Poste Italiane SpA - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. n. 46 del 27/02/2004) art. 1, comma 1, DR/CBPA-SUD/CS/56/2006 valida dal 06/04/2006
anno VII numero 46
venerdì 17 febbraio 2012
€ 1,00
direttore piero sansonetti
CALABRIA SOTTO TIRO
Follia del governo Monti
toglie i soldi agli invalidi
Pensioni ai disabili: abolite una su tre
E’ difficile trovare le parole
giuste per eseprimere la rabbia verso un governo che decide di togliere i soldi ai poveri e ai disabili. Perché questo
Monti vuol fare: tagliare circa il 30% delle pensioni di invalidità. Una follia che riguarda più di trentamila persone in Italia, di cui circa
quotidiano d’informazione regionale
duemila calabresi, che non
avranno più diritto alla pensione di invalidità. Solo un
governo di professori poteva
concepire una follia del genere. Il fatto è che questi super
tecnici non hanno nessun
contatto con la realtà vera.
Non sanno che dietro i numeri ci sono persone.
A causa di un improvviso guasto
alla tipografia ieri Calabria Ora non
è potuto uscire. Ce ne scusiamo con
i nostri lettori.
Pdl, congressi unitari
Ecco tutti i coordinatori
> pagina 9
> pagina 4
EDITORIALE
DISOCCUPAZIONE
CORTE DEI CONTI
MILETO
Persi 80mila posti
tra i giovani italiani
Dilaga la corruzione
Persi 60mld l’anno
Si tinge di giallo
la morte di Vardaro
> pagina 3
> pagina 8
> pagina 2
Terremoto politico
Indagato Scopelliti
Sanità: avvisi di garanzia anche per Zoccali, braccio destro
del governatore, per l’assessore Stillitani e il dirigente Orlando
E’ arrivato un nuovo avviso di garanzia per il
presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. I
primi due erano arrivati a maggio e ottobre del
2011 e riguardavano il caso Fallara, cioè la gestione del Comune di Reggio Calabria quando Scopelliti era sindaco. Ora invece la Procura di Catanzaro contesta al governatore alcune scelte relative alla sanità. I giudici stanno indagando sui
protocolli di intesa firmati dalla Regione con l’Università Magna Graecia di Catanzaro, la Fondazione Betania e l’associazione Aiop, che gestisce
gli ospedali privati. Indagati anche Franco Zoccali, da molti anni uomo di fiducia del presidente, l’assessore al lavoro Stillitani e il dirigente del
dipartimento salute Antonino Orlando.
REGGIO CALABRIA
La sinistra riparta
dalle persone
DI
FERDINANDO AIELLO
La Calabria è travolta da una crisi
drammatica della politica, dell’economia, del lavoro e della società. Le distanze con le altre regioni del Paese, nell’occupazione, nei redditi, nei servizi, sono
aumentate. La ’ndrangeta ha ramificato nel territorio e nel palazzo, si è impadronita di pezzi di politica e di istituzioni, esercita, un potere devastante e sempre più aggressivo.
La politica della Regione Calabria è segnata dall’assenza di una politica seria
di governo del territorio e dell’ambiente,
dalla gestione clientelare della sanità e
soprattutto da un esercizio del potere che
non ha mai consentito la partecipazione
dei cittadini alle decisioni più importanti. La situazione della Calabria è gravissima.
> segue a pagina 10
Le donne dei boss protestano
LA LETTERA
Qui comanda la mafia
Quei beni non li voglio
DI
> pagina 8
> pagina 5
REGGIO CALABRIA
Spataro in pole
al posto di Pignatone
> pagina 7
LUNA ROSSA
di Pasquino
La voglia maledetta
Giosué Carducci, il poeta della Terza Italia,
ebbe a dichiarare, urtato con il mondo intero:
“Tutte le mattine io mi sveglio con una
maledetta voglia di fare a pugni”. Il Presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, che
lavora costantemente alla pace perpetua tra
tutti, questo lusso non può consentirselo.
E ogni mattina si sveglia
con la voglia maledetta di parlare.
ADRIANA MUSELLA
Ho sempre avuto fiducia in questa terra.
Una terra che non è la mia ma alla quale, nel corso degli ultimi 25 anni, credo di
aver dato tutto: fatti, in particolare; fatti
concreti soprattutto quando in molti troppi - ancora sostenevano che qui in
Calabria la ’ndrangheta non esiste. Oggi,
però, sono stanca. Stanca di dover combattere quotidianamente contro una mafia istituzionalizzata. I beni confiscati a
Limbadi? Beh, a queste condizioni io ci rinuncio. Ci rinuncio perché, in quel paese,
lo Stato non c’è...
> segue a pagina 6
dal POLLINO
alloSTRETTO
Scopelliti nel mirino dei pm
calabria
ora
VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 5
Avviso di garanzia per il governatore: la Procura indaga sulla sanità
CATANZARO Il presidente
della Regione Giuseppe Scopelliti, commissario “ad acta” per l’attuazione del piano di rientro della sanità, ha reso noto ieri sera di
aver ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.
A Scopelliti vengono contestati – riferisce una nota della Regione - la stipula del “Patto di legislatura” tra la Regione e l’Aiop,
la delibera di Giunta relativa al
rinnovo del protocollo d’intesa
tra Regione Calabria e l’Università Magna Graecia e l’approvazione con delibera di Giunta del regolamento attuativo contenente
i requisiti minimi per l’autorizzazione al funzionamento e le procedure per l’accreditamento dei
centri socio riabilitativi per disabili e la riconversione dei servizi
“Said”, relativi alla Fondazione
Betania Onlus. Provvedimenti
assunti senza preventivo parere
del “Tavolo Massicci”: in particoIndagato, oltre a Scopelliti, il
lare, il tavolo di verifica e monitoraggio presso i ministeri dell’Eco- dirigente generale della presidennomia e della Salute contestò il za Franco Zoccali. Per la convenfatto che le tre decisioni vennero zione con l’Università Magna
adottate con delibere di Giunta e Graecia, risultano inoltre indagati il direttore genon come decrenerale del Diparti commissariali
Indagati anche
timento salute
come invece imNino
Orlando
Antonino Orlanposto dal comdo e, per la delimissariamento
Franco Zoccali
bera relativa alla
stabilito dal goe
l’assessore
Fondazione Beverno per attuaStillitani
tania, l’assessore
re il piano di
regionale al lavorientro dal debito sanitario. Gli atti in questione ro e alle Politiche sociali France- precisa la Regione Calabria - scantonio Stillitani e una dirigennon hanno prodotto effetti in te del dipartimento.
Secondo quanto si è appreso
quanto sospesi e poi revocati dallo stesso commissario “ad acta” da fonti accreditate, nell’avviso di
per l’attuazione del piano di rien- garanzia si parla, in riferimento
alle vicende del “Patto di legislatro.
REGGIO CALABRIA
Cambiano province e contesti, ma per il governatore
Giuseppe Scopelliti i problemi con la giustizia sembrano
avere precisa ricorrenza. Nel
capoluogo dello Stretto, infatti, l’ex sindaco di Reggio
Calabria risulta indagato nell’ambito del cosiddetto “caso
Fallara”. Per lui le accuse sono di abuso d’ufficio e falso
in atto pubblico.
In realtà sono stati due distinti avvisi di garanzia ad
“informare” Scopelliti che la
Procura della Repubblica
reggina, fino a qualche giorno fa guidata da Giuseppe Pignatone, stava indagando su
di lui. Uno giunto nel marzo
2011, l’altro nel mese di novembre. E se nel primo caso
della notizia si seppe solo dopo il suo interrogatorio davanti ai magistrati, nel secondo fu lo stesso Scopelliti
ad annunciarlo con una nota
stampa stringata ma precisa
nella quale si spiegava in mo-
franco zoccali
Sotto tiro anche
l’uomo ombra di Peppe
Ha seguito il governatore Scopelliti come
un’ombra sin dai suoi primi anni di amministrazione a palazzo San Giorgio. Franco
Zoccali per molti è il vero uomo di fiducia del
governatore. Una sorta di “consulente” permanente per il Peppe calabrese. E del resto
l’azione amministrativa di Zoccali è stata
sempre molto forte. Al Comune di Reggio
era il capo di gabinetto del sindaco, un ruolo che sotto la sua “era” è diventato di importanza capitale. Quasi sempre nel mirino di
critiche anche feroci da parte dell’opposizione, Zoccali è un uomo che ama vivere lontano dai riflettori mediatici. In passato, nonostante ciò, è stato oggetto anche di alcuni
atti intimidatori. Come non ricordare, infatti, quando la sua auto fu data alle fiamme.
Era il gennaio del 2008 e l’esperienza a palazzo San Giorgio era ormai al culmine. Ma,
a dimostrazione che Scopelliti senza Zoccali non riesce proprio a stare, accade che subito dopo essere diventato governatore,
Peppe lo vuole a tutti i costi con sé. Zoccali
lascia così l’incarico di capo di gabinetto e si
trasferisce da un palazzo all’altro. Nei mesi
scorsi una delle sue rare sortite sulla stampa, ovvero quando la relazione degli ispettori del Ministero dell’Economia contiene anche un paragrafo a lui dedicato. Si parla di
denari percepiti indebitamente. Lui risponde stizzito annunciando querele e spiegando perché quei soldi gli erano dovuti e non
vi era alcunché di illegale. Un uomo che ama
lavorare nell’ombra, dunque, Franco Zoccali. E che adesso si ritrova ad essere indagato assieme a Scopelliti. Due destini che
continuano a camminare su binari paralleli, prima solo su quello politico, da ieri anche
su quello giudiziario. (c. m.)
Antonino Orlando
tura” con l’Aiop, dell’intesa con
l’Università di Catanzaro e del
progetto “Said” relativo alla Fondazione Betania onlus, di «atti
idonei diretti in modo non equivoco a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale arrecando altresì – scriverebbe la Procura di
Catanzaro – alla Regione un danno economico...».
Questo il commento del presidente Scopelliti, al quale l’avviso
di garanzia sarebbe stato notificato nel primo pomeriggio di ieri:
«Chiarirò presto – ha dichiarato
Scopelliti - che si tratta di atti di
indirizzo politico che non hanno
prodotto alcun effetto, né danno
economico per la Regione Calabria, né vantaggio ad alcuno».
a.c.
Franco Zoccali
Francescantonio Stillitani
E a Reggio c’è la tegola “Fallara”
Il presidente è accusato già di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico
Orsola Fallara
do molto sintetico le contestazioni che vengono mosse
all’attuale presidente della
giunta regionale. Lui, però, si
è mostrato sempre molto si-
curo, ostentando una particolare tranquillità anche dopo aver passato diverse ore
negli uffici di Pignatone, rispondendo alle domande dei
pm. Ma cosa viene contestato precisamente a Scopelliti?
Ci sono degli addebiti specifici che riguardano gli aspetti tecnico-amministrativi
della gestione del Comune di
Reggio Calabria. Il governatore ha sempre sostenuto che
il suo coinvolgimento è dovuto al solo fatto di essere
stato primo cittadino di Reggio Calabria e, dunque, responsabile “politico” di
quanto avveniva. È ormai
noto, infatti, che a Palazzo
San Giorgio vi fu una gestione delle casse comunali
quanto meno “allegra”. Non
bisogna dimenticare il clamore nazionale che suscitò il
caso riguardante Orsola Fallara, l’ex dirigente al settore
finanze e tributi del comune,
suicidatasi nel dicembre del
2010.
Tutto partì da una denuncia di Demetrio Naccari Carlizzi e Sebi Romeo. I due
esponenti del Pd misero tutto nero su bianco, sostenendo a chiare lettere che Orsola Fallara si autoliquidò delle somme non dovute, in
quanto pur essendo già dirigente comunale, effettuava
dei pagamenti per incarichi
che il suo ruolo avrebbe dovuto comprendere a priori.
Ma la vera sorpresa fu quella di scoprire come le liquidazioni avvennero anche nei
confronti di altri soggetti come l'architetto Bruno Labate, compagno della Fallara, e
uomo di fiducia di Scopelliti
nella delegazione romana
della Regione Calabria. Labate si mostrò subito colla-
borativo con i magistrati restituendo parte delle somme
sottratte.
Nel corso dell’inchiesta,
dunque, dopo il primo avviso di garanzia a Scopelliti per
abuso d’ufficio, ne arrivò un
secondo. Questa volta, però,
oltre al governatore, nel mirino dei giudici finirono anche i revisori dei conti del
Comune. Anche loro, infatti,
sono ad oggi accusati di falso
in atto pubblico. È delle scorse settimane la notizia di una
richiesta di proroga delle indagini da parte dei pm Francesco Tripodi e Sara Ombra,
coordinati dal procuratore
reggente Ottavio Sferlazza.
Bisognerà adesso attendere la conclusione delle indagini preliminari per capire
quali saranno le contestazioni finali mosse a Scopelliti
che, ora, dovrà anche difendersi da questo nuovo avviso
di garanzia giunto direttamente da Catanzaro.
Consolato Minniti
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Ville confiscate ma... off-limits
per l’associazione Riferimenti
Lo Stato non riesce a riappropriarsi delle case dei Mancuso
COSENZA Ha vinto la
’ndrangheta? Certo che ha vinto. E quale meraviglia? Non si
concludono mai in parità le
battaglie tra Stato e Antistato.
E mai viene concesso l’onore
delle armi dall’una o dall’altra
parte. A muso duro si vince. E
a muso duro si perde. Punto.
L’Antistato, a Limbadi, ha vinto, perché ha impedito allo Stato di riprendersi ciò che apparteneva alla collettività: i beni
confiscati a componenti della
famiglia Mancuso destinati ad
accogliere la sede della prima
Università italiana dell’Antimafia. L’associazione “Riferimenti” ci aveva messo la faccia, due anni fa, dichiarandosi
pronta a prendere possesso
delle ville sottratte ai mammasantissima vibonesi. Ma soltanto quella ha potuto metterci (e non rimetterci): la faccia.
Perché tutto il resto - a partire
dalla disponibilità totale a un
impegno di legalità che ha pochi precedenti in Italia - non
vorrà più assicurarlo. I Mancuso - o chi per loro - non vogliono che alcuno oltrepassi le
soglie delle abitazioni di famiglia per allestirvi una sede di
formazione sociale destinata a
schiacciare definitivamente il
blasone lungamente vantato in
ogni ambiente malavitoso che
si rispetti. Non lo volevano ieri
e non lo vogliono oggi. Probabilmente non lo vorranno domani... E dunque? Dunque ha
vinto la ’ndrangheta, per adesso, in quella porzione di territorio che si divide tra buoni (tanti) e cattivi, onesti (tanti) e disonesti.
Non è affatto complessa da
raccontare la vicenda che sta
destando clamore nel Vibonese. È di una semplicità disarmante: dopo la confisca di alcune villette ai capi del clan, lo
Stato aveva concesso a “Riferimenti” gli immobili per l’isti-
tuzione dell’Università antima- premurato di porre una rete di
fia. Due anni fa, s’era tenuta recinzione che impedisse l’inuna cerimonia alla presenza gresso in una villetta confiscadel procuratore nazionale anti- ta, un gesto certamente simbomafia Piero Grasso, di Adria- lico ma eloquente, e fin troppo
na Musella e dell’ex prefetto decriptabile: qui lo Stato non
Luisa Latella
entra.
Un
per sottoliE l’associazione messaggio
neare l’imporidentico, a
antimafia
tanza di un
parti invertite,
evento di pora quello lanannuncia:
tata storica,
ciato dalla Rerinunciamo a
rappresentato
gione che ha
quelle strutture chiesto di afdal rilancio
sociale del terfiggere sull’inritorio che avrebbe dovuto gresso di ogni ente pubblico
prendere avvio proprio con una targhetta con questo slol’accesso simbolico alla strut- gan: qui la ’ndrangheta non entura. Da allora, però, in quelle tra. Che la ’ndrangheta non sia
sedi nessuno ha potuto metter- entrata nelle istituzioni è tutto
ci piede. Pochi giorni fa l’epilo- da dimostrare; che lo Stato non
go della vicenda: qualcuno s’è sia riuscito a entrare nei templi
della mala resta al momento
una certezza. Una certezza che
ha indotto “Riferimenti” a rinunciare a quelle strutture:
«Rinunciamo ai beni confiscati alla cosca Mancuso assegnati nel comune di Limbadi. Lo
stesso Comune ha dichiarato
di non essere mai stato titolare
di chiavi e quando, in passato,
la presidente Musella insieme
all’ex prefetto si sono recate sul
posto, hanno visto chiudersi il
cancello automatico in faccia».
Stessa sorte toccata, più o meno, al noto testimone di giustizia Nello Ruello che, nella sua
veste di presidente nazionale
della sezione antiracket di “Riferimenti”, in un recente sopralluogo non ha potuto accedere alla struttura. Una situa-
zione che ha indotto l’associazione a trarre le dovute conseguenze: «Rinunciamo all’immobile e denunciamo la mancanza dello Stato in quel territorio dove la cosca Mancuso
continua a farla, indisturbata,
da padrona». E che ha spinto
la parlamentare Doris Lo Moro a commentare: «Non è accettabile quello che é successo
a Limbadi. Le istituzioni devono combattere in prima linea
per il ripristino della legalità e
non demandare tale compito
solo alle associazioni che si
spendono con progetti meritevoli nei territori dominati dalle mafie».
Ha vinto lo Stato o ha vinto
l’Antistato, dunque, la battaglia
intrapresa a tutela dei principi
di legalità? Risposta facile facile...
PIER PAOLO CAMBARERI
[email protected]
dalla prima
QUI COMANDA LA MAFIA: QUEI BENI NON LI VOGLIO
A Limbadi non comanda lo Stato.
Comanda l’Antistato. Le istituzioni locali hanno diramato una nota ai giornali per sostenere che la rete metallica posta davanti la struttura confiscata era da ricondurre a un terreno
limitrofo dato in subaffitto a una famiglia del posto. Si è omesso, però, di
dire che la famiglia in questione era
quella dei Mancuso. Mi chiedo: i carabinieri non hanno mai visto chi si
apprestava a porre quella recinzione, impedendo così l’ingresso a una
struttura restituita allo Stato?
Sono sfiduciata, sì. Sono sfiduciata.
E la mia è la sfiducia di una donna
che ha avuto la famiglia distrutta dalla ’ndrangheta, una donna che ha visto l’uccisione del padre, che ha dato
troppo in termini di salute e famiglia
e che oggi non si vede e non si sente
più sostenuta dalle istituzioni, dal cosiddetto Stato. Ho vicino a me magistratura e forze dell’ordine. Ma forze
dell’ordine e magistratura non rappresentano lo Stato nella sua interez-
za. La Calabria è una regione molto
atipica: io opero in tutta Italia, ma
altrove non succede ciò che accade in
Calabria. La mia associazione è stata attaccata al pari della magistratura da “istituzioni” che invece di sostenere l’antimafia la denigrano. Non
chiedo il ringraziamento di alcuno.
Ma non riesco a sopportare oltre certe situazioni.
A Reggio, ad esempio, il cosiddetto
Stato non protegge le strutture confiscate: c’è un bene sottratto alla criminalità che sta cadendo a pezzi. Ho denunciato questa cosa ma nessuno mi
ha risposto, nessuno ha preso provvedimenti nonostante le testimonianze
dirette dei giornalisti cui avevo denunciato la cosa perché diventasse di
dominio pubblico. Spesso scriviamo
alle istituzioni, ma le istituzioni non
ci rispondono nemmeno.
Certe situazioni, a me, non sono
nuove: purtroppo anche io “sono un
pezzo di storia dell’Antimafia”. Perché ho fatto barricate a Palermo, sono scesa in piazza. Ma certe situazioni, in Sicilia, le vivevo... venti anni fa,
ai tempi delle stragi. Certi atteggiamenti mi hanno stancata: ci si rende
conto di lottare contro i mulini a vento. “Riferimenti” ha trovato udienza
soltanto dall’Ufficio di presidenza del
consiglio regionale, con cui abbiamo
aperto un dialogo. Per il resto, non
abbiamo mai sentito alcun compo-
nente della giunta regionale, né del
Comune o della Provincia di Reggio
Calabria. Eppure, proprio qui, si vive
in trincea. Sono davvero stanca, dunque, di continuare a dare tutta me
stessa. Rinuncio ai beni confiscati,
perché penso non ne valga la pena.
Dove sono, a Limbadi, le forze dell’ordine? Attorno a me ho ragazzi e ragazze dai 18 ai 30 anni che hanno
estrema fiducia in “Riferimenti” e che
ci hanno sempre dato forza per andare avanti. Giovani che qualcuno osa
addirittura definire “professionisti
dell’Antimafia”. Io non voglio deluderli, ma sono stanca anche perché, a
tutti noi, non ci protegge nessuno:
non abbiamo tutela e sostegno, ma
isolamento. Per questo i beni confiscati non li prendiamo più. Li prenderemo, o li riprenderemo, se e solo
quando vedremo la presenza concreta dello Stato. Uno Stato che oggi non
c’è...
Adriana Musella
Presidente “Riferimenti”
delitto muller
I fratelli Bellissimo assolti
per l’omicidio dell’agricoltore
VIBO VALENTIA La Corte d’Assise di Catanzaro, presieduta dal giudice Giuseppe Neri, ha assolto con formula ampia, per «non aver commesso il fatto», i fratelli Domenico e Michele Bellissimo, di 31 e 34 anni di Soriano Calabro, che rispondevano dell’omicidio dell’agricoltore di Soriano
Giuseppe Muller, ammazzato con due colpi di fucile il giorno di Ognissanti del 2008 mentre si trovava a bordo del suo trattore. La sentenza della
Corte è giunta alla fine di un lungo dibattimento durante il quale gli imputati si sono affidati alle
cure legali di un pool di avvocati composto da Enzo Galeota, Michele Ciconte, Giancarlo Pittelli e
Silvio Sorrentino - culminato con la requisitoria
del pm, nell’occasione il procuratore capo di Vibo
Valentia Mario Spagnuolo, che aveva chiesto egli
stesso l’assoluzione per insufficienza di prove.
La decisione del pubblico ministero era maturata in seguito all’analisi della superperizia effettuata dagli ingegneri balistici Claudio Gentile e
Pietro Benedetti, la quale non aveva dipanato tutti i dubbi rispetto alle conclusioni, discordanti, cui
erano giunti i Ris di Messina. Proprio sulla «inefficacia probatoria» delle perizie balistiche, effettuate dal momento dell’arresto dei fratelli Bellissimo, si sono incardinate le argomentazioni difensive portate avanti dall’avvocato Enzo Galeota e
dai suoi colleghi, i quali hanno sostenuto sin dall’inizio che gli elementi portati a carico dalla Procura non potevano assurgere a prova certa.
Domenico e Michele Bellissimo, cugini della vittima, erano stati arrestati dai carabinieri della
Compagnia di Serra San Bruno il 19 febbraio 2010.
I motivi dell’omicidio, secondo l’accusa, erano da
Domenico Bellissimo
Michele Bellissimo
ricondurre a dissapori familiari alimentati dal pascolo abusivo delle pecore dei fratelli Bellissimo
sul terreno di Giuseppe Muller. Ma ora la Corte
d’Assise ha stabilito che ad uccidere l’agricoltore
non sono stati i fratelli Bellissimo, unici imputati
per la vicenda. Il delitto Muller per adesso rimane
senza colpevoli.
GIUSEPPE MAZZEO
[email protected]
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Via Pignatone, arriva Spataro?
Ufficializzato il trasferimento, ora il Csm dovrà decidere sul successore
REGGIO CALABRIA
Armando Spataro per il dopo Pignatone? È questa la clamorosa novità che nelle ultime ore sta diventando sempre più concreta. Due giorni
fa, infatti, il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha ufficialmente deliberato il trasferimento dell’ormai ex procuratore capo di
Reggio, a nuovo procuratore
della Repubblica di Roma.
Mancava solo il crisma dell’ufficialità, dopo l’indicazione unanime della V commissione del Csm. Ora è arrivato
l’ultimo atto, quello che ratifica l’avvenuto spostamento.
Sarà solo una questione di pochi giorni e Pignatone lascerà
lo Stretto per raggiungere la
sua nuova sede. «Ringrazio il
Consiglio superiore della magistratura e il ministro della
Giustizia per l’apprezzamento
e la fiducia manifestata nei
miei confronti. Da parte mia
– ha spiegato il magistrato –
assicuro il massimo impegno
per garantire con tutti i colleghi della Procura di Roma nel
rispetto dei principi costituzionali il miglior funzionamento del servizio giustizia e
l’adempimento dei compiti
che la legge affida all’ufficio
del pubblico ministero».
Richiama il rispetto della
Costituzione, dunque, il pro-
Dopo la ratifica dello
spostamento tra
pochi giorni
Pignatone lascerà
la città dello Stretto
per raggiungere
la nuova sede,
la Procura di Roma
IN PARTENZA Giuseppe Pignatone lascia Reggio Calabria
curatore Pignatone. Un richiamo che arriva nel giorno
in cui anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato al Csm ed
anche quando si apprende
che il procedimento contro il
pm Ingroia è stato archiviato.
Napolitano, in un momento
nel quale si vivono tensioni
palpabili nella magistratura
italiana, ha parlato di comportamenti – da parte di taluni togati – che «sfuggono alla
sanzionabilità disciplinare
per la rigida tipizzazione voluta dal legislatore del 2006 e
non sono riconducibili nep-
pure alla disciplina paradisciplinare del trasferimento di
ufficio disposto in via amministrativa. È bene che da parte delle forze politiche di ciò si
sia consapevoli e che a ciò, se
si vuole, si ponga meditato rimedio anziché farne ogni volta occasione di invocazioni
polemiche e generiche di interventi sanzionatori allo stato non praticabili», poiché,
osserva Napolitano, «come il
Csm, la Sezione disciplinare e
la Procura generale della Corte di Cassazione hanno rilevato, si è in presenza di vuoti
normativi non colmabili in
IN ARRIVO? Armando Spataro tra i papabili alla successione
via interpretativa». Parole dure quelle del presidente della
Repubblica, ma che richiamano al forte senso della responsabilità da parte dei magistrati. Ma adesso al Csm si prospetta un’altra decisione di
particolare rilievo: chi prenderà il posto di Pignatone? Le
voci che si sono rincorse sono tantissime in quest’ultimo
periodo, ma ora arriva la novità che non ti aspetti. Andato via il magistrato siciliano,
tra pochi giorni sarà bandito il
posto. Il nome caldissimo nelle ultime ore è quello di Armando Spataro, giudice di
’ndrine alla sbarra
Luciano Lo Giudice diserta l’aula
Al processo dovranno deporre i magistrati Cisterna, Mollace e Neri
REGGIO CALABRIA Ha deciso di non presentarsi ieri Luciano Lo Giudice. Contrariamente a quanto avvenuto sino alla scorsa udienza, infatti, il rampollo della famiglia di ’ndrangheta ha optato per la rinuncia all’udienza. Circostanza strana, visto che è ormai
proverbiale la sua attenzione quasi maniacale a tutto
ciò che accade nel corso dei processi che lo riguardano. Ed è risultato ancora più strano alla luce del fatto
che l’ex dirigente della sezione reati contro il patrimonio della Squadra mobile, Renato Oliveri, ha ricostruito tutti i movimenti riguardanti proprio Luciano
Lo Giudice. Oliveri, infatti, ha deposto per circa due
ore nel corso delle quali ha ripercorso quella che è
stata la genesi dell’inchiesta che vede oggi alla sbarra
il boss Luciano Lo Giudice, l’ex capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, Antonio Cortese, Giuseppe Reliquato, Giuseppe Lo Giudice, Bruno Stilo,
Fortunato e Salvatore Pennestrì, Antonino Spanò,
Giuseppe Cricrì, Enrico Rocco e Antonino Arillotta.
Tutti sono stati indagati nell’ambito dell’operazione
che aveva portato in carcere alcuni presunti esponenti del clan guidato da Nino Lo Giudice. Nell’aprile
scorso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere era
stata emessa dal gip Roberto Carrelli Palombi, su richiesta della Dda di Reggio Calabria diretta da Giuseppe Pignatone. Contestualmente venne emesso un
fermo che portava la firma dello stesso procuratore e
dei sostituti Giuseppe Lombardo, Marco Colamonici
e Beatrice Ronchi. Per tutti i soggetti raggiunti dal
provvedimento restrittivo l’accusa è, a vario titolo, di
associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso
esterno in associazione mafiosa, rapine, intestazione
fittizia di beni, illecita detenzione di armi anche da
guerra ed esplosivi, acquisizione in modo diretto di attività economiche ed altro.
Particolare attenzione ha suscitato il procedimento alla luce della richiesta della difesa (poi accolta dal
collegio giudicante) di far testimoniare tre magistrati, ovvero Alberto Cisterna, Francesco Mollace e Francesco Neri. Nel corso delle prossime udienze, infatti,
i tre dovranno deporre rispondendo alle domande
degli avvocati difensori ed al controesame del pm.
Una situazione strana, ma che lascia già intendere
che quello che ha preso avvio nelle scorse settimane
è un processo che potrà riservare grandi sorprese. E
non è detto che queste non possano arrivare anche da
Luciano Lo Giudice che ieri ha deciso di non presenziare all’esame del dirigente Oliveri. Poco prima, infine, è stato conferito l’incarico al perito per la trascrizione di alcune intercettazioni in carcere tra alcuni detenuti ed i parenti.
c. m.
Luciano
Lo Giudice,
fratello del
pentito Nino
Lo Giudice
È imputato
assieme ad
altri presunti
affiliati al clan
grande esperienza, già alla
guida di un pool antimafia valido come quello milanese,
nonché esperto anche nel settore del terrorismo. Senza timore di smentita si può definire Spataro come il più
esperto magistrato nell’ambito delle mafie al Nord. A
quanto pare il pm avrebbe anche espresso la possibilità e la
disponibilità di sedersi sulla
poltrona che è stata di Pignatone. Tramonta ormai definitivamente la pista Boccassini,
ma solo per dei gravi problemi di natura personale del
magistrato che le impediscono di potersi allontanare dalla sua attuale sede. Ecco allora che accanto ai nomi soliti,
Gratteri, Spagnuolo e Lombardo (Creazzo non ce la farà
probabilmente ad ottenere la
legittimazione), spunta quello di Spataro. Inutile dire che
una sua domanda per Reggio
Calabria spazzerebbe quasi
subito ogni contesa, mettendo tutti d’accordo. Viceversa
si prospetterebbe un lungo
periodo di “vacatio”, durante
il quale la reggenza sarà affidata – come ormai deciso da
Pignatone – ad Ottavio Sferlazza. Da quel che si appren-
A breve sarà bandito
il posto. Nome caldo
delle ultime ore
è quello di Armando
Spataro, giudice
esperto di mafie
al Nord e nel settore
del terrorismo
Il nome di Spataro
si affianca a quelli
già circolati in
queste settimane:
Gratteri, Spagnuolo
e Lombardo.
Probabilmente fuori
dai giochi Creazzo
de, infatti, Michele Prestipino, inaspettatamente, non coordinerà la Dda, come era
sembrato in un primo momento, ma continuerà ad occuparsi del versante tirrenico,
con Sferlazza che dovrebbe
guidare Procura ordinaria e
Dda. Questo potrebbe essere
il segnale che lo storico aggiunto di Pignatone è anch’egli con le valigie pronte
per altra destinazione.
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
8
VENERDÌ 17 febbraio 2012
D A L
REGGIO CALABRIA
“Basta con i processi pilotati!”, “Giudici, attenetevi alla legge!”. Hanno scelto il
piazzale del Cedir per fare
sentire la loro voce, per dire
in modo deciso che questa
giustizia a loro non piace.
Non sono certo persone disinteressate quelle che ieri
hanno protestato pacificamente nei locali che ospitano
il tribunale di Reggio Calabria. Sono tutte mogli, figlie,
sorelle di presunti boss e gregari della ’ndrangheta, di gente, quindi, che dalla giustizia
è stata colpita in modo duro,
perché i propri congiunti sono ritenuti appartenenti alla
più potente organizzazione
criminale d’Europa. Si potrebbe dire che il “lato rosa”
degli inquisiti per ’ndrangheta si ribella e lo fa a suon di
slogan.
Una protesta silenziosa,
pacata, ma che non passa
inosservata. Sono rimaste per
ore in piedi a farsi fotografare ed a spiegare le ragioni di
un sit-in che ai più è apparso
quanto meno singolare. Anche nei tempi. Non sarà stato
un caso, infatti, che le donne
hanno scelto il giorno successivo al trasferimento del procuratore della Repubblica
Giuseppe Pignatone. È stato
lui il simbolo più emblematico del nuovo corso del sesto
piano del Cedir. Lui che ha
portato a termine una quantità incredibile di inchieste
giudiziarie. Ed è proprio in
quest’ottica che un aspetto
non va trascurato: se è vero
che Pignatone ha avuto il merito di propugnare l’unitarietà della ’ndrangheta, quanto
accaduto ieri ha sicuramente
fornito una verità; al sit-in
erano presenti donne di tutte
le zone della provincia di Reggio Calabria. Dalla città, alla
Piana, passando per la Locride. Ciò a testimonianza del
fatto che le persone presenti
si sono date appuntamento
non proprio spontaneamente
ed hanno fatto stampare dei
cartelloni molto visibili. Una
protesta pacifica, libera ma
anche organizzata nei minimi dettagli. Tanto che alla
protesta è seguito anche un
annuncio: lunedì saranno davanti al tribunale di Palmi per
manifestare in occasione dell’arrivo del ministro della
Giustizia Paola Severino.
Vorranno far sentire la loro
voce.
I cartelloni mostrati ieri
non lasciavano molto spazio
all’immaginazione: “Stendiamo un velo pietoso sugli arre-
P O L L I N O
calabria
A L L O
S T R E T T O
I familiari dei boss protestano
“Basta con i processi pilotati”
Sit-in delle donne contro i giudici davanti al palazzo del Cedir
ora
le quote rosa
in piazza
Lunedì si
ritroveranno
a Palmi dove
sarà presente
il ministro della
Giustizia Severino
LA PROTESTA Mogli, figlie e sorelle di presunti boss
e gregari della ’ndrangheta si sono ritrovati davanti al Cedir
(Foto Costantino/Cufari)
sti - si leggeva - fatti solo per
i “nomi” e le indagini fatte a
“modo loro” tralasciando le
evidenze solo per fare notizie
e riempire pagine di giornali
senza andare in fondo… Giustizia??? Sì, forse se fatta dai
giudici esterni”. Ed ancora:
“Giudici di Reggio rispondete alla vostra moralità e tra-
mite la vostra coscienza diate
inizio a una giustizia vera come deve essere”.
Poi, quasi a suggellare
l’unitarietà anche nella protesta, ecco uno striscione che
riuniva Reggio, Polistena e
Palmi: “Uniamoci e combattiamo per essere liberi… basta all’ingiustizia, alla perse-
TAURIANOVA
cuzione e ai pregiudizi! Vogliamo essere liberi di vivere”. Spazio anche a richieste
molto particolari: “Vogliamo
giudici più onesti”. Sono
sempre loro, i magistrati,
quelli che finiscono nel mirino: “Tanti giudici che predicano bene e razzolano male”.
E dagli slogan alle parole il
passo è breve. A farsi portavoce dal malessere delle
“quote rosa” è Carmela Nava,
madre di Francesco Zindato,
già condannato per associazione mafiosa ed omicidio:
«Non ce la facciamo più – ha
spiegato la donna – chiediamo di essere ascoltate da chi
deve amministrare la giusti-
zia. Siamo stanchi e vogliamo
denunciare le ingiustizie di
cui sono vittime i nostri cari».
Punto di vista chiaro, ma che
stride fortemente con quelle
che sono le risultanze investigative, spesso diventate pronunce giudiziarie.
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
MILETO
Ucciso il cavallo
del sindaco Romeo
Indagini all’Antimafia
Si tinge di giallo la morte di Vardaro
Gli inquirenti vogliono vederci chiaro
TAURIANOVA (RC) Il fascicolo relativo all’atto
intimidatorio contro il sindaco Domenico Romeo è già
nelle mani dell’antimafia di Reggio Calabria. La notizia
è trapelata nella giornata di ieri e sostanzia una pista investigativa apparsa chiara già dopo poche ore dall’attentato dinamitardo, vale a dire che dietro la barbara uccisione del cavallo del primo cittadino di Taurianova ci
possa essere la mano della criminalità organizzata. L’atto intimidatorio che ha interessato l’amministratore è
avvenuto intorno alle 23.30 di martedì sera. Una bomba ad alto potenziale è stata fatta esplodere da ignoti in
uno dei box della stalla che ospitava, fino all’altra notte, cinque cavalli e un pony di proprietà della famiglia
Romeo. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, gli attentatori si sarebbero introdotti nella proprietà di contrada Furnà tagliando una parte della rete di recinzione. Un passaggio che ha consentito ai dinamitardi di arrivare indisturbati fino alla stalla, nella quale vengono
custoditi i cavalli. L’esplosione ha fatto letteralmente
saltare in aria l’animale che trovava rifugio al suo interno. Per rendersi colto di quanto potente sia stata l’esplosione, bastava guardare il box divelto, le lamiere della
stalla sparate fin sopra a una fronda di un albero e i cavi di un traliccio dell’alta tensione tranciati di netto.
«Sono cose che non dovrebbero accadere e che fanno
male a me, ma anche alla mia città». Così il sindaco di
Taurianova, ancora scosso per l'accaduto nel tardo pomeriggio di mercoledì, ha commentato i fatti davanti ai
cronisti. «Ma occorre continuare - ha aggiunto Romeo
- non possiamo fermarci di fronte ad atti così vili». Poche battute che ricalcano quelle già espresse nel febbraio 2009 quando un altro dei suoi cavalli era stato ucciso dal alcuni colpi di fucile nella stessa azienda agricola della sua famiglia. Un annus horribilis, il 2009,
per Romeo: prima l’uccisione del suo animale, poi lo
scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Non che l’anno prima fosse stato migliore:
qualcuno, infatti, aveva piantato alcuni colpi di pistola
alla portiera della sua auto parcheggiata davanti a casa
dell’assessore della sua prima giunta, Ninì Crea, nella
piccola frazione di Amato di Taurianova. Ieri, intanto,
al sindaco Romeo è giunta la solidarietà dei sindaci della Piana di Gioia Tauro e da partiti e associazioni del territorio. (Francesco Altomonte)
MILETO (VV) Si tinge di giallo la vicenda
del 65enne pensionato Nicola Vardaro, scomparso sabato scorso e ritrovato privo di vita mercoledì mattina, in un canneto situato all’interno
del Parco archeologico medievale della Mileto
antica, a pochi passi della dismessa discarica
abusiva “Timpa du Ceravulu”. Fermo restando
che per saperne di più bisognerà aspettare gli ormai prossimi risultati dell’esame autoptico predisposto dal medico legale Katiuscia Bisogni,
con il passare delle ore starebbero emergendo
dettagli che farebbero propendere gli investigatori per l’ipotesi dell’omicidio. E, in effetti, sono L’area in cui è stato recuperato il corpo del 65enne
molti i punti oscuri della vicenda che portano a
considerare la morte dell’anziano, non dovuta del viale percorso (oltre un chilometro di tracad un malore.
ciato in ghiaia e sabbia) nella piovosa giornata
Il cadavere è stato ritrovato dal componente di sabato, porterebbe ad escludere l’eventualità
di Libera don Antonino Vattiata, il quale stava che Vardaro sia giunto a piedi sul luogo del riscandagliando la zona insieme ad una squadra trovamento. A tutto questo, si aggiungerebbe
dell’Associazione europea operatori di polizia, a poi un altro tassello: il fatto che l’orologio da
sua volta avvalsasi dell’ausilio
polso del pensionato è stato ridi una bussola, facendo riferitrovato sullo stesso viale che
Non è da
mento alle coordinate della celporta all’antico Episcopio, dila telefonica alla quale si era escludere l’ipotesi
stante dal cadavere, con la cascollegato il cellulare del pensiosa staccata dal resto dei comdell’omicidio: le
nato nell’ultima chiamata risulponenti. Ulteriore stranezza,
scarpe
del
65enne
tante dai tabulati. Ma non lunche sommata a quanto risconerano pulite...
go il viale del parco archeologitrato sul corpo della vittima (la
co, bensì incastrato in un cantesta presenta un’ampia ferita
neto posto quasi alla metà di un burrone profon- sulla testa, che adesso toccherà al medico legado diverse decine di metri. Come se qualcuno, le capire quanto compatibile con la caduta), poralmeno a prima vista, avesse tentato di occultar- ta quantomeno a nutrire dei consistenti dubbi
ne il corpo.
sul fatto che la morte di Vardaro sia dovuta a
Un luogo impervio, tant’è che per il recupero cause naturali. Intanto, mentre proseguono le
dell’uomo ormai privo di vita, portato a compi- indagini investigative, nella cittadina si sussurmento grazie all’intervento di una squadra dei ra di automobili di proprietà di un residente del
Vigili del fuoco del comando provinciale di Vi- luogo messe al setaccio dalle autorità compebo Valentia guidata da Vincenzo Saladino, c’è tenti, di dissidi che Vardaro potrebbe aver avuvoluta circa un’ora.
to di recente con alcuni, di prelievi effettuati dalAltro importante elemento che farebbe pro- lo stesso il giorno prima della scomparsa. Il tutpendere per l’ipotesi dell’omicidio sarebbero le to, mentre a Mileto ci si prepara ad assistere ai
suole delle scarpe della vittima risultate pulite funerali dell’uomo, previsti per sabato prossimo
dai primi riscontri effettuati. Un dettaglio che, all’interno della cattedrale.
qualora risultasse veritiero, viste le condizioni
Giuseppe Currà
VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 11
l’ora di Reggio
tel. 0965 324336-814947 - fax 0965 300790 - mail [email protected] - indirizzo via Nino Bixio, 34
BOVA MARINA
VILLA SAN GIOVANNI
La sinagoga nel
documentario
d’oltreoceano
> pagina 18
PIANA AMBIENTE
La Valle difende
Cassone dalle
accuse del Pd
SIDERNO
Condannata per
l’incendio di un
capannone
> pagina 19
Geo Ambiente
verso la
rescissione
> pagina 20
> pagina 27
Querelle antimafia, furia Musella
Continua la crociata di Riferimenti contro l’assessore provinciale Lamberti
«Ho assunto l'impegno antimafia dopo la tragedia che ha colpito
la mia famiglia e non permetto a
nessuno di infangare questa storia
e l'operato della nostra associazione che presta la sua opera volontariamente». Tra Riferimenti e
l'assessore provinciale a Legalità
e Cultura Eduardo Lamberti Castronuovo è sempre guerra aperta
con la leader del movimento
Adriana Musella letteralmente infuriata per le dichiarazioni, di questi giorni, dell'esponente della
Giunta Raffa, verso cui ha presentato un esposto all'autorità giudiziaria per chiedere alla magistratura di ravvisare gli estremi per
una querela. In conferenza stampa la Musella denuncia «una precisa strategia che tende a delegittimare gli impegni antimafia in
provincia di magistratura ed associazioni» e Riferimenti, con il testimone di giustizia Nello Ruello,
chiede al presidente della Provincia Giuseppe Raffa il ritiro della
delega a Lamberti «perché - sostiene - non merita di essere lì».
«Chi ha attaccato Riferimenti –
tuona la Musella contro l'assessore - non l'ha fatto con soggetto,
predicato e complemento ma ha
sparato nel mucchio per denigrare una nostra azione facendo allusioni. È stato chiesto più volte a
questa persona, assessore alla Legalità, di fare i nomi con riferimento alle sue affermazioni infamanti ma non li ha mai fatti». In
relazione, poi, alla Settimana
bianca dell'antimafia precisa:
«Non è stata organizzata da noi
ma, con soddisfazione generale,
Nello Ruello e Adriana Musella
dall'ente turismo di Folgaria, con contributi a nessuno, partecipiaun'iniziativa al prezzo promozio- mo a bandi pubblici e le istituzionale per gli studenti di 275 euro e ni, che dovrebbero sostenerci, non
lo fanno. Non
ci hanno chiesto
siamo professiodi promuoverla
La Musella
nisti dell'antimanelle scuole. L'lo querela
fia ma vittime
hanno sostenuta i
della mafia e non
miei ragazzi, che
Nello Ruello
può permettersi
Lamberti accusa
chiede
a
Raffa
di infangarci se
di essere profesdi
rimuoverlo
ha la delega alla
sionisti dell'antiLegalità, che non
mafia».
«Non
possiamo sentir dire – aggiunge - so per quali meriti gli è stata data.
che Riferimenti usa soldi pubblici Oggi ci sono qui Carabinieri e Poper le sue iniziative. Lamberti ab- lizia per offrirmi la loro solidariebia il coraggio di dire chi li usa per tà, oltre a quella giuntami dal pm
fare le settimane bianche dell'an- Giuseppe Lombardo, perché santimafia. Noi non abbiamo chiesto no come opero». Poi sbotta anco-
ra contro Lamberti: «Non sa cosa
sia la mafia e l'antimafia, ha tradito la mia amicizia e deve chiedere
scusa». Piuttosto delusa, sostiene
anche di «avere sempre minor voglia di operare in questa terra». «I
giovani mi stanno trattenendo qui
– afferma - ma sto per trasferirmi
a Salerno» e ribadisce la scelta di
rinunciare al bene confiscato di
Limbadi perché «è stata una presa in giro dello Stato». E Nello
Ruello evidenzia che Riferimenti è
un'associazione «che combatte
davvero la mafia». «Delegittimare le associazioni da parte di un
assessore alla Legalità mi fa paura – osserva – anche perché parte
della politica è nella 'ndrangheta».
Intervenendo all'incontro con la
stampa, il promotore della rete solidale apartitica della rinascita di
Reggio, Nino Spezzano, torna sul
problema della trasparenza nell'assegnazione dei beni confiscati e
delle risorse alle associazioni:
«Chiediamo conto a Raffa e Lamberti di alcune incongruenze nell'assegnazione dei fondi. Alcune
associazioni, nate ieri, hanno preso 80 mila euro rispetto ad altre,
storiche». Gianni Laganà di Eco
Jazz, ricorda che, in passato, Riferimenti è stata «attaccata da altre associazioni come Ammazzateci tutti e Libera e non c'è sinergia nel mondo associativo». Per
Giuseppe Aprile dell'Upc «c'è chi
specula nel settore dell'antimafia»
e la Musella riprende: «Non siamo
tutti uguali e per questa ragione
non si può sparare nel mucchio».
ALESSANDRO CRUPI
[email protected]
la sentenza
Locare a clandestini
non è sempre reato
Importante sentenza
del giudice monocratico Grillo che ha assolto
F. C. perché il fatto non
costituisce reato, disponendo altresì il dissequestro dell’immobile.
F. C. era imputato per
aver concesso in locazione a 5 cittadini indiani clandestini un appartamento per il canone mensile di 220
euro in violazione, secondo l’accusa, della
legge “Bossi – Fini”. L’avvocato Giovanni
Tavilla, difensore dell’imputato, in sede dibattimentale, rifacendosi alla sentenza della Corte di Cassazione n. 39550 del 2 novembre 2011, ha argomentato che l’ipotesi
di reato di dare alloggio a clandestini (art.
12-5 bis d.lgs.n. 286/98) è configurabile,
per quanto concerne il favoreggiamento
della permanenza del clandestino, solo se
sorretta da dolo specifico, con la conseguenza, accessoria, oltre che della condanna anche con la confisca dell’immobile locato. Secondo la giurisprudenza della Cassazione perché si configuri reato è necessario che la «condotta sia posta in essere al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero».
Insomma soltanto se la locazione è stipulata a condizioni inique, cioè superiori a quelle di mercato ed «esorbitanti dall’equilibrio
del rapporto sinallagmatico». Poiché il canone percepito da F. C. era in linea coi prezzi di mercato, è venuto meno sia l’ingiusto
profitto che il dolo specifico.
università
Un fiume in piena, Massimo Giovannini. È quella che trapela dalla
replica ai senatori che, ben due volte, gli hanno chiesto le dimissioni
per “l'opaca gestione amministrativa dell'ateneo e la mancanza di credibilità da parte della
comunità accademica». Il primo punto della risposta di Giovannini (foto) è la collegialità delle decisioni prese
in Senato e Consiglio di
Amministrazione, di
cui fanno parte, anche i
firmatari (Gorassini,
Santini, Zimbone, presidi di Giurisprudenza,
Ingegneria e Agraria,
Antonucci, Bentivoglio, Catanoso,
«In ballo fondi cospicui per la ricerca»
Nella replica ai senatori Giovannini getta ombre sulla richiesta di dimissioni
Poiana, direttori di dipartimento)
e che quindi per il Rettore si configurano come corresponsabili
«della gestione disastrosa dell'ateneo»,
non ascrivibile ad un
uomo solo. «Ottime le
argomentazioni
espresse dai senatori continua Giovannini seppur
fortemente
orientate e, comunque
al di sotto della soglia
della decenza». Informazioni che:
«sono montate ad arte e che, se fossero vere, servirebbero soltanto ad
allontanare eventuali responsabilità» e a scaricarle sul Rettore. Una
figura, quella del Magnifico, che
«presiede gli Organi e non li comanda. E in cui le delibere vengono prese all’unanimità o a maggioranza o non vengono prese affatto». Una sfiducia che non è solo nei
confronti di Giovannini, ma che,
inevitabilmente, tocca anche i delegati rettorali, professori di tutte le
facoltà e quindi colleghi dei firmatari. Una richiesta di dimissioni che
sarebbe, dunque, basata sul nulla.
Stante le risorse aggiuntive a disposizione dell'ateneo che saranno
contabilizzate come avanzi di gestione nel consuntivo 2011 di imminente approvazione. Com'è noto, infatti, la Mediterranea è da due
mesi in esercizio provvisorio e una
Commissione Bilancio, presieduta
dal Rettore, riunitasi tre volte nel
mese di gennaio, «non ha rilevato
alcuna irregolarità amministrativa». Ma l'aspetto che Giovannini
mette in evidenza sono le ingenti
risorse per la ricerca, si parla di cir-
ca 30 milioni di euro, ottenute
«grazie ai progetti presentati con il
concorso di tutti. Sembra del tutto
ingeneroso - commenta sarcastico
- escludere proprio il Rettore».
Fondi che, i firmatari, vorrebbero
gestire con il nuovo Rettore e il
nuovo CdA. «È la legge a prevedere che sia il Rettore in carica a gestire la transizione - conclude - dicendosi, disponibile a trovare un
percorso condiviso per uscire dall'empasse». Senza risparmiare una
frecciatina alla prassi della divulgazione a mezzo stampa delle vicende di ateneo, che, invece, «il buon
senso richiederebbe fossero discusse all'interno della Mediterranea».
EMANUELA MARTINO
[email protected]
13
VENERDÌ 17 febbraio 2012
calabria
ora
R E G G I O
centrale del falso
Era a Milano per motivi di lavoro,
per questo si era reso irreperibile.
Domenico Malara si è costituito nella mattinata di mercoledì in questura, accompagnato dal suo legale di
fiducia, l’avvocato Fabio Tuscano.
L’uomo ha raccontato di non aver
mai voluto sottrarsi alla cattura, ma
di essere stato fuori città per problemi di lavoro. A Malara è stata immediatamente notificata l’ordinanza di custodia cautelare che ne dispone la detenzione ai domiciliari,
così come disposto dal gip Daniela
Oliva, su richiesta del pubblico ministero Francesco Tripodi. Malara,
infatti, era l’unico oggetto che si era
sottratto all’esecuzione del provvedimento con il quale è stato disarti-
Truffa, conclusi gli interrogatori
In pochi hanno risposto alle domande del gip. Si è costituito Domenico Malara
colato un sodalizio criminoso dedito alle truffe ed alla falsificazione di
documenti. In manette sono finiti:
Giovanni Malara, 67 anni, ragioniere, Giovanni Papalia, 32 anni, Francesco Sergi, 32 anni, Antonino Sergi, 64 anni, ex sindaco del comune di
Fiumara, Rocco Oliveri, 47 anni. Sono stati, invece, applicati gli arresti
domiciliari a: Caterina Cartella, 55
anni, funzionaria della banca Carime di Corso Garibaldi, Domenico
Davide Lando, 28 anni, figlio della
Cartella, Domenico Malara, 36 an-
ni, Josie Ylenia Malara, 28 anni,
Alessandro Sergi, 27 anni, Fabio La
Manna, 39 anni, Giuseppe Cara, 30
anni. Il modus operandi era sempre
il medesimo: i componenti della
banda si preoccupavano di accendere conti correnti postali o bancari a componenti del gruppo o reclutando occasionalmente soggetti in
difficoltà. Tali conti venivano aperti
con documenti d’identità che o erano stati smarriti, o venivano sistematicamente alterati. Ottenevano
così dei carnet d’assegni utili per
compiere le truffe. I soggetti ritenuti di vertice dell’associazione sono
da individuarsi in Paolo Malara,
Francesco Sergi e Giovanni Papalia.
Oltre a quanto descritto in precedenza, infatti, gli arrestati ottenevano o tentavano di ottenere finanziamenti e mutui tramite documentazione falsa presentata in diversi istituti bancari (presentando documenti di identità, buste paga falsificate, Cud) facendo entrare in
sofferenza i conti accesi a nome di
diversi componenti del gruppo o di
persone estranee ma in qualche modo ad essi collegati. Tra gli istituti
presi di mira, oltre alla Carime, anche il Banco di Napoli-San Paolo e
la Unicredit. Acquistavano poi
merce che veniva rivenduta a terzi presso ditte e società con artifizi
e raggiri, pagando tutto con assegni privi di copertura.
Nella giornata di ieri, dunque, si
sono conclusi gli interrogatori. A
rispondere alle domande del gip
sono stati Antonino Sergi, Giovanni Malara e Rocco Oliveri. Tutti
hanno respinto fermamente le accuse che sono state formulate, dichiarandosi innocenti e del tutto
estranei alle truffe ed ai falsi contestati. (c. m.)
Papalia, la Cassazione conferma
Omicidio Rende, Domenicantonio dovrà scontare 20 anni di reclusione
Diventa definitiva la condanna a 20 anni di reclusione
per Domenicantonio Papalia.
L’uomo è accusato di essere
uno dei componenti del commando che partecipò alla rapina nella quale venne uccisa la
guardia giurata Luigi Rende.
La decisione è arrivata il 7 febbraio scorso dalla Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dai legali di Papalia. Si chiude definitivamente, dunque, un capitolo giudiziario concernente i tragici fatti avvenuti il 1 agosto del 2007
in via Ecce Homo, dove perse
la vita un giovane vigilante. La
posizione di Papalia cambiò
nel processo d’appello, visto
che in primo grado fu condannato all’ergastolo come tutti gli
altri coimputati, ovvero Giovan Battista e Santo Familiari,
Giuseppe Papalia, Marco Marino e Francesco Giuseppe
Gullì. Per loro, tra l’altro, proprio oggi si apre un nuovo processo d’appello, limitatamente
alla quantificazione della pena.
Saranno invece 20 anni definitivi quelli che dovrà scontare
Domenicantonio Papalia, dopo la pronuncia della Suprema
Corte. L’imputato fu ricono-
omicidio rende/2
Macrì, depositati i verbali
del collaboratore Marino
L’omicidio di Luigi Rende
sciuto colpevole, ma la sua posizione attenuata rispetto a
quella di coloro che materialmente aprirono il fuoco contro
Luigi Rende.
È il 1 agosto 2007, quando in
via Ecce Homo, a pochi passi
dall’ufficio postale un commando di rapinatori irrompe
da un furgoncino e assale un
portavalori. Qualche istante
prima, uno dei due vigilantes,
Antonino Siclari, scende dal
mezzo per depositare il denaro
ma subito fugge e si mette in
salvo alla vista dei rapinatori.
Luigi Rende rimane sul furgone blindato ma, intuito il peri-
avviso di conclusione
“Sistema” e “Raccordo”
Dodici indagati in totale
Sono in tutto dodici gli indagati nell’operazione “Sistema”. Nei giorni scorsi la Dda
di Reggio Calabria ha chiuso
le indagini preliminari dell’operazione, riunendola con
un’altra che concerne la medesima consorteria mafiosa
e cioè “Raccordo”. Tra gli indagati anche il direttore della Banca popolare di Lodi,
Francesco Gullì. Le indagini
portate avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di
Reggio Calabria hanno permesso di accertare quanto
pervasiva fosse l’infiltrazio-
ne della cosca Crucitti, capeggiata dal boss Santo, all’interno del settore della
grande distribuzione alimentare (comparto che permette grandi guadagni derivanti dal fatto che si tratta di
beni di prima necessità per i
cittadini), dell’intermediazione del credito e dell’imprenditoria edile. Il tutto avvenuto con imprenditori inseriti a pieno titolo nel contesto economico della città, che
hanno svolto il ruolo di prestanome per la cosca di Condera-Pietrastorta.
Domenicantonio Papalia
colo, non esita ad aprire lo
sportello e fare fuoco contro i
rapinatori. Si scatena un inferno di piombo. Alcuni malviventi restano feriti, mentre a
rimetterci la vita è proprio Luigi Rende. Un proiettile sparato dall’esterno colpisce la guardia giurata al fianco. La pallottola va a compromettere gli organi vitali e per il vigilante non
c’è nulla da fare. La polizia in
poche ore arresta buona parte
del commando, mentre in due
riescono a fuggire, ma verranno arrestati nei mesi successivi. Ha inizio il processo di primo grado che si conclude con
condanne per tutti all’ergastolo. In appello, invece, arriva
una sola riduzione di pena per
Domenicantonio Papalia. Per
tutti gli altri (tranne Macrì e
Violi le cui posizioni furono
stralciate) c’è la conferma delle condanne. La Cassazione,
però, annulla solo limitatamente alla quantificazione delle pene. Proprio oggi il procedimento torna in corte d’assise
d’appello che dovrà decidere se
confermare gli ergastoli o comminare pene più basse in considerazione della scelta del rito.
CONSOLATO MINNITI
[email protected]
alta tensione
novembre del 2009, infatti,
Marino accusò l’altra guardia giurata Antonino Siclari
di essere complice dei rapinatori e di aver svolto il ruolo di basista. Marino poi confermò tutte le accuse, affermando anche che non si doveva sparare durante quella
rapina. Le parole di Marino
suscitarono
clamore.
L’udienza successiva il pg
Neri fu sostituito da Scuderi,
poiché l’avvocato Gatto, difensore di Marino, aveva difeso Neri in altri procedimenti. Il processo a Macrì è
andato al prossimo 19 marzo
per la requisitoria del pg.
“black&white”
Oliveri ricostruisce
le fasi dell’inchiesta
E’ stato un lungo esame
quello effettuato ieri dall’ex
dirigente della sezione reati contro il patrimonio della Squadra Mobile, Franco
Oliveri, nell’ambito del processo “Alta tensione”. Il poliziotto ha ricostruito tutte
le fasi principali dell’inchiesta che ha permesso la disarticolazione della cosca
Caridi-Borghetto-Zindato,
operante nella zona sud di
Reggio Calabria e federata
con il cartello dei “Libri”, la
cui influenza si estende nei
quartieri di Ciccarello, Mo-
Sono stati depositati ieri i
verbali relativi al processo a
Carmine Macrì, accusato di
essere uno dei rapinatori che
ha assaltato il furgone portavalori il 1 agosto del 2007,
giorno nel quale fu ucciso
Luigi Rende. Dopo una lunga attesa, la Dda di Catanzaro ha finalmente trasmesso
gli atti alla procura generale
di Reggio Calabria. È stato
l’avvocato generale Francesco Scuderi a depositare tutto nella mattinata di ieri. In
buona sostanza, dunque, il
pentito Marco Marino (che
è anch’egli uno dei componenti del commando) ha
confermato le accuse nei
confronti di Macrì ed ha anche raccontato di tutte le problematiche che dovette affrontare all’indomani delle
sue prime dichiarazioni,
quando ancora non era collaboratore di giustizia. Il 18
dena e San Giorgio. Le indagini, avviate nel 2007 ,
sono state effettuate con
l’utilizzo delle più tradizionali tecniche investigative,
come intercettazioni ambientali e telefoniche, vigilanza ed appostamento
protrattesi sino all’agosto
del 2010. La Dda reggina è
riuscita a far luce non solo
sull’organigramma dell’associazione mafiosa, ma anche su innumerevoli episodi delittuosi commessi nel
periodo compreso tra il
2002 ed il 2010.
Fiordaliso e Abate
Pene confermate
Conferma delle condanne di primo grado. Questa
la decisione della corte
d’appello di Reggio Calabria (Gaeta presidente,
Pratticò e Cappuccio a latere) nei confronti di Pasquale Fiordaliso ed Orazio Abate, accusati rispettivamente di spaccio di
droga ed evasione.
Si tratta di uno stralcio
del processo “Black&white”. È stata accolta, dunque, la richiesta del pg Fimiani che invocava la con-
ferma delle condanne.
Fiordaliso ha rimediato
una pena di 5 anni di reclusione e 9 mila euro di multa. Per Abate, invece, è arrivata una condanna ad un
anno di reclusione, in continuazione con precedente
condanna decisa dalla corte d’appello il 6 marzo del
2009, confermando, dunque, quanto statuito già
dalla sentenza del tribunale di Reggio Calabria,
emessa il 20 settembre
2006.
23
VENERDÌ 17 febbraio 2012
calabria
ora
P I A N A
All Inside, Facchinetti
incalzato dalla difesa
MELICUCCÀ
Discarica, l’allarme di Cilona:
il tecnico non sarà nominato
Il collaboratore si contraddice durante il controesame
PALMI
«Presidente, quel signore lì per quello che mi riguarda deve considerarsi
denunciato per diffamazione».
Ha un diavolo per capello Rocco Rao quando interrompe il controesame del
collaboratore di giustizia
inveendogli contro da dietro le sbarre.
Una presa di posizione
netta e scomposta nei toni
che costa all’imputato l’allontanamento temporaneo
dall’aula bunker dove si
svolge, a ritmo di tre udienze a settimana, il processo
alla cosca Pesce di Rosarno.
«Io sono sempre stato un
commerciante come i miei
genitori. E nè io nè i miei
genitori avremmo mai fatto
affari con questo signore.
Mi accusa di avere interessi nella droga ma non è vero niente. Che possano morire i miei quattro figli se
dico una bugia o altrimenti
che possano morire i figli di
Facchinetti se è lui che non
dice la verità. È un millantatore, figurarsi se facevo
affari con uno come quello,
noi siamo commercianti di
lo sfogo
di rao
Io non tocco
la droga. Se mento
che muoiano i miei
figli, ma se mente
lui allora che
possano
morire i suoi
Il tribunale di Palmi
razza e non truffatori come
lui. Io ho avuto problemi
con la legge da ragazzo ma
li ho pagati e adesso dicono
che sono mafioso, che tutta
la mia famiglia è mafiosa,
io non ne posso più».
È scosso Rao quando termina di pronunciare le sue
dichiarazioni spontanee:
Facchinetti lo ha chiamato
in ballo diverse volte, anche
ieri, su affari droga, sulle
truffe alla Comunità Europea e sullo scambio degli
assegni che lo stesso Rao
avrebbe gestito per tramite
del collaboratore di giustizia. Un’udienza strana
quella di mercoledì, nella
quale lo stesso Facchinetti
è stato sottoposto al contro
esame dagli avvocati Santambrogio e Contestabile,
cadendo più volte in contraddizione rispetto alle dichiarazioni rilasciate nelle
scorse udienze e trincerandosi dietro a tanti, troppi,
«non ricordo».
E se nell’udienza di martedì Facchinetti era stato
molto chiaro sulle dinamiche distorte della tornata
elettorale che portò Martelli sul seggio più alto del municipio di Rosarno, le risposte fornite dal collaboratore
alle domande degli avvocati sono cambiate radicalmente.
«Io personalmente non
portai nemmeno un documento al seggio, anche se
so che altri lo fecero. Io poi,
personalmente, anche se
nelle riunioni che facevamo
in campagna si parlava di
trovare i voti per Carlo
Martelli, votai così come
tutta la mia famiglia, per il
candidato Nino Sergi che
sosteneva un altro pretendente a sindaco di Rosarno».
Vincenzo Imperitura
MELICUCCÀ
Nessun tecnico sarà chiamato a studiare l’impianto di “La
Zingara”. La questione riguarda la possibilità che la costruenda discarica possa inquinare la falda acquifera del Vina (il cui affluente sotterraneo Arena passerebbe proprio al
di sotto delle vasche della discarica). Lo rende noto il consigliere di minoranza di Melicuccà Antonino Cilona che informa, con una nota, di «aver presentato un’interpellanza
per il prossimo consiglio comunale al sindaco Emanuele
Oliveri, nella quale chiedevo di individuare un tecnico che
esaminasse il territorio, fornendoci un supporto tecnoscientifico, indispensabile per comprendere meglio se esista la possibilità di un inquinamento della falda acquifera.
Il sindaco – si legge - mi ha inviato una risposta scritta, nella quale conferma le sue intenzioni di “non nominare” alcuna figura tecnica professionale, che possa dare una risposta certa ai cittadini, dimenticando tuttavia che davanti alle telecamere dell’inviato di striscia la notizia aveva promesso di impegnarsi in tal senso». La nuova discarica è
sotto la lente d’ingrandimento da parte da molte istituzioni. Anche la procura di Palmi è stata interessata della costruzione della discarica, a seguito degli esposti del circolo
di Legambiente “Aspromonte”, del sindaco di Bagnara Cesare Zappia e della Cgil Piana di Gioia Tauro. «Prendo atto con amarezza di questa decisione - conclude Cilona l’unico aspetto che emerge da questa vicenda è una scelta
politico amministrativa che ha come obbiettivo primario
quello del business ecologico, mentre l’informazione, che è
la chiave di volta in una società matura, oggi ci viene negata». (Mauro Nastri)
VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 27
l’ora della Locride
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“La talpa” ore 18-20-22
intimidazioni
Il pm: un secolo e mezzo
di carcere ai narcos
Imelda, ecco le pene richieste dal magistrato Miranda
BOVALINO
Tonnellate di «cocaina eccellente» prodotte in Sud
America e importate in Italia. Dall’Olanda, dalla Spagna, dal Belgio, dalla Germania, grazie ai corrieri della
ndrangheta. Al centro del business, i clan di San Luca e
Rosarno, narcotrafficanti di
grosso calibro, incastrati da
intercettazioni e filmati. La
Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria e il Goa
di Catanzaro, nel marzo
2011, hanno smantellato
un’organizzazione criminale
che incassava montagne di
soldi con la droga. Più di
trenta narcos sono stati arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel
blitz Imelda. Il pubblico ministero Maria Luisa Miranda, ieri, ha chiesto al Gup Domenico Santoro di condannare a complessivi 143 anni
di reclusione i 16 imputati
coinvolti nel giudizio abbreviato, il rito che prevede lo
sconto di un terzo della pe-
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“Benvenuti al nord” ore 18 - 19- 22
La conferenza stampa dell’operazione Imelda
na. Il Pm ha chiesto 9 anni di
carcere per Vincenzo Ascone,
16 per Rocco Ascone, 6 per
Laurentiu Doru Lorenzo
Avram, 14 per Pasquale Calederone, 9 per Domenico Codespoti, 10 per Giuseppe Fabrizio, 5 per Beniamino Marras, 8 per Carmine Murdaca,
7 per Vincenzo Perri, 9 per
Giuseppe Pizzata, 10 per
Giancarlo Polifroni, 10 per
Filippo Rechichi, 10 per Antonio Romeo, 1 anno e sei
mesi per Giuseppe Romeo, 9
anni per Francesco Strangio
e 10 per Antonio Vottari. A
dire degli inquirenti, tutti uomini delle famiglie NirtaStrangio, Pelle-Vottari e
Ascone-Bellocco. Tutti narcos dei clan di San Luca e Rosarno. Molti hanno infilato il
rito ordinario. Tra questi, il
capomafia Antonio Ascone,
58 anni, alias “nascarella”, il
boss Umberto Bellocco e il
broker Bruno Pizzata, ritenuto il vero perno dell’organizzazione. Grazie alla sua fida-
ta collaborazione, la ndrangheta ha distribuito fiumi di
droga in Europa e in italia:
cocaina, in grandissime
quantità, ma anche hashish
ed eroina, vendute soprattutto sulla piazza di Milano. Gli
investigatori hanno intercettato tutta una serie di dialoghi. La coca, nei messaggi in
codice, era «il materiale» o
«la cosa». Uno dei capi dell’organizzazione, che poteva
contare anche su armi da
guerra, era Francesco Strangio, soprannominato “l’ingegnere”, esponente di spicco
del clan Nirta-Strangio. I 15
imputati coinvolti nel rito ordinario dovranno difendersi
davanti ai giudici del tribunale di Locri. La prima
udienza è prevista per il 17
maggio. Ieri, nel corso della
sua requisitoria, il pubblico
ministero ha chiesto al Gup
di condannare a 16 anni di
prigione l’imputato Giovanni Morabito e a 6 anni e 7 mesi Ivo Mearelli, arrestati nell’operazione Imelda 2.
Ilario Filippone
Il sindaco Ritorto
ottiene la vigilanza
Il Prefetto di Reggio
Calabria Luigi Varratta
ha confermato le misure di vigilanza nei confronti del sindaco di Siderno Riccardo Ritorto,
vittima di un’intimidazione ricevuta sabato
scorso tramite posta. E’
quanto emerso ieri dalla riunione di coordinamento delle Forze di polizia che ha avuto luogo
a Reggio Calabria, alla
quale hanno preso parte i responsabili provinciali della polizia ed il
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale del Capoluogo.
Una riunione alla quale era stato invitato anche lo
stesso sindaco di Siderno, che però non ha partecipato
vista la contemporaneità con la riunione del Comitato
direttivo dei sindaci della Locride, che pure ha affrontato il tema della sicurezza degli amministratori locali decidendo di sottoporre la questione alla prossima riunione dell’Anci, che si terrà a Lamezia Terme. Sull’intimidazione ai danni di Riccardo Ritorto stanno attualmente indagando le forze dell’ordine, che stanno tentando di
individuare la matrice del gesto criminoso. Nella lettera i malviventi avevano minacciato di morte il primo cittadino, raccomandandogli di lasciar perdere la società
“Geo Ambiente”, vincitrice dell’appalto per la raccolta
dei rifiuti nel Comune di Siderno.La busta con le minacce è stata recapitata come una qualsiasi lettera negli
uffici del Comune, arrivando nelle mani del segretario
generale dell’Ente, Mario Ientile, che l’ha subito segnalata al sindaco, con il quale sha proceduto a denunciare
l’accaduto.
Simona Musco
caos rifiuti
LOCRI
“Geo Ambiente” raccoglie baracca e burattini e se ne va. La lettera
scritta dall’avvocato Giovanni Pappalardo è stata protocollata ieri mattina in Comune. Una copia è stata
inviata anche al prefetto di Reggio,
Luigi Varratta. Nel testo si legge:
«La società appaltatrice si riserva
sin d’ora di porre in esser ogni iniziativa intesa alla restituzione immediata del servizio consegnatole».
Quella della rescissione del contratto d’appalto non è più un’ipotesi. Se
durante il Cda aziendale di un paio
di giorni fa, l’idea di sciogliere l’impegno è stata soltanto ventilata,
adesso, invece, si concretizza in un
atto ufficiale. La decisione arriva dopo che l’amministrazione Ritorto ha
comminato alla ditta di Belpasso la
seconda penale nel giro di tre giorni. L’ultima è arrivata giorno 15 febbraio e la sanzione è di 20.400 euro. Il motivo risiede nel mancato
svuotamento dei cassonetti nelle
contrade di Donisi, Grappidaro, Gonia, Abbriuschíato, Pergola e Ven-
La Geo verso la rescissione
Stato d’agitazione per gli operai di Locride Ambiente
DIFFERENZE Pulito il centro, sporche le periferie
nerello. Ai sensi del punto 9 dell’articolo 19 del capitolato d’appalto, per
ogni contenitore non svuotato, l’ammenda è di 75 euro. Sono 53 i raccoglitori “incriminati” finiti sotto la
lente dei controllori del comune di
Siderno durante l’ultima battuta di
vigilanza. Già il 13 febbraio, l’Unità
operativa manutenzione e progettazione, retta da Vincenzo Errigo,
aveva multato la “Srl” catanese per
3.225 euro. Insomma, accade che le
vie centrali della città sono pulite e
salubri e, al contrario, la periferia resta sporca. Il sindaco vuole che tutte le strade siano sgombere da sacchi neri, ma l’impresa replica dicendo che, in una situazione critica come quella che ha dovuto fronteggiare fin dal giorno dell’insediamento
sul cantiere, «ha optato per dare
precedenza alle aree sensibili». E,
dunque, ritiene «assolutamente incongrua, sproporzionata e illegittima la penalità». Così annota il legale. La missiva di Pappalardo coglie
gli amministratori di sorpresa. «Un
fulmine a ciel sereno», dice al telefono il vice di Riccardo Ritorto, Pietro Sgarlato. A dire il vero, fino a ieri sera, lui non era al corrente del
documento e, quindi, si riserva di
entrare nel merito solo dopo aver
letto il testo. Tuttavia, ammette:
«Sono preoccupato per il servizio».
La preoccupazione, aggiungiamo, è
rivolta anche verso gli operai che da
appena due giorni avevano ripreso
il servizio dopo la vertenza delle
scorse settimane. Intanto, cattive
notizie arrivano pure dagli uffici di
“Locride Ambiente spa”. Nel pome-
riggio di ieri, c’è stata una riunione
fra i vertici della “Spa” e il sindacato per discutere dei salari ancora
inevasi relativi alle mensilità di dicembre e gennaio. «Malissimo –
commenta Mimma Pacifici della
Cgil – andiamo veramente male.
L’impresa ha poco o niente in cassa
e non paga». La situazione si appesantisce sempre di più e i lavoratori
hanno dichiarato lo stato di agitazione.
Nel frattempo, si continua a lavorare senza essere retribuiti. Ma le
tasse, i mutui, la spesa, queste cose
sì, bisogna pagarle. Su “Locride Ambiente spa” il nodo è quello di sempre. Gli Enti non versano le quote
alla società mista pubblico-privata
oppure versano in ritardo oppure
quando versano i soldi «estinguono
vecchi debiti», chiarisce l’ad Andrea
Falvo. Se i Comuni non sono apposto con i versamenti, le casse piangono, il socio privato, “Ecologia oggi”, non ce la fa e chi ci va di mezzo
sono quelli che nella catena del profitto contano di meno.
Angelo Nizza
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calabria
ora
L O C R I D E
CASIGNANA
Non sussistono le esigenze
cautelari (pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato) e il Gip
revoca gli arresti domiciliari a
Pietro Crinò, l’ex sindaco di
Casignana bollato come il
principale artefice del disastro ambientale consumato
nel vallone Rambotta, tra
Bianco e Bovalino. Anche se
resta un indagato coinvolto
nel blitz “Black garden”, giardino nero, un’inchiesta della
Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, l’uomo
può lasciare le mura domestiche. L’istanza presentata
dai suoi legali, gli avvocati
Antonio Speziale e Giacomo
Crinò, è stata accolta, così
adesso l’ex primo cittadino
risponde a piede libero. Era
stato arrestato all’alba dello
scorso 24 novembre, quando
i carabinieri del Noe (Nucleo
operativo ecologico) gli notificarono un provvedimento
emesso dal giudice per le indagini preliminari Antonino
Laganà. Quel giorno i militari dell’Arma si presentarono
anche sotto casa del fratello,
Antonio Giovanni, responsabile della Zetaemme, la ditta
che aveva appaltato la gestione della discarica di Casignana: l’uomo era stato filmato
mentre scaricava fiumi di
percolato nel vallone Rambotta. I due vennero accusati
di traffico illecito di rifiuti.
Secondo gli inquirenti, erano
stati i principali artefici di
«un disegno criminoso» che
aveva «messo a rischio la salute pubblica».
Nel chiedere l’arresto al
Gip, il pubblico ministero,
Sara Ombra, aveva inoltre
fatto luce su un Sistema in cui
controllore e controllato erano una cosa sola: il primo cittadino aveva affidato la gestione della discarica alla Ze-
Revocati i domiciliari
i fratelli Crinò liberi
Processo Shark
Deporranno
Novella e Marino
L’ex sindaco resta indagato nell’inchiesta Black garden
IN BREVE
IL BLITZ
L’operazione Black
Garden scatta nel
novembre scorso.
L’operazione vede
coinvolto il sindaco di
Casignana Pietro Crinò
Il collaboratore di giustizia Domenico Novella,
il superpentito dell’inchiesta per la morte del
politico Francesco Fortugno, assassinato nell’ottobre 2005, deporrà nel
processo Shark, il blitz
che ha spalancato le porte del carcere agli usurai
dei clan di Locri. Sarà
sentito il prossimo 14
marzo. Il blitz Sark scatta nel settembre 2009.
I carabinieri arrestarono 30 persone per racket
e usura. In manette finrono anche esponenti del
clan Cordì. L’otto marzo
deporrà invece il pentito
Marino.
L’uomo è stato compagno di cella del boss Vincenzo Cordì. I pubblici
ministeri,Antonio De
Bernardo e Marco Colamonaci, contestano agli
imputati anche i reati di
associazione a delinquere di stampo mafioso,
furto, danneggiamento,
detenzione e porto d’armi, estorsione, procurata inosservanza della pena, assistenza agli associati e riciclaggio.
il. fil.
LE ACCUSE
Ravvisati una serie di
comportamenti illeciti
nello smaltimento dei
rifiuti solidi urbani e
nella gestione della
discarica di Casignana
IL GIP
I fratelli Pietro e Antonio
Giovanni Crinò hanno
lasciato i domiciliari. Il
gip ha accolto le istanze
presentate dai legali
degli indagati
Il percorso del percolato dalla discarica a mare. Nel fotino: Pietro Crinò
taemme, di cui Antonio Giovanni Crinò era l’indiscusso
manager. «L’indagato –
scrisse poi il Gip nell’ordinanza - è il fratello del sindaco, suo controllore». Il responsabile della Zetaemme,
Antonio Giovanni Crinò, non
è più agli arresti domiciliari.
Il Gip, ieri, lo ha rimesso in liberta. Il tribunale di Reggio
Calabria, nei giorni scorsi, ha
anche disposto l’immediata
liberazione dell’indagato Saverio Zoccoli, tra le cinque
persone coinvolte nell’operazione Black garden. All’uo-
mo, socio della Zetaemme
s.r.l., sono state contestate diverse condotte delittuose in
materia ambientale. Secondo i carabinieri del Noe e la
Procura distrettuale antimafia, ha smaltito senza autorizzazione alcuni rifiuti provenienti dalla Leonia S.p.a., ha
superato i limiti quantitativi
la rapina
imposti da una ordinanza del
“Commissario speciale per
l’emergenza rifiuti” e non ha
adottato le cautele necessarie per evitare che il percolato si riversasse nelle falde acquifere, intossicando il territorio.
ILARIO FILIPPONE
[email protected]
usura
Il mistero dei ladri mascherati
I carabinieri serrano le indagini a Mammola. Acquisito il dna
la precisazione
MAMMOLA
Sono a buon punto le indagini sulla rapina compiuta il
primo ottobre scorso a Mammola da due persone che indossavano maschere di Carnevale contro una coppia di
anziani nella loro abitazione.
E' quanto riferisce in una nota il Comando provinciale di
Reggio dei carabinieri. Secondo quanto emerso dagli
ambienti investigativi, i carabinieri del nucleo operativo
della Compagnia di Roccella
Jonica, guidati dal capitano
Marco Comparato e dal tenente Diego Ruocco, starebbero per sferrare un altro duro colpo alla criminalità locale nell’ambito del territorio di
competenza. Nel corso di
quest’anno infatti, sono già
stati arrestati due rapinatori
che avevano perpetrato rapine ai danni di anziani nel Comune di Bivongi. Ora i militari della Benemerita sarebbero sulle tracce dei rapinatori che nella serata dell’1 ottobre 2011 si sono introdotti
nell’abitazione di due anziani
Una veduta dell’abitato di Mammola
Mammolesi, R.G., 77 anni e
Z.E. e 69 anni le iniziali dei
due, e sotto la minaccia si sono fatti consegnare, 250 euro
in contanti, due stecche di sigarette, un binocolo ed un
orologio d’oro, coperti da
maschere di carnevale. Fino
ad oggi pare che non sia stato indagato nessuno, ma i
“bene informati” dicono che
a breve ci saranno importanti verifiche che potrebbero
portare ad identificare gli au-
tori della rapina. Come nella
famosa serie tv “Ris trasmessa da Mediaset, i carabinieri
di Roccella starebbero per effettuare importanti riscontri,
con l’acquisizione del dna di
alcune persone. «Ancora- affermano gli investigatorinon sono emersi ulteriori elementi che possono dirci di
chi si tratta, ma, come già
detto, a breve ci saranno
grosse novità».
Ilario Balì
Con riferimento all’articolo apparso su “Calabria Ora”, dal titolo “San
Luca ricorda il suo eroe
antimafia”, scritto nell’anniversario dell’uccisione del Brigadiere Carmine Tripodi, Comandante della Stazione Carabinieri di San Luca . In
particolare, non risponde
al vero quanto asserito
nella seguente frase: “era
già morto quando per
sfregio i suoi assassini gli
urinarono addosso” (terza colonna, ultima riga).
Nel senso che, nessuno
mai, neanche i suoi assassini, messi in fuga dalla
pronta ed inaspettata
reazione armata, si sognò una simile meschina,
quanto mai vile, azione
nei confronti di Carmine
Tripodi, considerato un
“nemico” leale da abbattere.
Cosimo Sframeli
Comandante dell’Arma
Estorceva denaro
Scarcerato Parrello
CAULONIA
Il giudice del tribunale
di Locri ha assolto dall’accusa di usura ed estorsione Vincenzo Parrello, 34
anni di Siderno.
L’uomo, difeso dall’avvocato Cosimo Albanese,
è stato subito scarcerato.
Per l’uomo solo la condanna a dieci mesi per esercizio arbitrario della propria
ragione. Parrello era stato
arrestato in flagranza di
reato nel maggio scorso
dagli uomini della compagnia di Roccella Jonica,
con il supporto dei militari della stazione di Caulonia e del Gruppo di Locri,
proprio mentre era con
tutta probabilità intento a
riscuotere una parte di un
prestito usuraio.
Egli svolgeva la mansione di barista a Caulonia e
la sua vittima era un piccolo commerciante, P. S.,
queste le sue iniziali, di 41
anni. L’uomo da tempo
era finito sotto la lente
d’ingrandimento degli investigatori della Benemerita, che con molta discrezione, iniziarono ad indagar su di lui. Il blitz è stato
molto rapido.
I carabinieri hanno
aspettato il momento propizio seguendo ogni mossa dell’uomo, prima di entrare prontamente in azione e attaccare le manette
ai polsi di Parrello, per il
quale si spalancarono le
porte della casa circondariale. Fino alla decisione di
ieri disposta dal giudice
locrese.
il. ba.
In abbinata obbligatoria con Italia Oggi.
La Corte
dei Conti
«Corruzione
dilagante»
Il caso
Termine
Tre arresti
per bancarotta
Informazione
di garanzia
a Scopelliti
per la sanità
Riforma del lavoro
entro fine marzo
Ottimista la Fornero
Blitz della Finanza
a San Marco
Argentano
Indagati altri 4
Il governatore
«Chiarirò presto»
alle pagine 4 e 5
Il presidente della Corte dei Conti
F. MOLLO a pagina 6
ADRIANO MOLLO a pagina 13
Giuseppe Scopelliti
Venerdì 17 febbraio 2012
www.ilquotidianodellacalabria.it
da pagina 47
a pagina 57
Circa 40 donne sono scese in strada con cartelli e striscioni. Replicheranno a Palmi
«Basta con le condanne assurde»
Sit-in contro i magistrati a Reggio dei familiari di persone accusate di mafia
CLAMOROSA protesta a
Reggio da parte di una quarantina di donne familiari di
persone accusate in inchieste o processi per mafia dai
magistrati della Procura distrettuale. Le donne hanno
esposto cartelli e striscioni,
prospettando, tra l’altro,
«condanne assurde», «processi pilotati» e «abusi di potere». Hanno anche annunciato che riproporranno la
protesta a Palmi.
IL FESTIVAL DI SANREMO
Si parte da Reggio
Pdl, via
ai congressi
Manca
l’accordo
a Crotone
MICHELE INSERRA
a pagina 7
STEFANIA PAPALEO
a pagina 12
Una protesta
inquietante
Soriano Calabro
di GIUSEPPE BALDESSARRO
Loredana Bertè sul palcoscenico dell’Ariston
FACEVA impressione ieri
mattina vederle nel piazzale del Palazzo di Giustizia
della città. Faceva impressione vederle organizzate
con gli striscioni e il cuore
gonfio di rabbia. Quelle
donne che protestavano
per i processi in corso controiloro uominiavevanoil
Duetti d’autore e ripescaggi
Loredana Bertè
fa omaggio
alla sorella Mia
ALBANESE e LOIACONO alle pagine 60 e 61
continua a pagina 7
Una delle donne che hanno protestato a Reggio
Dopo 2 anni
di carcere
due fratelli
assolti
per un delitto
GIANLUCA PRESTIA
a pagina 9
Tre foto
e una mimosa
E’ il momento
di chiedersi
da che parte stiamo
di BIAGIO SIMONETTA
UNA bottiglia d'acido costa meno di un euro. La trovi facilmente, fra gli scaffali zeppi dei supermercati
in centro. Sull'etichetta le
croci nere su sfondo arancione sono il messaggio
più lampante. Pericolo. Ne
ho fissato una, due giorni
fa, in un centro commerciale addobbato coi cuori
per San Valentino. L'ho
presa in mano, quasi illudendomi di poterne avvertire il calore. Sessantanove
centesimi, un litro. Maria
Concetta Cacciola ne ha
ingerito un bicchiere per
continua a pagina 20
Un racconto
di DOMENICO TALIA
e le adesioni
di GIOVANNA CUSUMANO
ed ENZO SERRA
a pagina 20
Reggio. La requisitoria nel processo scaturito dall’inchiesta “Imelda” contro i Nirta-Strangio e gli Ascone-Bellocco
Sombrero
Sarkozy
IL presidente Sarkozy ha
annunciato la sua seconda candidatura dicendo:
quando si rischia di affondare, il capitano non
abbandona la nave. Agli
italiani così viene in mente Schettino, quasi che il
francese ghignante voglia ricordarci i nostri
condottieri inetti. Ma
spesso i politici, per motivare che rimangono al
potere, dicono che il momento è difficile e c'è bisogno di loro. È buffo però
che considerino le difficoltà un elemento esterno, e si offrono di risolverle. Perché a noi sembra che i problemi li abbiano provocati loro, e
che l'inizio della soluzione è che se ne vadano.
Chiesti 150 anni per 16 presunti narcotrafficanti
LA pubblica accusa ha chiesto pene per 150 anni di reclusione nel processo “Imelda” contro 16 presunti narcotrafficanti.
GIUSEPPE BALDESSARRO
a pagina 23
20217
9
771128
022007
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
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ANNO 18 - N. 47 - € 1,20
La truffa
Venerdì 17 febbraio 2012
Pino Termine, titolare di un’azienda, finisce in manette
dopo un’indagine della Guardia di Finanza
Bancarotta, tre arresti
A San Marco Argentano sottratti beni per tre milioni e mezzo di euro
| LA CATTURA NELLA NOTTE |
di FRANCESCO MOLLO
SAN MARCO ARGENTANO – È
finita con l'arresto la lunga sequela di guai giudiziari per Pino
Termine, il fratello quarantenne
del sindaco di San Marco Argentano titolare della Termine
Group, il gruppo aziendale fondato dal padre e specializzata nel
settore della rivendita e nell'assistenza di mezzi per
tra i
LA CURIOSITA’ l'agricoltura,
primi a insediarsi
nell'agglomerato
industriale del FulAggredito
lone; e tra i più
grandi della regioun cliente
ne e fallito nel
2009. Ieri il nucleo
NEI mesi scorsi Pino Termine ha rice- di polizia tributaria della guardia di
vuto infatti un avvifinanza di Cosenza
so di garanzia angli ha notificato
che per tentata
di
estorsione e violen- un'ordinanza
za privata in conse- custodia cautelare
guenza di un episo- in carcere in relazione al reato di
dio di - chiamiamobancarotta fraudola così - “riscossiolenta. Insieme a lui
ne violenta” dei
sono scattate le macrediti vantati nei
nette - ma sono staconfronti di un
ti posti agli arresti
cliente: un imprendomiciliari - altri
ditore della zona
due amministratoche da Termine ha
ri dell'azienda falliacquistato una ruta: Giulio Sartori,
spa prima del falliottantenne origimento dell'azienda
nario di Piacenza
e che per ragioni fi(dove è stato arrenanziarie non riusciva a pagare. Se- stato) risparmiato
alla galera per via
condo gli inquirenti
dell'età, e Oscar Imcirca quattro mesi
brogno, trentanofa l'imprenditore
venne di Roggiano
avrebbe dato apGravina con ruolo
puntamento al
più marginale ricliente insolvente
spetto ai due; menin una zona isolata
tre sono stati dedi Roggiano e lì con la collaborazio- nunciati a piede libero il padre Antone di un dipendennio Termine, la mate, anch'egli dedre Franca Scanunciato - dopo
glione Antonucci,
aver ricevuto una
entrambi settannuova richiesta di
tenni e considerati
dilazione lo ha agdagli inquirenti
gredito.
fra. mo. “pedine nelle mani
del figlio”. Tra gli
indagati, per i quali però non è
stata richiesta nessuna misura
cautelare daparte dellaprocura,
ci sono anche Renato Gabriele,
Luigi Mario Oliva, Diego Cipolla
(rispettivamente di Celico, Terranova da Sibari e Tarsia titolari
di società operanti nel settore
della commercializzazione di
mezzi agricoli che hanno avuto
con Pino Termine “collegamenti” e rapporti commerciali che la
«Stava per occultare
carte aziendali»
La Termine Group posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza
procura ha ritenuto fraudolenti.
I finanzieri - con la stessa ordinanza emessa dal giudice per le
indagini preliminari del tribunale di Cosenza, Francesco Luigi
Branda, su richiesta dei pubblici
ministeri Giuseppe Francesco
Cozzolino e Giuseppe Visconti hanno inoltre sequestrano beni
per oltre tre milioni e mezzo di
euro.
Nello specifico, la condotta delittuosa attribuita aitre indagati
principali (assistiti dagli avvocati Marcello Manna e Lucio
Esbardo) è quella di bancarotta
fraudolenta pre-fallimentare e
post-fallimentare per avere, nella loro veste di amministratori
della società, dichiarata fallita
dallo stesso tribunale con sentenza del 13 gennaio 2010, distratto liquidità, giacenze di magazzino e beni mobili e immobili
aziendali del valore di oltre 3 milioni e mezzo di euro, sottraendoli così all'attivo della massa fallimentare e al ristoro dei creditori.
Mal'attività dallefiammegial-
le ha consentito di far rientrare i
beni e “congelarli” in attesa del
giudizio. Il complesso delle attività svolte, che ha riguardato
condotte “plurioffensive” poste
in essere dagli indagati, ha infatti consentito alla procura della
Repubblica di Cosenza di richiedere l'applicazione del sequestro
preventivo delle quote di sei società ad essi riconducibili del valore di complessivi euro 390.000
euro, terreni e fabbricati situati
nel comune di San Marco Argentano del valore di circa 1.570.000
euro, nonché attrezzature e macchinari (trattori agricoli, escavatori) del valore di circa
1.000.000 euro, oltre a beni già
sottoposti a pignoramento del
valore di 411.000 euro. Beni e legami che, in qualche modo, hanno a che fare con buona parte degli insediamenti industriali dell'agglomerato del Fullone, dove i
Termine hanno investito a tappeto acquisendo diverse società
sulla via del fallimento tra le quali la “Dolce forno”. Nulla c'entra
con le indagini il primo cittadino
di San Marco, Alberto Termine.
SAN MARCO ARGENTANO - È lizzo di fatture per operazioni
stato fermato di notte mentre era inesistenti, conclusa con il recualla guida di un furgone carico pero a tassazione di costi indedudi documenti contabili già sotto- cibili per oltre due milioni e mezposti a sequestro e trafugati dal- zo di euro e iva dovuta per circa
l'azienda dopo aver violato i si- seicentomila euro.
Nell'ambito di quella verifica
gilli posti dalla stessa guardia di
finanza. E si è dato alla fuga per fiscale i militari avevano già potentare disperatamente di sot- sto l'attenzione su una serie di
trarre all'inchiesta la copiosa do- operazioni di gestione a carattecumentazione di importante va- re straordinario che apparivano
lore probatorio. Il singolare epi- «prive di valide ragioni economisodio - che ha visto protagonista che ed imprenditoriali», sopratPino Termine e che gli inquiren- tutto in considerazione del fatto
che erano intercorse
ti hanno definito
tra società ricondu“degno di nota”- non
cibili a persone del
è solo una aggiunge
medesimo gruppo
colore alla vicenda,
imprenditoriale.
ma dà la misura delTra le altre cose c'era
la “caratura” del
anche il trasferisoggetto arrestato
mento in Romania
dalla
allarmante
della sede legale delpersonalità per il
l'azienda prossima
quale - a detta del
al fallimento.
giudice che ha accolI dati così raccolti,
to la richiesta della
ai quali si è aggiunta
procura - quella in
una serie di ulteriori
carcere è l'unica mielementi derivanti
sura cautelare capada segnalazioni di
ce di recidere i suoi
operazioni sospette
legami con il nucleo
legate all'erogaziofamiliare che lo ha
ne di contributi pubassecondato e il reblici, hanno complesto dell'organizza- Un finanziere in azione
tato «un grave quazione criminale che
dro indiziario che - dicono i figli ha fatto da spalla.
Condotte illecite, quelle degli nanzieri - immediatamente poindagati, dalle quali secondo la sto all'attenzione dell'autorità
procura emerge la «professiona- giudiziaria inquirente ha dato
lità e la spregiudicatezza dell'a- avvio a ulteriori approfondigire criminoso, tipiche di una menti» che alla fine hanno portadedizione ad attività delittuose to all'arresto e al sequestro di ieri
non occasionale ma effettuata in mattina.
I finanzieri, nel tracciare il
modo sistematico al fine di realizzare illeciti guadagni ai danni profilo dei soggetti arrestati
hanno evidenziato un elevato
di numerosi soggetti».
L'operazione messa a segno ie- tecnicismo che solo le specialistiri dalle fiamme gialle rappresen- che competenze demandate alle
ta la conclusione di una comples- fiamme gialle consentano efficasa attività ispettiva avviata nel cemente di individuare e reprimese di giugno del 2009 duran- mere fenomeni criminali così
te la quale il nucleo di polizia tri- eterogenei e complessi.
Oggi pomeriggio si terranno
butaria di Cosenza ha individuato una cosiddetta “frode carosel- gli interrogatori di garanzia
lo” attuata dalla Termine Group dinnanzi al gip Branda.
srl attraverso l'emissione e l'utifra. mo.
Omesso versamento dell’Iva per un valore di oltre seicentomila euro
Ad agosto un sequestro preventivo
Si tratta di un meccanismo definito “carosello” particolarmente
diffuso nel settore ad alto valore aggiunto come i mezzi agricoli
SAN MARCO ARGENTANO - Ma sulle
alchimie fiscali di Pino Termine e dei suoi
più fidati consociati - anche per questo
caso sono indagati Sartori e Imbrogno ha messo gli occhi anche la procura di Castrovillari che il primo agosto dello scorso anno ha inviato gli stessi finanzieri
che hanno operato ieri a eseguire un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” per “omesso versamento dell'iva
dovuta, pari a oltre 600 mila euro.
La misura cautelare - che riguarda
l'applicazione dell'istituto della cosiddetta “confisca per equivalente” - trae origine da una verifica che ha consentito alle
fiamme gialle di individuare un meccanismo di frode avente caratteristiche
analoghe a quello noto come "frode carosello", particolarmente diffuso nel setto-
re dell'auto e degli altri prodotti ad alto
valore aggiunto, come appunto i mezzi
agricoli. Sono stati individuati, infatti,
acquisti senza applicazione dell'Iva effettuati da soggetti interposti e fatti apparire come “esportatori abituali”, che hanno
appositamente presentato ad un fornitore residente fittizie lettere d'intento. Tale
meccanismo - hanno spiegato gli inquirenti - è stato attuato attraverso un vero e
proprio disegno criminoso tra l'amministratore della società beneficiaria, sottoposta a verifica fiscale e altri tre soggetti
compiacenti (anche loro indagati per delitti di natura tributaria) e da questi reclutati per essere posizionati in incarichi
di amministratori di società interposte
proprio al fine di consentire l'evasione
dell'iva e delle imposte dirette e di sottrar-
si al pagamento delle imposte mediante
manovre fraudolente sul patrimonio sociale. Il tutto allo scopo di svuotare la predetta società di ogni contenuto patrimoniale, nonché di raggirare i vari operatori commerciali lasciando insoluti i relativi debiti contratti. Non a caso, hanno fatto sapere ancora gli investigatori tributari, tale condotta fraudolenta ha causato un'illecita concorrenza di mercato
consistita nella vendita di beni acquistati
in esenzione d'imposta a un prezzo più
vantaggioso rispetto a quelli venali.
Nel maggio 2009, invece, lo stesso
gruppo aziendale fu invece vittima di un
presunto furto di macchine e attrezzature agricole dai depositi della ditta. Proprio alla vigilia di un altro decreto di sequestro - quella volta operato dai carabinieri del capitano Rocco Taurasi - di una
partita prodotti non pagati ai fornitori:
elettropompe, motoseghe e altro materiale per un valore di diverse miglia di euro. E pochi mesi prima della dichiarazio-
I trattori
ne di fallimento dell'azienda.
sequestrati dalle
Ma contro quelle accuse l'imprenditoFiamme Gialle
re fu categorico: «nessuna frode; io ho pagato l'iva ai miei fornitori; sono loro,
semmai, che non l'hanno versata all'erario. E anche le cifre contestate, sono decisamente inferiori». «Non ci sono aziende
fittizie - ha aggiunto - ma esistenti; che
pagano tutto e tutti».
fra. mo.
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6 Primo piano
Il caso
Una quarantina di donne difendono i congiunti coinvolti
in processi importanti. E lunedì nuova iniziativa a Palmi
«I nostri cari non sono mafiosi»
Reggio, al Palazzo di giustizia sit-in dei familiari di detenuti accusati dalla Dda
La manifestazione
Gli striscioni
E i cartelloni
IERI mattina circa 40 donne hanno manifestato davanti al Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria per dire che i loro mariti
sono imputati ingiustamente nei processi della Dda.
ERANO diversi gli striscioni preparati ed esposti per circa tre
ore nel piazzale antistante all’ingresso degli uffici del Tribunale
e della Procura
MOLTI anche i cartelloni esposti: attaccavano i giudici responsabili, secondo i manifestanti, di infliggere pene troppo dure e
ingiuste ai loro familiari.
di MICHELE INSERRA
REGGIO CALABRIA - Un
gruppo di familiari di persone detenute o imputate,
perchè coinvolte in indagini della Dda di Reggio Calabria, hanno manifestato Ieri mattina davanti al Palazzo di Giustizia della città. I
parenti dei detenuti, soprattutto donne, hanno annunciato che lunedì prossimo saranno a Palmi per manifestare davanti al Tribunale in occasione della presenza del Ministro della
Giustizia Paola Severino.
Mogli e figli di detenuti,
per tutta la durata del sitin, hanno innalzato alcuni
striscioni uno dei quali recava la scritta «Basta con i
processi pilotati». E contemporaneamente hanno
fatto pervenire alle redazioni dei giornali un breve documento in cui scrivono:
«Sorelle, fratelli, figli e le
mogli dei detenuti vogliono
protestare». «Noi familiari aggiungono - e soprattutto
i nostri cari rinchiusi in
quattro mura non ne possiamo più di queste condanne assurde. Non possiamo
lasciare i nostri cari a marcire in galera per anni, anni
solo per la cattiveria e il ca-
priccio della magistratura». Quindi un invito ad altri familiari: «I nostri cari
come sapete contano su di
noi e quindi diamoci da fare, uniamoci tutti assieme e
andiamo a manifestare per
dire basta e ricominciare a
fare i processi con onestà».
Ieri mattina, con tanto di
striscioni e magliette bianche, una quarantina di persone hanno manifestato in
maniera
assolutamente
composta e civile, dalle 10
fino alle 13.
Erano familiari di persone coinvolte in processi
particolarmente importanti. Tra questi quelli nati da
operazioni come ‘’Alta tensione’’, ‘’All inside’’, ‘’Il Crimine’’, ‘’Agathos’’ e ‘’Cosa
mia’’, portate avanti dalla
direzione distrettuale antimafia guidata per ancora
qualche giorno da Giuseppe Pignatone. Cognomi come Murina, Borghetto,
Zindato, Longo (di Polistena), Perla. Cognomi che, a
Reggio Calabria, e non solo, sono spesso «automaticamente accostati alla
‘ndrangheta», ed è proprio
questo il motivo della protesta. I familiari ritengono
infatti che anche i giudici
non siano immuni dal pre-
giudizio associato a tali nomi, e pertanto colleghino,
senza elementi reali, l’appartenenza di una certa famiglia all’associazione a
delinquere di stampo mafioso. «Noi non siamo mafiosi - dicono - Vogliamo
giustizia: una giustizia
equa fatta non di processi
preconfezionati, ma di elementi seri. Non vogliamo
che i nostri figli paghino il
cognome che portano».
Questo , ad esempio, hanno
detto la moglie di Carmelo
Murina, presunto reggente della cosca Tegano nel
quartiere Santa Caterina, e
la moglie di Donatello Canzonieri, condannato per la
tentata estorsione al bar
‘’Malavenda’’. E tra di loro
anche la madre di Checco
Zindato, che soltanto la
scorsa settimana è stato
condannato all’ergastolo
per omicidio. Una condanna che anche lei ritiene ingiusta.
Nel 2008 la prima protesta delle famiglie
Scesero in piazza
per gridare l’innocenza
dei Nirta-Strangio
REGGIO CALABRIA - Era il 13 maggio del 2008, quando sulle strade di
San Luca, per la prima volta, rompendo il protocollo che vede le donne silenti e chiuse in casa, mogli, madri, figli e sorelle delle famiglie NirtaStrangio, scesero in piazza per accusare lo stato di accanirsi contro i loro
uomini.
Le donne di San Luca scelsero la
giornata della “Gerbera Gialla” per
mettersi ai lati della strada ad esporre
i propri cartelli. Per dire che le loro famiglie erano estranee alla faida e alla
strage di Duisburg.
I parenti delle persone arrestate nel
corso del 2007 e del 2008, durante le
mastodontiche operazioni contro gli
esponenti delle famiglie ritenute vicine alla ‘ndrangheta esposero in piazza
diversi cartelli di accusa nei confronti
delle forze dell'ordine in cui si grida
l’innocenza di Giovanni Strangio,
all’epoca latitante ricercato proprio
per la strage di Duisburg. Un gesto in
contrapposizione alla manifestazione
Teresa Strangio durante la manifestazione di San Luca
antimafia, voluta dall’associazione
“Riferimenti”, a cui tra gli altri partecipò anche il procuratore nazionale
della Dna, Piero Grasso.
La mamma di Antonio Romano, urlava: «Mio figlio è innocente, è stato
arrestato solo perché giocava le schedine, ma le schedine sono diventate
pizzini? Mio figlio ha 18 anni, ed è il
più bel ragazzo che c’è a San luca, lo
Stato me lo ha portato via senza prove». Un altro cartellone ironico diceva: «Non ti piace una famiglia? Non ti
piace un cognome? Semplice, dagli
un’associazione e sbattili in prigione,
perché l'associazione a delinquere è la
scusa con cui lo Stato arresta le persone oneste senza aver bisogno di prove».
Le donne erano vestite di bianco,
con l’immagine di Giovanni Strangio
disegnata sulla maglietta. Tutti a gridare che “è innocente”. «Degli assassini ci hanno portato via la mamma, lo
Stato ci ha portato via il papà». Questo
era un altro cartellone, tenuto da bam-
bini riferito a Maria Strangio, la donna uccisa la notte di Natale del 2006.
Sempre dei ragazzini gridavano:
«Siamo i giovani Nirta, ci arrestate subito o aspettate i 18 anni?». E ancora
«Condannare Giovanni Strangio, interesse politico o favore personale?»
C’era anche un cartello di protesta
contro il pm della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri da parte dei parenti delle persone arrestate nell'inchiesta della faida di San Luca. In un
cartello venne riprodotta la copertina
di un libro scritto da Gratteri sulla
’ndrangheta e fu tracciata una frase:
«I pubblici ministeri si dovrebbero impegnare di più a trovare i veri colpevoli e non improvvisarsi scrittori di fantascienza». Tra i manifestanti anche
le sorelle di Giovanni Strangio, che
l’anno successivo sarebbero state arrestate per associazione mafiosa e che
successivamente sono state condannate, anche se la sentenza non è definitiva.
g. bal.
Una protesta
inquietante
segue dalla prima pagina
cuore gonfio di rabbia. Dicevano che le inchieste contro i loro mariti, figli, padri
e fratelli sono ingiuste, costruite ad arte. Dicevano
che ci vogliono processi
giusti e che i loro cari non
possono pagare con anni e
anni di carcere. Una protesta tranquilla.In un paese
democratico ognuno è libero di manifestare per quello
in cui crede. E tuttavia quella protesta dice diverse cose. Intanto dice che si tratta
di un inedito assoluto. Certo in altre occasioni singole
famiglie si erano lamentate
dei processi, anche manifestando. Ma mai era accaduto che famiglie così diverse,
così distanti anche geograficamente, si organizzassero tutte assieme. Una cosa
pianificata, studiata, come
le frasi stampate non su cartelloni improvvisati, ma su
striscioni preparati con cura. Segno che qualcosa è
cambiato in Calabria. Ad
esempio, negli ultimi anni
sono fioccate pesanti condanne contro boss e affiliati. Le maglie della legge si
sono strette.
Ma la protesta è anche un
segnale che si sta aprendo
un “movimento contro” dai
tratti inquietanti su cui riflettere. La manifestazione
non è piaciuta a noi (ma questo non interessa molto),
manonè piaciutaamoltialtri, e i molti a cui ci si riferisce non sono solo i magistrati. Non è piaciuta ad avvocati, agli uomini delle
forze dell’ordine, agli avvocati, ai dipendenti del Cedir,
alla gente comune che questa città e questa provincia
hail dirittodiviverla alpari
di quelle donne, e senza
’ndrangheta. Senza insomma essere costretta a piangere le vittime innocenti
della violenza mafiosa. Senza avere paura di uscire per
strada e senza averne per i
propri figli. Senza dover rinunciare a fare impresa e a
creare ricchezza per sé e per
gli altri in un libero mercato
che sia libero davvero.
Tutti diritti che stanno
quantomeno sullo stesso
piano di chi ha il sacrosanto
diritto ad un processo giusto. E da questo punto di vista quelle donne possono
stare tranquille. I loro mariti, padri, fratelli e figli sono stati giudicati già tante
volte e tante altre saranno
ancora giudicati prima di
arrivare a una condanna
definitiva. E’ vero, i pm fanno le inchieste e rappresentano l’accusa, ma quelle
stesse inchieste vengono
valutate dai Giudici per le
indagini preliminari, dai
Tribunali della Libertà, dai
Giudici delle udienze preliminari. E poi ancora dai
Tribunali di primo grado,
dai giudici d’appello e infine dai magistrati della Cassazione. Non uno, ma diversi giudici valutano prove e
fatti, indizi e riscontri. Gli
uomini di quelle donne, sono difesi da bravissimi avvocati che mettono sul tavolo della giustizia ogni elemento possibile a loro discolpa. Non si capisce dunque cosa possano temere.
Certo dire che la giustizia è
infallibile sarebbe mentire.
D’altra parte alcuni errori
che raccontiamo sui nostri
giornali lo dimostrano. Nonostante tutto, la giustizia
italiana è forse tra le più garantiste al mondo. Dunque
stiano tranquille le donne
degli imputati. Non si tratta di un giudice, ma della
giustizia nel suo complesso. La rabbia è comprensibile. Ma ieri guardando quella rabbia mi è venuto in
mente un libro che mi è stato regalato martedì mattina. Si intitola “Dimenticati”
ed è stato scritto da Alessio
Magro e Danilo Chirico.
Quel libro parla di tanti innocenti ammazzati dalla
‘ndrangheta che non hannomai avutogiustizia eche
pure avevano madri, mogli,
sorellee figli.Loroavrebberopiù dirittodialtri amanifestare.
Stiano dunque tranquille quelledonne: se i loro parenti sono innocenti torneranno a casa, come è giusto
che sia. Se sono colpevoli
sconteranno la loro pena,
come è giusto che sia.
Giuseppe Baldessarro
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Primo piano 7
Venerdì 17 febbraio 2012
Omicidio Muller
Stessa richiesta formulata dal procuratore
Spagnuolo ma per insufficienza di prove
Assolti dopo 2 anni di carcere
La sentenza della Corte di assise di Catanzaro scagiona i fratelli Bellissimo
| IL FATTO |
di GIANLUCA PRESTIA
VIBO VALENTIA - Sentenza assolutoria. Era prevedibile dopo
che a chiederla era stato anche il
pubblico ministero anche se per
insufficienza di prove e non con la
formula ampia come invece è avvenuto.
E così, dopo due anni di carcere, Michele e Domenico Bellissimo tornano nuovain libertà. Il
LE REAZIONI mente
processo che li vedeva imputati con
l’accusa di omicidio
Nessun
volontario davanti
alla corte di appello
commento
di Catanzaro si è
dai Bellissimo concluso nella mattinata di ieri quando, al termine delle
VIBO - La voce al tearringhe dei difenlefono è quella
sori (gli avvocati
dell’avvocato MicheVincenzo Galeota,
le Ciconte. Sempre
Michele Ciconte e
disponibile, al pari
Francesco Sorrendei suoi colleghi che
tino) e della camera
hanno sostenuto le
ragioni dei due impu- di consiglio, il pretati, il legale ha prefe- sidente Francesco
Neri presidente (Ririto non rilasciare,
naldo Commodaro
per il momento, dia latere) ha pronunchiarazioni né sue,
ciato la sentenza asné per conto dei suoi
clienti che quasi sicu- solutoria che, di fatto, sancisce la fine
ramente ieri sera
di un incubo per i
hanno lasciato l’istidue congiunti di 33
tuto penitenziario nel
quale erano confinati e 36 anni di Soriano
Calabro ritenuti reda due anni esatti.
sponsabili dell’asDal 19 febbraio del
sassinio dell’agri2010, data in cui eracoltore, loro comno stati dichiarati in
arresti dai carabinieri paesano, Giuseppe
Muller con i quali,
al termine di un’indagine durata poco me- secondo la prospettazione accusatoria
no di un anno e mezc’erano da tempo
zo. «Per il momento
dei dissidi inerenti
non ritengo opportuil confine dei terreno rilasciare comni. Episodio avvementi - ha affermato
nuto nel tardo poil penalista - Posso
solo dire che alla fine, meriggio del giorno della festa di
in dibattimento, ha
del
prevalso la nostra te- Ognissanti
2008.
si, pienamente conA pesare in modo
divisa dai giudici
decisivo sulle sorti
dell’Assise». (gl. p.)
dei due congiunti
sono stati i dubbi che la superperizia, chiamata proprio a dirimere
le controversie tra consulenti di
accusa e difesa, non è riuscita a
sciogliere inducendo, così, il procuratore Mario Spagnuolo, che
ha portato in dibattimento le ragioni dell’accusa per poco più di
un anno, a chiedere ai giudici
dell’Assise, nell’udienza del 25
gennaio scorso, l’assoluzione degli imputati. Stessa richiesta, ma
con l’attuazione di una formula
diversa, quella avanzata alla Corte dai legali della difesa.
Una decisione dettata, sostanzialmente, dal fatto che non sono
state rilevati aspetti con una certezza tale da consentire alla pubblica accusa di ritenere ragionevolmente i due congiunti responsabili dell’evento delittuoso. Nello specifico ha pesato indubbiamente le forti perplessità rimaste
all’esito della superperizia balistica dello stub eseguita dai consulenti nominati dalla Corte,
Claudio Gentile e Pietro Benedet-
L’agguato la sera
di Ognissanti
Il Palazzo di giustizia in cui ha sede anche la Corte di appello di Catanzaro
Michele Bellissimo
Domenico Bellissimo
ti, chiamati per dirimere la controversia sorta tra le perizie di accusa e difesa. La conclusioni alle
quali sarebbero giunti i due superperiti, ed esposte nel corso
dell’udienza dello scorso 29 dicembre non avrebbero, quindi
dissipato i dubbi.
I due superperiti, che hanno
operato nei laboratori delle università di Messina e Trento, avevano svolto la loro attività incentrandola, in particolare, sulla
comparazione tra le particelle rilevate con lo stub e quelle dei bossoli rinvenute sul luogo del delitto, in località “Pioppo Tre Pepi”
del territorio di Soriano. Non
hanno escluso, e ciò tuttavia, in
contrasto con le risultanze del perito del pubblico ministero, Mario
Spagnuolo, che i bossoli rinvenuti sul luogo dell’omicidio e sistemati in contenitori di cellophane
abbiano subito forme di inquinamento presentando, a quanto pare, della sostanza riconducibile a
fanghiglia. E questo potrebbe essere determinato dal fatto che i
due imputati lavoravano in terreni attigui a quelli dell’agricoltori
ed erano, quindi, a contatto con
un suolo del tutto simile sotto
l’aspetto chimico, minerale ed organico, a quello in cui fu rinvenuto il cadavere.
Al riguardo, i giudici dell’Assiseavevanodisposto ilriesamedel
consulente tecnico del pubblico
ministero, il maresciallo del Reparto investigazioni scientifiche
di Messina, Marco Romeo, che è
avvenuta nella deposizione precedente alla requisitoria del pubblico ministero Spagnuolo.
E così, ieri pomeriggio la sentenza assolutoria con la formula
“per non aver commesso il fatto”,
quindi ampia, per i due fratelli
Bellissimo che, dopo due anni
esatti di detenzione senza soluzione di continuità fin dal loro arresto (era, infatti, il 19 febbraio
del 2010), sono tornati in libertà.
A cura della Publifast. Segue dalla pagina precedente
Il luogo dell’omicidio e il trattore sul quale viaggiava Giuseppe Muller
VIBO VALENTIA - L’agguato del abusivo di fucile e munizioni, e i
trattore, com’era stato ribattezza- successivi rilevamenti investigato, in quanto la vittima era stata tivi, possibili grazie alle intercetfreddata mentre si trovava a bor- tazioni ambientali e telefoniche,
do del veicolo per mezzo del quale avevano, di fatto, confermato che
aveva arato, per tutta la giornata la pista seguita da procura e caradell’1 novembre 2008, il suo fon- binieri era quella giusta.
Latempistica elacelerità conla
do agricolo in agro di Soriano Caquale era stata data una linea di
labro.
Il killer, vedendola arrivare in indirizzo all'indagine fin dai prilocalità “Pioppo tre pepi”, sempre mi momenti successivi all'episonel comune delle Preserre vibone- dio di sangue, aveva fatto il resto.
E così, Michele e Dosi, le aveva esploso
menico Bellissimo,
contro due colpi di fuche avevano ammescile: uno alpetto e l’also i pessimi rapporti
tro alla testa. E per
con
l’agricoltore
sorprenderla si era
61enne (la cui monascosto dietro una
glie, rappresentata
siepe favorito anche
dall’avvocato Frandalla visibilità che
cesco Muzzopappa si
con il passare dei miera costituita partecinuti (si era, infatti, in
vile), negando, però
pieno autunno) diogni coinvolgimento
ventava sempre più
diretto o indiretto nel
flebile.
fatto
omicidiario,
Erano immediataerano stati arrestai il
mente partite le inda- Mario Spagnuolo
19 febbraio del 2010.
gini con una serie di
Ma nel dibattimento erano
perquisizioni e acquisizioni di testimonianze sia dei familiari del- emerse incongruenze tra i periti
l'uomo che dei suoi conoscenti. di accusa e difesa che neanche la
Allo stesso tempo erano stati av- superperizia della Corte d’Appelviati accertamenti tecnici con il lo era riuscita a dirimere. L’avvotradizionale esame dello stub e dei cato Galeota, nello specifico, inbossoli rinvenuti sul luogo del de- tervenendo a seguito della formulitto. E proprio da questi esami la d'impegno pronunciata dai
specifici era emersa una con- consulenti nominati dai giudici,
gruenza che metteva i Bellissimo aveva chiesto in particolare che
al centro dell'indagine in quanto siano valutati con attenzione
erano state riscontrate tracce di eventuali profili di contaminaziopolvere da sparo sui vestiti e sulla ne dei bossoli repertati. Superpecute dei due. Il raffronto sulle car- rizia il cui esito ha avuto un ruolo
tucce rinvenute sul luogo del de- fondamentale sulla sorte dei due
litto e nel nel corso di una perqui- fratelli, andati, come visto, assolsizione che aveva visto i due fra- ti.
telli essere denunciati per porto
gl. p.
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Primo piano 9
Venerdì 17 febbraio 2012
BREVI
A MATERA
A ROMA
A CASIGNANA (RC)
Traffico di droga, calabrese condannato
Scopelliti incontra il governatore Astorino
Rifiuti, scarcerato il sindaco Crinò
IL Tribunale di Matera ha condannato a 6 anni e 2 mesi
di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici cinque uomini - tre di Policoro (Matera) e due di Rosarno (Reggio Calabria) - accusati di spaccio di droga
(cocaina ed eroina) sul versante jonico calabro-lucano.
IL presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ha illustrato a Roma, nella sede della delegazione regionale, al
Governatore della contea di Westchester (stato di New
York) Robert Astorino un quadro socio-economico della
regione soffermandosi su alcuni progetti per il rilancio.
PIETRO Crinò, sindaco del comune di Casignana, è stato
scarcerato. L’arresto era avvenuto il 24 novembre dello
scorso anno, dopo che i carabinieri accertarono che sarebbero entrati in discarica rifiuti non autorizzati dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale.
Contestati un decreto e due protocolli, alcuni privi di efficacia revocati a luglio del 2011 La giunta regionale
Chiesta
la calamità
per le piogge
Indagati Scopelliti, Zoccali, Stillitani, Orlando e un funzionario di novembre
Sanità, 5 avvisi di garanzia
di ADRIANO MOLLO
CATANZARO - Indagati per
aver procurato un ingiusto
vantaggio alle cliniche private, alla Fondazione Betania e
all’Università di Catanzaro.
La Procura di Catanzaro ha
emesso cinque avvisi di garanzia nei confronti del presidente della giunta regionale
Giuseppe Scopelliti, del direttore generale alla presidenza
Francesco Zoccali, dell’assessore regionale alle Politiche
sociali Francesco Antonio
Stillitani, del dirigente generale del dipartimento Salute
Antonino Orlando e di una
funzionaria della Regione.
Per tutti l’accusa di aver creato un danno alla Regione “in
concorso” e per Scopelliti anche di non aver ottemperato a
quanto disposta da autorità
pubbliche. Adarne notizia,ieri sera lo stesso presidente
con un comunicato dell’ufficio stampa.
Sotto accusa tre atti. Il primo è un protocollo siglato tra
la Regione e l’Aiop, il cosiddetto “Patto di legislatura” firmato il 10 agosto del 2010 e
poi rivistoil primogiugno del
2011. L’accordo era finalizzato a mantenere i volumi di fatturato delle cliniche private
nell’arco di 5 anni a fronte del
taglio immediato del 40% dei
posti letto. Con lo stesso accordo, cheera unatto diindirizzo
politico, l’Aiop si impegnava
ad investire nelle alte specialità per ridurre la migrazione
sanitaria che, come è noto, costa alla Regione circa 238 milioni di euro. Secondo il procuratore Gerardo Dominijanni,
chehafirmato gliavvisidigaranzia, tale accordo avrebbe
prodotto un danno alla Regione perché non avrebbe permesso di ottenere le premialità del Fondo sanitario regionale. Tale protocollo, però,
era stato sospeso e revocato il
22 luglio del 2011, cioè otto
mesi fa, con un decreto del
commissario Scopelliti perché, secondo il Tavolo Massicci, non era corretta la procedura (rientra tra le competenze dell’Ufficio del commissario e non della giunta).
L’altro accordo contestato
dalla magistratura è il rinnovo del protocollo d’intesa siglato tra la Regione e l’azienda universitaria Mater Domini.
Infine l’altro atto per cui è
scattato l’avviso di garanzia
per l’assessore Stillitani è il regolamento attuativo contenente i requisiti minimi per
l’autorizzazione e il funzionamento e le procedure per l’accreditamento dei centri socio
riabilitativi per disabili e la riconversione dei servizi Siad
relativi alla fondazione Betania. Per nulla turbato, il presidente della giunta Giuseppe
Scopelliti che ieri si è confrontato con i legali, ieri a tarda
ora ha dichiarato: «Chiarirò
presto che si tratta di atti di indirizzo politico che non hanno prodotto alcun effetto, né
danno economico per la Regione Calabria, né vantaggio
ad alcuno».
Gerardo Dominijanni
Giuseppe Scopelliti
Cosenza. La richiesta della Procura dopo la frana del marzo 2011
«Da sequestrare l’area del Lidl»
COSENZA - Si ritorna a parlare della frana che il 2 marzo dello scorso
anno interessò il supermercato Lidl
di Zumpano, alle porte di Cosenza.
Da allora la struttura è chiusa. Ebbene, in questi giorni la Procura di
Cosenza, nella persona del pubblico
ministero Giuseppe
Casciaro, ha reiterato la richiesta di sequestro preventivo
delle aree ricadenti
nello stesso Lidl e in
parte della Multisala. La richiesta è stata formalizzata al
Tribunale del Riesame reale di Cosenza
a seguito del prece-
Inchiesta
verso
la chiusura
Sei indagati
dente rigetto da parte dell’ufficio
gip. La Procura evidentemente ritiene tuttora a rischio quell’area.
Subito dopo la decisione del Riesame, attesa per questi giorni, lo stesso pm Casciaro procederà con la
chiusura delle indagini che furono
aperte a seguito dello smottamento
che si abbattè sul Lidl, costringendolo alla chiusura. Sei le persone indagate.
Negli atti del pubblico ministero
ci sono anche le consulenze che il
professore universitario Gino Mirocle Crisci e l'ingegnere Maurizio
Ponte hanno da poco depositato in
procura. Gli fu chiesto di riferire
«sulla situazione morfo-strutturale
dei luoghi, con particolare riferi-
mento alle aree sulle quali insistono
le strutture commerciali già interessate dai movimenti franosi e alle
aree immediatamente adiacenti». E
non è escluso che la nuova richiesta
di sequestro di quelle aree sia stato
dettato proprio dalle conclusioni
cui sono giunti i due esperti.
La Procura ha acquisito anche la
denuncia del geologo Carlo Tansi,
che ha messo fortemente in dubbio
la stabilità dei costoni sovrastanti
l’area commerciale di Zumpano. Di
diverso avviso sono stati i proprietari della Multisala, i quali hanno investito di tasca propria per mettere
in sicurezza l’intera zona. La parola
al Riesame.
r. gr.
LA GIUNTAregionale chiede il riconoscimento di calamità naturale per le piogge
di novembre. Su proposta
dell'assessore all'Agricoltura Michele Trematerra è
stato deliberato di richiedere al ministero delle Politiche agricole la dichiarazione di carattere eccezionale
delle piogge alluvionali del
novembre scorso nelle provincie di Catanzaro e Reggio.
Sempre la Giunta regionale, che si è riunita ieri a
Palazzo Alemanni, sotto la
presidenza di Giuseppe
Scopelliti, con l'assistenza
del dirigente generale
Francesco Zoccali, ha deliberato di aggiornare, su
proposta dello stesso Governatore, la Rete regionale per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi e la
terapia delle malattie rare.
Su proposta dell'assessore alla Cultura Mario Caligiuri, invece, è stata approvata la proposta del Piano
regionale per l'attuazione
del diritto allo Studio per
l'anno 2012, che ora passa
all'esame della Commissione consiliare e, poi, del Consiglio regionale, ed è stato
anche approvato il riconoscimento di interesse locale, per come richiesto, delle
biblioteche “Gruppo Incontro” di Davoli, “Gullo” di
Spezzano Piccolo ed “Imes”
di Catanzaro.
Infine, recepito il Piano
stilato dal commissario
Elena Scalfaro per Reggio
Calabria, è stato finalmente
approvato, in via definitiva,
il Piano di dimensionamento scolastico regionale.
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Calabria 13
24 ore
Venerdì 17 febbraio 2012
24 ore
Venerdì 17 febbraio 2012
Nell’inchiesta sul parco eolico di Borgia. Da agosto si attende la decisione sull’interdizione
Nucleo Via, pm a caccia di prove
Due ex componenti dell’organismo regionale sono state sentite in Procura
di STEFANIA PAPALEO
CATANZARO - Eolico e Nucleo via, il sostituto procuratore Carlo Villani stringe i tempi. E, per portare al
traguardo l'inchiesta che
ruota intorno ai parchi da
realizzare o già realizzati
in Calabria, ieri mattina ha
interrogato una ex componente del Nucleo di valutazione di impatto ambientale della Regione Calabria,
Donatella Cristiano, per
tentare di delineare con
chiarezza il ruolo esercitato nel discusso contesto.
In particolare, la dirigente è stata incalzate da domande relative all'iter seguito dalla società “Borgia
wind srl” per costruire un
parco a cavallo tra i territori di Borgia, Girifalco, San
Floro, Squillace, Cortale e
Maida, nel catanzarese. Un
capitolo giudiziario, che
vede almeno trenta persone iscritte nel registro degli indagati, e che, lo scorso
mese di agosto, ha trascinato davanti al gip, Antonio Rizzuti, proprio gli otto
componenti dell'ex Nucleo
Via, a carico dei quali pende una richiesta di sospensione dai pubblici uffici formulata dal magistrato, che
li accusa di falso e abuso
Il sostituto procuratore Carlo Villani
d'ufficio, insieme a quattro
funzionari pubblici e al
presidente della conferenza dei servizi che, all'epoca,
si espresse sul progetto
“incriminato”.
Richiesta sulla quale il
giudice per le indagini preliminari, Antonio Rizzuti,
deve pronunciarsi dallo
scorso mese di agosto,
un'attesa, dunque, lunga
sei mesi, nel corso dei quali
la Procura non è rimasta a
guardare, ma è andata
avanti per tentare di trovare tutti i riscontri necessari
a trasformare i propri sospetti in veri e propri capi di
imputazione o, in caso contrario, ad archiviare il ca-
so. Ed è per questo che il
magistrato, sempre ieri, ha
sentito in qualità di “persona informata sui fatti”
un'altra funzionaria che
faceva parte del Nucleo
Via, Ida Cozza, il cui nome
non figura tra quelli degli
indagati.
Due “faccia a faccia”,
dunque, rispetto ai quali il
magistrato ha già stilato i
rispettivi verbali, da mettere a confronto con le risultanze investigative ad oggi
tratte anche dai carabinieri
della sezione di Pg che su
quella pratica hanno messo il naso da oltre un anno.
E, rispetto alla quale, nei
giorni scorsi, il magistrato
ha già sentito, sempre in
qualità di “persona informata sui fatti”, il dirigente
generale del Dipartimento
politiche
dell'Ambiente
della Regione Calabria,
Bruno Gualtieri, al cui vaglio, peraltro, è finita la
graduatoria finale stilata
dalla Commissione di valutazione, che era stata chiamata a scegliere gli esperti
che dovranno andare a
comporre il nuovo Nucleo
via (Valutazione impatto
ambientale).
Una deposizione che,
sembra, abbia portato molta acqua al mulino del ma-
gistrato, che lo aveva sentito, in particolar modo, proprio sull'iter del parco eolico di Borgia, ricavandone
spunti di interesse investigativo relativamente alla
posizione degli ex componenti del Nucleo via.
La cui posizione, dunque, si potrebbe aggravare
in relazione alle presunte
illegittimità - ancora da verificare - ipotizzate dal sostituto procuratore, Carlo
Villani, nel progetto portato avanti dalla società,
pronta a investire milioni e
milioni di euro per l'edificazione di ben «36 aerogeneratori eolici ricadenti nel
comune di Borgia, un elettrodotto interrato in media
tensione a 30 kV attraversante i comuni di Borgia,
Girifalco, San Floro, Cortale e Maida, una sottostazione
di
trasformazione
30/150kV (opera utente) da
ubicarsi nel comune di
Maida e da collegare in antenna con la sezione 150 kV
della limitrofa costruenda
stazione elettrica 380/150
kV di Terna S.p.A., nonché
strade di collegamento e
opere di ampliamento della
viabilità esistente, con un
numero di ditte catastali
coinvolte superiore a cinquanta».
Le indagini entrano nel vivo. Tassone: «Se ne discuta a Montecitorio»
Coro di solidarietà a Romeo
Dopo il barbaro attentato al cavallo del sindaco di Taurianova
di MICHELE ALBANESE
TAURIANOVA - La stalla distrutta dalla bomba è stata
ripulita. Il corpo di Nerone il
cavallo di proprietà del sindaco di Taurianova è stato
rimosso. I segni agghiaccianti di quanto accaduto
l'altra notte nel contesto istituzionale restano tutti intatti e non solo nei muri sventrati . Domenico Romeo è
tornato al suo lavoro in municipio annunciando per la
prossima settimana la convocazione di un consiglio comunale aperto. Non ha voluto aggiungere altro a quanto detto a caldo nell'immediatezza dei fatti. Sa che il
momento è estremamente
delicato e nonostante l'amarezza è comunque deciso ad
andare avanti. Ieri mattina
in municipio un via vai di cittadini venuti ad esprimergli
solidarietà. Gesti che fanno
piacere, che attutiscono, la
rabbia e l'inquietudine. C'è
da assorbire il colpo e soprattutto capire perché si è
arrivati a tanto in modo così
plateale. Lui quello che doveva dire l'ha detto ai Carabinieri della locale compagnia
che conducono le indagini.
Con loro è rimasto quasi sei
ore filate quella notte della
bomba. Ovviamente il colloquio resta riservatissimo e
le indagini continuano a ritmo serrato e puntano dritte
sul ruolo pubblico di Romeo.
Quest'ultimo grave atto intimidatorio viene in qualche
modo legato anche agli altri
subiti quasi tre anni fa durante il suo primo mandato
di primo cittadino di una città emblematica come Taurianova. Allora prima che la
maggioranza dei consiglieri si dimettesse e che arrivasse la commissione di accesso e lo scioglimento per
mafia del comune, Romeo
ma anche altri amministratori furono bersaglio di altri
Il cavallo di Romeo dilaniato
intimidazioni. E le indagini
coordinate dal Procuratore
Capo della Repubblica di
Palmi Giuseppe Creazzo cercano di capire se può esserci
un filo conduttore che potrebbe legare i fatti vecchi
con quelli nuovi. Si scava
dunque nei meandri di una
città difficile spesso ferita da
fatti tragici e difficili. Chi ha
messo la bomba uccidendo il
cavallo voleva alzare il tiro,
mandare un messaggio più
chiaro e forse più sinistro.
Ma chi? E soprattutto per
quale ragione? A questa domande cercano di rispondere i Carabinieri guidati dal
capitano Giulio Modesti. Si
sa che i militari dell'Arma
nella giornata di ieri hanno
sentito alcune persone, hanno avviato verifiche. Hanno
insomma, raccolto elementi
che adesso dovranno essere
“letti” con la lente di ingrandimento per individuare
una possibile pista. Il contesto non è facile, tutt'altro! E
mentre l'attività investigativa di allarga con la speranza
di arrivare a qualche risultato utile si registrano prese
di posizione decise come
quella del vice segretario nazionale dell'Udc Mario Tassone per il quale ha chiesto: «
al ministro dell'Interno di riferire in aula per fare un
quadro della situazione calabrese, che e' arrivata ormai a un punto di non sostenibilità». Tassone che è anche componente della Commissione parlamentare Antimafia dice di aver «richiamato l'attenzione di tutti su
questa scia intimidatoria
che vede oggetto di aggressione, e soprattutto di attentati, molti amministratori
calabresi, tra cui il presidente del Consiglio regionale,
alcuni consiglieri provinciali e il prefetto di Reggio
Calabria. E su tutti questi
episodi non vi e' stato alcun
responsabile assicurato alla
giustizia». «Chi andrà più a
fare l'amministratore in Calabria? Chi si assumerà la responsabilità - si chiede Tassone - di guidare una realtà
locale nel nostro territorio?
Credo - ha aggiunto - sia necessaria una riflessione attenta nell'aula di Montecitorio, per predisporre le misu-
re adeguate a contrastare
quei fenomeni criminali che
pervadono le strutture della
nostra regione. Bisogna restituire un minimo di agibilità democratica all'interno
della Calabria». «Serve
un'attenzione particolare
del Governo sull'emergenza
rappresentata dagli amministratori comunali intimiditi quotidianamente» gli fa
eco il capogruppo dell'Udc al
consiglio regionale Alfonso
Dattolo. «Al sindaco di Taurianova, Domenico Romeo,
esprimo la solidarietà del
gruppo regionale che rappresento per l'ignominioso
atto intimidatorio subito.
Ma è auspicabile, aldilà della
solidarietà che pure è importante - e lo dice un ex sindaco come me che questi
eventi li ha patiti più d'una
volta e sa bene cosa si provi
in questi frangenti - che sia
fatta piena luce sull'accaduto e che i colpevoli siano presto assicurati alla giustizia».
LEGGE 44
Fondo nazionale
per le politiche sociali
Roma stoppa la Calabria
di FRANCESCO CIAMPA
CATANZARO - Il federalismo fiscale è anche questo: il Fondo nazionale
per le politiche sociali è ridotto al lumicino e i trasferimenti alle Regioni
sono azzerati. Ma il Consiglio regionale, con legge 44 del 2011, ha previsto interventi per la non
autosufficienza basandosi principalmente proprio su quel fondo. Da qui
l'intervento del Consiglio
dei ministri, che il 14 febbraio ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la legge regionale
44 (anche) nella parte in
cui mette sulla carta forme di sostegno sociale,
ma senza la necessaria
copertura finanziaria.
La questione non è ricondotta soltanto a un
fatto di soldi. In ballo ci
sarebbe anche il principio
dell'uguaglianza rispetto ad un tema - quello dell'aiuto a persone incapaci
di provvedere a se stesse disciplinato, secondo il
governo, in chiave discriminatoria, a svantaggio
di alcune categorie di
stranieri e senza guardare alle persone in quanto
tali.
Più in dettaglio, il ricorso punta anche a contrastare l'articolo 2, comma 3 della legge 44 che
estende gli interventi sociali ai cittadini europei e
agli extracomunitari, ma
soltanto se questi ultimi
hanno regolare carta di
soggiorno e risiedono in
Calabria. Secondo il governo questa disposizione «introduce un elemento di distinzione arbitrario, non essendovi alcuna
ragionevole correlabilità
(relazione, ndr) tra la condizione positiva di ammissibilità al beneficio
(quale il “permesso di
soggiorno Ce”) e gli altri
requisiti (situazioni di bisogno e di disagio riferibili direttamente alla persona in quanto tale)». E
ancora: il governo ammonisce la Calabria dicendo
che per queste forme di
sostegno le distinzioni
basate sul soggiorno fini-
scono per escludere «proprio coloro che risultano i
più esposti alle condizioni di bisogno».
Le disparità, secondo il
governo, si creerebbero
anche tra extracomunitari. La legge 44 estende i
benefici ai cittadini stranieri in possesso di carta
di soggiorno, ma questa
carta dal 2007 è sostituita
dal cosiddetto “permesso
di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo”, che però è subordinato al possesso per cinque
anni di un permesso di
soggiorno in corso di validità. Di conseguenza ci
sarebbe «una ingiustificata discriminazione nell'ambito dei cittadini
extracomunitari» a scapito di chi è sprovvisto di
permesso di soggiorno
protratto per cinque anni. Di più: la disposizione
«non è in linea» con la legge dello Stato che proprio
per le prestazioni di assistenza sociale «equipara
gli stranieri titolari di
permesso di soggiorno di
durata annuale ai cittadini italiani».
La legge 44 del 2011
considera non autosufficienti gli anziani, i disabili e tutti coloro che, in via
permanente o temporanea, non sono in grado di
curarsi da soli e di “mantenere una normale vita
di relazione senza l'aiuto
di determinate persone”.
L'articolo 11 stabilisce
che la principale fonte di
finanziamento è il Fondo
nazionale per le politiche
sociali istituito con la legge 328 del 2000. Ma a questo proposito il Consiglio
dei ministri rileva che
«nell'ambito del complesso procedimento di attuazione del federalismo fiscale» ci sono stati «consistenti riduzioni per gli
anni 2012 e 2013 alle risorse statali afferenti al
Fondo, rendendo di conseguenza indisponibili
eventuali trasferimenti
alle Regioni a statuto ordinario». Dunque «tale
circostanza rende gli interventi disposti dalla
legge in esame privi di copertura finanziaria».
Il prefetto Varratta ha incontrato la polizia e il procuratore di Reggio Calabria
Vertice in Prefettura per l’emergenza
REGGIO CALABRIA. Il prefetto di
Reggio Calabria, Luigi Varratta, ha
presieduto stamane una riunione di
coordinamento delle forze di polizia alla quale hanno preso parte i responsabili provinciali ed il Procuratore della
Repubblica di Reggio Calabria.
Nel corso della riunione sono stati
esaminati i recenti episodi di natura intimidatoria compiuti ai danni dei Sindaci di Siderno e di Taurianova sui quali sono state avviate le indagine. Nei
confronti dei due amministratori locali sono state inoltre confermate le misure di vigilanza già in atto.
In prosieguo, con la presenza del Sindaco di Rosarno, si è condotta un’aggiornata ricognizione sulla situazione
della sicurezza pubblica, con particola-
re riferimento all’incremento di rapine Comando Generale e del Comando Leai danni di esercizi commerciali e far- gione Calabria dell’Arma. Si è anche
macie registratosi negli ultimi mesi concordato che l’Amministrazione comunale ponga in essere
nonchè alla presenza di
una serie di urgenti interimmigrati extracomuniventi di bonifica nel centari irregolari nel territotro storico dell’abitato alrio comunale.
lo scopo di evitare che, no«Al riguardo – è scritto
nostante il netto miglioin una nota – si è disposta
ramento della situazione
un’ulteriore intensificadovuto al trasferimento
zione dei servizi di prevendi decine di cittadini
zione generale e di controlextracomunitari presso
lo proseguendo ed implela tendopoli attivata in
mentando l'affiancamen- Il prefetto Varratta
territorio di San Ferdito ai reparti territoriali dei
carabinieri, che risultano essere co- nando, permangano o si ricostituiscamunque a pieno organico, di contin- no aggregazioni spontanee di straniegenti di rinforzo già impiegati ri in fabbricati oggetto di ordinanza
nell’area rosarnese su disposizione del sindacale di sgombero».
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14 Calabria
Catanzaro. Analogo provvedimento era stato emesso a novembre per i due fratelli
Why not
Sigilli ai beni di Puccio
Il reato non è
prescritto
Si ricorre per
Chiaravalloti
Sequestrate aziende, case e auto per circa 18 milioni di euro
di TERESA ALOI
CATANZARO - Un primo
colpo al tesoro dei fratelli
Giovanni e Antonio Puccio,
rispettivamente di 63 e 54
anni, imprenditori di Botricello, ritenuti legati alla
cosca Maesano di Isola Capo Rizzuto, era stato inferto lo scorso 4 novembre
quando i carabinieri e la
Guardia di Finanza avevano sequestrato beni per un
valore di 4 milioni nell'ambito dell'operazione “Corto
circuito”.
Ieri, su disposizione del
giudice per le indagini preliminari del Tribunale di
Catanzaro, Emma Sonni,
che ha accolto una richiesta del pubblico ministero
Salvatore Curcio, militari
del Nucleo di Polizia tributaria del capoluogo regionale hanno sequestrato beni per 18 milioni di euro riconducibili a Giovanni
Puccio, indicato come elemento legato al clan della
'ndrangheta guidato dalla
famiglia Maesano, operante nel Crotonese, condannato in primo grado nell'ambito del processo per
l'operazione “Puma” (l'uomo, a fronte di una richiesta di condanna a 14 anni di
reclusione
reclusione
avanzata dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni, è
stato condannato per associazione mafiosa a tre anni
e due mesi grazie anche alla concessione di attenuanti generiche).
Sigilli a immobili, autoveicoli, mezzi meccanici e
patrimoni aziendali di tre
ditte - Serit srl, la Cesit srl e
la IIe srl - operanti fra Botricello, comune in provincia
di Catanzaro, Catanzaro
Lido, ma anche a Mantova,
operanti prevalentemente
nel settore dell'impiantistica elettrica, in alcuni casi
anche per conto di enti pubblici, ovvero negli appalti.
Le indagini portate avanti dalle Fiamme Gialle traggono origine da una sere di
verifiche fiscali eseguite ai
sensi della normativa antimafia in particolare dell'articolo 25 della legge
“Rognoni -La Torre” nei
confronti di persone fisiche gravate già da specifici
precedenti penali e delle società a queste ultime riconducibili. E così, secondo le
risultanze investigative
nonché gli approfonditi e
complessi
accertamenti
patrimoniali e finanziari,
hanno permesso di comprovare che era stato messo su un sistema che gli investigatori definiscono artificioso sistema per aggirare la normativa, consistente nell’intestare fittiziamente a terze persone la
titolarità delle società gestite nonché nel reinvstire
nelle stesse ingenti somme
di denaro, proventi di attività criminose.
Perché il sistema era
sempre lo stesso così come
lo stesso era l’obiettivo finale: ottenere la certificazione antimafia e conseguentemente la possibilità di
concorrere a gare di appalto indette dalla pubblica
amministrazione grazie a
passaggi e intestazioni fatte ad hoc.
Nel provvedimento di sequestro sono finiti capannoni industriali, depositi,
uffici, terreni, attrezzature, impianti, numerose autoveicoli tra cui anche autovetture di grossa cilindrata, conti correnti bancari aziendali per un valore
complessivo di 18 milioni
di euro.
Catanzaro. In fiamme la porta di una compravendita d’oro
Minacciano la commessa
rapina da 2.000 euro
CATANZARO - Hanno
minacciato di dar fuoco al
locale se lei, una giovane
commessa, non avesse
aperto quella porta.
E così hanno fatto fino a
quando l’ingresso non si
spalancato. E’ di 2000 euro il bottino tra oro e contanti portato via da due
persone cn il volto coperto
da un passamontagna da
un negozio di compravendita di oro in via panella, proprioa ridosso
Giovanni Puccio
dell’ingresso della tangeziale. Con ogni probabilità i due avevano parcheggiato
l’auto
proprio
sull’arteria in maniera tale d guadagnarsi la fuga
senza correre nel traffico
cittadino. Sul posto immediato l’intervento degli agenti della Squadra
Mobile e della Volante che
hnno avviato le indagini
per risalire all’identità
dei malfattori.
t. a.
Giuseppe Chiaravalloti
di PAOLO OROFINO
CATANZARO - Ricorso
contro la prescrizione per
l'ex governatore Giuseppe
Chiaravalloti. La procura
generale di Catanzaro, dopo aver letto le motivazioni
della sentenza d'Appello del
processo Why Not, stanno
predisponendo il ricorso in
Cassazione per ottenere la
condanna di Chiaravalloti,
assolto dall'accusa di abuso
d'ufficio per intervenuta
prescrizione del reato contestato. In primo grado l'ex
presidente della giunta regionale era stato stato assolto dal gup, per insufficienza di prove.
I giudici d'Appello, a cui
si erano rivolti i magistrati
requirenti, Eugenio Facciolla e Massimo Lia, hanno
riformato il suddetto verdetto assolutorio, assolvendo Chiaravalloti per prescrizione, riconoscendo,
quindi, la colpevolezza dell'imputato, non punibile,
però, per il troppo tempo
trascorso dalla condotta delittuosa attribuitagli. La
procura generale, invece, è
convinta che la prescrizione sancita sarebbe stato un
errore di valutazione da
parte della Corte d'Appello,
che ha fissato nel 2003 l'anno del reato ipotizzato, vale
a dire l'anno dell'approvazione della delibera regionale che avrebbe favorito il
consorzio Brutium e l'imprenditore Antonio Saladino al centro dell'inchiesta
Why Not.
Secondo i sostituti pg Lia
e Facciolla, la delibera incriminata avrebbe prodotto
effetti negli anni successivi
al 2003 e conseguentemente slitterebbe il termine della prescrizione riconosciuta, tanto da arrivare alla
condanna dell'ex governatore. La procura generale
sta anche valutando la possibilità di proporre ricorso
sull'assoluzione
dell'imprenditore vibonese Pietro
Macrì, condannato a nove
mesi al termine del rito abbreviato e scagionato dalle
accuse in Appello. Si ricorda, che i giudici di secondo
grado, rispetto alla prima
sentenza emessa dal gup,
su altre posizioni, comprese quelle di Saladino ed
Agazio Loiero, hanno modificato la prima decisione,
accogliendo quasi in toto le
richieste di condanna dei
pm.
In particolare è stato ritenuta valida la contestazione del reato associativo, disconosciuta dal primo giudice, il che ha fatto lievitare
le pene per i principali indiziati.
L'ex governatore Loiero,
invece, assolto dal gup, è
stato condannato dalla Corte d'Appello ad un anno, per
abuso d'ufficio.
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
Calabria 15
24 ore
Venerdì 17 febbraio 2012
SPECIALE
Venerdì 17 febbraio 2012
Adesioni all’iniziativa del Quotidiano
Tre L’8 marzo per tre donne speciali
foto
e una
mimosa
CONTINUANO ad arrivare adesioni
all’iniziativa lanciata dal direttore del
Quotidiano Matteo Cosenza di dedicare la giornata dell’8 marzo a tre donne
speciali, le calabresi Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo.
La storia delle tre “madri coraggio”
che hanno pagato un prezzo altissimo
per affermare l’indipendenza e il distacco dal loro mondo di ’ndrangheta
non può non colpire e invitare alla riflessione.
Tanti gli interventi che anche ieri
sono giunti in redazione.
Tutti quelli pubblicati fino ad oggi
sono online sul sito del Quotidiano,
www.ilquotidianodellacalabria.it
Giuseppina Pesce
Maria Concetta Cacciola Lea Garofalo
Irene, la sposa ragazza
offerta a Crimine per il potere
di DOMENICO TALIA
UNA calda domenica mattina in
pieno agosto. Con le persiane quasi chiuse a schermare la luce del
sole si può dormire fino a tardi.
Sto cercando di farlo. A metà mattina il suono delle campane rompe
il silenzio e l'atmosfera placida.
Mi rifiuto di aprire gli occhi, li tengo serrati come ante che non devono far arrivare la luce al cervello
assopito. Mi chiedo che urgenza
c'era di dire messa così presto.
Sento rumori che arrivano dalla
cucina. Sarà mia madre. Dal letto,
ad alta voce, le chiedo: “Perché
suonano così a lungo? Cosa celebrano oggi? Il dio sole?”
Mi risponde che c'è un matrimonio. “Le campane lo annunciano
mezz'ora prima dell'arrivo in
chiesa della sposa.”
Ho capito: non si può dormire.
Mi alzo diretto in cucina a bere un
bicchiere di acqua fresca. Chiedo
dettagli a mia madre: “Ma chi ha
tanta voglia di sposarsi in un rovente mattino d'agosto?”
Il tono della risposta è perentorio, quasi fuori luogo: “Stamattina si sposa una ragazza della tua
età. Anzi una ragazza che tu conosci bene. Eravate a scuola nella
stessa classe.”
Non sono ancora del tutto sveglio, ma quelle parole mi scuotono
e mi rendono curioso: “Chi è? Come si chiama?”
La sto distraendo mentre armeggia con le uova, le servono per
preparare le cotolette. Uno comincia a rotolare sul tavolo della cucina, quasi le cade a terra. Mentre
mi risponde, riesce a fermarlo prima che finisca sul pavimento.
“Ma come? Non sai che si sposa
Irene? È stata a scuola con te fino
alla terza media.”
Caspita! Irene andava in sposa
in quella calda mattina agostana.
Era tanto tempo che non la incontravo. Da quando avevamo finito
la scuola media e lei si era fidanzata, non c'eravamo più visti e adesso ero stato svegliato dal suono
delle campane del suo matrimonio.
Irene a scuola era la prima della
classe. Non solo studiava tanto,
era anche molto intelligente. Era
stata obbligata al fidanzamento a
quattordici anni compiuti. Suo
padre le aveva trovato un fidanzato di rispetto e appena preso il diploma di scuola media, l'aveva
promessa in sposa a un uomo molto più grande di lei. Lui andava
verso i trent'anni e noi ragazzini
di quattordici lo avevamo notato
passare spesso davanti alla nostra scuola negli ultimi mesi prima degli esami. Lo vedevamo arrivare in macchina e fermarsi per
un po', ma non capivamo cosa ci
facesse da quelle parti.
Lo capimmo alla fine dell'estate,
quando Irene mandò a tutti gli
amici un breve sms: “Mi sono fidanzata. Ciao.” Pensavamo a uno
scherzo o a una cotta per uno di
noi.
Una nostra amica, sua vicina di
casa, ci chiarì la situazione: suo
padre era un uomo di “fibbia” e
aveva deciso che Irene non avrebbe fatto il liceo come le sue compagne di scuola. Si fidanzava con un
altro uomo d'onore e il matrimonio tra lei e quell'uomo avrebbe
rafforzato il potere di entrambi in
tutta la zona. Il padre l'aveva “offerta” per aumentare il suo potere
nel Crimine. Merce umana con alto valore di scambio per i suoi affari. Si trattava di onore, serviva a
rendere più forte la famiglia.
La nostra amica ci aveva raccontato dei pianti di Irene, della
sua disperazione per non poter
proseguire gli studi, per non poter più frequentare i suoi coetanei. Ma il padre non volle ascoltare. Quel matrimonio era molto importante.
Quando sua moglie cercò di
parlargli per farlo ragionare, si
mise a gridare: “Tu e tua figlia siete due stupide, non capite che io lo
faccio per il suo e per il nostro bene. Dopo questo matrimonio, lei
avrà tutto quello che desidera. A
noi tutti porteranno rispetto.”
Irene non ci spedì più nessun
sms. Forse il padre le aveva tolto il
cellulare. Ogni sera lo andava a
trovare il fidanzato che con lei
scambiava qualche parola e passava la maggior parte del tempo
con suo padre. Discutevano dei loro affari. Spesso Irene dopo un po'
chiedeva permesso e andava a
dormire. Quando usciva era sempre con sua madre e a volte insieme a loro due c'era anche il fidanzato.
Quell'autunno noi iniziammo il
liceo, trovammo nuovi compagni
di scuola e nuovi amici. Così ci
scordammo di Irene. Le nostre
strade si separarono e non seppi
quasi più nulla di lei.
Mia madre era di spalle, stava
pelando le patate e mi raccontava:
“Il fidanzato avrebbe voluto sposarla subito, ma lei aveva preferito aspettare, forse sperava che
qualcosa potesse accadere. Adesso lei ha compiuto diciotto anni e
si sposano.”
Mentre finiva il suo lavoro, mia
madre proseguì il racconto con altri dettagli, ma io non stavo più ad
ascoltarla. Pensavo: “Era ancora
una ragazza Irene, ma adesso doveva diventare donna per vivere
vicino ad un uomo d'onore già
trentenne.”
“Le sue amiche si sarebbero diplomate, sarebbero andate all'università, molte stavano vivendo
amori leggeri da adolescenti. La
sua storia era diversa. La sua vita
era cambiata per sempre.”
Mangiai un po' di frutta, mi alzai e andai in bagno a lavarmi. Con
calma mi preparai per andare a
mare. Uscii e mi accorsi che tutte
le strade intorno alla chiesa erano
occupate da auto parcheggiate in
ogni dove. Erano sicuramente degli invitati.
Camminando verso la spiaggia,
passai davanti al bar. Gli amici
che erano dentro mi chiamarono
per bere un caffè insieme. Entrai e
rimasi con loro qualche minuto
dopo il caffè. Giusto il tempo per
vedere gli sposi uscire sul sagrato
della chiesa.
Lui aveva la stessa faccia che
avevo visto davanti a scuola. Irene
era cresciuta. Era bella e solare.
L'abito da sposa la faceva sembrare più matura, ma il suo volto era
quello di una ragazza, una sposa
ragazza. Sorrideva e si riparava il
volto dal riso che qualche invitato
le lanciava addosso. Insieme al
sorriso mi sembrava di vedere sul
suo viso un alone di tristezza. Ma
forse era solo la mia impressione;
un mio preconcetto.
Gli sposi si misero in macchina
e la lunghissima teoria delle auto
degli invitati partì al seguito con
un fracasso di clacson e grida.
Non rimasi lì ad attendere che fossero partite tutte. Salutai gli amici e uscii dal bar diretto verso il
mare. Il caldo sarebbe stato più
sopportabile stando in acqua.
Tornai a casa nel pomeriggio,
quando la siesta era finita e la città
riprendeva a muoversi nuovamente. Stavano rientrando i primi invitati dal pranzo delle nozze.
Avevano facce arrossate e sudate.
I maschi, sotto gilè sbottonati,
mostravano pance gonfie oltre il
solito e le donne avevano pettinature cotonate che ormai avevano
perso la foggia originale. Qualcuno si era fermato al bar e raccontava di più di 1500 invitati: “Una sala non era bastata. Ci siamo divisi
nei due saloni del villaggio vacanze. C'era gente da tutta la provincia; dallo Ionio e dal Tirreno.
Qualche invitato era venuto anche dalla Sicilia.”
Erano brevi resoconti da bar,
ma non serviva collegarsi al casellario giudiziale per capire la somma dei precedenti penali e civili
riuniti quel giorno nelle due sale
del ristorante. I più giovani, abito
blu o nero antracite, accoppiavano collane d'oro con crocefisso ad
anelli con teste di leone o brillantini non proprio minuscoli. Quelli
incravattati non potevano mostrare le collane e così gli anelli al
mignolo si associavano a cravatte
scure con il nodo allentato sul pomo di Adamo.
I racconti nel bar non sorpresero nessuno, servivano solo a farci
passare il tempo. Il discorso finì
sulla generosità dei compari che
facevano a gara a chi era più di
mano larga degli altri: “Chissà
E’ arrivato
il momento
di chiedersi…
segue dalla prima pagina
Un carabiniere in un un blitz
che regali di valore e quante sorprese hanno ricevuto gli sposi!”
Le sorprese e i doni per gli sposi
furono tanti, ma la sorpresa più
grossa agli sposi la fecero i carabinieri. Appena Irene e suo marito
tagliarono la torta e gli invitati
erano impegnati a brindare, qualcuno portò la notizia avvicinandosi all'orecchio del padre della sposa: “Fuori è pieno di carabinieri”.
Lui sputò nel tovagliolo che teneva tra pancia e tavolo, ma fece finta di niente. Chiese di non far girare la notizia per non disturbare la
festa. Disse: “Tanto gli sbirri stanno controllando tutte le uscite.
Inutile fare cazzate.”
A festa finita, quando gli invitati salutarono gli sposi e lasciarono
le buste e i regali, uscendo dal ristorante, trovarono i carabinieri
ad attenderli.
I militari invitarono tutti i maschi a fermarsi all'uscita del villaggio per essere identificati. Le
donne potevano andare. Ma quelle non andarono da nessuna parte
perché a guidare erano gli uomini. Alla fine gli unici a non tornare
a casa furono due latitanti che
“per caso” si trovarono a passare
da quel ristorante e, per loro sfortuna, furono portati in carcere,
seppure a pancia piena.
Quando Irene seppe di quell'inaspettato finale della cerimonia
delle sue nozze, non fu contenta.
Sua madre si preoccupò di minimizzare la cosa e di rasserenare i
suoi pensieri. Il marito la tranquillizzò: “Quelli a noi non potranno farci mai nulla.”
Lei, sposa ragazza intelligente,
ebbe la sensazione che quello era
solo l'inizio delle sue inquietudini.
Un segnale di riflessione e di stimolo
a unirsi nel risveglio delle coscienze
«TANTE possono essere le scelte nella vita. Ma quella che ha visto protagoniste
Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo e
Giuseppina Pesce, che hanno contrastato
la 'ndrangheta sullo stesso terreno dove
sono nate e cresciute, connota davvero il
sapore forte di quel cambiamento che
sempre più passa dalle donne».
E' quanto afferma la presidente della
Commissione regionale Pari Opportunità, Giovanna Cusumano che aggiunge:
«Aderisco con assoluta convinzione all'iniziativa del direttore del “Quotidiano”,
Matteo Cosenza di dedicare il prossimo 8
marzo a queste tre donne vittime di inimmaginabili tragedie e divenute immagine emblematica di come la legalità, soprattutto nella nostra terra, abbia bisogno di atti dirompenti per lasciare traccia
di sé.
Tagliare il cordone ombelicale con quel
sistema di valori e comportamenti, fino a
quel momento vissuto per discendenza
naturale, non è cosa da poco, tenendo conto del rovescio della medaglia e dell'alto
prezzo, come dimostra la storia di queste
donne, da pagare».
«Dunque, nello spirito di questa Commissione che vuole lasciare traccia concreta del suo agire - conclude Giovanna
Cusumano- credo che l'iniziativa sia un
segnale di riflessione e di stimolo per tutti noi perché quanto più si riesce ad alzare
il velo dell'omertà tanto più si riesce a risvegliare le coscienze, unendo forze e sinergie in quel sistema di rete e di partecipazione dal quale nessuno di noi può dirsi
esente.
farla finita. Ha deciso di uccidersi per spegnere le sofferenze di
una vita che andrebbe raccontata. Non aveva bisogno, Maria
Concetta, di spegnere i suoi sogni. Perché quelli erano spenti
già da tempo.
Anche la morte di Lea Garofalo è legata all'acido. Cinquanta
litri in un bidone bianco, procurato dai cinesi di via Paolo Sarpi,
a Milano. L'hanno sciolta tessuto dopo tessuto. Lea sognava ancora, nonostante tutto.
Maria Concetta Cacciola e Lea
Garofalo conoscevano la 'ndrangheta meglio di molti magistrati e di ogni saggista. Avevano annusato gli odori di certi ambienti, ascoltato i silenzi di alcune
stanze. Erano figlie di un mondo
senza alternative. Eppure avevano deciso, forse incoscientemente, di regalarsi un futuro diverso. Ci hanno provato. Come ci
sta provando Giuseppina Pesce,
altra donna coraggio di questa
Calabria vinta dai clan.
Non siamo stati in grado di
ascoltare il loro grido d'aiuto,
presi dall'ansia della corsa che
ingabbia i nostri giorni. Non siamo stati capaci di capire che potevano bastare dieci Maria Concetta, dieci Lea, a far saltare il
banco.
Che esempio abbiamo dato,
con le loro morti, alle centinaia
di ragazze appartenenti a famiglie di 'ndrangheta? Un esempio
di sconfitta, di una Calabria atarassica che tace e chiude gli occhi.
«In Calabria non si pente nessuno se no gli fanno fare la fine di
Lea Garofalo, che voi calabresi
avetegià dimenticato»:è lafrase
che ascolto più spesso, in giro
per l'Italia, presentando il mio libro. E mi piacerebbe rispondere
che non è così. Mi piacerebbe
pensare alla mia terra in modo
diverso, ricordare la Calabria
che sa ancora indignarsi, la Calabria del 25 settembre 2010.
Oggi, pensando alle mimose,
al loro profumo, all'8 marzo inteso dal Quotidiano, mi sono sentito un calabrese fiero. Non tutto è
perduto, se ci crediamo. Le morti
di Lea e Maria Concetta non possiamo vanificarle, sotterrandole con l'egoismo del tempo. Forse
è giunto il momento di chiederci
da che parte stiamo.
Biagio Simonetta
Il loro gesto un simbolo
di rinnovamento
della nostra regione
di ENZO SERRA*
IL circolo “Carlo Pisacane l'Italia che vorrei” aderisce e plaude all'iniziativa del
Quotidiano della Calabria che vuole dedicare la festa della donna alle tre collaboratrici di giustizia Giuseppina Pesce, Maria
Concetta Cacciola e Lea Garofalo.
Il loro gesto diventi un simbolo di rinnovamento della nostra regione che rifiuta
l'illegalità e la criminalità organizzata ed
il gesto di queste madri che hanno gettato
il cuore oltre l'ostacolo, sacrificando la loro vita nel caso delle prime due, deve essere un simbolo di coraggio e libertà.
* segretario
del Circolo “Carlo Pisacane”
l'Italia che vorrei
IDV Cosenza
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
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Venerdì 17 febbraio 2012
REDAZIONE: via Cavour, 30 - 89100 Reggio Calabria - Tel. 0965.818768 - Fax 0965.817687 E-mail: [email protected]
Fra l’associazione “Riferimenti” e l’assessore provinciale Lamberti si è aperto un solco
Antimafia, volano gli stracci
Adriana Musella: «Si spara nel mucchio per delegittimare la nostra azione»
di DOMENICO GRILLONE
Tirrenica
“DENUNCIO una precisa strategia che intende delegittimare in
questa provincia l’impegno antimafia nelle sue varie componenti, e
quindi magistratura ed associazionismo antimafia”. Esordisce così il presidente dell’associazione
Riferimenti, Adriana Musella, nel
corso della conferenza stampa
svoltasi ieri nei locali della stessa
associazione.
E lo fa in risposta ad alcune recenti affermazioni dell’assessore
provinciale alla cultura ed alla legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, nei riguardi del settore
dell’associazionismo antimafia ritenute dal presidente di Riferimenti altamente lesive, in particolare nel passaggio in cui l’assessore afferma, tra le altre cose, “c’è chi
con contributi pubblici pensa di
lottare il crimine organizzato facendo la settimana bianca dell’antindrangheta, per di più non in terra Calabra, magari a Gambarie, dove potrebbe avere un certo senso,
ma in Trentino o altrove”. Cioè le
stesse vacanze sulla neve, ma con
obiettivi di studio, formazione e soprattutto senza percepire alcun finanziamento pubblico, organizzate unicamente, anche se l’assessore non menziona mai esplicitamente il nome, dall’associazione
presieduta dalla stessa Musella.
Considerazioni, quelle dell’assessore provinciale alla Legalità, che
fanno il paio con quelle di alcune
settimane addietro rispetto a “quel
proliferare di un certo
professionismo dell’antimafia che sperpera risorse pubbliche”, ma
anche su presunte “passerelle di magistrati a
convegni riempiti a forza con giovani trattati
come truppe cammellate da portare di qua e di
là”, riferendosi chiaramente al
convegno sull’area grigia organizzato di recente dal Museo della
ndrangheta.
A portare la propria solidarietà
ad Adriana Musella i rappresentanti rispettivamente del questore
Carmelo Casabona e del comandante provinciale dei Carabinieri
Pasquale Angelosanto. Solidarietà, attraverso una missiva, anche
da parte del sostituto procuratore
della Dda Giuseppe Lombardo “Si
Scilla, riaperta
la Statale 18
SCILLA - La statale 18 è stata
riaperta al traffico dopo la frana provocata dal maltempo.
a pag. 29
Gracanica
“Bellu lavuru 2”
fuori Maviglia
Un momento della conferenza stampa presso la sede di “Riferimenti”
attacca ora questa, ora quella associazione – continua Musella - ma
tutto questo non possiamo permetterlo, ognuno di noi ha la propria
storia ed io ho assunto un impegno
antimafia a seguito di una tragedia che ha colpito la mia famiglia
(la morte dell’ingegnere Musella, padre di
Adriana, fatto saltare in
aria dalla ndrangheta
nel 1982, ndr) e non permetto a nessuno di infangare l’operato di
un’associazione che lavora volontariamente
ed in maniera gratuita”. “Chi ha attaccato Riferimenti –
prosegue Musella – non l’ha fatto
con soggetto, predicato e complemento, ma sparando nel mucchio
per denigrare soltanto un’azione
del presidente, senza il coraggio di
assumersi le responsabilità rispetto a quello che dice. Abbiamo chiesto a Lamberti di fare i nomi riguardo le sue affermazioni infamanti ma lui continua solo ad alludere. Mi è stato chiesto dall’associazione di querelarlo, cosa che fa-
Corsi in Trentino
al centro
della polemica
rò appena finirà questa conferenza stampa”.
Il presidente di Riferimenti entra poi nel dettaglio della questione e spiega che la settimana bianca
è stato organizzata dall’ente Turismo di Folgaria e Lavarone, “noi
non siamo in grado di organizzare
settimane bianche ma solo promozione e sensibilizzazione tra gli
studenti”. Lo stesso ente, spiega
Musella, ha messo a disposizione
delle scuole italiane una settimana
promozionale sulla neve ad un
prezzo assolutamente invitante,
275 euro, compreso lo sky pass, in
mezza pensione a tre stelle. Ovviamente a carico delle famiglie degli
studenti.
“Perché siamo stati interpellati?
Semplice, per partecipare a degli
incontri pomeridiani e serate alla
presenza di testimoni ed addetti al
settore, esperti della nostra associazione, magistrati. Ecco perché è
stata chiamata settimana dell’antimafia”. Una delega alla Legalità
che per Adriana Musella, “stride
con chi infanga l’antimafia anziché sostenerla”.
LA RICHIESTA DI SPEZZANO
Fare attenzione sui fondi
da assegnare agli enti
PER Nino Spezzano, apprezzato musicista
e da poco aderente a Riferimenti, occorre il
coraggio di intervenire sul sistema. “Posso
essere d’accordo o meno sul fatto che Lamberti rimetta la delega. Ma se il sistema è
questo, se sia Lamberti l’assessore o un’altra persona non cambia assolutamente nulla”. Lui ci tiene a sottolineare che non ha intenzione di demonizzare nessuna associazione, ma pone l’accento su tante questioni:
dalle modalità di selezione ed accesso ai
bandi, passando alla gestione dei beni confiscati. “Occorre un meccanismo assolutamente trasparente ed è chiaro che chiederemo conto all’assessore Lamberti ed al
presidente Raffa di alcune, a nostro avviso,
incongruenze nell’assegnazione di fondi.
Perchè vedo associazioni, nate ieri, che
hanno preso 80mila euro, rispetto ad altre
che hanno fatto la storia dell’associazionismo in città, con riconoscimenti inequivocabili”.
L’ATTACCO
SUL tavolo campeggia un
trofeo. Si tratta del “Premio
alla Legalità”, assegnato nel
luglio scorso dallo stesso assessore Lamberti a Musella.
“Mi faceva l’amico, mi chiamava in televisione raccomandandomi di portare il
procuratore Grasso o altri
giudici – dice la presidente di
Riferimenti toccando una
sfera più personale - come si
può parlare d’amicizia e poi
calpestare i valori più vivi,
sparare nel mucchio e colpendo alle spalle con cose non
vere?”. Sono le ultime considerazioni della Musella in
conferenza. Che precedono
quelle del testimone di giustizia vibonese Nello Ruello
L’assessore Lamberti
che invita l’assessore Lamberti a rimettere la sua delega. Primaancora, ilracconto
del proprio percorso intra-
preso dopo aver subito diverse estorsioni e denunciato i
suoi aguzzini, ma anche di
un presente che lo vede sotto
scorta ed in una terra, Vibo
Valentia, che non ha mai abbandonato continuando a lavorare, sia pure con grossi
sacrifici. Da diversi anni collabora con Riferimenti, è il
responsabile
antiracket
dell’associazione, con un impegno assolutamente volontario e gratuito.
“La mia amicizia e i miei
buoni consigli hanno fatto si
che molte persone del vibonese denunciassero i propri
estorsori. Persone smarrite,
che non sanno a cui rivolgersi, cercano aiutoper muover-
si meglio ed uscire a testa alta
da questo tipo di situazione.
Io li aiuto a destreggiarsi tra
denunce e avvocati e cose così”. Ruello poi passa al suo
impegno con Riferimenti.
“L’associazione la ndrangheta la combatte davvero. Il
fatto di delegittimare la nostra ed altre associazioni mi
fa paura. Specie se a farlo è un
assessore provinciale alla Legalità. Ed allora chiedo al
presidente della Provincia di
togliere la delega a questa
persona. Perché non merita
di essere a quel posto. E lo dice uno che ha dovuto subire la
ndrangheta ed ogni giorno
rischia la vita”.
d.g.
a pag. 30
Locride
Tornano liberi
i fratelli Crinò
IL sindaco di Casignana e il fratello erano stati arrestati
nell’inchiesta “Black garden”.
«Raffa ritiri la delega a Lamberti»
Il testimone di giustizia vibonese Nello Ruello affonda il coltello nella piaga
BOVA MARINA - Torna libero
Geremia Maviglia. Era stato
arrestato in Bellu lavuru 2.
a pag. 31
Alfredo D’Attorre
a Reggio (Emilia?)
LE cronache ci informano che Alfredo D’Attorre,
il neo commissario del PD
calabrese “giovane ma
esperto, dallo stile impeccabilmente compassato
ed informale”, ha visitato
Reggio e, incontrando
consiglieri e dirigenti, ha
riscontrato “un partito
vivo, energico, forte e meno litigioso che altrove,
pronto a riprendere un
cammino importante”.
Quando Mommo De Maria gli ha ricordato che si
trovava a Reggio Calabria e non a Reggio Emilia, purtroppo i cronisti
erano già andati via.
Piana
Romeo raccoglie
tanta solidarietà
TAURIANOVA - Il sindaco Romeo, dopo l’intimidazione, ha
raccolto solidarietà bipartisan.
a pag. 35
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Reggio
Venerdì 17 febbraio 2012
Il tecnico comunale condannato dal gup Cotroneo nell’abbreviato di “Urbanistica”
Due anni e 4 mesi a Chirico
L’inchiesta sul giro di mazzette fu condotta dal pm Francesco Tripodi
di GIUSEPPE BALDESSARRO
E’ STATO condannato a due anni e
quattro mesi di reclusione Giuseppe Chirico. Il geometra dell’ufficio Urbanistica del comune di
Reggio Calabria, ieri mattina, è
stato giudicato colpevole dal Gup
Tommasina Cotroneo con il rito
abbreviato a cui l’imputato aveva
fatto ricorso ottenendo così lo
sconto di un terzo della pena. Per
lui il pm Francesco Tripodi, che ha
coordinato le indagini della Squadra mobile, aveva chiesto 3 anni e 2
mesi. Chirico è l’unico degli imputati (in tutto 11) ad avere fatto ricorso al rito alternativo.
Per gli altri è già in corso il processo ordinario, giunto a metà del-
la fase istruttoria.
Gli indagati, ovviamente con
ruoli e responsabilità diverse, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata ad intascare
mazzette. In sostanza avrebbero
preso soldi sottobanco per accelerare l’itere di alcune pratiche e per
falsificarne altre. Dai condoni edilizi alle autorizzazioni a costruire.
Un giro di tangenti di cui sarebbe
stato il perno l’architetto Giuseppe Melichini, il quale avrebbe avuto un ruolo importante «avvalendosi della propria posizione all’interno dell’ufficio Urbanistica,
quale funzionario responsabile
del settore edilizia privata dal 10
maggio 2001 all’1 settembre
2009». Un ruolo che gli consenti-
va di assicurare «l’esito favorevole
di un numero indeterminato di
progetti presentati in violazione
della normativa urbanistica, o assicurava un iter agevolato a quelli
presentati da tecnici e professionisti a lui collegati compiendo una
serie di abusi in atti d’ufficio» e
«omettendo di rilevare falsità operate nella presentazione dei progetti». In questa maniera secondo
i magistrati della Procura di Reggio Calabria «garantiva inoltre a
Giuseppe
Chirico,
Pasquale
D’Ascoli, Francesco Calì e ad altri
tecnici dell’ufficio, non identificati, ed ai professionisti ad essi di
volta in volta collegati, quale responsabile del settore e del procedimento, ogni adeguata copertu-
ra per il conseguimento
di vantaggi illeciti in danno dell’amministrazione
comunale».
Le accuse mosse a Chirico sono così sintetizzate: «seguiva, all’interno
dell’ufficio, in concorso L’arresto di Giuseppe Chirico
con altri soggetti non ancora identificati, i procedimenti nibilità di professionisti privati
per i quali aveva interessi diretti o sotto la cui copertura lo stesso
indiretti, giungendo grazie all’ap- svolgeva attività professionale ed
poggio di Melchini ad operare li- imprenditoriale di alcuni presunberamente ed illegalmente anche ti complici. Il Gip la prossima setdopo il suo trasferimento ad altro timana, probabilmente martedì,
ufficio». In questo senso «accede- sentirà nell’ambito dell’interrogava ai sistemi informatici di regi- torio di garanzia anche gli altri
strazione e scarico dei provvedi- coindagati dei tre. Cinque dei quamenti. Avvalendosi, allo scopo di li sono ristretti agli arresti domicirealizzare gli illeciti, della dispo- liari.
Entra nel vivo con la testimonianza del dirigente della polizia il processo Lo Giudice L’incontro in Prefettura
Riunione
per monitorare
i primi cittadini
Prima parte dedicata al giro di scommesse e all’usura ritenuti a rischio
Oliveri inizia a deporre
CON LA deposizione dell’ex dirigente della Questura di Reggio
Calabria, Franco Oliveri, è entrata nel vivo l’attività dibattimentale del procedimento celebrato con
rito ordinario contro il clan Lo
Giudice di Reggio Calabria. Prima dell’interrogatorio di Oliveri,
che in ogni caso si protrarrà per
diverse udienze, al cospetto del
Tribunale Collegiale è stato conferito a un perito l’incarico di trascrivere una vasta mole di intercettazioni telefoniche e ambientali.
La deposizione di Oliveri, sollecitata dal pubblico ministero Beatrice Ronchi, che da anni indaga
sul conto della cosca originaria di
Santa Caterina, si è concentrata
invece sulle attività preliminari
che hanno consentito poi di stringere il cerchio sugli interessi di
un clan che aveva rinunciato al
proprio territorio di competenza,
in modo tale da poter gestire più liberamente affari e denaro. Imputato principale del procedimento è
proprio Luciano Lo Giudice, considerato l’anima imprenditoriale
della cosca, e fratello dell’ex boss
Nino Lo Giudice, oggi collaboratore di giustizia, che con le proprie dichiarazioni ha permesso alla Dda di incastrare tutta la rete
della ‘ndrina. La prima parte della
deposizione di Oliveri si è concentrata proprio sulle manovre finanziarie dell’uomo, in carcere
dall’ottobre del 2009. In questo
senso il dirigente della polizia ha
sommariamente ricostruito i passaggi che attraverso una serie di
persone avrebbe consentito di ricostruire una rete di scommettitori che per mantenersi il vizio del
gioco d’azzardo, ricorrevano a importanti prestiti di denaro. Ed
uno dei principali protagonisti di
questa rete sarebbe stato proprio
Luciano Lo Giudice a cui, infatti,
quando fu arrestato, venne contesto il reato di usura, poi associato
anche a quello di estorsione. Da
qui partì l’inchiesta sui Lo Giudice che poi con il tempo si allargò a
macchia d’olio grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che portarono i magistrati a
scoprire tutta una serie di altri
reati, non ultimo quello di associazione per delinquere di stampo
mafioso.
Un dibattimento che si preannuncia piuttosto delicato, vista
l’importanza assunta, negli ultimi mesi, dalla cosca Lo Giudice,
che, a dire del suo ex boss Nino, sarebbe dietro la “stagione delle
bombe” di Reggio Calabria. Nel
procedimento risultano imputati, oltre a una serie di picciotti e
scagnozzi, anche due personaggi
chiave: il Capitano dei Carabinieri, Saverio Spadaro Tracuzzi e
l’imprenditore Antonino Spanò,
considerati dall’accusa i trait
d’union tra il clan Lo Giudice e la
zona grigia delle istituzioni. Il primo, accusato di concorso esterno
in associazione mafiosa e di corruzione, è l’ufficiale che avrebbe intrattenuto rapporti troppo confidenziali con Luciano Lo Giudice,
il secondo, invece, sarebbe un prestanome di lusso della cosca.
All’interno della sua rimessa navale “Nautica Spanò” (secondo gli
inquirenti gestita da Lo Giudice
stesso) avrebbero ormeggiato per
molto tempo le barche di magistrati e appartenenti alle forze
dell’ordine. Proprio per tali circostanze, saranno sentiti in aula i
due magistrati Alberto Cisterna e
Franco Mollace, che sarebbero
stati, secondo le dichiarazioni di
Nino Lo Giudice, i referenti istituzionali della cosca.
cla.cor.
Gli agenti della Mobile durante il blitz contro il clan Lo Giudice
Consulenti contro il “furto d’identità” via web
«LA diffusione delle tecnologie di massa ha inaugurato nuovi processi di comunicazione globale,
promuovendo uno scambio continuo ed incessante
d’informazioni. Tuttavia, queste nuove opportunità sono motivi di arricchimento personale, ma anche portatrici di alcuni “guai”, l’utente diviene fruitore e “produttore”di una quantità illimitata di dati
che possono raggiungere chiunque e dovunque
purchè vi sia un computer collegato alla rete, ma
con la stessa forza ed incisività con cui internet e la
rete in generale hanno mutato i nostri usi e costumi, così hanno generato variegate nuove ipotesi di
reato sanzionate dal codice penale». Lo afferma in
una noota l’avvocato Saveri Cuomo in rappresentanza dei consumatori. Il quale annuncia che
«l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, offrendo consulenza penale e civile gratuita, invita l’ignaro cittadino che sia rimasto vittima del “furto di
identità sul web” e che voglia perseguire penalmente l’autore di tale condotta illecita ed essere risarcito per i danni materiali, morali e di altra natura subìti, a denunciare il fenomeno in crescente aumento, rivolgendosi agli esperti consulenti legali
dell’Unc Calabria, i cui contatti sono facilmente reperibili sul sito dell’associazione www.uniconsum.it».
IL prefetto Luigi Varratta, ha presieduto una riunione di coordinamento delle forze di polizia alla quale
hanno preso parte i responsabili
provinciali di queste ultime ed il procuratore della Repubblica presso il
tribunale del capoluogo. Nel corso
dei lavori sono stati, tra l’altro, esaminati i recenti episodi di natura intimidatoria compiuti ai danni dei
sindaci di Siderno e di Taurianova
sui quali sono state prontamente avviate attività di indagine volte ad individuarne la matrice. Nei confronti
dei due amministratori locali sono
state inoltre confermate le misure di
vigilanza già in atto. In prosieguo,
con la presenza del sindaco di Rosarno,siè condottaun’aggiornata ricognizione sulla situazione della sicurezza pubblica in quel centro, con segnato riguardo all’incremento di rapine ai danni di esercizi commerciali
e farmacie registratosi negli ultimi
mesi nonchè alla presenza di immigrati extracomunitari irregolari
nel territorio comunale. Al riguardo si è disposta un’ulteriore intensificazione dei servizi di prevenzione
generalee dicontrolloproseguendo
ed implementando l’affiancamento
ai reparti territoriali dei carabinieri
– che risultano essere a pieno organico – di contingenti di rinforzo già
impiegati nell’area rosarnese su disposizione del comando generale e
del comando legione Calabria
dell’Arma. Si è anche concordato
che l’amministrazione comunale
ponga in essere una serie di urgenti
interventi di bonifica nel centro storico dell’abitato allo scopo di evitare
che permangano o si ricostituiscano aggregazioni di stranieri.
Delitto Rende. L’avvocato Leone Fonte insoddisfatto dei verbali depositati
La difesa rinuncia al controesame
L’arresto
di Carmine
Macrì
imputato
TANTO rumore per nulla. Alla fine il collaboratore di giustizia Marco Marino non sarà
sentito nuovamente nel processo a carico di Carmine Macrì. L’avvocato Leone Fonte,
difensore dell’imputato, non
si è sentito totalmente soddisfatto delle ricerche messe in
atto dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Fortunato Amo-
deo, e dall’Avvocato Generale
dello Stato, Franco Scuderi,
che hanno dedicato settimane
per reperire tutti i verbali, rilasciati a diverse autorità giudiziarie, in cui il pentito racconta della rapina al portavalori della Sicurtransport in
cui perse la vita la guardia
giurata Luigi Rende. Macrì,
infatti, venne arrestato in un
secondo momento e condannato, in un procedimento indipendente, all’ergastolo per
l’assalto dell’1 agosto 2007.
Dopo l’ennesimo deposito di
atti da parte di Scuderi (del
contenuto il Quotidiano ha
scritto alcuni giorni fa, ndr),
Fonte non era ancora sazio,
paventando la possibile esistenza di altri verbali e, alla fine, ha dichiarato di “non essere in grado di proseguire il
proprio
controesame”.
Un’ammissione che ha indotto la Corte a depennare dalla
tabella dei lavori il prosieguo
dell’audizione di Marino, uno
dei malviventi coinvolti nel
tentativo di rapina, pentitosi
nel settembre 2011.
Né la Procura Generale, né
le parti civili (la famiglia Rende e la Sicurtransport) avevano infatti intenzione di formulare ulteriori domande al
collaboratore.
Il prossimo 19 marzo, dunque, l’Avvocato Generale
Franco Scuderi svolgerà in
aula la propria requisitoria, il
giorno dopo, invece, toccherà
all’avvocato Fonte tentare di
evitare il carcere a vita a Macrì.
Oggi, invece, la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Cala-
bria affronterà nuovamente il
caso del troncone principale
dei presunti responsabili della morte del coraggioso Rende. In appello, infatti, erano
stati confermati cinque dei sei
ergastoli comminati in primo
grado.
“Fine pena mai” per i fratelli
Santo e Giovan Battista Familiari, Giuseppe Papalia, Francesco Gullì e proprio Marco
Marino. A Domenicoantonio
Papalia vennero invece concesse le attenuanti generiche
e la pena rideterminata in
vent’anni di reclusione. Una
sentenza che oggi verrà però
ridiscussa perché, su decisione della Cassazione, i giudici
reggini dovranno ricalcolare
le pene accessorie nei confronti degli imputati.
cla. cor.
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22 Reggio
Il commercialista nel suo memoriale lascia intendere di essere a conoscenza di molte cose
Zumbo è l’uomo dei segreti
Resta l’ombra sui rapporti con gli uomini dei servizi e di diverse cosche
di CLAUDIO CORDOVA
SONOtanti i segreti che Zumbo porta dentro di sé, mantenendo la bocca
cucita. Numerose le circostanze che
la “talpa”affida al foglio a righe, ancor di più, però, i passaggi oscuri
delle sue parole, scrittedi getto, con
qualche errore e qualche incongruenza. Rivolgendosi all’avvocato
Emanuele Genovese, destinatario
del “memoriale”, che la moglie
Francesca Toscano consegnerà alla
Polizia Penitenziaria, prima usa il
“voi”, poi, invece, passa al “tu”.
Nell’uno e nell’altro caso, però, parla della possibilità di fare dei nomi di
un certo livello: “Io ero il tramite tra
loro (i servizi segreti, ndr) e le persone interessate a favori anche importanti, come spostare regimi speciali
ed altro. I nomi li faccio solo a voi,
non scrivo. […] Io problemi non ne
ho perché non c’è una famiglia che
non ho favorito sempre coperto, ora
che sono in questa situazione è paradossale che loro mi sono riconoscenti e chi doveva essere riconoscente a me è scomparso. Se vuoi sonopronto,ma tigarantiscochetanti piangeranno”. Parole non dette,
quelle di Zumbo che, comunque, potrebbero svelare una serie di scenari
inquietanti sulla città e sui suoi “padroni”.
Linguaggio criptico, quello di
Zumboche lasciaintendere diconoscere molte cose,soprattutto grazie
alla propria vicinanza a spie e spioni: “Nel 1999 ho iniziato a lavorare e
nel 2001 sono entrato in servizio.
Ho incominciato a collaborare con il
Sismi e più precisamente con la
massima espressione del momento.
[…] Ero molto conosciuto negli ambienti delle forze dell’ordine, ma
mai mi sono venduto persone o cose.
Nel 2007 due dei reparti operativi
sono passati per meriti anche miei
ai servizie cisiamo messiin sonno”.
Una vita passata tra barbe finte, soffiate, a sguazzare nel torbido. Si
concretizzerebbero così, dunque, le
conoscenze accumulate da Zumbo
nel corso degli anni. Anni in cui
l’uomo, attualmente accusato di
concorso esterno in associazione
mafiosa, sarebbe comunque riuscito a entrare nelle grazie delle Istituzioni, lavorando come amministratore giudiziario per i Tribunali di
Reggio Calabria e Palmi, ma anche
perpolitici dellivellodi AlbertoSarra. Nel frattempo, però, avrebbe
continuato a raccogliere informazioni su tutto e tutti, non facendo
mistero delle proprie frequentazioni: “Giovanni Zumbo sbandierava a
tutti di far parte dei servizi. Anche a
me lo disse” spiega il giovane Antonino Laganà, dipendente del colorificio di via Aschenez, interrogato
dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Giovanni Musarò e
Marco Colamonici, come persona
informata sui fatti. Dichiarazioni
che, insieme alle parole di Zumbo,
sono diventate ulteriori prove nel
procedimento “Piccolo Carro”, in
cui la “talpa”è alla sbarra insieme al
boss Giovanni Ficara e a Demetrio
Praticò, soggetti chiave nella vicenda del ritrovamento dell’autovettura carica di armi nel giorno della visita del presidente Giorgio Napolitano.
Tra i tanti segreti che Giovanni
Zumbo tieneben stretti dentrodi sé,
c’è anche l’identità di un certo “Mimmo”, che la “talpa” nomina in due
passaggi del suo memoriale all’avvocato Genovese: “Molto sa il famoso Mimmo – scrive Zumbo – che tu
conoscieprobabilmente allamiadifesa può fare molto, è uno che non
ha peli sulla lingua.Ricordi che siamo andati al BAR (scritto in maiuscolo, ndr) quando è morto nonno
Giovanni. Lui sa quanto bene ho fatto e soprattutto in merito all’articolo sul Dibattito, è a conoscenza di
tutto”. Nelle pagine che l’antenna
dei servizi segreti indirizza al proprio legale, non vi sono ulteriori elementi che possano individuare precisamente il misterioso “Mimmo”,
che, tuttavia, viene citato in un secondo passaggio, in cui Zumbo lascia intendere di poterlo ricattare
qualora non lo avesse aiutato: “So
tutte le sue porcherie, e sono tante”.
NELL’INCHIESTA
Le tante contraddizioni di Roccella
Secondo gli inquirenti il carabiniere indagato ha ancora
molte cose da spiegare nel suo rapporto con la “talpa”
HAprovato in parte a chiarire la propria situazione e ha dovuto più volte rettificare le dichiarazioni agli inquirenti. L’appuntato Roberto
Roccella, il carabiniere in contatto con la “talpa” Giovanni Zumbo non sempre, tuttavia, è
riuscito a fornire agli inquirenti una spiegazione plausibile ad alcune circostanze che lo
vedrebbero protagonista con il commercialista-spione. Come spiegato dal giovane Anto-
nino Laganà e confermato dalle indagini della
Guardia di Finanza, Zumbo e Roccella utilizzavano due utenze “citofono”, acquistate
presso una tabaccheria del Corso Garibaldi di
Reggio Calabria proprio per effettuare delle
comunicazioni al riparo dalle orecchie degli
inquirenti. I due, infatti, avrebbero svolto un
ruolo fondamentale nella vicenda del ritrovamento dell’auto-arsenale nel giorno della visi-
ta del presidente Giorgio Napolitano e, da quel
momento, si sarebbero sentiti sempre a rischio intercettazioni. E Roccella non è riuscito a spiegare il motivo per il quale Zumbo, appena uscito dall’abitazione del boss Giuseppe
Pelle, a Bovalino, dove aveva iniziato a “soffiare”particolari d’indaginealla ‘ndrangheta, lo
abbia contattato attraverso le utenze “citofono”. Roccella, dunque, sarebbe il militare
dell’Arma che avrebbe ricevuto la segnalazione dell’auto, su un bigliettino consegnatogli
dal giovane Laganà, che a sua volta lo aveva ricevuto da Zumbo. E’ lo stesso Laganà ad affermarlo in una conversazione intercettata, parlando del sistema architettato da Zumbo e dal
boss Ficara: «Quando ho avuto quella cosa in
mano – racconta il giovane in una conversazione intercettata –era di un certo peso dei cattivi e invece a me sembrava che era tutta una
questione di fare i buoni, cioè che lui aveva
avuto una soffiata e la stava facendo avere e
non che era lui l’architetto di tutto insieme a
quell’altro cesso (il boss Ficara, ndr)». Laganà
si sarebbe sentito tradito da Zumbo essendo rimasto affascinato dei rapporti tessuti e mandati avanti dal commercialista: «…vedevo tutte queste persone di un certo calibro che giravano e quindi sempre con divisa, quindi pensavo facesse parte dei buoni, non dei cattivi, ad
oggi in parte mi sento anche preso in giro da
questo suo atteggiamento».
Vicende torbide su cui Roccella ha fornito
versioni contrastanti, anche con riferimento
al rapporto con i suoi superiori. Prima, infatti,
racconta di aver riferito a Zumbo che aveva rivelato la sua identità, poi, invece, messo alle
strette dai pm ritratta: «Ripensandoci, a Zumbo non ho detto che avevo già fatto il suo nome,
ma gli ho detto che se mi avessero chiesto il nome della fonte io lo avrei fatto. Poi, subito dopo,
gli riferivo che effettivamente avevo detto ai
miei superiori che la fonte era lui».
cla. cor.
Il memoriale di Giovanni Zumbo
Ieri mattina la requisitoria del pm Maria Luisa Miranda contro 16 narcotrafficanti
Imelda, l’accusa chiede 150 anni
Alla sbarra esponenti delle famiglie Nirta-Strangio e Ascone-Bellocco
di GIUSEPPE BALDESSARRO
QUASI 150 anni di carcere. A
tanto ammontano le pene richieste ieri dal pm Maria Luisa Miranda (l’indagine è firmata anche dal Procuratore aggiunto
Nicola Gratteri) per gli imputati
del processo “Imelda”, contro un
folto gruppo di narcotrafficanti
della provincia di Reggio Calabria. Pene dai 5 ai 16 di reclusione a conclusione della requisitoria del rito abbreviato.
Nell’aula bunker di Viale Calabria, sono stati quindi chiesti per
Vincenzo Ascone la anni a 9 anni
di reclusione e 26 mila euro di
multa. Per Rocco Ascone, 16 anni di reclusione. Per Laurentiu
Doru Lorenzo Avram, 6 anni di
reclusione e 18 mila euro di multa. Il pm ha inoltre chiesto per
Pasquale Calderone, 14 anni di
reclusione. Per Domenico Codespoti, 9 anni e 26 mila euro di
multa. Per Giuseppe Frabrizio,
10 anni e 28 mila euro di multa.
Per Beniamino Marras, 5 anni.
Per Carmine Murdaca, 8 anni e
26 mila euro di multa.
E ancora, sono stati chiesti 7
anni per Vincenzo Perri. Inoltre
9 anni e 28 mila euro di multa per
Giuseppe Pizzata. 10 anni e 28
mila euro di multa per Giancarlo
Polifroni. Stessa pena (10 anni e
28 mila euro di multa) chiesta
per Filippo Rechichi. Anche per
Antonio Romeo, di 41 anni è stata sollecitata una condanna a 10
anni e 28 mila euro. Mentre è andata meglio per Giuseppe Romeo per il quale sono stati chiesti
Sopra Nicola Gratteri assieme al Procuratore Giuseppe Pignatone e accanto Maria Luisa MIranda
un anno e 6 mesi. Pene alte anche
per Francesco Strangio (9 anni e
26 mila euro di multa) e per Antonio Vottari, attualmente latitante (10 anni e 28 mila euro). Infine l’accusa ha chiesto la confisca dei beni sequestrati e la definitiva assegnazione allo Stato.
L’indagine della Guardia di Finanza, portata avanti con il coordinamento del procuratore aggiunto Nicola Gratteri, fece
emergere uno spaccato criminale assai interessante, con l’accordo tra le cosche di San Luca (Nirta-Strangio) e della Piana di
Gioia Tauro (Ascone-Bellocco).
A fare da tramite tra le famiglie della costa jonica e di quella
tirrenica, sarebbe stato Bruno
Pizzata, il broker del narcotraffico imputato principale del procedimento.
Pizzata, non figura tra i nomi
per i quali sono state chieste le
pene in quanto, assieme ad altre
15 persone ha scelto di farsi giudicare con il rito ordinario, al pari di un altro soggetto di grande
rilievo, il rumeno Stelian State.
State, ritenuto un vero e proprio principe del narcotraffico
dell’Europa dell’Est, sarebbe stato l’uomo in contatto con i cartelli colombiani del traffico di droga. La cocaina trattata dall’organizzazione, infatti, era proveniente dal Sud America, ed era
destinata in particolare al mercato milanese e viaggiava anche
a bordo di camion carichi di materiale destinato alle case di moda.
A conclusione dell’udienza di
ieri è stato anche deciso il calendario delle giornate durante le
quali saranno chiamati ad intervenire i difensori. Le arringhe
avranno inizio il 28 febbraio, per
proseguire poi l’1, l’8 e il 15 marzo. Il 22 marzo è fissata l’ultima
udienza per i difensori al termine della quale, se non vi saranno
repliche da parte dell’accusa, il
Gup Domenico Santoro potrebbe
chiudersi in camera di consiglio
per emettere la sentenza.
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Reggio 23
Venerdì 17 febbraio 2012
31
Redazione: via D. Correale, 13 - 89048 Siderno (Rc) - Tel/Fax 0964.342451 - E-mail: [email protected]
Operazione “Black Garden”, il sindaco di Casignana era ai domiciliari Pazzano. Sos sicurezza
Escalation criminale
il sindaco incontra
associazioni
Alla terza istanza accolte le motivazioni dei difensori cittadini e istituzioni
Liberi i fratelli Crinò
di PASQUALE VIOLI
TORNANO liberi Pietro e Antonio Crinò. Per il Giudice per le
indagini preliminari di Reggio
Calabria non ci sarebbero motivi
che dovrebbero trattenere il sindaco di Casignana ed il fratello
ristetti agli arresti domiciliari.
In altre parole, alla terza istanza
degli avvocati Antonio Speziale
e Giacomo Crinò, sono state accolte le motivazioni di assenza
delle esigenze cautelari. A disporre l'immediata scarcerazione di Pietro Crinò, primo cittadino di Casignana, e a capo del comitato dei sindaci della Locride,
e di Antonio Crinò, l'ingegnere
che di fatto fino al marzo del
2011 curava gli interessi della
Zetaemme srl nella discarica di
Casignana, è stato il Gip Antonino Laganà, lo stesso che aveva
firmato le ordinanze di custodia
cautelare per i due fratelli Crinò
ed altre tre persone alle quali
erano stati imposti, nel novembre scorso, gli arresti domiciliari poichè coinvolti nell’operazione “Black Garden”, nata da
un’inchiesta che ha cercato di
Pietro Crinò
fare luce su una presunta gestione irregolare della discarica
di Casignana. Le indagini sono
state coordinate per competenza dalla Dda di Reggio Calabria e
condotte dai carabinieri e dal
Noe, che nel corso delle operazioni hanno anche sequestratola discarica consortile di Casignana e la società che la gestiva.
Un'inchiesta che sarebbe nata
pure da alcune segnalazioni che
nel corso di diversi anni avreb-
bero indicato sversamenti sospetti dal sito di raccolta verso
terreni confinanti e torrenti. A
gestire in modo poco consono i
flussi di rifiuti e di percolato, secondo la Dda, ci sarebbero stati
alcuni operatori della società Zetaemme, tra cui il suo responsabile tecnico Antonio Crinò. Tutto, per gli investigatori sarebbe
stato a conoscenza del primo cittadino. Ma le circostanze ed i fatti emersi dall'inchiesta "Black
Garden" adesso andranno dimostrati in sede processuale. Praticamente tutte le accuse mosse
agli indagati sono state seccamente smentite più volte dai diretti interessati, che in fase di interrogatorio davanti al Gip,
hanno anche presentato dai tecnici e documentazioni che
avrebbero fatto luce sul lavoro
corretto e sulla responsabile gestione del sito di raccolta dei rifiuti più importante della Locride. Ieri intanto è arrivato il decreto del Giudice per le indagini
preliminari Antonino Laganà,
che non entrando nel merito delle indagini e delle accuse mosse
a Pietro e Antonio Crinò ha rico-
Caccia aperta dell’Arma per incastrare i responsabili
Dall’esame del Dna la verità
sui rapinatori di Mammola
MAMMOLA. I carabinieri di
Roccella Jonica serrano le
indagini in merito alla rapina a danno di anziani avvenuta in Mammola l’1 ottobre
2011. Secondo quanto emerso dagli ambienti investigativi, i Carabinieri del Nucleo
Operativo della Compagnia
di Roccella Jonica starebbero per sferrare un altro duro
colpo alla criminalità locale
nell’ambito del territorio di
competenza. Nel corso di
quest’anno infatti, sono già
stati arrestati due rapinatori che avevano perpetrato rapine ai danni di anziani nel
comune di Bivongi. Ora i militari della Benemerita sarebbero sulle tracce dei rapinatori che nella serata del
primo ottobre 2011 si sono
introdotti nell’abitazione di
due anziani mammolesi e,
coperti da maschere di carnevale, dopo aver minaccia-
to i due malcapitati con una
pistola, li avevano costretti a
consegnargli 250 euro ed
un orologio d’oro.
Fino ad oggi pare che non
sia stato indagato nessuno,
ma i “bene informati” dicono
che a breve ci saranno importanti verifiche che potrebbero portare ad identificare gli autori della rapina.
Come nella famosa serie tv
“Ris” i Carabinieri di Roccella starebbero per effettuare
importanti riscontri, con
l’acquisizione del Dna di alcune persone. Ancora non
sono emersi ulteriori elementi che possono dirci di
chi si tratta, ma, come già
detto, a breve ci saranno
grosse novità. Sulla vicenda
vige il massimo riserbo, anzi
gli investigatori si trincerano dietro un muro di silenzio, negando di avere elementi rilevanti per le mani.
USURA SIDERNO
Parrelli torna a casa
CADEil reato di usura nei confronti di Vincenzo Parrelli, l'uomo
di Siderno che era stato fermato
nel maggio scorso con le pesanti
accuse di usura e estorsione. Il
Giudice del Tribunale di Locri Andrea Amadei, dopo avere ascoltato le richieste del pubblico ministero Ferrajuolo, accogliendo in
parte le istanze dell'avvocato Cosimo Albanese, difensore di Vincenzo Parrelli, ha assolto l'uomo
di Siderno dal reato di usura e lo
ha condannato a 10 mesi tramutando di fatto l'accusa di estorsione con quella di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il Giudice
Andrea Amadei ha anche disposto l'immediata scarcerazione di
Vincenzo Parrelli che da ieri è tornato in libertà.
“Shark”, in aula un carabiniere parla degli usurai dei Cordì di Locri
«Ho visto Ascioti con Floccari»
LOCRI - «Ho visto Vincenzo
Ascioti incontrarsi con Ennio Floccari, ma non so se
tra i due ci fu scambio di soldi o altro». A parlare è uno
dei carabinieri che ha condotto le indagini dell'inchiesta "Shark". Ieri in aula il sotto ufficiale dell'Arma ha testimoniato al processo contro alcuni uomini ritenuti
usurai vicini al clan Cordì di
Locri.
Il carabiniere ha parlato
davanti ai Giudici del collegio del Tribunale di Locri di
un pedinamento effettuato
nei confronti di Vincenzo
Ascioti, ritenuto una delle
vittime del gruppo di strozzini. «Seguendo Ascioti - ha
raccontato il teste - l'ho individuato mentre si incontrava con Ennio Floccari, rite-
nuto uno degli usurai, ma
non ho potuto vedere se in
quell'occasione i due si
scambiarono soldi o altri titoli». Un udienza lampo
quella di ieri, in cui avrebbe
dovuto testimoniare anche
il vice questore Silipo, all'epoca dei fatti a capo del Commissariato di Siderno, ma
che per impegni di lavoro
non è potuto essere presente. Prossima udienza fissata
per l'8 marzo, ma sarà quella
del 16 marzo prossimo una
delle udienze più importanti
di tutto il processo. Infatti ad
essere sentito in video collegamento da un sito protetto
sarà il collaboratore di giustizia Domenico Novella, un
tempo organico al clan Cordì ed oggi primo accusatore
della famiglia di Locri. Con-
tinua quindi il processo
“Shark”, scaturito dal blitz
contro gli strozzini della cosca locrese scattato nel settembre 2009, su input dei
pm della Dda, Antonio De
Bernardo e Marco Colamonaci. L’inchiesta mira a
scardinare il sistema di usura che alcuni uomini vicini
al clan avrebbe messo in atto
nel territorio. Agli imputati
vengono contestati, a vario
titolo, i reati di associazione
a delinquere di stampo mafioso, furto, danneggiamento e danneggiamento
seguito da incendio, detenzione e porto d’armi, estorsione, procurata inosservanza della pena, assistenza
agli associati, usura, abusiva attività finanziaria, riciclaggio.
nosciuto però l'insussistenza
delle esigenze cautelari per il
primo cittadino e l'ingegnere. E
proprio sulla assoluta mancanza di motivi che trattenevano i
due ancora ai domiciliari, si erano basate in questi mesi le istanze di revoca degli avvocati Antonio Speziale e Giacomo Crinò,
che in sostanza avevano indicato come inadeguata la misura
restrittiva verso Pietro e Antonio Crinò. Intanto perchè con il
sequestro della discarica di Casignana e della società che la gestiva non ci sarebbe potuta essere reiterazione del reato. Inoltre
Pietro Crinò era stato anche sospeso dal Prefetto di Reggio Calabria dalla carica di sindaco.
Non vi era inoltre, perchè tutto
documentato ampiamente in atti, il pericolo di inquinamento
delle prove e men che meno il pericolo di fuga degli indagati,
mai menzionato neppure nell'ordinanza di custodia. Elementi che il Gip non ha potuto
fare altro che valutare positivamente revocando i domiciliari e
rimettendo in libertà Pietro e
Antonio Crinò.
di GIORGIO METASTASIO
PAZZANO – Le recenti rapine effettuate a danno di alcune donne anziane di
Pazzano hanno fatto alzare l’attenzione
delle istituzioni e delle forze dell’ordine
sul piccolo paese della Vallata dello Stilaro. Per comprendere quali azioni intraprendere al fine di
arginare il fenomeno
delinquenziale in atto il
sindaco Franco Depace
ha organizzato, per oggi pomeriggio, alle ore
17, un incontro con i
cittadini, le forze politiche e sindacali, le associazioni e con l’apporto
sostanziale dei carabinieri. Il territorio della
Vallata, del resto, con i
paesi di Stilo, Bivongi e Pazzano, proprio negli ultimi due mesi, è stato oggetto di attività criminali perpetrate,
soprattutto, a danno degli anziani che
vivono soli per cui occorre considerare,
oltre alle azioni di controllo già in essere da parte degli uomini dell’arma, soluzioni energiche “perché - ci ha dichiarato il sindaco Depace – Pazzano è un
paese tranquillo e vuole continuare a vivere sereno e senza paure”.
Nel mirino
erano finite
donne
anziane
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Locride
Venerdì 17 febbraio 2012
35
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Politica, cultura e società civile condannano l’intimidazione subita dal sindaco di Taurianova
Romeo, solidarietà bipartisan
Sull’ordigno che ha ucciso un cavallo i dubbi del Pdl e gli interrogativi di ApI
di FEDERICA LEGATO
TAURIANOVA – Continuano gli
attestati di solidarietà al primo cittadino di Taurianova, Domenico
Romeo, che, nella notte di martedì,
ha subito un atto intimidatorio che
ha provocato la morte del suo cavallo e il ferimento di un altro, causati
dall’esplosione di un ordigno ad alto potenziale, ubicato nei pressi della stalla di sua proprietà. Si dice «al
fianco del sindaco di Taurianova,
Romeo», l’assessore provinciale alla Legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, che lo definisce «una
persona perbene. Non ha bisogno
di nulla se non di un segno di sostegno, che da più parti ha avuto. Conti
pure sul mio. Piccolo ma sincero».
Solidarietà anche dalla locale sezione del partito di Rifondazione
Comunista che con il segretario
della sezione, Pino Ciano, invita «i
partiti politici, le associazioni e tutti i liberi cittadini a non piegare la
testa di fronte a questi atti criminosi e vigliacchi e di contrapporre invece a questi l’impegno civile per la
legalità contro la criminalità organizzata». Esprimono poi «la loro solidarietà condannando in modo fermo il vile gesto che ancora una volta, in prima persona», ha colpito il
sindaco Romeo, anche i ragazzi del
Servizio civile di Taurianova: «Siamo convinti che ad incoraggiare e
sostenere il legale percorso di questa amministrazione debbano essereigiovani taurianovesi».Edancora, il coordinamento cittadino del
Pdl che scrive: «Dalle dichiarazioni
di Domenico Romeo traspare chiaramente come l’ignobile attentato
non può che essere stato indirizzato
all’istituzione sindaco. Quando accadono siffatti deplorevoli episodi,
noi vorremmo anche essere fieri di
porci, lealmente, con convinzione e
forza, al fianco del sindaco. Di un
sindaco, però che vada oltre la generica dichiarazione di aver subito un
attentato causato dalla sua attività
di amministratore, che avesse il
senso del dovere e il coraggio per dichiarare, non a noi ma nelle sedi
competenti, cosa lo spinge a essere
certo che gli attentatori volessero
colpire l’istituzione comunale».
Anche l’associazione culturale
“Nuova Aracne” esprime «vicinanza e piena solidarietà al sindaco Romeo per il grave atto intimidatorio
subito». Il consigliere di minoranza
Domenico Zucco eleva «un grido di
condanna nei confronti di chi si serve di gesti così clamorosi e vili al fine di mettere sotto predominio del
crimine, l’intera città. Il grave gesto intimidatorio pone la comunità
taurianovese allo sbando, la quale,
attonita e sbigottita deve trovare la
forzae lacapacità direagire». Lalocale sezione di Alleanza per l’Italia
eprime «sincera solidarietà all’uomo Domenico Romeo ed alla sua famiglia per il deplorevole gesto subito». «Crediamo però – scrive la sezione ApI - che le cause potrebbero
essere molteplici ma la prima che ci
sovviene è che il sindaco Romeo abbia ricevuto delle "richieste" pressanti, magari da personaggi poco
raccomandabili, e che, lui, non abbia voluto assecondare tali richieste. In questo caso il primo cittadino meriterebbe tutta la nostra gratitudine ma, proprio per far si che
simili intimidazione non accadano
più, dovrebbe svelare cosa gli è stato richiesto. Se però, nulla di tutto
questo è accaduto, ci chiediamo,
perché senza che nessun atto importante sia stato prodotto da questa amministrazione, vengono perpetrati simili gesti?».
L’ANNIVERSARIO
Una giornata dedicata a Tony
Un dibattito coi parlamentari De Sena, Napoli
e Tassone. Poi un concerto dei “Ligalive”
TAURIANOVA - È passato un anno dalla tragica scomparsa di Tony Battaglia, il giovane barista
taurianovese la cui vita è stata
stroncata dal colpo di pistola sparato da un quindicenne. La sera
del 13 febbraio 2011 il minorenne
G.S., che si trovava all’interno del
bar Las Vegas, estrasse una pistola calibro 6.35 che portava con sé e
sparò, in direzione di Battaglia,
colpendolo alla testa, in risposta
alla richiesta da parte del barista
di saldare un debito di 21 euro.
A distanza di un anno (mentre la giustizia
ha fatto il suo corso e il
quindicenne G.S. è stato condannato, lo scorso dicembre, a 13 anni
di reclusione) il ricordo
di Tony è più vivo che
mai. Ciò è dimostrato,
quotidianamente, dai
giovani e dai cittadini
di Taurianova che continuano a frequentare
il bar Las Vegas, coraggiosamente portato
avanti dalla famiglia,
che ha reagito all’immane perdita con
grande dignità. La madre Fiorella, il padre Pino e il fratello Giosuè,
sostenuti dai familiari
e dalla solidarietà dei
cittadini di TaurianoTony Battaglia
La Giunta Bellofiore affida alla Croce Rossa un’area adibita a deposito
Ora i beni confiscati alle ’ndrine
saranno destinati ai cittadini gioiesi
GIOIA TAURO - Il sindaco
Renato Bellofiore e la sua
giunta continuano a portare avanti con convinzione e
costanza l’attività politica
incentrata sul raggiungimento degli obiettivi della
“Legalità” e dello “Sviluppo”. Nella giornata di ieri
l’esecutivo gioiese, all’unanimità, ha approvato lo
schema di bando pubblico
per la concessione – secondo le modalità della legge
109/96 - dei beni confiscati
alla criminalità organizzata assegnati al Comune di
Gioia Tauro.
Fra questi beni soprattutto terreni che –sulla scia
della esperienza ormai diffusa in tutto il Meridione
ma anche a Gioia Tauro –
potranno essere utilizzati
per attuare percorsi di giustizia che possano dare lavoro a tanti giovani, ma anche costituire centri e motivi di aggregazione culturale e sociale.
Forte in tal senso è la posizione del sindaco di Gioia
Tauro, Renato Bellofiore
per il quale «l’uso proficuo
di tali beni rappresenta il
simbolo di una presa di possesso da parte dello Stato di
una ricchezza che deve essere offerta alla popolazione, sotto forma di servizi e
vantaggi sociali. La possibilità di destinare questi beni a chi può realmente
usarli per finalità legali e
Renato Bellofiore
costruttive – ha sottolineato Bellofiore - è la prova che
anche nella nostra terra
può esistere un’economia
alternativa a quella criminale».
Nella stessa direzione
l’orientamento di tutta
l’Amministrazione comunale convinta del forte valore etico e simbolico che discende dal buon uso di tali
beni: da ciò la decisione di
avviare le procedure per
l’assegnazione - attraverso
forme di selezione previste
dalla legge e con la supervisione della Prefettura - a
soggetti che, secondo le
prescrizioni della normativa vigente, abbiano le caratteristiche di interlocutori credibili ed affidabili.
Fra pochi giorni pertanto,
la pubblicazione del bando
con l’indicazione dei beni
da assegnare.
Nella giornata di ieri, ancora, l’amministrazione
Bellofiore ha deliberato la
concessione in comodato
gratuito a favore della Croce Rossa Italiana – comitato di locale di Gioia Tauro –
di un bene confiscato alla
criminalità organizzata ed
assegnato al Comune di
Gioia.
Si tratta di una porzione
di un più ampio fabbricato
posto sulla centralissima
Statale 111 che verrà usato
come deposito di mezzi, fra
i quali autoambulanze, ma
anche di generi di prima
necessità e assistenza che
la Croce Rossa, nel suo ruolo di ausilio nei confronti
della società, mette a disposizione di chi ne ha bisogno. Per il sindaco, «è un
segnale costruttivo di rinnovata collaborazione con
un Ente che da anni, nella
città di Gioia come in tutta
Italia, è testimone di sostegno costante, rassicurante
e indispensabile per l’istituzione comunale. Parte da
qui un viaggio dell’amministrazione Bellofiore, che
punta al “ricollocamento a
fini sociali” dei beni confi-
va, dopo quel tragico giorno, non
hanno mai smesso di onorare la
memoria del proprio congiunto,
nel modo in cui lui, con il suo carattere solare e il suo altruismo,
avrebbe voluto. Anche per questo
domanisi terràunagiornata inricordo di Tony, alla quale parteciperanno oltre ai familiari e agli
amici, le associazionidi Taurianova, tra cui l’Associazione Anti-racket, incollaborazione conl’Amministrazione comunale e le parrocchie, che prenderà il via con un incontro-dibattito sul tema “Legalità e territorio”, che si terrà dalle
ore 10,30, presso l’aula consiliare
di Taurianova, alla presenza dei
cittadini e degli studenti delle
scuole medie e superiori. All’incontro-dibattito, interverranno,
dopo i saluti del sindaco Domenico
Romeo, moderati dal giornalista
Salvatore Lazzaro: il prefetto Luigi De Sena, gli onorevoli Angela
Napoli, Mario Tassone e Giuseppe
Giordano, l’assessore Eduardo
Lamberti Castronuovo e il referente regionale di Libera, don Pino Demasi. La giornata si concluderà con il concerto della tribute
band “Ligalive” e la partecipazione di Erica Sicari della scuola Musicart, che si terrà alle 19 presso la
Chiesa del Rosario di Taurianova.
f. l.
scati alle consorterie criminali, e che vuole portare
con sé l’obiettivo di riconsegnare a tutti cittadini, ed in
particolar modo ai giovani
ma anche alle categorie più
svantaggiate, una forma di
ricchezza che non può e
non deve restare inutilizzata.
E’ un impegno che questa Amministrazione ha
assunto responsabilmente
consapevole che questi beni, vera e propria forma di
capitale sociale pubblico,
debbano divenire vere e
proprie fabbriche di servizi, solidarietà promozione
culturale. Sicuramente già
sperimentato e positivo è il
rapporto con la Croce Rossa Italiana, presente nel
territorio e vera fonte di sostegno per il Comune di
Gioia Tauro in tante necessità: non ultima l’esondazione del ovembre 2010.
Garantire a questo Ente di
diritto pubblico nuovi spazi per organizzare la propria attività è sicuramente
fonte di soddisfazione e testimonianza che quando la
società civile e le istituzioni
si muovono insieme e nella
stessa direzione i risultanti
non tardano a farsi vedere». A giorni è prevista la
pubblicazione dell’avviso
pubblico di selezione per la
concessione di altri beni
confiscati.
mi.al.
Soddisfatto Tripodi: «Impegno e funzionalità»
Sopralluoghi dei Nas
nelle mense scolastiche
Polistena supera l’esame
di PIERO CATALANO
POLISTENA – Tutto a posto e tutto in ordine, è questo il dato importante
emerso dalla recente ispezione dei Nas in alcuni locali dove viene effettuata la
refezione scolastica gestita
dal comune di Polistena.
Sono infatti positive le risultanze dell'ispezione del
Nucleo antisofisticazione
di Reggio Calabria compiuta in alcuni locali della
scuola dell'infanzia di Polistena, ove si svolge il servizio di refezione scolastica
comunale.
«La piena funzionalità
della mensa di Polistena,
confermata dai Nas – sottolinea il sindaco Michele
Tripodi in una nota - testimonia l'impegno dell'Amministrazione comunale
che ha messo al centro della
sua azione politica la qualità e la quantità dei servizi
sociali erogati, specie di
supporto alle scuole, concepiti quale strumento per
elevare la qualità della vita
ma anche come opportunità per creare lavoro ed occupazione.
In molti comuni italiani,
quest'anno a causa dei tagli – si legge ancora nel comunicato stampa - il servizio di refezione scolastica
non è mai partito. A Polistena, invece, non solo è stato
avviato con successo – ha
concluso Tripodi - ma lo
stesso si svolge in locali
idonei e moderni, con grande professionalità da parte
della Cooperativa “Mimosa”, affidataria del servizio, e da parte di tutti gli
operatori che vi lavorano».
I Nas di Reggio Calabria,
che svolgono frequenti attività di controllo sulle
mense comunali senza
preavviso, si sono recati a
Polistena lo scorso 6 febbraio e dopo aver proceduto
alle opportune verifiche,
hanno accertato che i locali
si trovano in un'area specificatamente attrezzata, che
la struttura ispezionata è a
norma dal punto di vista
igienico sanitario, che i locali si trovano in stato di
buona manutenzione.
I carabinieri dei Nas hanno inoltre accertato il rispetto della tabella dietetica relativa al menu settimanale predisposta dall'Asl, con attuazione del piano
di autocontrollo con aggiornamento dell'Haccp.
Anche sugli alimenti rinvenuti il giudizio dei Nas è
stato positivo in quanto
muniti di apposita etichetta che attesta la provenienza secondo le vigenti disposizioni.
Per quel che riguarda l'esercizio dell'attività, i Nas
hanno infine verificato che
sussiste l'autorizzazione
sanitaria.
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Piana
Venerdì 17 febbraio 2012
Abbreviato “Telesis”. Chiesta la condanna per tutti i pezzi grossi dell’inchiesta. Si riprende il 20
«C’è l’associazione mafiosa»
Al via la requisitoria del pm della Dda sul clan dei Bruni e degli zingari
PER il pm Simona Rossi, della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, non ci
sono dubbi: relativamente
all’inchiesta “Telesis” siamo
di fronte a un’associazione
di stampo mafioso, con reggenti lo scomparso Michele
Bruni e Giovanni Abbruzzese. Lo ha detto ieri al gup
Abigail Mellace, di fronte alla quale si sta celebrando il
processo con la formula del
rito abbreviato. La Rossi ha
iniziato la sua requisitoria a
mezzogiorno. Ha finito alle
17 e proseguirà lunedì prossimo. Si è concentrata
sull’accusa del reato associativo. Su quelli fine concluderà a ripresa del processo.
«Michele Bruni - ha dunque detto il pm Rossi che in
dirittura d’arrivo ha sostituito il collega Pierpaolo
Bruni - era il capo. Giovanni
Abbruzzese comandava il
gruppo degli zingari. In assenza di Michele, i reggenti
erano il fratello Fabio e la
moglie Edyta Kopaczynska». E per questo, oltre che
per Abbruzzese, Fabio ed
Edyta, il pm ha fatto intendere che, per quanto riguarda il reato di associazione di
stampo mafioso, chiederà la
condanna anche per Giuseppe Prosperoso, Pasquale Ripepi, Carlo La Manna, Carmine Gazzaruso, Vincenzo,
Ernesto e Adolfo Foggetti e
Luca Sabato. Chiederà invece l’assoluzione per Franco
Bruzzese, Marco Foggetti,
Daniele La Manna, Luciano
Impieri, Mario Attanasio e
Umile
Miceli.
Nel corso della sua requisitoria il pm si è soffermato anche sulla posizione di Luca
Bruni, del quale non si hanno notizie da più di un mese.
Si teme la lupara bianca. Il
presunto giovane boss (morto nei mesi scorsi a Livorno
per una grave malattia) invitò la donna a dire al marito di
comportarsi bene e di dare a
lui e al suo gruppo quello che
era loro. «Bruni - ha detto la
Rossi al gup - parlava a nome
di tutti quanti. Qui è cristallizzata l’associazione».
Sempre secondo il magistrato della Dda
sono poi da ritenersi attendibili i
collaboratori di
giustizia (quali
Amodio, Di Dieco
e Serpa) che hanno raccontato le
loro verità sul clan
Bruni e quello degli zingari: «Abbiamo a che fare
con personaggi
“autorevoli” e intranei ai
clan cosentini». Altre prove
sono fornite dalle intercettazione effettuate nel corso
delle indagini, che dimostrano anche gli attriti tra i
due gruppi per la distribuzione dei soldi della bacinella. C’è insomma un buon materiale - ha detto il pm - per ritenere buona parte degli imputati colpevoli del reato di
associazione mafiosa.
IL CASO FABIO BRUNI.
Quanto detto ieri dal pm
Rossi in merito alla posizione di Fabio Bruni, presunto
vice del fratello Michele, non
trova riscontro con i giudici
del Tribunale del Riesame di
Catanzaro, che appena due
giorni prima - accogliendo il
ricorso degli avvocati Luca
Acciardi e Nicola Rendace gli avevano annullato il reato associativo e
due ipotesi di
estorsione. Il pm come abbiamo visto - ha invece annunciato che chiederà la sua condanna proprio per
l’associazione. Vedremo, a questo
punto, cosa deciderà il gup.
Del ricco collegio difensivo fanno parte,
tra gli altri e oltre ai già citati
Acciardi e Rendace, gli avvocati Marcello Manna, Gaetano Morrone, Francesca Gallucci, Aldo Cribari, Tiziana
Falbo, Rossana Cribari, Roberto Loscerbo, Antonio
Quintieri, Amelia Ferrari,
Filippo Cinnante, Angelo
Pugliese, Franz Caruso, Cesare Badolato e Maurizio
Nucci.
r. gr.
Rinviata
la discussione
su Luca
Bruni
15 dicembre 2010: una fase dell’operazione “Telesis”. A destra, il pm della Dda Simona Rossi
magistrato della Dda, a seguito della denuncia di
scomparsa presentata dai
familiari presso la caserma
“Grippo” di Cosenza, ha per
ora separato la sua posizione
da quella di tutti gli altri, riservandosi di decidere su di
lui a termine della requisitoria.
Il pm della Dda ha detto
Lavori a Rende
«Ingegnere
capo
e vigili
colpevoli»
che il gruppo Bruni-zingari
era particolarmente dedito
alle estorsioni, alle truffe e
alla rapine. Il ricavato veniva versato nella bacinella e
utilizzato anche per aiutare
economicamente i sodali e le
loro famiglie durante i periodi di detenzione. A tal proposito ha ricordato - stando
sempre agli atti dell’inchie-
sta - che ai detenuti con famiglia venivano versati 700 euro al mese, agli scapoli 500.
Per dare corpo all’ipotesi
dell’associazione il pm ieri
ha ricordato una lettera che
Michele Bruni inviò dal carcere alla moglie di Angelo
Cerminara, scomparso misteriosamente dall’ottobre
del 2006. In quella nota il
OMISSIONE di atti d’ufficio e falso ideologico.Sono leaccusecheieri ilpmSalvatore Di Maio, della Procura di Cosenza, ha
contestato in aula all’ingegnere capo
dell’Ufficio Urbanistica del Comune di
Rende, Sole, e a due agenti della Polizia
municipale, Bosco e De Brasi. Il magistrato cosentino ha chiesto la loro condanna, con la parola ultima che ora passa
al tribunale collegiale di Cosenza, presieduto dal giudice Marletta. Per Sole ha
chiesto cinque mesi di reclusione per la
presunta omissione. Ai due agenti della
Municipale un anno e mezzo di reclusione a testa per il presunto falso ideologico.
Il tribunale collegiale di Cosenza prima di
emettere la sua sentenza ha però deciso di
sentire in aula un geometra in servizio
sempre presso il Comune di Rende. Ci sarebbe, insomma, la necessità di chiarire
alcuni punti. Se ne riparlerà così il 20
marzo.
Tutta la vicenda ruota attorno a un presunto abuso edilizio presso il centro storico di Rende. Fu una signora a denunciare
alcuni illeciti nei lavori di ristrutturazio-
ne di un immobile vicino la sua abitazione. Seguì, da parte sua, la richiesta di
spiegazioni, tramite lettera, all’ingegnere Sole, che però non avrebbe mai risposto. Da qui l’omissione. Colpa dei vigili sarebbe stata quella di non aver segnalato,
nel corso di un sopralluogo, la presenza
di due fori per comignoli, non previsti nel
progetto. Da qui la doppia denuncia della
donna, che si è costituita pure parte civile
tramite l’avvocato Pierluigi Pugliese. I
tre imputati sono difesi dagli avvocati Innocenzo Palazzo e Paolo Sardegna.
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Cosenza 23
Venerdì 17 febbraio 2012
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REDAZIONE: Piazza Serravalle, 9 - 88100 Catanzaro - Tel. 0961.792164 - E-mail: [email protected]
L’amministrazione comunale ha mandato i ruoli per il pagamento dal 2009 al 2011
Sorical vuole ridurre l’acqua
Il Comune è moroso ma il sindaco interviene per mediare
di AMALIA FEROLETO
LA Sorical, la società regionalea capitalemisto chegestisce
le risorse idriche in Calabria,
considerato il vasto credito
che vanta da parte dai 46 comuni calabresi che è di oltre
186 milioni di euro, in questi
giorni torna alla carica e minaccia nuovamente di ridurre
la portata dell’acqua ai comuni morosi.
Solo il Comune di Soverato
ha un debito con Sorical di tre
milioni di euro. Ed è per questo che Sorical ha annunciato
la riduzionedell’acqua aSoverato. Ma grazie al tempestivo
intervento del sindaco di Soverato, Leonardo Taverniti, la
riduzione dell’acqua è stata
differita. Evitando, almeno
per ilmomento diaggiungere
altri disagi per tutta la popolazione che già ha dovuto fare i
conti in questi ultimi mesi di
passione con tante emergenze: dai rifiuti, al maltempo, al
taglio dei treni. Una vicenda
annosa quella con Sorical che
però non può essere rimandata all’infinito anche in considerazione della situazione
economica in cui versa Sorical
che si trova in difficoltà anche
a pagare i dipendenti
Quindi per il Comune di Soverato è un imperativo categorico reperire le risorse per il
pagamento del debito tramite
l’emissione dei ruoli dell’acqua ed il pagamento degli
stessi da parte dei cittadini. Ed
è su questo fronte che da tempo si è attivata l’amministrazione comunale di Soverato
che sta inviando ai cittadini i
La sede della Sorical. A lato: il sindaco di Soverato Leonardo Taverniti
SATRIANO
Presentato l’albo pretorio on line
L’iniziativa illustrata dal sindaco Drosi in conferenza stampa
dI FABIO GUARNA
SATRIANO - Il Comune di Satriano si
è attrezzato bene per affrontare il nuovo millennio. Con l'era digitale infatti
l'albo pretorio si "sfoglia" on-line e
spariscono così - spiega il sindaco Michele Drosi - fogli e foglietti affissi da
decenni con le puntine su migliaia di
bacheche ospitate dentro i Comuni. Al
riguardo l'Amministrazione del Comune jonico e delle Pre-serre per venire incontro alle esigenze di trasparenza e consultazione degli atti dopo avere adempiuto all'obbligo di dotarsi di
un albo pretorio consultabile su Inter- funzionamento del monitor touch
net, «al fine di divulgare sempre di più screen. Erano presenti il presidente
del consiglio comunale
le attività amministrative, si
Franco Mercurio e il viceè dotata di un monitor intesindaco Alessandro Catalarattivo touchscreen, situato
no. Quest'ultimo ha sottolinell'atrio del Palazzo comuneato i risultati realizzati dunale, dove ogni cittadino
rante gli anni di amminipuò avere accesso per visiostrazione in materia di rivonare tutti gli atti dell'Albo
luzione digitale.
Pretorio on-line». L'iniziati«Appena abbiamo iniziato
va è stata presentata duranla nostra esperienza ammite un incontro con i giorna- Michele Drosi
nistrativa - ha detto Catalano
listi dal sindaco Michele
Drosi con accanto la dirigente di setto- - a Satriano centro non c'era neanche
re Gisella Procopio che ha mostrato il la Adsl».
ruoli a saldo per gli anni 2009
e 2010 ed il ruolo 2011. «I cittadini nel provvedere responsabilmente al pagamento dei canoni - dice il sindaco di Soverato , Taverniti - metteranno il
Comune di Soverato in condizione di saldare le spettanze a
Sorical e di garantire l’importante servizio».
Del resto non è una novità
che nella cittadina l’acqua
non si paga. E che si registra
una grande morosità, oltre
agli allacci abusivi. Non solo
ma c’è chi sperpera il prezioso
liquido anche per innaffiare
orti e prati. A questo si aggiunga la cattiva condizione
della rete idrica che per anni
ha fatto registrare ingenti
perdite di acqua. Ma ora che si
sta ristrutturando tutta la
condotta parte del problema
dovrebbe essere risolto.
Restacomunque ilfattoche
è proprio sul fronte della riscossione dei ruoli dell’acqua
che si gioca la partita per recuperare le risorse finanziarie e
far fronte al debito con Sorical.
Un problema che va risolto
al più presto e prima che arrivi
la stagione estiva, quando in
città tra turismo di ritorno e
quello autentico, si registra
un amento notevole della popolazione e quindidel fabbisogno idrico. Un disagio avvertito dalla popolazione specialmente nel centro storico, dove
ci sono poche abitazioni con
autoclave quindi d’estate
quando manca l’acqua sono
molti i cittadini costretti ad
approvigionarsi con bidoni e
quant’altro.
Duplice omicidio Grattà. Forniti preziosi particolari sull’agguato Isca. In casa dosi di marijuana
La cantata del pentito
Il gup Mellace ha proceduto all’audizione di Bruno Procopio
IL collaboratore di giustizia,
Bruno Procopio, 24 anni figlio del presunto boss di San
Sostene e Davoli, Fiorito Procopio, arrestato all’indomani
dell’operazione “Showdown”
(coordinata dalla Dda di Catanzaro) è statosentito ieri dal
gup Abigail Mellace in videoconferenza nell’ambito del
processo per l’uccisione dei
gemelli Vito e Nicola Grattà,
l’11 giugno del 2010 a Gagliato.
Procopio ha sostanzialmente confermato quanto
raccontato agli inquirenti
all’indomani del suo arresto.
Rendendo particolari preziosi e facendo luce non solo
sull’omicidio dei gemelli pastori di Gagliato ma anche sugli equilibri criminali saltati
all’indomani dell’uccisione
dei presunti boss locali, da
Carmelo Novella a Vittorio Sia
passando per il mammasantissimaDamiano Vallelunga,
boss dei Viperari di Serra San
Bruno. Il processo che vede
sul banco degli imputati Alberto Sia, 26 anni, di Soverato,
figlio di Vittorio Sia, 51 anni,
il presunto boss ucciso in un
agguato il 22 aprile del 2010;
Patrik Vitale, 26 anni, di Satriano e Giovanni Catrambone, 22 anni, di Montepaone.
L'omicidio, secondo l'accusa,
sarebbe maturato nell'ambito
di una faida tra cosche per il
controllo del soveratese, nonché del territorio a cavallo con
le province di Reggio Calabria
I gemelli Nicola e Vito Grattà uccisi l’11 giugno 2010
e Vibo Valentia. Vitale e Catrambone, infatti, sono sospettati di aver rubato lo scooter utilizzato per l'agguato di
chiaro stampo mafioso in cui
sono stati freddati i due gemelli Grattà - le ipotesi d'accusa per i tre sono di concorso in
omicidio aggravato, furto aggravato, lesioni e porto abusivo diarma dafuoco. Nellapassata udienza il pm Vincenzo
Capomolla, ha chiesto l'ergastolo per Sia e Vitale e 20 anni
per Catrambone. Nel collegio
gli avvocati Gregorio Viscomi, Salvatore Staiano e Giovanni Caridi.
a. f.
Trentenne partecipò materialmente ai danni di un anziano
A processo per tentata rapina
di TERESA ALOI
COMPARIRÀ in aula il
prossimo 20 aprile con l’accusa di tentata rapina in
concorso con una persona
rimasta non identificata,
Marco Polimeni, 28 anni di
Chiaravalle, è stato rinviato a giudizio ieri mattina
dal giudice per le udienze
preliminari, Antonio Rizzuti, al termine della camera di consiglio.
Il giovane, che nel procedimento
sarà
difeso
dall’avvocato
Domenico
Cortese, secondo la ricostruzione degli inquirenti,
avrebbe concorso con una
persona rimasta ignota ad
una rapina ai danni di una
anziano di Davoli.
In sintesi, Marco Polimeni avrebbe chiamato il proprietario dell’appartamento con una scusa con il solo
scopo di farlo allontanare e
permettere di conseguenza all’altra persona di poter
entrare in casa liberamente e commettere il furto.
Tuttavia, i piani non erano andati come si sperava e
il proprietario era rientrato prima del solito trovando lo sconosciuto che intanto era entrato nell’appartamento e si era fatto
consegnare, sotto il peso
delle minacce circa 2000
euro per poi svanire nel
nulla.
A tal punto che la persona che materialmente ha
commesso il reato non è ancora stata individuata dagli inquirenti.
Spaccio, giovane
in manette
di AMALIA FEROLETO
UN ragazzo di Isca di 27 anni, Danilo Varano, già noto
alle forze dell’ordine è stato
arrestato mercoledì dai carabinieri della locale Stazione per detenzione ai fini di
spaccio di sostanza stupefacente.
Ieri il ragazzo, in Tribunale a Catanzaro, è comparso
davanti al giudice per l’indagine preliminare per la convalida. Il gip oltre a convalidare l’arresto ha disposto la
misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.
I militari dell’Arma sono
arrivati all’arresto del ragazzo dopo una minuziosa
attività investigativa e di appostamento ed hanno effettuato una serie di perquisizioni presso le due abitazioni
del Varano, una situata in
città e l’altra in campana.
Nelle due abitazioni i carabinieri hanno rinvenuto circa 13 grammi di marijuana,
suddivisi in tre involucri,
nonché un bilancino di precisione. Varano, quindi, è
stato dichiarato in stato
d’arresto per detenzione ai
fini di spaccio di sostanza
stupefacente, ed è stato accompagnato presso gli uffici della Compagnia carabinieri di Soverato per gli accertamenti di rito, dove su
disposizione dell’autorità
giudiziaria ha trascorso a
Danilo Varano
notte, in attesa del giudizio
di convalida che si è tenuto
ieri mattina.
L’attività dei militari operanti si inquadra nell’ambito di un servizio più ampio
volto a contrastare il fenomeno dello spaccio di stupefacenti. Un fenomeno sempre più in crescita, specie tra
i giovani sempre più fragili,
che spesso anche per mancanza di lavoro cadono nella
rete micidiale degli spacciatori di morte.
Un ricco business che ormai da anni è nelle mani delle cosche a cui si affianco i
rom ed extracomunitari. Un
mercato fiorente che, come
emerso da recenti report,
può arrivare a far guadagnare anche mille euro al
giorno.
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Soverato
Venerdì 17 febbraio 2012
VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 11
l’ora di Cosenza
Tel. 0984 837661-402059 Fax 0984 839259 Mail: [email protected]
RENDE
SAN MARCO
Operai Smeco
minacciano
di suicidarsi
Crac e truffa
Arrestato
Pino Termine
> pagina 14
> pagina 18
ACCADDE UN SECOLO FA
A CURA DI
CORIGLIANO
LUIGI MARIA CHIAPPETTA
17 febbraio 1912 - Ieri notte, ad ore imprecisata, i soliti ignoti sono penetrati nella frequentata bottega di Nicola Santoro, sita nel cuore di via Rivocati. Indisturbati e senza alcuna fatica, sono riusciti a portar via un bel po’ di roba: il titolare del piccolo negozio ha riferito che i
ladruncoli hanno rubato dieci chilogrammi di provolone, due vesciche di sugna, una forma
di formaggio, venti chilogrammi di pasta e circa quindici lire in denaro. L’egregio commissario Caporale ha disposto attivissime indagini, per addivenire alla scoperta dei rei.
PAOLA
Rischio degrado Perrotta
Castello ducale si tira fuori
in abbandono
dalla Giunta
> pagina 19
> pagina 26
Clan Bruni, in 6 verso l’assoluzione
Il pm intende chiederla per La Manna, Attanasio, Foggetti, Impieri e Miceli
Cinque imputati del processo “Telesis”
potrebbero uscire prima del tempo dall’inchiesta. Ieri, infatti, il pubblico ministero ha manifestato l’intenzione di chiedere per loro l’assoluzione, con riferimento all’accusa cardine del processo,
ovvero quella di far parte del clan mafioso guidato dalla famiglia Bruni, alias
“Bella bella”. Un’accusa, però, che secondo il pm della Dda non sta in piedi per
Daniele La Manna, Marco Foggetti, Mario Attanasio, Umile Miceli e Franco
Bruzzese. Ancora non c’è stata alcuna richiesta formale di assoluzione, dal momento che la requisitoria del pm è appena all’inizio e riprenderà lunedì prossimo. Ieri, infatti, si è affrontato solo il tema relativo all’accusa di associazione a
delinquere di tipo mafioso, poiché sulla
testa degli oltre 40 imputati pendono altre ipotesi di reato quali associazione fi- Auto dei carabinieri schierate in occasione del blitz “Telesis” a dicembre del 2010
nalizzata al narcotraffico ed estorsione.
Con riferimento alla presunta mafiosità, tività criminali che il gruppo da lui gui- che, secondo gli inquirenti, sarebbe “geinvece, il magistrato catanzarese ha so- dato avrebbe compiuto nell’ultimo de- mellata” con quella dei Bruni. Riguardo
stenuto la tesi dell’esicennio, focalizzando an- a Fabio Bruni, invece, il Tribunale della
stenza di un clan cosenche i ruoli esercitati dagli libertà ha confermato la decisione presa
Nel frattempo
tino, nato sul finire del
imputati all’interno del- alcune settimane prima dalla Cassaziola
posizione
secolo scorso per volonl’organizzazione. Non a ne, ovvero di annullare l’accusa di assotà di Francesco Bruni secaso, il pubblico ministe- ciazione mafiosa che lo riguardava, il tutdi Luca Bruni
nior. Alla sua morte, pero ha ricordato ieri co- to in accoglimento della richiesta dei suoi
potrebbe
essere
rò, avvenuta nel 1999 in
me, ad avviso della Pro- difensori, i legali Luca Acciardi e Nicola
stralciata
seguito a un agguato,
cura, nei periodi di de- Rendace. Nel frattempo, potrebbe essel’eredità sarebbe stata
tenzione di Michele Bru- re stralciata la posizione di Luca Bruni,
raccolta da suo figlio Michele, il grande ni, ad assumere la guida del clan fossero irreperibile da alcune settimane al punassente di questo processo, dal momen- sua moglie Edyta, cittadina polacca, suo to da temere che sia rimasto vittima di un
to che alcuni mesi fa, anche lui è decedu- fratello Fabio Bruni e Giovanni Abbruz- caso di lupara bianca.
to per via di un male incurabile. L’inchie- zese. Quest’ultimo, infatti, è considerato
MARCO CRIBARI
sta, tuttavia, ricostruisce le presunte at- il capo della cosca dei nomadi cosentini
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il nodo
Niente stipendi alla “Misasi”
Lavoratori in agitazione
I lavoratori della clinica
Misasi si sono riuniti ieri in
assemblea con la Fp-Cgil di
Cosenza per affrontare il
nodo delle mensilità non
pagate e degli arretrati che
avrebbero dovuto essere
corrisposti sin dal settembre 201o.
La proprietà della clinica
Misasi (San Bartolo srl), col
verbale dello scorso 24 gennaio, si era impegnata a
corrispondere almeno due
delle mensilità arretrate entro il 10 febbraio, quale viatico alla soluzione delle altre questioni ancora aperte
sul tavolo della vertenza.
Non essendo intervenuta
alcuna novità ed essendo
passata invano la scadenza
dello scorso 10 febbraio, i
disagi che lamentano sono
stati il leit-motiv dell'assemblea che, infine, ha dato mandato alla Cgil di indire lo stato di agitazione del
personale della clinica, al fine di esigere le 4 mensilità
arretrare e la corresponsione degli arretrati contrattuali, pari a 18 mensilità.
L'Aiop è firmataria di un
ccnl (quello che inquadra i
lavoratori della clinica Misasi) a livello nazionale che,
secondo i sindacati, molte
case di cura calabresi (tra
cui la Misasi) non riconoscono.
«Ai lavoratori - sottolinea la Fp-Cgil - non è stata
lasciata altra strada che
quella dello stato di agitazione (nel pomeriggio è
partita la comunicazione alle autorità competenti, prima fra queste ovviamente il
prefetto, ndr) a cui, se non
interverranno sostanziali
novità, nei prossimi giorni
seguiranno manifestazioni
pubbliche di protesta ed
iniziative per il recupero
delle somme dovute che
l'organizzazione sindacale
patrocinerà in sede extragiudiziale».
rcs
il processo
Ex sacrestano molestatore
Parlano i testimoni d’accusa
E’ ripreso ieri il processo a G.
C. l’ex sacrestano di Parenti, accusato di aver approfittato del
proprio ruolo per insidiare ragazze poco più che adolescenti.
Molestie che in
almeno tre casi
In aula
si sarebbero traha deposto
dotti in palpeggiamenti nelle
la zia
parti intime. In
della giovane
aula ha testimovittima
niato una zia
della presunta
vittima, che ha confermato di
aver appreso i fatti oggi trattati
nell’inchiesta dalla viva voce della nipote. Proprio il racconto di
quest’ultima, è valso all’imputa-
to, oggi 75enne, l’accusa di violenza sessuale aggravata dalla
giovane età della vittima. Arrestato un anno fa dai carabinieri,
G. C. aveva poi evitato di finire
dietro le sbarre solo in virtù della sua età avanzata che gli consentì di ottenere la detenzione ai
domiciliari.
I fatti si riferiscono ai tempi in
cui l’uomo era custode della
chiesa di Parenti. Secondo gli investigatori, i primi abboccamenti avvenivano proprio nel contesto pacioso della parrocchia, ma
le violenze violenze vere e proprie non si sarebbero verificate
tra le mura della chiesa, bensì in
vari angoli del paesino, in tempi
e luoghi diversi. Il primo caso,
addirittura, risalirebbe al lontano 2005, pur essendo stato denunciato solo lo scorso anno.
Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti, viene definito affetto da un
impulso irresistibile: toccare le
ragazzine.
Fin qui, però, non si era mai
parlato di lui in termini così
drammatici. Lavorava in quella
chiesa da 47 anni, ma se n'era allontanato a ottobre del 2010 dopo che in paese avevano iniziato
a diffondersi quelle voci poco lusinghiere sul suo conto. Una decisione, quella di lasciare il posto
di custode, che all'epoca fu pre-
Il 75enne di Parenti è accusato di violenza sessuale su una adolescente
sa di comune accordo con il parroco, altra figura chiave dell'inchiesta.
Durante le indagini, infatti,
proprio lui riferì agli inquirenti
di ritenere veritiero ciò che si
raccontava a proposito del sacrestano, indicando loro anche
un'altra ragazza che, in una circostanza, aveva ricevuto le attenzioni particolari di G.C. Nel
frattempo, alla ripresa del processo, prevista per il prossimo
20 marzo, sarà sentito proprio
un testimone indicato dal parroco. Si tratta ovviamente, di
una vicenda giudiziaria appena
all’inizio e dall’esito tutt’altro che
scontato. Il sacrestano è difeso
dall’avvocato Salvatore Tropea
del foro cosentino.
mcr
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