Prefazione
Coordinatore scientifico
Giuseppe Scopelliti
Domenico Marino
Presentazione
saggi di
Francesco Antonio Stillitani
Introduzione
Benedetto Di Iacovo
luglio 2011
La presente pubblicazione, curata dalla Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare,
è stata realizzata grazie alla programmazione comunitaria POR Calabria FSE 2007/2013 - obiettivo 0.6
Bruno Calvetta
Pasquale Melissari
Benedetto Di Iacovo
Domenico Marino
Nino Floro
Indice
Prefazione
Presentazione
Introduzione
1.- Il lavoro sommerso. Aspetti, definizioni, scenari di riferimento.
2.- Il Quadro economico della Calabria
3.- Il Sommerso in Calabria
4.- Indagine sui minori
5.- Gli effetti dei bandi
Conclusioni
Bibliografia
Ai soli fini delle attribuzioni l’introduzione e il capitolo 1 sono stati redatti da Benedetto Di Iacovo, i
paragrafi 2.1, 2.2, 2.3 e 3.11, il capitolo 4 e le conclusioni da Domenico Marino, il paragrafo 2.4 è stato
redatto da Domenico Marino e Pasquale Melissari, il paragrafo 2.6, 3.12 e 3,13 da Benedetto Di Iacovo
e Domenico Marino, i paragrafi 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.8, 3.9, 3.10 sono stati redatti da Nino Floro,
il capitolo 5 è stato redatto da Bruno Calvetta
Prefazione
L’economia italiana ed europea è oggi colpita da una crisi profonda con il rischio
concreto di perdere posti di lavoro in diversi comparti di un’economia regionale già
debole. Questo sarebbe per noi inaccettabile perché un peggioramento degli indicatori
occupazionali aumenterebbe il disagio sociale, fino a livelli insostenibili per il nostro
contesto sociale.
Di fronte a questo rischio la Regione Calabria si è mobilitata con tutte le risorse a
disposizione individuando politiche di intervento opportune, in grado di incidere realmente
sul mercato del lavoro regionale, investendo sull’innovazione, cercando occasioni di
sviluppo autopropulsivo e sostenibile e soprattutto puntando sull’emersione del
lavoro non regolare e sulla creazione di buon lavoro.
Si è pensato ad un Piano per il Lavoro con l’investimento di ingenti risorse regionali e comunitarie finalizzato alla
creazione di parecchie migliaia di posti di lavoro stabili che in una congiuntura particolarmente negativa come
questa possono limitarne gli impatti. Ma quello di combattere la crisi è solo un primo passaggio che serve da
stimolo per andare avanti cercando di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi.
Il lavoro sommerso e il lavoro non regolare all’interno di un mercato del lavoro debole costituiscono un grande
problema per la Calabria. Il merito di questo rapporto giunto alla sua settima edizione è quello di dare un quadro
reale di questo fenomeno e di dare un’indicazione sulle misure di contrasto e sui risultati ottenuti, attraverso uno
sforzo costante del governo regionale e della preposta commissione, in questo ultimo anno.
Il lavoro nero e il lavoro irregolare non danneggiano solo l’erario per il mancato gettito. Lavoro irregolare e
lavoro sommerso sono congiunti a situazioni di illegalità diffusa, di violazione delle regole, di discriminazione e
spesso sono la causa delle cosiddette morti bianche.
Combattere il lavoro sommerso è uno strumento per ridurre tutte le discriminazioni di ogni genere del mercato
del lavoro. Promuovere il “Buon Lavoro” e la sicurezza sui luoghi di lavoro può essere un mezzo per evitare che
la strage di lavoratori morti sul luogo di lavoro continui. Promuovere la cultura della legalità è un modo per dare
un futuro ed una speranza ai giovani. E’ quello che si è cercato di fare con evidente successo e grandissima
partecipazione degli studenti calabresi con il progetto“ la Legalità Cresce sui Banchi di Scuola”, promosso proprio
dalla Commissione Regionale per l’Emersione in partnership con l’Ordine regionale dei giornalisti e l’Ufficio
Scolastico Regionale, con l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e del Ministero della Giustizia.
La giunta regionale ha nel suo DNA questi principi ed ha fatto della legalità la sua bandiera sostenendo progetti
importanti della laboriosa Commissione Regionale per l’Emersione, presieduta egregiamente da Benedetto
Di Iacovo.
Questo Rapporto dimostra che la Calabria ha saputo reagire bene alla crisi e che gli strumenti messi in campo
dal governo regionale in tema di occupazione e di regolarità del lavoro stanno funzionando. Il corposo
finanziamento con fondi Europei del Progetto per la creazione di una “Rete di Agenti per l’emersione e lo
sviluppo locale” promosso dalla Commissione e lo stesso Disegno di legge di contrasto al sommerso in via di
approvazione in seno al Consiglio Regionale della Calabria, sono il segno evidente di questo nostro assunto.
Tutto ciò, unitamente ad altre iniziative, che abbiamo in corso, è sicuramente uno stimolo a continuare sulla strada
intrapresa per arrivare in breve a far diventare la Calabria una regione “normale” che è capace di ridurre a livello
fisiologico sia i tassi di disoccupazione che di irregolarità del lavoro.
Giuseppe Scopelliti
Presidente della Regione Calabria
Presentazione
Questo rapporto è importante perche permette di ottenere informazioni e indicazioni
su due aspetti rilevanti del sistema economico-occupazionale regionale: la lotta al
sommerso e l’impatto della crisi internazionale sulla regione Calabria.
Il lavoro sommerso non costituisce solamente un problema dal punto di vista economico,
ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale. La riduzione dell’economia e del
lavoro non regolare, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi della Giunta e del
mio assessorato in direzione delle politiche attive del lavoro. Il mercato del lavoro nel Sud
d’Italia è caratterizzato da una offerta di lavoro in eccedenza, per mancanza di domanda,
connessa con la fragilità della struttura economico-produttiva che determina la presenza
di molti disoccupati in cerca di prima occupazione. Questa situazione è dovuta anche
al lungo prevalere di meccanismi regolativi assistenziali propri del mercato del lavoro. Negli ultimi quarant’anni il
divario economico fra le Regioni del Mezzogiorno e quelle del Centro - Nord si è, comunque, notevolmente ridotto.
La Calabria per molti anni ha avuto un tasso di disoccupazione pari al doppio di quello nazionale.
Oggi registriamo un differenziale di appena 3,5 punti percentuali. Il nostro mercato del lavoro è contrassegnato
dalla presenza di molti disoccupati in cerca di prima occupazione che a volte, per necessità, pur di guadagnare
si accontentano di effettuare prestazioni non regolari. Sul versante dell’economia sommersa e del lavoro non
regolare, il contributo di questo prezioso rapporto, predisposto con cura dalla attivissima Commissione Regionale
Emersione presieduta da Benedetto Di Iacovo, è importante perché evidenzia che, se è vero che il sommerso
calabrese è un fenomeno complesso che non è rappresentato solo da lavoratori sfruttati o mal pagati e privi
delle essenziali garanzie, ma anche da lavoratori ben integrati in circuiti produttivi strutturati però irregolarmente
utilizzati a causa di inefficienti strategie di competizione capaci di misurarsi con un mercato sempre più ampio
e globale, è, però, anche vero che con opportuni interventi, per come i dati calabresi sul fenomeno dimostrano, si
può cercare di aggredire questa piaga e di tentare di renderlo meno invasivo nella nostra economia.
Sul versante della crisi internazionale va evidenziato che la fase fortemente recessiva che sta caratterizzando
l’economia dei paesi più avanzati sta facendo sentire i suoi effetti anche in Calabria, sia pur in misura più limitata.
Vedere che, sia pur in un periodo di crisi che ha prodotto in Italia un aumento forte della disoccupazione, l’economia
e l’occupazione della regione Calabria nel 2010 non solo non sono crollate, ma anzi manifestano segnali di
ripresa, è sicuramente un dato positivo che trova la giustificazione nell’efficacia delle misure e nelle azioni
poste con idonee politiche attive del lavoro, attraverso una serie di bandi e progetti, messe in campo per
il governo regionale dal mio assessorato. La Giunta regionale è riuscita, utilizzando bene i fondi europei e
razionalizzando le poche risorse libere del bilancio regionale, a dare una risposta concreta alle esigenze che
la crisi economica poneva alle famiglie calabresi.
La tenuta macroeconomica e l’aumento della regolarità nel campo del sommerso e del lavoro nero sono
sicuramente l’effetto della politiche strutturali, anche di quelle del fondo sociale europeo, ben gestito dalla
Regione Calabria, che forse per la prima volta nella storia della nostra regione, si sono tradotti in un miglioramento
significativo degli indicatori macroeconomici, tanto da abbattere il tasso di irregolarità nel settore del lavoro
sommerso sia in termini percentuali che assoluti. Il monitoraggio puntuale sugli indicatori del mercato del lavoro
e sui risultati delle politiche contenuto in questo rapporto, curato dalla Commissione emersione, accresce il
patrimonio di conoscenza della Regione in questo campo, soprattutto mettendo in luce finalmente dei dati
positivi e di speranza.
Francescantonio Stillitani
Assessore Regionale alle Politiche del Lavoro
Introduzione
Siamo giunti al VII Rapporto sull’economia sommersa ed il lavoro non regolare in
Calabria. Una fotografia puntuale e nitida del sistema socio-economico calabrese realizzata
anno dopo anno, che contribuisce a fare chiarezza sull’effettiva situazione del mercato
del lavoro regionale, ma anche rispetto ai luoghi comuni che hanno da sempre relegato la
Calabria nel ruolo scontato ed irreversibile di cenerentola italiana, quale classico “fanalino
di coda” delle regioni senza una prospettiva ed un futuro.
I dati ufficiali delle grandi Agenzie di rilevazione e statistica che hanno analizzato gli
indicatori dell’anno 2010, presentano una Calabria in controtendenza positiva, sebbene
la crisi globale, iniziata tre anni fa abbia fortemente investito il nostro paese in negativo.
Mentre il nord del paese affanna, perde occupazione, sperimenta negativamente la cessazione di imprese, in
Calabria i dati raccontano di una sensibile inversione di tendenza che produce effetti positivi non soltanto
per l’immagine socio-economica della regione, ma soprattutto per le stesse casse regionali che recuperano
ingenti risorse erariali, (come le moltissime addizionali irpef e quote iva ed irap) proprio dall’emersione del lavoro
irregolare. Si stima che, in termini assoluti, siano state ben 7.000 le unità irregolari emerse tra il 2009 ed il 2010
che in media portano ad un recupero erariale regionale e comunale di circa 1300 € per ogni unità emersa.
Il lavoro nero, tuttavia, si configura come un tratto strutturale dell’edificio produttivo calabrese, con una pervasività
tale da non risparmiare nemmeno il coinvolgimento dei minori.
Dopo alcuni anni di politiche di intervento, come si evince, la situazione è sicuramente migliorata ed è possibile
ipotizzare nel futuro prossimo di riportare tale fenomeno ai livelli fisiologici di accettabilità, quindi nella media
italiana.
La consapevolezza della natura illegale del lavoro nero e dei danni sociali che determina, accanto alla loro
forte richiesta di promozione di una vasta azione di educazione alla legalità e al lavoro regolare, anche attraverso
una serie di progetti che come Commissione regionale per l’emersione abbiamo portato avanti, quale ad esempio
“La legalità cresce sui banchi di scuola”, dimostrano la ferma volontà degli stessi giovani di voler costruire
una società predisposta a processi sociali orientati alla cittadinanza attiva e volti alla definizione di strategie
occupazionali regolari in grado di liberare il lavoro dalle contaminazioni dell’economia sommersa, illegale, criminale.
In tale solco abbiamo registrato la ferma volontà della Giunta Regionale, con in testa il Governatore Giuseppe Scopelliti e
l’Assessore al lavoro Francescantonio Stillitani, che non hanno fatto mai mancare il proprio apporto alle iniziative
della Commissione emersione, di voler fortemente sostenere ogni necessaria azione di educazione alla legalità per
un mercato del lavoro regolare e di qualità.
Il 2010 è stato un anno importante per la regione Calabria, perché sia pur in presenza di una congiuntura
internazionale particolarmente negativa riesce non solo a tenere, ma anche a migliorare alcuni indicatori
macroeconomici in particolare la diminuzione dei tassi di irregolarità e quelli sulla disoccupazione. Per ciò
che riguarda i tassi relativi alla disoccupazione, va sottolineato che a fine 2010 la forbice tra il dato nazionale
e il dato regionale si è ridotta ad appena 3 punti percentuali, mentre solo qualche anno fa il divario era a due
cifre. La tenuta macroeconomica e l’aumento della regolarità nel campo del sommerso e del lavoro nero sono
sicuramente l’effetto di una forte azione di monitoraggio, analisi ed iniziative specifiche
sul versante del contrasto da parte della Commissione regionale emersione, ormai operativa da oltre 10 anni
con evidenti risultati, nonché degli organi ispettivi e di vigilanza e della stessa Guardia di Finanza; ma è frutto
anche delle politiche strutturali, ivi comprese quelle del fondo sociale europeo, ben gestito dalla Regione Calabria,
nonché dei vari bandi sull’occupazione, che forse per la prima volta nella storia della nostra regione hanno fatto
sì che si realizzasse un miglioramento significativo degli indicatori macroeconomici, tanto da abbattere in termini
concreti il tasso di irregolarità.
Questo rapporto, accanto alla consolidata descrizione macroeconomica della situazione calabrese, ha avuto degli spunti
innovativi: il primo è stato la valutazione dell’effetto delle politiche occupazionali della regione Calabria; il secondo
- e più importante punto - è costituito dalle indagini sul campo che aggiungono valore a questa pubblicazione.
Dal Rapporto emerge che la Calabria è una regione in controtendenza e che se si attuano politiche opportune
si può far avvicinare questa regione alla “Normalità”.
La sfida del futuro in Calabria passa attraverso la costruzione nel presente di un modello di società fondato sulla
cittadinanza attiva e responsabile: un nuovo civismo democratico che ricostruisca il diritto al lavoro e scongiuri
il ricorso all’emigrazione come unica risposta alle ansie di cambiamento che attraversano il corpo sociale della
Regione.
La legalità ed un mercato del lavoro regolare, sicuro e soprattutto legale, non è qualcosa che possiamo lasciare
agli altri, in luoghi lontani, ma qualcosa che dobbiamo creare e salvaguardare - così come il Governo regionale
sta facendo- giorno dopo giorno, coltivando legami di disponibilità e fiducia nelle rispettive comunità ed istituzioni
democratiche, attraverso le nostre azioni ed il nostro esempio. Le precondizioni sono rappresentate dalla
“cultura della legalità” e da una corretta educazione ad essa. La prima si esplica nel rispetto delle persone e
nella partecipazione di tutti i cittadini alla vita sociale, politica ed economica; la seconda aiuta a sviluppare la
consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza vanno perseguite, volute e una volta
conquistate, vanno protette e difese nel tempo.
La legalità, nel mercato del lavoro, è precondizione per ogni progetto di sviluppo economico e sociale, nonché per
l’accrescimento dei livelli di occupabilità.
Tanto più è alto il livello di legalità in un territorio, tanto maggiore è il grado di sicurezza e di qualità del lavoro.
La diffusione della cultura della legalità rappresenta, pertanto, un’azione speculare al contrasto all’irregolarità
nel mercato del lavoro.
Naturalmente perché una regione cresca, ed accresca l’occupazione, necessita di una serie di ulteriori misure
ed iniziative. Le legge regionale di contrasto al lavoro sommerso ed irregolare, già approvato dalla Giunta ed in
discussione presso le competenti commissioni del Consiglio Regionale, unitamente al progetto per la creazione di
una “rete di agenti per l’emersione e lo sviluppo locale” concorrono a determinare condizioni di legalità, regolarità
e sicurezza.
La crescita produttiva, lo sviluppo locale ed un habitat ricettivo ed attrattivo di imprese, sono, infine, condizioni
essenziali per la crescita di qualsiasi territorio.
Benedetto Di Iacovo
Presidente Commissione Regionale della Calabria
per l’Emersione del Lavoro non Regolare
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
1. Il lavoro sommerso
Aspetti, definizioni, scenari di riferimento
Questo rapporto viene posto all’attenzione istituzionale e delle grandi agenzie di
ricerca e statistica in uno dei momenti più critici e difficili della storia economia degli
ultimi trent’anni.
A tre decenni dalla prima definizione di economia sommersa si impone la necessità,
oltre di rendere sistematici i metodi per la sua stima quantitativa e per la comparazione
internazionale, di procedere ad un approfondimento concettuale di tale area produttiva
e occupazionale.
Il lavoro sommerso è un problema che non riguarda solo l’Italia, ma è al contrario
diffuso in tutto il contesto europeo ed incide fortemente sulla totalità dei sistemi
economici occidentali. È proprio nelle economie più sviluppate, difatti, che una quota
crescente del sistema economico tenta di sfuggire alle norme ed ai meccanismi istituzionali per rifugiarsi in un contesto economico in cui prevalgono transazioni di tipo
informale e la non osservanza dei vincoli imposti dalla legge­ -­­­­ anche e soprattutto per evitare di sopportarne gli oneri.
Fra i decisori politici, e ancor più nell’opinione pubblica, il sommerso equivale a qualcosa di
nebuloso e oscuro, cui concorrono i più diversi fattori. L’illegalità, criminale o elusiva,
si combina con l’ “arte di arrangiarsi”; degrado sociale, povertà ed esclusione con un
generale scarso senso civico; la diffusa abitudine a non rispettare le regole necessarie
a garantire un’ordinata convivenza, con la corruzione o con gli eccessi del potere burocratico sui cittadini. Le differenze esistenti possono essere date per acquisite solo
in una cerchia di specialisti e studiosi. D’altronde la stessa disomogeneità di fattori
concorrenti a determinare un’estesa area di sommerso, non ha sufficientemente
attratto l’interesse degli economisti, almeno al pari del coinvolgimento di statistici,
territorialisti e sociologi, tanto da non poter disporre di una solida accumulazione
teorica.
L’economia sommersa, soprattutto nei paesi industrializzati, non è un’economia
parallela in cui i beni e servizi prodotti vengono poi venduti a consumatori altrettanto
nascosti: le attività sommerse convivono e interagiscono con i meccanismi di mercato
che governano il funzionamento del sistema economico.
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Se c’è un’area dell’azione pubblica interessata in maniera crescente da politiche, norme
e strumenti di derivazione europea questa è l’area del mercato e della regolazione del
lavoro. La stessa natura del lavoro sommerso ne fa un problema difficile da affrontare.
In una prospettiva europea, come già evidenziato, è difficile trovare una definizione comune di lavoro sommerso a causa dei suoi diversi aspetti nelle diverse parti
dell’Unione. Inoltre, è difficile indicare con certezza la dimensione del problema,
poiché la sua ampiezza può essere (proprio perché economia nascosta, sommersa)
soltanto stimata.
Secondo una Comunicazione della Commissione Europea, per lavoro irregolare si intende una “qualsiasi attività retribuita lecita di per sé ma non dichiarata alle autorità
pubbliche, tenendo conto delle diversità dei sistemi giuridici vigenti negli Stati membri”.
Applicando questa definizione sono escluse le attività criminali come anche le forme di
lavoro non coperte dal normale quadro normativo e che non devono essere dichiarate
alle autorità pubbliche, come ad esempio le attività espletate nell’ambito dell’economia
familiare.
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Trattasi dunque di una forma di produzione legale di cui la pubblica amministrazione
non è a conoscenza per diverse ragioni:
a) Evasione fiscale (delle imposte sul reddito, sul valore aggiunto o di altre tasse);
b) Evasione di contributi sociali;
c) Non osservanza delle regole dettate dalla legge relativamente a: salario minimo,
numero massimo di ore di lavoro, sicurezza sul lavoro, ecc.
d) Mancato rispetto delle norme amministrative, come nel caso di mancata compilazione
dei questionari statistici o di altri moduli amministravi, ecc.
dell’agricoltura, dell’edilizia, del commercio e dei servizi alle famiglie.
L’attenzione al problema è stata condivisa, oltre che dall’Italia, da molti Paesi dell’Unione
europea che, nell’ambito delle azioni per promuovere lo sviluppo e la cooperazione, ha
inserito sin dall’inizio degli anni ‘90 la lotta all’economia sommersa (il “Libro Bianco”
di Delors, 1993). Più recentemente, a livello nazionale e in ambito comunitario, il
dibattito in tema di politiche per l’emersione del lavoro sommerso è proseguito nei
Piani d’azione nazionale (NAP - National Action Plans), nei Documenti di Programmazione economica e finanziaria (Dpef) e infine nelle varie Leggi finanziarie licenziate
dal Parlamento negli ultimi anni, in cui vengono definite un insieme di misure integrate
per la lotta all’economia sommersa.
Come è noto, il fenomeno del lavoro sommerso ha molte cause: eccessivo carico
fiscale, rigidità del mercato del lavoro, lentezza burocratica nella pratiche riguardanti
le imprese e il lavoro, mutua convenienza tra imprenditore e lavoratore ai danni dello
Stato. Le politiche di emersione mirano ad eliminare queste defezioni, creando la
convenienza per un comportamento regolare del cittadino nei confronti di un Stato
responsabile. La regolarizzazione del lavoro porta con sé dunque un miglioramento del vivere civile. In effetti la politica di emersione implica una trasformazione,
un cambiamento: chi è sommerso può emergere, chi è irregolare può diventare
regolare,chi è costretto in un‘attività limitata può trovare il modo di espanderla.
Di conseguenza, l‘emersione propone di ottenere effetti molteplici: sul funzionamento della pubblica amministrazione centrale (regolarizzazione contributiva,
recupero fiscale), sull‘economia in generale (eliminazione della concorrenza sleale)
e sulla qualità della vita locale (aumento della legalità e delle condizioni di sicurezza).
In senso ampio, tutte le attività economiche che contribuiscono al calcolo del prodotto nazionale lordo di un Paese, e non sono registrate, rientrano nella definizione
di economia sommersa e producono implicazioni rilevanti sia sulle persone, sia sulla
sicurezza sociale e sulle finanze pubbliche, sia in ultimo sulla concorrenza. In particolar
modo producono effetti significativi sia per i lavoratori, sia per le imprese, sia per i
consumatori, sia per le parti opportunità di genere e per sistemi di protezione sociale.
L’impresa che opera nel sommerso così come il lavoratore in “nero”, pur collocandosi
in un segmento nascosto dell’economia, necessariamente vengono in contatto e interagiscono con l’economia formale in molteplici occasioni, ad esempio per reperire
le materie prime e acquisire certi servizi, così come per collocare sul mercato il
risultato dell’attività svolta. Il lavoro non dichiarato è più concentrato tra gli studenti,
i disoccupati e i lavoratori indipendenti ed ha una maggiore incidenza nei settori
Infine, trasformare il lavoro da irregolare in regolare contribuisce a far raggiungere la
piena occupazione, migliora la qualità e la produttività del lavoro, rafforza la coesione e
l‘inclusione sociale e permette un‘integrazione civile per coloro che sono esclusi dal regolare mercato del lavoro. In altre parole, contrastare il sommerso significa aumentare
il livello di democrazia sostanziale; qualificare il sistema produttivo; rendere più giusto il
sistema fiscale e la protezione sociale; dare più trasparenza al mercato del lavoro.
Si tratta di una battaglia che è difficile immaginarla al pari di una partita di calcio che
si vince o si perde al ’90 minuto.
Si tratta di un fenomeno che può essere definito come il cancro della nostra società.
Per questo serve monitorarlo diuturnamente, analizzarlo e comprenderne le ragioni
che lo alimentano e lo fanno crescere sempre di più.
Secondo le previsioni del Rapporto Excelsior 2011 nel 3° trimestre le imprese della
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17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Calabria prevedono di assumere oltre 1.140 giovani al di sotto dei 30 anni, vale a dire
quasi il 40% circa del totale; per un’altra quota del 23% circa verrà preferito personale
oltre i 30 anni (probabilmente per le figure a cui è richiesta maggiore esperienza e
professionalità), mentre per il restante 37% dei casi l’età non è ritenuta rilevante.
Ripartendo proporzionalmente quest’ultima quota, le assunzioni di giovani under 30
potranno arrivare a circa il 64% del totale, vale a dire 3.100 unità in valore assoluto.
Certamente tale quota risente anch’essa della stagionalità estiva (quando una parte
della popolazione giovanile si rende disponibile per un lavoro a termine come quello
stagionale), in parte è determinata anche dal tipo di professioni richieste, molte delle
quali non richiedono una grande esperienza, ma una quota di “flusso” (le assunzioni), così superiore a quella dello “stock” dell’occupazione giovanile, al di là di fattori
contingenti sembra indicare una volontà delle imprese di accelerare nel processo di
ricambio generazionale della forza lavoro. Questo soprattutto nelle attività terziarie
(dove in alcuni comparti, come il commercio, i trasporti e i servizi alle persone, le
assunzioni previste potranno essere coperte da giovani anche in misura superiore al
90%), ma anche in qualche attività industriale, come il comparto alimentare, dove lo
“spazio” che i giovani potranno occupare arriva all’80%.
Di tutta evidenza, la questione del lavoro sommerso si intreccia in maniera vitale con
le problematiche di sviluppo locale in quanto le politiche per l’emersione rappresentano
una componente di rilievo delle politiche di sviluppo, valorizzando le potenzialità dei
suoi elementi non economici - sociali, istituzionali e culturali.
Su questa direttrice si inseriscono i dieci anni di lavoro della Commissione Regionale
della Calabria per l’Emersione e la scommessa del Presidente Scopelliti nella sfida al
sommerso: valorizzazione di interventi formativi e informativi a favore di soggetti
pubblici e privati, in relazione ai possibili effetti del lavoro e dell‘economia sommersa;
sostegno ad azioni di sistema attraverso la realizzazione di sportelli di informazione;
attività di tutoraggio , consulenza , animazione sul territorio, e ancora , la promozione
di azioni sinergiche con il coinvolgimento delle parti sociali e la cooperazione tra i
soggetti istituzionali. L’impegno della Commissione nel promuovere azioni specifiche
sul territorio, finalizzate ad informare adeguatamente sui rischi derivanti dall‘attività
lavorativa in tutte le sue forme e a diffondere la cultura della prevenzione, della
sicurezza e della legalità, ha avuto il suo punto di forza nel progetto “La legalità
cresce sui banchi di scuola”, ritenuto dal Ministro della Giustizia e dal presidente
della repubblica (che lo hanno patrocinato), nonché dall’Isfol un modello di buona
prassi per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare tale da valutare positi17
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
vamente l’ipotesi di valorizzare anche in campo nazionale esperienze significative
come il progetto che si è concluso appunto lo scorso dicembre 2010. I risultati del
monitoraggio ed i dati dell’attuazione hanno inoltre registrato la capacità di tutte le
parti interessate (amministrazioni, parti sociali, associazioni datoriali ecc.) di riuscire
a convergere su obiettivi condivisi, caratterizzando il ruolo della Commissione come
una cabina di coordinamento delle politiche di regolarità e qualità del lavoro.
Quanto sopra è tanto più evidente se si analizzano i dati Istat 2010 su Performance
e Mercato del Lavoro in Calabria: nel 1° trimestre troviamo rispettivamente un tasso
di disoccupazione del 12,4%, un tasso di occupazione del 42% ed un tasso di attività
del 48%. A partire dal 2° trimestre 2010 si è verificata una ripresa occupazionale ed
alla fine del IV trimestre si è avuto un aumento dell’occupazione pari a 15.000 unità
rispetto al 1° trimestre, con un calo della disoccupazione di 4.000 unità.
La crescita dell’occupazione (+ 15.000 unità), superiore alla diminuzione dei disoccupati
(- 4.000 unità) è appunto sintomo di occupati in emersione. In uno scenario di crisi mondiale dove tutte le altre regioni hanno fatto registrare cali di occupazione
ed aumento di disoccupati e di lavoro nero e sommerso, la Calabria va dunque in
controtendenza: migliorata la disponibilità a lavorare, con una diminuzione delle non
forze lavoro di 12.000 unità; calo della disoccupazione dal 12,4 al 11,6; riduzione dei
lavoratori irregolari di 7.000 unità, attestati a 142.000 contro i 149.000 della fine del
2009. Se si analizza il quadro degli anni dal 2001 al 2010, si nota inoltre un progressivo
aumento del Prodotto interno lordo e dei consumi finali interni ed un progressivo
calo delle unità di lavoratori irregolari – dai 201.000 del 2001 ai 142.000 stimati al
31/12/2010.
A smentire il luogo comune secondo cui il Mezzogiorno e la Calabria in particolare
sarebbero la patria del lavoro sommerso, anche il 2° rapporto UIL i cui dati derivano
dai risultati delle ispezioni condotte da gennaio 2006 ad ottobre 2010. Secondo lo
studio, infatti, tra le Regioni con il più alto tasso di aziende irregolari tra quelle ispezionate quattro su cinque sono presenti nel Centro-Nord: Liguria (73,1%), Lombardia
(63,9%), Marche (62,9%), Campania (il 59,8%) e Umbria (il 59,4%). Così come la più
alta percentuale di lavoratori in nero rispetto all’occupazione irregolare trovata nelle
aziende ispezionate è stata riscontrata prevalentemente nel Nord. Ad eccezione della
Campania dove, in base alle ispezioni effettuate, si concentra la più alta percentuale di
lavoratori in nero (il 70,8%), troviamo, infatti, l’Emilia Romagna il 55%, il Friuli Venezia
Giulia il 46,1%, il Molise il 44,7% e la Liguria il 44,2%.
Calabria quindi in controtendenza rispetto ai dati nazionali, sia per quanto riguarda la
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
riduzione dei tassi di irregolarità che quelli della disoccupazione.
Considerato che il lavoro nero, sommerso, irregolare è come un cancro per la nostra
società e considerato altresì che questa battaglia non la si vince o si perde, come nel
calcio, al ’90 minuto ma necessita di un’azione diuturna ed attenta da parte di una
moltitudine di soggetti preposti, questi risultati si sono ottenuti, come già evidenziato,
grazie ad un’azione sinergica che ha trovato il suo punto cruciale e decisivo nella
recente approvazione, da parte della Giunta regionale, della proposta di legge recante
“Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e
all’emersione del lavoro non regolare”, predisposta di concerto con la Commissione
e frutto della concertazione e condivisione con le parti sociali, Sindacali, Associazioni
datoriali, Enti previdenziali presenti al suo interno. Si tratta di una legge innovativa ed
unica in Italia, che oltre a rafforzare le funzioni dell’Organo collegiale della Regione, appunto
la Commissione regionale per l’emersione, introduce importanti novità nella lotta
al sommerso ed all’economia illegale in Calabria e costituisce un tassello strategico
sia per la definizione del Piano regionale per il lavoro, sia per la revisione normativa
organica che la Regione Calabria intende promuovere a favore della buona occupabilità in Calabria. La novità assoluta è l’introduzione della Centrale Allarme Emersione
(C.A.E.), una Banca Dati - unica del suo genere in Italia - nella quale vengono inserite
tutte quelle imprese presso cui sono state definitivamente accertate infrazioni in materia
di lavoro sommerso e non regolare e in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
La proposta di legge, presentata dall’Assessore Stillitani e licenziata dalla Giunta il
10/02/2011, è adesso al vaglio del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.
L’auspicio è che possa essere approvata in tempi brevi, al fine di fornire alla Calabria
uno strumento prezioso di sviluppo economico e democratico. Di particolare interesse,
infine, il progetto denominato “Una rete di Agenti per l’emersione e lo sviluppo locale”.
Si tratta di una vera e propria azione di sistema che immette nel mercato del lavoro
calabrese una nuova figura professionale a carico del progetto per 12 mesi: l’Agente
per l’emersione e lo sviluppo locale, a disposizione del sistema imprenditoriale calabrese.
Il loro ruolo, unitamente alle campagne di sensibilizzazione promosse dalla Commissione
Emersione per conto della Regione Calabria, sarà anche quello di dimostrare alle
imprese calabresi che lavorare nell’economia informale, solo apparentemente, offre
l’opportunità di accrescere i propri guadagni, evidenziando che così non solo si evade
l’imposta sul reddito e i contributi sociali ma che le sanzioni che potrebbero essere
irrogate, ove scoperti, sono estremamente pesanti per le imprese.
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Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
2. Il lavoro sommerso.
2.1. Lo sviluppo debole della Calabria
Le motivazioni dello “sviluppo debole” denotato dalle regioni meridionali e dalla
Calabria in particolare vengono attribuite genericamente alle diseconomie esterne.
Con tale termine si intende l’insieme di tutti quei fattori, esterni alle imprese
(dunque “indipendenti” dalla scelte e dalle abilità imprenditoriali), che agiscono
negativamente sull’attività delle imprese stesse, facendone lievitare i costi di produzione e peggiorando l’efficienza e la qualità dei processi e dei prodotti, rendendole
quindi meno competitive, o precludendone perfino la nascita.
Analizzando queste diseconomie esterne si può avere un quadro delle cause che
hanno storicamente condotto al differenziale di sviluppo fra la Calabria e il resto del
paese.
Queste diseconomie si possono racchiudere in 5 aspetti:
• Scarsa e inefficiente dotazione infrastrutturale;
• Sistema produttivo debole;
• Inefficienza della Pubblica amministrazione;
• Forte incidenza dell’economia criminale, illegale e sommersa.
• Oggettiva situazione di deprivazione
• Combattere la criminalità organizzata, infrastrutturare il territorio - concentrandosi
su opere di effettivo potenziamento e allargamento del network, orientare meglio
l’alta formazione, nonché diffondere e far crescere una nuova cultura e una più ampia
classe imprenditoriale: queste sono le politiche strutturali che ormai, a tutti i livelli di
governo (regionale, nazionale, comunitario), vengono chiaramente condivise e realizzate.
È evidente, però, che tali politiche incidono su fattori strutturali, che richiedono tempi
lunghi per essere modificati e per poter apportare benefici all’economia regionale.
• In termini di Pil pro-capite ai prezzi di mercato, in euro correnti, la Calabria presenta
un valore di circa 16.000 €, mentre in Italia lo stesso dato risulta pari a circa 25.000
€. Rapportando i due valori, si nota che il Pil per abitante della Calabria è circa il
65% del Pil pro-capite italiano, valore estremamente basso. Se, poi, rapportiamo il
dato calabrese con quello riferito ad alcune delle regioni settentrionali più sviluppate,
come Lombardia,Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna a questo risulta, quindi, pari a circa
il 50%.
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
La tabella e il grafico successivi mostra l’andamento del Pil calabrese negli ultimi
10 anni.
Fig. 2.1. Prodotto interno lordo e Consumi finali interni della Calabria anni 2001-2010
fonte Istat
Tab 2.1. Prodotto interno lordo e Consumi finali interni della Calabria anni 2001/2010
fonte Istat - stima al 2010 a cura commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Prodotto
interno
lordo
27.067,1
27.610,5
28.919,0
30.387,0
30.564,7
32.183,3
32.987,4
32.246,7
32.714,8
33.074,6
Consumi
finali
interni
28.397,0
29.295,3
30.300,5
31.013,9
32.081,3
33.412,6
34.544,0
35.912,0
35.265,6
35.635,9
Il dato che balza immediatamente agli occhi è la tenuta del PIL calabrese durante ala
crisi economica che dal 2008 ad oggi a fatto perdere diversi punti di PIL agli stati
europei. E’ particolarmente importante la ripresa che si verificata nel 2010 con un
aumento del Pil superiore ad un punto percentuale. L’altro dato che viene fuori da
questa analisi è il livello dei consumi che è troppo vicino al livello del PIL.
Questo ci fa pensare che una parte importante dell’economia sia sommersa e da
questo dato si partirà nella stima dell’economia sommersa calabrese. Dall’analisi di
questi dati si evince infine che esiste un margine di crescita molto forte per la regione
se si riesce a far emergere la parte sommersa del PIL e anche per l’erario le politiche
di emersione possono essere sicuramente uno strumento per aumentare il gettito.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 2.2. Dati disoccupazione Calabria 1998 / 2008 - fonte Istat
2.2. Il mercato del Lavoro Calabrese
La popolazione presente in Calabria nel IV Trimestre del 2010 è pari a 2.004.000
abitanti, sostanzialmente stabile rispetto al periodo precedente. L’andamento
dell’occupazione nel 2010 ha avuto un andamento altalenante. Se prendiamo come
riferimento il dato del I trimestre 2010 troviamo rispettivamente un tasso di disoccupazione del12,4 % un tasso di occupazione del 42,0% e un tasso di attività del 48,0%.
A Partire dal II trimestre 2010 si verificata una ripresa occupazionale e alla fine del
IV trimestre si è avuto un aumento dell’occupazione pari a 15.000 unità rispetto al I
trimestre precedente e un calo della disoccupazione di 4000 unità. La disponibilità
a lavorare è migliorata con una diminuzione delle non forze lavoro di 12000 unità.
La disoccupazione scende dal 12,4 al 11,6, i lavoratori irregolari scendono di 7000
unità attestandosi a 142.000 contro i 149.000 della fine del 2009.
Questa situazione è positiva soprattutto se confrontata con un quadro nazionale
ed internazionale che vede il paese sprofondare in una crisi mai vista prima. Per una
volta la Calabria si mostra in controtendenza positiva rispetto ai dati nazionali. Anche
il tasso di occupazione cresce di 0,8 punti percentuali e il tasso di attività di 0,5 punti
percentuali.
E’ chiaro che se si guardano i dati strutturali e soprattutto se si fanno confronti con le
altre regioni nell’arco degli ultimi 10 anni la Calabria è il fanalino di coda. Certo se si
volesse dare una lettura pessimistica dei dati calabresi degli ultimi 10 anni l’operazione
sarebbe facile e forse scontata.
Tuttavia se si guardano il trend della disoccupazione negli ultimi 10 anni si nota un
trend positivo con un tasso di disoccupazione che è dimezzato.
Le due Figure successive mettono bene in evidenza questo trend. Si è scelto di considerare
il 2008 come un anno di transizione perché è l’anno in cui comincia la grande crisi
mondiale che ha sconvolto le economie avanzate, ed è questo il motivo per cui le due
figure sono presentate separatamente.
17
Fig. 2.3. Dati disoccupazione Calabria 2009 / 2010 - fonte Istat
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Quello però che dimostra l’andamento dell’economia del 2010 è che l’elettroencefalogramma della Calabria non è piatto, che alcune misure hanno dato dei risultati e
che da altri interventi programmati potranno venire dei risultati positivi. Se si guarda
poi il trend decennale possiamo sicuramente mostrare un cauto ottimismo sul futuro.
E’ possibile nei prossimi cinque - dieci anni con politiche opportune e soprattutto
cogliendo una eventuale ripresa economica riportare il tasso di disoccupazione
calabrese in linea con la media italiana. E questo sarebbe un risultato impressionante
e assolutamente impensabile alla fine degli anni 90 quando il tasso di disoccupazione
calabrese aveva una forbice di 10 punti rispetto al tasso di disoccupazione nazionale.
In particolare se si riesce ad abbassare di 30-40 mila unità i lavoratori irregolari, cosa
che significa sostanzialmente far continuare il trend virtuoso di questi ultimi 10 anni
(Vedi fig 2.2 e 2.3).
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Usando il linguaggio delle agenzie di rating potremo dire che il mercato del lavoro
calabrese presenta un out look di lungo periodo positivo o per usare un linguaggio
più popolare, dai dati in nostro possesso possiamo affermare che anziché vuoto il
bicchiere è mezzo pieno!
Il risultato del raggiungimento del livello tasso di disoccupazione medio nazionale è
quindi a portata di mano.
Sicuramente il mercato del lavoro calabrese presenta problemi strutturali con cui
bisognerà fare i conti ed in particolare con l’elevato tasso di lavoro a tempo determinato e temporaneo, con la precarietà, con un basso tasso di partecipazione, specie
femminile al mercato del lavoro basso. Ma poter riportare il livello della disoccupazione
al livello del valore medio nazionale ha i connotati del miracolo.
La figura 2.3 fa dimostra anche in termini visivo il catching up del tasso di disoccupazione calabrese in relazione a quello italiano. Fa anche vedere come la Calabria ha
reagito meglio del resto del paese alla situazione di crisi economica mondiale che ha
interessato la regione soprattutto tra la fine del 2009 e il primo trimestre del 2010.
Nei mesi successivi si è verificata una inversione di tendenza che ha riportato i dati
della disoccupazione a fine del 2010 e dopo il passaggio del vento della crisi allo stesso
livello “precrisi” del 2009.
La tenuta del mercato del lavoro calabrese durante la crisi e la sua capacità di reazione
sono dati di sicuro interesse e possono essere spiegati in parte con il processo di
regolarizzazione che da 10 anni contraddistingue la nostra regione .
E’ molto importante l’incremento di 15.000 occupati nel IV trimestre del 2010 che
dimostra l’assunto precedente che cioè i nuovi occupati siano in gran parte dovuti
all’emersione di lavoratori in nero che dimostra una certa vitalità del sistema produttivo
calabrese che pur avendo un tasso di occupazione bassissimo, dimostra un’inversione
di tendenza in un momento in cui molti territori perdono occupazione.
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17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
2.3. Il mercato del lavoro Calabrese: un’analisi strutturale
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
1
TAB 2.2 POPOLAZIONE PER CONDIZIONE PROFESSIONALE E SESSO - CALABRIA
(dati assoluti in migliaia) I Trimestre 2004 - IV Trimestre 2010
Nel IV Trimestre del 2010 le forze di lavoro presenti in Calabria ammontano a 662.000
unità che, rapportato alla popolazione, da un tasso di attività totale (considerando la
popolazione compresa tra i 15-64 anni) del 48,5%, in aumento rispetto al primo trimestre
del 2010 di 0,5%,
FORZE DI LAVORO
Periodo di
riferimento
Occupati
Totale
persone
in cerca di
Totale
occupazione
Totale
non forze
lavoro
POPOLAZIONE
Tassi di
attività
(15-64)
Tassi di
occupazione
(15-64)
Tassi
di
disoccupazione
MASCHI E FEMMINE
2004
2005
2006
2007
2008
1
I Trimestre
595
108
702
1.299
2.002
52,1
44,0
15,3
II Trimestre
606
106
712
1.289
2.002
52,9
44,9
14,9
III Trimestre
636
94
731
1.268
1.999
54,5
47,4
12,9
IV Trimestre
644
105
749
1.253
2.002
55,5
47,6
14,1
I Trimestre
579
118
697
1.307
2.003
51,6
42,8
16,9
II Trimestre
599
102
701
1.302
2.003
51,7
44,1
14,5
III Trimestre
608
88
696
1.306
2.001
51,4
44,8
12,7
IV Trimestre
628
98
726
1.274
2.001
53,8
46,5
13,5
I Trimestre
593
100
693
1.308
2.001
51,5
44,0
14,4
II Trimestre
617
85
702
1.296
1.998
52,1
45,7
12,1
III Trimestre
614
85
698
1.296
1.994
51,8
45,4
12,1
IV Trimestre
634
94
728
1.264
1.993
54,2
47,1
12,9
I Trimestre
589
74
663
1.330
1.993
49,6
44,1
11,2
II Trimestre
582
72
654
1.338
1.992
48,9
43,4
11,0
III Trimestre
601
79
680
1.316
1.996
50,7
44,7
11,7
IV Trimestre
636
80
716
1.283
1.999
53,3
47,3
11,1
I Trimestre
572
88
660
1.341
2.001
48,9
42,3
13,3
II Trimestre
613
82
694
1.308
2.002
51,5
45,4
11,8
III Trimestre
586
79
666
1.335
2.001
49,5
43,6
11,9
IV Trimestre
610
79
688
1.313
2.001
51,0
45,1
11,5
Il paragrafo è una sintesi di testi elaborati da Domenico Marino, Dario Musolino e Gabriele Comito
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TAB 2.2 POPOLAZIONE PER CONDIZIONE PROFESSIONALE E SESSO - CALABRIA
(dati assoluti in migliaia) I Trimestre 2004 - IV Trimestre 2010
FORZE DI LAVORO
Periodo di
riferimento
Occupati
Totale
persone
in cerca di
FORZE DI LAVORO
Totale
occupazione
Totale
non forze
lavoro
POPOLAZIONE
Tassi di
attività
(15-64)
Tassi di
occupazione
(15-64)
Tassi
di
disoccupazione
2010
2005
2006
2007
17
Totale
persone
in cerca di
Totale
Totale
non forze
lavoro
POPOLAZIONE
Tassi di
attività
(15-64)
Tassi di
occupazione
(15-64)
Tassi
di
disoccupazione
MASCHI
I Trimestre
583
78
661
1.342
2.003
48,7
49,9
11,7
II Trimestre
588
75
663
1.340
2.003
48,8
43,2
III Trimestre
583
74
657
1.345
2.002
48,4
IV Trimestre
591
73
664
1.339
2.002
I Trimestre
569
81
650
1.354
II Trimestre
579
76
656
1.348
III Trimestre
561
76
638
IV Trimestre
584
77
662
2008
I Trimestre
374
46
421
555
976
62,6
55,6
11,0
11,4
II Trimestre
369
42
438
539
976
65,3
59,0
9,5
42,9
11,3
III Trimestre
384
41
424
551
976
63,5
57,4
9,6
48,9
43,5
11,0
IV Trimestre
392
44
436
539
975
65,0
58,4
10,1
2.003
48,0
42,0
12,4
I Trimestre
376
47
423
553
977
62,7
55,6
11,1
2.004
48,3
42,7
11,6
II Trimestre
385
42
427
550
976
63,4
57,1
9,8
1.366
2.004
46,9
41,2
11,9
III Trimestre
383
38
422
554
976
62,5
56,7
9,1
1.342
2.004
48,5
42,8
11,7
IV Trimestre
376
40
416
560
976
61,7
55,6
9,6
I Trimestre
372
44
416
530
978
66.6
58,5
12,0
MASCHI
2004
riferimento
Occupati
occupazione
MASCHI E FEMMINE
2009
Periodo di
2009
2010
I Trimestre
394
54
449
530
978
66.6
58,5
12,0
II Trimestre
377
46
422
516
978
68.7
60,1
12,4
II Trimestre
405
57
462
516
978
68.7
60,1
12,4
III Trimestre
417
50
466
510
977
69.7
62,3
10,6
III Trimestre
e
IV Trimestre
359
360
43
45
402
405
575
572
976
977
59.7
59.9
53,2
53,2
10,7
11,1
IV Trimestre
409
58
467
511
978
69.3
60,5
12,5
I Trimestre
384
64
448
531
979
66.4
56,8
14,3
II Trimestre
397
55
452
526
979
66.8
58,5
12,2
III Trimestre
396
49
445
533
978
65.9
58,5
11,0
IV Trimestre
405
52
457
521
977
67.6
59,9
11,3
I Trimestre
389
54
443
534
978
65.9
57,7
12,2
II Trimestre
405
44
449
527
976
66,7
60,1
9,7
III Trimestre
400
50
450
524
974
66,8
59,2
11,1
IV Trimestre
409
54
464
509
973
69,1
60,9
11,7
I Trimestre
383
43
426
547
973
64,0
57,5
10,1
II Trimestre
381
39
420
552
972
63,0
57,1
9,3
III Trimestre
400
39
439
535
974
65,6
59,6
9,0
I VTrimestre
412
42
454
521
975
67,9
61,6
9,2
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TAB 2.3 POPOLAZIONE PER CONDIZIONE PROFESSIONALE E SESSO - CALABRIA
(dati assoluti in migliaia) I Trimestre 2004 - IV Trimestre 2010 - fonte Istat
FORZE DI LAVORO
Periodo di
riferimento
Occupati
Totale
persone
in cerca di
Totale
occupazione
Totale
non forze
lavoro
POPOLAZIONE
Tassi di
attività
(15-64)
Tassi di
occupazione
(15-64)
Tassi
di
disoccupazione
Considerazione ulteriore è anche quella di un mercato in cui si registra una grande
differenza di genere, dove il mercato maschile arriva quasi a doppiare quello femminile
Pur considerando le diverse politiche di genere messe in atto nella nostra regione”
per accorciare tale divario, questo gap continua a permanere in maniera preoccupante.
Tali Politiche ottengono risultati tangibili in particolari territori del Paese invece che
in Calabria, dove la crescente scolarizzazione e l’emancipazione svincola le donne da
determinati ruoli di inattività, si pensi alle casalinghe ad esempio.
MASCHI E FEMMINE
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
17
I Trimestre
22.065
2.099
24.164
33.118
57.283
62,2
56,8
8,7
II Trimestre
22.438
1.923
24.361
33.126
57.487
62,5
57,5
7,9
III Trimestre
22.485
1.800
24.286
33.326
57.612
62,3
57,7
7,4
IV Trimestre
22.630
2.019
24.648
33.183
57.832
63,1
57,8
8,2
I Trimestre
22.373
2.011
24.383
33.583
57.966
62,3
57,1
8,2
II Trimestre
22.651
1.837
24.488
33.626
58.114
62,4
57,7
7,5
III Trimestre
22.542
1.726
24.268
33.932
58.200
61,8
57,4
7,1
IV Trimestre
22.685
1.980
24.666
33.593
58.258
62,9
57,8
8,0
I Trimestre
22.747
1.875
24.622
33.710
58.332
62,7
57,9
7,6
Calabria
24,3
68,7
II Trimestre
23.187
1.621
24.808
33.609
58.417
63,0
58,9
6,5
Italia
34,0
85,0
III Trimestre
23.001
1.489
24.490
33.972
58.462
62,3
58,4
6,1
IV Trimestre
23.018
1.709
24.727
33.802
58.529
62,9
58,5
6,9
I Trimestre
22.846
1.556
448
34.334
58.736
61,9
57,9
6,4
II Trimestre
23.298
1.412
24.402
34.092
58.803
62,5
58,9
5,7
III Trimestre
23.417
1.401
24.710
34.118
58.935
62,7
59,1
5,6
IV Trimestre
23.326
1.655
24.818
34.064
59.045
63,0
58,7
6,6
I Trimestre
23.170
1.761
24.981
34.226
59.158
62,8
58,3
7,1
II Trimestre
23.581
1.704
24.932
34.009
59.294
63,5
59,2
6,7
III Trimestre
23.581
1.527
25.285
34.345
59.390
62,8
59,0
6,1
IV Trimestre
23.349
1.775
25.045
34.379
59.504
63,0
58,5
7,1
I Trimestre
22.966
1.982
25.125
34.671
59.620
62,4
57,4
7,9
II Trimestre
23.203
1.841
24.948
34.678
59.722
62,6
57,9
7,4
III Trimestre
23.011
1.307
25.044
34.966
59.791
62,1
57,5
7,3
I VTrimestre
22.922
1.565
24.824
34.810
59.877
62,5
57,1
8,6
I Trimestre
22.758
1.692
25.066
34.921
59.953
62,4
56,6
9,1
II Trimestre
23.007
1.568
25.032
34.921
60.021
62,5
57,2
8,3
III Trimestre
22.789
1.374
25.099
35.429
60.082
61,4
56,7
7,6
I VTrimestre
22.935
1.610
24.653
35.035
60.150
62,5
57,0
8,7
Tab 2.4 Tasso di attività per classe di età, sesso, regione e provincia
Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat
REGIONI E
PROVINCE
15 - 24
anni
25 - 34
anni
35 - 44
anni
45 - 54
anni
55 anni
e oltre
Totale
15-64 anni
Totale
MASCHI E FEMMINE
Calabria
19,7
56,6
62,1
61,9
15,9
48,7
38,6
Italia
29,1
75,4
80,2
75,6
16,0
62,4
48,7
80,2
82,1
23,8
62,5
51,0
92,9
91,2
23,4
73,7
59,9
MASCHI
FEMMINE
Calabria
14,8
44,6
44,7
42,3
9,2
35,1
27,0
Italia
23,9
65,7
67,3
60,3
10,0
51,1
38,3
Dai dati riportati nella media del 2009 si nota come la partecipazione al mercato del
lavoro tende a cambiare a seconda delle diverse fasce d’età, difatti i giovani con meno
di 25 anni sono in netta minoranza il 19,7% (21,4%nel 2008 ). Nella Fascia d’età 2534 il tasso di attività è del 56,6% (59,7%nel 2008) in quella 35-44 62, 1% (65,1%nel
2008) e in quella 45-54 61, 9% (61,4%nel 2008).
La tendenza che i meno giovani tengano in termini di partecipazione al mercato del
lavoro, è interessante anche se il divario fra maschi e femmine e il divario con il dato
nazionale è ancora elevato. Il basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro
oltre che con il paradigma del disoccupato scoraggiato si spiega maggiormente con
l’elevato tasso di sommerso
Da questi dati emerge che le classi di età più giovani partecipino meno al mercato del
lavoro per un duplice motivo: sia in funzione di un allungamento del periodo formativo, difatti siamo tra le regioni con più alta percentuale di laureati, e sia per la ridotta
domanda di lavoro giovanile che non fa altro che spingere i giovani a indugiare più
a lungo nella formazione. Questo suggerisce una rimodulazione attenta del sistema
formativo calabrese che deve essere fortemente orientato all’inserimento lavorativo.
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
2.3.1. L’occupazione in Calabria
La Calabria mostra una debole struttura economica conseguenza della ristretta
competitività delle imprese presenti in Calabria e dalla scarsa propensione all’impresa
e all’internazionalizzazione, agli scarsi investimenti provenienti da fuori regione, fatti
che si sono strutturalmente consolidati negli anni e che hanno determinato un
impatto negativo sull’ occupazionale regionale.
Malgrado però la contenuta espansione produttiva dovuta sia a difficoltà congiunturali,
che a questi problemi strutturali e di competitività, nel quarto trimestre del 2010 si
registra in Calabria un tasso di occupazione (età 15-64 anni) del 42,8%, contro un
42,0% del primo trimestre denotando una buona capacità di reazione alla crisi.
Rimane sicuramente aperto il problema di accrescere ulteriormente il tasso di
occupazione femminile e degli over 55, per cui sarebbe indispensabile, oltre ovviamente
alla condizione fondamentale di una ripresa economica, puntare maggiormente sulle
politiche di conciliazione (che permettono un più agevole accordo tra impegni lavorativi
e responsabilità familiari) e sull’invecchiamento attivo (ossia del prolungamento della
vita attiva e posticipazione del pensionamento, valorizzando i lavoratori anziani nelle
imprese e rendendo più gratificante e meno onerosa l’attività lavorativa per i seniors)
e attirare verso il mercato quei segmenti che attualmente sono collocati ai margini o al
di fuori del mercato.
Da un analisi dell’occupazione in Calabria per settore (Media 2009) si evidenzia come
l’Industria nella nostra regione sia pari al 17,8% ( 8,3% nel 2010) contro il dato
nazionale che si attesta al 28,5%, mentre il settore agricolo è sempre quello di gran
lunga superiore rispetto a quello azionale 10,8 (9,1 nel 2008) contro il 3,9% del
dato italiano.
Per quanto riguarda il settore industriale a parte la voce grossa fatta dal settore delle
costruzioni(10,3%), gli altri comparti non hanno mai inciso in Calabria, in special modo
quello manifatturiero.
Tale dato si riconduce all’atavico problema dell’arretratezza tecnologica e alle dimensioni
ridotte delle nostre imprese, cosa che invece è in controtendenza nel resto del mezzogiorno dove molte regioni si stanno accrescendo sia dal punto di vista quantitativo che
qualitativo nel settore della manifattura.
Anche il settore agricolo, che pur avendo rispetto alla media nazionale 6,9 punti
percentuali in più, non riesce, a causa dei limiti tecnologici e alle limitanti caratteristiche
territoriali a esprimere una vera produttività aggregata.
Il dato invece del terziario non deve indurre a pensare che in Calabria ci sia un maggiore
sviluppo dei servizi, poiché alla base di ciò vi è una carenza della base produttiva che
gonfia tale dato non commerciale che invece di per se è inferiore nelle altre regioni
sia meridionali che nazionali.
Per quanto riguarda la composizione professionale si nota come la distribuzione tra
dipendenti 72,9% ed indipendenti 27,1%, è molto simile a quello nazionale,(dipendenti
74,8% ed indipendenti 25,2%), con delle differenze: per quanto riguarda l’industria il
dato regionale dei dipendenti nel settore è molto vicino a quello nazionale, mentre
in riferimento all’agricoltura si nota un netto divario tra la Calabria 8,4% e l’Italia
1,9%, dove purtroppo emerge a chiare lettere il ruolo giocato dalla precarietà e la
stagionalità del settore e gioca molto anche la presenza di un sistema di welfare che
incentiva occupazione fittizia.
Tab 2.5 OCCUPATI PER SETTORE DI ATTIVITÀ ECONOMICA E POSIZIONE NELLA
PROFESSIONE - CALABRIA (valori %) media 2010 - Fonte ISTAT
17
Dipendenti
Inipendenti
Dipendenti
Inipendenti
Totale
Dipendenti
Inipendenti
Totale
Dipendenti
Inipendenti
Totale
5,2
3,2
8,4
50,5
17,1
67,6
8,7
6,0
14,8
74,8
25,2
10,0
7,4
2,9
10,3
52,1
19,3
71,5
8,2
8,7
16,9
72,9
27,1
57,3
Totale
Totale
28,5
17,8
Inipendenti
6,0
5,4
Dipendenti
22,4
12,4
Totale
Inipendenti
di cui
Commercio
3,9
Totale
2,0
di cui
Costruzioni
2,3
Media 2010
Totale
10,8
Calabria
Totale
SERVIZI
Dipendenti
Media 2010
INDUSTRIA
1,9
Italia
AGRICOLTURA
8,4
Periodo di
riferimento
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
2.3.2. L’inattività
Tab 2.6 Tasso di inattività per classe di età, sesso, regione - Media 2009 (valori percentuali)
In questo paragrafo prendiamo in considerazione la popolazione inattiva del 2009 in
Calabria, costituita dalle non forze di lavoro di età compresa tra i 15 e i 64 anni che
si pongono al di fuori del mercato del lavoro.
L’insieme degli inattivi risulta composto dalle persone che non fanno parte delle
forze di lavoro, ovvero non sono classificate né come occupate né come in cerca di
occupazione;
La componente inattiva in Calabria costituisce il 61,4% totale: tra gli uomini gli inattivi
incidono per il 49,0%, mentre tra le donne la quota è pari al 73,0%.
È risaputo che per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona sarebbe necessario non
solo trovare un occupazione per tutte quelle persone che dichiarano di cercarla, ma
anche fare entrare nel mercato del lavoro ampie fasce di persone che per il momento
sono escluse.
Tra la popolazione inattiva si possono distinguere due gruppi: uno potenzialmente
attiguo al mercato del lavoro; l’altro del tutto distante, composto da individui che
dichiarano di non cercare un impiego e di non essere disponibili a lavorare.
fonte Istat
REGIONI
15 - 24
anni
25 - 34
anni
35 - 44
anni
Calabria
80,3
43,4
37,9
Italia
70,9
24,6
19,8
45 - 54
anni
55 anni
e oltre
Totale
15-64 anni
Totale
38,1
84,1
51,3
61,4
24,4
84,0
37,6
51,3
17,9
76,2
37,5
49,0
8,8
76,6
26,3
40,1
MASCHI E FEMMINE
MASCHI
Calabria
75,7
31,3
19,8
Italia
66,0
15,0
7,1
FEMMINE
Calabria
85,2
55,4
55,3
57,7
90,8
64,9
73,0
Italia
76,1
34,3
32,7
39,7
90,0
48,9
61,7
La tipologia di inattività cui fa riferimento il primo gruppo rappresenta, quindi, una
sorta di area grigia, tra la disoccupazione ufficiale e l’inattività vera e propria; in essa
si trovano coloro che non hanno compiuto di recente attività di ricerca perché per
esempio sono in attesa di risultati da ricerche precedenti o che sono momentaneamente
indisponibili, e che quindi potrebbero essere considerati “attivi potenziali”.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
2.3.3. Analisi della disoccupazione calabrese
Tab 2.7 Tasso di disoccupazione per sesso, classe di età, regione
Media 2009 (valori percentuali)
Il Tasso di disoccupazione in Calabria nel IV Trimestre del 2010 è stimato nella percentuale
di 11,7% (contro 12,4% del I trimestre del 2010) in diminuzione di 0,7%, segno di un
buon impatto delle politiche anticongiunturali messe in atto in Calabria .
Anche se altalenante e comunque elevata, negli ultimi 10 anni la disoccupazione in
Calabria sembra essere diminuita in coerenza col dato nazionale.
Il dato è chiaro, si passa da una differenza di oltre 10 % nel 1995 ad un divario di 3
punti percentuali al IV Trimestre del 2010 (nel IV trimestre del 2010 8,7% in Italia,
11,7% in Calabria).
A mutare questa tendenza sono intervenute sia le politiche di flessibilità del mercato
del lavoro che i flussi migratori verso le aree più ricche del Paese come appunto il
Nord Italia.
REGIONI E
PROVINCE
Maschi
Femmine
Maschi e Femmine
15-24
anni
25
anni e
oltre
Totale
15-24
anni
25
anni e
oltre
Totale
15-24
anni
25
anni e
oltre
Totale
Calabria
27,1
8,5
9,9
39,8
11,7
13,9
31,8
9,7
11,3
Italia
23,3
5,5
6,8
28,7
7,8
9,3
25,4
6,4
7,8
Se si analizza il dato della media 2009, per fasce d’età si nota una diminuzione della
disoccupazione giovanile con meno di 25 anni che pur rimanendo elevata al 31,8%
diminuisce di 2,7 punti percentuali rispetto al 2008 quando superava la soglia del
34,5%, mentre invece il tasso delle persone con più di 24 anni anche se superiore
alla media nazionale rimane a livelli decisamente più bassi.
La condizione di disoccupazione incide in maniera diversa tra i segmenti che costituiscono
l’offerta di lavoro. Nel mercato del Lavoro italiano le segmentazioni sono così accentuate
da configurare quasi un peculiare “modello di disoccupazione”.
La disoccupazione giovanile in Calabria oltre ad essere nettamente superiore a quella
registrate nelle altre regioni d’Italia ha un valore tra i più alti dell’Unione Europea.
Si è quindi di fronte ad una disoccupazione che colpisce maggiormente i giovani che
non riescono allo stato trovare spazio nel mondo del lavoro e che con ogni probabilità
sono destinati a permanerci per un lungo periodo.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Tab 2.8 Tasso di disoccupazione di lunga durata per sesso, classe di età e regione
Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat
Tab 2.9 Tasso di disoccupazione per titolo di studio, sesso e regione
Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat
REGIONI
REGIONI E
PROVINCE
Maschi
15-24
anni
Femmine
25
anni e
oltre
Totale
15-24
anni
Maschi e Femmine
25
anni e
oltre
Totale
15-24
anni
25
anni e
oltre
Licenza
elementare
Licenza
media
Diploma
2-3 anni
Diploma
4-5 anni
Laurea
breve,
laurea
dottorato
Totale
MASCHI
Totale
Calabria
13,0
4,6
5,2
17,3
6,1
6,9
14,6
5,1
5,9
Italia
9,1
2,3
2,8
11,4
3,8
4,3
10,0
2,9
3,4
Calabria
8,4
10,0
13,4
10,7
7,3
9,9
Italia
9,4
7,9
6,7
6,2
4,0
6,8
FEMMINE
Calabria
9,2
15,4
21,0
13,2
13,7
13,9
11,2
12,4
8,8
8,5
6,7
9,3
Calabria
8,6
11,5
15,9
11,7
10,8
11,3
Italia
9,9
9,4
7,6
7,2
5,5
7,8
Italia
MASCHI E FEMMINE
Infatti se si analizzano i dati sulla disoccupazione di lunga durata si nota come ad
essere più colpiti sono ancora una volta i giovani con meno di 25 anni.
La disoccupazione di lunga durata si accompagna a fenomeni di indebolimento
dell’offerta del lavoro sul mercato, deteriorando il capitale umano accumulato, e
innestando il rischio di effetti di abbattimento psicologico con ripercussioni sociali
gravissime.
Per quanto riguarda la disoccupazione divisa per livelli di istruzione, riesce più difficile
l’inserimento nel mondo del lavoro per coloro che hanno conseguito una qualifica
intermedia (scuola media inferiore e superiore) mentre invece si assiepano alla media
i tassi di disoccupazione dei laureati e dei soggetti senza titolo di studio.
Il tasso di disoccupazione dei diplomati e dei laureati calabresi è più del doppio di
quello rilevato a livello nazionale.
La nota positiva che si rileva dai dati della media 2009, è che rispetto all’anno precedente
se si osservano i dati del 2008 sulla disoccupazione di lunga durata, si registra una
diminuzione della disoccupazione maschile di lunga durata sotto i 25 anni (13,0%) che
nel 2008 era di (16,1%), mentre cresce quella femminile.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
2.3.4. Differenze territoriali del mercato del lavoro calabrese
Tab 2.11 Tasso di attività per classe di età, sesso, regione e provincia
In questo paragrafo riportiamo i dati provinciali sul mercato del lavoro.
Questo consente una caratterizzazione territoriale importante per l’elaborazione di
politiche di intervento.
Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat
REGIONI E
PROVINCE
15 - 24
anni
25 - 34
anni
35 - 44
anni
45 - 54
anni
55 anni e
oltre
Totale
15-64 anni
Totale
MASCHI E FEMMINE
Calabria
19,7
56,6
62,1
61,9
15,9
48,7
38,6
Cosenza
20,5
54,3
62,1
63,8
16,5
49,5
39,2
Tab 2.10 Forze di lavoro in complesso e tasso di attività (15-64 anni) per sesso, regione
Catanzaro
21,1
63,1
68,1
66,5
18,2
53,4
42,4
e provincia - Anno 2009 (dati in migliaia e in percentuale) - fonte Istat
Reggio
Calabria
16,9
57,3
62,3
59,8
14,5
47,2
37,3
Crotone
21,4
50,5
50,7
48,9
11,4
40,4
32,6
Vibo Valentia
20,1
57,7
59,9
63,6
16,9
48,8
38,4
ITALIA
29,1
75,4
80,2
75,6
16,0
62,4
48,7
24,3
68,7
80,2
82,1
23,8
62,5
51,0
REGIONI E
PROVINCE
Forze di lavoro
Maschi
Tasso di attività (15-64 anni)
Femmine
Maschi e
Femmine
Maschi
Femmine
Maschi e
Femmine
MASCHI
CALABRIA
422
239
661
62,5
35,1
48,7
Calabria
Cosenza
156
91
248
62,8
36,3
49,5
Cosenza
24,3
65,2
78,5
85,6
23,7
62,8
51,1
Catanzaro
84
49
133
67,5
39,6
53,4
Catanzaro
28,2
72,0
86,7
86,4
28,3
67,5
55,5
20,8
72,4
81,6
78,0
21,7
60,8
49,4
28,8
64,2
72,5
72,4
19,4
57,4
47,4
Reggio
Calabria
114
65
179
60,8
33,9
47,2
Reggio
Calabria
Crotone
33
14
47
57,4
23,7
40,4
Crotone
Vibo Valentia
ITALIA
35
20
54
61,7
35,8
48,8
Vibo Valentia
22,9
70,4
77,6
81,2
24,6
61,7
50,1
14.790
10.180
24.970
73,7
51,1
62,4
ITALIA
34,0
85,0
92,9
91,2
23,4
73,7
59,9
FEMMINE
Anche se costantemente e sostanzialmente debole, il mercato del lavoro in Calabria,
nell’anno 2009 tuttavia mostra delle differenziazioni, a seconda delle Province, in
termini di partecipazione al mercato, domanda di lavoro e disoccupazione.
Catanzaro con il 53,4% mostra una performance di partecipazione al mercato del
lavoro più vicina a quello nazionale del 62,4%, mentre Crotone presenta dei tassi di
molto inferiori con 40,4% Tra questi dati estremi troviamo poi le Province di Cosenza
(49,5%), Reggio Calabria (47,2%) e Vibo Valentia (48,8%).
17
Calabria
14,8
44,6
44,7
42,3
9,2
35,1
27,0
Cosenza
16,6
43,5
45,7
43,2
10,3
36,3
28,0
Catanzaro
13,9
53,7
50,5
48,2
9,7
39,6
30,3
Reggio
Calabria
12,8
42,8
44,8
41,9
8,4
33,9
26,0
Crotone
13,6
37,9
29,1
24,0
4,9
23,7
18,7
Vibo Valentia
17,4
43,6
43,5
45,8
10,1
35,8
27,3
ITALIA
23,9
65,7
67,3
60,3
10,0
51,1
38,3
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Tab. 2.12 Occupati in complesso e tasso di occupazione (15-64 anni) per sesso, regione e provincia
Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat 102
57
158
54,2
29,6
41,8
Crotone
30
12
42
51,4
19,8
35,5
Vibo Valentia
31
17
47
54,8
30,0
42,4
13.789
9.23
23.025
68,6
46,4
57,5
La province di Cosenza e Crotone hanno maggiormente sviluppato l’occupazione
indipendente, mentre Reggio Calabria e Catanzaro sono le province con un' incidenza
più bassa.
Catanzaro è la Provincia dove sembra più difficile trovare lavoro autonomo e quindi
alle dipendenze, mentre Cosenza e Crotone hanno invece minore frequenza di
lavoratori dipendenti.
La terziarizzazione trova maggiormente spazio nelle Province di Cosenza, che ha la
Provincia demograficamente più grande e la stessa Catanzaro, capoluogo di Regione
e Reggio Calabria.
Al contrario Vibo e Crotone sono le Province meno terziarizzate e con più alta
incidenza dell’agricoltura e dell’industria.
79,5
45,7
Catanzaro
78,9
36,9
Reggio
Calabria
83,1
Crotone
Vibo Valentia
ITALIA
36,2
83,5
50,5
60,8
31,9
33,5
81,8
46,6
57,6
42,7
37,7
40,2
85,5
52,8
62,7
78,6
49,5
49,3
51,1
88,6
59,6
67,4
79,9
42,3
40,1
36,4
83,1
51,2
61,6
70,9
24,6
19,8
24,4
84,0
37,6
51,3
Tab. 2.14 Occupati in complesso settore e posizione nella professione regione e provincia
Anno 2009 (dati in migliaia) - fonte Istat Agricoltura
REGIONI E
PROVINCE
di cui:
costruzioni
Industria
Servizi
Totale
Calabria
44
12
56
80
30
109
35
13
48
304
117
421
428
158
586
Cosenza
17
6
23
28
10
38
14
4
18
113
46
160
158
62
221
Catanzaro
4
2
6
18
7
25
8
2
11
66
21
87
88
30
118
Reggio Calabria
14
[1]
15
20
8
28
7
5
12
83
31
115
117
41
158
Crotone
5
2
6
7
2
9
3
1
4
18
8
27
29
12
42
Vibo Valentia
4
1
5
7
2
10
3
1
4
23
9
32
35
13
47
ITALIA
17
37,9
Totale
Reggio
Calabria
Cosenza
23.025
47,3
Inipendenti
34,5
5.748
60,4
61,4
Dipendenti
118
51,3
17.277
43
84,1
Totale
75
38,1
15.436
Catanzaro
37,9
Inipendenti
44,0
3.886
31,0
Dipendenti
57,1
MASCHI E FEMMINE
11.550
221
43,4
Totale
78
80,3
4.771
143
Calabria
Inipendenti
Cosenza
Totale
672
43,1
Totale
15-64 anni
Dipendenti
30,2
55 anni e
oltre
4.099
56,2
45 - 54
anni
Totale
586
35 - 44
anni
6.715
206
25 - 34
anni
Inipendenti
380
15 - 24
anni
REGIONI E
PROVINCE
1.403
Maschi e
Femmine
Dipendenti
Femmine
5.312
CALABRIA
ITALIA
Maschi
Totale
Femmine
874
Maschi
Inipendenti
Tasso di attività (15-64 anni)
Maschi e
Femmine
459
Forze di lavoro
Tab 2.13 Tasso di inattività per classe di età, sesso, regione e provincia
Dipendenti
REGIONI E
PROVINCE
415
Anno 2009 (dati in migliaia e in percentuale) - fonte Istat
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Anche la disoccupazione presenta differenziazioni considerevoli da Provincia
a Provincia, dove i tassi più elevati si registrano nelle province di Vibo Valentia
(12,9%)al contrario il tasso più basso si registra a Cosenza(10,9%) e Reggio Calabria
(11,3%) e Catanzaro (11,3%).
Le differenze tra Province nella domanda di lavoro si fanno più marcate a seconda
delle differenti fasce d’età., Reggio Calabria e Vibo risultano le Province meno
virtuose per la fascia d’età dei giovani tra i 15-24 , mentre Cosenza quella più
virtuosa con il 28,5%.
Tab 2.15 Persone in cerca di occupazione e tasso di disoccupazione per sesso, regione e
provincia - Anno 2009 (dati in migliaia e in percentuale) * - fonte Istat REGIONI E
PROVINCE
Persone in cerca di occupazione
Tab 2.16 Tasso di disoccupazione per sesso, classe di età, regione e provincia
Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat Maschi
Tasso di disoccupazione
REGIONI E
PROVINCE
Femmine
15-24
anni
25
anni e
oltre
Totale
Calabria
27,1
8,5
Cosenza
21,4
7,9
Catanzaro
31,6
Reggio Calabria
30,3
24,4
Maschi e Femmine
15-24
anni
25
anni e
oltre
Totale
15-24
anni
25
anni e
oltre
Totale
9,9
39,8
11,7
13,9
31,8
9,7
11,3
8,9
39,2
12,4
14,5
28,5
9,6
10,9
8,5
10,3
33,8
11,4
12,9
32,3
9,6
11,3
9,2
10,6
37,7
10,7
12,6
33,0
9,7
11,3
8,5
10,3
44,6
12,3
16,2
30,7
9,6
12,0
Maschi
Femmine
Maschi e
Femmine
Maschi
Femmine
Maschi e
Femmine
CALABRIA
42
33
75
9,9
13,9
11,3
Cosenza
14
13
27
8,9
14,5
10,9
Catanzaro
9
6
15
10,3
12,9
11,3
Reggio
Calabria
12
8
20
10,6
12,6
11,3
Crotone
3
2
6
10,3
16,2
12,0
Crotone
Vibo Valentia
4
3
7
11,0
16,0
12,9
Vibo Valentia
33,6
9,2
11,0
52,7
12,0
16,0
41,9
10,2
12,9
1.000
945
1.945
6,8
9,3
7,8
ITALIA
23,3
5,5
6,8
28,7
7,8
9,3
25,4
6,4
7,8
ITALIA
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
2.4. I dati derivanti dalle Comunicazioni Obbligatorie
Questa parte del lavoro è dedicata allo studio delle fonti amministrative. L’analisi di
questi dati permette di trarre delle interessanti considerazioni sulla natura,
sulla tipologia e sulle caratteristiche del lavoro regolare che possono essere
estremamente utili per la compressione del funzionamento del mercato del
lavoro regolare e delle sue forme non regolari.
Le statistiche amministrative rivestono un importanza fondamentale nell’analisi del
mercato del lavoro perché permettono innanzitutto di avere dati reali e non frutto di
indagini campionarie e poi perché permettono di avere dati in tempo reale. Azienda
Calabria Lavoro, può utilizzare in modalità autonoma i dati offerti dal SIL (Sistema
Informativo Lavoro) e questa possibilità da all’azienda un capacità di monitoraggio e
di analisi molto fine e approfondita. Il sistema delle comunicazioni obbligatorie su
cui si basano questi dati è regolamentato da quanto disposto “dall’articolo 4-bis del
D.Lgs. n. 181/2000, così come modificato dall’art. 1, comma 1184 della L. 296/2006,
che prevede che i datori di lavoro pubblici e privati effettuino le comunicazioni di
instaurazione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro, avvalendosi
dei servizi informatici messi a disposizione dai servizi competenti.
Viene, pertanto, istituito il “Servizio informatico C.O.”, che si basa sulla interoperabilità
dei sistemi locali realizzati dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e
Bolzano, secondo gli standard tecnologici definiti con il decreto previsto dal citato
art. 1 comma 1184, della Legge Finanziaria 2007.
Il Decreto Interministeriale 30 ottobre 2007 introduce una regolamentazione
organica, definendo i moduli di comunicazione, i dizionari terminologici, le modalità
di trasmissione e di trasferimento dei dati.
Recentemente la normativa è stata parzialmente modificata in quanto, con l’entrata
in vigore nell’art. 16-bis, commi 11 e 12 del D.L. n. 185 del 29 novembre, convertito,
con modificazioni nella legge 29 gennaio 2009, n. 2, il rapporto di lavoro domestico va
comunicato all’INPS e i servizi informatici riceveranno le informazioni per il tramite
del nodo di coordinamento nazionale”. I dati qui riportati sono tratti dal modello
Unificato Lav che è “il modulo mediante il quale tutti i datori di lavoro pubblici e
privati, di qualsiasi settore (ad eccezione delle agenzie per il lavoro, relativamente ai
rapporti di somministrazione) adempiono all’obbligo di comunicazione dell’assunzione
dei lavoratori, della proroga, trasformazione e cessazione dei relativi rapporti di lavoro,
direttamente o tramite i soggetti abilitati.
17
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Nel dettaglio, il modulo Unificato Lav consente la gestione delle comunicazioni inerenti:
• instaurazione di rapporto di lavoro;
• proroga di rapporto di lavoro;
• trasformazione di rapporto di lavoro;
• distacco;
• trasferimento del lavoratore;
• cessazione del rapporto di lavoro”.
Nelle tabelle successive sono riportati i dati tratti dalle Comunicazioni Obbligatorie
per le Circoscrizioni territoriali della Calabria.
Tab. 2.17 Avviati UNILAV per Circoscrizione anno 2010 - Fonte Azienda Calabria Lavoro
Centri per l’Impiego
cosenza
paola
castrovillari
corigliano c.
rossano
catanzaro
lamezia t.
soverato
reggio c.
bagnara calabra
villa san giovanni
locri
gioia tauro
melito p.s.
polistena
palmi
caulonia
bovalino
crotone
cirò marina
vibo valentia
totale
maschi
femmine
totale
13.813
6.377
7.268
15.887
9.282
8.620
7.800
3.436
7.031
519
839
4.024
8.158
2.532
3.317
3.743
1.871
6.22
8.680
3.166
13.690
136.975
13.469
7.063
5.968
14.077
6.495
9.357
7.160
3.328
6.777
608
893
3.312
8.340
1.481
2.941
2.584
1.566
3.741
8.887
2.942
10.009
120.998
27.282
13.440
13.236
29.964
15.777
17.977
14.960
6.764
13.808
1.127
1.732
7.336
16.498
4.013
6.258
6.327
3.437
10.663
17.567
6.108
23.699
257.973
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Tab.2.18 Cessati UNILAV per SIL anno 2010 - Fonte Azienda Calabria Lavoro
Tab.2.19 Motivo Cessazione UNILAV per Circoscrizione - anno 2010
Fonte Azienda Calabria Lavoro
Centri per l’Impiego
maschi
femmine
totale
cosenza
paola
castrovillari
corigliano c.
rossano
catanzaro
lamezia t.
soverato
reggio c.
bagnara calabra
villa san giovanni
locri
gioia tauro
melito p.s.
polistena
palmi
caulonia
bovalino
crotone
cirò marina
vibo valentia
totale
6.034
2.609
2.796
4.686
2.002
3.056
2.876
1.004
3.510
188
332
1.206
2.542
665
798
745
539
716
2.667
807
3.057
42.835
8.719
4.160
3.134
7.041
2.739
5.285
4.041
1.562
4.866
525
528
1.665
3.946
729
1.414
1.173
703
880
4.625
1.343
4.805
63.884
14.753
6.769
5.930
11.727
4.741
8.341
6.917
2.566
8.376
713
860
2.871
6.488
1.394
2.212
1.918
1.242
1.596
7.292
2.150
7.862
106.719
17
Motivo
cessazione
AL - ALTRO
CA CESSAZIONE ATTIVITÀ
2010 F TD
2010 F TI
2010 M TD
2010 M TI
Totale
6.553
2.518
7.101
5.396
21.568
309
866
280
1.324
2.779
24
255
44
213
536
DG - DIMISSIONI
GIUSTA CAUSA
173
257
114
362
906
DI - DIMISSIONI
DE - DECESSO
5.212
6.932
6.221
12.509
30.874
DP - DIMISSIONE
DURANTE IL PERIODO
DI PROVA
86
67
116
88
357
DS - DECADENZA
DAL SERVIZIO
87
14
75
26
202
LA - LICENZIAMENTO
PER GIUSTIFICATO
MOTIVO OGGETTIVO
1.714
3.863
2.370
10.849
18.796
LB - LICENZIAMENTO
PER GIUSTIFICATO
MOTIVO SOGGETTIVO
435
227
626
480
1.768
LC - LICENZIAMENTO
COLLETTIVO
413
472
608
1.729
3.222
LG - LICENZIAMENTO
GIUSTA CAUSA
1.876
880
1.837
1.888
6.481
LI - LICENZIAMENTO
INDIVIDUALE
0
1.042
0
235
1.277
MT - MODIFICA DEL
TERMINE INIZIALMENTE
FISSATO
6.231
33
5.879
18
12.161
PE - PENSIONAMENTO
35
1.090
38
1.595
2.758
PP - MANCATO
SUPERAMENTO DEL
PERIODO DI PROVA
236
151
392
337
1.116
RC - RISOLUZIONE
CONSENSUALE
600
184
562
572
1.918
23.984
18.851
26.263
37.621
106.719
TOTALE
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Tab.2.20 Naturalmente cessati UNILAV per Circoscrizione anno 2010
Fonte Azienda Calabria Lavoro
Centri per l’Impiego
cosenza
paola
castrovillari
corigliano c.
rossano
catanzaro
lamezia t.
soverato
reggio c.
bagnara calabra
villa san giovanni
locri
gioia tauro
melito p.s.
polistena
palmi
caulonia
bovalino
crotone
cirò marina
vibo valentia
totale
maschi
femmine
totale
14.311
5.845
7.109
15.835
9.999
9.289
7.334
3.708
6.128
413
803
3.618
7.347
2.143
3.377
3.567
1.781
6.768
9.672
3.269
14.327
136.643
8.806
4.302
5.307
11.019
5.448
6.405
4.517
3.026
3.565
386
654
1.993
6.750
935
2.066
2.054
1.141
3.283
6.418
2.167
7.329
87.571
23.117
10.147
12.416
26.854
15.447
15.694
11.851
6.734
9.693
799
1.457
5.611
14.097
3.078
5.443
5.621
2.922
10.051
16.090
5.436
21.656
224.214
Da questi dati si evince che un effetto della crisi è il notevole aumento dei contratti
a tempo determinato, una modalità sempre più utilizzata dalle aziende che sanno di
non poter investire nel lungo termine,
Dunque le donne, già presenti sul mercato del lavoro in maniera esigua, rispetto agli
uomini, hanno ulteriormente perso nuove opportunità lavorative.
Mentre per gli uomini l’occupazione a termine appare maggiormente legata alla fase
di ingresso nel mercato del lavoro (si pensi ad esempio, all’apprendistato o al lavoro
stagionale che costituiscono i motivi principali per lo svolgimento di un lavoro a
termine per la componente maschile) per le donne invece , le causali principali
dell’utilizzo del lavoro a termine sembrerebbero essere il lavoro occasionale (anche
per sostituzione) e l’occupazione di posti vacanti per la maggiore parte in settori
quali l’istruzione, sanità e servizi sociali, settori ad elevata femminilizzazione.
Si può dedurre che le imprese, ma anche la P.A. , per superare questo momento di
grave difficoltà, hanno privilegiato queste forme di contratti a tempo determinato in
linea con il resto delle regioni Italia.
Dall’analisi di questi dati si può verificare come nel 2010 il mercato del lavoro calabrese
sia caratterizzato da una grande mobilità. Gli avviati e i cessati rappresentano più di
un terzo delle forze lavoro calabresi, cosa che mette in evidenza, come già detto, il
fatto che il mercato del lavoro calabrese sia in gran parte caratterizzato da lavoro a
tempo determinato, da collaborazioni coordinate e continuative e da lavoro precario.
Le forti fluttuazioni di avviati e cessati sono il segno evidente di un mercato del lavoro
in cui i lavori a termine sono comparabili con quelli a tempo indeterminato. Ciò pone
problemi nuovi per le politiche del lavoro che non possono più essere orientate avendo
a riferimento il cosiddetto posto fisso. Questa struttura del mercato del lavoro è
sicuramente più flessibile e nel contempo più precaria. La flessibilità è sicuramente un
fatto positivo e con essa può essere spiegata la tenuta occupazionale della Calabria
rispetto alle altre regioni in un periodo di crisi, ma la precarietà del lavoro impone un
sforzo di programmazione politica diversa. Il disoccupato non è il licenziato o il
cassaintegrati, rispetto al quale vi sono degli strumenti di tutela abbastanza consolidati.
Occorre immaginare politiche e strumenti nuovi per poter sfruttare i benefici della
flessibilità, evitando i rischi che sono insiti nella precarietà. Il quadro che viene fuori
da questi dati è quello di un mercato molto mobile, che va governato e regolato con
cura. E’ questa dinamica e questa flessibilità il motivo della tenuta occupazionale della
Calabria nel periodo della Crisi.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Appendice metodologica
Complesso è il caso delle misurazione dell’economia sommersa e del lavoro non
regolare perché in questo caso alle difficoltà presenti nella misurazione di fenomeni
sociali si aggiunge il fatto che questi tipi di fenomeni sono per definizioni poco
osservabili perché i soggetti tendono a non rilevare, anzi a nascondere le loro
azioni.
L’econometria nel tentativo di misurare le variabili economiche può far uso di diverse
metodologie che possono per semplicità essere classificate in due grandi categorie:
metodi diretti e metodi indiretti.
I metodi diretti sono essenzialmente basati su indagini sul campo. Queste indagini sul
campo possono essere più o meno estese e dettagliate, ma alla fine risentono, nel
caso dell’economia non regolare, di un problema di fondo a cui si è precedentemente
accennato, quello dell’impossibilità di individuare l’universo di riferimento.
Va poi anche detto che le indagini dirette sono costose, soprattutto se progettate
per ottenere dei risultati che siano statisticamente significativi. Nei casi in cui non è
possibile indagare su campioni significativi possono essere utili delle indagini esplorative,
che solo apparentemente possono sembrare poco scientifiche.
Il metodo della “palla di neve”, ad esempio, può fornire delle buone informazioni che
possono essere poi molto utili per ulteriormente affinare la ricerca. Una delle prime
lezioni di tecnica della misurazione consiste nel far comprendere agli studenti che
prima ancora di porsi il problema dell’accuratezza della misura e dell’errore
di misurazione occorre porsi il problema dello strumento di misura più utile
da usare. Più fine è lo strumento, maggiore sarà la possibilità di commettere
errori. Nessuno penserebbe di misurare la lunghezza di un tavolo con un teodolite, è sufficiente un metro. L’uso del teodolite, oltre che più costoso, sarebbe
maggiormente esposto ad errori di misurazione e, oltretutto, di nessuna utilità
pratica. Nella vita comune l’errore di più o meno un centimetro nella misura di
un tavolo è più che sufficiente. Questo semplice principio è valido anche nella
ricerca sociale, anche se spesso poco applicato. Lo strumento di misura deve essere
scelto in base all’accuratezza del dato che si vuole ottenere.
Se l’obiettivo è ottenere un’indagine esplorativa, non è di nessuna utilità preoccuparsi
eccessivamente delle significatività dei campioni.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
I metodi indiretti cercano, invece, di indagare i fenomeni legati all’irregolarità dell’economia
attraverso lo studio dell’andamento di variabili fortemente correlate o che si presume
siano fortemente correlate con l’irregolarità.
I più significativi citati in letteratura sono i seguenti:
• Discrepanza fra spesa e reddito
• Discrepanza fra forza di lavoro reale e ufficiale
• Metodi basati sulle analisi della tassazione
• Modelli econometrici
• Metodi degli input fisici
• Metodo degli indicatori dinamici multipli
• Metodi basati su variabili monetarie
Questi metodi, alcuni dei quali molto formalizzati e di grande eleganza formale,
risentono ovviamente della limitazione che essendo delle stime indirette dipendono
dal grado di correlazione fra il fenomeno osservato e l’irregolarità, cosa che è
generalmente diversa nel tempo e nei diversi contesti territoriali. Questi risultati
sono quindi difficilmente confrontabili temporalmente e spazialmente.
Nei paragrafi successivi presenteremo le fonti di dati che saranno utili per indagare
.sul fenomeno dell’economia non regolare e sul funzionamento del Mercato del
Lavoro.
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L’approccio basato sulle fonti amministrative:
Il caso dei dati Inps
Quando si studia l’evoluzione strutturale di un sistema di imprese, occorre dotarsi
di dati che abbiano una coerenza ed una robustezza sia spaziale, che temporale. Una
prima fonte è costituita dall’archivio delle imprese dell’INPS. Questo è basato sulle
informazioni derivanti dai moduli DM10M che le imprese devono inviare con cadenza
mensile, quando adempiono i loro obblighi contributivi. Questa banca dati è stata
finora usata prevalentemente in ricerche relative al funzionamento del mercato del
lavoro.
L’archivio presenta alcuni pregi che possono essere individuati nella relazione che
esiste fra posizione contributiva e operatività dell’impresa. Le imprese, cioè, che fanno
parte di questo universo sono sicuramente attive e non esistono solo sulla carta. I
difetti di questo archivio sono invece da ricercarsi nell’eccessiva selezione che questo
criterio pone nei confronti di tante imprese, con fatturati tutt’altro che trascurabili,
soprattutto nel settore dei servizi, che non avendo lavoratori dipendenti rimangono
fuori dall’universo.
Per completare il quadro dei dati INPS occorre avere informazioni relative ai lavoratori
autonomi. L’aggiunta di questo dato serve a rendere confrontabili i dati dell’archivio
INPS con quello degli altri archivi. Da questo dato possiamo inoltre avere delle
informazioni circa i collaboratori familiari.
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La Banca dati ASIA
“La prima fase del censimento è stata rappresentata dalla costruzione dell’Archivio
Statistico delle Imprese Attive (ASIA) e dalla verifica delle sue caratteristiche. ASIA
è una banca dati creata dall’ISTAT in ottemperanza al Regolamento n. 2186/93 del
Consiglio dell’Unione europea. L’ISTAT, per fini esclusivamente statistici, ha realizzato
ASIA a partire dall’Anagrafe Tributaria, dal Registro delle imprese, dagli archivi
dell’INPS e dell’INAIL, dall’archivio delle utenze elettriche “non domestiche”
dell’ENEL; le informazioni di carattere amministrativo sono state poi arricchite
da quelle provenienti dalle rilevazioni dell’ISTAT, in modo tale da evitare di richiedere
alle imprese informazioni già fornite in precedenti occasioni.
Come ogni altra elaborazione di carattere statistico effettuata dagli uffici del Sistema
Statistico Nazionale, l’archivio ASIA non è accessibile da operatori esterni al Sistema
e non può essere utilizzato per finalità diverse da quelle statistiche: gli operatori
economici sono, quindi, rigorosamente tutelati rispetto al segreto statistico ed alla
privacy.
valore straordinariamente elevato per operazioni di questa complessità.
L’ampia utilizzazione di informazioni già esistenti ha consentito di contenere i costi
di realizzazione del censimento, di ridurre al minimo le operazioni sul territorio,
di alleggerire l’onere statistico posto sulle imprese e di garantire una notevole
tempestività. nel rilascio dei dati, che avviene a meno di tre mesi dalla fine delle
operazioni di rilevazione.
D’altra parte, il censimento ha permesso di valutare l’ottima qualità, dal punto di vista
statistico, dell’archivio ASIA, il quale verrà ora aggiornato annualmente, consentendo
di seguire tempestivamente l’evoluzione della struttura produttiva del paese.
(Da Note Rapide ISTAT del 18 dicembre 1996)
La verifica delle caratteristiche dell’archivio è avvenuta mediante una rilevazione
diretta, in parte totale e in parte campionaria, sulle unità. Incluse nell’archivio stesso.
In particolare, 530.000 imprese hanno ricevuto un questionario già parzialmente
compilato sulla base delle informazioni contenute in ASIA, hanno controllato i dati
e hanno modificato ed integrato quelli inesatti o incompleti; quindi, hanno spedito
il questionario ad uno degli oltre 120 centri di rilevazione diffusi sul territorio
nazionale, rappresentati dagli uffici centrali e regionali dell’ISTAT e dagli uffici di
censimento delle Camere di Commercio. Gli operatori di questi centri hanno
interagito per alcuni mesi attraverso una rete territoriale informatica che ha
collegato, su tutto il territorio nazionale, circa 400 postazioni di lavoro: ciascun
operatore ha avuto accesso ad una banca dati centrale, nella quale, mediante una
procedura controllata di registrazione, ha riversato i dati contenuti nei questionari.
Queste operazioni sono state sottoposte ad un monitoraggio continuo in grado
di fornire in tempo reale, all’ISTAT e a ciascun centro di rilevazione, la situazione
delle varie fasi di lavorazione. Il sistema ha fornito anche le informazioni necessarie
per condurre la ricerca delle imprese non rispondenti sul territorio, cosicché,
la rilevazione ha conseguito un tasso di risposta complessivo pari al 95%, un
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I dati delle rilevazioni trimestrali dell’Istat sulle forze lavoro
“Le stime mensili sono prodotte a distanza di circa 30 giorni dalla fine del mese
di riferimento, in forma provvisoria, basate su una parte consistente del campione
mensile coinvolto nella rilevazione (circa 21 mila famiglie, pari a quasi 49 mila individui,
per il mese di febbraio), contestualmente alla diffusione dei dati mensili sulla disoccupazione
europea da parte di Eurostat.
Quando le informazioni dell’intero trimestre sono disponibili (a circa 90 giorni dal
trimestre di riferimento) vengono rivisti anche i dati mensili. Si precisa comunque che
tutte le serie storiche mensili sono a tutt’oggi provvisorie, poiché la metodologia di
stima è tuttora in corso di affinamento.
Ogni trimestre vengono intervistate circa 70 mila famiglie (circa 175 mila individui)
residenti in 1.246 comuni distribuiti in tutte le province del territorio nazionale. Il
campione trimestrale è uniformemente ripartito tra i 3 mesi, tenendo conto del
numero di settimane che compongono ciascun mese (rispettivamente 4 o 5). Il mese
di riferimento è composto dalle settimane, da lunedì a domenica, che cadono per
almeno quattro giorni nel mese di calendario.
Il mese di febbraio 2011 va da lunedì 31 gennaio a domenica 27 febbraio; il quarto
trimestre 2010 va dal 4 ottobre 2010 al 2 gennaio 2011.
Tutti i comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore ad una soglia per
ciascuna provincia, detti autorappresentativi, sono presenti nel campione in modo
permanente. I comuni la cui popolazione è al di sotto delle soglie, detti non autorappresentativi, sono raggruppati in strati. Essi entrano nel campione attraverso
un meccanismo di selezione casuale che prevede l’estrazione di un comune non
autorappresentativo da ciascuno strato. Per ciascun comune viene estratto dalla
lista anagrafica un campione casuale semplice di famiglie.
L’unità di rilevazione è la famiglia di fatto, definita come insieme di persone coabitanti,
legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi.
L’intervista alla famiglia viene effettuata con tecnica Capi (Computer assisted personal
interview) e Cati (Computer assisted telephone interview).
In generale le informazioni vengono raccolte con riferimento alla settimana che precede
l’intervista.
Ogni famiglia viene intervistata per due trimestri consecutivi; segue un’interruzione
per i due successivi trimestri, dopodiché essa viene nuovamente intervistata per altri
due trimestri.
Complessivamente, rimane nel campione per un periodo di 15 mesi. Considerando
che le transizioni dall’inattività all’occupazione degli individui di età superiore ai 74
anni sono pressoché nulle, per evitare la molestia statistica su questo target di
popolazione, dal 1 gennaio 2011, le famiglie composte da soli ultra 75-enni inattivi
non vengono reintervistate. Questa innovazione sarà oggetto di costante monitoraggio
e potrà essere rivista in presenza di tassi di transizione significativi.
Taluni quesiti della rilevazione, a motivo della difficoltà nella risposta da fornire o della
sensibilità dell’argomento trattato, prevedono la facoltà di non rispondere.
I dati assoluti rilevati dall’indagine, elaborati all’unità, vengono arrotondati alle migliaia
nei valori e nelle variazioni assolute. Le variazioni sono calcolate sui dati all’unità e
non su quelli arrotondati alle migliaia. Nelle variazioni percentuali e nei tassi nonché
nelle differenze in punti percentuali l’arrotondamento è al primo decimale. Le variazioni
in punti percentuali tra i tassi vengono calcolate sui tassi con tutti i decimali prima di
essere approssimate.
La popolazione di riferimento è costituita da tutti i componenti delle famiglie residenti
in Italia, anche se temporaneamente all’estero. Sono escluse le famiglie che vivono
abitualmente all’estero e i membri permanenti delle convivenze (istituti religiosi,
caserme, ecc.). La popolazione residente comprende le persone, di cittadinanza
italiana e straniera, che risultano iscritte alle anagrafi comunali.
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Glossario
• Forze di lavoro: comprendono le persone occupate e quelle disoccupate.
• Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:
svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo
monetario o in natura;
hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella
quale collaborano abitualmente;
sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia).
I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre
mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione.
Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati
occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari
sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.
• Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che:
hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane
che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare
un’attività autonoma) entro le due settimane successive;
oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero
disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive,
qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.
• Inattivi: comprendono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero
quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione.
• Tasso di occupazione: rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione
di riferimento.
• Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le
corrispondenti forze di lavoro.
• Tasso di inattività: rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e
la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di inattività e del
tasso di attività è pari al 100%.
• Dato destagionalizzato: dato depurato dalla stagionalità.
• Variazione congiunturale: variazione rispetto al trimestre precedente.
• Variazione tendenziale: variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente.
Da Istat: “ Statistiche Flash” - Roma, 2011
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3. Il sommerso in Calabria 1
3.1. Introduzione
L’analisi del mercato occupazionale non può prescindere da un fenomeno tanto
problematico quanto controverso quale è quello del lavoro non regolare e
sommerso, tema che interessa molti paesi sviluppati ma che è da tempo divenuto
una caratteristica rilevante e purtroppo strutturale nell’economia italiana.
Secondo le ultime statistiche ufficiali fornite dall’Istituto Nazionale di Statistica
(2008) l’economia sommersa italiana ha prodotto un valore aggiunto compreso
tra un minimo di 255 e un massimo di 275 miliardi di euro con incidenza sul Pil
compresa tra il 16,3% ed il 17,5%, mentre nell’ideale classifica regionale negativa,
al primo posto spicca la Calabria con un tasso di irregolarità lavorativa del 24%
ed un fatturato sommerso di oltre 5,5 miliardi di euro2 .
Il lavoro sommerso e irregolare è dunque un fenomeno complesso e variegato, che si
manifesta in misure differenti e con caratteristiche differenziate per territorio e per settori
produttivi. Su quest’ultimo punto occorre evidenziare, ai fini anche del presente
studio, le differenze sostanziali del lavoro sommerso tra nord e sud. Le imprese del
nord si caratterizzano per la prevalente diffusione di forme di lavoro sommerso di
convenienza, nelle quali la collusione tra datore e lavoratore prende forma di lavoro
grigio: l’irregolarità è parziale ed i soggetti spesso sono già tutelati dal punto di vista
previdenziale ed assicurativo.
Nella maggior parte dei casi l’irregolarità consiste nella corresponsione fuori della
busta paga di straordinari e di altre componenti della retribuzione.
Il lavoro nero, invece, nelle imprese settentrionali si concentra quasi esclusivamente
tra gli immigrati clandestini. Al sud, prima ancora che di convenienza si deve parlare
di sopravvivenza, laddove la gran parte delle imprese sceglie le (illecite) convenienze
economiche del sommerso per evitare la chiusura delle strutture produttive, non
essendo in grado di sostenere gli oneri legali connessi all’imposizione fiscale ed
al costo del lavoro. Inoltre il lavoro sommerso nel Mezzogiorno si caratterizza per
la presenza di lavoro irrgolare in senso stretto, in misura pari a circa il triplo di
quello normalmente presente nei paesi industrializzati.
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Ad accentuare questa differente impostazione del sommerso sul territorio nazionale e ad aggravare ulteriormente la già precaria situazione delle imprese del
Sud, concorrono in varia misura altri fattori quali: l’eccesso di offerta di lavoro
rispetto alla domanda, un prezzo legale del lavoro significativamente più elevato di
quello di equilibrio, l’influenza sul territorio delle grandi organizzazioni criminali,
la commistione tra attività sommerse ed attività illecite, la presenza di immigrati,
la disoccupazione, la depressione economica.
In questo contesto, aggravato dalla recente crisi economica globale e da un conseguente forte incremento della disoccupazione, s’innesta ancora una volta l’annosa
questione del lavoro minorile, da sempre utilizzato come massiccio supporto a
buon mercato per le principali attività produttive, soprattutto per quelle che
rappresentano l’economia irregolare e sommersa, quel mondo produttivo, che
come è noto sfugge ai censimenti ed ai controlli ufficiali e che pure rappresenta la
fonte di sopravvivenza per decine di migliaia di famiglie.
In questo universo di soprusi e di sopraffazioni, i primi a cadere nella rete del lavoro nero
sono i minori, con la complicità delle famiglia, per le quali anche il misero guadagno
dei loro figli rappresenta una boccata d’ossigeno per sostenere la disastrosa economia
familiare. Considerato che la morsa della disoccupazione attanaglia soprattutto il Mezzogiorno d’Italia, è proprio nelle regioni del Sud che si registra il più elevato numero di
ragazzi sottratti alla scuola dell’obbligo fin dalla più tenera età ed avviati a mortificanti
e spesso inumane forme di sfruttamento nei luoghi di lavoro, malsani e pericolosi.
La scuola combatte una dura battaglia contro queste deleterie forme di evasione scolastica
e, molto di frequente è costretta ad operare da sola avvalendosi di strumenti visibilmente
inadeguati rispetto alla complessità dei problemi.
Il problema del lavoro minorile è estremamente complesso e non può essere avviato
a soluzione senza l’azione energica e coordinata di tutte quelle forze istituzionali e
sociali. Queste ed altre tematiche, attraverso dei focus di approfondimento, sono state
poste al centro della presente indagine al fine di conoscere percezioni, opinioni e
punti di vista degli imprenditori calabresi sul fenomeno del lavoro irregolare.
1
I paragrafi 3.1 - 3.10 di questo Capitolo sono la sintesi di una ricerca condotta da Demoskopika per la Commissione
Regionale per l'Emersione.
2
Stime della Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare. Per calcolare le stime
del 2009, sono stati presi in considerazione: l’andamento provvisorio, per il 2009, del PIL nelle Regioni italiane dei conti
economici regionali dell’Istat, le rilevazioni trimestrali delle forze lavoro dell’Istat, la proxy di irregolarità elaborata
dalla Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare.
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Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.2. La percezione generale del fenomeno
Quando si parla di lavoro nero a livello di micro-area i sistemi di valutazione sono
talmente complessi da non rendere facile ricostruire una situazione attinente alla
realtà. La difficoltà di analizzare il lavoro sommerso per micro-area, utilizzando delle
stime ufficiali, impone la ricerca di vie alternative che prendano le mosse da una
analisi sociale del fenomeno. Si tratta, in poche parole, di capire quale sia nell’universo
sociale il ruolo svolto dal lavoratore in nero e quali siano le esigenze aziendali che si
trovano all’origine del suo reclutamento. È su questa linea che si muove il presente studio
teso a rilevare opinioni e atteggiamenti delle imprese calabresi sul lavoro sommerso
con particolare riguardo a: livello di diffusione, cause ed effetti, forme e tipologie di
manifestazione, lavoro sommerso minorile, azioni di contrasto e percorsi di emersione
verso la regolarità e legalità. L’indagine si apre con una domanda diretta a rilevare la
percezione generale sul livello di diffusione e sulle caratteristiche del fenomeno. Il
dato che emerge non è molto confortante.
Per il 44,6% delle imprese calabresi intervistate, il lavoro sommerso nella propria
zona è da considerarsi “molto diffuso e strutturale”, dunque, molto radicato nel territorio
e “normalizzato” che pervade il complesso dei settori economici. Una percentuale
minore, il 21,6%, invece, è convinta che è principalmente un fenomeno di tipo “ciclico”
legato per lo più agli andamenti stagionali, settoriali e locali del mercato del lavoro
regionale. Sul fronte opposto, una quota ragguardevole pari al 26,5%, pensa che sia
“presente solo marginalmente” (16,4%) o addirittura che sia “assolutamente irrilevante”
(10,1%).
Da rilevare, infine, una percentuale non trascurabile di imprenditori, pari al 7,3%,
che non vuole o non sa fornire alcuna risposta in merito. Il dato complessivo ci dice,
dunque, che per ben 2 su imprenditori su 3 (66,2%) il lavoro nero è una “costante”,
strutturale soprattutto, e ciclica dell’economia locale.
TABELLA 3.1 Secondo Lei il lavoro nero nella sua zona è…
Anno 2010 - Valori percentuali
modalità di risposta
Molto diffuso e strutturale
Ciclico legato agli andamenti stagionali
Presente solo marginalmente
Assolutamente irrilevante
Non sa/non risponde
Totale
Fonte: Demoskopika
%
44,6
21,6
16,4
10,1
7,3
100,0
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 3.1
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.2
Il lavoro nero nella sua zona è…
Anno 2010
Valori percentuali
Valori percentuali
Assolutamente
irrilevante
10,1%
Secondo Lei il lavoro nero nella sua zona è… per settore
Anno 2010
Non sa/non risponde
7,3%
modalità di risposta
Molto diffuso e
strutturale
44,6%
Presente solo
marginalmente
16,4%
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Molto diffuso e strutturale
30,6
48,1
57,5
46,1
43,5
Ciclico legato agli andamenti
stagionali
38,8
18,5
20,0
15,7
20,3
Presente solo marginalmente
14,3
18,5
17,5
15,7
17,4
Assolutamente irrilevante
8,2
14,8
5,0
11,8
10,1
Non sa/non risponde
8,2
10,8
8,7
100,0
100,0
Totale
Ciclico o legato
agli andamenti
stagionali
16,4%
Settore di appartenenza
Agricoltura
100,0
100,0
100,0
Fonte: Demoskopika
Fonte: Demoskopika
L’analisi dei dati rilevati per settore di appartenenza evidenzia un’opinione più decisa
per le aziende edili nel sostenere che sia molto diffuso e strutturale (57,5%), seguono,
con valori di poco inferiori, il settore industriale (48,1%), il commercio (46,1%) i
servizi (43,5%), e infine l’agricoltura (30,6%). Come è facile intuire, quest’ultimo settore
ritiene invece in misura maggiore che sia un fenomeno ciclico legato agli andamenti
stagionali (38,8%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.3. Conoscenza diretta, aspetti e caratteristiche della diffusione del sommerso
Passando dalla percezione della diffusione del fenomeno ad una conoscenza più diretta
dello stesso, è stato chiesto agli intervistati se erano a conoscenza di imprenditori del
proprio settore che si avvalessero di lavoro nero o grigio. Ben il 42,5% confessa di
essere a conoscenza di imprenditori che impiegano risorse lavorative non dichiarate
o irregolari, di questi il 22,3% ammette di conoscere da 1 a 3 realtà aziendali, il 9,1%
meno di 10, e l’11,1% oltre 10 che utilizzano il sommerso.
Quasi una stessa percentuale, il 43,2%, fa sapere, invece, che non è a conoscenza di
alcun “collega” che impiega lavoratori in nero o in grigio. Infine, importante anche il
dato di quanti ritengono di non rispondere, il 14,3%.
Fig. 3.2
Conoscenza imprese che utilizzano lavoro nero o grigio
Anno 2010
Valori percentuali
Non sa/non risponde
14,3%
Oltre 10
11,1%
Nessuna
43,2%
Meno di 10
9,1%
TABELLA 3.3 Quante imprese del suo settore conosce che utilizzano lavoro nero o grigio?
Anno 2010
Da 1 a 3
22,3%
Valori percentuali
modalità di risposta
Nessuna
Da 1 a 3
Meno di 10
Oltre 10
Non sa/non risponde
Totale
%
43,2
22,3
9,1
11,1
14,3
100,0
Fonte: Demoskopika
Interessante appare l’analisi che risulta dall’incrocio tra la conoscenza diretta e la
variabile relativa al settore di appartenenza.
Come mostrano i dati della tabella seguente, a conoscere in misura maggiore imprese
che utilizzano lavoro nero sembrano essere quelle edili, con il 60% degli assensi, a
seguire le imprese industriali e artigianali (51,9%), e quelle agricole (49%).
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
TABELLA 3.4
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Quante imprese del suo settore conosce che utilizzano lavoro nero o grigio?
Anno 2010
Valori percentuali
TABELLA 3.5 Secondo Lei, in quali settori di attività è maggiore il ricorso
al “lavoro sommerso”?
Anno 2010
Valori percentuali*
modalità di risposta
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Nessuna
34,7
33,3
35,0
50,0
47,8
Da 1 a 3
24,5
25,9
45,0
14,7
17,4
Meno di 10
14,3
3,7
10,0
8,8
7,2
Oltre 10
10,2
22,2
5,0
10,8
11,6
Non sa/non risponde
16,3
14,8
5,0
15,7
15,9
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Demoskopika
Verificata la presenza diffusa e strutturale del lavoro irregolare in Calabria, si è tentato
di capire quali settori di attività e categorie sociali sono più soggette al sommerso, e
quali tipi di contratto di lavoro nascondono più di altri il lavoro irregolare.
Con riferimento ai settori economici in cui è maggiore il ricorso al lavoro nero, la
graduatoria che emerge dalla percezione delle imprese calabresi propone nettamente
in testa l’agricoltura, indicata nel 67,2% dei casi, cui seguono le costruzioni con una
percentuale pari a 29,3%, i servizi domestici (10,8%), la ristorazione (9,8%), il
commercio (8%), e con valori inferiori gli altri settori.
17
modalità di risposta
Agricoltura
Costruzioni
Servizi domestici
Bar, Ristoranti, Alberghi
Commercio
Servizi di cura e di assistenza alla persone
Metalmeccaniche
Servizi alle imprese
Agroalimentare
Tessili, vestiario, abbigliamento
Non sa/non risponde
%
67,2
29,3
10,8
9,8
8,0
3,5
3,5
2,1
2,1
1,4
5,2
Fonte: Demoskopika
* La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti)
supera pertanto il valore 100.
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 3.3
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.6
Settori di attività dove è maggiore il ricorso al “lavoro sommerso”
Anno 2010
Valori percentuali*
Secondo Lei, quali sono le categorie professionali e sociali
più soggette al fenomeno del “lavoro nero”?
Anno 2010
Valori percentuali*
67,2
Agricoltura
29,3
Costruzioni
10,8
Servizi domestici
9,8
Bar, Rist., Alber.
8
Commercio
5,2
Non sa/non risponde
Servizi di cura alla persona
3,5
Metalmeccaniche
3,5
Servizi alle imprese
2,1
Agroalimentare
2,1
1,4
Tessili, vestiario, abbigl.
0
20
40
60
Fonte: Demoskopika
80
modalità di risposta
Apprendisti/In cerca di prima occupazione
Lavoratori extracomunitari
Giovani
Disoccupati
Lavoratori già occupati nel pubblico con
eventuale secondo lavoro in nero
Donne
Lavoratori in mobilità e cassa integrazione
Minori
Pensionati
Lavoratori già occupati nel privato con
eventuale secondo lavoro in nero
Non sa/non risponde
%
43,9
35,2
17,4
13,2
10,8
9,4
5,6
4,5
2,8
2,4
2,1
* La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti)
supera pertanto il valore 100.
Fonte: Demoskopika
Allo stesso modo è stata posta una domanda sulle categorie professionali e sociali più
soggette al fenomeno del lavoro nero.
* La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti)
supera pertanto il valore 100.
La categoria maggiormente segnalata dalle imprese è quella degli apprendisti/in cerca
di prima occupazione (43,9%), seguiti dai lavoratori extra-comunitari (35,2%), in
generale dai giovani (17,4%), dai disoccupati (13,2%), dai lavoratori del pubblico
impiego con eventuale secondo lavoro in nero (10,8%), e dalle donne (9,4%).
17
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 3.4
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Categorie professionali e sociali più soggette al fenomeno del “lavoro nero”
Anno 2010
TABELLA 3.7
Valori percentuali*
Quale tipo di contratto secondo la sua esperienza e conoscenza
nasconde più frequentemente il sommerso o grigio ?
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Part-time
Apprendistato
Stage o tirocinio
Lavoro a domicilio
Prestazione occasionale d’opera
Co.co.co/contratto a progetto
Tempo determinato
Contratto formazione lavoro
Lavoro interinale
Contratto associazione in partecipazione
Non sa/non risponde
Totale
Appr. /Prima occupazione
Costruzioni
Giovani
Disoccupati
Lavor occupati nel pubblico..
Donne
Lavor. in mob. e cassa integr.
Minori
Pensionati
Lavoratori già occupati nel privato..
Non sa/Non risponde
0
5
10
15
20
25
30
35
40
%
45,3
10,5
8,0
8,0
6,6
5,6
5,2
2,8
2,1
0,3
5,6
100,0
45
Fonte: Demoskopika
Fonte: Demoskopika
* La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti)
supera pertanto il valore 100.
Infine, in merito alla tipologia di contratto che più frequentemente può nascondere
un rapporto di lavoro irregolare, per il nostro campione è senza altro il “part-time”,
scelto da oltre il 45% delle imprese.
A distanza seguono l’apprendistato (10,5%), lo stage e il lavoro a domicilio, entrambi
scelti dall’8% del campione, la prestazione occasionale d’opera (6,6%), i contratti di
collaborazione continuativa e di progetto (5,6), e quelli a tempo determinato (5,2%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 3.5
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.4. Gli effetti del “nero” sulla competitività delle imprese
Tipo di contratto che nasconde più frequentemente il sommerso o grigio ?
Anno 2010
Valori percentuali
Continuando ad interrogare gli imprenditori sul fenomeno del lavoro nero è stato
chiesto di indicarci se e in che modo questo possa incidere sulla competitività della
propria azienda. Anche in questo caso dall’analisi delle risposte fornite dai soggetti
intervistati emerge un quadro abbastanza preoccupante, se consideriamo che oltre la
metà del campione (50,6%) è concorde nel ritenere che il lavoro nero non produce
effetti negativi che possano in qualche modo minare la competitività e l’efficienza
dell’impresa; ciò a ulteriore riprova e conferma della “normalizzazione” e del carattere
“strutturale” del fenomeno.
Part-time
Apprendistato
Stage o tirocinio
Lavoro a domicilio
In particolare, scomponendo questo dato percentuale, si evidenzia che il 37,3% conferma
che il lavoro nero “non ha alcun effetto rilevante”, a cui si aggiunge il 9,1% di quanti ritengono
addirittura positivi i suoi effetti quale concreta possibilità di abbattere il costo del lavoro
e, infine, anche se per una quota esigua, il 4,2%, tali effetti sarebbero perfino decisivi per la
sopravvivenza dell’azienda stessa. Di parere opposto è l’altra metà del campione (46,7%)
che attribuisce una valenza negativa al fenomeno ritenendolo pregiudizievole per la
concorrenza sleale che questo provocherebbe tra le aziende.
Prestaz. Occ. d'opera
Non sa/Non risponde
Co.co.co/co.co.pro.
Tempo determinato
Contratto form. Lav.
Lavoro interinale
TABELLA 3.8 Quali sono gli effetti che il “lavoro sommerso”
ha sulla competitività della sua azienda?
Contratto ass. in partec.
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
50
Fonte: Demoskopika
In conclusione, utilizzando i dati fin qui riportati si può tentare di delineare un
identikit del lavoratore in nero, che secondo la percezione degli imprenditori
calabresi è soprattutto un giovane apprendista, extracomunitario, alla ricerca di
una prima occupazione e/o con contratto di lavoro part-time nel settore agricolo
ed edile.
Anno 2010 - Valori percentuali
modalità di risposta
Negativi per la concorrenza sleale delle
aziende
Non ha nessun effetto rilevante
Positivi, per la possibilità di ridurre i costi
del personale
Decisivi, in assenza l’azienda non potrebbe
operare
Non sa/non risponde
Totale
%
46,7
37,3
9,1
4,2
2,8
100,0
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 3.6 Effetti che il “lavoro sommerso” ha sulla competitività della sua azienda
Anno 2010
TABELLA 3.9
Valori percentuali
Quali sono gli effetti che il “lavoro sommerso” ha sulla competitività
della sua azienda…per settore d’appartenenza
Anno 2010
Valori percentuali
Decisivi, in assenza
l'azienda non
potrebbe operare
4,2%
Non sa/non risponde
2,8%
Positivi, per la
possibilità di
ridurre i costi del
personale
37,3%
Negativi per la
concorrenza sleale
delle aziende
46,7%
modalità di risposta
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Decisivi, in assenza l’azienda
non potrebbe operare
4,1
-
7,5
3,9
4,3
Positivi, per la possibilità di
ridurre i costi del personale
14,3
7,4
7,5
7,8
8,7
Non ha nessun effetto
rilevante
34,7
40,7
40,0
30,4
46,4
Negativi per la concorrenza
sleale delle aziende
44,9
48,1
40,0
54,9
39,1
Non sa/non risponde
2,0
3,7
5,0
2,9
1,4
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Totale
Non ha nessun
effetto rilevante
37,3%
Fonte: Demoskopika
Fonte: Demoskopika
Il settore economico di appartenenza delle imprese, si dimostra una variabile in grado
di discriminare il dato.
Gli effetti negativi della concorrenza sleale sono maggiormente segnalati dal comparto
del commercio (54%), mentre i valori più bassi sono registrati fra le imprese edili
(40%) e dei servizi (39,1%).
Infatti in quest’ultimo settore, al contrario del dato medio generale, dalla tabella sotto
riportata si evince che prevale la quota di quanti dichiarano che il sommerso non
ha nessun tipo di effetto sulla competitività della propria azienda (46,4%). Infine, nel
settore agricolo rispetto agli altri comparti si registra la quota maggiore di imprese che
ritengono positivi gli effetti del sommerso per la possibilità di poter ridurre i costi del
personale (14,3%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.5. I “benefici” economici del sommerso
Fig. 3.7
Abbiamo appena appurato che per una quota rilevante (quasi il 10%) del
nostro campione, pur sapendo di trovarsi nell’illegalità, il ricorso a lavoratori in
nero rappresenta una concreta possibilità di ridurre il costo del personale per
continuare a sopravvivere, stare sul mercato ed essere competitivi, anche se in
modo sleale.
Nell’item successivo abbiamo chiesto agli imprenditori di fornirci una stima, ovvero
di quantificare tale riduzione e dunque l’entità del risparmio in termini finanziari e
monetari che ne deriverebbe. Più precisamente, è stato chiesto di definire il risparmio
mensile in termini di euro, per singolo lavoratore, che si avrebbe utilizzando
lavoratori in nero.
Per la maggior parte del campione, ovvero il 43,2%, il risparmio può oscillare dalle
200 (13,9%) alle 500 euro (29,3%) mentre per un’altra quota rilevante, il 20,5%,
avere un lavoratore in nero può far risparmiare fino a mille euro (8,7%) e oltre al
mese (11,8%). Pochi, i soggetti, il 7,3%, che forniscono una stima più bassa e non
rilevante, quantificando, cioè, un risparmio di circa 50 euro al mese. Infine, è importante far notare l’elevata quota di quanti si astengono dal voler dare una risposta, o
non riescono a definire il risparmio, pari al 28,9% del campione.
TABELLA 3.10 Sulla base della sua esperienza, mi può quantificare il risparmio mensile
in termini di euro, per singolo lavoratore, che ha chi utilizza lavoro nero?
Risparmio mensile in termini di euro, per singolo lavoratore,
che ha chi utilizza lavoro nero
Anno 2010
Valori percentuali
35
29,3
30
25
20
13,9
15
10
11,8
8,7
7,3
5
0
Fino a 50
euro
Fino a 200
euro
Fino a 500
euro
Fino a 1.000
euro
Oltre a 1.000
euro
Fonte: Demoskopika
Anno 2010 - Valori percentuali
modalità di risposta
Fino a 50 euro
Fino a 200 euro
Fino a 500 euro
Fino a 1.000 euro
Oltre 1.000 euro
Non sa/non risponde
Totale
Fonte: Demoskopika
17
%
7,3
13,9
29,3
8,7
11,8
28,9
100,0
Provando ad articolare l’analisi e prendendo in considerazione la variabile di
stratificazione relativa al settore d’appartenenza, si evidenziano differenze abbastanza
significative. È noto infatti che il costo del lavoro presenta delle differenze settoriali,
dunque, non sorprende che le percentuali di risposta possano cambiare in funzione
al settore di appartenenza delle imprese intervistate.
Nel settore agricolo ed in quello edile, la quasi totalità delle imprese, escludendo il
tasso di non risposta (32,7% e 20%), ritiene che si possa risparmiare fino a 500 euro
al mese per lavoratore, mentre nel settore industriale circa il 37% del sottocampione
quantifica un risparmio compreso tra meno di mille euro (11,1%) e oltre i mille euro
al mese (25,9%).
Anche se in misura minore, le imprese del comparto commerciale e dei servizi, ritengono
possibile un risparmio “oltre mille euro al mese” (14,7% e 13%).
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.6. L’incidenza sul mercato del lavoro e livello macroeconomico
TABELLA 9.11 Sulla base della sua esperienza, mi può quantificare, secondo lei,
il risparmio mensile in termini di euro, per singolo lavoratore,
che ha chi utilizza lavoro nero?
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Fino a 50 euro
12,2
7,4
7,5
5,9
5,8
Fino a 200 euro
14,3
17,8
25,0
9,8
13,0
Fino a 500 euro
32,7
25,9
35,0
29,4
24,6
Fino a 1.000 euro
4,1
11,1
10,0
9,8
8,7
Oltre 1.000 euro
4,1
25,9
2,5
14,7
13,0
Non sa/non risponde
32,7
14,8
20,0
30,4
34,8
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Specularmente agli effetti sulla competitività della propria azienda, è stato chiesto al
nostro campione di esprimere un giudizio sugli effetti che il lavoro irregolare produce
nel territorio in cui opera.
Oltre otto aziende su dieci, e precisamente l’86,4%, riconoscono al fenomeno una
valenza negativa, mentre solo una minima parte degli intervistati, pari al 6,3%, ritiene
che il lavoro irregolare ha degli effetti positivi sul mercato del lavoro. Infine solo il
5,2% sostiene che gli effetti siano ininfluenti.
Tra i giudizi negativi sul lavoro nero, le aziende interrogate indicano in misura maggiore,
ed in linea con quanto scaturito nelle risposte precedenti, che tale forma di reclutamento
delle risorse umane determina una concorrenza sleale (46%).
A seguire, troviamo la consapevolezza che tale fenomeno non consente la crescita professionale dei lavoratori (28,9%), ed infine l’ostacolo che esso rappresenta sull’effettivo
aumento occupazionale (11,5%).
TABELLA 3.12 Qual è il suo giudizio sugli effetti del lavoro irregolare?
Anno 2010 - Valori percentuali
Fonte: Demoskopika
modalità di risposta
Né positivo, né negativo, perché i suoi effetti
sono ininfluenti
Positivo, perché consente una equa distribuzione
dei redditi
Positivo, perché consente un abbattimento
dei costi
Positivo, perché consente la flessibilità del
mercato del lavoro
Negativo, perché ostacola l’effettivo aumento
occupazionale
Negativo, perché non consente la crescita
professionale e sociale dei lavoratori
Negativo, perché determina concorrenza
sleale
Non sa/non risponde
Totale
%
5,2
2,8
2,4
1,0
11,5
28,9
46,0
2,1
100,0
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.13 Qual è il suo giudizio sugli effetti del lavoro irregolare…
per settore d’appartenenza
Fig. 3.8 Giudizio sugli effetti del lavoro irregolare
Anno 2010
Anno 2010 - Valori percentuali
Valori percentuali
modalità di risposta
Ostacolo alla crescita
dei lavoratori
28,9%
Positivo
6,3%
Ininfluente
5,2%
Non sa/non
risponde
2,1%
Negativo
86,4%
Ostacolo
all'occupazione
11,5%
Concorrenza
sleale
46,0%
Fonte: Demoskopika
Il settore economico di appartenenza, non si dimostra in questo caso una variabile in
grado di discriminare il dato, in quanto non si riscontrano sostanziali differenze nelle
risposte.
L’unica differenza rilevante, rispetto alla graduatoria dei giudizi espressi, la troviamo
nel comparto industriale che registra la percentuale più alta fra quanti dichiarano che
il lavoro nero ostacola l’effettivo aumento occupazionale (25,9%), e al contrario la
quota minore fra coloro che pensano che non consenta la crescita professionale e
sociale dei lavoratori (18,5%).
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Né positivo, né negativo,
perché i suoi effetti sono
ininfluenti
8,2
3,7
7,5
5,9
1,4
Positivo, perché consente
una equa distribuzione dei
redditi
2,0
3,7
2,5
2,9
2,9
Positivo, perché consente un
abbattimento dei costi
2,0
3,7
2,5
-
5,8
Positivo, perché consente la
flessibilità del mercato del
lavoro
2,0
-
2,5
1,0
-
Negativo, perché ostacola
l’effettivo aumento
occupazionale
10,2
25,9
12,5
13,7
2,9
Negativo, perché non
consente la crescita
professionale e sociale dei
lavoratori
26,5
18,5
27,5
29,4
34,8
Negativo, perché determina
concorrenza sleale
49,0
44,4
42,5
45,1
47,8
Non sa/non risponde
-
-
2,5
2,0
4,3
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Demoskopika
In merito alle possibili motivazioni alla base della diffusione del fenomeno nella
regione, ben oltre la maggioranza delle imprese interrogate pone al primo posto
l’eccessiva pressione fiscale (58,5%).
Segue l’elevato costo del lavoro (17,1%), mentre, con delle percentuali più basse si
evidenziano la rigidità delle leggi sul lavoro (9,1%), l’utilizzo di lavoratori extracomunitari non regolari (5,9%) e di personale in funzione del bisogno e della congiuntura
economica (5,2%) e, infine, la richiesta del lavoratore che vuole rimanere in nero (3,1%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.14 Secondo Lei, qual è la causa principale di diffusione del lavoro nero?
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Eccessiva pressione fiscale
Elevato costo del lavoro
Eccessiva rigidità delle leggi sul lavoro
Possibilità di impiegare lavoratori extracomunitari non regolari
Possibilità di utilizzare personale e manodopera solo in caso di bisogno
Richieste da parte del lavoratore che vuole
rimanere in nero
Non sa/non risponde
Totale
Fonte: Demoskopika
Fig.3. 9
La causa principale di diffusione del lavoro nero
Anno 2010
Valori percentuali
%
58,5
17,1
9,1
5,9
5,2
58,5
Eccess. pressione fiscale
17,1
Elevato costo del lavoro
9,1
Rigidità leggi sul lavoro
5,9
Impiego extracom. non regolari
5,2
Utilizzo manodopera in caso di bisogno
3,1
Lavoratore che vuole rimanere in nero
3,1
1
Non sa/non risponde
1,0
100,0
0
10
20
30
40
50
60
70
Fonte: Demoskopika
Fermo restando che l’eccessiva pressione fiscale è la principale causa della diffusione
del lavoro nero si registrano alcune differenze valoriali in relazione al settore di
appartenenza delle imprese.
A lamentare in misura maggiore una pressione fiscale notevole, sono soprattutto le
imprese dei servizi (69,6%) e delle costruzioni (60%).
Fra le imprese del settore industriale invece, oltre alla pressione fiscale, si riscontra
la quota più alta di quanti dichiarano un eccessivo costo del lavoro (37%), unitamente
alla possibilità di impiegare lavoratori extracomunitari non regolari (11,1%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.15 Secondo Lei, la causa principale di diffusione del lavoro nero è…
per settore d’appartenenza
Anno 2010
3.7. Rispetto e cultura della legalità
Valori percentuali
modalità di risposta
Settore di appartenenza
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Eccessiva pressione fiscale
55,1
40,7
60,0
56,9
69,6
Eccessiva rigidità delle leggi
sul lavoro
10,2
7,4
12,5
8,8
7,2
Elevato costo del lavoro
16,3
37,0
12,5
15,7
14,5
Possibilità di utilizzare
personale solo in caso di
bisogno
6,1
-
7,5
5,9
4,3
Possibilità di impiegare
lavoratori extracomunitari
non regolari
6,1
11,1
7,5
6,9
1,4
Richieste da parte del
lavoratore che vuole
rimanere in nero
4,1
3,7
-
3,9
2,9
Non sa/non risponde
Totale
Fonte: Demoskopika
17
2,0
-
-
2,0
-
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Uno degli aspetti rilevanti che emerge quando si parla di lavoro sommerso, e da cui
non può prescindere qualsivoglia azione di contrasto del fenomeno è quello più
meramente culturale legato al rispetto della legalità. Soprattutto in un territorio
come quello calabrese, tristemente noto per la grave presenza della criminalità
organizzata, lo strumento di lotta del sommerso deve necessariamente passare
attraverso azioni concrete e progetti che hanno come obiettivo principale la
diffusione della cultura della legalità. Nella presente sezione si tenta di rilevare
opinioni, atteggiamenti degli imprenditori su tali tematiche, indagando, in particolare,
sul rispetto e conoscenza delle regole e anche delle sanzioni previste nei casi di
violazione della normativa sul lavoro.
La prima domanda era diretta a conoscere il giudizio degli intervistati sulle condizioni
e sui fattori di ordine economico, giuridico e fiscale che non rendono conveniente
uscire dal sommerso. Le risposte appaiono abbastanza polarizzate. Per il 48,8% degli
intervistati, infatti, le imprese non trovano conveniente emergere principalmente per
due motivi: da un lato la situazione di irregolarità permette di disporre di manodopera
a costo inferiore a quello contrattuale (24,4%) e dall’altro perché la normativa di
emersione presta scarsa attenzione ai problemi reali delle imprese (24,4%).
Significativa anche la quota di quanti indicano come fattori deterrenti e che spesso
spingono l’imprenditore a restare sommerso, la sostanziale immunità di cui pensano
di godere le imprese che evadono, data la scarsa efficacia dei controlli fiscali e
contributivi (12,9%) e l’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste
dalla normativa (10,5%). Minori le percentuali dei soggetti che si concentrano su
altre motivazioni comunque collegate alle precedenti: assenza di azioni di supporto
e di tutoraggio che facilitino e affianchino l’impresa nel suo cammino verso l’emersione
(7,7%), la difficoltà derivanti dall’affrontare il contenzioso che si verrebbe a creare
a seguito dell’emersione (7%) e, infine, la scarsa tutela giuridica derivante dall’inesistenza
di normative speciali che tengano conto delle specifiche esigenze di ogni settore
(5,6%).
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.16 A Suo giudizio, quali sono le condizioni che non rendono conveniente
per le imprese emergere?
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Scarsa attenzione della normativa di emersione ai problemi reali di un’impresa
Possibilità di disporre di manodopera ad un
costo del lavoro inferiore a quello contrattuale
Convenienza all’evasione, date le difficoltà
e la scarsa efficacia dei controlli fiscali e
contributivi
L’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste dalla normativa
L’assenza di funzioni di tutoraggio all’emersione
Affrontare fasi di contenzioso di lavoro a
seguito dell’emersione
L’inesistenza di normative di taglio settoriale
Non sa/non risponde
Totale
Fonte: Demoskopika
Fig. 3.10
Condizioni che non rendono conveniente per le imprese emergere
Anno 2010
Valori percentuali
%
24,4
24,4
Poca attenzione ai problemi dell'impresa
24,4
Manodopera a basso costo
24,4
12,9
Scarsa efficacia dei controlli...
10,5
Rigidità procedure di emersione
12,9
10,5
7,7
Non sa/non risponde
7,7
L'assenza di tutoraggio
7,0
Contenzioso di lavoro...
5,6
L'inesistenza di leggi di taglio settoriale
7,7
0
5
10
15
20
25
30
7,0
5,6
Fonte: Demoskopika
7,7
100,0
Le opinioni espresse dai soggetti sembrano differenziarsi se analizzate rispetto al
settore economico di appartenenza. Su tutti spicca il dato delle imprese del settore
edile, in cui il 42,5% degli intervistati considera la possibilità di poter ridurre il costo
del lavoro quale principale motivazione all’emersione.
Un quarto delle imprese industriali (25,9%) ritiene invece che il problema è dato
principalmente dall’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste dalla
normativa, mentre circa un terzo delle imprese dei servizi (30,4%) giudica scarsa
l’attenzione della normativa di emersione ai problemi reali delle imprese.
Infine, le imprese dell’agricoltura (18,4%) denunciano più di tutte le altre, la
convenienza all’evasione in considerazione della scarsa efficacia dei controlli
fiscali.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
TABELLA 3.17
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
A Suo giudizio, quali sono le condizioni che non rendono conveniente
per le imprese emergere?…per settore d’appartenenza
Anno 2010
3.8. Conoscenza della normativa sul lavoro e delle sanzioni del ricorso al lavoro
irregolare
Valori percentuali
modalità di risposta
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Convenienza all’evasione,
date le difficoltà e la scarsa
efficacia dei controlli fiscali e
contributivi
18,4
11,1
15,0
8,8
14,5
Possibilità di disporre di
manodopera ad un costo del
lavoro inferiore
18,4
11,1
42,5
22,5
26,1
L’assenza di funzioni di
tutoraggio all’emersione
10,2
3,7
10,0
8,8
4,3
Affrontare fasi di contenzioso di lavoro a seguito
dell’emersione
2,0
11,1
5,0
8,8
7,2
L’eccessiva rigidità delle
procedure di emersione
previste dalla normativa
18,4
18,5
5,0
8,8
4,3
Scarsa attenzione della
normativa di emersione ai
problemi reali delle imprese
22,4
18,5
10,0
28,4
30,4
L’inesistenza di normative di
taglio settoriale
(in agricoltura, edilizia)
8,2
14,8
2,5
2,9
5,8
Non sa/non risponde
2,0
3,7
10,0
10,8
7,2
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Totale
Entrando ancor più nel merito degli aspetti legati al tema dell’illegalità, è stato chiesto
al nostro campione di esprimere la propria opinione riguardo le sanzioni previste nel
caso di violazione della normativa sul lavoro e nel caso di ricorso al lavoro irregolare
da parte dell’impresa.
Innanzitutto dai dati emerge che poco più della metà del campione (53,7%) dichiara
di essere a conoscenza delle sanzioni a cui si può incorrere, contro il 44,3% degli
imprenditori che dichiara di non essere informato affatto. Soltanto una piccolissima
parte, pari al 2,1% del campione, non risponde al quesito posto.
Entrando ancora di più nello specifico dell’analisi, emerge che fra quanti hanno dichiarato
di conoscere la materia, il 31,4% è del parere che le sanzioni comminate in caso di
violazioni della normativa sul lavoro, sono troppo leggere, per cui si può correre il
rischio di violarle.
Per il 14,3% del campione invece sono alquanto severe al punto di scoraggiare
comportamenti illegali, e soltanto l’8% pensa che siano troppo severe rispetto alle
violazioni commesse.
Rispetto alla variabile di stratificazione settoriale, i valori riscontrati non fanno emergere
particolari differenze anche se è importante rilevare che a mostrare il maggiore livello
di conoscenza sono le imprese del settore agricolo con il 57,2% e quelle dei servizi
con il 56,5% (somma delle modalità di risposta affermative).
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
TABELLA 3.18
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Parliamo di legalità. Qual è la Sua opinione riguardo le sanzioni previste
dalla legge nel caso di violazioni della normativa sul lavoro e nel caso
di ricorso al lavoro nero o irregolare da parte dell’impresa?
Anno 2010 - Valori percentuali
modalità di risposta
Non conosco le sanzioni a cui si può
incorrere, non sono informato
Le sanzioni sono troppo leggere al punto da
rendere conveniente violarle
Le sanzioni sono alquanto severe al punto
da scoraggiare comportamenti illegali
Le sanzioni previste sono troppo severe
rispetto alle violazioni commesse
Non sa/non risponde
Totale
Parliamo di legalità. Qual è la Sua opinione riguardo le sanzioni previste dalla legge nel caso
di violazioni della normativa sul lavoro e nel caso di ricorso al lavoro nero o irregolare da
parte dell’impresa?…per settore d’appartenenza
Anno 2010
Valori percentuali
%
44,3
modalità di risposta
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
31,4
Non conosco le sanzioni
a cui si può incorrere, non
sono informato
40,8
51,9
47,5
44,1
42,0
Le sanzioni previste sono
troppo severe rispetto alle
violazioni commesse
10,2
-
5,0
7,8
11,6
Le sanzioni sono alquanto
severe al punto da scoraggiare
comportamenti illegali
18,4
1 1,1
10,0
16,7
11,6
Le sanzioni sono troppo
leggere al punto da rendere
conveniente violarle
28,6
37,0
35,0
28,4
33,3
Non sa/non risponde
2,0
-
2,5
2,9
1,4
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
14,3
8,0
2,1
100,0
Fonte: Demoskopika
Fig. 3.11
TABELLA 3.19
Parliamo di legalità. Qual è la Sua opinione riguardo le sanzioni previste
dalla legge nel caso di violazioni della normativa sul lavoro e nel caso
di ricorso al lavoro nero o irregolare da parte dell’impresa?
Totale
Anno 2010 - Valori percentuali
Sanzioni
leggere e
violabili
31,4%
Non sono
informato
44,3%
Informato
53,6%
Fonte: Demoskopika
Sanzioni severe
14,3%
Sanzioni
troppo severe
8,0%
Non sa/non
risponde
2,1%
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.9. Il ruolo della regione nella lotta contro il fenomeno
TABELLA 3.21
Sempre rispetto al tema del rispetto e cultura della legalità, l’ultima domanda del
questionario era diretta a verificare l’opinione degli intervistati sulla posizione che la
Regione Calabria deve assumere nella lotta contro il lavoro nero.
A questo quesito, la quasi totalità del campione (90,6%), ritiene che l’ente regionale
deve rendersi parte attiva nella lotta contro il lavoro irregolare attraverso i piani di
emersione.
Di questi il 30,4% chiede alla Regione che vengano previsti dei meccanismi di fiscalità
agevolata del lavoro, incentivi finalizzati alla stabilizzazione e a nuove assunzioni, nei
piani di emersione per aiutare le imprese ad uscire dall’illegalità.
Il 27,7% più in generale ritiene importante che siano dati incentivi e sostegno
economico alle imprese che decidono di emergere, cosi come il 22,3% ritiene
utile i meccanismi relativi agli incentivi fiscali e i crediti d’imposta.
Infine, un imprenditore su dieci afferma che sarebbe utile una maggiore accessibilità
al credito e agli strumenti di finanza agevolata, mentre una piccola parte chiede delle
azioni di accompagnamento e sostegno all’emersione attraverso il tutoraggio (5,4%)
e un intervento a livello legislativo per una riduzione delle sanzioni per chi pratica il
lavoro sommerso e irregolare (2,3%).
TABELLA 3.20 Lei è d’accordo che la Regione Calabria si renda parte attiva nella lotta
contro il lavoro sommerso attraverso dei piani di emersione?
Anno 2010
Se si, quale fra i seguenti meccanismi o fattori di premialità dovrebbero essere previsti dai
piani di emersione per aiutare le imprese ad emergere ed uscire dalla illegalità?
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Fiscalità agevolata del lavoro, incentivi
finalizzati alla stabilizzazione e alla nuova
assunzione
Incentivi e sostegno economico alle imprese
che decidono di emergere
Incentivi fiscali, crediti di imposta
Maggiore accessibilità al credito e strumenti
di finanza agevolata
Azioni di accompagnamento e sostegno
all’emersione attraverso il tutoraggio
Riduzione delle sanzioni previste per chi
pratica il lavoro “sommerso” e irregolare
Non sa/non risponde
Totale
%
30,4
27,7
22,3
9,6
5,4
2,3
2,3
100,0
Valori percentuali
modalità di risposta
Si
No
Non sa/non risponde
Totale
Fonte: Demoskopika
17
%
90,6
8,7
0,7
100,0
Fonte: Demoskopika
A livello settoriale si evidenzia che il settore commerciale (39,3%) e agricolo (29,8%)
chiedono maggiormente incentivi e sostegno economico, gli imprenditori edili
interventi di fiscalità agevolata (40%) e un maggiore accesso al credito (15%),
l’industria più degli altri è del parere, invece, che sia necessario ridurre, perché
giudicate troppo severe, le sanzioni per chi prativa il sommerso (13%), infine, le
imprese del terziario puntano con maggiore decisione sugli incentivi fiscali (31,1%).
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 3.12
TABELLA 3.22
Se si, quale fra i seguenti meccanismi o fattori di premialità dovrebbero essere previsti dai
piani di emersione per aiutare le imprese ad emergere ed uscire dalla illegalità?
Anno 2010
Valori percentuali
Se si, quale fra i seguenti meccanismi o fattori di premialità dovrebbero essere previsti dai
piani di emersione per aiutare le imprese ad emergere ed uscire dalla illegalità?…per settore
d’appartenenza
Anno 2010
Valori percentuali
30,4
Fiscalità agevolata del lavoro
modalità di risposta
27,7
Inventivi alle imprese che emergono
22,3
Incentivi fiscali
9,6
Accessibilità al credito
5,4
Sostegno all'emersione
Sanzioni leggere per lavoro nero
2,3
Non sa/non risponde
2,3
0
5
10
15
20
25
30
35
40
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
Incentivi e sostegno
economico alle imprese
che emergono
29,8
21,7
20,0
39,3
16,4
Azioni di accompagnamento
e tutoraggio
8,5
4,3
2,5
6,7
3,3
Fiscalità agevolata del lavoro,
incentivi finalizzati
31,9
26,1
40,0
27,0
29,5
Incentivi fiscali, crediti di
imposta
23,4
21,7
20,0
16,9
31,1
Maggiore accessibilità al credito e strumenti di finanza
agevolata
4,3
13,0
15,0
9,0
9,8
Riduzione delle sanzioni
previste per chi pratica il
lavoro nero
2,1
13,0
-
-
3,3
-
-
2,5
1,1
6,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Non sa/non risponde
Fonte: Demoskopika
Totale
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
3.10. Il lavoro minorile: diffusione, cause ed effetti
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.23 Secondo Lei il lavoro minorile nella sua zona è:
Anno 2010
Valori percentuali
In quest’ultima sezione dell’indagine verrà affrontato il delicato tema del lavoro
minorile. Le cifre del lavoro minorile nel mondo ma anche in Italia sono difficilmente
quantificabili: non sappiamo infatti con certezza quanti bambini e adolescenti lavorano
quotidianamente.
L’Unicef stima nel mondo circa 150milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni di età che sono
coinvolti nel lavoro minorile.
In Italia nel 2008, una recente indagine, Ires-Cgil ha rilevato che sono circa 680 mila i
minori coinvolti in forme di lavoro precoce.
Il fenomeno riguarda prevalentemente i maschi che lavorano, fondamentalmente in
attività occasionali stagionali. Risulta, poi, che il 20% dei minori è impegnato per almeno
7-8 ore al giorno e che solo il 40% percepisce una paga regolare (intorno ai 400 euro
al mese), il 43% per cento riceve solo compensi occasionali e il 17% soltanto oggetti
o regali.
Inoltre, il 10% di questi minori sono stranieri e provengono in gran parte dall’Asia e
per un quarto dall’Europa dell’Est (Romania e Albania).
Il presente lavoro di ricerca, avendo come focus la percezione degli imprenditori circa
la diffusione, le cause e gli effetti del lavoro minorile, non ha raccolto altri dati quantitativi
sul numero del fenomeno nella regione, e dunque saranno proposte soltanto le opinioni
degli intervistati, sulle caratteristiche che questo assume in Calabria.
modalità di risposta
Inesistente
Poco diffuso
Abbastanza diffuso
Molto diffuso
Non sa/non risponde
Totale
%
26,8
53,3
14,3
4,9
0,7
100,0
Fonte: Demoskopika
Fig.3.13
Secondo Lei il lavoro minorile nella sua zona è:
Anno 2010
Valori percentuali
Abbastanza diffuso
14,3%
Alla domanda sul suo livello di diffusione nella propria zona, il 26,8% degli imprenditori
risponde che questo è inesistente, per il 53,3% è poco diffuso mentre per un imprenditore
su cinque è abbastanza (14,3%) e molto diffuso (4,9%).
In particolare ad essere più convinte della diffusione del lavoro minorile sembrano
essere le aziende edili, con il 25% dei consensi, mentre fra le imprese agricole e
commerciali è maggiore la quota di quanti pensano sia inesistente (32,7% e 32%).
Molto diffuso
4,9%
Non sa/non risponde
0,7%
Inesistente
26,8%
Poco diffuso
53,3%
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.24 Secondo Lei il lavoro minorile nella sua zona è:…per settore d’appartenenza
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Inesistente
Poco diffuso
Abbastanza diffuso
Molto diffuso
Non sa/non risponde
Totale
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
32,7
29,6
15,0
32,4
20,3
49,0
59,3
60,0
46,1
60,9
14,3
3,7
22,5
14,7
13,0
4,1
7,4
2,5
4,9
5,8
-
-
-
2,0
-
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Demoskopika
Analizzando i settori in cui, secondo gli imprenditori è maggiormente diffuso il lavoro
minorile, si evidenziano il comparto agricolo e quello della ristorazione, rispettivamente
con il 19,5% e il 15,7%, seguiti dalle costruzioni, con l’11,8% e dal turismo, il 10,1%.
Si tratta di attività generalmente connotate da una elevata stagionalità, (fatta eccezione
per le costruzioni) per fronteggiare la quale torna utile il coinvolgimento di manodopera
a basso costo e tendenzialmente in pausa scolastica almeno nei periodi estivi.
TABELLA 3.25
Secondo Lei in quale settore/ambito è maggiormente
diffuso il lavoro minorile:
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Agricoltura
Ristorazione
Costruzioni
Turismo
Lavoro in famiglia (ambito)
Settore manifatturiero (imprese industriali e
artigianali)
Lavoro a domicilio (ambito)
Commercio (bar negozi)
Altri settori
Lavoro domestico (ambito)
Non sa/non risponde
Totale
%
19,5
15,7
11,8
10,1
8,0
6,6
4,2
2,8
2,8
2,4
16,0
100,0
Fonte: Demoskopika
Scorrendo ulteriormente la graduatoria e con valori inferiori troviamo una relativa
diffusione del lavoro minorile nell’ambito lavorativo familiare (8%), nel settore produttivo
industriale (6,6%), nel lavoro a domicilio (4,2%), nei bar e nei negozi, generalmente come
garzoni (2,8%), e in altri settori e lavori domestici (2,8% e 2,4%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 3.14
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.26
In quale settore/ambito è maggiormente diffuso il lavoro minorile:
Anno 2010
Valori percentuali
Secondo Lei in quale settore/ambito è maggiormente
diffuso il lavoro minorile: …per settore d’appartenenza
Anno 2010
Valori percentuali
19,5
Agricoltura
Ristorazione
15,7
11,8
Costruzioni
10,1
Turismo
8,0
Lavoro in famiglia
6,6
Settore manifatturiero
4,2
Lavoro a domicilio (ambito)
Commercio(Nar, negozi)
2,8
Altri settori
2,8
2,4
Lavoro domestico
0
5
10
15
20
25
modalità di risposta
Agricoltura
Settore manifatturiero
Costruzioni
Turismo
Ristorazione
Lavoro in famiglia
Lavoro a domicilio
Lavoro domestico
Commercio (bar ecc)
Altri settori
Agricoltura
Ind. e Art.
Costruzioni
Commercio
Servizi
10,2
33,3
12,5
14,7
31,9
10,2
3,7
5,0
5,9
7,2
14,3
11,1
15,0
14,7
4,3
12,2
7,4
10,0
10,8
8,7
12,2
14,8
22,5
14,7
15,9
14,3
3,7
7,5
5,9
8,7
2,0
3,7
10,0
4,9
1,4
2,0
-
7,5
2,9
-
4,1
-
7,5
2,0
1,4
-
7,4
-
2,9
4,3
Non sa/non risponde
18,4
14,8
2,5
20,6
15,9
Totale
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Fonte: Demoskopika
Fonte: Demoskopika
La variabile settoriale non sembra essere particolarmente discriminante anche se è
possibile intravedere alcune differenze degne di nota.
Ad indicare, in misura maggiore il settore agricolo sono le aziende industriali e dei
servizi, rispettivamente con il 33,3% e il 31,9%, il comparto della ristorazione e del
lavoro a domicilio sono indicati maggiormente dalle aziende edili (22,5% e 10%).
Infine le aziende agricole più delle altre indicano il turismo (12,2%) e il lavoro in
famiglia (14,3%) i settori in cui è maggiormente diffuso il lavoro minorile.
17
Alla domanda quale sia la causa principale del lavoro minorile, il nostro campione ha
risposto individuando, prioritariamente, una grave condizione di disagio economico
che si sviluppa nell’ambito familiare (40,4%), legata anche ad una mancanza di cultura
dei genitori (24%).
Dunque, la povertà e necessità economica della famiglia e l’inadeguatezza culturale
del contesto in cui i minori vivono, generano fenomeni di sfruttamento, distogliendoli
dalla frequentazione delle scuole e avviandoli ad un inserimento in un contesto
lavorativo degradante e privo di tutele.
Altre cause, ma che raccolgono valori di molto inferiori sono da ricercare in generale
nella povertà del contesto economico (9,1%), nel basso costo del lavoro dei minori
(8,4%), nell’abbandono e dispersione scolastica (7%), nelle contesto criminale in cui si
vive (1,7%), nella diffusione della pratica del lavoro sommerso (1,7%) e nella difficoltà
di trovare lavoratori adulti (1%).
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
TABELLA 3.27 Secondo Lei qual è la principale causa del lavoro minorile
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
La povertà e necessità economica della
famiglia del minore
La mancanza di cultura dei genitori
In generale la povertà del contesto economico
Il basso costo del lavoro dei minori
La dispersione/abbandono scolastico
Le pressioni della malavita locale
La diffusione della pratica del lavoro sommerso
La difficoltà di trovare lavoratori adulti
Non sa/non risponde
Totale
%
40,4
24,0
9,1
8,4
7,0
1,7
1,7
1,0
6,6
100,0
Fonte: Demoskopika
Fig. 3.15
Proseguendo con l’analisi dei dati, un punto importante per capire meglio le caratteristiche
di tale fenomeno, è dato dall’individuazione delle responsabilità della diffusione del
lavoro minorile. Circa i due terzi del campione (64,5%) dichiarano che non esiste un
unico responsabile della diffusione del lavoro minorile, ma che tutti gli attori sociali
ed economici sono responsabili in ugual misura, dalla famiglia, al sistema educativo
scolastico passando per il sistema imprenditoriale.
TABELLA 3.28
Secondo Lei chi è maggiormente responsabile della diffusione
del lavoro minorile
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
La famiglia
Il sistema educativo/scuola
Il sistema imprenditoriale
Sono tutti egualmente responsabili
Non sa/non risponde
Totale
La principale causa del lavoro minorile
Anno 2010
Valori percentuali
%
16,4
6,3
9,4
64,5
3,5
100,0
40,4
Povertà della famiglia del minore
24,0
Mancanza di cultura dei genitori
Fonte: Demoskopika
9,1
Povertà del contesto economico
8,4
Basso costo del lavoro dei minori
7,0
Dispersione/abbandono scolastico
1,7
Pressioni della malavita
1,7
Diffusione del lavoro sommerso
1,0
Difficoltà di trovare lavoratori adulti
0
5
10
15
20
25
30
35
40
45
Fonte: Demoskopika
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 3.16
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Chi è maggiormente responsabile della diffusione del lavoro minorile
Anno 2010
Valori percentuali
Non sa/
non risponde
3,5%
La famiglia
16,4%
Il sistema
educativo/scuola
6,3%
Sono tutti
egualmente
responsabili
64,4%
Il sistema
imprenditoriale
9,4%
Fonte: Demoskopika
L’ultima domanda del questionario mira ad individuare le azioni da attuare per poter
contrastare il fenomeno del lavoro minorile.
Per prima cosa, secondo le imprese, è necessaria una maggiore collaborazione tra
scuola e mondo imprenditoriale per combattere il problema e favorire il regolare e
legale inserimento dei giovani nel mondo del lavoro (27,9%), secondariamente un
aumento dei controlli nelle imprese (19,9%), insieme alla promozione e incentivazione di
una maggiore cultura della responsabilità sociale delle imprese attraverso la concertazione
e contrattazione (16%). Infine, sanzionare pesantemente quei datori di lavoro che
sfruttano i minori (12,5%).
Oltre a questi interventi, anche se in misura minore, gli imprenditori ritengono che
sia opportuno diffondere informazioni sul fenomeno nelle scuole e la cultura della
legalità e sicurezza del lavoro (8,7%), attivare politiche di conciliazione e di sostegno
alla genitorialità e alle famiglie (7,3%) e rafforzare le azioni contro l’abbandono e la
dispersione scolastica (4,9%).
17
TABELLA 3.29 Secondo Lei, cosa si dovrebbe fare per contrastare il lavoro minorile
Anno 2010
Valori percentuali
modalità di risposta
Maggiore collaborazione tra scuola e
mondo imprenditoriale per combattere il
problema e favorire il regolare e legale
inserimento dei giovani nel mondo del
lavoro
Aumentare i controlli e la vigilanza nelle
imprese
Promuovere e incentivare una maggiore
cultura della responsabilità sociale delle
imprese attraverso la concertazione e
contrattazione
Sanzionare pesantemente datori di lavoro
che sfruttano i minori
Diffondere informazioni sul fenomeno nelle
scuole e la cultura della legalità e sicurezza
del lavoro
Politiche di conciliazione e di sostegno alla
genitorialità e alle famiglie
Rafforzare le azioni contro l’abbandono e la
dispersione scolastica
Non sa/non risponde
Totale
%
27,9
19,9
16,0
12,5
8,7
7,3
4,9
2,8
100,0
Fonte: Demoskopika
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.11. Le stime del sommerso
Il sommerso in Italia rappresenta una fetta importante del Pil: nel 2008 l’ampiezza
dell’economia “in nero” oscillava tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo
di 275 miliardi, pari rispettivamente al 16,3 e al 17,5% del prodotto interno lordo.
Nel 2000, il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico risultava
compreso tra i 217 e i 228 miliardi di euro, rispettivamente il 18,2 e il 19,1% del Pil.
l peso del valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico differisce
per settore di attività: nel 2008, nell’ipotesi massima, nel settore agricolo raggiunge
il 32,8% del valore aggiunto totale della branca (9,1 miliardi di euro), nel settore
industriale è al 12,4% (52,8 miliardi) e nel terziario al 20,9% (212,9 miliardi).
E’ indubbio che la Calabria abbia uno dei tassi di lavoro irregolare più elevati in Italia,
ma è altresì innegabile che questo tasso molto levato sia in costante diminuzione da
anni e che questa diminuzione è continuata durante gli anni della crisi. La regione
Calabria sarà poi la prima regione a dotarsi nelle prossime settimane di uno
strumento legislativo specifico per combattere il lavoro nero, con delle misure
come la Centrale Allarme Emersione che porranno la nostra regione all’avanguardia
nella lotta al sommerso.
Gli irregolari in calabri diminuiscono fortemente dal 2001 al 2010 passando dai circa
200.000 irregolari dei prima anni 2000, con una punta di 210.000 nel 2004 a 142.000
a fine del 2010.
La tabella successiva mettono in evidenza questa forte diminuzione del lavoro
irregolare in Calabria negli ultimi 10 anni, sottolineando il successo delle politiche
per l’emersione della nostra regione.
Fig. 3. 17 Lavoratori irregolari in Calabria anni 2001-2010
Fonte: Commissione Regionale per l’Emersione del Lavoro Non Regolare della Regione Calabria
250000
200000
150000
100000
50000
0
2001
17
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
stima
2010
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
3.12. Il gettito sommerso
TABELLA 3.30
Le Principali Entrate Regionali proprie sono
IRREGOLARI CALABRIA
1. Addizionale regionale Irpef
2. Irap
3. Compartecipazione all’IVA
COMPARAZIONE ANNI 2001/2010
ANNI:
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Prodotto
interno
lordo:
27.067,1
27.610,5
28.919,0
30.387,0
30.564,7
32.183,3
32.987,4
33.246,7
32.714,8
33074,6
Consumi
finali
interni:
28.397,0
29.295,3
30.300,5
31.013,9
32.081,3
33.412,6
34.544,0
35.912,0
35.265,6
35,653,5
Lavoratori
irregolari:
201.000
185.000
200.000
210.000
190.000
186.000
165.000
147.000
149.000
142.000
Nord
1.660.925
13,8
1.651.153
13,2
Centro
714.399
14,7
714.304
14,7
Mezzogiorno
1.377.819
21,3
1.373.138
21,0
ITALIA
3.753.143
16,0
3.738.595
15,6
La compartecipazione all’IVA è fissata per ciascun anno nella misura del 38,55 per
cento del gettito complessivo realizzato nel penultimo anno precedente a quello in
considerazione, al netto di quanto devoluto alle regioni a statuto speciale e all’Unione
europea.
Ogni unità emersa di lavoro dipendente comporta un gettito diretto per le casse
regionali dovuto all’addizionale regionale recuperata.
A ciò va aggiunta una quota indiretta recuperata attraverso lrap e la compartecipazione
all’Iva che è dovuta al conseguente aumento del fatturato per rispettare i parametri
di reddito.
Questa quota può essere stimata ipotizzando che ad un aumento del costo del lavoro
debba corrispondere almeno un aumento del reddito pari al 25% dell’aumento del
costo del lavoro (Ipotesi prudenziale).
Ogni unità emersa di lavoro indipendente invece comporta un gettito diretto nelle
casse regionali per IRAP, Addizionale Irpef e IVA.
Se ipotizziamo 1000 emersioni di lavoratori dipendenti e 1000 emersioni di lavoratori
indipendenti per un reddito di 25000 euro otteniamo i seguenti dati:
TABELLA 3.31 Fonte: Elaborazioni Commissione Regionale Emersione
Fonte: elaborazione Commissione Emersione su dati Istat
17
Lavoro dipendente Totale
25000000 euro
Addizionale regionale
350.000 euro
Irap (indiretta 4%)
250.000 euro
Compartecipazione Iva
520.000 euro3
Lavoro indipendente Totale
25000000 euro
Addizionale regionale
350.000 euro
Irap (indiretta 4%)
1.000.000 euro
Compartecipazione Iva
2.000.000 euro4
Totale
4.470.000 euro
3
Per semplicità di calcolo si è usato un calcolo della compartecipazione all’iva pari al 40% anziché al 38,55%
4
Per semplicità di calcolo si è usato un calcolo della compartecipazione all’iva pari al 40% anziché al 38,55%
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
I dati dell’attività di Vigilanza
La lotta al sommerso è, quindi, una politica che aumenta il gettito complessivo
per l’erario. Per ogni 1000 euro spesi nella lotta al sommerso l’erario ne incassa 2800
e di questa somma almeno il 20 % rimane nella regione.
Ogni emersione porta in media nella casse dell’erario 14.000 euro di introito e di
questi il 20% rimane nella regione.
Il totale delle risorse recuperabili con l’emersione è pari a 2,1 miliardi di euro e di
questa somma il 20% rimane potenzialmente in Calabria.
Stiamo parlando di circa 420 milioni di euro per anno.
La diminuzione di 7000 unità di lavoratori irregolari avuta in questi pochi mesi porterà
complessivamente quasi 80.000.000 di euro per anno nelle casse dell’erario e di questi
più di 15.000.000 di euro resteranno in Calabria.
La lotta al sommerso, quindi , oltre ad essere un obiettivo di civiltà e un buon mezzo
per diffondere la cultura della legalità e del buon lavoro diviene anche, in un momento
di crisi di bilancio, uno straordinario strumento per recuperare gettito e per avviare
percorsi virtuosi di sviluppo.
TABELLA 3.32
FATTURATO SOMMERSO PER PROVINCIA - ANNI 2009 / 2010
Fonte: Elaborazioni Commissione Regionale Emersione
“I risultati conseguiti dall’istituto nell’ultimo anno nella lotta al sommerso hanno
confermato la validità della strategia intrapresa che accanto all’attività di vigilanza
“ordinaria” vede l’INPS come polo di riferimento per iniziative mirate di ampio
respiro; iniziative che si rendono ancora più necessarie dopo l’accordo quinquennale
sottoscritto recentemente con l’Agenzia delle Entrate a cui si aggiungono le azioni
sinergiche concordate con la direzione Generale per l’attività ispettiva del Ministero
del Lavoro e delle Politiche sociali.
Nel settore dell’agricoltura l’azione ispettiva è stata particolarmente orientata al
fenomeno dell’utilizzo di manodopera agricola stagionale. si è pertanto predisposta
una calendarizzazione nei vari ambiti geografici che tenga conto delle principali
colture effettuate nei diversi periodi dell’anno.
L’attività ispettiva, inoltre, si è concentrata sul fenomeno del caporalato e delle
truffe ai danni dell’istituto realizzate mediante l’instaurazione di fittizi rapporti di
lavoro, attività quest’ultima gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali.
infatti, nel settore agricolo si iscrivono negli elenchi persone che non lavoreranno
ma che risultano “virtualmente” regolari, per cui otterranno le relative prestazioni
- disoccupazione, malattia, assegni familiari etc. in questo modo ci sarà un doppio
danno per l’INPS: si pagano prestazioni non dovute ai falsi regolari e contemporaneamente non si incassano i contributi evasi per lo sfruttamento dei lavoratori
extracomunitari irregolari impiegati.”
Le tabelle successive permettono di quantificare questi risultati per l’Italia
TABELLA 3.33
REGIONE E
PROVINCE
Cosenza
FATTURATO
SOMMERSO
ANNO 2009
1.992.145.197
FATTURATO
SOMMERSO
ANNO 2010
1.946.868.977
DIFFERENZA IN
VALORI
ASSOLUTI
ANNO 2009/2010
DIFFERENZA
IN %
ANNO 2009/2010
-45.276.220
-2,3
Ministero del lavoro e delle politiche sociali • Sintesi dei risultati dell’attività di vigilanza anno
2010 (dati nazionali)
Ente
Aziende
ispezionate
Aziende
irregolari
N. lavoratori
irregolari
N. lavoratori
totalmente in
nero
Recupero
contributi e
premi evasi
Crotone
418.044.578
392.708.543
-25.336.035
-6,4
Catanzaro
1.021.970.425
991.105.546
-30.864.879
-3,1
Ministero
Lavoro
148.694
82.191
157.574
57.186
€ 214.832.586,00
Vibo Valentia
498.535.959
464.851.097
-33.684.862
-7,2
INPS
88.123
67.955
12.550
65.086
€ 1.121.491.000,00
Reggio Calabria
1.592.011.089
1.546.406.605
-45.604.484
-2,9
INAIL
24.584
21.221
46.325
10.426
€ 52.066.440,00
-3,38391
ENPALS
613
443
16.405
668
€ 29.164.606,39
Totale
262.014
171.810
232.854
133.366
€ 1.417.554.632,39
Calabria
5.522.707.248
5.341.940.768
-180.766.480
Fonte: Ministro del Lavoro
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Le tabelle successive mettono, invece in evidenza i dati dell’attività ispettiva svolta in
Calabria dal 2008 al 2010.
TABELLA 3.34
Principali risultati delle attività ispettive 2010
N. accertamenti ispettivi
88.123
N. accertamenti con esito irregolare pari al 77,
1% del totale accertato
67.955
N. aziende in nero e lavoratori autonomi non
iscritti
16.670
N. complessivo di lavoratori irregolari e in nero
77.636
N. lavoratori in posizione irregolare
(+1% rispetto al 2009)
12.550
N. lavoratori completamente in nero
(+ 55% rispetto al 2009)
65.086
N. rapporti di lavoro annullati perché “fittizi”
Totale
86.004
N. rapporti di lavoro annullati perché “fittizi”
in agricoltura
81.548
N. rapporti di lavoro annullati perché “fittizi”
Area aziende (+238%)
4.546
Contributi evasi accertati
Importi risparmiati a seguito di annullamento di
rapporti di lavoro “fittizi”
TABELLA 3.35
Attività svolta dai Servizi Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro
Fonte: Direzione Regionale del Lavoro della Calabria
ANNO 2008
Recuperi
irregolari
di cui
in nero
Recupero
di contributi
e premi evasi
A favore
lavoratori
Indebite
prestazioni
Importo
sanzioni
irrogate
1.993
3.589
963
€ 4.132.000
€ 1.459.000
€ 5.458.000
€ 4.236.401,00
2.388
1.704
2.231
450
€ 2.761.402
€ 561.013
€ 2.525.677,00
Cosenza
3.505
1.945
2.866
626
€ 1.706.823
€ 138.655
€ 3.683.679,00
Crotone
720
394
550
382
€ 627.224
€ 1.228.210
Vibo
Valentia
1.242
539
1.021
187
€ 1.162.000
Totale
regionale
11.304
6.575
10.257
2.608
€
10.389.449
n. aziende
n. aziende
n. lavoratori
irregolari
Reggio
Calabria
3.449
Catanzaro
DPL
ispezionate
€
3.386.878
€ 10.000
€ 1.782.274,00
€ 14.703
€
1.268.774,00
€
5.482.703
€
13.496.805,00
669 mln
245 mln
Totale accertato
914 mln
Somme accessorie accertate
208 mln
Totale generale accertato
1.122 mln
TABELLA 3.36
Attività svolta dai Servizi Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro
Fonte: Direzione Regionale del Lavoro della Calabria
ANNO 2009
Fonte: Ministro del Lavoro
irregolari
Recupero
di contributi
e premi evasi
A favore
lavoratori
Indebite
prestazioni
1.352
3.482
1.044
6.921.000
4.397
16.474
2.128
1.084
1.453
260
1.660.160
3.536.492
265.975
2.908
1.136
2.833
582
1.792.208
957.411
0
Crotone
854
355
678
319
343.742
2.118.142
0
Vibo
Valentia
1.069
534
800
426
1092000
100250
0
Totale
regionale
9.354
4.461
9.246
2.631
11.809.110
6.716.692
282.449
n. aziende
n. lavoratori
irregolari
Reggio
Calabria
2.395
Catanzaro
Cosenza
ispezionate
17
Recuperi
di cui
in nero
n. aziende
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
4. Indagine sui Minori 5
TABELLA 3.37
Attività svolta dai Servizi Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro
Fonte: Direzione Regionale del Lavoro della Calabria
ANNO 2010
Recupero
di contributi
e premi evasi
irregolari
di cui
in nero
1.276
2.326
1.102
3.249.401
933
1.625
664
1.005.063
2.333
1.760
3.598
983
1.871.072
848
430
922
407
748.664
n. aziende
n. aziende
Reggio Calabria
2.472
Catanzaro
1.881
Cosenza
Crotone
ispezionate
irregolari
n. lavoratori
Vibo Valentia
920
460
666
335
883.000
Totale regionale
8.454
4.859
9.137
3.491
7.757.200
Nel campo della ricerca sociale è di fondamentale importanza dotarsi di strumenti
di conoscenza stabili che permettano di territorializzare e di contestualizzare i dati
ufficiali. E’ necessario quindi, con indagini dirette sul campo cercare di cogliere dai
diretti interessati le motivazioni, gli atteggiamenti e i comportamenti propri della loro
esperienza quotidiana.
I concetti cardine del progetto “la legalità cresce sui banchi di scuola” quali l’educazione alla
legalità e la tutela dei diritti del lavoro hanno stimolato i giovani - il tasso di partecipazione
al questionario è stato del 97% degli studenti coinvolti - a interrogarsi seriamente sulle criticità del sistema economico-sociale calabrese e a delineare, seppur schematicamente, ma in
modo sostanzialmente uniforme e organico, un’idea di società che ha nella partecipazione e
nell’etica del fare i suoi punti di rottura rispetto alle pratiche del presente.
I questionari somministrati sono stati 2004, 1926 validi e 78 consegnati bianchi. I questionari
sono stati somministrati in tutte le provincie anche se risultano prevalenti ( 46,9% del totale)
quelli somministrati a Reggio Calabria.
Fig. 4.1 Questionari somministrati per provincia
valori percentuali - Fonte: Commissione Regionale Emersione
Questi dati, che non hanno ovviamente una validità statistica nella quantificazione
del fenomeno del sommerso, però sono indicativi di quanto è possibile recuperare
in termini di evasione fiscale dalla lotta al sommerso. In Italia si è recuperato solo nel
2010 quasi un miliardo e mezzo di euro dall’attività di vigilanza e in Calabria siamo
intorno ai 10 milioni di euro solo per ciò che concerne l’attività ispettiva delle
direzioni provinciali del lavoro.
Questi dati avvalorano le stime sui benefici per le casse erariali prodotti dalla lotta
al sommerso.
Questo dati testimoniano, poi, la necessità di usare nelle politiche di contrasto il
doppio schema del bastone e della carota. La repressione dell’illegalità rappresentata
dal sommerso non basta da sola, ma senza servizi ispettivi efficienti che producano
deterrenza le altre politiche sono inefficienti perché evadere e utilizzare lavoro
sommerso e/o irregolare diventa conveniente dal punto di vista economico.
50
40
30
20
10
0
CS
CZ
KR
RC
VV
provinciai più vari indirizzi di studio, in base alle disponibilità
Anche se si è cercato di coprire
accordate, circa l’80% dei questionari è stata somministrata in istituti ad indirizzo
tecnico. Il Campione presenta una età tra i 14 e i 26 (età media 17,56) anni. Come
evidente risultano 10 casi estremi che si attestano al di sotto dei 15 e al di sopra dei
20 anni di età. Il genere risulta equamente distribuito relativamente ai dati validi.
5 La Dott.ssa Emma Scopelliti ha collaborato alla stesura di questo capitolo con l’elaborazione dei dati e dei grafici
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 4.2 Distribuzione campione per sesso
Fonte: Commissione Regionale Emersione
Fig. 4.4 Com'è la realtà economica del territorio da cui provieni?
sesso
Fonte: Commissione Regionale Emersione
com'è la realtà economica del territorio da cui provieni?
60
50
40
40
30
30
20
10
20
0
MASCHIO
FEMMINA
Gli studenti frequentano per 60% le quinte classi e provengono prevalentemente
da insediamenti di piccole dimensioni 64%.
10
0
ottima
buona
sufficiente
mediocre
pessima
Fig. 4.3 Dove vivi
Fonte: Commissione Regionale Emersione
dove vivi
60
Le domande che seguono tentano di cogliere alcuni aspetti legati alla percezione del
mercato del lavoro da parte degli studenti delle scuole medie superiori.
Queste domande sono molto importanti perché permettono di individuare degli
atteggiamenti e dei comportamenti in fase di formazione. E’ ben noto infatti che è
nella fase adolescenziale che si formano quelle convinzioni che poi si struttureranno
fino a diventare atteggiamenti reali in età adulta.
40
20
Occorre poi capire che tipo di impatto può avere l’orientamento sulla formazione e
sulla strutturazione di queste motivazione e di questi atteggiamenti.
0
città
paese
area rurale
periferia
Dall’analisi di questa sezione del questionario emergono dei risultati interessanti che
andremo di seguito a descrivere.
Valutano la realtà economica del proprio territorio come mediocre nel 39% dei casi.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
La prima domanda che interessante commentare è quella relativa quasi esclusivamente
alle esperienze lavorative avute dagli studenti.Va sottolineato il fatto che il campione è
costituito da studenti tra i 15 e i 20 anni e queste domande permettono di dare uno
spaccato molto interessante del fenomeno costituito dalle prime esperienze lavorative.
Quasi il 60% del Campione dichiara di aver avuto esperienze di lavoro. Il 34% dei casi
ha dichiarato di avere o aver avuto esperienze di lavoro nero. Nel dettaglio il periodo
lavorativo, va da meno di un anno 21% a nove anni 0.1% (nella categoria “meno di un
anno” rientrano i periodi da poche ore a lavori stagionali). Il settore che maggiormente
ha accolto questi lavoratori è quello della ristorazione 9%. Il salario considerato “giusto”
è per il 65% è tra i €1000 e i €2000.
Come si evince la percezione del livello del salario per accettare un lavoro temporaneo
dimostra una propensione verso salari elevati, cosa che appare ancora più forte se si
tiene conto che si tratta di studenti che ancora non riescono a dare un giusto valore
al denaro. Appare questo un dato estremamente importante da analizzare perché
manifesta un salario di riserva elevato cosa che presuppone delle elevate attese per
l’inserimento nel mercato del lavoro.
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 4.6 Hai mai svolto lavori in nero
Fonte: Commissione Regionale Emersione
hai mai svolto lavori in nero
60
40
20
0
SI
NO
Fig. 4.5 Hai mai avuto esperienze di lavoro
Fonte: Commissione Regionale Emersione
hai mai avuto esperienze di lavoro
Del 60% dei soggetti che hanno dichiarato di aver avuto esperienze di lavoro risulta
che la via preferenziale d’accesso sono amicizie e parentele, quasi nullo il contributo
dei Centri per l’ Impiego, inoltre gli intervistati non manifestano particolari preferenze
sulla localizzazione territoriale del lavoro.
60
50
Sono molto poche, quindi, le normali procedure di assunzione mentre prevalgono
le modalità informali di ottenimento del lavoro. I rapporti di parentela e le amicizie
risultano essere i canali privilegiati per l’ottenimento del lavoro.
40
30
Questo dato rafforza la considerazione sulla natura prettamente informale della
costituzione del rapporto di lavoro. Ciò mette in evidenza anche le debolezze del
sistema formativo e del sistema dell’inserimento lavorativo, che non viene percepito
come una modalità normale per l’accesso al mercato del lavoro.
20
10
0
SI
17
NO
Sembra che accanto ai canali ufficiali (poco usati) vi sia tutta una serie di canali informali
che risultano essere quelli maggiormente utilizzati.
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig. 4.7 Dove saresti disposto a lavorare
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Il 38% degli intervistati ritiene necessario realizzare una transizione effettiva scuola/
lavoro attraverso stage aziendali durante i cicli scolastici. Importante risulta anche
essere, nel 22% dei casi, l’attività di orientamento e assistenza nella ricerca del lavoro,
nonché la conoscenza dei diritti e delle diverse tipologie di contratti (18%).
sarestiEmersione
disposto a lavorare
Fonte: Commissione dove
Regionale
30
Circa l’80% ritiene il fenomeno del lavoro nero come diffuso sul proprio territorio e
questo è un dato estremamente importante perché mette in evidenza la dimensione
del fenomeno e una consapevolezza di esso anche nei più giovani.
20
10
Fig. 4.9 Secondo te nella zona in cui vivi tale fenomeno é
Fonte: Commissione Regionale Emersione
0
secondo te nella zona in cui vivi tale fenomeno é
nella mia nella mia regione nell'Italia in unaqualunque
città/paese
settentrionale regione italiana
all'estero
mi é indifferente
50
40
Fig. 4.8 Se lavoratore attraverso quali canali hai ottenuto il lavoro
Fonte: Commissione Regionale Emersione
30
20
se lavoratore, attraverso quali canali hai ottenuto il lavoro
10
50
0
40
molto diffuso
abbastanza diffuso
poco diffuso
limitato
inesistente
30
20
10
0
parentela
17
amicizie
normali
procedure di
assunzione
centri di
orientamento e
informagiovani
programmi
scolastici per
l'attribuzioni di
crediti formativi
centro per
l'impiego
agenzie di
lavoro itirenale
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 4.10 Per poterti inserire regolarmente nel mercato del lavoro ritieni maggiormente
utile
Fonte: Commissione Regionale Emersione
Fig. 4.11 Come consideri il lavoro nero
Fonte: Commissione Regionale Emersione
per poterti inserire regolarmente nel mercato del lavoro
ritieni maggiormente utile
50
40
40
30
30
20
20
10
10
0
violazione dei diritti un impedimento alla
dei lavoratori
certificazione delle
competenze acquisite
0
ottenere orientamento ottenere maggiori
realizzare una
e assistenza nella
informazioni sui diritti transizione effettiva
ricerca del lavoro
e sulle diverse
scuola/lavoro
tipologie di contratti attraverso stage in
azienda durante i cicli
scolastici
formazione mirata e
continua
un danno
sociale
altro
accettabile
negativamente perché
accettabile perché
apparentemente più perché non ci sono produce effetti di
alternative
depersonalizzazione sul
conveniente per il
lavoratore
lavoratore e il datore
di lavoro
Fig. 4.12 Come consideri il lavoro nero
Fonte: Commissione Regionale Emersione
40
Le opinioni sul lavoro nero sono essenzialmente negative perché percepito come una
violazione dei diritti del lavoratore 50% nonché come azione di sfruttamento 30%,
attività illegale 32% o come una cosa da fare per necessità 20%.
Dai dati si rileva che i ragazzi identificano il lavoratore in nero come persona
disoccupata 41% o immigrato 32%.
30
20
10
0
sfruttamento
17
illegale
una cosa
insopportabile da
fare per necessità
un modo per
portare a casa più
soldi pagando
meno tasse e
contributi
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 4.13 Secondo te chi lavora in nero é soprattutto
Fig. 4.14 Il lavoro irregolare é un fenomeno in continua crescita soprattutto nel mezzogior-
no secondo te da cosa deriva?
Fonte: Commissione Regionale Emersione
Fonte: Commissione Regionale Emersione
secondo te chi lavora in nero è soprattutto
il lavoro irregolare é un fenomeno in continua crescita
soprettutto nel mezzogiorno. Secondo te da cosa deriva?
50
40
40
30
30
20
20
10
10
0
disoccupato/a
immigrato/a
già lavoratore
precario
adulto
donna
uomo
giovane
uno che ha giá
un altro lavoro
0
dal fatto che
ci sono troppe
tasse e troppi
contributi
dalla scarsa
dalla necessità di
possibilità
integrare salari e
stipendi bassi di trovare un lavoro
dalla carenza
di politiche
di sviluppo
territoriale
in quanto
dalla possibilitá dall'ignoranza dei diritti
il lavoro nero
dei lavoratori
da parte
per le imprese é
garantiti
delle imprese
la scorciatoia
dalle norme
di avere
economicamente
vigenti
forza lavoro
più conveniente
a minor costo
L’incidenza della tassazione, la difficoltà trovare un lavoro e la convenienza per le
imprese del sommerso sono percepite come le cause che determinano il fenomeno
del sommerso. Fra le politiche di contrasto invece vengono individuate le politiche
repressive l’abbassamento dell’imposizione fiscale.
Un ruolo molto importante viene riconosciuto alla scuola nella lotta al sommerso
e all’illegalità (80%), mentre un ruolo ancora più importante viene riconosciuto alle
politiche di emersione (85%).
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 4.16 Secondo te per prevenire la nascita di nuovo lavoro nero quanto é importante
promuovere nella scuola programmi formativi mirati all'educazione, alla legalità
e al lavoro regolare?
Fonte: Commissione Regionale Emersione
Fig. 4.15 Per far emergere il lavoro nero é più utile
Fonte: Commissione Regionale Emersione
secondo te per prevenire la nascita di nuovo lavoro nero
quanto é importante promuovere nella scuola programmi formativi
mirati all'educazione alla legalità e al lavoro regolare
per far emergere il lavoro nero é piú utile
40
40
30
30
20
20
10
10
0
scoprire e
coprire chi
offre il lavoro
nero
17
ricorrere
al sindacato
ridurre
le tasse e
le imposte
sul lavoro
promuovere
promuovere realizzare progetti di
politiche di
la semplificazione emersione a livello
regionale con
accompagnamento e l'efficienza della
incentivi
e sostegno
Pubblica
alle imprese
Amministrazione
per emergere dal
nero
0
per nulla
poco
abbastanza
molto
moltissimo
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Fig. 4.17 Secondo te per prevenire la nascita di nuovo lavoro nero quanto é importante
promuovere politiche di emersione del lavoro sommerso a livello regionale
Fonte: Commissione Regionale Emersione
40
31,71%
28,04%
26,38%
30
20
9,01%
10
4,86%
0
per nulla
poco
abbastanza
molto
moltissimo
Il lavoro nero si configura come un tratto strutturale dell’edificio produttivo calabrese,
con una pervasività tale da non risparmiare nemmeno il coinvolgimento dei minori.
Infatti, il 34% degli stessi studenti intervistati dichiara di avere, seppur per brevi periodi,
svolto lavori occasionali in nero e più dell’80% ritiene che tale fenomeno sia
particolarmente diffuso nella sua zona.
La Calabria, è percepita come una regione in ritardo di sviluppo: il 60% dei ragazzi
definisce mediocre e pessima la realtà economica da cui proviene. Il 50% dei giovani
che ha svolto, inoltre, attività di lavoro, sostiene di avere ottenuto questa possibilità
soltanto grazie all’interessamento della rete parentale e amicale, modalità che
rischia di configurarsi come controllo sociale dell’accesso al lavoro. I meccanismi
di inserimento al lavoro non devono essere condizionati dall’abilità con la quale
una o più reti “private” di relazioni sociali hanno accesso ai ruoli chiave del
sistema socio-economico: perché in tal modo l’efficacia della partecipazione al
processo economico sarà rapportata esclusivamente alla loro capacità di conformazione
ad un ordine di valori e di pratiche sociali.
Dal questionario è possibile osservare la progressiva formazione di una struttura
mentale aperta al confronto con le sfide internazionali del lavoro e, conseguentemente,
con altri modelli di società - testimoniata dal quel 34% di studenti che si dichiara
disponibile a lavorare all’estero e fuori dai confini regionali - che, se adeguatamente
sostenuta con progetti occupazionali mirati, potrebbe mettere in circolo elementi di
dinamismo culturale e di rinnovato protagonismo sociale in grado di rendere possibile
la trasformazione della società calabrese.
La consapevolezza, infatti, che i giovani studenti (più del 60% degli intervistati) manifestano
della natura illegale del lavoro nero e dei danni sociali che determina, accanto alla loro
forte richiesta di promozione di una vasta azione di educazione alla legalità e al lavoro
regolare, dimostrano la ferma volontà degli stessi giovani di costruire una società
predisposta a processi sociali orientati alla cittadinanza attiva e volti alla definizione
di strategie occupazionali regolari in grado di liberare il lavoro dalle contaminazioni
dell’economia sommersa, illegale, criminale.
La sfida del futuro in Calabria passa attraverso la costruzione nel presente di un
modello di società fondato sulla cittadinanza attiva e responsabile: un nuovo civismo
democratico che ri-costruisca la mobilità sociale e scongiuri il ricorso all’emigrazione
e/o a comportamenti apolidi come uniche risposte alle ansie di cambiamento che
attraversano il corpo sociale della Regione.
17
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
5. Gli effetti dei bandi
Tabelle finanziarie
2 Stato d’attuazione del Por Calabria 2007-2013
Si precisa che i dati elaborati per la presente relazione relativamente al 31 dicembre
2010 sono quelli estratti dal Sistema regionale di Rendiconta mentre quelli relativi
allo stato di avanzamento al 31 maggio 2011 sono quelli risultanti dal Sistema informativo
MONITWEB-IGRUE che registra i dati di avanzamento finanziario - impegni e pagamenti
- all’ultima validazione del 24 maggio 2011).
L’assunto fondamentale su cui si basa questo scritto mirato a valutare lo stato d’avanzamento
del PO FSE della Calabria è che le decisioni si ancorano nelle pubbliche amministrazioni ai sistemi di contabilità pubblica per verificare l’aderenza a canoni di razionalità.
Un sistema di contabilità economica, prevede un valutazione per ciò che concerne
“le risorse impiegate, i risultati conseguiti e le connesse responsabilità gestionali
della dirigenza”, fondando la propria funzionalità innanzitutto sull’individuazione
della competenza economica dei fenomeni amministrativi.
Il sistema di monitoraggio è quindi costituito
• dalle responsabilitàl sulle risorse assegnate;
• dalle finalità.
“La razionalità complessiva del sistema è garantita in via strumentale dall’esercizio del
controllo di gestione.
In questo senso è possibile definire il processo di programmazione secondo tre
momenti fondamentali:
a) la fase di programmazione, che consiste nella definizione degli obiettivi, nella individuazione
delle risorse, delle azioni e dei tempi necessari per la loro messa in opera;
b) la fase di gestione con la rilevazione degli eventi, la fase di controllo, con cadenze
periodiche infraannuali, con verifica dell’eventuale di scostamento/raggiungimento dagli
obiettivi prefissati;
c) infine, la fase della c.d. consuntivazione, nella quale si monitorano le differenze tra
andamento economico e andamento finanziario cioè costi e spese sostenuti.”
Di seguito si intendono illustrare i fondamentali aspetti riferiti allo stato di attuazione
del PO dal 2007 ad oggi, lo stato d’avanzamento dal 1˚gennaio 2011 al 31 maggio
2011 e fornire:
• una proiezione temporale dei target imposti dal Comitato di coordinamento del
QSN sulla base della Delibera CIPE 1/2011;
• il target di spesa (n+2) necessario ad evitare il disimpegno automatico delle risorse;
• le previsioni di spesa.
É necessario, infatti sottolineare che al 2010 i dati regionali Rendiconta e quelli
MONITWEB-IGRUE1 non erano allineati e comportavano diffrenze anche molto
elevate dovute ad un numero alto di scarti che il Sistema MONITWEB-IGRUE
effettuava durante il trasferimento della Banca Dati.
Come si evince dalla tabella 5.1, i dati registrati nel sistema regionale Rendiconta al
31 dicembre 2010, presenti nel RAE 2010, sono pari a H 148.824.241 per gli impegni
e H 102.300.237 per i pagamenti.
1
Il portale dell'Ispettorato Generale Rapporti Finanziari con l'Unione Europea IGRUE è uno strumento attraverso
il quale si può monitorare la
livello regionale
Tab. 5.1 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI AL 31 DICEMBRE 2010
Valori in Euro
Assi
Programmazione
totale
Impegni(*)
Pagamenti(**)
Capacità di
impegno
Efficienza
realizzativa
A
B
C
B/A
C/A
Asse I
Adattabilità
154.889.776
21.439.112
11.855.463
13,84%
7,65%
AsseII
Occupabilità
318.384.538
73.369.478
49.960.968
23,04%
15,69%
Asse III
Inclusione sociale
68.839.900
6.000.000
6.000.000
8,72%
8,72%
Asse IV
Capitale umano
258.149.626
42.375.370
30.846.912
16,42%
11,95%
Asse V
Transnazionalità e
interregionalità
8.604.988
24.000
24.000
0,28%
0,28%
Asse VI
Assistenza tecnica
17.209.976
5.616.281
3.612.894
32,63%
20,99%
Asse VII
Capacità
istituzionale
34.419.950
0
0
0,00%
0,00%
TOTALE
860.498.754
148.824.241
102.300.237
17,30%
11,89%
Fonte: Sistema regionale Rendiconta
17
(*) Impegni del Beneficiario - (**) Spese sostenute dal Beneficiario
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Il Sistema informativo MONITWEB-IGRUE, alla stessa data del 31 dicembre 2010,
registrava un avanzamento per gli impegno pari a s120.090.276,91 (13,96% sul
programmato) e per i pagamenti s79.754.357,44 (9,27% sul programmato) ossia di
circa 4 e 2 punti in percentuale in meno rispettivamente di capacità di impegno ed
efficienza realizzativa. Nel corso del primo semestre 2011 a seguito di un'intensa
attività di correzione dei disallineamenti riscontrati, i dati presenti nei due sistemi,
regionale e nazionale, seppur con qualche differenza che verrà evidenziata nel proseguo
del testo, risultano in linea di massima omogenei.
Pertanto, in considerazione del fatto che il Sistema MONITWEB-IGRUE costituisce
la fonte dati nazionale ufficiale di cui tener conto ai fini del rispetto del livello degli
impegni giuridicamente vincolanti fissati a maggio e delle spese certificate fissato a
ottobre 2011 dal Comitato di Coordinamento del QSN a seguito della Deliberazione
CIPE n. 1/11, si é ritenuto opportuno analizzare i dati di avanzamento al 31 maggio
2011 sulla base di quelli presenti e validati sul Sistema nazionale al 24 maggio 2011,
utilizzando, viceversa i dati di avanzamento presenti sul Sistema rendiconta solo per
quelli risultanti alla data del 31 dicembre 2010 in raffronto ai dati MONITWEB-IGRUE
del 31 maggio 2011, al fine di analizzare la capacità di impegno e l'efficienza realizzativa
del POR nei primi 5 mesi dell'anno 2011 (cfr. tabella 4).
La tabella seguente riassume la situazione attuale del POR Calabria FSE 2007-2013
alla data del 31 maggio 2011. Da essa si evince che la capacità complessiva di impegno
é pari al 30,05%, mentre l'efficienza realizzativa si attesta al 13,16%.
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Tab. 5.2 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI AL 31 DICEMBRE 2010
Valori in Euro
Assi
Programmazione
totale
Impegni(*)
Pagamenti(**)
Capacità di
impegno
Efficienza
realizzativa
A
B
C
B/A
C/A
Asse I
Adattabilità
154.889.776
35.977.026
15.557.977
23,23%
10,04%
AsseII
Occupabilità
318.384.538
127.635.242
47.389.626
40,09%
14,88%
Asse III
Inclusione sociale
68.839.900
24.675.964
6.529.416
35,85%
9,48%
Asse IV
Capitale umano
258.149.626
62.845.735
39.731.741
24,34%
15,39%
Asse V
Transnazionalità e
interregionalità
8.604.988
24.000
24.000
0,28%
0,28%
Asse VI
Assistenza tecnica
17.209.976
7.432.205
4.049.915
43,19%
23,53%
Asse VII
Capacità
istituzionale
34.419.950
0
0
0,00%
0,00%
TOTALE
860.498.754
258.590.172
113.282.675
30,05%
13,16%
Fonte: Sistema MONITWEB-IGRUE-dati validati al 24.05.11
(*) Impegni del Beneficiario - (**) Spese sostenute dal Beneficiario
Fig.5.1 Rapporto capacità d'impegno/Efficienza realizzativa dati al 24.05.2011
Rapporto capacità di impegno ed efficienza realizzativa
35,00%
30,00%
25,00%
20,00%
15,00%
10,00%
5,00%
0,00%
B/A
Capacità di impegno
17
C/A
Efficienza realizzativa
17
VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Sulla base dei dati presenti nel Sistema regionale Rendiconta, che sono in fase
di validazione per essere trasferiti al Sistema MONITWEB-IGRUE, il totale degli
impegni e pagamenti del POR al 31 maggio 2011 risultano quelli corrispondenti
alla tabella che segue.
Tab. 5.3 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI AL 31 DICEMBRE 2010
Valori in Euro
Programmazione
totale
TOTALE POR
Impegni(*)
Pagamenti(**)
Capacità di
impegno
Efficienza
realizzativa
A
B
C
B/A
C/A
860.498.754
268.118.754
122.104.166
31,16%
14,19%
Come si evince dai dati in corso di validazione nel Sistema MONITWEB-IGRUE a
maggio 2011 si rileva un aumento sia della capacità di impegno che dell'efficienza
realizzativa di oltre un punto di percentuale.
Nella tabella che segue é, infine, riportato il riepilogo finanziario (differenziale) relativo al periodo che va dal 1° gennaio 2011 al 31 maggio 2011 dal quale si evince che
l'incermento della capacità d'impegno nell'arco temporale di riferimento é stato del
12,76% mentre l'incremento dell'efficienza realizzativa é pari a 1,28%.
La differenza notevole tra la capacità di impegno e la capacità realizzativa é stata
condizionata anche dall'attivazione del nuovo sistema informativo del Dipartimento
del Bilancio, che nella fase iniziale ha evidenziato alcuni problemi determinando ritardi
nella registrazione dei pagamenti.
Tabella 3 Attuazione finanziaria al 31.05.11
( Fonte : Sistema Rendiconta-dati validati al 24.05.11)
(*) Impegni del Beneficiario
(**) Spese sostenute dal Beneficiario
Tab. 5.4 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI
periodo: 1°gennaio 2011 - 31 maggio 2011
Valori in Euro
Assi
Programmazione
totale
Impegni(*)
Pagamenti(**)
Capacità di
impegno
Efficienza
realizzativa
A
B
C
B/A
C/A
Asse I
Adattabilità
154.889.776
14.537.914,00
3.702.514,00
23,23%
10,04%
AsseII
Occupabilità
318.384.538
54.265.764,00
47.389.626
40,09%
14,88%
Asse III
Inclusione sociale
68.839.900
18.675.964,00
6.529.416
35,85%
9,48%
Asse IV
Capitale umano
258.149.626
20.470.365,00
39.731.741
24,34%
15,39%
Asse V
Transnazionalità e
interregionalità
8.604.988
0,00
24.000
0,28%
0,28%
Asse VI
Assistenza tecnica
17.209.976
1.815.924,00
4.049.915
43,19%
23,53%
Asse VII
Capacità
istituzionale
34.419.950
0,00
0
0,00%
0,00%
TOTALE
860.498.754
109.765.931,00
113.282.675
30,05%
13,16%
Fonte: Rapporto dati Tabella 5.1 e Tabella 5.2
(*) Impegni del Beneficiario
(**) Spese sostenute dal Beneficiario
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Fig.5.2 Rapporto capacità d'impegno/Efficienza realizzativa dati dal 01/01/2011 al 31/05/2011
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Dal grafico precedente emerge che la capacità d'impegno ha avuto una notevole
performance nei primi mesi del 2011, in particolare, negli Assi Inclusione Sociale e
Occupabilità, quest'ultimo ha il dato più rilevante in termini assoluti.
14,00%
12,00%
10,00%
8,00%
6,00%
4,00%
Fig.5.4 Capacità di spesa per Asse negli anni 2008­- 2011­
2,00%
0,00%
B/A
Capacità di impegno
C/A
Efficienza realizzativa
12,00%
10,00%
8,00%
6,00%
4,00%
Utile sembra distinguere per Asse quanto realizzato in termini di impegni e pagamenti
nell'arco temporale dell'attuale ciclo di Programmazione.
2,00%
0,00%
Fig.5.3 Capacità d'impegno per Asse negli anni 2007­- 2011­
40,00%
35,00%
30,00%
25,00%
20,00%
15,00%
10,00%
5,00%
0,00%
Il dato relativo alla capacità di spesa, come sopra evidenziato, tiene conto delle
difficoltà di registrazione dei pagamenti riscontrati nei primi mesi dell’anno a causa
delle nuove procedure informatiche del Dipartimento Bilancio.
Da aprile 2011 il nuovo Sistema informativo di Bilancio è entrato pienamente a
regime ed i mesi in corso sono ora concetrati nella registrazione delle spese e sulla
mole di impegni messi in atto.
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
Conclusioni
Il 2010 è stato un anno importante per la regione Calabria, perché sia pur in presenza
di una congiuntura internazionale particolarmente negativa riesce non solo a tenere,
ma anche a migliorare alcuni indicatori macroeconomici. Non dimentichiamo che il
PIL italiano dal 2008 al 2010 perde più del 7%,quindi siano in presenza di una delle
peggiori fasi di recessione degli ultimi decenni.
La tenuta macroeconomica e l’aumento della regolarità nel campo del sommerso e
del lavoro nero sono sicuramente l’effetto della politiche strutturali, anche di quelle
del Fondo Sociale Europeo, ben gestito dalla Regione Calabria, che si sono tradotti
in un miglioramento significativo degli indicatori macroeconomici, tanto da abbattere il
tasso di irregolarità nel settore del lavoro sommerso.
Il lavoro sommerso non costituisce solamente un problema dal punto di vista
economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale, poiché i suoi effetti
si riflettono sulla sfera privata degli individui, causando dei drammi e sconvolgendo
spesso anche il loro equilibrio psicologico. La riduzione dell’economia e del lavoro
non regolare, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi delle politiche del
lavoro. Guardando l’andamento decennale della disoccupazione si possono evidenziare anche i notevoli progressi fatti dalla regione Calabria anche in presenza di una
Congiuntura particolarmente negativa. Il differenziale fra il tasso di disoccupazione
nazionale e regionale era a due cifre ad inizio degli anni 2000, si è ridotto a 3 punti
percentuali nel IV trimestre 2010. Ciò significa che con politiche adeguate si può
portare in pochi anni il tasso di disoccupazione calabrese a livello di quello nazionale
annullando il differenziale e questo sarebbe sicuramente un grande successo.
Questo rapporto, accanto alla consolidata descrizione macroeconomica della situazione
calabrese ha avuto due spunti innovativi.
Il primo è costituito dalla ricerca sulla percezione del sommerso e il secondo è
costituito dalla ricerca sui minori. Dal rapporto emerge un cauto ottimismo sulla
situazione economica calabrese, la Calabria sembra essere una regione in controtendenza
e questo può essere un segno di speranza.
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VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria
Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare
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Giuseppe Scopelliti Francesco Antonio Stillitani Benedetto Di Iacovo