Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ALBO DEI STATO ITALIANO SOCI SOSTENITORI SOCI BENEMERITI FONDATORI Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ALBO DEI SOCI ORDINARI FONDATORI Fondazione Teatro La Fenice di Venezia CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Massimo Cacciari presidente Luigino Rossi vicepresidente Fabio Cerchiai Achille Rosario Grasso Giorgio Orsoni Luciano Pomoni Giampaolo Vianello Gigliola Zecchi Balsamo Davide Zoggia William P. Weidner consiglieri sovrintendente Giampaolo Vianello direttore artistico Fortunato Ortombina direttore musicale Eliahu Inbal COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Giancarlo Giordano, presidente Giampietro Brunello Adriano Olivetti Andreina Zelli, supplente SOCIETÀ DI REVISIONE PricewaterhouseCoopers S.p.A. FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA REGIONE DEL VENETO FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA Radio3 per la Fenice Opere della Stagione lirica 2009 trasmesse in diretta o in differita dal Teatro La Fenice o dal Teatro Malibran Stagione sinfonica 2008-2009 venerdì 23 gennaio 2009 Die tote Stadt di Erich Wolfgang Korngold giovedì 19 febbraio 2009 Roméo et Juliette di Charles Gounod domenica 6 settembre 2009 Teatro Malibran sabato 10 gennaio 2009 ore 20.00 turno S domenica 11 gennaio 2009 ore 17.00 fuori abbonamento La traviata di Giuseppe Verdi venerdì 9 ottobre 2009 Agrippina direttore Mario Venzago di Georg Friedrich Händel giovedì 29 ottobre 2009 Il killer di parole di Claudio Ambrosini venerdì 11 dicembre 2009 Šárka di Leoš Janáček Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni Concerti della Stagione sinfonica 2008-2009 trasmessi in diretta o in differita dal Teatro La Fenice o dal Teatro Malibran Mario Venzago (sabato 10 gennaio 2009) Eliahu Inbal (venerdì 30 gennaio 2009) Eliahu Inbal (sabato 7 febbraio 2009) Gerd Albrecht (venerdì 6 marzo 2009) Christian Arming (venerdì 20 marzo 2009) Sir Andrew Davis (venerdì 10 aprile 2009) Ottavio Dantone (venerdì 3 luglio 2009) www.radio3.rai.it – per le frequenze numero verde 800.111.555 Orchestra del Teatro La Fenice Teatro Malibran sabato 10 gennaio 2009 domenica 11 gennaio 2009 NOTE AL PROGRAMMA Giovanni Gabrieli / Claudio Ambrosini Canzon XIII, a 12 - Canzon I, a 5 - Sonata XIX, a 15 trascrizione per grande orchestra prima esecuzione a Venezia Luigi Nono A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili per orchestra a microintervalli Anton Bruckner Sinfonia n. 3 in re minore WAB 103 (versione 1889 - edizione critica a cura di Leopold Nowak) Mehr langsam, misterioso (Più lento, misterioso) Adagio, bewegt, quasi Andante (Adagio, mosso, quasi andante) Ziemlich schnell (Piuttosto veloce) Allegro direttore Mario Venzago Orchestra del Teatro La Fenice GIOVANNI GABRIELI / CLAUDIO AMBROSINI, CANZON XIII - CANZON I - SONATA XIX Anche se trascrivere musica antica può sembrare un’attività quasi museale, nel caso della musica veneziana del Rinascimento il «tuffo nel passato» è in realtà un salto nella modernità. Perché – in musica come in molte altre cose – Venezia è stata una città attenta alle sperimentazioni e aperta alle innovazioni; una città capace di accogliere, e riconoscere, i musicisti di punta della sua epoca. Come Claudio Monteverdi che, profugo da Mantova, trova nella città lagunare attenzione e incarichi di prestigio. È a Venezia che inizia la stampa musicale ed è ancora intorno alla Serenissima che si diffondono i componimenti detti «frottole», che poi daranno vita al grande madrigale rinascimentale. Anche le «canzoni da sonar» hanno un grande sviluppo e, in parallelo con l’attività delle grandi liuterie, si stampano qui i primi libri di tecnica strumentale (a cominciare dalla Fontegara di Ganassi, del 1535); si fanno importanti ricerche di acustica (che portano ai «suoni armonici», di cui teorizza Zarlino nelle sue Istitutioni harmoniche); si incoraggia il radicarsi di nuove forme, come il «madrigale rappresentativo», da cui fiorirà poi il teatro musicale e l’opera buffa. Ma di Venezia particolarmente caratteristico era anche l’uso di alternare i suoni di vari gruppi (sia corali che strumentali) distribuiti in diversi punti delle chiese: i famosi «cori spezzati» o «battenti», che costituiscono una sorta di prototipo della nostra stereofonia e di quella «spazializzazione del suono» fornitaci oggi dalla tecnologia. Ed era proprio lo spazio del concerto a dare l’impressione di allargarsi in un modo che oggi si direbbe ‘virtuale’: la suddivisione veneziana delle fonti sonore, distribuite in cantorie e balconate, attorniava gli ascoltatori, avvolgendoli in spirali dondolanti di voci e suoni. In alcuni casi poi – come a San Marco o nella vivaldiana Chiesa della Pietà – spesso gli esecutori non erano nemmeno visibili, dando luogo a quella che oggi si definirebbe «musica acusmatica»: una musica – proprio come l’odierna musica elettronica, che si ascolta dagli altoparlanti – che si vive senza vederne la fonte; senza vedere chi, cosa o come la produce. Venezia è in quell’epoca maestra nel differenziare il panorama sonoro, nel moltiplicare le sorgenti e le correnti della musica. I suoni giungono dall’alto, come portati dal vento, e vengono riproposti da destra, da sinistra e da altre direzioni assumendo sempre nuovi colori, in un rimbalzare di frammenti che scompongono la linea melodica in un gioco di specchi. Tutte queste ricerche, fermenti e creatività si ritrovano concentrate e alchemicamente sublimate nella musica di Giovanni Gabrieli, massimo compositore veneziano della seconda metà del Cinquecento. La trascrizione di sue musiche è quindi particolarmente stimolante e nello stesso tempo costituisce – nell’impossibilità di rendere le condizioni spaziali originali – una sfida. Perché l’orchestra sinfonica moderna è disposta sul palcoscenico in maniera assai MARIO VENZAGO - 10 E 11 GENNAIO 2009 diversa da quella rinascimentale: oggi si tende all’accorpamento di tutti gli strumenti affini (per esempio quelli acuti) in un’area e di quelli gravi nell’area opposta. Per cui è impossibile il rimbalzo, il dialogo ‘spaziale’ rinascimentale: una stessa frase musicale, suonata prima dagli archi e poi dai fiati, proverrà oggi sempre dalla stessa area, annullando la «spezzatura», l’effetto «battente». Per questa trascrizione di Gabrieli ho quindi percorso una strada diversa, decidendo innanzi tutto di lavorare non solo sulla ‘superficie’ sonora, ma anche sulla profondità. Mantenendo cioè ‘in primo piano’ le note di Gabrieli ma immergendole in una sorta di fuga prospettica, insieme acustica e storica. Trascrivere non significa qui solo «rivestire di altri suoni», ma segnare una distanza: far rivivere l’Antico con la coscienza che siamo dei Moderni, che – qui e ora – lo stanno ascoltando, ammirando, rivivendo. Moderni consci del tempo che è passato e in grado di percepirlo proprio nei «nuovi suoni», che vengono qui accostati a quelli antichi. Da questo la scelta di usare un’orchestra assai ricca, che impiega strumenti della tradizione ma anche molte percussioni. Sonorità che ci portano alla contemporaneità ma anche a tradizioni e culture musicali lontane, com’erano peraltro quelle da sempre incontrate dai grandi viaggiatori veneziani. O a tecniche insieme sperimentali ed allusive, come quella di usare delle campane immerse nell’acqua. E poi dei tipi di suono nuovi. Suoni con diversa funzione, come per esempio i «suonicolore» che si sommano ai timbri della melodia originale proprio come i colori che il pittore impasta sulla tavolozza. O i «suoni-risonanza», che immergono il suono pricipale, giuntoci dal Rinascimento, in un alone, quasi un’aura luminosa. O i «suoni-ombra» che sono invece sonorità, o anche intere linee melodiche, che vanno a disporsi discretamente ‘dietro’ a quelle originali, costituendone una sorta di alter ego a volte quasi impercettible, subliminale. Una strumentazione così impostata permette di alternare momenti in cui si tenta una ‘verosimiglianza’ con l’originale a momenti in cui le sonorità sono invece più vicine a noi, a momenti in cui i suoni del passato giungono ‘velati’, come visti attraverso una nebbia o un vetro colorato. Un po’ come nei quadri di Andy Warhol, in cui un’immagine preesistente viene velata con tinte leggere – ma spesso fosforescenti – che, pur non modificando l’originale, ne sottolineano la diversità e la distanza, marcano l’intercorso passaggio del tempo, ed il nostro diverso modo di guardare. Suoni aggiunti anche per ‘rispondere’ – più di tre secoli dopo – all’esortazione inclusa da Gabrieli stesso nel titolo delle sue Canzoni et sonate, da sonar con ogni sorta de instrumenti. Commissionata dal Festival Milano Musica nel 1998 per l’Orchestra della Scala – dove è stata presentata per la prima volta sotto la direzione di Riccardo Muti, dedicatario – questa trascrizione accosta due canzoni ed una sonata, disposte in modo da ricostituire l’alternanza di moto e stasi, di «pieno e vuoto» tipica di un concerto. Che si apre quindi con «l’allegro» rappresentato dalla prima (la Canzon septimi et octavi toni, a 12, tredicesima nella raccolta Sacrae Symphoniae del 1597): una sorta di squarcio immaginario su una Piazza San Marco festosa, animata dal suono delle campane e brulicante di vita, immersa nella luce di Canaletto o di Tiepolo, che a tratti può diventare quella indefinita di Turner. Con la seconda (Canzon I, a 5, dalle citate Canzoni et sonate del 1615) ci si ritira invece nella dimensione opposta, più raccolta e nostalgica. L’organico è stavolta ridotto ad una miniatura per pochi strumenti, scelti proprio per evocare il più possibile il suono originale: il flauto in sol, a richiamare il flauto dolce o il traversiere; il fagotto e il corno inglese, a rievocare NOTE AL PROGRAMMA la dulciana e la bombarda; il «flautando» nell’uso dell’arco, a rimandare alle viole da gamba. È come se ci si fosse ora trasferiti in un interno, in un ambiente più piccolo, per trovare una dimensione intima come quella dei quadri del Longhi. Ma su questo «piccolo mondo» incombe l’ombra oscura di un gong orientale. Grave, indecifrabile, ostinatamente, quasi minacciosamente vibrante. La terza (Sonata XIX, a 15, ancora dalle Canzoni et sonate) può essere immaginata infine come un viaggio a ritroso nel tempo: da un inizio scuro e scarno, un «oggi» scandito dal suono lugubre di campane – forse quelle di cui parlava Luigi Nono, citando il mistero dei suoni trasportati dalla laguna? – procedere aggiungendo strumenti sempre più luminosi e ritrovare le tracce dell’antica dominatrice – Serenissima – che progressivamente riaffiora come i colori di un quadro restaurato, per riapparire in fine in tutto il suo splendore. Claudio Ambrosini LUIGI NONO, A CARLO SCARPA Dopo avere fatto un uso sistematico dei potenti mezzi elettronici messi a disposizione dallo studio sperimentale della fondazione Heinrich Strobel di Friburgo, dopo aver considerato per anni il live electronics come lo strumento ideale per garantire la trasformazione continua dei suoni, Luigi Nono cambiò strada nel 1984 scrivendo un pezzo «per orchestra a microintervalli» nel quale non faceva più ricorso all’elettronica, ma tentava di trasferire nella scrittura orchestrale le metamorfosi sonore tipiche di quella tecnologia. A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili scritto su commissione di Hans Zender per la Filarmonica di Amburgo, terminato nel dicembre del 1984, eseguito per la prima volta ad Amburgo il 10 marzo del 1985, anticipa in questo modo composizioni come No hay caminos, hay que caminar… Andrej Tarkovskij per orchestra a sette «cori» del 1987, e Hay que caminar soñando per due violini, del 1989. L’insolita idea di suono orchestrale che sta alla base di questa partitura (e che deriva dal suono elettronico) si basa su textures di microintervalli compresse intorno a due soli suoni, il do e il mi bemolle, che nella notazione alfabetica tedesca (rispettivamente C ed Es, che si pronuncia come la lettera «S») corrispondono alle iniziali di Carlo Scarpa, architetto e designer veneziano (1906-1978) e grande amico di Luigi Nono. Queste due note non si presentano mai simultaneamente, ma sono usate nel maggior numero possibile di varianti microtonali (non solo quarti di tono ma anche ottavi e sedicesimi di tono), deviazioni infinitesimali di intonazione spinte fino all’utopia dell’ineseguibile e dell’indiscernibile, anche se nelle annotazioni in partitura è scritto microintervalli di altezza e di dinamica sono tecnicamente possibili evitando banali approssimazioni ed effetti inquinanti di ottave, articolando tecnica e qualità del suono, vari gradi di sua presenza-pensiero, varie gradualità possibili, tante, tutte da poter ascoltare. I microintervalli non sono riferiti solo alle altezze ma anche alla scala dei valori dinamici, con un range che va da un pianissimo estremo (ppppppp), dunque ai limiti dell’udibile, a un fortissimo (fff) spesso associato a strumenti con sordina o a tipi di emissione che permettono solo un limitato sviluppo del suono (come il «flautato» o «sul ponticello»). Nono gioca su queste MARIO VENZAGO - 10 E 11 GENNAIO 2009 sottilissime gradazioni dinamiche anche all’interno di un singolo suono, ma anche su una estrema differenziazione dei modi d’attacco, cerca effetti di risonanza anche nei silenzi, nelle lunghissime pause dal forte impatto espressivo (quando, alla fine del pezzo, si spegne il mi bemolle dei violoncelli, va prolungato il silenzio dell’ultima corona: «tenere corona lunga (come) per continuare ad ascoltare presenze-memorie-colori-respiri»), sfrutta il grande organico orchestrale (vasto ma insolito, per l’assenza degli oboi, la presenza di sette triangoli) con estrema parsimonia, mirando non agli effetti di massa sonora, ma alle metamorfosi armoniche e timbriche di aggregati quasi cameristici, con uno scavo nella natura più intima del suono. Il risultato è una partitura quasi afasica, spoglia, rarefatta, nella quale ogni discorso musicale scompare e il tempo sembra sospeso, anche a causa del metronomo estremamente lento, che tende a sopprimere ogni nozione di misura. Un lavoro che ha il respiro di un requiem, in memoria dell’amico architetto, una specie di marcia funebre nella quale l’impiego dei microintervalli, le gradazioni dinamiche infinitesimali, il rilievo dato al particolare timbrico (ad esempio gli interventi dei sette triangoli) sembrano riflettere un tratto tipico dello stile di Scarpa che fu celebre come architetto dei dettagli, esponente del razionalismo italiano, influenzato da Piet Mondrian, Frank Lloyd Wright, Adolf Loos, Otto Wagner, affascinato dai piccoli spazi, dai piccoli edifici, sempre attento al contenuto espressivo, emotivo del suo lavoro: Possiamo dire che l’architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia, come un bellissimo viso di donna. Ci sono forme che esprimono qualche cosa. L’architettura è un linguaggio molto difficile da comprendere – è misterioso, a differenza delle altre arti, della musica in particolare […]. Il valore di un’opera consiste nella sua espressione – quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto. ANTON BRUCKNER, SINFONIA N. 3 IN RE MINORE Bruckner cominciò ad abbozzare la sua Terza Sinfonia quando non aveva ancora portato a termine la Seconda. Intensificò il lavoro nei primi mesi del 1873, completando prima l’Adagio (il 24 marzo), poi lo Scherzo (il 25 luglio), quindi il primo movimento (il 10 giugno). In agosto, tra Marienbad e Karlsbad, coltivò la ferma intenzione di sottoporre questa nuova sinfonia a Wagner, per averne un suo giudizio, e soprattutto per entrare nelle sue grazie. Per questo inserì delle citazioni dal Tristan e dalla Walküre come degli ex voto, la intitolò Wagner-Symphonie, manifestò nella dedica la sua smisurata ammirazione per il grande maestro («l’irraggiungibile celebre nobile maestro di poesia e musica»), e all’inizio di settembre si mise in viaggio per Bayreuth. I dettagli aneddotici su questa sorta di pellegrinaggio, e sull’atteggiamento benevolo di Wagner, furono amplificati, attraverso dubbie testimonianze, nelle biografie bruckneriane. Forse Wagner, occupato in quel periodo dalla costruzione del Festspielhaus, non aveva né tempo né interesse per Bruckner, e trovava probabilmente pietose quelle citazioni, ma accettò la dedica suscitando l’immensa felicità di Bruckner che completò il lavoro alla fine dell’anno (nell’ultima pagina della partitura è scritto «completata nella notte del 31 dicembre 1873»). La partitura non convinse però gli orchestrali della Filarmonica di Vienna che la giudicarono ineseguibile. Bruckner ci rimise subito mano nel 1874, facendo alcune correzioni che giudicò già «un considerevole miglioramento rispetto alla prima versione», ma fu solo nell’autunno 1876, dopo aver completato la Quinta Sinfonia, che cominciò una sistematica NOTE AL PROGRAMMA revisione della partitura, portata a termine il 18 aprile 1877, e finalmente eseguita a Vienna il 16 dicembre 1877 (sotto la direzione dello stesso compositore): fu un fiasco clamoroso, ampiamente documentato dalle cronache, con il pubblico viennese che lasciò la sala durante l’esecuzione, tra i lazzi degli orchestrali. Rimasero però fino alla fine alcuni, pochi ascoltatori entusiasti: tra questi Gustav Mahler, Rudolf Krzyzanowski, che aveva realizzato la riduzione per due pianoforti della sinfonia, l’editore Rättig, che propose a Bruckner di pubblicarla. Bruckner ritornò di nuovo sulla sinfonia dieci anni dopo, tra il 5 marzo 1988 e il 4 marzo 1889, facendone, con l’aiuto di Franz Schalk, un’ennesima revisione che fu eseguita nel 1890, questa volta sotto la direzione del più esperto Hans Richter. Nella versione del 1873 prevaleva una scrittura a blocchi, sia nelle sezioni tematiche, separate tra loro da pause o punti coronati, sia nell’orchestrazione, più vicina alla logica della registrazione organistica che alle peculiarità degli strumenti dell’orchestra. Nella versione del 1877 Bruckner fece innanzitutto una completa revisione ritmica, cambiò fogli interi della partitura (per questo non esiste più un autografo della prima versione), la compattò dal punto di vista tematico, eliminò le citazioni wagneriane nel primo e nel quarto movimento, aggiunse una nuova conclusione allo Scherzo e accorciò il Finale. Nell’ultima versione, quella del 1889 (che viene eseguita in questo concerto), la sinfonia fu ulteriormente accorciata, fu eliminata la coda dello Scherzo, e furono operati alcuni sostanziali cambiamenti nell’orchestrazione, che avvicinarono l’opera al mondo sonoro delle ultime sinfonie. Nonostante le smussature continue, resta lo stile monumentale a caratterizzare questa sinfonia (uno stile assai lontano da quello raccolto e intimistico della Seconda), l’intonazione eroica, fatta di gesti plastici e muscolosi, di forti contrasti, sia sonori che stilistici. Dei quattro movimenti, tutti in re minore tranne l’Adagio, che è in mi bemolle maggiore, il primo prende avvio su uno sfondo ostinato di arpeggi su una triade di tonica, un lungo pedale che immerge la sinfonia in un’atmosfera strana, misteriosa, carica di tensione. Da questo pedale, dopo poche battute, emerge il tema principale (che costituisce il nucleo generatore non solo di tutto il movimento, ma dell’intera sinfonia) esposto dalla tromba, con il suo contegno ieratico e i suoi grandi salti imperniati sull’accordo di re, prolungato dal corno e seguito da un crescendo che culmina su un fortissimo di tutta l’orchestra. Solo cento battute dopo appare il secondo tema, soave e sinuoso, affidato agli archi e ai corni, con alcune voci secondarie tra le quali via via prende il sopravvento un elemento ritmico dal carattere instabile (per l’alternanza di gruppi binari e ternari). Dopo un corale dal carattere innodico, che funge da terzo tema, inizia uno sviluppo tormentato e incalzante, costituito principalmente da un’elaborazione del primo tema (usato anche nelle forme speculari, inversa e aumentata, e in strutture canoniche). Anche l’Adagio è basato su tre temi distinti: il primo, esposto dai violini, è un cantabile dal carattere espansivo ma concluso da brevi incisi dal sapore molto wagneriano; il secondo, in tempo ternario (Andante, quasi allegretto), è avviato da una distesa melodia delle viole; il terzo (Misterioso) assomiglia ad una preghiera, con il suo melodizzare ‘parlante’ affidato ancora agli archi. Nella ripresa i tre temi vengono ricapitolati in ordine inverso e il movimento si conclude con una serie di variazioni del primo tema. Nello Scherzo (Ziemlich schnell), una piccola cellula dei violini secondi seguita dal pizzicato di violoncelli e contrabbassi genera un movimento vorticoso, come una danza fantastica con un controtema in forma di valzer. La interrompe solo il Trio, che è invece una sezione lenta e pesante, dal carattere di Ländler, pieno di connotazioni umoristiche, sostenuto ancora dai disegni pizzicati degli archi. MARIO VENZAGO - 10 E 11 GENNAIO 2009 BIOGRAFIE Tritematica è infine la grandiosa architettura del Finale (Allegro): il primo, introdotto da un febbrile crescendo degli archi, è un motivo di trombe e tromboni dalla possente scrittura accordale e dal profilo ritmico che richiama quello del primo tema del primo movimento; il secondo crea un effetto di netto contrasto sia per la tonalità (è in fa diesis maggiore) sia perché caratterizzato dalla fusione di un corale degli ottoni con un ritmo di polka affidato agli archi, un mix di elementi popolari e religiosi che piaceva particolarmente a Bruckner («la polka esprime il piacere e la gioia del mondo, e il corale rappresenta la sua tristezza e le sue pene»); il terzo tema (in re bemolle) è invece costruito come un canone stretto che chiama in causa tutta l’orchestra. Dopo un serrato sviluppo costruito principalmente sul primo tema, e dopo la ripresa dei tre temi, la coda fa risuonare il motivo iniziale del primo movimento in un brillante re maggiore. Gianluigi Mattietti MARIO VENZAGO Nato a Zurigo, ha compiuto i suoi studi musicali, dedicandosi inizialmente al pianoforte, al Conservatorio e all’Università della sua città; ha poi completato gli studi di direzione d’orchestra con Hans Swarowsky a Vienna. Dirige regolarmente le più importanti orchestre internazionali, tra cui Filarmonica della Scala di Milano, Berliner Symphoniker, Gewandhausorchester di Lipsia, London Philharmonic Orchestra, Orchestra Sinfonica di Birmingham, Münchner Philharmoniker, Bamberger Symphoniker, Orchestra di Göteborg, BBC London, NHK Symphony di Tokyo, Royal Scottish National Orchestra, nonché numerose orchestre statunitensi, come quelle di Boston e Philadelphia, ed è regolarmente invitato a importanti festival, tra cui quelli di Salisburgo e Lucerna. È attualmente alla sua sesta stagione come direttore musicale della Indianapolis Symphony Orchestra; durante le ultime stagioni ha avuto incarichi stabili alla Baltimore Symphony Orchestra, alle Orchestre di Göteborg, Malmö, Basilea, Graz, Heidelberg, Winterthur, Lucerna, all’Orchestra Nazionale Basca, all’Orchestre de la Suisse Romande di Ginevra, alla Deutsche Kammerphilharmonie di Francoforte. Attivissimo in campo discografico, ha ottenuto numerosi prestigiosi premi tra cui il Diapason d´or, il Grand Prix du Disque per due volte e l’Edison Prize. Tra le numerosissime incisioni si segnala l’opera completa di Schumann con la Sinfonica di Basilea, Penthesilea di Othmar Schoeck, l’opera corale completa dello stesso autore e le sinfonie di Luigi Nono. Mario Venzago. Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Struttura Organizzativa SOVRINTENDENZA Giampaolo Vianello sovrintendente Anna Migliavacca Cristina Rubini DIREZIONI OPERATIVE PERSONALE E SVILUPPO ORGANIZZATIVO MARKETING E COMMERCIALE AMMINISTRATIVA E CONTROLLO Paolo Libettoni Cristiano Chiarot Mauro Rocchesso direttore Stefano Callegaro Giovanna Casarin Antonella D’Este Lucio Gaiani Alfredo Iazzoni Renata Magliocco Fernanda Milan Lorenza Vianello direttore Rossana Berti Nadia Buoso Laura Coppola Barbara Montagner addetta stampa Elisabetta Navarbi Marina Dorigo ◊ direttore Elisabetta Bottoni Anna Trabuio Dino Calzavara ◊ Servizi di sala nnp * ABBONATI SOSTENITORI ◊ a termine * nnp nominativo non pubblicato per mancato consenso Servizi generali Ruggero Peraro responsabile Giuseppina Cenedese nnp * Stefano Lanzi Gianni Mejato Gilberto Paggiaro Daniela Serao Thomas Silvestri Roberto Urdich Andrea Giacomini ◊ Sergio Parmesan ◊ FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Struttura Organizzativa DIREZIONE Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Area Tecnica ARTISTICA Fortunato Ortombina direttore artistico Eliahu Inbal direttore musicale Bepi Morassi direttore della produzione Franco Bolletta consulente artistico per la danza SEGRETERIA ARTISTICA AREA FORMAZIONE E PROGRAMMI SPECIALI Pierangelo Conte segretario artistico Domenico Cardone responsabile Ufficio casting Liliana Fagarazzi Luisa Meneghetti Simonetta Bonato Monica Fracassetti ◊ Servizi musicali Cristiano Beda Salvatore Guarino Andrea Rampin Francesca Tondelli Archivio musicale Gianluca Borgonovi Marco Paladin ◊ a termine DIREZIONE SERVIZI DI ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE Paolo Cucchi assistente DIREZIONE ALLESTIMENTO SCENOTECNICO Lorenzo Zanoni direttore di scena e palcoscenico Valter Marcanzin Francesca Piviotti Lucia Cecchelin responsabile produzione Silvia Martinii ◊ Gianni Pilon responsabile trasporti Fabio Volpe Bruno Bellini ◊ Massimo 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Simone Dovigo Salvatore Giacalone Umberto Imbrenda Massimiliano Liva Gionata Marton Nicola Nalesso Emanuele Pedrini Mauro Rui Roberto Spanò Claudio Zancopè Franco Zanette Violini secondi Alessandro Molin • Gianaldo Tatone • Samuel Angeletti Ciaramicoli Nicola Fregonese Alessio Dei Rossi Maurizio Fagotto Emanuele Fraschini Maddalena Main Luca Minardi Mania Ninova Elizaveta Rotari Rossella Savelli Aldo Telesca Johanna Verheijen nnp * Roberto Zampieron Violoncelli Emanuele Silvestri • Alessandro Zanardi • Nicola Boscaro Marco Trentin Bruno Frizzarin Paolo Mencarelli Filippo Negri Antonino Puliafito Mauro Roveri Renato Scapin Tromboni bassi Corno inglese Renato Nason Athos Castellan Claudio Magnanini Clarinetti Tuba Alessandro Fantini • Vincenzo Paci • Federico Ranzato Claudio Tassinari Alessandro Ballarin Clarinetto basso Timpani Roberto Pasqualato • Dimitri Fiorin • Salvatore Passalacqua Percussioni Contrabbassi Fagotti Matteo Liuzzi • Stefano Pratissoli • Massimo Frison Walter Garosi Ennio Dalla Ricca Giulio Parenzan Marco Petruzzi Denis Pozzan Roberto Giaccaglia • Marco Giani • Roberto Fardin Massimo Nalesso Claudio Cavallini Attilio De Fanti Gottardo Paganin Ottavino Franco Massaglia Pianoforte e tastiere Carlo Rebeschini • Controfagotto Fabio Grandesso Corni Konstantin Becker • Andrea Corsini • Loris Antiga Adelia Colombo Stefano Fabris Guido Fuga ∆ primo violino di spalla • prime parti * nnp nominativo non pubblicato per mancato consenso * nnp nominativo non pubblicato per mancato consenso LIRICA LIRICA E BALLETTO 2009 Teatro La Fenice 23 / 25 / 27 / 29 / 31 gennaio 2009 Die tote Stadt (La città morta) musica di Erich Wolfgang Korngold prima rappresentazione a Venezia personaggi e interpreti principali Paul Stefan Vinke Marietta Solveig Kringelborn Frank Stephan Genz maestro concertatore e direttore Eliahu Inbal regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi Orchestra e Coro del Teatro La Fenice maestro del Coro Claudio Marino Moretti nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con la Fondazione Teatro Massimo di Palermo Teatro La Fenice 19 / 22 / 24 / 25 / 27 / 28 febbraio 1 marzo 2009 Roméo et Juliette musica di Charles Gounod personaggi e interpreti principali Roméo Jonas Kaufmann / Philippe Do Juliette Nino Machaidze / Diana Mian Mercutio Markus Werba / Borja Quiza maestro concertatore e direttore Carlo Montanaro regia Damiano Michieletto scene Paolo Fantin costumi Carla Teti Orchestra e Coro del Teatro La Fenice maestro del Coro Claudio Marino Moretti nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con la Fondazione Arena di Verona e la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste E BALLETTO 2009 Teatro La Fenice 24 / 26 / 28 / 29 / 30 aprile 2 / 3 maggio 2009 Teatro La Fenice 25 / 28 giugno 1 / 4 / 7 luglio 2009 Teatro La Fenice 6 / 8 / 9 / 10 / 11 / 12 / 13 / 15 / 16 / 17 / 18 / 19 settembre 2009 Maria Stuarda Götterdämmerung La traviata musica di Gaetano Donizetti personaggi e interpreti principali Elisabetta Sonia Ganassi / Maria Pia Piscitelli Maria Stuarda Fiorenza Cedolins / Irina Lungu Leicester José Bros / Dario Schmunck maestro concertatore e direttore Bruno Campanella regia, scene e costumi Denis Krief Orchestra e Coro del Teatro La Fenice maestro del Coro Claudio Marino Moretti (Crepuscolo degli dei) terza giornata della sagra scenica Der Ring des Nibelungen musica di Richard Wagner personaggi e interpreti principali Siegfried Stefan Vinke Gunther Olaf Bär Hagen Gidon Saks Alberich Werner Van Mechelen Brünnhilde Jayne Casselman Gutrune Nicola Beller Carbone maestro concertatore e direttore Madama Butterfly musica di Giacomo Puccini versione 1906 personaggi e interpreti principali Cio-Cio-San Micaela Carosi F. B. Pinkerton Massimiliano Pisapia Sharpless Gabriele Viviani maestro concertatore e direttore Eliahu Inbal regia Keita Asari Myung-Whun Chung regia Robert Carsen scene e costumi Patrick Kinmonth coreografia Philippe Giraudeau Jeffrey Tate regia Robert Carsen Orchestra e Coro del Teatro La Fenice scene e costumi Patrick Kinmonth una produzione di Robert Carsen e Patrick Kinmonth maestro del Coro nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice Orchestra e Coro in coproduzione con la Fondazione Teatro del Teatro La Fenice Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, la Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli maestro del Coro e la Fondazione Teatro Massimo di Palermo Claudio Marino Moretti costumi, scene e parti della decorazione realizzati nel laboratorio dell’Oper der Teatro La Fenice Stadt Köln 22 / 23 / 24 / 26 / 27 / 29 / 30 / 31 maggio 2009 musica di Giuseppe Verdi versione 1854 personaggi e interpreti principali Violetta Valéry Patrizia Ciofi Alfredo Germont Vittorio Grigolo Giorgio Germont Vladimir Stoyanov maestro concertatore e direttore Teatro La Fenice 9 / 11 / 14 / 16 / 18 ottobre 2009 Teatro La Fenice 11 / 13 / 16 / 18 / 20 dicembre 2009 Agrippina Šárka musica di Georg Friedrich Händel personaggi e interpreti principali Poppea Veronica Cangemi Claudio Lorenzo Regazzo maestro concertatore e direttore musica di Leoš Janáček prima rappresentazione italiana personaggi e interpreti principali Šárka Christina Dietzsch Fabio Biondi regia, scene e costumi Facoltà di Design e Arti IUAV di Venezia Orchestra del Teatro La Fenice nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice Claudio Marino Moretti Teatro La Fenice 27 / 29 / 31 ottobre 3 / 5 novembre 2009 allestimento Fondazione Teatro La Fenice Il killer di parole soggetto di Daniel Pennac e Teatro La Fenice 29 / 30 settembre 1 / 2 / 3 ottobre 2009 Hamburg Ballett - John Neumeier Tod in Venedig (Morte a Venezia) coreografia e regia John Neumeier musiche di Johann Sebastian Bach e Richard Wagner prima rappresentazione italiana interpreti Claudio Ambrosini musica di Claudio Ambrosini prima rappresentazione assoluta commissione della Fondazione Teatro La Fenice personaggi e interpreti principali La moglie Sonia Visentin Il figlio Marlin Miller maestro concertatore e direttore Cavalleria rusticana musica di Pietro Mascagni personaggi e interpreti principali Santuzza Anna Smirnova Turiddu Walter Fraccaro Alfio Angelo Veccia maestro concertatore e direttore Eliahu Inbal regia Ermanno Olmi scene Arnaldo Pomodoro costumi Maurizio Millenotti Orchestra e Coro del Teatro La Fenice maestro del Coro Claudio Marino Moretti nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice Tito Ceccherini regia Giorgio Barberio Corsetti Orchestra e Coro del Teatro La Fenice primi ballerini, solisti e corpo di ballo dell’Hamburg Ballett - John Neumeier scene Peter Schmidt maestro del Coro costumi John Neumeier e Peter Schmidt Claudio Marino Moretti pianoforte Elizabeth Cooper nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice scene Ichiro Takada costumi Hanae Mori Orchestra e Coro del Teatro La Fenice maestro del Coro Claudio Marino Moretti allestimento Fondazione Teatro alla Scala di Milano FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA STAGIONE STAGIONE SINFONICA 2008-2009 SINFONICA 2008-2009 Teatro La Fenice Teatro Malibran Teatro La Fenice Teatro Malibran Teatro Malibran Teatro La Fenice 20 novembre 2008 ore 20.00 turno S 22 novembre 2008 ore 20.00 La Fenice Day 23 novembre 2008 ore 17.00 turno U direttore 10 gennaio 2009 ore 20.00 turno S 11 gennaio 2009 ore 17.00 f.a. direttore 6 marzo 2009 ore 20.00 turno S 7 marzo 2009 ore 20.00 f.a. 8 marzo 2009 ore 17.00 turno U direttore 28 marzo 2009 ore 20.00 turno S 29 marzo 2009 ore 17.00 turno U direttore 10 aprile 2009 ore 20.00 turno S 11 aprile 2009 ore 20.00 turno U direttore 11 luglio 2009 ore 20.00 turno S direttore Juraj Valčuha Sir Andrew Davis Richard Strauss Luciano Berio Till Eulenspiegels lustige Streiche (I tiri burloni di Till Eulenspiegel) poema sinfonico op. 28 Folk Songs per mezzosoprano e piccola orchestra mezzosoprano Lauren Curnow Franz Joseph Haydn Antonín Dvořák Sinfonia in do maggiore Hob. I: 60 Il distratto Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 Dal nuovo mondo Wolfgang Amadeus Mozart Orchestra del Teatro La Fenice Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73 Sinfonia n. 35 in re maggiore KV 385 Haffner Teatro La Fenice Orchestra del Teatro La Fenice Richard Strauss Teatro La Fenice Suite o.Op. 145 dall’opera Der Rosenkavalier Riccardo Chailly Johann Sebastian Bach Mario Venzago Giovanni Gabrieli / Claudio Ambrosini Oratorio di Natale BWV 248 soprano Sibylla Rubens contralto Sara Mingardo tenori Wolfram Lattke, Martin Lattke basso Konstantin Wolff Canzon XIII - Canzon I - Sonata XIX prima esecuzione a Venezia Orchestra e Coro del Teatro La Fenice Anton Bruckner maestro del Coro Luigi Nono A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili Sinfonia n. 3 in re minore WAB 103 Claudio Marino Moretti Orchestra del Teatro La Fenice Basilica di San Marco Teatro La Fenice 18 dicembre 2008 ore 20.00 solo per invito 19 dicembre 2008 ore 20.00 turno S 30 gennaio 2009 ore 20.00 turno S 1 febbraio 2009 ore 17.00 f.a. direttore Chioggia, Cattedrale di Santa Maria Assunta 20 dicembre 2008 ore 21.00 Eliahu Inbal Gerd Albrecht Hans Werner Henze Das Vokaltuch der Kammersängerin Rosa Silber (Il tessuto vocale del soprano Rosa Silber) prima esecuzione a Venezia Appassionatamente plus prima esecuzione italiana Johannes Brahms 14 marzo 2009 ore 20.00 turno S 15 marzo 2009 ore 17.00 f.a. direttore Bruno Bartoletti Mestre, Duomo di San Lorenzo Justė Janulytė 21 dicembre 2008 ore 21.00 direttore War Requiem (Requiem di guerra) Antonín Dvořák op. 66 Concerto per violino e orchestra op. 53 soprano Kristin Lewis violino Veronika Eberle tenore Marlin Miller Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 baritono Stephan Genz Claudio Scimone Johann Sebastian Bach Sinfonie dalle Cantate BWV 29, BWV 18, BWV 52, BWV 156, BWV 42 Textile per orchestra Banjamin Britten Orchestra del Teatro La Fenice Orchestra e Coro del Teatro La Fenice «Prata, colles, plantae, flores», mottetto per soprano, archi e continuo prima esecuzione in tempi moderni soprano Mariella Devia Teatro Malibran maestro del Coro 7 febbraio 2009 ore 20.00 turno S 8 febbraio 2009 ore 17.00 turno U direttore Claudio Marino Moretti Piccoli Cantori Veneziani Johann Sebastian Bach Gustav Mahler Sinfonie dalle Cantate BWV 169, BWV 31 Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (ricostruzione di Deryck Cooke) Wolfgang Amadeus Mozart Orchestra del Teatro La Fenice Baldassare Galuppi «Exsultate, jubilate», mottetto per soprano e orchestra KV 165 soprano Mariella Devia Orchestra del Teatro La Fenice in collaborazione con Procuratoria di San Marco Eliahu Inbal maestro del Coro Diana D’Alessio Eliahu Inbal Gustav Mahler Sinfonia n. 2 in do minore Resurrezione soprano Annick Massis contralto Iris Vermillion Orchestra e Coro del Teatro La Fenice maestro del Coro Claudio Marino Moretti 3 luglio 2009 ore 20.00 turno S 5 luglio 2009 ore 20.00 f.a. direttore Orchestra del Teatro La Fenice Ottavio Dantone Georg Friedrich Händel Concerto grosso in sol maggiore HWV 319 Teatro Malibran 4 aprile 2009 ore 20.00 turno S 5 aprile 2009 ore 17.00 f.a. direttore Johann Sebastian Bach Michel Tabachnik Concerto brandeburghese n. 5 in re maggiore BWV 1050 Claude Debussy Georg Friedrich Händel Prélude à l’après-midi d’un faune Concerto per organo e orchestra in fa maggiore HWV 292 Olivier Messiaen Giovanni Ferrandini Poèmes pour Mi per soprano e orchestra soprano Alda Caiello Robert Schumann Il pianto di Maria, cantata sacra per mezzosoprano, archi e continuo mezzosoprano Marina De Liso Sinfonia n. 4 in re minore op. 120 Orchestra del Teatro La Fenice Orchestra del Teatro La Fenice Teatro La Fenice 20 marzo 2009 ore 20.00 turno S 21 marzo 2009 ore 20.00 f.a. 22 marzo 2009 ore 17.00 turno U direttore Christian Arming Leoš Janáček Taras Bulba, rapsodia per orchestra Suite dall’opera Da una casa di morti Franz Joseph Haydn Sinfonia in re maggiore Hob. I: 70 Franz Schubert Sinfonia n. 7 in si minore D 759 Incompiuta Orchestra del Teatro La Fenice Edizioni del Teatro La Fenice di Venezia, a cura dell’Ufficio stampa impaginazione Texto - Venezia redazione Pierangelo Conte, Barbara Montagner, Elena Tonolo Il Teatro La Fenice è disponibile a regolare eventuali diritti di riproduzione per quelle immagini di cui non sia stato possibile reperire la fonte Supplemento a: LA FENICE Notiziario di informazione musicale e avvenimenti culturali della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia dir. resp. C. CHIAROT, aut. Trib. di Ve 10.4.1997, iscr. n. 1257, R. G. stampa finito di stampare nel mese di gennaio 2009 da Cartotecnica Veneziana - Venezia €3 ,00