Ogliastra Sanità
1
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Anno 4 - Numero 12 - Luglio 2010
Editoriale
A cura di Giusy Ferreli
A quasi un anno dal commissariamento delle Asl isolane, provvedimento propedeutico alla rivoluzione
sanitaria voluta dalla Giunta Cappellacci, l’Ogliastra attende di conoscere
i contenuti della Riforma. Alla stesura
della proposta di legge su imput
dell’assessore regionale alla sanità
Antonelo Liori hanno contributo le
varie aziende. La bozza di legge in
via di discussione in Commissione
dovrà quindi passare in Consiglio
regionale per l’imprimatur finale.
Sono innumerevoli gli interrogativi
che accompagnano un iter che si
preannuncia ancora lungo e che
lascia aperti diversi scenari. L’unica
certezza per il territorio ogliastrino
è data dal fatto che l’ospedale di
Lanusei, unico presidio assieme alla
casa di cura Tommasini di Jerzu, non
verrà scorporato così come è accaduto per realtà più grandi. Qualcosa
cambierà sul fronte della gestione dei
servizi amministrativi. In particolare
la proposta di legge prevede l’accorpamento a livello regionale degli
acquisti e delle gare. Sarà possibile
per ogni singola azienda, e quindi
anche per quella ogliastrina, procedere in maniera autonoma alle gare
cosiddette sottosoglia, con importi
che verosimilmente non potranno
superare i 200mila euro. Il commissario della Asl 4 di Lanusei Francesco
Pintus rimarrà alla guida dell’azienda
sino al prossimo 31 dicembre. Un
ulteriore periodo di amministrazione commissariale al termine del
quale, almeno secondo il legislatore,
vedrà la luce una riforma in grado di
ridurre gli sprechi degli scorsi anni e
di migliorare l’offerta sanitaria nei
principali poli sanitari dell’isola così
come nella periferia.
La prevenzione è sempre al centro del nostro impegno
Coerenti con quello che è il mandato di Mano Tesa Ogliastra e
della nostra rivista Ogliastra
Sanità, anche in questo numero
è stato dato ampio spazio alla
prevenzione delle malattie ed in
particolare di quelle neoplastiche. Da pagina
2 a pag. 5 tanti utili consigli per allontanare
da tutti noi lo spettro della
malattia neoplastica. Una
malattia che dobbiamo imparare a prevenire e a riconoscere in tempo. Spessissimo
una diagnosi precoce porta
ad una definitiva guarigione.
(a pagina 3)
A Cagliari si costruisce la mano bionica
Importante collaborazione di alcuni ricercatori ogliastrini dell’Università di Cagliari
ad un ambizioso progetto di biomedicina. Si sta costruendo in collaborazione
con altri centri europei e americani un
sistema che permetterà ad un paziente,
che purtroppo è mancante di un arto per
motivi traumatici o per altre patologie,
di poter manovrare la propria protesi con
L’Associazione Volontari
Ospedalieri (Avo) ora
anche in Ogliastra
Il 3 Maggio 2010 nell’Ospedale “Nostra
Signora della Mercede “ di Lanusei ha iniziato a svolgere la propria attività l’AVO. I
volontari che ne fanno parte opereranno
nelle corsie dell’ospedale e anche in altre
strutture socio-assistenziali offrendo un
servizio qualificato e gratuito per assicurare
una presenza amichevole accanto ai malati.
Offriranno loro, durante la degenza, calore
umano, dialogo e aiuto per lottare contro la
sofferenza, l’isolamento e per alleviare tutti
quei disagi che, purtroppo, l’ospedalizzazione
comporta.
(a pagina 16)
Intervista
al dottor
Giuseppe Piras
Responsabile
dell’U.O. di Ortopedia
e Traumatologia
dell’Ospedale di Lanusei
degli stimoli che partiranno direttamente
dalle aree motorie del cervello.
(a pagina 13)
Attivo presso l’ospedale
di Lanusei l’ambulatorio
di algologia
(a pagina 7)
Sommario
Intervista al dottor Giuseppe Piras..........2
La prevenzione .......................................3
Registro tumori di Nuoro ........................4
Alimentazione e tumori..........................5
Eliminare il dolore ..................................7
Il disagio psicologico in oncologia ..........9
Il mondo del diabete..............................10
La mano bionica ....................................13
L’amministrazione di sostegno ..............15
Nasce l’Ass.ne Volontari Ospedalieri.......16
La Croce Verde di Tertenia ......................17
Dottor Beniamino Pisu...........................18
Identificazione elettronica
degli ovi-caprini.....................................20
Omeopatia.............................................22
ricordo di
Dott. Beniamino Pisu
Definito “Il medico dei poveri” aveva nella sua straordinaria umanità
la dote più caratteristica. Finché l’hanno sorretto le forze fisiche
e mentali, non ha mai trascurato un solo paziente ma ha sempre
offerto a tutti la propria massima disponibilità. La sua attività
professionale fu anche abbastanza inusuale poiché si divise tra
l’Africa e Bari Sardo, suo paese di origine.
(a pag. 18)
Associazione di Volontariato
A cura di Giusy Ferreli
Dottor Giuseppe Piras, o meglio Beppe, come dai più è conosciuto, nato
a Cagliari 55 anni fa, ma ogliastrino
d’adozione, è da ben quattro lustri
direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale
di Lanusei. Si è laureato in Medicina
e Chirurgia a Cagliari nel 1981 con
una tesi in ortopedia e cinque anni
dopo, sempre in ortopedia, consegue
la specializzazione.
È padre di tre figlie, la prima delle
quali ha scelto di seguire le orme del
padre, compresa la specializzazione.
Inizia la sua carriera professionale con
un primo incarico presso la Guardia
(segue a pagina 2)
[email protected]
www.manotesaogliastra.org
Mano Tesa Ogliastra
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Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
2
Intervista al dottor Giuseppe Piras
nella zona da trattare. Questa metodica
accelera la guarigione. Abbiamo poi raggiunto livelli di eccellenza nell’artroscopia,
con interventi di alta specializzazione ad
opera del dottor Salvatore Lai.
Un obbiettivo ancora non raggiunto?
Vorrei riuscire a soddisfare la richiesta
locale. Questi i numeri: una cinquantina
di pazienti all’anno si reca a Cagliari per
le protesi, un’altra ventina va fuori per la
chirurgia della spalla in artroscopia. Sono
settanta interventi in più che desidererei
effettuare a Lanusei. Sarebbe utile una
migliore organizzazione che consentisse
al nostro reparto di non essere oberato
da consulenze che arrivano specialmente
dal Pronto Soccorso, attività che potrebbe
essere, per la maggior parte, programmata.
Il Dottor Pintus con Giusy Ferreli durante l’intervista.
Il nostro direttore con Dottor Piras in occasione della intervista
Medica di Talana.
Dopo un periodo all’ospedale di San Gavino,
nel dicembre del 1990 chiede il trasferimento a Lanusei. “Tra me e l’Ogliastra è stato un
vero e proprio colpo di fulmine. Un amore
corrisposto - chiosa il dottor Piras - che dura
ormai da vent’anni”.
L’incarico da primario arriva nel 1999 quando
la sezione della Chirurgia diventa un reparto
autonomo.
La dedica alla pratica ortopedica è frutto di
circostanze o di passione? Pura passione.
Già al 3°anno di medicina avevo chiara la
mia scelta futura.
Cosa trovò quando iniziò la sua avventura
a Lanusei?
Ho trovato una sala operatoria con attrezzatura appena sufficiente e tanta voglia
di iniziare per una branca chirurgica, la
traumatologia, la cui pratica non andava
oltre la routine. Le difficoltà iniziali, una
pianta organica sottodimensionata con la
quale fare fronte a tutto, dalla traumato-
Centro di Fisiokinesiterapia
Accreditato con il SSN
Direttore Sanitario: Dott.ssa Paola Gillone
dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 15,30
logia all’urgenza, sono state ampiamente
compensate dall’entusiasmo del personale.
Cosa è cambiato da allora? Lavoriamo in
condizioni decisamente migliori anche se
il lavoro è aumentato tantissimo. All’inizio
si lavorava solo con le fratture. Ora, oltre
al trattamento dei traumi, affrontiamo
tutti gli interventi di elezione, dalle protesi
all’anca e al ginocchio, all’artroscopia e alle
patologie non acute.
Quali le maggiori problematiche che deve
affrontare?
Il lavoro aumenta e con esso le liste d’attesa.
Abbiamo scarsa disponibilità di sedute
operatorie, insufficienti per le esigenze
del territorio. Si fa l’attività programmata
e le urgenze. Da qualche anno riusciamo
ad operare entro 24, 48 ore tutte le fratture del collo di femore dell’anziano, una
delle patologie con maggiore rilevanza,
sia numerica che sociale, ma vorremmo
potenziare la nostra attività.
Visite
specialistiche
fisiatriche
Medicina Fisica
e Riabilitativa
Come mai tanti pazienti ogliastrini vanno
ancora fuori per gli interventi di protesi?
Purtroppo, per la scarsa disponibilità di
sedute operatorie, abbiamo tempi d’attesa piuttosto lunghi; questo fatto, unito al
luogo comune secondo il quale sia meglio
rivolgersi altrove, favorisce la fuga verso altri
ospedali. Il nostro auspicio è che l’azienda
ci metta nelle condizioni di aumentare
il numero di sedute operatorie e adegui
l’organico che attualmente è composto
da sei dirigenti medici. Da parte nostra c’è
grande disponibilità a far di più e meglio.
Di cosa va orgoglioso?
Siamo riusciti a creare in reparto un ottimo
ambiente di lavoro, che favorisce il lavoro di
squadra, e anche la sensazione che abbiamo
del gradimento del nostro operato da parte
della popolazione è per noi motivo di grande
orgoglio. Dal punto di vista professionale
abbiamo iniziato a lavorare con le cellule
staminali per ritardi di consolidamento delle
fratture. Con un ago si aspira il midollo che
dopo un opportuno trattamento si innesta
Esiste un incremento dell’attività del reparto
durante l’estate?
Si, durante i mesi estivi è più che mai emergenza traumi. Il lavoro è più che raddoppiato. Senza motociclisti e senza calcetto
avremmo la metà del lavoro da fare.
Qual è il rapporto con il territorio?
Esiste un contatto diretto. Con il medico di
famiglia gli scambi, specialmente telefonici,
sono continui.
E il rapporto con il volontariato? Direi ottimo.
I volontari svolgono un’opera meritoria
e quando si tratta di venire incontro alle
loro esigenze cerchiamo di fare il possibile.
Come trascorre il tempo libero il dottor Piras
quando non è impegnato nella sua Unità
Operativa?
Ho una grande passione: il mare. Mi piace andare in barca, fare immersioni, ma
mi appassiona anche andare a cavallo e
il trekking.
Un sogno nel cassetto?
Fare del nostro reparto un centro di riferimento anche per i territori limitrofi.
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Direttore Sanitario: Dr. Walter Tony Palmas
La Pagina dellA Prevenzione a cura di Natalino Meloni
Ogliastra Sanità
3
La prevenzione
Uno dei principali obbiettivi di Mano Tesa Ogliastra
Mano Tesa Ogliastra continua, dopo 6 anni dalla propria istituzione, la propria attività di sostegno ai malati oncologici e ai loro familiari, ma ritiene anche di grande
rilevanza nel proprio mandato l’impegno nel campo della prevenzione delle malattie neoplastiche. Ogliastra Sanità, questo periodico che cerchiamo di far arrivare
nella maggior parte delle famiglie della provincia e che è il risultato dell’attività di tutti i soci, è nato proprio per assolvere quell’obbiettivo di lanciare dei messaggi,
che riteniamo estremamente importanti, al fine di evitare a tante persone di ammalarsi e ad altre, che si sono ammalate, di poter riconoscere tempestivamente il
loro male così da poter raggiungere una completa guarigione. Pertanto non vorremmo che consideraste ripetitive le pagine che dedichiamo alla prevenzione, ma
anzi auspichiamo, da parte di tutti voi, una particolare attenzione nei confronti delle nostre indicazioni. Le malattie tumorali sono infatti in ascesa in tutte le parti del
mondo, ma, grazie all’opera di prevenzione e alle cure mediche e chirurgiche sempre più efficaci, è in forte calo la mortalità per tumore e ciò è più evidente nei paesi
più evoluti. In questo numero vogliamo perciò ribadire quelle regole che tutti noi dovremmo rispettare per poter allontanare il più possibile dalle nostre vite l’angoscioso apparire della malattia neoplastica.
LE REGOLE DA RISPETTARE
Non fumare
E’ la prima esortazione che viene rivolta dal
mondo medico. Il fumo di sigaretta è veramente devastante. Non solo provoca il cancro
in un’altissima percentuale dei fumatori, ma
ha gravissime ripercussioni a livello della funzionalità polmonare causando la bronchite
cronica, a livello cardiaco e cerebrale con la
comparsa di infarti ed ictus, a livello della cute
con un precoce invecchiamento. Oggi esistono
vari metodi efficaci per liberarsi dal fumo, bisogna farsi aiutare da personale competente,
il vostro medico di famiglia potrebbe darvi i
giusti consigli.
Non bere
Due o tre di bicchieri di vino al giorno non fanno
male. Quello che va evitato è l’abuso cronico
che può portare a danni irreparabili al fegato
compreso il cancro. Anche l’abuso di superalcolici
che provoca un’irritazione del cavo orale, della
faringe e del primo tratto del tubo digerente,
a lungo andare, può favorire l’insorgenza del
cancro, in particolare della bocca e dell’esofago.
Quindi il messaggio è bere con moderazione per
conservare una buona salute.
Non esporsi troppo al sole
Il sole è un grande amico del nostro benessere
fisico e del nostro umore, ma perchè non si
trasformi in un nemico, occorre prenderlo con
cautela. In estate sono consigliate a tutti, e in
un ruolo protettivo nei confronti delle malattie
tumorali in genere, ma specialmente aiutano a
prevenire il cancro al colon e al retto.
Al contrario, le carni rosse e i grassi vanno
consumati con moderazione. Molte evidenze
scientifiche hanno infatti dimostrato una stretta
correlazione tra l’uso continuo di tali alimenti e
l’insorgenza di malattie tumorali.
Dai 18 ai 65 anni fare un PAP
test all’anno
particolare ai bambini e alle persone dalla pelle
chiara, la protezione solare ed un’esposizione
moderata, soprattutto nelle ore centrali della
giornata. Vanno infatti evitate le “scottature”,
dannose oltre che fastidiose, per non favorire,
a lungo andare, lo svilupparsi dei tumore della
pelle, fra cui il melanoma, che può colpire giovani
e adulti. Va ricordato che le creme protettive,
perché ottengano la giusta efficacia, vanno
ripetute più volte durante le ore di esposizione
al sole.
Seguire una alimentazione corretta
Nelle nostre tavole non devono mancare la frutta
fresca, la verdura ed i cibi integrali. Si tratta di
alimenti a cui è universalmente riconosciuto
Il PAP test permette d’individuare sin dall’inizio
i tumori del collo dell’utero che, se diagnosticati
precocemente, richiedono un intervento limitato
e risolutivo, dopo il quale saranno possibili le
gravidanze e non esisteranno problemi per la
vita di relazione.
Imparare l’autopalpazione del
seno. Dai 45 anni in poi fare una
mammografia ogni 2 anni.
È fondamentale che una donna, fin dall’adolescenza, prenda “confidenza” con il proprio
seno di modo che sia pronta a riconoscerne
nel tempo qualsiasi variazione. L’autopalpazione consente infatti di percepire eventuali
noduli. E’ poi importante l’esecuzione della
mammografia in quanto si tratta di un esame
molto avanzato che identifica tumori anche di
pochi millimetri con una ridotta esposizione
ai raggi. Il cancro al seno, raro prima dei 30
anni, poco frequente dopo i 40 e diffuso oltre
i 50, è la forma neoplastica che più colpisce
le donne. Riconosciuto precocemente viene
eliminato definitivamente con un intervento
che risparmia la mammella.
Prevenire i tumori del colon
Dai 40 anni, anche prima se esiste familiarità
per i tumori del colon, sottoporsi una volta
all’anno all’esplorazione rettale per la prevenzione di tumori prostatici e intestinali
e per questi ultimi effettuare anche il test
per la ricerca di sangue occulto nelle feci.
In presenza di sangue nelle feci o di cambiamenti delle abitudini intestinali è bene
sottoporsi ad esame endoscopico. Tra poco,
anche per i tumori del colon-retto, prenderà
avvio una campagna preventiva regionale,
già avviata per la prevenzione dei tumori
dell’utero e della mammella, che inviterà
a sottoporsi a screening una ampia fascia
della popolazione a rischio.
Prevenire i tumori della prostata
Per il controllo della prostata oltre all’esplorazione rettale è consigliabile il test PSA.
Anche i tumori della prostata, se individuati
precocemente, possono essere curati efficacemente. Sia il trattamento chirurgico,
che quello farmacologico, consentono la
guarigione o comunque una lunga sopravvivenza con il mantenimento di una buona
qualità di vita.
DIETOLOGIA
Dr. Marilena Lara
Specialista in Dietologia
Specialista in Geriatria
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Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
4
Presentati i dati del Registro Tumori di Nuoro
Importante raccolta epidemiologica sulle malattie neoplastiche
delle province di Nuoro e Ogliastra
articolata in 5 distretti e la ASL di Lanusei
con circa 57.000 abitanti).
Nella provincia è presente un unico Centro
di riferimento di Anatomia Patologica
e un’unica U.O. di Oncologia e 7 presidi
ospedalieri.
Di questi, l’ospedale San Francesco di Nuoro, costituisce l’ospedale di riferimento non
solo per l’utenza delle 2 ASL, ma anche del
Centro-Sardegna. I Presidi ospedalieri sono
così dislocati: 2 a Nuoro (”San Francesco”
e “Cesare Zonchello”), 1 a Isili, 1 a Bosa,
1 a Sorgono, 1 a Lanusei e 1 a Jerzu (casa
di cura privata accreditata Tommasini).
Sintesi dei risultati
Ospedale San Francesco di Nuoro
Introduzione
Il Registro Tumori di Nuoro, nato nell’anno
2005 è stato recentemente accreditato da
una Commissione nazionale di verifica
istituita presso l’AIRTUM (Associazione
Italiana Registri Tumori), dopo un rigoroso
e severo processo di valutazione scientifica.
Il Registro Tumori opera nell’ambito del
Centro Epidemiologico Aziendale dell’ASL 3
di Nuoro, diretto dal Dottor Mario Usala, e il
suo ambito territoriale di attività si estende
anche alla popolazione dell’Ogliastra.
Nello staff del Registro operano la Dott.ssa
Filomena Pala, Dott.ssa Giovanna Maria
Sini, l’ASV Nicolina Pintori, la Dott.ssa
Luisa Canu dell’ASL di Nuoro, la Dott.ssa
Giuliana Demurtas e la Dott.ssa Nina Doa
dell’ASL di Lanusei.
Il Registro Tumori costituisce oggi un valido
e irrinunciabile strumento per lo studio
e la lotta alla patologia neoplastica; in
particolare ha assunto un ruolo di primaria
importanza nella programmazione, nel
monitoraggio delle strategie di controllo
del cancro, nell’identificazione degli obbiettivi prioritari e dei piani di intervento
delle strutture sanitarie pubbliche.
Il lavoro del Registro costituisce un vero
e proprio “capitale” di analisi epidemiologiche e dati statistici che consentono di
raffigurare con precisione la realtà territoriale delle due aziende rapportandola
a quelle del resto della regione Sardegna
e del resto d’Italia. Inoltre la disponibilità
di dati tempestivi e affidabili è essenziale
per la programmazione dei servizi sanitari
e potrà costituire il riferimento scientifico
da cui partire per la razionalizzazione e
l’ottimizzazione delle strutture assistenziali, che potranno cosi diventare sempre
più adeguate a rispondere alle necessità
dei pazienti e sempre più integrate e
protagoniste nell’ambizioso progetto di
riforma del Sistema Sanitario Regionale.
Il Registro Tumori di Nuoro pubblica oggi i
dati consolidati, relativi al triennio 20032005 di un’attività che analizza l’andamento epidemiologico dei tumori in 100
Comuni del Centro-Sardegna (ex provincia
di Nuoro e fa un’analisi sui dati preliminari
del triennio successivo 2006-2008.
Sistema sanitario operante
nell’area coperta dal Registro
nella Provincia di Nuoro nel
triennio 2003-2005.
Il territorio coperto dal Registro nel periodo
considerato 2003-2005 fa capo a 2 ASL
(ASL di Nuoro con circa 207.000 abitanti e
Nel triennio 2003-2005 nella Provincia
di Nuoro, nei residenti dei cento comuni
che ne fanno parte, sono stati diagnosticati 4200 nuovi casi di tumore maligno
(carcinomi cutanei inclusi), 2328 tra gli
uomini e 1872 fra le donne. Nello stesso
periodo le morti attribuibili ad una malattia neoplastica sono state 1928, di cui
1128 negli uomini e 800 nelle donne.
I tumori più diffusi, escludendo i carcinomi
cutanei, sono risultati per gli uomini il
carcinoma della prostata (335 casi), del
polmone (292 casi), del colon (156 casi),
del retto (120 casi); per le donne il tumore
della mammella ha la frequenza assoluta
più alta (451 casi), seguito dai tumori a
carico del colon (121 casi), della tiroide
(114 casi) e del retto (80 casi). I carcinomi
della cute insorti nel 2003-2005 sono stati
745: 412 negli uomini (13 melanomi) e
333 nelle donne (12 melanomi) e i decessi
per tumore cutaneo sono stati 24 in tutto.
Inoltre sono stati registrati, ma non inclusi
in incidenza, i tumori non invasivi di diversi
organi; in particolare della vescica e del
sistema nervoso centrale e periferico.
Considerando anche i tumori maligni della
cute, l’età media alla diagnosi per quanto
riguarda l’incidenza è di 66,3 anni per le
donne e di 67,6 anni per i maschi.
I dati preliminari triennio
2006-2008
Dal 1 gennaio 2006 nella Regione Sardegna
sono stati ridefiniti i territori di competenza delle singole Aziende Sanitarie e
la ASL di Nuoro ha subito un notevole
ridimensionamento, mentre la ASL di
Lanusei è rimasta invariata sia in termini
di popolazione che di territorio.
La popolazione in studio da parte del
Registro è passata da circa 268 mila agli
attuali 210 mila e i comuni interessati sono
attualmente 77 contro i 100 del triennio
precedente.
Lo sviluppo del sistema informativo e la
disponibilità delle fonti primarie in forma automatizzata (schede di dimissione
ospedaliere, referti di anatomia patologica,
registri delle cause di morte) di tutte le
ASL della Sardegna costituiscono elementi
irrinunciabili per una corretta rappresentazione della diffusione dei tumori.
In base alla stima ricavata dai dati delle
schede di dimissione ospedaliere (SDO) e
dell’anatomia patologica di Nuoro, si ritiene
che il numero dei nuovi casi di tumore
annui nel triennio 2006-2008 sia di circa
1200 che, in rapporto alla diminuzione
della popolazione in studio, conferma
il generale aumento di incidenza che si
registra in Italia, dovuto però in gran parte
all’invecchiamento della popolazione.
Il numero di morti per causa tumorale si
attesta nel corso del triennio su 600 casi
annui confermando il trend di riduzione
che si osserva anche nel resto d’Italia.
I tumori più frequenti sono rispettivamente
per la donna quello della mammella, seguito da un rilevante aumento dei tumori
del colon retto e nell’uomo della prostata,
seguito da un aumento dell’incidenza di
quello del colon retto.
Novità importante è costituita dal recente
avvio dei programmi screening i cui possibili effetti benefici potranno essere valutati
negli anni futuri sia in termini di incidenza,
che di sopravvivenza e di mortalità.
Giuliana Demurtas e Nina Doa
Ogliastra Sanità
La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara
5
ALIMENTAZIONE E TUMORI
Cos’è un tumore?
Senza addentrarci in spiegazioni troppo tecniche, basti sapere che ogni tumore ha origine
da una sola cellula che, a causa di stimoli
esterni ed interni all’organismo, accumula una
serie di danni al proprio sistema informativo
e inizia a riprodursi in modo incontrollabile
fino alla formazione di una massa tumorale
che cresce in completa autonomia rispetto
alle cellule sane. Ma la cellula tumorale si
moltiplica solo se trova nel nostro organismo
il terreno adatto per nutrirsi e per espandersi
e se le nostre difese sono deboli. Possiamo
dire che, invecchiando, in ognuno di noi, delle
cellule possono accumulare informazioni
necessarie a dare origine a un tumore, ma
se saremo riusciti a creare nel nostro corpo un ambiente sfavorevole per loro, esse
non potranno riprodursi e dare inizio alla
patologia tumorale. In alcuni casi esistono
predisposizioni familiari che favoriscono lo
sviluppo dei tumori ma il più delle volte
è determinante il contatto con i cosidetti
agenti cancerogeni, fisici come le radiazioni,
microrganismi, come i virus e batteri, muffe
o funghi o sostanze da loro prodotte, come
le tossine. Altri agenti cancerogeni hanno
origine chimica, dagli inquinamenti am-
bientali, alcuni dei quali possono essere
ritrovati anche nei cibi, a molecole presenti
nel fumo di tabacco (composti catramosi).
Responsabilità
dell’alimentazione
Nei paesi occidentali, soprattutto negli ultimi
70-80 anni, lo stile alimentare è notevolmente
cambiato dallo schema tradizionale. Sono
stati privilegiati i prodotti di origine animale
(carni e latticini), un tempo consumati saltuariamente, nonché alimenti che non erano
neanche conosciuti, come quelli ottenibili con
le tecnologie moderne, come lo zucchero
bianco e le farine raffinate, quelli estratti
con mezzi chimici dai semi o dai frutti oleosi,
o come alcuni, come le margarine, che non
esistono in natura. L’alimentazione sempre più
ricca di calorie, contenute negli zuccheri, nei
grassi e nelle proteine animali, ma povera di
vitamine, fibre, antiossidanti e altre sostanze
chimiche fondamentali per la nostra salute, ha
determinato lo sviluppo delle malattie tipiche
dei nostri tempi. Una di queste malattie è
rappresentata da alcuni tumori. Lo sviluppo
tecnologico e il miglioramento delle condizioni
igieniche hanno contribuito a migliorare lo
stato nutrizionale e ad abbassare l’incidenza
delle malattie infettive. Certamente non sentiamo nostalgia per i tempi in cui la fame e
la povertà erano causa di malattie da carenze
alimentari, però non sfruttiamo al meglio la
grande varietà e abbondanza alimentare per
portare beneficio alla nostra salute. Si dice che
l’uomo è ciò che mangia e le conseguenze
sulla salute delle sue abitudini alimentari sono
inevitabili. Le patologie cronico-degenerative
sono in aumento nonostante la scienza medica stia compiendo notevoli progressi nella
Farmacia MAMELI
di Dr. Gian Paolo Mameli
ricerca per la terapia. La sovraesposizione ad
agenti mutageni ( fumo ed inquinamento
atmosferico) ma anche l’abuso di cibi raffinati
e troppo ricchi di grassi, hanno raddoppiato
l’incidenza dei tumori negli ultimi decenni.
Ma, se poco possiamo fare contro il benzene
delle nostre città, molto si può in casa nostra
per la profilassi come per la cura dei tumori.
La ricerca scientifica sul cancro stima che un
terzo dei tumori più comuni potrebbe essere
evitato attraverso la dieta, l’attività fisica e il
controllo del peso corporeo.
produzione/smaltimento di rifiuti, hanno
marcata stabilità intrinseca: possono rimanere inalterati nell’ambiente a lungo, subire
un’ampia diffusione geografica e accumularsi
negli organismi viventi. Essi sono pericolosi
per l’essere umano e per la fauna selvatica
a causa della loro tossicità. Gli inquinanti
organici persistenti possiedono proprietà
tossiche, resistono al degrado, sono soggetti
a bioaccumulazione (fissandosi nel tessuto
adiposo sia dell’uomo sia degli animali),
vengono trasportati attraverso l’aria, l’acqua
e le specie migratorie al di là delle frontiere
e depositati lontano dal luogo di emissione,
dove si accumulano negli ecosistemi terrestri
e acquatici.
Composti derivati dal
confezionamento
Le sostanze cancerogene nel
piatto
La nostra alimentazione può influenzare
l’insorgenza dei tumori. Per esempio il cibo
può essere contaminato sia da sostanze
cancerogene presenti naturalmente, sia
per contaminazione esterna. L’alimentazione rappresenta una delle principali vie
di esposizione dell’organismo umano agli
inquinanti ambientali. Tra questi si trovano i
contaminanti organici “persistenti”, sostanze
che resistono alla degradazione come i pesticidi usati in agricoltura, gli insetticidi, gli
erbicidi, i fungicidi. I contaminanti chimici,
rilasciati nell’ambiente soprattutto da produzione industriale, pratiche agro-zootecniche,
Alcune sostanze chimiche e metalli pesanti
possono passare al cibo attraverso materiali
utilizzati per il loro confezionamento. L’incremento del consumo di cibi in scatola ha
provocato un aumento della contaminazione
da metalli, quali ferro, cromo, arsenico, nichel, rame, alluminio, e stagno, che possono
essere ceduti dal contenitore all’alimento.
Molti contenitori metallici per alimenti,
FARMACIA
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6
La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara
Additivi alimentari
Sono sostanze normalmente non consumate
come alimento in quanto tale, ma aggiunte
intenzionalmente ai prodotti alimentari per
un fine tecnologico nelle fasi di produzione,
trasformazione, preparazione, trattamento
degli alimenti. Gli additivi sono classificati in
base alla loro funzione. Si possono individuare
tre grandi gruppi di additivi:
- Additivi che aiutano a preservare la freschezza
degli alimenti: sono conservanti, che rallentano la
crescita di microbi, e antiossidanti, che prevengono
i fenomeni di irrancidimento.
come quelli dei legumi, sono rivestiti da una
resina che, come molti pesticidi, interferisce
sul funzionamento di molte ghiandole. Altri
contenitori in ceramica possono rilasciare
il piombo nel cibo; altri in plastica, come
le pellicole per alimenti, contengono gli
ftalati (composti che rendono morbide le
plastiche) che possono essere assimilati dal
nostro organismo attraverso il consumo di
cibi grassi (come formaggi e salumi), quando
vengono contaminati per contatto dalle
pellicole utilizzate per la loro conservazione.
Composti derivati dalle cotture
I contenitori che usiamo per la cottura degli
alimenti raggiungono, per effetto del riscaldamento, temperature elevate che, insieme ai
tempi prolungati, (come quelli della frittura,
della stufatura, della grigliatura) producono
sostanze ad azione cancerogena. Questo
capita per la cottura di alimenti di origine
animale ma, in misura minore, anche per
quelli di origine vegetale.
Migliori metodi di cottura
Cottura al vapore
Bollitura
Cottura al forno
Cottura con microonde
Peggiori metodi di cottura
Frittura
(libera acroleina)
Cottura alla brace
(libera benzopirene, molecola altamente cancerogena)
Pentola a pressione
l’alta temperatura cui l’alimento è
sottoposto distrugge la vitamina C.
A rischio sono soprattutto gli alimenti cotti alla
brace o fritti. In generale, è buona norma fare
sempre attenzione alla temperatura di cottura
ed evitare di annerire il cibo con temperature
troppo elevate.
Conservazione dei cibi
Il Sale Un metodo tradizionale di conservazione
consiste nell’aggiunta di sostanze conservanti che uccidono o inattivano i batteri: le più
anticamente usate sono il sale e la salamoia
mentre in tempi più recenti sono state introdotte
altre numerose sostanze chimiche. L’abuso di
sale è sempre negativo; il suo eccesso, infatti,
favorirebbe l’insorgenza di alcuni tipi di tumore
(stomaco e prostata)
- Additivi che migliorano le caratteristiche
sensoriali degli alimenti: coloranti, addensanti,
emulsionanti, dolcificanti, esaltatori di sapidità.
- Additivi tecnologici, usati per facilitare la lavorazione degli alimenti ma che non hanno una
specifica funzione nel prodotto finale (definiti
anche adiuvanti): agenti anti-schiuma, antiagglomeranti ecc.
Gli additivi subiscono a livello europeo e internazionale un processo di valutazione della
sicurezza prima di essere autorizzati per l’uso
alimentare.
Nitriti e Nitrati
I nitriti ( E 249, E250) e i nitrati (E 251, E 252)
sono sostanze naturalmente presenti negli
alimenti animali, vegetali (bietole e spinaci),
e nell’acqua. Vengono aggiunti a insaccati,
prosciutti, wurstel, carni in scatola e altri prodotti a base di carne, pesci marinati e a volte
anche a prodotti caseari. I nitriti e i nitrati non
vengono usati come semplici conservanti, per
il cui scopo il dosaggio sarebbe molto inferiore
a quello utilizzato, ma soprattutto vengono
impiegati come coadiuvanti tecnologici per
alterare artificialmente la qualità dei prodotti
(soprattutto il colore delle carni). I nitriti e i
nitrati vengono utilizzati per i seguenti motivi:
1 mantengono il colore rosso della carne;
Ogliastra Sanità
2 favoriscono lo sviluppo dell’aroma agendo
selettivamente nei confronti dei microorganismi che determinano la stagionatura
dei salumi;
3 svolgono azione antimicrobica e antisettica,
soprattutto nei confronti del botulino. Tossicità dei nitriti e dei nitrati I salumi sono stati
prodotti per secoli utilizzando solo conservanti
naturali: sale, pepe, peperoncino. Secondo
l’AIRC (Ass. It. Ricerca sul Cancro) il consumo
di insaccati con conservanti è una della cause
accertate di cancro allo stomaco. Infatti nello
stomaco si trova un ambiente acido molto
favorevole alla formazione di nitrosammine
(sostanze cancerogene) derivate dai nitriti.
I nitrati di per sè sono innocui, ma vengono trasformati in nitriti dalla flora batterica della saliva
attraverso una serie di reazioni in ambiente
acido, derivandone, durante la digestione,
sostanze cancerogene.
Ormoni utilizzati in
zootecnica
Gli alimenti a base di carne possono contenere
sostanze (ormoni) che, somministrate agli animali allo scopo di favorirne la crescita, se ancora
presenti al momento della macellazione, sono
in grado di esercitare la propria azione sull’organismo umano. Sebbene non ci siano prove
certe sull’azione di questi composti, va tuttavia
segnalato che le incidenze del carcinoma alla
mammella e della prostata sono più elevate
tra coloro che consumano grandi quantità di
carni bovine e suine.
Conclusioni
La prevenzione è l’arma più efficace per vincere
il cancro. È alla nostra portata e possiamo praticarla ogni giorno, iniziando dalla tavola con il
rispetto delle regole di una sana alimentazione
con un progressivo e graduale abbandono delle
cattive abitudini alimentari e sottoponendosi
ad un costante e periodico controllo medico.
STUDIO ODONTOIATRICO ASSOCIATO
Dr. Ennio Arba
Dr.ssa Bruna Giaccu
In questo studio si effettuano
consulenze e trattamenti in:
CHIRURGIA PARODONTALE Dr. Antonello Raimondi
CHIRURGIA IMPLANTARE Dr. Gabriele Caruso
ORTOGNATODONZIA Dr. Carlo Aru
SINDROME ALGICO-DISFUNZIONALE DELL’A.T.M.
(ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE)
Tortolì - Via Temo, 23 - Tel. 0782.62 23 65
Villagrande Strisaili - Via Satta, 1 - Tel. 0782.82 328 38
Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
7
Eliminare il dolore
Più facile in Ogliastra dopo la nascita dell’ambulatorio di algologia nell’ospedale di Lanusei
Abbiamo già pubblicato in un numero precedente di Ogliastra Sanità un articolo sul dolore, in questo numero ve ne proponiamo un altro curato dal Dott. Sinatra,
rianimatore presso l’Ospedale di Lanusei, che, insieme ad altri colleghi, ha organizzato un ambulatorio dedicato alla terapia del dolore. Pubblichiamo anche questo
articolo perché riteniamo che offrire tutto l’apporto possibile per alleviare il dolore di chi soffre sia uno dei compiti fondamentali di ognuno di noi. E poiché Mano
Tesa è un’associazione che ha quale finalità precipua quella di aiutare i malati di tumore, e poiché in questi pazienti il dolore è purtroppo una costante sintomatologica, trattare del dolore è per noi un’incombenza e questo argomento sarà sicuramente ancora presente nelle nostre pagine.
Cos’è il dolore?
A questa domanda, una delle più frequenti
da parte di chi soffre, è spesso difficile rispondere. Il dolore è un segnale di allarme
dell’organismo. A volte questi segnali non
sono strettamente necessari o commisurati
ai motivi per cui vengono lanciati, in altri
casi il segnale di “dolore” è inviato senza
che vi sia alcun trauma o malattia visibile.
Il dolore può essere un alleato o un nemico.
La sua insorgenza è comunemente dovuta
a lesioni dei tessuti oppure a qualche tipo di
malattia. Per i dolori ed i disturbi comuni,
l’intensità del dolore è solitamente proporzionata al tipo di problema. Se il dolore può
essere alleviato con semplici analgesici, è
probabile che sparisca in poche ore o giorni,
quando invece il dolore è forte è consigliabile
farsi visitare da un medico prima possibile.
Alcune persone soffrono di dolori ricorrenti,
come ad esempio di mal di testa, che hanno
imparato a riconoscere come fastidiosi, ma
non preoccupanti. Quando, però, il dolore è
forte e non se ne individua la causa scatenante, significa che il sistema d’allarme del
nostro corpo sta facendo il proprio lavoro e
non bisogna, quindi, sottovalutare questi
sintomi. Non esiste un periodo di tempo
oltre il quale un dolore temporaneo diventa
cronico, questo dipende dalla patologia in
questione. Di solito, si parla di dolore cronico
quando dura da più di sei mesi senza che le
cure mediche abbiano apportato sollievo.
Il dolore cronico può scaturire anche da
una condizione permacomprimono le parti del
nente, come il dolore
corpo vicine al focolaio
alla schiena o alla gamba
tumorale. Poi esiste il
(dovuti a lesioni spinali),
dolore neuropatico che
o ancora dopo un interè generato da danni ai
vento chirurgico (che può
nervi. I nervi collegano
aver causato dei danni ai
la colonna vertebrale
al resto del corpo e
nervi), o una neuropatia
dolorosa (disturbi del sipermettono al cervelstema nervoso causati da
lo di comunicare con
danni ai nervi che gene- Dottor Salvatore Sinatra
la pelle, i muscoli e gli
rano dolore cronico, ciò
organi interni. Scompensi
accade spesso nei diabetici e negli etilisti). nutrizionali, alcolismo, tossine, infezioni e
I sintomi vanno dal semplice malessere al patologie auto-immuni possono causare
dolore disabilitante. Si distingue comunque neuropatie dolorose, che possono anche
un dolore nocicettivo causato da danni ai avere origine dalla compressione del nervo
tessuti che viene spesso percepito come o di un gruppo di nervi da parte di un
dolore intenso o pulsante. Esso può essere tumore. Il dolore neuropatico spesso viene
causato da una patologia benigna, da tu- percepito come una sensazione di bruciore,
mori o da cellule cancerose che crescono e di pesantezza o di intorpidimento lungo
MEDISAN
ORTOPEDIA SANITARIA
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il nervo interessato.
I dolori persistenti non sono da considerarsi
una normale componente dell’invecchiamento e vanno, quindi, curati. Purtroppo,
non è sempre possibile prevenire il dolore
cronico, ma, se si interviene in modo tempestivo e mirato sui dolori improvvisi, le
possibilità che questi diventino cronici si
riducono notevolmente. Il dolore è uno dei
principali problemi sanitari europei. Se il
dolore acuto può essere ragionevolmente
considerato un sintomo di malattia o di
trauma, il dolore cronico e ricorrente è un
problema sanitario specifico, una malattia
a pieno titolo. Neanche il miglior medico
può sapere cos’è il dolore fisico come coloro
i quali ne sono vittime. Solo il paziente,
infatti, può dire se la terapia alla quale è
sottoposto è efficace o meno nel controllare
il dolore. Ed è per questo che, quando la
terapia del dolore non sta dando il sollievo
necessario, è importante parlarne con
un medico. Molte persone non cercano
alcun sollievo contro il dolore ed evitano di
parlarne col medico. Spesso, preferiscono
il silenzio perché non capiscono la vera
natura del dolore cronico o hanno paure
ingiustificate di conoscere l’origine del loro
dolore e di sottoporsi alle terapie. Sono
pensieri ricorrenti: ”Ho paura di assuefarmi ai farmaci per il dolore e di non
poterne più fare a meno” “Se la terapia
che sto seguendo non funziona, devo
rassegnarmi a convivere con il dolore”
8
“Penseranno che sono una persona debole
perché non sono in grado di sopportare il
dolore e devo farmi aiutare dal medico”
Le terapie del dolore hanno avuto grande
sviluppo negli ultimi anni proprio per far
fronte alle esigenze di chi soffre di dolore
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Come si accede
all’ambulatorio?
Si deve prenotare la visita, come per ogni
prestazione ambulatoriale ospedaliera,
presso gli sportelli del Centro Unico di Prenotazione (CUP), oppure telefonicamente.
I tempi di attesa sono ragionevolmente
brevi. L’ambulatorio è situato al terzo piano
del Presidio Ospedaliero “ Nostra Signora
della Mercede “ a Lanusei. È inserito nell’
Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione diretto dalla Dott.ssa A. Marongiu
ed è gestito dal Dott. Salvatore Sinatra,
specialista in Anestesia, Terapia del Dolore
e Mesoterapia, che effettua le visite ogni
Mercoledì dalle 8:00 alle 14:00.
Quali prestazioni offre?
Ingresso dell’ambulatorio di algologia al
3° piano dell’Ospedale di Lanusei
cronico e attualmente possono avvalersi
di medici altamente specializzati. Quali
metodi vengono utilizzati? La terapia del
dolore può essere effettuata con modalità diverse. Un primo metodo, piuttosto
semplice e di patrimonio comune per
ogni medico, consiste nel somministrare
farmaci di potenza analgesica adeguata
all’intensità del dolore riferito dal paziente.
Ciò costituisce indubbiamente una valida
alternativa per i dolori acuti e/o destinati
a risolversi in poco tempo e , comunque,
in quelle situazioni in cui il dolore possa
essere considerato solo come un sintomo
della malattia. Ben diverso, invece, è il caso
del dolore persistente e di quello cronico,
benigno o maligno, in cui la sensazione
dolorosa perde il suo finalismo di semplice anticipazione e segnale di malattia
e ne diventa invece la sua connotazione
più importante. In questo caso il dolore
diventa il problema principale del paziente
e ne condiziona a tal punto l’esistenza, da
relegare quasi in secondo piano la malattia
d’origine. In simili circostanze è evidente
che il metodo con cui condurre la terapia
antalgica debba essere più complesso e
rivolto necessariamente all’identificazione
della causa del dolore, presupponendo
altresì una profonda conoscenza e padronanza dei mezzi per contrastarli: questo è
il campo d’azione della Terapia Antalgica
Specialistica.
Si possono rivolgere all’ambulatorio di
Anestesia e Terapia del dolore tutti coloro che soffrono di affezioni dolorose
medio-gravi di qualunque natura. Come
spesso succede, anche questo centro,
nato nel 1980, ha modificato nel tempo
il suo target e si trova oggi a trattare in
maniera prevalente il dolore cronico ed
acuto benigno: in particolare questo ambulatorio si occupa di trattare patologie
quali lombosciatalgie ribelli ai comuni
analgesici, legate a discopatie e che non
necessitano di intervento chirurgico, artrosi
diffuse, artrosi cervicali, artrosi lombari,
tendinopatie , patologie muscolo-tensive,
neuropatie quali neurite post-herpetica
(il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio) e la
nevralgia del trigemino.
Perché oggi gli anestesisti si trovino a
trattare una patologia che fino a pochi
anni fa era di interesse prevalente ortopedico, è spiegato dal fatto che in questi
anni ci si è resi conto che le indicazioni
chirurgiche sono veramente minime e
che il trattamento più efficace consiste
nell’infiltrazione, sia di tipo Mesoterapica
che Peridurale.
Dopo gli accertamenti clinici e radiologici
(TAC, RMN, Rx della colonna vertebrale,
elettromiografia, etc.), le lombosciatalgie,
e tutte le patologie sopraelencate, vengono
in genere curate mediante cicli di infiltrazioni, che i medici anestesisti effettuano
in ambiente protetto, in Ospedale, e per la
maggior sicurezza del paziente, in caso di
trattamento peridurale, in regime di Day
Surgery. Le infiltrazioni, quelle Mesoterapiche , eseguite da personale medico
specializzato in questa tecnica, consistono
in somministrazioni sottocute o intradermiche di piccole quantità di farmaco,
direttamente nei punti dolenti, visualizzati
attraverso manovre particolari. Permettono
di ottenere un beneficio quasi immediato
con l’impiego di pochissimo farmaco, visto
che viene utilizzato direttamente nella
zona infiammata e non per via sistemica.
La peridurale invece, tecnica più invasiva,
STUDIO SPECIALISTICO
RADIOLOGIA
ECOGRAFIA
Dottor Renato Pilia sas
Radiologia generale
Radiologia dentale
Mammografia
Ecografia mammaria
Ecografia generale
Ecografia muscolo-scheletrica
Risonanza magnetica articolare
(eccetto spalla ed anca)
LANUSEI:
dal Lunedì al Venerdì 8-12
TORTOLÌ:
dal Lunedì al Venerdì 8-18 (Orario continuato)
LANUSEI - Via Marconi, 82 - Tel. 0782 42 324
TORTOLÌ - Via Coghinas - Tel. 0782 622 192
Ogliastra Sanità
viene eseguita sempre da medici specialisti
ed eseguita in regime di Day Surgery,
per poter monitorare l’andamento delle
funzioni vitali post trattamento. Questa
metodica consiste nella somministrazione,
tramite un particolare ago, di farmaci
(solitamente Anestetici Locali e Cortisonici)
in una zona ben definita , lo Spazio Peridu-
Neurostimolatore midollare
rale , presente nella colonna vertebrale e
consente di attenere immediato beneficio.
Questa tecnica è solitamente utilizzata per
il trattamento di ernie discali e patologie
maligne a carico della colonna vertebrale,
quando queste risultano inoperabili.
Quando l’infiltrazione non è in grado di
risolvere il problema, il nostro centro di
Terapia del Dolore è in stretto contatto
con il centro di riferimento regionale del
dolore situato a Cagliari e diretto dal Dott.
Mameli per eseguire eventuali interventi più
complessi come la peridurolisi e l’impianto
di neurostimolatori midollari (SCS)
La sempre maggiore specializzazione ha
fatto sì che nuove metodiche, sempre meno
invasive e sempre più efficaci, siano state
introdotte per affrontare ogni possibile
problema che riguardi la colonna vertebrale.
L’ambulatorio non è però aperto solo a
questo tipo di pazienti: può accedere all’ambulatorio anche chi è affetto da patologie
dolorose complesse come quelle legate
all’Herpes Zoster, alla nevralgia post-erpetica e alla nevralgia del trigemino o a
sindromi dolorose secondarie a malattie
infiammatorie, degenerative o neoplastiche.
Riepilogando quindi, solo le infiltrazioni mesoterapiche vengono effettuate
contestualmente alla visita, tutte le altre
prestazioni che comportano una certa invasività, richiedono un ricovero di poche
ore, in day surgery, per garantire il massimo
dell’assistenza.
Dott Salvatore Sinatra
Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
9
IL DISAGIO PSICOLOGICO IN ONCOLOGIA
Il dolore del malato
Secondo l’0rganizzazione Mondiale della Sanità
( OMS ) fra dieci anni saranno circa 15 milioni i
nuovi casi di cancro.
Non è infrequente leggere sui giornali la testimonianza di personaggi noti ( per esempio Oriana
Fallaci, Tiziano Terzani, Kylie Minogue….. ) , che
hanno parlato della loro malattia annunciando
la propria battaglia in una sorta di “ outing “ del
proprio stato di malati di cancro.
Una condizione che ogni malato vive e affronta in maniera diversa, in un modo del tutto
personale, che non è privo di conseguenze sul
percorso della malattia. Secondo i dati della
letteratura scientifica, infatti, un malato di cancro
su tre soffre di uno stato di stress emozionale
significativo, tale da influenzare in maniera
estremamente negativa la qualità della vita,
il desiderio di curarsi, i rapporti interpersonali
familiari e il ritorno al lavoro.
“Per questo è fondamentale che interventi
di riabilitazione a carattere psicologico siano
un punto centrale dell’assistenza per chi si
ammala di cancro e per i suoi familiari “, spiega
Luigi Grassi, Presidente della Società Italiana di
Psico-Oncologia.
Un male delle anime
L’impatto emozionale delle malattie neoplastiche e le problematiche psicologiche e
interpersonali secondarie all’ammalarsi di
tumore rappresentano uno dei nodi centrali
dell’assistenza. La sofferenza della singola
persona e della sua famiglia, travolte dal cancro,
e le importanti conseguenze sul piano emotivo
e relazionale, sia quando il paziente guarisce
sia quando l’esito è la morte, non risultano
ancora sufficientemente al centro della ricerca
e dell’assistenza oncologica in quasi tutte le Nazioni. Infatti la letteratura internazionale indica
che in un solo paziente su quattro i problemi
di ordine emozionale vengono correttamente
riconosciuti e opportunamente trattati.
Il dolore, l’ansia, la depressione, le difficoltà in
ambito familiare, lavorativo e interpersonale,
i problemi di accettazione della propria immagine corporea e del cambiamento dei ruoli, la
paura per eventuali ricadute e la paura della
morte, diventano frequentemente ostacoli
insormontabili per moltissimi malati di cancro.
Ripercorrere il proprio percorso esistenziale,
riuscire a dare significato agli eventi accaduti,
ricercare e dare voce ai propri valori spirituali
nelle fasi finali della vita, costituiscono il nucleo
della terapia centrata sulla dignità del morente.
Diverse correnti psicologiche si muovono oggi su
questa importante filosofia nelle cure palliative
e in Psico-Oncologia per mantenere il contatto
con chi si trova nella fase terminale della vita
e per garantire una continuità assistenziale.
Fonte di speranza non è solo e unicamente data
dalla guarigione, ma quando la guarigione non
è possibile, la speranza riguarda la certezza di
non essere abbandonati, la consapevolezza di
avere lasciato una traccia della propria esistenza e di essere stati di insegnamento per altre
persone, il non sentirsi di peso per i propri cari,
il mantenere la dignità.
Esistono oggi, nell’ambito della psiconcologia,
approcci specifici in questo senso, la cui efficacia
è stata ripetutamente provata.
Lo psiconcologo: una nuova
figura per i bisogni dei
pazienti.
L’ultimo decennio ha visto nascere e affermarsi
una nuova figura professionale, a cavallo tra
due discipline sanitarie, l’oncologia e la psicologia/psichiatria. Questa figura individua una
professionalità di psicologo o psichiatra applicato
all’oncologia, che lavora all’interno del team
oncologico o ne è consulente regolare e stabile.
La comunicazione della
malattia.
Come si comunica la diagnosi di cancro? Esistono
modalità per rendere la relazione medicopaziente più efficace? Esiste una mediazione
tra la “congiura del silenzio“ e l’”accanimento
della verità“? E’ possibile riumanizzare la relazione medico-paziente attraverso il dialogo
e un’attenzione alla persona nella interezza
piuttosto che all’organo ammalato? La ricerca
in ambito psico-oncologico ha dato molte risposte a queste domande, dimostrando come le
tecniche comunicative possano essere acquisite
dai medici attraverso corsi specifici.
Il medico, l’infermiere che ogni giorno lavorano
e vivono a contatto con persone che soffrono,
soffrono anch’essi. Che la professione di assistenza sanitaria fosse a particolare rischio di
tensione emotiva, di stress, di “bruciarsi“ pian
piano lavorando (sindrome del burn-out o
dell’operatore bruciato), è noto da anni. Recenti studi di visualizzazione cerebrale hanno
documentato che assistere alla sofferenza di
un’altra persona attiva nel cervello le aree e
i circuiti del dolore, come se fosse il dottore o
l’infermiere stesso a soffrire. Comunicare ad un
paziente una diagnosi di tumore , discutere con
lui suscita reazioni emozionali intense, spesso
parallele a quelle del paziente, registrabili non
solo raccogliendo la testimonianza verbale del
medico ma analizzando le reazioni con opportuni strumenti psicofisiologici, molto più fini e
che esplorano reazioni profonde.
Questa figura tende a diffondersi e molti centri
oncologici contano finalmente tali professionisti
(in Italia circa 250). I suoi campi principali sono
la comunicazione con il paziente oncologico,
campagne di screening, interventi psicofarmacologici, supporto allo staff, tutti ambiti
dotati di una specificità per i malati sofferenti
delle patologie tumorali.
5 per mille
L’Associazione Mano tesa Ogliastra
per continuare ad offrire il proprio aiuto e
sostegno ai malati oncologici e per poter
sostenere economicamente
la pubblicazione di questo periodico
Vi invita a versare a proprio favore il 5 per mille.
Codice Fiscale: 91007160913
Sostegno per malati e loro
familiari
Molto spesso, anzi troppo spesso, l’ammalato
oncologico e i suoi cari si sentono soli di fronte
e nei confronti della malattia. Sappiamo che
la parola “cancro“ atterrisce, crea ansie, paure,
angosce, difficili da superare per il paziente e
per chi gli è vicino.
I sentimenti sono sicuramente diversi da una
persona all’altra ma in tutti, certo, c’è una domanda insistente: che cosa posso fare per la
persona che amo? A chi mi devo rivolgere per
assicurarle le cure migliori? I familiari vivono
angosce e disperazioni pari a quelle del paziente
e, soprattutto,si sentono impotenti, incapaci di
salvare la vita di una persona che amano tanto.
È dunque molto importante che i pazienti ricevano un sostegno multiplo: da parte della
famiglia, dello psicologo, di volontari preparati e
formati, del sacerdote (se credenti), degli amici,
di persone che hanno o hanno avuto un tumore.
Il paziente non deve sentirsi abbandonato,
ma compreso in ciò che vive, che sente, dalle
persone che gli sono vicine.
Conclusioni
Da quanto sopra brevemente tratteggiato si può
intuire, per pazienti, familiari, operatori sanitari,
volontari del settore, come sia importante avvicinarsi alla psico-oncologia, a questa relativamente
giovane specializzazione
Spiega il prof. Grassi (ordinario di psichiatria
all’Università di Ferrara): “ la Psico-Oncologia è
una disciplina nata ufficialmente circa venticinque
anni fa con l’obiettivo di studiare le implicazioni
e i risvolti psicologici e sociali del cancro, per
intervenire adeguatamente su di essi.
Se le campagne di informazione su comportamenti a rischio, come le campagne anti-fumo e
i programmi di screening, rappresentano i punti
centrali per combattere il cancro, prevenendolo
o effettuando diagnosi precoci, le implicazioni
psicologiche e sociali di tali programmi ne rappresentano elementi chiave, chiamando in causa
la motivazione, la cura del corpo, la riduzione
delle condizioni di stress e i cambiamenti dello
stile di vita”.
Tonino Loi
Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
10
Il mondo
Interessante attività di aggiornamento nella colonia di Bau Mela
I giovani diabetici si organizzano
Tutti i partecipanti del campo scuola in visita alla diga di Bau Mela
Una ventata d’aria fresca, di entusiasmo
e voglia di fare, ha consentito alla FAND
Ogliastra di effettuare un effettivo salto di
qualità. La FAND, Associazione Italiana Diabetici, fondata nel 1982 dal Dott. Roberto
Lombardi, è un’istituzione di volontariato
alla quale aderiscono attualmente circa
cento associazioni, fra cui la Fand Ogliastra
che, fondata nel 2002, è stata portata
avanti dall’ex presidente Silverio Boi che
ha concentrato la sua attenzione in modo
particolare sul diabete di tipo 2. L’anno
scorso un gruppo di giovani con diabete
di tipo 1, invece di fondare una nuova
associazione, si è inserito con entusiasmo in
FAND Ogliastra e una del gruppo, Francesca
Greco, ne è divenuta presidente. Il 1 e 2
dello scorso Maggio è stato organizzato
dalla rinnovata associazione a Bau Mela,
nel territorio di Villagrande Strisaili, un
interessante campo scuola dedicato ai
giovani diabetici. È stata una splendida
occasione per il rilancio del sodalizio, “È
stata una esperienza davvero stupenda
sotto ogni profilo”, racconta Francesca
Greco. Nonostante il mare dell’Ogliastra
sia fra i più belli d’Italia, si è preferita la
montagna. Il bosco in cui si è tenuto il
campo scuola si trova a 850 metri di quota
e i ragazzi sono stati alloggiati nella colonia
messa a disposizione dal Seminario Vesco-
vile della diocesi di Lanusei. Due giorni di
lavoro intenso tra lezioni e prove pratiche:
conteggio dei carboidrati ed esercizio fisico
i temi chiave. Ma soprattutto camminate
fra boschi di lecci, siepi di corbezzoli e testimonianze archeologiche: domus de janas,
tombe dei giganti, menhir e nuraghi. Ha
coordinato i lavori dei 30 partecipanti, fra i
16 e i 45 anni. una equipe composta dalla
diabetologa Gisella Meloni, dall’infermiera
Ornella e dalle dietiste Gilda e Sandra del
Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di
Lanusei.
Dott. Gianni Pes e Dott Francesco Tolu,
ricercatori dell’Università di Sassari, e
la psicologa Paola Ferreli hanno svolto
delle relazioni che hanno suscitato grande interesse tra i ragazzi, specialmente
perché alle stesse è stato dato un taglio
decisamente semplice e pratico. “Tanto
è stato l’interesse che stiamo pensando
di dare continuità a questi incontri con
oggetto il mondo del diabete e non solo
quello” racconta la Greco.
Grande rilievo è stato dedicato ai risvolti
psicologici legati alla malattia diabetica
e la possibilità di confrontarsi è risultato
un momento vincente del campo scuola.
“Ciascuno di noi ha scoperto di non essere il
solo a trovarsi davanti a un certo problema,
ad avere una determinata sensazione o ad
aver escogitato una soluzione”, ricorda la
presidente della Fand Ogliastra.
Le attività future della Associazione sono
ancora tutte da decidere, ma una cosa è
sicura: “Organizzeremo altri campi scuola
come questo” conclude Francesca Greco.
I ragazzi della
FAND Assoc. Italiana Diabetici Ogliastra
Tortolì 08048 (OG)
Presidente Francesca Greco
Email [email protected]
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Il gruppo in visita al sito archeologico “S’Arcu e is Forros” di Villagrande
Ogliastra Sanità
Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
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del diabete
Una positiva esperienza di lavoro
I giovani diabetici impegnati nei gruppi di lavoro
L’esperienza che ho avuto l’opportunità
di fare nella giornata del 2 maggio con il
gruppo della Fand Ogliastra è stata molto
piacevole. Alla fine del lavoro sono andata
via arricchita dall’esperienza.
Quando mi è stata fatta la richiesta dagli
organizzatori di offrire un mio contributo,
parlando con loro, è risultato subito chiaro
quanto fosse grande e urgente il bisogno dei
partecipanti di confrontarsi non solo con gli
aspetti medici e tecnici della malattia, ma
anche con gli aspetti psicologici e sociali,
loro e dei loro familiari.
Durante il lavoro abbiamo concentrato
l’attenzione sul cammino che ciascuno ha
fatto o sta facendo verso l’accettazione di
una malattia con la quale dovrà convivere
per tutta la vita. Sono emerse tutte le emozioni legate a questo difficile percorso: la
paura, la rabbia, il senso di precarietà, il
senso di colpa, la frustrazione.
Sono risultati cruciali sia il momento della
diagnosi che il successivo percorso terapeutico, spesso vissuti dalla persona con
diabete come un vero e proprio evento
traumatico, in grado di generare vissuti
di profonda sofferenza. La comunicazione
della presenza di una condizione cronica
determina, infatti, l’insorgere di un disequilibrio interiore, una rottura con il
passato, l’ingresso in una condizione di
totale incertezza, determinando un indebolimento dell’immagine di sé, dettato
dalla perdita dello stato d’equilibrio e
di stabilità precedentemente raggiunti.
Stando così le cose, non si può programmare un’azione di cura efficace che non
tenga conto della dimensione psicologica,
e l’impatto di questa al momento della
diagnosi, e nel successivo periodo di
applicazione della terapia.
Di conseguenza, diventa sempre più
forte l’esigenza di costruire una relazione
incentrata sui bisogni del paziente e
sull’espressione del suo sé. La capacità
dello psicologo e dello psicoterapeuta di
costruire una relazione incentrata sull’empatia e sull’accettazione incondizionata
della persona che ha di fronte, ha lo scopo
di favorire nel paziente, spesso confuso e
spaventato, la presa di coscienza della sua
condizione, una maggiore partecipazione
all’azione di cura, tale da determinare un
conseguente ripristino dell’autonomia,
dell’autostima e della progettualità.
Una attenzione particolare va inoltre data
ai familiari della persona diabetica, che
vivono quotidianamente a contatto con
essa e che spesso contribuiscono attivamente alla gestione della malattia, specie
se si tratta di pazienti bambini o anziani.
Molto fa l’atteggiamento dei familiari nei
confronti della malattia. Infatti il modo in
cui, per esempio, i genitori ‘vivono’ il fatto
che un loro figlio abbia il diabete segna
fortemente l’atteggiamento che il ragazzo e
il futuro adulto avrà nei confronti di questo
aspetto della sua vita. Aiutare non solo il
diabetico ma anche i familiari a gestire
lo stress legato alla malattia permette al
diabetico di non sentirsi diverso, di peso,
e questo accelera il processo di autonomia
nella gestione della patologia. Inoltre, lavorare sui sentimenti che i familiari vivono
aiuta ciascun componente della famiglia a
riportare il problema alle sue reali dimensioni, quindi senza sopravvalutarlo né sottovalutarlo. Questo consente l’eliminazione
dei sensi di colpa che spesso accompagnano
la comparsa della malattia, della rabbia,
della paura e del dolore che distorcono la
visione del problema e impediscono alle
persone di trovare comportamenti adattivi.
Riconoscere i propri sentimenti negativi è
il primo passo verso l’equilibrio; le emozioni
entrano nell’area della consapevolezza e
possono essere trasformate e utilizzate in
maniera positiva.
Essere consapevole delle proprie emozioni, ascoltarle, nominarle, esprimerle
e comunicarle agli altri è essenziale per
mantenere un buon equilibrio psicologico.
E questo è quanto serve per gestire al
meglio qualunque situazione. Anche la
più difficile. Anche il diabete.
Paola Ferreli
Importante traguardo raggiunto nell’Ospedale di Lanusei
La diabetologia ha ottenuto la certificazione di qualità
La diabetologia ha ottenuto la certificazione
di qualità“Va dove ti porta il cuore”è un messaggio affascinante per ogni uomo.“Va dove ti
porta il paziente”è l’indicazione obbligatoria
per una azienda sanitaria che intenda giocare bene la propria sfida per il futuro. Come
risultato di profondi cambiamenti sociali e
culturali, nel mondo dei consumi e dei servizi,
i clienti (aziende, utenti, singoli consumatori,
pazienti), hanno esigenze sempre diverse e
di complessità crescente.
C’è però una componente che rimane costante: i pazienti, oggi più consapevoli, chiedono
istintivamente che beni e servizi abbiano
“qualità”. Il concetto di qualità porta in sé una
grossa carica di indeterminatezza; si può in
linea di massima condividere il pensiero che,
per un cliente, un bene o servizio è di qualità
quando questo soddisfa le proprie esigenze.
Nel settore della salute, si raggiunge una
buona qualità quando i processi diagnostici,
terapeutici e assistenziali presentano il
minimo possibile di indeterminatezza e di
errore. C’è una via maestra internazionale
aperta, nel mondo dei servizi sanitari, per
poter offrire ai propri clienti-utenti-pazienti
questa ragionevole garanzia della qualità:
la strada è quella di far certificare il Sistema
di Gestione per la Qualità (SGQ) secondo
la norma iso 9001:2000. La struttura che
vuole costruire il proprio SGQ deve fare
un’attenta e approfondita analisi dei pro-
pri processi di servizio e descriverli in una
serie di documenti (procedure generali o
operative) che devono essere condivise
da tutta l’organizzazione. Deve esistere
nella struttura una figura, il responsabile
gestione della qualità, che ha il compito di
tirare le fila nella realizzazione del SGQ e
sintetizzare l’organizzazione in un “manuale
della qualità”, in cui mette in evidenza come
l’operatività aziendale soddisfa le richieste
della norma iso 9001:2000. Il manuale
della qualità è poi consegnato ad un ente
di certificazione, che deve giudicare se il
SGQ della struttura, così come descritto nel
(segue nella pagina successiva)
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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra
Il diabetologo risponde
ad alcuni quesiti frequenti
manuale stesso, è conforme alla norma.
Questo è quello che è avvenuto nell’Unità Operativa di Diabetologia e Malattie
Metaboliche dell’ASL 4 di Lanusei. Nel
marzo scorso una verifica ispettiva di un
ente certificatore ha confermato che i
processi di quel servizio sono conformi
alla norma iso e ha conseguentemente
rilasciato il certificato di qualità. Protagonisti del prestigioso risultato sono stati
Dr Albino Massidda, direttore dell’unità
operativa, Dott.ssa Gisella Meloni, responsabile della qualità della struttura, Dr
Beppe Carugo, supervisore del progetto,
e tutto il personale che insieme hanno
abbracciato con entusiasmo questa nuova
filosofia di lavoro, certi che la qualità nella
organizzazione si traduce sicuramente in
un miglioramento dell’ assistenza. Importante per il raggiungimento dell’obiettivo
è stato il supporto della direzione generale
dell’ASL 4 nella persona del Commissario
Dr Francesco Pintus e della dott.ssa Grazia
Cattina, responsabile della formazione,
che hanno sostenuto con convinzione il
lavoro dei diabetologi.
Se si considera che in Sardegna la certificazione di qualità dei servizi di Diabetologia
è rara, che solo la Diabetologia di Olbia,
oltre a Lanusei, ha raggiunto l’obiettivo, e
che in Italia sono solo una decina i Centri
Antidiabete che hanno ottenuto lo stesso
risultato, il traguardo raggiunto a Lanusei
acquisisce ancor maggior prestigio. La
certificazione non è da intendersi come
un traguardo raggiunto od un punto di
arrivo, bensì di partenza, essendo il sistema gestione della qualità una modalità
operativa soggetta a miglioramenti e
verifiche periodiche.
E ovvio che non si può fare qualità da
soli, poichè ogni servizio è inserito in un
contesto più ampio, in cui è necessario
confrontarsi continuamente. E già il
laboratorio analisi e la nefrologia, con il
pieno appoggio della Direzione Generale, hanno, a loro volta, iniziato il percorso
di accreditamento. Il fine dichiarato é
garantire agli utenti ogliastrini che, se
è vero che nella piccola realtà della ASL
4 di Lanusei non tutti i tipi di prestazioni possono essere erogate, quelle
che vengono erogate sono di qualità,
e presto saranno certificate.
Risponde la Dott.ssa Gisella Meloni
Qual è la differenza tra
Diabete Mellito tipo 1 e
Diabete Mellito tipo 2?
Diabete tipo 1 si presenta maggiormente
nella fascia di età compresa tra 0 e 30 anni.
Questa forma di Diabete è determinata dalla
distruzione delle cellule che producono
insulina, raccolte nelle insule nel pancreas.
Ciò conduce ad una progressiva diminuzione della produzione di insulina, con il
conseguente aumento degli zuccheri nel
sangue. Oggi sappiamo che il diabete tipo
1 è una malattia autoimmune. Il nostro
sistema immunitario, che ha la funzione
di difenderci dagli agenti estranei come
batteri e virus, risulta alterato e distrugge
le proprie cellule di Langherans.
Il diabete tipo 2 invece colpisce le persone
al di sopra dei 40-50 anni di età ed è associato al sovrappeso. La malattia non è
di tipo autoimmune ma ha una notevole
componente ereditaria. Il paziente produce
insulina, poiché il suo pancreas è intatto,
ma non in quantità sufficiente per controllare i livelli glicemici. È da segnalare che
recentemente sono stati segnalati sempre
più casi di diabete tipo 2 in ragazzi in sovrappeso. Questo fenomeno è da correlare
con l’alta prevalenza di obesità infantile.
Quando vanno prese le
compresse ?
Nella pratica quotidiana si utilizzano prevalentemente due categorie di farmaci
ipoglicemizzanti
1) Secretagoghi (sulfoniluree di seconda
generazione), sono quei farmaci che
favoriscono la secrezione dell’insulina e
non devono essere assunti subito prima
dei pasti, ma almeno 15-30 minuti
prima, per permettere al farmaco di
agire sul pancreas e aumentare la secrezione di insulina nel momento in cui
assumerete del cibo. Infatti i carboidrati
introdotti tendono a far aumentare il
livello glicemico già dopo circa 10 minuti
dalla loro ingestione, mentre l’aumento
dell’insulina ha un ritardo di almeno
30 - 45 minuti.
2) Le biguanidi (metformina) sono farmaci
che favoriscono l’utilizzo del glucosio a
livello periferico.
Non provocano ipoglicemie.
Non devono essere assunte prima del pasto,
ma durante o subito dopo aver mangiato,
per limitare fastidiosi effetti collaterali gastrointestinali.
Le compresse, non vanno prese lontano dai
pasti. Sono farmaci che possono provocare
ipoglicemie, quindi è necessario assumere dei
carboidrati per evitare spiacevoli situazioni.
Quando va fatta la terapia
insulinica?
I tempi di somministrazione sono diversi a
seconda del tipo di insulina.
Oggi, le insuline più comunemente usate
sono gli analoghi rapidi (Humalog, Novorapid,
Apidra) e gli analoghi lenti (Lantus, Levemir).
Ricordiamo cosa non si deve fare: iniettare
l’analogo rapido e non mangiare subito. I
tempi di somministrazione sono importanti
per ottenere l’obiettivo terapeutico ed evitare
ipo o iperglicemie.
Gli analoghi lenti normalmente si usano
prima di coricarsi e si deve cercare di rispettare l’orario; il medico può spostare l’ora di
assunzione in un tempo diverso, a seconda
della necessità della persona.
Come si conserva l’insulina?
L’insulina si conserva in frigorifero, ma non
quella che si sta utilizzando che invece va
tenuta a temperatura ambiente e in tali condizioni è valida per un mese. Nel caso di dosi
giornaliere alquanto ridotte è consigliabile
scrivere sul flacone la data in cui l’insulina è
stata levata dal frigorifero.
Se uno deve fare uno sforzo
fisico come deve comportarsi?
Ogni diabetico può controllare la propria
risposta personale all’attività fisica misurandosi la glicemia prima, durante e dopo
l’esercizio fisico.
Se nonostante i controlli e le precauzioni
compaiono sintomi di ipoglicemia occorre:
- smettere e riposarsi
- mangiare cibi contenenti glucosio o
che formano glucosio, bevendo un po’
d’acqua per favorirne l’assorbimento
- stare fermi per almeno 15 minuti
- se i sintomi non passano totalmente, occorre tornare a casa, camminando piano
o preferibilmente usando un mezzo di
trasporto o facendosi accompagnare.
Dove vanno praticate le
iniezioni di insulina
È necessario ricordarsi di non iniettare l’insulina sempre nello stesso punto, ma cambiare
sede ogni volta per evitare le lipodistrofie. Le
sedi da non usare sono: la zona circostante
l’ombelico, la zona sotto la cintura dei pantaloni, le zone interne delle braccia e delle
cosce. Una volta somministrata l’insulina
non si deve massaggiare, come spesso si usa
fare con le iniezioni tradizionali, ma si deve
solo tamponare per permettere un corretto
assorbimento.
Il paziente con Diabete ha
delle limitazione per quanto
riguarda il rinnovo patente?
Per avere un rinnovo protratto negli anni
è opportuno avere un buon controllo della
propria glicemia, non avere problemi alla
vista, ai reni o i dolori alle gambe per la
neuropatia. Occorre ancora non soffrire di
malattie cardiache e non avere avuto episodi
ipoglicemici.
Il diabetologo deve esprimere una propria
valutazione che potrà essere:
• profilo di rischio basso, cioè il soggetto
può ritenere la sua patente rinnovata
nel tempo, fino a scadenza;
• medio, cioè con un limite, per esempio
tre anni.
• elevato, per cui si demanda alla Commissione medica locale un’ulteriore
valutazione.
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Giovani ricercatori ogliastrini coinvolti nel progetto
All’Università di Cagliari
si costruisce la mano bionica
BMI. È l’acronimo di Brain Machine Interface, letteralmente “interfacce tra cervello e macchina”. Sono probabilmente
il più spettacolare risultato della rivoluzione portata dall’ingresso di materie
ingegneristiche come la nanotecnologia
e la microelettronica nel campo della
medicina e della biologia. Sono dei
dispositivi elettronici che permettono
di tramutare gli impulsi neurali prodotti
dal cervello e dal sistema nervoso in segnali elettrici interpretabili da macchine
ed utensili creati dagli ingegneri per i
più svariati usi. Le possibili applicazioni
sono infinite, e, per la verità, più vicine
al mondo della fantascienza che a quello
della scienza, almeno allo stato attuale
della ricerca. Si potranno tradurre gli
impulsi cerebrali in tracce audio per
ridare la parola agli affetti da mutismo,
si potrà comunicare con un calcolatore
usando solo il pensiero, o semplicemente
impiantare il telecomando direttamente
sotto la pelle del telespettatore, per
non doverlo più cercare in giro per casa.
Purtroppo, per raggiungere questi traguardi, più o meno utili ed etici, è ancora
necessario compiere numerosi passi
che richiedono una attività di ricerca
intensiva e multidisciplinare.
Una delle più importanti applicazioni
in fase di studio è quella che riguarda
lo sviluppo di protesi da usare in caso
di gravi disabilità motorie per attenuare
l’impatto negativo che queste creano
sulla qualità di vita del disabile, tentando di restituire quelle funzioni fondamentali capaci di garantire la massima
Molti nostri giovani lavorano come ricercatori in
importanti progetti di livello europeo e mondiale.
Lavorano in silenzio, con grande dispendio di tempo
e con enorme passione. Percepiscono retribuzioni
contenute, certamente inadeguate se rapportate ai
lunghissimi anni dedicati agli studi, alle competenze
conseguite e alle ingenti spese sostenute dalle loro
famiglie. Le loro retribuzioni per lo più sono pure
precarie, legate a borse o finanziamenti inseguiti anno
per anno.
Proprio per mettere in risalto i loro meriti, con
entusiasmo pubblichiamo di seguito l’articolo di
una ricercatrice di Villagrande, che, insieme ad altri
ricercatori sardi, sta dando il proprio sostanziale
contributo nel campo delle scienze biomediche nella
costruzione di arti artificiali.
autonomia operativa. In particolare, una
delle sfide ingegneristiche e scientifiche
che si pongono di fronte alla comunità
dei ricercatori in campo biomedico,
riguarda lo studio e la progettazione
di arti artificiali che possano essere
controllati direttamente dal sistema
nervoso, e dunque percepiti dal paziente
come parte del proprio corpo, e che lo
possano contemporaneamente stimolare
sulla base delle condizioni esterne (per
esempio di temperatura), fornendo un
feedback sensoriale.
Questa sfida è sbarcata in Sardegna
durante lo scorso anno accademico,
quando l’EOLAB, il Laboratorio di Microelettronica dell’Università di Cagliari,
è stato coinvolto nel progetto di ricerca
Safe Hand, finanziato dal Ministero
dell’Istruzione, dell’Università e della
Ricerca.
Il progetto punta alla realizzazione di
una vera e propria cyber-mano con
cinque dita comandate dal cervello,
proprio come in una mano “naturale”.
Al progetto, a cui partecipano anche
altri partner di livello internazionale
come la Scuola Superiore Sant’Anna di
Pisa, l’università Campus Bio-Medico di
Roma (Unità Operative di Neurologia,
Ortopedia e Traumatologia, Anestesia,
Ingegneria Biomedica), l’IBMT Institute
Fraunhofer Gesellshaft, e l’Universidad
Autonoma de Barcelona, è stato recentemente dedicato un servizio dalla
televisive nazionale e un articolo sul
National Geographic.
Tutto è nato quando, alcuni mesi fa,
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La quantità di strumentazione necessaria finora e di quanto è stata ridotta presso l’Università di Cagliari
un gruppo di medici e bioingegneri
della Scuola Superiore Sant’Anna e del
Campus Bio-Medico, ha presentato i risultati sperimentali ottenuti collegando
il cervello di un paziente amputato della
mano sinistra ad una protesi artificiale.
Attraverso l’uso di sottilissimi elettrodi impiantati nei nervi periferici del
braccio dell’ amputato, è stato creato
un collegamento bidirezionale tra il
cervello e la mano artificiale, che ha
permesso, da una parte, all’uomo di
inviare comandi motori alla mano e,
dall’altra, ai sensori integrati nelle dita
artificiali di trasferire stimoli percettivi
direttamente al cervello. In un mese di
sperimentazione, il paziente è riuscito
a muovere con soli impulsi cerebrali la
mano artificiale, compiendo tutti e tre
i movimenti prefissati dal programma
di ricerca: opposizione pollice-indice,
pugno, movimento del mignolo. I movimenti della protesi sono avvenuti per
puri impulsi cerebrali e hanno corrisposto alle reali intenzioni del paziente in
più del 95 per cento dei casi.
Il progetto Safe Hand ha questi risultati clinici come punto di partenza. Gli
obiettivi principali sono una funzionalità
dell’arto garantita per periodi più lunghi
e la miniaturizzazione dei dispositivi
tecnologici utilizzati.
Infatti, il prototipo utilizzato durante
la sperimentazione preliminare, non
può essere attaccato al moncherino del
soggetto amputato. Le apparecchiature
elettriche ed elettroniche necessarie
per acquisire e decodificare i segnali
neurali inviati dal cervello e, contemporaneamente, per generare i segnali di
stimolazione verso il sistema periferico,
sono infatti ingombranti e poco pratiche
(occupano circa lo spazio di un armadio
a due ante!).
Il nostro compito di ricercatori dell’Eolab, è proprio quello di realizzare un
sistema elettronico portabile e a basso
costo, che svolga i medesimi compiti di
collegamento tra l’amputato e la protesi biomeccatronica (neologismo che
racchiude le tre componenti essenziali
della protesi: biologica, meccanica ed
elettronica). Il sistema sarà wireless,
cioè comandato a distanza, e a basso
consumo di potenza, e sarà completamente integrato all’interno di un microchip di silicio, interamente progettato
dall’EOLAB. Una volta impiantato sotto
la cute del paziente, sarà in grado di
comunicare senza fili con la protesi
progettata dai partner.
Ciò permetterà di impiantare in maniera
chirurgica soltanto elettrodi e microchip, evitando i complicati interventi
necessari per la collocazione della parte
meccanica.
Dalla decodifica dei segnali registrati in
alcune fibre efferenti (sono efferenti le
fibre nervose che vanno dal cervello in
periferia) all’interno del nervo, possono
essere estratte informazioni cinematiche
e cinetiche, cioè riguardanti il movimento, mentre dalla stimolazione elettrica
di alcune fibre afferenti, che sono quelle
che dalla periferia vanno al cervello,
possono essere fornite informazioni
tattili e sensoriali.
Uno dei requisiti fondamentali in questo
tipo di sistemi è l’immunità ai disturbi,
dato che i potenziali neurali extracellulari sono segnali informativi di intensità
estremamente bassa (dell’ordine dei
milionesimi di volt) e, soprattutto, devono
essere selezionati all’interno del mare di
rumore elettromagnetico in cui galleggiamo, durante l’era del wireless, a cui
si aggiunge il forte disturbo dovuto ad
esempio ai segnali elettromiografici ed
alla presenza stessa del circuito di misura.
I primi risultati incoraggianti sono stati
ottenuti dall’EOLAB durante una fase di
sperimentazione su animali anestetizzati
presso la Facoltà di Medicina della Universitat Autonoma de Barcelona (Spagna) in collaborazione con il Dott. Xavier
Navarro, effettuati tramite l’utilizzo di
una versione preliminare del dispositivo
realizzata su circuito stampato, non
ancora impiantabile ma sicuramente
più portabile della strumentazione da
laboratorio che sostituisce.
Grazie a delle procedure di microchirurgia asettica, un microelettrodo è
stato impiantato nel nervo sciatico di
un ratto adulto di 3 mesi, e sono state
effettuati dei tentativi di stimolazione
e registrazione.
La grande mole di dati raccolta è ancora
sotto esame, richiede uno studio attento
e metodico che è attualmente in corso,
contemporaneamente alla progettazione
del microchip.
Il progetto durerà un altro anno e una
nuova richiesta di finanziamento per
una attività triennale è sotto esame da
parte della comunità europea.
I risultati finora raggiunti sono incoraggianti e siamo certi che lo sviluppo
futuro sarà positivo.
Daniela Loi
La posta dei Lettori
Una risposta risolutiva
Sono una giovane madre che, nel 2007, é stata riconosciuta invalida civile nella
misura dell’80%. Volendo richiedere all’INPS la pensione d’invalidita’, mi sono
rivolta ad un sindacato per la parte burocratica. Purtroppo, però, mi venne
risposto che non avevo diritto a percepire la pensione perchè, considerati il
mio lavoro part-time ed il reddito di mio marito, risultavo non rientrare tra
i possibili beneficiari. E’ stata poi una grande sorpresa l’aver appreso dalla
“pagina del legale” della vostra rivista “Ogliastra Sanità”, l’indicazione che anche
i lavoratori part – time hanno pieno diritto di riscuotere la propria pensione
di invalidità. Contattata la Redazione di Ogliastra Sanità, da un loro esperto
legale, mi venne altresì assicurato che il reddito del coniuge é ininfluente ai
fini della domanda. Ho perciò rifatto la richiesta nel maggio 2009 inserendo,
oltre al mio reddito fino all’aprile del 2009 (data di cessazione della mia
attivita lavorativa) anche la dicitura “ il reddito del coniuge é ininfluente ai
fini della domanda”. Morale: ad aprile 2010 mi è stato liquidato l’assegno di
invalidità nonostante la modulistica richieda anche l’indicazione del reddito
del coniuge. Racconto questa mia esperienza perchè possa essere di aiuto a
qualcuno ed ovviamente per esternare il mio più grande ringraziamento per
l’Associazione Mano Tesa Ogliastra.
Luisella di Tortolì
La Pagina del lEGALE a cura di Severina Mascia
Ogliastra Sanità
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Una nuova possibilità in aiuto dei soggetti più deboli
L’AMMINISTRAZIONE
DI SOSTEGNO
L’amministrazione di sostegno è una
figura istituita con la legge n. 6 del 9
gennaio 2004, a tutela di tutti coloro
i quali, pur avendo difficoltà nel provvedere ai propri interessi, bisogni e
cure, non necessitano di ricorrere agli
istituti, di gran lunga più penetranti,
dell’interdizione o dell’inabilitazione.
Trattasi di una normativa emanata a
seguito di un iter alquanto lungo e
contrastato che ha introdotto nell’ordinamento italiano delle significative
novità in merito alla tutela dei soggetti
più deboli.
In ogni caso, la predetta disciplina recepisce l’orientamento già presente
nella legge n. 104/1992 ed in numerose
indicazioni fornite dall’Unione Europea ma, soprattutto, dà attuazione ai
princìpi dettati dagli artt. 2 e 3 della
Carta Costituzionale a favore di quei
soggetti che si trovano in stato di difficoltà: la normativa in parola, infatti,
ha un elevato valore sociale ed è una
risposta di civiltà giuridica per la tutela
della qualità e della dignità della vita
di persone disabili.
La finalità del legislatore è, quindi, quella di tutelare, con la minore limitazione
possibile della capacità di agire, le persone che “per effetto di una infermità
ovvero di una menomazione fisica o
psichica” si trovino “nella impossibilità,
anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”. Alle persone
disabili, quindi, vengono riconosciute
delle misure di protezione flessibili,
adattabili nel tempo alle diverse e variabili esigenze, offrendo momenti di
protezione solamente quando ciò sia
necessario e senza mai giungere ad una
totale esclusione della capacità di agire.
In pratica, non è più necessario ricorrere
ai drastici istituti dell’interdizione o
dell’inabilitazione per poter tutelare i
beni di una persona incapace di gestirsi
autonomamente a causa di problematiche legate alla psiche ovvero all’età
avanzata.
L’amministratore di sostegno, quindi, è
il soggetto il quale assiste una persona
affetta da una grave infermità o da
una menomazione fisica o psichica e
che, pertanto, si trova nell’incapacità
di provvedere in modo adeguato alla
cura della propria persona nonché dei
propri interessi. L’amministratore di
sostegno offre un supporto protettivo ad
aree di alterazioni dello stato di salute
che, prima della legge n. 6/2004, erano
destinate ad essere comprese dalle previsioni degli artt. 414 e 415 c.c. e, cioè,
dall’interdizione e dall’inabilitazione.
La richiesta di amministrazione di sostegno è presentata con ricorso, direttamente al Giudice Tutelare, da:
• beneficiario (persona interessata)
• familiari entro il 4° grado
• gli affini entro il 2° grado
• il Pubblico Ministero
• il Tutore o Curatore
I responsabili dei servizi sanitari e sociali
direttamente impegnati nella cura e
nell’assistenza della persona, venuti
a conoscenza di fatti tali da rendere
opportuna l’apertura del procedimento
di ammininistrazione di sostegno, sono
obbligati a presentare il ricorso.
I poteri dell’amministratore di sostegno,
vengono plasmati dal decreto di nomina
(emesso dal Giudice Tutelare) nel quale
vengono definiti gli atti specifici che
l’amministratore può compiere in nome
e per conto del beneficiario e gli atti che
possono essere compiuti in assistenza.
Il giudice con la sua decisione deve
proteggere la persona, i suoi bisogni
e rispettare le sue richieste nei limiti
della tutela della persona stessa. A
seguito dell’istituzione della misura
di protezione, il beneficiario conserva
in ogni caso una sfera di capacità, con
riguardo a due categorie di atti:
– gli atti necessari a soddisfare le
esigenze della propria vita quotidiana,
– gli atti per i quali la sua capacità
non ha subito limitazioni.
Il decreto di nomina dell’amministratore
di sostegno deve contenere:
1. le generalità della persona beneficiaria
e dell’Amministratore di sostegno,
2. la durata dell’incarico che può essere
anche a tempo indeterminato,
3. l’oggetto dell’incarico e degli atti che
l’Amministratore di sostegno ha il potere
di compiere in nome e per conto del
beneficiario,
4. gli atti che il beneficiario può compiere
solo con l’assistenza dell’amministratore
di sostegno,
5. i limiti, anche periodici, delle spese
che l’Amministratore di sostegno può
sostenere con l’utilizzo delle somme
di cui il beneficiario ha o può avere la
disponibilità,
6. la periodicità con cui l’Amministratore
di sostegno deve riferire al giudice circa
l’attività svolta e le condizioni di vita
personale e sociale del beneficiario.
Per assicurare la correttezza delle relazioni con i terzi estranei, l’art. 405 del
codice civile richiede che l’apertura e
chiusura dell’istituto in parola siano
annotate in margine dell’atto di nascita
del beneficiario; i decreti di apertura,
di modifica e di chiusura sono iscritti
in un apposito registro tenuto presso
il tribunale competente.
Una terza persona, quindi, può, qualora
e quando ne abbia interesse, conoscere
dal registro costituito presso il tribunale
gli atti che il beneficiario può compiere da solo, per quali attività necessita
assistenza e quali atti devono essere
svolti dall’amministratore di sostegno.
La pagina del volontariato
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Ogliastra Sanità
In Ogliastra il volontariato si arricchisce con una nuova iniziativa
Nasce l’Associazione Volontari Ospedalieri
Il 3 Maggio 2010 nell’Ospedale “N.S. della
Mercede “ di Lanusei ha iniziato a svolgere
la propria attività l’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) che rappresenta una
delle più importanti realtà nel settore del
volontariato socio-sanitario.
L’associazione è estesa per tutto il territorio
nazionale con un totale di 30.000 soci.
I requisiti essenziali per essere ammessi
all’AVO sono:
- età compresa tra 16 e 70 anni;
- buone condizioni psicofisiche;
- serietà, equilibrio, discrezione e capacità di relazione;
- disponibilità alla collaborazione;
sono stati tenuti da medici e psicologi che si
sono soffermati in particolare sulla comunicazione con il malato, la relazione di aiuto,
le problematiche socio-assistenziali, l’organizzazione sanitaria e gli aspetti normativi.
L’AVO ha un suo statuto in cui sono dettagliatamente delineate le finalità dell’associazione:
- con la partecipazione di tutti gli uomini di buona volontà, l’AVO intende
rendere, a tutti coloro che non si trovano nella pienezza dei propri mezzi
fisici e psichici, un servizio qualificato,
volontario e gratuito;
- fonda la sua attività istituzionale e
associativa sui principi costituzionali
della democrazia e della partecipazione sociale;
- esclude qualsiasi fine di lucro anche
indiretto, operando esclusivamente
per fini di solidarietà sociale, civile e
culturale;
- opera nelle strutture ospedaliere e
nelle altre strutture socio-assistenziali
con un servizio qualificato e gratuito
- disponibilità a svolgere almeno un
turno settimanale in ospedale;
- disponibilità a partecipare ad incontri
di formazione.
Gli aspiranti volontari ogliastrini hanno
svolto un corso di formazione di base, durato
circa un mese e mezzo. I corsi di formazione
per assicurare una presenza amichevole accanto ai malati offrendo loro,
durante la degenza, calore umano,
dialogo, aiuto per lottare contro la
sofferenza, l’isolamento, la noia. Non
spetta ai volontari AVO qualunque
mansione tecnico-professionale di
competenza esclusiva del personale
medico e paramedico. Il loro impegno non sostituisce quelli che sono i
compiti perseguiti e le responsabilità
assunte dalle organizzazioni nelle
quali svolge la sua attività, bensì si
integra con essi;
- collabora con le Istituzioni per raggiungere gli obiettivi di umanizzazione, di
personalizzazione, di informazione e
di educazione alla salute nel rispetto
dei ruoli e delle competenze previste
dalla normativa vigente;
- si impegna anche in progetti e sperimentazioni mirati a migliorare il
servizio a favore dell’ammalato.
I volontari dell’AVO hanno ben presente che
la malattia coinvolge l’individuo nella sua
totalità, in quanto lo investe oltre che sul
piano fisico anche sulla sfera psico-sociale.
L’ammalato vive spesso necessità opposte:
la necessità di sapere, ma anche di non
sapere; di pensare al futuro, ma anche di
pensare solo all’oggi. È compito dell’operatore soprattutto saper ascoltare, non
ingannare né illudere il paziente.
A tal proposito sono illuminanti le parole di
De Nicola-Zaninetta in “Passare attraverso
il Tempo”:
Se basta una parola,
non fare un discorso
se basta un gesto,
non dire una parola
se basta uno sguardo,
evita il gesto
se basta il silenzio,
tralascia anche lo sguardo.
L’AVO ricorda che agli inizi di ottobre, in
data ancora da stabilire, partirà un nuovo
corso di formazione per altre persone
interessate a far parte dell’associazione.
Gli interessati potranno rivolgersi per la
zona di Tortolì alla responsabile AVO Sig.
ra Laura Pinna (tel. 0782-623164) e, per
la zona di Lanusei, alla Sig Maria Bonaria
Moi (tel 0782-41586).
Laura Pinna
Sanità in pillole
Attività fisica e vitamina D
riducono i rischi di ALZHEIMER
L’Alzheimer si combatte anche con l’esercizio
fisico e la vitamina D. E’ quanto emerge da
due studi presentati durante la Conferenza
Internazionale sulla Malattia di Alzheimer
negli Usa. Analizzando i dati di 1.200 persone la prima ricerca ha calcolato che chi
fa regolarmente attivita’ fisica ha il 40% di
probabilita’ in meno di sviluppare la patologia che fa invecchiare il cervello, mentre
i sedentari corrono il 45% di rischio in più.
Zaldy Tan, ricercatore del Brigham and Women’s Hospital che ha condotto lo studio,
suggerisce di fare movimento anche dopo
gli ottanta anni. Oltre allo sport, uno studio
britannico ha evidenziato il ruolo protettivo
della vitamina D. Esaminando 3.300 persone
con piu’ di 65 anni, David Llewellyn, dell’University of Exeter Peninsula Medical School,
afferma che a bassi livelli della cosiddetta
“vitamina del sole” il rischio sale del 42%
e in soggetti con carenze gravi addirittura
del 394%.
Interventi per ridurre sodio e
cardiopatie
Secondo un’indagine pubblicata su Annals of
internal medicine, per diminuire in maniera
efficace l’apporto di sodio nella dieta così da contenere l’incidenza di problemi cardiovascolari e,
conseguentemente, i costi della sanità pubblica,
conviene intervenire sull’intera popolazione più
che rivolgersi al singolo individuo. Ricercatori
della Stanford University in California hanno,
infatti, dimostrato come due differenti strategie
rivolte all’intera popolazione, messe in atto negli
Stati Uniti, siano risultate efficaci nel prevenire
eventi cardiovascolari gravi, quali infarto del
miocardio e ictus, e, quindi, vantaggiose per
l’economia del Paese.
Da un lato, le industrie alimentari hanno abbassato il contenuto di sodio negli alimenti e,
dall’altro, è stata introdotta una tassa sul sodio.
Grazie a una riduzione dell’assunzione di sodio del
9,5%, ottenuta con il primo approccio, sono stati
evitati oltre 500mila episodi di ictus e 480mila
infarti miocardici, in adulti d’età compresa tra
40 e 85 anni.
Allo stesso tempo è stata riscontrato un significativo miglioramento della qualità della vita
e un notevole risparmio della spesa sanitaria.
Risultati paragonabili si sono avuti con il secondo
approccio che ha prodotto un calo nel consumo
di sodio pari al 6%.
Ogliastra Sanità
La pagina del volontariato
17
LA CROCE VERDE DI TERTENIA
La sede della Croce Verde
L’associazione di volontariato di pubblica
assistenza “CROCE VERDE TERTENIA” ha iniziato la sua attività nel campo dell’assistenza
sanitaria di emergenza-urgenza, nell’anno
1988, su iniziativa del cagliaritano Salvatore
Soro, allora direttore didattico ad Ulassai, ma
residente a Tertenia, dove aveva sposato “la
donna terteniese che mi aveva fatto innamorare di sé e dell’Ogliastra”, come precisa
lo stesso Dott. Soro.
In quel periodo, quando avveniva un incidente o un improvviso malore di una certa gravità
colpiva qualche persona, subito si evidenziava
la grave difficoltà di soccorrere e trasferire
il paziente all’ospedale con l’intervento di
persone preparate e mezzi adeguati.
Il Dott. Soro, avendo presente il proficuo
lavoro che svolgeva in questo campo la “Croce
Azzurra” di Lotzorai, pensò di poter tradurre
in realtà una simile attività anche a Tertenia.
Riuscì a trasmettere l’idea ad un gruppo di
persone che costituirono il primo gruppo di
volontari che, nelle prime riunioni preparative
tenute nel 1987, proposero e decisero di
denominare la nuova associazione “CROCE
VERDE TERTENIA”.
Nei successivi incontri tenutesi nel gennaio
1988 si procedette alla formulazione del primo abbozzo di statuto e alla costituzione del
primo Consiglio Direttivo, che era così composto: Soro Salvatore, Presidente, Deiana Egidio,
Vice Presidente, Deiana Luisa, Segretaria e
Bassignana Giorgio, Tesoriere. Venne anche
deciso di porre nel labaro dell’Associazione la
raffigurazione della chiesa di Tertenia opera
dell’indimenticato artista Don Egidio Manca.
Il documento notarile relativo alla costituzione dell’Associazione venne stilato il 15 luglio
1988 dal notaio Dott. Castiglia; era nata la
Pubblica Assistenza “CROCE VERDE TERTENIA,
associazione di volontariato che operava nel
L’ufficio dell’associazione
campo dell’emergenza-urgenza sanitaria.
La prima sede dell’Associazione fu il locale
della guardia medica, dato in comodato
d’uso dalla USL di Lanusei. Le prime nozioni relative agli interventi vennero date
ai volontari dal Dr. Mario Farci e dal Dr.
Antonello Demontis a cui va un doveroso
sentito ringraziamento.
Nel gennaio 1990 l’Amministrazione comunale acquistò un’ambulanza che venne
concessa in comodato d’uso all’Associazione.
Finalmente la Croce Verde di Tertenia poté
iniziare la sua attività in favore di chiunque
ne avesse avuto necessità.
“In questo momento, precisa il Dott. Soro,
si coglie l’occasione per ringraziare tutte
le Amministrazioni comunali che si sono
avvicendate alla guida del comune, nei
22 anni di attività dei volontari, perché
tutte indistintamente hanno favorito la vita
Il centro prelievi con i volontari in servizio
dell’associazione di volontariato”.
Nel novembre 1994 venne iscritta con il n° norme che disciplinano il volontariato fanno
293 nel Registro Generale del Volontariato di tutto per essere controverse e di difficile e
della Regione Sardegna. L’attività dell’Asso- sicura interpretazione, hanno dato quel giusto
ciazione venne ampliata e dall’anno 2006 impulso che ha permesso di porre delle solide
gestisce nella sua sede un centro prelievi basi per il futuro. Voglio fare riferimento
ematici. Sulla base della documentazione soprattutto alla componente femminile
ufficiale, la Croce Verde di Tertenia effettua dell’Associazione, che con la specificità che
circa 120 interventi all’anno.
la caratterizza ha permesso di superare le
Tutto l’operato dell’Associazione è stato espo- difficoltà iniziali più difficili. Non voglio però
sto in breve sintesi, ma il Dott. Soro vuole dimenticare tutti i volontari che oggi opeevidenziare l’impegno di tutti i volontari e rano nell’Associazione. In particolare vorrei
ringraziarli per quanto fanno. Naturalmente puntualizzare il prezioso contributo dato dal
non può essere fatto singolarmente, però volontario Paolo Floris, attuale presidente
desidera precisare alcune situazioni che della Croce Verde di Tertenia, che con la sua
hanno un valore particolare nella vita dell’As- lunga esperienza di infermiere in diversi
sociazione. “In primo luogo, precisa ancora il ospedali, e con la collaborazione di infermiere
Dott.Soro, metto in evidenza l’opera meritoria professionali iscritte all’associazione, della
svolta dai primi volontari che pur trovandosi dott.ssa Patrizia Cavada, del dott. Antonello
ad affrontare delle grosse difficoltà sia negli Lai e di alcune volontarie, ha potuto orgainterventi, sia in campo burocratico dove le nizzare e far funzionare in modo ottimale il
“centro ematico”.
È giusto infine mettere in risalto la continua
e concreta partecipazione delle varie amministrazioni comunali che hanno sempre
appoggiato le iniziative dei volontari; l’Associazione ha avuto la fortuna di avere al suo
fianco degli amministratori comunali che
hanno capito l’importanza del volontariato
non solo dal punto di vista operativo, ma
anche come motore di crescita per tutti gli
abitanti di Tertenia.
Gianfranco Pittau
Le figure storiche della Sanità in Ogliastra
18
Ogliastra Sanità
Singolare la sua esperienza professionale divisa tra Africa e Sardegna
Dottor Beniamino Pisu
Nacque a Bari Sardo il 10 Ottobre del 1900
da una famiglia di contadini benestante e
numerosa. Frequentò il ginnasio e il liceo nel
Seminario di Tortolì. Si iscrisse alla facoltà
di Medicina e Chirurgia dell’Università di
Cagliari che frequentò per alcuni anni; negli
ultimi anni, forse tre, si trasferì a Napoli,
sede di una facoltà che godeva di grande
prestigio. Si laureò nel 1928. Dopo alcune
esperienze come medico in sperduti paesi
della Sardegna, dove venne inviato dal
regime fascista, sia perché non d’accordo
con le assegnazioni imposte, sia per spirito
d’avventura, sia perché in quegli anni era di
moda, inoltrò domanda al governo belga per
poter lavorare in una sua colonia africana.
La sua domanda venne accettata e dopo
un corso di specializzazione in malattie
tropicali della durata di un anno circa a
Bruxelles, gli viene assegnata una vasta
regione, il Katanga, del Congo Belga, in
cui le malattie tropicali erano endemiche.
Nel 1931 inizia la sua lunga permanenza
in terra africana: saranno anni di intenso
lavoro, si sposterà per tutta la regione con
un ospedale da campo e alcuni collaboratori: infermieri, autisti, cacciatore, ecc., che
saranno molto importanti sia dal punto di
vista professionale che umano. Del lavoro
svolto doveva presentare periodicamente
una relazione al governo belga. Frequentava
prevalentemente le popolazioni indigene,
ma anche funzionari belgi, militari, addetti
alle ambasciate, missionari, ecc.
Ritornava in Italia ogni paio d’anni e in uno
di questi rientri sposò Elisa Demuro, una
insegnante elementare che lui conosceva
fin da bambina. Subito dopo le nozze partiranno insieme per l’Africa, anche perché
il suo permesso era scaduto. Saranno anni
molto felici, anche se di grande lavoro e di
lunghe assenze da casa.
Nel dicembre dello stesso anno nasce Raffaele, il loro primo bambino che il padre non
si stancherà di fotografare e inviare le foto
ai parenti, in fondo era l’unico modo per
renderli partecipi della loro vita e rassicurarli.
La vita continuava tranquilla, allietata anche
dalla nascita nel 1940 di una seconda figlia,
Anna Maria. Improvvisamente muore il
primogenito forse di malaria; questo lutto
sconvolgerà la loro vita; la moglie non ne
vuole più sentire di stare in Africa, ha paura
per la salute della bambina di pochi mesi,
vede soltanto i pericoli, per cui decidono, lui
a malincuore, di rientrare in Italia, sebbene
non sia il momento opportuno. Arriveranno
a Bari Sardo il giorno di Pasqua del 1940,
dopo un viaggio lungo e faticoso, con scali
imprevisti, in quanto non tutti i porti erano
agibili a causa della guerra. A settembre
dello stesso anno morirà anche la seconda
bambina a causa di una infezione intestinale. Nel 1942-43 venne chiamato a prestare
servizio presso l’ospedale militare di Cagliari,
non vi rimarrà per molto tempo. Negli anni
quaranta nascono quattro figli: Giorgio,
Marco, Chiara e Luciano, tre diventeranno medici come lui, due lo sostituiranno
quando andrà in pensione. Subito dopo la
guerra gli venne assegnata la condotta di
Loceri e nel 1946 circa, quando si renderà
vacante la condotta, anche Barisardo. Negli
anni ’50 le due condotte verranno messe
a concorso a cui lui non potrà partecipare
per superati limiti di età, ed assegnate a
giovani medici con i quali manterrà sempre
rapporti corretti. Continuerà a lavorare
stando sempre a disposizione dei suoi pazienti, senza poter godere di vacanze o di
pause perché il suo senso del dovere gli
impediva di pensare a se stesso. Svolgerà
il suo lavoro con onestà e professionalità,
talvolta con angoscia, quando la diagnosi
era difficile, in quanto mancavano gli ausili
e gli strumenti adeguati. Ascoltava i suoi
pazienti senza dare segni di stanchezza
anche quando i loro problemi esulavano
dal campo strettamente medico, con lui
si confidavano e ne seguivano i consigli.
Era sempre pronto ad aiutarli in tutti i
modi. Per lui sarà un dolore tremendo la
morte della sua adorata moglie nel 1972,
i suoi malanni circolatori si acutizzeranno,
diceva di perdere la memoria, non ricordava più le terapie assegnate tempo prima
ai suoi pazienti, o i nomi dei farmaci, per
lui, che aveva avuto sempre una memoria
di ferro, era frustrante, si sentì inadeguato
a svolgere il suo lavoro, per cui nel 1973
decise di lasciare la sua attività professionale. Morirà di infarto nel 1979, i suoi ex
pazienti parteciparono numerosissimi al
suo funerale e dimostreranno nel tempo
alla famiglia quanta gratitudine e affetto
provassero per colui che per tanti anni li
aveva curati, ascoltati, assistiti con grande
pazienza.
La redazione
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Le figure storiche della Sanità in Ogliastra
19
Dr Beniamino medico di Loceri
Il ricordo di Dr Beniamino Pisu, se rapportato a quello dei tanti medici che si sono
succeduti nel piccolo centro di Loceri, è
certamente quello rimasto maggiormente
impresso negli abitanti.
Parte dell’affetto, che il tempo non ha
intaccato, è quello dovuto ad una persona
di un paese vicino con cui le amicizie e
le parentele erano e sono strettamente
intrecciate, ma lo slancio maggiore è determinato dallo stile professionale e dalla
inesauribile bontà d’animo che muovevano
quell’uomo.
Oggi quel ricordo diviene sempre più
evanescente, rimane nelle persone più
anziane, mentre nei giovani e meno
giovani quella figura rimane legata ad
aneddoti e ai racconti ascoltati in famiglia.
Rinnovare il ricordo di medici come dottor
Beniamino è fondamentalmente il fine di
queste nostre pagine, delle nostre parole,
delle immagini che vi proponiamo.
Il metodo di lavoro utilizzato a Loceri da
dottor Beniamino era particolare: non
esisteva ambulatorio e le visite si svolgevano per lo più a domicilio o per strada.
Non esistevano giorni in cui la presenza
del medico fosse certa, ma, appena dottor
Beniamino arrivava, esisteva un passaparola, un tam-tam all’interno delle viuzze
del villaggio, che in pochissimo tempo
tutti ne erano a conoscenza.
Spesso i pazienti prenotavano le visite: a
volte in comune, a volte presso la cugina
Amalia Demuro dove dottor Beniamino
era solito sostare. Altre volte il punto di
raccolta era rappresentato dal Bar Murgia al
centro del paese, in cui il medico lasciava il
proprio mezzo di trasporto. Anche il mezzo
di trasporto utilizzato ci rievoca
figure lontane nel
tempo, frequenti
nella nostra letteratura che ce le ha
rese care.
Per anni dottor
Beniamino venne
a Loceri a cavallo
ed è proprio questo animale che
legava all’anello
di ferro infisso
nella facciata
della casa della
cugina Amalia.
Pensare al tragitto
Bari Sardo-Loceri
in mezzo ai colori delle ginestre
e degli oleandri
della primavera può avvolgere il tutto
di dolce romanticismo; ma quello stesso
tragitto nelle giornate invernali di vento,
freddo e pioggia, perdeva molta poesia e
comportava tanta fatica e sacrificio.
Dal cavallo e dalla bicicletta, altro mezzo
utilizzato, il progresso tecnologico lo portò
alla macchina, una Balilla nuova di zecca,
uno dei primi mezzi di locomozione che
apparvero a Bari Sardo.
Ci dà la dimensione di quanto fosse
importante l’immagine di quel medico
il fatto che ancora oggi, la curva in cui
dottor Beniamino finì fuori strada con
la sua Balilla, viene chiamata “sa curva
‘e su dottori”.
Tuttora la denominazione più frequente-
mente utilizzata per rievocarlo è “Su dottori de is poberus”. Allora per molti malati
non esisteva alcuna forma assicurativa, ma
il suo compenso era sempre molto equo e
spesso consisteva nei prodotti delle coltivazioni o allevamenti cui i pazienti erano
dediti: frutta, verdura, uova, galline, erano
i più consueti. Altre volte, all’affermazione
“su dottò, non tengu dinai”, rispondeva
“non ci pensisi, mi d’asa a donai un’atra
orta”, ben conscio che quella “atra orta” non
sarebbe mai arrivata. Non era infrequente
il caso in cui, se al paziente occorrevano dei
farmaci urgenti per patologie impegnative,
con necessità di un rapido intervento, era
lo stesso dottor Beniamino ad offrire i soldi
occorrenti per il loro acquisto.
Nelle rievocazioni raccolte per scrivere
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queste righe affiora un altro particolare:
a molti pazienti che si trovavano a dover
combattere malattie quali il tifo, paratifo,
malaria o altre malattie infettive, veniva
spesso detto da altri medici ogliastrini di
rivolgersi al dottor Pisu, il quale grazie
al suo soggiorno in Africa, dove quelle
malattie erano endemiche, era divenuto
in quel campo un vero specialista.
In conclusione, dalle parole di tutti i loceresi che l’hanno conosciuto, emerge una
figura esemplare per dedizione, capacità
professionale, bontà d’animo e rettitudine
morale.
Natalino Meloni
20
La pagina della veterinaria
Ogliastra Sanità
Identificazione elettronica
degli ovi-caprini
Fino all’utilizzo delle prime marche
auricolari, nella seconda metà del secolo
scorso, l’identificazione del singolo animale ovi-caprino era basata sull’intuito
e sulla buona fede dell’allevatore oltre
che su alcuni segni ottenuti con dei particolari tagli del padiglione auricolare
dell’animale. Era facile, allora, sentire
nomi come “trunca” , “rundinina” , “
suppada “, ecc. con cui si indicavano
alcuni di questi tipici segni che non
avevano niente di obiettivo in quanto potevano essere numerosissimi gli
animali identificati con quel segno che
non dava assolutamente certezza della
proprietà. Si cercò di mettere rimedio
facendo imprimere, a tatuaggio, nel
padiglione auricolare sinistro una sigla
diversa per ogni comune; il risultato
non fu dei migliori in quanto persistevano ugualmente dei notevoli margini
di errore dovuti, oltre che al grande
numero di animali identificati con lo
stesso segno e la stessa sigla, anche
alla difficoltà di lettura di quest’ultima.
Come si diceva prima, nella seconda
metà del secolo scorso, inizialmente
per finalità zootecniche ed in seguito,
con l’inizio delle campagne di eradicazione delle malattie infettive, anche
per scopi sanitari, si cominciarono ad
usare delle marche auricolari che, anche
se non identificavano con precisione il
singolo capo, davano delle indicazioni
sull’allevamento di appartenenza. Quel
tipo di marche auricolari avevano l’inconveniente di provocare delle infezioni
al padiglione interessato ed inoltre,
quando non tolte fraudolentemente,
spesso venivano perse quando veniva
utilizzato un pascolo molto cespugliato.
Entrambi questi metodi hanno, inoltre ,
necessità di molto tempo per verificare
la rispondenza attuale dei capi presenti
in allevamento con quella riscontrata
al momento del precedente intervento
sanitario.
E proprio la necessità di un efficace ed
efficiente controllo di carattere sanitario
che ha acuito la necessità di trovare
dei metodi sicuri di identificazione
individuale e collettiva, nel nostro caso,
dei piccoli ruminanti
La opportunità di armonizzazione,
cioè di ottenere un comportamento
uniforme nell’ambito di ogni stato facente parte della Comunità Europea,
ha portato gli organi di governo di
questo organismo alla emanazione
di direttive valide per tutti gli stati
membri: si va dalle prime direttive
del 1992, all’ultima datata settembre
2008, intervallate da circolari e note del
nostro Ministero della Salute.
Gli interventi di carattere sanitario in
un allevamento hanno fondamentalmente due finalità essenziali : da un
lato il controllo e la verifica costante
dello stato di salute dell’allevamento
stesso e dall’altro l’accertamento, che
sarà approfondito nelle sedi più opportune, della salubrità degli alimenti che
lo stesso allevamento immette nella
catena alimentare umana.
Questi tipi di controllo hanno necessità, oltre che di una regolare tenuta
del previsto libretto di allevamento,
anche di un corretto utilizzo di metodi
di identificazione sicuri.
Le direttive comunitarie cui si faceva
cenno più sopra prevedono due metodi di identificazione: l’apposizione
di marche auricolari inalterabili e,
possibilmente, inamovibili e l’utilizzo
di microchips sottocutanei o endoruminali. Entrambi questi metodi di
identificazione permettono di sapere
del singolo animale in esame lo Stato, la Provincia, il Comune, l’Azienda
nella quale per la prima volta è stato
identificato ed infine un suo numero,
e solo suo, che lo identifica. In parole
LABORATORIO
ANALISI CLINICHE srl
Direttore Sanitario: Dott. Piero Ugo Mulas - Biologo
Convenzionato S.S.N.
ORARIO PRELIEVI
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povere il singolo animale ha una sua
carta di identità che lo distingue da
tutti gli altri.
Ricordiamo che l’identificazione del
singolo animale ricade sotto la responsabilità personale dell’allevatore e questo anche se le operazioni necessarie
vengono delegate ad altri soggetti: è
necessario, perciò, un collegamento
costante fra allevatore, ditte produttrici del materiale necessario e servizio
veterinario della ASL di competenza.
L’identificazione del singolo animale,
sia con marche auricolari oppure con
l’utilizzo di microchips deve iniziare,
se non è già avvenuta, obbligatoriamente dai nati dopo il 1 gennaio 2010:
il mancato rispetto di questo termine
potrebbe compromettere la eventuale
concessione di qualsiasi provvidenza di
carattere comunitario.
La facilità di lettura di questi microchips, siano essi sottocutanei o endoruminali (nel primo stomaco dei
ruminanti), con lettori portatili oppure
ubicati in due barriere fra cui far passare
gli animali permette di controllare in
tempi rapidissimi la consistenza del
singolo allevamento oppure se vi è
stato movimento di animali ed in quali
condizioni questo è avvenuto; i dati
rilevati vengono trasferiti negli archivi
di memoria dei computer.
Questa facilità di controllo agevola la
istituzione di un data base nazionale
(nome difficile per indicare un grosso
registro), che in seguito diventerà comunitario, nel quale sono iscritti tutti
gli allevamenti e gli animali presenti nel
territorio nazionale con il loro relativo
stato sanitario. Questo permetterà, ad
es. ai Servizi Veterinari della ASL di
Lanusei, ai quali viene permessa la consultazione di questo enorme registro,
che verrà aggiornato in tempo reale,
di conoscere, preventivamente, sia le
condizioni sanitarie degli allevamenti
presenti in un determinato distretto
di qualunque stato comunitario, ma
ancor più lo stato del singolo allevamento e di conseguenza dell’animale
che viene spostato per allevamento o
macellazione.
In questa complessa operazione il Ser-
Ogliastra Sanità
La pagina della veterinaria
Fase della marchiatura
vizio Veterinario della ASL di Lanusei ha
svolto due ruoli fondamentali. Per dare
attuazione all’identificazione elettronica degli animali, partito come progetto
pilota nel 1998, la ASL di Lanusei ha
verificato la compatibilità dell’animale
con l’introduzione di boli ruminali di
diverso peso proporzionalmente con
l’età dell’ovi-caprino interessato: questi
boli rivestititi di materiale ceramico non
dovevano risultare nocivi per l’animale
e avere un peso non eccessivo per non
compromettere la funzionalità del rumine ma allo stesso tempo sufficiente
per non risalire, durante la ruminazione,
con il bolo mericico.
In particolare la ASL di Lanusei ha portato avanti sul campo un progetto con
il quale si è voluto integrare il compito
istituzionale della sorveglianza epidemiologica delle malattie infettive degli
ovi-caprini con l’acquisizione della identificazione elettronica degli animali; i
risultati ottenuti hanno consentito di
acquisire un modello operativo valido
sia per i compiti istituzionali, sia per la
tenuta del data base nazionale.
La seconda azione portata avanti dallo stesso Servizio Veterinario e che
potrebbe avere delle positive ripercussioni economiche nel complesso
dell’allevamento ogliastrino dei piccoli
ruminanti, è il monitoraggio eseguito
su tutti gli arieti presenti, sulla possibilità o meno di trasmettere la scrapie
o neuropatia spongiforme. Partendo
dalla considerazione che in Ogliastra,
a differenza del restante dell’Isola, non
vi sono stati focolai di questa malattia
e tenendo presenti le conclusioni cui
è pervenuta la ricerca genetica sulla
possibilità di trasmissione di questa
21
patologia, si sono identificati con sicurezza, mediante microchip, tutti gli
arieti presenti nel territorio ogliastrino cui, contemporaneamente, è stato
prelevato il sangue per la cosiddetta
tipizzazione genetica (cioè la ricerca, nel
nostro caso, dei geni che influenzano la
suscettibilità a contrarre e trasmettere
questa malattia). Diciamo subito che
il gene è un segmento (parte) di una
particolare struttura piccolissima (DNA)
che costituisce l’unità portatrice di
un carattere ereditario ed è localizzato sempre in una precisa e identica
posizione.
Dall’esame di questi esami è risultato
che su 1500 arieti sottoposti ad indagine solo tre sono risultati altamente
suscettibili alla trasmissione della
malattia per cui, dietro indennizzo ai
proprietari, sono stati immediatamente
eliminati dall’allevamento; circa una
ventina hanno presentato una scar-
sa suscettibilità di trasmissione della
scrapie e pertanto si procederà alla loro
eliminazione non appena possibile,
mentre la maggioranza degli arieti
saggiati non hanno alcuna suscettibilità
di trasmissione di questa patologia per
cui possono essere tranquillamente
utilizzati per la riproduzione anche al
di fuori del territorio ogliastrino con un
non indifferente valore aggiunto nella
loro commercializzazione.
Prossimamente la ASL di Lanusei notificherà ai vari allevatori interessati
il referto di questo monitoraggio che,
per il momento, è il primo e l’unico
effettuato in Sardegna utilizzando un
modello operativo elettronico.
Salvatore Brau
Un bolo ruminale (come quello al
lato) è un contenitore costituito
da materiale ad elevato peso specifico (ad esempio ceramica) che,
una volta applicato agli animali
per via orale, si posiziona perennemente nel complesso gastrico
anteriore. Il trasponder è situato
all’interno del bolo.
Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio
o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza
particolarmente valida ed umana,
o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci,
chiamarci, o inviarci una e-mail.
Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni.
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Medicina nel mondo, ieri e oggi
22
Ogliastra Sanità
OMEOPATIA
Scienza o moda? Il dibattito è aperto
Le prescrizioni effettuate da medici di famiglia, medici ospedalieri
e specialisti, sempre più spesso
comprendono farmaci cosiddetti
omeopatici. Poiché è compito del
nostro giornale far conoscere ai
lettori i vari aspetti della sanità in
cui vengono coinvolti, proviamo a
spiegare in cosa consiste la medicina
omeopatica e quale sia il suo ruolo
nella sanità moderna.
contemporanei.
Come funziona l’omeopatia
Le sostanze, dette anche principi
omeopatici, una volta individuate,
vengono somministrate al malato
in una quantità fortemente diluita,
definita dagli omeopati potenza.
E’ convinzione degli omeopati che
diluizioni maggiori della stessa sostanza non provochino una riduzione
dell’effetto farmacologico, bensì
un suo potenziamento. Secondo
questa disciplina per curare una
malattia o un malessere si devono
assumere bassissime dosi di una
sostanza che, generalmente, provoca
nell’organismo gli stessi sintomi che
si vogliono eliminare. Così in base
a questo assunto, non oggettivamente dimostrato, sarebbe corretto prescrivere caffeina per curare
l’insonnia o estratto di batteri per
le infezioni cutanee, naturalmente
nelle appropriate diluizioni. Nella
pratica omeopatica si è soliti usare
le cosiddette diluizioni centesimali
generalmente indicate con la sigla
CH. Un grammo di sostanza sciolto
in 100 ml di acqua rappresenta la
prima diluizione centesimale ovvero 1CH; un centesimo di grammo
sempre in 100 ml costituisce la 2CH
e così via. Ogni sostanza omeopatica
pronta per l’impiego riporta il tipo di
diluizione e la potenza. Una potenza
12D, utilizzata abbastanza comunemente in omeopatia, equivale ad
una concentrazione nella quale la
concentrazione è una parte su un
Quando nacque
l’omeopatia
L’omeopatia ebbe inizio per opera
di Samuel Hahnemann (1755-1843)
un medico che nacque e crebbe a
Meissen in Germania.
Alla base delle sue teorie c’è la legge
dei simili (similia similibus curantur,
che tradotto significa il simile cura il
simile) e quella dell’utilizzo di dosi
infinitesimali dei rimedi.
La legge dei simili esprime il concetto che per curare una malattia
il medico deve utilizzare sostanze
che siano in grado di produrre una
malattia artificiale ad essa molto
simile, che si sostituisce ad essa per
poi scomparire. Le dosi da utilizzarsi
devono essere le minime indispensabili per ottenere una indicazione
percettibile dell’azione del prodotto,
e nulla più, in modo da minimizzare
o annullare gli effetti avversi.
Le convinzioni di Hahnemann vennero pubblicate nell’Organon, la
sua opera principale, che non fu
solo un testo di medicina, bensì una
decisa condanna dei sistemi medici
Dottor Samuel Hahnemann
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Ogliastra Sanità
Medicina nel mondo, ieri e oggi
milione di milioni (1012) che equivale ad esempio ad un millimetro
cubo su mille metri cubi.
È possibile dimostrare con un calcolo relativamente semplice che alla
trentesima diluizione centesimale
la concentrazione del farmaco è
pari a quella che si otterrebbe sciogliendone 1 grammo in un volume
di liquido pari a circa 714 milioni di
miliardi di volte il volume del Sole!
pertanto un “trattamento placebo”
(placebo treatment) e dichiara che
sarebbe una “cattiva pratica medica”
(bad medicine) prescrivere placebo.
Quello studio è stato rigettato
dalla comunità omeopatica che
ha sollevato dubbi sull’imparzialità dei ricercatori, accusandoli di
avere tratto quelle conclusioni per
ragioni diverse rispetto ai risultati
scientifici. In particolare gli omeopati hanno contestato la procedura,
sostenendo che la scelta degli studi
da confrontare, ed in particolare la
scelta dei metodi, sarebbe stata fatta
ad hoc per ottenere quel particolare
risultato.
La memoria dell’acqua
Questa estrema diluizione, si pensi
che per il mercurio si arriva a 100CH,
porta a cancellare del tutto la molecola all’interno della soluzione,
quindi da dove proviene l’effetto
farmacologico?
Verso la fine degli anni Ottanta una
nuova apparente scoperta sembrò
superare questo problema e dare un
fondamento teorico all’omeopatia:
la cosiddetta teoria della “memoria
dell’acqua”. L’immunologo francese
Jacques Benveniste affermò infatti
di aver verificato l’efficacia di un
antisiero incredibilmente diluito in
una reazione immunologica in vitro.
Si sostenne allora che l’acqua in cui
veniva diluito il rimedio omeopatico
conservasse la “memoria” di esso,
grazie alle succussioni o agitazioni
effettuate durante la preparazione.
In realtà l’esperimento di Benveniste
fu poi ripetuto, oltre che da altri
laboratori, alla presenza di una commissione e si rivelò un fallimento,
sanzionando così l’infondatezza della
suddetta teoria.
23
Manifestazioni in Gran
Bretagna
In Francia, nonostante la validità
del metodo non sia stata verificata,
molti rimedi omeopatici sono entrati
a far parte del prontuario nazionale
e finanziati dal sistema sanitario
pubblico. Tuttavia, nel 2004 si è
potuta osservare una, pur parziale, retromarcia, in quanto il tasso
di rimborso previsto per i rimedi
omeopatici è sceso dal 65% al 35%
L’omeopatia nel mondo
Efficacia terapeutica
dell’omeopatia
L’omeopatia è oggi diffusa in molti
paesi , tra i più importanti Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania,
India. In Italia un’indagine ISTAT
del dicembre 1999 su un campione di 30.000 famiglie ha mostrato
che dal 1991 al 1999 la quota della
popolazione che ha fatto uso di rimedi omeopatici è passata dal 2,5
all’8,2%.
In diverse regioni della Gran Bretagna il servizio sanitario ha tuttavia iniziato a cancellare i rimedi
omeopatici dal proprio prontuario.
Allo stato attuale, nessuno studio
scientifico, pubblicato su riviste di
valore riconosciuto, ha potuto dimostrare che l’omeopatia presenti
una seppur minima efficacia per una
qualsiasi malattia. Gli unici risultati
statisticamente significativi sono
confrontabili con quelli derivanti
dall’effetto placebo, indotto anche dalla particolare attenzione
che l’omeopata presta al paziente
e alla sua esperienza soggettiva della
malattia e quindi non dal farmaco
assunto dal paziente.
Al contrario, studi che hanno provato
a quantificare il grado di soddisfazione soggettiva dei pazienti in
cura omeopatica, hanno mostrato
risultati ragguardevoli e spiegano
il successo sociale di tale pratica
terapeutica e infatti, nonostante
sia assente un concreto supporto
scientifico, in Italia e in altri paesi,
a partire dagli anni ‘90 l’omeopatia
si è ampiamente diffusa.
Assai univoco è il risultato di studi
clinici condotti su singoli rimedi o sul
trattamento di specifiche patologie,
dove gli esiti appaiono assolutamente in linea col noto effetto placebo.
In Gran Bretagna, è sorta di recente, per iniziativa della Merseyside
Skeptics Society (una organizzazione senza scopo di lucro che ha per
scopo la promozione dello scetticismo scientifico), una campagna
di sensibilizzazione e di pressione
nei confronti della Boots, la più
nota catena di farmacie del Regno
Unito, in seguito alla decisione di
quest’ultima di distribuire anche
prodotti omeopatici. Il motto della
campagna è “Homeopathy: There’s
Studi clinici
A febbraio 2010 sono stati divulgati
i risultati di una ricerca sulle prove
di efficacia dell’omeopatia, condotta
nel 2009 e 2010 dalla commissione
Science and Technology della Camera
dei Comuni britannica: lo studio
conclude che l’omeopatia non ha
effetti superiori a quelli di un placebo. La commissione la considera
nothing in it” (“Omeopatia: non c’è
niente dentro”) e l’iniziativa ha già
partorito un esperimento pubblico
durante il quale centinaia di volontari hanno letteralmente ingurgitato
interi flaconi di prodotti omeopatici
senza riscontrare alcun effetto positivo o negativo.
24
Cosa contengono i rimedi
omeopatici
Sono delle preparazioni ottenute
esclusivamente da principi attivi
naturali ottenuti dal regno minerale,
vegetale, animale.
I medicinali omeopatici possono
essere prescritti solo da medici,
vale a dire laureati in Medicina e
Chirurgia, abilitati all’esercizio della
professione medica e iscritti all’Albo
dell’Ordine dei Medici.
Il Ministero della Sanità italiano,
recependo le direttive CEE, li ha
ufficialmente riconosciuti come
medicinali a tutti gli effetti, rico-
Medicina nel mondo, ieri e oggi
noscendo implicitamente valida la
metodologia che li produce. Come
tali sono sottoposti ai procedimenti
di registrazione necessari all’inserimento nella Farmacopea Ufficiale
Italiana. Le spese relative ai rimedi
omeopatici come pure alle visite
mediche omeopatiche sono deducibili dalla dichiarazione dei redditi.
Quali patologie si curano
con l’omeopatia
Non è possibile fornire un preciso
elenco delle patologie che rispondono ai rimedi omeopatici, ogni
caso andrebbe considerato di volta
in volta, e inoltre fa parte dei principi omeopatici la cura del Malato,
indipendentemente dal nome della
patologia di cui soffre.
Non è esatto dire che cura tutto, però
si può senz’altro affermare che il suo
campo d’azione è vasto, proprio perchè
si interessa dell’uomo inteso nella sua
totalità, in quel tutt’uno comprendente corpo, emozioni e mente.
CONCLUSIONI
Qui finisce il nostro lavoro. Può darsi
che per molti di voi le conoscenze
sulla omeopatia siano accresciute, abbiamo però la sensazione
di non avere sciolto i dubbi sulla
sua efficacia o meno. Si tratta di
un dibattito ancora aperto, noi vi
abbiamo riportato fatti, ognuno di
voi, magari avendo ricevuto impulso
per un ulteriore approfondimento,
tragga le proprie conclusioni.
Laura Meloni
MANO TESA OGLIASTRA
ha quale finalità prioritaria offrire sostegno
ai malati oncologici e alle loro famiglie;
Offre informazioni sui servizi operanti nel territorio;
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Anno IV - Numero 12 - Luglio 2010
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N. 3706 del 3 Ottobre 2006
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