Anno IX - n° 6
Giugno 2012
TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA)
www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove
Gara di solidarietà
Il terremoto
e la voglia
di riprendersi
5
Una storia
a lieto fine
I supereroi
portano
l’apparecchio
9
A lezione
di legalità
3
I giovani
imparano
a tempo di rock
Dopo gravi
incidenti
La ripresa?
A volte parte
dai capelli
6
Terremoto: profilo basso e tutti, di nuovo, a lavorare
Si fa fatica a riuscire a
parlare, in queste ore,
con uno dei tanti piccoli
imprenditori così duramente colpiti da un
terremoto che sembra
non aver fine. Li cerco
per una trasmissione
televisiva e loro faticano a rispondere al
telefono. Spesso una
voce gentile ci fa sapere che si faranno vivi
loro. Non si sa come,
non si sa quando. Un
amico, ch da anni lavora per l’associazione
che rappresenta l’imprenditoria bolognese,
mi spiega: “Abbiamo
scelto di tenere un profilo basso”. Come dire:
poco clamore, niente
lacrime, chi vuole ci
aiuti concretamente.
Magari offrendo un ca-
pannone per ospitare, temporaneamente,
delle lavorazioni. O un
ufficio tecnico come ha
fatto Luciano Ranieri,
imprenditore creativo
e solidale. Cessato il
clamore dei Media, tutti temono, resteranno
i conti da far quadrare. Le commesse non
attendono: o ci sei o,
purtroppo, ci si rivolge
altrove. Comprensione
cioè per quanto avvenuto ma un ospedale
deve andare avanti. E
se non è il distretto biomedicale di Mirandola
a fornire l’occorrente,
ci si rivolgerà al vicino.
Logica, crudele, quel-
la degli affari. Si può
guadagnare molto ma
basta un rovescio e si
perde tutto. La concorrenza è spietata: qualcuno, immaginiamo, si
sarà subito fatto sotto,
proponendo gli stessi
prodotti delle aziende
vittime del sisma, magari a prezzi scontati
tanto per acchiappare
un nuovo cliente. Mi
dice, un’amica che ha
scelto da anni di lavborare all’estero, che soffre vedendo le immagini di una terra, la sua,
martoriata. Mi confida
che, in certi momenti,
vorrebbe essere qui,
dare una mano, allevia-
re qualche solitudine.
Nobili propositi i suoi.
E sinceri, credetemi. E’
in questi momenti che
gli italiani si rivelano
per quello che sono:
compatti, solidali, attaccati ad ogni grammo
della loro terra. Non è
una bandiera a tenerli
uniti ma la capacità di
condividere un dolore,
la paura, l’ansia per
un futuro che ci sembra sempre più incerto. L’Europa farà la sua
parte, ci dicono. Vogliamo crederci. Ma vorrei
davvero che questo insieme di Paesi si muovesse compatto anche
in assenza di lutti, di
Visitate il nostro sito
www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove
Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit,
editrice di “Le Buone Notizie”, è così formato:
Giorgio Albéri - Presidente
Fabio Raffaelli - Vice Presidente
Ornella Elefante - Segretario/Tesoriere
Maria Dagradi - Consigliere
Paola Miccoli - Consigliere
Andrea Ponzellini - Consigliere
Luisella Gualandi - Revisore dei conti (Presidente)
Donatella Bruni - Revisore dei conti
Comitato di Redazione:
Cecilia Canella, Valentina Caprini,
Giorgia Fioretti, Massimo Guandalini
grida e di gente che vive, non si sa per quanto, sotto una tenda.
Mandare un sms solidale è importante, in queste ore, come sentire
che l’Europa allargherà
per un attimo la borsa. Ma anche io temo il
dopo, quel silenzio assurdo che lascerà tante imprese in balia dei
marosi. “Grazie, adesso
ci serviamo da...” potrebbero sentirsi ripetere in tanti. E non vorrei mai che qualcuno si
trovasse a fare i conti
con questa drammatica
evenienza.
Buona lettura
Dal vostro direttore
Fabio Raffaelli
P.S.:
Ci vediamo a settembre
Le Buone Notizie nasce da un’idea
di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli
Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail
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Edito da Associazione Buone Notizie
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2
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Anche i supereroi portano l’apparecchio
A
nthony Smith,
quattro anni,
è un bambino
che divora senza sosta libri a fumetti: la
sua vita non è facile
né di certo normale visto che è sordo
dall’orecchio destro
e da quello sinistro
quasi non ci sente.
Il bambino del New
Hampshire si rifiuta di mettere l’apparecchio acustico,
che ha ribattezzato
«Blue Ear» (orecchio
blu) - dal colore della speciale protesi -,
perché «neppure i
supereroi lo fanno».
Così, dopo innume-
La vicenda del piccolo Anthony Smith
ha commosso la blo-
revoli tentativi andati a vuoto per aiutare
il figlio, la mamma di
Anthony decide di
chiedere aiuto alla
Marvel. La risposta è
stata una sorpresa.
gosfera: il bambino
quell’apparecchio
acustico proprio non
se lo vuole mettere,
gli dà fastidio.
E poi, nemmeno gli
eroi dei fumetti per
cui stravede li indossano.
Come dargli torto?
Tuttavia, a breve dovrà andare a scuola
e abituarsi alla protesi. La madre, Christina D’Allesandro, le
prova tutte - senza
successo.
Disperata, decide infine di scrivere una
mail alla Marvel Comics, la casa editrice
che nella sua galassia di supereroi annovera L’uomo ragno, Hulk, Iron Man.
Chiede aiuto.
E pronta arriva la risposta. Dopo qualche giorno nella
cassetta delle lettere trova un’immagine di «Hawkeye».
«Occhio di Falco»,
infatti, è già un personaggio noto nei
fumetti della Marvel.
Risale al 1984 e in
una delle strisce lo si
vede indossare proprio un apparecchio
acustico dopo aver
perso l’udito a causa
di un’esplosione.
Forse questo gesto sarebbe bastato per convincere il
bambino audioleso
a mettersi finalmente l’«orecchio blu».
Marvel, però, fa di
più: il giorno seguente c’è di nuovo posta
per D’Allesandro.
Il mittente: ancora
la famosa casa di fumetti. E stavolta c’è
la striscia di un nuovissimo personaggio:
«Blue Ear», Anthony
ovviamente, ora non
vuole più togliersi
la protesi; la mamma è felicissima ed
esprime tutta la sua
gioia e riconoscenza
attraverso interviste
alle tv locali.
Essendo anch’io padre di un bambino,
posso capire cosa abbia spinto Christina a
fare questo passo»,
ha detto l’editore di
Marvel, Bill Rosemann. «La
sua
storia
ci ha
commosso
tutti».
(e.b.)
Un omaggio per Melissa
Anche il Centergross di Bologna ha voluto rendere omaggio a Melissa Bassi, la giovane studentessa morta per lo scoppio di una bomba
mentre entrava a scuola a Brindisi.
Lucia Gazzotti, presidente della grande struttura commerciale
dell’hinterland felsineo ha infatti deciso di dedicarle il premio per il
miglior allievo della Scuola di stilismo che fa capo appunto al Centergross (il sogno di Melissa era quello, infatti, di entrare nel mondo
della moda come stilista). Il riconoscimento verrà consegnato in
occasione della cerimonia conclusiva dei 40 anni del Centergross,
alla presenza del ministro Fornero.
3
Cosi vi racconto il fascino del Liberty
T
utto ebbe inizio alla
tenera età di sette
anni, quando Andrea
Speziali sognò una casa incantata dalle linee morbide e sinuose come le onde
del mare all’ora del tramonto. Poi il giovane riccionese, ormai adolescente, passeggiando per le vie
della cittadina romagnola,
si imbatté in una palazzina
che gli riportò immediatamente alla mente la casa
dei sogni.
Questo fatto lo colpì talmente tanto da incominciare una ricerca sulla storia della villa che lo portò
sulle tracce di Mario Mirko
Vucetich: fu infatti l’eclettico artista liberty l’autore
di Villa Antolini a Riccione,
alla quale nel 2010 Speziali ha dedicato quasi un intero libro edito da Maggioli
e intitolato “Una stagione
del Liberty a Riccione”.
Da maggio il giovane studioso è tornato a riempire gli scaffali delle librerie
con una raccolta di materiale sulle architetture Li-
le congratulazioni dell’Assessore alla Cultura regionale Massimo Mezzetti,
un testo critico di Vittorio
Sgarbi, nonché una poesia
di Tonino Guerra dedicata
a Speziali poco tempo prima di lasciarci.
Ma non finisce qui, vero
Speziali?
“No di certo! Il 18 agosto dell’anno scorso ho
inaugurato a Riccione una
mostra con progetti di ville, fotografie e cartoline
d’epoca di costruzioni in
berty del nostro territorio
risalenti al periodo compreso tra la fine dell’800 e
l’inizio del ‘900; il titolo è
“Romagna Liberty” (Maggioli Editore) e contiene
una presentazione del Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani,
stile Liberty.
A dicembre l’esposizione è
uscita dal territorio emiliano-romagnolo per arrivare
a Venezia, poi approderà
anche a Rimini e Cervia. Ci
tengo a sottolineare come
il progetto abbia ricevuto
il patronato dell’Herity che
4
ne ha certificato la qualità,
oltre al patrocinio del Ministero, della Regione e di
tutte le Province. Inoltre,
in occasione della partita
a scacchi di Marostica da
lui ideata nel 1954, curerò una mostra nella quale verranno esposti i bozzetti su velina dei costumi
disegnati appositamente
dall’artista”.
Veniamo a Mario Mirko Vucetich. Perché dedicargli
così tanta attenzione?
“Innanzitutto perché grazie a lui mi sono avvicinato ad un mondo che prima
ignoravo e in secondo luogo perché ritengo sia un
vero e proprio genio della storia dell’arte italiana,
al quale la critica non ha
rivolto l’attenzione che
meritava. Ed ecco che io,
con il mio lavoro, intendo
‘riportarlo in vita’. Bisogna
anche dire che io sono il
titolare di tutta la collezione Vucetich comprendente
oltre mille opere d’arte”.
L’artista nacque nel 1898
a Bologna. Cos’è rimasto
della sua presenza in città?
“Vucetich è stato scultore, architetto, artista e illustratore. Sotto alle Due
Torri ricordo Villa del Meloncello (o Villa Meriggiani) che è stata costruita
nel ‘700 per volere della famiglia Mattei. Negli
anni ’20 la villa è stata poi
venduta ai Meriggiani, i
quali affidarono i lavori di
restauro a Vucetich. Dopodiché nel 2010 è stata
ceduta ad un’imprenditrice bolognese, la quale ha
a sua volta cominciato la
ristrutturazione
dell’edificio; anch’io, in qualità
di esperto, ho collaborato
alle operazioni di restauro condotte dall’architetto
Monica Cardin Fontana. I
miei studi per esempio mi
avevano portato a scoprire
che i decori della villa bolognese sono uguali a quelli
che si trovano all’interno
di Villa Alverà Marzotto al
Lido di Venezia.”
Ci sono altre tracce che ci
riportano a lui?
“Sì, Villa Masè Dari e l’abitazione di suo fratello Gino
che fu costruita nell’immenso giardino di Villa Goldoni in Viale Risorgimento.
Villa Vucetich fu acquistata dalla famiglia Goldoni,
la quale decise però di demolirla immediatamente.
L’archivio storico comunale di Bologna ha ritenuto
che non fosse mai esistito, invece io sono riuscito
a trovare le planimetrie e
alcune documentazioni fotografiche che ne hanno
attestato l’esistenza”.
Vucetich è stato anche
scultore…
“Sì, ha realizzato molte
sculture per figure importanti dell’epoca come Umberto Notari e Goffredo
Parise. Inoltre, l’artista ha
realizzato il busto di Mussolini in bronzo per Addis
Abeba grazie all’amicizia
con il politico Bottai. Ma
non dobbiamo dimenticare il Vucetich illustratore,
ovvero lo stesso che nel
1952 ha illustrato il primo
libro di favole di Carlo Emilio Gadda. Anche in questo
caso, io sono riuscito a
contattare il proprietario e
quindi a rilevare i disegni
originali per la xilografia”.
Manuela Valentini
Solidarietà, si comincia dal Parmigiano
C’
è stata una
vera gara di
solidarietà
alla prima vendita
dei 12 milioni di chili
di Parmigiano Reggiano recuperato dal
crollo dei magazzini
di stagionatura distrutti dal terremoto.
Lo ha reso noto la
Coldiretti che ha organizzato l’iniziativa
per fare ripartire al
più presto l’economia e il lavoro, con
il prodotto motore e
simbolo dei territori
colpiti dal sisma, che
contano danni di almeno 250 milioni per
il solo settore agroalimentare con crolli
e lesioni degli edifici
rurali (case, stalle,
fienili e serre), danni
ai macchinari e perdita degli animali
sotto le macerie.
Il terremoto, sottolinea Coldiretti, ha
nare a terra migliaia
di forme da peso di
40 chili l’una a causa del crollo delle
«scalere», le grandi
scaffalature di stagionatura che sono
collassate sotto le
scosse. Si stima che
circa la metà delle
forme di Parmigiano
immagazzinate sia
stata danneggiata:
e non possa quindi
continuare la stagionatura ed in particolare è andato perso il
70 per cento del parmigiano che ha fino
a tre mesi di stagionatura, il 50 per
cento di quello fino a
nove mesi e il 40 per
cento del formaggio
che ha fino a dodici
mesi.
Il terremoto è stato
grave perché - continua la Coldiretti - oltre a provocare il
crollo dei monumen-
tori e consumatori
sono ora impegnati
a salvare in una lotta contro il tempo.
Le forme irrecuperabili sono destinate
alla produzione di
formaggio fuso con
perdite economiche
colpito
duramente
13 magazzini di stagionatura del Parmigiano
Reggiano
Dop facendo rovi-
ti ha provocato anche il crollo del patrimonio agricolo del
territorio colpito dal
sisma che agricol-
enormi. Nei magazzini colpiti dal sisma
si trovava circa il 10
per cento della produzione italiana di
Parmigiano Reggiano che è - ricorda la
Coldiretti - di circa
3,3 milioni di forme
all’anno. A questi numeri vanno aggiunte
le altre centomila
forme di Grana Padano nei magazzini
del mantovano, pari all’ll,2
per cento della
produzione totale. Le forme
di Parmigiano
salvate sono in
trasferimento
nei magazzini
non
danneggiati dopo aver fatto
le verifiche di stabilità e ora si cerca di
ripartire con l’iniziativa Coldiretti/Cam-
pagna Amica per
sostenere le aree
agricole colpite dal
sisma e favorirne al
più presto il ritorno
alla normalità. Da
questo fine settimana è infatti possibile acquistare il Parmigiano
Reggiano
«terremotato», già
stagionato e controllato dal Consorzio
di Tutela, in tagli da
un chilogrammo e al
prezzo di mercato
fissato dal caseificio
di origine, per evitare distorsioni e speculazioni. L’iniziativa
degli agricoltori è
destinata ad estendersi in molte città
italiane (fonte: Agi).
5
Quando la ‘ripresa’ parte dai capelli
D
a
un’analisi effettuata
dall’Unione
Europea,
emerge
che in Europa vivono
oltre trenta milioni di
calvi, sessantamila
dei quali si sottopongono ogni anno al
trapianto di capelli.
Il problema della calvizie, che è in continuo aumento, colpisce più di 11 milioni
di italiani, tra i quali
figurano molti soggetti giovani (il 15%
dei ragazzi presenta
già segni di diradamento in età adolescenziale) e molte
donne, che costituiscono circa il 30%
del totale (35% in
età fertile e 50% in
menopausa).
Studi recenti hanno dimostrato che
alla predisposizione
genetica si associano diverse concause, quali una dieta
inadeguata, stress,
alterazioni ormonali, infezioni, farmaci
ed uno scorretto sti-
le di vita. A Roma,
nei giorni scorsi, si è
svolto un importante evento scientifico,
occasione di confronto tra specialisti
del settore, sui progressi della scienza
e della tecnologia.
Particolare interesse
ha suscitato la discussione sul sistema misto, chirurgia
e infoltimento naturale. Chirurgicamente si conferisce alta
ries, con il sistema
di infoltimento CNC
(capelli naturali a
contatto), tecnologia
brevettata da oltre
40 anni. L’azienda leader nel trattamento
non chirurgico del-
densità e naturalezza alle prime file
anteriori con capelli
trapiantati, le epitesi (protesi del capillizio) vengono poi
applicate posteriormente per dare pari
densità anche alle
regioni coronali. Proprio al sistema misto
è stato dedicato un
workshop che ha visto protagonista la
bolognese
Cesare
Ragazzi
Laborato-
la calvizie è stata
di recente acquisita
da Advicorp, società di investimento
inglese, che ne sta
curando lo sviluppo
internazionale e il
posizionamento sul
mercato.
Molto intensa l’attività della Cesare
Ragazzi Laboratories
anche sul territorio:
una nuova sede, che
presto verrà inaugurata in via Larga,
Stefano Ospitali
6
nuovo impianto a
Zola Predosa e soprattutto una convenzione con l’INAIL
come fornitore esclusivo.
“Non ci soffermiamo
mai troppo – racconta Ospitali – sulle
conseguenze, psicologiche e materiali,
di un grave incidente. Traumatizzati e
gravi ustionati che,
faticosamente, tentano di tornare alla
normalità. E i capelli sono spesso una
delle perdite più dolorose”.
Lo stesso, aggiungiamo noi, capita a
molte donne che si
sono sottoposte ad
un trattamento di
chemioterapia particolarmente intenso.
Ancora più drammatico quando si tratta di un bambino o
di un ragazzo che,
automaticamente,
si trova escluso dal
gruppo proprio per
il fatto di portare
addosso, in maniera così tangibile, il
segno della malattia. “Specificamente
per loro – continua
Ospitali – stiamo attuando un progetto
che vedrà la nostra
azienda impegnata
nel sociale. La Fondazione Centro Studi
sulla Calvizie Cesare
Ragazzi sarà, infatti, un ente di ricerca scientifica senza
scopo di lucro con
l’obiettivo di approfondire aspetti fisiologici, psicologici
e sociali legati alla
calvizie. Come dire:
partiamo da Bologna
e proprio per questo vogliamo essere sempre di più al
fianco della nostra
città”.
Telemedicina, ecco la ricetta per il futuro
P
er Telemedicina si intende
l’applicazione
delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni alla scienza medica.
Attraverso la creazione
di una rete telematica di
strutture sanitarie è possibile, infatti, ottenere informazioni sulla disponibilità
dei posti letto, sull’accesso
alle liste di prenotazione,
troppo spesso caratterizzate da ritardi esagerati,
sulla gestione delle cartelle cliniche, con gli adeguati accorgimenti per la tutela della privacy, dei referti
medici etc. Questo si traduce in un sensibile miglioramento sia della qualità
dei servizi per il cittadino,
che si sente più garantito, sia delle condizioni di
lavoro del personale, che
accede più facilmente alle
informazioni. Non ultimo,
nell’ottica di una congrua
riorganizzazione del Sistema Sanitario, l’utilizzo delle tecnologie informatiche,
snellendo le procedure e
migliorando i servizi offerti, contribuisce a garantire anche un contenimento
della spesa sanitaria.
Permette di Migliorare la
qualità di vita dei pazienti, consentendo loro di essere curati a domicilio o
comunque il più possibile
vicino alla loro abitazione.
Favorisce la disponibilità di specialisti indipendentemente dal luogo in
cui abiti il paziente, migliorando l’assistenza anche in quelle comunità
territorialmente
sparse.
Accresce la qualità delle
decisioni del medico mettendo a sua disposizione,
in modo semplice e veloce,
le informazioni esistenti relative al paziente. Fornisce
pertanto al paziente un
servizio migliore ed anche
maggiori informazioni sullo stato della propria salute. Riduce il lavoro amministrativo superfluo e cura
il rispetto del programma
terapeutico e rileva assiduamente ogni variazione
di ordine fisco e clinico che
possa richiedere una modifica nella terapia del paziente.
Garantisce
sicurezza e
privacy nello scambio di
informazioni mediche di
ogni singolo paziente con
una più efficace e tempestiva assistenza diagnostica e terapeutica soprattutto nei casi di urgenza.
Riduce i tempi di ricovero
dei pazienti e del pendolarismo casa-medico-ospedale.
Alla Telemedicina si unisce
il sistema di Televideoconsulto che si basa sul col-
legamento a distanza tra
strutture sanitarie, e sulla
possibilità di trasmettere,
tramite reti di telecomunicazione, dati biomedici
ed immagini diagnostiche.
Diventa così possibile ottenere una consulenza senza trasferire fisicamente
il paziente o la sua documentazione clinica, quando lo richiedano motivi
d’urgenza, di particolare
complessità del caso patologico, oppure di intrasportabilità del paziente.
Si realizza, grazie a questo sistema, la possibilità
di una collaborazione interdisciplinare tra
équipe mediche, che porta ad una integrazione del
patrimonio delle diverse
competenze,
con l’obiettivo ultimo della
risoluzione del caso clinico
e, quindi, del benessere
del paziente.
Donatella Bruni
7
Finisce la scuola, è tempo di esami
L’
estate è ormai alle porte
e con essa,
puntuale e tanto attesa arriva la chiusura delle scuole e l’inizio delle sospirate
vacanze. Per alunni
ed insegnanti, questo è senza dubbio
un bel periodo, anzi
potremmo dire… un
gran bel periodo, ma
non tutti sono proprio così contenti. Mi
riferisco agli studenti
di scuola media e superiore che dovranno
sostenere gli esami
di fine corso. Indubbiamente, entrano
molto in gioco i caratteri e le situazioni
personali, ma penso
non sia esagerato
ritenere che questo
è uno tra i momenti più significativi ed
emotivamente coinvolgenti nella vita di
una persona.
Una dose di apprensione, di ansia, di
preoccupazione
è
senz’altro da mettere in conto e va
considerata normale e coerente con la
situazione oggettiva,
8
ma ci possono essere condizioni che, al
contrario, meritano
di essere osservate
e gestite con maggiore attenzione. Possono esserci ragazzi che vivono in
maniera troppo intensa e personale
questo momento, rischiando di farsi travolgere da un senso
di pericolo ed inadeguatezza.
Cerchiamo di comprendere cosa accade e magari come
poter essere loro
d’aiuto. Intanto una
precisazione:
ogni
persona è diversa
ed unica allo stesso
tempo, quindi è normale che così come
ci sono studenti che
magari danno alla
scuola un peso relativo, ce ne sono altri
che su di essa investono tutte le loro
risorse ed energie.
E comunque, è sempre bene non dare
mai niente per scontato, perché magari
proprio quel ragazzo
che da sempre sul
fronte scolastico si
è dimostrato menefreghista, ora magari per motivi suoi,
vive la scuola diversamente. Quindi, noi
adulti, genitori e/o
insegnanti, cerchiamo di evitare le cosiddette
etichette,
che altro non sono
che pregiudizi.
Se ci accorgiamo
che un ragazzo vive
l’esperienza scolastica come… identificandosi in essa,
mettendola al primo posto nella scala delle sue priorità,
cerchiamo di fargli
capire bene che le
valutazioni, i voti,
vengono
attribuiti
all’elaborato, all’interrogazione, non a
lui come persona.
Questo è un passaggio molto delicato: se io prendo un
quattro nel mio compito di matematica
e comprendo bene
che è al compito che
quel quattro è riferito, forse ci rimarrò
un po’ male, ma capirò che la prossima
volta dovrò semplicemente studiare un
po’ di più. Ma, se io
ho una mia modalità interna che mi fa
sentire quel quattro
come una valutazione che viene data a
me come persona,
attraverso il compito
di matematica, ma a
me, io mi sentirò un
quattro.
Che vuol dire: mi
sentirò un insufficiente, una persona
gravemente insufficiente, di insufficiente valore.
Mai come in questi
momenti può essere
d’aiuto la presenza
affettuosa dei genitori. Chi tra noi è
mamma o papà di
figli adolescenti sa
bene quanto sia difficile gestire le relazioni comunicative con loro; a volte
hanno la capacità di
portarci a livelli di
esasperazione
tali
che… come mi disse
una mamma “Uno di
questi giorni telefono alla legione straniera e sento se me
lo arruolano!” Rende
l’idea eh?
Eppure, grandi e
grossi, polemici e
musi lunghi, quando
sono in crisi è l’abbraccio della mamma e del papà quello
che vogliono, quello
di cui hanno veramente bisogno. Perché non si smette
mai di essere figli.
Allora ascoltiamoli.
Mettiamoci lì vicino
a loro ed ascoltiamoli. Ascoltiamo quello
che ci vogliono dire,
senza interromperli
e senza giudicarli. E
magari, quando hanno terminato, possiamo dire loro che
li capiamo, perché
anche noi ci siamo
passati quando avevamo la loro età.
Possiamo raccontare di come ci siamo
sentiti, di come siamo riusciti a superare le nostre difficoltà. Possiamo dire
loro quanto li stimiamo ed apprezziamo e se l’impegno
durante l’anno non
è stato dei migliori,
potremmo cercare di
far loro capire che è
proprio il malessere
che sentono adesso
che può trasformarsi
in un punto di partenza dal quale ripartire.
Più motivati, più presenti a se stessi.
Più grandi. Allora
forse, la fine della
scuola, intesa come
la fine di un ciclo, di
un percorso, potrà
diventare l’occasione di un passaggio
evolutivo unico ed
irripetibile.
Un punto di arrivo ed
allo stesso tempo di
partenza, nel lungo
viaggio della vita.
Paola Miccoli
Educare alla legalità: si deve, si può
I
l “Principio della legalità” afferma che tutti
gli Organi dello Stato
sono tenuti ad agire secondo la Legge. Tale principio, che si afferma dopo
la Rivoluzione francese del
1789, esprime una scelta garantista e di libertà.
La trasgressione è il comportamento di un soggetto
che non rispetta le regole
che possono essere di tipo
molto diverse: sociali, culturali, morali ecc., e ne segue la punizione.
Lo sforzo delle Istituzioni,
è quello di prevenire e da
qui nasce l’idea di coinvolgere i giovani perché
insegnino ad altri giovani
a vivere la vita in maniera serena, rispettando le
Giovani). Sono stati individuati quattro percorsi che
hanno coinvolto i ragazzi
delle scuole medie e superiori del capoluogo, che in
questi mesi, sotto la guida
di esperti, si sono cimentati in attività creative nei
settori della Musica con
corsi di formazione musicale, del Cinema con realizzazioni di cortometraggi,
del Teatro con realizzazione di uno spettacolo e
dello SPORT con avvio alle
attività sportive, sul tema
del bullismo, alcol e droga,
degrado urbano e cittadinanza attiva.
Già il 21 marzo scorso era
stata raggiunta una prima
tappa del progetto, con la
rappresentazione teatrale
Il Gen. Vittorio Tomasone con la presentatrice Virginia Stagni
(a sinistra) ed il Direttore del Coro Professoressa Monica Fini
persone ed il mondo che li
circonda.
Lo scorso anno, quando il
Comando Provinciale Carabinieri di Bologna pensò
di diffondere la legalità e
lo scambio di informazioni
sui fenomeni criminosi fra i
giovani, sicuramente, non
si aspettava che l’iniziativa avesse un così elevato
successo da farla ripetere
anche nel 2012.
Infatti, a questa iniziativa
si sono affiancati la Provincia, il Comune di Bologna,
col supporto della Regione
Emilia Romagna, del Conservatorio “G. B. Martini”
di Bologna, della Cineteca
di Bologna e dell’A.N.G.
(Agenzia Nazionale per i
“Sogni e stracci”, opera in
due atti ideata e completamente realizzata da una
compagnia di giovani attori “I NAVIG@TTORI,
La seconda edizione della “Giornata della Cultura
alla Legalità tra i Giovani” si è tenuta invece il
16 maggio scorso, presso
la “Sala Monticelli” del Comando Legione Carabinieri
“Emilia Romagna”.
Sul palco si sono esibite
5 band musicali “Orchestra Musicaliceo”, “Forgotten Somnium”, “Progetto
Band-junkers”,
“Fe56”,
“Lady Peaches”, che hanno interpretato brani del
repertorio classico/sinfonico e successi nazionali ed
La band del Liceo Fermi
internazionali del genere
pop, rock e blues.
Sono stati presentati tre
cortometraggi
realizzati
dagli studenti, in collaborazione con la Cineteca,
sui temi della cittadinanza
responsabile, l’abuso di alcol ed il degrado urbano.
All’evento hanno partecipato oltre 360 giovani di
11 scuole medie e superiori di Bologna e di Molinella.
Ospite d’eccezione è stato
il cantautore Samuele Bersani, che ha voluto omaggiare la platea eseguendo
un suo celebre pezzo ,“Il
Mostro”, composto all’inizio della sua carriera artistica.
Colonna sonora della manifestazione è stata la canzone “Usa la testa”, ” scritta dal carabiniere Luca
Cedroni ed arrangiata dal
Tenente Colonnello Pier
Paolo Sardu, che invita i
giovani a dare più impor-
tanza ai valori della vita
senza perdere la testa per
cose futili, pericolose e che
possono portare a delle situazioni senza ritorno, ma
anche i Genitori ad ascoltare i propri figli, affinché
si instauri un dialogo ed
un reciproco rispetto delle
proprie idee.
Il logo è stato invece ideato e realizzato da Diego
Mussoni e Alex Dotti, studenti dell’Istituto Professionale “Aldrovandi Rubbiani” di Bologna.
Numerosi applausi hanno
accompagnato la serata e
un sentito ringraziamento
da parte di tutti gli intervenuti al Colonnello Alfonso Manzo, Comandante
Provinciale Carabinieri di
Bologna, che ha fortemente creduto e voluto tale
iniziativa, sostenuta con
entusiasmo dal Generale
Comandante Vittorio Tomasone.
Giorgio Albéri
Il Col. Alfonso Manzo al termine dell’evento
9
Il ‘Piccoletto’ non si dimentica facilmente
I
l 27 aprile 1912
nasceva in Torino
colui che sarebbe
diventato un grande protagonista, per
quasi 60 anni, dello
spettacolo italiano,
una delle figure più
interessanti del teatro di varietà, che ha
saputo creare personaggi di rottura nel
clima convenzionale
della comicità: Renato Rascel.
Renato
Ranucci,
questo il suo nome di
battesimo, si può dire
che
lo
spettacolo
lo
avesse in qualche
modo nel sangue,
se si considera che
il padre era un cantante d’operetta e la
madre una ballerina
classica. Fin da piccolo si ritrovò pertanto a calcare i palcoscenici e proprio
in teatro debuttò a
inizio anni ‘30.
Il primo successo arrivò, grazie alla sua
comicità moderna e
quasi surreale, nel
teatro di rivista, in
cui propose anche
ironiche filastrocche
come “E’ arrivata la
bufera”, prese spesso di mira dai censori.
“Ho cercato, innanzitutto, di crearmi una
maschera, non tingendomi il volto, o
annerendomi il naso;
né volevo il successo
puntando sulle gambe delle donnine .
Volevo creare un personaggio concreto e
nello stesso tempo
sfasato nel
linguaggio” ; così
l’artista
amava descriversi.
Nel dopoguerra,
il
personaggio del
piccolo
corazziere, diventò
un’icona e
Rascel
continuò ad alternare teatro e cinema (recitò in oltre
40 film), e nel 1952
ebbe la grande prova d’attore in “Il
cappotto”, che gli ha
portato come riconoscimento il Nastro
d’argento.
Ma l’artista soprattutto è un uomo innamorato di Roma
alla quale ha dedicato alcune delle più
belle canzoni del suo
repertorio. Con
la
celeberrima “Arrivederci Roma”, scritta
con Garinei e Giovannini, acquisisce
notorietà internazionale anche nel campo musicale. Passa
da commedie musicali alla prosa e diventa una delle star
più amate del tempo.
Tra i maggiori successi teatrali non
si può non ricorda-
re “Alleluja Brava
Gente”, la commedia musicale che nel
1970 avrebbe do-
vuto interpretare con Modugno,
sostituito invece
da Gigi Proietti
che ebbe qui il
suo trampolino
di lancio e che
Rascel accettò
come coprotagonista, nonostante fosse ancora poco conosciuto.
Nello stesso anno
l’attore
conquistò
anche
il pubblico
televisivo con la serie tv “I racconti di
padre Brown”, dove
interpretò
mirabilmente la parte di un
prete abile nel dipanare misteri.
Versatile quindi in
ogni campo il “piccoletto” ha lasciato di
sé un’impronta indelebile.
“Dicono che i comici
nel quotidiano sono
30
Come sostenere
le Buone Notizie? Bastano
Euro
Vedi a pagina 2
10
tristi: Renato non
era così - ha detto in
un’intervista la moglie Giuditta Saltarini - era allegro, però
non c’é dubbio che
quella
malinconia
tipica del comico la
possedeva in parte,
fantasioso al mille
per mille. In fondo
era un sentimentale,
cosa rilevabile in tutti i suoi personaggi,
sempre dolci e amorosi”.
A cento anni non ti
abbiamo dimenticato!
Donatella Bruni
Carosone? L’abbiamo ‘visto’ agli Ufficiali
R
enato
Carosone, artista
conosciuto in
tutto il mondo, è
tornato a vivere nelle sere del 4 maggio
nel Salone d’onore
del Circolo Ufficiali
dell’Esercito di Bologna.
Lo spettacolo musicale scritto e diretto da Giorgio Albéri
dal titolo “Carosone
& friends story”, ha
avuto un riscontro di
pubblico molto elevato. “The Jumpim’
Shoes”, il complesso
diretto dal M° Lamberto Lipparini, ha
fatto ricordare negli
spettatori con qualche capello bianco,
le melodie ritmiche
del dopoguerra scritte da quel “mostro
sacro” che era Carosone. L’autore, però,
inserendo il cantante partenopeo in un
contesto storico artistico del suo tempo,
ha voluto regalare al
pubblico qualcosa di
più: le interpretazioni di esecutori come
Amstrong,
Dean
Martin, Louis Prima
per gli Stati Uniti e
Buscagliene, Luttazzi e Kramer per l’Italia. Una medley che
ha scaldato gli animi
dei presenti che, più
volte, hanno applaudito la brava cantante Augusta Trebeschi
per avere riportato
in scena i personaggi
di un mondo appena
passato, ma che tutti ricordiamo con nostalgia.
Ottimo compositore, Carosone, amava
la musica quanto la
vita e, nel corso dello spettacolo è emerso questo sentimento che lo portava
ad adorare in modo
esasperato, con rara
sensibilità, la “sua”
bella Napoli.
“Tu vuò fa’ l’americano”, “O Saracino”,
“La
mossa”,
solo
alcune
delle
famose canzoni eseguite da
Mario Parisini
al sax tenore, da Simone Pederzoli al
trombone, da
Marco Vittuari
e Tiziano Bianchi
alle trombe. Applausi interminabili sono stati rivolti anche al pianista
Lamberto Lipparini,
accompagnato
da
Frank Coppola alla
batteria e da Marco
Romagnoli al contrabbasso, quando
ha eseguito il famoso brano “Pianofortissimo”.
Un po’ di commozione, invece, quando
l’attrice Gaia Ferrara ha letto uno degli
ultimi scritti di Carosone: una specie
di “testamento” che
desideriamo qui riportare per il piacere
dei lettori
“Musica, madre mia!
Quando mi mettesti
al mondo, il mio primo vagito fu un LA,
ti ricordi?. Un LA naturale. Le altre note
me le hai insegnate
dopo. E le ho imparate con fatica, con
rabbia, camminando
a piccoli passi su quel
sentiero irto di difficoltà, quel sentiero
di ebano e avorio.
Un passo bianco ed
un passo nero, uno
bianco ed uno nero.
A tempo; con ritmo
preciso, preciso.
E li ho incontrati tutti su quel senitiero,
sai? Clementi, Chopin, Bach, Beethoven, Liszt.
Madre mia, ti degnano appena di uno
sguardo. Che severità. Più alla mano
gli altri. Oggi questo
sentiero è splendido,
luminoso. Ci passeggio, ci respiro, ci
canto, ci suono e lo
percorro su e giù con
sicurezza, con gioia immensa. E non
guardo più nemmeno dove metto il piede, tanto lo conosco.
Sì, ora lo conosco, è
mio! Ma che fatica
Madre mia, sorella
mia, amante mia!
Tu sei la lingua più
bella del mondo,
la lingua che non
si parla, eppure
comprensibile a
tutti, proprio a
tutti. E’ la lingua che parlano gli angeli in
Paradiso, perciò ti amo. E ti
prego: quando sarà giunto
il momento, dì
a quella signora
di non cercarmi.
L’ a p p u n t a m e n t o
è lì, su quel sentiero bianco e nero di
ebano e avorio. Io
sarò lì, puntuale e
sereno. E ritornerò
nel tuo grembo così
come sono venuto.
Te ne accorgerai,
perché sentirai la mia
ultima nota, uguale
e identica alla prima
che mi insegnasti, ti
ricordi? Era un LA,
un LA naturale!”
Luisella Gualandi
11
L’ambiente... un grande alleato nella cura
L
a casa da sempre
è il nostro nido,
dove ci sentiamo
protetti in cui cresciamo, un luogo sicuro,
ma da adulti lo lasciamo per crearne uno
tutto nostro. E’ l’ambiente che ci accoglie
e che riveste da sempre un valore simbolico, che ci accompagna
nelle diverse tappe
della vita. Quando
nell’età anziana insorgono
patologie
cognitive, l’ambiente
familiare e la casa si
possono trasformare
in un “ambiente protesico” che avvolge e
protegge la persona,
non soltanto dai potenziali rischi di incidenti domestici, ma
diventa un supporto
per il malato che offre
benessere come principale obiettivo, evitando possibili fonti di
stress.
L’ambiente
diviene
un alleato nel comprendere gli aspetti
e le peculiarità derivanti da una disabilità determinata dalla
malattia e al tempo
stesso a cogliere e a
valorizzare le competenze residue, le preferenze e i desideri
della persona. La centralità del malato e la
ricerca e salvaguardia
della sua continuità
esistenziale sono gli
elementi fondanti del
sistema Gentle Care
ideato e promosso da
Moyra Jones. L’ambiente protesico è
inteso non soltanto
come spazio fisico,
ma comprende anche
le persone e i familiari
che si prendono cura
del malato e le attività di assistenza e
cura. I familiari devono conoscere l’andamento della malattia
e la storia di vita del
malato che permetta loro di formulare
soluzioni efficaci e di
saper riconoscere e
12
comprendere i segnali
ed i suoi bisogni cercando di comunicare
con lui anche quando lo scambio verbale diventa difficile
o incomprensibile. In
questo caso è importante offrire il contatto di vicinanza fisica e
il linguaggio non verbale per far sentire
tranquilla la persona.
E’ necessario valutare
anche i deficit che la
malattia stessa pro-
frustrazioni. La gentle care si articola in
tre elementi non separabili e in relazione
dinamica l’uno con
l’altro: l’ambiente fisico, le persone che
curano, le attività che
contribuiscono a dare
un senso alla giornata
del malato.
L’ambiente fisico - Il
ruolo cruciale dello
spazio nel piano di
cura è in relazione al
peggioramento della
schi (es: nell’uso di un
coltello ci si dimentica
che taglia, o quale sia
la parte tagliente…
la conseguenza è il
rischio di ferirsi facilmente). Per i familiari
che si prendono cura,
diviene fondamentale
la necessità di controllo del malato per
evitare incidenti.
è importante scegliere per gli ambienti di
casa colori caldi, decisi, evitando colori
duce e le strategie
che la persona mette
in campo per superarle autonomamente. L’osservazione
del comportamento ci
permette di fare una
valutazione su cosa è
in grado di fare, come
lo fa e cosa invece
non riesce più a fare
e perché. Ad una seconda osservazione si
possono evidenziare
gli eventi ed i momenti della giornata
in cui insorge lo stress
e le eventuali strategie per superarle.
L’osservazione consapevole ci permette di
proporre in momenti
propizi attività significative con una bassa
soglia di fallimento.
Occorre, in sintesi,
fare un bilancio dei
punti di forza e di debolezza ponendo degli obiettivi realistici e
raggiungibili evitando
condizione di malattia. Il movimento in
questa fase patologica rappresenta sovente l’unica modalità di rapporto con
l’ambiente che il malato è ancora in grado di utilizzare. Per
tale ragione occorre
strutturare la casa
che renda possibile il
cambiamento flessibile in funzione della
fase di malattia. Nella
metodologia “Gentle
Care” l’ambiente protesico è la casa, sintesi di elementi a cui un
soggetto è legato, alla
familiarità dei ricordi
e degli spazi in cui si
riconosce. Un luogo di
esperienze ed emozioni significative. Le
alterazioni dello stato cognitivo portano
la persona malata a
perdere il senso critico e di giudizio, non
riconoscendo più i ri-
freddi decori, strisce,
fiorellini perché nei
malati si verifica una
difficoltà nel riconoscere i colori, un’alterazione nella percezione della profondità
ed una percezione
distorta degli spazi e
del campo visivo. E’
buona prassi adottare
luci uniformi, di notte
luci che si accendono automaticamente,
evitando luci al neon.
Occorre facilitare la
libertà di movimento
e la fruibilità dell’ambiente consentendo
al malato di conservare la sensazione di
controllo sullo spazio
circostante e di accrescere il suo senso
di appartenenza e di
padronanza nei confronti degli spazi.
I familiari e le persone
che si prendono cura
insieme con un progetto - Le persone che
si occupano del malato devono essere informate, conoscere la
malattia e le sue fasi.
E’ necessario operare
in modo omogeneo
e sinergico, condividendo obiettivi raggiungibili in un piano
di cura con il medico
ed i centri specializzati. I programmi che
si possono ispirare al
modello “gentle care”
si
riferiscono
alla
quotidianità e alle attività e dello stile di
vita
della persona
malata e tiene conto
dei suoi interessi, del
suo contesto culturale. Le attività devono
essere adeguate alle
competenze e alle
funzionalità reali della
persona e rivalutate
ad ogni cambiamento
della malattia. Attraverso la stimolazione
delle funzionalità residue, si riesce a dare
un rinforzo di fiducia
alla persona stessa.
E’ importante nei programmi rispondere ai
bisogni primari della
persona, integrando
ad essi anche bisogni
psicologici secondari
come: la sicurezza,
l’appartenenza alla famiglia, al gruppo, alla
stima e all’espressione di sé attraverso la
creatività. Un esempio: per il senso di
appartenenza offrire
oggetti e fotografie
personali significative
e positive da guardare e commentare,
la relazione e cura di
un animale domestico
se nel proprio passato ve ne siano stati.
Per il senso di realizzazione di sé, è utile
fare o ricordare attività conosciute, saper
ascoltare e fare attività creative insieme.
Infine è importante
uscire dalla routine,
per soffermarsi a riflettere su quanto si è
costruito e realizzato.
Sandra Margheri
I Gessi del Farneto per liberarsi dallo stress
Q
ualche giorno
fa, per godermi il sole e il
profumo della
primavera ho deciso
di fare un’escursione
consigliata dal Parco
dei Gessi e dei Calanchi dell’Abbadessa. L’escursione, non
faticosa, nelle vicinanze di Bologna,
si chiama “I Gessi
del Farneto” e merita una pausa di un
paio d’ore dalla città
e dalla vita stressante di tutti i giorni. Le
strade ed i sentieri
del parco racchiudono un ambiente
naturale dalle caratteristiche uniche, un
microcosmo in cui
spiccano gli spettacolari
affioramenti
dei gessi ed i calanchi dell’Abbadessa.
Dai punti più elevati
si possono ammirare
paesaggi unici, quasi
lunari a tratti, scintillanti per la presenza
del gesso. Lo sguardo abbraccia i solchi
delle valli principali
con le grandi doline
dell’lnferno e della Gaibola e la valle cieca di Ronzano,
chiusa da maestose
pareti
selenitiche.
Il tutto addolcito da
un’infinità di piante
e fiori adattatisi alla
vita sulla roccia, che
colorano i sentieri e
sprigionano intensi
profumi.
L’itinerario che ho
percorso si sviluppa sugli affioramenti
gessosi del Farneto,
seguendo un’antica
strada ai bordi delle
pianura con l’antica
strada di Toscana,
passando per Pizzocalvo,
Ronzano,
l’Eremo e Casola Canina, per proseguire
poi attraverso Monte delle Formiche e
Monte Bibele.
I gessi compresi tra
Zena e Idice contano
quasi una settantina
di grotte, tra le quali
solo quella del Farneto supera il chilometro di lunghezza.
Parecchie di queste
cavità si aprono sul
fondo dell’imponente
Novella, è stata adibita a laboratorio.
Pensate che le sue
pareti sono arricchite da cristallizzazioni
e concrezionamenti calcarei tra le più
spettacolari dei gessi bolognesi! Il suo
microclima fresco ed
umido favorisce l’insediamento di muschi, felci e fiori vari,
anche di specie rare,
soprattutto a quote
così basse, come la
speronella lacerata.
Un’altra
fioritura
meravigliosa è quel-
e nelle giornate più
limpide si rimane incantati dalla visione
delle Alpi.
Particolarmente suggestivi e selvaggi
sono proprio gli affioramenti
gessosi tra Zena e Idice,
doline, che in alcuni
tratti si apre su panorami mozzafiato,
che lasciano vedere
la città in lontananza. Questo tracciato
faceva parte di un
itinerario medievale che collegava la
Buca di Gaibola, che
è una delle maggiori
doline del parco, con
120 metri di profondità! Al suo interno
si aprono gli inghiottitoi di accesso a numerose cavità e una
di queste, la Grotta
la di scilla, che generalmente
spicca
per abbondanza tra
quelle del sottobosco che caratterizza i
versanti della dolina
dell’Inferno. Ma perché si chiama così?
Questa buca deve il
suo nome ad un fenomeno meteorologico che si verifica
talvolta nel periodo
invernale,
quando
dalle cavità interne
si sprigionano delle
nebbie misteriose…
quasi vapori infernali appunto! In realtà
ciò dipende dalle differenti condizioni di
temperatura e densità dell’aria interna rispetto a quella
esterna. Fuoriuscendo, l’aria, carica di
vapore acqueo dovuto ad un’umidità
elevatissima, subisce
un brusco raffreddamento, che la porta
a condensarsi sotto
forma di minuscole
goccioline che ricreano l’effetto nebbia.
È
superfluo
dire
quanto questi luoghi, così particolari e
importanti dal punto di vista naturalistico e ambientale,
riescano ad essere
straordinariamente
belli ed affascinanti
in qualunque stagione dell’anno! Conoscerli e rispettarli è
un dovere, ma anche un piacere, per
questo invito tutti i
Lettori a dedicare un
pomeriggio del loro
tempo a passeggiare su questi sentieri, sempre pronti a
sorprendervi con un
fiore, un profumo o
un paesaggio incantevoli.
Appuntamento, allora,
sull’itinerario
“Cà Gaibola e calanchi del Rio Maleto”
per una bella e facile
escursione ad anello
attraverso gli spettacolari affioramenti
gessosi di Gaibola…
provare per credere!
Valentina Caprini
13
Nuovi festival e conferme di successo
G
iugno è tempo di
festa, ma anche
di festival! Ed è
tempo per i bolognesi di
prepararsi ad assistere ai
nuovi appuntamenti che
si prospettano in città.
Già dal 14 al 17 giugno
parte la prima edizione
del festival di Repubblica e della sua community. Per quattro giorni
le firme del giornale,
opinionisti e ospiti internazionali incontreranno
i lettori e tanti giovani
in diversi luoghi del centro storico per discutere
dei temi dell’attualità e
del futuro. Sarà la “Repubblica delle idee”, una
festa destinata a rinnovarsi ogni anno.
Dal 19 al 22 giugno poi
Bologna terrà a battesimo una nuova iniziativa. Il DAV (Dipartimento delle Arti Visive
dell’Università di Bologna) in collaborazione
con l’Associazione BoArt
e l’Associazione ARTYPE
realizzerà “SONDE New
Media Art”, un progetto
all’avanguardia
nel
panorama
artistico
nazionale e
internazionale. Nell’intento dei
promotori, l’iniziativa si
propone di
superare
le divisioni
e
classificazioni della produzione artistica
contemporanea, adottando il concetto di New
14
Media Art, convergenza dei linguaggi artistici grazie alle possibilità
offerte dai nuovi media.
Una kermesse di quattro
giorni, ad ingresso gratuito, si snoderà tra i
luoghi più suggestivi
della città, mettendo
Bologna al centro
della sperimentazione artistica nazionale e internazionale.
Insieme alle due
novità del 2012, si rinnovano gli appuntamenti con i festival già
s p e r i - mentati da tanti
anni. Dall’8 al
18 giugno si
svolgerà
–
presso la Manifattura delle
Arti - l’ottava
edizione
di
Biografilm
Festival - International
Celebration of Lives, l’unico evento
al mondo
dedicato
alle biografie e ai racconti di vita. Come ogni
anno, Biografilm, presenterà nella Selezione
Ufficiale opere cinema-
tografiche e televisive a
tema biografico, prodotte negli ultimi due anni
e non ancora distribuite
in Italia, che saranno in
competizione per il Lancia Award-Biografilm
Festival 2012 e
il Best Life Award-Biografilm Festival 2012. A
Marina Abramovich invece andrà il Lancia Celebration of Lives 2012.
Tantissimi i film in programma: oltre 450 lungometraggi provenienti
da 40 Paesi, di cui soltanto 10 scelti per entrare nella Selezione Ufficiale del festival, che
quest’anno vedrà ben
6 anteprime europee e
4 anteprime internazionali in competizione per
aggiudicarsi i prestigiosi
Awards. Grande novità
di quest’anno, la sezione Contemporary Lives
che raccoglie alcuni dei
biografilm più interessanti degli ultimi anni
proiettati in anteprima
nazionale nei giorni del
festival.
Della Selezione Ufficiale
2012 fa parte - e verrà
presentato in anteprima mondiale il 10 giugno - anche “Hopper: In
His Own Words” di Cass
Warner, il documentario biografico su Dennis
Hopper, l’icona hollywoodiana simbolo di tante
generazioni, che con il
suo lavoro ha cambiato
la storia del cinema indipendente americano.
E da sabato 23
a sabato 30 giugno, la
Mostra
Internazionale
del Cinema Libero e la
Cineteca di Bologna daranno vita a Bologna alla
26ª edizione del Festival
“Il Cinema Ritrovato”.
O t t o
giornate dense
di proiezioni e incontri,
quattro schermi accesi
da mattina a sera e i
suggestivi appuntamenti con le proiezioni in
notturna in Piazza Maggiore.
E giugno si conclude con
l’attesa dello straordinario concerto-evento del
3 luglio dei Radiohead
che si terrà sul Crescentone. La band di Oxford
torna a riaccendere dopo
trent’anni il palcoscenico storico che fu calcato nel 1980 dai Clash e
sceglie proprio Bologna
tra le quattro tappe della tournèe estiva. Buon
divertimento!
Roberta Bolelli
Arte e gusto, un connubio davvero vincente
S
tiamo
assistendo
da
qualche anno
all’intrigante
connubio dell’arte e del
cibo. L’arte, il vero
Made in Italy di cui
disponiamo, sta perdendo quel suo carattere elitario, diventando sempre più
patrimonio comune,
a cui tutti possono
accedere e che tutti
possono apprezzare anche grazie alla
qualità ed all’accoglienza dei suoi contenitori, oggi spesso
arricchiti da luoghi
progettati appositamente per l’intrattenimento, la conversazione, la fruizione
socializzante.
Se nell’arte ognuno
proietta il suo spirito, ciò
può anche
significare accedere
ai nostri musei per
“gustare” opere insieme con un caffè
o, perché no, un bicchiere di vino. L’interesse per le tendenze artistiche insieme
a quelle gastronomiche rivela un nuovo
approccio
estetico
all’interno di quello che sembra un
nuovo orientamento della museologia
italiana. E così viene
consolidandosi il binomio “arte-cibo” in
una accoppiata vincente.
Architetti e Designers
che realizzano sedi
e ambienti dei nuovi musei prevedono, all’interno degli
spazi museali, luoghi dedicati alla degustazione, originali
Caffetterie
e
accoglienti
Ristoranti,
impreziositi
da arredi e oggetti di design. Viene
così diffondendosi in
Italia, nelle più importanti città d’arte,
una sorta di “benvenuta” competizione
dell’accoglienza.
Possiamo allora fare
sosta a Bologna nel
Caffè Letterario di
Palazzo Fava,
oppure al MAMbo, nel
Bar/Ristorante
ex
Forno del Pane con
ambienti
concepiti all’ insegna della
semplicità e con arredi dal gusto informale e vintage.
In posizione dominante su Torino, nel
Castello di Rivoli,
sede di uno dei più
attivi musei italiani
di arte contemporanea possiamo intrattenerci al Combal.Zero, con cucina
raffinatissima.
A Milano tanti i possibili luoghi, come
ad esempio il Ristorante Giacomo Arengario nel Museo del
Novecento, un gioiello d’architettura
d’interni nello stile
dell’Art Déco degli
anni venti e trenta
del secolo scorso.
Emozionante a Firenze, dopo una intensa
passeggiata nell’arte
più preziosa, intrattenersi alla Caffetteria degli Uffizi con
la sua
splendida
terrazza. A Roma diverse le possibilità.
L’Open
nello spazio Serra del Palazzo delle Esposizioni;
il MAXXI 21, presso
l’omonimo
MAXXI
Museo d’Arte del XXI
secolo, espressione
creativa della famosa architetta iraniana Zaha Hadid; il
MACRO 138, nel Museo di Arte Contemporanea di Roma,
realizzato nell’area
dell’ex fabbrica della Peroni su progetto
dell’architetta francese Odile Decq.
All’Auditorium Parco
della Musica, progettato
realizzato
da Renzo Piano, la
degustazione si declina nello spazio del
ReD (Restaurant e
Design) e alla GNAM
la Galleria Nazionale
di Arte Moderna, nel
cuore dei Parioli, ci
si può intrattenere
piacevolmente
nel
Caffè delle Arti.
Le origini di questo
trend, espressione di
un marketing culturale
di successo,
sono
da
ricercare
al di là dei nostri
confini. Dal Georges
di Parigi, ristorante allestito all’ultimo piano del Centro
Pompidou, all’Oleum
di Barcellona, il nuovo ristorante del
Museo Nazionale di
Arte Catalana, pensato da Gae Aulenti,
al Bistrò del Guggenheim di Bilbao,
al Tate Restaurant
di Londra, ristorante
dell’omonimo
museo, alla ricca offerta dei Restaurants
& Cafés del MoMa di
New York.
Se apprezziamo il
valore, anche economico, dell’arte dobbiamo
riconoscere
che la contemporaneità dà un nuovo significato alle sinergie
tra mondo artistico e
cibo, fattore culturale ormai riconosciuto
anche a livello internazionale.
E in queste
sinergie l’eccellenza
italiana ha una grande possibilità di sviluppo.
Roberta Bolelli
15
La ‘manutenzione’ della professionalità
L’
arte del “mantenere”
può
fare pensare ad
un qualcosa da conservare immutato. Il
problema di mantenersi aggiornati sotto
il profilo professionale
e pronti a tutti i mutamenti in atto, assume
delle dimensioni non
trascurabili nella vita
di tutti quei soggetti
che anche attraverso
la professionalità intendono esprimere il
loro modo di essere e
giungere al pieno sviluppo della loro professionalità.
Due desideri possono
spingere a prendere
cura del proprio aggiornamento professionale: il desiderio
di servire e quello di
essere sempre “nuovi”:
1) il desiderio di servire rientra nelle
capacità mentali/
comportamentali
e risponde ad un
senso profondo di
rendersi utili agli
altri;
2) il desiderio di innovarsi spinge ad
esercitare la curiosità per il nuovo ed a scoprire il
gusto della sperimentazione.
La prima strada da
percorrere è quella
dell’autoapprendimento (processo di
“manutenzione” vissuto in solitudine).
La seconda è quella di
apprendere dall’esperienza: infatti ogni situazione in cui si verificano modificazioni
della realtà costituisce una splendida
occasione di conoscenza e di crescita
(metodo “imparare a
imparare”).
Un uomo professionalizzato ed in possesso di conoscenze
multidisciplinari deve
prevedere un attento
controllo della validi-
16
tà e modernità delle
proprie conoscenze
attraverso:
1) associazioni professionali ove il
problema
della
”manutenzione” è
comune e condiviso (momento di
raffronto con persone che svolgono
la stessa professione);
2) l’ aggregazione
che vuol dire uscire dalla solitudine
per comunicare e
farsi conoscere;
3) il superare i problemi del tempo,
del denaro e della
lingua.
Il modo di porsi. La
personalità di un individuo si valuta in
funzione della sua
capacità nel reagire positivamente a
contatto con persone diverse nelle più
svariate circostanze
(personalità “aggressiva”, “timida”, ecc).
Il processo di autoaggiornamento si fonda su una personale
esigenza interiore: il
dovere nei confronti
di se stessi (capacità,
volitività, ecc).
Nella vita lavorativa
la fase della “manutenzione” della professionalità è scomoda e complessa.
L’integrazione fra le
funzioni provoca difficoltà ed intrecci.
Il “manutentore” è
colui che con le sue
elevate capacità fa
da cinghia di trasmissione con le nuove situazioni professionali.
Egli ama già ciò che
farà, perchè “tiene”
alle sue conoscenze.
Per Freud la complessa attività psichica è originata e
diretta dalle pulsioni
che sono delle forze
istintive che attivano il comportamento
dell’individuo in relazione alle sue necessità biologiche:
1) principio del piacere
(individuo
alla ricerca di un
appagamento immediato dei suoi
bisogni istintivi);
2) principio di realtà
(la gratificazione
non può essere
raggiunta immediatamente a causa degli ostacoli che la “realtà”
presenta) Ricerca
altre vie di gratificazione - adattamento all’ambiente.
Perchè gli individui
scelgono
un’azione
piuttosto che un’altra?
Per rispondere a ciò è
necessario parlare di
motivazione, di “rea-
lizzazione di se stessi”.
Motivazione: quell’insieme di forze che
spingono l’individuo a
fare ciò che fa.
Bisogno: è la causa
dell’energia che spinge la persona ad agire.
Vivere in modo adeguato al proprio ruolo
preferito, raggiungere il proprio modello
ideale (ricerca costante del ruolo che
ci compete).
Senso di identità si
associa al concetto
di abilità, di doti intellettuali, di capacità
personali.
Per essere una persona “buona”, “di
successo”,
quindi
“realizzata”, è necessario tenere presenti
quattro
importanti
fattori:
• la
comprensione
delle proprie capacità e dei propri limiti;
• la
consapevolezza di quali livelli di
realizzazione sono
possibili;
• l’esperienza: storia individuale dei
propri successi od
insuccessi;
• lo status sociale:
gruppo di appartenenza o gruppo al
quale si vorrebbe
appartenere.
La persona che ha
sempre riportato dei
successi porrà a se
stessa livelli di realizzazione sempre più
alti
La persona che ha
sempre degli insuccessi, ridurrà progressivamente il livello per difendersi da
ulteriori insuccessi.
La “Motivazioni al
prestigio” è il desiderio di essere tenuti
alla massima considerazione dai membri
della propria cerchia.
Questa motivazione
spinge l’uomo a lottare per raggiungere
una sempre più sempre alta condizione
sociale
(comodità,
agiatezza, efficienza,
ecc.).
La “Motivazione al
potere” è il desiderio di controllare altri
individui, di ottenere
la loro obbedienza, di
dominare la loro azione, di determinare il
loro destino (spesso
viene scambiata con
quella di prestigio e
di possesso, perchè
comunque esse portano al “potere”).
La “Motivazione al
possesso” è il desiderio di possedere,
di accumulare beni
materiali (aumento
della stima per beni
di marca, di valore).
La ricchezza libera
l’uomo dall’assillo incessante dei bisogni
del mangiare e del
vestirsi.
La “Motivazione all’integrazione”vuole dire
stare insieme agli altri con il solo scopo di
ottenere compagnia
(senso di difesa da
parte del gruppo).
Mantenere la professionalità è un “dovere” dell’homo sapiens
fino a che la vita gli
consente di dare alla
società ciò che si
aspetta da lui.
Giorgio Albéri
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