anno XXIV
numero 7/8
luglio agosto 2013
torino
medica
comunicazione
informazione
formazione
la rivista dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di torino
Verso
il nuovo codice
di deontologia
medica
Un vero e proprio viaggio a tappe in cui gli Ordini
provinciali riflettono, valutano, discutono, propongono.
Sommario
La Rivista è inviata a tutti gli iscritti all’Ordine dei Medici Chirurghi
e degli Odontoiatri di Torino e provincia e a tutti i Consiglieri degli Ordini d’Italia.
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numero 7/8
luglio agosto 2013
anno XXIV
numero 7/8
luglio agosto 2013
torino
medica
8
la rivista dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di torino
Verso
il nuoVo codice
di deontologia
medica
Un vero e proprio viaggio a tappe in cui gli Ordini
provinciali riflettono, valutano, discutono, propongono.
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Foto in copertina di
Dario Cicchero
Direzione, Redazione,
Corso Francia 8 - 10143
Torino Tel. 011 58151.11
r.a. Fax 011 505323
[email protected]
www.omceo.to.it
Presidente
Amedeo Bianco
Vice Presidente
Guido GIUSTETTO
Segretario
Ivana GARIONE
Editoriale
Leggere fa bene
alla salute
Mario Nejrotti
36
prima pagina
comunicazione
informazione
formazione
Nel mese di giugno
(sabato 1 giugno e
sabato 8 giugno)
presso la nuova
sede dell’Ordine dei
Medici Chirurghi
e Odontoiatri della
provincia di Torino
(Villa Raby Corso
Francia 8) si sono
tenute due intere
giornate di lettura e
commento della bozza
del Nuovo Codice di
Deontologia Medica
aperte ai coordinatori
delle Commissioni e
al Consiglio Ordinario
del’OMCeO di Torino.
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prima pagina
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Tesoriere
Guido REGIS
Consiglieri
Domenico BERTERO
Tiziana BORSATTI
Emilio CHIODO
Riccardo DELLAVALLE
Ezio GHIGO
Anna Rita LEONCAVALLO
Elsa MARGARIA
Aldo MOZZONE
Tribuna
Verso
il nuovo codice
di deontologia medica
Rosa Revellino
Diecimila falsi dentisti
Nicola Ferraro
Le commissioni
dell’Ordine
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44
Cultura
Africa: alle origini della
vita e dell’arte
Nicola Ferraro
Il vecchio e la ragazza
Giuseppe Scarso
La ricerca in
Provincia
Ectoenzimi
Fabio Malavasi
Le nostre radici
Eravamo giovani...
e sognavamo il
Premio Nobel
Rosa Revellino
Voltare pagina
Rosa Revellino
Vivere la
deontologia
Codice di deontologia:
uno storico processo di
revisione lungo più di
un secolo
Sara Patuzzo
Il dedalo
La tossicità tardiva delle
terapie antitumorali
in età evolutiva
Enrico Brignardello
Francesco Felicetti
Giuseppe Boccuzzi
Scoppia in Piemonte
la primavera… della
medicina generale
Nicola Ferraro
Harmony
Prof.ssa Elsa Margaria
Gianfranco Voglino
Renato TURRA
Roberto VENESIA
Rosella ZERBI
Patrizia BIANCUCCI (Od.)
Gianluigi D’AGOSTINO
(Od.)
Bartolomeo GRIFFA (Od.)
Commissione Odontoiatri
Gianluigi D’AGOSTINO
Presidente
Patrizia BIANCUCCI
45
Sergio Fezia.
Grande medico
grande uomo
Marzia Arditi
46
Pazienti ricchi
e pazienti poveri
Giuliano Maggi
48
Rubriche
In libreria
Il bisturi rosso
Servizi dell’Ordine
Comunicati
Pianeta solidarietà
60
Corsi e congressi
in pillole
Congressi
Claudio BRUCCO
Bartolomeo GRIFFA
Paolo ROSATO
TORINO MEDICA
Revisori dei Conti
Riccardo FALCETTA
Presidente
Carlo FRANCO
Angelica SALVADORI
Vincenzo MACRI’ Supplente
Direttore responsabile:
Direttore:
Amedeo Bianco
Mario Nejrotti
Caporedattore:
Nicola Ferraro
Aut. del Tribunale di Torino
n. 793 del 12-01-1953
Pubblicità: SGI Srl Via Pomaro 3-10136 Torino 011 359908 / 3290702 Fax 011 3290679 e-mail: [email protected] - www.sgi.to.it
Progetto e Realizzazione Grafica SGI Srl
Stampa La Terra Promessa Onlus NOVARA
Chiuso in redazione il 10 luglio 2013
luglio agosto 2013
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prima pagina
Editoriale
LEGGERE FA BENE
La salute in Italia
a cura di
Mario Nejrotti
Nel nostro Paese le più recenti statistiche ci dicono che la salute e la sopravvivenza della popolazione sta migliorando. Questo accade, come abbiamo scritto altre volte, nonostante gli stili di vita in
generale non siano salutari.
I cittadini italiani, infatti, sono sedentari, obesi, in sovrappeso o fumatori in percentuali preoccupanti.
Inoltre, la sanità sta subendo una “ristrutturazione” caotica e non sufficientemente coordinata a
livello centrale, che rischia di minare alla base il nostro sistema sanitario nazionale.
Per questo i decisori, in un momento di risorse limitate, dovrebbero adoperarsi per mantenere livelli
di assistenza sufficienti e omogenei sia ospedalieri che territoriali su tutto il territorio nazionale, ma
concentrare gli investimenti sulla prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie, in un’ottica di
concreta speranza nella loro reale diminuzione a lungo termine.
La salute, come è stato sottolineato più volte da questi media, non si esaurisce nell’assenza di
malattia, ma sconfina in ambiti ben più vasti, che toccano tutti quei “determinanti della salute” di
popolazione che sono ormai troppo noti per essere ulteriormente ricordati analiticamente.
Ma per riassumere il concetto, potremo dire che tutte le azioni politiche, sociali, dei gruppi e degli individui sono indissolubilmente collegate con lo stato di salute psicofisico del singolo e che il
parametro che dovrebbe guidarle, prima di ogni altro, dovrebbe essere la valutazione del grado di
“benessere” che esse generano.
Lettura e salute
Uno dei pilastri dello sviluppo dei singoli dal punto di vista della crescita culturale, della capacità di
ragionamento e della libertà di giudizio è la disposizione a leggere.
Scorrendo uno studio pubblicato dalla Associazione Italiana Editori che rielabora dati ISTAT dal 1998
al 2011, si ha un quadro interessante e preoccupante al contempo della nostra popolazione.
Leggiamo sicuramente troppo poco. u
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ENE ALLA SALUTE
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prima pagina
Editoriale
Da questi dati si evince, infatti, che il 55,7% della popolazione italiana al di sopra dei 6 anni non legge
nemmeno un libro nell’arco di un anno. Questa percentuale è pari a 31.483.000 individui.
Come tutte le statistiche non sarà perfetta e conterrà certo degli errori parziali.
Uno potrebbe essere insito nella fonte stessa dei dati, focalizzata sulla vendita dei libri, che non conteggia perciò quelli presi in prestito o prestati tra lettori, l’altro potrebbe essere che si ignorano, magari
per motivi di concorrenza, le fonti di lettura più tecnologiche come gli e-book.
Resta il fatto inconfutabile, però, che la maggior parte di questa popolazione con ogni probabilità
esercita poco o niente la fondamentale funzione cerebrale del leggere.
“Analfabetismo di ritorno”:
è una malattia cronica?
Da medici ci preoccupiamo giustamente dell’impressionante numero di soggetti ipertesi presenti sul
nostro territorio, che sono oltre 12 milioni. Gli sforzi di tutta la sanità sono impegnati in questo momento storico a contrastare principalmente la cronicità come fenomeno sociale negativo, che rischia
di pesare in modo insostenibile sulle strutture sanitarie e sulla salute dei singoli.
Pensiamo, però, che i cittadini trascurino, nell’assoluto disinteresse o quasi delle istituzioni, una funzione del nostro organismo capace di dar loro vantaggi enormi in termini diretti e indiretti.
Il 60% quasi della popolazione non legge neanche un libro ogni tre mesi e questo, considerando che
le percentuali dei non lettori aumentano con l’aumentare dell’età, ci porta a pensare che la comprensione dei concetti scritti o semplicemente comunicati tenda a scendere nelle persone adulte e negli
anziani, generando un vero fenomeno di massa di “analfabetismo” post scolare, che oltre ad essere
certamente pericoloso per la salute del cervello, lo è molto dal punto di vista sociale.
Il problema esiste e non è una discussione da élite intellettuale e snob, ma un dibattito che deve
prendere forma e forza, perché riguarda appunto molteplici aspetti sociali e politici, che da questo
fenomeno di scarsa alfabetizzazione possono essere influenzati in modo sostanziale.
Torino Medica: una nuova iniziativa editoriale
Questo giornale non ha certo la pretesa di cambiare una situazione che in Italia purtroppo ci vede
assestarci su livelli culturali preoccupanti, esponendoci a strumentalizzazioni e coercizioni molto pericolose, soprattutto da parte dei media generalisti.
Torino Medica ha sempre dato spazio agli sforzi letterari di colleghi scrittori e poeti o a lavori di particolare interesse sociale e letterario, ma dall’autunno prenderà parallelamente vita un’iniziativa finalizzata a potenziare la sensibilità alla lettura prima nei medici, che già sono una categoria privilegiata da
questo punto di vista, e poi nei cittadini di cui essi si occupano.
Per questo nascerà un inserto periodico nel nostro mensile e probabilmente anche sul portale, che
offrirà ai lettori, ma anche ai naviganti, una carrellata delle novità editoriali del vastissimo panorama
delle Editrici grandi e meno grandi, “in carta e elettroniche”che sono numerosissime nel nostro Paese
e che svolgono un ruolo importante di diffusione del piacere della lettura.
Chi ci segue, quindi, troverà presentazioni di libri, tradizionali e e-book, e di iniziative letterarie; potrà
scoprire le attività di case editrici, magari poco note, ma pregevoli; cronache di premi letterari locali
e nazionali.
La redazione cercherà di avvalersi di personalità note del mondo della cultura, per dare autorevolezza
al nostro lavoro e alle nostre scelte.
Chiederemo, poi, a colleghi particolarmente in vista nel nostro mondo medico, consigli su quali libri
secondo loro sono “imperdibili” e la redazione segnalerà ogni volta uno, due libri tra le novità, che a
nostro giudizio, condiviso anche da esperti lettori, siano da leggere per primi.
Sarà anche interessante scoprire insieme a noi quali siano i Top Ten del periodo, avvalendoci di classifiche, speriamo le più attendibili possibile.
Inoltre, i nostri lettori, specie quelli che ci seguono sul Portale, ma non solo, potranno partecipare a
stilare una classifica personale, che potrà essere di suggerimento per colleghi e non.
Tutto questo potrebbe stimolare iniziative letterarie all’interno del nostra sede dell’Ordine con incontri,
presentazioni di libri, come è già iniziato ad avvenire, interviste, finalizzate a diffondere curiosità per
la lettura tra i cittadini che si rivolgono a noi.
Si potrebbero, ancora, lanciare iniziative di Book Crossing negli studi professionali, specie della Medicina e Pediatria di base o odontoiatrici, ma non solo, che aiutino i cittadini a venire in contatto con i
libri, rimettendoli in circolo dopo la lettura. Già esistono delle esperienze pilota, che fanno molto ben
sperare. Convinti che la lettura contribuisca attivamente a mantenere a lungo le funzioni cerebrali e
a costruire cittadini consapevoli e capaci di giudizio indipendente, abbiamo deciso di iniziare questa
esperienza, che crescerà e si modificherà nel tempo, anche grazie agli stimoli che ci perverranno come
sempre dai lettori.
Dall’autunno, quindi… buona lettura a tutti! ¢
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prima pagina
Tribuna
Come ha sostenuto
nel suo importante
intervento d’apertura
della prima giornata
Roberta Chersevani la
medicina sta correndo
molto e il Codice
deve tenere conto di
questo avanzamento...
anche verso il campo
della tecnologia e
della comunicazione
per cui è stato
proprio elaborato e
aggiunto un nuovo
articolo (http://www.
videomedica.org/
?p=9631
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verso
il nuovo codice
di deontologia
medica
Giornate di dibattito e confronto all’OMCeO di Torino
di Rosa Revellino
Nel mese di giugno (sabato 1 giugno e sabato 8 giugno) presso la nuova sede dell’Ordine dei Medici
Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Torino (Villa Raby Corso Francia 8) si sono tenute due intere
giornate di lettura e commento della bozza del Nuovo Codice di Deontologia Medica aperte ai coordinatori delle Commissioni e al Consiglio Ordinario del’OMCeO di Torino.
Ai tavoli di lavoro, coordinati da Amedeo Bianco, Presidente dell’OMCeO di Torino: Roberta Chersevani, Presidente dell’Ordine dei Medici di Gorizia e coordinatrice della Consulta Deontologica Nazionale, Antonio Panti, Presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, Sara Patuzzo, PhD in Bioetica
(Università degli Studi di Torino) e assegnista di Ricerca (Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina
di Comunità, Sezione di Medicina Legale, Università degli Studi di Verona), Maria Antonella Arras
(Membro della Consulta Dentologica Nazionale).
Il testo provvisorio oggetto di discussione presso l’OMCeO di Torino (inviato a tutti gli Ordini provin-
luglio agosto 2013
Nella foto, la giornata
di lettura presieduta
da, a sinistra Roberta
Chersevani, Presidente
OMCeO di Gorizia e
Coordinatrice della
Consulta Deontologica
Nazionale; al centro,
Sara Patuzzo, PhD in
Boetica all’Università
di Torino e assegnista
di Ricerca; il Presidente
OMCeO Amedeo
Bianco.
La necessità di rivedere il Codice nasce dal cuore stesso del testoafferma il Presidente Amedeo Bianco in un’audio-intervista che è
possibile ascoltare integralmente sul portale di torinomedica.com.
(http://www.torinomedica.org/ torinomedica /?p=7968# more7968)
Le vicende del nostro Paese e i dibattiti culturali hanno richiesto una
riflessione attenta. Non ci siamo inventati nuovi grandi principi, ma
abbiamo cercato di adattare i grandi mutamenti della Medicina, e del
dibattito sociale, civile e politico, ad un testo che è una norma che
incrocia i diversi aspetti della nostra cultura. Un’esigenza è stata
quella di dare una certa organicità lessicale, facendo alcune scelte
che sembrano forse banali, ma che in realtà rappresentano varianti
strutturali del documento. Alcuni articoli per esempio contenevano
delle ripetizioni e risultavano contraddittori e poco coerenti, quindi,
forse, poco chiari. Inoltre in questo Codice ci sono anche degli aspetti
nuovi o relativamente nuovi rispetto alla normazione deontologica.
E ci sono articoli che riguardano per esempio le problematiche
connesse all’ICT (Information Communication Technology) che
pongono questioni di autonomia, equità, giustizia; si trattava quindi
di approntare la discussione in modo moderno portando in questi
universi nuovi, fatti anche dalla tecnologia, i principi fondamentali
dell’agire del medico e dei diritti delle persone assistite. Un altro
esempio che è possibile portare all’attenzione riguarda una
questione ampia e dibattuta: cioè il problema del biopotenziamento,
ovvero gli interventi migliorativi delle capacità umane “normali”.
Un tema che proprio per la sua implicazione deontologica, ma anche
filosofica, morale, etica...ci porta verso una zona d’ombra, un punto
limite che forse è addirittura al di là della pratica medica.
Ci sono poi –conclude il Presidente Bianco- tante altre importanti
tematiche: come l’ambiente, il rapporto tra ambiente e salute ma
anche soprattutto il rapporto tra la salute e lo sviluppo, perché
la tutela della salute costituisce una regola essenziale perché lo
sviluppo diventi sostenibile.
In altre parole non abbiamo cambiato, ma forse abbiamo migliorato
e adeguato un testo che era già estremamente ricco e strutturato.
Il tentativo è stato quello di costituire un punto di riferimento, un
orizzonte rispetto al quale i medici possano trovare una guida e
soprattutto in cui cercare alcune soluzioni possibili ai dilemmi
cruciali della nostra professione.
ciali nel mese di maggio 2013) è il risultato di un lungo lavoro di studi, consultazioni e revisioni della
Consulta Deontologica Nazionale che in un primo periodo è stata coordinata dal Presidente della
FNOMCeO Amedeo Bianco ed è poi stata affidata alla direzione di Roberta Chersevani.
L’importanza della questione deontologica, e della coscienza di partecipazione attiva e diretta dei
medici ad un testo regolativo e normativo che struttura la loro professione, è emersa in tutta la sua
imponenza in queste due giornate di commento e confronto sul testo che hanno visto un’ampia partecipazione di professionisti e numerosi interventi e proposte di emendamenti lungamente discusse,
dibattute e commentate in queste due sessioni di lavoro. Entro il 15 settembre 2013 tutti gli Ordini
dovranno inviare gli emendamenti proposti.
È talmente grande
l’evoluzione delle
conoscenze e della
tecnologia -ha
sostenuto Antonio
Panti- che si pongono
continuamente
problemi nuovi
e urgenti...senza
dimenticare però
le nostre radici
professionali che
stanno nell’aiuto alla
persona. Il compito
antropologico del
medico infatti non
può cambiare. La
Medicina tuttavia
non serve soltanto a
curare e prevenire le
malattie ma anche a
potenziare le capacità
dell’uomo. Su questo
si discute molto
per tentare di far
calare le novità e gli
avanzamenti della
modernità nei valori
che fondano la nostra
professione.
http://www.
videomedica.
org/ videomedica
/?p=9638
Le revisioni della bozza del Nuovo Codice Deontologico sono andate avanti nel mese di luglio con tre
appuntamenti di lettura e commento aperti a tutti i medici iscritti all’OMCeO di Torino.¢
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prima pagina
Tribuna
diecimila falsi
75 milioni di euro il danno all’erario
Nicola Ferraro
Elaborazione di
materiale
redatto dall’
Ufficio Stampa
della FNOMCeO
“Ma siamo certi che a curare le nostre
carie, o ad applicare gli apparecchi
ortodontici ai nostri figli
siano sempre e solo Odontoiatri con tutti
i titoli in regola?
No: in Italia, a circolare sono diecimila
falsi dentisti.
E non causano soltanto danni alla nostra
salute. Ammonta infatti a settantacinque
milioni di Euro la perdita per le casse
dello Stato. E parliamo esclusivamente
dei mancati incassi Irpef.
Sono questi alcuni dati che emergono
dallo Studio svolto dall’Eures – l’Istituto
di Ricerche Economiche e Sociali – in
collaborazione con la Commissione Albo
Odontoiatri (CAO) e con l’egida di tutto
il Comitato Centrale della Fnomceo che,
per la prima, volta ha dato “numeri certi”
sull’abusivismo medico e odontoiatrico
nel nostro paese e a livello europeo”.
Inizia così un comunicato stampa della
FNOMCeO diramato il 23 maggio scorso
per il lancio della presentazione dei dati
dello Studio Eures tenutasi presso la sede
della Federazione il giorno seguente.
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i dentisti
Il commento di Giuseppe Renzo e Fabio
Piacenti
“Sono cifre da punto esclamativo – commenta
Giuseppe Renzo, Presidente della CAO Nazionale
sempre sullo stesso comunicato– che gridano ancor più vendetta in un contesto di crisi che pare
senza fine e nel quale lo Stato annaspa nella ricerca di nuove entrate, per rispondere a bisogni
sociali non più dilazionabili.
Crisi economica che non lascia immuni gli Odontoiatri, soprattutto i giovani.
La situazione sta diventando drammatica – conferma Renzo. Siamo abituati a pensare a quella
odontoiatrica come a una professione subito remunerativa e con sbocchi sicuri. In realtà, il tasso
di disoccupazione è almeno del 20%. I giovani
non trovano lavoro se non dopo tre anni (per
aprire un proprio studio ne occorrono da sei a
dieci), finendo facile preda di strutture di dubbia
certificazione che li sottopagano e li sottopongono a ritmi di lavoro massacranti”.
Secondo la nostra indagine – aggiunge Fabio
Piacenti, Presidente Eures- proprio queste strutture, nelle quali è più difficile per il paziente riconoscere la figura professionale addetta alla cura
odontoiatrica, costituirebbero le nuove incubatrici di abusivismo e prestanomismo, andando
gradualmente a sostituire gli studi, più o meno
nascosti, gestiti da falsi dentisti che si spacciano
per laureati”.
Cento euro per ricominciare… senza
laurea
Tra le altre cause di abusivismo, il traffico di lauree false o il riconoscimento di titoli conseguiti
all’estero, pur in assenza di garanzie sulla qualità
formativa, accanto a un atteggiamento scarsamente collaborativo dei cittadini nel denunciare
gli abusivi e soprattutto a un quadro sanzionatorio del tutto inadeguato a disincentivare i comportamenti illegali.
L’abusivo esercizio di una professione, infatti, disciplinato dall’articolo 348 del Codice Penale, è
oggi punito con una multa irrisoria che va da 103
a 516 euro o con la reclusione sino a sei mesi.
Ci auguriamo che questa ricerca possa sensibilizzare i cittadini a smascherare i casi di abusivismo
–auspica Renzo – anche perché le prime vittime
sono i pazienti stessi. L’abusivismo, infatti, porta
con sé il pericolo di danni importanti al cavo orale
e a tutto l’organismo, oltre a favorire la diffusione di agenti patogeni anche gravi, quali il virus
dell’epatite B e C e dell’Hiv.”
Il comunicato ha avuto grande rilievo sulla stampa nazionale come testimonia l’articolo della collega giornalista Simona Dainotto pubblicato sul
portale FNOMCeO nella rubrica “QUANDO LA
SANITÀ FA NOTIZIA: SPECIALE CAO”, che riproduciamo di seguito. u
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prima pagina
Tribuna
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GIORNALISTI E ODONTOIATRI INSIEME PER LA TUTELA DELLA SALUTE
Tg1, Tg3, Radiorai, Radio100passi, Tg La7. E ancora, Ansa, Adnkronos Salute, Agi, Italia Oggi, Healthdesk, Panorama della Sanità: tutti alla Conferenza Stampa – il 24 maggio - di presentazione della
Ricerca sull’abusivismo medico e odontoiatrico svolta dall’Eures, l’Istituto di ricerche e studi Sociali, in
collaborazione con la Commissione Albo Odontoiatri nazionale.
E poi, nel pomeriggio, gli inviati di Ansa e Adnkronos all’Enpam, per seguire i lavori dell’Assemblea
nazionale Cao e per registrare e rilanciare le dichiarazioni lusinghiere per gli Ordini del neo ministro
alla Salute Beatrice Lorenzin, insignita, per l’occasione, del titolo e del distintivo di “Presidente Cao
ad honorem”.
Infine, sempre le Agenzie a testimoniare l’intesa raggiunta dalla Cao con l’Antitrust in merito alla
vexata quaestio della pubblicità sanitaria, che deve essere sì libera ma sempre corretta e veritiera. E,
dalla stessa Antitrust, il ruolo di custodi di tale trasparenza è riconosciuto proprio agli Ordini.
È stata una due giorni intensa, quella degli Odontoiatri Cao riuniti a Roma, venerdì e sabato, in Assemblea nazionale, e seguiti passo passo dai giornalisti. Giornalisti che lo stesso presidente nazionale
Cao, Giuseppe Renzo, ha pubblicamente ringraziato, nel corso della Conferenza Stampa, per il loro
impegno nella lotta all’abusivismo, menzionando, in particolare, Striscia La Notizia, la trasmissione di
Antonio Ricci.
Già da giovedì 23, l’attesa per i dati che, per la prima volta, avrebbero fotografato la situazione
dell’abusivismo medico e ancor più odontoiatrico in Italia andava crescendo: Ansa, Adnkronos, Agi
annunciavano l’evento con più lanci, mentre Il Messaggero Salute, Sanità de Il Sole 24 Ore, Doctor33,
Quotidiano Sanità annunciavano, sui loro siti, la Conferenza Stampa.
In serata, Ansa e Adnkronos Salute facevano uscire anche la notizia del raggiunto “accordo d’intenti
con l’Antitrust”.
Ma la giornata clou è stata, ovviamente, venerdì 24: in una gremitissima sede degli Odontoiatri a piazza Cola di Rienzo, Radio, Tv, Agenzie, Giornali hanno ascoltato e rilanciato le dichiarazioni di Pippo
Renzo e al presidente dell’Eures, Fabio Piacenti.
Sul Portale anche il podcast dell’intervista di Renzo a Manuela Medi per Pronto Salute, la seguitissima
trasmissione su Salute, Sanità e Benessere di Radio Rai Uno. A questi link, invece, potete rivedere
l’intervista di Giuseppe Renzo al Tg3, il servizio andato in onda sul Tg de La 7 e quello di Gerardo
D’Amico per Rainews24. Ancora in uscita, invece, l’intervista di Monica Soldano, direttore di Radio
100 Passi.
Molti i lanci “in diretta” dei corrispondenti delle Agenzie: per Adnkronos Salute, Raffaella Ammirati
ha tracciato l’identikit e la “mappa geografica” dei falsi dentisti, facendo risaltare ancor più le perdite
economiche per la collettività in tempo di crisi, e rilanciando il progetto della Cao, che, non da ora,
propone di devolvere all’Odontoiatria sociale le attrezzature confiscate agli abusivi.
Per Ansa era presente invece Elida Sergi e per Agi Valentina Tonini Del Furio.
Il quotidiano economico Italia Oggi, che già aveva preannunciato l’evento con un articolo di Ignazio
Marino, non ha voluto mancare l’appuntamento, mandando l’inviata Benedetta Pacelli. I due articoli
pongono l’accento sui danni alle casse dello Stato, oltre che su quelli alla Salute.
La ricerca dell’Eures è uscita, in versione integrale, sui siti della Stampa Specializzata: Sanità de Il Sole
24 Ore, Quotidiano Sanità, Healthdesk vi dedicano le loro prime pagine. In edicola oggi il cartaceo di
Sanità, con un’ampia inchiesta di Barbara Gobbi.
Anche Norberto Maccagno – impossibilitato a partecipare – copre minuto per minuto tutta la manifestazione: le pagine de Il Dentale – la testata da lui diretta - sono quasi tutte dedicate alla Cao, a
partire dall’Editoriale, per arrivare alla ricerca sull’abusivismo, alle proposte per risolverlo, alle parole
del ministro Lorenzin, ai dettagli dell’incontro con l’Antitrust, al vademecum che aiuterà i giovani
odontoiatri a orientarsi nei meandri della Professione. E lo stesso faranno Andrea Peren e Rachele Villa
per la rivista cartacea Dental Journal e per il sito DentalAcademy.it
Panorama della Sanità - era presente invece Anselmo Terminelli - che farà uno “speciale” per il prossimo numero.
Il sito di About Pharma, la rivista di informazione sull’Healthcare, è stato aggiornato con la cronaca - a
firma di Fabrizia Puca - dell’intera giornata.
Molte le uscite ancora in programma: Roberta Raviolo condurrà, sulla traccia della ricerca, un’inchiesta per il sito Guidagenitori.it. E alcuni periodici, da Donna Moderna a Viver Sani e Belli a Benessere,
il mensile delle Edizioni Paoline, hanno richiesto materiale per scrivere sull’argomento.
Interesse anche sul web: basta digitare “falsi dentisti” sui Motori di Riceca, per trovarsi di fronte una
marea di siti che hanno ripreso la ricerca Cao-Eures. Impossibile citarli tutti, da Metropolis a La Voce
D’Italia a Più Sani e Più Belli , da On line news a La Nuova Sardegna e Sardinia Post, da Gaianews a
La perfetta Letizia, sito di informazione cattolica. Ma anche il Portale della Fimmg, il sindacato che
riunisce i Medici di Famiglia, oltre a quelli delle Associazioni sindacali degli Odontoiatri.
Ancor prima dell’evento, molti giornali si sono occupati di Odontoiatria: in allegato, gli articoli di
Adriano Lovera per Donna Moderna, di Barbara Benini per Viver Sani e Belli e l’intervista di Giuseppe
Renzo a Rachele Villa di Dental Journal.
A cura dell’Ufficio Stampa Fnomceo ¢
luglio agosto 2013
Nell’attesa di
Torino Medica
di settembre....
buone vacanze
a tutti!
luglio agosto 2013
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prima pagina
Tribuna
Le commissioni dell’Ordine
L’11 giugno 2013
presso la nuova sede
dell’Ordine dei Medici
Chirurghi e Odontoiatri
della provincia di Torino
(Villa Raby in corso
Francia 8) si è tenuto
il primo appuntamento
di “Voltare Pagina”:
un progetto culturale
dell’OMCeO di Torino
che ha voluto portare il
disagio e la fragilità al
centro dell’attenzione
sociale.
Questa iniziativa è
stata voluta e promossa
dall’Ordine di Torino
che già da due anni ha
attivato un network di
comunicazione con le
associazioni di malati,
volontari e familiari
(vedi il portale:
www.omceotorinoservizi.
com) per mettere
insieme e confrontare
le esperienze di aiuto
maturate sul territorio
e condividere domande,
problemi e potenzialità.
Contributi multimediali
Intervista al
Segretario
dell’OMCeO di
Torino Ivana
Garione
14
Intervista al dott.
Rayneri a cura di
Guido Giustetto
Vicepresidente
dell’OMCeO di
Torino
luglio agosto 2013
Intervista
all’autrice Gaia
Rayneri a cura della
redazione di Torino
Medica
Intervista alla
dott.ssa Carlotta
Vibi, Gruppo di
Ricerca Remedia
“voltare
pagina”
pagine per parlare
di disagio sociale e fragilità
Rosa Revellino
E da martedì 11 giugno 2013 l’OMCeO ha aperto la sua nuova sede alle associazioni per diventare
anche un polo culturale, di ricerca, dibattito e confronto. Il primo incontro proposto nell’ambito di
questa rassegna è stato dedicato al tema dell’autismo e ai problemi della comunicazione e del linguaggio nella famiglia, nella scuola e nelle istituzioni. Attraverso le pagine di PULCE NON C’È, di
Gaia Rayneri, edito da Einaudi nel 2009.
Al dibattito sono intervenute l’autrice, Gaia Rayneri, e la giornalista dell’Indice Monica Bardi. L’intelligenza lucida e schietta dell’autrice ha riportato l’attenzione su un dramma quotidiano in cui ad
una coppia di medici viene sottratta la figlia autistica per una perizia incauta e assurda. Lei si chiama
“Pulce” ed improvvisamente si trova lontano dai suoi affetti, in una prigione di solitudine.
Un’accusa di abuso sessuale a carico del padre fa implodere equilibri, affetti e tutto il sistema familiare. Gli occhi della sorella di “Pulce”, Gaia, hanno raccontato questa storia assurda, tra autobiografia
e letterarietà, ma con la consapevolezza di una ferita che non può passare.
(Intervista all’autrice Gaia Rayneri a cura della redazione di Torino Medica)
La discussione è stata poi arricchita da un focus tematico sulla comunicazione facilitata a cura della
linguista Carlotta Vibi del Gruppo di Ricerca REMEDIA dell’Università di Torino (Lingua-Medicina-Malattia).
Uno scambio di domande brevi e di piccoli flash di narrazione hanno fatto di quest’incontro uno
spazio neutro di riflessione aperta e di commento, spesso anche dialettico.
Un grandissimo successo di pubblico, se si pensa che la sala del dibattito ha contenuto più di 50
persone in orario pomeridiano: associazioni, cittadini, studenti e medici hanno sfogliato insieme le
pagine difficili, crude e cariche di rabbia di una storia familiare troppo facilmente dimenticata da
alcune istituzioni e dalla cronaca.
La nuova Commissione “Associazioni di Malati, Volontari e Familiari” coordinata da Luisa Mondo che
ha organizzato l’evento in sinergia con l’area comunicazione e l’Ufficio Stampa, ha voluto interpretare e sviluppare con il progetto “Voltare pagina” gli obiettivi dell’OMCeO: cioè costruire una nuova
mappa della solidarietà ma anche una rete di informazione in cui far circolare conoscenze, competenze e cultura. Partendo da occasioni, le pagine, che mettano a fuoco i problemi reali della popolazione,
con il sostegno, la conoscenza e la competenza delle associazioni del territorio.
Si tratta di un progetto inedito nell’ambito sanitario: l’OMCeO di Torino ha inaugurato infatti per primo un modello di dibattito culturale per creare una nuova coscienza del disagio e della fragilità che
passi proprio attraverso il dialogo aperto e critico tra medici, associazioni e cittadini.
Come ha ricordato il Segretario Ivana Garione, si tratta di un successo forse inaspettato ma che per
noi è motivo di grande soddisfazione; soprattutto è la misura di come il lavoro di condivisione e di
progettazione, attivato in questi due anni tra Ordine e associazioni, stia diventando comune e partecipato.
Un inizio che dà slancio al nostro impegno, come medici, come Istituzione, come cittadini. ¢
luglio agosto 2013
15
Vivere la deontologia
verso il
nuovo
codice di
deontologia
medica
Uno storico processo di revisione
lungo più di un secolo
Sara Patuzzo
PhD in Bioetica,
Università degli
Studi di Torino.
Assegnista di
Ricerca in Bioetica
e Deontologia medica, Dipartimento
di Sanità Pubblica e
Medicina di Comunità,
Sezione di Medicina
Legale, Università degli Studi di
Verona
Il Codice di deontologia medica si articola in norme che
individuano i doveri (e, per contro, i divieti) che i medici
sono chiamati a rispettare nella loro pratica professionale.
La disciplina deontologica non costituisce un insieme di
obblighi giuridici, bensì di norme di tipo etico che tuttavia
sono vincolanti per i medici, pena l’attribuzione di sanzioni disciplinari che possono arrivare sino alla radiazione
dall’Albo.
Il Codice deontologico nasce dalla riflessione e dall’elaborazione delle Autorità che ufficialmente rappresentano la categoria medica: gli Ordini dei Medici Chirurghi
e degli Odontoiatri, riuniti nella Federazione Nazionale
(FNOMCeO), ai quali è anche assegnato il compito di vigilare sul rispetto e l’osservanza dei precetti deontologici.
L’esigenza di raccogliere e stigmatizzare i doveri etici ai
quali i medici sono chiamati ad attenersi nella loro professione, ha radici antiche. La forma dei Giuramenti del
medico, come il noto Giuramento di Ippocrate1, è interpretabile come uno dei primi tentativi in materia. Una successiva traduzione dei principi di etica medica in indicazioni tese a regolamentare la prassi clinica si può ritrovare
nei Galatei del medico2, che tuttavia non sono frutto di un
gruppo rappresentativo della categoria, bensì di singoli e
autorevoli medici, né prevedono l’aspetto sanzionatorio,
entrambe caratteristiche che invece contraddistinguono i
successivi Codici di deontologia medica.
Giuramento di Ippocrate, Cos (Grecia), V sec. a.C.
I Galatei del medico si collocano in particolare
lungo i secoli XVIII e XIX.
1 2 16
luglio agosto 2013
La tradizione storiografica
La tradizione storiografica è conforme nel considerare il primo Codice di deontologia medica quello emanato dall’allora libero Ordine dei Medici di Sassari nel
19033. Da recenti ricerche di archivio condotte da chi scrive, sono stati tuttavia
portati alla luce due documenti precedenti: il Codice professionale della Camera
dei Medici dell’Istria e quello della Camera dei Medici di Trento, datati rispettivamente 18974 e 19005. Nonostante all’epoca l’Istria e Trento facessero parte
dell’Impero Austro-Ungarico, questi Codici si possono ritenere italiani, sia per
l’autonomia nella gestione sanitaria locale maturata al tempo da questi territori
rispetto al governo centrale6, sia e soprattutto perché scritti in lingua italiana da
medici italiani7.
L’esperienza codicistica comincia quindi a diffondersi tra la fine del XIX e l’inizio
del XX secolo, in parallelo con il costituirsi di Associazioni, Ordini e Camere che
intendono fungere da punti di riferimento provinciali per i medici, i quali vi convergono su adesione volontaria. Come prodotto dell’associazionismo medico, il
Codice di deontologia medica si qualifica come “qualcosa di più” che un mero
elenco di doveri e divieti: esso costituisce una sorta di “carta d’identità” o di “carta costituzionale” della professione medica, nella quale i medici si riconoscono e
che li unisce a partire da un condiviso quadro di principi etici. Dal 1910, con la
Legge n. 455 del 10 luglio, gli Ordini dei Medici vengono istituzionalizzati8. Due
anni più tardi nasce la Federazione (FOM) e con essa l’esigenza di giungere a
un unico Codice deontologico dalla valenza nazionale. Inizierà così un processo
di preparazione del testo che si concluderà solo nel 1924.Nel corso del periodo
fascista, gli Ordini dei Medici vengono soppressi e sostituiti con appositi Sindacati
fascisti di categoria, che sottoscrivono una nuova edizione del Codice di deontologia medica9, il quale nei contenuti di fatto riproduce il documento del 1924.
Dopo la caduta del Regime, si procede alla ricostituzione degli Ordini dei Medici e
della Federazione Nazionale10. u
3 Ordine de’ Medici della Provincia di Sassari, Codice di etica e di
deontologia, Tipografia e Libreria G. Gallizzi e C., Sassari 1903.
4 Camera dei Medici dell’Istria, Codice professionale e tariffa medica,
Stab. Tip. L. Bontempo, Pola 1899.
5 Camera dei Medici in Trento, Codice professionale stabilito dalla
Camera dei Medici in Trento per i propri pertinenti nella sessione del 21
luglio 1900, in Camera dei Medici in Trento ad uso dei propri pertinenti,
Raccolta di alcune Leggi e disposizioni sanitarie, Tip. ed. f.lli Mariotti,
Trento 1900, pp. 43-55. Per il testo integrale del Codice professionale della
Camera dei Medici dell’Istria e le modifiche intervenute nella versione
trentina si rimanda a: Sara Patuzzo, “Premessa al Codice professionale
della Camera dei Medici dell’Istria e della Camera dei Medici di Trento”,
Bioetica. Rivista interdisciplinare n. 4, Anno XIX, 2011, pp. 565-581.
6 Legge 22 dicembre 1891, in Camera dei Medici in Trento ad uso dei
propri pertinenti, Raccolta di alcune Leggi e disposizioni sanitarie, op.
cit., pp. 14-21; Legge 20 dicembre 1884, in Camera dei Medici in Trento
ad uso dei propri pertinenti, Raccolta di alcune Leggi e disposizioni
sanitarie, op. cit., art. 1, p. 3.
7 Si vedano: Sara Patuzzo, “Il primo Codice di deontologia medica
italiano. Nuove ricerche”, Professione & Clinical Governance. La cultura
della salute fra etica, economia e diritto n. 2, 2012, pp. 33-39; Sara
Patuzzo, “Istria, Trento, Sassari. Le origini del Codice di deontologia
medica italiano”, FNOMCeO, La Professione. Medicina, scienza, etica e
società n. 1, 2012, pp. 121-134.
8 La Legge n. 455 del 10 luglio 1910 istituisce gli Ordini dei Medici
Chirurghi, quelli dei Farmacisti e dei Veterinari.
9 La versione fascista del Codice di deontologia medica si può reperire
in Mario Carrara, Ruggero Romanese, Giorgio Canuto, Camillo Tovo,
Manuale di medicina legale, Unione Tipografico - Editrice Torinese,
Torino 1937, vol. I, capo IV, “Disposizioni consuetudinarie e doveri morali
del medico”, pp. 182-187.
10 Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato n. 233 del 13
settembre 1946, “Ricostruzione degli Ordini delle professioni sanitarie e
disciplina dell’esercizio delle professioni stesse”; Presidenza del Consiglio
dei Ministri, Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica -
i più antichi
Da recenti ricerche di
archivio condotte da
chi scrive, sono stati
tuttavia portati alla
luce due documenti
precedenti: il Codice
professionale della
Camera dei Medici
dell’Istria e quello
della Camera dei
Medici di Trento, datati
rispettivamente
1897
e 1900.
Nonostante all’epoca
l’Istria e Trento
facessero parte
dell’Impero AustroUngarico, questi
Codici si possono
ritenere italiani, sia
per l’autonomia nella
gestione sanitaria
locale maturata al
tempo da questi
territori rispetto al
governo centrale, sia
e soprattutto perché
scritti in lingua
italiana da medici
italiani.
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17
Vivere la deontologia
A partire dal c.d. “Codice Frugoni” (1958), si succederanno molte edizioni del
Codice di deontologia medica sulla base della necessità sempre più costante di
tenere il documento aggiornato rispetto alle novità dettate dal progresso in campo biomedico e biotecnologico, nonché di nuove sensibilità nell’illuminare da un
parte la dimensione sanitaria nel suo insieme, e dall’altra la relazione tra medico e
paziente nel particolare clinico.
L’attuale revisione del Codice di deontologia medica
Sono proprio tali ragioni che oggi nuovamente conducono la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri11 a riprendere in mano il
Codice deontologico attualmente in vigore, pubblicato nel 2006 sotto la Presidenza di Amedeo Bianco, rieletto per due successivi mandati12 e al momento in carica.
Dopo un primo periodo coordinato dallo stesso Presidente Amedeo Bianco, la Consulta Deontologica Nazionale della FNOMCeO, incaricata di operare la revisione del Codice deontologico, vede l’attività direttiva di Roberta Chersevani13, la prima donna a ricoprire questo delicato e
importante ruolo, alla quale è affidato il compito di guidare i diversi passaggi
che dovranno portare alla nuova edizione del Codice di deontologia medica.
Nominata dal Comitato Centrale della FNOMCeO, la Consulta Deontologica, che
vede al suo interno anche una rappresentanza della professione medica odontoiatrica, a oggi si compone di G. Valerio Brucoli (Vice-Coordinatore), Franco Alberton,
Antonella Agnello, Salvatore Amato, Maria Antonella Arras, Antonella Bulfone,
Antonio D’Avanzo, Stefano Falcinelli, Maurizio Grossi, Enrico Lanciotti, Giuseppe
Lavra, Giuseppe Miserotti, Pierantonio Muzzetto, Rita Nonnis, Aristide Paci, Antonio Panti, Daniele Passerini, Bruno Ravera, Maurizio Scassola, Ugo Trucco, Pierpaolo Barchiesi, Giorgio Berchicci, Cristian Intini, Albina Latini, Alexander Peirano; e
degli esperti Mauro Barni, Gianfranco Iadecola, Aldo Pagni, Sara Patuzzo.
I lavori preparatori e l’attività di aggiornamento e revisione del Codice di deontologia medica iniziano il 15 giugno 2012. La bozza del nuovo testo che ne scaturisce
viene inviato in data 15 maggio 2013 agli Ordini provinciali, affinchè possano esaminarlo e inviare alla Federazione Nazionale eventuali osservazioni e proposte di
integrazione o modifica. Il periodo di osservazione da parte dei Consigli degli Ordini dei Medici è tutt’ora in gestazione e si concluderà formalmente il 15 settembre.
A seguire, sarà cura del Comitato ristretto prima, e della Consulta Deontologica
poi, pervenire a una nuova versione della bozza del Codice di deontologia medica,
che sia la più possibile condivisa e che possa essere posta al vaglio e all’approvazione del Consiglio Nazionale della FNOMCeO.
L’importanza e la complessità del progetto necessitano dell’apporto di diverse
competenze mediante un proficuo investimento di impegno ed energie da parte
di tutti i soggetti coinvolti all’interno di una costruttiva e pluralista dialettica. La
futura edizione del Codice di deontologia medica rappresenta una sfida attuale
non solo per gli Organi deputati a rappresentare la categoria medica, ma anche
per tutti i medici e, in esteso, per l’intera società. Nella consapevolezza che anche
questa prossima pubblicazione sarà il risultato di un ulteriore aggiornamento e
tentativo di perfezionamento di quell’unico documento deontologico che, in diverse vesti, ha puntellato con orgoglio la professione da più di un secolo. E forse
anche da tempi molto più lontani. ¢
Gabinetto, Prot. n. 1-2/2036 - Roma, 2 ottobre 1946, “Norme per la
ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie per la disciplina
dell’esercizio delle professioni stesse”; successivo regolamento esecutivo;
modifiche previste dalla Legge n. 15 del 5 gennaio 1955 e dalla Legge n.
211 del 21 ottobre 1957.
11 Dal 1985, in base alla Legge n. 409 del 14 luglio, la Federazione
Nazionale diventa rappresentativa anche dei Medici Odontoiatri
(FNOMCeO).
12 2006/2009, 2009/2012, 2012/2014.
13 Roberta Chersevani è Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e
degli Odontoiatri della Provincia di Gorizia.
18
luglio agosto 2013
Il dedalo
LA TOSSICITÀ TARDI
TERAPIE ANTITUMORALI
IN ETÀ EVOLUTIVA
PERCHÉ È NECESSARIO IL MONITORAGGIO CLINICO
DEGLI ADULTI GUARITI DA UN TUMORE PEDIATRICO
Enrico Brignardello 1
Francesco Felicetti 1
Giuseppe Boccuzzi 2
1.Unità di Transizione
per Neoplasie Curate
in Età Pediatrica,
AO Città della Salute e
della Scienza di Torino
2.Dipartimento di
Scienze Mediche,
Università di Torino
20
Dai tumori pediatrici si guarisce
Grazie al costante miglioramento dei protocolli di terapia, negli ultimi quarant’anni la probabilità di guarigione dei bambini e degli adolescenti affetti da tumore è progressivamente
aumentata e, considerando globalmente tutti i tipi di neoplasia, si avvicina oggi all’80%.
Di conseguenza si stima che in Italia, nell’anno 2020, in età compresa fra 20 e 39 anni un
adulto ogni 350 sarà stato curato per un tumore dell’età evolutiva.
Cosa si intende per guarigione
Il concetto di “guarigione” fa però riferimento al tumore primitivo e non considera il rischio o la presenza di alterazioni patologiche riferibili alla tossicità tardiva delle cure. Analizzando una coorte molto numerosa di pazienti guariti da un tumore pediatrico è stato
recentemente documentato che, a 30 anni di distanza dalla diagnosi di neoplasia, circa
due terzi dei pazienti avevano sviluppato almeno una malattia cronica riferibile ai pregressi
trattamenti antitumorali e che, in un terzo dei casi, le alterazioni patologiche erano così
gravi da risultare potenzialmente invalidanti o addirittura da costituire un pericolo per
la vita. Va detto che questi risultati riflettono gli esiti di
terapie non recenti e non vi è dubbio che i protocolli di
cura più moderni, a parità di efficacia, siano gravati da
un minor numero di effetti collaterali; tuttavia il rischio
dei late effects (complicanze tardive) non può essere
eliminato completamente. u
luglio agosto 2013
TARDIVA DELLE
ANTITUMORALI
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21
Il dedalo
La necessità di monitoraggio clinico
Le complicanze più frequenti interessano il sistema endocrino, ma non sono
rari i disturbi psicologici, i deficit neurologici e cognitivi, le patologie cardiache e quelle respiratorie. Vi è inoltre un significativo aumento del rischio di
“secondi tumori” (soprattutto nei soggetti curati con la radioterapia), la cui
diagnosi precoce è essenziale per aumentare le probabilità di guarigione.
Per questo motivo, secondo le più recenti indicazioni della letteratura internazionale, il soggetto guarito da una neoplasia dell’età evolutiva necessita
di un attento monitoraggio clinico, allo scopo di ridurre la morbidità e la
mortalità correlate con gli effetti a distanza delle terapie antitumorali.
Si tratta di un bisogno sanitario nuovo, che per la sua natura e la sua complessità necessita di un approccio multidisciplinare. I pazienti guariti da un
tumore pediatrico rappresentano infatti una nuova tipologia di soggetti, che
pone una serie di problematiche inedite delle quali, sempre più, i sistemi
sanitari saranno tenuti ad occuparsi.
L’Unità di Transizione per Neoplasie Curate in Età Pediatrica
L’attività della Struttura Semplice di Coordinamento a Valenza Dipartimentale “Unità di Transizione per Neoplasie Curate in Età Pediatrica”, istituita nel 2006 presso il Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Molinette
di Torino, si inquadra in questo contesto di grande impatto sociale, e si
esplica sul piano clinico attraverso l’applicazione di programmi di screening
personalizzati volti a riconoscere e curare precocemente tutte le alterazioni
patologiche riferibili alle tossicità tardive delle terapie antitumorali effettuate
in età pediatrica. Di fatto, l’Unità di Transizione si propone come punto di
riferimento per gli adulti guariti da una neoplasia dell’età evolutiva (anche
a grande distanza di tempo dalle terapie antitumorali) ed è fra le poche
strutture - in Italia - ad avere questa specifica mission. Essa è stata creata
sulla base delle esperienze di una collaborazione fra Azienda Ospedaliera
OIRM/Sant’Anna (SSCC Oncologia Pediatrica ed Endocrinologia Pediatrica)
e Azienda Ospedaliero-Universitaria San Giovanni Battista di Torino (SCDU
Endocrinologia Oncologica), avviata nel 2001 e finalizzata a trasferire dalla
pediatria alla medicina dell’adulto il monitoraggio dei soggetti guariti da una
neoplasia dell’età evolutiva. La scelta di trasferire il follow-up dall’ambiente
pediatrico alla medicina dell’adulto è coerente con l’orientamento della letteratura internazionale ed è principalmente motivata dalla disponibilità di
servizi diagnostici e di consulenti più adeguata all’età del paziente; è inoltre
presumibile un effetto positivo sulla “crescita” dei pazienti, che in molti casi
appaiono fortemente dipendenti dai genitori.
Il modello organizzativo
Operativamente vengono “transitati” soggetti precedentemente curati per
un tumore pediatrico, di età superiore a 18 anni e “fuori terapia” da almeno
cinque. Questi criteri sono necessari ma non sufficienti, ed in ultima analisi
è l’oncologo pediatra che decide quando il ragazzo è pronto per essere affidato alla nuova struttura.
Al momento della “transizione” l’oncologo pediatra trasmette le informazioni relative alla diagnosi oncologica ed alle diverse terapie effettuate per
curare il tumore pediatrico, sulla cui base viene definito - per ogni singolo
paziente - un protocollo di monitoraggio personalizzato in termini di periodicità e tipologia degli esami da effettuare.
Tutte le informazioni cliniche raccolte durante il follow-up (recidive, secondi
tumori, tossicità tardive a livello endocrino-metabolico, cardiaco, polmonare ecc.), così come quelle relative alla diagnosi oncologica ed alle terapie
effettuate, sono archiviate in un database appositamente progettato per
questo scopo, che consente di evidenziare relazioni fra gli eventi osservati
ed i trattamenti effettuati (o qualsiasi altro dato registrato nel database). Ciò
consente di acquisire informazioni cliniche utili per la progettazione di nuovi
schemi terapeutici che, a parità di efficacia, risultino meno tossici. Infatti
22
luglio agosto 2013
oggi l’obiettivo dell’oncologo non è più quello di
“guarire il paziente ad ogni costo”, come forse è
stato in passato, ma quello di guarirlo “al minor
costo possibile”.
Gli aspetti logistici
L’Unità di Transizione ha sede presso il C.O.E.S.
(Centro Oncologico ed Ematologico Subalpino
dell’Ospedale Molinette), che dispone di notevoli potenzialità sia per quanto concerne l’offerta
di servizi diagnostici, sia per la disponibilità di
consulenti delle diverse branche specialistiche. Il
paziente viene preso in carico in modo “globale e continuativo”, secondo il modello della Rete
Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta, cercando
di utilizzare il più possibile personale medico (ma
anche infermieristico ed amministrativo) “dedicato”. L’accessibilità alla struttura è garantita dalla possibilità di comunicare via e-mail (modalità
molto utilizzata da questi ragazzi) oppure tramite
una linea telefonica dedicata; sono stati inoltre
creati specifici raccordi funzionali con i servizi
diagnostici e con i consulenti, allo scopo di semplificare il percorso di questi ragazzi all’interno
dell’Ospedale. Si è così realizzata nel tempo una
sorta di formazione sul campo, che ha consentito
la creazione di una rete di specialisti ben consapevoli della complessità di questa attività clinica
e delle specifiche problematiche dei childhood
cancer survivors (adulti curati per tumore in età
pediatrica).
Per quanto è possibile, si cerca sempre di compattare in un’unica giornata l’esecuzione degli
esami strumentali e di laboratorio: si tratta infatti
di giovani adulti, molti dei quali con impegni di
studio o di lavoro. Le visite vengono effettuate
in un ambulatorio dedicato, per lo più nelle ore
pomeridiane, quando l’afflusso dei pazienti oncologici in fase attiva di malattia si riduce.
L’Unità di Transizione oggi
Attualmente sono seguiti presso l’Unità di Transizione oltre 350 giovani adulti precedentemente curati
per tumori pediatrici di vario tipo (Fig. 1), ed il loro numero cresce costantemente, alla velocità di circa
40 soggetti all’anno. La maggior parte dei pazienti è stata curata per una malattia onco-ematologica,
ma sono ben rappresentati anche i tumori cerebrali ed i sarcomi. u
Fig. 1
Figura 1:
Distribuzione
percentuale delle
diagnosi oncologiche
pediatriche nei
soggetti attualmente
seguiti presso l’Unità di
Transizione (n=362).
LLA= Leucemia
Linfoblastica Acuta;
LMA= Leucemia
Mieloblastica Acuta;
NHL= Linfoma nonHodgkin
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Il dedalo
Efficacia clinica del monitoraggio a lungo termine
AUTORE
CORRISPONDENTE
è il dottor Enrico
Brignardello,
responsabile SSCVD
Unità di Transizione
per Neoplasie
Curate in Età
Pediatrica presso
la Città della Salute
e della Scienza di
Torino.
E-mail:
ebrignardello@
cittadellasalute.to.it
Franca Fagioli
Eleonora Biasin
S.C. Oncoematologia
Pediatrica e Centro
Trapianti,
AO Città della Salute
e della Scienza di
Torino
Dopo un follow-up medio di oltre 16 anni, più di 2/3 di questi ragazzi risulta affetto da almeno una patologia cronica riferibile alle pregresse terapie
oncologiche.
Va detto che, in non pochi casi, queste alterazioni sono insorte tardivamente e sono state perciò diagnosticate dopo la transizione. Ciò vale soprattutto per i disturbi del sistema endocrino, che sono i più frequenti,
(Fig. 2) e per i secondi tumori, fra i quali sono risultati particolarmente numerosi i carcinomi papilliferi della tiroide ed i meningiomi cerebrali (Fig. 3).
Per quanto riguarda specificamente il carcinoma della tiroide, considerato
che le radiazioni ionizzanti rappresentano un importante fattore di rischio,
in tutti i pazienti precedentemente irradiati al capo, al collo od al torace
abbiamo deciso di effettuare uno screening ecografico. Infatti, anche se la
prognosi del carcinoma papillifero della tiroide è generalmente buona, nelle forme radioindotte la diagnosi precoce è importante perchè queste – a
causa delle specifiche mutazioni indotte dalle radiazioni ionizzanti – sembrano essere caratterizzate da un comportamento clinico più aggressivo.
Per questo motivo la semplice palpazione annuale del collo, suggerita dalle
linee guida attualmente disponibili, appare insufficiente. In effetti, su circa
200 childhood cancer survivors precedentemente sottoposti a radioterapia
che ha interessato la regione tiroidea, abbiamo diagnosticato 15 carcinomi
papilliferi della tiroide che, anche se tutti molto piccoli (proprio perché
diagnosticati precocemente mediante una procedura di screening), risultavano tuttavia già metastatici in più della metà dei casi.
Grazie alla precocità della diagnosi, non sono stati comunque necessari interventi chirurgici particolarmente estesi ed attualmente questi 15 ragazzi
sono tutti liberi da malattia.
La customer satisfaction (soddisfazione dell’utente)
Il modello organizzativo adottato si è rivelato efficace (il drop-out è inferiore al 15%) ed è apprezzato sia dai ragazzi, sia dai loro familiari e
dalle Associazioni Genitori, che hanno sempre sostenuto l’iniziativa anche
finanziariamente, tanto che l’UGI (Unione Genitori Italiani contro il tumore
dei bambini), dall’anno 2011, finanzia un posto presso la Scuola di Specializzazione in Endocrinologia dell’Università di Torino (importo complessivo:
circa 180.000 Euro). ¢
Figura 2:
Incidenza cumulativa
di alterazioni
endocrinometaboliche, dopo
follow-up mediano di
16 anni dalla diagnosi
di tumore pediatrico.
Figura 3:
Meningioma in
paziente sottoposto
a radioterapia
encefalica (1986; 18
Gy) e successivamente
ad irradiazione
corporea totale
(1991; 14 Gy) per
Leucemia Linfoblastica
Acuta diagnosticata
all’età di 7 anni. Il
meningioma è stato
diagnosticato nel
2012, rispettivamente
25 e 21 anni
dopo la prima e la
seconda irradiazione
dell’encefalo.
Malgrado le
dimensioni della
lesione encefalica, il
paziente appariva solo
lievemente rallentato
ed all’esame obiettivo
neurologico non
erano presenti deficit
focali.
L’ONCOLOGO PEDIATRA ED IL MONITORAGGIO DEI PAZIENTI
“OFF-THERAPY”
I tumori pediatrici sono un evento raro: in Italia, secondo le stime dell’AIRTUM, si ammalano
ogni anno
bambini di età inferiore a 15 anni e
di età 15-19 anni ogni
1.000.000. I tumori infantili rappresentano attualmente la seconda causa di morte per la
fascia d’età compresa tra uno e 15 anni, con un tasso di mortalità pari a
morti ogni
bambini.
I successi ottenuti negli ultimi decenni in Oncologia pediatrica hanno portato ad un
miglioramento della sopravvivenza nel corso degli anni. La sopravvivenza cumulativa a
175
270
10.000
0.41
54% mentre nel 1998-2002
ha raggiunto complessivamente il 78% per i tumori in età pediatrica e l’82% per i tumori
cinque anni per i casi diagnosticati nel 1993-1997 era del
dell’adolescente.
Dal 2000 al 2012, presso la S.C di Oncoematologia Pediatrica e Centro Trapianti, A.O. Città
della Salute e della Scienza di Torino (Direttore: Dott.ssa Franca Fagioli), sono state effettuate
circa
nuove diagnosi, principalmente rappresentate dalle malattie oncoematologiche
(Leucemie e Linfomi, 42%), dai tumori cerebrali (23%) e dai tumori dell’osso (9%).
Al termine delle terapie viene compilata una relazione conclusiva ed effettuato un colloquio
con i genitori in cui si descrive quello che sarà il monitoraggio del paziente nel tempo, anche
1600
24
luglio agosto 2013
Bibliografia
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Fig. 2
Fig. 3
in relazione al rischio di comparsa di effetti tardivi. La relazione viene
consegnata anche al medico curante, che potrà così essere a conoscenza
di tutto il percorso non solo durante la terapia, ma anche al termine delle
cure.
Da tale momento, e fino al momento della transizione presso la medicina
dell’adulto, i pazienti afferiscono presso un ambulatorio dedicato
(Ambulatorio Off Therapy) in cui vengono anche previsti gli esami
ematologici, strumentali e le consulenze specialistiche, mentre per tutti i
problemi intercorrenti, tipici dell’età pediatrica, i pazienti dovranno fare
riferimento al medico curante.
Tra il
e il
,
pazienti sono andati off
therapy. Presso l’Ambulatorio Off Therapy ci sono stati 1082 accessi
nell’anno 2012, con circa 60 – 110 visite mensili.
Nel 2007 è nato il progetto “Follow up in pazienti guariti da tumore
pediatrico”, che è stato attivato dalla Rete Oncologica del Piemonte e
della Valle d’Aosta in data 20/04/2009 con i seguenti obiettivi:
• identificare il numero di pazienti guariti da tumore pediatrico, vivi,
senza malattia, afferenti presso il nostro Centro;
• creare un database con raccolta dei dati di tossicità di ogni singolo paziente;
2000
2012 1064
• identificare l’incidenza di effetti tardivi
nella popolazione in studio;
• valutare l’incidenza di tumori secondari;
• identificare un follow up mirato in
relazione alla presenza di eventuali
fattori di rischio.
Sono in corso di attivazione ambulatori
dedicati anche presso i centri Spoke della
Rete Interrregionale di Oncologica e di
Oncoematologia Pediatrica. I casi più
complessi vengono discussi in maniera
interdisciplinare nel GIC (Gruppo
Interdisciplinare Cura) “Tumori secondari
e tossicità tardiva”, istituito a settembre
2008. Le riunioni si tengono a cadenza
mensile, in collaborazione con gli oncologi
e gli specialisti che hanno in carico il
paziente.
luglio agosto 2013
25
Il dedalo
SCOPPIA IN PIEMONTE
DELLA MEDICINA
Il Convegno “La Primavera della Medicina Generale”, tenutosi
il 29 maggio 2013 presso il Centro Congressi del Santo
Volto sito a Torino ha avuto l’obiettivo di approfondire con i
medici operanti nell’ambito delle cure primarie le novità e
i cambiamenti introdotti dal Decreto Legge, coinvolgendo le
nuove generazioni di medici, e non solo, nella riflessione e nella
progettazione del proprio futuro professionale.
A tale proposito sono indetti due concorsi, il primo è rivolto ai
Medici operanti nelle Cure Primarie o in possesso di Diploma in
Medicina Generale, il cui tema era: “Le Aggregazioni Funzionali
Territoriali e l’assistenza H24 nell’ ambiente metropolitano ed
in quello rurale”; il secondo, rivolto ai Medici in Formazione
specifica in Medicina Generale, ha avuto come tema: “La
formazione specifica all’ interno delle AFT: modelli organizzativi
ed obiettivi formativi”.
Il Comitato Promotore del Premio è stato composto da Gabriele
Bonagura, Claudio Bramini, Paolo Candoli, Giacomo Casale,
Alessandro Dabbene, Valeria Longhini, Christine Rollandin,
Anna Rita Soddu.
Durante il Convegno sono stati presentati i tre progetti finalisti
per ciascuna sezione e premiati i due progetti vincitori; la giuria
è stata formata in parte da alcuni medici di medicina generale
incaricati e in parte dal pubblico.
Il premio è stato scelto dal vincitore fra una rosa di offerte
comprendenti un corso di ecografia
generalista SIEMG, la partecipazione al prossimo Congresso
Nazionale FIMMG o una borsa di studio per un master o un
corso nell’ambito delle cure primarie.
26
luglio agosto 2013
Con la recente entrata in vigore della
legge 189/2012, il cosiddetto “Decreto
Balduzzi”, numerosi cambiamenti
si prospettano nell’ambito della
riorganizzazione della Medicina Generale
e dell’assistenza territoriale, in un’ottica
di rifondazione da tempo teorizzata e
sostenuta dalla Federazione Italiana dei
Medici di Medicina Generale.
PIEMONTE LA PRIMAVERA…
MEDICINA GENERALE
Nicola Ferraro
Elaborazione
di materiale
dell’Ufficio Stampa
Fimmg- Piemonte
a firma di
Marisa Bianco
I PREMIATI
Per la sezione “La formazione specifica all’interno delle
AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali): modelli organizzativi e obiettivi formativi (riservata a MEDICI IN FORMAZIONE SPECIFICA IN MEDICINA GENERALE DEL PIEMONTE) è stato premiato il progetto “Crocus”, presentato dalle
dottoresse Cecilia Rizzola, Valentina Avalli e Beatriz Parra
Azcona.
La proposta si focalizza sulla figura dello specializzando di
medicina di famiglia e ha come obiettivo fare del corso di
formazione di medicina generale un vero percorso d’integrazione all’interno del sistema di cure primarie.
Per la seconda sezione, L’Aggregazione Funzionale Territoriale e l’assistenza H24 in ambiente metropolitano e rurale
(riservata a MEDICI CON ATTESTATO, MEDICI DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE, MEDICI EMERGENZA 118 E DI
ASSISTENZA PRIMARIA), primo classificato il progetto sulla
Aggregazione Funzionale Territoriale – AFT – in ambiente
rurale, presentato da Paolo Bodoni e Gino Torchio dell’Asl
TO 4.
Nella proposta dei due medici viene concepita una possibile AFT rurale costituita da: sede centrale unica e permanenza di studi periferici collegati in rete. Questa AFT
rurale permette una riduzione degli accessi in P.S. e una via
facilitata ai servizi sociosanitari della zona. La sede centrale
(AFT) è sita nel comune geograficamente equidistante dai
paesi facentene parte, con apertura al pubblico di 12 ore
diurne dal lunedì al venerdì e 6 ore nei restanti giorni. Vi
operano, a turno, MMG, PLS, infermieri, MCA, personale
amministrativo e sociale, medici in formazione. Nelle ore
notturne l’assistenza è garantita dai MCA. u
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Il dedalo
IL CONGRESSO
Grande successo di partecipazione al Convegno del 29 maggio. La qualità
degli interventi e del pubblico, nel quale erano presenti 158 giovani medici in
formazione in Medicina Generale è stato sottolineato sia dal Segretario Nazionale FIMMG, Giacomo Milillo che dall’Assessore alla Salute della Regione
Piemonte Ugo Cavallera,
Il segretario nazionale Milillo ha spiegato che la nuova organizzazione funzionale della Medicina Generale potrà essere a regime tra circa quattro anni,
considerando da oggi un anno di tempo per approvare la nuova Convenzione lavorativa dei medici di MG. “La macchina del cambiamento della
Medicina Generale – ha detto Milillo – è in moto e non si può fermare perchè
i medici hanno già iniziato a lavorare più integrati tra i vari settori della sanità
territoriale”.
L’evento è stato seguito dalla redazione realizzando anche tre interviste audiovisive pubblicate sul portale www.videomedica.org (parole chiave da utilizzare nello spazio di ricerca dei servizi in alto a destra sulla homepage: “primavera della medicina generale”.
28
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TRE DOMANDE A GIACOMO MILILLO,
SEGRETARIO NAZIONALE FIMMG
Da tempo la FIMMG insiste sulla necessità di un cambiamento nell’organizzazione territoriale della Medicina Generale. Quando il cittadino si accorgerà che qualcosa sta
cambiando nello studio del proprio Medico di Famiglia?
Adesso c’è la legge Balduzzi, il paziente del medico di famiglia
non può vedere ancora sostanziali cambiamenti nell’organizzazione dell’ambulatorio di Medicina Generale. Siamo però alla vigilia
della partenza per introdurre le norme dell’accordo. Il cittadinopaziente comincia a percepire aria di cambiamento. A fianco del
proprio medico di famiglia vedrà comparire una serie di servizi che
comunque faranno capo al medico di famiglia.
Quali servizi?
“Si sta attuando una maggiore integrazione con la Continuità
Assistenziale, più integrata nello studio del medico; i cittadini saranno chiamati ad effettuare indagini specifiche per monitorare la
loro salute nell’ottica di una strategia di prevenzione; potranno
essere eseguiti alcuni accertamenti diagnostici direttamente nello
studio del medico di famiglia, senza dover ricorrere a strutture
esterne. Il cambiamento poco alla volta sarà radicale, rispetto a
quanto i cittadini sono abituati ad ottenere come servizio nello
studio del medico di Medicina Generale”.
In quanto tempo queste novità operative diventeranno
realtà?
“Finora i tempi sono stati lunghi, perché lunga è stata la contrattazione politica ed economica per ottenere risorse sul territorio.
Abbiamo impiegato sei anni per far capire ai Politici la necessità di
avviare il cambiamento! Da oggi ci vorrà un anno per fare la nuova
Convenzione nazionale per la Medicina Generale e poi da uno a
tre anni per attuarla nelle varie realtà.
Ormai il processo di cambiamento è partito e non dovrebbero più
esserci stop, a meno che la legge non venga cambiata”.
DUE DOMANDE A ROBERTO
VENESIA, SEGRETARIO FIMMGPIEMONTE E CONSIGLIERE
DELL’OMCEO DI TORINO
Perché la Fimmg ha ideato il concorso “LA
PRIMAVERA DELLA MEDICINA GENERALE”?
Giovani medici in formazione in Medicina Generale ne sono i protagonisti accanto ai medici già
operanti nelle cure primarie sul territorio.
“I giovani sono i protagonisti della nuova fase di
progettazione della Medicina Generale, settore
in attesa di un rilancio e di una riprogettazione
ormai inderogabili.
Spetta a noi, medici già operanti nelle cure primarie del territorio, alimentare la speranza nelle
giovani generazioni mediche, offrire loro opportunità professionali che li rendano orgogliosi di
essere domani medici di Medicina Generale in
Italia.
Di fatto il nostro convegno piemontese e l’omonimo concorso per progettare la sanità in cui
vogliamo operare sono un piccolo tassello per
tradurre il nostro sogno di Medicina Generale in
realtà. E per tradurre in realtà il sogno di un sindacato forte e proiettato verso il futuro … futuro
che in fondo è solo dietro l’angolo.
Cosa è richiesto oggi al sistema delle cure
primarie?
“Al sistema delle cure primarie si richiede sempre
più la presa in carico dei malati cronici in costante
aumento e la gestione della complessità e della intensività delle cure, con la necessità di una
drastica riduzione della ospedalizzazione spesso
inappropriata e comunque non più sostenibile.
Per meglio affrontare queste necessità si va delineando una nuova figura di Medico di Medicina
Generale, che dovrà avere non soltanto competenze di natura clinica ma anche capacità manageriali e disponibilità all’integrazione con gli altri
operatori delle cure primarie per realizzare una
vera continuità delle cure”. ¢
luglio agosto 2013
29
Il dedalo
Il 24 Aprile 2012 è stato presentato in Italia un test analitico che
permette la diagnosi prenatale delle più importanti cromosomopatie
fetali, e principalmente la Trisomia 21, o Sindrome di Down, con un
semplice prelievo alla madre in gravidanza.
Si tratta di una assoluta novità, attesa da decenni da tutte le gestanti.
Il test, denominato Harmony, è stato messo a punto dal laboratorio
ARIOSA DIAGNOSTIC, certificato CLIA, situato a San Josè (California,
USA). L’Harmony Prenatal Test analizza il DNA libero del feto, che è
presente nel sangue materno sin dal concepimento, ma che aumenta,
raggiungendo alla 10° settimana, la percentuale del 4%, quantità
analizzabile laboratoristicamente, anche nelle settimane successive.
Harmony
di
Prof.ssa
Elsa Margaria
Direttore
Sanitario Day
Surgery PROMEA
Gianfranco
Voglino
Direttore del Laboratorio di Citogenetica e Biologia
molecolare
NOVITÀ NELLA DIAGNOSI PRENATALE
DI CROMOSOMOPATIE FETALI
La tecnologia del test
Il test è stato sviluppato con una tecnologia in grado di isolare con precisione i frammenti di DNA libero presente nel sangue e farne una determinazione quantitativa. Il test permette la diagnosi del rischio di presenza
di trisomia fetale per i cromosomi 21, 18, 13 in donne gravide, dalla 10°
settimana di gestazione. Si tratta quindi di un test probabilistico e non
diagnostico, con una sensibilità che va dall’80 al 99,98 %; i falsi positivi
sono valutati in ragione dello 0,1%. Vengono altresì rilevati i cromosomi
sessuali, con la diagnosi di sesso e relative aneuploidie (sindrome di Turner
e Klinefelter).
Si noti che per la trisomia 21 la sensibilità è praticamente sovrapponibile a
quella della villocentesi e dell’amniocentesi.
Gli esami invasivi attualmente disponibili
Gli esami invasivi attualmente disponibili per la diagnosi di cromosomopatie, sono :
- la villocentesi, che consiste nel prelievo di una piccola quantità di tessuto della placenta. Si può effettuare tra la decima e la dodicesima settimana
di gestazione; il campione viene quindi inviato ad un laboratorio attrezzato
per la ricerca cromosomica. Questo esame presenta un rischio aggiunto di
abortività dello 0,5%.
- l’amniocentesi, mediante la quale si preleva una piccola quantità del
liquido amniotico che circonda il feto per l’analisi cromosomica, intorno
alla sedicesima settimana di età gestazionale. Anche per questo esame il
rischio aggiuntivo di abortività è dello 0,5%.
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ELABORAZIONE GRAFICA DI UN CROMOSOMA E DI UN TRATTO DI DNA
Le modalità operative del test
Il test Harmony consiste in un prelievo di sangue materno, venoso periferico, sul quale viene eseguita l’analisi diretta del DNA del feto con notevoli
vantaggi:
1. rispetto ai test prenatali invasivi (villocentesi ed amniocentesi) è assolutamente privo di rischi nei confronti della madre e del feto;
2. rispetto ad altri test di screening, quali il dual e il tritest, ha un altissimo tasso di affidabilità: è infatti in grado di rilevare oltre il 99% dei
feti affetti da trisomia 21;
3. può essere eseguito già dalla decima settimana di gravidanza, ed
ovviamente anche nelle settimane successive;
4. è avallato dalla comunità scientifica internazionale; è l’unico test
che ha il sostegno esplicito della Fetal Medicine Foundation.
I risultati del test vengono consegnati nell’arco di 15-18 giorni dalla data
del prelievo. Il referto evidenzia l’alto o basso rischio di cromosomopatie in
maniera molto chiara e comprensibile, anche in forma grafica.
Se il test Harmony segnala un profilo di rischio elevato, non significa necessariamente che il feto presenti la patologia. Il medico curante (ginecologo o
medico di base) deve offrire un counseling genetico e/o consigliare un test
diagnostico invasivo, al fine di determinare con certezza se il feto è affetto
da cromosomopatia.
I vantaggi
Con un tasso di falsi positivi di 50 volte inferiore a quello degli attuali esami
di screening, il test Harmony riduce in maniera significativa il rischio che una
gestante venga indirizzata senza necessità a sottoporsi ad approfondimenti
diagnostici invasivi.
A 15 anni dall’introduzione della QF-PCR, che aveva ridotto i tempi di risposta della diagnosi prenatale invasiva, contribuendo così all’abbattimento
dell’ansia dei genitori, il Laboratorio della Promea S.P.A. è lieto di informare
la classe medica che è in grado di fornire il test Harmony alle gestanti che
lo richiedano. ¢
Diagnosi del rischio
di presenza di
trisomia fetale per i
cromosomi
21,
18,
13
Dalla
10°
settimana
di gestazione.
Sensibilità
dall’
80 al
99,98 %
Falsi positivi sono
valutati in ragione
dello
0,1%.
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Cultura
Nella foto a fianco:
attore della cerimonia
del Faux lion-Senegal.
Nella pagina accanto:
Maschera YAOURE’Costa d’Avorio.
Nella prestigiosa
sede civica di Palazzo
Lomellini, in piazza
Sant’Agostino a
Carmagnola (Torino),
dal 27 settembre
2013 al 24 novembre
2013 si terrà la
Mostra “AFRICA:
ALLE ORIGINI DELLA
VITA E DELL’ARTE”.
L’inaugurazione avrà
luogo venerdì 27
settembre alle ore
18.00.
Orari di apertura:
Giovedì, Venerdì e
Sabato 15.00-18.00.
Domenica 10.00-12.00
15.00-18.00.
La mostra sarà
presentata al Circolo
dei lettori di Torino in
via Bogino 9, venerdì
20 settembre alle ore
21 nella Sala Grande.
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PERCHÉ QUESTA MOSTRA
Bruno Albertino ed Anna Alberghina, medici e grandi viaggiatori, hanno deciso di presentare
la loro collezione di arte africana tribale accanto alle opere di George Lilanga, icona mondiale
dell’arte contemporanea africana, appartenenti alla collezione di Cesare Pippi.
Partecipano alla mostra Paolo Novaresio, storico dell’Africa, e gli artisti contemporanei Titti
Garelli, Plinio Martelli, Giancarlo Laurenti, Carlo D’oria e la Galleria Allegretti con Sergio Ragalzi
e Buell. La mostra vuole essere un percorso artistico attraverso i riti e le tradizioni dell’Africa
tribale, fino ai suoi riflessi sulla cultura contemporanea.
Sullo sfondo, le fotografie geo-etnografiche di Anna Alberghina documentano la vita di popoli
troppo spesso dimenticati quando addirittura non vessati.
Il risultato è una sinergia di idee ed emozioni tra realtà ed arte.
L’AFRICA NELLA STORIA DELL’ARTE
L’arte del Continente africano è sempre stata modestamente apprezzata in Occidente perché
l’Africa per lunghissimo tempo non è stata presa in seria considerazione come luogo di produzione culturale e artistica. Non a caso le espressioni artistiche africane, quando prese in considerazione, sono state sempre indicate in forma quasi dispregiativa “primitive” o, al massimo,
definite “arte minore”.
Invece la produzione artistica delle popolazioni sub-sahariane (i popoli della fascia settentrionale
del Continente sono infatti fortemente influenzati dall’Islam e quindi hanno stretti rapporti di
parentela con l’ambiente culturale medio orientale), ha una precisa e importante storia che
affonda le radici nel passato e che solo recentemente abbiamo imparato a valorizzare, scoprendovi, ovviamente, interessanti e complesse implicazioni religiose sociali, politiche…
L’arte africana, visto l’immenso bacino in cui è prodotta, possiede caratteri diversi e numerosi:
da un punto di vista storico la sua origine può essere ricondotta alle evoluzioni dell’arte egizia
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Africa:
alle origini
della vita
e dell’arte
UNA MOSTRA D’ARTE A CARMAGNOLA
ALLESTITA DA DUE MEDICI TORINESII
Nicola Ferraro
(senz’altro la più nota) e di quella copta, elaborata in Etiopia ed Eritrea.
Importante anche il filone artistico collegabile ai reperti archeologici delle zone centro-meridionali del Continente. Da un punto di vista dei generi
sono molto importanti le raffigurazioni dell’arte rupestre e le manifestazioni
artistiche plastiche: le sculture in vari materiali, le ceramiche, le maschere, i
tessuti... Eppure tale ricchezza di espressioni artistiche per molto tempo non
ha suscitato alcun interesse, perché penalizzato dalla vergognosa, triste e
lunga stagione dello Schiavismo.
Le nuove scoperte artistiche di un recente passato portano
in Africa
Qualcosa sembra cambiare alla fine dell’Ottocento con l’intensificarsi dei
viaggi e delle esplorazioni spesso organizzate per dare avvio a nuove avventure coloniali. Questo fervore facilita la circolazione dell’arte africana alle
nostre latitudini. I primi a manifestare un interesse artistico verso tali opere
sono i musei europei, seguiti a ruota dai mercanti d’arte.
Bisogna attendere però i primi anni del ‘900 per vedere riconosciuto il valore
artistico di forme, figure e colori che poco per volta diventeranno sempre
più familiari ed apprezzati. Tra fine Ottocento e inizio Novecento in Europa
nasce la Fisica quantistica, la psicanalisi, l’Antropologia culturale… Parigi,
Vienna e Londra diventano le capitali mondiali di cambiamenti che segnano
un’epoca e ci introducono nella Modernità. Dopo l’Impressionismo prendono corpo una miriade di correnti artistiche e tra le più importanti vi è il
Cubismo; è questa l’epoca d’oro della pittura che diventa fenomeno culturale sempre più diffuso e affascinante, oltre che di mercato, e che vede u
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Cultura
La
contemporaneamente all’opera i mostri sacri che
cambieranno la Storia dell’Arte: Picasso, Braque,
Derain, Matisse, Modigliani, Kandiskij…
Picasso e Brancusi
Molte rivoluzionarie raffigurazioni della figura
umana di Picasso, molti volti enigmatici e affascinanti impressi sulle sue tele sono la riproposta in
chiave contemporanea del tentativo perpetrato
nell’Antico Egitto di raffigurare la tridimensionalità di un volto in un piano bidimensionale.
Con “Les demoiselles d’Avignon” del 1907, uno
dei quadri più famosi di Picasso, l’artista spagnolo introduce quasi con violenza l’Africa nello scenario artistico parigino sollevando, riserve, aspre
critiche, dubbi, sbigottimento, scandalo.
Anche la scultura vive una stagione di rifondazione rivoluzionaria che trova nel Futurismo stimoli
nuovi: nell’Italia fascista come in Unione Sovietica. Dopo la stagione futurista, le antiche e misteriose forme di origine africana trovano riproposte
originali nel rumeno “primitivista” Brancusi, nel
russo Ossip Zadkine, e nell’inglese Henry Moore. Grazie a questi artisti (veri battistrada di una
nuova era in cui la tolleranza gradualmente e faticosamente lascia spazio all’eguaglianza) l’arte
africana fa il proprio rumoroso ingresso nel dibattito culturale occidentale, nei “salotti buoni” che
propongono, asseverano, scandalizzano. L’arte
moderna europea, diventa l’arte contemporanea
mondiale grazie alle influenze delle forme africane che rivoluzionano canoni estetici, proporzioni,
colori, corpi, spazi, società, ideali…
Quando anche l’arte è una forma
di sfruttamento
Con Picasso, Braque, Derain, Matisse, Modigliani,
Kandiskij inizia l’ “africanizzazione” dell’arte occidentale. Molti movimenti artistici del XX secolo,
dal Cubismo alla Pop Art, al Graffitismo… ne subiscono una forte influenza.
Ma la Storia tende a ripetersi, anche se in forme
sempre nuove. L’Occidente dopo aver per secoli
considerato l’Africa una terra di conquista e di
sfruttamento economico delle sue immense risorse naturali, delle sue preziosissime materie prime,
oggi, dopo la valorizzazione dell’arte africana, si
dedica soprattutto al suo sfruttamento.
Mentre gli artisti africani attingono alle proprie
origini culturali per riscoprire propri modelli di
vita e di lavoro, proprie credenze e fedi religiose
ed esprimono con forme i pensieri e le emozioni
della vita quotidiana, quegli stessi artisti traducono anche in termini politici questa nuova ed acquisita consapevolezza culturale. Oggi la militanza artistica in Africa (come tutte le vere militanze
artistiche in qualsiasi parte del Mondo) comprende anche la denuncia delle condizioni di miseria
dovute a vecchi e nuovi sfruttamenti e il lancio di
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1984
George LILANGA
Fumare viaggiando
Olio su masonite
61,2x61
messaggi per la salvaguardia e lo sviluppo della proprie identità culturali.
L’Occidente, sempre più popolato da vecchi impauriti e rancorosi contro gli
inevitabili flussi migratori ignora o fa finta d’ignorare questa denuncia che
ci arriva dall’Africa e si gioca la carta che storicamente più gli appartiene:
tenta di omologare le opere di questi artisti sulla base di ciò che più è richiesto dal mercato dell’arte, di quello che è più facile vendere. I mercanti,
il denaro, lo sfruttamento hanno sempre il sopravvento sulla fruizione artistica consapevole, sull’Estetica… E l’Africa, anche attraverso l’arte, ancora
una volta invece di essere trattata alla pari, viene come sempre sfruttata.
DUE MEDICI TORINESI INNAMORATI
DELL’ARTE AFRICANA
In questo scenario, dalla storia esaltante e contemporaneamente vergognosa, il valore culturale di una mostra come quella che sta per essere
inaugurata a Carmagnola è davvero importante per l’arte, come risposta al
nostro bisogno di bello, ma anche per la Medicina e la Sanità torinese. Nel
panorama più aggiornato della tutela della salute uno spazio significativo è
appannaggio della cultura e dell’arte che sono fattori certi di promozione di
benessere individuale e sociale e quindi di salute.
Il fatto che due medici iscritti a questo Ordine abbiano deciso di coinvolgere
il loro Ente professionale in questa bella iniziativa artistico-culturale, il fatto
che l’Ordine, attraverso Torino Medica, abbia trovato perfettamente naturale il farsi coinvolgere è la spia di una consapevolezza nuova che di sicuro
potrà dare molti frutti. ¢
Cultura
Il vecchio e
la ragazza
Giuseppe Scarso
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Generazioni a confronto
Un vecchio proverbio francese dice: “Ah se la
giovinezza sapesse e se la vecchiaia potesse!”.
L’allungamento della vita comporta l’ormai
troppo noto fenomeno dell’aumento del
numero degli anziani in cui la quantità
della vita sembra andare a detrimento della
qualità. Gli stessi progressi della Medicina
comportano spesso il protrarsi di malattie con
sofferenze fisiche e psichiche. In particolare a
livello sociale, il vecchio in precedenti civiltà
aveva un ruolo di prestigio in relazione
alla sua ipotetica saggezza: sempre più
ipotetica nell’attuale società in relazione ai
fenomeni involutivi contro i quali le terapie si
dimostrano poco efficaci.
Nei tempi moderni si assiste anche ad un
allungamento del periodo dell’adolescenza.
La sempre più difficile collocazione lavorativa
comporta il rimanere parcheggiati più
a lungo in tale fascia di età che assume
conseguentemente un’importanza sconosciuta
in epoche precedenti: gli adolescenti di oggi
consumano molto rispetto al passato e sono
molto coccolati dal mercato. Si pensi, ad
esempio, al mondo dello spettacolo, la musica
in particolare. L’adolescenza finisce per
non rappresentare più un età di passaggio,
preparatoria all’età adulta, ma acquista un
fine di per se stessa generando il fenomeno
dei “bamboccioni” e la “sindrome dell’eterno
ragazzino”, a cui non sono estranei fenomeni
come l’uso di sostanze stupefacenti ed i
disturbi alimentari.
Il rapido sviluppo tecnologico comporta
un aumento delle differenze psicologiche e
sociali fra le età estreme per cui si potrebbe
quasi parlare di un problema transculturale
esistente fra le diverse generazioni.
Ciò può comportare incomprensioni e scontri
noti da tempo come conflitto generazionale,
entro certi limiti fisiologico nel processo di
crescita, talora, invece, con aspetti patologici.
Per fortuna non sempre è così. Allora
l’incontro può essere arricchente e di
reciproco aiuto.
Ero ricoverato in ospedale da diversi giorni. Nulla di grave, dicevano i medici anche se dicevano poco o nulla. D’altronde già sapevo la mia
diagnosi: la vecchiaia ed il cuore malato di ottant’anni e più.
Le giornate trascorrevano monotone in quell’afoso mese di luglio poco lontano dal mare da
cui giungevano le voci festanti della vacanza di
gente che camminava e bambini che correvano
verso la spiaggia, i rumori di motociclette e automobili che sfrecciavano veloci.
Solo le sirene della ambulanze richiamavano alla
mia realtà in quella stanza a tre letti.
Gli altri degenti, giovani, adulti, anziani, si alternavano rapidamente, mentre io rimanevo lì,
ancora qualche giorno, dicevano ogni giorno i
medici che passavano di lì.
Ci si scambiava qualche parola con gli altri ricoverati, sulla propria malattia, sulle nostre vite,
qualche scarno episodio, talora qualche confidenza più intima perché il cuore umano ha sempre bisogno di sgonfiarsi, sano o malato che sia.
Il mio di cuore era pure lui gonfio giacchè non
pompava più bene e si stancava presto: allora
io mi sganciavo dalla conversazione fingendo di
appisolarmi.
Gli altri degenti, quando venivano dimessi,
passavano a salutarmi, augurandomi di uscire
anch’io presto. Sorridevo e ringraziavo, raccomandando di curarsi bene, di riguardarsi per non
tornare più in ospedale.
Ero il nonno di quel reparto dove tutto il personale mi conosceva e mi dava del tu. Erano la mia
famiglia, l’unica che mi era rimasta.
Perché mi trovassi lì da quasi un mese in quell’ospedale senza nessuno che mi venisse a trovare
è una storia troppo lunga, più di ottant’anni che
non interessano niente a nessuno, ormai nemmeno più a me, anche se in realtà, vivo solo più
di ricordi.
Sarebbe un preambolo troppo lungo al banale
episodio che voglio raccontare, sentendo l’esigenza di scriverlo, chissà perché, proprio ora,
proprio io che in vita mia avrò scritto forse dieci
lettere oltre a compilare scartoffie e moduli vari,
compresi gli ultimi, quelli d’ingresso in ospedale.
Non so nemmeno se lo scriverò con le mani tremanti che mi ritrovo. Vorrà dire che lo racconterò
a me stesso per ingannare il tempo. Non so se ci
sarà mai qualcuno interessato ad ascoltarlo. Non
importa. Si potrebbe intitolare l’incontro fra la
vecchiaia e la giovinezza.
Un mattino, un’infermiera venne a prendermi,
mi aiutò a mettermi seduto su una carrozzina e
mi accompagnò, anzi mi trasportò, in un altro
reparto a fare un esame o una visita, che cosa
non so, non avevo capito se non che non serviva
più a niente.
L’infermiera cianciava e cianciava per tenermi al-
luglio agosto 2013
37
u
Cultura
legro, ma io non ero triste, non lo sono mai stato. Avevo vissuto la mia vita
e tanto mi bastava. Continuavo a farlo nel ruolo di ammalato, rassegnato
a non essere più io a prendere le decisioni o cercare di farlo, come la vita ci
chiede.
Era il mio cuore a decidere e chi si ostinava a curarlo.
Avrei voluto dire: lasciatelo stare, non ne vale più la pena, ma non ne avevo
il coraggio.
Fui parcheggiato in uno stretto corridoio, la schiena contro il muro, davanti a
quattro sedie gialle fissate al pavimento. Erano tutte vuote.
L’infermiera mi disse che mi avrebbero presto chiamato per il mio esame
e sarebbe tornata a riprendermi per riportarmi nella mia stanza. Annui e
ringraziai.
Rimasi in paziente attesa con il capo chino a guardarmi le mani che si stropicciavano a vicenda come a salutarsi e tenersi compagnia. Che altro mi restava
da fare? Ero, appunto, un paziente.
Quando rialzai il viso mi accorsi che una sedia era occupata. Non l’avevo vista
arrivare. Seduta di fronte a me c’era una ragazza dai capelli scuri e gli occhi
chiari. Era carina, graziosa. Aveva le gambe fasciate da bende, dai piedi fino
sopra alle ginocchia là dove iniziavano a coprirla dei pantaloncini corti, blu
come la maglietta che indossava.
Piangeva tenendo in mano un fazzoletto che mordeva fra i denti. Poteva
avere quattordici anni.
Stare lì a guardarla senza dire niente non mi pareva cosa bella da fare. Esitavo e mi sentivo a disagio.
“Che cosa ti è successo?” riuscii a domandarle, aspettandomi il silenzio per
tutta risposta o che si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata infastidita da
simile intrusione da parte di un estraneo per di più vecchio, ma mi rassicurai
pensando che il mio intento non poteva essere frainteso: ero un vecchio
immobile su una carrozzina. Non ero certo un giovane di bell’aspetto che ci
provava ad agganciare una bella ragazza, sia pure in una simile circostanza,
ma si sa bene come sono fatti gli uomini, tutto sommato anche anziani.
Lei rimase sorpresa. In un primo momento non capì nemmeno chi aveva
parlato. Poi mi vide, forse per la prima volta, tanto era immersa nella sua
sofferenza e avvolta dalle sue lacrime.
Mi rispose calmando a fatica il pianto, stupita da quell’interesse manifestato
da uno sconosciuto, un vecchio immobile su una carrozzina, dall’aria pacata
e rassicurante e lei aveva bisogno di sfogarsi, come tutti.
Era al mare, in vacanza con i nonni. Questi si litigavano tutto il tempo ed il
giorno prima la nonna, in uno scatto di rabbia, aveva rovesciato per terra,
per sbaglio o intenzionalmente, una padella e dell’olio bollente era schizzato
dappertutto colpendola alle gambe.
Le chiesi se le faceva male e se era una cosa grave.
Mi rispose che non faceva più male e le ustioni non erano gravi, non avrebbero lasciato il segno, ma i medici le avevano anche detto che per quindici
giorni non sarebbe potuta uscire di casa. Le toccava rimanere ventiquattro
ore su ventiquattro chiusa insieme a quei due pazzi scatenati senza vedere
amiche, amici, il ragazzo soprattutto.
Lei si era sfogata. Non si aspettava una risposta, né di essere aiutata in qualche modo, ma aveva smesso di piangere e si guardava le gambe fasciate
lamentandosi ancora con qualche sospiro.
Io non sapevo che cosa dire, come fare a consolare una ragazza così giovane,
io così vecchio.
Non mi venne nulla di meglio da dire che:”Vedrai, tutto si aggiusta”.
Lei alzò lo sguardo e in un singulto di pianto, con un sorriso beffardo mi
ribattè: “ma questa è una frase fatta, non significa nulla”.
Mi era già accorto e pentito della banalità, della scontatezza di quanto avevo
detto ancora prima che lei rispondesse.
Tuttavia, in quel preciso istante, mi venne in mente una cosa che mio padre
mi aveva detto tanti anni prima.
38
luglio agosto 2013
“Le frasi fatte sono fatte perché contengono
sempre un nocciolo di verità, non importa se piccolo”,
A quelle parole lei si limitò a guardarmi pensosa.
Si capiva che stava riflettendo. Il volto si distese
quasi in un sorriso appena accennato, impercettibile.
Non capivo se voleva prendermi in giro e mi stava canzonando in rispettoso silenzio. Non potevo
sapere che lei stava meditando che, dopo tutto,
forse non tutti i vecchi sono fuori di testa come
i suoi nonni, ma ce n’è qualcuno buono e comprensivo. Allora era vero che i vecchi possono essere saggi come dicono in molti. Anche questa è
una frase fatta che contiene un nocciolo di verità,
pensava.
Se aveva qualcosa da dire, non le fu lasciato il
tempo perché un’infermiera la chiamò per la visita. Scomparve dietro una porta.
Io rimasi lì seduto, immobile, a pensare a quel
breve incontro, che avrei fatto meglio a starmene
zitto, a farmi i fatti miei, io che non ho niente
da fare.
Dopo dieci minuti la porta si riaprì e lei uscì quasi
di corsa, giubilante, ridendo e parlando al cellulare, passandomi davanti, guardandomi appena di
sfuggita con un piccolo cenno della mano.
I medici dovevano averle detto che era tutto a
posto, non sarebbe rimasta reclusa in casa per
quindici giorni, avrebbe potuto uscire, divertirsi,
vivere le vacanze al mare e lei stava già telefonando la grande notizia a amiche, amici, al ragazzo soprattutto, nella sua ritrovata gioventù
che portava con slancio fuori dall’ospedale.
Dopo tutto, le cose nella vita si aggiustano, prima
o poi.
Speriamo, pensavo mentre un infermiere veniva
a chiamarmi per il mio esame”. ¢
La ricerca in Provincia
Fabio Malavasi
Laboratorio di Immunogenetica
Università di Torino
e Immunologia dei Trapianti
Ospedale Città della Salute
e della Scienza Torino
ECTOENZIMI
UN PONTE TRA ANTICHE DIFESE
E SISTEMI ADATTATIVI PIÙ NUOVI
Gli ectoenzimi sono una famiglia di molecole umane dalle caratteristiche apparentemente paradossali. Un primo paradosso è costituito dal fatto che tali
enzimi sono posti sul versante esterno della membrana cellulare ma guidano
la produzione di composti destinati all’uso all’interno della cellula.
Che non si tratti di una curiosità biologica è dimostrato dal fatto che gli ectoenzimi sono molto numerosi (rappresentano quasi il 4-5% di tutte le molecole di membrana, almeno finora) e sono molto conservati nella filogenesi,
a testimonianza della loro validità funzionale rodata nel tempo.
Un’altra caratteristica condivisa da molti membri di questa famiglia è quella
di essere in grado di avere più di una funzione, vale a dire in grado di esercitare un ruolo da enzima (come atteso), ma anche di molecole di adesione
cellula-cellula e di trasmettere segnali, agendo quindi come recettori.
L’ANTIGENE DI ATTIVAZIONE CD38
CD38 è una di queste molecole, identificata occasionalmente alla fine degli
anni ‘70 ad Harvard (MA), durante il processo di identificazione del recettore
dei linfociti T impiegando l’innovativo sistema degli anticorpi monoclonali
(mAb). Gli fu allora attribuita l’etichetta di antigene di attivazione, una definizione risultata assai dura a morire. Divenne successivamente oggetto di
attenzioni europee, inglesi e soprattutto italiane. A Torino furono analizzati
i tessuti dove la molecola veniva espressa, la sua distribuzione durante le
varie età dell’uomo, come era organizzato il gene e da quali fattori esterni
veniva influenzato. Fu proprio presso l’allora istituto di Genetica Medica che
fu scoperto che la molecola CD38 poteva trasdurre dei segnali in grado di
indurre attivazione funzionale una volta legata da parte di selezionati anticorpi (definiti agonistici). Si ipotizzò che questa capacità segnaletica potesse
essere avviata in vivo da un ligando solubile o insolubile, in grado di ripro-
40
luglio agosto 2013
durre quanto osservato in vitro. A questo punto
si trovò risposta mediante un approccio innovativo basato sulla inibizione da parte di mAb delle
caratteristiche di adesione cellula-cellula, in cui si
prevedeva un coinvolgimento di CD38. L’ipotesi
di lavoro fu che tali forme di adesione potessero
essere bloccate con anticorpi mascherando CD38
da una parte e l’ipotetico ligando dall’altra. Una
tesi di una studente a Medicina risolse il problema, mettendo in luce CD31 come un ligando
naturale. La molecola CD38 intanto continuava
la sua vita popolare in clinica come antigene di
attivazione e come tale usata in tutto il mondo.
L’ECTOENZIMA CD 38
Nello stesso tempo, in Minnesota il biochimico Hong Cheung Lee scoprì che un enzima del
mollusco Aplysia era straordinariamente simile in
sequenza alla molecola CD38 umana. CD38 fu
allora confermato essere un ectoenzima, una molecola di superficie cellulare in grado di trasformare NAD+ in ADP ribosio ciclico e ADP ribosio. Il
primo è un secondo messaggero per la trasduzione di segnali intracellulari, che opera attraverso la
modulazione del calcio citoplasmatico.
Nonostante tutti questi dati, il quadro appariva
Rappresentazione schematica della
famiglia di geni CD38 identificati
e caratterizzati dal Laboratorio di
Immunogenetica di Torino.
Finora sono stati scoperti gli aspetti
rilevanti in campo medico, prevalentemente quelli legati ad applicazioni
diagnostiche.
Le ultime osservazioni invece riguardano il potenziale di impiego di
anticorpi specifici in campo di terapia
umana, prevalentemente nel mieloma
e nella leucemia linfatica cronica.
assai complesso da decifrare. Gli approcci che si tentano in questi casi sono
duplici: in laboratorio si possono costruire dei modelli animali mancanti della
molecola (CD38 knock-out, CD38 KO), oppure si sfruttano le informazioni
derivate dai migliori esperimenti della natura, costituiti dalle malattie.
Topi CD38 KO furono generati al DNAX a Palo Alto, CA, che però non presentarono un fenotipo clinico chiaro e definito. L’assenza di difetti maggiori
lasciò supporre che CD38 potesse essere tranquillamente evitato, un processo che va sotto il termine di ridondanza genetica. In linea con questo,
si scoprì che CD38 era parte di una famiglia comprendente anche CD157,
un ectoenzima ma con caratteristiche di distribuzione diverse, con diverso
ancoraggio alla membrana ma il cui gene era collocato nella stessa posizione
sul cromosoma 4 (4p5).
LE RECENTI RICERCHE SVOLTE NEL LABORATORIO DI IMMUNOGENETICA DELL’UNIVERSITÀ DI TORINO
Il gruppo di Torino cercò individui naturalmente knock-out esaminando una
popolazione di quasi 10.000 individui, senza successo. Allora si ricorse allo
studio di alcune malattie come modello per decifrare meccanismi di funzionamento delle cellule e di individui normali. CD38 fu studiato nella Leucemia
Linfatica Cronica (LLC), la più frequente malattia negli individui di media età.
In questo modello, l’espressione di CD38 sulla
superficie delle cellule leucemiche rappresenta
un marcatore prognostico negativo, vale a dire
associato con un andamento meno favorevole
della malattia. Nei pazienti CD38+, la proteina
agisce in associazione con altri recettori e chemochine, influenzando la risposta migratoria e contribuendo al ricircolo delle cellule neoplastiche
dal sangue agli organi linfoidi, ove sono protette
dall’attacco delle difese naturali e dai farmaci.
Recenti studi suggeriscono che CD38 abbia un
ruolo importante anche nello sviluppo del mieloma, ove è espresso con più alta densità ed intensità da parte delle plasmacellule tumorali.
CD157, il secondo componente della famiglia ectoenzimatica, ha un ruolo molto importante nella
migrazione da parte di cellule del tumore ovarico. Le cellule epiteliali tumorali che esprimono
CD157 (in media, il 50% dei tumori dell’ovaio)
vengono facilitate nella capacità di attraversare la
parete del peritoneo, favorendo così la diffusione u
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41
La ricerca in Provincia
“Fu proprio presso
l’allora istituto di
Genetica Medica
di Torino che fu
scoperto che la
molecola CD38
poteva trasdurre dei
segnali in grado di
indurre attivazione
funzionale una volta
legata da parte di
selezionati anticorpi
(definiti agonistici)”
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del tumore. Al momento, un ruolo di CD38 e CD157 viene studiato nel lupus eritematoso sistemico,
in AIDS, nel diabete mellito, nel morbo di Parkinson e nell’autismo. Questi dati sono stati raccolti in
una rassegna della torinese Valeria Quarona et al., in pubblicazione su Clinical Cytometry, ove il lavoro
ha avuto l’onore della copertina.
CD38 e CD157 come bersagli terapeutici
La ricaduta pratica di queste osservazioni è data dalla possibilità di impiego di CD38 e CD157 come
bersagli terapeutici. Anticorpi anti-CD38 legano in maniera specifica e selettiva le cellule tumorali,
inducendone la morte tramite diversi meccanismi d’azione. Studi preclinici sono stati condotti a Torino
impiegando un proprio pannello di anticorpi anti-CD38. Un lavoro della torinese Antonella Chillemi et
al. accettato da Molecular Medicine indaga gli effetti degli anticorpi specifici per queste molecole su
cellule tumorali e ruota attorno alla possibilità di aumentare l’efficacia dell’immunoterapia, inducendo
un incremento di espressione di CD38 sulle cellule bersaglio tramite trattamento con retinoidi, farmaci
già approvati per uso clinico. Due trial clinici con anticorpi umani anti-CD38 umano sono in corso per
il trattamento di pazienti affetti da mieloma, malattia di difficile gestione clinica.
Fino ad oggi gli ectoenzimi sono stati studiati in modelli umani prevalentemente per le loro caratteristiche recettoriali e di molecole di adesione: osservazioni recenti suggeriscono invece che abbiano
una loro rilevanza strategica come parte di una più complessa e articolata rete di enzimi funzionanti
in cascata. La loro capacità di generare condizioni locali di immunosoppressione in diversi tessuti
e microambienti tramite vie alternative apre nuove prospettive per la comprensione di meccanismi
adottati dai tumori per evadere la risposta immunitaria e di stati parafisiologici come la gravidanza, in
cui è fondamentale il mantenimento di una tolleranza locale. ¢
luglio agosto 2013
Laboratorio di
Immunogenetica,
Dipartimento di
Scienze Mediche,
Università di Torino
e Ospedale “Città
della Salute e della
Scienza” diTorino.
In alto da sinistra:
Andrea Zito,
Vijai Kumar Singh,
Enza Ferrero,
Alberto L. Horenstein,
Fabio Malavasi.
In basso da sinistra:
Enrico Brunetti,
Ada Funaro,
Valeria Quarona,
Antonella Chillemi,
Gianluca Zaccarello.
Bibliografia selezionata
Malavasi, F., Deaglio, S., Funaro, A., Ferrero, E., Horenstein,
A.L., Ortolan, E., Vaisitti, T., Aydin, S.: Evolution and function of the
ADP ribosyl cyclase/CD38 gene family in physiology and pathology.
Physiological Review 88(3), 841-886 (2008).
Malavasi, F., Deaglio, S., Damle, R., Cutrona, G., Ferrarini,
M., Chiorazzi, N.: CD38 and chronic lymphocytic leukemia: a decade
later. Blood 118(13), 3470-3478 (2011).
Pavon, E.J., Zumaquero, E., Rosal-Vela, A., Khoo, K.M.,
Cerezo-Wallis, D., Garcia-Rodriguez, S., Carrascal, M., Abian, J., Graeff, R., Callejas-Rubio, J.L., Ortego-Centeno, N., Malavasi, F., Zubiaur,
M., Sancho, J.: Increased CD38 expression in T cells and circulating
anti-CD38 IgG autoantibodies differentially correlate with distinct
cytokine profiles and disease activity in systemic lupus erythematosus
patients.
Cytokine (2013, in stampa).
Quarona, V., Zaccarello, G., Chillemi, A., Brunetti, E., Singh,
V.K., Ferrero, E., Funaro, A., Horenstein, A.L., Malavasi, F.: CD38 and
CD157: A long journey from activation markers to multifunctional
molecules.
Clinical Cytometry (2013, in stampa).
Chillemi, A., Zaccarello, G. Quarona, V., Ferracin, M., Ghimenti, C., Massaia, M., Horenstein A.L., Malavasi, F.: Anti-CD38 antibody therapy: windows of opportunity yielded by the functional
characteristics of the target molecule.
Molecular Medicine (2013, in stampa).
luglio agosto 2013
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Le nostre radici
Eravamo giovani...
e sognavamo il Premio Nobel
Rosa Revellino
Giorgio Cortesina
Edizioni
Libreria Cortina
2013, Euro 20,00
Cinquant’anni
di storia
dell’Università
Medica e di
Assistenza
Sanitaria in Italia,
vissuti in prima
persona nello
stesso Ospedale
e nella Facoltà
di Medicina,
percorrendo tutte
le tappe della
carriera.
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Un’autobiografia che sta a metà tra la memoria e
il documento storico e mantiene quindi la lucidità
assoluta dell’osservatore partecipante. Questo è il
metodo usato dal libro scritto dal professor Giorgio Cortesina nato a Casale Monferrato nel 1937.
Ha compiuto tutta la carriera universitaria presso la
Facoltà di Medicina di Torino: Laurea, Specializzazione, Libera Docenza, Professore Associato, Professore Ordinario, Direttore di SC, di Dipartimento
Universitario e Assistenziale, Vice-Preside… Se non
è un record, poco ci manca. Il prof. Cortesina si è
occupato anche di politica sanitaria per sei anni:
nel Consiglio Superiore di Sanità, e per tre anni nel
CORESA della Regione Piemonte, dove ha presieduto e organizzato i Progetti di Ricerca Finalizzati
Regionali. È stato nominato Professore Emerito in
Otorinolaringoiatria nel 2010.
Nei suoi intenti di autore c’è però anche una tendenza letteraria che ci porta verso il romanzo,
spazio narrativo in cui ci si può concedere maggior libertà e forse si possono dare anche molte
assoluzioni. Certo perché Giorgio Cortesina non
risparmia di raccontare le ombre, i difetti e spesso
luglio agosto 2013
le ingiustizie di un sistema, come quello universitario, che da sempre e più che mai oggi, arranca
e deflagra. E rincorre gli antichi fasti in “un crepuscolo degli dei” che arresta le speranze.
Dai grandi baroni del passato, ai processi che
hanno fatto emergere trucchetti vari nei Concorsi
tutto in ossequio a quel Dio pagano che si chiama
”parentopoli” c’è stato un lento ma inesorabile
declino dell’Accademia Universitaria, che mi ha
profondamente addolorato. Ho cercato di fare
alcune analisi e di dare alcuni consigli alla generazione di Professori che mi è succeduta con un imperativo categorico, che è quello di rinascere e di
riacquistare, con il merito, credibilità. In parallelo
si è andata affermando, con le Aziendalizzazioni,
la medicina sociale che si è ormai consolidata, e
che deve affrontare quotidianamente il problema
della sostenibilità economica.
Ma il libro non è soltanto un tentativo di denuncia
positiva e propositiva per guardare ad una nuova medicina...Io penso che sia ormai una strada
obbligata, per percorrere la quale devono sinergizzarsi le attività di Facoltà, Direzioni Generali,
Regioni, Ordini dei Medici, con l’obbiettivo di “lavorare” per una nuova figura di medico. Un medico che deve conquistarsi sul campo i suoi spazi di
progettualità anche in senso manageriale. Ma soprattutto occorre sorvegliare (anche denunciando), su sprechi e corruzione, che rappresentano
il ”cancro” atavico dell’economia pubblica italiana
(specie quella sanitaria) ricordando, per diventare
partecipativi, il detto di Giovanni Falcone: ”cerca
da dove provengono i soldi e seguine il corso”.
Il libro appunto non è soltanto questo: è anche
una dichiarazione di riconoscenza alla vita, di rispetto per la morte. È un’analisi dell’amore, quello semplice, quotidiano, anche faticoso a volte.
Un sentimento che si compromette con l’abisso
del dolore per tirare fuori da lì, dal fondo, la persona amata.
A Giorgio Cortesina la redazione di Torino Medica
fa complimenti sinceri per la lucidità della scrittura ma soprattutto per la capacità di raccontare,
con coraggio, i sentimenti nascosti, le sue verità,
la sua fragilità.
In fondo, forse, l’arte medica è anche questo. Affondare le mani nella sofferenza per conoscerla
meglio. ¢
Sergio Fezia
Grande uomo
grande medico
Marzia Arditi
Scrivo perché mi piace ricordare alcuni aneddoti della vita
del dottor Sergio Fezia, anziano medico della mutua -allora si diceva così- mancato recentemente a 92 anni. Era
onesto e sempre disponibile, ironico e autoironico. Amava
con ugual passione il suo lavoro e i piaceri della vita.
Ricordo benissimo il pomeriggio in cui andai la prima volta
a parlargli: era vicino alla pensione e mi avevano detto
che cercava, senza trovarlo, qualcuno che gli subentrasse:
“Mi piacerebbe”, pensavo tra me, “se non mi costasse
troppo …”
Non mi chiese nulla.
In realtà mi propose di sostituirlo un mese a settembre, per
farmi conoscere dai pazienti. Ci sentimmo così alla fine di
agosto. Ma quando gli chiesi di spostare alcuni orari dello
studio per adattarli ai pasti di mio figlio: “Allatti ancora?”
mi disse “Allora non se ne parla neanche, ci sentiamo a
gennaio”.
Si cercò un altro sostituto per settembre.
Sono passati più di venti anni: ha lavorato fino all’ultimo
e io non ho mai trovato un suo ex-paziente che dicesse
meno che bene di lui.
A nome di tutti noi: grazie, Fezia.
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Le nostre radici
Nei cinquant’anni trascorsi
all’ospedale Molinette,
iniziando come studente
e finendo come professore
universitario, ho avuto a che
fare con pazienti ricchissimi
o altolocati e con pazienti
miserabili o birbaccioni. Di
entrambe le categorie ricordo
persone fuor del comune che
non ho dimenticato.
PAZIENTI RICCHI
E PAZIENTI POVERI
Prof. GIuliano Maggi
46
luglio agosto 2013
I RICCHI
I POVERI
Per qualche anno, negli anni ’60, il mio direttore
mi assegnò l’incarico di seguire i così detti “pensionanti”. Allora alle Molinette vi erano tre reparti
pensionanti per i pazienti abbienti o con un’assicurazione, che potevano permettersi il lusso di essere
ricoverati in una camera singola.
Un giorno arrivò da una città del sud un paziente alto, magro, con due bei baffi e un’aria molto
distinta; entrando nella sua camera, il mio direttore lo salutò dicendogli: “Buongiorno principe!”.
Io rimasi di stucco: non avevo mai visto da vicino
un vero principe. Nella camera vi era anche una
bella signora alta e formosa. Io, per non essere da
meno del mio direttore, le feci un bell’inchino e le
dissi: “Buongiorno principessa!” Quella con aria
seccata mi rispose: “Sono la donna di servizio!”.
Il mio direttore mi fulminò con un’occhiataccia e il
principe scoppiò in una gran risata, poi soggiunse:
non si preoccupi dottore, sarebbe stato peggio se
qui ci fosse stata mia moglie e lei le avesse chiesto
se era la donna di servizio!
Il mio direttore mi fece poi una lavata di capo,
dicendomi che soltanto uno sprovveduto poteva
confondere una cameriera con una principessa. Il
principe si rivelò poi una persona affabile e gentile e, quando venne a trovarlo la moglie, piccola e
grassottella, si affrettò a presentarmela, affinché
non la prendessi per una donna di servizio. Io, le
feci anche il baciamano sicuro di non sbagliare,
mentre pensavo tra me che era più bella la donna
di servizio.
Un’altra paziente che non ho dimenticato fu una
signora grande e grossa, con un fare autoritario
e bellicoso, ricoverata per un piccolo intervento.
La paziente era straricca, con l’infermiera personale accanto al letto e l’autista in divisa fuori della
porta; sparava ordini come un generale e non ammetteva di essere contraddetta. Dopo un paio di
giorni, in piena notte, l’infermiera mi telefonò che
la signora mi voleva con urgenza. Mi vestii e corsi in ospedale dove scoprii che la signora...voleva
giocare a briscola e l’infermiera non era capace.
Avevo un sonno terribile, ma dovetti giocare a carte per un’oretta. Al mattino riferii il tutto al mio
direttore, il quale mi guardò preoccupato e disse:
“Spero bene che l’abbia lasciata vincere!” Alla
mia risposta affermativa tirò un sospiro di sollievo.
Quando fu dimessa, la signora mi disse di telefonarle quando avessi voluto giocare a briscola.
L’abusivo
Un mattino in reparto trovai un letto occupato da
un malato nuovo; la caposala mi disse che era arrivato dal pronto soccorso per un trauma toracico,
ma non si trovava il foglio di ricovero. Il paziente,
aitante giovanotto sui vent’anni, mi raccontò che
era caduto per le scale e aveva molto dolore alle
coste. Lo visitai, mi sembrò che non avesse fratture e feci richiesta di una radiografia. Poi telefonai
all’accettazione dove non vi erano tracce del paziente. Per farla breve, il malato messo alle strette, mi confessò che era senza fissa dimora e che
quando aveva fame o freddo entrava in ospedale
di notte, girava per i reparti e dove vedeva un letto
vuoto, si metteva il pigiama e “si ricoverava”. In
genere ci volevano due o tre giorni prima che lo
scoprissero. Era un venerdì e mi scongiurò di tenerlo fino a domenica, perché aveva saputo che
avrebbero distribuito i cappelletti, che erano la sua
passione. Mi fece una pena terribile e non ebbi il
coraggio di denunziare a chi di dovere che era un
“abusivo”, lasciandogli mangiare i cappelletti della
domenica.
Lo rividi due giorni prima di Natale, mentre in
pigiama spingeva una barella in corridoio: mi riconobbe e mi disse che era in una Medicina per
gastrite: non mi tradisca, mi scongiurò, a Natale
c’è il panettone e sono anni che non lo mangio,
poi me ne vado e cambierò ospedale. Gli lasciai
mangiare il panettone; inoltre, pensai, era un inverno molto rigido.
Il carcerato
Un giorno ero di guardia al pronto soccorso e la
polizia ci portò un detenuto che aveva inghiottito
un grosso chiodo; la radiografia confermò che il
chiodo era nello stomaco e pertanto dovetti ricoverarlo in attesa che lo espellesse. Ogni giorno facevamo una radiografia, ma il chiodo era sempre
nell’addome. Dopo una settimana dissi al paziente
che avrei dovuto operarlo, per estrarre il chiodo.
Allora mi confessò che lo aveva espulso per via naturale, l’aveva recuperato e se lo era attaccato alla
schiena con un cerotto ingannando il radiologo!
Dovetti dire ai poliziotti che potevano riportarselo
in prigione e lui se ne andò, rimpianto da molti
pazienti con i quali aveva fatto amicizia e ai quali aveva spillato soldi con il gioco delle tre carte.
Mi disse che era felice della settimana trascorsa in
ospedale, mi ringraziò per il trattamento e trovò
che il vitto era stato abbondante e di suo gradimento; promise inoltre di venirci a trovare quando
fosse uscito di galera
Era un birbante, ma intelligente e simpatico. ¢
luglio agosto 2013
47
rubriche
IN LIBRERIA
Per una sanità
umana
letto da Aldo Mozzone
Ottavio Davini
il prezzo della
salute
Per un sistema
sanitario sostenibile
nel terzo millennio
Presentazione di
Ignazio Marino
È un libro che appassiona la terza opera letteraria di
Ottavio Davini, nostro collega, da molti anni primario di Radiologia nel principale ospedale piemontese, le Molinette, di cui è stato per circa cinque anni
Direttore Sanitario e componente attivo di alcune
commissioni dell’Ordine dei Medici torinese.
Il sottotitolo “Per un sistema sanitario sostenibile nel
terzo millennio” esprime bene i principali obiettivi
che l’autore si pone: fotografare le attuali contraddizioni del mondo sanitario, analizzarle accuratamente e proporre un ragionamento comune che
coinvolga decisori politici, operatori sanitari, osservatori esterni e semplici cittadini (principali fruitori
dei servizi) che miri a garantire un sistema di cure
capace, in modo appropriato, sobrio e ragionevole,
di salvaguardare la salute collettiva, senza ricercare
opzioni miracolistiche e senza diventare facile preda
di chi ha interessi economici come scopo prioritario.
Attraverso una sapiente e articolata analisi delle minacce e dei pericoli che costellano i percorsi
sanitari, come la medicalizzazione insensata degli
aspetti anche più naturali della vita, il tecnicismo
esasperato, l’accanimento diagnostico e terapeutico, i guasti della medicina difensiva, solo per citarne alcuni, Davini arriva a proporre soluzioni realistiche e sensate per una sanità “umana” che limiti le
diseguaglianze e promuova dignità e qualità di vita
per il maggior numero di persone possibili. Ma il
problema salute è affrontato in questo libro in un
contesto più ampio con profonde riflessioni sugli
aspetti non solo scientifici ma anche, forse soprattutto, sociali, filosofici e culturali che lo condizionano.
Passi di letteratura classica, brevi, gustosi racconti
intervallati a citazioni rigorosamente scientifiche,
rendono affascinante e scorrevole la lettura. Si
arriva alle conclusioni con la piacevole sensazione
di avere ricevuto molti spunti su cui riflettere e che
riguardano il senso delle scelte che dobbiamo fare
per avere davanti a noi una sanità e più in generale
un futuro sostenibile. Da leggere!
Nutrimenti 2013
Euro 16,50
Chieri 1450:
sembra l’Italia di
oggi
letto da Patrizia Biancucci
CHIERI 1450: SEMBRA L’ITALIA DI OGGI. Questo,
un titolo alternativo che non avrebbe sfigurato in
copertina.
La morte del piemontese Fra Meo è l’espediente
narrativo che dà origine ad un giallo ambientato
a Chieri: città dove vive l’autore Amedeo Pettenati, giornalista professionista, laureato in filosofia e
appassionato di storia. Con la sua originalità immaginativa ci fa entrare nei quartieri chieresi della
metà del ‘400, un mondo quotidiano apparentemente chiuso e monotono dove invece si aggirano
personaggi equivoci in un’insospettabile varietà
di misteri e inganni. Anche a Chieri, come in tutte le altre realtà tardomedievali urbane in Italia,
l’ospedale, più che essere un luogo di cura, è il
posto dove la carità cristiana cerca di sollevare le
sofferenze dei malati, assicurando innanzi tutto la
disponibilità di cibo.
E l’ospedale di Chieri, come quello di Siena ancor
oggi collocato nei pressi del Duomo, è il luogo da
cui muove la vicenda. La scomparsa del crocifero
Bartolomeo de’ Camino, “unico religioso per dare
assistenza ai viandanti e ai malati all’ospedale e
per svolgere l’ufficio sacerdotale”, dà l’avvio alle
indagini del giudice Stefano Sereno che scopre
48
luglio agosto 2013
un vorticoso traffico di denaro e di opere d’arte,
prendendo le mosse dai pettegolezzi della città
per estendersi alle contrade del Nord Europa tra la
Francia e la Borgogna, sullo sfondo delle tormentate corti durante la Guerra dei Cent’anni.
In questo mondo, dove si muovono mercanti, usurai, spie, artisti, itineranti, eretici, angeli, demoni,
figli illegittimi e varie donne, il giudice Sereno cerca, indaga, ascolta testimonianze, trova ostacoli
insormontabili, supera in qualche modo le enormi
difficoltà che lo portano a dire “non vorrei che fra
qualche anno diventassimo inutili…”.
La storia inizia tra i pettegolezzi: “Fra Meo era alto,
bruno, con gli occhi verde acqua… saluta tutte le
donne che incontra…come se le conoscesse da
molto tempo…guarda Colletta…e infatti fra Meo
se l’è presa e l’ha stregata”… per concludersi con
una sentenza di “delitto d’onore”… Ma soltanto
per coprire altri delitti. “Chieri dimenticò presto la
vicenda che aveva visto come capri espiatori dei
poveri ragazzi”
Il libro è interessante per la meticolosa ricostruzione storica. L’autore poi, usa un tono narrativo
composito, dal tragico all’ironico, che aiuta molto
a tenere a bada i luoghi comuni.
Dopo qualche centinaio di anni tutto è cambiato
ma niente sembra essere diverso, ad eccezione del
“delitto d’onore” cancellato dal Codice Penale nella seconda metà del secolo scorso: qualche mese
fa!
familiari dell’autore restituendoci una dimensione
veramente particolare del passato che più ci appartiene, perché è ancora il “nostro” passato.
Amedeo Pettenati
SULLE TRACCE DI
FRA MEO
Intrighi chieresi
nell’europa del 400
Neos Edizioni
Pagine 166
Euro 15,00
PRESENTAZIONE DEL CORSO FAD
Il corso presenta un altro capitolo in tema di “Clinical Governance”: questa volta parliamo di
“appropriatezza”, argomento che investe il moderno esercizio professionale medico ed odontoiatrico
ed in generale sanitario e trova grande spazio nel nostro codice di deontologia medica.
Il corso gratuito eroga 15 crediti ECM
La versione “blended” del corso è accreditata per medici chirurghi e odontoiatri ed è disponibile in
formato cartaceo nel numero speciale
“QUADERNI ECM/FAD de LA PROFESSIONE N. 2/2012”
All’interno del numero troverà il questionario di valutazione da compilare in ogni sua parte (anagrafica
e risposte a scelta multipla) che Le permetteranno, rispondendo almeno all’80% in modo corretto, di
ottenere 15 crediti ECM.
In tutti gli Ordini provinciali sono disponibili copie cartacee del corso FAD o potrà richiederle
direttamente alla
Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) al n. 06/6841121
La C.G. EDIZIONI MEDICO SCIENTIFICHE di Torino, partner FNOMCeO per queste iniziative, spedirà
gratuitamente al suo indirizzo copia del numero speciale.
Il QUESTIONARIO, correttamente compilato dovrà essere inviato via fax al n. 06/68411209
Per verificare successivamente l’esito del corso telefonare al n. 06/6841121 (centralino automatico)
oppure visualizzare il risultato sul portale www.fnomceo.it trascorsi almeno 30 giorni lavorativi
dall’invio del fax.
Il servizio di HELP DESK, erogato direttamente da
FNOMCeO
(sede Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino)
è attivo dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.30 alle ore 13.00
tel. 011/5815110 - Fax 011/7432113 - e-mail: [email protected]
luglio agosto 2013
49
rubriche
I servizi dell’Ordine
SPORTELLO DI CONCILIAZIONE
Già dal 1946 (ar t. 3 lett. g. del DLCPS 233 del 1946) gli Ordini dei Medici Chrirurghi e Odontoiatri
hanno la funzione di intervenire nelle controversie tra medico e paziente, o tra colleghi,
per procurarne la conciliazione.
L’ORDINE METTE A DISPOSIZIONE DI TUTTI LO SPORTELLO DI CONCILIAZIONE.
Lo Spor tello è un ufficio che ha sede presso l’Ordine, al quale il cittadino
o il medico o l’odontoiatra possono liberamente rivolgersi per cercare
di risolvere una controversia di natura sanitaria o una ver tenza di
carattere professionale, prima del contenzioso giudiziario.
Si effettuano pratiche di conciliazione e di arbitrato.
Per informazioni: Roberta Cicchero, tel 011.58.15.106
PORTALE WEB
www.torinomedica.com
Il portale d’informazione indipendente e senza pubblicità dell’OMCEO della provincia di Torino.
Oltre a notizie e articoli su sanità, salute, farmaci...dall’Italia e dal mondo, potrete vedere filmati,
interviste, serivzi, inchieste, quando lo desiderate voi.
Non tutte le notizie, ma notizie per tutti!
ATTRIBUZIONE CODICE PIN
Per la compilazione del certificato di malattia on line.
Continua il servizio, attivato dall’Ordine, per l’attribuzione del codice PIN
a favore dei medici liberi professionisti (non dipendenti e non convenzionati)
per la compilazione della certificazione di malattia on line.
Per attivare la procedura di attribuzione, telefonare alla Segreteria Amministrativa allo 011.5815111
50
luglio agosto 2013
WEB area
www.omceo.to.it
Tutto ciò che occorre sapere sull’Ordine
ad iniziare dall’Albo degli iscritti
www.torinomedica.com
Le più importanti notizie di aggiornamento
medico-scientifico con accesso diretto alle fonti
www.videomedica.org
La nostra rivista audiovisica con servizi,
inchieste e interviste
www.omceotorinoservizi.com
Il portale dedicato alle Associazioni riconosciute
dall’Ordine ed ai servizi erogati
Newsletter
Iscrivetevi da torinomedica.com
per riceverla gratuitamente sulla vostra mail
www.facebook.com/omceo
luglio agosto 2013
51
rubriche
Servizi dell’Ordine
nuova sede
Per comunicare un cambio di indirizzo
Si chiarisce agli iscritti che la procedura corretta per la segnalazione
all’Ordine di un cambio di residenza o di indirizzo prevede obbligatoriamente la compilazione dell’apposito modulo scaricabile all’indirizzo:
www.omeco.to.it à area servizi à segreteria à modulistica à modulo variazione indirizzo
Questo modulo deve essere inviato via mail all’indirizzo
[email protected]
o inviato tramite fax al numero 011505323
Inoltre si pregano gli iscritti di segnalare alla segreteria amministrativa
eventuali disguidi di spedizione della rivista Torino Medica.
La Redazione di Torino Medica (RTM)
Agli iscritti
La “Federazione
Sanitari Pensionati
e Vedove” si occupa
della risoluzione dei
problemi economicosociali dei medici,
farmacisti, veterinari
che godono di una
pensione e dei loro
famigliari.
Per maggiori
informazioni o
per accedere ai
servizi dell’Ente,
si può telefonare
alla signora
Teresa Gariglio,
333/8440475,
Presidente
provinciale
dell’Ente, o al dott.
Giorgio Cappitelli,
348/6703250,
Presidente regionale.
(RTM)
52
SUL WEB LE OFFERTE
E LE RICHIESTE DI LAVORO!
Le rubriche dei medici disponibili alle sostituzioni in Medicina Generale
e delle offerte/richieste di lavoro o di collaborazione professionale, che
trovavate prima dei programmi dei convegni, sono scaricabili ora dal
sito Internet dell’Ordine all’indirizzo www.omceo.to.it > Area Servizi >
Occasioni di lavoro.
Gli spazi Internet dell’Ordine hanno conosciuto nell’ultimo anno un
vero boom di accessi; questo dato lusinghiero ci permette realmente di
diversificare sempre meglio questo mezzo di comunicazione dalla rivista Torino Medica rendendolo, ad esempio uno strumento più agevole,
tempestivo ed efficace nella comunicazione dell’attualità e nella pubblicazione delle rubriche di servizio. Nell’imminente futuro ci saranno
sicuramente altre novità che comunicheremo tempestivamente.
luglio agosto 2013
La Redazione di Torino Medica (RTM)
Si comunica che da
martedì 4 dicembre
2012 è operativa
la nuova sede
dell’Ordine in Corso
Francia 8 a Torino.
I numeri di telefono
e gli indirizzi e-mail
dei diversi uffici sono
invariati.
La prestigiosa Villa
Raby, oggetto di un
completo restauro
conservativo che ha
anche permesso la
scoperta e il recupero
di molti affreschi
di pregio, è ora a
disposizione di tutti
gli iscritti e pronta
a diventare “la casa
dei medici e degli
odontoiatri della
Provincia di Torino”.
Il Segretario
dell’OMCeO della
provincia di Torino
D.ssa Ivana Garione
Corsi
e congressi
in pillole
COMUNICAZIONE ORARIO MESI
DI LUGLIO E AGOSTO
Scadenze corsi
ecm-fad della
fnomceo
Si comunicano le nuove scadenze dei corsi
ECM FAD in modalità
cartacea, con invio del
test finale via fax:
- AUDIT CLINICO:
08/09/2013
- LA SICUREZZA
DEI PAZIENTI E
DEGLI OPERATORI:
31/07/2013
- APPROPRIATEZZA:
30/09/2013
(RTM)
Si comunica che nei mesi di luglio e agosto 2013
gli uffici dell’Ente osserveranno il seguente orario:
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì 8.30-13.30
8.30-13.30
8.30-13.30
8.30-13.30
8.30-12.30
14.00-17.00
14.00-17.00
14.00-17.00
14.00-17.00
pomeriggio chiuso
Il Segretario dell’OMCeO della provincia di Torino
D.ssa Ivana Garione
Nella rubrica “Corsi
e congressi in pillole”
vengono pubblicate
gratuitamente, di
ogni congresso approvato dalla redazione:
- data del convegno
- titolo del convegno
- luogo del convegno.
Gli eventi di cui si dà
notizia sono, come
sempre, quelli che
si tengono dal mese
successivo a quello del
numero pubblicato.
RTM
luglio agosto 2013
53
rubriche
Comunicati
30-04-2013
COMUNICAZIONE ORDINE
DEI MEDICI CHIRURGHI
E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI TORINO
Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata
(INI – PEC)
delle imprese e dei professionisti
Si informano gli iscritti che è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale
n. 83 del 9 aprile 2013, il D.M. 19 marzo 2013.
Esso stabilisce:
a. le modalità di realizzazione e di gestione operativa dell’INI-PEC,
nonché le modalità di accesso allo stesso;
b. le modalità e le forme con cui gli Ordini ed i Collegi professionali
dovranno comunicare e aggiornare gli indirizzi di posta elettronica
certificata relativi ai professionisti di propria competenza.
Per approfondire:
http://www.cnsd.
it/5682/legislazioneitaliana/ministerosviluppo-economico/
creazione-dellindicenazionale-degliindirizzi-di-postaelettronica-certificatadelle-imprese-e-deiprofessionisti
54
La istituzione del pubblico elenco denominato indice nazionale degli
indirizzi di posta elettronica certificata (INI - PEC) delle imprese e dei
professionisti è stata prevista dall’art. 6-bis del D.Lgs. 7 marzo 2005, n.
82 (Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD), aggiunto dal comma
3 dell’art. 5, del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, come modificato dalla
legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221 (c.d. Decreto crescita
2.0).
L’INI-PEC, realizzato e gestito in modalità informatica dal Ministero dello Sviluppo Economico, che si avvale di InfoCamere, è suddiviso in due
sezioni denominate, rispettivamente, “Sezione Imprese” e “Sezione
Professionisti”.
In fase di prima costituzione, la Sezione Imprese verrà realizzata attraverso l’estrazione massiva dal Registro delle Imprese delle informazioni
relative alle imprese che risultano attive e che hanno provveduto al
deposito dell’indirizzo PEC, mentre la Sezione Professionisti verrà realizzata, con trasferimento in via telematica da parte degli Ordini e
Collegi professionali ad InfoCamere, degli indirizzi PEC detenuti, che
deve avvenire entro l’ 8 giugno 2013 (sessanta giorni dalla pubblicazione del decreto).
L’accesso all’INI-PEC è consentito alle Pubbliche Amministrazioni, ai
professionisti, alle imprese, ai gestori o esercenti di pubblici servizi ed a
tutti i cittadini tramite il Portale telematico consultabile senza necessità
di autenticazione.
(http://www.tuttocamere.it/modules.php?name=Content&pa=showp
age&pid=240)
luglio agosto 2013
AVVISO DI SELEZIONE PER TUTOR VALUTATORI PER LO SVOLGIMENTO DELLA
PROVA PRATICA DEI LAUREATI CANDIDATI ALL’ESAME DI STATO ABILITANTE
ALL’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI MEDICO-CHIRURGO
L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Torino ha sottoscritto una Convenzione con l’Università di Torino per gli adempimenti previsti dal Regolamento concernente gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della
professione di medico-chirurgo modificato con decreto n. 445 del 19 ottobre 2001 e pubblicato sulla G.U. n. 299 del 27
dicembre 2001 e reso applicativo dall’Ordinanza ministeriale del 23 febbraio 2004.
Le sopra citate norme prevedono che l’esame di Stato di abilitazione alla professione consista in una prova pratica e in
una prova scritta. Alla prova scritta si accede solo dopo il superamento di una prova pratica a carattere continuativo consistente in una prova clinica pratica della durata complessiva di tre mesi articolati in un mese svolto presso un reparto di
medicina, un mese presso un reparto di chirurgia e per un mese presso un medico di medicina generale convenzionato
con il Servizio sanitario nazionale e realizzati, dopo il conseguimento della laurea (art. 1 DM 19.10.2001, n. 445).
In forza alla Convenzione con l’Università, il Consiglio Direttivo dell’Ordine è tenuto a predisporre un elenco di medici
operanti in qualità di dirigente medico in reparti di medicina generale, medicina d’urgenza o geriatria, medici operanti in
qualità di dirigente medico in reparti di chirurgia generale, chirurgia d’urgenza, ortopedia, otorinolaringoiatria, urologia
o ginecologia e medici di medicina generale convenzionati con il SSN, che possano dichiarare, sotto la propria responsabilità, di possedere i requisiti minimi di seguito elencati per ciascuna categoria.
Medici operanti in qualità di dirigente medico in reparto di medicina generale e chirurgia generale
1.essere iscritti all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Torino
2.assenza di provvedimenti disciplinari sanzionati con provvedimento definitivo di sospensione dall’esercizio della professione nei dodici mesi precedenti
3.possedere almeno cinque anni di anzianità di servizio in un reparto ospedaliero o universitario di medicina o chirurgia
4.svolgere normalmente sia attività di reparto che ambulatoriale
5.avere congrua disponibilità di tempo per tale impegno
6.impegnarsi a frequentare il corso di formazione previsto
Medici di medicina generale convenzionati con il SSN
1.essere iscritti all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Torino
2.assenza di provvedimenti disciplinari sanzionati con provvedimento definitivo di sospensione dall’esercizio della professione nei dodici mesi precedenti
3.possedere almeno dieci anni di anzianità di convenzione per la Medicina Generale con il SSN
4.avere in carico al momento della domanda un numero di scelte superiore a 750
5.disporre di un sistema informativo adeguato
6.avere congrua disponibilità di tempo per tale impegno
7.impegnarsi a frequentare il corso di formazione previsto
L’elenco così costituito, formato da tutti gli aspiranti alla attività di Tutore in possesso dei requisiti minimi, verrà sottoposto
alla Commissione Paritetica composta dai membri dell’Università e dell’Ordine per l’individuazione dei Tutori.
La Commissione Paritetica Ordine-Università, preso atto dell’elenco dei Medici che sono in possesso dei requisiti minimi,
dovrà procedere alla formazione di un elenco che verrà trasmesso alla Regione (combinato art.1, comma 2 Tirocinio, DM
n. 445 del 19 ottobre 2001 e art. 27, comma 3, DL n. 368 del 17 agosto 1999)
Per la validità della domanda farà fede la data di protocollo della stessa, che può essere inoltrata o per lettera raccomandata (C.so Francia 8 – cap.10143) o per raccomandata a mano direttamente agli uffici dell’Ordine o per fax al numero
011- 505323 o per e-mail [email protected].
Il candidato dovrà consegnare la domanda, come da modelli allegati, attestante il possesso dei requisiti minimi.
Torino, 8/7/2013
Il Presidente dell’Omceo della provincia di Torino
Dr. Amedeo Bianco
I modelli per le domande sono scaricabili dal sito www.omceo.to.it
luglio agosto 2013
55
rubriche
Pianeta Solidarietà
LA BORSA DI STUDIO
“AVV. AGOSTINO PACCHIANA-PARRAVICINI”
di Roberto Borroni
Mercoledì 5 giugno 2013 si è tenuto a Palazzo Capris, in Via Santa Maria
1 a Torino, l’evento per l’assegnazione della Borsa di Studio in Chirurgia
intitolata all’Avv. Agostino Pacchiana-Parravicini.
Il Premio è stato conferito al giovane collega Andrea Barberis dall’équipe
chirurgica dell’Ospedale Koelliker di Torino, alla presenza del Direttore Generale, Padre Silvano Cacciari e del Direttore Sanitario Roberto Gabbini.
La Divisione di chirurgia dell’Ospedale Koelliker formata dai colleghi Borroni, Tonello, Canavesio ha voluto promuovere nel tempo una Chirurgia di
alto livello che fosse realmente coniugata con l’aspetto umano per almeno
mitigare le molte fragilità che l’esperienza della malattia comporta. Per
perseguire questo scopo i colleghi hanno posto a fondamento dell’atto
chirurgico il rapporto medico/paziente come obiettivo da perseguire attivamente e quotidianamente attraverso l’ascolto del malato e il confronto
col lui. Un impegno professionale, questo, portato avanti nel tempo anche
grazie all’alto contributo culturale e umano dell’Avvocato Agostino Pacchiana Parravicini. In particolare, rimettere al centro del sistema sanitario e
della Chirugia l’uomo, prima del paziente, e rimarcare la proiezione verso il
futuro sociale e culturale, oltre che scientifico, della nostra disciplina sono
e sono stati gli obiettivi condivisi in maniera attiva dalla nostra équipe con
l’Avvocato Agostino Pacchiana Parravicini. L’assegnazione della Borsa di
Studio lui dedicata, in un momento occupazionale oggettivamente difficile, sottolinea l’esigenza di continuare a fare una Chirurgia con le stesse
caratteristiche di qualità e umanità.
La Borsa di Studio dedicata all’avvocato Pacchiana-Parravicini ci consente
di avere all’interno dell’équipe una nuova forza, giovane, motivata a crescere sulla stessa linea umana, culturale e tecnologica intrapresa dal Prof.
Dellepiane, fondatore dell’unità chirurgica, e portata avanti dai colleghi
Borroni, Tonello, Canavesio.
56
luglio agosto 2013
Il premiato
Andrea Barberis
rubriche
Pianeta Solidarietà
AssociAzioni
Associazione di Volontariato aperta a tutti, apolitica e aconfessionale, punto di riferimento per
coloro che vogliono lottare contro l’epilessia in
campo medico e sociale. Fondata nel 1987 è una
Onlus regionale che interviene, a richiesta, su tutto il territorio nazionale.
Si avvale della consulenza di medici specializzati in epilessia e di volontari, dirigenti e soci che
prestano gratuitamente la loro professionalità e
competenza nel campo sociale, assistenziale e
legale.
Ufficio Presidenza e Segreteria:
Via Galluppi 12/ F – 10134 Torino
Tel. e Fax 011 3180623 - Cell. 3356656241
Posta elettronica: [email protected] - Sito Internet: www.apice.torino.it
Conto corrente postale n° 34216101 - Codice
fiscale (per 5 per mille) n° 97524350010
Si riceve su appuntamento
Ufficio Incontri e Riunioni:
Via Galluppi 12/G - 10134 Torino
Si riceve su appuntamento
Sportello Ospedale Molinette
c/o Servizio Epilessia, Via Cherasco 15
Si riceve tutti i giovedì ore 10-12
Sportello Venaria Reale
c/o Palazzo Comunale
p.za Martiri della Libertà 1
Si riceve il primo giovedì del mese ore 12-14
Associazione Piemontese
Contro l’Epilessia
ONLUS
LE NOSTRE ATTIVITà
Informazione: per dare notizie corrette ed aggiornate sulla patologia e
combattere lo stigma sociale che ancora condiziona in parte il vissuto delle
persone con epilessia e i loro familiari
• redazione del periodico L’APICE
• pubblicazione di articoli divulgativi sull’epilessia e temi correlati su giornali,
riviste e su Internet
• pubblicazione di libri di divulgazione socio-sanitaria e storico-sociale da noi
scritti ed editi
• corsi di aggiornamento per i nostri operatori, soci e simpatizzanti
• seminari e conferenze presso i distretti scolastici e le comunità civili
Assistenza e tutela: alle persone con epilessia e ai loro famigliari, in campo
sanitario, sociale e giuridico, tramite incontri in sede e presso gli Sportelli di
Ascolto.
• consulenze sui Centri e Servizi per la diagnosi e cura dell’epilessia, esenzioni ticket sanitari, farmaci antiepilettici, ecc.
• consulenze su temi sociali, assistenziali, legislativi e medico-legali, inerenti
la scuola, il lavoro, le patenti di guida, l’invalidità civile, ecc.
• promuovere la realizzazione di leggi nazionali e regionali a favore delle
persone con epilessia
Promozione: per sensibilizzare la società alle problematiche legate all’epilessia e per la raccolta di contributi vitali alla gestione dell’associazione e allo
svolgimento delle attività programmate.
• cooperazione e partecipazione a mostre e manifestazioni varie, collaborazione con gruppi musicali, teatrali e letterari
• assegnazione annuale del PREMIO APICE
• assegnazione annuale della TARGA APICE al merito poetico
Socializzazione: per favorire le conoscenze interpersonali tra soci, simpatizzanti
• attraverso gite sociali, incontri di auto-mutuo-aiuto, attività sportive, ecc.
Collaborazioni: per l’aggiornamento sulla patologia e per sostenere la ricerca scientifica mirata
• con la LICE (Lega Italiana Contro l’Epilessia), con la FIE (Federazione Italiana Epilessie), con Associazioni Nazionali e Internazionali Onlus dedicate
all’epilessia, con TELETHON, con la EUE (European Union for Epilepsy) della
quale l’APiCE è socio fondatore e membro
PRESENTAZIONE
AI LETTORI Si ricorda e si precisa che la giornata nazionale dell’Epilessia viene organizzata da
APICE insieme a LICE Lega Italiana Contro l’Epilessia (RTM)
luglio agosto 2013
57
rubriche
Corsi e congressi in pillole
quando
18 e 19 settembre 2013
dove
Torino - Centro Congressi Torino Incontra
Via Nino Costa, 8
quando
20 settembre 2013
dove
Torino - MBC (Molecular Biotechnology
Center) dell’Università di Torino - Aula
Leonardo- Via Nizza 52- Torino
quando
27, 28, 29 settembre 2013
dove
Torino - Coop. Soc. Isoinsieme Centro
Musicoterapia Benenzon Italia ®
Via Piazzi, 41
quando
venerdì 4 ottobre 2013 ore 14.00
dove
Torino - Aula Magna Facoltà Teologica
via xx Settembre 83
quando
4 e 5 ottobre 2013
dove
Torino - Museo Nazionale del Risorgimento
Italiano - Via Accademia delle Scienze 5quando
4 e 5 ottobre 2013
dove
Torino - Circolo Ufficiali Esercito Italiano
C.so Vinzaglio 6- Torino
quando
9 e 10 ottobre 2013
dove
Torino - Centro Congressi Lingotto
u NEW EMERGING CONCEPTS AND THERAPEUTIC
STRATEGIES IN ACUTE KIDNEY INJURY
u Corso AIUG
MENOPAUSA, INVECCHIAMENTO ED
UROGINECOLOGIA: UNA VISIONE OLISTICA
u III LIVELLO DI MUSICOTERAPIA DIDATTICA
Tenuto da Prof. Manfredi Cinzia e da Dott. Messaglia Roberto
u MASTER UNIVERSITARIO IN BIOETICA
Anno Accademico 2013-2014
u Symposium on ADVANCES ON INFANTILE COLIC
Del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche
Università di Torino
u I trattamenti più efficacy per il PTSD
(Post Traumatic Stress Disorder )
PTSD Training Overview
u INNOVAZIONI ED EVIDENZE IN MEDICINA
DI LABORATORIO
27° Congresso Nazionale SIMeL, Società Italiana di Medicina di Laboratorio componente della World Association of Societies of Pathology
and Laboratory Medicine
quando
sabato 19 ottobre e 9 novembre 2013
dove
Torino - Villa Raby, C.so Francia 8
u LE DIFFERENZE IGNORATE. LA MEDICINA DI GE-
quando
23 ottobre 2013
dove
Torino - Museo Reg. di Scienze Naturali Sala Conferenze - Via Giolitti 36
u UOMO MALATO, UOMO FRAGILE, COME TI POSSO
58
luglio agosto 2013
NERE, SFIDA E OBIETTIVO STRATEGICO PER LA
FORMAZIONE MEDICA.
Studio delle differenze tra le funzioni vitali e sociali di uomini e donne
e conseguente risposta alla medesima malattia
Evento formativo residenziale dell’OMCeO della Provincia di Torino
AIUTARE?
congressi
Torino,
9 ottobre 2013
Villa Raby, corso Francia 8
I Convegno Nazionale
INFORMAZIONE IMPORTANTE
Cari lettori,
molti iscritti certamente sanno che questa rivista da anni non rappresenta un peso per il
bilancio del nostro Ordine in quanto i costi
più onerosi di composizione, stampa e spedizione sono sostenuti direttamente dalla società editoriale SGI (Società Generale dell’Immagine).
Infatti la raccolta delle inserzioni pubblicitarie
ha consentito fin ora alla SGI di sostenere tali
costi.
La crisi economica che ha colpito tutti i settori
e che tutti viviamo in prima persona ha determinato però uno squilibrio in questo bilancio
di entrate-uscite: infatti, a fronte dell’aumento dei costi di carta, stampa e spedizione si è
verificata una diminuzione della raccolta delle
inserzioni pubblicitarie.
In queste condizioni non sarebbe pertanto
possibile, per Torino Medica, proseguire la
pubblicazione e la propria missione istituzionale a costo zero come da noi desiderato.
Tra le tante soluzioni possibili, quella meno
gravosa e più praticabile è apparsa la riduzione del numero di pagine della rivista, realizzata pur senza rinunciare ai contenuti.
Ma ciò purtroppo non è sufficiente.
Pertanto d’accordo con l’editore, dal numero
di ottobre 2012 della rivista, gli annunci dei
convegni e degli eventi sul giornale e sul sito
Web saranno pubblicati a titolo oneroso.
La documentazione di questi eventi, una volta decisa la loro pubblicabilità, unita alla richiesta di pubblicazione, sarà trasmessa alla
concessionaria SGI che provvederà ad indicare l’ammontare del costo in relazione alla
dimensione dello spazio richiesto.
Per informazioni preliminari sulle condizioni
economiche gli inserzionisti possono rivolgersi direttamente alla dottoressa Daniela Cazzaro, presso SGI, al n° telefonico 011.359908
L’Esecutivo e la Direzione auspicano che tempi migliori possano consentire di poter tornare a fornire questo servizio gratuitamente
agli organizzatori dei convegni e degli eventi
formativi.
Il Presidente dell’OMCeO della provincia
di Torino
Amedeo Bianco
60
luglio agosto 2013
“MEDICINA E REALTÀ”
a cura dell’OMCeO di Torino
e di “Remedia” (Università
degli studi di Torino)
Programma
Mattino: 9 -13
Maurizio Ferraris (Filosofia teoretica, Università di
Torino)
Medicina e realtà
Mario De Caro (Filosofia morale, Università Roma
Tre, Tufts University Massachusetts)
Psicopatologia, libero arbitrio e responsabilità
Domenico Pisanelli (CNR)
Ontologie in medicina per la rappresentazione della
realtà
Dibattito
Pomeriggio: 14.30-17.30
Guido Giustetto
Suggestione, persuasione e realtà nella letteratura
scientifica
Elsa Margaria
Consenso informato: realtà o finzione?
Ugo Fornari
Prova o metodo scientifico?
Lorenzo Varetto
Dalla traccia al colpevole
Dibattito
Comitato Scientifico:
Responsabile scientifico: Raffaella Scarpa
Ivana Garione, Segretario Omceo Torino
Guido Giustetto, Vicepresidente Omceo Torino
Maurizio Ferraris, Università di Torino
Comitato Organizzativo:
Raffaella Scarpa [email protected]
3492940021
Per informazioni e iscrizioni:
Rosa Revellino [email protected]
3356410331
Accreditamento ECM in corso.
Torino,
sabato 19 ottobre e 9 novembre 2013
12.20 – 12.40L’asma femminile. D. Boaro, Torino
12.40 – 13 Cancro al polmone, serial killer delle donne europee e italiane. T. Vavalà, Torino
Villa Raby, corso Francia 8
13 – 14
Le differenze ignorate.
La Medicina di genere, sfida e
obiettivo strategico per
la formazione medica.
Studio delle differenze tra le funzioni
vitali e sociali di uomini e donne e
conseguente risposta alla medesima
malattia.
ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI e ODONTOIATRI DELLA
PROVINCIA DI TORINO
Evento formativo residenziale
Programma provvisorio
Sabato 19 ottobre
8.30 – 9. 00 Registrazione partecipanti
9 – 9.15
Presentazione del corso. Dr. Amedeo Bianco, Presidente OMCeO di Torino
9.15 – 10.15 Tavola rotonda: La Medicina di Genere, una giovane realtà Moderatrice: Dr.ssa Enrica Guglielmotti.
9.15 – 9.25 Sesso o genere? R. Scarano
9.25 – 9.35 Gli albori della Medicina di Genere nel mondo e in
Europa.- L. Ferrara.
9.35 – 9.45 Lo “stato dell’arte” in Italia. M.T. Sorrentino
9.45 – 9.55 Gender sensitivity e gender blindness. Qual è il livello di coscienza e di conoscenza? - C. Pitari
9.55 – 10.15 Cosa è e cosa NON è la Medicina di Genere. Progress in works: le prime linee guida. I motivi delle scelte.
P. Verrua
10.15 – 11-15La sicurezza dei farmaci è una questione di genere? S. Brunelleschi, Novara
11.15 – 11.30 Coffee break
11.30 – 12.30Farmacovigilanza e genere. P. Crosasso, Torino
12.30 – 13.30Il genere femminile è un fattore protettivo nella
sepsi severa? P. Cotogni, Torino.
13.30 – 14.30 lunch
14.30 – 15.30 L’Osteoporosi è ancora una malattia di genere?
E. Ciccarelli, Torino
15.30 – 16.30 Epatiti croniche, HBV e genere. M. Durazzo, Torino
Sabato 9 novembre
8.30 – 8.45 Registrazione e firma dei partecipanti
8.45 – 9.45 Il Diabete nelle donne: una sfida nella sfida. A. R.
Leoncavallo, Torino
9.45 – 10.45 Il cuore delle donne….è più malato di quanto si
pensi. Dai sintomi alla diagnostica alla terapia in fase acuta. S.Marra, Torino
10.45 – 11 Coffee breach
11 – 12
Il cuore delle donne. Misure di Prevenzione, Terapie, Stili di Vita . Somiglianze e Differenze, Rischio e Beneficio. M.G. Sclavo, Torino
12 – 13
Tavola rotonda: Essere donna protegge contro le
patologie polmonari? Moderatrice: dr.ssa Maria Susetta
Grosso, Torino.
12 – 12.20 BPCO, uomini e donne: pari opportunità? C. Bucca, Torino
Pranzo
14 – 15
Salute globale e salute di genere. Il peso delle diseguaglianze. G. Costa, Torino
15 – 16
La violenza: quanto incide sulla salute, come riconoscerla e gestirla. P. Schinco, Torino
16 – 16.30 Valutazione ECM, chiusura del corso
INFORMAZIONI
Destinatari: medici chirurghi.
Numero massimo partecipanti: 50
Durata complessiva: 12 ore
Accreditamento in corso
Condizioni per ottenere l’attestato di partecipazione all’evento e
l’attestato crediti ECM:
•
Frequenza 100% delle ore del Corso
•
Valutazione di apprendimento nella misura del 60% delle
risposte esatte
•
Compilazione del questionario di gradimento
Procedura di valutazione: questionario
MODALITA’ DI ISCRIZIONE
L’iscrizione è gratuita. Deve essere effettuata inviando la scheda
di iscrizione all’indirizzo e-mail: [email protected].
L’eventuale rinuncia deve essere comunicata tempestivamente
alla Segreteria Organizzativa al fine di non pregiudicare l’organizzazione del corso. La mancata comunicazione comporterà
l’esclusione dai successivi corsi organizzati dall’Ente. Verrà data
conferma dell’avvenuta iscrizione.
SCADENZA ISCRIZIONI (salvo esaurimento posti disponibili)
5 OTTOBRE 2013
RELATORI E MODERATORI
Amedeo Bianco – Presidente OMCeO di Torino e Presidente FNOMCeO
Daniela Boaro – Specialista in Malattie dell’apparato respiratorio, dirigente
medico presso Ospedale Martini di Torino
Sandra Brunelleschi – Professore ordinario di farmacologia presso l’Università del Piemonte Orientale
Caterina Bucca – Specialista in Malattie dell’apparato respiratorio, Professore associato in malattie dell’apparato respiratorio presso Università degli
studi di Torino
Enrica Ciccarelli – Specialista in Endocrinologia, Dirigente medico Servizio
di Endocrinologia, Ospedale Evangelico Valdese di Torino
Giuseppe Costa – epidemiologo, responsabile S.C. a D.U. del Servizio
Sovrazonale di Epidemiologia ASL To 3
Paolo Cotogni – chirurgo generale e anestesista, responsabile di struttura
semplice nel dipartimento di Medicina della Città della salute di Torino
Paola Crosasso – Dirigente farmacista presso la Città della salute di Torino
Marilena Durazzo – Professore associato di Medicina Interna, Università
degli studi di Torino
Laura Ferrara – Specializzanda in Igiene, Commissione Pari Opportunità
dell’OMCeO di Torino
Maria Susetta Grosso – Dirigente medico presso ASL To 2 - Responsabile
Assistenza Sanitaria Territoriale Distretto 5 - Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino
Enrica Guglielmotti – Specialista in anestesiologia, già Direttore Unità
Operativa Anestesia e Rianimazione del Presidio Ospedaliero San Giovanni
Bosco di Torino, Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino
Anna Rita Leoncavallo – Specialista in Diabetologia e Malattie del Ricambio, Responsabile Struttura Semplice “Screening e Prevenzione Complicanze Croniche del Diabete Mellito” nell’ambito della SC Malattie Metaboliche e Diabetologia dell’ Ospedale Oftalmico - ASL TO 1
Sebastiano Marra – Specialista in malattie dell’apparato cardiovascolare,
Direttore Struttura Complessa Cardiologia 2, Città della Salute di Torino
Claudia Pitari – Medico di Medicina Generale, Tutor, Commissione Pari
Opportunità dell’OMCeO di Torino
Rosamorena Scarano – Specialista ambulatoriale in urologia, Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino
luglio agosto 2013
61
congressi
Patrizio Schinco- Dirigente Medico Struttura Semplice Centro
Soccorso Vittime di Violenza presso Città della salute di Torino, Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino
Maria Grazia Sclavo – Specialista in malattie dell’apparato
cardiovascolare. Dal 2008 è il Delegato Regionale per il
Piemonte della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC).
Maria Teresa Sorrentino - Specialista in radiologia, Dirigente
medico presso S.C. Radiologia 1, Città della salute di Torino,
Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino
Tiziana Vavalà – Specialista in oncologa medica, dirigente
medico presso Divisione di Oncologia polmonare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi di Orbassano
Piera Verrua – Specialista in odontostomatologia, libera professionista; dirigente ANDI (Associazione Nazionale Dentisti
Italiani). Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino
RESPONSABILE SCIENTIFICO
Dr.ssa Gabriella Tanturri - OMCeO di Torino
[email protected] Tel . 0115815111
DIRETTORE DEL CORSO
Dr.ssa Gabriella Tanturri
Specialista in Otorinolaringoiatria, Medicina del
Lavoro, Oncologia Medica. Già Direttore di Struttura
Semplice Day Surgery di Otorinolaringoiatria presso
l’A.O.U. San Giovanni Battista di Torino – Molinette.
Già vicepresidente del Comitato Pari Opportunità
dell’ A.O.U. San Giovanni Battista di Torino – Molinette Membro del Centro Studi Nazionale sulla Salute e
la Medicina di Genere. Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’OMCeO di Torino .
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Segreteria di Presidenza dell’ OMCeO di Torino
Sig.re Emanuela Bonisconti e Noemi Ruggiero
[email protected]
Torino,
23 ottobre 2013, ore 9.00 - 18.00
Museo di Scienze Naturali
Sala Conferenze, via Giolitti 36
Uomo malato,
uomo fragile,
come ti posso aiutare?
Programma
Mattino
Apertura dei lavori. Saluto delle autorità Assessore
Elide Tisi, Assessorato alla Salute, Politiche Sociale e
Abitative del Comune di Torino
9.00 - 9.40 Mass media e malattia - Dott. N. Ferraro
9.40 - 10.20 L’uomo di fronte alla malattia - Don
Sergio Messina
10.20 - 10.50 Dibattito
10.50 - 11.20 Intervallo
11.20 - 12.00 La fragilità come disagio psichico Dott.ssa A. Boratti
12.00 - 12.40 La forza della fragilità Dr. M.Gollin
12.40 - 13.00 Dibattito - Chiusura della mattinata
Pomeriggio
14.30 - 15.30 Proiezione del documentario La porta
sul mare, Regia di Joel
62
luglio agosto 2013
Fioroni, produzione JFC Studios Cisa Lugano.
Seguiranno commento e discussione del filmato
Intervento delle Associazioni e Enti:
Cittadinanzattiva Regione Piemonte onlus - Torino,
Tribunale per i diritti del malato
RAVI (Ricominciare a vivere)
AIP (Associazione Italiana Psicogeriatria Sez. Piemonte e Valle D’Aosta)
AMA (Associazione Malati di Alzheimer Chieri)
Associazione Museo Nazionale del Cinema, Referente
dr. M. Mastino (fondatore del progetto cinemAutismo)
Associazione Materie Prime
Tavola rotonda con le associazioni - dibattito
18.30 Conclusioni - Consegna attestati di partecipazione
Altri patrocini richiesti:
Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di
Torino, OMCeO Sez. Torino, AIO Sez. Torino, Alleanza
Dentisti per il Mondo (Fondazione ANDI, SMOM,
Smile Mission).
Informazioni Organizzative
Per iscriversi al convegno è necessario effettuare un
bonifico bancario (libero) a Erreics Onlus.
Causale: “Erogazione liberale a Erreics Onlus”
Banca Unicredit Agenzia 08001
IBAN IT 83E0200801048000101642044
Inviare mail ([email protected]) o FAX (011
9534663) di avvenuta iscrizione con i propri dati anagrafici (nome, cognome, indirizzo, telefono, indirizzo
mail se posseduto)
Non è previsto accreditamento ECM.
Al termine dell’evento verrà rilasciato un attestato di
partecipazione
Per informazioni: [email protected]
338 9604764
Responsabile dell’evento: Elvira Larizza
Segreteria Organizzativa: Renato Avico
Segreteria Scientifica: Elvira Larizza
Finalità dell’iniziativa
Definire il concetto di fragilità partendo dal presupposto che un approfondimento culturale potrebbe
servire come antidoto all’incertezza e alla precarietà.
Vorremmo cercare di buttare le basi per un cammino
di rinnovamento che sia educazione al cambiamento
e alla cura di tutti i soggetti fragili.
L’incontro con le associazioni sarà il punto di forza
per lavorare insieme e sviluppare modelli condivisi.
Un coordinamento fra associazioni,enti e popolazione
può essere molto utile nel programma di sensibilizzazione di altre realtà.
Sono previsti altri incontri in cui il tema della fragilità
verrà approfondito nei suoi diversi aspetti.
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Verso il nuoVo codice di deontologia medica