orari di apertura ed eventi collegati
Giornate Europee del Patrimonio
29 settembre 2012, ore 9.30-12.30, 15-18
30 settembre 2012, ore 9.30-12.30
Archivio di Stato di Bologna
Domenica 30 settembre, dalle ore 11 alle ore 11.40, l’attrice Marinella Manicardi
leggerà alcuni scritti pascoliani nella Sala Cencetti dell’Archivio di Stato
“Un affare di cuore”. Giovanni Pascoli
nella Bologna del socialismo internazionalista
Festa Internazionale della Storia
20 e 27 ottobre 2012, ore 9.30-12.30
22-26 ottobre 2012, ore 9.30-12.30, 15-18
Mostra a cura di Valentina Gabusi, Giorgio Marcon e Maria Concetta Napoli
Sala Cencetti
Archivio di Stato di Bologna
Piazza de’ Celestini 4
Nel periodo dall’1 al 19 ottobre la mostra è visitabile per piccoli gruppi su prenotazione
Sabato 20 ottobre, alle ore 11, nella Sala Cencetti dell’Archivio di Stato
il professor Piero Mioli guiderà il pubblico all’ascolto della colonna sonora con la
conferenza “Wagner e compagni, una cornice musicale”
Sabato 27 ottobre, alle ore 17.30, presso la sala Asinelli dell’Hotel Corona d’Oro
(via Oberdan, 12), Elisabetta Graziosi terrà una conferenza dal titolo
“Pascoli goliardo sovversivo”.
A seguire Gloria Fuzzi canterà testi pascoliani da lei stessa musicati
Carte di Natale
16 dicembre 2012, ore 9.30-19.30
Domenica 16 dicembre, alle ore 10.30, presso l’aula didattica dell’Archivio di
Stato, in Vicolo Spirito Santo 2, nell’ambito della riunione della Deputazione di
Storia Patria per le Province di Romagna, Massimo Giansante, Giorgio Marcon
e Marco Veglia terranno una conferenza dal titolo “Il maestro e l’allievo:
Carducci e Pascoli di fronte al Socialismo”
ingresso gratuito
informazioni: 051223891 | 051239590 | www.archiviodistatobologna.it
Pascoli e il socialismo del cuore
Il 15 novembre del 1873 Giovanni Pascoli, dopo aver conseguito il
diploma di maturità presso il liceo di Cesena, si trasferì a Bologna per
sostenere un concorso a sei posti per l’assegnazione di una borsa di
studio all’Università (facoltà di Lettere e Filosofia). Il tema della prova
scritta: Dire delle opere di Alessandro Manzoni, era stato assegnato da
Carducci, che figurava tra gli esaminatori. Pascoli ottenne il sussidio
comunale, che ammontava a 600 lire annue, classificandosi al primo
posto.
In questo contesto si situa la conoscenza tra il giovane studente e
Andrea Costa, il quale si era iscritto tre anni prima
nella medesima facoltà come uditore, ma è più
probabile che l’incontro tra i due, che coincise con
l’adesione del Pascoli all’Internazionale, debba
essere retrodatato al 1872.
L’impegno politico, intensificatosi negli anni
1876-1877, fu forse la causa dell’abbandono
degli studi, interrotti da Pascoli tra la fine
del 1875 e l’inizio del 1880. In questo lasso
di tempo egli si dedicò ad un’intensa attività
giornalistica, la cui prima traccia si trova
sulle pagine del numero inaugurale della
rivista «Colore del Tempo» (6 maggio 1876),
dove, con lo pseudonimo di Gianni Schicchi (il
folletto dantesco di Inferno XXX, 32-33), stilò
un “programma utopico” indirizzato Ai lettori e
sottotitolato Fantasmagoria.
Nel 1876, dopo il processo contro Costa e gli altri internazionalisti
seguito al fallito moto dell’8 agosto 1874 nel Bolognese, Pascoli
soppiantò, secondo quanto riferisce Gian Battista Lolli in un articolo
apparso sul «Resto del Carlino» del 1912, nella carica di segretario
della Federazione bolognese dell’Internazionale, l’amico Alceste
Faggioli, il quale era partito volontario per partecipare alla guerra
serba contro la Turchia, e che morirà di tisi nel 1881.
Per l’amico scomparso Pascoli scrisse un manifesto, censurato dalla
polizia, che circolò in 5000 copie, di cui un originale superstite è
conservato tra le carte della Prefettura (qui esposto nella mostra);
nel corso della commemorazione funebre, lo stesso Carducci parlò
sul feretro e dettò il testo della lapide.
Nel mese di gennaio del 1877 Pascoli collaborò, al fianco di Andrea
Costa, alla redazione e diffusione del «Martello», organo della
Federazione bolognese dell’Internazionale, che sarà sequestrato a
breve distanza di tempo, a séguito di una vibrante invettiva contro il
Ministro dell’Interno Giovanni Nicotera.
Nel corso del 1878 Pascoli intensificò il suo impegno politico, come si
evince dalle numerose segnalazioni rinvenute fra i documenti della
Prefettura, e ciò rischiò di compromettere la sua supplenza presso
il Ginnasio Comunale Guido Guinizelli (il futuro Galvani). Incarico
propiziato dall’interessamento di Carducci, cui il preside del ginnasio
indirizzò nel mese di marzo di quell’anno diverse missive in cui
lamentava la latitanza di Pascoli come professore supplente.
Il 7 settembre del 1879 si concluse un processo intentato contro un
gruppo di internazionalisti imolesi, alle cui udienze Pascoli partecipò
assiduamente: in quello stesso giorno, egli fu arrestato insieme al
compagno Ugo Corradini per aver urlato, come recita il rapporto del
tenente colonnello del Comando di Bologna: «Viva la Comune, viva
l’internazionale, viva i malfattori, avanti vigliacchi sgherri».
Con sentenza del 18 novembre 1879 la Corte d’Appello rinviò gli
imputati davanti al Tribunale, dove Pascoli fu difeso dall’avvocato
Giuseppe Barbanti Bròdano, lo stesso che aveva difeso Andrea Costa
nel processo del 1876. Dopo più di tre mesi di detenzione nelle
carceri di San Giovanni in Monte, il 22 dicembre 1879 i due imputati
vennero assolti dal Tribunale Correzionale e scarcerati.
Questa sofferta vicenda segnerà una svolta nell’orizzonte politico ed
esistenziale di Giovanni Pascoli, e ciò in contiguità alla riformulazione
del modello di azione politica, in senso legalitario, stilata da Andrea
Costa nelle pagine del periodico milanese la «Plebe», nell’agosto del
1879, con la lettera Ai miei amici di Romagna.
Nel 1880 Pascoli riprese gli studi interrotti e si laureò in lettere greche
il 17 giugno del 1882 con una tesi su Alceo. In quello stesso anno
Costa fu il primo socialista ad approdare in parlamento.
Il profondo rapporto d’amicizia tra Pascoli e Costa si mantenne
sempre vivo negli anni a venire, sulla scia
di un socialismo che “non è solamente
un affare di testa, ma di cuore”, come
scriveva nel 1877 lo stesso Costa.
Alla morte dell’amico socialista, avvenuta
il 19 gennaio 1910, Pascoli dettò il testo
dell’epigrafe incisa sulla lapide. In un articolo
apparso sul «Resto del Carlino» del 21
gennaio, Pascoli aveva connesso l’originaria
ideologia
anarco-internazionalista
di
Andrea Costa con la tradizione patriottica
del Risorgimento italiano.
E a queste stesse coordinate Pascoli
impronterà, a breve distanza di tempo dalla
morte dell’amico, la sua nuova visione del
socialismo confluita ne La grande Proletaria
si è mossa.
bOLOGNA E L’iNTERNAZIONALISMO
La prima conferenza nazionale delle sezioni italiane dell’Associazione
Internazionale dei Lavoratori (fondata a Londra nel 1864) si tenne a
Rimini nell’agosto 1872, promossa dal Fascio Operaio Bolognese, tra
i cui soci più attivi figurava il giovane Andrea Costa.
Il congresso adottò all’unanimità la linea del collettivismo anarchico,
sancendo così la rottura con il Consiglio Generale di Londra e con
l’idea marxiana del partito di classe e della “dittatura del proletariato”,
con quel socialismo “autoritario”, cioè, che aveva finito per prevalere
all’interno della prima Internazionale.
In Italia, data l’assenza di un proletariato industriale e agricolo
moderno, il movimento socialista si rivolgeva quindi spontaneamente
verso la lezione di Bakunin, che predicava
l’insurrezione contadina e che era stato
espulso dall’Internazionale proprio nel
1872, nel Congresso dell’Aja. Non a
caso la parola “internazionalista” diventa
subito sinonimo, in Italia, di “bakuninista”
e di “anarchico”, che ha come obiettivo
l’insurrezione contro lo Stato.
Le
prove
generali
dell’auspicata
insurrezione si sarebbero dovute tenere
a Bologna, dove Bakunin si era recato
clandestinamente nell’agosto del 1874,
anno di grande miseria e di agitazioni
in tutta la penisola. Da qui la scintilla
rivoluzionaria avrebbe dovuto estendersi
alla Romagna, poi alle Marche e alla Toscana. Ma la notte fra il 7
e l’8 agosto gli insorti bolognesi, riuniti ai Prati di Caprara e a San
Michele in Bosco, attesero invano l’arrivo dei compagni imolesi e il
segnale dell’azione. La polizia, avvertita da alcuni informatori, arrestò
numerosi internazionalisti e li rinchiuse nelle carceri del Torrone,
dove Andrea Costa si trovava già da alcuni giorni.
Dopo quasi due anni di detenzione, nel luglio del 1876 i giudici del
Tribunale correzionale di Bologna assolsero Andrea Costa e gli altri
“malfattori”, commossi forse dell’idealismo umanitario degli imputati.
Lo stesso Carducci si era presentato a testimoniare in favore del suo
discepolo, che definì “di animo nobile e conducente vita esemplare”.
Molto più dura invece fu la repressione che seguì il moto anarchico del
1877, fallito sul nascere a San Lupo, in Campania: l’Internazionale
venne sciolta d’autorità, l’organizzazione frantumata e lo stesso
Costa fu costretto a fuggire in Svizzera.
Ma l’Internazionale anarchica era in crisi ormai in tutta Europa e la
sua visione insurrezionale del socialismo rivelava tutti i suoi limiti
nell’incapacità di radicarsi effettivamente all’interno delle masse
contadine. Parallelamente, nuove forze sociali cominciavano a farsi
strada anche in Italia, soprattutto nel nord, dove si stava formando
il primo proletariato industriale e agricolo. Si imponeva la necessità
di una riflessione e di un rinnovamento.
È questa la cornice in cui va inserita l’evoluzione in senso legalitario
del pensiero politico di Andrea Costa, annunciata con la famosa
lettera aperta Ai miei amici di Romagna, pubblicata sul periodico
milanese la “Plebe”, nell’agosto del 1879, che segna il passaggio
del movimento socialista dalla fase dell’utopia settaria a quella
dell’organizzazione politica.
Di lì a poco, nel 1881, Costa fondò il partito Socialista Rivoluzionario
di Romagna (poi Italiano dal 1884), abbandonando apertamente i
mezzi cospirativi e terroristici per “poter muoversi alla luce del sole”.
Il 29 ottobre del 1882 Costa entrò in Parlamento come primo
deputato socialista.
Bologna, a metà degli anni Settanta dell’Ottocento, gli anni in cui
Pascoli vi si trasferì per frequentare la Facoltà di Lettere, era dunque
uno dei centri più attivi dell’Internazionalismo anarchico in Italia;
lo stesso Bakunin vi aveva soggiornato nei giorni convulsi del fallito
moto del 1874. Fra gli iscritti tanti giovani, e fra di essi molte donne, in
molti casi studenti o appartenenti alla piccola e piccolissima borghesia
cittadina, cresciuti nell’idealismo garibaldino e risorgimentale, in
molti casi delusi dalla realtà postunitaria, disposti a sacrificare se
stessi (e i propri patrimoni) per la causa internazionalista. Spesso
privi di esperienza e dotati di scarsa preparazione teorica, non si può
negare ch’essi nutrissero piena convinzione nei propri ideali e nella
possibilità di realizzarli.
Doveva esserne convinta anche la polizia, che, soprattutto in seguito
al fallito moto di San
Lupo del 1877, seguiva con grande attenzione ogni mossa
degli internazionalisti, considerati “malfattori” e “oziosi”, e
soggetti come tali ad
“ammonizioni” e sorveglianza. È proprio
grazie ai minuziosi
resoconti dei tanti informatori della Pubblica Sicurezza che
possiamo oggi ricostruire nel dettaglio
le giornate di quei giovani socialisti, largamente spese all’interno
dei caffè, delle osterie e dei teatri, alcuni dei quali ritornano costantemente nei documenti esposti, come la Locanda del Foro Boario,
fuori porta Mazzini, dove lavorava come cameriere Teobaldo Buggini,
membro di spicco dell’Internazionale bolognese, il ristorante di via
Cimarie, l’Osteria del Chiù, fuori porta San Felice, l’Albergo dei Quattro Pellegrini, in via del Mercato di Mezzo, o l’Osteria del Sole, in via
dei Ranocchi, la più antica nonché l’unica ancora esistente.
DIDASCALIE
Vetrina 1
1. D
iploma di licenza liceale, Cesena, 24 novembre 1873.
Archivio Storico dell’Università di Bologna.
2. Regia Università di Bologna, Esame per l’ammissione al corso della facoltà
filologica, 15 novembre 1873.
Archivio Storico dell’Università di Bologna.
3. Regia Università di Bologna, Iscrizione al corso di belle lettere, anno scolastico
1873-74.
Archivio Storico dell’Università di Bologna.
Vetrina 2
1. Nota 1546 del Ministero dell’Interno del 22 aprile 1876: Ambrosini Pietro
dichiara di voler pubblicare il periodico umoristico «Color del tempo».
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 262.
2. Ai lettori (Fantasmagoria) di Gianni Schicchi (G. Pascoli), in «Colore del
tempo», a. I, Bologna 6 maggio 1876. La rivista contiene anche la segnalazione
del romanzo sociale di Gianni Schicchi I dinamisti, mai pubblicato.
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
3. Il processo contro Costa e gli altri internazionalisti coinvolti nel fallito moto
dell’8 agosto 1874 a Bologna (che si concluse con l’assoluzione nel luglio del
1876) fa da sfondo alle prime attività editoriali di Pascoli.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale correzionale di Bologna, Fascicoli
processuali, n. 2638/1874.
Vetrina 3
1. Nota 505 della Questura di Bologna del 26 febbraio 1877: riunione di
internazionalisti all’Albergo Bologna, in cui “prese la parola un giovane studente
romagnolo [quasi certamente identificabile con lo stesso Pascoli] ... di cui finora
non si conoscono il cognome e il nome perché intervenuto ieri per la prima volta
nella società: Il suo discorso verteva sulla religione, sul ricco e sulla polizia e
fanatizzò gli astanti in quanto che dimostrò la necessità di dover preferire la
rivoluzione attiva alla morale”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 291.
2. Pascoli internazionalista, articolo di Fulvio Cantoni che contiene una
lunga digressione di Gian Battista Lolli, sull’esperienza di Pascoli nelle file
dell’Internazionale socialista, in «Il Resto del Carlino», 6 aprile 1912.
Vetrina 4
La Bologna degli “oziosi e malfattori”: una geografia del cuore
La Bologna post-unitaria eredita dalla Bologna pontificia problemi che oggi
definiremmo di degrado urbano: sporcizia, vagabondaggio, microcriminalità
diffusa. Allo stesso tempo, però, proprio negli anni che il nostro percorso
espositivo prende in esame, è anche una città ricca di potenzialità e di fermenti
che la condurranno, tutto sommato in tempi brevi, ad assumere una fisionomia
europea e un ruolo di primo piano rispetto alle innovazioni produttive, alle
conquiste sociali, alla ricerca scientifica e culturale.
In questo contesto, animato da una fervida attività progettuale, in cui Bologna
diviene una città d’avanguardia, sotto il profilo dell’attività mutualistica e
dell’associazionismo solidaristico, il giovane Giovanni Pascoli e i suoi indimenticabili
amici e sodali di studio e di lotta tracciano (nei loro febbrili spostamenti e
nascondimenti tra case di militanti fidati, botteghe di artigiani affiliati alla “setta”
internazionalista osterie, trattorie, alberghi, ma anche teatri al passo coi tempi,
caffè e circoli di varia umanità) una geografia, quasi una planimetria, del cuore
che ci entusiasma e commuove ancora.
La Bologna di cui vi stiamo parlando, sospesa tra perbenismo, amore e
anarchia, rivivrà nelle pagine de Il diavolo al Pontelungo di Riccardo Bacchelli,
che s’impernia sui fatti legati ai moti dei prati di Caprara del 1874, proprio
il periodo in cui Pascoli comincerà ad affacciarsi alla vita pubblica e alla sua
particolare formazione universitaria. Le carte documentarie che vi proponiamo
individuano per frammenti la dimensione storico-antropologica di una città in via
di modernizzazione e inquadrano una gioventù che seppe coltivare e coniugare
ingegno e ribellione, rispetto per i maestri e loro superamento, spirito di sacrificio
individuale e slancio umanitario oltre ogni confine.
1. Nota 2479 della Questura di Bologna del 19 novembre 1877: la sorveglianza
esercitata sugli internazionalisti Berardi, Buggini e Faggioli porta la Questura a
tracciare una mappa dei luoghi frequentati dai medesimi, strettamente legati
a Pascoli.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 445.
2. Arnaldo Romagnoli (1875 - 1930), Via Cimarie, da lastra originale (FII/100).
3. Guido Neri (Bologna, 1874 - 1940), Via Cimarie vista da via degli Orefici,
penna acquerellata su carta filigranata (D/III, 606).
L’osteria di via Cimarie si trovava in un vicoletto chiuso tra via degli Orefici e via
Mercato di Mezzo, poi Rizzoli, scomparso nei lavori di allargamento di via Rizzoli
all’inizio del Novecento.
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
4. Pubblicità per l’Albergo Bella Venezia e Quattro Pellegrini, litografia. Fondo
Antonio Brighetti.
5. Guido Neri (Bologna, 1874 - 1940), Il Mercato di Mezzo e la torre Asinelli,
Penna acquerellata su carta (D/III, 639).
L’Albergo e Ristorante dei Quattro Pellegrini si trovava al numero 27 di via
Mercato di Mezzo, poi Rizzoli, attiguo alla grande pescheria pubblica, in un
tratto di strada scomparso nei lavori di allargamento di via Rizzoli all’inizio del
Novecento. Presente nel Gioco nuovo di tutte l’osterie, che sono in Bologna,
con le sue insegne e sue strade... di G.M. Mitelli del 1712, con la precisazione
“buoni gallinazzi”, nella seconda metà dell’Ottocento l’Albergo dei Quattro
Pellegrini venne riunito in un’unica gestione con l’attiguo Bella Venezia e dopo
l’unificazione italiana passò in mano a Filippo Menarini.
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
Vetrina 5
1. Nota 2491 della Questura di Bologna del 21 novembre 1877: sorveglianza
sugli internazionalisti Berardi, Buggini e Faggioli.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 445.
2. Guido Neri (Bologna, 1874 - 1940), Strada Maggiore dov’era il Caffè dei
Cacciatori, penna acquerellata su carta filigranata. Firmato (D/III, 593).
A proposito di questo caffè narra Maria Pascoli che il fratello “Usciva soltanto la
sera sull’imbrunire e andava a passare qualche ora nel cenacolo carducciano,
oppure si recava in un caffè che stava aperto tutta la notte (il Caffè dei Cacciatori)
dove capitavano altri suoi amici a prendere il caffè. Si sedeva anche lui con loro
a un tavolino, parlando e discutendo … Quando poi tutti andavano a casa, egli
si ritirava a un tavolino lontano dall’ingresso e restava lì a scrivere per qualche
giornaletto fino alle prime luci del mattino” (Maria Pascoli, Lungo la vita di
Giovanni Pascoli, Milano 1961, pp. 60-61).
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale
3. Biglietto d’ingresso per rappresentazione al Teatro Brunetti, con timbro
gennaio 1891, cartoncino colorato.
4. Pubblicità per lo spettacolo della Compagnia Equestre di Emilio Guillaume da
rappresentarsi al Teatro Brunetti il 5 maggio 1878, Bologna, Stab. Tip. Succ.
Monti, 1878.
Il teatro Brunetti, che nel 1898 sarebbe stato intitolato ad Eleonora Duse,
si trovava in via Cartoleria, nel palazzo dove dal XVII fino al 1822 era stato
ospitato un collegio gesuita, il Collegio dei Nobili San Saverio, con annesso
un teatro privato per dilettanti. Nel 1822 la proprietà dell’immobile passò ad
Antonio Brunetti, che in un primo momento affittò il teatro a burattinai e a
compagnie filodrammatiche. Alla sua morte i nipoti decisero di operare una
profonda ristrutturazione per ammodernare e ampliare il teatro, che venne
inaugurato ufficialmente nel 1865 e divenne ben presto uno dei più importanti
della città. Nel 1898 il teatro cambiò ancora una volta proprietario e nome,
diventando Teatro Duse. Ristrutturato nel 1904 fu poi negli anni Quaranta che
assunse l’aspetto attuale.
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
Vetrina 6
Inno all’Internazionale
Il testo autografo dell’Inno, noto a Benedetto Croce che ne trascrisse i primi otto
versi confluiti nella sua monografia su Pascoli del 1907, è stato recentemente
rinvenuto a Napoli presso la biblioteca Filomarino e pubblicato da Elisabetta
Graziosi.
Come ha rilevato la stessa curatrice dell’edizione, il testo poetico, risalente
al gennaio 1878, si fonda «sugli ideali insurrezionistici (pugnale, dinamite e
petrolio) proiettati a ritroso nella mitologia e nella storia romana Spartaco e
Prometeo)» e «propone soprattutto la rivoluzione, la liquidazione sociale, la
lotta antiborghese, il “giorno dell’ira” e dell’odio: è insomma una canzone di
protesta e di vendetta e non un inno al lavoro».
A distanza di anni, Giovanni Pascoli rievocherà in una nota alla prima edizione
dei Canti di Castelvecchio (1903) a proposito della poesia La voce, il suo
tormentato impegno politico giovanile, unitamente all’esperienza carceraria:
«Nella poesia La voce è un’allusione che mi riconduce a tempi, che ora sembrano
chiusi, ma che parevano voler condurre l’Italia alla condizione d’una Russia
forse peggiore: d’una Russia non solo senza giustizia ma senza grandezza.
Quanta prigione per nulla! O per molto, a dir vero: per sentimenti e idee. Fu nei
primordi del socialismo italiano, in cui si processavano come malfattori quelli
che aspiravano a togliere dal mondo il male; e si condannavano. Io protestai.
E così ebbi occasione di meditare profondamente, per due mesi e mezzo d’un
rigidissimo inverno, su la giustizia. Dopo la qual meditazione mi trovai allora
assolto e per sempre indignato. Ai cari compagni di quel tempo un saluto!».
Cfr. E. Graziosi, Pascoli edito e ignoto: inno per l’Internazionale anarchica, in
«Giornale storico della letteratura italiana», vol. CLXXXIV, fasc. 606 (2007),
pp. 272-281.
1. Piazza Maggiore durante la manifestazione del Primo Maggio 1890 nell’opera
del pittore Giovanni Masotti, Bandiera bianca.
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
2. Facsimile dell’autografo della poesia La voce (1903). Collezione privata.
Vetrina 7
1. Statuto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.
2. Scheda d’iscrizione all’Associazione Internazionale dei Lavoratori.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.
3. Opuscoli di E. Bignami, L’Internazionale, Milano 1880 e di G.D. Franceschi,
La Famiglia, Milano 1880.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451
4. Cifrario alfabetico degli internazionalisti allegato alla nota n. 409 del Ministero
dell’Interno del 22 gennaio 1882.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 426.
Vetrina 8
1-2. Manifesti rivoluzionari per l’anniversario della Comune di Parigi, allegati
alla nota della Sottoprefettura di Imola del 18.3.1878, n. 6-8.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 446.
3. Manifesto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori Federazione Italiana.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.
Vetrina 9
1. Nota 1360 della Questura di Bologna del 10 giugno 1878: riunione all’Osteria
del Gallo, fuori Porta Sant’Isaia, in cui Pascoli viene espressamente nominato per
la prima volta. “Questa riunione infatti ebbe luogo la sera del 9 corrente entro il
locale designato, e vi prese parte un buon numero di affiliati, fra i quali furono
rimarcati i noti = Lolli, Pascoli, Pradelli, Cecchini, Ronchi, Venturini, Leonesi,
Casalini, Sandri, un certo Francolini da Rimini ed il toscano Grassi Gaetano”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 446.
2. Particolare della mappa del Catasto Gregoriano in cui è segnalata la posizione
dell’Osteria del Gallo (sec. XIX).
Archivio di Stato di Bologna, Catasto Gregoriano, Mappe, cart. 165, San Paolo
di Ravone.
3. Nota 3688 del Ministero dell’Interno del 26 giugno 1878: riunione all’Osteria
del Chiù, fuori porta San Felice, a cui “intervennero 78 persone, tra cui i noti
Leonesi, Pascoli, Berardi e certo Cecchini Giovanni di Riccione ...”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 446.
4. Anonimo bolognese (seconda metà del sec. XVIII), Insegna dell’Osteria del
Chiù, olio su tavola.
5. Guido Neri (Bologna, 1874 - 1940), L’Osteria del Chiù, penna acquerellata
su carta (D/III, 654).
L’Osteria del Chiù si trovava fuori porta San Felice, in Borgo Ravone. L’osteria,
con annessi mulino e botteghe artigiane, è citata anche ne La secchia rapita di
Alessandro Tassoni (I,31) e aveva come insegna l’mmagine dell’uccello rapace
chiù, più noto come assiuolo.
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
Vetrina 10
1. Nota 85 dei Carabinieri Reali dell’8 aprile 1879: informazioni sulla condotta
di vita del Buggini, cameriere alla Trattoria del Foro Boario, e membro attivo
della Federazione Bolognese dell’Internazionale.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 448.
2. Bologna - Mercato vecchio del Foro Boario, cartolina postale. Fondo Giovanni
Mengoli.
3. Anonimo fotografo bolognese (primo decennio del sec. XX), Il Foro Boario,
da positivo originale.
4. Anonimo fotografo bolognese, Il Foro Boario, da positivo originale. Fondo
Antonio Brighetti. Sul cartoncino di supporto: firma e data (1901).
A proposito della trattoria del Foro Boario, situata nei pressi dell’attuale piazza
Trento e Trieste, che allora ospitava il mercato del bestiame, Maria Pascoli
annotava che il fratello “continuava ad andare a mangiare alla trattoria del
Foro Boario dove pure andava quando si trovava a Bologna Andrea Costa.
Allorché però non aveva più soldi per pagare si eclissava, e non ritornava tra la
compagnia chiassosa e spensierata fino a che non avesse potuto avere qualche
po’ di denaro. Allora si ripresentava tutto pieno di brio e di buon umore, come
se nel frattempo gli fosse avvenuta chissà quale inaspettata fortuna”. (Maria
Pascoli, Lungo la vita di Giovanni Pascoli, Milano 1961, p. 60).
Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna,
Biblioteca di San Giorgio in Poggiale.
Vetrina 11
1. Nota 1399 della Questura di Bologna del 17 giugno 1878: resoconto di una
riunione, cui prese parte anche Pascoli, che avrebbe dovuto tenersi alla Locanda
del Foro Boario, poi spostata all’Osteria del Sole, in via dei Ranocchi.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 446.
2. Nota 2697 della Questura di Bologna del 15 dicembre 1879: resoconto di
un convegno di internazionalisti all’Osteria del Sole, in cui si accenna ad “un
pranzo non lauto, la spesa del quale ... sarebbe stata sostenuta dai settari
bolognesi concorrendo ciascuno in proporzione maggiore o minore a seconda
del loro stato finanziario”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 448.
3. Mappa quattrocentesca dell’Osteria del Sole.
L’Osteria del Sole, citatissima nei documenti della Prefettura, si trovava e si trova
tuttora in Vicolo dei Ranocchi, fra via Orefici e via Pescherie Vecchie, ed è la più
antica osteria bolognese ancora esistente. A dimostrarlo, uno schizzo conservato
nel fondo delle Corporazioni religiose soppresse dell’Archivio di Stato, dove è
tracciata una pianta dell’osteria datata 1475, allegata ai documenti della causa
fra gli eredi di Giovanni Guidotti, che aveva comprato “una casa ad uso d’ostaria
all’insegna del Sole posta in Bologna nella via delle Pescarie sin dall’anno 1468.29
marzo” e gli eredi di Nicolò Sanuti, proprietari di una parte dei locali. Nel Gioco
nuovo di tutte l’osterie, che sono in Bologna, con le sue insegne e sue strade...
di G.M. Mitelli del 1712 dell’osteria del Sole si ricordano le “buone frittate”.
Archivio di Stato di Bologna, Corporazioni religiose soppresse, n. 262/2709.
4. Particolare del Gioco nuovo di tutte l’osterie, che sono in Bologna, con le sue
insegne e sue strade... di G.M. Mitelli, 1712.
Vetrina 12
1. Nota 1496 della Questura di Bologna del 9 luglio 1878: riunione all’Osteria
del Sole per la costituzione definitiva della Federazione Bolognese (sciolta dalle
autorità in seguito ai moti di San Lupo). Pascoli, proposto come segretario per
la corrispondenza per l’estero, rifiutò l’incarico, assegnato poi al Cecchini. Si
trattava di un incarico tra i più impegnativi all’interno dell’organizzazione per la
mole di lavoro che comportava.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 446.
2. Nota 2264 della Prefettura di Forlì del 29 novembre 1878: a proposito di
alcuni progetti rivoluzionari viene indicato come “organizzatore capo dell’azione
... [un] certo Pascoli, studente, assistente del Professor Carducci ed amico
intimo del Costa”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.
3. Nota 2699 della Questura di Bologna del 8 dicembre 1878: Pascoli, individuato
come membro del gruppo A, accetta di compilare il manifesto sovversivo della
Sezione bolognese e pare intenzionato a pubblicare un giornale socialista.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.
Vetrina 13
Giuseppina Cattani
Il casellario centrale giudiziario dello Stato segnala alla data del 1894 un
numero di donne definite anarchiche o sovversive particolarmente elevato nella
regione Emilia Romagna. Analogamente sappiamo che tra Otto e Novecento, la
fede socialista, in virtù delle sue valenze umanitarie, è piuttosto diffusa tra gli
appartenenti alla professione medica.
Giuseppina, detta Peppina, Cattani rientra perfettamente in questo quadro
statistico. Nata ad Imola, da famiglia di umili condizioni, ma di grande apertura
culturale, sarà la prima donna a far parte della Società medicochirurgica
di Bologna e la seconda dello stato italiano, dopo Montessori, ammessa
all’insegnamento universitario (Patologia generale) e collaborerà alla scoperta
del siero antitetanico, insieme al suo maestro Tizzoni. I rapporti del Gabinetto di
Prefettura la associano al socialista Pascoli quando lui è insegnante al ginnasio
bolognese e lei ancora una liceale “di ingegno svegliato, modi squisiti, condotta
specchiata”. Sappiamo inoltre che insieme a Matilde Desalles la Cattani si dedica
all’assistenza dei compagni in molteplici circostanze e recapita libri e indumenti
ai carcerati, come avverrà con lo stesso Pascoli.
Cronache e foto d’epoca ci restituiscono l’immagine di una giovane donna
di sguardo fermo e composta bellezza: bellezza che verrà deturpata dalle
infezioni contratte negli esperimenti di laboratorio e che la costringeranno ad
abbandonare l’insegnamento.
Si spegnerà ad Imola, nel cui ospedale già dal 1897 era stata chiamata a
lavorare da Andrea Costa, in seguito agli effetti della pratica sperimentale nel
laboratorio di radiologia.
È il 1914: alla vigilia di una guerra devastante, i protagonisti di una fase irripetibile
della storia sono quasi tutti morti e un ciclo dell’internazionalismo si conclude.
1. Nota 2045 della Questura di Bologna del 24 agosto 1878: ragguagli su
alcuni individui segnalati dal Ministero dell’Interno come affiliati alla setta
internazionale, tra cui figurano Giuseppina Cattani e Giovanni Pascoli. “In
quanto alla Cattani Giuseppina, Liceo, tratterebbesi di una giovane bolognese
di anni 18 che percorre con successo la carriera degli studi e conta nel venturo
anno scolastico farsi iscrivere nella facoltà di Medicina in questo Patrio Ateneo
... Dell’ingegno svegliato e pronto di costei ne parlaroo i periodici bolognesi,
tessendone l’elogio anche per la squisitezza de’ modi e per la specchiata
condotta sua. Che sia affiliata all’internazionale, o che nutra idee socialiste
non mi par dato constatarlo; quel che è indubitato si è che d’essa trovasi in
rapporti col socialista Pascoli Giovanni. Infine per quanto riguarda il segnalato
Passati Giovanni, Porta Ginnasio, non vi è dubbio che con questi appellativi siasi
voluto riferire al predetto Pascoli Giovanni che è professore supplente in questo
Ginnasio comunale. Il Pascoli pertanto negli anni 1873, ‘74 e ‘75 fu fra quegli
studenti del corso filologico che più si distinsero in questa Università e come tale
fu sussidiato dal Comune di Bologna con annue lire seicento. Allievo ed intimo
del Prof. Carducci per alcun tempo professò principii di puro repubblicanismo
mazziniano, ma poi abbracciò le idee socialiste nelle quali lo si vuole infirmato”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.
2. Fotografia di Giuseppina Cattani.
3. La Professoressa Giuseppina Cattani e l’Internazionale, articolo di Gian
Battista Lolli, in «La Lotta», 20 dicembre 1914.
Vetrina 14
1. Nota 2504 della Questura di Bologna del 24 ottobre 1878: riunione dei capigruppo della Federazione Bolognese all’Osteria del Sole, in cui “nell’intento
di veder modo che come in Firenze a Bologna pure sorga e si costituisca un
gruppo di donne, fu abusivamente ammessa … la Violetta dall’Alpi amante del
noto Andrea Costa, preconizzata di già a capeggiare quelle donne che saranno
per condividere con Essa le massime ed i propositi tutti dell’Internazionale”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.
2. Nota 2735 della Questura di Bologna del 3 dicembre 1878: riorganizzazione
dei gruppi della Federazione Bolognese, che vengono elencati in un prospetto
con i nomi dei rispettivi capi e il numero degli appartenenti. Da notare il gruppo
B, con a capo Violetta Dall’Alpi, costituito da sei donne.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.
3. Manifesto dell’Associazione Internazionale dei lavoratori Federazione Italiana.
Le sezioni femminili di Napoli e di Romagna a tutte le operaie d’Italia. Allegato
alla nota 1097 della Prefettura di Napoli del 4 maggio 1879.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 449.
Vetrina 15
1. Nota 179 della Questura di Bologna del 25 gennaio 1879: riunione dei capigruppo in vista “della fondazione di un giornale socialista, la direzione del quale
... verrebbe assunta dal noto Professore Giovanni Pascoli”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 448.
2. Nota 559 del Ministero dell’Interno del 30 gennaio 1879: il Prefetto Dirigente
si interroga sull’opportunità “di rappresentare al Signor Sindaco la sconvenienza
di mantenere al posto di insegnante in un istituto comunale un individuo
[Giovanni Pascoli] di principi ‘contrari’ non solo alle istituzioni dello Stato, ma
ben anche ad ogni ordine sociale”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 448.
3. Nota 661 del Ministero dell’Interno del 3 febbraio 1879: Pascoli è indicato
come personaggio da sorvegliare strettamente “per impedire la stampa e la
diffusione di manifesti sediziosi e qualsiasi altro atto o fatto contrario alle Leggi
dello Stato”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 448.
Vetrina 16
1. Nota 579 della Questura di Bologna del 15 marzo 1879: nell’ambito di
una nota relativa ad una riunione degli internazionalisti presso Borrello nel
Cesenate, emerge la circostanza della stretta sorveglianza a cui era sottoposto
Pascoli, il quale “è solito abbandonare Bologna tutte le settimane nella sera
del sabato per fare ritorno infallibilmente il lunedì mattina colla prima corsa
ferroviaria: fuori di queste brevi e regolari assenze la sua permanenza in
questa città è costante, pel fatto che egli deve compiere gli obblighi assuntisi
quale professore supplente nel Ginnasio Comunale. Tenuto quindi calcolo delle
circostanze suddette, non che delle assicurazioni avute da persone di fiducia e
dal funzionario ed agente di P.S. addetti alla ferrovia, le quali escludono che il
Pascoli sia partito da Bologna nel 20 febbraio, che ricorreva in giovedì, conviene
ritenere insussitente la notizia riportata al Ministero, che cioè il Pascoli in detto
giorno possa aver assistito alla riunione del Borrello”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 449.
2. Nota 1242 della Questura di Bologna dell’8 maggio 1879: nel contesto di
un’informativa che riguarda la diffusione del manifesto redatto a nome delle
sezioni femminili dell’internazionale di Napoli e di Romagna, che coinvolgerebbe
alcune figure femminili tra cui Violetta dall’Alpi,
Giuseppina Cattani e
Andreina Gabusi, emerge un riferimento a Giovanni Pascoli, definito “gregario
influentissimo del partito”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 449.
Vetrina 17
Sonetto di Giovanni Pascoli indirizzato a Sveno Battistini
Si tratta di un sonetto gratulatorio indirizzato da Giovanni Pascoli all’amico
internazionalista Sveno Battistini per il conseguimento della laurea in legge,
stampato a Rimini su un foglio volante nel 1878.
Il testo, rinvenuto presso una collezione privata e pubblicato da Elisabetta
Graziosi, instaura un preciso parallelismo tra la figura del Cristo e “i nuovi
redentori socialisti, condannati come malfattori e vagabondi”.
Cfr. E. Graziosi, Pascoli edito e ignoto: sonetto per Sveno, in «Giornale storico
della letteratura italiana», vol. CLXXV, fasc. 571 (1998), pp. 396-415.
1. Nota 11 dei Carabinieri Reali del 25 gennaio 1877: “Nella detta sera il primo
che prese la parola si fu lo studente Battistini da Ravenna, il quale dimostrò ai
soci che i governi di una volta formavano le leggi secondo i loro voleri, e che
in seguito hanno procurato che queste leggi riescissero in modo che all’operaio
fossero tolti tutti i diritti, tutti i mezzi e tutta la libertà, per renderlo schiavo
e povero e che per liberarsi da queste leggi e da tali governi bisogna fare la
rivoluzione e distruggere Governo, impiegati e ministri, ed impiantare nuove
leggi, per rendersi tutti uguali, senza che vi sia bisogno di Governo e nemmeno
di Forza”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 291.
2. Nota 289 della Questura di Bologna del 5 febbraio 1879: “Il Battistini Sveno,
da Rimini, per ragione di studi dimora attualmente in questa città nella via
dell’orto botanico n. 9: è certo che egli appartiene all’internazionale pel fatto
non solo che fin dal 1877 prese parte ripetute volte alle segrete adunanze che si
tenevano dagli affiliati alla medesima, ma perché proferì in esse discorsi eccitanti
alla rivolta e si trova poi in corrispondenza coi più noti capi internazionalisti fra
cui specialmente il Faggioli Alceste ...”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 448.
Vetrina 18
Giovanni Passannante
L’anarchico Giovanni Passannante, cuoco ventinovenne, fu incriminato per
essersi scagliato, il 17 novembre 1878, a Napoli, contro re Umberto I, ferendo
il ministro Benedetto Cairoli.
Condannato all’ergastolo fu rinchiuso in totale isolamento nel carcere di
Portoferraio sull’isola d’Elba.
Lolli ricorda che Pascoli avrebbe scritto un’Ode a Passannante, letta ai compagni
e poi strappata, che si concludeva con queste parole: “Colla berretta d’un cuoco,
faremo una bandiera”.
1. Nota 1982 della Questura di Bologna del 26 agosto 1879: nel documento della
Questura vengono indicati i nomi degli avvocati difensori dei 18 internazionalisti
di Imola, processati per aver manifestato in favore di Giovanni Passannante,
condannato per attentato di regicidio. Da notare tra gli avvocati in nomi di
Giuseppe Ceneri, professore all’Università di Bologna, e di Giuseppe Barbanti
Brodano, già difensori di Andrea Costa.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 450.
2. Opuscolo sul processo a Giovanni Passannante.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 450.
3. Nota 2998 dei Carabinieri Reali dell’8 settembre 1879: il 7 settembre 1879
Pascoli Giovanni e Corradini Ugo vennero arrestati mentre manifestavano
insieme ad altri internazionalisti davanti al carcere di San Giovanni in Monte
dove erano stati “tradotti e detenuti” gli imputati imolesi. L’accusa è di grida
sediziose e di oltraggio.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 450.
4. Nota 6102 del Ministero dell’Interno del 23 settembre 1879: il Console di
Ginevra avverte il Ministero “che un certo Pascoli arrestato in codesta città è un
amico intimo del noto agitatore socialista Andrea Costa, e teneva corrispondenza
con molte sezioni del detto partito”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 450.
Vetrina 19
1. Fascicolo relativo al procedimento penale contro Corradini Ugo e Pascoli
Giovanni.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879.
2. Interrogatorio dell’imputato Pascoli Giovanni, che così descrive l’accaduto:
“Domenica ultima scorsa io e Corradini Ugo stavamo attendendo davanti al
palazzo di giustizia che sortissero i condannati per titolo d’internazionale onde
vederli, ma quando si seppe che per altra via erano stati ricondotti alle carceri,
vedendo un gruppo di venticinque o trenta persone che si dirigevano verso
le carceri dette di San Giovanni in Monte, ci avviammo dietro loro e così si
giunse nella strada ove è l’ingresso alle carceri, ma cammin facendo io e il
Corradini ci eravamo divisi. Quando fui in detto luogo sentii che da alcuna di
quelle persone che secondo me erano convenute all’unico scopo di vedere i
condannati si proferivano delle grida fra le quali intesi = abbasso il sovrano anzi
il Gran Sacerdote, abbasso i tiranni, viva la Comune, e non sono malfattori =
Sebbene io non proferissi parola, pure fui invitato a seguire i Reali Carabinieri”.
....
“Non appartengo ad alcun partito politico. Le mie idee individuali sono piuttosto
socialistiche”.
“Non appartengo a nessuna società”.
“Le mie idee mi conducono ad appartenere a quella parte di socialisti che
desiderano e tendono al miglioramento della società senza pervertimento
dell’ordine, ed ammiro la generosità di chi si sacrifica per studiare il mezzo di
raggiungere tale miglioramento”.
....
“Io nego di aver proferito qualsiasi di tali parole od averle anche semplicemente
approvate, ma non ho prove per giustificarmi.
Giovanni Pascoli”
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879.
Vetrina 20
1. Il detenuto Pascoli Giovanni sceglie come difensore l’avvocato Giuseppe
Barbanti Brodano, già difensore di Andrea Costa.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879.
2. L’avvocato Giuseppe Barbanti Brodano difensore di “Pascoli Professor
Giovanni, imputato di grida sediziose e di oltraggio”, indica fra i testi a difesa
Giosuè Carducci, “per deporre sulle qualità morali dell’imputato e sulla sua
incapacità a delinquere sul genere di fatti a lui attribuiti”.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879.
3. Nota 221 della Questura di Bologna del 18 marzo 1879: lo stesso avvocato
aveva subito quell’anno un processo per aver fatto propaganda in favore
dell’ateismo a Reggio Emilia, ove si era recato assieme ai “Professori Olindo
Guerrini e Giosuè Carducci, testimoni a difesa nel processo suddetto, fatti citare
espressamente dall’imputato”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 449.
4. Cartolina postale “Busto offerto a Gius-Barbanti-Brodano dai Porta Bagagli
avventizi della stazione costituiti in cooperativa”, 19 marzo 1904
Museo Civico del Risorgimento di Bologna.
Vetrina 21
1. Giornali, lettere e carte varie sequestrate a Corradini Ugo.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879.
Vetrina 22
1. Nota 2746 della Questura di Bologna del 22 settembre 1879: gli imputati
Pascoli e Corradini vennero assolti in data 22 dicembre 1879 dal Tribunale
Civile e Correzionale “in quanto venne a mancare completamente la prova
testimoniale, di modo che il pubblico Ministero si è trovato nella dura necessità
di ritirare l’accusa e di chiedere l’assoluzione degli imputati dal Corpo Giudicante
il quale con sentenza or ora profferita assolveva e rimandava a libertà il Pascoli
ed il Corradini surriccordati”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 450.
2. Copia estratta dal verbale dei Reali Carabinieri, dove si dice che “Gli arrestati
accompagnati nella vicina nostra caserma furono quivi perquisiti, ed al Pascoli
si rinvenne la somma di £ 20, composta di un biglietto della banca consorziale,
una poesia in dialetto bolognese ed una lettera privata scrittagli da Susa ...”.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879
3. Richiesta autografa di Giovanni Pascoli al Regio Procuratore di restituzione di
£ 20 sequestrategli durante l’arresto.
Archivio di Stato di Bologna, Tribunale di Bologna, Fascicoli processuali, n.
3021/1879
4. Nota 8011 del Ministero dell’Interno del 27 dicembre 1879: in seguito alla
scarcerazione dei due imputati, si dispone “di provvedere perché i medesimi
siano accuratamente sorvegliati”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 450.
Vetrina 23
1. Regia Università di Bologna, Iscrizione al terzo anno del corso di Filologia,
anno scolastico 1880-81.
Archivio Storico dell’Università di Bologna.
2. Nota 631 della regia Prefettura di Forlì del 24 marzo 1880: negli anni 188081 l’impegno politico di Giovanni Pascoli appare meno intenso ma il suo nome
figura ancora nelle carte prefettizie, come in questa nota della regia Prefettura
di Forlì dove si dice che Andrea Costa, dopo una riunione a Bologna, “il giorno
14 partì nella notte ... prendendo la direzione dell’Italia Superiore e per Milano
e Como deve già essere giunto in Isvizzera, di dove scrisse a certo Pascoli
studente, in codesta città, annunziandogli di essere giunto colassù senza
trovare ostacoli e molestie da nessuno”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.
3. Nota 44 della Questura di Bologna del 5 gennaio 1881: “Elenco dei membri
più influenti dei partiti avversi alle attuali istituzioni dello stato”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 426.
Vetrina 24
1. Nota 46 della Questura di Bologna del 20 marzo 1881: il giorno dopo la
morte del Faggioli il Questore, temendo disordini in occasione del funerale,
comunica al Prefetto di avere “già date tutte le necessarie disposizioni” per
“il mantenimento dell’ordine e per assicurare la più stretta osservanza delle
leggi”. “Massima vigilanza per prevenire qualsiasi disordine o manifestazione
sovversiva” era stata raccomandata anche da un biglietto, proveniente dal
Ministero dell’Interno.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.
2. Minuta della nota 50 della Questura di Bologna, Ispezione di Ponente, del 21
marzo 1881: nell’accurato resoconto dei funerali del Faggioli, l’Ispettore si sofferma
in modo particolare sui discorsi pronunciati dal prof. Carducci e dal prof. Mattioli, “i
quali ricordarono il Faggioli quale figlio esemplare ed affettuoso, caritatevole verso
i bisognosi, cittadino integerrimo e caldo amatore di vera libertà. ... Ricordarono
che, sempre pronto ad esporre la vita a vantaggio degli oppressi, egli combattè
ai Vosgi e ai Balcani, riportando ferite che gli alterarono la salute e che, inacerbite
poi da ingiuste persecuzioni, lo condussero innanzi tempo alla tomba. Il prof.
Carducci, alludendo ad un’ultima prigionia sofferta dal Faggioli nell’anno scorso la
chiamò indegna ed immeritata e solo effetto di insensate paure”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.
3. Nota 2656 della Questura di Bologna del 7 dicembre 1879: notizie su vari
internazionalisti tra cui Alceste Faggioli, segretario dell’Internazionale e amico
intimo di Andrea Costa e di Giovanni Pascoli, di cui si dice che proviene da
“famiglia benestante ed ha mezzi da potersi discretamente mantenere del
proprio abbenché questi provengano ora soltanto dalla madre sua, avendo egli
consumato quanto ebbe in eredità dal suo defunto genitore”.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.
Vetrina 25
1. Regia Università di Bologna, Processo verbale dell’esame di laurea in Lettere,
17 giugno 1882.
Archivio Storico dell’Università di Bologna.
2. Frontespizio e pagina iniziale della tesi su Alceo.
Archivio Storico dell’Università di Bologna.
3. Figurina Liebig, in cui Pascoli è ritratto durante la seduta di laurea, presieduta
da Giosuè Carducci, tratta da Giovanni Pascoli 1855-1912. Vita, immagini,
ritratti, a cura di V. Cervetti, Parma 2012.
Vetrina 26
1. Riproduzione del testo dell’epigrafe pascoliana incisa sulla lapide di Andrea
Costa, Cimitero di Imola.
2. Cartolina di Pascoli e di Luigi Pallestrini ad Andrea Costa, Messina 5 febbraio
1902: “Caro Andrea, guardando, insieme al caro amico Luigi Pallestrini,
l’Aspromonte tutto immerso nella nebbia e nella pioggia, - l’Aspromonte -, ho
pensato, non so come, a San Giovanni in Monte e alla dolce lontana gioventù e
a te, antico princeps iuventutis ... E ti mandiamo un cordiale saluto”, tratto da
Il giovane Pascoli attraverso le ombre della giovinezza, a cura di R. Boschetti,
San Mauro Pascoli 2007.
3. La grande proletaria si è mossa. Discorso tenuto a Barga “per i nostri morti
e feriti”. Bologna 1911.
Collezione privata.
Fuori vetrina
Manifesto commemorativo per la morte di Alceste Faggioli, redatto da Giovanni
Pascoli. Si tratta dell’unica copia superstite delle cinquemila diffuse in città,
cui le autorità imposero la cancellazione della frase: «Vessato, amareggiato,
contrasse nel carcere la lenta malattia che lo disfece». Cfr. G.B. Lolli, Giovanni
Pascoli internazionalista.
Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452
Mappa del carcere di San Giovanni in Monte, anno 1861.
Archivio di Stato di Bologna, Genio Civile, Tipi, n. 56, Bologna, Carceri diverse.
la cornice musicale (a cura di Piero Mioli)
Negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento quale musica si ascoltò a Bologna?
Quali erano gli umori della musica d’arte italiana che spiravano sulla città? E
in seguito, il Pascoli adulto e per così dire addomesticato, quale musica ebbe
modo di conoscere, amare, ricordare nella sua poesia? Domande non sempre
facili, specie quest’ultima. Tuttavia s’è pensato di poter apprestare un sottofondo
musicale orientativamente credibile: pezzi per voce, per coro, per orchestra
di Rossini, Bellini, Verdi, in particolare di Wagner, che la Bologna dell’epoca
conobbe e soprattutto che avevano in sé i semi e i fiori della riscossa, dell’amor
patrio, dell’insofferenza, dell’antidispotismo, anche di qualche forma di catarsi
umana, poetica, artistica. Una menzione speciale per Stefano Gobatti, l’infelice
rodigino che nel 1873 spopolò, al Comunale, con I Goti fino a esser definito “il
Wagner italianio”, ma poi cadde nell’oblio e morì assai malamente nel 1913,
all’Osservanza.
1) Ponchielli, La Gioconda, ballo delle ore
2) Rossini, Guillaume Tell, sinfonia
3) Bellini, Norma, “Guerra, guerra!”
4) Wagner, Lohengrin, preludio al III atto e marcia nuziale
5) Puccini, Le villi, “Non ti scordar di me”
6) Gobatti, I Goti, preludio
7) Puccini, Suor Angelica, “Senza mamma”
8) Wagner, Tannhäuser, preludio
9) Boito, Mefistofele, “Giunto sul passo estremo”
10) Bellini, I puritani, “Il rival salvar tu dei … Suoni la tromba”
11) Verdi, Aida, “Su! del Nilo al sacro lido”
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“Un affare di cuore”. Giovanni Pascoli nella Bologna del socialismo