i suoi vizi e vezzi. Il ruolo da protagonista, da lei svolto sulla scena teatrale della seconda metà del Novecento e, di riflesso, nella realtà in cui è vissuta, rimane indiscusso, ormai storicizzato. Ma non è facile conservare la memoria di un attore, dopo che il sipario si è chiuso per sempre su di lui. Chi l’ha visto a teatro o l’ha incontrato, ne conserva visioni, sensazioni ed emozioni sempre più sfumate. Possono restare di lui foto, video, film, documenti tanto preziosi quanto inesorabilmente parziali per loro stessa natura e inadeguati. Perché l’evento teatrale è altro, è unico e irripetibile. Nel caso di un’attrice come Valeria Moriconi, forse, sono le sue parole fuori della scena - scritte da lei per interventi pubblici e per la sua corrispondenza privata, o trascritte sulla stampa da sue interviste - che possono restituircene con più efficacia e compiutezza la personalità artistica e umana. È per questo che – ricordandola nel quinto anniversario della sua scomparsa - si è voluto promuovere sulla stampa locale, regionale e nazionale, l’operazione “Valeria Moriconi - Pagine ritrovate”: una proposta differenziata e coordinata di sue testimonianze scritte, tra le più significative, inedite o poco note, tratte dal suo fondo archivistico. È un modo per “ridarle la parola”, per confrontarci con lei, per verificare la validità e l’attualità del suo impegno di artista e di donna, nel teatro e nella vita. L’amicizia con padre Fabretti A Voce della Vallesina, in particolare, proponiamo alcune pagine di interviste e manoscritti sul suo personale rapporto con il sacro, la religiosità, il messaggio cristiano. A partire dal suo rapporto d’amicizia profonda con un frate francescano, za: che cos’è? Laicismo? Ateismo? padre Nazareno Fabretti, giornali- “Io sono laica, non sono atea. Padre sta, scrittore, animatore culturale Fabretti mi ha detto tante volte: tu abbastanza noto all’epoca: nato nel stai cercando, a tuo modo, qualcosa. 1920 e morto nel convento di Vo- Io sento che «qualche cosa» c’è. Tutghera nel 1997, è stato in contatto tavia credo che sia più dentro di noi con personaggi famosi e discussi che fuori di noi. In ogni caso, non è come Dossetti, La Pira, don Maz- che io non voglia credere. Anzi: io zolari, don Milani, padre Turoldo, dico e ripeto che sarebbe proprio padre Balducci, Enzo Biagi, Gu- bello che ci fosse qualcosa. Sai, se glielmo Zucconi e tanti altri. Così la io penso a quelli che abbiamo amaMoriconi ne parla in un’intervista to e che se ne sono andati prima di pubblicata dalla scrittrice Edgarda noi, alla loro intelligenza, ai loro Ferri su Epoca del 28 maggio 1982: pensieri, alle emozioni che hanno “Uno dei più grandi amici della mia dato a me e agli altri. Se penso che vita è padre Nazareno Fabretti. Nei tutto ciò vada perduto, mi prende miei grandi momenti di dolore lui un senso di sconforto, di inutilità. mi ha sempre parlato molto, mi ha Sarebbe bellissimo che qualcosa resempre molto aiutato. Senza, tutta- stasse. Dove? Come? Non mi pongo via, chiedermi di credere, di rasse- il problema. Io, personalmente, non gnarmi alla volontà di Dio. Padre saprei dare neanche il più piccolo Nazareno ha frugato dentro di me, suggerimento”. nei miei grandi momenti di angoscia, aiutandomi a trovare la forza Sensibilità sociale per venirne fuori con dignità. Che È lo stesso Nazareno Fabretti che uomo straordinario. Che esempio su Gente del 25 dicembre 1987 la di umiltà e di fede. Prete scomodo, intervista su un argomento molto l’unico ad opporsi alla censura del particolare: (...) Come vede Maria vicariato che ci aveva vietato di rap- di Nazaret? “Se si parla di lei come presentare De Pretore Vincenzo di donna e non come un idolo o feticcio Eduardo nel teatro dei Padri Serviti, spesso più vicino alla superstizione perché ritenuta blasfema. Quello fu che alla fede, non si può prescindere anche il mio debutto in teatro, ed è dalla sua esistenza fisica, dalla sua naturale che noi due non ci siamo realtà di donna. Maria di Nazaret più perduti di vista. Nei momenti è o non è una donna che ha partoridi gioia, lui mi appare improvvi- to? È o non è “la Madonna” soltanto samente vicino. A volte, mentre re- perché ha partorito quel figlio che cito, vedo la sua faccia ridente che mi saluta da dietro le quinte. Anche nelle mie grandi tragedie, è sempre arrivato senza che io lo chiamasi. E quante volte io sono andata da lui nel convento dove è stato praticamente esiliato. Sono stata da poco a trovarlo. Un grande ed austero convento ormai vuoto, sono rimasti in cinque. Mi hanno fatto, tutti e cinque, una gran festa. Ho mangiato nel refettorio con loro. Avevano messo davanti a me un mazzolino di fiori, mi servivano con gioia ed umiltà. Aveva, come gli altri, piedi nudi nei sandali, ed era un giorno freddissimo. Confinato lì dentro, messo a tacere lì dentro. Non domato, ma piegato alla volontà dei superiori. Un uomo degno di rispetto infinito, e grandissimo amore”. Momenti di dolore, per te. Padre secondo il dogma della tradizione Nazareno vicino. Tu sei una don- è il figlio di Dio che si è fatto carne na polemica e ribelle. Vi siete mai nel suo grembo? Più di tanto io non scontrati sul tema di Dio e del do- riesco a capire. E trovo riduttivo lore? “Ah, certamente. Quando lui, quel voler calcare più sulla vergicon molta cautela, mi spiega che il nità della Madonna che sulla sua dolore è una prova che Dio manda maternità. (…) Credo anche che la all’uomo per fortificarlo e nobilitar- Madonna abbia un qualche cosa lo, io urlo: “Ma non ce n’è abbastan- di rivoluzionario: mi riferisco alla za, di dolore, nel mondo? Io, di Dio, sua preghiera, il Magnificat. Se ben conoscerei dunque soltanto il volto ricordo è un inno alla misericordia, del dolore? Proprio io, che se doves- ma anche un grido che invoca giusi credere di lui, lo intenderei come stizia per i poveri e gli emarginati. bellezza e come vita?”. Tuttavia, pur Mi chiedo perché a questa figura tra molte polemiche, ci troviamo dolcissima, ma anche possente, è d’accordo. Il dolore serve all’uomo stato sostituito il “santino” d’una per diventare più forte, più grande mammina tutta lattemiele”. (…) e più umano. Questo non accade Ha incontrato la Madonna in sempre, però. Il dolore, talvolta, qualche ruolo durante questi non nobilita affatto. Anzi indurisce trent’anni di carriera teatrale? ed incattivisce. Sicché, io credo che “Il vero incontro, indiretto, ma studobbiamo ritenerci dei privilegiati, pendo, l’ho avuto, e ce l’ho ogni sera, quando il dolore non ci rende più attraverso Filumena Marturano. cattivi, ma più buoni”. (…) Per Filumena, la Madonna è una Questo tuo credere nell’uomo sol- donna speciale, pur restando, fontanto. Questo cercare disperata- damentalmente, una donna. Una mente nell’uomo soltanto un mo- madre afflitta dai dispiaceri e dai tivo di speranza, di fiducia, di for- guai, una donna che può aiutarla, che è in grado di dare quelle risposte che Filumena, nella sua tremenda angoscia, ha tanto bisogno di udire. È bello e intenso il rapporto che Eduardo de Filippo crea tra Filumena e Maria: un rapporto molto “napoletano” e proprio per questo forte, genuino e drammatico. Dopo aver vinto la tentazione di liberarsi dei figli che aspetta, Filumena dice d’aver parlato con la Madonna ed aver ricevuto da lei il coraggio per tenersi le sue creature. La Madonna è una che capisce benissimo che “i figli so’ figli”. Filumena fa della propria scelta una “sceneggiata” confrontandosi, da donna a donna, con Maria. È un monologo di grande forza drammatica. (…) Oggi vedo la Madonna (...) come una donna di popolo, certamente benedetta tra tutte le donne, ma umana come tutte le altre. Me la sento vicina soprattutto per le pene e le vicissitudini che anche lei ha dovuto affrontare nella vita. Penso al dramma della nascita del figlio in una grotta, lontano dal suo paese, dai suoi affetti. Penso alla fuga in Egitto, un paese straniero e ostile. Vedo allora la Madonna uguale a migliaia, milioni di persone in fuga da una tirannide per finire sotto un’altra. Ieri lei, oggi le madri vietnamite, cambogiane, afghane. I tiranni, specialisti in stragi degli innocenti, c’erano ieri e ci sono oggi. E ieri, come oggi, ci sono le “madri coraggio”, umiliate, torturate e uccise per i loro figli”. Non sorprende in Valeria Moriconi questo tipo di sensibilità che la porterà a impegnarsi sul piano politico, candidandosi da indipendente nelle liste del PCI nelle elezioni del 1976, solo “per un dovere civile e sociale”. Una sensibilità che ispirò e caratterizzò anche la sua interpretazione dei Vangeli Apocrifi, in uno spettacolo del 1984 con la regia di Scaparro, come è documentato in un suo appunto manoscritto: “Un Gesù che non porge l’altra guancia, ma anzi sollecita con la sua parola la ribellione contro l’ingiustizia sociale, la prevaricazione del potere, l’ottusità delle classi dominanti, un Gesù niente affatto “divino” (o almeno non solo quello) ma uomo tra gli uomini, che porta il suo messaggio sorprendente e rivoluzionario, che rifiuta il battesimo, come rifiuta la non parità tra l’uomo e la donna, un uomo che sa di morire, perché la sua parola scardina il potere costituito. Questo è il “profeta” che si conosce leggendo i Vangeli Apocrifi, che a differenza degli altri quattro, sui quali si fonda la dottrina cristiana, non sono stati ufficialmente accettati dalla Chiesa; perché negli Apocrifi il messaggio cristiano è visto prevalentemente in chiave di rivendicazione sociale. Non esiste lettura più sconvolgente di questi semplici e allo stesso tempo profondissimi concetti che Gesù aveva cercato di trasmetterci nella sua breve vita e che ancora oggi potrebbero rappresentare un punto di riferimento per chi avesse a cuore una vita migliore per gli esseri umani: la non violenza, la dignità, la parità, la conoscenza di se stessi e degli altri, il bene comune, l’amore, la consapevolezza”. Una preghiera degli anni giovanili Non va dimenticata anche la sua lettura di testi per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo nel 2000 con papa Wojtyla. Infine, in un taccuino che risale ai primi anni romani di Valeria, attorno al 1954 (era partita da Jesi nel 1953), troviamo da lei scritta questa semplice preghiera, il cui valore è appunto nella sua autentica, toccante semplicità: “Dio, Dio mio, come è bello il mondo che hai creato. Sento il gorgheggiare degli uccellini, la musica più bella che mai sia stata scritta. Grazie, mio Dio, della felicità che mi dai. Credo di essere indegna di questa gioia, ma ti scongiuro, perdona tutti i miei peccati, ho tanto desiderio di vita che è come dire aver tanto desiderio di Dio mio. Grazie, grazie. Nessuna dolcezza è pari a questa che mi procurano il tuo sole, i tuoi uccelli, le tue creature e la tua musica. Ma come, come hai fatto a dare agli uomini un dono così grande e così bello e dolce? Io credo in Te e ancora ti ringrazio della vita che mi hai donato. Voglio fare cose degne di Te, ma finora non ho fatto che peccare... Aiutami Tu... Ho bisogno del tuo aiuto e del Tuo perdono, perché soltanto Tu puoi illuminarmi e aiutarmi a vivere in questo mondo di insidie e di disgrazie. Io voglio vivere nella Tua luce. Fammi essere buona, te ne prego, fammi essere buona”. Valeria Moriconi è stata e resta un personaggio pubblico. Come tale si è voluta esprimere pubblicamente anche su questi suoi aspetti intimi, privati. È legittimo, quindi, e giusto sfogliare oggi queste “pagine ritrovate” della sua autobiografia. Ma come testimoni discreti e rispettosi, che non giudicano, non mirano né ad annettere né ad escludere, ma si limitano a constatare la complessità dell’esistenza, le profondità insondabili del cuore umano e, in particolare, del cuore di un’artista. 14 A San Paolo di Jesi è allarme OGM Un convegno sul tema Informare ed educare all’alimentazione per prevenire i rischi salutistici connessi ad una possibile diffusione degli ogm. Queste le finalità del convegno promosso dall’Amministrazione comunale di San Paolo di Jesi “Organismi Geneticamente Modificati rischi, preoccupazioni e possibili effetti”, che si terrà sabato 19 giugno, presso la Sala consiliare del palazzo municipale. “La Commissione europea, dopo 12 anni di moratoria nei confronti degli ogm, lo scorso marzo ha autorizzato la coltivazione e la commercializzazione della patata transgenica Amflora e di tre ibridi di mais, destinati ad essere utilizzati nell’alimentazione umana e animale - ha spiegato Angelo Zannotti, assessore alle Attività produttive del comune di San Paolo di Jesi - Il convegno nasce dalla volontà di far conoscere alla popolazione gli effetti sulla salute e le ripercussioni sociali conseguenti Voce della Vallesina pagina aperta 20 giugno 2010 alla produzione ed utilizzo di Organismi Geneticamente Modificati”. Il convegno inizierà alle 15,30, con il saluto del sindaco Sandro Barcaglioni. Seguiranno gli interventi del dott. Roberto Gatto, Servizio Agricoltura Regione Marche, del dott. Ugo Testa, Agenzia Servizi Settore Agroalimentare Marche, e del dott. Raffaele Pastore, medico chirurgo fitoterapeuta, moderati dall’assessore Zannotti. A chiudere l’incontro il dibattito e, infine, un gustoso rinfresco presso la Bottega del Vino. Il convegno è aperto a tutti, cittadini e interessati: “Per evitare sorprese “nel piatto”, è meglio conoscere i recenti sviluppi normativi e giudiziari a riguardo - conclude l’assessore Zannotti - In un territorio così dedito all’agricoltura, l’informazione è il primo passo verso la salvaguardia delle produzioni locali che fanno della qualità un simbolo cardine”. NotizieBrevi Premio all’azienda Tomassoni L’Accademia Italiana della Cucina ha conferito all’ “Azienda Sergio Tomassoni” di Jesi, produttrice artigianale di salumi, il premio “Dino Villani 2010” , per il suo prodotto “la coppa di testa”. La ditta artigianale si è distinta, nel settore agroalimentare, per la qualità dei suoi prodotti, esportati anche all’estero, e soprattutto per il rispetto della tradizione e la correttezza del processo produttivo. La cerimonia ufficiale della premiazione sarà presieduta dal consigliere nazionale e coordinatore territoriale delle Marche dell’Accademia Italiana della Cucina Mauro Magagnini. Passi carrabili L’Amministrazione comunale informa che prenderà il via nei prossimi giorni su tutto il territorio comunale il censimento di passi carrabili, insegne pubblicitarie, tende solari o comunque occupazioni di spazi ed aree pubbliche soggetti al pagamento della Tosap o dell’imposta sulla pubblicità in base alla normativa vigente. Il censimento sarà effettuato dall’attuale concessionario, la Corit, con ufficio sito in via Castelfidardo n. 11. A tal fine l’Amministrazione comunale invita i contribuenti a regolarizzare eventuali posizioni non dichiarate usufruendo così di eventuali possibili riduzioni delle sanzioni. La Corit (tel. 0731 214949) resta a disposizione del pubblico nelle mattine dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 12.30, nei pomeriggi di martedì e giovedì dalle ore 15 alle ore 17 e il sabato mattina dalle ore 9 alle ore 12. Venerdì 18 giugno: inaugurazione di Piazza Federico II Il cuore antico di Jesi torna a battere Dopo il restauro della Fontana dei Leoni nel 2007, grazie all’impegno dell’Assessorato ai Progetti Speciali e Lavori Pubblici, si è provveduto a riqualificare il luogo dove insisteva l’antico foro romano e dove il 26 dicembre 1194 nacque Federico II, al quale è intitolata la piazza. Questo “salotto a cielo aperto” della parte antica della città, presenta non solo un nuovo arredo urbano, ma anche una fitta rete di sottoservizi. I lavori, progettati dall’architetto Sergio Morgante, sono durati 10 mesi e sono costati 7,5 milioni di euro. Il progetto, nato dal contratto di quartiere “Abitare il centro antico”, è reso possibile grazie ad una sinergia tra pubblici e privati. Tra questi ultimi l’imprenditore Walter Darini, intervenuto nella riqualificazione dell’arco Santoni e Massimo Ippoliti, scultore e autore, insieme all’architetto Gianfranco Ercoli, del restauro della balaustra settecentesca e della struttura decorata con scritte arabe, realizzata per ricordare la volontà di Federico II di unificare le popolazioni del suo impero. L’inaugurazione si terrà venerdì 18 giugno a partire dalle 21.30. Verrà anche presentata la rinnovata lapide che testimonia l’autentica storicità, e non la sola leggenda, della nascita di Federico II a Jesi. All’inizio della cerimonia ci sarà la proiezione del video “A spasso con Pergolesi. Un itinerario storico-artistico nella Jesi del 700”, prodotto dalla Costess New Media. A seguire il concerto del “Santini Ensemble”, formazione di musica da camera di giovani musicisti delle Marche. A conclusione, il brindisi con un nuovo vino, dedicato a Federico II e offerto dalla Montecappone. Particolari ringraziamenti vanno agli sponsor dell’organizzazione: il Rotary Club di Jesi, che ha, inoltre, finanziato il restauro della balaustra settecentesca e quello della piazza stessa; la fondazione Federico II, la società Silc insieme alla Spendolini Costruzioni, alla Cisagest e all’azienda Mattoli. Ilenia Colangelo Jesi – Il Palazzo e dintorni Jesi estate? Ecco un bell’esempio Appurato che, per volontà di popolo e dell’amministrazione comunale, gli euro per le colonie dei nostri ragazzi ci sono, rimane da vedere che fine farà Jesi estate. Non è un grande problema comunque andranno a finire le due cose: crisi della giunta e ristrettezze finanziarie. Perché? Primo, perché nel passato, qualche volta, in nome di Jesi estate abbiamo fatto un po’ i pazzerelli. Ricordate quando la piazza della Repubblica veniva letteralmente invasa da strutture d’acciaio mastodontiche - straordinario trono di popolo per ospitare divi e divette di ogni genere, da quelle dello spettacolo a quelle del canto e dello sport? E la sabbia in piazza? Ecco: sia ben venuta la penuria di euro, così certe cose non le vedremo più. Era il tempo delle “feste, farina e………” che cadevano dall’alto grazie ai soldi di Pantalone. Pericolo scongiurato grazie alla miseria. E allora? Secondo. Allora ecco che i cittadini sanno organizzarsi e, senza un centesimo da parte dell’amministrazione, ti mettono su in quattro e quattr’otto, per la quarta volta, la Festa del Prato. É il frutto dell’ingegno, della buona volontà, dell’armonia, dell’intelligenza di un quartiere che ama se stesso, la sua storia, le sue tradizioni, la fratellanza. Così Gli amici del Prato, la Pro loco, la Parrocchia di S. Sebastiano, comitati di ogni specie e circoscrizione ti mettono in piedi per quattro giorni, dal 17 al 20 giugno, un sacco di iniziative sfruttando in modo intelligentissimo quanto offre il loro territorio: la scuola Mazzini, il parco del Pero, l’area san Sebastiano. E nasce la mostra fotografica degli antichi mestieri del Prato, i canti popolari con la Pergolesiana, la commedia in dialetto, la dimostrazione della fabbrica delle corde da parte di veri cordari, Scimpa e pony per i bambini. E canti, e balli e cene per tutti i gusti. Ma che volete di più? Volete paragonare questa vita viva e ricca di popolo piena di creatività e di spontaneità con i vip che vengono ad urlare in piazza per decine di migliaia di euro a sera? Suvvia! Basta con gli strilloni che vengono da lontano. Ammoderniamoci con la valorizzazione dei nostri talenti! E se lo facessero tutti i quartieri, tutte le circoscrizioni, tutti i comitati sparsi per Jesi e tutte le parrocchie? Mettiamoci un pizzico di sport e per un mese intero avremo una Jesi estate con i fiocchi e veramente moderna. Con quatto spiccioli da parte di tutti i partecipanti e senza gravare sulle casse squadrinade del comune. v.m. Voce della Vallesina sport il torneo della polisportiva clementina fino al 2 luglio Nel cortile il calcetto tre per tre CALCIO Si sta disputando in questi giorni presso il cortile in cemento della Parrocchia San Francesco di Paola, all’Arco Clementino, a Jesi, la 11ª edizione del torneo di calcetto 3x3 organizzato dalla Polisportiva Clementina ASD, in cui si affrontano, cioè, 2 squadre composte da soli 3 giocatori. Non esiste il portiere, tutti e 3 i giocatori giocano senza ruolo su un campetto in cemento di 14m x 14m, realizzato nel cortile della parrocchia. La peculiarità più importante di questo torneo è che le gare durano 30 minuti divisi in due tempi da 15’ e la palla non esce mai lateralmente (il classico gioco di sponda), mentre può uscire sul fondo, dietro le due mini-porte da 80x60 cm. 3 le categorie in gara: Baby (dai 12 ai 16 anni), Junior (dai 16 ai 18 anni) e Top (dai 18 anni Eccellenza L’entusiasmo con cui la Jesina Calcio ha affrontato la partita decisiva della fase nazionale allo stadio comunale Carotti, ha dato uno scossone a centinaia di tifosi, come da tempo immemorabile non succedeva. La squadra doveva riprendersi dalla sconfitta per 3 a 0 buscata a Repen, con la gara di ritorno a Jesi ed i leoncelli non avevano fatto mistero dell’incredibile volontà di rimonta davanti al loro pubblico. Difatti, nei primi 10 minuti riescono a perforare due volte l’ingresso degli in su). Come sempre in palio per i vincitori solo premi di natura culinaria (prosciutti, lonze, salami, vino) e coppe. Tutto il ricavato sarà destinato all’oratorio parrocchia P. G. Frassati e alla formazione degli operatori della Polisportiva e dell’oratorio. Vi aspettiamo numerosi! ospiti, facendo sognare ad occhi aperti quanti gridavano di gioia per quell’avvio promettentissimo. É arrivato però, il “bomber di Postumia” Knetzevic a tarpare le ali ai nostri, i quali, con le unghie e con i denti, proseguirono applauditissimi, meritandosi la vittoria per 3 a 2, ma non raggiungendo la rimonta. A noi l’incarico di raccogliere la grande messe di consensi in una frase ripetuta nei commenti: “i leoncelli meritano la serie D”. Auguriamocelo tutti a pieni voti. Vir 20 giugno 2010 15 VOLLEY, Monte Schiavo: Si profila il ritorno di Togut? “Monte Schiavo tutta da rifare” Si allunga sempre di più la lista delle giocatrici in partenza dalla Monte Schiavo Banca Marche. Ultime a salutare Jesi sono state Calloni e Negrini, ingaggiate dal Villa Cortese di Abbondanza. Proprio l’addio di Calloni ha sorpreso un po’ tutti i tifosi, che consideravano la centrale lombarda un pilastro della Monte Schiavo del futuro. Anche il direttore sportivo rossoblu, Henriette Weersing (nella foto) è rimasta stupita. “La sua non è stata una scelta economica ma sportiva - spiega - Villa è una squadra che nella prossima stagione lotterà per lo scudetto e per la Champions League, lei potrà cercare di raggiungere la maglia azzurra. In più si è avvicinata a casa. Mi dispiace molto, perché lei per noi era una giocatrice importante, di quelle che non mollano mai. In questi anni è cresciuta e sarebbe diventata il nostro nuovo capitano”. Dopo tutti questi addii, la parola rivoluzione in casa jesina, è sempre più insistente. “Perdere due giocatrici è un colpo durissimo - ammette il diesse rossoblù - Dovremo rifare la squadra da capo. Prima dobbiamo pensare alle italiane. Stiamo trattando un opposto ed un posto quattro di valore. Le voci sul ritorno di Togut? Con lei c’è stato un colloquio. La nostra priorità è un posto quattro di palla alta. Successivamente decideremo se affiancargli una giocatrice identica o più tecnica. Togut vorrebbe tornare ma non sappiamo come sta. Noi vogliamo certezze”. Giuseppe Papadia Fileni Bpa Jesi: campione regionale under 13! Grande crescita tecnica La squadra under 13 della Fileni Bpa Jesi allenata da coach Claudio Parma, con assistente Salvatore Pisconti, si è laureata campione regionale battendo in scioltezza la Scavolini Pasaro nella finalissima. È stato un percorso estremamente brillante quello del team aurorino. In altre parole, una performance eccellente. Dopo aver conquistato meritatamente il titolo provinciale di categoria, il giovane roster jesino ha centrato il bis nelle final four di Macerata disputatesi circa due settimane fa. Nella semifinale la squadra di coach Parma ha superato il Civitanova, mentre nell’altro blocco la Scavolini Spar Pesaro aveva sconfitto il Recanati. Nella “partita della vita” la Fileni Bpa ha superato tutti i pronostici portando a casa una straordinaria vittoria sulla corazzata pesarese. 8759 (+28) il risultato finale al termine di un match giocato alla perfezione dai baby bluarancio. Un successo netto con una prestazione collettiva a dir poco superlativa. E non dimentichiamo l’evidentissima crescita tecnica dei singoli ragazzi, “report” del grande lavoro impostato quest’anno nel settore giovanile griffato Aurora. Presentiamo qui di seguito il roster dei campioni marchigiani under-13 2009/2010, con la speranza che le emozioni forti non finiscano qui... La squadra UNDER 13 FILENI BPA JESI: Leonardo Ambrosi, Lorenzo Cecchetti, Francesco Contadini, Matteo Ferretti, Milo Marchetti, Tommaso Martellini, Giovanni Montanari, Michele Mosca, Roberto Nardi Cesarini, Michel Nguetsa, Matteo Sebastianelli e Christian Wete. Daniele Bartocci Latte Fresco Alta Qualità 16 Voce della Vallesina esperienze 20 giugno 2010 Monsano: il 19 e il 20 giugno l’insegnante Nella Romanelli presenta l’allevamento dei bachi “Il mondo in una piazza” per l’Africa co (cfr. Naturalis Historia di Plinio). Taluni documenti e molte testimonianze dirette sostengono che la produzione dei bozzoli e la “cavatura” della seta negli opifici jesini si affermarono in breve tempo come i più importanti della provincia. Anima montessoriana Nella sua vocazione d’insegnante, deve aver avuto lo stesso cipiglio e la stessa tenera attenzione per i fanciulli così come li ebbe la sua eminente conterranea, la pedagogista, filosofa, medico, scienziata, educatrice e volontaria italiana Maria Montessori, nata ad un tiro di schioppo da qui, nella vicina Chiaravalle. È Nella Romanelli, ormai in pensione: di poche parole e quasi restia a parlare, sempre essenziale; eppure non è difficile percepire nel suo sguardo tutta la forza e tutto l’amore dei lunghi anni dedicati totalmente all’arte dell’insegnamento, alla sua missione di moglie e di madre, alla strenua difesa dei valori che si appannano in una società che, con la fretta, corre il rischio di stingere i colori della bellezza e di strozzare i pochi residui fiati delle tradizioni. Il periodo di scoperta dell’enorme potenziale creativo del fanciullo, che sta alla base della pedagogia montessoriana, sopravvive tenacemente incontaminato in un anfratto della sua vita privata: se commetti l’errore di pensare che allevi i bachi da seta solo perché in lei riemergono i ricordi di bambina, sei fuori strada. No, ella coltiva questo hobby perché continua ad essere educatrice: innumerevoli sono i bambini che apprendono la lei l’antica cultura della “bacologia”: metronomo occupazionale e lavorativo, perciò strumento eminentemente economico ed antropologico, che ha scandito i ritmi della vita jesina fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Morus sapientissima arborum Un capitolo indelebile (perché sopravvive anche oggi, grazie alla cosiddetta “archeologia industriale”, e non solo negli annali della storia etnografica) dell’architettura marchigiana tratta la morfologia della casa a bigattiera, diffusasi intorno ai primi dell’Ottocento; dovuto anche al fatto che intorno a Jesi si svilupparono le manifatture per la lavorazione della seta, le “filande”, dove molte donne trovavano impiego. Nei regimi mezzadrili, l’allevamento del bigatto, il baco da seta, permise di utilizzare la manodopera dei fondi nei periodi dell’anno in cui l’attività agricola risultava ridotta. Così si costruirono diverse tipologie di case con bigattiera rialzata a pianta centrale o laterale anche se la più comune risulta quella a pianta centrale. Era, quello, il tempo delle bigattiere sopraelevate sulle case coloniche, in un paesaggio di mori e gelsi indispensabili per l’allevamento del baco. È di Gaio Plinio Secondo (conosciuto come Plinio il Vecchio, 23-79 d.C.) l’espressione latina relativa alla pianta che nutre il bru- Radio Duomo Senigallia in Blu (95,2 Mhz) seta, il territorio si è spopolato degli alberi di gelso, perciò va orgogliosa di quelli che indica presso la sua fattoria di campagna: «Bisognava raccogliere quantità enormi di foglie di gelso per sfamare i bruchi: mangiano ogni 4 ore, e all’apice dello sviluppo pure di notte. I letti si devono cambiare ogni 3-4 giorni: l’igiene è fondamentale per avere una buona qualità di seta! Si dovevano raccogliere gli steli delle piante secche di rapa per fare le frattucce, attorno ai quali il bruco – con una serie ininterrotta di oltre 3000 movimenti – si costruisce tutt’intorno il bozzolo (che produce mediamente 1-1,5 km di filamento serico). “Imprigionato” in quell’involucro “a capsula”, il bruco diventa crisalide, e – al termine della metamorfosi – si trasforma in farfalla incapace di volare. Quei bozzoli, ovviamente perché bucati, non servono per produrre filo di seta, ma in compenso l’accoppiamento tra esemplari maschili e femminili consente di produrre in media 350 uova». C’era una volta… «Nei miei ricordi di bambina c’è una bigattiera piena di bachi disposti su sturoli (grate coperte con cartone) che arrivavano fino al soffitto. All’inizio erano bruchi piccolissimi, neri, che occupavano soltanto un cartone, poi, crescendo, diventavano bianchi e riempivano tutta la bigattiera. Ricordo l’odore intenso delle foglie fresche e il rumore di pioggia battente che i bachi producono mentre mangiano»; Nella fa notare il particolare della “pioggia”: infatti, avvicini le orecchie ai bruchi e ascolti una sinfonia attraverso la quale, con le loro mandibole, gli insetti ci cibano per realizzare, dopo essere stati uova in diapausa, dopo l’estivazione, l’ibernazione e l’incubazione, ed essere nati uscendo da quelle uova, le Tra storia, moda e scienza cosiddette cinque età, infra- Il termine “serico”, cioè atmezzate dalle quattro mute, tinente alla seta, deriva finché non inizia la forma- dal nome dei Seri, popolo secondo alcuni risalente zione del bozzolo. «Amavo i bachi da seta, per- a 6000 anni a.C., nell’Asia probabilmente ché destavano in me mera- orientale, viglia e curiosità: passavo le in Cina, famoso per la proore ad osservarli, special- duzione di una stoffa simile mente mentre lavorano alla alla seta. costruzione del bozzolo. Per migliaia di anni, la Via Ero affascinata dallo spetta- della Seta, il fascio di strade colo della bigattiera piena di che univa Pechino al Mar Mediterraneo, è stata la più lucenti bozzoli bianchi». A proposito del colore dei importante arteria di transibozzoli, Nella afferma che to delle idee e dei commerci quelli bianchi sono consi- tra la Cina e l’Occidente, in derati più pregiati perché particolare – attraverso la più facilmente utilizzabili navigazione dell’Adriatico – per produrre un filamento, la Repubblica di Venezia, i la seta (che altro non è che cui commerci di spezie, stofuna proteina che il bruco fe e ogni altra prelibatezza secerne), duttile per essere orientale, fecero la fortuna colorato con qualunque cro- dei Dogi e dei commercianti veneziani. matismo. I bozzoli gialli sono meno La leggenda dice che monapregiati, perché vi si posso- ci agli ordini dell’imperatore no usare solo colori compa- Giustiniano furono i primi tibili al giallo, cioè il giallo a portare a Costantinopoli stesso, il verde, il marrone, alcune uova di baco da seta nascoste nel cavo di alcune l’ocra ecc. Nel racconto della nostra al- canne. Si sa che il traffico levatrice emergono ricordi delle uova era sanzionato dell’infanzia ma pure di una dagli imperatori cinesi comsocietà contadina e di una minando la pena di morte. attività produttiva che non Da un punto di vista meresistono più: «Per i miei pa- ceologico è noto che le carenti, come per tutti i conta- ratteristiche della seta sono dini della Vallesina, era un morbidezza, brillantezza e lavoro di estenuanti fatiche: piacevolezza al tatto: perciò si dovevano installare gli la fanno un tessuto prezioso sturoli e il praticabile (un e decisamente costoso. corridoio fatto di tavole che E poiché – come già detto correva tra una fila e l’altra – la seta è una proteina, va degli sturoli, formando un ricordato che da alcuni anni la fibroina della seta viene labirinto)». Nella osserva con nostalgia studiata per possibili appliche dopo la scomparsa della cazioni in medicina per la produzione industriale della realizzazione di protesi ma anche per la riparazione di tessuti del corpo umano danneggiati. Allevatrice e insegnante «La mia esperienza infantile – conclude Nella – è un ricordo indelebile, tanto che, da insegnante, ogni volta che dovevo spiegare ai miei alunni la metamorfosi degli insetti, o parlare della Via della Seta, l’ho fatto coinvolgendoli in una didattica multidisciplinare all’interno di un progetto di educazione ambientale. Ogni anno rinnovo quell’esperienza in questa casa della campagna monsanese: lo faccio per alcune ragioni che credo importanti: perché non vada persa la memoria storica delle tradizioni: tesoro culturale da mantenere vivo, nonché per rievocare, valorizzandolo, il duro lavoro dei contadini che ha contribuito a determinare il passato della realtà socio-economica del nostro territorio; per offrire ai giovani la possibilità di amare la Natura e di osservare direttamente questo insetto “magico” di notevole interesse scientifico e storico. Il mio allevamento è regolarmente visitato ogni anno da molti bambini accompagnati dai loro genitori, tutti interessati a scoprire la mia “originale” attività di allevatrice hobbistica». Una mostra pubblica In occasione della manifesta- zione benefica Il mondo in una piazza, organizzata per la raccolta di fondi destinati alla costruzione di un pozzo in Africa, occasione che vedrà molte iniziative gastronomiche, musicali e culturali, Nella Romanelli curerà una esposizione del baco da seta nelle varie fasi del suo sviluppo, da lei stessa organizzata e patrocinata dalla Pro-Loco monsanese. L’appuntamento è a Monsano. Nella vi attenderà in Piazza Matteotti, presso i locali parrocchiali, con i seguenti orari: 19 giugno, dalle 17 alle 23 e 20 giugno, dalle 9,30 alle 12 e dalle 17 alle 22. È un’opportunità unica per conoscere l’allevamento dei bachi: occasione che offre la possibilità di riscoprire un’attività ormai avvolta nell’oblio percorrendo un viaggio affascinante alla scoperta di questi piccoli e preziosi insetti. In questo modo si offrirà ai visitatori la possibilità di verificare la straordinaria evoluzione di questa singolare farfalla che nell’arco della propria vita di bruco aumenta il peso di 8000 volte! Partecipate numerosi: ai bambini farà bene, non solo da un punto di vista didattico; quelli che tra voi hanno qualche anno in più proveranno la nostalgia di un tempo che si è perso nelle maglie del tempo, ma non è detto che i ricordi debbano essere necessariamente sempre tristi… Oreste Mendolìa Gallino Tutte le mattine alle ore 7,06 e in replica alle 24,00 il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20