arcireport
settimanale a cura dell’Arci | anno XII | n. 17 | 15 maggio 2014 | www.arci.it | report @arci.it
Verso una revisione complessiva
delle norme sugli enti non profit
di Paolo Beni presidente nazionale Arci
Sarà la volta buona per dare finalmente
al terzo settore quelle riforme che da
anni chiede ottenendo solo promesse?
È quanto auspicano migliaia di organizzazioni sociali dopo la presentazione da
parte del Presidente del Consiglio delle
linee guida per una legge delega sul terzo
settore. Ma stavolta sembra prevalere
l’ottimismo, visto il consenso registrato
dal documento, che delinea un ambizioso
progetto di revisione complessiva delle
norme sugli enti non profit.
Una messa a punto resa tanto più opportuna dal peso crescente di un terzo
settore che si sta dimostrando attore
decisivo per reagire alla crisi economica,
sociale, culturale che attraversa il paese.
Associazioni, cooperative sociali, gruppi
di volontariato sono spesso nelle nostre
comunità un argine alla frammentazione sociale, protagonisti della tenuta e
dell’innovazione del welfare pubblico,
volano di sviluppo e di nuova occupazione, palestra di civismo e presidio di
democrazia partecipativa.
Ma è proprio la rilevanza del terzo settore
che impone l’esigenza di monitorarne
l’evoluzione nel contesto dei mutamenti
sociali e aggiornare il quadro normativo
di riferimento, tanto allo scopo di tutelare
l’identità, l’autonomia e la trasparenza
delle formazioni sociali, quanto con
l’obbiettivo di incentivarne l’azione con
idonei strumenti di accreditamento e sostegno. Una legge per il terzo settore non
è un provvedimento corporativo a favore
di una categoria, ma un investimento nel
capitale umano del paese, per valorizzare
le sue energie migliori: la libera iniziativa
dei cittadini che si associano per contribuire al bene comune.
Serve un riordino del corposo insieme
di leggi di settore che oggi norma la pluralità di forme organizzative del terzo
settore ma che presenta anche il limite
di essere stato prodotto in tempi diversi
e per ‘compartimenti stagno’. Da qui la
necessità - ferma restando l’articolazione
dei diversi soggetti - di aggiornare le leggi
di settore alla luce di nuove esigenze o
vecchie lacune, armonizzare i singoli
provvedimenti e verificarne la coerenza
con l’evoluzione delle normative europee.
Opportunamente le linee guida prevedono
la revisione del Libro I del Codice Civile per
dare più flessibilità all’attuale disciplina
codicistica, semplificare le procedure di
riconoscimento della personalità giuridica,
favorire l’autonomia statutaria degli enti
e definirne al tempo stesso i criteri per la
gestione economica e i requisiti sostanziali
in relazione alla responsabilità verso terzi.
Fondamentale per la sostenibilità di molte
attività non profit è l’intento di rafforzare il
sostegno al terzo settore col riordino della
fiscalità di vantaggio, l’armonizzazione
delle agevolazioni fiscali fra le diverse
categorie di enti e il potenziamento del
5 per 1000. Una grande opportunità è
il rilancio del servizio civile volontario,
destinato a coinvolgere fino a 100.000
giovani. Soprattutto, alla semplificazione
del quadro normativo si accompagna la
conferma della dimensione democratica e
partecipativa e dei valori peculiari del non
profit italiano: la sussidiarietà, l’economia
sociale, un modello di welfare universalistico e inclusivo. Senza dubbio un
buon inizio, anche grazie alla scelta del
governo di coinvolgere nella elaborazione
del progetto un gruppo di parlamentari
espressione diretta del mondo del terzo
settore. Ora, via alla consultazione ([email protected]) di
associazioni e cittadini. Fino al 13 giugno,
poi si procederà alla stesura definitiva
della legge.
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arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
elezionieuropee
Elezioni europee, le/i candidate/i
che lavorano nell’Arci si presentano
Raffaella Bolini
- Lista L’Altra Europa con Tsipras, circoscrizione Centro
Fra i 73 candidati della lista L’Altra
Europa con Tsipras ci sono anche io,
nella circoscrizione Centro.
Ringrazio chi ha avuto il coraggio di
inventare questa avventura collettiva
e necessaria. E tutti coloro che, provenienti da realtà e identità diverse,
hanno deciso di farla propria. Del resto,
le storie più belle di questo paese le
abbiamo sempre fatte così: insieme,
uniti e plurali.
È possibile liberare la nostra Europa
dalla dittatura della finanza e del mercato. È possibile un’altra Europa che
promuova emancipazione popolare ed
uguaglianza.
Ma serve un’alleanza europea forte
abbastanza per imporre un cambiamento vero. Bisogna che prenda forza
un progetto politico al servizio dei diritti
e della democrazia.
Con la scusa della crisi stanno smantellando tutte le garanzie sociali conquistate
nel passato. Hanno distrutto qualsiasi
politica pubblica per il lavoro, lo sviluppo, l’ambiente, i servizi.
La metà della ricchezza dell’Italia è
tornata nelle mani di una piccola minoranza. Per tutti gli altri la vita è tornata
ad essere insicura e sempre più difficile.
Per rubarci i diritti, ci tolgono sempre
più democrazia. Che a noi è necessaria.
Perché la partecipazione democratica
è l’unica forza possibile di chi non ha
potere. Ma possiamo cambiare le cose. Se
facciamo fronte comune per far vincere
un’altra idea di Europa. Insieme a chi
in tutti i paesi d’Europa vive la stessa
nostra condizione.
Occupando la politica dal basso, perché
torni ad essere progetto di cambiamento.
Come fanno tutti i giorni i circoli dell’Arci, seminando cultura e valori buoni,
combattendo la solitudine, costruendo
solidarietà e mutuo aiuto. Sono milioni,
in Italia, le persone impegnate in attività
sociali, nel volontariato, nei movimenti,
negli spazi sociali autogestiti.
La loro è la politica vera: il cambiamento
che marcia sulle gambe delle persone.
Per non sentirci soli di fronte alle difficoltà, per trovare coraggio e diventare
più forti. Che è l’unico modo in cui
i piccoli possono cambiare le cose e
fare grandi imprese. È successo tante
volte nella storia. Può succedere ancora.
Dipende da noi.
Nicolò Ollino - Lista L’Altra Europa con Tsipras, circoscrizione Nord-Ovest
Mi chiamo Nicolò Ollino, ho 25 anni e
sono studente all’ultimo anno di Giurisprudenza a Torino. Sono attivo da
alcuni anni in politica e seguo praticamente fin dalla sua nascita il circolo
Arci Casa del Popolo – Santa Libera di
Asti. Importante centro di aggregazione, attività sociale e culturale, quindi
politica, di offerta di base di servizi
alla collettività.
La mia candidatura per la lista L’Altra
Europa con Tsipras nella circoscrizione
Nord-Ovest nasce così come molte altre
come candidatura collettiva, proposta
appunto dalla Casa del Popolo nell’intenzione di provare a dare casa in questa
lista a quel fondamentale complesso
di istanze di base dell’associazionismo
e dei valori guida dell’Arci, di tutte
quelle persone e compagni che quotidianamente animano preziosamente le
nostre attività, costruendo piccole ma
preziose pratiche di moderna Resistenza
nel quotidiano.
L’Altra Europa con Tsipras, per la sua
portata programmatica e per il suo
significato politico rappresenta al meglio quello spirito solidale, di presidio
democratico e per i diritti, di vecchia
e nuova generazione, sociale, partecipativo, che lega o che maggiormente
dovrebbe legare un circolo all’altro, una
realtà all’altra, una esperienza virtuosa
all’altra. La richiesta di far sì che l’Eu-
ropa, quella nuova, quella ‘altra’, dia
maggiore forza e tutela a tutto quel
complesso di diritti sociali, dei giovani
e del lavoro che fino ad oggi hanno
anzi trovato compressione indebita,
così come la difesa dell’ambiente e una
spinta per la conversione ecosostenibile
della produzione, così come la difesa e
l’espansione delle prerogative di quelle
fasce di popolazione che fino ad oggi
a torto hanno visto trattare la propria
condizione non come fenomeno ma
come problema, penso all’universo migrante, sono punti centrali del nostro
programma, della pratica diffusa alla
Casa del Popolo di Asti e della mia
sensibilità sociale e politica.
Alessandra Quarta - Lista L’Altra Europa con Tsipras, circoscrizione Nord-Ovest
Ho 28 anni, sono nata a Lecce e mi
sono trasferita a Torino per studiare
giurisprudenza. Da poche settimane ho
conseguito il dottorato e sono da due
anni professoressa incaricata presso
l’Università del Piemonte Orientale.
Studio la proprietà e i beni comuni, due
temi che per me non possono restare
‘accademici’.
Per questo ho sempre utilizzato i miei
studi come strumento al servizio dei
movimenti sociali, prestando supporto legale a numerose vertenze locali
e nazionali, dalla difesa del territorio
all’esperienza del Teatro Valle a Roma,
dalla Costituente dei beni comuni alle
occupazioni di diversi spazi sociali (Re-
bedia di Pisa, Scup di Roma).
Ho partecipato e partecipo a movimenti
e battaglie in difesa dei beni comuni, a
partire dall’esperienza del referendum
del 12 e 13 giugno 2011. Avevo lavorato,
insieme ad altri giuristi, alla difesa dei
quesiti referendari di fronte alla Corte Costituzionale e poi ho partecipato
attivamente alle attività del Comitato
Acqua Pubblica di Torino. In questo
contesto ho conosciuto l’Arci, con l’impegno che tanti e tante hanno messo in
quella battaglia: raccogliere le firme,
organizzare la campagna elettorale, fare
i flash mob, organizzare il voto di oltre
1000 fuorisede. Proprio in quei giorni
mi sono avvicinata a quello che ora è
il ‘mio’ circolo, le Officine Corsare, di
cui sono vicepresidente. Negli ultimi
due anni l’Arci è stata il luogo in cui ho
potuto esprimere la mia azione politica,
contribuendo alle attività del mio circolo e svolgendo un’azione anche nel
Comitato di Torino, di cui sono garante.
Per la prima volta ho deciso di candidarmi, per portare in Europa i nostri
temi, le nostre lotte e le nostre istanze.
In questi mesi di campagna elettorale ho
potuto conoscere dal vivo molte realtà
che svolgono un lavoro importante sul
territorio ed è stato un vero piacere
conoscere tanti compagni e compagne
della nostra associazione e ricevere il
loro appoggio.
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elezionieuropee
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
Un’altra strada per l’Europa
Un appello ai candidati alle elezioni della Rete europea
degli economisti progressisti (Euro-pen)
Hanno creato un deserto e la chiamano
ripresa.
A poche settimane dalle elezioni europee
del 25 maggio 2014, di fronte all’assenza di una discussione europea su come
uscire dalla crisi, la Rete europea degli
economisti progressisti (Euro-pen) prende
la parola.
Denuncia le politiche sbagliate che prolungano la depressione e propone cinque
strade alternative nell’appello Un’altra
strada per l’Europa, lanciato da 40 personalità dell’economia, della cultura e della
società civile, diffuso in tutta Europa.
Le questioni chiave sono: fermare l’austerità; controllare la finanza; espandere
il lavoro; ridurre le divergenze; ridurre le
disuguaglianze; espandere la democrazia.
Per ciascun argomento vengono avanzate
proposte precise su come intervenire con
un cambiamento delle politiche europee.
L’Appello chiede che queste proposte siano
messe al centro della campagna elettorale
e delle attività del nuovo Parlamento
europeo e della nuova Commissione.
Si chiede ai cittadini «di sostenere quest’altra strada per l’Europa e di votare per
quei candidati e forze politiche che si
impegnano a promuoverla. L’emergere
di una coalizione progressista nel nuovo Parlamento europeo sarà essenziale
per evitare che continuino le politiche
fallimentari delle ‘grandi coalizioni’ tra
centro-destra e centro-sinistra, attualmente al potere in molti paesi europei».
L’Appello ci ricorda che «L’Europa potrà
sopravvivere solo se cambierà strada.
Europa deve significare giustizia sociale,
responsabilità ambientale, democrazia e
pace. Quest’altra Europa è possibile; la
scelta è nelle nostre mani».
Le organizzazioni della Rete europea degli
economisti progressisti (Euro-pen) sono:
EuroMemo Group, Economistes Atterrés
(Francia), Sbilanciamoci! (Italia), Transnational Institute (Olanda), EconoNuestra (Spagna), Econosphères (Belgio),
Beigewum (Austria), Transform! Europe, Critical Political Economy Research
Network. Tra i primi firmatari ci sono
Elmar Altvater, Etienne Balibar, Luciana
Castellina, Susan George, Mary Kaldor,
Maurizio Landini, Chantal Mouffe, Mario
Pianta, Rossana Rossanda, Saskia Sassen.
L’Appello è stato sottoposto ai candidati
italiani al voto per il Parlamento europeo.
Le adesioni raccolte saranno presentate
in una Conferenza stampa che si terrà a
Roma il 16 maggio presso la Fondazione
Basso.
Cambiamo la finanza per cambiare l’Europa!
FEBEA lancia una raccolta di firme per chiedere ai candidati alla
Presidenza della Commissione UE regole che riconducano
la finanza al servizio del bene comune
La Federazione Europea delle Banche
Etiche e Alternative (Febea) ha lanciato
una raccolta di firme per chiedere ai candidati alla presidenza della Commissione
Europea l’impegno ad adottare regole
capaci di fermare la deriva speculativa della finanza e ricondurla al servizio
dell’economia reale e del bene comune.
In meno di 48 ore sono state raccolte
quasi 6mila firme.
Febea riunisce 25 istituti finanziari orientati alla sostenibilità sociale e ambientale
attivi in 14 Paesi Europei.
L’italiana Banca Etica è stata tra i promotori della Federazione che oggi conta più
di 500.000 persone, tra soci e clienti, che
hanno scelto la finanza etica. Le banche
aderenti a Febea - nel loro insieme - realizzano un totale attivo di 28.279 mln
€ (dati 2012).
«La causa più evidente della crisi che
sta colpendo l’Europa ormai dal 2007
è sicuramente il modello di sviluppo
intrapreso, a partire dai primi anni ‘90,
dalla finanza mondiale – si legge nel testo
della petizione -. I mercati finanziari si
sono sviluppati in modo incontrollato,
ma questo sviluppo non sarebbe stato
possibile senza leggi e decisioni poli-
tiche permissive ed accondiscendenti,
e negli ultimi venti anni la politica si
è progressivamente piegata al mondo
finanziario. Inoltre, di fronte a questi
fenomeni di portata globale, i cittadini
si sentono spesso impotenti, semplici
‘spettatori’ di processi apparentemente
lontani dal quotidiano, che a prima vista
non si riescono ad influenzare. Ora che
ci troviamo in prossimità delle elezioni
europee, è importante che i candidati si
assumano la responsabilità di intervenire
per correggere le distorsioni del sistema
finanziario, ridando alla politica il ruolo
che merita.
Solo un messaggio chiaro in tal senso
permetterà ai cittadini di acquisire nuova
fiducia nella politica e votare con maggiore
coscienza».
Per questo, attraverso la petizione i cittadini europei potranno porre 6 domande
cruciali ai candidati alla Presidenza della
Commissione Europea:
1. Come intende intervenire nel processo di introduzione di una Tassa sulle
Transazioni Finanziarie, che sia efficace
nel contrastare la speculazione in tutti i
Paesi UE.
2. Cosa intende fare per garantire quella
separazione tra banche che svolgono attività finanziarie rischiose e banche basate
principalmente sulla raccolta del risparmio, auspicata dal Rapporto Liikanen? A
tal proposito riterrebbe opportuna una
completa separazione giuridica tra banche
commerciali e banche di investimento?
3. Cosa ne pensa di un riconoscimento
specifico del ruolo sociale svolto dalle
banche etiche, anche nell’ ambito della
normativa di Basilea III?
4. Cosa intende fare per contrastare i
Paradisi fiscali, fonti importanti di quelle
distorsioni che hanno causato la crisi
finanziaria?
5. Cosa intende fare per contrastare il
shadow banking system, cioè quell’insieme
di intermediari finanziari non bancari
che fornisce servizi simili alle banche
commerciali, con modalità che tendono ad
evitare gli ordinari controlli delle autorità
di monitoraggio?
6. Ad integrazione della European Market
Infrastructure Regulation (EMIR) cosa
intende fare per regolamentare i derivati,
che sono stati tra gli strumenti finanziari
alla base dell’odierna crisi, e che ancora
oggi hanno un peso rilevante?
Per firmare: www.change.org
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arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
solidarietàinternazionale
Sarajevo2014 – peace event
Dal 6 al 9 giugno si terrà a Sarajevo un
importante Forum internazionale su pace,
disarmo e nonviolenza. Sarà l’occasione
per incontrare migliaia di persone provenienti dalla regione dei Balcani e da
altri paesi europei e non, impegnati per
la pace. Tutti insieme si contribuirà a
proclamare un chiaro messaggio contro
la guerra e la violenza, a 100 anni dallo
scoppio della Prima Guerra Mondiale.
L’intento principale è mostrare che il
potere della nonviolenza attiva è l’unica
via sostenibile per trasformare un mondo
di guerra e violenza in una cultura di pace
Every day is a Nakba day
di Manuela Ecate volontaria Servizio civile Arci
«C’è bisogno di una reazione brutale.
Dobbiamo essere precisi su chi colpiamo,
se accusiamo una famiglia palestinese
dobbiamo colpirli senza pietà, donne e
bambini inclusi… Non dobbiamo distinguere fra colpevoli e innocenti». Anno
1948, Yigal Allon, comandante della
forza d’ élite della Hagana.
Il 15 maggio 1948 è una data, non la data,
convenzionalmente scelta per porre luce
sulle conseguenze tutt’oggi visibili di un
piano criminale minuziosamente ideato
e realizzato dallo Stato sionista di Israele.
Tale data segna la fine del mandato
britannico sulla Palestina e la nascita
d’Israele, Stato che si erge sulle rovine
di oltre 500 villaggi e l’esodo forzato
della popolazione preesistente.
Più di 700mila palestinesi sono costretti
all’esodo a piedi o sulla monta di un
asino per dirigersi verso Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di
Gaza a seguito dell’attacco sistematico
delle milizie terroristiche della Haganah.
Alcuni anni dopo, la legge denominata
dei ‘Presenti-Assenti’ autorizza in via
ufficiale la confisca dell’80% delle proprietà arabe. Secondo la risoluzione
181 dell’Onu (adottata il 29 novembre
1947) al ritiro delle truppe britanniche
avrebbe dovuto far seguito la nascita di
due Stati indipendenti: uno ebraico e uno
arabo-palestinese, ma questo, come ben
sappiamo, non avvenne.
Lo Stato di Israele si rifiutò di rispettare
i termini dell’accordo così come fece nei
riguardi della risoluzione 194 dell’11
dicembre 1948 che sancisce il diritto
dei palestinesi a ritornare nella loro
terra: sei milioni di profughi dislocati
nei campi rifugiati, privati ancora oggi
di ogni diritto che non sia quello della
sopravvivenza, e di cui mai si fa menzione
nelle lunghe e infruttuose trattative di
pace intercorse tra Israele e Palestina
sotto l’egida degli Stati Uniti.
Il 15 maggio 1948 fu sì una Nakba (‘catastrofe’ in arabo), ma la sua attuazione
non fu di certo decisa in un giorno e le
violenze a danno dei palestinesi non
iniziarono in quella data.
L’ideologia sionista nasce nel 1895 per
opera di Theodor Herzl che, in quell’anno,
iniziò a tenere un diario dedicato esclusivamente ad annotare gli avanzamenti
della «causa ebraica». Al tempo egli già
delineava il programma completo di rimozione delle popolazioni non-ebraiche
dal futuro stato sionista, attraverso l’esproprio dei terreni e l’allontanamento
dei contadini dai loro terreni.
È necessario, dunque, conoscere le origini
di questo lungo e ininterrotto processo
di giudaizzazione della Palestina per
leggere in modo appropriato le vicende
attuali e prendere consapevolmente una
posizione rispetto al modus operandi dei
nostri governi, i quali ci rendono complici
del perpetrarsi di inaccettabili iniquità.
Commemoriamo questa data ma non
limitiamo a oggi le azioni in difesa del
popolo palestinese, poiché supportare
la causa palestinese significa supportare lotte importanti, quali il diritto
alla libertà, alla sicurezza personale e
all’autodeterminazione.
e nonviolenza.
Le vicende odierne in Ucraina, Siria e
Africa Centrale, e in tante altre parti del
mondo, così come le guerre che hanno
interessato l’Ex Jugoslavia negli anni
’90 e le proteste sociali di questi mesi
in Bosnia ed Erzegovina, richiedono un
chiaro pronunciamento e impegno che
espliciti che ci sono alternative alla guerra
rappresentate dalla trasformazione nonviolenta del conflitto, così come dimostrato
in numerose campagne nonviolente e
proclamato nella dichiarazione ‘Cultura
di Pace’ dell’Unesco.
Maggiore sarà la partecipazione all’Evento di Pace di Sarajevo, maggiore sarà
la possibilità di dare un segnale forte e
chiaro che «un altro mondo è possibile».
Le registrazioni online sono già aperte.
Dall’Italia è in fase di organizzazione
una Carovana della Pace con partenza
da Trieste e arrivo a Sarajevo, passando
per Zagabria e Banja Luka.
L’incontro sarà organizzato sul modello
dei social Forum, cioè con assi tematici affrontati in plenaria e declinati in
workshop autogestiti e promossi dalle
associazioni partecipanti.
I workshop saranno 100, accompagnati
da 5 tavole rotonde incentrate sulle
cinque principali tematiche dell’evento:
cultura di pace e nonviolenza; questione
di genere, donne e nonviolenza; pace
e giustizia sociale; riconciliazione e
rapportarsi al passato; militarismo e
sue alternative.
Dettagli sui diversi workshop e sulle
tavole rotonde sono reperibili sul sito
ufficiale dell’evento.
Negli stessi giorni, le piazze e le strade
di Sarajevo saranno animate da iniziative culturali riguardanti la musica,
la letteratura, la poesia, il teatro, la
fotografia, il cinema, l’arte. Sarà anche
allestita una zona dedicata ai bambini,
denominata ‘kids Zone’, dove verranno
svolte attività di educazione alla pace e
promozione della pace.
Un invito particolare è rivolto ai giovani,
che avranno a disposizione un Campo
giovani con attività a loro dedicate.
Tutte le info su www.peace-event.eu
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migranti
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
L’Arci non ha diffamato
l’ex ministro Maroni
Il Tribunale di Roma respinge il suo ricorso giudicando
veritieri i fatti denunciati e ammissibili le critiche
al suo operato
È stata depositata ieri sera la sentenza
con cui il Tribunale di Roma respinge
la richiesta dell’ex ministro Maroni di
perseguire l’Arci per diffamazione.
La vicenda risale al 2009, quando l’allora Ministro degli Interni citò in giudizio l’associazione per una dichiarazione
del responsabile immigrazione Filippo
Miraglia, rilasciata nel luglio del 2008,
che Maroni giudicò lesiva della propria
immagine e reputazione.
Nel comunicato stampa si faceva riferimento all’ordine impartito alle prefetture
dal ministero dell’Interno di imporre ai
dirigenti scolastici la schedatura degli
studenti stranieri, con particolare attenzione ai minori rom, sinti e camminanti.
L’Arci denunciò il carattere discriminato-
rio, razzista e persecutorio nei confronti
delle minoranze etniche di questa misura,
oltre che intimidatorio nei confronti dei
dirigenti scolastici, degli insegnanti e delle
famiglie dei ragazzi stranieri, e ne chiese
l’immediato ritiro.
Il giudice, accogliendo le argomentazioni
della difesa (le avvocate Cordaro e Sinopoli,
dirigenti Arci), nella sentenza afferma che
l’intento diffamatorio non esiste poiché la
notizia pubblicata rispondeva a requisiti
di verità e quindi rientrava nel diritto
costituzionalmente garantito alla libertà
di informazione. Mentre i termini adottati
per censurare l’iniziativa del ministro vengono ritenuti consoni ai fatti denunciati e
rientranti nel libero esercizio del diritto di
critica, che ovviamente si fonda su inter-
pretazioni soggettive. Secondo il giudice,
le espressioni usate ‘non fuoriescono dalla
correttezza verbale’ né possono ritenersi ‘oggettivamente offensive o volgari’.
Insomma, riconosciuti come veri i fatti
denunciati, le espressioni come ‘persecuzione’ o ‘volontà intimidatoria’ vanno
ritenute ammissibili e non perseguibile
chi le ha utilizzate.
Una sentenza importante dunque, oltre
che per il dispositivo (la non procedibilità
contro l’Arci), anche e soprattutto per le
motivazioni che giustificano tale decisione.
Un incoraggiamento per chi, come noi, si
batte da sempre contro qualsiasi forma di
discriminazione e per l’affermazione dei
diritti di tutte e tutti, siano essi cittadini
italiani o stranieri.
Rabbia e disperazione nel CIE
di Ponte Galeria
di Sara Prestianni Ufficio Immigrazione Arci
Nella zona della fiera, dietro muri alti,
sorge il centro di identificazione ed espulsione di Roma. Luogo di detenzione
amministrativa per stranieri in attesa
d’espulsione diventa un limbo di attesa
e disperazione per centinaia di uomini
e donne. All’ingresso i responsabili di
Questura e Prefettura rispondono alle
domande dei giornalisti: «Ad oggi sono
detenute 105 persone. 75 uomini e 35
donne. Le principali nazionalità: Nigeria
e Africa del Nord».
Il centro é una struttura carceraria composta da gabbie. All’interno delle gabbie
sorgono le strutture di alloggio. I letti sono
inchiodati al suolo per paura che possano
essere usati in modo contundente. Le
lenzuola sono di carta. All’interno del
centro é proibito portare qualsiasi oggetto
contundente o infiammabile. Tutto é
fatto perché non si ripetano le rivolte
prodotte nei mesi passati in questo CIE
e in molti dei CIE della penisola che ne
hanno ridotto il numero da 13 a 5. I resti
delle rivolte appaiono anche durante la
visita in lembi di griglie bruciati.
Nel reparto maschile gli uomini errano
da gabbia a gabbia. Ciò che più li dispera
é l’assurda detenzione a tempo prolungato. Molti vengono dal carcere e non
capiscono perché devono stare mesi in
più della pena che é stata data loro in
una struttura che loro stessi definiscono
peggio del carcere. Ma anche per chi non
viene dal carcere la detenzione nel CIE
risulta incomprensibile. Ancora di più se si
pensa al fatto che per una inottemperanza
amministrativa di assenza di documenti
possono restare fino 18 mesi detenuti in
queste strutture fatiscenti.
Alcuni nigeriani che si trovano al CIE
sono appena sbarcati sulle coste italiane.
Intercettati da Mare Nostrum nel Mediterraneo sono stati portati in un centro di
smistamento in Sicilia come le centinaia
di profughi che arrivano in questi giorni
in fuga dalla Libia.
La maggior parte dei loro compagni di
viaggio é stata trasferita in un centro
d’accoglienza, altri sono stati liberati con
un foglio di via, loro, i più sfortunati, sono
stati detenuti con un decreto d’espulsione
in un clima di totale arbitrarietà. Poco
importa che la situazione in Nigeria degeneri quotidianamente.
Ciò che sembra importare di più é il fatto
che la Nigeria abbia firmato accordi di
riammissione che facilitano l’espulsione
dalla maggior parte degli Stati membri.
Poco importa anche che siano appena
sbarcati, che rischino di avere la scabbia che dilaga nelle carceri libiche, che
nessuno ha fatto loro delle analisi per
capire lo stato medico sanitario dopo il
lungo viaggio in mare.
L’importante sembra solo espellerli velocemente approfittando di una paese
che collabora nel ‘recuperare’ i propri
cittadini. Nel reparto delle donne regna
la stessa disperazione con toni di rabbia.
All’interno donne che vivono da anni in
Italia, sposate con italiani, con bambini
che le aspettano fuori e che temono vengano loro sottratti. Denunciano avvocati
che sembra non fare niente se non prendere soldi e giudici di pace che firmano il
rinnovo della detenzione in modo quasi
sistematico.
Delle grida si levano tra i corridoi. É una
donna bosniaca che si é appena vista
rinnovare di altri due mesi la permanenza
nel CIE. Grida la sua rabbia. Come lei
altre donne, da anni in Italia, temono un
ritorno in un paese che spesso neanche
conoscono. I muri colorati degli alloggi
del reparto femminile non attenuano la
disperazione causata da una detenzione
incomprensibile, mentre le famiglie le
aspettano fuori e da loro temono di essere
separate per anni.
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arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
migranti
Continua la protesta dei
richiedenti asilo del Pala Nebiolo
a cura dei soci del circolo Arci Thomas Sankara di Messina
Sono riprese le proteste al Pala Nebiolo. Intorno alle 9 di mercoledì 14
maggio, i richiedenti asilo del Pala
Nebiolo muniti di fischietti e cartelli
hanno manifestato all’interno della
tendopoli: «Non abbiamo bisogno di
voi, abbiamo bisogno di andare via da
qui (On n’a pas besoin de vous, on n’a
besoin de partir)».
Le denunce sono sempre le stesse: le
condizioni di invivibilità della tendopoli (servizi igienici inadeguati e
acqua calda insufficiente per tutti, alte
temperature nelle tende), la mancanza
di denaro (sostituito da pacchetti di
sigarette e carte telefoniche, in assenza
peraltro di cellulari o telefoni con cui
chiamare l’esterno), il cibo insufficiene
per quantità e qualità, l’abbigliamento
inadeguato, la somministrazione di un
unico farmaco generico, la mancanza di
orientamento giuridico, la permanenza
indeterminata nel centro. Tutto ciò
conferma la mancanza di controlli sul
rispetto della convenzione siglata tra
l’ente gestore e la prefettura, malgrado
l’esposto presentato alla Procura della
Repubblica e le numerose testimonianze
dei richiedenti asilo sulle violazioni
degli standard minimi di accoglienza.
A oltre sette mesi dall’avvio di questa
esperienza concentrazionaria, nata
all’insegna dello ‘stato di eccezione’ e
dell’ ‘emergenza’, non è più possibile
credere che sia la contingenza a deter-
minare le condizioni di vita all’interno
del Pala Nebiolo. Queste condizioni si
sono infatti cronicizzate e descrivono
la ‘normalità’.
Il circolo Arci Thomas Sankara ribadisce
la necessità di porre fine all’esperienza
di ‘in-accoglienza’ del Pala Nebiolo,
sostenendo la protesta dei richiedenti
asilo ed invita la città a solidarizzare e
chiedere il rispetto dei diritti umani.
Prova ne è il fatto che i ‘centri di smistamento’ non sono previsti da nessuna
legge e regolamento nazionale o internazionale e i tempi di permanenza sospendono colpevolmente la procedura per
l’accesso alla protezione internazionale.
Riteniamo infine che l’accoglienza
‘diffusa’ costituisca l’unica alternativa
possibile; la creazione di un sistema
nazionale di prima e seconda accoglienza
rispettoso degli standard europei non
può essere più rinviata.
Arci e Caritas incontrano
il sottosegretario Manzione
Oliviero Forti della Caritas italiana e
Filippo Miraglia dell’Arci hanno incontrato, nel pomeriggio del 14 maggio al
Viminale, il sottosegretario Manzione
e il prefetto Compagnucci, vice capodipartimento Libertà civili del Ministero
dell’Interno.
L’incontro si è svolto su invito del
sottosegretario, dopo il grido d’allarme
lanciato dalle due organizzazioni sulle
falle del sistema d’accoglienza per i
richiedenti protezione internazionale.
Si è dunque discusso, in un clima costruttivo, di quali misure adottare con
urgenza per porre rimedio alle gravi
difficoltà manifestate dall’attuale sistema d’accoglienza, soprattutto dopo
gli ultimi sbarchi.
Il sottosegretario Manzione si è impegnato a farsi carico delle preoccupazioni
sollevate, in particolare per quel che
riguarda, da una parte, la necessità
di una programmazione e coordinamento degli interventi e dall’altra per
garantirne un’adeguata copertura finanziaria, indispensabile per offrire
un’accoglienza dignitosa.
Arci e Caritas ritengono positivo soprattutto l’impegno, assunto dal sottosegretario, di coinvolgere nel Tavolo di
coordinamento nazionale una rappresentanza delle organizzazioni attive sul
territorio in questo campo.
Miraglia e Forti si augurano che gli
impegni assunti dal rappresentante
del governo portino a una soluzione
rapida di una situazione ormai diventata ingestibile oltre che lesiva dei
diritti fondamentali delle persone che
chiedono protezione.
Riconoscersi per esistere
Le associazioni italiane
dei Rom e dei Sinti hanno
presentato, il 15 maggio a
partire dalle 14 presso la
sala Rossa dell’Istituto Luigi
Sturzo a Roma, la campagna
nazionale Una legge per il
riconoscimento giuridico
della minoranza storicolinguistica rom e sinta in
Italia.
Davide Casadio, Dijana Pavlovic, Vojislav Stojanovic, Saska Jovanovic
hanno descritto la proposta depositata alla Corte di Cassazione ‘Norme
per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-lunguistica
dei rom e sinti’. Ci sono stati, tra gli altri, interventi di esponenti della
Cgil, della Uil e per l’Arci nazionale di Filippo Miraglia.
A seguire, interventi di Giovanna Grenga e Roberta Cipollini su rom
e sinti nelle istituzioni italiane e musiche della cultura zigana con il
Trio Gipsy.
7
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
legalitàdemocratica
Liberarci dalle Spine:
10 anni di impegno contro le mafie
a cura del comitato Arci Pisa
Il progetto LiberArci dalle
Spine ha compiuto 10 anni.
Non sono pochi 10 anni di
campi antimafie sui terreni confiscati a Cosa Nostra,
insieme alla cooperativa Lavoro e non solo di Corleone.
10 anni di attività sui temi
della legalità democratica,
della giustizia sociale e delle
buone pratiche. 10 anni di
incontri nelle scuole, cene
della legalità e promozione
dei prodotti provenienti dalle
terre confiscate.
Per festeggiare questo importante anniversario, dal 9 all’11 maggio
si sono svolte a Pisa tre intense giornate
di formazione, socialità e condivisione.
Il comitato Arci di Pisa, insieme al comitato Arci toscano, ideatore dell’iniziativa,
e in collaborazione con Cgil, Spi-Cgil e
Libera, ha coordinato i lavori che si sono
svolti nei circoli, nelle università e nelle
scuole. In ogni incontro sono emersi i
racconti dei giovani che hanno deciso di
trascorrere le proprie vacanze estive nei
terreni confiscati alle mafie a Corleone,
ma anche a Monreale, Canicattì, Santa
Maria la Fossa e Parete.
Tutti si sono impegnati concretamente
in quelle terre dove le mafie avevano
messo radici profonde, estirpandole e
piantando semi di legalità e speranza.
«Quando andiamo a Corleone o a Casa
Caponnetto, queste diventano casa nostra» racconta un volontario, mentre le
sue parole si alternano a foto della raccolta
dei pomodori, di Portella della Ginestra,
del murales del Quarto Stato dipinto
presso un bene confiscato a Malvello.
I momenti di riflessione non sono mancati: «In una quarta elementare abbiamo
parlato di mafie e di antimafia sociale,
contrapponendo il pomodoro ‘cattivo’,
prodotto dalle mafie, a quello ‘buono’,
proveniente dai beni confiscati». Nell’incontro sui Misteri d’Italia sono venuti
inevitabilmente in mente gli ‘obelischi’ di
Capaci, sull’autostrada fra Punta Raisi e
Palermo, consentendo ai giovani volontari del servizio civile di capire meglio le
dinamiche che generarono le
stragi dei primi anni novanta.
Come ai campi antimafia partecipano ragazzi e ragazze da
tutta Italia, anche a Pisa si
sono riuniti i rappresentati
di numerosi comitati Arci
italiani, condividendo idee
e metodi di lavoro, insieme
ai soci della cooperative, che
hanno portato la loro appassionata testimonianza.
Nell’incontro Ragazze e
ragazzi di ieri e di oggi a
fianco della cooperativa Lavoro e non solo, è emerso il
fondamentale contributo dei volontari
pensionati dello Spi-Cgil, non solo nella
gestione delle cucine dove si preparano i
pranzi per i giovani al lavoro nei campi,
ma anche l’attualità delle vecchie e nuove
Resistenze.
Il decennale ha dato infine il via alla
Carovana antimafie in Toscana, che ha
fatto tappa al Triangolare della legalità
tra le squadre di calcio di Libera, Arci e
Vip, che hanno posato prima delle sfide
con lo striscione sui nuovi schiavi.
Ma le sfide per l’antimafia non sono
finite: c’è bisogno di coraggio e occorre
ancora ‘sporcarsi’ le mani nella terra, per
rafforzare le nostre comunità attraverso
la cultura democratica, la difesa dei diritti
e azioni di resistenza e responsabilità.
Amministratori sotto tiro: 351 atti
di minaccia e di intimidazione nel 2013
Gli amministratori locali e i funzionari
pubblici sono sotto tiro. Lo certifica il
rapporto Amministratori sotto tiro, che
la rete degli enti locali antimafia, Avviso
Pubblico, ha presentato a Roma alla presenza della Presidente della Commissione
parlamentare antimafia, Rosy Bindi e
del Ministro agli Affari Regionali, Maria
Carmela Lanzetta.
Nel 2013 sono stati 351 gli atti di minaccia
e di intimidazione da parte dei clan. Un
vero e proprio bollettino di guerra. Si
parla di una media di 29 intimidazioni
al mese, praticamente una ogni giorno.
Lettere contenenti minacce e proiettili,
auto incendiate, spari alle abitazioni,
uso di esplosivi, aggressioni verbali e
fisiche; ma anche sequestro di persona,
ferimento con colpi di arma da fuoco e
omicidio. Alcuni Sindaci, anche del Nord,
costretti a vivere sotto scorta. Altri che si
sono dimessi per paura o pensano di farlo
perché avvertono un profondo senso di
solitudine e la lontananza da parte delle
Istituzioni.
L’aumento delle intimidazioni nei confronti di chi gestisce la cosa pubblica è
un’inaccettabile provocazione alla democrazia e conferma l’importanza che
le mafie danno al condizionamento della
politica. Ma, al tempo stesso, dimostra
che ci sono tantissimi amministratori
che fanno onestamente il loro lavoro e
che, pur in presenza di gravi episodi di
minacce e di atti di violenza, non piegano
la schiena e continuano a lavorare con
dedizione e serietà. La costruzione e il
rafforzamento della buona politica impone
di stare al fianco di quelle centinaia di
amministratori locali che quotidianamente s’impegnano per il buon governo,
spesso senza percepire grandi indennità
e quasi sempre lasciati nell’isolamento. I
cittadini italiani non possono, come spesso
accade, essere passivi spettatori di questa
drammatica situazione ma hanno il dovere
di sostenere queste persone, che danno
un segnale forte e concreto di speranza
all’intera comunità. Nel contrasto alle
mafie e ai tentativi di infiltrazione della
criminalità organizzata nella pubblica
amministrazione è indispensabile fare
‘rete’ e costruire un ‘fronte’. Come sostiene
il Presidente di Avviso Pubblico, Roberto
Montà: «Se non ci può essere mafia senza
politica, ci deve essere una politica senza
mafia». E per esserci una politica senza
mafia devono essere prima di tutto i cittadini a volerla, perché la partita contro la
criminalità organizzata potrà essere vinta
solo quando la giocheremo tutti insieme.
Sul sito www.avvisopubblico.it è possibile
visionare il rapporto completo.
8
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
carovanaantimafie
Riflessioni di viaggio
di Alessandro Cobianchi Coordinatore Carovana Internazionale Antimafie
La Carovana (oramai Internazionale)
Antimafie è giunta al suo primo giro
di boa. Partita il 7 aprile da Roma, si
chiuderà a ottobre con la ‘coda’ italiana,
poi la partenza per il suo lungo viaggio
europeo.
Quest’anno compie 20 anni, un traguardo
importante, di cui siamo grati ai fondatori
di Arci Sicilia e a Rita Borsellino, primi
pionieri di un viaggio denso di storie,
di persone, di temi. Come quasi tutti i
ventenni ha molto brio ma anche qualche
distrazione. L’edizione 2014 è sicuramente ‘distratta’ dai congressi (Arci, Cgil e Uil)
ma anche dalle elezioni amministrative
ed europee. Nonostante le perplessità, è
comunque iniziato il cammino contro la
tratta degli esseri umani.
I nuovi schiavi è infatti il tema prescelto dalla cabina di regia per parlare di
quel milione di persone che in Europa
vive una condizione di lavori forzati.
La Carovana intende affrontare con la
forza della partecipazione la questione
della debolezza dei diritti dei migranti
ma anche dei lavoratori indigeni. Uno
degli argomenti dei carovanieri, nei tanti
incontri con gli studenti, è proprio la riflessione che, l’asticella dei diritti, a furia
di abbassarla per qualcuno, si abbassa
per tutti. Argomento in fondo un po’
cinico perché ci sarebbe da lottare anche
quando i diritti diminuiscono per pochi
o per uno solo.
La riflessione va ripresa ma il dato certo
è che la forbice fra coloro che sfruttano
e coloro che sono sfruttati si fa sempre
più larga. Basta leggere i dati sulla ricchezza in Italia per comprendere meglio
la diseguaglianza nel nostro Paese. Ben
presto le tracce rivelano sui territori una
realtà ancor più amara.
Il viaggio inizia la mattina del 7 aprile,
siamo in 4 e ci troviamo a fare una tappa
imprevista: ci sono i due giovani carovanieri da prendere a Foggia per arrivare
poi tutti insieme a Roma dove dobbiamo
ritirare i furgoni. Che la Carovana sia una
fatica lo si comprende subito, l’auto è
strapiena e nessuno di noi riesce a stare
comodamente sul sedile, siamo stipati
su un cumulo di manifesti, locandine,
brochure che, per un miracolo della
fisica, sono tutte con noi nell’utilitaria
di Piero, prima di essere distribuite su
due capienti furgoni.
A Roma, in serata c’è la prima tappa:
circolo Arci Fanfulla, si proietta il video
I sogni hanno gambe, realizzato da Valorizziamoci, in cui si racconta il viaggio
(o parte di esso) dello scorso anno. Le
interviste a Rita Borsellino, a Luigi Ciotti,
ai carovanieri, agli amministratori locali,
alla gente dell’Arci e dei sindacati, sono un
formidabile sunto di ciò che rappresenta,
o meglio, di ciò che è Carovana.
La rilassante atmosfera del Fanfulla finisce ben presto, il giorno dopo c’è la strada:
Pescara, Vasto (Abruzzo) e Casacalenda
(Molise). Siamo contenti di essere a Pescara dove ci accoglie l’Arci territoriale
e un caldo quasi estivo. Erano anni che
non si passava da questa città e la scelta
della piazza è motivo di orgoglio. Bisognerà tornarci. A Vasto, con la calorosa
ospitalità di Arci, Libera e della Consulta
giovanile, c’è il primo confronto con le
scuole. I carovanieri si sbilanciano subito
proponendo agli studenti dell’artistico di
realizzare la mostra dell’edizione 2015.
La Carovana è questo: nuovi compagni
di viaggio. Piove tanto a Vasto ma ci
scaldiamo con il caffè del circolo Arci
Mondo Alegre, presidio e anche bottega
del commercio equo e solidale. Si parla
delle lotte ambientaliste che tanto interessano il nostro Adriatico. La mente
collega, chissà perché (?), lo scempio
delle trivellazioni delle aziende petrolifere
nel mare Adriatico con lo spettacolo di
morte che questo mare rappresenta, con
i barconi che affondano a poche miglia
dalle nostre coste. Come se altre trivelle
scavassero imperterrite nelle coscienze
indifferenti dei governanti, incapaci di
rendere il Mediterraneo quel ‘mare di
prossimità’ invocato da Izzo. Ancora scuole con Libera in provincia di Campobasso.
Unico neo delle giornate: fa freddo e
piove. Scopriremo poi che, a viaggiare
in questo mese di aprile, di pioggia se
ne prenderà tanta.
A Conversano c’è la prima tappa-enclave
in Puglia. Il vicario della Cattedrale ci
propone che a chiudere la Via Crucis siano
i furgoni di Carovana. In ogni Stazione si
leggono brani di Papa Francesco accompagnati da parole di Paolo Borsellino, di
Caponnetto, di Calamandrei. Da laico,
confesso, è stato emozionante, soprattutto
quando dal palco Don Felice ha elencato
i mali delle nostre città, condannando
l’indifferenza e l’omertà. La Carovana
riposa per qualche giorno, poi riparte:
Lamezia, Crotone e Reggio Calabria.
Nelle tre tappe si parla di corruzione e
di impresa. A Crotone si scopre la straordinaria rete cittadina, grazie anche al
lavoro dell’Arci, di Libera e dell’allora
Social Forum, figlio di un’epoca in cui si
credeva che a Genova avremmo trovato
le parole al posto delle botte. Le botte di
Genova fanno male ancor oggi perché
è innegabile che abbiano rallentato le
lotte per i diritti, intimorito molti, i più
fragili. Non sono intimoriti ma sfiduciati sì, quelli della cooperativa Rom
1995, nata a Reggio per smaltire rifiuti
ingombranti e pregiudizi, osteggiata nei
fatti dall’Amministrazione Scopelliti, lo
stesso che ha subito una condanna a 6
anni di reclusione.
La Giunta di allora ha avuto il tempo di
paralizzare gli appalti di questa straordinaria esperienza, operante in un bene
confiscato, unica ‘isola ecologica’ della città. L’Arci ha invitato il procuratore Cafiero
De Raho: un intervento illuminante per
la lettura della situazione reggina e per
aver sottolineato la necessità di saldare
Istituzioni e associazioni. In serata, con
Libera apprezziamo la cena della legalità
ma siamo anche amareggiati dalle notizie
che riguardano Tiberio Bentivoglio, che da
anni resiste alla ‘ndrangheta e ne subisce
continue intimidazioni per il rifiuto di
pagare il pizzo. Sulla strada del ritorno
i lavori della Salerno-Reggio Calabria ci
ricordano quanto la criminalità organizzata sia, in ogni ambito dell’economia,
un enorme fattore di degrado. Torniamo
in Puglia per un viaggio che si incrocerà
con la tappa campana. Parlare di nuovi
schiavi in queste due regioni è un obbligo.
Ma, ahimè, le righe a disposizione son
terminate, mi toccherà chiedere ospitalità
anche nel prossimo numero.
9
società
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
Mettiamoci in gioco contro l’azzardo
Nasce il Coordinamento in Emilia Romagna
Terzo Settore e Sindacati dell’EmiliaRomagna si ‘mettono in gioco’ e danno
vita a un Coordinamento regionale della
campagna contro i rischi del gioco d’azzardo, lanciata a livello nazionale nel 2013
da molte organizzazioni sociali: Acli, Ada,
Adoc, Adusbef, Alea, Anci, Anteas, Arci,
Associazione Orthos, Auser, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl,
Cnca, Conagga, Ctg, Federconsumatori,
FeDerSerD, Fict, Fitel, Fondazione Pime,
Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil,
Lega Consumatori, Libera, Scuola delle
Buone Pratiche/Legautonomie -Terre di
mezzo, Shaker -pensieri senza dimora, Uil,
Uil Pensionati, Uisp. Tutte organizzazioni
presenti anche a livello regionale con
l’aggiunta di alcune associazioni attive sul
territorio come Lag Vignola e Associazione
Umanamente.
La Campagna Mettiamoci in Gioco era
nata nel 2013 con un appello ai partiti e
ai candidati alle elezioni politiche affinché
assumessero pubblicamente l’impegno,
per la legislatura, a regolamentare la diffusione del gioco d’azzardo nel nostro paese.
In vista delle elezioni amministrative, il
Coordinamento regionale rilancia e si fa
promotore di una lettera da inviare a tutti/e
i/le candidati/e per invitarli a inserire il
tema della prevenzione e lotta all’azzardo
patologico nei loro programmi elettorali.
A chi sarà eletto, il Coordinamento chiede
l’impegno di far aderire il proprio Comune
al Manifesto dei sindaci per la legalità
contro il gioco d’azzardo.
Tra gli obiettivi più a lungo termine, il
Coordinamento si propone di diventare
un punto di riferimento aperto per tutti/e
coloro che intendono attivarsi per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica
sui gravi rischi connessi alla diffusione
del gioco d’azzardo in Emilia Romagna,
al quarto posto in Italia per fatturato
(8.534 milioni di euro nel 2012) e per
spesa procapite fra i maggiorenni della
regione (1.840 €).
Attraverso iniziative, momenti d’incontro
e campagne d’informazione, il Coordinamento regionale lavorerà, inoltre, sui 14
punti del documento ‘Regolamentazione
del gioco d’azzardo’, il manifesto lanciato
dalla campagna Mettiamoci in Gioco.
Il primo debutto in pubblico del Coordinamento è previsto per domenica 18 maggio
a Reggio Emilia, nell’ambito della Festa
dello sport in ambiente dove, insieme
ad associazioni e cittadini, si cercherà
di inquadrare il fenomeno dell’azzardo
mettendo in luce le buone pratiche sul
territorio.
Il prossimo passo sarà la messa a punto
di una mappa di tutti i servizi sul gioco
d’azzardo patologico attivati nelle diverse
province dell’Emilia-Romagna da strutture
facenti capo alle organizzazioni promotrici
e non solo.
www.mettiamociingioco.org
Il coordinamento pugliese familiari
delle vittime di mafia in campo
contro la corruzione
Anche il Coordinamento pugliese familiari delle vittime delle mafie aderisce a
Riparte il futuro, la campagna contro la
corruzione promossa da Libera e Gruppo
Abele e che vede anche l’Arci tra i suoi
sostenitori. «Vogliamo unirci agli oltre
500mila cittadini che hanno già firmato
la petizione, chiedendo a tutte le forze
politiche che concorrono per il voto del
prossimo 25 maggio, sia per il Parlamento
europeo che per le amministrazioni di oltre
4000 Comuni e due Regioni, di dimostrare
impegno attraverso l’adesione alla campagna», spiegano dal Coordinamento.
Degli oltre 900 nomi che vengono letti
ogni anno il 21 marzo, in occasione della
Giornata della Memoria e dell’Impegno
per ricordare le vittime innocenti di tutte
le mafie, 79 hanno visto, seppure in modi
diversi, incrociare la propria vita con il
fenomeno della corruzione: in alcuni casi
ne ha addirittura rappresentato la ragione
della morte. «Chi l’ha denunciata come
giornalista, chi l’ha combattuta come
amministratore o funzionario pubblico, appartenente alle forze dell’ordine,
alla magistratura, chi l’ha affrontata per
mezzo della società civile, chi attraverso
l’azione sindacale o politica», aggiungono
i familiari delle vittime. «La corruzione è
viatico delle mafie, che spesso svolgono
il lavoro sporco». Libera, Gruppo Abele,
Avviso Pubblico, Mafia Nein Danke e
Libera France hanno lanciato la nuova
campagna sui temi della trasparenza e
lotta alla corruzione in vista delle elezioni europee e amministrative di maggio
2014. Forte degli oltre 500mila sostenitori
già attivi sul sito www.riparteilfuturo.
it, la campagna lancia una nuova sfida al
mondo della politica europea e nazionale
chiedendo ai candidati trasparenza e impegni concreti da sottoscrivere nella lotta
alla corruzione.
Tra le richieste che Libera e Gruppo Abele fanno all’Europa, c’è anche quella di
rendere il 21 marzo la Giornata europea
della memoria e dell’impegno in ricordo
delle vittime innocenti della criminalità
organizzata. La proposta di Riparte il
futuro non ha colore ed è trasversale: tutti
i candidati di qualunque partito possono
aderire. «Questo perché la trasparenza,
la lotta alla corruzione e a ogni tipo di
illegalità devono appartenere a tutti, senza
distinzioni», spiegano i promotori della
campagna. «Riteniamo che l’impegno
richiesto dalla memoria si incroci con
una politica sana e la campagna Riparte
il futuro risponde pienamente a ciò che
noi intendiamo», aggiungono dal coordinamento pugliese.
Delle 79 vittime che hanno avuto a che
fare anche con la lotta alla corruzione, 8
appartenevano al mondo della politica, 5
a quello della funzione pubblica e ben 13
erano amministratori locali: «Ecco perché
sappiamo quanto è importante distinguere
chi s’impegna per il bene comune da chi
utilizza il potere pubblico per fini propri.
Ricordare le storie di coloro che hanno
perso la vita a causa di una mano mafiosa
passa da questo impegno e motiva noi
stessi a vigilare sul mondo della politica
e dell’amministrazione che ne consegue
perché quelle vite non siano state recise
invano e la dedizione di coloro, tra i nostri
stessi congiunti, che hanno messo in gioco
la vita stessa per amore della loro terra
non si fermi con la loro morte».
www.riparteilfuturo.it
10
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
A Bologna c’è ‘TOgether’
Dal 15 al 18 maggio con l’Arci Krila
worskhop, performance e seminari
sul Teatro dell’Oppresso
L’Arci Krila – Teatro dell’Oppresso, in
collaborazione con il Dipartimento di
Scienze dell’Educazione Giovanni Maria
Bertin dell’Università di Bologna e in
collaborazione con vari enti e soggetti,
presenta TOgether – Traiettorie di
Teatro dell’Oppresso in Europa con
appuntamenti a Bologna dal 15 al 18
maggio.
Il Teatro dell’Oppresso unisce arte e
politica, estetica e partecipazione, e
vuole incentivare i partecipanti al dialogo e al confronto, verso la ricerca di
risposte nuove e non stereotipate. Per
fare questo si basa sulla fiducia nella
naturale teatralità umana e sulla tendenza artistica di cui ogni individuo è
portatore. Partecipare significa quindi
mettersi in gioco, prendere posizione,
contribuire alla ricerca di cambiamento.
Il network TOgether nasce da un progetto finanziato dalla UE nel 2012-2013
che ha promosso la partnership tra
praticanti esperti del Teatro dell’Oppresso di Germania,
Portogallo,
Croazia, Scozia, Spagna,
Francia e Italia. Ha avuto
come linee
principali un
percorso di
formazione
sulle pratiche del TdO,
la produzione
di un teatro
forum e la qualificazione del percorso, con l’intenzione
di attivare uno scambio internazionale
tra le diverse esperienze europee e la
moltiplicazione del metodo nelle realtà locali. Oggi la rete TOgether è una
realtà che continua la sua ricca storia
di scambio e trasformazione.
Gli appuntamenti sono in programma
dal 15 al 18 maggio: si comincia il 15
maggio alle 9.30 presso l’Aula Magna
del Dipartimento di Scienze dell’Educazione con il seminario internazionale
Traiettorie di Teatro dell’Oppresso in
Europa. Il 17 maggio alle ore 21 al Parco
della Montagnola ci sarà Hotel Europa,
performance di Teatro Forum ispirata
dagli eventi della crisi europea degli
ultimi anni, frutto di un lavoro congiunto
di un cast proveniente da diversi paesi
dell’Europa e basato su un processo di
esplorazione circa i fondamenti storici,
politici, culturali dell’attuale crisi europea. Ingresso libero.
Domenica 18 maggio ancora alla
Montagnola con workshop di Teatro
dell’Oppresso, in programma dalle 11
alle 19, condotto da Barbara
Santos e dai
membri del
TOgether Network. La partecipazione è
collegata alla
visione della
performance
del 17 maggio e prevede
un contributo
spese di 25 €
a persona.
Per iscrizioni e informazioni:
[email protected]
A Osnago c’è Degu-Station
Il circolo Arci La Loco promuove per
due giorni, il 17 e 18 maggio, presso la
stazione di Osnago, Degu-Station, la fiera
del vino critico.
Alla manifestazione saranno presenti
stand di alcuni tra i migliori produttori
di vino e birra biologici e biodinamici di
tutta Italia che faranno degustare le loro
pregiate bottiglie.
L’iniziativa inoltre è arricchita da alcuni
eventi tematici: sabato 17 alle 18.30 ci
sarà la proiezione di Senza Trucco, il film
di Giulia Graglia che racconta le storie di
alcune donne in vigna.
A seguire, alle 21.30 ci sarà un concerto
di musica jazz.
Domenica 18 maggio alle ore 15 è in programma la presentazione del libro per
bambini L’erede dei quattro elementi
di Nicoletta Ricci, che sarà anticipato
da un laboratorio di burattini ispirato al
libro stesso (prenotazione obbligatoria al
numero 3207940183).
Inoltre sarà possibile pranzare e cenare al
circolo. Ingresso anche senza tessera Arci.
fb ARCI La Lo.Co.
daiterritori
in più
LA PETIZIONE
GENOVA Arci Genova e Arci Li-
guria lanciano su Avaaz.org la petizione che chiede la revoca di Gianni
De Gennaro dalla presidenza della
fondazione Ansaldo. La sua nomina
a presidente costituisce una provocazione nei confronti dei cittadini di
Genova e delle centinaia di migliaia
di persone che hanno partecipato alle
manifestazioni di Genova durante il
G8 del 2001. Dopo le violenze e gli
abusi delle forze dell’ordine nel luglio
del 2001, le omissioni e gli ostacoli
all’accertamento della verità messi in
opera dalla polizia sotto il comando di
De Gennaro, dopo l’impunità diffusa
, i genovesi pensano di ‘non meritare
questa ulteriore offesa’. Informazioni
su dove firmare sul sito indicato di
seguito.
www.arciliguria.it
facciamo la pace
IMPERIA Il 17 maggio all’Arci
Guernica di Imperia a partire dalle
21.30 lo spettacolo teatrale Facciamo
la pace di e con Davide Tolu, consulenza artistica Stefania Maschio e
regia Matteo Manetti. La gestione non
violenta del conflitto viene raccontata con levità e ironia; l’educazione
civile di un bullo condannato a fare
un lavoro ‘socialmente utile’ diventa
pretesto per parlare del conflitto e di
come gestirlo in maniera non violenta.
5 personaggi esilaranti per un’ora di
riflessione e divertimento.
3311143004
POMERIGGI IN GIALLO
TRECASTAGNI (CT) Presso
la Biblioteca comunale, il 16 maggio
ci sarà il terzo appuntamento con
Pomeriggi in giallo. La rassegna
vuole valorizzare la scrittura di autori
siciliani che parlano di Sicilia con tinte
di storia, thriller, avventura, comicità
e costume. Il progetto nasce da una
collaborazione con la casa editrice
Carthago e la Biblioteca Comunale di
Trecastagni e con l’apporto dell’Arci
Casa Pertini di Trecastagni, con lo
scopo di veicolare cultura tramite la
divulgazione di testi originali sia per
le storie sia per il lessico che fa uso
del linguaggio dialettale utilizzato
in maniera più o meno arcaica. Il 16
maggio alle 18.30 verrà presentato il
giallo storico L’ultimo re di Sicilia di
Diego Magnano.
[email protected]
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arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
Bici e birra: dove c’è
natura...c’è Staffetta!
a cura dei soci del circolo La Staffetta
13-14 aprile 2014. Sestri Levante. Prima tappa del circuito SuperEnduro,
competizione agonistica di livello europeo in una delle discipline più affascinanti della mountain bike. Noi del circolo verde La Staffetta siamo lì, con
il nostro gazebo e la nostra birra artigianale, in collaborazione con il Piccolo
Birrificio Clandestino e il team pisano SpeedPoint che sponsorizziamo e che
partecipa alla competizione.
La postazione della Staffetta pare un’oasi felice per i tanti corridori, addetti
ai lavori e amanti della disciplina che vengono a gustare le nostre ricette e ai
quali noi parliamo del nostro progetto di stabilire la prima filiera brassicola
in Italia, della nostra scelta di istituire la sede dell’associazione nonché della
nostra abitazione in campagna, dei nostri sforzi nell’organizzazione di eventi
culturali e sportivi di vario genere per promuovere un prodotto ancora poco
conosciuto nel nostro Paese ma che conquista il cuore di chi vi si avvicina per
la prima volta. D’altronde il nostro progetto è proprio quello di sottrarre alla
nicchia un prodotto ghettizzato tra pochi addetti e intenditori e farlo conoscere a quanta più gente possibile. La location è semplicemente incantevole:
lungo la pista ciclabile del lungomare si dipanano i vari stand e gazebo con
espositori di qualsiasi esercizio attinente alla mountain bike, il parco bici
per i partecipanti alla gara, il palco, la partenza e l’arrivo del tracciato totale.
Tutto intorno una selva di turisti accorsi per l’evento da molte parti d’Italia e
d’Europa. Cosa ci faccia la birra artigianale in un evento sportivo così roots lo
spiega bene anche il commento di uno dei corridori: «La birra a fine gara era
l’anello mancante per questi eventi! Oggi, come tutte le altre volte, avremmo
passato il post gara ognuno col suo flash personale sulla propria bici, e invece
eccoci qui a chiacchierare della gara con in mano un buon bicchiere di birra
artigianale». E in effetti il post gara si è trasformato in un grande capannello
dove gli atleti approfondivano le conoscenze reciproche, parlavano della gara
e chiarivano addirittura delle
incomprensioni createsi sui
tracciati.
Noi eravamo lì, a discutere
con persone di varie età di
quanto sia importante ritornare a degli stili di vita
sostenibili ma soprattutto
vantaggiosi per la qualità
della vita stessa. Birra e bici
suonano come sesso e amore,
piacere e dolore, sacrificio e
compensazione: due facce
della stessa medaglia.
Nella birra artigianale c’è posto solo per la natura incontaminata alla quale si
permette di agire secondo i suoi ritmi e i suoi tempi perché ci dia una bevanda
che qualcuno, secondo noi a ragione, ha definito addirittura un alimento. E
si sa, per chi va in bici è importante alimentarsi bene e perché no, concedersi
una fresca e dissetante bevuta alla fine dello sforzo fisico. A tratti è sembrato
di vivere la stessa atmosfera che si respira nel terzo tempo del rugby: ciò che
è stato è stato, ora conta solo godersi il momento nel quale l’avversario torna
ad essere un potenziale interlocutore ricreativo.
Per noi promuovere la birra artigianale significa esattamente tutto ciò: facilitare
tra i giovani e non solo, attraverso un prodotto conosciuto e amato davvero
in tutto il mondo, lo sviluppo della socialità, del mutualismo, dell’inclusione,
della cultura e degli stili di vita sani e sostenibili. Farlo attraverso un prodotto
di qualità, poi, ci rende ancora più fieri della nostra missione.
Saremo presenti anche in una tappa del mondiale del Superenduro in Francia.
[email protected]
daiterritori
Un cinema
per Arezzo
Dopo la recente chiusura del Cinema
Eden, Arci Arezzo e Acli Arezzo invitano la cittadinanza, gli enti pubblici e
tutti i soggetti coinvolti nella vita culturale della città a discutere insieme
delle possibilità di riaprire uno spazio
cinematografico nel centro di Arezzo.
L’assemblea pubblica si svolgerà mercoledì 21 maggio alle ore 21.15 presso
la Sala d’Armi del Quartiere di Porta
Sant’Andrea in via delle Gagliarde 2.
All’Arci Cafiero
mostra su Pasolini
Fino al 18 maggio si terrà a Barletta
presso il circolo Arci Cafiero una
mostra dedicata a uno dei più grandi
artisti italiani, Pier Paolo Pasolini.
Una serie di disegni e dipinti mostrano, con l’abile mano di Claudio
Vino, gli appunti di viaggio, le foto,
i frammenti di film e riprese video,
tracciando un percorso della sua
vitalità creativa, mostrando anche
alcuni lati nascosti del poeta e regista,
i luoghi immaginari e reali della sua
vita d’artista.
Il percorso che l’autore delle opere
propone è un viaggio attraverso dei
ritratti interattivi ed elaborati, che
portano in sé il ritratto-base, il volto in primissimo piano dell’artista
senza alcuna alterazione e che perciò
richiama quell’immaginario creativo
che si delinea sullo sfondo.
La mostra si può visitare dal 14 al 18
maggio presso l’Arci Carlo Cafiero a
Barletta, dalle 18:30 alle 22:30.
Sabato 17 maggio alle ore 17:30 interverranno il presidente Arci Puglia,
Davide Giove e l’artista Claudio Vino,
creatore delle opere.
fb Arci Carlo Cafiero Barletta
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arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
azionisolidali
le notizie di arcs
a cura di Francesco Verdolino
Campi di lavoro e
conoscenza all’estero
Torna il programma dei campi di lavoro e conoscenza all’Estero per il 2014,
un’esperienza di Volontariato Internazionale Arci nata nel 2005, che ha visto
in questi anni la mobilitazione di circa
700 volontarie e volontari, con più di
15 Paesi interessati dai programmi. Per
l’estate 2014 i Paesi di destinazione sono:
Brasile, Mozambico, Palestina, Ruanda.
Le partenze sono programmate per i
mesi da luglio a settembre. Le iscrizioni
scadono il 6 giugno. A breve vi saranno
anche ulteriori proposte per Serbia, Libano e Giordania.
Le attività vanno dalla conoscenza delle
realtà locali all’animazione per i bambini, dai laboratori artigianali a quelli
sull’educazione ambientale. Si tratta di
esperienze uniche per entrare in contatto
con movimenti locali come quello dei
Sem Terra in Brasile (da documentare
attraverso un workshop fotografico), per
relazionarsi con le comunità, i bambini
e i giovani dei Territori in Palestina, per
sperimentare un viaggio di scambio e
di turismo responsabile in Mozambico,
per approfondire le tematiche legate al
genocidio in Ruanda.
È richiesta la conoscenza della lingua
inglese o della lingua principale della
destinazione prescelta, la partecipazione
obbligatoria alla formazione prima della
partenza e capacità di adattamento e di
coinvolgimento rispetto alla realtà in cui
il campo si svolge.
Le quote di partecipazione - che Arci si
riserva di suddividere in più rate - variano
a seconda della destinazione. Comprendono viaggio aereo, spostamenti in loco,
vitto, alloggio, assicurazione sanitaria e
civile SISCOS (assicurazione per cooperanti e volontari in missione all’estero)
ed eventuali costi di visto.
I campi di lavoro e conoscenza internazionali dell’Arci sono un’esperienza
di volontariato a breve termine dove si
vive e si lavora insieme, ci si impegna
direttamente in attività condivise con
le comunità locali: l’obiettivo è quello
di promuovere, attraverso la conoscenza
diretta, la solidarietà e la cooperazione
internazionale come valore collettivo,
ma anche come stile di vita, per la promozione del dialogo interculturale,la
pace, l’affermazione dei diritti globali.
Un’occasione di crescita culturale da
non perdere.
www.arciculturaesviluppo.it
società
Per un’economia
del benessere, dei beni
comuni, dei diritti
Stralci del documento di adesione
dell’Arci alla manifestazione nazionale
del 17 maggio a Roma
L’Arci conferma il suo sostegno alle campagne nazionali ed europee e alle vertenze
locali per la difesa dei beni comuni, del territorio, per la salvaguardia della democrazia.
L’appuntamento del 17 maggio rappresenta
un passo importante in questa direzione.
È giusto ribadire l’inviolabilità della volontà popolare espressa da 27 milioni
di cittadini con il referendum per l’acqua pubblica: siamo di fronte a tentativi
continui di stravolgerne il risultato, con
provvedimenti amministrativi e legislativi che vanno dal riassetto dei servizi
idrici a singoli atti di dismissione per
compiacere interessi privati, senza prevedere forme di partecipazione dei cittadini.
Contemporaneamente, mentre la spesa
sociale è ferma, si continua a investire nelle grandi opere inutili, costose e
dannose, senza coinvolgere le comunità locali nelle scelte che riguardano il
futuro dei territori in cui vivono. Così
continua ad accadere in Val di Susa, a
L’Aquila, a Savona, a Messina, a Lecce.
Da ultima, la ratifica da parte del Senato dell’Accordo italofrancese per
la realizzazione della linea ferroviaria
Torino-Lione, che tra l’altro rischia di
perpetrare la criminalizzazione del dissenso espresso dalle popolazioni della
Valle, con la previsione della costituzione
di un comitato antiterrorismo ad hoc.
Diciamo invece con forza che va riconosciuto come un valore la partecipazione e
il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte
politiche che li riguardano. Vanno incoraggiate e non criminalizzate tutte le iniziative
capaci di rivitalizzare la democrazia e ravvivare i meccanismi della rappresentanza.
Ribadiamo che non può esserci sviluppo
senza investire sulle persone e la valorizzazione del capitale umano: bisogna passare
dalle singole grandi opere costose e distruttive delle risorse naturali alle strategie di
riqualificazione, difesa e manutenzione
delle risorse naturali e di infrastrutturazione sociale degli spazi di vita comunitari.
Bisogna avviare politiche e strumenti concreti affinché tutti possano godere e avere
accesso ai beni comuni del paese. Per questo
è giunto il momento di mettere in atto modalità partecipative, per una gestione della
cosa pubblica aperta alla proposta, alla partecipazione e al controllo dei cittadini attivi.
La sfida oggi è tenere insieme il welfa-
re di comunità, il complesso dei servizi
sociali che garantiscono coesione territoriale, partecipazione e benessere dei
cittadini con il sistema dei servizi ambientali, urbanistici e paesaggistici che
scommette sulle energie rinnovabile, la
mobilità pubblica, la produzione di beni
e servizi sostenibili, la difesa e manutenzione delle risorse naturali, culturali e del
patrimonio storico-architettonico. Così si
possono attuare politiche economiche di
risanamento profondo, investendo sulla
finanza etica con strumenti finanziari al
servizio dell’economia reale. Sostenendo
investimenti a lungo termine a favore
dell’economia civile anziché la finanza
speculativa, le spese militari, le grandi
opere e la cementificazione selvaggia.
L’appuntamento per le compagne e i
compagni dell’Arci che vogliono partecipare alla manifestazione è alle 13.45
in piazza Esedra, davanti alla basilica.
arcireport n. 17 | 15 maggio 2014
In redazione
Andreina Albano
Maria Ortensia Ferrara
Carlo Testini
Direttore responsabile
Emanuele Patti
Direttore editoriale
Paolo Beni
Progetto grafico
Avenida
Impaginazione e grafica
Claudia Ranzani
Impaginazione newsletter online
Martina Castagnini
Editore
Associazione Arci
Redazione | Roma, via dei Monti
di Pietralata n.16
Registrazione | Tribunale di Roma
n. 13/2005 del 24 gennaio 2005
Chiuso in redazione alle 17
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Arcireport numero 17_15 maggio 2014