Anno IX - n° 6 Giugno 2012 TARIFFA REGIME LIBERO: POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE 70% - DCB (BOLOGNA) www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove Gara di solidarietà Il terremoto e la voglia di riprendersi 5 Una storia a lieto fine I supereroi portano l’apparecchio 9 A lezione di legalità 3 I giovani imparano a tempo di rock Dopo gravi incidenti La ripresa? A volte parte dai capelli 6 Terremoto: profilo basso e tutti, di nuovo, a lavorare Si fa fatica a riuscire a parlare, in queste ore, con uno dei tanti piccoli imprenditori così duramente colpiti da un terremoto che sembra non aver fine. Li cerco per una trasmissione televisiva e loro faticano a rispondere al telefono. Spesso una voce gentile ci fa sapere che si faranno vivi loro. Non si sa come, non si sa quando. Un amico, ch da anni lavora per l’associazione che rappresenta l’imprenditoria bolognese, mi spiega: “Abbiamo scelto di tenere un profilo basso”. Come dire: poco clamore, niente lacrime, chi vuole ci aiuti concretamente. Magari offrendo un ca- pannone per ospitare, temporaneamente, delle lavorazioni. O un ufficio tecnico come ha fatto Luciano Ranieri, imprenditore creativo e solidale. Cessato il clamore dei Media, tutti temono, resteranno i conti da far quadrare. Le commesse non attendono: o ci sei o, purtroppo, ci si rivolge altrove. Comprensione cioè per quanto avvenuto ma un ospedale deve andare avanti. E se non è il distretto biomedicale di Mirandola a fornire l’occorrente, ci si rivolgerà al vicino. Logica, crudele, quel- la degli affari. Si può guadagnare molto ma basta un rovescio e si perde tutto. La concorrenza è spietata: qualcuno, immaginiamo, si sarà subito fatto sotto, proponendo gli stessi prodotti delle aziende vittime del sisma, magari a prezzi scontati tanto per acchiappare un nuovo cliente. Mi dice, un’amica che ha scelto da anni di lavborare all’estero, che soffre vedendo le immagini di una terra, la sua, martoriata. Mi confida che, in certi momenti, vorrebbe essere qui, dare una mano, allevia- re qualche solitudine. Nobili propositi i suoi. E sinceri, credetemi. E’ in questi momenti che gli italiani si rivelano per quello che sono: compatti, solidali, attaccati ad ogni grammo della loro terra. Non è una bandiera a tenerli uniti ma la capacità di condividere un dolore, la paura, l’ansia per un futuro che ci sembra sempre più incerto. L’Europa farà la sua parte, ci dicono. Vogliamo crederci. Ma vorrei davvero che questo insieme di Paesi si muovesse compatto anche in assenza di lutti, di Visitate il nostro sito www.comune.bologna.it/iperbole/buonenuove Il Consiglio direttivo dell’Associazione no profit, editrice di “Le Buone Notizie”, è così formato: Giorgio Albéri - Presidente Fabio Raffaelli - Vice Presidente Ornella Elefante - Segretario/Tesoriere Maria Dagradi - Consigliere Paola Miccoli - Consigliere Andrea Ponzellini - Consigliere Luisella Gualandi - Revisore dei conti (Presidente) Donatella Bruni - Revisore dei conti Comitato di Redazione: Cecilia Canella, Valentina Caprini, Giorgia Fioretti, Massimo Guandalini grida e di gente che vive, non si sa per quanto, sotto una tenda. Mandare un sms solidale è importante, in queste ore, come sentire che l’Europa allargherà per un attimo la borsa. Ma anche io temo il dopo, quel silenzio assurdo che lascerà tante imprese in balia dei marosi. “Grazie, adesso ci serviamo da...” potrebbero sentirsi ripetere in tanti. E non vorrei mai che qualcuno si trovasse a fare i conti con questa drammatica evenienza. Buona lettura Dal vostro direttore Fabio Raffaelli P.S.: Ci vediamo a settembre Le Buone Notizie nasce da un’idea di Francesca Golfarelli e Fabio Raffaelli Testi e fotografie vanno inviati all’e-mail [email protected] Edito da Associazione Buone Notizie Redazione: Piazza Volta, 7 - 40134 Bologna Tel. 051.6142327 - Fax 051.436558 Direttore responsabile: Fabio Raffaelli Direttore editoriale: Giorgio Albèri Segreteria di redazione: Ornella Elefante Stampa: Tipolito Casma - via B. Provaglia 3 - Bologna Registrazione al Tribunale di Bologna n° 7361 del 11/09/2003 BASTANO 30 EURO PER SOSTENERE da ritornare via fax al 051/436558 SCHEDA PER SOSTENERE E ABBONARSI ALLA RIVISTA “LE BUONE NOTIZIE” Io sottoscritto, per conto - proprio, dell’Associazione, dell’Ente - chiede di attivare n° ...................... abbonamenti (10 numeri a 30 euro) a partire dal mese di ............................................ dell’anno ............................... Allego fotocopia del pagamento avvenuto sul c/c postale n° 60313194, ABI 07601, CAB 02400, Codice Iban IT47 N076 0102 4000 0006 0313 194 intestato all’Associazione Buone Notizie. La rivista è da inviare a: 1. Nominativo ............................................................................................................................................................. 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Via .............................................................................................................................. cap ............................................ città .......................................................................................................................... prov. ...................................... tel. ............................................................................. e-mail ............................................................................................... data ............................................ 2 Firma ............................................................................................................... Anche i supereroi portano l’apparecchio A nthony Smith, quattro anni, è un bambino che divora senza sosta libri a fumetti: la sua vita non è facile né di certo normale visto che è sordo dall’orecchio destro e da quello sinistro quasi non ci sente. Il bambino del New Hampshire si rifiuta di mettere l’apparecchio acustico, che ha ribattezzato «Blue Ear» (orecchio blu) - dal colore della speciale protesi -, perché «neppure i supereroi lo fanno». Così, dopo innume- La vicenda del piccolo Anthony Smith ha commosso la blo- revoli tentativi andati a vuoto per aiutare il figlio, la mamma di Anthony decide di chiedere aiuto alla Marvel. La risposta è stata una sorpresa. gosfera: il bambino quell’apparecchio acustico proprio non se lo vuole mettere, gli dà fastidio. E poi, nemmeno gli eroi dei fumetti per cui stravede li indossano. Come dargli torto? Tuttavia, a breve dovrà andare a scuola e abituarsi alla protesi. La madre, Christina D’Allesandro, le prova tutte - senza successo. Disperata, decide infine di scrivere una mail alla Marvel Comics, la casa editrice che nella sua galassia di supereroi annovera L’uomo ragno, Hulk, Iron Man. Chiede aiuto. E pronta arriva la risposta. Dopo qualche giorno nella cassetta delle lettere trova un’immagine di «Hawkeye». «Occhio di Falco», infatti, è già un personaggio noto nei fumetti della Marvel. Risale al 1984 e in una delle strisce lo si vede indossare proprio un apparecchio acustico dopo aver perso l’udito a causa di un’esplosione. Forse questo gesto sarebbe bastato per convincere il bambino audioleso a mettersi finalmente l’«orecchio blu». Marvel, però, fa di più: il giorno seguente c’è di nuovo posta per D’Allesandro. Il mittente: ancora la famosa casa di fumetti. E stavolta c’è la striscia di un nuovissimo personaggio: «Blue Ear», Anthony ovviamente, ora non vuole più togliersi la protesi; la mamma è felicissima ed esprime tutta la sua gioia e riconoscenza attraverso interviste alle tv locali. Essendo anch’io padre di un bambino, posso capire cosa abbia spinto Christina a fare questo passo», ha detto l’editore di Marvel, Bill Rosemann. «La sua storia ci ha commosso tutti». (e.b.) Un omaggio per Melissa Anche il Centergross di Bologna ha voluto rendere omaggio a Melissa Bassi, la giovane studentessa morta per lo scoppio di una bomba mentre entrava a scuola a Brindisi. Lucia Gazzotti, presidente della grande struttura commerciale dell’hinterland felsineo ha infatti deciso di dedicarle il premio per il miglior allievo della Scuola di stilismo che fa capo appunto al Centergross (il sogno di Melissa era quello, infatti, di entrare nel mondo della moda come stilista). Il riconoscimento verrà consegnato in occasione della cerimonia conclusiva dei 40 anni del Centergross, alla presenza del ministro Fornero. 3 Cosi vi racconto il fascino del Liberty T utto ebbe inizio alla tenera età di sette anni, quando Andrea Speziali sognò una casa incantata dalle linee morbide e sinuose come le onde del mare all’ora del tramonto. Poi il giovane riccionese, ormai adolescente, passeggiando per le vie della cittadina romagnola, si imbatté in una palazzina che gli riportò immediatamente alla mente la casa dei sogni. Questo fatto lo colpì talmente tanto da incominciare una ricerca sulla storia della villa che lo portò sulle tracce di Mario Mirko Vucetich: fu infatti l’eclettico artista liberty l’autore di Villa Antolini a Riccione, alla quale nel 2010 Speziali ha dedicato quasi un intero libro edito da Maggioli e intitolato “Una stagione del Liberty a Riccione”. Da maggio il giovane studioso è tornato a riempire gli scaffali delle librerie con una raccolta di materiale sulle architetture Li- le congratulazioni dell’Assessore alla Cultura regionale Massimo Mezzetti, un testo critico di Vittorio Sgarbi, nonché una poesia di Tonino Guerra dedicata a Speziali poco tempo prima di lasciarci. Ma non finisce qui, vero Speziali? “No di certo! Il 18 agosto dell’anno scorso ho inaugurato a Riccione una mostra con progetti di ville, fotografie e cartoline d’epoca di costruzioni in berty del nostro territorio risalenti al periodo compreso tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900; il titolo è “Romagna Liberty” (Maggioli Editore) e contiene una presentazione del Presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, stile Liberty. A dicembre l’esposizione è uscita dal territorio emiliano-romagnolo per arrivare a Venezia, poi approderà anche a Rimini e Cervia. Ci tengo a sottolineare come il progetto abbia ricevuto il patronato dell’Herity che 4 ne ha certificato la qualità, oltre al patrocinio del Ministero, della Regione e di tutte le Province. Inoltre, in occasione della partita a scacchi di Marostica da lui ideata nel 1954, curerò una mostra nella quale verranno esposti i bozzetti su velina dei costumi disegnati appositamente dall’artista”. Veniamo a Mario Mirko Vucetich. Perché dedicargli così tanta attenzione? “Innanzitutto perché grazie a lui mi sono avvicinato ad un mondo che prima ignoravo e in secondo luogo perché ritengo sia un vero e proprio genio della storia dell’arte italiana, al quale la critica non ha rivolto l’attenzione che meritava. Ed ecco che io, con il mio lavoro, intendo ‘riportarlo in vita’. Bisogna anche dire che io sono il titolare di tutta la collezione Vucetich comprendente oltre mille opere d’arte”. L’artista nacque nel 1898 a Bologna. Cos’è rimasto della sua presenza in città? “Vucetich è stato scultore, architetto, artista e illustratore. Sotto alle Due Torri ricordo Villa del Meloncello (o Villa Meriggiani) che è stata costruita nel ‘700 per volere della famiglia Mattei. Negli anni ’20 la villa è stata poi venduta ai Meriggiani, i quali affidarono i lavori di restauro a Vucetich. Dopodiché nel 2010 è stata ceduta ad un’imprenditrice bolognese, la quale ha a sua volta cominciato la ristrutturazione dell’edificio; anch’io, in qualità di esperto, ho collaborato alle operazioni di restauro condotte dall’architetto Monica Cardin Fontana. I miei studi per esempio mi avevano portato a scoprire che i decori della villa bolognese sono uguali a quelli che si trovano all’interno di Villa Alverà Marzotto al Lido di Venezia.” Ci sono altre tracce che ci riportano a lui? “Sì, Villa Masè Dari e l’abitazione di suo fratello Gino che fu costruita nell’immenso giardino di Villa Goldoni in Viale Risorgimento. Villa Vucetich fu acquistata dalla famiglia Goldoni, la quale decise però di demolirla immediatamente. L’archivio storico comunale di Bologna ha ritenuto che non fosse mai esistito, invece io sono riuscito a trovare le planimetrie e alcune documentazioni fotografiche che ne hanno attestato l’esistenza”. Vucetich è stato anche scultore… “Sì, ha realizzato molte sculture per figure importanti dell’epoca come Umberto Notari e Goffredo Parise. Inoltre, l’artista ha realizzato il busto di Mussolini in bronzo per Addis Abeba grazie all’amicizia con il politico Bottai. Ma non dobbiamo dimenticare il Vucetich illustratore, ovvero lo stesso che nel 1952 ha illustrato il primo libro di favole di Carlo Emilio Gadda. Anche in questo caso, io sono riuscito a contattare il proprietario e quindi a rilevare i disegni originali per la xilografia”. Manuela Valentini Solidarietà, si comincia dal Parmigiano C’ è stata una vera gara di solidarietà alla prima vendita dei 12 milioni di chili di Parmigiano Reggiano recuperato dal crollo dei magazzini di stagionatura distrutti dal terremoto. Lo ha reso noto la Coldiretti che ha organizzato l’iniziativa per fare ripartire al più presto l’economia e il lavoro, con il prodotto motore e simbolo dei territori colpiti dal sisma, che contano danni di almeno 250 milioni per il solo settore agroalimentare con crolli e lesioni degli edifici rurali (case, stalle, fienili e serre), danni ai macchinari e perdita degli animali sotto le macerie. Il terremoto, sottolinea Coldiretti, ha nare a terra migliaia di forme da peso di 40 chili l’una a causa del crollo delle «scalere», le grandi scaffalature di stagionatura che sono collassate sotto le scosse. Si stima che circa la metà delle forme di Parmigiano immagazzinate sia stata danneggiata: e non possa quindi continuare la stagionatura ed in particolare è andato perso il 70 per cento del parmigiano che ha fino a tre mesi di stagionatura, il 50 per cento di quello fino a nove mesi e il 40 per cento del formaggio che ha fino a dodici mesi. Il terremoto è stato grave perché - continua la Coldiretti - oltre a provocare il crollo dei monumen- tori e consumatori sono ora impegnati a salvare in una lotta contro il tempo. Le forme irrecuperabili sono destinate alla produzione di formaggio fuso con perdite economiche colpito duramente 13 magazzini di stagionatura del Parmigiano Reggiano Dop facendo rovi- ti ha provocato anche il crollo del patrimonio agricolo del territorio colpito dal sisma che agricol- enormi. Nei magazzini colpiti dal sisma si trovava circa il 10 per cento della produzione italiana di Parmigiano Reggiano che è - ricorda la Coldiretti - di circa 3,3 milioni di forme all’anno. A questi numeri vanno aggiunte le altre centomila forme di Grana Padano nei magazzini del mantovano, pari all’ll,2 per cento della produzione totale. Le forme di Parmigiano salvate sono in trasferimento nei magazzini non danneggiati dopo aver fatto le verifiche di stabilità e ora si cerca di ripartire con l’iniziativa Coldiretti/Cam- pagna Amica per sostenere le aree agricole colpite dal sisma e favorirne al più presto il ritorno alla normalità. Da questo fine settimana è infatti possibile acquistare il Parmigiano Reggiano «terremotato», già stagionato e controllato dal Consorzio di Tutela, in tagli da un chilogrammo e al prezzo di mercato fissato dal caseificio di origine, per evitare distorsioni e speculazioni. L’iniziativa degli agricoltori è destinata ad estendersi in molte città italiane (fonte: Agi). 5 Quando la ‘ripresa’ parte dai capelli D a un’analisi effettuata dall’Unione Europea, emerge che in Europa vivono oltre trenta milioni di calvi, sessantamila dei quali si sottopongono ogni anno al trapianto di capelli. Il problema della calvizie, che è in continuo aumento, colpisce più di 11 milioni di italiani, tra i quali figurano molti soggetti giovani (il 15% dei ragazzi presenta già segni di diradamento in età adolescenziale) e molte donne, che costituiscono circa il 30% del totale (35% in età fertile e 50% in menopausa). Studi recenti hanno dimostrato che alla predisposizione genetica si associano diverse concause, quali una dieta inadeguata, stress, alterazioni ormonali, infezioni, farmaci ed uno scorretto sti- le di vita. A Roma, nei giorni scorsi, si è svolto un importante evento scientifico, occasione di confronto tra specialisti del settore, sui progressi della scienza e della tecnologia. Particolare interesse ha suscitato la discussione sul sistema misto, chirurgia e infoltimento naturale. Chirurgicamente si conferisce alta ries, con il sistema di infoltimento CNC (capelli naturali a contatto), tecnologia brevettata da oltre 40 anni. L’azienda leader nel trattamento non chirurgico del- densità e naturalezza alle prime file anteriori con capelli trapiantati, le epitesi (protesi del capillizio) vengono poi applicate posteriormente per dare pari densità anche alle regioni coronali. Proprio al sistema misto è stato dedicato un workshop che ha visto protagonista la bolognese Cesare Ragazzi Laborato- la calvizie è stata di recente acquisita da Advicorp, società di investimento inglese, che ne sta curando lo sviluppo internazionale e il posizionamento sul mercato. Molto intensa l’attività della Cesare Ragazzi Laboratories anche sul territorio: una nuova sede, che presto verrà inaugurata in via Larga, Stefano Ospitali 6 nuovo impianto a Zola Predosa e soprattutto una convenzione con l’INAIL come fornitore esclusivo. “Non ci soffermiamo mai troppo – racconta Ospitali – sulle conseguenze, psicologiche e materiali, di un grave incidente. Traumatizzati e gravi ustionati che, faticosamente, tentano di tornare alla normalità. E i capelli sono spesso una delle perdite più dolorose”. Lo stesso, aggiungiamo noi, capita a molte donne che si sono sottoposte ad un trattamento di chemioterapia particolarmente intenso. Ancora più drammatico quando si tratta di un bambino o di un ragazzo che, automaticamente, si trova escluso dal gruppo proprio per il fatto di portare addosso, in maniera così tangibile, il segno della malattia. “Specificamente per loro – continua Ospitali – stiamo attuando un progetto che vedrà la nostra azienda impegnata nel sociale. La Fondazione Centro Studi sulla Calvizie Cesare Ragazzi sarà, infatti, un ente di ricerca scientifica senza scopo di lucro con l’obiettivo di approfondire aspetti fisiologici, psicologici e sociali legati alla calvizie. Come dire: partiamo da Bologna e proprio per questo vogliamo essere sempre di più al fianco della nostra città”. Telemedicina, ecco la ricetta per il futuro P er Telemedicina si intende l’applicazione delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni alla scienza medica. Attraverso la creazione di una rete telematica di strutture sanitarie è possibile, infatti, ottenere informazioni sulla disponibilità dei posti letto, sull’accesso alle liste di prenotazione, troppo spesso caratterizzate da ritardi esagerati, sulla gestione delle cartelle cliniche, con gli adeguati accorgimenti per la tutela della privacy, dei referti medici etc. Questo si traduce in un sensibile miglioramento sia della qualità dei servizi per il cittadino, che si sente più garantito, sia delle condizioni di lavoro del personale, che accede più facilmente alle informazioni. Non ultimo, nell’ottica di una congrua riorganizzazione del Sistema Sanitario, l’utilizzo delle tecnologie informatiche, snellendo le procedure e migliorando i servizi offerti, contribuisce a garantire anche un contenimento della spesa sanitaria. Permette di Migliorare la qualità di vita dei pazienti, consentendo loro di essere curati a domicilio o comunque il più possibile vicino alla loro abitazione. Favorisce la disponibilità di specialisti indipendentemente dal luogo in cui abiti il paziente, migliorando l’assistenza anche in quelle comunità territorialmente sparse. Accresce la qualità delle decisioni del medico mettendo a sua disposizione, in modo semplice e veloce, le informazioni esistenti relative al paziente. Fornisce pertanto al paziente un servizio migliore ed anche maggiori informazioni sullo stato della propria salute. Riduce il lavoro amministrativo superfluo e cura il rispetto del programma terapeutico e rileva assiduamente ogni variazione di ordine fisco e clinico che possa richiedere una modifica nella terapia del paziente. Garantisce sicurezza e privacy nello scambio di informazioni mediche di ogni singolo paziente con una più efficace e tempestiva assistenza diagnostica e terapeutica soprattutto nei casi di urgenza. Riduce i tempi di ricovero dei pazienti e del pendolarismo casa-medico-ospedale. Alla Telemedicina si unisce il sistema di Televideoconsulto che si basa sul col- legamento a distanza tra strutture sanitarie, e sulla possibilità di trasmettere, tramite reti di telecomunicazione, dati biomedici ed immagini diagnostiche. Diventa così possibile ottenere una consulenza senza trasferire fisicamente il paziente o la sua documentazione clinica, quando lo richiedano motivi d’urgenza, di particolare complessità del caso patologico, oppure di intrasportabilità del paziente. Si realizza, grazie a questo sistema, la possibilità di una collaborazione interdisciplinare tra équipe mediche, che porta ad una integrazione del patrimonio delle diverse competenze, con l’obiettivo ultimo della risoluzione del caso clinico e, quindi, del benessere del paziente. Donatella Bruni 7 Finisce la scuola, è tempo di esami L’ estate è ormai alle porte e con essa, puntuale e tanto attesa arriva la chiusura delle scuole e l’inizio delle sospirate vacanze. Per alunni ed insegnanti, questo è senza dubbio un bel periodo, anzi potremmo dire… un gran bel periodo, ma non tutti sono proprio così contenti. Mi riferisco agli studenti di scuola media e superiore che dovranno sostenere gli esami di fine corso. Indubbiamente, entrano molto in gioco i caratteri e le situazioni personali, ma penso non sia esagerato ritenere che questo è uno tra i momenti più significativi ed emotivamente coinvolgenti nella vita di una persona. Una dose di apprensione, di ansia, di preoccupazione è senz’altro da mettere in conto e va considerata normale e coerente con la situazione oggettiva, 8 ma ci possono essere condizioni che, al contrario, meritano di essere osservate e gestite con maggiore attenzione. Possono esserci ragazzi che vivono in maniera troppo intensa e personale questo momento, rischiando di farsi travolgere da un senso di pericolo ed inadeguatezza. Cerchiamo di comprendere cosa accade e magari come poter essere loro d’aiuto. Intanto una precisazione: ogni persona è diversa ed unica allo stesso tempo, quindi è normale che così come ci sono studenti che magari danno alla scuola un peso relativo, ce ne sono altri che su di essa investono tutte le loro risorse ed energie. E comunque, è sempre bene non dare mai niente per scontato, perché magari proprio quel ragazzo che da sempre sul fronte scolastico si è dimostrato menefreghista, ora magari per motivi suoi, vive la scuola diversamente. Quindi, noi adulti, genitori e/o insegnanti, cerchiamo di evitare le cosiddette etichette, che altro non sono che pregiudizi. Se ci accorgiamo che un ragazzo vive l’esperienza scolastica come… identificandosi in essa, mettendola al primo posto nella scala delle sue priorità, cerchiamo di fargli capire bene che le valutazioni, i voti, vengono attribuiti all’elaborato, all’interrogazione, non a lui come persona. Questo è un passaggio molto delicato: se io prendo un quattro nel mio compito di matematica e comprendo bene che è al compito che quel quattro è riferito, forse ci rimarrò un po’ male, ma capirò che la prossima volta dovrò semplicemente studiare un po’ di più. Ma, se io ho una mia modalità interna che mi fa sentire quel quattro come una valutazione che viene data a me come persona, attraverso il compito di matematica, ma a me, io mi sentirò un quattro. Che vuol dire: mi sentirò un insufficiente, una persona gravemente insufficiente, di insufficiente valore. Mai come in questi momenti può essere d’aiuto la presenza affettuosa dei genitori. Chi tra noi è mamma o papà di figli adolescenti sa bene quanto sia difficile gestire le relazioni comunicative con loro; a volte hanno la capacità di portarci a livelli di esasperazione tali che… come mi disse una mamma “Uno di questi giorni telefono alla legione straniera e sento se me lo arruolano!” Rende l’idea eh? Eppure, grandi e grossi, polemici e musi lunghi, quando sono in crisi è l’abbraccio della mamma e del papà quello che vogliono, quello di cui hanno veramente bisogno. Perché non si smette mai di essere figli. Allora ascoltiamoli. Mettiamoci lì vicino a loro ed ascoltiamoli. Ascoltiamo quello che ci vogliono dire, senza interromperli e senza giudicarli. E magari, quando hanno terminato, possiamo dire loro che li capiamo, perché anche noi ci siamo passati quando avevamo la loro età. Possiamo raccontare di come ci siamo sentiti, di come siamo riusciti a superare le nostre difficoltà. Possiamo dire loro quanto li stimiamo ed apprezziamo e se l’impegno durante l’anno non è stato dei migliori, potremmo cercare di far loro capire che è proprio il malessere che sentono adesso che può trasformarsi in un punto di partenza dal quale ripartire. Più motivati, più presenti a se stessi. Più grandi. Allora forse, la fine della scuola, intesa come la fine di un ciclo, di un percorso, potrà diventare l’occasione di un passaggio evolutivo unico ed irripetibile. Un punto di arrivo ed allo stesso tempo di partenza, nel lungo viaggio della vita. Paola Miccoli Educare alla legalità: si deve, si può I l “Principio della legalità” afferma che tutti gli Organi dello Stato sono tenuti ad agire secondo la Legge. Tale principio, che si afferma dopo la Rivoluzione francese del 1789, esprime una scelta garantista e di libertà. La trasgressione è il comportamento di un soggetto che non rispetta le regole che possono essere di tipo molto diverse: sociali, culturali, morali ecc., e ne segue la punizione. Lo sforzo delle Istituzioni, è quello di prevenire e da qui nasce l’idea di coinvolgere i giovani perché insegnino ad altri giovani a vivere la vita in maniera serena, rispettando le Giovani). Sono stati individuati quattro percorsi che hanno coinvolto i ragazzi delle scuole medie e superiori del capoluogo, che in questi mesi, sotto la guida di esperti, si sono cimentati in attività creative nei settori della Musica con corsi di formazione musicale, del Cinema con realizzazioni di cortometraggi, del Teatro con realizzazione di uno spettacolo e dello SPORT con avvio alle attività sportive, sul tema del bullismo, alcol e droga, degrado urbano e cittadinanza attiva. Già il 21 marzo scorso era stata raggiunta una prima tappa del progetto, con la rappresentazione teatrale Il Gen. Vittorio Tomasone con la presentatrice Virginia Stagni (a sinistra) ed il Direttore del Coro Professoressa Monica Fini persone ed il mondo che li circonda. Lo scorso anno, quando il Comando Provinciale Carabinieri di Bologna pensò di diffondere la legalità e lo scambio di informazioni sui fenomeni criminosi fra i giovani, sicuramente, non si aspettava che l’iniziativa avesse un così elevato successo da farla ripetere anche nel 2012. Infatti, a questa iniziativa si sono affiancati la Provincia, il Comune di Bologna, col supporto della Regione Emilia Romagna, del Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, della Cineteca di Bologna e dell’A.N.G. (Agenzia Nazionale per i “Sogni e stracci”, opera in due atti ideata e completamente realizzata da una compagnia di giovani attori “I NAVIG@TTORI, La seconda edizione della “Giornata della Cultura alla Legalità tra i Giovani” si è tenuta invece il 16 maggio scorso, presso la “Sala Monticelli” del Comando Legione Carabinieri “Emilia Romagna”. Sul palco si sono esibite 5 band musicali “Orchestra Musicaliceo”, “Forgotten Somnium”, “Progetto Band-junkers”, “Fe56”, “Lady Peaches”, che hanno interpretato brani del repertorio classico/sinfonico e successi nazionali ed La band del Liceo Fermi internazionali del genere pop, rock e blues. Sono stati presentati tre cortometraggi realizzati dagli studenti, in collaborazione con la Cineteca, sui temi della cittadinanza responsabile, l’abuso di alcol ed il degrado urbano. All’evento hanno partecipato oltre 360 giovani di 11 scuole medie e superiori di Bologna e di Molinella. Ospite d’eccezione è stato il cantautore Samuele Bersani, che ha voluto omaggiare la platea eseguendo un suo celebre pezzo ,“Il Mostro”, composto all’inizio della sua carriera artistica. Colonna sonora della manifestazione è stata la canzone “Usa la testa”, ” scritta dal carabiniere Luca Cedroni ed arrangiata dal Tenente Colonnello Pier Paolo Sardu, che invita i giovani a dare più impor- tanza ai valori della vita senza perdere la testa per cose futili, pericolose e che possono portare a delle situazioni senza ritorno, ma anche i Genitori ad ascoltare i propri figli, affinché si instauri un dialogo ed un reciproco rispetto delle proprie idee. Il logo è stato invece ideato e realizzato da Diego Mussoni e Alex Dotti, studenti dell’Istituto Professionale “Aldrovandi Rubbiani” di Bologna. Numerosi applausi hanno accompagnato la serata e un sentito ringraziamento da parte di tutti gli intervenuti al Colonnello Alfonso Manzo, Comandante Provinciale Carabinieri di Bologna, che ha fortemente creduto e voluto tale iniziativa, sostenuta con entusiasmo dal Generale Comandante Vittorio Tomasone. Giorgio Albéri Il Col. Alfonso Manzo al termine dell’evento 9 Il ‘Piccoletto’ non si dimentica facilmente I l 27 aprile 1912 nasceva in Torino colui che sarebbe diventato un grande protagonista, per quasi 60 anni, dello spettacolo italiano, una delle figure più interessanti del teatro di varietà, che ha saputo creare personaggi di rottura nel clima convenzionale della comicità: Renato Rascel. Renato Ranucci, questo il suo nome di battesimo, si può dire che lo spettacolo lo avesse in qualche modo nel sangue, se si considera che il padre era un cantante d’operetta e la madre una ballerina classica. Fin da piccolo si ritrovò pertanto a calcare i palcoscenici e proprio in teatro debuttò a inizio anni ‘30. Il primo successo arrivò, grazie alla sua comicità moderna e quasi surreale, nel teatro di rivista, in cui propose anche ironiche filastrocche come “E’ arrivata la bufera”, prese spesso di mira dai censori. “Ho cercato, innanzitutto, di crearmi una maschera, non tingendomi il volto, o annerendomi il naso; né volevo il successo puntando sulle gambe delle donnine . Volevo creare un personaggio concreto e nello stesso tempo sfasato nel linguaggio” ; così l’artista amava descriversi. Nel dopoguerra, il personaggio del piccolo corazziere, diventò un’icona e Rascel continuò ad alternare teatro e cinema (recitò in oltre 40 film), e nel 1952 ebbe la grande prova d’attore in “Il cappotto”, che gli ha portato come riconoscimento il Nastro d’argento. Ma l’artista soprattutto è un uomo innamorato di Roma alla quale ha dedicato alcune delle più belle canzoni del suo repertorio. Con la celeberrima “Arrivederci Roma”, scritta con Garinei e Giovannini, acquisisce notorietà internazionale anche nel campo musicale. Passa da commedie musicali alla prosa e diventa una delle star più amate del tempo. Tra i maggiori successi teatrali non si può non ricorda- re “Alleluja Brava Gente”, la commedia musicale che nel 1970 avrebbe do- vuto interpretare con Modugno, sostituito invece da Gigi Proietti che ebbe qui il suo trampolino di lancio e che Rascel accettò come coprotagonista, nonostante fosse ancora poco conosciuto. Nello stesso anno l’attore conquistò anche il pubblico televisivo con la serie tv “I racconti di padre Brown”, dove interpretò mirabilmente la parte di un prete abile nel dipanare misteri. Versatile quindi in ogni campo il “piccoletto” ha lasciato di sé un’impronta indelebile. “Dicono che i comici nel quotidiano sono 30 Come sostenere le Buone Notizie? Bastano Euro Vedi a pagina 2 10 tristi: Renato non era così - ha detto in un’intervista la moglie Giuditta Saltarini - era allegro, però non c’é dubbio che quella malinconia tipica del comico la possedeva in parte, fantasioso al mille per mille. In fondo era un sentimentale, cosa rilevabile in tutti i suoi personaggi, sempre dolci e amorosi”. A cento anni non ti abbiamo dimenticato! Donatella Bruni Carosone? L’abbiamo ‘visto’ agli Ufficiali R enato Carosone, artista conosciuto in tutto il mondo, è tornato a vivere nelle sere del 4 maggio nel Salone d’onore del Circolo Ufficiali dell’Esercito di Bologna. Lo spettacolo musicale scritto e diretto da Giorgio Albéri dal titolo “Carosone & friends story”, ha avuto un riscontro di pubblico molto elevato. “The Jumpim’ Shoes”, il complesso diretto dal M° Lamberto Lipparini, ha fatto ricordare negli spettatori con qualche capello bianco, le melodie ritmiche del dopoguerra scritte da quel “mostro sacro” che era Carosone. L’autore, però, inserendo il cantante partenopeo in un contesto storico artistico del suo tempo, ha voluto regalare al pubblico qualcosa di più: le interpretazioni di esecutori come Amstrong, Dean Martin, Louis Prima per gli Stati Uniti e Buscagliene, Luttazzi e Kramer per l’Italia. Una medley che ha scaldato gli animi dei presenti che, più volte, hanno applaudito la brava cantante Augusta Trebeschi per avere riportato in scena i personaggi di un mondo appena passato, ma che tutti ricordiamo con nostalgia. Ottimo compositore, Carosone, amava la musica quanto la vita e, nel corso dello spettacolo è emerso questo sentimento che lo portava ad adorare in modo esasperato, con rara sensibilità, la “sua” bella Napoli. “Tu vuò fa’ l’americano”, “O Saracino”, “La mossa”, solo alcune delle famose canzoni eseguite da Mario Parisini al sax tenore, da Simone Pederzoli al trombone, da Marco Vittuari e Tiziano Bianchi alle trombe. Applausi interminabili sono stati rivolti anche al pianista Lamberto Lipparini, accompagnato da Frank Coppola alla batteria e da Marco Romagnoli al contrabbasso, quando ha eseguito il famoso brano “Pianofortissimo”. Un po’ di commozione, invece, quando l’attrice Gaia Ferrara ha letto uno degli ultimi scritti di Carosone: una specie di “testamento” che desideriamo qui riportare per il piacere dei lettori “Musica, madre mia! Quando mi mettesti al mondo, il mio primo vagito fu un LA, ti ricordi?. Un LA naturale. Le altre note me le hai insegnate dopo. E le ho imparate con fatica, con rabbia, camminando a piccoli passi su quel sentiero irto di difficoltà, quel sentiero di ebano e avorio. Un passo bianco ed un passo nero, uno bianco ed uno nero. A tempo; con ritmo preciso, preciso. E li ho incontrati tutti su quel senitiero, sai? Clementi, Chopin, Bach, Beethoven, Liszt. Madre mia, ti degnano appena di uno sguardo. Che severità. Più alla mano gli altri. Oggi questo sentiero è splendido, luminoso. Ci passeggio, ci respiro, ci canto, ci suono e lo percorro su e giù con sicurezza, con gioia immensa. E non guardo più nemmeno dove metto il piede, tanto lo conosco. Sì, ora lo conosco, è mio! Ma che fatica Madre mia, sorella mia, amante mia! Tu sei la lingua più bella del mondo, la lingua che non si parla, eppure comprensibile a tutti, proprio a tutti. E’ la lingua che parlano gli angeli in Paradiso, perciò ti amo. E ti prego: quando sarà giunto il momento, dì a quella signora di non cercarmi. L’ a p p u n t a m e n t o è lì, su quel sentiero bianco e nero di ebano e avorio. Io sarò lì, puntuale e sereno. E ritornerò nel tuo grembo così come sono venuto. Te ne accorgerai, perché sentirai la mia ultima nota, uguale e identica alla prima che mi insegnasti, ti ricordi? Era un LA, un LA naturale!” Luisella Gualandi 11 L’ambiente... un grande alleato nella cura L a casa da sempre è il nostro nido, dove ci sentiamo protetti in cui cresciamo, un luogo sicuro, ma da adulti lo lasciamo per crearne uno tutto nostro. E’ l’ambiente che ci accoglie e che riveste da sempre un valore simbolico, che ci accompagna nelle diverse tappe della vita. Quando nell’età anziana insorgono patologie cognitive, l’ambiente familiare e la casa si possono trasformare in un “ambiente protesico” che avvolge e protegge la persona, non soltanto dai potenziali rischi di incidenti domestici, ma diventa un supporto per il malato che offre benessere come principale obiettivo, evitando possibili fonti di stress. L’ambiente diviene un alleato nel comprendere gli aspetti e le peculiarità derivanti da una disabilità determinata dalla malattia e al tempo stesso a cogliere e a valorizzare le competenze residue, le preferenze e i desideri della persona. La centralità del malato e la ricerca e salvaguardia della sua continuità esistenziale sono gli elementi fondanti del sistema Gentle Care ideato e promosso da Moyra Jones. L’ambiente protesico è inteso non soltanto come spazio fisico, ma comprende anche le persone e i familiari che si prendono cura del malato e le attività di assistenza e cura. I familiari devono conoscere l’andamento della malattia e la storia di vita del malato che permetta loro di formulare soluzioni efficaci e di saper riconoscere e 12 comprendere i segnali ed i suoi bisogni cercando di comunicare con lui anche quando lo scambio verbale diventa difficile o incomprensibile. In questo caso è importante offrire il contatto di vicinanza fisica e il linguaggio non verbale per far sentire tranquilla la persona. E’ necessario valutare anche i deficit che la malattia stessa pro- frustrazioni. La gentle care si articola in tre elementi non separabili e in relazione dinamica l’uno con l’altro: l’ambiente fisico, le persone che curano, le attività che contribuiscono a dare un senso alla giornata del malato. L’ambiente fisico - Il ruolo cruciale dello spazio nel piano di cura è in relazione al peggioramento della schi (es: nell’uso di un coltello ci si dimentica che taglia, o quale sia la parte tagliente… la conseguenza è il rischio di ferirsi facilmente). Per i familiari che si prendono cura, diviene fondamentale la necessità di controllo del malato per evitare incidenti. è importante scegliere per gli ambienti di casa colori caldi, decisi, evitando colori duce e le strategie che la persona mette in campo per superarle autonomamente. L’osservazione del comportamento ci permette di fare una valutazione su cosa è in grado di fare, come lo fa e cosa invece non riesce più a fare e perché. Ad una seconda osservazione si possono evidenziare gli eventi ed i momenti della giornata in cui insorge lo stress e le eventuali strategie per superarle. L’osservazione consapevole ci permette di proporre in momenti propizi attività significative con una bassa soglia di fallimento. Occorre, in sintesi, fare un bilancio dei punti di forza e di debolezza ponendo degli obiettivi realistici e raggiungibili evitando condizione di malattia. Il movimento in questa fase patologica rappresenta sovente l’unica modalità di rapporto con l’ambiente che il malato è ancora in grado di utilizzare. Per tale ragione occorre strutturare la casa che renda possibile il cambiamento flessibile in funzione della fase di malattia. Nella metodologia “Gentle Care” l’ambiente protesico è la casa, sintesi di elementi a cui un soggetto è legato, alla familiarità dei ricordi e degli spazi in cui si riconosce. Un luogo di esperienze ed emozioni significative. Le alterazioni dello stato cognitivo portano la persona malata a perdere il senso critico e di giudizio, non riconoscendo più i ri- freddi decori, strisce, fiorellini perché nei malati si verifica una difficoltà nel riconoscere i colori, un’alterazione nella percezione della profondità ed una percezione distorta degli spazi e del campo visivo. E’ buona prassi adottare luci uniformi, di notte luci che si accendono automaticamente, evitando luci al neon. Occorre facilitare la libertà di movimento e la fruibilità dell’ambiente consentendo al malato di conservare la sensazione di controllo sullo spazio circostante e di accrescere il suo senso di appartenenza e di padronanza nei confronti degli spazi. I familiari e le persone che si prendono cura insieme con un progetto - Le persone che si occupano del malato devono essere informate, conoscere la malattia e le sue fasi. E’ necessario operare in modo omogeneo e sinergico, condividendo obiettivi raggiungibili in un piano di cura con il medico ed i centri specializzati. I programmi che si possono ispirare al modello “gentle care” si riferiscono alla quotidianità e alle attività e dello stile di vita della persona malata e tiene conto dei suoi interessi, del suo contesto culturale. Le attività devono essere adeguate alle competenze e alle funzionalità reali della persona e rivalutate ad ogni cambiamento della malattia. Attraverso la stimolazione delle funzionalità residue, si riesce a dare un rinforzo di fiducia alla persona stessa. E’ importante nei programmi rispondere ai bisogni primari della persona, integrando ad essi anche bisogni psicologici secondari come: la sicurezza, l’appartenenza alla famiglia, al gruppo, alla stima e all’espressione di sé attraverso la creatività. Un esempio: per il senso di appartenenza offrire oggetti e fotografie personali significative e positive da guardare e commentare, la relazione e cura di un animale domestico se nel proprio passato ve ne siano stati. Per il senso di realizzazione di sé, è utile fare o ricordare attività conosciute, saper ascoltare e fare attività creative insieme. Infine è importante uscire dalla routine, per soffermarsi a riflettere su quanto si è costruito e realizzato. Sandra Margheri I Gessi del Farneto per liberarsi dallo stress Q ualche giorno fa, per godermi il sole e il profumo della primavera ho deciso di fare un’escursione consigliata dal Parco dei Gessi e dei Calanchi dell’Abbadessa. L’escursione, non faticosa, nelle vicinanze di Bologna, si chiama “I Gessi del Farneto” e merita una pausa di un paio d’ore dalla città e dalla vita stressante di tutti i giorni. Le strade ed i sentieri del parco racchiudono un ambiente naturale dalle caratteristiche uniche, un microcosmo in cui spiccano gli spettacolari affioramenti dei gessi ed i calanchi dell’Abbadessa. Dai punti più elevati si possono ammirare paesaggi unici, quasi lunari a tratti, scintillanti per la presenza del gesso. Lo sguardo abbraccia i solchi delle valli principali con le grandi doline dell’lnferno e della Gaibola e la valle cieca di Ronzano, chiusa da maestose pareti selenitiche. Il tutto addolcito da un’infinità di piante e fiori adattatisi alla vita sulla roccia, che colorano i sentieri e sprigionano intensi profumi. L’itinerario che ho percorso si sviluppa sugli affioramenti gessosi del Farneto, seguendo un’antica strada ai bordi delle pianura con l’antica strada di Toscana, passando per Pizzocalvo, Ronzano, l’Eremo e Casola Canina, per proseguire poi attraverso Monte delle Formiche e Monte Bibele. I gessi compresi tra Zena e Idice contano quasi una settantina di grotte, tra le quali solo quella del Farneto supera il chilometro di lunghezza. Parecchie di queste cavità si aprono sul fondo dell’imponente Novella, è stata adibita a laboratorio. Pensate che le sue pareti sono arricchite da cristallizzazioni e concrezionamenti calcarei tra le più spettacolari dei gessi bolognesi! Il suo microclima fresco ed umido favorisce l’insediamento di muschi, felci e fiori vari, anche di specie rare, soprattutto a quote così basse, come la speronella lacerata. Un’altra fioritura meravigliosa è quel- e nelle giornate più limpide si rimane incantati dalla visione delle Alpi. Particolarmente suggestivi e selvaggi sono proprio gli affioramenti gessosi tra Zena e Idice, doline, che in alcuni tratti si apre su panorami mozzafiato, che lasciano vedere la città in lontananza. Questo tracciato faceva parte di un itinerario medievale che collegava la Buca di Gaibola, che è una delle maggiori doline del parco, con 120 metri di profondità! Al suo interno si aprono gli inghiottitoi di accesso a numerose cavità e una di queste, la Grotta la di scilla, che generalmente spicca per abbondanza tra quelle del sottobosco che caratterizza i versanti della dolina dell’Inferno. Ma perché si chiama così? Questa buca deve il suo nome ad un fenomeno meteorologico che si verifica talvolta nel periodo invernale, quando dalle cavità interne si sprigionano delle nebbie misteriose… quasi vapori infernali appunto! In realtà ciò dipende dalle differenti condizioni di temperatura e densità dell’aria interna rispetto a quella esterna. Fuoriuscendo, l’aria, carica di vapore acqueo dovuto ad un’umidità elevatissima, subisce un brusco raffreddamento, che la porta a condensarsi sotto forma di minuscole goccioline che ricreano l’effetto nebbia. È superfluo dire quanto questi luoghi, così particolari e importanti dal punto di vista naturalistico e ambientale, riescano ad essere straordinariamente belli ed affascinanti in qualunque stagione dell’anno! Conoscerli e rispettarli è un dovere, ma anche un piacere, per questo invito tutti i Lettori a dedicare un pomeriggio del loro tempo a passeggiare su questi sentieri, sempre pronti a sorprendervi con un fiore, un profumo o un paesaggio incantevoli. Appuntamento, allora, sull’itinerario “Cà Gaibola e calanchi del Rio Maleto” per una bella e facile escursione ad anello attraverso gli spettacolari affioramenti gessosi di Gaibola… provare per credere! Valentina Caprini 13 Nuovi festival e conferme di successo G iugno è tempo di festa, ma anche di festival! Ed è tempo per i bolognesi di prepararsi ad assistere ai nuovi appuntamenti che si prospettano in città. Già dal 14 al 17 giugno parte la prima edizione del festival di Repubblica e della sua community. Per quattro giorni le firme del giornale, opinionisti e ospiti internazionali incontreranno i lettori e tanti giovani in diversi luoghi del centro storico per discutere dei temi dell’attualità e del futuro. Sarà la “Repubblica delle idee”, una festa destinata a rinnovarsi ogni anno. Dal 19 al 22 giugno poi Bologna terrà a battesimo una nuova iniziativa. Il DAV (Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna) in collaborazione con l’Associazione BoArt e l’Associazione ARTYPE realizzerà “SONDE New Media Art”, un progetto all’avanguardia nel panorama artistico nazionale e internazionale. Nell’intento dei promotori, l’iniziativa si propone di superare le divisioni e classificazioni della produzione artistica contemporanea, adottando il concetto di New 14 Media Art, convergenza dei linguaggi artistici grazie alle possibilità offerte dai nuovi media. Una kermesse di quattro giorni, ad ingresso gratuito, si snoderà tra i luoghi più suggestivi della città, mettendo Bologna al centro della sperimentazione artistica nazionale e internazionale. Insieme alle due novità del 2012, si rinnovano gli appuntamenti con i festival già s p e r i - mentati da tanti anni. Dall’8 al 18 giugno si svolgerà – presso la Manifattura delle Arti - l’ottava edizione di Biografilm Festival - International Celebration of Lives, l’unico evento al mondo dedicato alle biografie e ai racconti di vita. Come ogni anno, Biografilm, presenterà nella Selezione Ufficiale opere cinema- tografiche e televisive a tema biografico, prodotte negli ultimi due anni e non ancora distribuite in Italia, che saranno in competizione per il Lancia Award-Biografilm Festival 2012 e il Best Life Award-Biografilm Festival 2012. A Marina Abramovich invece andrà il Lancia Celebration of Lives 2012. Tantissimi i film in programma: oltre 450 lungometraggi provenienti da 40 Paesi, di cui soltanto 10 scelti per entrare nella Selezione Ufficiale del festival, che quest’anno vedrà ben 6 anteprime europee e 4 anteprime internazionali in competizione per aggiudicarsi i prestigiosi Awards. Grande novità di quest’anno, la sezione Contemporary Lives che raccoglie alcuni dei biografilm più interessanti degli ultimi anni proiettati in anteprima nazionale nei giorni del festival. Della Selezione Ufficiale 2012 fa parte - e verrà presentato in anteprima mondiale il 10 giugno - anche “Hopper: In His Own Words” di Cass Warner, il documentario biografico su Dennis Hopper, l’icona hollywoodiana simbolo di tante generazioni, che con il suo lavoro ha cambiato la storia del cinema indipendente americano. E da sabato 23 a sabato 30 giugno, la Mostra Internazionale del Cinema Libero e la Cineteca di Bologna daranno vita a Bologna alla 26ª edizione del Festival “Il Cinema Ritrovato”. O t t o giornate dense di proiezioni e incontri, quattro schermi accesi da mattina a sera e i suggestivi appuntamenti con le proiezioni in notturna in Piazza Maggiore. E giugno si conclude con l’attesa dello straordinario concerto-evento del 3 luglio dei Radiohead che si terrà sul Crescentone. La band di Oxford torna a riaccendere dopo trent’anni il palcoscenico storico che fu calcato nel 1980 dai Clash e sceglie proprio Bologna tra le quattro tappe della tournèe estiva. Buon divertimento! Roberta Bolelli Arte e gusto, un connubio davvero vincente S tiamo assistendo da qualche anno all’intrigante connubio dell’arte e del cibo. L’arte, il vero Made in Italy di cui disponiamo, sta perdendo quel suo carattere elitario, diventando sempre più patrimonio comune, a cui tutti possono accedere e che tutti possono apprezzare anche grazie alla qualità ed all’accoglienza dei suoi contenitori, oggi spesso arricchiti da luoghi progettati appositamente per l’intrattenimento, la conversazione, la fruizione socializzante. Se nell’arte ognuno proietta il suo spirito, ciò può anche significare accedere ai nostri musei per “gustare” opere insieme con un caffè o, perché no, un bicchiere di vino. L’interesse per le tendenze artistiche insieme a quelle gastronomiche rivela un nuovo approccio estetico all’interno di quello che sembra un nuovo orientamento della museologia italiana. E così viene consolidandosi il binomio “arte-cibo” in una accoppiata vincente. Architetti e Designers che realizzano sedi e ambienti dei nuovi musei prevedono, all’interno degli spazi museali, luoghi dedicati alla degustazione, originali Caffetterie e accoglienti Ristoranti, impreziositi da arredi e oggetti di design. Viene così diffondendosi in Italia, nelle più importanti città d’arte, una sorta di “benvenuta” competizione dell’accoglienza. Possiamo allora fare sosta a Bologna nel Caffè Letterario di Palazzo Fava, oppure al MAMbo, nel Bar/Ristorante ex Forno del Pane con ambienti concepiti all’ insegna della semplicità e con arredi dal gusto informale e vintage. In posizione dominante su Torino, nel Castello di Rivoli, sede di uno dei più attivi musei italiani di arte contemporanea possiamo intrattenerci al Combal.Zero, con cucina raffinatissima. A Milano tanti i possibili luoghi, come ad esempio il Ristorante Giacomo Arengario nel Museo del Novecento, un gioiello d’architettura d’interni nello stile dell’Art Déco degli anni venti e trenta del secolo scorso. Emozionante a Firenze, dopo una intensa passeggiata nell’arte più preziosa, intrattenersi alla Caffetteria degli Uffizi con la sua splendida terrazza. A Roma diverse le possibilità. L’Open nello spazio Serra del Palazzo delle Esposizioni; il MAXXI 21, presso l’omonimo MAXXI Museo d’Arte del XXI secolo, espressione creativa della famosa architetta iraniana Zaha Hadid; il MACRO 138, nel Museo di Arte Contemporanea di Roma, realizzato nell’area dell’ex fabbrica della Peroni su progetto dell’architetta francese Odile Decq. All’Auditorium Parco della Musica, progettato realizzato da Renzo Piano, la degustazione si declina nello spazio del ReD (Restaurant e Design) e alla GNAM la Galleria Nazionale di Arte Moderna, nel cuore dei Parioli, ci si può intrattenere piacevolmente nel Caffè delle Arti. Le origini di questo trend, espressione di un marketing culturale di successo, sono da ricercare al di là dei nostri confini. Dal Georges di Parigi, ristorante allestito all’ultimo piano del Centro Pompidou, all’Oleum di Barcellona, il nuovo ristorante del Museo Nazionale di Arte Catalana, pensato da Gae Aulenti, al Bistrò del Guggenheim di Bilbao, al Tate Restaurant di Londra, ristorante dell’omonimo museo, alla ricca offerta dei Restaurants & Cafés del MoMa di New York. Se apprezziamo il valore, anche economico, dell’arte dobbiamo riconoscere che la contemporaneità dà un nuovo significato alle sinergie tra mondo artistico e cibo, fattore culturale ormai riconosciuto anche a livello internazionale. E in queste sinergie l’eccellenza italiana ha una grande possibilità di sviluppo. Roberta Bolelli 15 La ‘manutenzione’ della professionalità L’ arte del “mantenere” può fare pensare ad un qualcosa da conservare immutato. Il problema di mantenersi aggiornati sotto il profilo professionale e pronti a tutti i mutamenti in atto, assume delle dimensioni non trascurabili nella vita di tutti quei soggetti che anche attraverso la professionalità intendono esprimere il loro modo di essere e giungere al pieno sviluppo della loro professionalità. Due desideri possono spingere a prendere cura del proprio aggiornamento professionale: il desiderio di servire e quello di essere sempre “nuovi”: 1) il desiderio di servire rientra nelle capacità mentali/ comportamentali e risponde ad un senso profondo di rendersi utili agli altri; 2) il desiderio di innovarsi spinge ad esercitare la curiosità per il nuovo ed a scoprire il gusto della sperimentazione. La prima strada da percorrere è quella dell’autoapprendimento (processo di “manutenzione” vissuto in solitudine). La seconda è quella di apprendere dall’esperienza: infatti ogni situazione in cui si verificano modificazioni della realtà costituisce una splendida occasione di conoscenza e di crescita (metodo “imparare a imparare”). Un uomo professionalizzato ed in possesso di conoscenze multidisciplinari deve prevedere un attento controllo della validi- 16 tà e modernità delle proprie conoscenze attraverso: 1) associazioni professionali ove il problema della ”manutenzione” è comune e condiviso (momento di raffronto con persone che svolgono la stessa professione); 2) l’ aggregazione che vuol dire uscire dalla solitudine per comunicare e farsi conoscere; 3) il superare i problemi del tempo, del denaro e della lingua. Il modo di porsi. La personalità di un individuo si valuta in funzione della sua capacità nel reagire positivamente a contatto con persone diverse nelle più svariate circostanze (personalità “aggressiva”, “timida”, ecc). Il processo di autoaggiornamento si fonda su una personale esigenza interiore: il dovere nei confronti di se stessi (capacità, volitività, ecc). Nella vita lavorativa la fase della “manutenzione” della professionalità è scomoda e complessa. L’integrazione fra le funzioni provoca difficoltà ed intrecci. Il “manutentore” è colui che con le sue elevate capacità fa da cinghia di trasmissione con le nuove situazioni professionali. Egli ama già ciò che farà, perchè “tiene” alle sue conoscenze. Per Freud la complessa attività psichica è originata e diretta dalle pulsioni che sono delle forze istintive che attivano il comportamento dell’individuo in relazione alle sue necessità biologiche: 1) principio del piacere (individuo alla ricerca di un appagamento immediato dei suoi bisogni istintivi); 2) principio di realtà (la gratificazione non può essere raggiunta immediatamente a causa degli ostacoli che la “realtà” presenta) Ricerca altre vie di gratificazione - adattamento all’ambiente. Perchè gli individui scelgono un’azione piuttosto che un’altra? Per rispondere a ciò è necessario parlare di motivazione, di “rea- lizzazione di se stessi”. Motivazione: quell’insieme di forze che spingono l’individuo a fare ciò che fa. Bisogno: è la causa dell’energia che spinge la persona ad agire. Vivere in modo adeguato al proprio ruolo preferito, raggiungere il proprio modello ideale (ricerca costante del ruolo che ci compete). Senso di identità si associa al concetto di abilità, di doti intellettuali, di capacità personali. Per essere una persona “buona”, “di successo”, quindi “realizzata”, è necessario tenere presenti quattro importanti fattori: • la comprensione delle proprie capacità e dei propri limiti; • la consapevolezza di quali livelli di realizzazione sono possibili; • l’esperienza: storia individuale dei propri successi od insuccessi; • lo status sociale: gruppo di appartenenza o gruppo al quale si vorrebbe appartenere. La persona che ha sempre riportato dei successi porrà a se stessa livelli di realizzazione sempre più alti La persona che ha sempre degli insuccessi, ridurrà progressivamente il livello per difendersi da ulteriori insuccessi. La “Motivazioni al prestigio” è il desiderio di essere tenuti alla massima considerazione dai membri della propria cerchia. Questa motivazione spinge l’uomo a lottare per raggiungere una sempre più sempre alta condizione sociale (comodità, agiatezza, efficienza, ecc.). La “Motivazione al potere” è il desiderio di controllare altri individui, di ottenere la loro obbedienza, di dominare la loro azione, di determinare il loro destino (spesso viene scambiata con quella di prestigio e di possesso, perchè comunque esse portano al “potere”). La “Motivazione al possesso” è il desiderio di possedere, di accumulare beni materiali (aumento della stima per beni di marca, di valore). La ricchezza libera l’uomo dall’assillo incessante dei bisogni del mangiare e del vestirsi. La “Motivazione all’integrazione”vuole dire stare insieme agli altri con il solo scopo di ottenere compagnia (senso di difesa da parte del gruppo). Mantenere la professionalità è un “dovere” dell’homo sapiens fino a che la vita gli consente di dare alla società ciò che si aspetta da lui. Giorgio Albéri