Sommario “Dossier Musei e Istituzioni Culturali” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5 Introduzione: "Perché un dossier?" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5 I soggetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .6 Le esigenze e le proposte, i dati e le aree . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7 Aree in dismissione discusse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .11 Istituzioni, esigenze e funzioni richieste . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .11 Soprintendenza Speciale al Polo Museale di Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .12 Scheda Tecnica - Soprintendenza Speciale al Polo Museale di Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .14 Musei Scientifici di Firenze - Istituto e Museo di Storia della Scienza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .15 Musei Comunali – Direzione Cultura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .23 Opificio delle Pietre Dure di Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .27 Soprintendenza Beni Archeologici per la Toscana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .30 Archivio di Stato di Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .33 Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .34 RiepilogoTabella sinottica dati - aree utilizzate/aree richieste/funzioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .37 Elenco Generale delle Istituzioni Culturali e Museali Fiorentine. (Per la “Carta Topografica della Cultura”) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .39 Note Storico-Bibliografiche delle principali Istituzioni Culturali e Museali Fiorentine . . . . . . . .46 “Dossier Musei e Istituzioni Culturali” Vista trasversale sulla scala al piano rialzato - Architetto Adolfo Natalizi Rinnovamento del Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, Firenze, 1989-’95. . Giorgio Vasari, edizione La testata degli Uffizi verso l’Arno Anonimo, XVI secolo, Firenze, G.D.S.U., delle “Vite” del 1568. 2130 A Introduzione: "Perché un dossier?" L'occasione che ha prodotto il "Dossier Musei e Istituzioni Culturali" è da ricondurre al corpus di studi commissionati ai fini della formazione del Quadro Conoscitivo (L.R. n° 5/1995, art. 4), la cui acquisizione è ritenuta contributo essenziale ai fini della redazione del Piano Strutturale. La materia qui considerata è contenuta nel sistema tematico "Sistema funzionale della formazione, della ricerca e della cultura" - si veda, Comune di Firenze, Piano Strutturale - Avvio del Procedimento, relazione, par. 8, pp. 85-95 - che prevede esplicitamente negli indirizzi strategici la "promozione di Firenze come laboratorio di cultura". La ricerca è stata avviata a seguito delle esigenze espresse durante un incontro conoscitivo tenutosi presso l'Ufficio Tematico Centro Storico e Piano Strutturale nello scorso novembre 20021, dal quale scaturì la necessità d'avvio di un'operazione di recupero e coordinamento informazioni relative alle condizioni d'esercizio dei principali Istituti di Cultura e Museali fiorentini. Il primo conferimento conoscitivo circa la situazione delle istituzioni ha reso con evidenza l'assenza di un'indagine generale circa le emergenze degli istituti; necessità inerenti spazi, condizioni conservative, condizioni espositive e fruibilità, e per conseguenza, degli effetti funesti sulle potenzialità di valorizzazione del patrimonio culturale e di tutte le attività ad esso connesse. Orientato al recupero di dati che esprimono le emergenze gestionali attuali e gli inevitabili futuri precari scenari, esso raccoglie le perplessità e le difficoltà espresse dalle parole dei conservatori del patrimonio culturale e computa in dati dimensionali le esigenze degli stessi allo scopo di fornire uno strumento operativo efficace al coordinamento delle scelte in sede di confronto e redazione del Piano Strutturale. Il lavoro è stato suddiviso in una fase operativa d'acquisizione dati riguardanti localizzazione, preminenza culturale e territoriale, condizioni d'esercizio; nel coinvolgimento "verbale" di numerosi interlocutori quali direttori primari, gestori responsabili, o addetti ad unità specialistiche afferenti gli istituti ed interessati a vario titolo nella discussione delle questioni in oggetto; in una fase analico-comparativa dei dati raccolti, seguita necessariamente da una sintesi finale. L'opportunità di venire in contatto con i singoli rappresentanti delle Istituzioni e l'acquisizione di dati per la redazione del dossier ha consentito la raccolta di un corpus informativo la cui analisi rende le stato d'esercizio delle Istituzioni ad oggi; la scelta di non rielaborare un testo-intervista direttamente reso dai protagonisti cerca di restituire gli umori e l'impellenza affiorata di volta 1 L’incontro si è svolto presso l’Ufficio Tematico Centro Storico e Piano Strutturale ed erano presenti alla sessione: il Direttore della Soprintendenza ai Beni Archeologici per la Toscana, Dott. Bottini; il Direttore Architetto rappresentante per la Soprintendenza Speciale al Polo Museale, Dott. Godoli; l’Architetto Marino in rappresentanza della Soprintendenza Regionale; l’Architetto Mazzoni per la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio; la Direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale, Dott.ssa Fontana; la Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze, Dott.ssa Manno Tolu, ed il Dott. Lamioni; la Direttrice dei Musei Comunali fiorentini, Dott.ssa Silla; l’Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Dott. Siliani; il Direttore dell’Ufficio Tematico Centro Storico e Piano Strutturale, Architetto Maccagnani; l’Assessore all’Urbanistica, Architetto Biagi e il Direttore dell’Ufficio Urbanistica del comune di Firenze, Architetto Di Benedetto; gli Architetti Guerrieri, De Vita, Centauro e la sottoscritta. pag. 5 - Allegato 6 in volta nelle parole di quasi tutti gli interessati. L'inderogabilità del dossier, e lo s'intenda qui nel significato corrente del termine, ossia di raccolta monografica di documentazione diversa, di interviste, d'articoli, o altro su temi di grande attualità, è stata considerata da direttori, conservatori e gestori per il carattere d'emergenza del tema affrontato, ed interpretata come spazio riservato di dialogo opportuno ed efficace con l'amministrazione locale fiorentina. I risultati qui presentati concludono un ciclo di ricerche certamente non esaustive; l'operazione chiude ed isola la situazione delle Istituzioni culturali nel momento in cui la città è sottoposta a studi inerenti le dinamiche di trasformazione e che si pone in posizione d'avanguardia riguardo al suo divenire progettuale. La già pubblicata pianificazione strategica consente uno sguardo in direzione delle possibilità di scelta e cooperazione al fine della messa in atto di idee e progetti funzionali allo sviluppo economico, sociale e culturale dell'area metropolitana. In quest'ottica il dossier assume una posizione intermedia e funzionale al dialogo fra le potenzialità espresse dal Piano Strategico e le indicazioni progettuali del redigendo Piano Strutturale per ciò che attiene il Sistema della Cultura. I soggetti La promozione di un confronto congiunto sulla questione riguardante lo stato delle Istituzioni Culturali Fiorentine è dovuta alla programmazione gestionale dell'assessore all'Urbanistica Architetto Gianni Biagi, interessato insieme all'Architetto Direttore del Piano Strutturale Eugenio Maccagnani alla redazione di un coordinamento-ricerca sulla consistenza e lo stato d'esercizio delle principali Istituzioni. Attori principali e/o conservatori degli organismi interessati sono stati: • il Direttore della Soprintendenza ai Beni Archeologici per la Toscana, Dott. Bottini; • il Direttore Architetto rappresentante per la Soprintendenza Speciale al Polo Museale, Dott. Godoli; • l'Architetto Marino in rappresentanza della Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali; • l'Architetto Mazzoni per la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il patrimonio Storico-Artistico e Demo-Etno-Antropologico; • Il Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Dott.ssa Acidini; • Il Direttore dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza, Prof. Galluzzi; • la Direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale, Dott.ssa Fontana; • la Direttrice dell'Archivio di Stato di Firenze, Dott.ssa Manno Tolu ed il Dott. Lamioni; • la Direttrice dei Musei Comunali fiorentini, Dott.ssa Silla; • l'Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Dott. Siliani. A vario titolo intervengono nella raccolta delle informazioni strutture tecniche, coadiutori o direttori-responsabili di aree direttamente interessate al tema o ad esso tangenti. Tutti i soggetti intervenuti conducono sistemi museali complessi o strutture archivisticolibrarie di ampia portata storico-culturale; niente meno che gestori del grande patrimonio storico pag. 6 - Allegato 6 ed artistico dell'area fiorentina e talvolta toscana, essi operano in situazioni del tutto inadeguate, o difficilmente rifunzionalizzabili all' assolvimento delle esigenze riconosciute in termini di emergenze di spazi e di gestione ordinaria dei servizi sopravvenute con il tempo. Un tempo che vede l'ampliarsi costante delle collezioni d'opere, o di qualsivoglia testimonianza documentaria la cui qualità ne imponga la salvaguardia, e della conoscenza delle stesse, che porta con sé necessità di tutela, di corretta conservazione e di opportuni strumenti di valorizzazione efficaci e coerenti alle richieste di cultura del presente. Mutate esigenze di fruibilità ed un necessario ed inevitabile processo d'innovazione delle opportunità e dell'approccio ad esse s'impongono, e sommate alle carenze endemiche degli istituti compongono uno stato delle cose sufficientemente arretrato in confronto alle opportunità che la città ha offerto storicamente e che oggi dovrebbe continuare ad offrire in forme e modi aggiornati. Altre istituzioni culturali italiane, oppure europee, francesi e tedesche, costituiscono un modello in questa direzione. Pur nella garanzia di un'offerta di servizi alta e unica per le peculiarità della condizione storico-culturale fiorentina, gli enti di tutela sono oggi posti di fronte a sollecitazioni e richieste di rinnovamento, di ascolto della contemporaneità e di deciso contributo ad un'apertura internazionale della città, la cui base teorica è elaborata e discussa nell'appena presentato Piano Strategico2. Temi questi fortemente sostenuti dai conservatori delle Istituzioni, nonostante l'aggravarsi delle difficoltà di gestione anche basilari - ne è esempio l'Archivio di Stato, sottoposto ad estreme limitazioni finanziarie sui fondi di gestione ordinaria - che in prima linea ne promuovono l'avvio rendendo disponibile la loro collaborazione congiunta ai procedimenti lunghi, tortuosi e frustranti del ricercato mutamento. Quasi tutti gli addetti alla tutela sono stati coinvolti nella promozione dei progetti costituenti l'obiettivo del Piano Strategico che "promuove il rilancio di Firenze come centro di produzione culturale, di alta formazione e di applicazione delle nuove tecnologie ai beni culturali"3 , con lo specifico proposito di costituire una base coordinata e propositiva affinché si debba "evitare uno scivolamento verso un'economia più basata su un turismo di bassa qualità o sul destino della "città Museo", ed inoltre "si debba promuovere una valorizzazione attiva del patrimonio culturale della città, dal lato della produzione culturale e non solo del consumo"4. Emergenze che si aggravano repentinamente costringono i conservatori ad una costante ricerca di sopravvivenza - senza alcun abuso linguistico, si può affermare infatti il caso della sede della Biblioteca Nazionale Centrale, minacciata costantemente dalla chiusura obbligata dell'Istituto al pubblico a causa dell'assenza del rilascio del Nulla Osta Antincendio, dovuta all'assenza delle condizioni del rilascio, dovuta a sua volta alla precarietà delle condizioni dei depositi librari - affidata a soluzioni provvisorie ed inutilmente dispendiose, che producono forse il rallentamento degli 2 “Firenze 2010. Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina” è stato approvato nel Dicembre 2002; nel Marzo 2003 si è costituita l’”Associazione Firenze 2010.(…)”, i cui compiti consistono nelle operazioni di promozione, coordinamento, e gestione della fase di realizzazione dei progetti presentati nel Piano. Nel Luglio 2003 il Comune di Firenze ha presentato il volume a stampa “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003. Quest’ultima edizione insieme alla precedente, datata dicembre 2002, quasi equivalenti, vengono qui utilizzate riportando l’anno di edizione per motivi di chiarezza. 3 “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, pp. 39-56. 4 Idem, p. 25. effetti più deleteri sulla possibilità di consumo culturale ma che alla lunga ricompongono un inevitabile e cronico stato di degrado. Può davvero Firenze accogliere il degrado ed il consumo incontrollato delle Istituzioni Culturali più prestigiose? Da qui l'esigenza di ripartire con senso di responsabilità elaborando una strategia unitaria complessiva per la città. Un'asseveratività che tenga saldamente conto del valore del patrimonio collettivo, dell'alta specializzazione dei settori delle cultura e della ricerca, che sia capace d' enunciare una visione allargata dei ruoli dei singoli protagonisti affinché, con utopia realistica, gli Uffizi siano ancora collocati nel nucleo originario che li ha visti prosperare fino alla visibilità internazionale odierna, e che con altrettanta eccellenza irradino nell'area urbana fiorentina la loro portata, quale figura rappresentativa e gestionale "capofila" del sistema cultura nella pianificazione urbanistica. Le esigenze e le proposte, i dati e le aree "(…)Firenze deve essere dunque "città degli studi e delle ricerche" e a tal fine deve mostrarsi in primo luogo consapevole dell'importanza della sua Università, ove già esistono riconosciuti centri di eccellenza ed aree che hanno le potenzialità per diventarlo. Né si devono dimenticare le altre numerose istituzioni culturali, alcune di assoluto prestigio, di cui dispone. Una soluzione urbanistica innovativa potrebbe facilitare la valorizzazione di tali risorse" 5, costituisce un dei molti disegni strategici redatto in occasione dell'"Avvio del Procedimento" del Piano Strutturale del Comune di Firenze. Il tema è identicamente riproposto, in senso letterale, nella premessa-proclama nell'esposizione dell'Obiettivo A.1, Asse "A", del Piano Strategico dell'Area Metropolitana Fiorentina dedicato alla promozione del "rilancio del ruolo di Firenze come centro di produzione culturale, di alta formazione e di applicazione delle nuove tecnologie ai beni culturali; di qualificazione delle funzioni di consumo culturale"6. La ricerca di una soluzione urbanistica innovativa menzionata nel Procedimento d'Avvio costituisce il dispositivo d'inizio della presente ricerca. Poiché lo scopo risiede essenzialmente nella formulazione di un quadro di conoscenze attraverso la collazione di dati relativi alle aree ed alle localizzazioni utilizzate, ed insieme delle aree richieste per le esigenze d'ampliamento, si rammentano di seguito in breve le materie su cui il Piano Strategico si trattiene (solo per il Sistema della Cultura) e coincidenti con il dossier. 5 Comune di Firenze, Piano Strutturale L.R. n°5/95, “Relazione d’Avvio del procedimento”, gennaio 2002, p. 87; per il paragrafo completo dedicato al Sistema funzionale della formazione, della ricerca e della cultura, si vedano le pp. 85-95. 6 “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 39. Gran parte degli addetti alla tutela del patrimonio qui chiamati ad intervenire sono stati coinvolti nella promozione delle idee-progetti costituenti l'obiettivo "A.1" del Piano Strategico appena citato; le schede descrivono contesti, luoghi, attori ed aspettative finanziarie circa le proposte progettuali formulate, che sono le seguenti: • La "Città del Restauro", che interessa principalmente l' Opificio delle Pietre Dure ed il Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica della Toscana; • FIRENZE SCIENZA: "Valorizzazione dei Musei Scientifici" e "La città di Galileo", che coinvolgono l'Istituto e Museo di Storia della Scienza ed il Museo di Storia Naturale dell'Università di Firenze, che riunisce le originarie 6 Sezioni di Antropologia ed Etnologia, Botanica, Geologia e Paleontologia, Mineralogia e Litologia, "Giardino dei Semplici" e Zoologia "La Specola"; • La "Citta degli Studi", inerente l'Archivio di Stato e la Biblioteca Nazionale Centrale; • La "Biblioteca della Città", che coinvolge primariamente il Comune di Firenze, oltreché la Biblioteca Nazionale Centrale e la Soprintendenza archivistica per la Toscana; • Il "Museo della Città", che interessa sostanzialmente il Comune di Firenze. Sulla scorta del tema del riuso dei contenitori storici, il comune di Firenze ha commissionato l'elaborazione di uno studio specifico relativo all'inventariazione descrittiva ed alle potenzialità di recupero delle aree dismesse od in corso di dismissione presenti entro i limiti del comune stesso7; sono ad oggi riconosciute tali 155 aree ed edifici, con 11 diverse tipologie di destinazione. Alcune di esse costituiscono immobili ed aree di particolare pregio storico-ambientalearchitettonico site nel centro storico, per questo motivo indirizzabili, secondo le più recenti interpretazioni, ad una riutilizzazione di tipo produttivo-culturale, affinché vengano restituite opportunità e senso d'appartenenza principalmente a residenti, ai turisti, oltreché occasione d'alleggerimento dei numerosi problemi ed esigenze delle istituzioni culturali cittadine8. Esempi, per la localizzazione, per le ampie dimensioni e per la qualità architettonica talvolta monumentale, ne sono le caserme e gli edifici militari, quali il Comando Regionale di Piazza san Pancrazio9, la Scuola di Sanità Militare in Costa San Giorgio10, l'Accademia di Sanità Militare in Via Tripoli11, la Scuola per Sottufficiali dei Carabinieri di Piazza della Stazione12, la Caserma dei Carabinieri in via dei Pilastri13, l'Ospedale Militare in Via S.Gallo14. Verso la periferia, vi sono le aree dell'Ex-Panificio Militare di via Mariti15, lo Stabilimento Chimico-Farmaceutico di via R. Giuliani16, l'Ospedale Militare di Monte Oliveto17 e la Caserma di via del Gignoro18. 7 “Il recupero e la trasformazione delle aree dismesse nel comune di Firenze”, a cura del prof. Raimondo Innocenti, Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio, Firenze luglio 2002. 8 Comune di Firenze, Piano Strutturale L.R. n°5/95, “Relazione d’Avvio del Procedimento”, gennaio 2002, p. 95. 9 Dimensioni area: circa 6930 mq; Fonte: “Il recupero e la trasformazione delle aree dismesse…”, cit. 10 Dimensioni area: circa 20500 mq. 11 Dimensioni area: circa 10554 mq. 12 Dimensioni area: circa 21200 mq. 13 Dimensioni area: circa 12120 mq. 14 Dimensioni area: circa 11660 mq. 15 Dimensioni area: circa 16000 mq. 16 Dimensioni area: circa 55800 mq. 17 Dimensioni area: circa 6450 mq. 18 Dimensioni area: circa 164000 mq. pag. 7 - Allegato 6 Parimenti gli edifici giudiziari, per i quali è prevista la dismissione: il Tribunale di Piazza S. Firenze19, la Pretura di Piazza S. Martino20, il Tribunale per i Minorenni di via della Scala21 e la Corte d'Appello di via Cavour22, tutti confluenti verso la nuova sede del Palazzo di Giustizia a Novoli. E' inoltre in dismissione ed ancora in corso di destinazione l'Ex-Manifattura Tabacchi alle Cascine23. Infine, l'Ex-Carcere delle Murate24, area già in parte riconvertita a zona residenziale. La convergenza di parte del suddetto patrimonio nella Patrimonio dello Stato S.p.a - decreto Tremonti del 15 aprile 2002 - sta ostacolando di fatto la previsione di recupero e trasformazione delle aree e degli edifici in dismissione da parte dello Stato; il patrimonio ora "cedibile" risulta oggetto di specifici interessi che sono causa di controversie e lungaggini, che investono direttamente gli enti preposti alla tutela ed il comune di Firenze. Il dibattito riguardante le destinazioni ultime degli immobili dismessi, insieme al tema dell'alienazione di beni talvolta di alto valore storicoarchitettonico, delimitano i termini di una situazione di fatto immobilizzata. Ad aggravare le condizioni già difficoltose in seno alla gestione e tutela del suddetto patrimonio vi è inoltre l'assenza degli obblighi di vincolo su parte dei beni in vendita. Poiché provenienti da una condizione di inalienabilità connessa con la stessa proprietà demaniale, in taluni casi gli immobili sono addirittura sprovvisti di vincoli di protezione da parte delle Soprintendenze. Gli immobili inalienabili non necessitavano quindi di immediata e fattiva tutela, o di speciali limitazioni, poiché destinati a conservarsi in proprietà allo Stato. Esempio eclatante nel comune di Firenze è costituito dal complesso del Tribunale di piazza San Firenze - qui oggetto di numerose proposte di riuso - privo ad oggi dell'apposizione di un vincolo, ed in vendita: l'architetto Mazzoni - Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio - partecipe dell'effetto delle vendite patrimoniali dello Stato poiché responsabile-gestore diretto di tutela, afferma con lo smarrimento e le difficoltà del caso, "(…)sa, i beni demaniali prima non si vendevano", dichiarando l'impreparazione degli enti di fronte al trasferimento di beni pubblici in mani private. Sugli immobili in attesa di dismissione e nuova destinazione vigono inoltre requisiti di contestualità urbana e di caratteri specifici di cui occorre tener conto: ciascun bene oggetto di recupero allo scopo d'accogliere funzioni diverse da quelle per le quali era stato concepito costringe ad un'attenta riflessione che affronti la sequenza di problematiche legate al riuso. L'adattabilità della struttura ed i costi occorrenti, per ciò che attiene l'immobile, la raggiungibilità ed il nuovo carico urbanistico sull'area, sul piano di una corretta pianificazione. L'Architetto Marino della Soprintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali, inter19 Dimensioni area: circa 3566 mq. 20 Dimensioni area: circa 3232 mq. 21 Dimensioni area: circa 2080 mq. 22 Dimensioni area: circa 10080 mq. 23 Dimensioni area: circa 64084 mq. 24 Dimensioni area: circa 13000 mq. pag. 8 - Allegato 6 pellata per l'occasione, dichiara di aver ricevuto richieste per gli immobili dello Stato in alienazione un po' da ogni parte. La scarsezza delle disponibilità effettive di aree ed immobili, unita all'emergenza delle istituzioni culturali, provoca la sovrapposizione delle domande, che si affollano intorno ad un manufatto anche se non esattamente corrispondente alle esigenze. Un esempio fra i vari è rappresentato dalla Scuola di Sanità Militare in Costa San Giorgio; oggetto di richieste e di proposte - dalla Soprintendenza Speciale al Polo Museale per depositi, dalla Biblioteca Nazionale Centrale e dalla Biblioteca Marucelliana, sempre per deposito per il centro di restauro della Soprintendenza Archeologica e per quello del Museo di Storia della Scienza, oltreché ad ampliamento espositivo (il Museo ed Istituto di Storia della Scienza conserva circa 5000 oggetti non esposti), a destinazione formativa invece per la Soprintendenza dell'Opificio delle Pietre Dure - è attualmente in stato d'osservazione allo scopo di destinarla ad una "giusta collocazione" (arch. Marino). Sul destino ultimo di Costa san Giorgio per ora non è dato sapere, ma dal Piano Strategico è possibile apprendere la probabile utilizzazione da parte dei riuniti musei scientifici universitari. La frammentazione delle sedi del Museo di Storia Naturale dell'Università, ossia delle Sezioni di Antropologia ed Etnologia, Botanica, Geologia e Paleontologia, Mineralogia e Litologia che oggi hanno ha disposizione complessivamente circa 4560 mq, andrebbero ad occupare in sede riunificata i 20.500 mq di superficie utile dell'area di Costa San Giorgio25. La posizione nel territorio della ex-Scuola di Sanità Militare è tale da consentire depositi leggeri, anche e soprattutto per la non semplice raggiungibilità; la fruizione museale ne risulterebbe segnata inevitabilmente. Così è lecito chiedersi se davvero la valorizzazione dei musei scientifici universitari può passare dall'utilizzo di una struttura posta sì in posizione eccellente dal punto di vista paesistico ma non agile alla ricercata dinamicità d'uso. Lo stesso tema trattiene ad esempio la Direttrice dell'Archivio di Stato, Dott.ssa Manno Tolu, dal chiederne l'impiego se non in ultima istanza. Sull'opportunità di identificare le rispettive esigenze e sulla puntuale individuazione gerarchica delle funzioni ammissibili, e del corretto svolgimento delle stesse, preme molto intrattenersi all'arch. Mazzoni. E sua opinione che il recupero e la nuova destinazione a depositi di edifici storici non sia mai operazione raccomandabile, per via di costi elevati a fronte di risultati mediocri. A conoscenza della questione, l'arch. Mazzoni ha da anni presente condizioni e peculiarità delle istituzioni. Egli sostiene che l'emergenza di spazi per depositi attrezzati sia ormai cogente, per questo da affrontare al più presto; propone due interpretazioni-approcci alla materia. Il primo è rappresentato dal corretto e meditato riuso degli immobili di pregio, di cui costituiscono esempio l'Ospedale Militare in Via S.Gallo, il Tribunale di Piazza S. Firenze e la Corte d'Appello di via Cavour, di proprietà demaniale; per le loro caratteristiche se ne può prevedere un utilizzo ben preciso poiché "contenitori" con valore storico-architettonico. E' evidente la loro primaria utilizzabilità come nuovi spazi espositivi o nuovi archivi storici, anche per via dell'appetibile collocazione cittadina che ne facilita l'avvicinamento a turisti e studiosi, e secondariamente come depositi di opere, reperti o materiale archivistico. 25 “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 45. Il secondo approccio si sostanzia nella possibilità di approntare depositi appositamente realizzati in zone periferiche della città26, ed esclusivamente destinati alla ricezione di grandi quantità di materiale documentario per cui occorra provvedere un'adeguata conservazione. Depositi cartacei, come richiesto dalla Biblioteca Nazionale Centrale (ca. 25.000 mq di superficie), o dall'Archivio di Stato (ca. 10.000 mq considerabili minimi), dove non è auspicabile il deposito di materiale "pregiato" per via della localizzazione meno protetta e verosimilmente meno sicura. Il deposito culturale periferico deve essere, secondo l'architetto, adeguato e gestibile: deve offrire tecniche di conservazione avanzate; ospitare un centro di restauro comune a tutti per la diagnosi e l'intervento sui documenti; deve essere integrato da una struttura tecnica di rilievo inventariale, fotografico ed informatico; deve possedere parti predisposte all'accoglienza di laboratori di intervento occasionali ed aule per seminari ed incontri specialistici; deve infine ospitare una zona di consultazione destinata al pubblico specializzato degli studiosi. Non deve essere un contenitore oberato di materiale pregiato, nel senso d'autenticamente artistico ed esposto per questo a brame illecite, poiché lo scopo rimane l'alleggerimento delle strutture centrali, non la creazione di un "Fort Knox" che procuri la necessità di vasti supporti di sicurezza davvero troppo dispendiosi. Così Mazzoni sottolinea l'esigenza di creare nuove vie d'uscita "espositive-conservative" oculate ed inserite nei contenitori in dismissione della città storica, ed un "centro-depositi" attrezzati ed integrati con altre funzioni in luoghi periferici; in lui trovano accordo le opinioni del Direttore del Piano Strutturale, arch. Maccagnani, dell'Assessore all'Urbanistica Biagi, del Direttore dell'Ufficio Urbanistica Di Benedetto. Conoscere i tempi degli abbandoni di usi e funzioni attuali, e le caratteristiche peculiari di aree ed edifici è un aspetto molto importante per l'approccio coordinato e risolutivo della questione. Per Maccagnani è necessario l'alleggerimento dei carichi urbanistici cittadini e la conoscenza dello stato numerico-fisico delle condizioni attuali d'esercizio delle istituzioni; per Biagi occorre, nell'occasione del redigendo Piano Strutturale, essere in grado d'investire in strategie opportune ed offrire spazi ed aree con destinazioni adeguate a quelle richieste dagli enti di tutela. Le aree da fissare seguendo la proposta di Mazzoni potrebbero collocarsi a nord-ovest della città, verso la Piana fiorentina. L'Assessore alla Cultura del comune di Firenze, Dott. Siliani, concorda con l'idea e la localizzazione. L'assessore ricorda che le nuove opportunità offerte con i criteri di pianificazione introdotti dalla L.5/1995, consentono il recepimento ed la coordinazione delle scelte in modo partecipato e condiviso. Uno sguardo allargato verso possibilità risolutive che comprendano le esigenze di sviluppo e coordinamento delle istituzioni culturali statali insieme a quelle locali è improcrastinabile. Soprattutto perché nello stato di difficoltà oggettive in cui si trovano esse rammentano con maggior forza la loro preminenza in ambito sia sociale che economico, la cui importanza è tale da non poterle più interpretare come entità isolate. Non possono proseguire il loro cammino separate come è avvenuto sino ad oggi. 26 Nell’area urbana fiorentina, così come individuata e trattata dal Piano Strutturale, e dal Piano Strategico, ove s’intende il fitto tessuto di continuità urbana tra Firenze ed i comuni contermini. La gravità delle condizioni conservative del patrimonio di proprietà comunale non si rivela minore. L'assessore Siliani conduce con entusiasmo la ricerca di soluzioni e sostiene, insieme alla Dott.ssa Bigi, Direttrice del settore Attività Culturali, ed al Dott. Brogioni, responsabile dello S.D.I.A.F.27, gli indirizzi strategici formulati nel Piano e riguardanti le idee-progetto "la Biblioteca della Città" ed il Museo della Città"28. Strettamente connessi alla città per le ipotesi di cui si fanno promotori, i progetti non sono stati oggetto di schedatura specifica in termini di aree per depositi e nuovi ambienti espositivi per via della loro peculiarità di nuovi impianti cui occorre un primo stadio d'affermazione, più che d'ampliamento dello stato esistente. La "Biblioteca della Città" rappresenta, secondo il Dott. Brogioni, la perseguita e corretta opportunità di diffusione, fruizione e quindi conoscenza del patrimonio librario in proprietà al comune, che raggiunge ad oggi l'ammontare di circa 1 milione di libri29. Il progetto prevede l'istituzione di una grande biblioteca pubblica, definibile di 3° livello ed il cui termine di paragone può essere riconosciuto nel Centre Pompidou di Parigi, che svolga attività di informazione al cittadino attraverso le forme tradizionali e quelle che vedono l'applicazione di nuove tecnologie; che offra una molteplicità d'uso nell'opportunità di fruizione semplificata ed allargata, di conoscenza "libera", di incontro, e perché no, che si presti ad essere "luogo attivo di vita" civica. Un esempio, in questo caso italiano, dello stesso tipo è costituito dalla Sala Borsa di Bologna, ove in pieno esercizio vengono immessi in movimento circa 1000-1500 libri al giorno. L'attuale Rete Documentaria S.D.I.A.F. troverebbe così una sede fisica in cui esplicare i servizi e le funzioni diverse di studio, lavoro e formazione. Base e partenza della futura istituzione è l'attuale Biblioteca Comunale Centrale, insieme all' Accademia di Scienze e Lettere "La Colombaria"; poste già nella sede prevista per la "Biblioteca della Città", l'ex-Convento delle Oblate, il programma esecutivo attende una risoluzione ultima circa il destino del Museo di Preistoria e del Museo Firenze Com'era, per i quali il trasferimento dall'attuale sede alle Oblate si rende necessario ai fini del recupero di spazi occorrenti alla Biblioteca della Città. Il Museo Firenze Com'era dovrebbe confluire, costituendone il nucleo primario, nella realizzazione dell'idea-progetto del "Museo della Città". Quest'ultimo non ha ad oggi una sede prevista, e secondo le opinioni dell'Assessore Siliani e del Dott. Brogioni dovrebbe collocarsi negli spazi offerti dalla futura dismissione del Tribunale di piazza San Firenze. Lo stesso edificio corteggiato ed ambito significativamente per le estensioni della Soprintendenza Speciale al Polo Museale, dell'Istituto e Museo di Storia della Scienza, del Museo Archeologico e del comune di Firenze. La dimensione quantitativa del patrimonio storico-artistico di proprietà comunale è ad oggi non completamente disponibile. Sono state computate in circa 30.000 le opere che il comune possiede e che necessitano di una ricognizione ai fini dell'esecuzione di un'essenziale strumento di 27 “Sistema Documentario Integrato dell’Area Fiorentina”, che riunisce in rete documentaria gli archivi e le biblioteche degli enti pubblici e delle istituzioni culturali dell’area fiorentina. Per informazioni, rete civica del comune di Firenze, www.comune.firenze.it. 28 “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 49 e p. 55. 29 Computati ad oggi e conservati presso la Biblioteca Comunale Centrale e le 13 Biblioteche di Quartiere. pag. 9 - Allegato 6 conoscenza quale un catalogo informatizzato, e della restituzione inventariale digitale della Fototeca Comunale. La Dott.ssa Silla, Direttrice dei Musei Comunali, afferma tutta l'inadeguatezza della gestione dovuta soprattutto all'assenza della conoscenza esatta dello stesso patrimonio. Ancor prima dell'attuazione di una politica di nuova acquisizione, secondo la Dottoressa, è necessario venire a conoscenza sinergicamente dell'esatta collocazione, dimensione quantitativa e qualitativa delle opere, per poter pervenire a nuove decisioni in merito a spazi destinati al recupero ed al deposito delle stesse. Fuori di ogni dubbio, le emergenze possono aver valore solo se considerate singolarmente e risolte nella complessità. I 13 complessi conventuali o chiese di proprietà comunale sono di norma dotati di aree supplementari ampie, la cui conoscenza e recupero contribuirebbe non poco alla loro valorizzazione ed alla risoluzione di parte del problema della collocazione di opere in spazi adeguati alla loro conservazione, oltreché ad un legittimo riconoscimento. Ma il comune non possiede dati completi circa la consistenza del patrimonio immobiliare costituito da chiese e complessi conventuali, come non è in grado di fornire informazioni indubbie circa le attuali destinazioni e le rispettive competenze. L'Assessore Siliani, a conoscenza dello stato di gestione, afferma che la recente polemica riguardante i conflitti di proprietà a proposito della Chiesa e dell'Ex-Convento di Santa Croce, contesa fra l'Amministrazione del Fondo per il Culto ed il comune di Firenze, è un esempio eclatante dello stato cognitivo attuale delle cose. Il tecnico addetto alla vigilanza delle condizioni d'esercizio dell'Opificio delle Pietre Dure, Geometra Tirinnanzi, accompagnandomi in visita presso la sede storica dell'Opificio in via degli Alfani, nel descrivermi l'alto valore delle operazioni condotte dall'Istituto mi mostra le condizioni di promiscuità cui sono sottoposte quotidianamente le attività, ormai impossibile da tenere sotto controllo. La carenza di superfici ammonta per l'Opificio ad almeno 9000 mq. Questo nonostante i dati positivi del bilancio dell'anno 2002, che si è chiuso con un trend ascendente dei visitatori dei Musei Comunali, incrementato del 3,4%, considerando anche le chiusure non proprio temporanee di 3 musei su un totale di 8 (sono chiusi al pubblico la Galleria Rinaldo Carnielo, il Museo Bardini e la Raccolta "Alberto della Ragione" e Collezioni del Novecento). La "Città degli Studi", idea-progetto che …"individua spazi adeguati all'espansione nell'area compresa tra la Biblioteca Nazionale Centrale e l'Archivio di Stato per consentire l'espansione delle loro attività", e che …"prevede la dotazione di infrastrutture ricettive , produttive e commerciali a supporto delle Istituzioni"31, come parcheggi, centri stampa e servizi multimediali, ristoranti ed alberghi, librerie, spazi per mostre, convegni, congressi, botteghe d'artigianato artistico per la legatoria ed il restauro, magazzini e depositi librari, etc., rimane, di fronte alla situazione drammatica in cui Archivio e Biblioteca si trovano ad operare, un miraggio esotico ed attraente. Le richieste dei Musei Comunali sono di spazi per un minimo di 2000 mq, calcolate nell'occasione dell'attivazione della possibilità di costituire la cosiddetta "Cittadella della Cultura" presso l'Ex-Manifattura Tabacchi alle Cascine. Spazi minimi per coordinare la conservazione e la parziale consultabilità di 3 collezioni in deposito oggi in locali diversi (uffici e depositi più o meno occasionali); dal Museo del Risorgimento, in parte immagazzinato presso l'ex-convento delle Oblate, dove si trovano oggi anche le 300 opere che costituiscono l'intera collezione della Raccolta Alberto della Ragione e delle Collezioni del Novecento; le Collezioni Teatrali (Donazione Saccenti Caiani), che comprende 668 pezzi ed è costituita da fotografie, oggetti e dipinti; la Gipsoteca ed il Lapidario, raccolte di provenienza diversa (concorsi pubblici, ex-Museo del Risorgimento e altre donazioni), circa 400 pezzi comprendenti sculture di personaggi illustri, bozzetti e reperti recuperati durante i lavori di sistemazione del Vecchio Centro di Firenze. Oltre all'aggiunta non lieve di circa 700 opere di natura e provenienza diversa (tabernacoli, ex-Leopoldine, Enti morali soppressi, donazioni). Collezioni d'opere del tutto obliate alla conoscenza pubblica. Sono altri 2000 mq quelli necessari alla realizzazione dello spazio espositivo della collezione sopracitata, Raccolta Alberto della Ragione e Collezioni del Novecento, presso le Ex-Scuole Leopoldine di Piazza Santa Maria Novella, che produce nella Dott.ssa Silla un'altra preoccupazione; la sede è ristretta ed insufficiente, e lo sappiamo ancora prima dell'avvio dei lavori. Possiamo permetterci investimenti sbagliati? pag. 10 - Allegato 6 La Dott.ssa Petrioli Tofani, Direttrice della Galleria degli Uffizi, afferma con decisione che le tre Soprintendenze (Regionale, Monumenti, Polo Museale) hanno inopportunamente occupato spazi anche minimi e tuttavia essenziali per la gestione della Galleria e delle strutture di supporto (si veda qui, nel rispettivo capitolo-intervista). L'Istituto e Museo di Storia della Scienza possiede un nucleo collezionistico di 5000 oggetti non esposti; trova collocazione nella sede storica di Palazzo Castellani, ormai largamente insufficiente, ed in un insieme vario di piccoli locali variamente disposti nei dintorni e destinati a depositi, laboratori specialistici o magazzini30. 30 Per una visione completa della situazione delle Istituzioni qui in breve riassunte, si raccomanda la lettura delle Interviste ai gestori e delle Schede Tecniche dei dati forniti, allegate di seguito. 31 “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 48. Aree in dismissione discusse32 Istituzioni, esigenze e funzioni richieste 32 Per informazioni tecniche dettagliate circa il tema si rimanda al seguente studio, “Il recupero e la trasformazione delle aree dismesse nel comune di Firenze”, a cura del prof. Raimondo Innocenti, Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio, Firenze luglio 2002. pag. 11 - Allegato 6 Soprintendenza Speciale al Polo Museale di Firenze Incontri con il responsabile, arch. Godoli; staff tecnico: architetti M.Linari, C.Valenti, D.Mignani; Geom. Zigrossi Incontro dott.ssa A.M.Petrioli Tofani Spazi Conservativi ed Espositivi: Palazzo Pitti – FI – 055.265171 Via della Ninna, 5 – FI – 055.23885 www.sbas.firenze.it Referente: Dott.Arch. A.Godoli Sedi musei: • Galleria dell’Accademia – Via Ricasoli, 60 – FI • Museo di San Marco – Piazza S.Marco, 9 – FI • Museo Nazionale del Bargello – Via del Proconsolo, 4 – FI • Cappelle Medicee – Piazza Madonna degli Aldobrandini, 6 – FI • Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano – Loggiato degli Uffizi, 6 – FI • Palazzo Pitti – Appartamenti Monumentali – Galleria Palatina – Galleria del Costume – Galleria d’Arte Moderna – Museo degli Argenti – Museo delle Porcellane – Giardino di Boboli - Piazza Pitti – FI • Museo di Palazzo Davanzati – Via Porta Rossa, 13 – FI • Cenacolo Andrea del Sarto – Via A. del Sarto, 16 – FI • Cenacolo di Ognissanti – Borgo Ognissanti, 42 – FI • Cenacolo di Santa Apollonia – Via XXVII Aprile, 1 – FI • Cenacolo del Fuligno – Via Faenza, 42 – FI • Chiostro dello Scalzo – Via Cavour, 69 – FI • Ville Medicee di Castello e della Petraia • Museo della Fondazione Horne – Proprietà: Ente Morale Fondazione Horne – Via de’ Benci, 6 – FI • Casa Buonarroti – Proprietà: Ente Morale Casa Buonarroti – Via Ghibellina, 70 - FI pag. 12 - Allegato 6 L’insieme dei musei fiorentini afferente la Soprintendenza Speciale al Polo Museale costituisce un caposaldo del sistema museale cittadino, per dislocazione, consistenza e qualità. I responsabili della gestione del patrimonio ivi conservato, contattati per quest’occasione, concordano sulla necessità di opportune riorganizzazioni interne ai singoli complessi e sulla possibilità di ampliare gli spazi in dotazione soprattutto in previsione della dismissione di edifici storici o aree urbane. L’arch. Linari, responsabile tecnico di Palazzo Pitti, Cappelle Medicee e del Cenacolo Andrea del Sarto, ritiene che l’attuale disposizione di parte dei vani seminterrati di Palazzo Pitti consentirebbe, con adeguate sistemazioni previste da un progetto già predisposto, la razionale riorganizzazione di depositi essenziali alla gestione delle esposizioni in assetto oggi nel palazzo. Una riorganizzazione prettamente interna, che l’architetto sottolinea essere essenziale almeno quanto quella del Teatrino nel Rondò di Bacco, che egli sottopone ad un’attenzione rinnovata per le possibilità d’intrattenimento culturale che lo spazio storico sarebbe in grado d’offrire. Il piccolo impianto teatrale è oggi scarsamente usato perché privo della dotazione di impianti ed arredi tecnici. La risoluzione di problemi interni ai contenitori espositivi storici del Bargello, dell’Accademia e di Palazzo Davanzati premono ugualmente al responsabile tecnico addetto, l’arch. Valenti. Presso il museo del Bargello sono in corso operazioni di parziale riallestimento; mentre i vani maggiormente rappresentativi del piano terra vengono ora destinati ad esposizioni temporanee di modeste dimensioni, con opportune revisioni dei piani espositivi superiori possono essere recuperati spazi per le opere della collezione permanente e per piccoli incrementi. Nella sede storica del Bargello i depositi sono collocati all’ultimo piano, e sono attualmente esauriti; il materiale conservato e non esposto è consistente ed occupa l’intera superficie ad esso destinata. Secondo l’architetto Godoli la prevista dismissione della sede del Tribunale di Firenze in piazza San Firenze troverebbe una naturale ed ideale sede d’ampliamento per le collezioni ed i servizi connessi al Museo Nazionale del Bargello. L’ampliamento consentirebbe l’adeguata esposizione delle opere e l’adozione di servizi al pubblico ormai necessari alla gestione ed accoglienza da parte di una struttura museale di nuovo impianto. Il museo accolto in Palazzo Davanzati e dedicato alla “casa fiorentina” è chiuso da circa sette anni per consistenti lavori di restauro che prevedono inoltre un completo riallestimento. Le operazioni in atto sono ad un buon stato d’avanzamento; i lavori sono stati alternativamente interrotti per motivi legati ai finanziamenti, e la previsione d’apertura è ad oggi indicata nel 2004. La competenza sul museo è solo parzialmente della Soprintendenza Speciale al Polo Museale, e risul- ta condivisa con la Soprintendenza ai Beni Architettonici ed il Paesaggio. fici necessarie. La Galleria dell’Accademia, uno straordinario punto di confluenza ed attrazione turistica, è priva di un “sistema d’accesso” adeguatamente organizzato allo scopo di reagire con efficienza al poderoso afflusso. La zona ingresso è assolutamente disadatta ad accogliere le masse in arrivo e la fila snodata a fianco della sede sino a raggiungere ed occupare i marciapiedi della via degli Alfani per un tratto significativo, costituiscono una “non soluzione” ed alimentano situazioni quotidiane di scarsa garanzia d’incolumità per i fruitori. La collezione permanente trova spazi ed ambienti sufficienti e ben organizzati, mentre l’area destinata ad esposizioni temporanee risulta assai esigua. Altra “occupazione incongrua” risulta secondo la Direttrice quella attribuita recentemente alla “Direzione costituenda del Museo Bardini”, cui sono stati destinati circa 150 mq sul versante dell’edificio rivolto al Lungarno Archibusieri. L’architetto Valenti sostiene che con minime variazioni murarie la Galleria potrebbe essere congiunta al museo dell’Opificio delle Pietre Dure; cautamente, l’architetto propone e considera discutibile la possibilità che le due strutture espositive possano essere collegate, al fine di condividere un’elevata affluenza direzionabile così anche verso la piccola e preziosa struttura museale delle Pietre Dure. Come museo maggiormente specifico, quest’ultimo potrebbe condividere con la Galleria la gestione ordinaria e gli orari d’apertura. Questa proposta non è ad oggi oggetto di discussione con il Soprintendente dell’Opificio, Dott.ssa Acidini. La Sala delle Reali Poste, oggi utilizzata per ridotte esposizioni temporanee, con i suoi 300 mq circa era stata destinata con il “Progetto per i Grandi Uffizi” ad assolvere la funzione di zona di sosta e ristoro, per la caratteristiche di completa autonomia rispetto al complesso espositivo. La funzione a servizi, correlati con le primarie funzioni museali della Galleria, attribuita alla Sala in fase di progetto è rimasta disattesa, perché gli ambienti oggetto della proposta intersecano quelli del Gabinetto Fotografico del quale non è in programma lo spostamento. Gli architetti Mignani e Gerola, tecnici responsabili del Museo di San Marco e dei Cenacoli, escluso quello di San Salvi, non rilevano particolari specifiche esigenze; le peculiarità dei luoghi d’arte da esse sovrintesi non sono suscettibili, se non molto modestamente, di ampliamenti, riallestimenti o modifiche sostanziali. La Dott.ssa Petrioli Tofani, Direttrice della Galleria degli Uffizi, dichiara la non congruenza dell’attuale uso di molti ambienti dell’edificio vasariano. I problemi conseguenti alla scarsità dello spazio a disposizione, riguardanti in particolar modo gli uffici direzionali ed i depositi, sono considerati dalla dott.ssa Petrioli Tofani risolvibili con un riassesto interno della struttura che preveda l’esclusione dalla stessa di competenze non strettamente correlate con la Soprintendenza al Polo Museale. All’interno dell’edificio vasariano trova spazio anche il Gabinetto Fotografico della Soprintendenza; con valenza territoriale, è rimasto legato alla sede della Galleria della quale occupa una superficie consistente. L’accento posto dalla Direttrice sulle molte “occupazioni” inadatte alla corretta utilizzazione degli ambienti della Galleria trova ampio riflesso nel problema generale della carenza di spazi a disposizione delle istituzioni culturali e museali fiorentine. Se i tecnici della Soprintendenza sottolineano ripetutamente l’esigenza primaria di rivedere con raziocinio le possibilità di riordini tutti interni alle strutture museali esistenti, il problema generale dell’insufficienza delle superfici ne risulta ancor più aggravato. I travasi logistico-organizzativi che muovono gli uffici da sedi appropriate a sedi recuperate dimostrano alfine la reale contingenza dalla quale neanche le Soprintendenze possono dirsi escluse. L’endemica insufficienza di spazio rappresenta oggi un problema presente e già quotidiano, la cui gravità non tiene in considerazione né una corretta gestione ordinaria, né le previsioni per futuri riassesti ed incrementi del patrimonio artistico. A seguito della divisione delle competenze delle rispettive soprintendenze – Soprintendenza Regionale, Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio, Soprintendenza Speciale al Polo Museale - l’esigenza di recuperare spazi da attribuire ai tre organismi ha privato la sede storica degli Uffizi di spazi sostanziali. Settori che, secondo la Dott.ssa, sarebbero essenziali alla gestione direzionale della Galleria sono oggi utilizzati dalla Soprintendenza Regionale che li occupa dal 2002 per evidenti problemi di reperimento di una diversa collocazione (circa 500-700 mq). Spazi destinati a deposito sono sottratti alla Galleria dalle funzioni svolte dall’Ufficio Catalogo, afferente oggi la Soprintendenza per i Beni Architettonici; la sua posizione nel complesso è considerata penalizzante per lo sviluppo coerente del percorso espositivo, oltre a sottrarre vani per un totale di circa 700 mq La Direttrice trova naturale la ricerca di una collocazione alternativa per l’Ufficio Catalogo, anche in previsione delle esigenze logistiche specifiche di detto ufficio, destinato ad incrementare la raccolta di materiali ed informazioni, e per conseguenza, delle super- pag. 13 - Allegato 6 Scheda Tecnica Soprintendenza Speciale al Polo Museale di Firenze pag. 14 - Allegato 6 Musei Scientifici di Firenze Istituto e Museo di Storia della Scienza Scheda Tecnica Musei Scientifici di Firenze – Istituto e Museo di Storia della Scienza Piazza dei Giudici, 1 – FI – 055.265311 altre sedi: Si veda nel testo allegato www.imss.fi.it Referente: Prof.Paolo Galluzzi Il Direttore dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza, Professor Paolo Galluzzi, in collaborazione con il proprio staff tecnico, ha fornito i dati tecnici richiesti in forma completa ed esaustiva. Di seguito si allega il documento esplicativo circa il valore e la potenziale ricchezza delle collezioni tecnico-scientifiche fiorentine, indicatomi dallo stesso professor Galluzzi e denominato “Studio di Fattibilità per la Rete dei Musei Scientifici”, disponibile sul sito web dell’Istituto e Museo di Storia della Scienza. Si rammentano inoltre le idee-progetto “Valorizzazione dei Musei Scientifici” e “La città di Galileo” inerenti lo stesso ambito comunicativo-progettuale e prodotte in occasione della redazione di “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, FIRENZE SCIENZA, pp. 43-46. pag. 15 - Allegato 6 pag. 16 - Allegato 6 Studio di Fattibilità per la Rete dei Musei Scientifici Estratto dello Studio di Fattibilità promosso da Ente Cassa di Risparmio di Firenze e realizzato da Istituto e Museo di Storia della Scienza; è consultabile nella sua completezza all’indirizzo http://brunelleschi.imss.fi.it/firenzescienza INDICE • Presentazione • Introduzione • Avvertenza • Mappe della distribuzione territoriale della Rete • I poli museali della Rete • Le collezioni dei poli museali • Statistiche relative ai 16 poli censiti • Statistiche relative alle 42 collezioni censite • Quadri riassuntivi • Potenziale d'integrazione e funzioni di marketing • Immagine e comunicazione • Crediti Paolo Galluzzi Direttore, Istituto e Museo di Storia della Scienza “I musei di Firenze e del territorio circostante rappresentano un plesso di eccellenza a scala internazionale. Il numero dei centri museali, la dimensione dell'utenza coinvolta, la capacità di attrazione su un turismo sempre più socialmente e geograficamente diversificato costituiscono indiscutibili punti di forza. A chi osservi da vicino la configurazione complessiva dell'offerta museale fiorentina, non può tuttavia sfuggire che essa non rappresenta in maniera adeguata la varietà di illustri tradizioni che hanno reso emblematiche nel mondo le vicende storiche della nostra città per il contributo offerto in molteplici aree del sapere, nonché per l'elaborazione di efficaci modelli di produzione della ricchezza e di organizzazione della società. L'offerta museale risulta infatti oggi fortemente sbilanciata sulle tradizioni, peraltro illustrissime, della nostra città nel settore delle arti visive. Viceversa, le altrettanto rilevanti tradizioni tecnico-scientifiche non hanno avuto il privilegio di un'analoga valorizzazione. Eppure, queste tradizioni hanno alimentato nel tempo la formazione di cospicue collezioni, ricche di oggetti di grande pregio anche estetico. Esse formano nel loro insieme un patrimonio che va considerato unico sul piano nazionale e internazionale. La valorizzazione di queste risorse contribuirebbe ad arricchire in maniera estremamente significativa l'immagine stessa di Firenze, che oggi viene percepita come un centro di assoluta eccellenza solo nel settore delle arti visive e dell'architettura, peraltro pag. 17 - Allegato 6 circoscritto a una breve stagione storica (tra Medioevo, Rinascimento e gli esordi dell'Età Barocca). smo alla realizzazione del progetto. Per procedere in questa direzione è necessario, anzitutto, disporre di dati aggiornati sulla consistenza e sullo stato di conservazione delle collezioni tecnico-scientifiche, valutare l'impatto economico e le benefiche ricadute culturali di un'efficace azione di valorizzazione, studiare forme di integrazione, programmazione e promozione comune, sviluppare servizi condivisi e, infine, incrementare l'interscambio e la collaborazione tra i musei scientifici e i centri più avanzati del sistema ricerca metropolitano. Come è logico fare, trattandosi di un progetto di rete, i risultati dello Studio sono consultabili dal pubblico su Internet, all’indirizzo: http://brunelleschi.imss.fi.it/firenzescienza Tenuto conto della forte frammentazione attuale di questo patrimonio, è indispensabile perseguire l'obbiettivo di un'integrazione "a rete", che consenta di emettere segnali di sistema sufficientemente incisivi, rispettando nel contempo tradizioni e vocazioni originarie, che costituiscono un valore e un tratto di identità da salvaguardare. Da queste valutazioni e premesse è partito lo Studio di Fattibilità per la Rete dei Musei Scientifici di Firenze. L'ipotesi che abbiamo perseguito è quella di analizzare e definire gli strumenti fondamentali per simulare gli effetti della messa in rete di 16 diverse istituzioni, accomunate dalla vocazione per la diffusione della cultura scientifica e dotate tutte di un patrimonio di beni e risorse culturali capaci di contribuire a caratterizzare l'immagine di Firenze non solo come città d'arte, ma anche come centro di eccellenza per la cultura scientifica. In questa fase sono stati privilegiati gli enti dotati di collezioni di carattere prevalentemente tecnico-scientifico. Si è tuttavia consapevoli che altre strutture museali fiorentine, attive in aree disciplinari diverse, svolgono attività o presentano materiali d'interesse per l'istituenda rete, che andrà, dunque, concepita come aperta a ulteriori integrazioni nel contesto di un'organizzazione sistemica dell'intero plesso museale metropolitano. Si pensi, ad esempio, alle attività innovative svolte negli ultimi anni dal Museo dei Ragazzi; oppure al Museo Alinari, che intende allestire una sezione sull'evoluzione delle tecniche fotografiche; o, ancora, alle importanti collezioni scientifiche conservate nel Museo Bardini, al Bargello, allo Stibbert, al Museo Archeologico, ecc. In prospettiva, la rete dovrà anche creare centri di servizio capaci di progettare e realizzare mostre, prodotti multimediali e di sviluppare efficaci proposte formative per il mondo della scuola. Infine, la rete, attualmente formata solo da istituzioni dotate di collezioni storiche, dovrà arricchirsi di un centro nel quale i complessi fenomeni delle scienze e delle tecniche contemporanee vengano presentati in maniera interattiva, con metodi immersivi, sul modello dei science centers. Per rendere più concreta la "simulazione" della rete, è stata riservata attenzione particolare allo sviluppo di un progetto grafico, realizzato da RovaiWeber Design, che si articola, partendo dal logo, attraverso la segnaletica, fino alle pagine web della istituendo rete museale. Altrettanto accurata è l'indagine di marketing territoriale realizzata dal Prof. Guercini e dai suoi collaboratori. Essa offre elementi tangibili per valutare l'impatto dell'auspicata azione di valorizzazione sul tessuto culturale e sull'indotto economico della Città. Tutte le 16 istituzioni considerate dallo Studio di Fattibilità hanno contribuito con entusia- pag. 18 - Allegato 6 L'auspicio è che questa ricerca possa segnare l'avvio di un processo concreto di valorizzazione che consenta di conferire adeguato riconoscimento al valore dell'universo di oggetti, di idee innovative e di figure eccezionali evocato dal tema Firenze Scienza. Per conseguire questo obbiettivo è indispensabile investire risorse nella qualificazione degli allestimenti dei poli museali e nell'attuazione di concrete iniziative di promozione. Vanno inoltre individuati spazi adeguati per consentire l'integrazione fisica di nuclei omogenei di collezione, in modo da garantire le condizioni per una gestione sostenibile della rete. Va registrata con soddisfazione l'opportuna evidenziazione dell'obbiettivo della valorizzazione complessiva dei musei scientifici fiorentini nei Materiali del Progetto Strategico per l'area metropolitana. In termini operativi pare tuttavia necessario, nel breve periodo, dare soluzione a due esigenze centrali: l'individuazione di una sede idonea per aggregare le sezioni oggi isolate dei musei universitari; e la messa a disposizione di spazi che permettano di sviluppare la strategia di collaborazione programmatica tra Istituto e Museo di Storia della Scienza e Fondazione Scienza e Tecnica, con la significativa partecipazione dell'Osservatorio Astrofisico di Arcetri e di altre prestigiose istituzioni di ricerca. La soluzione di questi problemi innescherà un processo virtuoso di collaborazione tra istituzioni museali, strutture di alta formazione e centri avanzati di ricerca scientifica. Uno dei benefici che scaturirà da questa alleanza strategica sarà il rafforzamento e la qualificazione delle iniziative per la diffusione della cultura scientifica, un bisogno sempre più avvertito nella società contemporanea. Lo Studio di Fattibilità è stato promosso e sostenuto dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze e coordinato dall'Istituto e Museo di Storia della Scienza. Nelle diverse fasi della sua realizzazione hanno offerto preziosa collaborazione e costante consiglio Curzio Cipriani, Marco Geddes, Mara Miniati e Carlo Triarico. Le pagine web sono state realizzate da Marco Berni, Leonardo Curioni e Monica Tassi.” Carlo Triarico Istituto e Museo di Storia della Scienza “Lo Studio di Fattibilità per la Rete dei Musei Scientifici fiorentini prefigura un possibile scenario di collaborazione sistematica tra istituzioni vocate alla diffusione della cultura scientifica e storico-scientifica. Sono state individuate in questa fase 16 realtà museali cittadine, diverse per storia, tipologia, collezioni, missione istituzionale e dimensioni. Le loro differenze, oltre ad anticipare la straordinaria ricchezza dell'istituenda rete, risultano estremamente utili ai fini dello studio sulle potenzialità dell'iniziativa. La collaborazione attenta e l'interesse registrati durante le fasi dell'indagine sono un ulteriore segnale di cui far tesoro e dei quali vogliamo ringraziare i responsabili degli enti coinvolti. I 16 Poli analizzato sono riconducibili a tre aree tematiche: la naturalistica, la tecnico-scientifica e quella della Sanità. A queste hanno sovrinteso rispettivamente Curzio Cipriani, Paolo Galluzzi e Marco Geddes da Filicaia. I dati descrittivi di ciascun Polo sono stati acquisiti utilizzando un tracciato informatico appositamente elaborato e attinti direttamente alla fonte, grazie alla collaborazione di uno staff di ricercatori inviati ad operare in situ. I dati raccolti finora fanno emergere un patrimonio culturale di grande valore e spesso di assoluta eccellenza. Lo Studio che viene qui presentato si caratterizza come un'assoluta novità. Sono state studiate da uno staff di economisti dell'Università degli Studi di Firenze le implicazioni della concreta attuazione del progetto sull'economia cittadina, registrando l'esistenza di un significativo potenziale di sviluppo, con evidenti ricadute sui settori produttivo, dei servizi e anche sull'immagine di Firenze. Specola" • Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione Orto Botanico "Giardino dei Semplici" • Museo Fiorentino di Preistoria "Paolo Graziosi" v Osservatorio Ximeniano. Sono stati censiti 16 Enti, 42 Collezioni, e 6.837.410 reperti. Per dare un segnale chiaro del filo di connessione teso tra i Poli e per evidenziare l'esistenza stessa della rete, è stato elaborato un progetto grafico, che ha immaginato le linee per conferire forte visibilità alle istituzioni e alla rete che le collega. La realizzazione dello Studio è stata resa possibile dalla partecipazione di alcune decine di persone e di diversi enti, che ringrazio vivamente per la collaborazione offerta.” I 16(15)• Musei Scientifici Fiorentini – Elenco • Nello “Studio di Fattibilità” dal quale è stato estratto il presente testo i Musei Scientifici presi in esame risultano essere 16, poiché il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure viene considerato nell’ambito della tradizione museale storico-scientifica. Nella redazione del “Dossier Musei e Istituzioni” è stato escluso dal suddetto elenco, perché oggetto d’esame in un paragrafo espressamente dedicato. • Centro di documentazione per la storia dell'assistenza e della sanità fiorentina • Fondazione Scienza e Tecnica • Istituto Agronomico per l'Oltremare • Istituto e Museo di Storia della Scienza • Istituto Geografico Militare • Istituto Tecnico Industriale - Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato "Leonardo da Vinci" • Museo della Matematica • Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze - Sezione di Botanica • Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Antropologia ed Etnologia • Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Geologia e Paleontologia • Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Mineralogia e Litologia • Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Zoologia "La pag. 19 - Allegato 6 pag. 20 - Allegato 6 Simone Quercini Potenziale d'integrazione e funzioni di marketing 1. Introduzione 2. Integrazione organizzativa e branding dei luoghi. Aspetti emergenti da esperienze di reti museali 2.1 Estensione e specializzazione della rete e branding dei luoghi 2.2. Reti museali italiane ed europee 3. Paniere di attributi dell'offerta e potenziale d'integrazione delle funzioni di marketing 3.1. Profilo delle istituzioni e paniere di attributi 3.2. Soddisfazione del visitatore e potenziale di mercato 3.3. Domanda intermedia e funzioni di marketing 4. Linee di intervento e politiche di marketing 5. Considerazioni finali Riferimenti bibliografici 1. Introduzione Questo scritto si basa sui risultati di uno studio sul potenziale di mercato, le condizioni di economicità e le politiche di marketing per una rete di musei ed istituzioni tecnico-scientifiche a Firenze realizzato da un gruppo di lavoro composto da docenti e ricercatori di marketing e di economia aziendale dell'Università. L'obiettivo dello studio è stato quello di fornire un materiale analitico funzionale al fabbisogno conoscitivo dei decision makers interessati alla valutazione delle potenzialità e delle condizioni di realizzazione della rete, la cui produzione ha comportato il ricorso ad un approccio multimetodologico [Mingers e Gill, 1997] con l'impiego di differenti strumenti di rilevazione e l'intento di prendere in esame il problema da varie prospettive. In particolare lo studio si è articolato su diversi "prodotti" di ricerca che hanno comportato: (a) una secondary research (su fonti di letteratura, rapporti di ricerca, documenti pubblicati) delle reti di musei realizzate o in corso di realizzazione in Italia ed in Europa; (b) una case analysis di dieci istituzioni museali e tecnico-scientifiche fiorentine cui fanno capo quindici potenziali unità museali, delle quali si è presa in esame l'offerta sulla base del modello del paniere di attributi; (c) una survey analysis sulla domanda finale attuale di due istituzioni museali appartenenti alla rete per la ricostruzione dei profili del visitatore e del potenziale di integrazione della rete; (d) una analisi delle poste contabili emergenti dai bilanci e comunque riconducibili a specifiche voci di costo ed a ricavi conseguiti da unità del network; (e) interviste approfondite ad operatori che esprimono una domanda "intermedia" dei servizi potenzialmente offerti dalla rete (editori, agenzie di turismo, organizzazioni congressua- li ecc) per una valutazione del potenziale della rete e del prodotto composito [Rispoli 2001]. I risultati di questa analisi sono stati letti alla luce della modellistica di marketing territoriale proposta dalla letteratura economico-gestionale degli ultimi anni e da altri ambiti di ricerca [Anshworth e Voogd 1988, Kotler et al. 1993, Gold e Ward 1994, Caroli e Varaldo 1999, Paoli 1999], ed in particolare dei dati emergenti da un recente studio di marketing territoriale condotto sull'area della città e della provincia di Firenze [Burresi 2001]. Questa modellistica non deve essere intesa come l'unica base per lo studio delle problematiche oggetto della nostra attenzione [Conforti e Dal Pozzolo 2001], ma la prospettiva che viene ad offrire appare a nostro avviso di particolare importanza. Per realizzare tali prodotti di ricerca è stato necessario procedere ad una prima definizione degli attori potenzialmente coinvolti nella rete di istituzioni. In particolare, vi è stata la necessità di valutare modelli/ruoli di rete e relazioni adottabili in modo da far emergere elementi circa il potenziale inespresso dell'area museale scientifica a Firenze, ed il tipo di apporto ottenibile attraverso la previsione di una struttura reticolare in grado di proporsi come momento di sviluppo ed evoluzione del sistema museale a livello cittadino [Burresi 2000]. I dati acquisiti dal gruppo di ricerca, circa unità organizzative e processi relazionali, afferiscono quindi a risultati di rilevazioni sistematiche, di rilevazioni ad hoc, ed alla acquisizione di esperienze/valutazioni. Tali informazioni sono state integrate dallo studio di pubblicazioni disponibili, rilievi effettuati, ricerca su database e fonti on line. Al termine della rilevazione è stato possibile disporre di informazioni rilevanti circa l'ambiente di riferimento, le risorse impiegate/disponibili/attivabili, la clientela (diretta ed intermedia), le offerte culturali alternative. I singoli passaggi dello studio, particolarmente riguardo alla metodologia seguita così come per i risultati ottenuti e per i limiti nei quali vanno inquadrati, meritano ulteriori precisazioni per le quali si rimanda al rapporto finale [Guercini 2002]. Ci limitiamo in questa sede a dare qualche ulteriore precisazione sulle modalità di realizzazione dei singoli prodotti di ricerca. L'analisi dei casi ha previsto il contatto con i responsabili delle istituzioni/musei coinvolti nel progetto di rete. Sulla base di un protocollo di case analysis, predisposto ad hoc dal gruppo di ricerca, si è intenso valutare il potenziale d'integrazione, con particolare riferimento al grado di condivisione dell'immagine della domanda ed alla coerenza con l'ipotesi di prodotto-mercato e le condizioni di economicità. Questa parte dello studio è stata diretta anche ad individuare attività per le quali è possibile una gestione comune. Nella fase di survey analysis sui visitatori attuali di due delle unità organizzative della costituenda rete, si è cercato di acquisire una conoscenza del profilo di questi, intesi come clienti effettivi, in modo da ottenere una comprensione più approfondita del mercato attuale e valutarne il potenziale di risposta riconducibile ai processi d'integrazione. In questo ambito si è posto in essere un test di concetto di prodotto composito (aggregazione di più prodotti turistici specifici) presso la clientela attuale finale, così come un test sulle altre leve del mix (pricing, canali, promozione). Vi è stata di conseguenza la predisposizione di un questionario a risposte chiuse somministrato in modo personale ad un campione di soggetti visitatori delle istituzioni/musei coinvolti nella rete1. pag. 21 - Allegato 6 Le due sedi presso le quali si sono realizzate le interviste sono state quelle che risultavano avere il maggior numero di visitatori nel corso degli ultimi anni. In tale ambito si sono compilati 102 questionari, 53 presso una sede museale e 49 presso l'altra, nel corso del mese di marzo 2002 e nell'ambito di almeno cinque sessioni di intervista per ciascuno dei due musei. Gli intervistatori hanno contattato i visitatori all'uscita dei musei, intervistando coloro che si sono mostrati disponibili a collaborare alla rilevazione, con l'unica indicazione di contenere l'incidenza degli intervistati con età inferiore ai diciotto anni ad 1/4 del totale degli intervistati, per circoscrivere il peso degli studenti in gruppi scolastici. Trattamento dati Marco Berni, Leonardo Curioni. L'integrazione tra i diversi momenti di analisi che abbiamo presentato brevemente in questa introduzione viene condotta nelle pagine che seguono attraverso una lettura incentrata su tre passaggi. Nel primo si prende in esame il processo di integrazione nelle reti di musei e in rapporto alle funzioni di marketing, cercando di dare conto dei risultati della nostra ricerca su altre esperienze italiane ed europee e con particolare riferimento al problema di marketing territoriale della costruzione della marca dei luoghi (branding process). Il secondo passaggio è quello, centrale nel nostro lavoro, della valutazione del potenziale di mercato derivante dal processo di integrazione delle organizzazioni oggetto specifico della nostra attenzione. Nell'ultimo, infine, si colgono aspetti riconducibili alle linee di intervento ed alle possibili politiche di marketing, proponendo alcune verifiche di economicità ed implicazioni dell'adozione di specifiche iniziative e soluzioni. Editing Laura Manetti. Comitato scientifico Paolo Galluzzi (coordinatore), Curzio Cipriani, Marco Geddes da Filicaia, Mara Miniati, Carlo Triarico. Rilevamento dati Angela Bandinelli, Francesca Carletti, Laura Celli, Ilaria Marcelli, Donato Monaco, Carlo Triarico Il censimento delle istituzioni aderenti alla Rete è stato realizzato nel quadro del progetto di censimento delle collezioni scientifiche in Toscana, promosso da Regione Toscana e realizzato da Istituto e Museo di Storia della Scienza. Tracciato di catalogazione Paolo Galluzzi, Mara Miniati, Marco Berni, Leonardo Curioni, in collaborazione con il gruppo di lavoro del Progetto Musei del Mezzogiorno in Rete, coordinato da Attilio d'Andrea. Progetto di immagine e comunicazione RovaiWeber Design Analisi economica Simone Guercini (coordinatore), Luca Bagnoli, Francesco Dainelli, Mauro Masini, Silvia Ranfagni, Andrea Runfola. pag. 22 - Allegato 6 Realizzazione del sito web Marco Berni, Leonardo Curioni, Monica Tassi, con la collaborazione di Rita Nuccio. Risorse fotografiche Franca Principe (coordinatore), Sabina Bernacchini, Daniela Vespoli, Giovanni Volante. Ringraziamenti Francesco Gabbrielli, Graziano Magrini. Musei Comunali – Direzione Cultura Via Ghibellina,30 – FI – 055.2625958 www.comune.fi.it Referente: Dott.ssa Chiara Silla Collaboratore: Dott.ssa Laura Lucchesi Incontro Dott.ssa Silla Spazi Conservativi ed Espositivi: l’amministrazione comunale fiorentina possiede un vasto e ricco patrimonio artistico e documentario. La Dott.ssa Silla afferma la quasi totale assenza d’attenzione od interesse per tutto ciò che concerne la gestione ordinaria, straordinaria e la buona conservazione di detto patrimonio. La “rimozione” abituale di problemi e necessità inerenti tale ricchezza ha ormai raggiunto livelli inaccettabili. Il problema fondamentale è in questo caso rappresentato da una generale assenza di risolutezza circa la questione “beni culturali”. Fra i beni e le collezioni di proprietà del Comune di Firenze, quel che ad oggi è organicamente organizzato a costituire museo aperto al pubblico (o soltanto “momentaneamente” inaccessibili per motivi vari), sono: • Palazzo Vecchio, Quartieri Monumentali; • Museo e Chiostri Monumentali di S.M.Novella; • Museo Storico-Topografico “Firenze Com’era”; • Fondazione Romano nel Cenacolo di Santo Spirito; • Galleria Rinaldo Carnielo; • Museo Bardini; • Raccolta Alberto della Ragione e Collezioni del Novecento; • Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine. • Museo dei Ragazzi. Palazzo Vecchio costituisce storicamente la sede di alta rappresentanza dell’amministrazio- ne fiorentina, funzione essenziale non in discussione; tuttavia il museo è oggetto di un trend di visita in costante crescita che porta con sé l’esigenza di una riconsiderazione circa gli spazi ad esso destinati. Gli ambiti musealizzati sono ridotti in modo evidente rispetto alle potenzialità intrinseche del monumento e delle collezioni. Palazzo Vecchio ospita ancora funzioni non pregiate (amministrazione, economato, etc.) che risultano palesemente estranee se collocate in un ambito storico monumentale preciso ed eclatante. Secondo la Dott.ssa Silla la possibilità che il complesso monumentale di San Firenze, oggi ancora sede del Tribunale, divenga per motivi logistico-geografici la nuova sede di molti dei settori amministrativi del comune e quindi liberi aree dell’edificio che potrebbero assumere per conseguenza naturale, o per naturale vocazione, ampliamento della sede espositiva. Tali ambienti sono adesso oggetto di travasi di funzioni gestionali che perseverano nella negazione del riconoscimento dell’esigenza di valorizzazione del bene. La liberazione del palazzo dovrebbe avvenire a vantaggio delle funzioni museali, ed esempi in questa direzione sono costituiti nella stessa città di Firenze dalla musealizzazione in corso di Palazzo Medici-Riccardi, o a Bologna del Palazzo Accurso, o in altre città come Pistoia o Roma. Il recupero degli ambienti di alto valore storico-architettonico di Palazzo Vecchio in direzione della ricostituzione completa degli ambiti originari (Medicei), o la creazione di un centro espositivo a carattere archeologico per quanto riguarda gli scavi in corso della parte adiacente tergale, rappresenterebbero un grande segno di gestione illuminata e di civiltà, oltreché di adeguata riconsiderazione di un patrimonio artistico-architettonico destinato oggi ad una costante ed ostinata condizione di invisibilità e reticenza. La prevista dismissione della Scuola Brigadieri e Marescialli dei Carabinieri in piazza della Stazione rende disponibile all’amministrazione una concreta possibilità d’uso a scopi espositivi a carattere permanente e/o temporaneo. Nella circostanza, e vista la disamina in corso circa la futura destinazione di dette aree e fabbricati, la Dott.ssa Silla formula l’ipotesi nient’affatto recondita che essendo l’occasione appetitosa e quasi unica per via dell’ubicazione in città, potrebbe scaturirne un importante momento di valorizzazione del luogo e del patrimonio comunale nella forma di un grande centro espositivo ed insieme un buon punto di partenza per la riconsiderazione delle esigenze museali fiorentine. Nell’area dimessa adiacente denominata delle ex-Scuole Leopoldine di Santa Maria Novella, spazi oggi affidati in uso a privati, è prevista la collocazione della Raccolta Alberto della Ragione e delle Collezioni del Novecento, riunita sotto l’unica denominazione di “Museo del Novecento”. La collezione, precedentemente allestita in Palazzo Bombicci di piazza della Signoria, verrebbe ora ad occupare i piani ammezzato, primo, secondo e terzo delle ex-Leopoldine per una superficie complessiva di circa 1900 mq. L’investimento per la realizzazione dell’allestimento museografico è oggetto d’accordi finanziari in corso fra l’amministrazione comunale e l’Ente Cassa Risparmio di Firenze; la consistenza dell’investimento è notevole poiché per l’adeguamento della struttura sono preventivati alti costi (circa 18 miliardi di vecchie lire). Il progetto nasce in condizioni asfittiche, poiché nel calcolo delle aree relative è assente sin pag. 23 - Allegato 6 da oggi la possibilità di rendere disponibili locali da destinare a depositi per stoccaggio, per la movimentazione e la corretta conservazione delle opere d’arte. Qualora la struttura sia restituita nella forma prevista, e sebbene l’occasione venga considerata dall’amministrazione adeguata pur fornendo una soluzione parziale, si riconfermerebbe ancora più decisamente l’esigenza di disporre di ampi ed attrezzati locali per depositi. Il Museo Storico-topografico “Firenze Com’era” è oggi collocato presso l’ex-Complesso Conventuale delle Oblate; è considerato “allestimento temporaneo” ormai da molto tempo, per motivi logistici e per motivi strategici. La sua dismissione dalla sede delle Oblate è prevista al fine di recuperare detti spazi all’idea-progetto “La Biblioteca della Città”, i cui contenuti sono resi espliciti nel Piano Strategico (Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 49). Lo spostamento del museo topografico troverebbe naturale confluenza nella creazione del “Museo della Città” (Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area…, cit., p. 55), di cui costituirebbe nucleo essenziale e localizzazione in altra sede ancora da definire. La Galleria Rinaldo Carnielo risulta ad oggi temporaneamente chiusa. Di essa si sottolinea l’inadeguatezza della promiscuità fra la situazione espositiva e quella residenziale-artigianale, che vede la collocazione di studi d’artisti in adiacenza ai locali della Galleria. E’ auspicabile il trasferimento definitivo all’ambito espositivo degli ambienti oggi destinati a residenza-laboratori. Il Museo Bardini risulta ad oggi temporaneamente chiuso per lavori di ristrutturazione ed allestimento. La sua riapertura è collegata con i progetti in corso d’esecuzione riguardanti l’adiacente Palazzo de’ Mozzi ed il relativo giardino Bardini, posto sul territorio collinare di Costa San Giorgio. Nella realizzazione soggetto essenziale risulta essere l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Maggiori informazioni sull’andamento di parte dell’operazione sono consultabili sul sito internet: www.bardinipeyron.it. L’amministrazione comunale fiorentina possiede chiese e complessi conventuali cittadini di grande importanza storica ed architettonica. Risultano in proprietà al Comune tra altre: o Basilica della Santissima Annunziata; o Basilica e complesso di Santa Maria del Carmine; o Basilica e complesso di Santa Maria Novella; o Basilica e complesso di Santa Croce; o Basilica e complesso di Santo Spirito; o Chiesa di San Firenze; o Chiesa di San Giovannino dei Padri Scolopi; o Chiesa di San Salvatore al Monte; o Chiesa di Santa Maria Maggiore; o Chiesa di Santa Maria Maddalena de’Pazzi, La preminenza storico-architettonica dei complessi sopra elencati è indiscutibile, e tuttavia l’amministrazione sembra avere una posizione arretrata rispetto alle esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio di cui è depositaria. La Dott.ssa Silla ritiene che i complessi di proprietà pag. 24 - Allegato 6 comunale siano nella gestione ordinaria completamente obliati per ciò che riguarda il riconoscimento del loro reale valore urbanistico, architettonico e museale. Spesso sottoposti ad usi incongrui, o ad improprie convivenze di funzioni (spazi ed ambienti adibiti alla residenza in luoghi ad essa non destinati), i complessi conventuali presentano situazioni di varia conflittualità. E’ auspicabile una revisione delle scelte compiute sino ad ora; lo scopo è il recupero di luoghi dotati di carattere monumentale e con forte connotazione storica affinché possano essere ricondotti ad una fruizione corretta nell’ambito dei percorsi museali cittadini, e ad un generale riconoscimento e valorizzazione dei beni tramite l’identificazione di nuove e prolifiche musealizzazioni parziali. Per la loro scala “urbana” i complessi conventuali, già così strettamente legati allo sviluppo storico-urbanistico della città, andrebbero riconsiderati per la loro straordinaria consistenza fisica ed il loro alto valore culturale. Il comune di Firenze possiede tre importanti nuclei collezionistici attualmente non visibili nella loro interezza a causa dell’attuale sistemazione in depositi variamente distribuiti e non facilmente consultabili. I nuclei sono così costituiti: Museo del Risorgimento, che venne inaugurato nel 1908 e nel 1938, dopo alterne vicende, fu in parte immagazzinato presso l’ex-convento delle Oblate. Le opere sono circa 700 e sono ad oggi conservate in locali diversi (uffici e depositi); Collezioni Teatrali (Donazione Saccenti Caiani), donate nel 1907 al Comune di Firenze dall’attore Tommaso Salvini. Il lascito comprende 668 pezzi ed è costituito da fotografie, oggetti vari e dipinti; Gipsoteca e Lapidario, costituiti da raccolte di provenienza diversa (concorsi pubblici, exMuseo del Risorgimento e altre donazioni), sono circa 400 pezzi comprendenti sculture di personaggi illustri, bozzetti e reperti recuperati durante i lavori di sistemazione del Vecchio Centro di Firenze. A questi si aggiungano circa 700 opere di natura e provenienza diversa (tabernacoli, exLeopoldine, Enti morali soppressi, donazioni, etc.). Nell’ambito della ricognizione del patrimonio di proprietà comunale la Dott.ssa Silla sottolinea l’assenza della possibilità di conoscere consistenza e qualità dei beni trattati dall’ufficio Catalogo e dalla Fototeca Comunale. Le operazioni di catalogazione potrebbero confluire in un Centro di Documentazione appositamente realizzato e destinato alla raccolta dei cataloghi esistenti, all’implementazione prevista, alla creazione di repertori tematici e sistematici, di facile, agevole e pubblica consultazione. Il Centro potrebbe prevedere inoltre spazi attrezzati destinati a laboratori per il pronto intervento sulle opere d’arte, o per il ricovero provvisorio d’emergenza delle stesse o di parte dei loro apparati d’allestimento. I dati e le emergenze delineati circa i Musei Comunali ed i complessi cultuali monumentali evidenziano problemi diversi e talvolta complessi. La complessità della questione si rivela in tutta la sua reale dimensione quando si cerchi di ottenere informazioni circa la situazione odierna: alla lucidità espositiva da parte della Direzione Cultura non corrisponde un’adeguata e fattiva corresponsione in termini di dati ed informazioni tecniche. La richiesta inerente dati metrici e funzioni delle strutture espositive e soprattutto, dei complessi conventuali, non ha trovato una risposta sufficiente. Ciò è evidente alla lettura della scheda tecnica qui di seguito allegata; lo scarso coordinamento delle unità operative comunali, che gestiscono separatamente in particolare i complessi cultuali, non ha permesso di recuperare dati organici per la descrizione di detti complessi. Le competenze sembrano raramente accordare interventi e grado di conoscenza circa i manufatti d’interesse storico-architettonico posseduti. Scheda Tecnica Musei Comunali – Direzione Cultura Contributo progettuale alle soprascritte note è contenuto nella redazione finale di “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, nelle Idee-Progetto di FIRENZE ARTE, ossia “Mostre di Qualità”, “Centro d’Arte Contemporanea”, “Rete dei Musei metropolitani”, “Museo della Città”, “ pp. 50-52, 54-55. pag. 25 - Allegato 6 pag. 26 - Allegato 6 Opificio delle Pietre Dure di Firenze Via degli Alfani, 78 – FI – 055.265111 - 055.287123 www.opificio.arti.beniculturali.it Referente: Soprintendente Dott.ssa C.Acidini altre sedi: * Fortezza da Basso – Viale Strozzi,1 – FI tel.055.46254 * Laboratorio di restauro Arazzi – Salone delle Bandiere – Palazzo Vecchio Il Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Dott.ssa Acidini, in collaborazione con il proprio staff tecnico, ha fornito la documentazione richiesta in forma completa ed esaustiva. Di seguito si allegano i documenti ricevuti, solo parzialmente elaborati allo scopo di uniformare la “Scheda Tecnica” a quelle delle altre istituzioni. Si rammenta inoltre il contributo idea-progetto “Città del Restauro” prodotta in occasione della redazione di “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 42. Allegati: - SCHEDA TECNICA DEI DATI FORNITI - DESCRIZIONE DELLO STATO ATTUALE ED ESIGENZE D’AMPLIAMENTO DELLE DUE SEDI DELL’OPIFICIO DELLE PIETRE DURE; pag. 27 - Allegato 6 Scheda Tecnica Museo ed Opificio delle Pietre Dure – Firenze pag. 28 - Allegato 6 OPIFICIO DELLE PIETRE DURE DI FIRENZE PRO - MEMORIA SULLA SEDE STORICA DI VIA DEGLI ALFANI ,78 - FI. SITUAZIONE ATTUALE L' immobile, in passato ex - convento, fu alla fine del XVIII secolo trasformato dal Governo Granducale della Toscana in Sede della manifattura di corte, adibita ai lavori artistici di pietre dure. . La graduale trasformazione da Laboratorio artistico a Laboratorio di restauro del patrimonio artistico nazionale avvenne alla fine del XIX secolo. L' edificio che si affaccia su Via degli Alfani, di proprietà demaniale come l'intero complesso, al piano, terreno ospita il Museo^dell' Opificio con una rassegna della produzione storica dei lavori artistici di pietre dure, la Portineria d' accesso all' Istituto, il Corpo di guardia dei custodi, la Biglietteria - bookshop del Museo e i relativi servizi igienici. Da una scala monumentale si accede al primo piano che ospita la Direzione, gli Uffici amministrativi e culturali è quelli di alcuni dei Funzionari direttivi. Segue un secondo piano, costituito da un grande ambiente destinato a Biblioteca, Sala di conferenze, riunioni ecc..., da un' Aula per le lezioni della scuola e un sottotetto che serve da deposito, al pari della cantina al piano interrato che si sviluppa per l'intera pianta dell' edificio. All' interno, un cortile è di servizio e accesso ai Laboratori di restauro dislocati su due lati e suddivisi nei settori dei manufatti lapidei, mosaici, bronzi, ceramica e oreficeria. Gli ambienti dei Laboratori ospitano anche il magazzino dei materiali e attrezzature. MOTIVAZIONI DI AMPLIAMENTO La Sede attuale è insufficiente e inadeguata alle odierne funzioni e attività dell' Opificio. La sua collocazione in una stretta strada del centro storico la rende di difficile o impossibile accesso per i mezzi di trasporto adibiti al carico e scarico delle opere d'arte, tanto più che il passaggio obbligato dall' androne, unico accesso al cortile interno, è di limitata larghezza. Tale accesso è poi comune a Uffici, Scuola e Museo e non dovrebbe quindi essere adibito anche al transito di veicoli e ingombri. rativi. Del tutto insufficienti sono i depositi, destinati non solo a temporanei alloggiamenti di materiali e attrezzature, ma anche a conservare una stabile e inalienabile collezione di manufatti lapidei, per lo più frammentari e di provenienza varia, legati alla progressa attività di restauro dell'Opificio. Nostro intento sarebbe conservare la Sede attuale per una funzione culturale e di rappresentanza, mantenendovi il Museo, alcuni Uffici direttivi e amministrativi, i servizi culturali e, liberando gii spazi attualmente occupati dai laboratori, poterli destinare a esposizioni temporanee connesse al Museo o ai restauri, conferenze, seminari ecc.. Una nuova Sede dovrebbe ospitare i Laboratori, la Scuola e gli Uffici connèssi e necessiterebbe di uno spazio triplicato rispetto a quello complessivo della Sede di Via Alfani e quindi di circa 9000 mq. L'immobile, non necessariamente nel centro ma neppure in sedi lontane o disagiate, dovrebbe essere di facile accesso e dotato di uno spazio esterno riservato e predisposto al carico e scarico di opere, attrezzature, materiali- Almeno i due terzi dello spazio disponibile dovrebbero dislocarsi al piano terreno per ospitare i Laboratori di restauro, il magazzino, il deposito delle casse in transito e attrezzature momentaneamente dismesse ecc... nonché i servizi annessi al momento del tutto mancanti, come spogliatoi, sala per pausa - pranzo, saletta conferenze per incontri di aggiornamento del personale. All' eventuale piano superiore potrebbero essere ospitate le aule per la Scuola, in numero di almeno quattro e cioè una per ciascun corso; ambienti di servizio e incontro per gli allievi, Uffici, la Biblioteca, la Segreteria. Queste in linea di massima le nostre primarie esigenze che d riserviamo di poter meglio dettagliare in un auspicabile proseguimento di questa iniziativa. DESCRIZIONE DELL' IMMOBILE La sede del laboratorio Restauri indicata in oggetto, fa parte di un complesso di edifici all’interno della fortezza stessa, edificati nel periodo del passaggio della capitale da Torino a firenze, destinati ad avere funzioni di carattere militare. Tale destinazione d’uso riguardava anche l’edificio attuale sede del laboratorio restauri. La Scuola, in funzione dal 1978, ha dovuto forzosamente inserirsi nella preesistente struttura e dispone soltanto di un' aula e un' aula - box provvisoria ricavata nel salone, entrambe al secondo piano. I laboratori ospitano attualmente circa 40 operatori, tra personale dipendente dell' Opificio e allievi della Scuola che, negli stessi laboratori, svolgono buona parte del loro apprendistato. Gli spazi disponibili, di arca 920 mq., sono assolutamente insufficienti, tanto più che le opere scultoree e bronzee ospitate nei laboratori, spesso sono monumentali e richiederebbero vasti spazi ope- La struttura di tipo basilicale, è stata destinata alle attività di restauro in seguito all’emergenza dell’alluvione che colpì Firenze nel Novembre del 1966, per la quale fu necessario destinare uno spazio ove poter procedere agli interventi necessari. ESIGENZE DI AMPLIAMENTO Le esigenze di ampliamento emergono sia da funzioni che nel tempo si sono aggiunte a pag. 29 - Allegato 6 quelle originarie, sia da mutate condizioni di lavoro e di tipologia delle opere da restaurare. Soprintendenza Beni Archeologici per la Toscana Fra le nuove attività, particolarmente importante risulta la scuola di alta formazione per restauratori in attività dal 1978, ma che dal 1999 ha visto aumentare il numero dei corsi da tre a quattro, per un totale di circa 60 giovani per i quali è necessario avere aule al momento completamente inesistenti, a parte una saletta che ha funzioni forzatamente polifunzionale, e che come tale, insufficiente sotto tutti i punti di vista. Sede Museo Archeologico, Via della Pergola, 65 – FI – 055.23575 www.comune.firenze.it/soggetti/sat/ Referente: Dott. A.Bottini Collaboratori Tecnici: Dott.ssa C.Cianferoni, Arch. E. Masiello. altre sedi: * Centro di Restauro – Largo Il Boschetto, 3 – FI * Villa Corsini – Via della Petraia, 38 – FI * Laboratorio di Archeoantropologia – Via de’ Rossi, 26°- Scandicci - Le mutate condizioni di lavoro, anche in rapporto alla rispondenza delle normative che riguardano la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro, impongono una serie di spazi e di ambienti non prevedibili al tempo del primo insediamento, ma che oggi sono diventati indispensabili (ambienti per spogliatoi, magazzini e depositi, collegamenti verticali senza barriere architettoniche, spazi tecnici per alloggiare i componenti degli impianti di sicurezza). L’aumento delle necessità di spazio riguarda anche l’aspetto relativo alla tipologia delle opere da restaurare per le quali si sta assistendo ad un aumento dimensionale delle stesse, basta citare ad esempio fra i recenti interventi: il crocifisso Giotto di S.M.Novella, le tele di Rubens danneggiate nell’attentato di via dei Georgofili, il crocefisso di S. Marco, la decollazione del Battista di Caravaggio ed altre ancore non certo minori né come importanza né come dimensione. Inoltre è del tutto mancante uno spazio dedicato a convegni, riunioni, esposizione di opere che hanno concluso il loro ciclo di restauri, anche al fine di un know-how-what che oltre ad essere utile ci sembra anche doveroso nei confronti della città. Per sopperire a queste esigenze, una buona possibilità di soluzione potrebbe essere l’acquisizione dell’edificio adiacente al laboratorio stesso, indicato nella planimetria generale allegata come edificio “B”, al momento solo parzialmente acquisito, e che potrebbe risolvere quanto descritto ai punti 1,2,3; per quello che riguarda il punto 4, la soluzione potrebbe essere rappresentata dalle superfici non utilizzate relative agli spazi sotto il Bastione Rastriglia. N.B. Il testo “sopra trascritto” costituisce parte dell’intervista rilasciata dai tecnici dell’Opificio delle Pietre Dure. La Sovrintendenza dell’istituto ha concesso materiale informativo esaustivo sotto forma di “relazione tecnica” corredata dei dati dimensionali richiesti. pag. 30 - Allegato 6 FI Incontro Dott. Bottini Spazi Espositivi: l’attuale sede del Museo Archeologico Nazionale è largamente insufficiente all’emergenza espositiva cui il museo è sottoposto. L’ampliamento significativo e costante delle collezioni trova ad oggi condizione conservativa appena sufficiente, e non possono essere esposti gli ultimi cento anni di reperti documentari, come non possono essere coordinate le ricostruzioni filologiche delle collezioni storiche. Inoltre, il maggior problema della sede del museo è la promiscuità, oltre alle dimensioni relativamente ridotte. Uffici, museo e servizi sono amalgamati tra loro a creare una complicazione funzionale tale da rendere difficoltosa la fruizione sia per i visitatori che per gli operatori. Prova eclatante è rappresentata dal cosiddetto “cortile romano”, allestimento eseguito sullo scorcio del XIX secolo che esemplifica un primo approccio storicizzato al tema del recupero dei reperti: il cortile è oggi inutilizzato perché posto al crocevia dei percorsi del pubblico esterno con il personale interno. In una diversa distribuzione razionalizzata del museo, alleggerito e dotato di superfici supplementari, questo spazio potrebbe essere vantaggiosamente utilizzato come zona accoglienza-invito alla visita. La gravità risiede nei motivi della sua inservibilità. L’Istituto possiede dal 1942 l’appendice che affaccia direttamente su piazza SS. Annunziata, destinata in passato ad ingresso monumentale del museo. Chiusa al pubblico a seguito dei danni gravissimi causati dall’alluvione nel 1966, è ad oggi completamente inutilizzata ed in attesa di una soluzione d’uso che ne consenta il recupero. Di fronte ad una sostanziosa carenza di spazio, resa presente alle autorità preposte ormai da molti anni, in previsione della dismissione da parte dell’Amministrazione Giudiziaria dello Stato del complesso di San Firenze, il Soprintendente Bottini suggerisce tale localizzazione come nuova sede espositiva per il Museo. Il Casino Mediceo di via Cavour, attuale sede della Corte d’Appello, anch’esso in corso di dismissione da parte dello Stato, viene proposto come altra possibile soluzione dal Dott. Bottini e dall’Arch. Masiello, direttore del servizio tecnico della Soprintendenza Archeologica. L’ipotesi di allestimento museografico a San Firenze risulterebbe ottimale in relazione alla possibilità di ricostituire ed esporre parte delle Collezioni d’Arte Antica Medicee e Lorenesi Museo Etrusco, Statuaria Antica e Glittica - porzione dello smembramento messo in atto al tempo di Firenze Capitale d’Italia, che vide la costituzione del primo nucleo del museo in separata sede rispetto alla Galleria degli Uffizi, di Palazzo Pitti e del Museo del Bargello. L’intermezzo espositivo costituito dal Museo Archeologico, nel quale verrebbero allestite le “Antiche collezioni”, andrebbe ad avvalorare, unito agli altri, uno straordinario polo di concentrazione museale – il “Museo Etrusco”, intercalato a breve distanza da Uffizi, Bargello e Museo della Scienza - sorretto da un unico importante tema museografico di facile percezione, fruizione e visibilità. Si realizzerebbe così un sistema di musei ravvicinati ed accomunati da un tema costitutivo per la storia delle collezioni fiorentine, sulla scorta delle esperienze europee, francesi e tedesche. L’ampliamento ottenuto circa 20 anni fa con l’utilizzazione della villa Corsini di Castello ha permesso l’acquisizione di vaste superfici destinate a deposito per i materiali del museo. Oggi la villa, dopo restauri parziali riguardanti il piano terreno risulta in parte allestita ed aperta al pubblico, ma necessita di ulteriori opere di restauro e adeguamento. Il Dott. Bottini fa presente che il progetto di fattibilità per San Firenze redatto a suo tempo dall’Architetto Gurrieri risolve solo in parte le loro esigenze espositive ed amministrative, e tuttavia con opportune revisioni può essere ritenuto ancora valido. Spazi per Depositi: gli spazi a disposizione dell’Istituzione sono largamente insufficienti. Il Dott. Bottini concorda con l’esigenza espressa dall’architetto Mazzoni, ossia l’improcrastinabile necessità di nuove strutture destinate a servizi d’importanza primaria come depositi, depositi temporanei, strutture tecnico-conservative per i reperti, il restauro degli stessi, l’esigenza di spazi-studio per specialisti e studiosi, sufficientemente ampi e corredati delle opportune dotazioni tecniche ed impianti. Tale esigenza è impellente e condivisa da tutte le altre istituzioni fiorentine. Il Sovrintendente Bottini suggerisce, sulla scorta dell’idea di Mazzoni, che un fabbricato di nuova costruzione posto al di fuori dai limiti del centro storico costituirebbe una soluzione auspicabile. La Sovrintendenza Archeologica della Toscana possiede ad oggi un Centro-Laboratorio di Restauro in località Soffiano, operante in locali per i quali viene versato un canone d’affitto, situazione oggi non più accettabile. A tal proposito il Dott. Bottini ricorda che i laboratori di Restauro dell’Archeologico e dell’Opificio delle Pietre Dure attualmente divisi ed operativi in luoghi diversi potrebbero facilmente condividere luoghi e mezzi di lavoro, ottimizzando spazi e investimenti finanziari. Un “polo di restauro” ed un “polo di deposito” sono i grandi assenti nell’attuale stato di gestione del Museo Archeologico, ed insieme a nuovi spazi espositivi costituiscono le sostanziose carenze, e le richieste, espresse dal Dott. Bottini. Scheda Tecnica Soprintendenza Beni Archeologici per la Toscana Allegati: - SCHEDA TECNICA DEI DATI FORNITI pag. 31 - Allegato 6 pag. 32 - Allegato 6 Archivio di Stato di Firenze Viale Giovine Italia, 6 – FI – 055.263201 - 26320256 www.archiviodistato.firenze.it Referenti: Dott. ssa Rosalia Manno Tolu Dott. Lamioni altre sedi: * Deposito sussidiario a Sesto Fiorentino Incontro Dott.ssa Manno Tolu Spazi Conservativi: la Dott.ssa Manno Tolu ed il Dott. Lamioni convergono decisamente sulla necessità di predisporre in accordo con l’amministrazione locale fiorentina, un’ipotesi di soluzione alla questione della dotazione di spazi supplementari necessari alla gestione dei fondi attualmente conservati presso l’Archivio di Stato di Firenze. L’archivio di Stato ha oggi a disposizione un’unica sede principale, di vaste dimensioni ma già insufficienti alla data dell’apertura della struttura nel 1989. Una sede sussidiaria, collocata a Sesto Fiorentino, di proprietà privata, sopperisce parzialmente e soltanto per esigenze di deposito. La sede fiorentina risulta ad oggi appena sufficiente per quanto attiene la dotazione di spazi destinati alla gestione logistica ed amministrativa, all’esposizione temporanea dei materiali o alla consultazione ed allo studio; i responsabili ritengono essenziale che tali funzioni rimangano collocate nella cosiddetta “casa madre”. L’emergenza improcrastinabile riguarda primariamente l’assetto e la dislocazione di ambienti da destinare a depositi del materiale documentario e alla loro lavorazione. Attualmente l’Archivio di Stato necessita di 50 Km di scaffalature per sopperire alla conservazione degli Archivi Contemporanei, corrispondenti a circa 10.000 mq di superficie. Per archivi contemporanei s’intendono tutti i materiali prodotti e conservati unitariamente durante il XX secolo; dopo il loro travaso presso l’archivio la struttura si è rivelata assolutamente inadeguata alla loro lavorazione, deposito ed eventuale consultazione, per motivi di spazio; attualmente ne viene garantito esclusivamente il deposito provvisorio. Inoltre, e con altrettanta preminenza, i responsabili ricordano che presso l’archivio sono in corso di versamento fondi archivistici a carattere privato, soprattutto Archivi d’Imprese, che non trovano altra destinazione perché non esiste ad oggi un sistema alternativo e puntuale per la rice- zione di tali materiali. Gli Archivi d’Imprese, come ad es. quelli delle ex-Officine Galileo, della exEmerson, della Superpila, della S.M.A, o di molte Case Assicuratrici, costituiscono fondi documentari di rilievo per la storia culturale, sociale ed economica; la loro confluenza presso l’unica sede fiorentina, o la sussidiaria di Sesto, provoca uno straordinario intasamento gestionale. I Direttori dell’Archivio ricordano un problema annoso e cogente che costituisce per l’amministrazione dello Stato fonte di grande preoccupazione: i fondi del Tribunale di Firenze provvisoriamente depositati presso locali siti alla Fortezza da Basso. All’inadeguatezza del luogo, che è richiesto e necessario all’ampliamento dei laboratori dell’Istituto Centrale per il Restauro (Opificio delle Pietre Dure), va aggiunta la carente situazione conservativa della struttura, del tutto precaria ed in avanzato stato di degrado. Localizzazione: il sito privilegiato dai responsabili dell’Archivio di Stato è costituito dagli spazi dismessi ed oggi in corso di ristrutturazione con nuova destinazione urbanistica dell’ExCarcere delle Murate. I motivi dipendono evidentemente da una facilitata gestione logistica per via della breve distanza. In passato la Dott.ssa Manno Tolu aveva già discusso questa possibilità con l’amministrazione comunale di Firenze, e ad oggi l’ipotesi d’ampliamento presso Le Murate non sembra esclusa. Tuttavia, in previsione della dismissione di vaste aree poste a distanze maggiori, come il sito dell’ex-Panificio Militare, i gestori dell’Archivio non pongono nessun veto; stesso dicasi per la ExManifattura Tabacchi alle Cascine. Trovano invece amena ma poco percorribile la soluzione della Ex-Scuola di Sanità Militare di Costa San Giorgio. Ciò che per loro ha assoluta importanza è la possibilità concreta di discutere una nuova e adeguata proposta di localizzazione. Pongono l’esempio dell’Archivio di Stato di Lucca, al quale il Comune ha reso in uso i locali degli ex-macelli; restaurati e finanziati dallo Stato, hanno costituito per l’Archivio una necessaria ed opportuna soluzione. La Dott.ssa Manno Tolu sottolinea che di fronte ad una proposta concreta lo Stato non potrà che assumere una posizione responsabile. Contributo collegato alle soprascritte richieste è contenuto nella redazione finale dell’ideaprogetto “La Città degli Studi” prodotta in occasione della redazione di “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 48. Allegati: - SCHEDA TECNICA DEI DATI FORNITI pag. 33 - Allegato 6 Scheda Tecnica Archivio di Stato di Firenze Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze Piazza de’Cavalleggeri, 1 – FI – 055.241151 - 055.249191 www.bncf.firenze.sbn.it Referente: Dott.ssa A.I.Fontana altre sedi: * Laboratorio di restauro - P.zza Sant’Ambrogio,1 – FI tel.055.245539 * Emeroteca Forte Belvedere - Via San Leonardo,5 – FI tel. 055.2345877 Incontro Dott.ssa Fontana Spazi Conservativi: la Dott.ssa Fontana è disponibile a predisporre in accordo con l’amministrazione locale fiorentina un’ipotesi di soluzione alla questione della dotazione di spazi supplementari necessari alla gestione dei fondi librari attualmente conservati presso la sede unica della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Secondo la Dott.ssa Fontana l’interesse e l’attenzione di molti paesi europei per le grandi biblioteche pubbliche nazionali, ed i patrimoni in esse conservati, è concretamente dimostrato dai fatti, individuabili nella gestione oculata ed attenta delle proprie sedi che provvedono opportune predisposizioni di ambienti per ampliamenti futuri, o riordini distributivi determinati dall’acquisizione di nuove tecnologie informatiche. La Biblioteca Nazionale di Firenze possiede un patrimonio bibliografico quantificabile, in metri lineari, in circa 110 km; la crescita annua raggiunge i 2 Km, traducibili in superfici di circa 400 mq. La Biblioteca ha provveduto alla razionalizzazione distributiva degli ambienti destinati a deposito utilizzando sistemi d’archiviazione che riducono notevolmente gli spazi utilizzati; la riduzione ottenuta con l’uso di scaffalature Compact ha prodotto una contrazione del materiale librario di circa 17 km, che evidentemente solleva dal soffocamento la struttura ma non risolve problemi d’ordine strutturale. L’impianto della Biblioteca Nazionale di Firenze venne progettato dall’architetto Bazzani pag. 34 - Allegato 6 negli anni ’10 del Novecento e dimensionato secondo le esigenze del tempo. Gli ampliamenti che progressivamente sono stati attuati tramite riordinamenti di strutture e nuove acquisizioni hanno risolto le necessità via via occorrenti e permesso di raggiungere l’estensione odierna. E tuttavia, ad oggi la Biblioteca non dispone né di spazi sufficienti, né d’adeguate attrezzature. La Dott.ssa Fontana afferma con rassegnazione che la struttura non è oggi in grado di poter continuare il servizio pubblico per gravi motivi di spazio, poiché essi determinano una condizione d’incertezza nei confronti dello stato di sicurezza dell’immobile che porta con sé l’assenza di sicurezza per i suoi fruitori. Lo staff tecnico della biblioteca è impossibilitato ad eseguire la richiesta di adeguamento alle norme antincendio perché le aree destinate a depositi e costipate dal materiale librario non permettono una corretta dislocazione degli arredi tecnici e delle attrezzature, causando una scorretta sistemazione distributiva. Costretta a ricorrere a soluzioni d’emergenza, la Dott.ssa Fontana sta cercando di locare un magazzino posto in località Reggello, al fine di sollevare la sede dallo stato di precarietà in cui versa attualmente. La sede-deposito di Reggello non costituisce evidentemente soluzione significativa del problema. L’edificio ospita quotidianamente circa 1000 utenti. Il numero elevato di fruitori provoca difficoltà di gestione e funzionalità, oltre al congestionamento degli ambienti. Sono insufficienti ad una corretta utilizzazione sia gli spazi qualificati – sale lettura, sale lettura riservate, distribuzione, vani disimpegno e servizi – sia gli spazi deposito-magazzini, che procedono verso condizioni ancor più aggravate, come sopra affermato. La sede distaccata del Forte Belvedere, che ospita l’emeroteca, svolge attualmente soprattutto funzione di deposito provvisorio, anche per via dei suoi ampi spazi. E’ collocata in posizione ritenuta non facilmente raggiungibile, non è predisposta all’accoglienza di fruitori esterni per motivi di sicurezza ed è inoltre priva d’allestimenti idonei alla consultazione del materiale conservato. Il Laboratorio di Restauro a S.Ambrogio svolge anch’esso funzione conservativa-deposito oltre quella prevista di lavorazione di materiale deteriorato. I motivi della preferenza derivano dalla possibilità di acquisire l’immobile in prossimità e costituire così un naturale travaso verso ambienti facilmente collegabili con la sede storica. La soluzione delineata risolverebbe il problema per i prossimi vent’anni. Sebbene la restituzione in formato digitale del materiale bibliografico sia ad oggi una via auspicabile e già intrapresa, essa mantiene intatta e nella piena consistenza l’esigenza della conservazione cartacea, quindi di spazi ad essa dedicati. Con questo, la Dott.ssa sottolinea che ognuno degli immobili vicini alla Biblioteca ed in possesso oggi all’Amministrazione militare – ad esempio la Caserma Baldissera - costituirebbero altrettanta soluzione. Tuttavia, in previsione della dismissione di vaste aree poste a distanze maggiori, come il sito dell’Ex-Panificio Militare o della Ex-Manifattura Tabacchi alle Cascine, la direttrice della Biblioteca non esclude a priori nessuna delle possibilità che le verranno offerte. La richiesta di spazi per ampliamento è quantificabile in 20.000/25.000 mq; una risoluzione così ampia avrebbe una durata di circa 30 anni. Per la Dott.ssa Fontana ha assoluta preminenza la necessità di affrontare fattivamente e risolvere la questione depositi della Biblioteca; che peraltro riguarda da vicino anche altre istituzioni consorelle come la Biblioteca Marucelliana e la Biblioteca Comunale Centrale. Contributo collegato alle soprascritte richieste è contenuto nella redazione finale dell’ideaprogetto “La Città degli Studi” prodotta in occasione della redazione di “Firenze 2010 Piano Strategico dell’Area Metropolitana Fiorentina”, Palazzo Vecchio, Firenze 2003, p. 48. La promiscuità delle funzioni, non idonea né desiderabile, e l’endemica mancanza di strutture adeguate alle esigenze odierne dichiarano tutta l’emergenza cui l’Istituzione è sottoposta, determinata in divenire dalla predominanza di spazi a destinazione deposito collocati in ogni dove, e privata delle funzioni fondamentali di conservazione appropriata, accoglienza, e servizi all’utenza. Sull’importanza della Biblioteca in territorio nazionale non occorre soffermarsi; sulla possibilità che la città di Firenze, nella fattispecie l’amministrazione locale fiorentina, si soffermi e consideri in modo opportuno la questione partecipando alla ricerca di soluzioni possibili è per così dire auspicabile, secondo la Dott.ssa Fontana, soprattutto nell’occasione della redazione del nuovo Piano Strutturale. Localizzazione: il sito caldeggiato dalla Direttrice della Biblioteca Nazionale Centrale è costituito dagli spazi di cui è prevista la futura dismissione dell’ex-Caserma Curtatone di via Tripoli, adiacente alla sede storica della Biblioteca. pag. 35 - Allegato 6 Scheda Tecnica Biblioteca Nazionale Centrale Firenze pag. 36 - Allegato 6 Riepilogo Tabella sinottica dati - aree utilizzate/aree richieste/funzioni pag. 37 - Allegato 6 pag. 38 - Allegato 6 Elenco Generale delle Istituzioni Culturali e Museali Fiorentine. (Per la “Carta Topografica della Cultura”) Salone delle Bandiere 10. Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze - Sezione di Botanica Via G. La Pira, 4 11. Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Antropologia ed Etnologia Via del Proconsolo, 12 -Luglio 2003» MUSEI 1. Centro di documentazione per la storia dell'assistenza e della sanità fiorentina Borgognissanti, 20 2. Fondazione Scienza e Tecnica Via G. Giusti, 27 3. Istituto Agronomico per l'Oltremare Via A. Cocchi, 4 4. Istituto e Museo di Storia della Scienza Piazza dei Giudici, 1 5. Istituto Geografico Militare Via C. Battisti, 10 6. Istituto Tecnico Industriale - Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato "Leonardo da Vinci" Via del Terzolle, 91 12. Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Geologia e Paleontologia Via G. La Pira, 4 13. Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Mineralogia e Litologia Via G. La Pira, 4 14. Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Zoologia "La Specola" Via Romana, 17 15. Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione Orto Botanico "Giardino dei Semplici" Via P.A. Micheli, 3 16. Museo Fiorentino di Preistoria "Paolo Graziosi" Via S. Egidio, 21 17. Osservatorio Ximeniano Piazza San Lorenzo, 1 18. Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano Via della Ninna, 5 7. Museo della Matematica Viale Morgagni, 67/A 19. Galleria dell’Accademia Via Ricasoli,60 8. Museo dell'Opificio delle Pietre Dure Via degli Alfani, 78 20. Cappelle Medicee Piazza Madonna degli Aldobrandini,6 9. Opificio delle Pietre Dure Via degli Alfani, 78 21. Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore Piazza del Duomo,9 Sede Fortezza da Basso – Viale Strozzi, 1 – Firenze Sede Palazzo Vecchio – Laboratorio di Restauro Arazzi – 22. Palazzo Pitti – Appartamenti Monumentali – Galleria Palatina – Galleria del Costume - pag. 39 - Allegato 6 *Galleria d’Arte Moderna –Museo degli Argenti – Museo delle Porcellane – Giardino di Boboli Piazza Pitti 23. Museo di Palazzo Vecchio – Quartieri Monumentali – Sala d’Arme Piazza della Signoria 1 24. Museo dei Ragazzi Piazza della Signoria 25. Galleria dell’Istituto degli Innocenti Piazza della SS.Annunziata, 12 26. *Museo Marino Marini Piazza S. Pancrazio, 1 27. Museo di S. Marco Piazza S. Marco,9 28. Museo di Palazzo Davanzati o Museo dell'Antica Casa Fiorentina Via Porta Rossa,13 29. Museo della Fondazione H.P.Horne Via dei Benci,6 30. Museo di Palazzo Medici Riccardi Via Cavour, 3 31. Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte Piazza S.Stefano al Ponte, 5 32. Museo Bardini Piazza dei Mozzi,1 33. Museo Firenze Com'Era Via dell’Oriolo,24 34. Galleria Rinaldo Carnielo Piazza Savonarola, 3 35. Museo Archeologico Via della Colonna,38 36. Museo Stibbert pag. 40 - Allegato 6 Via Stibbert,26 37. Museo Nazionale del Bargello Via del Proconsolo, 4 38. Casa e Museo di Dante Via S. Margherita,1 39. Museo Casa Siviero Lungarno Serristori,3 40. Collezione della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi Via Benedetto Fortini, 30 41. Fondazione Romano nel Cenacolo di Santo Spirito Piazza Santo Spirito,29 42. Museo degli Strumenti Musicali Antichi Piazza Belle Arti,2 43. Museo del Bigallo Piazza San Giovanni,1 44. Museo della Casa Buonarroti Via Ghibellina,70 45. Museo dell’Opera di Santa Croce Piazza Santa Croce,16 46. Museo di Santa Maria del Carmine e Cappella Brancacci Piazza del Carmine,14 47. Museo e Chiostri Monumentali di Santa Maria Novella Piazza Santa Maria Novella,18 48. Museo del Calcio Viale Aldo Palazzeschi, 20 49. Museo delle Berline (o delle Carrozze) - Palazzo Pitti Rondò Meridionale Piazza Pitti 50. Museo della Certosa Buca di certosa, 2 51. Museo di Arte e Storia Ebraica Via L.C Farini, 4/6 52. Museo di Orsanmichele Via Arte della Lana, 1 - Basilica di Santa Croce - Piazza Santa Croce - Basilica di Santo Spirito - Piazza Santo Spirito - Badia Fiorentina - Via del Proconsolo » MONUMENTI - Cenacolo del Ghirlandaio - Borgo Ognissanti,42 - Cenacolo di Santa Apollonia - Via XXVII Aprile,1 - Cenacolo di Andrea del Sarto o di S. Salvi - Via Andrea del Sarto,16 - Cenacolo del Fuligno - Via Faenza,42 - Chiostro dello Scalzo - Via Cavour, 69 - Firenze – cod. - Sinagoga e Museo del Tempio Israelitico - Via Farini,4 - Crocifissione del Perugino - Borgo Pinti,58 - Forte Belvedere - Costa S. Giorgio - Fortezza da Basso + Arsenale Viale Strozzi,1 - Campanile di Giotto Piazza Duomo - Basilica della Santissima Annunziata - P.zza Santissima Annunziata - Basilica di San Lorenzo - Piazza San Lorenzo - Basilica di Santa Maria del Carmine - Piazza del Carmine - Basilica di Santa Maria Novella - Piazza Santa Maria Novella - Chiesa di San Firenze - Piazza San Firenze - Chiesa di Santa Trinita - Piazza Santa Trinita - Chiesa di Santa Maria Maggiore - Vicolo Santa Maria Maggiore, 1 - Chiesa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi - Borgo Pinti - Cattedrale di Santa Maria del Fiore - Piazza del Duomo - Cripta di Santa Reparata - Cattedrale di Santa Maria del Fiore - Cupola del Brunelleschi - Piazza del Duomo - Chiesa di San Miniato al Monte - Via Monte alle Croci - Chiesa di San Salvatore al Monte - Via di San Salvatore al Monte alle Croci pag. 41 - Allegato 6 - Battistero - Piazza San Giovanni - Biblioteca Riccardiana - Via Ginori, 10 - Villa Medicea di Castello – Accademia della Crusca - Giardino - Via Castello,47 - Accademia della Crusca - Via di Castello, 46 – villa medicea - Villa Medicea La Petraia - Giardino - Via della Petraia,40 » ISTITUZIONI CULTURALI - Gabinetto Disegni e Stampe Uffizi - Piazzale degli Uffizi,6 - Gabinetto Scientifico Letterario G.P.Vieusseux - Palazzo Strozzi - Archivio Contemporaneo “A.Bonsanti” - Palazzo Corsini Suarez – Via Maggio, 42 - Archivio dell’Opera del Duomo - Via della Canonica,1 - Archivio Storico del Comune di Firenze - Via dell’Oriuolo, 33 - Archivio di Stato - Viale Giovine Italia, 6 - Sede-Deposito di Sesto Fiorentino - Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze - Piazza de’ Cavalleggeri, 1 - Laboratorio di Restauro – - P.zza Sant’Ambrogio, 1 - Emeroteca Forte Belvedere – Via San Leonardo, 5 - Biblioteca Marucelliana - Via Cavour, 43 - Biblioteca Medicea Laurenziana - Piazza San Lorenzo, 9 pag. 42 - Allegato 6 - Accademia delle Arti del Disegno - Sala delle Esposizioni – Via Ricasoli, 68 - Sede – Via Orsanmichele, 4 - Segreteria – Via Ricasoli, 66 - *Archivio per l’Arte Italiana del Novecento - Via Giuseppe Giusti, 44 - *Archivio Vinicio Berti - Via Panicale, 9 - *Artists Archives - Via Puccinotti, 10 - *Il Moro – Archivio Firenze Ricerca - Via del Bersaglio, 9 - *Archivio Giovani Artisti - Via Ghibellina, 30 - Biblioteca Comunale Centrale - Via Sant’Egidio, 21 - Biblioteca Argingrosso - Via Santa Maria a Cintoia, 1/19 - Biblioteca Filippo Buonarroti - Viale Guidoni, 188 - Biblioteca di Palagio di Parte Guelfa - Piazzetta di Parte Guelfa - Biblioteca e Archivio Storico del Risorgimento - Via Sant’Egidio, 21 - Biblioteca dei Ragazzi - Santa Croce - Via Tripoli, 34 - Biblioteca Pietro Thouar - Via Mazzetta, 10 - Biblioteca di Via delle Carra - Via delle Carra, 2 - Biblioteca Libero Beghi – Villa Arrivabene - Piazza Leon Battista Alberti, 1 - Biblioteca Fioretta Mazzei - Via dell’Arcolaio, 2/a - Biblioteca Dino Pieraccioni - Via Nicolodi, 2 - Biblioteca di Villa Bandini - Via di Ripoli, 118 - Biblioteca Isolotto – Luciano Gori - Viale dei Pini, 54 - Biblioteca del Giardino dell’Orticoltura - Via Vittorio Emanuele II, 4 - Accademia dei Georgofili - Logge degli Uffizi Corti - Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” - Via Sant’Egidio, 23 - *Istituto Germanico di Storia dell’Arte - Kunsthistorisches Institut in Florenz - Via Giuseppe Giusti, 44 - *Istituto Francese - Piazza Ognissanti, 2 - *Istituto Universitario Olandese di Storia dell’arte - Viale Torricelli, 5 - Istituto Universitario Europeo - Villa Il Poggiolo – Archivi Storici Comunitari - Piazza Edison, 11 – Firenze – cod. - Villa Schifanoia - Via Boccaccio, 121 - Istituto Papirologico G.Vitelli - Borgo Albizi, 12-14 - Biblioteca Istituto ITI-IPIA – “Leonardo da Vinci” - Via del Terzolle, 91 - Istituto Nazionale di Alta Matematica - Francesco Severi - Via Santa Marta, 13/a - Biblioteca della Giunta Regionale Toscana - Via di Novoli, 26 - *Associazione culturale Blue Klein - Via Puccinotti, 19 - Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino - Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico Per le province di Firenze, Pistoia, Prato - Palazzo Pitti - Piazza Pitti, 1 - *Centro Studi Giovanni Klaus Koenig - Via San Niccolò, 93 - Soprintendenza Archeologica per la Toscana - Via della Pergola, 65 - Sede del Centro di Restauro – Largo del Boschetto,3 – Firenze - Sede Deposito e Museo c/o Villa Corsini di Castello – - Via della Petraia, 38 – Firenze - *Gadarte - Via Sant’Egidio, 27/r - *Cooperativa Emilarte - Via Vittorio Emanuele II, 126 - *Gruppo Donatello - Via degli Artisti, 2/r pag. 43 - Allegato 6 - Associazione Italia – Russia - Via Santo Spirito, 41 - N.I.C.E. New Italian Cinema Events - Via Santo Spirito, 41 - Associazione Culturale Nazionale “Sandro Pertini” - Via Ricasoli, 41 - Istituto Storico della Resistenza in Toscana - Via Cavour, 1 - Biblioteca Teatrale Alfonso Spadoni - Via della Pergola, 12/32 - *Fondazione Studio Marangoni - Via San Zanobi, 41/r - Biblioteca della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale - Via Cosimo il Vecchio, 26 - *Fondazione Targetti Art Light Collection - Via Pratese, 164 - Centro di Documentazione Manitese Firenze - Via Aretina, 230/b - Firenze – cod. - Centro Fiorentino di Storia e Filosofia della Scienza - Via G.P.Orsini, 44 - Centro Studi e Documentazione Assi Giglio Rosso - Viale Michelangelo, 64 - Centro Studi Politici Sociali Archivio Storico il Sessantotto - Via G.P.Orsini, 44 - Cooperativa delle Donne - Via Fiesolana, 2/b - Fondazione di Studi Storici “Filippo Turati” - Via Ricasoli, 49 - Forum per i Problemi della Pace e della Guerra - Via G.P.Orsini, 44 - Italia Nostra Sezione di Firenze - Via G.P.Orsini, 44 - Istituto Gramsci Toscano - Via G.P.Orsini, 44 - Movimento Federalista Europeo – Centro Fiorentino di Studi Internazionali Alexander Hamilton - Via Santo Spirito, 41 pag. 44 - Allegato 6 » GALLERIE PRIVATE - *Showroom ed Archivi F.lli Alinari - Largo Alinari, 15 - *Centro d'Arte Spazio Tempo Piazza Peruzzi, 15/r - *Corso Tintori Arte Corso dei Tintori, 43/r - *Galleria Aurelio Stefanini Studio d'Arte Via Cavour, 31 - *Galleria Gruppo Donatello Via degli Artisti, 2r - *Galleria Il Ponte Via di mezzo,42b - *Galleria La Corte Arte Contemporanea Via de' Coverelli, 27r - Gallerie Il Magnifico Via dell’Acqua, 6/r - Galleria d’Arte Cavour - Via Cavour, 148/a - Galleria d’Arte Faustini - Borgo Ognissanti, 21/23r - Galleria d’Arte Spagna - Via Ghibellina, 97/r - Galleria d’Arte Spinetti - Chiasso Armagnati, 2 - Galleria Parronchi - Via de’ Fossi, 18/r - *Galleria Paviglianiti - Il Prato, 66/r - *Dadart Virtual Gallery - Borgo Albizi, 37/r - *Galleria De’ Benci - Via de’ Benci, 30/r - *Galleria Santo Ficara - Via Ghibellina, 164/r - *Foyer degli Artisti - Borgo Albizi, 23 - *Ken’s Art Gallery - Via Lambertesca, 15-17/r - *Galleria d’Arte Ponte Vecchio - Borgo San Jacopo, 18/r - *Il Bisonte Via San Niccoló, 24/28r - Museo Salvatore Ferragamo - Palazzo Spini Feroni P.zza S.Trinita, 5/r - *Officine Tornabuoni Via de' Tornabuoni, 5 - *Galleria Tornabuoni Arte - Lungarno Cellini, 13 - *Sergio Tossi Arte Contemporanea Via Pindemonte, 63 - Studio Indiano P.za Santo Spirito, 22 - *Arte e Personae - Via del Presto di San Martino, 31/a - *Biagiotti Arte Contemporanea - Via delle Belle Donne, 39/r - *Galleria Spazio Toast Biagiotti - Via del Moro, 18/r - *Galleria Mentana - Piazza mentana, 2/3 - *Galleria Pananti Arte Contemporanea - Via Maggio, 15 - *Galleria D’Arte Centro Storico - Via Pietrapiana, 20 - *Pitti Immagine Discovery - Via Faenza, 111 - *Galleria Poggiali e Forconi - Via della Scala, 35/a - *Salone Villa Romana - Via Senese, 36/a - *S.T.A. Project - Via Senese, 36/a - *Galleria Daniele Ugolini - Via XXVII Aprile, 49/r - *Galleria Alessandro Bagnai - Via maggio, 58/r - Firenze – cod. pag. 45 - Allegato 6 - *Galleria Base - Via San Niccolò, 18/r Note Storico-Bibliografiche delle principali Istituzioni Culturali e Museali Fiorentine - *Studio Art Centers International - Via Sant’Antonino, 11 * L’asterisco identifica i musei, monumenti, istituzioni e gallerie private che documentano diffusamente l’arte del novecento. I Musei Statali – Informazioni e Sedi * Galleria degli Uffizi Piazzale degli Uffizi 055.2388651/652 Orari d’apertura Feriale 8.15-18.50 Festivo 8.15-18.50 Giorni di chiusura: Lunedì. Inoltre i giorni: 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio - Aperture straordinarie: 2 giugno e dal 15 giugno al 15 settembre 2001 apertura nel giorno di sabato dalle ore 19.00 alle ore 22.00. 15 agosto 2001 apertura pomeridiana dalle ore 14.00 alle ore 20.00. Servizi aggiuntivi presenti: ristorante, caffetteria, guardaroba, book-shop, ufficio postale. Ingresso € 6.50 Ridotto € 3.25. Responsabili: Dr. ssa Anna Maria Petrioli Tofani (direttore), Arch. Antonio Godoli (direttore Dip. Architettura e Progettazione), Dr. Alessandro Cecchi (direttore Dip. Medio Evo e Primo Rinascimento), Dr. Antonio Natali (direttore Dip. Rinascimento, Manierismo e pittura del Seicento), Dr. Carlo Sisi (Dir. Dip. della pittura del Settecento e dell'Arte Contemporanea), Dr. ssa. Antonella Romualdi (Direttore Dip. Archeologia), Dr.ssa Giovanna Giusti (Ufficio Documentazione). Il palazzo in cui ha sede la Galleria, fu costruito alla metà del Cinquecento dall’architetto Giorgio Vasari (1511-1574) nel periodo in cui Cosimo I de’ Medici, granduca di Toscana, andava consolidando anche burocraticamente il suo recente dominio: in origine infatti esso era destinato a contenere gli “Uffici” delle magistrature (da qui il nome). Fin dalle origini però i Medici, grandi collezionisti e mecenati destinarono alcune stanze all’ultimo piano dell’edificio a contenere il pag. 46 - Allegato 6 meglio delle loro varie collezioni che due secoli più tardi, grazie alla generosità di Anna Maria Luisa, ultima della dinastia, diventarono bene pubblico e inalienabile. Il museo comprende attualmente le sale al terzo piano dell’edificio, nelle quali sono distribuiti in ordine cronologico dipinti dal secolo XIII al XVIII, con particolare rappresentatività di opere del Rinascimento italiano che costituiscono il nucleo più prezioso e conosciuto degli Uffizi, ma non mancano importanti sezioni di pittura straniera (tedesca, fiamminga, olandese, francese). Oltre ai dipinti, il museo espone nei tre Corridoi dai soffitti affrescati a grottesche nei secoli XVI-XVIII, un’importante collezione di sculture di epoca romana (ritratti, imperatori, divinità). ghe e complesse trattative con gli eredi e rappresenta indubbiamente il più rilevante incremento delle raccolte degli Uffizi: ne fanno parte opere attribuite a Cimabue e a Duccio, oltre a grandi tavole del Sassetta e di Giovanni del Biondo, un affresco di Andrea del Castagno e un superbo gruppo di dipinti di scuola veneta (di Veronese, Giambellino, Tintoretto, Cima da Conegliano). Fra le sculture, merita una citazione particolare il San Lorenzo, opera giovanile di Gian Lorenzo Bernini. * Palazzo Pitti – Appartamenti Reali Al piano terreno sono visibili i resti dell’antica chiesa romanica di San Piero Scheraggio, distrutta parzialmente dal Vasari al momento della costruzione degli Uffizi; mentre al secondo piano è ubicato il Gabinetto Disegni e Stampe, che comprende una delle più importanti raccolte del mondo, iniziata anch’essa da un Medici, il cardinale Leopoldo, nel secolo XVII.Il museo comprende attualmente le sale al terzo piano dell’edificio, nelle quali sono distribuiti in ordine cronologico dipinti dal secolo XIII al XVIII, con particolare rappresentatività di opere del Rinascimento italiano che costituiscono il nucleo più prezioso e conosciuto degli Uffizi, ma non mancano importanti sezioni di pittura straniera (tedesca, fiamminga, olandese, francese). Palazzo Pitti Piazza Pitti 055.2388614 Orari d’apertura Martedì-Domenica 8.15-18.50 Pasqua e Pasquetta ore 8.15 - 22.00 Giorni di chiusura: tutti i lunedì; 25 dicembre; 1 gennaio; 1 maggio. Servizi aggiuntivi presenti: bar , book-shop, guardaroba sono diponibili Audioguide per il percorso della Galleria Palatina. Oltre ai dipinti, il museo espone nei tre Corridoi dai soffitti affrescati a grottesche nei secoli XVI-XVIII, un’importante collezione di sculture di epoca romana (ritratti, imperatori, divinità). Al piano terreno sono visibili i resti dell’antica chiesa romanica di San Piero Scheraggio, distrutta parzialmente dal Vasari al momento della costruzione degli Uffizi; mentre al secondo piano è ubicato il Gabinetto Disegni e Stampe, che comprende una delle più importanti raccolte del mondo, iniziata anch’essa da un Medici, il cardinale Leopoldo, nel secolo XVII.Il lato est del piano terreno verrà invece dedicato all’accoglienza dei visitatori e al bookshop, con ambienti che permetteranno un approccio più confortevole e ordinato del grande pubblico che affluisce agli Uffizi in tutte le stagioni. La visita alla Galleria potrebbe proseguire idealmente in un’altra sezione: vale a dire nel famoso Corridoio Vasariano, costruito appunto dal Vasari nel 1565, che da un lato unisce gli Uffizi a Palazzo Vecchio e dall’altro, attraversando l’Arno sopra il Ponte Vecchio, con Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli. Recentemente restaurato dopo l’attentato, il corridoio ospita oltre settecento opere tra le quali la maggior parte della famosa raccolta di Autoritratti (da Andrea del Sarto a Marc Chagall). Le visite in questo settore possono avvenire solo per gruppi e su prenotazione. Alla fine del 1998 è stata trasferita presso la Galleria, con accesso temporaneo da Via Lambertesca, la Donazione Contini Bonacossi, ospitata dal 1974 presso la Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti per mancanza di spazio. Essa comprende trentacinque dipinti, dodici sculture, undici grandi stemmi robbiani, oltre a un nucleo considerevole di mobili antichi e maioliche, che facevano parte della prestigiosa collezione, una delle più importanti realizzate in Italia in questo secolo, di Alessandro Contini Bonacossi. Il nucleo è passato di proprietà statale dopo lun- Ingresso € 6.50 Ridotto € 3.25 Responsabili: Dr. ssa Serena Padovani (direttore), Dr. ssa Fausta Navarro, Dr. Stefano Casciu. Gli Appartamenti Reali occupano la metà destra del piano nobile di Palazzo Pitti e sono un’importante testimonianza della vita della reggia nel corso di tre successivi periodi storici. Al primo periodo (metà sec. XVI-fine sec. XVII), caratterizzato dal fasto della corte medicea, appartengono le stanze di facciata, che erano destinate al principe ereditario, mentre le sale corrispondenti alla parte laterale erano occupate dalla sua consorte. Attualmente mantengono l’impianto che era stato loro dato dal Gran Principe Ferdinando dei Medici che vi abitò fino all’anno della morte (1713). Vi figurano ancora pochi ma preziosi arredi del periodo mediceo, tra cui l’importante stipo in ebano e pietre dure appartenuto alla granduchessa Vittoria della Rovere moglie di Ferdinando II (sec. XVII) e la cappella, un tempo alcova del Gran Principe Ferdinando; questa conserva intatto il suo aspetto tardo seicentesco, con la decorazione a stucchi e intagli dorati disegnati da G. Battista Foggini (1652-1725) e la Madonna di Carlo Dolci (1616-1686), con la sua preziosa cornice. Dopo l’estinzione della dinastia medicea (1734), gli Appartamenti passarono alla famiglia dei Lorena e subirono restauri e nuovi arredamenti per meglio adattarsi alle mutate esigenze del pag. 47 - Allegato 6 gusto. A questo periodo risalgono molti soffitti decorati a stucchi con motivi neo-classici e la splendida stanza ovale, detta Toilette della Regina, arredata con pannelli di seta chiara ricamati a mano su disegno di Ignazio Pellegrini e il soffitto decorato a stucchi colorati nel gusto Rococò tipico della seconda metà del XVIII secolo. All’epoca dell’Unità d’Italia e nel breve periodo di Firenze capitale (1866-70), gli Appartamenti furono abitati da Re Vittorio Emanuele II di Savoia; alcune sale furono completamente riarredate e tappezzate, come la sala del trono in damasco rosso che testimonia il gusto neobarocco della seconda metà dell’Ottocento. I tre differenti stili, corrispondenti ai tre diversi momenti storici, convivono sontuosamente in queste preziose sale che dal 1993 sono state riaperte dopo il restauro e il riordinamento in base all’Inventario di Palazzo Pitti del 1911, che ne documenta l’aspetto prima del passaggio degli Appartamenti al Demanio (1914). Oltre alle sale citate bisognerà ricordare almeno, tra quelle collocate lateralmente rispetto al primo nucleo, la Sala di Bona, affrescata da Bernardino Poccetti nel 1608, e la Sala Bianca, completamente decorata a stucchi da Grato Albertolli durante il periodo lorenese. Bibliografia * A.M. FRANCHINI CIARANFI, La Galleria Palatina, Pitti. Guida per il visitatore e catalogo delle opere esposte, Firenze, 1956 e 1964. * N. CIPRIANI, La Galleria Palatina nel Palazzo Pitti a Firenze. Repertorio illustrato di tutti i dipinti, le sculture, gli affreschi e gli arredi, Firenze, 1996. * M. CHIARINI, Palazzo Pitti. Guida alle collezioni e catalogo completo della Galleria Palatina, Firenze, 1988. * S. PADOVANI, Galleria Palatina, Firenze, 1990. * M. CHIARINI e S. PADOVANI ( a cura di ), Gli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti, Firenze, 1993. * Galleria d’Arte Moderna Palazzo Pitti Piazza Pitti 055.2388601/616 Orari d’apertura Feriale 8.15-13.50 Festivo 8.15-13.50 Giorni di chiusura: II, IV domenica del mese - I, III, V lunedì del mese; 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio. Servizi aggiuntivi presenti: guardaroba e bookshop in Palazzo Pitti. Ingresso € 5.00 pag. 48 - Allegato 6 Ridotto € 2,50 - cumulativo con il Museo del Costume. Responsabile: Dr. Carlo Sisi (direttore), Dr. Caterina Chiarelli La Galleria occupa fin dal 1924 il secondo piano del palazzo, estendendosi sia alle stanza di facciata adibite in epoca medicea a biblioteca palatina, che a quelle dei bracci laterali, ricordate anticamente come “quartiere della prole”. Fu costituita nel 1914, inizialmente come una sezione della Galleria dell’Accademia e gode di una condizione giuridica particolare dovuta a una convenzione tra lo Stato e il Comune di Firenze. Le trenta sale sono state recentemente riallestite seguendo un criterio di collocazione cronologico su un arco di tempo che va dal neoclassicismo dell’epoca di Pietro Leopoldo fino agli anni Venti. Le sale del secondo piano nobile sono state restaurate mantenendo le decorazioni, le tappezzerie e gli arredi del periodo lorenese. Il percorso inizia con opere sia neoclassiche, come il Giuramento dei Sassoni a Napoleone di Pietro Benvenuti, sia romantiche come la grandiosa Entrata di Carlo VIII di Giuseppe Bezzuoli o I due Foscari di Francesco Hayez. Sono presenti anche sculture importanti come la Calliope di Antonio Canova, la Psiche di Pietro Tenerani e il famoso Abele di Giovanni Duprè. Assai numerosi sono nel percorso del museo i dipinti di soggetto storico che documentano uno degli aspetti più significativi della cultura artistica della prima metà dell’Ottocento, come quelli dei Sabatelli, di Pollastrini, o di Stefano Ussi che esordisce proprio con La cacciata del duca d’Atene; ma il nucleo che meglio caratterizza la collezione è quello del gruppo toscano dei Macchiaioli che, alla metà del XIX secolo, dette l’avvio a un profondo rinnovamento del linguaggio pittorico che interessò poi tutta l’Italia. Si trovano qui opere importanti di Giovanni Fattori, come la Rotonda Palmieri, la Battaglia di Magenta, lo Staffato, e una ricca serie di paesaggi e di scene di vita maremmana (Mercato della Maremma, Bovi al carro, Il salto delle pecore). Molte opere di questa corrente pittorica appartenevano alla collezione di Diego Martelli che dei Macchiaioli fu critico e amico e che le destinò alla Galleria alla fine del secolo scorso. Ben rappresentati sono anche Silvestro Lega e Telemaco Signorini con vedute e scene di interni, mentre Giovanni Boldini è presente con una serie dei suoi rapidissimi ed eleganti ritratti. Tra le sculture di questa sezione, spiccano quelle di Adriano Cecioni, che con vivacità e straordinaria immediatezza traduce e sperimenta le ricerche tonali della pittura di macchia. Il Museo possiede, oltre alle già citate raccolte di arte di primo e secondo Ottocento, una cospicua collezione di opere del Novecento, destinata ad essere accolta nelle suggestive sale del cosiddetto “mezzanino degli occhi”. Bibliografia * S. PINTO, Cultura neoclassica e romantica nella Toscana Granducale. Collezioni lorenesi, acquisizioni posteriori, depositi, Firenze, 1972. * AA.VV., Il Romanticismo storico, catalogo della mostra, Firenze, Palazzo Pitti, 1973-1974. * AA.VV., Le collezioni del Novecento, 1915 - 1945, catalogo della mostra, Firenze, 1986- 1987. * AA.VV., Ottocento e Novecento. Acquisizioni 1974 - 1989, catalogo della mostra, Firenze, 1989. * S. CONDEMI, L'inaugurazione della Galleria d'Arte Moderna a Palazzo Pitti: dai nuclei collezionistici al loro assetto istituzionale in "Pasquale Poccianti e lo Scalone lorenese", catalogo della mostra, Firenze, 1994, pp. 8 - 13. * AA.VV., Guida breve alle sale ed alle collezioni in "Collezioni del Novecento intorno a Rosai", catalogo della mostra, Firenze, 1995, pp. 16 - 41. * Galleria Palatina Palazzo Pitti Piazza Pitti 055.2388614 Orari d’apertura Martedì-Domenica: 8.15-18.50 Pasqua e Pasquetta:8.15 - 22.00 Giorni di chiusura: tutti i lunedì; 25 dicembre; 1 gennaio; 1 maggio. Servizi aggiuntivi presenti: bar , book-shop, guardaroba sono diponibili Audioguide per il percorso della Galleria Palatina. Ingresso € 6.50 Ridotto € 3.25. Responsabile: Dr. ssa Serena Padovani (direttore), Dr. ssa Fausta Navarro, Dr. Stefano Casciu La Galleria detta “Palatina” per il fatto di essere situata nel “palazzo” della famiglia regnante, fu aperta al pubblico dai Lorena nel 1828 e conserva tutt’oggi il carattere di quadreria privata, con aspetti di fastosa concentrazione di opere d’arte accresciuti dalle importanti decorazioni degli ambienti e dalla sontuosità delle splendide cornici originali. L’esposizione, a differenza della maggior parte dei musei riordinati in epoca moderna, non segue un ordine cronologico o per scuole e rimanda direttamente alla ricchezza e al gusto personale dei grandi collezionisti che abitarono nel palazzo. Le sale che ospitano la Galleria, cui si accede attraverso lo scalone costruito dall’Ammannati, erano nel periodo mediceo gli appartamenti del granduca e le sue sale di udienza e sono in parte affrescate da Pietro da Cortona (1596-1669) con un imponente ciclo decorativo che allude attraverso esempi attinti dalla mitologia classica alla Vita a e all’educazione del Principe. Questo complesso di affreschi e stucchi, che rappresenta uno dei più significativi episodi del barocco a Firenze, è un degno coronamento alle importanti opere del secoli XVI e XVII che si trovano qui esposte. Uno dei nuclei più significativi della raccolta è costituito dalle opere di Tiziano e di Raffaello che pervennero ai Medici tramite l’eredità di Vittoria della Rovere, ultima discendente dei duchi di Urbino e sposa di Ferdinando II de’ Medici: fra quelle basti citare di Tiziano, il Ritratto di gentiluomo e la Maddalena, mentre di Raffaello si ricorda la Madonna del Granduca, la Madonna della Seggiola e il ritratto di Maddalena Doni. Nella Galleria è possibile inoltre rintracciare un’ampia panoramica della pittura europea del XVII secolo attraverso opere famosissime: basterà ricordare i dipinti di Rubens (I quattro filosofi, L’allegoria della guerra), il ritratto del Cardinal Bentivoglio di Van Dyck, i ritratti di Giusto Sustermans, che ci documentano le fisionomie della famiglia granducale, la Madonna col Bambino del Murillo, l’Amore dormiente del Caravaggio, e ancora i ritratti eseguiti da Frans Pourbus o Velazquez. Non mancano però opere di epoca precedente, tutte di importanza straordinaria, dovute al Bronzino, a Fra’ Bartolomeo, a Piero del Pollaiolo, a Filippo Lippi. Fra le sale del museo che rivestono esse stesse un carattere di grande importanza storicoartistica, si cita la Sala della Musica decorata e arredata in stile neo-classico, la Sala dei Putti, interamente dedicata alla pittura fiamminga e soprattutto la Sala della Stufa, capolavoro di Pietro da Cortona che la affrescò nel 1637 con le Quattro età dell’uomo, aprendo a Firenze su commissione dei Medici la grande stagione del barocco che nuovo impulso diede alla scuola pittorica fiorentina. Bibliografia * A.M. FRANCHINI CIARANFI, La Galleria Palatina, Pitti. Guida per il visitatore e catalogo delle opere esposte, Firenze, 1956 e 1964. * N. CIPRIANI, La Galleria Palatina nel Palazzo Pitti a Firenze. Repertorio illustrato di tutti i dipinti, le sculture, gli affreschi e gli arredi, Firenze, 1996. * M. CHIARINI, Palazzo Pitti. Guida alle collezioni e catalogo completo della Galleria Palatina, Firenze, 1988. * S. PADOVANI, Galleria Palatina, Firenze, 1990. * M. CHIARINI e S. PADOVANI ( a cura di ), Gli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti, Firenze, 1993. * Museo degli Argenti Palazzo Pitti Piazza Pitti 055.2388709 Orari d’apertura: Il Museo degli Argenti con il Museo delle Porcellane e il Giardino di Boboli, è visitabile con un unico biglietto cumulativo. I tre musei osservano stessi giorni e orari di apertura. Dal 1° novembre al 28 febbraio: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 16.30 Dal 1° Marzo al 31 marzo: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 17.30 Dal 1° aprile al 31 maggio: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 18.30 pag. 49 - Allegato 6 Dal 1° giugno al 30 settembre: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 19.30 Dal 1° ottobre al 31 ottobre: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 18.30 Giorni di chiusura: Primo e ultimo lunedì del mese, 25 dicembre, 1° gennaio e 1° maggio. Ingresso € 4.00, Ridotto € 2.00 Bibliografia * M. MOSCO - O. CASAZZA (a cura di), Opere in luce: Avori, Argenti, Pietre Dure, Nautili, Sculture, Smalti e Gioielli nel Museo degli Argenti, Sillabe, Livorno, 2002 * A.M. MASSINELLI - F. TUENA, Il Tesoro dei Medici, De Agostini Editore, Milano, 1992 * AA.VV., Tutti i musei di Palazzo Pitti, Bonechi Editore, Firenze, 1993-1994 Responsabile: Dr. ssa Marilena Mosco (direttore), Dr. ssa Ornella Casazza (vicedirettore) Nelle sale terrene di Palazzo Pitti, destinate in origine ad appartamento estivo del Granduca, e nel relativo mezzanino, ha sede dal 1861 il Museo degli Argenti, che raccoglie oggetti preziosi di natura diversa (gemme, cammei, pietre dure, avori, gioielli, argenti...) a documentare il fasto principesco e il gusto collezionistico delle dinastie che si sono succedute in Toscana, in particolare i Medici e i Lorena. Il nucleo della raccolta, di provenienza medicea, si trovava originariamente nel Palazzo Medici di via Larga (oggi via Cavour), dove già Cosimo il Vecchio aveva iniziato nel Quattrocento una vasta e non omogenea collezione di oggetti preziosi, continuata poi dal figlio Piero e dal nipote Lorenzo il Magnifico: uno dei complessi più importanti è infatti costituito dai vasi appartenuti a Lorenzo, pezzi di importanza unica dal punto di vista storico e artistico. Nel Cinquecento, col granduca Cosimo I, il potenziamento delle collezioni di famiglia entra a far parte della politica culturale medicea che, proteggendo gli artisti e commissionando direttamente preziosi manufatti, fece di Firenze uno dei centri europei più qualificati nella produzione delle cosiddette “arti minori”. Le botteghe granducali, potenziate dal secondo Granduca di Toscana Francesco, con sede nel palazzo degli Uffizi, furono organizzate in complesso autonomo e funzionale da Ferdinando I de’ Medici nel 1588: intagliatori di cristallo, di cammei, di pietre dure, orefici, argentieri, ecc. concorrevano con prodigi di abilità tecnica e di invenzione artistica alla produzione di oggetti che in parte costituiscono oggi le raccolte del museo. Molti di essi venivano invece inviati in dono ai sovrani e ai potenti d’Europa, con i quali i Medici avevano una fitta rete di relazioni. Esempio tra i più raffinati è il vaso di lapislazzulo montato in oro dall’orafo Bilivert su disegno di Bernardo Buontalenti, che documenta al meglio la preziosità del gusto manierista del Cinquecento; ma non sono da meno gli avori portati dalla Germania nel secolo XVII dal principe Mattias de’ Medici, e la grande collezione di cammei e di “galanterie ingioiellate” appartenuta ad Anna Maria Luisa, ultima erede della famiglia (inizi sec. XVIII), committente di preziosi gioielli in tutta Europa. Altrettanto preziosi sono gli oggetti portati a Firenze da Ferdinando III di Lorena al rientro dall’esilio dopo la breve parentesi napoleonica: si distinguono per antichità e bellezza di lavoro, i piatti d’oro, i boccali, i corni potori, le coppe di radica racchiuse in montature d’argento e di smalto. L’attuale allestimento del museo ha teso non solo ad evidenziare i diversi aspetti del collezionismo granducale, ma anche a sottolineare il valore autonomo degli ambienti di esposizione, che rappresentano da soli una particolare testimonianza della cultura artistica fiorentina: basti come esempio il grande salone affrescato da Giovanni da San Giovanni (1592-1636) e aiuti in occasione del matrimonio di Ferdinando II de’ Medici con Vittoria della Rovere (1634), le cui allegorie mitologiche esaltano con un linguaggio fastoso e insieme didascalico i molti aspetti della cultura e della politica medicee all’epoca di Lorenzo il Magnifico. pag. 50 - Allegato 6 * Museo delle Porcellane Palazzo Pitti Piazza Pitti 055.2388709 Per le informazioni circa gli orari d’apertura, l’accesso, le tariffe ed i servizi si veda il Museo degli Argenti, qui sopra. Il Museo delle Porcellane, una sezione particolare del Museo degli Argenti, ha sede dal 1973 nel Casino del Cavaliere, costruito nel secolo XVII sulla sommità del colle che domina il Giardino di Boboli come luogo di ritiro del granduca. La raccolta omogenea consiste principalmente delle porcellane da tavola usate dalle case regnanti che si sono succedute in Toscana (Medici, Lorena, Savoia), delle quali rispecchia fedelmente il gusto. Nelle sale, la raccolta è divisa cronologicamente per nazioni e per manifatture. Fra le porcellane italiane sono particolarmente ben rappresentate quelle della Manifattura di Doccia, della quale i granduchi si servivano in particolare per i grandi serviti di uso quotidiano, e quelle della Real Fabbrica di Napoli. Fra quelle straniere, oltre a quelle austriache di Vienna e tedesche di Meissen, sono documentate al meglio le Manifatture francesi di Vincennes e di Sèvres, portate a Palazzo Pitti dai Savoia e provenienti dalla reggia di Parma la cui duchessa, Luisa Elisabetta, era figlia di Luigi XV; ma in parte sono anche doni di Napoleone alla sorella Elisa Baciocchi, duchessa di Toscana dal 1809 al 1814. Fra i pezzi più antichi della collezione sono quelli appartenuti a Gian Gastone, ultimo granduca mediceo (1671/1737), squisiti prodotti di Meissen. Bibliografia * M. MOSCO - O. CASAZZA (a cura di), Opere in luce: Avori, Argenti, Pietre Dure, Nautili, Sculture, Smalti e Gioielli nel Museo degli Argenti, Sillabe, Livorno, 2002 * A.M. MASSINELLI - F. TUENA, Il Tesoro dei Medici, De Agostini Editore, Milano, 1992 * AA.VV., Tutti i musei di Palazzo Pitti, Bonechi Editore, Firenze, 1993-1994 * Galleria del Costume Palazzo Pitti Piazza Pitti 055.2388601/616 Per le informazioni circa gli orari d’apertura, l’accesso, le tariffe ed i servizi si veda il Galleria d’Arte Moderna, qui sopra. La Galleria del Costume ha sede nella Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti, edificio la cui costruzione fu intrapresa sotto il granduca Pietro Leopoldo nel 1776, completata nel 1840, e che fu scelto come dimora dalle dinastie che si sono succedute al governo della Toscana e dai Savoia fino al 1946. Gli ambienti lorenesi-sabaudi ospitano le esposizioni delle raccolte di costumi storici ed accessori, conservati negli annessi depositi. Cronologicamente tali raccolte si estendono dal XVIII secolo ai nostri giorni, ma il restauro degli abiti funebri del granduca Cosimo I de’ Medici, di Eleonora di Toledo e del figlio Don Garzia ha arricchito il museo di rarissimi esemplari del XVI secolo. Nelle sale, provviste di vetrine climatizzate, si effettuano selezioni biennali degli abiti, la cui finalità è presentare l’evoluzione della moda attraverso un percorso didattico, mentre alcuni ambienti fra cui la sala da ballo, sono riservati ad esposizioni temporanee. La rotazione, ovvero la sostituzione ogni due anni di tutti i costumi esposti, è dettata da esigenze di conservazione, ma anche dall’opportunità di mostrare il patrimonio conservato nei depositi, per la maggior parte provento di donazioni. Fa parte delle collezioni della Galleria del Costume anche un gruppo di circa novanta costumi teatrali della Sartoria Tirelli, donati, insieme ad un cospicuo numero di abiti storici, da Umberto Tirelli. Sempre all’interno della Palazzina della Meridiana e annesso alla Galleria, è un laboratorio di restauro tessile. Bibliografia * La Galleria del Costume 1, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1983, Centro Di, pp. 127. * La Galleria del Costume 3, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1987, Centro Di, pp. 93. * La Galleria del Costume Informa 1, La donazione Tornabuoni - Lineapiù - Moda italiana negli anni '50 e '60, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1987, Centro Di, pp. 93. * La Galleria del Costume Informa 2, Spose in Galleria. Abiti nunziali del Novecento, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1989, Centro Di, pp. 37. * La Galleria del Costume 4, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1990, Centro Di, pp. 103. * La Galleria del Costume Informa 3, Cerimonia a palazzo - Abiti di corte tra Ottocento e Novecento, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1990, Centro Di, pp. 36. * La Galleria del Costume Informa 4, Umberto Tirelli, un omaggio , a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1991, Centro Di, pp. 37. * Anni Venti. La nascita dell'abito moderno , a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1991, Centro Di, pp. 104. * La Galleria del Costume Informa 5, La donazione Emilio Pucci: colore e fantasia, a cura di Stefania Ricci, Firenze 1992, Centro Di, pp. 41. * La Galleria del Costume 5, a cura di Kirsten Aschengreen Piacenti, Firenze 1993, Centro Di, pp. 103. * AA.VV., Moda alla corte dei Medici, gli abiti restaurati di Cosimo, Eleonora e Don Garzia, Firenze 1993, Centro Di, pp. 107. * La Galleria del Costume 6, La veste del sonno. Letti e abiti da notte alla Galleria del Costume, , Firenze 1994, Centro Di, pp. 103. * Lucia Meoni, Un ricamo sardo istoriato a Palazzo Pitti, Firenze 1994, Centro Di, pieghevole. * La Galleria del Costume informa 7, La donazione Roberta di Camerino, L'illusione del trompe-l'oeil come realtà di uno stile universale, , Firenze 1995, Centro Di, pp. 37. * Il salotto alla moda. Nuove acquisizioni alla Galleria del Costume. Tre abiti siciliani del Settecento, a cura di Caterina Chiarelli, Livorno 1997, Sillabe, pp. 40. * Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Le collezioni. Costumi ed accessori dal XVIII al XX secolo, a cura di Caterina Chiarelli,Livorno 2000, Sillabe, pp. 47. * Galleria del Costume di Palazzo Pitti. Moda femminile tra le due guerre, a cura di Caterina Chiarelli,Livorno 2000, Sillabe, pp.119. * La donazione Flora Wiechmann Savioli, a cura di Caterina Chiarelli, Livorno 2000, Sillabe, (pieghevole). * Museo delle Carrozze Palazzo Pitti - Piazza Pitti 1 Firenze Il Museo, sistemato nel Rondò di destra di Palazzo Pitti, conserva una raccolta di carrozze del XVIII e XIX secolo, appartenute alle famiglie regnanti dei Lorena e dei Savoia. Chiuso a tempo indeterminato * Museo Nazionale Il Bargello Via del Proconsolo 4 Firenze Tel. 055 2388-606 Giorni e orario di apertura: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 13.50 (chiusura biglietteria ore 13.20); Giorni di chiusura: II, IV lunedì del mese - I, III, V domenica del mese; 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio. Servizio di prenotazioni: FIRENZE MUSEI, tel. 055 294883 - fax. 055/264406. Costo del biglietto: intero 4 euro, ridotto 2 euro. L'accesso al Museo è gratuito per i pag. 51 - Allegato 6 giovani di età inferiore ai 18 anni, per i gruppi di insegnanti e studenti (con elenco dei partecipanti redatto su carta intestata dell'istituto di appartenenza e con prenotazione obbligatoria con la FIRENZE MUSEI) e per gli anziani al di sopra dei 65 anni (ciò vale anche per i cittadini comunitari). Ingressi gratuiti per motivate ragioni di studio in storia dell'arte, possono essere concessi dal Soprintendente. L'accesso al Museo è gratuito per Insegnanti e Studenti con elenco dei partecipanti redatto su carta intestata dell'Istituto. Per quanto riguarda le visite guidate rivolgersi alla sezione Didattica della Soprintendenza (055/2388658) oppure a FIRENZE MUSEI (tel. 055/294883) Responsabili: Dr. Beatrice Paolozzi Strozzi (direttore), Dr. Maria Grazia Vaccari (vicedirettore). Il Museo Nazionale ha sede in uno dei palazzi pubblici più antichi di Firenze: la sua costruzione risale addirittura al 1255. Dapprima sede del Capitano del Popolo e successivamente del Podestà, divenne nel secolo XVI residenza del Bargello, o capo degli sbirri (dal quale prese il nome) e svolse la triste funzione di carcere per tutto il secolo XVIII. Tra le sue mura avvennero importanti episodi della storia cittadina: sedute del Consiglio dei Cento cui partecipò anche Dante Alighieri; assedi, incendi, esecuzioni, tra le quali la più nota è forse quella del Baroncelli, congiurato insieme ai Pazzi contro i Medici, alla quale assistette anche Leonardo da Vinci. Nel corso dei secoli XIV e XV una serie di interventi e aggiunte ne ha modificato l’impianto originale, conservando l’armonica severità dell’insieme, particolarmente apprezzabile nel bellissimo cortile, nel verone, nel grande salone al primo piano. La destinazione del complesso a Museo Nazionale si ebbe alla metà dell’Ottocento, a seguito della quale il palazzo ha finito per raccogliere opere di scultura rinascimentale di provenienza per lo più granducale e ricchissime sezioni di arti cosiddette "minori" gotiche e del Quattrocento. Nel grande salone trecentesco al primo piano troviamo esposte alcune opere di Donatello (1386-1466) tra le quali il giovanile David in marmo, il San Giorgio qui trasportato dalla sua nicchia di Orsammichele, il più maturo e ambiguo David in bronzo, l’Atys e il Marzocco, già sull’arengario di Palazzo Vecchio. Accanto a quelle del maestro, sono riunite le opere più delicate dei suoi scolari Desiderio da Settignano (1430 ca.-1464) e Antonio Rossellino (1427-1479 ca.). Accostate troviamo le due formelle che Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi presentarono al concorso del 1401 per la porta del Battistero fiorentino. Completano il panorama della sculura rinascimentale le terrecotte invetriate di Luca della Robbia (1400 ca.-1482) tra le quali occupano un posto a sé le tipiche Madonne col Bambino. Nel salone del piano terreno sono invece esposte le opere del Cinquecento toscano, in primis quattro capolavori di Michelangelo (1475-1564): il Bacco, il rilievo con la Madonna e il Bambino, il Bruto e il David-Apollo; seguono poi le opere di Andrea Sansovino (1460-1529), Jacopo Sansovino (1486-1570), Baccio Bandinelli (1488-1560), Bartolomeo Ammannati (15111592), Benvenuto Cellini (il modellino per il Perseo e le piccole sculture in bronzo trasportate qui dalla Loggia dell’Orcagna), fino al Giambologna (1529-1608) del quale si ammirano il Mercurio e, sul verone, gli animali in bronzo eseguiti per la grotta della villa medicea di Castello. Ma le collezioni del museo non si esauriscono qui: pregevolissime raccolte incrementate dalle collezioni Carrand, Ressman e Franchetti di arti decorative o "minori", sono distribuite in pag. 52 - Allegato 6 molte altre sale del Palazzo, al primo e al secondo piano. Dagli avori, che contano preziosi esemplari anche di epoca romana e bizantina, agli smalti medievali e di Limoges, alle oreficerie tedesche e francesi, ai gioielli rinascimentali, agli esemplari islamici ageminati in bronzo, alcuni di provenienza granducale, ai vetri veneziani, il museo espone i suoi tesori tra i quali troviamo pezzi assai rari anche di pittura su tavola e di scultura lignea. Particolare importanza rivestono anche la raccolta di maioliche e quella delle armi e dei bronzetti. Il secondo piano accoglie inoltre, in due sale, la sezione delle terrecotte invetriate di Andrea e Giovanni Della Robbia, il David bronzeo e la Dama del mazzolino di Verrocchio nell’omonima sala che ospita anche una serie di eccezionali busti di personaggi fiorentini, dovuti ai più importanti scultori del Quattrocento. Fra le sculture più importanti si ricorda anche il ritratto di Costanza Buonarelli di Gian Lorenzo Bernini. Non va dimenticato poi il ricchissimo medagliere mediceo. Bibliografia Cataloghi * J.G. POLLARD, Medaglie italiane del Rinascimento nel Museo Nazionale del Bargello Italian Renaissance Medals in the Museo Nazionale of Bargello, Firenze 1984-85 Opera bilingue ( italiano e inglese ) 3 volumi. I volume ( dal 1400 al 1530 ), 1984 II volume e III volume ( dal 1513 al 1640 ), 1985 * MUZZI, B. TOMASELLO, A. TORI, Sigilli ecclesiastici e civili dei secoli XIII- XVIII, Firenze 1988-90 I volume, Sigilli ecclesiastici, 1988 II volume 2 tomi, Sigilli privati, 1989 III volume, Sigilli di enti civili, 1990 * CAPITANIO - M. COLLARETA, Oreficeria sacra,Firenze 1990 * F. FUMI CAMBI GADO, Stemmi, Firenze 1993 * G. TODERI - F. VANNEL ( introduzione e ricerche inventariali di B. Paolozzi Strozzi), Placchette, Firenze 1996 Guide * P. BAROCCHI - G. GAETA BERTELA', Museo Nazionale del Bargello, Itinerario e Guida, Firenze, 1984. * B. TOMASELLO, Il Museo del Bargello, Firenze, 1991. * R. C. PIO, I Capolavori del Bargello, Guida al Museo, Firenze, 1992. * B. TOMASELLO, Museo Nazionale del Bargello, Firenze, 1993. Itinerari 1. G. GENTILINI, Andrea e Giovanni Della Robbia, Firenze 1983 2. A. CAPITANIO - M. COLLARETA, Oreficeria sacra italiana, Firenze 1987 3. B. PAOLOZZI STROZZI, Bronzetti, Firenze 1989 Mostre 1. G. GAETA BERTELÀ - G. DE LORENZI, Medaglie di Pisanello e della sua cerchia, Firenze 1983 2. B. PAOLOZZI STROZZI, Monete fiorentine dalla Repubblica ai Medici, Firenze 1984 3. D. TRENTO, Benvenuto Cellini: opere non esposte e documenti notarili, Firenze 1984 4. G. CURATOLA - M. SPALLANZANI, Mattonelle islamiche, esemplari d’epoca e loro fortuna nella Manifattura Cantagalli, Firenze 1985 5. P. BAROCCHI - G. GAETA BERTELÀ, Dal ritratto di Dante alla Mostra del Medio Evo, 1840-1865, Firenze 1985 6. Y. HACKENBROCH, Smalti e gioielli dal XV al XIX secolo, Firenze 1986 7. D. GALLO, Iacopo Sansovino. Il Bacco e la sua fortuna, Firenze 1986 8. M. SCALINI, Il Saracino del Bargello e gli spettacoli cavallereschi nella Toscana Granducale, Firenze 1987 9. G. GAETA BERTELÀ - B. PAOLOZZI STROZZI - M. SPALLANZANI, Acquisti e donazioni, 1970-1987, Firenze 1988 10. G. TODERI - F. VANNEL, Medaglie russe del Settecento da Pietro il Grande a Caterina II, Firenze 1988 11. P. BAROCCHI - G. GAETA BERTELÀ, I Carrand e il collezionismo francese, Firenze 1989 12. B. TOMASELLO, Sigilli ecclesiastici dalle collezioni Strozzi, Firenze 1989 13. P. MESSINA - V. SCHEIWILLER - introduzione di C. Bertelli, Francesco Messina, Firenze 1989 14. G. TODERI - F. VANNEL, Medaglie straniere dal XVI al XVIII secolo, Firenze 1990 15. G. TODERI - F. VANNEL, Medaglie italiane Barocche e Neoclassiche, Firenze 1990 16. A. ALINARI - M. SPALLANZANI, Maioliche al Bargello in ricordo di Terenzio Ducci, Firenze 1991 17. P. PERI, Bordi figurati del Rinascimento, Firenze 1990 18. A. M. MASSINELLI, Bronzetti e anticaglie dalla Guardaroba di Cosimo I, Firenze 1991 19. M. CARMIGNANI, I Ricami dal XIV al XVII secolo nella collezione Carrand, Firenze 1991 20. P. PERI, Tessuti al Bargello. Donazioni 1989-1991, Firenze 1991 21. L. DOLCINI - P. PERI, La casula di " San Marco Papa " . Sciamiti orientali alla corte carolingia, Firenze 1992 22. G. GAETA BERTELÀ - B. PAOLOZZI STROZZI - M. SPALLANZANI, Acquisti e donazioni, 1988-1992, Firenze 1993 23. P. PERI, Tessuti del Rinascimento nei repertori ornamentali, Firenze 1994 24. G. RASARIO, Restauro del gruppo equestre da San Cassiano di Controne, Firenze 1995 25. P. PERI, Tessuti copti del Bargello, Firenze 1996 26. Tessuti barocchi al Bargello in onore di Paola Barocchi (schede di P.Peri), Firenze 1997 27. A. ALINARI - M. SPALLANZANI, Maioliche al Bargello. Donazione Pillitteri, Firenze 1997 28. G. GAETA BERTELA' - B. PAOLOZZI STROZZI, Acquisti e donazioni, 1993-1997, Firenze 1998 29. R. FRANCOVICH, Maiolica arcaica toscana e " zaffera a rilievo " , Firenze 1989 *** * F. PAOLUCCI, Museo Nazionale del Bargello. Reperti Archeologici , Firenze 1994 * P. BAROCCHI, La scoperta di Dante nel Palazzo del Podestà: Dantismo letterario e figu- rativo; G. GAETA BERTELÀ, Il restauro del Palazzo del Podestà; * P. BAROCCHI - G. GAETA BERTELÀ, Ipotesi per un museo nel Palazzo del Podestà tra il 1858 e il 1865, in "Studi e ricerche di collezionismo e museografia. Firenze 1820-1920", Scuola Normale Superiore di Pisa, 2, Pisa 1985, pp. 151-378 * Cappelle Medicee Piazza Madonna degli Aldobrandini Firenze Via Madonna degli Aldobrandini, 6 Tel.055 2388-602 Giorni di chiusura: II, IV domenica; del mese - I, III, V lunedì del mese; 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio intero 4 euro, ridotto 2 euro. L'accesso al Museo è gratuito per i giovani di età inferiore ai 18 anni, per i gruppi di insegnanti e studenti (con elenco dei partecipanti redatto su carta intestata dell'istituto di appartenenza e con prenotazione obbligatoria con la FIRENZE MUSEI) e per gli anziani al di sopra dei 65 anni (ciò vale anche per i cittadini comunitari). Ingressi gratuiti per motivate ragioni di studio in storia dell'arte, possono essere concessi dal Soprintendente. Book-shop, guardaroba Responsabile: Dr. Licia Bertani, (direttore). Il complesso monumentale delle Cappelle medicee, che si è definito nel corso di circa due secoli, deve essere considerato in stretta relazione con la chiesa di S. Lorenzo: questa può dirsi la chiesa “ufficiale” dei Medici che la predilessero fin da quando risiedevano nel vicino palazzo di Via Larga (oggi Palazzo Medici-Riccardi, vedi) e che cominciarono ad esservi sepolti già nel Quattrocento (Giovanni di Bicci e sua moglie Piccarda ad esempio furono inumati nella Sacrestia Vecchia, progettata come la chiesa da Brunelleschi). Ma il progetto specifico di realizzarvi una grande tomba di famiglia prese avvio nel 1520, allorché Michelangelo intraprese la costruzione della Sacrestia Nuova su impulso del cardinale Giulio de’ Medici, il futuro papa Clemente VII, che intendeva erigere un monumento funebre ad alcuni membri illustri della famiglia: Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano, quindi a Lorenzo duca di Urbino e Giuliano duca di Nemours. Compiuta nel 1524 la parte architettonica, Michelangelo attese fino al 1533 alle sculture che dovevano ornare le pareti articolate intorno a sarcofaghi di struttura originalissima; ma di fatto egli portò a compimento solo le statue di Lorenzo duca di Urbino e di Giuliano di Nemours, oltre alle figure allegoriche del Giorno e della Notte, dell’Aurora e del Crepuscolo, e il gruppo della Madonna col Bambino fiancheggiato oggi dai Santi Cosma e Damiano (protettori dei Medici), eseguito rispettivamente dal Montorsoli e da Baccio da Montelupo, allievi entrambi del Buonarroti. pag. 53 - Allegato 6 L’insieme della forte e articolata struttura architettonica e delle possenti sculture michelangiolesche rimanda a una complessa simbologia, nella quale si allude alla Vita umana nel corso della quale il Pensiero e l’Azione interagiscono fino alla liberazione dell’anima dopo la morte, secondo una concezione filosofica particolarmente cara alla forte spiritualità dell’artista. Si ricorda che in un piccolo ambiente sotto l’abside sono stati rinvenuti molti schizzi di pugno di Michelangelo, eseguiti come allora spesso accadeva, direttamente sulla pareti e che possono essere messi in relazione con le statue e i fregi della Sacrestia. Cappella dei Principi Si tratta di un fastoso e magniloquente complesso sepolcrale, costruito fra il 1604 e il 1640 dall’architetto Matteo Nigetti su disegno di don Giovanni de’ Medici, un membro della famiglia che si interessava in modo tutt’altro che dilettantesco di architettura. Il Mausoleo doveva testimoniare con la sua grande cupola e il suo interno rutilante di marmi la grandezza della dinastia medicea, ormai insediata saldamente sul trono di Toscana: la sala ottagonale, destinata a raccogliere le spoglie dei granduchi, è infatti quasi completamente tappezzata di pietre dure e marmi, con i grandi sarcofagi completi di statue bronzee entro nicchie. I lavori di esecuzione degli intarsi di pietre dure, ai quali concorsero le raffinate botteghe granducali riunite nell’Opificio delle Pietre dure (vedi), si protrassero per secoli a causa sia della difficoltà di reperire i materiali preziosi sia degli altissimi costi. La cupola, ad esempio, in origine progettata con un rivestimento di lapislazzuli, rimase spoglia fino alla fine della dinastia medicea e fu affrescata nel 1828 da Pietro Benvenuti con scene dell’Antico e del Nuovo testamento per volere della nuova dinastia Lorenese. Bibliografia * S. CIAMPI, Descrizione della Gran Cappella delle Pietre Dure e della Sagrestia Vecchia eretta da Filippo di ser Brunellesco situate ambedue nell'Imp. Basilica di San Lorenzo (con introduzione di D. Moreni), Firenze 1813. * D. MORENI, Delle tre sontuose Cappelle Medicee situate nell'Imp. Basilica di San Lorenzo, Firenze 1813. * D. MORENI, Continuazione delle Memorie, Firenze 1816-1817. * M. MISSIRINI, Della Cappella de' Sepolcri Medicei in San Lorenzo di Firenze e della Cupola ivi dipinta dal Commendatore Pietro Benvenuti, Firenze 1836. * E. MARCHIONNI, Guida per il visitatore delle RR. Cappelle Medicee e R. Opificio delle Pietre Dure in Firenze, Firenze 1891. * M. MARANGONI, La Basilica di San Lorenzo in Firenze, Firenze 1922. * P. DAL POGGETTO, I Disegni murali di Michelangelo scoperti sotto la Sagrestia Nuova di San Lorenzo, Firenze 1978. * U. BALDINI, A. M. GIUSTI, A. P. PAMPALONI, La Cappella dei Principi e le Pietre Dure, Firenze 1979. * U. BADLINI, B. NARDINI, Il complesso monumentale di San Lorenzo: la Basilica, le Sagrestie, le Cappelle, la Biblioteca, Firenze 1984. * L. SEBREGONDI, I documenti e i tesori nascosti, Venezia 1993. * G. MOROLLI, P. RUSCHI, S. Lorenzo 393 - 1993. L'architettura, Firenze 1993. pag. 54 - Allegato 6 * L. BERTANI, E. NARDINOCCHI, I Tesori di San Lorenzo. 100 capolavori di oreficeria sacra, Perugia 1995. * L. BERTANI, Guida alle Cappelle Medicee, Firenze 1998 (in corso di stampa). * Galleria dell'Accademia Via Ricasoli 60 Firenze Via Ricasoli, 58-60 Tel.055 2388-609/612 Giorni e orario di apertura: Da martedì a domenica, dalle 8.15 alle 18.50 (chiusura biglietteria ore 18.20) Pasqua e Pasquetta ore 8.15 - 22.00 1° maggio ore 8.15 -20.00 Giorni di chiusura: Lunedì. Inoltre i giorni: 25 dicembre, 1 gennaio Servizio di prenotazioni: FIRENZE MUSEI; tel. 055 294883 - fax 055 264406 Costo del biglietto: intero 6,5 euro, ridotto 3,25 euro. Accessi gratuiti: L'accesso al Museo è gratuito per i giovani di età inferiore ai 18 anni, per i gruppi di insegnanti e studenti (con elenco dei partecipanti redatto su carta intestata dell'istituto di appartenenza e con prenotazione obbligatoria con la FIRENZE MUSEI) e per gli anziani al di sopra dei 65 anni (ciò vale anche per i cittadini comunitari). Ingressi gratuiti per motivate ragioni di studio in storia dell'arte, possono essere concesse dal Soprintendente. Responsabili: Dr. ssa Franca Falletti (direttore), Dr. Angelo Tartuferi (vicedir.). Il più illuminato dei principi lorenesi che governarono la Toscana per circa un secolo, il Granduca Pietro Leopoldo, decretò nel 1784 che fossero riunite in un’unica Accademia tutte le scuole di disegno esistenti a Firenze; stabilì inoltre che questa Accademia fosse dotata di una Galleria di dipinti antichi al fine di facilitarne la conoscenza e lo studio ai giovani allievi. La sede prescelta, che è la stessa attuale, fu l’antico edificio appartenente un tempo all’ospedale di San Matteo, cui si sono aggiunti col tempo diversi ambienti adiacenti. La consistenza e la composizione delle collezioni qui conservate sono alquanto variate nel tempo a causa di successivi accrescimenti dovuti all’ingresso di opere provenienti dai conventi soppressi, ma anche di impoverimenti causati da prestiti o restituzioni alle altre Gallerie fiorentine e specialmente agli Uffizi (vi fu esposta anche per qualche decennio la Primavera del Botticelli). Progressivamente la Galleria si è configurata come un museo di primaria importanza nel panorama museologico cittadino, grazie anche ad alcuni pezzi straordinari che vi sono conservati: citiamo tra gli altri la Pietà di Giovanni da Milano (sec. XIV); l’Annunciazione di Lorenzo Monaco (sec. XV); lo splendido frontale detto Cassone Adimari che reca dipinto un fastoso corteo nuziale (1450 ca); e la Madonna del Mare attribuita a Botticelli (1445-1510). È indubbio però che il museo è diventato meta privilegiata di moltissimi visitatori da quando nel 1873 vi fu trasferito, al centro di una tribuna appositamente costruita, il David di Michelangelo. Ragioni conservative ne consigliavano infatti il trasporto da Piazza Signoria, dove per circa quattro secoli aveva rappresentato la forza e la dignità della repubblica fiorentina. Ai primi del Novecento, gli furono poi accostate, in una successione imponente, altre opere del Buonarroti: il San Matteo e i quattro Prigioni eseguiti in origine per la tomba di Papa Giulio II a Roma, ma che erano stati collocati alla fine del Cinquecento nella grotta del Giardino di Boboli; e infine la Pietà di Palestrina (attribuzione ancora alquanto controversa). Responsabili: Dott.ssa Magnolia Scudieri (dirett.), Dott.ssa Giovanna Rosario (vicedirett.) Il complesso in cui ha sede il Museo (aperto al pubblico dal 1869) è l’antico convento dei domenicani restaurato e ingrandito nelle attuali dimensioni per volontà di Cosimo il Vecchio de’ Medici dall’architetto Michelozzo (1396-1472). Un riordinamento capillare e il restauro di alcuni ambienti al piano superiore ha permesso di recente un ampliamento dell’esposizione con altri dipinti dal secolo XIV al secolo XVI e l’apertura al pubblico di una sala nella quale sono raccolti i modelli in gesso di Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, famosi scultori dell’Ottocento. Il Museo offre dunque al visitatore da un lato la visita ad un convento quattrocentesco perfettamente conservato, dalla pianta razionale ed armonica secondo una tradizione conventuale rivista alla luce delle novità brunelleschiane, dall’altro lato, il complesso è un vero e proprio museo dedicato all’Angelico che, frate domenicano, collaborò in perfetta comunione di intenti con Michelozzo decorando ad affresco, con la collaborazione di allievi, la sala del Capitolo, il refettorio, il chiostro e le celle al primo piano. Fra gli affreschi, celeberrima è la Crocefissione dipinta nel Capitolo, nella quale il dolore degli astanti viene sublimato in meditazione accorata secondo la lezione di colta spiritualità propria dei domenicani; nelle celle, austeri e sintetici, ma densi di spunti per la meditazione dei confratelli, troviamo fra gli altri gli affreschi con l’Annunciazione, le Marie al sepolcro, il Noli me tangere. Bibliografia * G. BONSANTI, La Galleria dell'Accademia, Firenze, 1987 (ed. Scala-Becocci) * F. FALLETTI, Il David e La Galleria dell'Accademia, Firenze, 1993 (ed. Bonechi - 'Il turismo') * M.S. SALVIA BANDINI, I Grandi Musei d'arte, Firenze, 1995 (ed. La Mandragora, pp. 97108) * M. M. SIMARI, La Galleria dell'Accademia, Firenze, 1997 (ed. Scala-Becocci) * F. FALLETTI, Galleria dell'Accademia, Firenze, 1998 (ed. Giunti). * Museo di San Marco Piazza San Marco 1 Firenze Piazza San Marco 3 - Direzione via G. La Pira, 1 Tel.+39 055 2388-608 39 055 2388704 Giorni e orario di apertura: Da lunedì a venerdì, dalle 8.15 alle 13.50 Sabato e Domenica, dalle 8,15 alle 19,00 Pasquetta ore 8.15 - 22.00 Giorni di chiusura: I, III, V domenica del mese - II, IV lunedì del mese; 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio Costo del biglietto: intero 4 euro ridotto 2 euro. Servizi aggiuntivi presenti: book-shop. Consacrato nel 1443, il convento conobbe fra le sue mura un’attività quotidiana assai fervida, particolarmente animata dalla presenza di personalità eccezionali quali S.Antonino Pierozzi Vescovo di Firenze, il Beato Angelico (1400 ca.-1450) e più tardi Girolamo Savonarola. Fra le opere su tavola esposte nell’Ospizio dei Pellegrini si possono ammirare invece le opere giovanili dell’Angelico, oltre allo splendido dossale col Giudizio Universale e alla Deposizione ambientata sullo sfondo dei colli toscani. Oltre alle opere del Domenicano, si conservano nel museo una bellissima Ultima cena affrescata dal Ghirlandaio alla fine del Quattrocento e vari dipinti di Fra’ Bartolomeo che visse per qualche tempo nel convento agli inizi del Cinquecento e al quale è stata dedicata una sala, mentre il Refettorio Grande è invece dedicato ai pittori della sua scuola. Nella Biblioteca (uno degli esempi più armonici di architettura rinascimentale) si trova una serie di splendidi codici miniati, eseguiti sempre nel convento con paziente esercizio d’arte e di meditazione insieme. Per quanto concerne le celle, oltre a quella in cui visse il Savonarola si possono visitare quelle nelle quali si ritirava a meditare Cosimo il Vecchio. Nella Foresteria e nel sottosuolo, ben ordinati e conservati, sono collocati preziosi cimeli e reperti salvati dalla distruzione ottocentesca dell’antico centro fiorentino, e una rara raccolta di campane. * Museo di Palazzo Davanzati o della Casa Fiorentina Antica Via Porta Rossa 13 Firenze Tel. 39 055 2388-610/705 Fax :+39 055 2388-699 pag. 55 - Allegato 6 Giorni e orario di apertura: Feriali e festivi dalle 8.15 alle 13.50 (chiusura biglietteria ore 13.50) Giorni di chiusura: I,III,V lunedi del mese-II , IV domenica del mese; 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio Costo del biglietto: intero 2 euro,ridotto 1 euro Servizi aggiuntivi presenti: book-shop. Responsabile: Dr. ssa Rosanna Proto Pisani Il Museo è temporaneamente chiuso per necessari ed improrogabili lavori di restauro alla struttura architettonica, che coinvolgono la quasi totalità degli ambienti del Palazzo. Per questo, volendo mantenere viva la memoria del Museo, si è allestita nella Loggia d'ingresso del Palazzo una mostra di opere, corredata da fotografie, che ne ricordi " l'immagine " ed il significato attraverso una accurata selezione delle stesse. La mostra, intitolata "L'immagine del Museo" è visitabile, ad ingresso gratuito, con orario e modalità di apertura sotto indicati. Il Palazzo, costruito dai Davizzi verso la metà del XIV secolo, fu acquistato nel 1578 dalla famiglia Davanzati, (stemma sulla facciata), che ne mantenne la proprietà fino al 1838, dopo di che fu diviso in quartieri e subì varie alterazioni. Nel 1904 fu acquistato e restaurato dall’antiquario Elia Volpi, che lo arredò interamente e nel 1910 lo aprì al pubblico come Museo privato della casa Fiorentina Antica, ma dopo alterne vicende, che videro dispersione degli arredi, il palazzo fu acquistato nel 1951 dallo Stato Italiano che provvide ad allestirlo e ad aprirlo alla pubblica fruizione nel 1956. Di notevole interesse è la sua struttura architettonica, importante esempio di abitazione civile trecentesca che segna il passaggio tra la casa torre del Medioevo ed il palazzo rinascimentale. La facciata presenta a terreno una loggia a tre arcate oggi chiusa, ma originariamente aperta ed utilizzata come bottega, e un’altana cinquecentesca che sostituisce l’originaria merlatura. L’edificio, che si compone di un sotterraneo, di un suggestivo cortile al piano terreno, dal quale si accede alla scala in pietra e legno ad archi rampanti che porta ai quattro piani superiori, mostra una disposizione degli ambienti uguale dal primo al terzo piano, che si articolano nel salone "madornale" destinato alle grandi riunioni, nelle sale da pranzo, nelle camere da letto, negli "agiamenti" (gabinetti) che testimoniano le comodità, rare all’epoca, di una dimora signorile. Le stanze hanno tutte il pavimento in cotto ed i soffitti in legno, alcuni dei quali dipinti; le pareti di alcune sale sono decorate da affreschi i cui soggetti sono comuni alle decorazioni parietali delle case trecentesche fiorentine, con la raffigurazione di tendaggi e stemmi, fra le quali si segnalano: la "sala dei Pappagalli" ed una "Camera" con scene della leggenda della Castellana di Vergi. L’attuale sistemazione del Museo ricostruisce l’aspetto di una antica casa fiorentina, con l’arredamento e le suppellettili datate dal secolo XIV al XIX. Nelle camere da letto si possono ammirare i cassoni per la biancheria e le culle, mentre nel salone madornale del primo piano si trovano un raro "armario dipinto" di ambiente senese del ‘500, il dipinto su tavola raffigurante Il pag. 56 - Allegato 6 gioco del Civettino di Giovanni di Ser Giovanni detto lo "Scheggia" del sec. XV ed il busto in marmo di Fanciullo di Antonio Rossellino, pure del sec. XV. Si segnalano inoltre la pregevole collezione di ceramiche arcaiche ed i settecenteschi scaldamani a forma di scarpetta. Documento di grande importanza per la storia della famiglia e del palazzo è l’Albero genealogico dei Davanzati, di anonimo pittore toscano del XVII secolo, mentre si segnala il recente acquisto da parte dello Stato di una rara cassapanca o "lettuccio a trono", in legno, con fronte e spalliera intarsiate di ambiente tosco-umbro riconducibile all’ultimo quarto del secolo XV. Al terzo piano del Palazzo, nella cucina, sono esposti arredi e oggetti di uso domestico quotidiano, unitamente a strumenti da lavoro prevalentemente femminili: il telaio, l’orditoio, il mulinello per filare, che documentano aspetti della vita che si svolgeva in una casa antica. Nel Museo si conserva inoltre una pregevole collezione di merletti dal XVI al XX secolo e di "imparaticci" o "samplers". Bibliografia * L.Berti (a cura di), Il Museo di Palazzo Davanzati a Firenze, Milano 1971. * L.Ginori Lisci, I Palazzi di Firenze, Firenze 1972. * M.Bucci, R.Bencini, I Palazzi di Firenze, Firenze, 1973. * Palazzo Davanzati, a cura di M.Fossi Todorow, Firenze 1979. * M.Fossi Todorow - M.Carmignani, Merletti a Palazzo Davanzati. Manifatture europee dal XVI al XX secolo, Firenze 1981. * M.Fossi Todorow - M.Carmignani, 'Imparaticci'='Samplers'. Esercizi di ricamo delle bambine europee ed americane dal Seicento all' Ottocento, Firenze 1986. * M.Fossi Todorow - M.Carmignani, Eleganza e civetterie: merletti e ricami a Palazzo Davanzati, Firenze 1987. * A.Chiostrini Mannini, I Davanzati, mercanti, banchieri e mecenati, Firenze 1988. * M.Fossi Todorow, Il Palazzo Davanzati Museo dell' Antica Casa Fiorentina, Firenze 1990 * M.P.Masini e D.Salvadori (a cura di), Museo di Palazzo Davanzati. I Cassoni dal XIV al XVI secolo. Itinerari e proposte didattiche, Firenze 1991. * R.Ferrazza, Palazzo Davanzati e le collezioni di Elia Volpi, Firenze 1993. * C.Acidini, S.Francolini, M.C.Valenti, L.Baldini, Museo di Palazzo Davanzati. L'immagine del Museo, Firenze 1996. * Museo di Orsanmichele Via Arte della Lana Firenze L’edificio trecentesco di Orsanmichele, nato sul luogo dell’antico oratorio di San Michele in orto come deposito di grano, e divenuto luogo di culto e dimostrazione di virtù cittadina grazie alla munificenza delle Arti che tra il XIV e il XVI secolo lo adornarono di sculture e pitture di altissimo livello, si presenta attualmente ai visitatori come museo di se stesso. Sopra la chiesa, i due saloni al primo e al secondo piano, sono stati riaperti al pubblico nel 1996 con la finalità di esporre le opere scultoree che per ragioni di conservazione non era più possibile mantenere sulle facciate esterne del monumento e, possibilmente, per riunire le opere eseguite espressamente per Orsanmichele e poi disperse in altre sedi per motivi diversi. Attualmente sono esposte al primo piano otto delle quattordici statue, o gruppi di statue, in bronzo o marmo che ornavano i tabernacoli delle Arti sulle pareti esterne dell’edificio, e al secondo piano, le quaranta piccole sculture in pietra raffiguranti Santi e Profeti originariamente collocate sulla sommità delle colonnine che, sempre all’esterno, scandiscono le trifore e i due portali. Di grande impatto visivo, all’interno del suggestivo ambiente gotico al primo piano, è l’esposizione su pedane delle grandi statue un tempo conservate nelle nicchie esterne e tutte restaurate, tra le quali troviamo alcuni capolavori assoluti del Rinascimento, commissionati dalle diverse Arti fiorentine, quali il San Marco di Donatello, l’Incredulità di S.Tommaso del Verrocchio, assieme al San Giovanni Battista del Ghiberti, al Sant’Eligio e al San Filippo di Nanni di Banco. Oltre a questi sono qui visibili il San Jacopo, il San Pietro e la Madonna della rosa rispettivamente attribuite a Niccolò di Pietro Lamberti, Bernardo Ciuffagni e Pietro di Giovanni Tedesco. Sono in corso lavori di completamento del museo, che attende il restauro ed il trasferimento delle statue ancora collocate all’aperto sulle facciate e la loro sostituzione con copie, come già avvenuto per quelle trasferite all’interno. Chiuso a tempo indeterminato (aggiornamento del 4.1.03) * Chiostro dello Scalzo Via Cavour, 69 Tel.+39 055 2388-604 Giorni e orario di apertura: Lunedì, Giovedì dalle 9,00 alle 13,00 Costo del biglietto: gratuito Responsabili: Dr. Rosanna Proto Pisani (direttore) Il Chiostro dello Scalzo era l’atrio della cappella appartenente alla Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista o della Passione di Cristo (detto anche dello Scalzo perché il fratello portacroce durante la processione soleva andare scalzo). Tale Compagnia fu fondata nel 1376 con sede nella chiesa di Sant’Jacopo Corbolini: si trasferì quindi in via San Gallo avendo acquistato un orto dai monaci celestini. Fu la Compagnia a far eseguire il chiostro in forme sangallesche (sono palesi i richiami, nelle colonne e nelle cornici delle porte, al cortile di Palazzo Gondi eretto da Giuliano da Sangallo) chiamando, probabilmente nel 1509-10, Andrea del Sarto, che era confratello, ad affrescare le pareti a monocromo con dodici riquadri rappresentanti Episodi della vita del Battista. Con la soppressione della Compagnia nel 1785, il Chiostro passò all’Accademia delle Belle Arti che l’adibì a scuola di disegno. Fu aperto al pubblico nel 1891. L’intervento di Andrea del Sarto nella narrazione della vita del Battista fu travagliato e più volte interrotto e ripreso nel tempo. Lo stesso Vasari ci dà notizia della committenza degli affreschi ad Andrea da parte della Compagnia dello Scalzo. Dal 1509-10 fino al 1517 Andrea eseguì il Battesimo di Cristo, la Carità, la Giustizia, la Predica del Battista, il Battesimo delle Turbe, la Cattura del Battista. Nel 1518-1519 Andrea partì per la Francia e fu chiamato a completare il ciclo il suo antico collaboratore, il Franciabigio, che eseguì i due episodi la Benedizione di San Giovanni che parte per il deserto e l’Incontro tra San Giovannino e Gesù, uniformandosi alle scene sartesche secondo la volontà dei committenti. La ripresa dei lavori da parte di Andrea - avvenuta tra il 1521 e il 1522 - lo vide fino al 1523 all’opera in altre quattro scene (la Danza di Salomè, la Decollazione del Battista, la Presentazione della testa del Battista ad Erode, l’Annuncio a Zaccaria) e due virtù ( la Speranza e la Fede). Interrotti nuovamente i lavori a causa dell’epidemia di peste diffusa a Firenze, Andrea completò il ciclo dello Scalzo con le due scene finali: la Visitazione ( 1524 ) e la Nascita del Battista (1526 ). Capolavoro assoluto nel continuo dialogo di spazi, architetture e figure esaltati dall’uso del monocromo, il Chiostro dello Scalzo ben esemplifica l’iter pittorico di Andrea del Sarto. Ad esso attinsero tutti i pittori del Cinquecento, anche i grandi protagonisti della Maniera, a cominciare da Jacopo Pontormo, confermando quanto scritto dal Vasari: "Le quali storie sono state un tempo lo studio e la scuola di molti giovani che oggi sono eccellenti in queste arti" (Vasari, 1966-1987, V, p.369). Bibliografia * R. CATERINA PROTO PISANI, Il Chiostro dello Scalzo, Firenze segreta, 1, Firenze, 1995. * Cenacolo dell'ex-Convento di Sant'Onofrio, detto "di Fuligno" via Faenza, 40/42 Tel. 55 2386982 Giorni e orario di apertura: a richiesta Prenotazioni : telefonare a +39 055 2386982 Costo del biglietto: Gratuito Responsabili: Dr. ssa Rosanna Proto Pisani Fondato all'inizio del Trecento e sistemato intorno al 1430, l'antico convento delle monache 'di Fuligno' ha conosciuto nel tempo alterne vicende. Sconsacrato in epoca napoleonica, fu anche per breve tempo sede del Museo Archeologico. All'esterno si trova un tabernacolo affrescato da Giovanni di San Giovanni, un tempo nella Via Nuova, qui sistemato nel 1923. Della struttu- pag. 57 - Allegato 6 ra e delle decorazioni originarie l'ex-Convento conserva soprattutto la bella sala del refettorio, di linee ancora gotiche. Sulla parete di fondo si distende con placida bellezza l'Ultima Cena affrescata dal Perugino con l'ampio supporto, in fase esecutiva, di collaboratori di bottega. * www.sbas.firenze.it * www.comune.firenze.it * www.firenzeturismo.it Un profondo paesaggio s'inoltra dietro le grandi figure, definite con grazia e costruite con volumi nitidi e composti in un elegante disegno. Il dipinto risale agli anni '90 del Quattrocento, durante i quali il Perugino teneva contemporaneamente in attività due botteghe, una a Perugia e l'altra appunto a Firenze. Decorano inoltre le pareti del refettorio alcuni affreschi staccati di Bicci di Lorenzo, provenienti da diversi locali dell'ex-Convento, e un raffinato Crocifisso ligneo attribuito a Benedetto da Maiano, proveniente dalla chiesa di Sant'Onofrio. I Musei Comunali – Informazioni e Sedi * Cenacolo di Sant'Apollonia via XXVII Aprile, 1 Tel. 055 2388-607 Giorni e orario di apertura: Feriale e festivi 8.15 - 13.50 Giorni di chiusura: I, III, V Domenica, II e IV Lunedì del mese Costo del biglietto: Gratuito Responsabili: Dr. ssa Rosanna Proto Pisani Inglobato e quasi nascosto fra le varie istituzioni militari ubicate tutt'intorno, l'antico refettorio del convento delle benedettine di Sant'Apollonia ha lo status di museo dal 1891, ed è dedicato alla potente personalità di Andrea del Castagno, morto precocemente di peste nel 1457. Appartenente al Monastero che, fondato nel 1339, ebbe il momento di splendore quasi un secolo dopo. E' il primo refettorio rinascimentale fiorentino. Superato un primo ambiente con affreschi staccati di Paolo Schiavo e una pala rappresentante La Vergine e Santi di Neri di Bicci, proveniente dall'altare della chiesa, ci si inoltra nella grande e luminosa sala del Cenacolo, la cui parete di fondo venne affrescata da Andrea del Castagno all'incirca nel 1447-1448. La parte alta, alquanto rovinata, presenta le scene della Resurrezione, Crocifissione e Deposizione nel sepolcro, unite con un brillante artificio compositivo alla splendida "scatola" prospettica in cui si svolge la sottostante Ultima Cena. Nella sala, il cui fondo è ornato da preziosi pannelli di marmi screziati, Cristo e gli Apostoli si stagliano con plastica corporeità: ciascuna figura è pienamente definita nell'impianto tridimensionale e nella sensibile psicologia. Sulle altre pareti sono altri affreschi di Andrea e interessantissime sinopie, i disegni preparatori eseguiti direttamente sul muro e rinvenuti al momento dello stacco degli affreschi per il restauro. Inoltre, sono esposti alcuni frammenti degli affreschi della chiesa di Sant'Egidio, eseguiti da Domenico Veneziano con la collaborazione del giovane Piero della Francesca, proseguiti da Andrea del Castagno e conclusi da Alessandro Baldovinetti. La scomparsa di questo ciclo (rimangono solo i piedi delle figure e qualche altro dettaglio) è una gravissima lacuna per la nostra conoscenza della pittura fiorentina della prima metà del Quattrocento. FONTI E TESTI ESTRATTI DA: pag. 58 - Allegato 6 * Palazzo Vecchio – Quartieri monumentali Piazza della Signoria 055.2768465 Orari d’apertura Feriale 9.00-19.00 Giovedì 9.00-14.00 Festivo 9.00-19.00 Ingresso € 5.70 Eretto tra la fine del secolo XIII e i primi decenni del XIV come sede dei Priori, il palazzo nel suo nucleo più antico verso la piazza fu progettato da Arnolfo di Cambio (1245-1302). Successive aggiunte del secolo XV e soprattutto del XVI ne hanno ampliato le dimensioni dal lato posteriore senza però modificarne l’aspetto massiccio a bugne rustiche con ballatoio aggettante e torre asimmetrica. Dapprima sede della Signoria, ospitò temporaneamente dal 1540 la famiglia granducale all’epoca di Cosimo I de’ Medici, prima del trasferimento definitivo nella nuova reggia di Palazzo Pitti (risale a quel momento la denominazione di palazzo "vecchio"): sono da collocare in quegli anni (1550-65) le grandi trasformazioni dovute al Vasari che ne decorò sontuosamente gli interni ristrutturati per le nuove esigenze di governo ma anche di abitazione ufficiale della dinastia regnante (i cosiddetti "Quartieri Monumentali"). Segnaliamo progressivamente gli ambienti più significativi: il primo cortile d’ingresso che, decorato a stucchi bianchi e dorati e affrescato nel Cinquecento, deve però la sua struttura elegante al secondo Quattrocento. Si accede attraverso questo all’antica Sala d’Armi, nella quale il Comune di Firenze organizza frequenti esposizioni. Al primo piano si trova il grandioso Salone dei Cinquecento, opera del Cronaca (1495), che serviva alle adunanze del Consiglio Generale del Popolo secondo le riforme dello Stato promosse da Girolamo Savonarola. Le pareti che in origine furono affrescate da Michelangelo e Leonardo devono il loro attuale aspetto alla monumentale impresa decorativa alla quale il Vasari e la sua scuola attesero alla seconda metà del secolo XVI. Il soffitto a lacunari, gli affreschi sulle pareti, l’"Udienza" (parte rialzata del salone con statue del Bandinelli e del Caccini), le sculture del De’ Rossi con le Fatiche d’Ercole, tutto concorre con complessa e ricca simbologia e con precisi riferimenti storici all’esaltazione dei Medici. Nel Salone è collocato anche il "Genio della Vittoria" di Michelangelo. In contrasto con la grandiosità del salone, ma ugualmente sfarzoso, è il piccolo adiacente Studiolo di Francesco I, gioiello di arte e sensibilità manieristiche, nel quale il principe si ritirava a meditare e contemplare i suoi tesori (1570 ca). La visita al palazzo prosegue attraverso le sale al primo piano, ognuna dedicata ad un personaggio della famiglia Medici (Cosimo il Vecchio, Lorenzo, Leone X,etc…) con affreschi relativi. Al secondo piano troviamo il Quartiere degli Elementi e il Quartiere di Eleonora da Toledo, moglie di Cosimo I: nella ricca decorazione generale, spicca la piccola cappella della granduchessa, decorata magnificamente dal Bronzino (1503-1572). Seguono le grandi sale di rappresentanza, quella dell’Udienza e quella dei Gigli, con i ricchi soffitti, decorazioni e portali del secolo XV. Nell’ultima zona dei quartieri monumentali ha sede la "Collezione Loeser", lasciata al Comune di Firenze dal critico d’arte americano Charles Loeser, morto nel 1928. La raccolta comprende pitture e sculture di scuola prevalentemente toscana dal Tre al Cinquecento (opere di Tino da Camaino, Berruguete, Rustici, Bronzino, Cellini). * Museo Bardini Piazza de’ Mozzi, 1 055.2342427 Temporaneamente chiuso Ha sede in un bel palazzo ricostruito da Stefano Bardini alla fine dell’Ottocento e lasciato nel 1922 al Comune di Firenze dallo stesso proprietario, antiquario di fama che raccoglieva oggetti d’arte di ogni epoca e valore. La costruzione stessa è singolare per l’impiego nelle porte, finestre, architravi, di pezzi antichi provenienti da chiese o ville distrutte; anche i soffitti sono magnifici esemplari lignei veneziani e toscani dei secoli XV-XVII. La composita eredità comprendente sculture, dipinti, mobili, ceramiche, arazzi, armi e tappeti, ma anche frammenti salvati dalla distruzione dell’antico centro cittadino, è stata sistemata al piano terreno e al primo piano, secondo criteri che rispecchiano il carattere di raccolta privata, con una ricerca di ambientazione alquanto suggestiva. Oltre ai sarcofaghi romani, ai capitelli, ai rilievi di epoca romanica e gotica, la scultura è ben rappresentata da opere dei Della Robbia (sec. XV-XVI), da opere attribuite a Donatello e a Nino o Giovanni Pisano, oltre alla famosa Carità di Tino di Camaino (1280 ca-1337). Il dipinto forse più celebre della collezione è il San Michele Arcangelo di Antonio Del Pollaiolo (1431-1498); ma altre opere pregevolissime si possono rintracciare tra le raccolte d’armi, o di stucchi policromi quattrocenteschi e tra le sculture lignee. Importante è anche la collezione di strumenti musicali antichi. Al secondo piano del palazzo è stata ordinata la collezione Corsi costituita da opere di varie epoche dal XII al XIX secolo, donata nel 1938 al Comune dalla Signora Carobbi vedova Corsi. * Museo Storico Topografico – “Firenze Com’era” Via dell’Oriolo, 24 055.2616545 Orari d’apertura Feriale 9.00-14.00 Festivo 9.00-19.00 Giovedì chiuso Ingresso € 2.60 Il museo, che ha sede dal 1956 nell’ex Convento delle Oblate, comprende attualmente piante, dipinti, incisioni o stampe che documentano la storia e l’aspetto di Firenze dalle origini fino al periodo in cui fu capitale d’Italia. Tra i primi e più importanti documenti è la pianta detta "della Catena", perfetta riproduzione ottocentesca dell’originale di fine Quattrocento, attualmente conservata al Friedrich Museum di Berlino. Una bella serie di olii e tempere raffigurano avvenimenti storici e scene di costume per lo più relativi ai secoli XVIII e XIX. Tra le vedute più famose segnaliamo le grandi lunette di Giusto Utens (1599), che rappresentano le più importanti ville medicee, oltre alla notissima serie di acqueforti di Giuseppe Zocchi (1744), dedicate alle chiese, ai palazzi, alle ville fiorentine; altrettanto pregevoli sono infine le incisioni di Telemaco Signorini(1835-1901). Una sezione del museo è dedicata a Giuseppe Poggi (1811-1901), architetto e urbanista fiorentino di cui sono esposti disegni autografi e progetti di ampliamento e di trasformazione della città che furono di fatto realizzati dal 1865 in poi. * Raccolta “Alberto della Ragione” e Collezioni del Novecento Piazza della Signoria, 5 pag. 59 - Allegato 6 055.283078 Temporaneamente chiuso La collezione raccolta con intelligenza ed attenzione verso i movimenti artistici del Novecento dall’ingegner Alberto Della Ragione, fu donata al Comune di Firenze nel 1970. Essa documenta in modo particolare il periodo 1930-45 e riguarda la generazione di artisti che operò un ampio rinnovamento nella cultura artistica italiana tra le due guerre: vi figura in particolare un gruppo di quadri di Rosai, con malinconiche vedute fiorentine, i paesaggi e le nature morte di De Pisis e di Mafai, e alcune opere importanti di Carrà, Morandi, Casorati, Campigli, Guttuso. È rappresentato anche l’astrattismo di Birolli o di Emilio Vedova. del Cinquecento), e il Cappellone degli Spagnoli, l’antica sala capitolare del secolo XIV che deve la sua denominazione al fatto che nel secolo XVI vi si riunivano gli spagnoli al seguito di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici. Il grande ambiente conserva ancora la complessa decorazione ad affresco di Andrea di Bonaiuto (metà secolo XIV), che esalta l’Ordine dei Domenicani, cui la chiesa apparteneva. In particolare poi, nell’affresco che rappresenta la Chiesa Militante è possibile riconoscere nella cattedrale dipinta sullo sfondo, il progetto originale di Arnolfo per il Duomo di Firenze. Annessi al Chiostro Verde sono anche il Chiostrino dei Morti e la Cappella degli Strozzi, ornata anch’essa di affreschi del secolo XIV. Significative sono anche le opere di scultura, come la famosa Paulette del primo periodo di Lucio Fontana, un Cavallo di Marino Marini e ritratti di Manzù. Complessivamente la donazione comprende un totale di 240 opere, il cui livello è tale da creare le premesse per un vero e proprio Museo cittadino d’arte contemporanea, cui infatti essa è destinata. * Fondazione Romano nel Cenacolo di Santo Spirito La Raccolta "Della Ragione" e le altre collezioni troveranno una nuova sede nel Museo del Novecento che sarà allestito nel quattrocentesco complesso del Convento delle Oblate. Orari d’apertura Feriale 9.00-14.00 Festivo 9.00-14.00 Lunedì chiuso * Santa Maria Novella - Museo e Chiostri Monumentali Piazza Santo Spirito, 29 055.287043 Ingresso € 2.10 Piazza Santa Maria Novella 055.282187 Orari d’apertura Feriale 9.00-17.00 Festivo 9.00-14.00 Venerdì chiuso Ingresso € 2.60 Annesso alla chiesa, costruita a partire dal 1340 ca. da Fra’ Sisto e Fra’ Ristoro, il complesso monumentale dei chiostri è uno dei più belli esempi di architettura gotica italiana. Il primo che incontriamo entrando dal portale di fianco all’ingresso della chiesa, è il Chiostro Verde: di proporzioni robuste ma armoniche, deve il suo nome agli affreschi che lo decorano, eseguiti in terra verde, ai quali lavorò tra altri artisti della prima metà del Quattrocento, Paolo Uccello (1397-1475) uno dei maestri più importanti del primo Rinascimento fiorentino che qui ha lasciato alcune delle sue opere più significative come il Diluvio Universale e il Sacrificio di Noè. Nel chiostro si apre il Refettorio (e di qui l’accesso al Chiostro Grande decorato alla fine pag. 60 - Allegato 6 Di fianco alla facciata della chiesa di Santo Spirito, una delle ultime realizzazioni di Filippo Brunelleschi rimasta incompiuta alla morte dell’architetto (1446), si apre l’accesso all’antico cenacolo degli Agostiniani, un grande salone con copertura a capriate appartenente al nucleo più antico del monastero annesso (sec. XIV). Il grande refettorio ha la parete di fondo decorata da un grande affresco attribuito ad Andrea Orcagna, raffigurante la Crocefissione, e in basso presenta tracce di un’Ultima Cena assai deteriorata. Dal 1946 l’ambiente ospita la raccolta, prevalentemente di scultura, donata in quell’anno al Comune di Firenze dall’antiquario napoletano Salvatore Romano. Tra i pezzi più pregevoli: un Angelo di Tino di Camaino (1280 ca - 1337), una Madonna attribuita a Jacopo della Quercia (1371 ca - 1430), frammenti architettonici dell’altare del Santo a Padova attribuiti a Donatello e frammenti bizantini e preromanici. * Galleria Rinaldo Carnielo Piazza Savonarola, 3 Temporaneamente chiuso La piccola raccolta, singolare testimonianza a Firenze dell’eclettismo ottocentesco, è collocata in una palazzina in stile Liberty che fu la casa-studio dello scultore Rinaldo Carnielo (18531910, lasciata in eredità dal figlio al Comune nel 1958. Le opere rispecchiano le suggestioni che l’arte fiorentina esercitò sull’artista veneto: i numerosi bassorilievi evocano la purezza delle forme rinascimentali, mentre i grandi gessi preparatori per monumenti commemorativi, come il Mozart morente e l’Angelo della morte, sono di stile più spiccatamente verista. Negli oggetti d’arredamento, come porta-molle da fuoco e vasi, predomina invece il gusto per forme capricciose di ricordo manierista. * Cappella Brancacci Piazza del Carmine 055.2382195 Orari d’apertura Feriale 10.00-17.00 Festivo 13.00-17.00 Martedì chiuso Il Museo dei Ragazzi è... * tre musei in uno: Palazzo Vecchio, Museo di Storia della Scienza, Museo Stibbert; * postazioni multimediali distribuite nei Quartieri Monumentali per la consultazione del cdrom che consente la visita virtuale a Palazzo Vecchio; * sala multimediale nella Salotta con grande schermo per i gruppi scolastici e organizzati; * laboratori-atelier per compiere esperimenti e conoscere attivamente; * percorsi segreti per provare l'emozione di scoprire luoghi privati e inaccessibili; * incontri con la storia raccontata dalla viva voce dei protagonisti: Galileo Galilei, Solimano il Magnifico e Giorgio Vasari; * visite alla Reggia, per scoprire aspetti meno noti di Palazzo Vecchio ed essere ricevuti in udienza dal duca Cosimo I de' Medici e da Eleonora di Toledo, sua moglie. Per chi? * ragazzi curiosi da 8 a 88 anni e oltre: bambini, adolescenti, famiglie, turisti, nonni * per i più piccoli - dai 3 ai 7 anni - il laboratorio-atelier La stanza dei giochi di Bia e Garcia * Museo Stibbert* Via F. Stibbert, 26 055.475520 Ingresso € 3.10 Nella Chiesa di Santa Maria del Carmine si conserva una delle più alte testimonianze della pittura di tutti i tempi: gli affreschi della Cappella Brancacci eseguiti da Masolino e Masaccio e completati, dopo la morte di quest’ultimo, da Filippino Lippi. Il recente impegnativo restauro ha messo in luce l’unitarietà del grande ciclo decorativo, che fu concepito ed eseguito dai primi due artisti in stretta collaborazione. Attraverso le dodici scene con il Peccato Originale e le Storie della vita di San Pietro si. illustra la storia della salvezza realizzata dalla Chiesa attraverso Pietro. Accanto alla elevata qualità pittorica dell’opera di Masolino, gli affreschi rivelano tutta la grandezza di Masaccio nel rigore prospettico delle scene e nella potenza volumetrica delle figure: celebri fra tutti la drammatica Cacciata dal Paradiso e l’episodio del Pagamento del tributo. Su queste pagine si formarono tutti gli artisti fiorentini del Quattrocento. * Museo dei Ragazzi Orari d’apertura Per gli orari d’apertura, le tariffe, come arrivare alle sedi e come partecipare, si rimanda all’indirizzo :www.museoragazzi.it Orari d’apertura Lunedì-Mercoledì 10.00-14.00 Venerdì-Domenica 10.00-18.00 Giovedì chiuso Ingresso € 5.00 Ridotto € 2.00 Il Museo creato da Frederick Stibbert (1838-1906) costituisce un raro esempio di museo ottocentesco di ambientazione: l’allestimento di ogni sala fu studiato per evocare l’atmosfera dell’epoca e dei luoghi di provenienza delle opere, e la ristrutturazione della villa di Montughi fu affidata ai maggiori architetti e decoratori del tempo che realizzarono una casa-museo di grande suggestione. Stibbert fu uomo di grande cultura ed abile finanziere, che esercitò un ruolo determinante sul mercato antiquario europeo. Le collezioni riflettono il suo interesse per la storia ed i costumi di popoli diversi e comprendono armi, armature, costumi, oggetti di arredo e di arte applicata, arazzi e dipinti dal Cinquecento all’Ottocento. La sezione più significativa è quella di armi e armature di provenienza europea, mediorientale e giapponese. Di particolare effetto scenografico è la Sala della Cavalcata, dove sono schierati a grandezza naturale cavalieri europei e islamici. Di grande pregio anche la collezione di costumi, resa pienamente visibile per la prima volta grazie al recente allestimento dell’Ala Nord. pag. 61 - Allegato 6 Borgognissanti, 20 50123 Firenze (FI) * Museo Marino Marini* Piazza San Pancrazio 055.219432 Orari d’apertura Feriale 10.00-17.00 Festivo chiuso Martedì e Domenica chiuso Ingresso € 4.00 Il Museo, allestito nei suggestivi ambienti dell’ex chiesa di San Pancrazio, ospita un cospicuo numero di opere donate dallo scultore Marino Marini (1901-1980) al Comune di Firenze. La raccolta, che apre nella città un importante spazio per l’arte contemporanea, offre l’opportunità di ripercorrere l’itinerario artistico di uno dei più grandi scultori del Novecento italiano. I quasi duecento pezzi sono disposti secondo un ordinamento tematico che permette al visitatore di accostarsi con libertà al mondo dell’artista, fatto di cavalieri, Pomone e ritratti. L’allestimento museale rispetta con grande sensibilità le indicazioni di Marini nella scelta dei materiali e dell’illuminazione naturale degli ambienti, creando un raro effetto di armonia tra il contenitore e le opere. Il percorso si snoda su più livelli: le sculture, in bronzo e in cemento, sono distribuite su tutti i piani, mentre su quote diverse sono dislocati gessi policromi e tele, ritratti e disegni. La molteplicità delle tecniche esperite offre un’ulteriore testimonianza degli interessi dell’artista per le possibilità espressive della forma. *Il Museo Marino Marini ed il Museo Stibbert sono musei privati che di norma vengono associati agli 8 musei comunali per via della stretta collaborazione fra gli enti. FONTI E TESTI ESTRATTI DA: * www.comune.firenze.it * www.firenzeturismo.it * www.museoragazzi.it * www.museostibbert.it I 15 musei scientifici fiorentini – Informazioni e Sedi * Centro di documentazione per la storia dell'assistenza e della sanità fiorentina tel. 0552285567 fax 0552285589 e-mail centro.sanità@flashnet.it sito web http://www.e-statik.net/cdocsanita Presidente:Marco Geddes da Filicaia. fondato nel 1998 storia: Il Centro di Documentazione è nato nel luglio 1998. La sua fondazione è stata promossa dall'Università degli Studi di Firenze, dalla Provincia e dal Comune di Firenze, dall'Azienda Sanitaria Locale, dalle Aziende Ospedaliere di Careggi e Meyer e dall'Ordine dei Medici di Firenze. Nel corso di questi primi anni di attività, il Centro si è fatto promotore della costituzione di un percorso museale con opere provenienti dall’Ospedale San Giovanni di Dio, nella cui sede monumentale è collocato. Le sue finalità sono la conservazione e la valorizzazione del patrimonio scientifico, artistico, storico, documentale e librario nell'ambito delle scienze mediche. Il Centro promuove studi e ricerche, nonché la produzione di documentazione editoriale e multimediale. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * - DIANA, E., San Matteo e San Giovanni di Dio, due ospedali nella storia fiorentina: struttura nosocomiale, patrimonio fondiario e assistenza nella Firenze dei secoli XV-XVIII, Firenze, Le Lettere, 1999 * - HENDERSON, J., Pietà e carità nella Firenze del basso medioevo, Firenze, Le Lettere, 1998 * - LUCARELLO, A., Lo Spedale di San Giovanni di Dio de' Vespucci, Bari, Laterza1990 * MANNELLI POGGIOLI, M. (a cura di), Antonio Cocchi, relazione dello Spedale di Santa Maria Nuova di Firenze, Firenze, Le Lettere, 2000. * Fondazione Scienza e Tecnica Via G. Giusti, 27 50121 Firenze (FI) tel. 0552341157 fax 0552343140 e-mail [email protected] sito web http://fst.imss.fi.it Presidente:Paolo Galluzzi; Direttore: Guido Gori fondato nel 1987 storia: La Fondazione è stata istituita nel 1987 dalla Regione Toscana, dalla Provincia e dal pag. 62 - Allegato 6 Comune di Firenze. Ha conseguito lo status di ente riconosciuto dalla Regione Toscana ed è in corso la procedura di riconoscimento da parte della Presidenza della Repubblica. Ha ricevuto in comodato gran parte delle collezioni dell'Istituto Tecnico Toscano, fondato in epoca lorenese. La Fondazione è nata con la finalità di conservare e valorizzare il patrimonio dell'antico Istituto. Più in generale ha lo scopo di divulgare la cultura scientifica e tecnologica. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * - BRENNI, P. (a cura di), Gli strumenti del Gabinetto di Fisica dell'Istituto Tecnico Toscano, Firenze, Tipografia Giuntina, 1986 * - BRENNI, P., Nota su alcuni strumenti recentemente acquisiti dalla Fondazione Scienza e Tecnica, «Nuncius», XI (1996), 1, pp. 135-149 * - GALLUZZI, P., Catalogo dell'esposizione di un saggio delle collezioni scientifiche dell'Istituto Tecnico Gaetano Salvemini (già Galileo), Firenze, Istituto e Museo di Storia della Scienza, 1977 * - GORI, G., MISITI, M., La biblioteca della Fondazione Scienza e Tecnica, «Nuncius», VIII (1993), 1, pp. 295-298 * - GRAVINA, F. (a cura di), Le meraviglie dell'ingegno: strumenti scientifici dai Medici ai Lorena, Firenze, Ponte alle Grazie, 1990. * Istituto Agronomico per l'Oltremare Via A. Cocchi, 4 50131 Firenze (FI) tel. 05550611 - fax 5061333 e-mail [email protected] sito web http://www.iao.florence.it Responsabile: Alice Perlini fondato nel 1904 storia: Nacque nel 1904 come Istituto Agricolo Coloniale con la finalità di compiere studi e ricerche in appoggio ai servizi agrari delle colonie (formazione di tecnici, pubblicazione della rivista «Agricoltura Coloniale», consulenze) e aiutare gli emigranti italiani a inserirsi nelle nuove realtà agricole. Nel 1939 diventò Ente di Stato con il nome di Istituto Agricolo per l’Africa Italiana; i suoi compiti consistevano nel preparare i quadri tecnici e fornire consulenza agricola ai governi di Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia. Nel secondo dopoguerra l’Istituto fornì assistenza tecnica agli emigranti italiani in America Latina, mantenendo rapporti di collaborazione con le ex-colonie. Nel 1953 passò sotto il Ministero degli Affari Esteri con la denominazione attuale e, nel 1962, ne diventò l’organo di consulenza nel campo tecnico-scientifico agrario. I suoi compiti attuali riguardano la formazione, la ricerca, la raccolta di documentazione e l'assistenza tecnica. ANNOTAZIONI Nell'ultimo anno, grazie al miglioramento della segnaletica interna e all'infittirsi dei rapporti con le scuole, il Giardino Tropicale ha visto aumentare notevolmente l'affluenza di pubblico. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * - FRANGIONI, L., LUZZI, P., GIUGNOLINI, L., Piante tropicali in Firenze, Firenze, Istituto Agronomico per l'Oltremare, 1991. * Istituto e Museo di Storia della Scienza Piazza dei Giudici, 1 50122 Firenze (FI) tel. 055265311 fax 0552653130 e-mail [email protected] sito web http://www.imss.fi.it Presidente: Ginolo Ginori Conti, Direttore: aolo Galluzzi, fondato nel 1927 storia: È stato istituito nel 1927 dall'Università di Firenze, che gli conferì le raccolte di strumenti medicei e lorenesi. Il Museo fu aperto nel 1930. Le sue collezioni sono considerate tra le più rilevanti al mondo. Negli anni è stata ampliata l'attività dell'Istituto, che si è dotato di un'eccellente biblioteca di ricerca. Intensa l'attività editoriale, con produzione di opere a stampa e iniziative di avanguardia nel campo multimediale. L'ente assolve due funzioni: quella di Istituto di ricerca e quella di Museo di conservazione e valorizzazione. Per statuto si occupa della tutela e salvaguardia del patrimonio scientifico nazionale. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * - BARONCELLI, G., BUCCIANTINI, M., Per una storia delle istituzioni storico-scientifiche in Italia: l'Istituto e Museo di storia della scienza di Firenze, «Nuncius», V (1990), 2, pp. 5-52 * - BOFFITO, G., Gli strumenti della scienza e la scienza degli strumenti, Firenze, Libreria Internazionale Seeber, 1929 (rist. Roma, Multigrafica, 1982) * - Catalogo degli strumenti del Museo di storia della scienza, Firenze, Olschki, 1954 * - MINIATI, M., (a cura di) Museo di Storia della Scienza. Catalogo, Firenze, Giunti, 1991 * - RIGHINI BONELLI, M.L., Il Museo di storia della scienza a Firenze, Milano, Electa, 1968 * - VAN HELDEN, A., Catalogue of early telescopes, Firenze, Giunti, 1999 ("Cataloghi di raccolte scientifiche", IV). pag. 63 - Allegato 6 * Istituto Geografico Militare Via C. Battisti, 10 50122 Firenze (FI) tel. 05527321 fax 055282172 sito web http://www.nettuno.it/fiera/igmi/igmit.htm Direttore:Michele Corrado, fondato nel 1871 storia: È l'erede degli Uffici Topografici Militari degli Stati preunitari. Nasce nel 1871 per riunire, ordinare e ampliare il patrimonio cartografico dello Stato. Da allora svolge la sua funzione con attività di acquisizione di dati, costruzione cartografica e preparazione di materiale cartografico per il pubblico. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE - CARLÀ, M., MODENI, A., PORCINO, N., Cento anni di lavori geodetici e scientifici dell'Istituto Geografico Militare, «Bollettino di Geodesia e Scienze Affini», XLIII (1984), 2, pp. 154-177, 4, pp. 363-404 - Catalogo dei quadri di unione 2001, Firenze, Istituto Geografico Militare, 2001 - Catalogo generale descrittivo degli strumenti geodetici e topografici dell'Istituto Geografico Militare, Firenze, Barbera, 1922 - MAURASSI, A., La tradizione cartografica italiana, Firenze, Istituto Geografico Militare, 1950. 1898, l'Istituto nacque nel 1900 dalla conversione della Scuola Tecnica "Dante", già presente a Firenze da 36 anni. Ebbe la sua prima collocazione in via della Scala. Durante la prima guerra mondiale la scuola fu trasferita in via Malcontenti, finché, nel 1929, l'Amministrazione comunale decretò la costruzione della nuova sede, inaugurata nel 1932. Da allora l'Istituto svolge la sua attività di formazione nella stessa sede, più volte ampliata e sempre sotto l'autorità del Comune di Firenze. ANNOTAZIONI Le strutture espositive realizzate in occasione della mostra tenuta nel 2000 possono costituire il punto di partenza per l'allestimento del futuro museo. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * BANDINELLI, D., RONGE, M., Tra scienza e tecnologia, la strumentaria storico scientifica dell'Istituto Tecnico "Leonardo da Vinci" di Firenze, Livorno, Sillabe, 2000 * Istituto tecnico industriale L. da Vinci, Firenze, Stab. tipografico A. Conti & C., [1940] * MARZI, A., L'orientamento professionale su basi psicologiche presso l'Istituto tecnico industriale Leonardo da Vinci di Firenze, Firenze, [s.n.], 1941 * Museo della Matematica Viale Morgagni, 67/A 50134 Firenze (FI) tel. 0554223275 fax 0554222695 e-mail [email protected] sito web http://www.math.unifi.it/archimede Presidente del Consorzio: Enrico Giusti, fondato nel 1999 * Istituto Tecnico Industriale - Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato "Leonardo da Vinci" Via del Terzolle, 91 50127 Firenze (FI) tel. 0554379541 fax 055412096 e-mail [email protected] sito web http://sisf.comune.firenze.it/iti-ipiaLeonardodaVinci Preside:Andrea Papini, fondato nel 1900 storia: Sorto a seguito della riforma delle scuole tecniche, sancita dal Regio Decreto del pag. 64 - Allegato 6 storia: L'iniziativa venne avviata nel 1996 da diversi enti, tra cui le Università di Firenze, Pisa, Siena; la Scuola Normale Superiore di Pisa; l'Accademia dei Lincei; l'Istituto e Museo di Storia della Scienza; il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Nel luglio 1999 è stato costituito il Consorzio promotore del Museo, con la partecipazione delle Università di Firenze, Pisa, Siena; la Scuola Normale Superiore di Pisa; il Comune di Priverno (LT); la Provincia di Firenze; l'Unione Matematica Italiana; l'Istituto Nazionale di Alta Matematica. Nello stesso anno è stata aperta una sede nel Comune di Priverno. Presto il Museo sarà trasferito a Firenze. ANNOTAZIONI Il Museo di Priverno accoglie circa 14.000 visitatori l'anno. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE - GIUSTI, E., PEPE, L., Un itinerario attraverso la matematica italiana contemporanea, saggio per la mostra "La matematica in Italia 1800-1950", Arezzo, Casa del Petrarca, 2002 * Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze Sezione di Botanica Via G. La Pira, 4 50121 Firenze (FI) tel. 0552757462 fax 055289006 e-mail [email protected] sito web http://www.unifi.it/msn/ Direttore del Museo: Curzio Cipriani, Responsabile della Sezione: Mauro Rafaelli, fondato nel 1842 storia: Il Museo fu istituito da Filippo Parlatore nel 1842, come sezione dell'Imperiale Regio Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze. Contestualmente alla creazione dell'Erbario Centrale Italiano, l'ente poté acquisire importanti collezioni botaniche (quale l'Erbario Webb, pervenuto nel 1854). Alla fine dell'Ottocento il Museo fu trasferito nei locali in via La Pira, dove si arricchì di nuove acquisizioni (Erbario Beccari della Malesia e Erbario Libico). Attualmente il Museo Botanico è il primo in Italia, tanto per la mole delle collezioni (ca. 4 milioni di campioni), quanto per il loro valore scientifico. ANNOTAZIONI La mancanza di spazi comporta una limitazione del numero di visitatori, che possono accedere al Museo solo su prenotazione. Ingresso gratuito con pagamento delle lezioni per le scolaresche (ca. € 30,00 a lezione). BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE - CIPRIANI, C., POGGESI, M., I musei naturalistici dell'Università di Firenze, in La città degli Uffizi, Firenze, Sansoni, 1982 - MOGGI, G., MAFFIOLI, M., SESTI, E., Fotografia e botanica tra Ottocento e Novecento, Firenze, Alinari, 1994. * Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze Sezione di Antropologia ed Etnologia Via del Proconsolo, 12 50122 Firenze (FI) tel. 0552396449 fax 055219438 e-mail [email protected] sito web http://www.unifi.it/unifi/msn Direttore del Museo: Curzio Cipriani, Responsabile della Sezione: Edoardo Pardini, fondato nel 1869 storia: Fu fondato nel 1869, con il nome di Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia, da Paolo Mantegazza, chiamato a Firenze per ricoprire la prima cattedra di Antropologia d'Italia. Vi furono trasferite le collezioni allora conservate nel Museo di Fisica e Storia Naturale. Primo museo universitario antropologico d'Europa, nacque insieme alla Società Italiana di Antropologia, Etnologia e Psicologia Comparata ed ebbe sede, dapprima in via Ricasoli, poi in via Capponi e infine, dal 1924, in quella attuale di Palazzo Nonfinito, in via del Proconsolo. Nel corso degli anni il Museo si è arricchito di collezioni di tipo anatomico-osteologico ed etnografico, grazie all'acquisizione dei materiali raccolti dai primi esploratori italiani e stranieri e grazie all’annessione di altre collezioni storiche. ANNOTAZIONI Attualmente chiuso in attesa di adeguamento alle norme di sicurezza. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * AA.VV., Misura d'uomo. Strumenti, teorie e pratiche dell'antropometria e della psicologia sperimentale tra '800 e '900, Firenze, Istituto e Museo di Storia della Scienza, 1986 * CIRUZZI, S., Le istituzioni scientifiche del Palazzo Nonfinito a Firenze (1869-1986), «Archivio per l'Antropologia e l'Etnologia», CXVI (1986), pp. 257-270 * LAURENCICH MINELLI, L., I due antichi atlatl messicani del Museo Nazionale per l'Antropologia e Etnologia di Firenze, «Archivio per l'Antropologia e l'Etnologia», CXXIII (1993), pp. 391-403 * PARDINI, E., MAINARDI, S., Il Museo psicologico di Paolo Mantegazza, «Archivio per l'Antropologia e l'Etnologia», CXXI (1991), pp. 137-184. * Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze Sezione di Geologia e Paleontologia Via G. La Pira, 4 50121 Firenze (FI) tel. 0552757536 fax 0552756230 e-mail [email protected] sito web http://www.unifi.it/unifi/msn Direttore del Museo: Curzio Cipriani, Responsabile della Sezione: Danilo Torre, fondato nel 1925 storia: Nel 1775 le collezioni, raccolte fin dal periodo mediceo, confluirono nell'Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale. Nel 1870 esse vennero destinate al Gabinetto di Geologia e, nel 1925, trasferite nella sede attuale di via La Pira. Il patrimonio del Museo è stato progressivamente incrementato, sia con l'acquisizione delle raccolte di Pier Antonio Micheli, Giovanni Targioni Tozzetti (nel 1845) e Strozzi (nel 1895), sia grazie ai reperti raccolti nel corso di numero- pag. 65 - Allegato 6 si viaggi d'esplorazione e studio. Oggi, oltre alla funzione didattica e di ricerca, la Sezione opera autonomamente recuperi e restauri. ANNOTAZIONI Il personale della Sezione è impegnato in ricerche scientifiche in collaborazione con il Museo Nazionale dell'Eritrea e con varie istituzioni di paesi sudamericani (in particolare per ricerche riguardanti i mammiferi fossili). BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * AZZAROLI, A., Il Museo di Geologia e Paleontologia, «Atti della Società Leonardo da Vinci», VIII (1977), pp. 173-183 * MERLA, G., Istituto di Geologia, Paleontologia e Geografia Fisica, «Giornale dell'Università», I (1951), 12, pp. 345-348 * SCHIFF, U., Il Museo di Storia Naturale e la Facoltà di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali di Firenze, «Archeion», IX (1928), pp. 1-98. * Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze - Sezione di Mineralogia e Litologia Via G. La Pira, 4 50121 Firenze (FI) tel. 0552757537 / 055216936 fax 0552757455 e-mail [email protected] sito web http://www.unifi.it/unifi/msn Direttore del Museo e Responsabile della Sezione: Curzio Cipriani, fondato nel 1875 storia: Nel 1775, per volontà del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, fu aperto a Firenze l'Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale. Comprendeva, in origine, strumenti scientifici di Fisica e collezioni naturalistiche, tra cui quelle di minerali, rocce, gemme e pietre lavorate, raccolte dai Medici fin dalla prima metà del Cinquecento. Nel 1875 la Sezione di Mineralogia e Geologia del Museo fu trasferita, dalla sede storica di via Romana, nell'attuale di via La Pira, dove fu istituito il Museo e Laboratorio di Mineralogia, che nel 1925 raggiunse un'estensione di circa 2.000 mq. Da allora, nonostante il costante incremento delle collezioni, ha subìto un continuo ridimensionamento degli spazi espositivi, fino ad arrivare ai 220 mq attuali. La consistenza numerica dei campioni (ca. 50.000) e l'alto valore scientifico e storico delle collezioni, ne fanno uno dei più importanti musei in ambito internazionale. ANNOTAZIONI Dei 13 dipendenti indicati, 5 sono impiegati nella Sezione, altri 8 sono amministrativi del Museo di Storia Naturale. pag. 66 - Allegato 6 BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * AA.VV., I musei scientifici a Firenze. Problemi di restauro e ricomposizione museale. Parte seconda, Firenze, Alinea,1981 * CAROBBI, G., Un secolo di attività mineralogica a Firenze (1870-1970), «Atti dell'Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria», Firenze, Olschki, 1972 * CIPRIANI, C., Il Museo di Mineralogia e Litologia, «Atti della Società Leonardo da Vinci», 1975, 6, pp. 51-63 * GRATTAROLA , G., Guida e pianta del Museo e Laboratorio di Mineralogia, Firenze, Le Monnier, 1881. * Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze Sezione di Zoologia "La Specola" Via Romana, 17 50125 Firenze (FI) tel. 0552288251 fax 055225325 e-mail [email protected] sito web http://www.unifi.it/msn/ Direttore del Museo: Curzio Cipriani, Responsabile della Sezione: Marco Vannini, fondato nel 1775 storia: La Sezione di Zoologia trae origine dall'Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale, aperto nel 1775 per volontà del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. Il nome "La Specola" venne dato all'edificio per la presenza dell'osservatorio astronomico situato nel torrino. Con il primo direttore, Felice Fontana, il Museo diventò anche sede dell'importante officina ceroplastica. Nel 1807 Maria Luisa di Borbone costituì al suo interno il Liceo di Scienze Naturali. Nel 1859 divenne sede della Sezione di Scienze Naturali dell'Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, istituito dal governo Ricasoli. Nel 1878 il Museo si scisse in diversi Musei disciplinari. L'edificio di via Romana ospita oggi la Sezione di Zoologia, che conserva anche importanti modelli anatomici in cera. ANNOTAZIONI Si sta procedendo alla definizione del progetto di restauro dell'antico osservatorio astronomico. È prevista anche la ristrutturazione di alcune sale ostensive e la catalogazione informatica delle immagini possedute. Il costo del biglietto ridotto è di € 2,50. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * AA.VV., Le cere anatomiche della Specola, Firenze, Arnaud, 1979 * Encyclopaedia anatomica, Collezione completa di cere anatomiche, Colonia, Taschen, 1999 * POGGESI, M., Museo Zoologico "La Specola", Firenze, Edizioni Polistampa, 1994. * Museo di Storia Naturale dell'Università degli Studi di Firenze Sezione Orto Botanico "Giardino dei Semplici" Via P.A. Micheli, 3 50121 Firenze (FI) tel. 0552757402 fax 0552758438 e-mail [email protected] sito web http://www.unifi.it/msn/ Direttore del Museo: Curzio Cipriani, Responsabile della Sezione: Paolo Grossoni, fondato nel 1545 storia: Il Giardino dei Semplici fu istituito nel dicembre del 1545 da Cosimo I de' Medici, perché vi si coltivassero piante medicinali. È uno dei più antichi al mondo. Uno dei periodi di maggior prestigio dell'Orto iniziò nel 1718, quando venne affidato alle cure della Società Botanica Fiorentina ed ebbe come direttore Pier Antonio Micheli. Questi incrementò le collezioni e contribuì a rendere famoso l'Orto in tutto il mondo, dandogli un'impronta di modernità e differenziando lo studio della Botanica da quello della Medicina. Alla fine del XVIII secolo l'Orto Botanico passò sotto l'Accademia dei Georgofili, diventando Orto Sperimentale Agrario. ANNOTAZIONI Il numero di ingressi gratuiti e a pagamento si riferisce solo al periodo dal 1 marzo al 31 dicembre 2000. Nel periodo precedente non esisteva biglietto d'ingresso ed è, quindi, impossibile risalire al numero di visitatori negli anni 1998-'99 e nei primi 2 mesi del 2000. Il costo del biglietto ridotto è di € 1,50. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * AA.VV., La collezione di palme dell'Orto botanico di Firenze. Una rassegna storica sul suo sviluppo e la sua evoluzione, «Museologia scientifica», XVI (1999), 2, pp. 195-217 * BERZI, A., CIPRIANI, C., POGGESI, M., Musei scientifici fiorentini, «Musei e gallerie d'Italia», XXIII (1978), 65. * Museo Fiorentino di Preistoria "Paolo Graziosi" Via S. Egidio, 21 50122 Firenze (FI) tel. 055295159 fax 055295159 Direttrice: Alda Vigliardi, fondato nel 1946 storia: Il Museo fu ideato nel 1946 dall'antropologo Gaetano Pieraccini (allora Sindaco di Firenze) e da Paolo Graziosi, antropologo e paleontologo. Al suo avvio i reperti furono accessibili soltanto agli studiosi e agli specialisti del settore. Dal 1975 le collezioni sono aperte al pubblico. ANNOTAZIONI Biglietto ridotto € 2,70. Dopo diversi mesi di lavori di ristrutturazione, il Museo ha riaperto al pubblico nel gennaio 2002. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE * MARTINI, F., VIGLIARDI, A., Museo fiorentino di preistoria "Paolo Graziosi". Testi e documenti per un percorso didattico attraverso le collezioni, Montespertoli (FI), Garlatti&Razzai Editori, 1998 * Osservatorio Ximeniano Piazza San Lorenzo, 1 50123 Firenze (FI) tel. 055210420 e-mail [email protected] Direttore: Dino Bravieri, Responsabile scientifico e Vicedirettore: Christian Holtz, fondato nel 1756 storia: L'Osservatorio Ximeniano, fondato nel 1756 dal gesuita Leonardo Ximenes e successivamente diretto dai Padri Scolopi, è un Ente scientifico autonomo di misure e ricerca, che svolge attualmente funzioni di ricerca scientifica in campo geofisico e meteorologico. Alle prime funzioni di specola astronomica, di università locale di ingegneria idraulica e di punto di riferimento per la geodesia e la cartografia, andarono gradualmente a sostituirsi le attività di ricerca nei campi della meteorologia (1813), della sismologia (1872) e della geofisica che vengono a tutt'oggi proseguite. Istituzione di rilevanza toscana e nazionale, l'Osservatorio da più di trent'anni fa parte della Rete Sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Roma). In campo sismologico l'opera del P. Filippo Cecchi (realizzazione dei primi sismografi a registrazione continua a livello mondiale) e del P. Guido Alfani ha dato notevoli e importanti contributi allo sviluppo della sismologia in Italia. BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE - ALFANI, G., L'Osservatorio Ximeniano e il suo materiale scientifico, Pavia, Tip. succ. f.lli Fusi, 1910 - BRAVIERI, D., L'Osservatorio Ximeniano di Firenze, Firenze, Osservatorio Ximeniano, pag. 67 - Allegato 6 1985 - FERRIGHI, S., L'Osservatorio Ximeniano di Firenze, Brescia, Morcelliana, 1932. FONTI E TESTI ESTRATTI DA: * www.brunelleschi.imss.fi.it/firenzescienza Opificio delle Pietre Dure di Firenze – Informazioni e Sedi * Opificio delle Pietre Dure – Sede, Formazione e Museo Via degli Alfani, 78 50123 Firenze (FI) tel. 05526511 * Altre sedi: Laboratori di Restauro Fortezza da Basso – Viale Strozzi,1 – FI - tel.055.46254 Laboratorio di Restauro Arazzi – Salone delle Bandiere – Palazzo Vecchio “Arte e natura” potrebbe essere il motto di questo singolare Museo, dedicato agli intarsi di pietre dure, nei quali la finezza artistica fa a gara con lo splendore dei materiali. Fu tale la passione della dinastia medicea per questa preziosa forma d’arte, che nel 1588 il Granduca Ferdinando I de’ Medici fondò una manifattura di corte, specializzata nei mosaici e intagli di pietre dure. È da questa istituzione granducale, rimasta attiva per oltre tre secoli, che nacque alla fine dell’Ottocento il Museo dell’Opificio, tuttora ospitato nella sede dove nel 1798 si erano trasferiti i laboratori delle pietre dure, in precedenza alloggiati agli Uffizi. La produzione della manifattura fiorentina fu vastissima e prestigiosa, ed oggi è rappresentata, con esemplari superbi, nei maggiori musei di Firenze e del mondo; ma il piccolo Museo dell’Opificio è l’unico ad essere esclusivamente incentrato su questo tema e ad offrire pertanto la possibilità di abbracciare nel suo assieme questo suggestivo capitolo di storia artistica fiorentina. Il percorso del Museo è articolato per sezioni tematiche, disposte in successione temporale: si comincia con I primi granduchi e le pietre dure, dove troviamo sculture in porfido del tempo di Cosimo I de’ Medici, che ebbe una speciale predilezione per questo antico e nobile materiale, accanto ai sofisticati arredi di pietre dure realizzati per i suoi figli Francesco I e Ferdinando I. Nasce in quest’epoca, alla fine del ‘500, il “commesso fiorentino”, che resterà per secoli vanto della manifattura: si tratta di una tecnica ingegnosa di mosaico, che si serve dei colori naturali delle pietre pregiate, tagliate in sezioni e sapientemente accostate a formare l’immagine d’assieme. “Pittura di pietra” fu definito efficacemente dai suoi iniziatori il mosaico fiorentino, che come la pittura fu in grado di affrontare i soggetti più svariati, di cui il museo presenta una rassegna completa, che va dai ritrat- pag. 68 - Allegato 6 ti agli ornati astratti, dai paesaggi alle storie con figure, dalle vedute architettoniche ai temi naturalistici. Fiori di pietra è la sezione caratterizzata appunto dal fortunato tema dei fiori, che fra ‘600 e ‘700 predominò nei commessi fiorentini, spesso in abbinamento con frutta e uccelli, e fu usato soprattutto come decoro per piani di tavolo o per rivestimento di stipi. Ma la manifattura fin dai primi del ‘600 fu impegnata anche nel monumentale progetto per la Cappella dei Principi, mausoleo della dinastia medicea fondato nel 1604 da Ferdinando I, che lo aveva pensato interamente foderato di pietre dure. I lavori si conclusero solo a metà Ottocento, e il grandioso sforzo delle botteghe granducali è documentato in Museo da opere e progetti, legati a fasi diverse di questa plurisecolare impresa. Cammei, piccoli intagli, quadretti a commesso, stipi e altri arredi, sacri e profani, dove le pietre dure figurano spesso in sontuoso abbinamento con l’ebano e il bronzo dorato, sono ben rappresentativi dell’inventiva barocca al tempo degli Ultimi Medici. Nel 1737 la dinastia si estinse, e fu sostituita da quella austriaca degli Asburgo-Lorena. Il Periodo Lorenese, durato fino al 1859, vide proseguire la fortuna artistica della manifattura e dei suoi lavori, tra i quali spiccano i quadri di pietre dure ricavati dai modelli predisposti dal pittore Giuseppe Zocchi, e destinati alla corte di Vienna, o le neoclassiche composizioni di vasi e conchiglie, pensate per i tavoli della reggia di Palazzo Pitti. A metà Ottocento, nella scelta delle pietre dure si abbandonano le tonalità chiare e delicate che erano state di moda dal rococò all’Impero, per tornare a fondi vellutati di marmo nero e alle predilette composizioni di fiori. L’Opificio delle Pietre Dure dopo l’Unità d’Italia declinò finanziariamente ma non artisticamente: i lavori destinati a una clientela borghese, come piani di tavolo, raffinati oggetti d’uso, piccole sculture di pietre dure, continuarono ad essere sostenuti da una tecnica sempre impeccabile e da un occhio infallibile nella scelta della giusta sfumatura delle pietre. Di fronte a queste opere, accanto alla meraviglia per la loro difficile eppur naturale bellezza, nasce la curiosità di capire come siano nate. A questo cerca di rispondere la sezione dedicata a Il Laboratorio delle Pietre Dure che guida il visitatore attraverso il complesso procedimento che porta alla creazione dei mosaici e intagli fiorentini. La fantasmagorica tavolozza lapidea a disposizione degli artefici è rappresentata da centinaia di campioni di pietre pregiate. Vi si trovano inoltre i modelli pittorici e grafici appositamente creati per essere tradotti in pietre dure; i banchi settecenteschi da lavoro, ingegnosi quanto funzionali; gli strumenti usati per le diverse fasi di lavorazione. Completa l’itinerario del Museo un settore che riunisce I Generi Affini: Pittura su Pietra e Scagliola, un tipo di produzioni artistiche in voga tra ‘600 e ‘700. Bibliografia * GIUSTI, A., Il Museo dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze / The Museum of Opificio delle Pietre Dure in Florence, Firenze, Sillabe, 1992 * GIUSTI, A., MAZZONI, P., PAMPALONI MARTELLI, P., Il Museo dell'Opificio delle Pietre Dure a Firenze, Milano, Electa, 1978 * GIUSTI, A., Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Guida al Museo, Venezia, Marsilio, 1995 * GIUSTI, A., Pietre Dure. L'arte europea del mosaico negli arredi e nelle decorazioni dal 1500 al 1800, Torino, Allemandi, 1992 * GIUSTI, A., Splendori di pietre dure. L'arte di corte nella Firenze dei Granduchi, Firenze, Giunti, 1981 * PAMPALONI MARTELLI, A., Museo dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Firenze, Arnaud, 1975. FONTI E TESTI ESTRATTI DA: * www..firenzeturismo.it * http://brunelleschi.imss.fi.it/firenzescienza Archivio di Stato di Firenze – Informazioni e Sedi * Archivio di Stato Firenze Viale Giovine Italia, 6 Firenze Tel. 055.263201 * Altre sedi: Deposito sussidiario a Sesto Fiorentino. Con decreto del 20 febbraio 1852 il granduca Leopoldo II di Toscana istituì in Firenze una Direzione centrale degli archivi di Stato con il compito di provvedere «alla migliore tenuta, alla buona conservazione ed al più conveniente servizio di molti fra gli Archivi dello Stato esistenti nella capitale, e dipendenti da uffizi diversi». Con lo stesso decreto chiamò Francesco Bonaini a dirigere quell’ufficio e nominò una commissione incaricata di proporre le modalità con le quali disporre e ordinare materialmente gli archivi e favorire una loro apertura al pubblico, che permettesse di «meglio contribuire all’incremento degli studi storici». Era il primo passo verso la fondazione di un Archivio centrale dello Stato che, istituito con decreto del 30 settembre 1852, ebbe sede nella fabbrica degli Uffizi. Furono concentrati nel nuovo Istituto gli archivi Diplomatico, delle Riformagioni, Mediceo, della Reggenza, della Segreteria di Stato, del Regio Diritto e Nunziatura, delle Decime granducali, del Monte Comune, Demanio e Corporazioni religiose soppresse, delle Regie Rendite. Ad essi si aggiunsero negli anni successivi anche quelli del Ministero delle Finanze, dei Tribunali civili e criminali, della Zecca e delle Revisioni e Sindacati. Il Bonaini volle determinare il carattere storico dell’istituzione soprattutto con l’ordinamento materiale degli archivi, la cui sequenza doveva rispecchiare la storia di Firenze e della Toscana, o meglio le diverse forme di governo che vi si erano succedute. Agli archivi di epoca repubblicana dovevano così seguire quelli del principato mediceo e di quello lorenese, disposti secondo un disegno che voleva trasmettere l’idea di uno sviluppo organico della storia di cui erano il prodotto e la testimonianza. Dopo l’Unità d’Italia, stabilito che gli Archivi di Stato ricevessero la documentazione non più utile all’amministrazione corrente, anche l’Archivio di Stato di Firenze accolse i primi versamenti di carte degli uffici periferici dello stato. Tra questi ricordiamo lo Stato civile che raccoglie gli atti di nascita, di matrimonio e di morte di tutte le comunità del granducato di Toscana dal 1808 al 1865; l’archivio della Prefettura, degli uffici giudiziari. Altre acquisizioni importanti furono l’archivio notarile moderno, il catasto toscano del secolo XIX e i numerosi archivi privati acquistati, donati o depositati. A fronte di tali significative acquisizioni si poneva però con evidenza per l’Archivio di Stato il problema della mancanza di spazi per ulteriori accrescimenti, problema che assunse un carattere di urgenza alla metà degli anni Cinquanta del Novecento, facendo considerare l’opportunità di un trasferimento. L’alluvione del 4 novembre 1966, che danneggiò in misura consistente il patrimonio documentario, impresse un’accellerazione alla decisione di trovare un’altra sede all’istituto fiorentino. Individuata l’area idonea in piazza Beccaria, lungo la cerchia dei viali di circonvallazione progettati nell’Ottocento dal Poggi, il nuovo edificio fu realizzato da Italo Gamberini e dal gruppo da lui diretto e inaugurato ufficialmente il 4 febbraio 1989. Attualmente l’Archivio di Stato di Firenze, che dispone anche di un deposito sussidiario a Sesto Fiorentino, conserva oltre 70 Km di materiale documentario, dall’VIII sec. ai nostri giorni, raccolto in più di 600 fondi e costituito dalle più diverse tipologie: carteggi, diplomi, codici miniati, statuti, disegni, carte nautiche e geografiche che recano iscritta la memoria storica delle vicende politiche, sociali, culturali e artistiche di Firenze e della Toscana e che fanno dell’Archivio di Stato di Firenze un punto di riferimento per ricercatori di tutto il mondo. Bibliografia specifica sull’edificio di Piazza Beccarla * A proposito di edilizia archivistica... La nuova sede dell'Archivio di Stato di Firenze. Intervista a Claudio Lamioni, a cura di I. Orefice, in «A N.A.I, Notizie», II (1994), 4, pp. 810. * AURORI - A. TANINI, Firenze città di concorsi, in «Casabella», XLII (1978), 434, pp. 2122. * GAMBERINI, Dalla relazione di progetto, L'Archivio di Stato di Firenze, in «Europäische Hefte», II (1975), 4, pp. 39-41. * GAMBERINI, Archivio di Stato di Firenze, in L'architettura fiorentina nei plastici antichi e moderni, Firenze, Amici della Certosa, 1985, pp. 92-94. * GAMBERINI. L'architettura dal razionalismo all'internazionalismo, scritti di F. Gurrieri, L. Macci, U. Tramonti, Firenze, Edifir, 1995, pp. 44-47, 94-95. * G. GOBBI, Itinerari di Firenze moderna, Firenze, Alinea, 1987,pp.210-211. * MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI, Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche per la Toscana, Mostra dei progetti premiati nel concorso nazionale per la progettazione pag. 69 - Allegato 6 della sede del nuovo Archivio di Stato di Firenze, Firenze, Orsammichele, 18-26 febbraio 1974, Firenze, Tip. A. Gori, 1974. * MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI, UFFICIO CENTRALE PER I BENI ARCHIVISTICI, L'Archivio di Stato di Firenze, Roma 1989. * STOCCHETTI, Spazi per la vita degli uomini. Architettura e parametri, Firenze, Alinea, 1985, pp. 304-309. * ZEVI, Beccaria gli ha dato solo la chiave, in «L'Espresso», 1974, 21. FONTI E TESTI ESTRATTI DA: www.archiviodistato.firenze.it Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – Informazioni e Sedi * Biblioteca Nazionale Centrale – Sede Piazza de’ Cavalleggeri, 1 Firenze tel. 055241151 Altre sedi: Laboratorio di restauro P.zza Sant’Ambrogio,1 FI - tel.055.245539 Emeroteca Forte Belvedere Via San Leonardo,5 FI - tel. 055.2345877 Orario e periodo di apertura La Biblioteca è aperta dal lunedì al venerdì dalle 8:15 alle 19, il sabato dalle 8:15 alle 13:30 Periodi di limitazione dell'orario di apertura Il 24 giugno, festa del Patrono, è aperta dalle ore 9 alle 13 solo per la consultazione dei cataloghi; nei primi 15 giorni di agosto rimane aperta tutti i giorni dalle 11 alle 13, solo per il servizio di prestito, per la consultazione dei cataloghi e le informazioni bibliografiche. Giorni di chiusura completa: Di norma tutte le domeniche e tutti i giorni festivi. pag. 70 - Allegato 6 Origini e funzioni della Biblioteca L'attuale Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha origine dalla biblioteca privata di Antonio Magliabechi, costituita da circa 30.000 volumi, lasciata nel 1714, secondo il suo testamento, "a beneficio universale della città di Firenze". Per incrementare la nascente Biblioteca nel 1737 fu stabilito per decreto che vi fosse depositato un esemplare di tutte le opere che si stampavano a Firenze e dal 1743 in tutto il Granducato di Toscana. Nel 1747 fu aperta per la prima volta al pubblico con il nome di Magliabechiana. Negli anni seguenti la Biblioteca fu arricchita da numerosi lasciti e doni, a cui si aggiunsero poi le librerie ex monastiche incamerate a seguito delle soppressioni delle corporazioni religiose. Nel 1861 la Magliabechiana venne unificata con la grande Biblioteca Palatina (costituita da Ferdinando III di Lorena e continuata dal suo successore Leopoldo II) ed assunse il nome di Biblioteca Nazionale e dal 1885 l'appellativo di Centrale. Dal 1870 riceve per diritto di stampa una copia di tutto quello che viene pubblicato in Italia. Originariamente la Biblioteca ebbe sede in locali che facevano parte del complesso degli Uffizi; nel 1935 fu trasferita nella sua sede attuale, costruita, a partire dal 1911, su progetto dell'architetto Cesare Bazzani e successivamente ampliata dall'architetto V.Mazzei. L'edificio, uno dei rari esempi di edilizia bibliotecaria, fa parte dell'area monumentale del complesso di Santa Croce. Dal 1886 al 1957 la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (BNCF) ha pubblicato il "Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa", divenuto a partire dal 1958 "Bibliografia nazionale italiana" (BNI). La BNCF è anche sede pilota nella creazione del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) che ha come obiettivo l'automazione dei servizi bibliotecari e la costruzione di un indice nazionale delle raccolte librarie possedute dalle biblioteche italiane. L'alluvione del 1966 ha causato gravissimi danni, in particolare all'intera emeroteca, alla preziosa raccolta delle Miscellanee, al fondo Magliabechiano, al fondo Palatino e a numerose altre raccolte, nonché a tutti i cataloghi a schede e a volume, all'apparato bibliografico delle sale di lettura e agli arredi. Parte rilevante dei fondi danneggiati sono stati recuperati ad opera del Centro di restauro appositamente creato, ma una parte consistente è andata definitivamente perduta. Emeroteca di Forte Belvedere Dal 1992 la BNCF ha aperto una sede distaccata nei locali della ex casermetta di Forte Belvedere, nei cui magazzini sono stati trasferiti per motivi di spazio tutti gli originali, fino al 1984 incluso, dei giornali con segnature Ga, Ge, Gi. La consultazione di questo materiale è consentita quando nella sede centrale non sono disponibili i relativi microfilm, secondo le modalità previste dall' avviso allegato. Nei magazzini del Forte è conservata anche la segnatura FM (fumetti) fino al 1988, esclusa dalla lettura, se non in casi particolari autorizzati dal Direttore. Al Forte Belvedere, si prosegue nel lavoro di recupero della stampa periodica alluvionata. _________________________________________________________ FONTI E TESTI ESTRATTI DA: * www.bncf.firenze.sbn.it pag. 71 - Allegato 6 pag. 72 - Allegato 6