La povertà
Michele Raitano
Università di Roma “La Sapienza”
Indice
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Povertà statica o dinamica?
La distinzione fra diseguaglianza e povertà
=> l’identificazione dei poveri
I concetti di povertà:
 Assoluta
 Relativa
 Soggettiva
La misurazione della povertà:
 Gli assiomi.
 Gli indici.
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La povertà assoluta
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Identificazione di un paniere di beni e servizi
necessari =>spesa minima per identificare la
soglia.
Metodo dei minimi calorici nei PVS.
Identificazione dei “bisogni di base”. Ma
bisogni “assoluti” o “relativi”? Cambiano nello
spazio e nel tempo?
Indicizzazione ai prezzi della soglia =>
riduzione nel tempo dei poveri?
Povertà assoluta per identificare i più a
disagio e soprattutto per i PVS.
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La povertà assoluta in Italia
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Nuove soglie assolute Istat nel 2009, variabile per
numero ed età dei componenti, per macroarea e
tipo di comune => 342 linee di povertà.
Ad esempio famiglia con 2 adulti e 2 bambini
soglia di 1.467 al Nord, 1.303 al Centro, 1.136 al
Sud.
Applicate sull’indagine sui consumi Istat.
Paniere di beni il cui consumo è necessario per uno
standard minimo di vita. Tre componenti:
alimentari, abitazioni ed altro (e.g. vestiario,
trasporto).
Uguali i bisogni nel paese ma non i prezzi di
accesso. Indicizzazione per area.
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La povertà relativa
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I consumi di sussistenza sono sempre un concetto
relativo che varia nello spazio e nel tempo.
Norme sociali: è povero chi si discosta dagli altri =>
all’aumentare del Pil deve crescere anche la soglia.
Riferimenti a media o mediana.
“Paradosso del reddito”: non si tiene conto del livello
assoluto (è indipendente dalla media).
Pro-ciclicità della povertà relativa!
La povertà relativa prescinde dal livello di sviluppo:
non serve per confronti nello spazio.
Povertà relativa più simile alla diseguaglianza nella
coda bassa. che a una deprivazione materiale.
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Quale soglia di povertà
relativa?
𝜌 1−𝜌
 Soglia ibrida con z= 𝑧𝑟 𝑧𝑎
𝑐𝑜𝑛 0 ≤ 𝜌 ≤ 1.
 Se ρ=0 la soglia deve essere slegata all’andamento dell’economia, se ρ=1 la
soglia deve muoversi al variare del tenore di vita della popolazione.
 In Italia 2 soglie di povertà relativa:
o Istat: povere le famiglie di 2 persone con consumo per componente
inferiore al 50% del consumo medio pro capite (i.e. consumo/reddito
complessivo inferiore al medio). Soglia attualmente pari a 1.000 euro.
Famiglia come unità di riferimento (con soglie e/o redditi resi
equivalenti) e consumo come dimensione di benessere. Calcola quota di
famiglie povere.
o Eurostat: poveri gli individui con Y equivalente inferiore al 60% della
mediana. Individuo come unità di riferimento e reddito come dimensione
di benessere. Calcola quota di individui poveri.
 La povertà relativa è una convenzione => diversi metodi di calcolo danno
risultati diversi.
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La povertà soggettiva
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Calcolata rispetto al livello di reddito ritenuto necessario
dalle famiglie (così consentendo anche un calcolo diretto
delle scale di equivalenza).
Domande qualitative su “make ends meet” o richiesta di
identificare Y minimo, per poi ricavare una soglia
equivalente in base a cui valutare le posizioni individuali.
120
100
80
60
40
20
0
1995
1997
1999
1
2001
2
2003
3
4
2005
2007
5
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Il contenuto normativo degli
indici di povertà: gli assiomi
Giudizi di valore ancora meno condivisi che per ineq
1. Identiticazione (Indipendenza dal reddito dei ricchi): La
misura deve essere invariante a ciò che succede sopra la soglia
(e.g. a redistribuzioni, progressive o regressive, fra non
poveri).
2. Monotonicità: la povertà deve aumentare se diminuisce il
reddito di un povero.
3. Simmetria (Anonimità): indice invariante a permutazioni dei
redditi.
4. Indipendenza dalla popolazione: la replica della
popolazione non modifica l’indice.
5. Principio del trasferimento: la povertà aumenta se un
povero dà y a qualsiasi altro individuo con y superiore (povero
o non povero). Se x=(1,2,5,7) e y=(1,1,6,7) con soglia z=4
=> P(y)>P(x). Al contempo la povertà diminuisce per un
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trasferimento progressivo a favore di un povero.
Le misure di povertà (1)
a. L’indice di diffusione: quanti individui hanno y<z => H=q/N
Non informa di quanto sono poveri i poveri => non soddisfa monotonicità
e trasferimento.
Non coglie bene impatti di policy su dimensione del fenomeno.
b. L’indice di intensità (income gap ratio): valore medio dei poverty gap
in % della soglia
𝐼=
1
𝑞
𝑞
𝑖=1
𝑧−𝑦 𝑖
𝑧
=
𝑧−𝜇 𝑞
𝑧
distanza % fra soglia e Y medio dei poveri.
Viola il trasferimento se dopo entrambi si trovano sotto la soglia (I
invariante a redistribuzioni fra poveri, dato che ogni povero ha peso “1”),
lo rispetta solo se il trasferimento sposta sopra la soglia. Rispetta la
monotonicità solo se y del povero si riduce, non se aumenta quando
l’aumento fa scalare sopra la soglia (varia la popolazione q su cui è
calcolato I). Ci dice di quanto sono poveri i poveri, ma non indica la
diffusione media del fenomeno.
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Le misure di povertà (2)
c) Il poverty gap: calcola la media dei poverty gap individuali su tutta la
popolazione (o calcola i poverty gap su tutti con g=0 per i non poveri) =>
indica le risorse necessarie a eliminare povertà.
1
𝑃𝐺 =
𝑁
𝑞
𝑖=1
𝑧 − 𝑦𝑖
=𝐻∗𝐼
𝑧
Soddisfa quindi monotonicità (anche se oltrepasso la soglia), ma non il
trasferimento dato che non valuta la diseguaglianza fra i poveri. Se
x=(1,2,3,4) e y=(2,2,2,4) con z=3 => PG(x)=PG(y)=0.25.
d) L’indice di Sen: incorpora anche la diseguaglianza fra poveri (tramite il
Gini fra i poveri).
𝑆 = 𝐻 𝐼 + 1 − 𝐼 𝐺𝑞
=> se 𝐺𝑞 = 0 S=PG con valore minimo.
Rispetta quindi il principio del trasferimento, ma non è un indice
scomponibile.
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Le misure di povertà (3)
e)
Indice di Foster, Greer, Thorbecke:
𝑃𝑎 =
1
𝑁
𝑧−𝑦 𝑖
𝑞
𝑖=1
𝑧
𝑎
con a≥0
Media ponderata dei poverty gap individuali, al crescere di
a si dà peso solo ai molto poveri => per a>1, a è il grado
di avversione alla povertà. P1=PG
Per a>1 si incorpora diseguaglianza e si soddisfano tutti gli
assiomi e la scomponibilità.
𝑁𝑔
𝐺
𝑔=1 𝑁
𝑃𝑎 =
𝑁𝑔
𝑁
𝑔
𝑃𝑎
ed il contributo di un gruppo alla povertà è
𝑔
∗
𝑃𝑎
𝑃𝑎
Tutti gli indici 𝑃 =
1
𝑁
𝑁
𝑖=1
𝑃𝑖 𝑧, 𝑦𝑖
sono scomponibili, quindi
anche H e PG.
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Le rappresentazioni grafiche
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

Robustezza dei risultati rispetto alla soglia e
soggetta ad errori di misurazione.
Funzione di densità cumulata di H per diversi valori
della soglia z. F(y) poverty incidence curve, se non
si incrociano => dominanza stocastica del primo
ordine di quella che sta sotto.
Curva TIP (three I): incidence, intensity, inequality.
Sulle ordinate c’è la somma cumulata dei poverty
gap individuali (su N) e sulle ascisse la popolazione
cumulata. La curva aumenta fino ad H, poi il gap è
costante. La concavità della curva indica la
diseguaglianza fra poveri (maggiori quanto più è
concava)
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La povertà relativa