Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ALBO
DEI
STATO ITALIANO
SOCI SOSTENITORI
SOCI BENEMERITI
FONDATORI
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia ALBO
DEI
SOCI ORDINARI
FONDATORI
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Massimo Cacciari
presidente
Luigino Rossi
vicepresidente
Fabio Cerchiai
Achille Rosario Grasso
Giorgio Orsoni
Luciano Pomoni
Giampaolo Vianello
Gigliola Zecchi Balsamo
Davide Zoggia
William P. Weidner
consiglieri
sovrintendente
Giampaolo Vianello
direttore artistico
Fortunato Ortombina
direttore musicale
Eliahu Inbal
COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI
Giancarlo Giordano, presidente
Giampietro Brunello
Adriano Olivetti
Andreina Zelli, supplente
SOCIETÀ DI REVISIONE
PricewaterhouseCoopers S.p.A.
FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA
REGIONE DEL VENETO
FONDAZIONE TEATRO LA FENICE
DI VENEZIA
Radio3 per la Fenice
Opere della Stagione lirica 2009
trasmesse in diretta o in differita
dal Teatro La Fenice o dal Teatro Malibran
Stagione sinfonica
2008-2009
venerdì 23 gennaio 2009
Die tote Stadt
di Erich Wolfgang Korngold
giovedì 19 febbraio 2009
Roméo et Juliette
di Charles Gounod
domenica 6 settembre 2009
Teatro Malibran
sabato 10 gennaio 2009 ore 20.00 turno S
domenica 11 gennaio 2009 ore 17.00 fuori abbonamento
La traviata
di Giuseppe Verdi
venerdì 9 ottobre 2009
Agrippina
direttore
Mario Venzago
di Georg Friedrich Händel
giovedì 29 ottobre 2009
Il killer di parole
di Claudio Ambrosini
venerdì 11 dicembre 2009
Šárka
di Leoš Janáček
Cavalleria rusticana
di Pietro Mascagni
Concerti della Stagione sinfonica 2008-2009
trasmessi in diretta o in differita
dal Teatro La Fenice o dal Teatro Malibran
Mario Venzago (sabato 10 gennaio 2009)
Eliahu Inbal (venerdì 30 gennaio 2009)
Eliahu Inbal (sabato 7 febbraio 2009)
Gerd Albrecht (venerdì 6 marzo 2009)
Christian Arming (venerdì 20 marzo 2009)
Sir Andrew Davis (venerdì 10 aprile 2009)
Ottavio Dantone (venerdì 3 luglio 2009)
www.radio3.rai.it – per le frequenze numero verde 800.111.555
Orchestra del Teatro La Fenice
Teatro Malibran
sabato 10 gennaio 2009
domenica 11 gennaio 2009
NOTE AL PROGRAMMA
Giovanni Gabrieli / Claudio Ambrosini
Canzon XIII, a 12 - Canzon I, a 5 - Sonata XIX, a 15
trascrizione per grande orchestra
prima esecuzione a Venezia
Luigi Nono
A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi infiniti possibili
per orchestra a microintervalli
Anton Bruckner
Sinfonia n. 3 in re minore WAB 103
(versione 1889 - edizione critica a cura di Leopold Nowak)
Mehr langsam, misterioso (Più lento, misterioso)
Adagio, bewegt, quasi Andante (Adagio, mosso, quasi andante)
Ziemlich schnell (Piuttosto veloce)
Allegro
direttore
Mario Venzago
Orchestra del Teatro La Fenice
GIOVANNI GABRIELI / CLAUDIO AMBROSINI, CANZON XIII - CANZON I - SONATA XIX
Anche se trascrivere musica antica può sembrare un’attività quasi museale, nel caso della
musica veneziana del Rinascimento il «tuffo nel passato» è in realtà un salto nella modernità.
Perché – in musica come in molte altre cose – Venezia è stata una città attenta alle
sperimentazioni e aperta alle innovazioni; una città capace di accogliere, e riconoscere, i
musicisti di punta della sua epoca. Come Claudio Monteverdi che, profugo da Mantova, trova
nella città lagunare attenzione e incarichi di prestigio.
È a Venezia che inizia la stampa musicale ed è ancora intorno alla Serenissima che si
diffondono i componimenti detti «frottole», che poi daranno vita al grande madrigale
rinascimentale. Anche le «canzoni da sonar» hanno un grande sviluppo e, in parallelo con
l’attività delle grandi liuterie, si stampano qui i primi libri di tecnica strumentale (a cominciare
dalla Fontegara di Ganassi, del 1535); si fanno importanti ricerche di acustica (che portano ai
«suoni armonici», di cui teorizza Zarlino nelle sue Istitutioni harmoniche); si incoraggia il
radicarsi di nuove forme, come il «madrigale rappresentativo», da cui fiorirà poi il teatro
musicale e l’opera buffa.
Ma di Venezia particolarmente caratteristico era anche l’uso di alternare i suoni di vari
gruppi (sia corali che strumentali) distribuiti in diversi punti delle chiese: i famosi «cori
spezzati» o «battenti», che costituiscono una sorta di prototipo della nostra stereofonia e di
quella «spazializzazione del suono» fornitaci oggi dalla tecnologia.
Ed era proprio lo spazio del concerto a dare l’impressione di allargarsi in un modo che
oggi si direbbe ‘virtuale’: la suddivisione veneziana delle fonti sonore, distribuite in cantorie e
balconate, attorniava gli ascoltatori, avvolgendoli in spirali dondolanti di voci e suoni. In
alcuni casi poi – come a San Marco o nella vivaldiana Chiesa della Pietà – spesso gli esecutori
non erano nemmeno visibili, dando luogo a quella che oggi si definirebbe «musica
acusmatica»: una musica – proprio come l’odierna musica elettronica, che si ascolta dagli
altoparlanti – che si vive senza vederne la fonte; senza vedere chi, cosa o come la produce.
Venezia è in quell’epoca maestra nel differenziare il panorama sonoro, nel moltiplicare le
sorgenti e le correnti della musica. I suoni giungono dall’alto, come portati dal vento, e
vengono riproposti da destra, da sinistra e da altre direzioni assumendo sempre nuovi colori,
in un rimbalzare di frammenti che scompongono la linea melodica in un gioco di specchi.
Tutte queste ricerche, fermenti e creatività si ritrovano concentrate e alchemicamente
sublimate nella musica di Giovanni Gabrieli, massimo compositore veneziano della seconda
metà del Cinquecento. La trascrizione di sue musiche è quindi particolarmente stimolante e
nello stesso tempo costituisce – nell’impossibilità di rendere le condizioni spaziali originali –
una sfida. Perché l’orchestra sinfonica moderna è disposta sul palcoscenico in maniera assai
MARIO VENZAGO
- 10 E 11 GENNAIO 2009
diversa da quella rinascimentale: oggi si tende all’accorpamento di tutti gli strumenti affini
(per esempio quelli acuti) in un’area e di quelli gravi nell’area opposta. Per cui è impossibile il
rimbalzo, il dialogo ‘spaziale’ rinascimentale: una stessa frase musicale, suonata prima dagli
archi e poi dai fiati, proverrà oggi sempre dalla stessa area, annullando la «spezzatura»,
l’effetto «battente».
Per questa trascrizione di Gabrieli ho quindi percorso una strada diversa, decidendo innanzi
tutto di lavorare non solo sulla ‘superficie’ sonora, ma anche sulla profondità. Mantenendo cioè
‘in primo piano’ le note di Gabrieli ma immergendole in una sorta di fuga prospettica, insieme
acustica e storica. Trascrivere non significa qui solo «rivestire di altri suoni», ma segnare una
distanza: far rivivere l’Antico con la coscienza che siamo dei Moderni, che – qui e ora – lo stanno
ascoltando, ammirando, rivivendo. Moderni consci del tempo che è passato e in grado di
percepirlo proprio nei «nuovi suoni», che vengono qui accostati a quelli antichi.
Da questo la scelta di usare un’orchestra assai ricca, che impiega strumenti della
tradizione ma anche molte percussioni. Sonorità che ci portano alla contemporaneità ma anche
a tradizioni e culture musicali lontane, com’erano peraltro quelle da sempre incontrate dai
grandi viaggiatori veneziani. O a tecniche insieme sperimentali ed allusive, come quella di
usare delle campane immerse nell’acqua.
E poi dei tipi di suono nuovi. Suoni con diversa funzione, come per esempio i «suonicolore» che si sommano ai timbri della melodia originale proprio come i colori che il pittore
impasta sulla tavolozza.
O i «suoni-risonanza», che immergono il suono pricipale, giuntoci dal Rinascimento, in
un alone, quasi un’aura luminosa. O i «suoni-ombra» che sono invece sonorità, o anche intere
linee melodiche, che vanno a disporsi discretamente ‘dietro’ a quelle originali, costituendone
una sorta di alter ego a volte quasi impercettible, subliminale.
Una strumentazione così impostata permette di alternare momenti in cui si tenta una
‘verosimiglianza’ con l’originale a momenti in cui le sonorità sono invece più vicine a noi, a
momenti in cui i suoni del passato giungono ‘velati’, come visti attraverso una nebbia o un
vetro colorato. Un po’ come nei quadri di Andy Warhol, in cui un’immagine preesistente viene
velata con tinte leggere – ma spesso fosforescenti – che, pur non modificando l’originale, ne
sottolineano la diversità e la distanza, marcano l’intercorso passaggio del tempo, ed il nostro
diverso modo di guardare.
Suoni aggiunti anche per ‘rispondere’ – più di tre secoli dopo – all’esortazione inclusa da
Gabrieli stesso nel titolo delle sue Canzoni et sonate, da sonar con ogni sorta de instrumenti.
Commissionata dal Festival Milano Musica nel 1998 per l’Orchestra della Scala – dove è
stata presentata per la prima volta sotto la direzione di Riccardo Muti, dedicatario – questa
trascrizione accosta due canzoni ed una sonata, disposte in modo da ricostituire l’alternanza
di moto e stasi, di «pieno e vuoto» tipica di un concerto. Che si apre quindi con «l’allegro»
rappresentato dalla prima (la Canzon septimi et octavi toni, a 12, tredicesima nella raccolta
Sacrae Symphoniae del 1597): una sorta di squarcio immaginario su una Piazza San Marco
festosa, animata dal suono delle campane e brulicante di vita, immersa nella luce di Canaletto
o di Tiepolo, che a tratti può diventare quella indefinita di Turner.
Con la seconda (Canzon I, a 5, dalle citate Canzoni et sonate del 1615) ci si ritira invece
nella dimensione opposta, più raccolta e nostalgica. L’organico è stavolta ridotto ad una
miniatura per pochi strumenti, scelti proprio per evocare il più possibile il suono originale: il
flauto in sol, a richiamare il flauto dolce o il traversiere; il fagotto e il corno inglese, a rievocare
NOTE AL PROGRAMMA
la dulciana e la bombarda; il «flautando» nell’uso dell’arco, a rimandare alle viole da gamba.
È come se ci si fosse ora trasferiti in un interno, in un ambiente più piccolo, per trovare una
dimensione intima come quella dei quadri del Longhi. Ma su questo «piccolo mondo»
incombe l’ombra oscura di un gong orientale. Grave, indecifrabile, ostinatamente, quasi
minacciosamente vibrante.
La terza (Sonata XIX, a 15, ancora dalle Canzoni et sonate) può essere immaginata infine
come un viaggio a ritroso nel tempo: da un inizio scuro e scarno, un «oggi» scandito dal suono
lugubre di campane – forse quelle di cui parlava Luigi Nono, citando il mistero dei suoni
trasportati dalla laguna? – procedere aggiungendo strumenti sempre più luminosi e ritrovare
le tracce dell’antica dominatrice – Serenissima – che progressivamente riaffiora come i colori
di un quadro restaurato, per riapparire in fine in tutto il suo splendore.
Claudio Ambrosini
LUIGI NONO, A CARLO SCARPA
Dopo avere fatto un uso sistematico dei potenti mezzi elettronici messi a disposizione dallo
studio sperimentale della fondazione Heinrich Strobel di Friburgo, dopo aver considerato per
anni il live electronics come lo strumento ideale per garantire la trasformazione continua dei
suoni, Luigi Nono cambiò strada nel 1984 scrivendo un pezzo «per orchestra a
microintervalli» nel quale non faceva più ricorso all’elettronica, ma tentava di trasferire nella
scrittura orchestrale le metamorfosi sonore tipiche di quella tecnologia. A Carlo Scarpa,
architetto, ai suoi infiniti possibili scritto su commissione di Hans Zender per la Filarmonica
di Amburgo, terminato nel dicembre del 1984, eseguito per la prima volta ad Amburgo il 10
marzo del 1985, anticipa in questo modo composizioni come No hay caminos, hay que
caminar… Andrej Tarkovskij per orchestra a sette «cori» del 1987, e Hay que caminar
soñando per due violini, del 1989.
L’insolita idea di suono orchestrale che sta alla base di questa partitura (e che deriva dal
suono elettronico) si basa su textures di microintervalli compresse intorno a due soli suoni, il
do e il mi bemolle, che nella notazione alfabetica tedesca (rispettivamente C ed Es, che si
pronuncia come la lettera «S») corrispondono alle iniziali di Carlo Scarpa, architetto e
designer veneziano (1906-1978) e grande amico di Luigi Nono. Queste due note non si
presentano mai simultaneamente, ma sono usate nel maggior numero possibile di varianti
microtonali (non solo quarti di tono ma anche ottavi e sedicesimi di tono), deviazioni
infinitesimali di intonazione spinte fino all’utopia dell’ineseguibile e dell’indiscernibile, anche
se nelle annotazioni in partitura è scritto
microintervalli di altezza e di dinamica sono tecnicamente possibili evitando banali
approssimazioni ed effetti inquinanti di ottave, articolando tecnica e qualità del suono, vari
gradi di sua presenza-pensiero, varie gradualità possibili, tante, tutte da poter ascoltare.
I microintervalli non sono riferiti solo alle altezze ma anche alla scala dei valori dinamici,
con un range che va da un pianissimo estremo (ppppppp), dunque ai limiti dell’udibile, a un
fortissimo (fff) spesso associato a strumenti con sordina o a tipi di emissione che permettono
solo un limitato sviluppo del suono (come il «flautato» o «sul ponticello»). Nono gioca su queste
MARIO VENZAGO
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sottilissime gradazioni dinamiche anche all’interno di un singolo suono, ma anche su una
estrema differenziazione dei modi d’attacco, cerca effetti di risonanza anche nei silenzi, nelle
lunghissime pause dal forte impatto espressivo (quando, alla fine del pezzo, si spegne il mi
bemolle dei violoncelli, va prolungato il silenzio dell’ultima corona: «tenere corona lunga
(come) per continuare ad ascoltare presenze-memorie-colori-respiri»), sfrutta il grande organico
orchestrale (vasto ma insolito, per l’assenza degli oboi, la presenza di sette triangoli) con
estrema parsimonia, mirando non agli effetti di massa sonora, ma alle metamorfosi armoniche
e timbriche di aggregati quasi cameristici, con uno scavo nella natura più intima del suono.
Il risultato è una partitura quasi afasica, spoglia, rarefatta, nella quale ogni discorso
musicale scompare e il tempo sembra sospeso, anche a causa del metronomo estremamente
lento, che tende a sopprimere ogni nozione di misura. Un lavoro che ha il respiro di un requiem,
in memoria dell’amico architetto, una specie di marcia funebre nella quale l’impiego dei
microintervalli, le gradazioni dinamiche infinitesimali, il rilievo dato al particolare timbrico (ad
esempio gli interventi dei sette triangoli) sembrano riflettere un tratto tipico dello stile di Scarpa
che fu celebre come architetto dei dettagli, esponente del razionalismo italiano, influenzato da
Piet Mondrian, Frank Lloyd Wright, Adolf Loos, Otto Wagner, affascinato dai piccoli spazi, dai
piccoli edifici, sempre attento al contenuto espressivo, emotivo del suo lavoro:
Possiamo dire che l’architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia,
come un bellissimo viso di donna. Ci sono forme che esprimono qualche cosa. L’architettura è
un linguaggio molto difficile da comprendere – è misterioso, a differenza delle altre arti, della
musica in particolare […]. Il valore di un’opera consiste nella sua espressione – quando una
cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto.
ANTON BRUCKNER, SINFONIA N. 3 IN RE MINORE
Bruckner cominciò ad abbozzare la sua Terza Sinfonia quando non aveva ancora portato a
termine la Seconda. Intensificò il lavoro nei primi mesi del 1873, completando prima l’Adagio
(il 24 marzo), poi lo Scherzo (il 25 luglio), quindi il primo movimento (il 10 giugno). In
agosto, tra Marienbad e Karlsbad, coltivò la ferma intenzione di sottoporre questa nuova
sinfonia a Wagner, per averne un suo giudizio, e soprattutto per entrare nelle sue grazie. Per
questo inserì delle citazioni dal Tristan e dalla Walküre come degli ex voto, la intitolò
Wagner-Symphonie, manifestò nella dedica la sua smisurata ammirazione per il grande
maestro («l’irraggiungibile celebre nobile maestro di poesia e musica»), e all’inizio di
settembre si mise in viaggio per Bayreuth. I dettagli aneddotici su questa sorta di
pellegrinaggio, e sull’atteggiamento benevolo di Wagner, furono amplificati, attraverso
dubbie testimonianze, nelle biografie bruckneriane. Forse Wagner, occupato in quel periodo
dalla costruzione del Festspielhaus, non aveva né tempo né interesse per Bruckner, e trovava
probabilmente pietose quelle citazioni, ma accettò la dedica suscitando l’immensa felicità di
Bruckner che completò il lavoro alla fine dell’anno (nell’ultima pagina della partitura è scritto
«completata nella notte del 31 dicembre 1873»).
La partitura non convinse però gli orchestrali della Filarmonica di Vienna che la
giudicarono ineseguibile. Bruckner ci rimise subito mano nel 1874, facendo alcune correzioni
che giudicò già «un considerevole miglioramento rispetto alla prima versione», ma fu solo
nell’autunno 1876, dopo aver completato la Quinta Sinfonia, che cominciò una sistematica
NOTE AL PROGRAMMA
revisione della partitura, portata a termine il 18 aprile 1877, e finalmente eseguita a Vienna il
16 dicembre 1877 (sotto la direzione dello stesso compositore): fu un fiasco clamoroso,
ampiamente documentato dalle cronache, con il pubblico viennese che lasciò la sala durante
l’esecuzione, tra i lazzi degli orchestrali. Rimasero però fino alla fine alcuni, pochi ascoltatori
entusiasti: tra questi Gustav Mahler, Rudolf Krzyzanowski, che aveva realizzato la riduzione
per due pianoforti della sinfonia, l’editore Rättig, che propose a Bruckner di pubblicarla.
Bruckner ritornò di nuovo sulla sinfonia dieci anni dopo, tra il 5 marzo 1988 e il 4 marzo
1889, facendone, con l’aiuto di Franz Schalk, un’ennesima revisione che fu eseguita nel 1890,
questa volta sotto la direzione del più esperto Hans Richter.
Nella versione del 1873 prevaleva una scrittura a blocchi, sia nelle sezioni tematiche,
separate tra loro da pause o punti coronati, sia nell’orchestrazione, più vicina alla logica della
registrazione organistica che alle peculiarità degli strumenti dell’orchestra. Nella versione del
1877 Bruckner fece innanzitutto una completa revisione ritmica, cambiò fogli interi della
partitura (per questo non esiste più un autografo della prima versione), la compattò dal punto
di vista tematico, eliminò le citazioni wagneriane nel primo e nel quarto movimento, aggiunse
una nuova conclusione allo Scherzo e accorciò il Finale. Nell’ultima versione, quella del 1889
(che viene eseguita in questo concerto), la sinfonia fu ulteriormente accorciata, fu eliminata la
coda dello Scherzo, e furono operati alcuni sostanziali cambiamenti nell’orchestrazione, che
avvicinarono l’opera al mondo sonoro delle ultime sinfonie. Nonostante le smussature
continue, resta lo stile monumentale a caratterizzare questa sinfonia (uno stile assai lontano da
quello raccolto e intimistico della Seconda), l’intonazione eroica, fatta di gesti plastici e
muscolosi, di forti contrasti, sia sonori che stilistici.
Dei quattro movimenti, tutti in re minore tranne l’Adagio, che è in mi bemolle maggiore,
il primo prende avvio su uno sfondo ostinato di arpeggi su una triade di tonica, un lungo
pedale che immerge la sinfonia in un’atmosfera strana, misteriosa, carica di tensione. Da
questo pedale, dopo poche battute, emerge il tema principale (che costituisce il nucleo
generatore non solo di tutto il movimento, ma dell’intera sinfonia) esposto dalla tromba, con
il suo contegno ieratico e i suoi grandi salti imperniati sull’accordo di re, prolungato dal
corno e seguito da un crescendo che culmina su un fortissimo di tutta l’orchestra. Solo cento
battute dopo appare il secondo tema, soave e sinuoso, affidato agli archi e ai corni, con alcune
voci secondarie tra le quali via via prende il sopravvento un elemento ritmico dal carattere
instabile (per l’alternanza di gruppi binari e ternari). Dopo un corale dal carattere innodico,
che funge da terzo tema, inizia uno sviluppo tormentato e incalzante, costituito
principalmente da un’elaborazione del primo tema (usato anche nelle forme speculari, inversa
e aumentata, e in strutture canoniche).
Anche l’Adagio è basato su tre temi distinti: il primo, esposto dai violini, è un cantabile
dal carattere espansivo ma concluso da brevi incisi dal sapore molto wagneriano; il secondo,
in tempo ternario (Andante, quasi allegretto), è avviato da una distesa melodia delle viole; il
terzo (Misterioso) assomiglia ad una preghiera, con il suo melodizzare ‘parlante’ affidato
ancora agli archi. Nella ripresa i tre temi vengono ricapitolati in ordine inverso e il movimento
si conclude con una serie di variazioni del primo tema.
Nello Scherzo (Ziemlich schnell), una piccola cellula dei violini secondi seguita dal
pizzicato di violoncelli e contrabbassi genera un movimento vorticoso, come una danza
fantastica con un controtema in forma di valzer. La interrompe solo il Trio, che è invece una
sezione lenta e pesante, dal carattere di Ländler, pieno di connotazioni umoristiche, sostenuto
ancora dai disegni pizzicati degli archi.
MARIO VENZAGO
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BIOGRAFIE
Tritematica è infine la grandiosa architettura del Finale (Allegro): il primo, introdotto da
un febbrile crescendo degli archi, è un motivo di trombe e tromboni dalla possente scrittura
accordale e dal profilo ritmico che richiama quello del primo tema del primo movimento; il
secondo crea un effetto di netto contrasto sia per la tonalità (è in fa diesis maggiore) sia perché
caratterizzato dalla fusione di un corale degli ottoni con un ritmo di polka affidato agli archi,
un mix di elementi popolari e religiosi che piaceva particolarmente a Bruckner («la polka
esprime il piacere e la gioia del mondo, e il corale rappresenta la sua tristezza e le sue pene»);
il terzo tema (in re bemolle) è invece costruito come un canone stretto che chiama in causa
tutta l’orchestra. Dopo un serrato sviluppo costruito principalmente sul primo tema, e dopo la
ripresa dei tre temi, la coda fa risuonare il motivo iniziale del primo movimento in un brillante
re maggiore.
Gianluigi Mattietti
MARIO VENZAGO
Nato a Zurigo, ha compiuto i suoi studi musicali, dedicandosi inizialmente al pianoforte, al Conservatorio
e all’Università della sua città; ha poi completato gli studi di direzione d’orchestra con Hans Swarowsky
a Vienna. Dirige regolarmente le più importanti orchestre internazionali, tra cui Filarmonica della Scala
di Milano, Berliner Symphoniker, Gewandhausorchester di Lipsia, London Philharmonic Orchestra,
Orchestra Sinfonica di Birmingham, Münchner Philharmoniker, Bamberger Symphoniker, Orchestra di
Göteborg, BBC London, NHK Symphony di Tokyo, Royal Scottish National Orchestra, nonché
numerose orchestre statunitensi, come quelle di Boston e Philadelphia, ed è regolarmente invitato a
importanti festival, tra cui quelli di Salisburgo e Lucerna. È attualmente alla sua sesta stagione come
direttore musicale della Indianapolis Symphony Orchestra; durante le ultime stagioni ha avuto incarichi
stabili alla Baltimore Symphony Orchestra, alle Orchestre di Göteborg, Malmö, Basilea, Graz,
Heidelberg, Winterthur, Lucerna, all’Orchestra Nazionale Basca, all’Orchestre de la Suisse Romande di
Ginevra, alla Deutsche Kammerphilharmonie di Francoforte. Attivissimo in campo discografico, ha
ottenuto numerosi prestigiosi premi tra cui il Diapason d´or, il Grand Prix du Disque per due volte e
l’Edison Prize. Tra le numerosissime incisioni si segnala l’opera completa di Schumann con la Sinfonica
di Basilea, Penthesilea di Othmar Schoeck, l’opera corale completa dello stesso autore e le sinfonie di
Luigi Nono.
Mario Venzago.
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
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vice capo reparto
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Euro Michelazzi
Roberto Nardo
Maurizio Nava
Marino Perini
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nnp *
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Giancarlo Vianello
Massimo Vianello
Roberto Vianello
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Vittorio Garbin
Romeo Gava
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Fondazione Teatro La Fenice di Venezia Area Artistica
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CORO
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Viole
Flauti
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Giulio Plotino ∆
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Andrea Crosara
Roberto Dall’Igna
Marcello Fiori
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Mariana Stefan
Anna Tositti
Anna Trentin
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Daniel Formentelli •
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Anna Mencarelli
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Eleonora Zanella
Oboi
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Emanuela Conti
Anna Dal Fabbro
Milena Ermacora
Susanna Grossi
Michiko Hayashi
Maria Antonietta Lago
Loriana Marin
Antonella Meridda
Alessia Pavan
Lucia Raicevich
Andrea Lia Rigotti
Ester Salaro
Elisa Savino
Valeria Arrivo
Mafalda Castaldo
Claudia Clarich
Marta Codognola
Chiara Dal Bo’
Roberta De Iuliis
Elisabetta Gianese
Lone Kirsten Loëll
Manuela Marchetto
Misuzu Ozawa
Gabriella Pellos
Francesca Poropat
Orietta Posocco
Nausica Rossi
Paola Rossi
Domenico Altobelli
Ferruccio Basei
Salvatore Bufaletti
Cosimo D’Adamo
Dionigi D’Ostuni
nnp *
Enrico Masiero
Stefano Meggiolaro
Roberto Menegazzo
Dario Meneghetti
Ciro Passilongo
Marco Rumori
Bo Schunnesson
Salvatore Scribano
Massimo Squizzato
Paolo Ventura
Bernardino Zanetti
Giuseppe Accolla
Carlo Agostini
Giampaolo Baldin
Julio Cesar Bertollo
Roberto Bruna
Antonio Casagrande
A. Simone Dovigo
Salvatore Giacalone
Umberto Imbrenda
Massimiliano Liva
Gionata Marton
Nicola Nalesso
Emanuele Pedrini
Mauro Rui
Roberto Spanò
Claudio Zancopè
Franco Zanette
Violini secondi
Alessandro Molin •
Gianaldo Tatone •
Samuel Angeletti Ciaramicoli
Nicola Fregonese
Alessio Dei Rossi
Maurizio Fagotto
Emanuele Fraschini
Maddalena Main
Luca Minardi
Mania Ninova
Elizaveta Rotari
Rossella Savelli
Aldo Telesca
Johanna Verheijen
nnp *
Roberto Zampieron
Violoncelli
Emanuele Silvestri •
Alessandro Zanardi •
Nicola Boscaro
Marco Trentin
Bruno Frizzarin
Paolo Mencarelli
Filippo Negri
Antonino Puliafito
Mauro Roveri
Renato Scapin
Tromboni bassi
Corno inglese
Renato Nason
Athos Castellan
Claudio Magnanini
Clarinetti
Tuba
Alessandro Fantini •
Vincenzo Paci •
Federico Ranzato
Claudio Tassinari
Alessandro Ballarin
Clarinetto basso
Timpani
Roberto Pasqualato •
Dimitri Fiorin •
Salvatore Passalacqua
Percussioni
Contrabbassi
Fagotti
Matteo Liuzzi •
Stefano Pratissoli •
Massimo Frison
Walter Garosi
Ennio Dalla Ricca
Giulio Parenzan
Marco Petruzzi
Denis Pozzan
Roberto Giaccaglia •
Marco Giani •
Roberto Fardin
Massimo Nalesso
Claudio Cavallini
Attilio De Fanti
Gottardo Paganin
Ottavino
Franco Massaglia
Pianoforte e tastiere
Carlo Rebeschini •
Controfagotto
Fabio Grandesso
Corni
Konstantin Becker •
Andrea Corsini •
Loris Antiga
Adelia Colombo
Stefano Fabris
Guido Fuga
∆ primo violino di spalla
• prime parti
* nnp nominativo non pubblicato
per mancato consenso
* nnp nominativo non pubblicato
per mancato consenso
LIRICA
LIRICA
E BALLETTO 2009
Teatro La Fenice
23 / 25 / 27 / 29 / 31 gennaio 2009
Die tote Stadt
(La città morta)
musica di Erich Wolfgang Korngold
prima rappresentazione a Venezia
personaggi e interpreti principali
Paul Stefan Vinke
Marietta Solveig Kringelborn
Frank Stephan Genz
maestro concertatore e direttore
Eliahu Inbal
regia, scene e costumi
Pier Luigi Pizzi
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
nuovo allestimento
Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con la Fondazione Teatro
Massimo di Palermo
Teatro La Fenice
19 / 22 / 24 / 25 / 27 / 28 febbraio
1 marzo 2009
Roméo et Juliette
musica di Charles Gounod
personaggi e interpreti principali
Roméo Jonas Kaufmann / Philippe Do
Juliette Nino Machaidze / Diana Mian
Mercutio Markus Werba / Borja Quiza
maestro concertatore e direttore
Carlo Montanaro
regia Damiano Michieletto
scene Paolo Fantin
costumi Carla Teti
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
nuovo allestimento
Fondazione Teatro La Fenice
in coproduzione con la Fondazione Arena
di Verona e la Fondazione Teatro Lirico
Giuseppe Verdi di Trieste
E BALLETTO 2009
Teatro La Fenice
24 / 26 / 28 / 29 / 30 aprile
2 / 3 maggio 2009
Teatro La Fenice
25 / 28 giugno
1 / 4 / 7 luglio 2009
Teatro La Fenice
6 / 8 / 9 / 10 / 11 / 12 / 13 / 15 / 16 /
17 / 18 / 19 settembre 2009
Maria Stuarda
Götterdämmerung
La traviata
musica di Gaetano Donizetti
personaggi e interpreti principali
Elisabetta Sonia Ganassi /
Maria Pia Piscitelli
Maria Stuarda Fiorenza Cedolins /
Irina Lungu
Leicester José Bros / Dario Schmunck
maestro concertatore e direttore
Bruno Campanella
regia, scene e costumi
Denis Krief
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
(Crepuscolo degli dei)
terza giornata della sagra scenica
Der Ring des Nibelungen
musica di Richard Wagner
personaggi e interpreti principali
Siegfried Stefan Vinke
Gunther Olaf Bär
Hagen Gidon Saks
Alberich Werner Van Mechelen
Brünnhilde Jayne Casselman
Gutrune Nicola Beller Carbone
maestro concertatore e direttore
Madama Butterfly
musica di Giacomo Puccini
versione 1906
personaggi e interpreti principali
Cio-Cio-San Micaela Carosi
F. B. Pinkerton Massimiliano Pisapia
Sharpless Gabriele Viviani
maestro concertatore e direttore
Eliahu Inbal
regia Keita Asari
Myung-Whun Chung
regia Robert Carsen
scene e costumi Patrick Kinmonth
coreografia Philippe Giraudeau
Jeffrey Tate
regia Robert Carsen
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
scene e costumi Patrick Kinmonth
una produzione di Robert Carsen e
Patrick Kinmonth
maestro del Coro
nuovo allestimento
Fondazione Teatro La Fenice
Orchestra e Coro
in coproduzione con la Fondazione Teatro
del Teatro La Fenice
Lirico Giuseppe Verdi di Trieste,
la Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli maestro del Coro
e la Fondazione Teatro Massimo di Palermo Claudio Marino Moretti
costumi, scene e parti della decorazione
realizzati nel laboratorio dell’Oper der
Teatro La Fenice
Stadt Köln
22 / 23 / 24 / 26 / 27 / 29 / 30 / 31
maggio 2009
musica di Giuseppe Verdi
versione 1854
personaggi e interpreti principali
Violetta Valéry Patrizia Ciofi
Alfredo Germont Vittorio Grigolo
Giorgio Germont Vladimir Stoyanov
maestro concertatore e direttore
Teatro La Fenice
9 / 11 / 14 / 16 / 18 ottobre 2009
Teatro La Fenice
11 / 13 / 16 / 18 / 20 dicembre 2009
Agrippina
Šárka
musica di Georg Friedrich Händel
personaggi e interpreti principali
Poppea Veronica Cangemi
Claudio Lorenzo Regazzo
maestro concertatore e direttore
musica di Leoš Janáček
prima rappresentazione italiana
personaggi e interpreti principali
Šárka Christina Dietzsch
Fabio Biondi
regia, scene e costumi
Facoltà di Design e Arti IUAV
di Venezia
Orchestra del Teatro La Fenice
nuovo allestimento
Fondazione Teatro La Fenice
Claudio Marino Moretti
Teatro La Fenice
27 / 29 / 31 ottobre
3 / 5 novembre 2009
allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Il killer di parole
soggetto di Daniel Pennac e
Teatro La Fenice
29 / 30 settembre
1 / 2 / 3 ottobre 2009
Hamburg Ballett - John Neumeier
Tod in Venedig
(Morte a Venezia)
coreografia e regia John Neumeier
musiche di Johann Sebastian Bach e
Richard Wagner
prima rappresentazione italiana
interpreti
Claudio Ambrosini
musica di Claudio Ambrosini
prima rappresentazione assoluta
commissione della Fondazione
Teatro La Fenice
personaggi e interpreti principali
La moglie Sonia Visentin
Il figlio Marlin Miller
maestro concertatore e direttore
Cavalleria rusticana
musica di Pietro Mascagni
personaggi e interpreti principali
Santuzza Anna Smirnova
Turiddu Walter Fraccaro
Alfio Angelo Veccia
maestro concertatore e direttore
Eliahu Inbal
regia Ermanno Olmi
scene Arnaldo Pomodoro
costumi Maurizio Millenotti
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
nuovo allestimento
Fondazione Teatro La Fenice
Tito Ceccherini
regia Giorgio Barberio Corsetti
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
primi ballerini, solisti e corpo di ballo
dell’Hamburg Ballett - John Neumeier
scene Peter Schmidt
maestro del Coro
costumi John Neumeier e Peter Schmidt
Claudio Marino Moretti
pianoforte Elizabeth Cooper
nuovo allestimento
Fondazione Teatro La Fenice
scene Ichiro Takada
costumi Hanae Mori
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
allestimento
Fondazione Teatro alla Scala di Milano
FONDAZIONE TEATRO LA FENICE
DI VENEZIA
STAGIONE
STAGIONE
SINFONICA 2008-2009
SINFONICA 2008-2009
Teatro La Fenice
Teatro Malibran
Teatro La Fenice
Teatro Malibran
Teatro Malibran
Teatro La Fenice
20 novembre 2008 ore 20.00 turno S
22 novembre 2008 ore 20.00 La Fenice Day
23 novembre 2008 ore 17.00 turno U
direttore
10 gennaio 2009 ore 20.00 turno S
11 gennaio 2009 ore 17.00 f.a.
direttore
6 marzo 2009 ore 20.00 turno S
7 marzo 2009 ore 20.00 f.a.
8 marzo 2009 ore 17.00 turno U
direttore
28 marzo 2009 ore 20.00 turno S
29 marzo 2009 ore 17.00 turno U
direttore
10 aprile 2009 ore 20.00 turno S
11 aprile 2009 ore 20.00 turno U
direttore
11 luglio 2009 ore 20.00 turno S
direttore
Juraj Valčuha
Sir Andrew Davis
Richard Strauss
Luciano Berio
Till Eulenspiegels lustige Streiche
(I tiri burloni di Till Eulenspiegel)
poema sinfonico op. 28
Folk Songs per mezzosoprano
e piccola orchestra
mezzosoprano Lauren Curnow
Franz Joseph Haydn
Antonín Dvořák
Sinfonia in do maggiore Hob. I: 60
Il distratto
Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95
Dal nuovo mondo
Wolfgang Amadeus Mozart
Orchestra del Teatro La Fenice
Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73
Sinfonia n. 35 in re maggiore KV 385
Haffner
Teatro La Fenice
Orchestra del Teatro La Fenice
Richard Strauss
Teatro La Fenice
Suite o.Op. 145 dall’opera
Der Rosenkavalier
Riccardo Chailly
Johann Sebastian Bach
Mario Venzago
Giovanni Gabrieli / Claudio
Ambrosini
Oratorio di Natale BWV 248
soprano Sibylla Rubens
contralto Sara Mingardo
tenori Wolfram Lattke, Martin Lattke
basso Konstantin Wolff
Canzon XIII - Canzon I - Sonata XIX
prima esecuzione a Venezia
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
Anton Bruckner
maestro del Coro
Luigi Nono
A Carlo Scarpa, architetto, ai suoi
infiniti possibili
Sinfonia n. 3 in re minore WAB 103
Claudio Marino Moretti
Orchestra del Teatro La Fenice
Basilica di San Marco
Teatro La Fenice
18 dicembre 2008 ore 20.00 solo per invito
19 dicembre 2008 ore 20.00 turno S
30 gennaio 2009 ore 20.00 turno S
1 febbraio 2009 ore 17.00 f.a.
direttore
Chioggia, Cattedrale di Santa Maria
Assunta
20 dicembre 2008 ore 21.00
Eliahu Inbal
Gerd Albrecht
Hans Werner Henze
Das Vokaltuch der Kammersängerin
Rosa Silber (Il tessuto vocale
del soprano Rosa Silber)
prima esecuzione a Venezia
Appassionatamente plus
prima esecuzione italiana
Johannes Brahms
14 marzo 2009 ore 20.00 turno S
15 marzo 2009 ore 17.00 f.a.
direttore
Bruno Bartoletti
Mestre, Duomo di San Lorenzo
Justė Janulytė
21 dicembre 2008 ore 21.00
direttore
War Requiem (Requiem di guerra)
Antonín Dvořák
op. 66
Concerto per violino e orchestra op. 53 soprano Kristin Lewis
violino Veronika Eberle
tenore Marlin Miller
Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88
baritono Stephan Genz
Claudio Scimone
Johann Sebastian Bach
Sinfonie dalle Cantate BWV 29,
BWV 18, BWV 52, BWV 156, BWV 42
Textile per orchestra
Banjamin Britten
Orchestra del Teatro La Fenice
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
«Prata, colles, plantae, flores»,
mottetto
per soprano, archi e continuo
prima esecuzione in tempi moderni
soprano Mariella Devia
Teatro Malibran
maestro del Coro
7 febbraio 2009 ore 20.00 turno S
8 febbraio 2009 ore 17.00 turno U
direttore
Claudio Marino Moretti
Piccoli Cantori Veneziani
Johann Sebastian Bach
Gustav Mahler
Sinfonie dalle Cantate BWV 169,
BWV 31
Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore
(ricostruzione di Deryck Cooke)
Wolfgang Amadeus Mozart
Orchestra del Teatro La Fenice
Baldassare Galuppi
«Exsultate, jubilate»,
mottetto per soprano e orchestra
KV 165
soprano Mariella Devia
Orchestra del Teatro La Fenice
in collaborazione con
Procuratoria di San Marco
Eliahu Inbal
maestro del Coro Diana D’Alessio
Eliahu Inbal
Gustav Mahler
Sinfonia n. 2 in do minore
Resurrezione
soprano Annick Massis
contralto Iris Vermillion
Orchestra e Coro
del Teatro La Fenice
maestro del Coro
Claudio Marino Moretti
3 luglio 2009 ore 20.00 turno S
5 luglio 2009 ore 20.00 f.a.
direttore
Orchestra del Teatro La Fenice
Ottavio Dantone
Georg Friedrich Händel
Concerto grosso in sol maggiore
HWV 319
Teatro Malibran
4 aprile 2009 ore 20.00 turno S
5 aprile 2009 ore 17.00 f.a.
direttore
Johann Sebastian Bach
Michel Tabachnik
Concerto brandeburghese n. 5
in re maggiore BWV 1050
Claude Debussy
Georg Friedrich Händel
Prélude à l’après-midi d’un faune
Concerto per organo e orchestra
in fa maggiore HWV 292
Olivier Messiaen
Giovanni Ferrandini
Poèmes pour Mi
per soprano e orchestra
soprano Alda Caiello
Robert Schumann
Il pianto di Maria, cantata sacra
per mezzosoprano, archi e continuo
mezzosoprano Marina De Liso
Sinfonia n. 4 in re minore op. 120
Orchestra del Teatro La Fenice
Orchestra del Teatro La Fenice
Teatro La Fenice
20 marzo 2009 ore 20.00 turno S
21 marzo 2009 ore 20.00 f.a.
22 marzo 2009 ore 17.00 turno U
direttore
Christian Arming
Leoš Janáček
Taras Bulba, rapsodia per orchestra
Suite dall’opera Da una casa di morti
Franz Joseph Haydn
Sinfonia in re maggiore Hob. I: 70
Franz Schubert
Sinfonia n. 7 in si minore D 759
Incompiuta
Orchestra del Teatro La Fenice
Edizioni del Teatro La Fenice di Venezia, a cura dell’Ufficio stampa
impaginazione Texto - Venezia
redazione Pierangelo Conte, Barbara Montagner, Elena Tonolo
Il Teatro La Fenice è disponibile a regolare eventuali diritti di riproduzione per quelle immagini
di cui non sia stato possibile reperire la fonte
Supplemento a: LA FENICE
Notiziario di informazione musicale e avvenimenti culturali
della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
dir. resp. C. CHIAROT,
aut. Trib. di Ve 10.4.1997, iscr. n. 1257, R. G. stampa
finito di stampare nel mese di gennaio 2009
da Cartotecnica Veneziana - Venezia
€3
,00
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Conc.10-11 gennaio 2009 Venzago