Settimanale d’informazione
ANNO LVII- N. 22
www.vocedellavallesina.it euro 1
Jesi, domenica 20 giugno 2010
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
sport
Jesi
La manifestazione
de “L’Amico
Atletico” per i
campioni di etica
10
di Paola Cocola
musica
Inaugurazione
della rinnovata
piazza Federico II,
cuore della città
di Sbarbati
e Colangelo
4,14
cupramontana
Le celebrazioni
dell’anno
pergolesiano a Jesi
e a Pozzuoli
di Brazzini
e Cardinali
2,3
valeria moriconi
La comunità
festeggia il 50° di
ordinazione di
don Giovanni
di Giovanna Ortolani
Un ricordo
della Moriconi
a cinque anni
dalla scomparsa
9
di Franco Cecchini
13
Villa Spada di Filottrano ospita la serata di gala, il 26 giugno. Il ricavato alla Fondazione di don Luigi
Un premio ai figli illustri della Vallesina
I
l Premio Vallesina, iniziativa organizzata dall’associazione Premio Vallesina
onlus, presieduta da Gianluca Fioretti, coniuga la solidarietà con la valorizzazione di
coloro che, nati nella nostra
terra, hanno raggiunto importanti traguardi nei loro
settori di lavoro e di studio:
così, dall’anno 2002 ad oggi
sono stati riscoperti uomini e
donne che hanno contribuito
in modi diversi alla crescita
della società. La partecipazione alla serata sarà l’occasione per conoscere meglio i
premiati, la Vallesina, ascoltare della buona musica, divertirsi ed essere solidali con
la Fondazione Emmaus di
don Luigi Carrescia.
Il Premio Vallesina propone
la cerimonia di premiazione
dei vincitori della quinta edizione del “Premio Vallesina”
in programma il 26 giugno
alle ore 21. La serata di gala
è organizzata nella settecentesca villa Spada Lavini di
Filottrano.
Come ormai è tradizione,
l’incasso della serata sarà
totalmente devoluto ad una
iniziativa di solidarietà particolarmente
significativa.
Quest’anno il Comitato Esecutivo del “Premio” ha deciso di devolvere la somma a
don Luigi Carrescia, nativo all’arpa, Andrea Agostinelli
di Santa Maria Nuova, da 17 al violoncello e Andrea Ananni missionario in Brasile. dreani all’oboe; Giovani muAttraverso la “Fondazione sicisti della Scuola MagnifiEmmaùs” finalizzata all’edu- cat di Gerusalemme: Jiries
cazione e all’inserimento di Boullata, palestinese greco
bambini, adolescenti e adul- ortodosso al pianoforte, Emti, don Luigi Carrescia sta manuel Mntzagnian, armecostruendo a Monte Gordo, no al pianoforte, Abib Sabuna località rurale molto bara, palestinese cristiano
lontana dai centri abitati, una cattolico al violino, Ghassan
scuola per bambini disagiati Qaimari, palestinese muse in grave difficoltà che non sulmano al violino, David
possono frequentare per le Aslanian, armeno al violino e
precarie situazioni economi- Ruthi Amar, israeliana ebrea
che e logistiche.
al flauto. Renderanno ancoIl “Premio Vallesina” bene- ra più piacevole il Premio, le
ficia del Patrocinio del Mi- esibizioni della Compagnia
nistero dei Beni e Attività dei Folli e del Gruppo storico
Culturali, Regione Marche, “Società dello Stivale di FilotProvincia di Ancona, Con- trano”.
solato della Federazione
Russa nelle Marche, Ordine I PREMIATI
dei Giornalisti delle Marche Giancarlo Aquilanti nasce
e Banca Popolare di Anco- a Jesi nel 1959 dove muove
na. La serata sarà condotta i suoi primi passi musicada Barbara Capponi e Paolo li. Studia al Conservatorio
Notari, entrambi giornalisti di Musica di Pesaro dove
Rai.
si diploma in Tromba e in
Composizione per Musica
GLI ARTISTI
Corale. Nel 1985 si trasfePrenderanno parte alla sera- risce negli Stati Uniti dove
ta gli artisti: Massimo Bubo- continua i suoi studi presso
la, ospite d’onore, raffinato la California State Univerautore, poeta e produttore di sity ricevendo un Master in
tanti giovani di talento; Luca Composizione magna cum
Violini per una lettura tea- laude. Frequenta l’Universitrale; Marco Poeta alla chi- tà di Stanford dove consegue
tarra classica con Lucia Galli un dottorato in Composi-
Laura Andreotti
zione. Nel 1996 inizia la sua
carriera come insegnante di
Armonia e Composizione.
Laura Andreotti 27 anni,
abita e lavora a San Paolo
in Brasile. Laura ha nel cuore radici che si alimentano
ancora dei racconti italiani
ascoltati dalla nonna e che
finivano sempre con “devi
vedere Ancona!”. É stata tra i
massimi dirigenti dell’ufficio
relazioni nazionali e internazionali di REDE GLOBO, il
maggiore network del Brasi-
Giancarlo Aquilanti
Giulio Lancioni
le e di tutta l’America Latina. versità di Nijmegen e all’uniAttualmente svolge la sua at- versità di Leiden in Olanda.
tività presso la Thymus Bran- Collabora con università ed
ding, una società di consu- esperti stranieri in settori
lenza strategica finalizzata al concernenti, tra l’altro, l’aprisveglio e al mantenimento prendimento e le disabilità.
della vitalità di una marca.
Si è occupato dello svilupGiulio Lancioni, nato a Fi- po dell’attività clinica della
lottrano nel 1950, è profes- “Lega del filo d’oro”. È autore
sore di psicologia generale, di 430 fra pubblicazioni ed
insegna all’Università di Bari articoli su riviste scientifiche.
dal 2002. Precedentemen- Premio speciale all’Azienda
te, per oltre un ventennio, Lardini di Filottrano. Medaha svolto la sua attività di glia del Presidente della Redocenza e di ricerca all’uni- pubblica all’Azienda Fileni.
i biglietti per partecipare alla serata sono disponibili presso la segreteria della associazione premio vallesina in via san giuseppe, 38 tel. 0731. 56762, 340 342234 oppure presso il comune di filottrano
Con voto di fiducia il senato ha approvato il discusso progetto sulle intercettazioni telefoniche
Dura legge bavaglio o doverosa difesa della privacy?
Eccoci ancora una volta di fronte ad
un progetto del governo, in discussione da due anni, che determina
una profonda spaccatura nel mondo politico e civile. La maggioranza
lo sostiene con forza, anche se non
manca qualche titubanza di Fini,
mentre le minoranze lo ostacolano
nelle forme più forti, per quanto il
sistema democratico permette. Trattasi della vexata quaestio di porre
un limite alle intercettazioni, quelle
intercettazioni telefoniche che vengono autorizzate dalla magistratura
agli organi preposti all’ordine pubblico per individuare indizi di reati e
ottenere prove allo scopo di combattere malavita e abusi di ogni genere
condannati dalla legge. Secondo la
magistratura il metodo delle intercettazioni, unito ad altri più o meno
efficaci, è un metodo molto utile sia
contro le mafie sia contro i reati di
singoli. Con la normativa vigente
le intercettazioni verso un soggetto possono durare anche uno o due
anni perché molto spesso l’indagine,
grazie proprio al telefono controllato, aiuta a conoscere quanti altri
sono invischiati in un certo reato.
Invece il progetto governativo riduce
drasticamente il tempo di intercettazione a 75 giorni, salvo modestissime proroghe in casi particolari. Inoltre dei loro contenuti i mass-media
non potranno pubblicare niente fino
alla conclusione delle indagini. Per
fare un esempio: il clamoroso atto
di corruzione del ministro Scagliola
noi l’avremmo completamente ignorato fino alla prima seduta del tribunale. Inoltre viene ridotto di molto
l’uso delle “cimici”, che è strumento
utilissimo per le prove durante il
processo. Fortunatamente non viene posto nessun limite per i reati di
mafia e di terrorismo, salvo il fatto
che l’inizio delle intercettazioni deve
essere giustificato da gravi indizi di
reato. Sono previste pene durissime
per chi non rispetta la legge: carcere
e 10.000 euro per i giornalisti e sanzioni da 300mila a 450mila euro per
gli editori.
Una legge così rigida, almeno in
parte, i giornalisti se la son voluta
perché spesso con le intercettazioni
ci hanno sollazzato rivelando fatti
pruriginosi o di vita privata che non
avevano nulla a che vedere con un
potenziale reato. Inoltre, con incontrollate notizie poi risultate false,
hanno creato ingiuste e gravi accuse
verso persone innocenti. Insomma,
c’è stato un abuso nell’uso dei con-
tenuti delle intercettazioni. Tuttavia
mi sembra che se abuso c’è stato, è
quello e quello solo che deve essere
colpito sia che provenga dal magistrato per voluta filtrazione di qualche curiosità sia che il giornalista si
lasci prendere dalla smania di uno
scoop. Il fatto che si voglia tenere
per anni nel cassetto notizie anche
esplosive vuol dire negare il diritto
di informazione, il diritto alla conoscenza della vita della nazione.
Che poi i tempi delle intercettazioni
vengano tanto limitati, fa pensare
che il legislatore non tende tanto a
reprimere abusi in nome della privacy quanto a limitare gli strumenti di doverose indagini intorno a
possibili reati. Un’impressione che
è convalidata dal fatto che le penalità sono di una sproporzione incredibile rispetto a tanti altri reati.
Insomma, tradurre in così pesanti
provvedimenti quello che dovrebbe
essere una doverosa informazione
depurata, ovviamente, dalle notizie
che nulla hanno a che vedere con il
potenziale reato, fa pensare che le
finalità del progetto siano proprio
quelle di soffocare l’informazione
per lasciare più libero un qualsiasi
manovratore. E poiché è noto che la
conoscenza aiuta a ricercare la verità e che la verità è fondamento di
libertà, non ci si può scandalizzare
se editori, giornalisti, opposizione
politica e magistrati tentino una
vera e propria ribellione. C’è chi già
ha minacciato la disobbedienza civile. Inoltre alcune forze politiche
assicurano che promuoveranno il
referendum abrogativo.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Voce della
Vallesina
Cultura e società
20 giugno 2010
Del più e del meno
Pergolesi e la principessa
di Giuseppe Luconi
In questa rubrica, settimane addietro, si
è scritto, a più puntate, della vicenda artistica ed umana di Pergolesi. Mi è stata fatta
notare una “grave omissione”, quella di non
aver detto della vicenda sentimentale avuta dal giovane musicista jesino con Maria
Spinelli. Una vicenda che conoscevo, ma
che avevo scelto di non raccontare perché
affascinante ma inverosimile. Sull’argomento, anche Dario Della
Porta, storico della musica,
nel suo articolo “G.B. Pergolesi: breve storia di una
biografia”, parla dell’amore infelice di Pergolesi con
una improbabile Maria
Spinelli.
amato”. Maria fu di parola: entrò nel convento delle Clarisse.
A questo punto la vicenda poteva considerarsi conclusa. E invece, no. L’anno dopo,
esattamente l’11 marzo del 1735, le campane della chiesa di Santa Chiara suonarono
a morto per “la messa di requie di Maria
Spinelli: dirigeva (le musiche) Giovan Battista Pergolesi”. “La povera Maria Spinelli,
in sì poco tempo consunta dal dolore, giaceva stecchita sul feretro”.
Così scriveva a Jesi il
prof. Eugenio Mazzarini, nel febbraio del 1886,
tracciando la biografia
del compositore jesino. Mazzarini arrivò a
A scrivere della vicenda
supporre che “il dolore
sentimentale del musicista
dell’amore contrastato,
jesino era stato Francesco
le forti emozioni per la
Florimo, il musicologo camorte della sua amata”
labrese che aveva indiviavessero
contribuito
duato la casa natale di Peralla prematura fine di
golesi in via Fiorenzuola.
Pergolesi.
Florimo aveva detto di essere venuto a co“Poeti, drammaturghi, romanzieri lavonoscenza di quell’intreccio amoroso attra- rarono di fantasia attorno a questo amore
verso “carte private”. Secondo quelle carte, sventurato, vittima dell’inesorabile pregiule cose sarebbe andate così. Come si usava dizio di casta”. Nel 1932 venne realizzato
allora, anche a Pergolesi era capitato di in- anche un film - Pergolesi - diretto da Guido
segnare musica in più di una casa signorile Brignone e interpretato, nei ruoli principali,
di Napoli. Tra queste, casa Spinelli. Maria, da Elio Steiner e Dria Paola, regista e attori
la giovane allieva, “non sarebbe rimasta in- tra i più quotati dell’epoca. Nel 1962 anche
sensibile alle premure e alle delicate atten- Lello Longhi, con lo stesso titolo, scrisse
zioni del giovanissimo maestro”.
un dramma in tre atti, nel quale rivive la
Maria Spinelli, dunque, innamorata di sofferta relazione tra i due e il momento
Pergolesi: lei appartenente all’alta società, cruciale, quando lei comunica all’amato
lui reduce dal Conservatorio dei Poveri. che si farà suora: “Nel vostro cuore non ci
Troppa differenza. Ed infatti i tre fratelli sarà più posto per me – risponde Pergolesi
di lei erano intervenuti per mettere fine a - però voi rimarrete sempre nel mio finché
quella relazione. Minacciarono la sorel- non cesserà di battere. E vi cercherò, v’inla: se nel giro di tre giorni non si fosse fi- vocherò rimpiangendo il breve periodo di
danzata con un giovane del suo rango che felicità che mi avete dato, quando eravate
la corteggiava da tempo,“con le loro spade la mia Maria, la mia principessa”.
avrebbero trafitto a morte il maestro di
musica Giovan Battista Pergolesi, di lei
In realtà, come sottolinea Dario Della
amante riamato”.
Porta - il Florimo fu “l’unico, tra i musiIl quarto giorno i tre fratelli si presenta- cografi, ad avallare la leggenda dell’amore
rono a Maria, che li colse, però, in contro- tra la Spinelli e il musicista jesino”. Molte
piede, perché li informò di “aver prescelto le smentite, aggiunge. La più autorevole,
a sposo un Essere sublime, poiché il suo quella di Benedetto Croce, che “dimostrò
sposo era Iddio”. Maria aveva deciso di l’inesistenza delle fantomatiche carte” alle
farsi suora. Ai fratelli chiedeva solo che le quali aveva fatto riferimento Florimo. E
venisse concesso che a dirigere le musiche non si era trovata neppure traccia di una
della “messa di monacazione” fosse “quel Maria Spinelli nei registri del Comune di
maestro di musica che ella aveva cotanto Napoli e del convento di Santa Chiara.
Terza edizione de La Festa del Prato
Dal 17 al 20 giugno
L’iniziativa, al suo terzo
anno di programmazione, verrà organizzata dalla nascente associazione
“Gli Amici del Prato”
in collaborazione con la
Pro Loco di Jesi presso
la parrocchia della chiesa di San Sebastiano
e l’adiacente Giardino del Pero. Le quattro
giornate di festa saranno animate da una serie di proposte costruite su un programma
già consolidato nelle passate edizioni e che
comprenderà balli e musiche popolari, animazioni per bambini, musica da ballo per
giovani e ballo liscio, mostra di fotografie
d’epoca e del quartiere, dimostrazione della fabbricazione delle corde e delle reti ed
esposizioni di artigiani locali.
Di particolare importanza sarà la serata
inaugurale di giovedì 17 che vedrà dalle ore
20,30 l’esibizione della Corale Pergolesiana centrata sui canti popolari, ed a seguire
Anno pergolesiano - Il “Regina della Pace” a Pozzuoli
Una memoria rinvigorita
Alla luce degli eventi politico-amministrativi in
atto a Pozzuoli, la visita
del Coro “Regina della Pace” nella città dove
il 16 marzo 1736 morì
Giovanni Battista Pergolesi, rischia di rimanere
l’unico evento musicale
puteolano nel terzo centenario della nascita del
compositore jesino. Nel
gennaio scorso, a dire il
vero, a Pozzuoli qualcosa
fu fatto nel nome di Pergolesi; nel pomeriggio
del giorno 29, il Palazzo
Migliaresi nel rione Terra ospitò una parte del
Convegno internazionale
“Sopra il gusto moderno”,
civiltà musicale a Napoli nell’età di Pergolesi. In
quell’occasione, però, fior
di intellettuali disquisirono sul panorama musicale e teatrale della capitale campana, ma non
fu suonata neanche una
nota del compositore jesino. Ecco allora che al
“Regina della Pace” spetta
il merito di aver “cantato”
Pergolesi nella città che, per dirla come
ha scritto il giornalista Gaetano Lombardi sulle pagine di un quotidiano campano,
custodisce “rispettosa memoria del giovane musicista jesino, prematuramente
scomparso a Pozzuoli”. Una memoria rinnovata e rinvigorita dal “gemellaggio” tra
il gruppo di canto jesino ed il coro polifonico “Exsultate Deo”; le due formazioni, dirette rispettivamente dal M° Diego
Pucci e dal M° Davide Troìa, hanno dato
vita ad una serata musicale su musiche
del ‘700 nella chiesa di S. Antonio, attigua a quello che un tempo era il convento dove il genio musicale jesino spirò ed
oggi è carcere femminile. Nel programma del coro jesino, esibitosi dopo aver
ascoltato il “Magnificat” di D. Scarlatti,
egregiamente eseguito dal coro puteolano, accompagnato all’organo da Luigi Del
Prete, figuravano tre brani di W. A. Mozart (Grabmusic, Veni Sancte Spiritus e
Laudate Dominum) e un’ampia selezione
dello “Stabat Mater”, il capolavoro pergolesiano che molti compositori presero ad
esempio per le loro musiche. Una esecuzione che ha fruttato al M° Pucci, ai solisti - Elisabetta Amici, soprano, Valeria
Pastore, contralto, Luca Mancini, tenore
- e all’organista, Fabiola Frontalini, il convinto applauso del pubblico.
A questo omaggio musicale a Pergolesi, “a
questo evento così gradito
- scrive ancora Lombardi non era presente alcuna
istituzione cittadina”, poi,
affrontando la questione
dei festeggiamenti per il
3° centenario della nascita, si rammarica perché il
previsto Pergolesi Festival
Pozzuoli, programmato
dal 18 giugno al 9 luglio,
“è stato rimandato a data
da definirsi” proprio a
causa del commissariamento del comune di Poz-
zuoli. Una cancellazione che il giornalista
contesta perché “l’arte e la cultura non
sono state commissariate ed andrebbero
sostenute dalla politica cittadina”.
La visita del coro jesino a Pozzuoli è stata
arricchita da alcune interessanti visite nel
“Rione Terra”, accolti dalle guide dell’Associazione “Nemea”, all’anfiteatro Flavio e,
in fase di rientro a Jesi, nella Solfatara.
Sono stati due giorni intensi e ricchi di
emozioni che hanno offerto al gruppo
jesino l’occasione per gustare la squisita
accoglienza ricevuta da tutti gli appassionati di musica, dai bravissimi coristi
puteolani e, soprattutto, da Maria Teresa
Cataldi, presidente del Coro Polifonico
“Exsultate Deo” che è stata costantemente a fianco dei cantori jesini. Un ricordo
caro va anche a don Tonino Russo, rettore della chiesa di S. Antonio e cultore
della musica pergolesiana.
Il coro polifonico “Exsultate Deo” ricambierà la visita il prossimo mese di novembre, quando il “Regina della Pace” organizzerà l’annuale concerto dedicato alla
Patrona della musica, Santa Cecilia.
s.b.
La deposizione di una corona d’alloro
di fronte al sarcofago che ricorda G. B.
Pergolesi nella chiesa di S. Antonio in via
Pergolesi; momenti del concerto eseguito
dal coro in onore di Pergolesi.
Buon compleanno all’istituto Cuppari
In preparazione al 150°
una commedia in dialetto jesino interpretata
dal “leggendario” Franco Morici in memoria di Lello Longhi.
Scopo della rassegna è valorizzare e tenere
viva la tradizione del Prato, quartiere storico
e caratteristico, mantenendo un taglio “rievocativo” che passa dal lato giovanile e scolastico (la scuola elementare Mazzini ed il
concorso canoro de “La Pratolina d’Oro”), a
quello sportivo (la parrocchia San Sebastiano e la S.S. Aurora Calcio Jesi) fino ad arrivare all’antico mestiere del Cordaro, in un
quartiere che da sempre rimane nell’immaginario cittadino come culla dell’artigianato
jesino.
Nel 2012 ricorrerà il 150° anniversario della
fondazione dell’Istituto “Pietro Cuppari” di
Jesi. Quando trent’anni fa, l’allora preside
Ivano Carotti con il suo vice, il prof. Vitaliano Cinti, pensarono di organizzare, per il
9 maggio 1982, la manifestazione per celebrare il 120° anniversario dell’Istituto, non
avrebbero mai immaginato che il comitato
di ex alunni, con a capo il geometra Gianquinto Albanesi, avrebbe organizzato un
evento così grande, in cui presero parte oltre quattromila diplomati. Tutto ciò fu possibile grazie al generoso intervento dell’allora Banca Popolare delle province di Ancona
e Macerata, della Cassa di Risparmio e del
modesto contributo di tutti i partecipanti,
omaggiati con una cartella contenente vari
opuscoli, un numero speciale di “Jesi e la
sua Valle”, il disco con l’Inno dei Cupparini
e un annuario di ben 260 pagine relativo
alla manifestazione e alla vita dell’Istituto.
L’eventuale organizzazione del 150° Anniversario potrebbe essere agevolata prendendo spunto dalla “Cronaca di un evento” del
geom. Giorgio Ginesi, riportata nella pubblicazione “120° anniversario di fondazione
dell’Istituto-convegno nazionale degli ex”.
g.g.
Voce della
Vallesina
anno pergolesiano
Scusate il bisticcio
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
CONFONDIBILI
NON INTERCAMBIABILI
Guarguaglini e Chirichigno
Maurizio Lupi e Italo Bocchino
la Bellucci e l’Arcuri
la Estrada e la Incontrada
Elisa e Giorgia
Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio
la D’Amico e la Perego
(strillano tutt’e due)
gli Sciti e gli Sciiti
i Sanniti e i Sunniti
Gallipoli e Ladispoli
il fiume Ural e il lago Aral
la scolopendra e la salamandra
lo scarabeo e lo scarafaggio
Quentin Tarantino e Frankestein Jr
Monet e Manet
Matisse e Magritte
il Perugino e il Pinturicchio
il Pinturicchio e il Primaticcio
il Primaticcio e il Pomarancio
(repetita iuvant)
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Un lettore – che non deve sostenere gli esami di
maturità classica (né lui né alcuno dei suoi parenti od
affini) – vorrebbe sapere in quale punto esatto Erodoto
parla della famosa messinscena di Pisistrato che,
secondo alcuni maligni, potrebbe aver suggerito “l’autoattentato” subito dal tiranno Berlusconi. Si tratta di:
ERODOTO, Storie I, 59-64.
“SVIOLINATA”… BOVINA
Cambio di iniziale… da ruminante
Qualche lustro fa, dedicai una mia raccolta di giochi di
parole (toh!) a un collega enigmista (molto più titolato
di me): Leone da Cagli (nota firma, tra l’altro, della
Settimana Enigmistica). Ecco il testo della dedica:
A Leone, aduso a emettere
lo stentoreo xxxxxxx,
Peter Pun l’omaggio dedica
del suo flebile yxxxxxx.
***
Soluzione del gioco precedente
Grosseto - grossetto
La Citazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Tra cristiani e musulmani
La chiave del successo della coesistenza tra cristiani
e musulmani dipende dal riconoscere la libertà
religiosa e i diritti dell’uomo.
Dall’Istrumentum laboris dell’Assemblea speciale per
il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi (“Tempi”, 16
giugno 2010, p. 64).
La Pulce
La restaurata fonte del Tornabrocco a Jesi, ora già imbrattata dai soliti idioti con scritte in spry nero, porta questo
cartello: “Fonte del Tornabrocco e lavatoio. Origini sec
XVI d.C.” Menomale quel “dopo Cristo”: c’era davvero
pericolo che incauti turisti la scambiassero per manufatto assiro-babilonese.
20 giugno 2010
3
‘Flaminio’: una commedia in musica, una metafora della vita
Con Pergolesi nel labirinto dell’amore
C’era attesa per la prima
del “Flaminio” che il 4 giugno avrebbe inaugurato al
Teatro Studio il Festival di
Primavera della Fondazione
Pergolesi Spontini. Era stato
annunciato un nuovo allestimento, diverso da quello visto sei anni prima nello stesso teatro che offre tuttavia
uno spazio molto speciale,
non facile da utilizzare. Ci si
chiedeva con curiosità come
si sarebbe riusciti a realizzare un progetto certamente
assai impegnativo.
Il dubbio si scioglie già al ro appare come un persoprimo impatto visivo. Si naggio autonomo, un genio
entra in un’altra dimensio- bizzarro che muove le sine ancora prima che inizi tuazioni e i sentimenti degli
lo spettacolo. La scena è altri. Si intrometterà fra tutpronta. É il giardino di una ti, ma resterà alla fine solo,
villa napoletana sul quale si consolandosene però subito
affacciano finestre e balco- perché estro e fantasia non
ni. Geniale l’idea del regista mancano ad uno spirito liMichal Znaniecki e dello bero come il suo.
scenografo Benito Leonori Dopo bisticci, avventure e
di sfruttare senza lo scarto disavventure tutti riuscidi un centimetro tutto lo ranno a ritrovare la via per
spazio disponibile. Colori uscire dal labirinto in cui si
e luci delicatamente sola- sono inoltrati e incontrati.
ri stemperano l’atmosfera. Questa, in massima sintesi,
L’orchestra è sul fondo del la trama. É semplicemenpalcoscenico, alle spalle de- te quella di una commedia
gli interpreti. La fiaba ha in musica di altri tempi? Di
inizio e il coinvolgimento più. Il ‘Flaminio’ è anche
degli spettatori è immediato. una metafora della vita, così
Come per gioco si entra con come lo sarà più tardi “Il
i personaggi in un simbolico Flauto magico”: una com‘labirinto dei sentimenti’. É media umana dove entra in
l’ideale percorso dell’amore gioco una folla di sentimendi tre coppie che solo dopo ti, magari inizialmente ininnumerevoli peripezie si certi, indefiniti, confusi o in
riconosceranno. Sono Giu- conflitto; che però attraverlio (Flaminio) e Giustina, a so prove orientate dalla saglungo in un appassionato gezza riescono a districarsi
conflitto; la capricciosa, vo- e a definirsi. E Pergolesi ne
lubile Agata e il mansueto, era consapevole.
paziente Ferdinando; infine Checca e Vastiano, i più ‘Presi per incantamento’
‘napoletani’ di tutti. Sono i Certo non è facile la comdue scanzonati servitori che prensione puntuale della
condividono gioiosamente trama. Il libretto, di Genun amore schietto e sem- narantonio Federico, è deplice quale anche a Mozart lizioso, scritto però in un
piacerà descrivere. Polido- dialetto napoletano d’epoca
fiorito di espressioni desuete, ma saporitissime. Già
a suo tempo, dopo il felice
esito della prima rappresentazione, si era sentita
l’esigenza di una traduzione,
almeno per alcune parti, ‘in
lingua toscana’. Tanto più
oggi è sembrato necessario.
Per questo sono stati messi
a disposizione dello spettatore diversi sussidi: un album con il testo integrale e
numerose note esplicative, il
display, l’innovativo palmare
MyKoiné.
Ci si poteva però disporre anche diversamente
all’ascolto. Forse poteva
bastare lasciarsi prendere
dall’incantesimo; come i due
bambini, notati fra il pubblico, che hanno guardato
e ascoltato con rapimento
dall’inizio alla fine. E dire
che si è rimasti in sala anche
oltre i limiti d’orario di un
normale spettacolo teatrale.
Ampiamente elogiativi sono
stati al termine i commenti
degli spettatori: non meno
quelli successivamente riportati dalla stampa, non
solo italiana. Non lontano
dalla perfezione è stato giudicato lo spettacolo sotto
ogni aspetto. Ammirata l’interpretazione di specialisti
di alta classe, molto abili anche nell’individuare e carat-
terizzare con fine umorismo
i diversi personaggi. Sono
tutti da menzionare con
onore: Juan Francisco Gatell (Polidoro); Laura Polverelli (Flaminio); Marina
De Liso (Giustina); Sonia
Yoncheva (Agata); Serena
Malfi (Ferdinando); Laura
Cherici (Checca) e, nel ruolo di Vastiano, Vito Priante,
un simpaticissimo ‘napoletano verace’. L’Accademia
Bizantina era diretta dal M°
Ottavio Dantone che anche
in questa occasione ha saputo lumeggiare ad arte una
difficile partitura. Un’osservazione a margine. Non
strettamente necessaria è
sembrata la contaminazione stilistica, tra ‘700 e primo
‘900, dei costumi pure assai
eleganti di Klaudia Konieczny.
É previsto ora che lo spettacolo venga esportato anche
oltre frontiera: a Parigi, innanzi tutto. Qui alcuni anni
fa nel teatro di Versailles ‘La
Serva Padrona’ venne accolta con incredibile entusiasmo. E tutto lascia credere
che lo stesso successo potrebbe ripetersi.
Fotoservizio
Augusta Franco Cardinali
Nella foto, gli interpreti,
fuori del “labirinto” al
termine dello spettacolo
Festival Primavera: si risveglia la voce di un antico strumento
In concerto un fortepiano per Spontini
Il fortepiano è considerato il padre del
pianoforte o il prototipo di questo che
ha una struttura più sofisticata, ma
essenzialmente simile a quella del più
antico modello. Oggi i nomi dei due
strumenti indicano soprattutto due
diverse epoche di costruzione: il ‘700
per il fortepiano; l’800 per il pianoforte. Nella prima metà di questo secolo
tuttavia molti ‘fortepiano’ continuarono ad essere fabbricati. Si ricordano i
nomi di famosi costruttori come Stein,
Broadwood, Erard… É fra questi anche I.J. Pleyel, francese, ma di origine
austriaca, compositore formato alla
scuola di Haydn, editore musicale e
fabbricante di pianoforti. Soggiornò a
Londra, a Parigi e in Italia.
Un appello
Una richiesta di collaborazione dall’oratorio parrocchiale a San
Marcello. Dal 12 al 31 luglio, dal lunedì al venerdì, la parrocchia di
San Marcello propone, per tutti i bambini, delle attività di teatro e
disegno che si svolgeranno dalle ore 9 alle ore 12. Tutti coloro che
volessero prenderne parte come collaboratori per insegnare queste
attività possono chiamare Lucia Bacci ai numeri 349-4230630 oppure 0731-267936.
Viene appunto da Pescara il fortepiano Pleyel che è stato protagonista del
concerto presentato il 5 giugno, per il
Festival Primavera, nella chiesa di Santo Stefano di Maiolati. Il prezioso strumento, della stessa età di Spontini, è
stato affidato ad un interprete di indubbio carisma:
Andrea Padova, pianista
di fama internazionale,
studioso di musica antica
ed intenditore di antichi
strumenti. Di gran pregio
sono stimate, sia in Italia
che all’estero e soprattutto
in America, le sue incisioni di opere rare.
Non tutti i brani in programma erano composti
per fortepiano, ma per
clavicembalo, strumento
meno duttile di questo e
del pianoforte, a confronto dei quali
presenta una sonorità più breve, leggera, limpida e asciutta.
Il concerto ha permesso
però di constatare che,
grazie anche ad un’interpretazione dinamica e
brillante, la voce intensa
e robusta del fortepiano riusciva efficacemente
ad esaltare e valorizzare
l’agile scrittura di pagine
clavicembalistiche. Così è
avvenuto per l’Ouverture
nello Stile Francese di J.S.
Bach; come pure per tre
brevi Sonate, composte
con un profluvio di note
scintillanti da D. Scarlatti,
eseguibili solo grazie ad una non comune abilità virtuosistica. Dopo due
Sonate di D. Cimarosa che rivelano
tratti di aperta cantabilità e la Sonata
op. 23, in stile elegantemente rococò,
di Muzio Clementi è stata presenta-
ta, in prima esecuzione moderna, una
pagina originalissima: l’Aria di Amazily dal ‘Fernando Cortez’ di Spontini. Si tratta di una parafrasi di gusto
squisitamente romantico. Ne è autore
S. Thalberg, compositore austriaco,
famoso pianista e concertista, nonché
grande rivale di F. Liszt. Fondatore
della scuola pianistica napoletana, è
ricordato anche come un molto abile
‘arrangiatore’ di arie d’opera.
Sul fortepiano, strumento ideale per
l’esecuzione del ‘vero’ Chopin, in
omaggio al grande musicista polacco
è stata infine proposta la Barcarolle
op. 60. Ma ancora e ancora altro, sempre di Chopin, è stato aggiunto fuori programma. Non ci si stancava di
ascoltare….
Fotoservizio
Augusta Franco Cardinali
Nella prima foto, il fortepiano Pleyel;
nell’altra da sinistra il maestro Andrea
Padova e il consulente scientifico
Vincenzo De Vivo.
4
attuALITà
20 giugno 2010
Voce della
Vallesina
La morte di mons. Padovese:
un nuovo martire in terra islamica
Grazie al Calamandrei:
memoria viva nell’attualità
di Remo Uncini
Il Centro Studi Calamandrei di Jesi ha voluto ricordare il giorno in cui l’Italia
è entrata in guerra: il 10
giugno 1940, Benito Mussolini, dal balcone di Palazzo Venezia a Roma annunciava l’entrata in guerra al
fianco della Germania. 70
anni dopo con “Percorsi
di Guerra” il Calamandrei
propone una riflessione
sull’evento e conferisce il
premio Calamandrei 2010 a
due studiosi: Franco Grande Stevens e Giorgio Ruffolo. Premi che lo scorso
anno il Centro ha conferito
all’ex Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi. È
stato presentato anche un
quaderno a cura del Centro
Calamandrei “Il mite giacobino giornalista” con un
ritratto di Alessandro Garrone a cura del giornalista
de “La Stampa” Alberto
Sinigaglia. La mostra “Gli
esuli a Londra, da Mazzini
al sarto in fondo al mare”
ed il filmato su “Calamandrei, fotografo della grande
guerra”a cura della giornalista Silvia Bertolotti hanno
accompagnato la giornata
di studi con la conferenza
del magistrato Paolo Borgna, gli interventi di Giorgio Ruffolo e quello scritto
di Franco Grande Stevens e
del giornalista della Stampa
Alberto Sinigaglia.
Ho partecipato con interesse a questi incontri e voglio
esprimere la sensazione di
profonda gratitudine, per
aver avuto la possibilità di
riflettere su come si è arrivati alla democrazia: ringrazio il presidente Berti e
coloro che lo hanno aiutato
in questa organizzazione,
pur nelle difficoltà comprensibili. Vorrei ricordare
le parole di Giorgio Ruffolo che ha voluto esprimere
quanto sia oggi attuale e
fondante la Costituzione
definendola
“fondamento della vita democratica”.
Alberto Sinigaglia che per
anni ha lavorato presso la
Stampa con Piero Calamandrei che con l’umiltà
e ricerca, insieme agli altri,
è stato artefice dello stato
repubblicano contribuendo
ad unire tutte le forze democratiche per costruire
uno stato di diritto. Quello che ha impressionato è
l’attualità degli argomenti
trattati, perché come diceva Calamandrei agli studenti “la Costituzione la si
vive giornalmente”. I giovani di oggi devono rifuggire
dal pericolo agnostico e
qualunquista, avendo come
riferimento la Costituzione per poter essere artefici della loro libertà. Con
la tesi di Brando Mazzolai
che ha ripercorso alcuni
anni di Piero Calamandrei,
con argomentazioni e studi
effettuati sulla sua attività
di scrittore, di esperto di
diritto, si è voluto valorizzare un giovane e far conoscere come a distanza di
anni possano ancora parlare ai giovani coloro che
hanno vissuto per un ideale di libertà e di giustizia.
Grazie a questa iniziativa il
“Centro Calamandrei di Jesi”
fa “pensare” la città, andando a ritroso nel tempo con
Piero Calamandrei e Alessandro Garrone, esempi di
impegno democratico.
di Riccardo Ceccarelli
Nessuno o quasi aveva il
coraggio di dirlo, ma quelli
di lunedì 14 a Milano sono
stati i funerali di un martire. Mons. Luigi Padovese il
3 giugno scorso, alla vigilia
del viaggio di Benedetto
XVI a Cuipro, veniva ucciso
a Iskendurun, nella parte
sudorientale della Turchia
ad un passo dalla Siria. Ucciso, o meglio decapitato - la
testa era tenuta attaccata al
corpo da un piccolo lembo di pelle - dal suo autista.
Hanno detto che era un pazzo. Non era vero. Si era fatto
preparare nei giorni precedenti un certificato ad hoc.
Secondo l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere,
AsiaNews, l’assassino prima
di decapitare l’alto prelato
ha gridato. “Ho ammazzato
il grande satana! Allah Akbar!”. Potrebbe essere stato
ucciso cioè nell’ambito di
un omicidio rituale islamico,
come quello di don Andrea
Santoro, ucciso il 6 febbraio
2006 a Trebisonda, sul Mar
Nero, e quello di tre cristiani
evangelici sgozzati nel 2007
in Anatolia. Turchia tolle-
rante a parole, dove però le la religione del libro è solo scopi omicidi. Nulla lascia
i cristiani respirano odio. e soltanto la loro. Questa re- presagire che possano ucciAnche il Vaticano nei primi ligione viene prima di ogni dere. Ma poi colpiscono” (“Il
momenti, per salvare il dia- altra cosa. È gente che ope- Foglio”, 10 giugno). Il 5 feblogo, si era espresso con pa- ra contro tutto e tutti. Sono braio scorso, nel quarto anrole che non sono piaciute fanatici. Hanno professori niversario dell’uccisione di
a chi vive la situazione per- che insegnano nelle scuo- don Andrea Santoro, mons.
sonalmente, dicendo anche le. Che incitano al male. In Padovese disse alla radio Vache il Papa fosse stato addi- Anatolia attaccano i cristia- ticana. “Don Andrea fu ucrittura malconsigliato. “Cre- ni e ogni attacco è nel nome ciso come simbolo, in quando che anche in Vaticano della loro religione. Le scuo- to sacerdote cattolico. Non
abbiano capito che ho ragio- le sono frequentate anche è stata uccisa soltanto una
ne io: l’omicidio di Padovese dai pochi ragazzi cristiani persona, ma si è voluto colha soltanto motivazioni reli- presenti. Questi vengono pire il simbolo che la persogiose”. A dirlo è mons. Rug- continuamente sbeffeggiati”. na rappresentava: ricordarlo
gero Franceschini, vescovo La modalità dell’uccisione in questo momento, all’indi Smirne, predecessore di di mons. Padovese ha una terno dell’anno dedicato ai
Mons. Padovese come Vica- sola spiegazione: “Si uccide sacerdoti, è ricordare a tutti
rio dell’Anatolia. “L’assassi- così per un solo motivo: per noi che la sequela di Cristo
nio mostra infatti elementi dimostrare ciò che si è, un può arrivare anche all’offeresplicitamente islamici. Non musulmano radicale” (vedi ta del proprio sangue” (“Il
c’entra il governo turco. Non “Il Foglio”, 12 giugno). Eppu- Foglio”, 8 giugno). Per l’ofc’entra Ankara. Non c’entra- re mons. Padovese era ami- ferta del suo sangue, a mons.
no le motivazioni personali. co dei musulmani moderati. Padovese mancavano solo
C’entra soltanto l’Islam. […] “Tutti lo conoscevano. Era 118 giorni. Un nuovo martiConosco l’Anatolia come l’uomo del dialogo in Tur- re che si aggiunge alla schiele mie tasche. Conosco le chia”, lo dice padre Domeni- ra dei martiri cristiani che
difficoltà che hanno i cri- co Bertogli, vice di Padovese ha attraversato il XX secolo
stiani nella regione. Anka- in Anatolia. L’omicidio di e che continua agli inizi di
ra non ha sotto controllo la Padovese e gli altri omicidi questo III millennio. Ai fusituazione. La situazione è di cattolici e cristiani gli fan- nerali di questo martire, il
in mano all’Islam, a gruppi, no ricordare le Brigate Ros- “Corriere della Sera” di oggi
diciamo, di fanatici islamici se. “Sono gruppi di fanatici 13 giugno non dedica neanche tengono tutto sotto con- impalpabili, indefinibili, che che una riga. Mi auguro che
trollo. Ankara non riesce ad reclutano giovani facilmen- ci sia stata nell’edizione citarginarli. È gente per la qua- te influenzabili per i loro tadina.
Tempo di esami
Jesi, giardino Rusticanella, dal 18 al 20 giugno
Saranno quasi 14.000 gli
alunni delle scuole medie
che sosterranno giovedì 17
giugno, nelle Marche, la
prova scritta a carattere nazionale, introdotta ormai
da due anni per verificare,
a conclusione del primo ciclo di istruzione, i livelli di
apprendimento conseguiti
dagli studenti. Dal 22 giugno,
con la prima prova scritta di
italiano, prenderanno il via
gli esami di Stato per le scuole secondarie superiori, che
coinvolgono potenzialmente,
quest’anno, nelle Marche,
oltre 13mila ragazzi.
Terre Il Cuore Antico della Città
Elementari
(maiuscole non mie)
C’è soltanto da essere sod- tato (grazie dunque…) una
disfatti e lieti che il 18 giu- riflessione leggera e molto
gno prossimo piazza Fede- elementare: piazza Federico
rico II (o piazza del Duomo II è il cuore antico della città.
come comunemente la si Antico perché rappresenta
indica) verrà inaugurata l’incrocio tra le strade romanella sua nuova veste dopo ne (il cardo ed il decumala ristrutturazione. É una no), antico perché in quella
vera e propria “opera pub- piazza insiste la Cattedrale e
blica” all’aperto: una piazza l’antico convento che ospita
così significativa per Jesi, la scuola e il teatro studio
una piazza così connotata “Moriconi” (prima una chieper storia e leggenda…una sa…). Non vorrei scrivere
piazza così merita di essere sciocchezze o imprecisioni,
ritrovata con la piena sod- chè storico non sono. La
disfazione di tutti. Via dalla mia attenzione sta nella pamente opinioni contrastan- rola “cuore”, perché sui vati, polemiche, mugugni. Le lori della antichità niente da
opinioni di ciascuno tenia- eccepire. Nel senso che dire
mole da conto, per magari Cuore Antico forse vuole incostruirci vivaci dibattiti sul dicare che un cuore antico
posto: tutto serve a dare vi- vale più di un cuore nuovo?
talità a quello spazio. Scrit- E in che accezione si può
to questo, da cittadino che dire che il pulsare di un cuoguarda e legge i manifesti re non più giovane rappre(specie quelli di 6 metri per senti un valore? So bene che
3) prendo atto che piazza si tratta di parole scritte per
Federico II è il Cuore Anti- comunicare una soddisfaco di Jesi. Con le maiuscole, zione da condividere, e anzi
che credo siano state detta- mi piace sottolineare che in
te al grafico dall’entusiasmo questi tempi di giovanilismo
e dalla passione per la bella sfrenato mettere insieme il
inaugurazione. Però queste concetto di antico con l’ormaiuscole mi hanno solleci- gano che dà vita, per eccel-
lenza, e che presiede metaforicamente alle passioni
e ai sentimenti, beh, tutto
questo mi pare bello e rimarchevole. Visto da “terre
elementari”, piazza Federico
II si accende di una passione
rinnovata, che guarda avanti
(il restyling dello spazio) ma
pensa e sente la memoria e
il passato, non li dimentica,
anzi li trasforma e rende vitalmente appassionati. L’immagine che mi viene da suggerire è quella di un cuore
grande grande che batte da
tempi antichi e che è ancora lì a farlo con noi e per noi.
Vuoi vedere (mi sono detto
con la testa all’insù mentre
leggevo il manifesto grande)
che proprio questo voleva
dire chi ha messo le maiuscole a Cuore Antico? Una
domanda che mi ha messo
voglia di andare all’inaugurazione, per stare insieme a
tutti gli altri… cuori antichi
della città che, insieme ai
cuori antichi dei tempi antichi, diventano un Grande
Cuore Antico (le maiuscole
sono mie…).
Silvano Sbarbati
Mostra mercato dei sapori tipici
dell’azienda sanitaria regionale, zona di
Jesi e dell’Agenzia regionale Assam; parteciperanno i responsabili delle associazioni
dei Consumatori, i rappresentanti degli
enti locali e delle organizzazioni professionali di categoria. Questo incontro, presso
la tensostruttura “La cascata” si concluderà con una degustazione di prodotti tipici,
prodotti a marchio QM, biodiversità, carni biologiche, prodotti a DOP. In serata,
alle ore 20.30, è prevista una degustazione
verticale di Lacrima doc, a cura dell’AIS
Sezione Marche, presso il gazebo “Il giardino”.
Dal 18 al 20 giugno, nel giardino del ristorante Rusticanella, a Jesi, 140 aziende
provenienti da tutta Italia espongono i
loro prodotti e propongono degustazioni
guidate: sarà possibile assaggiare la pizza,
cucinata in diretta negli stand, e degustarla con birra artigianale, apprezzare la
pasta marchigiana o il miele allo zafferano,
sorseggiare i migliori vini della regione,
gustare la cioccolata dell’estate… L’organizzazione ha poi pensato ad un modo
per valorizzare i partecipanti: coloro che
risponderanno alle domande di cultura
generale enogastronomica, potranno partecipare ad un sorteggio di cesti e confezioni di prodotti tipici.
Il programma
Venerdì 18 giugno
L’esposizione prenderà il via nei giardini
del ristorante “Rusticanella”, a Jesi, in via
Ancona, venerdì 18 giugno alle ore 18 con
l’apertura di tutti gli stand e la possibilità
delle degustazioni. Alle ore 19.30 un confronto, curato dalla sezione marchigiana dell’associazione Italiana Sommeliers
(Ais), sui vini rosati prodotti nelle Marche;
in serata, dalle ore 21, gli esperti dell’Olea
(Organizzazione Laboratorio Esperti Assaggiatori) seguiranno una seduta di assaggio di oli extravergini marchigiani e dei
loro principali abbinamenti.
Sabato 19 giugno
Nel pomeriggio di sabato 19 giugno, gli
espositori apriranno gli stand alle ore 18.
Si svolgerà una tavola rotonda sul tema:
“Alimentazione, salute e benessere” a cura
Domenica 20 giugno
Gli stand, nella giornata di domenica,
apriranno alle ore 16,30. Al gazebo “Il
giardino” sarà possibile conoscere e degustare i vini verdicchio dei Castelli di Jesi,
a cura dell’Ais Marche; alle ore 18.30 una
particolare degustazione guidata di birre
e pizza. Alle ore 19,15 avverrà la cerimonia di consegna del quinto premio Mediterraneo. Il Premio quest’anno consiste in
un’opera che propone uno scorcio della
città di Jesi, realizzata dall’artista Giorgio
Rocchegiani con i fiammiferi.
Alle ore 20.30 è previsto un incontro con
i consumatori per imparare a leggere e
comprendere le etichette dei prodotti alimentari; a seguire piccola degustazione di
prodotti e vini tipici presso la tensostruttura “La cascata”.
I premiati di quest’anno sono: il prof. Armando Ginesi, critico d’arte, uno dei
maggiori esperti nelle avanguardie storiche del Novecento, professore emerito di
storia dell’arte e Console onorario della
Federazione Russa nelle Marche; Clara
Barra, giornalista professionista, curatrice
delle guide del Gambero Rosso; Mymarca,
giovane azienda che promuove il sistema
Marche e cerca di coniugare l’antica tradizione delle produzioni di qualità con i
nuovi strumenti di comunicazione; Fazi
Battaglia, storica azienda vitivinicola
marchigiana che fin dalla nascita, nel 1949,
è l’immagine del Verdicchio dei Castelli di
Jesi nel mondo con la tipica bottiglia a forma di anfora.
É patrocinata dalla Regione Marche, dalla
Provincia di Ancona, dal Comune di Jesi,
dalla Camera di Commercio di Ancona,
dalla Comunità Montana di Fabriano.
Voce della
Vallesina
regione
20 giugno 2010
5
Alcune brevi riflessioni sulla scia del recente incontro con l’autrice Gabriella Caramore
Dialogo, soggetto e meditazione. Quale Cristianesimo?
Chi ha potuto godere dei tre incontri ravvicinati, del 17 maggio
alla Petrucciana e a San Massimiliano Kolbe, e, due giorni dopo, il
19, al Museo diocesano, avrà provato un’impressione di straordinaria ricchezza. I relatori, Gabriella
Caramore, conduttrice domenicale
del programma di cultura religiosa
di Radio Rai Tre, “Uomini e profeti”,
il prof. Silvano Petrosino, già noto
al pubblico jesino, e infine la studiosa fiorentina Antonella Lumini,
hanno offerto una pluralità di voci
e un aiuto per chi sente doveroso
chiedersi ancora una volta quale
cristianesimo per l’oggi? - domanda
tanto più pressante alla luce di certi sondaggi (Famiglia cristiana; La
Repubblica) sulla fede specie fra i
giovani e alla luce dell’ormai prossimo congresso eucaristico nel nostro capoluogo di regione.
Alcune annotazioni.
Primo però mi sia concessa una
sana malignità: tra il pubblico che
riempie le nostre sale, zero professori! Ma dove sono? Chiusi in casa
a correggere compiti? Forse. Impegnati con la prole? Forse. In crisi di
identità e di consenso, si sentono
ormai dispensati dall’aggiornamento, salvo quello sindacale?
La seconda osservazione nasce
da una constatazione di fondo. La
chiesa vive oggi al suo interno un
irrigidirsi delle posizioni. Mi spigo,
soprattutto chi frequenta questi
incontri si divide tra chi parteggia
per un cristianesimo molto dialogante e chi invece per la nettezza
del messaggio, specie per i valori
non negoziabili. Da una parte la logica dell’aut…aut, dall’altra quella dell’et…et.
Si tratta semplicemente
di una diversità di sensibilità? Io personalmente
penso che la pluralità sia
una ricchezza. Ciascuno
viva il cristianesimo secondo la propria sensibilità, come meglio crede,
purché lo viva autenticamente. Ritengo però
che la pluralità diventi
una distretta, quando le
posizioni si trasformano
in assoluti. Se ciascuno
si chiude nelle proprie
certezze, se non c’è uno scambio
interculturale, di visioni e sensibilità diverse, che ricchezza c’è? Il
rischio dunque sta proprio in quel
‘diventare assoluti’. Se il cristianesimo tende a diventare fondamentalismo, sia in senso identitario, di
assolute certezze, ma sia anche in
senso di indistinta apertura e accettazione di tutto, non c’è molta
strada da fare.
Eppure la società ha bisogno di
più cristianesimo vero, che sappia dare architetture di senso,
che sappia coniugare mistero e al
tempo stesso dialogo (razionalità),
senza pretesa alcuna di imporre
bensì di comporre intorno a beni
per se evidenti. Su questo aspetto
vale ancora la lezione di Maritain
(1947), ripresa dal cardinale An-
gelo Scola (“Il Sole 24 ore”, 13 settembre 2009). Ora, perché si smetta un cristianesimo tutta armatura,
anacronistico, dottrinale e censorio, come pure uno annacquato e
politicamente corretto, dobbiamo
tentare altre strade. Dobbiamo essere cristiani evidenti, testimoni
intelligenti, non ombre sfuggenti;
come pure dobbiamo essere impegnati nella città dell’uomo –quanto Pascal delle Lettere provinciali
e della Preghiera per il buon uso
della malattia lo era della viabilità di Parigi. Tutto questo però
non basta evidentemente. E allora
l’antidoto ai fondamentalisti di cui
sopra, sembrano suggerirci i nostri
ospiti, è la via vera e radicale del
dialogo. Ma, attenzione, soprattutto in Petrosino, tale via richiede in
qualcosa modo una nuova concezione del soggetto. Proprio riscoprendo il
soggetto senza approdare
a visioni totalizzanti, ma
un soggetto mite, senza
potere sugli altri, all’insegna di una profonda sobrietà quanto di una spiritualità che si alimenta
di meditazione profonda
(Lumini), il cristiano solo
allora diventa il portatore di un’alterità che non
s’impone come dogma
ma come mistero.
Ecco l’invito dei nostri
relatori, il loro antidoto. Entrambi ci hanno parlato di un soggetto
che non è più padrone assoluto.
Recuperando il contributo dello
psicanalista francese J. Lacan, per
Petrosino il soggetto è costruito sul
vuoto, un buco che spesso si copre
con gli idola (consumismo attuale),
ma che in realtà lascia intravedere
l’essenza dell’uomo stesso come
desiderio infinito, interiore, mai
agostinianamente colmabile se
non in Dio stesso.
La studiosa fiorentina viceversa ha
messo in luce del soggetto il pericolo dell’ego, quasi un’incrostazio-
XII Edizione della rassegna musicale estiva marchigiana “Cantar Lontano Festival 2010”
Dal 18 giugno al 4 luglio le più suggestive località della provincia anconetana ospitano la prestigiosa rassegna musicale “Cantar Lontano Festival”, giunta
alla sua dodicesima edizione. Il Festival,
ideato dal maestro Marco Mencoboni,
è considerato uno degli eventi musicali
più importanti dell’estate marchigiana.
La partecipazione alla rassegna di
musicisti di rilievo internazionale, la
grande attenzione dedicata alla valorizzazione dei magnifici luoghi in cui
si svolgono i concerti, la dimensione
di ricerca che guida ogni aspetto della
programmazione artistica, sono i tratti
caratterizzanti di un Festival che ogni
anno si propone rinnovato e più interessante. La tradizionale apertura anconetana del Festival, sarà dedicata ad
un evento speciale, che vede coinvolti
Vincent Dumestre e Claire Lefileatre.
Dopo questo primo appuntamento,
preceduto da una conferenza/convegno sulla tematica degli antichi luoghi
della musica e la loro salvaguardia, i
concerti, tutti con artisti di primo livello, seguiranno l’ormai consono “percorso” di luoghi, cominciando da Loreto, passando per Corinaldo, Serra San
Quirico, Avacelli di Arcevia e Jesi, fino
alla chiusura all’interno della grotta del
vento di Frasassi.
Tra gli spettacoli di maggior levatura,
anche per la particolare realizzazione, il concerto del 19 giugno al porto
di Ancona (banchina 15) con alcuni
cantanti disposti sulle gru del porto, ed
altri su delle navi ormeggiate. La rassegna arriverà a Jesi il 24 giugno, nella
chiesa di San Marco, con il concerto
Per amare e per sognare, con musiche
di Claudio Monteverdi, Bellerofonte
Castaldi, Giulio Caccini, Bartolomeo
Barbarino.
Rosa Coscia
BANDA L’ESINA: iniziative di giugno
Rassegna di bande
È un mese ricco di impegni
per la banda musicale l’Esina. Si tratta di iniziative
importanti che denotano
l’impegno dell’associazione e la varietà di proposte
musicali e culturali, realizzate anche in sinergia con
altri enti e associazioni.
Domenica 13 e lunedì 14
giugno la banda l’Esina ha
partecipato allo spettacolo
Circus organizzato dal
Centro Studi Danza “Gaspare Spontini” con parata
pomeridiana per le vie di
Moie e di Maiolati e l’esecuzione di brani sul tema
del circo nello spettacolo
serale al teatro comunale
di Maiolati. Domenica 20
giugno a Moie Ouverture
d’estate: rassegna delle
bande musicali organizzata in collaborazione con
l’Anbima. Parteciperanno
alla giornata diverse bande
musicale della provincia di
Ancona. Lunedì 21 giugno
alle ore 21.00 concerto
della banda musicale della
polizia di Stato: un omaggio a Roberto Landi, a un
anno dalla sua scomparsa.
Infine sabato 26 giugno
festa di fine anno didattico
della scuola di musica, che
si terrà presso la sede di
Moie. Dopo un momento
conviviale, alle ore 21 ci
sarà l’esibizione de L’Esina
Junior Band e de L’Esina
Progetto Fiati Baby Band.
Fabio Filipponi
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ne che ostruisce quell’energia che
viene dal profondo di ogni uomo
e che come un quanto è il fluire
della creazione stessa, opera continua dello spirito di Dio (Sal 104,
29-30).
Per non finire tra un cristianesimo
nostalgico e uno sbiadito per non
urtare le coscienze altrui, forse
dobbiamo ripartire dal soggetto
(e non da una soggettività plurale
e plurali, come invece ribadiva la
Caramore), desiderio, nudità mistica, smascheramento delle pretese
mondane sulla verità.
Finito per sempre l’ideale dell’unità
nella cristianità, entrati in uno scenario liquido dove al coro della società partecipata subentrano solisti
istruiti e ipertecnologici, la strada
indicataci in queste serate ci sembra al momento il tracciato migliore. Tra le certezze del Cristianesimo
della presenza o del cristianesimo
delle mediazioni in punta di piedi,
forse ancora una volta, ritorna utile
la lezione di don Italo Mancini, col
suo Cristianesimo del paradosso,
coscienza di un umanesimo in cui
la fede irrompe e scardina la trama
della storia e dei suoi assolutismi,
laici e religiosi.
G. Bevilacqua
[email protected]
Nella foto, un momento della
conferenza della dott.ssa
Antonella Lumini
Roma: cerimonia al Pio Sodalizio dei Piceni
Il sostegno agli studenti
Conclusione dell’“anno sociale” per il Pio Sodalizio
dei Piceni. Si è svolta infatti lo scorso 8 giugno, come
di consueto, la cerimonia
di consegna delle borse di
studio agli studenti marchigiani che frequentano le
università romane. L’evento,
svoltosi nella cornice del
complesso monumentale
di San Salvatore in Lauro,
a Roma, ha visto la premiazione, tra gli altri, di tre
ragazzi della diocesi di Jesi,
tutti iscritti all’Università
La Sapienza: Giulia Gasparini, di Castelplanio, del
primo anno della Facoltà di
Scienze Naturali e Fisiche e
gli jesini Leonardo Barbini
e Giovanni Cacciani, rispettivamente iscritti al terzo
anno della Facoltà di Fisica
ed al secondo anno della
Facoltà di Filosofia. Tra i
premiati con una borsa speciale di perfezionamento
anche il seminarista Leonardo Pelonara, di Chiaravalle, frequentante il corso
di Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia
Università Gregoriana.
La serata, introdotta dal
presidente del Pio Sodalizio Giorgio Bizzarri, che
ha ricordato le numerose
e fruttuose attività dell’associazione tra cui l’acquisto dell’immobile di Tor di
Nona, adiacente la chiesa
di San Salvatore in Lauro, è
stata guidata dall’ex annunciatrice tv, anch’ella marchigiana, Rosanna Vaudetti.
Dopo la consegna degli attestati ai nuovi sodali e delle
borse di studio agli studenti,
c’è stata la premiazione di
due grandi personalità originarie delle Marche e che
hanno fatto strada. Il Premio Speciale 2010 è andato all’anconetano Roberto
Oreficini Rosi, direttore del
Dipartimento per le Politiche integrate di sicurezza
e protezione civile della
Regione Marche, mentre il
Premio Picenum 2010 è stato consegnato al maceratese
Dante Ferretti, scenografo
di fama mondiale, nonché
vincitore di ben due premi
Oscar, che però, purtroppo,
non è potuto essere presente per improrogabili motivi
di lavoro.
A conclusione della cerimonia e prima del buffet finale, gli invitati hanno potuto
godersi il concerto della
Banda musicale della Polizia di Stato, diretto dal maestro Roberto Granata, che
ha deliziato il pubblico con
brani di Wagner, Sparke,
Rossini e Verdi, terminando
l’esibizione con la marcia
d’ordinanza e l’inno d’Italia.
Federico Catani
6
un nuovo dio?
Istituto comprensivo di San Marcello
Sull’apprendimento
Nell’anno scolastico appena
concluso, l’Istituto Comprensivo “G. Rossini” ha realizzato un ricco programma
di formazione dei docenti
sui Disturbi e le Difficoltà di
Apprendimento (DSA).
Il progetto è stato realizzato
grazie al decisivo contributo della Fondazione Cassa
di Risparmio di Jesi ed ha
cercato di rispondere a uno
dei problemi didattici più
ricorrenti nel lavoro dei docenti. La parole Dislessia,
Disgrafia, Discalculia, sono
note nel lessico, ma aprono
scenari di difficile gestione
scolastica: il lavoro con la
classe, il rapporto con i genitori.
I DSA sono deficit dovu-
ti ad alterazioni di natura
neurobiologica, si manifestano quando si viene esposti all’apprendimento della
letto-scrittura, si modificano nel tempo senza tuttavia
scomparire. Tali difficoltà
provocano conseguenze sul
piano degli apprendimenti, sul piano psicologico e
comportamentale pertanto
la scuola deve impegnarsi a
conoscere le problematiche
ed operare con metodologie
e strumenti flessibili.
Un vivo ringraziamento va
ai docenti del corso: dott.
Oriana Papa, dott. Laura
Traini, dott. Luisella Pritelli che hanno comunicato
grande professionalità e rara
sensibilità.
“Il Camaleonte” con l’Asur 5 e la Carisj
Bambini e arteterapia
Si è concluso ad inizio
giugno il primo progetto “Arteterapia a sostegno
dei bambini” organizzato
dall’Associazione Artistica
il Camaleonte in collaborazione con l’Asur 5 di Jesi e
con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi. Gli incontri di
arteterapia, programmati
su un arco temporale di
dieci mesi, hanno coinvolto un gruppo di bambini e
adolescenti, con un riscontro molto positivo per i
ragazzi e le loro famiglie. I
corsi, a contenuto e orario
personalizzato, organizzati con percorsi individuali
basati sulle peculiarità e
capacità relazionali di ogni
bambino, hanno infatti favorito la capacità di comunicare le emozioni attraverso le arti visive e plastiche e
il benessere psicofisico dei
soggetti coinvolti. “É stata
un’esperienza molto proficua - hanno dichiarano
le psicologhe del Servizio
Consultorio dell’Asur 5 di
Jesi - un’opportunità importante, tanto più in un
contesto carente di corsi di
questo tipo, che può ulteriormente rafforzarsi con il
proseguimento del lavoro e
la continuità nel tempo di
iniziative legate all’arteterapia”.
L’Arteterapia si rivolge a
tutte le fasce d’età, ma con
i più giovani si dimostra
particolarmente
efficace
poiché fornisce un canale
comunicativo alternativo,
più spontaneo ed immediato. I partecipanti al corso, attivato a Jesi grazie alla
Fondazione CRJ, sono stati
seguiti dall’arteterapeuta
Giorgia Filippone e - spiega
la dottoressa - “hanno potuto esprimere completamente le proprie emozioni
beneficiando della funzione
liberatoria del processo creativo che aiuta a rielaborare
ostacoli e disagi aumentando invece il benessere dei
bambini”.
Il bene della San Vincenzo
La Società di San Vincenzo de Paoli italiana,
riunita in assemblea a
Roma il 13 marzo, ha
rinnovato le proprie
cariche societarie, eleggendo come presidente
nazionale Claudia Gorno Nodari di Brescia,
che guiderà la società
per i prossimi sei anni,
e che è già molto attiva
nella sua città, essendo una delle fondatrici
della casa di accoglienza per donne e bambini
“Ozanam”. Durante l’assemblea, il presidente uscente, l’avvocato
Luca Stefanini, ha poi
presentato il bilancio
del 2009, evidenziando
i tanti casi di assistiti
dalla società. I 1.500
gruppi della “S. Vincenzo” hanno inoltre
contribuito ad aiutare
le famiglie più bisognose con un contributo di
15.000.000 di euro in
denaro e 15.000.000 di
euro in beni di prima
necessità. Tale attività
fa della “S. Vincenzo”,
una realtà di volontariato tra le più importanti d’Italia. Durante
Voce della
Vallesina
psicologia e società
20 giugno 2010
lo scorso incontro, la
società ha deciso di
rendersi protagonista
della ricostruzione de
L’Aquila, distrutta circa
un anno fa dal terremoto, stanziando un contributo di circa 300.000
euro, che verrà utilizzato per l’istallazione di
una struttura (donata
dalla “Vernice Eco Evolution” di Treviso) da
adibire a Centro Studi
Universitario, cui sarà
collegata una casa per
il volontariato. Questo
centro sarà dedicato a
Francesco Maria Esposito e Angela Atonia
Crusciano, in memoria
del figlio di un socio
della “San Vincenzo”
aquilana e della sua fidanzata, morti nel crollo della casa dello studente durante il sisma
del 6 aprile 2009.
La San Vincenzo è presente nei comuni di
Jesi, Ancona, Senigallia,
Cupramontana, Montecarotto, Corinaldo e
Ostra con 88 soci che
hanno offerto il loro
aiuto a 1059 situazioni
di difficoltà
Quando la realtà supera la fantasia!
di
Era un giovedì di fine maggio. Quel giorno la radio e la
tv, in mezzo alle tante notizie
di cui quotidianamente ci
lasciamo nutrire, ci raccontano che…
Nella lontana Cina, in una
grande fabbrica di componenti elettronici - una di
quelle in cui si costruiscono
i nostri supertelefonini e i
nostri computer - si sta verificando un fenomeno preoccupante: si stanno moltiplicando i suicidi tra i lavoratori.
Di fronte a un fatto così serio,
chiunque di noi, con un po’
di buon senso e un minimo
di sensibilità umana, si chiederebbe com’è che tanti dipendenti di quella fabbrica
decidono di togliersi la vita.
Condizioni di lavoro? Orari?
Stress? Ritmo di vita insostenibile?
Niente di tutto questo.
Sapete qual è stata la ‘soluzione’ che ha escogitato la
direzione aziendale? Se non
avete una spiccata fantasia,
ma proprio una fantasia oltre misura, non indovinerete
mai. Tutti i dipendenti devono sottoscrivere l’impegno a
non suicidarsi. Proprio così.
La decisione della direzione
è stata di chiedere ai dipendenti l’impegno a non suicidarsi. Non soddisfatti da
tanta ingegnosità, pare che
tale impegno debba essere
accompagnato da una clausola in cui i familiari s’impegnano, a loro volta, qualora
il dipendente non dovesse
mantenere la sua ‘parola’, a
non chiedere nessun risarcimento all’azienda.
Consapevoli, forse, della serietà del problema, i dirigenti
si sono affrettati anche a dare
Federico Cardinali
una spiegazione a tale fenomeno. Presto trovata: è colpa
della debolezza emotiva di
coloro che si tolgono la vita.
Come dire che un lavoratore
che si suicida, lo fa perché è
‘mentalmente debole’. Se diversi lavoratori si suicidano,
questo avviene perché questi
lavoratori sono mentalmente
deboli.
Strano. Chi sa, forse tutti i lavoratori emotivamente deboli si stanno accordando per
andare a lavorare proprio in
questa grande azienda!
Lo so che c’è poco da ridere.
Anzi, in cuor mio mi auguro
che questa notizia sia una
bufala, tanto mi sembra inverosimile. Ma i giornali ce
la davano per vera.
E se vera lo fosse? Se davvero
lo fosse, mi chiedo come si fa
a non accorgersi della mancanza totale di un minimo di
sensibilità umana. Né saprei
dire se sono più la cecità e la
durezza di cuore o piuttosto
la stupidità a guidare le menti di quei dirigenti.
O forse è una scala di valori
nella quale faccio fatica a riconoscermi. E, onestamente,
mi auguro che la facciate anche voi.
Eppure la Cina vuole presentarsi al mondo come una società moderna. Una società
dove regnano il benessere e
la giustizia. Il governo cinese
si considera l’erede della rivoluzione popolare di Mao. Si
considera un governo ‘comunista’. Al di là delle aberrazioni storiche del comunismo
reale, gli ideali che tale pensiero voleva portare suonavano dignità e uguaglianza tra
gli esseri umani. Chi sa cosa
ne direbbe il povero Marx.
Tra lavoratori e capitale (=
interessi economici) sembra
piuttosto chiaro a chi spetta la precedenza. Anzi, a chi
spetta il dovere di sacrificarsi
all’altro.
Mi chiedo proprio dov’è finita la grande Cina. Quella
di Confucio, di Lao-Tse, la
Cina del Tao e della saggezza
che nei millenni ha saputo
costruire e offrire al resto del
mondo.
Ma il mondo sembra aver
dimenticato. Ora la Cina è
diventata una grande potenza (economica). Tutti i paesi
del mondo si affannano a
tessere relazioni economiche
con questo nuovo partner
per trarne il maggior profitto
possibile. Chi guarda più al
popolo cinese, tanto grande
e numeroso, costretto a vivere privo dei più elementari
diritti umani? Pena di morte,
condizioni di lavoro disumane, vita familiare stravolta da
leggi che pretendono perfino
di fissare il numero dei figli
e se un figlio deve nascere
oppure no, a seconda se maschio o femmina. Un popolo
costretto a piegarsi alla religione del profitto.
Sono proprio questi, il profitto e il guadagno ad ogni
costo, i valori che sembrano
guidare le relazioni internazionali con il governo cinese.
Cinquant’anni fa l’esercito
cinese ha invaso un’altra nazione, il Tibet, e tuttora l’invasione continua, sia militarmente che socialmente. Ma
chi ci pensa più al popolo tibetano? Quale governo occidentale si premura di riaprire
la questione? Perfino le gran-
di religioni, sotto la paura del
ricatto, tacciono.
Direte: ma noi, grazie a Dio,
non viviamo in Cina! É vero,
non viviamo in Cina. E la
Cina è piuttosto lontana nella geografia del pianeta. Mi
chiedo, però, se non sembra
anche a voi che un po’ di
questa Cina la ritroviamo
anche a casa nostra. E non
mi riferisco soltanto a quelle
minoranze di cinesi che pure
vivono in Italia e si trovano
costretti a ritmi di lavoro e
a condizioni di vita che non
possiamo non definire ‘da
schiavi’.
Mi riferisco anche a quei valori che guidano le scelte del
nostro quotidiano. Se non
restiamo svegli, anche noi ci
ritroviamo a vivere guidati
unicamente dalla ricerca del
benessere economico. Ad
esso, quasi un nuovo dio, stiamo rischiando di sacrificare
perfino gli affetti familiari.
Ci facciamo un esempio? In
tante famiglie, anche giovani, si sta verificando questo
fenomeno. L’uomo sceglie
di fare il doppio lavoro, così
guadagna di più. Ma torna
a casa la sera dopo le otto o
le nove. E’ sempre più assente dalla vita dei figli e da un
tempo condiviso con la propria compagna di vita. Poi ci
accorgiamo che la vita familiare va in crisi. Però abbiamo
più soldi, ci possiamo comprare una macchina più bella,
un telefonino ultima generazione, i vestiti firmati.
E gli affetti? Chi sa, forse
dovremmo cominciare a
prenderci l’impegno a non…
‘suicidarli’!
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
Grazie alla Fondazione Carisj, alla scuola primaria dell’istituto urbani di jesi
Lettura e scrittura con i laboratori dell’Aimc
Appena un mese fa si è concluso il lavoro di prevenzione sui disturbi del linguaggio e dell’apprendimento nella lettura e scrittura, che ha interessato tutti
i bambini dell’ultimo anno della scuola
dell’infanzia e della prima classe della
scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Carlo Urbani” di Jesi. L’organizzazione e la gestione dell’iniziativa, realizzata dall’Aimc (Associazione dei maestri
cattolici) grazie al generoso contributo
della Fondazione Cassa di Risparmio di
Jesi, ha ancora una volta messo in luce,
con i suoi risultati, quanto sia importante individuare precocemente quelle
difficoltà che, una volta strutturatesi,
rendono problematico lo studio in una
percentuale di bambini in età scolare
che si colloca tra il 7 e il 10%. Attraverso
la somministrazione individuale di adeguati protocolli, è stato possibile individuare quegli alunni che, per cause e a
livelli diversi, presentavano competenze
non del tutto conformi con quelle previste per il livello di scolarità. Per alcuni
è stato sufficiente trasferire, in ambito
scolastico e domestico, alcune specifiche
attività di rinforzo che, nei controlli successivi, hanno mostrato la loro efficacia,
facendo registrare nei bimbi, significativi miglioramenti. Per altri, invece, si è
ritenuto opportuno suggerire ai genitori
di approfondire la situazione indirizzandoli verso le strutture sanitarie della città. In definitiva, quella della prevenzione
dei Disturbi Specifici di Apprendimento,
è un’esperienza che si spera possa estendersi, in futuro, a tutti gli Istituti Comprensivi della città di Jesi.
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Voce della
Vallesina
vita ecclesiale
LA CHIESA LOCALE
IL DIARIO
DEL VESCOVO
GERARDO
Venerdì 18 giugno
Ore 11: Visita Campo scuola della parr. del Divino
Amore
Ore 16: Senigallia, inizio Convegno nazionale su
Famiglia
Ore 20.30: Benedizione pellegrinaggio Jesi-Loreto
Ore 21.30: Cupramontana, Incontro con Scuola
materna
Sabato 19 giugno
Ore 7: Loreto, S. Messa a conclusione
pellegrinaggio notturno a piedi
Ore 9: Senigallia, partecipazione al Convegno
nazionale su Famiglia
Ore 18.30: Santuario delle Grazie, S. Messa di
chiusura dell’anno sacerdotale
Domenica 20 giugno
Ore 9-17: Al Beato Angelo, Incontro formativo per
Unitalsi
Ore 18.30: Castelplanio, S. Messa
Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
Vocazionale
Lunedì 21 giugno
Ore 21: Parrocchia San Pietro M, incontro genitori
Cresimandi
Venerdì 25 giugno
Ore 16: Incontro di preghiera per Sacerdoti c/o
Opera della Nonna
Ore 21.15: Seminario, Incontro con gli educatori
Sabato 26 giugno
Ore 9: S. Maria Nuova, Convegno Caritas
Ore 17: Corinaldo, S. Messa
Ore 21: Partecipazione al Premio Vallesina con
don Luigi Carrescia
Domenica 27 giugno
Ore 10.30: Parrocchia S. Pietro M. S. Messa e
Amministrazione della Cresima
Ore 18: Cupramontana, 50° di Sacerdozio di don
Giovanni Ferracci
Ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
Vocazionale
26 giugno: convegno delle Caritas parrocchiali
Condividere un progetto
Il prossimo 26 giugno, al ristorante Villa D’Este a Santa Maria Nuova, si terrà il
convegno rivolto ai parroci, ai referenti delle caritas
parrocchiali, ai responsabili
dei gruppi e delle associazioni caritative e ai volontari. Tale incontro vuol essere non solo una festa con
quanti operano nell’ambito
della carità, ma anche un
momento di riflessione sul
ruolo e l’importanza della
caritas. La mattinata inizierà alle 9 con una preghiera
collettiva. Alle 9.15 ci sarà
il saluto del Vescovo, alle
9.30 verrà presentata la re-
lazione sull’attività della
caritas e sul fondo san Cristoforo, dal direttore don
Nello Barboni. Ciò darà vita
ai lavori di gruppo, diretti da Maria Sofia Rossetti,
che inizieranno alle 10.30.
Alle 11.30, un confronto e
la presentazione di un documento a conclusione dei
lavori. Seguirà poi, dalle
12.30, il pranzo, per il quale
si chiede un contributo di 5
euro. Per prenotazioni rivolgersi, entro il 20 giugno,
a M. Sofia Rossetti (Caritas Diocesana Jesina - Via
S. Giuseppe, 27 - Jesi - Tel.
0731/245524)
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
Parola
di Dio
20 giugno 2010
7
20 giugno 2010 - 12a domenica del tempo ordinario
Rinunciare a se stesso è la strada per salvare la vita
Mi chiedo: Io sono capace di accogliere Gesù come il vero Inviato di
Dio Padre?
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,18-24)
Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano
con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?».
Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri Elìa; altri uno degli antichi profeti
che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro
rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei
sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi a tutti diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso,
prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita,
la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».
Commento
Tutte le volte che Gesù sta per prendere delle grandi decisioni, si ritira in
solitudine per consultarsi con Dio Padre nella preghiera. Questo suo atteggiamento è un’indicazione fondamentale anche per la comunità cristiana:
quando la Chiesa fa delle scelte importanti, si sente in dovere di mettersi in un atteggiamento di profonda
preghiera, perché sia Dio a guidare le
sue decisioni. Questo vale anche per
la «Chiesa domestica», la famiglia
credente: non deve mai prendere delle decisioni importanti, se prima non
si è riunita insieme a pregare e così
chiedere la luce necessaria alla SS.
Trinità.
Mi soffermo su due espressioni: Ma
voi, chi dite che io sia? e: Se uno vuol
venire dietro a me, rinneghi (in greco:
arnèomai) se stesso.
Ma voi, chi dite che io sia?
Gesù, nel suo annuncio, distingue
bene i discepoli dal popolo, non per
farne un gruppo separato, ma per
prepararli meglio ad essere capaci di
annunciare il regno di Dio. Infatti li
rende presenti quando comanda alla
natura che si scatena sul mare, quando opera sui demòni, quando risuscita da morte e quando imbandisce il
banchetto nel deserto per sfamare coloro che lo seguono. Quindi è giusto
che si attenda qualcosa di più, in materia in fede, dai suoi discepoli. Perciò la domanda di Gesù non li prende
di sorpresa, perché facilmente anche
loro, di fronte a tanti prodigi, si sono
già posti domande simili. Per questo
Gesù si attende da loro una risposta
chiara e decisa sulla sua vera identità.
A nome di tutti è Pietro che risponde, perché già occupa il primo posto
nel gruppo degli apostoli, per cui è
cosciente della scelta che Gesù ha fatto su di lui. La definizione che Pietro
dà di Gesù come il «Cristo», che significa «Unto» (dalla parola crisma),
quindi considerato come il vero Messia, si ricollega al profeta Isaia: «Lo
spirito del Signore Iddio… mi ha dato
l’unzione; mi ha inviato ad annunciare la buona notizia ai miseri…» (Is
61,1). Nella sinagoga di Nazaret Gesù
già ha annunciato che questa Scrittura si è compiuta in lui e Pietro non fa
altro che confermare tale annuncio
dato da Lui: siamo nell’anno di grazia.
Anno sacerdotale: il 17 giugno alle 18,30
“Il Sacerdote sia l’uomo
della speranza”
Il prossimo 19 giugno, nella
nostra Diocesi di Jesi, si conclude l’anno sacerdotale alle
ore 18,30 al Santuario delle
Grazie. Il Vescovo, mons.
Gerardo Rocconi, nel Santuario delle Grazie, presiede
per l’occasione una solenne
concelebrazione, nella quale
è possibile accogliere anche
il dono dell’indulgenza plenaria. Siamo tutti invitati a
una attiva e generosa partecipazione di ringraziamento
al Signore per l’occasione
provvidenziale che ci ha
permesso, nell’arco di un intero anno, di prendere sempre più coscienza del dono e
del compito del sacerdozio
ministeriale ed elevare ferventi preghiere per tutti i
sacerdoti per la loro santificazione e ministero.
Intanto con la “Lectio Divina” che don Cristiano Marasca terrà giovedì 17 giugno
alle ore 18,30 al Seminario
diocesano, si conclude la serie di incontri programmati
anche in vista del cammino
di preparazione al Congresso Eucaristico Nazionale,
che sarà celebrato in Ancona dal 4 all’11 novembre
2011.
L’auspicio è che noi tutti, discepoli del Signore, possiamo percorrere, pur nelle nostre piccole realtà, la strada
indicata dal Vangelo per una
trasparente testimonianza
di vita.
Così come a conclusione
dell’anno sacerdotale il Papa
Benedetto XVI ha rivolto ai
400.000 presbiteri del mondo l’invito a “essere fedeli
alle promesse” sacerdotali e
a “proseguire con rinnovato
slancio il cammino di santificazione in questo sacro
ministero”
Emilio Capogrossi
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
[email protected]
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del 10.1.1953 • Composizione grafica Giampiero Barchiesi • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it •
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redazione: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Quaranta, Antonio Lombardi
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo
a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge.
Se uno vuol venire dietro a me,
rinneghi se stesso
Il verbo rinnegare (arnèomai) ha la
sua radice in negare e anche rifiutare. Posto così nel testo, esso ha il senso di un’azione nuova che inizia. Se
Gesù va verso la passione e la morte,
il discepolo deve capire che questa
sarà anche la strada da percorrere con amore. Per compiere questo
passo, egli deve essere pronto a non
considerare più se stesso e a prendere
su di sé la croce, la propria vita, per
offrirla nella crocifissione: condanna vergognosa, crudele e ripugnante.
Ciò vuol dire che deve essere disposto anche al martirio, se necessario,
per entrare nel regno di Dio. Perché
allora Gesù aggiunge che ciò va fatto
ogni giorno? Il martirio è una realtà
che si affronta una sola volta. Questa
passione quotidiana è il simbolo delle varie sofferenze che ogni giorno il
discepolo è chiamato ad accogliere.
Gesù vuole incoraggiare a rinunciare
a sé stesso e a portare la croce, perché questa è la strada per salvare la
vita, cioè raggiungere la gloria della
risurrezione, la porta che introduce
nell’eternità divina. Gesù ci chiama a
non aggrapparci saldamente a questa
vita, perché la bellezza della vita futura non si può sostituire con quella
terrena.
Chi protegge con eccessiva cura la
propria vita presente e la propria persona, non raggiunge la salvezza futura. Mi chiedo: Io a che punto sono in
questo cammino verso la mèta che mi
attende?
P. Silvio Capriotti ofm
Un invito agli Scout
“Insieme abbiam marciato un dì”. Convocazione del mondo
scoutistico dei Gruppi di Jesi, Montecarotto, Castelplanio, Moie,
Santa Maria Nuova, Poggio San Marcello, Chiaravalle, Macerata e Castelferretti al monastero di Fonte Avellana, domenica 27
giugno dalle 9 alle 19. L’invito è aperto a tutti, anche a quelli che avessero fatto solo una breve esperienza di scoutismo,
come coccinella o lupetto, guida o esploratore, scolta o rover e
ai loro cari. “Questo breve incontro - dicono i promotori - ci farà
bene per riprendere con più forza o fiducia il cammino”. Per
partecipare contattare Milena Cesaroni 0731-701097, oppure
via e-mail [email protected]
Oggi sposi
19 giugno: Roberto Pirani e Angela Belcecchi a Moje; Giorgio
Marozzi e Valentina Mazzarini a S. Maria del Piano.
20 giugno: Massimo Bellagamba e Maddalena Lucertoni
a S. Francesco d’Assisi; Roberto Scortichini
e Arianna Barbetta a Cupramontana a San Lorenzo;
Cristiano Pistola e Marta Toni a S. Giuseppe.
Moie, 25 giugno, ore 21,15
Un incontro su Frassati
“Ogni giorno m’innamoro sempre
più delle montagne e vorrei, se i
miei studi me lo
permettessero,
passare intere giornate a contemplare
in quell’aria pura la
grandezza del Creatore”, così parlava
il beato Piergiorgio
Frassati, patrono
delle Confraternite e dell’Azione Cattolica. Su
questo giovane che visse una
intensa esperienza umana e
cristiana, la confraternita del
Santissimo Sacramento di
Moie, in collaborazione con
l’Azione Cattolica
del paese, organizza una conferenza. L’incontro
verterà sulla vita
del Beato come
esempio e spunto
per la vita di oggi.
Il relatore sarà il
dott. Alberto Fiorani, presidente
del Coordinamento Regionale delle
Confraternite e dei
Sodalizi delle Marche. Tutta
la comunità è invitata a partecipare venerdì 25 giugno
alle ore 21.15, presso i locali
della chiesa Cristo Redentore
di Moie.
8
Voce della
Vallesina
vallesina
20 giugno 2010
Teatro Luce presenta: fino al 20 giugno a San Nicolò
Moie: il ricordo di Franco Gasparrini, calzolaio, fondatore della Banda
Mostra collettiva: “Ponti Invisibili” Un cammino nel segno della gioia
Dall’8 al 20 giugno,
nella chiesa S. Nicolò di Jesi, rimarrà
allestita la mostra
collettiva di arti visive ad opera degli
studenti del centro
di Arte e Comunicazione dell’università federale di Pernambuco, in Brasile.
L’iniziativa è stata
ideata circa sette
mesi fa, con lo scopo culturale, di coinvolgere
realtà così diverse tra loro,
quali quelle italiana e brasiliana. La magia che avvolge
la mostra “Ponti Invisibili”,
realizzata dall’associazione
Teatro Luce della Res Humanae e curata da Clédna
Ribeiro, fa sì che, in una piccola città come Jesi, possano
esporre le loro opere artisti
del Brasile, favorendo in tal
senso la rete di scambi ed
esperienze tra i due fianchi
del ponte, accorciando le di-
stanze e facilitando, in materia d’arte, la comprensione
di ciò che si vede, al di là dei
limiti geografici. Gli artisti
che partecipano alla mostra
con le loro opere, sono: Cyane Pacheco, la quale tratta
dell’infanzia abbandonata,
tema molto sentito nel suo
Paese e di tutte quelle problematiche come lo spaccio
di organi, la prostituzione e
il lavoro infantile; Ana Cavalcanti, che associa al disegno e alla pittura le tecniche
classiche di litografia
su tessuto di cotone,
come dimostrano le
sue opere che hanno
come soggetto il baco
da seta; Barbara Tenòrio, che lega la pittura alla stampa; Marina Pedrosa; Andrè
Equino; Fabiana Botelho. Una diversità
di linguaggi, questa,
che attraversa angoli
più lontani del mondo per mezzo dei “ponti invisibili” che porteranno la mostra ad espandersi anche in
città più grandi come Roma.
Per saperne di più, consigliamo di visitare la chiesa S.
Nicolò, passeggiando così sul
ponte invisibile che permetterà di raggiungere i luoghi
più remoti e idilliaci dell’Occidente.
Silvia Genangeli
La mostra sarà aperta dalle ore 10 alle 12,30 e dalle
17,30 alle 21.
Convegno Nazionale sulla Famiglia
L’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia e l’Ufficio Nazionale per i problemi
sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale
Italiana organizzano, con la collaborazione
del Forum delle Associazioni Familiari e del
comune di Senigallia, la Settimana estiva
di formazione 2010 sul tema “Dal noi della
famiglia al noi del bene comune” a Senigallia, al teatro La Fenice, dal 18 al 22 giugno.
Quest’anno in particolare il Convegno sarà
inserito nel percorso di preparazione al grande evento del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà nel 2011. Le conclusioni
saranno martedì 22 alle 10.30 con don Paolo
Gentili, mons. Angelo Casile e i coniugi Claudio e Laura Gentili; alle ore 11 la celebrazione
eucaristica presieduta da mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e presidente del Comitato per la Preparazione del
Congresso Eucaristico.
È stato uno dei padri della
banda l’Esina. Con Osvaldo Guerro e Adelio Latini,
Franco Gasparrini fondava
nel 1968 la seconda banda del comune di Maiolati Spontini. Una passione,
quella per la musica, che lo
ha accompagnato per tutta
la vita. Ha festeggiato, nel
settembre scorso, il qua-
rantennale dell’Esina,
in cui, nel corso degli
anni, hanno vissuto importanti e significativi
momenti oltre seicento
persone fra majorette,
musicanti e dirigenti.
Accanto alla passione
per la musica, quella
per la politica. È stato
consigliere nelle Opere
Pie durante gli anni ’70,
segretario della locale sezione del Pci, poi
amministratore comunale per due mandati,
cofondatore
dell’Ulivo, militante attivo nel
Pd. E la sua bottega di
calzolaio, al centro di Moie:
per cinquanta anni luogo di
incontro, di scambio di idee
e dibattito politico. Luogo
dove in tanti passavano a
“prendere la parola de n’ calzolaro”: legami di speranza,
per dare senso alle vicende
umane, per costruire insieme agli altri una società civile onesta, pulita, gioiosa. Un
luogo simbolico di impegno
civile e di passione politica.
Lì il suo lavoro: «una vita sopra le scarpe per dare modo
alle persone di camminare - ha detto don Corrado
Magnani durante l’omelia
funebre. Può sembrare un
mestiere umile, quello del
calzolaio, invece è importante. Perché avere le scarpe
significa poter sperare, cercare, andare verso un futuro.
Vuol dire avere il coraggio di
trovare la strada giusta da
percorrere nella vita. Possedere le scarpe equivale a poter stare in piedi e avere una
dignità.» Un viaggio nella
vita, quello di Franco, ricco
di significati e di scoperte,
nel segno della solidarietà e
della responsabilità verso gli
altri. Un cammino nel segno
della gioia. Anche l’ultimo
tratto, verso il cimitero di
Moie. Accompagnato dalla
musica della sua banda, con
il sindaco Giancarlo Carbini,
gli amministratori, gli amici
di partito, tante persone. Ha
voluto un rinfresco e vino
per tutti. Un rito della speranza. La vita che si accende
sulla morte.
Tiziana Tobaldi
Nella foto: la banda l’Esina
durante il funerale di
Franco Gasparrini. Il rito
di commiato si è svolto nel
pomeriggio del 12 giugno
nella chiesa di Santa Maria
a Moie: Franco ha concluso
la sua vita terrena
a 80 anni l’11 giugno.
I sacerdoti aiutano tutti.
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Ogni giorno 38 mila sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro
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Voce della
Vallesina
in diocesi
20 giugno 2010
9
CUPRAMONTANA: Il parroco DON GIOVANNI ferracci FESTEGGIA 50 ANNI DI SACERDOZIO
“Bontà e fede gli sono compagne”
La comunità parrocchiale di
Cupramontana è in fermento per l’evento che vedrà
protagonista don Giovanni
Ferracci per i suoi 50 anni
di sacerdozio e 75 di vita. É
prevista una settimana di
preparazione all’anniversario che prevede incontri di
riflessione e preghiera che
culminerà il 27 giugno alle
ore 18 con la concelebrazione eucaristica presieduta
dal vescovo Gerardo Rocconi alla quale parteciperanno
i sacerdoti della Diocesi di
Jesi. Parroco presso la Chiesa di San Leonardo da 28
anni è un grande punto di
riferimento per ogni abitante di Cupramontana. Scrive
di lui don Maurizio Fileni
per l’occasione: “È un uomo
buono. E di questi tempi
la bontà è fuori moda: si fa
a gara, infatti, a chi passa
sopra agli altri; a chi fa le
scarpe agli altri; a chi li supera sia con mezzi leciti che
meno leciti. Lui è un buono.
Sì: è attento alla persona che
gli sta davanti e se, pocopoco, si accorge che ha bisogno di qualcosa, è dispostissimo a fermarsi con lui,
magari solo per scambiar
quattro chiacchiere e tirarla
su con parole di incoraggiamento. Mai visto arrabbiato
(e sfido chiunque ad avercelo visto); il suo volto è sempre sorridente ed i suoi lineamenti distesi e sereni. Don
Giovanni, poi, è uno che ha
il passo di chi vuole arrivare
lontano. Non è uno scattista
o un velocista, ma col suo
passo lento e cadenzato, arriva là dove gli scattisti o i
velocisti non possono nemmeno sognare di arrivare.
Arriva, per esempio, dentro
le coscienze delle persone;
nel mezzo delle loro preoccupazioni e delle loro ansie;
e per arrivare lì dentro occorre pazienza, calma, tranquillità: occorre tempo e
non velocità.
E poi ha una fede grande
come una montagna. Per
mandare avanti una parrocchia si possono scegliere
diverse strade; c’è chi sceglie quella dell’efficienza e
dell’organizzazione. C’è chi
è presente in tutto e per tutto; chi ha risposte pronte per
tutti e per ogni circostanza.
C’è, invece, chi propone la
sua fede e basta. Basta ed
avanza, per mandare avanti
una parrocchia senza tanti
fuochi d’artificio, ma nella
sostanza e nella verità. Don
Giovanni è così: da saggio,
ha scelto la strada migliore.
Gli auguriamo un altro bel
tratto di strada: sì, perché
Cupra Montana ha bisogno
di un nonno saggio che le dia
sicurezza e senso dei valori.”
Giovanna Ortolani
CUPRAMONTANA: una settimana all’insegna della Pastorale
Padre Francesco chiamato a riaccendere i cuori
Padre Francesco Cordeschi
è il religioso passionista
che animerà la settimana
di preparazione alla festa
dell’anniversario di don
Giovanna Ferracci. É il fondatore del movimento giovanile “Tendopoli San Gabriele”, al quale aderiscono
moltissimi giovani. Il senso
della loro mission, come
per San Paolo della Croce,
“è forte, è come un’esplosione”; desiderano “che la Passione di Gesù faccia breccia
nel cuore di tutti!” perché il
fuoco che è nel cuore brucia e si attacca
a chi si avvicina. “A
distanza di secoli ancora brucia e riesce a
riscaldare i cuori di
molti” e per questo
fervore il parroco ha
invitato il gruppo dei
missionari che arrivano corredati di mente
e cuore “incendiati”.
Curano in particolare la
parte giovanile della comunità parrocchiale: a tal
proposito un incaricato tra
loro mette in atto una serie
di iniziative per avvicinare
i giovani. Dagli ambienti in
cui sono soliti incontrarsi, saranno invitati al Beato Angelo, che diverrà il
“quartier generale” di questa settimana all’insegna
della pastorale. I parroci di
Cupramontana, per favorire al massimo l’affluenza
della popolazione, per far
arrivare a tutti ed in particolare ai giovani la bellezza
della vita cristiana, hanno
pubblicizzato l’iniziativa
con ogni mezzo a disposizione quindi attraverso il
periodico d’informazione,
lettere d’invito e messo in
moto un passaparola che
arrivi ad interpellare la libertà di ciascuno. Sono
stati riservati degli spazi e
messo a disposizione del
tempo in particolare per far
incontrare padre Francesco
con i bambini e ragazzi delle medie e delle elementari,
con i membri delle associazioni ecclesiali, genitori
dei bambini e dei ragazzi - in particolare di quelli
che hanno appena ricevuto
la Prima Comunione e dei
cresimandi - i malati, i giovani, gli sposi.
g.o.
Due ricordi di don Bruno Gagliardini, tornato al Padre il 2 giugno scorso
Testimone visibile dell’amore di Dio
di Paola Lenti
Ti ho conosciuto quando ancora
bambina, iniziai ad approfondire il
dono della fede frequentando le beniamine dell’Azione Cattolica: era
il 1966 e tu eri vice parroco di San
Francesco di Paola. Da subito rimasi colpita da questa tua presenza capace di avvicinarci a Gesù e iniziai
ad innamorarmi di Lui e a camminare sulla Sua strada. Poi la vita mi
ha dato l’opportunità di incontrarti
ancora, come insegnante di religione alle scuole superiori e successivamente come Parroco, di nuovo a
San Francesco di Paola. Da allora la
tua presenza è divenuta un costante
punto di riferimento nella mia esistenza, sempre con questo messaggio che riuscivi a trasmettere: della
vita vista come un cammino da percorrere, un divenire fatto di tante
esperienze, personali e comunitarie, esperienze alle quali sei sempre
stato aperto e delle quali ti sei fatto
spesso promotore. Tu camminatore instancabile, proiettato verso mete naturali, come le vette dei
monti, quasi a volerLo raggiungere
e toccare, e spirituali, come il San-
tuario di Loreto,
dove ritrovarsi a
pregare insieme,
accanto alla Madre di Gesù per
sentirci tutti fratelli. Ma al tempo stesso capace
di percorrere la
strada, a volte
faticosa, di ogni
persona che incontravi, sempre
disponibile a starle accanto e a sostenerla, perché non si arrendesse
e non abbandonasse il cammino.
Questo il ricordo che non si può
dimenticare: una persona profondamente innamorata di Dio e
per questo particolarmente vicina
all’uomo, ad ogni uomo, senza distinzione di sorta, e ai suoi bisogni, soprattutto nelle situazioni di
povertà e di sofferenza, sia umana
che morale.
Quanta concretezza nella tua teologia. Sapevi parlare di cose “alte”
con semplicità, capace di toccare
le corde del cuore e arrivare alla
vita di tutti i giorni, per trasformarla, anche nei momenti difficili,
e renderla presenza viva del Suo
amore. Il Signore questa prova
non l’ha risparmiata neanche a te
che sei stato suo servo attento e
fedele, forse per dare ancora maggiore credibilità e trasparenza a
questa tua figura apparentemente fragile, ma interiormente così
forte. Grazie Signore per averlo
scelto come tuo pastore. Grazie
per averlo messo lungo il nostro
cammino!
di Stefano Contadini
Era marzo dello scorso anno. Con
i miei giovanissimi avevamo programmato tre giorni di ritiro a Santa Maria del Colle. Don Bruno stava
male e dopo un breve saluto gli avevo pregato di non venire a fare il suo
intervento: avremmo provveduto in
altro modo! La sera proprio mentre
stavamo in preghiera per il vespro…
ecco la Fiat grigio verde scuro che
si ferma proprio davanti a noi. Esce
don Bruno camminando a fatica, si
ferma con noi, con voce debole ci
parla della necessità di fare comunità, “la Famiglia delle Famiglie”. Le
nostre riunioni sono in genere rumorose e piene di urlacci:… i miei
ragazzi in silenzio e attenti per tutto
il tempo che don Bruno ci aveva regalato. Solo più tardi venni a sapere
che a Jesi non volevano farlo partire
era visibilmente troppo debole per
venire su ad incontrare noi ma finita
la messa era montato sulla sua Fiat.
Chi sono gli eroi, quelli che sollecitati dagli eventi compiono gesti
memorabili? Gli eroi sono persone
che, rivestiti della propria condizione umana indipendentemente
dagli eventi, affrontano la vita fedeli al loro mandato: don Bruno
eroe tutti i giorni!
Semplice nella sua cultura, era creativo e sapeva mettersi nei panni
di chi incontrava, sapeva parlare a
tutti e a tutti provvedeva. Si offriva
con generosità e con un sorriso, e
da tutti era riconosciuto come un
padre buono: una singolare tenerezza verso il prossimo. Fortificato
da una assidua fedeltà al voto di
povertà e alla pratica di costanti
mortificazioni spirituali e corporali, manifestava una allegria silenziosa e un buon umore, immagine
di una infinita semplicità evangelica. Passione Pastorale… forti discussioni su molti aspetti della vita
comunitaria parrocchiale. Certe
sere andavi a casa con l’animo pesante, ma di una cosa eri sempre
sicuro: ti aveva ascoltato! E fin da
subito si ricominciava a costruire
di nuovo: aveva un solo fine, quello di far crescere la comunione tra
le diverse spiritualità presenti in
parrocchia.
Era felice di poter confessare e una
cosa che mi ha sempre colpito è
che i bambini, nelle nostre liturgie
penitenziali, facevano la fila, a Pasqua e a Natale, per potersi confessare da lui.
Amava la libertà e la sua esigenza di
respirare ogni volta aria buona, di
camminare, di andare in montagna
era in realtà la volontà di essere fedele a questa sua libertà. Libertà che
faceva volare i cuori di chi
incontrava, libertà che non
era ostacolo ma mano tesa,
affidamento cieco alla provvidenza, amore per Cristo
e per la sua Chiesa. Quanto
deve aver sofferto in malattia
per la perdita della sua amata
libertà e del contatto con le
persone che amava.
Ho in mente un’immagine:
fu Michele Contadini che un
giorno di fronte alla sofferenza la chiamò l’ottavo sacramento. Don Bruno ha sofferto molto e, se è vero, che il sacramento ti
rende manovale nell’edificazione di
un ponte tra Dio e l’Uomo, egli ha
compiuto il suo e ora si è accoccolato vicino al Padre celeste per riposarsi.
Manda o Dio angeli custodi per
la nostra Chiesa jesina… se posso scegliere, io vorrei don Bruno…
sono sicuro che non ci lascerà soli
un solo minuto spronandoci sempre a fare del nostro meglio!
Facevamo insieme il giornalino
parrocchiale a Pasqua e negli anni,
dopo aver prodotto sempre brevi
articoli di saluto per l’edificazione
spirituale dei suoi parrocchiani,
alla fine, mi disse: “basta con le
parole, scrivi solo questo, non c’è
bisogno di aggiungere altro” mi
passò un foglietto scritto a mano
con su scritto: “La Resurrezione di
nostro Signore Gesù Cristo sia la
nostra Pasqua, il nostro passaggio
dall’IO al NOI, dal MIO al NOSTRO, per migliorare questo Suo
regno già iniziato tra noi.”
10
Voce della
Vallesina
attualità
20 giugno 2010
Fondazione Gabriele Cardinaletti: premiati gli Amici Atletici
Sul podio e in campo, persone…
Ancora una volta - come nelle precedenti edizioni -, sul podio per
“L’AMICO ATLETICO” 2010 e
in campo, lunedì 31 maggio, per
“ATLETICAMENTE INSIEME ”:
persone. Note e meno note. Abili o diversamente abili. Persone
ugualmente portatrici di diritti. Dispensatrici di ideali. Protagoniste
coraggiose della vita, propria e degli
altri; di una squadra, della comunità.
Testimoni di orizzonti vasti, chiaramente individuabili nei volti radiosi,
nei sorrisi agguerriti, nelle spassose
performance, nelle piroette delle
carrozzine, nella tenacia di sogni
svelati o raggiunti.
Il contesto: un corollario di campioni e di spettatori.
Lo spirito: la consapevolezza che la
diversità non sia il black
out della vita umana, del
suo spirito, del suo corpo, della sua intelligenza,
a qualunque livello. E
che la corrente vitale di
benessere debba circolare, per tutti e con gli
stessi indici di qualità,
nel fluire dell’esistenza
di ciascuno, dal primo
istante all’ultimo. Una cornice ad
alto spessore sociale dunque quella
che ha accompagnato le emozionanti tappe dell’Altletico day, un’intera
giornata dedicata alla varie iniziative
attivate per diffondere quanto più
possibile i valori etici dello sport e
della sua valenza positiva a tutte le
età e a tutti i livelli.
La manifestazione ha avuto inizio
alle 9.30 presso il Centro Congressi
Esagono - UBI Banca Popolare di
Ancona - Jesi con il convegno sul
tema: “ATLETICO SCUOLA: NESSUNO ESCLUSO” , che ha sviluppato l’idea che disabilità non significhi per forza stare a guardare.
Nel pomeriggio, presso il Palazzo
dello Sport “Ezio Triccoli” di Jesi, è
stata aperta una piccola anteprima
sulla mostra fotografica prevista in
autunno e intitolata: “JESI NEL ‘900”.
Sempre al Palasport, nel tardo pomeriggio, la premiazione del Concorso nazionale: “l’AMICO ATLETICO” 2010, con la consegna
dei riconoscimenti ai Campioni di
comportamento: Carla Schembri,
17 anni, dalla Sicilia per la Pallavolo
Giovanile under 18. Ciro di Fiandra,
24 anni, del Lazio per la Fiumicino
calcio. Andrea Bianchi, Allenatore
Genoa Calcio giovanissimi 1997, 45
anni, dalla Liguria per il Calcio Giovanissimi Genoa. Marco Gennari,
dall’Emilia Romagna per gli arcieri
Jesi - “Altari fioriti” a San Giuseppe
di Logosanto. Beatrice Vio, 13 anni,
dal Veneto per la
scherma di Mogliano. Durante la cerimonia, ci sono stati
brevi
intermezzi
con il cabaret di
David Anzalone e
Alessandro Castriota e la Musica di
Antonio Del Sordo,
Cristiano Pistelli e
Thomas Bellezze.
È seguito l’incontro in sala stampa
con i campioni dello sport, madrine e padrini degli atleti premiati:
Andrea Bari, Giuliano Bertarelli,
Jean Claude Blanc, Marisa Canafoglia, Clarissa Claretti, Elisa
Di Francisca, Claudio Di Giusto,
Josefa Idem, Andrea Lucchetta,
Giorgio Farroni, Marta Gambella,
Annalisa Graziosi, Alessio Guerri,
Michele Maggioli, Roberto Mancini, Anna Maria Marasi, Luca Marchegiani, Dino Meneghin, Claudia
Pigliapoco, Francesca Porcellato,
Paola Protopapa, Alberto Rossini, Alessandra Sensini, Giovanna
Trillini, Valentina Vezzali, Beatrice
Vio, Santa Lucia Sport Basket in
carrozzina di Roma - Under 13.
In chiusura di serata, l’esibizionespettacolo tra i grandi Campioni che si sono cimentati in brevi
partite di Calcio, Basket, Volley,
Scherma, Pattinaggio.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’USSI (Unione Stampa
Sportiva Italiana) e il MECS (Movimento per l’Etica e la Cultura nello
Sport), è stata proposta quest’anno
in tutto il territorio Nazionale dalla
Fondazione “Gabriele Cardinaletti”, con il patrocinio della Struttura
per lo Sport della Presidenza del
Consiglio dei Ministri, del CIP (Comitato Italiano Paralimpico), del
CONI, dell’ICS (Istituto per il Credito Sportivo), oltre che della Regione
Marche, della Provincia di Ancona
e del Comune di Jesi. L’edizione si
è avvalsa della collaborazione di alcune fra le principali Federazioni
sportive e cioè: FIGC, FIP, FIPAV,
FIS, FIR e Commissione Atleti del
CONI. Main sponsor del Concorso,
fin dalla prima edizione, ancora una
volta la UBI >< Banca Popolare di
Ancona.
Fotoservizio Paola Cocola
Parrocchia di San Sebastiano: prima Comunione
Origini e bellezza degli addobbi Incomincia il cammino!
che architettoniche della
chiesa ed ha accennato alle
origini dell’addobbo degli
altari. Alle 13,30 i fioristi,
divisi per squadre, hanno
iniziato i lavori ideati per i
singoli spazi.
Due le interessanti novità della quinta edizione di
“Altari Fioriti”, la manifestazione promossa dalla presidenza regionale dei Fioristi
aderente alla Federfiori di
lunedì 7 giugno. La prima
riguarda la scelta della chiesa, l’altra l’innovativa concezione dell’arricchimento
estetico del luogo sacro.
Ma andiamo con ordine.
Dopo le quattro precedenti
edizioni ospitate nell’antica
chiesa di S. Giovanni Battista, classico esempio di
stile Barocco dove l’estro, la
fantasia e la professionalità dei fioristi hanno potuto
esprimersi a trecentosessanta gradi grazie alle diverse
tipologie delle cappelle laterali e dell’altare maggiore,
per quella di quest’anno si è
voluto scegliere un tempio
la cui ultimazione risale al
secolo scorso: la chiesa parrocchiale di San Giuseppe.
Architettura diversa, dunque,
come diverso sarà l’approccio alla realizzazione della
decorazione perché, come
spiega il presidente regionale
Federfiori, Ferziero Santelli,
la rassegna “non vuole essere
una semplice esposizione di
fiori e nemmeno una esibizione di prodotti di mercato,
ma una manifestazione di
energia e di pensiero creativi,
dove il segno comunicativo
dell’opera prende spessore
e assume senso e significato per una valutazione riflessiva”. Ancora una volta
ad estrinsecare il proprio
pensiero artistico nelle cappelle laterali della chiesa o
sull’altare, sono stati i fioristi
operanti nella città di Pergolesi, professionisti del fiore
provenienti dalle Marche e
da altre regioni interessati ad
acquisire nuove esperienze
nell’interesse dell’intera categoria.
La giornata di “Altari Fioriti”
è iniziata con una introduzione proposta dal parroco,
don Giuliano Fiorentini, che
ha illustrato le caratteristi-
Dopo un lungo ed intenso cammino di crescita
e formazione religiosa, 8
ragazzi di S. Sebastiano
con l’aiuto del parroco
Don Roberto Vigo e dei
catechisti Benedetta e
Domenico, hanno riceNelle immagini, alcune
vuto domenica 30 magdelle decorazioni floreali
gio la loro Prima Comurealizzate nell’ambito
nione. Per completare il
del 5° Seminario teorico- percorso catechetico i
pratico “Altari Fioriti” che
bambini si sono ritrovaha visto la partecipazione
ti in Chiesa per pregare
di venti fioristi provenienti
e meditare il S. Rosario
da Marche, Veneto, durante tutto il mese di
Liguria, Campania, Maggio. Tra i numerosi
Abruzzo, Lombardia e da
incontri, nei quali i bambini si sono dimoRoma. Al termine della
strati interessati e disponibili, importante
manifestazione e fino alla
quello tenuto a Santa Maria fuori Monsamattina dell’11 giugno le
no dove hanno approfondito il significato
installazioni floreali sono
della Santa Messa eucaristica e dell’ “Ultistate meta costante di
ma Cena” del Signore narrata dai quattro
visitatori, la maggioranza
evangelisti. Dopo aver ricevuto il Sacradei quali ha espresso
mento della Confessione i bambini hangiudizi più che positivi
no partecipato alla celebrazione della S.S.
per la novità, la creatività, Trinità, dove per la prima volta Edoardo
l’estro, la fantasia
Barbaresi, Maria Sofia Carbonari, Riccardei protagonisti. do Carloni, Claudia Del Corpo, Riccardo
Marani, Simone Mocci, Jennifer Perticaro-
li e Erica Santarelli, hanno ricevuto Gesù
Eucarestia. Una liturgia molto sentita,
dove il parroco durante l’omelia ha sottolineato la responsabilità dei genitori nel
guidare i propri figli durante la vita con il
buon esempio e di come questo sia solo il
primo passo verso Dio.
La comunità parrocchiale augura a questi
ragazzi di proseguire il proprio cammino
con Gesù, accompagnati dall’amore materno della Vergine Maria.
Federico Maria Balestra
Foto Candolfi
la scuola di musica a Gerusalemme e le marche
Un nuovo sito per la raccolta fondi
L’associazione Premio Vallesina ha realizzato un nuovo sito
internet per contribuire a far
conoscere le opere in favore
della costruzione della nuova
sede per la scuola di musica
Magnificat a Gerusalemme.
L’obiettivo degli organizzatori dell’iniziativa è quello di
raggiungere in breve tempo
i 900.000 euro necessari: i finanziamenti ora ammontano
a 350.000 euro devoluti dalla
Regione Marche, dal Comune di Maiolati Spontini e da
molti altri privati. Per tutti
coloro che volessero contribuire a mandare avanti il
progetto, è stato realizzato,
da Annalisa Cameli, Lorenzo
Renzulli e Marco Orlandoni,
della società Whipart, il sito
www.promagnificat.org in
cui è possibile effettuare donazioni nella massima affidabilità e trasparenza tramite il
sistema di credito Paypol. Il
sito è inoltre arricchito da video, collegati direttamente a
YouTube, da immagini e foto
e dalle tavole di progettazione
della nuova scuola, realizzate
dall’architetto Lorenzo Rossi:
le immagini e i testi verranno continuamente aggiornati,
così da vedere, in tempo reale, l’avanzamento dei lavori. É
questa una piattaforma web
semplice e pratica, creata con
una tecnologia accessibile da
qualsiasi server e da qualunque parte del mondo, proprio
per permettere a tutti di avere
maggiori notizie.
Padre Armando Pierucci,
fondatore della scuola Magnificat, tornerà nelle Marche la settimana prossima.
Giovedì 24 giugno celebrerà
alle ore 19 al convento di
San Giovanni Battista in via
Passeri a Pesaro; alle ore 21
presso l’auditorium Pedrotti
del conservatorio Rossini ci
sarà un concerto dello stesso
padre Armando con quattro
allievi del Magnificat. La sera
del 26 giugno gli allievi si esibiranno nel corso della serata
del Premio Vallesina. Il religioso francescano celebrerà
la santa Messa domenica 27
giugno alle ore 8,30 nell’abbazia Santa Maria di Moie.
Voce della
Vallesina
jesi
20 giugno 2010
11
Squarci di storia patria in occasione del premio Calamandrei, assegnato a ruffolo e grande stevens
L’attualità del pensiero degli “azionisti” anni ‘50
“Ascoltai l’annuncio alla radio,
a Livorno, nella casa paterna.
É superfluo, forse, aggiungere che i sentimenti provati
quel giorno sono scolpiti nella memoria… Le speranze di
una prosecuzione della “non
belligeranza” si erano andate
rarefacendo; questo non attenuò l’angosciante brivido
di un salto nel vuoto… Non
posso impedirmi ancora una
volta di ribadire la mia ferma
e profonda convinzione che
quel giorno, il giorno del disonore - l’8 settembre - segna
anche l’inizio del riscatto, del
soprassalto di dignità del popolo italiano…” Lo scrive al
presidente del Calamandrei
Gian Franco Berti Azeglio
Ciampi nella sua qualità di
presidente onorario del Circolo, cogliendo l’occasione
del 10 giugno - settantesimo
della dichiarazione della seconda guerra mondiale.
Perché il Calamandrei ha voluto valorizzare la data per
cogliere l’occasione di alcune approfondite riflessioni
provocate nell’incontro del
mattino presso il palazzo
della Signoria e del pomeriggio presso l’aula magna della
nostra università.
La giornata di studio, aperta con un breve filmato che
rievoca il pronunciamento
mussoliniano del fatidico 10
giugno 1940 osannato da una
piazza Venezia in visibilio, è
proseguita con la consegna
del premio Calamandrei a
Franzo Grande Stevens (ritirato da Giovanna Galante
Garrone) e a Giorgio Ruffolo,
il quale ha introdotto il discorso sulle vicende di ieri e
di oggi della nostra Italia. Ha
desiderato sottolineare che,
dopo la tragedia della guerra,
l’Italia ha effettivamente realizzato grandi miracoli nei
settori dell’economia, della
politica e della cultura, settori che hanno garantito un
grande progresso fino agli
anni settanta. Poi abbiamo
assistito ad una graduale decadenza che oggi si manifesta anche nella stessa minaccia dell’unità d’Italia, proprio
quando siamo impegnati a
Il prof. Alberto Sinigaglia
che ha curato l’edizione sul
Calamandrei che raccoglie
alcuni articoli del costituzionalista, richiamando la
folla plaudente di piazza Venezia di 70 anni fa, ha voluto
sottolineare che quella folla
plaudiva con convinzione,
non per personale maturazione del giudizio, ma perché “convinta e costretta”
dalla propaganda. Perché
- aggiunge l’ottimo decente universitario - la propaganda trascina senza far
ragionare, senza “far effetcelebrare il suo 150° anno di tivamente conoscere”, senza
unione. Occorre - conclude permettere la riflessione e la
Ruffolo - la capacità di rea- maturità personale. E poilizzare un vero “patto” tra ché è solo la conoscenza che
Nord e Sud ponendo cia- ci fa realmente liberi, ogni
scuna parte sul piatto diritti iniziativa di qualsiasi provee doveri che, ben ponderati, nienza che tenta di limitare
possono ridare un equilibrio il nostro conoscere, è un ate una reale possibilità di ri- tentato alla nostra liberà. La
nascita della nostra nazione. Badoglieide della Resistenza
offerta dagli Onafifetti ha
concluso la mattinata.
Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto riflettere
sulla mostra itinerante promossa dallo stesso circolo
Calamandrei sugli esuli italiani a Londra, dal Mazzini
alla seconda guerra mondiale, data dalla meticolosa
raccolta di foto, manifesti,
giornali, stampe varie, documenti, lettere – un centinaio
di “pezzi” in tutto, che testimoniano la vita, i rapporti, le
iniziative degli esuli politici,
soprattutto di quelli sfuggiti
alla dittatura fascista.
Il pomeriggio si è concluso con la presentazione del
testo, una tesi di laurea, di
Brando Mazzolai e del docente universitario Paolo
Borgna, che tratta il concetto
di diritto in Pietro Calamandrei.
Foto Paola Cocola
Si concludono le iniziative del Calamandrei per il 2010
Strepitoso concerto del maestro Igor Roma
“Con quante mani suona?!” Domanda spontanea e diffusa tra i presenti
che gremivano la Sala Maggiore
del Palazzo della Signoria nella serata di giovedì 10 giugno, rapiti dal
concerto tenuto gratuitamente dal
M° Igor Roma. Uno zampillio continuo, inesauribile di note che, rotolando ora tenere, ora strazianti, ora
tumultuose, penetrano nella mente e nel cuore, conquistano in un
turbinio di sfumature e sensazioni
straordinarie. Quasi agisse un’intera
orchestra e non un
solo strumento, un
solo musicista. Un
musicista
profondamente preso dai
brani di Beethoven,
di Peterson, di Ravel, di Rachmaninov,
di Chopin, da lui eseguiti con forte
coinvolgimento emotivo e impareggiabile destrezza. Al termine del
concerto, in tanti hanno acquistato
il cd realizzato dal maestro nel 2009.
sicale della città. Viene poi ammes- orchestre di spicco; ha inoltre parso al Conservatorio di musica di Vi- tecipato al festival “Gergjev” di
cenza nella classe di Carlo Mazzoli, Rotterdam, al festival cameristico
con cui studierà fino al 1991, anno “Isabelle van Keulen” di Delft, ai
del diploma, che consegue con lode. “Daniels Muziekdagen” di Zeist e
Tra il 1988 e il 1989 vince il Concor- al festival “Philippe Herreweghe”
so nazionale di Como, la Rassegna di Saintes. Nel giugno del 2001 a
pianistica internazionale di Senigal- Tilburg ha realizzato il suo primo
lia, i Concorsi nazionali di Ravenna CD con musiche di Alkan, Liszt e
e Gallarate. Nel 1989 viene am- Prokof’ev. Nel 2002 ha compiuto
messo all’Accademia pianistica “In- una tournée in duo pianistico con
contri col Maestro” di Imola, dove Enrico Pace e con i percussionisti
segue le lezioni di Franco Scala, La- Gianluca Carollo e Alessandro Zuczar Berman, Boris Petrushansky e chi, esibendosi anche al ConcertgeAlexander Lonquich. Si diplomerà bouw di Amsterdam alla presenza
all’Accademia con il titolo di “Ma- della regina Beatrice d’Olanda, e
Igor Roma nasce nel 1969 a Baden, ster” nel 1997. Nel 1996 conquista al Lincoln Center di New York. Ha
nella Svizzera tedesca, da genitori il primo premio e il premio della collaborato come camerista con il
italiani emigrati. All’età di undici critica al Concorso internazionale Brodsky Quartet, il Daniel Kwartet
anni inizia lo studio del pianoforte “Franz Liszt” di Utrecht.
e il Quatuor Danel. Ha suonato in
e nel 1984 si trasferisce in Italia, a Ha suonato con eminenti diretto- trio con il violinista Giovanni BattiSchio, dove frequenta l’istituto mu- ri d’orchestra; ha collaborato con sta Fabris e la violoncellista Quirine
Viersen, e sempre in trio con il fagottista Andrea Bressan e l’oboista
Bart Schneeman.
Non poteva concludersi meglio l’intera giornata dedicata al ricordo di
quel lontano 10 giugno del ’40 che
segnò l’entrata in guerra dell’Italia
al fianco della Germania, contro
Francia e Inghilterra. A darne notizia, Benito Mussolini dal balcone di
Palazzo Venezia a Roma.
A distanza di 70 anni, l’iniziativa,
intitolata “Percorsi di Guerra”, è stata promossa e realizzata dal Centro
Studi Calamandrei e patrocinata dal
Comune di Jesi e dalla Provincia di
Ancona, con il sostegno di CNH
Italia, Banca Marche, e con la collaborazione della Fondazione Pergolesi Spontini.
Fotoservizio Paola Cocola
riflessioni sonore
Nel cerchio delle attività di ricerca del
“Centro Studi Calamandrei” di Jesi, di cui
Gian Franco Berti è presidente ed organizzatore, è stato inserito come chiusura
al Palazzo della Signoria, un ospite di
eccezione come il pianista Igor Roma; di
Vicenza, unico e particolare per l’estemporaneità di una vorticosità tecnica,
dentro una sensibilità semplice e tenace.
Così è stata arricchita la giornata del 10
giugno, presentando in serata una parentesi che da una parte ha sottolineato
il termine di un “Percorso di studi del
periodo dell’ultima Guerra”, dall’altra
l’inizio di una stagione musicale tutta
da programmare.
Igor ha attraversato la sala, lasciando
il pubblico dopo ogni esecuzione, assorto tra il silenzio loquace dei suoni che
ancora vibravano o lo scontato battito
di mani. Un inizio beethoveniano al
chiaro di luna apre lo scenario; quasi
in punta di piedi, questo artista sfoglia
mentalmente le pagine di vari racconti
che sono gli autori come Ravel, Peterson, per finire dentro Rackmaninov. Li
sfoglia ad uno ad uno, attraversando
i loro universi con un chiasso leggero;
improvvise tensioni o tempeste emotive
del vivere umano, che necessariamente
ritrovano una loro collocazione nello
scaffale del cuore umano. Igor ne ha da
vendere; coinvolge, semplifica, ha un
modo di fare che rappresenta una tentazione ad andare oltre, a sperimentarsi
senza chiedersi troppi perché, gratificato
da risposte che giungono silenziose e di
rimbalzo nei rapporti umani che coltiva.
Nella sua tastiera c’è tutto; ostinate, le
soggezioni sonore traducono le luci e le
ombre del quotidiano.
Elisabetta Rocchetti
1923
12
Assivip – Un volume edito per festeggiare due prestigiosi anniversari
“Castelli di Jesi, arte e storia
nelle terre del Verdicchio”
Un volume realizzato da Assivip e intitolato “Castelli di
Jesi, Arte e storia nelle terre
del Verdicchio”, completo di
guida enogastronomica, realizzato per celebrare sia i
quaranta anni del riconoscimento della denominazione
d’origine controllata al Verdicchio dei Castelli di Jesi, sia
i venti anni di attività dell’Assivip.
L’iniziativa, nata in collaborazione con i Comuni di:
Jesi, Apiro, Arcevia, Belvedere Ostrense, Castelbellino,
Castelplanio, Cupramontana, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Montecarotto, Monte Roberto, Morro
d’Alba, Poggio San Marcello,
Rosora, San Marcello, San
Paolo di Jesi, Serra de’ Conti
e Staffolo, è stata presentata
venerdì 21 maggio, presso la
sede della Banca Popolare di
Ancona. Alla presentazione
hanno partecipato Corrado
Mariotti, Presidente Banca
Popolare di Ancona, Dino
Porfiri, Presidente Assivip,
Daniele Maestri, curatore
dell’opera e Gianluigi Calzetta, ex Presidente Assivip.
“Anno 1194: Jesi emerge improvvisamente dall’oscurità
e dall’anonimato che l’ha avvolta per secoli in un silenzio
quasi totale ed inizia ad imporsi sulla scena marchigiana
come centro di riferimento
per il territorio circostante.
Questo momento segna un
punto di svolta che modifica
il ritmo pigro e lento della
precedente storia di Jesi in un
susseguirsi di azioni concitate. La città sembra ridestarsi
improvvisamente, decisa a
proclamarsi arbitra del proprio destino, adottando una
strategia flessibile ma saldamente mirata all’obiettivo di
conseguire una sua autonomia territoriale con un piglio
ed una determinazione che
ancora oggi stupiscono”.
Queste righe sono tratte da
“Castelli di Jesi”, opera pensata
nel 2007 e curata da Daniele
Maestri, insegnante romano, impegnato a raccontare
e valorizzare arte e storia
del territorio, eleggendone
a comune denominatore il
Verdicchio, unanimemente
considerato il vino bianco
migliore d’Italia.
“Si tratta di un’iniziativa editoriale che UBI Banca Popolare di Ancona ha incoraggiato e sostenuto – ha dichiarato
il presidente Mariotti - nella
consapevolezza che questo
volume abbia la capacità di
promuovere bellezze, certez-
ze e suggestioni di un territorio come la Vallesina, meritevole di essere scoperto e
riscoperto”.
Non solo storia, arte, tradizioni e costumi, perché accanto
a “Castelli di Jesi” l’Assivip ha
realizzato, grazie alla collaborazione di Caterina Marchetti e dello stesso Maestri, una
guida turistica enogastronomica, sintetica e di facile consultazione, che costituirà un
ottimo veicolo di marketing
territoriale, ponendosi quale
punto di riferimento per la
promozione dei luoghi del
Verdicchio, affascinante ambasciatore, capace di attrarre
e soddisfare gusti e palati di
mezzo mondo.
Marco Cremonesi
Nella foto di Anna
Vincenzoni, da sinistra
Daniele Maestri curatore
dell’opera, Dino Porfiri
presidente Assivip, Corrado
Mariotti presidente UBI
Banca Popolare, Gianluigi
Calzetta ex presidente
Assivip, Andrea Carloni
Presscom, in viaggio verso il domani
C’erano anche la presidente
della provincia di Ancona,
Patrizia Casagrande, il suo
predecessore Ezio Giancarli
e l’assessore regionale Fabio
Badiali
all’inaugurazione
della nuova sede della Presscom, a Jesi presso il centro
commerciale Arcobaleno,
venerdì 11 giugno scorso.
Un’agenzia di comunicazioni in viaggio verso il domani,
che porta nel proprio bagaglio la fruttuosa esperienza
di un cammino intrapreso
diversi anni orsono e che
prosegue in varie tappe e
momenti, legati a tutto ciò
che è comunicazione. Conduttori d’eccezione della
Voce della
Vallesina
vallesina
20 giugno 2010
serata i soci fondatori della
Presscom, Gianni Moreschi
e Laura Marinelli, che dopo
aver salutato i partecipanti,
hanno ripercorso gli attimi
salienti della storia dell’agenzia di comunicazione, supportati al riguardo da un bel
filmato. Quella che hanno
costruito, è una società di
consulenza di direzione in
comunicazione che si occupa della reputazione delle
aziende; essa parte dall’ufficio stampa istituzionale e
di prodotto fino ad arrivare
alla blogsfera con forum,
blog e newsletter on-line.
Lo spirito di Presscom è decisamente giovane, innovati-
vo e attento alle richieste del
cliente: nel corso dell’inaugurazione è intervenuto al
microfono l’intero staff, nel
quale ogni soggetto ricopre
un ruolo specifico, lavorando in sinergia e collaborazione stretta con gli altri
componenti.
Un esempio di azienda giovane e dinamica, che ha avviato
una filiale persino a Milano e
che rappresenta, come sottolineato quasi all’unisono dai
tre rappresentati politici, Casagrande, Giancarli e Badiali,
un esempio e una speranza,
per l’economia di tutto il territorio.
Marco Cremonesi
Moie: torna “La 24 ore de le Moje”
Moie: ventiquattrore di calcio a cinque no stop.
Si terrà anche quest’anno, al campo sportivo
“Grande Torino” di Moie, “la 24 ore de le Moje”
che unisce calcio a 5, divertimento, musica e
solidarietà. La gara sportiva, organizzata dal
centro giovanile “Don Bosco” in collaborazione con la “Proloco” del comune di Maiolati
Spontini si svolgerà dalle ore 21 di venerdì 18
giugno fino alle 21 del giorno dopo. L’appuntamento, giunto alla sua nona edizione, vedrà
quest’anno la partecipazione del gruppo rock
“Le Deviazioni” (cover band di Vasco Rossi).
L’incasso della manifestazione sarà devoluto in
beneficenza al progetto “Mokonissa” in Etiopia
che da anni aiuta le popolazioni africane. Un
progetto al quale collaborano la ditta Elio Bora
di Moie, la compagnia teatrale La Callarola, il
comune di Maiolati e tanti cittadini della Vallesina. Per chi volesse ancora partecipare, le
ultime iscrizioni avverranno presso il “Pizza
Party” di Moie versando 25 € per squadra.
Riccardo Manieri
Majolati Spontini: i fossi della Boccolina creano qualche problema
La strada dal castello al fondo valle
Tra il XIII e il XIX secolo,
quando Majolati era una
località del Contado Jesino, molte strade partivano
dal Castello e portavano al
fondo valle al fiume Esino;
non esisteva la Strada Provinciale Castelli, ma strade
lastricate che, con pendenze ripide, attraversavano le
varie colonie agricole. Due
di queste strade erano più
importanti delle altre perché conducevano
alla Torre dove si svolgeva l’importantissima
attività della molitura del grano: “Il Molino a
grano più antico esistente nelle pertinenze di
Majolati spettante alla Comunità di Iesi denominato della Torre, vicino al fiume Esino,
e distante dal suddetto Castello di Majolati
poco più di due miglia, essendovi due strade
che dal detto Castello portano al divisitato
Molino della Torre, una detta di S. Liberata,
o Selva, e l’altra della Boccolina”. Dopo l’esperienza napoleonica, che rimodernò i vari settori degli Stati italiani, nel 1816, Pio VII diede
inizio alla riproduzione cartacea dello Stato
pontificio attraverso la redazione del Catasto
Piano Gregoriano, sia per ragioni fiscali, sia
per un riordino amministrativo dello Stato
pontificio, ma fu Papa Gregorio XVI che lo
completò nel 1835.
Proprio per la presenza del Molino della Torre, la Strada Boccolina era importante e molto utilizzata, come del resto lo è oggi. La Strada Boccolina appariva la più importante del
territorio anche perché, attraverso un ponte
in legno, portava ad un braccio minore del-
la strada Flaminia; oggi lo è
anche perché ai suoi piedi
c’è un ingresso alla Statale
76 o superstrada.
Con conteggi dilettanteschi
abbiamo notato che le auto
che transitano per Majolati
per un’altissima percentuale
proseguono per il fondovalle utilizzando la Strada
Boccolina e così, anche se
in percentuale lievemente
minore, anche per il tragitto opposto, quello
in salita. Sono stati inseriti dei limiti di velocità, ma l’ottimo fondo, la pendenza notevole,
il gusto di guidare su un tracciato stimolante
a volte creano dei problemi nell’incontro di
due mezzi con l’uscita di una delle due auto
nel fosso. Visto il ripetersi di questo piccolo
problema, in genere senza conseguenze, sembra opportuno coprire i fossi che costeggiano
il lato destro, partendo da Majolati.
Questi fossi, scavati nel tufo, sono molto
ampi, non in piano con l’asfaltatura e questa
situazione “attira” le ruote verso il fosso. Per
guadagnare qualche decimetro nell’ampiezza
della strada, per evitare situazioni di pericolo, sarebbe utile coprire i fossi con un sistema fognario coperto intervallato da chiusini
e pozzetti.
In questo modo si potrebbe ovviare ad una
vecchia idea di ampliamento, del tutto inutile
per una strada che non può essere destinata
ai mezzi pesanti, continuando così a godere
dell’ombra delle solide querce che costeggiano il tracciato.
Marco Palmolella
Agli impianti sportivi del Liceo Scientifico, il 25, 26 e 27 giugno
Jesi Graffiti ed è “La Festa”
Jesi Graffiti è un sito ideato
e creato da due jesini doc
che hanno voluto mettere a
disposizione degli appassionati e dei curiosi di musica
un sito dove poter trovare
un regesto di tutta l’attività musicale svolta a Jesi
e Vallesina a partire dagli
ultimi anni Cinquanta fino
ai giorni nostri. L’operazione è stata resa possibile
dalla infinita energia di un
internauta come Leandro
Paoletti e da un musicista e
ricercatore raffinato come
Marino Carotti. Unendo le
loro passioni, hanno dato
vita ad una operazione che,
data la mole di informazioni e di immagini consultabili nel sito, ha dell’incredibile. Provare per credere!
www.jesigraffiti.it Ma Jesi
Graffiti non è solo un sito
di documentazione, è anche
un luogo di proposte. Po-
tendo contare sull’apporto ne una tre giorni di musica
di Giampiero Paccagnani e agli impianti sportivi del
Giancarlo Bassotti, da due Liceo Scientifico di Jesi con
anni, nell’ultima settimana “Le Bollicine”, tributo Vasco
del mese di luglio, organizza Rossi (25 giugno), “Mamma
un happening di musica al Musica”, tributo Nomadi
Parco del Ventaglio di Jesi: (26 giugno), “I Diamanti”,
l’ormai famoso Jesi Graffiti quei favolosi anni ’60 (27
Live. Musica rigorosamen- giugno). Quindi tanta altra
te dal vaivo e sotto le stelle musica dal vivo, altro parcon gruppi di “allora”, alcuni co pubblico (quello degli
riformatisi completamen- impianti sportivi del Liceo
te per l’occasione e gruppi Scientifico messi a dispodi più recente formazione sizione dalla UISP Jesi) e
che vedono protagonisti soprattutto musica gratis,
le giovani generazioni di grazie anche al contributo
musicisti jesini e della Val- di alcuni generosi sponsor
lesina. Nelle due edizioni quali la Cisagest e la Edisyprecedenti si sono alternati stem di Jesi, la Seconda Cirsul palco del Parco del Ven- coscrizione Jesi Ovest e del
taglio più di ottanta musici- suo presidente Alessandro
sti di ogni età. Quest’anno, Viventi, nonché del fattivo
raccogliendo l’invito venuto contributo dell’amministrada più parti Jesi Graffiti rad- zione Comunale di Jesi.
doppia. Mantenendo saldi A proposito, stiamo anche
i principi della musica dal lavorando alla terza ediziovivo e sotto le stelle propo- ne di Jesi Graffiti Live
LA FESTA
25/26/27 GIUGNO 2010
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circoscrizione
Si ringrazia la U.I.S.P. Jesi
per aver concesso l’utilizzo
degli impianti
DAL 1923
25 GIUGNO
LE BOLLICINE
TRIBUTO VASCO ROSSI
SABATO
26 GIUGNO
MAMMA MUSICA
TRIBUTO NOMADI
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stand gastronomici
a cura del:
BIRRA TEDESCA A CADUTA
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VENERDÌ
DOMENICA
27 GIUGNO
I DIAMANTI
QUEI FAVOLOSI ANNI ‘60
stand gastronomici
a cura del:
Tel. 0731-21.33.70 - www.mattoli.it
Voce della
Vallesina
diario
20 giugno 2010
13
“Pagine ritrovate” di Valeria Moriconi, nel quinto anniversario della scomparsa
Valeria a confronto con la religiosità
Valeria Moriconi in Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, 1986
(foto Le Pera)
di Franco Cecchini
direttore del Centro Valeria Moriconi
Valeria Moriconi si è spenta a Jesi
cinque anni fa, il 15 giugno 2005,
nella sua casa di famiglia, gli Abbruzzetti, in via Mura Orientali: la
casa in cui era nata il 15 novembre
1931 ed era voluta ritornare per l’ultima volta un mese prima, consapevole della gravità inarrestabile della
sua malattia.
La Moriconi è stata una grande attrice e una donna straordinaria, pur
con le sue contraddizioni e ambiguità, i suoi vizi e vezzi. Il ruolo da
protagonista, da lei svolto sulla scena teatrale della seconda metà del
Novecento e, di riflesso, nella realtà
in cui è vissuta, rimane indiscusso,
ormai storicizzato.
Ma non è facile conservare la memoria di un attore, dopo che il sipario si è chiuso per sempre su di lui.
Chi l’ha visto a teatro o l’ha incontrato, ne conserva visioni, sensazioni ed emozioni sempre più sfumate.
Possono restare di lui foto, video,
film, documenti tanto preziosi
quanto inesorabilmente parziali per
loro stessa natura e inadeguati. Perché l’evento teatrale è altro, è unico
e irripetibile.
Nel caso di un’attrice come Valeria
Moriconi, forse, sono le sue parole fuori della scena - scritte da lei
per interventi pubblici e per la sua
corrispondenza privata, o trascritte
sulla stampa da sue interviste - che
possono restituircene con più efficacia e compiutezza la personalità
artistica e umana.
È per questo che – ricordandola nel
quinto anniversario della sua scomparsa - si è voluto promuovere sulla
stampa locale, regionale e nazionale, l’operazione “Valeria Moriconi - Pagine ritrovate”: una proposta
differenziata e coordinata di sue testimonianze scritte, tra le più significative, inedite o poco note, tratte
dal suo fondo archivistico.
È un modo per “ridarle la parola”,
per confrontarci con lei, per verificare la validità e l’attualità del suo
impegno di artista e di donna, nel
teatro e nella vita.
L’amicizia
con padre Fabretti
A Voce della Vallesina, in particolare, proponiamo alcune pagine
di interviste e manoscritti sul suo
personale rapporto con il sacro, la
religiosità, il messaggio cristiano. A
partire dal suo rapporto d’amicizia
profonda con un frate francescano, za: che cos’è? Laicismo? Ateismo?
padre Nazareno Fabretti, giornali- “Io sono laica, non sono atea. Padre
sta, scrittore, animatore culturale Fabretti mi ha detto tante volte: tu
abbastanza noto all’epoca: nato nel stai cercando, a tuo modo, qualcosa.
1920 e morto nel convento di Vo- Io sento che «qualche cosa» c’è. Tutghera nel 1997, è stato in contatto tavia credo che sia più dentro di noi
con personaggi famosi e discussi che fuori di noi. In ogni caso, non è
come Dossetti, La Pira, don Maz- che io non voglia credere. Anzi: io
zolari, don Milani, padre Turoldo, dico e ripeto che sarebbe proprio
padre Balducci, Enzo Biagi, Gu- bello che ci fosse qualcosa. Sai, se
glielmo Zucconi e tanti altri. Così la io penso a quelli che abbiamo amaMoriconi ne parla in un’intervista to e che se ne sono andati prima di
pubblicata dalla scrittrice Edgarda noi, alla loro intelligenza, ai loro
Ferri su Epoca del 28 maggio 1982: pensieri, alle emozioni che hanno
“Uno dei più grandi amici della mia dato a me e agli altri. Se penso che
vita è padre Nazareno Fabretti. Nei tutto ciò vada perduto, mi prende
miei grandi momenti di dolore lui un senso di sconforto, di inutilità.
mi ha sempre parlato molto, mi ha Sarebbe bellissimo che qualcosa resempre molto aiutato. Senza, tutta- stasse. Dove? Come? Non mi pongo
via, chiedermi di credere, di rasse- il problema. Io, personalmente, non
gnarmi alla volontà di Dio. Padre saprei dare neanche il più piccolo
Nazareno ha frugato dentro di me, suggerimento”.
nei miei grandi momenti di angoscia, aiutandomi a trovare la forza Sensibilità sociale
per venirne fuori con dignità. Che È lo stesso Nazareno Fabretti che
uomo straordinario. Che esempio su Gente del 25 dicembre 1987 la
di umiltà e di fede. Prete scomodo, intervista su un argomento molto
l’unico ad opporsi alla censura del particolare: (...) Come vede Maria
vicariato che ci aveva vietato di rap- di Nazaret? “Se si parla di lei come
presentare De Pretore Vincenzo di donna e non come un idolo o feticcio
Eduardo nel teatro dei Padri Serviti, spesso più vicino alla superstizione
perché ritenuta blasfema. Quello fu che alla fede, non si può prescindere
anche il mio debutto in teatro, ed è dalla sua esistenza fisica, dalla sua
naturale che noi due non ci siamo realtà di donna. Maria di Nazaret
più perduti di vista. Nei momenti è o non è una donna che ha partoridi gioia, lui mi appare improvvi- to? È o non è “la Madonna” soltanto
samente vicino. A volte, mentre re- perché ha partorito quel figlio che
cito, vedo la sua faccia ridente che
mi saluta da dietro le quinte. Anche
nelle mie grandi tragedie, è sempre
arrivato senza che io lo chiamasi. E
quante volte io sono andata da lui
nel convento dove è stato praticamente esiliato. Sono stata da poco
a trovarlo. Un grande ed austero
convento ormai vuoto, sono rimasti in cinque. Mi hanno fatto, tutti e
cinque, una gran festa. Ho mangiato nel refettorio con loro. Avevano
messo davanti a me un mazzolino
di fiori, mi servivano con gioia ed
umiltà. Aveva, come gli altri, piedi
nudi nei sandali, ed era un giorno
freddissimo. Confinato lì dentro,
messo a tacere lì dentro. Non domato, ma piegato alla volontà dei superiori. Un uomo degno di rispetto
infinito, e grandissimo amore”.
Momenti di dolore, per te. Padre secondo il dogma della tradizione
Nazareno vicino. Tu sei una don- è il figlio di Dio che si è fatto carne
na polemica e ribelle. Vi siete mai nel suo grembo? Più di tanto io non
scontrati sul tema di Dio e del do- riesco a capire. E trovo riduttivo
lore? “Ah, certamente. Quando lui, quel voler calcare più sulla vergicon molta cautela, mi spiega che il nità della Madonna che sulla sua
dolore è una prova che Dio manda maternità. (…) Credo anche che la
all’uomo per fortificarlo e nobilitar- Madonna abbia un qualche cosa
lo, io urlo: “Ma non ce n’è abbastan- di rivoluzionario: mi riferisco alla
za, di dolore, nel mondo? Io, di Dio, sua preghiera, il Magnificat. Se ben
conoscerei dunque soltanto il volto ricordo è un inno alla misericordia,
del dolore? Proprio io, che se doves- ma anche un grido che invoca giusi credere di lui, lo intenderei come stizia per i poveri e gli emarginati.
bellezza e come vita?”. Tuttavia, pur Mi chiedo perché a questa figura
tra molte polemiche, ci troviamo dolcissima, ma anche possente, è
d’accordo. Il dolore serve all’uomo stato sostituito il “santino” d’una
per diventare più forte, più grande mammina tutta lattemiele”. (…)
e più umano. Questo non accade Ha incontrato la Madonna in
sempre, però. Il dolore, talvolta, qualche ruolo durante questi
non nobilita affatto. Anzi indurisce trent’anni di carriera teatrale?
ed incattivisce. Sicché, io credo che “Il vero incontro, indiretto, ma studobbiamo ritenerci dei privilegiati, pendo, l’ho avuto, e ce l’ho ogni sera,
quando il dolore non ci rende più attraverso Filumena Marturano.
cattivi, ma più buoni”. (…)
Per Filumena, la Madonna è una
Questo tuo credere nell’uomo sol- donna speciale, pur restando, fontanto. Questo cercare disperata- damentalmente, una donna. Una
mente nell’uomo soltanto un mo- madre afflitta dai dispiaceri e dai
tivo di speranza, di fiducia, di for- guai, una donna che può aiutarla,
che è in grado di dare quelle risposte che Filumena, nella sua tremenda angoscia, ha tanto bisogno di
udire. È bello e intenso il rapporto
che Eduardo de Filippo crea tra
Filumena e Maria: un rapporto
molto “napoletano” e proprio per
questo forte, genuino e drammatico. Dopo aver vinto la tentazione di
liberarsi dei figli che aspetta,
Filumena dice d’aver parlato con la Madonna ed aver
ricevuto da lei il coraggio
per tenersi le sue creature.
La Madonna è una che capisce benissimo che “i figli
so’ figli”. Filumena fa della
propria scelta una “sceneggiata” confrontandosi, da
donna a donna, con Maria.
È un monologo di grande
forza drammatica. (…) Oggi
vedo la Madonna (...) come
una donna di popolo, certamente benedetta tra tutte le
donne, ma umana come tutte le altre. Me la sento vicina
soprattutto per le pene e le
vicissitudini che anche lei ha
dovuto affrontare nella vita.
Penso al dramma della nascita del figlio in una grotta,
lontano dal suo paese, dai
suoi affetti. Penso alla fuga
in Egitto, un paese straniero e ostile. Vedo allora la Madonna uguale a migliaia, milioni di persone in
fuga da una tirannide per finire
sotto un’altra. Ieri lei, oggi le madri
vietnamite, cambogiane, afghane. I
tiranni, specialisti in stragi degli innocenti, c’erano ieri e ci sono oggi. E
ieri, come oggi, ci sono le “madri coraggio”, umiliate, torturate e uccise
per i loro figli”.
Non sorprende in Valeria Moriconi questo tipo di sensibilità che la
porterà a impegnarsi sul piano politico, candidandosi da indipendente
nelle liste del PCI nelle elezioni del
1976, solo “per un dovere civile e sociale”. Una sensibilità che ispirò e
caratterizzò anche la sua interpretazione dei Vangeli Apocrifi, in uno
spettacolo del 1984 con la regia di
Scaparro, come è documentato in
un suo appunto manoscritto: “Un
Gesù che non porge l’altra guancia,
ma anzi sollecita con la sua parola la ribellione contro l’ingiustizia
sociale, la prevaricazione del potere, l’ottusità delle classi dominanti,
un Gesù niente affatto “divino” (o
almeno non solo quello) ma uomo
tra gli uomini, che porta il suo messaggio sorprendente e rivoluzionario, che rifiuta il battesimo, come
rifiuta la non parità tra l’uomo e
la donna, un uomo che sa di morire,
perché la sua parola scardina il potere costituito.
Questo è il “profeta” che si conosce
leggendo i Vangeli Apocrifi, che a
differenza degli altri quattro, sui
quali si fonda la dottrina cristiana, non sono stati ufficialmente
accettati dalla Chiesa; perché negli Apocrifi il messaggio cristiano
è visto prevalentemente in chiave di rivendicazione sociale. Non
esiste lettura più sconvolgente di
questi semplici e allo stesso tempo
profondissimi concetti che Gesù
aveva cercato di trasmetterci nella sua breve vita e che ancora oggi
potrebbero rappresentare un punto
di riferimento per chi avesse a cuore una vita migliore per gli esseri
umani: la non violenza, la dignità,
la parità, la conoscenza di se stessi
e degli altri, il bene comune, l’amore, la consapevolezza”.
Una preghiera
degli anni giovanili
Non va dimenticata anche la sua
lettura di testi per la Via Crucis
del Venerdì Santo al Colosseo nel
2000 con papa Wojtyla. Infine, in
un taccuino che risale ai primi
anni romani di Valeria, attorno al
1954 (era partita da Jesi nel 1953),
troviamo da lei scritta questa semplice preghiera, il cui valore è appunto nella sua autentica, toccante
semplicità: “Dio, Dio mio, come è
bello il mondo che hai creato. Sento il gorgheggiare degli uccellini, la
musica più bella che mai sia stata
scritta. Grazie, mio Dio, della felicità che mi dai. Credo di essere indegna di questa gioia, ma ti scongiuro, perdona tutti i miei peccati, ho
tanto desiderio di vita che è come
dire aver tanto desiderio di Dio mio.
Grazie, grazie. Nessuna dolcezza è
pari a questa che mi procurano il
tuo sole, i tuoi uccelli, le tue creature e la tua musica. Ma come, come
hai fatto a dare agli uomini un dono
così grande e così bello e dolce? Io
credo in Te e ancora ti ringrazio
della vita che mi hai donato. Voglio
fare cose degne di Te, ma finora non
ho fatto che peccare... Aiutami Tu...
Ho bisogno del tuo aiuto e del Tuo
perdono, perché soltanto Tu puoi
illuminarmi e aiutarmi a vivere in
questo mondo di insidie e di disgrazie. Io voglio vivere nella Tua luce.
Fammi essere buona, te ne prego,
fammi essere buona”.
Valeria Moriconi è stata e resta un
personaggio pubblico. Come tale
si è voluta esprimere pubblicamente anche su questi suoi aspetti
intimi, privati. È legittimo, quindi,
e giusto sfogliare oggi queste “pagine ritrovate” della sua autobiografia. Ma come testimoni discreti
e rispettosi, che non giudicano,
non mirano né ad annettere né ad
escludere, ma si limitano a constatare la complessità dell’esistenza,
le profondità insondabili del cuore
umano e, in particolare, del cuore
di un’artista.
14
A San Paolo di Jesi è allarme OGM
Un convegno sul tema
Informare ed educare all’alimentazione per prevenire i
rischi salutistici connessi ad
una possibile diffusione degli ogm. Queste le finalità del
convegno promosso dall’Amministrazione comunale di
San Paolo di Jesi “Organismi
Geneticamente Modificati rischi, preoccupazioni e possibili effetti”, che si terrà sabato
19 giugno, presso la Sala consiliare del palazzo municipale. “La Commissione europea,
dopo 12 anni di moratoria nei
confronti degli ogm, lo scorso
marzo ha autorizzato la coltivazione e la commercializzazione della patata transgenica
Amflora e di tre ibridi di mais,
destinati ad essere utilizzati
nell’alimentazione umana e
animale - ha spiegato Angelo
Zannotti, assessore alle Attività produttive del comune di
San Paolo di Jesi - Il convegno
nasce dalla volontà di far conoscere alla popolazione gli
effetti sulla salute e le ripercussioni sociali conseguenti
Voce della
Vallesina
pagina aperta
20 giugno 2010
alla produzione ed utilizzo di
Organismi
Geneticamente
Modificati”.
Il convegno inizierà alle 15,30,
con il saluto del sindaco Sandro Barcaglioni. Seguiranno
gli interventi del dott. Roberto Gatto, Servizio Agricoltura Regione Marche, del
dott. Ugo Testa, Agenzia Servizi Settore Agroalimentare
Marche, e del dott. Raffaele
Pastore, medico chirurgo fitoterapeuta, moderati dall’assessore Zannotti. A chiudere
l’incontro il dibattito e, infine,
un gustoso rinfresco presso la
Bottega del Vino. Il convegno
è aperto a tutti, cittadini e interessati: “Per evitare sorprese
“nel piatto”, è meglio conoscere i recenti sviluppi normativi
e giudiziari a riguardo - conclude l’assessore Zannotti
- In un territorio così dedito
all’agricoltura, l’informazione
è il primo passo verso la salvaguardia delle produzioni
locali che fanno della qualità
un simbolo cardine”.
NotizieBrevi
Premio all’azienda Tomassoni
L’Accademia Italiana della Cucina ha conferito all’ “Azienda
Sergio Tomassoni” di Jesi, produttrice artigianale di salumi,
il premio “Dino Villani 2010” , per il suo prodotto “la coppa
di testa”. La ditta artigianale si è distinta, nel settore agroalimentare, per la qualità dei suoi prodotti, esportati anche
all’estero, e soprattutto per il rispetto della tradizione e la
correttezza del processo produttivo. La cerimonia ufficiale
della premiazione sarà presieduta dal consigliere nazionale
e coordinatore territoriale delle Marche dell’Accademia
Italiana della Cucina Mauro Magagnini.
Passi carrabili
L’Amministrazione comunale informa che prenderà il
via nei prossimi giorni su tutto il territorio comunale il
censimento di passi carrabili, insegne pubblicitarie, tende
solari o comunque occupazioni di spazi ed aree pubbliche
soggetti al pagamento della Tosap o dell’imposta sulla
pubblicità in base alla normativa vigente.
Il censimento sarà effettuato dall’attuale concessionario,
la Corit, con ufficio sito in via Castelfidardo n. 11. A tal
fine l’Amministrazione comunale invita i contribuenti
a regolarizzare eventuali posizioni non dichiarate
usufruendo così di eventuali possibili riduzioni delle
sanzioni.
La Corit (tel. 0731 214949) resta a disposizione del
pubblico nelle mattine dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle
ore 12.30, nei pomeriggi di martedì e giovedì dalle ore 15
alle ore 17 e il sabato mattina dalle ore 9 alle ore 12.
Venerdì 18 giugno: inaugurazione di Piazza Federico II
Il cuore antico di Jesi torna a battere
Dopo il restauro della Fontana dei Leoni nel 2007, grazie all’impegno dell’Assessorato ai Progetti Speciali e Lavori
Pubblici, si è provveduto a riqualificare
il luogo dove insisteva l’antico foro romano e dove il 26 dicembre 1194 nacque
Federico II, al quale è intitolata la piazza.
Questo “salotto a cielo aperto” della parte antica della città, presenta non solo
un nuovo arredo urbano, ma anche una
fitta rete di sottoservizi. I lavori, progettati dall’architetto Sergio Morgante, sono
durati 10 mesi e sono costati 7,5 milioni
di euro. Il progetto, nato dal contratto
di quartiere “Abitare il centro antico”, è
reso possibile grazie ad una sinergia tra
pubblici e privati. Tra questi ultimi l’imprenditore Walter Darini, intervenuto
nella riqualificazione dell’arco Santoni e
Massimo Ippoliti, scultore e autore, insieme all’architetto Gianfranco Ercoli,
del restauro della balaustra settecentesca e della struttura decorata con scritte
arabe, realizzata per ricordare la volontà
di Federico II di unificare le popolazioni
del suo impero. L’inaugurazione si terrà
venerdì 18 giugno a partire dalle 21.30.
Verrà anche presentata la rinnovata lapide che testimonia l’autentica storicità, e
non la sola leggenda, della nascita di Federico II a Jesi. All’inizio della cerimonia
ci sarà la proiezione del video “A spasso
con Pergolesi. Un itinerario storico-artistico nella Jesi del 700”, prodotto dalla
Costess New Media. A seguire il concerto del “Santini Ensemble”, formazione di musica da camera di giovani
musicisti delle Marche. A conclusione,
il brindisi con un nuovo vino, dedicato
a Federico II e offerto dalla Montecappone. Particolari ringraziamenti vanno
agli sponsor dell’organizzazione: il Rotary Club di Jesi, che ha, inoltre, finanziato il restauro della balaustra settecentesca e quello della piazza stessa; la
fondazione Federico II, la società Silc
insieme alla Spendolini Costruzioni,
alla Cisagest e all’azienda Mattoli.
Ilenia Colangelo
Jesi – Il Palazzo e dintorni
Jesi estate? Ecco
un bell’esempio
Appurato che, per volontà
di popolo e dell’amministrazione comunale, gli
euro per le colonie dei
nostri ragazzi ci sono, rimane da vedere che fine
farà Jesi estate. Non è un
grande problema comunque andranno a finire le
due cose: crisi della giunta
e ristrettezze finanziarie.
Perché? Primo, perché
nel passato, qualche volta,
in nome di Jesi estate abbiamo fatto un po’ i pazzerelli. Ricordate quando
la piazza della Repubblica
veniva letteralmente invasa da strutture d’acciaio
mastodontiche - straordinario trono di popolo per ospitare divi e divette
di ogni genere, da quelle
dello spettacolo a quelle
del canto e dello sport? E
la sabbia in piazza? Ecco:
sia ben venuta la penuria
di euro, così certe cose
non le vedremo più. Era
il tempo delle “feste, farina e………” che cadevano
dall’alto grazie ai soldi di
Pantalone. Pericolo scongiurato grazie alla miseria.
E allora?
Secondo. Allora ecco che
i cittadini sanno organizzarsi e, senza un centesimo da parte dell’amministrazione, ti mettono su in
quattro e quattr’otto, per
la quarta volta, la Festa del
Prato. É il frutto dell’ingegno, della buona volontà,
dell’armonia, dell’intelligenza di un quartiere che
ama se stesso, la sua storia, le sue tradizioni, la
fratellanza. Così Gli amici
del Prato, la Pro loco, la
Parrocchia di S. Sebastiano, comitati di ogni specie
e circoscrizione ti mettono in piedi per quattro
giorni, dal 17 al 20 giugno, un sacco di iniziative
sfruttando in modo intelligentissimo quanto offre
il loro territorio: la scuola
Mazzini, il parco del Pero,
l’area san Sebastiano.
E nasce la mostra fotografica degli antichi mestieri
del Prato, i canti popolari con la Pergolesiana, la
commedia in dialetto, la
dimostrazione della fabbrica delle corde da parte
di veri cordari, Scimpa
e pony per i bambini. E
canti, e balli e cene per
tutti i gusti. Ma che volete
di più? Volete paragonare
questa vita viva e ricca di
popolo piena di creatività
e di spontaneità con i vip
che vengono ad urlare in
piazza per decine di migliaia di euro a sera? Suvvia! Basta con gli strilloni
che vengono da lontano.
Ammoderniamoci con la
valorizzazione dei nostri
talenti! E se lo facessero
tutti i quartieri, tutte le
circoscrizioni, tutti i comitati sparsi per Jesi e tutte le parrocchie?
Mettiamoci un pizzico di
sport e per un mese intero avremo una Jesi estate
con i fiocchi e veramente moderna. Con quatto
spiccioli da parte di tutti i
partecipanti e senza gravare sulle casse squadrinade del comune.
v.m.
Voce della
Vallesina
sport
il torneo della polisportiva clementina fino al 2 luglio
Nel cortile il calcetto tre per tre
CALCIO
Si sta disputando in questi giorni presso
il cortile in cemento della Parrocchia San
Francesco di Paola, all’Arco Clementino, a
Jesi, la 11ª edizione del torneo di calcetto
3x3 organizzato dalla Polisportiva Clementina ASD, in cui si affrontano, cioè, 2 squadre
composte da soli 3 giocatori.
Non esiste il portiere, tutti e 3 i giocatori
giocano senza ruolo su un campetto in cemento di 14m x 14m, realizzato nel cortile
della parrocchia. La peculiarità più importante di questo torneo è che le gare durano
30 minuti divisi in due tempi da 15’ e la palla
non esce mai lateralmente (il classico gioco di sponda), mentre può uscire sul fondo,
dietro le due mini-porte da 80x60 cm.
3 le categorie in gara: Baby (dai 12 ai 16 anni),
Junior (dai 16 ai 18 anni) e Top (dai 18 anni
Eccellenza
L’entusiasmo con cui la Jesina
Calcio ha affrontato la partita
decisiva della fase nazionale allo
stadio comunale Carotti, ha dato
uno scossone a centinaia di tifosi,
come da tempo immemorabile
non succedeva. La squadra doveva riprendersi dalla sconfitta per
3 a 0 buscata a Repen, con la gara
di ritorno a Jesi ed i leoncelli non
avevano fatto mistero dell’incredibile volontà di rimonta davanti al loro pubblico. Difatti, nei
primi 10 minuti riescono a perforare due volte l’ingresso degli
in su). Come sempre in palio per i vincitori solo premi di natura culinaria (prosciutti,
lonze, salami, vino) e coppe. Tutto il ricavato sarà destinato all’oratorio parrocchia P.
G. Frassati e alla formazione degli operatori
della Polisportiva e dell’oratorio. Vi aspettiamo numerosi!
ospiti, facendo sognare ad occhi
aperti quanti gridavano di gioia
per quell’avvio promettentissimo.
É arrivato però, il “bomber di Postumia” Knetzevic a tarpare le ali
ai nostri, i quali, con le unghie e
con i denti, proseguirono applauditissimi, meritandosi la vittoria
per 3 a 2, ma non raggiungendo
la rimonta. A noi l’incarico di
raccogliere la grande messe di
consensi in una frase ripetuta nei
commenti: “i leoncelli meritano
la serie D”. Auguriamocelo tutti a
pieni voti.
Vir
20 giugno 2010
15
VOLLEY, Monte Schiavo: Si profila il ritorno di Togut?
“Monte Schiavo tutta da rifare”
Si allunga sempre di più la
lista delle giocatrici in partenza dalla Monte Schiavo
Banca Marche. Ultime a salutare Jesi sono state Calloni
e Negrini, ingaggiate dal Villa Cortese di Abbondanza.
Proprio l’addio di Calloni ha
sorpreso un po’ tutti i tifosi,
che consideravano la centrale lombarda un pilastro della
Monte Schiavo del futuro.
Anche il direttore sportivo
rossoblu, Henriette Weersing (nella foto) è rimasta stupita. “La sua
non è stata una scelta economica ma sportiva - spiega - Villa è una squadra che nella
prossima stagione lotterà per lo scudetto e
per la Champions League, lei potrà cercare
di raggiungere la maglia azzurra. In più si è
avvicinata a casa. Mi dispiace molto, perché
lei per noi era una giocatrice importante, di
quelle che non mollano mai.
In questi anni è cresciuta e
sarebbe diventata il nostro
nuovo capitano”.
Dopo tutti questi addii, la
parola rivoluzione in casa jesina, è sempre più insistente.
“Perdere due giocatrici è un
colpo durissimo - ammette
il diesse rossoblù - Dovremo rifare la squadra da capo.
Prima dobbiamo pensare alle
italiane. Stiamo trattando un
opposto ed un posto quattro
di valore. Le voci sul ritorno di Togut? Con
lei c’è stato un colloquio. La nostra priorità
è un posto quattro di palla alta. Successivamente decideremo se affiancargli una giocatrice identica o più tecnica. Togut vorrebbe
tornare ma non sappiamo come sta. Noi vogliamo certezze”.
Giuseppe Papadia
Fileni Bpa Jesi: campione regionale under 13!
Grande crescita tecnica
La squadra under 13 della Fileni Bpa Jesi allenata
da coach Claudio Parma,
con assistente Salvatore
Pisconti, si è laureata campione regionale battendo
in scioltezza la Scavolini
Pasaro nella finalissima. È
stato un percorso estremamente brillante quello
del team aurorino. In altre
parole, una performance eccellente. Dopo aver conquistato meritatamente il titolo
provinciale di categoria, il
giovane roster jesino ha centrato il bis nelle final four di
Macerata disputatesi circa
due settimane fa. Nella semifinale la squadra di coach
Parma ha superato il Civitanova, mentre nell’altro blocco la Scavolini Spar Pesaro
aveva sconfitto il Recanati.
Nella “partita della vita” la
Fileni Bpa ha superato tutti
i pronostici portando a casa
una straordinaria vittoria
sulla corazzata pesarese. 8759 (+28) il risultato finale al
termine di un match giocato
alla perfezione dai baby bluarancio. Un successo netto
con una prestazione collettiva a dir poco superlativa. E
non dimentichiamo l’evidentissima crescita tecnica dei singoli ragazzi, “report” del grande lavoro
impostato quest’anno nel
settore giovanile griffato Aurora. Presentiamo
qui di seguito il roster dei
campioni marchigiani under-13 2009/2010, con la
speranza che le emozioni
forti non finiscano qui...
La squadra UNDER 13 FILENI BPA JESI: Leonardo
Ambrosi, Lorenzo Cecchetti,
Francesco Contadini, Matteo Ferretti, Milo Marchetti,
Tommaso Martellini, Giovanni Montanari, Michele Mosca, Roberto Nardi Cesarini,
Michel Nguetsa, Matteo Sebastianelli e Christian Wete.
Daniele Bartocci
Latte Fresco
Alta Qualità
16
Voce della
Vallesina
esperienze
20 giugno 2010
Monsano: il 19 e il 20 giugno l’insegnante Nella Romanelli presenta l’allevamento dei bachi
“Il mondo in una piazza” per l’Africa
co (cfr. Naturalis Historia di
Plinio).
Taluni documenti e molte
testimonianze dirette sostengono che la produzione
dei bozzoli e la “cavatura”
della seta negli opifici jesini si affermarono in breve
tempo come i più importanti della provincia.
Anima montessoriana
Nella sua vocazione d’insegnante, deve aver avuto
lo stesso cipiglio e la stessa
tenera attenzione per i fanciulli così come li ebbe la
sua eminente conterranea,
la pedagogista, filosofa, medico, scienziata, educatrice
e volontaria italiana Maria
Montessori, nata ad un tiro
di schioppo da qui, nella vicina Chiaravalle.
È Nella Romanelli, ormai in
pensione: di poche parole e
quasi restia a parlare, sempre essenziale; eppure non
è difficile percepire nel suo
sguardo tutta la forza e tutto l’amore dei lunghi anni
dedicati totalmente all’arte
dell’insegnamento, alla sua
missione di moglie e di madre, alla strenua difesa dei
valori che si appannano in
una società che, con la fretta, corre il rischio di stingere i colori della bellezza e di
strozzare i pochi residui fiati
delle tradizioni.
Il periodo di scoperta
dell’enorme potenziale creativo del fanciullo, che sta
alla base della pedagogia
montessoriana, sopravvive
tenacemente incontaminato
in un anfratto della sua vita
privata: se commetti l’errore
di pensare che allevi i bachi
da seta solo perché in lei riemergono i ricordi di bambina, sei fuori strada. No, ella
coltiva questo hobby perché
continua ad essere educatrice: innumerevoli sono i
bambini che apprendono
la lei l’antica cultura della “bacologia”: metronomo
occupazionale e lavorativo,
perciò strumento eminentemente economico ed antropologico, che ha scandito
i ritmi della vita jesina fino
agli anni Sessanta del secolo
scorso.
Morus sapientissima
arborum
Un capitolo indelebile (perché sopravvive anche oggi,
grazie alla cosiddetta “archeologia industriale”, e non
solo negli annali della storia
etnografica) dell’architettura
marchigiana tratta la morfologia della casa a bigattiera,
diffusasi intorno ai primi
dell’Ottocento; dovuto anche al fatto che intorno a
Jesi si svilupparono le manifatture per la lavorazione
della seta, le “filande”, dove
molte donne trovavano impiego.
Nei regimi mezzadrili, l’allevamento del bigatto, il baco
da seta, permise di utilizzare la manodopera dei fondi
nei periodi dell’anno in cui
l’attività agricola risultava
ridotta. Così si costruirono
diverse tipologie di case con
bigattiera rialzata a pianta
centrale o laterale anche se
la più comune risulta quella
a pianta centrale.
Era, quello, il tempo delle
bigattiere sopraelevate sulle
case coloniche, in un paesaggio di mori e gelsi indispensabili per l’allevamento
del baco. È di Gaio Plinio
Secondo (conosciuto come
Plinio il Vecchio, 23-79 d.C.)
l’espressione latina relativa
alla pianta che nutre il bru-
Radio Duomo
Senigallia in Blu
(95,2 Mhz)
seta, il territorio si è spopolato degli alberi di gelso,
perciò va orgogliosa di quelli che indica presso la sua
fattoria di campagna: «Bisognava raccogliere quantità
enormi di foglie di gelso per
sfamare i bruchi: mangiano
ogni 4 ore, e all’apice dello
sviluppo pure di notte. I letti
si devono cambiare ogni 3-4
giorni: l’igiene è fondamentale per avere una buona
qualità di seta!
Si dovevano raccogliere gli
steli delle piante secche di
rapa per fare le frattucce, attorno ai quali il bruco – con
una serie ininterrotta di
oltre 3000 movimenti – si
costruisce tutt’intorno il
bozzolo (che produce mediamente 1-1,5 km di filamento serico).
“Imprigionato” in quell’involucro “a capsula”, il bruco
diventa crisalide, e – al termine della metamorfosi – si
trasforma in farfalla incapace di volare. Quei bozzoli,
ovviamente perché bucati,
non servono per produrre
filo di seta, ma in compenso
l’accoppiamento tra esemplari maschili e femminili
consente di produrre in media 350 uova».
C’era una volta…
«Nei miei ricordi di bambina c’è una bigattiera piena
di bachi disposti su sturoli
(grate coperte con cartone)
che arrivavano fino al soffitto.
All’inizio erano bruchi piccolissimi, neri, che occupavano soltanto un cartone,
poi, crescendo, diventavano
bianchi e riempivano tutta
la bigattiera. Ricordo l’odore
intenso delle foglie fresche
e il rumore di pioggia battente che i bachi producono
mentre mangiano»; Nella
fa notare il particolare della
“pioggia”: infatti, avvicini le
orecchie ai bruchi e ascolti una sinfonia attraverso la
quale, con le loro mandibole, gli insetti ci cibano per
realizzare, dopo essere stati uova in diapausa, dopo
l’estivazione, l’ibernazione e
l’incubazione, ed essere nati
uscendo da quelle uova, le Tra storia, moda e scienza
cosiddette cinque età, infra- Il termine “serico”, cioè atmezzate dalle quattro mute, tinente alla seta, deriva
finché non inizia la forma- dal nome dei Seri, popolo
secondo alcuni risalente
zione del bozzolo.
«Amavo i bachi da seta, per- a 6000 anni a.C., nell’Asia
probabilmente
ché destavano in me mera- orientale,
viglia e curiosità: passavo le in Cina, famoso per la proore ad osservarli, special- duzione di una stoffa simile
mente mentre lavorano alla alla seta.
costruzione del bozzolo. Per migliaia di anni, la Via
Ero affascinata dallo spetta- della Seta, il fascio di strade
colo della bigattiera piena di che univa Pechino al Mar
Mediterraneo, è stata la più
lucenti bozzoli bianchi».
A proposito del colore dei importante arteria di transibozzoli, Nella afferma che to delle idee e dei commerci
quelli bianchi sono consi- tra la Cina e l’Occidente, in
derati più pregiati perché particolare – attraverso la
più facilmente utilizzabili navigazione dell’Adriatico –
per produrre un filamento, la Repubblica di Venezia, i
la seta (che altro non è che cui commerci di spezie, stofuna proteina che il bruco fe e ogni altra prelibatezza
secerne), duttile per essere orientale, fecero la fortuna
colorato con qualunque cro- dei Dogi e dei commercianti
veneziani.
matismo.
I bozzoli gialli sono meno La leggenda dice che monapregiati, perché vi si posso- ci agli ordini dell’imperatore
no usare solo colori compa- Giustiniano furono i primi
tibili al giallo, cioè il giallo a portare a Costantinopoli
stesso, il verde, il marrone, alcune uova di baco da seta
nascoste nel cavo di alcune
l’ocra ecc.
Nel racconto della nostra al- canne. Si sa che il traffico
levatrice emergono ricordi delle uova era sanzionato
dell’infanzia ma pure di una dagli imperatori cinesi comsocietà contadina e di una minando la pena di morte.
attività produttiva che non Da un punto di vista meresistono più: «Per i miei pa- ceologico è noto che le carenti, come per tutti i conta- ratteristiche della seta sono
dini della Vallesina, era un morbidezza, brillantezza e
lavoro di estenuanti fatiche: piacevolezza al tatto: perciò
si dovevano installare gli la fanno un tessuto prezioso
sturoli e il praticabile (un e decisamente costoso.
corridoio fatto di tavole che E poiché – come già detto
correva tra una fila e l’altra – la seta è una proteina, va
degli sturoli, formando un ricordato che da alcuni anni
la fibroina della seta viene
labirinto)».
Nella osserva con nostalgia studiata per possibili appliche dopo la scomparsa della cazioni in medicina per la
produzione industriale della realizzazione di protesi ma
anche per la riparazione
di tessuti del corpo umano
danneggiati.
Allevatrice e insegnante
«La mia esperienza infantile – conclude Nella – è un
ricordo indelebile, tanto che,
da insegnante, ogni volta
che dovevo spiegare ai miei
alunni la metamorfosi degli
insetti, o parlare della Via
della Seta, l’ho fatto coinvolgendoli in una didattica
multidisciplinare all’interno
di un progetto di educazione ambientale.
Ogni anno rinnovo quell’esperienza in questa casa della
campagna monsanese: lo
faccio per alcune ragioni
che credo importanti:
perché non vada persa la
memoria storica delle tradizioni: tesoro culturale da
mantenere vivo, nonché per
rievocare, valorizzandolo, il
duro lavoro dei contadini
che ha contribuito a determinare il passato della realtà
socio-economica del nostro
territorio;
per offrire ai giovani la possibilità di amare la Natura e
di osservare direttamente
questo insetto “magico” di
notevole interesse scientifico
e storico.
Il mio allevamento è regolarmente visitato ogni anno da
molti bambini accompagnati
dai loro genitori, tutti interessati a scoprire la mia “originale” attività di allevatrice
hobbistica».
Una mostra pubblica
In occasione della manifesta-
zione benefica Il mondo in
una piazza, organizzata per
la raccolta di fondi destinati
alla costruzione di un pozzo
in Africa, occasione che vedrà molte iniziative gastronomiche, musicali e culturali,
Nella Romanelli curerà una
esposizione del baco da seta
nelle varie fasi del suo sviluppo, da lei stessa organizzata
e patrocinata dalla Pro-Loco
monsanese.
L’appuntamento è a Monsano. Nella vi attenderà in
Piazza Matteotti, presso i
locali parrocchiali, con i
seguenti orari: 19 giugno,
dalle 17 alle 23 e 20 giugno,
dalle 9,30 alle 12 e dalle 17
alle 22.
È un’opportunità unica per
conoscere l’allevamento dei
bachi: occasione che offre la
possibilità di riscoprire un’attività ormai avvolta nell’oblio
percorrendo un viaggio affascinante alla scoperta di questi piccoli e preziosi insetti.
In questo modo si offrirà ai
visitatori la possibilità di verificare la straordinaria evoluzione di questa singolare
farfalla che nell’arco della
propria vita di bruco aumenta il peso di 8000 volte!
Partecipate numerosi: ai
bambini farà bene, non solo
da un punto di vista didattico; quelli che tra voi hanno
qualche anno in più proveranno la nostalgia di un
tempo che si è perso nelle
maglie del tempo, ma non
è detto che i ricordi debbano essere necessariamente
sempre tristi…
Oreste Mendolìa Gallino
Tutte le mattine alle ore 7,06 e in replica alle 24,00
il pensiero del giorno del vescovo Gerardo Rocconi
Giornale radio alle ore 12,30 e alle 19,03 con notizie da Jesi
Il Palazzo e dintorni il giovedì alle 12,45 e alle 19,20
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