Neo Genesis Evangelion Vs Mazinga
1° CAPITOLO
CITTA’ DI TOKYO
Sembrava una mattinata come tutte le altre per la città che un tempo era la capitale
del Giappone, con tutti i suoi abitanti impegnati nelle loro attività di sempre.
Dopo il cataclisma denominato Second Impact, molte cose erano cambiate: prima
di allora, Tokyo era una delle metropoli più grandi del mondo.
Ma in seguito a quel disastro, il livello delle acque si era alzato di parecchio,
inondando buona parte della città. E come se non bastasse, Tokyo era
rimasta vittima anche di una delle numerose guerre, civili e non, scoppiate
negli anni immediatamente successivi a quel cataclisma, ottenendo anche
‘l’onore’ di essere utilizzata come bersaglio per la prima bomba N2 mai
costruita, che distrusse la periferia della città.Il governo, le industrie, e buona parte
della popolazione emigrarono altrove, riducendo Tokyo ad una città fantasma.
Quando poi il caos provocato dal Second Impact cessò, il governo giapponese, che
nel frattempo si era trasferito nella città di Neo-Tokyo 2,
decise di provare a recuperare l’ex-capitale,Una discreta parte dei territori
sommersi venne bonificata, permettendo così la costruzione di nuovi edifici che,
insieme al recupero di quelli scampati alla guerra e all’inondazione, fece si che
Tokyo venisse ripopolata.Anche le varie industrie volsero lo sguardo su Tokyo,
decidendo di sfruttare il suo fascino storico come palcoscenico per organizzare
fiere e mostre dei loro prodotti.Così Tokyo risorse, anche se ormai, con le
dimensioni ridotte, la popolazione pure, le ditte che la usavano solo per presentare
le novità, era l’ombra della grande metropoli di un tempo.Ma era comunque una
città viva.La gente passeggiava tranquilla per le strade, quando all’improvviso
tutto cominciò a tremare.“Che succede? Un terremoto?” erano le domande che più
venivano in mente alle persone mentre cercavano di reggersi in piedi con non
poche difficoltà.
Ma la natura non c’entrava niente, poiché un essere gigantesco spuntò
all’improvviso dal suolo della città, seminando subito il panico tra la gente
che cercava disperatamente di fuggire in qualunque direzione.L’essere aveva due
gambe e due braccia, entrambe di colore nero, e tutti e quattro gli arti avevano
delle strane dita dalla forma estremamente lunga.La testa raffigurava un volto
umano, illuminata da due occhi rossi e con un’espressione malvagia.Ai lati della
testa, sulle spalle, due protuberanze a forma di arco, e sul petto una terza
protuberanza di forma circolare,Rapidamente, dopo essersi guardato in giro.
il mostro cominciò ad abbattere alcuni palazzi semplicemente camminandoci
attraverso.
“Mio Dio! Non è possibile! Cos’è quel mostro?!” gridò un uomo mentre
scappava.“Vuol radere al suolo la nostra città!” gli fece eco un altro.
Ma questo mostro non sembrava avere il semplice scopo di distruggere, perché
sembrava si stesse dirigendo verso un luogo preciso, un grosso palazzo dalle
pareti a vetrata alto almeno venti piani.Si piazzò davanti al palazzo, e si chinò
come a cercare qualcosa attraverso le finestre.“Professore, presto scappi! Sta
chiaramente cercando noi!” gridò un ragazzo con i capelli castani lunghi, che
indossava un camice bianco e osservava dalla porta di un laboratorio l’enorme
massa del mostro che oscurava l’intero edificio.
“Non posso. Non posso farlo. Manca cosi poco, cosi poco. Non mi fermerò
adesso!” gli rispose un uomo sulla sessantina, molto alto, che indossava anche
lui un camice bianco e stava trafficando davanti ad un computer munito di
microscopio elettronico, Al centro del laboratorio, pieno di congegni di vario tipo,
stava un grande contenitore di colore nero e di forma rettangolare, alto una decina
di metri e largo cinque, dal quale uscivano diversi cavi che finivano nel
pavimento.
“Si! Si! Le cellule si sono attivate. Hanno iniziato ad unirsi. Vive! Vive!”
esclamò con gioia l’anziano uomo.“Professor Ogisa! La prego! Il mostro si sta
girando da questa parte! Andiamocene!” gridò il giovane cominciando a tirarlo per
un braccio.“No Akito, no! Vattene tu se vuoi. Ma io non mi muoverò di qui finché
non vedrò cosa verrà fuori dal completamento del processo” rispose Ogisa
liberandosi con uno strattone. “Professore…” fece per replicare Akito, ma si
interruppe quando vide attraverso la porta che il mostro li aveva localizzati.
QUALCHE MINUTO PRIMA, A NEO-TOKYO 3
La sirena dell’allarme aveva cominciato a suonare nell’immenso Geo-Front
della Nerv.Ma stranamente la futuristica città, destinata a diventare la capitale del
Giappone, non passava al suo assetto bellico e l’allarme non era stato trasmesso ai
civili.“Cosa sta succedendo?” domandò il maggiore Misato Katsuragi giungendo
di corsa sul ponte di comando. Il maggiore stava tranquillamente mangiando nel
self service della Nerv, approfittando del suo turno di riposo, quando quella
maledetta sirena per poco non la faceva affogare.“I nostri sistemi satellitari hanno
ricevuto dati riguardanti la comparsa di un oggetto sconosciuto di enormi
dimensioni” informò Shigeru Aoba. “Si tratta di un angelo allora?” chiese
Misato.“Non lo sappiamo ancora con certezza. Però l’oggetto è comparso a Tokyo,
ben lontano da qui”.
“A Tokyo?! E che ci fa un angelo a Tokyo!?”“Non penso si tratti di un angelo”
disse una voce femminile alle sue spalle.“Ritsuko. Come mai sono arrivata prima
io di te sul ponte di comando?” domandò il maggiore alla bionda dottoressa che
indossava sempre il suo camice bianco.“Non appena è scattato l’allarme, sono
stata convocata dal comandante Ikari nel suo ufficio” rispose Ritsuko superando il
maggiore e dirigendosi alla postazione di Makoto Hyuga.
“Avete i dati sull’obbiettivo?” domandò Ritsuko all’operatore.“Non ancora,
riscontriamo alcuni problemi” rispose quest’ultimo.
“Lascia fare a me” disse la donna sporgendosi in avanti e cominciando a
trafficare sui tasti del computer con una velocità eccezionale.
Tanto che Maya Ibuki, seduta alle sue spalle, la guardava con grande ammirazione,
come suo solito.In pochi secondi lo schermo principale del ponte di comando si
illuminò, mostrando le immagini riprese dall’alto del misterioso mostro che aveva
attaccato Tokyo.In quel momento sembrava fermo davanti ad un palazzo, come se
cercasse qualcosa.
Ritsuko effettuò alcuni zoom sul mostro, e cominciò ad esaminarlo.“Cosa ne
pensi?” domandò poi Ritsuko indietreggiando fino ad affiancarsi a Misato “Ti
sembra davvero un angelo?”“No” rispose dubbiosa Misato “assomiglia di più ad
una specie di gigantesco robot”.“E infatti” si inserì Hyuga “ho appena ottenuto il
diagramma d’onda di quell’essere. E’ arancione, non è un angelo”.
“Questa storia mi puzza. Chi può aver costruito un simile robot? E perché
l’ha mandato a Tokyo?” si chiedeva il maggiore.“Maggiore Katsuragi, vuole che
contatti i piloti di Eva?” domandò Maya.“Si. Anche se non si tratta di un angelo,
non possiamo certo permettere che vengano uccisi dei civili. Mandate
immediatamente a chiamare i piloti, adesso sono a scuola”.“Sei sicura che sia una
buona idea? Tokyo è lontana da noi, vuoi mandare gli Eva ad affrontare un nemico
dalle potenzialità sconosciute? Senza neanche permettere ai ragazzi di poter
utilizzare le armi, le coperture di Neo-Tokyo 3?” domandò la
dottoressa.“Correremo il rischio. Approntate i preparativi per l’equipaggiamento
tipo F da usare sugli Eva-01 e 02. Lo 00 purtroppo è fuori standard per gli
equipaggiamenti speciali. E inviate sul luogo i mezzi per il rifornimento energetico
degli Eva”.
“Annullare gli ultimi ordini e disattivare l’allarme” tuonò autoritaria una
voce maschile dietro le due donne.Misato si voltò sorpresa: il comandante Gendo
Ikari aveva appena fatto la sua comparsa sulla torre mobile, che il maggiore non
aveva sentito alzarsi a causa della sirena dell’allarme che proprio allora cessò.A
fianco del comandate, silenzioso e in piedi, il suo vice Kozo Fuyutsuki, Gendo,
nella sua solita posa, fissava attraverso i suoi occhiali scuri il
maggiore Katsuragi che sembrava essere rimasta alquanto interdetta.
E immaginando già cosa volesse dirgli, la anticipò: “Maggiore Katsuragi,
il compito della Nerv consiste nel combattere gli angeli. Se quell’essere non è uno
dei nostri nemici, allora non è un qualcosa che ci riguardi”.“Ma… ma comandante
Ikari, la Nerv deve proteggere l’umanità. Anche se quel mostro non è un angelo,
potrebbe comunque possederne la stessa pericolosità e forza. E il suo obiettivo,
qualunque esso sia, potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza del mondo”
obbiettò Misato.“Anche se fosse, quello non è un angelo. Quindi non ha l’ATField. Ci penseranno le forze strategiche di autodifesa a fermarlo. E poi, se
veramente volessero il nostro intervento, lo avrebbero chiesto. Invece niente.
Segno che quelli dell’alto comando giapponese, sempre molto insofferenti nei
nostri riguardi, ritengono che questa sia una sfida alla loro altezza, perciò non ci
vogliono tra i piedi stavolta”.
Misato fece per replicare ancora, ma Ritsuko le mise una mano sulla spalla
scuotendo il capo, volendole trasmettere un chiaro messaggio.Lascia perdere,
ormai il comandante ha deciso così e niente gli farà cambiare idea.
Misato strinse i pugni e si girò per guardare il mostro sullo schermo e anche
Gendo osservava incuriosito lo schermo, segno che la presenza di quel
mostro comunque lo interessava.
Ma non erano solo quelli della Nerv che osservavano le azioni dell’essere.
Dentro una base segreta costruita all’interno di una montagna, in un'altra enorme
sala piena di monitor e circondata dall’oscurità, tre persone coperte dal buio
stavano visionando l’operato del mostro, tramite collegamenti satellitari e
telecamere inserite direttamente negli occhi del gigante.
“Signore, Ruger 80 ha individuato il professor Ogisa” comunicò un operatore,
che indossava una tuta di colore blu notte.“Perfetto. Sapevo che il buon Ogisa non
mi avrebbe deluso. Sperava di potersi nascondere da me, ma era soltanto un illuso”
rispose una oscura figura ghignante, al centro del trio che osservava i
monitor.“Aspetta a cantare vittoria. Non ha ancora preso ciò che ci serve” ribatté la
seconda figura alla sua destra.“Infatti. Qualcosa potrebbe andare storto” proseguì
la figura a sinistra.“Stupidaggini! Chi può fermarci? Chi? Nessuno!
La Nerv, forse, ma conosco bene Gendo Ikari, se non si tratta di qualcosa che
riguardi gli angeli e i vari progetti che porta avanti, non muoverà un dito contro di
noi. Ah ah ah ah ah ah!!!!”
In città, all’improvviso un enorme braccio di colore nero sfondò come niente
le vetrate e i muri del palazzo dove si trovava Ogisa, e penetrò nel laboratorio
distruggendo tutto,Akito venne colpito da alcune macerie e cadde a terra, mentre
Ogisa venne sbattuto di lato dallo spostamento d’aria, e sgomento osservò quella
mano afferrare il contenitore e strapparlo via dai suoi sostegni, “No! Non puoi
portarmelo via!” gridò Ogisa che incurante del rischio si
aggrappò con tutte le sue forze alla mano del mostro mentre cominciava a
ritirarsi.Ma non rimase attaccato a lungo, andò a sbattere con la testa contro alcuni
spuntoni delle mura sfondate e cadde sul pavimento del corridoio antecedente il
laboratorio, in mezzo ai frammenti delle vetrate sfondate.
Il mostro alzò la mano destra come a contemplare l’oggetto che aveva appena
rubato, mentre Ogisa, disperato, si affacciò da una finestra urlando:
“Ridammela!”Poi una frase sovrastò ogni altro rumore: “ROCKET PUNCH!”*
La voce giunse all’improvviso da dietro il palazzo col laboratorio, una voce
maschile che sembrava amplificata da un microfono, Poi una specie di rombo, due
oggetti velocissimi si abbatterono sul mostro e uno lo colpì alla mano destra
facendogli cadere il contenitore rubato, L’altro invece lo prese in pieno volto,
mandandolo a terra, Ogisa allibito osservò il contenitore schiantarsi al suolo, ma il
suo contenuto non doveva aver subito danni, quel contenitore era stato costruito
apposta in modo resistentissimo, Poi si chiese chi fosse intervenuto, ed ecco che il
terreno cominciò a vibrare leggermente, quasi a passo di marcia.
Una nuova ombra apparve a fianco del palazzo, un robot di colore nero e
bianco, con due strane antenne rosse sul petto che ricordavano un po’ una Z,
sulla parte inferiore del viso una sorta di griglia, mentre la parte superiore
della testa era aperta, e vi era agganciato un veicolo di colore rosso con
all’interno una persona, che si intravedeva tramite un vetro a forma di semicupola,
Le braccia invece parevano mutilate, perché prive di avambracci,
I due oggetti che avevano colpito il mostro però tornarono indietro e andarono ad
agganciarsi proprio li, ed erano proprio gli avambracci che mancavano,
Ogisa fu colpito come da un lampo. Quella figura, lui la conosceva bene, ne aveva
seguito molte volte le imprese quando era più giovane, quasi quaranta anni fa, nel
periodo pre-Second Impact, Lo scienziato mormorò: “M…. Mazinga Z! Sono
arrivati in tempo!”
“Co… cosa!? Mazinga Z!!!???” sbraitò nel buio la figura centrale del trio,
L’atmosfera era di colpo cambiata nella base nascosta dentro la montagna, “Esatto.
Proprio lui” confermò con calma la figura a destra, “A quanto pare non era andato
distrutto nello scontro finale contro il Dottor Inferno” constatò la figura a sinistra,
“Maledetto! Maledetto! Presto, ordinate a Ruger 80 di fare a pezzi quel
rottame!”Anche alla Nerv, tutti rimasero sorpresi.“Ma.. cosa… che cos’ quel
robot?” mormorò Misato, “Non lo so, ma chi l’ha costruito si meriterebbe una
bella lezione di design” commentò sarcastica e impassibile Ritsuko, La dottoressa
trovava infatti il design del nuovo arrivato non brutto, ma datato, soprattutto
rispetto a quello degli Eva.
“Quel robot non mi è nuovo” diceva con calma Gendo, “Infatti. Difficilmente tu
puoi ricordartelo, perché durante il periodo in cui agiva eri solo un bambino. Ma io
lo rammento bene. Quello è Mazinga Z” spiegò con calma Kozo, “Mazinga Z. Ma
certo, il robot che negli anni 70 proteggeva il Giappone e il mondo da misteriosi
mostri meccanici. Ma dopo una terribile battaglia contro il mandante di tali mostri,
un certo Dottor Inferno mi pare, scomparve misteriosamente e tutti lo dettero per
distrutto”, Misato aveva sentito i discorsi tra i due uomini: “Mazinga Z? Accidenti,
ogni tanto me ne parlava la mamma, ma alla stregua di una favola della buona
notte. E invece esiste veramente”.
“Io non ne avevo mai sentito parlare” disse invece Ritsuko “ma sembra una
tecnologia interessante”, L’interesse e l’apprensione per lo scontro che stava per
svolgersi a Tokyo aumentava,In città, i due giganti si fronteggiavano in silenzio.
A bordo di Mazinga Z, un giovane osservava il mostro,“Tsk, stupido mostro
meccanico. Facevi i conti senza l’oste, vero? Ora te la vedrai con Mazinga Z!”
gridò sicuro di se il ragazzo che indossava una tuta rossa, in alcuni punti il rosso
era molto scuro in altri più chiaro, e con stivali di colore giallo scuro e un casco
bianco con visiera per gli occhi che gli copriva interamente la parte superiore del
viso,Mazinga si lanciò correndo contro Ruger 80, provò a dargli un pugno, ma il
mostro proprio allora fece scattare in avanti le sue lunghe dita, che si
trasformarono in una sorta di funi, presero Mazinga per la cintola, lo
sollevarono e iniziarono a sbatterlo contro i palazzi in tutte le direzioni.
“Urgh… bastardo!” ringhiò il ragazzo, che subito gridò: “KOUSHIRYOKU
BEAM!”,dagli occhi del suo robot partirono dei raggi di colore giallo, che
colpirono in pieno le dita del mostro sciogliendole, Tornato con i piedi per terra,
Mazinga si lanciò nuovamente contro Ruger 80 e riuscì a sbatterlo al suolo
pesantemente mettendocisi sopra.
Ma prima che potesse fare qualcos’altro, la strana protuberanza sul petto del
mostro si illuminò e all’improvviso generò un raggio di colore bianco che alzò di
peso Mazinga Z per una cinquantina di metri e poi lo scagliò lontano, fuori dalla
città, “Dannato!” esclamò il giovane pilota non appena atterrò (alquanto
malamente), “Ah ah ah ah ah! Avete visto? Ruger 80 funziona alla perfezione. Il
suo raggio di energia solidificante ha colto in pieno Mazinga Z. Il Dottor Inferno
era un idiota, non ha mai capito veramente come si costruiscono i mostri
meccanici!” esclamò al colmo della gioia la figura al centro del trio, “Aspetta
Cerberus! Mazinga Z non è stato ancora sconfitto” replicò la figura a
destra,“Infatti. Ci sarà un motivo per cui quel robot ha sconfitto cosi tante volte il
Dottor Inferno” continuò l’uomo a sinistra, “Grrrr… Gog, Magog, maledetti
fratelli. Non capisco perché vi tengo al mio servizio. Non fate altro che rovinare il
mio entusiasmo!” rispose a denti stretti Cerberus, “Cerchiamo solo di mantenerti
coi piedi per terra” risposero all’unisono i due fratelli.
“Bah! Ruger 80! Recupera il contenitore e portamelo subito!”,“L’ha messo ko!”
esclamò preoccupata Misato,Tutti alla Nerv avevano cominciato a fare il tifo
istintivamente per Mazinga Z, Ma ora sembrava che il mostro lo avesse sconfitto,
“Affascinante. Prima quei ‘ROCKET PUNCH’, ora questo ‘KOUSHIRYOKU
BEAM’. Quel Mazinga Z sembra possedere un armamentario incorporato
superiore a quello degli Eva”, “Scommetto che vorresti fare dei test con gli Eva e
Mazinga” le disse Misato senza distogliere gli occhi dallo schermo, “Sono sempre
aperta alle nuove esperienze”, “Maggiore, abbiamo rivelato la presenza di un altro
oggetto sconosciuto che si avvicina alla città” avvertì Aoba, “E adesso chi diavolo
può essere!”
Il mostro si chinò sul contenitore per raccoglierlo con le mani nonostante le
dita fossero ridotte quasi a dei moncherini e fu allora che irruppe sulla scena il
professor Ogisa, stanco di essere un semplice spettatore, che si mise davanti al
contenitore come se volesse proteggerlo col suo corpo, “Il frutto del lavoro di una
vita… non ti lascerò portarlo a quel maledetto!” ma Ruger 80 lo stesso protese la
sua mano, la sua ombra copriva l’intera strada, deserta e piena di macchine
abbandonate.
All’improvviso venne colpito alla testa da un grosso sasso, Niente di grave, ma
sufficiente per far voltare il mostro nella direzione da cui proveniva il macigno,
Dietro alcuni palazzi era apparso un nuovo robot, alquanto buffo: basso,
grasso, un corpo di colore rosso e una testa di colore rosa dall’aspetto
alquanto tozzi, Infine braccia e gambe gialle, “Ehi, stupido mostro! Ora te la vedi
con Boss Robot e il suo pilota, il qui presente Boss!” disse una voce anch’essa
tozza (si può dire che una voce è tozza?) che apparteneva ad un uomo di mezza età
pure lui tozzo ( stavolta il termine è azzeccato), brutto e con la mascella squadrata.
Lo strano robot cominciò a mettersi in una serie di pose che avrebbero dovuto
essere da macho, ma lo facevano sembrare solo un demente, alla Nerv, le reazioni
variarono a seconda delle persone: Ritsuko si fece scendere un gocciolone di
sudore lungo la fronte, Misato rimase con la bocca aperta, Gendo e Fuyutsuki
fecero due sorrisi divertiti, mentre i tre operatori stavano per scoppiare dalle risate,
e invano cercavano di controllarsi mettendosi una mano davanti alla bocca, Ma
Gendo osservava anche l’uomo col camice bianco, un piccolo punto sullo
schermo, che a costo della sua vita sembrava voler proteggere il misterioso
contenitore rettangolare, evidente obiettivo del mostro.
Il buffo robot cominciò a tirare macigni, pietre, sassi e sassolini contro
Ruger 80, che ovviamente non sortivano alcun effetto, mentre quest’ultimo
lentamente si avvicinava, “Sei un duro eh? Allora prendi questo, e quest’altro, e
quest’altro ancora!”Man mano che il mostro si avvicinava, Boss Robot lanciava
pietre sempre più velocemente, finchè non si fermò col fiatone, mentre Ruger 80 si
era piazzato proprio davanti a lui e lo fissava dall’alto in basso, “A… aspetta che
uff uff… riprendo fiato…. Uff…” ma ovviamente il mostro non lo aspettò, con un
calcio lo mandò in aria e mentre riscendeva gli diede un altro calcio che lo fece
rotolare per la strada come una grossa palla da bowling, Infine si schiantò contro
una montagna, “E-ehi…. Ti avevo detto di aspettare… ghe ghe…” mormorò Boss
mentre tutto intorno gli giravano stelline e cose varie, Ruger 80 si diresse
nuovamente verso il contenitore, vicino al quale stava trafficando Ogisa, che
approfittava della distrazione del mostro, “Non temere, ti salverò io. Ti salverò” e
aprì il contenitore, rivelando al suo interno una figura umana avvolta in una tuta
nera e con un casco grigio munito di visiera sulla testa. “Bene, ora ti libero dalla
stasi criogenica e potrai scappare..” mormorava
soddisfatto l’uomo, che però, preso com’era, non si accorse del ritorno del mostro
finché la strada non venne nuovamente ricoperta dalla sua ombra, “No! No!” gridò
l’uomo mentre la mano di Ruger 80 riafferrava il contenitore
sollevandolo insieme al professore che non voleva staccarsi, Quando il mostro si
accorse della presenza dell’anziano uomo, lo fece volare via con un leggero
movimento della mano, come quando ci si libera di un fastidioso insetto.
Ogisa gridando cadde a terra da un altezza di trenta metri almeno, Ruger 80 aveva
completato la missione, poteva rientrare alla base, quando un ombra calò su di lui,
Mazinga Z lo prese alle spalle colpendolo pesantemente con le mani unite, il
mostro perse nuovamente il contenitore, che ricadde al suolo, e si voltò
per riaffrontare il suo nemico, ma stavolta il giovane pilota era pronto, gridò:
“RUST HURRICANE!” e dalla griglia sul viso di Mazinga partì una sorta
di getto d’aria simile ad un piccolo tornado, che si abbatté sul mostro,
il quale riuscì a evitare il grosso dell’attacco, ma le sue braccia vennero colte in
pieno e in pochi secondi si dissolsero, “Voglio vedere come farai adesso senza
braccia!” esclamò sghignazzando il pilota, Proprio in quel momento però,
le strane protuberanze a forma di arco che il mostro aveva sulle spalle si alzarono,
calarono su Mazinga Z e spingendolo dalle spalle lo sbatterono contro il petto di
Ruger 80.
“Ma che diavolo…”Ogni domanda del pilota fu impedita dall’illuminarsi
improvviso della protuberanza sul petto del mostro, che fece scattare nuovamente
il suo raggio di energia solidificante, Mazinga si ritrovò in una morsa, le
protuberanze che lo tenevano per le spalle lo spingevano sempre più in direzione
del mostro, ma il raggio bianco lo premeva sul ventre spingendolo nella direzione
opposta, “Arghhh… che pressione terribile.
Mazinga Z rischia di spezzarsi in due!” esclamò il giovane, che comunque non si
perse d’animo. “KOUSHIRYOKU BEAM!” gridò, lanciando una nuova raffica
proprio negli occhi del mostro, sciogliendoli e trapassando la testa del nemico da
parte a parte, Ruger 80 sembrava soffrire moltissimo, cominciando a scuotere la
testa come se fosse preda di spasmi, e interruppe l’attacco col raggio solidificante.
“Bene! ROCKET PUNCH!” urlò allora il pilota puntando le braccia verso l’alto
in direzione delle protuberanze che lo bloccavano, I pugni partirono e distrussero
tali protuberanze, liberando cosi Mazinga, “Perfetto. E’ ora il colpo di grazia!
BREAST FIRE!” disse il ragazzo allontanandosi dal mostro e lanciando un raggio
di colore rosso da quella specie di antenna che aveva sul petto il suo robot, Il
raggio investì in pieno Ruger 80, e dopo pochi secondi iniziò a
scioglierlo, riducendolo ad un ammasso di metallo fuso, “Ce l’ho fatta!” esultò il
pilota di Mazinga Z schioccando le dita “Le riparazioni su Mazinga hanno
funzionato perfettamente. Ora può finalmente ricominciare a distruggere mostri
meccanici come un tempo”, All’improvviso una voce giunse via radio all’interno
del veicolo: “Buon lavoro Ken, ma ora non crogiolarti. L’esercito giapponese sta
arrivando, e ti ricordo che stavolta Mazinga Z non ha la sua benedizione.
Recupera la capsula criogenica, soccorri il dottor Ogisa e rientra alla base, presto!
Ah, non dimenticarti di raccogliere quell’idiota di Boss. Glielo ho detto che i
tempi ormai sono cambiati, ma lui niente.”
“Agli ordini signor Kabuto”, “Ce l’ha fatta! Evviva!” gridò tutta contenta Misato,
“Si calmi maggiore Katsuragi. Non vedo il motivo per cui debba eccitarsi tanto.
Quel Mazinga Z non è dei nostri, non sappiamo nulla di cosa stia succedendo li,
quindi potrebbe essere anche lui un nemico da abbattere” le disse Gendo, Ritsuko
invece continuava a guardare interessata Mazinga Z, attratta evidentemente dalla
enorme potenza di fuoco di quel robot, “Forse è un nemico da abbattere” replicò
Misato “ma intanto finora non ha fatto del male a nessuno”. Ritsuko: “Sta facendo
qualcosa”, Ken, il pilota del Mazinga, si guardava intorno: “Dov’è finito quel
contenitore che il mostro cercava?”, Vide il contenitore, ma vide anche un uomo li
vicino che giaceva per terra in una pozza di sangue. “Accidenti, è sicuramente lui
il dottor Ogisa, devo aiutarlo!” Ken fece chinare il suo robot fino al suolo, aprì
l’abitacolo della cabina di controllo e agilmente saltò giù dirigendosi verso l’uomo
agonizzante, Gli prese il polso, era debolissimo come il respiro dell’uomo.
“Coraggio, ora chiamo un ambulanza” lo rassicurò Ken.
“N-no… lei…. Lei è lì dentro” indicò leggermente il contenitore aperto “non
deve…. metterci le mani… s-sopra… C… Cerberus… Na…” si sforzò di dire
l’uomo, e poi reclinò il capo, Ken osservava scuro in viso l’uomo appena
deceduto, poi si alzò e si diresse cautamente verso il contenitore,Era ancora aperto
e si affacciò al suo interno, ma con sua grande sorpresa era vuoto, c’erano soltanto
una tuta e un casco abbandonati sul fondo, Il giovane si guardò intorno:
“Qualunque cosa fosse il contenuto di questa capsula, se l’è svignata durante il
combattimento”, poi guardò il corpo di Ogisa, “Poveraccio.
Dunque il cattivone di turno si è messo in moto.” in lontananza cominciarono a
sentirsi sirene e rumori di cingoli, l’esercito stava arrivando, Ken risalì su Mazinga
Z e si allontanò rapidamente.
“Si sta allontanando. Potete seguirlo?” domandò Gendo, a grandi passi Mazinga Z
uscì dalla visuale dello schermo, perché i satelliti erano puntati solo sulla zona
dove era avvenuto il combattimento, si non dovrebbero esserci pro…” Aoba si
interruppe all’improvviso, “E’ scomparso! Appena uscito dalla città.
il suo segnale è scomparso!”, “Come avrà fatto?” si domandò Misato, l’unica
risposta fu il rumore della torre mobile con sopra Gendo e Fuyutsuki che
cominciava a scendere sotto lo sguardo di tutti, “NO! NO! Il mio mostro
meccanico! Quel maledetto Mazinga Z me l’ha distrutto!” sbraitava Cerberus
mentre osservava Mazinga che si allontanava, appena fu uscito dalla città, anche
loro ne persero le tracce, “Te l’avevamo detto di non cantare vittoria troppo
presto” gli disse Gog alla sua destra, “Mazinga Z è un nemico temibile” continuò
MaGog alla sua sinistra, Cerberus allungò le braccia facendo scattare da esse delle
lame e puntandole contro le gole dei due fratelli, “Smettetela di
provocarmi, o laverò questo pavimento col vostro sangue!”, ma i due fratelli non si
scomposero: “Invece di minacciarci, faresti meglio a organizzare le ricerche del
nostro obbiettivo” gli dissero parlando contemporaneamente, ringhiando Cerberus
fece rientrare le sue lame e ordinò ad uno degli operatori: “Mandate nostri agenti a
setacciare l’intera area di Tokyo. Il nostro obiettivo non può essersi allontanato
troppo. Non ha posti dove andare, non ha conoscenti, nulla”.
Fine Capitolo 1
*Nota: Per i nomi delle armi, ho utilizzato quelli originali, ma per quanto
riguarda i nomi dei robot, mi sono attenuto a quelli della versione italiana.
Per me ormai Mazinga sarà sempre Mazinga, non Mazinger.
2° CAPITOLO
I soldati perlustravano l’area in cui era avvenuto lo scontro tra Mazinga Z e
Ruger 80, Squadre di tecnici controllavano ciò che era rimasto del mostro
meccanico, un ammasso informe di metallo ormai freddo e alto una ventina di
metri, Soldati in tuta nera tenevano lontani i curiosi, mentre altri uomini vestiti
in borghese interrogavano i testimoni della battaglia, Le testimonianze erano molto
confuse, la gente in quei momenti pensava soprattutto a scappare.
Comunque tutti furono concordi nel descrivere il robot che aveva sconfitto il
mostro e i più anziani di loro, che rammentavano ciò che accadde negli anni 70,
confermarono anche il nome del robot.
Uno degli uomini in borghese andò da un gruppo di ufficiali che, sistematisi
dentro un palazzo evacuato, erano seduti attorno ad una cartina geografica di
Tokyo posta su un ampio tavolo rettangolare, “Signore” disse l’uomo in borghese
facendo il saluto militare rivolto ad un uomo di mezza età con i baffi e uno
sguardo duro, sulla cui divisa portava i gradi da generale e il cognome Kitano
“abbiamo appena finito di raccogliere tutte le testimonianze. Non ci sono dubbi, si
trattava davvero di Mazinga Z”, “Questa notizia decisamente non mi rallegra”
rispose l’uomo “se c’è una cosa che non sopporto, e avere tra i piedi quei dannati
giganti che sembrano usciti dai cartoni animati per bambini. Non bastavano quegli
stupidi Evangelion della Nerv?! Ora ci si mettono anche quelli del passato, rottami
buoni al massimo per essere esibiti in un museo!”
“Non so che dirle signore. Comunque Mazinga Z è tornato, ed è riuscito a
distruggere quel mostro prima che radesse al suolo la città” replicò l’uomo in
borghese, “Tenente, non si azzardi più a difendere quello stupido rottame in mia
presenza. I tempi sono cambiati, il mondo che Mazinga Z proteggeva non esiste
più. Avrebbe fatto meglio a restare un ricordo del passato. E io gli farò pentire di
essere tornato. Voglio che mettiate immediatamente i nostri servizi segreti
all’opera, che scoprano chi ha rimesso quel dannato robot in circolazione.
Con lo Stato Maggiore me la vedrò io”.
“Signorsì”, “Ora passiamo ad un altro argomento. Avete detto che c’è una vittima,
giusto? Di chi si tratta?” domandò il generale.
“Abbiamo appena finito di raccogliere le informazioni su di lui dopo aver
rovistato nei vecchi archivi di impronte digitali del periodo pre-Second Impact”
rispose uno degli ufficiali che stavano attorno al tavolo “Era il professore
Higuchi Ogisa, sessant’anni, esperto in biologia e ingegneria genetica. Per
almeno vent’anni aveva lavorato all’università di Kyoto, poi nel caos provocato
dal Second Impact scomparve misteriosamente, e qualcuno lo diede anche per
morto. E quando ritornò a farsi vivo, nel 2001, lasciò ogni impiego
universitario ritirandosi a vita privata. Da allora non sappiamo più niente di
lui”.
“Informazioni?! Queste le chiamate informazioni?!” sbraitò Kitano “Io voglio
sapere immediatamente cosa stava facendo qui quel vecchio, perché quel dannato
mostro spuntato dal sottosuolo sembrava cosi interessato al suo lavoro, e cosa
c’era in quel maledetto contenitore che avete raccolto dalla strada. Non so che
farmene di un riassuntino della sua vita!”, “Si, signore” rispose il suo ufficiale
subalterno con voce bassa, “Bah, che massa di incapaci! Lei, colonnello Fujita”
Kitano indicò un altro degli ufficiali seduti intorno al tavolo “i suoi uomini hanno
finito di studiare quel contenitore? A cosa serviva?”
Fujita prese in mano alcuni fogli e si schiarì la voce: “Il contenitore si è
rivelato essere una capsula criogenica la cui struttura interna prevedeva
rinforzi in titanio, inseriti per permettere alla capsula di resistere anche
agli urti più violenti.
Al suo interno abbiamo trovato una tuta aderente nera di tipo elastico,
creata apposta per adattarsi a qualunque tipo di corporatura umana. Questo rende
impossibile stabilire se la persona la dentro era un uomo o una donna. Ma la cosa
più interessante era il casco: la sua visiera era anche uno schermo, e
dentro il suddetto casco era inserita una memoria contenuta in alcuni mini cd.
Abbiamo visionato il contenuto di questi cd, e direi che potremmo definirlo…
didattico”.
“Didattico?” “Si, generale. Abbiamo inserito i mini cd nei nostri computer, e
contenevano migliaia di nozioni di storia, geografia, cultura, lingue, persino
informazioni di meccanica e di guida su auto, barche e aerei, che si susseguivano
ad un ritmo vertiginoso. Quasi come se l’occupante di quella capsula fosse
qualcuno che non ne era mai uscito, e tutte quelle informazioni servivano a dargli
un istruzione, a fargli da scuola insomma”, Kitano rimase in silenzio per un po’,
poi disse: “Voglio che setacciate immediatamente tutta l’area vicino a Tokyo.
Fermate qualunque tipo sospetto, uomo o donna che sia. E cercate di scoprire al
più presto a cosa stava lavorando il professor Ogisa”.
Una decina di minuti dopo i soldati stavano controllando le zone boscose che
confinavano con Tokyo.
Forse l’unico vantaggio avutosi con l’abbandono della città da parte della
popolazione, era che la natura aveva potuto finalmente riprendersi ciò che era
suo, ottenendo anche delle piccole vendette contro l’uomo che l’aveva deturpata,
con la vegetazione che ricopriva interamente decine di edifici abbandonati, quasi
volesse inglobarli.
La zona boscosa intorno all’ex-capitale era enorme, e il governo stava
pensando di farne un area protetta.
Ora, in mezzo a tutto quel verde, soldati in tuta mimetica si aggiravano armi
in pugno, alla ricerca di non si sa bene cosa.
Due di loro si erano allontanati molto dal grosso del gruppo, addentrandosi
in un boschetto.
“Che idioti” si lamentava sottovoce uno dei due soldati col suo compagno “i
nostri superiori ci mandano in questa giungla senza neanche dirci cosa dobbiamo
cercare. Ci hanno detto via radio: ’Fermate qualunque persona sospetta, uomo o
donna che sia’. Ma che diavolo significa?! Non si rendono conto che si può
sembrare sospetti in un infinità di modi?!”
“Che vuoi farci. Quelli sono bravi solo a dare ordini. Poi, quando riusciamo
a combinare qualcosa di buono, noi ci prendiamo un semplice: ‘Ottimo lavoro,
ragazzi!’, mentre loro si beccano medaglie, avanzamenti di grado e una ricca
pensione” gli rispose l’altro.
“La vita del soldato fa proprio schifo. Non era come mi aspettavo”.
“Però oggi sembra che sia successo finalmente qualcosa di nuovo”.
“Ti riferisci alla battaglia tra quel Mazinga Z e quella specie di mostro? In
effetti deve essere stato uno spettacolo interessante”.
“Ah, Mazinga Z. Se fosse ancora vivo il mio vecchio, sicuramente andrebbe su
di giri. Quando era giovane lui andava pazzo per Mazinga Z, diceva che era una
sorta di idolo per quelli della sua generazione e sin da piccolo mi faceva una
testa tanta per raccontarmi le imprese di quel robot”.
D’un tratto, un fruscio tra i cespugli alla loro sinistra.
“Che cosa è stato?” domandò uno dei soldati puntando il suo mitra in quella
direzione, “Sarà stato un animale” rispose l’altro.
“Io vado a dare un occhiata” gli rispose il primo e cautamente si avvicinò al
cespuglio cominciando a scuoterne le foglie con la canna della sua arma.
“Ti copro” gli disse il suo compagno puntando il mitra in modo da colpire
qualunque cosa fosse sbucata da dietro quel cespuglio.
Però videro una cosa che non si aspettavano assolutamente: dietro il
cespuglio stava rintanata una ragazza che doveva avere almeno 20 anni, molto
bella e completamente nuda, La pelle liscia, un corpo dalle proporzioni perfette,
lunghi capelli castani e occhi verdi, Stava seduta sulle ginocchia e fissava
incuriosita e per nulla imbarazzata i due soldati, che invece erano arrossiti.
Non avevano mai visto prima una donna cosi bella.
“D… direi che abbiamo trovato un tipo sospetto…” disse uno.
“Una tipa anzi… e che tipa…”, “C…chiamiamo la base…”
L’altro però non fece in tempo a rispondere, perché qualcosa con un guizzo
fulmineo lo colpì al collo trapassandolo da parte a parte.
Tra gli schizzi di sangue che uscivano dalla ferita al collo, inflitta con
una sorta di pugnale, il soldato cadde a terra gemendo e contorcendosi.
“Ma che diavolo…” gridò l’altro, che stava per girarsi e per sparare verso
gli alberi da cui sembrava essere arrivata la lama.
Ma un secondo oggetto, anch’esso fulmineo, lo colpì in piena fronte
conficcandosi profondamente nella sua testa, e facendolo cadere a terra morto e
con un espressione sorpresa dipinta sul viso, alcune gocce di sangue avevano
bagnato il volto della ragazza nuda, che si toccò quel liquido rosso con le dita e lo
guardò sorpresa.
Dagli alberi saltarono alcune ombre, che toccarono terra con grande
precisione: erano quattro uomini che indossavano una tuta nera e una sorta di
armatura sul petto, le braccia e le gambe.
Indossavano una maschera che sulla fronte riportava un piccolo e strano
simbolo: un animale ringhiante simile ad un lupo e con tre teste.
“Base, abbiamo trovato l’obiettivo” disse uno dei quattro uomini con una voce
che sembrava contraffatta, L’uomo doveva avere un auricolare inserito nella
maschera.
Gli giunse una risposta: “Bene. Il nostro capo sapeva che pedinare quelli
dell’esercito sarebbe stata un’ottima mossa. Abbiamo lasciato che facessero loro
il lavoro per noi. Ora procedete alla cattura con la massima cautela e
ricordatevi di prenderla viva e intatta”, I quattro uomini puntarono le braccia
contro la ragazza, mentre si muovevano lentamente e con fare deciso verso di lei, e
dagli avambracci spuntarono delle minuscole canne, La ragazza continuava a
guardarli incuriositi, poi finalmente parlò: “P… perché li avete uccisi?”
Come risposta da una delle canne partì una minuscola freccia che prese la
ragazza alla spalla sinistra, “Ahi!” esclamò la ragazza estraendo prontamente la
freccetta dalla sua spalle e guardandola.
“Non è possibile. Quelle freccette sono intrise di un narcotico potentissimo,
che agisce in meno di un secondo!” esclamò uno dei quattro, che si prepararono a
lanciare altre frecce contro di lei, ma la ragazza si scurì in volto, e li fissò con
occhi duri, occhi in cui all’improvviso brillò una strana e sinistra luce.
In quel momento, un giovane con lunghi capelli castani, che indossava camicia
e pantaloni jeans e aveva un piccolo zaino sulle spalle, stava correndo a
perdifiato per il bosco.
Sulla testa aveva una grossa benda, in alcuni punti leggermente sporca di
sangue, segno che era stato medicato da poco, Il ragazzo fino a quel momento era
riuscito ad evitare tutte le pattuglie di soldati che perlustravano i boschi, più per
fortuna che per abilità, e per maggiore sicurezza aveva deciso di aggirarli facendo
un giro lungo, continuava a guardarsi attorno, guardava dietro cespugli o massi,
perfino sotto le radici di grandi alberi che spuntando dal suolo formavano una
sorta di cavità, era chiaramente alla ricerca di qualcosa.
Poi udì un grido abbastanza lontano, seguito da quattro tonfi sordi.
Con espressione preoccupatissima, corse in direzione del grido, senza
riuscire a capire se a gridare fosse stato un maschio o una femmina.
Percorsa una cinquantina di metri, si ritrovò in uno spiazzo e vide uno
strano spettacolo: quattro uomini indossanti una tuta nera giacevano per terra,
mentre una ragazza nuda era piegata su altri due uomini, che sembravano
dall’abbigliamento essere soldati, e dava le spalle al nuovo arrivato.
Sembrava che la ragazza stesse armeggiando con qualcosa, poi con movimenti
secchi di entrambe le braccia tirò fuori due pugnali la cui lama era sporca di
sangue, e li gettò a terra.Spaventato, il ragazzo cercò lo stesso di avvicinarsi con
molta prudenza alla donna, che ad un tratto sembrò percepire la sua presenza, si
girò di scatto mettendosi in piedi ( e facendo arrossire al massimo il giovane), poi
una forza invisibile sembrò afferrare il giovane per il collo e sollevarlo ad almeno
dieci metri dal suolo.
La ragazza aveva uno sguardo duro, i pugni chiusi.
“A… aspetta… io sono… sono un amico…” provò a dire il giovane “sono… sono
Akito Sagisu… l’assistente di laboratorio di tuo padre… il professor Higuchi
Ogisa!”“Mio padre!” esclamò la ragazza.
“S…si, e sono un amico, devi credermi. Tu sai che sono sincero… Nadia”.
La ragazza lo fissò con sguardo scrutatore per alcuni secondi, poi un leggero
sorriso si disegnò sul suo viso, e finalmente Akito sentì quella forza
invisibile che lo posava delicatamente a terra, Il giovane assistente tirò un sospiro
di sollievo, era riuscito a trovare la figlia, anche se nata artificialmente, del suo
mentore.
Si tolse lo zaino dalle spalle, e ne estrasse dei vestiti, un paio di stivaletti,
una camicia con un pantalone jeans e anche della biancheria intima
femminile (che aveva comprato poco prima nel primo negozio aperto che aveva
trovato, rispondendo imbarazzato alla commessa che lo guardava: ”Sono per la
mia fidanzata. Manda sempre me a fare le compere”) che porse alla ragazza, di cui
tentava anche di non fissare la nudità, ma i suoi occhi erano come calamitati
dalla bellezza di lei.
Nadia però si era nuovamente piegata sui due soldati morti, uno aveva una
ferita al collo, l’altro alla fronte, due ferite provocate sicuramente da quei
quattro uomini che giacevano per terra dietro di loro come se fossero morti.
La ragazza posò le mani sulle due ferite, i cui lembi cominciarono a brillare,
Le ferite si richiusero, ma i due soldati restavano morti.
“Perché?” domandò la ragazza, “Perché cosa?” le domandò a sua volta Akito che
si stava innervosendo sempre più: con tutti i soldati che circolavano nella zona,
non era prudente restare li, dovevano andarsene al più presto.
“Perché non tornano in vita?” chiese Nadia.
Allora Akito capì cosa stava pensando la ragazza, lui conosceva, anche se non
nei dettagli, quali fossero le capacità di Nadia.
“Nadia, mi dispiace, ma i tuoi poteri non funzionano cosi. Puoi guarire, puoi
salvare persone in condizioni disperate, ma non puoi resuscitare i morti. Non
puoi più aiutare questi due”, “Ma… ma io…”
“Ti prego, ora andiamocene. Vedi quei quattro uomini vestiti di nero e stesi
li? Sicuramente ce ne sono altri come loro, che non commetteranno l’errore di
sottovalutarti. Prima che arrivino, dobbiamo andarcene da qui”.
Nadia fissava in silenzio i due soldati morti, “Non sentirti in colpa per loro, non sei
tu la responsabile della loro morte. e se proprio vuoi vendicarli e vuoi impedire
che altre persone muoiano, vieni con me. Io ti aiuterò a farlo sconfiggendo il
mandante di quelli uomini in nero”.
Nadia mormorò: “Mi dispiace tanto…”, finalmente la ragazza si alzò, Akito si girò
e le diede i vestiti.
Quando fu vestita, la prese per mano e cominciarono a camminare con passo
veloce: “Per fortuna conosco bene questa zona. Mancano due chilometri per uscire
dal bosco, dovremmo trovare una fermata dell’autobus che conduce in città,
Andremo a casa mia, poi con la mia macchina ci recheremo da un uomo che,
almeno secondo le parole del professor Ogisa, dovrebbe poterci aiutare”.
“Senti… Akito. Mio padre… è morto.”
Akito si bloccò e guardò sorpreso Nadia. Sapevo di non poterlo negare: “Si.
Come lo sai?”, “Ho avvertito la sua morte, e morto per proteggermi” disse la
ragazza, “Scusa la mia fretta, ma se vuoi piangere, adesso non è il momento”.
“Non ho bisogno di piangere. Quando è morto, io ero con lui, ho provato
quello che ha provato lui. Un dolore, una sofferenza, che valgono più di
qualunque lacrima”.
Calò il silenzio tra i due, poi si sentirono rumori di numerosi passi.
“Andiamocene!” esclamò Akito e i due si misero a correre, non appena i due
ragazzi se ne furono andati, i corpi dei quattro uomini in nero d’improvviso si
incendiarono, alte fiamme che li ricoprivano interamente.e proprio allora
sbucarono dalla vegetazione gli altri soldati, che cercarono di prestare un inutile
soccorso ai loro compagni morti, e si chiedevano perplessi cosa fosse successo li
prima che arrivassero, “Maledizione! Maledizione!” sbraitava Cerberus dentro la
sua base segreta.
Si trovava all’interno di una strana stanza, le cui pareti erano di vetro e
mostravano una sorta di acquario, ma in quell’acqua non nuotavano pesci, ma
mostruose aberrazioni: squali bianchi muniti di braccia e gambe artigliate e con un
espressione ancora più feroce di quella degli squali normali,
meduse di orrende aspetto e dai tentacoli lunghi decine di metri, piovre con enormi
bocche piene di denti aguzzi e posizionate sulla sommità della testa.
Esemplari di fauna marina che Cerberus aveva modificato geneticamente per poi
crogiolarsi nel piacere di vedere le sue creature mentre combattevano tra loro
oppure mentre si nutrivano di poveri malcapitati che Cerberus gettava tra le
loro fauci o perché l’avevano deluso oppure per il semplice gusto di farlo, ma in
quel momento era troppo adirato per godersi gli “spettacoli” delle sue
creazioni.
Restando fermo nell’ombra al centro della stanza, ribolliva di rabbia al
pensiero che i suoi subalterni erano stati vicinissimi nel mettere le mani sopra
l’arma che il professor Ogisa aveva creato.
Ma avevano sottovalutato i poteri di cui era dotata quell’arma, che li aveva
stesi senza problemi ma lasciati in vita, nell’armatura delle loro tute erano istallate
microtelecamere, che erano rimaste sempre in funzione e quindi avevano permesso
a Cerberus di vedere che aspetto avesse l’arma creata da Ogisa e anche di vederla
allontanare insieme a quel Akito Sagisu.
Però i suoi uomini si erano dimostrati autentici idioti, non meritavano di
vivere, quindi aveva utilizzato il comando di autodistruzione che aveva fatto
istallare in tutte le tute dei suoi sottoposti, “Morite tra le fiamme, porci! Questa
fine vi meritate!”, Ma restava il fatto che l’obiettivo era sfuggito, sicuramente non
si trovava più a Tokyo e non sapeva dove cercarlo.
Proprio allora giunsero da un ascensore camuffato sul pavimento due uomini
piuttosto giovani, identici nell’aspetto quindi gemelli, che indossavano un
vestito rosso con la parte che ricopriva il torace e il ventre completamente
nera, e circondato da un ampio mantello color viola scuro.
Entrambi avevano anche i capelli raccolti in una coda di cavallo cosi lunga
che quasi toccava il pavimento, “Gog, Magog, fuori di qui! Non ho tempo da
perdere con voi!” esclamò Cerberus.
“Già, di sicuro inveire contro tutto e tutti è un modo migliore di passare il
tempo” replicò Gog, il gemello a destra, “Abbiamo deciso di includerti tra chi ha il
potere, ma non stai facendo una gran bella figura” continuò MaGog.
“Come osate parlarmi cosi?!” gridò Cerberus uscendo dall’oscurità: Cerberus
era alto almeno due metri, aveva addosso un armatura nera che ricordava un po’
le armature dei cavalieri medioevali, ma molto più minacciosa, e un ampio
mantello anch’esso nero, infine indossava anche un elmo alquanto particolare:
nella parte frontale era raffigurato un grande e intimidatorio volto di lupo, e
attraverso la bocca di quest’ultimo si vedeva il viso di Cerberus, un uomo
giapponese dalla carnagione scura e i lineamenti feroci.
Poi altri due volti di lupo, più piccoli, si trovavano uno immediatamente
sopra quello principale, e l’altro invece nella zona posteriore dell’elmo.
“Osiamo, osiamo. Ricordati di questo: se è vero che sei stato tu ad apportare
le migliorie ai mostri meccanici che hanno permesso alla tecnologia micenea di
risorgere dopo la sconfitta del Dottor Inferno, e anche vero che siamo stati noi
due a fornirti il materiale necessario per fare ciò.
Noi abbiamo raccolto ciò che restava dell’organizzazione del Dottor Inferno e
l’abbiamo forgiata in modo che ci permettesse di conquistare il mondo” disse Gog.
“E quando abbiamo deciso di lavorare insieme, abbiamo anche stabilito che noi
due non saremmo stati i tuoi servitori, ma i tuoi alleati. Il nostro è un
triumvirato. E’ vero, quello che impartisce la maggior parte degli ordini sei
tu, hai il carisma e la ferocia che ogni leader dovrebbe avere, ma anche noi due
sappiamo farci rispettare. Il piano per la conquista del mondo l’hai ideato tu,
e ci trova d’accordo, ma non dimenticare mai chi è che ti ha aperto la porta”
continuò MaGog, “Non mi servono lezioni di storia” disse Cerberus che a stento
tratteneva la sua rabbia. “Allora, miei… alleati” pronunciò questa parola come se
non credesse affatto nel suo significato letterale “che cosa mi consigliate?”
Gog: “Il compianto dottor Ogisa non era uno sprovveduto. Avrà sicuramente
preso delle precauzioni nel caso gli accadesse qualcosa prima che potesse
inserire la sua creatura nel mondo. E conosceva bene gli ambienti militari,
sapeva che se mettevano le mani su di lei, l’avrebbero usata come arma.
Quindi è da escludere che il suo assistente, Akito Sagisu, si rivolga al governo
giapponese o a qualche altra organizzazione ufficiale”.
MaGog: “E sicuramente non avrà voluto caricare con un simile responsabilità
le spalle di un ragazzo uscito fresco fresco dall’università. Dunque crediamo
che dovremo cercare nel passato di Ogisa eventuali suoi conoscenti a cui era
capace di affidare la sua creazione”.
“Si tratterà sicuramente di qualcuno che ha conosciuto prima del Second
Impact. Dopo il disastro e la morte della moglie e della figlia, viveva
rintanato, lontano dal mondo, grazie anche a me” disse Cerberus con un malvagio
sorriso di soddisfazione “organizzate vaste ricerche di archivio, voglio che
setacciate palmo a palmo la vita di quel vecchio prima del Second Impact”.
“Molto bene. Lo vedi che ti siamo d’aiuto?” domandò ironico Gog.
“Se non fosse stato per noi, adesso staresti ancora a perdere tempo con le
tue maledizioni” continuò altrettanto ironico MaGog.
I due gemelli se ne andarono, mentre Cerberus, con le mani conserte dietro la
schiena, fissava il suo sinistro acquario, “Continuate pure a darvi delle arie, brutti
idioti. Pensate che solo perché siete stati i miei fornitori, potete sfruttarmi come vi
pare? Quando il mondo sarà mio, mi divertirò a sezionarvi per vedere se anche
dentro siete gemelli”.
IL GIORNO DOPO
UFFICIO DEL COMANDANTE SUPREMO DELLA NERV
Gendo aveva appena posato la cornetta del telefono sulla sua scrivania, Rimase
pensieroso per un po’ a fissare il vuoto, poi chiamò il suo vice Kozo Fuyutsuki che
in quel momento si trovava sul ponte di comando.
Kozo entrò con calma nell’ufficio mettendosi affianco a Gendo e guardandolo
in faccia: “Di cosa volevi parlarmi, Ikari”.
“In riguardo al combattimento di ieri tra il redivivo Mazinga Z e quel
misterioso mostro meccanico, ho chiesto ad alcune mie conoscenze nell’esercito
giapponese di tenermi costantemente informato su tutto ciò che scoprivano su
questo caso, in particolare sull’identità di quel misterioso uomo col camice
bianco che abbiamo visto essere pronto anche a morire pur di proteggere il
misterioso contenuto di quella capsula, evidente bersaglio del mostro”.
“Ci sono dunque delle novità?”, “Oh si. Molte novità. Ho chiesto che mi
mandassero un fax, e dovrebbe arrivare proprio adesso” e infatti si udì un bip
continuato giungere da un grosso tiretto della scrivania.
Gendo lo aprì rivelando la presenza di un fax che stava stampando un
messaggio, Il comandante tolse il foglio col messaggio e lo passò al suo vice, che
lo osservò incuriosito.
Lo sguardo di Fuyutsuki scorreva con grande rapidità quelle righe fresche di
stampa, finché non si bloccò su un nome:
“Ogisa… Higuchi Ogisa!” mormorò l’anziano uomo.
“Immagino che te lo ricordi” disse Gendo “Io lo avevo già sentito questo
nome. Era il tuo predecessore alla cattedra di biologia metafisica a Kyoto,
giusto?”, “Si. Era stato anzi proprio lui a inaugurare quel tipo di studi
all’università di Kyoto. Considerava quella facoltà quasi come una figlia, e
quando giunsi li, mi riempiva sempre di raccomandazioni su quale fosse il modo
migliore di agire in quel campo. Era una persona veramente geniale, e
diventammo ottimi amici, uno dei pochi veri amici che avevo. Purtroppo la nostra
amicizia venne troncata dal Second Impact, lui sparì dalla circolazione, e in molti
lo credemmo morto. Poi nel 2003 mi scrisse una lettera, in cui mi diceva che era
vivo e stava bene. Avrei voluto rispondergli, anche rincontrarlo, ma sulla lettera
non c’era l’indirizzo del mittente. E da allora più niente.”
“Di sicuro in questi anni non è rimasto con le mani in mano. Il laboratorio
in cui conduceva il suo misterioso esperimento era suo, ma lo aveva comprato
sotto falso nome, quasi come se si nascondesse da qualcuno. Tu non hai idea su
che cosa lavorasse?”, “No”.
“Questa vicenda mi incuriosisce sempre più. Ho detto alle mie conoscenze
nell’esercito di tenermi costantemente informato su ogni possibile sviluppo, e
per il momento più di questo non possiamo fare” concluse Gendo.
Frattanto Fuyutsuki continuava a fissare il foglio che aveva in mano.
SCUOLA MEDIA DI NEO-TOKYO 3
Shinji Ikari era in classe, che pigiava pigramente alcuni tasti del computer
portatile che ogni alunno aveva con se, Il professore si era perso, tanto per
cambiare, nei suoi ricordi riguardanti ,il Second Impact, e puntualmente
trasformava cosi ogni lezione in una tortura per i suoi studenti.
Perché li costringeva ad ascoltare una storia che ormai conoscevano a
memoria, e siccome erano nell’orario delle lezioni, erano anche obbligati a
mostrarsi attenti, c’era chi vi riusciva di più, come la capoclasse Hikari,
e chi meno, come Toji, che faceva sbadigli a tutto spiano.
Shinji si chiedeva come facesse Toji a comportarsi in classe in quella
maniera senza essere mai ripreso dal professore.
Rei Ayanami invece guardava fuori dalla finestra, mentre Asuka stava leggendo
un fumetto, ma in maniera alquanto originale: lo aveva scannerizzato su un cd,
che aveva poi inserito di nascosto nel suo computer personale. E cosi, fingendo
di premere in continuazione i tasti del PC per far credere a tutti che stesse
prendendo appunti, in realtà si stava facendo una lettura decisamente poco
scolastica e molto divertente, perché aveva sorriso molte volte, un sorriso che
in più di un occasione sembrava sul punto di trasformarsi in una risata
sguaiata, anche Kensuke era impegnato in una lettura che sembrava interessarlo
molto, del tutto estranea alla lezione e meno ingegnosa di quella di Asuka:
leggeva, tenendola sotto il banco, una rivista che a giudicare dalla numerose
pieghe della copertina, doveva essere molto vecchia, Non sembrava però una
rivista riguardante argomenti militari, non c’erano scritte o immagini di armi e
mezzi bellici.
Pareva al contrario uno di quei settimanali di informazione che trattavano un
po’ tutti i campi, “Chissà cosa sta leggendo Kensuke” pensò Shinji, quando ad un
tratto si udì la voce del professore dire autoritaria: “Aida, cosa succede? Non ti
interessa la mia lezione?”
Come per magia, tutti quasi scattarono sull’attenti, pur restando seduti:
Toji si mise dritto sulla sedia cercando di assumere l’espressione più
concentrata e interessata che potesse fare, Asuka veloce come un lampo
finalmente premette veramente un pulsante della tastiera togliendo la schermata
col fumetto e facendo apparire al suo posto un'altra contenente appunti sulla
lezione. Sapendo che il professore ripeteva sempre le stesse cose, l’aveva
preparata la sera prima, “Alla faccia di chi dice che Asuka è imprudente!” pensò
Shinji, persino Rei girò il suo sguardo dalla finestra all’interno dell’aula.
Kensuke invece era diventato rigido come una statua, mentre il professore con
calma si alzava e si dirigeva verso di lui.
“Cosa stai leggendo?” gli domandò quando fu davanti a lui.
Inizialmente spaventato, Kensuke riprese rapidamente il controllo: “Vede
professore, siccome lei parla sempre del Second Impact, allora ha fatto nascere
in me il desiderio di sapere come fosse esattamente il mondo prima di quel
disastro. Cosi sono riuscito ad ottenere uno dei giornali del periodo pre-Second
Impact e non ho saputo resistere alla tentazione di dargli subito un occhiata” e
subito gli porse il giornale che stava leggendo, mentre il professore lo
guardava severamente.
L’insegnante prese la rivista, era davvero molto vecchia, e cominciò a
sfogliarla, Nella classe era sceso un silenzio quasi irreale, appena disturbato dallo
sfogliare del professore, dopo un po’ gliela restituì: “Va bene. Mi congratulo per il
tuo scrupolo di approfondire l’argomento che stiamo studiando. Ma la prossima
volta che vuoi informazioni sul periodo pre-Second Impact, chiedile a me
direttamente”, “Si professore, sicuramente”.
Il professore si girò tornando al suo posto, Kensuke si rilassò sulla sua
sedia sospirando per lo scampato pericolo e la lezione riprese.
Durante l’intervallo, Kensuke era uscito dalla classe ed era andato sul terrazzo per
consumare il suo pranzo, seguito da Toji e Shinji.
Sul balcone c’erano anche la capoclasse Hikari e Asuka, che stranamente
avevano scelto lo stesso posto dei ragazzi per pranzare e perfino Rei era presente,
mentre fissava in silenzio il panorama appoggiata alla ringhiera.
“Allora Kensuke” esordì Toji mentre divorava un panino “che cosa stavi
leggendo di cosi interessante? Tanto lo sappiamo tutti che era soltanto una
balla quella che hai raccontato al prof”.
“Stavo cercando notizie su un robot storico che è tornato nuovamente alla
luce” esordì Kensuke frugando nella sua borsa per tirare fuori la vecchia
rivista, “Ovvero?” domandò Shinji.
“Ma come? Non lo avete saputo? Ah già, la solita censura militare. Parlo del
ritorno di Mazinga Z e della battaglia che ha sostenuto ieri contro un misterioso
mostro meccanico a Tokyo”, “Mazinga chi?” domandarono insieme Toji e Shinji,
“Be, non mi sorprende che voi non lo conosciate. Mazinga Z operava negli anni
70. A quell’epoca i nostri stessi genitori erano solo dei bambini. Io ho saputo della
battaglia sbirciando i dati di mio padre, come mio solito. La Nerv è stata messa in
allarme dal ritorno di Mazinga, lo ritengono un possibile concorrente o addirittura
un possibile nemico. Mio padre parlava al telefono e diceva che Mazinga Z non si
faceva più vedere dalla metà degli anni 70, e allora sono andato a cercare
informazioni su internet, ma senza trovare nulla. Evidentemente tutte le
informazioni su quel robot sono state cancellate sia dallo scorrere del tempo, sia
dalla confusione provocata dal Second Impact. Lo rammentano ormai solo coloro
che all’epoca erano adolescenti come noi. E cosi sono andato a rovistare nel
baulone”.
“Baulone?!”, “Si, un vecchio e grosso baule dove conserviamo tutte le riviste con
cui collaborò mio nonno, che faceva il giornalista. Aveva lavorato si può dire per
tutti i giornali più importanti di quegli anni, e sapevo che rovistando,
rovistando avrei trovato qualcosa. Perciò” il ragazzo si mise a sfogliare il
giornale molto velocemente, e subito lo piazzò davanti ai suoi due amici “eccolo
qui Mazinga Z!”, Shinji e Toji osservavano incuriositi quelle pagine ingiallite:
c’era la foto in bianco e nero di un grosso robot che, in mezzo ad uno scenario di
palazzi distrutti e in fiamme, combatteva contro strani giganti dall’aspetto orrido o
grottesco.
E il titolo dell’articolo diceva: “Eccezionale scoop di un nostro giornalista!
Ripresa dal vivo una delle battaglie tra il misterioso Mazinga Z e
i mostruosi esseri meccanici che minacciano il Giappone e il mondo!”
“Immagino che il fotografo che ha fatto lo scoop fosse proprio tuo nonno,
vero?” domandò Shinji, “Si. Solitamente, stando a quanto è scritto qui, la gente
non assisteva mai alle battaglie di Mazinga Z. Era troppo presa a scappare e la
zona veniva isolata dall’esercito. Ma mio nonno superò i divieti e andò a vedere lo
stesso”, “Dev’essere un vizio di famiglia allora!” pensò Toji, che forse aveva
finalmente capito da chi Kensuke avesse preso il coraggio di andare a rischiare
la vita pur di filmare qualcosa.
“Fatemelo vedere questo famoso Mazinga Z!” disse all’improvviso Asuka
irrompendo sulla scena e mettendo entrambe le braccia sulla testa di Toji, col
risultato di farlo cadere steso per terra, sembrava che la ragazza avesse fatto finta
di non badare alla discussione tra i tre amici, e invece aveva ascoltato eccome.
“Tsk. E che è sto rottame?! Il mio 02 è mille volte meglio! Non lo pensi
anche tu, Shinji?”, “Be… ora come ora…” rispose imbarazzato Shinji.
“Cosa vorresti insinuare?! Che il mio 02 è peggiore di quel Mazinga!?”
replicò Asuka alquanto irritata e minacciando col suo pugno il povero Shinji.
“No, no! Non mi permetterei mai di dire una cosa simile!”, “Insomma, vuoi levarti
di dosso?! Pesi una tonnellata!!” gridò Toji cercando di alzarsi.
“Coooosa!!?? Stai forse insinuando che sono pesante?!”
“Si, sembri esile ma pesi come una cicciona!” replicò il ragazzo.
Toji cominciò a scappare inseguito da Asuka, che sembrava sul punto di
lanciare fulmini e saette, mentre la capoclasse cercava invano di fermarli.
Rei li fissava distrattamente mentre Shinji e Kensuke facevano un risolino
nervoso, frattanto Akito stava viaggiando a velocità sostenuta con la sua macchina
su una strada secondaria che si allontanava da Tokyo.
Avevano appena fatto in tempo a lasciare la città prima che i militari
chiudessero ogni strada, Ora erano in viaggio da almeno tre ore, tre ore cariche di
tensione per il giovane Sagisu, che sussultava ogni volta che su quella strada
semideserta incrociavano qualche macchina.
Nadia per sicurezza l’aveva fatta sdraiare sul sedile posteriore, la ragazza
fissava con il viso rivolto verso l’alto il paesaggio che si intravedeva dal
finestrino, La sua espressione era impenetrabile.
Akito però sentiva il bisogno di parlare, di rompere quel silenzio: “Sei
stanca Nadia?”, “No, non preoccuparti”.
Di nuovo tornò il silenzio, che venne nuovamente interrotto stavolta da
Nadia: “Senti, quest’uomo da cui mi stai portando… sei sicuro che possa
aiutarci?”, “A essere sinceri non lo so. Ma tuo padre mi diceva che l’uomo da cui
stiamo andando adesso era l’unico amico rimastogli, l’unico di cui si fidasse
ancora”, “Capisco. Sai, è tutto cosi strano”,“Cosa è strano?”
“Io conosco questo mondo, eppure allo stesso tempo mi è sconosciuto. Non l’ho
mai affrontato direttamente, l’ho sempre visto come attraverso uno specchio.
E ora che ne ho cominciato a conoscere alcuni aspetti, mi fa paura. So che gli
uomini sono in grado di uccidere, ma vederlo fare direttamente… mi ha lasciata
inorridita, e arrabbiata anche”, “Tranquilla, sono sicuro che riusciremo a
sconfiggere colui che inseguiva tuo padre e che ne ha anche provocato
indirettamente la morte. E dopo aver fatto questo, potrai finalmente farti una vita”
la rassicurò Akito, “Farmi una vita? Io avevo già avuto una mia vita, e il destino
aveva già deciso una volta di togliermela.
Non devi nascondermi niente, mio padre mi ha informata di tutto mentre ero nella
capsula criogenica”,“Di tutto?”, “Si”.
La macchina proseguiva il suo viaggio mentre il pomeriggio volgeva al termine
e si avvicinava la sera,intanto, nella base segreta di Cerberus, il malvagio stava
ancora contemplando il suo acquario personale, quando dal suolo si alzò un
piccolo piedistallo con uno schermo, Cerberus lo fissò, mentre lo schermo si
illuminava rivelando il volto di uno dei due gemelli suoi alleati.
“Buone notizie Cerberus. Abbiamo completato la nostra ricerca, e abbiamo una
lista di nomi tra i quali potrebbe esserci quello dell’uomo a cui aveva pensato
Ogisa nel caso fosse morto”.
Sullo schermo iniziò a sfilare un elenco di nomi, Cerberus li guardava in
silenzio, finchè non ne indicò uno col dito: “Lui, sono sicuro che è lui”.
“Kozo Fuyutsuki? Cosa te lo fa pensare?”, “Il fatto che sia il vice-comandante
della Nerv. Quale posto migliore poteva trovare Ogisa per proteggere la sua
creazione? Ovviamente non avrà mai avuto l’intenzione di affidarla alla Nerv
ufficialmente, ma certamente Ogisa avrà puntato sull’amicizia che lo legava a
Fuyutsuki, nella speranza che quest’ultimo riuscisse lo stesso a impiegare le
risorse di una delle più potenti organizzazioni del mondo”.
“Dunque Akito Sagisu si sta dirigendo verso Neo-Tokyo 3? Mandiamo nostri
uomini allora”, “No, o almeno, non solo nostri uomini. Non dimenticarti che il
nostro obiettivo possiede poteri eccezionali, potrebbe stendere da sola un esercito
di soldati, per quanto bene addestrati possano essere. Terremo pronti all’azione
alcuni mostri meccanici. Se i nostri uomini falliranno, interverranno loro”.“Non ti
preoccupi degli Evangelion?”
“Quegli umanoidi possono essere molto pericolosi, ma basta troncare il loro
cavo di alimentazione, far passare cinque minuti e il gioco è fatto”.
“E se si facesse di nuovo vivo Mazinga Z?”
“L’altra volta ha vinto solo perché non lo avevamo previsto. Ma adesso, se
dovesse provare a farsi vivo, troverà pane per i suoi denti”.
Lo schermo si spense, e Cerberus sorrideva: “Mio caro Gendo, a quanto pare i
nostri destini sono inevitabilmente legati”.
IL GIORNO DOPO
Due uomini stavano maneggiando intorno ad un' antenna televisiva sopra uno
dei palazzi residenziali di Neo-Tokyo 3, Indossavano tute da operaio e avevano tre
cassette per gli attrezzi ai loro piedi.
Uno di loro, mentre teneva entrambe le braccia sull’antenna, come se volesse
controllare qualcosa nel dettaglio, avvicinò il viso al polso destro, e cominciò
a parlare: “Base, qui avvistatori 2-6. Stiamo tenendo sotto controllo la casa
del bersaglio terziario”.
Da una minuscola radio mimetizzata nell’orologio che l’uomo portava al polso,
giunse la risposta: “Molto bene. Gli altri avvistatori sono posizionati lungo il
tragitto che compie di solito per andare al lavoro. Al primo movimento sospetto,
riferite immediatamente”, “Ricevuto base. Proprio adesso il bersaglio sta
uscendo”,dall’ingresso principale del palazzo posto proprio di fronte a quello su
cui si trovavano i due uomini, uscì il vice-comandante della Nerv Kozo Fuyutsuki,
che chiamò un taxi per dirigersi alla metropolitana che lo avrebbe condotto dentro
il Geo-Front, Fuyutsuki appariva molto tranquillo, e non si accorse di decine di
occhi che lo spiavano, nascosti tra la gente che già dal primo mattino affollava
quelle strade.
Quando l’uomo scese dal taxi per avviarsi verso la metropolitana, due figure
uscirono da un vicolo: erano Akito e Nadia, che cercavano di apparire come due
semplici fidanzati, “Eccolo, e quell’uomo con la divisa marrone. Lo riconosco
dalla foto che mi mostrò una volta il professor Ogisa” disse Akito, spingendosi con
Nadia attraverso la folla.
I due ragazzi erano arrivati la sera prima a Neo-Tokyo 3, ma per prudenza
avevano deciso di non andare subito in città, fermandosi vicino ad una cascina
abbandonata e dormendo in macchina, poi si erano avviati a piedi verso il centro
abitato.
Ora sembrava arrivato finalmente il momento in cui avrebbero potuto ricevere
un aiuto sicuro contro coloro che li davano la caccia, Fuyutsuki attendeva
tranquillo che arrivasse il treno, mentre Akito e Nadia erano ad una ventina di
metri da lui. Lo avrebbero raggiunto subito, se non fosse stato per le numerose
persone che si frapponevano tra lui e loro.
Potevano anche chiamarlo a voce, ma Akito preferiva non dare nell’occhio.
E fu proprio allora che un gruppetto di teppisti, cinque in tutto, sbucato da
una scala mobile li vicino, adocchiò Nadia e fischiando si avvicinarono a lei.
Uno di loro la prese per il braccio bloccandola, e le disse con tono strafottente:
“Ehi bellezza, perché non lasci perdere quel merdoso con cui stai
adesso e non vieni con noi, uomini veri?”“Si, abbiamo certi gingilli che non ti
immagini neanche” continuò un altro.
Nadia li fissava incuriositi, sapeva che tipo di persone fossero, ma era la
prima volta che ne vedeva dal vivo, come sarebbe stato per qualunque altra cosa
d’altronde, Akito invece pensò: “Oh no! Ci mancavano solo i teppisti adesso!”
Cercò di scaricarli il prima possibile: “Sentite voi, lei sta con me e non le
interessano tipi come voi!”
“Tu non interferire, stronzetto!” lo minacciò uno dei cinque cominciando a
spingerlo indietro e allontanandolo da Nadia, che fu affiancata da altri due
teppisti che le serrarono le braccia,“Su, andiamo a divertirci!” le dissero insieme
con sorrisi pochi rassicuranti e cominciando pure ad accarezzarle i capelli.
“Nadia!” la chiamò Akito, mentre il teppista lo faceva indietreggiare sempre
più a spintoni.
Il ragazzo avrebbe voluto reagire, ma chi lo spingeva era un dannato bestione
alto quasi due metri e con una corporatura da gorilla.
Allora Nadia pose fine ai tentennamenti, i suoi muscoli si irrigidirono, e
con voce incredibilmente decisa, esclamò: “Lasciateci stare e andatevene!”
Negli occhi della ragazza brillò nuovamente quella luce sinistra.
A quel punto i teppisti che bloccavano Nadia la lasciarono di scatto, anche
quello che spingeva Akito si bloccò, e tutti e cinque se ne andarono in silenzio
muovendosi quasi come automi.
Mentre la gente intorno era rimasta indifferente, solo qualcuno aveva dato
giusto qualche occhiata distratta, Nadia si avvicinò ad Akito: “Stai bene?” gli
domandò premurosa, Akito la guardava in modo strano, sapeva cosa fosse in realtà
Nadia e immaginava cosa avesse fatto, ma lo inquietava lo stesso: di fronte a lui
c’era un essere dotato di energie incredibili, che avrebbe potuto portare la razza
umana all’estinzione.
L’aver collaborato con Ogisa e l’averla vista crescere dentro quella capsula
criogenica gli aveva permesso di mascherare i suoi timori e anche di attenuarli
(quando conosci bene una cosa, la temi di meno), ma aver visto in quel momento
in azione anche solo una briciola del potere che Nadia racchiudeva dentro, aveva
fatto crollare le sue sicurezze.
“Perché mi guardi cosi?” gli domandò ancora Nadia guardandolo perplessa.
“S… si, sto bene! Andiamo!”
Akito si voltò e fece giusto in tempo a vedere il treno, su cui era appena
salito Fuyutsuki, partire come faceva sempre, “Maledizione!” esclamò Akito “Ora
non ci resta che andare vicino a casa sua e attendere che torni!”
“Ma non potremmo tentare di rintracciarlo?” propose Nadia.
“No, non credo sia prudente andare troppo in giro. Vieni, troviamo un posto
da cui potremo sorvegliare la sua casa senza dare nell’occhio”, Akito riprese la
mano di Nadia e ricominciò a farsi largo tra la folla per uscire dalla stazione.
Però fu proprio in quel momento che una ventina di uomini, perfettamente
mescolati tra la folla e vestiti come normali passanti, senza dare nell’occhio
cominciarono a formare una sorta di cerchio intorno ai due ragazzi, un cerchio
che si restringeva sempre di più man mano che Akito e Nadia si avvicinavano
all’uscita.
Nadia si fermò di colpo, trattenendo anche Akito che continuava a tenerla per
mano, “Che succede?” domandò il ragazzo, “Ci attaccano!” fece in tempo a
gridare Nadia, e un istante dopo quei venti uomini balzarono addosso ai due
ragazzi, e addormentarono all’istante Akito con una delle loro freccette lanciate da
un falso orologio.
Il ragazzo crollò tra le braccia di due di quegli uomini che prontamente lo
portarono via, giustificandosi davanti alle persone che non avevano assistito
all’aggressione: “Il nostro amico ha avuto un malore, lo portiamo fuori”.
La gente che si trovava in quel punto invece, udendo il grido di Nadia, si
girò incuriosita, ma la curiosità fu sostituita dallo spavento quando videro ben
tre di quegli uomini volare in aria e andare a sbattere contro alcuni passanti.
Rapidamente la sala fu riempita dalle grida di terrore e dai passi delle
persone che scappavano in tutte le direzioni.
Alcuni degli assalitori lanciarono altre freccette narcotizzanti contro
Nadia, ma la ragazza le afferrò tutte con velocissimi movimenti delle mani,
un po’ come se afferrasse delle mosche e con altrettanta incredibile velocità le
rilanciò contro di loro, colpendoli al collo e mandandoli al tappeto.
Erano rimasti dieci aggressori, che giravano intorno a Nadia come se la
sorvegliassero, mentre la sala si era completamente svuotata, anche Nadia si
guardava intorno, e d’un tratto si accorse che Akito era scomparso.
La rabbia si impadronì di lei, quegli uomini sicuramente lavoravano per lo
stesso uomo che aveva provocato la morte di suo padre. E ora le avevano portato
via anche il suo primo e finora unico amico.
Gli occhi di Nadia si illuminarono nuovamente di una luce sinistra, ed ecco
che i suoi aggressori caddero senza motivo apparente in ginocchio, i loro corpi
si irrigidirono, i loro volti indicavano sofferenza e agonia.
“Dove avete portato Akito? Ditemelo o farò esplodere i vostri cervelli!” li
minacciò Nadia, La ragazza li fissò per qualche secondo con grande
concentrazione, come se scrutasse dentro di loro, “Dunque lo ritroverò li?”
Nella sua base segreta, Cerberus, tramite le microtelecamere inserite nei
suoi uomini, e affiancato da Gog e MaGog, osservava la scena.
“Grrr… hanno catturato quello stupido ragazzino, ma non so che farmene dei
pesci piccoli! E’ lei che voglio! Ma come temevo, è troppo potente!” ringhiò
Cerberus, “Immagino che adesso manderai all’attacco i mostri meccanici che
abbiamo per sicurezza inviato a Neo-Tokyo 3 lasciandoli poi nella stratosfera
sopra la città perché non li scoprissero” disse Gog.
“Dopo l’antipasto che abbiamo gustato con Ruger 80, e arrivato il momento di
passare ai piatti forti” continuò MaGog.
“Si. Attun! Ofilot! Marpen! Forx! Attaccate la città di Neo-Tokyo 3 e
portatemi viva e vegeta quella ragazza, non importa a quale prezzo!”
“Siamo sicuri che possano farcela?” domandò Gog, “Certamente. Se Nadia
potesse sfruttare al massimo il suo potenziale, non ce la farebbero. Ma quella
ragazza ha ancora scarsa esperienza e in più, siccome ho calcolato che Ogisa è
stato costretto a farla uscire dalla capsula criogenica prima del previsto, la sua
struttura genetica non ha ancora raggiunto il pieno sviluppo, Quindi non riuscirà a
sopportare un uso massiccio e prolungato dei suoi poteri” spiegò trionfante
Cerberus, dalle nuvole al di sopra di Neo-Tokyo 3, sbucarono all’improvviso
quattro mostri meccanici.
Il primo, Attun, aveva un corpo antropomorfo racchiuso in una specie di
armatura di colore marrone, con una fila di lame poste in orizzontale tutte
intorno alle mani, Ofilot invece sembrava un grosso ragno, con otto zampe e due
teste, posizionate una sulla schiena e l’altra sullo stomaco.
Marpen pareva un grosso carro armato, munito di cingoli artigliati, e braccia
che avevano delle asce al posto delle mani.
Infine Forx era in pratica un gigantesco cobra, lunghissimo, con un malvagio
viso incrocio tra quello umano e quello di un rettile, e braccia squamose con
mani artigliate.
L’apparizione di quei mostri gettò nel panico le persone che camminavano per
le strade di Neo-Tokyo 3, che videro il cielo oscurarsi e alzarono lo sguardo
verso l’alto vedendoli, anche gli uomini delle postazioni di sicurezza della Nerv
furono presi alla sprovvista.
Nel Quartier Generale dell’agenzia risuonò l’allarme, purtroppo mancava il
tempo di far passare la città all’assetto da battaglia, per cui gli altoparlanti si
limitarono ad ordinare ai civili di correre verso i rifugi, anche se non avevano
affatto bisogno che qualcuno glielo dicesse, I mostri atterrarono in città alzando un
gran polverone e con un fracasso enorme, e cominciarono a dirigersi verso la
stazione dei treni metropolitani dove si trovava Nadia.
Il maggiore Misato Katsuragi stava dormendo tranquillamente immersa nel suo
futon, mentre Asuka in cucina scalpitava perché Shinji si sbrigasse a preparare
la colazione, visto che dovevano andare a scuola.
“Ma ti vuoi muovere? Massimo tra venti minuti dovremo essere a scuola!”
gridava la ragazza, che si agitava sulla sedia come uno che, dopo essere stato
legato, cerca invano di liberarsi, “Si Asuka, arrivo” diceva Shinji destreggiandosi
come poteva tra due toast e due succhi di frutta.
“Ma non dovresti preoccuparti più di tanto. Possiamo sempre chiedere alla
signorina Misato di darci un passaggio con la sua macchina”.
“Ma scherzi?! Prima che riusciamo a schiodarla dal letto, passerebbe l’intera
giornata” replicò Asuka, poi sembrò al ragazzo di udire qualcosa provenire da
lontano, Shinji ebbe un brutto presentimento, uscì dalla cucina e si diresse verso la
porta d’ingresso dell’appartamento.
“Ma dove te ne vai adesso?! Mi lasci cosi senza colazione?!” gli gridò da
dietro Asuka, senza ottenere risposta.
“Ma tu guarda che tipo. Uno cosi imbranato, cosi semplice, che riesce a
pilotare bene l’Eva solo perché ha un immensa fortuna, un tale stupido… e
proprio lui mi devo sognare la notte?! Cosa c’entra un sempliciotto come quello
Shinji con la personificazione della perfezione, ovvero la sottoscritta?!”
pensava Asuka, Che subito scoppiò in una grossa risata: “Complimenti Asuka, ti
meriti il premio come migliore sparafesserie dell’anno!”
Si alzò e andò a servirsi da sola, cominciando a mangiucchiare il toast.
“Peccato però che l’attrazione verso Shinji non sia una fesseria. Stupido
Shinji! Come hai osato farmi innamorare di te! Per punizione, mi mangio anche il
tuo toast, uffa”. e proprio allora sentì Shinji gridare: “Asuka! Presto, vieni qui!”
Misato stava ancora dormendo, quando il telefono che teneva affianco iniziò a
suonare, all’iniziò cercò di ignorarlo, ma lo squillo era troppo vicino per farlo.
Allora pensò di far passare qualche altro squillo, in modo che chi la
chiamava capisse che non voleva essere disturbata.
Ma chiunque fosse era molto ostinato, e cosi alla fine Misato si decise a
rispondere, “Pronto” disse ancora sonnecchiante.
“Misato! Ma si può sapere perché ci hai messo tutto questo tempo per
rispondere!? Vieni subito qui e porta i ragazzi, Rei compresa, ci stanno
attaccando!” le urlò Ritsuko dall’altra parte della cornetta.
Non appena senti la parola ‘attaccando’, Misato subito si mise a sedere sul
letto, tutto il sonno sparì in un attimo e proprio in quel momento piombarono nella
sua stanza Asuka e Shinji, gridando insieme: “Ci sono dei mostri in città!”
“Preparatevi a salire sugli Eva, mentre io mi cambio” ordinò loro Misato.
Asuka e Shinji uscirono dalla camere per tornare a vedere quegli strani
esseri che erano appena atterrati nella città, mentre Misato indossava uno dei
suoi abiti di lavoro il più velocemente possibile.
I quattro mostri meccanici avanzavano tra i palazzi, anche se i danni erano
minimi perché tutti gli edifici di Neo-Tokyo 3 erano corazzati e già predisposti
per resistere ad eventuali attacchi, Il sistema difensivo della città aprì il fuoco
contro di loro, ma senza sortire alcun effetto.
Marpen fece scattare le asce che aveva sulle braccia lanciandole contro
alcune rampe lanciamissili e distruggendole con pochi colpi.
Le asce, collegate alle braccia tramite delle catene energetiche, rientrarono
rapidamente al loro posto, in breve arrivarono davanti alla stazione dei treni, Ofilot
sparò dalla bocca del viso che aveva sulla parte inferiore una specie di ragnatela,
che si attaccò al tetto dell’edificio, e tirando lo divelse.
I quattro mostri meccanici si affacciarono dal punto dove prima c’era il
tetto, e osservavano la sala d’aspetto piena di macerie e di corpi di persone
schiacciate mentre fuggivano, mentre scrutavano quel luogo disastrato alla ricerca
di Nadia, quest’ultima se ne stava rintanata in un angolo, sotto una colonna, e si
guardava intorno spaventata.
Akito era scomparso, fuori c’erano dei giganteschi mostri che sicuramente
cercavano lei, e non aveva nessuno a cui rivolgersi.
C’era l’amico di suo padre, ma non aveva il tempo di cercarlo, poi udì dei gemiti
provenire dalla sua destra, e vide due persone, una bambina con la sua mamma,
che erano state travolte dalle macerie, la madre aveva protetto la piccola col suo
corpo mettendola sotto di sè, ed era rimasta ferita gravemente, emetteva qualche
debole lamento, mentre la bambina sembrava illesa e tra le lacrime chiamava in
continuazione la mamma.
Nadia rimase shockata da quella vista, poi il suo sguardo si spostò sulle
altre persone rimaste ferite o uccise e allora la paura fu sostituita dalla rabbia, e i
suoi occhi si illuminarono di nuovo con quella luce sinistra, che tuttavia non era
mai stata intensa come in quel momento.
Ci fu un tremolio nella struttura, poi qualcosa di invisibile sembrò colpire
i quattro mostri mandandoli a sbattere contro i palazzi circostanti.
Nadia con calma si alzò, si diresse verso la madre e la bambina sollevando le
macerie che le ricoprivano senza nemmeno toccarle, poi impose le mani sulle due
persone, le cui ferite si illuminarono e si richiusero in un istante.
La madre sembrò riprendersi subito, senza fare domande, col terrore negli
occhi, prese in braccio sua figlia e corse via.
Nadia le guardò finché non furono uscite, poi alzò lo sguardo sui mostri che
in quel momento si riaffacciarono dal tetto distrutto, non appena i loro sensori
visivi riconobbero il bersaglio, Ofilot sparò di nuovo una delle sue ragnatele,
mentre Forx si teneva pronto ad afferrare la ragazza non appena la ragnatela
l’avesse bloccata, ma dall’interno della stazione ci fu come un lampo, e qualcosa
di velocissimo uscì dal tetto volando in verticale, quasi fosse stato sparato.
Era Nadia! La ragazza si alzò fino a cento metri di altezza, fermandosi poi a
mezz’aria, e osservando dall’alto i mostri.
Marpen e Ofilot lanciarono nuovamente le asce e la tela, che però si infransero
contro uno scudo telecinetico che teneva le loroarmi ad una decina di metri di
distanza dalla ragazza.
Forx si alzò di scatto mettendosi dritto sul suo corpo da serpente e si
lanciò contro Nadia cominciando a menare uno dopo l’altro dei pugni micidiali.
Ma neanche questi colpi riuscirono ad avere la meglio contro la barriera.
Poi Nadia sollevò le braccia, ed ecco che contemporaneamente anche i quattro
mostri si sollevarono in aria senza essere toccati e cominciarono ad alzarsi
sempre di più, “Vi piacerebbe farvi un bel voletto senza ritorno nello spazio,
magari lanciati verso il sole?” domandò loro la ragazza.
Dalla sua base segreta, Cerberus, seduto sul suo trono, e i due gemelli
osservavano il tutto da un enorme monitor, “Incredibile! Ha sollevato quei mostri
pesanti svariate tonnellate come se niente fosse!” disse Gog.
“Le energie racchiuse in quel corpo sono eccezionali!” continuò MaGog.
“Oh si, io ho dato il mio notevole contributo, ma è anche merito di Ogisa.
Ah, se non fosse scappato dopo aver scoperto i miei piani. Il mio genio unito al
suo, cosa avremmo fatto insieme!” diceva Cerberus “Ma non preoccupatevi, come
vi ho già detto, quella ragazza non ha ancora raggiunto la piena maturità genetica,
quindi…”
Mentre Nadia continuava a sollevare sempre più in alto i mostri che invano si
agitavano, all’improvviso sangue cominciò a colarle dal naso e dalle orecchie, e
la vista le si appannò, “N.. no.. che mi… che mi succede?” mormorò la ragazza
mentre sentiva le forze venirle meno, Cominciò a cadere, anche i mostri iniziarono
a scendere.“…se si tira troppo la corda, alla fine si spezza!”
“Il suo corpo non ha sostenuto lo sforzo necessario per compiere ciò che
stava facendo!” commentò Gog, “Perché, come ha detto il nostro caro Cerberus,
non è ancora pronto a sostenere tali sforzi. Ma non possiamo lasciarla morire”
proseguì MaGog, “Tranquilli. Ci penseranno i mostri meccanici a salvarla e a
portarla da noi”.
I quattro mostri meccanici raggiunsero il suolo prima di Nadia, e subito Forx
tirò fuori una impressionante lingua da rettile la cui punta biforcuta si avvolse
intorno alla ragazza prendendola al volo e non appena ci fu il contatto, Nadia sentì
il suo corpo irrigidirsi, mentre la sua pelle sembrava bruciare.
“Aiut…o… sussurrò Nadia, mentre sveniva e il suo corpo assumeva un colorito
verdastro, “Avete visto? Quello è il mortale veleno di Forx, inserito sia nei suoi
denti che nella lingua. Un veleno creato apposta per neutralizzare definitivamente
Nadia, una sostanza che blocca all’istante qualunque attività organica, tranne
quella di cuore e polmoni. Ormai è nostra. Fate rientrare i mostri alla base” ordinò
Cerberus pieno di malvagia gioia.
I quattro mostri meccanici stavano per obbedire, quando una raffica di colpi
sparati da vicino, li colpì alle spalle, I mostri si voltarono, e videro tre umanoidi
antropomorfi, affiancati l’un l’altro, armati e pronti a sfidarli, Quello al centro era
di colore viola, con un corno sulla fronte, L’umanoide a destra invece era di colore
rosso e sembrava avere quattro occhi.
Infine l’ultimo a sinistra era blu e aveva un occhio solo, erano armati con quelle
che sembravano lanciamissili e fucili mitragliatori,Gli Evangelion della Nerv.
“Arghhhh!” gridò Cerberus sbattendo il pugno sul bracciolo del suo trono con
tanta forza che lo distrusse “Adesso ci si mettono pure quei dannati Evangelion?!
Perché c’è sempre qualcuno che mi ostacola proprio quando ormai sono ad un
passo dal traguardo?! Ordinate ai mostri di mettere al sicuro il loro bottino, e poi
che maciullino quegli umanoidi schifosi!”, Gog e MaGog lo osservavano e
sembravano divertiti dalle manifestazioni di rabbia del loro alleato, “Comunque,
per facilitare il tutto… Forx!”
I piloti degli Evangelion osservavano quelle strane creature che avevano
davanti, “La signorina Ritsuko aveva ragione. Quelli non sono angeli” diceva
Shinji, che impugnava due Pallet Gun.
“Mi sembra ovvio, stupido! E poi gli angeli hanno sempre attaccato uno alla
volta, mai in quattro” gli rispose Asuka, che aveva nella mano destra del suo
Eva un lanciamissili, “Mi sembra che quella specie di gigantesco cobra, tenga una
persona imprigionata con la sua lingua” notò Rei, anche lei armata con un Pallet
Gun.
Infatti Forx teneva ancora Nadia con la sua lingua, la ragazza era svenuta ma
sembrava rigida come una statua, e la sua pelle era diventata quasi verde, Il mostro
allungò la sua lingua di alcune centinaia di metri, e depose Nadia
come se fosse un sacco, sul tetto di un palazzo ai confini della città, poi si
abbassò come se volesse nascondersi tra i palazzi.
Subito Marpen partì all’attacco con i suoi cingoli, travolgendo tutto e
lanciandosi addosso agli Eva, che lo scansarono per un pelo, ma subito il mostro
lanciò le asce che aveva al posto delle mani contro lo 01, colpendolo in pieno petto
e lanciandolo all’indietro, Shinji si schiantò contro un palazzo.
“Stai bene Shinji?” gli domandò Misato via radio.
“Si, l’AT-Field ha assorbito l’impatto” rispose il ragazzo mettendosi in
piedi, invece Asuka si muoveva molto agilmente, evitava gli attacchi di Ofilot che
lanciava getti di ragnatela cosi grandi, che avvolgevano quasi completamente i
palazzi che colpivano, “Non fai altro che sputare” gli disse sarcastica Asuka “ora
fammi vedere se sei bravo anche ad ingoiare”.
Rapidamente lo 02 saltò sopra Ofilot, e gli infilò nella bocca del viso che
teneva sulla schiena la canna del suo lanciamissili.
Premette il grilletto più volte di seguito, e lanciò i colpi direttamente
nella bocca, che esplose fragorosamente insieme al resto del viso e al
lanciamissili, “Ops, mi sa che ho esagerato” disse Asuka, mentre Ofilat cominciò
ad agitarsi e fece cadere a terra lo 02, Rei invece affrontava Attun, che cominciò a
far ruotare le lame che aveva intorno alle mani.
Cercò di colpire lo 00 muovendo le mani avanti e dietro, Rei sparò con la sua
arma, ma i proiettili non servivano a niente contro la corazza del mostro, che
continuava ad avanzare e riuscì a distruggere il Pallet Gun di Rei.
Il mostro menò altri colpi contro lo 00, che però lo sfioravano soltanto, e a
tratti emettevano scintille, come se avessero urtato contro qualcosa di
invisibile, “L’At-Field mi protegge” pensava Rei.
La ragazza non si perse d’animo, afferrò direttamente le mani di Attun e cercò di
farlo indietreggiare, impiegando al massimo la forza nelle gambe dell’Eva, sembrò
riuscirci e lo lanciò contro un palazzo, Invece Shinji schivava i colpi di Marpen e
contemporaneamente gli sparava contro con i suoi Pallet Gun,ma senza ottenere
alcun risultato, finché il mostro non gli andò addosso con i suoi cingoli,
sbattendolo al suolo e cominciando a striderci sopra.
I due fucili dello 01 vennero sbriciolati, “Urgh! Vorrebbe schiacciarmi, ma l’ATField lo impedisce, per fortuna” pensava Shinji mentre poggiava le mani sulla
parte inferiore di Marpen che ora gli stava sopra e facendo leva con le braccia
riuscì a sollevarlo e lanciarlo via, anche se non di molto.
Sul ponte di comando della Nerv, tutti assistevano alla battaglia.
“Mi sembra che siano alla pari. Le armi degli Eva non sortiscono grandi
effetti contro quelli strani mostri. Ma neanche loro riescono a fare qualcosa
agli Eva protetti dagli AT-Field” diceva Ritsuko, “Si, ma quei mostri, molto
probabilmente hanno la stessa origine di quello che ha di recente attaccato Tokyo.
Cosa ci fanno qui?” si chiedeva Misato.
Gendo e Fuyutsuki osservavano impassibili come loro solito dalla torre
mobile, “Cosa ne pensi, Ikari” disse Fuyutsuki chinandosi fino all’orecchio di
Gendo che stava seduto davanti a lui.
“Quei mostri hanno un obiettivo ben preciso.” rispose l’uomo “E penso proprio
sia quella persona che uno di loro aveva imprigionato con la lingua. Ma un
momento… che fine ha fatto quel mostro? Quel gigantesco cobra”.
In quel momento risuonò una spia luminosa sul ponte di comando, e
contemporaneamente nei tre Eva si attivò il timer della riserva energetica.
“Che succede?” dissero insieme i tre ragazzi, “Qualcosa ha reciso nello stesso
momento tutti e tre gli Umbilical Cable!” gridò Aoba.
“Agli Eva restano quattro minuti e quarantacinque secondi di autonomia!”
avvertì Maya, “Ma chi può essere stato?” si domandò Ritsuko, Come risposta
qualcosa sembrò alzarsi dai palazzi, un figura invisibile di cui si intravedevano
solo i bordi, Ma poi ridiventò completamente visibile, rivelandosi come Forx, che
sorrideva, in modo sinistro.
“Ecco dove era finito! Quel mostro ha anche capacità camaleontiche, che gli
permettono di rendersi quasi invisibile” disse Gendo.
“Avete visto?” domandò pieno di se Cerberus ai due gemelli “Gli Eva sono armi
micidiali, anche se i loro stupidi piloti riescono a sfruttare solo una piccola
parte del loro potenziale. Comunque sono sempre degli ossi duri per via
dell’AT-Field. Il loro unico punto debole è il cavo di alimentazione. Cosi ho
mandato Forx a reciderlo, mentre gli altri tre distraevano gli Eva in modo che
non se ne accorgessero”.
“Complimenti” dissero insieme Gog e MaGog, “Ora che facciamo?” domandò
Shinji alle sue compagne, mentre il periodo di autonomia si esauriva
inesorabilmente e i mostri meccanici si tenevano a distanza.
A quel punto, non erano costretti a combattere per forza, potevano benissimo
aspettare che scadessero i cinque minuti della riserva degli Eva, limitandosi a
schivare eventuali attacchi, “Bastardi! Non avete ancora vinto!” esclamò Asuka,
che di corsa si diresse verso uno degli alloggiamenti situati dentro i palazzi, e che
custodivano Umbilical Cable.
Ma non appena lo vide, Forx scattò in avanti e come una piovra con i
tentacoli, avvolse i tre Eva col suo lunghissimo corpo, cominciando a stringere.
Anche se l’AT-Field impediva al mostruoso serpente di stritolarli, gli Eva
erano comunque bloccati, mentre Marpen e Ofilat distruggevano o rendevano
impraticabili tutti gli alloggiamenti con i cavi energetici di emergenza.
Il sistema difensivo di Neo-Tokyo 3 intervenne di nuovo, cominciando a
lanciare raffiche di missili e proiettili esplosivi contro i mostri, ma Attun
cominciò a distruggere come niente tutte le rampe con le sua mani circondate di
spade, Ai piloti giunse via radio la voce di Misato: “Ragazzi, ritiratevi
immediatamente. Vi rimangono appena due minuti di autonomia. Se l’energia
termina, e voi siete ancora li, senza l’At-Field a proteggervi, quei mostri vi
faranno a pezzi in un istante”.
“Ritirarsi?! Scusi se glielo dico, signorina Misato, ma è più facile dirlo
che farlo” le rispose Shinji che muoveva avanti e indietro le leve per
l’induction mode senza risultato, “Questa specie di serpente ha una stretta
micidiale” continuò Rei, “Piantatela di lamentarvi. Mi è venuta un idea per
liberarci: espandete al massimo l’AT-Field dei vostri Eva, io farò altrettanto”
ordinò Asuka, Shinji: “Come?... Ma certo!”
I ragazzi si concentrarono, e i campi protettivi dei loro Eva cominciarono ad
espandersi sempre di più, allentando la presa di Forx, che tentava di resistere,
ma quando si rese conto che continuando in quel modo il suo corpo rischiava di
lacerarsi, allora si ritirò, Velocemente gli Eva corsero verso una rampa di uscita
che proprio in quel momento si stava aprendo su una strada e vi saltarono dentro.
La rampa rapidamente si richiuse, mentre un ascensore riportava gli Eva nel
Geo-Front, “Ritirarsi in quel modo, scappare con la coda fra le gambe! Che
vergogna!” si lamentava Asuka, “Posso capire il tuo desiderio di rivincita, ma se
restavamo lassù saremmo morti. E da morta, come potevi pensare di vendicarti?”
le disse Shinji, “Per una volta hai detto una cosa giusta, stupi-Shinji. Ma quei
mostri la sopra si sbagliano di grosso se pensano che è finita qui”.
In quel momento, tutte le luci negli Entry Plug si spensero per il termine
dell’energia, “Il rientro degli Eva è stato completato, maggiore” informò Hyuga.
“Bene. Adesso però che facciamo? Non penso sia una buona idea lasciare quei
mostri liberi di agire, ma riarmare gli Eva e rispedirli in superficie può
essere pericoloso” diceva Misato.
Ritsuko stava per risponderle, ma fu interrotta da Aoba: “Rilevato un oggetto
volante non identificato in direzione nord. E’ apparso dal nulla e si dirige qui
a grande velocità”, “Chi può essere? Un altro mostro?”
Misato invece non pensò ad un altro mostro: “Che sia…”, I quattro mostri
meccanici, dopo aver visto gli Evangelion ritirarsi nel sottosuolo, si diressero
verso il tetto su cui avevano lasciato Nadia, La ragazza giaceva ancora svenuta, il
suo corpo aveva sempre un colorito verde.
Forx fece scattare in avanti la sua lingua per riafferrarla, Ma due oggetti scintillanti
e velocissimi, simili a stelle ninja, sfrecciarono nell’aria e tagliarono la punta di
quella lingua, facendone uscire un liquido verdastro, Poi si udì un rumore come di
razzi, ed ecco che dal cielo arrivò Mazinga Z.
Atterrò su un palazzo ponendosi proprio davanti ai mostri, Stavolta il misterioso
robot aveva qualcosa agganciato al ventre, uno strano mezzo dotato sulla schiena
di affilate ali color rosso chiaro, “Perfetto. Anche i Southern Cross Knife
funzionano perfettamente. Proprio come il Jet Scrander. Avete sconfitto gli Eva,
ma stavolta ve la vedrete con Mazinga Z, stupidi mostri” disse sicuro di sè Ken, il
giovane pilota del Mazinga.
“Mazinga Z è qui!” esclamò Misato.
“Sembra proprio che dove vadano quei mostri, vada anche lui” disse Ritsuko.
“Be, allora forse ci penserà lui a sconfiggere quei mostri”.
“Aspettiamo e vediamo se è in grado di farcela” disse Gendo.
“Ah, Mazinga Z. Chissà come, ma me lo aspettavo. Vedo che ti piacciono le
entrate in scena alla ‘arrivano i nostri’, stavolta però non te la caverai. Sei
da solo contro ben quattro dei miei mostri meccanici. Ti faranno a brandelli”
disse Cerberus, Ofilat lanciò nuovamente la sua tela, per imprigionare i piedi di
Mazinga, ma il robot spiccò il volo verso l’alto, e poi scese in picchiata contro di
loro, Forx scattò verso l’alto muovendo a spirale il suo corpo e cercando di
colpirlo, ma Ken abilmente schivò l’attacco facendo andare Mazinga Z a zig zag e
con le sue ali affilate riuscì anche squarciare parte del corpo di Forx.
Il giovane pilota si fermò a mezz’aria voltandosi verso il mostro, il cui
corpo si agitava e faceva uscire dalla ferita un liquido simile a sangue.
“E’ una posizione perfetta. KOUSHIRYOKU BEAM!” gridò Ken, lanciando
nuovamente i suoi raggi ottici dentro la ferita, generando una grossa esplosione
e tagliando in due parti Forx, Le parti del mostro si schiantarono al suolo, e
cominciarono ad agitarsi come in preda all’agonia.
Una delle due parti andò addosso proprio ad Attun e Ofilat
“Meno uno!” esclamò soddisfatto Ken.
Ma proprio allora due asce si attorcigliarono intorno alle ali di Mazinga e
lo trascinarono giù sbattendolo al suolo, Era opera di Marpen, che sollevò
Mazinga cominciando a sbatterlo in tutte le direzioni, e distruggendo interi palazzi,
“Maledetto! SGANCIAMENTO!” gridò Ken tirando una piccola leva affianco al
suo sedile.
Il Jet Scrander si staccò dal ventre di Mazinga, che prontamente atterrò in
piedi, Ken urlò: “MISSILE PUNCH!” ed ecco che il ventre del suo robot si aprì e
ne uscì un missile bianco che colpì Marpen in pieno viso, nessun danno, ma diede
a Ken il tempo sufficiente per saltare direttamente addosso al mostro meccanico,
“BREAST FIRE!” .
E di nuovo un raggio di colore rosso partì dalle antenne che Mazinga portava sul
petto.
Il raggio investì in pieno tutta la parte superiore di Marpen, e grazie alla
vicinanza la sciolse subito, Ken saltò via giusto in tempo per non essere travolto
dall’esplosione della parte inferiore del mostro meccanico.
“Meno due! Guardate e imparate, Evangelion!”
Quando improvvisamente Mazinga venne avvolto da un immenso corpo color
verde, che subito cominciò a stringere bloccandolo in una morsa.
“Ma che…” Ken si guardava stupito.
Era ancora Forx, o meglio la parte del mostro che lui aveva amputato, si
muoveva come se fosse dotata di una volontà propria, mentre l’altra parte, con
la testa e le braccia, sogghignando in modo sinistro si avventava su di lui
cominciando a tirargli fortissimi pugni direttamente sulle testa.
Ken sentiva il frastuono prodotto da quei pugni giganteschi cosi vicino che
quasi gli spaccava i timpani, Mazinga Z reagì: “RUST HURRICANE!” e facendo
partire dalla griglia sul viso quella sorta di tornado, riuscì a far indietreggiare Forx,
poi con i Koushiryoku Beam cominciò a fondere la seconda parte del mostro che
lo imprigionava, e riuscì ad allentare la presa quanto bastava perché potesse
liberarsi facendo leva con le braccia.
“Uff… me la sono vista brutta. Meno male che il vetro del Pilder è fatto di
un materiale quasi indistruttibile e che avevo la cintura attaccata. Altrimenti
sarei già uno spezzatino. Ora…” Prima che potesse finire la frase, qualcosa di
bianco si riversò sulla testa di Mazinga, ricoprendo interamente il veicolo dove
stava il pilota, “Non vedo più niente!” esclamò Ken.
Ofilat lo aveva colpito con una delle sua ragnatele, Mazinga cercò di
liberarsene con le mani, ma Forx lo attaccò di nuovo prendendolo per le spalle e
buttandolo a pancia sotto contro la strada.
In questo modo, restando sempre dietro di lui e tenendolo adesso per le
braccia, non doveva temere le armi di Mazinga, e lo teneva anche fermo, mentre
Attun si avvicinava minaccioso alla testa di Mazinga facendo roteare come le
pale di un elicottero le lame che aveva intorno alle mani, “Merda!” ringhiò Ken.
Le lame erano vicinissime ormai a Mazinga, Ken già ne sentiva chiarissimo il
rumore, quando ecco che una figura rossa si lanciò su Attun, prendendolo per le
spalle e buttandolo con forza di lato.
“Va bene, mostriciattoli, è arrivato il momento del secondo round!” gridò
Asuka a bordo del suo Eva-02, e impugnando nelle mani una Sonic Graive e una
Smash Fork, Intanto una piccola raffica di quelle che sembravano scariche
elettriche, si abbatterono sul volto di Forx, facendolo indietreggiare.
Anche Shinji era tornato sul campo di battaglia, aveva un fucile a positroni
e una Sonic Graive, corse affianco a Mazinga Z e tentò di parlare col pilota di
quel robot provando tutte le frequenze radio, “Pilota del Mazinga Z, stai bene?”
Shinji si sentiva un po’ impacciato, ma del resto era la prima volta che a
bordo di un Eva parlava con qualcuno che non faceva parte della Nerv.
Inizialmente si sentirono solo scariche, poi arrivò un sommesso: “Si”.
Shinji non capiva se quella voce cosi sommessa fosse dovuta al fatto che il
misterioso pilota del Mazinga era restio a parlare con uno sconosciuto, oppure
perché quello stesso pilota provava vergogna per essere stato aiutato.
Ofilat tornò alla carica con la sua tela, ma stavolta la sua ragnatela
interruppe la sua corsa contro uno scudo in metallo, pure Rei era tornata col suo
Eva, e copriva Shinji con lo stesso scudo con cui lo aveva protetto durante lo
scontro col 5° Angelo, ma stavolta aveva anche il suo Sniper Rifle, che le permise
di sparare rapidamente due colpi in successione direttamente negli occhi della
seconda faccia di Ofilat, accecandolo.
Il mostro cominciò a sputare la sua tela in tutte le direzioni, ma Rei
continuava a proteggersi col suo scudo e cercava di avvicinarsi, almeno finché
non dovette lasciare lo scudo perché si era riempito a tal punto di ragnatela
che questa colava sul terreno attaccandocisi e bloccandolo.
Ma ora era abbastanza vicina per poter saltare sul dorso del mostro
meccanico, estrarre il proprio Progresive Knife e con esso incidere la schiena
del nemico e aprirla, Ofilat cominciò a muoversi in tutte le direzioni in modo
alquanto agitato, tentava di scrollarsi chi era salito su di lui, ma Rei lasciò il Knife
e si aggrappò con la mano libera ad uno dei lembi dello squarcio da lei aperto, e
tra tutti quei meccanismi strani e il continuo fuoriuscire di liquidi simili a
sangue, le sembrò di vedere una sfera bianca e pulsante circondata di cavi.
“Potrebbe essere come per il nucleo degli angeli” pensò Rei, che scaricò
tutti i colpi del suo fucile direttamente sulla sfera, distruggendola.
Ofilat si bloccò, cominciò a tremare tutto, Rei intuì cosa stava succedendo,
ma prima che potesse spostarsi il mostro meccanico esplose, e l’esplosione
sollevò in aria lo 00 mandandolo contro alcuni palazzi.
“Rei, tutto bene?” chiese Misato via radio, “Si, sono solo un po’ scossa” rispose
Ayanami scuotendo la testa, “Bene allora. Sembrerebbe che stavolta gli Eva
possano farcela contro quei mostri” diceva Misato a Ritsuko sul ponte di comando,
“Pur non condividendo del tutto l’idea di ridare i cavi di alimentazione agli Eva e
di rispedirgli in superficie, abbiamo seguito il tuo consiglio di usare le
armi da taglio. E si è dimostrato un idea vincente” rispose Ritsuko “Ma se quei
mostri torneranno qui, non dovremo più farci trovare impreparati. Penso sia
arrivato il momento di fare qualcosa per l’alimentazione degli Evangelion”.
“Quando la battaglia sarà finita, ordinate agli Eva di catturare Mazinga Z e
di arrestarne il pilota” ordinò ad un tratto Gendo, “Come?” esclamarono insieme
Misato e Ritsuko, “Si. Mazinga Z potrebbe risultare di ostacolo per la Nerv. Inoltre
sono convinto che il suo pilota potrà darci informazioni preziose”.
“Ma ci sta aiutando!” obbiettò Misato.
“Questi sono i miei ordini” replicò impassibile Gendo.
Asuka affrontava Attun, il loro scontro era un volteggiare di lame nell’aria,
ma Asuka stavolta era in vantaggio, Le lame di Attun non riuscivano a penetrare
l’AT-Field dell’Eva-02, mentre le armi della ragazza sarebbero riuscite
sicuramente a perforare l’armatura del mostro meccanico, perché erano in grado di
tagliare qualunque cosa.
Ogni tanto Attun mirava al cavo di alimentazione, ma Asuka lo intuiva subito
e prontamente indietreggiava, ad un certo punto Attun provò un affondo, Asuka
girò su se stessa e riuscì ad andare alle spalle del mostro, e con un colpo netto
della Smash Fork gli troncò la testa, che cadde a terra in un crepitio di scintille.
“Beccati questo!” gridò trionfante Asuka, che piantò la Sonic Graive nel
corpo del mostro attraverso il collo squarciato, Pochi secondi, e il mostro esplose e
anche Asuka esplose in uno “Urrà!!!! Chi è la migliore, eh?”
“Asuka, a dopo i festeggiamenti. È rimasto ancora un mostro” l’avvertì Misato
via radio, Asuka si voltò pensando di dover affrontare un nuovo nemico, ma non
era cosi,Lo 01 e Mazinga Z fronteggiavano le due parti di Forx, dopo che Shinji
aveva finito di liberare, col Progresive Knife, la testa del Mazinga dalla ragnatela
di Ofilat, “Che strano sistema di pilotaggio” aveva pensato Shinji quando vide il
Pilder inserito sulla testa di Mazinga Z.
Forx si lanciò all’attacco con la parte dotata di braccia, tese verso di loro, ma
venne intercettato da Mazinga, il cui pilota gridò: “IRON CUTTERS!” e i
pugni del robot nuovamente partirono in avanti, stavolta però delle lame
apparvero ai loro fianchi e tranciarono le braccia del mostro, che continuò
comunque l’attacco scattando in avanti con la testa.
“Koushiryoku Beam!” urlò Ken, centrando in pieno il viso di Forx e iniziando
a scioglierlo, Senza più riuscire a vedere, Forx si schiantò sul suolo davanti a
Mazinga Z, che con il Breast Fire alla massima potenza lo sciolse,Shinji invece
affrontava la seconda parte di Forx, che cercava di schiacciarlo muovendo come
una mazza la parte terminale della coda, Lo 01 evitava questi colpi, poi facendosi
coraggio prese la rincorsa, saltò verso l’alto, conficcò il Glaive nell’estremità
superiore del nemico, e cominciò poi a scendere tenendo sempre la lama dentro il
corpo del mostro meccanico, Cosi man mano che scendeva apriva uno squarcio
dentro il quale sparava col fucile a positroni.
Una rapida serie di esplosioni, e anche la seconda metà di Forx venne
distrutta, Non appena toccò il suolo, Shinji tirò un grosso sospiro di sollievo: “Che
battaglia. E’ stata più dura di quella combattute contro gli angeli”.
“Shinji, Asuka, Rei” Misato si fece nuovamente sentire “Avete fatto un buon
lavoro. Solo che….”,“Che cosa?” domandò incuriosito Shinji, “Dovete catturare
Mazinga Z”.
“Ehhhh!? Ma è assurdo! Quel robot sarà anche brutto e pure più basso di un
Eva, ma ci ha aiutato!” esclamò Asuka, “Giusto. E poi per quale motivo
dovremmo catturarlo?” continuò Shinji, “Mi dispiace, ma sono gli ordini del
comandante Ikari”, “Non disturbatevi” si inserì all’improvviso una nuova voce.
“Ma chi… il pilota di Mazinga Z! Avevo lasciato la radio dello 01 aperta a
tutte le frequenze!” esclamò Shinji, La radio l’aveva effettivamente dimenticata,
ma stranamente fu felice di averlo fatto.
Ken non appena aveva sentito l’ordine agli Eva di catturarlo, richiamò il Jet
Scrander, che giaceva sepolto sotto le macerie di un palazzo, e non appena lo vide
alzarsi in volo e scendere in picchiata verso di lui, fece una rapida corsa e saltò
verso l’alto.Il Jet Scrander si agganciò al ventre del Mazinga,
i razzi andarono al massimo della loro potenza, e rapidamente Mazinga Z
scomparve tra le nuvole.
Nella sua base segreta, Cerberus aveva assistito in silenzio alla seconda
sconfitta dei suoi mostri meccanici.“Cosa hai intenzione di fare adesso?” gli
domandò Gog.
Cerberus si alzò di scatto dal suo trono, e ringhiò: “Ho commesso un errore
di valutazione, ma non lo ripeterò in seguito. Vedrete Evangelion e Mazinga Z,
che fine fanno coloro che osano contrastarmi. Gog, MaGog! Iniziate
immediatamente a studiare un modo per annullare l'AT-Field degli Eva. Voglio che
mi troviate un arma sicura da applicare ai mostri meccanici in modo che possano
distruggere gli Evangelion senza bisogno di troncare il loro cavo esterno. Inoltre
ho deciso che sfrutteremo le tecniche segrete per la costruzione di un mostro
meccanico di tipo Alpha!”
“Sei sicuro che sia una buona idea?” replicò Gog.
“Quei mostri modello Alpha sono potentissimi, ma anche molto difficili da
controllare. Per questo siamo stati restii a usarli subito” continuò MaGog.
“Io non temo niente. Ho in mente un piano ben preciso per sistemare sia gli
Eva che Mazinga Z. Ma sono stanco di avere sorprese spiacevoli. Voglio che i
nostri prossimi mostri siano invincibili, e il modello Alpha lo piloterò io
stesso!”,Intanto Ken stava volando col Mazinga Z portandosi al di sopra delle
nuvole.
“Maledizione! Mi sono lasciato intrappolare da quei mostri meccanici troppo
facilmente! E ho anche dovuto accettare l'aiuto degli Evangelion. Che vergogna,
farmi aiutare da quei… cosi! Non sono neanche veri robot!" pensava il giovane
pilota mentre stringeva la cloche del Mazinga cosi forte che sembrava quasi
volerla rompere, “Ken, mi ricevi?" gli giunse una comunicazione via radio.
“Si, signor Kabuto. Forte e chiaro”, “Hai agito bene in questa battaglia, ma a volte
ti sei lasciato prendere troppo dall'entusiasmo. Ricorda, finché non hai sconfitto
tutti i tuoi nemici, non puoi pensare di aver già vinto. Ora rientra alla base, le
coordinate sono sempre le stesse”, “Si, ma le prometto che la prossima volta non
mi lascerò intrappolare in quel modo. E non avrò neanche bisogno dell'aiuto degli
Evangelion!", “Se ti comporti cosi, allora commetti un grande sbaglio” arrivò
sempre via radio un'altra voce maschile.
“Sempai Tetsuya, cosa vuole dire?"
“Ricordati che una volta io la pensavo come te, credevo di poter sconfiggere
da solo qualunque nemico, e di non aver bisogno dell'aiuto di nessuno. Il mio
egocentrismo stava per condurci alla sconfitta, ma anche se a caro prezzo, ho
imparato la lezione. Cerca di impararla anche tu”.
“Va bene” rispose scocciato Ken “Ma… ore che ci penso, che fine ha fatto
Boss? Non che potesse servirmi, ma sbraitava cosi tanto che voleva venire con
me…”, All'improvviso via radio giunse un certo frastuono, un rumore che a Ken
sembrò quello di…. Scope, “Cos'è questo rumore?" chiese il ragazzo.
“Be… ecco vedi…” provò a dire Kabuto, che venne interrotto da uno strillare:
“Kabuto! Tetsuya! Maledetti! Come avete osato legarmi e chiudermi dentro questo
sgabuzzino?! Slegatemi subito che devo farvela pagare!!!"
“Ah, ho capito” disse Ken scuotendo il capo.
IL GIORNO DOPO
I danni alle strutture di Neo-Tokyo 3 causati dal combattimento tra
Evangelion, Mazinga Z e i mostri inviati da Cerberus, erano molto ingenti,
almeno quattro quartieri erano andati interamente distrutti, e altri due erano
danneggiati, I danni poi erano resi ancora più gravi dal fatto che l'arrivo di quei
mostri meccanici era stato così improvviso che la Nerv non aveva fatto in tempo a
far passare la città all'assetto da battaglia, e molti civili erano rimasti uccisi.
Sia per motivi di sicurezza che per mancanza di alloggiamenti all'interno
dell'area cittadina, si decise che il resto degli abitanti di Neo-Tokyo 3
sarebbe stato trasferito nelle città situate nei dintorni mediante l'ordine D-17.
Il governo e l'esercito giapponese, quest'ultimo rappresentato da un certo
Kitano, avevano collegato l'attacco portato a Neo-Tokyo 3 con quello avvenuto
poco tempo prima a Tokyo, e insistevano perché fossero loro ad occuparsi della
vicenda, ma Gendo fu irremovibile: “Quei mostri meccanici hanno attaccato la
città mimetizzante il sistema d'intercettamento della Nerv causandogli gravissimi
danni. E hanno anche rischiato di distruggere i nostri Evangelion. Oramai questa
questione è di nostra competenza, della Nerv!" e grazie ai suoi appoggi nella
Nazioni Unite e nello stesso governo giapponese, il comandante Ikari aveva avuto
facilmente la partita vinta.
Ora, mentre squadre di operai e di bulldozer cominciavano rapidamente a
sgombrare le strade dalle macerie, Gendo e Fuyutsuki osservavano i lavori dallo
schermo principale sul ponte di comando.
“La situazione è veramente disastrosa. Il potenziale difensivo di Neo-Tokyo 3
è sceso del 45%. Se un angelo, o altri mostri meccanici dovessero attaccarci, ce
la vedremmo veramente brutta” si lamentò Fuyutsuki.
“Infatti. Ma in ogni caso non saremmo comunque mai del tutto indifesi. Gli
Evangelion non sono affatto usciti male dalla battaglia contro quei mostri.
Certo però che dovremo apportare loro delle modifiche, per impedire che in
eventuali futuri scontri soccombino” rispose inflessibile Gendo.
“Immagino che ti stia riferendo al problema dell'alimentazione esterna”.
“Si, quello è senza dubbio il principale punto debole di un Eva. Per questo
ho accolto la richiesta della dottoressa Akagi di risolverlo mediante
l'inserimento negli Evangelion di un nuovo tipo di batteria autonoma e
ricaricabile e provvederemo anche all'installazione di nuove armi e al
rafforzamento di quelle già esistenti”.
“Provvedimenti senza dubbio adeguati. Ma ricordati del motivo per cui
inizialmente all'interno degli Eva abbiamo usato batterie della durata di appena
5 minuti”, “Non potrei mai dimenticarlo. Idioti dell'esercito o leccapiedi del
governo, come quel Tokida, per tutto questo tempo non hanno fatto altro che
deriderci perché, nonostante vantassimo una tecnologia sofisticatissima,
abbiamo usato per gli Eva un cavo di alimentazione esterno e un sistema
energetico interno dalla durata cosi ridotta. Però in fondo non possono certo
immaginare che sono limitazioni dovute non ad una inferiorità tecnologica, ma al
semplice fatto che noi abbiamo il costante bisogno di tenere sotto controllo gli
Eva. E per questo stesso motivo, la corazza di un Eva funge anche da meccanismo
costrittivo, e perché un Evangelion possa muoversi dev'esserci sempre l'Entry Plug
inserito col pilota dentro”.
“Misure necessarie per tenere sotto controllo delle divinità. Peccato che,
anche se solo in condizioni particolari, queste divinità hanno dimostrato di
potersene infischiare altamente di tali restrizioni” replicò con leggero
sarcasmo Fuyutsuki, “Giusto, ma la nuova batteria che inseriremo ha una durata di
tre ore soltanto, e può essere ricaricata solo dall'esterno. Perciò gli Eva saranno in
grado di combattere a lungo senza doversi più preoccupare del cavo, ma non
all'infinito. E nel caso dovessero impazzire, la loro follia non durerebbe a
lungo”,“Ma pensa ai danni che potrebbero causare nell'attesa che la nuova
autonomia si esaurisca”.
“E tu pensa invece cosa succederebbe all'umanità e ai nostri progetti se quei
mostri meccanici dovessero ritornare e riuscire a distruggere i nostri umanoidi.
A volte il rischio vale la candela”, “Una buona risposta. E per quanto riguarda
invece l'obiettivo di quei mostri?”
“La misteriosa persona che quel mostro a forma di cobra aveva afferrato con
la lingua e poi posato su un palazzo, è scomparsa. Ho mandato una squadra a
perlustrare il tetto di quel palazzo, ma non hanno trovato niente, solo delle
chiazze di vomito. Evidentemente, anche se quella persona è riuscita ad
andarsene, non sta affatto bene. E qualcosa mi dice che si tratta della stessa
persona al centro del misterioso esperimento di Ogisa”, “Davvero?"
“Si. All'interno della capsula criogenica che il primo mostro meccanico aveva
cercato di rubare a Tokyo, hanno trovato una tuta elastica e un casco con
inserito un programma digitale di educazione globale. Chi stava in quella
capsula poteva essere un maschio o una donna, ma i nostri servizi segreti hanno
interrogato le persone che si trovavano all'interno della stazione al momento
dell'attacco, e in particolare è stata molto interessante la testimonianza di
una donna con la sua bambina. Hanno raccontato che una ragazza molto bella e
con i capelli castani lunghi, le avrebbe aiutate, prima sollevando le macerie che le
avevano travolte senza neanche toccarle, e poi avrebbe messo le sue mani sui
loro corpi guarendoli all'istante”.
“Be, mi sembra chiaro che questa misteriosa ragazza è anche la persona che
stava dentro quella capsula criogenica, visto anche il tentativo dei mostri
meccanici per catturarla. Ma perché sarebbe venuta proprio qui?"
Gendo non disse nulla e cominciò a fissare Fuyutsuki inarcando un sopracciglio,
Fuyutsuki rimase quasi senza fiato: “Vuoi dire…. Cioè, tu credi che….. Ogisa
l'abbia mandata da me?!"
“E perché non dovrebbe essere cosi? L'hai detto tu stesso che eravate ottimi
amici, e la vostra amicizia è stata interrotta dal Second Impact,
non da litigi o incomprensioni. Quindi è possibilissimo che Ogisa, nel caso gli
succedesse qualcosa, abbia deciso di affidare a te il frutto del suo esperimento”.
“Si, potrebbe essere. E poi, quei mostri hanno attaccato la stessa stazione
della metropolitana che utilizzo per venire nel Geo-Front”.
“Spero non te la prenderai se aumento la sorveglianza intorno al tuo
appartamento, vero? E spero anche che questa ragazza la porterai qui, se mai
verrà da te. Perché sono sicuro che è ancora in città. Ma farla cercare dai
nostri uomini non servirebbe a molto, sappiamo solo che ha i capelli castani
lunghi ed è bella. E solo a Neo-Tokyo 3 ci sono parecchie ragazze cosi, senza
contare eventuali turiste”, Fuyutsuki non disse nulla, immerso nei suoi pensieri.
“Immagino di poter interpretare il tuo silenzio come un 'si'. E infine, c'è
il problema di Mazinga Z. Non lo voglio tra i piedi, è solo un residuato
bellico”, “Però sembra che combatta contro gli stessi mostri meccanici che ora
combatteremo anche noi” obbiettò il vice-comandante.
“Non importa. Non è mia abitudine fare affidamento su degli sconosciuti. Già
ieri abbiamo avuto una buona occasione per catturarlo, ma l'incompetenza di uno
dei piloti ha fatto sfumare quell'opportunità. Una cosa che mi ha seccato
molto”,Era sera, e nell'appartamento di Misato Katsuragi la maggior parte delle
luci erano spente, tranne quella del soggiorno.
Misato stava in cucina e sorseggiava una birra, mentre osservava delle foto,
posate sul tavolo, che ritraevano i mostri meccanici recentemente apparsi in
città, nel soggiorno, illuminato solo da uno schermo televisivo, c'erano Asuka, che
stava leggendo un fumetto seduta su una poltrona, e Rei, che guardava la
televisione, o meglio, fissava e basta lo schermo seduta su una sedia.
La ragazza dai capelli azzurrini era un ospite inattesa, invitata da Misato
nella speranza che, insieme ad Asuka, potesse consolare Shinji, che si era
chiuso in camera sua, Shinji infatti, non appena tornati dalla base, era andato a
chiudersi li dentro, senza dire una parola, ma il maggiore sapeva benissimo quale
fosse il motivo del suo atteggiamento.
Subito dopo la battaglia, Shinji era stato convocato dal comandante Ikari nel
suo ufficio, e il ragazzo sperava che volesse nuovamente congratularsi con lui
per il buon combattimento che aveva sostenuto.
Questa era anche la speranza di Misato quando accompagnò Shinji fino
all'ingresso dell'ufficio di Gendo, ma lei non poté entrare perché una guardia
le mise un braccio davanti facendole intendere che il comandante voleva vedere
solo Shinji.
quindi fu costretta a restare indietro mentre il giovane pilota con
ancora indosso la Plug Suit accedeva all'ufficio del comandante supremo.
Certo la donna era conscia del fatto che Shinji non poteva continuare in quel
modo, andare incontro a grandi sofferenze, rischiare spesso la vita, solo per
ricevere delle lodi da quel bastardo che aveva per padre, Ma intanto Shinji non
aveva altro modo per raggiungere la felicità, almeno per il momento, quindi
bisognava accontentarsi.
Però sarebbe arrivato il momento in cui Shinji avrebbe affrontato suo padre
faccia a faccia, da uomo a uomo, Il colloquio era stato breve, si e no cinque
minuti, ma quando Shinji era uscito dall'ufficio di Gendo, aveva lo sguardo basso
e camminava con la schiena ancora più curvata del solito.
Misato avrebbe voluto andargli incontro, ma ancora quella guardia le impediva
di avanzare, nonostante si trattasse di percorrere un corridoio di appena sei
metri, la donna osservava sgomenta il ragazzo che dava quasi l'impressione di
trascinarsi mentre camminava, e quando finalmente era arrivato da lei, gli aveva
preso le spalle e sollevato lo sguardo: negli occhi di Shinji c'era tristezza,
dolore, la speranza frantumata che le cose sarebbero andate diversamente.
“Shinji, cosa ti ha detto?!", “Niente!" rispose Shinji passandosi una mano sul naso
“Assolutamente niente, Ora, mi porti a casa, per favore”.
Il ragazzo era passato oltre, Misato furente aveva lanciato uno sguardo pieno
di odio verso la porta dell'ufficio di Gendo, e l'unica cosa che l'aveva
trattenuta dal fiondarsi li dentro per far saltare la testa a quel bastardo con
un colpo di pistola, era stato il pensiero che se scatenava una sparatoria li,
Shinji rischiava di restare coinvolto.
Misato aveva raggiunto Shinji negli spogliatoi, era stato molto rapido a
cambiarsi d'abito, quasi volesse restare in quel luogo il minor tempo possibile.
Il maggiore era entrato mentre Shinji chiudeva il suo armadietto e gli era
andato, vicino mettendosi dietro di lui: “Shinji, cosa ti ha detto? Avanti,
dimmelo”, “Non mi ha detto niente” aveva risposto Shinji facendo per andarsene.
Misato, infastidita dall'atteggiamento di Shinji, aveva sbattuto con forza il
pugno contro un armadietto: “Maledizione Shinji! Io voglio aiutarti! Ma non
posso farlo se continui ad escludermi!”
Shinji era rimasto in silenzio, i secondi passavano, e Misato allora gli
aveva dato le spalle, rendendosi conto dello sbaglio che aveva fatto: “Scusami…
io… io adesso sono stata davvero una stupida! Arrabbiata per il fatto che tuo
padre ti ha chiaramente ferito un'altra volta, su chi vado a sfogarmi? Proprio
su di te. Perdonami” e si era avviata verso l'uscita dello spogliatoio.
“Mi ha rimproverato” aveva detto ad un tratto Shinji, Misato si era fermata e
girata: “Che cosa?", “Ha detto che per colpa mia non siamo riusciti a catturare
Mazinga Z, perché avevo lasciato la radio attivata e il pilota di quel robot aveva
cosi sentito l'ordine di catturarlo”.
Misato lo aveva fissato in silenzio, “Ha detto che sono un incompetente… un
distratto… un idiota…. e anche..”,Le mani di Shinji avevano cominciato a tremare
dopo essersi chiuse a pugno, Misato aveva provato il desiderio di andare da lui per
provare a consolarlo, ma era sobbalzata per lo spavento quando Shinji
all'improvviso aveva cominciato a menare pugni contro l'armadietto, con una
frequenza e una forza inusuali per un quattordicenne.
“Bastardo! Bastardo! Io…. Io rischio la vita per lui, per farmi vedere da
lui, per farmi apprezzare da lui, e cosa fa?! Per una semplice distrazione mi
rimprovera, mi tratta come se fossi niente, tutto quello che ho fatto finora
buttato al vento!?”.
Misato era corsa dal ragazzo, bloccandogli le braccia e allontanandolo
dall'armadietto che si era sporcato in alcuni punti di sangue.
Ed erano le mani di Shinji a sanguinare, “Basta Shinji! Basta! Basta! Ferirti non
migliorerà le cose!"
“Non… non significo niente per lui… ne come figlio… ne come pilota. Su
quest'ultima cosa…. C-ci speravo… farmi apprezzare da lui almeno come pilota di
Eva, guadagnare almeno in questo modo le sue attenzioni” mentre parlava la
rabbia lasciava spazio alle lacrime, cadde in ginocchio facendo cadere per terra
anche Misato.
“Mi disse che ero stato bravo, per la prima volta si complimentò con me, mi
sentì cosi fiero…. Per lui ero diventato importante… o cosi credevo… e invece..
non riuscirò mai a significare qualcosa per lui… sono niente ai suoi occhi…
niente… niente… io sono niente.”
Misato lo aveva stretto forte: “Shhh… shhh… non dire queste cose, non dirle
più Shinji. Tu significhi tanto per molte persone, e non solo come pilota di
Eva”, Il maggiore accarezzando i capelli di Shinji, aveva comonciato a capire
come si sentisse, per quanto le fosse possibile.
La reazione di Shinji a molti poteva sembrare esagerata, essere rimproverati
duramente per una distrazione può far storcere il naso, ma non scatenare un
simile attacco isterico, Ma quello che era successo a Shinji, non era che la naturale
conseguenza di una vita cosi giovane eppure già riempita di amarezza, solitudine,
tristezza, perdite affettive, una vita che sosteneva se stessa con le lodi delle altre
persone, e soprattutto con quelle di suo padre.
Quell'unica frase che Gendo gli aveva detto dopo la battaglia contro il 10°
Angelo, quel '“Sei stato bravo, Shinji!”, quell'unica frase era diventata il
fondamento dell'esistenza del ragazzo, gli aveva fatto intravedere la possibilità di
essere amato dalla persona che più di tutte voleva l'amasse: suo padre e invece il
sentirsi rimproverato per un motivo per nulla grave, aveva fatto traboccare il vaso,
dopo che ci si era illusi di poterlo ancora salvare.
Quel rimprovero aveva ottenuto un effetto amplificato all'ennesima potenza
dalla sofferenza latente in Shinji, Non solo Gendo non avrebbe mai trattato Shinji
come un figlio, ma non lo avrebbe mai tenuto in grande considerazione neanche
come pilota, visto che lo aveva aspramente rimproverato per una distrazione che
non aveva avuto alcuna conseguenza veramente negativa.
Durante il viaggio di ritorno verso il loro appartamento, Shinji, con alcuni
cerotti sulle mani, era stato per tutto il tempo seduto sul sedile posteriore
senza dire una parola, A volte guardava il pavimento della macchina, altre volte
fuori dal finestrino.
Asuka stava seduta davanti, ed era straordinariamente calma, a volte se ne
usciva con qualche commento entusiasta sul modo con cui aveva combattuto
contro i mostri meccanici, ma niente battutacce, soprattutto contro Shinji.
Ormai si stava facendo sera, e Misato pensava che avrebbe risollevato il
morale del ragazzo la vicinanza delle persone a cui teneva di più: lei, Asuka… e
Rei.
Per questo aveva deciso di fare un salto a casa di Rei per andarla a
prendere, e ovviamente Asuka aveva avuto da ridire: “Che cosa!? Vuoi dire che
stasera dovrei sorbirmi anche l'Allieva modello?! Non se ne parla!!”.
“Guarda che anche Rei oggi è stata impegnata duramente nella battaglia contro
quei mostri. Stare in compagnia potrebbe farla rilassare”.
“E lei che ha bisogno di rilassarsi?!” domandò allibita Asuka, e questo non
solo fece sospettare a Misato che Asuka non stuzzicava Shinji perché aveva
capito che stava col morale a terra, ma anche che la rossa probabilmente non
voleva Rei tra i piedi perché desiderava essere lei a tirare un po’ su Shinji.
Comunque Misato ormai aveva deciso, e aveva mandato Asuka a chiamare Rei, tra
le proteste della ragazza zittite con un categorico: “Vai!” del maggiore.
Sbuffando Asuka si era avviata verso l'appartamento e dopo pochi minuti ne
era scesa seguita da Rei, che le andava dietro con calma.
Rei si era affacciata dal finestrino della macchina: “Buonasera, maggiore
Katsuragi”, “Buonasera Rei, ti va di passare la serata a casa mia con Shinji e
Asuka?", “Non ho altro da fare questa sera” aveva risposto impassibile la ragazza.
Allora Misato aveva aperto lo sportello e alzato in avanti il sedile per
farla sedere affianco a Shinji, sapendo che Asuka non avrebbe mai rinunciato al
posto davanti e invece, prima ancora che Rei potesse fare un passo, era stata Asuka
a fondarsi sul sedile posteriore, mettendosi vicino a Shinji che continuava a restare
in silenzio, Misato aveva guardato sorpresa Asuka, “Embé Misato, cosa guardi? La
First è un ospite, no? E all'ospite spetta sempre il posto davanti!” si era giustificata
Asuka.
Ora erano tutti e quattro a casa, Asuka e Misato indossavano le loro abituali
mise casalinghe, pantaloncini corti e magliette alquanto attillate, ma l'idea di
Misato non sembrava aver avuto molto successo, perché Shinji, come se le ragazze
non ci fossero, era andato a chiudersi in camera sua, senza uscire neanche per la
cena, preparata tramite cibi precotti, visto che Rei non sapeva cucinare,
mentre Misato e Asuka ai fornelli… Meglio non rischiare.
Finita la cena, si erano ritrovate senza nulla da fare, il loro obiettivo era
consolare Shinji, ma sembrava proprio che per quella sera non sarebbe uscito
dalla sua stanza, Il maggiore provò a chiamare Shinji andando da lui, ma il
ragazzo non rispose, stava sdraiato sul letto, girato verso il lato opposto alla porta,
e dormiva, o meglio fingeva di dormire e certo trascinarlo fuori di li non sarebbe
servito.
C'era un'atmosfera molto tesa nell'appartamento, alla fine Misato decise di
cominciare a studiare nuove strategie contro altri eventuali attacchi da parte
di quei mostri meccanici, ma più che altro era un modo per passare il tempo
nella speranza che Shinji uscisse, Riuscì a resistere fino a mezzanotte, poi, anche
per colpa della birra, decise di andare a dormire, ma siccome era troppo tardi per
permettere a Rei di tornare a casa da sola, le aveva approntato un futon nella sua
camera.
“Spero non ti disturbi il russare” disse la donna a Rei abbozzando un sorriso
e dando per scontato che Ayanami avrebbe passato la notte da loro e proprio per
questo motivo prima era andata un momento a telefonare al servizio di sicurezza
della Nerv per dirgli di non preoccuparsi per Rei, avrebbe dormito da lei.
“Non si preoccupi, maggiore” rispose Rei, che guardava la televisione, ma
senza interesse, non cambiava neanche canale per cercare qualcosa che
l'interessasse.
Sbadigliando Misato diede la buonanotte anche ad Asuka, ancora immersa nella
lettura dei suoi fumetti, e che si stava creando una vera e propria cultura.
“Ma non ti annoi a leggere solo fumetti?" le chiese Misato, “No, è un ottimo
esercizio per me che devo ancora imparare tutti i kanji” rispose la ragazza senza
distogliere lo sguardo dalle pagine.
Misato si avviò verso la sua stanza, fermandosi un attimo davanti alla porta
di Shinji, sembrò tentata di bussare, ma poi lasciò perdere, Ora erano rimaste solo
Asuka e Rei, ma la prima, dopo una decina di minuti, si addormentò pesantemente
sulla poltrona, Rimasta sola, Rei attese alcuni minuti, poi si alzò, guardò Asuka
addormentata, disattivò il volume della TV e si fermò come ad ascoltare il silenzio
nella casa, Infine chiuse la televisione, e nonostante fosse calato un buio pesto
nella casa, riuscì a trovare la porta d'ingresso senza problemi ed uscì, Ma prima
che la porta si chiudesse alle sue spalle, si voltò in direzione
della camera di Ikari, come se attendesse qualcosa, poi andò verso l'ascensore.
Avrebbe anche potuto dormire a casa del maggiore Katsuragi, ma quello non era
il silenzio a cui era abituata.
Lei voleva un altro tipo di silenzio, un silenzio dalla durata temporanea che
comunque anticipava il silenzio del luogo da lei desiderato, Il silenzio del Nulla.
In quei momenti la ragazza voleva solo estraniarsi da tutto e da tutti,
l'avevano fatta venire in quella casa perché speravano che consolasse Ikari,
però lei aveva come sentito che in quel momento il Third Children non poteva
essere consolato da alcuno, si era chiuso in se stesso ancora di più,
schiacciato dal dolore, dalla tristezza, dalla solitudine…
Sentimenti che anche lei cominciava a conoscere, ma riusciva a far tacere
pensando a quel nulla che desiderava cosi tanto, Inoltre il maggiore non voleva
che lei tornasse a casa perché riteneva pericoloso che una ragazza andasse in giro
la notte da sola (e il tragitto era anche abbastanza lungo), ma Rei non si
preoccupava affatto di correre eventuali rischi.
La considerazione che aveva per la sua vita era talmente scarsa, che anche le
battaglie contro gli Angeli le sosteneva non per il bene dell'umanità o per
mettersi in mostra, ma solo perché il comandante Ikari le aveva ordinato di
distruggere gli Angeli, quelli strani esseri dall'origine divina, Ma se fosse dipeso
solo da lei, non si sarebbe curata del fatto di poter morire in battaglia.
E non si preoccupava neanche della possibilità di provocare dolore, con la
sua morte, a coloro che sembravano tenere a lei , “Se anche dovessi morire, ci sarà
sempre chi mi sostituirà”, Rei camminava per le strade deserte, giusto ogni tanto
qualche gatto la spiava furtivo dai vicoli che affiancavano la strada principale,
Ormai mancava meno di un isolato per il condominio dove abitava, ma proprio
mentre passava affianco ad un vicolo, qualcuno uscì dall'ombra e le cadde
addosso.
Sulle prime Rei pensò che fosse qualcuno che voleva aggredirla, e non se ne
preoccupò più di tanto, Le venne in mente di scappare, ma giusto perché una sua
eventuale morte sarebbe stata un intoppo per il comandante Ikari.
Non ce ne fu bisogno però, perché il presunto aggressore subito stramazzò al
suolo con un tonfo sordo, come se non riuscisse a reggersi in piedi.
Rei incuriosita si girò e fissò quella persona, illuminata dalla luce di un
lampione: una ragazza più grande di lei, con i capelli lunghi e castani, stava
riversa su un fianco e aveva uno strano colorito, con un che di verdastro.
Un po’ di bava le colava da un angolo della bocca, e sembrava avere anche il
corpo leggermente rattrappito, Rei si inginocchiò con calma guardando quella
ragazza, i cui occhi erano ben vivi, chiedevano aiuto e insieme la esploravano.
Senza dire una parola, passati alcuni minuti, Rei prese per le braccia quella
misteriosa ragazza e senza eccessivo sforzo cominciò a trascinarla verso il suo
appartamento.
Nella sua base segreta, Cerberus, in piedi e con in mano un bicchiere a
calice pieno di vino rosso come sangue, osservava in silenzio il suo sinistro
acquario, D'un tratto entrarono Gog e MaGog.
“Allora, Cerberus, sei alle prese con le tue meditazioni notturne?" domandò
con sarcasmo Gog, “Certamente allenare la mente è un ottimo sport” proseguì con
altrettanto sarcasmo MaGog.
“I miei pensieri sono soltanto miei” rispose brusco Cerberus “Piuttosto, come
va l'interrogatorio del ragazzo che abbiamo catturato?"
Gog: “I nostri uomini stanno facendo un buon lavoro, gli stanno infliggendo
la giusta dose di dolore senza tuttavia arrivare al punto di ucciderlo”.
MaGog: “Peccato però che tutto quello che il ragazzo conosce, noi lo sappiamo
già”, Insieme: “E' inutile tenerlo. Tanto vale ucciderlo!"
“No” si oppose Cerberus “può esserci ancora utile. Da quello che ho visto
grazie alle microtelecamere inserite nei nostri uomini che hanno attaccato Nadia
alla stazione, mi sembra di capire che quella ragazza tiene molto ad Akito.
Inoltre, sembra che abbia anche estrapolato dalle loro menti l'ubicazione della
nostra base, ma per adesso non c'è bisogno di preoccuparsi. Ci vorranno alcuni
giorni perché cessi l'effetto del veleno di Forx, fino ad allora Nadia sarà
vulnerabile come un neonato”.
“Sarebbe una buona occasione per catturarla allora” disse Gog.
“Ora che non può usare i suoi incredibili poteri” continuò MaGog.
“Si, ma non sappiamo dove è finita. Sicuramente è ancora a Neo-Tokyo 3, ma in
quale punto lo ignoriamo. L'unica cosa che possiamo fare, per adesso, è
sorvegliare la casa di quel Fuyutsuki”.
Gog: “Come facciamo a sapere che non è stata catturata dalla Nerv?"
MaGog: “Oppure che non abbia già raggiunto Fuyutsuki?"
“Non può averlo fatto. Perché le nostre spie mi hanno informato che anche la
Nerv ha aumentato la sorveglianza intorno all'appartamento del vicecomandante.
Questo vuol dire che, dopo aver visionato la battaglia, hanno fatto due più due, e
hanno non solo capito che la ragazza catturata da Forx era anche dentro la capsula
che Ruger 80 ha cercato di rubare a Tokyo, ma devono anche aver scoperto che
stava cercando di contattare proprio Fuyutsuki, vista la sua amicizia con Ogisa”.
Gog: “Sguinzagliare i nostri uomini per tutta Neo-Tokyo 3 può essere un
pericolo. Metteremmo in allarme la Nerv. E non sarebbe neanche saggio mandare
altri mostri meccanici, adesso. Ci sono gli Evangelion e sicuramente
interverrebbe di nuovo anche Mazinga Z ”.
MaGog: “E non possiamo neanche aspettare che Nadia venga da noi, perché in
quel caso si sarebbe completamente ripresa e potrebbe benissimo scoperchiare la
montagna che ricopre la nostra base, fra le altre cose”.
Cerberus fece un ghigno malvagio: “Mi è venuta un idea, noi faremo si che
Nadia venga da noi prima che riacquisti il suo pieno potere!"
“E come pensi di fare?" gli domandarono insieme i due gemelli.
“Eh eh eh eh! E' arrivato il momento di rendere utile ai nostri scopi Akito
Sagisu. E come prosegue la costruzione di quei nuovi mostri meccanici attrezzati
per distruggere l'AT-Field?"
Gog: “I quattro progetti sono già avviati. Abbiamo visionato attentamente i
filmati di tutte le battaglie sostenute finora dagli Evangelion contro gli
Angeli, e osservando gli scontri contro il 5° e il 10° Angelo, credo proprio che
abbiamo trovato ciò che cercavamo. Fra circa tre giorni saranno pronti”.
MaGog: “Mentre per il mostro modello Alpha attendiamo che tu ci comunichi le
tue modifiche personali”.“Perfetto! Ora lasciatemi solo!”
Gog e MaGog si guardarono e uscirono dalla stanza.Rimasto solo, Cerberus si
avvolse nel suo mantello: “Prenderò Nadia e contemporaneamente mi libererò di
Mazinga Z e degli Evangelion! Stavolta nessuno mi fermerà! Nessuno!”.
Shinji si alzò dal letto stiracchiandosi e cominciando a massaggiarsi la
schiena.Si sentiva le ossa a pezzi, probabilmente perché aveva dormito in una
posizione alquanto scomoda.
L'altra sera era andato a dormire prestissimo, o almeno, aveva tentato di
dormire, ma per una buona oretta non aveva fatto altro che piangere in silenzio,
e lo provavano alcune macchie umide sul cuscino, e si era anche sentito prendere
da un enorme rabbia, rabbia mescolata al dolore emotivo, un cocktail temibile.
Forte era stata la tentazione di prendere gli oggetti contenuti nella sua
stanza e mandarli per aria, mettendosi a gridare, ma era riuscito a controllarsi, la
patina di assoluta calma e passività con la quale si era rivestito, avevano impedito
a tutta quella rabbia di uscire, quel guscio, che lui benediva in quanto lo teneva
lontano da tutto e da tutti, impedendo che venisse ferito. Però nello stesso tempo
lui odiava quel guscio, perché gli uomini non sono fatti per stare soli, però quella
protezione, proprio perché lo teneva isolato, era anche fonte di dolore, di
amarezza, di solitudine.
Ora la sofferenza procuratagli da suo padre era stata assimilata, non eliminata,
andando ad aggiungersi ai già numerosi dolori che permeavano il suo animo, però
prima, negli spogliatoi, era successa una strana cosa: per la prima
volta, il guscio aveva ceduto, anche se solo per pochissimo.
Per la prima volta aveva liberato tutta la rabbia, la frustrazione che aveva
accumulato, e, anche se si era trattata di una reazione violenta, si era sentito
finalmente… vivo, Però lui temeva una cosa del genere: se si liberava del guscio,
chi l'avrebbe protetto dai dolori dell'anima? e poi, c'era la possibilità che ogni
rottura del muro che aveva alzato intorno al suo cuore, coincidesse con un'altra
reazione violenta.
Ma un comportamento cosi feroce, non avrebbe finito col condurlo
all'autodistruzione? ora che era ormai sicuro che lui neanche come pilota avrebbe
mai significato qualcosa per suo padre, cosa lo tratteneva li? Non aveva forse detto
una volta che lui pilotava l'Eva solo per sentirsi lodare da Gendo?
Si guardò i cerotti che aveva sulle mani: negli spogliatoi, chissà cosa
avrebbe fatto ancora, se non fosse intervenuta la signorina Misato a fermarlo.
Già, la signorina Misato, Era stata cosi gentile con lui, aveva cercato di aiutarlo,
cercando di coinvolgere anche Asuka e Ayanami, e le due non si erano certo tirate
indietro.
Ma lui come aveva ricompensato i loro tentativi? Non degnandole neanche di uno
sguardo, rinchiudendosi nella sua stanza, fuggendo nuovamente.
“Bah, ormai è inutile pensarci. Ciò che è fatto, è fatto!" sbottò
mentalmente, consapevole di sbagliare e incapace di rimediare a ciò.
Guardò l'orologio sul suo comodino: erano solo le 4 e mezza del mattino.
Era decisamente andato a letto troppo presto, “E adesso che faccio? Sonno non ne
ho più, ed è troppo presto per fare qualsiasi cosa. La signorina Misato, Ayanami e
Asuka ormai saranno addormentate da un pezzo. Mah, forse riuscirò a rilassarmi
guardando un po’ di televisione”, Uscì dalla sua stanza e camminò a tentoni lungo
la parete del corridoio, cercando di ricordare dove fosse l'interruttore della luce.
Dopo alcuni tentativi di tastare il muro risultati vani (e dopo essere anche
andato a sbattere con la gamba contro uno sgabello), finalmente raggiunse il
soggiorno, trovò l'interruttore e lo premette.
Ma non appena la luce si accese, sentì dei mugugni come di fastidio dietro di
lui, si voltò e vide Asuka che dormiva sprofondata su una poltrona, e si agitava
leggermente disturbata dalla luce, “Ops!” esclamò Shinji, che prontamente spense
la luce. “Accidenti! Asuka che dorme nel soggiorno? E come può essere? Lei di
solito vuole dormire su letti veri e propri, è già tanto se accetta i futon, ma una
poltrona proprio no”.
Poi a Shinji venne il sospetto che la ragazza fosse rimasta li fino
all'ultimo nella speranza che lui si facesse vedere, e questo pensiero lo
intristì ancora di più, facendogli maledire maggiormente il suo guscio, che nel
tenere lontani tutti, distanziava anche coloro che volevano aiutarlo.
“Se sei rimasta lì fino a tardi per me, devo cercare almeno in parte di
ringraziarti”, Per potersi muovere al buio senza disturbare il sonno della ragazza,
Shinji accese la luce in cucina, illuminando cosi leggermente parte del corridoio e
del soggiorno, e andò nella sua camera, tirando fuori da un cassetto una coperta e
un cuscino.
“Almeno cosi starà più comoda” pensava tornando nel soggiorno, Sapeva che la
cosa migliore sarebbe stata in realtà portare Asuka nella sua stanza, dalla quale lo
aveva sfrattato non appena venne ad abitare con loro. Ma per fare questo avrebbe
dovuto prenderla in braccio e quindi lo trattenne il timore che Asuka, svegliandosi
all'improvviso e ritrovandosi tra le braccia di lui in corridoio, lo aggredisse
dicendogli cose tipo: “Aaaahhhhh! Maniaco! Pervertito! Volevi portarmi nella tua
camera per approfittare di me mentre dormivo, vero? Prendi questo, e
quest'altro!”, Sorridendo nervosamente, si avvicinò a lei sulla poltrona e le mise la
coperta sopra.
Poi, per farla stare ancora meglio, decise di stenderle anche le gambe
mettendole sopra una sedia, Nel toccare le gambe nude della ragazza, si sentì
percorso come da un brivido, Asuka aveva una pelle incredibilmente liscia e
morbida, e quasi come se fosse un qualcosa di puro che temeva di contaminare col
suo tocco, Shinji ritrasse le mani, “Ma che sto facendo? Mi imbarazzo solo perché
ho toccato la gamba di una ragazza? So di essere solo un bambino, ma qui sto
sfiorando il ridicolo”, Con calma le sollevò una alla volta le gambe prendendole
per le caviglie e le posizionò sopra la sedia.
Poi, con grandissima delicatezza, le spostò la testa mettendole dietro un
cuscino e poi rimettendole il capo nella posizione originaria, Si fermò a scrutare
quel viso addormentato, quei lineamenti cosi belli e perfetti, “Quando Asuka
dorme, è davvero bellissima. Certo, nessuno immaginerebbe che
dietro tanta bellezza si nasconde un terribile caratteraccio, ma a me Asuka
piace sia cosi che da sveglia. È davvero una ragazza unica. Ehi, ho detto che mi
piace? Che strano, mai usata prima questa parola per una ragazza. Ne ho viste
tante carine, ma nessuna è mai riuscita a farmi anche solo pensare: 'Mi piace'.
Però è certo che Asuka mi fa uno strano effetto, anche quella sera, quando
piombò nel mio letto, io tentai di baciarla. Non avevo mai tentato di baciare
una ragazza prima di allora, e neanche adesso so cosa mi spinse a farlo. O
meglio, penso di saperlo. Solo che per me è una cosa cosi… insolita”.
Shinji cominciò ad alzarsi, ed ecco che senza preavviso Asuka alzò le
braccia, e avvinghiandole intorno al collo del ragazzo, si portò la testa di
Shinji al petto, Shinji, soffocando un grido di stupore, divenne rosso a tal punto da
far sembrare che fosse quello il suo colorito naturale, mentre Asuka faceva
muovere le braccia sul collo e sulla schiena del ragazzo, Shinji si sforzò di
guardare in faccia Asuka: la ragazza aveva ancora gli occhi chiusi, stava
dormendo, però nel sonno sorrideva felicemente.
“Oh cavolo, mi sa che sta sognando il signor Kaji! Ma se si sveglia adesso, e
mi trova in questa posizione, è sicuro che stavolta mi fa volare fuori dalla
finestra! Devo svincolarmi”, Con la massima attenzione, Shinji cercò di spostare le
braccia di Asuka, ci riuscì e corse come un lampo nella sua camere,
dimenticandosi anche la luce in cucina accesa.
Il giovane Ikari si mise seduto sul letto a gambe incrociate, aveva il
respiro affannoso come se avesse corso per chissà quanto tempo, mentre la sua
faccia riprendeva un colore normale, Però si sentì qualcosa di duro in mezzo alle
gambe, e allora per la seconda volta soffocò un grido: ”Si… si è dilatato un'altra
volta! Che vergogna!” Intanto nel soggiorno, Asuka, dopo essersi calmata,
mormorava: “… Shinji…”
5° CAPITOLO
Misato, destata dal suono della sua sveglia, si alzò dal letto ancora mezza
addormentata, con un occhio chiuso e l'altro aperto, Si stiracchiò le gambe e le
braccia e poi sbadigliò, uno di quelli sbadigli che le tramutavano la bocca in una
sorta di voragine, Se fosse dipeso da lei, avrebbe dormito per almeno altre tre ore,
ma siccome aveva il turno del mattino alla Nerv, allora doveva alzarsi per forza
massimo alle sette e mezza, per poi essere alla base entro le otto in punto.
Si guardò attorno, e vide affianco al suo, un altro futon, vuoto, “Che strano…
perché c'è un altro futon in camera mia?" pensò sonnecchiante, Poi si ricordò:
“Già, è vero. Stanotte Rei ha dormito qui. Ma il futon è intatto. Avrà dormito in
soggiorno”, Misato uscì dalla sua stanza e andò in bagno.
Poi si diresse verso la cucina, e passò affianco alla camera di Shinji, che
aveva la porta aperta, Il maggiore guardò furtiva nella stanza, non c'era nessuno, le
coperte del letto erano smosse, ma non sembravano essere state alzate. “Mmm…
Shinji deve aver dormito vestito. Però se è uscito dalla stanza, allora
è un buon segno… spero”, Nonostante il sonno, Misato rammentava benissimo
cosa fosse successo al ragazzo il giorno precedente, e un sottile velo di tristezza
apparve sul suo viso, “Ma adesso dove sarà Shinji?"
Misato trovò Shinji in cucina mentre preparava la colazione con indosso un
grembiule, “Buongiorno Shinji” esordì Misato sorridendo, e sperando che il
ragazzo rispondesse nello stesso modo, “Buongiorno a lei, signorina Misato”
rispose Shinji girandosi e sorridendo anche lui, Misato si rallegrò: “Mi sembra in
buona forma stamattina. Meglio cosi”.
Passarono alcuni minuti, con Shinji che preparava un brodo per Misato e del
the per lui e Asuka, che stava ancora dormendo, mentre Misato aveva messo mano
alla sua ennesima birra, poi il maggiore e il ragazzo si guardarono in giro con
occhi perplessi.Chiesero l'uno all'altra: “Dov'è Rei?"Silenzio.
Quando riprovarono a parlare dopo alcuni secondi di imbarazzato mutismo,
ridissero la stessa cosa: “Come sarebbe a dire 'Dov'è Rei?'”Di nuovo silenzio.
Asuka si stava lentamente svegliando sulla poltrona, ma nel muoversi sentì le
sue ossa scricchiolare, “Ahhh… la mia schiena! Ma chi me la fatto fare di dormire
su questa cavolo di poltrona?" si lamentò la ragazza massaggiandosi la schiena,
Quando provò ad alzarsi, vide cadere dalla poltrona una coperta e un cuscin e le
sue gambe erano posate su una sedia.
ma era certa di non essere stata lei a mettersi in quella posizione la sera prima e di
non aver preso nessun cuscino o coperta.
“E questi da dove spuntano?" si chiese alzandosi dalla sedia e chinandosi per
raccoglierli, Sicuramente glieli avevano messi addosso dopo che si era
addormentata, ma chi poteva essere stato? Non Misato, perché era andata a
dormire prima di lei, e siccome la sua tutrice ha il sonno istantaneo e pesante come
macigni, era impossibile che si fosse alzata nella notte e neanche l'Allieva
Modello, figurarsi. Quella non fa niente se prima non glielo ordinano.
Restava una sola possibilità, “Possibile che sia stato…”
Ma i suoi pensieri furono interrotti dal grido di Shinji e Misato: “REIIIIIIIIII!"
Quel grido improvviso la fece sobbalzare, mentre dalla cucina piombarono in
soggiorno i due urlatori, che si guardarono attorno e poi cominciarono a
controllare in tutte le stanze, “Maledizione, non è in soggiorno come pensavo io!"
esclamò Misato mentre guardava in bagno, “E non è neanche con la signorina
Misato, come credevo io!" disse Shinji che controllava nella camera di Asuka,
Rovistarono da cima a fondo l'appartamento, con movimenti tanto veloci che
Asuka faticava a seguirli con lo sguardo, e poi si ritrovarono nuovamente nel
soggiorno, “Qui la spiegazione è una sola: Rei se ne andata senza dire niente.
Accidenti a lei! Dopo che avevo avvertito il servizio di sicurezza di non
preoccuparsi se non la vedevano tornare a casa perché avrebbe dormito qui! Se
dovesse succederle qualcosa… il comandante Ikari vorrebbe la mia testa su un
piatto d'argento!" si disperò Misato mettendosi le mani tra i capelli.
“Un momento, riflettiamo. Se è uscita, e considerando il fatto che oltre al
suo appartamento non ha altri luoghi dove andare, proviamo a chiamarla li”
propose Shinji, “Non ha telefono in quella casa. Useremo il cellulare” disse Misato
dirigendosi verso il telefono.
In mezzo al soggiorno era rimasta Asuka, che tutta crucciata osservava i suoi
coinquilini, “Shinji, dov'è l'agenda con i numeri?" domandò Misato che non
ricordava il numero di Rei probabilmente a causa della tensione.
“E' nel secondo cassetto in basso…” provò a spiegare Shinji che stava dietro
di Asuka, ma mentre cominciava a camminare anche lui verso il telefono,
inciampò in una delle gambe della poltrona, cadde a terra mettendo le braccia in
avanti e senza volerlo afferrò il pantaloncino di Asuka abbassandolo e lasciando
vedere il sedere della ragazza coperto da una mutandina bianca, Asuka abbassò lo
sguardo su se stessa, e prima divenne rossa come i suoi capelli, poi si voltò verso
Shinji fissandolo con sguardo demoniaco. “Tu…. Tu… Tu… Tu……!!!"
“Ma… ma non… non l'ho fatto… apposta…” provò a giustificarsi Shinji con una
voce che sembrava quasi uno squittio, mentre anche lui arrossiva per
l'imbarazzo, Stupido!!!!" gridò Asuka menandogli un destro micidiale, poi gli saltò
addosso cominciando a strozzarlo, “Baaaah!" esclamò Misato scuotendo il capo
davanti a quello spettacolo e trovando finalmente l'agenda con il numero del
cellulare di Rei, Rapidamente compose il numero, e nell'attesa che qualcuno
rispondesse, si mordeva il labbro inferiore battendo un piede a ritmo frenetico sul
pavimento.
“Ti prego, rispondi rispondi rispondi rispondi!”,Dopo alcuni squilli, finalmente
dall'altra parte della cornetta giunse un inespressivo: “Pronto”, Misato tirò un
fortissimo sospiro di sollievo: “Rei, grazie al cielo! Dove ti trovi?"
“Sono nel mio appartamento” rispose Ayanami.
“Si può sapere cosa ti è saltato in mente?! Te ne sei andata senza dirmi niente,
dopo avermi fatto credere che avresti dormito da noi! Ma ti rendi conto
che se ti fosse successo qualcosa, il comandante Ikari se la sarebbe presa con
me? E comunque, stai bene? Vuoi che ti venga a prendere?"
“Veramente maggiore, io non ho mai detto che avrei dormito da voi. Se lei, a
causa dei miei silenzi, ha capito cosi, mi dispiace. Le assicuro che la prossima
volta dirò esattamente quali sono le mie intenzioni”, Rei parlava con voce
assolutamente atona, non c'erano sarcasmo o rimprovero
nelle sue parole.Misato provò ad obiettare ma lasciò perdere.
“Comunque, vorrei che mi facesse un piacere. Evidentemente ieri, quando sono
tornata a casa, devo aver preso freddo e ora ho un principio di febbre. Quindi,
se le è possibile, dica ad Ikari e poi al comandante supremo e alla dottoressa
Akagi che per qualche giorno resterò ferma a casa mia per riposarmi”.
Misato rimase sorpresa, ma non dal fatto che la ragazza avesse la febbre,
perché anche se da quando la conosceva non l'aveva mai vista malata, Rei era
comunque una persona di carne e ossa,però era la prima volta che Rei avanzava
una richiesta personale, Il maggiore spesso era spesso portato a credere che Rei
avrebbe adempiuto il suo dovere sempre, in qualunque condizione fisica si
trovasse, Aveva ancora davanti agli occhi quella ragazza stesa su una barella,
ansimante, bendata, debole, che nonostante tutto tentava di obbedire al
comandante Ikari e di salire sull'Eva-01 per combattere contro il 3° Angelo, nel
giorno in cui Shinji arrivò per la prima volta a Neo-Tokyo 3, Una cosa che
rattristava Misato: “Rei, perché ti comporti come un automa?"
Perciò in quel momento, la sorpresa fu sostituita da una certa contentezza:
finalmente Rei cominciava ad avere cura di se stessa.
“Sei sicura? Vuoi che ti venga a trovare oppure che ti mandi un medico?"
chiese ancora Misato, “Stia tranquilla, maggiore Katsuragi. Un po’ di febbre non
ha mai ucciso nessuno. E dica al comandante Ikari di non preoccuparsi, in caso di
eventuali attacchi verrò sicuramente alla base”.
“Mmm… va bene Rei, farò quello che mi hai chiesto. Riguardati, mi raccomando,
Se riusciremo a trovare il tempo, o io o Shinji potremmo venire a trovarti. Però mi
raccomando, che non succeda mai più quello che è successo stanotte”.“Glielo
prometto”.Riattaccarono entrambe.
Misato si voltò e vide un infuriata Asuka che aveva bloccato un disperato
Shinji con una mossa da catch, “Adesso basta, voi due!" ordinò autoritaria Misato,
che spiegò loro cosa le aveva detto Rei.
“Accidenti, spero che Ayanami non abbia niente di grave” disse Shinji mentre
si rialzava insieme ad Asuka. Ma lui, a differenza della rossa, era tutto
dolorante, “Ma cosa vuoi che abbia quella li!" esclamò Asuka ”Sprizza salute da
tutti i pori, anche se è pallida come un cadavere!"
“Su, preparatevi per andare alla base. Dato che la città è stata evacuata, la
scuola è temporaneamente chiusa. Ma non credo che chiudervi dentro casa sia la
soluzione migliore. Verrete con me, cosi potrete osservare i lavori di
potenziamento degli Evangelion e prepararvi ad altri eventuali scontri con quei
mostri meccanici”, Rei rimase per qualche secondo col cellulare in mano, in
cucina, poi andò nella stanza dove teneva il letto e sul letto si agitava e contorceva
una ragazza con lunghi capelli castani, preda di spasmi muscolari, sudatissima e
che sembrava avere anche una febbre altissima.
Qualche volta gli spasmi erano cosi violenti che la facevano piegare in due,
e quando questo accadeva, la ragazza vomitava sul pavimento un liquido
verdastro, Rei fissava impassibile quelle chiazze di vomito che sporcavano il
pavimento del suo appartamento, non aveva messo bacinelle per evitarlo perché
non aveva alcuna cura della sua casa.
In realtà una bacinella c'era, vicino al letto, ma era già piena d'acqua e
c'era anche un panno, Rei si piegò sulle ginocchia affianco alla ragazza sul suo
letto, prese il panno e glielo passò sulla fronte per asciugarle il sudore.
All'interno della base della Nerv, Asuka e Shinji stavano mangiando qualcosa
nel self service e nonostante non ci fosse stata scuola indossavano le divise
scolastiche, avevano passato le precedenti sei ore facendo prima gli ennesimi test
di sincronia, che ormai li avevano lungamente annoiati, e poi si erano recati a
visionare i lavori di ristrutturazione dei loro Evangelion, in vista di altri
attacchi da parte di quei mostri meccanici.
Una visita guidata dal maggiore Katsuragi, che i ragazzi avevano trovato
abbastanza interessante: era stata inserita un nuovo tipo di batteria al posto
della precedente, posizionata all'interno della corazza dell'umanoide, che
aumentava di molto il periodo di autonomia portandolo a due ore, ed era
decisamente meno vulnerabile del cavo, Per quanto riguardava invece le armi,
oltre al potenziamento delle armi da fuoco, erano state inserite nelle lame simili a
spade negli avambracci e che spuntavano dai gomiti.
Quelle lame sfruttavano lo stesso tipo di funzionamento del Progresive Kinfe,
ma erano ancora più affilate e molto più spesse di tutte le altre armi bianche
degli Eva, quindi più resistenti, Inoltre si stavano modificando anche i supporti
verticali montati sulle braccia, in modo che ospitassero un nuovo tipo di arma da
fuoco che ancor prima dell'attacco dei mostri meccanici, si era già deciso di
inserire negli Eva, Tuttavia la dottoressa Akagi non volle dilungarsi in ulteriori
spiegazioni, Ma in quel momento i due ragazzi non avevano voglia di parlare di
questo, perché le loro menti erano prese da tutt'altro genere di pensieri.
Mentre mangiavano il contenuto dei loro piatti in totale silenzio, si
sentivano appena soltanto i rumori delle loro posate, ogni tanto si lanciavano
l'un l'altra delle occhiate nervose, Prima di allora c'erano stati Misato, i test di
sincronia, le osservazioni sulle modifiche agli Eva che li avevano distratti, però
adesso erano entrambi agitati nel trovarsi da soli insieme, Shinji ricordava cosa era
successo quella notte, quando lui, anche se senza volerlo, si era ritrovato addosso
alla ragazza dai capelli rossi,Si sentiva peggio rispetto a quella volta in cui aveva
cercato di baciarla la notte prima dello scontro contro il 7° Angelo, perché in
quell'occasione nonostante il suo tentativo, alla fine si era fermato senza neanche
sfiorarla.
Invece adesso non solo era finito praticamente col viso nel seno di lei, ma
quando Asuka gli aveva messo nel sonno le braccia intorno al collo e aveva
passato le sue mani sulla schiena di lui, in Shinji era stata fortissima la
tentazione di rispondere al suo abbraccio, di accarezzarle i capelli, di posare
finalmente le sue labbra su quelle di Asuka, colei che per la prima volta era
riuscita a fargli pensare“mi piace”, ma alla fine fuggiva tali tentazioni, fino a quel
momento la ragazza non aveva fatto altro che prendersi gioco di lui, e cosi avrebbe
continuato a fare, ne era sicuro.
“Io non riuscirò mai a farle capire ciò che provo per lei, e lei non potrebbe
mai provare qualcosa per uno come me”, Asuka mangiava senza troppa voglia, e
ogni tanto si fermava a giocare col cibo usando una posata, era alquanto
indispettita nei confronti di Shinji che sedeva affianco a lui per via del piccolo
incidente successo in mattinata, “Sto porco!” pensava la ragazza “dice che è stato
un incidente se mi ha abbassato il pantaloncino scoprendomi le mutandine! Dice
che è inciampato! Ma chi crederebbe a simili panzane?! L'ha sicuramente fatto
apposta! Maiale! Si meriterebbe un bel calcio nelle palle! ”.
Eppure c'era qualcosa che non andava, perché se Asuka sembrava solo odiare
Shinji, allora come mai aveva cominciato da diverso tempo a sognarselo la notte?
Lo sognava spesso, e l'ultimo sogno poi le era sembrato molto più realistico
del solito, quasi come se lo avesse veramente stretto tra le braccia, e non solo
nella sua mente, Simili sogni erano fonte di imbarazzo per lei, nemmeno il signor
Kaji era apparso cosi tante volte nei suoi sogni.
Ma oltre che di imbarazzo, erano fonte anche di delusione, perché le facevano
vedere ciò che non accadeva nella realtà: quell'idiota di Shinji non mostrava il
minimo interesse verso di lei, non riusciva a vedere in Asuka niente di più di
una coinquilina, o di una collega, visto che entrambi pilotavano l'Eva, o di un
amica, nello scontro contro l'8° Angelo si era gettato nel magma per salvarla, un
gesto che l'aveva fatta sperare, Ma perché poi non aveva fatto più niente per lei?
La risposta poteva essere una sola: non provava niente per lei, per quanto
Asuka cercasse di stuzzicarlo, anche con gli insulti. Neanche il preoccuparsi
sinceramente per lui dopo quello che gli era successo nell'ufficio del
comandante Ikari l'aveva smosso, Solo un amica, niente di più, era evidente, e la
sua amicizia non le bastava.
“Sembra proprio che Shinji mi amerà solo nei miei sogni. Dannazione! Shinji! Mi
fai venire una rabbia incredibile! Perché non ti piaccio?”,Misato arrivò in quel
momento nella sala mensa, e rimase subito colpita dal silenzio del locale e dal
mutismo di Shinji e Asuka,“Mamma mia, che atmosfera allegra” mormorò il
maggiore, che si avvicinò ai ragazzi chiamandoli per nome,Non appena la
sentirono, Shinji sussultò sulla sedia, ad Asuka un boccone per poco non le andava
di traverso,“Ma si può sapere perché siete cosi tesi? Non ditemi che siete in
apprensione per via di quei mostri meccanici?
Dopo tutte le battaglie contro gli angeli, oramai dovreste essere abituati a tensioni
simili”.
Piccola bugia, e Misato lo sapeva bene, non ci si abitua mai completamente a
situazioni simili, Si può raggiungere un certo equilibrio di tolleranza, ma basta
poco per infrangerlo, però voleva sapere cosa era successo a quei due per farli
stare cosi zitti,“Non c'è nessun motivo particolare” disse Asuka infastidita “e solo
che sono ancora arrabbiata perché stamattina questo idiota mi ha abbassato il
pantaloncino per guardarmi le mutandine”.
“Non è vero! E' stato un incidente! ” si difese Shinji.
Misato capì subito che era una scusa: “Ma se tu ce l'avevi ancora con lui per
quel incidente, in tutto questo tempo le tue grida si sarebbero sentite per
tutta la base. Quando sei arrabbiata neanche con un bavaglio si riesce a
zittirti. Invece silenzio assoluto. E' strano”.
“Ma insomma” gridò Asuka alzandosi in piedi ”quale sarebbe il problema? Che
abbiamo fatto un po’ troppo silenzio? Vuoi sentirci parlare? Ecco, dico ‘bla bla
bla bla bla bla bla bla bla’!” la ragazza gesticolò nervosamente con le braccia
“Ho detto qualcosa, contenta? Dici qualcosa anche tu, Shinji!”
Shinji si sforzò di sorridere e mormorò: “Qualcosa”.
Misato e Asuka lo guardarono, e quest'ultima gli diede un cazzotto sulla
testa facendolo finire con la faccia nel piatto che aveva davanti a sè.
“StupiShinji!” sbraitò Asuka andandosene con passo veloce.
Shinji lentamente alzò il viso, e Misato cominciò a pulirglielo con un
fazzoletto di carta, “Volevo diminuire la tensione con una battuta, per quanto
vecchia. Ma è stata una idea idiota” si giustificò Shinji.
“Già, è stato come versare benzina sul fuoco” gli rispose Misato “ma credo
che un po’ sia stata anche colpa mia. Non dovevo insistere per sapere il motivo
del vostro silenzio. Senti, io dovrò fermarmi alla base per tutto il pomeriggio
e probabilmente anche per tutta la notte. Le modifiche agli Eva verranno
ultimate entro domani, ma il comandante vuole che rivediamo tutte le nostre
strategie di battaglia nel caso tornino quei mostri meccanici. Ma tu e Asuka
potete tornare a casa”, “Va bene”, “Ho un idea. Siccome tu e Asuka avrete il
pomeriggio libero, perché non andate a trovare un po’ Rei? Forse le farebbe
piacere vedere delle facce amiche”.
“Non credo che Asuka lo apprezzerebbe. Sarebbe come innescare casualmente una
bomba atomica. Al massimo, potrei andarci io solo”, “Come vuoi tu. Nessuno ti
obbliga”, Shinji e Asuka erano usciti dalla base e si erano separati.
Mentre la ragazza si era messa a passeggiare lungo un marciapiede che dava su
una fila di negozi, Shinji si era incamminato verso l'appartamento di Rei
Ayanami, Aveva proposto ad Asuka di seguirlo, ma la rossa, non appena aveva
sentito che si trattava di andare a trovare Ayanami, era esplosa in un fortissimo
“Stupido!” e poi gli aveva anche lanciato contro una scarpa.
“Che strano. Eppure quando avevo iniziato il discorso chiedendole se voleva
venire con me, si era mostrata molto interessata. Si vede che proprio non le
piaccio”, Camminando per le strade, deserte dopo l'evacuazione della città,
illuminate dal rosso acceso del sole che tramontava, e infastidito dal rumore dei
numerosi cantieri che senza un attimo di pausa sgombravano le macerie dei
palazzi distrutti durante l'ultima battaglia, arrivò infine al quartiere di
prefabbricati dove abitava Rei e qui ci fu come un cambiamento improvviso di
atmosfera, il rumore dei cantieri sparì quasi per incanto, sostituito dal leggero e
continuo frinire delle cicale.
Arrivò infine davanti al palazzo dove abitava Ayanami, e cominciò a salire le
scale, fino a giungere davanti alla porta dell'appartamento dove abitava la
ragazza, “Non è la prima volta che vengo io, eppure ogni volta sento una strana
atmosfera che mi da i brividi. Sembra quasi un luogo situato in un'altra
dimensione”, Provò a suonare il campanello, ma era rotto, come sempre del resto,
Allora provò a bussare: “Ayanami, sono io, Ikari. Sono venuto a vedere come
stai”,dopo alcuni attimi di totale silenzio, Shinji udì dei passi provenire da
dietro la porta.
La porta si aprì leggermente e dallo spiraglio si affacciò Ayanami.
“Salve Ikari” esordì freddamente Rei, “Uhm… ciao, Ayanami. Ecco, volevo sapere
come stavi. Ops, te l'avevo già detto, scusami”, “La febbre è stabile tra 38 e 39. A
volte mi gira un po’ la testa, vengo colta da leggeri tremori e mi viene in certi casi
da rimettere”,Shinji rimase sorpreso non tanto da quelle parole, ma dal modo con
cui le aveva pronunciate: Rei gli aveva descritto i suoi sintomi con una tale
indifferenza e sinteticità che sembrava quasi non essere lei la malata, ma un
infermiera che leggeva la cartella clinica di un paziente, però Rei sembrava stare
bene, si reggeva in piedi senza problemi, l'unico elemento che poteva far pensare
ad una malattia era un fazzoletto che la ragazza teneva in mano per un lembo, un
fazzoletto in alcuni punti sporco di vomito, “Vuoi che ti dia una mano?"
“Non c'è bisogno, grazie."
“Ma sei sicura? Hai detto che ti girava la testa, e che ti veniva da
rimettere. Forse è meglio se entro, oppure che ti fai ricoverare all'ospedale
della Nerv. Li almeno saresti assistita 24 ore su 24”, “Se tu entri, c'è il rischio che
ti ammali, Ikari. E un ricovero in ospedale è troppo per una semplice influenza,
sarei solo d'intralcio. Non preoccuparti per me, non ho bisogno di essere assistita.
C'è altro?”.Rei parlava con voce atona, sembrava quella di un robot.
Shinji provò a dire qualcos'altro, ma sapeva di non avere altri argomenti.
Poteva provare ad insistere perché Rei lo facesse entrare, ma a che pro?
Rei sembrava effettivamente stare bene, e lui non poteva certo costringerla
con la forza a farsi aiutare da lui, “No. Scusa se ti ho disturbato. Mi raccomando,
attenta a non prendere freddo” le disse Shinji salutandola con un cenno della mano
e allontanandosi,“E tu, Ikari, invece come stai?” domandò ad un tratto Rei.
Shinji a quella domanda si fermò, Rei non si era dimenticata che il giorno prima
Misato l'aveva invitata a casa loro perché risollevasse il morale del ragazzo.
Ma quello era una argomento che Shinji non voleva più toccare, dopo che si
era sforzato tanto per sotterrarlo, non voleva certo essere proprio lui a
disseppellire quel dolore,cercò di essere il più sintetico possibile anche lui, e anche
vago: “Ho soltanto ingoiato un altro boccone amaro” rispose Shinji voltandosi con
un mezzo sorriso sul volto, “Capisco” concluse Rei chiudendo con calma la
porta,Shinji riprese a camminare diretto verso casa.
Quando Rei, da dietro la porta, udì i passi di Shinji che si allontanava,tornò dalla
sua assistita, quella misteriosa ragazza dai lunghi capelli castani era ancora
sdraiata sul letto, sembrava che finalmente avesse smesso di vomitare, ma era
ancora molto sudata e con respiro affannoso, Rei ricominciò col fazzoletto a
ripulire la sua inattesa ospite da un po’ di vomito che le era caduto sul vestito, la
ragazza aveva gli occhi chiusi, ma quando sentì il fazzoletto di Rei che la toccava
nuovamente, li aprì.
Ora quegli occhi indicavano gratitudine verso Ayanami, che impassibile
continuava la sua opera di ripulitura.
6° CAPITOLO
Quella sera Asuka e Shinji erano soli a casa loro, Misato aveva telefonato per
avvertirli che purtroppo non ce l'avrebbe fatta a tornare a casa, quindi loro due per
la cena dovevano fare da soli e per fortuna Shinji lo aveva previsto, quindi, dopo la
visita lampo ad Ayanami, era andato in un supermarket a comprare qualcosa di
diverso dai soliti cibi precotti usati da Misato.
Quando la cena fu in tavola, Asuka aveva appena finito di cambiarsi, e si
presentò da Shinji col solito pantaloncino corto accompagnato da una maglietta
rossa talmente corta e stretta che lasciava scoperto l'ombelico della ragazza e
metteva ben in evidenza il seno, Shinji davanti a quella vista si sentì imbarazzato:
“A-Asuka… ma perché sei vestita cosi?”
“Cosa c'è di strano? Sono libera di vestirmi come mi pare, no?” rispose la
ragazza sistemandosi i capelli con fare seducente.
“Be, si, e solo che… no, niente. Mangiamo” disse Shinji accomodandosi al suo
posto.
“Ma perché dobbiamo mangiare proprio qui? Adesso che non c'è Misato non
abbiamo bisogno di giocare a fare la famigliola. Andiamo a mangiare in
soggiorno, magari davanti alla tv” propose Asuka.
“Err… come vuoi tu” rispose Shinji guardando la ragazza in modo strano.
Andò a prendere due vassoi, uno rosso e l'altro giallo, e ci mise sopra
piatti, bicchieri e posate, mentre Asuka andava a sedersi sulla poltrona grande
del soggiorno.poi Shinji portò i vassoi in soggiorno, diede il vassoio rosso ad
Asuka che si era seduta al lato destro della poltrona lasciando libero il posto al
centro e andò a sedersi per terra poco davanti alla poltrona, mettendo il suo
vassoio su un tavolino.
Cominciarono a mangiare senza dire una parola, mentre in televisione davano
un vecchio film di fantascienza,Finita la cena, continuava il silenzio tra i due
ragazzi, e non si riusciva a capire se era dovuto al fatto che non avevano argomenti
di cui parlare, oppure si sentivano imbarazzati o ancora erano stati presi dalla
visione del film, Alla fine Asuka sbuffò annoiata, mentre Shinji disse,
commentando una scena del film: “Povero Anakin. Hanno ucciso sua madre”.
“Shinji, mi porteresti il telecomando?" domandò Asuka.
Shinji prese il telecomando e si voltò per porgerglielo, ma Asuka si allungò
dalla poltrona e gli mise una gamba intorno al collo, facendo piegare il ragazzo
sulla schiena e verso di lei, Shinji divenne rosso come un peperone, con la bocca
quasi coperta dal polpaccio di Asuka, mentre la ragazza diceva: “Ti ho chiesto di
portarmelo, non di porgermelo”.
Shinji deglutì nervosamente, Asuka gli tolse la gamba da intorno al collo
mentre lui si alzava da terra e gli portava il telecomando,ma quando ricevette il
telecomando, Asuka si limitò a metterlo sul bracciolo della poltrona, senza toccare
alcun tasto, mentre Shinji stava per tornare a sedersi sul pavimento,“Perché non ti
metti qui affianco a me? Staresti sicuramente meglio” gli propose Asuka,Shinji
deglutì nuovamente, e quasi come se quello di Asuka fosse stato un ordine, andò a
sedersi sulla poltrona insieme a lei.
Ricominciarono a guardare il film, ma Shinji si sentiva i battiti cardiaci
aumentare sempre di più, quasi come se il cuore volesse saltargli fuori dal
petto,I suoi occhi passavano di volta in volta da Asuka alla televisione.
Asuka invece sembrava abbastanza rilassata, mise un braccio disteso dietro la
poltrona, però pian piano cominciò ad alzarlo e ad avvicinare la sua mano alla
spalla sinistra di Shinji. La mano di Asuka si muoveva con movimenti lenti e
misurati, sembrava quasi un ragno che si avvicinava quatto quatto alla sua
vittima.
Quando il primo dito della mano di Asuka toccò la sua spalla, Shinji si sentì
diventare sempre più nervoso, e il suo nervosismo aumentava man mano che le
altre dita si aggiungevano alla prima,quando infine tutta la mano fu posata sulla
spalla, il ragazzo fu sul punto di esplodere.
“Basta!" esclamò quasi gridando, si alzò di scatto dalla poltrona e corse
nella sua stanza,Asuka rimase sorpresa per quello scatto improvviso di Shinji, ma
quando lo vide chiudersi nella propria camera, la sorpresa fu sostituita dalla
rabbia.
“Maledetto! Possibile che non provi assolutamente niente per me?! Io non ho
altro modo per farti capire che ti amo, se te lo dicessi a parole penseresti ad
uno scherzo. E quando decido di sfruttare l'unica arma in mio possesso per far
si che anche tu ti innamori di me, ovvero il mio corpo, cosa fai? Vai a
chiuderti in camera tua, come se ti facessi schifo! Bastardo! Maledetto Shinji
Ikari!” pensò Asuka che presa dalla rabbia afferrò il telecomando e lo lanciò
contro il pavimento, Shinji, in camera sua, si teneva una mano sul petto, come se
volesse tenere il cuore fermo dentro il petto.
“A… accidenti, Asuka stavolta si è davvero scatenata con le sue provocazioni.
Si diverte a vedermi in difficoltà, a vedere le mie reazioni esagerate, da
stupido impedito. E purtroppo non me la sento di replicarle che non è vero che
sono uno stupido, perché in realtà lo sono eccome. La tentazione di rispondere
ai suoi ammiccamenti è quasi soffocante, ma non posso farlo! Non posso dare
libero sfogo ad un amore non ricambiato, sarebbe un suicidio emotivo”.
Shinji si buttò sul letto mettendo la testa sotto il cuscino.
“Devo cercare di dormire, devo dormire… devo fuggire. Mi maledico per questa
mia unica maniera di agire, ma non conosco altri modi per proteggermi!”
Rei, piegata leggermente sulle ginocchia, accudiva la sua inattesa ospite
sempre immobilizzata sul letto, e le porgeva un bicchiere d'acqua sollevandole
lievemente il capo e facendola bere a piccoli sorsi.
Anche prima aveva provato a farla bere, le sembrava disidratata, ma la
misteriosa ragazza aveva bevuto troppo in fretta col solo risultato di rimettere
l'acqua, Rei si alzò per andare a posare il bicchiere in cucina, poi sarebbe andata in
bagno per preparare un'altra pezza e una bacinella, “Co… come ti chiami….?”
Quella domanda pronunciata da una voce molto flebile fece fermare Rei che si
voltò verso il letto, La ragazza che accudiva la fissava dopo aver girato con grande
fatica la testa, la gola quasi contratta da continue deglutizioni, il volto coperto di
sudore.“Come… ti chia… mi?" ripeté.
“Rei. Rei Ayanami” rispose impassibile la First Children.
“Io…. Io sono…. Nadia… O-Ogisa…”
Rei riprese quello che stava facendo prima, andò in cucina a posare il
bicchiere d'acqua e poi andò in bagno per la bacinella, tornò da Nadia, usò la
nuova pezza per asciugarle il sudore, poi le sistemò la lenzuola del letto perché
fosse ben coperta, “Cerca di dormire. Presumo che entro domani la febbre ti sarà
passata quasi del tutto”.
Nadia annuì e chiuse gli occhi,dopo qualche minuto Rei smise di asciugarle il
sudore e rimase ferma a guardarla per diverso tempo,poi chiuse la luce e si sdraiò
sul pavimento, un pavimento freddo, ma non le importava.
Rimase ad ascoltare il silenzio, un silenzio diverso dal solito, perché
disturbato dal respiro a volte difficile di Nadia. Ma non le dava fastidio.
“Un fantasma di carne e ossa” mormorò Rei prima di chiudere gli occhi e di
addormentarsi.
IL GIORNO DOPO
Shinji si svegliò dopo un sonno alquanto contrastato, e si accorse che per la
seconda volta aveva dormito con i vestiti, Affacciando la testa da sotto il cuscino,
guardò la sveglia: erano solo le sette, ma lui in quei giorni non aveva scuola,
perciò poteva anche dormire un altro po’.
Provò a girarsi sul letto stendendo le braccia, ed ecco che il suo braccio
sinistro toccò qualcosa affianco a lui,qualcosa di morbido e caldo come… come un
corpo umano!Shinji trasalì, deglutì nervosamente, e lentamente si girò.
Affianco al ragazzo, sotto le coperte, c'era Asuka che dormiva con un
espressione serena e che sembrava indossare soltanto una canottiera nera.
Shinji soffocò un grido mettendosi una mano davanti alla bocca, per
l'ennesima volta rosso come un peperone, si alzò lentamente dal letto, uscì
dalla stanza senza fare il minimo rumore e corse in bagno a sciacquarsi la
faccia con acqua freddissima, “Mio Dio, ha proprio deciso di distruggermi!”
pensava Shinji, Passata una mezz'ora, Asuka si svegliò, si strofinò gli occhi con le
mani e vide che Shinji non c'era più.
Delusa, si mise a sedere sul letto sbuffando sconsolata: “Ho fallito un'altra
volta!”,Shinji stava preparando la colazione con dei toast, ed era alquanto nervoso,
temeva che Asuka si facesse nuovamente avanti con le sue provocazioni e per
questo motivo, quando Asuka arrivò in cucina lui trasalì leggermente.
Ma la ragazza stavolta non sembrava essere ancora in vena di provocazioni,
indossava un pantalone jeans con cintura e una maglietta rossa a maniche corte.
Si sedette al suo posto, e guardò pigramente il pavimento con un braccio
poggiato sul tavolo e mettendosi una mano sotto il mento, Shinji si era fermato a
guardarla, finché Asuka non lo fissò a sua volta e gli disse: “Shinji….”“S-si? ”“Il
toast” indicò lei con un dito e senza scomporsi.
Shinji si girò e vide che i toast, dentro il tostapane, si stavano bruciando
e già emettevano un leggero filo di fumo.
“Oh no! ” esclamò Shinji prendendoli subito dal tostapane e cominciando poi
con un coltello a togliere le parti bruciate, “Ecco qui. Sono un po’ bruciati ma
ancora commestibili” disse Shinji servendo i toast su un piatto insieme a due
bicchieri pieni di succo di frutta, Asuka, senza dire una parola, prese entrambi i
toast con tutte e due le mani e cominciò a mangiarli in contemporanea, un boccone
alla volta ciascuno,“Ehm… Asuka” provò a obiettare Shinji, allibito e con una
gocciolina di sudore che gli scendeva lungo la fronte “l'altro toast veramente era
mio”.
Ma Asuka non lo ascoltò, divorò i due toast senza dire una parola, allora Shinji
decise di bere il suo succo di frutta, ma Asuka, che aveva appena finito i toast,
afferrò rapida come un fulmine i due bicchieri e bevve il loro contenuto, anche
stavolta una sorsata alla volta per ciascun bicchiere,Shinji rimase con la bocca
aperta a metà per lo stupore, mentre la gocciolina
di sudore diventò un gocciolone.“A…. Asuka… la mia… la mia cola….”
Finito di bere, Asuka si alzò con tutta calma e se ne andò dalla cucina,
lasciando Shinji inebetito, “Mio Dio” pensava Shinji ”è veramente peggiorata!
Non solo si diverte a mettermi in imbarazzo con le sue pose sexy, adesso vuole
anche farmi morire di fame!”
Asuka invece, tornata in camera sua, sbatté n pugno contro la parete:
“StupiShinji! Ti meritavi una punizione per quello che mi hai fatto! Ma cosa
devo fare per vedere il mio amore contraccambiato? Vestirmi da sadomaso e
legarti al letto?!” , Shinji andò nella sua stanza, sapeva che anche se la scuola era
stata chiusa, loro dovevano comunque uscire la mattina presto per recarsi alla
base, per fare nuovi test e sperimentare gli Eva nelle loro nuove versioni.
Cercò di non pensare al comportamento di Asuka: “Mah, forse in questo periodo
si sente particolarmente aggressiva e vuole sfogarsi in qualche modo. Provare a
replicare non servirebbe a molto, sia perché ha ragione nel considerarmi un
idiota, sia perché potrei ottenere anche l'effetto opposto a quello che voglio.
Asuka potrebbe aumentare la dose delle sue prese in giro. In questi casi, la
cosa migliore è ignorare”.
Poi cominciò a guardare il suo vestiario: perché doveva continuare ad
indossare la divisa scolastica anche adesso che non c'era scuola? Lui nel suo
armadio aveva altri abiti, anche se sicuramente coperti dalla polvere. Provare a
cambiare poteva essere una buona idea e cosi Shinji per quella mattina indossò un
paio di pantaloncini, una maglietta a righe bianche-rosse e una camicia jeans.
Quando uscì dalla stanza, si incrociò con Asuka e si irrigidì, Asuka lo
squadrò da capo a piedi, poi andò verso la porta d'ingresso.
E quando fu vicina alla porta, un mezzo sorriso si disegnò sul suo volto:
“Che abbia deciso di vestirsi diversamente per me? Allora forse la mia strategia
sta funzionando. Dovrò provarci ancora, dopo”.I due ragazzi lasciarono una
sardina a Pen Pen, che ancora dormiva nel suo appartamento-frigorifero,
indossarono scarpe da ginnastica ed uscirono.
Rei si svegliò dopo aver dormito sul pavimento, senza essere disturbata dai
muscoli doloranti o dai vestiti sporchi di polvere, dopo li avrebbe lavati, anche se
in realtà non ne sentiva il bisogno,però sapeva che almeno un minimo di riguardo
verso la sua persona doveva averlo, più che altro perché eventuali suoi problemi
sarebbero stati ostacoli per l'operato della Nerv.
Si girò verso il letto, per controllare le condizioni di quella misteriosa
ragazza di nome Nadia che le era letteralmente piombata addosso l'altra notte.
Stava ancora dormendo sul letto, e sembrava non essersi mossa affatto.
Rei allora andò in cucina per bere un po’ d'acqua e controllare anche il
contenuto del minuscolo frigorifero che teneva quasi in disparte in un angolo.
Vi trovò solo qualche pezzo di pane, che aveva messo li dentro per farlo
conservare più a lungo,ma avrebbe dovuto farselo bastare, se usciva per comprare
qualcosa, sarebbe stata vista dagli uomini del servizio di sicurezza, e questo
rischiava di far scoprire la sua ospite.
Tornò nella stanza dov'era il letto, Ma il letto era vuoto con leggera perplessità,
Rei cominciò ad ascoltare nuovamente il silenzio del suo appartamento, Rumori
provenivano dal bagno, acqua che scorreva, e poi da li uscì fuori Nadia, ancora
molto pallida, per stare in piedi doveva reggersi al muro, “Cosa stai facendo?"
chiese Rei.
“Do… dovevo andare in bagno. Ma visto che dormivi non volevo disturbarti”
rispose Nadia, che avanzò verso il letto e fu sul punto di crollare, ma Rei
prontamente l'afferrò e la fece sdraiare, Le toccò la fronte: “La febbre ti è passata,
ma sei ancora molto debole, non devi alzarti”.
“Scusami” rispose Nadia abbozzando un sorriso.
Nella stanza risuonò lo squillare di un cellulare, Rei andò a prenderlo e
rispose: “È lei comandante Ikari? Cosa le serve? I test per le verifiche degli
Eva? Mi scusi, ma oggi ancora non me la sento di uscire di casa. Ma credo che
entro domani ce la farò a venire. No, non ho bisogno di dottori, la febbre ormai
mi è passata. È solo che voglio stare attenta ad eventuali colpi d'aria. Non si
preoccupi, non ho problemi. Arrivederci” e chiuse la comunicazione.
“Chi era?" domandò Nadia.“Il mio creatore” rispose atona Rei.
Gendo rimase con la cornetta del telefono ancora in mano, mentre la
comunicazione cessava.“Rei non verrà neanche oggi?" domandò Fuyutsuki al suo
fianco, “Sembra di no. E dalla sua voce non mi sembra neanche che stia male.
E' davvero strano. Sono quasi tentato di pensare che mi stia nascondendo
qualcosa”.Mise a posto il telefono e parlò col suo vice: “Le ricerche hanno dato
ancora esiti negativi, vero?"“Si” rispose Fuyutsuki “sia gli appostamenti vicino a
casa mia che le ricerche effettuate in città finora sono risultati inutili. Quella
misteriosa ragazza sembra sia scomparsa”.
I pensieri di Gendo si fermarono per un attimo, collegandosi alla strana sensazione
che aveva sentito prima parlando con Ayanami: possibile che Rei stesse
nascondendo…“No, non può essere. Io conosco Rei alla perfezione, non potrebbe
mai mentirmi. E poi, perché dovrebbe aiutare una sconosciuta? ”pensò.
“Senza abbandonare le ricerche in città, concentriamoci nelle zone
circostanti Neo-Tokyo 3” ordinò impassibile Gendo, Asuka e Shinji uscirono in
quel momento dalle Entry Plug dopo aver terminato le esercitazioni a bordo degli
Evangelion con le nuove armi, era dalla prima mattinata che eseguivano test su
test, e avevano fatto solo una breve pausa per il pranzo.
“Niente male quelle nuove armi, non trovi?" domandò Asuka al ragazzo.
“Si, niente male” rispose lui, che sembrava avere la testa tra le nuvole.
“E adesso cos'hai?”“Non ho niente”
“Non pensare di darmela a bere. In faccia tieni scritto: “Ho un problema a
caratteri cubitali. Cosa c'è?”
Shinji rimase a guardarla per un po’, poi se ne andò via di corsa.
“Ehi Shinji, ma dove corri?”gli gridò da dietro Asuka, senza ottenere
risposta, Asuka rimase esterrefatta: “Ma perché ora ha reagito cosi? Gli ho solo
chiesto cosa aveva. Se non voleva rivelarmelo, bastava che me lo dicesse. Che
forse non mi ritenga all'altezza di ascoltarlo? Pensa che i suoi problemi
interiori sono sprecati con me? Che sono solo una bambina capricciosa e
irascibile e per questo non potrei mai capirlo? Se pensa questo, allora che vada
al diavolo!”.
Però non se la sentiva di mandarlo al diavolo, era al contrario addolorata
che Shinji non riuscisse a vedere in lei una confidente.
E per fermare il dolore, aveva un solo modo: arrabbiarsi, dare spazio all'ira
perché scacciasse il dolore, Si avviò verso l'uscita della base, finiti i test potevano
anche andarsene, e ora Asuka voleva cercare in città qualche posto in cui potersi
sfogare.
Si era dimenticata della nuova posa sexy che aveva appena pensato per lui.
Shinji, con un leggero fiatone, si era fermato e appoggiato dietro una parete
a pensare: “Accidenti Asuka. A volte ho davvero voglia di mandarti al diavolo.
Perché vorrei confidarmi con te, vorrei quasi gridarti che mi piaci, mi piaci
moltissimo, ma se lo facessi tu rideresti di me, e quelle che finora sono state
solo punzecchiature maliziose, si trasformerebbero in frecce infuocate. Non
potrei sopportarlo. Ma perché mi sono innamorato di te? Perché mi sono
innamorato di una bellissima demone?”
Shinji si staccò dalla parete, e cominciò a camminare, quando incrociò
Misato.“Shinji” esordì la donna “dove stai andando? E dov'è Asuka?”
“Pensavo di tornare a casa, anche se non ne ho molta voglia. E Asuka non so
dove sia”.“C'è qualcosa che ti turba, vero? Vuoi parlarmene?”“Non so se ci
riuscirò”, “Proviamo” concluse la donna mettendogli un braccio intorno alle spalle
e conducendolo in uno dei bar panoramici situati sugli edifici-cielo del
Geo-Front.
Si sedettero intorno ad un tavolo, Misato con in mano una tazza di caffè, e
Shinji con una lattina di aranciata, “Allora, qual è il problema, Shinji”.
“Non per offenderla, signorina Misato, ma io… io preferirei non parlare di
Asuka”.“Perché?”, “Temo di non essere ancora in grado di affrontare un simile
argomento… Non saprei trovare le parole… non saprei spiegarlo. A volte trovo
difficile spiegarlo anche a me stesso… si insomma…” “Ho capito, ho capito”
rispose Misato sorseggiando il caffè “e non preoccuparti. Ne parleremo quando ti
sentirai pronto”,Shinji trasse un sospiro di sollievo.
“Comunque mi sembra che ci sia altro, oltre ai tuoi problemi con Asuka”.
“Si, ecco vede, dopo quello che è successo nell'ufficio di mio padre io… Io
temo di non avere più un valido motivo per salire sull'Eva-01”.
“Cosa?!” Misato sgranò gli occhi “ma sei sicuro di quello che dici?”
“Temo di si. Me ne sono accorto quando prima sono salito sullo 01 per
effettuare i test sulle nuove armi. L'essere sull'Eva non riusciva a
coinvolgermi in alcun modo, niente tensione, niente emozioni, solo un senso di
estraneità. Mi sentivo come uno che entra in una casa sconosciuta”.
“Forse non provavi niente perché quello era solo un test, non una vera
battaglia”, Shinji scosse la testa: “No, non si trattava di quello. Perché più volte mi
veniva in mente un pensiero: che cosa ci faccio qui? Perché continuare a
combattere, perché continuare a soffrire? Salire sull'Evangelion. Io non lo
facevo per l'umanità, io lo facevo per me. Lo facevo perché volevo sentirmi
lodato, lo facevo per avere un motivo che giustificasse la mia esistenza. E
volevo che quelle lodi provenissero da mio padre, soprattutto. Volevo rendermi
visibile davanti a lui, volevo che si accorgesse che esisto. Ma era solo un
illusione, un'illusione che mi ha regalato qualche momento di felicità, ma le
felicità illusorie spesso sono quelle che ti feriscono di più quando cadono. Ora
che so che per mio padre io non valgo nulla, né come figlio né come pilota, non
ho più un motivo che mi spinga a continuare per questa strada”.
Misato ascoltava in silenzio, finì di bere il caffè, poi parlò: “In questo
momento sei molto sincero con me, Shinji. È quindi giusto che lo sia anche io.
Se tu hai intenzione di andartene, nessuno ti fermerà. In fondo ne hai già avuto
la prova, in passato. Ma io vorrei che tu non te ne andassi, sia perché mi
dispiacerebbe vederti andare via con le tue sofferenze interiori aumentate
rispetto a quando sei venuto qui per la prima volta, sia perché noi abbiamo un
bisogno quasi disperato di te. Io non so per quale motivo il comandante Ikari
non si scompone minimamente quando dici di volertene andare, e perché fa tanto
affidamento su Rei. Perché, con tutto il rispetto per quella povera ragazza, Rei
tecnicamente parlando è la meno dotata tra i piloti di Eva. Però tu sei
preziosissimo per la Nerv, il tuo tasso di sincronia è alto, e più il tempo
passa e più aumenti la tua abilità nel combattimento. Tutti noi abbiamo bisogno
di te,soprattutto adesso che è arrivato questo nuovo nemico. So che ti sembrerà
brutto, probabilmente avrai l'impressione che noi della Nerv abbiamo una visione
strumentale della tua persona, ma è cosi per tutti noi.
Molte volte mi è sembrato che i nostri misteriosi superiori ci considerino tutti, dal
semplice tecnico fino al comandante Ikari, mere pedine sacrificabili per
raggiungere uno scopo”.
Shinji ascoltava in silenzio, a volte beveva un sorso della sua bibita, altre
volte guardava il soffitto. In ogni caso, cercava di evitare lo sguardo di Misato.
Misato se ne accorse: “Scusami. Tu cercavi in me parole di conforto e invece
temo di essere riuscita solo a deprimerti ancora di più. Mi dispiace, il fatto è
che io non sono portata per consolare gli altri, in quanto adulta ho una certa
esperienza di vita e per questo a volte posso dire le parole giuste, ma in
realtà sono una vigliacca che fugge dalla realtà usando il lavoro e l'alcol”.
Shinji la fissò alzando leggermente la testa: “Mi sta dicendo che non è in
grado di consigliarmi?", “Un consiglio te lo potrei pure dare, ma sarebbe
influenzato da quella visione strumentale di cui ti ho parlato prima. Per me,
dovresti restare qui, almeno finché non avremo sconfitto quei mostri meccanici e il
loro mandante e se mi chiedi un motivo, potrei dirti che devi imparare a
combattere per gli altri, non più per te stesso”.
“Dovrei combattere per gli altri quando gli altri non hanno mai fatto niente
per me?"
“Nessuno ti dà niente per niente. Tutti nel mondo sembrano seguire questa
logica e sembra quasi impossibile che qualcuno compia delle azioni senza
aspettarsi qualcosa in cambio” disse Misato con un leggero sorriso che sparì
rapidamente come era apparso.
“Dovrei combattere per qualcuno che mi considera un mero strumento?"
Misato sembrò imbarazzata: “Se non vuoi combattere proprio per tutti, fallo
per Asuka e Rei”.
Farlo per Asuka, la ragazza che amava: questo sembrava un buon motivo,
peccato che Asuka, pur potendo, non provasse nulla per lui, lo maltrattava
sempre, godeva a metterlo in difficoltà usando il suo splendido corpo, una forma
di divertimento che rasentava la crudeltà e il sadismo.
Quindi Shinji dovrebbe combattere per una ragazza che non ricambia il suo
amore e che al massimo lo può usare come giocattolo?
In realtà sarebbe stato capace di farlo, di combattere per Asuka. Ma a patto
che lei ricambiasse il suo amore,Già, decisamente Shinji era in sintonia col resto
del mondo almeno in questo: nessuno ti dà niente per niente.
Farlo per Rei, allora, la splendida, glaciale, Rei… un amica? O qualcosa di
molto diverso da un amica? Rei quando si trattava di ascoltarlo, lo faceva, e
non lo avrebbe mai preso in giro. Sembrava quindi una possibile compagna ideale,
a parte il problema della sua freddezza.
Però con Rei c'era qualcosa che non andava, nel cuore di Shinji non
schioccava alcuna scintilla verso Ayanami, mentre per Asuka era come se in lui
ardesse un fuoco.
Rei era bellissima, pallida ed eterea, all'occhio non sfuggiva, neanche al
suo, Ma non riusciva proprio a vedere in lei un amante, un amica sicuramente, ma
un amante no.
Comunque, lui era capace di combattere per salvare un amico. Poteva dunque
continuare a combattere per Rei. Eppure questo non lo soddisfaceva, perché lui
voleva essere amato da Asuka e se andava via, c'era la possibilità che non
l'avrebbe mai più vista.
“Fantastico Shinji, bravo ”si diceva pensando il giovane Ikari “sei passato
dall'ossessione di sentirti lodare da tuo padre all'ossessione di essere amato
da Asuka. Un'altra battaglia persa in partenza.", Shinji si alzò dalla sedia, salutò
freddamente Misato e se ne andò.
Misato, rimasta sola, si mise una mano tra i capelli: “Ma che idiota che
sono! Perché ho questa pessima abitudine di mettermi a fare la maestra di vita!
Io sono l'ultima che può permettersi di dare consigli a quei poveri ragazzi”.
Si stava ormai facendo sera, e Rei continuava ad accudire la sua 'ospite',
che comunque sembrava avere doti di ripresa eccezionali, considerando che
appena due giorni prima sembrava una moribonda.
La febbre ormai era scesa a 37°, in quel momento Nadia era ancora distesa sul
letto, ma solo perché se provava ad alzarsi la testa le girava leggermente.
Però aveva voglia di muoversi, e Rei l'aveva aiutata a fare alcuni giri della
stanza sorreggendola sulla spalla.
Ora la stava aiutando a bere un po’ di latte. Dopo le avrebbe fatto mangiare
dei pezzi di pane, duro e raffermo, che Rei aveva ammollato con l'acqua.
“Bevi piano” diceva Rei, la cui espressione non cambiava di una virgola.
“Grazie per quello che fai per me. Non mi aspettavo di essere aiutata in
questo modo da una sconosciuta” rispose Nadia sorridendo.
“Mi dispiace di non poterti portare nell'ospedale della Nerv. Li saresti
curata nel modo migliore”,“Hai fatto bene, non dispiacerti. Vedi, io sono….
particolare” e dicendo questo Nadia puntò un dito verso un bicchiere che stava sul
lavello in cucina, la mano della ragazza tremò e in contemporanea lo fece anche il
bicchiere, che cominciò a lievitare in aria da solo alzandosi fino a 10 cm dal
lavello. Però Nadia sembrava sotto sforzo, e improvvisamente il bicchiere ricadde
malamente al punto di partenza. “Scusami, sono ancora debole, ma dovevo farlo,
per farti capire meglio i miei motivi. Se fossi andata in un ospedale, mi avrebbero
fatto dei controlli e se scoprivano che non ero normale, non credo mi avrebbero
dimessa facilmente.
Comunque c'è una cosa che volevo chiederti: perché non l'hai fatto? Non mi
conosci, chiunque altro avrebbe chiamato subito un ambulanza. E perché quando
quel ragazzo è venuto ieri pomeriggio gli hai mentito? E non hai detto niente di me
neanche all'uomo con cui parlavi al telefono”.
Rei, che impassibile aveva assistito a quello spettacolo, rispose: “Quando
sei caduta a terra, ti ho guardata negli occhi, e ho visto qualcosa. Qualcosa di
familiare per me, e mi ha fatto capire che tu eri diversa, e non era consigliabile per
te un ricovero in ospedale. Per lo stesso motivo, ho finto di essere malata e ho
impedito a tutti quelli che mi conoscevano di entrare qui o di visitarmi”.
“Cosa poteva essere quella cosa che hai visto nei miei occhi? E perché ti era
familiare?"
“Perché si tratta della stessa cosa che vedo ogni giorno nei miei occhi
quando mi guardo allo specchio: la solitudine, il desiderio di tornare al nulla
dal quale siamo state strappate. C'è un particolare che ci accomuna."
“Hai agito cosi per un sentimento di solidarietà verso di me."
Rei, sentendo quella parola, solidarietà, piegò leggermente la testa di lato
come se non capisse.
“Un particolare che ci accomuna…” continuò Nadia anche lei impassibile “prima
hai parlato di un certo comandante Ikari, definendolo il tuo creatore. Vuoi dire
che anche tu…”, “Anche io non sono normale. Sono un essere umano, ma diverso
da chiunque altro. Proprio come te”, “Tu non hai nessuno?"
“Il comandante Ikari, penso sia colui che posso considerare come mio padre,
forse ho un legame affettivo con lui… forse. Ma sento che si tratta di qualcosa
che pur essendo dentro di me, non fa parte di me. E poi c'è Ikari, Shinji Ikari,
il pilota dello 01. Forse posso definirlo amico. Con me è gentile, come il
comandante Ikari, ma l'affetto che provo per Ikari non è dovuto a quella forza
estranea. Sento che è qualcosa che appartiene a me. Ma non so definirlo. E tu?"
“Mio padre, il dottor Higuchi Ogisa, un grande scienziato. E lui che mi ha
creato insieme ad un altro che preferisco non nominare. Ma è morto. Poi ho
incontrato Akito Sagisu, il mio primo amico, per un po’ si è preso cura di me,
ma l'hanno rapito. So dove si trova, e ho intenzione di andare a salvarlo non
appena starò meglio."
“Capisco. Vado a prenderti il pane” disse Rei alzandosi per andare in cucina.
“Non mi ha detto tutto” pensò Nadia ”e nonostante la sua impassibilità, so
che l'ha fatto perché preferisce non parlarne. E proprio come me, anche io
preferisco non dirle tutto su di me. Però… però lei mi potrebbe capire. Neanche
con Akito avevo mai parlato in modo cosi sciolto. Vorrei confidarmi con lei, e
penso che anche a lei farebbe bene confidarsi con me. Ma non voglio
costringerla, e non voglio neanche coinvolgerla. Quando mi sarò ripresa
completamente, me ne andrò subito via da qui. Dovunque vado, quell'uomo mi
insegue, pronto a distruggere tutto pur di prendermi. Ma io non voglio essere
più causa di morte."
Rei tornò da lei con i pezzi di pane su un piatto, e glielo porse.“Mangia piano”
disse Rei, “Sei brava come infermiera” disse con ironia Nadia.
“Ho una certa conoscenza medica, grazie all'esperienza personale” rispose
risoluta Rei, A tarda ora, nelle deserte strade notturne, si aggiravano due figure, un
uomo adulto e un ragazzo, che indossavano vestiti casual.
“Sempai Tetsuya, ormai abbiamo girato questa città in lungo e in largo senza
trovare nulla. Ma siamo sicuri che sia qui?" domandò il ragazzo, con i capelli
neri e dalla capigliatura folta e spettinata.
“E' l'unico luogo in cui possiamo cercarla” rispose l'uomo. Anche lui aveva
una capigliatura abbastanza folta e i capelli neri, era molto alto e doveva
avere una certa età, per via di alcune rughe sul viso e per le tempie
completamente bianche, “Ma se non riusciamo a trovarla, Ken, allora non potremo
fare altro che aspettare la sua prossima mossa”.
“E' carina, molto carina” commentò Ken tirando fuori dal taschino della sua
giacca una foto e guardandola, “Lei ha 20 anni, tu 17. La differenza non è enorme,
ma credo che dovresti aspettare ancora. E metti via quella foto”.
“Perché? Scusi sempai, ma chi può vederla da qui?"
“Le distanze spesso non contano. Hai ancora molto da imparare, Ken, sui
nostri nemici. Ora muoviamoci, finiamo il giro di questo quartiere e poi
rientriamo. Qualcosa non mi quadra, qui”.
Tetsuya si guardava in giro, fissando i vicoli bui come se cercasse qualcosa,
poi spinse in avanti Ken per fargli capire che dovevano ricominciare a muoversi.
Intanto nell'appartamento di Rei, quest'ultima aveva finito di far mangiare
Nadia.“Tu non mangi niente?" le domandò Nadia.“Sono abituata a mangiare poco.
Non preoccuparti. Vogliamo dormire?"“Va bene”.
Sotto gli occhi di un allibita Nadia, Rei si sdraiò nuovamente per terra
adagiandosi su un lato e dicendole: “Buonanotte”.
“Non avrai mica intenzione di dormire per terra?!"
“Non è un problema per me. E poi, anche ieri sera ho dormito per terra”.
“E perché mai?"
Rei piegò nuovamente e leggermente la testa di lato: “Perché il letto è
occupato da te, ovvio no? Non potevo certo farti dormire per terra, in quelle
condizioni”.
“Si, lo capisco, ma potevi lo stesso dormire qui. O usare un futon, coprirti
in qualche modo, insomma”.“Io non ho di queste esigenze”.
Nadia la fissava, all'inizio perplessa, poi ci fu una certa tristezza e
comprensione nei suoi occhi, e infine determinazione.
Senza dire una parola, Nadia si alzò da letto, incurante di capogiri e
simili, si avvicinò a Rei, la prese sulle braccia sollevandola da terra e la
posò sul letto,poi si rimise sul letto affianco a lei e girata verso la porta, coprendo
entrambe con la leggera lenzuola.
Rei provò a replicare, ma Nadia la zittì mettendole un dito sulla bocca:
“Zitta! E dormi!",Shinji, girato di fianco, si svegliò di soprassalto nel suo letto.
Con un certo timore, cominciò a spostare un braccio stendendolo dietro di
lui, Il braccio percorse la superficie del letto senza trovare ostacoli.
Il ragazzo tirò un sospiro di sollievo, Asuka non li aveva teso ulteriori
tranelli come la mattina precedente.però rimase anche un po’ dispiaciuto per
questo, perché quelle prese in giro almeno indicavano che lui era al centro
dell'attenzione di Asuka anche se in negativo.
“Patetico, davvero patetico. Sono talmente innamorato che adesso mi soddisfa
anche l'essere insultato da lei”, Shinji finalmente aveva indossato il suo pigiama,
dopo due giorni in cui aveva dormito vestito, e andò in bagno.
“Non so che cosa mi trattenga ancora dal andarmene da qui. Non ho più uno
scopo, sono circondato da persone che non ricambiano il mio amore, che mi
insultano, che possono anche provare qualcosa per me ma lo nascondono sotto
espressioni di ghiaccio oppure avendo visioni strumentali su di me, un semplice
mezzo per combattere gli Angeli. Allora perché non me ne vado? E' semplice,
perché nel bene o nel male, qui ho trovato persone che comunque si preoccupano
per me, che mi hanno detto lo stesso parole gentili, insomma, una famiglia. Forse
non la migliore, ma comunque una famiglia”.
Andò in cucina per preparare la colazione, ultimamente toccava sempre a lui,
Misato aveva ancora passato la notte alla base, mentre Asuka non era decisamente
portata per i lavori domestici (era già tanto se riusciva a riordinare, qualche volta,
la sua stanza).
Asuka era già a casa quando lui il giorno prima era rientrato a sera
inoltrata, la trovò che guardava la televisione distrattamente.
La ragazza trasalì leggermente quando Shinji entrò, e davanti alla sua
reazione, Shinji si innervosì.
Ma lei disse in modo molto sbrigativo: “Finalmente sei tornato. Non
preoccuparti per la cena, mi sono arrangiata con dei panini” e corse a chiudersi
nella sua camera,Ora Shinji non sapeva se prepararla anche per lei, decise di
andare a chiederglielo e bussò alla sua porta.“Cosa vuoi?" gli domandò Asuka
dalla stanza.“Err… volevo sapere se facevi colazione”.
“No, mangerò qualcosa alla base. Dobbiamo andarci anche oggi, no?"
“Si. Ma sei sicura che sia una buona idea? Dovremo andare subito nelle
Simulation Plug e poi nelle gabbie per gli allenamenti. Dovrai aspettare l'ora
di pranzo per mangiare”.Attimi di silenzio.Poi Asuka continuò: “Senti…
Shinji…."“Cosa c'è?"Di nuovo attimi di silenzio.
“No… niente. Ora mi vesto, preparati la tua colazione che poi andiamo alla
base”.“Come vuoi” concluse Shinji ritornando in cucina.
Il ragazzo tornò davanti al lavello, pensando: “Perché adesso è cosi strana?
Cosa la tormenta? Perché non si confida con me? Ah già, io non significo niente
per lei”.Rei si svegliò stiracchiandosi gli occhi, mentre alcuni raggi di sole le
sfioravano il viso.Era sola nel letto, non sapeva dove fosse Nadia.
Poi sentì dei rumori in cucina, Nadia era li che armeggiava con qualcosa.
Con calma Rei si alzò, avvicinandosi alla cucina.“Cosa stai facendo?" chiese a
Nadia,“Sto preparando un po’ di the. Ho trovato una confezione praticamente
nuova in uno stipo. Spero non ti abbia disturbato”.
“No. Non ho mai usato quella confezione di the. A dire il vero non ricordo
neanche perché l'ho presa”.“Ma sai almeno preparare un the?"“Teoricamente si”.
Nadia inarcò un sopraciglio: “Capisco. Be, non preoccuparti. Ora ti preparerò
io un po’ di the. Mettiti comoda e lascia fare a me”.“Ma tu stai bene?"
“Si. Ho ancora un cerchio alla testa, e i miei poteri non sono proprio al
massimo, ma posso farcela. Non potrò mai ringraziarti abbastanza per avermi
aiutato” disse Nadia sorridendo.“Prego” rispose Rei andando a sedersi sul letto.
Rei voleva chiedere una cosa a Nadia: durante il dormiveglia, l'aveva sentita
agitarsi, e mormorare un nome, quello di Akito.
Le parole erano confuse, a metà, ma sembrava che lo stessero torturando, e Nadia
lo sentiva nella sua mente.
Tuttavia decise di non domandarle niente, ciò che le stava succedendo in quel
momento era cosi strano… cosi nuovo per lei, che voleva affrontare una questione
alla volta, La giovane pilota di Eva fissava Nadia mentre preparava il the, una cosa
normalissima, comune, ma non per lei.
Nadia cominciò a fischiettare un motivetto allegro, e fu allora che Rei piegò
nuovamente la testa su un lato, con una leggera espressione interrogativa.
“Perché la tua bocca fa quel rumore?"“Quale rumore?"
“Quello che stavi facendo prima di farmi questa domanda”.
“Oh, stavo semplicemente fischiando. Un modo per rilassarsi e passare il
tempo. Tutto qui”.“Era bello il tuo fischiare di prima, lo rifaresti?"
“Sicuro” disse Nadia, ricominciando a fischiettare lo stesso motivetto di
prima.Rei ascoltava con un certo interesse Nadia, lei sapeva dell'esistenza del
fischiare, ma finora nessuna delle persone che aveva conosciuto, lo avevano mai
fatto.“Mi insegneresti a farlo?" domandò ad un tratto Ayanami.
“Posso provarci” rispose Nadia sorridendo.
Si sedette affianco a lei sul letto e provò a spiegarglielo: “Devi mettere le
labbra in questo modo, tieni la lingua abbassata”.Rei provò diverse volte, ma le
uscivano solo dei sibili.“E' difficile”.
“Si tratta solo di farci l'abitudine. Col tempo ci riuscirai” le disse Nadia
mettendole una mano sulla spalla.
“Adesso vorrei farmi una doccia. Oggi dovrò andare alla base della Nerv, non
posso assentarmi ancora, o il comandante Ikari manderà qualcuno a sincerarsi
delle mie condizioni, e potrebbe scoprirti. Mi dispiace lasciarti sola”.
“Non preoccuparti, ormai mi sono grosso modo ripresa. E comunque sono
contenta che tu abbia qualcuno che pensa a te”.
“Non è cosi. Il comandante Ikari sembra che si prenda cura di me, in realtà i
suoi obbiettivi sono altri. Io servo per un… progetto”.
“Progetto?" domandò Nadia.
“Neanche io so con esattezza di che cosa si tratti. Una parte di me lo sa, ma
lo tiene celato al mio io cosciente, seppellito in grande profondità. E' un
qualcosa che dev'essere ancora rivelato, che si rivelerà solo quando sarà il
momento propizio. Io desidero tornare al nulla, l'avrei già fatto, se non fosse
che sono prigioniera di questo corpo. Questo corpo non è veramente mio, è solo
un amalgama costruito per realizzare quel misterioso progetto."
“Amalgama? Vuoi dire creato unendo dna diversi?"
“Si. Il dna della Madre… e il dna della defunta compagna del comandante
Ikari”.“Il dna della Madre? E chi sarebbe questa Madre?"
“Non lo so. So solo che quando mi devo riferire a lei, mi esce quest'unico
termine…. Madre! Riguardo invece l'altro dna, lo so perché a volte il comandante
Ikari, dopo avermi fissata attentamente ma solo quando siamo soli, mi dice:
'Quanto somigli a Yui'. Ho chiesto in passato alla dottoressa Akagi, la
collaboratrice del comandante, chi fosse questa Yui. Era la moglie”.
“Vuoi dire che ti usa come se fossi una sorta di palliativo?"
”Si, in attesa di qualcosa che non so definire”.Attimi di silenzio tra le due ragazze,
“Non ho mai parlato cosi tanto, neanche con chi conosco”.Nadia restò in silenzio,
“E non capisco perché ne parlo con te. Non sono propensa a rivelare dettagli cosi
personali”.
“A questo credo di poterti rispondere io: perché io e te ci somigliamo più di
quanto tu creda. Mio padre, il dottor Ogisa, mi ha creato partendo dai resti di
sua figlia Nadia morta durante il Second Impact.Rei inarcò un sopraciglio: perché
Nadia all'improvviso aveva cominciato a parlare di se stessa come se fosse un'altra
persona?
“Il suo è stato un eccellente lavoro, ha ricreato il corpo della figlia sin
nei minimi particolari, e poi ha inserito nella matrice originaria del dna di
Nadia, ogni ricordo che aveva della vita di sua figlia. Perché io fossi lei in
tutto e per tutto. Adesso ti chiederai perché parlo di me come se fossi un'altra
persona. Questo perché io sono consapevole di essere solo un sofisticato clone,
creato da un uomo che non sapeva accettare la perdita della figlia, e che quindi
aveva anche lui bisogno di un palliativo. Me l'ha detto mentre mi istruiva, che
io sono un clone, forse perché pensava di farmi un favore e di evitarmi future,
scioccanti, rivelazioni. E invece mi ha dannato, se avessi ignorato tali
particolari, avrei potuto continuare a vivere come Nadia Ogisa, e invece ora so
di essere solo una bambola, creata apposta per far rivivere qualcuno che il
destino aveva già selezionato per la morte. Ogisa doveva essere davvero
disperato, non capiva che io non avrei mai potuto unire la consapevolezza di
essere sia Nadia Ogisa che un clone. Dovrei odiarlo, ma non ci riesco, i miei
ricordi sono quelli di Nadia, sono portata istintivamente a credermi sua figlia
e a considerarlo come mio padre.
Tu non puoi immaginare lo sforzo che devo compiere adesso per parlare di lui
come se non fosse il mio genitore, e di me come se non fossi sua figlia. E c'è di
peggio. Anche io servo per un progetto, come te non so di che cosa si tratti, ma so
di un uomo, anzi un mostro con sembianze da uomo, che ha aiutato Ogisa a
crearmi fornendogli tutti i mezzi necessari e suggerendo anche alcune modifiche al
mio dna, lui diceva per rendermi migliore. Ed è a causa di questi interventi che mi
ritrovo dei poteri mentali. Ma quando Ogisa scoprì che quel mostro lo aiutava per
loschi fini, rubò il mio embrione e si nascose da lui per molti anni vivendo in
incognito”. “Come si chiama questo… mostro?"
“Non me l'ha rivelato. Ma sono sicura che è lui il mandante di quei mostri
che hanno attaccato recentemente questa città. Dio, è cosi… cosi angosciante. A
volte sembrò allegra, perché mi sento invadere da questi ricordi di Nadia, ed ho
la fortissima tentazione di abbandonarmi ad essi.
Potrei farlo, anzi, lo faccio, ma poi arriva la consapevolezza che non sono
veramente miei. Io…. Io non dovrei essere viva. Mi sento come… come…”
“Come un fantasma di carne e ossa” concluse Rei, “Si. Si, è cosi”.
Rei la fissò, quella sensazione che aveva già avuto fissando Nadia, ora
trovava un perché, quella sensazione di familiarità.
Rei allungò le braccia e abbracciò Nadia, che ricambiò quel abbraccio.
La First Children sentì qualcosa di umido bagnarle le spalle.
“Grazie. Ora vai a farti la doccia e poi vai alla tua base, non preoccuparti
per me” disse Nadia sorridendo e asciugandosi le lacrime con le dita.
Rei lentamente si staccò da lei e andò nel bagno per lavarsi, Si spogliò
rapidamente, gettando senza alcun riguardo i vestiti e la sua biancheria intima per
terra, poi entrò sotto la doccia, e cominciò a far scorrere l'acqua sulla sua pelle
pallida e candida, sciacquandosi i capelli azzurrini, massaggiandosi il corpo
con le mani.“Acqua… una sensazione piacevole.. però…”
Intanto l'acqua le scendeva lungo le guance sotto forma di gocce, che
ricordavano molto delle lacrime.Nadia, ancora seduta sul letto, fissava il
pavimento, “Non è stato un caso il nostro incontro. Forse… inconsciamente, avevo
sentito la tua sofferenza simile alla mia. Ma quando tu andrai alla tua base, io me
ne andrò da qui, recupererò le forze, aiuterò Akito e poi… la farò finita”.
IN QUEL MOMENTO
Shinji, con indosso la Plug Suit, era nuovamente seduto nel self service
della Nerv, in attesa che cominciassero i nuovi test. Gli altri giorni a quell'ora
i test li avevano iniziati da un pezzo, ma adesso avevano dovuto prima
informarsi sulle nuove strategie elaborate da Misato, con l'aiuto dei Magi,
durante la precedente notte.
Il ragazzo era immerso nei suoi pensieri, quando ecco che dalla porta arrivò
Asuka, anche lei con la tuta, Non appena la vide, Shinji si irrigidì leggermente,
quasi come se Asuka fosse un pericoloso predatore pronto a balzargli addosso.
E in un certo senso, era cosi, ma Asuka non fece niente del genere, andò a sedersi
dall'altra parte del tavolo di Shinji, mettendosi in un angolo, e accavallando le
gambe, Asuka tambureggiava sul tavolo col medio e con l'indice della mano
sinistra, facendo dondolare la gamba accavallata.
Fissava Shinji con nervosismo, un nervosismo acuito dal fatto che Shinji
sembrava ignorarla, si sforzava di non guardarla.
“Non mi considera minimamente. Mi chiedo cosa devo fare. Lasciar perdere? Non
se ne parla, come farei senza quell'idiota? Riprovare con la tattica di prima?
Ma se ora ho deciso di agire in quest'altro modo, è proprio perché forse le
altre volte sono stata troppo aggressiva, chissà cosa si era immaginato questo
stupido!"
Shinji cercava di non guardare Asuka, se ne stava girato e curvato sulla
sedia, la testa chinata, le braccia come abbandonate sui fianchi. Però sentiva
una voglia incredibile di girare la testa per guardarla, e tentava disperatamente di
resisterle.
“Che atmosfera tesissima. Sento che sta nuovamente complottando qualcosa
contro di me. Se è cosi, perché non me ne vado? Probabilmente perché ogni volta
che mi dice qualcosa spero che sia qualcosa di bello. E poi perché, come ho già
appreso, quando mi insulta, mi soddisfa essere comunque al centro della sua
attenzione”.
Alla fine Asuka si decise, si alzò e cominciò a dirigersi con determinazione
verso di lui, mentre camminava pensava: “Fa che non si metta a ridere, oppure che
non mi snobbi! Altrimenti prima lo ammazzo e poi mi suicido! E fa che riesca a
trovare il coraggio per dirglielo”.
Ad ogni passo della ragazza, Shinji sentiva la sue pressione interna
aumentare: “Oh no! Arriva! Cosa vorrà fare?"Asuka si fermò proprio davanti a lui,
e visto che Shinji non alzava la testa per guardarla, allora gliela alzò lei
mettendogli un dito sotto il mento finché gli occhi di lui non si fissarono su quelli
azzurri della ragazza, Asuka trasse un profondo respiro.
“Senti, Shinji,…."
E fu in quel momento che la sirena dell'allarme cominciò a risuonare in tutta
la base, Sul ponte di comando tutti scattarono ai loro posti, mentre Misato e
Ritsuko giungevano da un ascensore.“Rapporto!" ordinò Misato.
“Abbiamo rivelato cinque oggetti in rapido avvicinamento da ovest. Sono
apparsi all'improvviso” informò Shigeru Aoba.
“Odio quelli che si presentano senza invito” commentò sarcastica Misato.
“Sono nuovi mostri meccanici, vero?" domandò Ritsuko.
“Diagramma d'onda arancione! Si, possono essere solo altri mostri meccanici!"
assentì Makoto Hyuga, “Bene. Preparate l'uscita degli Eva. Fate andare la città in
assetto da combattimento. Rei non è ancora tornata alla base, maledizione! Asuka
e Shinji dovranno cavarsela in due.” disse Misato.
“Non potremmo mandarla a prendere?” domandò Ritsuko.
“E come potremmo fare? Quei mostri saranno qui tra pochissimo, se facessimo
muovere qualcuno per le strade della città, verrebbe sicuramente schiacciato.
Purtroppo Rei abita in periferia, quindi lontano dalle entrate del Geo-Front.
Anzi, per sicurezza è meglio che le dica di non venire, almeno finché le acque
non si saranno calmate. Procedete a lanciare gli Eva 01 e 02!"
Nadia stava ancora seduta sul letto a riflettere, mentre Rei con calma si
stava vestendo, quando improvvisamente Nadia mormorò: “Sta… succedendo di
nuovo…” e contemporaneamente il suono della sirena d'allarme risuonò in quel
quartiere di prefabbricati, Velocemente Rei, anche se indossava oltre alla
biancheria intima solo la gonna, si diresse verso la porta dell'appartamento e l'aprì,
cominciando a fissare il cielo azzurro.
In cielo non c'era niente, ma d'un tratto apparvero cinque figure in volo da
dietro una montagna: il primo di quegli esseri aveva un corpo ovale ricoperto di
aculei, in mezzo ai quali spuntavano due braccia, due gambe e una specie di
viso.
Un altro aveva un corpo tozzo e di colore grigio, di forma comunque umana, e
sia sulle braccia che sugli arti teneva delle enormi mitragliatrici.
Un terzo, di colore verde scuro e dotato di quelle che sembravano quattro
zampe, montava una enorme elica sulla schiena e sembrava che stesse rannicchiato
su se stesso.
Infine gli ultimi due, entrambi di colore blu, volavano affiancati, di forma
umanoide e con due antenne ciascuno sulle testa, “Sono arrivati altri mostri
meccanici” commentò impassibile Rei ”Devo andare alla base”.
“No! Non faresti in tempo. Ormai quei mostri sono in città, se provi ad
andarci verrai sicuramente schiacciata da loro” le disse Nadia mettendole una
mano intorno al braccio.
Improvvisamente squillò il cellulare di Ayanami, che incurante di ciò che
stava per avvenire nella città, andò a rispondere.
La telefonata fu molto rapida, Rei, dopo l'iniziale “Pronto?", non fece altro
che ascoltare il suo interlocutore in silenzio, poi la telefonata terminò.
“Chi era?" domandò Nadia senza spostarsi dalla porta.
“Il maggiore Katsuragi. Mi ha detto la stessa cosa che mi hai detto tu,
restare qui in attesa di un momento migliore per raggiungere la base” rispose
Rei tornando vicino alla porta.“Una decisione saggia”.
Rei guardò prima la sua amica, poi la città in lontananza, dove proprio in
quel momento atterrarono i cinque mostri e cominciarono a colpire senza motivo
apparente i palazzi vicino a loro, sbriciolandoli.
Effettivamente era troppo pericoloso cercare di raggiungere il Geo-Front, ma
Rei non provava molta considerazione per la sua vita e non le importava di
perderla.“Credo che dovrei andare lo stesso”.Nadia si irrigidì: “Io credo che sia
meglio di no!"Rimasero in silenzio per alcuni secondi, poi Rei annuì: “Si… penso
sia meglio che attenda un momento migliore…”Rientrarono
nell'appartamento.Intanto, in un altro ponte di comando, un grande sala di forma
rettangolare piena di strumenti e schermi, risuonava un nuovo tipo di allarme,
“Signor Kabuto, abbiamo intercettato un nuovo gruppo di mostri meccanici” gridò
un operatore col camice bianco.
“Immagino che il loro obbiettivo sia sempre Neo-Tokyo 3” rispose con calma un
uomo seduto su una poltrona posta al centro della sala.“Si, signore”.
“Contattate Ken e ditegli di prepararsi subito ad uscire con Mazinga Z”.
In una palestra dalle pareti completamente bianche, il cui pavimento era
coperto da un leggero tappeto di gomma, due persone si stavano allenando in un
combattimento d'arti marziali, vestiti col caratteristico karateghi bianco.
La persona più giovane si lanciò contro l'altra, chiaramente più anziana,
tentò di dargli un pugno stendendo il braccio, ma l'avversario afferrò il
braccio del ragazzo a mezz'aria e girandosi di spalle lo fece capitolare a
terra.
Il ragazzo atterrò prontamente sui piedi rimettendosi in piedi.
“Ancora non ci siamo, Ken. Sei troppo impulsivo. Quante volte te lo devo
ripetere?"“Sempai Tetsuya, in battaglia è importante essere decisi” replicò Ken.
“Si, ma la determinazione non deve diventare avventatezza. Guarda che io
parlo per esperienza personale, ricordalo sempre”.
Improvvisamente risuonò l'allarme, e subito Ken, che aveva intuito
all'istante cosa stava succedendo, scattò fulmineo verso l'uscita dalla
palestra.
“Non voglio lasciare neanche un braccio dei nemici agli Evangelion” commentò
sprezzante, Tetsuya lo sentì, e si mise una mano sul viso scuotendo il capo:
“Perché ho l'impressione che quel ragazzo sarà la mia fine? Mi sembra di parlare
al vento. Comunque ormai la ristrutturazione del mio robot dovrebbe essere
completa, perciò non sarà solo oggi”.
Cerberus, dalla sala di controllo, osservava i suoi cinque mostri mentre
cominciavano la loro opera di distruzione a Neo-Tokyo 3.
“Questi ultimi giorni sono stati snervanti. Odio non poter agire. Ma ora è
finalmente tutto può cominciare! Gog, MaGog, l'esca è pronta?" domandò
Cerberus ai due gemelli in piedi affianco a lui.
Gog: “Si, la stiamo conducendo in questo momento sul luogo”.
MaGog: “Non appena glielo ordineremo, entrerà in azione subito”.
“Molto bene. Evangelion, Mazinga Z, questo sarà il vostro ultimo giorno! Ah
ah ah ah ah ah ah ah ah ah!"
7° CAPITOLO
I mostri meccanici cominciarono la loro opera di distruzione, apparentemente
distruggendo diversi palazzi a casaccio, Intanto, nel Geo-Front della Nerv, le Entry
Plug con dentro Shinji e Asuka, venivano inserite negli Evangelion.
Asuka sembrava molto emozionata, si sfregava le mani impaziente: “Non vedo
l'ora di scendere in campo. Sconfiggerò quei mostri in un solo round stavolta. E
inoltre… combattere servirà a distrarmi da altri pensieri più personali”.
Shinji invece sembrava molto pensieroso, con la testa leggermente curvata.
“Perché sono salito di nuovo a bordo? Oh, accidenti. Pensavo che non mi sarei
più posto questa domanda. Ma ora è diverso, ora quello in cui credevo è stato
messo in crisi. Però andare sull'Eva è l'unica cosa che posso ancora fare, se
voglio restare ancora qui, con la mia famiglia…. Una famiglia che mi sfrutta
soltanto!" con un leggero moto di rabbia, Shinji sbatté il pugno sinistro su una
delle leve di comando.
“Shinji” apparve in uno minischermo olografico il volto di Misato “Tutto
bene?", Shinji si ricompose prontamente: “Si, certo”., Misato lo guardò dubbiosa,
poi ordinò di lanciare gli Eva in superficie.
In superficie i mostri meccanici si voltarono in direzione dei punti d'uscita
degli Evangelion, e proprio allora una selva di missili e proiettili esplosivi
fu indirizzata contro i mostri per impedire che ostacolassero l'entrata in scena
degli Eva, Infine gli Eva 01 e 02 arrivarono in città sbucando ad una distanza di
circa cento metri dai loro avversari.
Cerberus e i suoi alleati gemelli osservavano, tramite immagini trasmesse dai
sensori visivi dei loro mostri, l'arrivo degli Evangelion.
“Un momento” disse Gog “ma sono solo in due”.
“Che fine ha fatto lo 00?" continuò MaGog.
“Non importa. Se sono solo in due, il nostro lavoro sarà più facile. E anche
se l'Eva mancante dovesse arrivare in seguito, siamo preparati” replicò
seccamente Cerberus, che osservava come gli Evangelion fossero grosso modo
identici alla prima volta in cui li avevano affrontati, Solo che stavolta i supporti
verticali dei due umanoidi erano molto più lunghi, arrivavano quasi fino alle
ginocchia, ed erano più spessi, quanto le braccia e sulla parte posteriore degli
avambracci c'erano due protuberanze sottili che si estendevano dal gomito fino al
polso, Infine, dietro la schiena non c'erano più gli Umbilical Cable.
All'interno delle Entry Plug si accesero i timer della riserva energetica, solo che
stavolta non riportavano cinque minuti di autonomia, ma ben due ore.
“D'accordo, date inizio all'attacco!" ordinò Misato mentre dietro di lei si
alzava come al solito la torre mobile con sopra Gendo e il suo vice.
“Si!" risposero insieme Shinji e Asuka prendendo da due palazzi che si
trovavano affianco a loro dei Pallet Gun la cui canna era molto più lunga del
solito, Cominciarono a sparare contro i nemici diverse raffiche di colpi, che
stavolta sembravano avere un maggiore effetto rispetto alla battaglia
precedente: i corpi dei mostri meccanici sembravano infatti sussultare sotto i
colpi dei fucili.
“I Pallet Gun potenziati funzionano. La loro capacità offensiva è stata
aumentata di cinque volte” notò con leggero compiacimento Ritsuko.
“Forse il combattimento si concluderà facilmente” provò ad azzardare Misato,
ma proprio allora i mostri partirono all'attacco: quello dotato di aculei lanciò
tutti quelli frontali verso l'unità 01, Shinji eresse l'At-Field, che parò i
colpi ma non riuscì ad annullare la spinta di quelle punte, che distrussero il
fucile dell'Eva e spinsero l'umanoide all'indietro, mandandolo a sbattere contro
alcuni palazzi.
Shinji provò a rialzarsi, ma un altro mostro, quello con l'elica sulla
schiena, gli saltò addosso dopo aver fatto un enorme balzo in avanti, lo afferrò
con le due zampe anteriori e poi lo lanciò in aria, e facendo contemporaneamente
avviare la sua enorme elica scatenò una sorta di tromba d'aria che bloccò lo 01 al
suo interno, facendolo girare a mezz'aria come una trottola impazzita.“Aahhh,
aiuto!" gridò Shinji, mentre intorno a lui tutto girava
all'impazzata.
E se non fosse stato per le mini cinture che ancoravano saldamente gambe e
cintola del pilota al sedile dell'Entry Plug, il ragazzo avrebbe cominciato a
sbattere contro le pareti della capsula.
“Resisti Shinji!" gridò Asuka che prese la mira sul mostro che teneva
bloccato il ragazzo, ma il mostro con le mitragliatrici su tutti gli arti si
mise improvvisamente a sedere per terra, le braccia e anche le gambe si misero
in orizzontale puntandosi contro lo 02 e cominciarono a sparare proiettili
incendiari, scatenando contro l'Eva una vera tempesta di fuoco.
Asuka eresse l'At-Field, ma davanti a tutto quel fuoco, che faceva tremare in
modo impressionante l'Entry Plug, portò istintivamente le braccia incrociate
davanti alla testa.
“Maledizione! In mezzo a tutto questo fuoco non vedo più niente!" sbraitò la
ragazza, che quindi non vide gli ultimi due mostri di colore blu alzarsi in volo.
Appena furono a circa cinquanta metri d'altezza, le antenne sulla loro testa
cominciarono ad emettere scintille, poi da esse scaturirono due raggi che
formarono sopra di loro una grossa sfera di energia bianca.
La sfera infine venne lanciata contro Asuka, impattò contro l'At-Field
generando una grossa esplosione che fece sprofondare per diverse decine di metri
l'Eva nel sottosuolo della città.
“Oh no! Quei mostri sono troppo forti! Dobbiamo aiutare Shinji e poi ordinare la
ritirata” disse Misato, col cuore in gola per la sorte dei piloti.
“Non è ancora detto” disse ad un tratto Gendo sempre impassibile ”siamo
ancora agli inizi”, Improvvisamente la terra cominciò a tremare, ed ecco che dal
suolo sotto il mostro con l'elica spuntarono due braccia rosse, le braccia dello 02.
“Ora mi avete davvero fatto incazzare!" urlò Asuka, mentre lo 02 usciva dal
pavimento stradale aprendo una voragine e sollevando di peso il mostro, e come
se fosse un arma ne puntò la schiena contro i due mostri che avevano lanciato la
sfera d'energia e stavano ancora sospesi in aria.
Come risultato, la tromba d'aria si spostò, lasciando andare lo 01 che cadde
fragorosamente al suolo, e prese invece gli altri due mostri, i quali
cominciarono a roteare dentro il vortice cozzando molto volte e molto
violentemente l'uno contro l'altro.
“Fatevi un bel ballo, stronzi!" ridacchiò Asuka, quando nuove raffiche di
proiettili incendiari e aculei si riversarono su di lei prendendola di lato.
“Urgh, bastardi!" strillò la giovane pilota, che tuttavia si rifiutava di
lasciare la presa del mostro a quattro zampe, anche se i colpi degli altri due
nemici facevano indietreggiare di diversi metri il suo Eva, tanto che per
fermarsi Asuka dovette puntellarsi al suolo con i piedi.
Infine l'elica si fermò e i due mostri gemelli precipitarono al suolo
abbattendo alcuni edifici, Invece i mostri con gli aculei e le mitragliatrici
continuavano a bersagliare con i loro colpi lo 02, nel quartier generale della Nerv
Ritsuko rimase impressionata dal fatto che gli aculei di quel mostro sembravano
non finire mai.
Asuka si difese usando come scudo il mostro che stava tenendo con le mani, il
quale cominciò a ritrovarsi la schiena distrutta dai colpi dei suoi due
compagni, ma fu Asuka a dargli il colpo di grazia: “E ora proviamo i nuovi
cannoni!"
L'Eva-02 scagliò contro gli altri due mostri quello con l'elica perché
continuasse a farle da scudo, poi Asuka premette un pulsante sulla consolle
davanti a lei, ed ecco che i supporti verticali dell'Eva si aprirono
interamente, rivelando ciascuno due canne oblunghe e di colore scuro, simile a
dei cannoncini, che rapidamente si misero in orizzontale puntati contro la
pancia del nemico a quattro zampe.
“Fuoco!" gridò Asuka premendo contemporaneamente i grilletti delle cloche.
I cannoncini fecero fuoco all'unisono, e i loro colpi centrarono in pieno il
mostro dilaniandolo con un immensa esplosione accecante, seguita da una pioggia
di minuscoli frammenti metallici e non era finita li, perché dei quattro colpi sparati
dai cannoni dell'Eva,due superarono l'esplosione e colpirono un altro mostro,
quello con le mitragliatrici.
Anche lui venne distrutto esplodendo molto fragorosamente e l'esplosione
mandò a gambe all'aria il mostro con gli aculei che gli stava affianco,
scagliandolo a diverse decine di metri di distanza.
Asuka si era leggermente coperta gli occhi con una mano per via della luce
dell'esplosione, ma quando questa si esaurì, osservò entusiasta il suo lavoro.
“Fantastico! Questi cannoni che sparano proiettili MN2 sono la fine del
mondo!"“Si, ma cerca di non esagerare adesso. Ricorda che ne bastano pochi per
radere al suolo un intera città” le comunicò via radio Ritsuko.
“Comunque sei stata molto brava Asuka!” si inserì Misato “Ora però non
perdere la concentrazione. Di mostri ce ne sono ancora tre e non pensare di
poterli distruggere tutti con gli MN2, o di Neo-Tokyo 3 lascerai solo un mucchio
di crateri. Senza contare che durante gli allenamenti avevamo stabilito di usare
quell'arma solo dopo aver portato i nemici fuori dall'area cittadina”.
“Certo, certo”.“E non dimenticarti di Shinji”.
Asuka si voltò verso lo 01, pensando: “Non me lo sono certo dimenticato.
Altrimenti per quale motivo pensi che abbia iniziato la mia riscossa
distruggendo quella specie di rospo provocatornadi?"
L'Eva-01 giaceva come dimenticato riverso al suolo, Shinji al suo interno era
ancora vivo, ma completamente frastornato, dopo l'esperienza della tromba
d'aria, Il ragazzo era anche lui riverso sul sedile dell'Entry Plug, temeva di
muoversi perché la testa gli faceva un male cane e la vista continuava a
girargli, “Come abbia fatto a non vomitare tutto quello che ho mangiato nella mia
vita è un mistero” pensò.
Lentamente e barcollando mise l'Eva in piedi, e osservava il campo di
battaglia, Vedendo i due grossi crateri sul terreno e lo 02 di Asuka, che senza
esitazioni e impugnando una Sonic Glaive estratta da un palazzo armato si
preparava ad affrontare gli altri tre mostri che si stavano rialzando, capì
subito cosa era successo.
Un leggero sorriso amaro si dipinse sul suo volto: “Asuka ha fatto tutto da
sola, ha resistito agli attacchi di quei mostri ed è riuscita a distruggerne
due. E' veramente una ragazza straordinaria. Grazie a lei, non hanno alcun
bisogno di me. Già prima avevo perso ogni motivo per pilotare l'Eva, ora capisco
che non sono affatto necessario, la Nerv ha Asuka, e anche Rei. Sono solo un
peso”.“Shinji” giunse la voce di Misato “Tutto bene?"“Si, sono ancora vivo”.
“Te la senti di continuare il combattimento?"
Shinji fu tentato di rispondere che non gli importava più niente, comunque
ormai era in ballo e doveva ballare, Avrebbe aiutato Asuka a vincere quella
battaglia, poi se ne sarebbe andato dalla Nerv.
“Posso continuare” rispose abbastanza risoluto il ragazzo, che attivò le
nuove lame inserite negli avambracci degli Eva, lame molto lunghe e spesse che
spuntavano dal gomito, di colore grigio scuro, e che emettevano un sottile
ronzio, tipico delle armi bianche che usavano l'eccitazione molecolare.
Intanto Cerberus assisteva alla battaglia dalla sua base, e la distruzione di
due dei suoi mostri non sembrava preoccuparlo.
“Gli Evangelion hanno imparato a fare la voce grossa” commentò Gog.
“Sono ancora più temibili dunque” proseguì MaGog.
“Signore” disse uno dei loro operatori ”abbiamo avvistato un oggetto volante
che è apparso all'improvviso e si muove in direzione di Neo-Tokyo 3”
“Mazinga Z! Finalmente! Ora possiamo far scattare la fase due del piano”
esultò Cerberus “Procedete!"
A Neo-Tokyo 3, i mostri meccanici si rimisero in piedi, e cominciarono a
muoversi con circospezione, come se cercassero qualcosa, mentre i due
Evangelion si paravano di fronte a loro pronti a scattare.
All'improvviso uno dei due mostri gemelli con un pugno sfondò, senza alcun
apparente motivo, il tetto di un palazzo adibito ad abitazione, e lo ritrasse
rapidamente, Sia i piloti di Eva che il personale sul ponte di comando della Nerv
osservavano perplessi quel gesto, poi ad Asuka sembrò di vedere qualcosa nella
mano del mostro che si era abbattuta sul palazzo.
Usò lo zoom visivo e vide che quella mano sembrava aver afferrato qualcosa,
anzi qualcuno: una persona con lunghi capelli castani.
“Sembra che il mostro meccanico abbia catturato una persona!" avvertì Asuka.
“E' vero, o almeno anche i nostri sensori rivelano la presenza di una
possibile presenza umana” disse Shigeru Aoba “provo ad analizzare più
attentamente il tutto”, Ma prima che potesse farlo, il mostro con gli aculei li sparò
nuovamente contro tutti e due gli Eva, che attivarono le proprio barriere per
proteggersi e ci riuscirono.
Però era solo un diversivo, i nemici rapidamente si alzarono in volo
allontanandosi dalla città di gran fretta, come se avessero preso ciò che
cercavano e quindi potevano rientrare.
“Stanno scappando” disse Shinji “signorina Misato, che facciamo adesso?"
Misato era dubbiosa, non le piaceva che quei mostri fossero liberi di
scorazzare per il Giappone, poteva ordinare ai ragazzi di lanciarsi
all'inseguimento, ma cosi facendo avrebbero corso un grosso rischio
nell'allontanarsi dalla città.
Ancora più dubbioso era Gendo, lui sapeva qual'era il vero obbiettivo dei
mostri meccanici, ovvero la misteriosa persona creata dal professor Ogisa, e
sembrava che quei mostri l'avessero catturata e anche Gendo stava cominciando a
nutrire un certo interesse verso quella misteriosa arma, un interesse unito al timore
che potesse essere usata in qualche misterioso piano che avrebbe sconvolto i suoi
progetti.
Ma i dubbi c'erano comunque: come avevano fatto i mostri a sapere che il loro
bersaglio era proprio li? Quando avrebbero avuto il tempo per localizzarlo se
erano impegnati in una dura battaglia?
Comunque alla fine il comandante decise di non correre troppi rischi in ambo
i sensi: “Ordinate agli Eva 01 e 02 di inseguire quei mostri meccanici per
controllare cosa abbiano preso. I piloti dovranno rientrare subito solo nel caso
i nemici si allontanino troppo da Neo-Tokyo 3. E mandate immediatamente una
squadra a prelevare Rei per portarla qui. L'Eva 00 difenderà la città nel caso
di eventuali nuovi attacchi a sorpresa”.
“Signorsì” rispose impassibile Misato che diede le disposizioni.
I due Evangelion cominciarono a inseguire di corsa i mostri meccanici, mentre
dall'uscita d'emergenza più vicina all'appartamento di Rei uscì una jeep nera.
Gli Eva 01 e 02 continuavano la loro corsa attraversando le montagne e i
boschi, senza mai perdere di vista i tre mostri meccanici che volavano a circa
duecento metri d'altezza.“Non ne posso più di andare dietro a quegli stupidi
mostri. Sembriamo api che inseguono il miele. Potrei abbatterli con gli MN2”
disse Asuka alquanto seccata.
“Non credo sia una buona idea. Mio padre ha detto che dobbiamo controllare
cosa hanno catturato quei mostri e dubito che potremmo farlo se tu li riduci a
particelle subatomiche” le rispose Shinji provando a scherzare, Asuka mugugnò,
mentre si allontanavano sempre più da Neo-Tokyo 3.
Al quartier generale della Nerv, Misato era sempre più nervosa: “Non mi piace
per niente. Si trovano in territorio scoperto. Ormai i ragazzi sono fuori dal
campo visivo delle nostre postazioni, possiamo vedere quello che fanno solo
grazie ai sistemi di registrazione dati degli Eva. Dovremmo ordinare loro di
rientrare”.
“Bene” diceva soddisfatto Cerberus “Gli Eva sono arrivati al punto
prestabilito. I mostri meccanici sono sacrificabili, fateli atterrare. Mazinga Z
si dirigerà sicuramente verso la loro posizione. Quando li raggiungerà?"
“Tra circa un minuto, mio signore” rispose un operatore.“Fate entrare in azione
l'esca!"Intanto Asuka e Shinji videro i tre mostri meccanici atterrare in un ampia
radura situata proprio davanti a loro.
“Si sono fermati finalmente. Facciamoli a pezzi” gridò Asuka.
“Però qui c'è qualcosa che non va. Sembra quasi che ci abbiano allontanati
apposta da Neo-Tokyo 3. Che sia una trappola?" pensava Shinji.
Intanto lui e Asuka si disponevano intorno ai mostri meccanici pronti al
combattimento, All'improvviso un grido dall'alto: “ROCKET PUNCH!"
Due pugni, arrivando da un gruppo di nuvole, piombarono sulle teste dei
mostri gemelli distruggendole e facendo stramazzare al suolo i corpi decapitati.
Poi i pugni ritornarono nelle nuvole, si udì un rumore di razzi ed ecco che
dal cielo piombò Mazinga Z, con il Jet Scrander attaccato alla schiena.
“Mmf, sono arrivato in tempo. Un altro po’ e questi idioti di Evangelion mi
rubavano tutto il divertimento” disse Ken alquanto eccitato mentre atterrava
pesantemente sul suolo.
“E' tornato Mazinga Z!" esclamò Misato vedendo nello schermo principale il
robot nero e bianco che atterrava, “Che gli Eva si tengano pronti a combatterlo. Se
sarà necessario, potranno anche distruggerlo. Non voglio interferenze esterne”
ordinò Gendo.
In quel momento, Shigeru Aoba notò qualcosa di strano sui suoi strumenti, una
specie di interferenza.“Che cosa sarà?" mormorò dubbioso.
Contemporaneamente, l'ultimo mostro rimasto, quello con gli aculei, lanciò
una nuova raffica dei suoi colpi contro gli Eva e contro Mazinga.
Gli Eva però pararono le punte usando nuovamente gli At-Field, mentre Ken
scansò l'attacco e usando il Breast Fire alla massima potenza colpì e sciolse il
nemico, “Questa è vera potenza!" esclamò soddisfatto Ken.
“Ma chi si crede di essere quello?!" sbraitò Asuka “Shinji, dimmi su quale
frequenza hai parlato con quello li l'altra volta!”Shinji dubbioso le diede la
frequenza giusta, e si pentì immediatamente di averlo fatto.
“Ehi tu, lo sai che non è bello intrufolarsi nelle battaglie altrui?".
Ken, inizialmente stupito di sentire una voce estranea via radio, rispose
prontamente: “E cosi il pilota dello 02 è una ragazza? Tsk, la guerra è una cosa
da uomini, le donne al massimo possono essere mere spalle”.
“Razza di lurido dinosauro misogino! Hai una voce giovane, ma in realtà devi
avere almeno 70 anni, visto che fai ragionamenti da nonno!"
“Sono più esperto e abile di te, stupida ragazzina viziata!"
“Ha parlato mister modestia”!
Shinji ascoltava allibito Asuka e lo sconosciuto pilota del Mazinga Z che
litigavano tra loro, e temeva che arrivassero a picchiarsi.
Poi si ricordò dei loro ordini e si avvicinò ai resti di uno dei due robot
gemelli, ovvero a quello che teneva in mano la persona catturata in città.
Controllò la mano e rimase stupefatto: nella mano il mostro non teneva una
persona, ma solo un pupazzo che riproduceva fattezze umane.
Il ragazzo sbarrò gli occhi e capì tutto in un attimo: “E' una trappola!"
gridò sia ad Asuka che al pilota del Mazinga.
“Cosa?!" esclamarono insieme Ken e Asuka voltandosi verso Shinji.
D'un tratto la terra cominciò a tremare e qualcosa eruppe violentemente dal
suolo, Sul ponte di comando Shigeru Aoba vide sgomento la strana interferenza
notata prima aumentare le sue dimensioni e bloccare ogni comunicazione con gli
Eva, anche il contatto con i sensori visivi si interruppe.
“Cosa sta succedendo?!" gridò Misato.
“E' una trappola!" commentò Gendo “Ordinate agli Eva di rientrare
immediatamente!", “Impossibile! Abbiamo perso tutti i contatti con gli Eva!" disse
allarmato Makoto.
“Rei deve raggiungere al più presto Shinji e Asuka per aiutarli” si inserì
Ritsuko “Dove si trova adesso?"
Shigeru: “La squadra mandata a recuperarla dovrebbe arrivare da lei proprio
adesso”.
La jeep della Nerv si fermò proprio davanti al palazzo condominiale dove abitava
Rei e i soldati si accorsero che il palazzo aveva il tetto distrutto e profondi squarci
ne percorrevano le pareti dall'alto in basso.
“Merda! Ma cosa è successo?" si domandò il soldato che guidava il mezzo.
“Guarda li” gli rispose un altro soldato indicando un oggetto piuttosto
grande e dalla forma quasi rettangolare che spuntava da un muro al pianterreno
“Un enorme pezzo di metallo scuro è penetrato dal tetto e poi ha sfondato i vari
piani. Dev'essere un frammento di uno dei mostri meccanici. Speriamo che al
First Children non sia successo niente”.
La squadra composta da quattro uomini scese dalla jeep e corse verso
l'appartamento di Rei, la porta era aperta, entrarono in quel luogo pieno di
crepe e calcinacci sul pavimento, e guardarono dappertutto senza trovare niente.
“Qui non c'è anima viva!"“E allora il First Children dov'è?"
Rei e Nadia stavano appostate vicino ad un albero, ai margini di uno dei
boschi che si trovavano intorno a Neo-Tokyo 3.
Si erano prese un grosso spavento, soprattutto Nadia, mentre assistevano alla
battaglia tra mostri meccanici ed Evangelion, avevano sentito quella specie di
sibilo che proveniva dall'alto e si faceva sempre più vicino, e poi un tonfo
sordo che aveva fatto tremare l'intero edificio, un tremore tanto forte che il
palazzo sembrava sul punto di crollare.
Nadia, dopo aver bloccato con i suoi poteri e con grande sforzo alcune
macerie che rischiavano di colpirle, aveva preso per mano Rei e l'aveva quasi
trascinata di corsa fuori dall'appartamento, per rifugiarsi tra gli alberi.
Da li avevano visto i mostri allontanarsi volando, inseguiti dagli Eva.
“Penso che ora potremmo tornare” disse Rei, che nonostante tutto manteneva
sempre una certa calma, “Si, ora penso di si” rispose Nadia, quando
improvvisamente si voltò verso i boschi che le due ragazze avevano alle spalle,
come se sentisse qualcosa.Rei la guardava incuriosita: “Cosa c'è?"
“Non può essere…. Lui… è qui?" mormorò Nadia.“Lui chi?"
“Aspettami qui!" disse Nadia cominciando a correre verso gli alberi.
Rei continuò a fissarla incuriosita e perplessa per alcuni secondi, poi le
andò dietro.
I due Evangelion e Mazinga Z si ritrovarono di fronte quattro mostri
meccanici che erano spuntati dal suolo: erano tutti di colore rosso sangue,
molto alti e dall'aspetto massiccio, ricoperti con una corazza talmente lucida e
liscia che se non fosse stato per le giunture sarebbe sembrata un unico pezzo.
Le braccia e le gambe erano molto larghe, cosi com'era larga la base del collo,
mentre la testa era schiacciata. Sul viso solo un apertura nera a forma di
triangolo rovesciato. Infine, al posto della mani, c'erano delle enormi spade
che sembravano retrattili.
“Altri mostri?!" esclamò Shinji, preoccupato dalle dimensioni e dall'aspetto
dei nuovi arrivati, perché erano molto più minacciosi dei mostri precedenti.
“Figurati, per me sarà una sciocchezza batterli!" gridò Ken che si lanciò
contro di loro gridando: “KOUSHIRYOKU BEAM!"
I raggi ottici di Mazinga raggiunsero il petto di uno dei quattro mostri, ma
si infransero inoffensivi contro la corazza, e il mostro alzò un braccio
colpendo in pieno viso Mazinga Z e facendolo volare all'indietro per un
centinaio di metri.
Ken atterrò su un rialzo roccioso frantumandolo e sollevando un enorme nuvola
di polvere.I nemici avevano dei riflessi notevoli nonostante la loro mole.
“Ben gli sta a quell'idiota!" esclamò Asuka “Forza Shinji, dimostriamogli
cosa sappiamo fare!"Lo 02 si lanciò contro i quattro mostri, estraendo le nuove
lame dagli avambracci, e provò un affondo nella testa di quello più vicino.
Ma la lama scalfì appena la corazza, riuscendo a penetrare in essa ma di
poco, “Ma come?!" mormorò Asuka, prima che gli altri tre mostri la colpissero
insieme con dei raggi ottici di colore rosso sbalzandola in aria come se niente
fosse.Lo 02 cadde per terra proprio davanti allo 01.
“Asuka!" gridò Shinji, che davanti a quella vista si riprese da una sorta di apatia e
si lanciò anche lui contro i mostri meccanici.
Il tentativo del ragazzo però non ebbe più fortuna di quelli di Asuka e Ken,
infatti i quattro mostri puntarono le loro braccia contro lo 01, le braccia poi
si aprirono rivelando la presenza di sei piccoli cannoni situati intorno alla
spada che avevano al posto delle mani.
I cannoni vennero puntati in contemporanea verso l'Eva e sempre
simultaneamente fecero fuoco, Shinji fu investito da decine di raggi del colore del
fuoco, e il suo Eva fu scagliato indietro a grande distanza, cadendo sopra un bosco
e schiacciando un gran numero di alberi.
I mostri cominciarono a muoversi contro gli Eva, mentre Ken, semi svenuto a
bordo di Mazinga, veniva avvicinato da una grossa figura uscita lentamente dalla
vegetazione.“Ehi! Ehi Ken! Svegliati!" diceva una voce tozza mentre una mano
altrettanto tozza bussava sul vetro della cabina di guida di Mazinga.
Ken lentamente si riprese: “… chi…. Boss!? Sei tu Boss?"
“Certo ragazzo. L'unico e il solo. Attendevo nascosto nel bosco il momento
buono per agire” rispose il pilota del buffo Boss Robot che cominciò a
sghignazzare.
“Sembra che quei mostri siano finalmente una sfida degna di Mazinga Z” disse
Ken alzandosi e preparandosi a lanciare i Rocket Punch contro i nemici.
“Be, non lo so… quei mostri mi sembrano un po’ troppo forti.. forse dovremmo
aspettare Tetsuya…”
“Non essere vigliacco. Nessun mostro potrà mai essere più forte di Mazinga Z
. E poi non sono un bambino, e voglio dimostrare al sempai Tetsuya che so
cavarmela da solo. ROCKET PUNCH!"
I pugni partirono e colpirono la schiena di uno dei mostri, che erano voltati
verso gli Eva, ma non sortirono nessun effetto, rimbalzarono contro la corazza e
caddero nel bosco li vicino, Però Ken ottenne l'effetto di attirare l'attenzione dei
mostri, due di loro si voltarono verso Mazinga e a grandi passi cominciarono a
muoversi verso di lui.
“Oh cazzo!" esclamò Ken, mentre Boss Robot cominciò a urlare mettendo le
braccia in alto: “Oh no! Vengono da questa parte! Aiuto! Aiuto!"
“Proverò ad attaccarli dall'alto!" gridò Ken che si alzò in volo col Jet
Scrander, Ma uno dei mostri lanciò in avanti la lama retrattile del braccio destro, la
lama divenne incredibilmente lunga e trafisse da parte a parte Mazinga nella
zona della cintola, per poi sbatterlo giù al suolo.
“Merda!" gridò Ken mentre l'altro mostro cominciava a bersagliare Mazinga con
i suoi raggi ottici: le raffiche energetiche percorrevano tutta la superficie
del robot arrivando direttamente al pilota che gridava per il dolore.
“No! Ken resisti, ora li sistemo io!" gridò Boss, che strappò un grosso
albero e brandendolo come una mazza si lanciò contro i mostri meccanici.
Ma uno dei mostri polverizzò l'albero con una raffica ottica, afferrò Boss
per il collo sollevandolo da terra, e lo lanciò via come una bambola di pezza.
“Ancoraaaaaa!!!?????" gridò Boss mentre lui e il suo robot cominciavano a
sbattere a destra e a sinistra contro alcune pareti montuose come la pallina di
un flipper impazzito, Infine Boss Robot concluse il suo volo finendo con metà del
corpo conficcata nel suolo di una foresta.
“Gli anni passano ma la storia non cambia! Uffa, sono davvero stufo!" sbuffò
Boss che invano agitava le gambe all'aria del suo robot per cercare di liberarsi,
Asuka dolorante si rimise in piedi e fissò con rabbia i suoi nemici, che
stavano ancora infierendo su Mazinga Z.
“Dannati mostri. Ora vi faccio vedere io. Shinji, mi senti?"
“Si” rispose Shinji mentre si rialzava lentamente.
“Ascoltami: adesso i due che sono davanti a noi li attaccheremo insieme, e
per farlo cominceremo ad avvicinarci muovendoci di corsa e a zig zag, cosi non
avranno il tempo di prendere la mira. Poi useremo le nuove lame negli avambracci
per colpirli agli occhi, e dopo che li avremo accecati, li finiremo con gli
MN2!"“D'accordo”, I due Evangelion si prepararono a muoversi, e il via fu dato
dagli stessi mostri meccanici, quando provarono a colpirli con nuove raffiche
ottiche, Intanto anche Ken, ancora sotto il tiro dei raggi ottici, cominciò a reagire.
“Basta! Mazinga Z non finirà mai cosi!"
Facendo leva sulla cloche di comando, e cercando di ignorare il dolore,
faticosamente riuscì a rialzarsi.
“BREAST FIRE!" gridò, mirando tuttavia non ai mostri, ma al terreno sotto di
loro, Il raggio del Mazinga distrusse il terreno e fece perdere l'equilibrio ai
nemici quel tanto che bastava per costringerli a cessare l'attacco, Velocemente Ken
si alzò in volo, pronto a tentare un attacco aereo.
Anche gli Evangelion avevano cominciato il contrattacco: muovendosi a grande
velocità in entrambi i lati, evitando con agili salti i colpi dei mostri
meccanici, si avvicinavano sempre più agli obiettivi che continuavano a stare
affiancati, Infine si piazzarono inginocchiati proprio dietro di loro, estrassero le
lame dagli avambracci e gli saltarono addosso prima che potessero voltarsi.
“Ora!" gridò Asuka, e sia lei che Shinji si piazzarono sopra le spalle dei
nemici e cercarono di affondare le lame negli occhi degli avversari.
Ma proprio in quel momento, sulle spalle dei due robot nemici si aprirono
delle piccole fessure, Asuka e Shinji fecero appena in tempo a scorgerle quando
da esse uscì una specie di lampo, Un secondo e nell'aria schizzarono delle grosse
gocce di un liquido di colore bluastro.
Shinji allibito guardò il suo Eva: dalla fessura apertasi sulla spalla del
mostro su cui lui si trovava, era uscita una lunga e sottile lama dai bordi
seghettati, una lama che sfiorava il fianco destro del suo Eva, bloccato
nell'atto di colpire con le lame degli avambracci, ma la cosa che più lo stupiva e
spaventava era che la lama del nemico aveva penetrato in un secondo il suo ATField, come se non ci fosse!
“Ma è impossibile, mi avevano detto che l'AT-Field può essere penetrato solo
dagli Angeli o da un altro Eva!" commentò il ragazzo.
Poi Shinji spostò lo sguardo sullo 02: anche lui era rimasto fermo nell'atto
di affondare le sue armi negli occhi del nemico, ma con una differenza
sostanziale, La lama uscita dalla spalla del secondo mostro aveva trapassato da
parte a parte il ventre dell'Eva, e il sangue dell'umanoide era schizzato in aria
macchiando la parte interna dell'AT-Field, E siccome il Field era invisibile, si
aveva l'impressione che le macchie di sangue bluastro fossero sospese a mezz'aria,
La lama poi cominciò a muoversi a come una sega, e altro sangue bluastro schizzò
fuori dall'Eva, la cui ferita iniziava a ingrandirsi sempre di più e sembrava sul
punto di tagliarlo in due.
“Asukaaaaaaaa!!!!!" gridò Shinji, mentre il mostro meccanico afferrava con
altre due lame lo 02 intorno alla cintola e lo buttava a terra.
Intanto Mazinga Z volando stava bersagliando i mostri sotto di lui con varie
raffiche di Koushiryoku Beam e Missile Punch, senza ottenere però il minimo
effetto, I nemici, come i loro due compagni, aprirono le braccia e cominciarono a
lanciare raffiche di colpi laser contro Ken, che faticava ad evitarle tutte. Era
come essere intrappolati in una sorta di ragnatela.
“Dannazione! Non mi danno tregua! Temo che continuando di questo passo…”
Alcuni colpi centrarono in pieno le ali del Jet Scrander distruggendole, Ken
perdette il controllo e cominciò a precipitare, ma i mostri meccanici lo ricolpirono
simultaneamente con i raggi ottici uniti a quelli sparati dalle braccia, e fermarono
Mazinga Z a mezz'aria in una sorta di morsa energetica, mentre Ken urlava in
preda al dolore.
L'energia delle raffiche nemiche lo raggiungeva direttamente, si sentiva il
corpo paralizzato, e anche alcuni dei comandi davanti a lui esplosero.
“Maledizione! Il nemico ha chiaramente potenziato le sue armi. Temo che Ken e
i piloti degli Evangelion non ce la faranno” disse l'uomo che stava seduto al
centro della sala comando della base di Mazinga Z.
“Immagino che sia il mio turno allora” esordì Tetsuya Tsurugi giungendo
affianco dell'uomo seduto. Tetsuya indossava una tuta rossa, scura in alcuni
punti come le braccia, e teneva sotto braccio un casco bianco con protezione per
il mento.
“La ristrutturazione del tuo robot non è stata ancora completata al 100%
però”, “Non importa. Penso che ce la farò lo stesso” disse Tetsuya che di corsa si
avviò verso l'uscita dalla sala.“Fai attenzione” si raccomandò l'uomo seduto.
Tetsuya si fermò e si voltò con un leggero sorriso di sfida: “Non
preoccuparti Kabuto. Non stai parlando con un novellino”.
“Stupendo! Stupendo! Le lame funzionano alla perfezione. Sono in grado di
penetrare gli AT-Field degli Eva!" esultò Cerberus.
“Le nostre nuove lame concentrano fasci di energia positronica sulla loro
superficie…”
“E poi i meccanismi di movimento danno loro una velocità molto prossima a
quella della luce” spiegarono Gog e MaGog pieni di orgoglio per la loro
creazione.
“Ora ridurranno gli Evangelion e Mazinga Z in pezzi. Ma l'obiettivo
principale a che punto è?"“Dovrebbe entrare in contatto con l'esca proprio ora”.
Nadia si inoltrava sempre più nel bosco, seguita a breve distanza da Rei, che
non trovava troppo difficile stare dietro alla sua amica, Ad un certo punto Rei
dovette rallentare perché ostacolata da un tratto di boscaglia molto fitto, e quindi
perdette di vista Nadia, La ragazza dai capelli azzurrini si fermò per cercare con lo
sguardo un punto dove la boscaglia era meno fitta, e continuare cosi il suo
inseguimento.
Quando dopo circa un minuto trovò tale punto, ricominciò la sua corsa andando
nella stessa direzione in cui aveva visto andare Nadia, e dopo alcuni minuti di
corsa, Rei finalmente ritrovò Nadia, in una radura dove gli alberi si diradavano.
Rei si avvicinò lentamente a Nadia, che le dava le spalle e sembrava anche
chinata su qualcosa, quel qualcosa era una persona, e quando Rei si avvicinò
ulteriormente capì che si trattava di un ragazzo, steso per terra a pancia sotto.
Nadia era china su di lui e cercava di rianimarlo.
“Akito! Akito, ti prego rispondimi!" diceva Nadia scuotendo leggermente le
spalle del ragazzo.
“Nadia…” la chiamò perplessa Rei restando dietro la sua amica.
”Rei" rispose Nadia voltandosi verso la ragazza “Ti prego, aiutami. Lui è
Akito, quel mio amico di cui ti parlai prima”.
Sentendo questo, Rei si chinò anch'essa su Akito e con delicatezza le due
ragazze lo girarono per metterlo con la schiena per terra.
Akito sembrava svenuto, e alcune strane cicatrici lineari solcavano il suo
volto.“Akito, mi senti? Sono io, Nadia”.
Akito finalmente sembrò rispondere, emise un leggero lamento e aprì con
grande sforzo gli occhi.“N…. Nadia….?"
“Si, sono io” disse Nadia visibilmente felice per aver ritrovato il suo
amico.“Questa situazione non mi piace” disse Rei “Faremmo meglio a tornare in
città”.Akito si voltò leggermente verso Ayanami: “E tu…. Chi… sei?"
“Non preoccuparti, è un amica” lo tranquillizzò Nadia che tentava di aiutare
Akito a mettersi in piedi.
“Come facevi a sapere che era qui?" le domandò Rei che guardava Akito in modo
strano.
“D'un tratto ho percepito la sua presenza mentalmente. Scusami se sono
scattata in quel modo, ma non ho saputo resistere, dovevo controllare
personalmente se era veramente lui”, quando Akito fu in piedi, mise un braccio
intorno alle spalle di Nadia, e l'altro braccio sulle spalle di Rei.
Poi cominciarono lentamente ad avviarsi verso l'uscita dal bosco.
“Mio signore” informò uno degli operatori di Cerberus “Il bersaglio è appena
entrato in contatto con l'esca”.
“Molto bene” esultò Cerberus “procedete alla cattura!"“Akito, come ti senti? Cosa
ti hanno fatto quei maledetti?"
“Io… io non lo so… so solo che mi torturavano, legato ad una sedia… mi
facevano domande.. su di te, su tuo padre… su tutto. Ma i miei ricordi sono cosi
confusi che non rammento neppure se ho risposto alle loro domande oppure no.
Poi vedo solo buio.."
“Ma adesso sei salvo, non preoccuparti, ti porterò da qualcuno che saprà
aiutarti, vedrai”.Rei ascoltava in silenzio, e continuava a guardare sospettosa
Akito, C'era decisamente qualcosa che non andava, anche se non riusciva a capire
che cosa fosse, Nadia era decisamente felice di rivedere il suo amico, forse anche
troppo felice, sembrava non preoccuparsi più di niente, Neanche di come facesse
Akito a trovarsi li.Lo avevano liberato?
Ma perché? Anche se non possedeva informazioni utili potevano usarlo ancora
come ostaggio, merce di scambio. E invece….
Rei fu tentata di avvertire Nadia dei suoi sospetti, ma glielo impedì Akito,
perchè venne colto da una serie impressionante di spasmi, e stramazzò al suolo
contorcendosi come se fosse preda di un violentissimo attacco epilettico.
“Akito!? Akito!" gridò disperata Nadia.
Lei e Rei volevano aiutarlo, ma quegli spasmi erano cosi violenti che non
riuscivano a tenerlo minimamente fermo. Inoltre il suo corpo sembrava si stesse
deformando, ma era difficile dirlo, si muoveva troppo.
“Nadia… dobbiamo andarcene!" le disse con voce decisa Rei.“Ma… io…”
“N-NADIA!!!!!" gridò all'improvviso Akito con la bocca piena di una specie di
bava verde e ancora preda degli spasmi
“SCAPPAAAAAAAARRRRRRGGGGGHHHHHHHHHHHH!!!!!!"
L'ultima parola si tramutò in un inumano urlo, mentre il corpo di Akito
cominciò a crescere a dismisura, i vestiti si lacerarono e la pelle cominciò a
cadere, rivelando i sottostanti tessuti muscolari la cui superficie ribolliva
come l'acqua calda, Nadia e Rei indietreggiarono, spaventate e inorridite, mentre
un ombra sempre più grande le ricoprì.
Akito si era trasformato in un mostro alto almeno una trentina di metri,
dalla forma umanoide e molto curvata. I muscoli erano visibili, ma continuavano
a mostrare strane e grosse bolle sulla superficie, La testa era un teschio umano
ricoperto da un sottile strato di muscoli e nervature, con occhi rosso sangue.
La creatura ruggì, e decine di piccoli tentacoli le uscirono dalla bocca guizzando
contro Nadia e Rei che fuggirono tra gli alberi, “Signore, la trasformazione è
riuscita” informò uno degli operatori di Cerberus, “Bene!" rispose Cerberus,
soddisfatto di sapere che tutte le sue migliorie alla tecnologia micenea
funzionavano alla perfezione. I micenei univano gli esseri umani alle macchine, lui
invece aveva preferito lavorare direttamente sugli uomini, modificandoli tramite
l'ingegneria genetica.
“Ora, mostro Realian, cattura Nadia Ogisa e portamela qui!"
“Maggiore Katsuragi!" gridò preoccupato Shigeru Aoba “I nostri sensori hanno
rivelato la presenza di un nuovo mostro apparso all'improvviso in uno dei boschi
confinanti con Neo-Tokyo 3!"
“Cosa!? Non ci voleva, proprio ora che stavamo organizzando delle squadre per
andare in aiuto dei ragazzi. Qui di Eva è rimasto solo lo 00, ma Rei sembra
sparita nel nulla. Cosa possiamo fare?"Misato per la prima volta si sentì con le
mani legate, del resto la preoccupazione per i piloti di Eva era tale che il sangue
freddo del maggiore sembrava venir meno.
Ritsuko invece era ancora impegnata, con l'ausilio di Maya e dei Magi, nel
vano tentativo di ripristinare i contatti con gli Eva.
“Niente da fare. Sembra che i ragazzi siano isolati da una specie di campo
magnetico, ma non ho mai visto prima nulla del genere” borbottava la scienziata.
Gendo continuava a restare impassibile: “E' qui. Quella battaglia era solo un
diversivo per allontanare gli Eva e Mazinga Z. Ma la misteriosa persona che i
mostri meccanici cercano è ancora qui. E senza gli Eva, temo che non potremo
fare nulla contro quel mostro che è apparso ora”.
Shinji, in preda alla rabbia, si lanciò contro i mostri meccanici che avevano
colpito lo 02, Asuka non rispondeva alle chiamate del ragazzo, e in lui, oltre
alla rabbia, crescevano anche i sensi di colpa.
“Se fossi stato più deciso, se avessi pensato a combattere invece di
piangermi addosso. E ora Asuka potrebbe essere…. No, non lo è! Non può esserlo.
Ma questi bastardi la pagheranno cara!"
Shinji attivò i cannoni MN2 e sparò diversi colpi contro i nemici, che furono
letteralmente ricoperti dalle enormi esplosioni dei proiettili lanciati dallo
01, In realtà i danni furono minimi, i mostri si ritrovarono con le corazze
appena annerite e indietreggiarono di qualche passo, ma le esplosioni distolsero
l'attenzione degli altri due mostri dal Mazinga Z, che tenevano ancora bloccato
a mezz'aria, e lo lasciarono finalmente cadere a terra.
Mazinga Z rimase fermo al suolo, col corpo fumante, mentre i quattro mostri
meccanici cominciarono ad avanzare a passo di marcia verso lo 01.
Shinji iniziò istintivamente a indietreggiare davanti a quei colossi che si
muovevano contro di lui, si rese conto che farsi prendere dalla rabbia non era
consigliabile, ma anche cosi non sapeva che cosa fare.
Tentò di usare nuovamente gli MN2, ma un mostro fece scattare in avanti le
lame retrattili nelle braccia e distrusse i cannoni montati nei supporti degli
Eva.
“Oh no!" disse Shinji, mentre i nemici riaprirono il fuoco contro di lui
sbattendolo a terra e quando gli furono addosso cominciarono a colpirlo a
ripetizione con le lame retrattili, bagnando l'aria con impressionanti schizzi
di sangue rosso.
Era incredibile la facilità con cui quelle lame penetravano l'AT-Field,
Shinji si sentiva le braccia, le gambe, il torace trafitti in continuazione da
spade invisibili.Ogni fitta era brevissima, ma devastante come dolore.
“Aaaahhhh! Io… aiutatemi… Asuka… signorina Misato… Ayanami… papà….
MAMMAAAAAAA!!!!"
Ken debolmente si sforzò di aprire gli occhi, non si sentiva più il corpo,
forse tutte quelle scariche energetiche avevano paralizzato il suo sistema
nervoso, Riusciva comunque a vedere i mostri meccanici, di spalle, mentre
infierivano sullo 01, quando gli sembrò di udire una sorta di grido, simile a quello
di una bestia.
Il mostro Realian ruggì spaventosamente, e scattò in avanti per afferrare
Nadia e Rei, che correvano in mezzo agli alberi, Le due ragazze cercavano di
nascondersi sotto la fitta vegetazione, ma il mostro le stanava rapidamente,
sradicando gli alberi con le braccia.
Ma alcuni alberi erano molto grossi, e il doverli spostare permetteva a Rei e
Nadia di guadagnare alcuni preziosi secondi,Videro davanti a loro una ripida
discesa, Nadia prese sottobraccio Rei e vi si gettò con un balzo abbastanza ampio,
Sul fondo della discesa vi era una folta e molto estesa macchia di cespugli,
e le due fuggitive si ficcarono li sotto, Il mostro si fermò più in alto, e cominciò a
cercarle con lo sguardo.
Quando si accorse di non riuscire più a vederle, lanciò alcuni ruggiti
rabbiosi, ma poi il suo sguardo si concentrò sulla macchia di vegetazione
sottostante, e fece uscire i tentacoli dalla bocca, che cominciarono ad
allungarsi lungo il terreno in direzione dei cespugli.
“Non… non puoi cercare di fermarlo con i tuoi poteri?" domandò Rei col
fiatone mentre spiava tra i rami le azioni del mostro, quei tentacoli si avvicinavano
sempre di più e non ci avrebbero messo molto a trovarle.
“Temo di no. Non mi sono ancora ripresa completamente, ed è troppo grande. E
poi, li dentro è intrappolato Akito. Devo tentare qualcosa per aiutarlo” rispose
Nadia, inorridita per quello che avevano fatto al suo amico.
“Non ci resta molto tempo. Cosa facciamo?"
Nadia rimase pensierosa per qualche attimo, poi disse: “Quel mostro non vuole
tutte e due, vuole solo me. E per quanto mi riguarda c'è solo una cosa che posso
fare”, “Cosa?" domandò perplessa Rei, ma Nadia le mise una mano sulla fronte e
quasi all'istante Rei svenne, senza un minimo rumore.
“Nonostante la tua freddezza, sei molto testarda. Non vorresti mai lasciarmi,
ma io non voglio perdere anche te” disse Nadia poggiando delicatamente al suolo
Rei.
I tentacoli ormai erano a pochi metri da loro, Nadia si scurì in volto e con
un fulmineo balzo uscì dai cespugli e corse via, I tentacoli, quasi ad un passo da
Rei, si voltarono in direzione di Nadia e cominciarono a inseguirla come anche il
mostro Realian, che ringhiava minaccioso.
Nadia sentì la testa che cominciava a girarle, era ancora troppo debole e far
addormentare Rei si era rivelato uno sforzo eccessivo, ma almeno aveva distolto
l'attenzione del mostro dalla sua amica, L'Eva 01 ruggì nuovamente, dopo aver
spaccato la sua stessa corazza facciale e sembrava non curarsi dei mostri
meccanici che tenevano le loro lame piantate nel suo corpo e imbrattate di sangue
rosso, anzi, l'Eva afferrò con le mani due lame infilate nelle gambe, i muscoli delle
braccia si ingrossarono in modo impressionante e in un attimo le lame si infransero
in mille pezzi.
Allora i mostri meccanici ritrassero le altre lame e cominciarono a fare
fuoco con i loro raggi ottici, ma lo 01 si mosse con una velocità tale che
sembrò quasi sparire nel nulla, le raffiche nemiche colpirono il nulla, mentre
l'Eva atterrava sulle spalle di uno degli avversari, Le ferite dell'Eva si rigenerarono
tutte in pochissimi secondi.
Il mostro su cui era atterrato l'Evangelion fece uscire la lama seghettata
dalla schiena, ma lo 01 la afferrò rapidissimo con una mano, la lama cominciò a
muoversi e sangue sgorgò dalla mano dell'Eva, che tuttavia spezzò come niente
anche quella spada, poi con un pugno l'Eva in berserk squarciò la corazza
protettiva della testa del mostro meccanico, afferrò i vari meccanismi interni e li
strappò via con un colpo secco.
Il mostro barcollò, ma non cadde a terra, mentre gli altri tre aprirono il
fuoco contro l'Eva che venne colpito in pieno e fu sbalzato via dalla schiena
del loro compagno, però l'Eva controllò la caduta, atterrò perfettamente a quattro
zampe e si fermò a fissare ringhiando i suoi nemici.
Ken osservava sbalordito quel combattimento, il suo corpo era ancora
intorpidito, non avrebbe potuto aiutare l'Eva, ma sembrava che non ce ne fosse
bisogno, “Questo dev'essere il cosiddetto Berserk. Accidenti, si comporta come
una bestia quell'Eva”.
Mentre pensava ciò, a Ken sembrò di intravedere un ombra situata al di là
delle nuvole, un ombra piuttosto grande e anche veloce, che procedeva in linea
retta e sembrò rallentare quando fu esattamente sopra l'Eva impazzito.
Inizialmente il ragazzo pensò che poteva trattarsi di un altro nemico, ma
quella misteriosa figura volante dopo qualche secondo riprese il suo volo
andando ancora più veloce e sparendo alla vista.
Lo 01 ruggendo si lanciò nuovamente contro i mostri meccanici, che reagirono
con una nuova arma: sui loro corpi si aprirono numerosi comparti come se fossero
degli sportelli, e da questi comparti delle fruste ronzanti di colore rosso
guizzarono fuori in direzione dell'Eva.
Le fruste erano moltissime, parecchio lunghe e sembravano quasi dotate di
vita propria, Lo 01 ne schivò una parte, ma erano troppe anche per lui, e cosi lo
afferrarono, avvolgendolo e lasciando scoperta solo la testa,
Non appena lo presero, cominciarono ad emettere scariche elettriche e a tirare le
braccia e le gambe per strapparle, Lo 01 si dimenava ruggendo come un leone in
gabbia.
Intanto Nadia non riusciva più a fuggire da quel mostro, ormai quasi tutto il
bosco era stato distrutto, gli alberi divelti o schiacciati, e le forze la
abbandonavano.
Nadia aveva dovuto fare non poche acrobazie, nel vero senso della parola, per
impedire che i tentacoli del mostro la prendessero, una persona normale sarebbe
già stata catturata, Ma ora il fisico della ragazza, ancora in parte debilitato,
cominciava a cedere, la testa le girava, il respiro era molto, troppo affannoso.
Aveva provato a fermarlo anche con la telecinesi, ma senza riuscirci, nelle
sue condizioni aveva bisogno di concentrazione, e il mostro non glielo
permetteva, C'era ancora la telepatia, ma i tentativi di contattare Akito dentro
quella mostruosità non avevano ottenuto risultati.
Akito ormai era morto, al suo posto c'era solo il mostro, Nadia si fermò
poggiandosi con le braccia ad un albero, vide in lontananza la città di Neo-Tokyo
3, Se la raggiungeva, forse poteva farcela, in quella città c'erano sicuramente
molti posti in cui nascondersi,però non aveva più la forza per raggiungerla.
Sentì un ringhiare sommesso dietro di lei, si voltò, il mostro Realian la
sovrastava minaccioso, Allungò una mano per prenderla, Nadia chiuse gli occhi
pensando: “Almeno Rei è al sicuro, mi basta questo”, quando dal cielo arrivò
qualcosa di accecante, poi ci fu un boato e un violento spostamento d'aria spinse
Nadia a terra.
La ragazza, colta di sorpresa, riaprì gli occhi, e vide che il corpo del
mostro fumava, come se fosse stato colpito da qualcosa, Realian fissò il cielo
ruggendo sia per la rabbia che per il dolore, le poche nuvole cominciarono a
muoversi in circolo e ad aprirsi, rivelando la presenza di un oggetto di forma
umanoide e dotato di ali che stava sospeso a mezz'aria.
Lo strano oggetto, forse un robot, alzò il braccio destro verso l'alto, ed
ecco che due fulmini piombarono dal cielo colpendo direttamente quella figura,
che tuttavia sembrò non risentirne, poi si udì una voce: “Thunder Break!", il
braccio alzato mirò alla creatura e dalla sua mano uscì una sorta di fulmine che
velocissimo colpì il mostro Realian in piena testa.
Il mostro indietreggiò mentre lo strano robot atterrò in ciò che restava del
bosco, frapponendosi tra Nadia e Realian, Sulla testa del robot uno veicolo rosso,
con all'interno una persona.
“E quello chi diavolo sarebbe?!" esclamò Misato osservando la scena sul
monitor principale, Avevano visto il bosco che veniva distrutto da quel nuovo
mostro e avevano anche avvistato una ragazza che veniva inseguita dal mostro.
Misato avrebbe voluto aiutarla, ma come potevano fare senza gli Eva?
Invece il comandante Ikari se ne era uscito con un misterioso: ”E' lei!"
“Chi sarà quel robot? E' Mazinga Z?" domandò Hyuga.
“No” rispose Ritsuko “guardatelo bene. Somiglia molto a Mazinga Z, ma ci sono
delle differenze: quel nuovo robot è più grande, le corna ai lati della testa
sono curvate verso l'alto e la piastra pettorale è formata da un pezzo unico a
forma di V. Dev'essere un altro modello di Mazinga”.
“Ah, e cosi abbiamo un nuovo giocatore. Molto bene, la partita si fa più
interessante. So chi sei e so chi ti pilota, ma io per elaborare questo piano ho
pensato ad ogni evenienza. Quindi non riuscirai a fermarmi” disse Cerberus
osservando il nuovo arrivato e mostrandosi alquanto calmo.
Tetsuya, dopo aver fatto rientrare le ali del robot nella schiena, fissava il
mostro davanti a lui da dentro l'abitacolo del Brain Condor, strinse con
decisione la cloche di comando ed esclamò: “Ora mostro, affronterai la potenza
del Grande Mazinga!"
Asuka, adagiata in modo scomposto sul sedile del Plug, cominciò lentamente a
riprendersi, si sentiva un fortissimo dolore allo stomaco, un dolore talmente
forte che prima doveva averla fatta svenire, Provò a muoversi, ma solo il braccio
sinistro rispose ai comandi del suo cervello, il resto del corpo era come
addormentato.
“Dove… dove sono? Ah, mi ricordo, stavo combattendo contro quei mostri, poi
mi hanno colpita, bastardi…."
La ragazza era ancora connessa all'Eva, le pareti dell'Entry Plug mostravano
ancora ciò che accadeva all'esterno, e quando vide l'Eva-01 bloccato dai nemici,
pensò allarmata: “Mio Dio, Shinji!", Voleva andare ad aiutarlo, ordinò allo 02 di
muoversi, ma l'Eva non si mosse.
Lo 01 continuava ad essere tirato dalle fruste dei mostri meccanici, i
muscoli tesi al massimo, poi l'Eva lanciò un altro urlo fortissimo, ed ecco che
le fruste cominciarono ad espandersi, come se si stesse creando uno spazio
sempre più grande tra loro e l'Eva, e infine si lacerarono esplodendo in
migliaia di frammenti.
L'Eva-01 fece un enorme balzo in avanti, sembrò puntare verso uno dei mostri
meccanici, e congiunse le mani puntandole verso l'alto, poi atterrando proprio
davanti ad uno dei nemici, con un movimento rapido e secco, abbassò le mani
sempre congiunte, e come dal nulla sulla parte frontale del mostro si aprì una
fenditura perfettamente verticale che dalla testa arrivava fino ai piedi.
Miriadi di scintille sprizzarono da quella spaccatura, poi l'Eva vi infilò
deciso la mano, e improvvisamente il corpo del mostro cominciò a deformarsi e a
gonfiarsi dall'interno, e infine esplose.
Asuka assisteva sgomenta a quello spettacolo: l'Eva di Shinji era sicuramente
in berserk, ma fino ad allora gli stati di berserk le erano sempre stati
descritti solo verbalmente e non sembravano essere niente di eccezionale.
Invece ora, il vederne uno con i suoi occhi, le faceva capire chiaramente
quale fosse il vero potenziale degli Evangelion, Un potenziale che i piloti
scalfivano appena.
“Lo 01 ha usato l'At-Field: prima l'ha concentrato nella mani, poi come se
fosse una spada l'ha usato per aprire il mostro.
Infine, quando ha infilato la mano dentro quella spaccatura, ha fatto espandere il
Field distruggendo il nemico dall'interno. Incredibile, noi piloti non riusciremmo
mai a usare l'At-Field in quel modo!"
Gli altri mostri meccanici reagirono aprendo nuovamente il fuoco contro lo
01, che evitò gli attacchi saltando verso l'alto e senza flettere le gambe.
Poi, a mezz'aria, l'Evangelion fissò i suoi nemici, gli occhi dell'umanoide
si illuminarono e come per magia, lo 01 sparì, come se non ci fosse mai stato.
Asuka e Ken rimasero a bocca aperta.Dov'era finito?Tetsuya fronteggiava il
mostro Realian, che si lanciò contro di lui urlando e mettendo le mani in avanti.
Tetsuya non si lasciò intimorire e corse a sua volta contro il mostro,
gridando: “MAZINGER BLADE!" e da un piccolo alettone situato sulla gamba
sinistra del Grande Mazinga uscì una spada capovolta.
Il pilota afferrò la spada per il manico, la girò e poi si lanciò per terra
verso destra, passando di fianco e sotto le braccia del mostro, in modo da
oltrepassarlo, Appena gli fu alle spalle, Tetsuya affondò la lama nella schiena del
mostro, facendo sprizzare uno strano liquido viscoso e di colore verdastro.
Il mostro Realian urlò per il dolore, e fece girare la testa e le gambe di
180° gradi verso Mazinga, “Ah, dunque sei snodabile eh?" commentò sprezzante
Tetsuya “Ma non spaventi!".
Il Grande Mazinga si allontanò con un balzo, mentre i tentacoli che uscivano
dalla bocca del mostro cercavano di afferrarlo allungandosi sempre di più, ma
Tetsuya faceva volteggiare abilmente la sua spada davanti a lui, tranciando i
tentacoli, poi Tetsuya vide Nadia, esausta e poggiata ad un albero, che osservava lo
scontro a qualche decina di metri di distanza.
“Ragazza!" le gridò l'uomo tramite un microfono esterno “Allontanati presto!
Qui l'atmosfera si riscalderà molto”.
Nadia lentamente si allontanò mettendosi dietro alcuni alberi per poi
accasciarsi a terra esausta, e non appena lo fece Tetsuya si allontanò
ulteriormente dal mostro e spalancò le braccia del suo robot.
Gridò: “BREAST BURN!!" e dalla piastra pettorale del Grande Mazinga partì un
intenso raggio di colore rosso che colpì in pieno il mostro e cominciò a
scioglierlo,Realian emise alcuni orrendi gorgogli, poi si ridusse ad un putrido e
nauseante ammasso di materia organica.
“Non è stata una battaglia difficile, ma del resto… questo è solo l'inizio”
disse Tetusya, che però pensava: “Accidenti, stavo per dire che il Grande
Mazinga può schiacciare senza problemi qualunque nemico. Ma devo ricordarmi
che ormai non ho più l'età per dire spacconerie. Certe abitudini sono dure a
morire”, Il Grande Mazinga si avvicinò lentamente a Nadia chinandosi su di lei,
mentre ciò che restava del mostro continuava a ribollire.
“Tutto bene ragazza?"“Insomma, mi sento a pezzi. Ma tu chi sei?"
“Mi chiamo Tetsuya Tsurugi, posso aiutarti."
All'improvviso Tetsuya sentì alcuni rumori sospetti dietro di lui, e fece
appena in tempo a voltarsi che una specie di ameba gelatinosa gli saltò addosso,
e inglobò il Grande Mazinga.
Nadia non aveva ancora capito bene cosa stesse succedendo, ma dai cespugli
vicino a lei sbucò un'altra ameba gelatinosa che fulminea le andò addosso, I tre
mostri rimasti cominciarono a guardarsi intorno, alla ricerca dell'Eva-01 che si era
improvvisamente volatilizzato.
Anche Asuka e Ken lo cercavano con lo sguardo, e alla ragazza sembrò di
scorgere qualcosa di molto grande e indistinto che si muoveva velocemente
davanti agli alberi, quando uno dei nemici d'un tratto si sollevò in aria e si
lanciò contro il terreno, schiantandosi contro di esso.
“Ma cosa fa?" si chiese Ken.“Che strana mossa, ma perché si è lanciato contro il
terreno?" pensò Asuka, Sulla schiena del mostro caduto a terra poi, come dal nulla,
si aprì uno squarcio di forma irregolare, e tutti i vari meccanismi cominciarono ad
uscire da questo squarcio e a strapparsi senza motivo apparente.
“Ma cosa sta succedendo?" si chiedeva sempre più stupita Asuka ”Sembra quasi
che delle mani invisibili lo stiano dilaniando. Un momento….. mani invisibili?!"
Asuka provò a concentrare il suo sguardo sullo squarcio e a tratti le parve di
vedere qualcosa, una figura quasi invisibile, si scorgevano molto leggermente solo
i contorni, e ben mimetizzata col paesaggio, che infieriva sul mostro.
E quella figura poteva essere una cosa sola.“Non… non può essere! Ma ha dei
limiti?!"“Lo 01 sarebbe diventato invisibile?" esclamò Gog.
“E come avrebbe fatto?" domandò MaGog.
“Posso solo avanzare teorie, ma probabilmente ha usato il suo At-Field a mo
di specchio per riflettere il panorama circostante su se stesso e potersi cosi
mimetizzare alla perfezione. Questo comunque non salverà lo 01, anche se devo
ammettere che sono davvero interessanti questi Evangelion.
Quando distruggeremo la Nerv, dovremo risparmiare i dati di progettazione degli
Eva. Con il loro potere unito a quello dei mostri meccanici, potrei estendere il mio
dominio fino alle stelle.“Credi davvero all'esistenza di popoli extraterrestri?" gli
chiese Gog.
“Certo. Forse non ricordate che al tempo di Mazinga Z c'erano anche altri
robot che combattevano per l'umanità? E tra questi c'era un robot di origine
aliena chiamato Goldrake o Grendizer, le fonti sono rare e insicure su questo.
Questi altri robot agivano in maniera più nascosta rispetto a Mazinga, ma
comunque esistevano. E Goldrake era la prova certa dell'esistenza di forme di
vita aliene e intelligenti. Ora però non è tempo per pensare al futuro,
concentriamoci sul presente, un presente gratificante come non mai."
I due mostri meccanici rimasti fecero fuoco contro il misterioso essere che
stava dilaniando il loro compagno, ma i loro colpi centrarono soltanto lo
squarcio, e dettero il colpo di grazia al mostro steso per terra, il cui corpo
fu dilaniato a metà da un esplosione.
Dopo l'esplosione, i cervelli elettronici dei mostri cominciarono ad
elaborare la possibilità che il loro nemico fosse lo 01 diventato in qualche
modo invisibile, e cosi attivarono vari tipi di sensori visivi, tra questi c'erano anche
sensori di ricerca calorifica, e perlustrando l'area, rilevarono la presenza di una
sagoma rossa e di forma umanoide, che si avvicinava a loro agilmente e
silenziosamente sul lato destro con uno scatto i due mostri si voltarono verso quel
lato, e uno sparò con i suoi raggi ottici, l'altro invece lanciò in avanti le lame delle
braccia.
Ma la sagoma rossa con un velocissimo salto verso l'alto evitò l'attacco, e
il nemico che aveva usato le lame alzò lo sguardo e vide quella creatura rossa
che gli cadeva addosso, Un attimo, e usando l'AT-Field per aumentare la sua
velocità e mettendo una gamba tesa in avanti a mo di calcio, l'Eva-01 diventò
visibile e squarciò dalla testa ai piedi il mostro, tagliandolo in due parti uguali.
Ora era rimasto un solo nemico,Il Grande Mazinga invece era stato interamente
inglobato dal mostro Realian, che persa la sua consistenza solida sembrava essersi
tramutato in una specie di creatura gelatinosa e trasparente di colore verdastro alta
una quarantina di metri.
I movimenti del robot erano difficoltosi, ma il pilota non si perse d'animo.
“Sei duro a morire, ma non mi hai ancora sconfitto!" esclamò Tetsuya.
“ATOMIC PUNCH!" e i pugni del Grande Mazinga cominciarono a ruotare su se
stessi e staccandosi dalle braccia si lanciarono in due direzioni diverse,
aprendo due grossi squarci nel corpo gelatinoso del mostro grazie anche al loro
movimento rotatorio.
Tetsuya approfittò degli squarci, gridò ancora: “NERBLE MISSILE!" e dalla
cintola del Grande Mazinga fuoriuscì un missile che esplose allargando ancora di
più gli squarci su quella superficie gelatinosa, La parte superiore del robot era
libera, ma le gambe erano ancora intrappolate dentro il mostro, che stava per
richiudere gli squarci aperti dal Mazinga.
“Lo spazio è sufficiente. SCRANDER DASH!", Sulla schiena del robot
riapparvero le ali affilate di colore rosso insieme a due razzi, che andarono subito
alla massima potenza e riuscirono a liberare del tutto il Grande Mazinga.
Tetsuya fece andare in alto il suo robot, i pugni si riattaccarono alle
braccia, poi guardò sicuro di se il mostro, che ora si era tramutato in una
specie di blob pieno di tentacoli che tendevano verso di lui.
“Ho una bella sorpresa per te. Invertire polarità e ora BREAST BURN!"
Il raggio pettorale del Grande Mazinga fu sparato nuovamente contro il mostro,
ma stavolta il raggio era di colore bianco, Realian venne colpito in pieno e quasi
all'istante congelò interamente, fino a diventare una grottesca scultura di ghiaccio,
“E per finire… NERBLE MISSILE!"Dalla cintola del Grande Mazinga partirono
uno dopo l'altro quattro missili che centrarono il mostro congelato distruggendolo
completamente.
“Bene. E ora posso aiutare la ragazza. In realtà ero uscito per aiutare Ken e
gli Evangelion, e non sapevo cosa fare quando a Neo-Tokyo 3 è spuntato
quest'altro mostro. Ma quando l'Eva-01 è andato in berserk, Kabuto mi ha detto
di venire immediatamente qui”.
Il Grande Mazinga atterrò in mezzo al bosco semidistrutto dalla battaglia, e
cominciò a guardarsi attorno, “Ehi ragazza, dove sei?" gridò Tetsuya.
L'enorme robot sollevò anche alcuni alberi caduti nello scontro per
controllare che la ragazza non fosse finita li sotto, e non trovò niente.
“Ma dove sarà finita?",poi Tetsuya vide alcuni elicotteri militari con l'insegna della
Nerv che si avvicinavano in assetto da battaglia.
“Tsk, Gendo Ikari non sopporta davvero aiuti esterni” commentò sarcastico
l'uomo, Il Grande Mazinga si levò di nuovo in volo e si allontanò velocemente.
Il pilota di uno degli elicotteri rimase sbalordito per la velocità del
Mazinga.“Neanche i nostri jet sono cosi veloci!" sbottò!
Giunse una voce via radio: “Caposquadriglia Falco, potere inseguire il
bersaglio?"“Temo proprio di no. Sarebbe più facile inseguire un fulmine” rispose
rassegnato il pilota.
L'Eva-01 fronteggiava l'ultimo mostro rimasto, che mise le braccia in avanti
e velocemente l'Eva le afferrò con le mani, I due giganti, con le braccia tese,
cercavano di avere l'uno il sopravvento sull'altro, e inizialmente il mostro sembrò
avere la meglio, mettendo al massimo i suoi servomotori.
Ma improvvisamente i muscoli delle braccia dell'Eva si gonfiarono, diventando
almeno il doppio come dimensioni, e cosi, nonostante fosse più piccolo, lo 01
riuscì a far piegare sulle ginocchia il suo nemico.
Il mostro meccanico reagì con una raffica ottica che si rivelò inutile,
perché venne deviata da un At-Field, lo 01 strinse le mani fino a farle
penetrare nelle braccia del suo avversario e infine con due movimenti secchi e
rapidi, strappò entrambe gli arti del mostro, Per ultimo lo 01 mise una mano a
taglio, concentrò intorno a essa un At-Field a forma di lama, e facendo muovere
con grande velocità quella sorta di spada invisibile, tagliò in quattro parti il mostro
meccanico.“Ce l'ha fatta!" esclamò Asuka, ancora quasi immobilizzata.
Ma almeno adesso riusciva a muovere anche una gamba.
“Per quanto mi secchi farlo, devo riconoscere che quegli Evangelion quando
vogliono sono incredibili” commentò Ken, Anche lui finalmente ricominciava a
muoversi, L'Eva-01 rimaneva immobile, emettendo un leggero respiro animalesco
che diminuiva man mano fino a sparire del tutto.
Allora l'Eva cadde in ginocchio restando nuovamente fermo.Lo stato di berserk era
cessato, Asuka lo fissava, e poi sentì una voce esausta via radio: “…Asuka…”
Era la voce di Shinji, La ragazza voleva rispondere con un “Stai bene Shinji?", ma
la risposta si tramutò in un grido di avvertimento: “Attento!"
Asuka aveva visto uno dei mostri sconfitti, il penultimo, che alzava un
braccio in direzione della schiena dello 01.
La lama nel braccio partì ancora fulminea e colpì l'Eva nella zona sottostante il
collo, trapassandolo da parte a parte.Contemporaneamente, via radio giunse ad
Asuka prima un grido di dolore, e poi uno strano rumore come di qualcosa di
metallico che si rompeva.
“Shinji… oh mio Dio. Il punto che ha colpito… li c'è l'Entry Plug!!!
Shinji!!!! Shinji!!!!"
Nella sua base Cerberus aveva assistito impassibile alla nuova sconfitta dei
suoi mostri.“Peccato” disse Gog ”se quell'Evangelion non fosse andato in… come
lo chiamano? Ah si, berserk, avremmo distrutto tutti i nostri nemici più
pericolosi."
“E invece non solo non li abbiamo distrutti, ma ora abbiamo anche un nuovo
nemico, il Grande Mazinga. Speriamo almeno che il pilota dello 01 sia morto”
continuò MaGog fissando l'immagine dello 01 trafitto.
“Comunque i problemi per Mazinga Z non sono ancora finiti” sogghignò Gog
”Visto che ora faremo entrare in azione uno dei nostri dispositivi di
tracciamento”.“Si. La prossima volta faremo loro una bella sorpresa” aggiunse il
suo gemello.
Cerberus non disse nulla, ma si alzò sotto lo sguardo dei suoi alleati e si
diresse con passo deciso verso la sua sala dell'acquario, Una volta giunto a
destinazione, si fermò al centro della sala fissando le orrende creature che
conteneva.
“Non importa se in questa battaglia non siamo riusciti a distruggere Mazinga
Z e gli Eva. Erano solo obiettivi secondari. L'importante…”
Nella sala cominciò a sentirsi uno strano rumore, sul soffitto si muoveva
come un insetto una strana creatura molto più grande di una persona, che si
lasciò cadere proprio davanti a Cerberus.
“… è aver raggiunto l'obiettivo principale” disse il malvagio con un sinistro
sorriso stampato sul volto, La creatura davanti a lui era una massa gelatinosa di
colore verdastro, che si muoveva tramite delle zampe da ragno.
E dentro quella specie di ameba, si vedeva chiaramente un corpo umano in
posizione fetale, Il corpo di una ragazza.
8° CAPITOLO
Lentamente riapre gli occhi, e subito sente un fortissimo dolore alla pancia,
un dolore talmente forte che sembra passarle da parte a parte il ventre.
Dove si trova? In una stanza dalle pareti spoglie e bianche, sul soffitto un singolo
lampadario al neon di forma quadrata, Forse una stanza d'ospedale, visto che lei si
trova anche sdraiata su un letto.
Prova ad alzarsi, ci riesce, ma appena si stacca dal cuscino la testa
comincia a girarle come una giostra, e quindi la ragazza ricade sul letto.
Affianco al letto c'è un comodino con sopra una sveglia, lei gira la testa e
guarda che ore sono, Le 6 e 20 del mattino.
Cerca di guardarsi per capire cosa indossa: una specie di pigiama bianco, e
questo rafforza l'ipotesi che sia in un ospedale, Si sforza di rammentare cosa le è
successo, ma i ricordi sono ancora confusi, molto confusi.
I suoi ricordi sono solo dei flashback, lampi improvvisi che vanno e vengono
senza alcun ordine apparente, Rammenta delle strane creature, lei combatte contro
di loro a bordo del suo 02 e sembra farcela, ma poi arrivano altri mostri di colore
rosso, e la situazione cambia radicalmente.
Lei non era sola, c'erano anche un robot nero e bianco che non le stava
affatto simpatico e c'era anche lo 01, Non appena ricorda questa parola,
le appare subito in mente un immagine: l'Eva-01 trafitto al petto dalla lama di uno
dei mostri.“Shinji!!" grida Asuka mettendosi a sedere sul letto e quasi incurante
del martellante mal di testa che subito l'assale.
“Allora, a che punto sono le ricerche?" domandò impassibile Gendo Ikari al
maggiore Misato Katsuragi che stava sull'attenti davanti a lui, seduto nella sua
solita posa dietro la scrivania del suo ufficio, Affianco a Misato c'era Ritsuko.
“Finora le ricerche hanno avuto esito negativo. Le abbiamo estese a tutta
l'area del Giappone, chiedendo anche la collaborazione delle forze armate di
auto difesa, ma senza trovare nulla” rispose Misato.“Ha studiato il dossier che le
ho mandato?", “Si signore, e siamo andati subito a cercare nei luoghi dove sorgeva
il laboratorio denominato Centro di ricerche fotoatomico, e abbiamo trovato solo
un cumulo di rovine abbandonate da molti anni. Lo stesso vale per i controlli
effettuati a maggiore profondità alla ricerca di livelli sotterranei."
“Ciò non mi sorprende.
Quel dossier è alquanto scarno di notizie perché la maggior parte delle
informazioni sono andate perdute durante le guerre post Second Impact, ma risulta
lo stesso che quel laboratorio fu bombardato con alcuni prototipi di mine N2.
Ovvio quindi che non sia rimasto niente. Comunque c'era la possibilità che chi ha
riportato alla luce la tecnologia del Mazinga, avesse insediato li la sua base,
magari nel sottosuolo. Peccato. Però una cosa positiva c'è: quel dossier ci ha
rivelato il nome del secondo Mazinga, ovvero Grande Mazinga, Inoltre, avete
trovato tracce della ragazza inseguita da quel mostro organico?"
“No. Dopo averla persa di vista nel caos della battaglia abbiamo setacciato
tutto il bosco senza trovare nulla. Abbiamo però ritrovato Rei, in un punto poco
distante dal luogo dello scontro, e stava bene, anzi, dormiva beatamente”.
Gendo spostò leggermente lo sguardo su Ritsuko: “Dottoressa Akagi, a che
punto sono le riparazioni degli Evangelion?"
“I danni inferti allo 02 sono gravi, ma dovremmo essere in grado di ripararli
entro due giorni lavorando al massimo. Riguardo lo 01 potrà tornare operativo
entro domani, perché a parte la ferita al petto non presenta altri danni se non
alcuni leggeri tagli nella corazza."“E il pilota dello 02?"
“Ha subito un feedback nervoso di media gravità che l'ha paralizzata
interamente per alcune ore. Il suo sistema nervoso aveva bisogno di un lungo
periodo di riposo e inattività per riprendersi, quindi le abbiamo somministrato
un sedativo. I test medici hanno dimostrato che non necessita di altre cure. Già
entro domani potrà tornare a casa”, “D'accordo, potete andare”.
Le due donne salutarono il comandante con un leggero cenno della testa e
uscirono dall'ufficio avviandosi verso l'ascensore situato all'estremità opposta
del corridoio, “Il comandante ha sguinzagliato ogni mezzo della Nerv per
rintracciare i due Mazinga. E il motivo mi sembra chiaro: vuole ritrovarlo” disse
Ritsuko mentre premeva il pulsante di chiamata dell'ascensore.
“Infatti” rispose impassibile Misato “ma vuole ritrovarlo in quanto pilota o
in quanto figlio?", Ritsuko non disse nulla mentre entravano nell'ascensore e le
porte si richiudevano davanti a loro.
Sente un leggero peso sul viso, accompagnato da un leggero e continuo rumore
di macchinari simile ad un bip, Sotto di lui c'è qualcosa di morbido, sembra un
materasso.
Prova a muoversi, ma i muscoli sembrano come addormentati, i movimenti sono
lenti, lentissimi, e costano grande sforzo.
Cerca di aprire gli occhi per vedere dove si trova, quello che gli si para davanti è
un soffitto di un bianco sporco, con due luci al neon, Prova a muovere gli occhi e
vede una mascherina per l'ossigeno sul suo volto, mentre la stanza è bianca e
spoglia.
Lui è su un letto, circondato da macchinari medici, e si sente delle bende su
tutto il ventre e intorno al collo, Sulla parete destra c'è una finestra, non molto
grande e a forma di oblò, dietro il vetro c'è un azzurro intenso e leggermente scuro.
“Che… che strano cielo…” pensa Shinji Ikari mentre viene colto da un
improvvisa sonnolenza,evidentemente i leggerissimi movimenti che ha compiuto
sono stati troppo per il suo fisico debilitato.
Sta per chiudere gli occhi, ma prima che questo avvenga per un attimo li
spalanca sbalordito, Dietro il vetro ha visto passare qualcosa, qualcosa dalla forma
affusolata, Un qualcosa che non avrebbe mai potuto vedere, se quell'azzurro fosse
stato l'azzurro del cielo.
“Un… un pesce!?" dice con un mormorio il ragazzo prima che la stanchezza abbia
la meglio su tutto, anche sul suo stupore, “Shinji… oh mio Dio. Il punto che ha
colpito… li c'è l'Entry Plug!!! Shinji!!!! Shinji!!!!"
Asuka osservava con terrore quella scena: l'Eva-01 era stato trapassato da
parte a parte dalla lama del mostro meccanico e a giudicare dai rumori che aveva
sentito via radio, sembrava che la capsula di pilotaggio fosse stata presa in pieno.
Quei maledetti mostri meccanici si erano rivelati più pericolosi del previsto,
ancora letali anche dopo essere stati fatti a pezzi.
Lo 01 si accasciò con le ginocchia al suolo e se non stramazzò fu solo per la
lama che gli spuntava dalla base del collo, il sangue dell'Evangelion cominciò a
fuoriuscire dalla ferita, “Maledetti! Maledetti! Maledetti!" ringhiò Asuka, cercando
di non pensare al fatto che Shinji poteva essere morto.
Eppure una parte della sua mente sembrava volerla terrorizzare, proiettando
nei suoi occhi immagini di Shinji tagliato in due parti esatte, ma subito lo
sgomento fu sostituito dalla rabbia, una rabbia immensa.
“Muoviti, ferraglia rossa! Muoviti, muoviti, muoviti!" urlò la ragazza
imprecando contro lo 02 e l'Eva sembrava che fosse sul punto di muoversi,
cominciò a tremare, quando dal cielo giunse una voce: “THUNDER BREAK!" e
un istante dopo un fulmine piombò sul mostro meccanico distruggendolo e
facendogli estrarre la lama dal corpo dello 01, che stramazzò al suolo.
Poi si sentì una specie di rombo, e davanti allo 01 atterrò un robot quasi
identico a Mazinga Z, Il nuovo arrivato si chinò sulla schiena dello 01 e dopo
alcuni brevi tentennamenti, dovuti probabilmente al fatto che non aveva capito
subito quale fosse la posizione esatta della capsula, strappò via la copertura
dell'Entry Plug estraendolo dall'umanoide.
Il cuore di Asuka sobbalzò quando vide che il lato destro del Plug era
percorso da uno squarcio orizzontale dai contorni perfettamente lineari.
Dallo squarcio colava LCL rossastro, anziché arancione, “Il… il sangue…”
mormorò Asuka, costretta a fare da spettatrice, Il secondo Mazinga posò a terra il
Plug, poi dalla sua testa uscì un uomo, che indossava una tuta di colore soprattutto
rosso con un casco bianco.
Il pilota cercò lo sportello d'accesso della capsula, lo trovò e quando lo
aprì altro LCL mescolato a sangue cadde per terra, L'uomo con la tuta rossa si
affacciò dentro l'Entry Plug, poi rapidamente si strappò le parti della sua tuta che
ricoprivano le braccia e le mise dentro il Plug.
Infine chiuse lo sportello e risalì sul suo robot, che prese in mano la capsula,
Il secondo Mazinga si alzò in volo allontanandosi velocemente, seguito dal
Mazinga Z che nel frattempo si era rimesso in piedi barcollando un po’.
Anche Mazinga Z si alzò in volo e nonostante le sue ali fossero alquanto
malridotte, riuscì ad allontanarsi, rimasta sola, Asuka fissò il punto nel cielo dove
prima c'erano i due Mazinga.
Poi spostò lo sguardo sullo 01, che giaceva abbandonato come la carcassa di
un animale divorato dai predatori, era sola, e per la prima volta la solitudine le
faceva paura.“Ehi, Asuka!"Asuka si svegliò di soprassalto, tutta sudata.
Era ancora nella stanza d'ospedale, e davanti a lei la fissava una preoccupata
Misato.
“Ti agitavi nel sonno. Tutto bene Asuka? " domandò il maggiore.
“Si, certo!" rispose Asuka mostrando una falsa sicurezza.
“Sei venuta qui per sottopormi a qualche interrogatorio"?" continuò
infastidita Asuka.
“No, non preoccuparti, sappiamo già cosa è successo grazie al sistema di
registrazione interno dello 02. In realtà sono passata ad augurarti la
buonanotte. Io adesso torno a casa, ma penso che per te sia meglio trascorrere
questa notte qui all'ospedale”, Asuka guardò la sveglia sul comodino affianco al
letto, Il display segnava le nove di sera, aveva dormito per ben 15 ore?!
“Ma porca…” si lasciò scappare la ragazza, “Cosa c'è?", “No, niente. Senti, io non
voglio assolutamente passare la notte qui. Torno a casa con te!” disse risoluta
Asuka.“Ma sei sicura? Forse dovresti…”“Non devo fare niente… qui!"
Con un balzo Asuka scese dal letto, il corpo era solo leggermente
intorpidito, e si piazzò davanti a Misato.
“Allora, mi vai a prendere i vestiti che ho lasciato nello spogliatoio oppure
devo andare in giro con questo camicione? Guarda che ne sarei capace!" sbottò il
Second Children.
“D'accordo, hai vinto. Vado a prenderti i vestiti, poi parlerò col medico”
disse Misato alzandosi dal letto e uscendo dalla porta.Asuka rimase sola nella
stanza.
“Nuovamente sola, sempre sola. La solitudine mi fa paura, mi ha sempre fatto
paura. Solo che adesso non riesco più a nasconderlo a me stessa. StupiShinji!
Guarda come mi hai ridotto!", Rei stava seduta sul pavimento della doccia, con le
ginocchia portate al mento e le braccia che cingevano le pallide cosce della
ragazza.
Il getto d'acqua della doccia dall'alto le cadeva sulla schiena e in parte
sui capelli e poi, formando un piccolo gorgo, si infilava silenziosa e veloce
nello scarico.
Era tutto buio e silenzioso nel suo nuovo appartamento, assegnatole dopo la
distruzione del precedente, e identico a quest’ultimo perché situato nello
stesso quartiere di condomini in fase di demolizione.
Solitamente a Rei piaceva farsi la doccia, la sensazione dell'acqua che
scorreva sul suo corpo l'aveva sempre trovata rilassante, rigenerante.
E anche l’ambiente in cui si trovava era praticamente lo stesso in cui aveva
vissuto per tanto tempo, ma stavolta c'era qualcosa di diverso.Ma cos'era che non
andava? eppure sembrava tutto normale: era sola, come sempre, in mezzo al buio,
in mezzo al silenzio.
Era il nulla che lei conosceva bene, molto bene e allora cos'era quella sensazione
di disagio?Una sensazione di… vuoto… ma un vuoto strano… diverso da quello a
cui era abituata…Forse aveva capito che il nulla poteva anche non essere il suo
destino? e dopo aver capito ciò non riusciva più a sopportarlo sapendo che poteva
avere qualcosa di meglio?
“Se hai qualcuno che ti capisce, non sei più sola” disse la ragazza chiudendo
gli occhi, Shinji riaprì gli occhi di scatto e cercò di guardarsi in giro.
Era ancora nella stessa stanza di prima, e anche quella strana finestra a
forma di cerchio era sempre li, Ora finalmente sembrava sentirsi bene, la
stanchezza di prima era scomparsa e quindi adesso aveva il tempo per chiedersi:
dove sono? Sono stato catturato dal nemico? Tutto quello che ricordava era che
Asuka gli gridava di stare attento, poi sentì un dolore lancinante al collo e
contemporaneamente un rumore come di metallo che veniva squarciato.
Infine una sensazione di freddo al ventre e poi il buio.
Ma adesso che si era ripreso, doveva cercare di venire a capo di quella
situazione, si mise a sedere sul letto, e subito fu colto da fitte di dolore al ventre,
che era interamente coperto da bende ma le fitte di dolore non erano molto intense,
e poteva muoversi.
Quindi si tolse una flebo dal braccio e i vari sensori collegati agli strumenti
medici, e scese dal letto, però non appena gli strumenti cessarono di rilevare i suoi
segni vitali, cominciarono a trillare come tanti campanelli e Shinji non sapeva
come spegnerli, all'improvviso qualcuno entrò impetuosamente nella stanza, che
disponeva di una porta automatica, Shinji sussultò e si girò.
Era un uomo basso, tozzo e dalla mascella squadrata, che indossava una divisa
scolastica vecchissima e piena di toppe, “Uè, ragazzino! Cosa fai?! Non puoi
ancora scendere dal letto!" esordì l'uomo con un vocione rauco.“Eh?! Ma io…."
L'uomo lo prese per un braccio e lo sbatté sul letto: “Sei ancora convalescente!
E dovresti riposarti. Per recuperare le forze hai bisogno di mangiare, perciò…”
Il nuovo arrivato uscì un attimo dalla stanza, sotto lo sguardo di un allibito Shinji
che rimase ancora più allibito quando lo vide rientrare con un vassoio pieno di
roba da mangiare di ogni tipo.
“Mangia quanto vuoi!" continuò l'omone cominciando a ingozzarlo di cibo che
gli ficcava in bocca con un cucchiaio gigante, Shinji cominciò ad annaspare e ad
agitare le braccia come uno che sta soffocando, il cibo era buono, ma quell'omone
gli dava una cucchiaiata dopo l'altra ad un ritmo frenetico, e ogni tanto anche lui
dava un assaggio, anzi, un assaggione.“Ho… no… glub… fermati…”“Su mangia!
E' tutta gnam gnam roba buona!" continuava a dire l'omone con un largo sorriso da
idiota.
Nel corridoio vicino passò in quel momento Tetsuya, che sentendo quel rumore
provenire dalla stanza entrò e vide tutta la scena.
“Boss! Boss! Fermati! Ma cosa vuoi fare? Ucciderlo?!"
Boss sorpreso si girò e rispose: “Ma il dottore ha detto che si sarebbe
ripreso e che avrebbe avuto bisogno di mangiare!"
“Appunto. Mangiare, non morire soffocato dal cibo! Lascialo stare, che è
meglio”.“Ok, ok, me ne vado” sbuffò Boss uscendo dalla stanza e portandosi
dietro il vassoio, Tetsuya si avvicinò a Shinji, che tossendo cercava di riprendere
fiato.“Scusalo. Boss è un bonaccione, ma purtroppo ha una delicatezza da elefante.
Tutto ok?"“S-si… coff coff..", “Mi sembra che tu ti sia ripreso bene… Shinji
Ikari."
Shinji fissò in viso lo sconosciuto che aveva di fronte: “Conosce il mio
nome?"
“Si. Abbiamo intercettato i messaggi radio che provenivano dalla tua base
operativa. Io sono Tetsuya Tsurugi, piacere” rispose con calma Tetsuya
porgendogli la mano.
“Capisco…” disse Shinji dubbioso, poiché non sapeva se fidarsi o meno.
Comunque gli strinse la mano.
“Capisco i tuoi dubbi” continuò Tetsuya come se avesse letto i suoi pensieri
“ma ti assicuro che sono infondati. Qui non sei affatto un prigioniero, anzi, ti
abbiamo salvato la vita”.“Davvero?"
“Si. Il tuo Eva è andato in berserk, mi pare si chiami cosi, e ha dato una
sonora lezione a quei mostri meccanici. Ma a quanto pare erano costruiti per
resistere anche a danni gravissimi, e uno di loro è riuscito, quando sembrava
finito tutto, a trafiggere il tuo Evangelion e a colpire quella capsula dove vi
posizionate voi piloti. Sei rimasto ferito gravemente, io ti ho soccorso, e
avevi il ventre squarciato, con tanto di intestini che sporgevano fuori dalla
ferita."
Shinji rabbrividì sentendo questo e si guardò il ventre: “Ero veramente
ridotto cosi? Però adesso mi sento bene. Cioè, ho qualche fitta al ventre, ma se
davvero fossi stato sventrato in quel modo, non dovrei sentirmi peggio? E Asuka,
che ne è stato di Asuka?!"
“Asuka? Ah, ti riferisci al pilota dello 02, vero? Sempre grazie alle
intercettazioni radio, sappiamo che è salva, tranquillo”.
Sentendo questo, Shinji si calmò, ma non riusciva a spiegarsi come poteva
sentirsi cosi bene se le sue ferite erano cosi gravi.
“Se vuoi sapere come mai sei salvo, sappi che ti sei salvato perché nel
nostro reparto ospedaliero usiamo una tecnologia avanzatissima e ormai perduta,
la tecnologia degli antichi Micenei."“Micenei?"
“E' una lunga storia, ma forse adesso sei stanco e vuoi riposare.", “Non ho per
niente sonno, adesso”.
“Capisco. Del resto hai dormito per un intero giorno, sotto l'effetto dei
sedativi. Comunque, tu vuoi delle risposte, vero?"
Shinji annuì in silenzio, Tetsuya allora aprì uno sportello del mobile che
stava vicino al letto, e ne tirò fuori una tuta grigia mettendola sul letto.
“Indossa questa, dovrebbe essere della tua taglia, e le bende per sicurezza
non toglierle ancora. Io ti aspetto fuori dalla camera e quando sarai pronto,
avrai tutte le risposte che vuoi”, Tetsuya uscì e Shinji lentamente cominciò a
cambiarsi, “Quel Tetsuya sembra un tipo a posto, forse posso fidarmi. Comunque
ora come ora non posso fare altro che seguirlo e sperare che vada tutto bene”.
Mentre stava per infilarsi il vestito sopra le bende, le fissò: ”Asuka, spero
che tu stia bene. Sono sicuro che con te al mio fianco, non sarei cosi nervoso”.
Finito di vestirsi, guardò nuovamente la finestra a forma di oblò, e stavolta
fuori di essa era tutto buio.
“Mah, ma avrò visto veramente… un pesce? Forse è stato solo un sogno… ”
Shinji uscì dalla stanza e si ritrovò in un corridoio dalle pareti bianche e
lisce, non molto largo, con Tetsuya che lo attendeva appoggiato con la schiena
ad una parete.“Bene, andiamo” disse l'uomo quando lo vide.
I due cominciarono a camminare lentamente, Shinji si guardava in giro
curioso, ma quel corridoio era sempre uguale, solo ogni tanto era interrotto da
qualche porta, Shinji prese coraggio e tentò di fare una domanda: “Mi scusi…
signor Tetsuya.."
“Odio sentirmi chiamare cosi. Mi sembra che mi diano del vecchio. Chiamami
Tetsuya e basta” rispose l'uomo.
“Mi scusi…”“Non fa niente. Cosa volevi dirmi?”.“Ecco io… prima, alla finestra
della mia stanza, ho visto passare un… ”“Pesce”.“Si! Ma come…”
“Quella su cui sei adesso è una base sottomarina. E quella non era finestra,
ma un vero e proprio oblò”.“Una base sottomarina?"
“Esatto. E adesso ti porterò da una persona che potrà spiegarti tutti i
dettagli. Io invece non sono molto portato per le chiacchiere”.
I due giunsero alla fine del corridoio, e davanti a loro c'era un ascensore.
Quando le porte si aprirono, Tetsuya entrò per primo, seguito da uno Shinji
ancora dubbioso.
L'ascensore molto rapidamente e senza un minimo rumore cominciò a salire, e
quando le porte si riaprirono, Shinji si ritrovò davanti un enorme sala di forma
rettangolare con molti macchinari e operatori in camice bianco intenti a
lavorare.“Benvenuto nella nostra sala comandi” gli disse Tetsuya.
Il ragazzo si guardò intorno: non si intendeva molto di tecnologie, comunque
tutti quegli strumenti dovevano essere molto sofisticati, anche se la struttura
di quella sala era meno complessa di quella del ponte di comando della Nerv.
Ma l'attenzione di Shinji fu catturata da una poltrona situata proprio al
centro della sala, Vi era seduta una persona che dava le spalle a Shinji, una persona
con una capigliatura nera e folta, più di quella di Tetsuya.
“Kabuto, il nostro giovane ospite si è ripreso” disse Tetsuya all'uomo seduto
sulla poltrona.
Quest'ultimo si girò, rivelandosi come un uomo di mezz'età che aveva
conservato comunque lineamenti giovanili, a parte qualche ruga qua e là, e che
indossava un completo nero sotto un camice bianco da scienziato.
“Benvenuto ragazzo” lo salutò con un gentile e sottile sorriso l'uomo ”Io
sono Koji Kabuto, il direttore di questo centro di ricerche”.
“P.. piacere di conoscerla” rispose Shinji titubante.
“Non essere troppo formale. Nessuno ha intenzione di farti del male” continuò
Koji.“Va… bene”.“Allora, a questo punto vorrai delle informazioni, e sarò ben
lieto di dartele. Qui sei nella nuova sede del centro ricerche sull'energia
fotoatomica, denominato Fortezza delle Scienze”.
“Energia fotoatomica? Non ne ho mai sentito parlare” ribatté perplesso
Shinji.
“E' una particolare forma di energia, un energia pulita e dalle potenzialità
immense, scoperta da mio nonno, Juzo Kabuto, che aveva scoperto anche il
japanium, un rarissimo minerale il cui unico giacimento fu scoperto sul monte
Fuji più di quaranta anni fa. Dal japanium mio nonno ottenne la superlega Z, una
lega di gran lunga superiore a qualunque altro metallo." “E perché adesso non le
usano?"
“Ora ci arrivo. Agli inizi degli anni settanta, mentre mio nonno, aiutato
anche da mio padre Kenzo, approfondiva sempre di più la sua tecnologia basata
sul japanium, una terribile minaccia si abbatté sul mondo: uno scienziato che si
faceva chiamare Dottor Inferno, si era impossessato della tecnologia dei
Micenei, e voleva conquistare la Terra. I Micenei avevano raggiunto un notevole
sviluppo tecnologico, e avevano creato delle enormi macchine di svariate forme e
dimensioni per proteggersi dagli invasori. Queste macchine noi le abbiamo
chiamate mostri meccanici, e il Dottor Inferno decise di usarle per realizzare i
suoi piani di conquista. Quando mio nonno se ne rese conto, decise di costruire
un robot in grado di sconfiggere i mostri meccanici”.“Sta parlando di Mazinga Z,
vero?"Koji rimase in silenzio per qualche secondo: “Non proprio. In realtà mio
nonno creò un primo potentissimo robot chiamato MazinKaiser. Ma siccome il suo
potere distruttivo risultò troppo elevato, decise allora di costruirne una
versione depotenziata, ovvero il Mazinga Z, che in seguito venne coadiuvato dal
Grande Mazinga, un altro robot creato da mio padre Kenzo sulla base del lavoro
svolto da mio nonno, e che venne affidato al qui presente Tetsuya. Come base
operativa utilizzammo il centro ricerche per l'energia fotoatomica diretto dal
professor Yumi, un caro amico di mio nonno”.
“Se noi adesso siamo qui, allora vuol dire che avete vinto la guerra contro
il Dottor Inferno”.
“Certo. Fu una guerra molto dura, che costò molti sacrifici, il mio Mazinga Z
venne distrutto nella fase conclusiva di tale guerra e allora lo sostituì col
MazinKaiser, di cui fino a quel momento ignoravo l'esistenza. Grazie all'apporto
decisivo del MazinKaiser riuscimmo ad ottenere la vittoria. E anche quando la
minaccia del Dottor Inferno fu rimpiazzata da quella ancora più grande del
redivivo impero di Micene, dopo una dura lotta io e Tetsuya riuscimmo a
rispedire tutti quei mostri all’inferno. Questa espressione poi è
particolarmente azzeccata, visto che i Micenei si erano rifugiati nelle
profondità della terra.
Tuttavia i governi del mondo, che ci avevano appoggiato, finirono con l'avere
paura della tecnologia del Mazinga, e quindi decisero di porre un veto
sull'utilizzo bellico di tale tecnologia. Il professor Yumi poteva dedicarsi
solo a studi di carattere scientifico, su come impiegare l'energia fotoatomica
per scopi pacifici. E non avemmo nulla da obiettare su questo. Quando poi il
professor Yumi morì, io presi il suo posto. Ma quando avvenne il Second Impact e
ci fu quel lungo periodo di guerre civili, il governo giapponese decise di
spazzare via il centro di ricerche, timoroso che il nemico si impossessasse
della nostra tecnologia. Sganciarono alcune bombe N2 e distrussero tutto,
compreso il Grande Mazinga. Io, Tetsuya e Boss, un nostro amico, ci salvammo
per miracolo, insieme ad alcuni tecnici e scienziati, ovvero quelli che vedi qui
adesso. Mentre per il MazinKaiser non ci furono problemi, perché lo tenevamo
custodito in una piccola base costruita dentro una montagna. Decidemmo di
nasconderci, perché il governo giapponese avrebbe potuto cercare di ucciderci se
avesse saputo che qualcuno era sopravvissuto alla distruzione del centro”.
“E poi cosa è successo?" domandò Shinji disgustato per la ferocia e
l'ingratitudine del governo, che aveva distrutto coloro che in passato avevano
salvato il mondo intero.
“Qualche anno dopo, quando ormai ci eravamo rassegnati a trascorrere ciò che
restava delle nostre vite nell'ombra, incontrammo uno scienziato fuggiasco come
noi, Higuchi Ogisa, che aveva bisogno di aiuto. Ci disse di essere un brillante
genetista, desideroso di riportare in vita la figlia morta, che era stato
contattato da un misterioso individuo di nome Cerberus, che diceva di poterlo
aiutare. Ma dopo aver scoperto che Cerberus in realtà bramava di conquistare il
mondo, Ogisa era scappato portando con se il frutto del suo lavoro, e cercava
qualcuno che potesse fermare Cerberus”.“Non poteva rivolgersi al governo?"
“Avrebbero riso di quella storia, lui non aveva prove dell'esistenza di
Cerberus. O peggio ancora, potevano credergli e sottrargli il risultato delle
sue ricerche. E in realtà anche noi eravamo restii a credergli. Ma non appena
Ogisa ci disse che Cerberus usava la tecnologia degli antichi micenei per i suoi
piani, in noi si riaccese il fuoco di una volta, e decidemmo di aiutarlo.
Io e Tetsuya ricostruimmo Mazinga Z e il Grande Mazinga, e poi creammo la
base dove ti trovi adesso, la Fortezza delle Scienze, basandoci su un progetto
di mio padre Kenzo, una base in grado di muoversi sott'acqua e di riemergere al
momento opportuno, del tutto autosufficiente e dotata dell'unica branca pacifica
della scienza micenea, ovvero la loro tecnologia medica, che ti ha salvato la
vita, Dovendoci muovere di nascosto, e avendo a disposizione pochi uomini e
pochi mezzi, impiegammo anni per costruire tutto questo, ma fummo
avvantaggiati dal fatto che anche Cerberus impiegò parecchio tempo per
apprendere i segreti della tecnologia micenea. E col passare del tempo trovammo
altri uomini valorosi disposti ad aiutarci."
“Ma qual'era il frutto delle ricerche di Ogisa? Non voleva riportare in vita
la figlia?"
“Si, mediante un sofisticato clone, ma Cerberus applicò delle modifiche a
questo clone, in modo da renderlo funzionale al suo piano di conquista, anche se
ammetto che non lo conosciamo nei dettagli. E purtroppo Ogisa non volle saperne
di interrompere il suo lavoro, e non volle neppure eliminare le modifiche apportate
da Cerberus, perché tali cambiamenti permettevano al clone di difendersi
efficacemente da eventuali nemici. Il disperato amore paterno di Ogisa aveva
annebbiato il suo senso di responsabilità. Quando fu sul punto di
concludere il suo lavoro, fece giusto in tempo ad informarci che Cerberus lo
attaccò."“Si riferisce all'attacco di alcuni giorni fa a Tokyo?"
“Esatto. Arrivammo in tempo per impedire che il lavoro di Ogisa cadesse in
mani sbagliate, ma non riuscimmo a salvare il dottore, e poi perdemmo le tracce
del clone, che si chiama Nadia. Infine il clone finì a Neo-Tokyo 3, e il resto
lo conosci”, Shinji rimase in silenzio per un po’, cercando di chiarire nella sua
mente quello che aveva sentito. In lui c'era stato un primo istinto di offrire il suo
aiuto, per quanto scarso, a quegli uomini, ma aveva già abbastanza problemi con la
sua vita privata e gli Eva, per impelagarsi nelle faccende altrui.
Quindi non volle fare altre domande su quella vicenda, mettendo a tacere la
sua curiosità, Ci pensassero i Mazinga a sconfiggere quel Cerberus.
“Capisco quello che ha detto. Ma adesso che volete fare di me?"
Koji e Tetsuya si guardarono, poi il primo disse: “Come ti ho già detto,
nessuno vuole farti del male. Per adesso sei ancora convalescente, ma quando ti
sarai ripreso del tutto, ti riporteremo a Neo-Tokyo 3”.“Grazie”.
“Tetsuya, perché non fai fare un giro della nostra base a questo ragazzo?"
“D'accordo” rispose Tetsuya che condusse Shinji all'ascensore in modo che
potessero scendere, Dentro l'ascensore, Tetsuya osservava Shinji che restava in
silenzio.“Sei rimasto senza parole, ragazzo?"“Eh?... No, non è questo. E' solo
che…."“Meno sai di questa faccenda, meglio è. E' questo che pensi?"
Shinji rimase zittito da quelle parole, Tetsuya sorrise: “Lo immaginavo. Purtroppo
il mondo va cosi, ognuno si fa i fatti propri, e non vuole immischiarsi nelle
questioni degli altri”.
“Lo so bene, questo” commentò Shinji, In fondo, lui era un ottima dimostrazione
vivente di quell'egoismo.
“Sai, adesso potrei farti una delle solite prediche che si facevano una
volta, per farti capire quanto sbagli a pensare queste cose, l'importanza
dell'altruismo… ecc ecc. Ma non lo farò. Perché dubito che quattro parole
pronunciate da uno sconosciuto possano scuoterti nel modo giusto. Se vorrai
restare ancora con noi, osservandoci, forse capirai qualcosa, ma dev'essere una
tua scelta”, “Ma perché voi dovreste interessarvi a me? Non ci conosciamo per
niente”.
“Perché è evidente che soffri, il tuo animo è tormentato da qualcosa. E se
possiamo fare qualcosa, vorremmo farla”.Shinji rimase ancora in silenzio.
Che fosse questa la mano che attendeva segretamente?
Che finalmente fosse arrivata davvero l'occasione per lui di migliorarsi?
Ma voleva veramente cambiare? In fondo, anche in quelle condizioni, un certo
equilibrio l'aveva raggiunto.
Però, se cercava di cambiare tutto, non avrebbe travolto la sua già fragile
esistenza? Se non voleva correre quel rischio, allora non doveva fare niente.
“Le vostre motivazioni mi sono poco chiare” disse Shinji, cercando di far
capire a quell'uomo che quell'argomento non gli interessava.
Le porte dell'ascensore si aprirono e i due uscirono.
“Vieni, in attesa ti faccio visionare i lavori di riparazione dei Mazinga”.
Attraversando un corridoio, giunsero in un immenso hangar, dove decine di
tecnici, direttamente o con l'ausilio di bracci meccanici, stavano riparando il
Mazinga Z, circondato da una serie di impalcature.
Il Grande Mazinga invece non aveva bisogno di riparazioni e se ne stava quasi
in disparte in un angolo, in piedi e immobile, silenzioso spettatore delle
riparazioni del suo 'fratello minore', Tetsuya e Shinji osservavano il tutto da una
rampa a mo di balcone.
“Accidenti, quanto lavoro” commentò Shinji osservando quei tecnici che si
muovevano di corsa da una parte all'altra dell'hangar tenendo in mano schede
tecniche o impartendo ordini agli addetti dei bracci meccanici, che con
precisione chirurgica saldavano e sostituivano i pezzi danneggiati.
“Nella vostra base della Nerv, non riparate in questo modo gli Evangelion?"
chiese Tetsuya.
“Be no. Cioè, io non ne capisco molto, ma i nostri tecnici si limitano a
riparare i danni alla corazza dell'Eva, mentre i danni inferti direttamente
all'umanoide si rigenerano da soli”.“Molto comodo. Vuoi andare a vederli più da
vicino?”
“Davvero posso?" esclamò contento Shinji, che rimase sorpreso dalla sua
stessa reazione: si comportava come un bambino felice per aver ricevuto il
permesso di salire sulle giostre.“Certo che puoi. Andiamo”.
Ma quando si avviarono verso la porta che permetteva di scendere dalla rampa,
qualcuno entrò da quella stessa porta e si piazzò davanti a loro.
“Ben arrivato Ken. Ti presento Shinji Ikari, il pilota dell'Eva-01” disse
Tetsuya al nuovo arrivato.
Ma Ken ignorò Shinji, senza degnarlo neanche di uno sguardo, e parlò
direttamente a Tetsuya: “Sempai, vorrei sapere a che punto sono le riparazioni
del mio Mazinga Z”, Shinji non rimase sorpreso più di tanto, era evidente che quel
tipo lo detestava, ma lui era abituato a questo.
Tetsuya invece rispose a Ken: “Saranno tutte completate entro domani” e nello
stesso tempo lo fulminò con uno sguardo severissimo.
Ken capì l'antifona, guardò Shinji, con sufficienza, e gli porse la mano.
Shinji gliela prese, e Ken strinse forte mentre diceva: “Sono Ken Yamashita,
pilota del Mazinga Z”.
“Shinji Ikari” rispose l'altro ragazzo, Sentita la risposta, Ken se ne andò.
“Sembra che non gli sia simpatico” disse Shinji.
“Infatti. Vorrei dirti che è solo apparenza, che in realtà è un bravo
ragazzo, e potrebbe pure esserlo, ma anche se lo fosse, non fa nulla per
mostrarlo. Ken è un teppista vero e proprio, che ho tolto dalla strada perché
avevo intuito il suo talento. E' molto bravo, ma anche molto egocentrico,
ritiene di non aver bisogno di nessuno, e ha deciso di pilotare il Mazinga per
sentirsi superiore a tutti. Per certi versi assomiglia a me quando ero più
giovane, sai anche io ero molto egocentrico, e mal sopportavo gli ultimi
arrivati che si dimostravano più bravi di me. Lo trovavo ingiusto, io sin da
piccolo mi ero sottoposto a duri allenamenti per guidare il Grande Mazinga, e mi
riempiva di rabbia vedere qualcuno, salito quasi per caso sul Mazinga, ottenere
risultati come i miei. Però io combattevo per il bene dell'umanità, non per far
vedere agli altri quanto ero bravo”.Shinji guardò Tetsuya e sorrise.
“Perché sorridi?"
“Perché conosco una persona che per certi aspetti assomiglia sia a lei che a
Ken” rispose Shinji, certamente il ragazzo si riferiva ad una certa ragazza dai
capelli rossi.
“Oh… capisco. Comunque non prendertela per Ken, è fatto cosi. Gli Evangelion
non gli piacciono, e quindi non gli piacciono neanche i piloti di Eva, li ritiene dei
perdenti”.
Quando i due scesero nell'hangar, Tetsuya presentò Shinji ad alcuni tecnici,
che si dimostrarono molto cordiali con lui, Il ragazzo osservava col naso all'insù i
due Mazinga, giganti di metallo che avevano salvato l'umanità in passato.
Poi Shinji scorse qualcosa con la coda dell'occhio, gli era parso di vedere una
figura avvolta in una veste bianca scomparire in un corridoio che portava fuori
dall'hangar, sentendo una strana e irresistibile curiosità, e del tutto dimentico di
Tetsuya e degli altri, Shinji si diresse verso quel corridoio, e lo percorse
molto rapidamente, scoprendo che conduceva ad una porta blindata di colore nero.
Shinji toccò con una mano la porta blindata, che aveva una piccola tastiera
digitale nel punto in cui avrebbe dovuto esserci la maniglia.
“Cosa ci sarà dietro questa porta…” si chiese Shinji, che sembrava come
ipnotizzato, Improvvisamente, dall'altra parte del corridoio arrivò Tetsuya: “Shinji!
Finalmente ti ho trovato”.
Shinji spaventato si voltò e mise le mani dietro la schiena, come se
nascondesse qualcosa.“Mi… mi scusi. Io non volevo… fare nulla!"
“Meno male che ti ho trovato. Questa base è grande, potevi perderti. Se vuoi
andare in giro, fatti accompagnare da me”.“Si… mi scusi” ripeté Shinji chinando
la testa, Tetsuya si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla: “Adesso non
spaventarti. Non è successo nulla”, poi l'uomo guardò la porta dietro il ragazzo e
rimase pensieroso.
“Dai, continuiamo il giro della base, poi ti mostrerò il tuo alloggio. Non
penso che tu abbia più bisogno di stare in infermeria”.
Tenendo sempre una mano sulla sua spalla, Tetsuya condusse Shinji fuori dal
corridoio, Il ragazzo si voltò un ultima volta verso quella misteriosa porta blindata,
e sentì un brivido lungo la schiena.
Misato stava seduta davanti alla scrivania in camera sua.
Il volto della donna era illuminato dalle immagini provenienti dallo schermo
del suo computer portatile, che trasmetteva il filmato del combattimento tra Eva
01 e mostri meccanici del giorno prima, registrato dal sistema di telecamere
dell'Eva 02.
Lo 01 in berserk aveva nuovamente scatenato la sua furia primigenia,
distruggendo i nemici con una violenza e con un potere che avevano lasciato
allibita Misato, La donna credeva di essersi ormai abituata a quello spettacolo,
d'altronde aveva già assistito a due berserk dello 01, ma non era cosi.
Gli Evangelion avevano ancora parecchi segreti anche per coloro che li
avevano costruiti, e affidarsi a loro poteva sembrare, e forse lo era, un
azzardo.
Se le cose stavano cosi, allora era un gesto da stupidi continuare ad usarli.
“Da stupidi oppure da disperati” mormorò Misato mentre premendo un tasto
bloccava l'immagine un istante prima che uno dei mostri meccanici trafiggesse lo
01 al collo con una lama retrattile.
Era la quarta volta che visionava quel filmato, e ogni volta che arrivava a
quel punto, le veniva un groppo in gola, oppure si copriva il collo con una
mano, come se avessero trafitto lei e non l'Eva.
E adesso non se la sentiva più di sopportare quella vista, “Mio Dio… Shinji…
cosa ti hanno fatto…."
Il filmato più avanti mostrava l'arrivo del Grande Mazinga, il cui pilota
soccorreva Shinji e poi lo portava con se chissà dove, sicuramente per
assicuragli cure mediche.
“Se ti hanno soccorso, allora eri vivo. Ma adesso come stai? Quelli che ti
hanno portato via non si sono fatti sentire. Non sappiamo nulla delle tue
condizioni. Voglio credere con tutto il cuore che sei vivo, ma le immagini
dell'Entry Plug ridotto in quel modo, l'LCL mescolato con tutto quel sangue…”
Quelle immagini la tormentavano eppure continuava a guardarle, perché?
Forse per punirsi, punirsi perché anche se voleva bene a quei ragazzi, non esitava a
coinvolgerli in battaglie sanguinose.
La sua mano aveva il palmo aperto, in modo da poter dare delle carezze, ma
nello stesso tempo quel palmo aperto serviva anche a spingere dei poveri
quattordicenni a bordo di giganteschi umanoidi perché combattessero.
Consolatrice e insieme aguzzina, ecco cosa si sentiva di essere, una bella
contraddizione, ma era una contraddizione in sintonia con la sua vita, tutta basata
sui contrasti.
Un atteggiamento sbagliato, solo che lei fingeva di non accorgersene,
un'altra sua 'ottima' abitudine, però quelle immagini… lo 01 trafitto… Shinji
scomparso, ferito e forse morto… e tutto per colpa sua, perché lei lo aveva spinto a
salire nuovamente sull'Eva.
Prima di quel combattimento Shinji le aveva chiesto aiuto, non credeva più
nel suo ruolo di pilota, e lei aveva saputo dirgli soltanto di continuare a
salire sull'Eva, sicuramente Shinji era risalito sull'Eva per seguire il suo consiglio
ed ora quelle immagini le mostravano le conseguenze del suo dannato gesto e la
tormentavano.
Un tormento a cui si sottoponeva volontariamente, spinta da quella parte di
se che era consapevole di sbagliare, ma poi arrivò l'altra parte di se stessa, quella
che voleva continuare a vivere in quel modo per proteggersi dalla realtà.
“Io ho fatto il mio dovere di ufficiale strategico della Nerv”.Una semplice scusa.
“No. Era il mio dovere”.Non sempre fare il proprio dovere significa fare anche la
cosa giusta.“Basta!"
Misato brusca spense il PC e si alzò dalla sedia, doveva riposarsi gli occhi
dopo ore passate davanti ad uno schermo, prima alla base e ora a casa, alla
ricerca di eventuali indizi sull'ubicazione della base dei Mazinga o dei mostri
meccanici e i risultati erano stati nulli.
La donna andò in cucina a prendersi una lattina di caffè, niente birra, Pen Pen
dormiva tranquillo e beato nel suo frigorifero, mentre Asuka stava seduta con le
gambe incrociate sul pavimento in soggiorno e guardava la televisione.
“Non riesci a prendere sonno, Asuka?" chiese Misato.
“In quel dannato ospedale ho dormito per più di mezza giornata. Come posso
avere ancora sonno?" rispose brusca Asuka.
Misato si avvicinò ad Asuka e le mise una mano su una spalla, ma la ragazza
se la tolse di dosso.“Non sono una mocciosa bisognosa di coccole!"
“Va bene, va bene. Io vado a riposare, anche se so già che sarà difficile”.
“Perché difficile? Per quello che è successo a stupi-Shinji? Ti preoccupi
troppo secondo me, vedrai che quell'idiota tornerà presto, forse pure troppo
presto! Perciò non vale la pena di stare in ansia."“Ne sei sicura?"
“Certo che ne sono sicura. So per esperienza che gli idioti sono duri a
morire!", Misato ascoltò in silenzio e andò nella sua camera, per poi voltarsi verso
il soggiorno.
“Povera Asuka. Combattuta tra l'apparire forte e la sua solitudine. Le parole
che mi ha detto in realtà erano rivolte a se stessa, per rassicurarsi che Shinji
sta bene e che tornerà presto da noi”, Shinji stava sdraiato sul letto della stanza
assegnatagli da chi lo ospitava.
Il letto era comodo e la stanza arredata con una scrivania e un piccolo
armadio, prima aveva ricevuto un'altra visita di quello strambo Boss, che lo aveva
intrattenuto giocando a carte e lo aveva anche assordato con un numero
imprecisato di risate sguaiate.
Boss diceva che era un asso nel giocare a carte, ma chissà come, su dieci
partite non ne aveva vinta neanche una e poi, quando se ne andò, disse che lo
aveva fatto vincere perché convalescente, ma siccome sudava vistosamente, a
Shinji venne il dubbio che non avesse perso volontariamente.
Adesso però Shinji non riusciva a dormire, sia perché aveva già riposato per
tutto il giorno, sia perché era preso da un turbine di pensieri sulle cose nuove
che aveva visto e continuava anche a pensare ad Asuka, chiedendosi come stava e
cosa stava facendo in quel momento.
“Quanto vorrei che stesse pensando a me in questo momento. E forse lo sta
pure facendo, ma solo per chiedersi che fine ha fatto il suo giocattolo
preferito. Che tristezza, essere innamorato di qualcuno che non ricambia. Dovrei
cercare di distrarmi, ma non ho con me il mio fido SDAT Player. E questo posto è
cosi silenzioso, che non posso neanche concentrarmi su qualche rumore”.
Difatti nel corridoio fuori dalla stanza c'era un silenzio assoluto, e anche
se nelle stanze che affiancavano quelle del ragazzo ci fosse stato qualcuno, le
pareti erano cosi spesse che non si sentiva nulla.D'un tratto quel monotono silenzio
fu interrotto da strani passi, Shinji riuscì a sentirli perché la porta non era spessa
quanto le pareti e li trovò strani perché avevano un ritmo claudicante e molto
lento.
Incuriosito Shinji si alzò dal letto, si avvicinò alla porta e questa si aprì non appena
il sensore ottico rivelò la presenza del ragazzo.
Shinji rapidamente si spostò di lato, preferiva non essere visto da chiunque
stesse camminando in quello strano modo, e quando il rumore si allontanò, si
affacciò nel corridoio, non c'era nessuno, ma il rumore di passi era ancora udibile,
e velocemente Shinji si infilò nel corridoio per seguirlo.
Non sapeva nemmeno lui perché lo facesse, Che cosa gliene importava in fondo?
E perché doveva correre eventuali pericoli quando poteva tranquillamente
starsene nella sua stanza?Forse la risposta era legata alla misteriosa porta blindata.
Più di una volta quella sera si era chiesto che cosa ci fosse li dietro, non
lo aveva chiesto a Tetsuya quando la vide la prima volta perché pensava sempre
che meno cose sapeva di quella faccenda e meglio era.
Ma da quel momento la curiosità aveva cominciato lentamente a divorarlo,
l'immagine di quella porta si era senza motivo apparente insinuata tra i
pensieri fissi del ragazzo, e ora sperava segretamente che quegli strani passi
appartenessero a qualcuno in grado di svelargli il mistero dietro quella porta
blindata.
C'erano molti corridoi, Shinji non incontrò nessuno e qualche volta fu sul
punto di perdersi, ma siccome quei passi erano molto lenti, il ragazzo non aveva
eccessivi problemi a ritrovarli ogni volta che smarriva la strada.
Finalmente trovò in un corridoio la persona da cui proveniva quel rumore di
passi, un uomo che gli dava le spalle, con indosso un camice bianco, che si
muoveva su delle stampelle.
“Ecco perché quei passi mi suonavano strani. Ma mi sembra una figura
familiare…”
L'uomo con le stampelle si fermò davanti ad una porta nera, e digitò un
codice su una piccola tastiera che si trovava affianco alla porta.
La porta nera si aprì, ma l'uomo anziché entrare si voltò all'indietro e
Shinji, che lo stava guardando affacciandosi leggermente dal corridoio, di
istinto indietreggiò.
“Puoi venire fuori da li… Shinji Ikari” disse l'uomo con le stampelle.
Shinji riconobbe la voce: “Signor Kabuto!" e, vistosi ormai scoperto, si fece
vedere, Koji sorrise beffardo: “Decisamente fai troppo rumore per poter essere un
buon pedinatore”, Shinji si sforzò di rispondere: “Da… da che pulpito viene la
predica”.
Koji lo guardò inizialmente sorpreso e poi scoppiò a ridere: “Ah ah ah ah ah!
Giusto, hai perfettamente ragione! Data la mia condizione, sono l'ultimo che può
permettersi tali commenti”.L'uomo fece cenno al ragazzo di avvicinarsi.
“Quando l'ho vista prima nella sala di controllo, non mi ero reso conto che
usasse le stampelle” disse Shinji.
“Già. Queste stampelle sono retrattili, quando non devo usarle posso ridurle
a dei piccoli bastoni che stanno comodamente in una tasca del camice. Ora
andiamo”, “Dove?"“Dentro questa stanza. Non sei curioso di sapere cosa c'è
dentro?"“Be… io…”
“Guarda che io l'ho capito che in realtà hai altre domande da fare, ma non
vuoi dirle perché non vuoi immischiarti ulteriormente in questa faccenda”.
“D… davvero?", “Con la mia esperienza di vita, certe cose si capiscono a occhio.
Ho imparato a conoscere le persone scrutando i loro volti. Vieni”.
Koji entrò nella stanza seguito da un titubante Shinji.
La stanza era del tutto spoglia, solo grigie pareti e non era molto grande.
Gli unici oggetti presenti erano due lapidi situate in fondo alla stanza, per
terra, Koji si avvicinò alle lapidi, e Shinji vide che c'era qualcosa scritto su di
esse: su quella a destra era riportata la scritta 'SAYAKA YUMI' e sull'altra
'SHIRO KABUTO'.
Shinji fissò in silenzio quelle lapidi, che gli ricordavano quella di sua
madre Yui, anche se quest'ultima era a forma di croce.“Chi sono?"
“Sayaka Yumi, la figlia del dottor Yumi, nonché l'unica donna che abbia mai
amato. Mentre Shiro era mio fratello minore.", “Quando sono…. Si, insomma…”
“Durante l'attacco condotto dal governo giapponese contro il centro di
ricerche dell'energia fotoatomica. Sayaka era la mia assistente diretta, mio
fratello invece era un ingegnere. Quando ci fu l'attacco, cercai di condurli al
sicuro nei sotterranei, ma il soffitto di un corridoio ci cadde addosso. Io mi
gettai sopra di loro, per fargli scudo col mio corpo.
Ma il destino mi aveva riservato una sorte tragica e ironica: io, pronto a
dare la mia vita per loro, mi salvai, e loro invece morirono. Quando mi accorsi
che erano morti, anche il mio cuore morì con loro. Incurante del finimondo che
succedeva intorno a me, stringevo i loro corpi in attesa della morte, che mai
come in quel momento sarebbe stata più gradita. Poi, in mezzo a quel caos,
arrivò Tetsuya e mi trasportò a forza via da li. Non appena uscimmo da ciò che
restava del centro ricerche, un nuovo bombardamento diede il colpo di grazia
alla struttura, e ci privò della possibilità di dare almeno una sepoltura a
Sayaka, Shiro e tutti gli altri. Queste lapidi sono semplici decorazioni”.
Shinji osservò prima le lapidi, poi l'espressione di Koji, sempre
imperturbabile, Stando a quello che aveva detto, doveva aver sofferto molto.
Eppure il suo viso e la sua voce non facevano trasparire alcun emozione.
Come se lo avesse intuito, Koji continuò a parlare: “Io ormai non posso più
versare lacrime. Perché le versai tutte in quel momento, singhiozzando come un
bambino, tenendo tra le braccia la mia amata Sayaka e mio fratello. Niente sarà
più in grado di farmi piangere, perché niente potrà ferirmi come quella volta."
Shinji, sentendo quelle parole, pensò chissà per quale motivo a suo padre
Gendo, forse perché l'espressione di Koji in quel momento gli ricordava quella di
Gendo, di un uomo che dopo aver toccato l'apice del dolore emotivo, era
diventato impermeabile ad esso, “Come… come ha fatto ad andare avanti? Con
tutto quello che è successo, dove ha trovato la forza?"
“Ti dirò che i primi tempi ero distrutto, ma soprattutto nel fisico. La mia
schiena era uscita a pezzi dal crollo, non potevo camminare e a malapena
muovevo le braccia. Quando poi scoprimmo come usare la tecnologia medica dei
micenei, riuscì a recuperare l'80% di mobilità delle braccia e il 30% delle gambe.
Ma come pilota di Mazinga ero finito, i miei riflessi ormai erano più lenti di quelli
di una lumaca. Tuttavia decisi di non arrendermi, decisi di combattere.
Per impedire che succeda ancora”.“Impedire?"
“Si. Impedire che altre persone innocenti provino quello che ho provato io.
Per impedire che donne e uomini vengano privati della possibilità di essere
felici, della possibilità di vivere. Io ho toccato le soglie del vero dolore, e
farò tutto quanto sarà in mio potere per evitare tali sofferenze agli altri.
L'ho promisi a Sayaka e Shiro, mentre osservavo le rovine in fiamme del centro
ricerche. E io vengo qui non per piangere, ma appunto per rinnovare la
promessa”.Le gambe di Shinji cominciarono a tremare, e fece per andarsene da
li.La vergogna si impadronì di lui.
Perché anche lui aveva provato grandi dolori nel corso della sua giovane
vita, ma anziché reagire di fronte ad essi, come aveva fatto Koji, si era chiuso
a guscio, diventandone succube e ora provava vergogna nello stare vicino a
quell'uomo, che rappresentava ciò che anche Shinji avrebbe dovuto essere se non
fosse stato bloccato dalla sua vigliaccheria.
“Mi dispiace” mormorò Shinji avviandosi bruscamente verso l'uscita della
stanza, “Un momento” lo richiamò Koji “prima non vuoi sapere cosa c'è dietro la
porta blindata nera?"Shinji rimase di sasso: “Come… come lo…”
“Come lo so? Me l'ha detto Tetsuya prima. Ciò che è successo in quel momento
l'ha fatto riflettere, e fa riflettere anche me. Perciò vieni con me, ti mostrerò cosa
c'è oltre quella porta”.
Shinji avrebbe voluto rifiutarsi, ma il sapere che finalmente la sua
curiosità sarebbe stata soddisfatta, gli impedì di obbiettare.
I due ripercorsero la serie di corridoi, tornarono nell'hangar dove
troneggiavano Mazinga Z, ormai quasi del tutto riparato, e il Grande Mazinga e
infine si trovarono di fronte alla misteriosa porta nera.
Koji, dando le spalle a Shinji, cominciò a digitare il codice per aprirla, ma
quando arrivò all'ultimo tasto, si fermò e chiese al ragazzo: “Senti Shinji, tra
le domande che non hai fatto, qual è quella che ritieni più importante?"
Shinji trovò strana quella domanda, comunque ci rifletté sopra e rispose:
“Be, lei prima ha parlato di un altro Mazinga, il MazinKaiser, scampato alla
distruzione del centro di ricerche. Volevo sapere che fine ha fatto questo
modello di Mazinga”.
Sentendo questo, un largo e soddisfatto sorriso si disegnò sul volto di Koji,
che premette l'ultimo pulsante, La porta sibilando si aprì.
Nella sua base, Cerberus sorseggiava un bicchiere di vino mentre osservava il
suo acquario, Lo trovava sempre molto rilassante.
Poi da una porta entrarono Gog e MaGog.
“A che punto siamo col condizionamento della nostra ospite” volle sapere
Cerberus che non degnò di uno sguardo i due gemelli.
“Continua a resistere, ma tempo tre giorni e sarà pronta” rispose Gog.
“E per quell'altra faccenda?"
“Ormai siamo sul punto di localizzarli. Questione di ore” disse MaGog.
“Non dimenticatevi poi della seconda missione da affidare ai nostri uomini.
Mi raccomando, che siano autentici professionisti, il loro lavoro dovrà essere
molto preciso”.
“Li abbiamo già scelti, agiranno nella notte dello stesso giorno” spiegò Gog.
Cerberus bevve un sorso di vino e poi sfoggiò un sorriso quasi da squalo.
“E' decisamente gratificante sapere che tutto procede come programmato”.
9° CAPITOLO
Koji e Tetsuya stavano osservando il panorama acquatico all'interno di una
stanza che aveva un enorme parete-finestra, alcuni branchi di pesci nuotavano
pigramente davanti a vetro corazzato, Koji stava vicino al vetro sorreggendosi
sulle stampelle, mentre Tetsuya era dietro di lui.
“Il giovane Ikari ormai si è del tutto ripreso. Tra qualche ora lo porteremo
sulla terraferma e contatteremo la Nerv perché vada a prenderlo” esordì Tetsuya,
Koji non rispose, continuava ad avere lo sguardo fisso sulla vetrata.
“Lo hai fatto, vero?” domandò poi Tetsuya.Koji ancora non rispose.
“Gliel'hai fatto vedere dunque”.Sempre silenzio.
“Quel povero ragazzo è stato coinvolto in una faccenda molto più grande di
lui. Non è giusto aggravare ulteriormente la sua situazione”.
“Io gli ho solo fatto vedere cosa c'era dietro la porta blindata, niente di
più” disse finalmente Koji ”Ma non gli ho fatto alcun tipo di pressione, niente
di niente. Nessuno l'ha costretto e nessuno lo costringerà, la scelta verrà
lasciata a lui, hai la mia parola”.
“C'è pure un'altra questione. Nadia Ogisa. Mi sembra ormai evidente che il
nemico l'ha catturata. E Nadia è proprio lo strumento definitivo che serve a
Cerberus per il suo piano. Per quanto ne sappiamo, il piano di quel malvagio
potrebbe scattare oggi stesso, quindi dobbiamo muoverci al più presto”.
“Lo so. E siccome abbiamo bisogno di ogni aiuto possibile, penso che dovremo
rivolgerci a Gendo Ikari”.
“Vuoi ricorrere all'aiuto della Nerv? Sei sicuro che sia una mossa saggia?”
“Insomma. Non mi fido molto di loro. Del resto è sicuro che anche loro non si
fidano di noi. Ma Cerberus si è inimicato anche Gendo Ikari. E come dice quel
vecchio detto, il nemico del mio nemico è mio amico”.
Shinji stava nuovamente sdraiato sul letto della sua stanza, ma non per
dormire, ormai era mattina, lo si capiva abbastanza anche guardando fuori
dall'oblò, dove l'azzurro del mare era decisamente più chiaro.
Ma anche se fosse stato notte, non avrebbe potuto dormire lo stesso.
Non dopo quello che aveva sentito e visto la notte precedente.
Nella stanza delle lapidi aveva capito in che modo avrebbe dovuto comportarsi
davanti alla sofferenza, anche se sapeva di non avere il coraggio necessario per
farlo, Perché reagire, accollandosi moltissime difficoltà e rischi, quando si può
benissimo subire passivamente? e poi c'era quello che aveva visto dietro la porta
blindata nera.
Un dio della guerra imprigionato dentro una ragnatela metallica, che invero
avrebbe potuto distruggere come niente, se solo si fosse trovato qualcuno in
grado di comandarlo.Ma chi? poi gli venne un dubbio: la domanda che gli aveva
fatto Koji prima di aprire la porta, Possibile che…
“No! Questo non è possibile! Che idea assurda! E poi io non sono un eroe,
riesco a malapena a comportarmi come una persona. Non può essere cosi! Mi
rifiuto di pensarlo!"E si nascose la testa sotto il cuscino.
Era questa l'unica cosa che riusciva a fare bene, sul ponte di comando della base
segreta di Cerberus, il malvagio entrò con passo deciso, accompagnato da Gog e
MaGog, Si sedette sul suo trono e ordinò di attivare lo schermo principale.
“Allora, a che punto siamo con la localizzazione di quegli insetti?"
“Manca pochissimo, mio signore” rispose un operatore.
“Bene, molto bene! Gog, MaGog, tenetevi pronti a far partire le prime
squadriglie di mostri meccanici”.
“Attento però a non essere troppo frettoloso. Anche se non dovremo più
affrontare gli Evangelion, restano ancora i due Mazinga, avversari molto
temibili. E non abbiamo avuto il tempo per costruire altri mostri come quelli
della precedente battaglia”.
“Non ha importanza. Manderemo schiere di mostri potendo contare anche sul
fattore sorpresa. Mi raccomando, voglio un azione di accerchiamento, quei vermi
che hanno osato sfidarmi non dovranno avere neanche un secondo di tregua!”Gog:
“E cosi sarà.” MaGog: “Puoi stare tranquillo.”
“Signore” avvertì uno degli operatori “Il segnale si è fatto sempre più
preciso, e anche se non siamo ancora in grado di calcolare la posizione esatta,
lo rileviamo a circa trenta miglia al largo dal porto di Odawara.”
“Stupendo! Fate partire all'istante le nostre squadriglie di mostri
meccanici” ordinò Cerberus.
“La squadra volante si muova ad un' altezza tale da scongiurare il rischio di
intercettazione da parte dei radar giapponesi e del nemico” precisò Gog.
“E la squadra sottomarina, per lo stesso motivo, si muova rasentando il
fondale” continuò MaGog.
“Però” osò obbiettare riluttante uno degli operatori che si girò verso
Cerberus “mio signore, pensate che sia prudente utilizzare tutti i nostri mostri
meccanici per questo attacco?”Cerberus fissò il suo operatore con uno sguardo
infuocato: “Neanche il Dottor Inferno è mai riuscito a creare un'armata numerosa
come la mia. E sono sicuro che quei maledetti non hanno niente che possa
sconfiggere tutti quei mostri in una volta sola. E se oserai ancora criticare una mia
scelta, povero stolto, ti staccherò la testa e darò il tuo corpo in pasto agli squali!”,
Ken, dall'alto di una pedana, osservava il completamento delle riparazioni del suo
Mazinga Z.
Ormai erano rimasti da saldare solo alcuni piccolissimi squarci nella
corazza, dopodiché sarebbe tornato come nuovo, “Oggi quel ragazzo, Shinji Ikari,
se ne andrà” disse una voce alle sue spalle.
Ken si voltò, e vide Tetsuya che lo raggiungeva tramite una scalinata
metallica.
“So bene che quel poppante se ne andrà oggi. E per quanto mi riguarda sono
contento di ciò. Non è degno di trovarsi qui, quel tipetto”.
“Peccato che la pensi cosi. Siccome è possibile che non lo rivedrai più,
questa potrebbe essere la tua ultima occasione per diventare suo amico”.
“Cosa?! Io amico di quel moccioso senza spina dorsale!? Ah, non so proprio
cosa farmene di amici simili!”
Tetsuya lo guardò severo: “Non dovresti dire cosi. E non dovresti neanche
essere cosi frettoloso nel giudicare. Cosa ne sai di lui? Nel suo passato
potrebbero esserci traumi tali da giustificare il suo comportamento attuale”.
“E anche se fosse? Le difficoltà si affrontano, non si fuggono. Quell'idiota
di sicuro non ha fatto altro che fuggire per tutta la sua vita, e questo
continuerà a fare per sempre. Fuggire. I pavidi li riconosco a fiuto”.
“E cosi, oltre a giudicarlo frettolosamente, lo condanni anche senza
possibilità d'appello. Ti sembra giusta tutta questa foga contro di lui?”
“Si!”“E allora perché finora non sei andato a dirglielo in faccia?”“Eh?”
“Ti conosco Ken, tu sei solito parlare senza peli sulla lingua, e ad ogni
persona dici direttamente e chiaramente cosa pensi di lei. Eppure non ti ho mai
visto andare da Shinji per esprimergli i tuoi giudizi su di lui”.
“Non sono andato da lui semplicemente perché non sopporto il suo sguardo da
rammollito!”“Sei sicuro? Non è che invece avevi paura a parlargli?”
“Paura di quel moscerino?! Con tutto il rispetto, sempai, ma credo proprio
che lei adesso stia dicendo solo sciocchezze!”
Tetsuya stava per rispondere, quando dal polso del suo vestito giunse un
piccolo rumore, simile a quello di un cercapersone.
“Stiamo per riemergere” disse allora Tetsuya “Vado a salutare Shinji Ikari.
Con un motoscafo lo porteremo sulla terraferma. Continueremo la nostra
discussione dopo, Ken”, Tetsuya se ne andò lasciando solo Ken che tornò a fissare
il suo Mazinga.
Davanti a lui c'era una balaustra, e il ragazzo ci mise le mani sopra
stringendo forte, era decisamente arrabbiato, perché Tetsuya aveva ragione.
Lui aveva paura di Shinji Ikari, ma non della persona, bensì del pilota.
Temeva che se fosse andato da quel ragazzino per dirgli cosa pensava di lui,
allora quell'idiota avrebbe potuto trovare la forza di reagire, di rispondergli,
di impegnarsi al massimo nella guerra contro il nemico col suo maledetto
Evangelion 01 e allora potevano essere cazzi amari per Ken.
Perché quei maledetti Evangelion, pilotati da un trio di mocciosi
pusillanimi, rischiavano di mettere in ombra Mazinga Z, di renderlo inutile, di
farlo etichettare per sempre come anticaglia del passato e lui non poteva
permetterlo, non dopo che nel Mazinga aveva trovato la sua ragione di vita dopo
anni vissuti sulla strada, L'occasione perfetta per dimostrare il suo valore a tutti
coloro che in passato lo avevano costantemente denigrato e umiliato, e non
avrebbe mai permesso che gli venisse tolta da un complessato come Shinji Ikari.
“Io sono il migliore. Devo essere il migliore! E deve esserlo anche Mazinga
Z. E lo diventerà sotto la mia guida. Gli farò vedere io a quei merdosi
Evangelion di cosa sono capace!”
Il mare era completamente piatto, si percepiva appena una flebile brezza,
mentre il sole brillava intensamente nel cielo tra le poche nuvole.
Improvvisamente delle enormi bolle d'aria cominciarono ad increspare l'acqua
ad un ritmo sempre più veloce, e dopo circa un minuto una costruzione di colore
bianco lucente emerse dalle profondità oceaniche: era composta da una gigantesca
base rettangolare con sopra tre torri disposte una affianco all'altra.
La più alta era quella centrale, posta su una base di forma quadrata e
avvolta da un rivestimento oblungo con forme ondulate, mentre le altre due non
poggiavano su alcuna base e sulla sommità avevano delle antenne simili a
parabole puntate verso l'est e verso l'ovest.
Sulla sommità della torre centrale, si notavano enormi vetri rettangolari
inframmezzati da piccoli cilindri di metallo e dietro quei vetri si intravedevano
delle persone in movimento.
“Dottor Kabuto, l'emersione della Fortezza delle Scienze è stata completata
senza intoppi” informò uno degli operatori.
“Siamo ad una distanza di trenta chilometri dal porto di Odawara” riferì un
secondo operatore.“Molto bene” rispose Koji seduto sulla sua poltrona al centro
della sala comandi “Aprite l'hangar numero cinque, da li uscirà il motoscafo che
riporterà Shinji Ikari sulla terraferma. Subito dopo contatterete la Nerv per
avvertirli”.
La Fortezza della scienze si erigeva imponente sulla superficie del mare, e
mentre l'acqua che era rimasta sulla sommità della parte rettangolare dopo
l'emersione, tramite appositi condotti di scolo, veniva nuovamente scaricata in
mare, sulla parte frontale della costruzione un pannello di metallo si aprì
cominciando a scorrere dentro la parete soprastante.
Dietro il pannello c'era un piccolo hangar con una vasca vuota larga otto
metri e profonda tre che venne riempita rapidamente di acqua marina tramite
delle piccole pompe e quando la vasca fu piena, dal soffitto dell'hangar venne
calato un veloce motoscafo di colore rosso che fu posizionato affianco ad un
piccolo molo a pelo d'acqua sulla parete destra.
Infine la parte anteriore, e sommersa, della vasca si aprì, per permettere al
motoscafo di prendere il largo, Sul molo si aprì una porta automatica dalla quale
uscirono Shinji, con indosso un jeans marrone e una camicia bianca a maniche
corte, e Tetsuya.
Shinji fissò con una certa inquietudine l'acqua che riempiva la vasca davanti
a lui e quindi tendeva a stare appoggiato il più possibile con la schiena contro
la parete, “Cosa c'è?” domandò Tetsuya osservandolo “Hai paura dell'acqua?”
“Ehr n.. no, cioè si.. ecco.. il fatto è che io…. Non so nuotare” spiegò
Shinji arrossendo leggermente.“Davvero? Come mai?”
“Be… in parte perché sin da piccolo ho vissuto in un piccolo paese di
montagna, e il mare era parecchio distante quindi ci andavo pochissime volte, e
poi perché non mi è mai sembrata una cosa necessaria saper nuotare”.
“Capisco. Ma non devi aver paura dell'acqua, Shinji. Ora saliamo sul
motoscafo, ti lascerò poco fuori il porto di Odawara, mentre Koji comunicherà
alla Nerv dove trovarti, e cosi ti ricondurranno a casa”.“A casa” ripeté Shinji.
Pur sapendo che li lo attendevano suo padre e Ayanami con la loro freddezza,
Asuka con la sua malignità e la signorina Misato con la sua visione strumentale
del ragazzo nonostante il sincero affetto che li legava, nel sentire quel
termine, casa, provò qualcosa di molto simile alla gioia.
“Eh si, ormai sono loro la mia famiglia, la mia casa, nonostante tutto”.
Comunque Shinji era rimasto sorpreso dal fatto che sia Koji che Tetsuya non
gli avevano detto nulla per convincerlo a restare con loro.
Quella mattina si aspettava una sorta di replica di ciò che era accaduto
durante il suo primo giorno alla Nerv, quando il Terzo Angelo attaccava, lui non
voleva salire sullo 01 e tutti gli altri, suo padre, la signorina Misato e la
signorina Ritsuko volevano che salisse e affrontasse senza alcun addestramento
quel mostro e invece nulla.
Koji era passato a salutarlo, e anche Boss (che con il suo abbraccio lo aveva quasi
soffocato), Tetsuya lo avrebbe salutato una volta arrivati ad Odawara, ma nessuno
di loro gli aveva chiesto se era certo di volerli lasciare, se invece non preferiva
restare con loro per aiutarli almeno nella guerra contro Cerberus.Niente di
niente.Significava che volevano davvero rispettare la sua libertà di scelta, che
decidesse lui cosa fare, senza alcuna pressione esterna e Shinji avrebbe dovuto
essere contento per questo, ma non ci riusciva, almeno non del tutto.
Forse perché, abituato a fare sempre quello che gli dicevano gli altri,
temeva di compiere scelte sbagliate da solo.
Oppure perché sperava che lo avrebbero aiutato in qualche modo a dare una
svolta alla sua vita.Avrebbero potuto…“No! No! Basta con questi discorsi! Io non
voglio cambiare! Voler cambiare è una tentazione cui devo resistere! Perché
cambiare? Per anni ho vissuto in questo modo e posso continuare a farlo fino
all'ultimo” pensò con una certa rabbia.
Quel luogo era pericoloso, rischiava di compromettere l'equilibrio di
passività e inerzia che si era creato nel corso degli anni.Doveva lasciarlo subito.
Shinji si decise, staccandosi dalla parete e compiendo un passo deciso verso
il motoscafo, Stava per salire, quando improvvisamente si udì un forte boato
provenire da un punto imprecisato della fortezza, l'intera struttura tremò
notevolmente, Shinji cadde all'indietro finendo steso sul piccolo molo mentre
Tetusya si gettò su di lui per proteggerlo da eventuali crolli delle sovrastrutture.
“Che succede?” gridò Koji mentre una sirena d'allarme cominciava a risuonare
per tutta la base e la sala comandi non aveva ancora smesso di tremare a causa
dell'esplosione.
“Rivelata un esplosione di sesto livello nell'hangar riparazioni principale”
rispose uno degli operatori.“Si tratta di un incidente?” domandò Koji alzandosi
con fatica dalla sua sedia e avvicinandosi con le stampelle ad uno dei monitor
della sala che erano diventati in buona parte rossi.
“Non lo sappiamo ancora con certezza. Ma non credo, l'esplosione è stata
troppo violenta, e nell'hangar riparazioni non c'è nulla che possa generare uno
scoppio simile”.“In quell'hangar venivano riparati i Mazinga. Potrebbe essere stata
una riparazione malriuscita la causa di tutto?”
L'operatore controllò alcuni dati premendo rapidamente i tasti della sua
consolle.“Negativo. Per fortuna, sia il Grande Mazinga che il Mazinga Z risultano
integri e al loro posto”.“Ma allora…”
Koji capì che non si trattava di un incidente, ma molto probabilmente di una
bomba.Ma come c'era finita una bomba nella Fortezza delle Scienze?
HANGAR RIPARAZIONI-DUE MINUTI PRIMA
“Ehi, Yoshiyuki, hai finito? Noi andiamo alla sala pranzo”.
Un uomo con una tuta bianca, che su una impalcatura stava saldando un piccolo
squarcio nell'avambraccio sinistro di Mazinga Z, si voltò verso chi l'aveva
chiamato.
“Si. Dammi un minuto per quest'ultimo squarcio e il Mazinga Z tornerà come
nuovo” rispose Yoshiyuki sorridendo, Con la speciale saldatrice automatica, creata
apposta per compiere lavori sulla superlega Z, l'operaio iniziò a riscaldare i lembi
dello squarcio in modo da richiuderlo.
Lo squarcio comunque non era molto grande, largo dieci e alto due centimetri
soltanto, ci avrebbe messo meno di un minuto per ripararlo.
Ma mentre lavorava, gli sembrò di scorgere qualcosa di strano dentro
l'apertura, Le scintille della saldatrice illuminarono uno strano oggetto poggiato su
uno dei meccanismi interni del braccio del robot, un oggetto di colore nero
perfettamente mimetizzato dentro i piccoli spazi bui e vuoti che c'erano tra un
congegno e l'altro.
Incuriosito, Yoshiyuki infilò la mano dentro lo squarcio, e un po’ a fatica
afferrò lo strano oggetto, un piccolo disco largo dieci centimetri e spesso due.
Mentre l'operaio lo fissava, improvvisamente una piccola luce rossa si accese
al centro del disco, una luce che iniziò subito a lampeggiare con un ritmo
sempre più veloce e senza fare il minimo rumore.
Yoshiyuki, rimasto inizialmente perplesso, all'improvviso sbiancò, sussurrò
“Oh mio Dio!” e subito, voltatosi, lanciò in aria lo strano oggetto verso un
punto dell'hangar dove non c'era niente.
L'oggetto, prima ancora di toccare il suolo, scoppiò generando un'enorme
vampata di fuoco e fumo, che si espandé in quasi tutto l'hangar, e un violento
spostamento d'aria che fece crollare l'impalcatura con sopra Yoshiyuki, che
purtroppo rimase schiacciato, anche gli uomini nei corridoi e nelle stanza situate
vicino all'hangar caddero a terra, mentre le pareti di metallo si surriscaldavano
deformandosi paurosamente e l'intera struttura della base tremava.
“Qual è l'entità dei danni?" volle sapere Koji.
“Per fortuna non sono molti. Le infrastrutture blindate interne della base
hanno retto bene. Danneggiati gravemente solo l'hangar per le riparazioni e le
stanze e i corridoi vicini. Alcuni feriti e un solo morto accertato, finora”.
“Meno male. Perché il mio istinto mi dice che questo è stato solo il
prologo”.“Signore, ci siamo. Il segnale è chiarissimo, e la bomba installata da uno
dei nostri mostri dentro il Mazinga Z è esplosa come programmato”.
“Bene! Stupendo!” esultò Cerberus.
“Hai avuto una buona idea ad inserire nei mostri meccanici dell'altra volta
quei minuscoli cannoncini interni capaci di sparare proiettili esplosivi. E sono
riusciti a centrare in pieno Mazinga Z senza che nessuno se ne accorgesse,
perché 'gli eroi' erano tutti concentrati sull'Eva-01” disse Gog.
“Un modo brillante per colpire la base dei Mazinga senza dover andare
direttamente li. Inoltre quella bomba conteneva anche un segnalatore che ci ha
indicato la loro posizione non appena si sono avvicinati alla terraferma.
Speriamo che anche il Mazinga Z sia stato distrutto dall'esplosione” continuò
MaGog.
“Non ha importanza. La loro base è stata sicuramente danneggiata, e in questo
momento saranno preda dello stupore e della confusione più totali. E' il momento
propizio per attaccarli e distruggerli per sempre! Armata Meccanica,
all'attacco!” gridò in preda all'esaltazione Cerberus.
Shinji tremando si rialzò sul piccolo molo aiutato da Tetusya, che aveva
un'espressione molto seria e preoccupata.
“Ma… ma cosa è successo?" domandò Shinji che si sentiva il cuore in petto
come un tamburo.“Non lo so. Ma di qualunque cosa si tratti, temo sia una cosa
grave”.
Appena Tetsuya ebbe finito di parlare, si sentirono degli strani sibili
provenire dall'alto, e improvvisamente la superficie marina fu sconquassata da
una serie di esplosioni che alzarono spruzzi d'acqua altri anche venti o trenta
metri, scuotendo, anche se di poco, la base galleggiante.
Alcuni di quegli oggetti sibilanti però colpirono direttamente anche la base,
e nuove esplosioni cominciarono
“Merda! Mostri meccanici!” esclamò furioso Tetsuya “Shinji, scusami, ma temo
che dovrai farci compagnia per un altro pò” e rapidamente spinse il ragazzo
fuori dall'hangar col motoscafo, mentre tutti i portelli si richiudevano.
Nel corridoio, Tetsuya e Shinji incontrarono Ken che correva trafelato.
“Sempai Tetsuya, ci stanno attaccando. Dobbiamo subito raggiungere i
Mazinga”.“Naturalmente. Shinji, tu vai nella tua stanza e rimani li finché non sarà
tutto finito. A quei mostri penseremo io e Ken”, “S-si” balbettò Shinji.
I tre si divisero, Shinji corse verso la sua stanza mentre Tetsuya e Ken si
diressero vero l'hangar principale.
Quando vi arrivarono, videro le pareti deformate e alcuni cavi che pendevano
dal soffitto del corridoio, La porta automatica non si aprì quando i due piloti si
misero davanti a lei, l'esplosione doveva aver distrutto i sistemi di apertura, quindi
facendo leva con le loro braccia cercarono di aprirla manualmente.
La porta si aprì leggermente di pochi cm, che furono comunque sufficienti per
vedere il mare di fuoco che riempiva l'hangar e che sbarrava loro la strada.
“Niente da fare” sbottò Ken “tentare di attraversare quel muro di fuoco
sarebbe un suicidio!”“Già. Per raggiungere i nostri robot dovremo provare a
passare dai condotti di aerazione. Muoviamoci!”
“Dottor Kabuto! Dal cielo stanno arrivando intere formazioni di mostri
meccanici volanti!”“Dannazione! Sullo schermo principale” ordinò Koji tornando
a sedersi sulla sua poltrona.
Dal soffitto della sala scese un ampio monitor che si illuminò suddividendosi
in una quarantina di riquadri, mostranti ciascuno due o tre mostri meccanici di
fattezze varie che cominciavano da sopra le nuvole a scendere in picchiata
contro la Fortezza delle Scienze, lanciando raffiche laser e oggetti simili a
bombe.“Abbiamo calcolato cento mostri che ci attaccano dall'alto”.
“Quel maledetto Cerberus. Stavolta ha deciso di non risparmiarsi. Attivate lo
scudo protettivo e preparatevi per l'immersione”.
Improvvisamente l'intera base cominciò nuovamente a tremare, ma molto più
intensamente delle prime volte, gli operatori e Koji dovettero ancorarsi
saldamente alle loro poltrone, e stavolta l'origine di quei tremolii sembrava
essere sotto la Fortezza delle Scienze.“Maledizione! Attivate le telecamere
subacquee!" ordinò Koji.
La metà inferiore dello schermo principale cambiò immagine, mostrando la
parte sommersa della base, con le sue quattro enormi eliche orientabili che ne
permettevano il movimento.E tra le eliche c'erano altri mostri meccanici, simili a
squali e a gigantesche piovre, che salendo dal buio oceano attaccavano il fondo
della fortezza con raggi laser oppure con missili.
“Finché quei mostri sono cosi vicini alla base, non possiamo attivare la
parte sottomarina della barriera, perché resterebbero chiusi al suo interno e ci
farebbero a pezzi comunque e non possiamo neanche immergerci” avvertì uno
degli operatori.
“Attivate comunque la parte esterna della barriera. Useremo le nostre armi
sottomarine per allontanare quelle bestiacce e poi attiveremo il resto dello
scudo. Sbrigatevi!”
Mentre le bombe e le raffiche laser dei mostri volanti danneggiavano la parte
emersa della enorme costruzione galleggiante, le due antenne posizionate sulle
torrette che fiancheggiavano quella centrale emisero un sottile ronzio, poi
lanciarono verso l'alto due raggi di colore giallo dai contorni irregolari, che
arrivati a circa ottanta metri d'altezza si fermarono a mezz'aria e cominciarono
ad espandersi fino a formare una cupola protettiva trasparente che avvolse tutta
la parte superiore della base.
I colpi nemici cominciarono ad infrangersi inoffensivi contro quella barriera.
“Ah, hanno anche uno scudo protettivo. D'altronde è un classico. Ordinate ai
mostri meccanici di continuare l'attacco colpendo la barriera sempre negli
stessi punti” ordinò Cerberus senza scomporsi, mentre sullo schermo davanti a
lui arrivavano le immagini della battaglia trasmesse dalle telecamere interne
dei mostri meccanici, Shinji stava chiuso nella sua stanza, nascosto sotto il letto
come un bambino che ha paura dei tuoni, Le vibrazioni e i boati sembravano
essere diminuiti, almeno come quantità, ma lui era ancora spaventatissimo.
“Accidenti, è peggio rispetto a quando attaccano gli angeli. Il Geo Front non
l'ho mai visto tremare cosi tanto. Ho… ho paura”.
Shinji si rannicchiò su se stesso mettendosi in posizione fetale e tappandosi
le orecchie.“Mamma… signorina Misato… Ayanami…. Asuka…. qualcuno mi
aiuti”.Ken e Teusya intanto, erano finalmente riusciti a raggiungere l'hangar
principale passando per alcuni condotti di aerazione e tossendo numerose volte a
causa del fumo che si era infilato nei condotti.
Arrivando al termine del condotto, che sbucava in orizzontale proprio sopra
il Grande Mazinga, Ken con due calci ben assestati abbatté la grata metallica e
diede un 'occhiata verso il basso.
L'hangar era immerso in un mare di alte fiamme, che raggiungevano la cintola
dei due robot, e il caldo era quasi insopportabile.
la respirazione difficile per via del fumo.Ma per fortuna i due Mazinga erano
intatti, e i due Pilder già inseriti.
Ken e Tetsuya si lasciarono cadere e atterrarono sulla testa del Grande
Mazinga, rapidamente l'uomo prese posto nell'abitacolo, attivò il suo robot e
facendo salire Ken su una mano, lo poggiò sulla testa del Mazinga Z.
“Com'è la situazione?”
“Stiamo ancora tentando di allontanare dalla parte sommersa i mostri
meccanici, ma almeno, per rispondere agli attacchi dei nostri missili e dei
nostri siluri, hanno smesso di attentare al fondo della base, dottor Kabuto”.
Koji rimase pensieroso: “Se Tetusya e Ken non escono con i loro Mazinga, la
vedo brutta. Deve averli ostacolati il danneggiamento dell'hangar. Però, contro
tutti quei mostri, comincio a temere che neanche loro potrebbero farcela. Se
solo…”
“Dottore, una comunicazione dal Mazinga Z e dal Grande Mazinga” avvertì uno
degli operatori.Nella sala rimbombarono le voci di Tetsuya e Ken.
“Kabuto! Finalmente siamo riusciti a salire sui nostri robot. Presto fateci
uscire”.“Quei mostri meccanici hanno smesso di divertirsi ormai. Forza!”
Sulla parte esterna della fortezza si aprirono due vani rivelando la presenza
di due elevatori, dai quali spuntarono Mazinga Z e il Grande Mazinga.
Dietro l'elevatore del Mazinga Z uscirono due bracci meccanici che reggevano
il Jet Scrander e lo agganciarono alle spalle del robot, Mentre Tetsuya dovette solo
gridare: “Scrander Dash!” perché due ali rosse spuntassero direttamente dalla
schiena del suo automa.
I due robot puntarono le braccia verso l'alto e decollarono, la barriera, nei
punti davanti a loro si aprì per tre secondi, sufficienti ai due giganti per
uscire e si ritrovarono catapultati nella furia della battaglia.
Non appena i mostri meccanici si accorsero dei nuovi arrivati, una parte di
loro interruppe l'attacco contro la base per scagliarsi contro i due Mazinga.
Tre mostri meccanici, un aquila di colore verde, un essere per metà
antropomorfo con sei gambe da ragno e un altro a forma di cerchio orizzontale
pieno di artigli sui bordi e con al centro una testa viola, si lanciarono sul
Grande Mazinga ma Tetusya, sicuro di se, andò loro incontro alla massima
velocità e nel momento dell'impatto fece avvitare il suo robot su se stesso, in modo
che gli affilatissimi bordi delle ali tagliassero in più parte i mostri, e cosi avvenne.
Il Grande Mazinga riprese il volo mentre dietro di lui i mostri esplodevano,e
attaccò altri nemici con gli Atomic Punch Ken invece fu preso alle spalle da un
mostro simile ad una medusa, che lo prese alla cintola con lunghi tentacoli e
cominciò a spingerlo verso un altro mostro, una specie di conchiglia che si aprì
rivelando al suo interno una enorme bocca piena di lunghi denti acuminati che a
grande velocità iniziò a dirigersi verso Mazinga Z.
“Ti sbagli se pensi di potermi fregare in questo modo, stupido mostro!”
esclamò Ken, che afferrò i tentacoli con le braccia e iniziò a tirare verso il
basso la medusa.
Appena la ebbe a portata di mano, la mise davanti a lui, vi affondò i pugni e
gridò: “ROCKET PUNCH!”
I pugni del Mazinga spinsero con violenza la medusa in avanti , e stracciando
i suoi tentacoli, la fecero finire dentro la bocca del mostro-conchiglia che
sopraggiungeva in quel momento, e li esplose.
Ken diede poi il colpo di grazia al mostro a forma di conchiglia sparando
dentro la bocca in fiamme uno dei suoi missili e attaccò gli altri mostri.
Nonostante l'inizio nettamente sfavorevole, sembrava adesso che la battaglia
stesse volgendo a favore di Kabuto e dei suoi uomini, perché Ken e Tetsuya,
senza eccessive difficoltà, abbattevano un mostro meccanico dietro l'altro.
“Cosi non va bene. Ma non ho alcuna intenzione di ritirarmi” disse Cerberus
osservando lo scontro “Bisogna rimediare. Ordinate ai mostri subacquei di
sfondare la parte sommersa della base nemica, e che comincino a distruggerla
dall'interno. Avrei voluto eliminare i miei nemici lentamente, prenderli un
pezzo alla volta, ma con la loro ottusa resistenza mi costringono ad accelerare
i tempi”.“Il Grande Mazinga e il Mazinga Z hanno già eliminato ventuno nemici,
dottor Kabuto”.
“Molto bene. E per fortuna i danni subiti dalla Fortezza delle Scienze
riguardano solo la parte più superficiale. Credo proprio che riusciremo a
farcela” disse Koji sogghignando, “Un momento, sta succedendo qualcosa” disse
ad un tratto uno degli operatori.“Cosa?”“Guardi lo schermo con i mostri
subacquei”.
Lo schermo mostrava come tutti i mostri marini avessero interrotto l'attacco
e si stessero raggruppando a breve distanza dal fondo della base formando una
specie di triangolo.
Quando si furono tutti riuniti, lanciarono un unico attacco con i raggi
laser, concentrando in un solo punto tutta la loro forza d'attacco.
“Quei bastardi.. vogliono….” Sbottò Koji prima che ogni parola venisse
interrotta da un gigantesco boato che fece oscillare paurosamente la fortezza,
che cominciò ad inclinarsi sul lato destro.
Le luci nella sala controllo furono sul punto di spegnersi, e tutti i
presenti caddero a terra, compreso Koji, Shinji era ancora rannicchiato sotto il
letto, e rabbrividiva di continuo per la paura ogni volta che sentiva in lontananza
un esplosione.
L'impulso di fuggire si stava facendo sempre più forte dentro di lui, ma dove
avrebbe potuto fuggire? Era in una base in mezzo all'oceano, circondata da mostri
che attaccavano in maniera implacabile.
Cercando di mantenersi il più possibile razionale, sapeva che l''unica cosa
che poteva fare era starsene li sotto, confidare nella potenza dei Mazinga e
attendere che tutto finisse, Ma improvvisamente ci fu un esplosione molto più
forte delle altre, che fece sobbalzare vistosamente sia Shinji che tutto il mobilio.
E insieme al sobbalzo, sembrò che l'intera base si inclinasse verso il lato
destro, quindi Shinji letteralmente rotolò da sotto il letto finendo con la
schiena contro una parete.
Quella fu l'ultima goccia: la paura ormai si era impadronita completamente di ogni
fibra del suo essere.Doveva andarsene di li, a qualunque costo!
Con un espressione terrorizzata, uscì dalla stanza cominciando a correre
lungo i corridoi e senza una direzione precisa.
“Maledetti! Hanno sfondato completamente la corazza esterna, e stiamo
imbarcando acqua a tutto spiano” gridò uno degli operatori.
“Questa base è stata progetta per resistere agli attacchi più violenti e
anche ad ogni tipo possibile di naufragio. Chiudete immediatamente le paratie e
attivate le pompe” ordinò Koji mentre due tecnici lo aiutavano a rialzarsi.
“Si dottore. Ma il problema temo che sia un altro. I sensori indicano che il
colpo di prima ha aperto una squarcio largo circa dieci metri, ed è sufficientemente
grande perché, se non tutti, almeno parte dei mostri meccanici
possano penetrare dentro la base. Ci distruggeranno dall'interno”.
Prima che Koji potesse rispondere, giunse una comunicazione da Tetsuya:
“Kabuto, cosa è successo?”
“I mostri meccanici subacquei hanno squarciato parte del rivestimento
corazzato e temiamo che lo sfrutteranno per penetrare nella base. Tu e Ken
dovete immediatamente immergervi per fermarli. Fortuna che abbiamo modificato
i Mazinga in modo che possano usare tutte le loro armi anche
sott'acqua”.“Andiamo immediatamente! Forza Ken!”
I due Mazinga scesero in picchiata verso il fondo del mare, alcuni mostri
meccanici tentarono di fermarli inseguendoli oppure ostacolando la loro discesa,
ma i due piloti evitarono abilmente i loro attacchi e richiudendo le ali
entrarono in acqua.
I mostri dietro di loro invece furono costretti a riprendere quota a pochi
metri dall'acqua, perché non progettati per i combattimenti sottomarini.
Tentarono la stessa tecnica dei mostri subacquei per perforare lo scudo,
concentrando tutta la loro potenza di fuoco in un singolo punto, ma lo scudo
resistette.Cominciarono allora a volteggiare sopra la Fortezza, leggermente
inclinata sul lato destro, in attesa.
In acqua, sotto i piedi dei due Mazinga comparvero delle eliche, piccole ma
potenti, per permettere ai due robot di muoversi in quell'ambiente senza
affondare.
Ken e Tetsuya non ebbero problemi a individuare i mostri meccanici, perché
quest'ultimi si erano nuovamente raggruppati fino a formare quasi un'unica massa
compatta di forma oblunga che premeva come se fosse un ariete per allargare
sempre di più lo squarcio e penetrare nella base.
“Diamoci dentro!” gridò Ken “KOUSHIRYOKU BEAM!” e subito i raggi ottici
del Mazinga Z colpirono in pieno quell'orrendo nugolo di mostri meccanici
distruggendone un paio e disperdendo gli altri, che si sparsero in ogni
direzione, “BREAST BURN!” gridò Tetsuya, e il raggio pettorale del Grande
Mazinga , facendo bollire l'acqua al suo passaggio, colpì e distrusse altri tre
mostri.
Ma una volta ripresisi dalla sorpresa, i mostri meccanici passarono al
contrattacco iniziando a lanciarsi addosso ai due robot da ogni parte.
“Cazzo, ci vengono addosso!” gridò Ken, mentre una gigantesca piovra color
acciaio si avventava su di lui.
Tentò di schivarla, ma le eliche del Mazinga non lo rendevano veloce quanto
quei mostri costruiti appositamente per combattere in acqua, e cosi la piovra
riuscì a colpirlo molto violentemente ad un fianco, poi si allontanò, si
riavvicinò ancora e ricolpì il Mazinga Z stavolta alla schiena.
“Ora basta, bestiaccia!"Ken, non appena il mostro si avvicinò di nuovo, aspettando
il momento opportuno, lo prese per un tentacolo fermandolo.
Vistosi afferrato, il mostro reagì avvinghiando il Mazinga Z con i suoi
tentacoli, e cominciando a colpirlo al petto con la sua bocca a forma di becco.
Il suono del metallo contro metallo rimbombava nell'abitacolo del Jet Pilder,
e Ken cominciava ad infuriarsi.“BREAST FIRE!”
Il raggio calorifico del robot sciolse il becco della piovra, poi con i
Rocket Punch Ken riuscì ad allontanarla, Il giovane pilota lanciò anche un missile
per darle il colpo di grazia, ma il mostro lo evitò facilmente.
“Dannazione! L'ho mancato!” sbottò Ken.“E non sei l'unico” gli disse Tetsuya.
Anche lui, con i missili e il Breast Burn tentava di colpire i mostri meccanici, ma
riuscivano sempre ad evitare i suoi colpi allontanandosi con grande agilità e poi
riavvicinandosi.
“Questi maledetti in acqua sono più veloci di noi. Possiamo distruggerli solo
con il contatto diretto, e sarà molto, molto difficile agguantarli” spiegò
Tetsuya.“Oh no, sempai. Guardi li!”
Alcuni mostri meccanici stavano nuovamente tentando di penetrare nella base,
e uno di loro ci stava riuscendo, un mostro a forma di squalo con grossi
tentacoli ai lati e un volto umano sulla fronte, Era riuscito a ficcare la testa dentro
lo squarcio, e utilizzando i tentacoli, stava per entrare completamente.
Tetsuya e Ken tentarono di fermarlo, ma gli altri mostri formarono una specie
di barriera tra loro e lo squalo, i due piloti li dispersero con i raggi calorifici.
Ma quando la visuale fu di nuovo libera, videro che il mostro-squalo era
riuscito ad entrare e prima che potessero inseguirlo, i mostri meccanici ripresero i
loro attacchi alla mordi e fuggi, fermando cosi i due Mazinga.
“Maledizione!” ringhiarono insieme Tetsuya e Ken.
Non appena il mostro meccanico fu entrato del tutto dentro la base, cominciò
la sua opera di distruzione azzannando con la sua enorme bocca intere pareti e
dilaniandole, provocando diverse esplosioni e un fuggi fuggi generale tra i vari
tecnici, per muoversi utilizzava i tentacoli, che penetravano nelle pareti
deformandole.
“Dottor Kabuto, uno dei mostri meccanici è riuscito a penetrare nel settore
R4! Sta distruggendo tutto ciò che incontra!”, “Decisamente sta andando tutto
storto” commentò con sarcasmo Koji, che ordinò di visualizzare in uno dei
riquadri dello schermo principale il mostro invasore e la sua immagine apparve,
anche se alquanto disturbata, grazie alle telecamere interne che sopravvivevano al
suo passaggio.
“Che facciamo ora? I nostri sistemi anti-intrusione sono progettati per
respingere esseri umani, non mostri meccanici” chiese angosciato uno dei
tecnici, Koji cercò di riflettere: i mostri meccanici volanti avevano interrotto
l'attacco, anche se solo per il momento, e alla prima occasione lo avrebbero
ripreso.
Mentre i due Mazinga erano impegnati a combattere contro i mostri
sottomarini, quindi non potevano fermare il mostro dentro la base.
Restava una sola cosa da fare, “Sganciare il settore R4. Quel mostro viene
dall'oceano, e li lo rispediremo” ordinò seccamente l'uomo.
“Ma in questo momento il mostro sta passando nel settore Q2, e quello non è
possibile sganciarlo, perché contiene sistemi di importanza vitale per noi”
obbiettò uno dei tecnici.“E poi, proprio nel settore R4 c'è anche…”
“Lo so. Ma è praticamente indistruttibile quindi resisterà benissimo alla
pressione. Adesso pensiamo a sopravvivere, poi lo recupereremo con calma”.
Poi una voce risuonò nella stanza: “Fatti sotto mostro! E' arrivato il tuo
più grande nemico, Boss Robot!”Il buffo robot di Boss era apparso con aria
baldanzosa nell'area distrutta dal mostro, simile ad una galleria dai bordi
frastagliati.
Koji si mise una mano sul viso: “Mi chiedevo che fine avesse fatto Boss. Ma
forse potrà esserci utile se riesce ad attirare nuovamente il mostro dentro il
settore R4. Mettetemi in contatto con lui. Boss, mi senti?”
“Forte e chiaro Kabuto. Scusa se mi sono fatto vedere solo adesso, ma non
volevo rubarvi il lavoro. Ah ah ah ah ah!”
“Si Boss, ok. Ascolta, abbiamo intenzione di sganciare il settore R4 in mare
aperto, per liberarci di quel mostro. Quindi ci serve che tu lo trattenga ancora
li”.“Contaci Kabuto. Grazie alla mia abilità, potrei anche distruggere quel
mostro da solo come niente, ma siccome facciamo parte di una squadra e ho molto
rispetto per tutti voi, seguirò il vostro piano. La mia prestazione sarà
perfetta, quello stupido mostro cadrà in pieno nella trappola e poi…”
“Boss, scusa se te lo dico, ma il mostro se ne sta andando e sta distruggendo
tutto. Se ora ti dispiace trattenerlo li…”
“Volo!” gridò Boss e il suo robot cominciò a correre verso il mostro ruotando
come trottole le braccia e assumendo un espressione molto determinata.
“Ehi brutto mostraccio! Pensi forse di potermi sfuggire? Vieni qui che ti
prendo il naso e te lo schiaccio come una patata!”
Improvvisamente il mostro, aiutandosi con i tentacoli, si fermò e
distruggendo altre pareti si girò verso Boss fissandolo con occhi assassini e la
bocca semispalancata piena di denti acuminati che luccicavano in maniera
sinistra.Boss Robot si fermò con i piedi che stridettero contro il pavimento e per
poco non finì con la testa dentro la bocca del mostro.
“Ops… ma che bei dentini che hai” mormorò Boss cominciando a sudare come
una fontana e sorridendo nervosamente ”che… che dentifricio usi?”
Il mostro si mosse in avanti e Boss indietreggiò di un passo.
“Sai, ripensandoci non sei poi cosi cattivo, non vedo perché dovremmo
combattere…” Secondo movimento in avanti del mostro e secondo passo indietro
di Boss.“E poi io adoro gli squali, sono cosi maestosi…”
Ancora un movimento in avanti del mostro e ancora un passo indietro di Boss.
“Inoltre io non mangio mai pesce, non potrei mai fare del male a degli esseri
cosi carini…” Un altro movimento in avanti del mostro e un altro passo indietro di
Boss.
“Be, visto che nonostante la forte simpatia che provo nei tuoi confronti, tra
noi non c'è dialogo, credo mi resti solo…."Il mostro tentò di azzannare Boss
Robot.“La fugaaaaaa!!!!! Aiutoooooo!!!!!”
Boss iniziò a correre, dietro di lui il mostro si protendeva più volte con la
bocca in avanti per morderlo e Boss lo evitava saltando in continuazione.
“Bene dottore. Boss ha riportato il mostro nel settore R4”.“Procedere allo
sganciamento del settore!”In tutti i corridoi, hangar, scale e sale varie vicini a quel
settore, paratie metalliche, anticipate dal rumore di sirene d'emergenza, si chiusero
in successione cominciando a sigillare tutto ermeticamente.
Boss era ancora inseguito dal mostro, quando davanti a lui vide un area di
alloggiamento elicotteri che fungeva anche da confine tra le zone R4 ed R5.
E vide anche che sul soffitto si accesero delle spie rosse, che segnalavano
l'imminente chiusura delle paratie.
“Devo fare presto!” urlò Boss e si lanciò in avanti compiendo un balzo che
avrebbe anche potuto essere elegante… se il mostro non avesse dato una spinta a
Boss col muso, facendo cosi volare il buffo robot oltre la paratia che si stava
chiudendo, e facendolo restare con la testa incastrata in un muro dell'altra
sala.
“Sembra proprio che questo sia il mio destino, che seccatura” commentò Boss
mentre cercava di liberarsi dimenandosi, Il mostro era rimasto chiuso dall'altra
parte, e prima che potesse cercare di sfondare qualcuna delle paratie, si udì uno
strano frastuono, numerosi , centinaia di rumori simili a scatti, e improvvisamente
tutta l'area sembrò scivolare verso il basso.
VENTI SECONDI PRIMA
Shinji continuava a correre a perdifiato lungo i corridoi della Fortezza,
forse inconsciamente voleva raggiungere il piccolo hangar dove l'aveva portato
prima Tetsuya, ma si era perso.
Shinji poi finì in un lungo corridoio e avrebbe continuato a correre per
chissà quanto, ma quando vide davanti a lui una porta nera, si fermò.
Una porta nera stranamente familiare, che Shinji fissò intensamente, quasi
dimentico della paura che provava pochi attimi prima, finché il rumore di una
paratia che si chiudeva di scatto dietro di lui non lo fece voltare.
Lo stomaco del ragazzo si contrasse, gli venne un terribile, anche se
indefinito, presentimento, Shinji sentì altri rumori, le luci elettriche si spensero e si
accesero delle luci rosse d'emergenza.
Poi ecco che uno strano sobbalzo gli fece perdere l'equilibrio e vide una
cosa incredibile: il corridoio dove si trovava cominciò a scendere verso il
basso, Il ragazzo prima vide scorrere la paratia davanti a lui, poi una striscia di
metallo che sicuramente era un pavimento, poi un'altra paratia, un altro
pavimento e cosi via e Shinji aveva la sensazione di trovarsi in un ascensore.
Cominciò a indietreggiare senza distogliere lo sguardo da quelle paratie che
si scorrevano una dopo l'altra e poi, dopo una decina di secondi interminabili,
ecco che non ci furono più paratie, ma il mare.
Un ondata di acqua color blu scuro piombò nel corridoio con un rombo
assordante e Shinji ricominciò a correre, inseguito da quel mostro liquido in un
atmosfera che il rossore sommerso delle luci d'emergenza rendeva simile a quella
di un incubo.
Shinji sapeva di non avere scampo, anche se fosse sopravvissuto a quella
ondata, non sapeva nuotare, e la porta nera davanti a lui era chiusa o almeno cosi
credeva, e invece incredibilmente la trovò aperta Shinji non perse tempo a
chiedersi come poteva essere aperta quella porta che fino a qualche decina di
secondi prima era chiusa ermeticamente.
Per lui era l'unica speranza di salvezza, quindi si fiondò dentro la porta e
la chiuse con forza un secondo prima che l'acqua lo investisse.Era al sicuro,
almeno per il momento e adesso cosa poteva fare? Bloccato li dentro, in un luogo
solo parzialmente illuminato dalle luci d'emergenza che certo non lo
tranquillizzavano.
Tutta quella zona era stata sganciata dalla base, e stava affondando a picco
verso il fondo dell'oceano e se pure fosse stata in grado di resistere alla pressione,
come avrebbe fatto con l'aria?Era destinato a morire d'asfissia?
Oppure a morire di fame e di sete? Una morte lenta e agonizzante, la morte
peggiore, il tipo di morte che tutti temevano, e Shinji non faceva eccezione.
Preso nuovamente dal panico totale, il ragazzo piangendo cominciò prima a
sbattere i pugni contro un muro, nell'impossibile speranza di farsi sentire da
qualcuno, poi emise un grido strozzato e si accasciò sul freddo pavimento.
E mentre se ne stava rannicchiato per terra, un gigantesco essere demoniaco
sembrava fissarlo Il Grande Mazinga e il Mazinga Z erano ancora impegnati nella
battaglia contro i mostri meccanici, che proseguiva molto difficilmente, quando
avevano visto una sorta di grosso rettangolo staccarsi dal fondo della Fortezza
delle Scienze ed affondare, con grosse bolle d'aria che uscivano dai punti più bassi.
Ma non ci badarono più di tanto, erano troppo impegnati a combattere e in mezzo
alle bolle d'aria, uscì anche il mostro a forma di squalo, mentre
un pannello scorrevole andava rapidamente a chiudere il buco che si era aperto
sul fondo della base.“Sganciamento del settore R4 completato, dottor Kabuto”.
“Molto bene. I vari settori della nostra base sono stati costruiti per
sganciarsi in caso di incendi impossibili da domare oppure di invasioni di
soldati nemici, ma non pensavo che l'avremmo fatto per scacciare un mostro
meccanico. Comunque, almeno questo problema è risolto” commentò Koji
osservando sullo schermo la parte staccata che affondava.
“Quanto è profonda questa zona?” domandò Kabuto.“Circa duecento metri”.
“L'evacuazione del settore è avvenuta senza problemi?”“Certamente”.
“Molto bene. Certo non sarà facile recuperarlo ad una simile profondità, ma
risolviamo un problema alla volta”, Detto questo tutti si concentrarono
nuovamente sulla battaglia, che sembrava in situazione di stallo.
Il pavimento è di freddo metallo, e lo sente molto bene attraverso i vestiti.
Anche l'aria è molto fredda e buia, e le già tenui luci d'emergenza rosse si
stanno lentamente spegnendo, Sembra proprio che per lui sia arrivato il momento
di morire e gli fa molta paura.
O meglio, gli faceva paura, ma adesso una certa calma e anche una certa
rassegnazione si fanno strada nella sua mente, Una parte di lui vorrebbe ancora
combattere, ma è frenata dalla situazione in cui si trova, senza via d'uscite: adesso
si trova parecchio in profondità, da circa due minuti la sezione sganciata dalla
Fortezza delle Scienze si è posata su un fondale piuttosto scosceso, ad una
profondità dove la pressione dell'acqua e soprattutto il freddo possono risultare
letali e lui non sa neanche nuotare, ciliegina sulla torta, inoltre, nessuno sa che lui
si trova li.
Il dottor Kabuto e il signor Tetsuya lo credono al sicuro nella sua stanza,
dalla quale invece lui era uscito preso dal panico più completo, finendo cosi
nella situazione attuale.Cercava una via d'uscita e invece si è ficcato in trappola.
E ora non può fare altro che stare rannicchiato su se stesso, in attesa che
la morte lo colga.
Cerca quindi di addormentarsi, cosi almeno non sarà cosciente al momento del
trapasso, e prega che venga subito, cosi smetterà per sempre di soffrire.
Non vuole pregare per la sua salvezza, lo potrebbe salvare solo un miracolo,
e i miracoli non esistono, Intanto, sott'acqua, i due Mazinga continuavano a
combattere contro i mostri meccanici, e lo scontro andava per le lunghe.
I mostri erano molto agili e veloci, e riuscivano ad evitare quasi tutti i colpi dei
Mazinga, ma questi ultimi erano parecchio resistenti e quindi gli
attacchi alla mordi e fuggi non avevano grandi effetti su di loro.
“Sempai, cosi non va bene” disse Ken a bordo del Mazinga Z “questo
combattimento rischia di andare avanti all'infinito”.
“Lo so” rispose Tetsuya ”e per questo forse ho trovato una soluzione”.
Il Grande Mazinga si diresse velocemente verso un'antenna che stava sul fondo
della base e che veniva utilizzata per i rivelamenti subacquei.
Usando la Mazinger Blade, Tetsuya la squarciò alla base e ne estrasse alcuni
cavi strappandoli, poi si mise in comunicazione con la sala comandi.
“Kabuto, mi è venuta un idea. Al mio via, convogliate tutta l'energia
elettrica, ad eccezione di quella necessaria a mantenere attivi gli scudi,
nell'antenna sonar numero 3”.
“Cosa? Tetsuya, cosa vuoi… Ehi, un momento, se ho capito bene quello che vuoi
fare, è molto pericoloso, soprattutto per voi due”.
“Anche se è pericoloso, ci darà almeno un momento di tregua. Preparati e
attendi il mio via”.Per alcuni secondi non giunse risposta.
“D'accordo, e spero di non dovermene pentire” concluse Koji mentre dava le
disposizioni,“So quello che faccio, Kabuto” disse Tetsuya “Ken, presto, ritirati
dentro la base, è isolata, quindi dovrebbe resistere senza problemi”.
Ken stava ancora combattendo contro i mostri meccanici.
“Sempai, cosa vuole…” Poi il ragazzo vide che il Grande Mazinga, con la mano
sinistra, reggeva un fascio di cavi elettrici presi dall'antenna, mentre l'altra mano
era tesa verso il basso, Ken sbiancò: “Sempai, non vorrà mica…”
“Hai capito bene cosa voglio fare. Presto, rifugiati nella base”.
“Ma è pericoloso! Non ce la farà mai!” “Ken, sapessi quante volte mi hanno detto
questo, e io sono sempre qui a dimostrare che sbagliavano. Ora muoviti!”
“D'accordo” mugugnò Ken a testa bassa.
Mazinga Z si diresse rapidamente verso un compartimento stagno che si aprì
non appena il robot gli fu davanti e si richiuse un istante dopo.
“E' al sicuro. E ora a noi!” esclamò Tetsuya.
I mostri meccanici avevano cominciato a dirigersi in parte verso la paratia
che copriva il vuoto lasciato dal settore R4 per sfondarla, e in parte contro il
Grande Mazinga.
Quando Tetsuya vide i mostri meccanici a pochi metri da lui, sussurrò: “Jun,
dovunque tu sia, aiutami” e poi gridò: “Kabuto! Ora!”
Kabuto nella sala controllo ordinò di convogliare il 70% dell'energia della
base nell'antenna sonar, ma l'elettricità anziché all'antenna arrivò tramite i
cavi che teneva in mano, nel Grande Mazinga.
Tutta quell'energia sottopose ad uno sforzo tremendo gli accumulatori del
robot, alcuni indicatori nella cabina di pilotaggio esplosero, l'energia
crepitava intorno al Mazinga rendendolo lucente quasi come una piccola stella,
l'acqua cominciò a ribollire sia sotto che in superficie, attraversata da
scariche elettriche.
I mostri meccanici sorpresi si fermarono e cominciarono a indietreggiare.
Tetsuya si sentì il corpo attraversato da quella energia, e sperando nelle
capacità di isolamento della cabina e della tuta, gridò: “THUNDER BREAK!”
Dalla mano destra del Grande Mazinga partì un fulmine spesso quanto il
braccio del robot e dalla potenza devastante, che cominciò a colpire uno dopo
l'altro tutti i mostri meccanici, fino a formare una catena luminosa simile alle
decorazioni che si mettono intorno agli alberi di natale e poi i mostri meccanici
cominciarono ad esplodere in sequenza, la maggior parte, mentre quelli più lontani
si ritrovarono con tutti i sistemi interni completamente fusi e cominciarono a
colare a picco come sassi.
Dopo circa un minuto, l'attacco finì con l'esplosione dell'intero braccio
destro del Grande Mazinga a causa di un sovraccarico. Il robot lasciò i cavi e
cominciò inerte ad affondare.
Koji e il suo staff, che in un silenzio carico di tensione, avevano assistito
al tutto, si adoperarono per salvare Tetsuya.
“Presto, ora che non ci sono più mostri meccanici, attivate subito la parte
sottomarina della barriera” ordinò Koji.
I tecnici obbedirono, alcune antenne uguali alle due che si trovavano vicino
alla torre centrale, uscirono da alcuni compartimenti ed emisero una seconda
barriera protettiva che avvolse con una cupola tutta la parte sommersa della
fortezza e il Grande Mazinga si adagiò a pancia sotto sul fondo di questa barriera.
“Le condizioni del pilota?” domandò Koji alquanto teso.
“Impossibile rilevarle. A causa dell'attacco di prima ci sono troppe
interferenze. E il segnale radio è muto” rispose uno degli operatori.
Prontamente, dal compartimento stagno in cui si era rifugiato, uscì Ken con
il Mazinga Z, che si diresse verso l'altro Mazinga.
Arrivando sul fondo della barriera, si chinò sul Grande Mazinga e lo girò.
Ken vide Tetsuya che stava riverso sulla cloche di comando senza muoversi.
“Sempai Tetsuya, mi sente?” lo chiamò Ken via radio.Nessuna risposta da parte di
Tetsuya.“Sempai, risponda!”Ancora nessuna risposta.“Sempai!” gridò Ken.
E lentamente Tetsuya si mosse alzando la testa e guardando il Mazinga Z.
“Hai… hai visto? Non c'era nulla di cui preoccuparsi” disse Tetsuya con voce
affaticata e strizzando l'occhio.
“Uff, mi ha fatto venire un colpo, sempai” rispose Ken mettendosi una mano
sul petto.“Lo stesso vale per me, vecchio mio” disse Koji inserendosi via radio.
“Ho la pellaccia dura, lo sai bene Kabuto. Allora… qual è la situazione?”
“Hai fatto un ottimo lavoro, Tetsuya, hai abbattuto tutti i mostri meccanici
subacquei. Adesso restano solo quelli in superficie. Se ne occuperà Ken”.
“Scordatelo. Io non lascio mai un lavoro a metà. Questo scontro l'abbiamo
iniziato io e Ken e insieme lo finiremo” ribatté Tetsuya.
Koji voleva replicare ma si trattenne, perché sapeva che era inutile, il
senso del dovere del suo amico era troppo grande, sarebbe stato capace di
continuare a combattere anche se il Grande Mazinga avesse perso gambe e
braccia.“E va bene, testone. Preparatevi ad uscire in superficie in modo da
concludere questa battaglia”.
Intanto Cerberus, , che aveva assistito alla distruzione di una grossa parte
della sua armata, cominciò a mostrare alcuni segni di rabbia.
La battaglia stava andando troppo per le lunghe, e adesso neanche bene per
lui, I Mazinga e la loro base si erano rivelati ossi più duri di quanto lui avesse
previsto, e lo irritava parecchio vedere che le sue previsioni non si stavano
avverando, Se il piano a sorpresa e la superiorità numerica del suo esercito non
bastavano, allora avrebbe giocato tutte le sue carte fino in fondo.
Perché mai avrebbe permesso ai suoi avversari di cavarsela di nuovo.
E mai avrebbe permesso a degli insetti di rovinare i suoi piani.
Anche a costo di chiedere aiuto a qualcuno.
“Gog, MaGog” tuonò Cerberus “E' arrivato il momento di dimostrare cosa sapete
fare. Ecco la vostra occasione per dimostrarmi che la vostra abilità non
consiste solo nel commentare gli eventi. Andate!”
Gog e MaGog fissarono Cerberus con sguardo divertito: “Bene bene. E cosi ti
sei ricordato di noi” dissero i due gemelli.
“Lo abbiamo fatto apposta a non proporci mai, finora” disse Gog.
“Perché volevamo che fossi tu a chiedere il nostro aiuto. Solo in questo modo
avresti capito quanto ti siamo indispensabili” continuò MaGog.
“Andate!” ringhiò Cerberus.
I due gemelli lasciarono la sala controllo e percorrendo un corridoio,
raggiunsero una grossa sala vuota di forma circolare e col pavimento di colore
nero, Lentamente il tetto della sala si aprì in piccola parte, i due uomini
guardarono verso l'alto, e sorridendo soddisfatti, spalancarono le braccia.
Sul loro petto comparvero delle pietre simili ad un diamante, che
cominciarono a splendere avvolgendo i gemelli in una luce accecante fino a
renderli delle sfere di luce.
All'improvviso le sfere di luce si alzarono in volo passando attraverso
l'apertura nel tetto e poi a grande velocità puntarono verso il mare aperto.
“Shinji Ikari!”La voce lo fa sobbalzare, e si risveglia all'improvviso.
L'ambiente intorno a lui è cambiato, non è più in quel luogo metallico freddo
e buio.Ora si trova in mezzo a delle rocce alte e frastagliate di colore nero,
sovrastate da un cielo coperto da nuvole color rosso sangue.
“Ma cosa succede?” si domandò il ragazzo mettendosi in piedi, Non riusciva a
capire come avesse fatto a finire li.Non si trovava sul fondo dell'oceano?
E poi di chi era la voce che lo aveva chiamato?
Confuso, Shinji si guardò intorno, cercando qualche punto di riferimento.
Ma in lontananza si intravedevano solo montagne rocciose una dopo l'altra.
Fissò per un attimo un altura rocciosa davanti a lui, si girò, ma un
improvviso quanto istantaneo soffio di vento lo fece rigirare nuovamente.
E fu allora che lo vide, Un uomo, apparso dal nulla, stava in piedi sull'altura,
sovrastando in maniera quasi minacciosa il ragazzo, che intimorito indietreggiò e
per poco non inciampò in un sasso.
Shinji scrutò quella figura: era un uomo molto alto, forse raggiungeva i due
metri, avvolto in una lunga veste bianca, con in mano un bastone alto quasi più
di lui, Il suo viso era coperto da una capigliatura molto folta e da baffi molto
spessi e i suoi occhi, che Shinji riusciva a scorgere chiaramente anche da li, erano
freddi e penetranti.“Chi… chi sei?” domandò Shinji
“Sono un profeta” rispose il misterioso uomo con voce forte e decisa. Era la
stessa voce che prima lo aveva chiamato.“Un… un profeta? E… che cosa vuoi da
me?”“Sono qui per far si che tu compia una scelta”.“Che scelta?”
Il profeta non rispose, ma Shinji sentì un rumore dietro di lui, e si voltò
giusto in tempo per evitare che un colpo di spada lo decapitasse.
Shinji terrorizzato si ritrovò di fronte un uomo con indosso un armatura nera
simile a quella di un samurai, il viso coperto da una maschera di colore rosso
che riproduceva le fattezze di un guerriero feroce.
“Finalmente ci incontriamo, lurido pusillanime!” tuonò il guerriero con voce
gutturale.“Aaahhhh! Chi sei?” gridò Shinji.
“La tua morte!” rispose il guerriero menando un nuovo fendente che Shinji
evitò per un pelo, Il ragazzo cercò di scappare, voleva chiedere aiuto al profeta, ma
era scomparso, Shinji si rifugiò tra le rocce, inseguito dal samurai nero.
“Si, codardo, scappa! E' l'unica cosa che sai fare!”
“Dottore, riveliamo qualcosa di strano” disse uno degli operatori della
Fortezza delle Scienze.
“Come se non avessimo già avuto abbastanza guai per oggi, di cosa si tratta?”
domandò Koji.
“Sul radar sono apparsi all'improvviso due oggetti, che si muovono
velocissimi nella nostra direzione. Non riesco a stabilirne la natura, ma
potrebbero essere altri mostri meccanici”.
“E sarebbero solo due? Un po’ pochini come rinforzi” ribatté Koji perplesso.
Il Grande Mazinga e il Mazinga Z erano usciti dall'acqua e avevano ripreso la
battaglia, distruggendo sempre più nemici.
“Attenti ragazzi. Due oggetti volanti non identificati in rapido
avvicinamento” li avvertì Koji.
“Tsk, solo due? Li distruggeremo subito” rispose sicuro di se Ken.
Tetsuya non rispose, perché in lontananza aveva intravisto due luci
all'orizzonte che si avvicinavano a grande velocità.
“Ma che diavolo sono?”
Le due sfere luminose si fermarono a circa cento metri dalla superficie
dell'acqua, e quando la luce si esaurì, rivelarono la loro vera forma: due
giganti, il primo di forma antropomorfa, avvolto in un mantello rosso, dalla
corporatura possente e muscolosa anch'essa di colore rosso, con un volto
ghignante dalla fattezze demoniache e con due lunge corna ricurve sulla fronte.
Sembrava una specie di diavolo.
Il secondo gigante invece, aveva le fattezze di un animale a quattro zampe,
però non sembrava assomigliare a nessuno animale esistente sulla Terra.
Comunque anche questo mostro aveva il corpo di colore rosso e una muscolatura
possente, il viso rabbioso e simile a quello di un demone.
“Ma quelli…." Mormorò Ken.“Sono due demoni!” esclamò Tetsuya.
I nuovi arrivati fissarono i mostri meccanici, e silenziosamente questi
ultimi cominciarono a ritirarsi dirigendosi verso la terraferma.
“Sembra davvero che siano arrivati i pezzi da novanta!” disse Ken.
“Molto bene! I demoni dell'apocalisse sono qui per voi! Il mio nome è Gog!”
esclamò il gigante dalla fattezze umanoidi.
“E io sono MaGog! E sarà per noi un vero piacere farvi sprofondare negli
inferi!” continuò il secondo gigante.“Gog e MaGog” ripeté Koji molto
preoccupato “sono i nomi di due demoni dell'Apocalisse di San Giovanni. Ho
paura che siano molto, troppo forti”, “Sarete voi a sprofondare negli inferi,
bastardi!" ringhiò Ken scagliandosi contro di loro e lanciando il Breast Fire alla
massima potenza.Ma Gog prese in pieno petto il raggio e cominciò ad assorbirlo.
Ken si fermò a mezz'aria, mentre i comandi del Mazinga Z sembravano
impazziti: “Ma che diavolo… sta assorbendo l'energia del Mazinga Z! Brutto
stronzo, lasciami!”“Ken!” gridò Tetsuya andando in soccorso del suo pupillo.
Lanciando con la mano rimasta il Great Boomerang in mezzo al raggio, Tetsuya
riuscì ad interrompere il contatto.
Gog ridacchiò, e lanciando un raggio dalla bocca, rimandò al mittente
l'energia del Breast Fire con potenza triplicata.
Mazinga Z riuscì a spostarsi, ma il raggio colpì la barriera protettiva
infrangendola e aprendovi un enorme crepa.
“Ah ah ah ah ah ah! E questo è niente, 'eroi'. Adesso assaggerete la potenza
infernale!” esclamò Gog lanciandosi in picchiata verso la crepa prima che si
richiudesse.
“Non te lo permetteremo!” gridarono insieme Tetsuya e Ken, che andarono
incontro al nemico Ma a quel punto si mosse anche MaGog, che si scagliò contro
Mazinga Z e gli serrò intorno alla cintola le zampe anteriori.
“Lasciami andare, maledetto!” urlò Ken, che usò i Rochet Punch contro la
testa del mostro, ma senza ottenere risultati.
MaGog affondò i suoi denti acuminati nel petto del Mazinga Z cominciando ad
emettere fiamme altissime che resero l'abitacolo del Jet Pilder caldo come un
altoforno e iniziarono a fondere i meccanismi interni del petto di Mazinga Z.
“Nyhaaaaaaa!” gridò Ken preda del dolore e della rabbia.
“Resisti Ken!” esclamò Tetsuya, che aveva fermato la picchiata di Gog
piazzandosi davanti a lui.
“Pensa piuttosto a te stesso” gli disse Gog tirando fuori dalla schiena una
enorme spada dalla lama fiammeggiante.
Tetsuya estrasse nuovamente la Mazinger Blade e cominciò a duellare col
mostro Ma dopo appena tre fendenti, la lama della Mazinger Blade era già piena di
crepe, un altro colpo e si frantumò del tutto.
Gog diede un velocissimo calcio sul petto del Grande Mazinga, che andò a
sbattere contro la barriera protettiva, Quest'ultima si era del tutto rigenerata, ma
Gog non sembrava affatto preoccupato di ciò.
Shinji invece era ancora inseguito dal samurai nero.
Disperato, il ragazzo si era nascosto dietro alcune rocce, non sapendo che
cos'altro fare, Il samurai arrivò e si fermò per guardarsi intorno.
“Non puoi sfuggirmi, verme! Ti troverò, e quando lo avrò fatto niente ti
potrà salvare”.
Detto questo il samurai si incamminò verso destra
“Ma cosa può volere da me quel tizio? E poi dove mi trovo? E che diavolo
c'entra quel profeta? Questo è un incubo!” pensò il ragazzo mentre ascoltava i
passi del guerriero, resi pesanti dall'armatura, che si allontanava.
Quando i passi non si sentirono più, Shinji si affacciò da dietro il suo
nascondiglio, La zona sembrava deserta, poteva cercare una via d'uscita oppure
quel profeta perché gli desse una mano.
Ma improvvisamente una mano lo afferrò da dietro il collo, lo sollevò in aria
e lo lanciò contro un pilastro roccioso, Shinji vi andò a sbattere rompendosi due
costole costole, Sputò sangue e fu sul punto di mettersi a piangere, mentre il
samurai nero, dopo averlo preso alle spalle, si avvicinò a lui con fare minaccioso.
“Speri di potermi sfuggire. Sei solo un povero pazzo! Non puoi fuggire da me.
Stupido coglioncello!”
Il samurai diede un pugno a Shinji rompendogli altre due costole.
“Io odio quelli come te. Perché quelli come te recitano il ruolo del bravo
bambino. Giusto?”Arrivò un secondo pugno stavolta al viso.
“Sanno solo provocare danni e dolore, vero?”Terzo pugno al viso.
“Quindi quelli come te dovrebbero solo fuggire, dovrebbero infischiarsene di
tutti gli altri”.Quarto pugno al viso.
“Ma nonostante tutto tra quelli come te ci sono alcuni che osano anche solo
pensare di poter cambiare in meglio”.Quinto pugno.
“Pensano di dover essere gentili con gli altri. Di doverli aiutare”.Sesto pugno
“Ma non esiste. Non esiste proprio. Ascolta le mie parole: tu sei una
nullità, non puoi cambiare, non devi cambiare. Se cambi riceverai solo dolore e
ingratitudine. Hai scelto la tua strada, e questa dovrai percorrere per il resto
della tua miserabile vita. Nessuno ti vuole, nessuno ti apprezza, nessuno ti
ringrazia. Tu non hai nessuno! E quindi tu devi ripagare gli altri con la stessa
moneta. Anche gli altri per te dovranno essere nessuno. Hai capito?”
Il samurai mollò la presa, Shinji stramazzò al suolo con il viso ridotto ad
una maschera di sangue, il respiro doloroso per via delle costole rotte.
Le parole del samurai erano per lui solo un eco lontano.
Il dolore era troppo, e non era solo dolore del corpo, ma anche e soprattutto
del cuore.Aveva perfettamente ragione: perché cercare di cambiare?
Se fosse cambiato allora avrebbe dovuto aiutare gli altri, altri che non
avevano mai fatto nulla per lui, che lo avevano solo sfruttato.
Lui ci era già arrivato prima a queste conclusioni, ma sentendole dire dal
misterioso samurai, gli erano sembrate più che mai convincenti.
“Io non ho nessuno. Nessuno pensa a me. Nessuno è gentile con me” mormorò.
“L'hai capito finalmente. Era ora!” disse il samurai afferrandolo nuovamente
per una spalla ed estraendo la spada.“Oblio eterno. E tutti gli altri, lascia che si
fottano”.Il samurai alzò la spada per decapitare Shinji, che non opponeva alcuna
resistenza,“Non ho nessuno…”, “Bentornato” aveva detto Misato con un sorriso
dolce, un sorriso sincero.Shinji spalancò un occhio.
“Stupido, hai esagerato” aveva detto Asuka con un sorriso dolce, un sorriso
sincero, anche se quella scena non riusciva a ricordare quando fosse avvenuta,
dentro di se sapeva che era autentica.
“Mi dispiace tanto. Il fatto è che in situazioni simili io non so come dovrei
comportarmi” aveva spiegato Rei.“Penso che dovresti sorridere”.
E Rei aveva sorriso, un sorriso dolce, un sorriso sincero.
Quei momenti, in quei momenti lui era stato davvero felice, una felicità
vera, Perché delle persone si erano dimostrate gentili con lui, senza chiedergli
nulla in cambio.E tutto questo perché… lui aveva fatto una scelta.
Lui si era mosso per prima, lui aveva agito aprendo il suo cuore e facendo
qualcosa di spontaneo per gli altri, Ed era stato ricambiato in maniera sincera.
Ma allora…Shinji di scatto fissò dritto in volto il samurai.
“Non guardarmi cosi!” ringhiò il guerriero, che menò un fendente micidiale
per decapitare Shinji.
Ma la lama attraversò inoffensiva il collo del ragazzo, come se quest'ultimo fosse
stato un fantasma, Sorpreso il samurai lasciò andare Shinji, che rimase dritto in
piedi senza problemi, Il ragazzo strappò la spada al nemico, e con un unico colpo,
tagliò verticalmente in due parti la maschera del samurai.
“Sei un illuso. Questa scelta ti porterà solo dolore! E sbagli a credere che
non tornerò. Non sai cosa ti aspetta in futuro!” esclamò il guerriero.
Shinji fissò in viso il samurai, e riconobbe in quel volto deformato dalla
rabbia e dalla violenza il volto del suo più grande nemico.Il suo unico, vero
nemico, Il samurai scomparve, e scomparvero anche le ferite sul viso e nel corpo
di Shinji, Davanti a lui ricomparve il profeta.“Dunque hai capito” gli disse il
profeta.
“Si, ho capito” rispose il ragazzo sostenendo lo sguardo del misterioso uomo.
“Hai visto in faccia il tuo nemico”.
“Si. Un essere rabbioso e menefreghista, che desidera solo vivere dentro il
proprio guscio odiando gli altri. Qualcuno che se potesse, lascerebbe morire
tutti. Qualcuno che recentemente è venuto fuori in tutta la sua violenza. E ha
cercato di sopraffarmi. E' lui che mi sempre impedito di capire una cosa
semplicissima: io devo cambiare. Per il mio bene e soprattutto per il bene di
tutti quelli che mi sono vicini devo essere io il primo a cambiare, e finora
sono stato uno stupido a pretendere dagli altri qualcosa che io ero il primo a
non dare. Volevo dagli altri gentilezza e affetto sinceri con la mia freddezza,
la mia passività e la mia gentilezza superficiale. Se voglio essere trattato
come un essere umano, allora devo cominciare a comportarmi come un essere
umano”.
“E cosi sia. Ma ricorda: quello a cui stai pensando adesso è solo uno
strumento. La via che scegli di percorrere sarà lunga e difficile, e non
mancheranno le ricadute che potranno portarti a nocivi ripensamenti anche sulla
tua nuova scelta”, “Le mie gambe adesso sono deboli, ma possono fortificarsi col
tempo. Lo spero con tutto il cuore”.“E adesso cosa vuoi fare?”
“Voglio cominciare a compiere il mio dovere di essere umano”.
Shinji aprì gli occhi e si alzò da quel freddo pavimento di metallo,
mettendosi in piedi e fissando il buio davanti a se.“Sono pronto” disse rivolto al
buio e come risposta nel buio apparvero due enormi e inquietanti occhi gialli,
accompagnati dal rumore di qualcosa che si apriva.
In superficie, il Grande Mazinga giaceva inerte sopra la barriera protettiva
della Fortezza ed era gravemente danneggiato: oltre al braccio destro, aveva
perso anche le due gambe, le ali erano distrutte e profondi squarci erano aperti
nella corazza del ventre e del petto.
Gog, sospeso in aria, lo fissava con distacco, facendo volteggiare la sua
spada di fuoco nella mano Il Mazinga Z invece era intrappolato tra le fauci di
MaGog, anche lui sospeso in aria, che si erano ingrandite a tal punto da riuscire ad
afferrare per intero il tronco del robot.
Le gambe e le braccia del Mazinga penzolavano senza vita ai due lati della
bocca della mostro, mentre l'olio del robot, come sangue, colava dal metallo
squarciato e gocciolava nel mare sottostante.
Nella torre centrale, tutti gli operatori avevano assistito sgomenti alla
sconfitta dei due Mazinga, causata da due mostri che più di qualunque altro
nemico affrontato in passato, sembravano provenire direttamente dagli inferi.
Koji, scuro in viso, osservava attraverso lo schermo Gog e MaGog.
Stava cercando una soluzione ma non riusciva a trovarne nessuna.
Improvvisamente, alcune distorsioni apparvero sullo schermo principale, tutte
le immagini scomparirono, sostituite da due voci: le voci di Gog e MaGog.
“Allora, umani, cosa ne dite della nostra potenza?” domandò arrogante il
primo dei gemelli.“Noi siamo l'incarnazione definitiva del potere di Micene, e
siete stati degli stolti a pensare di poterci sconfiggere” continuò il secondo.
“Ma siccome siete tutto sommato delle persone di talento, noi due vi
proponiamo una via d'uscita: alleatevi con noi, collaborate al nostro piano di
conquista di questo pianeta”.“E salverete la vostra vita!”
“Noi lavoriamo per il bene dell'umanità, non potremmo mai aiutare chi vuole
schiavizzarla. Inoltre io ho fatto una promessa, tanti anni fa, e intendo
mantenerla ad ogni costo” rispose secco Koji. ”Quindi la mia risposta è la
stessa che diedi tanto tempo fa ad un altro malvagio che mi fece la vostra
stessa proposta: no, assolutamente no!”
Koji guardò in viso, una alla volta, tutti gli uomini presenti nella sala.
E tutti annuirono decisi.La loro risposta era la stessa di Koji.
“E allora” risposero con calma i due gemelli “morite insieme ai vostri ideali
e alle vostre promesse!” MaGog lanciò Mazinga Z contro la sommità posteriore
della barriera, poi Gog cominciò a far volteggiare la sua spada, si lanciò contro la
fortezza e con un unico, potentissimo fendente, distrusse il campo protettivo della
barriera con un immenso fragore, mentre pezzi di energia solida volavano
ovunque come schegge.
I due Mazinga caddero proprio ai piedi della torre centrale, MaGog si avventò
contro la base ed emettendo raggi caloriferi dalla bocca distrusse le due torri
che fiancheggiavano la principale, mentre Gog cominciò a scagliare lame di fuoco
con la spada che iniziarono a distruggere tutta la parte anteriore della base.
Con quel ritmo, avrebbero affondato la base in pochi minuti.
“F.. fermatevi” gridò debolmente Tetsuya cercando di rimettere in piedi il
Grande Mazinga, Ci riuscì appoggiandosi al braccio sano, ma siccome il robot
poggiava su dei moncherini che una volta erano gambe, il suo equilibrio era molto
precario.
Anche Mazinga Z si rimise in piedi, barcollante, con le gambe che tremavano,
tentando di fermare con una mano le grandi quantità di liquido che uscivano dai
buchi sul torace.“Per distruggere questa base….” mormorò a denti stretti Ken.
“Dovrete passare sui nostri corpi” concluse Tetsuya.
Gog e MaGog, che li avevano sentiti, risposero insieme: “Come volete. E per
onorare il vostro coraggio, vi spazzeremo via usando tutta la nostra forza”.
MaGog fece un balzo per avvicinarsi al fratello, i loro corpi cominciarono ad
essere avvolti da una luce accecante dello stesso colore del fuoco, sembrarono
fondersi in un'unica massa del diametro di sessanta metri circa e infine si
lanciarono contro la Fortezza delle Scienze, proprio nel punto in cui c'erano i
due Mazinga.
Sembrava che un piccolo sole si fosse formato proprio davanti a loro, tutti
gli uomini si coprirono gli occhi con una mano.Tranne Koji, Tetsuya e Ken.
Solo loro tre fissarono direttamente quella immensa luce, incuranti dei danni
che poteva procurare alle loro retine, Sembrava quasi che volessero fermarla con
lo sguardo.Oppure che attendessero qualcosa.E qualcosa accadde.
Annunciato da un intenso e fulmineo luccichio sott'acqua, un gigantesco
raggio di colore rosso emerse dall'acqua lanciandosi alto nel cielo e
frapponendosi tra i mostri e la fortezza.
Colti di sorpresa, Gog e MaGog furono costretti ad interrompere l'attacco e a
dividersi.“Ma cosa…." Esclamarono insieme i gemelli.“Ma quel raggio…”
sussurrò Tetsuya.“E' lui!” esclamò Koji.
Il raggio si esaurì dopo aver aperto un profondo buco nella superficie
dell'acqua, e mentre il buco si richiudeva, una figura emerse lentamente dal
mare, una figura massiccia, dotata di ali sottili e lunghe di colore rosso.
Somigliava molto ai due Mazinga, ma aveva un design più moderno e imponente.
Incastonata tra le due piastre pettorali, aveva una specie di gemma rossa con
inciso sopra una Z.“MazinKaiser!” esclamarono insieme Koji e Tetsuya.
Ken invece rimase in silenzio: sapeva chi fosse quel robot, ma non riusciva a
capire cosa ci facesse li, Tetsuya e Kabuto gli avevano sempre detto che dopo il
ferimento di quest'ultimo, nessuno era più riuscito a pilotarlo.
Chi poteva dunque essere ai comandi?
Gog e MaGog osservarono il nuovo arrivato, che continuò a sollevarsi
lentamente in aria fino a pararsi davanti a loro.
“E cosi abbiamo un nuovo nemico” commentò Gog.
“Questo significa che ci divertiremo ancora” continuò MaGog.
Ma nonostante l'apparente sicurezza, i due gemelli erano preoccupati per
l'arrivo di quel nuovo modello di Mazinga.
Aveva già dimostrato di possedere una potenza terrificante e chissà cos'altro
poteva fare ancora, Comunque decisero di mantenere l'offensiva.
MaGog si scagliò contro il MazinKaiser, e stranamente quest'ultimo non si
scansò e si lasciò prendere in pieno.
Il mostro lo afferrò per il tronco dopo aver nuovamente fatto spalancare al
massimo la sua bocca, e si abbatté insieme a lui contro la base, sfondando per
alcuni metri una parete.
MaGog si accorse di quanto la corazza del nuovo Mazinga fosse resistente,
perché i suoi denti non riuscivano in nessun modo a penetrarla.
Cercò allora di distruggerlo emettendo le sue fiamme distruttive, che
avvolsero interamente il MazinKaiser.“Non capisco. Perché non reagisce?” si
domandò MaGog.
E come se volesse accontentarlo, il MazinKaiser reagì: con le sue possenti
braccia, cominciò a spingere da dentro la bocca di MaGog per aprirla.
E MaGog, con suo grande stupore, non riusciva ad impedirlo, per quanto
sforzasse i suoi muscoli, mentre i servomotori del MazinKaiser aprivano sempre
di più le sue fauci, Gli occhi del MazinKaiser si intravedevano tra le fiamme, e
scintillavano in un modo che persino MaGog trovò sinistro.
Quando si fu completamente liberato il robot, per nulla danneggiato dalle
fiamme, cominciò a prendere a pugni MaGog, una serie di ganci ben piazzati in
pieno viso costrinsero il mostro ad allontanarsi.
“Ci penso io, fratello. Gli farò assaggiare il mio Cutting Blow Infernal!”
gridò Gog accumulando moltissima energia fiammeggiante nella sua spada e
partendo all'attacco del MazinKaiser, Brandendo la lama, Gog lanciò un micidiale
fendente dall'alto verso il basso che colpì in pieno il MazinKaiser alla spalla, lo
fece sprofondare con tutte le gambe dentro le lamiere già contorte e sembrò
tagliarlo in due.
Gog sorrise soddisfatto, ma il sorriso scomparve subito dal suo volto quando
si accorse che la sua spada, con la lama completamente incrinata, si era fermata
sulla spalla del Mazinga, e l'impressione del nemico tagliato in due era dovuta
alle fiamme della spada che si erano scaricate verso il basso.
“Come puoi essere sopravvissuto?!” ringhiò Gog, mentre il MazinKaiser con una
mano afferrò la spada spezzandola completamente.
Gog si allontanò con un balzo all'indietro, il Mazinga attivò le sue ali e
gli andò dietro, “Sta lontano!” gridò Gog cominciando a lanciare contro il nemico
sfere di fuoco dalle mani.
Il MazinKaiser volava in modo alquanto goffo, non riusciva ad evitare quasi
nessuna delle sfere, ma anche se colpito in pieno, non riportava alcun danno e
veniva rallentato di poco.
“Vengo ad aiutarti fratello!” disse MaGog che si attaccò alle spalle del
MazinKaiser e lo legò utilizzando catene di fuoco che emise da tutto il suo
corpo.
“Ti consiglio di arrenderti, chiunque tu sia” intimò Gog al pilota del
MazinKaiser ”o distruggerò la tua preziosa base”.
Il mostro congiunse le mani e le alzò, formando una gigantesca sfera di
fuoco, “Questa sfera è in grado di perforare tutte le lastre blindate con cui avete
adornato la vostra base e di raggiungere con il potenziale distruttivo ancora
intatto il suo centro energetico. E tu non lo vuoi, vero?”
Il MazinKaiser reagì spezzando come niente le catene di fuoco e afferrando
per la gola MaGog con la mano destra.
“Dunque è questa la tua risposta. Bene, l'hai voluto tu!” esclamò Gog
scagliando la sfera contro la fortezza, Prontamente il Mazinga puntò contro la
sfera il braccio sinistro, l'avambraccio cominciò a girare sempre più velocemente e
violentemente, e il pugno partì a grande velocità diretto verso la sfera.
Il pugno intercettò la sfera e riuscì a deviarla verso il mare, con grande
incredulità da parte di Gog, “Inaccettabile! Inconcepibile!” sbottò il mostro.
Anche l'altro pugno che teneva MaGog per la gola partì, trascinandosi dietro
il nemico, Poi gli occhi del MazinKaiser si illuminarono ulteriormente, lanciando
due potenti fasci di raggi ottici, il cui rinculo fu tale che spostò la testa del
robot, e quindi i raggi mancarono di molto il bersaglio.
Ma un istante dopo, la mira dei raggi si aggiustò e colpirono in pieno Gog
tagliandogli un braccio.
Il mostro urlò per il dolore e la rabbia, reggendosi il moncherino, e dalla
pancia del MazinKaiser uscì un enorme missile che centrò in pieno viso Gog
facendolo cadere in mare.
Quando MaGog vide cosa era successo al fratello, si infuriò ancora di più e
attaccò il Mazinga tirando fuori zanne e artigli molto grandi e dall'aspetto
mostruoso, Ma il MazinKaiser si girò verso di lui, e mentre i pugni si
riattaccavano alle braccia, dalla griglia posta sul suo viso uscirono tre giganteschi
tornadi che in pochi secondi si unirono e formarono un unico, gigantesco, tornado
che prese in pieno MaGog e lo respinse con grande violenza.
MaGog urlò per il dolore, e queste urla aumentarono quando si accorse che
quel vento distruttivo stava anche cominciando a corrodere la sue pelle e i suoi
muscoli.
Il tornado inoltre, oltre a sollevare onde gigantesche sul mare, era cosi
violento che spinse indietro lo stesso MazinKaiser, Il robot andò a sbattere contro
la fortezza sfondando un'altra parete blindata e penetrandovi per diversi metri, I
nemici erano stati sconfitti, eppure il tornado non si fermava, quasi come se lo
stesso pilota del Mazinga non riuscisse a controllare quell'arma.
Ma finalmente si fermò, e in quel tratto di mare calò una calma quasi
irreale.
“Non ci posso credere. E' riuscito a sconfiggerli senza eccessive difficoltà”
commentò uno degli operatori della sala controllo.Erano tutti sbalorditi, tranne
uno: Koji.
L'uomo infatti era entusiasta per quello che aveva visto: “Ce l'ha fatta. E'
riuscito ad attivare il MazinKaiser! Finalmente, era da un bel pezzo che non
ascoltavo più quella musica!”“Dottore, adesso cosa facciamo?”
“Tanto per cominciare, cercate di toglierci da qui. Dobbiamo cambiare
posizione immediatamente. Non credo che quei mostri torneranno, ma è
impossibile che la nostra battaglia non sia stata notata sulla terraferma e
sicuramente tra poco qui sarà pieno di navi e aerei militari”.
“Subito. Per fortuna le eliche e i timoni non hanno subito danni, e le
paratie stagne reggono. Ci muoviamo in direzione sud” rispose uno degli
operatori.
“Bene. Mandate delle squadre a soccorrere Tetsuya e Ken, e anche il pilota
del MazinKaiser”, Il Grande Mazinga e il Mazinga Z si accasciarono per terra, e
subito squadre di soccorso uscirono da alcune porte automatiche situate alla base
della torre centrale per soccorrere i piloti, Tetsuya e Ken vennero estratti dagli
abitacoli dei Pilder.
Le condizioni dei due piloti erano buone, erano solo un po’ ustionati e
avevano diversi tagli sanguinanti, ma niente di grave.
Poi si sentì un rumore di lamiere piegate, e il MazinKaiser uscì dal buco che
aveva aperto nella parete usando quel suo gigantesco tornado.
Il robot si piegò sulle ginocchia, e il vetro dell'abitacolo del Pilder si
aprì, rivelando uno stremato Shinji accasciato sulla cloche di guida.
Shinji si asciugò il sudore sulla fronte con una mano.
“Che fatica pilotare questo robot!”
10° CAPITOLO
Cerberus stava di nuovo contemplando il suo acquario pieno di orride creature
modificate geneticamente, Sentimenti contrastanti si mescolavano dentro di lui: da
un lato c’era la rabbia dovuta all’ennesima sconfitta, resa ancora più cocente dal
fatto che aveva fallito nonostante avesse pensato ad ogni minimo particolare.
Almeno cosi credeva, fino a quando non aveva visto entrare in azione un nuovo
modello di Mazinga, incredibilmente, maledettamente più potente degli altri due,
che aveva permesso ai suoi nemici di vincere quando erano ormai ad un passo
dalla sconfitta.
Comunque, per fare questo, aveva sconfitto i gemelli Gog e MaGog, e questo
univa alla sua rabbia un grande senso di soddisfazione, perché ora quei due
arroganti avrebbero dovuto necessariamente ridimensionarsi e smetterla di
comportarsi come se fossero suoi pari.
E poi la sua rabbia, per quanto grande, era ulteriormente alleggerita dal
fatto che non avevano ancora fallito completamente e dalla notizia che aveva
appena ricevuto, I suoi nemici non erano riusciti a privarlo dello strumento chiave
per conquistare il mondo, e ormai era sul punto di piegare tale strumento come
preferiva.
“Non tutto il male viene per nuocere” commentò l’uomo, mentre all’improvviso
la porta dietro di lui fu aperta bruscamente.
Cerberus non si voltò neppure mentre Gog e MaGog entravano con passo
leggermente barcollante, Gog era privo di un braccio e cercava invano con la mano
rimasta di frenare la fuoriuscita dal moncherino di uno strano liquido in cui erano
mescolati sangue e una sostanza viola.
MaGog invece aveva in più punti la pelle come scrostata, sul viso, sul petto
e sulle gambe, e a tratti si vedevano chiaramente i muscoli e le nervature.
Anche lui perdeva quello strano sangue di colore rosso e viola e non era
certo un bello spettacolo.
“Noto con piacere che siete ancora vivi” li salutò Cerberus con falsa gioia.
“Non provocarci!” esclamò furente Gog.
“Nessuno ci aveva mai umiliato in quel modo. Mai!” continuò MaGog.
“E quando sarà il momento, quel Mazinga e il suo sconosciuto pilota la
pagheranno cara!” dissero insieme.
“Comprendo la vostra rabbia, ma non c’è più il tempo per perdersi in
vendette.
Non dimenticate che entro questa notte dovremo attuare la nostra seconda
missione, che dovrebbe anche risultare decisamente più facile di quella
contro i Mazinga. Inoltre stiamo per arrivare alla fase conclusiva del nostro
piano, entro due giorni lo attueremo. E allora niente potrà più fermarci”.
Gog e MaGog rimasero in silenzio, ribollendo per la rabbia.
Sapere che erano vicinissimi alla conquista del mondo non riusciva a
eliminare la vergogna per la sconfitta subita.
Non importava cosa diceva Cerberus, la vendetta ci sarebbe stata eccome.
Il sole iniziava a calare e il rosso del tramonto era già apparso all’orizzonte.
Nella Fortezza della Scienza, ancorata vicino ad un isolotto isolato in mezzo
all’oceano, era appena cominciata la conta dei danni subiti durante la dura
battaglia avvenuta in quello stesso giorno.
Nonostante a prima vista la situazione sembrasse molto grave, visti i
numerosi squarci che erano presenti in vari punti della struttura, la fortezza
aveva retto piuttosto bene all’attacco dei mostri meccanici, e una buona parte
dei suoi impianti interni funzionava ancora a dovere.
Tanto più che Koji aveva immediatamente ordinato agli scienziati e ai tecnici
di iniziare le riparazioni del Grande Mazinga e del Mazinga Z, chiedendo loro di
far tornare operativi i due robot nell’arco di tre giorni al massimo.
Ma in quel momento, nella sala comandi della fortezza, era Tetsuya, con una
benda sulla fronte e alcuni cerotti, a coordinare i lavori di riparazione.
“I danni strutturali sono limitati alla superficie esterna e alle zone
interne adiacenti a quest’ultima” stava spiegando uno degli addetti alla sala
comandi tramite una mappa video della base “Ma fortunatamente le parti interne
hanno resistito all’attacco senza eccessivi problemi. Le pareti in superlega Z
con sostegni di rinforzo hanno svolto molto bene il loro lavoro. Gli unici danni
veramente gravi sono stati inferti da quei due mostri che ci hanno attaccato per
ultimi. Senza il loro intervento, la percentuale di danni sarebbe stata solo del
30% anziché del 47%”.
“Capisco” rispose inflessibile Tetsuya “e quanto ci vorrà per riparare i
danni?”“Lavorando a pieno regime, direi due settimane per la Fortezza delle
Scienze, e sei giorni per i due Mazinga”.
“Mmm… no, è troppo. I due Mazinga devono essere riparati massimo entro tre
giorni, come ha detto il dottor Kabuto”.
“Ma… ma è impossibile! E poi c’è il rischio che riparazioni troppo frettolose
compromettano l’efficienza dei Mazinga”.
“Niente è impossibile. Ai tempi della guerra contro il Dottor Inferno, era
normale dover riparare enormi danni con poco tempo a disposizione, e ci siamo
sempre riusciti. Perciò datevi da fare, anche io, Kabuto e Ken vi aiuteremo,
impiegheremo ogni uomo presente su questa base, faremo anche a meno di
dormire se necessario, ma entro tre giorni quei due robot devono essere
completamente riparati!”“Ma perché tutta questa fretta?”
“Il nemico è riuscito a mettere le mani sullo strumento che più gli è
necessario, non ci metterà molto a realizzare il suo piano.
Forse già adesso è troppo tardi, comunque non dobbiamo più perdere tempo, ogni
secondo è prezioso. E adesso, al lavoro!”
Shinji era seduto sul freddo pavimento metallico dell’enorme hangar, e
davanti a lui si erigeva alto e maestoso come una montagna, il MazinKaiser.
Il ragazzo non poteva fare a meno di provare soggezione davanti ad un simile
gigante, e non poteva neanche fare a meno di chiedersi se lui era davvero capace
di pilotarlo.
Si guardò le mani, le sottili mani di un semplice quattordicenne, cosi
piccole, fragili, e poi sollevò di nuovo lo sguardo sul Mazinga, cosi grande,
potente, forse il più potente robot mai creato sulla Terra.
Sembrava improbabile che una simile forza potesse essere controllata da un
essere umano, figuriamoci poi da uno come lui, Però il Profeta gli era apparso,
anzi, probabilmente era stato proprio quel misterioso uomo a condurre Shinji in
quel punto della base, durante l’attacco, in modo che il ragazzo restasse bloccato li
dentro e potesse finalmente affrontare le sue paure.
Ma in questo modo non era stato forzato a fare una scelta?
Forse, e probabilmente era stato meglio cosi.
“Io sono l’indecisione fatta persona, e solo in una situazione senza via di
scampo sono stato finalmente in grado di acquisire sicurezza e di prendere una
decisione chiara, smettendo di fuggire. Povero Profeta, neanche io gli ho
lasciato molta scelta” pensò Shinji sorridendo leggermente.
Poi sentì una porta automatica dietro di lui aprirsi, si voltò e vide Koji
entrare, L’uomo si fermò affianco al ragazzo, e restò in silenzio a contemplare
anche lui il MazinKaiser.
Koji parlò: “Erano quindici anni che non vedevo più questo gigante muoversi.
Pensavo che non si sarebbe mai più riattivato, ma tu ce l’hai fatta. Questo
dimostra che sei un tipo speciale”.
“Io non credo. Non mi sento speciale, sono soltanto un ragazzino che cerca di
andare avanti, di sopravvivere più che vivere, giorno per giorno, e non lo faccio
neanche bene. Ora ho deciso di cambiare, ma…”“Ma cosa?”
“Vede, quando era bloccato là sotto, sul fondo dell’oceano, ho visto
qualcosa, anzi.. qualcuno..”“Il Profeta” disse sicuro Koji.
Shinji guardò leggermente sorpreso Koji: “Anche lei l’ha visto?”
“Si, molto tempo fa. Cosa ti ha detto?”
“Mi ha posto una scelta: quella di continuare a fuggire oppure di affrontare
la vita, il mondo vero. E io ho scelto la vita. In quel momento mi sentivo
carico di energia, i dubbi erano finalmente spariti, e mi sentivo bene. Però
dopo, quando ho visto la potenza del MazinKaiser, mi sono chiesto se sono
davvero il tipo adatto a pilotarlo. E i dubbi sono tornati. Non ho intenzione di
ritirarmi, ma non so neanche come fare quello che devo fare. E’ difficile, e
sapevo che lo sarebbe stato, lo stesso Profeta mi aveva avvertito, ma ora che
queste difficoltà le tocco con mano, la mia sicurezza vacilla”.
“Ma contro quei due mostri te la sei cavata bene, anche se la tua prestazione
poteva essere migliore”.
“Ho vinto la battaglia contro quei due mostri, ma solo perché il MazinKaiser
mi ha aiutato. Tra cloche e leve ci capivo poco o niente, ma ogni volta che la
situazione si faceva difficile vedevo un pulsante illuminarsi in modo strano, lo
premevo e il MazinKaiser colpiva. Quindi il merito è suo”.
“Adesso devi cercare di non sminuirti, Shinji. E devi anche liberarti
dall’idea che compiere un impresa eroica significhi necessariamente salvare il
mondo e distruggere orde di mostri. Anche il riuscire a vincere i nostri
tormenti interiori è un gesto eroico, come pure la tua scelta di provare a
vivere realmente. Non sforzarti di essere a tutti i costi un eroe da cartone
animato, impegnati sulla strada che hai scelto, affronta le difficoltà,
raggiungi la tua metà aiutandoti prima col Mazinkaiser, poi con gli Eva, con gli
amici e infine da solo. Maggiori sono le difficoltà, maggiore è il premio
finale”.
“E’ sicuro di quello che dice?”
“Si, anche se ammetto di stare facendo una filosofia scontata e da quattro
soldi da vecchio rattrappito” rispose Koji sogghignando.
“Ma è una filosofia che funziona, almeno con me. Cercherò di non tradire la
scelta fatta davanti al Profeta e di andare avanti fino in fondo”.
“Bene. Ora saliamo su quella rampa, di tempo non ce ne resta molto, ti
spiegherò la strumentazione del MazinKaiser”.
In quel momento entrò Tetsuya, Koji si scusò con Shinji e andò a parlare col
suo amico.“Le riparazioni sono iniziate, sono sicuro che tra poco i Mazinga
torneranno pienamente efficienti” iniziò Tetsuya “ma c’è un problema”.
“Lo so. Anche se riusciamo a riparare in breve tempo i nostri robot, non
sappiamo dove andare a cercare i nostri nemici. Dovremmo setacciare da cima a
fondo il Giappone per trovarli, perché certamente la loro base si trova li, ma
ci metteremmo una vita e adesso non possiamo farlo perché tutte le nostre
risorse sono impegnate nelle riparazioni. Ma il tempo a nostra disposizione è
ormai agli sgoccioli, forse è anche già scaduto. Abbiamo bisogno di alleati,
alleati potenti” spiegò Koji.
“Dunque non hai cambiato idea, hai davvero intenzione di chiedere aiuto alla
Nerv. In effetti, loro potrebbero cercare la base di Cerberus mentre noi
rimettiamo in sesto i nostri robot, e poi potremmo assaltare la base nemica
insieme”.“L’unica incognita è se Gendo Ikari accetterà di allearsi con noi”.
“Be, vogliamo andare a chiederglielo?”“E perché no?”
LA SERA DELLO STESSO GIORNO
Gendo era seduto dietro la scrivania del suo ufficio, e controllava alcuni
rapporti che gli erano stati consegnati dai suoi contatti all'interno delle
Forze Strategiche di AutoDifesa.
Ufficialmente i vertici militari giapponesi insistevano a non voler
collaborare con la Nerv, anche quando sembrava chiaro che da soli non sarebbero
mai riusciti a ottenere nulla contro il misterioso nemico che si celava dietro i
mostri meccanici.
Quando Gendo aveva chiesto ufficialmente di poter visionare quei dati, si era
visto opporre un secco rifiuto, e gli alti papaveri dell'esercito si erano
barricati dietro le solite scuse tipo il rispetto delle varie competenze o il
bisogno di segretezza per il bene dello stato.
Ovviamente Gendo non si era lasciato certo fermare da quegli stupidi che
pensavano solo a conservare il proprio posto ad ogni costo, un posto che li
aveva resi invidiosi e irascibili come bambini.
Il tempo necessario per fare una telefonata e nel giro di un'ora, mentre
stava consultando altri documenti riguardanti la Nerv, aveva ricevuto i dossier
militari, che parlavano di una misteriosa quanto violenta battaglia avvenuta
nelle acque al largo di Odawara.
Dal porto di ques'ultima città avevano visto all'orizzonte strani bagliori
che variavano per intensità e colore, esplosioni e sfere di fuoco.
E quando le unità navali della marina si erano recate sul posto per indagare,
avevano trovato il mare pieno di rottami metallici, che per l'aspetto sembravano
essere resti di numerosi mostri meccanici e dove c’erano i mostri meccanici
c’erano anche i Mazinga, quindi era facile capire cosa fosse successo.
Gendo poggiò uno dei rapporti sulla battaglia sopra uno di quelli della Nerv,
che riferiva dell’imminente esperimento di attivazione dell’unità Eva-04 nella
seconda sezione americana.
Durante quella stessa giornata, inoltre, il presidente della commissione Keel
Lorenz lo aveva tenuto occupato per più di due ore al telefono.
L’anziano uomo era molto preoccupato per l’improvvisa comparsa di quel nuovo
nemico, perché non era previsto nella Pergamene del Mar Morto, e quindi temeva
che potesse intralciare lo sviluppo del progetto per il perfezionamento.
In passato quelle orde di mostri avevano agito per conto di qualcuno che
desiderava conquistare il mondo, e quindi c’era un grande rischio che incombeva
su tutti loro, Gendo aveva cercato di tranquillizzare Lorenz, non ci sarebbero stati
problemi, il progetto sarebbe andato avanti in maniera regolare.
Lorenz gli aveva creduto e gli aveva anche concesso carta bianca per quanto
riguardava i metodi da usare contro quella nuova minaccia e per Gendo c’era
un’unica soluzione veramente valida contro quell’nemico: allearsi con la squadra
dei Mazinga.
Sebbene non fosse sua abitudine appoggiarsi a qualcuno che non faceva parte
della Nerv, e nonostante fosse inizialmente molto scettico e diffidente nei
riguardi dei Mazinga, si era reso conto che contro i mostri meccanici, avversari
con una potenza di fuoco simile a quella degli angeli ma molto più numerosi,
serviva qualcuno dotato di grande potenza distruttiva e di un’altrettanto grande
esperienza nel campo e i Mazinga possedevano ambo le cose, una convinzione
rafforzata da quello che era successo ad Odawara.
Certo anche loro potevano alla fine costituire una minaccia per il progetto
per il perfezionamento, anzi, se avessero saputo in cosa consisteva tale
progetto, sicuramente avrebbero cercato di impedirlo, ma era sempre possibile
tenerli all’oscuro di tutto fino al momento in cui il progetto non sarebbe stato
attuato,Nella peggiore delle ipotesi, li avrebbe eliminati, ma non prima di aver
sventato la minaccia dei mostri meccanici.
Ormai Gendo aveva deciso, ma ora era necessario cercare di contattarli, anche
per sapere che fine aveva fatto il Third Children mentre stava riflettendo su questo,
Gendo sentì un rumore di passi fuori dalla porta del suo ufficio, e questo lo
insospettì molto, perché quei passi erano troppo vicini.
Nessuno poteva recarsi all’ufficio del comandante senza una regolare
autorizzazione, e se una visita non era prevista, le guardie avevano il compito
di impedire ai visitatori, chiunque fossero, di oltrepassare la linea rossa sul
pavimento del corridoio, che distava dieci metri dalla rampa di scale che
conduceva all’ufficio.
Ma se aveva udito quei passi, allora voleva dire che qualcuno aveva superato
la linea rossa, e le guardie non gli avevano comunicato nulla.
Gendo non perse tempo, estrasse la sua pistola dalla fondina che teneva sotto
la giacca, si alzò dalla scrivania e si avvicinò cautamente all’ingresso
dell’ufficio, Poteva sembrare una reazione eccessiva, in fondo aveva solo sentito
dei passi, ma le guardie non si erano fatte sentire e conoscendo la sua posizione e
il suo lavoro sapeva che non doveva dare mai nulla per scontato.
I suoi avversari non erano solo gli angeli e sin dai tempi in cui lavorava
per il Gheirn era consapevole di essere un potenziale bersaglio e il Geo-front
possedeva difese solidissime, ma non esistevano luoghi davvero
impenetrabili.
Avvicinatosi alla porta, Gendo vi puntò contro la pistola e rimase in
silenziosa attesa, I secondi trascorrevano interminabili, ma Gendo non tradiva la
minima tensione Poi di scatto si girò e puntò la pistola verso il soffitto dell’ufficio,
e in quello stesso istante qualcuno, che doveva essere passato per i condotti di
aerazione, sfondò uno dei pannelli che decoravano il soffitto con una
rappresentazione dell’Albero della Vita e piombò nell’enorme stanza atterrando
proprio davanti a Ikari.
Era un uomo con indosso una tuta nera e la testa coperta da una maschera
nera, Gendo gli puntò in faccia la pistola, e l’intruso, che già teneva in mano
una pistola, velocissimo fece altrettanto.
I due uomini quindi si ritrovarono in una situazione di stallo, entrambi con
una pistola di grosso calibro a pochi cm dalle loro fronti.
Trascorsero altri secondi di silenzio, poi l’intruso, con la voce ovattata
dalla maschera, parlò con tono calmo: “Complimenti per non essere cascato nel
trucchetto dei passi vicini alla porta”.
“Un vecchio trucco, efficace, ma pur sempre vecchio” rispose impassibile
Gendo.“Lavorato nei servizi segreti?”
“Più o meno… tanto tempo fa. Anche io devo farti i complimenti, per essere
riuscito a superare i sistemi di sicurezza”.
“Tsk, ne ho incontrati di migliori. E le consiglio anche di trovarsi delle
guardie migliori, stordirle è troppo facile”.
“Ora dimmi chi sei. Certo non un killer mandato per uccidermi, quelli non
parlano mai, sparano e basta”.
“Le dirò ben volentieri chi sono, ma prima per favore abbassi l’arma. E per
dimostrale che sono in buona fece, lo farò prima io”.
L’estraneo abbassò la pistola e la fece cadere a terra.Gendo decise di fidarsi e
abbassò anche la sua.“Togliti la maschera” ordinò poi Gendo.
L’uomo si tolse la maschera e si presentò: “Sono Tetsuya Tsurugi, il pilota
del Grande Mazinga. Piacere di conoscerla Gendo Ikari, comandante supremo
della Nerv”.
Nel sentire ciò, Gendo dentro di se non poté fare a meno di restare sorpreso:
proprio mentre si stava chiedendo come contattare i piloti dei Mazinga, loro
erano venuti da lui.
“Che cosa vuoi da me?” chiese il comandante, ma in realtà già lo immaginava.
“Lei non è uno stupido, comandante Ikari, e sono sicuro che l’ha già capito.
Sono qui per proporle un’alleanza contro un nemico che abbiamo in comune, un
nemico di nome Cerberus, colui che dirige gli attacchi dei mostri meccanici.
Costui rappresenta una minaccia per il mondo intero e dobbiamo assolutamente
fermarlo. Ma per fare ciò dobbiamo prima individuare la sua base. Noi, ora come
ora, non siamo in grado di farlo, ma potreste farlo voi. Dopo aver individuato il
suo covo, ci avvertirete e insieme sferreremo un attacco, noi e gli
Evangelion. Hanno già dimostrato di saper lavorare bene insieme”.
“Proprio quello che mi aspettavo. Però mi chiedi di fidarmi alla cieca di voi”.
“Comprendo che la vostra posizione richieda anche la necessità di mantenere
la segretezza su molte questioni, e per questo stia tranquillo, non vogliamo
sapere nulla dei segreti della Nerv e degli Evangelion. E per questo mi aspetto
che anche lei non voglia sapere nulla sui segreti della nostra tecnologia. Una
volta conclusa la battaglia, ognuno andrà di nuovo per la sua strada. Va bene
cosi?”“D’accordo, posso accettare” rispose Gendo.
Naturalmente ciascuno dei due era sospettoso nei confronti dell’altro.
Tetsuya aveva intuito che l’operato della Nerv, anche se ufficialmente
ineccepibile, aveva in realtà parecchie zone d’ombra, segreti terrificanti e
pericolosi, quanto se non più di Cerberus.
E Gendo sapeva bene che questo Tetsuya aveva dei sospetti, e che in realtà
lui e i suoi compagni avrebbero sempre continuato a controllare da lontano
l’operato della Nerv, pronti ad intervenire alla prima mossa sbagliata.
Ma in quel momento la minaccia era un’altra, e l’alleanza era indispensabile.
Al resto, ci avrebbero pensato dopo.I due uomini si strinsero la mano.
“Ora dobbiamo cominciare la ricerca della base di Cerberus” disse Gendo.
“Certo. Ma devo anche riferire un breve messaggio da parte di un suo
conoscente”, Mani fredde, metalliche, ti legano a qualcosa di altrettanto freddo,
forse un tavolo, Poi vedi una specie di lacci energetici fissarsi attorno alle tue
caviglie e ai tuoi polsi.
Poi ecco la parte più dolorosa: senti qualcosa simile a spine che dopo essere
sbucate dal tavolo obliquo a cui ti hanno legata, penetrano nella tua schiena,
nella tua colonna vertebrale e cominciano a ramificare tra i tuoi nervi.
Il tuo corpo diventa rigido, ma non insensibile, il dolore aumenta, vorresti
gridare ma la bocca non si apre, Non sai chi ti sta facendo questo, vedi solo delle
indistinte ombre nere.
Infine, ecco il tocco finale: un braccio meccanico dalle linee rotondeggianti
e dalla superficie lucida e riflettente che sostiene una specie di casco si
avvicina minacciosamente alla tua testa.
E dentro il casco intravedi degli aculei, lunghi e sottili.
Capisci che vogliono ficcarti quel casco sulla testa, vogliono inserirti
quegli aculei nel cervello, Provi di nuovo ad urlare, ma non c’è niente da fare, la
bocca non vuole saperne di aprirsi.
Il braccio è sempre più vicino, cosi vicino che il tuo viso si riflette su di
esso e nello stesso istante in cui intravedi il tuo volto, quell’orrendo casco
viene messo sulla tua testa.
“NADIA!!!!” gridò Rei alzandosi di scatto sul letto.
Aveva il fiatone, era tutta sudata, e teneva una mano sul petto.
Era nel suo appartamento, da sola, e indossava un pigiama bianco che le
avevano dato all’ospedale.
Si alzò per prendere un bicchiere d’acqua, ma dopo solo due passi, un
improvviso mal di testa la fece quasi accasciare al suolo.
Per non cadere, la ragazza ritornò sul letto e cominciò a massaggiarsi le
tempie.“Nadia… cosa… cosa ti stanno facendo?”
Fuori dall’appartamento di Rei, non c’era nessuno, la strada e il marciapiede
erano vuoti, gli unici movimenti erano quelli di alcune foglie e di qualche
lattina che si muovevano sull’asfalto a causa di un leggero vento.
Sul lato della strada opposto a quello dove si trovava l’appartamento di Rei,
spuntò all’improvviso un barbone ubriaco, con i vestiti vecchi e laceri, che
camminava barcollando con in mano una bottiglia avvolta in un sacchetto di carta
marrone.
La faccia dell’uomo era strana, alternava momenti di felicità ad altri di rabbia, e
ogni tanto mormorava frasi sconnesse.
“Ma tu… gurada… che malesciutati…. Cacciarmi via perschè secondo loro…
sono… ubriaco…Hic! Ma io… io sono un gentiluomo…. Rovinato dalle
assicurazioni che… non pagano mai. E nonostante questo… non mi sono certo
abbattutoo… Hic, mica ho affosciato tutto nell’alcol, un goscetto e via!”
L’uomo bevve un sorso abbondante dalla bottiglie e cadde malamente a terra,
ed esplose in una serie di imprecazioni contro un invisibile maleducato che gli
aveva fatto lo sgambetto.
“Bruttio bastardo, pensi…. pensi di potermi sgambettare perschè mi credi
ubriaco anche tu, eh? Hic. Ora ti nascondi per spiarmi e cogliermi…. in fallo,
Hic, ma adescio ti faccio vedere io se sono ubriaco”.
Il barbone si avvicinò lentamente e malamente ad alcuni cespugli che stavano
in penombra vicino al muro di un palazzo abbandonato, aprì, dopo sei tentativi
falliti, la lampo dei pantaloni e cominciò a urinare contro il muro.
E mentre lo faceva, riprese a parlare contro l’invisibile maleducato che
secondo lui gli aveva fatto lo sgambetto e ora lo spiava: “Ecco… se fosci un
maleducato…. Ora dovrei farla per strada, e invescie la faccio qui.. Hic. Sono
beneducato, io, non sciono mica come… questi qui, che dormono per terra dietro i
cespugli… tsk, vestiti di nero come se dovesciero andare ad un funerale”.
Il barbone si stava riferendo ad un gruppetto di quattro uomini vestiti con
completi neri, che erano sdraiati per terra dietro i cespugli.
Il barbone mandò giù un altro sorso di liquore e si allontanò sempre
barcollante, e sempre impegnato in una discussione con il maleducato invisibile.
Quando se ne fu andato, cinque uomini con indosso la divisa dei soldati di
Cerberus e forniti di visori notturni, si affacciarono cautamente da una
finestra del primo piano.
“Potevamo anche farlo fuori, tanto era solo un barbone pidocchioso” disse uno
dei cinque uomini.
“Non costituiva alcun ostacolo per la missione, al contrario degli uomini del
servizio di sicurezza della Nerv. Ora muoviamoci, abbiamo solo sei minuti prima
che la loro base li ricontatti per avere conferma che è tutto a posto. Prima che
quei sei minuti siano scaduti, il First Children dovrà essere morto stecchito”.
I cinque uomini saltarono giù dalla finestra, e muovendosi molto velocemente
e silenziosamente attraversarono la strada e si diressero verso l’appartamento
di Rei, Salite le scale, non ebbero problemi a trovarlo, perché per tutto il giorno
una loro spia aveva seguito gli spostamenti della ragazza.
Trovata la porta giusta, cercarono di capire se la ragazza stava dormendo
ascoltando eventuali rumori provenienti da dentro l’appartamento.
Non sentendo niente, conclusero che il bersaglio era nel mondo dei sogni,
quindi uno di loro cominciò a trafficare intorno alla vecchia serratura per
aprirla, per poi accorgersi che era già aperta.
Sembrava che Rei avesse ripreso la sua vecchia abitudine di non chiudere mai
a chiave la porta della sua casa, I cinque uomini si fissarono e si fecero alcuni
segni con la mano, aprirono leggermente la porta cercando di fare il minor rumore
possibile nel girare la maniglia, e diedero un’occhiata nel corridoio.
Era tutto buio, ma grazie ai visori, che faceva vedere loro ogni cosa come se
fosse filtrata attraverso un velo color verde fosforescente, videro che il
bersaglio era seduto sul letto.
Anche se non stava dormendo, non faceva differenza, non avrebbe avuto il
tempo di reagire, I cinque uomini estrassero delle pistole dotate di silenziatore e
mirino a infrarossi e fecero irruzione nell’appartamento.
Asuka era sdraiata sul suo letto, impegnata nella lettura di un libro, prelevato dalla
‘biblioteca personale’ di Misato (un comodino mezzo sfondato pieno di romanzi e
romanzetti messi alla rinfusa), Ma troppi pensieri le si agitavano in testa, e il
desiderio di leggere si stava spegnendo con la stessa velocità con cui era nato, Cosi
alla fine interruppe la lettura alzandosi dal letto e dirigendosi in
cucina per bere qualcosa.
Qui incontrò Misato che stava controllando alcuni documenti seduta al tavolo
nella sua abituale mise casalinga.
“Piaciuto il libro?” domandò Misato senza distogliere lo sguardo dai suoi
documenti.
“Mah, insomma. La trama è carina, ma io più che sapere se i due sposini da
manicomio si rimetteranno insieme o no, vorrei capire che fine ha fatto la loro
bambina. E poi la moglie è una vera stronza, fa soffrire il marito, l’amante e
il figlio che le è rimasto. Da grande spero di non diventare mai cosi bastarda”.
“A me veramente quel libro è piaciuto molto quando l’ho letto per la prima
volta, trovo che sia un’opera veramente notevole. Dovresti cercare di andare più
a fondo, senza fermarti alle apparenze. Se vuoi, ho altri libri della stessa
autrice”. “No, ti ringrazio ma ne ho abbastanza di letteratura, credo che andrò a
dormire”rispose Asuka.Squillò il telefono, Misato si alzò e andò a rispondere.
Asuka sentiva le parole di Misato al telefono, ma non ci badò, negli ultimi
tempi non riusciva più a stare concentrata su niente, anzi, non voleva
concentrarsi su niente.
Se avesse potuto, avrebbe voluto spegnere il suo cervello come si fa con un
elettrodomestico.Quando la telefonata finì, Misato si affacciò sulla cucina.
“Asuka, è successo qualcosa di grosso al Quartier Generale della Nerv. Devo
correre immediatamente lì”
Nel sentire quelle parole, Asuka si accorse di un certo, indistinto, timore
che cresceva dentro di lei.“Non… non sarà mica successo….”
“No” la tranquillizzò Misato “o almeno non credo. Purtroppo non conosco i
dettagli. Adesso andrò alla base e ti farò sapere tutto il prima possibile”.
Il maggiore corse nella sua camera, si cambiò in tutta fretta, prese le
chiavi della sua Alpine e corse fuori dall’appartamento, lasciando sola un’Asuka
che cercava di mantenere il controllo.
“Calmati Asuka, calmati, ancora non si sa cosa è successo” si disse la
ragazza tornando in camera sua.
“Il maggiore Katsuragi se ne sta andando” avvertì un uomo con un binocolo
che, nascosto nella vegetazione, stava spiando il condominio di Misato e Asuka.
Osservò Misato che, dopo aver lasciato il suo appartamento, saliva a bordo
della sua macchina e sgommando con le ruote, si allontanava velocemente diretta
verso la base della Nerv.
“Questo significa” disse un secondo uomo che si affiancò a quello col
binocolo “che il Second Children è rimasto solo. Meglio cosi, incontreremo meno
ostacoli. Ora andiamo, abbiamo solo sei minuti di tempo”.
Un gruppo di cinque uomini, anche loro vestiti con la divisa nera degli
uomini di Cerberus e dotati di visori sugli occhi per permettere di vedere anche
al buio, uscì allo scoperto dalla vegetazione che circondava il condominio e con
passi rapidi e silenziosi, si diresse verso l’edificio.
I sicari raggiunsero l’ascensore e salirono fino al piano in cui si trovava
l’appartamento di Misato, percorsero il corridoio e si abbassarono vicino alla
porta.
Un primo minuto era già trascorso, uno dei cinque uomini inserì una scheda
collegata ad un minicomputer nella fessura dove si inseriva la scheda necessaria
per aprire la porta, premette alcuni tasti sulla tastiera e in pochi secondi, con un
beep, la porta si aprì.Gli intrusi, vedendo che nell’appartamento era tutto buio,
attivarono i visori, rapidamente e silenziosamente entrarono tirando fuori le loro
pistole di grosso calibro dotate di silenziatore e mirino laser e restando sempre
abbassati, cominciarono a controllare il corridoio e il soggiorno, ma non c’era
nessuno.
Anche in cucina non c’era nessuno, notarono solo alcuni cassetti dimenticati
aperti, Uno di loro, con alcuni rapidi gesti della mano, indicò agli altri quattro di
andare avanti per perlustrare le tre stanze che stavano in fondo al corridoio
sulla destra, mentre lui avrebbe controllato le altre due sulla sinistra.
I quattro uomini si divisero in due coppie, e una coppia aprì la prima porta
a destra, che aveva un cartello con su scritto ‘Cameretta di Shinji’, l’altra
invece andò alla seconda porta, che era il bagno.Però in entrambe non c’era
nessuno.
Anche il loro quinto compagno, perlustrando la camera da letto di Misato e
un’altra stanza, non aveva trovato nessuno, Restava quindi una sola camera, sulla
destra, che doveva essere la stanza della Second Children.
Cautamente cominciarono ad avvicinarsi, le pistole puntate in avanti, pronte
a far fuoco, Raggiunta la porta, aprirono silenziosamente giusto uno spiraglio per
controllare senza essere scoperti dall’eventuale occupante della stanza.
E l’uomo incaricato di controllare, vide sul letto la sagoma di una persona
che dormiva, coperta da un paio di lenzuola bianche.
Visto quello, fece un segno con la mano destra agli altri, che risposero di
si con un cenno della testa.
Quello allora aprì un altro po’ la porta per potervi infilare la canna della
pistola, prese la mira puntando il laser rosso del mirino sulla parte superiore
del corpo sdraiato sul letto.
In rapida successione, sparò tre colpi, che fecero un rumore simile a quello
di un leggero sbuffare, e tre buchi dai contorni neri si aprirono in quella che
poteva essere la schiena o il petto del bersaglio, a seconda di come fosse
girato, L’uomo indicò tramite altre segni della mano, che il bersaglio era stato
colpito, ma per essere maggiormente sicuro, decise di entrare per controllare se
il bersaglio era veramente morto, e in caso contrario, dargli il colpo di
grazia, Entrò nella stanza aprendo del tutto la porta, i suoi compagni rimasero nel
corridoio e si misero dritti in piedi, mentre lui continuava a muoversi
abbassato sulle ginocchia.
Arrivato vicino al letto, notò un particolare: dai buchi delle pallottole
aperti nel corpo che giaceva sul letto non usciva neanche una goccia di sangue.
L’uomo capì tutto, e proprio allora la luce nella stanza si accese.
Quella forte luce, a causa dei visori, fece provare ai sicari la stessa
sensazione che si può provare quando qualcuno ti infila dei tizzoni ardenti
negli occhi.
Urlando, i cinque uomini si tolsero i visori, e cominciarono a sfregarsi gli occhi,
che gli sembravano essere bombardati da migliaia di flash luminosi quanto una
piccola stella.
Asuka, in piedi sopra la sua scrivania che stava accanto alla porta e all’interruttore
della luce, non perse tempo, e si lanciò contro gli avversari,
cercando di approfittare della loro confusione.
Era conscia della superiorità fisica dei nemici, quindi doveva cercare di
essere rapida e precisa, e sperare che il suo addestramento alle arti marziali
fatto in Germania valesse tutte le ore spese in palestra.
Riuscì a stenderne due perché sbilanciati e fece in modo che nel cadere
battessero la testa e svenissero, poi si lanciò su un terzo e lo mise al tappeto
dandogli due calci ben mirati dietro le ginocchia.
La ragazza però era a piedi nudi, e subito si sentì le dita dei piedi
indolenzite dopo l’attacco, “Cazzo, questi bastardi non indossano semplici tute.
Per poco non mi rompevo le dita dei piedi” pensò la ragazza, che diede al
penultimo degli invasori una gomitata alla gola togliendoli il fiato e facendolo
inginocchiare.
L’ultimo infine, riuscendo a scorgere la figura di Asuka tra i flash che gli
martoriavano gli occhi, afferrò la ragazza da dietro per le braccia, ma Asuka
unì le gambe e gli diede un veloce doppio calcio nei ‘gioielli di famiglia’.
Non bastando, la ragazza gliene diede altri due e finalmente l’uomo mollò la
presa cadendo all’indietro.
Asuka era in gamba, ma tre dei suoi avversari si stavano già rialzando, e gli
effetti dello shock visivo stavano passando,La ragazza quindi, prima prese il suo
computer portatile e lo ruppe in testa al primo dei cinque che si era già rimesso in
piedi, poi corse fuori dalla stanza cercando di uscire dall’appartamento.
Forse poteva tentare di nascondersi nella vegetazione che circondava il
condominio, oppure incontrare qualche automobilista che poteva aiutarla a
fuggire.
Improvvisamente, mentre aveva appena cominciato a correre nel corridoio, vide
tre piccoli punti del muro alla sua destra esplodere senza alcun motivo
apparente, Ma la ragazza comprese subito che si trattava in realtà di tre proiettili
che le avevano mancato la testa per pochissimo, e non ebbe bisogno di girarsi per
capire che i suoi aggressori, affacciati dalla sua stanza, le sparavano addosso
e che l’avevano mancata solo perché avevano ancora la vista in parte disturbata.
Ma se avesse cercato di raggiungere l’ingresso, sarebbe stata un bersaglio
troppo scoperto e l’avrebbero centrata sicuramente, per questo si gettò nella
prima stanza che si trovò affianco, ovvero il bagno, chiuse le porta e accese la
luce.
Poi si accovacciò vicino alla vasca, maledicendo per l’ennesima volta il
fatto che i giapponesi usavano porte che non si potevano chiudere a chiave.
Sapeva che stavano arrivando, e si sentì come un topo preso in trappola,
mentre cercava di impedire alla paura di annebbiare la sua capacità di
ragionare.
“Pensa Asuka! Pensa!” si ripeteva guardandosi attorno.
L’unica soluzione che le venne in mente, fu quella di usare il getto della
doccia al massimo per lanciare in faccia a quegli stronzi dell’acqua supercalda.
Subito quindi aprì l’acqua della doccia sperando che quei bastardi le dessero
il tempo sufficiente per far diventare l’acqua caldissima.
E per guadagnare altro tempo, staccò dalla parete l’asta di plastica della
tendina, e facendo poggiare un’estremità sul bordo esterno della vasca, mise
l’asta di traverso infilando l’altra estremità nel buco in cui si infilava la
mano per far scorrere la porta.
In questo modo la porta non poteva più aprirsi, anche se era una porta cosi
sottile che per sfondarla non ci voleva certo una forza erculea.
E un istante dopo aver fissato l’asta, sentì qualcuno che da fuori tentava
con la forza di aprire la porta.
Subito Asuka si rannicchiò dentro la vasca, cercando di non scottarsi con
l’acqua che uscendo dalla doccia cominciava a farsi bollente e quando pensò che
fosse calda al punto giusta, spense il getto.
La ragazza trasalì quando vide diverse pallottole passare da parte a parte la
porta per infrangersi contro il lavandino e lo specchio che stava sopra
quest’ultimo.
Forse gli intrusi pensavano che la ragazza stesse bloccando la porta stando
dietro di essa, ma non era cosi stupida per fortuna.Già, la fortuna.
Se era riuscita a guadagnare altri due o tre minuti di vita, si doveva in
parte alla sua abilità e in parte alla fortuna.
Grazie alla fortuna, siccome era troppo nervosa, non era riuscita ad
addormentarsi dopo che Misato se ne era andata, e aveva cosi sentito la porta
aprirsi, Aveva capito che non poteva essere Misato perché dopo l’apertura della
porta, non aveva sentito il minimo rumore di passi, quindi o la porta si era aperta
da sola a causa di un malfunzionamento, oppure qualche estraneo era entrato in
casa.
Non volendo correre rischi, era ricorsa al vecchio trucco dei cuscini sotto
le lenzuola, sperando che gli eventuali intrusi ci cascassero, e siccome non
aveva visto sotto la porta nessun tipo di luce accendersi, aveva concluso che i
possibili intrusi erano dotati di visori notturni, quindi si era piazzata sulla
scrivania, vicino all’interruttore, pronta a fare loro una bella sorpresa.
Comunque non si era veramente preoccupata fino a quando non aveva sentito la
porta aprirsi, poi era apparsa quella strana luce rossa che si puntava contro il
suo letto e infine quei tre strani rumori.
Riconobbe quella luce rossa, un mirino laser, e quei tre rumori, i rumori dei
colpi di una pistola silenziatore, diretti contro il suo letto.
Questo significava che non si trattava di ladri di appartamento, ma di veri e
propri killer, che erano venuti per lei.
Scoprendo questo, aveva cominciato a provare paura, anche se grazie al fatto
di essere un pilota di Eva, sapeva impedire alla paura di prendere il controllo.
Però quella situazione era di gran lunga peggiore della battaglie a bordo
dell’Evangelion, soprattutto in quel determinato momento, nel bagno.
Sull’Eva almeno, poteva contare sull’AT-Field come barriera difensiva, e su
tutte quella armi da fantascienza Invece adesso come barriera difensiva aveva solo
una vasca da bagno, e come arma un getto di acqua bollente.
I pensieri della ragazza furono interrotti da un braccio nero che sfondò la
porta e da una mano che cominciò a tentoni a cercare l’oggetto che bloccava
quest’ultima.
Una scena simile a quella di certi vecchi film horror del XX secolo, con una
bella ragazza seminuda inseguita da un serial killer mascherato e prima che Asuka
potesse fare qualcosa, il braccio trovò e tolse l’asta, e la porta si aprì.
Un uomo entrò nel bagno e sparò alcuni colpi in direzione di Asuka, che fece
in tempo a nascondersi completamente dentro la vasca, che la protesse dai colpi.
La ragazza comunque era consapevole di aver guadagnato solo pochissimi
secondi, e che se avesse provato a sporgersi, l’avrebbero freddata con un colpo
solo, Perciò, confidando ancora nella sua fortuna, aprì a tutta forza il getto
d’acqua bollente, mirando alla cieca e sperando di cogliere il nemico in faccia.
E le scappò un mezzo sorriso di soddisfazione quando sentì un secondo grido
di dolore.
“Aaaaiiiiiiii! La faccia… quella troia mi ha ustionato la facciaaaa!” gridò
in preda al dolore l’uomo.
I suoi due compagni cercarono di trattenerlo, Asuka li sentì e colse la palla
al balzo, uscendo dalla vasca e scattando fuori dal bagno con uno scatto da
centometrista, Appena cinque metri la separavano dall’uscita, era veloce, i suoi
nemici impegnati a tenere fermo il loro compagno ferito.Poteva farcela, poteva
far…Una frase detta in tono rabbioso: “Non ci lasceremo fregare da una
mocciosa!”, un sibilo, la cessazione dei lamenti dell’uomo ferito al viso, il
rumore di un corpo che cade, un secondo sibilo, una strana sensazione al
polpaccio sinistro, come di qualcosa che penetra, una rapida fiammata di dolore,
ed ecco che la ragazza non riuscì più a camminare e crollò supina sul pavimento.
Cercando di strisciare verso la porta e di resistere al dolore, Asuka si
voltò, Due dei sicari l’avevano ferita alla gamba dopo aver ammazzato il loro
compagno ustionato, poi si avvicinarono con passo deciso ad Asuka e uno di loro
la bloccò mettendole un piede sulla schiena e premendo con forza.
“Sei in gamba, puttanella, ma ora ci hai proprio seccati. Assapora ogni
secondo di questa paura e crepa una buona volta!”
L’uomo caricò il colpo in canna, Asuka chiuse gli occhi, le scappò qualche
lacrima di dolore e di rabbia, poi pensò: “Shinji… mi dispiace….”
Nell’appartamento risuonarono due spari. Due spari alquanto rumorosi, troppo
rumorosi, Asuka non capì perché i colpi di quella pistola col silenziatore fossero
diventati all’improvviso cosi rumorosi, poi sentì un corpo alquanto pesante
caderle addosso, un esclamazione simile ad un “Oh cazzo!”, altri due spari molto
rumorosi seguiti dal rumore di un altro corpo che si accasciava al suolo.
Poi un rumore di passi affettati verso di lei, qualcuno le tolse di dosso
quel corpo pesante.“Asuka! Stai bene?”Asuka aprì gli occhi: “M…. Misato?!”
La sua tutrice, con la pistola ancora fumante in mano, la guardava
preoccupatissima.“Asuka, stai bene?” ripeté la donna.
“Misato! Sei tu!” gridò Asuka abbracciando il maggiore.
Misato rispose al suo abbraccio facendo altrettanto.
“Coraggio, adesso è finita” la consolò la donna mentre Asuka dava nuovamente
sfogo ad alcune lacrime ma stavolta di gioia.
Passati alcuni secondi interminabili, Asuka si ricompose, per quanto le fosse
possibile.“In camera mia, ce ne sono altri due, svenuti” disse la ragazza.
“Ci penserò io. Ehi, ma sei ferita alla gamba!” esclamò Misato quando vide la
piccola pozza di sangue che si era formata sotto la gamba sinistra di Asuka
“Metti intorno alla ferita il mio fazzoletto. E stringi forte. Accidenti, ma
come è possibile che in pochi minuti sia successo tutto questo?”
“Non… non lo so proprio”.
“Chiama la base, digli di mandare qualcuno per prendere questi bastardi, io
vado a dare un’occhiata in camera tua”.
Misato aiutò Asuka ad alzarsi, l’appoggiò al mobile col telefono, poi si
diresse verso la camera con la pistola pronta a far fuoco.
Ma prima che Asuka potesse comporre il numero, sentì uno strano odore di
bruciato, e improvvisamente, senza motivo apparente, i tre cadaveri nel
corridoio presero fuoco e sembravano esserci delle fiamme anche nella stanza di
Asuka.“Cavolo, che succede?” si domandò Asuka spaventata.
“Fuori di qui!” gridò Misato tornando da Asuka, prendendola in braccio, e
uscendo dall’appartamento Ma le fiamme, in meno di un minuto si esaurirono,
dopo aver completamente carbonizzato i corpi dei cinque assassini, e il rischio di
un eventuale incendio fu scongiurato da Misato gettando qualche secchiata
d’acqua nei punti in cui la moquette sembrava prendere fuoco.
Tornata la calma, le due ragazze si guardarono attorno.
“Che casino pazzesco. Prima questi stronzi entrano in casa nostra e per poco
non mi accoppano, e poi prendono fuoco senza motivo” sbottò Asuka.
“Già, proprio una bella serata. Devono aver sistemato gli uomini del servizio
di sicurezza se sono riusciti ad entrare qui dentro senza far arrivare decine di
militari della Nerv armati fino ai denti” rispose Misato.
“Ma Misato, ora che ci penso, come mai sei tornata indietro?”
“Perché durante il tragitto mi sono accorta di aver dimenticato a casa la mia
ID card”.“Allora, sia benedetta la tua sbadataggine domestica”.
“Proprio cos..” Misato si bloccò all’improvviso come se avesse capito qualcosa.
“Cosa… cosa c’è?” “Questi assassini, temo che li abbia mandati quello che sta
dietro agli attacchi dei mostri meccanici, se hanno tentato di colpire te…” “La
First!” esclamò Asuka.
Misato fulminea chiamò il quartier generale perché mandassero qualcuno a casa
loro e soprattutto inviassero subito delle squadre all’appartamento di Rei,Poi il
maggiore svegliò Pen Pen, che incredibilmente non si era accorto di nulla perché
aveva passato tutto il tempo a dormire nel suo frigo, fece salire il pinguino e Asuka
in macchina e si diresse verso la base della Nerv.
Due grosse jeep militari arrivarono nella strada davanti al palazzo dove
abitava Ayanami, e tre squadre di soldati armati con il simbolo della nerv sulla
divisa scesero spianando pistole e fucili mitragliatori forniti di torcia
elettrica montata sulla canna.
Rapidamente due squadre salirono fino all’appartamento della ragazza, mentre
la terza restò in strada per bloccare eventuali fughe.
Gli uomini della Nerv raggiunsero la porta trovandola socchiusa, si disposero
due per lato intorno ad essa, poi con un cenno della mano, un altro dei soldati
aprì con un calcio la porta, e una decina di uomini si riversò dentro
controllando ogni angolo di quell’appartamento buio.
Ma quello che videro li stupì non poco: per terra c’erano cinque cadaveri
carbonizzati, disposti a semicerchio vicino al letto della Firts Children.
E quest’ultima giaceva sul letto addormentata e illesa, anche se il pigiama e
le lenzuola erano sgualciti come se la ragazza si fosse agitata parecchio
durante il sonno.
I soldati controllarono il resto dell’appartamento e non trovarono nulla,
chiamarono qualcuno che portasse via i cadaveri, svegliarono Rei e la portarono
al quartier generale, dove sarebbe stata al sicuro.
IL GIORNO DOPO
Misato sedeva nel suo ufficio, tutta indaffarata nel controllare la cartine
topografiche del Giappone e nel catalogare dati su dati.
I dati le venivano costantemente passati dallo staff addetto ai Magi, che
guidato da Ritsuko, macinava centinaia di informazioni allo scopo di individuare
la base del nuovo nemico, di nome Cerberus.
Misato dava il suo personale contributo a questa ricerca, anche se il grosso
del lavoro veniva comunque svolto dai tre supercomputer, per poi riferire tutto
al comandante Ikari.
Senza entrare troppo nei dettagli, il comandante la sera precedente l’aveva
mandata a chiamare per informarla che era stata stretta una temporanea alleanza
tra la Nerv e coloro che manovrano i Mazinga, e che il loro compito era quello
di intercettare la base dei mostri meccanici, per poi condurre un attacco
combinato.
Ma a causa dell’improvviso doppio attacco portato dagli uomini di Cerberus
contro Asuka e Rei, Misato era rimasta parecchio impegnata in molte discussioni
con Ritsuko e gli ufficiali del reparto servizi di sicurezza.
Soprattutto con questi ultimi, che avevano dato a Misato l’impressione di
voler scaricare su di lei la responsabilità di quanto successo il giorno prima.
Solo quando il comandante Ikari, dopo essersi assicurato che i piloti,
specialmente Rei, stavano bene, troncò quelle stupide discussioni faziose,
Misato poté finalmente essere informata dei nuovi sviluppi.
Una mole di lavoro immane era stata affidata agli uomini della Nerv, quella
mattina, e tutti cercavano di svolgerlo con diligenza, in particolare Misato,
che riusciva a lavorare meglio e a distrarsi dalla paura provata la sera prima
grazie ad una buonissima notizia che aveva ricevuto: Shinji stava bene, ed entro
non molto tempo sarebbe tornato da loro.
Questa aveva almeno in parte risollevato il morale della donna, che fino al
giorno prima era oppressa dall’angoscia di non rivedere più il ragazzo.
E sicuramente quella notizia aveva risollevato il morale anche ad Asuka, che
durante quei giorni aveva sfogato la sua preoccupazione per Shinji distruggendo
come una furia centinaia di mostri meccanici durante le simulazioni di
combattimento alla base, In quel momento la ragazza si era stabilita in un
appartamento interno alla base, e la ferita alla gamba per fortuna non era grave.
Sembrava anche che Asuka, dopo aver ricevuto la notizia che Shinji stava
bene, prima avesse finto di non curarsene, uscendosene con un: “Allora
quell’idiota tra poco tornerà? Peccato , senza di lui stavo benissimo”, poi era
andata a chiudersi nel bagno della sua nuova casa e aveva esclamato gioiosa, e
tentando inutilmente di non farsi sentire dal personale che passava nel corridoio :
“YEEEAAAHHHHHH!”.
Misato lo aveva comunicato anche a Rei, Rei aveva risposto soltanto “Bene”.
Impossibile capire dal tono di voce che cosa provasse dentro di se, ma Misato
era sicura che anche lei fosse felice.
Però proprio Rei aveva dato uno strano alone di mistero a quello che era
successo la sera prima: Asuka si era salvata perché aveva saputo difendersi e
perché lei era tornata in casa giusto in tempo, ma Rei come aveva fatto a
salvarsi?Non era certo il tipo capace di picchiare qualcuno, e in casa non c’erano
segni di lotta.
Però quei cinque cadaveri carbonizzati, non erano morti a causa delle fiamme,
perché recavano segni di arma da fuoco, Ma chi gli aveva sparato? Rei?
E con quale arma poi? Il rapporto della balistica forse avrebbe potuto chiarire la
faccenda, ma il comandante Ikari, dopo aver interrogato Rei, aveva stabilito che
nessuno oltre a lui, poteva vedere quel rapporto.
Quindi Misato non credeva proprio che sarebbe riuscita a visionare quei dati.
Un nuovo mistero, un altro nuovo mistero andava aggiungendosi a quelli che
avevano cominciato ad accumularsi negli ultimi tempi.
Ma in quel momento non poteva permettersi il tempo di cercare delle risposte,
doveva concentrarsi sul lavoro di individuare la base dei mostri meccanici, e
non era certo facile, e l’unica cosa che erano riusciti a stabilire con sicurezza era
che la base di Cerberus doveva trovarsi in Giappone.
Infatti se i mostri meccanici fossero giunti in Giappone partendo da una base
all’estero, avrebbero dovuto esserci avvistamenti anche al di fuori dell’area
nipponica, Ma anche restringendo il campo al solo Giappone, esistevano centinaia
di luoghi in cui cercare.
Una base capace di contenere un numero enorme di mostri meccanici poteva
essere custodita dentro una montagna, e in Giappone ce n’erano centinaia di
monti capaci di ospitare una base di tale dimensioni.
Le cose poi si facevano ancora più difficili se la base in questione era
sotterranea, come il Geo-Front, oppure era una base sottomarina, magari
costruita sul fondo dell’oceano.Tutto era possibile.
Qualcuno bussò alla porta del suo ufficio, la porta automatica si aprì,
Misato si voltò per vedere chi fosse.Rei entrò silenziosa nella stanza.
“Ah, sei tu Rei. Cosa c’è?” “Maggiore Katsuragi … io… dovrei dirle qualcosa..”
Il tono incerto di Rei sorprese Misato.“Rei, qualcosa non va?”
Prima che Rei potesse rispondere, si portò improvvisamente le mani alle
tempie, una smorfia di dolore si dipinse sul suo viso e cadde con le ginocchia a
terra, Misato quasi schizzò dalla sedia e si precipitò affianco a Rei.
“Rei! Cos’hai? Ti senti male?”Rei non rispose, e continuò a tenersi la testa.
“Chiamo qualcuno” disse Misato facendo per dirigersi verso il telefono sulla
sua scrivania, “No!” esclamò allora Rei con voce inaspettatamente autoritaria.
Misato si fermò sorpresa.
“Maggiore Katsuragi” riprese Rei riprendendo il controllo e rimettendosi in
piedi “devo dirle una cosa”.
“Cosa vuoi dirmi Rei” domandò Misato accompagnando la giovane pilota fino ad
una sedia per farla accomodare.
La donna avrebbe potuto approfittare di quel momento per chiedere alla
ragazza cosa fosse successo la sera precedente nel suo appartamento, ma se la
ragazza stava male, forse non era il caso di mettersi a interrogarla.
Gendo, seduto nel suo ufficio parzialmente illuminato, aveva appena finito di
leggere il documento redatto dalla balistica sulla presunta sparatoria avvenuta
nell’appartamento di Rei, Insieme a lui c’erano Kozo Fuyutsuki, seduto alla destra
della scrivania, e Ritsuko, in piedi davanti a lui.
Il comandante chiuse il fascicolo, e mettendosi nella sua tipica posa, rimase
pensieroso per diversi secondi., Alla fine parlò, tenendo sempre le mani incrociate
davanti alla bocca:
“Dottoressa Akagi, provvedi a distruggere immediatamente questo fascicolo,
cancella i dati inseriti nei Magi e assicurati che i responsabili di questo
controllo non parlino con nessuno”.
“Già provveduto comandante, ho cancellato personalmente i dati immessi nei
computer, e ho scelto con cura i tecnici per il controllo balistico. Se chiamati
dalla Commissione, racconteranno una versione ritoccata”.
“Molto bene, esegui quest’ultimo lavoro e poi torna all’operazione
d’intercettamento della base di Cerberus”, Gendo porse il fascicolo alla dottoressa,
che lo prese e se ne andò congedandosi con un cenno della testa. Rimasti soli,
Fuyutsuki domandò a Gendo: “Temi che sia successo davvero?”
“In base a quei dati, sembrerebbe che i cinque sicari inviati da Cerberus
siano stati uccisi dai loro stessi proiettili. Quando hanno sparato contro Rei,
qualcosa ha rispedito al mittente i loro colpi, quindi è come se si fossero
uccisi da soli. Ma siccome né la parete, né altri oggetti nell’appartamento
presentano segni di arma da fuoco.
allora ne deduco che il responsabile è stato una sorta di scudo invisibile che si è
sovrapposto tra Rei e i killer” rispose impassibile Gendo.
“Dunque il tempo finale si sta avvicinando sempre di più”.
“Si, ma siamo ancora lontani dal momento fatidico. Quando ho interrogato Rei,
ha detto di non ricordare niente di quella sera, e sono sicuro che fosse
sincera. Dev’essere stata opera dell’istinto di sopravvivenza, un caso isolato,
niente a che fare con il suo Io cosciente”.
“In ogni caso sarebbe un problema se la commissione lo venisse a sapere”.
“Come hai sentito poco fa, ho già provveduto. Il problema non sussiste”.
Sentendo quest’ultima risposta, Fuyutsuki non poté fare a meno di completare
mentalmente la frase di Gendo pensando: “Per adesso”.
Asuka era nella camera da letto del suo nuovo appartamento, poco diverso da
quello di Misato, e indossava una canottiera bianca e un pantaloncino blu.
La ragazza si stava allenando menando pugni e calci in aria secondo lo stile
di Kung-Fu che le avevano insegnato in Germania durante l’addestramento con lo
02, Imparare a muovere in modo letale e insieme preciso e armonioso il proprio
corpo, per poi poter fare lo stesso con l’umanoide.
Certamente non era stato un addestramento inutile, visto che era anche merito
suo se lei si era salvata la sera prima.
Ma in quel momento il suo allenamento non aveva motivi bellici, le serviva
per concentrarsi, per cercare di mettere ordine nella sua mente, visto che il
suo maestro in Germania le diceva sempre che le arti marziali sono in realtà
discipline educative, che servono a controllare la mente attraverso il corpo.
O almeno cosi aveva capito lei, Però era ormai un’ora che si allenava, e la
situazione non era cambiata affatto, quelle maledette emozioni contrastanti
continuavano ad agitarsi nella sua mente come prima, forse anche più di prima.
Come mai? Forse perché non si impegnava abbastanza?
Perché non aveva imparato bene quella lezione di stampo spirituale?
O più semplicemente perché si trattava solo di stupidaggini campate in aria?
“Bah! Al diavolo, maledetto Jeet Kun Doo! Non ne posso più!” sbottò la
ragazza interrompendo l’allenamento e uscendo dalla camera per andare in bagno,
La canottiera e il pantaloncino erano intrisi di sudore e aderivano in modo
fastidioso alla sua pelle, quindi la ragazza si tolse tutto, lasciò cadere gli
indumenti sul pavimento e si preparò a fare un bagno nella vasca.
Nel vedere la vasca, per un attimo si affacciò nella sua mente il ricordo
della sera precedente, quando la vasca di Misato era diventata la sua ‘roccaforte’.
Mentre osservava l’acqua scorrere dal rubinetto verso il basso, pensò che le
sue emozioni in quei giorni si alternavano con la stessa velocità con cui si
muoveva quell’acqua.
Un groviglio di emozioni passato per un po’ in secondo piano a causa del
tentativo di ucciderla, ma che ora era tornato prepotentemente alla carica, ed
erano emozioni cosi massicce che riuscivano a rendere i fatti del giorno prima
un qualcosa di lontano nel tempo.
Quando aveva capito di essersi innamorata di Shinji, aveva provato una
sincera gioia, ma poi perché non era riuscita mai a dirglielo chiaro e tondo?
Aveva perso tempo con quei tentativi allusivi, temendo che solo con le parole
Shinji non le avrebbe creduto.
Ma lei non dovrebbe essere una ragazza forte e decisa? E per questo motivo
non avrebbe dovuto dichiararsi chiaramente?
Forse il motivo era che lei non era pronta ad amare, non era abituata
all’essere amata, non sapeva amare, Maledetta ragazzina viziata e prepotente,
incapace di esprimere i proprio sentimenti.
E maledetto anche Shinji: perché non capiva che lei lo amava?
D’accordo che lei non riusciva ad essere chiara, va bene che Shinji non
possedeva un intuito alla Sherlock Holmes, ma diamine, almeno un sospetto, una
reazione incuriosita, un cercare di capire perché lei si comportasse in quel
modo, poteva pure concedergliela.E invece niente.
Stupido ragazzino, a capire sei più lento di una tartaruga.
Amore e odio, verso se stessa e verso Shinji, la stavano dilaniando.
Ma queste due cose in fondo erano niente in confronto alla terza emozione che
era sorta in quei giorni, un emozione che aveva fatto riaffiorare ricordi
orrendi della sua infanzia, ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto ricordare
ancora.Quella terza emozione era la paura.
Quei pochi giorni erano stati pieni di angoscia per lei, il timore, anzi,
l’orrore di non rivedere più Shinji o di rivederlo dentro una cassa da morto,
non la facevano dormire la notte, perché le procuravano incubi, incubi con sua
madre.Erano anni ormai che non faceva più quel sogno, a volte sognava immagini
fumose e indistinte, che le facevano intuire qualcosa, le rammentavano il dolore
provato allora e le facevano scappare qualche lacrima nel sonno, ma era
certamente meno peggio del sognare la scena vera e propria.
E da due giorni era proprio questo che avveniva: rivedeva la scena per
intero, lei che correva tutta contenta verso casa, spalancava la porta socchiusa
e si ritrovava davanti quella figura, appesa ad una corda, penzolante dal
soffitto, con una espressione felice sul volto.
E tutto questo succedeva perché Shinji aveva rischiato di farle rivivere
indirettamente quella scena con la sua scomparsa.
Sarebbero cambiati lo scenario e la vittima, ma non la sostanza.
Una persona che lei ama l’abbandona per sempre, lasciandola col cuore in
frantumi.Una possibilità che la terrorizzava.
“Questa paura.. non l’ho mai dimenticata… ma ero riuscito a renderla solo un
brutto ricordo, mentre ora è ritornata in vita, e mi tortura. Shinji sta bene,
non l’ho perso, ma ho rischiato di perderlo, e si tratta di un rischio continuo,
solo ora l’ho capito veramente. Se dovesse morire in un combattimento contro un
angelo….”
Rigettando quel pensiero, cercò di sfuggire alla realtà immergendosi nella
vasca che nel frattempo si era riempita, Però il medico che le aveva applicato una
fasciatura intorno alla ferita alla gamba.
le aveva detto che doveva stare attenta a non bagnarla almeno per una settimana, e
per questo Asuka dovette farsi il bagno lasciando la gamba ferita a penzoloni fuori
dalla vasca.
Rei stava osservando una serie di diapositive proiettate su un largo schermo
bianco in una stanza vuota. Misato, alle spalle della ragazza, controllava il
proiettore, Tutte le diapositive, prelevate di nascosto da uno degli archivi della
Nerv, riguardavano foto di montagne dalla base larga e con la cima appuntita.
Erano le immagini usate dai topografi della Nerv per realizzare le cartine
geografiche necessarie in caso di attacchi angelici fuori dall’area di Neo-Tokyo
3.
E le due ragazze si trovavano in quel momento in una vecchia stanza adiacente
agli archivi e in disuso da diversi anni, Anzi, gli stessi archivi, pieni di centinaia di
schedari in ordine alfabetico coperti di polvere, erano in disuso da parecchio
tempo, perché realizzati quando il Geo-Front era ancora in costruzione e quindi
non esisteva ancora un computer capace di immagazzinare la gigantesca quantità
di dati di cui aveva bisogno un’organizzazione come la Nerv.
Ma con la realizzazione dei Magi, tutti i dati vennero inseriti nei computer
e il vecchio archivio fu conservato solo perché lo si potesse usare in caso di
malfunzionamento dei supercomputer.
Il maggiore era nervoso, perché stavano svolgendo quel controllo in segreto,
senza aver avvertito nessuno dei suoi superiori. E tutto perché glielo aveva chiesto
la stessa Rei.
Misato non riusciva a capire bene l’atteggiamento della ragazza, molto
sinteticamente le aveva detto che a partire dalla sera precedente aveva
cominciato a vedere delle cose, strane immagini, inizialmente solo durante il
sonno, ma subito dopo avevano cominciato a martellarle il cervello anche da
sveglia.
Una sequela di immagini mostruose, strani marchingegni dall’aspetto sinistro,
manovrate da ombre indistinte che terminavano sempre con l’immagine di una
montagna, un’alta montagna dalla cima innevata e appuntita, con la base larga.
Era una richiesta d’aiuto, e seguendo quella richiesta, si poteva scoprire la
base dei mostri meccanici, Forse quelle immagini erano legate alla misteriosa
morte degli aggressori della ragazza, ma quando Misato le aveva detto che doveva
riferirlo al comandante Ikari, Rei si era strenuamente opposta, dicendo che se il
comandante avesse scoperto che lei gli aveva nascosto una certa persona e il fatto
delle visioni durante l’interrogatorio, c’era il rischio che la abbandonasse.
Il maggiore aveva deciso di accontentarla, anche se rischiava grosso ad agire
in modo cosi nascosto nei riguardi del comandante, e senza porle altre domande,
si era ingegnata per effettuare insieme a Rei quella strana indagine.
Aveva detto a Ritsuko che doveva assentarsi dal suo ufficio per compiere
alcune indagini direttamente negli archivi analogici, e alla replica della sua
amica, che non capiva perché Misato dovesse andare in quel luogo ormai
abbandonato del Quartier Generale quando poteva richiamare tutte le immagini
che voleva tramite il Magi System, il maggiore rispose semplicemente che non
voleva distogliere neanche un byte delle capacità dei Magi dalla ricerca della base
nemica.
Giunta nei vecchi archivi, Misato aveva trovato Rei ad aspettarla, e insieme
avevano aperto uno degli schedari alla ricerca delle diapositive che cercavano,
e per loro fortuna le diapositive erano catalogate a scelta in base all’ordine
alfabetico oppure alla caratteristiche geografiche, che loro più o meno
conoscevano, Ma anche cosi le immagini da visionare erano più di cento.
Senza perdere altro tempo, Misato aveva portato Rei nella stanza in cui era
conservato il proiettore, che funzionava ancora nonostante la polvere e il lungo
periodo di inattività, e aveva iniziato a far scorrere le diapositive.
Scartate ben 84 diapositive, Rei disse finalmente: “Eccola, è quella lì!”
Misato fissò il monte rappresentato dalla diapositiva, e ne controllò il nome
su un elenco preso insieme alle immagini: “Quello è il monte Norikure. Sei
sicura?”, Rei non rispose, ma si girò verso Misato fissandola con occhi decisi: il
monte era sicuramente quello.
“D’accordo. Ora che abbiamo individuato il monte, lo riferirò al comandante
Ikari e gli dirò che l’ho scoperto controllando attentamente quella moltitudine
di dati che ho in ufficio. Vai negli spogliatoi Rei, e tieniti pronta. Tra poco
ci sarà la mobilitazione totale della Nerv” ordinò Misato.
“Sei pronto? Ricominciamo!” ordinò Koji, Mentre le riparazioni del Mazinga Z e
del Grande Mazinga proseguivano senza sosta, Kabuto aveva portato Shinji e il
MazinKaiser sull’isolotto, allo scopo di allenare il ragazzo.
Il MazinKaiser lentamente si piazzò davanti a cinque enormi bersagli di
plastica alti circa trenta metri e spessi altrettanto, piazzati l’uno dietro
l’altro.
Il robot spalancò le possenti braccia, Shinji gridò senza troppa convinzione:
“FIRE BLASTER!” e dal petto del Mazinga partirono due intensi raggi di colore
rosso, che colpirono in pieno il primo bersaglio, lo sciolsero in due secondi e
colpirono gli altri bersagli facendogli fare la stessa fine del primo.
Ma la potenza del raggio calorifico era tale che Shinji non riuscì a
mantenere l’equilibrio del Mazinga, che quindi cadde rovinosamente
all’indietro.Koji osservò il tutto, sorridendo.“Ah, che nostalgia” commentò
divertito.
Shinji nell’abitacolo era finito gambe all’aria, e si massaggiava la testa.
Indossava stavolta un casco nero e una tuta nera, dall’aspetto molto semplice
rispetto alle Plug Suit e alle divise di Ken e Tetsuya, ma sembrava che non
avessero tute da pilota di Mazinga della sua taglia.
“Accidenti, non pensavo che mi sarei trovato a rimpiangere gli Evangelion.
Loro almeno quando usano le proprie armi, restano sempre in piedi” commentò il
ragazzo, che aveva passato l’intera giornata ad allenarsi, ed ora anche quel
giorno stava finendo, Si mise in contatto via radio con Koji: “Mi scusi, signor
Kabuto, sono caduto ancora”.
“Non fa niente Shinji, è normale quando si pilota il MazinKaiser per la prima
volta. Pensa che io una volta usando il Rust Tornado, quasi rasi al suolo la
città che dovevo proteggere. Comunque credo che tu sia riuscito a memorizzare i
comandi principali e ad usare il sistema di puntamento in modo soddisfacente. Si
potrebbe fare di meglio, ma il nostro tempo ormai è agli sgoccioli, quindi
dovremo accontentarci” rispose l’uomo.
“D’accordo, comunque vorrei allenarmi un altro po’ con il sistema di volo”
disse Shinji.“Si, ma stavolta cerca di non atterrare in mare aperto come prima”.
Shinji si mise in posizione corretta davanti ai comandi, premette un pulsante
circolare rosso dicendo, sempre senza molta convinzione, : “KAISER
SCRANDER!” e le grandi e affilate ali rosse del MazinKaiser spuntarono dalla
schiena del robot.
Poi Shinji cominciò a tirare verso di se la cloche di comando, i reattori
dello Scrander si attivarono e il robot cominciò a sollevarsi.
Shinji non trovava difficile l’alzarsi e l’abbassarsi in aria, quanto
piuttosto il muoversi nelle varie direzioni e gli atterraggi.
Aveva già fatto tre prove di volo, finendo puntualmente con lo sbandare da
ogni lato, col capovolgersi e infine atterrare malamente sempre in mare, senza
mai riuscire a prendere in pieno l’isola.
Era decisamente negato per pilotare mezzi capaci di volare, ma doveva tentare
di adattarsi, Quindi fece muovere in avanti il suo robot e girò la cloche verso
destra, il MazinKaiser virò, ma Shinji non riuscì ancora ad evitare che il gigante
cominciasse a ruotare su se stesso come una trottola mentre si spostava sulla
destra, Faticosamente lo rimise in posizione e tentò altre manovre, non molto
esaltanti come risultato, Infine tentò nuovamente un atterraggio e stavolta riuscì a
centrare l’isolotto, ma siccome non riuscì a diminuire nel modo giusto la velocità,
il MazinKaiser piombò sulla spiaggia atterrando con la pancia, e sollevando un
enorme nuvola di sabbia.
“Be, è riuscito a centrare l’isola stavolta, quindi è già un passo in avanti”
commentò ancora Koji, Poi gli arrivò una comunicazione tramite la
ricetrasmittente che teneva sul polso.“Qui Kabuto. Tetsuya, cosa c’è?”
Koji ascoltò con attenzione, poi finita la comunicazione si rivolse a Shinji:
“Ehi ragazzo, preparati, tra poco si va in guerra! Completa gli allenamenti, hai
al massimo altre due ore, e poi andremo alla fortezza”.“Agli ordini” rispose Shinji.
Si stava avvicinando il momento della battaglia finale, almeno per quanto
riguardava la guerra contro Cerberus, e lui doveva essere pronto.
Strinse a pugno le mani, poi afferrò ancora più saldamente la cloche di
comando e assunse un’espressione decisa: “Devo cercare di darmi da fare ancora
di più. Non deluderò quanti hanno fiducia in me! E’ arrivato il momento di
dimostrare con i fatti, con le mie forze, che voglio veramente cambiare”.
Cerberus fissava in silenzio il grande schermo posto nella sala operativa
della sua base, mentre i suoi uomini erano impegnati in varie funzioni di
controllo.
La sua rabbia per il fallimento degli attentati contro i piloti della Nerv
era inferiore anche a quella provata per la sconfitta inflitta dai Mazinga.
Perché cosa poteva importargli di perdere qualche battaglia quando ormai
stava per vincere la guerra? Sullo schermo, un’immagine che rappresentava nel
suo insieme il pianeta Terra, e il punto dove si trovava il Giappone era messo in
rilievo con il colore rosso.
“Presto, tutto questo sarà mio! E completata la prima fase, estenderò il mio
progetto fino alle stelle, raggiungerò l’immortalità e nessuno potrà fermarmi!”
Un’ operatori entrò nella sala: “M… mi scusi, mio signore, ma c’è un rapporto
dal laboratorio psichico” disse l’uomo titubante e fermandosi dietro il suo
padrone.“Cosa c’è?” domandò Cerberus senza voltarsi.
“Il… il soggetto in esame… ecco.. sembra che stia dimostrando una resistenza
maggiore del previsto, credevamo di averla soggiogata e invece quella
ragazza…”Cerberus afferrò con una mano la testa dell’uomo, sollevandolo in aria
come niente.
“Cosa vorresti dire? Che entro domani non possiamo effettuare l’esperimento?”
“T…. t-t-temo di….. si”” balbettò l’uomo terrorizzato.
Cerberus allora strinse la mano fino a stritolare completamente la testa del
poveretto, il sangue, la materia cerebrale e i frammenti ossei, schizzarono un
po’ ovunque.
“Non me ne importa niente delle sue resistenze. Aumentate l’energia delle
pinze neurali e il dosaggio delle droghe psichiche. Entro domani voglio che
quella troia sia completamente sottomessa!” esclamò furente Cerberus rivolto
agli altri operatori che erano rimasti immobili e in silenzio ai loro posti,
cercando di trattenere la paura.
Cerberus lasciò andare il cadavere dell’uomo che stramazzò a terra, poi se ne
andò, diretto verso un altro laboratorio.
“Il Fato sembra complottare contro di me. Prima mette sulla mia strada
Mazinga Z e la sua cricca, poi gli Evangelion, e infine un nuovo, potentissimo,
modello di Mazinga. Fa fallire i miei tentativi di distruggere i nemici
dall’interno e adesso questo. Ma nonostante le sconfitte, sono riuscito lo
stesso ad ottenere lo strumento indispensabile per il mio piano, ed è per questo
che non mi fermerò mai e poi mai. E se io non potrò avere questo mondo, allora
nessuno lo avrà. Comunque anche la prudenza può essere utile, ed è per questo
che ho in serbo ben due assi nella manica contro i nostri nemici!”
Mentre pensava questo, arrivò alla fine di un corridoio, davanti ad una porta
metallica che silenziosa si aprì davanti a lui.
E immerso nell’oscurità, circondato da impalcatura e da centinaia di bracci
meccanici che lavoravano con incredibile velocità e precisione, un gigante
oscuro giaceva immobile, nell’attesa di cibarsi del sangue dei suoi nemici.
ALCUNE ORE DOPO
Era ormai notte fonda, e mancavano ancora quattro ore al sorgere del sole.
Ma all’interno del Quartier Generale della Nerv, l’attività era febbrile,
tutti gli operatori e i tecnici erano impegnati per ultimare i preparativi di
lancio degli Evangelion 00 e 02 e a predisporre l’Equipaggiamento Tipo F.
Ritsuko, coadiuvata da Maya, seguiva con attenzione le varie fasi del
processo, dava ordini e raccomandazioni, mentre Misato discuteva della strategia
da seguire con il comandante Ikari e Fuyutsuki.
Il maggiore si trovava con i suoi due superiori in un’ampia sala dalle pareti
scure e di forma ottagonale, e l’unica, tenue, illuminazione proveniva da
fessure sul pavimento anch’esse di forma ottagonale.
Al centro della stanza, una proiezione olografica in formato 3D dell’area in
cui sorgeva il monte Norikure, Le tre persone stavano davanti e dietro
l’ologramma.
“Questa è la zona, un massiccio montuoso piuttosto isolato da grandi centri
abitati, solo qualche piccolo villaggio di contadini” spiegò Misato.
“Maggiore Katsuragi, è sicura che la base del nemico si trovi dentro questa
montagna?” domandò Fuyutsuki.
“Finché non verificheremo con i nostri occhi non potremo esserne sicuri al
100%. I Magi calcolano che esiste l’85% di probabilità che il nemico sia lì. Ma
intanto le improvvise apparizioni e sparizioni dei mostri meccanici in tempi
cosi rapidi risultano estremamente fattibili se la loro base operativa si trova
in questo punto.”.
Misato aveva detto loro che in questo modo aveva scoperto la base del nemico,
quindi non aveva detto nulla di Rei e l’aver constato che effettivamente i mostri
meccanici potevano provenire da quella zona, aveva rafforzato la credibilità delle
visioni di Rei, nonché il mistero che circondava la giovane pilota.
Gendo fissò attentamente il monte sulla mappa, la luce leggera disegnava
strane ombre sul suo viso impassibile.
Misato illustrò la loro strategia: “Allora l’operazione partirà alle due di
questa notte, l’attacco inizierà per via aerea, solo in questo modo potremo
avere un’efficace fattore sorpresa. Tra l’altro stando al nostro servizio
meteorologico per quell’ora ci sarà una fitta copertura di nubi in quella zona,
quindi la copertura visiva è assicurata. Abbiamo allertato anche le Forze
Strategiche di Autodifesa e quelle delle Nazioni Unite, nel caso necessiti una
copertura terrestre. All’una e mezza gli Eva decolleranno con l’Equipaggiamento
Tipo F da una pista mimetizzata e situata fuori dall’aerea di Hakone, nel caso
il nemico spii da lontano le nostre attività, e alle due meno cinque si
troveranno sull’obbiettivo. Speriamo che la squadra dei Mazinga sia puntuale”.
“Lo saranno” rispose secco Gendo.“Se lo dice lei…”
“E una volta arrivati sull’obbiettivo come penetreremo dentro la base?”
chiese Fuyutsuki.
“Be, non conosciamo la consistenza delle difese esterne del nemico, ma
sparando una raffica di proiettili MN2…”
“Di questo non deve preoccuparsi” intervenne Gendo “Ci penseranno i Mazinga a
sfondare la base del nemico. Mi hanno detto che rientra tra le loro specialità
sfondare le difese nemiche”.
anche nella Fortezza delle Scienze continuavano i preparativi per l’attacco.
Il Grande Mazinga e Mazinga Z erano stati riparati in tempi record, e Gendo
aveva appena informato Tetsuya della strategia della Nerv.
Tetsuya e Koji si erano dimostrati d’accordo, gli Eva e i Mazinga si
sarebbero incontrati in cielo, sopra il monte Norikure.
Ken invece non si era dimostrato molto d’accordo, pensava che ora che la Nerv
aveva svolto il suo compito, poteva farsi da parte e lasciare il campo libero ai
Mazinga e ovviamente Tetsuya e Ken avevano cercato di spiegarli che in casi
come quello, l’unione faceva la forza, anche perché non sapevano cosa avrebbero
trovato nella base di Cerberus.
Ken aveva masticato male e se ne era andato per ricontrollare il funzionamento dei
comandi del Mazinga Z, Shinji, stava seduto in disparte, in un’angolino
dell’hangar, e si massaggiava le braccia, un po’ indolenzite per via dei continui
allenamenti sul MazinKaiser, che troneggiava nello stesso hangar, come se fosse
smanioso di partire per l’attacco.
Il ragazzo non aveva molto da fare, il MazinKaiser non necessitava di riparazioni,
e lui non capiva nulla di meccanica e tecnologia, non sapeva neanche riconoscere
bene tutti gli strumenti, perciò non poteva neppure aiutare nei vari lavori,
Comunque aveva ultimato i suoi allenamenti col MazinKaiser, e aveva imparato a
volare abbastanza bene e ad atterrare.Un bel risultato, dopo un solo giorno di
allenamento e adesso cercava di memorizzare in maniera sempre più precisa i
comandi del suo Mazinga.
Era anche nervoso, il nervosismo che precede ogni battaglia, un nervosismo
che lui aveva già conosciuto negli scontri contro gli angeli, e che ora era
ancora più grande Ma cercava di rilassarsi pensando ad Asuka, la ‘sua’ Asuka, il
suo tormento e la sua passione.
Già sapeva che, una volta tornato a casa, avrebbe dovuto riaffrontare le sue
sfuriate e le sue prese in giro, Ma in fondo c’era abituato, anzi, cominciavano
persino a mancargli, e poi erano sempre le uniche prove d’attenzione che la
ragazza aveva verso di lui e più di quello, da una come Asuka, non poteva avere.
Poi sentì una voce più forte delle altre, proveniente da un altoparlante:
“Lavori ultimati. Prepararsi per la partenza. Lasciare l’hangar”.
Il momento era arrivato, Shinji si fece coraggio, pensò ad Asuka, alla signorina
Misato, ai suoi amici, sia quelli di Neo-Tokyo 3, sia quelli che si era fatto nella
Fortezza.
Prese il suo casco e si avviò verso la pedana che lo avrebbe condotto al
Kaiser Pilder inserito in un tunnel verticale che conduceva all’aperto.
Gli altri due Pilder erano nello stesso tunnel, Tetsuya e Ken erano già ai
loro posti.
“Ehi poppante, vedo che sei in ritardo. Perché non te ne torni a casa tua e
non lasci il posto a dei veri piloti?” lo punzecchiò Ken.
“Ken” lo richiamò severo Tetsuya.
Ken non rispose, si limitò a squadrare Shinji e poi coprì i suoi occhi
indossando il casco e calando la visiera protettiva.
“Non prendertela Shinji” disse Tetsuya.
“Non fa niente, ci sono abituato” rispose Shinji sorridendo leggermente.
Seduti ai loro posti, chiusero le cabine, Shinji afferrò i comandi del Pilder
e li attivò, un concerto di luci di vario colore si accese davanti al ragazzo.
“Shinji” lo chiamò Tetsuya via radio “tieniti pronto, e mi raccomando, sii
sempre vigile e non lasciarti mai sopraffare dalla paura, reagisci sempre”.
“Si. In fondo devo ricordarmi che non è una situazione troppo diversa da
quelle affrontate sugli Eva”.
“Bene. Però ho notato una cosa durante gli allenamenti. Sei piuttosto
reticente a urlare il nome delle armi”.“Be… ecco… si. Mi vergogno un po’”.
Tetsuya ridacchiò: “Ok, nessuno ti obbliga. Però, ora che usciremo con i
Pilder, anche tu dovrai gridare le frasi giuste insieme a me e a Ken. E’ un
classico ragazzo, e non puoi non rispettarlo”.“Va bene!” esclamò deciso Shinji.
“E ora, andiamo!”, I tre piloti misero le loro mani su una leva e la tirarono avanti
per dare potenza.“Brain Condor partenza!” gridò Tetsuya, “Jet Pilder partenza!”
esclamò Ken, “Kaiser Pilder partenza!” gridò infine Shinji.
I tre veicoli partirono in rapida successione, in pochi secondi
attraversarono il tunnel e uscirono all’aria aperta.
Salirono verso l’alto, poi insieme gridarono “MAZIN GO!”
Sotto di loro, si aprirono tre portelli, e i loro tre Mazinga uscirono fuori
tramite degli elevatori, in attesa dei piloti.
I veicoli fecero un’inversione a U e scesero in picchiata verso le teste dei
robot, poi cinque secondi prima dell’impatto si accesero dei retrorazzi per
rallentare la velocità di discesa, i tre piloti gridarono di nuovo insieme:
“PILDER ON!”, e i loro mezzi si unirono ai Mazinga attivandoli.
“Perfetto Shinji” disse Koji osservando il tutto dalla sala comandi “ora
andate e buona fortuna!”
I tre Mazinga attivarono gli Scrander (quello del Mazinga Z era già
agganciato) e decollarono diretti verso il Giappone.
In quel momento arrivò un grido via radio nella sala comandi: “Ehi,
aspettate, ci sono anche io!”
Da un piccolo portello uscì anche Boss Robot, che tentava di seguire i
Mazinga volando con una piccola elica montata sulla testa.
“Oh no, Boss” commentò Koji mettendosi una mano sul viso.
“Devo assolutamente andare, non possono farcela senza di me!” gridava Boss
tutto contento nel vedere che la sua aggiunta funzionava.
“Ehm, Boss, non credo che sia una buona idea…” obbiettò Koji.
“Non dire niente Kabuto. Devo assolutamente far capire a tutti che la potenza
di Boss Robot non è affatto diminuita col tempo, anzi! Niente e nessuno mi potrà
fermare! Ah ah ah ah ah ah ah ah ah!” e mentre Boss ancora sghignazzava, l’elica
sulla testa del suo mezzo si staccò e il poveretto precipitò in mare.
“Ehi, aiuto! Non so… glub glub… nuotare..” esclamò Boss con l’acqua alla
gola, in tutti i sensi, “Be, almeno cosi Boss sarà al sicuro” disse Koji mentre
mandava qualcuno a recuperare il suo buffo amico.
Poco fuori la zona di Hakone, la quiete notturna fu interrotta dal rumore del
fianco di una montagna che si apriva tramite degli enormi pannelli scorrevoli
abilmente mimetizzati con la vegetazione.
E dalla grande apertura creatasi, uscirono gli Eva 00 e 02, che erano giunti
fin lì appoggiati a schiena ingiù su un apposito trasporto che viaggiava
attraverso delle gallerie create per far muovere rapidamente gli Eva in caso di
battaglie da combattere fuori da Neo-Tokyo 3 ma sempre nella zona di Hakone.
I due giganti raggiunsero un’ampia radura, il terreno si aprì e da esso venne
fuori una lunga pista con sopra due aerei da trasporto per gli Evangelion.
Gli umanoidi vennero agganciati rapidamente alla parte inferiore degli aerei,
e all’una e mezzo preciso, decollarono in direzione del monte Norikure.
Durante il viaggio, il generatore degli aerei cominciò a caricare la batteria
interna degli Eva per conferire loro le due ore di autonomie.
Entrambi i piloti avevano ricevuto degli ordini precisi, uno proveniente
dallo stesso comandante Ikari.
Nello 00, Rei, con un’espressione determinata, pensava alla sua prima, vera,
amica, e trovava molto sospetto il fatto che le visioni si fossero interrotte
ormai da molte ore.
Asuka invece, pensava al fatto che avrebbe rincontrato il suo Shinji, ma non
avendo ancora deciso nulla in riguardo ai suoi sentimenti, tentò di concentrarsi
sulla battaglia che li attendeva.
I due giganteschi aerei viaggiavano producendo un rombo davvero ridotto, che
ascoltato da lontano nel silenzio notturno della natura, sembrava uno di quei
tuoni che annunciavano l’arrivo di una tempesta.
11° CAPITOLO
La cloche, che inizialmente gli era sembrata parecchio dura,
si muoveva ora docile tra le sue mani, Guardando in avanti, osservava le nuvole, di
ogni forma e dimensione, che gli scorrevano affianco silenziose e che formavano
una sorta di manto che copriva completamente i territori sottostanti.
Se invece attraverso il vetro corazzato dell’abitacolo
provava a guardare verso l’alto, dove il cielo era sgombro e quindi era
possibile vedere le stelle, aveva quasi l’impressione di essere lui stesso a
volare, una sensazione magnifica.
Controllò i vari indicatori digitali, era tutto in ordine, e il nervosismo della
partenza era in quel momento sul punto di soccombere, perché aveva tutto sotto
controllo, e attorno a lui c’era solo pace.
Finché l’accendersi di una piccola luce sul radar di bordo, e
una voce via radio, non lo distolsero da quel momento di pace.
“Gli aerei con gli Evangelion sono proprio davanti a noi” comunicò Tetsuya “e
sono puntuali come un orologio svizzero. Tra un minuto esatto saranno le due e
daremo il via all’attacco. Ora, siccome né quegli aerei, né gli Evangelion, possono
fermarsi a mezz’aria come noi, verranno sganciati come bombe sull’obbiettivo,
che stando ai dati è proprio sotto di noi. Ma non sapendo volare, gli Evangelion
rischiano di essere vulnerabili durante la caduta, quindi spetta a noi proteggerli
fino a quando non avranno toccato terra”.“Ma che mezzi scadenti, non sanno
volare e ora dobbiamo perfino proteggerli! Bah, umanoidi-spazzatura” sbottò Ken.
Shinji rimase in silenzio, con l’inizio dell’attacco, avrebbero perso la copertura
radar che li aveva resi invisibili, e lì si sarebbe scatenato un inferno.
Ma era una sua scelta la sua presenza in quella situazione, e
quindi doveva andare fino in fondo.
Il viaggio non era durato molto, ma ad Asuka era sembrata un’eternità.Seduta
dentro l’Entry Plug, osservava pigramente il panorama sottostante, che era sempre
uguale: nuvole e ancora nuvole.
Tra poco avrebbe rincontrato il suo Shinji, avrebbe dovuto essere felice, e da
qualche parte lo era.
Ma la paura di perderlo era il sentimento dominante, e le venne anche il timore che
il rincontrare Shinji proprio durante una battaglia, fosse il preambolo di uno
scherzo perverso che il destino aveva intenzione di farle, Farglielo incontrare di
nuovo e subito dopo farglielo morire magari proprio davanti ai suoi occhi.
Magari per colpa sua, perché non si era mossa troppo velocemente, Un piccolo
tocco di classe e il precedente c’era stato, dieci anni prima, Poi le arrivò un segnale
sonoro. Il radar dell’Eva aveva individuato tre oggetti in rapido
avvicinamento.“Sono loro” comunicò Rei via radio, La ragazza si fece coraggio.
“Sei la migliore, ricorda che sei la migliore”.
Shinji trasse un respiro profondo, e proprio allora Tetsuya
ordinò di iniziare l’attacco scendendo in picchiata.
Ken obbedì prontamente, e anche Shinji, abbassando la cloche e facendo penetrare
al MazinKaiser la coltre di nubi.
Due secondi per superare le nuvole ed ecco che il massiccio monte Norikure si
stagliò sotto di loro e nel momento in cui i Mazinga iniziavano la discesa, i due
Eva afferrarono con le braccia quattro Pallet Gun, due ciascuno, che erano riposti
sotto le ali degli aerei, si sganciarono e cominciarono a scendere in picchiata anche
loro.
Asuka e Rei strinsero forte le cloche di comando, ed ebbero la sensazione che il
forte attrito sulla superficie dei loro Eva venisse trasmesso anche alle loro pelli,
almeno finché non attivarono gli At-Field che avrebbero dovuto usare anche per
attutire l’impatto.Sotto di loro sembrava ancora tutto normale, non una luce, un
movimento, niente, Eppure stavano cadendo già da dieci secondi.
“Ehi, ma siamo sicuri che la base del nemico sia in quella montagna?” si domandò
Asuka.Come risposta, le arrivò un improvviso bagliore sul lato destro dello 02,
seguito da una forte deflagrazione.E poi un altro, e un altro ancora.
“La contraerea nemica!” gridò Tetsuya, e dai fianchi della montagna cominciarono
ad arrivare lingue di fuoco di grande violenza e in grande quantità.
I Mazinga riuscivano agilmente ad evitare i colpi, ma gli
Evangelion cadevano in linea retta, e anche se protetti dagli At-Field, erano
comunque un bersaglio troppo facile.
“Va bene, tocca a noi! Usate i raggi ottici e per individuare il bersaglio seguite la
luce dei colpi” ordinò Tetsuya.
Ken e Shinji ubbidirono, e usarono i Koshiryuku Beam contro le batterie della
contraerea nemica, distruggendole una dopo l’altra, In particolare il MazinKaiser
dimostrò ancora una volta la sua potenza, il suo raggio oltre a distruggere le armi
del nemico, apriva profondi solchi nelle pareti della montagna, scavando la roccia
e le pareti corazzate della base di Cerberus come se fossero burro.
Lo stesso Shinji dovette tenere ben saldi i comandi, per impedire che la potenza
dei raggi muovesse troppo la testa del robot.
Nella sala comandi della base di Cerberus era il caos, un concerto di luci rosse e
sirene assordanti, mentre tutti gli uomini correvano ai loro posti.
“Allarme! Il nemico ci ha individuati. Fuoco da tutte le batterie del lato ovest,
preparate i mostri meccanici per l’uscita” gridò uno degli operatori.
“Dobbiamo anche avvertire il nostro signore, presto”.
Cerberus stava ancora contemplando la costruzione di uno dei
suoi due assi nella manica, ormai completo al 99%, quando gli giunse il rumore
delle sirene d’allarme.
“Dunque ci hanno trovato. Peggio per loro, mi hanno risparmiato il doverli andare
a cercare direttamente” commentò con calma l’uomo.
Poi si avvicinò ad un comunicatore posto su un piccolo piedistallo, e prese
contatto con la sala comandi.
“Riferitemi l’identità dei nemici” ordinò tramite il comunicatore.Ma in fondo
sapeva già di chi si trattava.
“Sono i tre modelli di Mazinga, E ci sono anche gli Evangelion 00 e 02, che sono
atterrati proprio in questo momento. Stiamo preparando i mostri meccanici per
l’uscita” rispose uno degli operatori.
“No, far uscire i mostri meccanici adesso sarebbe inutile, il nemico non avrà
problemi a penetrare nella nostra base e la troverebbe indifesa. Dovete subito
disporli all’interno della base, in modo che possano presidiare ogni punto”.
“Si mio signore”.
In quel momento entrarono nella sala Gog e MaGog.
Le loro ferite si erano in buona parte rimarginate, anche se recavano ancora i segni
di alcune cicatrici e Gog aveva di nuovo il suo braccio, ma privo di parte della
pelle e delle dita.“Siamo sotto attacco” disse il primo gemello.
“E tra gli attaccanti c’è il Mazinga che ci ha sconfitto l’altra volta” continuò il
secondo.“Ora ci vendicheremo!” dissero infine parlando contemporaneamente.
“No!” tuonò Cerberus “Non permetterò alla vostra sciocca sete di vendetta di
compromettere tutto. Andate piuttosto nel salone di Cerebro per proteggere lo
strumento chiave del nostro piano. Io resterò qui ad osservare il completamento
del mio guerriero. Non appena sarà pronto mi unirò alla lotta e spazzerò via quegli
insetti”.
Gog e MaGog guardarono storto Cerberus e se ne andarono.
“Sono io che comando, e quei due prima lo capiranno, meglio sarà per loro”.
Fuori dalla montagna invece, le batterie erano state ormai tutte distrutte, dai raggi
dei Mazinga e anche dai colpi degli Evangelion, che protetti dagli AT-Field e con i
Pallet Gun modificati, li falciavano con grande precisione.
Asuka cercava di sfogare tutta la sua ansia, la sua paura e la sua rabbia
distruggendo le armi del nemico, Le sue dita premevano cosi forte i grilletti delle
leve di comando, che sembrava potesse romperle.
Quando aveva visto i tre Mazinga arrivare, aveva capito subito che Shinji si
trovava in quello nuovo, più grande degli altri due e le era venuta la tentazione di
contattarlo via radio per risentire la sua voce.
Ma si trattenne, erano impegnati in una battaglia, non c’era spazio per i
sentimentalismi e questa fu la stessa cosa che pensò Shinji quando vide lo 02.
“D’accordo. Ora che abbiamo sbaragliato le loro difese esterne, possiamo entrare.
Vai Shinji!” ordinò Tetsuya.
“Si! Però, ecco, sarebbe meglio se qualcuno mi tenesse” rispose il ragazzo.
Rapidamente il Grande Mazinga e il Mazinga Z si misero dietro
il MazinKaiser con le braccia poggiate sulla sua schiena.Asuka e Rei non capirono
il perché di ciò finché Shinji non attivò il Fire Blaster alla massima potenza,
generando un raggio di un intenso colore rosso, che colpì in pieno un fianco della
montagna penetrando terra e roccia prima, e lastre corazzate poi, come se non ci
fossero.
E la spinta all’indietro del raggio era tale che i tre Mazinga furono spostati di circa
venti metri all’indietro.
Infine una enorme esplosione squarciò la fiancata del monte, una pioggia di detriti
di varie dimensioni ricadde sui cinque giganti, che rimasero comunque incolumi e
quando il fumo e la polvere si diradarono, nella montagna
si era aperto un buco alto e largo quasi cento metri.
“Bel lavoro Shinji!” commentò soddisfatto Tetsuya “e ora
irruzione!”, I tre Mazinga corsero dentro il buco, seguiti a ruota dagli
Evangelion.
“Sono entrati nella base nemica, non possiamo più seguirli”
comunicò Shigeru.
Sul ponte di comando della Nerv, avevano seguito l’inizio
dello scontro tramite i sensori a infrarossi dei satelliti, data la copertura
delle nuvole, ma ora non potevano fare altro che attendere e sperare per il
meglio, Sul volto di tutti si poteva leggere la tensione, solo Gendo
e Fuyutsuki restavano impassibili.
Misato fissò lo schermo che pochi secondi prima mostrava le immagini riprese
dall’alto della battaglia.“In bocca al lupo, e cercate di tornare vivi”.
I Mazinga e gli Evangelion fecero irruzione nella base nemica, un’enorme e
intricata struttura formata da scale, stanze e corridoi che il raggio del MazinKaiser
aveva attraversato aprendovi un grosso tunnel dalle
pareti di metallo fuso.
Iniziarono ad addentrarsi dentro quel condotto e videro per terra, i resti di alcuni
mostri meccanici, che li stavano attendendo in quel punto ed erano stati anche loro
travolti dal raggio calorifero.
“I mostri meccanici sono qui dentro. Dobbiamo muoverci con prudenza per
distruggere questo posto e salvare quella ragazza, Nadia” disse Tetsuya e non
appena ebbe finito di parlare, due dischi rotanti arrivarono dall’estremità opposta
del tunnel e per poco non colpirono le gambe del Mazinga Z che le evitò per un
soffio.
“Oh oh, qualcosa mi dice che stiamo per ricevere visite…” disse allora Ken, Il
tunnel cominciò a tremare, e si udì in lontananza uno strano rombo, “Visite
parecchio numerose..” continuò Shinji fissando come ipnotizzato il tunnel oscuro
davanti a loro.“E parecchio pericolose anche” concluse Tetsuya.
Difatti da buio cominciarono ad apparire una dopo l’altra, delle teste e dei corpi
mostruosi, di ogni dimensione e forma, che puntavano direttamente contro di loro
come una mandria di elefanti imbizzarriti.
Tutto l’esercito dei mostri meccanici era partito all’attacco.
“Va bene, inizia lo spettacolo! BREAST FIRE!” gridò Ken, e il raggio rosso del
Mazinga Z fu il primo a colpire quella moltitudine mostruosa, seguito
immediatamente dopo dal Breast Burn del Grande Mazinga, dai Koshiryuku Beam
del MazinKaiser e dalle raffiche di Pallet Gun degli Evangelion.
Questi ultimi avevano ricevuto l’ordine di usare i proiettili MN2 solo in extremis,
perché troppo potenti e rischiavano di coinvolgere anche loro,
La pioggia di colpi cadde addosso ai mostri meccanici distruggendone molti, ma i
nemici erano tanti, troppi, e quelli che venivano distrutti fungevano lo stesso da
scudo per gli altri, che si avvicinavano sempre di più ai cinque intrusi.
Quando furono troppo vicini, Asuka e Rei gettarono i Pallet
Gun ed estrassero le lame dagli avambracci degli Evangelion, Tetsuya utilizzò
due Mazinger Blade, mentre Shinji e Ken si tennero pronti ad usare i Rocket
Punch e infine si lanciarono anche loro urlando contro i mostri.
I due gruppi si scontrarono, e subito fu un turbinare in aria di arti meccanici
troncati e liquidi sintetici.
Gog e MaGog si trovavano dentro una gigantesca sala circolare e con il soffitto a
forma di cupola, le pareti scure e piena di protuberanze.
Stavano osservando il combattimento tramite un ologramma, e dietro di loro c’era
uno strano oggetto alto venti metri e largo trenta, del colore dell’acciaio e dalla
forma vagamente simile a quella di un cervello.
Gog: “La battaglia è iniziata”.
MaGog: “I nostri nemici sono in inferiorità numerica netta, ma estremamente
potenti”.
Gog: “Quindi le loro possibilità di vittoria non sono affatto
scarse”.“A meno che…” MaGog fissò il fratello con uno sguardo
malizioso, “… noi non interveniamo eliminando il pezzo forte dello
schieramento nemico” rispose Gog con lo stesso sguardo malizioso.
Le loro ferite si erano completamente rimarginate, e questo aveva acuito la loro già
grande sete di vendetta.
E quasi come se fosse un segno del destino a loro favorevole,
un segnale sonoro arrivò dallo strano oggetto a forma di cervello.
“I preparativi sono ultimati. L’arma è pronta” commentò Gog.
“Bene. Quindi quello stupido di Cerberus non avrà nulla da
obbiettare se ci uniamo alla lotta. Basterà attivare il generatore elettrico e
il resto verrà da se” concluse MaGog.
I due gemelli si avvicinarono all’oggetto color acciaio, ne
sfiorarono la superficie con le mani in due punti diversi, e dei piccoli
pannelli si aprirono, rivelando la presenza di due grossi pulsanti rossi.
I gemelli li premettero, e l’oggetto metallico cominciò a sollevarsi sempre di più,
in direzione della cupola che li sovrastava e anche la cupola cominciò ad aprirsi, e
oltre essa si poteva intravedere il cielo notturno.
“Maggiore Katsuragi, guardi!” disse preoccupato Shigeru.
Il monitor mostrava come la cima della montagna si stesse aprendo sempre di
più.“Di cosa si tratterrà?” domandò Maya.
“Non lo so, ma di qualunque cosa si tratti, non dev’essere nulla di buono. Avvertite
i nostri…”, “…. di dirigersi subito verso quel punto della base” ordinò Kabuto,
anche alla Fortezza delle Scienze stavano osservando la montagna tramite dei
satelliti, e anche loro erano parecchio preoccupati per quel nuovo evento.
Koji cominciò a temere che riguardasse il misterioso piano di Cerberus in cui era
coinvolta quella ragazza, Nadia, e quindi che fosse già troppo tardi.
Il combattimento nel tunnel proseguiva cruento, i Mazinga e gli Evangelion
avanzavano a rilento in mezzo a quella moltitudine mostruosa, e i loro vari colpi
provocavano diverse esplosioni grandi e piccole.
Lentamente erano quasi arrivati alla fine del tunnel scavato dentro la base nemica
dal Fire Blaster del MazinKaiser.
Il Mazinga Z e il Grande Mazinga presentavano già dei danni, anche se non gravi,
mentre gli Evangelion erano protetti dai loro AT-Field che fino ad allora reggevano
bene, e il MazinKaiser appariva indistruttibile.
Lo stesso Shinji cominciava sempre di più ad acquisire familiarità con quello
straordinario robot, Una parte di lui cominciò persino a provare una sorta di
piacere nel distruggere quei mostri, poi a tutti loro arrivò una comunicazione via
radio dalle rispettive basi, e anche se la frequenza era disturbata, capirono
comunque il senso delle parole: stava succedendo qualcosa sulla cima della
montagna, che non lasciava presagire nulla di buono.
Rei capì subito che la sua amica doveva trovarsi proprio lì sopra e tentò di
scavalcare la massa dei mostri per ottenere abbastanza spazio e usare cosi i
proiettili MN2 e aprire un nuovo varco.
Ma due mostri la afferrarono con dei tentacoli e la sbatterono a terra.
“Dannazione! Sembra che stiano per compiere il loro piano, e questi maledetti
mostri meccanici ci rallentano troppo” ringhiò Ken.
“L’unico che ha la possibilità di raggiungere in tempo la cima di questa montagna
è il MazinKaiser! Shinji, vai da solo, noi ti copriremo” ordinò allora Tetsuya.
“Io… da solo?” domandò perplesso Shinji.
Per un momento lo Shinji timoroso e pieno di dubbi cercò di farsi strada dentro di
lui, ma il ragazzo lo rigettò indietro.Non doveva più permettere alle sue paure di
bloccarlo.“D’accordo, vado!” rispose allora risoluto il ragazzo.
Anche Asuka aveva sentito quell’ordine, e per un attimo ritornò in lei possente la
paura di perdere colui che amava e anche lei decise di scacciare tale pensiero,
perché pure lei non poteva permettere alle sue paure di bloccarla.
Mentre Asuka corse a liberare Rei da tre mostri che le erano saltati addosso e
impedivano allo 00 di rialzarsi, il Grande Mazinga e il Mazinga Z, usando il Great
Typhoon e il Rust Hurricane, cominciarono a fare spazio intorno al MazinKaiser,
in modo che potesse usare nuovamente il Fire Blaster e aprirsi un varco verso
l’alto.
Shinji attivò il raggio calorifero, ad una potenza più bassa di prima, e ricominciò a
fondere il metallo come niente, aprendo un nuovo varco.
I mostri meccanici se ne accorsero subito e cercarono di fermarlo, ma i quattro
compagni di Shinji fecero da barriera dietro di lui, poi Asuka notò che il
pavimento sotto il MazinKaiser in alcuni punti aveva cominciato a piegarsi
silenziosamente.
Capì subito di cosa si trattava, era la stessa tattica che aveva usato lei quando i
mostri meccanici avevano attaccato la seconda volta Neo-Tokyo 3.
Gridò via radio: “Shinji attento! Sotto di te!”
Shinji la sentì, e un istante dopo il pavimento si squarciò e un mare di fiamme
investì in pieno tutti i presenti del tunnel respingendoli.
Un buco, ricoperto interamente dal fuoco, si era aperto sotto il MazinKaiser, Shinji
ci cadde dentro con le gambe e tentòdi uscirne appoggiandosi con le braccia ai
bordi del buco, Ma due braccia mostruose, di colore rosso e dalla muscolatura
possente, spuntarono dal mare di fuoco cingendo le spalle del MazinKaiser con
forza.
“Ti ricordi di noi, Mazinga?” domandò con voce arrogante Gog nella sua forma
demoniaca.
“L’altra volta ci hai colto di sorpresa, ma ora le cose andranno diversamente”
continuò MaGog, sotto forma di mostro a quattro zampe, che diede man forte al
fratello sbucando dal mare di fiamme e mordendo con la bocca la cintola del
MazinKaiser.
“Maledizione! Qualcuno mi aiuti!” gridò Shinji, che stava sprofondando sempre di
più in quel mare di fiamme, Purtroppo il pavimento si stava liquefacendo e
piegando a causa dell’calore incredibile di quel fuoco infernale e per via del peso
dei tre giganti, quindi le braccia del MazinKaiser non riuscivano a trovare
qualcosa di abbastanza solido a cui appoggiarsi per fare leva e lo spazio era troppo
ristretto per attivare le ali.
Fu allora che due ombre si lanciarono contro Gog e MaGog, riuscendo a
sbilanciarli e facendogli precipitare verso il basso e Shinji, mosso più che altro
dall’istinto, quando vide in maniera indistinta quelle due ombre, riuscì ad impedire
di precipitare anch’esso dando prima una gomitata in pieno viso a Gog col braccio
destro, e poi con lo stesso braccio diede un pugno anche a MaGog.
Cosi si liberò della presa dei due gemelli, e senza tutto quel peso in eccesso, Shinji
riuscì ad uscire dal buco di fiamme prima che fosse troppo tardi.
Chi l’aveva soccorso? Si guardò in giro e vide che mancavano all’appello il
Grande Mazinga e l’Eva-00, mentre i mostri meccanici, lo 02 e il Mazinga Z si
stavano riprendendo da quella imprevista entrata in scena.
“Ma allora…” Shinji si girò a guardare preoccupato il buco, ancora in fiamme e
sempre più largo per via dei bordi che si scioglievano.“Idiota!” gli arrivò via radio
la voce di Ken “Non preoccuparti per loro, se la caveranno e terranno a bada quei
bastardi di Gog e MaGog. Sbrigati a raggiungere la cima di questa cazzo di
montagna, io e quest’altra invece bloccheremo qui i mostri meccanici”.
Shinji non sapeva cosa fare.
Non voleva abbandonarli, i mostri meccanici si stavano riprendendo, finché non
sentì anche la voce di Asuka.“Si, Shinji… vai!”“Asuka….”“Muoviti, stupiShinji!”
Shinji non disse più nulla e cominciò a penetrare le strutture sovrastanti della base
per raggiungerne la cima, Asuka e Ken infine si lanciarono contro i mostri
meccanici che cercavano di raggiungerlo per fermarlo.
La caduta non fu molto lunga, ma a Rei sembrò durare parecchio, finché non
incontrarono un pavimento più duro degli altri, Rapidamente la ragazza si rialzò,
l’ambiente era completamente buio, un’unica luce proveniva dall’alto, proprio dal
buco attraverso il quale erano caduti loro.
A giudicare dai pavimenti sfondati che si intravedevano, dovevano trovarsi quattro
o cinque piani più in basso.
Rei tentò di orientarsi in mezzo a quel buio, in cui era finita per aiutare Shinji.
Aveva sentito via radio che quel nuovo Mazinga era l’unico in grado di
raggiungere in tempo la sua amica prima che le succedesse qualcosa,
perciò doveva aiutarlo contro quei due mostri di fuoco.
E poi non poteva permettere che succedesse qualcosa a Shinji, ma ora doveva
cercare di uscire da lì, e improvvisamente tutto venne illuminato da un intenso
fuoco, Rei vide i due mostri erigersi a qualche decina di metri davanti a lei, mentre
il Grande Mazinga si rialzava alla sua sinistra.La ragazza notò anche come quel
immenso luogo fosse completamente vuoto, non c’era proprio nulla, e le pareti
sembravano stranamente gonfie.
“Ci avete intralciato!” tuonò Gog.
“E per questo farete una morte orribile” continuò MaGog.
“Ti sbagli” gli rispose Tetsuya puntandogli contro un pugno del suo robot in segno
di sfida “ho un conto in sospeso con voi due mostri”.
Gog: “Devi essere davvero stupido, Tetsuya Tsurugi”.
MaGog: “Oppure l’età ti gioca brutti scherzi con la memoria”.
Insieme: “Ti abbiamo già sconfitto!”
Tetsuya contattò Rei: “Ragazza, come ti chiami?”
“Rei Ayanami” rispose impassibile la ragazza.
“Bene, Ayanami, dovremo agire insieme, e cercare cosi un punto debole”.
Gog e MaGog si lanciarono all’attacco circondandosi con piccoli muri di fiamme.
Asuka e Ken erano nuovamente immersi nella marea di mostri meccanici, e non si
spostavano dal secondo varco aperto dal MazinKaiser per impedire che i mostri lo
seguissero e lo fermassero, o almeno gli facessero perdere troppo tempo.
Entrambi i ragazzi combattevano come furie scatenate, e tra i due giganti, il
Mazinga Z era quello che stava subendo più danni, mentre lo 02 era ancora
protetto dal suo AT-Field.
Improvvisamente un mostro con delle trivelle al posto delle mani riuscì a sfondare
la difesa dei due, e si lanciò dentro il varco, ma Ken lo afferrò per le gambe
tirandolo fuori da lì.
Il mostro allora si voltò e affondò le sue trivelle nel ventre del Mazinga Z, facendo
volare schegge di metallo ovunque.
Il Mazinga tentò di allontanare il mostro da se, senza riuscirci.
Intervenne Asuka, che con le sue lame decapitò il mostro e poi lo lanciò contro i
suoi compagni.
“Non ho bisogno del tuo aiuto. Me la cavo da solo!” gridò allora Ken ad Asuka.
“Da quello che ho visto prima, non sembra” replicò Asuka.
“Per te è più facile, con quel dannato campo protettivo che ti ritrovi, combattere.
Io invece subisco danni quasi sempre, e mi va bene cosi,
perché la capacità di resistenza è una delle caratteristiche del vero guerriero”.
“Oh, per favore, piantala con queste stupidaggini da macho. E poi, se per te, ho un
vantaggio troppo grosso, allora, eccoti accontentato”.
Asuka disattivò l’AT-Field dello 02.
“Ora sono vulnerabile quanto te. Quello che resisterà fino alla fine, sarà il
migliore!”
Detto questo, Asuka attaccò i mostri con i proiettili MN2 distruggendone almeno
cinque, e si scagliò contro di loro.
“E poi sarei io quello che dice stupidaggini da macho.
Comunque, non perderò mai contro una mocciosa” disse Ken e riprese anche lui
l’attacco.
Gog lanciava fendenti infuocati con la sua spada, e Tetsuya li evitava tutti, anche
se con qualche difficoltà, MaGog invece tentava di sbranare lo 00, ma Rei lo
teneva a bada erigendo l’AT-Field alla massima potenza.
“Questo mostro è veramente fortissimo” pensava Tetsuya “ma
non può essere invulnerabile. Avrà un punto debole da qualche parte”.
Il Grande Mazinga continuava ad osservare le mosse del nemico, e gli sembrò di
notare qualcosa di strano.
“So perché non reagisci” gli diceva intanto Gog “stai cercando eventuali punti
deboli, ma non ne troverai. Io e mio fratello siamo invincibili”.
Ed ecco che la spada improvvisamente sembrò dividersi in quattro catene, che
cominciarono a volteggiare per aria, sfiorando le pareti della sala, Tetsuya tentò di
evitarle, ma erano troppo veloci, e cominciavano a chiudersi inesorabilmente su di
lui.
Rei continuava a tenere a bada MaGog, ma era sempre più difficile, perché il
mostro aveva nelle zampe una forza straordinaria, e per quanto la ragazza si
sforzasse, non riusciva a tenerlo fermo, i piedi dell’Eva non riuscivano più ad
aderire al pavimento e scivolavano all’indietro.MaGog se ne accorse, e aspettando
il momento giusto, emise dal suo corpo una piccola onda d’urto composta da
fiamme, che fece perdere l’equilibrio all’Eva-00.
L’Eva cadde a terra, Rei tentò di difendersi usando i proiettili MN2, ma MaGog
non appena vide i due cannoncini che prendevano la mira, subito con un
espressione preoccupata con la bocca prese lo 00 per una gamba, facendo provare
a Rei un forte dolore all’arto simile a quello delle scottature, e lo lanciò per aria,
facendogli sfondare e attraversare il soffitto.
Rei piombò al livello successivo, una sorta di magazzino pieno di casse, MaGog
con un balzo la raggiunse e le piombò addosso emettendo un muro di fuoco che li
avvolse inesorabilmente entrambi.
Ma mentre MaGog non subiva danni, Rei si sentì la pelle come bruciare, mentre la
corazza esterna dell’umanoide iniziava a sciogliersi.
“N… no….. il calore… mi raggiunge anche attraverso l’AT-Field…
mi sento svenire… ma se svengo…. mi distruggerà come niente…. D-devo
reagire…”Facendo appello a tutte le sue forze, Rei attivò i proiettili
MN2 e sparò diversi colpi contro MaGog in pieno viso, riuscendo a respingerlo.
Continuò a sparare altri colpi, e stavolta MaGog li incassò senza colpo ferire.
“Sei un’illusa, ragazza. Non puoi fermarmi” rispose con tono arrogante MaGog.
“Non capisco… non gli fanno niente. Eppure prima lì sotto,
sembrava preoccupato quando ha visto che stavo per usarli”.
D’un tratto, qualcosa sfondò il pavimento di quel nuovo locale, il Grande Mazinga
vi fece irruzione, non di sua iniziativa, ma perché spinto dalla catene infuocate di
Gog che gli si erano avvinghiate alle gambe.
Quando anche Gog arrivò, facendo roteare le catene, scagliò con forza il Grande
Mazinga contro lo 00, e Rei, ancora in parte stordita dall’attacco di MaGog, non
riuscì ad evitarlo.
L’Eva e il Mazinga fecero un volo all’indietro, distruggendo molte casse e
piombando contro una parete, che penetrarono di schiena per una decina di metri.
“Bene fratello. Ora possiamo scatenarci” disse trionfante Gog.
“Si, fratello. Che provino il dolore del fuoco infernale proveniente dalle nostre
fauci” gli rispose MaGog, e mentre cercava tutto dolorante di rialzarsi, Tetsuya
cominciò a capire cosa ci fosse di strano nell’atteggiamento dei due mostri.
Arrampicandosi letteralmente attraverso le infrastrutture di metallo, scavando con
le mani, e provocando il panico tra gli uomini di Cerberus che vedevano corridoi e
stanze sfondate all’improvviso da quel gigantesco robot,
Shinji finalmente arrivò in quella che doveva essere per forza la sua
destinazione, Del resto l’unico criterio che aveva seguito durante la sua
scalata era stato quello di andare sempre verso l’alto e quella enorme sala dalle
pareti scure e piene di protuberanze sembrava decisamente essere l’ultimo piano,
Il luogo era completamente deserto, e Shinji lo trovò strano,
perché pensava che ci fosse qualcuno a sorvegliare un luogo che sembrava cosi
importante.
Comunque l’attenzione del ragazzo fu attirata da uno strano oggetto che si trovava
sulla sommità della sala, all’altezza di settanta metri circa, un oggetto del colore
dell’acciaio che per la forma somigliava ad un cervello, Se ne stava lì sopra,
fermo, vicino ad una cupola che si era aperta per metà, lasciando intravedere il
cielo, Shinji decise di raggiungerlo, attivò il Kaiser Scrander e a velocità ridotta
decollò verso l’alto.
Rapidamente lo raggiunse, e si avvicinò ad esso per osservarlo con attenzione.
Era più o meno grande quanto la testa del MazinKaiser, e sembrava essere un
unico pezzo, privo di portelli e cose simili, Ma la cosa che più lo stupiva, era il
fatto che se ne stava sospeso in aria da solo, non c’era niente che lo sostenesse.
“Forse, quella ragazza, Nadia, si trova imprigionata lì dentro. Devo tentare di
liberarla” e pensato questo, Shinji manovrò le mani del MazinKaiser in modo che
afferrassero il ‘cervello’ per poi aprirlo, un po’ come se fosse una grossa noce.
“Mi dispiace per te, ma è troppo tardi!” esclamò improvvisamente una voce
imponente e minacciosa.
“Cosa!?” esclamò sorpreso Shinji non vedendo nessuno.
Il ‘cervello’ vibrò leggermente, e qualcosa di invisibile spinse verso il basso il
MazinKaiser, facendolo schiantare violentemente di schiena contro il pavimento,
che si riempì di una fitta ragnatela di crepe e il Mazinga rimase immobile, in una
posizione simile a quella di un crocefisso.
Shinji non riusciva a capire cosa fosse successo: “Ma qui… qui non c’è nessuno!
Chi mi ha colpito?! E chi ha parlato prima?!”
Tentò di rialzarsi, ma la cloche non si muoveva più di tanto e il corpo del
MazinKaiser fremeva come se fosse sottoposto ad un grande sforzo.
“E adesso cosa gli prende?” si domandò Shinji sempre più allarmato, tentando
invano di far rialzare il robot.
“I comandi non funzionano? Ma non può essere, non rilevo alcun danno interno!”
Shinji tentò ancora di far rialzare il MazinKaiser, usò tutta la forza di cui
disponeva, al punto che i muscoli cominciarono a fargli male, la cloche era cosi
tesa che sembrava potesse spezzarsi da un momento all’altro, ma fu tutto inutile.
Il MazinKaiser restava sempre nella stessa posizione.
“Puoi anche smetterla di agitarti, è inutile!” gli disse ancora la voce di prima,
proveniente da chissà dove.“Chi diavolo sei?” gridò Shinji.
Scrutando il ‘cervello’ che stava proprio sopra di lui, li parve di scorgere su di esso
qualcosa che prima non c’era, una figura umana minuscola, con un mantello.“Vuoi
sapere chi sono? Ti accontento subito!”
D’un tratto, il MazinKaiser cominciò a sollevarsi da solo, sempre bloccato nella
posizione di un crocefisso e restando in orizzontale.
Shinji non sapeva proprio cosa fare, nessun addestramento, né con gli Eva, né con
i Mazinga, lo aveva mai preparato ad una cosa del genere.
“Ayanami, ascoltami bene. Adesso dovrai coprirmi con il tuo AT-Field, mentre io
appuro una cosa” disse Tetsuya via radio, Fino a quel momento avevano
continuato a scansare gli attacchi di Gog e MaGog, che certo non si erano
risparmiati.
Rei provava a rispondere con i proiettili MN2, ma i due mostri si lasciavano
colpire senza problemi, perché quei colpi li facevano solo sobbalzare leggermente,
MaGog balzò addosso a Rei, che evitò per un pelo l’attacco,
il mostro atterrò sul punto dove si trovava lo 00 e spiccò un nuovo balzo contro
l’Eva che era finito vicino ad una parete.
Rei si spostò ancora, MaGog finì contro la parete e la distrusse.
“Per quanto tempo pensate di continuare questo balletto, Tsurugi” disse Gog.
“Perdere tempo non vi servirà a niente. Noi siamo i più forti” continuò MaGog.
Tetsuya non badava loro e finalmente capì tutto: “Essere i più forti non vuol dire
essere privi di punti deboli, diretti o indiretti che siano!” esclamò Tetsuya.
L’uomo disse a Rei via radio: “Appena te lo dico, metti il tuo AT-Field alla potenza
massima, mi raccomando, al massimo possibile” e detto questo si lanciò contro
Gog.
“Hai intenzione di suicidarti?” gli domandò sprezzante il gemello, che si preparò
ad infilzare quello stupido nemico con la sua spada.
Ma un secondo prima del contatto, Tetsuya con un balzo oltrepassò il mostro e si
fermò vicino al bordo di uno dei due buchi che comunicavano con il buio locale
sottostante, Gog e MaGog si guardarono sorpresi e nei loro occhi si poté
leggere una nota di paura.
“Ha capito tutto! Dobbiamo fermarlo!” gridarono insieme i gemelli, e si
lanciarono contro di lui l’uno affianco all’altro.
Questione di pochi secondi, Tetsuya ordinò a Rei gridando:
“Ayanami, spara contro il pavimento sotto quei due bastardi!”, Rei prontamente
obbedì sparando gli ultimi quattro proiettili MN2 sul punto in cui stavano
passando i due mostri, che caddero nella grande voragine apertasi.
Non avrebbero avuto problemi ad uscirne, ma nello stesso istante in cui il
pavimento esplodeva, il Grande Mazinga lanciò un Nerble Missile dentro la sala
sottostante, e si fiondò verso lo 00.“ORA!” gridò Tetsuya.
E poi ci fu solo un inferno di fuoco e fiamme.
“E con questo abbiamo finito!” esclamò Asuka sparando l’ultimo proiettile MN2
contro un mostro bicefalo di colore giallo e facendolo esplodere.
La battaglia nel tunnel era finalmente conclusa, tutto era disseminato da montagne
di rottami metallici, ma Mazinga Z, privo del braccio destro e pieno di tagli e
squarci ovunque, e l’Eva-02, anch’esso con la corazza piena di tagli e tre artigli
conficcati nella gamba sinistra, si erigevano vittoriosi.
“Non sei malaccio, mocciosa. Ora andiamo ad aiutare il sempai
Tetsuya e la tua amica, quei due mostri sono particolarmente tosti”.
“Neanche tu sei malissimo, stupido dinosauro misogino. Ma sappi che quella non
è mia amica”.
Tutto cominciò a tremare all’impazzata intorno a loro, il pavimento cominciò
come a ribollire, una sinistra luce rossa filtrava tra le lamiere contorte,
accompagnata dal rombo delle fiamme che salivano.
Non capendo cosa stesse succedendo, e senza perdere tempo a farsi domande,
Asuka si lanciò sul Mazinga Z ed attivò il suo AT-Field estendendolo al massimo.
E l’inferno di fuoco e fiamme giunse anche lì.
Il MazinKaiser, bloccato come se fosse in croce, era giunto davanti al ‘cervello’,
quando la stessa forza che lo teneva bloccato, cominciò a muoverlo per metterlo in
verticale con la testa proprio di fronte all’oggetto sospeso.
Quando Shinji si ritrovò di nuovo di fronte a quello strano oggetto, poté
osservare quella misteriosa figura che aveva visto prima sopra il ‘cervello’.
Era un uomo dalla mole massiccia, con indosso un’armatura nera, un mantello, e
uno strano elmo che raffigurava tre cani dall’aspetto feroce.
“Non penso ci sia bisogno di presentazioni, almeno da parte mia, perché hai già
capito chi sono, vero?” domandò l’uomo.La sua voce era forte e decisa, ma anche
calma.“S-si” rispose Shinji, consapevole di essere in totale balia
del nemico “Tu sei Cerberus”.“Esatto. E tu sei Shinji Ikari, vero?”
“Come… come fai a saperlo?”
“Ho le mie conoscenze. Ah, ti avverto che ti sarà inutile cercare di colpirmi
adesso. Sono protetto da uno scudo telecinetico. Il robot che piloti adesso è un
qualcosa di eccezionale, ma io ho dalla mia la forza della mente, superiore a
qualunque potere fisico. E per farmi credere, ti concedo una prova. Colpiscimi,
forza”.
Shinji non se la sentì di fare fuoco contro un altro essere umano come lui, ma mirò
al ‘cervello’ in modo da guadagnare un po’ di tempo e nella speranza di poter fare
un po’ di danno.
Lanciò i Koshiryuku Beam, che però ad un metro di distanza dallo strano oggetto,
incapparono in uno scudo invisibile che li respinse mandandoli contro il
pavimento sotto di loro.
“Avuta questa dimostrazione, spero che non tenterai nulla di stupido”.
Cerberus mise un piede nel vuoto, Shinji si aspettò di vederlo precipitare, e invece
l’uomo non cadde, anzi, cominciò a camminare come se si trovasse sopra una
passerella invisibile, Con calma l’uomo si avvicinò all’abitacolo del Pilder e
scrutò Shinji, che non sapeva cosa dire in una situazione cosi irreale.
“Non vedo bene con quel casco” disse l’uomo, ed ecco che Shinji sentì qualcosa di
invisibile e impercettibile sfilargli il casco, Il ragazzo fissò senza parole il casco
andare a posarsi sulle sue gambe.
Cerberus lo scrutò con attenzione, come se cercasse qualcosa e Shinji non poté
non fare altrettanto in quel momento, Cerberus era un perfetto sconosciuto, non
l’aveva mai visto prima di allora, ma scrutandolo con attenzione finì col
riconoscere qualcosa di familiare nel suo viso.Non sapeva spiegare cosa fosse, ma
sentiva che c’era.
E Cerberus doveva aver provato la stessa cosa, perché disse:
“Si. Sei davvero sangue del suo sangue. Peccato che l’origine di metà del tuo
dna non sia di mio gradimento, avrei potuto risparmiarti”.
Quelle parole gelarono Shinji, non perché non se lo aspettasse, aveva pur sempre
di fronte il cattivo della situazione, ma perché non riusciva a capire cosa
significasse tutta quella messinscena e le sue parole, ‘sei davvero sangue del suo
sangue’, cosa significavano?Che Cerberus conosceva….
L’improvviso tremolio di tutta la struttura lo destò dai suoi pensieri, sembrava che
fosse in corso un terremoto Ma a parte il tremolio e alcuni cigoli, non accadde
altro e loro, sospesi in aria da una misteriosa forza, non avevano
di che preoccuparsi.
“Mmm… un esplosione parecchio violenta, troppo violenta” commentò Cerberus
“solo una cosa potrebbe averla scatenata, ma ormai non ho più bisogno di questa
base, che la distruggano pure i tuoi amici”.
Cerberus tornò sul ‘cervello’, e con un gesto della mano fece aprire
completamente la cupola, il ‘cervello’ riprese a sollevarsi, e il MazinKaiser lo
seguiva impotente.Tutti si ritrovarono sulla cima della montagna, all’aperto.
Il vento notturno sollevava il mantello di Cerberus.
“Arrivati a questo punto, posso dare il via alla parte principale del mio piano”.
“Maledetto! Dimmi cosa vuoi fare!”
“Semplice. Dominare il mondo. Sappi che nell’oggetto sotto di me c’è la chiave
per conquistare questo pianeta. Gli stupidi che mi hanno preceduto, hanno sempre
commesso l’errore di provare a sottomettere il mondo con
la forza bruta. Illusi. Ecco invece il vero strumento che mi permetterà di
conquistare l’intero pianeta in un colpo solo: ora creerò una rete psichica che
si estenderà lungo tutto il mondo, e collegherà ogni mente umana, uomo o donna,
vecchio o giovane che sia, per poi farle piegare davanti a me.
La rete si espanderà nel giro di tre minuti, tre minuti epocali per la storia
dell’umanità, perché daranno inizio ad una nuova era, dominata da me e quando
questo sarà compiuto, volgerò il mio sguardo alle stelle”.
Mentre spiegava, Cerberus si era infervorato.Shinji lo ascoltò incredulo e
spaventato, gli sembrava impossibile una cosa del genere, ma considerando tutto
quello che aveva affrontato dal giorno del suo arrivo a Neo-Tokyo 3, doveva
ammettere che la parola ‘impossibile’ era molto relativa.
Tentò nuovamente di muoversi, ma era inutile, quella forza invisibile continuava a
tenere bloccato il MazinKaiser, Shinji non riusciva nemmeno ad aprire l’abitacolo
del Pilder.
“Resistere è inutile. E io non perdono coloro che hanno osato sfidarmi. Tu, quelli
della Nerv e dei Mazinga, non conoscerete la schiavitù perché vi punirò tutti con la
morte.
Mio è il potere della mente. Ma ho voluto che tu fossi testimone del mio trionfo.
Le altre volte non mi sono fatto problemi per cercare di ucciderti, ma adesso che
sei qui, voglio cogliere l’occasione. Cosi in un certo senso, anche quella persona,
sarà presente al mio trionfo, come avrei voluto”.
Dalla base del ‘cervello’, spuntarono delle strane antenne, quaranta in tutto,
disposte su ogni lato.
“MALEDIZIONE! MALEDIZIONE! MALEDIZIONE!” Shinji cominciò a
gridare sbattendo i pugni contro la cloche: non poteva deludere in quel modo la
signorina Misato, il signor Kabuto, Tetsuya, Ayanami, Toji, Kensuke, e soprattutto
Asuka.Doveva fare qualcosa per loro, ma cosa?
Era stato immobilizzato prima ancora di poter combattere Aveva fallito su tutti i
fronti, altro che uomo, altro che cambiare, era solo un fallito.
“Stronzo stronzo stronzo” ringhiò a bassa voce, rivolto sia contro Cerberus che
contro se stesso.La paura, il senso di fallimento e l’impossibilità di agire
gli fecero scappare alcune lacrime di rabbia.
“Ed ora, inizia l’era di Cerberus! Che tutti si inchinino sentendo pronunciare il mio
nome!”
Le antenne iniziarono a brillare, ci fu uno strano ronzio e non successe niente.
Shinji sperò per un istante che qualcosa non avesse funzionato, ma Cerberus
distrusse anche quella flebile speranza: “Tu non puoi vederle, e neanche io, con gli
occhi del corpo, ma con quelli della mente le vedo! Vedo quei filamenti
attraversare alla velocità del pensiero ogni punto del Giappone e poi della Terra,
raggiungendo ogni mente e assoggettandola a me!”
“Maggiore. Sta succedendo qualcosa, gli strumenti rivelano una strana energia
espandersi dalla montagna” avvertì tutto allarmato Shigeru.
“E ancora non riusciamo a ristabilire il contatto con gli Eva!” informò
Makoto.“Ritsuko, secondo te cosa può essere?” domandò preoccupata Misato.
Ma nessuna risposta giunse a Misato, né quest’ultima se ne accorse, perché il
tempo sul ponte di comando sembrava essersi fermato.Tutti rimasero immobili.
La base della Nerv in pochi secondi fu piena di tanti corpi ormai privati della
propria mente, statue viventi.“Dottor Kabuto, dalla cima del monte Norikure sta
arrivando uno strano segnale” disse uno degli operatori.
Koji non rispose, rimase fermo a riflettere, poi sollevò il viso, nei suoi occhi
splendeva ancora la fiamma della speranza.
Una fiamma che però un momento dopo si spense, quando la rete
psichica raggiunse anche la Fortezza delle Scienze e la rete continuò ad espandersi
sempre di più, prima il Giappone, poi le nazioni limitrofe.
Shinji si rese conto che era ancora in grado di pensare, sicuramente perché
Cerberus voleva che fosse testimone del suo trionfo prima di ucciderlo.
Ormai non si sentiva più neanche la forza di lottare.
“Ho vinto! E’ mio! TUTTO MIO!” gridò al colmo della gioia Cerberus.
“Nadia….”
Quella voce… Shinji la riconobbe subito. Non capiva come, se era davvero lei,
doveva trovarsi a quasi un centinaio di metri sotto di loro, eppure l’aveva sentita
chiaramente. La voce di una persona che non sentiva da diversi giorni. “Nadia….”
Cerberus, sentendo quella voce, non poté non restare sorpreso.
Si voltò verso il basso e vide che sul pavimento della sala c’era qualcuno, una
persona con indosso una tuta bianca, vicino ad un gigante di colore blu con la
corazza completamente fusa in più parti.La schiena del gigante era aperta
Rei aveva un grosso taglio sul sopraciglio destro, il sangue le colava sul viso
gocciolando per terra, aveva parecchi lividi su tutto il corpo e zoppicava.
Ma non ci badava, il suo sguardo e il suo pensiero erano rivolti verso il
‘cervello’.“Nadia… so che mi senti…”
Rei alzò lentamente le braccia verso l’alto.
“Ayanami” gridò Shinji “presto, vattene da lì, è pericoloso!”
Rei non badò a quello che diceva Shinji, e continuò a tenere lo sguardo e le braccia
verso l’alto.“Nadia… lascia che ti aiuti…”
“Sprechi il fiato, stupida ragazzina! Nadia non c’è più, non c’è mai stata. Quella
che chiami Nadia non è altro che uno strumento per i miei scopi.”“Rei….”
Cerberus si bloccò quando sentì quella voce, debole ma chiara, nella sua testa.
Ma non poteva succedere, il suo elmo lo proteggeva dalla telepatia del suo
strumento chiave e gli permetteva di inviare i suoi ordini mentalmente.
E poteva solo inviare pensieri, non riceverli.“Rei…”
Ancora quella voce, la stessa voce, Cerberus cominciò a temere che la vittoria
stesse per sfuggirgli di mano, e il timore divenne certezza quando il ronzio emesso
dalle antenne divenne irregolare.
“No. La rete psichica, si sta disgregando…. Non può essere. Non lo permetterò
mai!”
I suoi occhi, ricolmi di odio e rabbia, si puntarono su Rei.
“Brutta puttana, è tutta colpa tua! Ti ucciderò!”
Accecato dalla rabbia, Cerberus, volando grazie alla telecinesi di Nadia, si scagliò
contro Rei con il pugno destro in avanti, desideroso di ucciderla con le sue mani e
credendo di poter contare ancora sul potere della ragazza bloccata dentro il
‘cervello’.In fondo gli bastavano pochi secondi, e piombando da quella altezza col
suo pugno sulla ragazza con la tuta bianca, le avrebbe sicuramente
fracassato la testa, e tutto sarebbe tornato come prima.
Però non appena vide da vicino il viso di Rei si bloccò per un istante, restando
senza parole e quel secondo gli fu fatale, “Non le farai del male!”
Il potere che fino a qualche secondo prima lo sosteneva, si ribellò, e deviò la
traiettoria del suo volo facendolo schiantare contro una parete.
“Non so proprio cosa possa essere, Misato”.
Ritsuko rispose alla sua amica, che ritornò a fissare lo schermo preoccupata.
“Maggiore, sta succedendo qualcosa. Quella strana energia che si stava
espandendo dalla montagna, sembra si stia esaurendo” disse Shigeru.
“Ha qualche suggerimento, dottor Kabuto?”Koji fissò il suo operatore: “Si.
Dobbiamo confidare nei nostri compagni!”
La fiamma della speranza era tornata a splendere negli occhi di Koji anche il
MazinKaiser fu finalmente libero, cominciò a precipitare e Shinji riattivò subito il
Kaiser Scrander restando sospeso in aria.
Intanto il ‘cervello’, che continuava a stare sospeso in aria, prese a vibrare
all’impazzata, le antenne che aveva alla base esplosero, la rete psichica si
disintegrò completamente, e infine la copertura esterna esplose.
Shinji rabbrividì quando vide cosa c’era dentro il ‘cervello’:
una ragazza, nuda, seduta su una specie di poltrona, in mezzo ad un groviglio di
cavi molto spessi di colore nero contorti come serpenti, che si infilavano dentro il
corpo della ragazza, in ogni sua parte.
La poverina indossava anche una specie di casco dalla superficie liscia e argentata,
che le copriva tutta la testa lasciando scoperta solo la bocca e anche in
quest’ultima era stato inserito uno di quei cavi neri.
Qualcosa si mosse in mezzo al groviglio di cavi, sembravano dotati di vita propria,
e invece era la ragazza stessa, che muovendo le braccia lentamente, le usò per
togliersi il casco e Shinji stavolta sentì la voglia di coprirsi gli occhi per
l’orrore: la ragazza, con un espressione a metà tra l’esausto e l’allucinato,
era senza capelli e su tutta la calotta cranica aveva degli strani buchi.
E dentro il casco si intravedevano delle spine in metallo, parecchio aguzze e anche
abbastanza lunghe.
A spaventare Shinji fu l’aver capito che quegli strani buchi
sulla testa della ragazza erano come delle prese, dentro cui inserire quelle
spine.“Mio Dio… come… come si può fare una cosa del genere…”
Accadde qualcos’altro: nello stesso istante tutti i cavi si staccarono dal corpo della
ragazza, che si alzò in piedi e lievitò a mezz’aria per qualche secondo, finché non
cominciò a cadere.
Subito Shinji afferrò con una mano del suo robot la ragazza, mentre l’orrendo
oggetto che l’aveva tenuta prigioniera precipitò al suolo schiantandosi.
Il MazinKaiser atterrò vicino allo 00 inginocchiandosi, e pose delicatamente la
ragazza nuda vicino a Rei, che si chinò su di lei.“Nadia…” mormorava Rei
“Nadia…”“Ayanami, stai bene? E gli altri? Asuka?” domandò Shinji
tramite un microfono esterno.
“Gli altri stanno bene. La violenta esplosione di prima ci ha conciati male, ma
abbiamo resistito e abbiamo tentato di risalire la base per arrivare fin qui. Io sono
arrivata per prima e ho cercato di aiutare te e lei”.
Rei aveva parlato tenendo sempre gli occhi su Nadia e cullandola sulle gambe.
“Ayanami…” mormorò Shinji capendo il legame tra il First Children e Nadia.
“Arghhhhhh! Maledetti!” ringhiò improvvisamente Cerberus, che si era appena
ripreso ed era alle spalle del MazinKaiser, L’uomo era sopravvissuto alla caduta
grazie alla sua armatura e ora, con occhi iniettati di sangue, fissava coloro che lo
avevano privato della vittoria quando ormai l’aveva praticamente raggiunta.
“Piccoli vermi pidocchiosi! Il lavoro di una vita, distrutto! Ma la pagherete cara!”
“Dovresti andarci piano con le minacce” replicò con voce risoluta Shinji
mettendosi in piedi col MazinKaiser proprio davanti a Cerberus,
per fargli capire meglio la sproporzione di forze che c’era tra loro e lui.
“Ti consiglio di arrenderti. Ti consegneremo alle autorità”.
“Cosa?! Ah ah ah ah ah ah ah! Stupido moccioso, nessuno potrà mai giudicarmi,
perché non ho ancora perso. Credi che abbia già giocato tutte le mie carte? Be,
sbagli di grosso”.
Cerberus premette un pulsante su uno dei suoi guanti, e tutta la sala iniziò a
tremare, molto più violentemente di prima, il pavimento si incrinò e infine
qualcosa di gigantesco eruppe dal suolo, Cerberus agilmente saltò su quel qualcosa
gigantesco, un mostro di forma umanoide di colore nero, mentre stava ancora
spuntando dal pavimento e scomparve dentro la sua testa.
Il nuovo arrivato era un mostro dalla corporatura possente, ricoperto con una
minacciosa corazza nera, la testa, priva di bocca, aveva una cresta piena di aculei
sulla parte superiore, e due occhi di colore verde e dall’aria feroce, le mani
artigliate.
“Oh maledizione! Ayanami presto, prendi Nadia, salite sullo 00 e andatevene
subito da qui!” gridò Shinji infilandosi il casco e mettendosi davanti alla due
ragazze per fare loro da scudo.
Rei fece come le aveva detto Shinji, si caricò Nadia sulle spalle e si diresse verso il
suo Evangelion.Lo 00 si riattivò e si diresse verso il varco nel pavimento
da cui era entrato.
“Che scappi pure!” esclamò Cerberus da dentro il suo mostro da combattimento,
seduto in un abitacolo dominato dall’oscurità e illuminato parzialmente da alcuni
monitor di colore verde e da un grande schermo di forma circolare “Quando avrò
finito con te, le riprenderò, strapperò gli occhi a quella ragazzina con i capelli
azzurrini e poi rimetterò quella cagna di Nadia nel posto creato appositamente per
lei. La conquista del mondo è ancora a portata di mano. E ho cambiato idea: prima
ti avei concesso una morte rapida e indolore, ma ora che la tua amichetta mi ha
fatto davvero incazzare, ti infliggerò tanta di quella sofferenza che mi implorerai
in ginocchio di ucciderti!” minacciò Cerberus mediante un microfono esterno,
“Scordatelo! Ti fermerò ad ogni costo!” esclamò Shinji mettendosi in posizione
d’attacco.
“Che siano queste le tue ultime parole! Ora affronterai il capolavoro della
tecnologia micenea! Mostro da combattimento Briareus, all’attacco!”
Il Briareus diede un pugno al MazinKaiser, Shinji incrociò le braccia davanti al
viso per parare il colpo, la cui potenza fu tale che lo spinse indietro mandandolo a
schiantarsi contro la parete che stava dietro di lui.
“Non c’è gusto a combattere contro di te!” esclamò Cerberus già pregustando la
vittoria.
L’avambraccio destro del Briareus si trasformò in una trivella nera molto
allungata, il mostro si scagliò contro il MazinKaiser puntando all’abitacolo del
pilota, Shinji reagì prontamente afferrando con una mano la trivella e stringendola
fortemente.
La trivella, chiusa in quella morsa, cominciò a sprizzare un’infinità di scintille
enormi e smise solo quando il pugno del Mazinga fu stretto al massimo.
“E’ bloccato! Devo approfittarne!” pensò Shinji che avvicinò bruscamente il
Briareus, gli diede con l’altra mano un pugno allo stomaco, e poi attivò il Turbo
Smasher Punch.
Il pugno cominciò a girare e partì, ma Shinji teneva con forza il nemico vicino a
se, in modo che la spinta dell’arma aumentasse sempre di più e iniziasse a
penetrare la corazza del mostro.
“Bella mossa” commentò Cerberus, che afferrò con la mano rimasta libera la testa
del MazinKaiser.“Vediamo se l’abitacolo in cui ti trovi è ben isolato!”
La mano del Briareus si elettrificò, scariche elettriche cominciarono ad
accumularsi intorno alla testa del Mazinga e ad abbattersi su di essa.
Alcune piccola scariche penetrarono anche nell’abitacolo, Shinji non riuscì a
resistere e lasciò infine la presa.
Comunque la spinta fin lì accumulata dal Turbo Smasher Punch fu tale che riuscì
ad allontanare il Briareus dal MazinKaiser, e stavolta fu il turno di Cerberus di
schiantarsi contro una parete.
“Ah ah ah ah! Vieni, ti sfido a combattere in cielo!” gridò Cerberus incurante del
colpo che aveva appena subito.Due ali nere, simili a quelle di un pipistrello,
apparvero sulla schiena del Briareus, che decollò velocissimo verso l’alto.
Shinji era consapevole che le sue capacità di combattimento in aria erano scarse,
ma non poteva lasciare fuggire quel criminale.Attivò il Kaiser Scrander e gli andò
dietro il più velocemente possibile.
I due giganti spuntarono all’aria aperta, e si posero uno davanti all’altro girando in
circolo e continuando a salire.
“Sono contento che tu abbia accolto la mia sfida. Ammira cosa è in grado di fare
Briareus!”
L’avambraccio destro del Briareus tornò normale, il mostro iniziò a roteare le
braccia, ad una velocità sempre più elevata.
“Cavolo! Qualunque cosa stia facendo non mi piace. Devo fermarlo!”
Shinji iniziò a lanciare raffiche continue di Koshiryuku Beam e di Fire Blaster
contro il Briareus, che agilmente le evitava tutte e continuava a roteare le braccia
con velocità crescente.
“Maledetto! Evita anche questo se ci riesci!” Shinji usò il Giant Missile, l’enorme
missile uscì dalla pancia del Mazinga diretto contro Briareus.
“Ah. Un missile a ricerca automatica del bersaglio? Questo non posso certo
scansarlo, ma ormai è troppo tardi!”
Il Briareus si fermò, anche le sue braccia, il missile stava per raggiungerlo, e
improvvisamente le braccia si illuminarono, Cerberus le fece roteare ancora una
volta e come dal nulla, si creò un tornado gigantesco che inglobò il missile e in
pochi secondi raggiunse il MazinKaiser inglobando anche lui.
“Cosa…. Cosa sta succedendo?” domandò allibita Misato.
Dopo aver assistito all’inizio del combattimento in aria tra quei due giganti,
nessuno riusciva a spiegarsi come avesse potuto un simile tornado formarsi in quel
modo, dal nulla, “La tecnologia micenea è davvero impressionante. Ma possiamo
ancora farcela” pensò Koji osservando quello strano e inquietante fenomeno, Il
tornando era talmente grande e forte che persino le nubi
del cielo vennero risucchiate in parte, aprendo un largo squarcio in quella
barriera grigia che aveva coperto stelle e Luna.
Shinji si sentì perso dentro quel vortice, era mille volte peggio rispetto al secondo
scontro contro i mostri meccanici, tutto girava all’impazzata, cominciarono ad
annebbiarsi i suoi sensi e gli venne anche la voglia di vomitare.
Gli strumenti non erano altro che luci che gli giravano intorno come una giostra,
fuori dall’abitacolo vedeva solo un informa massa grigia, e gli sembrò
indistintamente di vedere una macchia scura in rapido avvicinamento.
“Ti restituisco il tuo missile, ragazzino!” gridò Cerberus.
Il Briareus si avvicinò al Mazinga, in mano aveva il Giant Missile, e lo lanciò
proprio in faccia al MazinKaiser.
Il missile esplose, Shinji quasi rimase abbagliato da quella esplosione cosi
ravvicinata, era ormai vicinissimo allo svenire, poi il Briareus prese per il collo il
MazinKaiser con ambo le braccia, come se volesse strozzarlo, e cominciò a
scendere in picchiata uscendo dal vortice e tenendo il Mazinga davanti a se.
“Ti do una bella ripassata alla schiena!” Il MazinKaiser si schiantò contro il fianco
di una montagna, sollevando una grande nuvola di polvere e detriti, lo scossone fu
tale che la cintura di sicurezza di Shinji si spezzò, il ragazzo finì catapultato contro
il quadro comandi e si sbucciò il mento, unica parte della testa non protetta dal
casco.
Cerberus continuava ad insistere, e spinse sempre di più il suo nemico dentro il
fianco della montagna, penetrando tonnellate di roccia e terra.
“Ti seppellisco vivo!” “Mai!” gridò Shinji.
Il dolore provato per la ferita al mento aveva parzialmente risvegliato il ragazzo,
Shinji cercò di reagire, i comandi avevano più o meno smesso di girare, vide
quello che cercava, e lo attivò alla massima potenza.
“FIRE BLASTER!” urlò il ragazzo per darsi forza.
La piastra pettorale del MazinKaiser si illuminò di una luce rossa intensa,
Cerberus se ne accorse, mollò la presa e tentò di allontanarsi percorrendo
all’indietro il condotto che aveva scavato nella roccia con il suo attacco.
Ma non fu abbastanza veloce, il fianco della montagna esplose nuovamente,
stavolta dall’interno, un raggio rosso si stagliò nel cielo, e quando si esaurì, il
Briareus cadde fragorosamente al suolo.
“Piccolo bastardo, sei abbastanza tosto allora” commentò Cerberus rialzandosi.
Il mostro si guardò attorno, si trovava in una piccola radura.
Cerberus notò alla sua destra, non troppo lontana, la montagna che ospitava la sua
base: quasi tutta la fiancata sinistra era collassata su se stessa.
“Allora è come pensavo. Hanno fatto esplodere uno dei depositi di HC52. Per
fortuna sono rimasti tutti gli altri. Non ha perso del tutto la sua efficacia”.
Poi un forte rumore alle sue spalle, il MazinKaiser eruttò fuori dall’altra montagna
squarciata con le ali spiegate, percorse alcune decine di metri e poi precipitò in
picchiata atterrando in ginocchio, mentre le ali del Kaiser Scrander rientravano,
miracolosamente ancora illese nonostante tutto quello che avevano passato.“Oh, la
mia testa” si lamentava Shinji, il cui sangue gocciolava dal mento, “mi sento come
se me l’avessero messa in un frullatore. E ancora mi gira tutto”.
Il MazinKaiser lentamente si rimise in piedi, ma non fece in tempo a rimettersi
dritto che Briareus gli fu di nuovo addosso, menando una serie impressionate di
pugni dati ad una velocità quasi supersonica.
E i pugni erano avvolti da una strana energia verde che ne aumentava la forza, La
potenza di quei colpi era tale che più volte, quando veniva colpito, il Mazinga si
sollevava di qualche metro da terra.
“Crepa!”Con un calcio allo stomaco, il Briareus fece chinare in avanti il
Mazinkaiser, e infine, dando un doppio pugno a mani incrociate sulla
schiena del nemico, lo mise al tappeto.
Per Shinji, già stremato, quello fu il colpo di grazia, e svenne.
“Misero verme! Hai osato sfidarmi e questa è la tua punizione!” disse con superbia
Cerberus.
“Basta! Non toccarlo!” gli gridò una voce femminile alle sue
spalle.Leggermente sorpreso, il malvagio si girò.
L’Eva-02, il Grande Mazinga e Mazinga Z, erano apparsi e sembravano pronti a
sfidarlo, anche se piuttosto malconci.
Lo 02 aveva la corazza in più punti liquefatta, ed era visibile il rivestimento
marrone che ricopriva direttamente l’umanoide alla base dell’unità, e i due
Mazinga avevano profonde bruciature e squarci dappertutto.
Il viso del robot di Tetsuya era completamente sfigurato sul lato sinistro.
L’uomo, che sanguinava in più punti del viso e del corpo, era comunque
consapevole di come stavano le cose.
“Ho rischiato grosso, ma avevo visto giusto. Aveva capito che Gog e MaGog
dentro quel luogo buio e vuoto si trattenevano, facevano molta attenzione durante i
loro attacchi a non colpire le pareti, e solo dopo aver spinto me e Ayanami al
livello successivo si erano scatenati, facendo comunque
sempre attenzione al locale sottostante. Come se lì sotto ci fosse qualcosa di
molto pericoloso. Peccato però che non avessi calcolato un’esplosione del
genere. Adesso siamo conciati troppo male per combattere ancora. Speriamo solo
di poter guadagnare tempo per Shinji. Coraggio, ragazzo. Puoi farcela!”
Asuka era la più determinata di tutti, anche lei aveva dei tagli sanguinanti sul viso
e si sentiva dolorante come se l’avessero picchiata, ma non avrebbe permesso a
quel bastardo di fare del male a Shinji.
“Il combattimento sembra essere in fase di stallo” comunicò
Shigeru, Lo scontro a cui stavano assistendo sul ponte di comando
della Nerv era sicuramente molto violento, anche se le immagini all’infrarossi
dall’alto non davano bene l’idea e adesso erano arrivati tre nuovi oggetti vicino ai
due che stavano già combattendo.
“Possiamo sapere le condizioni dei piloti?” volle sapere Misato.
“Negativo. Non riceviamo alcun segnale” rispose Maya.
“I tre nuovi oggetti sono i nostri, giusto?” domando Ritsuko.
“Ma i nostri, oltre a quello coinvolto nel combattimento in aria, non dovrebbero
essere in quattro?” pensò Makoto
“Si” rispose ancora Shigeru “ma stando ai sensori c’è un altro oggetto in
movimento che si sta dirigendo verso la costa con un andatura piuttosto veloce. E’
proprio adesso ci è arrivata una comunicazione dalle Forze Strategiche di Auto
Difesa. Ci chiedono se devono intercettarlo”.
“Negativo” si inserì inflessibile Gendo “Lasciatelo proseguire, è dei nostri”.
“Dottor Kabuto, un oggetto si sta avvicinando a velocità sostenuta alla nostra
base”.“Bene, mi fa piacere che Gendo Ikari abbia rispettato i patti. Non
preoccupatevi, è uno degli Eva, e sta venendo a portarci Nadia. Il comandante
Ikari mi ha detto che avrebbe dato quel ordine ai suoi piloti se avessero trovato per
primi Nadia. Cureremo quella povera ragazza e poi la aiuteremo a inserirsi nella
società, a farsi una vita. E’ giusto dopo tutto quello che ha passato” rispose Koji,
Rei, ancora incurante del dolore, faceva correre lo 00 tra boschi e montagne,
diretta verso il mare, Nadia giaceva svenuta affianco al suo sedile, ed era ancora
nuda, perché purtroppo Rei non aveva nulla con se per coprirla.
Ma presto sarebbe stata bene, ne era sicura.
Cosi le aveva detto il comandante Ikari, e di lui poteva fidarsi, nonostante lei in
realtà non meritasse la fiducia del comandante perché gli aveva nascosto alcune
cose, Ma lo aveva fatto perché anche se si fidava del comandante, lo stesso non
poteva dirsi per i superiori di lui.
Mentre pensava questo, Rei non si accorse che Nadia aveva cominciato lievemente
a mormorare qualcosa.
“Razza di stolti! Anche se foste in piena forma potrei sconfiggervi come niente, e
nelle condizioni in cui vi trovate adesso, mi basterebbe una mano per annientarvi!”
esclamò Cerberus.
“E perché allora non ce l’ho dimostri, invece di perdere tempo in chiacchiere” lo
provocò Asuka.
“Ti accontento subito!” gridò il malvagio, e il Briareus, con passi possenti,
cominciò a correre contro lo 02, Asuka attivò l’AT-Field, ma la sua potenza era
troppo bassa.
“Merda! La batteria interna è stata danneggiata dall’esplosione di prima, l’ATField non raggiunge nemmeno il 15% di potenza”.
Il Briareus sparò una raffica di raggi ottici di colore verde che penetrarono subito il
campo protettivo dell’Evangelion, passando da parte a parte l’Eva nella zona della
cintola, Asuka strinse i denti quando sentì come se le avessero
ficcato nella cintola uno spillone di fuoco.
Ma quel dolore fu niente quando il Briareus con la stessa facilità di prima sfondò
completamente l’AT-Field con i suoi pugni potenziati, e tempestò di colpi lo 02.
Per Asuka fu come essere colpita una dozzina di volte da un
treno in corsa e stramazzò al suolo.
“Ora tocca a voi due ferrivecchi!”
Il pugno del Briareus si abbatté impetuoso sul petto del Mazinga Z trapassandolo
da parte a parte, poi lo lanciò in aria e con un calcio lo prese al volo facendolo
schiantare contro uno sperone roccioso situato lì vicino.
Tetsuya, che sapeva sarebbe finita cosi, tentò di usare il Breast Burn,
ma la potenza del Grande Mazinga era cosi ridotta che la piastra pettorale a
malapena si illuminò per poi spegnersi.
“Dannazione, come temevo!” pensò Tetsuya brandendo allora la Mazinger Blade.
“Sei solo un relitto del passato!” gli gridò Cerberus investendo anche lui con una
pioggia di pugni potenziati, che respinsero violentemente il Grande Mazinga
facendolo crollare a terra esamine, Asuka allora si rialzò e si lanciò contro il
Briareus, lo prese per i fianchi e tentò di sbatterlo a terra.
Cosa impossibile in quelle condizioni, ma la ragazza non voleva arrendersi, e
continuava a insistere, Il suo eroico sforzo sembrava quasi patetico.
“Volete davvero prolungare la vostra agonia” commentò Cerberus, che afferrò il
collo dell’Eva-02 con la mano sinistra, trasformò l’avambraccio destro nella
trivella e perforò lo stomaco dello 02.
Asuka si sentì morire, le sembrava che quella trivella stesse trapassando il suo
corpo, cercò di resistere stringendo i denti, ma il dolore era troppo, sangue le uscì
dalla bocca e infine gridò per la sofferenza svenendo.
Il Briareus sbatté lo 02 per terra e si preparò a dargli il colpo di grazia mirando
proprio all’Entry Plug.“Muori!” gridò Cerberus.
“TURBO SMASHER PUNCH!”
Due oggetti afferrarono il Briareus per le spalle e lo spinsero all’indietro facendolo
quasi volare.Erano due pugni neri, e si muovevano da soli.
Sbatterono il mostro di Cerberus al suolo, e poi tornarono indietro dal loro
proprietario, Il MazinKaiser si era rialzato, con gli occhi illuminati di
un intenso colore giallo.
“Ascoltami…. Ascoltami bene…” Shinji parlava a fatica, ogni respiro era una fitta
di dolore “Io… io sono il tuo avversario! Lasciali stare, e… e soprattutto… lascia
stare lei!”
“Che cosa romantica!” disse con tono canzonatorio Cerberus rialzandosi
“I due innamoratini disposti a morire l’uno per l’altra!”
“Non credo…. che lei mi ami…”
“Come?! Sei pazzo allora! Vuoi morire per una ragazza che non prova niente per
te?” “Si, è assurdo. Ma non posso farci niente…. Sono solo uno
stupido!”“E allora farò un servizio al mondo eliminandoti!”
Il Briareus estrasse dalle spalle due scimitarre di colore nero con le lame
seghettate.
“In fondo dovrei essere contento che il tuo Mazinga sia cosi robusto. Potrò
sperimentare tutte le armi del mio Briareus!”
Cerberus si lanciò correndo contro Shinji, che esclamò:
“Giochiamoci il tutto per tutto. KAISER BLADE!”
Un fascio di luce quasi accecante si sprigionò dalla gemma incastonata al centro
del petto del MazinKaiser, e in mezzo a quella luce spuntò una lunghissima e
possente spada.
Il MazinKaiser afferrò saldamente la sua nuova arma e si lanciò anche lui contro il
nemico, I due giganti si scontrarono, le lame si intrecciarono più e
più volte in un turbinio di scintille.
Cerberus sembrava in vantaggio, Shinji non era abile nel combattimento con la
spada, i suoi colpi erano potenti ma prevedibili, quindi facili da evitare, però anche
quando il Briareus riusciva ad andare a segno, le sue lame non riuscivano a
penetrare la corazza del MazinKaiser.
“Non ha senso combattere contro di te! Sei debole! Togliti
dalla testa l’idea di essere un eroe!”
“Non… non voglio essere un eroe. Voglio essere una persona
normale, e ti dimostrerò cosa può fare una persona normale!”
Con una mossa a sorpresa, Shinji con la mano libera afferrò saldamente il Briareus
sotto un braccio e lanciò in aria il mostro, poi riattivò le sue ali e si diresse contro
di lui.
“Spostare il combattimento in aria non ti servirà!” gli rinfacciò Cerberus, che
riattivò anche lui il suo sistema di volo.
Il MazinKaiser si pose proprio davanti a lui, e iniziò ad avvicinarsi velocemente
intenzionato a menare un micidiale fendente con cui tagliare in due il nemico, e
Cerberus si preparò a pararlo.
Improvvisamente però il MazinKaiser cambiò tattica, afferrò una delle sue ali e
staccò il Kaiser Scrander lanciandolo contro il nemico.
“WING BOOMERANG!”
Colto di sorpresa, Cerberus venne prese in pieno da quell’arma che roteava su se
stessa e venne spinto all’indietro.
L’impatto inoltre fece perdere a Cerberus le sue scimitarre.
“Non mi sconfiggerai cosi!” ringhiò l’uomo.
“Non intendo sconfiggerti con quello, ma con questo! RUST TORNADO!”
I tre tornadi uscirono dalla griglia del MazinKaiser e si unirono in un unico
immenso ciclone che investì in pieno il già sbilanciato Briareus.
Il mostro venne trascinato lontano dal ciclone verso il monte Norikure, e quando si
esaurì, Cerberus precipitò nella stessa sala in cui avevano iniziato il
combattimento.
Il MazinKaiser toccò il suolo con buona precisione, il Kaiser Scrander tornò
sempre roteando da lui, Shinji lo prese al volo e lo riattaccò alle spalle del robot.
Poi si diresse verso lo 02 e si chinò su di esso.
“Asuka! Asuka mi senti?” Shinji chiamò la ragazza col cuore in gola.
Ma anziché una risposta, gli arrivò un’altra domanda, detta da un’altra voce
femminile.“Shinji, mi senti?”“Ma… Signorina Misato! E’ lei?”
“Si. Abbiamo assistito al tuo combattimento da qui, ma solo ora siamo riusciti
finalmente a ripristinare tutti i contatti. Non preoccuparti per Asuka, è ancora viva.
Ma adesso sbrigati, devi controllare se il nemico che hai affrontato finora è
veramente sconfitto. Non devi lasciare il lavoro a metà”.“Vado subito!”
Il MazinKaiser spiccò il volo diretto verso la cima del devastato monte Norikure.
Raggiunta rapidamente la vetta, Shinji atterrò dentro i resti della grande sala,
gravemente danneggiata in più punti, e non c’erano tracce del Briareus.
“Mmm, non mi piace. Sembra il momento migliore per una trappola” disse il
ragazzo facendo rientrare le ali e come se lo avesse ascoltato.
il Briareus sbucò dal pavimento già distrutto in più punti, e afferrò da dietro il
MazinKaiser bloccandogli le braccia.
Poi, prima che Shinji potesse fare qualcosa, il Briareus mise all’indietro la testa,
sulla quale si aprì una larga bocca piena di denti sottili e acuminati, e infine la
abbassò di scatto mirando alla spalla destra del MazinKaiser.
“Ma cosa vuole fare? Pensa di potermi sconfiggere mordendomi?” pensò Shinji
che confidava nella robustezza del suo robot.
Ma nell’attimo in cui la bocca del Briareus toccò la spalla del MazinKaiser, i denti
iniziarono a brillare di una strana luce violetta e una violenta esplosione interna
scosse il MazinKaiser e il suo pilota, Alcuni comandi esplosero, e Shinji dovette
ripararsi dalla scintille mettendo le braccia davanti al viso.
La Kaiser Blade gli cadde di mano.“Che diavolo succede?!” esclamò.
Mettendo al massimo i servomotori delle braccia del MazinKaiser, Shinji si liberò
dalla morsa e afferrò con le mani la testa del Briareus per toglierselo di mezzo.
E nel fare questo, Shinji vide qualcosa che lo lasciò stupefatto: la bocca del
Briareus era effettivamente riuscita ad azzannare la spalla del MazinKaiser, ma la
corazza di quest’ultimo era intatta.“Ma che…”
“Piaciuta questa mossa?” gli arrivò la voce di Cerberus “Si chiama ‘Ghost’s
Mouth’, i denti del Briareus possono diventare intangibili e quindi superare
qualunque corazza lasciandola intatta e colpendo direttamente quello che c’è sotto.
E possono anche lanciare scariche energetiche!”
Bagliori arrivarono dalla bocca del Briareus, e ad ogni bagliore seguiva una
piccola esplosione localizzata dentro il corpo del MazinKaiser, che sembrava
preda di convulsioni.
Preoccupanti colonne di fumo cominciarono a levarsi dalla spalla colpita e anche
dalla piastra pettorale, mentre i sensori interni del Mazinga cominciarono ad
attivarsi uno dopo l’altro, per segnalare un numero sempre più crescente di danni
interni.
“Oh no! Lasciami maledetto!” esclamò spaventato Shinji lanciandosi all’indietro
contro una parete per cercare di liberarsi della morsa del nemico.
Ma Cerberus non mollava la presa, e i danni al MazinKaiser erano sempre più
gravi, poi anche nella cabina di controllo di Cerberus risuonò una spia luminosa,
l’uomo se ne accorse e decise di dare il colpo di grazia al nemico.
“Sai perché non ho usato prima quest’arma? Perché impiega troppa energia e se la
usassi troppo a lungo finirebbe con l’assorbire tutta l’energia del mio mostro,
impedendomi cosi di usare il mio colpo migliore!”
Il Briareus afferrò il MazinKaiser per i fianchi lasciando finalmente la presa con la
bocca e la lanciò verso l’alto, Il Mazinga si conficcò tra le strutture della cupola
apribile restandovi bloccato.
“Oh merda! Tutta la parte superiore destra del MazinKaiser è fuori uso!” pensò
Shinji controllando i danni, Parecchi rivoli di fumo e scintille provenivano dalla
spalla e dal braccio destro, che penzolava inerme, del MazinKaiser.
Eccitato dalla vista del nemico in difficoltà, Cerberus si preparò ad usare la sua
arma più potente: il Briareus fletté leggermente in avanti le ginocchia, strinse i
pugni e iniziò ad essere circondato da un’aura energetica accecante, talmente
luminosa che tutta la cima del monte Norikure sembrò accendersi.
“Stiamo rilevando un’altra strana energia, diversa dalla precedente, ma lo stesso
non analizzabile” disse Shigeru, mentre sullo schermo l’immagine ad infrarossi
della cima della montagna vedeva l’espandersi di una strana macchia gialla.
“Stanno succedendo troppe cose strane! Contattate Shinji!” ordinò Misato.
“Inutile, quella strana energia sta disturbando di nuovo le trasmissioni radio”.
“Questo colpo sembra fortissimo! Devo evitarlo!” esclamò Shinji, cercando di
liberarsi dalle infrastrutture in metallo che lo bloccavano.
Farlo con un solo braccio era difficile, perciò dovette aiutarsi con i raggi ottici, e
non appena fu libero, l’aura energetica del Briareus partì a razzo contro di lui,
condensandosi in un unico immenso raggio luminoso simile ad una cometa la cui
coda era sempre collegata al mostro meccanico.
“Cazzo!” gridò Shinji terrorizzato da quella luce, Attivò il Kaiser Scrander alla
potenza massima e decollò, nella speranza di evitare quel colpo e guadagnare
tempo, Ma era tutto inutile, allungandosi al di fuori della montagna, la cometa
continuava ad inseguirlo come se fosse dotata di vita propria.
Invano Shinji tentava diverse virate per seminarla, la cometa gli stava sempre
dietro, e aumentava man mano la sua velocità avvicinandosi sempre di più.
“Non sfuggirai alla mia ‘Destroyer Comet’, capace di sprigionare una forza
distruttiva pari a quella di un meteorite che si schianta al suolo. Usare questo colpo
richiede ogni oncia di potere di Briareus, ma ne varrà la pena, visto che ti
distruggerà!” pensò Cerberus osservando soddisfatto la cometa che nel cielo
inseguiva il MazinKaiser, Era anche riuscito a danneggiare il nemico, quindi non
poteva fallire.
Visto da lontano era uno spettacolo affascinante, una linea di luce bianchissima
leggermente inclinata che si dirigeva verso il cielo aperto accompagnata da un
leggero rombo, Ma per Shinji tutto era tranne che una cosa affascinante, e
il leggero rombo era un frastuono infernale.
“Mi sa che sono spacciato!” pensò Shinji mentre col fiato in gola volava sempre
più in alto inseguito dalla cometa del Briareus, e la pressione lo premeva sempre di
più contro il sedile rendendogli difficile la respirazione.
Ormai si erano lasciati alle spalle lo strato dell’atmosfera dove si trovavano le
nuvole, e davanti a loro cominciava a profilarsi l’immensa distesa di stelle dello
spazio, L’attrito era talmente forte da tradursi in un fischio quasi assordante.
“E’ la fine, non so cosa fare! Prima o poi l’energia di questa maledetta cometa
dovrebbe esaurirsi, ma se non lo facesse? E poi un altro po’ e mi ritroverò nello
spazio aperto. Non so se il MazinKaiser è stato pensato per volare anche nello
spazio, e io non sono certo il migliore dei piloti”.
Poi un’altra spia si accese, e un piccolo schermo segnalò la presenza di cedimenti
strutturali sulle ali del Kaiser Scrander.
“No, questo significa che tutti quei colpi avevano danneggiato eccome le ali,
anche se non visibilmente, e adesso questo fortissimo attrito gli sta dando il colpo
di grazia!”Il panico di Shinji fu totale, non sapeva cosa fare, e in
cerca di aiuto cominciò persino a parlare al MazinKaiser.
“Aiutami! Aiutami MazinKaiser, te ne prego! Devi aiutarci!”
Crepe cominciarono ad aprirsi sulle ali, se cedevano la cometa avrebbe investito in
un attimo il Mazinga distruggendolo. “Aiutaci!” gridò infine il ragazzo.
E come in risposta, qualcosa si illuminò sulla tastiera dei comandi, era una luce
rossa, anzi, una gemma rossa, identica a quella incastonata al centro del petto del
MazinKaiser, con una Z incisa sopra, Un fascio di luce si sprigionò dalla gemma e
come un laser colpì in piena fronte Shinji, Il ragazzo dimentico della situazione
rischiosa, vide strani codici passare davanti ai suoi occhi.
“Questo… cos’è… dovrei fare questo?”
Quel raggio aveva trasmesso dei dati direttamente nel cervello di Shinji.
Shinji guardò esterrefatto i comandi del MazinKaiser, chiedendosi se per caso
colui che aveva costruito quel Mazinga fosse stato anche un mago, oltre che uno
scienziato.A ridestarlo da quei pensieri, fu il rumore dell’allarme per i danni delle
ali, che si era fatto ancora più insistente, Shinji guardò dietro di se tramite un
monitor la cometa che lo inseguiva.
“Mi ha insegnato una tecnica per contrastare questo raggio, ma devo trovare io il
modo di attuarla. Già, altrimenti era troppo facile” pensò Shinji.
Era ancora spaventato, ma ora che era apparsa una possibilità di salvezza, cercò di
reagire.
“Forse mi è venuta un’idea. E’ rischiosa, se fallisco sono spacciato, ma anche se
non faccio niente sono spacciato. Quindi tanto vale agire”.
Facendo appello a tutte le sue forze residue e stringendo i denti, Shinji girò la
cloche in modo da far voltare il MazinKaiser per ritrovarsi cosi con la faccia
rivolta verso la cometa di luce, che continuava il suo inseguimento.
Erano quasi arrivati ormai ai limiti dell’atmosfera terrestre, le ali erano vicinissime
al punto di rottura e Shinji finalmente agì: diminuì la velocità in modo da lasciar
avvicinare sempre di più la cometa, un globo di luce grande il doppio del
MazinKaiser e davvero accecante , che costrinse Shinji a coprirsi gli occhi con una
mano per non restare abbagliato, poi il ragazzo allungò il braccio sano del suo
robot fino a sfiorare la cometa e riuscì a sfruttare lo spostamento d’aria provocato
dalla stessa per fare leva col braccio e allontanarsi quanto bastava per utilizzare la
nuova arma.
Guadagnati una cinquantina di metri, il MazinKaiser mise la gamba sinistra tesa in
avanti, Shinji aprì un piccolo scomparto segreto, situato sotto la cloche, facendovi
pressione al centro e scoprendo la presenza di un pulsante circolare nero, Lo
premette ed ecco che i razzi del Kaiser Scrander cambiarono direzione, facendo
rotta proprio contro la cometa, La gamba tesa in avanti si ritrovò circondata da una
luce rossa.
“Quel ragazzo non vuole arrendersi, ma ormai è finita, la mia arma lo distruggerà
tra pochi secondi!” pensava Cerberus, mentre Briareus era
ancora avvolto dall’energia del suo stesso colpo.
L’energia cominciava ad esaurirsi, e senza di essa il mostro meccanico sarebbe
stato completamente indifeso, tuttavia la cometa anche con l’energia di Briareus
esaurita, disponeva ancora di dieci minuti di autonomia, più che sufficienti per
travolgere il nemico.
Una volta sconfitti quei nemici, avrebbe raggiunto un’altra base micenea, ce ne
erano tantissime nascoste in vari angoli del globo, ricolme di una tecnologia
addormentata che attendeva solo il risveglio, e da lì avrebbe ricominciato tutto.
Inoltre i suoi nemici avrebbero impiegato molto tempo per riprendersi dalle ferite
inflitte loro in quel giorno, e lui poteva approfittarne per eliminarli per sempre.
Poi avrebbe ritrovato Nadia e l’avrebbe usata per ricreare la rete psichica che gli
avrebbe permesso di dominare il mondo.
“Non ho ancora perso. Posso ancora farcela!”
Improvvisamente qualcosa apparve sullo schermo radar, e quasi
contemporaneamente ci furono strane fluttuazioni nel fascio energetico della
‘Destroyer Comet’.“Non capisco. Che significa?”
Guardò in alto attraverso lo schermo principale della sua cabina e rimase senza
fiato: il suo fascio energetico si stava dividendo in due, e un oggetto non
identificato stava piombando proprio su di lui.
Sempre visto da lontano era un qualcosa di ancora più spettacolare: una seconda
linea color rosso fuoco scendeva in picchiata verso il punto d’origine della linea
bianca, tagliando quest’ultima nel mezzo e dividendola in due strisce biancastre
che si dissolvevano rapidamente.
Il MazinKaiser si era trasformato in una seconda cometa, stavolta di fuoco, e la
punta di questa cometa era proprio la gamba tesa in avanti, che fendeva
implacabile il raggio nemico e l’aria, L’attrito era tale che l’abitacolo del Pilder era
diventato caldissimo, e Shinji teneva duro nonostante i sobbalzi.
Sperava che tutto finisse presto, perché non credeva che sarebbe riuscito a
sopportare ancora a lungo una situazione simile.
“Qu… questo è… il Dynamite Tackle … è.. è terribilmente potente!”"
terribilmente potente...sopportare ancora a lungo una situazione simile., e la punta
di questa cometa era proprio la gamba tesa, Cerberus non riusciva a credere ai suoi
occhi: “Ma… come può essere?! Quel Mazinga è forse una creatura degli inferi?!”
In prossimità del monte Norikure, Shinji in mezzo all’aria infuocata che
circondava il MazinKaiser intravide dove stava finendo, proprio addosso al mostro
Briareus che se ne stava lì immobile, e spostò verso di se di
un centimetro la cloche.
“NOOOOOOOOOOOO!” gridò Cerberus mentre la cometa di fuoco
piombava dentro la montagna e atterrava proprio davanti al Briareus.
Il calcio del MazinKaiser provocò un’onda d’urto che si propagò lungo tutta la
superficie della base nemica già per metà distrutta mandando per aria i vari
frammenti disseminati ovunque, facendo crollare muri e pavimenti ancora integri e
provocando numerose frane lungo i pendi della montagna.
Il Briareus fu preso in pieno dallo spostamento d’aria della tecnica del
MazinKaiser, e si spaccò in due parti quasi nette, che esplosero
fragorosamente, una esplosione che si alzò verso l’alto fino ad assumere una
forma simile a quella di un fungo.
Poi una nuova deflagrazione, dovuta all’energia accumulata nella gamba del
MazinKaiser che si scaricava, che dalla sommità del monte si estese verso il basso,
livello dopo livello, mentre paurose lingue di fuoco sprizzarono fuori dalla
montagna man mano che un livello della base di Cerberus esplodeva.
E infine la montagna si accartocciò completamente su se stessa, in mezzo ad una
gigantesca nuvola di terra, fumo e detriti vari, Il monte Norikure era ormai solo un
nome sulle cartine geografiche.“Il mare finalmente”.
La lunga corsa dell’Eva-00 era terminata, davanti all’unità si vedeva in lontananza
la costa dove Rei avrebbe trovato ad attenderla degli uomini che avrebbero aiutato
Nadia, Presa com’era dal raggiungere la sua destinazione, Rei non si era
minimamente accorta di cosa succedeva alle sue spalle, nel cielo.
Ma si accorse subito di una mano pallida che le accarezzò il viso.
Rei si fermò e con leggera sorpresa si voltò: Nadia si era ripresa, e la fissava
dolcemente.
“Nadia, cerca di riposarti, tra poco sarai al sicuro” le disse Rei.
“Grazie per tutto quello che hai fatto per me. Sei riuscita a riempire per pochi
attimi una vita priva di ogni significato. E quegli attimi per me valgono quanto
l’eternità”.“Perché mi dici questo?”
“Perché non volevo andarmene senza averti prima salutato”. “Ma cosa…”
Nadia scomparve sotto gli occhi di Rei, che, cosa molto rara per lei, rimase allibita
e senza parole, Un’immensa distesa di rocce e travi metalliche si erigeva
nella piana, Il Grande Mazinga, Mazinga Z e l’Eva-02 giacevano per terra
ancora immobili.
Per fortuna erano lontani abbastanza dalla montagna per non essere colpiti dal
crollo, Solo erano ricoperti da uno spessissimo strato di polvere marrone, Tutto era
immobile nelle foreste circostanti, una calma improvvisa e quasi irreale era calata
in quel luogo.
Ma c’era un ombra che si muoveva tra gli alberi, Cerberus spuntò fuori dalla
vegetazione ansimante, sudato, ferito e sanguinante in alcuni punti, ma ancora
vivo, Il sistema di espulsione di emergenza aveva funzionato, era riuscito a
proiettarsi fuori dal Briareus qualche secondo prima che esplodesse.
Certo l’atterraggio non era stato dei migliori, ma la capsula di salvataggio era
stata creata per resistere a quasi tutto, “Ce l’ho fatta! Sono riuscito a sopravivere.
Questa è la prova che sono destinato a conquistare il mondo! Si!”
L’uomo si incamminò lungo un sentiero, che l’avrebbe condotto in un piccolo
rifugio montano, dove si sarebbe nascosto fino a quando le acque non si fossero
calmate, Poi avrebbe raggiunto un’altra base micenea e lì avrebbe ripreso il suo
piano di conquista.“Non hai possibilità di fuga!”La voce autoritaria dietro di lui lo
bloccò, era la voce di una donna, e gli era molto familiare.
“Tu?!” esclamò sbalordito Cerberus voltandosi.
Nadia era apparsa dal nulla, rivestita con una strana corazza, che sembrava
composta da vari pezzi di metallo, ognuno destinato originariamente ad uno scopo
diverso.
Fissava con odio l’uomo davanti a se, i suoi pugni erano chiusi, e l’unica traccia
rimasta delle torture a cui l’avevano sottoposta erano quei buchi neri che aveva
sulla testa.
“Notevole. Hai usato la tua telecinesi per attirare a te parte dei numerosi
frammenti di metallo disseminati qui attorno, e poi li hai modellati con la tua
mente in modo che aderissero perfettamente al tuo corpo formando una corazza”
disse Cerberus fissando in maniera truce la ragazza.
“Hai indovinato. Non ti permetterò di fuggire. Quel ragazzo, Shinji Ikari,
all’ultimo momento ha deviato la traiettoria del suo colpo perché voleva solo
sconfiggerti, non ucciderti. Altrimenti non saresti sopravvissuto in nessun modo.
Ma adesso io completerò il lavoro che lui ha lasciato a metà”.
Cerberus indietreggiò, la sua armatura lo proteggeva dalla telepatia della ragazza,
ma non dalla telecinesi.
“Non puoi farlo! Io sono il tuo padrone! Tu esisti grazie a me, Ogisa non avrebbe
mai potuto crearti senza il mio aiuto!”
Nadia iniziò ad avanzare, e man mano che avanzava verso Cerberus, la polvere
sollevata dai suoi passi restava sospesa in aria, Segno che l’aria intorno a Nadia si
stava caricando di energia psionica pronta ad accanirsi contro il malvagio.
“E credi che dovrei ringraziarti? Tu mi hai condannata ad una vita da fantoccio,
sono un patetico tentativo di far rivivere una persona morta e sepolta, uno
strumento creato per dominare il mondo da parte di un pazzo!
Questi poteri sono una dannazione, la mia mente è torturata da ricordi che non
sono miei!”
Gli occhi della ragazza si illuminarono, e Cerberus si sentì per la prima volta
completamente indifeso.
“E tutto questo lo devo a te, lurido bastardo. Shinji probabilmente non ti avrebbe
mai risparmiato se avesse saputo veramente che razza di mostro sei. Ma io lo so,
ed è per questo che adesso ti ucciderò!”
Nadia alzò la mano verso Cerberus, che cominciò a sollevarsi dal suolo, quando
una raffica di raggi di colore giallo partì dalla distesa di macerie della montagna
appena crollata dirigendosi verso l’alto.
Pochi secondi dopo, il MazinKaiser spuntò dalle rocce franate.
“Oh… oh… mio Dio… non… non credevo che s-sarei sopravvissuto…” mormorò
Shinji.
Nadia ebbe un momento di distrazione, si era girata verso il MazinKaiser e
Cerberus decise di giocarsi il tutto per tutto: puntò un braccio contro la testa della
ragazza, e dall’avambraccio partì un proiettile.
Ma Nadia fermò al volo il colpo con i suoi poteri e riprese a fissare l’uomo.
“Sei solo un vigliacco che colpisce alle spalle. Muori una volta per sempre,
mostro!”
Nadia rispedì il proiettile al mittente, ma con la telecinesi ne aumentò di almeno
mille volte la velocità, il colpo penetrò senza problemi l’armatura di Cerberus, e ne
trapassò il corpo uscendo dalla schiena e aprendovi un buco cosi grande che
avrebbe potuto passarci attraverso un braccio, L’uomo stramazzò a terra nel suo
sangue, Nadia lo aveva fatto, aveva ucciso qualcuno. Ma non riusciva
a provare rimorso, perché non riusciva a vedere una persona nell’essere che
giaceva a terra in un lago di sangue.
“Non… non è possibile… non posso morire… io devo conquistare il mondo…”
“Non è cosi. Tu non conquisterai nulla. Per te c’è solo la morte!” gli disse Nadia
con la voce piena di disprezzo.
“Se… se le cose stanno cosi… se… se non posso avere il mondo, allora lo
distruggerò!”
Cerberus premette un piccolo pulsante nascosto sul dorso della sua mano destra,
per qualche secondo sembrò non succedere niente, poi la terra iniziò a tremare e si
sentì un sinistro rumore di meccanismi che si mettevano in moto.
“Ma… cosa diavolo succede?” si domandò Shinji a bordo del MazinKaiser.
Aveva visto una ragazza vestita in modo strano fare qualcosa a Cerberus, ma era
ancora troppo scosso per capire bene cosa stesse succedendo.Si guardava attorno
con aria smarrita.
“Cosa hai fatto?” domandò Nadia avvicinandosi di corsa al morente Cerberus.
“Il mio ultimo dono… una gigantesca trivella… costruita proprio sotto la base,
scaverà la crosta terrestre arrivando… fino al nucleo del pianeta… e poi farà
esplodere uno… speciale esplosivo di fabbricazione micenea…
Una parte di quel esplosivo è andata perduta durante la lotta.. ma ha ancora
potenza sufficiente per scatenare terremoti e altri eventi cataclismatici su
tutto il pianeta…” spiegò Cerberus con un filo di voce e un sorriso soddisfatto
stampato sul viso.“Bastardo!” esclamò Nadia.
“Io non conoscerò mai… la sconfitta totale.. sappilo, puttana…”
Cerberus tentò di ridere, ma il suo tempo era scaduto, e abbandonato dalla vita
reclinò all’indietro il capo.Nadia si guardò attorno, l’area stava vibrando, ma le
vibrazioni pian piano diminuivano, cosi come i rumori dei meccanismi.
Segno che la trivella stava scendendo sempre più in profondità.
Il MazinKaiser non avrebbe potuto fare niente stavolta, né gli Eva né gli altri
Mazinga. Toccava a lei, solo lei aveva il potere necessario.
Si alzò in volo e si pose sopra i resti del monte, poi alzò un braccio ed ecco che sia
gli Evangelion che i Mazinga si sollevarono dal suolo.
“Cosa succede adesso?” si domandò Shinji, che stava ancora cercando di capire
cosa stesse succedendo.“Non preoccuparti” gli arrivò mentalmente la voce di
Nadia “non ho tempo per spiegarti. Sappi che adesso porterò te e i tuoi compagni
al sicuro e poi fermerò l’ultima azione di quel pazzo!”
Nadia allontanò i cinque giganti mandandoli al sicuro al di là delle montagne che
vedeva in lontananza e infine si tuffò dentro la terra, penetrandola grazie alla
telecinesi, Passò circa un minuto, e infine qualcosa di gigantesco spuntò
dal terreno.
L’enorme oggetto salì sempre di più verso l’alto, era molto simile ad una enorme
trivella, con la parte superiore parecchio larga e di forma circolare.
Sulla parte circolare c’erano inoltre tre grandi oggetti di forma quadrata, insieme ai
resti di un quarto andato distrutto, La trivella si alzò sempre di più fino a
raggiungere le nuvole, e infine si trasformò in un globo di luce che illuminò a
giorno tutta quella zona, provocando anche una pioggia di detriti, e uno
spostamento d’aria che sradicò quasi tutti gli alberi situati sotto il punto
dell’esplosione.“Hai visto?” “Si, è esploso tutto”. “Pensi sia morta?”
“Molto probabile, ma non credo che potremo mai averne la prova.
Un esplosione del genere non lascia cadaveri”.
“Comunque il piano di Cerberus è fallito. Peccato, era un buon piano”.
“Hanno vinto solo una battaglia, non la guerra. Prima o poi ci rifaremo”.
“Cosi sarà, fratello”, Dalla foresta che circondava il luogo dello scontro due globi
di luce si alzarono in volo e sparirono velocemente all’orizzonte.
12° CAPITOLO
Koji osservava il panorama acquatico in silenzio, seduto sulla poltrona del
suo ufficio mentre la Fortezza delle Scienze navigava verso chissà quale metà.
Qualcuno bussò alla porta, e senza aspettare una risposta entrò.
Tetsuya, che si muoveva con una stampella per via di una gamba ingessata e
aveva anche una fasciatura intorno alla fronte, entrò lentamente e andò a
sedersi su un’altra sedia vicina a quella del suo amico.
“Ah, odio essere ridotto cosi!” esordì Tetsuya.
“Ti capisco, ma ritieniti fortunato che il medico di bordo ti abbia concesso
di scendere dal letto. Altrimenti, con tutte le ferite che hai subito nello
scontro di ieri, dovresti passare in infermeria una settimana”.
“Lo so, lo so”.Tra i due calò qualche attimo di silenzio.
“Sei sicuro di quello che hai visto la notte della battaglia?” domandò poi Koji.
“Sicurissimo. Potrei riconoscere quelle sfere di luce anche a mille miglia di
distanza. Erano Gog e MaGog. Quei maledetti sono sopravvissuti allo scontro. Di
sicuro sono rimasti feriti dall’esplosione che ho provocato, altrimenti anziché
andarsene avrebbero cercato di darci il colpo di grazia, dopo che Cerberus ci
aveva messo al tappeto definitivamente” rispose Tetsuya.
“Ma resta il fatto che sono ancora vivi, una cosa davvero inquietante”
continuò Koji “Sono sopravvissuti prima al MazinKaiser, e poi a quella
esplosione gigantesca che hai causato tu. Nessun essere umano, cosi come nessun
mostro meccanico, potrebbe tanto. Mi sta venendo il sospetto che siano
veramente demoni dell’inferno”.
“Forse. Oppure sono il frutto di una tecnologia cibernetica a noi
completamente sconosciuta. Però non trovi strano che fossero al servizio di
Cerberus, che per quanto fosse forte, era comunque un essere umano?”
“Eccome se lo trovo strano. Temo anzi che Cerberus fosse diverso dal Dottor
Inferno, che non fosse un uomo che ha trovato i resti della tecnologia micenea e
ha deciso di usarli per i suoi scopi come fece invece il nostro vecchio nemico,
no. Cerberus deve essere stato assoldato da qualcuno. Da Gog e MaGog
sicuramente. E forse anche loro agivano a loro volta per conto di qualcun
altro”.
“Pensi che ci sia dietro l’impero di Micene? Ma lo abbiamo distrutto tanti
anni fa. Fu la nostra ultima impresa prima del nostro ‘pensionamento’ . Lo sai
bene”.
“Ma non abbiamo mai avuto la prova che l’Imperatore delle Tenebre fosse
morto. Noi lo abbiamo considerato tale perché avevamo distrutto il suo regno, e
perché nel corso degli anni non è successo più niente. Ma adesso temo che non
fosse affatto morto, ha semplicemente aspettato il momento migliore per poter
agire di nuovo, magari dopo aver creato qualcuno in grado di agire efficacemente
al suo posto”.
“Potrebbe essere. Ed è un rischio che non possiamo correre. Perché se fosse
cosi, allora vorrebbe dire che esiste un’altra base segreta di Micene da qualche
parte nel mondo. E da lì potrebbero sferrare nuovi attacchi”.
“E proprio per questo motivo che dovremo cominciare a cercare in tutto il
mondo queste eventuali nuove basi micenee. E se le troveremo, dovremo essere
pronti a distruggerle”.
“Ci servirebbe anche il MazinKaiser. I nostri uomini hanno già iniziato le
riparazioni. Non avevo mai visto prima di ora il MazinKaiser con tanti danni,
però non è niente di irreparabile. Ma Shinji Ikari ha deciso di restare a
Neo-Tokyo 3. E noi dobbiamo rispettare la sua scelta”.
“Naturalmente. Il ragazzo ha la sua famiglia in quella città, non poteva
lasciarla per noi. Senza contare che noi cosa avremmo mai potuto offrirgli? Una
vita piena di battaglie? No, assolutamente no. Almeno alla Nerv, eliminati tutti
gli angeli, verrà lasciato in pace”.
“Sempre che Gendo Ikari non abbia in mente qualcos’altro. Io sono sicuro che
oltre all’eliminazione degli angeli, ha un altro scopo”.
“Me ne rendo conto, ed è per questo che anche mentre cercheremo i micenei nel
mondo, dovremo sempre tenere un occhio puntato verso Neo-Tokyo 3. Però
Gendo Ikari si è comportato bene in questa occasione, ha rispettato i patti, e
quando conclusa la battaglia le nostre squadre di emergenza si sono incontrate sul
luogo dello scontro, ci ha permesso di andare per le nostre strade. E non
preoccuparti per il MazinKaiser, in caso di vera necessità, sono sicuro che
potremo sempre contare sul aiuto di Shinji. Anche se spero che quel giorno non
arrivi mai”.Ci fu una seconda pausa di silenzio.
“Peccato che quella ragazza, Nadia, non sia stata fortunata come noi”
obbiettò allora Tetsuya.
“Già, poverina. Ma è stata una sua scelta quella di tornare indietro, non un
trucco di Ikari. Del resto solo lei avrebbe avuto il potere necessario per
sollevare da terra quella gigantesca macchina per perforazioni e farla esplodere
in cielo senza conseguenze per il Giappone e il mondo” rispose Koji.
“Comunque ecco un’altra vita innocente rovinata dai Micenei, e noi non siamo
riusciti a salvarla”.“Purtroppo non siamo infallibili”.Nuova pausa di silenzio.
“Be, credo sia meglio che vada a controllare le riparazioni del Grande
Mazinga”.Tetsuya si alzò e si diresse verso l’uscita.
“Se non controlli direttamente, non riesci a fidarti?” gli domandò Koji ironico.
“Certo che no. Il Grande Mazinga ha sempre bisogno della mia assistenza”
rispose l’uomo “e poi Ken sta facendo lo stesso, oltre all’imprecare per non
essere stato lui a sconfiggere il cattivane di turno”.
Rimasto solo, Koji tornò a fissare il panorama acquatico.
“Hai scelto la tua strada, Shinji, e spero che riuscirai a trovare la felicità.
In bocca al lupo”.
Misato osservava da una vetrata i lavori di ricostruzione delle unità 00 e 02.
I due Evangelion erano ridotti davvero male, ci sarebbero volute due
settimane intere di lavoro, a pieno ritmo, per farle tornare pienamente
operative.
“Prima di oggi, non aveva mai visto un Evangelion cosi malridotto” disse
Ritsuko arrivando alle spalle del maggiore “e purtroppo faranno lievitare
notevolmente le spese mensili. Avranno di che lamentarsi i nostri finanziatori.
Senza contare che saranno anche in buona compagnia, visto che abbiamo ricevuto
lamentele dal reparto pubbliche relazioni, dal governo giapponese e dalle Nazioni
Unite”.
“Il reparto pubbliche relazioni posso capirlo” rispose Misato “visto che
devono giustificare davanti all’opinione pubblica tutti i fenomeni della notte
scorsa avvenuti nell’atmosfera e persino la sparizione di un’intera montagna. Ma
cosa possono avere mai da ridire governo e Nazioni Unite?”
“Il primo si lamenta perché dice che abbiamo recato un grave danno al
Giappone distruggendo il monte Norikure, mentre il secondo ha da ridire sul
fatto che il dispiegamento di forze armate intorno a quel area è stato inutile.
A tal riguardo, si lamenta anche il governo per via del mancato utilizzo delle
Forze Strategiche di AutoDifesa. E poi perché abbiamo coperto la sparizione dei
membri della squadra Mazinga”.
“Ma che idiozia! Come se quella montagna l’avessimo distrutta apposta e per
divertimento. E poi le forze armate delle Nazioni Unite dovrebbero esserci grate
per non averle fatte partecipare direttamente alla battaglia. Quello è stato uno
scontro apocalittico, nessun carro armato o caccia avrebbe potuto sopravvivere.
E riguardo la ‘fuga’ della squadra Mazinga, la decisione è stata del comandante
Ikari, comunque io avrei fatto lo stesso. Quegli uomini ci avevano aiutato senza
chiedere nulla in cambio. Cosa avremmo dovuto fare? Dire loro: ‘Grazie mille
per averci aiutato a salvare il mondo. Ora per favore alzate le mani, dobbiamo
arrestarvi?’ Assurdo!”
“Sai come sono fatti quei politici, sanno solo lamentarsi. E sono incontentabili. E
poi, penso che abbiano anche voluto prendersi una piccola vendetta contro di noi.
Un atteggiamento alquanto infantile, quanto la loro vendetta. Guarda un po’ cosa
è appena arrivato via fax dalla Nazioni Unite”.
Ritsuko porse a Misato un foglio, il maggiore lo lesse ad alta voce: “Dopo
aver riscontrato un eccessivo potere distruttivo,
il consiglio supremo ordina l’immediato smantellamento dei cannoni forniti di
proiettili MN2 e delle lame bracciali dagli Evangelion unità 00, 01 e 02. Queste
armi possono risultare nocive quanto quelle dei nemici, se non di più”.
“Che ne pensi?” chiese Ritsuko incrociando le braccia e facendo un sorriso
sornione.
“Una stupidaggine. Pensano di danneggiarci con una cosa del genere? Sono
veramente stupidi. Comunque immagino che il comandante Ikari accetterà”.
“Certo. Se fosse qualcosa di importanza vitale per la Nerv, rifiuterebbe, e
la farebbe pure franca. Ma visto che anche senza quelle armi i nostri Eva sono
in grado di sconfiggere lo stesso gli Angeli, come hanno sempre fatto del resto,
ubbidirà.
Adesso devo andare, quando avremo un’ora libera che ne dici di andare a bere
qualcosa? Offro io”.
“Tu che offri da bere? Incredibile. Ma ti avverto che dopo avermi detto cosi,
non pensare di potertela cavare con un semplice caffè” rispose Misato facendo
l’occhiolino a Ritsuko e puntandole contro l’indice in un atteggiamento
fintamente minaccioso.
“Certo, conosco i tuoi gusti” rispose Ritsuko sorridendo e andandosene.
Rimasta sola, Misato ricominciò a pensare a quello che le aveva detto quel
uomo, Tetsuya Tsurugi, la sera prima, mentre le squadre di emergenza
raccoglievano i feriti di entrambi i gruppi.
Tutto intorno era un via vai continuo di autoambulanza e di autoblindo,
mentre alcuni elicotteri militari pattugliavano l’area.
I tre Mazinga giacevano supini per terra insieme all’Eva-02, mentre lo 00 era
stato localizzato vicino alla costa, ed essendo ancora in grado di muoversi,
avrebbe raggiunto da solo una delle entrate per i tunnel collegati al Geo-Front.
Le squadre di soccorso erano distanti circa due chilometri dal luogo
effettivo in cui era avvenuta la battaglia, e guardando da lì apparentemente non
sembravano esserci stati danni.
Solo chi fosse già pratico di quella zona infatti, avrebbe potuto accorgersi
che, nello sfondo di montagne che circondava quella zona, mancava una cima.
Quasi tutti i mezzi lì presenti avevano il logo della Nerv, anche gli
elicotteri, ad eccezione di due furgoni, di colore nero e privi di targa, che
erano arrivati dal bosco dopo aver agilmente superato i posti di blocco delle
Nazioni Unite e gli occupanti di quei due furgoni, uomini con indosso delle tute
grigie, erano venuti per raccogliere i piloti dei Mazinga.
Un ufficiale in tuta mimetica dava gli ordini usando un megafono: “Forza,
Forza! Dobbiamo sgombrare tutto prima che arrivino quelli delle Nazioni Unite e
dell’esercito giapponese!”
Misato non aveva saputo resistere, e da Neo-Tokyo 3 era arrivata con le
squadre di soccorso, e mentre si effettuavano le operazioni, le venivano
riferiti gli ultimi sviluppi: avevano trovato il cadavere di Cerberus, e i
soldati delle Nazioni Unite e del Giappone premevano per poter occupare al più
presto la zona.
Ma quando finalmente aprirono l’Entry Plug dello 02, Misato corse verso gli
infermieri che portavano via Asuka su una barella, La ragazza era svenuta, il viso
in più punti sporco di sangue, ma era viva, con una flebo inserita in un braccio.
Misato le fu vicino per tutto il tragitto dallo 02 fino all’ambulanza, provò
anche a parlarle, ma fu inutile perché era svenuta.
Quando la ragazza fu caricata sull’ambulanza, Misato si volse per cercare
Shinji, e sapeva dove trovarlo, Si diresse verso gli uomini che soccorrevano i
piloti dei Mazinga, del tutto separati da quelli della Nerv.
Avevano già aperto due Pilder, e stavano portando via i piloti, anche loro su
delle barelle.Restava solo il terzo Mazinga, il più grosso.
Nessuno di quegli uomini badava a lei, finché non si sentì afferrare per una
manica. “Chi?”
Misato si girò sorpresa, verso un uomo steso su una barella, che aveva fatto
cenno ai barellieri di fermarsi un attimo.
L’uomo perdeva sangue dalla fronte ed era pieno di lividi, tuttavia i suoi
occhi non tradivano la minima sofferenza.“Lei è Misato Katsuragi, vero?”
“Ecco… si… ma lei chi…”
“Sono solo un amico. Ho capito che era lei perché è identica a come l’ha
descritta Shinji”.
“Cosa vuole da me?” domandò la donna leggermente sospettosa.
“Devo dirle una cosa molto importante: Shinji in questi ultimi giorni è
parecchio maturato, e ha deciso di affrontare i suoi problemi. Una cosa che gli
fa onore. Ma ha troppa poca esperienza della vita reale, e temo che non sia
pronto ad affrontare tutte le difficoltà che gli si presenteranno davanti. E’
come un bambino che ha appena imparato a camminare da solo. Anche se sa
reggersi sulle sue gambe, basta poco per farlo cadere. Perciò qualcuno dovrà
stargli vicino e aiutarlo. Lei mi sembra la persona più indicata, tiene molto a lui e
lui tiene molto a lei. Mi raccomando”.“S… si…”“Signorina Misato!”
Misato, sentendosi chiamare, si voltò e vide che mentre quello sconosciuto le
parlava, l’abitacolo dell’ultimo Mazinga era stato aperto e sempre su una
barella stavano portando Shinji.Il ragazzo aveva riconosciuto la sua tutrice grazie
all’uniforme.“Shinji!”Misato corse da Shinji e lo abbracciò.
Il ragazzo si mise a sedere sulla barella e fece altrettanto.
“Oh Shinji… sono stata cosi in pensiero!” disse Misato lasciandosi scappare
qualche lacrima. “Anche io ero in pensiero. Mi è mancata molto, tutti voi mi siete
mancati” rispose Shinji, con gli occhi lucidi.
L’uomo sulla barella venne caricato su uno dei furgoni, mentre continuava ad
osservare Misato e Shinji abbracciati.
Shinji, con la testa appoggiata sulla spalla della donna, vide Tetsuya che li
osservava da dentro il furgone, I due si scambiarono una lunga occhiata, poi
Shinji timidamente alzò una mano e fece un gesto di saluto.
Tetsuya rispose annuendo e sorrise facendo il segno dell’ok, Poi chiamò uno dei
suoi barellieri e gli disse qualcosa, L’uomo corse dai suoi colleghi che stavano
trasportando Shinji e riferì loro il messaggio del loro superiore.
Il comandante dei soldati della Nerv andò da Misato per dirle che avevano
terminato il lavoro ed erano pronti a sgombrare.
Misato quindi lasciò proseguire l’opera dei barellieri, che caricarono Shinji
su una delle ambulanze della Nerv, vi salì anche lei, e il mezzo partì.
Mentre i mezzi della Nerv e i furgoni provenienti dalla Fortezza delle
Scienze partivano, un rumore assordante riempì il cielo: quattro aerei
giganteschi, uno della Nerv mentre gli altri tre erano modelli sconosciuti, si
profilarono all’orizzonte, col compito di raccogliere i quattro giganti ancora
al suolo per riportarli alle rispettive basi.
Misato rimuginava su quelle parole: “Farò del mio meglio per stargli vicino,
d’altronde è quello che ho fatto per tutto questo tempo, nonostante io non sia
esattamente la migliore per questo compito”.
Nella stanza d’ospedale non c’era nessuno, ad eccezione dei due giovani
pazienti, ognuno sdraiato sul proprio letto.
I letti in realtà erano tre, ma uno era vuoto, con le coperte ancora smosse.
I due pazienti erano Shinji e Asuka, ed entrambi dormivano, sorvegliati da
monitor che controllavano le loro funzioni vitali, In mezzo ai letti dei due c’era
una sedia, vuota.
Entrarono nella stanza un medico e un infermiera, e il primo domandò alla
ragazza: “Che fine ha fatto Ayanami? Non mi sembra che fosse autorizzata ad
alzarsi”.
“Lo so dottore, ma non ha voluto sentire ragioni, voleva a tutti i costi
alzarsi. Per prendere una boccata d’aria fresca, o almeno cosi ha detto. E
siccome le sue condizioni non erano gravi gliel’ho permesso. Altrimenti mi sa
che avrei dovuto legarla al letto” rispose l’infermiera.
“Mmm… va bene. Ora controlliamo gli altri due Children”.
Il dottore controllò le cartelle cliniche dei ragazzi.
“Il Third Children sta bene, a parte la ferita al mento e contusioni varie.
Spero comunque che gli abbiate somministrato lo stesso un piccolo sedativo,
perché ha bisogno di riposo assoluto”.“Lo abbiamo fatto dottore”.
“Anche la ragazza non ha nulla di grave a parte alcuni tagli e lividi. Tra
cinque giorni potremo toglierle le bende dal ventre. Lo shock nervoso è stato
forte, ma per fortuna il Second Children è di fibra robusta”.
“Abbiamo somministrato anche a lei un sedativo” disse l’infermiera prevenendo
la domanda del dottore.
“Avete fatto bene, la regola del riposo assoluto vale anche per lei”.
Le due persone uscirono e il silenzio tornò nella stanza.
Quando fu veramente sicura di essere sola, Asuka aprì gli occhi.
“Che razza di personale. Mi hanno dato un sedativo prima rispetto a Shinji e
non trovano strano che io dorma ancora. Ma forse è meglio cosi”.
Asuka si girò con la testa verso il ragazzo.
“E cosi eccoti qui, Shinji. Quanto mi hai fatto penare in questi giorni, il
pensiero di non rivederti più mi teneva sveglia la notte e mi chiudeva lo
stomaco. Tanta paura, una paura folle. Una paura che io non voglio più provare.
Per questo ho preso la mia decisione, già poco prima della battaglia, l’unica
decisione che una come me può prendere”.Asuka sospirò.
“Non voglio amarti, non voglio provare più niente per te, devi diventare solo
un collega di squadra, niente di più.
Il mio unico scopo sarà quello che avevo all’inizio, essere la migliore
pilota di Eva, perché penso che sia l’unica cosa che può darmi abbastanza
sicurezza e certamente è una cosa migliore del cercare di far capire ad un idiota
come te che ti amo, anzi, che ti amavo. Quello è stato solo un patetico tentativo di
cambiare me stessa, di essere qualcosa che non sarò mai, di avere qualcosa che
non potrò mai avere, o meglio, riavere, dopo che mi è stato strappato dieci anni
fa.Ho voluto assecondare un nefasto desiderio interiore, pur non avendo
dimenticato a cosa mi aveva portato in passato, e ho commesso un errore, a cui
devo rimediare.Ma questa è veramente la scelta migliore?
Non lo so, secondo me è quella giusta, e al diavolo quello che possono dire
gli altri”.
Asuka notò che il suo letto non era molto lontano da quello di Shinji, quindi
allungò un braccio per cercare di raggiungere la mano del ragazzo.
Dovette sporgersi leggermente dal suo letto, le arrivò qualche piccola fitta
dallo stomaco, ma alla fine ce la fece, e riuscì a stringere la mano di Shinji.
La tenne stretta per molti, lunghissimi secondi.
“Solo un gesto d’addio, un piccolo regalo fatto a quella stupida Asuka che
pensava di poter amare qualcuno senza soffrire più”.
La ragazza lasciò la presa e cercò di addormentarsi mettendosi la testa sotto
le lenzuola.
“In fondo è una fortuna che quello scemo dormisse, se fosse stato sveglio….”
Asuka troncò a metà il pensiero, fece una faccia irritata e tentò con
maggiore intensità di addormentarsi, A quel punto le dispiacque molto che il
sedativo non facesse più effetto.Le avrebbe garantito un sonno senza sogni.
Il corpo giaceva nudo e immobile sul freddo tavolo di metallo dell’obitorio.
Solo un lenzuolo bianco ricopriva quel cadavere, lasciando scoperta la testa
e il petto, Una persona si avvicinò al tavolo, fissando con attenzione quel viso
privo di vita, con gli occhi e la bocca socchiusi.
“Dunque eri tu. Avrei dovuto immaginarlo che saresti diventato cosi, con
quell’assurdo nome da battaglia e quella armatura, perché hai sempre avuto il
vizio della teatralità, sin da quando eravamo piccoli e questa teatralità, unita alla
tua megalomania, ha formato un qualcosa che alla fine ti è costato la vita.
Ma forse, io, pur essendo decisamente più austero, sono megalomane quanto te.
E probabilmente le nostre vite sono state più similari di quanto io stesso
voglia ammettere, visto che anche io seguo un sogno che tutti riterrebbero una
follia, Però c’è una differenza fondamentale tra noi due: tu hai fallito, io invece
raggiungerò il mio scopo”.
L’uomo afferrò il lenzuolo e ricoprì totalmente il cadavere, poi uscì
dall’obitorio fermandosi a parlare un momento con il responsabile di quel luogo.
“Cremate immediatamente il corpo, e gettate le ceneri in mare”.
“Agli ordini, comandante Ikari”.
Lasciato l’obitorio, Gendo si recò nel suo ufficio, dove lo attendeva
Fuyutsuki, Il comandante si sedette assumendo la sua solita posa, sotto lo sguardo
rilassato del suo vice.
“Chi era quel uomo?” domandò Fuyutsuki. “Ti interessa tanto saperlo?”
“Be, certo non era uno qualunque, se la sua presenza ti ha spinto a fargli
un’ultima visita all’obitorio”.
Gendo rimase in silenzio per un po’, tanto che Fuyutsuki pensò che non
volesse parlare di quell’argomento, ma poi Gendo rispose: “Un pezzo di passato,
che se ne è andato per sempre”.
“Se non hai voglia di rispondere ad una domanda, perché non dici
semplicemente che non vuoi parlarne? Devi per forza uscirtene con queste frasi
enigmatiche? A volte sembri davvero fissato con la teatralità”.
E sentendo quella parola, Gendo sorrise.
“Comunque Gendo, prima ho ricevuto una chiamata del presidente Keel. Si
congratula con noi per l’eliminazione della nuova minaccia, ma vuole sapere
perché, pur avendone l’occasione, non ne abbiamo approfittato per eliminare i
membri della squadra Mazinga. Anche loro potrebbero diventare una minaccia”.
“Se avessimo cercato di catturarli, avremmo fornito loro la prova che la Nerv
segue un secondo fine. Invece in questo modo ognuno è andato tranquillamente
per la sua strada. So bene che hanno dei sospetti, ma un sospetto è meno
pericoloso di una certezza. Inoltre si sono rivelati essere degli uomini d’onore, e
come loro, anche io mantengo sempre la parola data”.
Rei stava seduta su una panchina situata fuori dall’ospedale interno del
Geo-Front, Indossava un pigiama da ospedale, e il suo bel viso era coperto da vari
cerotti, che non le recavano fastidio perché in quanto a ferite fisiche ne aveva
subite di peggiori, Con gli occhi osservava i raggi solari che ornavano la volta del
Geo-Front fornendo uno spettacolo straordinario di luci ed ombre.
Ma la sua mente non badava a quello spettacolo, non l’aveva mai fatto.
Stava pensando alla sua amica Nadia, che non c’era più.
Inizialmente non aveva saputo spiegarsi perché fosse sparita in quel modo,
quando ormai era ad un passo dalla salvezza.
Ma ora lo aveva capito: Nadia aveva semplicemente fatto quello che avrebbe
fatto ogni creatura strappata contro la sua volontà al proprio luogo d’origine.
Ovvero, vi era tornata, La stessa cosa che avrebbe fatto anche lei del resto, se
fosse stata al suo posto.
Lei, come Nadia, era stata creata per uno scopo, e questo scopo la teneva
prigioniera, Magari con la forza, magari con l’affetto, comunque era prigioniera.
Ma una volta sparito lo scopo, essa era libera di tornare indietro e anche lei, nel
profondo della sua anima, aveva sempre desiderato tornare nel suo luogo
d’origine, una volta eseguito il suo compito.
Quindi il gesto di Nadia era stato perfettamente logico, Eppure, nonostante
sapesse questo, Rei provava qualcosa dentro di lei, qualcosa di brutto, che la
faceva stare male.
Lo aveva già provato qualche giorno fa, dopo il secondo attacco dei mostri
meccanici, un sentimento molto simile a quello che provava adesso.
Che cos’era?Prima non lo sapeva con certezza, adesso si.Tristezza.
Tristezza perché una persona a cui teneva non c’era più.
E non c’era ragionamento logico che tenesse.Nadia se ne era andata.
E pensare che, negli ultimi tempi, con Nadia era successo qualcosa a Rei: le
era piaciuto essere bloccata in un mondo diverso dal suo perché era insieme ad
una persona che la capiva meglio di chiunque altro.
Meglio del maggiore Katsuragi, meglio di Shinji Ikari, meglio persino del
comandante Ikari E forse, una volta scomparso lo scopo che la teneva prigioniera,
pensava che avrebbe potuto persino restare lì, non più perché costretta ma di sua
volontà.
E magari anche Nadia aveva provato la stessa cosa, quella leggera sensazione
di piacere.Ma in tal caso perché si era suicidata?
La risposta più ovvia che le veniva in mente era che in realtà Nadia non
aveva provato niente del genere, quindi loro due erano simili, ma non molto.
Ma era inutile tormentarsi con simili pensieri astrusi, erano i fatti che
contavano, ed erano inequivocabili: la persona che la capiva meglio di chiunque
altro se ne era andata per sempre.“Oh, Nadia..” mormorò Rei abbassando il capo,
Poi uno strano sibilo giunse alle orecchie della ragazza, davvero strano
perché non sembrava un sibilo dettato dal vento.Sembrava… un motivetto.
Un motivetto molto familiare.Era quello che…
Rei si alzò dalla panchina, e cominciò a guardarsi attorno, cercando con lo
sguardo.Non trovò nessuno, e pensò che fosse stata solo un’impressione.
Quando ecco che il motivetto tornò a farsi sentire, accompagnato stavolta da
una leggera brezza, Una brezza che percorse il corpo della ragazza, e sembrò
anche accarezzarle il viso, Un tocco dolce, che nonostante fosse provocato da un
semplice movimento d’aria, le sembrò molto familiare.
Era lo stesso che aveva sentito l’altra notte, nell’Entry Plug dello 00, quando era
ormai arrivata alla costa.Il vento cessò, e tornò un silenzio totale.Ma non era
tornato tutto come prima.In Rei non c’era più tristezza, ma la speranza.
“Allora forse, siamo davvero parecchio simili”.Detto questo, si guardò in giro
un’ultima volta e tornò dentro l’ospedale.
FINE
Il Bazar di Mari
www.ilbazardimari.net
Online da: Gennaio 2013
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