Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia
Anno Accademico 2008-2009
Offerta Formativa Didattica Opzionale (ADO)
LA TUTELA DEL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE IN SANITÀ
Tutti i Venerdì dal 27 febbraio al 3 aprile 2009
Ore 14,30 -16,30
3a. lezione 13 marzo 2009
La bioetica e i casi che hanno portato
all’affermazione del origini del consenso
informato
Mariella Immacolato
Perchè cambia il paradigma etico




La rivoluzione tecnologica nella medicina
clinica dopo la seconda guerra mondiale
Le preoccupazioni etiche non sono un
risultato dell’evoluzione della tecnica, ma
del cambiamento delle sensibilità e delle
implicazioni politiche
Cambiamenti nella percezione del rischio
Sviluppo parallelo fra una maggiore presa
della medicina sulle malattie e di una
maggiore coscienza dei diritti individuali

La rivoluzione tecnologica nella
medicina clinica dopo la seconda
guerra mondiale





Antibiotici
Terapia intensiva
Rianimazione (risurrezione)
La medicina altamente tecnologizzata mette
fra parentesi l’individuo malato
L’ottimismo tecnologico. Conquiste
senza limite ?
Perché interessarsi alle origini
dell’etica medica




Centralità dell’esperienza della malattia e della morte
Importanza dell medicina nella nostra vita quotidiana
Costi della salute
Cambiamenti nella nostra qualità di vita prodotti dalla
medicina
 Medicalizzazione della società
 Aumento dell’attesa di vita alla nascita
 Diminuzione impressionante della mortalità infantile
 Transizione demografica
 Qualità della vita anche in età avanzata
Bioetica: quale definizione ?

Deontologia - insieme di doveri professionali,
definiti prevalentemente in termini di
autoregolamentazione interna.

Etica medica - insieme di principi etici applicati o
comunque correlati all’esercizio della medicina,
che si estende anche alla teorizzazione dei diritti
dei pazienti. Si pongono anche problemi di
fondazione dell’etica.

Bioetica – emergenza di situazioni di fronte alle
quali i due precedenti sistemi risultano
insufficienti, o perché il problema esorbita dal
rapporto medico-paziente coinvolgendo scelte
sociali o perché il tema stesso non è di stretta
pertinenza medica
MI 19/12/2015
Bioetica: origini, oggetto
Origini:

Umanizzazione della medicina (processo
di Norimberga 1947)

Problema della tecnologia in medicina
(genetica, trapianti, sperimentazione
umana)
MI 19/12/2015
1RULPEHUJD
MI 19/12/2015
1946-47. Processo di Norimberga contro i medici nazisti e Codice del
Tribunale sulla sperimentazione con soggetti umani
MI 19/12/2015
Origini della bioetica
1965. Henry K. Beecher denuncia sul NEMJ una serie di
protocolli sperimentali contrari all’etica medica post-Norimberga
realizzati negli USA
1967 e 1973. Legalizzazione dell’aborto in UK e US
1972. Scoperta del TUSKEEGE STUDY
1976. Riconoscimento da parte della corte del New Jersey del diritto
a rifiutare un trattamento terapeutico a Karen Ann Quinlan
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica
Gli anni ’50-60
 19 agosto 1947 – Il processo di Norimberga
e la sperimentazione su esseri umani
 25 aprile 1953 – Nature pubblica “The
Molecular Structureof Nucleic Acids” (J.D.
Watson e F.H. Crick)
 23 dicembre 1954 – J. Murray esegue il
primo trapianto di rene a Boston
(sopravvivenza otto anni)
 Maggio 1960 – La FDA approva il primo
contraccettivo orale (Enovid)
MI 19/12/2015
Le tecniche di rianimazione
prima del ‘900




I primi tentativi di sostenere le funzioni respiratorie sono
riportati da Vesalio che, in De Humani Corporis Fabrica
(1543), descrive l’uso di soffietti per gonfiare i polmoni di
un animale.
Il dr. John Daziel, un medico scozzese del 18° secolo,
inventò in seguito un serbatoio in cui poter inserire un
corpo umano, dotato di soffietti che creavano una
pressione negativa in sincronia con l’inspirazione.
I servizi di soccorso americani e britannici escogitarono, nel
19° secolo, varie tecniche rianimatorie per salvare le
vittime di annegamenti.
I chirurghi che lavoravano con i nuovi e pericolosi
anestetici iniziarono ad usare varie tecniche per rianimare i
pazienti che andavano incontro ad arresti cardiaci sul
tavolo operatorio.
MI 19/12/2015
Le tecniche di rianimazione
a partire dal ‘900


Ciò che costrinse ad fare del supporto respiratorio una
priorità, fu l’epidemia di poliomielite che si diffuse negli
USA ed in Europa negli Anni ’30 e ’40 del secolo scorso.
La forma bulbare della poliomielite conduce infatti alla
paralisi dei muscoli lunghi, così che il paziente diviene
sempre più dispnoico, ma cosciente sino all’ultimo
respiro.
Nel 1929 Philip Drinker e Charles McKhann inventarono
un serbatoio-respiratore per supportare le funzioni
respiratorie dei poliomielitici. Il paziente veniva chiuso
all’interno di un serbatoio metallico, mentre una pompa
elettrica spingeva l’aria dentro e fuori, creando un ciclo
di vuoto e pieno d’aria che spingeva su e giù il petto.
Questi strumenti, che erano conosciuti ufficialmente
come “serbatoi di Drinker” e comunemente come
“polmoni d’acciaio”, salvarono molti pazienti nella fase
più acuta della loro malattia.
MI 19/12/2015
Le tecniche di rianimazione
a partire dal ‘900
Nel 1952 un epidemia di polio si diffuse in
Danimarca e il dott. Bjorn Ibsen riuscì a
salvare 75 pazienti, facendo alternare al
loro capezzale 250 studenti di medicina che
pompavano aria nei loro polmoni attraverso
una sacca collegata ad un tubo infilato
nella loro trachea.
 Il moderno respiratore nacque quando,
poco dopo, venne trovato un sostituto
meccanico dello studente di medicina. In
questo modo si potevano far sopravvivere
pazienti condotti in ospedale per ictus,
infarto del miocardio, coma diabetico, ecc.
MI 19/12/2015
Gli interrogativi etici


L’uso dei respiratori sollevava pesanti interrogativi
etici, perché i pazienti che sopravvivevano a
lunghissimi periodi di dipendenza dal respiratore,
continuavano a peggiorare e a stare sempre più
male.
Ad un convegno tenutosi a Roma, il 24 novembre
1957, la questione fu posta a Papa Pio XII, il
quale rispose che i malati sono moralmente
tenute ad usare solo i mezzi terapeutici ordinari,
ovvero quelli che non causano un grave peso a sé
o ad altri.
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica
Gli anni ’50-60

9 marzo 1960 – Prima emodialisi e Seattle
Dialysis Selection Committee (chi deve vivere e
chi deve morire?)

3 dicembre 1967 – C. Barnard esegue il primo
trapianto di cuore (Cape Town, Sud Africa) (18
giorni, espianto a cuore battente)

5 agosto 1968 – NEJM pubblica “A Definition of
Irreversible Coma: Report of the Ad Hoc
Committee at Harvard Medical School to
Examine the Definition of Brain Death”
MI 19/12/2015
La morte cerebrale
 L’articolo cominciava così: “Il nostro
intento primario è quello di definire il
coma irreversibile come un nuovo
criterio di morte”.
 L’articolo era il risultato del lavoro di
una commissione composta da otto
medici,
tra
cui
due
chirurghi
trapiantisti, e da tre accademici non
medici: un giurista, un docente di
storia della scienza ed un professore di
etica sociale.
MI 19/12/2015
La morte cerebrale


Il rapporto di Harvard divenne presto un punto di
riferimento: canonizzò la nozione di morte
cerebrale, fornì ai medici dei criteri guida per
diagnosticare questa condizione, diede ai
trapiantisti degli organi freschi, consentì ai vari
stati di legalizzare il criterio di morte cerebrale,
evitando ai giudici l’imbarazzante situazione di
essere costretti a condannare dei medici per
omicidio.
Alcuni, tra cui Hans Jonas, criticarono l’ispirazione
utilitaristica del documento.
MI 19/12/2015
La rianimazione cardiopolmonare
Per secoli l’umanità ha identificato la
morte con la cessazione del battito
cardiaco e, prima ancora, con la
cessazione del respiro.
 Eppure, già nel 1898, alcuni chirurghi
francesi, trovandosi con un paziente
infartuato durante un’operazione,
erano riusciti a far ripartire il battito
del cuore di questo paziente
attraverso la compressione ritmica
dell’organo chirurgicamente esposto.

MI 19/12/2015
La rianimazione cardiopolmonare
Questa tecnica poteva essere usata in
casi
eccezionali,
durante
le
operazioni. Solo più tardi, con
l’introduzione di droghe cardiotoniche
(procaina e adrenalina) e di tecniche
elettriche di defibrillazione all’inizio
degli Anni ’40, fu possibile estendere
la rianimazione anche ad altri
pazienti.
 Le tecniche per il massaggio cardiaco
esterno vennero introdotte nel 1960.
MI 19/12/2015
Le squadre d’emergenza



Gli ospedali cominciarono ad organizzare gruppi di
medici, infermieri, tecnici, pronti a rispondere con
farmaci, massaggio cardiaco, elettrocardioversione,
ad improvvisi arresti cardiaci che si fossero verificati
nei reparti.
L’associazione americana di cardiologia stabilì nel
1974, alcuni criteri per la rianimazione, non
indicandola in situazioni di malattia terminale
irreversibile nei quali la morte non fosse
inaspettata.
Tali criteri risultavano difficili da applicare in pratica,
perché le squadre agivano in situazioni
d’emergenza, non conoscendo bene le condizioni
del paziente.
MI 19/12/2015
Le squadre d’emergenza
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I risultati a volte erano di maggior danno che
beneficio, nei casi, ad esempio, di pazienti che
stavano per morire di cancro, i quali venivano
rianimati con il solo risultato di prolungare l’agonia.
Comparve in molti ospedali l’”ordine di non
rianimare” (DNR): il primo ordine, in medicina, che
prescrivesse di non far qualcosa.
Tali ordini inizialmente venivano scritti in matita e
poi cancellati non appena eseguiti. Solo nel 1979 il
primo DNR fu reso legale nella contea di Los
Angeles.
Emerse un nuovo concetto per giustificare i DNR:
quello di futilità. In alcuni casi esso risultava di
facile applicazione: cancro metastatico o shock
settico; in altri risultava più problematico.
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica
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Anni ‘70
1969-1971 – Nascono lo Hastings Center on
Hudson (NY) (D. Callahan) e il Kennedy Institute
for Bioethics (Washington DC) (W.Reich)
26 luglio 1972 – Il New York Times rivela lo
scandalo di Tuskegee (Alabama)
22 gennaio 1973 – Roe v. Wade: la US Supreme
Court autorizza l’aborto come diritto di privacy
(right to privacy)
14 aprile 1975 – Il caso di Karen Ann Quinlan
(PVS, stato vegetativo persistente, fino al 1985)
25 luglio 1978 – Nasce in Inghilterra Baby Louise
Brown, prima bambina della Fivet
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica
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Anni ‘80
1980 – In Diamond v. Chakrabarty, la US
Supreme Court dichiara per la prima volta la
brevettabilità di un MGM
Primavera 1982 – Baby Doe (US), nata con
sindrome di Down e blocco intestinale, viene
lasciata morire su richiesta dei genitori
(interviene il presidente Regan e una legge
federale)
3 dicembre 1982 – Negli Stati Uniti W.C. de
Vries impianta il primo cuore artificiale (tessuto
e plastica) (sopravvivenza 112 giorni)
MI 19/12/2015
Un film che fece riflettere
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Il 16 ottobre 1971 si tenne un simposio
organizzato dalla famiglia Kennedy sul tema del
ritardo mentale, dei diritti umani e della ricerca,
dal titolo “Choices on our Conscience”.
Il simposio fu aperto dalla proiezione di un filmshock di 30 minuti, girato da Werner Schuman,
autore del film di presentazione di Bob Kennedy
alla convention democratica del 1968.
Il film trattava dei diritti dei ritardati, tema a cui i
Kennedy erano particolarmente sensibili, anche
per la vicenda della sorella Rosemary.
La vicenda narrata era quella di due genitori che
avevano rifiutato una semplice operazione
chirurgica che avrebbe salvato la vita al loro figlio
neonato.
MI 19/12/2015
Un film che fece riflettere
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Il bambino, affetto da sindrome di Down, soffriva di
atresia esofagea, patologia frequente nei bambini
con questo difetto genetico.
Il caso si era verificato del dipartimento di pediatria
della John Hopkins Medical School.
Questo breve filmato divenne presto un punto di
riferimento nella storia della bioetica, perché
attrasse una grande attenzione e diede alla bioetica
qualcosa di concreto da insegnare e su cui
discutere.
Il dibattito sul film fu molto acceso, con posizioni
che andavano dalla totale condanna ad altre che
arrivavano persino a ipotizzare un danno
esistenziale provocato dai genitori ai bambini
handicappati che non venivano abortiti (H.T.
Engelhardt).
MI 19/12/2015
Il caso Baby Doe
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Un bambino molto simile a quello del film nacque a
Bloomington, in Indiana, nei primi giorni dell’aprile
1982. I genitori, sapendo che era affetto da
sindrome di Down e soffriva di atresia esofagea,
rifiutarono il permesso all’operazione.
I medici, non essendo d’accordo, ricorsero al
tribunale, che diede ragione ai genitori.
Baby Doe morì il 15 aprile e i media appresero del
caso solo dopo la morte.
Il presidente Reagan diede istruzione al suo
segretario alla salute di intervenire per fermare
queste
discriminazioni
contro
i
bambini
handicappati, attraverso una direttiva federale e
l’istituzione di un servizio di investigazione su tali
discriminazioni.
MI 19/12/2015
Il caso Baby Doe
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L’Accademia di Pediatria criticò la direttiva e fece
ricorso alla Corte Suprema, che stabilì che tale
materia era di competenza degli stati.
Il Congresso allora approvò una legge che
prevedeva un finanziamento federale per i servizi
di protezione dei bambini da concedersi solo a
quegli stati che accoglievano le normative federali
anti-discriminazione. Alcuni stati accettarono ed
altri, come la California, rifiutarono, rinunciando al
finanziamento.
MI 19/12/2015
Il caso Quinlan
Il 15 aprile 1975 Karen Ann Quinlan,
di 21 anni, venne condotta presso un
ospedale del New Jersey in stato
comatoso.
 Il suo coma era conseguente ad
un’ingestione di barbiturici, valium ed
alcol.
 Karen aveva festeggiato il compleanno
di un amico in un locale ed era stata
portata a casa e messa a letto ubriaca
da alcuni amici

MI 19/12/2015
Il caso Quinlan
Un quarto d’ora dopo la sua compagna
di stanza si accorse che Karen non
respirava più, chiamò un poliziotto che
la rianimò e la condusse in ospedale,
dove Karen venne collegata ad un
respiratore.
 Nei 5 mesi successivi le sue condizioni
si deteriorarono e Karen non riuscì più
a riprendere coscienza.

MI 19/12/2015
Il caso Quinlan
I suoi genitori chiesero il distacco del
respiratore, per lasciarla morire, ma il
medico rifiutò di aderire alla richiesta.
 I genitori erano cattolici e trovarono
l’appoggio del proprio parroco e del
proprio vescovo, sulla base della
dottrina dei mezzi straordinari.
 Inoltre i Quinlan chiesero l’aiuto di una
figura nuova, quella del bioeticista
Robert Veatch, allora impiegato presso
l’Hastings Center.

MI 19/12/2015
Il caso Quinlan
Il caso venne affrontato da diverse
corti, sino ad arrivare alla Corte
Suprema del New Jersey, che concesse
il distacco del respiratore, ritenendo, in
base al parere dei medici, che Karen
non avesse a disposizione che
pochissimi penosi mesi di vita.
 Dopo il distacco del respiratore Karen,
sorprendentemente, riprese a respirare
autonomamente, rimanendo per 10
anni in SVP. Morì il giorno 11 giugno
1985, all’età di 31 anni.
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MI 19/12/2015
Il caso Saikewicz

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Quattro mesi dopo la decisione sul caso Quinlan,
la Corte suprema del Massachussets dovette
affrontare il caso di Joseph Saikewicz, un uomo di
67 anni, affetto da leucemia, residente in una
casa di riposo e profondamente ritardato.
I responsabili della casa di riposo avevano chiesto
alla corte di poter rinunciare alla chemioterapia.
Saikewicz non era in grado di comprendere la sua
attuale condizione di malattia e la sua prognosi e
dunque, non sarebbe stato in grado di capire
quale fosse lo scopo del profondo disagio causato
dalla forte tossicità della chemioterapia a cui
avrebbe dovuto essere forzatamente sottoposto e
il cui esito risultava incerto.
MI 19/12/2015
Il caso Saikewicz
 Egli
avrebbe provato un profondo
senso di angoscia senza poter
trovare la forza di superare
l’angoscia
attraverso
la
comprensione della finalità di
quella cura.
 Per
questi motivi la Corte
suprema accolse la richiesta di
non iniziare la chemioterapia.
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica
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Anni ’80
11 aprile 1983 – Newsweek usa per la prima volta la
parola epidemia per la diffusione di una malattia
sconosciuta, l’Aids. Lo stesso giorno Robert Gallo
rivela le ricerche su un retrovirus
1984 – Baby Fae, nata con un difetto congenito al
cuore, viene trapiantata con un cuore di babuino
1987 – Nasce Baby M, il primo neonato da maternità
surrogata (la Corte del New Jersey decide a favore
dei padre biologico e della madre sociale)
1988 – Viene brevettato il primo OGM, l’Oncomouse
TM, il topo geneticamente modificato per la
suscettibilità a contrarre il ca. mammella
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica
Anni ’90 – ‘00
 1990 - Progetto Genoma Umano (HUGO)
 28 marzo 1990 – Viene istituito il CNB
(Bompiani,Ossicini, D’Agostino,
Berlinguer)
 21 febbraio 1997 – A Edimburgo nei
laboratori di Ian Wilmut, nasce Dolly
(1997-2003), la prima pecora clonata
(scattano le moratorie sulla clonazione)
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica ’90 –’00
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Maggio 1998 – La deCode Genetics ottiene
l’esclusiva per lo studio e lo sfruttamento
industriale del patrimonio genetico degli
Islandesi
6 aprile 2000 – Craig Venter (Celera
Genomics) rivela di aver sequenziato il
genoma umano
Gennaio 2001 – La FDA approva la
sperimentazione clinica per gli xenotrapianti
(da maiale)
Maggio 2001- Il Golden Rice come
biotecnologia “buona”
MI 19/12/2015
Le date della Bioetica ’00
 Anni
‘00
 11 settembre 2001
 dicembre 2002 – Clonaid
dichiara ma non dimostra la
nascita dei primi bambini clonati
 2003 – il Dna ha 50 anni
 febbraio 2003 –muore Dolly
MI 19/12/2015
Il termine bioetica nasce per ideazione
dell’oncologo statunitense Van Rensselaer
Potter nel 1970, sulla scorta delle
preoccupazioni sui rischi che le (allora
future) possibilità consentite dal progresso
tecnologico applicato in campo genetico
avrebbero potuto ingenerare in ordine alla
sopravvivenza dell’uomo e dello stesso
ecosistema.
( Potter V.R., Bioethics: the science of survival, Perspectives in Biology and
Medicine 1970, 14(1): 127-153; Id., Bioethics: bridge to the future, Englewood
Cliffs; Prentice Hall, 1971).
MI 19/12/2015
definizione
La Bioetica: “Una nuova
disciplina per combinare la
conoscenza biologica con la
conoscenza del sistema dei
valori umani”
(V.Rensselaer Potter, 1970)
MI 19/12/2015
“.. L’attenzione ai problemi di etica medica fece
dimenticare l’idea originaria di bioetica da me
prospettata in riferimento al quadro globale delle
scienze della vita ..”
Nuova scienza.. Secondo V.R.Potter
Vs. specifica sezione dell’etica applicata
MI 19/12/2015
definizione di Bioetica
La Bioetica è lo studio
sistematico della condotta umana
nell’ambito delle scienze della vita
e della salute, in quanto questa
condotta è esaminata alla luce dei
valori e dei principi morali.
W.T. Reich

MI 19/12/2015
Definizione contenuta nella prima edizione
della Encyclopedia of Bioethics
(NewYork: Free Press, 1978 (1° ed.), a cura
di W T. Reich.
MI 19/12/2015
..Resta confermata la visione ampia con
cui il neologismo è stato proposto, più di
vent’anni fa. A differenza di quanti
concepiscono la bioetica in senso
riduttivo – in pratica l’etica medica
ampliata quanto basta per includere
l’etica della ricerca biomedica- noi
abbiamo esteso la bioetica fino ad
includere i problemi sociali, ambientali, e
globali della salute e delle scienze della
vita. L’ambito della bioetica si estende
perciò oltre quello dell’etica biomedica
(V.T. Reich, seconda ed. della
Enciclopedia di bioetica).
INTRODUZIONE ALLA BIOETICA
Testi consigliati:
•10 temi per capire e discutere; Maurizio Mori,
ed. scolastiche B. Mondadori, 2002
•Bioetica cattolica e bioetica laica; Giovanni
Fornero, Mondadori, 2005
MI 19/12/2015
Bioetica
Siti da consultare
z NBAC – http:/ /www.bioethics.gov
z HGP- HUGO – http:/ /www.ornl.gov
(ELSI)
z COE - http:/ /www.coe.int (Social)
z EGE - http:/ /europa.eu.int
(European Commission)
z CNB – http:/
/www.governo.it.bioetica
MI 19/12/2015
In Italia, la prima comparsa del
termine “bioetica” si ebbe nel
1973. A “importarlo” un docente
di biologia marina, Menico
Torchio, dell’Università di
Pavia, in quale nel giugno di
quell’anno sulla rivista Natura,
pubblicò un articolo su
“Rapporti uomo-natura secondo
le principali metafisiche
orientali, loro implicazioni
bioetiche ed ecologiche”
AMBITI DI CUI LA BIOETICA SI INTERESSA:
…in quanto etica applicata al
“regno del biologico” – il quale
designa un universo molto più esteso
di quello della medicina — la
bioetica abbraccia l’etica medica
tradizionale
e
spazia
oltre
includendo:
MI 19/12/2015
• i problemi etici di tutte le professioni sanitarie;
• le ricerche /sperimentazioni, indipendentemente
dalle loro applicazioni terapeutiche;
•
i problemi sociali associati con le politiche
sanitarie, la medicina del lavoro, la sanità
internazionale, le politiche di controllo
demografico;
• i problemi della vita animale e vegetale in relazione
con la vita dell’uomo.
(Società Italiana di Medicina legale e delle Assicurazioni, Il Documento di
Erice sui rapporti della Bioetica e della Deontologia Medica con la
Medicina Legale, 53rd Course on “New trends in forensic haematology
and genetics. Bioethical problems” (Erice, 18-21.2.1991), pubblicato su
MI 19/12/2015
Medicina e Morale 1991, 4: 561-567).
Altro elemento centrale nella nuova disciplina è
la possibilità o meno di fondare i valori, poiché
dalla premessa assunta ne deriveranno
conseguenze profondamente diverse.
MI 19/12/2015
Attualmente nella bioetica si riconoscono tre distinti
momenti:
parte generale: individua le fondazioni della disciplina
ed il suo stesso statuto epistemologico (la cosiddetta
meta-bioetica);
parte speciale: analizza i temi generali (nascita, morte),
categorie speciali di persone, quali, ad esempio, il
paziente psichiatrico; c.d “etica di frontiera”);
la parte clinica, che esamina nel concreto i casi clinici
che sembrano rivelare implicanze etiche. Soprattutto nelle
ultime due branche, il metodo della bioetica si avvale di
metodologie ad hoc.5 (cd. etica “al letto del paziente”)
MI 19/12/2015
Recentemente poi si sono affacciati
alla riflessione della bioetica due
ulteriori aree:
quella inerente il biodiritto e quella in
campo delle scienze dell’educazione.
Oggi assistiamo alla c.d. biopolitica
MI 19/12/2015
Il metodo della ricerca in bioetica si declina in
tre momenti: quello epistemologico, ovvero di
conoscenza del dato fattuale in tutti i suoi
aspetti; quello valoriale, vale a dire di
ricognizione degli elementi di valore in gioco
(ultimamente
definibili
in
chiave
antropologica) e, ultimo, il momento
normativo, cioè la fase di applicazione,
risoluzione, del quesito posto inizialmente.
MI 19/12/2015
PRINCIPI FONDAMENTALI
OPERANTI, OVVERO PRINCIPI
GUIDA MORALI DEL
COMPORTAMENTO DELLE
PROFESSIONI SANITARIE
• BENEFICIALITA’
• LIBERTA’/AUTODETERMINAZIONE
• NON MALEFICIENZA
• EQUITA’/GIUSTIZIA
MI 19/12/2015
SACRALITA’ DELLA VITA
QUALITA’ DELLA VITA
MI 19/12/2015
SACRALITA’ DELLA VITA
QUALITA’ DELLA VITA
MI 19/12/2015
Tale differenza esiste e si basa su due
distinte concezioni del mondo,
incarnate
rispettivamente
dalle
dottrine della sacralità e qualità della
vita,
DISPONIBILITÀ
INDISPONIBILITÀ DELLA VITA
MI 19/12/2015


Discordanza paradigmatica,
come testimoniato dalle recenti
polemiche sulla fecondazione
assistita, giacchè comporta
atteggiamenti antitetici rispetto
ai quesiti bioetici più dibattuti e
controversi.
PRINCIPIO PLURALISTICO DEL

MI 19/12/2015
“RISPETTO DELLE DIVERSE
FILOSOFIE”
Origini del consenso informato
1900 – Il Ministero Prussiano per gli affari religiosi,
educativi e medici emana una direttiva per cui gli
esperimenti medici possono essere possono essere
condotti solo su adulti competenti che abbiano dato il
consenso dopo un’adeguata spiegazione delle
conseguenze avverse
MI 19/12/2015
Principio di autonomia: oltre che una realtà fisica,
l’uomo possiede anche una dimensione morale che gli
permette di avere completa libertà di agire e di disporre
della sua persona secondo la sua volontà.
MI 19/12/2015
Nella medicina questo principio comincerà
ad avere un ruolo importante solo nel XX
secolo.
LE ORIGINI DEL CONSENSO INFORMATO
Una teoria di decisioni legali nel quadro giudico nordamericano che
smuovono la medicina e la filosofia morale
Nel 1767 una sentenza della corte
anglo americana giudica ragionevole
che un paziente sappia a cosa sarà
sottoposto per trovare il coraggio di
affrontare un intervento medico
•
• Nel 1849 W. Hooker difende la
sincerità nel rapporto tra pazienti e
medici come un valore in sé
(Physicians and patient)
MI 19/12/2015
 1767-
Caso Slater
Primo caso di denuncia di un
paziente nei confronti di due
medici, per mancata informazione
riguardo una procedura terapeutica
sperimentale.
 1871- Caso Carpenter
Denuncia nei confronti di un
medico, per aver attuato
trattamenti innovativi, senza aver
esposto al paziente i loro possibili
risvolti negativi. (Vizio di consenso
e vizio di informazione)
MI 19/12/2015
In tema di consenso, le Corti Statunitensi
dell’Ottocento: il caso Slater (1767).
Il paziente si era lamentato del comportamento dei
medici Baker e Stapleton i quali, dopo aver
rimosso le fasciature di una gamba fratturata,
essendosi accorti che la frattura si era ricomposta
solo parzialmente, avevano deliberatamente e
senza il suo consenso proceduto a rifratturare
l’arto, allo scopo di tentare una successiva e
definitiva riduzione, e poi a bloccarlo con una
imbracatura sperimentale.
I due medici vennero condannati sia per atti
commissivi avendo agito con negligenza ed
imperizia sia perché la soluzione di fratturare
nuovamente la gamba del paziente era stata
MI 19/12/2015
eseguita senza l’approvazione ed il consenso del
In tema di consenso, le Corti Statunitensi
dell’Ottocento: il caso Slater (1767).
I giudici motivarono la sentenza
sostenendo che la condotta dei sanitari
era stata contraria alle regole della
medicina in quanto non solo sembrava
ma era del tutto ragionevole e corretto
che l’assistito dovesse essere messo
al corrente di ciò che gli sarebbe stato
praticato consentendogli così di
accettare con consapevolezza il nuovo
intervento
MI 19/12/2015
Caso Carpenter 1871
 In un altro famoso processo relativo ad un
comportamento professionale colposo,
definito caso Carpenter (1871), per la
prima volta emerge lo stretto rapporto di
interdipendenza tra consenso ed
informazione. Il dottor Blake aveva trattato
una slogatura di un gomito con una serie
di tecniche ritenute innovative ed i
magistrati addebitarono l’insuccesso del
provvedimento adottato alla sua condotta
negligente da un lato, relativa alla scelta
del tipo di trattamento, e dall’altro per aver
MI 19/12/2015
Caso Carpenter 1871

durante il processo venne dimostrato che il
medico non aveva opportunamente
informato il paziente sulle precauzioni da
adottare, sulle indicazioni da osservare e
sulle modalità da seguire durante la
convalescenza al fine di conseguire un
esito soddisfacente previsto e preventivato
per quel tipo di terapia. In più il consenso
era stato acquisito in modo non corretto
perché fortemente viziato dalle imprudenti,
incaute e probabilmente ingannevoli
garanzie ed assicurazioni sulla sicura e
soddisfacente risoluzione della malattia.
MI 19/12/2015
Caso Carpenter 1871

Trattandosi di consenso viziato, aveva impedito al
sanitario di portare e sostenere a propria difesa il
dato che il paziente aveva accettato la prestazione
con quel tipo di trattamento. I giudici decisero, tra
l’altro, che il dovere di diligenza e l’obbligo di
prudenza dovevano imporre al medico non solo
una più adeguata ed esplicita informazione degli
effetti collaterali del trattamento e sugli
accorgimenti da seguire per favorire la guarigione,
ma anche il fornire notizie sulle possibili
complicanze tanto da poter consentire al paziente
di giungere alla decisione di interrompere il
trattamento, soluzione questa che doveva
prevedere anch’essa un ulteriore consenso che
poteva ritenersi valido ed efficace solo in seguito ad
MI
19/12/2015
una
completa informazione in merito.
Caso Carpenter 1871
L’articolazione processuale della vicenda relativa al
caso Carpenter ha, forse per la prima volta, messo in
evidenza l’importanza giuridica della differenziazione
tra un contenzioso promosso in relazione ad un
consenso comunque difettoso (vizio di consenso) e
quello basato su una incompleta o errata
informazione
(vizio di informazione), elemento basilare che
rappresenta il fondamento ed il presupposto
irrevocabile
per giungere al consenso stesso.

MI 19/12/2015
Caso Mohr 1905
 il caso della signora Mohr (1905) e
riguarda il dottor Williams che aveva
ottenuto il consenso per operare
l’orecchio destro affetto da un’otite
cronica. Dopo aver eseguito
l’intervento previsto il chirurgo ritenne
necessario operare anche l’orecchio
sinistro. Non fu solo l’esito negativo dei
due interventi a spingere la paziente
alla citazione in giudizio del medico ma
il fatto che venne eseguito un
intervento senza il dovuto consenso.
MI 19/12/2015
Caso Mohr 1905

I magistrati condannarono il dottor
Williams e nella motivazione della
sentenza affermarono: “il primo e più
nobile diritto di ogni libero cittadino,
fondamento di tutti gli altri, è il diritto
sulla propria persona universalmente
riconosciuto; questo diritto vieta
rigorosamente al medico ed al chirurgo,
per quanto esperto e di chiara fama, di
violare a suo arbitrio l’integrità fisica del
suo paziente con una operazione più
ampia e/o diversa (rispetto a quella
consentita), intervenendo sul paziente
sotto anestesia senza il suo consenso”.
MI 19/12/2015
Caso Mohr 1905

I giudici, tra l’altro, conclusero, sottolineando
che un valido consenso richiede una
corretta e precedente informazione sui
rischi e sui pericoli, che il chirurgo non
aveva, rispetto all’intervento previsto, né il
permesso né l’autorizzazione né la libera
licenza di modificarne il programma e
soprattutto che dal fatto circostanziale che la
signora Mohr si era affidata alla sua
competenza specialistica non poteva né
derivare né evincersi un consenso implicito e
sottinteso ad altro trattamento chirurgico per il
quale si rendeva necessario un ulteriore
consenso specifico, esplicito e chiaro.
MI 19/12/2015
Caso Mohr 1905

Nella sentenza, tuttavia, sebbene
nella premessa come presupposto
necessario si precisa “il diritto sulla
propria persona”, non viene ancora
chiaramente definito e richiamato il
basilare e fondamentale concetto
relativo all’autodeterminazione o
più precisamente quello
dell’autonomia dell’individuo.
MI 19/12/2015
• Nel 1914 negli Stati Uniti una sentenza (Schloendorff vs.
New York Hospital) recita “Ogni uomo di età adulta e
capace di intendere e di volere ha il diritto di decidere cosa
si farà con il suo corpo e un chirurgo che opera senza il
consenso del paziente commette oltraggio per il quale sarà
perseguibile per danni”
• Nel 1957 una nuova sentenza recita “un medico
disattende i suoi doveri nei confronti del paziente e si
sottopone a responsabilità se omette qualsiasi fatto che è
indispensabile per formulare un consenso intelligente
riguardo alla cura proposta. […] Quando si illustrano i
possibili elementi di rischio, deve essere impiegata una
certa prudenza riguardo alla spiegazione completa di fatti
necessari al CONSENSO INFORMATO. (Salgo vs. Leland
Stanford, Jr. University Board of Trustees)
MI 19/12/2015

1914- Caso Schoendroff
È sufficiente attendere pochi anni per
giungere a questa evoluzione e
precisazione dottrinale che caratterizza e
contrassegna in sostanza il caso
Schoendorff (1914) che aveva
programmato con il suo medico l’esame
in anestesia del suo addome con la
specifica e palese richiesta di non
intervenire chirurgicamente. Il chirurgo,
al contrario, nella presunta convinzione
di far l’interesse clinico per il bene della
paziente rimosse un fibroma.
MI 19/12/2015

1914- Caso Schoendroff
Il giudice Beniamino Cardozo, famoso e sottile
giurista componente della Corte di New York
considerata da tutti un collegio autorevole e
molto influente, venne chiamato a pronunciarsi
su questa vicenda per la quale sottolineò un
criterio destinato ad essere un concetto tra i più
citati sull’argomento vale a dire quello
dell’autodeterminazione, conosciuto e noto
con l’espressione “self-determination” che a
quel tempo divenne un termine considerato
unanimemente non solo adeguato ma perfetto.
MI 19/12/2015

1914- Caso Schoendroff
La sentenza redatta dal giudice
Cardozo ebbe molta risonanza perché
conteneva il principio
dell’autodeterminazione (selfdetermination):
“Ogni essere umano adulto e capace
ha il diritto di determinare cosa debba
essere fatto con il suo corpo; un
chirurgo che effettui una operazione
senza il consenso del suo paziente
commette una violenza personale, per
la quale è incriminabile per danni.”
MI 19/12/2015

1914- Caso Schoendroff
Con questa chiara, lapidaria e sintetica
affermazione, che merita un’elevata
considerazione, si ribadisce il principio
che l’individuo malato ha il diritto di
salvaguardare e di tutelare
l’inviolabilità della propria persona con
lo scegliere il trattamento chirurgico e
che il disattendere questo diritto
proprio dell’individuo configura, anche
se l’intervento ha avuto un esito
favorevole, una violenza arbitraria ed
ingiusta sul malato.
MI 19/12/2015
Di qui nasce l’obbligo di richiedere e
ottenere il consenso, dopo aver fornito al
paziente una corretta e completa
informazione.
MI 19/12/2015
Martin Salgo (1957)
 Importante
a questo proposito il
processo noto come caso Martin
Salgo (1957) nella cui sentenza si
afferma che “il medico ha il dovere
di comunicare al paziente ogni
fatto che sia necessario a formare
la base di un ‘intelligent consent’ al
trattamento proposto”.
MI 19/12/2015
Martin Salgo (1957)
 I magistrati statunitensi con questa
sentenza sottolinearono che l’obbligo
dell’informazione al fine di ottenere un
adeguato e consapevole consenso
(definito con il termine “consenso
intelligente”) si doveva doverosamente
ed in modo tassativo estendere non
solo agli eventuali e probabili pericoli
legati al tipo di prestazione proposta,
ma anche alle possibili terapie
alternative che in concreto ed
utilmente in senso pratico potevano
essere scelte ed effettuate.
MI 19/12/2015
Martin Salgo (1957)

Il signor Salgo affetto da paralisi irreversibile in
conseguenza di una aortografia translombare aveva
citato in giudizio il proprio medico accusandolo di aver
agito con negligenza e di aver omesso di avvertirlo dei
pericoli e dei rischi cui poteva andare incontro. Il
tribunale, a differenza delle modalità procedurali
impiegate per giungere alle precedenti conclusioni ed
alle corrispondenti decisioni, non limitò le indagini e
non circoscrisse il relativo dibattito alla sola
dimostrazione del tipo di accettazione data dal
danneggiato al trattamento proposto, ma pose
l’accento e diresse l’attenzione sulla entità e sulla
qualità dell’informazione che aveva preceduto
l’acquisizione del consenso, introducendo così un
nuovo elemento giuridico oggettivo da considerare
come fattore indipendente.
MI 19/12/2015
Martin Salgo (1957)
Con la motivazione ed i contenuti concettuali della
sentenza relativa al caso Salgo nacque l’informed
consent.
 Si può affermare che con il processo Salgo
vennero a coincidere e ad unificarsi due
importanti pilastri che caratterizzano la
responsabilità medica in tema di consenso all’atto
sanitario: da una parte l’acquisizione del
consenso, dopo corretta e sincera informazione
interpretata e decifrata come una importante fase
ed essenziale indicatore della buona condotta e
diligenza medico-professionale e dall’altra il
consenso stesso direttamente concepito come
obbligo finalizzato al pieno rispetto del diritto
all’autodeterminazione, all’indipendenza ed alla
MI 19/12/2015
autonomia del malato visto come persona.

LE ORIGINI DEL CONSENSO INFORMATO
Una teoria di decisioni legali nel quadro giudico nordamericano che
smuovono la medicina e la filosofia morale
• Nel 1960: la legge non consente la medico “di sostituire
il suo giudizio con quello del malato attraverso qualsiasi
forma di artifizio o inganno” (Natanson vs. Kline)
• Nel 1972: la sentenza Canterbury vs Spence stabilisce
che un paziente può esercitare liberamente il suo diritto
all’autodeterminazione solo se “possiede una quantità di
informazione tale da permettere una scelta intelligente”
[non spetta al medico stabilire quale e quanta
informazione circa i rischio è rilevante o di interesse per il
paziente]; “il rispetto per il diritto del paziente
all’autodeterminazione su una particolare terapia richiede
uno standard legislativo che per i medici piuttosto che
uno standard che i medici impongono o non impongono a
19/12/2015
seMI stessi”
•Nel caso Gray (1966) i giudici statunitensi, ponendo
nel giusto rilievo l’informazione e allo scopo di aggettivare
più dettagliatamente il consenso alla prestazione
sanitaria, si giovarono dell’espressione “necessariamente
consapevole” anche per sostenere come
questa importante caratteristica, da raggiungere con
più colloqui e con notizie somministrate su misura,
dovesse derivare obbligatoriamente dall’aspetto e
dalle prerogative della relazione esistente tra medico
e paziente considerata in questo contesto un preciso
e pattuito rapporto di tipo contrattuale.
• Patient’s Bill of Rights (Dichiarazione dei diritti del paziente): adottata nel
1973 (1992) dall’American Hospital Association riconosce nel consenso un
diritto morale dei pazienti
MI 19/12/2015
caso Berkey (1969)
 Il paziente aveva dato il consenso per
essere sottoposto ad una mielografia
senza che il dottor Anderson lo
avesse informato dei rischi e dei
pericoli connessi ed insiti in questo
esame diagnostico. Anzi il medico lo
aveva più volte tranquillizzato e
rassicurato, sostenendo che l’unico
suo disagio sarebbe stato quello di
essere disteso su un “freddo tavolo
operatorio”.
MI 19/12/2015
Caso Berkey (1969)
 La
Corte, oltre a ritenere fortemente
censurabile un simile
comportamento, affermò che il
professionista avrebbe dovuto, al
contrario, fornire al suo assistito
tutte le informazioni sulla natura e
sulle modalità dell’indagine
mielografia in modo completo ed
utile per metterlo nelle migliori
condizioni di decidere in modo
intelligente e consapevole.
MI 19/12/2015
Caso Berkey (1969)
I
giudici, per la sentenza, si
basarono sul presupposto che la
relazione di cura possiede e si
caratterizza con un preciso
connotato ed un ben determinato
aspetto di ordine fiduciario e che
nei rapporti di questo genere la
legge imponeva l’obbligo di una
completa e chiara informazione.
MI 19/12/2015
MI 19/12/2015
Belmont Report

The “ Belmont Report (18 aprile 1979)
 Principi
etici e linee guida per la
protezione
 dei soggetti umani della ricerca Report”
 USA
-Commissione Nazionale per la
protezione dei soggetti umani della ricerca
biomedica e comportamentale

MI 19/12/2015
2 luglio 1974 -18 aprile 1979
La bioetica contemporanea in occidente




Nelle società pluraliste e democratiche l’unico
modo possibile per elaborare i criteri della morale
civile è quello del consenso democratico
I famosi 3 principi contenuti nel Rapporto Belmont
hanno dato l’avvio alla bioetica contemporanea
Essi non rivendicano un ruolo assoluto, ma si
pongono come base di accordo ragionevole (cioè
ricerca di una morale civile) tra gruppi diversi per
cultura, religione, morale
Questi principi godono di consenso universale in
Occidente, poiché su di essi è fondata la cultura
occidentale, dopo secoli di maturazioni e
rivoluzioni
MI 19/12/2015
PRINCIPI DELLA BIOETICA NORD-AMERICANA (1)



Principio
di autonomia
(rispetto della
persona): è contrapposto al paternalismo ed
auspica il rispetto della libertà di scelta del paziente
(che però non sempre è in condizioni di scegliere).
Ciò presuppone l’informazione/conoscenza e l’azione
coerente del paziente ; tuttavia nasce la conflittualità
tra il peso morale dei criteri medici ed il peso reale
soggettivo del paziente (che non ha l’esperienza del
medico) in merito agli oneri/benefici che la scelta
comporta.
Applicazioni: segreto, consenso informato, verità,
rifiuto della cura, aborto, ecc.
Limitazioni al principio: motivi di salute pubblica (es.
quarantena),
costi
elevati,
incapacità
fisica/mentale/legale del paziente, autonomia del
medico e di altri (es. parenti).
MI 19/12/2015
PRINCIPI DELLA BIOETICA NORD-AMERICANA (1)


Principio di beneficialità/non maleficienza: Il
medico avrebbe come obiettivo essenziale il miglior
interesse del paziente, per cui è autorizzato a curarlo
anche senza informazione e/o consenso dello stesso
ed anche tacendo o manipolando la verità. Ciò
sarebbe giustificato dal fatto che la malattia stessa
sminuisce l’autonomia del malato, mentre l’obiettivo
del medico è quello di restituirgli tale autonomia.
Tale principio, che rischia di degenerare nel
paternalismo, può non essere capace di risolvere
situazioni di conflittualità decisionali: Prelevare o non
prelevare organi dal vivente? E' lecito effettuare una
sperimentazione non terapeutica? Si può intervenire
(con danno) sulla gravida per il bene del feto?
Praticare o non praticare l’eutanasia (suicidio
assistito)? Ecc.
MI 19/12/2015
PRINCIPI DELLA BIOETICA NORD-AMERICANA (2)


Principio di giustizia: ha una dubbia identità, poichè
pende ora verso la beneficialità, ora verso l’autonomia.
Esso si basa sull’equità sociale e la solidarietà interumana
nella ripartizione degli oneri; casi simili devono essere
trattati in modo simile, ci deve essere equità nel distribuire
benefici e svantaggi provenienti da un’azione individuale
(es. certificati d’invalidità), deve esserci per tutti uguale
possibilità di accesso ai beni (es. cure), ecc.
Limiti/conflitti: A quali/quante cure ha diritto il paziente, a
tutte quelle che chiede? E quale è il minimo cui si ha
diritto? Quali le priorità in caso di accesso limitato (es.
pochi fondi - pazienti in attesa di trapianti - carenza di
attrezzature, come incubatrici per neonati immaturi o
respiratori,ecc)? Lo stato deve farsi carico di malattie
determinate da proprie scelte di vita?
MI 19/12/2015
La bioetica contemporanea in occidente

Gli stessi movimenti politici odierni hanno una cultura
che poggia su questi tre principi, anche se
propendendo in modo diverso per l’uno o l’altro
principio, propugnano diversi sistemi morali:
Il liberalismo pone l’accento sull’autonomia (libertà
da.. come principio assoluto, in assenza di costrizioni)
Il socialismo privilegia il principio di beneficialità
(libertà per mettere in pratica; lo Stato ha il compito
di provvedere a tutti i bisogni dei cittadini, in un clima
di uguaglianza economica e sociale)
La socialdemocrazia
si pone tra i primi due
proponendo la giustizia come equilibrio tra
beneficialità e autonomia.
MI 19/12/2015
MI 19/12/2015
Autonomia
• Capacità di autodeterminazione
• Proprietà di un’azione
 Azione
 Indipendenza
 Razionalità
Si può configurare sia un diritto negativo sia un
positivo al rispetto dell’autonomia
MI 19/12/2015
Dall’assunto etico e politico che l’autonomia è un
diritto fondamentale deriva logicamente la
giustificazione dei diritti a
- Privacy
- Rifiuto del trattamento
- Consenso informato
- Minimo accettabile di cure sanitarie
MI 19/12/2015
DIMENSIONE ETICA DEL CONSENSO INFORMATO
• Distinguere tra persone autonome e azioni autonome
– Una persona non autonoma può prendere decisioni autonome
– Un soggetto autonomo può in determinate circostante non essere nelle
condizioni di fare scelte capaci
• L’autonomia ha differenti livelli e perché un’azione sia autonoma
devono essere soddisfatte tre condizioni
– Il soggetto deve agire intenzionalmente
– Il soggetto deve comprendere ciò che fa
– Il soggetto non deve essere controllato da influenze altrui
• Per il consenso informato non è richiesta un’autonomia assoluta, ma una grado
sufficiente di autonoma: il consenso deve essere “sostanzialmente” autonomo
Il consenso informato è “una richiesta specifica di decisione autonoma”: viene fornito
se un paziente, in virtù di una comprensione sostanziale della richiesta e in assenza
totale di controllo altrui, autorizza intenzionalmente un professionista a seguire una
procedura medica
MI 19/12/2015
Critiche al principio di autonomia
• E’ in conflitto con il dovere primario del medico di
conservare o ripristinare la salute del paziente
• L’autonomia deve essere rispettata solo nella fasi terminali
• L’idea di autonomia è falsa (non è filosoficamente fondata, siamo
tutti condizionati dai valori sociali, ci sono anche i bisogni della
società, etc.)
• L’autonomia non può negare le condizioni stesse
che ne consentono il manifestarsi
MI 19/12/2015
CRITICHE DEL CONSENSO INFORMATO
• “Un obbiettivo irraggiungibile che si è trasformato in una richiesta
legale”
• L’informazione completa al paziente lo indurrebbe a rifiutare qualsiasi
intervento temendo i rischi che gli vengono comunicati (si tratta di una
critica che non ha basi empiriche)
• Il paziente non ha gli strumenti per capire in maniera adeguata
l’informazione medica che gli viene fornita (critica superata dal principio
dell’autonomia sostanziale)
• I pazienti non vogliono sapere e preferirebbero affidarsi ai medici (non
sono comunque la maggioranza)
• Sotto il profilo legale il consenso informato distruggerebbe il carattere
fiduciario del rapporto medico-paziente in quanto implica il fatto che il
medico dimostri delle incertezze e minerebbe l’autonomia professione
• Le informazioni hanno spesso un carattere probabilistico che non aiuta
il paziente a decidere, mentre non è concretamente possibile fornire
tutta l’informazione disponibile su una particolare situazione clinica
MI 19/12/2015
CRITICHE DEL CONSENSO INFORMATO
• Nella realtà clinica il paziente è malato e tale condizione ne
compromette l’autonomia
“…dal disposto degli artt. 13 e 39 della Costituzione discende che al
centro dell’attività medico-chirurgica si colloca il principio del consenso,
il quale esprime una scelta di valore nel modo di concepire il rapporto
tra medico e paziente, nel senso che detto rapporto appare fondato
prima sui diritti del paziente che sui doveri del medico. Sicché sono da
ritenere illegittimi i trattamenti sanitari extra-consensuali, non
sussistendo un “dovere di curarsi” se non nei definiti limiti di cui all’art.
32 cpv. 2 Cost. E’ da precisare tuttavia che pure il principio del consenso
incontra dei limiti, giacché nonostante il consenso, l’intervento risulta
illecito quando supera i limiti della salvaguardia della vita, della salute,
dell’integrità fisica, nonché della dignità umana".
Comitato Nazionale per la Bioetica, Informazione e consenso all'atto
medico, 20 giugno 1992
MI 19/12/2015
Qualche esempio di diritti negati
Nel campo della sperimentazione medica si sono
avute diverse denunce presso la Corte europea
dei diritti umani, in relazione a:
 sperimentazione
di allucinogeni su persone
inconsapevoli (militari),
 innesto, senza consenso, di cellule cancerogene
in pazienti anziani,
 esposizioni di soggetti handicappati a radiazioni
nascoste,
 studi su embrioni malformati in utero di madri
ignare, ecc.
Un esempio del ricorso alla bioetica nel campo dei
diritti umani è offerto dalla discriminazione e
dall’intolleranza nei confronti dei malati di AIDS,
come pure nel dibattito sulla procreazione ed il
ricorso alla procreazione assistita.
MI 19/12/2015
Diritti umani e bioetica
Diritti di I generazione (diritti civili: vita, libertà), nati per
difendere il cittadino dai poteri dallo Stato
 Diritti di II generazione (diritti sociali: salute, lavoro,
istruzione, informazione, ecc.), che invece richiedono
l’incremento degli interventi statali
 Diritti di III generazione (solidarietà, sviluppo, pace
internazionale, ambiente protetto, comunicazione, ecc.)
 Diritti di IV generazione ( diritti delle generazioni future,
diritto ad un patrimonio genetico non manipolato, ecc.)
Questi ultimi diritti toccano da vicino la bioetica che, tuttavia, li
abbraccia tutti (es. diritto alla vita nell’aborto, diritto alla
libertà nella procreazione assistita, ecc.), pur nella difformità
di vedute dei diversi orientamenti etici.
Il tema dei diritti è centrale in bioetica, anche perché parlare
di diritti significa elaborare un codice etico comune, in vista
di un consenso condiviso

MI 19/12/2015
Bioetica
Avere dei diritti morali significa
desiderare che la propria
richiesta sia riconosciuta come
principio morale e quindi
meritare considerazione
Feinberg J 1973 THE NATURE and VALUE of
RIGHTS.
Social Philosophy 64-67
Grazie per l’attenzione
MI 19/12/2015
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La Bioetica - Paleopatologia