Poste Italiane SpA - Spedizione in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. n. 46 del 27/02/2004) art. 1, comma 1, DR/CBPA-SUD/CS/56/2006 valida dal 06/04/2006 anno VII numero 46 venerdì 17 febbraio 2012 € 1,00 direttore piero sansonetti CALABRIA SOTTO TIRO Follia del governo Monti toglie i soldi agli invalidi Pensioni ai disabili: abolite una su tre E’ difficile trovare le parole giuste per eseprimere la rabbia verso un governo che decide di togliere i soldi ai poveri e ai disabili. Perché questo Monti vuol fare: tagliare circa il 30% delle pensioni di invalidità. Una follia che riguarda più di trentamila persone in Italia, di cui circa quotidiano d’informazione regionale duemila calabresi, che non avranno più diritto alla pensione di invalidità. Solo un governo di professori poteva concepire una follia del genere. Il fatto è che questi super tecnici non hanno nessun contatto con la realtà vera. Non sanno che dietro i numeri ci sono persone. A causa di un improvviso guasto alla tipografia ieri Calabria Ora non è potuto uscire. Ce ne scusiamo con i nostri lettori. Pdl, congressi unitari Ecco tutti i coordinatori > pagina 9 > pagina 4 EDITORIALE DISOCCUPAZIONE CORTE DEI CONTI MILETO Persi 80mila posti tra i giovani italiani Dilaga la corruzione Persi 60mld l’anno Si tinge di giallo la morte di Vardaro > pagina 3 > pagina 8 > pagina 2 Terremoto politico Indagato Scopelliti Sanità: avvisi di garanzia anche per Zoccali, braccio destro del governatore, per l’assessore Stillitani e il dirigente Orlando E’ arrivato un nuovo avviso di garanzia per il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. I primi due erano arrivati a maggio e ottobre del 2011 e riguardavano il caso Fallara, cioè la gestione del Comune di Reggio Calabria quando Scopelliti era sindaco. Ora invece la Procura di Catanzaro contesta al governatore alcune scelte relative alla sanità. I giudici stanno indagando sui protocolli di intesa firmati dalla Regione con l’Università Magna Graecia di Catanzaro, la Fondazione Betania e l’associazione Aiop, che gestisce gli ospedali privati. Indagati anche Franco Zoccali, da molti anni uomo di fiducia del presidente, l’assessore al lavoro Stillitani e il dirigente del dipartimento salute Antonino Orlando. REGGIO CALABRIA La sinistra riparta dalle persone DI FERDINANDO AIELLO La Calabria è travolta da una crisi drammatica della politica, dell’economia, del lavoro e della società. Le distanze con le altre regioni del Paese, nell’occupazione, nei redditi, nei servizi, sono aumentate. La ’ndrangeta ha ramificato nel territorio e nel palazzo, si è impadronita di pezzi di politica e di istituzioni, esercita, un potere devastante e sempre più aggressivo. La politica della Regione Calabria è segnata dall’assenza di una politica seria di governo del territorio e dell’ambiente, dalla gestione clientelare della sanità e soprattutto da un esercizio del potere che non ha mai consentito la partecipazione dei cittadini alle decisioni più importanti. La situazione della Calabria è gravissima. > segue a pagina 10 Le donne dei boss protestano LA LETTERA Qui comanda la mafia Quei beni non li voglio DI > pagina 8 > pagina 5 REGGIO CALABRIA Spataro in pole al posto di Pignatone > pagina 7 LUNA ROSSA di Pasquino La voglia maledetta Giosué Carducci, il poeta della Terza Italia, ebbe a dichiarare, urtato con il mondo intero: “Tutte le mattine io mi sveglio con una maledetta voglia di fare a pugni”. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lavora costantemente alla pace perpetua tra tutti, questo lusso non può consentirselo. E ogni mattina si sveglia con la voglia maledetta di parlare. ADRIANA MUSELLA Ho sempre avuto fiducia in questa terra. Una terra che non è la mia ma alla quale, nel corso degli ultimi 25 anni, credo di aver dato tutto: fatti, in particolare; fatti concreti soprattutto quando in molti troppi - ancora sostenevano che qui in Calabria la ’ndrangheta non esiste. Oggi, però, sono stanca. Stanca di dover combattere quotidianamente contro una mafia istituzionalizzata. I beni confiscati a Limbadi? Beh, a queste condizioni io ci rinuncio. Ci rinuncio perché, in quel paese, lo Stato non c’è... > segue a pagina 6 dal POLLINO alloSTRETTO Scopelliti nel mirino dei pm calabria ora VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 5 Avviso di garanzia per il governatore: la Procura indaga sulla sanità CATANZARO Il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, commissario “ad acta” per l’attuazione del piano di rientro della sanità, ha reso noto ieri sera di aver ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. A Scopelliti vengono contestati – riferisce una nota della Regione - la stipula del “Patto di legislatura” tra la Regione e l’Aiop, la delibera di Giunta relativa al rinnovo del protocollo d’intesa tra Regione Calabria e l’Università Magna Graecia e l’approvazione con delibera di Giunta del regolamento attuativo contenente i requisiti minimi per l’autorizzazione al funzionamento e le procedure per l’accreditamento dei centri socio riabilitativi per disabili e la riconversione dei servizi “Said”, relativi alla Fondazione Betania Onlus. Provvedimenti assunti senza preventivo parere del “Tavolo Massicci”: in particoIndagato, oltre a Scopelliti, il lare, il tavolo di verifica e monitoraggio presso i ministeri dell’Eco- dirigente generale della presidennomia e della Salute contestò il za Franco Zoccali. Per la convenfatto che le tre decisioni vennero zione con l’Università Magna adottate con delibere di Giunta e Graecia, risultano inoltre indagati il direttore genon come decrenerale del Diparti commissariali Indagati anche timento salute come invece imNino Orlando Antonino Orlanposto dal comdo e, per la delimissariamento Franco Zoccali bera relativa alla stabilito dal goe l’assessore Fondazione Beverno per attuaStillitani tania, l’assessore re il piano di regionale al lavorientro dal debito sanitario. Gli atti in questione ro e alle Politiche sociali France- precisa la Regione Calabria - scantonio Stillitani e una dirigennon hanno prodotto effetti in te del dipartimento. Secondo quanto si è appreso quanto sospesi e poi revocati dallo stesso commissario “ad acta” da fonti accreditate, nell’avviso di per l’attuazione del piano di rien- garanzia si parla, in riferimento alle vicende del “Patto di legislatro. REGGIO CALABRIA Cambiano province e contesti, ma per il governatore Giuseppe Scopelliti i problemi con la giustizia sembrano avere precisa ricorrenza. Nel capoluogo dello Stretto, infatti, l’ex sindaco di Reggio Calabria risulta indagato nell’ambito del cosiddetto “caso Fallara”. Per lui le accuse sono di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. In realtà sono stati due distinti avvisi di garanzia ad “informare” Scopelliti che la Procura della Repubblica reggina, fino a qualche giorno fa guidata da Giuseppe Pignatone, stava indagando su di lui. Uno giunto nel marzo 2011, l’altro nel mese di novembre. E se nel primo caso della notizia si seppe solo dopo il suo interrogatorio davanti ai magistrati, nel secondo fu lo stesso Scopelliti ad annunciarlo con una nota stampa stringata ma precisa nella quale si spiegava in mo- franco zoccali Sotto tiro anche l’uomo ombra di Peppe Ha seguito il governatore Scopelliti come un’ombra sin dai suoi primi anni di amministrazione a palazzo San Giorgio. Franco Zoccali per molti è il vero uomo di fiducia del governatore. Una sorta di “consulente” permanente per il Peppe calabrese. E del resto l’azione amministrativa di Zoccali è stata sempre molto forte. Al Comune di Reggio era il capo di gabinetto del sindaco, un ruolo che sotto la sua “era” è diventato di importanza capitale. Quasi sempre nel mirino di critiche anche feroci da parte dell’opposizione, Zoccali è un uomo che ama vivere lontano dai riflettori mediatici. In passato, nonostante ciò, è stato oggetto anche di alcuni atti intimidatori. Come non ricordare, infatti, quando la sua auto fu data alle fiamme. Era il gennaio del 2008 e l’esperienza a palazzo San Giorgio era ormai al culmine. Ma, a dimostrazione che Scopelliti senza Zoccali non riesce proprio a stare, accade che subito dopo essere diventato governatore, Peppe lo vuole a tutti i costi con sé. Zoccali lascia così l’incarico di capo di gabinetto e si trasferisce da un palazzo all’altro. Nei mesi scorsi una delle sue rare sortite sulla stampa, ovvero quando la relazione degli ispettori del Ministero dell’Economia contiene anche un paragrafo a lui dedicato. Si parla di denari percepiti indebitamente. Lui risponde stizzito annunciando querele e spiegando perché quei soldi gli erano dovuti e non vi era alcunché di illegale. Un uomo che ama lavorare nell’ombra, dunque, Franco Zoccali. E che adesso si ritrova ad essere indagato assieme a Scopelliti. Due destini che continuano a camminare su binari paralleli, prima solo su quello politico, da ieri anche su quello giudiziario. (c. m.) Antonino Orlando tura” con l’Aiop, dell’intesa con l’Università di Catanzaro e del progetto “Said” relativo alla Fondazione Betania onlus, di «atti idonei diretti in modo non equivoco a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale arrecando altresì – scriverebbe la Procura di Catanzaro – alla Regione un danno economico...». Questo il commento del presidente Scopelliti, al quale l’avviso di garanzia sarebbe stato notificato nel primo pomeriggio di ieri: «Chiarirò presto – ha dichiarato Scopelliti - che si tratta di atti di indirizzo politico che non hanno prodotto alcun effetto, né danno economico per la Regione Calabria, né vantaggio ad alcuno». a.c. Franco Zoccali Francescantonio Stillitani E a Reggio c’è la tegola “Fallara” Il presidente è accusato già di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico Orsola Fallara do molto sintetico le contestazioni che vengono mosse all’attuale presidente della giunta regionale. Lui, però, si è mostrato sempre molto si- curo, ostentando una particolare tranquillità anche dopo aver passato diverse ore negli uffici di Pignatone, rispondendo alle domande dei pm. Ma cosa viene contestato precisamente a Scopelliti? Ci sono degli addebiti specifici che riguardano gli aspetti tecnico-amministrativi della gestione del Comune di Reggio Calabria. Il governatore ha sempre sostenuto che il suo coinvolgimento è dovuto al solo fatto di essere stato primo cittadino di Reggio Calabria e, dunque, responsabile “politico” di quanto avveniva. È ormai noto, infatti, che a Palazzo San Giorgio vi fu una gestione delle casse comunali quanto meno “allegra”. Non bisogna dimenticare il clamore nazionale che suscitò il caso riguardante Orsola Fallara, l’ex dirigente al settore finanze e tributi del comune, suicidatasi nel dicembre del 2010. Tutto partì da una denuncia di Demetrio Naccari Carlizzi e Sebi Romeo. I due esponenti del Pd misero tutto nero su bianco, sostenendo a chiare lettere che Orsola Fallara si autoliquidò delle somme non dovute, in quanto pur essendo già dirigente comunale, effettuava dei pagamenti per incarichi che il suo ruolo avrebbe dovuto comprendere a priori. Ma la vera sorpresa fu quella di scoprire come le liquidazioni avvennero anche nei confronti di altri soggetti come l'architetto Bruno Labate, compagno della Fallara, e uomo di fiducia di Scopelliti nella delegazione romana della Regione Calabria. Labate si mostrò subito colla- borativo con i magistrati restituendo parte delle somme sottratte. Nel corso dell’inchiesta, dunque, dopo il primo avviso di garanzia a Scopelliti per abuso d’ufficio, ne arrivò un secondo. Questa volta, però, oltre al governatore, nel mirino dei giudici finirono anche i revisori dei conti del Comune. Anche loro, infatti, sono ad oggi accusati di falso in atto pubblico. È delle scorse settimane la notizia di una richiesta di proroga delle indagini da parte dei pm Francesco Tripodi e Sara Ombra, coordinati dal procuratore reggente Ottavio Sferlazza. Bisognerà adesso attendere la conclusione delle indagini preliminari per capire quali saranno le contestazioni finali mosse a Scopelliti che, ora, dovrà anche difendersi da questo nuovo avviso di garanzia giunto direttamente da Catanzaro. Consolato Minniti 6 VENERDÌ 17 febbraio 2012 D A L P O L L I N O calabria A L L O ora S T R E T T O Ville confiscate ma... off-limits per l’associazione Riferimenti Lo Stato non riesce a riappropriarsi delle case dei Mancuso COSENZA Ha vinto la ’ndrangheta? Certo che ha vinto. E quale meraviglia? Non si concludono mai in parità le battaglie tra Stato e Antistato. E mai viene concesso l’onore delle armi dall’una o dall’altra parte. A muso duro si vince. E a muso duro si perde. Punto. L’Antistato, a Limbadi, ha vinto, perché ha impedito allo Stato di riprendersi ciò che apparteneva alla collettività: i beni confiscati a componenti della famiglia Mancuso destinati ad accogliere la sede della prima Università italiana dell’Antimafia. L’associazione “Riferimenti” ci aveva messo la faccia, due anni fa, dichiarandosi pronta a prendere possesso delle ville sottratte ai mammasantissima vibonesi. Ma soltanto quella ha potuto metterci (e non rimetterci): la faccia. Perché tutto il resto - a partire dalla disponibilità totale a un impegno di legalità che ha pochi precedenti in Italia - non vorrà più assicurarlo. I Mancuso - o chi per loro - non vogliono che alcuno oltrepassi le soglie delle abitazioni di famiglia per allestirvi una sede di formazione sociale destinata a schiacciare definitivamente il blasone lungamente vantato in ogni ambiente malavitoso che si rispetti. Non lo volevano ieri e non lo vogliono oggi. Probabilmente non lo vorranno domani... E dunque? Dunque ha vinto la ’ndrangheta, per adesso, in quella porzione di territorio che si divide tra buoni (tanti) e cattivi, onesti (tanti) e disonesti. Non è affatto complessa da raccontare la vicenda che sta destando clamore nel Vibonese. È di una semplicità disarmante: dopo la confisca di alcune villette ai capi del clan, lo Stato aveva concesso a “Riferimenti” gli immobili per l’isti- tuzione dell’Università antima- premurato di porre una rete di fia. Due anni fa, s’era tenuta recinzione che impedisse l’inuna cerimonia alla presenza gresso in una villetta confiscadel procuratore nazionale anti- ta, un gesto certamente simbomafia Piero Grasso, di Adria- lico ma eloquente, e fin troppo na Musella e dell’ex prefetto decriptabile: qui lo Stato non Luisa Latella entra. Un per sottoliE l’associazione messaggio neare l’imporidentico, a antimafia tanza di un parti invertite, evento di pora quello lanannuncia: tata storica, ciato dalla Rerinunciamo a rappresentato gione che ha quelle strutture chiesto di afdal rilancio sociale del terfiggere sull’inritorio che avrebbe dovuto gresso di ogni ente pubblico prendere avvio proprio con una targhetta con questo slol’accesso simbolico alla strut- gan: qui la ’ndrangheta non entura. Da allora, però, in quelle tra. Che la ’ndrangheta non sia sedi nessuno ha potuto metter- entrata nelle istituzioni è tutto ci piede. Pochi giorni fa l’epilo- da dimostrare; che lo Stato non go della vicenda: qualcuno s’è sia riuscito a entrare nei templi della mala resta al momento una certezza. Una certezza che ha indotto “Riferimenti” a rinunciare a quelle strutture: «Rinunciamo ai beni confiscati alla cosca Mancuso assegnati nel comune di Limbadi. Lo stesso Comune ha dichiarato di non essere mai stato titolare di chiavi e quando, in passato, la presidente Musella insieme all’ex prefetto si sono recate sul posto, hanno visto chiudersi il cancello automatico in faccia». Stessa sorte toccata, più o meno, al noto testimone di giustizia Nello Ruello che, nella sua veste di presidente nazionale della sezione antiracket di “Riferimenti”, in un recente sopralluogo non ha potuto accedere alla struttura. Una situa- zione che ha indotto l’associazione a trarre le dovute conseguenze: «Rinunciamo all’immobile e denunciamo la mancanza dello Stato in quel territorio dove la cosca Mancuso continua a farla, indisturbata, da padrona». E che ha spinto la parlamentare Doris Lo Moro a commentare: «Non è accettabile quello che é successo a Limbadi. Le istituzioni devono combattere in prima linea per il ripristino della legalità e non demandare tale compito solo alle associazioni che si spendono con progetti meritevoli nei territori dominati dalle mafie». Ha vinto lo Stato o ha vinto l’Antistato, dunque, la battaglia intrapresa a tutela dei principi di legalità? Risposta facile facile... PIER PAOLO CAMBARERI [email protected] dalla prima QUI COMANDA LA MAFIA: QUEI BENI NON LI VOGLIO A Limbadi non comanda lo Stato. Comanda l’Antistato. Le istituzioni locali hanno diramato una nota ai giornali per sostenere che la rete metallica posta davanti la struttura confiscata era da ricondurre a un terreno limitrofo dato in subaffitto a una famiglia del posto. Si è omesso, però, di dire che la famiglia in questione era quella dei Mancuso. Mi chiedo: i carabinieri non hanno mai visto chi si apprestava a porre quella recinzione, impedendo così l’ingresso a una struttura restituita allo Stato? Sono sfiduciata, sì. Sono sfiduciata. E la mia è la sfiducia di una donna che ha avuto la famiglia distrutta dalla ’ndrangheta, una donna che ha visto l’uccisione del padre, che ha dato troppo in termini di salute e famiglia e che oggi non si vede e non si sente più sostenuta dalle istituzioni, dal cosiddetto Stato. Ho vicino a me magistratura e forze dell’ordine. Ma forze dell’ordine e magistratura non rappresentano lo Stato nella sua interez- za. La Calabria è una regione molto atipica: io opero in tutta Italia, ma altrove non succede ciò che accade in Calabria. La mia associazione è stata attaccata al pari della magistratura da “istituzioni” che invece di sostenere l’antimafia la denigrano. Non chiedo il ringraziamento di alcuno. Ma non riesco a sopportare oltre certe situazioni. A Reggio, ad esempio, il cosiddetto Stato non protegge le strutture confiscate: c’è un bene sottratto alla criminalità che sta cadendo a pezzi. Ho denunciato questa cosa ma nessuno mi ha risposto, nessuno ha preso provvedimenti nonostante le testimonianze dirette dei giornalisti cui avevo denunciato la cosa perché diventasse di dominio pubblico. Spesso scriviamo alle istituzioni, ma le istituzioni non ci rispondono nemmeno. Certe situazioni, a me, non sono nuove: purtroppo anche io “sono un pezzo di storia dell’Antimafia”. Perché ho fatto barricate a Palermo, sono scesa in piazza. Ma certe situazioni, in Sicilia, le vivevo... venti anni fa, ai tempi delle stragi. Certi atteggiamenti mi hanno stancata: ci si rende conto di lottare contro i mulini a vento. “Riferimenti” ha trovato udienza soltanto dall’Ufficio di presidenza del consiglio regionale, con cui abbiamo aperto un dialogo. Per il resto, non abbiamo mai sentito alcun compo- nente della giunta regionale, né del Comune o della Provincia di Reggio Calabria. Eppure, proprio qui, si vive in trincea. Sono davvero stanca, dunque, di continuare a dare tutta me stessa. Rinuncio ai beni confiscati, perché penso non ne valga la pena. Dove sono, a Limbadi, le forze dell’ordine? Attorno a me ho ragazzi e ragazze dai 18 ai 30 anni che hanno estrema fiducia in “Riferimenti” e che ci hanno sempre dato forza per andare avanti. Giovani che qualcuno osa addirittura definire “professionisti dell’Antimafia”. Io non voglio deluderli, ma sono stanca anche perché, a tutti noi, non ci protegge nessuno: non abbiamo tutela e sostegno, ma isolamento. Per questo i beni confiscati non li prendiamo più. Li prenderemo, o li riprenderemo, se e solo quando vedremo la presenza concreta dello Stato. Uno Stato che oggi non c’è... Adriana Musella Presidente “Riferimenti” delitto muller I fratelli Bellissimo assolti per l’omicidio dell’agricoltore VIBO VALENTIA La Corte d’Assise di Catanzaro, presieduta dal giudice Giuseppe Neri, ha assolto con formula ampia, per «non aver commesso il fatto», i fratelli Domenico e Michele Bellissimo, di 31 e 34 anni di Soriano Calabro, che rispondevano dell’omicidio dell’agricoltore di Soriano Giuseppe Muller, ammazzato con due colpi di fucile il giorno di Ognissanti del 2008 mentre si trovava a bordo del suo trattore. La sentenza della Corte è giunta alla fine di un lungo dibattimento durante il quale gli imputati si sono affidati alle cure legali di un pool di avvocati composto da Enzo Galeota, Michele Ciconte, Giancarlo Pittelli e Silvio Sorrentino - culminato con la requisitoria del pm, nell’occasione il procuratore capo di Vibo Valentia Mario Spagnuolo, che aveva chiesto egli stesso l’assoluzione per insufficienza di prove. La decisione del pubblico ministero era maturata in seguito all’analisi della superperizia effettuata dagli ingegneri balistici Claudio Gentile e Pietro Benedetti, la quale non aveva dipanato tutti i dubbi rispetto alle conclusioni, discordanti, cui erano giunti i Ris di Messina. Proprio sulla «inefficacia probatoria» delle perizie balistiche, effettuate dal momento dell’arresto dei fratelli Bellissimo, si sono incardinate le argomentazioni difensive portate avanti dall’avvocato Enzo Galeota e dai suoi colleghi, i quali hanno sostenuto sin dall’inizio che gli elementi portati a carico dalla Procura non potevano assurgere a prova certa. Domenico e Michele Bellissimo, cugini della vittima, erano stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno il 19 febbraio 2010. I motivi dell’omicidio, secondo l’accusa, erano da Domenico Bellissimo Michele Bellissimo ricondurre a dissapori familiari alimentati dal pascolo abusivo delle pecore dei fratelli Bellissimo sul terreno di Giuseppe Muller. Ma ora la Corte d’Assise ha stabilito che ad uccidere l’agricoltore non sono stati i fratelli Bellissimo, unici imputati per la vicenda. Il delitto Muller per adesso rimane senza colpevoli. GIUSEPPE MAZZEO [email protected] 7 VENERDÌ 17 febbraio 2012 D A L P O L L I N O calabria A L L O S T R E T T O ora Via Pignatone, arriva Spataro? Ufficializzato il trasferimento, ora il Csm dovrà decidere sul successore REGGIO CALABRIA Armando Spataro per il dopo Pignatone? È questa la clamorosa novità che nelle ultime ore sta diventando sempre più concreta. Due giorni fa, infatti, il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha ufficialmente deliberato il trasferimento dell’ormai ex procuratore capo di Reggio, a nuovo procuratore della Repubblica di Roma. Mancava solo il crisma dell’ufficialità, dopo l’indicazione unanime della V commissione del Csm. Ora è arrivato l’ultimo atto, quello che ratifica l’avvenuto spostamento. Sarà solo una questione di pochi giorni e Pignatone lascerà lo Stretto per raggiungere la sua nuova sede. «Ringrazio il Consiglio superiore della magistratura e il ministro della Giustizia per l’apprezzamento e la fiducia manifestata nei miei confronti. Da parte mia – ha spiegato il magistrato – assicuro il massimo impegno per garantire con tutti i colleghi della Procura di Roma nel rispetto dei principi costituzionali il miglior funzionamento del servizio giustizia e l’adempimento dei compiti che la legge affida all’ufficio del pubblico ministero». Richiama il rispetto della Costituzione, dunque, il pro- Dopo la ratifica dello spostamento tra pochi giorni Pignatone lascerà la città dello Stretto per raggiungere la nuova sede, la Procura di Roma IN PARTENZA Giuseppe Pignatone lascia Reggio Calabria curatore Pignatone. Un richiamo che arriva nel giorno in cui anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato al Csm ed anche quando si apprende che il procedimento contro il pm Ingroia è stato archiviato. Napolitano, in un momento nel quale si vivono tensioni palpabili nella magistratura italiana, ha parlato di comportamenti – da parte di taluni togati – che «sfuggono alla sanzionabilità disciplinare per la rigida tipizzazione voluta dal legislatore del 2006 e non sono riconducibili nep- pure alla disciplina paradisciplinare del trasferimento di ufficio disposto in via amministrativa. È bene che da parte delle forze politiche di ciò si sia consapevoli e che a ciò, se si vuole, si ponga meditato rimedio anziché farne ogni volta occasione di invocazioni polemiche e generiche di interventi sanzionatori allo stato non praticabili», poiché, osserva Napolitano, «come il Csm, la Sezione disciplinare e la Procura generale della Corte di Cassazione hanno rilevato, si è in presenza di vuoti normativi non colmabili in IN ARRIVO? Armando Spataro tra i papabili alla successione via interpretativa». Parole dure quelle del presidente della Repubblica, ma che richiamano al forte senso della responsabilità da parte dei magistrati. Ma adesso al Csm si prospetta un’altra decisione di particolare rilievo: chi prenderà il posto di Pignatone? Le voci che si sono rincorse sono tantissime in quest’ultimo periodo, ma ora arriva la novità che non ti aspetti. Andato via il magistrato siciliano, tra pochi giorni sarà bandito il posto. Il nome caldissimo nelle ultime ore è quello di Armando Spataro, giudice di ’ndrine alla sbarra Luciano Lo Giudice diserta l’aula Al processo dovranno deporre i magistrati Cisterna, Mollace e Neri REGGIO CALABRIA Ha deciso di non presentarsi ieri Luciano Lo Giudice. Contrariamente a quanto avvenuto sino alla scorsa udienza, infatti, il rampollo della famiglia di ’ndrangheta ha optato per la rinuncia all’udienza. Circostanza strana, visto che è ormai proverbiale la sua attenzione quasi maniacale a tutto ciò che accade nel corso dei processi che lo riguardano. Ed è risultato ancora più strano alla luce del fatto che l’ex dirigente della sezione reati contro il patrimonio della Squadra mobile, Renato Oliveri, ha ricostruito tutti i movimenti riguardanti proprio Luciano Lo Giudice. Oliveri, infatti, ha deposto per circa due ore nel corso delle quali ha ripercorso quella che è stata la genesi dell’inchiesta che vede oggi alla sbarra il boss Luciano Lo Giudice, l’ex capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, Antonio Cortese, Giuseppe Reliquato, Giuseppe Lo Giudice, Bruno Stilo, Fortunato e Salvatore Pennestrì, Antonino Spanò, Giuseppe Cricrì, Enrico Rocco e Antonino Arillotta. Tutti sono stati indagati nell’ambito dell’operazione che aveva portato in carcere alcuni presunti esponenti del clan guidato da Nino Lo Giudice. Nell’aprile scorso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere era stata emessa dal gip Roberto Carrelli Palombi, su richiesta della Dda di Reggio Calabria diretta da Giuseppe Pignatone. Contestualmente venne emesso un fermo che portava la firma dello stesso procuratore e dei sostituti Giuseppe Lombardo, Marco Colamonici e Beatrice Ronchi. Per tutti i soggetti raggiunti dal provvedimento restrittivo l’accusa è, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, rapine, intestazione fittizia di beni, illecita detenzione di armi anche da guerra ed esplosivi, acquisizione in modo diretto di attività economiche ed altro. Particolare attenzione ha suscitato il procedimento alla luce della richiesta della difesa (poi accolta dal collegio giudicante) di far testimoniare tre magistrati, ovvero Alberto Cisterna, Francesco Mollace e Francesco Neri. Nel corso delle prossime udienze, infatti, i tre dovranno deporre rispondendo alle domande degli avvocati difensori ed al controesame del pm. Una situazione strana, ma che lascia già intendere che quello che ha preso avvio nelle scorse settimane è un processo che potrà riservare grandi sorprese. E non è detto che queste non possano arrivare anche da Luciano Lo Giudice che ieri ha deciso di non presenziare all’esame del dirigente Oliveri. Poco prima, infine, è stato conferito l’incarico al perito per la trascrizione di alcune intercettazioni in carcere tra alcuni detenuti ed i parenti. c. m. Luciano Lo Giudice, fratello del pentito Nino Lo Giudice È imputato assieme ad altri presunti affiliati al clan grande esperienza, già alla guida di un pool antimafia valido come quello milanese, nonché esperto anche nel settore del terrorismo. Senza timore di smentita si può definire Spataro come il più esperto magistrato nell’ambito delle mafie al Nord. A quanto pare il pm avrebbe anche espresso la possibilità e la disponibilità di sedersi sulla poltrona che è stata di Pignatone. Tramonta ormai definitivamente la pista Boccassini, ma solo per dei gravi problemi di natura personale del magistrato che le impediscono di potersi allontanare dalla sua attuale sede. Ecco allora che accanto ai nomi soliti, Gratteri, Spagnuolo e Lombardo (Creazzo non ce la farà probabilmente ad ottenere la legittimazione), spunta quello di Spataro. Inutile dire che una sua domanda per Reggio Calabria spazzerebbe quasi subito ogni contesa, mettendo tutti d’accordo. Viceversa si prospetterebbe un lungo periodo di “vacatio”, durante il quale la reggenza sarà affidata – come ormai deciso da Pignatone – ad Ottavio Sferlazza. Da quel che si appren- A breve sarà bandito il posto. Nome caldo delle ultime ore è quello di Armando Spataro, giudice esperto di mafie al Nord e nel settore del terrorismo Il nome di Spataro si affianca a quelli già circolati in queste settimane: Gratteri, Spagnuolo e Lombardo. Probabilmente fuori dai giochi Creazzo de, infatti, Michele Prestipino, inaspettatamente, non coordinerà la Dda, come era sembrato in un primo momento, ma continuerà ad occuparsi del versante tirrenico, con Sferlazza che dovrebbe guidare Procura ordinaria e Dda. Questo potrebbe essere il segnale che lo storico aggiunto di Pignatone è anch’egli con le valigie pronte per altra destinazione. CONSOLATO MINNITI [email protected] 8 VENERDÌ 17 febbraio 2012 D A L REGGIO CALABRIA “Basta con i processi pilotati!”, “Giudici, attenetevi alla legge!”. Hanno scelto il piazzale del Cedir per fare sentire la loro voce, per dire in modo deciso che questa giustizia a loro non piace. Non sono certo persone disinteressate quelle che ieri hanno protestato pacificamente nei locali che ospitano il tribunale di Reggio Calabria. Sono tutte mogli, figlie, sorelle di presunti boss e gregari della ’ndrangheta, di gente, quindi, che dalla giustizia è stata colpita in modo duro, perché i propri congiunti sono ritenuti appartenenti alla più potente organizzazione criminale d’Europa. Si potrebbe dire che il “lato rosa” degli inquisiti per ’ndrangheta si ribella e lo fa a suon di slogan. Una protesta silenziosa, pacata, ma che non passa inosservata. Sono rimaste per ore in piedi a farsi fotografare ed a spiegare le ragioni di un sit-in che ai più è apparso quanto meno singolare. Anche nei tempi. Non sarà stato un caso, infatti, che le donne hanno scelto il giorno successivo al trasferimento del procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone. È stato lui il simbolo più emblematico del nuovo corso del sesto piano del Cedir. Lui che ha portato a termine una quantità incredibile di inchieste giudiziarie. Ed è proprio in quest’ottica che un aspetto non va trascurato: se è vero che Pignatone ha avuto il merito di propugnare l’unitarietà della ’ndrangheta, quanto accaduto ieri ha sicuramente fornito una verità; al sit-in erano presenti donne di tutte le zone della provincia di Reggio Calabria. Dalla città, alla Piana, passando per la Locride. Ciò a testimonianza del fatto che le persone presenti si sono date appuntamento non proprio spontaneamente ed hanno fatto stampare dei cartelloni molto visibili. Una protesta pacifica, libera ma anche organizzata nei minimi dettagli. Tanto che alla protesta è seguito anche un annuncio: lunedì saranno davanti al tribunale di Palmi per manifestare in occasione dell’arrivo del ministro della Giustizia Paola Severino. Vorranno far sentire la loro voce. I cartelloni mostrati ieri non lasciavano molto spazio all’immaginazione: “Stendiamo un velo pietoso sugli arre- P O L L I N O calabria A L L O S T R E T T O I familiari dei boss protestano “Basta con i processi pilotati” Sit-in delle donne contro i giudici davanti al palazzo del Cedir ora le quote rosa in piazza Lunedì si ritroveranno a Palmi dove sarà presente il ministro della Giustizia Severino LA PROTESTA Mogli, figlie e sorelle di presunti boss e gregari della ’ndrangheta si sono ritrovati davanti al Cedir (Foto Costantino/Cufari) sti - si leggeva - fatti solo per i “nomi” e le indagini fatte a “modo loro” tralasciando le evidenze solo per fare notizie e riempire pagine di giornali senza andare in fondo… Giustizia??? Sì, forse se fatta dai giudici esterni”. Ed ancora: “Giudici di Reggio rispondete alla vostra moralità e tra- mite la vostra coscienza diate inizio a una giustizia vera come deve essere”. Poi, quasi a suggellare l’unitarietà anche nella protesta, ecco uno striscione che riuniva Reggio, Polistena e Palmi: “Uniamoci e combattiamo per essere liberi… basta all’ingiustizia, alla perse- TAURIANOVA cuzione e ai pregiudizi! Vogliamo essere liberi di vivere”. Spazio anche a richieste molto particolari: “Vogliamo giudici più onesti”. Sono sempre loro, i magistrati, quelli che finiscono nel mirino: “Tanti giudici che predicano bene e razzolano male”. E dagli slogan alle parole il passo è breve. A farsi portavoce dal malessere delle “quote rosa” è Carmela Nava, madre di Francesco Zindato, già condannato per associazione mafiosa ed omicidio: «Non ce la facciamo più – ha spiegato la donna – chiediamo di essere ascoltate da chi deve amministrare la giusti- zia. Siamo stanchi e vogliamo denunciare le ingiustizie di cui sono vittime i nostri cari». Punto di vista chiaro, ma che stride fortemente con quelle che sono le risultanze investigative, spesso diventate pronunce giudiziarie. CONSOLATO MINNITI [email protected] MILETO Ucciso il cavallo del sindaco Romeo Indagini all’Antimafia Si tinge di giallo la morte di Vardaro Gli inquirenti vogliono vederci chiaro TAURIANOVA (RC) Il fascicolo relativo all’atto intimidatorio contro il sindaco Domenico Romeo è già nelle mani dell’antimafia di Reggio Calabria. La notizia è trapelata nella giornata di ieri e sostanzia una pista investigativa apparsa chiara già dopo poche ore dall’attentato dinamitardo, vale a dire che dietro la barbara uccisione del cavallo del primo cittadino di Taurianova ci possa essere la mano della criminalità organizzata. L’atto intimidatorio che ha interessato l’amministratore è avvenuto intorno alle 23.30 di martedì sera. Una bomba ad alto potenziale è stata fatta esplodere da ignoti in uno dei box della stalla che ospitava, fino all’altra notte, cinque cavalli e un pony di proprietà della famiglia Romeo. Secondo la prima ricostruzione dei fatti, gli attentatori si sarebbero introdotti nella proprietà di contrada Furnà tagliando una parte della rete di recinzione. Un passaggio che ha consentito ai dinamitardi di arrivare indisturbati fino alla stalla, nella quale vengono custoditi i cavalli. L’esplosione ha fatto letteralmente saltare in aria l’animale che trovava rifugio al suo interno. Per rendersi colto di quanto potente sia stata l’esplosione, bastava guardare il box divelto, le lamiere della stalla sparate fin sopra a una fronda di un albero e i cavi di un traliccio dell’alta tensione tranciati di netto. «Sono cose che non dovrebbero accadere e che fanno male a me, ma anche alla mia città». Così il sindaco di Taurianova, ancora scosso per l'accaduto nel tardo pomeriggio di mercoledì, ha commentato i fatti davanti ai cronisti. «Ma occorre continuare - ha aggiunto Romeo - non possiamo fermarci di fronte ad atti così vili». Poche battute che ricalcano quelle già espresse nel febbraio 2009 quando un altro dei suoi cavalli era stato ucciso dal alcuni colpi di fucile nella stessa azienda agricola della sua famiglia. Un annus horribilis, il 2009, per Romeo: prima l’uccisione del suo animale, poi lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale. Non che l’anno prima fosse stato migliore: qualcuno, infatti, aveva piantato alcuni colpi di pistola alla portiera della sua auto parcheggiata davanti a casa dell’assessore della sua prima giunta, Ninì Crea, nella piccola frazione di Amato di Taurianova. Ieri, intanto, al sindaco Romeo è giunta la solidarietà dei sindaci della Piana di Gioia Tauro e da partiti e associazioni del territorio. (Francesco Altomonte) MILETO (VV) Si tinge di giallo la vicenda del 65enne pensionato Nicola Vardaro, scomparso sabato scorso e ritrovato privo di vita mercoledì mattina, in un canneto situato all’interno del Parco archeologico medievale della Mileto antica, a pochi passi della dismessa discarica abusiva “Timpa du Ceravulu”. Fermo restando che per saperne di più bisognerà aspettare gli ormai prossimi risultati dell’esame autoptico predisposto dal medico legale Katiuscia Bisogni, con il passare delle ore starebbero emergendo dettagli che farebbero propendere gli investigatori per l’ipotesi dell’omicidio. E, in effetti, sono L’area in cui è stato recuperato il corpo del 65enne molti i punti oscuri della vicenda che portano a considerare la morte dell’anziano, non dovuta del viale percorso (oltre un chilometro di tracad un malore. ciato in ghiaia e sabbia) nella piovosa giornata Il cadavere è stato ritrovato dal componente di sabato, porterebbe ad escludere l’eventualità di Libera don Antonino Vattiata, il quale stava che Vardaro sia giunto a piedi sul luogo del riscandagliando la zona insieme ad una squadra trovamento. A tutto questo, si aggiungerebbe dell’Associazione europea operatori di polizia, a poi un altro tassello: il fatto che l’orologio da sua volta avvalsasi dell’ausilio polso del pensionato è stato ridi una bussola, facendo riferitrovato sullo stesso viale che Non è da mento alle coordinate della celporta all’antico Episcopio, dila telefonica alla quale si era escludere l’ipotesi stante dal cadavere, con la cascollegato il cellulare del pensiosa staccata dal resto dei comdell’omicidio: le nato nell’ultima chiamata risulponenti. Ulteriore stranezza, scarpe del 65enne tante dai tabulati. Ma non lunche sommata a quanto risconerano pulite... go il viale del parco archeologitrato sul corpo della vittima (la co, bensì incastrato in un cantesta presenta un’ampia ferita neto posto quasi alla metà di un burrone profon- sulla testa, che adesso toccherà al medico legado diverse decine di metri. Come se qualcuno, le capire quanto compatibile con la caduta), poralmeno a prima vista, avesse tentato di occultar- ta quantomeno a nutrire dei consistenti dubbi ne il corpo. sul fatto che la morte di Vardaro sia dovuta a Un luogo impervio, tant’è che per il recupero cause naturali. Intanto, mentre proseguono le dell’uomo ormai privo di vita, portato a compi- indagini investigative, nella cittadina si sussurmento grazie all’intervento di una squadra dei ra di automobili di proprietà di un residente del Vigili del fuoco del comando provinciale di Vi- luogo messe al setaccio dalle autorità compebo Valentia guidata da Vincenzo Saladino, c’è tenti, di dissidi che Vardaro potrebbe aver avuvoluta circa un’ora. to di recente con alcuni, di prelievi effettuati dalAltro importante elemento che farebbe pro- lo stesso il giorno prima della scomparsa. Il tutpendere per l’ipotesi dell’omicidio sarebbero le to, mentre a Mileto ci si prepara ad assistere ai suole delle scarpe della vittima risultate pulite funerali dell’uomo, previsti per sabato prossimo dai primi riscontri effettuati. Un dettaglio che, all’interno della cattedrale. qualora risultasse veritiero, viste le condizioni Giuseppe Currà VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 11 l’ora di Reggio tel. 0965 324336-814947 - fax 0965 300790 - mail [email protected] - indirizzo via Nino Bixio, 34 BOVA MARINA VILLA SAN GIOVANNI La sinagoga nel documentario d’oltreoceano > pagina 18 PIANA AMBIENTE La Valle difende Cassone dalle accuse del Pd SIDERNO Condannata per l’incendio di un capannone > pagina 19 Geo Ambiente verso la rescissione > pagina 20 > pagina 27 Querelle antimafia, furia Musella Continua la crociata di Riferimenti contro l’assessore provinciale Lamberti «Ho assunto l'impegno antimafia dopo la tragedia che ha colpito la mia famiglia e non permetto a nessuno di infangare questa storia e l'operato della nostra associazione che presta la sua opera volontariamente». Tra Riferimenti e l'assessore provinciale a Legalità e Cultura Eduardo Lamberti Castronuovo è sempre guerra aperta con la leader del movimento Adriana Musella letteralmente infuriata per le dichiarazioni, di questi giorni, dell'esponente della Giunta Raffa, verso cui ha presentato un esposto all'autorità giudiziaria per chiedere alla magistratura di ravvisare gli estremi per una querela. In conferenza stampa la Musella denuncia «una precisa strategia che tende a delegittimare gli impegni antimafia in provincia di magistratura ed associazioni» e Riferimenti, con il testimone di giustizia Nello Ruello, chiede al presidente della Provincia Giuseppe Raffa il ritiro della delega a Lamberti «perché - sostiene - non merita di essere lì». «Chi ha attaccato Riferimenti – tuona la Musella contro l'assessore - non l'ha fatto con soggetto, predicato e complemento ma ha sparato nel mucchio per denigrare una nostra azione facendo allusioni. È stato chiesto più volte a questa persona, assessore alla Legalità, di fare i nomi con riferimento alle sue affermazioni infamanti ma non li ha mai fatti». In relazione, poi, alla Settimana bianca dell'antimafia precisa: «Non è stata organizzata da noi ma, con soddisfazione generale, Nello Ruello e Adriana Musella dall'ente turismo di Folgaria, con contributi a nessuno, partecipiaun'iniziativa al prezzo promozio- mo a bandi pubblici e le istituzionale per gli studenti di 275 euro e ni, che dovrebbero sostenerci, non lo fanno. Non ci hanno chiesto siamo professiodi promuoverla La Musella nisti dell'antimanelle scuole. L'lo querela fia ma vittime hanno sostenuta i della mafia e non miei ragazzi, che Nello Ruello può permettersi Lamberti accusa chiede a Raffa di infangarci se di essere profesdi rimuoverlo ha la delega alla sionisti dell'antiLegalità, che non mafia». «Non possiamo sentir dire – aggiunge - so per quali meriti gli è stata data. che Riferimenti usa soldi pubblici Oggi ci sono qui Carabinieri e Poper le sue iniziative. Lamberti ab- lizia per offrirmi la loro solidariebia il coraggio di dire chi li usa per tà, oltre a quella giuntami dal pm fare le settimane bianche dell'an- Giuseppe Lombardo, perché santimafia. Noi non abbiamo chiesto no come opero». Poi sbotta anco- ra contro Lamberti: «Non sa cosa sia la mafia e l'antimafia, ha tradito la mia amicizia e deve chiedere scusa». Piuttosto delusa, sostiene anche di «avere sempre minor voglia di operare in questa terra». «I giovani mi stanno trattenendo qui – afferma - ma sto per trasferirmi a Salerno» e ribadisce la scelta di rinunciare al bene confiscato di Limbadi perché «è stata una presa in giro dello Stato». E Nello Ruello evidenzia che Riferimenti è un'associazione «che combatte davvero la mafia». «Delegittimare le associazioni da parte di un assessore alla Legalità mi fa paura – osserva – anche perché parte della politica è nella 'ndrangheta». Intervenendo all'incontro con la stampa, il promotore della rete solidale apartitica della rinascita di Reggio, Nino Spezzano, torna sul problema della trasparenza nell'assegnazione dei beni confiscati e delle risorse alle associazioni: «Chiediamo conto a Raffa e Lamberti di alcune incongruenze nell'assegnazione dei fondi. Alcune associazioni, nate ieri, hanno preso 80 mila euro rispetto ad altre, storiche». Gianni Laganà di Eco Jazz, ricorda che, in passato, Riferimenti è stata «attaccata da altre associazioni come Ammazzateci tutti e Libera e non c'è sinergia nel mondo associativo». Per Giuseppe Aprile dell'Upc «c'è chi specula nel settore dell'antimafia» e la Musella riprende: «Non siamo tutti uguali e per questa ragione non si può sparare nel mucchio». ALESSANDRO CRUPI [email protected] la sentenza Locare a clandestini non è sempre reato Importante sentenza del giudice monocratico Grillo che ha assolto F. C. perché il fatto non costituisce reato, disponendo altresì il dissequestro dell’immobile. F. C. era imputato per aver concesso in locazione a 5 cittadini indiani clandestini un appartamento per il canone mensile di 220 euro in violazione, secondo l’accusa, della legge “Bossi – Fini”. L’avvocato Giovanni Tavilla, difensore dell’imputato, in sede dibattimentale, rifacendosi alla sentenza della Corte di Cassazione n. 39550 del 2 novembre 2011, ha argomentato che l’ipotesi di reato di dare alloggio a clandestini (art. 12-5 bis d.lgs.n. 286/98) è configurabile, per quanto concerne il favoreggiamento della permanenza del clandestino, solo se sorretta da dolo specifico, con la conseguenza, accessoria, oltre che della condanna anche con la confisca dell’immobile locato. Secondo la giurisprudenza della Cassazione perché si configuri reato è necessario che la «condotta sia posta in essere al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero». Insomma soltanto se la locazione è stipulata a condizioni inique, cioè superiori a quelle di mercato ed «esorbitanti dall’equilibrio del rapporto sinallagmatico». Poiché il canone percepito da F. C. era in linea coi prezzi di mercato, è venuto meno sia l’ingiusto profitto che il dolo specifico. università Un fiume in piena, Massimo Giovannini. È quella che trapela dalla replica ai senatori che, ben due volte, gli hanno chiesto le dimissioni per “l'opaca gestione amministrativa dell'ateneo e la mancanza di credibilità da parte della comunità accademica». Il primo punto della risposta di Giovannini (foto) è la collegialità delle decisioni prese in Senato e Consiglio di Amministrazione, di cui fanno parte, anche i firmatari (Gorassini, Santini, Zimbone, presidi di Giurisprudenza, Ingegneria e Agraria, Antonucci, Bentivoglio, Catanoso, «In ballo fondi cospicui per la ricerca» Nella replica ai senatori Giovannini getta ombre sulla richiesta di dimissioni Poiana, direttori di dipartimento) e che quindi per il Rettore si configurano come corresponsabili «della gestione disastrosa dell'ateneo», non ascrivibile ad un uomo solo. «Ottime le argomentazioni espresse dai senatori continua Giovannini seppur fortemente orientate e, comunque al di sotto della soglia della decenza». Informazioni che: «sono montate ad arte e che, se fossero vere, servirebbero soltanto ad allontanare eventuali responsabilità» e a scaricarle sul Rettore. Una figura, quella del Magnifico, che «presiede gli Organi e non li comanda. E in cui le delibere vengono prese all’unanimità o a maggioranza o non vengono prese affatto». Una sfiducia che non è solo nei confronti di Giovannini, ma che, inevitabilmente, tocca anche i delegati rettorali, professori di tutte le facoltà e quindi colleghi dei firmatari. Una richiesta di dimissioni che sarebbe, dunque, basata sul nulla. Stante le risorse aggiuntive a disposizione dell'ateneo che saranno contabilizzate come avanzi di gestione nel consuntivo 2011 di imminente approvazione. Com'è noto, infatti, la Mediterranea è da due mesi in esercizio provvisorio e una Commissione Bilancio, presieduta dal Rettore, riunitasi tre volte nel mese di gennaio, «non ha rilevato alcuna irregolarità amministrativa». Ma l'aspetto che Giovannini mette in evidenza sono le ingenti risorse per la ricerca, si parla di cir- ca 30 milioni di euro, ottenute «grazie ai progetti presentati con il concorso di tutti. Sembra del tutto ingeneroso - commenta sarcastico - escludere proprio il Rettore». Fondi che, i firmatari, vorrebbero gestire con il nuovo Rettore e il nuovo CdA. «È la legge a prevedere che sia il Rettore in carica a gestire la transizione - conclude - dicendosi, disponibile a trovare un percorso condiviso per uscire dall'empasse». Senza risparmiare una frecciatina alla prassi della divulgazione a mezzo stampa delle vicende di ateneo, che, invece, «il buon senso richiederebbe fossero discusse all'interno della Mediterranea». EMANUELA MARTINO [email protected] 13 VENERDÌ 17 febbraio 2012 calabria ora R E G G I O centrale del falso Era a Milano per motivi di lavoro, per questo si era reso irreperibile. Domenico Malara si è costituito nella mattinata di mercoledì in questura, accompagnato dal suo legale di fiducia, l’avvocato Fabio Tuscano. L’uomo ha raccontato di non aver mai voluto sottrarsi alla cattura, ma di essere stato fuori città per problemi di lavoro. A Malara è stata immediatamente notificata l’ordinanza di custodia cautelare che ne dispone la detenzione ai domiciliari, così come disposto dal gip Daniela Oliva, su richiesta del pubblico ministero Francesco Tripodi. Malara, infatti, era l’unico oggetto che si era sottratto all’esecuzione del provvedimento con il quale è stato disarti- Truffa, conclusi gli interrogatori In pochi hanno risposto alle domande del gip. Si è costituito Domenico Malara colato un sodalizio criminoso dedito alle truffe ed alla falsificazione di documenti. In manette sono finiti: Giovanni Malara, 67 anni, ragioniere, Giovanni Papalia, 32 anni, Francesco Sergi, 32 anni, Antonino Sergi, 64 anni, ex sindaco del comune di Fiumara, Rocco Oliveri, 47 anni. Sono stati, invece, applicati gli arresti domiciliari a: Caterina Cartella, 55 anni, funzionaria della banca Carime di Corso Garibaldi, Domenico Davide Lando, 28 anni, figlio della Cartella, Domenico Malara, 36 an- ni, Josie Ylenia Malara, 28 anni, Alessandro Sergi, 27 anni, Fabio La Manna, 39 anni, Giuseppe Cara, 30 anni. Il modus operandi era sempre il medesimo: i componenti della banda si preoccupavano di accendere conti correnti postali o bancari a componenti del gruppo o reclutando occasionalmente soggetti in difficoltà. Tali conti venivano aperti con documenti d’identità che o erano stati smarriti, o venivano sistematicamente alterati. Ottenevano così dei carnet d’assegni utili per compiere le truffe. I soggetti ritenuti di vertice dell’associazione sono da individuarsi in Paolo Malara, Francesco Sergi e Giovanni Papalia. Oltre a quanto descritto in precedenza, infatti, gli arrestati ottenevano o tentavano di ottenere finanziamenti e mutui tramite documentazione falsa presentata in diversi istituti bancari (presentando documenti di identità, buste paga falsificate, Cud) facendo entrare in sofferenza i conti accesi a nome di diversi componenti del gruppo o di persone estranee ma in qualche modo ad essi collegati. Tra gli istituti presi di mira, oltre alla Carime, anche il Banco di Napoli-San Paolo e la Unicredit. Acquistavano poi merce che veniva rivenduta a terzi presso ditte e società con artifizi e raggiri, pagando tutto con assegni privi di copertura. Nella giornata di ieri, dunque, si sono conclusi gli interrogatori. A rispondere alle domande del gip sono stati Antonino Sergi, Giovanni Malara e Rocco Oliveri. Tutti hanno respinto fermamente le accuse che sono state formulate, dichiarandosi innocenti e del tutto estranei alle truffe ed ai falsi contestati. (c. m.) Papalia, la Cassazione conferma Omicidio Rende, Domenicantonio dovrà scontare 20 anni di reclusione Diventa definitiva la condanna a 20 anni di reclusione per Domenicantonio Papalia. L’uomo è accusato di essere uno dei componenti del commando che partecipò alla rapina nella quale venne uccisa la guardia giurata Luigi Rende. La decisione è arrivata il 7 febbraio scorso dalla Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso presentato dai legali di Papalia. Si chiude definitivamente, dunque, un capitolo giudiziario concernente i tragici fatti avvenuti il 1 agosto del 2007 in via Ecce Homo, dove perse la vita un giovane vigilante. La posizione di Papalia cambiò nel processo d’appello, visto che in primo grado fu condannato all’ergastolo come tutti gli altri coimputati, ovvero Giovan Battista e Santo Familiari, Giuseppe Papalia, Marco Marino e Francesco Giuseppe Gullì. Per loro, tra l’altro, proprio oggi si apre un nuovo processo d’appello, limitatamente alla quantificazione della pena. Saranno invece 20 anni definitivi quelli che dovrà scontare Domenicantonio Papalia, dopo la pronuncia della Suprema Corte. L’imputato fu ricono- omicidio rende/2 Macrì, depositati i verbali del collaboratore Marino L’omicidio di Luigi Rende sciuto colpevole, ma la sua posizione attenuata rispetto a quella di coloro che materialmente aprirono il fuoco contro Luigi Rende. È il 1 agosto 2007, quando in via Ecce Homo, a pochi passi dall’ufficio postale un commando di rapinatori irrompe da un furgoncino e assale un portavalori. Qualche istante prima, uno dei due vigilantes, Antonino Siclari, scende dal mezzo per depositare il denaro ma subito fugge e si mette in salvo alla vista dei rapinatori. Luigi Rende rimane sul furgone blindato ma, intuito il peri- avviso di conclusione “Sistema” e “Raccordo” Dodici indagati in totale Sono in tutto dodici gli indagati nell’operazione “Sistema”. Nei giorni scorsi la Dda di Reggio Calabria ha chiuso le indagini preliminari dell’operazione, riunendola con un’altra che concerne la medesima consorteria mafiosa e cioè “Raccordo”. Tra gli indagati anche il direttore della Banca popolare di Lodi, Francesco Gullì. Le indagini portate avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria hanno permesso di accertare quanto pervasiva fosse l’infiltrazio- ne della cosca Crucitti, capeggiata dal boss Santo, all’interno del settore della grande distribuzione alimentare (comparto che permette grandi guadagni derivanti dal fatto che si tratta di beni di prima necessità per i cittadini), dell’intermediazione del credito e dell’imprenditoria edile. Il tutto avvenuto con imprenditori inseriti a pieno titolo nel contesto economico della città, che hanno svolto il ruolo di prestanome per la cosca di Condera-Pietrastorta. Domenicantonio Papalia colo, non esita ad aprire lo sportello e fare fuoco contro i rapinatori. Si scatena un inferno di piombo. Alcuni malviventi restano feriti, mentre a rimetterci la vita è proprio Luigi Rende. Un proiettile sparato dall’esterno colpisce la guardia giurata al fianco. La pallottola va a compromettere gli organi vitali e per il vigilante non c’è nulla da fare. La polizia in poche ore arresta buona parte del commando, mentre in due riescono a fuggire, ma verranno arrestati nei mesi successivi. Ha inizio il processo di primo grado che si conclude con condanne per tutti all’ergastolo. In appello, invece, arriva una sola riduzione di pena per Domenicantonio Papalia. Per tutti gli altri (tranne Macrì e Violi le cui posizioni furono stralciate) c’è la conferma delle condanne. La Cassazione, però, annulla solo limitatamente alla quantificazione delle pene. Proprio oggi il procedimento torna in corte d’assise d’appello che dovrà decidere se confermare gli ergastoli o comminare pene più basse in considerazione della scelta del rito. CONSOLATO MINNITI [email protected] alta tensione novembre del 2009, infatti, Marino accusò l’altra guardia giurata Antonino Siclari di essere complice dei rapinatori e di aver svolto il ruolo di basista. Marino poi confermò tutte le accuse, affermando anche che non si doveva sparare durante quella rapina. Le parole di Marino suscitarono clamore. L’udienza successiva il pg Neri fu sostituito da Scuderi, poiché l’avvocato Gatto, difensore di Marino, aveva difeso Neri in altri procedimenti. Il processo a Macrì è andato al prossimo 19 marzo per la requisitoria del pg. “black&white” Oliveri ricostruisce le fasi dell’inchiesta E’ stato un lungo esame quello effettuato ieri dall’ex dirigente della sezione reati contro il patrimonio della Squadra Mobile, Franco Oliveri, nell’ambito del processo “Alta tensione”. Il poliziotto ha ricostruito tutte le fasi principali dell’inchiesta che ha permesso la disarticolazione della cosca Caridi-Borghetto-Zindato, operante nella zona sud di Reggio Calabria e federata con il cartello dei “Libri”, la cui influenza si estende nei quartieri di Ciccarello, Mo- Sono stati depositati ieri i verbali relativi al processo a Carmine Macrì, accusato di essere uno dei rapinatori che ha assaltato il furgone portavalori il 1 agosto del 2007, giorno nel quale fu ucciso Luigi Rende. Dopo una lunga attesa, la Dda di Catanzaro ha finalmente trasmesso gli atti alla procura generale di Reggio Calabria. È stato l’avvocato generale Francesco Scuderi a depositare tutto nella mattinata di ieri. In buona sostanza, dunque, il pentito Marco Marino (che è anch’egli uno dei componenti del commando) ha confermato le accuse nei confronti di Macrì ed ha anche raccontato di tutte le problematiche che dovette affrontare all’indomani delle sue prime dichiarazioni, quando ancora non era collaboratore di giustizia. Il 18 dena e San Giorgio. Le indagini, avviate nel 2007 , sono state effettuate con l’utilizzo delle più tradizionali tecniche investigative, come intercettazioni ambientali e telefoniche, vigilanza ed appostamento protrattesi sino all’agosto del 2010. La Dda reggina è riuscita a far luce non solo sull’organigramma dell’associazione mafiosa, ma anche su innumerevoli episodi delittuosi commessi nel periodo compreso tra il 2002 ed il 2010. Fiordaliso e Abate Pene confermate Conferma delle condanne di primo grado. Questa la decisione della corte d’appello di Reggio Calabria (Gaeta presidente, Pratticò e Cappuccio a latere) nei confronti di Pasquale Fiordaliso ed Orazio Abate, accusati rispettivamente di spaccio di droga ed evasione. Si tratta di uno stralcio del processo “Black&white”. È stata accolta, dunque, la richiesta del pg Fimiani che invocava la con- ferma delle condanne. Fiordaliso ha rimediato una pena di 5 anni di reclusione e 9 mila euro di multa. Per Abate, invece, è arrivata una condanna ad un anno di reclusione, in continuazione con precedente condanna decisa dalla corte d’appello il 6 marzo del 2009, confermando, dunque, quanto statuito già dalla sentenza del tribunale di Reggio Calabria, emessa il 20 settembre 2006. 23 VENERDÌ 17 febbraio 2012 calabria ora P I A N A All Inside, Facchinetti incalzato dalla difesa MELICUCCÀ Discarica, l’allarme di Cilona: il tecnico non sarà nominato Il collaboratore si contraddice durante il controesame PALMI «Presidente, quel signore lì per quello che mi riguarda deve considerarsi denunciato per diffamazione». Ha un diavolo per capello Rocco Rao quando interrompe il controesame del collaboratore di giustizia inveendogli contro da dietro le sbarre. Una presa di posizione netta e scomposta nei toni che costa all’imputato l’allontanamento temporaneo dall’aula bunker dove si svolge, a ritmo di tre udienze a settimana, il processo alla cosca Pesce di Rosarno. «Io sono sempre stato un commerciante come i miei genitori. E nè io nè i miei genitori avremmo mai fatto affari con questo signore. Mi accusa di avere interessi nella droga ma non è vero niente. Che possano morire i miei quattro figli se dico una bugia o altrimenti che possano morire i figli di Facchinetti se è lui che non dice la verità. È un millantatore, figurarsi se facevo affari con uno come quello, noi siamo commercianti di lo sfogo di rao Io non tocco la droga. Se mento che muoiano i miei figli, ma se mente lui allora che possano morire i suoi Il tribunale di Palmi razza e non truffatori come lui. Io ho avuto problemi con la legge da ragazzo ma li ho pagati e adesso dicono che sono mafioso, che tutta la mia famiglia è mafiosa, io non ne posso più». È scosso Rao quando termina di pronunciare le sue dichiarazioni spontanee: Facchinetti lo ha chiamato in ballo diverse volte, anche ieri, su affari droga, sulle truffe alla Comunità Europea e sullo scambio degli assegni che lo stesso Rao avrebbe gestito per tramite del collaboratore di giustizia. Un’udienza strana quella di mercoledì, nella quale lo stesso Facchinetti è stato sottoposto al contro esame dagli avvocati Santambrogio e Contestabile, cadendo più volte in contraddizione rispetto alle dichiarazioni rilasciate nelle scorse udienze e trincerandosi dietro a tanti, troppi, «non ricordo». E se nell’udienza di martedì Facchinetti era stato molto chiaro sulle dinamiche distorte della tornata elettorale che portò Martelli sul seggio più alto del municipio di Rosarno, le risposte fornite dal collaboratore alle domande degli avvocati sono cambiate radicalmente. «Io personalmente non portai nemmeno un documento al seggio, anche se so che altri lo fecero. Io poi, personalmente, anche se nelle riunioni che facevamo in campagna si parlava di trovare i voti per Carlo Martelli, votai così come tutta la mia famiglia, per il candidato Nino Sergi che sosteneva un altro pretendente a sindaco di Rosarno». Vincenzo Imperitura MELICUCCÀ Nessun tecnico sarà chiamato a studiare l’impianto di “La Zingara”. La questione riguarda la possibilità che la costruenda discarica possa inquinare la falda acquifera del Vina (il cui affluente sotterraneo Arena passerebbe proprio al di sotto delle vasche della discarica). Lo rende noto il consigliere di minoranza di Melicuccà Antonino Cilona che informa, con una nota, di «aver presentato un’interpellanza per il prossimo consiglio comunale al sindaco Emanuele Oliveri, nella quale chiedevo di individuare un tecnico che esaminasse il territorio, fornendoci un supporto tecnoscientifico, indispensabile per comprendere meglio se esista la possibilità di un inquinamento della falda acquifera. Il sindaco – si legge - mi ha inviato una risposta scritta, nella quale conferma le sue intenzioni di “non nominare” alcuna figura tecnica professionale, che possa dare una risposta certa ai cittadini, dimenticando tuttavia che davanti alle telecamere dell’inviato di striscia la notizia aveva promesso di impegnarsi in tal senso». La nuova discarica è sotto la lente d’ingrandimento da parte da molte istituzioni. Anche la procura di Palmi è stata interessata della costruzione della discarica, a seguito degli esposti del circolo di Legambiente “Aspromonte”, del sindaco di Bagnara Cesare Zappia e della Cgil Piana di Gioia Tauro. «Prendo atto con amarezza di questa decisione - conclude Cilona l’unico aspetto che emerge da questa vicenda è una scelta politico amministrativa che ha come obbiettivo primario quello del business ecologico, mentre l’informazione, che è la chiave di volta in una società matura, oggi ci viene negata». (Mauro Nastri) VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 27 l’ora della Locride Sede: Via Verdi, 89048 Siderno Tel. e fax 0964 342899 Mail: [email protected] GUARDIE MEDICHE Siderno Locri Marina di Gioiosa J. Gioiosa Jonica Roccella Jonica Bovalino Grotteria Caulonia tel. 0964/399602 tel. 0964/399111 tel. 0964/416314 tel. 0964/51552 tel. 0964/84224 tel. 0964/61071 tel. 0964/53192 tel. 0964/861008 FARMACIE EMERGENZA CINEMA Bovalino Bovalino Locri Cinema Vittoria tel. 3397153696 “ “Protocollo fantasma” ore 18 - 20 - 22 tel. 0964/66128 tel. 0964/61028 tel. 0964/356097 Gioiosa Jonica Martora & Crupi tel. 0964/51259 Satriano tel. 0964/51532 Scopacasa tel. 0964/58134 Cristiano De Sandro Longo tel. 0964/61000 tel. 0964/67200 tel. 0964/787657 Carabinieri Polizia Capitaneria Gioiosa Jonica Carabinieri tel. 0964/51616 Marina di Gioiosa Jonica Carabinieri tel. 0964/415106 il rito abbreviato Roccella Jonica Cinema Golden tel. 0964/85409 “La talpa” ore 18-20-22 intimidazioni Il pm: un secolo e mezzo di carcere ai narcos Imelda, ecco le pene richieste dal magistrato Miranda BOVALINO Tonnellate di «cocaina eccellente» prodotte in Sud America e importate in Italia. Dall’Olanda, dalla Spagna, dal Belgio, dalla Germania, grazie ai corrieri della ndrangheta. Al centro del business, i clan di San Luca e Rosarno, narcotrafficanti di grosso calibro, incastrati da intercettazioni e filmati. La Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria e il Goa di Catanzaro, nel marzo 2011, hanno smantellato un’organizzazione criminale che incassava montagne di soldi con la droga. Più di trenta narcos sono stati arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel blitz Imelda. Il pubblico ministero Maria Luisa Miranda, ieri, ha chiesto al Gup Domenico Santoro di condannare a complessivi 143 anni di reclusione i 16 imputati coinvolti nel giudizio abbreviato, il rito che prevede lo sconto di un terzo della pe- Siderno Cinema Nuovo tel. 0964/342776 “Benvenuti al nord” ore 18 - 19- 22 La conferenza stampa dell’operazione Imelda na. Il Pm ha chiesto 9 anni di carcere per Vincenzo Ascone, 16 per Rocco Ascone, 6 per Laurentiu Doru Lorenzo Avram, 14 per Pasquale Calederone, 9 per Domenico Codespoti, 10 per Giuseppe Fabrizio, 5 per Beniamino Marras, 8 per Carmine Murdaca, 7 per Vincenzo Perri, 9 per Giuseppe Pizzata, 10 per Giancarlo Polifroni, 10 per Filippo Rechichi, 10 per Antonio Romeo, 1 anno e sei mesi per Giuseppe Romeo, 9 anni per Francesco Strangio e 10 per Antonio Vottari. A dire degli inquirenti, tutti uomini delle famiglie NirtaStrangio, Pelle-Vottari e Ascone-Bellocco. Tutti narcos dei clan di San Luca e Rosarno. Molti hanno infilato il rito ordinario. Tra questi, il capomafia Antonio Ascone, 58 anni, alias “nascarella”, il boss Umberto Bellocco e il broker Bruno Pizzata, ritenuto il vero perno dell’organizzazione. Grazie alla sua fida- ta collaborazione, la ndrangheta ha distribuito fiumi di droga in Europa e in italia: cocaina, in grandissime quantità, ma anche hashish ed eroina, vendute soprattutto sulla piazza di Milano. Gli investigatori hanno intercettato tutta una serie di dialoghi. La coca, nei messaggi in codice, era «il materiale» o «la cosa». Uno dei capi dell’organizzazione, che poteva contare anche su armi da guerra, era Francesco Strangio, soprannominato “l’ingegnere”, esponente di spicco del clan Nirta-Strangio. I 15 imputati coinvolti nel rito ordinario dovranno difendersi davanti ai giudici del tribunale di Locri. La prima udienza è prevista per il 17 maggio. Ieri, nel corso della sua requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto al Gup di condannare a 16 anni di prigione l’imputato Giovanni Morabito e a 6 anni e 7 mesi Ivo Mearelli, arrestati nell’operazione Imelda 2. Ilario Filippone Il sindaco Ritorto ottiene la vigilanza Il Prefetto di Reggio Calabria Luigi Varratta ha confermato le misure di vigilanza nei confronti del sindaco di Siderno Riccardo Ritorto, vittima di un’intimidazione ricevuta sabato scorso tramite posta. E’ quanto emerso ieri dalla riunione di coordinamento delle Forze di polizia che ha avuto luogo a Reggio Calabria, alla quale hanno preso parte i responsabili provinciali della polizia ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale del Capoluogo. Una riunione alla quale era stato invitato anche lo stesso sindaco di Siderno, che però non ha partecipato vista la contemporaneità con la riunione del Comitato direttivo dei sindaci della Locride, che pure ha affrontato il tema della sicurezza degli amministratori locali decidendo di sottoporre la questione alla prossima riunione dell’Anci, che si terrà a Lamezia Terme. Sull’intimidazione ai danni di Riccardo Ritorto stanno attualmente indagando le forze dell’ordine, che stanno tentando di individuare la matrice del gesto criminoso. Nella lettera i malviventi avevano minacciato di morte il primo cittadino, raccomandandogli di lasciar perdere la società “Geo Ambiente”, vincitrice dell’appalto per la raccolta dei rifiuti nel Comune di Siderno.La busta con le minacce è stata recapitata come una qualsiasi lettera negli uffici del Comune, arrivando nelle mani del segretario generale dell’Ente, Mario Ientile, che l’ha subito segnalata al sindaco, con il quale sha proceduto a denunciare l’accaduto. Simona Musco caos rifiuti LOCRI “Geo Ambiente” raccoglie baracca e burattini e se ne va. La lettera scritta dall’avvocato Giovanni Pappalardo è stata protocollata ieri mattina in Comune. Una copia è stata inviata anche al prefetto di Reggio, Luigi Varratta. Nel testo si legge: «La società appaltatrice si riserva sin d’ora di porre in esser ogni iniziativa intesa alla restituzione immediata del servizio consegnatole». Quella della rescissione del contratto d’appalto non è più un’ipotesi. Se durante il Cda aziendale di un paio di giorni fa, l’idea di sciogliere l’impegno è stata soltanto ventilata, adesso, invece, si concretizza in un atto ufficiale. La decisione arriva dopo che l’amministrazione Ritorto ha comminato alla ditta di Belpasso la seconda penale nel giro di tre giorni. L’ultima è arrivata giorno 15 febbraio e la sanzione è di 20.400 euro. Il motivo risiede nel mancato svuotamento dei cassonetti nelle contrade di Donisi, Grappidaro, Gonia, Abbriuschíato, Pergola e Ven- La Geo verso la rescissione Stato d’agitazione per gli operai di Locride Ambiente DIFFERENZE Pulito il centro, sporche le periferie nerello. Ai sensi del punto 9 dell’articolo 19 del capitolato d’appalto, per ogni contenitore non svuotato, l’ammenda è di 75 euro. Sono 53 i raccoglitori “incriminati” finiti sotto la lente dei controllori del comune di Siderno durante l’ultima battuta di vigilanza. Già il 13 febbraio, l’Unità operativa manutenzione e progettazione, retta da Vincenzo Errigo, aveva multato la “Srl” catanese per 3.225 euro. Insomma, accade che le vie centrali della città sono pulite e salubri e, al contrario, la periferia resta sporca. Il sindaco vuole che tutte le strade siano sgombere da sacchi neri, ma l’impresa replica dicendo che, in una situazione critica come quella che ha dovuto fronteggiare fin dal giorno dell’insediamento sul cantiere, «ha optato per dare precedenza alle aree sensibili». E, dunque, ritiene «assolutamente incongrua, sproporzionata e illegittima la penalità». Così annota il legale. La missiva di Pappalardo coglie gli amministratori di sorpresa. «Un fulmine a ciel sereno», dice al telefono il vice di Riccardo Ritorto, Pietro Sgarlato. A dire il vero, fino a ieri sera, lui non era al corrente del documento e, quindi, si riserva di entrare nel merito solo dopo aver letto il testo. Tuttavia, ammette: «Sono preoccupato per il servizio». La preoccupazione, aggiungiamo, è rivolta anche verso gli operai che da appena due giorni avevano ripreso il servizio dopo la vertenza delle scorse settimane. Intanto, cattive notizie arrivano pure dagli uffici di “Locride Ambiente spa”. Nel pome- riggio di ieri, c’è stata una riunione fra i vertici della “Spa” e il sindacato per discutere dei salari ancora inevasi relativi alle mensilità di dicembre e gennaio. «Malissimo – commenta Mimma Pacifici della Cgil – andiamo veramente male. L’impresa ha poco o niente in cassa e non paga». La situazione si appesantisce sempre di più e i lavoratori hanno dichiarato lo stato di agitazione. Nel frattempo, si continua a lavorare senza essere retribuiti. Ma le tasse, i mutui, la spesa, queste cose sì, bisogna pagarle. Su “Locride Ambiente spa” il nodo è quello di sempre. Gli Enti non versano le quote alla società mista pubblico-privata oppure versano in ritardo oppure quando versano i soldi «estinguono vecchi debiti», chiarisce l’ad Andrea Falvo. Se i Comuni non sono apposto con i versamenti, le casse piangono, il socio privato, “Ecologia oggi”, non ce la fa e chi ci va di mezzo sono quelli che nella catena del profitto contano di meno. Angelo Nizza 29 VENERDÌ 17 febbraio 2012 calabria ora L O C R I D E CASIGNANA Non sussistono le esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato) e il Gip revoca gli arresti domiciliari a Pietro Crinò, l’ex sindaco di Casignana bollato come il principale artefice del disastro ambientale consumato nel vallone Rambotta, tra Bianco e Bovalino. Anche se resta un indagato coinvolto nel blitz “Black garden”, giardino nero, un’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, l’uomo può lasciare le mura domestiche. L’istanza presentata dai suoi legali, gli avvocati Antonio Speziale e Giacomo Crinò, è stata accolta, così adesso l’ex primo cittadino risponde a piede libero. Era stato arrestato all’alba dello scorso 24 novembre, quando i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) gli notificarono un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari Antonino Laganà. Quel giorno i militari dell’Arma si presentarono anche sotto casa del fratello, Antonio Giovanni, responsabile della Zetaemme, la ditta che aveva appaltato la gestione della discarica di Casignana: l’uomo era stato filmato mentre scaricava fiumi di percolato nel vallone Rambotta. I due vennero accusati di traffico illecito di rifiuti. Secondo gli inquirenti, erano stati i principali artefici di «un disegno criminoso» che aveva «messo a rischio la salute pubblica». Nel chiedere l’arresto al Gip, il pubblico ministero, Sara Ombra, aveva inoltre fatto luce su un Sistema in cui controllore e controllato erano una cosa sola: il primo cittadino aveva affidato la gestione della discarica alla Ze- Revocati i domiciliari i fratelli Crinò liberi Processo Shark Deporranno Novella e Marino L’ex sindaco resta indagato nell’inchiesta Black garden IN BREVE IL BLITZ L’operazione Black Garden scatta nel novembre scorso. L’operazione vede coinvolto il sindaco di Casignana Pietro Crinò Il collaboratore di giustizia Domenico Novella, il superpentito dell’inchiesta per la morte del politico Francesco Fortugno, assassinato nell’ottobre 2005, deporrà nel processo Shark, il blitz che ha spalancato le porte del carcere agli usurai dei clan di Locri. Sarà sentito il prossimo 14 marzo. Il blitz Sark scatta nel settembre 2009. I carabinieri arrestarono 30 persone per racket e usura. In manette finrono anche esponenti del clan Cordì. L’otto marzo deporrà invece il pentito Marino. L’uomo è stato compagno di cella del boss Vincenzo Cordì. I pubblici ministeri,Antonio De Bernardo e Marco Colamonaci, contestano agli imputati anche i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, furto, danneggiamento, detenzione e porto d’armi, estorsione, procurata inosservanza della pena, assistenza agli associati e riciclaggio. il. fil. LE ACCUSE Ravvisati una serie di comportamenti illeciti nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e nella gestione della discarica di Casignana IL GIP I fratelli Pietro e Antonio Giovanni Crinò hanno lasciato i domiciliari. Il gip ha accolto le istanze presentate dai legali degli indagati Il percorso del percolato dalla discarica a mare. Nel fotino: Pietro Crinò taemme, di cui Antonio Giovanni Crinò era l’indiscusso manager. «L’indagato – scrisse poi il Gip nell’ordinanza - è il fratello del sindaco, suo controllore». Il responsabile della Zetaemme, Antonio Giovanni Crinò, non è più agli arresti domiciliari. Il Gip, ieri, lo ha rimesso in liberta. Il tribunale di Reggio Calabria, nei giorni scorsi, ha anche disposto l’immediata liberazione dell’indagato Saverio Zoccoli, tra le cinque persone coinvolte nell’operazione Black garden. All’uo- mo, socio della Zetaemme s.r.l., sono state contestate diverse condotte delittuose in materia ambientale. Secondo i carabinieri del Noe e la Procura distrettuale antimafia, ha smaltito senza autorizzazione alcuni rifiuti provenienti dalla Leonia S.p.a., ha superato i limiti quantitativi la rapina imposti da una ordinanza del “Commissario speciale per l’emergenza rifiuti” e non ha adottato le cautele necessarie per evitare che il percolato si riversasse nelle falde acquifere, intossicando il territorio. ILARIO FILIPPONE [email protected] usura Il mistero dei ladri mascherati I carabinieri serrano le indagini a Mammola. Acquisito il dna la precisazione MAMMOLA Sono a buon punto le indagini sulla rapina compiuta il primo ottobre scorso a Mammola da due persone che indossavano maschere di Carnevale contro una coppia di anziani nella loro abitazione. E' quanto riferisce in una nota il Comando provinciale di Reggio dei carabinieri. Secondo quanto emerso dagli ambienti investigativi, i carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Roccella Jonica, guidati dal capitano Marco Comparato e dal tenente Diego Ruocco, starebbero per sferrare un altro duro colpo alla criminalità locale nell’ambito del territorio di competenza. Nel corso di quest’anno infatti, sono già stati arrestati due rapinatori che avevano perpetrato rapine ai danni di anziani nel Comune di Bivongi. Ora i militari della Benemerita sarebbero sulle tracce dei rapinatori che nella serata dell’1 ottobre 2011 si sono introdotti nell’abitazione di due anziani Una veduta dell’abitato di Mammola Mammolesi, R.G., 77 anni e Z.E. e 69 anni le iniziali dei due, e sotto la minaccia si sono fatti consegnare, 250 euro in contanti, due stecche di sigarette, un binocolo ed un orologio d’oro, coperti da maschere di carnevale. Fino ad oggi pare che non sia stato indagato nessuno, ma i “bene informati” dicono che a breve ci saranno importanti verifiche che potrebbero portare ad identificare gli au- tori della rapina. Come nella famosa serie tv “Ris trasmessa da Mediaset, i carabinieri di Roccella starebbero per effettuare importanti riscontri, con l’acquisizione del dna di alcune persone. «Ancora- affermano gli investigatorinon sono emersi ulteriori elementi che possono dirci di chi si tratta, ma, come già detto, a breve ci saranno grosse novità». Ilario Balì Con riferimento all’articolo apparso su “Calabria Ora”, dal titolo “San Luca ricorda il suo eroe antimafia”, scritto nell’anniversario dell’uccisione del Brigadiere Carmine Tripodi, Comandante della Stazione Carabinieri di San Luca . In particolare, non risponde al vero quanto asserito nella seguente frase: “era già morto quando per sfregio i suoi assassini gli urinarono addosso” (terza colonna, ultima riga). Nel senso che, nessuno mai, neanche i suoi assassini, messi in fuga dalla pronta ed inaspettata reazione armata, si sognò una simile meschina, quanto mai vile, azione nei confronti di Carmine Tripodi, considerato un “nemico” leale da abbattere. Cosimo Sframeli Comandante dell’Arma Estorceva denaro Scarcerato Parrello CAULONIA Il giudice del tribunale di Locri ha assolto dall’accusa di usura ed estorsione Vincenzo Parrello, 34 anni di Siderno. L’uomo, difeso dall’avvocato Cosimo Albanese, è stato subito scarcerato. Per l’uomo solo la condanna a dieci mesi per esercizio arbitrario della propria ragione. Parrello era stato arrestato in flagranza di reato nel maggio scorso dagli uomini della compagnia di Roccella Jonica, con il supporto dei militari della stazione di Caulonia e del Gruppo di Locri, proprio mentre era con tutta probabilità intento a riscuotere una parte di un prestito usuraio. Egli svolgeva la mansione di barista a Caulonia e la sua vittima era un piccolo commerciante, P. S., queste le sue iniziali, di 41 anni. L’uomo da tempo era finito sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori della Benemerita, che con molta discrezione, iniziarono ad indagar su di lui. Il blitz è stato molto rapido. I carabinieri hanno aspettato il momento propizio seguendo ogni mossa dell’uomo, prima di entrare prontamente in azione e attaccare le manette ai polsi di Parrello, per il quale si spalancarono le porte della casa circondariale. Fino alla decisione di ieri disposta dal giudice locrese. il. ba. In abbinata obbligatoria con Italia Oggi. La Corte dei Conti «Corruzione dilagante» Il caso Termine Tre arresti per bancarotta Informazione di garanzia a Scopelliti per la sanità Riforma del lavoro entro fine marzo Ottimista la Fornero Blitz della Finanza a San Marco Argentano Indagati altri 4 Il governatore «Chiarirò presto» alle pagine 4 e 5 Il presidente della Corte dei Conti F. MOLLO a pagina 6 ADRIANO MOLLO a pagina 13 Giuseppe Scopelliti Venerdì 17 febbraio 2012 www.ilquotidianodellacalabria.it da pagina 47 a pagina 57 Circa 40 donne sono scese in strada con cartelli e striscioni. Replicheranno a Palmi «Basta con le condanne assurde» Sit-in contro i magistrati a Reggio dei familiari di persone accusate di mafia CLAMOROSA protesta a Reggio da parte di una quarantina di donne familiari di persone accusate in inchieste o processi per mafia dai magistrati della Procura distrettuale. Le donne hanno esposto cartelli e striscioni, prospettando, tra l’altro, «condanne assurde», «processi pilotati» e «abusi di potere». Hanno anche annunciato che riproporranno la protesta a Palmi. IL FESTIVAL DI SANREMO Si parte da Reggio Pdl, via ai congressi Manca l’accordo a Crotone MICHELE INSERRA a pagina 7 STEFANIA PAPALEO a pagina 12 Una protesta inquietante Soriano Calabro di GIUSEPPE BALDESSARRO Loredana Bertè sul palcoscenico dell’Ariston FACEVA impressione ieri mattina vederle nel piazzale del Palazzo di Giustizia della città. Faceva impressione vederle organizzate con gli striscioni e il cuore gonfio di rabbia. Quelle donne che protestavano per i processi in corso controiloro uominiavevanoil Duetti d’autore e ripescaggi Loredana Bertè fa omaggio alla sorella Mia ALBANESE e LOIACONO alle pagine 60 e 61 continua a pagina 7 Una delle donne che hanno protestato a Reggio Dopo 2 anni di carcere due fratelli assolti per un delitto GIANLUCA PRESTIA a pagina 9 Tre foto e una mimosa E’ il momento di chiedersi da che parte stiamo di BIAGIO SIMONETTA UNA bottiglia d'acido costa meno di un euro. La trovi facilmente, fra gli scaffali zeppi dei supermercati in centro. Sull'etichetta le croci nere su sfondo arancione sono il messaggio più lampante. Pericolo. Ne ho fissato una, due giorni fa, in un centro commerciale addobbato coi cuori per San Valentino. L'ho presa in mano, quasi illudendomi di poterne avvertire il calore. Sessantanove centesimi, un litro. Maria Concetta Cacciola ne ha ingerito un bicchiere per continua a pagina 20 Un racconto di DOMENICO TALIA e le adesioni di GIOVANNA CUSUMANO ed ENZO SERRA a pagina 20 Reggio. La requisitoria nel processo scaturito dall’inchiesta “Imelda” contro i Nirta-Strangio e gli Ascone-Bellocco Sombrero Sarkozy IL presidente Sarkozy ha annunciato la sua seconda candidatura dicendo: quando si rischia di affondare, il capitano non abbandona la nave. Agli italiani così viene in mente Schettino, quasi che il francese ghignante voglia ricordarci i nostri condottieri inetti. Ma spesso i politici, per motivare che rimangono al potere, dicono che il momento è difficile e c'è bisogno di loro. È buffo però che considerino le difficoltà un elemento esterno, e si offrono di risolverle. Perché a noi sembra che i problemi li abbiano provocati loro, e che l'inizio della soluzione è che se ne vadano. Chiesti 150 anni per 16 presunti narcotrafficanti LA pubblica accusa ha chiesto pene per 150 anni di reclusione nel processo “Imelda” contro 16 presunti narcotrafficanti. GIUSEPPE BALDESSARRO a pagina 23 20217 9 771128 022007 E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Direzione: via Rossini 2/A - 87040 Castrolibero (CS) Telefono 0984 4550100 - 852828 • Fax (0984) 853893 Amministrazione: via Rossini 2, Castrolibero (Cs) Redazione di Reggio: via Cavour, 30 - Tel. 0965 818768 - Fax 0965 817687 - Poste Italiane spedizione in A.P. - 45% - art. 2 comma 20/B legge 662/96 - DCO/DC-CS/167/2003 Valida dal 07/04/2003 ANNO 18 - N. 47 - € 1,20 La truffa Venerdì 17 febbraio 2012 Pino Termine, titolare di un’azienda, finisce in manette dopo un’indagine della Guardia di Finanza Bancarotta, tre arresti A San Marco Argentano sottratti beni per tre milioni e mezzo di euro | LA CATTURA NELLA NOTTE | di FRANCESCO MOLLO SAN MARCO ARGENTANO – È finita con l'arresto la lunga sequela di guai giudiziari per Pino Termine, il fratello quarantenne del sindaco di San Marco Argentano titolare della Termine Group, il gruppo aziendale fondato dal padre e specializzata nel settore della rivendita e nell'assistenza di mezzi per tra i LA CURIOSITA’ l'agricoltura, primi a insediarsi nell'agglomerato industriale del FulAggredito lone; e tra i più grandi della regioun cliente ne e fallito nel 2009. Ieri il nucleo NEI mesi scorsi Pino Termine ha rice- di polizia tributaria della guardia di vuto infatti un avvifinanza di Cosenza so di garanzia angli ha notificato che per tentata di estorsione e violen- un'ordinanza za privata in conse- custodia cautelare guenza di un episo- in carcere in relazione al reato di dio di - chiamiamobancarotta fraudola così - “riscossiolenta. Insieme a lui ne violenta” dei sono scattate le macrediti vantati nei nette - ma sono staconfronti di un ti posti agli arresti cliente: un imprendomiciliari - altri ditore della zona due amministratoche da Termine ha ri dell'azienda falliacquistato una ruta: Giulio Sartori, spa prima del falliottantenne origimento dell'azienda nario di Piacenza e che per ragioni fi(dove è stato arrenanziarie non riusciva a pagare. Se- stato) risparmiato alla galera per via condo gli inquirenti dell'età, e Oscar Imcirca quattro mesi brogno, trentanofa l'imprenditore venne di Roggiano avrebbe dato apGravina con ruolo puntamento al più marginale ricliente insolvente spetto ai due; menin una zona isolata tre sono stati dedi Roggiano e lì con la collaborazio- nunciati a piede libero il padre Antone di un dipendennio Termine, la mate, anch'egli dedre Franca Scanunciato - dopo glione Antonucci, aver ricevuto una entrambi settannuova richiesta di tenni e considerati dilazione lo ha agdagli inquirenti gredito. fra. mo. “pedine nelle mani del figlio”. Tra gli indagati, per i quali però non è stata richiesta nessuna misura cautelare daparte dellaprocura, ci sono anche Renato Gabriele, Luigi Mario Oliva, Diego Cipolla (rispettivamente di Celico, Terranova da Sibari e Tarsia titolari di società operanti nel settore della commercializzazione di mezzi agricoli che hanno avuto con Pino Termine “collegamenti” e rapporti commerciali che la «Stava per occultare carte aziendali» La Termine Group posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza procura ha ritenuto fraudolenti. I finanzieri - con la stessa ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cosenza, Francesco Luigi Branda, su richiesta dei pubblici ministeri Giuseppe Francesco Cozzolino e Giuseppe Visconti hanno inoltre sequestrano beni per oltre tre milioni e mezzo di euro. Nello specifico, la condotta delittuosa attribuita aitre indagati principali (assistiti dagli avvocati Marcello Manna e Lucio Esbardo) è quella di bancarotta fraudolenta pre-fallimentare e post-fallimentare per avere, nella loro veste di amministratori della società, dichiarata fallita dallo stesso tribunale con sentenza del 13 gennaio 2010, distratto liquidità, giacenze di magazzino e beni mobili e immobili aziendali del valore di oltre 3 milioni e mezzo di euro, sottraendoli così all'attivo della massa fallimentare e al ristoro dei creditori. Mal'attività dallefiammegial- le ha consentito di far rientrare i beni e “congelarli” in attesa del giudizio. Il complesso delle attività svolte, che ha riguardato condotte “plurioffensive” poste in essere dagli indagati, ha infatti consentito alla procura della Repubblica di Cosenza di richiedere l'applicazione del sequestro preventivo delle quote di sei società ad essi riconducibili del valore di complessivi euro 390.000 euro, terreni e fabbricati situati nel comune di San Marco Argentano del valore di circa 1.570.000 euro, nonché attrezzature e macchinari (trattori agricoli, escavatori) del valore di circa 1.000.000 euro, oltre a beni già sottoposti a pignoramento del valore di 411.000 euro. Beni e legami che, in qualche modo, hanno a che fare con buona parte degli insediamenti industriali dell'agglomerato del Fullone, dove i Termine hanno investito a tappeto acquisendo diverse società sulla via del fallimento tra le quali la “Dolce forno”. Nulla c'entra con le indagini il primo cittadino di San Marco, Alberto Termine. SAN MARCO ARGENTANO - È lizzo di fatture per operazioni stato fermato di notte mentre era inesistenti, conclusa con il recualla guida di un furgone carico pero a tassazione di costi indedudi documenti contabili già sotto- cibili per oltre due milioni e mezposti a sequestro e trafugati dal- zo di euro e iva dovuta per circa l'azienda dopo aver violato i si- seicentomila euro. Nell'ambito di quella verifica gilli posti dalla stessa guardia di finanza. E si è dato alla fuga per fiscale i militari avevano già potentare disperatamente di sot- sto l'attenzione su una serie di trarre all'inchiesta la copiosa do- operazioni di gestione a carattecumentazione di importante va- re straordinario che apparivano lore probatorio. Il singolare epi- «prive di valide ragioni economisodio - che ha visto protagonista che ed imprenditoriali», sopratPino Termine e che gli inquiren- tutto in considerazione del fatto che erano intercorse ti hanno definito tra società ricondu“degno di nota”- non cibili a persone del è solo una aggiunge medesimo gruppo colore alla vicenda, imprenditoriale. ma dà la misura delTra le altre cose c'era la “caratura” del anche il trasferisoggetto arrestato mento in Romania dalla allarmante della sede legale delpersonalità per il l'azienda prossima quale - a detta del al fallimento. giudice che ha accolI dati così raccolti, to la richiesta della ai quali si è aggiunta procura - quella in una serie di ulteriori carcere è l'unica mielementi derivanti sura cautelare capada segnalazioni di ce di recidere i suoi operazioni sospette legami con il nucleo legate all'erogaziofamiliare che lo ha ne di contributi pubassecondato e il reblici, hanno complesto dell'organizza- Un finanziere in azione tato «un grave quazione criminale che dro indiziario che - dicono i figli ha fatto da spalla. Condotte illecite, quelle degli nanzieri - immediatamente poindagati, dalle quali secondo la sto all'attenzione dell'autorità procura emerge la «professiona- giudiziaria inquirente ha dato lità e la spregiudicatezza dell'a- avvio a ulteriori approfondigire criminoso, tipiche di una menti» che alla fine hanno portadedizione ad attività delittuose to all'arresto e al sequestro di ieri non occasionale ma effettuata in mattina. I finanzieri, nel tracciare il modo sistematico al fine di realizzare illeciti guadagni ai danni profilo dei soggetti arrestati hanno evidenziato un elevato di numerosi soggetti». L'operazione messa a segno ie- tecnicismo che solo le specialistiri dalle fiamme gialle rappresen- che competenze demandate alle ta la conclusione di una comples- fiamme gialle consentano efficasa attività ispettiva avviata nel cemente di individuare e reprimese di giugno del 2009 duran- mere fenomeni criminali così te la quale il nucleo di polizia tri- eterogenei e complessi. Oggi pomeriggio si terranno butaria di Cosenza ha individuato una cosiddetta “frode carosel- gli interrogatori di garanzia lo” attuata dalla Termine Group dinnanzi al gip Branda. srl attraverso l'emissione e l'utifra. mo. Omesso versamento dell’Iva per un valore di oltre seicentomila euro Ad agosto un sequestro preventivo Si tratta di un meccanismo definito “carosello” particolarmente diffuso nel settore ad alto valore aggiunto come i mezzi agricoli SAN MARCO ARGENTANO - Ma sulle alchimie fiscali di Pino Termine e dei suoi più fidati consociati - anche per questo caso sono indagati Sartori e Imbrogno ha messo gli occhi anche la procura di Castrovillari che il primo agosto dello scorso anno ha inviato gli stessi finanzieri che hanno operato ieri a eseguire un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” per “omesso versamento dell'iva dovuta, pari a oltre 600 mila euro. La misura cautelare - che riguarda l'applicazione dell'istituto della cosiddetta “confisca per equivalente” - trae origine da una verifica che ha consentito alle fiamme gialle di individuare un meccanismo di frode avente caratteristiche analoghe a quello noto come "frode carosello", particolarmente diffuso nel setto- re dell'auto e degli altri prodotti ad alto valore aggiunto, come appunto i mezzi agricoli. Sono stati individuati, infatti, acquisti senza applicazione dell'Iva effettuati da soggetti interposti e fatti apparire come “esportatori abituali”, che hanno appositamente presentato ad un fornitore residente fittizie lettere d'intento. Tale meccanismo - hanno spiegato gli inquirenti - è stato attuato attraverso un vero e proprio disegno criminoso tra l'amministratore della società beneficiaria, sottoposta a verifica fiscale e altri tre soggetti compiacenti (anche loro indagati per delitti di natura tributaria) e da questi reclutati per essere posizionati in incarichi di amministratori di società interposte proprio al fine di consentire l'evasione dell'iva e delle imposte dirette e di sottrar- si al pagamento delle imposte mediante manovre fraudolente sul patrimonio sociale. Il tutto allo scopo di svuotare la predetta società di ogni contenuto patrimoniale, nonché di raggirare i vari operatori commerciali lasciando insoluti i relativi debiti contratti. Non a caso, hanno fatto sapere ancora gli investigatori tributari, tale condotta fraudolenta ha causato un'illecita concorrenza di mercato consistita nella vendita di beni acquistati in esenzione d'imposta a un prezzo più vantaggioso rispetto a quelli venali. Nel maggio 2009, invece, lo stesso gruppo aziendale fu invece vittima di un presunto furto di macchine e attrezzature agricole dai depositi della ditta. Proprio alla vigilia di un altro decreto di sequestro - quella volta operato dai carabinieri del capitano Rocco Taurasi - di una partita prodotti non pagati ai fornitori: elettropompe, motoseghe e altro materiale per un valore di diverse miglia di euro. E pochi mesi prima della dichiarazio- I trattori ne di fallimento dell'azienda. sequestrati dalle Ma contro quelle accuse l'imprenditoFiamme Gialle re fu categorico: «nessuna frode; io ho pagato l'iva ai miei fornitori; sono loro, semmai, che non l'hanno versata all'erario. E anche le cifre contestate, sono decisamente inferiori». «Non ci sono aziende fittizie - ha aggiunto - ma esistenti; che pagano tutto e tutti». fra. mo. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 6 Primo piano Il caso Una quarantina di donne difendono i congiunti coinvolti in processi importanti. E lunedì nuova iniziativa a Palmi «I nostri cari non sono mafiosi» Reggio, al Palazzo di giustizia sit-in dei familiari di detenuti accusati dalla Dda La manifestazione Gli striscioni E i cartelloni IERI mattina circa 40 donne hanno manifestato davanti al Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria per dire che i loro mariti sono imputati ingiustamente nei processi della Dda. ERANO diversi gli striscioni preparati ed esposti per circa tre ore nel piazzale antistante all’ingresso degli uffici del Tribunale e della Procura MOLTI anche i cartelloni esposti: attaccavano i giudici responsabili, secondo i manifestanti, di infliggere pene troppo dure e ingiuste ai loro familiari. di MICHELE INSERRA REGGIO CALABRIA - Un gruppo di familiari di persone detenute o imputate, perchè coinvolte in indagini della Dda di Reggio Calabria, hanno manifestato Ieri mattina davanti al Palazzo di Giustizia della città. I parenti dei detenuti, soprattutto donne, hanno annunciato che lunedì prossimo saranno a Palmi per manifestare davanti al Tribunale in occasione della presenza del Ministro della Giustizia Paola Severino. Mogli e figli di detenuti, per tutta la durata del sitin, hanno innalzato alcuni striscioni uno dei quali recava la scritta «Basta con i processi pilotati». E contemporaneamente hanno fatto pervenire alle redazioni dei giornali un breve documento in cui scrivono: «Sorelle, fratelli, figli e le mogli dei detenuti vogliono protestare». «Noi familiari aggiungono - e soprattutto i nostri cari rinchiusi in quattro mura non ne possiamo più di queste condanne assurde. Non possiamo lasciare i nostri cari a marcire in galera per anni, anni solo per la cattiveria e il ca- priccio della magistratura». Quindi un invito ad altri familiari: «I nostri cari come sapete contano su di noi e quindi diamoci da fare, uniamoci tutti assieme e andiamo a manifestare per dire basta e ricominciare a fare i processi con onestà». Ieri mattina, con tanto di striscioni e magliette bianche, una quarantina di persone hanno manifestato in maniera assolutamente composta e civile, dalle 10 fino alle 13. Erano familiari di persone coinvolte in processi particolarmente importanti. Tra questi quelli nati da operazioni come ‘’Alta tensione’’, ‘’All inside’’, ‘’Il Crimine’’, ‘’Agathos’’ e ‘’Cosa mia’’, portate avanti dalla direzione distrettuale antimafia guidata per ancora qualche giorno da Giuseppe Pignatone. Cognomi come Murina, Borghetto, Zindato, Longo (di Polistena), Perla. Cognomi che, a Reggio Calabria, e non solo, sono spesso «automaticamente accostati alla ‘ndrangheta», ed è proprio questo il motivo della protesta. I familiari ritengono infatti che anche i giudici non siano immuni dal pre- giudizio associato a tali nomi, e pertanto colleghino, senza elementi reali, l’appartenenza di una certa famiglia all’associazione a delinquere di stampo mafioso. «Noi non siamo mafiosi - dicono - Vogliamo giustizia: una giustizia equa fatta non di processi preconfezionati, ma di elementi seri. Non vogliamo che i nostri figli paghino il cognome che portano». Questo , ad esempio, hanno detto la moglie di Carmelo Murina, presunto reggente della cosca Tegano nel quartiere Santa Caterina, e la moglie di Donatello Canzonieri, condannato per la tentata estorsione al bar ‘’Malavenda’’. E tra di loro anche la madre di Checco Zindato, che soltanto la scorsa settimana è stato condannato all’ergastolo per omicidio. Una condanna che anche lei ritiene ingiusta. Nel 2008 la prima protesta delle famiglie Scesero in piazza per gridare l’innocenza dei Nirta-Strangio REGGIO CALABRIA - Era il 13 maggio del 2008, quando sulle strade di San Luca, per la prima volta, rompendo il protocollo che vede le donne silenti e chiuse in casa, mogli, madri, figli e sorelle delle famiglie NirtaStrangio, scesero in piazza per accusare lo stato di accanirsi contro i loro uomini. Le donne di San Luca scelsero la giornata della “Gerbera Gialla” per mettersi ai lati della strada ad esporre i propri cartelli. Per dire che le loro famiglie erano estranee alla faida e alla strage di Duisburg. I parenti delle persone arrestate nel corso del 2007 e del 2008, durante le mastodontiche operazioni contro gli esponenti delle famiglie ritenute vicine alla ‘ndrangheta esposero in piazza diversi cartelli di accusa nei confronti delle forze dell'ordine in cui si grida l’innocenza di Giovanni Strangio, all’epoca latitante ricercato proprio per la strage di Duisburg. Un gesto in contrapposizione alla manifestazione Teresa Strangio durante la manifestazione di San Luca antimafia, voluta dall’associazione “Riferimenti”, a cui tra gli altri partecipò anche il procuratore nazionale della Dna, Piero Grasso. La mamma di Antonio Romano, urlava: «Mio figlio è innocente, è stato arrestato solo perché giocava le schedine, ma le schedine sono diventate pizzini? Mio figlio ha 18 anni, ed è il più bel ragazzo che c’è a San luca, lo Stato me lo ha portato via senza prove». Un altro cartellone ironico diceva: «Non ti piace una famiglia? Non ti piace un cognome? Semplice, dagli un’associazione e sbattili in prigione, perché l'associazione a delinquere è la scusa con cui lo Stato arresta le persone oneste senza aver bisogno di prove». Le donne erano vestite di bianco, con l’immagine di Giovanni Strangio disegnata sulla maglietta. Tutti a gridare che “è innocente”. «Degli assassini ci hanno portato via la mamma, lo Stato ci ha portato via il papà». Questo era un altro cartellone, tenuto da bam- bini riferito a Maria Strangio, la donna uccisa la notte di Natale del 2006. Sempre dei ragazzini gridavano: «Siamo i giovani Nirta, ci arrestate subito o aspettate i 18 anni?». E ancora «Condannare Giovanni Strangio, interesse politico o favore personale?» C’era anche un cartello di protesta contro il pm della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri da parte dei parenti delle persone arrestate nell'inchiesta della faida di San Luca. In un cartello venne riprodotta la copertina di un libro scritto da Gratteri sulla ’ndrangheta e fu tracciata una frase: «I pubblici ministeri si dovrebbero impegnare di più a trovare i veri colpevoli e non improvvisarsi scrittori di fantascienza». Tra i manifestanti anche le sorelle di Giovanni Strangio, che l’anno successivo sarebbero state arrestate per associazione mafiosa e che successivamente sono state condannate, anche se la sentenza non è definitiva. g. bal. Una protesta inquietante segue dalla prima pagina cuore gonfio di rabbia. Dicevano che le inchieste contro i loro mariti, figli, padri e fratelli sono ingiuste, costruite ad arte. Dicevano che ci vogliono processi giusti e che i loro cari non possono pagare con anni e anni di carcere. Una protesta tranquilla.In un paese democratico ognuno è libero di manifestare per quello in cui crede. E tuttavia quella protesta dice diverse cose. Intanto dice che si tratta di un inedito assoluto. Certo in altre occasioni singole famiglie si erano lamentate dei processi, anche manifestando. Ma mai era accaduto che famiglie così diverse, così distanti anche geograficamente, si organizzassero tutte assieme. Una cosa pianificata, studiata, come le frasi stampate non su cartelloni improvvisati, ma su striscioni preparati con cura. Segno che qualcosa è cambiato in Calabria. Ad esempio, negli ultimi anni sono fioccate pesanti condanne contro boss e affiliati. Le maglie della legge si sono strette. Ma la protesta è anche un segnale che si sta aprendo un “movimento contro” dai tratti inquietanti su cui riflettere. La manifestazione non è piaciuta a noi (ma questo non interessa molto), manonè piaciutaamoltialtri, e i molti a cui ci si riferisce non sono solo i magistrati. Non è piaciuta ad avvocati, agli uomini delle forze dell’ordine, agli avvocati, ai dipendenti del Cedir, alla gente comune che questa città e questa provincia hail dirittodiviverla alpari di quelle donne, e senza ’ndrangheta. Senza insomma essere costretta a piangere le vittime innocenti della violenza mafiosa. Senza avere paura di uscire per strada e senza averne per i propri figli. Senza dover rinunciare a fare impresa e a creare ricchezza per sé e per gli altri in un libero mercato che sia libero davvero. Tutti diritti che stanno quantomeno sullo stesso piano di chi ha il sacrosanto diritto ad un processo giusto. E da questo punto di vista quelle donne possono stare tranquille. I loro mariti, padri, fratelli e figli sono stati giudicati già tante volte e tante altre saranno ancora giudicati prima di arrivare a una condanna definitiva. E’ vero, i pm fanno le inchieste e rappresentano l’accusa, ma quelle stesse inchieste vengono valutate dai Giudici per le indagini preliminari, dai Tribunali della Libertà, dai Giudici delle udienze preliminari. E poi ancora dai Tribunali di primo grado, dai giudici d’appello e infine dai magistrati della Cassazione. Non uno, ma diversi giudici valutano prove e fatti, indizi e riscontri. Gli uomini di quelle donne, sono difesi da bravissimi avvocati che mettono sul tavolo della giustizia ogni elemento possibile a loro discolpa. Non si capisce dunque cosa possano temere. Certo dire che la giustizia è infallibile sarebbe mentire. D’altra parte alcuni errori che raccontiamo sui nostri giornali lo dimostrano. Nonostante tutto, la giustizia italiana è forse tra le più garantiste al mondo. Dunque stiano tranquille le donne degli imputati. Non si tratta di un giudice, ma della giustizia nel suo complesso. La rabbia è comprensibile. Ma ieri guardando quella rabbia mi è venuto in mente un libro che mi è stato regalato martedì mattina. Si intitola “Dimenticati” ed è stato scritto da Alessio Magro e Danilo Chirico. Quel libro parla di tanti innocenti ammazzati dalla ‘ndrangheta che non hannomai avutogiustizia eche pure avevano madri, mogli, sorellee figli.Loroavrebberopiù dirittodialtri amanifestare. Stiano dunque tranquille quelledonne: se i loro parenti sono innocenti torneranno a casa, come è giusto che sia. Se sono colpevoli sconteranno la loro pena, come è giusto che sia. Giuseppe Baldessarro E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Primo piano 7 Venerdì 17 febbraio 2012 Omicidio Muller Stessa richiesta formulata dal procuratore Spagnuolo ma per insufficienza di prove Assolti dopo 2 anni di carcere La sentenza della Corte di assise di Catanzaro scagiona i fratelli Bellissimo | IL FATTO | di GIANLUCA PRESTIA VIBO VALENTIA - Sentenza assolutoria. Era prevedibile dopo che a chiederla era stato anche il pubblico ministero anche se per insufficienza di prove e non con la formula ampia come invece è avvenuto. E così, dopo due anni di carcere, Michele e Domenico Bellissimo tornano nuovain libertà. Il LE REAZIONI mente processo che li vedeva imputati con l’accusa di omicidio Nessun volontario davanti alla corte di appello commento di Catanzaro si è dai Bellissimo concluso nella mattinata di ieri quando, al termine delle VIBO - La voce al tearringhe dei difenlefono è quella sori (gli avvocati dell’avvocato MicheVincenzo Galeota, le Ciconte. Sempre Michele Ciconte e disponibile, al pari Francesco Sorrendei suoi colleghi che tino) e della camera hanno sostenuto le ragioni dei due impu- di consiglio, il pretati, il legale ha prefe- sidente Francesco Neri presidente (Ririto non rilasciare, naldo Commodaro per il momento, dia latere) ha pronunchiarazioni né sue, ciato la sentenza asné per conto dei suoi clienti che quasi sicu- solutoria che, di fatto, sancisce la fine ramente ieri sera di un incubo per i hanno lasciato l’istidue congiunti di 33 tuto penitenziario nel quale erano confinati e 36 anni di Soriano Calabro ritenuti reda due anni esatti. sponsabili dell’asDal 19 febbraio del sassinio dell’agri2010, data in cui eracoltore, loro comno stati dichiarati in arresti dai carabinieri paesano, Giuseppe Muller con i quali, al termine di un’indagine durata poco me- secondo la prospettazione accusatoria no di un anno e mezc’erano da tempo zo. «Per il momento dei dissidi inerenti non ritengo opportuil confine dei terreno rilasciare comni. Episodio avvementi - ha affermato nuto nel tardo poil penalista - Posso solo dire che alla fine, meriggio del giorno della festa di in dibattimento, ha del prevalso la nostra te- Ognissanti 2008. si, pienamente conA pesare in modo divisa dai giudici decisivo sulle sorti dell’Assise». (gl. p.) dei due congiunti sono stati i dubbi che la superperizia, chiamata proprio a dirimere le controversie tra consulenti di accusa e difesa, non è riuscita a sciogliere inducendo, così, il procuratore Mario Spagnuolo, che ha portato in dibattimento le ragioni dell’accusa per poco più di un anno, a chiedere ai giudici dell’Assise, nell’udienza del 25 gennaio scorso, l’assoluzione degli imputati. Stessa richiesta, ma con l’attuazione di una formula diversa, quella avanzata alla Corte dai legali della difesa. Una decisione dettata, sostanzialmente, dal fatto che non sono state rilevati aspetti con una certezza tale da consentire alla pubblica accusa di ritenere ragionevolmente i due congiunti responsabili dell’evento delittuoso. Nello specifico ha pesato indubbiamente le forti perplessità rimaste all’esito della superperizia balistica dello stub eseguita dai consulenti nominati dalla Corte, Claudio Gentile e Pietro Benedet- L’agguato la sera di Ognissanti Il Palazzo di giustizia in cui ha sede anche la Corte di appello di Catanzaro Michele Bellissimo Domenico Bellissimo ti, chiamati per dirimere la controversia sorta tra le perizie di accusa e difesa. La conclusioni alle quali sarebbero giunti i due superperiti, ed esposte nel corso dell’udienza dello scorso 29 dicembre non avrebbero, quindi dissipato i dubbi. I due superperiti, che hanno operato nei laboratori delle università di Messina e Trento, avevano svolto la loro attività incentrandola, in particolare, sulla comparazione tra le particelle rilevate con lo stub e quelle dei bossoli rinvenute sul luogo del delitto, in località “Pioppo Tre Pepi” del territorio di Soriano. Non hanno escluso, e ciò tuttavia, in contrasto con le risultanze del perito del pubblico ministero, Mario Spagnuolo, che i bossoli rinvenuti sul luogo dell’omicidio e sistemati in contenitori di cellophane abbiano subito forme di inquinamento presentando, a quanto pare, della sostanza riconducibile a fanghiglia. E questo potrebbe essere determinato dal fatto che i due imputati lavoravano in terreni attigui a quelli dell’agricoltori ed erano, quindi, a contatto con un suolo del tutto simile sotto l’aspetto chimico, minerale ed organico, a quello in cui fu rinvenuto il cadavere. Al riguardo, i giudici dell’Assiseavevanodisposto ilriesamedel consulente tecnico del pubblico ministero, il maresciallo del Reparto investigazioni scientifiche di Messina, Marco Romeo, che è avvenuta nella deposizione precedente alla requisitoria del pubblico ministero Spagnuolo. E così, ieri pomeriggio la sentenza assolutoria con la formula “per non aver commesso il fatto”, quindi ampia, per i due fratelli Bellissimo che, dopo due anni esatti di detenzione senza soluzione di continuità fin dal loro arresto (era, infatti, il 19 febbraio del 2010), sono tornati in libertà. A cura della Publifast. Segue dalla pagina precedente Il luogo dell’omicidio e il trattore sul quale viaggiava Giuseppe Muller VIBO VALENTIA - L’agguato del abusivo di fucile e munizioni, e i trattore, com’era stato ribattezza- successivi rilevamenti investigato, in quanto la vittima era stata tivi, possibili grazie alle intercetfreddata mentre si trovava a bor- tazioni ambientali e telefoniche, do del veicolo per mezzo del quale avevano, di fatto, confermato che aveva arato, per tutta la giornata la pista seguita da procura e caradell’1 novembre 2008, il suo fon- binieri era quella giusta. Latempistica elacelerità conla do agricolo in agro di Soriano Caquale era stata data una linea di labro. Il killer, vedendola arrivare in indirizzo all'indagine fin dai prilocalità “Pioppo tre pepi”, sempre mi momenti successivi all'episonel comune delle Preserre vibone- dio di sangue, aveva fatto il resto. E così, Michele e Dosi, le aveva esploso menico Bellissimo, contro due colpi di fuche avevano ammescile: uno alpetto e l’also i pessimi rapporti tro alla testa. E per con l’agricoltore sorprenderla si era 61enne (la cui monascosto dietro una glie, rappresentata siepe favorito anche dall’avvocato Frandalla visibilità che cesco Muzzopappa si con il passare dei miera costituita partecinuti (si era, infatti, in vile), negando, però pieno autunno) diogni coinvolgimento ventava sempre più diretto o indiretto nel flebile. fatto omicidiario, Erano immediataerano stati arrestai il mente partite le inda- Mario Spagnuolo 19 febbraio del 2010. gini con una serie di Ma nel dibattimento erano perquisizioni e acquisizioni di testimonianze sia dei familiari del- emerse incongruenze tra i periti l'uomo che dei suoi conoscenti. di accusa e difesa che neanche la Allo stesso tempo erano stati av- superperizia della Corte d’Appelviati accertamenti tecnici con il lo era riuscita a dirimere. L’avvotradizionale esame dello stub e dei cato Galeota, nello specifico, inbossoli rinvenuti sul luogo del de- tervenendo a seguito della formulitto. E proprio da questi esami la d'impegno pronunciata dai specifici era emersa una con- consulenti nominati dai giudici, gruenza che metteva i Bellissimo aveva chiesto in particolare che al centro dell'indagine in quanto siano valutati con attenzione erano state riscontrate tracce di eventuali profili di contaminaziopolvere da sparo sui vestiti e sulla ne dei bossoli repertati. Superpecute dei due. Il raffronto sulle car- rizia il cui esito ha avuto un ruolo tucce rinvenute sul luogo del de- fondamentale sulla sorte dei due litto e nel nel corso di una perqui- fratelli, andati, come visto, assolsizione che aveva visto i due fra- ti. telli essere denunciati per porto gl. p. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Primo piano 9 Venerdì 17 febbraio 2012 BREVI A MATERA A ROMA A CASIGNANA (RC) Traffico di droga, calabrese condannato Scopelliti incontra il governatore Astorino Rifiuti, scarcerato il sindaco Crinò IL Tribunale di Matera ha condannato a 6 anni e 2 mesi di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici cinque uomini - tre di Policoro (Matera) e due di Rosarno (Reggio Calabria) - accusati di spaccio di droga (cocaina ed eroina) sul versante jonico calabro-lucano. IL presidente della Regione Giuseppe Scopelliti ha illustrato a Roma, nella sede della delegazione regionale, al Governatore della contea di Westchester (stato di New York) Robert Astorino un quadro socio-economico della regione soffermandosi su alcuni progetti per il rilancio. PIETRO Crinò, sindaco del comune di Casignana, è stato scarcerato. L’arresto era avvenuto il 24 novembre dello scorso anno, dopo che i carabinieri accertarono che sarebbero entrati in discarica rifiuti non autorizzati dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza ambientale. Contestati un decreto e due protocolli, alcuni privi di efficacia revocati a luglio del 2011 La giunta regionale Chiesta la calamità per le piogge Indagati Scopelliti, Zoccali, Stillitani, Orlando e un funzionario di novembre Sanità, 5 avvisi di garanzia di ADRIANO MOLLO CATANZARO - Indagati per aver procurato un ingiusto vantaggio alle cliniche private, alla Fondazione Betania e all’Università di Catanzaro. La Procura di Catanzaro ha emesso cinque avvisi di garanzia nei confronti del presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti, del direttore generale alla presidenza Francesco Zoccali, dell’assessore regionale alle Politiche sociali Francesco Antonio Stillitani, del dirigente generale del dipartimento Salute Antonino Orlando e di una funzionaria della Regione. Per tutti l’accusa di aver creato un danno alla Regione “in concorso” e per Scopelliti anche di non aver ottemperato a quanto disposta da autorità pubbliche. Adarne notizia,ieri sera lo stesso presidente con un comunicato dell’ufficio stampa. Sotto accusa tre atti. Il primo è un protocollo siglato tra la Regione e l’Aiop, il cosiddetto “Patto di legislatura” firmato il 10 agosto del 2010 e poi rivistoil primogiugno del 2011. L’accordo era finalizzato a mantenere i volumi di fatturato delle cliniche private nell’arco di 5 anni a fronte del taglio immediato del 40% dei posti letto. Con lo stesso accordo, cheera unatto diindirizzo politico, l’Aiop si impegnava ad investire nelle alte specialità per ridurre la migrazione sanitaria che, come è noto, costa alla Regione circa 238 milioni di euro. Secondo il procuratore Gerardo Dominijanni, chehafirmato gliavvisidigaranzia, tale accordo avrebbe prodotto un danno alla Regione perché non avrebbe permesso di ottenere le premialità del Fondo sanitario regionale. Tale protocollo, però, era stato sospeso e revocato il 22 luglio del 2011, cioè otto mesi fa, con un decreto del commissario Scopelliti perché, secondo il Tavolo Massicci, non era corretta la procedura (rientra tra le competenze dell’Ufficio del commissario e non della giunta). L’altro accordo contestato dalla magistratura è il rinnovo del protocollo d’intesa siglato tra la Regione e l’azienda universitaria Mater Domini. Infine l’altro atto per cui è scattato l’avviso di garanzia per l’assessore Stillitani è il regolamento attuativo contenente i requisiti minimi per l’autorizzazione e il funzionamento e le procedure per l’accreditamento dei centri socio riabilitativi per disabili e la riconversione dei servizi Siad relativi alla fondazione Betania. Per nulla turbato, il presidente della giunta Giuseppe Scopelliti che ieri si è confrontato con i legali, ieri a tarda ora ha dichiarato: «Chiarirò presto che si tratta di atti di indirizzo politico che non hanno prodotto alcun effetto, né danno economico per la Regione Calabria, né vantaggio ad alcuno». Gerardo Dominijanni Giuseppe Scopelliti Cosenza. La richiesta della Procura dopo la frana del marzo 2011 «Da sequestrare l’area del Lidl» COSENZA - Si ritorna a parlare della frana che il 2 marzo dello scorso anno interessò il supermercato Lidl di Zumpano, alle porte di Cosenza. Da allora la struttura è chiusa. Ebbene, in questi giorni la Procura di Cosenza, nella persona del pubblico ministero Giuseppe Casciaro, ha reiterato la richiesta di sequestro preventivo delle aree ricadenti nello stesso Lidl e in parte della Multisala. La richiesta è stata formalizzata al Tribunale del Riesame reale di Cosenza a seguito del prece- Inchiesta verso la chiusura Sei indagati dente rigetto da parte dell’ufficio gip. La Procura evidentemente ritiene tuttora a rischio quell’area. Subito dopo la decisione del Riesame, attesa per questi giorni, lo stesso pm Casciaro procederà con la chiusura delle indagini che furono aperte a seguito dello smottamento che si abbattè sul Lidl, costringendolo alla chiusura. Sei le persone indagate. Negli atti del pubblico ministero ci sono anche le consulenze che il professore universitario Gino Mirocle Crisci e l'ingegnere Maurizio Ponte hanno da poco depositato in procura. Gli fu chiesto di riferire «sulla situazione morfo-strutturale dei luoghi, con particolare riferi- mento alle aree sulle quali insistono le strutture commerciali già interessate dai movimenti franosi e alle aree immediatamente adiacenti». E non è escluso che la nuova richiesta di sequestro di quelle aree sia stato dettato proprio dalle conclusioni cui sono giunti i due esperti. La Procura ha acquisito anche la denuncia del geologo Carlo Tansi, che ha messo fortemente in dubbio la stabilità dei costoni sovrastanti l’area commerciale di Zumpano. Di diverso avviso sono stati i proprietari della Multisala, i quali hanno investito di tasca propria per mettere in sicurezza l’intera zona. La parola al Riesame. r. gr. LA GIUNTAregionale chiede il riconoscimento di calamità naturale per le piogge di novembre. Su proposta dell'assessore all'Agricoltura Michele Trematerra è stato deliberato di richiedere al ministero delle Politiche agricole la dichiarazione di carattere eccezionale delle piogge alluvionali del novembre scorso nelle provincie di Catanzaro e Reggio. Sempre la Giunta regionale, che si è riunita ieri a Palazzo Alemanni, sotto la presidenza di Giuseppe Scopelliti, con l'assistenza del dirigente generale Francesco Zoccali, ha deliberato di aggiornare, su proposta dello stesso Governatore, la Rete regionale per la prevenzione, la sorveglianza, la diagnosi e la terapia delle malattie rare. Su proposta dell'assessore alla Cultura Mario Caligiuri, invece, è stata approvata la proposta del Piano regionale per l'attuazione del diritto allo Studio per l'anno 2012, che ora passa all'esame della Commissione consiliare e, poi, del Consiglio regionale, ed è stato anche approvato il riconoscimento di interesse locale, per come richiesto, delle biblioteche “Gruppo Incontro” di Davoli, “Gullo” di Spezzano Piccolo ed “Imes” di Catanzaro. Infine, recepito il Piano stilato dal commissario Elena Scalfaro per Reggio Calabria, è stato finalmente approvato, in via definitiva, il Piano di dimensionamento scolastico regionale. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 13 24 ore Venerdì 17 febbraio 2012 24 ore Venerdì 17 febbraio 2012 Nell’inchiesta sul parco eolico di Borgia. Da agosto si attende la decisione sull’interdizione Nucleo Via, pm a caccia di prove Due ex componenti dell’organismo regionale sono state sentite in Procura di STEFANIA PAPALEO CATANZARO - Eolico e Nucleo via, il sostituto procuratore Carlo Villani stringe i tempi. E, per portare al traguardo l'inchiesta che ruota intorno ai parchi da realizzare o già realizzati in Calabria, ieri mattina ha interrogato una ex componente del Nucleo di valutazione di impatto ambientale della Regione Calabria, Donatella Cristiano, per tentare di delineare con chiarezza il ruolo esercitato nel discusso contesto. In particolare, la dirigente è stata incalzate da domande relative all'iter seguito dalla società “Borgia wind srl” per costruire un parco a cavallo tra i territori di Borgia, Girifalco, San Floro, Squillace, Cortale e Maida, nel catanzarese. Un capitolo giudiziario, che vede almeno trenta persone iscritte nel registro degli indagati, e che, lo scorso mese di agosto, ha trascinato davanti al gip, Antonio Rizzuti, proprio gli otto componenti dell'ex Nucleo Via, a carico dei quali pende una richiesta di sospensione dai pubblici uffici formulata dal magistrato, che li accusa di falso e abuso Il sostituto procuratore Carlo Villani d'ufficio, insieme a quattro funzionari pubblici e al presidente della conferenza dei servizi che, all'epoca, si espresse sul progetto “incriminato”. Richiesta sulla quale il giudice per le indagini preliminari, Antonio Rizzuti, deve pronunciarsi dallo scorso mese di agosto, un'attesa, dunque, lunga sei mesi, nel corso dei quali la Procura non è rimasta a guardare, ma è andata avanti per tentare di trovare tutti i riscontri necessari a trasformare i propri sospetti in veri e propri capi di imputazione o, in caso contrario, ad archiviare il ca- so. Ed è per questo che il magistrato, sempre ieri, ha sentito in qualità di “persona informata sui fatti” un'altra funzionaria che faceva parte del Nucleo Via, Ida Cozza, il cui nome non figura tra quelli degli indagati. Due “faccia a faccia”, dunque, rispetto ai quali il magistrato ha già stilato i rispettivi verbali, da mettere a confronto con le risultanze investigative ad oggi tratte anche dai carabinieri della sezione di Pg che su quella pratica hanno messo il naso da oltre un anno. E, rispetto alla quale, nei giorni scorsi, il magistrato ha già sentito, sempre in qualità di “persona informata sui fatti”, il dirigente generale del Dipartimento politiche dell'Ambiente della Regione Calabria, Bruno Gualtieri, al cui vaglio, peraltro, è finita la graduatoria finale stilata dalla Commissione di valutazione, che era stata chiamata a scegliere gli esperti che dovranno andare a comporre il nuovo Nucleo via (Valutazione impatto ambientale). Una deposizione che, sembra, abbia portato molta acqua al mulino del ma- gistrato, che lo aveva sentito, in particolar modo, proprio sull'iter del parco eolico di Borgia, ricavandone spunti di interesse investigativo relativamente alla posizione degli ex componenti del Nucleo via. La cui posizione, dunque, si potrebbe aggravare in relazione alle presunte illegittimità - ancora da verificare - ipotizzate dal sostituto procuratore, Carlo Villani, nel progetto portato avanti dalla società, pronta a investire milioni e milioni di euro per l'edificazione di ben «36 aerogeneratori eolici ricadenti nel comune di Borgia, un elettrodotto interrato in media tensione a 30 kV attraversante i comuni di Borgia, Girifalco, San Floro, Cortale e Maida, una sottostazione di trasformazione 30/150kV (opera utente) da ubicarsi nel comune di Maida e da collegare in antenna con la sezione 150 kV della limitrofa costruenda stazione elettrica 380/150 kV di Terna S.p.A., nonché strade di collegamento e opere di ampliamento della viabilità esistente, con un numero di ditte catastali coinvolte superiore a cinquanta». Le indagini entrano nel vivo. Tassone: «Se ne discuta a Montecitorio» Coro di solidarietà a Romeo Dopo il barbaro attentato al cavallo del sindaco di Taurianova di MICHELE ALBANESE TAURIANOVA - La stalla distrutta dalla bomba è stata ripulita. Il corpo di Nerone il cavallo di proprietà del sindaco di Taurianova è stato rimosso. I segni agghiaccianti di quanto accaduto l'altra notte nel contesto istituzionale restano tutti intatti e non solo nei muri sventrati . Domenico Romeo è tornato al suo lavoro in municipio annunciando per la prossima settimana la convocazione di un consiglio comunale aperto. Non ha voluto aggiungere altro a quanto detto a caldo nell'immediatezza dei fatti. Sa che il momento è estremamente delicato e nonostante l'amarezza è comunque deciso ad andare avanti. Ieri mattina in municipio un via vai di cittadini venuti ad esprimergli solidarietà. Gesti che fanno piacere, che attutiscono, la rabbia e l'inquietudine. C'è da assorbire il colpo e soprattutto capire perché si è arrivati a tanto in modo così plateale. Lui quello che doveva dire l'ha detto ai Carabinieri della locale compagnia che conducono le indagini. Con loro è rimasto quasi sei ore filate quella notte della bomba. Ovviamente il colloquio resta riservatissimo e le indagini continuano a ritmo serrato e puntano dritte sul ruolo pubblico di Romeo. Quest'ultimo grave atto intimidatorio viene in qualche modo legato anche agli altri subiti quasi tre anni fa durante il suo primo mandato di primo cittadino di una città emblematica come Taurianova. Allora prima che la maggioranza dei consiglieri si dimettesse e che arrivasse la commissione di accesso e lo scioglimento per mafia del comune, Romeo ma anche altri amministratori furono bersaglio di altri Il cavallo di Romeo dilaniato intimidazioni. E le indagini coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica di Palmi Giuseppe Creazzo cercano di capire se può esserci un filo conduttore che potrebbe legare i fatti vecchi con quelli nuovi. Si scava dunque nei meandri di una città difficile spesso ferita da fatti tragici e difficili. Chi ha messo la bomba uccidendo il cavallo voleva alzare il tiro, mandare un messaggio più chiaro e forse più sinistro. Ma chi? E soprattutto per quale ragione? A questa domande cercano di rispondere i Carabinieri guidati dal capitano Giulio Modesti. Si sa che i militari dell'Arma nella giornata di ieri hanno sentito alcune persone, hanno avviato verifiche. Hanno insomma, raccolto elementi che adesso dovranno essere “letti” con la lente di ingrandimento per individuare una possibile pista. Il contesto non è facile, tutt'altro! E mentre l'attività investigativa di allarga con la speranza di arrivare a qualche risultato utile si registrano prese di posizione decise come quella del vice segretario nazionale dell'Udc Mario Tassone per il quale ha chiesto: « al ministro dell'Interno di riferire in aula per fare un quadro della situazione calabrese, che e' arrivata ormai a un punto di non sostenibilità». Tassone che è anche componente della Commissione parlamentare Antimafia dice di aver «richiamato l'attenzione di tutti su questa scia intimidatoria che vede oggetto di aggressione, e soprattutto di attentati, molti amministratori calabresi, tra cui il presidente del Consiglio regionale, alcuni consiglieri provinciali e il prefetto di Reggio Calabria. E su tutti questi episodi non vi e' stato alcun responsabile assicurato alla giustizia». «Chi andrà più a fare l'amministratore in Calabria? Chi si assumerà la responsabilità - si chiede Tassone - di guidare una realtà locale nel nostro territorio? Credo - ha aggiunto - sia necessaria una riflessione attenta nell'aula di Montecitorio, per predisporre le misu- re adeguate a contrastare quei fenomeni criminali che pervadono le strutture della nostra regione. Bisogna restituire un minimo di agibilità democratica all'interno della Calabria». «Serve un'attenzione particolare del Governo sull'emergenza rappresentata dagli amministratori comunali intimiditi quotidianamente» gli fa eco il capogruppo dell'Udc al consiglio regionale Alfonso Dattolo. «Al sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, esprimo la solidarietà del gruppo regionale che rappresento per l'ignominioso atto intimidatorio subito. Ma è auspicabile, aldilà della solidarietà che pure è importante - e lo dice un ex sindaco come me che questi eventi li ha patiti più d'una volta e sa bene cosa si provi in questi frangenti - che sia fatta piena luce sull'accaduto e che i colpevoli siano presto assicurati alla giustizia». LEGGE 44 Fondo nazionale per le politiche sociali Roma stoppa la Calabria di FRANCESCO CIAMPA CATANZARO - Il federalismo fiscale è anche questo: il Fondo nazionale per le politiche sociali è ridotto al lumicino e i trasferimenti alle Regioni sono azzerati. Ma il Consiglio regionale, con legge 44 del 2011, ha previsto interventi per la non autosufficienza basandosi principalmente proprio su quel fondo. Da qui l'intervento del Consiglio dei ministri, che il 14 febbraio ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la legge regionale 44 (anche) nella parte in cui mette sulla carta forme di sostegno sociale, ma senza la necessaria copertura finanziaria. La questione non è ricondotta soltanto a un fatto di soldi. In ballo ci sarebbe anche il principio dell'uguaglianza rispetto ad un tema - quello dell'aiuto a persone incapaci di provvedere a se stesse disciplinato, secondo il governo, in chiave discriminatoria, a svantaggio di alcune categorie di stranieri e senza guardare alle persone in quanto tali. Più in dettaglio, il ricorso punta anche a contrastare l'articolo 2, comma 3 della legge 44 che estende gli interventi sociali ai cittadini europei e agli extracomunitari, ma soltanto se questi ultimi hanno regolare carta di soggiorno e risiedono in Calabria. Secondo il governo questa disposizione «introduce un elemento di distinzione arbitrario, non essendovi alcuna ragionevole correlabilità (relazione, ndr) tra la condizione positiva di ammissibilità al beneficio (quale il “permesso di soggiorno Ce”) e gli altri requisiti (situazioni di bisogno e di disagio riferibili direttamente alla persona in quanto tale)». E ancora: il governo ammonisce la Calabria dicendo che per queste forme di sostegno le distinzioni basate sul soggiorno fini- scono per escludere «proprio coloro che risultano i più esposti alle condizioni di bisogno». Le disparità, secondo il governo, si creerebbero anche tra extracomunitari. La legge 44 estende i benefici ai cittadini stranieri in possesso di carta di soggiorno, ma questa carta dal 2007 è sostituita dal cosiddetto “permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo”, che però è subordinato al possesso per cinque anni di un permesso di soggiorno in corso di validità. Di conseguenza ci sarebbe «una ingiustificata discriminazione nell'ambito dei cittadini extracomunitari» a scapito di chi è sprovvisto di permesso di soggiorno protratto per cinque anni. Di più: la disposizione «non è in linea» con la legge dello Stato che proprio per le prestazioni di assistenza sociale «equipara gli stranieri titolari di permesso di soggiorno di durata annuale ai cittadini italiani». La legge 44 del 2011 considera non autosufficienti gli anziani, i disabili e tutti coloro che, in via permanente o temporanea, non sono in grado di curarsi da soli e di “mantenere una normale vita di relazione senza l'aiuto di determinate persone”. L'articolo 11 stabilisce che la principale fonte di finanziamento è il Fondo nazionale per le politiche sociali istituito con la legge 328 del 2000. Ma a questo proposito il Consiglio dei ministri rileva che «nell'ambito del complesso procedimento di attuazione del federalismo fiscale» ci sono stati «consistenti riduzioni per gli anni 2012 e 2013 alle risorse statali afferenti al Fondo, rendendo di conseguenza indisponibili eventuali trasferimenti alle Regioni a statuto ordinario». Dunque «tale circostanza rende gli interventi disposti dalla legge in esame privi di copertura finanziaria». Il prefetto Varratta ha incontrato la polizia e il procuratore di Reggio Calabria Vertice in Prefettura per l’emergenza REGGIO CALABRIA. Il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, ha presieduto stamane una riunione di coordinamento delle forze di polizia alla quale hanno preso parte i responsabili provinciali ed il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Nel corso della riunione sono stati esaminati i recenti episodi di natura intimidatoria compiuti ai danni dei Sindaci di Siderno e di Taurianova sui quali sono state avviate le indagine. Nei confronti dei due amministratori locali sono state inoltre confermate le misure di vigilanza già in atto. In prosieguo, con la presenza del Sindaco di Rosarno, si è condotta un’aggiornata ricognizione sulla situazione della sicurezza pubblica, con particola- re riferimento all’incremento di rapine Comando Generale e del Comando Leai danni di esercizi commerciali e far- gione Calabria dell’Arma. Si è anche macie registratosi negli ultimi mesi concordato che l’Amministrazione comunale ponga in essere nonchè alla presenza di una serie di urgenti interimmigrati extracomuniventi di bonifica nel centari irregolari nel territotro storico dell’abitato alrio comunale. lo scopo di evitare che, no«Al riguardo – è scritto nostante il netto miglioin una nota – si è disposta ramento della situazione un’ulteriore intensificadovuto al trasferimento zione dei servizi di prevendi decine di cittadini zione generale e di controlextracomunitari presso lo proseguendo ed implela tendopoli attivata in mentando l'affiancamen- Il prefetto Varratta territorio di San Ferdito ai reparti territoriali dei carabinieri, che risultano essere co- nando, permangano o si ricostituiscamunque a pieno organico, di contin- no aggregazioni spontanee di straniegenti di rinforzo già impiegati ri in fabbricati oggetto di ordinanza nell’area rosarnese su disposizione del sindacale di sgombero». E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 14 Calabria Catanzaro. Analogo provvedimento era stato emesso a novembre per i due fratelli Why not Sigilli ai beni di Puccio Il reato non è prescritto Si ricorre per Chiaravalloti Sequestrate aziende, case e auto per circa 18 milioni di euro di TERESA ALOI CATANZARO - Un primo colpo al tesoro dei fratelli Giovanni e Antonio Puccio, rispettivamente di 63 e 54 anni, imprenditori di Botricello, ritenuti legati alla cosca Maesano di Isola Capo Rizzuto, era stato inferto lo scorso 4 novembre quando i carabinieri e la Guardia di Finanza avevano sequestrato beni per un valore di 4 milioni nell'ambito dell'operazione “Corto circuito”. Ieri, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Emma Sonni, che ha accolto una richiesta del pubblico ministero Salvatore Curcio, militari del Nucleo di Polizia tributaria del capoluogo regionale hanno sequestrato beni per 18 milioni di euro riconducibili a Giovanni Puccio, indicato come elemento legato al clan della 'ndrangheta guidato dalla famiglia Maesano, operante nel Crotonese, condannato in primo grado nell'ambito del processo per l'operazione “Puma” (l'uomo, a fronte di una richiesta di condanna a 14 anni di reclusione reclusione avanzata dal pubblico ministero Pierpaolo Bruni, è stato condannato per associazione mafiosa a tre anni e due mesi grazie anche alla concessione di attenuanti generiche). Sigilli a immobili, autoveicoli, mezzi meccanici e patrimoni aziendali di tre ditte - Serit srl, la Cesit srl e la IIe srl - operanti fra Botricello, comune in provincia di Catanzaro, Catanzaro Lido, ma anche a Mantova, operanti prevalentemente nel settore dell'impiantistica elettrica, in alcuni casi anche per conto di enti pubblici, ovvero negli appalti. Le indagini portate avanti dalle Fiamme Gialle traggono origine da una sere di verifiche fiscali eseguite ai sensi della normativa antimafia in particolare dell'articolo 25 della legge “Rognoni -La Torre” nei confronti di persone fisiche gravate già da specifici precedenti penali e delle società a queste ultime riconducibili. E così, secondo le risultanze investigative nonché gli approfonditi e complessi accertamenti patrimoniali e finanziari, hanno permesso di comprovare che era stato messo su un sistema che gli investigatori definiscono artificioso sistema per aggirare la normativa, consistente nell’intestare fittiziamente a terze persone la titolarità delle società gestite nonché nel reinvstire nelle stesse ingenti somme di denaro, proventi di attività criminose. Perché il sistema era sempre lo stesso così come lo stesso era l’obiettivo finale: ottenere la certificazione antimafia e conseguentemente la possibilità di concorrere a gare di appalto indette dalla pubblica amministrazione grazie a passaggi e intestazioni fatte ad hoc. Nel provvedimento di sequestro sono finiti capannoni industriali, depositi, uffici, terreni, attrezzature, impianti, numerose autoveicoli tra cui anche autovetture di grossa cilindrata, conti correnti bancari aziendali per un valore complessivo di 18 milioni di euro. Catanzaro. In fiamme la porta di una compravendita d’oro Minacciano la commessa rapina da 2.000 euro CATANZARO - Hanno minacciato di dar fuoco al locale se lei, una giovane commessa, non avesse aperto quella porta. E così hanno fatto fino a quando l’ingresso non si spalancato. E’ di 2000 euro il bottino tra oro e contanti portato via da due persone cn il volto coperto da un passamontagna da un negozio di compravendita di oro in via panella, proprioa ridosso Giovanni Puccio dell’ingresso della tangeziale. Con ogni probabilità i due avevano parcheggiato l’auto proprio sull’arteria in maniera tale d guadagnarsi la fuga senza correre nel traffico cittadino. Sul posto immediato l’intervento degli agenti della Squadra Mobile e della Volante che hnno avviato le indagini per risalire all’identità dei malfattori. t. a. Giuseppe Chiaravalloti di PAOLO OROFINO CATANZARO - Ricorso contro la prescrizione per l'ex governatore Giuseppe Chiaravalloti. La procura generale di Catanzaro, dopo aver letto le motivazioni della sentenza d'Appello del processo Why Not, stanno predisponendo il ricorso in Cassazione per ottenere la condanna di Chiaravalloti, assolto dall'accusa di abuso d'ufficio per intervenuta prescrizione del reato contestato. In primo grado l'ex presidente della giunta regionale era stato stato assolto dal gup, per insufficienza di prove. I giudici d'Appello, a cui si erano rivolti i magistrati requirenti, Eugenio Facciolla e Massimo Lia, hanno riformato il suddetto verdetto assolutorio, assolvendo Chiaravalloti per prescrizione, riconoscendo, quindi, la colpevolezza dell'imputato, non punibile, però, per il troppo tempo trascorso dalla condotta delittuosa attribuitagli. La procura generale, invece, è convinta che la prescrizione sancita sarebbe stato un errore di valutazione da parte della Corte d'Appello, che ha fissato nel 2003 l'anno del reato ipotizzato, vale a dire l'anno dell'approvazione della delibera regionale che avrebbe favorito il consorzio Brutium e l'imprenditore Antonio Saladino al centro dell'inchiesta Why Not. Secondo i sostituti pg Lia e Facciolla, la delibera incriminata avrebbe prodotto effetti negli anni successivi al 2003 e conseguentemente slitterebbe il termine della prescrizione riconosciuta, tanto da arrivare alla condanna dell'ex governatore. La procura generale sta anche valutando la possibilità di proporre ricorso sull'assoluzione dell'imprenditore vibonese Pietro Macrì, condannato a nove mesi al termine del rito abbreviato e scagionato dalle accuse in Appello. Si ricorda, che i giudici di secondo grado, rispetto alla prima sentenza emessa dal gup, su altre posizioni, comprese quelle di Saladino ed Agazio Loiero, hanno modificato la prima decisione, accogliendo quasi in toto le richieste di condanna dei pm. In particolare è stato ritenuta valida la contestazione del reato associativo, disconosciuta dal primo giudice, il che ha fatto lievitare le pene per i principali indiziati. L'ex governatore Loiero, invece, assolto dal gup, è stato condannato dalla Corte d'Appello ad un anno, per abuso d'ufficio. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Calabria 15 24 ore Venerdì 17 febbraio 2012 SPECIALE Venerdì 17 febbraio 2012 Adesioni all’iniziativa del Quotidiano Tre L’8 marzo per tre donne speciali foto e una mimosa CONTINUANO ad arrivare adesioni all’iniziativa lanciata dal direttore del Quotidiano Matteo Cosenza di dedicare la giornata dell’8 marzo a tre donne speciali, le calabresi Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo. La storia delle tre “madri coraggio” che hanno pagato un prezzo altissimo per affermare l’indipendenza e il distacco dal loro mondo di ’ndrangheta non può non colpire e invitare alla riflessione. Tanti gli interventi che anche ieri sono giunti in redazione. Tutti quelli pubblicati fino ad oggi sono online sul sito del Quotidiano, www.ilquotidianodellacalabria.it Giuseppina Pesce Maria Concetta Cacciola Lea Garofalo Irene, la sposa ragazza offerta a Crimine per il potere di DOMENICO TALIA UNA calda domenica mattina in pieno agosto. Con le persiane quasi chiuse a schermare la luce del sole si può dormire fino a tardi. Sto cercando di farlo. A metà mattina il suono delle campane rompe il silenzio e l'atmosfera placida. Mi rifiuto di aprire gli occhi, li tengo serrati come ante che non devono far arrivare la luce al cervello assopito. Mi chiedo che urgenza c'era di dire messa così presto. Sento rumori che arrivano dalla cucina. Sarà mia madre. Dal letto, ad alta voce, le chiedo: “Perché suonano così a lungo? Cosa celebrano oggi? Il dio sole?” Mi risponde che c'è un matrimonio. “Le campane lo annunciano mezz'ora prima dell'arrivo in chiesa della sposa.” Ho capito: non si può dormire. Mi alzo diretto in cucina a bere un bicchiere di acqua fresca. Chiedo dettagli a mia madre: “Ma chi ha tanta voglia di sposarsi in un rovente mattino d'agosto?” Il tono della risposta è perentorio, quasi fuori luogo: “Stamattina si sposa una ragazza della tua età. Anzi una ragazza che tu conosci bene. Eravate a scuola nella stessa classe.” Non sono ancora del tutto sveglio, ma quelle parole mi scuotono e mi rendono curioso: “Chi è? Come si chiama?” La sto distraendo mentre armeggia con le uova, le servono per preparare le cotolette. Uno comincia a rotolare sul tavolo della cucina, quasi le cade a terra. Mentre mi risponde, riesce a fermarlo prima che finisca sul pavimento. “Ma come? Non sai che si sposa Irene? È stata a scuola con te fino alla terza media.” Caspita! Irene andava in sposa in quella calda mattina agostana. Era tanto tempo che non la incontravo. Da quando avevamo finito la scuola media e lei si era fidanzata, non c'eravamo più visti e adesso ero stato svegliato dal suono delle campane del suo matrimonio. Irene a scuola era la prima della classe. Non solo studiava tanto, era anche molto intelligente. Era stata obbligata al fidanzamento a quattordici anni compiuti. Suo padre le aveva trovato un fidanzato di rispetto e appena preso il diploma di scuola media, l'aveva promessa in sposa a un uomo molto più grande di lei. Lui andava verso i trent'anni e noi ragazzini di quattordici lo avevamo notato passare spesso davanti alla nostra scuola negli ultimi mesi prima degli esami. Lo vedevamo arrivare in macchina e fermarsi per un po', ma non capivamo cosa ci facesse da quelle parti. Lo capimmo alla fine dell'estate, quando Irene mandò a tutti gli amici un breve sms: “Mi sono fidanzata. Ciao.” Pensavamo a uno scherzo o a una cotta per uno di noi. Una nostra amica, sua vicina di casa, ci chiarì la situazione: suo padre era un uomo di “fibbia” e aveva deciso che Irene non avrebbe fatto il liceo come le sue compagne di scuola. Si fidanzava con un altro uomo d'onore e il matrimonio tra lei e quell'uomo avrebbe rafforzato il potere di entrambi in tutta la zona. Il padre l'aveva “offerta” per aumentare il suo potere nel Crimine. Merce umana con alto valore di scambio per i suoi affari. Si trattava di onore, serviva a rendere più forte la famiglia. La nostra amica ci aveva raccontato dei pianti di Irene, della sua disperazione per non poter proseguire gli studi, per non poter più frequentare i suoi coetanei. Ma il padre non volle ascoltare. Quel matrimonio era molto importante. Quando sua moglie cercò di parlargli per farlo ragionare, si mise a gridare: “Tu e tua figlia siete due stupide, non capite che io lo faccio per il suo e per il nostro bene. Dopo questo matrimonio, lei avrà tutto quello che desidera. A noi tutti porteranno rispetto.” Irene non ci spedì più nessun sms. Forse il padre le aveva tolto il cellulare. Ogni sera lo andava a trovare il fidanzato che con lei scambiava qualche parola e passava la maggior parte del tempo con suo padre. Discutevano dei loro affari. Spesso Irene dopo un po' chiedeva permesso e andava a dormire. Quando usciva era sempre con sua madre e a volte insieme a loro due c'era anche il fidanzato. Quell'autunno noi iniziammo il liceo, trovammo nuovi compagni di scuola e nuovi amici. Così ci scordammo di Irene. Le nostre strade si separarono e non seppi quasi più nulla di lei. Mia madre era di spalle, stava pelando le patate e mi raccontava: “Il fidanzato avrebbe voluto sposarla subito, ma lei aveva preferito aspettare, forse sperava che qualcosa potesse accadere. Adesso lei ha compiuto diciotto anni e si sposano.” Mentre finiva il suo lavoro, mia madre proseguì il racconto con altri dettagli, ma io non stavo più ad ascoltarla. Pensavo: “Era ancora una ragazza Irene, ma adesso doveva diventare donna per vivere vicino ad un uomo d'onore già trentenne.” “Le sue amiche si sarebbero diplomate, sarebbero andate all'università, molte stavano vivendo amori leggeri da adolescenti. La sua storia era diversa. La sua vita era cambiata per sempre.” Mangiai un po' di frutta, mi alzai e andai in bagno a lavarmi. Con calma mi preparai per andare a mare. Uscii e mi accorsi che tutte le strade intorno alla chiesa erano occupate da auto parcheggiate in ogni dove. Erano sicuramente degli invitati. Camminando verso la spiaggia, passai davanti al bar. Gli amici che erano dentro mi chiamarono per bere un caffè insieme. Entrai e rimasi con loro qualche minuto dopo il caffè. Giusto il tempo per vedere gli sposi uscire sul sagrato della chiesa. Lui aveva la stessa faccia che avevo visto davanti a scuola. Irene era cresciuta. Era bella e solare. L'abito da sposa la faceva sembrare più matura, ma il suo volto era quello di una ragazza, una sposa ragazza. Sorrideva e si riparava il volto dal riso che qualche invitato le lanciava addosso. Insieme al sorriso mi sembrava di vedere sul suo viso un alone di tristezza. Ma forse era solo la mia impressione; un mio preconcetto. Gli sposi si misero in macchina e la lunghissima teoria delle auto degli invitati partì al seguito con un fracasso di clacson e grida. Non rimasi lì ad attendere che fossero partite tutte. Salutai gli amici e uscii dal bar diretto verso il mare. Il caldo sarebbe stato più sopportabile stando in acqua. Tornai a casa nel pomeriggio, quando la siesta era finita e la città riprendeva a muoversi nuovamente. Stavano rientrando i primi invitati dal pranzo delle nozze. Avevano facce arrossate e sudate. I maschi, sotto gilè sbottonati, mostravano pance gonfie oltre il solito e le donne avevano pettinature cotonate che ormai avevano perso la foggia originale. Qualcuno si era fermato al bar e raccontava di più di 1500 invitati: “Una sala non era bastata. Ci siamo divisi nei due saloni del villaggio vacanze. C'era gente da tutta la provincia; dallo Ionio e dal Tirreno. Qualche invitato era venuto anche dalla Sicilia.” Erano brevi resoconti da bar, ma non serviva collegarsi al casellario giudiziale per capire la somma dei precedenti penali e civili riuniti quel giorno nelle due sale del ristorante. I più giovani, abito blu o nero antracite, accoppiavano collane d'oro con crocefisso ad anelli con teste di leone o brillantini non proprio minuscoli. Quelli incravattati non potevano mostrare le collane e così gli anelli al mignolo si associavano a cravatte scure con il nodo allentato sul pomo di Adamo. I racconti nel bar non sorpresero nessuno, servivano solo a farci passare il tempo. Il discorso finì sulla generosità dei compari che facevano a gara a chi era più di mano larga degli altri: “Chissà E’ arrivato il momento di chiedersi… segue dalla prima pagina Un carabiniere in un un blitz che regali di valore e quante sorprese hanno ricevuto gli sposi!” Le sorprese e i doni per gli sposi furono tanti, ma la sorpresa più grossa agli sposi la fecero i carabinieri. Appena Irene e suo marito tagliarono la torta e gli invitati erano impegnati a brindare, qualcuno portò la notizia avvicinandosi all'orecchio del padre della sposa: “Fuori è pieno di carabinieri”. Lui sputò nel tovagliolo che teneva tra pancia e tavolo, ma fece finta di niente. Chiese di non far girare la notizia per non disturbare la festa. Disse: “Tanto gli sbirri stanno controllando tutte le uscite. Inutile fare cazzate.” A festa finita, quando gli invitati salutarono gli sposi e lasciarono le buste e i regali, uscendo dal ristorante, trovarono i carabinieri ad attenderli. I militari invitarono tutti i maschi a fermarsi all'uscita del villaggio per essere identificati. Le donne potevano andare. Ma quelle non andarono da nessuna parte perché a guidare erano gli uomini. Alla fine gli unici a non tornare a casa furono due latitanti che “per caso” si trovarono a passare da quel ristorante e, per loro sfortuna, furono portati in carcere, seppure a pancia piena. Quando Irene seppe di quell'inaspettato finale della cerimonia delle sue nozze, non fu contenta. Sua madre si preoccupò di minimizzare la cosa e di rasserenare i suoi pensieri. Il marito la tranquillizzò: “Quelli a noi non potranno farci mai nulla.” Lei, sposa ragazza intelligente, ebbe la sensazione che quello era solo l'inizio delle sue inquietudini. Un segnale di riflessione e di stimolo a unirsi nel risveglio delle coscienze «TANTE possono essere le scelte nella vita. Ma quella che ha visto protagoniste Maria Concetta Cacciola, Lea Garofalo e Giuseppina Pesce, che hanno contrastato la 'ndrangheta sullo stesso terreno dove sono nate e cresciute, connota davvero il sapore forte di quel cambiamento che sempre più passa dalle donne». E' quanto afferma la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Giovanna Cusumano che aggiunge: «Aderisco con assoluta convinzione all'iniziativa del direttore del “Quotidiano”, Matteo Cosenza di dedicare il prossimo 8 marzo a queste tre donne vittime di inimmaginabili tragedie e divenute immagine emblematica di come la legalità, soprattutto nella nostra terra, abbia bisogno di atti dirompenti per lasciare traccia di sé. Tagliare il cordone ombelicale con quel sistema di valori e comportamenti, fino a quel momento vissuto per discendenza naturale, non è cosa da poco, tenendo conto del rovescio della medaglia e dell'alto prezzo, come dimostra la storia di queste donne, da pagare». «Dunque, nello spirito di questa Commissione che vuole lasciare traccia concreta del suo agire - conclude Giovanna Cusumano- credo che l'iniziativa sia un segnale di riflessione e di stimolo per tutti noi perché quanto più si riesce ad alzare il velo dell'omertà tanto più si riesce a risvegliare le coscienze, unendo forze e sinergie in quel sistema di rete e di partecipazione dal quale nessuno di noi può dirsi esente. farla finita. Ha deciso di uccidersi per spegnere le sofferenze di una vita che andrebbe raccontata. Non aveva bisogno, Maria Concetta, di spegnere i suoi sogni. Perché quelli erano spenti già da tempo. Anche la morte di Lea Garofalo è legata all'acido. Cinquanta litri in un bidone bianco, procurato dai cinesi di via Paolo Sarpi, a Milano. L'hanno sciolta tessuto dopo tessuto. Lea sognava ancora, nonostante tutto. Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo conoscevano la 'ndrangheta meglio di molti magistrati e di ogni saggista. Avevano annusato gli odori di certi ambienti, ascoltato i silenzi di alcune stanze. Erano figlie di un mondo senza alternative. Eppure avevano deciso, forse incoscientemente, di regalarsi un futuro diverso. Ci hanno provato. Come ci sta provando Giuseppina Pesce, altra donna coraggio di questa Calabria vinta dai clan. Non siamo stati in grado di ascoltare il loro grido d'aiuto, presi dall'ansia della corsa che ingabbia i nostri giorni. Non siamo stati capaci di capire che potevano bastare dieci Maria Concetta, dieci Lea, a far saltare il banco. Che esempio abbiamo dato, con le loro morti, alle centinaia di ragazze appartenenti a famiglie di 'ndrangheta? Un esempio di sconfitta, di una Calabria atarassica che tace e chiude gli occhi. «In Calabria non si pente nessuno se no gli fanno fare la fine di Lea Garofalo, che voi calabresi avetegià dimenticato»:è lafrase che ascolto più spesso, in giro per l'Italia, presentando il mio libro. E mi piacerebbe rispondere che non è così. Mi piacerebbe pensare alla mia terra in modo diverso, ricordare la Calabria che sa ancora indignarsi, la Calabria del 25 settembre 2010. Oggi, pensando alle mimose, al loro profumo, all'8 marzo inteso dal Quotidiano, mi sono sentito un calabrese fiero. Non tutto è perduto, se ci crediamo. Le morti di Lea e Maria Concetta non possiamo vanificarle, sotterrandole con l'egoismo del tempo. Forse è giunto il momento di chiederci da che parte stiamo. Biagio Simonetta Il loro gesto un simbolo di rinnovamento della nostra regione di ENZO SERRA* IL circolo “Carlo Pisacane l'Italia che vorrei” aderisce e plaude all'iniziativa del Quotidiano della Calabria che vuole dedicare la festa della donna alle tre collaboratrici di giustizia Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo. Il loro gesto diventi un simbolo di rinnovamento della nostra regione che rifiuta l'illegalità e la criminalità organizzata ed il gesto di queste madri che hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo, sacrificando la loro vita nel caso delle prime due, deve essere un simbolo di coraggio e libertà. * segretario del Circolo “Carlo Pisacane” l'Italia che vorrei IDV Cosenza E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 20 21 Venerdì 17 febbraio 2012 REDAZIONE: via Cavour, 30 - 89100 Reggio Calabria - Tel. 0965.818768 - Fax 0965.817687 E-mail: [email protected] Fra l’associazione “Riferimenti” e l’assessore provinciale Lamberti si è aperto un solco Antimafia, volano gli stracci Adriana Musella: «Si spara nel mucchio per delegittimare la nostra azione» di DOMENICO GRILLONE Tirrenica “DENUNCIO una precisa strategia che intende delegittimare in questa provincia l’impegno antimafia nelle sue varie componenti, e quindi magistratura ed associazionismo antimafia”. Esordisce così il presidente dell’associazione Riferimenti, Adriana Musella, nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri nei locali della stessa associazione. E lo fa in risposta ad alcune recenti affermazioni dell’assessore provinciale alla cultura ed alla legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, nei riguardi del settore dell’associazionismo antimafia ritenute dal presidente di Riferimenti altamente lesive, in particolare nel passaggio in cui l’assessore afferma, tra le altre cose, “c’è chi con contributi pubblici pensa di lottare il crimine organizzato facendo la settimana bianca dell’antindrangheta, per di più non in terra Calabra, magari a Gambarie, dove potrebbe avere un certo senso, ma in Trentino o altrove”. Cioè le stesse vacanze sulla neve, ma con obiettivi di studio, formazione e soprattutto senza percepire alcun finanziamento pubblico, organizzate unicamente, anche se l’assessore non menziona mai esplicitamente il nome, dall’associazione presieduta dalla stessa Musella. Considerazioni, quelle dell’assessore provinciale alla Legalità, che fanno il paio con quelle di alcune settimane addietro rispetto a “quel proliferare di un certo professionismo dell’antimafia che sperpera risorse pubbliche”, ma anche su presunte “passerelle di magistrati a convegni riempiti a forza con giovani trattati come truppe cammellate da portare di qua e di là”, riferendosi chiaramente al convegno sull’area grigia organizzato di recente dal Museo della ndrangheta. A portare la propria solidarietà ad Adriana Musella i rappresentanti rispettivamente del questore Carmelo Casabona e del comandante provinciale dei Carabinieri Pasquale Angelosanto. Solidarietà, attraverso una missiva, anche da parte del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo “Si Scilla, riaperta la Statale 18 SCILLA - La statale 18 è stata riaperta al traffico dopo la frana provocata dal maltempo. a pag. 29 Gracanica “Bellu lavuru 2” fuori Maviglia Un momento della conferenza stampa presso la sede di “Riferimenti” attacca ora questa, ora quella associazione – continua Musella - ma tutto questo non possiamo permetterlo, ognuno di noi ha la propria storia ed io ho assunto un impegno antimafia a seguito di una tragedia che ha colpito la mia famiglia (la morte dell’ingegnere Musella, padre di Adriana, fatto saltare in aria dalla ndrangheta nel 1982, ndr) e non permetto a nessuno di infangare l’operato di un’associazione che lavora volontariamente ed in maniera gratuita”. “Chi ha attaccato Riferimenti – prosegue Musella – non l’ha fatto con soggetto, predicato e complemento, ma sparando nel mucchio per denigrare soltanto un’azione del presidente, senza il coraggio di assumersi le responsabilità rispetto a quello che dice. Abbiamo chiesto a Lamberti di fare i nomi riguardo le sue affermazioni infamanti ma lui continua solo ad alludere. Mi è stato chiesto dall’associazione di querelarlo, cosa che fa- Corsi in Trentino al centro della polemica rò appena finirà questa conferenza stampa”. Il presidente di Riferimenti entra poi nel dettaglio della questione e spiega che la settimana bianca è stato organizzata dall’ente Turismo di Folgaria e Lavarone, “noi non siamo in grado di organizzare settimane bianche ma solo promozione e sensibilizzazione tra gli studenti”. Lo stesso ente, spiega Musella, ha messo a disposizione delle scuole italiane una settimana promozionale sulla neve ad un prezzo assolutamente invitante, 275 euro, compreso lo sky pass, in mezza pensione a tre stelle. Ovviamente a carico delle famiglie degli studenti. “Perché siamo stati interpellati? Semplice, per partecipare a degli incontri pomeridiani e serate alla presenza di testimoni ed addetti al settore, esperti della nostra associazione, magistrati. Ecco perché è stata chiamata settimana dell’antimafia”. Una delega alla Legalità che per Adriana Musella, “stride con chi infanga l’antimafia anziché sostenerla”. LA RICHIESTA DI SPEZZANO Fare attenzione sui fondi da assegnare agli enti PER Nino Spezzano, apprezzato musicista e da poco aderente a Riferimenti, occorre il coraggio di intervenire sul sistema. “Posso essere d’accordo o meno sul fatto che Lamberti rimetta la delega. Ma se il sistema è questo, se sia Lamberti l’assessore o un’altra persona non cambia assolutamente nulla”. Lui ci tiene a sottolineare che non ha intenzione di demonizzare nessuna associazione, ma pone l’accento su tante questioni: dalle modalità di selezione ed accesso ai bandi, passando alla gestione dei beni confiscati. “Occorre un meccanismo assolutamente trasparente ed è chiaro che chiederemo conto all’assessore Lamberti ed al presidente Raffa di alcune, a nostro avviso, incongruenze nell’assegnazione di fondi. Perchè vedo associazioni, nate ieri, che hanno preso 80mila euro, rispetto ad altre che hanno fatto la storia dell’associazionismo in città, con riconoscimenti inequivocabili”. L’ATTACCO SUL tavolo campeggia un trofeo. Si tratta del “Premio alla Legalità”, assegnato nel luglio scorso dallo stesso assessore Lamberti a Musella. “Mi faceva l’amico, mi chiamava in televisione raccomandandomi di portare il procuratore Grasso o altri giudici – dice la presidente di Riferimenti toccando una sfera più personale - come si può parlare d’amicizia e poi calpestare i valori più vivi, sparare nel mucchio e colpendo alle spalle con cose non vere?”. Sono le ultime considerazioni della Musella in conferenza. Che precedono quelle del testimone di giustizia vibonese Nello Ruello L’assessore Lamberti che invita l’assessore Lamberti a rimettere la sua delega. Primaancora, ilracconto del proprio percorso intra- preso dopo aver subito diverse estorsioni e denunciato i suoi aguzzini, ma anche di un presente che lo vede sotto scorta ed in una terra, Vibo Valentia, che non ha mai abbandonato continuando a lavorare, sia pure con grossi sacrifici. Da diversi anni collabora con Riferimenti, è il responsabile antiracket dell’associazione, con un impegno assolutamente volontario e gratuito. “La mia amicizia e i miei buoni consigli hanno fatto si che molte persone del vibonese denunciassero i propri estorsori. Persone smarrite, che non sanno a cui rivolgersi, cercano aiutoper muover- si meglio ed uscire a testa alta da questo tipo di situazione. Io li aiuto a destreggiarsi tra denunce e avvocati e cose così”. Ruello poi passa al suo impegno con Riferimenti. “L’associazione la ndrangheta la combatte davvero. Il fatto di delegittimare la nostra ed altre associazioni mi fa paura. Specie se a farlo è un assessore provinciale alla Legalità. Ed allora chiedo al presidente della Provincia di togliere la delega a questa persona. Perché non merita di essere a quel posto. E lo dice uno che ha dovuto subire la ndrangheta ed ogni giorno rischia la vita”. d.g. a pag. 30 Locride Tornano liberi i fratelli Crinò IL sindaco di Casignana e il fratello erano stati arrestati nell’inchiesta “Black garden”. «Raffa ritiri la delega a Lamberti» Il testimone di giustizia vibonese Nello Ruello affonda il coltello nella piaga BOVA MARINA - Torna libero Geremia Maviglia. Era stato arrestato in Bellu lavuru 2. a pag. 31 Alfredo D’Attorre a Reggio (Emilia?) LE cronache ci informano che Alfredo D’Attorre, il neo commissario del PD calabrese “giovane ma esperto, dallo stile impeccabilmente compassato ed informale”, ha visitato Reggio e, incontrando consiglieri e dirigenti, ha riscontrato “un partito vivo, energico, forte e meno litigioso che altrove, pronto a riprendere un cammino importante”. Quando Mommo De Maria gli ha ricordato che si trovava a Reggio Calabria e non a Reggio Emilia, purtroppo i cronisti erano già andati via. Piana Romeo raccoglie tanta solidarietà TAURIANOVA - Il sindaco Romeo, dopo l’intimidazione, ha raccolto solidarietà bipartisan. a pag. 35 E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio Venerdì 17 febbraio 2012 Il tecnico comunale condannato dal gup Cotroneo nell’abbreviato di “Urbanistica” Due anni e 4 mesi a Chirico L’inchiesta sul giro di mazzette fu condotta dal pm Francesco Tripodi di GIUSEPPE BALDESSARRO E’ STATO condannato a due anni e quattro mesi di reclusione Giuseppe Chirico. Il geometra dell’ufficio Urbanistica del comune di Reggio Calabria, ieri mattina, è stato giudicato colpevole dal Gup Tommasina Cotroneo con il rito abbreviato a cui l’imputato aveva fatto ricorso ottenendo così lo sconto di un terzo della pena. Per lui il pm Francesco Tripodi, che ha coordinato le indagini della Squadra mobile, aveva chiesto 3 anni e 2 mesi. Chirico è l’unico degli imputati (in tutto 11) ad avere fatto ricorso al rito alternativo. Per gli altri è già in corso il processo ordinario, giunto a metà del- la fase istruttoria. Gli indagati, ovviamente con ruoli e responsabilità diverse, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata ad intascare mazzette. In sostanza avrebbero preso soldi sottobanco per accelerare l’itere di alcune pratiche e per falsificarne altre. Dai condoni edilizi alle autorizzazioni a costruire. Un giro di tangenti di cui sarebbe stato il perno l’architetto Giuseppe Melichini, il quale avrebbe avuto un ruolo importante «avvalendosi della propria posizione all’interno dell’ufficio Urbanistica, quale funzionario responsabile del settore edilizia privata dal 10 maggio 2001 all’1 settembre 2009». Un ruolo che gli consenti- va di assicurare «l’esito favorevole di un numero indeterminato di progetti presentati in violazione della normativa urbanistica, o assicurava un iter agevolato a quelli presentati da tecnici e professionisti a lui collegati compiendo una serie di abusi in atti d’ufficio» e «omettendo di rilevare falsità operate nella presentazione dei progetti». In questa maniera secondo i magistrati della Procura di Reggio Calabria «garantiva inoltre a Giuseppe Chirico, Pasquale D’Ascoli, Francesco Calì e ad altri tecnici dell’ufficio, non identificati, ed ai professionisti ad essi di volta in volta collegati, quale responsabile del settore e del procedimento, ogni adeguata copertu- ra per il conseguimento di vantaggi illeciti in danno dell’amministrazione comunale». Le accuse mosse a Chirico sono così sintetizzate: «seguiva, all’interno dell’ufficio, in concorso L’arresto di Giuseppe Chirico con altri soggetti non ancora identificati, i procedimenti nibilità di professionisti privati per i quali aveva interessi diretti o sotto la cui copertura lo stesso indiretti, giungendo grazie all’ap- svolgeva attività professionale ed poggio di Melchini ad operare li- imprenditoriale di alcuni presunberamente ed illegalmente anche ti complici. Il Gip la prossima setdopo il suo trasferimento ad altro timana, probabilmente martedì, ufficio». In questo senso «accede- sentirà nell’ambito dell’interrogava ai sistemi informatici di regi- torio di garanzia anche gli altri strazione e scarico dei provvedi- coindagati dei tre. Cinque dei quamenti. Avvalendosi, allo scopo di li sono ristretti agli arresti domicirealizzare gli illeciti, della dispo- liari. Entra nel vivo con la testimonianza del dirigente della polizia il processo Lo Giudice L’incontro in Prefettura Riunione per monitorare i primi cittadini Prima parte dedicata al giro di scommesse e all’usura ritenuti a rischio Oliveri inizia a deporre CON LA deposizione dell’ex dirigente della Questura di Reggio Calabria, Franco Oliveri, è entrata nel vivo l’attività dibattimentale del procedimento celebrato con rito ordinario contro il clan Lo Giudice di Reggio Calabria. Prima dell’interrogatorio di Oliveri, che in ogni caso si protrarrà per diverse udienze, al cospetto del Tribunale Collegiale è stato conferito a un perito l’incarico di trascrivere una vasta mole di intercettazioni telefoniche e ambientali. La deposizione di Oliveri, sollecitata dal pubblico ministero Beatrice Ronchi, che da anni indaga sul conto della cosca originaria di Santa Caterina, si è concentrata invece sulle attività preliminari che hanno consentito poi di stringere il cerchio sugli interessi di un clan che aveva rinunciato al proprio territorio di competenza, in modo tale da poter gestire più liberamente affari e denaro. Imputato principale del procedimento è proprio Luciano Lo Giudice, considerato l’anima imprenditoriale della cosca, e fratello dell’ex boss Nino Lo Giudice, oggi collaboratore di giustizia, che con le proprie dichiarazioni ha permesso alla Dda di incastrare tutta la rete della ‘ndrina. La prima parte della deposizione di Oliveri si è concentrata proprio sulle manovre finanziarie dell’uomo, in carcere dall’ottobre del 2009. In questo senso il dirigente della polizia ha sommariamente ricostruito i passaggi che attraverso una serie di persone avrebbe consentito di ricostruire una rete di scommettitori che per mantenersi il vizio del gioco d’azzardo, ricorrevano a importanti prestiti di denaro. Ed uno dei principali protagonisti di questa rete sarebbe stato proprio Luciano Lo Giudice a cui, infatti, quando fu arrestato, venne contesto il reato di usura, poi associato anche a quello di estorsione. Da qui partì l’inchiesta sui Lo Giudice che poi con il tempo si allargò a macchia d’olio grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che portarono i magistrati a scoprire tutta una serie di altri reati, non ultimo quello di associazione per delinquere di stampo mafioso. Un dibattimento che si preannuncia piuttosto delicato, vista l’importanza assunta, negli ultimi mesi, dalla cosca Lo Giudice, che, a dire del suo ex boss Nino, sarebbe dietro la “stagione delle bombe” di Reggio Calabria. Nel procedimento risultano imputati, oltre a una serie di picciotti e scagnozzi, anche due personaggi chiave: il Capitano dei Carabinieri, Saverio Spadaro Tracuzzi e l’imprenditore Antonino Spanò, considerati dall’accusa i trait d’union tra il clan Lo Giudice e la zona grigia delle istituzioni. Il primo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e di corruzione, è l’ufficiale che avrebbe intrattenuto rapporti troppo confidenziali con Luciano Lo Giudice, il secondo, invece, sarebbe un prestanome di lusso della cosca. All’interno della sua rimessa navale “Nautica Spanò” (secondo gli inquirenti gestita da Lo Giudice stesso) avrebbero ormeggiato per molto tempo le barche di magistrati e appartenenti alle forze dell’ordine. Proprio per tali circostanze, saranno sentiti in aula i due magistrati Alberto Cisterna e Franco Mollace, che sarebbero stati, secondo le dichiarazioni di Nino Lo Giudice, i referenti istituzionali della cosca. cla.cor. Gli agenti della Mobile durante il blitz contro il clan Lo Giudice Consulenti contro il “furto d’identità” via web «LA diffusione delle tecnologie di massa ha inaugurato nuovi processi di comunicazione globale, promuovendo uno scambio continuo ed incessante d’informazioni. Tuttavia, queste nuove opportunità sono motivi di arricchimento personale, ma anche portatrici di alcuni “guai”, l’utente diviene fruitore e “produttore”di una quantità illimitata di dati che possono raggiungere chiunque e dovunque purchè vi sia un computer collegato alla rete, ma con la stessa forza ed incisività con cui internet e la rete in generale hanno mutato i nostri usi e costumi, così hanno generato variegate nuove ipotesi di reato sanzionate dal codice penale». Lo afferma in una noota l’avvocato Saveri Cuomo in rappresentanza dei consumatori. Il quale annuncia che «l’Unione Nazionale Consumatori Calabria, offrendo consulenza penale e civile gratuita, invita l’ignaro cittadino che sia rimasto vittima del “furto di identità sul web” e che voglia perseguire penalmente l’autore di tale condotta illecita ed essere risarcito per i danni materiali, morali e di altra natura subìti, a denunciare il fenomeno in crescente aumento, rivolgendosi agli esperti consulenti legali dell’Unc Calabria, i cui contatti sono facilmente reperibili sul sito dell’associazione www.uniconsum.it». IL prefetto Luigi Varratta, ha presieduto una riunione di coordinamento delle forze di polizia alla quale hanno preso parte i responsabili provinciali di queste ultime ed il procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo. Nel corso dei lavori sono stati, tra l’altro, esaminati i recenti episodi di natura intimidatoria compiuti ai danni dei sindaci di Siderno e di Taurianova sui quali sono state prontamente avviate attività di indagine volte ad individuarne la matrice. Nei confronti dei due amministratori locali sono state inoltre confermate le misure di vigilanza già in atto. In prosieguo, con la presenza del sindaco di Rosarno,siè condottaun’aggiornata ricognizione sulla situazione della sicurezza pubblica in quel centro, con segnato riguardo all’incremento di rapine ai danni di esercizi commerciali e farmacie registratosi negli ultimi mesi nonchè alla presenza di immigrati extracomunitari irregolari nel territorio comunale. Al riguardo si è disposta un’ulteriore intensificazione dei servizi di prevenzione generalee dicontrolloproseguendo ed implementando l’affiancamento ai reparti territoriali dei carabinieri – che risultano essere a pieno organico – di contingenti di rinforzo già impiegati nell’area rosarnese su disposizione del comando generale e del comando legione Calabria dell’Arma. Si è anche concordato che l’amministrazione comunale ponga in essere una serie di urgenti interventi di bonifica nel centro storico dell’abitato allo scopo di evitare che permangano o si ricostituiscano aggregazioni di stranieri. Delitto Rende. L’avvocato Leone Fonte insoddisfatto dei verbali depositati La difesa rinuncia al controesame L’arresto di Carmine Macrì imputato TANTO rumore per nulla. Alla fine il collaboratore di giustizia Marco Marino non sarà sentito nuovamente nel processo a carico di Carmine Macrì. L’avvocato Leone Fonte, difensore dell’imputato, non si è sentito totalmente soddisfatto delle ricerche messe in atto dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta da Fortunato Amo- deo, e dall’Avvocato Generale dello Stato, Franco Scuderi, che hanno dedicato settimane per reperire tutti i verbali, rilasciati a diverse autorità giudiziarie, in cui il pentito racconta della rapina al portavalori della Sicurtransport in cui perse la vita la guardia giurata Luigi Rende. Macrì, infatti, venne arrestato in un secondo momento e condannato, in un procedimento indipendente, all’ergastolo per l’assalto dell’1 agosto 2007. Dopo l’ennesimo deposito di atti da parte di Scuderi (del contenuto il Quotidiano ha scritto alcuni giorni fa, ndr), Fonte non era ancora sazio, paventando la possibile esistenza di altri verbali e, alla fine, ha dichiarato di “non essere in grado di proseguire il proprio controesame”. Un’ammissione che ha indotto la Corte a depennare dalla tabella dei lavori il prosieguo dell’audizione di Marino, uno dei malviventi coinvolti nel tentativo di rapina, pentitosi nel settembre 2011. Né la Procura Generale, né le parti civili (la famiglia Rende e la Sicurtransport) avevano infatti intenzione di formulare ulteriori domande al collaboratore. Il prossimo 19 marzo, dunque, l’Avvocato Generale Franco Scuderi svolgerà in aula la propria requisitoria, il giorno dopo, invece, toccherà all’avvocato Fonte tentare di evitare il carcere a vita a Macrì. Oggi, invece, la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Cala- bria affronterà nuovamente il caso del troncone principale dei presunti responsabili della morte del coraggioso Rende. In appello, infatti, erano stati confermati cinque dei sei ergastoli comminati in primo grado. “Fine pena mai” per i fratelli Santo e Giovan Battista Familiari, Giuseppe Papalia, Francesco Gullì e proprio Marco Marino. A Domenicoantonio Papalia vennero invece concesse le attenuanti generiche e la pena rideterminata in vent’anni di reclusione. Una sentenza che oggi verrà però ridiscussa perché, su decisione della Cassazione, i giudici reggini dovranno ricalcolare le pene accessorie nei confronti degli imputati. cla. cor. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro 22 Reggio Il commercialista nel suo memoriale lascia intendere di essere a conoscenza di molte cose Zumbo è l’uomo dei segreti Resta l’ombra sui rapporti con gli uomini dei servizi e di diverse cosche di CLAUDIO CORDOVA SONOtanti i segreti che Zumbo porta dentro di sé, mantenendo la bocca cucita. Numerose le circostanze che la “talpa”affida al foglio a righe, ancor di più, però, i passaggi oscuri delle sue parole, scrittedi getto, con qualche errore e qualche incongruenza. Rivolgendosi all’avvocato Emanuele Genovese, destinatario del “memoriale”, che la moglie Francesca Toscano consegnerà alla Polizia Penitenziaria, prima usa il “voi”, poi, invece, passa al “tu”. Nell’uno e nell’altro caso, però, parla della possibilità di fare dei nomi di un certo livello: “Io ero il tramite tra loro (i servizi segreti, ndr) e le persone interessate a favori anche importanti, come spostare regimi speciali ed altro. I nomi li faccio solo a voi, non scrivo. […] Io problemi non ne ho perché non c’è una famiglia che non ho favorito sempre coperto, ora che sono in questa situazione è paradossale che loro mi sono riconoscenti e chi doveva essere riconoscente a me è scomparso. Se vuoi sonopronto,ma tigarantiscochetanti piangeranno”. Parole non dette, quelle di Zumbo che, comunque, potrebbero svelare una serie di scenari inquietanti sulla città e sui suoi “padroni”. Linguaggio criptico, quello di Zumboche lasciaintendere diconoscere molte cose,soprattutto grazie alla propria vicinanza a spie e spioni: “Nel 1999 ho iniziato a lavorare e nel 2001 sono entrato in servizio. Ho incominciato a collaborare con il Sismi e più precisamente con la massima espressione del momento. […] Ero molto conosciuto negli ambienti delle forze dell’ordine, ma mai mi sono venduto persone o cose. Nel 2007 due dei reparti operativi sono passati per meriti anche miei ai servizie cisiamo messiin sonno”. Una vita passata tra barbe finte, soffiate, a sguazzare nel torbido. Si concretizzerebbero così, dunque, le conoscenze accumulate da Zumbo nel corso degli anni. Anni in cui l’uomo, attualmente accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe comunque riuscito a entrare nelle grazie delle Istituzioni, lavorando come amministratore giudiziario per i Tribunali di Reggio Calabria e Palmi, ma anche perpolitici dellivellodi AlbertoSarra. Nel frattempo, però, avrebbe continuato a raccogliere informazioni su tutto e tutti, non facendo mistero delle proprie frequentazioni: “Giovanni Zumbo sbandierava a tutti di far parte dei servizi. Anche a me lo disse” spiega il giovane Antonino Laganà, dipendente del colorificio di via Aschenez, interrogato dal procuratore Giuseppe Pignatone, dall’aggiunto Michele Prestipino e dai sostituti Giovanni Musarò e Marco Colamonici, come persona informata sui fatti. Dichiarazioni che, insieme alle parole di Zumbo, sono diventate ulteriori prove nel procedimento “Piccolo Carro”, in cui la “talpa”è alla sbarra insieme al boss Giovanni Ficara e a Demetrio Praticò, soggetti chiave nella vicenda del ritrovamento dell’autovettura carica di armi nel giorno della visita del presidente Giorgio Napolitano. Tra i tanti segreti che Giovanni Zumbo tieneben stretti dentrodi sé, c’è anche l’identità di un certo “Mimmo”, che la “talpa” nomina in due passaggi del suo memoriale all’avvocato Genovese: “Molto sa il famoso Mimmo – scrive Zumbo – che tu conoscieprobabilmente allamiadifesa può fare molto, è uno che non ha peli sulla lingua.Ricordi che siamo andati al BAR (scritto in maiuscolo, ndr) quando è morto nonno Giovanni. Lui sa quanto bene ho fatto e soprattutto in merito all’articolo sul Dibattito, è a conoscenza di tutto”. Nelle pagine che l’antenna dei servizi segreti indirizza al proprio legale, non vi sono ulteriori elementi che possano individuare precisamente il misterioso “Mimmo”, che, tuttavia, viene citato in un secondo passaggio, in cui Zumbo lascia intendere di poterlo ricattare qualora non lo avesse aiutato: “So tutte le sue porcherie, e sono tante”. NELL’INCHIESTA Le tante contraddizioni di Roccella Secondo gli inquirenti il carabiniere indagato ha ancora molte cose da spiegare nel suo rapporto con la “talpa” HAprovato in parte a chiarire la propria situazione e ha dovuto più volte rettificare le dichiarazioni agli inquirenti. L’appuntato Roberto Roccella, il carabiniere in contatto con la “talpa” Giovanni Zumbo non sempre, tuttavia, è riuscito a fornire agli inquirenti una spiegazione plausibile ad alcune circostanze che lo vedrebbero protagonista con il commercialista-spione. Come spiegato dal giovane Anto- nino Laganà e confermato dalle indagini della Guardia di Finanza, Zumbo e Roccella utilizzavano due utenze “citofono”, acquistate presso una tabaccheria del Corso Garibaldi di Reggio Calabria proprio per effettuare delle comunicazioni al riparo dalle orecchie degli inquirenti. I due, infatti, avrebbero svolto un ruolo fondamentale nella vicenda del ritrovamento dell’auto-arsenale nel giorno della visi- ta del presidente Giorgio Napolitano e, da quel momento, si sarebbero sentiti sempre a rischio intercettazioni. E Roccella non è riuscito a spiegare il motivo per il quale Zumbo, appena uscito dall’abitazione del boss Giuseppe Pelle, a Bovalino, dove aveva iniziato a “soffiare”particolari d’indaginealla ‘ndrangheta, lo abbia contattato attraverso le utenze “citofono”. Roccella, dunque, sarebbe il militare dell’Arma che avrebbe ricevuto la segnalazione dell’auto, su un bigliettino consegnatogli dal giovane Laganà, che a sua volta lo aveva ricevuto da Zumbo. E’ lo stesso Laganà ad affermarlo in una conversazione intercettata, parlando del sistema architettato da Zumbo e dal boss Ficara: «Quando ho avuto quella cosa in mano – racconta il giovane in una conversazione intercettata –era di un certo peso dei cattivi e invece a me sembrava che era tutta una questione di fare i buoni, cioè che lui aveva avuto una soffiata e la stava facendo avere e non che era lui l’architetto di tutto insieme a quell’altro cesso (il boss Ficara, ndr)». Laganà si sarebbe sentito tradito da Zumbo essendo rimasto affascinato dei rapporti tessuti e mandati avanti dal commercialista: «…vedevo tutte queste persone di un certo calibro che giravano e quindi sempre con divisa, quindi pensavo facesse parte dei buoni, non dei cattivi, ad oggi in parte mi sento anche preso in giro da questo suo atteggiamento». Vicende torbide su cui Roccella ha fornito versioni contrastanti, anche con riferimento al rapporto con i suoi superiori. Prima, infatti, racconta di aver riferito a Zumbo che aveva rivelato la sua identità, poi, invece, messo alle strette dai pm ritratta: «Ripensandoci, a Zumbo non ho detto che avevo già fatto il suo nome, ma gli ho detto che se mi avessero chiesto il nome della fonte io lo avrei fatto. Poi, subito dopo, gli riferivo che effettivamente avevo detto ai miei superiori che la fonte era lui». cla. cor. Il memoriale di Giovanni Zumbo Ieri mattina la requisitoria del pm Maria Luisa Miranda contro 16 narcotrafficanti Imelda, l’accusa chiede 150 anni Alla sbarra esponenti delle famiglie Nirta-Strangio e Ascone-Bellocco di GIUSEPPE BALDESSARRO QUASI 150 anni di carcere. A tanto ammontano le pene richieste ieri dal pm Maria Luisa Miranda (l’indagine è firmata anche dal Procuratore aggiunto Nicola Gratteri) per gli imputati del processo “Imelda”, contro un folto gruppo di narcotrafficanti della provincia di Reggio Calabria. Pene dai 5 ai 16 di reclusione a conclusione della requisitoria del rito abbreviato. Nell’aula bunker di Viale Calabria, sono stati quindi chiesti per Vincenzo Ascone la anni a 9 anni di reclusione e 26 mila euro di multa. Per Rocco Ascone, 16 anni di reclusione. Per Laurentiu Doru Lorenzo Avram, 6 anni di reclusione e 18 mila euro di multa. Il pm ha inoltre chiesto per Pasquale Calderone, 14 anni di reclusione. Per Domenico Codespoti, 9 anni e 26 mila euro di multa. Per Giuseppe Frabrizio, 10 anni e 28 mila euro di multa. Per Beniamino Marras, 5 anni. Per Carmine Murdaca, 8 anni e 26 mila euro di multa. E ancora, sono stati chiesti 7 anni per Vincenzo Perri. Inoltre 9 anni e 28 mila euro di multa per Giuseppe Pizzata. 10 anni e 28 mila euro di multa per Giancarlo Polifroni. Stessa pena (10 anni e 28 mila euro di multa) chiesta per Filippo Rechichi. Anche per Antonio Romeo, di 41 anni è stata sollecitata una condanna a 10 anni e 28 mila euro. Mentre è andata meglio per Giuseppe Romeo per il quale sono stati chiesti Sopra Nicola Gratteri assieme al Procuratore Giuseppe Pignatone e accanto Maria Luisa MIranda un anno e 6 mesi. Pene alte anche per Francesco Strangio (9 anni e 26 mila euro di multa) e per Antonio Vottari, attualmente latitante (10 anni e 28 mila euro). Infine l’accusa ha chiesto la confisca dei beni sequestrati e la definitiva assegnazione allo Stato. L’indagine della Guardia di Finanza, portata avanti con il coordinamento del procuratore aggiunto Nicola Gratteri, fece emergere uno spaccato criminale assai interessante, con l’accordo tra le cosche di San Luca (Nirta-Strangio) e della Piana di Gioia Tauro (Ascone-Bellocco). A fare da tramite tra le famiglie della costa jonica e di quella tirrenica, sarebbe stato Bruno Pizzata, il broker del narcotraffico imputato principale del procedimento. Pizzata, non figura tra i nomi per i quali sono state chieste le pene in quanto, assieme ad altre 15 persone ha scelto di farsi giudicare con il rito ordinario, al pari di un altro soggetto di grande rilievo, il rumeno Stelian State. State, ritenuto un vero e proprio principe del narcotraffico dell’Europa dell’Est, sarebbe stato l’uomo in contatto con i cartelli colombiani del traffico di droga. La cocaina trattata dall’organizzazione, infatti, era proveniente dal Sud America, ed era destinata in particolare al mercato milanese e viaggiava anche a bordo di camion carichi di materiale destinato alle case di moda. A conclusione dell’udienza di ieri è stato anche deciso il calendario delle giornate durante le quali saranno chiamati ad intervenire i difensori. Le arringhe avranno inizio il 28 febbraio, per proseguire poi l’1, l’8 e il 15 marzo. Il 22 marzo è fissata l’ultima udienza per i difensori al termine della quale, se non vi saranno repliche da parte dell’accusa, il Gup Domenico Santoro potrebbe chiudersi in camera di consiglio per emettere la sentenza. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Reggio 23 Venerdì 17 febbraio 2012 31 Redazione: via D. Correale, 13 - 89048 Siderno (Rc) - Tel/Fax 0964.342451 - E-mail: [email protected] Operazione “Black Garden”, il sindaco di Casignana era ai domiciliari Pazzano. Sos sicurezza Escalation criminale il sindaco incontra associazioni Alla terza istanza accolte le motivazioni dei difensori cittadini e istituzioni Liberi i fratelli Crinò di PASQUALE VIOLI TORNANO liberi Pietro e Antonio Crinò. Per il Giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria non ci sarebbero motivi che dovrebbero trattenere il sindaco di Casignana ed il fratello ristetti agli arresti domiciliari. In altre parole, alla terza istanza degli avvocati Antonio Speziale e Giacomo Crinò, sono state accolte le motivazioni di assenza delle esigenze cautelari. A disporre l'immediata scarcerazione di Pietro Crinò, primo cittadino di Casignana, e a capo del comitato dei sindaci della Locride, e di Antonio Crinò, l'ingegnere che di fatto fino al marzo del 2011 curava gli interessi della Zetaemme srl nella discarica di Casignana, è stato il Gip Antonino Laganà, lo stesso che aveva firmato le ordinanze di custodia cautelare per i due fratelli Crinò ed altre tre persone alle quali erano stati imposti, nel novembre scorso, gli arresti domiciliari poichè coinvolti nell’operazione “Black Garden”, nata da un’inchiesta che ha cercato di Pietro Crinò fare luce su una presunta gestione irregolare della discarica di Casignana. Le indagini sono state coordinate per competenza dalla Dda di Reggio Calabria e condotte dai carabinieri e dal Noe, che nel corso delle operazioni hanno anche sequestratola discarica consortile di Casignana e la società che la gestiva. Un'inchiesta che sarebbe nata pure da alcune segnalazioni che nel corso di diversi anni avreb- bero indicato sversamenti sospetti dal sito di raccolta verso terreni confinanti e torrenti. A gestire in modo poco consono i flussi di rifiuti e di percolato, secondo la Dda, ci sarebbero stati alcuni operatori della società Zetaemme, tra cui il suo responsabile tecnico Antonio Crinò. Tutto, per gli investigatori sarebbe stato a conoscenza del primo cittadino. Ma le circostanze ed i fatti emersi dall'inchiesta "Black Garden" adesso andranno dimostrati in sede processuale. Praticamente tutte le accuse mosse agli indagati sono state seccamente smentite più volte dai diretti interessati, che in fase di interrogatorio davanti al Gip, hanno anche presentato dai tecnici e documentazioni che avrebbero fatto luce sul lavoro corretto e sulla responsabile gestione del sito di raccolta dei rifiuti più importante della Locride. Ieri intanto è arrivato il decreto del Giudice per le indagini preliminari Antonino Laganà, che non entrando nel merito delle indagini e delle accuse mosse a Pietro e Antonio Crinò ha rico- Caccia aperta dell’Arma per incastrare i responsabili Dall’esame del Dna la verità sui rapinatori di Mammola MAMMOLA. I carabinieri di Roccella Jonica serrano le indagini in merito alla rapina a danno di anziani avvenuta in Mammola l’1 ottobre 2011. Secondo quanto emerso dagli ambienti investigativi, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roccella Jonica starebbero per sferrare un altro duro colpo alla criminalità locale nell’ambito del territorio di competenza. Nel corso di quest’anno infatti, sono già stati arrestati due rapinatori che avevano perpetrato rapine ai danni di anziani nel comune di Bivongi. Ora i militari della Benemerita sarebbero sulle tracce dei rapinatori che nella serata del primo ottobre 2011 si sono introdotti nell’abitazione di due anziani mammolesi e, coperti da maschere di carnevale, dopo aver minaccia- to i due malcapitati con una pistola, li avevano costretti a consegnargli 250 euro ed un orologio d’oro. Fino ad oggi pare che non sia stato indagato nessuno, ma i “bene informati” dicono che a breve ci saranno importanti verifiche che potrebbero portare ad identificare gli autori della rapina. Come nella famosa serie tv “Ris” i Carabinieri di Roccella starebbero per effettuare importanti riscontri, con l’acquisizione del Dna di alcune persone. Ancora non sono emersi ulteriori elementi che possono dirci di chi si tratta, ma, come già detto, a breve ci saranno grosse novità. Sulla vicenda vige il massimo riserbo, anzi gli investigatori si trincerano dietro un muro di silenzio, negando di avere elementi rilevanti per le mani. USURA SIDERNO Parrelli torna a casa CADEil reato di usura nei confronti di Vincenzo Parrelli, l'uomo di Siderno che era stato fermato nel maggio scorso con le pesanti accuse di usura e estorsione. Il Giudice del Tribunale di Locri Andrea Amadei, dopo avere ascoltato le richieste del pubblico ministero Ferrajuolo, accogliendo in parte le istanze dell'avvocato Cosimo Albanese, difensore di Vincenzo Parrelli, ha assolto l'uomo di Siderno dal reato di usura e lo ha condannato a 10 mesi tramutando di fatto l'accusa di estorsione con quella di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il Giudice Andrea Amadei ha anche disposto l'immediata scarcerazione di Vincenzo Parrelli che da ieri è tornato in libertà. “Shark”, in aula un carabiniere parla degli usurai dei Cordì di Locri «Ho visto Ascioti con Floccari» LOCRI - «Ho visto Vincenzo Ascioti incontrarsi con Ennio Floccari, ma non so se tra i due ci fu scambio di soldi o altro». A parlare è uno dei carabinieri che ha condotto le indagini dell'inchiesta "Shark". Ieri in aula il sotto ufficiale dell'Arma ha testimoniato al processo contro alcuni uomini ritenuti usurai vicini al clan Cordì di Locri. Il carabiniere ha parlato davanti ai Giudici del collegio del Tribunale di Locri di un pedinamento effettuato nei confronti di Vincenzo Ascioti, ritenuto una delle vittime del gruppo di strozzini. «Seguendo Ascioti - ha raccontato il teste - l'ho individuato mentre si incontrava con Ennio Floccari, rite- nuto uno degli usurai, ma non ho potuto vedere se in quell'occasione i due si scambiarono soldi o altri titoli». Un udienza lampo quella di ieri, in cui avrebbe dovuto testimoniare anche il vice questore Silipo, all'epoca dei fatti a capo del Commissariato di Siderno, ma che per impegni di lavoro non è potuto essere presente. Prossima udienza fissata per l'8 marzo, ma sarà quella del 16 marzo prossimo una delle udienze più importanti di tutto il processo. Infatti ad essere sentito in video collegamento da un sito protetto sarà il collaboratore di giustizia Domenico Novella, un tempo organico al clan Cordì ed oggi primo accusatore della famiglia di Locri. Con- tinua quindi il processo “Shark”, scaturito dal blitz contro gli strozzini della cosca locrese scattato nel settembre 2009, su input dei pm della Dda, Antonio De Bernardo e Marco Colamonaci. L’inchiesta mira a scardinare il sistema di usura che alcuni uomini vicini al clan avrebbe messo in atto nel territorio. Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, furto, danneggiamento e danneggiamento seguito da incendio, detenzione e porto d’armi, estorsione, procurata inosservanza della pena, assistenza agli associati, usura, abusiva attività finanziaria, riciclaggio. nosciuto però l'insussistenza delle esigenze cautelari per il primo cittadino e l'ingegnere. E proprio sulla assoluta mancanza di motivi che trattenevano i due ancora ai domiciliari, si erano basate in questi mesi le istanze di revoca degli avvocati Antonio Speziale e Giacomo Crinò, che in sostanza avevano indicato come inadeguata la misura restrittiva verso Pietro e Antonio Crinò. Intanto perchè con il sequestro della discarica di Casignana e della società che la gestiva non ci sarebbe potuta essere reiterazione del reato. Inoltre Pietro Crinò era stato anche sospeso dal Prefetto di Reggio Calabria dalla carica di sindaco. Non vi era inoltre, perchè tutto documentato ampiamente in atti, il pericolo di inquinamento delle prove e men che meno il pericolo di fuga degli indagati, mai menzionato neppure nell'ordinanza di custodia. Elementi che il Gip non ha potuto fare altro che valutare positivamente revocando i domiciliari e rimettendo in libertà Pietro e Antonio Crinò. di GIORGIO METASTASIO PAZZANO – Le recenti rapine effettuate a danno di alcune donne anziane di Pazzano hanno fatto alzare l’attenzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine sul piccolo paese della Vallata dello Stilaro. Per comprendere quali azioni intraprendere al fine di arginare il fenomeno delinquenziale in atto il sindaco Franco Depace ha organizzato, per oggi pomeriggio, alle ore 17, un incontro con i cittadini, le forze politiche e sindacali, le associazioni e con l’apporto sostanziale dei carabinieri. Il territorio della Vallata, del resto, con i paesi di Stilo, Bivongi e Pazzano, proprio negli ultimi due mesi, è stato oggetto di attività criminali perpetrate, soprattutto, a danno degli anziani che vivono soli per cui occorre considerare, oltre alle azioni di controllo già in essere da parte degli uomini dell’arma, soluzioni energiche “perché - ci ha dichiarato il sindaco Depace – Pazzano è un paese tranquillo e vuole continuare a vivere sereno e senza paure”. Nel mirino erano finite donne anziane E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Locride Venerdì 17 febbraio 2012 35 Ufficio di Corrispondenza: Piazzetta 21 Marzo, 9 - 89024 Polistena Tel/Fax 0966.935320 E-mail: [email protected] Politica, cultura e società civile condannano l’intimidazione subita dal sindaco di Taurianova Romeo, solidarietà bipartisan Sull’ordigno che ha ucciso un cavallo i dubbi del Pdl e gli interrogativi di ApI di FEDERICA LEGATO TAURIANOVA – Continuano gli attestati di solidarietà al primo cittadino di Taurianova, Domenico Romeo, che, nella notte di martedì, ha subito un atto intimidatorio che ha provocato la morte del suo cavallo e il ferimento di un altro, causati dall’esplosione di un ordigno ad alto potenziale, ubicato nei pressi della stalla di sua proprietà. Si dice «al fianco del sindaco di Taurianova, Romeo», l’assessore provinciale alla Legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, che lo definisce «una persona perbene. Non ha bisogno di nulla se non di un segno di sostegno, che da più parti ha avuto. Conti pure sul mio. Piccolo ma sincero». Solidarietà anche dalla locale sezione del partito di Rifondazione Comunista che con il segretario della sezione, Pino Ciano, invita «i partiti politici, le associazioni e tutti i liberi cittadini a non piegare la testa di fronte a questi atti criminosi e vigliacchi e di contrapporre invece a questi l’impegno civile per la legalità contro la criminalità organizzata». Esprimono poi «la loro solidarietà condannando in modo fermo il vile gesto che ancora una volta, in prima persona», ha colpito il sindaco Romeo, anche i ragazzi del Servizio civile di Taurianova: «Siamo convinti che ad incoraggiare e sostenere il legale percorso di questa amministrazione debbano essereigiovani taurianovesi».Edancora, il coordinamento cittadino del Pdl che scrive: «Dalle dichiarazioni di Domenico Romeo traspare chiaramente come l’ignobile attentato non può che essere stato indirizzato all’istituzione sindaco. Quando accadono siffatti deplorevoli episodi, noi vorremmo anche essere fieri di porci, lealmente, con convinzione e forza, al fianco del sindaco. Di un sindaco, però che vada oltre la generica dichiarazione di aver subito un attentato causato dalla sua attività di amministratore, che avesse il senso del dovere e il coraggio per dichiarare, non a noi ma nelle sedi competenti, cosa lo spinge a essere certo che gli attentatori volessero colpire l’istituzione comunale». Anche l’associazione culturale “Nuova Aracne” esprime «vicinanza e piena solidarietà al sindaco Romeo per il grave atto intimidatorio subito». Il consigliere di minoranza Domenico Zucco eleva «un grido di condanna nei confronti di chi si serve di gesti così clamorosi e vili al fine di mettere sotto predominio del crimine, l’intera città. Il grave gesto intimidatorio pone la comunità taurianovese allo sbando, la quale, attonita e sbigottita deve trovare la forzae lacapacità direagire». Lalocale sezione di Alleanza per l’Italia eprime «sincera solidarietà all’uomo Domenico Romeo ed alla sua famiglia per il deplorevole gesto subito». «Crediamo però – scrive la sezione ApI - che le cause potrebbero essere molteplici ma la prima che ci sovviene è che il sindaco Romeo abbia ricevuto delle "richieste" pressanti, magari da personaggi poco raccomandabili, e che, lui, non abbia voluto assecondare tali richieste. In questo caso il primo cittadino meriterebbe tutta la nostra gratitudine ma, proprio per far si che simili intimidazione non accadano più, dovrebbe svelare cosa gli è stato richiesto. Se però, nulla di tutto questo è accaduto, ci chiediamo, perché senza che nessun atto importante sia stato prodotto da questa amministrazione, vengono perpetrati simili gesti?». L’ANNIVERSARIO Una giornata dedicata a Tony Un dibattito coi parlamentari De Sena, Napoli e Tassone. Poi un concerto dei “Ligalive” TAURIANOVA - È passato un anno dalla tragica scomparsa di Tony Battaglia, il giovane barista taurianovese la cui vita è stata stroncata dal colpo di pistola sparato da un quindicenne. La sera del 13 febbraio 2011 il minorenne G.S., che si trovava all’interno del bar Las Vegas, estrasse una pistola calibro 6.35 che portava con sé e sparò, in direzione di Battaglia, colpendolo alla testa, in risposta alla richiesta da parte del barista di saldare un debito di 21 euro. A distanza di un anno (mentre la giustizia ha fatto il suo corso e il quindicenne G.S. è stato condannato, lo scorso dicembre, a 13 anni di reclusione) il ricordo di Tony è più vivo che mai. Ciò è dimostrato, quotidianamente, dai giovani e dai cittadini di Taurianova che continuano a frequentare il bar Las Vegas, coraggiosamente portato avanti dalla famiglia, che ha reagito all’immane perdita con grande dignità. La madre Fiorella, il padre Pino e il fratello Giosuè, sostenuti dai familiari e dalla solidarietà dei cittadini di TaurianoTony Battaglia La Giunta Bellofiore affida alla Croce Rossa un’area adibita a deposito Ora i beni confiscati alle ’ndrine saranno destinati ai cittadini gioiesi GIOIA TAURO - Il sindaco Renato Bellofiore e la sua giunta continuano a portare avanti con convinzione e costanza l’attività politica incentrata sul raggiungimento degli obiettivi della “Legalità” e dello “Sviluppo”. Nella giornata di ieri l’esecutivo gioiese, all’unanimità, ha approvato lo schema di bando pubblico per la concessione – secondo le modalità della legge 109/96 - dei beni confiscati alla criminalità organizzata assegnati al Comune di Gioia Tauro. Fra questi beni soprattutto terreni che –sulla scia della esperienza ormai diffusa in tutto il Meridione ma anche a Gioia Tauro – potranno essere utilizzati per attuare percorsi di giustizia che possano dare lavoro a tanti giovani, ma anche costituire centri e motivi di aggregazione culturale e sociale. Forte in tal senso è la posizione del sindaco di Gioia Tauro, Renato Bellofiore per il quale «l’uso proficuo di tali beni rappresenta il simbolo di una presa di possesso da parte dello Stato di una ricchezza che deve essere offerta alla popolazione, sotto forma di servizi e vantaggi sociali. La possibilità di destinare questi beni a chi può realmente usarli per finalità legali e Renato Bellofiore costruttive – ha sottolineato Bellofiore - è la prova che anche nella nostra terra può esistere un’economia alternativa a quella criminale». Nella stessa direzione l’orientamento di tutta l’Amministrazione comunale convinta del forte valore etico e simbolico che discende dal buon uso di tali beni: da ciò la decisione di avviare le procedure per l’assegnazione - attraverso forme di selezione previste dalla legge e con la supervisione della Prefettura - a soggetti che, secondo le prescrizioni della normativa vigente, abbiano le caratteristiche di interlocutori credibili ed affidabili. Fra pochi giorni pertanto, la pubblicazione del bando con l’indicazione dei beni da assegnare. Nella giornata di ieri, ancora, l’amministrazione Bellofiore ha deliberato la concessione in comodato gratuito a favore della Croce Rossa Italiana – comitato di locale di Gioia Tauro – di un bene confiscato alla criminalità organizzata ed assegnato al Comune di Gioia. Si tratta di una porzione di un più ampio fabbricato posto sulla centralissima Statale 111 che verrà usato come deposito di mezzi, fra i quali autoambulanze, ma anche di generi di prima necessità e assistenza che la Croce Rossa, nel suo ruolo di ausilio nei confronti della società, mette a disposizione di chi ne ha bisogno. Per il sindaco, «è un segnale costruttivo di rinnovata collaborazione con un Ente che da anni, nella città di Gioia come in tutta Italia, è testimone di sostegno costante, rassicurante e indispensabile per l’istituzione comunale. Parte da qui un viaggio dell’amministrazione Bellofiore, che punta al “ricollocamento a fini sociali” dei beni confi- va, dopo quel tragico giorno, non hanno mai smesso di onorare la memoria del proprio congiunto, nel modo in cui lui, con il suo carattere solare e il suo altruismo, avrebbe voluto. Anche per questo domanisi terràunagiornata inricordo di Tony, alla quale parteciperanno oltre ai familiari e agli amici, le associazionidi Taurianova, tra cui l’Associazione Anti-racket, incollaborazione conl’Amministrazione comunale e le parrocchie, che prenderà il via con un incontro-dibattito sul tema “Legalità e territorio”, che si terrà dalle ore 10,30, presso l’aula consiliare di Taurianova, alla presenza dei cittadini e degli studenti delle scuole medie e superiori. All’incontro-dibattito, interverranno, dopo i saluti del sindaco Domenico Romeo, moderati dal giornalista Salvatore Lazzaro: il prefetto Luigi De Sena, gli onorevoli Angela Napoli, Mario Tassone e Giuseppe Giordano, l’assessore Eduardo Lamberti Castronuovo e il referente regionale di Libera, don Pino Demasi. La giornata si concluderà con il concerto della tribute band “Ligalive” e la partecipazione di Erica Sicari della scuola Musicart, che si terrà alle 19 presso la Chiesa del Rosario di Taurianova. f. l. scati alle consorterie criminali, e che vuole portare con sé l’obiettivo di riconsegnare a tutti cittadini, ed in particolar modo ai giovani ma anche alle categorie più svantaggiate, una forma di ricchezza che non può e non deve restare inutilizzata. E’ un impegno che questa Amministrazione ha assunto responsabilmente consapevole che questi beni, vera e propria forma di capitale sociale pubblico, debbano divenire vere e proprie fabbriche di servizi, solidarietà promozione culturale. Sicuramente già sperimentato e positivo è il rapporto con la Croce Rossa Italiana, presente nel territorio e vera fonte di sostegno per il Comune di Gioia Tauro in tante necessità: non ultima l’esondazione del ovembre 2010. Garantire a questo Ente di diritto pubblico nuovi spazi per organizzare la propria attività è sicuramente fonte di soddisfazione e testimonianza che quando la società civile e le istituzioni si muovono insieme e nella stessa direzione i risultanti non tardano a farsi vedere». A giorni è prevista la pubblicazione dell’avviso pubblico di selezione per la concessione di altri beni confiscati. mi.al. Soddisfatto Tripodi: «Impegno e funzionalità» Sopralluoghi dei Nas nelle mense scolastiche Polistena supera l’esame di PIERO CATALANO POLISTENA – Tutto a posto e tutto in ordine, è questo il dato importante emerso dalla recente ispezione dei Nas in alcuni locali dove viene effettuata la refezione scolastica gestita dal comune di Polistena. Sono infatti positive le risultanze dell'ispezione del Nucleo antisofisticazione di Reggio Calabria compiuta in alcuni locali della scuola dell'infanzia di Polistena, ove si svolge il servizio di refezione scolastica comunale. «La piena funzionalità della mensa di Polistena, confermata dai Nas – sottolinea il sindaco Michele Tripodi in una nota - testimonia l'impegno dell'Amministrazione comunale che ha messo al centro della sua azione politica la qualità e la quantità dei servizi sociali erogati, specie di supporto alle scuole, concepiti quale strumento per elevare la qualità della vita ma anche come opportunità per creare lavoro ed occupazione. In molti comuni italiani, quest'anno a causa dei tagli – si legge ancora nel comunicato stampa - il servizio di refezione scolastica non è mai partito. A Polistena, invece, non solo è stato avviato con successo – ha concluso Tripodi - ma lo stesso si svolge in locali idonei e moderni, con grande professionalità da parte della Cooperativa “Mimosa”, affidataria del servizio, e da parte di tutti gli operatori che vi lavorano». I Nas di Reggio Calabria, che svolgono frequenti attività di controllo sulle mense comunali senza preavviso, si sono recati a Polistena lo scorso 6 febbraio e dopo aver proceduto alle opportune verifiche, hanno accertato che i locali si trovano in un'area specificatamente attrezzata, che la struttura ispezionata è a norma dal punto di vista igienico sanitario, che i locali si trovano in stato di buona manutenzione. I carabinieri dei Nas hanno inoltre accertato il rispetto della tabella dietetica relativa al menu settimanale predisposta dall'Asl, con attuazione del piano di autocontrollo con aggiornamento dell'Haccp. Anche sugli alimenti rinvenuti il giudizio dei Nas è stato positivo in quanto muniti di apposita etichetta che attesta la provenienza secondo le vigenti disposizioni. Per quel che riguarda l'esercizio dell'attività, i Nas hanno infine verificato che sussiste l'autorizzazione sanitaria. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Piana Venerdì 17 febbraio 2012 Abbreviato “Telesis”. Chiesta la condanna per tutti i pezzi grossi dell’inchiesta. Si riprende il 20 «C’è l’associazione mafiosa» Al via la requisitoria del pm della Dda sul clan dei Bruni e degli zingari PER il pm Simona Rossi, della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, non ci sono dubbi: relativamente all’inchiesta “Telesis” siamo di fronte a un’associazione di stampo mafioso, con reggenti lo scomparso Michele Bruni e Giovanni Abbruzzese. Lo ha detto ieri al gup Abigail Mellace, di fronte alla quale si sta celebrando il processo con la formula del rito abbreviato. La Rossi ha iniziato la sua requisitoria a mezzogiorno. Ha finito alle 17 e proseguirà lunedì prossimo. Si è concentrata sull’accusa del reato associativo. Su quelli fine concluderà a ripresa del processo. «Michele Bruni - ha dunque detto il pm Rossi che in dirittura d’arrivo ha sostituito il collega Pierpaolo Bruni - era il capo. Giovanni Abbruzzese comandava il gruppo degli zingari. In assenza di Michele, i reggenti erano il fratello Fabio e la moglie Edyta Kopaczynska». E per questo, oltre che per Abbruzzese, Fabio ed Edyta, il pm ha fatto intendere che, per quanto riguarda il reato di associazione di stampo mafioso, chiederà la condanna anche per Giuseppe Prosperoso, Pasquale Ripepi, Carlo La Manna, Carmine Gazzaruso, Vincenzo, Ernesto e Adolfo Foggetti e Luca Sabato. Chiederà invece l’assoluzione per Franco Bruzzese, Marco Foggetti, Daniele La Manna, Luciano Impieri, Mario Attanasio e Umile Miceli. Nel corso della sua requisitoria il pm si è soffermato anche sulla posizione di Luca Bruni, del quale non si hanno notizie da più di un mese. Si teme la lupara bianca. Il presunto giovane boss (morto nei mesi scorsi a Livorno per una grave malattia) invitò la donna a dire al marito di comportarsi bene e di dare a lui e al suo gruppo quello che era loro. «Bruni - ha detto la Rossi al gup - parlava a nome di tutti quanti. Qui è cristallizzata l’associazione». Sempre secondo il magistrato della Dda sono poi da ritenersi attendibili i collaboratori di giustizia (quali Amodio, Di Dieco e Serpa) che hanno raccontato le loro verità sul clan Bruni e quello degli zingari: «Abbiamo a che fare con personaggi “autorevoli” e intranei ai clan cosentini». Altre prove sono fornite dalle intercettazione effettuate nel corso delle indagini, che dimostrano anche gli attriti tra i due gruppi per la distribuzione dei soldi della bacinella. C’è insomma un buon materiale - ha detto il pm - per ritenere buona parte degli imputati colpevoli del reato di associazione mafiosa. IL CASO FABIO BRUNI. Quanto detto ieri dal pm Rossi in merito alla posizione di Fabio Bruni, presunto vice del fratello Michele, non trova riscontro con i giudici del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che appena due giorni prima - accogliendo il ricorso degli avvocati Luca Acciardi e Nicola Rendace gli avevano annullato il reato associativo e due ipotesi di estorsione. Il pm come abbiamo visto - ha invece annunciato che chiederà la sua condanna proprio per l’associazione. Vedremo, a questo punto, cosa deciderà il gup. Del ricco collegio difensivo fanno parte, tra gli altri e oltre ai già citati Acciardi e Rendace, gli avvocati Marcello Manna, Gaetano Morrone, Francesca Gallucci, Aldo Cribari, Tiziana Falbo, Rossana Cribari, Roberto Loscerbo, Antonio Quintieri, Amelia Ferrari, Filippo Cinnante, Angelo Pugliese, Franz Caruso, Cesare Badolato e Maurizio Nucci. r. gr. Rinviata la discussione su Luca Bruni 15 dicembre 2010: una fase dell’operazione “Telesis”. A destra, il pm della Dda Simona Rossi magistrato della Dda, a seguito della denuncia di scomparsa presentata dai familiari presso la caserma “Grippo” di Cosenza, ha per ora separato la sua posizione da quella di tutti gli altri, riservandosi di decidere su di lui a termine della requisitoria. Il pm della Dda ha detto Lavori a Rende «Ingegnere capo e vigili colpevoli» che il gruppo Bruni-zingari era particolarmente dedito alle estorsioni, alle truffe e alla rapine. Il ricavato veniva versato nella bacinella e utilizzato anche per aiutare economicamente i sodali e le loro famiglie durante i periodi di detenzione. A tal proposito ha ricordato - stando sempre agli atti dell’inchie- sta - che ai detenuti con famiglia venivano versati 700 euro al mese, agli scapoli 500. Per dare corpo all’ipotesi dell’associazione il pm ieri ha ricordato una lettera che Michele Bruni inviò dal carcere alla moglie di Angelo Cerminara, scomparso misteriosamente dall’ottobre del 2006. In quella nota il OMISSIONE di atti d’ufficio e falso ideologico.Sono leaccusecheieri ilpmSalvatore Di Maio, della Procura di Cosenza, ha contestato in aula all’ingegnere capo dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Rende, Sole, e a due agenti della Polizia municipale, Bosco e De Brasi. Il magistrato cosentino ha chiesto la loro condanna, con la parola ultima che ora passa al tribunale collegiale di Cosenza, presieduto dal giudice Marletta. Per Sole ha chiesto cinque mesi di reclusione per la presunta omissione. Ai due agenti della Municipale un anno e mezzo di reclusione a testa per il presunto falso ideologico. Il tribunale collegiale di Cosenza prima di emettere la sua sentenza ha però deciso di sentire in aula un geometra in servizio sempre presso il Comune di Rende. Ci sarebbe, insomma, la necessità di chiarire alcuni punti. Se ne riparlerà così il 20 marzo. Tutta la vicenda ruota attorno a un presunto abuso edilizio presso il centro storico di Rende. Fu una signora a denunciare alcuni illeciti nei lavori di ristrutturazio- ne di un immobile vicino la sua abitazione. Seguì, da parte sua, la richiesta di spiegazioni, tramite lettera, all’ingegnere Sole, che però non avrebbe mai risposto. Da qui l’omissione. Colpa dei vigili sarebbe stata quella di non aver segnalato, nel corso di un sopralluogo, la presenza di due fori per comignoli, non previsti nel progetto. Da qui la doppia denuncia della donna, che si è costituita pure parte civile tramite l’avvocato Pierluigi Pugliese. I tre imputati sono difesi dagli avvocati Innocenzo Palazzo e Paolo Sardegna. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Cosenza 23 Venerdì 17 febbraio 2012 29 REDAZIONE: Piazza Serravalle, 9 - 88100 Catanzaro - Tel. 0961.792164 - E-mail: [email protected] L’amministrazione comunale ha mandato i ruoli per il pagamento dal 2009 al 2011 Sorical vuole ridurre l’acqua Il Comune è moroso ma il sindaco interviene per mediare di AMALIA FEROLETO LA Sorical, la società regionalea capitalemisto chegestisce le risorse idriche in Calabria, considerato il vasto credito che vanta da parte dai 46 comuni calabresi che è di oltre 186 milioni di euro, in questi giorni torna alla carica e minaccia nuovamente di ridurre la portata dell’acqua ai comuni morosi. Solo il Comune di Soverato ha un debito con Sorical di tre milioni di euro. Ed è per questo che Sorical ha annunciato la riduzionedell’acqua aSoverato. Ma grazie al tempestivo intervento del sindaco di Soverato, Leonardo Taverniti, la riduzione dell’acqua è stata differita. Evitando, almeno per ilmomento diaggiungere altri disagi per tutta la popolazione che già ha dovuto fare i conti in questi ultimi mesi di passione con tante emergenze: dai rifiuti, al maltempo, al taglio dei treni. Una vicenda annosa quella con Sorical che però non può essere rimandata all’infinito anche in considerazione della situazione economica in cui versa Sorical che si trova in difficoltà anche a pagare i dipendenti Quindi per il Comune di Soverato è un imperativo categorico reperire le risorse per il pagamento del debito tramite l’emissione dei ruoli dell’acqua ed il pagamento degli stessi da parte dei cittadini. Ed è su questo fronte che da tempo si è attivata l’amministrazione comunale di Soverato che sta inviando ai cittadini i La sede della Sorical. A lato: il sindaco di Soverato Leonardo Taverniti SATRIANO Presentato l’albo pretorio on line L’iniziativa illustrata dal sindaco Drosi in conferenza stampa dI FABIO GUARNA SATRIANO - Il Comune di Satriano si è attrezzato bene per affrontare il nuovo millennio. Con l'era digitale infatti l'albo pretorio si "sfoglia" on-line e spariscono così - spiega il sindaco Michele Drosi - fogli e foglietti affissi da decenni con le puntine su migliaia di bacheche ospitate dentro i Comuni. Al riguardo l'Amministrazione del Comune jonico e delle Pre-serre per venire incontro alle esigenze di trasparenza e consultazione degli atti dopo avere adempiuto all'obbligo di dotarsi di un albo pretorio consultabile su Inter- funzionamento del monitor touch net, «al fine di divulgare sempre di più screen. Erano presenti il presidente del consiglio comunale le attività amministrative, si Franco Mercurio e il viceè dotata di un monitor intesindaco Alessandro Catalarattivo touchscreen, situato no. Quest'ultimo ha sottolinell'atrio del Palazzo comuneato i risultati realizzati dunale, dove ogni cittadino rante gli anni di amminipuò avere accesso per visiostrazione in materia di rivonare tutti gli atti dell'Albo luzione digitale. Pretorio on-line». L'iniziati«Appena abbiamo iniziato va è stata presentata duranla nostra esperienza ammite un incontro con i giorna- Michele Drosi nistrativa - ha detto Catalano listi dal sindaco Michele Drosi con accanto la dirigente di setto- - a Satriano centro non c'era neanche re Gisella Procopio che ha mostrato il la Adsl». ruoli a saldo per gli anni 2009 e 2010 ed il ruolo 2011. «I cittadini nel provvedere responsabilmente al pagamento dei canoni - dice il sindaco di Soverato , Taverniti - metteranno il Comune di Soverato in condizione di saldare le spettanze a Sorical e di garantire l’importante servizio». Del resto non è una novità che nella cittadina l’acqua non si paga. E che si registra una grande morosità, oltre agli allacci abusivi. Non solo ma c’è chi sperpera il prezioso liquido anche per innaffiare orti e prati. A questo si aggiunga la cattiva condizione della rete idrica che per anni ha fatto registrare ingenti perdite di acqua. Ma ora che si sta ristrutturando tutta la condotta parte del problema dovrebbe essere risolto. Restacomunque ilfattoche è proprio sul fronte della riscossione dei ruoli dell’acqua che si gioca la partita per recuperare le risorse finanziarie e far fronte al debito con Sorical. Un problema che va risolto al più presto e prima che arrivi la stagione estiva, quando in città tra turismo di ritorno e quello autentico, si registra un amento notevole della popolazione e quindidel fabbisogno idrico. Un disagio avvertito dalla popolazione specialmente nel centro storico, dove ci sono poche abitazioni con autoclave quindi d’estate quando manca l’acqua sono molti i cittadini costretti ad approvigionarsi con bidoni e quant’altro. Duplice omicidio Grattà. Forniti preziosi particolari sull’agguato Isca. In casa dosi di marijuana La cantata del pentito Il gup Mellace ha proceduto all’audizione di Bruno Procopio IL collaboratore di giustizia, Bruno Procopio, 24 anni figlio del presunto boss di San Sostene e Davoli, Fiorito Procopio, arrestato all’indomani dell’operazione “Showdown” (coordinata dalla Dda di Catanzaro) è statosentito ieri dal gup Abigail Mellace in videoconferenza nell’ambito del processo per l’uccisione dei gemelli Vito e Nicola Grattà, l’11 giugno del 2010 a Gagliato. Procopio ha sostanzialmente confermato quanto raccontato agli inquirenti all’indomani del suo arresto. Rendendo particolari preziosi e facendo luce non solo sull’omicidio dei gemelli pastori di Gagliato ma anche sugli equilibri criminali saltati all’indomani dell’uccisione dei presunti boss locali, da Carmelo Novella a Vittorio Sia passando per il mammasantissimaDamiano Vallelunga, boss dei Viperari di Serra San Bruno. Il processo che vede sul banco degli imputati Alberto Sia, 26 anni, di Soverato, figlio di Vittorio Sia, 51 anni, il presunto boss ucciso in un agguato il 22 aprile del 2010; Patrik Vitale, 26 anni, di Satriano e Giovanni Catrambone, 22 anni, di Montepaone. L'omicidio, secondo l'accusa, sarebbe maturato nell'ambito di una faida tra cosche per il controllo del soveratese, nonché del territorio a cavallo con le province di Reggio Calabria I gemelli Nicola e Vito Grattà uccisi l’11 giugno 2010 e Vibo Valentia. Vitale e Catrambone, infatti, sono sospettati di aver rubato lo scooter utilizzato per l'agguato di chiaro stampo mafioso in cui sono stati freddati i due gemelli Grattà - le ipotesi d'accusa per i tre sono di concorso in omicidio aggravato, furto aggravato, lesioni e porto abusivo diarma dafuoco. Nellapassata udienza il pm Vincenzo Capomolla, ha chiesto l'ergastolo per Sia e Vitale e 20 anni per Catrambone. Nel collegio gli avvocati Gregorio Viscomi, Salvatore Staiano e Giovanni Caridi. a. f. Trentenne partecipò materialmente ai danni di un anziano A processo per tentata rapina di TERESA ALOI COMPARIRÀ in aula il prossimo 20 aprile con l’accusa di tentata rapina in concorso con una persona rimasta non identificata, Marco Polimeni, 28 anni di Chiaravalle, è stato rinviato a giudizio ieri mattina dal giudice per le udienze preliminari, Antonio Rizzuti, al termine della camera di consiglio. Il giovane, che nel procedimento sarà difeso dall’avvocato Domenico Cortese, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe concorso con una persona rimasta ignota ad una rapina ai danni di una anziano di Davoli. In sintesi, Marco Polimeni avrebbe chiamato il proprietario dell’appartamento con una scusa con il solo scopo di farlo allontanare e permettere di conseguenza all’altra persona di poter entrare in casa liberamente e commettere il furto. Tuttavia, i piani non erano andati come si sperava e il proprietario era rientrato prima del solito trovando lo sconosciuto che intanto era entrato nell’appartamento e si era fatto consegnare, sotto il peso delle minacce circa 2000 euro per poi svanire nel nulla. A tal punto che la persona che materialmente ha commesso il reato non è ancora stata individuata dagli inquirenti. Spaccio, giovane in manette di AMALIA FEROLETO UN ragazzo di Isca di 27 anni, Danilo Varano, già noto alle forze dell’ordine è stato arrestato mercoledì dai carabinieri della locale Stazione per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. Ieri il ragazzo, in Tribunale a Catanzaro, è comparso davanti al giudice per l’indagine preliminare per la convalida. Il gip oltre a convalidare l’arresto ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. I militari dell’Arma sono arrivati all’arresto del ragazzo dopo una minuziosa attività investigativa e di appostamento ed hanno effettuato una serie di perquisizioni presso le due abitazioni del Varano, una situata in città e l’altra in campana. Nelle due abitazioni i carabinieri hanno rinvenuto circa 13 grammi di marijuana, suddivisi in tre involucri, nonché un bilancino di precisione. Varano, quindi, è stato dichiarato in stato d’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, ed è stato accompagnato presso gli uffici della Compagnia carabinieri di Soverato per gli accertamenti di rito, dove su disposizione dell’autorità giudiziaria ha trascorso a Danilo Varano notte, in attesa del giudizio di convalida che si è tenuto ieri mattina. L’attività dei militari operanti si inquadra nell’ambito di un servizio più ampio volto a contrastare il fenomeno dello spaccio di stupefacenti. Un fenomeno sempre più in crescita, specie tra i giovani sempre più fragili, che spesso anche per mancanza di lavoro cadono nella rete micidiale degli spacciatori di morte. Un ricco business che ormai da anni è nelle mani delle cosche a cui si affianco i rom ed extracomunitari. Un mercato fiorente che, come emerso da recenti report, può arrivare a far guadagnare anche mille euro al giorno. E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro Soverato Venerdì 17 febbraio 2012 VENERDÌ 17 febbraio 2012 PAGINA 11 l’ora di Cosenza Tel. 0984 837661-402059 Fax 0984 839259 Mail: [email protected] RENDE SAN MARCO Operai Smeco minacciano di suicidarsi Crac e truffa Arrestato Pino Termine > pagina 14 > pagina 18 ACCADDE UN SECOLO FA A CURA DI CORIGLIANO LUIGI MARIA CHIAPPETTA 17 febbraio 1912 - Ieri notte, ad ore imprecisata, i soliti ignoti sono penetrati nella frequentata bottega di Nicola Santoro, sita nel cuore di via Rivocati. Indisturbati e senza alcuna fatica, sono riusciti a portar via un bel po’ di roba: il titolare del piccolo negozio ha riferito che i ladruncoli hanno rubato dieci chilogrammi di provolone, due vesciche di sugna, una forma di formaggio, venti chilogrammi di pasta e circa quindici lire in denaro. L’egregio commissario Caporale ha disposto attivissime indagini, per addivenire alla scoperta dei rei. PAOLA Rischio degrado Perrotta Castello ducale si tira fuori in abbandono dalla Giunta > pagina 19 > pagina 26 Clan Bruni, in 6 verso l’assoluzione Il pm intende chiederla per La Manna, Attanasio, Foggetti, Impieri e Miceli Cinque imputati del processo “Telesis” potrebbero uscire prima del tempo dall’inchiesta. Ieri, infatti, il pubblico ministero ha manifestato l’intenzione di chiedere per loro l’assoluzione, con riferimento all’accusa cardine del processo, ovvero quella di far parte del clan mafioso guidato dalla famiglia Bruni, alias “Bella bella”. Un’accusa, però, che secondo il pm della Dda non sta in piedi per Daniele La Manna, Marco Foggetti, Mario Attanasio, Umile Miceli e Franco Bruzzese. Ancora non c’è stata alcuna richiesta formale di assoluzione, dal momento che la requisitoria del pm è appena all’inizio e riprenderà lunedì prossimo. Ieri, infatti, si è affrontato solo il tema relativo all’accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, poiché sulla testa degli oltre 40 imputati pendono altre ipotesi di reato quali associazione fi- Auto dei carabinieri schierate in occasione del blitz “Telesis” a dicembre del 2010 nalizzata al narcotraffico ed estorsione. Con riferimento alla presunta mafiosità, tività criminali che il gruppo da lui gui- che, secondo gli inquirenti, sarebbe “geinvece, il magistrato catanzarese ha so- dato avrebbe compiuto nell’ultimo de- mellata” con quella dei Bruni. Riguardo stenuto la tesi dell’esicennio, focalizzando an- a Fabio Bruni, invece, il Tribunale della stenza di un clan cosenche i ruoli esercitati dagli libertà ha confermato la decisione presa Nel frattempo tino, nato sul finire del imputati all’interno del- alcune settimane prima dalla Cassaziola posizione secolo scorso per volonl’organizzazione. Non a ne, ovvero di annullare l’accusa di assotà di Francesco Bruni secaso, il pubblico ministe- ciazione mafiosa che lo riguardava, il tutdi Luca Bruni nior. Alla sua morte, pero ha ricordato ieri co- to in accoglimento della richiesta dei suoi potrebbe essere rò, avvenuta nel 1999 in me, ad avviso della Pro- difensori, i legali Luca Acciardi e Nicola stralciata seguito a un agguato, cura, nei periodi di de- Rendace. Nel frattempo, potrebbe essel’eredità sarebbe stata tenzione di Michele Bru- re stralciata la posizione di Luca Bruni, raccolta da suo figlio Michele, il grande ni, ad assumere la guida del clan fossero irreperibile da alcune settimane al punassente di questo processo, dal momen- sua moglie Edyta, cittadina polacca, suo to da temere che sia rimasto vittima di un to che alcuni mesi fa, anche lui è decedu- fratello Fabio Bruni e Giovanni Abbruz- caso di lupara bianca. to per via di un male incurabile. L’inchie- zese. Quest’ultimo, infatti, è considerato MARCO CRIBARI sta, tuttavia, ricostruisce le presunte at- il capo della cosca dei nomadi cosentini [email protected] il nodo Niente stipendi alla “Misasi” Lavoratori in agitazione I lavoratori della clinica Misasi si sono riuniti ieri in assemblea con la Fp-Cgil di Cosenza per affrontare il nodo delle mensilità non pagate e degli arretrati che avrebbero dovuto essere corrisposti sin dal settembre 201o. La proprietà della clinica Misasi (San Bartolo srl), col verbale dello scorso 24 gennaio, si era impegnata a corrispondere almeno due delle mensilità arretrate entro il 10 febbraio, quale viatico alla soluzione delle altre questioni ancora aperte sul tavolo della vertenza. Non essendo intervenuta alcuna novità ed essendo passata invano la scadenza dello scorso 10 febbraio, i disagi che lamentano sono stati il leit-motiv dell'assemblea che, infine, ha dato mandato alla Cgil di indire lo stato di agitazione del personale della clinica, al fine di esigere le 4 mensilità arretrare e la corresponsione degli arretrati contrattuali, pari a 18 mensilità. L'Aiop è firmataria di un ccnl (quello che inquadra i lavoratori della clinica Misasi) a livello nazionale che, secondo i sindacati, molte case di cura calabresi (tra cui la Misasi) non riconoscono. «Ai lavoratori - sottolinea la Fp-Cgil - non è stata lasciata altra strada che quella dello stato di agitazione (nel pomeriggio è partita la comunicazione alle autorità competenti, prima fra queste ovviamente il prefetto, ndr) a cui, se non interverranno sostanziali novità, nei prossimi giorni seguiranno manifestazioni pubbliche di protesta ed iniziative per il recupero delle somme dovute che l'organizzazione sindacale patrocinerà in sede extragiudiziale». rcs il processo Ex sacrestano molestatore Parlano i testimoni d’accusa E’ ripreso ieri il processo a G. C. l’ex sacrestano di Parenti, accusato di aver approfittato del proprio ruolo per insidiare ragazze poco più che adolescenti. Molestie che in almeno tre casi In aula si sarebbero traha deposto dotti in palpeggiamenti nelle la zia parti intime. In della giovane aula ha testimovittima niato una zia della presunta vittima, che ha confermato di aver appreso i fatti oggi trattati nell’inchiesta dalla viva voce della nipote. Proprio il racconto di quest’ultima, è valso all’imputa- to, oggi 75enne, l’accusa di violenza sessuale aggravata dalla giovane età della vittima. Arrestato un anno fa dai carabinieri, G. C. aveva poi evitato di finire dietro le sbarre solo in virtù della sua età avanzata che gli consentì di ottenere la detenzione ai domiciliari. I fatti si riferiscono ai tempi in cui l’uomo era custode della chiesa di Parenti. Secondo gli investigatori, i primi abboccamenti avvenivano proprio nel contesto pacioso della parrocchia, ma le violenze violenze vere e proprie non si sarebbero verificate tra le mura della chiesa, bensì in vari angoli del paesino, in tempi e luoghi diversi. Il primo caso, addirittura, risalirebbe al lontano 2005, pur essendo stato denunciato solo lo scorso anno. Nell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti, viene definito affetto da un impulso irresistibile: toccare le ragazzine. Fin qui, però, non si era mai parlato di lui in termini così drammatici. Lavorava in quella chiesa da 47 anni, ma se n'era allontanato a ottobre del 2010 dopo che in paese avevano iniziato a diffondersi quelle voci poco lusinghiere sul suo conto. Una decisione, quella di lasciare il posto di custode, che all'epoca fu pre- Il 75enne di Parenti è accusato di violenza sessuale su una adolescente sa di comune accordo con il parroco, altra figura chiave dell'inchiesta. Durante le indagini, infatti, proprio lui riferì agli inquirenti di ritenere veritiero ciò che si raccontava a proposito del sacrestano, indicando loro anche un'altra ragazza che, in una circostanza, aveva ricevuto le attenzioni particolari di G.C. Nel frattempo, alla ripresa del processo, prevista per il prossimo 20 marzo, sarà sentito proprio un testimone indicato dal parroco. Si tratta ovviamente, di una vicenda giudiziaria appena all’inizio e dall’esito tutt’altro che scontato. Il sacrestano è difeso dall’avvocato Salvatore Tropea del foro cosentino. mcr