Anno XCI - N.1 gennaio 2013
“L’Angelo in Famiglia” - Pubb. mens. - Sped. abb. post. - 50% Bergamo
BOLLETTINO PARROCCHIALE
Santa Caterina in Bergamo
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Itinerari
A Betlemme con fede
Iniziamo il nuovo anno del nostro
Bollettino Parrocchiale con le parole
dell’omelia della Messa di Mezzanotte
del Natale 2012.
Il Signore ci offre anche quest’anno la
gioia di tornare a Betlemme per adorare il Figlio di Dio nato da Maria. La
notte di Betlemme ci avvolge col suo
fascino di tenebra profonda squarciata
dalla stella e rallegrata dal canto degli
angeli che invitano alla grotta.
Gesù è nato per tutti. La “grande gioia” che gli angeli annunciano ai pastori è “di tutto il popolo”, così come
la pace in terra è per tutti gli uomini
“di buona volontà”, cioè toccati dalla
bontà immensa del Padre che dona al
mondo il suo Unigenito. Il fatto che
abbiamo secondato l’invito delle campane per questa Messa di Mezzanotte
ci dice che il buon volere di Dio ha
raggiunto anche noi.
Oltre i suoi aspetti sempre suggestivi,
il Natale di Gesù domanda di essere
inteso e gustato nei suoi aspetti più
profondi. Il passaggio dal vedere con
gli occhi e udire con gli orecchi per
arrivare a cogliere la vera ricchezza di
Betlemme è possibile solo a chi sa apprezzare il messaggio che viene dalle
cose piccole del racconto del Vangelo
di Natale. Il Bambino, i suoi genitori, gli angeli, i pastori, la stella, i magi
devono toccare il nostro cuore e farci
tornare alle nostre case con nuovi propositi di vita buona. Altrimenti, travolti dalla cultura imperante che induce
al consumismo tanto più incosciente
in tempo di crisi, rischiamo di snaturare questa ricorrenza cristiana per ridurla a pura occasione o pretesto per
fare festa.
***
Il Natale è compreso nella sua vera
ricchezza solo se è accolto e vissuto
nella fede. È il Natale dell’Anno della
Fede. Le piccole realtà di Betlemme si
illuminano nella loro bellezza solo se
le accostiamo con fede.
Se colpisce la povertà della grotta e
la semplicità di quanti accorrono al
Bambino, l’uomo di fede sa scoprire
le grandi ricchezze di Dio proprio in
quello squallore che l’uomo da sempre aborrisce. E insieme abbandona
la sufficienza e la falsa sicurezza che
vengono dal possedere, dal sapere, dal
potere, dalla salute. L’uomo di fede
capisce dove sta la miseria più tremenda. È quella di chi ha abbandonato Dio
e sta vivendo momenti o anni di fame
spirituale e affettiva, avverte di essere fuori strada, è e si sente lontano da
casa.
Può così succedere che abbiamo fati-
cato e rischiato per non far mancare
a figli e nipoti i frutti del benessere,
puntando troppo su una felicità di corto respiro. E li abbiamo forse privati
della felicità vera perché non abbiamo
saputo o voluto trasmettere i valori
della fede.
Abbiamo anche chiesto il battesimo
per le nuove generazioni, abbiamo indicato loro la strada dell’oratorio per
la Prima Comunione e per la Cresima.
Ma assistiamo troppo spesso a giovani
dubbiosi di fronte alla vocazione matrimoniale, magari vittime del vizio e
del disimpegno di fronte ai grandi guasti del mondo vicino o lontano.
***
Messa di mezzanotte, Natale 2012. Il
Bambino collocato nella mangiatoia.
I
Itinerari
Forse ci sentiamo falliti come educatori della fede perché ci manca una
condizione: l’umiltà. Abbiamo troppo
confidato in noi stessi e nelle nostre
risorse, abbiamo trascurato da anni il
Vangelo e il Catechismo, ossia le fonti
della vera sapienza del cristiano cattolico.
Che cosa chiediamo a Gesù venendo
all’Eucaristia della Notte Santa?
La povertà scelta dal Padre per la
nascita del suo Figlio, l’insignificanza sociale della famigliola venuta da
Nazareth per far nascere il bambino
a Betlemme, l’ingenuità dei pastori e
dei magi, tutto ci invita a tornare bambini per cercare e trovare Dio proprio
nell’umiltà, l’umiltà della fede autentica.
È l’umiltà di un Dio che si abbassa
fino a farsi uno di noi, pronto a soffrire
come noi e fino a una morte in croce;
un Dio che in qualche modo “si ritira” per fare posto all’uomo da salvare.
Esprime tutta la sua “grandezza nell’amore” facendosi bambino.
Parafrasando il titolo di un celebre
romanzo, si potrà forse parlare anche
quest’anno di “Natale ai tempi della
crisi”. In questa notte non possiamo
II
dimenticare le famiglie che dovranno
scoprire il disagio e l’umiliazione di
non poter offrire alla propria casa, ai
propri bambini quanto, sia pure con
sacrificio, era possibile in anni passati. Sono vicini nella nostra preghiera
i papà e le mamme di famiglia, i tanti giovani rimasti senza lavoro o che
stentano a trovarlo. Pensiamo anche
a quanti nella povertà o nella malattia
non possono usufruire del servizio sanitario nazionale.
Eravamo forse troppo tranquillamente
seduti sul nostro benessere, costruito
con sacrificio ma anche con appoggi improvvisamente crollati a livello mondiale ma che, in virtù di certa
globalizzazione, hanno invaso violentemente anche la sfera particolare e
privata.
***
Siamo tutti sollecitati a ricavare beneficio proprio da una condizione ai
limiti del sopportabile. La crisi finanziaria può, paradossalmente, rivelarsi
uno stimolo da accogliere non con
rassegnazione, ma con la sapienza che
ci viene anche da Betlemme. Riscoprire la grandezza delle piccole cose
dell’intimità familiare, del contatto di-
retto con la natura spesso mortificata
dalla tecnica e dal richiamo artificiosamente irresistibile dell’ultimo prodotto del mondo digitale. La povertà
di Betlemme, lo stile dignitosamente
sobrio della famiglia di Nazareth, la
gioia semplice dei pastori e dei Magi
hanno tanto da dire all’uomo di fede
del nostro tempo.
Non ci resta che riascoltare e fare
nostre le parole della lettera a Tito
proclamate nella seconda lettura: “è
apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini,
che ci insegna a vivere con sobrietà,
giustizia e pietà in questo mondo” (Tt
2, 11-12). Ecco dunque i tre termini:
sobrietà, giustizia e pietà! Quale attinenza hanno con il mistero del Natale?
In esso trovano il loro humus più vero
e fecondo.
Gesù Bambino sostenga gli sforzi degli uomini di buona volontà impegnati
nei fatti a farci uscire dal tunnel della crisi. Insieme aiuti quanti vogliono
testimoniare il messaggio cristiano a
trovare nella fede gli argomenti per
vivere con saggezza la prova che non
risparmia nessuno.
IL VOSTRO PARROCO DON ANDREA
Leggiamo la Parola
Su di Lui
è lo Spirito Santo
20 gennaio 2013
II DOMENICA T. O. - C
(Is 62,1-5; Sal 95;
1Cor 12,4-11; Gv 2,1-11)
La I Lettura introduce il canto dell’amore sponsale di Dio per il suo popolo che culmina nelle nozze messianiche del Figlio celebrate dal
Vangelo. A Cana di Galilea è Cristo
lo Sposo, in quanto è lui che domina
la scena e dà il vino buono, dando
inizio alla manifestazione messianica di Figlio di Dio con un miracolo
che è un “segno” di forte valore simbolico, tale da aprire ai discepoli la
porta della fede.
Durante il banchetto nuziale svolge un ruolo di rilievo “la madre di
Gesù”, appellativo che la qualifica
come riverbero della gloria del Figlio. La sua sensibilità materna si
accorge del disagio degli sposi, si
rivolge al Figlio con discrezione ma
pure con fiduciosa autorevolezza, insegna ai servi l’ubbidienza alla parola di Lui, infine si unisce ai fratelli e
ai discepoli che con Gesù scendono
a Cafarnao. L’acqua della purificazione dei Giudei ha esaurito il suo
compito perché la pienezza della
grazia e della verità che è Cristo Signore è vino nuovo per otri nuovi.
Muove così i primi passi il mistero
della Chiesa e della nuova maternità
di Maria.
27 gennaio 2013
III DOMENICA T. O. - C
(Ne 8,2-6.8-10; Sal 18;
1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4;4,14-21)
a cura di Maria Cristina Boffelli
Il libro di Neemia offre una pagina
esemplare di “lectio divina” comunitaria. Esdra legge agli Israeliti reduci dall’esilio babilonese la Sacra
Scrittura; i leviti spiegano, il popolo
ascolta e si lascia coinvolgere profondamente riversando nella preghiera la fede ravvivata. La fede pensata e condivisa suscita vita e comunione di gioia festosa. Anche nella
sinagoga di Nazaret il Verbo di Dio
all’interno di un analogo rito legge
un testo del profeta Isaia e lo commenta annunciando solennemente
che in lui si compiono gli oracoli veterotestamentari: Oggi si è adempiuta questa Scrittura. L’oggi del Verbo incarnato, Parola di Dio ultima e
definitiva, è l’evento che le antiche
Scritture preparano e prefigurano e
ne è il criterio interpretativo.
L’evangelista Luca evidenzia l’azione dello Spirito Santo: la forza dello Spirito è su Gesù, come era sugli
autori sacri che misero per iscritto la
divina parola e lo è nei cristiani battezzati e abbeverati nell’unità dello
Spirito (II Lettura) che la leggono
con fede orante, “chiamati con la
loro stessa esistenza nel mondo a far
risplendere la Parola di verità che il
Signore Gesù ci ha lasciato” (Porta
fidei).
3 febbraio 2013
IV DOMENICA T. O. - C
(Ger 1,4-5.17-19; Sal 70;
1Cor 12,31-13,13; Lc 4,21-30)
Anche quando le coordinate storiche
o geografiche di Luca confermano
l’attendibilità storica dell’evento di
Gesù, non possiamo sovrapporre la
nostra mentalità scientifica ai racconti degli evangelisti, che sfumano
intenzionalmente verso il significato
simbolico di persone e di fatti. All’inaugurazione della missione di Gesù
nella sinagoga di Nazaret lo stupore indignato dei concittadini fino al
tentativo di precipitarlo dalla rupe
annuncia la prospettiva pasquale che
sta al vertice del percorso terreno
del Signore. Ma richiama anche la
responsabilità dell’ascolto, propria
di persone libere. Nella sinagoga di
Nazaret l’ascolto è inficiato da pregiudizi e da orgogliosa supponenza
che conducono all’incredulità e al
rifiuto; lo disturba l’annientamento
dell’Incarnazione (Non è il figlio di
Giuseppe?), la curiosità del prodigioso, la ricerca interessata dei vantaggi personali (Quanto abbiamo
udito che accadde a Cafarnao), l’autosufficienza di chi si sente superiore, la superficialità che si disperde in
mille rivoli e ignora l’essenziale…
La stupenda pagina di Paolo (II Lettura) meditata e assaporata introduce
all’ascolto efficace, perché soltanto
chi ama è capace di ascoltare e di
conoscere, di attualizzare nell’oggi
di Dio la Parola di vita e di salvezza.
10 febbraio 2013
V DOMENICA T. O. - C
(Is 6,1-2°.3-8; Sal 137;
1Cor 15,1-11; Lc 5,1.11)
Per attuare il disegno di salvezza
Dio, nella sua infinita bontà e sapienza, sceglie la collaborazione
degli uomini, affidando loro compiti
III
Leggiamo la Parola
diversi e relativi carismi. Raggiunto
dalla divina chiamata, l’uomo sente
anzitutto la sua nullità: Sono uomo
dalle labbra impure; sono un peccatore. Eppure proprio dall’esperienza
del peccato Pietro conosce la dolcezza e la forza rinnovatrice del perdono
e l’indistruttibile fedeltà dell’amore
di Dio che lo costituirà “roccia” per
la fede dei fratelli. Anche Paolo, trasformato da persecutore in apostolo,
nell’esigere una fede senza tentennamenti al vangelo da lui fedelmente
ricevuto e predicato, ribadisce l’intima certezza: Non io, ma la grazia
di Dio con me. Prima di lui l’antico
profeta, purificato dal perdono e dal
fuoco della divina vocazione, ebbe
l’ardire di rispondere: Eccomi, manda me! (II e I Lettura).
L’evangelista Luca vede rappresentato sul lago di Genezaret il progetto
di Cristo per la sua Chiesa, fragile
barca di Pietro veleggiante sul mare
tempestoso di un mondo infido,
chiamata a dilatare la Parola nello
spazio e nel tempo: c’è una grande
folla desiderosa di ascoltare, perché
l’uomo ha sete di verità e di Dio, una
pesca sovrabbondante come risposta
all’obbedienza della fede, un pugno
di generosi, deputati a diventare pescatori di uomini per togliere dall’abisso del male uomini vivi al fine di
conoscere la misura piena della vita
in Cristo Signore.
La prof. Carla Rosti di Santa Caterina
con la sua preziosa raccolta di piccoli
presepi da tutto il mondo.
IV
MAESTRI E
TESTIMONI
DELLA FEDE,
IERI E OGGI
Don Angelo Lorenzi
SAN GIOVANNI
BOSCO
“padre e maestro
della gioventù”
Questo anno della fede ci interpella sulla nostra capacità e volontà di
trasmettere come credenti la fede in
Cristo alle nuove generazioni, non
come un riduttivo invito a “praticare
la chiesa”, ma ad accogliere la figura amica di Cristo, capace di portare
al completo esaudimento tutti i più
profondi desideri e bisogni che ogni
uomo si porta dentro.
Don Bosco fu un grande educatore
e a lui ancora oggi guardiamo con
simpatia per capire il suo metodo:
in questo senso a lui (e al suo allievo San Domenico Savio) è dedicato
il nostro Oratorio, espressione della
volontà della nostra Comunità cristiana di educare alla fede i nostri
ragazzi.
LA VITA
Giovannino Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una piccola frazione di
Castelnuovo D’Asti, in Piemonte,
chiamata popolarmente “i Becchi”.
Trovò nella mamma Margherita, un
esempio di vita cristiana che incise
profondamente nel suo animo.
A nove anni ebbe un sogno profetico: gli parve di essere in mezzo a
una moltitudine di fanciulli intenti a
giocare, alcuni dei quali, però, bestemmiavano. Subito Giovannino si
gettò sui bestemmiatori con pugni e
calci per farli tacere; ma ecco farsi
avanti un Personaggio che gli dice:
“Non con le percosse, ma con la
bontà e l’amore dovrai guadagnare
questi tuoi amici… Io ti darò la Maestra sotto la cui guida puoi divenire
sapiente, e senza la quale, ogni sapienza diviene stoltezza”. Il personaggio era Gesù e la Maestra Maria
Santissima, alla cui guida si abbandonò per tutta la vita e che onorò col
titolo di “Ausiliatrice dei cristiani”.
Fu così che Giovanni volle imparare
a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per poter attirare a sé i compagni e tenerli
lontani dal peccato. “Se stanno con
me, diceva alla mamma, non parlano male”.
Volendosi far prete, per dedicarsi tutto alla salvezza dei fanciulli,
mentre di giorno lavorava, passava
le notti sui libri, finché all’età di
vent’anni poté entrare in Seminario
a Chieri ed essere ordinato Sacerdote a Torino nel 1841, a ventisei anni.
Anno della fede
In quei tempi Torino era ripiena di
poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a molti
pericoli per l’anima e per il corpo.
Don Bosco incominciò a radunarli la
Domenica, ora in una Chiesa, ora in
un prato, ora in una piazza per farli
giocare ed istruire nel Catechismo
finché, dopo cinque anni di enormi
difficoltà, riuscì a stabilirsi nel rione
periferico di Valdocco e aprire il suo
primo Oratorio.
In esso i ragazzi trovavano vitto e alloggio, studiavano o imparavano un
mestiere, ma soprattutto imparavano
ad amare il Signore: San Domenico
Savio era uno di loro.
Don Bosco era amato dai suoi “birichini” (così egli li chiamava) fino
all’inverosimile. A chi gli domandava il segreto di tanto ascendente rispondeva: “Con la bontà e l’amore
cerco di guadagnare al Signore questi miei amici”. Per essi sacrificò tutto quel poco denaro che possedeva, il
suo tempo, il suo ingegno che aveva
fervidissimo, la sua salute. Con essi
si fece santo. Per essi ancora fondò
la Congregazione Salesiana, formata
da sacerdoti e laici che vogliono continuare l’opera sua e alla quale diede
come “scopo principale di sostenere
e difendere l’autorità del Papa”.
Dedicò tutto il suo tempo libero, che
spesso sottrasse al sonno, per scrivere e divulgare facili opuscoli per
l’istruzione cristiana del popolo.
Fu, oltre che un uomo dalla carità
operosissima, un mistico tra i più
grandi.
Tutta la sua opera trasse origine dalla intima unione con Dio che fin da
giovane coltivò gelosamente e si sviluppò nell’abbandono filiale e fedele
al disegno che Dio aveva predisposto
per lui, guidato passo passo da Maria
Santissima, che fu l’Ispiratrice e la
Guida di tutto il suo operato.
Ma la sua perfetta unione con Dio fu,
forse come in pochi Santi, unita ad
un’umanità tra le più ricche per bontà, per intelligenza e per equilibrio,
alla quale si aggiunge il pregio di una
conoscenza eccezionale dell’animo,
maturata nelle lunghe ore trascorse
quotidianamente nel ministero delle
confessioni, nell’adorazione al Santissimo Sacramento e nel continuo
contatto con i giovani e con persone
di ogni età e condizione.
Don Bosco ha formato generazioni
di santi (primo fra tutti San Domenico Savio, ragazzo dell’Oratorio,
morto a 15 anni) perché ha richiamato i suoi giovani all’amore di Dio,
alla realtà della morte, del giudizio
di Dio, del Paradiso e anche dell’Inferno, della necessità di pregare, di
fuggire il peccato e le occasioni che
inducono a peccare, e di accostarsi
frequentemente ai Sacramenti.
“Miei cari, io vi amo con tutto il cuore, e basta che siate giovani perché
io vi ami assai”. Amava in modo che
ognuno pensava di essere prediletto.
Stremato di forze per l’incessante
lavoro, si ammalò gravemente. Una
delle sue raccomandazioni fu questa:
“Dite ai giovani che li aspetto in Paradiso…”.
Spirava il 31 gennaio 1888, nella sua
povera cameretta di Valdocco, all’età di 72 anni.
Il 1 Aprile 1934, Pio XI, che ebbe la
fortuna di conoscerlo personalmente, lo proclamò Santo.
La sua festa si celebra il 31 gennaio,
giorno della sua morte.
IL SOGNO DELLE DUE
COLONNE: UN SEGRETO
PER LA FEDE
In fondo alla basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, voluta da don Bosco, si trova il dipinto raffigurante il
famoso “Sogno delle due colonne”,
NINO NESPOLI, San Giovanni Bosco,
olio su tela (dal vero ritratto del Santo),
sagrestie della Parrocchiale di S. Caterina.
considerato profetico sul futuro della Chiesa. Il sogno, raccontato dal
futuro santo la sera del 30 maggio
1862, descrive una terribile battaglia
sul mare, scatenata da una moltitudine di imbarcazioni contro un’unica
grande nave, che simboleggerebbe la
Chiesa cattolica. La nave, colpita ripetutamente, viene guidata dal Papa
ad ancorarsi, sicura e vittoriosa, fra
due alte colonne emerse dal mare.
Queste ultime rappresenterebbero la
prima l’Eucaristia, simboleggiata da
una grande ostia con la scritta “Salus credentium”, la seconda la Madonna, simboleggiata da una statua
dell’Immacolata con la scritta “Auxilium Christianorum”.
Il messaggio di questa visione “particolare” è questo: la Chiesa (ogni
comunità cristiana, ogni famiglia,
ogni credente) sarà vittorioso nel
mare burrascoso della vita se nutrirà un profondo attaccamento e una
solida fede nell’Eucaristia e nella devozione mariana.
V
Anno della fede
IL SISTEMA PREVENTIVO:
IL SEGRETO DI DON BOSCO
Don Bosco per educare i suoi giovani
usò il cosiddetto “sistema preventivo”. Nel trattatello, “Il sistema educativo”, da lui scritto nel 1877, leggiamo
tra l’altro queste sue affermazioni importanti in campo educativo:
* il “Sistema preventivo” nella educazione della gioventù si oppone a quello “repressivo” e consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti
di un Istituto e poi sorvegliare in modo
da mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.
* Il sistema preventivo si appoggia
tutto sopra la ragione, la religione e
l’amorevolezza; rende amico l’allievo, che nell’assistente trova un benefattore che lo avvisa: i giovani infatti
in un momento dimenticano le regole
disciplinari e i castighi che quelle minacciano.
* Che regola tenere nell’infliggere
castighi?
Dove è possibile, non si faccia mai
uso di castighi; dove la necessità lo
chiede, si ritenga quanto segue:
- l’educatore tra gli allievi cerchi di
farsi amare, se vuole farsi temere.
- Presso ai giovanetti è castigo quello
che si fa servire per castigo.
- Eccettuati rarissimi casi, le correzioni e i castighi non si diano mai in
pubblico, ma privatamente, lungi dai
compagni.
- Il percuotere in qualunque modo,
il mettere in ginocchio con posizione
dolorosa, il tirar le orecchie ed altri
castighi simili si devono assolutamente evitare, perché sono proibiti dalle
leggi civili, irritano grandemente i
giovani ed avviliscono l’educatore.
- Il Direttore faccia ben conoscere
le regole, i premi e i castighi stabiliti
dalle leggi di disciplina, affinché l’allievo non si possa scusare dicendo:
“Non sapevo che ciò fosse proibito!”.
VI
Calendario
delle iniziative pastorali
GENNAIO 2013
13 domenica - Festa del Battesimo del Signore
14 lunedì
Dedicazione della Cattedrale
15 martedì
15.00 - Casa Parrocchiale: riprende la catechesi per gli adulti
20.45 - Casa Parrocchiale: riprende la catechesi per gli adulti
19 sabato
20.00 - Oratorio: Festa delle Medie
20 domenica 2a del tempo ordinario
10.00 - Chiesa Parrocchiale: S. Messa per le famiglie che hanno
celebrato i battesimi dei bambini nel 2012. Segue rinfresco in
Casa Parrocchiale
21 lunedì
17.00 - Oratorio: S. Messa per le catechiste
22 martedì
15.00 - Casa Parrocchiale: Catechesi per gli adulti
20.45 - Casa Parrocchiale: Catechesi per gli adulti
23 mercoledì
20.45 - Casa Parrocchiale: Incontro con i genitori dei ragazzi che
celebrano quest’anno la S. Cresima (4)
24 giovedì
17.00 - Oratorio: Messa per i genitori dei ragazzi delle Medie
21.00 - Oratorio: Adorazione e S. Messa
25 venerdì
17.00 - Oratorio: Messa per i genitori ragazzi delle Elementari
27 domenica 3a del tempo ordinario
10.00 - Chiesa Parrocchiale: S. Messa per la gioventù
11.00 - Cineteatro S. Caterina: Spettacolo dei ragazzi di IV e V
elementare dell’oratorio
Vita parrocchiale
12.30 - Scuola Dell’Infanzia: Pranzo per S. Giovanni Bosco (è richiesta la prenotazione)
15.00 - Oratorio: Tornei
7 giovedì
15.30 - Centro Primo Ascolto: Incontro San Vincenzo parrocchiale
29 martedì
15.00 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti
20.45 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti
9 sabato
20.30 - Oratorio: Torre di Babele
FEBBRAIO 2013
NB: Nel corso dei mesi di febbraio e marzo all’Oratorio si svolgeranno gli inconri di sostegno alla
genitorialità in collaborazione con la scuola “A. da
Rosciate” e con le associazioni del territorio.
1 venerdì
1° venerdì del mese in onore del S. Cuore di Gesù
20.30 - Santuario: Adorazione
2 sabato - Presentazione del Signore
17a Giornata della Vita Consacrata
Primo sabato del mese in onore del Cuore Immacolato di Maria
08.50 - Chiesa Parrocchiale: Benedizione delle candele e Processione. Segue la S. Messa
20.00 - Oratorio: Gruppo Famiglie
3 domenica 4a del tempo ordinario
GIORNATA PER LA VITA E LA FAMIGLIA
San Biagio - A tutte le Messe benedizione della gola
con le candele di San Biagio
11.00 - Oratorio: Corteo dei bambini e genitori
della Scuola dell’Infanzia “Don Garbelli” verso la
Chiesa Parrocchiale
11.30 - Chiesa Parrocchiale: S. Messa per la Giornata della Vita
5 martedì
15.00 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti
20.45 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti
6 mercoledì
20.45 - Oratorio: Incontro con i genitori dei bambini che si accostano quest’anno alla Prima Confessione e Prima Comunione (5)
10 domenica 5a del tempo ordinario
15.00 - Oratorio: Festa di carnevale per bambini
11 lunedì
B. V. Maria di Lourdes
Giornata Mondiale dell’Ammalato
16.00 - Santuario: Messa per gli ammalati
NB - Sospesa la Messa delle 17 in Chiesa Parr.
12 martedì
Sospesa la catechesi degli adulti
13 mercoledì delle Ceneri
Giorno di magro e digiuno
A tutte le Messe imposizione delle Ceneri
17.00 - Chiesa Parrocchiale: Messa per tutti i ragazzi del Catechismo
20.45 - Chiesa Parrocchiale: Liturgia Penitenziale
con l’imposizione delle Ceneri, presenti anche i genitori dei cresimandi
20.45 - Casa Parrocchiale: Incontro con i genitori
dei ragazzi che celebrano quest’anno la S. Cresima (5)
15 venerdì
Giorno di magro
15.00 - Chiesa Parrocchiale: Esercizio della Via
Crucis
20.45 - Iniziativa quaresimale (1)
16 sabato
21.00 - Oratorio: Festa delle Medie
17 domenica Prima di Quaresima
Giornata Parrocchiale della Carità
10.00 - Chiesa Parr: S. Messa e Presentazione dei
battezzandi. - Rito della Consegna del Simbolo della fede alla catecumena Tamara Zelada
VII
Vita parrocchiale
Presepi
nel
Borgo
Il presepio allestito in chiesa parrocchiale
nella cappella di Santa Caterina.
La Natività preparata nel
Santuario, all’altare della
Madonna di Loreto.
Il presepio del chiostro ai Celestini. Ogni
anno la suor Rosalia sa collocarvi qualche novità, come il fuoco del braciere
sulla sinistra della foto.
La capanna degli Alpini nello spazio del
sagrato. Le offerte
raccolte erano destinate all’associazione
“Il sogno di padre
Sandro”.
VIII
Consiglio Pastorale
del 13 ottobre 2012
al
COME VIVERE
L’ANNO
DELLA FEDE
Sabato 13 ottobre si è riunito in casa
parrocchiale il nuovo consiglio pastorale. Dopo la preghiera iniziale, don Andrea ha preso la parola
salutando tutti i presenti e facendo
una breve presentazione di ognuno.
Ha proseguito rammentando come
questo incontro segni l’inizio di un
nuovo quinquennio del consiglio
pastorale parrocchiale e pertanto ha
ritenuto opportuno consegnare ad
ognuno una copia dello statuto e riassumerne brevemente il contenuto.
Il Consiglio pastorale parrocchiale
è un organismo ecclesiale che ha il
compito di promuovere le attività e
le iniziative pastorali della Parrocchia facendole oggetto di riflessione
preparatoria, di progettazione e di
verifica. È composto da membri di
diritto (i sacerdoti ed una religiosa
sacramentina), da laici proposti dalle
diversi associazioni ed aggregazioni
(catechisti, gruppo liturgico, coro
parrocchiale, consiglio dell’oratorio,
commissione missionaria, gruppo di
animazione della pastorale familiare, Caritas, conferenza S. Vincenzo,
Unitalsi, scuola materna Garbelli,
gruppi biblici, comitato festeggiamenti del Santuario, direttivo Excelsior, Torre di Babele, catechisti battesimali) e da persone indicate dal
parroco. Tutti i membri sono nominati dal parroco.
A membri del CPP possono essere chiamati solo i fedeli che hanno
compiuto il diciottesimo anno di
Vita parrocchiale
età, sono in piena comunione con la
Chiesa e si distinguono per sicurezza
di fede, per coerenza di vita cristiana, per prudenza e capacità di collaborazione pastorale.
Il Consiglio Pastorale è convocato
dal Parroco, che ne è il presidente, in
seduta ordinaria almeno quattro volte all’anno; in seduta straordinaria
per convocazione del parroco o su
richiesta della maggioranza assoluta
dei membri.
Spetta al parroco proporre gli argomenti delle sedute, tenendo presente
quanto è stato suggerito dai membri;
il consiglio esprime il suo parere
consultivo e spetta unicamente al
parroco rendere pubblico quanto è
stato trattato nelle sedute. Si possono costituire Commissioni composte
dai suoi membri che operano sotto la
guida di un coordinatore scelto dal
parroco.
Infine Don Andrea ricorda che i
membri del Consiglio cessano dal
loro incarico per dimissioni accettate dal parroco o per decadimento
dall’Ufficio quando vi appartengono
a questo titolo e che il consigio decade quando la sede parrocchiale è
vacante.
Si passa quindi al successivo punto
all’ordine del giorno, la relazione di
Don Angelo Lorenzi sulla lettera di
Benedetto XVI “Porta Fidei”: per
l’occasione don Angelo ha predisposto un’utile scheda che riepiloga
i punti principali del documento. Il
Papa esordisce affermando che la
fede è una porta sempre aperta, un
dono (non una conquista umana)
rivolto a tutti, per accedere al quale
occorre l’annuncio della Parola di
Dio e un cuore che si lasci plasmare
dalla Grazia. La fede introduce nella vita di comunione con Dio nella
Chiesa, attraverso un cammino di
fede che dura tutta la vita.
Benedetto XVI inquadra poi l’anno
della fede, che è iniziato l’11 ottobre e terminerà il 24 novembre 2013,
all’interno di alcune ricorrenze significative: 50° dall’inizio del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962),
20° dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (11
ottobre 1992), il Sinodo sulla nuova
evangelizzazione per la trasmissione
della fede cristiana (ottobre 2012),
50° dalla morte del beato papa Giovanni (3 giugno 1963).
L’itinerario dell’anno della fede è
un invito ad una autentica, rinnovata
conversione al Signore unico Salvatore del mondo: “La fede è il nuovo
criterio di intelligenza e di azione
che cambia tutta la vita dell’uomo”.
Pensieri, affetti, mentalità, comportamenti vengono lentamente purificati e trasformati.
La Chiesa, convocata dall’Amore, è
inviata per le strade del mondo a proclamare il Vangelo: “Oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia del
credere e ritrovare l’entusiasmo nel
comunicare la fede”.
Don Angelo passa poi ad illustrare
le direttive suggerite dal Santo Padre
per l’anno della fede:
- intensificare la RIFLESSIONE sulla
fede, per maturare maggiore consapevolezza e convinzione in un momento di profondo cambiamento;
-
PREGARE la fede: nelle chiese,
nelle case, in famiglia;
- PROFESSARE pubblicamente nella vita la fede nel Signore morto e
risorto;
-
TRASMETTERE la fede anche
alle generazioni future;
- RISCOPRIRE I CONTENUTI della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, con un “Corale impe-
gno per lo studio del Catechismo
Chiesa Cattolica, sintesi e vero
strumento a sostegno della fede”:
la conoscenza dei contenuti non è
conoscenza di una teoria, ma conoscenza della persona di Cristo, che
vive nella Chiesa, che è la Verità.
-
Luogo privilegiato di questo incontro con Cristo sono i SACRAMENTI E LA LITURGIA: “Senza
Sacramenti e liturgia la professione di fede non avrebbe efficacia
perché mancherebbe della grazia
che sostiene la testimonianza dei
cristiani”.
Infine l’anno della fede sarà un’occasione propizia per intensificare la
testimonianza della carità. Se la fede
è la virtù principale, la carità ne è la
perfezione ed entrambe sono necessarie, poiché la fede senza la carità
non porta frutto, è puro sentimento.
La Carità richiede di riconoscere in
quanti chiedono il nostro amore il
volto del Signore (Fraternità cristiana), e contemporaneamente amore
verso il mondo, impegno nel mondo
per diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo.
L’esortazione conclusiva invita in
questo anno a tenere fisso lo sguardo
su Gesù Cristo (Colui che dà origine
alla fede e la porta a compimento),
sull’esempio di chi ci ha preceduto
nella fede: Maria (beata perché ha
creduto), gli Apostoli, i discepoli, i
martiri: “Nessuno diventi pigro nella fede, ma segno della presenza del
Risorto nel mondo”.
Terminata la relazione di Don Angelo, sono seguiti diversi interventi dei
presenti, alla conclusione dei quali
don Andrea ha sciolto l’incontro,
rammentando che la prossima seduta
del Consiglio si terrà il 1° dicembre
prossimo.
PAOLA
IX
Vita parrocchiale
È da qualche anno che, grazie all’appoggio di alcuni devoti e con la complicità convinta del Comitato per i festeggiamenti al Santuario facciamo festa alla nostra Patrona Santa Caterina d’Alessandria. Con un programma
di estrema semplicità, ma con tanta convinzione.
Tutto è iniziato la settimana prima della ricorrenza liturgica. Sabato 17 novembre la statua, collocata per l’occasione in Santuario, dopo la messa festiva della vigilia
è stata portata processionalmente verso la chiesa prepositurale. Buona la partecipazione al corteo, lungo il
quale sono stati eseguiti alcuni canti appropriati. Alcuni
X
portatori volontari si sono alternati nel portare l’artistica
effigie lignea, mentre altri reggevano le torce. Giunti in
chiesa, la statua è stata incensata. È stata quindi recitata
insieme la Preghiera a Santa Caterina, seguita dalla benedizione e dal bacio della Reliquia.
La serata è poi proseguita alla Scuola dell’Infanzia don
Garbelli, dove è stata allestita una cena aperta a tutti.
Piatto forte - e come poteva essere diversamente - il primo di casoncelli marca Lino, quelli bergamaschi “autentici”, ci tiene a dire l’autore.
Per tutta la settimana da domenica 18 a domenica 25 la
statua è rimasta esposta sul trono allestito nella prepositurale per la devozione dei fedeli. Domenica 25, solennità di Cristo Re, alla messa delle ore 10 abbiamo
festeggiato la nostra Santa con i paramenti rossi delle
martiri. L’omelia ha richiamato alcuni tratti caratteristici
della figura della martire alessandrina. La Patrona non
mancherà di assistere tutta la nostra comunità nei suoi
bisogni più attuali.
Vita parrocchiale
la preparazione al matrimonio
Il Corso per Fidanzati 2012
Un’omelia tanto concreta e reale quanto significativa, monsignor Andrea Paiocchi non sarebbe mai riuscito ad imbastirla. “Un lavoro a braccio - dice - senza
la minima preparazione. Del resto il tema invitava l’approfondimento di una
materia che, nel corso degli anni, aveva subito trasformazioni e modifiche di una
certa rilevanza”.
Le difficoltà non mancavano. I tempi erano sensibilmente mutati e parlare di
corsi per fidanzati era demodé, quando il sostantivo fidanzamento era sostituito
da vocaboli soltanto apparentemente identici nel significato o nella sostanza.
In realtà, amico, compagno e ragazzo potevano ingannare l’atmosfera venutasi
a creare. Quei momenti sentimentali, amorosi, potevano mascherare i reali rapporti affettivi.
“Amico - ha sottolineato monsignor Paiocchi - sta ad indicare chi è legato da
sentimenti di amicizia, chi ha particolare interesse o sente attrazione per qualcuno. Compagno è la persona con la quale si convive o alla quale si è uniti da un
rapporto amoroso, senza essere sposati. Ragazzo, nel senso di avere il ragazzo,
indica il sentimento, ancora da chiarire, che sta a metà tra l’innamoramento
iniziale e la passione amorosa improvvisa e violenta”.
Fidanzato, praticamente, indica la persona che ha dato ed ha ricevuto, concludendo il cammino amoroso ed affettivo con la promessa di matrimonio.
Si vuole che di fidanzati, almeno come presentazioni, ce ne siano sempre meno,
mentre abbondino gli amici, i colleghi, i compagni, i ragazzi. Una moda?
È probabile sia così. Un riscontro sul quale monsignor Paiocchi ha tratto alcune
riflessioni e considerazioni proprio al termine del Corso in preparazione al matrimonio nell’Anno di Fede, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico
Vaticano II, voluto dal Beato Papa Giovanni XXIII.
Al pellegrinaggio, iniziato alle 11.30 con la celebrazione della S. Messa da parte
del parroco di Borgo Santa Caterina, hanno partecipato quattordici coppie di
fidanzati (non tutte del Borgo). È seguito il pranzo presso l’Agriturismo “Casa
Clelia”. La giornata si è conclusa come meglio non si sarebbe potuto: l’incontro
con Monsignor Loris Capovilla. Un intervento di circa tre quarti d’ora da lasciare sbigottiti. Ma eravamo certi che l’arte oratoria non le avrebbe arrecato il
minimo difetto!
A.GH.
I volti sorridenti delle coppie dopo la Messa del Ritiro. Il Signore conservi in loro
la serenità che Lui solo sa infondere anche nei momenti difficili della vita.
“Libero non è
chi si rifiuta di
impegnarsi”
...e allora
sposiamoci!
Io e Giorgio siamo insieme, condividiamo l’uno la vita dell’altra, ci
vogliamo bene, ci amiamo da cinque
anni.
Don Andrea direbbe che siamo fidanzati.
Con il fidanzamento due persone
ripongono la loro fiducia nella promessa fatta l’uno all’altra di sposarsi
ed amarsi per sempre.
Oggi questo termine viene usato
poco, racchiude in una sola parola
un impegno, un cammino che tutti
dicono essere bellissimo ma anche
difficile.
Io e Giorgio, con motivazioni diverse, abbiamo deciso di intraprendere questo cammino promettendo di
amarci per sempre davanti a Dio.
Abbiamo costruito il nostro amore di
giorno in giorno con il rispetto, l’altruismo, la fiducia, la gelosia, l’attrazione, l’affetto, l’amicizia, il divertimento, l’impegno, il lavoro, le vacanze, le gioie, i momenti difficili, le
soddisfazioni, le delusioni, gli amici,
le nostre famiglie e tanto altro.
Due persone possono stare insieme,
amarsi ed aver costruito il loro amore proprio come noi, ma non sentire la necessità di consacrare la loro
unione davanti a Dio.
Io invece lo desidero dal profondo
del mio cuore e Giorgio, che ha perXI
Vita parrocchiale
Il Corso per Fidanzati ha avuto il momento clou nel Ritiro di domenica 18 novembre
ai Celestini. La Messa nella Chiesa di S. Nicolò.
cepito l’intensità del mio desiderio,
il Natale scorso mi ha chiesto di sposarlo. In chiesa.
Forse a lui sarebbe bastato andare a
convivere, ma a me non bastava e con
questa sua disponibilità mi ha dimostrato, ancora una volta, l’amore profondo che nutre nei miei confronti.
Perché l’amore è anche questo.
Inizio settembre. Federica: Ehi ciao
Giorgio, come va? A fine mese inizia
il corso fidanzati nella parrocchia di
Borgo Santa Caterina!
Silenzio. Giorgio: ah... ma lo dobXII
biamo fare per forza?
Diciamo che Giorgio, per usare un
eufemismo, non era particolarmente
motivato né convinto di affrontare
questo corso, ma oggi che il corso si
è concluso, entrambi siamo rimasti
inaspettatamente e piacevolmente
soddisfatti. Pensavamo che gli incontri fossero esclusivamente basati
sulla religione e sul significato del
matrimonio in Chiesa, davanti a Dio.
Il corso è stato anche questo, ma soprattutto altro.
Ascolto, dialoghi, scambi di idee ed
opinioni soprattutto con la nostra
“coppia guida”, Cristina e Mauro,
con i quali ci siamo confrontati ed
aperti al termine degli interventi dei
relatori che si sono susseguiti durante questo percorso.
Dal prete, allo psicologo, dal teologo alle coppie sposate che con noi
hanno condiviso gioie e dolori della
propria vita, tutti hanno saputo coinvolgerci e farci riflettere sul significato e sull’importanza della nostra
decisione.
Questo corso mi ha fatto capire, ancora di più, l’importanza della scelta che io e Giorgio abbiamo preso,
l’impegno che dovremo mettere affinché la nostra unione ogni giorno
sia alimentata dal rispetto, altruismo,
fiducia, gelosia, attrazione, affetto,
amicizia, divertimento, impegno,
lavoro, vacanze, gioie, momenti difficili, soddisfazioni, delusioni, amici
e famiglia che hanno fatto nascere
e crescere il nostro amore che, per
continuare a vivere, ne avrà bisogno
sempre.
La nostra unione in Chiesa sarà ancora più preziosa perché consacrata
davanti a Dio che sarà sempre con
noi, nei momenti di gioia e nelle difficoltà.
“Libero è senza dubbio chi avendo
guardato in faccia la natura dell’amore - i suoi abissi, i suoi giri a vuoto e la sua esultanza - senza illusioni
si mette in cammino, deciso a vivere
costi quel che costi l’odissea, a non
rifiutarne né i naufragi né la sacralità, disposto a perdere più di ciò che
credeva di possedere e a guadagnare
infine ciò che non è quotato in nessuna borsa: la promessa mantenuta,
l’impegno onorato nella traversata
senza finzioni d’una vita umana”
(Cristiane Singer “Elogio del matrimonio e del vincolo e di altre follie”).
FEDERICA E GIORGIO
Vita parrocchiale
La Messa di Mezzanotte
Chi ha accolto l’invito delle campane
che suonavano a festa, alle 23 della notte santa del 24 dicembre, si è recato in
chiesa parrocchiale per aspettare nella
preghiera e nel raccoglimento di festeggiare la nascita di Gesù. In un ambiente
caldo e accogliente la comunità di S.
Caterina ha meditato sul grande dono
che Dio Padre ha fatto agli uomini di
ogni tempo, suo Figlio, aiutata dal sussidio preparato da don Cristiano. Il titolo di questo sussidio “Preparate la via
al Signore” voleva appunto preparare
i cuori ad accogliere il Dio Bambino.
Varie domande ci hanno interpellato:
“Quando ci siamo sentiti compagni di
strada di Dio? Quali sono le paure che
ci bloccano? Che cosa sappiamo offrire davvero a Dio della nostra vita?”.
Don Cristiano ci ha anche regalato vari
spunti di riflessione, ad esempio: “Permettiamo a Dio di nascere! Se Lui fa
cose troppo grandi per noi e noi crediamo di non esserne degni, lasciamolo
fare! Dio offre sempre dei segni; il più
grande segno è il nascere, è il grande
atto di fiducia di Dio negli uomini. Cerchiamo i segni che Lui continua a porre
nella nostra vita! Adorare è prostrarsi, è
riconoscere la grandezza di Dio”. Tutti questi pensieri, alternati ai salmi e a
pensieri di grandi uomini come Tonino
Bello o Dietrich Bonhoeffer, ci hanno
accompagnato alla mezzanotte e cioè
all’inizio della Santa Messa.
L’ingresso dei sacerdoti, ahimè senza
don Angelo vittima di un’indisposizione, è stato accompagnato dal coro con
un canto gioioso e solenne che inizia
con le parole: “Ecco a noi un bimbo
è nato, ecco a noi un Figlio è dato…”,
e, dopo che don Cristiano ha deposto
nella mangiatoia la statua di un tenerissimo Gesù Bambino, è iniziata la celebrazione. Ci ha accompagnato la Parola
di Dio con il brano di Isaia che annuncia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce …”, seguito
dalle parole del salmo: “Oggi è nato per
noi il Salvatore”, mentre S. Paolo scrive
a Tito dicendo: “Figlio mio, è apparsa
la salvezza per gli uomini…”.
Ecco alcune riflessioni dall’omelia del
nostro parroco don Andrea: “La notte di Betlemme ci avvolge con il suo
fascino, la stella rompe le tenebre, la
gioia è per tutti gli uomini. Abbiamo
accolto l’invito delle campane e siamo qui ad accogliere Gesù. Il racconto
del Natale è fatto di piccole e semplici
cose: un bambino, una grotta, i pastori… stasera dobbiamo tornare a casa
apprezzando le piccole cose, mentre la
fede ci fa vedere la grandezza che Dio
ci offre nelle piccole cose. Siamo tutti
chiamati a riscoprire la grandezza delle
piccole cose e non dell’ultimo prodotto
tecnologico; l’umiltà della famiglia di
Nazaret ci è di esempio.
L’uomo di fede capisce che la miseria si trova dove è stato abbandonato
Dio; è diffusa una fame affettiva, non
ci manca il benessere materiale ma ci
manca la cosa più importante e di fronte alle difficoltà si soccombe. Ci manca l’umiltà, abbiamo pensato troppo a
noi stessi dimenticandoci del Vangelo.
Cosa chiediamo a Gesù questa notte?
Tornare bambini nell’umiltà! Questa
notte, purtroppo anche grazie alla crisi
economica, non possiamo dimenticare
le case dove c’è la povertà, le famiglie
in difficoltà, i giovani senza lavoro, i
malati… S. Paolo nella lettera a Tito
ci ha parlato di sobrietà, di giustizia e
di pietà, preghiamo perché Gesù Bambino aiuti e sostenga tutti gli uomini
impegnati sulla strada della vita di chi
soffre per i più svariati motivi”.
La celebrazione è proseguita sempre
accompagnata dal coro parrocchiale
coi suoi canti natalizi che hanno contribuito a rendere l’atmosfera raccolta
ed emozionante. Non sono mancati alla
fine i ringraziamenti per i sacerdoti, i
missionari, le religiose, i chierichetti,
coloro che collaborano in vari ambiti
parrocchiali, i bambini che a maggio
riceveranno i sacramenti e a tutti i presenti con le loro famiglie. Dopo la solenne benedizione i parrocchiani hanno
potuto scambiarsi gli auguri l’un l’altro
sul sagrato della chiesa, facendo anche
onore agli amici alpini che con il loro
vin brulè non mancano di riscaldare
ogni anno i nostri cuori e… deliziare il
nostro palato!
C. R.
XIII
Vita parrocchiale
Centenari di Borgo S. Caterina
Margherita Gamberini Maranesi
5 gennaio 1913 - 2013
La signora Margherita insieme con
la badante Liliana, ci accoglie con la
consueta cortesia, confermandoci che
la sua porta è sempre aperta. Mi permetto di rivolgerle alcune domande
alle quali risponde molto volentieri,
raramente inceppata da brevi amnesie
circa nomi e date.
Sono nata nel comune di San Lazzaro
(Bologna) nella casa che ancor oggi
possiedo in riva al fiume Savena il 5
gennaio 1913. Mio padre allevava i
cavalli. Morì quattro giorni dopo la
mia nascita. Anche un mio fratellino,
Vincenzo, morì giovanissimo. Si vede
che non c’era vitalità nella mia casa…
Dopo la quinta elementare - allora
pochi ci arrivavano perché la povertà
li obbligava a entrare precocemente
nel lavo ro agricolo - mia mamma mi
iscrisse al ginnasio “Galvani” di Bologna. Ma non era il mio tipo di scuola: quel latino mi rimaneva indigesto!
Bisognava addirittura rivolgersi in latino all’insegnante di quella lingua…
Feci un paio d’anni in quella scuola,
poi dissi a mia mamma: “Tu mi mandi al latino. Io continuerò ad andare
ai giardini Margherita”. Mia mamma,
che conosceva il mio carattere irriducibile, mi iscrisse allora alle medie.
Non dimentichiamo che allora per
frequentare le medie a Bologna bisognava pagare. A quei tempi le famiglie
avevano tutte tre-quattro figli, lavoravano la campagna. In casa mia c’erano
quattro inquilini tutti con famiglia. A
me andava benissimo, perché così non
ero mai in casa mia, quando non c’era mia mamma. Alla sera poi il papà
raccontava di quando era in guerra, e
tutti ascoltavamo incantati. Ma appena
sentivo l’odore di mia mamma filavo
XIV
immediatamente a casa. Lei non voleva che stessi con quelle famiglie, perché parlavano in dialetto, Ricordo che
avevamo anche un’altra casetta, molto
bellina, che poi però venne bombardata. E pensare che mia mamma vi aveva
aggiunto due stanze sul retro che poi
finirono per essere usate come cantine
e granaio. Dopo le medie sono stata
dalle suore e ho imparato a fare tanti
lavoretti che conservo ancora in casa
mia. Finché ho incontrato quello che
sarebbe diventato mio marito, Alfredo, che aveva otto anni più di me. Mia
mamma non voleva, perché avrei sposato un povero impiegatino che non
aveva niente, mentre io avevo la casa
Era stato mio nonno a lasciare tutti i
suoi possedimenti a me. Mia mamma
non l’aveva presa bene, come pure gli
altri parenti che mi guardavano di traverso; ed io ero solo una bambina...
Comunque mia mamma sapeva il mio
carattere, che non avrei più mollato
niente. Alfredo aveva sempre studiato
in collegio, perché abitando fuori del
capoluogo, non aveva nessuna scuola
vicina a casa. Perciò venne inviato in
collegio. Non era pensabile far girare
un ragazzo per le strade di allora, infestate da gente poco raccomandabile.
La chiesa parrocchiale di San Ruffillo di
Bologna.
Margherita Maranesi nella sua abitazione di via Degli Albani.
Ci siamo sposati nel 1934. Lui aveva otto anni più di me. Ci sposammo
nella mia parrocchia di San Ruffillo,
una chiesa che sorgeva a fianco della
direttissima, la via che porta a Firenze.
La chiesa era molto bella, spaziosa,
ma frequentata solo l’ultimo giorno
dell’anno, così gremita che non vi si
poteva entrare; ma per gli altri giorni
restava deserta. Vicino, in quella che
era nota come “casa del prete”, c’era
una cappellina che io ben ricordo perché mi nonna mi portava lì spesso per
farmi benedire quando compivo qualche scappatella.
Sono poi finita qui a Bergamo allorché
mio marito, che curava gli appalti dei
comuni, venne da queste parti. Purtroppo rimasi vedova abbastanza presto.
Ma a Bergamo mi trovai sempre bene.
Anche se se ne schermisce, Margherita
ha sempre praticato anche gesti di carità cristiana verso diversi casi di bisogno. Accompagnò all’altare anche un
religioso dehoniano di Bergamo, deceduto qualche anno fa, che ultimamente
svolse il suo ministero in Portogallo.
Margherita ha ben presenti le due
gite-pellegrinaggio della Parrocchia
alle quali ha potuto partecipare: Fatima 1994, Andalusia 1996 . La lasciamo, pronti a tornare a trovarla sabato
5 gennaio 2013, il giorno del compleanno. Auguri signora Margherita!
PAN
Parrocchia di S. Caterina
ORARI SS. MESSE
Festivi:
Celestini
ore 7,30
Chiesa Parrocchiale
ore 8,00
ore 10,00
ore 11,30
ore 19,00
in Santuario
ore 9,00
ore 11,00
Festiva del sabato (e vigilie):
ore 18,30
Feriali:
ore 7,30
ore 18,30
ore 9,00
ore 17,00
ore 19.00
Vespri in chiesa parrocchiale le domeniche di Avvento e Quaresima alle ore 18.30.
Adorazione Eucaristica nella chiesa dei Celestini tutti i martedì e mercoledì dalle ore 9.00
alle ore11.00 e tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 18.30; in Santuario ogni primo venerdì
del mese alle ore 20.30
SS. CONFESSIONI
Sabato ore 15,30 - 17,30 in Chiesa Parrocchiale
ore 17,30 - 18,30 in Santuario
AI FIDANZATI PROSSIMI AL MATRIMONIO
Si ricorda che devono presentarsi al parroco di uno dei due nubendi almeno tre mesi prima della data del matrimonio per fissare i tre colloqui previsti dopo il Corso per Fidanzati.
INDIRIZZI PARROCCHIALI
- Mons. Andrea Paiocchi, Prevosto - via s. Caterina, 10/c
- Don Angelo Lorenzi, Vicario parr. al Santuario - viale Santuario, 5
- Don Cristiano Re, Direttore Oratorio - via Celestini, 4
- Don Edoardo Algeri - viale Santuario, 5
- Scuola dell’Infanzia “Garbelli” - viale Santuario, 6
- Ufficio Parrocchiale - via S. Caterina, 10/c
- Oratorio - via Celestini, 4
- Centro di Primo Ascolto (Centro Socio-Assistenziale) - via S. Caterina, 12
- Sacrista della Parrocchia - Sig. Enrico Proto - via S. Caterina, 14/B
- Sacrista del Santuario - Sig. Socrates Medina
tel. 035/23.73.61
tel. 035/23.84.71
tel. 035/24.44.96
tel. 035/23.37.94
tel. 035/23.78.54
tel. 035/23.73.61
tel. 035/24.44.96
tel. 035/22.06.70
tel. 338/99.013.04
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Vita parrocchiale
L’elevazione
musicale del Coro
Centenari di
Borgo S. Caterina
Mario Capitanio
“Adiemus”
2 febbraio 1913 - 2013
Un inizio dell’anno beneaugurante
per il signor Mario Capitanio, che
si appresta a compiere il 2 febbraio
2013 i leggendari 100 anni di vita.
Mario è nativo di via Moroni ma da
molti anni risiede in via S. Caterina.
Attorniato dall’amore e dalla cura
dei figli, Cesare e Maria Pia, si avvia a raggiungere la sua bella meta,
con spirito di fedeltà alla preghiera,
al buonumore, sempre conciliante,
moderando le forze per rimanere indipendente.
Vive da solo e “non se ne parla” di
fargli cambiare le abitudini quotidiane. Ha una grande fede!
La fede che orienta le giornate,
perché: “Tutti i giorni c’è qualcosa
per cui ringraziare il Signore”, ne è
convinto il signor Mario che ripete:
“Quando il Signore vorrà, è Lui che
decide”.
Non c’è fretta, Mario è molto attivo
per la sua età. Ogni domenica partecipa alla messa delle ore 11 in Santuario, percorrendo da solo il tragitto, sostenuto dal bastone. Trascorre
poi la domenica in casa di Cesare
Mario Capitanio con i familiari.
sotto la superba direzione
di Flavio Ranica
Mario Capitanio.
o di Maria Pia. Se c’è una piccola
commissione da fare, è in grado di
svolgerla da solo. La figlia e il figlio
presenti quotidianamente dal papà
cercano di contenere le sue iniziative.
È molto interessato agli avvenimenti che legge sul giornale o vede alla
televisione, soprattutto ai documentari. È di carattere riservato, anche
a causa di un problema di udito, ma
con le persone che conosce si esprime con sicurezza ed è benvoluto dai
vicini di casa.
Ora la comunità parrocchiale di S.
Caterina si stringe con affetto attorno
a Mario e ai suoi familiari. Con riconoscenza ricorda le piccole mansioni
che Mario Capitanio ha svolto per la
parrocchia: servire messa nei giorni
feriali, ritirare periodicamente per la
sacrestia le particole dalle Monache
benedettine di via Sant’Alessandro,
sostenere con la rivista “Alere” il
Seminario Vescovile, consegnare
nei monasteri per le suore anziane
le riviste religiose che lui riceveva e
chissà quante altre opere buone che
solo il Signore vede e che “i grandi
della terra” non conoscono.
Ci uniamo a Maria Pia, Cesare con la
moglie Annamaria e alle tre nipoti,
già grandi, Serena, Cristina e Giulia
per augurare al signor Mario Capitanio, papà, nonno, ancora tanto amore
per il Signore e per i suoi cari, per
questo 100° compleanno e per gli
anni che verranno.
GIULIANA
La messa serale di domenica 9 dicembre 2012 è stata caratterizzata
da un accompagnamento musicale
a dir poco eccezionale, seguito subito dopo da una ventina di minuti di
elevazione musicale su temi natalizi,
con gli stessi musicisti che avevano
arricchito la liturgia. Si trattava di
dodici coristi e del loro direttore, il
conosciuto e validissimo maestro
Flavio Ranica, tutti riuniti sotto il
nome di “Polifonico Adiemus”, cantando “a cappella”, vale a dire senza
accompagnamento di alcun strumento. Al termine della manifestazione,
tra gli applausi convinti di una folta
assemblea, mons. Paiocchi, nel ringraziare e nel congratularsi con il
gruppo dei musicisti, ha chiesto al
direttore il significato di Adiemus,
aggiungendo che come latino era un
termine che non aveva mai trovato!
Al che Flavio Ranica ha risposto,
con voce che pochi hanno inteso, che
Adiemus è termine gaelico che significa “noi disegniamo con gioia”. Chi
scrive non conosce il gaelico e prende per buona la precisazione di Flavio Ranica. A dir il vero, la figura del
direttore che si muoveva con gesti
scattanti, roteanti, nervosi, convulsi,
il tutto molto lontano dalla consueta
modalità di chi dirige solo con movimento delle braccia e delle mani, al
massimo con qualche ondeggiamento qua e là, dava l’impressione, quasi
fosse “molleggiato”, di disegnare e
tracciare segni che invece di essere
XV
Vita parrocchiale
grafici risultavano alla fin fine essere
dei segni sonori. Così Flavio Ranica,
molto serio, molto preparato, amante
di una polifonia complessa e non di
rado piuttosto dissonante, comunicava e richiamava i suoi coristi con
una gestualità che corrispondeva
alle trame difficili della scrittura e
che anticipava il controllo della tempistica. Già, i suoi coristi: bisognerebbe citarli per nome, uno ad uno,
complimentarsi con loro per la rara
capacità di trovare e mantenere la
giusta intonazione e poi bisognerebbe chiamarli... solisti! Infatti i dodici
giovani del “Polifonico Adiemus”,
sei donne, sei uomini, schierati sì a
semicerchio ma mescolati, non suddivisi secondo la disposizione convenzionale di sezioni opposte, sono
stati a dir poco impressionanti per la
sicurezza d’intonazione e la duttilità
dei colori nelle difficili trame polifoniche a 6 e spesso a 8 voci volute da
Ranica nel programma da lui scelto
e imposto con disciplina incredibile.
Inutile scindere il programma delle
musiche che accompagnavano la liturgia della Messa dalla successiva
Elevazione. Il criterio di una polifonia corposa, sempre aperta ad armonizzazioni ardite e stupefacenti che
Flavio Ranica ha scelto, ha uniformato l’interesse dei due programmi,
sempre ricco all’ascolto e il più delle
volte sorprendente. Il musicista più
XVI
rappresentato, nella serata del 9 dicembre, è stato quello di uno straordinario protagonista dell’attività e
della didattica della scuola ungherese, che è ancora ai vertici del cantare
polifonico: Janos Bàrdos, nato ai
primi del secolo scorso e scomparso nell’86. Infaticabile diffusore di
tecniche di vocalità, di intonazione,
e di trascrizione di canti popolari,
erede di Bartók e Kodaly, e propugnatore di un linguaggio nuovo e
armonicamente vivace nella polifonia classica e sacra, il Bardos deve
funzionare come una specie di nume
tutelare per il nostro Ranica perché
questi ha praticamente inserito, del
maestro ungherese, una delle quattro
messe in latino da lui composte, la
quarta, del 1962. E ascoltare l’Introito e il Kyrie, in apertura della Messa
della domenica sera, deve esser stato
piuttosto insolito, come effetto di accompagnamento musicale, anche se
i brani sono stati scritti esattamente
50 fa. Di Lajos Bardos, anche il Sanctus e il Gloria, questo eseguito nella
Elevazione. Altre pagine ben caratterizzate, durante la messa, come
il morbido e raffinato O Sacrum
convivium di Luigi Molfino, l’Abendlied (Canto della sera) di Josef
Rheinberger, serioso e accademico
grande musicista del XIX secolo,
alla Comunione, e la delicata supplica declamata del francese Maurice
Duruflé, al Congedo.
Fuochi d’artificio sonori e scoppiettii
di virtuosismo a 8 voci con Lux aurumque… del giovane inglese Eric
Whitacre, 40 anni, che dovrebbe
esser un altro “pallino” del nostro
Flavio Ranica visto che è stato inserito un tremendo bis dello stesso
autore al termine dell’applaudito
concerto. Prima della fine appariva
il Wiegenlied, la Ninna Nanna famosa di Brahms, che era teneramente
prospettata a 4 voci, apparendo poi
sapientemente armonizzata sino a
8 parti da Ranica, ancora un brano scorrevole di Mario Fulgoni,
Dormi, dormi… e da ultimoWhite
Christmas, il “Bianco Natal” che
tutti sentiamo sotto Natale in mille
varianti, che è opera di uno dei più
famosi animatori del ’900 americano, Irving Berlin, autore di “musicals”, colonne sonore, canzoni
fortunate, reso da Ranica e dai suoi
bravissimi… solisti, in un autentico
sfoggio di abilità d’arrangiamento
dalle soluzioni armoniche molto cariche e pregnanti. Poche le persone
che sono scappate via, a casa, dopo
la messa, e tanti che si sono fermati
alla Elevazione, tributando a Flavio
Ranica e ai dodici musicisti, attraverso tantissimi applausi, il dovuto riconoscimento a un lavoro serio del far
musica, disciplinato e appassionato.
VALERIANO SACCHIERO
Vita parrocchiale
Il vescovo Francesco per
SANTA BARBARA
Martedì 4 dicembre, come ogni anno
a quella data, i Vigili del Fuoco della
caserma di via Codussi hanno festeggiato la loro Patrona, Santa Barbara.
Alle 10.30 il vescovo diocesano
mons. Francesco Beschi dava inizio
alla celebrazione eucaristica, concelebrata da don Andrea e da don Edoardo Algeri. Il vescovo, all’omelia,
ha ricordato la vicenda di santa Barbara che offrì il suo corpo al martirio
pur di restare fedele allo Sposo Gesù
Cristo, applicando gli insegnamenti
alla nobile professione dei pompieri.
Un coretto giovanile ha accompagnato le varie parti della Messa.
Terminato il rito religioso, il comandante insieme col prefetto dr. Camillo Andreana ha provveduto a distribuire riconoscimenti e premi ai vigili
del fuoco che lungo l’anno si sono
distinti nel compimento del loro dovere (foto Minerva).
LA PATRONA DEI VIGILI DEL FUOCO
Santa Barbara festeggiata come è
giusto fosse. Nel santuario dell’Addolorata in Borgo Santa Caterina, per
la seconda volta, martedì 4 dicembre
si è celebrata la giornata dedicata
ai “pompieri”, una specializzazione
che tanto bene e sollievo arreca a chi
cade nel dolore e nella disgrazia.
La mattinata si è aperta alle ore 10
nel cortile della caserma, davanti al
monumento voluto dall’attuale comandante ing. De Palma. Clima molto rigido, con nevischio fastidioso.
Dopo l’alzabandiera e le parole dello
stesso comandante per richiamare il
significato della festa, il parroco don
Andrea ha benedetto il monumento
a ricordo delle vittime dei Vigili del
Fuoco vittime della loro rischiosa
professione. Poi tutti si sono trasferiti nel Santuario dell’Addolorata. Vicinissimo a loro anche il vescovo di
Bergamo Francesco Beschi il quale,
nel corso dell’omelia, ha reso grazie
per il prezioso servizio reso a tutta la
comunità.
“La vostra opera - ha sottolineato il
successore di Amadei - vi fa intervenire fra gli incendi che devastano
le case, le aziende. Sembra che nella
distruzione del fuoco non vi sia né
speranza né rinascita, che tutto sia
consumato, distrutto. Eppure, grazie
a voi, alla vostra dedizione e professionalità, riuscite a salvare un germoglio che alimenta la fiducia nella
ricostruzione”.
Alla Santa Messa, concelebrata dal
parroco di Borgo Santa Caterina
monsignor Andrea Paiocchi, coadiuvato da don Edoardo Algeri, hanno
presenziato il comandante provinciale Giulio De Palma, il prefetto
Camillo Andreana, il sindaco di Bergamo Franco Tentorio e rappresentanti di parecchie associazioni civili
e militari.
Rilevante lo spiegamento di mezzi
interventistici e di “pompieri”, graduati e non, lungo via Santa Caterina
e sul sagrato del Santuario.
La Festa patronale di Santa Barbara
è coincisa con la distribuzione di otto
diplomi di lodevole servizio e ventisei croci di anzianità; riconoscimenti
elargiti in seguito ad emergenze che
hanno richiesto tante risorse, con la
consapevolezza delle responsabilità.
A.GH.
I Vigili del Fuoco di Bergamo celebrano
la festa di Santa Barbara 2012 in Santuario.
La Santa Messa è stata presieduta dal vescovo diocesano mons. Francesco Beschi.
Il comandante ing. Giulio De Palma
rivolge il saluto ai presenti alla cerimonia. In primo piano sono il prefetto dr.
Camillo Andreana e il sindaco dr. Franco
Tentorio.
XVII
Vita parrocchiale
Il nostro seminarista Beppe Vailati
neo-dottore in filosofia
Nel pomeriggio di lunedì 10 dicembre ha conseguito la laurea in filosofia all’Università Cattolica di Milano (facoltà di filosofia) Giuseppe
Vailati, seminarista di teologia della
nostra parrocchia di S. Caterina.
Titolo della tesi discussa col prof.
Alessandro Ghisalberti, con la collaborazione di don James Organisti,
“Responsabili della verità. In dialogo con la fenomenologia della parola di Jean-Louis Chrétien”. Correlatore è stato il prof. Michele Lenoci.
Jean-Louis Chrétien è un autore vivente ed insegna a Parigi, alla
Sorbona e all’Institut Catholique,
“storia della filosofia tardo antica
e patristica”. Oltre che essere un
grande studioso dei filosofi e dei
Padri dell’epoca che va dal I sec.
d. C. al VIII ca., egli è un profondo
pensatore capace di dialogare con i
contemporanei tra cui in particolare
Lévinas e Heidegger. Grande uomo
di fede, si confronta spesso con poeti e mistici, con artisti e pensatori
classici, come Platone o san Tommaso d’Aquino.
Attualmente le opere tradotte in italiano sono quattro: “La ferita della
bellezza”, “L’arca della parola”,
“Simbolica del corpo”, “L’indimenticabile e l’insperabile”. Tutte le altre sono disponibili in francese.
Abbiamo interpellato Beppe, che ci
ha riferito quanto riportiamo per i
nostri lettori.
***
La tesi che ho cercato di sviluppare nel mio scritto è che la verità per
Chrétien può essere definita come
“promessa mantenuta”. IspirandoXVIII
si profondamente alla concezione
biblica del mondo, secondo la quale esso è creato dalla Parola, egli
sviluppa una descrizione del reale
(fenomenologia) che mostra l’imprescindibilità della comprensione
del soggetto nell’elaborazione di un
mondo sensato (ermeneutica). L’uomo infatti determina la realtà, come
per esempio un semplice bicchiere:
esso si dona ad un soggetto che lo
comprende come bicchiere, non sono
separabili la realtà ed il “mio” mondo. Ognuno ha la sua verità, questo
è innegabile, ed è quella in cui vive,
non esiste infatti uomo che non viva
in un orizzonte di senso e, quindi, di
verità, fosse anche indecisa o incerta.
Si tratta allora di capire se esiste una
realtà “oggettiva” o se siamo condannati al relativismo. In un certo
senso esistono molteplici verità, le
quali però soggiacciono sempre ad
uno scacco, nel senso che nessuno è
in grado di “estraniarsi” da se stesso
così da assumere un punto di vista
assoluto e neutro, imparziale. Al contempo, il mondo si dà senza che noi
ne siamo l’origine, ed il tempo scorre verso un futuro che non dipende
da noi se non nella misura in cui lo
accogliamo prendendo decisioni nel
presente. La nostra origine quindi ci
sfugge e noi la percepiamo sempre e
solo come assenza che ci genera, il
che è diverso che non coglierla, origine orientata ad un futuro che ci permette di sperare, il che è di per sé già
insperabile.
Il nostro corpo dice sempre quale è la
nostra verità, il nostro modo di relazionarci al mondo e alla sua origine,
basta osservare attentamente qual-
Il filosofo Jean-Louis Chrétien.
cuno per sentire ciò che esso ha da
dire. Tutto infatti dice, poiché tutto
è nell’orizzonte della parola, le cose
ci parlano, ma sta a noi comprendere
ciò che esse dicono. Il nostro atteggiamento dev’essere dunque quello
dell’ascolto attento che eviti di aver
già compreso tutto del mondo e degli
altri, in una sorta di pregiudizio assoluto.
La verità di ciascuno di noi è dunque svelata dai nostri corpi, definiti
da Chrétien “ostensori” della verità,
della parola che ciascuno di noi è. Lo
scacco della prospettiva, del “circolo
ermeneutico”, è superato solamente
dalla Parola altra che ci si fa incontro nella Rivelazione ad opera di Dio
stesso. La comprensione della realtà
non implica infatti l’esistenza di Dio,
rimanda solamente alla sua possibilità come origine da cui sorge il mondo: la bellezza delle cose, cioè il loro
manifestarsi, dice “ad-Dio”.
Vita parrocchiale
Anagrafe
Anagrafe Parrocchiale
Matrimoni
12 PELLICCIONI STEFANO con CAIO PAOLA il 01/12/2012
Defunti
Beppe Vailati neo-laureato in filosofia.
La comprensione biblica del reale,
mediata dalla Scrittura e dalla testimonianza dei credenti, dischiude una
nuova possibilità di senso per il mondo, la cui verità non è mai definibile
con certezza, secondo criteri “oggettivi”, logici o scientifici, ma è solamente l’esperienza in prima persona
che noi facciamo della promessa che
Dio ci fa nella sua Rivelazione. In
questo orizzonte, Gesù è la Parola di
Dio manifestata nella carne, che si
configura come la promessa di verità
che Dio ci fa, promessa al contempo
mantenuta. La verità della fede non è
dunque rintracciabile altrove da Cristo stesso e dall’esperienza che ciascuno di noi, membra del suo Corpo
mistico, la Chiesa, fa, esperienza di
passione, morte e risurrezione che,
mediante il battesimo, ci è donata
come possibilità ultima di senso per
la nostra esistenza.
La risposta dell’uomo al mondo si
compie dunque in quella all’appello
di Dio, all’appello a credere alla sua
Parola fatta carne. Spetta alla nostra
libertà deciderci per la verità, nella
consapevolezza che solamente alla
fine dei giorni ci sarà pienamente accessibile.
68 MAINETTI LUCIANA il 10/12/2012 di anni 87
69 CHIESA ERVENIO il 15/12/2012 di anni 87
70 SARTI ROBERTO il 24/12/2012 di anni 88
Luciana Mainetti
alla festa degli anniversari di matrimonio del 27 maggio 2012.
Generosità
Offerta N.N.
Offerta fidanzati partecipanti al corso 2012
80,00
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C.10,00
Off. varie
20,00
Dono natalizio al 31 dicembre 2012 (buste n. 73) 12.220,00
B. V.
XIX
Mondo giovanile
Laboratorio compiti
in
Anche quest’anno è ripartito da ottobre il “Laboratorio compiti”, attività
che da anni si svolge quotidianamente nel nostro oratorio.
Ad un gruppo di ragazzi della scuola
elementare e media del Borgo è stata
offerta l’opportunità di venire aiutati
nello svolgimento dei compiti, anche
e soprattutto in considerazione della
loro situazione scolastica. La maggior parte dei ragazzi che aderiscono a questa iniziativa sono stranieri,
alcuni dei quali con difficoltà nella
comprensione della lingua italiana,
dovuta al loro recente arrivo in Italia.
Uno degli obiettivi è anche quello di
creare efficaci inserimenti dei nostri
ragazzi nel tessuto sociale del borgo
in modo tale che l’oratorio diventi
un punto di riferimento per loro.
Coloro che si mettono a disposizione
per questo servizio di affiancamento
sono volontari, principalmente maestre e professori in pensione che sono
felici di rendersi utili per l’oratorio e
questi bambini. Non mancano anche
alcuni giovani e adolescenti che si
danno da fare nel progetto.
Il laboratorio per le elementari si
ORATORIO
svolge il lunedì e il mercoledì dalle
16.45 alle 18, preceduto da un momento di accoglienza da parte dei
volontari nel bar dell’oratorio, durante il quale si offre la possibilità ai
bambini di fare la merenda e si lascia
il tempo per una breve ricreazione.
Molti giungono in oratorio direttamente da scuola e questa pausa, oltre ad essere un momento di svago,
offre la possibilità di socializzare e
instaurare nuovi rapporti con gli altri
ragazzi e con gli educatori dell’oratorio.
I volontari aiutano i bambini nello
svolgimento dei compiti fissati per
i giorni seguenti, soffermandosi su
argomenti o nozioni in relazione ai
quali emergono lacune o necessità
di maggiori attenzioni. In particolare
con questi ragazzi più piccoli è importante la relazione personale e che
loro si sentano voluti bene.
Il laboratorio delle medie, invece, è
tenuto nei giorni di lunedì, mercoledì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30 e
si concentra in particolare su tre materie: italiano, matematica e inglese.
Attualmente partecipano al laborato-
rio compiti 31 alunni delle elementari e 25 delle medie, che sono stati
segnalati dai docenti delle rispettive
scuole oppure su esplicita richiesta
della famiglia.
Per soddisfare le esigenze di tutti, i
volontari delle elementari si organizzano suddividendosi i diversi giorni;
mentre a quelli delle medie viene assegnato, in accordo alla loro disponibilità o preferenza, un giorno e una
materia.
Ai volontari, 20 per le elementari e
16 per le medie, che prestano la loro
opera, non è richiesta alcuna competenza specifica, basta un po’ di
tempo e tanto affetto che gli alunni
sanno ricambiare con spontaneità e
freschezza. Certo, le cose non sono
sempre semplici e serene: spesso ai
volontari è richiesta molta pazienza
e cura nel sostenere anche quelli che
fanno più fatica in merito all’attenzione e al comportamento.
Una cosa è sicura: tutti gli alunni
hanno trovato qui uno spazio di accoglienza e cura con interventi mirati per la loro formazione.
Altri bambini avrebbero l’esigenza di frequentare lo spazio compiti,
per cui il laboratorio necessita di un
maggior numero di volontari che,
anche solo per un’ora la settimana,
possano dedicarsi alla cura di questi
alunni.
Rinnoviamo dunque l’invito a chi
avesse desiderio di fare questa bella
opera di aiuto a farsi avanti. È certo
che anche queste piccole cose contribuiscono a costruire un mondo un
pochino migliore e a dare un aiuto
concreto a chi ne ha bisogno.
Scuola dell’infanzia
NATALE... ANCHE QUEST’ANNO CI SEI
Con il primo di dicembre il freddo è arrivato e con lui l’aria di Natale è presente per le vie della città, nelle nostre case ed anche a scuola, il profumo si
respira lungo il corridoio, nelle classi... insomma è arrivato il Natale.
La scuola si colora di rosso, verde ed oro, con l’aiuto delle mamme abbiamo
addobbato il corridoio, noi maestre insieme ai bambini abbiamo trasformato
le classi in piccoli presepi, con ai vetri colorati dai bambini... tutto parla del
Natale.
I super cuccioli insieme alle mamme e alle insegnanti hanno portato la letterina a santa Lucia, partendo da scuola abbiamo preso il pullman,siamo arrivati
in chiesa e messi in fila per consegnare la letterina scritta con tanto amore
insieme ai genitori. All’uscita dalla chiesa abbiamo portato i bambini a fare
un giro sulla giostra natalizia e poi pian pianino siamo rientrati a scuola stanchi ma felici della bella uscita. La mattina del 13 dicembre i bambini hanno
trovato le porte delle classi misteriosamente chiuse a chiave da… santa Lucia! Ogni classe ha poi ricevuto le proprie chiavi e ha scoperto quali sorprese
si nascondevano sui pavimenti e sui tavoli delle aule: la gioia e lo stupore
dei bambini sono stati un regalo impagabile per noi, che abbiamo vissuto
con loro questo momento magico e ci hanno ricordato quanto sia importante sapersi meravigliare ogni giorno delle piccole cose che ci succedono…
l’aspetto sempre meraviglioso e sorprendente di questo evento è la fede che
i bambini manifestano: credono, non dubitano; si fidano ed affidano a chi
hanno intorno e vengono sempre ricompensati.
Con il don Chicco abbiamo iniziato il percorso dell’Avvento, abbiamo iniziato il racconto della storia e abbiamo iniziato la raccolta fondi per le scuole
terremotate.
Ma Natale al Garbelli significa recita e come ogni anno i preparativi fervono,
le prove dello spettacolo sono iniziate e con loro i preparativi dei costumi,
XXI
Scuola dell’infanzia
della scenografia e delle parti drammatizzate.
Con l’aiuto di Serena abbiamo realizzato lo spettacolo
”La cometa triste” che narra la storia della stella cometa
triste perché non sa ancora quale sia il suo ruolo, quindi
inizia il suo viaggio pieno di interrogativi fino a quando
non scoprirà il suo compito la notte di Natale.
Nasce il Figlio di Dio e Betlemme si trasforma come per
incanto, il presepe rimane la scena più magica e il posto
più commovente, luminoso e miracoloso della storia; la
XXII
culla è il trono dei re dei re, così potente da rivelarsi sempre e dovunque, soprattutto tra gli umili.
Quella notte sarà davvero la notte dei miracoli, Dio si
fa uomo tra gli umili e l’umanità può riavvicinarsi a lui;
quella notte sarà davvero straordinaria, perché regalerà
agli uomini, per sempre, la magia del cielo.
Da tutta la scuola Buon Natale e Felice Anno Nuovo
LE INSEGNANTI CON SUOR MARIA TERESA
mondo missionario
BUON NATALE DAI NOSTRI MISSIONARI
PADRE ALBERTO DONEDA
missionario Comboniano, in Manabì,
ECUADOR
NATALE 2012
Casa Cural - El Carmen, Manabì
C
arissimi, arriva un altro Natale e un Nuovo Anno.
A me quest’anno porterà l’anno 81, l’anno 70
dell’inizio della mia vocazione missionaria e
l’anno 48 della mia Missione in Ecuador…
Ringrazio il Signore per il tanto tempo che mi ha dato per
vivere, lavorare e fare un po’ di bene agli altri.
Qui a El Carmen, tutto continua regolarmente. Siamo 4
preti (e mezzo) due dei quali ultra ottantenni e novantenni. La parrocchia è grande, circa 90.000 anime, con una
sessantina di cappelle attive nella città e nelle campagne.
In più alcune parrocchie vicine che hanno un solo prete
si appoggiano a noi per qualche servizio.
Io sto bene, anche con qualche acciacco facilmente immaginabile, e lavoro benino.
Mia specialità, adesso, sono i funerali e le confessioni,
ben abbondanti, oltre le Messe e qualche visita a moribondi o malati gravi. Più qualche esorcismo, scrivere
qualcosa, tradurre, etc. …
Con i miei cari AUGURI DI BUON NATALE E DI
BUON ANNO NUOVO, aggiungo i miei ringraziamenti a tutti coloro che si sono ricordati della mia
missione e generosamente si sono sacrificati per aiutare la mia gente. GRAZIE!!!!
Con affetto e riconoscenza, a tutti auguro la benedizione
del Signore.
P. ALBERTO DONEDA
Il missionario Padre Alberto in un momento della sua attività di
docente in Ecuador.
P. BENIGNO FRANCESCHETTI
missionario Saveriano in Cameroun,
AFRICA
Bafoussam, 10 novembre 2012
C
arissimi, ho baciato, simbolicamente, il suolo al
mio arrivo in Africa, come fa il Papa quando va in
visita: la terra dove arriviamo è santa perché Dio
ha già lavorato nel cuore di queste popolazioni.
La temperatura, i colori e la vivacità della gente mi mettono subito nell’ambiente.
Non sono andato subito a destinazione perché il superiore ha preferito che mi fermassi a Douala in attesa di
ritrovarci con le comunità del sud del Cameroun, a Yaounde, per la festa del nostro fondatore San Guido Maria
Conforti (5 novembre). Ci ritroviamo con i confratelli
due volte all’anno e sono momenti utili e simpatici in cui
confrontiamo le diverse esperienze.
Nel frattempo inizio a riabituarmi al francese e profitto per rivedere (a Douala) i luoghi dove ho lavorato e
la gente conosciuta. Ora tutte le cappelle sono diventate
altrettante Parrocchie con preti locali e la città ha continuato ad estendersi: se allora si parlava di due milioni di
abitanti ora si parla addirittura di 6 milioni.
Arrivo a destinazione solo giovedì 8 novembre. Bafoussam è più piccola di Douala (60.000 abitanti) ma è
anch’essa una città dinamica e caotica. La missione di
Nefa (a Bafoussam) è grande, ha otto cappelle anche abbastanza lontane e difficili da raggiungere.
La casa dei Padri è già costruita e la scuoletta della Parrocchia è appena stata costruita da un gruppo di italiani
di Brescia, amici di Padre Abeni, in collaborazione con
la gente locale.
La Chiesa è un semplice capannone ma non vogliamo
avere troppo fretta e vogliamo coinvolgere di più loro
stessi in questi progetti. Ci preoccupiamo per ora solo di
recintare il terreno per riservarlo al futuro e guardiamo
alle urgenze delle succursali.
La cosa più importante è avviare bene l’organizzazione
pastorale delle comunità secondo il piano Parrocchiale e
Diocesano ben definito. È una Diocesi questa abbastanza
attiva, anche se la lentezza e il caos è sempre tipicamente
africano. Mi faranno domani qui in parrocchia un po’ di
festa per l’accoglienza.
In comunità, oltre al Padre Gianni Abeni, c’è un Padre
XXIII
mondo missionario
Brasiliano Herondi, e uno studente camerunese in esperienza pastorale, Robert, che dovrebbe essere ben presto
ordinato. A Bafoussam c’è anche lo studentato filosofico
dei nostri candidati, che ci chiederà un po’ di collaborazione.
Per il momento è tutto. A risentirci prossimamente.
C
Bafoussam, 3 dicembre 2012
arissimi, ho cominciato a celebrare nelle succursali. Ieri ero a Ndoupe. Una strada orribile a causa della prolungata stagione delle piogge che è
appena finita. Non ci sono chiazze d’acqua ma, essendo
la zona collinare, l’acqua che scorre scava grossi fossati
in mezzo alla strada stessa e spesso non si sa da che parte
passare. Per fortuna abbiamo una Toyota a doppia trazione che riesce a passare ovunque.
La gente si serve delle moto-taxi che caricano anche 3-4
persone o pesanti carichi di mercanzia, penso che non
possono durare a lungo.
Il fatto è che spesso il pilota non è il proprietario del
mezzo.
Quella di Ndoupe è una comunità non molto numerosa e
con tanti problemi, a cominciare da quello del catechista
che abita altrove e non sostiene bene la comunità. I laici
che collaborano, sono per principio dei volontari ma la
gratuità, per chi ha tanti problemi, non è facile.
La comunità gli ha dato un pezzo di terra da coltivare.
Nella celebrazione è stato inserito il rito dell’accoglienza
dei nuovi catecumeni che cominciano il loro percorso di
formazione o di iniziazione alla fede. Durante la settimana visitiamo tra l’altro le CEB (comunità ecclesiali di
base) che raccolgono i cristiani in piccoli nuclei di una
stessa zona. Essi si ritrovano una sera, durante la settimana, per approfondire e concretizzare nel loro ambiente il
messaggio del vangelo domenicale. La parola è messaggio “di vita” e non serve se non ci cambia la vita. Allora la comunità diventa una piccola luce o un pizzico di
XXIV
lievito nel quartiere attirando simpatia. La grande novità
del vangelo è la chiamata a una vera, concreta fraternità
e solidarietà. Il passare dal messaggio alla realizzazione però non è mai facile perché c’è di mezzo la fragilità umana; ci vuole l’aiuto dello Spirito Santo e la vita
diventa allora un cammino di crescita, come persone e
come comunità di fede con l’incoraggiamento vicendevole. Molti, specialmente gli uomini, per i più diversi
motivi, si assentano con facilità.
Quello che è interessante è che la Diocesi, osserva il lavoro dei Saveriani, ha fatto proprio questa organizzazione pastorale fondata sulle piccole comunità (Parrocchia
come comunione di comunità) e cerca seriamente di convincerne tutti i parroci.
Saluti cordiali a Don Andrea, Don Angelo e a Don Cristiano. A risentirci.
P. BENIGNO
SUOR TERESA PAIOCCHI,
saveriana in Brasile
C
Vila dos Cabanos Natale 2012
arissime Amiche del gruppo Missionario di Santa
Caterina
Insieme agli Auguri di Natale vi mando un grande grazie per la vostra generosa offerta, frutto del vostro
impegno per la Giornata Missionaria mondiale. Vi sento
tutte vicine e chiedo al Signore nella preghiera che vi
ricompensi con le sue grazie e benedizioni.
Eccovi mie notizie, grazie a Dio sto bene il clima caldo
mi fa bene, (qui siamo in un periodo di secca sono quasi
quattro mesi che non piove anche di notte sono più di
30 gradi). È già passato un anno che sono ritornata qui
in Brasile. Da febbraio sono nella stessa parrocchia che
avevo lasciato all’inizio del 2010. Cosi ho solo ripreso la
corsa conoscendo già la realtà. Solo le comunità che ac-
mondo missionario
La pelle di Dio…
Carissimi, “Di che colore è la pelle di Dio? È nera, rossa, gialla, bruna e bianca
perché lui ci vede uguali davanti a sé”… recita il famoso canto del gruppo “Viva
la gente”. È certo che Dio vuole incarnarsi, e in Cristo si è incarnato, e, attraverso di lui, continua ad incarnarsi in ogni popolo e in ogni cultura; e prende carne
anche in ciascuno di noi per riempirci di sé e per continuare a vivere, ad amare,
a salvare l’uomo attraverso noi.
Più sono a contatto con la gente e più mi rendo conto della grande sete di bene,
di amore e di dignità che è presente in ognuno,… sommersa però, spesso, in un
mare di limiti e di condizionamenti che rischiano di oscurare anche il bene che
c’è. La tragedia è che, anche quando facciamo il male, molto spesso crediamo
di fare bene, perché ci lasciamo guidare da egoismo o da false valutazioni della
realtà. Per questo abbiamo bisogno di un riferimento oggettivo, sicuro, al di fuori
di noi, come il Vangelo… di un modello sicuro e credibile come il Cristo… e di un aiuto dall’alto. Vogliamo
celebrare il NATALE, vogliamo solo rallegrarci,
essere in festa perché Dio continua a pensare a noi.
“OGNI BIMBO CHE NASCE ANNUNCIA AL MONDO
CHE DIO NON SI È STANCATO DEGLI UOMINI”
…e continua a donarsi e sentirsi bene fra noi GRAZIE, SIGNORE!
I PIU’ CORDIALI AUGURI DI UN BUON E SANTO NATALE!!
Auguri estesi a tutto il gruppo missionario e ai sacerdoti della Parrocchia.
P. BENIGNO
compagno che sono cambiate. Il parroco mi ha affidato quelle più lontane dalla parrocchia per andarci ci
sono diversi Km per arrivarci, vado
con una macchina che la Parrocchia
ci ha messo a disposizione o, con i
mezzi pubblici (ho la fortuna di non
pagare il biglietto di viaggio in considerazione dell’età matura…).
Un nuovo gruppo é sorto in questi
ultimi anni e presente in quasi tutte
le comunità, è il “Rosario degli uomini” che viene recitato al mercoledì. Vi partecipano solo uomini, si
riuniscono in case defferenti a una
volta al mese nelle cappelle. In parrocchia vi partecipano una cinquantina di uomini tutti con la camicia
con scritto “Rosario degli uomini”
Cosi anche questo è un mezzo per
aiutare le famiglie a vivere i veri va-
Suor Teresa amministra un battesimo in
Amazzonia (Brasile).
lori cristiani.
Proprio oggi sabato ho avuto la gioia di partecipare al matrimonio religioso e civile di tre coppie della comunità São Cristofero, che da mesi
stavo preparando oltre al corso per
fidanzati. Erano coppie che da anni
vivevano insieme, oggi hanno ricevuto il Sacramento del matrimonio.
Tutte tre le coppie sono attive nella
comunità dove vivono.
Stiamo preparando il Natale. Tutte le
sere per rivivere la nascita di Gesù
si riuniscono i diversi gruppi, nelle
case e pregano la novena di Natale.
Anche qui il consumismo tenta soffocare il vero Natale, allora la nostra
gente dà testimonianza che la vera
gioia viene dal Signore e per viverla
bisogna pregare.
Grazie di nuovo per tutto il bene,
soprattutto della preghiera, siamo
qui per testimoniare anche la vostra
fede. Tutti servi inutili, piccoli e fragili strumenti nelle mani di Dio.
Buon santo e sereno Natale e Felice
anno nuovo.
Un forte abbraccio a ciascuna.
Con tanto affetto
TERESA PAIOCCHI MISSIONARIA
DI MARIA SAVERIANA
XXV
Vita parrocchiale
IL NATALE DELLO SPORTIVO
al Santuario
L’incontro per il Natale dello Sportivo dell’Excelsior 2012, svoltosi nel
Santuario dell’Addolorata mercoledì 19 dicembre alle ore 19.00, non
ha certamente sorpreso la presenza
del nostro parroco Mons Andrea
Paiocchi, principale artefice alla
Santa Messa e soprattutto nell’omelia quando, con calorose parole, ha
messo in risalto lo spirito che anima i
dirigenti, allenatori, accompagnatori
e giovani dell’Excelsior, impegnati nelle varie attività proposte dalla
nostra Società Sportiva, e finalizzate
ad una crescita sportiva, umana e cristiana soprattutto dei giovani.
Il richiamo su quanto pronunciato
dal Papa Benedetto XVI a Roma,
nell’incontro avuto con gli Atleti
azzurri che avevano partecipato alle
Olimpiadi e Paraolimpiadi svoltesi
a Londra quest’anno, dove ha messo in evidenza il valore dello Sport,
bene educativo e culturale della persona umana, cosa che nell’ambiente
dell’Excelsior e negli spazi educativi
dell’Oratorio trovano degna ispirazione non solo tra i giovani, ma anche per i tanti genitori che immancabilmente seguono la formazione e
crescita dei loro figli.
Un Natale dello Sportivo che
quest’anno è stato volutamente organizzato in formato ridotto, solo
l’incontro al Santuario con la santa
Messa, officiata dal nostro parroco
ben coadiuvato da Don Cristiano Re,
Direttore dell’Oratorio e Assistente Spirituale della Società Sportiva
Excelsior e animata da Giuseppe
Anghileri, presidente della Sezione
Alpina, lettore e voce tenorile nei
canti di accompagnamento alla celebrazione.
Pubblico numeroso di Excelsiorini
con a capo Ottavio Rota, Presidente dell’Excelsior attorniato dai consiglieri tra i quali il Cav. Martino
Piccinini presidente della Sezione
Veterani dell’Excelsior. A conclusione della Messa, l’intervento del
presidente Ottavio Rota con gli immancabili Auguri di Buon Natale e
un sempre più felice Anno Nuovo.
Nell’occasione Ottavio Rota ha messo in rilievo come quest’anno oltre
alla normale attività, è stato caratterizzato dall’importante realizzazione
e inaugurazione della nuova Palestra, considerata un’eccellente spazio educativo per la Società Sportiva
Excelsior e per tutta la Comunità di
Borgo Santa Caterina
TOMMASO MINERVA
XXVI
Attività culturali e ricreative
CIRCOLO SCACCHISTICO EXCELSIOR
DARIO MIONE
Campione Sociale 2012
Martedì 11 dicembre alle ore 21
presso il Salone Excelsior, si è svolta la premiazione dei partecipanti
alla 2a Edizione del Memorial Dario
Motta - Campionato Sociale di Scacchi 2012 - conclusosi lo scorso 27
novembre dopo sette turni di gioco.
La serata ha offerto più che altro il
pretesto per concludere degnamente
il 2012 con un momento conviviale
in amichevole compagnia, come preludio delle festività di Natale e Fine
Anno. Cerimonia della premiazione
seguita da un lauto rinfresco per tutti
e come nella tradizione in contemporanea i giocatori più incalliti (e più
sobri?!) si sono cimentati nel classico Torneo Open a cadenza Lampo di
tarda sera. Alla serata erano presenti
anche alcuni giovani promesse del
CSE che si sono particolarmente distinti nel corso dell’anno.
Quanto al Memorial Motta, i trentaquattro giocatori iscritti hanno dato
vita ad un bel torneo, vivace ed interessante e meritano il plauso ed il
ringraziamento dell’organizzazione
per l’impegno dimostrato nella partecipazione, confermato anche dal
ridottissimo numero di partite assegnate a forfait.
La vittoria di questa seconda edizione è andata al più qualificato Maestro Fide Dario Mione, ex presidente
del CSE e campione sociale in carica, che ha terminato il torneo imbattuto, confermando quindi - stavolta
autorevolmente - il successo ottenuto lo scorso anno in modo più che
rocambolesco.
Nella classifica finale dietro a Mione, posti d’onore per Stefano Ranfagni (2° Class.) e Mauro Riggio
(Terzo), poi nell’ordine Devis Bosio,
Claudio Buizza, Claudio Villa, Eric
Luchsinger, Giovanni Sala, Pietro
Longo e Fredrik Salvati con altri 24
a punteggi inferiori.
(dall’archivio CSE). Con Dario Mione
ci sono i genitori di Dario Motta a cui il
Torneo è dedicato (scacchista dell’Excelsior morto prematuramente due anni fa).
Nel Torneo LAMPO - vittoria di Stefano Ranfagni su Fredrik Salvati, poi
nell’ordine Daniele Tarelli, Fabio
Asperti, Giulio Tentori, Bruno Silini, Savino D’Angheo, Claudio Villa,
Matteo Foglieni, Marco Tarelli, Guido Sibella e Luca Attuati.
A tutti gli scacchisti e loro familiari
i migliori Auguri per un prospero e
Felice Anno Nuovo.
MINERVA E MAURO RIGGIO
XXVII
Attività culturali e ricreative
DA “L’ECO DI BERGAMO” DI GIOVEDÌ 13 DICEMBRE 2012:
«Poesia, restituisci Santa Lucia»
La notte magica è degli artisti
«V
ieni vieni poesia / restituisci Santa Lucia / restituiscimi la mamma mia». C’è un’intonazione squisitamente naïve, infantile, nella bellissima filastrocca regalata da Vivian Lamarque a un’occasione molto
speciale: «Cara Santa Lucia… Due serate di luci e doni, tra musica e poesia». La prima ieri, la seconda
oggi, dalle 21, a Bergamo, nella chiesa di San Leonardo.
C’è la tradizione, c’è la delicatezza dei ricordi d’infanzia, c’è incanto e magia nei temi variamente coniugati dall’estrosità di 11 compositori, 11 narratori, 20 poeti. La luce, il dono; la santa protettrice della vista perché ha la luce nel
nome. La notte dell’attesa, della promessa, dei regali, ancora circonfusa di luce nella memoria, benché adulta.
L’iniziativa, a scopo benefico, a favore di Arlino - Associazione di Ricerca a Livello Infantile e Adolescenziale di
Natura Oculare - nasce da un progetto di Alessandro Bottelli, musicista e poeta bergamasco. Non nuovo a lavori di
contaminazioni, combinazioni e congiunzioni fra musica, letteratura, pittura. Come nel caso delle visite guidate cantate alla mostra del Ceresa, la primavera scorsa. E proprio dal testo che Bottelli aveva composto, nell’occasione, in
margine alla Santa Lucia del Ceresa, nasce questa ulteriore iniziativa. Quel testo è stato proposto ad 11 compositori
perché lo musicassero, con composizioni inedite, ad hoc, e «rivestimento molto semplice»: voce e organo.
E il dipinto del Ceresa, messo a disposizione dalla Galleria Previtali, è al centro della scena in queste due serate, davanti all’altar maggiore. Ieri, dunque, dopo i saluti di monsignor Gianni Carzaniga, parroco di Sant’Alessandro, della
dottoressa Flavia Fabiani, oculista dei Riuniti e membro di Arlina, e l’introduzione dello stesso Bottelli, nella chiesa
di largo Rezzara si succedono le composizioni di Riccardo Castagnetti, Roberto Cognazzo, Biancamaria Furgeri,
Carlo Galante, Sergio Gianzini, Riccardo Giavina, Angelo Mazza, Luca Mosca, Marco Mojana, Rossano Pinelli.
E, dulcis in fundo, sempre in prima assoluta, di Ennio Morricone. I brani sono stati eseguiti dalle soprano Katia Di
Munno e Giustina Kim Gandolfi (soprano), rispettivamente accompagnate da Massimiliano Di Fino e Gianluca Maver. L’esecuzione verrà riproposta questa sera.
«Composizioni assolutamente varie per impostazione armonica e tonale, linguaggio, sensibilità al rapporto parola
musica. Ho scelto volutamente compositori assai diversi per età, estrazione, formazione», commenta Bottelli. Il primo brano, per esempio, di Giavina, ha sapore di preghiera melodiosamente operistica.
Il quarto, di Pinelli, suona assai più «psichedelico», ossessivo, inquietante. Morricone, secondo Bottelli, «ha due
volti: quello delle colonne da film, estremamente melodico, e quello del compositore colto. Non si sente molto un
Morricone melodico al di fuori della produzione da film. Questo breve brano, invece, per Santa Lucia, fa eccezione,
è molto melodico, con una melodia quasi da colonna sonora». In alternanza con le esecuzioni musicali, quelle dei
testi letterari, poetici e narrativi, interpretati da Federica Cavalli e Maura Samarani. Si sente che il tema ha mosso i
precordi, riesumato ricordi di bambino.
Ci sono tracce d’infanzia nei brani di Raul Montanari, Maurizio Cucchi, Franco Loi. Un racconto più storico, invece,
sensibilissimo alla cristianità al femminile, quello inviato da Dacia Maraini: «Le donne erano allora le più appassionate nell’abbracciare la fede cristiana, le più coraggiose nel difenderla. Il cristianesimo era qualcosa che esaltava lo
spirito e l’orgoglio femminile». Oggi sarà la volta, fra gli altri, di testi di Andrea Camilleri, Silvia Bre, Stefano Benni,
Ermanno Olmi.
VINCENZO GUERCIO
Nella foto in alto, Chiesa di San Leonardo in Largo Rezzara a Bergamo
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gennaio 2013 - Santa Caterina