Prefazione Coordinatore scientifico Giuseppe Scopelliti Domenico Marino Presentazione saggi di Francesco Antonio Stillitani Introduzione Benedetto Di Iacovo luglio 2011 La presente pubblicazione, curata dalla Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare, è stata realizzata grazie alla programmazione comunitaria POR Calabria FSE 2007/2013 - obiettivo 0.6 Bruno Calvetta Pasquale Melissari Benedetto Di Iacovo Domenico Marino Nino Floro Indice Prefazione Presentazione Introduzione 1.- Il lavoro sommerso. Aspetti, definizioni, scenari di riferimento. 2.- Il Quadro economico della Calabria 3.- Il Sommerso in Calabria 4.- Indagine sui minori 5.- Gli effetti dei bandi Conclusioni Bibliografia Ai soli fini delle attribuzioni l’introduzione e il capitolo 1 sono stati redatti da Benedetto Di Iacovo, i paragrafi 2.1, 2.2, 2.3 e 3.11, il capitolo 4 e le conclusioni da Domenico Marino, il paragrafo 2.4 è stato redatto da Domenico Marino e Pasquale Melissari, il paragrafo 2.6, 3.12 e 3,13 da Benedetto Di Iacovo e Domenico Marino, i paragrafi 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.8, 3.9, 3.10 sono stati redatti da Nino Floro, il capitolo 5 è stato redatto da Bruno Calvetta Prefazione L’economia italiana ed europea è oggi colpita da una crisi profonda con il rischio concreto di perdere posti di lavoro in diversi comparti di un’economia regionale già debole. Questo sarebbe per noi inaccettabile perché un peggioramento degli indicatori occupazionali aumenterebbe il disagio sociale, fino a livelli insostenibili per il nostro contesto sociale. Di fronte a questo rischio la Regione Calabria si è mobilitata con tutte le risorse a disposizione individuando politiche di intervento opportune, in grado di incidere realmente sul mercato del lavoro regionale, investendo sull’innovazione, cercando occasioni di sviluppo autopropulsivo e sostenibile e soprattutto puntando sull’emersione del lavoro non regolare e sulla creazione di buon lavoro. Si è pensato ad un Piano per il Lavoro con l’investimento di ingenti risorse regionali e comunitarie finalizzato alla creazione di parecchie migliaia di posti di lavoro stabili che in una congiuntura particolarmente negativa come questa possono limitarne gli impatti. Ma quello di combattere la crisi è solo un primo passaggio che serve da stimolo per andare avanti cercando di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Il lavoro sommerso e il lavoro non regolare all’interno di un mercato del lavoro debole costituiscono un grande problema per la Calabria. Il merito di questo rapporto giunto alla sua settima edizione è quello di dare un quadro reale di questo fenomeno e di dare un’indicazione sulle misure di contrasto e sui risultati ottenuti, attraverso uno sforzo costante del governo regionale e della preposta commissione, in questo ultimo anno. Il lavoro nero e il lavoro irregolare non danneggiano solo l’erario per il mancato gettito. Lavoro irregolare e lavoro sommerso sono congiunti a situazioni di illegalità diffusa, di violazione delle regole, di discriminazione e spesso sono la causa delle cosiddette morti bianche. Combattere il lavoro sommerso è uno strumento per ridurre tutte le discriminazioni di ogni genere del mercato del lavoro. Promuovere il “Buon Lavoro” e la sicurezza sui luoghi di lavoro può essere un mezzo per evitare che la strage di lavoratori morti sul luogo di lavoro continui. Promuovere la cultura della legalità è un modo per dare un futuro ed una speranza ai giovani. E’ quello che si è cercato di fare con evidente successo e grandissima partecipazione degli studenti calabresi con il progetto“ la Legalità Cresce sui Banchi di Scuola”, promosso proprio dalla Commissione Regionale per l’Emersione in partnership con l’Ordine regionale dei giornalisti e l’Ufficio Scolastico Regionale, con l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica e del Ministero della Giustizia. La giunta regionale ha nel suo DNA questi principi ed ha fatto della legalità la sua bandiera sostenendo progetti importanti della laboriosa Commissione Regionale per l’Emersione, presieduta egregiamente da Benedetto Di Iacovo. Questo Rapporto dimostra che la Calabria ha saputo reagire bene alla crisi e che gli strumenti messi in campo dal governo regionale in tema di occupazione e di regolarità del lavoro stanno funzionando. Il corposo finanziamento con fondi Europei del Progetto per la creazione di una “Rete di Agenti per l’emersione e lo sviluppo locale” promosso dalla Commissione e lo stesso Disegno di legge di contrasto al sommerso in via di approvazione in seno al Consiglio Regionale della Calabria, sono il segno evidente di questo nostro assunto. Tutto ciò, unitamente ad altre iniziative, che abbiamo in corso, è sicuramente uno stimolo a continuare sulla strada intrapresa per arrivare in breve a far diventare la Calabria una regione “normale” che è capace di ridurre a livello fisiologico sia i tassi di disoccupazione che di irregolarità del lavoro. Giuseppe Scopelliti Presidente della Regione Calabria Presentazione Questo rapporto è importante perche permette di ottenere informazioni e indicazioni su due aspetti rilevanti del sistema economico-occupazionale regionale: la lotta al sommerso e l’impatto della crisi internazionale sulla regione Calabria. Il lavoro sommerso non costituisce solamente un problema dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale. La riduzione dell’economia e del lavoro non regolare, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi della Giunta e del mio assessorato in direzione delle politiche attive del lavoro. Il mercato del lavoro nel Sud d’Italia è caratterizzato da una offerta di lavoro in eccedenza, per mancanza di domanda, connessa con la fragilità della struttura economico-produttiva che determina la presenza di molti disoccupati in cerca di prima occupazione. Questa situazione è dovuta anche al lungo prevalere di meccanismi regolativi assistenziali propri del mercato del lavoro. Negli ultimi quarant’anni il divario economico fra le Regioni del Mezzogiorno e quelle del Centro - Nord si è, comunque, notevolmente ridotto. La Calabria per molti anni ha avuto un tasso di disoccupazione pari al doppio di quello nazionale. Oggi registriamo un differenziale di appena 3,5 punti percentuali. Il nostro mercato del lavoro è contrassegnato dalla presenza di molti disoccupati in cerca di prima occupazione che a volte, per necessità, pur di guadagnare si accontentano di effettuare prestazioni non regolari. Sul versante dell’economia sommersa e del lavoro non regolare, il contributo di questo prezioso rapporto, predisposto con cura dalla attivissima Commissione Regionale Emersione presieduta da Benedetto Di Iacovo, è importante perché evidenzia che, se è vero che il sommerso calabrese è un fenomeno complesso che non è rappresentato solo da lavoratori sfruttati o mal pagati e privi delle essenziali garanzie, ma anche da lavoratori ben integrati in circuiti produttivi strutturati però irregolarmente utilizzati a causa di inefficienti strategie di competizione capaci di misurarsi con un mercato sempre più ampio e globale, è, però, anche vero che con opportuni interventi, per come i dati calabresi sul fenomeno dimostrano, si può cercare di aggredire questa piaga e di tentare di renderlo meno invasivo nella nostra economia. Sul versante della crisi internazionale va evidenziato che la fase fortemente recessiva che sta caratterizzando l’economia dei paesi più avanzati sta facendo sentire i suoi effetti anche in Calabria, sia pur in misura più limitata. Vedere che, sia pur in un periodo di crisi che ha prodotto in Italia un aumento forte della disoccupazione, l’economia e l’occupazione della regione Calabria nel 2010 non solo non sono crollate, ma anzi manifestano segnali di ripresa, è sicuramente un dato positivo che trova la giustificazione nell’efficacia delle misure e nelle azioni poste con idonee politiche attive del lavoro, attraverso una serie di bandi e progetti, messe in campo per il governo regionale dal mio assessorato. La Giunta regionale è riuscita, utilizzando bene i fondi europei e razionalizzando le poche risorse libere del bilancio regionale, a dare una risposta concreta alle esigenze che la crisi economica poneva alle famiglie calabresi. La tenuta macroeconomica e l’aumento della regolarità nel campo del sommerso e del lavoro nero sono sicuramente l’effetto della politiche strutturali, anche di quelle del fondo sociale europeo, ben gestito dalla Regione Calabria, che forse per la prima volta nella storia della nostra regione, si sono tradotti in un miglioramento significativo degli indicatori macroeconomici, tanto da abbattere il tasso di irregolarità nel settore del lavoro sommerso sia in termini percentuali che assoluti. Il monitoraggio puntuale sugli indicatori del mercato del lavoro e sui risultati delle politiche contenuto in questo rapporto, curato dalla Commissione emersione, accresce il patrimonio di conoscenza della Regione in questo campo, soprattutto mettendo in luce finalmente dei dati positivi e di speranza. Francescantonio Stillitani Assessore Regionale alle Politiche del Lavoro Introduzione Siamo giunti al VII Rapporto sull’economia sommersa ed il lavoro non regolare in Calabria. Una fotografia puntuale e nitida del sistema socio-economico calabrese realizzata anno dopo anno, che contribuisce a fare chiarezza sull’effettiva situazione del mercato del lavoro regionale, ma anche rispetto ai luoghi comuni che hanno da sempre relegato la Calabria nel ruolo scontato ed irreversibile di cenerentola italiana, quale classico “fanalino di coda” delle regioni senza una prospettiva ed un futuro. I dati ufficiali delle grandi Agenzie di rilevazione e statistica che hanno analizzato gli indicatori dell’anno 2010, presentano una Calabria in controtendenza positiva, sebbene la crisi globale, iniziata tre anni fa abbia fortemente investito il nostro paese in negativo. Mentre il nord del paese affanna, perde occupazione, sperimenta negativamente la cessazione di imprese, in Calabria i dati raccontano di una sensibile inversione di tendenza che produce effetti positivi non soltanto per l’immagine socio-economica della regione, ma soprattutto per le stesse casse regionali che recuperano ingenti risorse erariali, (come le moltissime addizionali irpef e quote iva ed irap) proprio dall’emersione del lavoro irregolare. Si stima che, in termini assoluti, siano state ben 7.000 le unità irregolari emerse tra il 2009 ed il 2010 che in media portano ad un recupero erariale regionale e comunale di circa 1300 € per ogni unità emersa. Il lavoro nero, tuttavia, si configura come un tratto strutturale dell’edificio produttivo calabrese, con una pervasività tale da non risparmiare nemmeno il coinvolgimento dei minori. Dopo alcuni anni di politiche di intervento, come si evince, la situazione è sicuramente migliorata ed è possibile ipotizzare nel futuro prossimo di riportare tale fenomeno ai livelli fisiologici di accettabilità, quindi nella media italiana. La consapevolezza della natura illegale del lavoro nero e dei danni sociali che determina, accanto alla loro forte richiesta di promozione di una vasta azione di educazione alla legalità e al lavoro regolare, anche attraverso una serie di progetti che come Commissione regionale per l’emersione abbiamo portato avanti, quale ad esempio “La legalità cresce sui banchi di scuola”, dimostrano la ferma volontà degli stessi giovani di voler costruire una società predisposta a processi sociali orientati alla cittadinanza attiva e volti alla definizione di strategie occupazionali regolari in grado di liberare il lavoro dalle contaminazioni dell’economia sommersa, illegale, criminale. In tale solco abbiamo registrato la ferma volontà della Giunta Regionale, con in testa il Governatore Giuseppe Scopelliti e l’Assessore al lavoro Francescantonio Stillitani, che non hanno fatto mai mancare il proprio apporto alle iniziative della Commissione emersione, di voler fortemente sostenere ogni necessaria azione di educazione alla legalità per un mercato del lavoro regolare e di qualità. Il 2010 è stato un anno importante per la regione Calabria, perché sia pur in presenza di una congiuntura internazionale particolarmente negativa riesce non solo a tenere, ma anche a migliorare alcuni indicatori macroeconomici in particolare la diminuzione dei tassi di irregolarità e quelli sulla disoccupazione. Per ciò che riguarda i tassi relativi alla disoccupazione, va sottolineato che a fine 2010 la forbice tra il dato nazionale e il dato regionale si è ridotta ad appena 3 punti percentuali, mentre solo qualche anno fa il divario era a due cifre. La tenuta macroeconomica e l’aumento della regolarità nel campo del sommerso e del lavoro nero sono sicuramente l’effetto di una forte azione di monitoraggio, analisi ed iniziative specifiche sul versante del contrasto da parte della Commissione regionale emersione, ormai operativa da oltre 10 anni con evidenti risultati, nonché degli organi ispettivi e di vigilanza e della stessa Guardia di Finanza; ma è frutto anche delle politiche strutturali, ivi comprese quelle del fondo sociale europeo, ben gestito dalla Regione Calabria, nonché dei vari bandi sull’occupazione, che forse per la prima volta nella storia della nostra regione hanno fatto sì che si realizzasse un miglioramento significativo degli indicatori macroeconomici, tanto da abbattere in termini concreti il tasso di irregolarità. Questo rapporto, accanto alla consolidata descrizione macroeconomica della situazione calabrese, ha avuto degli spunti innovativi: il primo è stato la valutazione dell’effetto delle politiche occupazionali della regione Calabria; il secondo - e più importante punto - è costituito dalle indagini sul campo che aggiungono valore a questa pubblicazione. Dal Rapporto emerge che la Calabria è una regione in controtendenza e che se si attuano politiche opportune si può far avvicinare questa regione alla “Normalità”. La sfida del futuro in Calabria passa attraverso la costruzione nel presente di un modello di società fondato sulla cittadinanza attiva e responsabile: un nuovo civismo democratico che ricostruisca il diritto al lavoro e scongiuri il ricorso all’emigrazione come unica risposta alle ansie di cambiamento che attraversano il corpo sociale della Regione. La legalità ed un mercato del lavoro regolare, sicuro e soprattutto legale, non è qualcosa che possiamo lasciare agli altri, in luoghi lontani, ma qualcosa che dobbiamo creare e salvaguardare - così come il Governo regionale sta facendo- giorno dopo giorno, coltivando legami di disponibilità e fiducia nelle rispettive comunità ed istituzioni democratiche, attraverso le nostre azioni ed il nostro esempio. Le precondizioni sono rappresentate dalla “cultura della legalità” e da una corretta educazione ad essa. La prima si esplica nel rispetto delle persone e nella partecipazione di tutti i cittadini alla vita sociale, politica ed economica; la seconda aiuta a sviluppare la consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza vanno perseguite, volute e una volta conquistate, vanno protette e difese nel tempo. La legalità, nel mercato del lavoro, è precondizione per ogni progetto di sviluppo economico e sociale, nonché per l’accrescimento dei livelli di occupabilità. Tanto più è alto il livello di legalità in un territorio, tanto maggiore è il grado di sicurezza e di qualità del lavoro. La diffusione della cultura della legalità rappresenta, pertanto, un’azione speculare al contrasto all’irregolarità nel mercato del lavoro. Naturalmente perché una regione cresca, ed accresca l’occupazione, necessita di una serie di ulteriori misure ed iniziative. Le legge regionale di contrasto al lavoro sommerso ed irregolare, già approvato dalla Giunta ed in discussione presso le competenti commissioni del Consiglio Regionale, unitamente al progetto per la creazione di una “rete di agenti per l’emersione e lo sviluppo locale” concorrono a determinare condizioni di legalità, regolarità e sicurezza. La crescita produttiva, lo sviluppo locale ed un habitat ricettivo ed attrattivo di imprese, sono, infine, condizioni essenziali per la crescita di qualsiasi territorio. Benedetto Di Iacovo Presidente Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 1. Il lavoro sommerso Aspetti, definizioni, scenari di riferimento Questo rapporto viene posto all’attenzione istituzionale e delle grandi agenzie di ricerca e statistica in uno dei momenti più critici e difficili della storia economia degli ultimi trent’anni. A tre decenni dalla prima definizione di economia sommersa si impone la necessità, oltre di rendere sistematici i metodi per la sua stima quantitativa e per la comparazione internazionale, di procedere ad un approfondimento concettuale di tale area produttiva e occupazionale. Il lavoro sommerso è un problema che non riguarda solo l’Italia, ma è al contrario diffuso in tutto il contesto europeo ed incide fortemente sulla totalità dei sistemi economici occidentali. È proprio nelle economie più sviluppate, difatti, che una quota crescente del sistema economico tenta di sfuggire alle norme ed ai meccanismi istituzionali per rifugiarsi in un contesto economico in cui prevalgono transazioni di tipo informale e la non osservanza dei vincoli imposti dalla legge - anche e soprattutto per evitare di sopportarne gli oneri. Fra i decisori politici, e ancor più nell’opinione pubblica, il sommerso equivale a qualcosa di nebuloso e oscuro, cui concorrono i più diversi fattori. L’illegalità, criminale o elusiva, si combina con l’ “arte di arrangiarsi”; degrado sociale, povertà ed esclusione con un generale scarso senso civico; la diffusa abitudine a non rispettare le regole necessarie a garantire un’ordinata convivenza, con la corruzione o con gli eccessi del potere burocratico sui cittadini. Le differenze esistenti possono essere date per acquisite solo in una cerchia di specialisti e studiosi. D’altronde la stessa disomogeneità di fattori concorrenti a determinare un’estesa area di sommerso, non ha sufficientemente attratto l’interesse degli economisti, almeno al pari del coinvolgimento di statistici, territorialisti e sociologi, tanto da non poter disporre di una solida accumulazione teorica. L’economia sommersa, soprattutto nei paesi industrializzati, non è un’economia parallela in cui i beni e servizi prodotti vengono poi venduti a consumatori altrettanto nascosti: le attività sommerse convivono e interagiscono con i meccanismi di mercato che governano il funzionamento del sistema economico. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Se c’è un’area dell’azione pubblica interessata in maniera crescente da politiche, norme e strumenti di derivazione europea questa è l’area del mercato e della regolazione del lavoro. La stessa natura del lavoro sommerso ne fa un problema difficile da affrontare. In una prospettiva europea, come già evidenziato, è difficile trovare una definizione comune di lavoro sommerso a causa dei suoi diversi aspetti nelle diverse parti dell’Unione. Inoltre, è difficile indicare con certezza la dimensione del problema, poiché la sua ampiezza può essere (proprio perché economia nascosta, sommersa) soltanto stimata. Secondo una Comunicazione della Commissione Europea, per lavoro irregolare si intende una “qualsiasi attività retribuita lecita di per sé ma non dichiarata alle autorità pubbliche, tenendo conto delle diversità dei sistemi giuridici vigenti negli Stati membri”. Applicando questa definizione sono escluse le attività criminali come anche le forme di lavoro non coperte dal normale quadro normativo e che non devono essere dichiarate alle autorità pubbliche, come ad esempio le attività espletate nell’ambito dell’economia familiare. Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Trattasi dunque di una forma di produzione legale di cui la pubblica amministrazione non è a conoscenza per diverse ragioni: a) Evasione fiscale (delle imposte sul reddito, sul valore aggiunto o di altre tasse); b) Evasione di contributi sociali; c) Non osservanza delle regole dettate dalla legge relativamente a: salario minimo, numero massimo di ore di lavoro, sicurezza sul lavoro, ecc. d) Mancato rispetto delle norme amministrative, come nel caso di mancata compilazione dei questionari statistici o di altri moduli amministravi, ecc. dell’agricoltura, dell’edilizia, del commercio e dei servizi alle famiglie. L’attenzione al problema è stata condivisa, oltre che dall’Italia, da molti Paesi dell’Unione europea che, nell’ambito delle azioni per promuovere lo sviluppo e la cooperazione, ha inserito sin dall’inizio degli anni ‘90 la lotta all’economia sommersa (il “Libro Bianco” di Delors, 1993). Più recentemente, a livello nazionale e in ambito comunitario, il dibattito in tema di politiche per l’emersione del lavoro sommerso è proseguito nei Piani d’azione nazionale (NAP - National Action Plans), nei Documenti di Programmazione economica e finanziaria (Dpef) e infine nelle varie Leggi finanziarie licenziate dal Parlamento negli ultimi anni, in cui vengono definite un insieme di misure integrate per la lotta all’economia sommersa. Come è noto, il fenomeno del lavoro sommerso ha molte cause: eccessivo carico fiscale, rigidità del mercato del lavoro, lentezza burocratica nella pratiche riguardanti le imprese e il lavoro, mutua convenienza tra imprenditore e lavoratore ai danni dello Stato. Le politiche di emersione mirano ad eliminare queste defezioni, creando la convenienza per un comportamento regolare del cittadino nei confronti di un Stato responsabile. La regolarizzazione del lavoro porta con sé dunque un miglioramento del vivere civile. In effetti la politica di emersione implica una trasformazione, un cambiamento: chi è sommerso può emergere, chi è irregolare può diventare regolare,chi è costretto in un‘attività limitata può trovare il modo di espanderla. Di conseguenza, l‘emersione propone di ottenere effetti molteplici: sul funzionamento della pubblica amministrazione centrale (regolarizzazione contributiva, recupero fiscale), sull‘economia in generale (eliminazione della concorrenza sleale) e sulla qualità della vita locale (aumento della legalità e delle condizioni di sicurezza). In senso ampio, tutte le attività economiche che contribuiscono al calcolo del prodotto nazionale lordo di un Paese, e non sono registrate, rientrano nella definizione di economia sommersa e producono implicazioni rilevanti sia sulle persone, sia sulla sicurezza sociale e sulle finanze pubbliche, sia in ultimo sulla concorrenza. In particolar modo producono effetti significativi sia per i lavoratori, sia per le imprese, sia per i consumatori, sia per le parti opportunità di genere e per sistemi di protezione sociale. L’impresa che opera nel sommerso così come il lavoratore in “nero”, pur collocandosi in un segmento nascosto dell’economia, necessariamente vengono in contatto e interagiscono con l’economia formale in molteplici occasioni, ad esempio per reperire le materie prime e acquisire certi servizi, così come per collocare sul mercato il risultato dell’attività svolta. Il lavoro non dichiarato è più concentrato tra gli studenti, i disoccupati e i lavoratori indipendenti ed ha una maggiore incidenza nei settori Infine, trasformare il lavoro da irregolare in regolare contribuisce a far raggiungere la piena occupazione, migliora la qualità e la produttività del lavoro, rafforza la coesione e l‘inclusione sociale e permette un‘integrazione civile per coloro che sono esclusi dal regolare mercato del lavoro. In altre parole, contrastare il sommerso significa aumentare il livello di democrazia sostanziale; qualificare il sistema produttivo; rendere più giusto il sistema fiscale e la protezione sociale; dare più trasparenza al mercato del lavoro. Si tratta di una battaglia che è difficile immaginarla al pari di una partita di calcio che si vince o si perde al ’90 minuto. Si tratta di un fenomeno che può essere definito come il cancro della nostra società. Per questo serve monitorarlo diuturnamente, analizzarlo e comprenderne le ragioni che lo alimentano e lo fanno crescere sempre di più. Secondo le previsioni del Rapporto Excelsior 2011 nel 3° trimestre le imprese della 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Calabria prevedono di assumere oltre 1.140 giovani al di sotto dei 30 anni, vale a dire quasi il 40% circa del totale; per un’altra quota del 23% circa verrà preferito personale oltre i 30 anni (probabilmente per le figure a cui è richiesta maggiore esperienza e professionalità), mentre per il restante 37% dei casi l’età non è ritenuta rilevante. Ripartendo proporzionalmente quest’ultima quota, le assunzioni di giovani under 30 potranno arrivare a circa il 64% del totale, vale a dire 3.100 unità in valore assoluto. Certamente tale quota risente anch’essa della stagionalità estiva (quando una parte della popolazione giovanile si rende disponibile per un lavoro a termine come quello stagionale), in parte è determinata anche dal tipo di professioni richieste, molte delle quali non richiedono una grande esperienza, ma una quota di “flusso” (le assunzioni), così superiore a quella dello “stock” dell’occupazione giovanile, al di là di fattori contingenti sembra indicare una volontà delle imprese di accelerare nel processo di ricambio generazionale della forza lavoro. Questo soprattutto nelle attività terziarie (dove in alcuni comparti, come il commercio, i trasporti e i servizi alle persone, le assunzioni previste potranno essere coperte da giovani anche in misura superiore al 90%), ma anche in qualche attività industriale, come il comparto alimentare, dove lo “spazio” che i giovani potranno occupare arriva all’80%. Di tutta evidenza, la questione del lavoro sommerso si intreccia in maniera vitale con le problematiche di sviluppo locale in quanto le politiche per l’emersione rappresentano una componente di rilievo delle politiche di sviluppo, valorizzando le potenzialità dei suoi elementi non economici - sociali, istituzionali e culturali. Su questa direttrice si inseriscono i dieci anni di lavoro della Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione e la scommessa del Presidente Scopelliti nella sfida al sommerso: valorizzazione di interventi formativi e informativi a favore di soggetti pubblici e privati, in relazione ai possibili effetti del lavoro e dell‘economia sommersa; sostegno ad azioni di sistema attraverso la realizzazione di sportelli di informazione; attività di tutoraggio , consulenza , animazione sul territorio, e ancora , la promozione di azioni sinergiche con il coinvolgimento delle parti sociali e la cooperazione tra i soggetti istituzionali. L’impegno della Commissione nel promuovere azioni specifiche sul territorio, finalizzate ad informare adeguatamente sui rischi derivanti dall‘attività lavorativa in tutte le sue forme e a diffondere la cultura della prevenzione, della sicurezza e della legalità, ha avuto il suo punto di forza nel progetto “La legalità cresce sui banchi di scuola”, ritenuto dal Ministro della Giustizia e dal presidente della repubblica (che lo hanno patrocinato), nonché dall’Isfol un modello di buona prassi per contrastare il fenomeno del lavoro irregolare tale da valutare positi17 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare vamente l’ipotesi di valorizzare anche in campo nazionale esperienze significative come il progetto che si è concluso appunto lo scorso dicembre 2010. I risultati del monitoraggio ed i dati dell’attuazione hanno inoltre registrato la capacità di tutte le parti interessate (amministrazioni, parti sociali, associazioni datoriali ecc.) di riuscire a convergere su obiettivi condivisi, caratterizzando il ruolo della Commissione come una cabina di coordinamento delle politiche di regolarità e qualità del lavoro. Quanto sopra è tanto più evidente se si analizzano i dati Istat 2010 su Performance e Mercato del Lavoro in Calabria: nel 1° trimestre troviamo rispettivamente un tasso di disoccupazione del 12,4%, un tasso di occupazione del 42% ed un tasso di attività del 48%. A partire dal 2° trimestre 2010 si è verificata una ripresa occupazionale ed alla fine del IV trimestre si è avuto un aumento dell’occupazione pari a 15.000 unità rispetto al 1° trimestre, con un calo della disoccupazione di 4.000 unità. La crescita dell’occupazione (+ 15.000 unità), superiore alla diminuzione dei disoccupati (- 4.000 unità) è appunto sintomo di occupati in emersione. In uno scenario di crisi mondiale dove tutte le altre regioni hanno fatto registrare cali di occupazione ed aumento di disoccupati e di lavoro nero e sommerso, la Calabria va dunque in controtendenza: migliorata la disponibilità a lavorare, con una diminuzione delle non forze lavoro di 12.000 unità; calo della disoccupazione dal 12,4 al 11,6; riduzione dei lavoratori irregolari di 7.000 unità, attestati a 142.000 contro i 149.000 della fine del 2009. Se si analizza il quadro degli anni dal 2001 al 2010, si nota inoltre un progressivo aumento del Prodotto interno lordo e dei consumi finali interni ed un progressivo calo delle unità di lavoratori irregolari – dai 201.000 del 2001 ai 142.000 stimati al 31/12/2010. A smentire il luogo comune secondo cui il Mezzogiorno e la Calabria in particolare sarebbero la patria del lavoro sommerso, anche il 2° rapporto UIL i cui dati derivano dai risultati delle ispezioni condotte da gennaio 2006 ad ottobre 2010. Secondo lo studio, infatti, tra le Regioni con il più alto tasso di aziende irregolari tra quelle ispezionate quattro su cinque sono presenti nel Centro-Nord: Liguria (73,1%), Lombardia (63,9%), Marche (62,9%), Campania (il 59,8%) e Umbria (il 59,4%). Così come la più alta percentuale di lavoratori in nero rispetto all’occupazione irregolare trovata nelle aziende ispezionate è stata riscontrata prevalentemente nel Nord. Ad eccezione della Campania dove, in base alle ispezioni effettuate, si concentra la più alta percentuale di lavoratori in nero (il 70,8%), troviamo, infatti, l’Emilia Romagna il 55%, il Friuli Venezia Giulia il 46,1%, il Molise il 44,7% e la Liguria il 44,2%. Calabria quindi in controtendenza rispetto ai dati nazionali, sia per quanto riguarda la 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria riduzione dei tassi di irregolarità che quelli della disoccupazione. Considerato che il lavoro nero, sommerso, irregolare è come un cancro per la nostra società e considerato altresì che questa battaglia non la si vince o si perde, come nel calcio, al ’90 minuto ma necessita di un’azione diuturna ed attenta da parte di una moltitudine di soggetti preposti, questi risultati si sono ottenuti, come già evidenziato, grazie ad un’azione sinergica che ha trovato il suo punto cruciale e decisivo nella recente approvazione, da parte della Giunta regionale, della proposta di legge recante “Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all’emersione del lavoro non regolare”, predisposta di concerto con la Commissione e frutto della concertazione e condivisione con le parti sociali, Sindacali, Associazioni datoriali, Enti previdenziali presenti al suo interno. Si tratta di una legge innovativa ed unica in Italia, che oltre a rafforzare le funzioni dell’Organo collegiale della Regione, appunto la Commissione regionale per l’emersione, introduce importanti novità nella lotta al sommerso ed all’economia illegale in Calabria e costituisce un tassello strategico sia per la definizione del Piano regionale per il lavoro, sia per la revisione normativa organica che la Regione Calabria intende promuovere a favore della buona occupabilità in Calabria. La novità assoluta è l’introduzione della Centrale Allarme Emersione (C.A.E.), una Banca Dati - unica del suo genere in Italia - nella quale vengono inserite tutte quelle imprese presso cui sono state definitivamente accertate infrazioni in materia di lavoro sommerso e non regolare e in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. La proposta di legge, presentata dall’Assessore Stillitani e licenziata dalla Giunta il 10/02/2011, è adesso al vaglio del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. L’auspicio è che possa essere approvata in tempi brevi, al fine di fornire alla Calabria uno strumento prezioso di sviluppo economico e democratico. Di particolare interesse, infine, il progetto denominato “Una rete di Agenti per l’emersione e lo sviluppo locale”. Si tratta di una vera e propria azione di sistema che immette nel mercato del lavoro calabrese una nuova figura professionale a carico del progetto per 12 mesi: l’Agente per l’emersione e lo sviluppo locale, a disposizione del sistema imprenditoriale calabrese. Il loro ruolo, unitamente alle campagne di sensibilizzazione promosse dalla Commissione Emersione per conto della Regione Calabria, sarà anche quello di dimostrare alle imprese calabresi che lavorare nell’economia informale, solo apparentemente, offre l’opportunità di accrescere i propri guadagni, evidenziando che così non solo si evade l’imposta sul reddito e i contributi sociali ma che le sanzioni che potrebbero essere irrogate, ove scoperti, sono estremamente pesanti per le imprese. 17 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 2. Il lavoro sommerso. 2.1. Lo sviluppo debole della Calabria Le motivazioni dello “sviluppo debole” denotato dalle regioni meridionali e dalla Calabria in particolare vengono attribuite genericamente alle diseconomie esterne. Con tale termine si intende l’insieme di tutti quei fattori, esterni alle imprese (dunque “indipendenti” dalla scelte e dalle abilità imprenditoriali), che agiscono negativamente sull’attività delle imprese stesse, facendone lievitare i costi di produzione e peggiorando l’efficienza e la qualità dei processi e dei prodotti, rendendole quindi meno competitive, o precludendone perfino la nascita. Analizzando queste diseconomie esterne si può avere un quadro delle cause che hanno storicamente condotto al differenziale di sviluppo fra la Calabria e il resto del paese. Queste diseconomie si possono racchiudere in 5 aspetti: • Scarsa e inefficiente dotazione infrastrutturale; • Sistema produttivo debole; • Inefficienza della Pubblica amministrazione; • Forte incidenza dell’economia criminale, illegale e sommersa. • Oggettiva situazione di deprivazione • Combattere la criminalità organizzata, infrastrutturare il territorio - concentrandosi su opere di effettivo potenziamento e allargamento del network, orientare meglio l’alta formazione, nonché diffondere e far crescere una nuova cultura e una più ampia classe imprenditoriale: queste sono le politiche strutturali che ormai, a tutti i livelli di governo (regionale, nazionale, comunitario), vengono chiaramente condivise e realizzate. È evidente, però, che tali politiche incidono su fattori strutturali, che richiedono tempi lunghi per essere modificati e per poter apportare benefici all’economia regionale. • In termini di Pil pro-capite ai prezzi di mercato, in euro correnti, la Calabria presenta un valore di circa 16.000 €, mentre in Italia lo stesso dato risulta pari a circa 25.000 €. Rapportando i due valori, si nota che il Pil per abitante della Calabria è circa il 65% del Pil pro-capite italiano, valore estremamente basso. Se, poi, rapportiamo il dato calabrese con quello riferito ad alcune delle regioni settentrionali più sviluppate, come Lombardia,Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna a questo risulta, quindi, pari a circa il 50%. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare La tabella e il grafico successivi mostra l’andamento del Pil calabrese negli ultimi 10 anni. Fig. 2.1. Prodotto interno lordo e Consumi finali interni della Calabria anni 2001-2010 fonte Istat Tab 2.1. Prodotto interno lordo e Consumi finali interni della Calabria anni 2001/2010 fonte Istat - stima al 2010 a cura commissione regionale per l’emersione del lavoro non regolare 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Prodotto interno lordo 27.067,1 27.610,5 28.919,0 30.387,0 30.564,7 32.183,3 32.987,4 32.246,7 32.714,8 33.074,6 Consumi finali interni 28.397,0 29.295,3 30.300,5 31.013,9 32.081,3 33.412,6 34.544,0 35.912,0 35.265,6 35.635,9 Il dato che balza immediatamente agli occhi è la tenuta del PIL calabrese durante ala crisi economica che dal 2008 ad oggi a fatto perdere diversi punti di PIL agli stati europei. E’ particolarmente importante la ripresa che si verificata nel 2010 con un aumento del Pil superiore ad un punto percentuale. L’altro dato che viene fuori da questa analisi è il livello dei consumi che è troppo vicino al livello del PIL. Questo ci fa pensare che una parte importante dell’economia sia sommersa e da questo dato si partirà nella stima dell’economia sommersa calabrese. Dall’analisi di questi dati si evince infine che esiste un margine di crescita molto forte per la regione se si riesce a far emergere la parte sommersa del PIL e anche per l’erario le politiche di emersione possono essere sicuramente uno strumento per aumentare il gettito. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 2.2. Dati disoccupazione Calabria 1998 / 2008 - fonte Istat 2.2. Il mercato del Lavoro Calabrese La popolazione presente in Calabria nel IV Trimestre del 2010 è pari a 2.004.000 abitanti, sostanzialmente stabile rispetto al periodo precedente. L’andamento dell’occupazione nel 2010 ha avuto un andamento altalenante. Se prendiamo come riferimento il dato del I trimestre 2010 troviamo rispettivamente un tasso di disoccupazione del12,4 % un tasso di occupazione del 42,0% e un tasso di attività del 48,0%. A Partire dal II trimestre 2010 si verificata una ripresa occupazionale e alla fine del IV trimestre si è avuto un aumento dell’occupazione pari a 15.000 unità rispetto al I trimestre precedente e un calo della disoccupazione di 4000 unità. La disponibilità a lavorare è migliorata con una diminuzione delle non forze lavoro di 12000 unità. La disoccupazione scende dal 12,4 al 11,6, i lavoratori irregolari scendono di 7000 unità attestandosi a 142.000 contro i 149.000 della fine del 2009. Questa situazione è positiva soprattutto se confrontata con un quadro nazionale ed internazionale che vede il paese sprofondare in una crisi mai vista prima. Per una volta la Calabria si mostra in controtendenza positiva rispetto ai dati nazionali. Anche il tasso di occupazione cresce di 0,8 punti percentuali e il tasso di attività di 0,5 punti percentuali. E’ chiaro che se si guardano i dati strutturali e soprattutto se si fanno confronti con le altre regioni nell’arco degli ultimi 10 anni la Calabria è il fanalino di coda. Certo se si volesse dare una lettura pessimistica dei dati calabresi degli ultimi 10 anni l’operazione sarebbe facile e forse scontata. Tuttavia se si guardano il trend della disoccupazione negli ultimi 10 anni si nota un trend positivo con un tasso di disoccupazione che è dimezzato. Le due Figure successive mettono bene in evidenza questo trend. Si è scelto di considerare il 2008 come un anno di transizione perché è l’anno in cui comincia la grande crisi mondiale che ha sconvolto le economie avanzate, ed è questo il motivo per cui le due figure sono presentate separatamente. 17 Fig. 2.3. Dati disoccupazione Calabria 2009 / 2010 - fonte Istat 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Quello però che dimostra l’andamento dell’economia del 2010 è che l’elettroencefalogramma della Calabria non è piatto, che alcune misure hanno dato dei risultati e che da altri interventi programmati potranno venire dei risultati positivi. Se si guarda poi il trend decennale possiamo sicuramente mostrare un cauto ottimismo sul futuro. E’ possibile nei prossimi cinque - dieci anni con politiche opportune e soprattutto cogliendo una eventuale ripresa economica riportare il tasso di disoccupazione calabrese in linea con la media italiana. E questo sarebbe un risultato impressionante e assolutamente impensabile alla fine degli anni 90 quando il tasso di disoccupazione calabrese aveva una forbice di 10 punti rispetto al tasso di disoccupazione nazionale. In particolare se si riesce ad abbassare di 30-40 mila unità i lavoratori irregolari, cosa che significa sostanzialmente far continuare il trend virtuoso di questi ultimi 10 anni (Vedi fig 2.2 e 2.3). Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Usando il linguaggio delle agenzie di rating potremo dire che il mercato del lavoro calabrese presenta un out look di lungo periodo positivo o per usare un linguaggio più popolare, dai dati in nostro possesso possiamo affermare che anziché vuoto il bicchiere è mezzo pieno! Il risultato del raggiungimento del livello tasso di disoccupazione medio nazionale è quindi a portata di mano. Sicuramente il mercato del lavoro calabrese presenta problemi strutturali con cui bisognerà fare i conti ed in particolare con l’elevato tasso di lavoro a tempo determinato e temporaneo, con la precarietà, con un basso tasso di partecipazione, specie femminile al mercato del lavoro basso. Ma poter riportare il livello della disoccupazione al livello del valore medio nazionale ha i connotati del miracolo. La figura 2.3 fa dimostra anche in termini visivo il catching up del tasso di disoccupazione calabrese in relazione a quello italiano. Fa anche vedere come la Calabria ha reagito meglio del resto del paese alla situazione di crisi economica mondiale che ha interessato la regione soprattutto tra la fine del 2009 e il primo trimestre del 2010. Nei mesi successivi si è verificata una inversione di tendenza che ha riportato i dati della disoccupazione a fine del 2010 e dopo il passaggio del vento della crisi allo stesso livello “precrisi” del 2009. La tenuta del mercato del lavoro calabrese durante la crisi e la sua capacità di reazione sono dati di sicuro interesse e possono essere spiegati in parte con il processo di regolarizzazione che da 10 anni contraddistingue la nostra regione . E’ molto importante l’incremento di 15.000 occupati nel IV trimestre del 2010 che dimostra l’assunto precedente che cioè i nuovi occupati siano in gran parte dovuti all’emersione di lavoratori in nero che dimostra una certa vitalità del sistema produttivo calabrese che pur avendo un tasso di occupazione bassissimo, dimostra un’inversione di tendenza in un momento in cui molti territori perdono occupazione. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria 2.3. Il mercato del lavoro Calabrese: un’analisi strutturale Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 1 TAB 2.2 POPOLAZIONE PER CONDIZIONE PROFESSIONALE E SESSO - CALABRIA (dati assoluti in migliaia) I Trimestre 2004 - IV Trimestre 2010 Nel IV Trimestre del 2010 le forze di lavoro presenti in Calabria ammontano a 662.000 unità che, rapportato alla popolazione, da un tasso di attività totale (considerando la popolazione compresa tra i 15-64 anni) del 48,5%, in aumento rispetto al primo trimestre del 2010 di 0,5%, FORZE DI LAVORO Periodo di riferimento Occupati Totale persone in cerca di Totale occupazione Totale non forze lavoro POPOLAZIONE Tassi di attività (15-64) Tassi di occupazione (15-64) Tassi di disoccupazione MASCHI E FEMMINE 2004 2005 2006 2007 2008 1 I Trimestre 595 108 702 1.299 2.002 52,1 44,0 15,3 II Trimestre 606 106 712 1.289 2.002 52,9 44,9 14,9 III Trimestre 636 94 731 1.268 1.999 54,5 47,4 12,9 IV Trimestre 644 105 749 1.253 2.002 55,5 47,6 14,1 I Trimestre 579 118 697 1.307 2.003 51,6 42,8 16,9 II Trimestre 599 102 701 1.302 2.003 51,7 44,1 14,5 III Trimestre 608 88 696 1.306 2.001 51,4 44,8 12,7 IV Trimestre 628 98 726 1.274 2.001 53,8 46,5 13,5 I Trimestre 593 100 693 1.308 2.001 51,5 44,0 14,4 II Trimestre 617 85 702 1.296 1.998 52,1 45,7 12,1 III Trimestre 614 85 698 1.296 1.994 51,8 45,4 12,1 IV Trimestre 634 94 728 1.264 1.993 54,2 47,1 12,9 I Trimestre 589 74 663 1.330 1.993 49,6 44,1 11,2 II Trimestre 582 72 654 1.338 1.992 48,9 43,4 11,0 III Trimestre 601 79 680 1.316 1.996 50,7 44,7 11,7 IV Trimestre 636 80 716 1.283 1.999 53,3 47,3 11,1 I Trimestre 572 88 660 1.341 2.001 48,9 42,3 13,3 II Trimestre 613 82 694 1.308 2.002 51,5 45,4 11,8 III Trimestre 586 79 666 1.335 2.001 49,5 43,6 11,9 IV Trimestre 610 79 688 1.313 2.001 51,0 45,1 11,5 Il paragrafo è una sintesi di testi elaborati da Domenico Marino, Dario Musolino e Gabriele Comito 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TAB 2.2 POPOLAZIONE PER CONDIZIONE PROFESSIONALE E SESSO - CALABRIA (dati assoluti in migliaia) I Trimestre 2004 - IV Trimestre 2010 FORZE DI LAVORO Periodo di riferimento Occupati Totale persone in cerca di FORZE DI LAVORO Totale occupazione Totale non forze lavoro POPOLAZIONE Tassi di attività (15-64) Tassi di occupazione (15-64) Tassi di disoccupazione 2010 2005 2006 2007 17 Totale persone in cerca di Totale Totale non forze lavoro POPOLAZIONE Tassi di attività (15-64) Tassi di occupazione (15-64) Tassi di disoccupazione MASCHI I Trimestre 583 78 661 1.342 2.003 48,7 49,9 11,7 II Trimestre 588 75 663 1.340 2.003 48,8 43,2 III Trimestre 583 74 657 1.345 2.002 48,4 IV Trimestre 591 73 664 1.339 2.002 I Trimestre 569 81 650 1.354 II Trimestre 579 76 656 1.348 III Trimestre 561 76 638 IV Trimestre 584 77 662 2008 I Trimestre 374 46 421 555 976 62,6 55,6 11,0 11,4 II Trimestre 369 42 438 539 976 65,3 59,0 9,5 42,9 11,3 III Trimestre 384 41 424 551 976 63,5 57,4 9,6 48,9 43,5 11,0 IV Trimestre 392 44 436 539 975 65,0 58,4 10,1 2.003 48,0 42,0 12,4 I Trimestre 376 47 423 553 977 62,7 55,6 11,1 2.004 48,3 42,7 11,6 II Trimestre 385 42 427 550 976 63,4 57,1 9,8 1.366 2.004 46,9 41,2 11,9 III Trimestre 383 38 422 554 976 62,5 56,7 9,1 1.342 2.004 48,5 42,8 11,7 IV Trimestre 376 40 416 560 976 61,7 55,6 9,6 I Trimestre 372 44 416 530 978 66.6 58,5 12,0 MASCHI 2004 riferimento Occupati occupazione MASCHI E FEMMINE 2009 Periodo di 2009 2010 I Trimestre 394 54 449 530 978 66.6 58,5 12,0 II Trimestre 377 46 422 516 978 68.7 60,1 12,4 II Trimestre 405 57 462 516 978 68.7 60,1 12,4 III Trimestre 417 50 466 510 977 69.7 62,3 10,6 III Trimestre e IV Trimestre 359 360 43 45 402 405 575 572 976 977 59.7 59.9 53,2 53,2 10,7 11,1 IV Trimestre 409 58 467 511 978 69.3 60,5 12,5 I Trimestre 384 64 448 531 979 66.4 56,8 14,3 II Trimestre 397 55 452 526 979 66.8 58,5 12,2 III Trimestre 396 49 445 533 978 65.9 58,5 11,0 IV Trimestre 405 52 457 521 977 67.6 59,9 11,3 I Trimestre 389 54 443 534 978 65.9 57,7 12,2 II Trimestre 405 44 449 527 976 66,7 60,1 9,7 III Trimestre 400 50 450 524 974 66,8 59,2 11,1 IV Trimestre 409 54 464 509 973 69,1 60,9 11,7 I Trimestre 383 43 426 547 973 64,0 57,5 10,1 II Trimestre 381 39 420 552 972 63,0 57,1 9,3 III Trimestre 400 39 439 535 974 65,6 59,6 9,0 I VTrimestre 412 42 454 521 975 67,9 61,6 9,2 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TAB 2.3 POPOLAZIONE PER CONDIZIONE PROFESSIONALE E SESSO - CALABRIA (dati assoluti in migliaia) I Trimestre 2004 - IV Trimestre 2010 - fonte Istat FORZE DI LAVORO Periodo di riferimento Occupati Totale persone in cerca di Totale occupazione Totale non forze lavoro POPOLAZIONE Tassi di attività (15-64) Tassi di occupazione (15-64) Tassi di disoccupazione Considerazione ulteriore è anche quella di un mercato in cui si registra una grande differenza di genere, dove il mercato maschile arriva quasi a doppiare quello femminile Pur considerando le diverse politiche di genere messe in atto nella nostra regione” per accorciare tale divario, questo gap continua a permanere in maniera preoccupante. Tali Politiche ottengono risultati tangibili in particolari territori del Paese invece che in Calabria, dove la crescente scolarizzazione e l’emancipazione svincola le donne da determinati ruoli di inattività, si pensi alle casalinghe ad esempio. MASCHI E FEMMINE 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 17 I Trimestre 22.065 2.099 24.164 33.118 57.283 62,2 56,8 8,7 II Trimestre 22.438 1.923 24.361 33.126 57.487 62,5 57,5 7,9 III Trimestre 22.485 1.800 24.286 33.326 57.612 62,3 57,7 7,4 IV Trimestre 22.630 2.019 24.648 33.183 57.832 63,1 57,8 8,2 I Trimestre 22.373 2.011 24.383 33.583 57.966 62,3 57,1 8,2 II Trimestre 22.651 1.837 24.488 33.626 58.114 62,4 57,7 7,5 III Trimestre 22.542 1.726 24.268 33.932 58.200 61,8 57,4 7,1 IV Trimestre 22.685 1.980 24.666 33.593 58.258 62,9 57,8 8,0 I Trimestre 22.747 1.875 24.622 33.710 58.332 62,7 57,9 7,6 Calabria 24,3 68,7 II Trimestre 23.187 1.621 24.808 33.609 58.417 63,0 58,9 6,5 Italia 34,0 85,0 III Trimestre 23.001 1.489 24.490 33.972 58.462 62,3 58,4 6,1 IV Trimestre 23.018 1.709 24.727 33.802 58.529 62,9 58,5 6,9 I Trimestre 22.846 1.556 448 34.334 58.736 61,9 57,9 6,4 II Trimestre 23.298 1.412 24.402 34.092 58.803 62,5 58,9 5,7 III Trimestre 23.417 1.401 24.710 34.118 58.935 62,7 59,1 5,6 IV Trimestre 23.326 1.655 24.818 34.064 59.045 63,0 58,7 6,6 I Trimestre 23.170 1.761 24.981 34.226 59.158 62,8 58,3 7,1 II Trimestre 23.581 1.704 24.932 34.009 59.294 63,5 59,2 6,7 III Trimestre 23.581 1.527 25.285 34.345 59.390 62,8 59,0 6,1 IV Trimestre 23.349 1.775 25.045 34.379 59.504 63,0 58,5 7,1 I Trimestre 22.966 1.982 25.125 34.671 59.620 62,4 57,4 7,9 II Trimestre 23.203 1.841 24.948 34.678 59.722 62,6 57,9 7,4 III Trimestre 23.011 1.307 25.044 34.966 59.791 62,1 57,5 7,3 I VTrimestre 22.922 1.565 24.824 34.810 59.877 62,5 57,1 8,6 I Trimestre 22.758 1.692 25.066 34.921 59.953 62,4 56,6 9,1 II Trimestre 23.007 1.568 25.032 34.921 60.021 62,5 57,2 8,3 III Trimestre 22.789 1.374 25.099 35.429 60.082 61,4 56,7 7,6 I VTrimestre 22.935 1.610 24.653 35.035 60.150 62,5 57,0 8,7 Tab 2.4 Tasso di attività per classe di età, sesso, regione e provincia Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat REGIONI E PROVINCE 15 - 24 anni 25 - 34 anni 35 - 44 anni 45 - 54 anni 55 anni e oltre Totale 15-64 anni Totale MASCHI E FEMMINE Calabria 19,7 56,6 62,1 61,9 15,9 48,7 38,6 Italia 29,1 75,4 80,2 75,6 16,0 62,4 48,7 80,2 82,1 23,8 62,5 51,0 92,9 91,2 23,4 73,7 59,9 MASCHI FEMMINE Calabria 14,8 44,6 44,7 42,3 9,2 35,1 27,0 Italia 23,9 65,7 67,3 60,3 10,0 51,1 38,3 Dai dati riportati nella media del 2009 si nota come la partecipazione al mercato del lavoro tende a cambiare a seconda delle diverse fasce d’età, difatti i giovani con meno di 25 anni sono in netta minoranza il 19,7% (21,4%nel 2008 ). Nella Fascia d’età 2534 il tasso di attività è del 56,6% (59,7%nel 2008) in quella 35-44 62, 1% (65,1%nel 2008) e in quella 45-54 61, 9% (61,4%nel 2008). La tendenza che i meno giovani tengano in termini di partecipazione al mercato del lavoro, è interessante anche se il divario fra maschi e femmine e il divario con il dato nazionale è ancora elevato. Il basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro oltre che con il paradigma del disoccupato scoraggiato si spiega maggiormente con l’elevato tasso di sommerso Da questi dati emerge che le classi di età più giovani partecipino meno al mercato del lavoro per un duplice motivo: sia in funzione di un allungamento del periodo formativo, difatti siamo tra le regioni con più alta percentuale di laureati, e sia per la ridotta domanda di lavoro giovanile che non fa altro che spingere i giovani a indugiare più a lungo nella formazione. Questo suggerisce una rimodulazione attenta del sistema formativo calabrese che deve essere fortemente orientato all’inserimento lavorativo. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 2.3.1. L’occupazione in Calabria La Calabria mostra una debole struttura economica conseguenza della ristretta competitività delle imprese presenti in Calabria e dalla scarsa propensione all’impresa e all’internazionalizzazione, agli scarsi investimenti provenienti da fuori regione, fatti che si sono strutturalmente consolidati negli anni e che hanno determinato un impatto negativo sull’ occupazionale regionale. Malgrado però la contenuta espansione produttiva dovuta sia a difficoltà congiunturali, che a questi problemi strutturali e di competitività, nel quarto trimestre del 2010 si registra in Calabria un tasso di occupazione (età 15-64 anni) del 42,8%, contro un 42,0% del primo trimestre denotando una buona capacità di reazione alla crisi. Rimane sicuramente aperto il problema di accrescere ulteriormente il tasso di occupazione femminile e degli over 55, per cui sarebbe indispensabile, oltre ovviamente alla condizione fondamentale di una ripresa economica, puntare maggiormente sulle politiche di conciliazione (che permettono un più agevole accordo tra impegni lavorativi e responsabilità familiari) e sull’invecchiamento attivo (ossia del prolungamento della vita attiva e posticipazione del pensionamento, valorizzando i lavoratori anziani nelle imprese e rendendo più gratificante e meno onerosa l’attività lavorativa per i seniors) e attirare verso il mercato quei segmenti che attualmente sono collocati ai margini o al di fuori del mercato. Da un analisi dell’occupazione in Calabria per settore (Media 2009) si evidenzia come l’Industria nella nostra regione sia pari al 17,8% ( 8,3% nel 2010) contro il dato nazionale che si attesta al 28,5%, mentre il settore agricolo è sempre quello di gran lunga superiore rispetto a quello azionale 10,8 (9,1 nel 2008) contro il 3,9% del dato italiano. Per quanto riguarda il settore industriale a parte la voce grossa fatta dal settore delle costruzioni(10,3%), gli altri comparti non hanno mai inciso in Calabria, in special modo quello manifatturiero. Tale dato si riconduce all’atavico problema dell’arretratezza tecnologica e alle dimensioni ridotte delle nostre imprese, cosa che invece è in controtendenza nel resto del mezzogiorno dove molte regioni si stanno accrescendo sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo nel settore della manifattura. Anche il settore agricolo, che pur avendo rispetto alla media nazionale 6,9 punti percentuali in più, non riesce, a causa dei limiti tecnologici e alle limitanti caratteristiche territoriali a esprimere una vera produttività aggregata. Il dato invece del terziario non deve indurre a pensare che in Calabria ci sia un maggiore sviluppo dei servizi, poiché alla base di ciò vi è una carenza della base produttiva che gonfia tale dato non commerciale che invece di per se è inferiore nelle altre regioni sia meridionali che nazionali. Per quanto riguarda la composizione professionale si nota come la distribuzione tra dipendenti 72,9% ed indipendenti 27,1%, è molto simile a quello nazionale,(dipendenti 74,8% ed indipendenti 25,2%), con delle differenze: per quanto riguarda l’industria il dato regionale dei dipendenti nel settore è molto vicino a quello nazionale, mentre in riferimento all’agricoltura si nota un netto divario tra la Calabria 8,4% e l’Italia 1,9%, dove purtroppo emerge a chiare lettere il ruolo giocato dalla precarietà e la stagionalità del settore e gioca molto anche la presenza di un sistema di welfare che incentiva occupazione fittizia. Tab 2.5 OCCUPATI PER SETTORE DI ATTIVITÀ ECONOMICA E POSIZIONE NELLA PROFESSIONE - CALABRIA (valori %) media 2010 - Fonte ISTAT 17 Dipendenti Inipendenti Dipendenti Inipendenti Totale Dipendenti Inipendenti Totale Dipendenti Inipendenti Totale 5,2 3,2 8,4 50,5 17,1 67,6 8,7 6,0 14,8 74,8 25,2 10,0 7,4 2,9 10,3 52,1 19,3 71,5 8,2 8,7 16,9 72,9 27,1 57,3 Totale Totale 28,5 17,8 Inipendenti 6,0 5,4 Dipendenti 22,4 12,4 Totale Inipendenti di cui Commercio 3,9 Totale 2,0 di cui Costruzioni 2,3 Media 2010 Totale 10,8 Calabria Totale SERVIZI Dipendenti Media 2010 INDUSTRIA 1,9 Italia AGRICOLTURA 8,4 Periodo di riferimento 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 2.3.2. L’inattività Tab 2.6 Tasso di inattività per classe di età, sesso, regione - Media 2009 (valori percentuali) In questo paragrafo prendiamo in considerazione la popolazione inattiva del 2009 in Calabria, costituita dalle non forze di lavoro di età compresa tra i 15 e i 64 anni che si pongono al di fuori del mercato del lavoro. L’insieme degli inattivi risulta composto dalle persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero non sono classificate né come occupate né come in cerca di occupazione; La componente inattiva in Calabria costituisce il 61,4% totale: tra gli uomini gli inattivi incidono per il 49,0%, mentre tra le donne la quota è pari al 73,0%. È risaputo che per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona sarebbe necessario non solo trovare un occupazione per tutte quelle persone che dichiarano di cercarla, ma anche fare entrare nel mercato del lavoro ampie fasce di persone che per il momento sono escluse. Tra la popolazione inattiva si possono distinguere due gruppi: uno potenzialmente attiguo al mercato del lavoro; l’altro del tutto distante, composto da individui che dichiarano di non cercare un impiego e di non essere disponibili a lavorare. fonte Istat REGIONI 15 - 24 anni 25 - 34 anni 35 - 44 anni Calabria 80,3 43,4 37,9 Italia 70,9 24,6 19,8 45 - 54 anni 55 anni e oltre Totale 15-64 anni Totale 38,1 84,1 51,3 61,4 24,4 84,0 37,6 51,3 17,9 76,2 37,5 49,0 8,8 76,6 26,3 40,1 MASCHI E FEMMINE MASCHI Calabria 75,7 31,3 19,8 Italia 66,0 15,0 7,1 FEMMINE Calabria 85,2 55,4 55,3 57,7 90,8 64,9 73,0 Italia 76,1 34,3 32,7 39,7 90,0 48,9 61,7 La tipologia di inattività cui fa riferimento il primo gruppo rappresenta, quindi, una sorta di area grigia, tra la disoccupazione ufficiale e l’inattività vera e propria; in essa si trovano coloro che non hanno compiuto di recente attività di ricerca perché per esempio sono in attesa di risultati da ricerche precedenti o che sono momentaneamente indisponibili, e che quindi potrebbero essere considerati “attivi potenziali”. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 2.3.3. Analisi della disoccupazione calabrese Tab 2.7 Tasso di disoccupazione per sesso, classe di età, regione Media 2009 (valori percentuali) Il Tasso di disoccupazione in Calabria nel IV Trimestre del 2010 è stimato nella percentuale di 11,7% (contro 12,4% del I trimestre del 2010) in diminuzione di 0,7%, segno di un buon impatto delle politiche anticongiunturali messe in atto in Calabria . Anche se altalenante e comunque elevata, negli ultimi 10 anni la disoccupazione in Calabria sembra essere diminuita in coerenza col dato nazionale. Il dato è chiaro, si passa da una differenza di oltre 10 % nel 1995 ad un divario di 3 punti percentuali al IV Trimestre del 2010 (nel IV trimestre del 2010 8,7% in Italia, 11,7% in Calabria). A mutare questa tendenza sono intervenute sia le politiche di flessibilità del mercato del lavoro che i flussi migratori verso le aree più ricche del Paese come appunto il Nord Italia. REGIONI E PROVINCE Maschi Femmine Maschi e Femmine 15-24 anni 25 anni e oltre Totale 15-24 anni 25 anni e oltre Totale 15-24 anni 25 anni e oltre Totale Calabria 27,1 8,5 9,9 39,8 11,7 13,9 31,8 9,7 11,3 Italia 23,3 5,5 6,8 28,7 7,8 9,3 25,4 6,4 7,8 Se si analizza il dato della media 2009, per fasce d’età si nota una diminuzione della disoccupazione giovanile con meno di 25 anni che pur rimanendo elevata al 31,8% diminuisce di 2,7 punti percentuali rispetto al 2008 quando superava la soglia del 34,5%, mentre invece il tasso delle persone con più di 24 anni anche se superiore alla media nazionale rimane a livelli decisamente più bassi. La condizione di disoccupazione incide in maniera diversa tra i segmenti che costituiscono l’offerta di lavoro. Nel mercato del Lavoro italiano le segmentazioni sono così accentuate da configurare quasi un peculiare “modello di disoccupazione”. La disoccupazione giovanile in Calabria oltre ad essere nettamente superiore a quella registrate nelle altre regioni d’Italia ha un valore tra i più alti dell’Unione Europea. Si è quindi di fronte ad una disoccupazione che colpisce maggiormente i giovani che non riescono allo stato trovare spazio nel mondo del lavoro e che con ogni probabilità sono destinati a permanerci per un lungo periodo. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Tab 2.8 Tasso di disoccupazione di lunga durata per sesso, classe di età e regione Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat Tab 2.9 Tasso di disoccupazione per titolo di studio, sesso e regione Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat REGIONI REGIONI E PROVINCE Maschi 15-24 anni Femmine 25 anni e oltre Totale 15-24 anni Maschi e Femmine 25 anni e oltre Totale 15-24 anni 25 anni e oltre Licenza elementare Licenza media Diploma 2-3 anni Diploma 4-5 anni Laurea breve, laurea dottorato Totale MASCHI Totale Calabria 13,0 4,6 5,2 17,3 6,1 6,9 14,6 5,1 5,9 Italia 9,1 2,3 2,8 11,4 3,8 4,3 10,0 2,9 3,4 Calabria 8,4 10,0 13,4 10,7 7,3 9,9 Italia 9,4 7,9 6,7 6,2 4,0 6,8 FEMMINE Calabria 9,2 15,4 21,0 13,2 13,7 13,9 11,2 12,4 8,8 8,5 6,7 9,3 Calabria 8,6 11,5 15,9 11,7 10,8 11,3 Italia 9,9 9,4 7,6 7,2 5,5 7,8 Italia MASCHI E FEMMINE Infatti se si analizzano i dati sulla disoccupazione di lunga durata si nota come ad essere più colpiti sono ancora una volta i giovani con meno di 25 anni. La disoccupazione di lunga durata si accompagna a fenomeni di indebolimento dell’offerta del lavoro sul mercato, deteriorando il capitale umano accumulato, e innestando il rischio di effetti di abbattimento psicologico con ripercussioni sociali gravissime. Per quanto riguarda la disoccupazione divisa per livelli di istruzione, riesce più difficile l’inserimento nel mondo del lavoro per coloro che hanno conseguito una qualifica intermedia (scuola media inferiore e superiore) mentre invece si assiepano alla media i tassi di disoccupazione dei laureati e dei soggetti senza titolo di studio. Il tasso di disoccupazione dei diplomati e dei laureati calabresi è più del doppio di quello rilevato a livello nazionale. La nota positiva che si rileva dai dati della media 2009, è che rispetto all’anno precedente se si osservano i dati del 2008 sulla disoccupazione di lunga durata, si registra una diminuzione della disoccupazione maschile di lunga durata sotto i 25 anni (13,0%) che nel 2008 era di (16,1%), mentre cresce quella femminile. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 2.3.4. Differenze territoriali del mercato del lavoro calabrese Tab 2.11 Tasso di attività per classe di età, sesso, regione e provincia In questo paragrafo riportiamo i dati provinciali sul mercato del lavoro. Questo consente una caratterizzazione territoriale importante per l’elaborazione di politiche di intervento. Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat REGIONI E PROVINCE 15 - 24 anni 25 - 34 anni 35 - 44 anni 45 - 54 anni 55 anni e oltre Totale 15-64 anni Totale MASCHI E FEMMINE Calabria 19,7 56,6 62,1 61,9 15,9 48,7 38,6 Cosenza 20,5 54,3 62,1 63,8 16,5 49,5 39,2 Tab 2.10 Forze di lavoro in complesso e tasso di attività (15-64 anni) per sesso, regione Catanzaro 21,1 63,1 68,1 66,5 18,2 53,4 42,4 e provincia - Anno 2009 (dati in migliaia e in percentuale) - fonte Istat Reggio Calabria 16,9 57,3 62,3 59,8 14,5 47,2 37,3 Crotone 21,4 50,5 50,7 48,9 11,4 40,4 32,6 Vibo Valentia 20,1 57,7 59,9 63,6 16,9 48,8 38,4 ITALIA 29,1 75,4 80,2 75,6 16,0 62,4 48,7 24,3 68,7 80,2 82,1 23,8 62,5 51,0 REGIONI E PROVINCE Forze di lavoro Maschi Tasso di attività (15-64 anni) Femmine Maschi e Femmine Maschi Femmine Maschi e Femmine MASCHI CALABRIA 422 239 661 62,5 35,1 48,7 Calabria Cosenza 156 91 248 62,8 36,3 49,5 Cosenza 24,3 65,2 78,5 85,6 23,7 62,8 51,1 Catanzaro 84 49 133 67,5 39,6 53,4 Catanzaro 28,2 72,0 86,7 86,4 28,3 67,5 55,5 20,8 72,4 81,6 78,0 21,7 60,8 49,4 28,8 64,2 72,5 72,4 19,4 57,4 47,4 Reggio Calabria 114 65 179 60,8 33,9 47,2 Reggio Calabria Crotone 33 14 47 57,4 23,7 40,4 Crotone Vibo Valentia ITALIA 35 20 54 61,7 35,8 48,8 Vibo Valentia 22,9 70,4 77,6 81,2 24,6 61,7 50,1 14.790 10.180 24.970 73,7 51,1 62,4 ITALIA 34,0 85,0 92,9 91,2 23,4 73,7 59,9 FEMMINE Anche se costantemente e sostanzialmente debole, il mercato del lavoro in Calabria, nell’anno 2009 tuttavia mostra delle differenziazioni, a seconda delle Province, in termini di partecipazione al mercato, domanda di lavoro e disoccupazione. Catanzaro con il 53,4% mostra una performance di partecipazione al mercato del lavoro più vicina a quello nazionale del 62,4%, mentre Crotone presenta dei tassi di molto inferiori con 40,4% Tra questi dati estremi troviamo poi le Province di Cosenza (49,5%), Reggio Calabria (47,2%) e Vibo Valentia (48,8%). 17 Calabria 14,8 44,6 44,7 42,3 9,2 35,1 27,0 Cosenza 16,6 43,5 45,7 43,2 10,3 36,3 28,0 Catanzaro 13,9 53,7 50,5 48,2 9,7 39,6 30,3 Reggio Calabria 12,8 42,8 44,8 41,9 8,4 33,9 26,0 Crotone 13,6 37,9 29,1 24,0 4,9 23,7 18,7 Vibo Valentia 17,4 43,6 43,5 45,8 10,1 35,8 27,3 ITALIA 23,9 65,7 67,3 60,3 10,0 51,1 38,3 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Tab. 2.12 Occupati in complesso e tasso di occupazione (15-64 anni) per sesso, regione e provincia Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat 102 57 158 54,2 29,6 41,8 Crotone 30 12 42 51,4 19,8 35,5 Vibo Valentia 31 17 47 54,8 30,0 42,4 13.789 9.23 23.025 68,6 46,4 57,5 La province di Cosenza e Crotone hanno maggiormente sviluppato l’occupazione indipendente, mentre Reggio Calabria e Catanzaro sono le province con un' incidenza più bassa. Catanzaro è la Provincia dove sembra più difficile trovare lavoro autonomo e quindi alle dipendenze, mentre Cosenza e Crotone hanno invece minore frequenza di lavoratori dipendenti. La terziarizzazione trova maggiormente spazio nelle Province di Cosenza, che ha la Provincia demograficamente più grande e la stessa Catanzaro, capoluogo di Regione e Reggio Calabria. Al contrario Vibo e Crotone sono le Province meno terziarizzate e con più alta incidenza dell’agricoltura e dell’industria. 79,5 45,7 Catanzaro 78,9 36,9 Reggio Calabria 83,1 Crotone Vibo Valentia ITALIA 36,2 83,5 50,5 60,8 31,9 33,5 81,8 46,6 57,6 42,7 37,7 40,2 85,5 52,8 62,7 78,6 49,5 49,3 51,1 88,6 59,6 67,4 79,9 42,3 40,1 36,4 83,1 51,2 61,6 70,9 24,6 19,8 24,4 84,0 37,6 51,3 Tab. 2.14 Occupati in complesso settore e posizione nella professione regione e provincia Anno 2009 (dati in migliaia) - fonte Istat Agricoltura REGIONI E PROVINCE di cui: costruzioni Industria Servizi Totale Calabria 44 12 56 80 30 109 35 13 48 304 117 421 428 158 586 Cosenza 17 6 23 28 10 38 14 4 18 113 46 160 158 62 221 Catanzaro 4 2 6 18 7 25 8 2 11 66 21 87 88 30 118 Reggio Calabria 14 [1] 15 20 8 28 7 5 12 83 31 115 117 41 158 Crotone 5 2 6 7 2 9 3 1 4 18 8 27 29 12 42 Vibo Valentia 4 1 5 7 2 10 3 1 4 23 9 32 35 13 47 ITALIA 17 37,9 Totale Reggio Calabria Cosenza 23.025 47,3 Inipendenti 34,5 5.748 60,4 61,4 Dipendenti 118 51,3 17.277 43 84,1 Totale 75 38,1 15.436 Catanzaro 37,9 Inipendenti 44,0 3.886 31,0 Dipendenti 57,1 MASCHI E FEMMINE 11.550 221 43,4 Totale 78 80,3 4.771 143 Calabria Inipendenti Cosenza Totale 672 43,1 Totale 15-64 anni Dipendenti 30,2 55 anni e oltre 4.099 56,2 45 - 54 anni Totale 586 35 - 44 anni 6.715 206 25 - 34 anni Inipendenti 380 15 - 24 anni REGIONI E PROVINCE 1.403 Maschi e Femmine Dipendenti Femmine 5.312 CALABRIA ITALIA Maschi Totale Femmine 874 Maschi Inipendenti Tasso di attività (15-64 anni) Maschi e Femmine 459 Forze di lavoro Tab 2.13 Tasso di inattività per classe di età, sesso, regione e provincia Dipendenti REGIONI E PROVINCE 415 Anno 2009 (dati in migliaia e in percentuale) - fonte Istat 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Anche la disoccupazione presenta differenziazioni considerevoli da Provincia a Provincia, dove i tassi più elevati si registrano nelle province di Vibo Valentia (12,9%)al contrario il tasso più basso si registra a Cosenza(10,9%) e Reggio Calabria (11,3%) e Catanzaro (11,3%). Le differenze tra Province nella domanda di lavoro si fanno più marcate a seconda delle differenti fasce d’età., Reggio Calabria e Vibo risultano le Province meno virtuose per la fascia d’età dei giovani tra i 15-24 , mentre Cosenza quella più virtuosa con il 28,5%. Tab 2.15 Persone in cerca di occupazione e tasso di disoccupazione per sesso, regione e provincia - Anno 2009 (dati in migliaia e in percentuale) * - fonte Istat REGIONI E PROVINCE Persone in cerca di occupazione Tab 2.16 Tasso di disoccupazione per sesso, classe di età, regione e provincia Media 2009 (valori percentuali) - fonte Istat Maschi Tasso di disoccupazione REGIONI E PROVINCE Femmine 15-24 anni 25 anni e oltre Totale Calabria 27,1 8,5 Cosenza 21,4 7,9 Catanzaro 31,6 Reggio Calabria 30,3 24,4 Maschi e Femmine 15-24 anni 25 anni e oltre Totale 15-24 anni 25 anni e oltre Totale 9,9 39,8 11,7 13,9 31,8 9,7 11,3 8,9 39,2 12,4 14,5 28,5 9,6 10,9 8,5 10,3 33,8 11,4 12,9 32,3 9,6 11,3 9,2 10,6 37,7 10,7 12,6 33,0 9,7 11,3 8,5 10,3 44,6 12,3 16,2 30,7 9,6 12,0 Maschi Femmine Maschi e Femmine Maschi Femmine Maschi e Femmine CALABRIA 42 33 75 9,9 13,9 11,3 Cosenza 14 13 27 8,9 14,5 10,9 Catanzaro 9 6 15 10,3 12,9 11,3 Reggio Calabria 12 8 20 10,6 12,6 11,3 Crotone 3 2 6 10,3 16,2 12,0 Crotone Vibo Valentia 4 3 7 11,0 16,0 12,9 Vibo Valentia 33,6 9,2 11,0 52,7 12,0 16,0 41,9 10,2 12,9 1.000 945 1.945 6,8 9,3 7,8 ITALIA 23,3 5,5 6,8 28,7 7,8 9,3 25,4 6,4 7,8 ITALIA 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria 2.4. I dati derivanti dalle Comunicazioni Obbligatorie Questa parte del lavoro è dedicata allo studio delle fonti amministrative. L’analisi di questi dati permette di trarre delle interessanti considerazioni sulla natura, sulla tipologia e sulle caratteristiche del lavoro regolare che possono essere estremamente utili per la compressione del funzionamento del mercato del lavoro regolare e delle sue forme non regolari. Le statistiche amministrative rivestono un importanza fondamentale nell’analisi del mercato del lavoro perché permettono innanzitutto di avere dati reali e non frutto di indagini campionarie e poi perché permettono di avere dati in tempo reale. Azienda Calabria Lavoro, può utilizzare in modalità autonoma i dati offerti dal SIL (Sistema Informativo Lavoro) e questa possibilità da all’azienda un capacità di monitoraggio e di analisi molto fine e approfondita. Il sistema delle comunicazioni obbligatorie su cui si basano questi dati è regolamentato da quanto disposto “dall’articolo 4-bis del D.Lgs. n. 181/2000, così come modificato dall’art. 1, comma 1184 della L. 296/2006, che prevede che i datori di lavoro pubblici e privati effettuino le comunicazioni di instaurazione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro, avvalendosi dei servizi informatici messi a disposizione dai servizi competenti. Viene, pertanto, istituito il “Servizio informatico C.O.”, che si basa sulla interoperabilità dei sistemi locali realizzati dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, secondo gli standard tecnologici definiti con il decreto previsto dal citato art. 1 comma 1184, della Legge Finanziaria 2007. Il Decreto Interministeriale 30 ottobre 2007 introduce una regolamentazione organica, definendo i moduli di comunicazione, i dizionari terminologici, le modalità di trasmissione e di trasferimento dei dati. Recentemente la normativa è stata parzialmente modificata in quanto, con l’entrata in vigore nell’art. 16-bis, commi 11 e 12 del D.L. n. 185 del 29 novembre, convertito, con modificazioni nella legge 29 gennaio 2009, n. 2, il rapporto di lavoro domestico va comunicato all’INPS e i servizi informatici riceveranno le informazioni per il tramite del nodo di coordinamento nazionale”. I dati qui riportati sono tratti dal modello Unificato Lav che è “il modulo mediante il quale tutti i datori di lavoro pubblici e privati, di qualsiasi settore (ad eccezione delle agenzie per il lavoro, relativamente ai rapporti di somministrazione) adempiono all’obbligo di comunicazione dell’assunzione dei lavoratori, della proroga, trasformazione e cessazione dei relativi rapporti di lavoro, direttamente o tramite i soggetti abilitati. 17 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Nel dettaglio, il modulo Unificato Lav consente la gestione delle comunicazioni inerenti: • instaurazione di rapporto di lavoro; • proroga di rapporto di lavoro; • trasformazione di rapporto di lavoro; • distacco; • trasferimento del lavoratore; • cessazione del rapporto di lavoro”. Nelle tabelle successive sono riportati i dati tratti dalle Comunicazioni Obbligatorie per le Circoscrizioni territoriali della Calabria. Tab. 2.17 Avviati UNILAV per Circoscrizione anno 2010 - Fonte Azienda Calabria Lavoro Centri per l’Impiego cosenza paola castrovillari corigliano c. rossano catanzaro lamezia t. soverato reggio c. bagnara calabra villa san giovanni locri gioia tauro melito p.s. polistena palmi caulonia bovalino crotone cirò marina vibo valentia totale maschi femmine totale 13.813 6.377 7.268 15.887 9.282 8.620 7.800 3.436 7.031 519 839 4.024 8.158 2.532 3.317 3.743 1.871 6.22 8.680 3.166 13.690 136.975 13.469 7.063 5.968 14.077 6.495 9.357 7.160 3.328 6.777 608 893 3.312 8.340 1.481 2.941 2.584 1.566 3.741 8.887 2.942 10.009 120.998 27.282 13.440 13.236 29.964 15.777 17.977 14.960 6.764 13.808 1.127 1.732 7.336 16.498 4.013 6.258 6.327 3.437 10.663 17.567 6.108 23.699 257.973 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Tab.2.18 Cessati UNILAV per SIL anno 2010 - Fonte Azienda Calabria Lavoro Tab.2.19 Motivo Cessazione UNILAV per Circoscrizione - anno 2010 Fonte Azienda Calabria Lavoro Centri per l’Impiego maschi femmine totale cosenza paola castrovillari corigliano c. rossano catanzaro lamezia t. soverato reggio c. bagnara calabra villa san giovanni locri gioia tauro melito p.s. polistena palmi caulonia bovalino crotone cirò marina vibo valentia totale 6.034 2.609 2.796 4.686 2.002 3.056 2.876 1.004 3.510 188 332 1.206 2.542 665 798 745 539 716 2.667 807 3.057 42.835 8.719 4.160 3.134 7.041 2.739 5.285 4.041 1.562 4.866 525 528 1.665 3.946 729 1.414 1.173 703 880 4.625 1.343 4.805 63.884 14.753 6.769 5.930 11.727 4.741 8.341 6.917 2.566 8.376 713 860 2.871 6.488 1.394 2.212 1.918 1.242 1.596 7.292 2.150 7.862 106.719 17 Motivo cessazione AL - ALTRO CA CESSAZIONE ATTIVITÀ 2010 F TD 2010 F TI 2010 M TD 2010 M TI Totale 6.553 2.518 7.101 5.396 21.568 309 866 280 1.324 2.779 24 255 44 213 536 DG - DIMISSIONI GIUSTA CAUSA 173 257 114 362 906 DI - DIMISSIONI DE - DECESSO 5.212 6.932 6.221 12.509 30.874 DP - DIMISSIONE DURANTE IL PERIODO DI PROVA 86 67 116 88 357 DS - DECADENZA DAL SERVIZIO 87 14 75 26 202 LA - LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO 1.714 3.863 2.370 10.849 18.796 LB - LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO 435 227 626 480 1.768 LC - LICENZIAMENTO COLLETTIVO 413 472 608 1.729 3.222 LG - LICENZIAMENTO GIUSTA CAUSA 1.876 880 1.837 1.888 6.481 LI - LICENZIAMENTO INDIVIDUALE 0 1.042 0 235 1.277 MT - MODIFICA DEL TERMINE INIZIALMENTE FISSATO 6.231 33 5.879 18 12.161 PE - PENSIONAMENTO 35 1.090 38 1.595 2.758 PP - MANCATO SUPERAMENTO DEL PERIODO DI PROVA 236 151 392 337 1.116 RC - RISOLUZIONE CONSENSUALE 600 184 562 572 1.918 23.984 18.851 26.263 37.621 106.719 TOTALE 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Tab.2.20 Naturalmente cessati UNILAV per Circoscrizione anno 2010 Fonte Azienda Calabria Lavoro Centri per l’Impiego cosenza paola castrovillari corigliano c. rossano catanzaro lamezia t. soverato reggio c. bagnara calabra villa san giovanni locri gioia tauro melito p.s. polistena palmi caulonia bovalino crotone cirò marina vibo valentia totale maschi femmine totale 14.311 5.845 7.109 15.835 9.999 9.289 7.334 3.708 6.128 413 803 3.618 7.347 2.143 3.377 3.567 1.781 6.768 9.672 3.269 14.327 136.643 8.806 4.302 5.307 11.019 5.448 6.405 4.517 3.026 3.565 386 654 1.993 6.750 935 2.066 2.054 1.141 3.283 6.418 2.167 7.329 87.571 23.117 10.147 12.416 26.854 15.447 15.694 11.851 6.734 9.693 799 1.457 5.611 14.097 3.078 5.443 5.621 2.922 10.051 16.090 5.436 21.656 224.214 Da questi dati si evince che un effetto della crisi è il notevole aumento dei contratti a tempo determinato, una modalità sempre più utilizzata dalle aziende che sanno di non poter investire nel lungo termine, Dunque le donne, già presenti sul mercato del lavoro in maniera esigua, rispetto agli uomini, hanno ulteriormente perso nuove opportunità lavorative. Mentre per gli uomini l’occupazione a termine appare maggiormente legata alla fase di ingresso nel mercato del lavoro (si pensi ad esempio, all’apprendistato o al lavoro stagionale che costituiscono i motivi principali per lo svolgimento di un lavoro a termine per la componente maschile) per le donne invece , le causali principali dell’utilizzo del lavoro a termine sembrerebbero essere il lavoro occasionale (anche per sostituzione) e l’occupazione di posti vacanti per la maggiore parte in settori quali l’istruzione, sanità e servizi sociali, settori ad elevata femminilizzazione. Si può dedurre che le imprese, ma anche la P.A. , per superare questo momento di grave difficoltà, hanno privilegiato queste forme di contratti a tempo determinato in linea con il resto delle regioni Italia. Dall’analisi di questi dati si può verificare come nel 2010 il mercato del lavoro calabrese sia caratterizzato da una grande mobilità. Gli avviati e i cessati rappresentano più di un terzo delle forze lavoro calabresi, cosa che mette in evidenza, come già detto, il fatto che il mercato del lavoro calabrese sia in gran parte caratterizzato da lavoro a tempo determinato, da collaborazioni coordinate e continuative e da lavoro precario. Le forti fluttuazioni di avviati e cessati sono il segno evidente di un mercato del lavoro in cui i lavori a termine sono comparabili con quelli a tempo indeterminato. Ciò pone problemi nuovi per le politiche del lavoro che non possono più essere orientate avendo a riferimento il cosiddetto posto fisso. Questa struttura del mercato del lavoro è sicuramente più flessibile e nel contempo più precaria. La flessibilità è sicuramente un fatto positivo e con essa può essere spiegata la tenuta occupazionale della Calabria rispetto alle altre regioni in un periodo di crisi, ma la precarietà del lavoro impone un sforzo di programmazione politica diversa. Il disoccupato non è il licenziato o il cassaintegrati, rispetto al quale vi sono degli strumenti di tutela abbastanza consolidati. Occorre immaginare politiche e strumenti nuovi per poter sfruttare i benefici della flessibilità, evitando i rischi che sono insiti nella precarietà. Il quadro che viene fuori da questi dati è quello di un mercato molto mobile, che va governato e regolato con cura. E’ questa dinamica e questa flessibilità il motivo della tenuta occupazionale della Calabria nel periodo della Crisi. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Appendice metodologica Complesso è il caso delle misurazione dell’economia sommersa e del lavoro non regolare perché in questo caso alle difficoltà presenti nella misurazione di fenomeni sociali si aggiunge il fatto che questi tipi di fenomeni sono per definizioni poco osservabili perché i soggetti tendono a non rilevare, anzi a nascondere le loro azioni. L’econometria nel tentativo di misurare le variabili economiche può far uso di diverse metodologie che possono per semplicità essere classificate in due grandi categorie: metodi diretti e metodi indiretti. I metodi diretti sono essenzialmente basati su indagini sul campo. Queste indagini sul campo possono essere più o meno estese e dettagliate, ma alla fine risentono, nel caso dell’economia non regolare, di un problema di fondo a cui si è precedentemente accennato, quello dell’impossibilità di individuare l’universo di riferimento. Va poi anche detto che le indagini dirette sono costose, soprattutto se progettate per ottenere dei risultati che siano statisticamente significativi. Nei casi in cui non è possibile indagare su campioni significativi possono essere utili delle indagini esplorative, che solo apparentemente possono sembrare poco scientifiche. Il metodo della “palla di neve”, ad esempio, può fornire delle buone informazioni che possono essere poi molto utili per ulteriormente affinare la ricerca. Una delle prime lezioni di tecnica della misurazione consiste nel far comprendere agli studenti che prima ancora di porsi il problema dell’accuratezza della misura e dell’errore di misurazione occorre porsi il problema dello strumento di misura più utile da usare. Più fine è lo strumento, maggiore sarà la possibilità di commettere errori. Nessuno penserebbe di misurare la lunghezza di un tavolo con un teodolite, è sufficiente un metro. L’uso del teodolite, oltre che più costoso, sarebbe maggiormente esposto ad errori di misurazione e, oltretutto, di nessuna utilità pratica. Nella vita comune l’errore di più o meno un centimetro nella misura di un tavolo è più che sufficiente. Questo semplice principio è valido anche nella ricerca sociale, anche se spesso poco applicato. Lo strumento di misura deve essere scelto in base all’accuratezza del dato che si vuole ottenere. Se l’obiettivo è ottenere un’indagine esplorativa, non è di nessuna utilità preoccuparsi eccessivamente delle significatività dei campioni. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria I metodi indiretti cercano, invece, di indagare i fenomeni legati all’irregolarità dell’economia attraverso lo studio dell’andamento di variabili fortemente correlate o che si presume siano fortemente correlate con l’irregolarità. I più significativi citati in letteratura sono i seguenti: • Discrepanza fra spesa e reddito • Discrepanza fra forza di lavoro reale e ufficiale • Metodi basati sulle analisi della tassazione • Modelli econometrici • Metodi degli input fisici • Metodo degli indicatori dinamici multipli • Metodi basati su variabili monetarie Questi metodi, alcuni dei quali molto formalizzati e di grande eleganza formale, risentono ovviamente della limitazione che essendo delle stime indirette dipendono dal grado di correlazione fra il fenomeno osservato e l’irregolarità, cosa che è generalmente diversa nel tempo e nei diversi contesti territoriali. Questi risultati sono quindi difficilmente confrontabili temporalmente e spazialmente. Nei paragrafi successivi presenteremo le fonti di dati che saranno utili per indagare .sul fenomeno dell’economia non regolare e sul funzionamento del Mercato del Lavoro. 17 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare L’approccio basato sulle fonti amministrative: Il caso dei dati Inps Quando si studia l’evoluzione strutturale di un sistema di imprese, occorre dotarsi di dati che abbiano una coerenza ed una robustezza sia spaziale, che temporale. Una prima fonte è costituita dall’archivio delle imprese dell’INPS. Questo è basato sulle informazioni derivanti dai moduli DM10M che le imprese devono inviare con cadenza mensile, quando adempiono i loro obblighi contributivi. Questa banca dati è stata finora usata prevalentemente in ricerche relative al funzionamento del mercato del lavoro. L’archivio presenta alcuni pregi che possono essere individuati nella relazione che esiste fra posizione contributiva e operatività dell’impresa. Le imprese, cioè, che fanno parte di questo universo sono sicuramente attive e non esistono solo sulla carta. I difetti di questo archivio sono invece da ricercarsi nell’eccessiva selezione che questo criterio pone nei confronti di tante imprese, con fatturati tutt’altro che trascurabili, soprattutto nel settore dei servizi, che non avendo lavoratori dipendenti rimangono fuori dall’universo. Per completare il quadro dei dati INPS occorre avere informazioni relative ai lavoratori autonomi. L’aggiunta di questo dato serve a rendere confrontabili i dati dell’archivio INPS con quello degli altri archivi. Da questo dato possiamo inoltre avere delle informazioni circa i collaboratori familiari. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare La Banca dati ASIA “La prima fase del censimento è stata rappresentata dalla costruzione dell’Archivio Statistico delle Imprese Attive (ASIA) e dalla verifica delle sue caratteristiche. ASIA è una banca dati creata dall’ISTAT in ottemperanza al Regolamento n. 2186/93 del Consiglio dell’Unione europea. L’ISTAT, per fini esclusivamente statistici, ha realizzato ASIA a partire dall’Anagrafe Tributaria, dal Registro delle imprese, dagli archivi dell’INPS e dell’INAIL, dall’archivio delle utenze elettriche “non domestiche” dell’ENEL; le informazioni di carattere amministrativo sono state poi arricchite da quelle provenienti dalle rilevazioni dell’ISTAT, in modo tale da evitare di richiedere alle imprese informazioni già fornite in precedenti occasioni. Come ogni altra elaborazione di carattere statistico effettuata dagli uffici del Sistema Statistico Nazionale, l’archivio ASIA non è accessibile da operatori esterni al Sistema e non può essere utilizzato per finalità diverse da quelle statistiche: gli operatori economici sono, quindi, rigorosamente tutelati rispetto al segreto statistico ed alla privacy. valore straordinariamente elevato per operazioni di questa complessità. L’ampia utilizzazione di informazioni già esistenti ha consentito di contenere i costi di realizzazione del censimento, di ridurre al minimo le operazioni sul territorio, di alleggerire l’onere statistico posto sulle imprese e di garantire una notevole tempestività. nel rilascio dei dati, che avviene a meno di tre mesi dalla fine delle operazioni di rilevazione. D’altra parte, il censimento ha permesso di valutare l’ottima qualità, dal punto di vista statistico, dell’archivio ASIA, il quale verrà ora aggiornato annualmente, consentendo di seguire tempestivamente l’evoluzione della struttura produttiva del paese. (Da Note Rapide ISTAT del 18 dicembre 1996) La verifica delle caratteristiche dell’archivio è avvenuta mediante una rilevazione diretta, in parte totale e in parte campionaria, sulle unità. Incluse nell’archivio stesso. In particolare, 530.000 imprese hanno ricevuto un questionario già parzialmente compilato sulla base delle informazioni contenute in ASIA, hanno controllato i dati e hanno modificato ed integrato quelli inesatti o incompleti; quindi, hanno spedito il questionario ad uno degli oltre 120 centri di rilevazione diffusi sul territorio nazionale, rappresentati dagli uffici centrali e regionali dell’ISTAT e dagli uffici di censimento delle Camere di Commercio. Gli operatori di questi centri hanno interagito per alcuni mesi attraverso una rete territoriale informatica che ha collegato, su tutto il territorio nazionale, circa 400 postazioni di lavoro: ciascun operatore ha avuto accesso ad una banca dati centrale, nella quale, mediante una procedura controllata di registrazione, ha riversato i dati contenuti nei questionari. Queste operazioni sono state sottoposte ad un monitoraggio continuo in grado di fornire in tempo reale, all’ISTAT e a ciascun centro di rilevazione, la situazione delle varie fasi di lavorazione. Il sistema ha fornito anche le informazioni necessarie per condurre la ricerca delle imprese non rispondenti sul territorio, cosicché, la rilevazione ha conseguito un tasso di risposta complessivo pari al 95%, un 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare I dati delle rilevazioni trimestrali dell’Istat sulle forze lavoro “Le stime mensili sono prodotte a distanza di circa 30 giorni dalla fine del mese di riferimento, in forma provvisoria, basate su una parte consistente del campione mensile coinvolto nella rilevazione (circa 21 mila famiglie, pari a quasi 49 mila individui, per il mese di febbraio), contestualmente alla diffusione dei dati mensili sulla disoccupazione europea da parte di Eurostat. Quando le informazioni dell’intero trimestre sono disponibili (a circa 90 giorni dal trimestre di riferimento) vengono rivisti anche i dati mensili. Si precisa comunque che tutte le serie storiche mensili sono a tutt’oggi provvisorie, poiché la metodologia di stima è tuttora in corso di affinamento. Ogni trimestre vengono intervistate circa 70 mila famiglie (circa 175 mila individui) residenti in 1.246 comuni distribuiti in tutte le province del territorio nazionale. Il campione trimestrale è uniformemente ripartito tra i 3 mesi, tenendo conto del numero di settimane che compongono ciascun mese (rispettivamente 4 o 5). Il mese di riferimento è composto dalle settimane, da lunedì a domenica, che cadono per almeno quattro giorni nel mese di calendario. Il mese di febbraio 2011 va da lunedì 31 gennaio a domenica 27 febbraio; il quarto trimestre 2010 va dal 4 ottobre 2010 al 2 gennaio 2011. Tutti i comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore ad una soglia per ciascuna provincia, detti autorappresentativi, sono presenti nel campione in modo permanente. I comuni la cui popolazione è al di sotto delle soglie, detti non autorappresentativi, sono raggruppati in strati. Essi entrano nel campione attraverso un meccanismo di selezione casuale che prevede l’estrazione di un comune non autorappresentativo da ciascuno strato. Per ciascun comune viene estratto dalla lista anagrafica un campione casuale semplice di famiglie. L’unità di rilevazione è la famiglia di fatto, definita come insieme di persone coabitanti, legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi. L’intervista alla famiglia viene effettuata con tecnica Capi (Computer assisted personal interview) e Cati (Computer assisted telephone interview). In generale le informazioni vengono raccolte con riferimento alla settimana che precede l’intervista. Ogni famiglia viene intervistata per due trimestri consecutivi; segue un’interruzione per i due successivi trimestri, dopodiché essa viene nuovamente intervistata per altri due trimestri. Complessivamente, rimane nel campione per un periodo di 15 mesi. Considerando che le transizioni dall’inattività all’occupazione degli individui di età superiore ai 74 anni sono pressoché nulle, per evitare la molestia statistica su questo target di popolazione, dal 1 gennaio 2011, le famiglie composte da soli ultra 75-enni inattivi non vengono reintervistate. Questa innovazione sarà oggetto di costante monitoraggio e potrà essere rivista in presenza di tassi di transizione significativi. Taluni quesiti della rilevazione, a motivo della difficoltà nella risposta da fornire o della sensibilità dell’argomento trattato, prevedono la facoltà di non rispondere. I dati assoluti rilevati dall’indagine, elaborati all’unità, vengono arrotondati alle migliaia nei valori e nelle variazioni assolute. Le variazioni sono calcolate sui dati all’unità e non su quelli arrotondati alle migliaia. Nelle variazioni percentuali e nei tassi nonché nelle differenze in punti percentuali l’arrotondamento è al primo decimale. Le variazioni in punti percentuali tra i tassi vengono calcolate sui tassi con tutti i decimali prima di essere approssimate. La popolazione di riferimento è costituita da tutti i componenti delle famiglie residenti in Italia, anche se temporaneamente all’estero. Sono escluse le famiglie che vivono abitualmente all’estero e i membri permanenti delle convivenze (istituti religiosi, caserme, ecc.). La popolazione residente comprende le persone, di cittadinanza italiana e straniera, che risultano iscritte alle anagrafi comunali. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Glossario • Forze di lavoro: comprendono le persone occupate e quelle disoccupate. • Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento: svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura; hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente; sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi. • Disoccupati: comprendono le persone non occupate tra i 15 e i 74 anni che: hanno effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive; oppure, inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbero disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro. • Inattivi: comprendono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o in cerca di occupazione. • Tasso di occupazione: rapporto tra gli occupati e la corrispondente popolazione di riferimento. • Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e le corrispondenti forze di lavoro. • Tasso di inattività: rapporto tra le persone non appartenenti alle forze di lavoro e la corrispondente popolazione di riferimento. La somma del tasso di inattività e del tasso di attività è pari al 100%. • Dato destagionalizzato: dato depurato dalla stagionalità. • Variazione congiunturale: variazione rispetto al trimestre precedente. • Variazione tendenziale: variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Da Istat: “ Statistiche Flash” - Roma, 2011 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3. Il sommerso in Calabria 1 3.1. Introduzione L’analisi del mercato occupazionale non può prescindere da un fenomeno tanto problematico quanto controverso quale è quello del lavoro non regolare e sommerso, tema che interessa molti paesi sviluppati ma che è da tempo divenuto una caratteristica rilevante e purtroppo strutturale nell’economia italiana. Secondo le ultime statistiche ufficiali fornite dall’Istituto Nazionale di Statistica (2008) l’economia sommersa italiana ha prodotto un valore aggiunto compreso tra un minimo di 255 e un massimo di 275 miliardi di euro con incidenza sul Pil compresa tra il 16,3% ed il 17,5%, mentre nell’ideale classifica regionale negativa, al primo posto spicca la Calabria con un tasso di irregolarità lavorativa del 24% ed un fatturato sommerso di oltre 5,5 miliardi di euro2 . Il lavoro sommerso e irregolare è dunque un fenomeno complesso e variegato, che si manifesta in misure differenti e con caratteristiche differenziate per territorio e per settori produttivi. Su quest’ultimo punto occorre evidenziare, ai fini anche del presente studio, le differenze sostanziali del lavoro sommerso tra nord e sud. Le imprese del nord si caratterizzano per la prevalente diffusione di forme di lavoro sommerso di convenienza, nelle quali la collusione tra datore e lavoratore prende forma di lavoro grigio: l’irregolarità è parziale ed i soggetti spesso sono già tutelati dal punto di vista previdenziale ed assicurativo. Nella maggior parte dei casi l’irregolarità consiste nella corresponsione fuori della busta paga di straordinari e di altre componenti della retribuzione. Il lavoro nero, invece, nelle imprese settentrionali si concentra quasi esclusivamente tra gli immigrati clandestini. Al sud, prima ancora che di convenienza si deve parlare di sopravvivenza, laddove la gran parte delle imprese sceglie le (illecite) convenienze economiche del sommerso per evitare la chiusura delle strutture produttive, non essendo in grado di sostenere gli oneri legali connessi all’imposizione fiscale ed al costo del lavoro. Inoltre il lavoro sommerso nel Mezzogiorno si caratterizza per la presenza di lavoro irrgolare in senso stretto, in misura pari a circa il triplo di quello normalmente presente nei paesi industrializzati. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Ad accentuare questa differente impostazione del sommerso sul territorio nazionale e ad aggravare ulteriormente la già precaria situazione delle imprese del Sud, concorrono in varia misura altri fattori quali: l’eccesso di offerta di lavoro rispetto alla domanda, un prezzo legale del lavoro significativamente più elevato di quello di equilibrio, l’influenza sul territorio delle grandi organizzazioni criminali, la commistione tra attività sommerse ed attività illecite, la presenza di immigrati, la disoccupazione, la depressione economica. In questo contesto, aggravato dalla recente crisi economica globale e da un conseguente forte incremento della disoccupazione, s’innesta ancora una volta l’annosa questione del lavoro minorile, da sempre utilizzato come massiccio supporto a buon mercato per le principali attività produttive, soprattutto per quelle che rappresentano l’economia irregolare e sommersa, quel mondo produttivo, che come è noto sfugge ai censimenti ed ai controlli ufficiali e che pure rappresenta la fonte di sopravvivenza per decine di migliaia di famiglie. In questo universo di soprusi e di sopraffazioni, i primi a cadere nella rete del lavoro nero sono i minori, con la complicità delle famiglia, per le quali anche il misero guadagno dei loro figli rappresenta una boccata d’ossigeno per sostenere la disastrosa economia familiare. Considerato che la morsa della disoccupazione attanaglia soprattutto il Mezzogiorno d’Italia, è proprio nelle regioni del Sud che si registra il più elevato numero di ragazzi sottratti alla scuola dell’obbligo fin dalla più tenera età ed avviati a mortificanti e spesso inumane forme di sfruttamento nei luoghi di lavoro, malsani e pericolosi. La scuola combatte una dura battaglia contro queste deleterie forme di evasione scolastica e, molto di frequente è costretta ad operare da sola avvalendosi di strumenti visibilmente inadeguati rispetto alla complessità dei problemi. Il problema del lavoro minorile è estremamente complesso e non può essere avviato a soluzione senza l’azione energica e coordinata di tutte quelle forze istituzionali e sociali. Queste ed altre tematiche, attraverso dei focus di approfondimento, sono state poste al centro della presente indagine al fine di conoscere percezioni, opinioni e punti di vista degli imprenditori calabresi sul fenomeno del lavoro irregolare. 1 I paragrafi 3.1 - 3.10 di questo Capitolo sono la sintesi di una ricerca condotta da Demoskopika per la Commissione Regionale per l'Emersione. 2 Stime della Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare. Per calcolare le stime del 2009, sono stati presi in considerazione: l’andamento provvisorio, per il 2009, del PIL nelle Regioni italiane dei conti economici regionali dell’Istat, le rilevazioni trimestrali delle forze lavoro dell’Istat, la proxy di irregolarità elaborata dalla Commissione Regionale della Calabria per l’Emersione del Lavoro non Regolare. 17 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.2. La percezione generale del fenomeno Quando si parla di lavoro nero a livello di micro-area i sistemi di valutazione sono talmente complessi da non rendere facile ricostruire una situazione attinente alla realtà. La difficoltà di analizzare il lavoro sommerso per micro-area, utilizzando delle stime ufficiali, impone la ricerca di vie alternative che prendano le mosse da una analisi sociale del fenomeno. Si tratta, in poche parole, di capire quale sia nell’universo sociale il ruolo svolto dal lavoratore in nero e quali siano le esigenze aziendali che si trovano all’origine del suo reclutamento. È su questa linea che si muove il presente studio teso a rilevare opinioni e atteggiamenti delle imprese calabresi sul lavoro sommerso con particolare riguardo a: livello di diffusione, cause ed effetti, forme e tipologie di manifestazione, lavoro sommerso minorile, azioni di contrasto e percorsi di emersione verso la regolarità e legalità. L’indagine si apre con una domanda diretta a rilevare la percezione generale sul livello di diffusione e sulle caratteristiche del fenomeno. Il dato che emerge non è molto confortante. Per il 44,6% delle imprese calabresi intervistate, il lavoro sommerso nella propria zona è da considerarsi “molto diffuso e strutturale”, dunque, molto radicato nel territorio e “normalizzato” che pervade il complesso dei settori economici. Una percentuale minore, il 21,6%, invece, è convinta che è principalmente un fenomeno di tipo “ciclico” legato per lo più agli andamenti stagionali, settoriali e locali del mercato del lavoro regionale. Sul fronte opposto, una quota ragguardevole pari al 26,5%, pensa che sia “presente solo marginalmente” (16,4%) o addirittura che sia “assolutamente irrilevante” (10,1%). Da rilevare, infine, una percentuale non trascurabile di imprenditori, pari al 7,3%, che non vuole o non sa fornire alcuna risposta in merito. Il dato complessivo ci dice, dunque, che per ben 2 su imprenditori su 3 (66,2%) il lavoro nero è una “costante”, strutturale soprattutto, e ciclica dell’economia locale. TABELLA 3.1 Secondo Lei il lavoro nero nella sua zona è… Anno 2010 - Valori percentuali modalità di risposta Molto diffuso e strutturale Ciclico legato agli andamenti stagionali Presente solo marginalmente Assolutamente irrilevante Non sa/non risponde Totale Fonte: Demoskopika % 44,6 21,6 16,4 10,1 7,3 100,0 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 3.1 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.2 Il lavoro nero nella sua zona è… Anno 2010 Valori percentuali Valori percentuali Assolutamente irrilevante 10,1% Secondo Lei il lavoro nero nella sua zona è… per settore Anno 2010 Non sa/non risponde 7,3% modalità di risposta Molto diffuso e strutturale 44,6% Presente solo marginalmente 16,4% Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Molto diffuso e strutturale 30,6 48,1 57,5 46,1 43,5 Ciclico legato agli andamenti stagionali 38,8 18,5 20,0 15,7 20,3 Presente solo marginalmente 14,3 18,5 17,5 15,7 17,4 Assolutamente irrilevante 8,2 14,8 5,0 11,8 10,1 Non sa/non risponde 8,2 10,8 8,7 100,0 100,0 Totale Ciclico o legato agli andamenti stagionali 16,4% Settore di appartenenza Agricoltura 100,0 100,0 100,0 Fonte: Demoskopika Fonte: Demoskopika L’analisi dei dati rilevati per settore di appartenenza evidenzia un’opinione più decisa per le aziende edili nel sostenere che sia molto diffuso e strutturale (57,5%), seguono, con valori di poco inferiori, il settore industriale (48,1%), il commercio (46,1%) i servizi (43,5%), e infine l’agricoltura (30,6%). Come è facile intuire, quest’ultimo settore ritiene invece in misura maggiore che sia un fenomeno ciclico legato agli andamenti stagionali (38,8%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.3. Conoscenza diretta, aspetti e caratteristiche della diffusione del sommerso Passando dalla percezione della diffusione del fenomeno ad una conoscenza più diretta dello stesso, è stato chiesto agli intervistati se erano a conoscenza di imprenditori del proprio settore che si avvalessero di lavoro nero o grigio. Ben il 42,5% confessa di essere a conoscenza di imprenditori che impiegano risorse lavorative non dichiarate o irregolari, di questi il 22,3% ammette di conoscere da 1 a 3 realtà aziendali, il 9,1% meno di 10, e l’11,1% oltre 10 che utilizzano il sommerso. Quasi una stessa percentuale, il 43,2%, fa sapere, invece, che non è a conoscenza di alcun “collega” che impiega lavoratori in nero o in grigio. Infine, importante anche il dato di quanti ritengono di non rispondere, il 14,3%. Fig. 3.2 Conoscenza imprese che utilizzano lavoro nero o grigio Anno 2010 Valori percentuali Non sa/non risponde 14,3% Oltre 10 11,1% Nessuna 43,2% Meno di 10 9,1% TABELLA 3.3 Quante imprese del suo settore conosce che utilizzano lavoro nero o grigio? Anno 2010 Da 1 a 3 22,3% Valori percentuali modalità di risposta Nessuna Da 1 a 3 Meno di 10 Oltre 10 Non sa/non risponde Totale % 43,2 22,3 9,1 11,1 14,3 100,0 Fonte: Demoskopika Interessante appare l’analisi che risulta dall’incrocio tra la conoscenza diretta e la variabile relativa al settore di appartenenza. Come mostrano i dati della tabella seguente, a conoscere in misura maggiore imprese che utilizzano lavoro nero sembrano essere quelle edili, con il 60% degli assensi, a seguire le imprese industriali e artigianali (51,9%), e quelle agricole (49%). Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria TABELLA 3.4 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Quante imprese del suo settore conosce che utilizzano lavoro nero o grigio? Anno 2010 Valori percentuali TABELLA 3.5 Secondo Lei, in quali settori di attività è maggiore il ricorso al “lavoro sommerso”? Anno 2010 Valori percentuali* modalità di risposta Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Nessuna 34,7 33,3 35,0 50,0 47,8 Da 1 a 3 24,5 25,9 45,0 14,7 17,4 Meno di 10 14,3 3,7 10,0 8,8 7,2 Oltre 10 10,2 22,2 5,0 10,8 11,6 Non sa/non risponde 16,3 14,8 5,0 15,7 15,9 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Demoskopika Verificata la presenza diffusa e strutturale del lavoro irregolare in Calabria, si è tentato di capire quali settori di attività e categorie sociali sono più soggette al sommerso, e quali tipi di contratto di lavoro nascondono più di altri il lavoro irregolare. Con riferimento ai settori economici in cui è maggiore il ricorso al lavoro nero, la graduatoria che emerge dalla percezione delle imprese calabresi propone nettamente in testa l’agricoltura, indicata nel 67,2% dei casi, cui seguono le costruzioni con una percentuale pari a 29,3%, i servizi domestici (10,8%), la ristorazione (9,8%), il commercio (8%), e con valori inferiori gli altri settori. 17 modalità di risposta Agricoltura Costruzioni Servizi domestici Bar, Ristoranti, Alberghi Commercio Servizi di cura e di assistenza alla persone Metalmeccaniche Servizi alle imprese Agroalimentare Tessili, vestiario, abbigliamento Non sa/non risponde % 67,2 29,3 10,8 9,8 8,0 3,5 3,5 2,1 2,1 1,4 5,2 Fonte: Demoskopika * La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti) supera pertanto il valore 100. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 3.3 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.6 Settori di attività dove è maggiore il ricorso al “lavoro sommerso” Anno 2010 Valori percentuali* Secondo Lei, quali sono le categorie professionali e sociali più soggette al fenomeno del “lavoro nero”? Anno 2010 Valori percentuali* 67,2 Agricoltura 29,3 Costruzioni 10,8 Servizi domestici 9,8 Bar, Rist., Alber. 8 Commercio 5,2 Non sa/non risponde Servizi di cura alla persona 3,5 Metalmeccaniche 3,5 Servizi alle imprese 2,1 Agroalimentare 2,1 1,4 Tessili, vestiario, abbigl. 0 20 40 60 Fonte: Demoskopika 80 modalità di risposta Apprendisti/In cerca di prima occupazione Lavoratori extracomunitari Giovani Disoccupati Lavoratori già occupati nel pubblico con eventuale secondo lavoro in nero Donne Lavoratori in mobilità e cassa integrazione Minori Pensionati Lavoratori già occupati nel privato con eventuale secondo lavoro in nero Non sa/non risponde % 43,9 35,2 17,4 13,2 10,8 9,4 5,6 4,5 2,8 2,4 2,1 * La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti) supera pertanto il valore 100. Fonte: Demoskopika Allo stesso modo è stata posta una domanda sulle categorie professionali e sociali più soggette al fenomeno del lavoro nero. * La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti) supera pertanto il valore 100. La categoria maggiormente segnalata dalle imprese è quella degli apprendisti/in cerca di prima occupazione (43,9%), seguiti dai lavoratori extra-comunitari (35,2%), in generale dai giovani (17,4%), dai disoccupati (13,2%), dai lavoratori del pubblico impiego con eventuale secondo lavoro in nero (10,8%), e dalle donne (9,4%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 3.4 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Categorie professionali e sociali più soggette al fenomeno del “lavoro nero” Anno 2010 TABELLA 3.7 Valori percentuali* Quale tipo di contratto secondo la sua esperienza e conoscenza nasconde più frequentemente il sommerso o grigio ? Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Part-time Apprendistato Stage o tirocinio Lavoro a domicilio Prestazione occasionale d’opera Co.co.co/contratto a progetto Tempo determinato Contratto formazione lavoro Lavoro interinale Contratto associazione in partecipazione Non sa/non risponde Totale Appr. /Prima occupazione Costruzioni Giovani Disoccupati Lavor occupati nel pubblico.. Donne Lavor. in mob. e cassa integr. Minori Pensionati Lavoratori già occupati nel privato.. Non sa/Non risponde 0 5 10 15 20 25 30 35 40 % 45,3 10,5 8,0 8,0 6,6 5,6 5,2 2,8 2,1 0,3 5,6 100,0 45 Fonte: Demoskopika Fonte: Demoskopika * La domanda prevedeva più possibilità di risposta, la somma delle percentuali (risposte su rispondenti) supera pertanto il valore 100. Infine, in merito alla tipologia di contratto che più frequentemente può nascondere un rapporto di lavoro irregolare, per il nostro campione è senza altro il “part-time”, scelto da oltre il 45% delle imprese. A distanza seguono l’apprendistato (10,5%), lo stage e il lavoro a domicilio, entrambi scelti dall’8% del campione, la prestazione occasionale d’opera (6,6%), i contratti di collaborazione continuativa e di progetto (5,6), e quelli a tempo determinato (5,2%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 3.5 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.4. Gli effetti del “nero” sulla competitività delle imprese Tipo di contratto che nasconde più frequentemente il sommerso o grigio ? Anno 2010 Valori percentuali Continuando ad interrogare gli imprenditori sul fenomeno del lavoro nero è stato chiesto di indicarci se e in che modo questo possa incidere sulla competitività della propria azienda. Anche in questo caso dall’analisi delle risposte fornite dai soggetti intervistati emerge un quadro abbastanza preoccupante, se consideriamo che oltre la metà del campione (50,6%) è concorde nel ritenere che il lavoro nero non produce effetti negativi che possano in qualche modo minare la competitività e l’efficienza dell’impresa; ciò a ulteriore riprova e conferma della “normalizzazione” e del carattere “strutturale” del fenomeno. Part-time Apprendistato Stage o tirocinio Lavoro a domicilio In particolare, scomponendo questo dato percentuale, si evidenzia che il 37,3% conferma che il lavoro nero “non ha alcun effetto rilevante”, a cui si aggiunge il 9,1% di quanti ritengono addirittura positivi i suoi effetti quale concreta possibilità di abbattere il costo del lavoro e, infine, anche se per una quota esigua, il 4,2%, tali effetti sarebbero perfino decisivi per la sopravvivenza dell’azienda stessa. Di parere opposto è l’altra metà del campione (46,7%) che attribuisce una valenza negativa al fenomeno ritenendolo pregiudizievole per la concorrenza sleale che questo provocherebbe tra le aziende. Prestaz. Occ. d'opera Non sa/Non risponde Co.co.co/co.co.pro. Tempo determinato Contratto form. Lav. Lavoro interinale TABELLA 3.8 Quali sono gli effetti che il “lavoro sommerso” ha sulla competitività della sua azienda? Contratto ass. in partec. 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Fonte: Demoskopika In conclusione, utilizzando i dati fin qui riportati si può tentare di delineare un identikit del lavoratore in nero, che secondo la percezione degli imprenditori calabresi è soprattutto un giovane apprendista, extracomunitario, alla ricerca di una prima occupazione e/o con contratto di lavoro part-time nel settore agricolo ed edile. Anno 2010 - Valori percentuali modalità di risposta Negativi per la concorrenza sleale delle aziende Non ha nessun effetto rilevante Positivi, per la possibilità di ridurre i costi del personale Decisivi, in assenza l’azienda non potrebbe operare Non sa/non risponde Totale % 46,7 37,3 9,1 4,2 2,8 100,0 Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 3.6 Effetti che il “lavoro sommerso” ha sulla competitività della sua azienda Anno 2010 TABELLA 3.9 Valori percentuali Quali sono gli effetti che il “lavoro sommerso” ha sulla competitività della sua azienda…per settore d’appartenenza Anno 2010 Valori percentuali Decisivi, in assenza l'azienda non potrebbe operare 4,2% Non sa/non risponde 2,8% Positivi, per la possibilità di ridurre i costi del personale 37,3% Negativi per la concorrenza sleale delle aziende 46,7% modalità di risposta Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Decisivi, in assenza l’azienda non potrebbe operare 4,1 - 7,5 3,9 4,3 Positivi, per la possibilità di ridurre i costi del personale 14,3 7,4 7,5 7,8 8,7 Non ha nessun effetto rilevante 34,7 40,7 40,0 30,4 46,4 Negativi per la concorrenza sleale delle aziende 44,9 48,1 40,0 54,9 39,1 Non sa/non risponde 2,0 3,7 5,0 2,9 1,4 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Totale Non ha nessun effetto rilevante 37,3% Fonte: Demoskopika Fonte: Demoskopika Il settore economico di appartenenza delle imprese, si dimostra una variabile in grado di discriminare il dato. Gli effetti negativi della concorrenza sleale sono maggiormente segnalati dal comparto del commercio (54%), mentre i valori più bassi sono registrati fra le imprese edili (40%) e dei servizi (39,1%). Infatti in quest’ultimo settore, al contrario del dato medio generale, dalla tabella sotto riportata si evince che prevale la quota di quanti dichiarano che il sommerso non ha nessun tipo di effetto sulla competitività della propria azienda (46,4%). Infine, nel settore agricolo rispetto agli altri comparti si registra la quota maggiore di imprese che ritengono positivi gli effetti del sommerso per la possibilità di poter ridurre i costi del personale (14,3%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.5. I “benefici” economici del sommerso Fig. 3.7 Abbiamo appena appurato che per una quota rilevante (quasi il 10%) del nostro campione, pur sapendo di trovarsi nell’illegalità, il ricorso a lavoratori in nero rappresenta una concreta possibilità di ridurre il costo del personale per continuare a sopravvivere, stare sul mercato ed essere competitivi, anche se in modo sleale. Nell’item successivo abbiamo chiesto agli imprenditori di fornirci una stima, ovvero di quantificare tale riduzione e dunque l’entità del risparmio in termini finanziari e monetari che ne deriverebbe. Più precisamente, è stato chiesto di definire il risparmio mensile in termini di euro, per singolo lavoratore, che si avrebbe utilizzando lavoratori in nero. Per la maggior parte del campione, ovvero il 43,2%, il risparmio può oscillare dalle 200 (13,9%) alle 500 euro (29,3%) mentre per un’altra quota rilevante, il 20,5%, avere un lavoratore in nero può far risparmiare fino a mille euro (8,7%) e oltre al mese (11,8%). Pochi, i soggetti, il 7,3%, che forniscono una stima più bassa e non rilevante, quantificando, cioè, un risparmio di circa 50 euro al mese. Infine, è importante far notare l’elevata quota di quanti si astengono dal voler dare una risposta, o non riescono a definire il risparmio, pari al 28,9% del campione. TABELLA 3.10 Sulla base della sua esperienza, mi può quantificare il risparmio mensile in termini di euro, per singolo lavoratore, che ha chi utilizza lavoro nero? Risparmio mensile in termini di euro, per singolo lavoratore, che ha chi utilizza lavoro nero Anno 2010 Valori percentuali 35 29,3 30 25 20 13,9 15 10 11,8 8,7 7,3 5 0 Fino a 50 euro Fino a 200 euro Fino a 500 euro Fino a 1.000 euro Oltre a 1.000 euro Fonte: Demoskopika Anno 2010 - Valori percentuali modalità di risposta Fino a 50 euro Fino a 200 euro Fino a 500 euro Fino a 1.000 euro Oltre 1.000 euro Non sa/non risponde Totale Fonte: Demoskopika 17 % 7,3 13,9 29,3 8,7 11,8 28,9 100,0 Provando ad articolare l’analisi e prendendo in considerazione la variabile di stratificazione relativa al settore d’appartenenza, si evidenziano differenze abbastanza significative. È noto infatti che il costo del lavoro presenta delle differenze settoriali, dunque, non sorprende che le percentuali di risposta possano cambiare in funzione al settore di appartenenza delle imprese intervistate. Nel settore agricolo ed in quello edile, la quasi totalità delle imprese, escludendo il tasso di non risposta (32,7% e 20%), ritiene che si possa risparmiare fino a 500 euro al mese per lavoratore, mentre nel settore industriale circa il 37% del sottocampione quantifica un risparmio compreso tra meno di mille euro (11,1%) e oltre i mille euro al mese (25,9%). Anche se in misura minore, le imprese del comparto commerciale e dei servizi, ritengono possibile un risparmio “oltre mille euro al mese” (14,7% e 13%). 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.6. L’incidenza sul mercato del lavoro e livello macroeconomico TABELLA 9.11 Sulla base della sua esperienza, mi può quantificare, secondo lei, il risparmio mensile in termini di euro, per singolo lavoratore, che ha chi utilizza lavoro nero? Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Fino a 50 euro 12,2 7,4 7,5 5,9 5,8 Fino a 200 euro 14,3 17,8 25,0 9,8 13,0 Fino a 500 euro 32,7 25,9 35,0 29,4 24,6 Fino a 1.000 euro 4,1 11,1 10,0 9,8 8,7 Oltre 1.000 euro 4,1 25,9 2,5 14,7 13,0 Non sa/non risponde 32,7 14,8 20,0 30,4 34,8 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Specularmente agli effetti sulla competitività della propria azienda, è stato chiesto al nostro campione di esprimere un giudizio sugli effetti che il lavoro irregolare produce nel territorio in cui opera. Oltre otto aziende su dieci, e precisamente l’86,4%, riconoscono al fenomeno una valenza negativa, mentre solo una minima parte degli intervistati, pari al 6,3%, ritiene che il lavoro irregolare ha degli effetti positivi sul mercato del lavoro. Infine solo il 5,2% sostiene che gli effetti siano ininfluenti. Tra i giudizi negativi sul lavoro nero, le aziende interrogate indicano in misura maggiore, ed in linea con quanto scaturito nelle risposte precedenti, che tale forma di reclutamento delle risorse umane determina una concorrenza sleale (46%). A seguire, troviamo la consapevolezza che tale fenomeno non consente la crescita professionale dei lavoratori (28,9%), ed infine l’ostacolo che esso rappresenta sull’effettivo aumento occupazionale (11,5%). TABELLA 3.12 Qual è il suo giudizio sugli effetti del lavoro irregolare? Anno 2010 - Valori percentuali Fonte: Demoskopika modalità di risposta Né positivo, né negativo, perché i suoi effetti sono ininfluenti Positivo, perché consente una equa distribuzione dei redditi Positivo, perché consente un abbattimento dei costi Positivo, perché consente la flessibilità del mercato del lavoro Negativo, perché ostacola l’effettivo aumento occupazionale Negativo, perché non consente la crescita professionale e sociale dei lavoratori Negativo, perché determina concorrenza sleale Non sa/non risponde Totale % 5,2 2,8 2,4 1,0 11,5 28,9 46,0 2,1 100,0 Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.13 Qual è il suo giudizio sugli effetti del lavoro irregolare… per settore d’appartenenza Fig. 3.8 Giudizio sugli effetti del lavoro irregolare Anno 2010 Anno 2010 - Valori percentuali Valori percentuali modalità di risposta Ostacolo alla crescita dei lavoratori 28,9% Positivo 6,3% Ininfluente 5,2% Non sa/non risponde 2,1% Negativo 86,4% Ostacolo all'occupazione 11,5% Concorrenza sleale 46,0% Fonte: Demoskopika Il settore economico di appartenenza, non si dimostra in questo caso una variabile in grado di discriminare il dato, in quanto non si riscontrano sostanziali differenze nelle risposte. L’unica differenza rilevante, rispetto alla graduatoria dei giudizi espressi, la troviamo nel comparto industriale che registra la percentuale più alta fra quanti dichiarano che il lavoro nero ostacola l’effettivo aumento occupazionale (25,9%), e al contrario la quota minore fra coloro che pensano che non consenta la crescita professionale e sociale dei lavoratori (18,5%). Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Né positivo, né negativo, perché i suoi effetti sono ininfluenti 8,2 3,7 7,5 5,9 1,4 Positivo, perché consente una equa distribuzione dei redditi 2,0 3,7 2,5 2,9 2,9 Positivo, perché consente un abbattimento dei costi 2,0 3,7 2,5 - 5,8 Positivo, perché consente la flessibilità del mercato del lavoro 2,0 - 2,5 1,0 - Negativo, perché ostacola l’effettivo aumento occupazionale 10,2 25,9 12,5 13,7 2,9 Negativo, perché non consente la crescita professionale e sociale dei lavoratori 26,5 18,5 27,5 29,4 34,8 Negativo, perché determina concorrenza sleale 49,0 44,4 42,5 45,1 47,8 Non sa/non risponde - - 2,5 2,0 4,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Demoskopika In merito alle possibili motivazioni alla base della diffusione del fenomeno nella regione, ben oltre la maggioranza delle imprese interrogate pone al primo posto l’eccessiva pressione fiscale (58,5%). Segue l’elevato costo del lavoro (17,1%), mentre, con delle percentuali più basse si evidenziano la rigidità delle leggi sul lavoro (9,1%), l’utilizzo di lavoratori extracomunitari non regolari (5,9%) e di personale in funzione del bisogno e della congiuntura economica (5,2%) e, infine, la richiesta del lavoratore che vuole rimanere in nero (3,1%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.14 Secondo Lei, qual è la causa principale di diffusione del lavoro nero? Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Eccessiva pressione fiscale Elevato costo del lavoro Eccessiva rigidità delle leggi sul lavoro Possibilità di impiegare lavoratori extracomunitari non regolari Possibilità di utilizzare personale e manodopera solo in caso di bisogno Richieste da parte del lavoratore che vuole rimanere in nero Non sa/non risponde Totale Fonte: Demoskopika Fig.3. 9 La causa principale di diffusione del lavoro nero Anno 2010 Valori percentuali % 58,5 17,1 9,1 5,9 5,2 58,5 Eccess. pressione fiscale 17,1 Elevato costo del lavoro 9,1 Rigidità leggi sul lavoro 5,9 Impiego extracom. non regolari 5,2 Utilizzo manodopera in caso di bisogno 3,1 Lavoratore che vuole rimanere in nero 3,1 1 Non sa/non risponde 1,0 100,0 0 10 20 30 40 50 60 70 Fonte: Demoskopika Fermo restando che l’eccessiva pressione fiscale è la principale causa della diffusione del lavoro nero si registrano alcune differenze valoriali in relazione al settore di appartenenza delle imprese. A lamentare in misura maggiore una pressione fiscale notevole, sono soprattutto le imprese dei servizi (69,6%) e delle costruzioni (60%). Fra le imprese del settore industriale invece, oltre alla pressione fiscale, si riscontra la quota più alta di quanti dichiarano un eccessivo costo del lavoro (37%), unitamente alla possibilità di impiegare lavoratori extracomunitari non regolari (11,1%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.15 Secondo Lei, la causa principale di diffusione del lavoro nero è… per settore d’appartenenza Anno 2010 3.7. Rispetto e cultura della legalità Valori percentuali modalità di risposta Settore di appartenenza Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Eccessiva pressione fiscale 55,1 40,7 60,0 56,9 69,6 Eccessiva rigidità delle leggi sul lavoro 10,2 7,4 12,5 8,8 7,2 Elevato costo del lavoro 16,3 37,0 12,5 15,7 14,5 Possibilità di utilizzare personale solo in caso di bisogno 6,1 - 7,5 5,9 4,3 Possibilità di impiegare lavoratori extracomunitari non regolari 6,1 11,1 7,5 6,9 1,4 Richieste da parte del lavoratore che vuole rimanere in nero 4,1 3,7 - 3,9 2,9 Non sa/non risponde Totale Fonte: Demoskopika 17 2,0 - - 2,0 - 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Uno degli aspetti rilevanti che emerge quando si parla di lavoro sommerso, e da cui non può prescindere qualsivoglia azione di contrasto del fenomeno è quello più meramente culturale legato al rispetto della legalità. Soprattutto in un territorio come quello calabrese, tristemente noto per la grave presenza della criminalità organizzata, lo strumento di lotta del sommerso deve necessariamente passare attraverso azioni concrete e progetti che hanno come obiettivo principale la diffusione della cultura della legalità. Nella presente sezione si tenta di rilevare opinioni, atteggiamenti degli imprenditori su tali tematiche, indagando, in particolare, sul rispetto e conoscenza delle regole e anche delle sanzioni previste nei casi di violazione della normativa sul lavoro. La prima domanda era diretta a conoscere il giudizio degli intervistati sulle condizioni e sui fattori di ordine economico, giuridico e fiscale che non rendono conveniente uscire dal sommerso. Le risposte appaiono abbastanza polarizzate. Per il 48,8% degli intervistati, infatti, le imprese non trovano conveniente emergere principalmente per due motivi: da un lato la situazione di irregolarità permette di disporre di manodopera a costo inferiore a quello contrattuale (24,4%) e dall’altro perché la normativa di emersione presta scarsa attenzione ai problemi reali delle imprese (24,4%). Significativa anche la quota di quanti indicano come fattori deterrenti e che spesso spingono l’imprenditore a restare sommerso, la sostanziale immunità di cui pensano di godere le imprese che evadono, data la scarsa efficacia dei controlli fiscali e contributivi (12,9%) e l’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste dalla normativa (10,5%). Minori le percentuali dei soggetti che si concentrano su altre motivazioni comunque collegate alle precedenti: assenza di azioni di supporto e di tutoraggio che facilitino e affianchino l’impresa nel suo cammino verso l’emersione (7,7%), la difficoltà derivanti dall’affrontare il contenzioso che si verrebbe a creare a seguito dell’emersione (7%) e, infine, la scarsa tutela giuridica derivante dall’inesistenza di normative speciali che tengano conto delle specifiche esigenze di ogni settore (5,6%). 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.16 A Suo giudizio, quali sono le condizioni che non rendono conveniente per le imprese emergere? Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Scarsa attenzione della normativa di emersione ai problemi reali di un’impresa Possibilità di disporre di manodopera ad un costo del lavoro inferiore a quello contrattuale Convenienza all’evasione, date le difficoltà e la scarsa efficacia dei controlli fiscali e contributivi L’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste dalla normativa L’assenza di funzioni di tutoraggio all’emersione Affrontare fasi di contenzioso di lavoro a seguito dell’emersione L’inesistenza di normative di taglio settoriale Non sa/non risponde Totale Fonte: Demoskopika Fig. 3.10 Condizioni che non rendono conveniente per le imprese emergere Anno 2010 Valori percentuali % 24,4 24,4 Poca attenzione ai problemi dell'impresa 24,4 Manodopera a basso costo 24,4 12,9 Scarsa efficacia dei controlli... 10,5 Rigidità procedure di emersione 12,9 10,5 7,7 Non sa/non risponde 7,7 L'assenza di tutoraggio 7,0 Contenzioso di lavoro... 5,6 L'inesistenza di leggi di taglio settoriale 7,7 0 5 10 15 20 25 30 7,0 5,6 Fonte: Demoskopika 7,7 100,0 Le opinioni espresse dai soggetti sembrano differenziarsi se analizzate rispetto al settore economico di appartenenza. Su tutti spicca il dato delle imprese del settore edile, in cui il 42,5% degli intervistati considera la possibilità di poter ridurre il costo del lavoro quale principale motivazione all’emersione. Un quarto delle imprese industriali (25,9%) ritiene invece che il problema è dato principalmente dall’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste dalla normativa, mentre circa un terzo delle imprese dei servizi (30,4%) giudica scarsa l’attenzione della normativa di emersione ai problemi reali delle imprese. Infine, le imprese dell’agricoltura (18,4%) denunciano più di tutte le altre, la convenienza all’evasione in considerazione della scarsa efficacia dei controlli fiscali. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria TABELLA 3.17 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare A Suo giudizio, quali sono le condizioni che non rendono conveniente per le imprese emergere?…per settore d’appartenenza Anno 2010 3.8. Conoscenza della normativa sul lavoro e delle sanzioni del ricorso al lavoro irregolare Valori percentuali modalità di risposta Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Convenienza all’evasione, date le difficoltà e la scarsa efficacia dei controlli fiscali e contributivi 18,4 11,1 15,0 8,8 14,5 Possibilità di disporre di manodopera ad un costo del lavoro inferiore 18,4 11,1 42,5 22,5 26,1 L’assenza di funzioni di tutoraggio all’emersione 10,2 3,7 10,0 8,8 4,3 Affrontare fasi di contenzioso di lavoro a seguito dell’emersione 2,0 11,1 5,0 8,8 7,2 L’eccessiva rigidità delle procedure di emersione previste dalla normativa 18,4 18,5 5,0 8,8 4,3 Scarsa attenzione della normativa di emersione ai problemi reali delle imprese 22,4 18,5 10,0 28,4 30,4 L’inesistenza di normative di taglio settoriale (in agricoltura, edilizia) 8,2 14,8 2,5 2,9 5,8 Non sa/non risponde 2,0 3,7 10,0 10,8 7,2 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Totale Entrando ancor più nel merito degli aspetti legati al tema dell’illegalità, è stato chiesto al nostro campione di esprimere la propria opinione riguardo le sanzioni previste nel caso di violazione della normativa sul lavoro e nel caso di ricorso al lavoro irregolare da parte dell’impresa. Innanzitutto dai dati emerge che poco più della metà del campione (53,7%) dichiara di essere a conoscenza delle sanzioni a cui si può incorrere, contro il 44,3% degli imprenditori che dichiara di non essere informato affatto. Soltanto una piccolissima parte, pari al 2,1% del campione, non risponde al quesito posto. Entrando ancora di più nello specifico dell’analisi, emerge che fra quanti hanno dichiarato di conoscere la materia, il 31,4% è del parere che le sanzioni comminate in caso di violazioni della normativa sul lavoro, sono troppo leggere, per cui si può correre il rischio di violarle. Per il 14,3% del campione invece sono alquanto severe al punto di scoraggiare comportamenti illegali, e soltanto l’8% pensa che siano troppo severe rispetto alle violazioni commesse. Rispetto alla variabile di stratificazione settoriale, i valori riscontrati non fanno emergere particolari differenze anche se è importante rilevare che a mostrare il maggiore livello di conoscenza sono le imprese del settore agricolo con il 57,2% e quelle dei servizi con il 56,5% (somma delle modalità di risposta affermative). Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria TABELLA 3.18 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Parliamo di legalità. Qual è la Sua opinione riguardo le sanzioni previste dalla legge nel caso di violazioni della normativa sul lavoro e nel caso di ricorso al lavoro nero o irregolare da parte dell’impresa? Anno 2010 - Valori percentuali modalità di risposta Non conosco le sanzioni a cui si può incorrere, non sono informato Le sanzioni sono troppo leggere al punto da rendere conveniente violarle Le sanzioni sono alquanto severe al punto da scoraggiare comportamenti illegali Le sanzioni previste sono troppo severe rispetto alle violazioni commesse Non sa/non risponde Totale Parliamo di legalità. Qual è la Sua opinione riguardo le sanzioni previste dalla legge nel caso di violazioni della normativa sul lavoro e nel caso di ricorso al lavoro nero o irregolare da parte dell’impresa?…per settore d’appartenenza Anno 2010 Valori percentuali % 44,3 modalità di risposta Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi 31,4 Non conosco le sanzioni a cui si può incorrere, non sono informato 40,8 51,9 47,5 44,1 42,0 Le sanzioni previste sono troppo severe rispetto alle violazioni commesse 10,2 - 5,0 7,8 11,6 Le sanzioni sono alquanto severe al punto da scoraggiare comportamenti illegali 18,4 1 1,1 10,0 16,7 11,6 Le sanzioni sono troppo leggere al punto da rendere conveniente violarle 28,6 37,0 35,0 28,4 33,3 Non sa/non risponde 2,0 - 2,5 2,9 1,4 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 14,3 8,0 2,1 100,0 Fonte: Demoskopika Fig. 3.11 TABELLA 3.19 Parliamo di legalità. Qual è la Sua opinione riguardo le sanzioni previste dalla legge nel caso di violazioni della normativa sul lavoro e nel caso di ricorso al lavoro nero o irregolare da parte dell’impresa? Totale Anno 2010 - Valori percentuali Sanzioni leggere e violabili 31,4% Non sono informato 44,3% Informato 53,6% Fonte: Demoskopika Sanzioni severe 14,3% Sanzioni troppo severe 8,0% Non sa/non risponde 2,1% Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.9. Il ruolo della regione nella lotta contro il fenomeno TABELLA 3.21 Sempre rispetto al tema del rispetto e cultura della legalità, l’ultima domanda del questionario era diretta a verificare l’opinione degli intervistati sulla posizione che la Regione Calabria deve assumere nella lotta contro il lavoro nero. A questo quesito, la quasi totalità del campione (90,6%), ritiene che l’ente regionale deve rendersi parte attiva nella lotta contro il lavoro irregolare attraverso i piani di emersione. Di questi il 30,4% chiede alla Regione che vengano previsti dei meccanismi di fiscalità agevolata del lavoro, incentivi finalizzati alla stabilizzazione e a nuove assunzioni, nei piani di emersione per aiutare le imprese ad uscire dall’illegalità. Il 27,7% più in generale ritiene importante che siano dati incentivi e sostegno economico alle imprese che decidono di emergere, cosi come il 22,3% ritiene utile i meccanismi relativi agli incentivi fiscali e i crediti d’imposta. Infine, un imprenditore su dieci afferma che sarebbe utile una maggiore accessibilità al credito e agli strumenti di finanza agevolata, mentre una piccola parte chiede delle azioni di accompagnamento e sostegno all’emersione attraverso il tutoraggio (5,4%) e un intervento a livello legislativo per una riduzione delle sanzioni per chi pratica il lavoro sommerso e irregolare (2,3%). TABELLA 3.20 Lei è d’accordo che la Regione Calabria si renda parte attiva nella lotta contro il lavoro sommerso attraverso dei piani di emersione? Anno 2010 Se si, quale fra i seguenti meccanismi o fattori di premialità dovrebbero essere previsti dai piani di emersione per aiutare le imprese ad emergere ed uscire dalla illegalità? Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Fiscalità agevolata del lavoro, incentivi finalizzati alla stabilizzazione e alla nuova assunzione Incentivi e sostegno economico alle imprese che decidono di emergere Incentivi fiscali, crediti di imposta Maggiore accessibilità al credito e strumenti di finanza agevolata Azioni di accompagnamento e sostegno all’emersione attraverso il tutoraggio Riduzione delle sanzioni previste per chi pratica il lavoro “sommerso” e irregolare Non sa/non risponde Totale % 30,4 27,7 22,3 9,6 5,4 2,3 2,3 100,0 Valori percentuali modalità di risposta Si No Non sa/non risponde Totale Fonte: Demoskopika 17 % 90,6 8,7 0,7 100,0 Fonte: Demoskopika A livello settoriale si evidenzia che il settore commerciale (39,3%) e agricolo (29,8%) chiedono maggiormente incentivi e sostegno economico, gli imprenditori edili interventi di fiscalità agevolata (40%) e un maggiore accesso al credito (15%), l’industria più degli altri è del parere, invece, che sia necessario ridurre, perché giudicate troppo severe, le sanzioni per chi prativa il sommerso (13%), infine, le imprese del terziario puntano con maggiore decisione sugli incentivi fiscali (31,1%). 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 3.12 TABELLA 3.22 Se si, quale fra i seguenti meccanismi o fattori di premialità dovrebbero essere previsti dai piani di emersione per aiutare le imprese ad emergere ed uscire dalla illegalità? Anno 2010 Valori percentuali Se si, quale fra i seguenti meccanismi o fattori di premialità dovrebbero essere previsti dai piani di emersione per aiutare le imprese ad emergere ed uscire dalla illegalità?…per settore d’appartenenza Anno 2010 Valori percentuali 30,4 Fiscalità agevolata del lavoro modalità di risposta 27,7 Inventivi alle imprese che emergono 22,3 Incentivi fiscali 9,6 Accessibilità al credito 5,4 Sostegno all'emersione Sanzioni leggere per lavoro nero 2,3 Non sa/non risponde 2,3 0 5 10 15 20 25 30 35 40 Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi Incentivi e sostegno economico alle imprese che emergono 29,8 21,7 20,0 39,3 16,4 Azioni di accompagnamento e tutoraggio 8,5 4,3 2,5 6,7 3,3 Fiscalità agevolata del lavoro, incentivi finalizzati 31,9 26,1 40,0 27,0 29,5 Incentivi fiscali, crediti di imposta 23,4 21,7 20,0 16,9 31,1 Maggiore accessibilità al credito e strumenti di finanza agevolata 4,3 13,0 15,0 9,0 9,8 Riduzione delle sanzioni previste per chi pratica il lavoro nero 2,1 13,0 - - 3,3 - - 2,5 1,1 6,6 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Non sa/non risponde Fonte: Demoskopika Totale Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria 3.10. Il lavoro minorile: diffusione, cause ed effetti Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.23 Secondo Lei il lavoro minorile nella sua zona è: Anno 2010 Valori percentuali In quest’ultima sezione dell’indagine verrà affrontato il delicato tema del lavoro minorile. Le cifre del lavoro minorile nel mondo ma anche in Italia sono difficilmente quantificabili: non sappiamo infatti con certezza quanti bambini e adolescenti lavorano quotidianamente. L’Unicef stima nel mondo circa 150milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni di età che sono coinvolti nel lavoro minorile. In Italia nel 2008, una recente indagine, Ires-Cgil ha rilevato che sono circa 680 mila i minori coinvolti in forme di lavoro precoce. Il fenomeno riguarda prevalentemente i maschi che lavorano, fondamentalmente in attività occasionali stagionali. Risulta, poi, che il 20% dei minori è impegnato per almeno 7-8 ore al giorno e che solo il 40% percepisce una paga regolare (intorno ai 400 euro al mese), il 43% per cento riceve solo compensi occasionali e il 17% soltanto oggetti o regali. Inoltre, il 10% di questi minori sono stranieri e provengono in gran parte dall’Asia e per un quarto dall’Europa dell’Est (Romania e Albania). Il presente lavoro di ricerca, avendo come focus la percezione degli imprenditori circa la diffusione, le cause e gli effetti del lavoro minorile, non ha raccolto altri dati quantitativi sul numero del fenomeno nella regione, e dunque saranno proposte soltanto le opinioni degli intervistati, sulle caratteristiche che questo assume in Calabria. modalità di risposta Inesistente Poco diffuso Abbastanza diffuso Molto diffuso Non sa/non risponde Totale % 26,8 53,3 14,3 4,9 0,7 100,0 Fonte: Demoskopika Fig.3.13 Secondo Lei il lavoro minorile nella sua zona è: Anno 2010 Valori percentuali Abbastanza diffuso 14,3% Alla domanda sul suo livello di diffusione nella propria zona, il 26,8% degli imprenditori risponde che questo è inesistente, per il 53,3% è poco diffuso mentre per un imprenditore su cinque è abbastanza (14,3%) e molto diffuso (4,9%). In particolare ad essere più convinte della diffusione del lavoro minorile sembrano essere le aziende edili, con il 25% dei consensi, mentre fra le imprese agricole e commerciali è maggiore la quota di quanti pensano sia inesistente (32,7% e 32%). Molto diffuso 4,9% Non sa/non risponde 0,7% Inesistente 26,8% Poco diffuso 53,3% Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.24 Secondo Lei il lavoro minorile nella sua zona è:…per settore d’appartenenza Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Inesistente Poco diffuso Abbastanza diffuso Molto diffuso Non sa/non risponde Totale Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi 32,7 29,6 15,0 32,4 20,3 49,0 59,3 60,0 46,1 60,9 14,3 3,7 22,5 14,7 13,0 4,1 7,4 2,5 4,9 5,8 - - - 2,0 - 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Demoskopika Analizzando i settori in cui, secondo gli imprenditori è maggiormente diffuso il lavoro minorile, si evidenziano il comparto agricolo e quello della ristorazione, rispettivamente con il 19,5% e il 15,7%, seguiti dalle costruzioni, con l’11,8% e dal turismo, il 10,1%. Si tratta di attività generalmente connotate da una elevata stagionalità, (fatta eccezione per le costruzioni) per fronteggiare la quale torna utile il coinvolgimento di manodopera a basso costo e tendenzialmente in pausa scolastica almeno nei periodi estivi. TABELLA 3.25 Secondo Lei in quale settore/ambito è maggiormente diffuso il lavoro minorile: Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Agricoltura Ristorazione Costruzioni Turismo Lavoro in famiglia (ambito) Settore manifatturiero (imprese industriali e artigianali) Lavoro a domicilio (ambito) Commercio (bar negozi) Altri settori Lavoro domestico (ambito) Non sa/non risponde Totale % 19,5 15,7 11,8 10,1 8,0 6,6 4,2 2,8 2,8 2,4 16,0 100,0 Fonte: Demoskopika Scorrendo ulteriormente la graduatoria e con valori inferiori troviamo una relativa diffusione del lavoro minorile nell’ambito lavorativo familiare (8%), nel settore produttivo industriale (6,6%), nel lavoro a domicilio (4,2%), nei bar e nei negozi, generalmente come garzoni (2,8%), e in altri settori e lavori domestici (2,8% e 2,4%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 3.14 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.26 In quale settore/ambito è maggiormente diffuso il lavoro minorile: Anno 2010 Valori percentuali Secondo Lei in quale settore/ambito è maggiormente diffuso il lavoro minorile: …per settore d’appartenenza Anno 2010 Valori percentuali 19,5 Agricoltura Ristorazione 15,7 11,8 Costruzioni 10,1 Turismo 8,0 Lavoro in famiglia 6,6 Settore manifatturiero 4,2 Lavoro a domicilio (ambito) Commercio(Nar, negozi) 2,8 Altri settori 2,8 2,4 Lavoro domestico 0 5 10 15 20 25 modalità di risposta Agricoltura Settore manifatturiero Costruzioni Turismo Ristorazione Lavoro in famiglia Lavoro a domicilio Lavoro domestico Commercio (bar ecc) Altri settori Agricoltura Ind. e Art. Costruzioni Commercio Servizi 10,2 33,3 12,5 14,7 31,9 10,2 3,7 5,0 5,9 7,2 14,3 11,1 15,0 14,7 4,3 12,2 7,4 10,0 10,8 8,7 12,2 14,8 22,5 14,7 15,9 14,3 3,7 7,5 5,9 8,7 2,0 3,7 10,0 4,9 1,4 2,0 - 7,5 2,9 - 4,1 - 7,5 2,0 1,4 - 7,4 - 2,9 4,3 Non sa/non risponde 18,4 14,8 2,5 20,6 15,9 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 Fonte: Demoskopika Fonte: Demoskopika La variabile settoriale non sembra essere particolarmente discriminante anche se è possibile intravedere alcune differenze degne di nota. Ad indicare, in misura maggiore il settore agricolo sono le aziende industriali e dei servizi, rispettivamente con il 33,3% e il 31,9%, il comparto della ristorazione e del lavoro a domicilio sono indicati maggiormente dalle aziende edili (22,5% e 10%). Infine le aziende agricole più delle altre indicano il turismo (12,2%) e il lavoro in famiglia (14,3%) i settori in cui è maggiormente diffuso il lavoro minorile. 17 Alla domanda quale sia la causa principale del lavoro minorile, il nostro campione ha risposto individuando, prioritariamente, una grave condizione di disagio economico che si sviluppa nell’ambito familiare (40,4%), legata anche ad una mancanza di cultura dei genitori (24%). Dunque, la povertà e necessità economica della famiglia e l’inadeguatezza culturale del contesto in cui i minori vivono, generano fenomeni di sfruttamento, distogliendoli dalla frequentazione delle scuole e avviandoli ad un inserimento in un contesto lavorativo degradante e privo di tutele. Altre cause, ma che raccolgono valori di molto inferiori sono da ricercare in generale nella povertà del contesto economico (9,1%), nel basso costo del lavoro dei minori (8,4%), nell’abbandono e dispersione scolastica (7%), nelle contesto criminale in cui si vive (1,7%), nella diffusione della pratica del lavoro sommerso (1,7%) e nella difficoltà di trovare lavoratori adulti (1%). 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare TABELLA 3.27 Secondo Lei qual è la principale causa del lavoro minorile Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta La povertà e necessità economica della famiglia del minore La mancanza di cultura dei genitori In generale la povertà del contesto economico Il basso costo del lavoro dei minori La dispersione/abbandono scolastico Le pressioni della malavita locale La diffusione della pratica del lavoro sommerso La difficoltà di trovare lavoratori adulti Non sa/non risponde Totale % 40,4 24,0 9,1 8,4 7,0 1,7 1,7 1,0 6,6 100,0 Fonte: Demoskopika Fig. 3.15 Proseguendo con l’analisi dei dati, un punto importante per capire meglio le caratteristiche di tale fenomeno, è dato dall’individuazione delle responsabilità della diffusione del lavoro minorile. Circa i due terzi del campione (64,5%) dichiarano che non esiste un unico responsabile della diffusione del lavoro minorile, ma che tutti gli attori sociali ed economici sono responsabili in ugual misura, dalla famiglia, al sistema educativo scolastico passando per il sistema imprenditoriale. TABELLA 3.28 Secondo Lei chi è maggiormente responsabile della diffusione del lavoro minorile Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta La famiglia Il sistema educativo/scuola Il sistema imprenditoriale Sono tutti egualmente responsabili Non sa/non risponde Totale La principale causa del lavoro minorile Anno 2010 Valori percentuali % 16,4 6,3 9,4 64,5 3,5 100,0 40,4 Povertà della famiglia del minore 24,0 Mancanza di cultura dei genitori Fonte: Demoskopika 9,1 Povertà del contesto economico 8,4 Basso costo del lavoro dei minori 7,0 Dispersione/abbandono scolastico 1,7 Pressioni della malavita 1,7 Diffusione del lavoro sommerso 1,0 Difficoltà di trovare lavoratori adulti 0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 Fonte: Demoskopika 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 3.16 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Chi è maggiormente responsabile della diffusione del lavoro minorile Anno 2010 Valori percentuali Non sa/ non risponde 3,5% La famiglia 16,4% Il sistema educativo/scuola 6,3% Sono tutti egualmente responsabili 64,4% Il sistema imprenditoriale 9,4% Fonte: Demoskopika L’ultima domanda del questionario mira ad individuare le azioni da attuare per poter contrastare il fenomeno del lavoro minorile. Per prima cosa, secondo le imprese, è necessaria una maggiore collaborazione tra scuola e mondo imprenditoriale per combattere il problema e favorire il regolare e legale inserimento dei giovani nel mondo del lavoro (27,9%), secondariamente un aumento dei controlli nelle imprese (19,9%), insieme alla promozione e incentivazione di una maggiore cultura della responsabilità sociale delle imprese attraverso la concertazione e contrattazione (16%). Infine, sanzionare pesantemente quei datori di lavoro che sfruttano i minori (12,5%). Oltre a questi interventi, anche se in misura minore, gli imprenditori ritengono che sia opportuno diffondere informazioni sul fenomeno nelle scuole e la cultura della legalità e sicurezza del lavoro (8,7%), attivare politiche di conciliazione e di sostegno alla genitorialità e alle famiglie (7,3%) e rafforzare le azioni contro l’abbandono e la dispersione scolastica (4,9%). 17 TABELLA 3.29 Secondo Lei, cosa si dovrebbe fare per contrastare il lavoro minorile Anno 2010 Valori percentuali modalità di risposta Maggiore collaborazione tra scuola e mondo imprenditoriale per combattere il problema e favorire il regolare e legale inserimento dei giovani nel mondo del lavoro Aumentare i controlli e la vigilanza nelle imprese Promuovere e incentivare una maggiore cultura della responsabilità sociale delle imprese attraverso la concertazione e contrattazione Sanzionare pesantemente datori di lavoro che sfruttano i minori Diffondere informazioni sul fenomeno nelle scuole e la cultura della legalità e sicurezza del lavoro Politiche di conciliazione e di sostegno alla genitorialità e alle famiglie Rafforzare le azioni contro l’abbandono e la dispersione scolastica Non sa/non risponde Totale % 27,9 19,9 16,0 12,5 8,7 7,3 4,9 2,8 100,0 Fonte: Demoskopika 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.11. Le stime del sommerso Il sommerso in Italia rappresenta una fetta importante del Pil: nel 2008 l’ampiezza dell’economia “in nero” oscillava tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi, pari rispettivamente al 16,3 e al 17,5% del prodotto interno lordo. Nel 2000, il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico risultava compreso tra i 217 e i 228 miliardi di euro, rispettivamente il 18,2 e il 19,1% del Pil. l peso del valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico differisce per settore di attività: nel 2008, nell’ipotesi massima, nel settore agricolo raggiunge il 32,8% del valore aggiunto totale della branca (9,1 miliardi di euro), nel settore industriale è al 12,4% (52,8 miliardi) e nel terziario al 20,9% (212,9 miliardi). E’ indubbio che la Calabria abbia uno dei tassi di lavoro irregolare più elevati in Italia, ma è altresì innegabile che questo tasso molto levato sia in costante diminuzione da anni e che questa diminuzione è continuata durante gli anni della crisi. La regione Calabria sarà poi la prima regione a dotarsi nelle prossime settimane di uno strumento legislativo specifico per combattere il lavoro nero, con delle misure come la Centrale Allarme Emersione che porranno la nostra regione all’avanguardia nella lotta al sommerso. Gli irregolari in calabri diminuiscono fortemente dal 2001 al 2010 passando dai circa 200.000 irregolari dei prima anni 2000, con una punta di 210.000 nel 2004 a 142.000 a fine del 2010. La tabella successiva mettono in evidenza questa forte diminuzione del lavoro irregolare in Calabria negli ultimi 10 anni, sottolineando il successo delle politiche per l’emersione della nostra regione. Fig. 3. 17 Lavoratori irregolari in Calabria anni 2001-2010 Fonte: Commissione Regionale per l’Emersione del Lavoro Non Regolare della Regione Calabria 250000 200000 150000 100000 50000 0 2001 17 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 stima 2010 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 3.12. Il gettito sommerso TABELLA 3.30 Le Principali Entrate Regionali proprie sono IRREGOLARI CALABRIA 1. Addizionale regionale Irpef 2. Irap 3. Compartecipazione all’IVA COMPARAZIONE ANNI 2001/2010 ANNI: 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Prodotto interno lordo: 27.067,1 27.610,5 28.919,0 30.387,0 30.564,7 32.183,3 32.987,4 33.246,7 32.714,8 33074,6 Consumi finali interni: 28.397,0 29.295,3 30.300,5 31.013,9 32.081,3 33.412,6 34.544,0 35.912,0 35.265,6 35,653,5 Lavoratori irregolari: 201.000 185.000 200.000 210.000 190.000 186.000 165.000 147.000 149.000 142.000 Nord 1.660.925 13,8 1.651.153 13,2 Centro 714.399 14,7 714.304 14,7 Mezzogiorno 1.377.819 21,3 1.373.138 21,0 ITALIA 3.753.143 16,0 3.738.595 15,6 La compartecipazione all’IVA è fissata per ciascun anno nella misura del 38,55 per cento del gettito complessivo realizzato nel penultimo anno precedente a quello in considerazione, al netto di quanto devoluto alle regioni a statuto speciale e all’Unione europea. Ogni unità emersa di lavoro dipendente comporta un gettito diretto per le casse regionali dovuto all’addizionale regionale recuperata. A ciò va aggiunta una quota indiretta recuperata attraverso lrap e la compartecipazione all’Iva che è dovuta al conseguente aumento del fatturato per rispettare i parametri di reddito. Questa quota può essere stimata ipotizzando che ad un aumento del costo del lavoro debba corrispondere almeno un aumento del reddito pari al 25% dell’aumento del costo del lavoro (Ipotesi prudenziale). Ogni unità emersa di lavoro indipendente invece comporta un gettito diretto nelle casse regionali per IRAP, Addizionale Irpef e IVA. Se ipotizziamo 1000 emersioni di lavoratori dipendenti e 1000 emersioni di lavoratori indipendenti per un reddito di 25000 euro otteniamo i seguenti dati: TABELLA 3.31 Fonte: Elaborazioni Commissione Regionale Emersione Fonte: elaborazione Commissione Emersione su dati Istat 17 Lavoro dipendente Totale 25000000 euro Addizionale regionale 350.000 euro Irap (indiretta 4%) 250.000 euro Compartecipazione Iva 520.000 euro3 Lavoro indipendente Totale 25000000 euro Addizionale regionale 350.000 euro Irap (indiretta 4%) 1.000.000 euro Compartecipazione Iva 2.000.000 euro4 Totale 4.470.000 euro 3 Per semplicità di calcolo si è usato un calcolo della compartecipazione all’iva pari al 40% anziché al 38,55% 4 Per semplicità di calcolo si è usato un calcolo della compartecipazione all’iva pari al 40% anziché al 38,55% 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare I dati dell’attività di Vigilanza La lotta al sommerso è, quindi, una politica che aumenta il gettito complessivo per l’erario. Per ogni 1000 euro spesi nella lotta al sommerso l’erario ne incassa 2800 e di questa somma almeno il 20 % rimane nella regione. Ogni emersione porta in media nella casse dell’erario 14.000 euro di introito e di questi il 20% rimane nella regione. Il totale delle risorse recuperabili con l’emersione è pari a 2,1 miliardi di euro e di questa somma il 20% rimane potenzialmente in Calabria. Stiamo parlando di circa 420 milioni di euro per anno. La diminuzione di 7000 unità di lavoratori irregolari avuta in questi pochi mesi porterà complessivamente quasi 80.000.000 di euro per anno nelle casse dell’erario e di questi più di 15.000.000 di euro resteranno in Calabria. La lotta al sommerso, quindi , oltre ad essere un obiettivo di civiltà e un buon mezzo per diffondere la cultura della legalità e del buon lavoro diviene anche, in un momento di crisi di bilancio, uno straordinario strumento per recuperare gettito e per avviare percorsi virtuosi di sviluppo. TABELLA 3.32 FATTURATO SOMMERSO PER PROVINCIA - ANNI 2009 / 2010 Fonte: Elaborazioni Commissione Regionale Emersione “I risultati conseguiti dall’istituto nell’ultimo anno nella lotta al sommerso hanno confermato la validità della strategia intrapresa che accanto all’attività di vigilanza “ordinaria” vede l’INPS come polo di riferimento per iniziative mirate di ampio respiro; iniziative che si rendono ancora più necessarie dopo l’accordo quinquennale sottoscritto recentemente con l’Agenzia delle Entrate a cui si aggiungono le azioni sinergiche concordate con la direzione Generale per l’attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Nel settore dell’agricoltura l’azione ispettiva è stata particolarmente orientata al fenomeno dell’utilizzo di manodopera agricola stagionale. si è pertanto predisposta una calendarizzazione nei vari ambiti geografici che tenga conto delle principali colture effettuate nei diversi periodi dell’anno. L’attività ispettiva, inoltre, si è concentrata sul fenomeno del caporalato e delle truffe ai danni dell’istituto realizzate mediante l’instaurazione di fittizi rapporti di lavoro, attività quest’ultima gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. infatti, nel settore agricolo si iscrivono negli elenchi persone che non lavoreranno ma che risultano “virtualmente” regolari, per cui otterranno le relative prestazioni - disoccupazione, malattia, assegni familiari etc. in questo modo ci sarà un doppio danno per l’INPS: si pagano prestazioni non dovute ai falsi regolari e contemporaneamente non si incassano i contributi evasi per lo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari irregolari impiegati.” Le tabelle successive permettono di quantificare questi risultati per l’Italia TABELLA 3.33 REGIONE E PROVINCE Cosenza FATTURATO SOMMERSO ANNO 2009 1.992.145.197 FATTURATO SOMMERSO ANNO 2010 1.946.868.977 DIFFERENZA IN VALORI ASSOLUTI ANNO 2009/2010 DIFFERENZA IN % ANNO 2009/2010 -45.276.220 -2,3 Ministero del lavoro e delle politiche sociali • Sintesi dei risultati dell’attività di vigilanza anno 2010 (dati nazionali) Ente Aziende ispezionate Aziende irregolari N. lavoratori irregolari N. lavoratori totalmente in nero Recupero contributi e premi evasi Crotone 418.044.578 392.708.543 -25.336.035 -6,4 Catanzaro 1.021.970.425 991.105.546 -30.864.879 -3,1 Ministero Lavoro 148.694 82.191 157.574 57.186 € 214.832.586,00 Vibo Valentia 498.535.959 464.851.097 -33.684.862 -7,2 INPS 88.123 67.955 12.550 65.086 € 1.121.491.000,00 Reggio Calabria 1.592.011.089 1.546.406.605 -45.604.484 -2,9 INAIL 24.584 21.221 46.325 10.426 € 52.066.440,00 -3,38391 ENPALS 613 443 16.405 668 € 29.164.606,39 Totale 262.014 171.810 232.854 133.366 € 1.417.554.632,39 Calabria 5.522.707.248 5.341.940.768 -180.766.480 Fonte: Ministro del Lavoro 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Le tabelle successive mettono, invece in evidenza i dati dell’attività ispettiva svolta in Calabria dal 2008 al 2010. TABELLA 3.34 Principali risultati delle attività ispettive 2010 N. accertamenti ispettivi 88.123 N. accertamenti con esito irregolare pari al 77, 1% del totale accertato 67.955 N. aziende in nero e lavoratori autonomi non iscritti 16.670 N. complessivo di lavoratori irregolari e in nero 77.636 N. lavoratori in posizione irregolare (+1% rispetto al 2009) 12.550 N. lavoratori completamente in nero (+ 55% rispetto al 2009) 65.086 N. rapporti di lavoro annullati perché “fittizi” Totale 86.004 N. rapporti di lavoro annullati perché “fittizi” in agricoltura 81.548 N. rapporti di lavoro annullati perché “fittizi” Area aziende (+238%) 4.546 Contributi evasi accertati Importi risparmiati a seguito di annullamento di rapporti di lavoro “fittizi” TABELLA 3.35 Attività svolta dai Servizi Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro Fonte: Direzione Regionale del Lavoro della Calabria ANNO 2008 Recuperi irregolari di cui in nero Recupero di contributi e premi evasi A favore lavoratori Indebite prestazioni Importo sanzioni irrogate 1.993 3.589 963 € 4.132.000 € 1.459.000 € 5.458.000 € 4.236.401,00 2.388 1.704 2.231 450 € 2.761.402 € 561.013 € 2.525.677,00 Cosenza 3.505 1.945 2.866 626 € 1.706.823 € 138.655 € 3.683.679,00 Crotone 720 394 550 382 € 627.224 € 1.228.210 Vibo Valentia 1.242 539 1.021 187 € 1.162.000 Totale regionale 11.304 6.575 10.257 2.608 € 10.389.449 n. aziende n. aziende n. lavoratori irregolari Reggio Calabria 3.449 Catanzaro DPL ispezionate € 3.386.878 € 10.000 € 1.782.274,00 € 14.703 € 1.268.774,00 € 5.482.703 € 13.496.805,00 669 mln 245 mln Totale accertato 914 mln Somme accessorie accertate 208 mln Totale generale accertato 1.122 mln TABELLA 3.36 Attività svolta dai Servizi Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro Fonte: Direzione Regionale del Lavoro della Calabria ANNO 2009 Fonte: Ministro del Lavoro irregolari Recupero di contributi e premi evasi A favore lavoratori Indebite prestazioni 1.352 3.482 1.044 6.921.000 4.397 16.474 2.128 1.084 1.453 260 1.660.160 3.536.492 265.975 2.908 1.136 2.833 582 1.792.208 957.411 0 Crotone 854 355 678 319 343.742 2.118.142 0 Vibo Valentia 1.069 534 800 426 1092000 100250 0 Totale regionale 9.354 4.461 9.246 2.631 11.809.110 6.716.692 282.449 n. aziende n. lavoratori irregolari Reggio Calabria 2.395 Catanzaro Cosenza ispezionate 17 Recuperi di cui in nero n. aziende 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 4. Indagine sui Minori 5 TABELLA 3.37 Attività svolta dai Servizi Ispezione del Lavoro delle Direzioni Provinciali del Lavoro Fonte: Direzione Regionale del Lavoro della Calabria ANNO 2010 Recupero di contributi e premi evasi irregolari di cui in nero 1.276 2.326 1.102 3.249.401 933 1.625 664 1.005.063 2.333 1.760 3.598 983 1.871.072 848 430 922 407 748.664 n. aziende n. aziende Reggio Calabria 2.472 Catanzaro 1.881 Cosenza Crotone ispezionate irregolari n. lavoratori Vibo Valentia 920 460 666 335 883.000 Totale regionale 8.454 4.859 9.137 3.491 7.757.200 Nel campo della ricerca sociale è di fondamentale importanza dotarsi di strumenti di conoscenza stabili che permettano di territorializzare e di contestualizzare i dati ufficiali. E’ necessario quindi, con indagini dirette sul campo cercare di cogliere dai diretti interessati le motivazioni, gli atteggiamenti e i comportamenti propri della loro esperienza quotidiana. I concetti cardine del progetto “la legalità cresce sui banchi di scuola” quali l’educazione alla legalità e la tutela dei diritti del lavoro hanno stimolato i giovani - il tasso di partecipazione al questionario è stato del 97% degli studenti coinvolti - a interrogarsi seriamente sulle criticità del sistema economico-sociale calabrese e a delineare, seppur schematicamente, ma in modo sostanzialmente uniforme e organico, un’idea di società che ha nella partecipazione e nell’etica del fare i suoi punti di rottura rispetto alle pratiche del presente. I questionari somministrati sono stati 2004, 1926 validi e 78 consegnati bianchi. I questionari sono stati somministrati in tutte le provincie anche se risultano prevalenti ( 46,9% del totale) quelli somministrati a Reggio Calabria. Fig. 4.1 Questionari somministrati per provincia valori percentuali - Fonte: Commissione Regionale Emersione Questi dati, che non hanno ovviamente una validità statistica nella quantificazione del fenomeno del sommerso, però sono indicativi di quanto è possibile recuperare in termini di evasione fiscale dalla lotta al sommerso. In Italia si è recuperato solo nel 2010 quasi un miliardo e mezzo di euro dall’attività di vigilanza e in Calabria siamo intorno ai 10 milioni di euro solo per ciò che concerne l’attività ispettiva delle direzioni provinciali del lavoro. Questi dati avvalorano le stime sui benefici per le casse erariali prodotti dalla lotta al sommerso. Questo dati testimoniano, poi, la necessità di usare nelle politiche di contrasto il doppio schema del bastone e della carota. La repressione dell’illegalità rappresentata dal sommerso non basta da sola, ma senza servizi ispettivi efficienti che producano deterrenza le altre politiche sono inefficienti perché evadere e utilizzare lavoro sommerso e/o irregolare diventa conveniente dal punto di vista economico. 50 40 30 20 10 0 CS CZ KR RC VV provinciai più vari indirizzi di studio, in base alle disponibilità Anche se si è cercato di coprire accordate, circa l’80% dei questionari è stata somministrata in istituti ad indirizzo tecnico. Il Campione presenta una età tra i 14 e i 26 (età media 17,56) anni. Come evidente risultano 10 casi estremi che si attestano al di sotto dei 15 e al di sopra dei 20 anni di età. Il genere risulta equamente distribuito relativamente ai dati validi. 5 La Dott.ssa Emma Scopelliti ha collaborato alla stesura di questo capitolo con l’elaborazione dei dati e dei grafici 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 4.2 Distribuzione campione per sesso Fonte: Commissione Regionale Emersione Fig. 4.4 Com'è la realtà economica del territorio da cui provieni? sesso Fonte: Commissione Regionale Emersione com'è la realtà economica del territorio da cui provieni? 60 50 40 40 30 30 20 10 20 0 MASCHIO FEMMINA Gli studenti frequentano per 60% le quinte classi e provengono prevalentemente da insediamenti di piccole dimensioni 64%. 10 0 ottima buona sufficiente mediocre pessima Fig. 4.3 Dove vivi Fonte: Commissione Regionale Emersione dove vivi 60 Le domande che seguono tentano di cogliere alcuni aspetti legati alla percezione del mercato del lavoro da parte degli studenti delle scuole medie superiori. Queste domande sono molto importanti perché permettono di individuare degli atteggiamenti e dei comportamenti in fase di formazione. E’ ben noto infatti che è nella fase adolescenziale che si formano quelle convinzioni che poi si struttureranno fino a diventare atteggiamenti reali in età adulta. 40 20 Occorre poi capire che tipo di impatto può avere l’orientamento sulla formazione e sulla strutturazione di queste motivazione e di questi atteggiamenti. 0 città paese area rurale periferia Dall’analisi di questa sezione del questionario emergono dei risultati interessanti che andremo di seguito a descrivere. Valutano la realtà economica del proprio territorio come mediocre nel 39% dei casi. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria La prima domanda che interessante commentare è quella relativa quasi esclusivamente alle esperienze lavorative avute dagli studenti.Va sottolineato il fatto che il campione è costituito da studenti tra i 15 e i 20 anni e queste domande permettono di dare uno spaccato molto interessante del fenomeno costituito dalle prime esperienze lavorative. Quasi il 60% del Campione dichiara di aver avuto esperienze di lavoro. Il 34% dei casi ha dichiarato di avere o aver avuto esperienze di lavoro nero. Nel dettaglio il periodo lavorativo, va da meno di un anno 21% a nove anni 0.1% (nella categoria “meno di un anno” rientrano i periodi da poche ore a lavori stagionali). Il settore che maggiormente ha accolto questi lavoratori è quello della ristorazione 9%. Il salario considerato “giusto” è per il 65% è tra i €1000 e i €2000. Come si evince la percezione del livello del salario per accettare un lavoro temporaneo dimostra una propensione verso salari elevati, cosa che appare ancora più forte se si tiene conto che si tratta di studenti che ancora non riescono a dare un giusto valore al denaro. Appare questo un dato estremamente importante da analizzare perché manifesta un salario di riserva elevato cosa che presuppone delle elevate attese per l’inserimento nel mercato del lavoro. Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 4.6 Hai mai svolto lavori in nero Fonte: Commissione Regionale Emersione hai mai svolto lavori in nero 60 40 20 0 SI NO Fig. 4.5 Hai mai avuto esperienze di lavoro Fonte: Commissione Regionale Emersione hai mai avuto esperienze di lavoro Del 60% dei soggetti che hanno dichiarato di aver avuto esperienze di lavoro risulta che la via preferenziale d’accesso sono amicizie e parentele, quasi nullo il contributo dei Centri per l’ Impiego, inoltre gli intervistati non manifestano particolari preferenze sulla localizzazione territoriale del lavoro. 60 50 Sono molto poche, quindi, le normali procedure di assunzione mentre prevalgono le modalità informali di ottenimento del lavoro. I rapporti di parentela e le amicizie risultano essere i canali privilegiati per l’ottenimento del lavoro. 40 30 Questo dato rafforza la considerazione sulla natura prettamente informale della costituzione del rapporto di lavoro. Ciò mette in evidenza anche le debolezze del sistema formativo e del sistema dell’inserimento lavorativo, che non viene percepito come una modalità normale per l’accesso al mercato del lavoro. 20 10 0 SI 17 NO Sembra che accanto ai canali ufficiali (poco usati) vi sia tutta una serie di canali informali che risultano essere quelli maggiormente utilizzati. 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig. 4.7 Dove saresti disposto a lavorare Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Il 38% degli intervistati ritiene necessario realizzare una transizione effettiva scuola/ lavoro attraverso stage aziendali durante i cicli scolastici. Importante risulta anche essere, nel 22% dei casi, l’attività di orientamento e assistenza nella ricerca del lavoro, nonché la conoscenza dei diritti e delle diverse tipologie di contratti (18%). sarestiEmersione disposto a lavorare Fonte: Commissione dove Regionale 30 Circa l’80% ritiene il fenomeno del lavoro nero come diffuso sul proprio territorio e questo è un dato estremamente importante perché mette in evidenza la dimensione del fenomeno e una consapevolezza di esso anche nei più giovani. 20 10 Fig. 4.9 Secondo te nella zona in cui vivi tale fenomeno é Fonte: Commissione Regionale Emersione 0 secondo te nella zona in cui vivi tale fenomeno é nella mia nella mia regione nell'Italia in unaqualunque città/paese settentrionale regione italiana all'estero mi é indifferente 50 40 Fig. 4.8 Se lavoratore attraverso quali canali hai ottenuto il lavoro Fonte: Commissione Regionale Emersione 30 20 se lavoratore, attraverso quali canali hai ottenuto il lavoro 10 50 0 40 molto diffuso abbastanza diffuso poco diffuso limitato inesistente 30 20 10 0 parentela 17 amicizie normali procedure di assunzione centri di orientamento e informagiovani programmi scolastici per l'attribuzioni di crediti formativi centro per l'impiego agenzie di lavoro itirenale 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 4.10 Per poterti inserire regolarmente nel mercato del lavoro ritieni maggiormente utile Fonte: Commissione Regionale Emersione Fig. 4.11 Come consideri il lavoro nero Fonte: Commissione Regionale Emersione per poterti inserire regolarmente nel mercato del lavoro ritieni maggiormente utile 50 40 40 30 30 20 20 10 10 0 violazione dei diritti un impedimento alla dei lavoratori certificazione delle competenze acquisite 0 ottenere orientamento ottenere maggiori realizzare una e assistenza nella informazioni sui diritti transizione effettiva ricerca del lavoro e sulle diverse scuola/lavoro tipologie di contratti attraverso stage in azienda durante i cicli scolastici formazione mirata e continua un danno sociale altro accettabile negativamente perché accettabile perché apparentemente più perché non ci sono produce effetti di alternative depersonalizzazione sul conveniente per il lavoratore lavoratore e il datore di lavoro Fig. 4.12 Come consideri il lavoro nero Fonte: Commissione Regionale Emersione 40 Le opinioni sul lavoro nero sono essenzialmente negative perché percepito come una violazione dei diritti del lavoratore 50% nonché come azione di sfruttamento 30%, attività illegale 32% o come una cosa da fare per necessità 20%. Dai dati si rileva che i ragazzi identificano il lavoratore in nero come persona disoccupata 41% o immigrato 32%. 30 20 10 0 sfruttamento 17 illegale una cosa insopportabile da fare per necessità un modo per portare a casa più soldi pagando meno tasse e contributi 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 4.13 Secondo te chi lavora in nero é soprattutto Fig. 4.14 Il lavoro irregolare é un fenomeno in continua crescita soprattutto nel mezzogior- no secondo te da cosa deriva? Fonte: Commissione Regionale Emersione Fonte: Commissione Regionale Emersione secondo te chi lavora in nero è soprattutto il lavoro irregolare é un fenomeno in continua crescita soprettutto nel mezzogiorno. Secondo te da cosa deriva? 50 40 40 30 30 20 20 10 10 0 disoccupato/a immigrato/a già lavoratore precario adulto donna uomo giovane uno che ha giá un altro lavoro 0 dal fatto che ci sono troppe tasse e troppi contributi dalla scarsa dalla necessità di possibilità integrare salari e stipendi bassi di trovare un lavoro dalla carenza di politiche di sviluppo territoriale in quanto dalla possibilitá dall'ignoranza dei diritti il lavoro nero dei lavoratori da parte per le imprese é garantiti delle imprese la scorciatoia dalle norme di avere economicamente vigenti forza lavoro più conveniente a minor costo L’incidenza della tassazione, la difficoltà trovare un lavoro e la convenienza per le imprese del sommerso sono percepite come le cause che determinano il fenomeno del sommerso. Fra le politiche di contrasto invece vengono individuate le politiche repressive l’abbassamento dell’imposizione fiscale. Un ruolo molto importante viene riconosciuto alla scuola nella lotta al sommerso e all’illegalità (80%), mentre un ruolo ancora più importante viene riconosciuto alle politiche di emersione (85%). 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 4.16 Secondo te per prevenire la nascita di nuovo lavoro nero quanto é importante promuovere nella scuola programmi formativi mirati all'educazione, alla legalità e al lavoro regolare? Fonte: Commissione Regionale Emersione Fig. 4.15 Per far emergere il lavoro nero é più utile Fonte: Commissione Regionale Emersione secondo te per prevenire la nascita di nuovo lavoro nero quanto é importante promuovere nella scuola programmi formativi mirati all'educazione alla legalità e al lavoro regolare per far emergere il lavoro nero é piú utile 40 40 30 30 20 20 10 10 0 scoprire e coprire chi offre il lavoro nero 17 ricorrere al sindacato ridurre le tasse e le imposte sul lavoro promuovere promuovere realizzare progetti di politiche di la semplificazione emersione a livello regionale con accompagnamento e l'efficienza della incentivi e sostegno Pubblica alle imprese Amministrazione per emergere dal nero 0 per nulla poco abbastanza molto moltissimo 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Fig. 4.17 Secondo te per prevenire la nascita di nuovo lavoro nero quanto é importante promuovere politiche di emersione del lavoro sommerso a livello regionale Fonte: Commissione Regionale Emersione 40 31,71% 28,04% 26,38% 30 20 9,01% 10 4,86% 0 per nulla poco abbastanza molto moltissimo Il lavoro nero si configura come un tratto strutturale dell’edificio produttivo calabrese, con una pervasività tale da non risparmiare nemmeno il coinvolgimento dei minori. Infatti, il 34% degli stessi studenti intervistati dichiara di avere, seppur per brevi periodi, svolto lavori occasionali in nero e più dell’80% ritiene che tale fenomeno sia particolarmente diffuso nella sua zona. La Calabria, è percepita come una regione in ritardo di sviluppo: il 60% dei ragazzi definisce mediocre e pessima la realtà economica da cui proviene. Il 50% dei giovani che ha svolto, inoltre, attività di lavoro, sostiene di avere ottenuto questa possibilità soltanto grazie all’interessamento della rete parentale e amicale, modalità che rischia di configurarsi come controllo sociale dell’accesso al lavoro. I meccanismi di inserimento al lavoro non devono essere condizionati dall’abilità con la quale una o più reti “private” di relazioni sociali hanno accesso ai ruoli chiave del sistema socio-economico: perché in tal modo l’efficacia della partecipazione al processo economico sarà rapportata esclusivamente alla loro capacità di conformazione ad un ordine di valori e di pratiche sociali. Dal questionario è possibile osservare la progressiva formazione di una struttura mentale aperta al confronto con le sfide internazionali del lavoro e, conseguentemente, con altri modelli di società - testimoniata dal quel 34% di studenti che si dichiara disponibile a lavorare all’estero e fuori dai confini regionali - che, se adeguatamente sostenuta con progetti occupazionali mirati, potrebbe mettere in circolo elementi di dinamismo culturale e di rinnovato protagonismo sociale in grado di rendere possibile la trasformazione della società calabrese. La consapevolezza, infatti, che i giovani studenti (più del 60% degli intervistati) manifestano della natura illegale del lavoro nero e dei danni sociali che determina, accanto alla loro forte richiesta di promozione di una vasta azione di educazione alla legalità e al lavoro regolare, dimostrano la ferma volontà degli stessi giovani di costruire una società predisposta a processi sociali orientati alla cittadinanza attiva e volti alla definizione di strategie occupazionali regolari in grado di liberare il lavoro dalle contaminazioni dell’economia sommersa, illegale, criminale. La sfida del futuro in Calabria passa attraverso la costruzione nel presente di un modello di società fondato sulla cittadinanza attiva e responsabile: un nuovo civismo democratico che ri-costruisca la mobilità sociale e scongiuri il ricorso all’emigrazione e/o a comportamenti apolidi come uniche risposte alle ansie di cambiamento che attraversano il corpo sociale della Regione. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare 5. Gli effetti dei bandi Tabelle finanziarie 2 Stato d’attuazione del Por Calabria 2007-2013 Si precisa che i dati elaborati per la presente relazione relativamente al 31 dicembre 2010 sono quelli estratti dal Sistema regionale di Rendiconta mentre quelli relativi allo stato di avanzamento al 31 maggio 2011 sono quelli risultanti dal Sistema informativo MONITWEB-IGRUE che registra i dati di avanzamento finanziario - impegni e pagamenti - all’ultima validazione del 24 maggio 2011). L’assunto fondamentale su cui si basa questo scritto mirato a valutare lo stato d’avanzamento del PO FSE della Calabria è che le decisioni si ancorano nelle pubbliche amministrazioni ai sistemi di contabilità pubblica per verificare l’aderenza a canoni di razionalità. Un sistema di contabilità economica, prevede un valutazione per ciò che concerne “le risorse impiegate, i risultati conseguiti e le connesse responsabilità gestionali della dirigenza”, fondando la propria funzionalità innanzitutto sull’individuazione della competenza economica dei fenomeni amministrativi. Il sistema di monitoraggio è quindi costituito • dalle responsabilitàl sulle risorse assegnate; • dalle finalità. “La razionalità complessiva del sistema è garantita in via strumentale dall’esercizio del controllo di gestione. In questo senso è possibile definire il processo di programmazione secondo tre momenti fondamentali: a) la fase di programmazione, che consiste nella definizione degli obiettivi, nella individuazione delle risorse, delle azioni e dei tempi necessari per la loro messa in opera; b) la fase di gestione con la rilevazione degli eventi, la fase di controllo, con cadenze periodiche infraannuali, con verifica dell’eventuale di scostamento/raggiungimento dagli obiettivi prefissati; c) infine, la fase della c.d. consuntivazione, nella quale si monitorano le differenze tra andamento economico e andamento finanziario cioè costi e spese sostenuti.” Di seguito si intendono illustrare i fondamentali aspetti riferiti allo stato di attuazione del PO dal 2007 ad oggi, lo stato d’avanzamento dal 1˚gennaio 2011 al 31 maggio 2011 e fornire: • una proiezione temporale dei target imposti dal Comitato di coordinamento del QSN sulla base della Delibera CIPE 1/2011; • il target di spesa (n+2) necessario ad evitare il disimpegno automatico delle risorse; • le previsioni di spesa. É necessario, infatti sottolineare che al 2010 i dati regionali Rendiconta e quelli MONITWEB-IGRUE1 non erano allineati e comportavano diffrenze anche molto elevate dovute ad un numero alto di scarti che il Sistema MONITWEB-IGRUE effettuava durante il trasferimento della Banca Dati. Come si evince dalla tabella 5.1, i dati registrati nel sistema regionale Rendiconta al 31 dicembre 2010, presenti nel RAE 2010, sono pari a H 148.824.241 per gli impegni e H 102.300.237 per i pagamenti. 1 Il portale dell'Ispettorato Generale Rapporti Finanziari con l'Unione Europea IGRUE è uno strumento attraverso il quale si può monitorare la livello regionale Tab. 5.1 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI AL 31 DICEMBRE 2010 Valori in Euro Assi Programmazione totale Impegni(*) Pagamenti(**) Capacità di impegno Efficienza realizzativa A B C B/A C/A Asse I Adattabilità 154.889.776 21.439.112 11.855.463 13,84% 7,65% AsseII Occupabilità 318.384.538 73.369.478 49.960.968 23,04% 15,69% Asse III Inclusione sociale 68.839.900 6.000.000 6.000.000 8,72% 8,72% Asse IV Capitale umano 258.149.626 42.375.370 30.846.912 16,42% 11,95% Asse V Transnazionalità e interregionalità 8.604.988 24.000 24.000 0,28% 0,28% Asse VI Assistenza tecnica 17.209.976 5.616.281 3.612.894 32,63% 20,99% Asse VII Capacità istituzionale 34.419.950 0 0 0,00% 0,00% TOTALE 860.498.754 148.824.241 102.300.237 17,30% 11,89% Fonte: Sistema regionale Rendiconta 17 (*) Impegni del Beneficiario - (**) Spese sostenute dal Beneficiario 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Il Sistema informativo MONITWEB-IGRUE, alla stessa data del 31 dicembre 2010, registrava un avanzamento per gli impegno pari a s120.090.276,91 (13,96% sul programmato) e per i pagamenti s79.754.357,44 (9,27% sul programmato) ossia di circa 4 e 2 punti in percentuale in meno rispettivamente di capacità di impegno ed efficienza realizzativa. Nel corso del primo semestre 2011 a seguito di un'intensa attività di correzione dei disallineamenti riscontrati, i dati presenti nei due sistemi, regionale e nazionale, seppur con qualche differenza che verrà evidenziata nel proseguo del testo, risultano in linea di massima omogenei. Pertanto, in considerazione del fatto che il Sistema MONITWEB-IGRUE costituisce la fonte dati nazionale ufficiale di cui tener conto ai fini del rispetto del livello degli impegni giuridicamente vincolanti fissati a maggio e delle spese certificate fissato a ottobre 2011 dal Comitato di Coordinamento del QSN a seguito della Deliberazione CIPE n. 1/11, si é ritenuto opportuno analizzare i dati di avanzamento al 31 maggio 2011 sulla base di quelli presenti e validati sul Sistema nazionale al 24 maggio 2011, utilizzando, viceversa i dati di avanzamento presenti sul Sistema rendiconta solo per quelli risultanti alla data del 31 dicembre 2010 in raffronto ai dati MONITWEB-IGRUE del 31 maggio 2011, al fine di analizzare la capacità di impegno e l'efficienza realizzativa del POR nei primi 5 mesi dell'anno 2011 (cfr. tabella 4). La tabella seguente riassume la situazione attuale del POR Calabria FSE 2007-2013 alla data del 31 maggio 2011. Da essa si evince che la capacità complessiva di impegno é pari al 30,05%, mentre l'efficienza realizzativa si attesta al 13,16%. Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Tab. 5.2 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI AL 31 DICEMBRE 2010 Valori in Euro Assi Programmazione totale Impegni(*) Pagamenti(**) Capacità di impegno Efficienza realizzativa A B C B/A C/A Asse I Adattabilità 154.889.776 35.977.026 15.557.977 23,23% 10,04% AsseII Occupabilità 318.384.538 127.635.242 47.389.626 40,09% 14,88% Asse III Inclusione sociale 68.839.900 24.675.964 6.529.416 35,85% 9,48% Asse IV Capitale umano 258.149.626 62.845.735 39.731.741 24,34% 15,39% Asse V Transnazionalità e interregionalità 8.604.988 24.000 24.000 0,28% 0,28% Asse VI Assistenza tecnica 17.209.976 7.432.205 4.049.915 43,19% 23,53% Asse VII Capacità istituzionale 34.419.950 0 0 0,00% 0,00% TOTALE 860.498.754 258.590.172 113.282.675 30,05% 13,16% Fonte: Sistema MONITWEB-IGRUE-dati validati al 24.05.11 (*) Impegni del Beneficiario - (**) Spese sostenute dal Beneficiario Fig.5.1 Rapporto capacità d'impegno/Efficienza realizzativa dati al 24.05.2011 Rapporto capacità di impegno ed efficienza realizzativa 35,00% 30,00% 25,00% 20,00% 15,00% 10,00% 5,00% 0,00% B/A Capacità di impegno 17 C/A Efficienza realizzativa 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Sulla base dei dati presenti nel Sistema regionale Rendiconta, che sono in fase di validazione per essere trasferiti al Sistema MONITWEB-IGRUE, il totale degli impegni e pagamenti del POR al 31 maggio 2011 risultano quelli corrispondenti alla tabella che segue. Tab. 5.3 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI AL 31 DICEMBRE 2010 Valori in Euro Programmazione totale TOTALE POR Impegni(*) Pagamenti(**) Capacità di impegno Efficienza realizzativa A B C B/A C/A 860.498.754 268.118.754 122.104.166 31,16% 14,19% Come si evince dai dati in corso di validazione nel Sistema MONITWEB-IGRUE a maggio 2011 si rileva un aumento sia della capacità di impegno che dell'efficienza realizzativa di oltre un punto di percentuale. Nella tabella che segue é, infine, riportato il riepilogo finanziario (differenziale) relativo al periodo che va dal 1° gennaio 2011 al 31 maggio 2011 dal quale si evince che l'incermento della capacità d'impegno nell'arco temporale di riferimento é stato del 12,76% mentre l'incremento dell'efficienza realizzativa é pari a 1,28%. La differenza notevole tra la capacità di impegno e la capacità realizzativa é stata condizionata anche dall'attivazione del nuovo sistema informativo del Dipartimento del Bilancio, che nella fase iniziale ha evidenziato alcuni problemi determinando ritardi nella registrazione dei pagamenti. Tabella 3 Attuazione finanziaria al 31.05.11 ( Fonte : Sistema Rendiconta-dati validati al 24.05.11) (*) Impegni del Beneficiario (**) Spese sostenute dal Beneficiario Tab. 5.4 POR CALABRIA FSE 2007 - 2013 - IMPEGNI E PAGAMENTI periodo: 1°gennaio 2011 - 31 maggio 2011 Valori in Euro Assi Programmazione totale Impegni(*) Pagamenti(**) Capacità di impegno Efficienza realizzativa A B C B/A C/A Asse I Adattabilità 154.889.776 14.537.914,00 3.702.514,00 23,23% 10,04% AsseII Occupabilità 318.384.538 54.265.764,00 47.389.626 40,09% 14,88% Asse III Inclusione sociale 68.839.900 18.675.964,00 6.529.416 35,85% 9,48% Asse IV Capitale umano 258.149.626 20.470.365,00 39.731.741 24,34% 15,39% Asse V Transnazionalità e interregionalità 8.604.988 0,00 24.000 0,28% 0,28% Asse VI Assistenza tecnica 17.209.976 1.815.924,00 4.049.915 43,19% 23,53% Asse VII Capacità istituzionale 34.419.950 0,00 0 0,00% 0,00% TOTALE 860.498.754 109.765.931,00 113.282.675 30,05% 13,16% Fonte: Rapporto dati Tabella 5.1 e Tabella 5.2 (*) Impegni del Beneficiario (**) Spese sostenute dal Beneficiario 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Fig.5.2 Rapporto capacità d'impegno/Efficienza realizzativa dati dal 01/01/2011 al 31/05/2011 Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Dal grafico precedente emerge che la capacità d'impegno ha avuto una notevole performance nei primi mesi del 2011, in particolare, negli Assi Inclusione Sociale e Occupabilità, quest'ultimo ha il dato più rilevante in termini assoluti. 14,00% 12,00% 10,00% 8,00% 6,00% 4,00% Fig.5.4 Capacità di spesa per Asse negli anni 2008- 2011 2,00% 0,00% B/A Capacità di impegno C/A Efficienza realizzativa 12,00% 10,00% 8,00% 6,00% 4,00% Utile sembra distinguere per Asse quanto realizzato in termini di impegni e pagamenti nell'arco temporale dell'attuale ciclo di Programmazione. 2,00% 0,00% Fig.5.3 Capacità d'impegno per Asse negli anni 2007- 2011 40,00% 35,00% 30,00% 25,00% 20,00% 15,00% 10,00% 5,00% 0,00% Il dato relativo alla capacità di spesa, come sopra evidenziato, tiene conto delle difficoltà di registrazione dei pagamenti riscontrati nei primi mesi dell’anno a causa delle nuove procedure informatiche del Dipartimento Bilancio. Da aprile 2011 il nuovo Sistema informativo di Bilancio è entrato pienamente a regime ed i mesi in corso sono ora concetrati nella registrazione delle spese e sulla mole di impegni messi in atto. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Conclusioni Il 2010 è stato un anno importante per la regione Calabria, perché sia pur in presenza di una congiuntura internazionale particolarmente negativa riesce non solo a tenere, ma anche a migliorare alcuni indicatori macroeconomici. Non dimentichiamo che il PIL italiano dal 2008 al 2010 perde più del 7%,quindi siano in presenza di una delle peggiori fasi di recessione degli ultimi decenni. La tenuta macroeconomica e l’aumento della regolarità nel campo del sommerso e del lavoro nero sono sicuramente l’effetto della politiche strutturali, anche di quelle del Fondo Sociale Europeo, ben gestito dalla Regione Calabria, che si sono tradotti in un miglioramento significativo degli indicatori macroeconomici, tanto da abbattere il tasso di irregolarità nel settore del lavoro sommerso. Il lavoro sommerso non costituisce solamente un problema dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale, poiché i suoi effetti si riflettono sulla sfera privata degli individui, causando dei drammi e sconvolgendo spesso anche il loro equilibrio psicologico. La riduzione dell’economia e del lavoro non regolare, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi delle politiche del lavoro. Guardando l’andamento decennale della disoccupazione si possono evidenziare anche i notevoli progressi fatti dalla regione Calabria anche in presenza di una Congiuntura particolarmente negativa. Il differenziale fra il tasso di disoccupazione nazionale e regionale era a due cifre ad inizio degli anni 2000, si è ridotto a 3 punti percentuali nel IV trimestre 2010. Ciò significa che con politiche adeguate si può portare in pochi anni il tasso di disoccupazione calabrese a livello di quello nazionale annullando il differenziale e questo sarebbe sicuramente un grande successo. Questo rapporto, accanto alla consolidata descrizione macroeconomica della situazione calabrese ha avuto due spunti innovativi. Il primo è costituito dalla ricerca sulla percezione del sommerso e il secondo è costituito dalla ricerca sui minori. Dal rapporto emerge un cauto ottimismo sulla situazione economica calabrese, la Calabria sembra essere una regione in controtendenza e questo può essere un segno di speranza. 17 17 VII Rapporto sull'Economia Sommersa e il Lavoro non Regolare in Calabria Commissione Regionale della Calabria per l'emersione del Lavoro non regolare Bibliografia ACCORNERO A., “Era il secolo del lavoro”, Il Mulino, Bologna, 1997. AHN N. - DE LA RICA S, “The Underground Economy in Spain: an alternative to Unemployment?”, Applied Economics, XXXIX, 6, 1997. ALESSANDRINI L., (a cura di), “Lavoro irregolare e lavoro nero”, Il Mulino, Bologna, 1978. ALM J., “The welfare cost of the underground economy”, Economic Inquiry, 1, 1985. ARBITRO A., DEL MONACO M., MELDOLESI L., “Lavoro irregolare, emersione e uscita-voce nel quadrilatero di Grumo Nevano”, Economia Marche, XV, 3, 1995. BACULO L., (a cura di), “Impresa forte, politica debole. Imprenditori di successo nel Mezzogiorno”, ESI, Napoli, 1986. 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