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Anno 8, Numero 4
Maggio 2015
Pantheon
www.giornalepantheon.it
FESTIVAL LIRICO
PERSONAGGI
SALUTE
HELLAS
L’intervista al
direttore artistico
Agnese Moro
racconta il padre Aldo
L’Ospedale di Negrar contro
i tumori con i radiofarmaci
30 anni dalla vittoria
dello scudetto
EDITORIALE
“Sta tornando la consapevolezza che da una situazione difficile
si possono sempre trovare soluzioni e spiragli”.
di Matteo
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“L
Scolari
a ripresa c’è, avanti con le
riforme». È questa la chiosa finale pronunciata dal
Governatore della Banca
d’Italia Ignazio Visco intervenuto il 26 maggio scorso, a Roma,
in occasione dell’assemblea
annuale della banca centrale
italiana. Parole di lieve ottimismo, sempre molto prudenti e
attente, che ricordano che «in
Italia, nel 2014, è stata avviata
un’azione di riforma riconosciuta a livello internazionale i cui i
benefici non sono immediati, ma
che proprio per questo va allargata, sostenuta e accelerata
nella sua fase di attuazione per
non deludere le aspettative di
cambiamento e per sostenere,
nel tempo, una crescita occupazionale».
Un’uscita dal tunnel buio della crisi? Sarebbe troppo bello.
E comunque sarebbe troppo
presto per affermarlo. Tuttavia,
ho deciso di riportare queste
considerazioni del Governatore di Bankitalia in apertura di
editoriale perché ripropongono,
ancora una volta, un atteggiamento mentale che sta fortunatamente riaffiorando tra le
persone. Sta tornando, a mio
avviso, la consapevolezza che
da una situazione difficile, talvolta drammatica, dal punto
di vista economico e sociale, si
possono sempre trovare soluzioni e spiragli.
Certo, lo stesso Visco sottolinea che per attuare un vero
cambiamento, un’inversione di
rotta rispetto ai trend negativi
di questi ultimi anni, le aziende
si devono impegnare in modo
serio nei processi di innovazione e le banche devono tornare
a erogare maggiore credito alle
imprese stesse. Uno sforzo comune, da ambo le parti, che può
portare a una stabilizzazione
della crescita, non solo in termini di PIL, ma anche a un ritorno
di fiducia ed entusiasmo tra la
gente. Quello che tutti ci auguriamo da tempo.
Rimanendo sempre in tema
di entusiasmo, non posso non
coinvolgervi brevemente anche
nel viaggio ad Expo che abbiamo effettuato sabato 16 maggio assieme ai collaboratori di
Pantheon e a tutti i volontari di
VeronaExpo. É stato il primo di
una lunga serie e ci siamo divertiti tantissimo. Dell’Esposizione
Universale di Milano ne abbiamo parlato a lungo, cercando
di raccontare o di immaginare
assieme a voi sulle edizioni precedenti di Pantheon, atmosfere,
luoghi, colori, musiche e sensazioni. Ebbene, adesso che ci siamo stati possiamo dirvi che si
tratta davvero di uno spettacolo
meraviglioso a cui vi invito tutti a
partecipare.
Le persone che erano con noi e
che sono andate nei giorni successivi con i pullman organizzati
dall’Associazione temporanea
di scopo VeronaExpo, hanno
espresso la volontà di tornare al
più presto per rivivere un’emozione davvero straordinaria.
Ma Expo non è solo un luogo di
divertimento. Tornando al nostro discorso iniziale, parlando
di crescita e fiducia nel futuro,
a Milano troverà un posto anche la nostra Verona. Venerdì 12
giugno alle ore 11.00, all’interno
del padiglione della Sierra Leone, VeronaExpo terrà un conferenza stampa di presentazione
del progetto “Carta di Verona”,
un’iniziativa che, come leggeremo nelle prossime pagine del
giornale, cercherà di formulare
e di rendere disponibile al termine dell’Esposizione (31 ottobre
2015) un documento di intenti e
proposte che interessi da vicino i
principali temi che riguardano la
nostra città.
Come vedete c’è tanta voglia di
fare. C’è tanta voglia di sognare.
Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o
assumersi la responsabilità di cambiarle.
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PRIMO PIANO
Cibo: le nuove tendenze
Cresce il numero di vegetariani e vegani. Motivazioni, ragioni e miti da sfatare.
AGROALIMENTARE
Tra tofu e satain
Tutte le alternative della carne,
spiegate bene.
SOMMARIO
20
22
Birra artigianale e street food. Questo
il viaggio nel gourmet su 4 ruote.
26
VERONAEXPO A MILANO
La carta di Verona
Dopo l’Esposizione Universale e la Carta
di Milano, l’impegno di Verona.
CREDITO&IMPRESA
Progetto Smart Farm Village
Un villaggio autosufficiente grazie al
riso. La sfida della Sierra Leone.
SPECIALE EXPO
Racconti da Milano
Architetture, colori, sapori di un evento davvero meraviglioso.
Festival lirico areniano
Intervista al direttore artistico Paolo
Gavazzeni.
INTRAPRENDENZA
FEMMINILE
Tessuto, una specie di amore
I fili, gli intrecci e i colori di Verona
Tessile e gli abiti di Filotimo.
GIOVANI E LAVORO
Beer Eat Fest in Arsenale
ACCOGLIENZA&TURISMO
38
40
42
IL PERSONAGGIO
Vi racconto mio padre
44
46
48
Agnese Moro parla al Pasoli grazie a
Rete Prospettiva Famiglia.
INIZIATIVE
Una Verona più accessibile
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Il convegno e l’iniziativa per abbattere le barriere architettoniche.
SALUTE&BENESSERE
Terapie con i radiofarmaci
52
L’ospedale di Negrar in prima linea
contro i tumori.
SOLIDARIETA’&NO PROFIT
Una sola madre Terra
Festa dei Popoli alla 24esima edizione.
Un appuntamento ormai imperdibile.
ARTE CULTURA
Il castello di Poiano
Alla scoperta di una vera perla della
Valpantena.
ARTE CAMPANARIA
Rintocchi in Bra
A Verona il raduno nazionale dei suonatori di campane da tutta Italia.
SPECIALE GRANDE GUERRA
Pedagogia e propaganda
L’abbecedario del Museo Fioroni di
Legnago.
VAL D’ILLASI
La cantina di Cazzano
Un progetto di valorizzazione terrritoriale
della casa vinicola Bennati.
HI-TECH
Roboval 2015 all’Arsenale
Il mondo dell’Innovazione nelle parole di Alberto Valente.
56
Redazione e Collaboratori
LIBRO DEL
MESE
59
In cucina
con
da pag. 28
Direttore responsabile: Matteo Scolari
Redazione: Matteo Scolari, Moira Falzi, Miryam Scandola, Flavio Brutti,.
Hanno collaborato al numero di maggio 2015:
Adiconsum Verona, Matteo Bellamoli, Marta Bicego, Giorgia Castagna, Francesca Mauli,
Giovanni Melotti, Marco Nicolis, Emanuele Pezzo, Camilla Pisani, Erika Prandi,
Miryam Scandola, Nicole Scevaroli, Alessandra Scolari, Ingrid Sommacampagna,
Giovanna Tondini, Giulia Zampieri, Mattia Zuanni.
Copertina: Flavio Brutti
Progetto grafico: Flavio Brutti
Società editrice: InfoVal S.r.l.
Redazione: Via Torricelli, 37 (ZAI-Verona) - P.Iva: 03755460239 - tel. 045.8650746 - fax. 045.8492248
mail: [email protected] - web: www.giornalepantheon.it - Facebook/Pantheon - Twitter: @pantheonvr
Sviluppo commerciale e pubblicità:
Moira Falzi 340.8775197 - Fabio Dai Prè 340.0735137
Contributi per Pantheon Magazine:
c/c postale 93072262 intestato a: Infoval srl – Viale del Lavoro 2, 37023 Grezzana (VR)
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Nonostante le buone intenzioni che li animano e le percentuali in continua crescita, i vegetariani e i vegani continuano a essere visti come esemplari “esotici” da gran parte della
nostra società e non mancano gli allarmismi di una parte di mondo accademico nei confronti di queste diete, considerate insufficienti a garantire la salute. Ma è davvero così?
Lo abbiamo chiesto al dottor Giorgio Fabbro, veronese, biologo molecolare e nutrizionista,
esperto di alimentazione vegetariana e vegana.
totalmente vegetale e integrale ha
dimostrato in moltissimi studi azioni preventive/ stabilizzatrici/risolutive di svariate malattie moderne,
quali dislipidemie (colesterolo e
trigliceridi), sindrome metabolica,
diabete e patologie cardiovascolari. Grazie alla presenza massiccia
di fibre, antiossidanti, fito nutrienti,
vitamine, sali minerali, etc., la scelta vegetale diventa la candidata
migliore per uno stile alimentare
sano ed equilibrato. Ma attenzione: è sempre meglio informarsi o
rivolgersi a un professionista del
settore per evitare qualsiasi tipo di
carenza o limitazione, anche calorica, rispetto al proprio fabbisogno
energetico ideale».
La critica principalmente mossa a
questi regimi alimentari è di non
essere correttamente bilanciati e
di portare a squilibri che possono
essere gravi. Si ritiene che le pro-
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me e ora vegano convinto, nel libro
“The China Study”, secondo cui la
caseina contenuta nel latte sarebbe il più significativo agente cancerogeno mai identificato. La stessa Agenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro - HYPERLINK
“http://www.iarc.fr/”IARC annovera, tra le 12 azioni quotidiane anticancro, quella di seguire una dieta
sana, mangiando principalmente
cereali integrali, legumi, verdura e
frutta, e limitando la carne rossa.
Infine, agli allevamenti intensivi di
carne, soprattutto bovina, va il
primato di emissione di gas serra,
che supera perfino quella del settore dei trasporti. Il loro impatto
ambientale è molto alto: la metà
delle terre fertili del pianeta viene
usata per coltivare cereali, semi
oleosi e foraggi destinati agli animali. Ogni anno migliaia di ettari
di foresta pluviale, il polmone verde del pianeta, vengono distrutti
per far spazio a nuovi pascoli o a
terreni da coltivare per gli animali,
che in breve tempo si desertificano, e la necessità di ricavare raccolti sempre più abbondanti porta
ad un uso smodato di prodotti chimici, di acqua e di energia.
I
l
dott.
Giorgio
Fabbro,biologo
molecolare, è specializzato in Alimentazione e Dietetica
Vegetariana.
Una
scelta non casuale,
la sua. «Durante il mio
percorso
formativo
pre Esame di Stato, nel
2012, ho preso la decisione di provare su me stesso uno stile di vita alimentare senza proteine animali». Vegano da un
giorno all’altro, quindi. «Ho notato che chi sceglie
il vegetarianesimo rispetto al veganesimo lo fa
spesso per motivi “logistici”, non potendo seguire un regime strettamente “cruelty-free” fuori
casa. In alcuni casi invece si tratta di onnivori
che decidono di “sfumare” le loro vecchie abitudini transitando per l’ambito vegetariano prima
di un passaggio a completo vegetale. Dal punto
di vista nutrizionale e salutistico la scelta migliore credo sia quella “vegan”, nonostante le apparenti limitazioni: una dieta varia e bilanciata
i!
dott. Giorgio Fabbro
Biologo e Vegan Coach
Tra fan del biologico, del vegetarianesimo e del veganesimo, non solo per sensibilità nei
confronti del mondo animale, ma anche nei confronti di problematiche ambientali legate
a inquinamento e sfruttamento delle risorse e per un discorso relativo alla salute, si diffondo sempre più i cosiddetti “onnivori selettivi”.
di Francesca Mauli
Ma quali sono le motivazioni che
spingono una persona a rinunciare alla carne e al pesce nella
propria alimentazione? La prima
è senz’altro legata alla volontà di
non uccidere altri esseri viventi per
nutrirsi. Chi segue una dieta vegana, va oltre: non solo non si può
permettere la morte di un animale, ma nemmeno il suo sfruttamento in allevamenti intensivi per
la produzione di latte, uova, miele. Quello che si nasconde dietro
la realtà di questi allevamenti, nei
quali l’animale è trattato più come
una “macchina da produzione”
che come essere vivente, è sconosciuto ai più. Basta una visita alla
sezione video del sito internet di
Animal Equality Italia per rendersi conto che dietro a un solo uovo
possono nascondersi grandi maltrattamenti.
Un secondo motivo riguarda l’impatto che gli alimenti di origine animale hanno sulla salute. Numerosi
studi riconducono al consumo di
proteine animali l’origine di malattie e tumori. Uno dei più famosi –
e osteggiati – è quello presentato
dal dottor T. Colin Campbell, americano, figlio di allevatori di bestia-
Alimentazione, mondo vegetariano e scelte vegan
Alcuni miti da sfatare
Le nuove tendenze degli italiani
a tavola, tra vegetarianesimo,
veganesimo e reducetarianesimo
a carne non è più la protagonista sulle tavole degli
italiani. A dirlo sono i dati del
Rapporto 2014 dell’istituto
di ricerca Eurispes, secondo cui il
7,1% della popolazione della Penisola – pari a 4,2 milioni di persone
– è oggi vegetariana o vegana, ma
sono soprattutto i numerosi negozi, ristoranti, take-away e festival
dedicati alla cucina “cruelty free”
che nascono e prosperano nelle
nostre città.
La recente indagine dell’istituto di
ricerca GfK Eurisko – TreValli, dal
titolo “Buono da Pensare”, conferma come il “verde” stia sempre più
avanzando nelle cucine degli italiani, mettendo in luce un’altra interessante tendenza: sono 2 milioni gli italiani che, negli ultimi 6 anni,
hanno consapevolmente ridotto
il consumo di carne, sulla scia di
quel fenomeno definito “reducetarianesimo” (dall’inglese “to reduce”,
ridurre), che propone di consumare, all’interno della propria dieta,
poca carne di qualità, preferendo
alimenti di origine vegetale e cereali integrali, con l’obiettivo di migliorare la propria salute e di salvaguardare l’ambiente.
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tro
Sognando impresa
Alimentazione,
mondo vegetariano e scelte vegan
Ve
nit
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PRIMO PIANO
PRIMO PIANO
Sognando impresa
Alimentazione,
mondo vegetariano e scelte vegan
teine animali non siano sostituibili
in alcun modo e che la salute, in
assenza di queste, ne risenta. È
effettivamente così?
No, assolutamente. Spesso ci dimentichiamo che invece di parlare
di proteine dovremmo nominare
i loro costituenti, cioè gli aminoacidi. Il nostro organismo necessita
di alcuni di essi, definiti “essenziali”.
La dieta vegetale, varia e bilanciata, soddisfa senza alcun problema
qualsiasi esigenza, dallo svezzamento all’adulto piuttosto che la
gestante o lo sportivo. Questo è
stato recentemente confermato dalla posizione dell’ADA 2015
(American Dietetic Association),
che ha evidenziato tantissimi vantaggi nell’optare per una dieta senza proteine animali. Basta quindi
con i “falsi miti”. I protidi vegetali
sono presenti in cereali, legumi,
frutta secca, frutta, verdura e semi
oleaginosi. Consumando quotidianamente tutti questi alimenti non
ci sarà alcuna carenza proteica,
creando uno spettro aminoacidico completo e soddisfacente per
le esigenze organiche individuali. È
inoltre adatta a ogni età, anche a
quella infantile; l’importante è che
sia studiata ad hoc per la fase di
crescita che sta vivendo il bambino
(come qualsiasi altro regime, onnivoro compreso).
Il vegetariano e il vegano devono
monitorare la propria salute attraverso analisi specifiche o non
è necessario alcun monitoraggio
particolare?
Consiglio solamente il monitoraggio annuale del metabolismo della B12, assieme a omocisteina e
folati. Per il resto bastano i classici
esami del sangue (metabolismo
ferro, emocromo, elettroliti, vit D,
colesterolo etc.). Questi ultimi sono
suggerimenti che rivolgo anche ai
pazienti onnivori. Tutti dovrebbero monitorare i propri parametri
ematici regolarmente: la prevenzione parte anche da questo.
Lei segue anche alcuni atleti vegani. Chi critica questo approccio
alimentare, spesso immagina il
vegetariano e il vegano come delle persone deboli, anemiche, con
poco muscolo, perché il muscolo
può essere ottenuto solo mangiando carne. È così?
Ecco un altro mito da sfatare, insieme a quello sulle proteine.
Come confermato anche dell’ADA,
se il regime alimentare vegetale è
vario e bilanciato, anche lo sportivo
- agonista e non - avrà tutto quello
che gli serve per raggiungere i propri obiettivi. In Italia, come all’estero, esistono numerosi atleti vegani
nel body building e in altri settori:
pensiamo a Carl Lewis, nell’atletica, o a Patrik Baboumian nel sollevamento pesi.
8
P antheon
Lei segue un’alimentazione vegana. Com’è cambiata la sua salute?
Mi chiedo sempre perché non ho
iniziato prima, ma sono altrettanto convinto che le cose capitino nel
momento in cui siamo maturi per
affrontarle. Da subito tanta energia, analisi del sangue migliorate
e perdita di grasso (ero un amante dei formaggi); da citare anche
una reattività maggiore in caso di
malattie di stagione e un senso di
pace mai provato prima. Diciamo
che ora mi sento molto più in equilibrio e sapere che quello che mangio non ha sofferto mi fa star bene.
Biglietto Expo
(data aperta)
ATS Verona Expo promUOVE la vendita di
biglietti di Expo Milano 2015 per permettere a tutti i Veronesi di partecipare alla
grande esposizione universale.
P antheon
9
Alimentazione, mondo vegetariano e scelte vegan
Nuove opportunità di business
La crescente presenza di vegetariani e vegani ha portato, anche nella nostra città, alla nascita di diverse realtà
imprenditoriali “cruelty free”.
Agriturismo Dongili
AGRITURISMO DONGILI
(Montorio – Verona)
Sulla cresta dell’onda da una
quindicina di anni, l’Agriturismo
Dongili, ai piedi del castello di
Montorio, è una tappa abituale
per molti vegetariani veronesi.
«Il nostro agriturismo – spiega
Gianluca Dongili, figlio del fondatore Carlo - è nato 28 anni.
Inizialmente proponevamo un
menù onnivoro, con carne di animali allevati da noi. Quindici anni
fa, quando le regole sull’allevamento e la macellazione degli
animali sono cambiate, abbiamo deciso di eliminare completamente la carne dal nostro
menù. Non è stata una scelta
difficile: proponevamo già moltissimi piatti a base di verdura
e i nostri clienti finivano spesso
con il preferirli alla carne, che restava nel piatto. Siamo stati tra
i primi, a Verona, a proporre una
cucina esclusivamente vegetariana. Come ogni agriturismo, la
maggioranza di quello che finisce
nella nostra cucina è coltivato e
prodotto da noi, ad eccezione di
latte e formaggi, e il nostro menù
fisso è ispirato alla produzione
stagionale. La nostra clientela è
eterogenea: ci sono vegetariani,
ci sono vegani, ci sono persone
onnivore e anche molte persone
con intolleranze, come quella al
glutine, e copre le diverse fasce
d’età. Sono molte anche le famiglie che vengono da noi, per offrire anche i figli un’alternativa al
classico menù onnivoro».
Vino Vegan
La Fontanina
(Grezzana-Verona)
Si chiama “La Fontanina” e abita nel
cuore delle colline della Valpantena.
Le stesse colline disegnate dalla tradizionale produzione dell’olio, oggi ospitano, infatti, anche quella del vino. Ma
non è un vino qualunque, quello che
nasce dalle attente cure della tenuta
“La Fontanina”, a Grezzana. Nei dieci
ettari coltivati a vite, in maniera totalmente biologica, recentemente, si affianca alla produzione di vini biologici,
Amarone bio e Valpolicella bio, quella
degli stessi in versione vegan. Un vino
di nicchia che incontra già un grande
favore nel mercato estero e, stando ai
dati emersi dall’ultima edizione del Vinitaly, si registra anche in Italia un incremento nella richiesta. «Per produrre un
vino vegano- spiega Daniele Salvagno
il proprietario della società agricolanon si possono impiegare nessun tipo
di derivato di origine animale, come ad
esempio l’albumina d’uovo, la caseina o
i caseinati, l’ovoalbumina e la lisozima
da uovo». Utilizzando la chiarificazione minerale, quindi del tutto naturale,
il vino de “La Fontanina” rispetta tutti
i parametri per la certificazione di un
prodotto vegano, come dimostra il conseguimento nel 2014 della Certification
Europe e del Gold Medal Award.
L’obiettivo dell’azienda è produrre 50
mila bottiglie entro un paio di stagioni e
raggiungere con questi particolari vini,
l’Amarone e il Valpolicella in versione
biologica e vegan, le enoteche d’elite di
Giappone, Usa, Canada, Parigi e Londra.
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P antheon
AGROALIMENTARE & ALIMENTAZIONE
Tofu e Seitan. Da dove arrivano
le alternative alla carne?
di Matteo Bellamoli
Sono i due principali prodotti che, assieme ai legumi, sostituiscono la carne in una dieta vegetariana o vegana. I dati di consumo li danno in crescita in Italia, ma da dove arrivano? Possiamo essere sicuri della qualità?
Insalata di tofu
O
ltre un punto percentuale all’anno. Questi sono i
dati che vi abbiamo anticipato nelle pagine precedenti. Si parla di oltre 4,2miloni
di persone, dove il 6,5 di è dichiarato vegetariano e lo 0,6% vegano
(dati ricavati sulla totalità delle interviste, ndr).
Cosa significa in termini di consumi alimentari? Significa che oltre
all’aumento nella vendita dei prodotti vegetali freschi, entrano nella dieta anche alimenti che fino a
un decennio fa erano pressoché
introvabili nei nostri supermercati.
Parliamo di quelle che sono considerate “le alternative lavorate
della carne”, ovvero il tofu e il seitan. Usiamo il termine “lavorate”
perché non si tratta di alternative
presenti in natura, come i legumi
ad esempio, che in quanto a contenuto proteico possono prendere il posto della carne in una dieta
priva di quest’ultima, ma di prodotti che vengono ricavati attraverso
lavorazioni artificiali, per estrarre
da prodotti naturali (come la soia o
il grano, ndr) proprietà e composti
che ne amplifichino il loro contenuto proteico.
Entrambi, tofu e seitan, provengono dalla cultura orientale: il tofu
dalla Cina e il seitan dal Giappone. Il primo è un alimento a base
di soia che si trova in commercio
in panetti rettangolari. Di colore
bianco, viene ricavato cagliando il
succo di soia. Per questo motivo, e
per le procedure di lavorazione simili alla produzione del formaggio,
viene anche assimilato ai prodotti
caseari, ma non contiene in alcun
modo latte.
Il secondo, il seitan, è invece un ricavato dal glutine del grano o del
farro che viene venduto in più varianti, anche se la più comune è
quella in porzioni di prodotto fresco
che assomigliano effettivamente a pezzi di carne. La produzione
avviene impastando il frumento e
depurandolo quindi delle sue componenti idrosolubili. Viene quindi
pre-cotto in liquido bollente e poi
conservato.
In quanto a proprietà nutritive, ha
senso ipotizzare la sostituzione
delle proteine animali con quelle
della soia, ovvero il tofu nel nostro
caso. Questa sostituzione è confermata dal fatto che oltre 300
milioni di cinesi seguono questa
dieta (fonte Il Messaggero, ndr)
e presentano una vita media più
lunga rispetto a quella registrata
in Europa, pur vivendo in condizioni ambientali spesso peggiori delle
nostre. I benefici che si registrano
con una dieta a base di proteine di
soia sono molteplici e riguardano
in modo particolare la cura di problematiche riguardanti l’eccesso
di colesterolo. Da alcune indagini
epidemiologiche, risulterebbe anche una minore incidenza dei tumori ormonosensibili, come quello
al seno, per quelle donne che conducono una dieta ricca di soia. Va
però sottolineato che il viaggio dal
campo al piatto è piuttosto lungo. Il tofu come tale, pur essendo
prodotto principalmente in Oriente, viene oggi realizzato anche da
ditte italiane (leader nel settore
è la Valsoia di Bologna, ndr) ma
le materie prime sono raramente italiane. I massimi produttori di
soia oggi (fonte FAO, ndr) sono gli
USA, il Brasile, l’Argentina, la Cina
e l’India e solo una minima parte di
quanta viene coltivata in Occidente finisce in prodotti alimentari ad
uso umano, perché per la maggior
parte viene impiegata nella produzione di prodotti per uso animale. È
quindi molto frequente che il tofu,
che troviamo al supermercato, sia
realizzato da materie prime orientali.
Veniamo al seitan, meno diffuso
come alternativa alla carne, per
P antheon
11
AGROALIMENTARE & ALIMENTAZIONE
cui la soia è sicuramente in prima
fila, ma in crescita dal punto di vista dei consumi nazionali. È a sua
volta indicato nelle diete di persone con colesterolo molto alto o per
una minore assunzione di grassi.
Nonostante questo non viene definito un alimento completo, perché nella procedura di lavorazione
vengono tolte alcune proteine a
favore di altre. Il valore biologico
delle proteine contenute è migliore di quello dei cereali consumati
singolarmente, ma vi sono alcuni casi in cui si presentano delle
controindicazione. Uno di questi
riguarda le donne in gravidanza,
che seguendo una dieta a base di
sola “carne vegetale” apporterebbero in organismo basse percentuali di vitamina B12 con il rischio
di anemie (fonte mypersonaltrainer.it, ndr). Infine, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute
(WHO) la percentuale di assor-
tofu al naturale
seitan croccante
seitan al naturale
bimento delle proteine del seitan
è la più bassa rispetto a tutte le
altre, del 66% più bassa rispetto a
quelle della soia.
Anche in questo caso sono in crescita le aziende italiane specializzate nel settore, ma sia per questo tipo di prodotti sia per quando
riguarda i prodotti a base di soia,
è consigliabile, qualora si voglia
intraprendere una dieta vegetariana o vegana, di scegliere solo
prodotti italiani di origine biologica, in modo da avere la massima
sicurezza possibile in fatto di qualità. Vi sono, per concludere, alcune implicazioni anche sulla “biologicità” dei prodotti a base di soia
in Italia, per le quali vi consigliamo
di approfondire leggendo il Primo
Piano che abbiamo pubblicato su
questi temi nello scorso Pantheon 57 (dicembre 2014 – gennaio
2015) dal titolo “Salute e benessere, quale futuro per il biologico?”.
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GIOVANI & LAVORO
12
P antheon
P antheon
GIOVANI & LAVORO
BeerEat Fest:
«Avviare un food truck- ci spiega Massimo- è piuttosto facile e
i tempi sono abbastanza snelli:
basta rivolgersi al proprio comune di residenza e richiedere l’apposita autorizzazione che
consentirà l’esercizio su tutto il
territorio nazionale. Chiaramente, per poter lavorare nel settore
alimentare, sarà poi necessario
aver frequentato dei corsi per
la somministrazione di alimenti
e bevande e rispettare i requisiti
igienico-sanitari anche nell’allestimento del camioncino vero e
proprio».
Ed è anche qui, nell’allestimento, che si vede l’identità di chi
sta dietro al bancone a servire:
si passa dal lucidissimo nero di
Phil’s con le sue carni americane
al delicato ocra di Ape Scottadito, truck specializzato in piatti abruzzesi che ricorda, anche
cibo gourmet su ruote
di Giulia Zampieri
N
A metà maggio, tra le mura dell’ex Arsenale di Verona, la birra
artigianale ha incontrato il cibo di strada. Una tre giorni per conoscere lo sfaccettato mondo dei sapori italiani e le nuove possibilità che l’artigianato del gusto può offrire ai giovani di oggi.
organizzatori della manifestazione - abbiamo voluto dare risalto
agli artigiani del gusto e con essi
ai prodotti che sono frutto del
loro impegno, della loro costante
ricerca e dedizione per la qualità». Per l’occasione, infatti, i protagonisti indiscussi sono stati i
25 birrifici artigianali provenienti
da tutta Italia e gli 8 camioncini che hanno portato i gusti nazionali e internazionali nel cortile
dell’Arsenale.
«Portare a Verona, città rinomata per i suoi vini- prosegue lo
staff di BeerEat Fest- un evento
come questo ci è sembrato particolarmente significativo. L’idea
diffusa è che ci siano tanti vini e
una sola birra, quella industriale che acquistiamo sugli scaffali
del supermercato. Al contrario,
la birra artigianale, o meglio, le
birre artigianali, sono moltissime e in ognuna di esse, nei suoi
aromi, nelle sue note, si possono
percepire le intenzioni del mastro birraio».
In questo percorso del gusto, è
facile quindi finire a sorseggiare una Obice, birra ambrata con
profumi di arancia e resina, creata dal birrificio Barbaforte di
Folgaria, e accompagnarla a un
saporito panino con la salsiccia
toscana di Il Torello, food truck
fiorentino che offre hamburger di
chianina, con la colorita parlata
toscana.
Una volta saziata la nostra golosità culinaria però, è rimasto un
altro tipo di curiosità.
Quali sono le opportunità che il
mondo dello street food può offrire oggi? E quali sono i passi da
seguire per avviare questo tipo
di attività?
Tra uno stuzzichino e l’altro, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Massimo Grobberio,
veronese di origini calabresi, che
a bordo della sua Apeperoncino,
apetta Piaggio che unisce la tradizione calabra al veganesimo,
percorre da anni le vie del gusto
italiano.
Massimo Grobberio
nel suo allestimento, il colore dei
cartocci di olive ascolane che offre ai più golosi.
«La spesa maggiore- prosegue
Massimo- è data dall’allestimento: recuperando un’Ape Piaggio d’epoca, come ho fatto io, è
possibile rimanere entro i 10.000
euro, ma in media, con allestimenti più sofisticati, la spesa
si aggira intorno ai 20/25.000
euro. A quel punto, si è pronti per partire! L’estate scorsa ho
macinato 1300 km lungo tutta la
penisola per portare, in giro per
l’Italia, friselle, panini e dolcetti.
Questa è la parte migliore di questo lavoro: il dinamismo che una
professione come questa garantisce». E un lato negativo, c’è? «Beh,
il lato negativo è questo», conclude
Massimo, indicando la pioggia che
ha battezzato l’apertura della manifestazione. Pioggia che ha portato fortuna perché BeerEat Fest è
già finito, e ci ha lasciati tutti con
l’acquolina in bocca! Se il mondo
dello street food e della birra artigianale vi ha conquistato qui trovate maggiori informazioni.
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dal nome inglese. I food
truck, i camioncini che
sfornano panini, hamburger, cartocci di fritto o piatti
vegani, sempre e solo su quattro
ruote, sono solo un nuovo mezzo,
arrivato dall’America, per far conoscere una delle nostre grandi
eccellenze: il cibo. Che sia di strada, gourmet, regionale o contaminato da sapori lontani.
Comparsi oltreoceano alla fine
del 1800, da allora questi chioschi ambulanti ne hanno fatta di
strada, finendo per attirare l’attenzione di grandi chef stellati.
In Italia il fenomeno non è ancora radicato come all’estero ma
i ristoranti itineranti si stanno
pian piano muovendo lungo tutto lo Stivale, e sono arrivati anche a Verona per fare tappa, nel
weekend del 15 16 e 17 maggio,
all’Arsenale, in riva alle acque di
un placido Adige.
«Con questa prima edizione di
BeerEat Fest- ci raccontano gli
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Sabato re,1 Stallavena (VR)
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Expo 2015:
A Milano spazio a una nuova iniziativa promossa da VeronaExpo
14
P antheon
Il 12 giugno la presentazione
del progetto “Carta di Verona”
di Redazione
farmacia
15
SOLE E SALUTE
Foto dell’inaugurazione del Cluster del Riso
T
ra tutti i temi che trovano spazio all’interno della
grande Esposizione universale di Milano 2015,
uno di quelli che a nostro avviso
assume il carattere più rilevante è
sicuramente il tema della sostenibilità. Contrariamente a quello che
si può pensare, il termine sostenibilità, in ambito sociale, sta a indicare la ricerca di un “equilibrio fra
il soddisfacimento delle esigenze
delle generazioni presenti senza
compromettere la possibilità alle
future generazioni di sopperire
alle loro”. In pratica, tutte le nostre
azioni e le nostre scelte, se sostenibili, dovrebbero tener conto di
chi arriverà dopo di noi, garantendo non solo lo stato attuale delle
cose, ma se possibile, un contesto
migliorato.
In quest’ottica nasce la famosa
Carta di Milano, definita da molti
l’eredità culturale di Expo Milano
2015, e su questo modello, anche
se in un’ottica più locale, nasce la
“Carta di Verona”, l’iniziativa che
sarà presentata venerdì 12 giugno
alle ore 11.00 con una conferenza stampa organizzata all’interno
del Padiglione della Sierra Leone
(Cluster del Riso). A promuovere
l’idea è l’associazione VeronaExpo,
che assieme ai suoi 45 soci e alle
aziende partner cercherà di formulare e di rendere disponibile al
termine di Expo, 31 ottobre 2015,
un documento di intenti e proposte che interessi da vicino i principali temi che riguardano la nostra
città. Verona, infatti, nei prossimi
due anni sarà interessata da alcuni passaggi fondamentali che designeranno gran parte degli scenari futuri del panorama scaligero.
Saranno rinnovate o confermate,
ad esempio, le principali cariche
istituzionali e finanziarie veronesi:
sindaco di Verona e presidenze di
Banco Popolare, Cattolica Assicurazioni e Fondazione Cariverona.
Saranno al centro di questo “work
in progress” anche le attività legate al turismo con l’istituzione delle
nuove DMO (agenzie del turismo),
e le iniziative volte a valorizzare
questi primi segni di ripresa post
crisi in ambito economico e occupazionale.
VeronaExpo, assieme alla rete di
soci, vuole raccogliere idee e pareri per immaginare e/o suggerire
situazioni di rilancio o di ottimizzazione per la città e i suoi servizi, e la
conferenza stampa di venerdì 12,
alla quale parteciperà proprio una
delegazione di soci e della stampa
scaligera, sarà il primo tassello di
un’azione condivisa finalizzata a
lasciare un segno importante per
il dopo Expo.
Alcuni utili accorgimenti
A fronte dell’innegabile benessere psicofisico che il sole fornisce, è bene
osservare alcune semplici regole, onde evitare rischi e conseguenze dannose:
Un simpatico omaggio
ogni 2 acquisti
• Evitate l’esposizione quando l’irraggiamento è più intenso.
fino ad esaurimento
• Utilizzate degli occhiali da sole avvolgenti ad alto indice anti-UV,
scorte
un cappello a tesa larga e vestiti ampi e, se possibile, lunghi.
• Non affidatevi alle vostre sensazioni. Un tempo nuvoloso non autorizza ad essere meno attenti al sole.
In montagna, il rischio esiste anche con delle temperature molto basse: lo scudo costituito
dall’atmosfera diminuisce a causa dell’altitudine, quindi il sole è più aggressivo
• Preferite l’ombra al sole, tenendo comunque presente che essa non costituisce una protezione insuperabile.
• Se le temperature sono elevate, temete tanto il colpo di calore quanto il colpo di sole
soprattutto per il vostro bambino. Fatelo bere molto e regolarmente.
• Non esponetevi dopo l’applicazione di un profumo o durante l’assunzione di alcuni farmaci
senza chiedere consiglio al vostro medico o al vostro farmacista.
• Non rimanete più tempo al sole perché vi siete messi un fotoprotettore con un indice alto. Lo scopo
di questi prodotti non è di aumentare il numero d’ore d’esposizione ma di ridurre i rischi durante l’esposizione.
• Applicate regolarmente un fotoprotettore adatto alla quantità d’insolazione e al vostro tipo di pelle (fototipo).
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APERTO dalle 16.00 alle 19.00
dell’Assunta
dell’Assunta
dell’Assunta
All’interno del Padiglione della Sierra Leone, inserito nel Cluster del Riso, alle ore 11.00 si
svolgerà una conferenza stampa per lanciare il progetto che ha l’obiettivo di lasciare, al
termine di Expo, un documento condiviso da aziende e privati scaligeri per immaginare
la nostra città domani.
farmacia
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P antheon
CREDITO & IMPRESA
16
P antheon
Smart Farm Village: il villaggio
del riso di Verona debutta ad Expo
di Camilla Pisani
Da un prodotto d’eccellenza del veronese, il riso, nasce un progetto pilota di villaggio sostenibile ed autosufficiente. Lo Smart
Farm Village, frutto di una collaborazione tra Ente Fiera di Isola
della Scala, Università di Verona e Ministero dell’Agricoltura della Sierra Leone, è in mostra a Expo.
U
n villaggio auto-sostenibile basato sulla produzione del riso, che poggia
sulla competenza tecnica
sviluppata dalla filiera risicola del
territorio isolano e diventa un modello esportabile in tutto il mondo.
Smart Farm Village è il risultato
di due anni di lavoro di Ente Fiera di Isola della Scala e del Ministero dell’Agricoltura della Sierra
Leone, ed è ora materia di studio
per l’Università di Verona, partner scientifico del progetto che,
attraverso un team di specialisti,
sta lavorando alla possibilità di
realizzare un modello di villaggio
concretamente adattabile alle
condizioni ambientali e territoriali
del paese africano. L’idea, concepita per l’Esposizione Universale
di Milano dopo la visita di una delegazione della Sierra Leone alla
Fiera del Riso di Isola della Scala,
uno tra gli eventi enogastronomici
più visitati in Italia, risponde all’esigenza di migliorare la qualità
della vita della popolazione della
Sierra Leone, dove il riso è la coltura dominante, ma non solo. L’obiettivo è infatti quello di valorizzare una risorsa del territorio, per
favorirne la crescita economica e
contribuire alla definizione di un
modello di sviluppo autosufficiente ed esportabile a livello globale,
cominciando dai paesi sottosviluppati. In concreto, è prevista la
Uno scatto dalla giornata di inaugurazione del padiglione
della Sierra Leone ad Expo 2015
costruzione di un villaggio basato sulla coltivazione del riso e
sostenuto dai proventi derivanti
dall’esportazione del prodotto in
eccedenza. I capitali in entrata
verrebbero utilizzati per soddisfare i bisogni primari degli abitanti e, in un secondo momento,
investiti per migliorare il ciclo produttivo e aumentare, così, non
solo la produzione ma anche la
qualità del riso ottenuto. E, sempre dal riso, verrebbe prodotta
anche l’energia pulita necessaria per soddisfare il fabbisogno
energetico del villaggio. Obiettivo finale è la realizzazione di un
centro abitato, completamente
indipendente da paesi terzi dal
punto di vista sia economico che
energetico, basata sull’incremento della produzione nazionale del riso, facendo di questa una
strategia chiave per eliminare la
fame, la sete e la malnutrizione
nelle aree più povere del pianeta. E dal momento che è proprio
questo il suo tema portante, non
poteva che essere Expo la vetrina più adatta per presentare
al mondo il villaggio intelligente.
All’interno del Padiglione della
Sierra Leone, paese capofila nel
cluster del riso, il progetto viene
promosso in un apposito stand
grazie alle attività dell’Associazione veronese Smart Farm Village
Club, presieduta Massimo Gazzani, commissario Expo 2015 per
Ente Fiera di Isola della Scala. Noi
l’abbiamo incontrato.
Come è nata la collaborazione
con il Governo della Sierra Leone?
I primi rapporti con il Governo della Sierra Leone sono nati
quattro anni fa, quando i paesi
africani hanno sostenuto la candidatura di Milano come sede di
P antheon
17
CREDITO & IMPRESA
Expo. La sinergia tra Isola della
Scala, la cui Fiera del riso è tra gli
eventi enogastronomici più visitati in Italia, e il paese africano dove
il riso è la coltura dominante, con
un consumo pro-capite annuo fra
i più alti del continente, è stata immediata, e di conseguenza è nata
una partnership con Joseph Sam
Sesay, Ministro dell’Agricoltura
della Sierra Leone e presidente della commissione agricoltura
della Fao, che ha come obiettivo
aiutare i paesi in via di sviluppo
portandoli a creare profitto e a
rendersi indipendenti.
Come descriverebbe questo modello di smart village e come sarà
possibile realizzarlo, anche in
termini economici?
Il modello è quello di un villaggio agricolo che non dipende da
altre economie. Autosufficiente
e in grado di creare valore, è un
modello economico, scientifico
ed urbanistico caratterizzato da
una sostenibilità propria, derivante dalla auto-produzione di
riso - che si estende poi ad altre
pratiche, come l’allevamento - e
di energia. La costruzione di un
villaggio di 2000 ettari, in cui potrebbero vivere dalle 2 alle 3mila
persone, richiede da sei mesi ad
un anno e, come investimenti, si
parla di una cifra che parte dai
500mila euro. Contiamo su Expo
anche come vetrina per la promozione del progetto e per la ricerca di investitori.
Nello studio del modello, che parte da Isola della Scala, è stata
prevista una ricaduta sull’economia veronese?
Certamente, nel progetto sono
state coinvolte, oltre all’Università
di Verona, anche diverse aziende
del veronese, appartenenti ai più
svariati ambiti, dall’agricoltura a
energia, materie prime, edilizia e
Giuseppe Sala, commissario unico di
Expo, pranza nel padiglione
della Sierra Leone
tecnologia che si sono rese disponibili a partecipare ai lavori.
Quali opportunità potrà rappresentare Expo per Verona?
Ogni giorno che passa si apprezza sempre di più l’importanza che
l’Esposizione ha per l’Italia e per il
mondo. Che sia un’occasione più
unica che rara, che capita ogni
150 anni, lo si capisce meglio “da
dentro”, respirando l’atmosfera
che si vive tra i padiglioni.
I generatori fotovoltaici mobili sono
stati concepiti per avere energia
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immediatamente disponibile. La
mobilità è la caratteristica
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SPECIALEEXPO Il nostro reportage da Expo2015
18
P antheon
L’Expo che abbiamo visto noi
A volte gli occhi bisogna prepararli. Perché anche a sapersi stupire ci vuole un poco di impegno. Vi raccontiamo il nostro Expo, tutto quello che abbiamo guardato, stupiti, sabato 16
maggio a Milano, con il viaggio inaugurale di ATS VeronaExpo, accompagnati dai volontari
dell’associazione temporale di scopo che da qui a Ottobre, ogni settimana, porterà i veronesi
all’Esposizione Universale.
di Miryam Scandola
Palazzo Italia
S
iamo partiti assonnati,
insieme, alle sette di una
mattina ancora accennata, densa più di nuvole
che di promesse. E siamo arrivati
lì, dove si intersecano la via lunga, il decumano, e la via breve, il
cardo, e dove inizia tutto. Subito,
di corsa quasi, ci siamo diretti al
Palazzo Italia, prima che la ressa
si raccogliesse davanti a quella
serra di intrecci, che riposa accanto all’Albero della Vita.
Siamo saliti per una serpentina
di scale, e abbiamo attraversato
tutti i piani che tentano di riassumere il Bel Paese. Delle statue
in legno ci hanno accolti, sono le
sagome di tutti i nostri professionisti del cibo, della sostenibilità,
dell’agricoltura. Siamo arrivati,
poi, senza accorgercene, in una
stanza dove il disastro dissacrante e violento del caos si mostra
in tutto il suo rumore. E fa capire, e sentire, il peso rovinoso di
una crescita senza regole. Siamo
usciti frastornati, per entrare in un
mondo di specchi dove si turnano le grandi bellezze della nostra
Italia. Specchi sul soffitto, specchi
sulle pareti, specchi sotto i piedi.
Così le meraviglie del nostro paese ci hanno avvolti, da ogni lato.
Dalla Venere del Botticelli, al sospirato fascino della natura con le
sue cime innevate, i suoi boschi e
le sue acque.
É stato detto che Expo funziona
per accumulo, un tentativo insistito di riempire gli occhi dei visitatori, quasi sopraffarli con una somma di stimoli. Ed è vero. Di cose
da guardare ce ne sono tante, e
non si sa più se guardare i funghi
che crescono dai fondi di caffè o
concentrare lo sguardo su tutte
le varietà di piante che popolano
gli infiniti orti verticali. E per non
perdersi niente, come nei migliori
viaggi, si posano gli occhi dappertutto. Avere il mondo sotto casa,
forse, vuol dire anche questo.
Ma oltre ai colorati fiori, nati in
una manciata di minuti, dall’Albero della Vita, i nostri occhi si
sono stupiti anche per altre cose.
La gentilezza, per esempio, delle
ragazze e dei ragazzi che raccontano i loro padiglioni. Come quello
del dolorante Nepal che, dopo la
partenza dei 14 operai che ci la-
voravano a seguito del terremoto del 25 aprile, ogni giorno, vede
alternarsi i volontari degli altri
padiglioni, per pulirlo. Una tenerezza dovuta e bella.
La sinfonia di bambù del Vietnam,
le pareti increspate degli Emirati
Arabi Uniti, ondulati come le sabbie, nel deserto, quando il vento le
accarezza. La passerella di Coney
Island risparmiata dalla ferocia
dall’uragano Sandy che è servita
per costruire quel granaio, forse
un po’ eccessivo, ma sono opinioni, che ospita il mondo americano. Il bosco, quei 560 m² di foresta
che l’Austria ha trasferito a Milano, per rappresentarsi, con tanto di muschi, arbusti e pure una
temperatura perfetta per offrire
refrigerio dal calore. Qualcuno ha
parlato di Expo come di “un folle
collage di tende ondulate, pareti
verdi e massi contorti”. A me, a
noi, è sembrata solo un’immensa
bellezza.
Una sorta di rito collettivo che
mette insieme tutti. Perché l’Esposizione Universale se ne infischia della geopolitica e senza
la buona educazione della diplo-
P antheon
19
Il nostro reportage da Expo2015
mazia sistema il Kuwait vicino agli
Stati Uniti, davanti all’Iran, Israele
a fianco del Vaticano.
Alcuni padiglioni sembrano fiere
stanche, più punti promozionali
per viaggi che spazi dove un paese racconta i suoi sapori. Altri,
invece, sono piccoli gioielli, inanellati nei fili tematici dei Cluster
che narrano del riso, del caffè, del
cioccolato e delle spezie, aiutati
dagli scatti meravigliosi dei grandi della fotografia, da Salgado a
Kung passano per Webb, Scianna
e molti altri.
Lì, regna il tempo lento della riflessione non quello della bruciante velocità dello svago. A noi
questo è piaciuto, perché Expo
non è un parco divertimenti, è un
parco tematico. Nello spazio dei
100 ettari dell’interland milanese, 145 paesi sono stati chiamati
a interpretare un tema, e hanno
dato le loro risposte.
Noi tra i mille sapori del mondo,
abbiamo scelto quello deciso del
risotto “profumo d’Africa” che ab-
biamo mangiato, stanchi, nell’area che la Sierra Leone ha deciso di condividere con Isola della
Scala (ve ne abbiamo parlato a
pp. 16, 17). Ma, se ne avessimo
avuto il coraggio, avremmo potuto assaggiare anche gli scorpioni ricoperti di cioccolato, il vino
di serpente, la carne di coccodrillo dello Zimbabwe, il pesce palla
del Giappone e il pane di farina di
legno con burro di cime di abete
dell’Austria.
È subito sera. Ritorniamo a casa,
con le batterie degli smartphone
scariche, in un cicaleccio continuo tra abbozzi di conversazioni,
elenchi dei padiglioni visti, dei paesi saltati, di quelli con la coda più
lunga. Ovunque, quella stanchezza bella di chi non si è risparmiato e si è fatto il mondo a piedi. Ci
concediamo un ultimo sguardo,
prima di partire. Tutte le ombre
delle eccellenze di paesi diversi,
forti e deboli, stanno lì. E sono sagome di mondi, profili e tentativi
di racconto.
Il nostro gruppo al completo
Il padiglione del Vietnam
I volontari di Verona Expo
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P antheon
P antheon
21
ACCOGLIENZA & TURISMO
Il burattinaio magico di uno
spettacolo tra cielo e terra
A pochi giorni dall’inaugurazione della 93esima edizione del Festival lirico
areniano, siamo andati a conoscere Paolo Gavazzeni direttore artistico
della Fondazione Arena che nulla teme… se non pioggia e temporali.
Sagripanti. Quarto e ultimo grande regista Francesco Micheli che
porterà per tre serate il capolavoro
che fa conoscere Verona in tutto il
mondo: Roméo et Juliette di Charles Gounod, con la scenografia di
Edoardo Sanchi. Dirige l’esperta
bacchetta di Daniel Oren.
Quali eventi a suo avviso non passeranno inosservati e sui quali,
personalmente, ha puntato maggiormente?
Tra le serate speciali preparate, oltre a due Gala d’eccezione, Roberto
Bolle and Friends in programma il
22 luglio e Carmen Gala Concert
il 24 luglio, tornano il 25 agosto i
di Giorgia Castagna
Foto Ennevi, Per gentile concessione
della Fondazione Arena di Verona
Paolo Gavazzeni, direttore artistico
della Fondazione Arena
L
a stagione areniana è alle
porte e il 19 giugno l’inaugurazione ufficiale porterà l’intera nazione a puntare gli occhi
ancora una volta su Verona, conosciuta in tutto il mondo come la Città
dell’Amore, ma non solo. Grazie alla
storica Arena, infatti, la comunità
veronese vanta un palcoscenico tra
cielo e terra, senza uguali in grado
di regalare a chi vi entra emozioni
indimenticabili. Tramite la sua forma ellittica l’Arena ha un’eccellente
acustica tale da ospitare ogni anno
cantanti d’Opera per dar luogo
al Festival della Lirica più conosciuto
al mondo. A tessere le fila di questo
spettacolo il maestro Paolo Gavazzeni, direttore artistico della Fondazione Arena. Nato come pianista,
laureato in giurisprudenza, la sua
prima esperienza lavorativa è in una
televisione, in seguito c’è l’ingresso
nello staff del Teatro “La Scala di Milano” prima come coordinatore artistico dell’accademia dei giovani, poi
come responsabile dell’attività quotidiana della Scala. Nel 2011 diventa
il direttore artistico della Fondazione
Arena di Verona.
Il 19 giugno prende il via la 93° edizione del Festival lirico areniano,
tante le attese legate e condizionate totalmente dalla neo apertura di
Expo 2015…
Con il Sovrintendente Francesco Girondini abbiamo pensato di onorare
al meglio quest’anno di Expo 2015,
seguendo il tema della manifestazione espositiva “nutrendo il pianeta”
con la cultura e la magia della musica, mandando in scena i titoli lirici
più amati e gli allestimenti più spettacolari e applauditi degli ultimi anni
di oltre un secolo di storia areniana.
Quali le novità sul palcoscenico?
Il cartellone avrà come filo conduttore quatto grandi registi, quattro maestri che nutriranno questa
esplosiva stagione scandendo uno
spettacolo che saprà catturare l’attenzione di un pubblico che si annuncia essere nuovo. Il primo, dei
quattro, ad andare in scena sarà
Gianfranco de Bosio che inaugurerà
la stagione il 19 giugno con un’opera molto apprezzata, il Nabucco di
Verdi. Sarà proposto per 14 serate
secondo la regia ideata nel 1991 e
con le scene di Rinaldo Olivieri. Secondo grande regista, Franco Zeffirelli, che porterà in scena l’Aida, con
un imponente allestimento composto da 18 rappresentazioni arricchite dai costumi di Anna Anni e da tre
bacchette di altissimo livello, che si
succedono nel capolavoro verdiano:
Andrea Battistoni, Omer Meir Wellber e Daniel Oren. Lo stesso Zeffirelli
mostrerà il celebre Don Giovanni di
Mozart. Opera questa che vedrà
al suo debutto, sul palco areniano,
Stefano Montanari, dopo gli straordinari successi riscossi nei teatri di
tutto il mondo nel repertorio barocco. Segue la divina Tosca di Giacomo
Puccini con la regia del terzo regista
Hugo de Ana, che ne cura, oltre alla
regia, anche scene, costumi e luci,
diretto da Julian Kovatchev. Per le
cinque serate di Il Barbiere di Siviglia
di Rossini, Hugo de Ana pensa a trasformare l’anfiteatro romano in un
grande giardino arricchito dalle divertenti coreografie di Leda Lojodice
e caratterizzato dalle spettacolari
rose che contraddistinguono il Museo dell’Opera AMO a Palazzo Forti.
Altro esordio giovanile, alla direzione
d’orchestra il promettente Giacomo
C
M
Y
CM
MY
CY
CMY
K
Carmina Burana di Carl Orff con
uno spettacolare affresco musicale di poesia medievale pronto a riscuotere, anche quest’anno, grandi
approvazioni.
E ora parliamo del Suo impegno
come direttore artistico, un burattinaio magico in un teatro senza
tetto? Quali le difficoltà e quali doti
deve avere in certe situazioni “no
limits” un direttore artistico?
Nella fase iniziale il lavoro è di precisione, studio e d’incastro. Poi si
passa alla seconda fase, quella
delle prove, dove già le prime tensioni si fanno avanti.
Gli eventi difficili da gestire sono
tanti e non si limitano a pioggia, vento e temporali in arrivo. Le
temperature stesse giocano brutti
scherzi: dal palco ai camerini il tasso di umidità varia fortemente mettendo spesso in pericolo la voce dei
cantanti che talvolta non portano
a termine l’opera. In quel momento subentra la precisione della
prima fase, nella quale, oltre alla
scelta dei primi grandi artisti, pesa
la selezione fatta per i “sostituti”.
Avere il controllo della situazione è
fondamentale per poi godersi appieno tutta la magia e l’emozione
racchiusa nell’applauso finale di un
pubblico areniano estasiato.
22
P antheon
INTRAPRENDENZA FEMMINILE
Quando il tessuto
è una specie di amore
di Miryam Scandola
U
P antheon
23
INTRAPRENDENZA FEMMINILE
Un simpatico
ritratto di
Gloria e Matteo
Ha travolto la nostra città per cinque giorni tra mostre, laboratori e appuntamenti. Il grande successo della terza edizione di
Verona Tessile, il primo Festival italiano dedicato all’arte Tessile,
dimostra che la nostra città inizia ad apprezzare l’anima culturale che sta dietro agli intrecci elaborati di un tessuto.
n filo che parte vent’anni
fa, dalle mani di sei amiche. E dai loro pomeriggi,
rubati ai mille impegni,
per cucire insieme. Tanti gli intrecci di tessuti e di relazioni che hanno portato alla nascita di un’associazione che, oggi, conta più di
ottanta socie. Che fosse destinata a cose grandi, l’associazione
Ad Maiora, lo portava scritto anche nel nome. Tra progetti con le
scuole, iniziative con le istituzioni
locali e un festival internazionale,
si inizia a credere davvero che i
nomi, un poco, influenzino i destini.
L’arte tessile, perché di «arte stiamo parlando», come puntualizza
Laura Guerresi, vice presidente
dell’associazione, «deve essere raccontata per essere capita»
anche da chi non è “addetto ai lavori”. Dal desiderio di far uscire i
tessuti dalle pareti che ne hanno
visto nascere le trame, nel 2011
arriva Verona Tessile, come proposta, come scommessa. Portare
fuori i colori dei tessuti, e metterli
dappertutto, tra le vie della città
scaligera. L’edizione del 2015, che
si è tenuta dal 19 al 24 maggio
scorso, ha smesso le vesti della
semplice manifestazione per indossare finalmente quelle di un
grande Festival, con mostre dal
forte sapore internazionale, workshop per tutti i gusti e un concorso che, con il tema Colori diVini,
ha portato l’essenza del vino negli
Jeno Jones,
fondatrice del Welsh Quilt centre
la mostra al museo di Castelvecchio
sue parti. Un’etica coerente e decisa quella di Gloria, che travolge
tutti gli aspetti che ruotano attorno alla sua impresa. Dalle etichette prodotte con gli scarti dei tessuti e applicate agli abiti con spille
e nastri di recupero, fino ai biglietti
da visita stampati su carta riciclata. Il suo, bisogna dirlo, è un lavoro
che non conosce orari e sicurezze
intarsi dei fili. Quilt gallesi, nipponici, opere d’arte in feltro ma anche l’arte tessile contemporanea
con le opere di Sheila Rocchegiani e Pietrina Atzori, il meglio della
produzione di quilt delle allieve
europee di Nancy Crow, le stampe su seta, i percorsi di Patchwork
udinese. Queste le bellezze, frutto del lavoro paziente di mani
esperte, che hanno avvolto Verona. «La punta di diamante di
questa edizione – spiega ancora
entusiasta la signora Guerresi- è
stata Simphony of Colors, la mostra, al Palazzo della Ragione, dei
quilt giapponesi. Quando ci sono
arrivati gli arazzi e abbiamo aperto gli scatoloni non riuscivamo a
crederci. Erano meravigliosi».
Ma ci sono altri fili, altre storie che
tengono al centro i tessuti. E sono
storie belle, come quella di Filotimo. Il suo nome, questa piccola
realtà di artigianato tessile, nata
il gennaio scorso, lo deve al greco. Nasce dalla determinazione di
una ventiseienne di Poiano, Gloria
Barana, due nonne sarte e una
laurea al Politecnico di Milano.
Quando la incontriamo indossa
una canotta bianca di quelle che
fa lei, con passione vera. Ai nostri
occhi inesperti sembra lino, bianco, delicato. «È ortica», corregge
i nostri pensieri. Le fibre naturali
con le quali realizza le sue collezioni sono infatti solamente tre:
soia, canapa e ortica. «Hanno il
vantaggio delle fibre naturali per
quanto riguarda la consistenza e,
a differenza del cotone, sono più
sostenibili». Mentre quest’ultimo
per crescere ha bisogno di grandi
estensioni, con relativo consumo
di acqua e pesticidi, la canapa ha
tempi di crescita più ridotti e la
pianta viene utilizzata in tutte le
e che, insomma, chiede coraggio.
I problemi e le difficoltà non sono
pochi, a cominciare dall’attenta
laboriosità che richiede filare fibre
che non hanno componenti elastiche, passando per i costi proibitivi della materia prima. «L’ho
spinta io», ci racconta Matteo, che
le sta lì, accanto, da 9 anni. «Stiamo attenti a quello che mangia-
mo ma non ci importa di quello
che indossiamo», continua lui, 28
anni, intorno la t-shirt marrone
creata dalle mani della sua Gloria.
Anche in quei tagli minimali si legge l’attenzione sostenibile perché
«fare un capo basico e versatile
che uno può portare sempre, è
un ottimo modo per abbattere gli
sprechi». Una scelta che si direbbe in piena controtendenza con il
mercato che propone, invece, la
“fast fashion”, una moda svelta,
con collezioni settimanali. Ma che
Gloria e il suo Matteo non amino
seguire la corrente lo si capisce
da subito. Ad aprire un negozio
tutto suo, lei, per esempio, non ci
pensa proprio. Per ora si appoggia in conto vendita ad altri negozi, punta sull’e-commerce e sulla
presenza ai festival del settore. Il
suo sogno? Un rustico da condividere con altre piccole realtà di
artigianato.
P antheon
Ciao Italia!
H
a aperto le porte ai primi ospiti lo scorso settembre, eppure, in appena otto mesi, ha già scalato
le classifiche dei più noti siti web internazionali
dedicati al booking e alle prenotazioni online.
Corte San Felice, struttura elegante e unica nel suo genere, entra dritta nel cuore delle persone. Disposta a
ferro di cavallo e orientata a sud come le antiche corti
rurali, la struttura è stata concepita da Germana Girlanda, titolare dell’agriturismo assieme alla sua famiglia,
come una corte dai sapori e dalle atmosfere originarie, rivisitata però in chiave moderna e dotata dei più
recenti comfort per far sentire gli ospiti al centro di un
nuovo mondo.
«La nostra idea era quella di dar vita a un luogo curato, accogliente e famigliare, e condividerlo con i nostri ospiti in un contesto di grande serenità. Pensiamo
proprio di esserci riusciti. In questi primi mesi abbiamo
ricevuto persone da ogni parte d’Italia e del mondo.
Ognuna di loro ci ha gratificato con gesti semplici e
molto carini come può essere un “Non vediamo l’ora di
tornare” scritto su un bigliettino e lasciato sul letto della
camera o in reception. Siamo davvero molto contenti
di questa ottima partenza».
E in effetti chi arriva a Corte San Felice si immerge in
un’oasi di vera tranquillità. Profumi e colori delle verdi
viti o dei ciliegi in fiore, caratteristici della Valpantena,
fanno da sfondo ai silenzi della campagna d’inverno o
ai tramonti d’estate.
Diciassette camere per trenta posti letto, ognuna
con una propria peculiarità e dotate dei più avanzati
comfort, costituiscono la capacità ricettiva di Corte San
Felice. Un’ampia sala colazioni, una reception elegante, un servizio di qualità superiore, una sala multifunzionale da duecento posti e una corte esterna, pavimentata a porfido, un parco giochi per bambini, un’area
naturale con tre daini e un parcheggio fino a 130 posti
macchina fanno il resto.
Le Camere. Sono il fiore all’occhiello della struttura.
Quattro camere DUS, doppie a uso singolo, seguite
da dieci matrimoniali di diverse dimensioni, di cui una
attrezzata per le persone diversamente abili, e tre con
vasca idromassaggio soddisfano la richiesta di qualsiasi ospite. Grande cura nella scelta dei materiale e dei
particolari, dai pavimenti in parquet di rovere tarlato e
faggio ai rivestimenti in legno su alcune pareti e in pietra naturale della Lessinia nei bagni; dalle lampade e
abatjour in ceramica, dipinte a mano con disegni che
richiamano il nome della stanza ai frigo minibar silenziosi e di ultima generazione; dalle lenzuola in cotone e
25
Agriturismo
Corte San Felice
Via Belvedere, 123/A 37131 San Felice Extra - Verona
tel. +39 045 840 0317 fax. +39 045 840 8265
[email protected] - www.cortesanfelice.it
materassi anallergici “king size” alle tende oscuranti ottenute con un particolare intreccio che ricorda tanto i
caratteristici sacchi di juta. Nulla è lasciato al caso.
Location ideale per eventi. Il successo di Corte
San Felice passa anche dagli spazi che mette a disposizione per meeting, cene, incontri aziendali e di formazione. E sono tante le realtà (gruppi, aziende, staff meeting) che in questi otto mesi sono stati ospitati qui, nel
cuore della Valpantena. Due sale multifunzionali, una
“small” con una capienza fino a 25 posti e una, molto
più capiente, fino a 200 posti, ubicata in un edificio indipendente, sono utilizzabili per eventi di qualsiasi genere,
finalizzati a una valorizzazione del territorio, del patrimonio rurale circostante e dell’azienda agricola stessa e
l’agriturismo.
L’azienda agricola. Corte San Felice offre agli
ospiti e ai visitatori degli ottimi vini bianchi e rossi di produzione propria ed etichettati con marchio omonimo.
La produzione spazia da un Verona IGT Garganega a
degli ottimi Valpolicella Superiore DOC, passando dall’
Amarone della Valpolicella DOCG fino ad arrivare al
Recioto della Valpolicella DOCG e a un immancabile
Spumante Prosecco.
Elementi di sostenibilità. La struttura di Corte San
Felice, oltre ad essere stata sviluppata tenendo conto delle più moderne tecniche di isolamento termico e
acustico, dispone al suo interno anche di un impianto
fotovoltaico da 200 kW per il proprio fabbisogno energetico e di alcuni pannelli solari termici per la produzione di
acqua calda ad uso sanitario. Per far fronte alla richiesta
idrica per l’irrigazione dei campi circostanti e degli spazi
verdi interni l’agriturismo è dotato anche di un pozzo di
falda per il prelievo diretto di acqua.
Dettagli preziosi. La scelta dei materiali di costruzio-
ne è un valore aggiunto di Corte San Felice. Basta volgere
lo sguardo alla piazza centrale, pavimentata a mano con
cubetti di porfido, alle panchine esterne in ferro battuto
o alle insegne in ottone lavorato a mano da abili artigiani piemontesi. Oppure notare la qualità del legno delle
strutture portanti delle coperture e dei solai, ma anche
per i pavimenti delle stanze e degli spazi comuni, dove è
stato utilizzato pregiato parquet italiano di rovere tarlato e
faggio. Per non parlare della bellezza della pietra bianca
e rossa della Lessinia, impreziosita da alcuni ammoniti di
origine fossile, impiegata per pavimentazioni e ornamenti
distribuiti in ogni stanza. Dettagli scelti, voluti, ricercati che
rendono Corte San Felice un vero gioiello tutto da vivere.
PERSONAGGIO Aldo Moro nelle parole della figlia Agnese
26
P antheon
Vi racconto mio padre
di Giovanni Melotti
“Rete Prospettiva Famiglia” organizza l’ennesimo incontro da tutto esaurito all’ITES Aldo Pasoli. Agnese Moro racconta la gioventù, le idee, i sogni del padre Aldo. E quei maledetti 55
giorni. Noi l’abbiamo intervistata.
Aldo Moro
«V
i ringrazio per essere qui
questa sera. La vostra
presenza rende memoria a mio padre. Stasera
ricorderemo la sua vita, faremo
un viaggio per capire la sua persona. Rendere memoria non significa solo ricordare, ma anche
conoscere, comprendere, giudicare e quindi agire».
Parla così, Agnese Moro aggiungendo come in questi decenni
tante persone si siano accalorate sul “come” della vicenda di suo
padre. 5 processi e 3 commissioni
parlamentari per provare a spiegare chi c’era 37 anni fa, cos’è
realmente accaduto e con quali
modalità.
«Io invece ho preferito interrogarmi sul “perché”. Proverò a raccontarvi di Aldo Moro come papà,
marito, uomo. La sua passione
fin da piccolo è stata lo studio,
anche perché a livello manuale
era negato per qualsiasi cosa. A
scuola invece era un autentico
secchione. Finita la scuola decide
di dedicarsi all’insegnamento e a
soli 23 anni diventa professore
universitario. Amava insegnare,
era la sua vita. Dialogare con i
Lo striscione realizzato dai
ragazzi del “Pasoli”
suoi studenti, era per lui motivo di
felicità e di orgoglio. Se non avesse fatto politica avrebbe sicuramente passato i suoi giorni tra i
banchi di scuola».
Cos’ha spinto suo padre a lasciare la cattedra di professore per
intraprendere la carriera politica?
Aveva un sogno. Costruire un paese che vivesse in una dimensione di libertà e di pace e dove al
centro del sistema ci fossero le
persone comuni.
Cosa significava per lui “fare politica”?
Per lui la politica era parlare e
spiegare, incoraggiare le persone
a fare del proprio meglio. Era discutere e incontrare la gente. Era
lavorare: partiva da casa alle sette e trenta del mattino e tornava
poco prima delle undici , cenava
e finiva di lavorare. La politica
era anche chiedere e ascoltare,
da ogni persona con cui parlava
imparava qualche cosa di nuovo.
Era infine conoscere, tutte le situazioni anche quelle più sfortunate, andava spesso ad ascoltare i detenuti nelle carceri.
Ci racconta qualche aneddoto di
Aldo Moro come padre?
Noi figli (Agnese è la terzogenita
ndr) non abbiamo mai provato
vanto per la professione governativa di nostro padre poiché a casa
non ci stava quasi mai. Tant’è che
quando cadeva un suo governo
eravamo felici, almeno potevamo
passare un po’ più tempo insieme
(ride ndr). All’epoca ricordo che io
e i miei fratelli uscivamo a fare festa fino a tardi con gli amici. Lui
aspettava sveglio fino a che tutti
non avessimo fatto ritorno “all’ovile”. E mentre ci aspettava, lavorava. Lavorava in continuazione.
La sua idea di riposo era: lavorare
nella casa in campagna, accanto
a mia madre. E quando andavamo al mare, in spiaggia beh… ci
veniva in giacca e cravatta (sorride e mostra gli scatti fotografici
ndr).
16 marzo del 1978. Suo padre
viene rapito e gli uomini della
scorta vengono uccisi a bruciapelo. Come ricorda quei 2 mesi?
Ha trovato la risposta al suo
“perché”? Con Oreste Leonardi e Domenico
Ricci ci sono cresciuta, Giulio Rivera e Raffaele Lozzino li ho co-
27
nosciuti in un tempo successivo,
Francesco Zizzo invece non ho
avuto tempo di vederlo, era la
prima mattina quella, che faceva
parte della scorta di mio padre
(con un velo di commozione, mostrando le foto ndr)
Sono stati 55 giorni terribili. È
stata giocata una partita straordinaria nel suo orrore. Gli articoli
di giornale erano i medesimi, ogni
giorno, il tutto in un clima di paura e smarrimento creato da una
manipolazione delle coscienze
delle persone. In tutto questo, il
vero protagonista della vicenda,
è stato lasciato completamente
abbandonato a sé stesso. Solo
Dio era con lui: “Ci ritroveremo
ancora e ci riameremo ancora.
Sia fatta la Sua volontà” scriveva
a mia madre, in una delle lettere
scritte dal carcere delle brigate
rosse. Lui sapeva di essere in pericolo, ha chiesto aiuto e nessuno
gliene ha dato. Chi aveva il potere di liberarlo, non l’ha fatto. Nel
momento in cui mi si dice che non
Aldo Moro nelle parole della figlia Agnese
“Per come sei fatto tu,
ti metterai nei guai”
gli diceva mia madre
si è disposti a trattare, la politica
muore. Perché la politica è prima di tutto dialogo. Era testardo
mio padre. La sua testardaggine
nel portare avanti i suoi progetti lo portava spesso a mettersi
in mezzo ai guai. Ma lui andava
avanti, credeva fortemente nel
suo sogno di vedere le persone
comuni protagoniste della politica. Mia madre glielo ripeteva
spesso: “Guarda che per come
sei fatto, andrà a finire male”. Le
rispose in un’altra lettera: “Avevi
ragione tu”.
La risposta al mio “perché” l’ho
trovata: mio padre rappresentava una persona scomoda, con
un’idea di democrazia che a molti non piaceva. È stato rapito e
non si è mosso dito per liberarlo.
Credo, concludendo, che tutti noi
dobbiamo chiederci: “come vale
la pena vivere la nostra vita?” Io
non so se mio padre abbia fatto
bene o male a vivere la sua, così.
Ritengo che il giudizio spetti ad
ognuno di noi.
La pagella
della maturità
di Aldo Moro
Italiano 8
Latino 8
Greco 9
Storia 9
Filosofia 9
Matematica e Fisica 10
Scienze naturali e fisica 8
Storia dell’arte 8
ALDO MORO (1916-1978)
Agnese Moro
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P antheon
29
Motori
Allegato
SPECIALE
Con il car sharing,
una nuova mobilità in centro
Il servizio è partito ufficialmente lo scorso 24 aprile. Costi abbastanza ridotti e una
flotta di vetture che sfiora le cinquanta auto. Attesa per l’inaugurazione delle colonnine di ricarica elettrica che dovrebbero essere ultimate entro l’estate.
I
l Car Sharing del Comune di
Verona è entrato nel vivo. Si
chiama GirAci e dopo l’inaugurazione ufficiale del 24 aprile,
con l’apertura del servizio a tutti
i cittadini, ora è completamente
operativo.
Si tratta di una scelta molto futuristica del Comune di Verona,
che ha concesso ad Aci Global
(vincitrice dell’appalto per la realizzazione del servizio), società
dell’Automobile Club Italia, di curare e sviluppare questo nuovo
progetto.
Il concetto è quello di replicare il
successo del bike sharing, che in
questi anni ha ottenuto, da parte dei veronesi, un plauso su tutti i fronti, tant’è che l’utilizzo delle
biciclette condivise ha contagiato un po’ tutti: studenti, famiglie,
amministratori, residenti del centro storico. Il funzionamento del
car sharing è pressoché identico.
Si sottoscrive un abbonamento con un credito di partenza che
verrà scalato mano a mano che si
utilizzeranno le vetture per i propri spostamenti all’interno dell’area urbana consentita. Necessaria, quindi, una carta di credito,
così come funziona con i noleggi
che si effettuano ad esempio negli aeroporti. Per registrarsi bisogna accedere al portale ufficiale
www.giraci.com compilando l’apposito form. Da questo momento
gli utenti possono già utilizzare le
vetture, sia tramite smartphone sia tramite una card che sarà
inviata direttamente a casa. Nel
primo caso andrà scaricata sulle
proprie device mobili la App GirAci (disponibile sia per Android che
iOS, ndr) che consentirà di monitorare in ogni momento le auto
disponibili, la distanza delle auto
rispetto alla propria posizione, il
quantitativo di carburante a bor-
AUTOFFICINA - ELETTRAUTO
BIZZOTTO
SERVIZI
• Tagliandi di manutenzione
• Garanzie RENAULT e DACIA
• Richiami della Casa Madre
• Riparazioni Meccaniche
ed Elettriche in genere
• Servizio Pneumatici
Strada della Giara, 7/F 37142 VERONA
045 526520 - [email protected]
Le autorità di Aci e comune di Verona
al taglio del nastro
Autorizzata RENAULT - DACIA
Climatizzatori auto DIAVIA
30
Motori
Allegato
do. Una volta selezionata l’auto da
utilizzare sarà aperto il contratto
di noleggio. Il servizio funzionerà
senza costi di abbonamento. Le
tariffe non supereranno 0,39€ al
minuto, incluso carburante, scendendo a 0,05€ al minuto quando l’auto sarà parcheggiata. Solo
se un noleggio supera i 50 km di
percorrenza, si pagherà 0,10€ per
ogni km in eccesso. Si avrà accesso illimitato alla ZTL e sosta gratuita nei parcheggi a strisce blu
ed in quelli destinati a residenti,
dimoranti e ad attività alberghiere
e extra alberghiere. Il Car Sharing
sarà attivo 24 ore su 24 per 365
giorni all’anno.
Una volta terminato l’utilizzo la
vettura potrà essere lasciata in un
qualsiasi luogo della zona cittadina entro la quale si potrà usufruire
del servizio e il sistema la indivi-
duerà nuovamente come vettura
disponibile. I pagamenti avverranno automaticamente tramite
addebito su carta di credito. Al
momento dell’adesione saranno scalati 39€ che andranno poi
consumati di volta in volta con l’utilizzo delle auto. Da sottolineare
che se teoricamente le VW UP!
di GirAci possono essere condotte in qualsiasi luogo, anche fuori dalla nostra città, per chiudere
il contratto di noleggio, e quindi il
singolo utilizzo, occorre riparcheggiarle all’interno dell’area urbana
consentita.
Il parco auto conta ad oggi 25
Volkswagen UP! a benzina e 10
eUP! 100% elettriche, che stanno progressivamente prendendo
servizio in attesa che il Comune
completi le colonnine di ricarica
nelle zone definite: Stazione FFSS,
P antheon
Parcheggio Cittadella, Parcheggio
Centro e Piazzale Stefani.
Motivo di soddisfazione per i veronesi, il fatto che l’iniziativa di
ACI Global nel Car Sharing partirà
proprio a Verona, come città test
per implementare poi il marchio
anche in altre città italiane.
Immaginando di fare un confronto
con altre città italiane che hanno
già attivato il servizio, come Milano ad esempio, Verona avrà ovviamente bisogno di più tempo
per ingranare con questa novità.
Si tratta infatti di una svolta pressoché epocale per la città scaligera, meno abituata a soluzioni
metropolitane di questo tipo. Se i
cittadini sapranno interpretare il
giusto utilizzo del car sharing sicuramente ne trarremo tutti dei benefici, in termini di risparmio energetico, innovazione e sostenibilità.
fotografa il QR
per visualizzare
il video
P antheon
31
Motori
2015
Allegato
32
P antheon
33
PANTH
EON IN COLLAB OR AZIONE CON LESSINIA NEL MO NDO
P antheon
SCopri IL MONDO
VERONA FUORI PORTA
di expo
Escursioni di un giorno in pullman da Verona
Visite naturalistiche ambientali in Lessinia,
pranzo e degustazioni dei migliori prodotti tipici del territorio
2015
viaggio autobus GRAN TURISMO
+ biglietto expo milano + ACCOMPAGNATORE
ALBA IN LESSINIA- I camosci delle “Creste”- Natura e gusto
sabato
11 Luglio
Giovedì
06 Agosto
Sviluppo verticale
500m.
Difficoltà: ***
Aspettare l'inizio del giorno, immersi nella meraviglia dei suoni
della natura e dei suoi animali.
Guardare il sole rubare il posto
alla notte, avvolti solo dai rumori leggeri di camosci, marmotte e
caprioli. Queste le possibilità uniche offerte dall'escursione, con
guida naturalistica ambientale,
che si svolgerà lungo le vette della
Lessinia, alla scoperta dell’habitat
naturale degli animali che popolano gli spazi incontaminati della
nostra montagna. Il pullman partirà alle 06.00 da Verona Porta
Vescovo, verso le 07.00 inizierà l'escursione verso le “Le Creste” del
Passo Malera, per poi raggiunge-
re, sempre a piedi, le malghe dei
Parpari. La camminata sarà arricchita da gustose soste nei rifugi
della zona, sperimentando i piatti
tipici locali. Per concludere, una
visita- degustazione- shopping
nelle migliori aziende enogastronomiche del territorio. Il rientro in
città è previsto per le 19.
CALENDARIO DATE
VIAGGI PER
EXPO MILANO
GIO R NO
LA FORESTA DI GIAZZA -Ljetzan, cimbri e carbonai - Cultura e gusto
sabato
18 Luglio
Martedì
04 Agosto
Sviluppo verticale
300m.
Difficoltà: ***
Un viaggio nei sapori e nelle usanze dei Cimbri, un popolo originario della Baviera e del Tirolo, che
si insediò attorno all’ XI secolo nel
territorio montano della Lessinia.
Si partirà alle 7.30 da Verona per
raggiungere Giazza, antico comune cimbro. Da questo piccolo gioiello della Lessinia orientale, dove
si parla ancora l’originaria lingua
cimbra, inizierà l’escursione a piedi con l’esperta guida naturalistica
ambientale, attraverso un suggestivo sentiero tra fitti boschi e rigogliosi ruscelli. Lungo il percorso,
si vedrà la contrada Teldari con
l’allevamento di alpaca e lama e
si visiterà il sito di produzione del
carbone da legna secondo le antiche usanze di montagna. Non c’è
modo migliore per scoprire un
popolo dalla ricca tradizione, che
quello di assaggiarne i piatti caratteristici come la “Trota di torrente”, che sarà possibile gustare
proprio a Giazza. Nel percorso di
rientro è prevista una sosta di degustazione – shopping nelle migliori aziende enogastronomiche
del territorio.
Venerdì
21 Agosto
Sviluppo verticale
300m.
Difficoltà: ***
Un appuntamento con la storia
nel centenario della Grande Guerra. Per visitare i luoghi del nostro
territorio che sono stati testimoni
dei momenti difficili della Prima
Guerra Mondiale. Con partenza
alle 07.30 in pullman da Verona
Porta Vescovo, inizierà a Passo
Fittanze, sul confine con il Trentino Alto Adige, il percorso lungo
il sentiero di confine, tra cippi in
pietra e le trincee che trattengono, nelle loro forme, i sospiri dei
nostri soldati. Particolare attenzione sarà posta alla ridotta del
Pidocchio, piccolo fortilizio sapientemente recuperato dall’Associazione Nazionale Alpini in occasione del centenario della Grande
Guerra. Non solo un viaggio nel
nostro passato, neppure troppo
remoto, ma anche un’occasione
per gustare i “gnochi sbatui”, tipica prelibatezza della Lessinia. Prima del rientro a Verona, previsto
per le 19, in programma una visita-degustazione-shopping nelle
migliori aziende di produzione e
vendita di prodotti enogastronomici del territorio.
Per tutte le escursioni è consigliato: abbigliamento comodo,
calzature da trekking e bastoncini da NW o trekking, felpa – kway – zainetto - binocolo
Quota di partecipazione: € 65,00 da Verona - € 50,00 da Bosco Chiesanuova
comprensiva di viaggio in pullman, guida, colazione, pranzo, degustazione, iva, assicurazione.
Quota € 45,00 per chi raggiunge i luoghi di partenza delle escursioni con mezzi propri.
Le escursioni verranno confermate al raggiungimento di un minimo di 30 partecipanti.
La Lessinia nel Mondo- Bosco Chiesanuova- tel. 045 6780880 [email protected]
weekend
LA GRANDE GUERRA IN LESSINIA- Le trincee lungo il confine – Storia e gusto
sabato
25 Luglio
LUOGO PARTENZA
06/06/2015SABATOVERONA-Piazza Bra
07/06/2015
DOMENICA
GREZZANA
13/06/2015SABATOGARDA
13/06/2015SABATOVERONA-Piazza Bra
14/06/2015 DOMENICATREGNAGO
16/06/2015MARTEDIVERONA-Piazza Bra
18/06/2015GIOVEDIVERONA-Piazza Bra
20/06/2015SABATOGARDA
20/06/2015SABATOOPPEANO
21/06/2015
*DOMENICA
GREZZANA
23/06/2015MARTEDIVERONA-Piazza Bra
25/06/2015GIOVEDIVERONA-Piazza Bra
27/06/2015
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27/06/2015
SABATO
VERONA-Piazza Bra
28/06/2015
DOMENICA
27/06/2015SABATOGARDA
28/06/2015
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34
Motori
Allegato
P antheon
Verona capitale dell’auto d’epoca
Quindici giorni in cui la nostra città è stata protagonista indiscussa dell’automobile.
Merito di Verona Legend Cars e della Mille Miglia che hanno riacceso la passione per
l’auto d’epoca.
D
ue fine settimana in cui
Verona è diventata la
capitale dell’auto d’epoca, centro nevralgico
di passione, sogno e leggenda. Il
merito è di due manifestazioni in
particolare, Verona Legend Cars,
fiera dedicata all’auto d’epoca organizzata da Intermeeting e andata in scena dall’8 al 10 maggio,
e la celeberrima Mille Miglia, che
a Verona è vissuta in due eventi consecutivi: la manifestazione
“Aspettando La Mille Miglia”, e il
vero e proprio passaggio della
Freccia Rossa dalla città, eventi
entrambi seguiti dall’Automobile
Club Verona.
L’occasione di avere per la prima
volta una fiera dedicata all’auto di
un tempo ha chiaramente spostato i riflettori del settore sulla nostra città. Verona Legend Cars è
nata proprio per essere un grande salone europeo dedicato sia
all’auto del passato che a quella
del presente, nell’ottica di valorizzazione dell’heritage delle case
automobilistiche più famose. Oltre
20mila visitatori presenti all’evento, un risultato che, sommato agli
altri grandi numeri di questa prima
edizione con 300 espositori, 2mila
auto e cinque padiglioni occupati,
getta solide le basi verso l’ulteriore sviluppo della manifestazione.
Nel corso delle giornate è andata
in scena in contemporanea anche
“Aspettando La Mille Miglia”, una
manifestazione di regolarità clas-
sica riservata alle vetture dell’epoca 1927-1957 che ha premiato
il vincitore con l’iscrizione gratuita
alla Mille Miglia 2016. L’evento doveva vivere il suo fulcro glamour
in uno spettacolo all’Arena di Verona, aperto a tutti i cittadini veronesi gratuitamente, dal titolo
“Note d’AUTOre”, che purtroppo è
stato cancellato a causa del maltempo.
È toccato così a “Verona Legend
Cars” il ruolo di protagonista del
weekend, in cui si è rivelato centrale il rapporto diretto con gli
appassionati che, per la prima
volta in una fiera europea, hanno
potuto parcheggiare le loro auto
d’epoca all’interno del quartiere
fieristico per raduni e anniversari,
P antheon
35
Motori
Allegato
aggiungendo al lustro degli stand
ufficiali il contributo di tantissimi
collezionisti.
Di grande valore culturale e artistico gli stand dei Padiglioni 1 e 2,
con i gioielli unici al mondo della
Cité dell’Automobile di Moulhouse, lo stand del Museo Nicolis di
Villafranca, le esposizioni di Aston
Martin, Porsche, Volvo, Tesla, e
Scuderia Jaguar.
Inedita anche l’ospitalità dell’ASI
che, per la prima volta, ha aperto il
suo stand, ben tremila metri qua-
drati, alle auto e agli appassionati
di ben 33 club federati.
Premiazioni, dibattiti e incontri
hanno accompagnato le giornate
di sabato e domenica assieme a
un grandissimo volume di scambi
e contrattazioni nei Padiglioni 3, 4
e 5 dedicati a privati e ricambisti.
Ma non è finita qui, perché la settimana successiva, giovedì 14 maggio, la Mille Miglia è passata proprio dalla città, con la consueta
passerella in Piazza Bra anche se
anticipata al pomeriggio, anziché
alla sera, per esigenze dell’organizzazione bresciana. Incredibile
la risposta del pubblico che, nonostante un orario meno adatto
per una capatina in Piazza Bra,
ha invaso il centro richiamato dal
fascino delle auto d’epoca e dal
tocco “vip” della kermesse, che ha
visto tra i partecipanti anche personaggi noti al grande pubblico
come Joe Bastianich, Kasia Smutniak e le leggende viventi (per gli
appassionati di motori) Derek Bell
e Jochen Mass.
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36
Motori
Allegato
P antheon
P antheon
37
Motori
Allegato
L’Italia riparte dal SUV
Hanno debuttato a distanza di poco tempo i due modelli più attesi del gruppo FCA, il
presente e il futuro FIAT. Abbiamo provato per voi la 500X e esplorato, in concessionaria, la Renegade.
Fiat Cross plus
Veniamo alla 500X Prima nota di
merito il prezzo, rispetto alla Renegade è sicuramente più contenuto. Le linee sono sinuose, specie
per la versione Lounge, ma diventano aggressive al punto giusto
con la Cross e la Cross Plus, che
aggiunge particolari sportivi sia
frontali che laterali. Abbiamo provato per voi sia la 4x4 Cross Plus
con cambio automatico (top di
gamma), sia la Cross 2WD con
cambio manuale, entrambe Diesel. Il motore può essere regolato tramite una manopola vicino
al freno a mano, che differenzia
l’erogazione della potenza tra
“hill”, per l’utilizzo montano o con
scarsa aderenza, “normal” per la
guida di tutti i giorni e “sport” per
avere il top dal motore. Nell’assetto “normal” la vettura è estremamente morbida e assomiglia più
ad una citycar che ad un modello
di 1870kg. Cambiando in “sport”,
pare di guidare una vettura a
marchio Abarth. L’erogazione della potenza stupisce per velocità
e precisione, ma l’assetto non ne
risente in modo esagerato, se non
sui lunghi curvoni in appoggio che
rischiano di far un po’ partire il posteriore. In ogni caso il nostro test
drive è avvenuto su strade mon-
in “normal” la 500X si parcheggia
davvero con un dito.
Nota dolente la scarsa visibilità dal
lunotto posteriore (sopperiscono
però i sensori di parcheggio), ma
nel complesso l’abitabilità è buona. L’interno è meno dettagliato
della Renegade (questo giustifica
la differenza di prezzo?) e forse si
sarebbe preferito anche in questo caso il cambio rialzato come
Jeepa
Renegade
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Jeep Renegade
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su Panda e 500 per aumentare il
senso pratico. Bello l’effetto scenico notturno, quando tutti i pulsanti sono accesi, sembra più di guidare l’Enterprise che una vettura
a quattro ruote. Grossa pecca lo
spazio dei sedili posteriori, praticamente solo a misura di bambino. Per garantire un bagagliaio
molto spazioso l'abitabilità del divano somiglia alla citycar.
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ristrada che come auto da tutti i
giorni. Il frontale è massiccio con i
fanali circolari, mentre il posteriore
è più sinuoso, caratterizzato dalle
“X” che si generano una volta che
le posizioni sono accese, dando
un tocco urban che piace anche
ai più giovani. Fanaleria anteriore e posteriore hanno particolari in LED, che ora vanno molto di
moda. Tanti i colori disponibili della
carrozzeria: dal bianco all’arancione vivo, dal giallo al rosso fino ad
un interessante carta da zucchero.
Non si può dire lo stesso degli interni, che invece sono molto curati
e meno essenziali. Le linee sono
massicce e danno idea di stabilità e potenza. La seduta è piuttosto alta e quindi la sensazione
è quella di dominare la strada. Le
rifiniture creano contrasto con le
tappezzerie ma si riconosce uno
stile che richiama i modelli Fiat. Il
volante, ad esempio, è identico
a quello della 500X (con qualche
cromatura in più) fatto salvo per
il marchio al centro. Bello anche il
disegno del frontale lato passeggero, mentre lasciano un po’ a desiderare le manette per il controllo
dell’aria, ma si tratta ovviamente
di inezie rispetto all’ottima “vestibilità” interna del modello.
tane chiuse al traffico per l’occasione, quindi abbiamo sperimentato soluzioni al limite che non si
dovrebbero mai verificare in condizioni normali. Buona anche la
risposta dei freni, che danno la
giusta confidenza anche in caso di
strada viscida. Bello anche il cambio di sensibilità dell'idroguida,
che rende più rigida la sterzata
in conformazione “sport”, mentre
prezzi chiavi in mano I.P.T. esclusa
Q
ualcuno aveva ipotizzato che il suv era sulla via del declino. Non
la pensa così il gruppo
FCA, ovvero la nuova veste di Fiat
ideata da Sergio Marchionne, che
ha fatto debuttare a distanza di
poche settimane due attesissimi
modelli.
La Jeep Renegade e la Fiat
500X. Non fatevi ingannare dalle apparenze, entrambi questi modelli sono davvero italiani.
Entrambi sono nati nella fabbrica Fiat di Melfi, in Basilicata, ma
mentre la 500X è ancora prodotta in questo stabilimento, la Renegade ora ha spostato le catene
di montaggio in Brasile, a Penanbuco. Partiamo dalla più piccola
delle due, la Renegade. Già a prima vista si nota una certa somiglianza con la “sorella” dato che
entrambe fanno parte del medesimo progetto di rilancio della
produzione FCA in Italia e sono
strutturate sullo stesso pianale (lo
stesso anche della Grande Punto, ndr). La Renegade è il modello più razionale delle due. Linee
molto dirette, concrete, tendenti
al quadrato. Non vuole perdere i
canoni estetici di Jeep che, notoriamente, nasce prima come fuo-
Interno Fiat Cross plus
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Interno Jeep Renegade
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Jeep Renegade
TURISMO ACCESSIBILE Insieme per abbattere le barriere mentali e architettoniche 38
Lavoriamo
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servizio dell’ambiente
P antheon
Tutti i sapori di una Verona
accessibile
di Luca Spaziani
Convegni, visite guidate e tour. Sono state moltissime le iniziative di “Sapori di accessibilità”
per promuovere un turismo senza barriere.
Servizi
• Trasporto di rifiuti pericolosi e non pericolosi di provenienza industriale e urbana per mezzo del noleggio, della consegna e del recupero in loco di cassoni e navette di varie dimensioni, dai 5 ai 32 mc.
• Fornitura di imballaggi speciali (fusti, big bag, cisternette...) per lo stoccaggio dei rifiuti. Entrambe le
soluzioni prevedono il carico con automezzi scarrabili dotati, in taluni casi, di attrezzatura gru ragno
• Consulenza a livello burocratico, con la corretta gestione del registro di carico/scarico rifiuti e
compilazione M.U.D., e analisi e valutazione dei servizi di raccolta rifiuti da attivare ad hoc all’interno del contesto aziendale.
Il convegno di “Sapori di Accessibilità”
U
n’iniziativa per dimostrare che si fa sul serio, che
ai buoni propositi possono e devono seguire fatti
concreti, che Verona può diventare davvero una città a misura
di tutti. Dopo il convegno che nel
novembre scorso ha visto per la
prima volta Enti e associazioni del
territorio riuniti intorno al tema
del turismo accessibile, ATS VeronaExpo ha promosso “Sapori di
accessibilità”, una serie di eventi
realizzati nel mese di aprile con lo
scopo di sensibilizzare la comunità
sull’importanza di un’accoglienza
senza barriere.
Il programma, ricco di appuntamenti, ha visto tra l’altro l’organizzazione di visite guidate in città
per non vedenti e ipovedenti attraverso percorsi multisensoriali e un tour ciclistico nella Verona
accessibile. Anche la giornata del
25 aprile ha assunto un significato tutto speciale con il raduno per
la “Liberazione dalle barriere”, che
ha visto sfilare per le vie del centro disabili in sedia a rotelle e non,
al fine di testare l’accessibilità di
strade e piazze.
L’evento è stato ideato dall’Asso-
Sofia Righetti
ciazione AMEntelibera, impegnata nella promozione di iniziative
culturali e ricreative per disabili,
in collaborazione con CISL Pensionati, Rotary Club Verona Est e
UnivrXExpo e con il coinvolgimento
operativo e organizzativo di altre
cinque realtà aderenti al gruppo
VeronaExpo che operano nel sociale: Cooperativa Sociale Azalea,
Dismappa, Omnia Impresa Sociale, Progetto Yeah, e per i tour, Assoguide.
Molte delle attività si sono svolte
in concomitanza con “Le Piazze dei
sapori”, la manifestazione organizzata da Confesercenti che dal 16
al 19 aprile ha richiamato in centro migliaia di turisti per degustare
le mille specialità culinarie provenienti da tutte le parti d’Italia. Madrina della kermesse è stata Sofia
Righetti, atleta veronese campionessa italiana di sci paralimpico:
“La disabilità – ha sottolineato è una caratteristica che diventa
svantaggio solamente quando c’è
un ambiente incapace di accoglierla. Ogni anno, in Europa, 36
milioni di potenziali clienti turistici
non possono viaggiare nel nostro
Paese a cause delle barriere ar-
Uno scatto dalla giornata di
“Liberazione dalle bariere
chitettoniche. È necessaria una
sterzata”.
L’iniziativa ha offerto anche l’occasione per fare il punto della situazione nel corso di un convegno
ospitato dall’Università di Verona,
a cui hanno preso parte diverse
realtà veronesi impegnate in attività di promozione sociale e culturale in favore dei disabili. Al centro
del dibattito sono state poste le
buone pratiche che già vengono
messe in atto, con l’obiettivo di
fare rete per raggiungere risultati
più ambiziosi. È il caso, ad esempio, dell’hotel ristorante Gran Can,
che dal 1997 dà lavoro e ospitalità
a persone con disabilità cognitive,
offrendo un supporto anche alle
famiglie con portatori di handicap
che si recano in visita alla città; o
dell’Associazione Dismappa, impegnata nella mappatura dei luoghi accessibili di Verona; oppure,
ancora, di Progetto Yeah, che tra le
sue attività di formazione e consulenza propone un corso specifico
per guide e operatori turistici nel
quale poter apprendere le tecniche e le buone pratiche da seguire
quando ci si trova ad avere come
clienti persone con disabilità.
Servizi
• Commercio, selezione, cernita di rottami ferrosi e metalli,
quali rame, cavi di rame, ottone, bronzo, piombo, alluminio.
• Demolizione e smantellamento di edifici e macchinari industriali di qualsiasi grandezza o entità.
• Servizi di recupero di rifiuti industriali e urbani non pericolosi
(carta, legno, ramaglie, polistirolo, imballaggi misti, vetro, materiali edili...),
di rifiuti plastici di qualsiasi tipologia, sia di rifiuti speciali pericolosi.
• Polo unico per il conferimento di terzi in azienda o ritiro con mezzi autorizzati
presso le altre aziende di qualsiasi tipologia di rifiuto.
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P antheon
SALUTE & BENESSERE
P antheon
41
SALUTE & BENESSERE
Al Sacro Cuore Don Calabria di Negrar
la “fucina” dei radiofarmaci
di Marta Bicego
L’ospedale della Valpolicella ha avviato produzione gratuita e distribuzione di medicine anti-tumore. Contengono un isotopo radioattivo e sono prodotte da un acceleratore di protoni, chiamato
Ciclotrone. Quello veronese è tra i più potenti in Europa a essere
usati in campo medico.
Gorgoni in Radiofarmacia
La palazzina che ospita il Ciclotrone e la Radiofarmacia
F
Matteo Salgarello con una
paziente che sta
facendo un
esame
con la
Pet
armaci anti-tumore, ma
non solo. Contengono un
isotopo radioattivo che li
trasforma in sentinelle luminose da iniettare nel paziente per un impiego diagnostico in
campo oncologico, cardiologico,
neurologico (ad esempio per l’individuazione precoce dei sintomi
dell’Alzheimer) e delle infezioni.
Da aprile, come da delibera regionale, a produrli gratuitamente
e distribuirli alle Medicine nucleari del Veneto è l’ospedale Sacro
Cuore Don Calabria.
Ha sede dunque in Valpolicella la
“fucina” dei radiofarmaci. A Negrar, in una palazzina del nosocomio opportunamente adibita,
si trova infatti l’acceleratore di
protoni, chiamato Ciclotrone: tra i
più potenti in Europa a essere utilizzati per la medicina. È uno degli
speciali macchinari indispensabili
alla produzione di Fluorodesossiglucosio: farmaco tracciante tra i
maggiormente diffusi negli esami
effettuati con Tomografia a emis-
sione di positroni (Pet).
Creare una medicina radioattiva è
in realtà un’operazione che prevede vari passaggi oltre a verifiche
di qualità, spiega il responsabile
della Radiofarmacia con Ciclotrone Giancarlo Gorgoni. L’edificio
che ospita l’acceleratore è dunque una piccola, ma particolare, fabbrica di farmaci. Al primo
piano, sopra il bunker nel quale
è stata collocata l’apparecchiatura, si trova la Radiofarmacia,
dove viene creato il radiofarmaco:
si sviluppa su 500 metri quadri e
comprende quattro zone di produzione in ambiente controllato, le
camere bianche, in cui sono collocate dodici celle, gli isolatori piombati, nei quali sono inseriti a loro
volta i dispositivi, tutti computerizzati per consentire all’operatore
di non venire mai a contatto con il
materiale radioattivo, detti moduli
di sintesi.
Nella pratica, il Ciclotrone «produce gli isotopi radioattivi che vengono inviati a un’altra macchina
– prosegue il radiofarmacista – la
quale li elabora per arrivare a un
prodotto da iniettare nel paziente».
Pronto cioè per essere impiegato
nel reparto di Medicina nucleare
del centro ospedaliero calabriano,
e per essere distribuito in tempi
celeri, considerata la natura fisica
del medicinale soggetto a veloce
decadimento della radioattività
che lo caratterizza, in altri centri
del Veneto attrezzati di Pet: dall’Azienda ospedaliera universitaria
integrata di Verona all’Istituto tumori del Veneto fino agli ospedali
San Bortolo di Vicenza e Umberto
I di Mestre.
In realtà, il Sacro Cuore Don Calabria è specializzato nella produzione di sette tipologie di radiofarmaci, la cui somministrazione
è limitata tuttavia alla struttura di
Negrar: «La Colina, utile a indagare
la presenza di tumori alla prostata, a base di Carbonio-11. La Fluorotirosina e la Fluorotimidina, radiotraccianti per i tumori cerebrali»
elenca Gorgoni. Parallelamente, in
sinergia con altri centri di ricerca,
prosegue la sperimentazione di
nuovi farmaci, sia per la diagnostica che per la terapia clinica orientata soprattutto alla cura di neoplasie a tiroide e prostata.
L’esperienza acquisita in Valpolicella trova conferma nei numeri.
Ad oggi, evidenzia il direttore di
Medicina Nucleare con Terapia
Radiometabolica Matteo Salgarello, «più del 70% dei pazienti che
afferiscono al nostro centro non
fanno riferimento all’Ussl 22, quella di appartenenza. Più del 50%
non sono della provincia di Verona
e più del 30% sono extra regionali». Percentuali, evidenzia, destinate ad aumentare ulteriormente:
«La proiezione per il 2015 è di circa
4 mila pazienti con radiofarmaci
prodotti dal nostro Ciclotrone e di
circa 350 trattamenti nel reparto
di degenza di Radioterapia metabolica».
La disponibilità di produzione e
approvvigionamento dei traccianti
a breve distanza consente l’esecuzione di un maggior numero di
esami giornalieri a totale benefi-
Ciclotrone, un gigante da 28 tonnellate
Costruito dalla canadese Advanced Cyclotron Systems, il Ciclotrone ha un peso di circa 28
tonnellate. Il raggiungimento
delle energie necessarie per la
reazione nucleare in uno spazio
decisamente ristretto è dovuto
all’accelerazione ciclica e non lineare delle particelle consentita dal
magnete. Trova collocazione in un
bunker con pareti dallo spessore
di 2 metri, stesso spessore della
porta “a tappo” di calcestruzzo
per accedere alla sala nella quale
è custodita la potente macchina.
cio delle persone che afferiscono
all’ospedale. Nella gran parte dei
casi, conclude Salgarello, «il radiofarmaco viene somministrato per
via endovenosa, previe semplici
preparazioni, spesso il digiuno, seguito da scansioni che dipendono
dal tracciante utilizzato e dalla patologia oggetto dell’indagine».
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Energia, ambiente e Hi Tech
#ROBOVAL15: da una passione di
molti nasce una fiera per tutti
di Mattia Zuanni
Foto concessa da EventLab
Foto di Marco Bante
La fiera Roboval è giunta quest’anno alla quarta edizione: abbiamo intervistato Alberto Valente, presidente della manifestazione,
per scoprire cosa significa per lui questa kermesse.
Foto di Marco Bante
P
er tutti gli appassionati di
tecnologia è ormai un appuntamento fisso. Stiamo
parlando della fiera Roboval che quest’anno si è svolta il 23
e 24 maggio presso l’ex Arsenale
austriaco di Verona.
La fiera è stata divisa in due padiglioni; all’interno del primo c’erano
le scuole superiori e una voliera
allestita per l’occasione, dentro la
quale hanno volato droni, quadricotteri e “zanzare con le ali” come
li hanno simpaticamente chiamate alcuni dei visitatori che per la
prima volta hanno potuto ammirare queste vere e proprie creature volanti.
Nel secondo padiglione, invece,
si trovavano più di 30 espositori,
ciascuno con uno o più progetti.
Tra razzi, stampanti 3D, frese e
bitcoins ognuno ha potuto mostrare i propri elaborati.
Anche per questa edizione, gli istituti superiori veronesi sono stati
invitati ad esporre i propri progetti e a portare con loro gli ormai tradizionali robot per risolvere il labirinto e per sfidarsi in gare
di velocità. Ma non solo. Ci sono
state altre tipologie di competizione, rivolte alle scuole e un po’
a tutti. Come ad esempio la gara
di saldatura che ha visto sfidarsi
i partecipanti a colpi di stagno e
basette.
È difficile trovare Alberto, durante i due giorni di fiera; in sella alla
sua graziella (sì, proprio quella bicicletta che usavano i nostri nonni) gira da un padiglione all’altro,
e quando chiediamo dove poterlo
trovare, la risposta è quasi sempre la stessa: «Non lo so...in giro».
Finalmente lo troviamo. Gli chiediamo cinque minuti di tempo,
che ci concede volentieri, anche
se continua a guardarsi attorno per controllare che tutto stia
andando secondo i piani. Gli domandiamo come procede la fie-
ra, se è contento della risposta
del pubblico, se gli espositori di
quest’anno sono soddisfatti del
nuovo spazio. Poi però arriviamo alla domanda, quella la cui
risposta non è mai banale, mai
scontata:«Alberto, cos’è per te
Roboval?». Lo sguardo si illumina, le parole escono facili, come
un fiume in piena: «Roboval per
noi è una grossa soddisfazione; è
partita come un gioco, come uno
scherzo fra amici. Ma oggi mi rendo conto, anzi, ci rendiamo conto,
che sta raggiungendo dimensioni
sempre più importanti con molte
nuove scuole e molti nuovi espositori». «Roboval - continua Valente - è da sempre un momento di
incontro e confronto; incontro tra
persone che si confrontano sui
loro progetti, basati magari su
diverse tecnologie, ma che possono essere integrati in qualche
modo uno con l’altro per arrivare
insieme ad un grande progetto
comune. Questo è ancor più bello
nelle gare di robotica; gli studenti,
nonostante siano in competizione
l’uno con l’altro, non hanno nessun timore di mostrare le modifiche fatte al loro robot, non c’è la
mentalità del tenere ciò che si sa
solo per sé».
Si nota la soddisfazione di chi
ci ha sempre creduto: «Ah, ma
quest’anno è l’ultima volta, dopo
quattro anni posso dire che il
mio mandato si è concluso, è
giusto che passi il testimone a
qualcun’altro», ci dice con un sorriso, prima di rimettersi in sella
alla sua graziella.
Roboval15 è stata sicuramente
una fiera diversa dalle altre; lo si
vede dai sorrisi dei bambini, dallo
stupore degli adulti, dalla voglia
di mettersi in mostra da parte di
studenti ed espositori. Roboval15
è stata passione. La passione di
molte persone, quelle stesse che
hanno regalato due giorni di fiera
a tutta la cittadinanza veronese.
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“Una sola Madre Terra”
Festa dei Popoli 2015
di Francesca Mauli
In occasione della 24esima edizione della Festa dei Popoli, il cui
slogan – “Una sola Madre Terra” - richiama alla fratellanza, ripercorriamo la storia di questo appuntamento, che richiama
ogni anni migliaia di visitatori, alla scoperta delle tante culture
che rendono ricca la nostra città.
C
’è un evento che si ripete
da 24 anni, a Verona, nel
giorno di Pentecoste, che
è diventato imperdibile per
una buona fetta di veronesi, sia per
quelli “de soca”, che per i “nuovi” arrivati, che di nome fanno Patrick,
Hakim, Mohammed, e riempiono di
colori, suoni e sapori diversi le strade della nostra città. Si tratta della
Festa dei Popoli, nata nel 1991 da
un’idea del Centro Missionario Diocesano di Verona, subito sposata
da altre realtà locali che si occupano di intercultura e immigrazione,
come Cestim, Caritas, Centro Pastorale Migranti, Padri Comboniani.
Queste realtà, insieme alle numerose associazioni di immigrati nate
a Verona e provincia negli ultimi decenni, hanno contribuito a dar vita
a un appuntamento che richiama,
all’interno del parco di Villa Buri, a
San Michele Extra, migliaia di persone (in media 10.000 in un unico
pomeriggio), attirate da uno spettacolo fatto di musica, canti, danze
e piatti tipici di oltre una trentina di
differenti Paesi. La sorpresa sta nel
vedere, racchiuse in un unico appuntamento, tante diverse manifestazioni di culture ricche di storia
e tradizioni solo apparentemente
lontane da noi, essendo l’espressione di quei “nuovi” veronesi che
vivono accanto a noi, lavorano nel
negozio sotto casa, frequentano la
stessa scuola dei nostri figli. La Festa dei Popoli, quindi, è la festa di
tutti i veronesi, espressione di una
inclusività che, tra percorsi travagliati, vittorie e qualche sconfitta,
I volti della festa dei popoli
sta dando sorprendenti frutti.
«Dobbiamo l’idea della Festa dei
Popoli a don Luigi Verzè, allora direttore del Centro Missionario Diocesano, a padre Adriano Danzi,
comboniano di grande esperienza missionaria, mancato qualche
anno fa, e a Eugenio Danzi, che ci
ha lasciati prematuramente. L’iniziativa ha trovato subito terreno
fertile e molte altre realtà, nel tempo, si sono unite nella sua realizzazione» spiega don Giuseppe Mirandola, direttore del Centro Pastorale
Migranti e del Centro Missionario
della diocesi. «A loro, e a quanti li hanno sostenuti e incoraggiati,
va il merito di aver voluto rendere
“visibile” la ricchezza umana e culturale degli immigrati che vivono a
Verona, un aspetto che solitamente
passa in secondo piano quando si
parla di immigrazione, a favore di
analisi più strettamente politiche
ed economiche». In una città ricca di
contraddizioni come la nostra, sono
in molti a darsi da fare per chi, arrivando da lontano in cerca di nuove
possibilità, ha bisogno di una mano
per inserirsi in una nuova realtà, e
lo fanno impegnandosi in attività
assistenziali e caritative che cercano di venire incontro alle richieste di
prima necessità - casa, lavoro, pasti caldi, vestiti; è necessario però,
parallelamente, creare anche un
incontro umano tra le persone, tra
chi chiede e chi dà, tra chi ha bisogno e chi ha il sovrappiù. La priorità è proprio l’incontro, l’accoglienza
P antheon
45
SOLIDARIETÀ & NO PROFIT
vera, la conoscenza e la stima reciproca, e questa
Festa rappresenta un’incredibile occasione in questi termini. In questa visione, il giorno di Pentecoste
non è stato scelto a caso: in questo giorno, infatti,
agli apostoli è stata donata la capacità di predicare
in altre lingue, segno che il messaggio cristiano non
è destinato a pochi, ma è per tutti. «Per questo –
prosegue don Mirandola - il cristiano riconosce che
chi gli sta accanto, indipendentemente dal colore
della pelle, dalla lingua, dalla religione, è un fratello
o una sorella».
«Qualcuno – conclude il sacerdote mi ha chiesto
se abbia ancora senso celebrare questa festa alla
luce dei drammi che continuano a consumarsi nel
Mediterraneo, della difficoltà nel trovare politiche
adeguate per affrontare la realtà della immigrazione e a un dibattere sociale e politico dai toni aggressivi, generici e strumentali. A loro ho risposto
che abbiamo bisogno di segni positivi, di momenti di
incontro con l’altro che siano belli, sereni, forse “leggeri”, ma non per questo privi di significato. Durante
questo appuntamento non facciamo grandi discorsi, né svisceriamo tutti gli aspetti dell’immigrazione,
ma la Festa è lì da 24 anni come momento lieto di
incontro nella diversità che rivela la ricchezza della
nostra Madre Terra, a cui abbiamo dedicato questa
edizione, sull’onda di Expo e con la convinzione che
non si possa continuare ad adottare stili di vita che
generano ingiustizie tra i popoli rispetto all’accesso
al cibo e allo sfruttamento dei territori. La Festa è
un segno “profetico”, è un “sogno” di quello che potrebbe essere la nostra vita quotidiana. Mettiamo
con coraggio questo segno/sogno nella vita della
nostra città, lavorando perché quanto celebriamo
a Villa Buri diventi pian piano il quotidiano di ciascuno di noi».
Balli tipici durante la festa dei popoli
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P antheon
P antheon
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ARTE&CULTURA
Scopriamo il Castello di Poiano
di Alessandra Scolari
A
Da rocca posta a presidio di Poiano e della bassa Valpantena a
Casa per il noviziato. Un Castello trasformato in Villino e arrivato
fino a noi. Proprietà per secoli della famiglia Caliari, quella di Paolo Veronese. Dopo la morte dell’abate Pietro Caliari (1920) divenne della famiglia ebrea Rimini. Fu sede del comando tedesco
nella seconda Guerra Mondiale. Oggi è della Congregazione dei
Figli di Santa Maria Immacolata.
Poiano, Via Sotto Castello indica la presenza
dell’antico Castello, sulla
cui sommità svetta la statua della Madonna della Fiducia
che guarda la bassa Valpantena
e la città. Una costruzione ricordata dal vescovo di Verona Raterio
già nel 968, che faceva parte dei
tre Castelli della vallata (uno era a
Marzana e l’altro a Grezzana) che
fungevano anche da traino. I «vici»
erano chiamati coloro che dipendevano dai Castelli, che, intorno
all’anno mille, nell’Italia centro-settentrionale proliferarono. Alcuni,
dopo il medioevo, furono trasformati in «villini». Cioè dimore padronali.
Il Castello si raggiunge attraverso
una scalinata di ciottoli che sfocia
in una prima loggia, sulla quale
insiste una fontana con la scritta
«Madre della Fiducia». Dalle varie
logge del Castello il panorama è
mozzafiato. Gli alti alberi del parco
(9000 metri quadrati), sembrano
voler nascondere questo gioiello
agli occhi dei frettolosi passanti.
Poiano (83 metri slm), al tempo
dei Romani, era considerato «promontorio di Giano», Jano era la
divinità che presiedeva le porte:
quindi questo Castello era considerato la sentinella della Valpantena.
«La Congregazione», ci ha raccontato padre Venturino Cacciotti,
«quando nel 1977 acquistò il castello trovò all’inizio del parco una
grande cisterna per la raccolta
dell’acqua piovana. Il foro costituiva un pericolo per i giovani novizi. Così si è pensato di ricavarne la
chiesetta». il Castello ne era privo.
Il risultato è degno di nota: parti-
colarissima la copertura, il muro
romano della cisterna chiude l’abside e il foro dal quale si nota la
statua posta nel parco. Di epoca
romana la base dell’altare.
Il primo documento su Poiano, risale al 6 febbraio 1138, e riguarda
il contratto di affitto del «Castrum
cum turribus» ai «vicines», nel quale l’arciprete del Capitolo Gilberto,
impose la sua ristrutturazione con
la «turre et muro cum petra et calce» entro «la festa di San Michele».
Nel 1216 i «vicines» decisero di sciogliere questo patto, «troppo svantaggioso», non pagando l’affitto e
smettendo di fare manutenzione.
Quindi il castello ritornò al Capitolo,
che lo tenne fino a quando venne
affittato dalla famiglia dei Caliari,
pare agli inizi del ‘500.
A Poiano nel 1532 gli abitanti erano 200, compresi 80 bambini con
meno di 11 anni! Alla fine dell’Ottocento, proprietario del Castello,
era l’abate Pietro Caliari, il quale nell’introduzione del suo libro
“Agiolina” ha scritto «Là in alto, un
villino in cui sussistono i ruderi di
un romano castello, che, nel medioevo fu sede di un Visconte investito di poteri speciali». Pietro
Caliari (1841-1920) proveniva dalla
famiglia di artisti, che vantava, tra
i suoi ascendenti diretti, Paolo Caliari, detto Paolo Veronese (15281588). L’abate era professore di
italiano nella Scuola Tecnica Sammicheli e Presidente della Società
Letteraria. «Un sacerdote libero,
un uomo pio e dotto» che ospitò
più volte al castello don Giovanni
Calabria, tanto che diventarono
amici. Don Calabria (oggi santo) ritornando alla chiesetta dell’Altarol
amava ricordare «la carità squisita
che ebbe dall’Abate Caliari qualche anno prima».
Dopo la morte dell’abate Caliari si
racconta che la proprietà sia passata alla famiglia ebrea Rimini: a
Poiano lo chiamavano «Castello Rimini». Nel 1938 anche in Italia vennero le leggi razziali e la signora Rimini venne ospitata dal parroco di
Poiano (1939-1961) don Giovanni
Ciresola, poco dopo il suo Castello
venne confiscato dai tedeschi.
A tal riguardo riportiamo un paio
di aneddoti scritti dagli studiosi. Quello del gerarca fascista che
andò in canonica e chiese a don
Ciresola «di visitare tutte le stanze,
sottinteso per scovare la signora
Rimini, la quale si mise a letto “moribonda”. Quando Giannina (sorella
del parroco) con il visitatore passò davanti alla sua stanza disse
“Qui c’è una vecchietta ammalata”. “Lasciamola in pace!” rispose
il gerarca». E quello dell’ufficiale
tedesco che andò in canonica e si
mise a parlare in tedesco. La signora Rimini, che non era riuscita
a nascondersi, rispose nella stessa lingua «e tra loro si instaurò una
lieta conversazione», che proseguì
«su una cantica della Divina Commedia di Dante e alla fine furono
salvi tutti». Don Ciresola nel periodo postbellico si attivò anche per lo
sviluppo sociale dei suoi fedeli e nel
frattempo fondò il «Cenacolo della
Carità», l’istituto di suore di Quinto,
dove morì nel 1987.
Della colta signora Rimini, non abbiamo né il nome, né altre notizie.
Nel dopo guerra al Castello si ricorda che abitava un «ortolano:
coltivava ortaggi per tutti i poianesi». Però è noto che i Castelli nascondono delle storie, pertanto invitiamo chi ha notizie di inviarcele:
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Sarà nostra premura completare
il racconto.
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CITTÀ
Il 55esimo Raduno Nazionale dei Suonatori di Campane a Verona
I rintocchi delle campane
arrivano in Piazza Bra
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P antheon
di Erika Prandi
Verona ospiterà per la prima volta 18 associazioni di campanari provenienti da tutta Italia. Saranno due giornate dedicate alla conoscenza di un’arte antica in alcuni dei più bei luoghi della
città. Il 21 e 22 giugno gli echi delle campane creeranno un unico grande momento di festa.
Alcuni suonatori nella torre campanaria di Alpo
L
a campana, da secoli e in
molte parti del mondo, è
strumento musicale e manufatto artistico, voce della
gente e memoria religiosa». Dietro
all’universo campanario c’è «un
esercito invisibile e di pace fatto
di studenti, bancari, agricoltori,
padri di famiglia o pensionati che
trascorrono il loro tempo libero a
studiare antiche suonate, a pulire
le celle campanarie dai residui dei
piccioni e dalle muffe, a interrogare anziani sacrestani dai ricordi sfuocati». Dalle parole di Eles
Belfontali, presidente dell’Associazione Suonatori di Campane a
Sistema Veronese e della Federazione Nazionale, emerge chia-
ramente la passione e il fascino
di un’arte che rappresenta «una
delle realtà storiche e popolari
più rappresentative a livello internazionale». E, proprio per la
bellezza della città scaligera e per
«premiare l’impegno e il successo
conseguito con la nascita della
Federazione» avvenuta nel 2012,
Verona ospiterà per la prima volta
il Raduno Nazionale dei Suonatori
di Campane, giunto alla 55esima edizione. «Questo – continua
Belfontali – significa dare grande
rilevanza storica, culturale e artistica alla nostra bella città ma
rappresenta anche un momento
nel quale ci si riunisce tutti sotto
l’unica denominazione “suonatori
di campane” con lo scopo di diffondere e tutelare l’arte e la cultura campanarie». L’Associazione
Suonatori di Campane a Sistema
Veronese è composta attualmente da 2450 persone divise in
82 squadre e rappresenta l’organizzazione più numerosa a livello
nazionale. Il loro obiettivo è “conservare e tramandare la tradizione del suono manuale delle campane”. Si considerano un esercito
di pace al servizio della comunità,
i testimoni di un’arte antichissima
dotati di un senso di appartenenza collettivo molto forte. Perché le campane «sono un dono
di Dio». Per questo motivo non si
può mancare al raduno naziona-
P antheon
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Il 55esimo Raduno Nazionale dei Suonatori di Campane a Verona
le organizzato dall’associazione
che si svolgerà il 20 e il 21 giugno
al quale parteciperanno diciotto
associazioni campanarie italiane,
ognuna con una modalità diversa
di suono, e il Central Council Bell
Ring inglese che utilizza lo stesso
sistema veronese. Le date del raduno non sono state scelte a caso
in quanto coincidono con il giorno
della scomparsa di San Paolino
da Nola, patrono dei campanari,
al quale si deve l’invenzione delle
campane quale strumento ecclesiastico. D’ora in avanti a fare da
testimonial in tutti i raduni sarà
ovviamente una campana che
recherà la scritta: “Il mio rintocco
sia un richiamo all’unità del popolo di Dio”.
Sono molte le iniziative messe in
campo per queste due giornate.
Oltre alla presenza della campana testimonial sarà possibile
effettuare l’annullo postale con il
timbro che rappresenta il luogo
dove è nato il sistema alla veronese: la chiesa di San Giorgio in
Braida. L’annullo sarà posto su
tre cartoline che raffigurano l’Arena, San Giorgio in Braida e
Piazza Erbe.
Le postazioni saranno Palazzo
Barbieri per il sistema veronese,
il Liston per il sistema bolognese,
Piazza Nogara per il sistema bergamasco, Piazza dei Signori per
IMPRESA
EDILE
i
iz
Serv
il sistema friulano, i Giardini Indipendenza per il sistema marchigiano, Piazza Erbe per il carillon
e il Cortile Mercato Vecchio per il
sistema ligure. In ognuna saranno montati dei campanili mobili per permettere ai suonatori di
poter esercitare la loro arte. In più
l’associazione veronese ha predisposto anche una piccola campana con funzione didattica per
far avvicinare anche i più piccoli
a questo antico e nobile mestiere. In contemporanea sono state
organizzate delle visite guidate in
Cattedrale, San Giorgio in Braida
dove sarà fatta una dimostrazione di suono alla bresciana, Torre
dei Lamberti, San Nicolò e Santa
Maria in Organo. A Castelvecchio,
invece, si potrà ammirare la mostra di campane.
La giornata di sabato 20 giugno
inizierà alle 15 con le prime suonate e terminerà alle 19 con la passeggiata dei suonatori dal centro
fino a San Giovanni in Valle dove
si terrà la dimostrazione di suono
alla veronese. Seguirà una cena
alla Casa Madre Don Calabria di
San Zeno in Monte con presentazione di un libro.
Domenica 21 è da segnalare l’annullo postale dalle 9 alle 13 e la
Santa Messa alle 12.10 in Santa
Anastasia con la benedizione della campana testimonial.
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Sistema mobile alla veronese con i suonatori nell’atto di far suonare le campane
Foto realizzata dal raduno nazionale
di Cento con alcuni suonatori inglesi.
Infine, un concorso fotografico riservato alle associazioni conclude il ricco programma di eventi.
«Saranno due giornate di grande
emozione – assicura Belfontali –
per condividere con tutti il nostro
senso di appartenenza alla Chiesa Cattolica. Saremo un esercito
di pace al fianco dei parroci».
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I 100 anni della Grande Guerra
Grande Guerra
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I 100 anni della Grande Guerra
di Giovanna Tondini
quando la propaganda
passava attraverso l’infanzia
Formare all’odio, insegnare un amore cieco verso la patria. L’abbecedario conservato nel
Museo Fioroni di Legnago, ci racconta della pedagogia ai tempi della guerra quando il
mondo dell’infanzia era l’oggetto prediletto per veicolare la propaganda di guerra.
A
come Aquila bifronte. «Animale di rapina, gronda
sangue dal becco e dalle grinfie – ha due teste
che servono poco. Invecchiando ha perduto molte penne – perderà un giorno gli artigli. E si vivrà
tranquilli». M come Morte. «Trofeo moderno di vittoria». P
come Pace. «Signora di buona famiglia ma disgraziata … in
amore. Un tempo corteggiata, esaltata, ora passa giorni
penosi in attesa di adempiere al suo mandato».
Un abbecedario per bambini? Sorprendente, ma vero.
Certo non il solito, ricco com’è di illustrazioni goffe, talvolta
raccapriccianti, di parole piene di sarcasmo, parole offensive. Verso chi? I nostri nemici.
Siamo nel 1915. In piena guerra. Il noto illustratore Golia
(pseudonimo di Eugenio Colmo) si rivolge
ai bambini attingendo a quella che è la realtà di allora. Nessuna finzione, dunque. I
giovani devono sapere, conoscere, partecipare. Questo dopotutto è ciò che vuole lo
stato, che ora più che mai ha bisogno del
sostegno dei suoi cittadini. Cartoline, manifesti, giornali, libri sollecitano le persone
al risparmio, al prestito nazionale … E l’immagine dei bambini è sempre presente. «Il
bambino diventa ingrediente insostituibile
nella costruzione del discorso ideologico e
del percorso iconografico della cartolina
illustrata». Sulla loro innocenza si fa leva
per sensibilizzare. Per convincere la gente,
la massa, il popolo. Un popolo bambino:
considerato e trattato come «un minore da
educare, conquistare, sedurre, per trasformarlo in un punto di forza della nazione in
competizione e in conflitto». Perché la nazione è «un prodotto culturale, non un dato
fisico o biologico». E dopotutto «patrioti si
diventa». Perché «si diventa cittadini, membri di una comunità, grazie a un processo
di individuazione, cioè di costruzione del
senso, che prelude ogni costruzione di un
consenso, e che passa attraverso luoghi,
linguaggi, codici, riti, costumi del vivere associato». Da dove partire allora, se non
dalla base, dai giovani. Anzi, giovanissimi.
Dalla loro nazionalizzazione, appunto. Per
creare quel sentimento di solidarietà e di
sostegno ai soldati e, non meno importante, di unificazione nazionale nel segno dell’italianità. Proprio in un’Italia che era entrata in guerra tra polemiche e opposizioni. In
un’Italia in cui il patriottismo coinvolgeva
solo una cerchia ristretta di persone, della borghesia e dell’aristocrazia, senza raggiungere proprio coloro che formavano la
maggioranza dell’esercito italiano.
Furono quindi i 12 milioni di giovani sotto i
14 anni a essere coinvolti, anzitutto come
strumento di comunicazione. Perché attra-
Alcune illustrazioni tratte dai manuali scolastici nel periodo della Grande Guerra
verso il bambino si raggiungono
gli adulti, le famiglie. Perché l’eroismo non ha età: perfino i poppanti
possono fare la loro parte, anche
senza saperlo. Perché il bambino
rappresenta la vita, controbilanciando la morte sempre più dilagante. Perché l’immagine dei pargoli ha una valenza pubblicitaria
rilevante: chiedono, reclamano, e
bisogna accontentarli.
Ma i bambini sono anche i destinatari del messaggio patriottico:
essi rappresentano il futuro. Lavorando su di loro si creano i presupposti per il futuro nel segno della
nazione, della patria e ora della
guerra. Già dagli inizi del Novecento si era compresa la valenza delle
giovani generazioni, che facevano
il loro ingresso nella società, ora
divenuta di massa, con esigenze,
richieste, aspettative, sogni. Erano
loro i nuovi interlocutori, anzitutto
delle industrie. E poi della comunicazione. Un bacino che faceva creare profitto a molte ditte. E creava
le speranze di crescita per lo stato.
Con la guerra di Libia poi l’Italia
aveva avuto finalmente l’occasione di affermare l’idea che «l’esercito e la guerra erano il supremo
coronamento dell’educazione civica e nazionale» dei bambini e dei
ragazzi. Il soldato divenne il loro
simbolo e modello, soprattutto ora
che poteva raccontare e testimoniare in prima persona le avven-
ture vissute nelle terre africane.
Terre remote che stimolavano l’immaginario giovanile, suscitando
grande eccitazione. L’Abcedario,
oggi conservato al Museo Fioroni di Legnago, era quindi uno dei
tanti strumenti utili a veicolare un
messaggio ben preciso verso l’infanzia. «Il processo di alfabetizzazione traeva alimento dalla guerra (…) nuovo codice universale del
mondo moderno». Così, quando il
24 maggio di cento anni fa l’Italia
dichiarava guerra all’Austria, molti
dei nostri giovani erano già pronti
ad affrontare quella che per loro
era un’avventura. Ma che di fatto
si sarebbe rivelata altra cosa. Una
vera tragedia di massa.
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Val d’Illasi Un progetto per valorizzare la Valtramigna
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Un progetto per valorizzare la Valtramigna
Casa vinicola Bennati
una storia di passione per il vino
e per il territorio
di Ingrid Sommacampagna
A Cazzano di Tramigna la famiglia Bennati porta avanti l’azienda vinicola, nata alla fine
del 1800, rispecchiando le caratteristiche del territorio e investendo nella Valtramigna. A
settembre verrà distribuito il terzo vino che sarà dedicato sempre alla valle e al fondatore
Antonio Bennati, dal nome ‘’1870’’. Partirà, inoltre, un progetto in accordo con l’Università
di Udine, per rivalutare vecchie tecniche utilizzate nella produzione dell’Amarone e per lo
studio di micro aree della Valtramigna.
V
alorizzazione della Valtramigna, studio di micro
aree e di varietà locali
e commercializzazione.
Questi sono i punti cardine su
cui si fonda il progetto che intende seguire Casa Vinicola Bennati
di Cazzano di Tramigna, che da
quattro generazioni valorizza il
territorio dell’omonima valle imbottigliando vino e producendolo
con un 30% di fatturato in Italia,
esteso nel nord, e il resto in ben
26 paesi esteri, come Germania,
Francia, Stati Uniti, Russia, Svezia,
Canada, Cina, Giappone, e tanti
altri. La sua storia inizia con Antonio Bennati (nato nel 1870) a Cazzano, conosciuto con il soprannome ‘’Toni Recioto’’ (dall’omonimo
passito dolce veronese), che cominciò a produrre e a commerciare localmente. Nel 1920 il figlio
Annibale registrò l’azienda con il
nome di Cantine Bennati, acquistando ettari nella zona a nord di
Cazzano, denominata ‘’Cornalè’’
e ‘’Gadi’’. Dopo la Seconda Guerra Mondiale i figli di quest’ultimo,
Ezio e Aldo, ampliarono la vinificazione andando a produrre le più
rinomate denominazioni veronesi
(linea ‘’I Gadi’’), mentre oggi ‘’Soraighe’’, che richiama un’area situata tra la Valtramigna e la Val
d’Alpone, è la linea che descrive
al meglio il raggiungimento di alti
livelli di qualità.
Cantina Bennati continua un cammino centenario di crescita e di
ricerca e ora, grazie alla quarta
generazione, composta dai fratelli
Giorgio e Paolo e dal cugino Claudio, rende omaggio alla Valtramigna con un progetto di valorizzazione che prevede la produzione
limitata di vini di qualità superiore
che parlino di questa terra attraverso i loro aromi e la loro storia.
Tra questi, nel 2006, è nato “Cerasum Amarone doc Riserva di
Famiglia” il cui nome, in latino, si-
gnifica ciliegia e ‘’La Mora’’, un ripasso che si riferisce alla varietà di
ciliegia autoctona della valle, prodotto rinomato della zona. ‘’Ireos’’
è un vino dedicato all’Iris, un fiore
coltivato ancora nel vicino paese
Campiano, la cui radice, oltre che
per le sue proprietà medicinali e
cosmetiche, serve come ancoraggio legante nei muretti fatti a
secco sui terrazzamenti dei vigneti. Il 1° settembre sarà disponibile
‘’1870’’, un Recioto di Soave spumante dedicato al fondatore della
cantina.
Dinanzi all’azienda si trova il Wine
Shop Bennati mentre all’interno si
situa una grande bottaia, che contiene 1600 ettolitri di vino in barriques e botti. A giugno sarà pronta la nuova cantina che si troverà
in Via Molini con un magazzino di
centro logistico automatizzato e un
nuovo impianto di pigiatura visitabile al pubblico; l’edificio comprenderà 1400 metri quadrati coperti e
600 scoperti, il tutto raddoppiato
nella parte posteriore nei futuri progetti. La linea di produzione
verrà, invece, trasferita più avanti
nel tempo, mentre gli uffici e l’affinamento resteranno nella sede
attuale in via Legnaghi Corradini, 38. Sarà realizzato, inoltre, un
controllo qualità interno, in funzione alla propria produzione. I Bennati stanno attualmente creando
nuovi vigneti su delle aree che
sono state abbandonate a causa, probabilmente, della scarsa
produttività. Per questo motivo,
hanno stipulato un accordo con
l’Università di Udine per un progetto che partirà con la vendemmia 2015, per rivalutare vecchie
tecniche utilizzate da diverse regioni e in passato anche in Valpolicella. «Dalla Valtramigna, grazie ai
terreni eterogenei e al microclima
creato dai diversi avvallamenti, si
ricavano prodotti di altissima qualità, come l’olio, la ‘’Mora’’ e il vino,
ma spesso è venuta a mancare
la corretta comunicazione in merito a queste sue eccellenze. Le
importanti produzioni, in termini
qualitativi e quantitativi, di questa valle, dimostrano come i nostri
prodotti, dopo anni di esperienza
e sperimentazione, conservino le
caratteristiche del territorio, senza seguire le mode commerciali,
e senza essere confrontabili tra
le diverse zone», afferma Rober-
to Tebaldi, 35 anni, responsabile
tecnico della cantina Bennati, che
ha girato l’Italia per studiare i vini
e tradizioni di un’Italia invidiata dal
mondo per il nostro settore. «Cantina Bennati conta 18 persone e
la si può definire autonoma per
investimenti e produzione senza
avere nessuna compartecipazione. Il suo successo, infatti, è avvenuto grazie a un processo di fidelizzazione e di passaparola che
ha permesso di arrivare a creare
grandi prodotti e a vincere numerosi premi, come l’ultimo bronzo al
Decanter Word Wine Awards, vinto martedì 12 maggio 2015, con il
Carasum Amarone del 2008»,
conclude Tebaldi.
Sport - Intervista a Puliero
voce storica del Verona, a 30 anni dalla vittoria dello scudetto
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Qualche ricordo dei festeggiamenti?
Una cosa singolare fu la compostezza con cui la città festeggiò.
Nella settimana tra la partita di
Bergamo e la giornata finale sembrava di vivere in un clima irreale:
c’erano bandiere sui balconi, ma
sembrava che tutti non vedessero
l’ora di esplodere insieme.
A trent’anni di distanza cosa prevale nel ricordo?
Roberto Puliero
Hellas Verona 1984/85,
voce storica del Verona, a 30 anni dalla vittoria dello scudetto
È un ricordo bello e festoso. La nostalgia porta sempre malinconia:
invece qui ce n’è poca. C’è proprio
il senso della festa. La Juve ha
appena vinto lo scudetto e quasi
passa già in secondo piano. Invece noi dopo trent’anni siamo ancora qua: abbiamo festeggiato il
decennale, poi il ventennale, i 25
anni... e siamo già pronti, tra 10
anni, per festeggiare il quarantennale.
uno scudetto impossibile ancora oggi
Nel mese di maggio si celebra il trentesimo anniversario del tricolore del club gialloblù, con
molte iniziative che riporteranno in città gli autori di quella storica cavalcata. A parlare è Roberto Puliero, la “voce” che allora collegò via radio le imprese di Elkjaer, Fanna e compagni alle
orecchie dei tifosi veronesi
di Emanuele Pezzo
Per antica tradizione sembrava
impossibile che una squadra di
provincia potesse arrivare a tanto. Oggi abbiamo rose di 25/26
giocatori, di cui metà scontenti:
Bagnoli aveva 12/13 titolari e quei
giocatori erano tutti molto uniti,
compatti e pronti ad aiutarsi, oltre ad avere qualità notevoli. Poi
l’allenatore sapeva trasmettere
le sue idee con grande serenità,
semplificando le cose. Oggi riderebbe di gusto sentendo tanti soloni sproloquiare sui moduli tattici.
Per quale motivo è un campionato da ricordare anche per chi non
è di fede gialloblù?
Il Verona è stata la prima squadra non capoluogo di regione ad
aver vinto il campionato, un evento quasi impossibile da ripetersi. A
volte qualcuno cerca di sminuire
l’importanza di quello scudetto,
ma in Italia giocavano tutti i più
grandi campioni del mondo: Zico,
Platini, Falcao, Maradona... Come
se oggi in serie A ci fossero Messi,
Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic.
Tutti i migliori giocavano da noi...
e il Verona è stata ugualmente la
squadra più forte.
Com’è riviverla oggi?
Ancora adesso ci si danno dei pizzicotti e poi si ricorda che è successo davvero. Con un gruppo di
amici, con cui tante volte andavo in
trasferta, dicevamo: «Ma secondo
voialtri elo posibile che vinsemo el
campionato?» Finché, di ritorno
da Genova, dopo aver pareggiato
con la Samp, con 6 punti di vantaggio in classifica sulle seconde, il
saggio della compagnia disse: «...
ma se non lo vinsemo noialtri, ci l’è
che le vinse?»
Cosa vuol dire oggi quel trionfo?
La settimana scorsa sono stato in una scuola media a parlare.
Un ragazzino di 11 anni mi ha fatto
sentire sul telefonino la mia voce
che gridava: «Campioni! Campioni!
Campioni!». Un altro invece aveva la mia radiocronaca del gol di
Elkjaer contro la Juventus. È straordinario. Questi ragazzi sono stati ben educati, è stata trasmessa
loro una passione. Per questi ragazzi Elkjaer, Nanu [Galderisi, ndr]
e gli altri sono quasi come Garibaldi: persone storiche di cui hanno sentito tanto parlare. Ma ancora vive.
• A Bergamo aspettavamo il fischio finale con trepidazione.
Il 31 dicembre si sa che l'anno nuovo arriverà:
eravamo tutti lì in attesa del botto.
• In quel periodo in Italia giocavano tutti i più grandi
campioni del mondo: Zico, Platini, Falcao, Maradona...
e il Verona è stata ugualmente la squadra più forte.
• Per i ragazzi veronesi di oggi Elkjaer, Galderisi e gli altri sono quasi
come Garibaldi: persone storiche di cui hanno sentito tanto parlare.
• È un ricordo bello e festoso: abbiamo festeggiato il decennale, poi il
ventennale, i 25 anni... e siamo già pronti, per festeggiare i quarant’anni
Infoval srl
C
on le sue radiocronache
ha unito il proprio modo
di fare giornalismo sportivo alla voglia di spettacolo. Senza mai eccedere, perché
«...un attore interpreta un personaggio, ma non deve mai dimenticare che sta raccontando qualcosa: c’è immedesimazione, ma
anche distacco». Roberto Puliero
ha vissuto, ma soprattutto ha fatto vivere a tanti tifosi, la cavalcata
dell’Hellas Verona campione d’Italia 1984/85, di cui nel mese di
maggio ricorre il trentesimo anniversario.
Roberto, qual è la prima immagine che le viene in mente di quel
campionato?
Direi gli ultimi minuti di Bergamo, quando eravamo sull’1-1. Si
aspettava il fischio finale con trepidazione. Si stava realizzando
un sogno e c’era questo misto di
commozione, di gioia ma anche di
apprensione. Il 31 dicembre si sa
che l’anno nuovo arriverà: eravamo tutti lì in attesa del botto, ancora con un po’ di incertezza.
L’Hellas Verona non era la favorita: come ha fatto a vincere?
Un campionato condotto
sempre in testa
Il campionato di Serie A 1984/85
ha avuto un esito sorprendente,
ma non si può dire che l'Hellas Verona fosse una squadra poco attrezzata.
Vista come "ambiziosa provinciale",
all'esordio il Verona colpì tutti battendo a sorpresa per 3-1 il Napoli
del fenomeno Maradona. Già dal
secondo turno l'Hellas conduceva
la classifica in solitaria, posizione
mantenuta anche dopo gli scontri
con Inter e Torino. Campioni d'inverno, alla prima di ritorno però
i gialloblù subirono l'aggancio
dell'Inter, che sembrava preludere al sorpasso. Invece l'incertezza
durò pochi giorni: dal 2-0 all'Ascoli del turno successivo i gialloblù staccarono i milanesi, bloccati
dall'Avellino, e non mollarono più la
vetta, allungando anche di 6 lunghezze sulle inseguitrici. Il tricolore
arrivò aritmeticamente con una
giornata di anticipo, il 12 maggio
1985, grazie al pareggio per 1-1 sul
campo dell'Atalanta.
Via Cerzuni, 8/B - Azzago
37023 Grezzana
Cell. 347 4218212
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P IAT TA F O R M A A E RE A
TINTEGGIATURE
RIVESTIMENTI A CAPPOTTO
CARTONGESSI
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RUBRICA
Autori: Chiara Righetti e Irene Tonin
Illustrazioni di Irene Antolini
Titolo: G.E.K.A.
Il mondo dietro gli occhi chiusi.
Edizioni: Altro Mondo
Prezzo: 12 euro - Pagine: 93
Per ragazzi dagli 11 anni a 99!
recensione
a cura di Alessandra Scolari
a cura di Mattia Zuanni
BOX
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trailer
Il film: Anno 2005: ventidue anni dopo gli eventi di Jurassic Park, Isla Nublar, ora, dispone
di un parco a tema di dinosauri completamente funzionante e calamita di milioni di turisti: il Jurassic World. Passati alcuni anni dall’apertura, il mondo si è abituato al concetto
che esiste un parco in cui i dinosauri vivono e possono essere ammirati, nessuno ne ha
paura e il parco è diventato sempre meno interessante per il pubblico. Nel 2015, ovvero
dieci anni dopo l’apertura del Jurassic World, per rimediare al calo di turisti e attrarre nuovamente l’attenzione del pubblico, gli scienziati riescono a creare l’Indominus rex,
abbreviato in I-rex, un nuovo tipo di dinosauro ibrido geneticamente modificato, utilizzando DNA di vari dinosauri esistenti. Sarà proprio questo nuovo predatore a sfuggire al
controllo del parco e, nonostante la sicurezza di cui si vanta l’organizzazione, ci saranno
terribili incidenti e gravi ripercussioni sui visitatori e sugli abitanti preistorici dell’isola.
Curiosità: Rimasto in “development hell” per tredici anni, e noto in questo lasso di tempo
come Jurassic Park IV, Il regista e i produttori hanno voluto mantenere la coerenza con
i dinosauri mostrati negli altri film della serie di Jurassic Park. 19 è il numero totale delle
specie presenti in questo film. È stato annunciato un videogioco chiamato “LEGO Jurassic World”, che uscirà il 26 giugno e seguirà non solo gli eventi di Jurassic World, ma
anche quelli di tutti gli altri film della serie di Jurassic Park in versione “mattoncini” LEGO.
Classici da non perdere...
Titolo: Jurassic World
Genere: Fantascienza, Avventura
Durata: 130 minuti
Regia: Colin Trevorrow
Attori: Chris Pratt, Bryce Dallas
Howard, Vincent D’Onofrio, Jake
Johnson
Uscita (Italia): 11 giugno
di Matteo Bellamoli
Con il mese di giugno e la fine di maggio inizia la stagione della raccolta nell’orto
con i migliori frutti della stagione. In cantina partono i travasi mentre in giardino la
fioritura delle estive è alle porte.
Le Autrici: Il libro è scritto a quattro mani, da due giovani veronesi (classe 1986), impegnate da anni a favore dell’infanzia. Irene Antolini è psicologa e psicoterapeuta in formazione. Lavora con ragazzi affetti di autismo. Chiara Righetti è educatrice e lavora a
contatto con l’infanzia e il sociale. Sono state coraggiose ad affrontare in modo diretto
i temi della disabilità. Concordo con loro: occorre cambiarne la cultura sulle diversità e
sulla solidarietà, vanno intese come scambio di abilità. L’illustratrice Irente Tonin, nata
a Verona nel 1986, si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, specializzandosi in «Illustrazione per l’editoria e Fumetto».
Curiosità: Già il titolo: «G.E.K.A. (le iniziali dei protagonisti). Il mondo dietro gli occhi chiusi», è significativo. È il mondo dei sogni, ma anche quello di chi non guarda la variegata realtà, che a volte supera la fantasia. Adorabile la mamma di Giulio: è tardi però
si ferma e ascolta. E Giulio «tutto d’un fiato» le racconta l’avventura vissuta. Nel libro
fantasia e realtà si mescolano, lasciando «la gioia» in Giulio e, di certo, la lascerà anche
nei giovani lettori. Il linguaggio è lineare, veloce e accattivante. Anche le illustrazioni
non passano inosservate. Un libro che consiglio caldamente anche a genitori ed educatori. Degne di nota anche le dieci regole finali.
Titolo: Jurassic Park
Genere: Fantascienza, Avventura
Durata: 127 minuti Regia: Steven Spielberg
Attori: Sam Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum, Richard Attenborough
Su Isla Nublar, isola di proprietà della InGen, un operaio viene assalito e
ucciso da un animale feroce. La famiglia dell’uomo fa causa a John Hammond, un simpatico ed eccentrico miliardario con il pallino per i dinosauri,
proprietario della InGen. Il paleontologo Alan Grant e la paleobotanica Ellie
Sattler vengono contattati da Hammond, che li invita a visitare Isla Nublar,
120 miglia a nord-ovest della Costa Rica, per formulare una valutazione scientifica circa la realizzazione di un suo progetto su cui mantiene il più assoluto riserbo. In realtà John Hammond
è riuscito, grazie alla tecnica della clonazione, a riportare in vita molti dinosauri e a realizzare
sull’isola un vero e proprio parco dei divertimenti.
P antheon
Il periodo migliore ha inizio
Il libro: narra l’amicizia nata fra ragazzi «pelle e ossa». Il protagonista Giulio 11 anni
«cervello geniale sprecato per la matematica», una notte, aspettando «la verifica di
matematica», viene rapito da un sogno che lo porta ad incontrare tre compagni di
avventura: Kevin, Edoardo e Alice. Quest’ultima lo chiama «grande capo». Giulio commenta «Questa è fuori di testa», però si assume la responsabilità delle situazioni e
cresce. Sono ragazzi particolarissimi che però hanno «occhi aperti e testa sulle spalle»,
come ha raccomandato loro la vecchietta «centocinquant’anni», dopo averli rifocillati
di biscotti. I quattro amici hanno a disposizione una mappa e un indovinello, si fidano
l’uno dell’altro e diventano «una squadra» unita, che «guarda ciò che c’è». Troveranno
il tesoro?
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P
artiamo, come di consueto, dall’orto. Con
la fine del mese di maggio ci si prepara all’inizio
della raccolta estiva, con tutti
gli ortaggi estivi che sanciscono
la migliore stagione per chi lavora nell’orto. Mai come in questo caso consigliamo di seguire
il calendario lunare, e di iniziare
a irrigare con una maggiore costanza preferendo le prime ore
della mattina oppure le ore dopo
le 18:00. Consigliamo, come ogni
anno, di attrezzarsi per raccogliere l’acqua piovana che cadrà
con le piogge primaverili, questo
potrebbe sicuramente aiutarvi
a risparmiare acqua e a seguire
linee più “eco friendly” che sono
sempre molto care a questa rubrica. Cosa seminare anzitutto.
Non appena le temperature saranno stabili con medie sopra i
12/14°C, dedicatevi alla semina
in piena terra di pomodori, piselli
e fagioli, che raccoglierete a fine
estate, ma anche lattughe e lattughino, peperoni, carote o ravanelli, di cui segnaliamo l’utilizzo in
cucina non solo della radice ma
anche delle foglie. In semenzaio
protetto potrete iniziare anche
con le autunnali: camomilla, finocchi, zucche e porri. Come rac-
colta, per chiudere, verso la metà
del mese di giugno sarà la prima
produzione delle fragole oltre che
di zucchine e peperoni. Se dovete
preparare conserve, questo potrebbe essere il momento migliore.
In giardino invece è il mese dei
colori e dei bambini. Quasi tutte
le piante sono in fiore o hanno già
i boccioli, quindi garantite loro il
giusto grado di annaffiatura. Entro la metà del mese è raccomandabile aver già sparso il concime
(meglio naturale), mentre per le
piante in vaso per le quale non riuscirete con lo stallatico potrete
provvedere a mescolare il concime con l’acqua di innaffiatura.
Se avete seminato prato all’inizio
della primavera, non dimenticate
mai l’annaffiatura e controllate
periodicamente, quando inizieranno a spuntare i fili d’erba, che
non vi siano già le prime infestanti che sicuramente madre natura
farà germogliare. Le potature,
anche se dovrebbero già essere
fatte, vanno continuate su siepi,
rampicanti e rose. Infine ricordate
che tanti insetti sono benefici per
le vostre piantine, quindi se trattate con materiale chimico, fatelo sempre nelle ore fresche della
giornata in modo da limitare l’effetto evaporazione che “lessa” le
foglie e potrebbe essere dannoso
anche per le colonie di insetti.
In cantina con il mese di giugno iniziano gli imbottigliamenti. e
tanta attenzione ai livelli del vino
a riposo nelle botti. Controllate
sempre che siano regolari e procedete alle eventuali colmature.
Se avete imbottigliato spumante
togliete le bottiglie con difetto o
dove è partito il tappo.
Per imbottigliare lasciate prima
riposare la damigiana al buio per
alcuni giorni, lavate bene le bottiglie quindi sciacquatele con lo
stesso vino e lasciatele sgocciolare capovolte. Se i tappi acquistati non sono già lubrificati, bagnateli di olio enologico un giorno
prima del travaso.
P antheon
5858Pantheon
RUBRICA
RUBRICA
Gli additivi alimentari
Secondo il Regolamento (CE) n. 1333/2008, norma quadro in tema di additivi alimentari, si definisce “additivo alimentare” «qualsiasi sostanza abitualmente non consumata come alimento in
sé e non utilizzata come ingrediente caratteristico di alimenti, con o senza valore nutritivo, la cui
aggiunta intenzionale ad alimenti per uno scopo tecnologico nella fabbricazione, nella trasformazione, nella preparazione, nel trattamento, nell’imballaggio, nel trasporto o nel magazzinaggio
degli stessi, abbia o possa presumibilmente avere per effetto che la sostanza o i suoi sottoprodotti diventino, direttamente o indirettamente, componenti di tali alimenti».
G
li additivi autorizzati sono oltre 300, suddivisi in 26 categorie funzionali in base
alla principale funzione tecnologica svolta
nell’alimento.
Tuttavia, volendo operare una prima elementare
schematizzazione delle principali categorie di additivi
alimentari, possiamo iniziare con una distinzione tra
sostanze che contribuiscono a mantenere freschezza e sicurezza dei prodotti e sostanze che modificano,
esaltano o accentuano le loro caratteristiche sensoriali. Mentre le prime, dunque, proteggono gli alimenti
dal deterioramento, prolungandone la durata, le seconde possono favorire alcuni processi di fabbricazione e migliorano la percezione del prodotto da parte del consumatore.
Ecco una sommaria classificazione degli additivi che
agiscono sulle caratteristiche sensoriali degli alimenti.
Agenti che modificano la consistenza:
Emulsionanti e stabilizzanti, che permettono il mantenimento di una consistenza uniforme e impediscono la separazione delle componenti in prodotti che
richiedono la miscelatura di ingredienti normalmente
non amalgamabili, come i grassi e l’acqua;
Addensanti, che contribuiscono ad aumentare la viscosità delle preparazioni alimentari;
Gelificanti, utilizzati per addensare e stabilizzare alimenti liquidi, e per aggiungere consistenza. Il loro scopo è simile a quello degli addensanti, dai quali però si
distinguono per il formare gelatina, come suggerisce
il nome. Agenti che modificano il gusto:
Edulcoranti, che comprendono sia i dolcificanti “di
massa” (ipocalorici e aggiunti in grande quantità) che
quelli “intensivi” (aggiunti in piccole quantità), e conferiscono sapore dolce agli alimenti;
Esaltatori di sapidità, tra i quali il conosciutissimo
glutammato monosodico, utilizzato per isolare ed
esaltare i sapori negli alimenti a cui viene aggiunto.
Agenti che modificano l’aspetto:
Coloranti, utilizzati per aggiungere o ripristinare in un
alimento il colore eventualmente perso in seguito alla
trasformazione industriale;
Glassanti, che rendono brillante, lucido e protettivo il
rivestimento di alimenti quali confetture, frutta e pro-
dotti da forno. Altri agenti:
Acidi, regolatori di acidità, che permettono di controllare l’acidità e l’alcalinità dei prodotti alimentari;
Agenti antiagglomeranti, che evitano la formazione
di grumi negli alimenti in polvere;
Agenti anti-schiuma, utilizzati, ad esempio, per ridurre la formazione di schiume durante la cottura dei
prosciutti; Gas di imballaggio, utilizzati per determinati tipi di confezioni sigillate (carne, pesce, frutti di
mare, verdure e insalate pronte, ecc.).
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a cura di Adiconsum Verona
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Per i consumatori
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Polpette
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peperoni
Procedimento:
Una ricetta semplice adatta anche agli
intolleranti al glutine
Procedimento:
Grattugiate le carote, mescolatele alle
uova, zucchero, olio e yogurt. Unite anche farina e lievito poi sbattete con una
frusta. Foderate la teglia per muffins
con quadrati di carta forno. Riempiteli
per metà ed infornate a 180 gradi per
30 minuti.
Adiconsum è un’associazione indipendente e senza scopo di lucro presente su tutto il territorio nazionale, con sedi locali, provinciali e regionali.
Gli operatori, i volontari e i dirigenti forniscono assistenza e tutela individuale e collettiva ai consumatori e alle famiglie. È possibile collegarsi al
sito internet dell’Associazione:
www.adiconsumverona.it
o utilizzare il numero telefonico 045/8096934.
250 gr di macinato
di vitello
1 peperone rosso
Perché usare
tanti ingredienti quando
ne bastano
soltanto due?
Adiconsum Verona consiglia di porre estrema attenzione nella scelta dei prodotti alimentari, leggendo con attenzione le etichette prima dell’acquisto ed
orientandosi verso un consumo consapevole che privilegi produzioni locali, equo-solidali e biologiche.
Chi è Adiconsum?
Ingredienti
(per 10 polpette)
Tagliate il
peperone a
dadini. Saltateli in padella
con un filo
d’olio, sale e
pepe. Una volta freddi uniteli al macinato.
Aggiustate di sale, pepe e paprika se l’avete. Create delle palline e mettetele in forno
a 180 gradi per 20 minuti.
1
senzalattesenzauova.blogspot.it
Ciao! Mi chiamo Nicole Scevaroli, ho 26 anni ed abito a Verona. Ho una grande passione per
la cucina e sono specializzata in ricette senza questo o quell’ingrediente. Da circa un anno
tengo un blog che si chiama “senza latte e senza uova” nel quale propongo tantissime idee
sia dolci che salate. Ho da poco pubblicato il mio primo libro che si intitola “Dolci Impossibili ”.
In questa rubrica vorrei proporvi delle ricette semplici, sane, divertenti e golose per
trasmettervi la mia voglia di cucinare, infornare ed assaggiare!
Se volete contattarmi: [email protected]
PANTHEON UNDERGROUND
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Tra musica e scelte di vita
Territorio a Spicchi
P antheon
P antheon
Mario Crivellaro, quando una
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P antheon
Brevi da Verona e Provincia
passione non smette di far battere il cuore
a cura di Miryam Scandola
VALPANTENA
Tornano a correre i carrettini a sfera
Una vita con la chitarra in mano, sempre e nonostante tutto. L’avventura musicale del
chitarrista veronese tra funky, rock e blues.
a cura di Marco Nicolis
Una cinquantina di “ragazzi” dai 16 ai 68 anni che, insieme, compongono il
gruppo GPV (Gran Premio Valdalpone), scenderanno in gara il pomeriggio di
domenica 19 luglio dalle ore 14.00 alle 18.00 con i loro carrettini a sfere sulla
strada che da Corrubio porta a Lugo di Grezzana.
Questa entusiasmante corsa, che unisce da sempre grandi e piccini, si svolge
grazie alla collaborazione del comitato festeggiamenti sagra di S. Apollinare,
patrono di Lugo. La prima gara si terrà il 7 giugno a Brognoligo , segue poi la
competizione del 28 giugno a Montecchia di Crosara, quella del 19 luglio
aappunt, a Lugo di Grezzana e poi il gran finale previsto per il 2 agosto a
Ronca’. Un appuntamento da non perdere per i bambini, ma non solo, è
quello al Tocatì, il tradizionale Festival dei Giochi di Strada che si tiene il 19 e 20
settembre, dove ci saranno, per la gioia degli appassionati, anche i carrettini a
sfera. Per informazioni è possibile visitare il sito: www.caretiniasfere.com
S
i sa, le passioni spesso
nascono così, quasi per
caso. Provate a mettere
un ragazzino e una chitarra nella stessa stanza e iniziate
a contare i minuti prima di sentire
le prime note strimpellate e le risate di gioia. Ne sono sicuro, passerà davvero poco tempo.
Ecco la nostra storia inizia più o
meno così. Mario Crivellaro, 10
anni all’epoca, imbraccia per la
prima volta una chitarra e da lì
parte il suo viaggio attraverso la
musica. Una viaggio travolgente.
Parte tutto da qui, dal susseguirsi
di emozioni, dai primi accordi, dai
manuali e dalle le canzoni imparate ad “orecchio”, evolvendosi,
facendo attenzione ai primissimi
video clip musicali che passavano
sulla televisione, attraversando
le prime piccole soddisfazioni e la
prima band giovanile. Un inizio in
linea con quello di ogni musicista
che si rispetti, con una voglia di
suonare che si potrebbe spaccare il mondo a metà.
Fino a qui niente di nuovo ma,
purtroppo, come molte volte succede, gli impegni e gli anni che
passano hanno lo stesso effetto
di una bomba ad orologeria all’interno di una band, che si disgrega
e la storia cambia. Mario rinuncia alla chitarra ed entra, anche
questa volta casualmente e con
un pizzico di fortuna, nel ricco e
culturalmente variegato mondo
del teatro, vivendo 15 anni di militanza tra spettacoli, rassegne e
palcoscenici. La passione per la
musica si potrebbe considerare
ormai chiusa in un cassetto ma
proprio in questo periodo avviene
la maturazione definitiva, i gusti
che si plasmano e le idee che si
schiariscono.
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MONTORIO
Tenere pulito vuol dire prendersi cura. La lezione degli Scouts di Montorio
Un luogo prima lasciato a sè stesso e abbandonato al degrado della disattenzione, oggi, grazie alle costanti cure dei lupetti del gruppo scout di Montorio, è un giardino. Sei anni fa, infatti, il gruppo ha ottenuto dal Comune di Verona la concessione del terreno a destra
e a sinistra della salita pedonale che dalla chiesa Vecchia porta a Ponte Verde ed alla pista ciclabile. «Volevamo che questo piccolo
pezzo di terra, incolto e degradato fosse, per noi, una palestra dove imparare, con impegno costante, ad essere buoni cittadini che
si prendono cura del territorio», spiega Lucia Cambioli, capo scout di Montorio. In questi anni la Circoscrizione 8° ed AMIA hanno
finanziato l’acquisto di alcuni alberi ed arbusti, ma anche la generosità di tutti, da amici a passanti sempre pronti a regalare alberi e
fiori da piantare, ha contribuito ad arricchire il giardino.
CITTÀ
Mario infatti ama la musica e
sente il richiamo del Blues farsi
sempre più forte. Sente che serve
poco per tornare sui vecchi binari,
basta una folgorazione, una spinta, un concerto. Questa spinta
arriva e arriva a domicilio, direttamente a Verona, sotto il nome
di Robben Ford (chitarrista blues
di fama mondiale). Mario è li, ne
rimane stupito, al punto da ricominciare, da riprendere una chitarra in mano e “rimettersi sotto”,
tra accordi e assoli.
L’avventura quindi ricomincia. Lezioni di chitarra e di canto, passando attraverso tutte quelle
piccole disavventure che conosce
chi bazzica attorno al mondo della musica. Cambi di formazione,
bassisti, cantanti, fino a che non
arriva l’alchimia giusta. Poi, con
calma, iniziano a nascere tan-
ti nuovi progetti: Blues machine
(funky/blues), Mr. Blues (rock/
blues), Sun River Band (Tex Mex e
Blues) e Heavy Fuel (doppio tributo ai Cream e a Hendrix).
Tanti gruppi diversi comportano
anche centinaia di concerti e serate musicali, dove Mario, grazie
anche al teatro e alla sua conoscenza del “dietro le quinte” si cala
perfettamente. Tanto di capello a
chi si era allontanato dalla scena
musicale per così tanto tempo.
Ora il cammino continua a gonfie
vele. Gli Heavy Fuel sono in semifinale nazionale per l’ammissione
al Pistoia Blues Festival.
Pensandoci ora, la strada musicale del nostro Mario poteva concludersi prima ancora di partire
ma le cose hanno preso una piega decisamente diversa, chissà
cosa ne verrà fuori.
Una regista veronese firma il primo documentario
sulla storia di Verona
Anna Lerario è una regista della Valpantena, innamorata della città scaligera. Da
questo amore per le bellezze di Verona nasce un documentario, primo nel suo genere,
che racconta la storia della nostra città, dalla fondazione sino alla ricostruzione dopo
la piena dell’Adige del 1882. La regista, dopo anni di lavoro, affiancata da importanti
storici e studiosi come Peter Hudson, Annamaria Conforti Calcagni e Giovanni Rapelli,
ha realizzato “La Storia di Verona”, un lavoro prodotto da Antonio Bulbarelli dello studio
Video Cinema. Grazie agli studi sulle ultime novità archeologiche il filmato permette finalmente di scoprire la vera fisionomia della
Verona romana e, grazie ad un’inedita ricostruzione storica, svela la misteriosa città ai tempi dei re barbari Teodorico e Alboino.
Vengono raccontati i periodi poco noti dell’era Carolingia e della Marca di Verona, l’affermazione della signoria Scaligera, il
dominio della Serenissima, fino ad arrivare al Risorgimento, passando per i drammatici capitoli delle dominazioni straniere.
È possibile trovare il DVD “La storia di Verona” in edicola fino a metà giugno.
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POIANO
Festa dai mille sapori per la fine delle attività del doposcuola
In occasione della fine dell’anno scolastico il doposcuola per bambini stranieri promosso dal circolo NOI di Poiano organizza una
festa etnica. Sapori e colori di mille culture si mescoleranno domenica 7 giugno, dalle 10.30 alle 18, presso la sala parrocchiale di
Poiano, in via Abate Pietro Caliari. La festa inizierà con la messa delle 10.30, e poi proseguirà nel salone parrocchiale con un pranzo
etnico arricchito da piatti tipici di varie zone del mondo, musica, balli e animazione. La festa è organizzata per concludere l’attività
annuale del doposcuola ed è aperta a tutti, senza necessità di prenotazione.
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POLLINARI RENATO
Brevi da Verona e Provincia
IMPIANTI TERMOSANITARI S.r.l
CIVILI E INDUSTRIALI
a cura di Miryam Scandola
NOVAGLIE
Biciclettate in compagnia, per tutta l’estate
“Per pedalare in allegria con il gruppo Novaglie devi andare!”. Chiaro, no?
Per tutta la stagione estiva, infatti, il gruppo sportivo di Novaglie, con il patrocinio
dell’ottava circoscrizione e del Comune di Verona organizza gite in bicicletta. Le date
previste sono queste: 24 maggio in Valsugana, 28 giugno in Val Venosta , 26 luglio in
Val Pusteria, 30 agosto in Cortina-Calalzo di Cadore, 27 settembre in Val di Fiemme.
La partenza è in pullman mentre le bici verranno caricate sull’apposito carrello porta
bici. Le destinazioni e le date sono passibili di variazioni, ogni gita sarà confermata con
un minimo di 40 partecipanti. Per informazioni: Isidoro Bertagnoli 045 8700094
MONTORIO
Quando i numeri e le lettere s’incontrano nell’arte
Via L. Da Vinci, 2 – Grezzana VR
E-mail: [email protected]
CELL: 348 6524824 UFF: 045 8650226 FAX: 045 8669463
a cura di Mattia Zuanni
Si è tenuta mercoledì 6 maggio scorso, presso la Scuola dell’Infanzia Monte d’Oro di Montorio,
“Una giornata con l’Artista: i numeri e le lettere nell’arte”. Una mattinata conclusiva di un lavoro
iniziato a settembre e fortemente voluto dalle maestre della scuola; un progetto che ha coinvolto
un centinaio di bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni. «Abbiamo intrapreso con i bimbi un
percorso chiamato “matematica senza numeri” che comprendeva delle azioni semplici, ma allo
stesso tempo, utili, come ad esempio contare i sassi in giardino, oppure prendere dei rametti da
terra e unirli insieme per formare qualche numero. Tutto questo può essere chiamato matematica, perchè è pur sempre logica e quantificazione», spiegano le maestre. Nella giornata d’incontro con Tobia Ravà, i piccoli artisti hanno potuto realizzare diverse opere partendo da delle basi
comuni; i più piccoli hanno steso, usando le mani, la base azzurra e blu che faceva da sfondo
a dei pesci (colorati e incollati dai bimbi di 4 anni). I più grandi, invece, hanno disegnato degli alberi su delle nuove tele; tutti questi
lavori sono stati poi deliziati dalla mano di Ravà, che ha messo del suo con delle veloci e armoniose pennellate. Una domanda sorge
spontanea. Come mai una scuola dell’infanzia pensa di invitare un artista le cui opere, al di là dell’estetica, sottendono difficili relazioni
e valori numerici?
Semplicemente perché la curiosità e il desiderio dei bambini spazia in ogni ambito del sapere senza confini. Essi si avvicinano con
entusiasmo anche al mondo dei simboli che li circonda da sempre e li accompagnerà nella scuola futura. Bisogna chiarire che la
scuola dell’infanzia è “la scuola del fare”: un fare che ha obiettivi, modalità e fini precisi.
S. ANNA D’ALFAEDO
Forte Monte Tesoro, porte aperte e...... 1° Palio degli gnocchi!
Domenica 7 giugno sarà possibile effettuare una visita guidata al meraviglioso forte di Monte
Tesoro (1909- 1911). La proposta si inserisce nell’ambito delle “Giornate Nazionali dei Castelli”,
promosse dall’Istituto Italiano dei Castelli in occasione delle celebrazioni per il centenario della
Prima Guerra Mondiale. Lo scopo dell’iniziativa, che ha il patrocinio del Ministero dei beni e
delle attività culturali e del turismo con le Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio di VeneziaBelluno-Padova-Treviso e quella per le provincie di Verona-Rovigo-Vicenza, è promuovere la
conoscenza e la tutela del patrimonio fortificato regionale.
L’occasione unica di visitare un forte dalla fascinosa storia si impreziosisce con un ulteriore
golosissimo appuntamento. Sempre il 7 giugno sarà infatti possibile degustare i tipici gnocchi di
montagna, in occasione del “1° Palio dei Gnocchi”, una vera e propria competizione a suon di
ricotta e farina. Gli sfidanti? Cinque cucine delle sagre più conosciute del nostro territorio, che si
contenderanno l’ambito titolo di “Miglior piatto di Gnocchi di Montagna ”. La manifestazione è
organizzata dall’Associazione Cultura e Dintorni in collaborazione con il Comune e la Pro Loco
di Sant’Anna d’Alfaedo e l’Istituto Italiano dei Castelli. É possibile consultare il programma nel
sito del Comune www.comune.santannadalfaedo.verona.it
25 °
2015
1990
I NOSTRI SERVIZI
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Impianti sanitari;
Impianti di riscaldamento;
Impianti a pavimento;
Riparazioni varie;
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Antincendio;
Condizionamento;
Installazione addolcitori;
Caldaie a gas, legna e pellet;
 Rifacimento bagni;
 Impianti di ventilazione forzata;
 Pompa di calore per riscaldamento,
condizionamento e acqua calda.
sanitaria.
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RocciaBlock GOLD
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© 2015- photo & design by: ATELIERORLANDI.COM
pavimentazioni belle e durature
Via Iulia: la cornice perfetta per momenti da ricordare.
Gli aggregati di marmo, utilizzati
per la colorazione dei masselli
Via Iulia® rivelano inediti effetti
di luce e garantiscono la durata
nel tempo.
Scegliere Via Iulia® è concedersi il meglio, è voler regalare
raffinatezza agli spazi più impor tanti, è sapersi circondare
da materiali preziosi e naturali la cui bellezza cresce con
il passare degli anni.
Materiali accuratamente selezionati, testati e cer tificati
danno vita ad una pavimentazione la cui solidità sfida il
tempo, senza temere il gelo e le intemperie, offrendo la
certezza di un prodotto che ti accompagnerà sempre.
Ferrari BK s.r.l.
Via Santa Caterina, 7 - 37023 Lugo di Grezzana (VR)
Telefono +39.045.880.10.66 - Fax +39.045.880.16.33
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