Anno XCI - N.1 gennaio 2013 “L’Angelo in Famiglia” - Pubb. mens. - Sped. abb. post. - 50% Bergamo BOLLETTINO PARROCCHIALE Santa Caterina in Bergamo Telefono: 035 237361 - Fax: 035 4136448 - Sito internet parrocchiale: www.santacaterinabg.it Abbonamento annuo: ordinario e 25; sostenitore e 50; una copia e 5. Per il versamento: - rivolgersi agli Uffici Parrocchiali (via S. Caterina 10/C), al Centro di Primo Ascolto (via S. Caterina 14) - servirsi dei conti correnti intestati a: Parrocchia di S. Caterina V. e M. - Bergamo c.c. postale n° 10262244; c.c. Credito Bergamasco (S. Caterina) n° 2475 o c.c. Banca Pop. BG - CV n° 3556. Direzione ed Amministrazione: Società Editrice SS. Alessandro Ambrogio Bassiano - Bergamo - Viale Papa Giovanni XXIII, 18 - Tel. 035 212344 Itinerari A Betlemme con fede Iniziamo il nuovo anno del nostro Bollettino Parrocchiale con le parole dell’omelia della Messa di Mezzanotte del Natale 2012. Il Signore ci offre anche quest’anno la gioia di tornare a Betlemme per adorare il Figlio di Dio nato da Maria. La notte di Betlemme ci avvolge col suo fascino di tenebra profonda squarciata dalla stella e rallegrata dal canto degli angeli che invitano alla grotta. Gesù è nato per tutti. La “grande gioia” che gli angeli annunciano ai pastori è “di tutto il popolo”, così come la pace in terra è per tutti gli uomini “di buona volontà”, cioè toccati dalla bontà immensa del Padre che dona al mondo il suo Unigenito. Il fatto che abbiamo secondato l’invito delle campane per questa Messa di Mezzanotte ci dice che il buon volere di Dio ha raggiunto anche noi. Oltre i suoi aspetti sempre suggestivi, il Natale di Gesù domanda di essere inteso e gustato nei suoi aspetti più profondi. Il passaggio dal vedere con gli occhi e udire con gli orecchi per arrivare a cogliere la vera ricchezza di Betlemme è possibile solo a chi sa apprezzare il messaggio che viene dalle cose piccole del racconto del Vangelo di Natale. Il Bambino, i suoi genitori, gli angeli, i pastori, la stella, i magi devono toccare il nostro cuore e farci tornare alle nostre case con nuovi propositi di vita buona. Altrimenti, travolti dalla cultura imperante che induce al consumismo tanto più incosciente in tempo di crisi, rischiamo di snaturare questa ricorrenza cristiana per ridurla a pura occasione o pretesto per fare festa. *** Il Natale è compreso nella sua vera ricchezza solo se è accolto e vissuto nella fede. È il Natale dell’Anno della Fede. Le piccole realtà di Betlemme si illuminano nella loro bellezza solo se le accostiamo con fede. Se colpisce la povertà della grotta e la semplicità di quanti accorrono al Bambino, l’uomo di fede sa scoprire le grandi ricchezze di Dio proprio in quello squallore che l’uomo da sempre aborrisce. E insieme abbandona la sufficienza e la falsa sicurezza che vengono dal possedere, dal sapere, dal potere, dalla salute. L’uomo di fede capisce dove sta la miseria più tremenda. È quella di chi ha abbandonato Dio e sta vivendo momenti o anni di fame spirituale e affettiva, avverte di essere fuori strada, è e si sente lontano da casa. Può così succedere che abbiamo fati- cato e rischiato per non far mancare a figli e nipoti i frutti del benessere, puntando troppo su una felicità di corto respiro. E li abbiamo forse privati della felicità vera perché non abbiamo saputo o voluto trasmettere i valori della fede. Abbiamo anche chiesto il battesimo per le nuove generazioni, abbiamo indicato loro la strada dell’oratorio per la Prima Comunione e per la Cresima. Ma assistiamo troppo spesso a giovani dubbiosi di fronte alla vocazione matrimoniale, magari vittime del vizio e del disimpegno di fronte ai grandi guasti del mondo vicino o lontano. *** Messa di mezzanotte, Natale 2012. Il Bambino collocato nella mangiatoia. I Itinerari Forse ci sentiamo falliti come educatori della fede perché ci manca una condizione: l’umiltà. Abbiamo troppo confidato in noi stessi e nelle nostre risorse, abbiamo trascurato da anni il Vangelo e il Catechismo, ossia le fonti della vera sapienza del cristiano cattolico. Che cosa chiediamo a Gesù venendo all’Eucaristia della Notte Santa? La povertà scelta dal Padre per la nascita del suo Figlio, l’insignificanza sociale della famigliola venuta da Nazareth per far nascere il bambino a Betlemme, l’ingenuità dei pastori e dei magi, tutto ci invita a tornare bambini per cercare e trovare Dio proprio nell’umiltà, l’umiltà della fede autentica. È l’umiltà di un Dio che si abbassa fino a farsi uno di noi, pronto a soffrire come noi e fino a una morte in croce; un Dio che in qualche modo “si ritira” per fare posto all’uomo da salvare. Esprime tutta la sua “grandezza nell’amore” facendosi bambino. Parafrasando il titolo di un celebre romanzo, si potrà forse parlare anche quest’anno di “Natale ai tempi della crisi”. In questa notte non possiamo II dimenticare le famiglie che dovranno scoprire il disagio e l’umiliazione di non poter offrire alla propria casa, ai propri bambini quanto, sia pure con sacrificio, era possibile in anni passati. Sono vicini nella nostra preghiera i papà e le mamme di famiglia, i tanti giovani rimasti senza lavoro o che stentano a trovarlo. Pensiamo anche a quanti nella povertà o nella malattia non possono usufruire del servizio sanitario nazionale. Eravamo forse troppo tranquillamente seduti sul nostro benessere, costruito con sacrificio ma anche con appoggi improvvisamente crollati a livello mondiale ma che, in virtù di certa globalizzazione, hanno invaso violentemente anche la sfera particolare e privata. *** Siamo tutti sollecitati a ricavare beneficio proprio da una condizione ai limiti del sopportabile. La crisi finanziaria può, paradossalmente, rivelarsi uno stimolo da accogliere non con rassegnazione, ma con la sapienza che ci viene anche da Betlemme. Riscoprire la grandezza delle piccole cose dell’intimità familiare, del contatto di- retto con la natura spesso mortificata dalla tecnica e dal richiamo artificiosamente irresistibile dell’ultimo prodotto del mondo digitale. La povertà di Betlemme, lo stile dignitosamente sobrio della famiglia di Nazareth, la gioia semplice dei pastori e dei Magi hanno tanto da dire all’uomo di fede del nostro tempo. Non ci resta che riascoltare e fare nostre le parole della lettera a Tito proclamate nella seconda lettura: “è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo” (Tt 2, 11-12). Ecco dunque i tre termini: sobrietà, giustizia e pietà! Quale attinenza hanno con il mistero del Natale? In esso trovano il loro humus più vero e fecondo. Gesù Bambino sostenga gli sforzi degli uomini di buona volontà impegnati nei fatti a farci uscire dal tunnel della crisi. Insieme aiuti quanti vogliono testimoniare il messaggio cristiano a trovare nella fede gli argomenti per vivere con saggezza la prova che non risparmia nessuno. IL VOSTRO PARROCO DON ANDREA Leggiamo la Parola Su di Lui è lo Spirito Santo 20 gennaio 2013 II DOMENICA T. O. - C (Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-11) La I Lettura introduce il canto dell’amore sponsale di Dio per il suo popolo che culmina nelle nozze messianiche del Figlio celebrate dal Vangelo. A Cana di Galilea è Cristo lo Sposo, in quanto è lui che domina la scena e dà il vino buono, dando inizio alla manifestazione messianica di Figlio di Dio con un miracolo che è un “segno” di forte valore simbolico, tale da aprire ai discepoli la porta della fede. Durante il banchetto nuziale svolge un ruolo di rilievo “la madre di Gesù”, appellativo che la qualifica come riverbero della gloria del Figlio. La sua sensibilità materna si accorge del disagio degli sposi, si rivolge al Figlio con discrezione ma pure con fiduciosa autorevolezza, insegna ai servi l’ubbidienza alla parola di Lui, infine si unisce ai fratelli e ai discepoli che con Gesù scendono a Cafarnao. L’acqua della purificazione dei Giudei ha esaurito il suo compito perché la pienezza della grazia e della verità che è Cristo Signore è vino nuovo per otri nuovi. Muove così i primi passi il mistero della Chiesa e della nuova maternità di Maria. 27 gennaio 2013 III DOMENICA T. O. - C (Ne 8,2-6.8-10; Sal 18; 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4;4,14-21) a cura di Maria Cristina Boffelli Il libro di Neemia offre una pagina esemplare di “lectio divina” comunitaria. Esdra legge agli Israeliti reduci dall’esilio babilonese la Sacra Scrittura; i leviti spiegano, il popolo ascolta e si lascia coinvolgere profondamente riversando nella preghiera la fede ravvivata. La fede pensata e condivisa suscita vita e comunione di gioia festosa. Anche nella sinagoga di Nazaret il Verbo di Dio all’interno di un analogo rito legge un testo del profeta Isaia e lo commenta annunciando solennemente che in lui si compiono gli oracoli veterotestamentari: Oggi si è adempiuta questa Scrittura. L’oggi del Verbo incarnato, Parola di Dio ultima e definitiva, è l’evento che le antiche Scritture preparano e prefigurano e ne è il criterio interpretativo. L’evangelista Luca evidenzia l’azione dello Spirito Santo: la forza dello Spirito è su Gesù, come era sugli autori sacri che misero per iscritto la divina parola e lo è nei cristiani battezzati e abbeverati nell’unità dello Spirito (II Lettura) che la leggono con fede orante, “chiamati con la loro stessa esistenza nel mondo a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato” (Porta fidei). 3 febbraio 2013 IV DOMENICA T. O. - C (Ger 1,4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31-13,13; Lc 4,21-30) Anche quando le coordinate storiche o geografiche di Luca confermano l’attendibilità storica dell’evento di Gesù, non possiamo sovrapporre la nostra mentalità scientifica ai racconti degli evangelisti, che sfumano intenzionalmente verso il significato simbolico di persone e di fatti. All’inaugurazione della missione di Gesù nella sinagoga di Nazaret lo stupore indignato dei concittadini fino al tentativo di precipitarlo dalla rupe annuncia la prospettiva pasquale che sta al vertice del percorso terreno del Signore. Ma richiama anche la responsabilità dell’ascolto, propria di persone libere. Nella sinagoga di Nazaret l’ascolto è inficiato da pregiudizi e da orgogliosa supponenza che conducono all’incredulità e al rifiuto; lo disturba l’annientamento dell’Incarnazione (Non è il figlio di Giuseppe?), la curiosità del prodigioso, la ricerca interessata dei vantaggi personali (Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao), l’autosufficienza di chi si sente superiore, la superficialità che si disperde in mille rivoli e ignora l’essenziale… La stupenda pagina di Paolo (II Lettura) meditata e assaporata introduce all’ascolto efficace, perché soltanto chi ama è capace di ascoltare e di conoscere, di attualizzare nell’oggi di Dio la Parola di vita e di salvezza. 10 febbraio 2013 V DOMENICA T. O. - C (Is 6,1-2°.3-8; Sal 137; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1.11) Per attuare il disegno di salvezza Dio, nella sua infinita bontà e sapienza, sceglie la collaborazione degli uomini, affidando loro compiti III Leggiamo la Parola diversi e relativi carismi. Raggiunto dalla divina chiamata, l’uomo sente anzitutto la sua nullità: Sono uomo dalle labbra impure; sono un peccatore. Eppure proprio dall’esperienza del peccato Pietro conosce la dolcezza e la forza rinnovatrice del perdono e l’indistruttibile fedeltà dell’amore di Dio che lo costituirà “roccia” per la fede dei fratelli. Anche Paolo, trasformato da persecutore in apostolo, nell’esigere una fede senza tentennamenti al vangelo da lui fedelmente ricevuto e predicato, ribadisce l’intima certezza: Non io, ma la grazia di Dio con me. Prima di lui l’antico profeta, purificato dal perdono e dal fuoco della divina vocazione, ebbe l’ardire di rispondere: Eccomi, manda me! (II e I Lettura). L’evangelista Luca vede rappresentato sul lago di Genezaret il progetto di Cristo per la sua Chiesa, fragile barca di Pietro veleggiante sul mare tempestoso di un mondo infido, chiamata a dilatare la Parola nello spazio e nel tempo: c’è una grande folla desiderosa di ascoltare, perché l’uomo ha sete di verità e di Dio, una pesca sovrabbondante come risposta all’obbedienza della fede, un pugno di generosi, deputati a diventare pescatori di uomini per togliere dall’abisso del male uomini vivi al fine di conoscere la misura piena della vita in Cristo Signore. La prof. Carla Rosti di Santa Caterina con la sua preziosa raccolta di piccoli presepi da tutto il mondo. IV MAESTRI E TESTIMONI DELLA FEDE, IERI E OGGI Don Angelo Lorenzi SAN GIOVANNI BOSCO “padre e maestro della gioventù” Questo anno della fede ci interpella sulla nostra capacità e volontà di trasmettere come credenti la fede in Cristo alle nuove generazioni, non come un riduttivo invito a “praticare la chiesa”, ma ad accogliere la figura amica di Cristo, capace di portare al completo esaudimento tutti i più profondi desideri e bisogni che ogni uomo si porta dentro. Don Bosco fu un grande educatore e a lui ancora oggi guardiamo con simpatia per capire il suo metodo: in questo senso a lui (e al suo allievo San Domenico Savio) è dedicato il nostro Oratorio, espressione della volontà della nostra Comunità cristiana di educare alla fede i nostri ragazzi. LA VITA Giovannino Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una piccola frazione di Castelnuovo D’Asti, in Piemonte, chiamata popolarmente “i Becchi”. Trovò nella mamma Margherita, un esempio di vita cristiana che incise profondamente nel suo animo. A nove anni ebbe un sogno profetico: gli parve di essere in mezzo a una moltitudine di fanciulli intenti a giocare, alcuni dei quali, però, bestemmiavano. Subito Giovannino si gettò sui bestemmiatori con pugni e calci per farli tacere; ma ecco farsi avanti un Personaggio che gli dice: “Non con le percosse, ma con la bontà e l’amore dovrai guadagnare questi tuoi amici… Io ti darò la Maestra sotto la cui guida puoi divenire sapiente, e senza la quale, ogni sapienza diviene stoltezza”. Il personaggio era Gesù e la Maestra Maria Santissima, alla cui guida si abbandonò per tutta la vita e che onorò col titolo di “Ausiliatrice dei cristiani”. Fu così che Giovanni volle imparare a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il cantore, il giocoliere, per poter attirare a sé i compagni e tenerli lontani dal peccato. “Se stanno con me, diceva alla mamma, non parlano male”. Volendosi far prete, per dedicarsi tutto alla salvezza dei fanciulli, mentre di giorno lavorava, passava le notti sui libri, finché all’età di vent’anni poté entrare in Seminario a Chieri ed essere ordinato Sacerdote a Torino nel 1841, a ventisei anni. Anno della fede In quei tempi Torino era ripiena di poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a molti pericoli per l’anima e per il corpo. Don Bosco incominciò a radunarli la Domenica, ora in una Chiesa, ora in un prato, ora in una piazza per farli giocare ed istruire nel Catechismo finché, dopo cinque anni di enormi difficoltà, riuscì a stabilirsi nel rione periferico di Valdocco e aprire il suo primo Oratorio. In esso i ragazzi trovavano vitto e alloggio, studiavano o imparavano un mestiere, ma soprattutto imparavano ad amare il Signore: San Domenico Savio era uno di loro. Don Bosco era amato dai suoi “birichini” (così egli li chiamava) fino all’inverosimile. A chi gli domandava il segreto di tanto ascendente rispondeva: “Con la bontà e l’amore cerco di guadagnare al Signore questi miei amici”. Per essi sacrificò tutto quel poco denaro che possedeva, il suo tempo, il suo ingegno che aveva fervidissimo, la sua salute. Con essi si fece santo. Per essi ancora fondò la Congregazione Salesiana, formata da sacerdoti e laici che vogliono continuare l’opera sua e alla quale diede come “scopo principale di sostenere e difendere l’autorità del Papa”. Dedicò tutto il suo tempo libero, che spesso sottrasse al sonno, per scrivere e divulgare facili opuscoli per l’istruzione cristiana del popolo. Fu, oltre che un uomo dalla carità operosissima, un mistico tra i più grandi. Tutta la sua opera trasse origine dalla intima unione con Dio che fin da giovane coltivò gelosamente e si sviluppò nell’abbandono filiale e fedele al disegno che Dio aveva predisposto per lui, guidato passo passo da Maria Santissima, che fu l’Ispiratrice e la Guida di tutto il suo operato. Ma la sua perfetta unione con Dio fu, forse come in pochi Santi, unita ad un’umanità tra le più ricche per bontà, per intelligenza e per equilibrio, alla quale si aggiunge il pregio di una conoscenza eccezionale dell’animo, maturata nelle lunghe ore trascorse quotidianamente nel ministero delle confessioni, nell’adorazione al Santissimo Sacramento e nel continuo contatto con i giovani e con persone di ogni età e condizione. Don Bosco ha formato generazioni di santi (primo fra tutti San Domenico Savio, ragazzo dell’Oratorio, morto a 15 anni) perché ha richiamato i suoi giovani all’amore di Dio, alla realtà della morte, del giudizio di Dio, del Paradiso e anche dell’Inferno, della necessità di pregare, di fuggire il peccato e le occasioni che inducono a peccare, e di accostarsi frequentemente ai Sacramenti. “Miei cari, io vi amo con tutto il cuore, e basta che siate giovani perché io vi ami assai”. Amava in modo che ognuno pensava di essere prediletto. Stremato di forze per l’incessante lavoro, si ammalò gravemente. Una delle sue raccomandazioni fu questa: “Dite ai giovani che li aspetto in Paradiso…”. Spirava il 31 gennaio 1888, nella sua povera cameretta di Valdocco, all’età di 72 anni. Il 1 Aprile 1934, Pio XI, che ebbe la fortuna di conoscerlo personalmente, lo proclamò Santo. La sua festa si celebra il 31 gennaio, giorno della sua morte. IL SOGNO DELLE DUE COLONNE: UN SEGRETO PER LA FEDE In fondo alla basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, voluta da don Bosco, si trova il dipinto raffigurante il famoso “Sogno delle due colonne”, NINO NESPOLI, San Giovanni Bosco, olio su tela (dal vero ritratto del Santo), sagrestie della Parrocchiale di S. Caterina. considerato profetico sul futuro della Chiesa. Il sogno, raccontato dal futuro santo la sera del 30 maggio 1862, descrive una terribile battaglia sul mare, scatenata da una moltitudine di imbarcazioni contro un’unica grande nave, che simboleggerebbe la Chiesa cattolica. La nave, colpita ripetutamente, viene guidata dal Papa ad ancorarsi, sicura e vittoriosa, fra due alte colonne emerse dal mare. Queste ultime rappresenterebbero la prima l’Eucaristia, simboleggiata da una grande ostia con la scritta “Salus credentium”, la seconda la Madonna, simboleggiata da una statua dell’Immacolata con la scritta “Auxilium Christianorum”. Il messaggio di questa visione “particolare” è questo: la Chiesa (ogni comunità cristiana, ogni famiglia, ogni credente) sarà vittorioso nel mare burrascoso della vita se nutrirà un profondo attaccamento e una solida fede nell’Eucaristia e nella devozione mariana. V Anno della fede IL SISTEMA PREVENTIVO: IL SEGRETO DI DON BOSCO Don Bosco per educare i suoi giovani usò il cosiddetto “sistema preventivo”. Nel trattatello, “Il sistema educativo”, da lui scritto nel 1877, leggiamo tra l’altro queste sue affermazioni importanti in campo educativo: * il “Sistema preventivo” nella educazione della gioventù si oppone a quello “repressivo” e consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in modo da mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze. * Il sistema preventivo si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e l’amorevolezza; rende amico l’allievo, che nell’assistente trova un benefattore che lo avvisa: i giovani infatti in un momento dimenticano le regole disciplinari e i castighi che quelle minacciano. * Che regola tenere nell’infliggere castighi? Dove è possibile, non si faccia mai uso di castighi; dove la necessità lo chiede, si ritenga quanto segue: - l’educatore tra gli allievi cerchi di farsi amare, se vuole farsi temere. - Presso ai giovanetti è castigo quello che si fa servire per castigo. - Eccettuati rarissimi casi, le correzioni e i castighi non si diano mai in pubblico, ma privatamente, lungi dai compagni. - Il percuotere in qualunque modo, il mettere in ginocchio con posizione dolorosa, il tirar le orecchie ed altri castighi simili si devono assolutamente evitare, perché sono proibiti dalle leggi civili, irritano grandemente i giovani ed avviliscono l’educatore. - Il Direttore faccia ben conoscere le regole, i premi e i castighi stabiliti dalle leggi di disciplina, affinché l’allievo non si possa scusare dicendo: “Non sapevo che ciò fosse proibito!”. VI Calendario delle iniziative pastorali GENNAIO 2013 13 domenica - Festa del Battesimo del Signore 14 lunedì Dedicazione della Cattedrale 15 martedì 15.00 - Casa Parrocchiale: riprende la catechesi per gli adulti 20.45 - Casa Parrocchiale: riprende la catechesi per gli adulti 19 sabato 20.00 - Oratorio: Festa delle Medie 20 domenica 2a del tempo ordinario 10.00 - Chiesa Parrocchiale: S. Messa per le famiglie che hanno celebrato i battesimi dei bambini nel 2012. Segue rinfresco in Casa Parrocchiale 21 lunedì 17.00 - Oratorio: S. Messa per le catechiste 22 martedì 15.00 - Casa Parrocchiale: Catechesi per gli adulti 20.45 - Casa Parrocchiale: Catechesi per gli adulti 23 mercoledì 20.45 - Casa Parrocchiale: Incontro con i genitori dei ragazzi che celebrano quest’anno la S. Cresima (4) 24 giovedì 17.00 - Oratorio: Messa per i genitori dei ragazzi delle Medie 21.00 - Oratorio: Adorazione e S. Messa 25 venerdì 17.00 - Oratorio: Messa per i genitori ragazzi delle Elementari 27 domenica 3a del tempo ordinario 10.00 - Chiesa Parrocchiale: S. Messa per la gioventù 11.00 - Cineteatro S. Caterina: Spettacolo dei ragazzi di IV e V elementare dell’oratorio Vita parrocchiale 12.30 - Scuola Dell’Infanzia: Pranzo per S. Giovanni Bosco (è richiesta la prenotazione) 15.00 - Oratorio: Tornei 7 giovedì 15.30 - Centro Primo Ascolto: Incontro San Vincenzo parrocchiale 29 martedì 15.00 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti 20.45 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti 9 sabato 20.30 - Oratorio: Torre di Babele FEBBRAIO 2013 NB: Nel corso dei mesi di febbraio e marzo all’Oratorio si svolgeranno gli inconri di sostegno alla genitorialità in collaborazione con la scuola “A. da Rosciate” e con le associazioni del territorio. 1 venerdì 1° venerdì del mese in onore del S. Cuore di Gesù 20.30 - Santuario: Adorazione 2 sabato - Presentazione del Signore 17a Giornata della Vita Consacrata Primo sabato del mese in onore del Cuore Immacolato di Maria 08.50 - Chiesa Parrocchiale: Benedizione delle candele e Processione. Segue la S. Messa 20.00 - Oratorio: Gruppo Famiglie 3 domenica 4a del tempo ordinario GIORNATA PER LA VITA E LA FAMIGLIA San Biagio - A tutte le Messe benedizione della gola con le candele di San Biagio 11.00 - Oratorio: Corteo dei bambini e genitori della Scuola dell’Infanzia “Don Garbelli” verso la Chiesa Parrocchiale 11.30 - Chiesa Parrocchiale: S. Messa per la Giornata della Vita 5 martedì 15.00 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti 20.45 - Casa Parr.: Catechesi per gli adulti 6 mercoledì 20.45 - Oratorio: Incontro con i genitori dei bambini che si accostano quest’anno alla Prima Confessione e Prima Comunione (5) 10 domenica 5a del tempo ordinario 15.00 - Oratorio: Festa di carnevale per bambini 11 lunedì B. V. Maria di Lourdes Giornata Mondiale dell’Ammalato 16.00 - Santuario: Messa per gli ammalati NB - Sospesa la Messa delle 17 in Chiesa Parr. 12 martedì Sospesa la catechesi degli adulti 13 mercoledì delle Ceneri Giorno di magro e digiuno A tutte le Messe imposizione delle Ceneri 17.00 - Chiesa Parrocchiale: Messa per tutti i ragazzi del Catechismo 20.45 - Chiesa Parrocchiale: Liturgia Penitenziale con l’imposizione delle Ceneri, presenti anche i genitori dei cresimandi 20.45 - Casa Parrocchiale: Incontro con i genitori dei ragazzi che celebrano quest’anno la S. Cresima (5) 15 venerdì Giorno di magro 15.00 - Chiesa Parrocchiale: Esercizio della Via Crucis 20.45 - Iniziativa quaresimale (1) 16 sabato 21.00 - Oratorio: Festa delle Medie 17 domenica Prima di Quaresima Giornata Parrocchiale della Carità 10.00 - Chiesa Parr: S. Messa e Presentazione dei battezzandi. - Rito della Consegna del Simbolo della fede alla catecumena Tamara Zelada VII Vita parrocchiale Presepi nel Borgo Il presepio allestito in chiesa parrocchiale nella cappella di Santa Caterina. La Natività preparata nel Santuario, all’altare della Madonna di Loreto. Il presepio del chiostro ai Celestini. Ogni anno la suor Rosalia sa collocarvi qualche novità, come il fuoco del braciere sulla sinistra della foto. La capanna degli Alpini nello spazio del sagrato. Le offerte raccolte erano destinate all’associazione “Il sogno di padre Sandro”. VIII Consiglio Pastorale del 13 ottobre 2012 al COME VIVERE L’ANNO DELLA FEDE Sabato 13 ottobre si è riunito in casa parrocchiale il nuovo consiglio pastorale. Dopo la preghiera iniziale, don Andrea ha preso la parola salutando tutti i presenti e facendo una breve presentazione di ognuno. Ha proseguito rammentando come questo incontro segni l’inizio di un nuovo quinquennio del consiglio pastorale parrocchiale e pertanto ha ritenuto opportuno consegnare ad ognuno una copia dello statuto e riassumerne brevemente il contenuto. Il Consiglio pastorale parrocchiale è un organismo ecclesiale che ha il compito di promuovere le attività e le iniziative pastorali della Parrocchia facendole oggetto di riflessione preparatoria, di progettazione e di verifica. È composto da membri di diritto (i sacerdoti ed una religiosa sacramentina), da laici proposti dalle diversi associazioni ed aggregazioni (catechisti, gruppo liturgico, coro parrocchiale, consiglio dell’oratorio, commissione missionaria, gruppo di animazione della pastorale familiare, Caritas, conferenza S. Vincenzo, Unitalsi, scuola materna Garbelli, gruppi biblici, comitato festeggiamenti del Santuario, direttivo Excelsior, Torre di Babele, catechisti battesimali) e da persone indicate dal parroco. Tutti i membri sono nominati dal parroco. A membri del CPP possono essere chiamati solo i fedeli che hanno compiuto il diciottesimo anno di Vita parrocchiale età, sono in piena comunione con la Chiesa e si distinguono per sicurezza di fede, per coerenza di vita cristiana, per prudenza e capacità di collaborazione pastorale. Il Consiglio Pastorale è convocato dal Parroco, che ne è il presidente, in seduta ordinaria almeno quattro volte all’anno; in seduta straordinaria per convocazione del parroco o su richiesta della maggioranza assoluta dei membri. Spetta al parroco proporre gli argomenti delle sedute, tenendo presente quanto è stato suggerito dai membri; il consiglio esprime il suo parere consultivo e spetta unicamente al parroco rendere pubblico quanto è stato trattato nelle sedute. Si possono costituire Commissioni composte dai suoi membri che operano sotto la guida di un coordinatore scelto dal parroco. Infine Don Andrea ricorda che i membri del Consiglio cessano dal loro incarico per dimissioni accettate dal parroco o per decadimento dall’Ufficio quando vi appartengono a questo titolo e che il consigio decade quando la sede parrocchiale è vacante. Si passa quindi al successivo punto all’ordine del giorno, la relazione di Don Angelo Lorenzi sulla lettera di Benedetto XVI “Porta Fidei”: per l’occasione don Angelo ha predisposto un’utile scheda che riepiloga i punti principali del documento. Il Papa esordisce affermando che la fede è una porta sempre aperta, un dono (non una conquista umana) rivolto a tutti, per accedere al quale occorre l’annuncio della Parola di Dio e un cuore che si lasci plasmare dalla Grazia. La fede introduce nella vita di comunione con Dio nella Chiesa, attraverso un cammino di fede che dura tutta la vita. Benedetto XVI inquadra poi l’anno della fede, che è iniziato l’11 ottobre e terminerà il 24 novembre 2013, all’interno di alcune ricorrenze significative: 50° dall’inizio del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962), 20° dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 1992), il Sinodo sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (ottobre 2012), 50° dalla morte del beato papa Giovanni (3 giugno 1963). L’itinerario dell’anno della fede è un invito ad una autentica, rinnovata conversione al Signore unico Salvatore del mondo: “La fede è il nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo”. Pensieri, affetti, mentalità, comportamenti vengono lentamente purificati e trasformati. La Chiesa, convocata dall’Amore, è inviata per le strade del mondo a proclamare il Vangelo: “Oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia del credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede”. Don Angelo passa poi ad illustrare le direttive suggerite dal Santo Padre per l’anno della fede: - intensificare la RIFLESSIONE sulla fede, per maturare maggiore consapevolezza e convinzione in un momento di profondo cambiamento; - PREGARE la fede: nelle chiese, nelle case, in famiglia; - PROFESSARE pubblicamente nella vita la fede nel Signore morto e risorto; - TRASMETTERE la fede anche alle generazioni future; - RISCOPRIRE I CONTENUTI della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, con un “Corale impe- gno per lo studio del Catechismo Chiesa Cattolica, sintesi e vero strumento a sostegno della fede”: la conoscenza dei contenuti non è conoscenza di una teoria, ma conoscenza della persona di Cristo, che vive nella Chiesa, che è la Verità. - Luogo privilegiato di questo incontro con Cristo sono i SACRAMENTI E LA LITURGIA: “Senza Sacramenti e liturgia la professione di fede non avrebbe efficacia perché mancherebbe della grazia che sostiene la testimonianza dei cristiani”. Infine l’anno della fede sarà un’occasione propizia per intensificare la testimonianza della carità. Se la fede è la virtù principale, la carità ne è la perfezione ed entrambe sono necessarie, poiché la fede senza la carità non porta frutto, è puro sentimento. La Carità richiede di riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore (Fraternità cristiana), e contemporaneamente amore verso il mondo, impegno nel mondo per diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo. L’esortazione conclusiva invita in questo anno a tenere fisso lo sguardo su Gesù Cristo (Colui che dà origine alla fede e la porta a compimento), sull’esempio di chi ci ha preceduto nella fede: Maria (beata perché ha creduto), gli Apostoli, i discepoli, i martiri: “Nessuno diventi pigro nella fede, ma segno della presenza del Risorto nel mondo”. Terminata la relazione di Don Angelo, sono seguiti diversi interventi dei presenti, alla conclusione dei quali don Andrea ha sciolto l’incontro, rammentando che la prossima seduta del Consiglio si terrà il 1° dicembre prossimo. PAOLA IX Vita parrocchiale È da qualche anno che, grazie all’appoggio di alcuni devoti e con la complicità convinta del Comitato per i festeggiamenti al Santuario facciamo festa alla nostra Patrona Santa Caterina d’Alessandria. Con un programma di estrema semplicità, ma con tanta convinzione. Tutto è iniziato la settimana prima della ricorrenza liturgica. Sabato 17 novembre la statua, collocata per l’occasione in Santuario, dopo la messa festiva della vigilia è stata portata processionalmente verso la chiesa prepositurale. Buona la partecipazione al corteo, lungo il quale sono stati eseguiti alcuni canti appropriati. Alcuni X portatori volontari si sono alternati nel portare l’artistica effigie lignea, mentre altri reggevano le torce. Giunti in chiesa, la statua è stata incensata. È stata quindi recitata insieme la Preghiera a Santa Caterina, seguita dalla benedizione e dal bacio della Reliquia. La serata è poi proseguita alla Scuola dell’Infanzia don Garbelli, dove è stata allestita una cena aperta a tutti. Piatto forte - e come poteva essere diversamente - il primo di casoncelli marca Lino, quelli bergamaschi “autentici”, ci tiene a dire l’autore. Per tutta la settimana da domenica 18 a domenica 25 la statua è rimasta esposta sul trono allestito nella prepositurale per la devozione dei fedeli. Domenica 25, solennità di Cristo Re, alla messa delle ore 10 abbiamo festeggiato la nostra Santa con i paramenti rossi delle martiri. L’omelia ha richiamato alcuni tratti caratteristici della figura della martire alessandrina. La Patrona non mancherà di assistere tutta la nostra comunità nei suoi bisogni più attuali. Vita parrocchiale la preparazione al matrimonio Il Corso per Fidanzati 2012 Un’omelia tanto concreta e reale quanto significativa, monsignor Andrea Paiocchi non sarebbe mai riuscito ad imbastirla. “Un lavoro a braccio - dice - senza la minima preparazione. Del resto il tema invitava l’approfondimento di una materia che, nel corso degli anni, aveva subito trasformazioni e modifiche di una certa rilevanza”. Le difficoltà non mancavano. I tempi erano sensibilmente mutati e parlare di corsi per fidanzati era demodé, quando il sostantivo fidanzamento era sostituito da vocaboli soltanto apparentemente identici nel significato o nella sostanza. In realtà, amico, compagno e ragazzo potevano ingannare l’atmosfera venutasi a creare. Quei momenti sentimentali, amorosi, potevano mascherare i reali rapporti affettivi. “Amico - ha sottolineato monsignor Paiocchi - sta ad indicare chi è legato da sentimenti di amicizia, chi ha particolare interesse o sente attrazione per qualcuno. Compagno è la persona con la quale si convive o alla quale si è uniti da un rapporto amoroso, senza essere sposati. Ragazzo, nel senso di avere il ragazzo, indica il sentimento, ancora da chiarire, che sta a metà tra l’innamoramento iniziale e la passione amorosa improvvisa e violenta”. Fidanzato, praticamente, indica la persona che ha dato ed ha ricevuto, concludendo il cammino amoroso ed affettivo con la promessa di matrimonio. Si vuole che di fidanzati, almeno come presentazioni, ce ne siano sempre meno, mentre abbondino gli amici, i colleghi, i compagni, i ragazzi. Una moda? È probabile sia così. Un riscontro sul quale monsignor Paiocchi ha tratto alcune riflessioni e considerazioni proprio al termine del Corso in preparazione al matrimonio nell’Anno di Fede, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, voluto dal Beato Papa Giovanni XXIII. Al pellegrinaggio, iniziato alle 11.30 con la celebrazione della S. Messa da parte del parroco di Borgo Santa Caterina, hanno partecipato quattordici coppie di fidanzati (non tutte del Borgo). È seguito il pranzo presso l’Agriturismo “Casa Clelia”. La giornata si è conclusa come meglio non si sarebbe potuto: l’incontro con Monsignor Loris Capovilla. Un intervento di circa tre quarti d’ora da lasciare sbigottiti. Ma eravamo certi che l’arte oratoria non le avrebbe arrecato il minimo difetto! A.GH. I volti sorridenti delle coppie dopo la Messa del Ritiro. Il Signore conservi in loro la serenità che Lui solo sa infondere anche nei momenti difficili della vita. “Libero non è chi si rifiuta di impegnarsi” ...e allora sposiamoci! Io e Giorgio siamo insieme, condividiamo l’uno la vita dell’altra, ci vogliamo bene, ci amiamo da cinque anni. Don Andrea direbbe che siamo fidanzati. Con il fidanzamento due persone ripongono la loro fiducia nella promessa fatta l’uno all’altra di sposarsi ed amarsi per sempre. Oggi questo termine viene usato poco, racchiude in una sola parola un impegno, un cammino che tutti dicono essere bellissimo ma anche difficile. Io e Giorgio, con motivazioni diverse, abbiamo deciso di intraprendere questo cammino promettendo di amarci per sempre davanti a Dio. Abbiamo costruito il nostro amore di giorno in giorno con il rispetto, l’altruismo, la fiducia, la gelosia, l’attrazione, l’affetto, l’amicizia, il divertimento, l’impegno, il lavoro, le vacanze, le gioie, i momenti difficili, le soddisfazioni, le delusioni, gli amici, le nostre famiglie e tanto altro. Due persone possono stare insieme, amarsi ed aver costruito il loro amore proprio come noi, ma non sentire la necessità di consacrare la loro unione davanti a Dio. Io invece lo desidero dal profondo del mio cuore e Giorgio, che ha perXI Vita parrocchiale Il Corso per Fidanzati ha avuto il momento clou nel Ritiro di domenica 18 novembre ai Celestini. La Messa nella Chiesa di S. Nicolò. cepito l’intensità del mio desiderio, il Natale scorso mi ha chiesto di sposarlo. In chiesa. Forse a lui sarebbe bastato andare a convivere, ma a me non bastava e con questa sua disponibilità mi ha dimostrato, ancora una volta, l’amore profondo che nutre nei miei confronti. Perché l’amore è anche questo. Inizio settembre. Federica: Ehi ciao Giorgio, come va? A fine mese inizia il corso fidanzati nella parrocchia di Borgo Santa Caterina! Silenzio. Giorgio: ah... ma lo dobXII biamo fare per forza? Diciamo che Giorgio, per usare un eufemismo, non era particolarmente motivato né convinto di affrontare questo corso, ma oggi che il corso si è concluso, entrambi siamo rimasti inaspettatamente e piacevolmente soddisfatti. Pensavamo che gli incontri fossero esclusivamente basati sulla religione e sul significato del matrimonio in Chiesa, davanti a Dio. Il corso è stato anche questo, ma soprattutto altro. Ascolto, dialoghi, scambi di idee ed opinioni soprattutto con la nostra “coppia guida”, Cristina e Mauro, con i quali ci siamo confrontati ed aperti al termine degli interventi dei relatori che si sono susseguiti durante questo percorso. Dal prete, allo psicologo, dal teologo alle coppie sposate che con noi hanno condiviso gioie e dolori della propria vita, tutti hanno saputo coinvolgerci e farci riflettere sul significato e sull’importanza della nostra decisione. Questo corso mi ha fatto capire, ancora di più, l’importanza della scelta che io e Giorgio abbiamo preso, l’impegno che dovremo mettere affinché la nostra unione ogni giorno sia alimentata dal rispetto, altruismo, fiducia, gelosia, attrazione, affetto, amicizia, divertimento, impegno, lavoro, vacanze, gioie, momenti difficili, soddisfazioni, delusioni, amici e famiglia che hanno fatto nascere e crescere il nostro amore che, per continuare a vivere, ne avrà bisogno sempre. La nostra unione in Chiesa sarà ancora più preziosa perché consacrata davanti a Dio che sarà sempre con noi, nei momenti di gioia e nelle difficoltà. “Libero è senza dubbio chi avendo guardato in faccia la natura dell’amore - i suoi abissi, i suoi giri a vuoto e la sua esultanza - senza illusioni si mette in cammino, deciso a vivere costi quel che costi l’odissea, a non rifiutarne né i naufragi né la sacralità, disposto a perdere più di ciò che credeva di possedere e a guadagnare infine ciò che non è quotato in nessuna borsa: la promessa mantenuta, l’impegno onorato nella traversata senza finzioni d’una vita umana” (Cristiane Singer “Elogio del matrimonio e del vincolo e di altre follie”). FEDERICA E GIORGIO Vita parrocchiale La Messa di Mezzanotte Chi ha accolto l’invito delle campane che suonavano a festa, alle 23 della notte santa del 24 dicembre, si è recato in chiesa parrocchiale per aspettare nella preghiera e nel raccoglimento di festeggiare la nascita di Gesù. In un ambiente caldo e accogliente la comunità di S. Caterina ha meditato sul grande dono che Dio Padre ha fatto agli uomini di ogni tempo, suo Figlio, aiutata dal sussidio preparato da don Cristiano. Il titolo di questo sussidio “Preparate la via al Signore” voleva appunto preparare i cuori ad accogliere il Dio Bambino. Varie domande ci hanno interpellato: “Quando ci siamo sentiti compagni di strada di Dio? Quali sono le paure che ci bloccano? Che cosa sappiamo offrire davvero a Dio della nostra vita?”. Don Cristiano ci ha anche regalato vari spunti di riflessione, ad esempio: “Permettiamo a Dio di nascere! Se Lui fa cose troppo grandi per noi e noi crediamo di non esserne degni, lasciamolo fare! Dio offre sempre dei segni; il più grande segno è il nascere, è il grande atto di fiducia di Dio negli uomini. Cerchiamo i segni che Lui continua a porre nella nostra vita! Adorare è prostrarsi, è riconoscere la grandezza di Dio”. Tutti questi pensieri, alternati ai salmi e a pensieri di grandi uomini come Tonino Bello o Dietrich Bonhoeffer, ci hanno accompagnato alla mezzanotte e cioè all’inizio della Santa Messa. L’ingresso dei sacerdoti, ahimè senza don Angelo vittima di un’indisposizione, è stato accompagnato dal coro con un canto gioioso e solenne che inizia con le parole: “Ecco a noi un bimbo è nato, ecco a noi un Figlio è dato…”, e, dopo che don Cristiano ha deposto nella mangiatoia la statua di un tenerissimo Gesù Bambino, è iniziata la celebrazione. Ci ha accompagnato la Parola di Dio con il brano di Isaia che annuncia: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce …”, seguito dalle parole del salmo: “Oggi è nato per noi il Salvatore”, mentre S. Paolo scrive a Tito dicendo: “Figlio mio, è apparsa la salvezza per gli uomini…”. Ecco alcune riflessioni dall’omelia del nostro parroco don Andrea: “La notte di Betlemme ci avvolge con il suo fascino, la stella rompe le tenebre, la gioia è per tutti gli uomini. Abbiamo accolto l’invito delle campane e siamo qui ad accogliere Gesù. Il racconto del Natale è fatto di piccole e semplici cose: un bambino, una grotta, i pastori… stasera dobbiamo tornare a casa apprezzando le piccole cose, mentre la fede ci fa vedere la grandezza che Dio ci offre nelle piccole cose. Siamo tutti chiamati a riscoprire la grandezza delle piccole cose e non dell’ultimo prodotto tecnologico; l’umiltà della famiglia di Nazaret ci è di esempio. L’uomo di fede capisce che la miseria si trova dove è stato abbandonato Dio; è diffusa una fame affettiva, non ci manca il benessere materiale ma ci manca la cosa più importante e di fronte alle difficoltà si soccombe. Ci manca l’umiltà, abbiamo pensato troppo a noi stessi dimenticandoci del Vangelo. Cosa chiediamo a Gesù questa notte? Tornare bambini nell’umiltà! Questa notte, purtroppo anche grazie alla crisi economica, non possiamo dimenticare le case dove c’è la povertà, le famiglie in difficoltà, i giovani senza lavoro, i malati… S. Paolo nella lettera a Tito ci ha parlato di sobrietà, di giustizia e di pietà, preghiamo perché Gesù Bambino aiuti e sostenga tutti gli uomini impegnati sulla strada della vita di chi soffre per i più svariati motivi”. La celebrazione è proseguita sempre accompagnata dal coro parrocchiale coi suoi canti natalizi che hanno contribuito a rendere l’atmosfera raccolta ed emozionante. Non sono mancati alla fine i ringraziamenti per i sacerdoti, i missionari, le religiose, i chierichetti, coloro che collaborano in vari ambiti parrocchiali, i bambini che a maggio riceveranno i sacramenti e a tutti i presenti con le loro famiglie. Dopo la solenne benedizione i parrocchiani hanno potuto scambiarsi gli auguri l’un l’altro sul sagrato della chiesa, facendo anche onore agli amici alpini che con il loro vin brulè non mancano di riscaldare ogni anno i nostri cuori e… deliziare il nostro palato! C. R. XIII Vita parrocchiale Centenari di Borgo S. Caterina Margherita Gamberini Maranesi 5 gennaio 1913 - 2013 La signora Margherita insieme con la badante Liliana, ci accoglie con la consueta cortesia, confermandoci che la sua porta è sempre aperta. Mi permetto di rivolgerle alcune domande alle quali risponde molto volentieri, raramente inceppata da brevi amnesie circa nomi e date. Sono nata nel comune di San Lazzaro (Bologna) nella casa che ancor oggi possiedo in riva al fiume Savena il 5 gennaio 1913. Mio padre allevava i cavalli. Morì quattro giorni dopo la mia nascita. Anche un mio fratellino, Vincenzo, morì giovanissimo. Si vede che non c’era vitalità nella mia casa… Dopo la quinta elementare - allora pochi ci arrivavano perché la povertà li obbligava a entrare precocemente nel lavo ro agricolo - mia mamma mi iscrisse al ginnasio “Galvani” di Bologna. Ma non era il mio tipo di scuola: quel latino mi rimaneva indigesto! Bisognava addirittura rivolgersi in latino all’insegnante di quella lingua… Feci un paio d’anni in quella scuola, poi dissi a mia mamma: “Tu mi mandi al latino. Io continuerò ad andare ai giardini Margherita”. Mia mamma, che conosceva il mio carattere irriducibile, mi iscrisse allora alle medie. Non dimentichiamo che allora per frequentare le medie a Bologna bisognava pagare. A quei tempi le famiglie avevano tutte tre-quattro figli, lavoravano la campagna. In casa mia c’erano quattro inquilini tutti con famiglia. A me andava benissimo, perché così non ero mai in casa mia, quando non c’era mia mamma. Alla sera poi il papà raccontava di quando era in guerra, e tutti ascoltavamo incantati. Ma appena sentivo l’odore di mia mamma filavo XIV immediatamente a casa. Lei non voleva che stessi con quelle famiglie, perché parlavano in dialetto, Ricordo che avevamo anche un’altra casetta, molto bellina, che poi però venne bombardata. E pensare che mia mamma vi aveva aggiunto due stanze sul retro che poi finirono per essere usate come cantine e granaio. Dopo le medie sono stata dalle suore e ho imparato a fare tanti lavoretti che conservo ancora in casa mia. Finché ho incontrato quello che sarebbe diventato mio marito, Alfredo, che aveva otto anni più di me. Mia mamma non voleva, perché avrei sposato un povero impiegatino che non aveva niente, mentre io avevo la casa Era stato mio nonno a lasciare tutti i suoi possedimenti a me. Mia mamma non l’aveva presa bene, come pure gli altri parenti che mi guardavano di traverso; ed io ero solo una bambina... Comunque mia mamma sapeva il mio carattere, che non avrei più mollato niente. Alfredo aveva sempre studiato in collegio, perché abitando fuori del capoluogo, non aveva nessuna scuola vicina a casa. Perciò venne inviato in collegio. Non era pensabile far girare un ragazzo per le strade di allora, infestate da gente poco raccomandabile. La chiesa parrocchiale di San Ruffillo di Bologna. Margherita Maranesi nella sua abitazione di via Degli Albani. Ci siamo sposati nel 1934. Lui aveva otto anni più di me. Ci sposammo nella mia parrocchia di San Ruffillo, una chiesa che sorgeva a fianco della direttissima, la via che porta a Firenze. La chiesa era molto bella, spaziosa, ma frequentata solo l’ultimo giorno dell’anno, così gremita che non vi si poteva entrare; ma per gli altri giorni restava deserta. Vicino, in quella che era nota come “casa del prete”, c’era una cappellina che io ben ricordo perché mi nonna mi portava lì spesso per farmi benedire quando compivo qualche scappatella. Sono poi finita qui a Bergamo allorché mio marito, che curava gli appalti dei comuni, venne da queste parti. Purtroppo rimasi vedova abbastanza presto. Ma a Bergamo mi trovai sempre bene. Anche se se ne schermisce, Margherita ha sempre praticato anche gesti di carità cristiana verso diversi casi di bisogno. Accompagnò all’altare anche un religioso dehoniano di Bergamo, deceduto qualche anno fa, che ultimamente svolse il suo ministero in Portogallo. Margherita ha ben presenti le due gite-pellegrinaggio della Parrocchia alle quali ha potuto partecipare: Fatima 1994, Andalusia 1996 . La lasciamo, pronti a tornare a trovarla sabato 5 gennaio 2013, il giorno del compleanno. Auguri signora Margherita! PAN Parrocchia di S. Caterina ORARI SS. MESSE Festivi: Celestini ore 7,30 Chiesa Parrocchiale ore 8,00 ore 10,00 ore 11,30 ore 19,00 in Santuario ore 9,00 ore 11,00 Festiva del sabato (e vigilie): ore 18,30 Feriali: ore 7,30 ore 18,30 ore 9,00 ore 17,00 ore 19.00 Vespri in chiesa parrocchiale le domeniche di Avvento e Quaresima alle ore 18.30. Adorazione Eucaristica nella chiesa dei Celestini tutti i martedì e mercoledì dalle ore 9.00 alle ore11.00 e tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 18.30; in Santuario ogni primo venerdì del mese alle ore 20.30 SS. CONFESSIONI Sabato ore 15,30 - 17,30 in Chiesa Parrocchiale ore 17,30 - 18,30 in Santuario AI FIDANZATI PROSSIMI AL MATRIMONIO Si ricorda che devono presentarsi al parroco di uno dei due nubendi almeno tre mesi prima della data del matrimonio per fissare i tre colloqui previsti dopo il Corso per Fidanzati. INDIRIZZI PARROCCHIALI - Mons. Andrea Paiocchi, Prevosto - via s. Caterina, 10/c - Don Angelo Lorenzi, Vicario parr. al Santuario - viale Santuario, 5 - Don Cristiano Re, Direttore Oratorio - via Celestini, 4 - Don Edoardo Algeri - viale Santuario, 5 - Scuola dell’Infanzia “Garbelli” - viale Santuario, 6 - Ufficio Parrocchiale - via S. Caterina, 10/c - Oratorio - via Celestini, 4 - Centro di Primo Ascolto (Centro Socio-Assistenziale) - via S. Caterina, 12 - Sacrista della Parrocchia - Sig. Enrico Proto - via S. Caterina, 14/B - Sacrista del Santuario - Sig. Socrates Medina tel. 035/23.73.61 tel. 035/23.84.71 tel. 035/24.44.96 tel. 035/23.37.94 tel. 035/23.78.54 tel. 035/23.73.61 tel. 035/24.44.96 tel. 035/22.06.70 tel. 338/99.013.04 tel. 338/92.773.53 CREPES DOLCI E SALATE ZUPPE FRULLATI YOGURTERIA YOGURTERIA spazio libero CANNOLI E CANNOLI E per pubblicità CASSATE CASSATE SICILIANE SICILIANE ... ... E E TANTE TANTE ALTRE ALTRE BONTA’ BONTA’ Ci Ci voleva voleva proprio proprio un un loCale loCale Così! Così! Nel Nel Borgo Borgo S. S. Caterina Caterina n. n. 20 20 aa Bergamo Bergamo WWW.YOGUITO.IT WWW.YOGUITO.IT YOGUITO YOGUITO èè anche anche su su FaCeBOOk... FaCeBOOk... diventa nostro diventa nostro fan... fan... APERTO APERTO TUTTI TUTTI II GIORNI GIORNI FINO FINO A A TARDI TARDI orario continuato orario continuato SPAZIO LIBERO SPAZIO LIBERO spazio libero per pubblicità PER PUBBLICITÀ PER PUBBLICITÀ XXvI XXvI spazio libero per pubblicità SPAZIO LIBERO spazio libero per pubblicità PER PUBBLICITÀ Dott.ssa CASTELLAZZI LINDA Odontoiatra Specialista in ortodonzia XXvII Bergamo Viale G. Cesare, 14/G - Tel. 035 225838 orario continuato produzione propria gelato, ghiaccioli di frutta, yogurt fresco naturale, yogurt fresco con frutta, macedonia, frappé, granite, crema di caffè ice, crêpes dolci, torte, gelato su stecco... spazio libero per pubblicità CONTROLLA LA TUA PATENTE!!! Rinnovo patente con visita medica in sede Presentati con questo buono, avrai 5 e di sconto! Vita parrocchiale L’elevazione musicale del Coro Centenari di Borgo S. Caterina Mario Capitanio “Adiemus” 2 febbraio 1913 - 2013 Un inizio dell’anno beneaugurante per il signor Mario Capitanio, che si appresta a compiere il 2 febbraio 2013 i leggendari 100 anni di vita. Mario è nativo di via Moroni ma da molti anni risiede in via S. Caterina. Attorniato dall’amore e dalla cura dei figli, Cesare e Maria Pia, si avvia a raggiungere la sua bella meta, con spirito di fedeltà alla preghiera, al buonumore, sempre conciliante, moderando le forze per rimanere indipendente. Vive da solo e “non se ne parla” di fargli cambiare le abitudini quotidiane. Ha una grande fede! La fede che orienta le giornate, perché: “Tutti i giorni c’è qualcosa per cui ringraziare il Signore”, ne è convinto il signor Mario che ripete: “Quando il Signore vorrà, è Lui che decide”. Non c’è fretta, Mario è molto attivo per la sua età. Ogni domenica partecipa alla messa delle ore 11 in Santuario, percorrendo da solo il tragitto, sostenuto dal bastone. Trascorre poi la domenica in casa di Cesare Mario Capitanio con i familiari. sotto la superba direzione di Flavio Ranica Mario Capitanio. o di Maria Pia. Se c’è una piccola commissione da fare, è in grado di svolgerla da solo. La figlia e il figlio presenti quotidianamente dal papà cercano di contenere le sue iniziative. È molto interessato agli avvenimenti che legge sul giornale o vede alla televisione, soprattutto ai documentari. È di carattere riservato, anche a causa di un problema di udito, ma con le persone che conosce si esprime con sicurezza ed è benvoluto dai vicini di casa. Ora la comunità parrocchiale di S. Caterina si stringe con affetto attorno a Mario e ai suoi familiari. Con riconoscenza ricorda le piccole mansioni che Mario Capitanio ha svolto per la parrocchia: servire messa nei giorni feriali, ritirare periodicamente per la sacrestia le particole dalle Monache benedettine di via Sant’Alessandro, sostenere con la rivista “Alere” il Seminario Vescovile, consegnare nei monasteri per le suore anziane le riviste religiose che lui riceveva e chissà quante altre opere buone che solo il Signore vede e che “i grandi della terra” non conoscono. Ci uniamo a Maria Pia, Cesare con la moglie Annamaria e alle tre nipoti, già grandi, Serena, Cristina e Giulia per augurare al signor Mario Capitanio, papà, nonno, ancora tanto amore per il Signore e per i suoi cari, per questo 100° compleanno e per gli anni che verranno. GIULIANA La messa serale di domenica 9 dicembre 2012 è stata caratterizzata da un accompagnamento musicale a dir poco eccezionale, seguito subito dopo da una ventina di minuti di elevazione musicale su temi natalizi, con gli stessi musicisti che avevano arricchito la liturgia. Si trattava di dodici coristi e del loro direttore, il conosciuto e validissimo maestro Flavio Ranica, tutti riuniti sotto il nome di “Polifonico Adiemus”, cantando “a cappella”, vale a dire senza accompagnamento di alcun strumento. Al termine della manifestazione, tra gli applausi convinti di una folta assemblea, mons. Paiocchi, nel ringraziare e nel congratularsi con il gruppo dei musicisti, ha chiesto al direttore il significato di Adiemus, aggiungendo che come latino era un termine che non aveva mai trovato! Al che Flavio Ranica ha risposto, con voce che pochi hanno inteso, che Adiemus è termine gaelico che significa “noi disegniamo con gioia”. Chi scrive non conosce il gaelico e prende per buona la precisazione di Flavio Ranica. A dir il vero, la figura del direttore che si muoveva con gesti scattanti, roteanti, nervosi, convulsi, il tutto molto lontano dalla consueta modalità di chi dirige solo con movimento delle braccia e delle mani, al massimo con qualche ondeggiamento qua e là, dava l’impressione, quasi fosse “molleggiato”, di disegnare e tracciare segni che invece di essere XV Vita parrocchiale grafici risultavano alla fin fine essere dei segni sonori. Così Flavio Ranica, molto serio, molto preparato, amante di una polifonia complessa e non di rado piuttosto dissonante, comunicava e richiamava i suoi coristi con una gestualità che corrispondeva alle trame difficili della scrittura e che anticipava il controllo della tempistica. Già, i suoi coristi: bisognerebbe citarli per nome, uno ad uno, complimentarsi con loro per la rara capacità di trovare e mantenere la giusta intonazione e poi bisognerebbe chiamarli... solisti! Infatti i dodici giovani del “Polifonico Adiemus”, sei donne, sei uomini, schierati sì a semicerchio ma mescolati, non suddivisi secondo la disposizione convenzionale di sezioni opposte, sono stati a dir poco impressionanti per la sicurezza d’intonazione e la duttilità dei colori nelle difficili trame polifoniche a 6 e spesso a 8 voci volute da Ranica nel programma da lui scelto e imposto con disciplina incredibile. Inutile scindere il programma delle musiche che accompagnavano la liturgia della Messa dalla successiva Elevazione. Il criterio di una polifonia corposa, sempre aperta ad armonizzazioni ardite e stupefacenti che Flavio Ranica ha scelto, ha uniformato l’interesse dei due programmi, sempre ricco all’ascolto e il più delle volte sorprendente. Il musicista più XVI rappresentato, nella serata del 9 dicembre, è stato quello di uno straordinario protagonista dell’attività e della didattica della scuola ungherese, che è ancora ai vertici del cantare polifonico: Janos Bàrdos, nato ai primi del secolo scorso e scomparso nell’86. Infaticabile diffusore di tecniche di vocalità, di intonazione, e di trascrizione di canti popolari, erede di Bartók e Kodaly, e propugnatore di un linguaggio nuovo e armonicamente vivace nella polifonia classica e sacra, il Bardos deve funzionare come una specie di nume tutelare per il nostro Ranica perché questi ha praticamente inserito, del maestro ungherese, una delle quattro messe in latino da lui composte, la quarta, del 1962. E ascoltare l’Introito e il Kyrie, in apertura della Messa della domenica sera, deve esser stato piuttosto insolito, come effetto di accompagnamento musicale, anche se i brani sono stati scritti esattamente 50 fa. Di Lajos Bardos, anche il Sanctus e il Gloria, questo eseguito nella Elevazione. Altre pagine ben caratterizzate, durante la messa, come il morbido e raffinato O Sacrum convivium di Luigi Molfino, l’Abendlied (Canto della sera) di Josef Rheinberger, serioso e accademico grande musicista del XIX secolo, alla Comunione, e la delicata supplica declamata del francese Maurice Duruflé, al Congedo. Fuochi d’artificio sonori e scoppiettii di virtuosismo a 8 voci con Lux aurumque… del giovane inglese Eric Whitacre, 40 anni, che dovrebbe esser un altro “pallino” del nostro Flavio Ranica visto che è stato inserito un tremendo bis dello stesso autore al termine dell’applaudito concerto. Prima della fine appariva il Wiegenlied, la Ninna Nanna famosa di Brahms, che era teneramente prospettata a 4 voci, apparendo poi sapientemente armonizzata sino a 8 parti da Ranica, ancora un brano scorrevole di Mario Fulgoni, Dormi, dormi… e da ultimoWhite Christmas, il “Bianco Natal” che tutti sentiamo sotto Natale in mille varianti, che è opera di uno dei più famosi animatori del ’900 americano, Irving Berlin, autore di “musicals”, colonne sonore, canzoni fortunate, reso da Ranica e dai suoi bravissimi… solisti, in un autentico sfoggio di abilità d’arrangiamento dalle soluzioni armoniche molto cariche e pregnanti. Poche le persone che sono scappate via, a casa, dopo la messa, e tanti che si sono fermati alla Elevazione, tributando a Flavio Ranica e ai dodici musicisti, attraverso tantissimi applausi, il dovuto riconoscimento a un lavoro serio del far musica, disciplinato e appassionato. VALERIANO SACCHIERO Vita parrocchiale Il vescovo Francesco per SANTA BARBARA Martedì 4 dicembre, come ogni anno a quella data, i Vigili del Fuoco della caserma di via Codussi hanno festeggiato la loro Patrona, Santa Barbara. Alle 10.30 il vescovo diocesano mons. Francesco Beschi dava inizio alla celebrazione eucaristica, concelebrata da don Andrea e da don Edoardo Algeri. Il vescovo, all’omelia, ha ricordato la vicenda di santa Barbara che offrì il suo corpo al martirio pur di restare fedele allo Sposo Gesù Cristo, applicando gli insegnamenti alla nobile professione dei pompieri. Un coretto giovanile ha accompagnato le varie parti della Messa. Terminato il rito religioso, il comandante insieme col prefetto dr. Camillo Andreana ha provveduto a distribuire riconoscimenti e premi ai vigili del fuoco che lungo l’anno si sono distinti nel compimento del loro dovere (foto Minerva). LA PATRONA DEI VIGILI DEL FUOCO Santa Barbara festeggiata come è giusto fosse. Nel santuario dell’Addolorata in Borgo Santa Caterina, per la seconda volta, martedì 4 dicembre si è celebrata la giornata dedicata ai “pompieri”, una specializzazione che tanto bene e sollievo arreca a chi cade nel dolore e nella disgrazia. La mattinata si è aperta alle ore 10 nel cortile della caserma, davanti al monumento voluto dall’attuale comandante ing. De Palma. Clima molto rigido, con nevischio fastidioso. Dopo l’alzabandiera e le parole dello stesso comandante per richiamare il significato della festa, il parroco don Andrea ha benedetto il monumento a ricordo delle vittime dei Vigili del Fuoco vittime della loro rischiosa professione. Poi tutti si sono trasferiti nel Santuario dell’Addolorata. Vicinissimo a loro anche il vescovo di Bergamo Francesco Beschi il quale, nel corso dell’omelia, ha reso grazie per il prezioso servizio reso a tutta la comunità. “La vostra opera - ha sottolineato il successore di Amadei - vi fa intervenire fra gli incendi che devastano le case, le aziende. Sembra che nella distruzione del fuoco non vi sia né speranza né rinascita, che tutto sia consumato, distrutto. Eppure, grazie a voi, alla vostra dedizione e professionalità, riuscite a salvare un germoglio che alimenta la fiducia nella ricostruzione”. Alla Santa Messa, concelebrata dal parroco di Borgo Santa Caterina monsignor Andrea Paiocchi, coadiuvato da don Edoardo Algeri, hanno presenziato il comandante provinciale Giulio De Palma, il prefetto Camillo Andreana, il sindaco di Bergamo Franco Tentorio e rappresentanti di parecchie associazioni civili e militari. Rilevante lo spiegamento di mezzi interventistici e di “pompieri”, graduati e non, lungo via Santa Caterina e sul sagrato del Santuario. La Festa patronale di Santa Barbara è coincisa con la distribuzione di otto diplomi di lodevole servizio e ventisei croci di anzianità; riconoscimenti elargiti in seguito ad emergenze che hanno richiesto tante risorse, con la consapevolezza delle responsabilità. A.GH. I Vigili del Fuoco di Bergamo celebrano la festa di Santa Barbara 2012 in Santuario. La Santa Messa è stata presieduta dal vescovo diocesano mons. Francesco Beschi. Il comandante ing. Giulio De Palma rivolge il saluto ai presenti alla cerimonia. In primo piano sono il prefetto dr. Camillo Andreana e il sindaco dr. Franco Tentorio. XVII Vita parrocchiale Il nostro seminarista Beppe Vailati neo-dottore in filosofia Nel pomeriggio di lunedì 10 dicembre ha conseguito la laurea in filosofia all’Università Cattolica di Milano (facoltà di filosofia) Giuseppe Vailati, seminarista di teologia della nostra parrocchia di S. Caterina. Titolo della tesi discussa col prof. Alessandro Ghisalberti, con la collaborazione di don James Organisti, “Responsabili della verità. In dialogo con la fenomenologia della parola di Jean-Louis Chrétien”. Correlatore è stato il prof. Michele Lenoci. Jean-Louis Chrétien è un autore vivente ed insegna a Parigi, alla Sorbona e all’Institut Catholique, “storia della filosofia tardo antica e patristica”. Oltre che essere un grande studioso dei filosofi e dei Padri dell’epoca che va dal I sec. d. C. al VIII ca., egli è un profondo pensatore capace di dialogare con i contemporanei tra cui in particolare Lévinas e Heidegger. Grande uomo di fede, si confronta spesso con poeti e mistici, con artisti e pensatori classici, come Platone o san Tommaso d’Aquino. Attualmente le opere tradotte in italiano sono quattro: “La ferita della bellezza”, “L’arca della parola”, “Simbolica del corpo”, “L’indimenticabile e l’insperabile”. Tutte le altre sono disponibili in francese. Abbiamo interpellato Beppe, che ci ha riferito quanto riportiamo per i nostri lettori. *** La tesi che ho cercato di sviluppare nel mio scritto è che la verità per Chrétien può essere definita come “promessa mantenuta”. IspirandoXVIII si profondamente alla concezione biblica del mondo, secondo la quale esso è creato dalla Parola, egli sviluppa una descrizione del reale (fenomenologia) che mostra l’imprescindibilità della comprensione del soggetto nell’elaborazione di un mondo sensato (ermeneutica). L’uomo infatti determina la realtà, come per esempio un semplice bicchiere: esso si dona ad un soggetto che lo comprende come bicchiere, non sono separabili la realtà ed il “mio” mondo. Ognuno ha la sua verità, questo è innegabile, ed è quella in cui vive, non esiste infatti uomo che non viva in un orizzonte di senso e, quindi, di verità, fosse anche indecisa o incerta. Si tratta allora di capire se esiste una realtà “oggettiva” o se siamo condannati al relativismo. In un certo senso esistono molteplici verità, le quali però soggiacciono sempre ad uno scacco, nel senso che nessuno è in grado di “estraniarsi” da se stesso così da assumere un punto di vista assoluto e neutro, imparziale. Al contempo, il mondo si dà senza che noi ne siamo l’origine, ed il tempo scorre verso un futuro che non dipende da noi se non nella misura in cui lo accogliamo prendendo decisioni nel presente. La nostra origine quindi ci sfugge e noi la percepiamo sempre e solo come assenza che ci genera, il che è diverso che non coglierla, origine orientata ad un futuro che ci permette di sperare, il che è di per sé già insperabile. Il nostro corpo dice sempre quale è la nostra verità, il nostro modo di relazionarci al mondo e alla sua origine, basta osservare attentamente qual- Il filosofo Jean-Louis Chrétien. cuno per sentire ciò che esso ha da dire. Tutto infatti dice, poiché tutto è nell’orizzonte della parola, le cose ci parlano, ma sta a noi comprendere ciò che esse dicono. Il nostro atteggiamento dev’essere dunque quello dell’ascolto attento che eviti di aver già compreso tutto del mondo e degli altri, in una sorta di pregiudizio assoluto. La verità di ciascuno di noi è dunque svelata dai nostri corpi, definiti da Chrétien “ostensori” della verità, della parola che ciascuno di noi è. Lo scacco della prospettiva, del “circolo ermeneutico”, è superato solamente dalla Parola altra che ci si fa incontro nella Rivelazione ad opera di Dio stesso. La comprensione della realtà non implica infatti l’esistenza di Dio, rimanda solamente alla sua possibilità come origine da cui sorge il mondo: la bellezza delle cose, cioè il loro manifestarsi, dice “ad-Dio”. Vita parrocchiale Anagrafe Anagrafe Parrocchiale Matrimoni 12 PELLICCIONI STEFANO con CAIO PAOLA il 01/12/2012 Defunti Beppe Vailati neo-laureato in filosofia. La comprensione biblica del reale, mediata dalla Scrittura e dalla testimonianza dei credenti, dischiude una nuova possibilità di senso per il mondo, la cui verità non è mai definibile con certezza, secondo criteri “oggettivi”, logici o scientifici, ma è solamente l’esperienza in prima persona che noi facciamo della promessa che Dio ci fa nella sua Rivelazione. In questo orizzonte, Gesù è la Parola di Dio manifestata nella carne, che si configura come la promessa di verità che Dio ci fa, promessa al contempo mantenuta. La verità della fede non è dunque rintracciabile altrove da Cristo stesso e dall’esperienza che ciascuno di noi, membra del suo Corpo mistico, la Chiesa, fa, esperienza di passione, morte e risurrezione che, mediante il battesimo, ci è donata come possibilità ultima di senso per la nostra esistenza. La risposta dell’uomo al mondo si compie dunque in quella all’appello di Dio, all’appello a credere alla sua Parola fatta carne. Spetta alla nostra libertà deciderci per la verità, nella consapevolezza che solamente alla fine dei giorni ci sarà pienamente accessibile. 68 MAINETTI LUCIANA il 10/12/2012 di anni 87 69 CHIESA ERVENIO il 15/12/2012 di anni 87 70 SARTI ROBERTO il 24/12/2012 di anni 88 Luciana Mainetti alla festa degli anniversari di matrimonio del 27 maggio 2012. Generosità Offerta N.N. Offerta fidanzati partecipanti al corso 2012 80,00 545,00 C.10,00 Off. varie 20,00 Dono natalizio al 31 dicembre 2012 (buste n. 73) 12.220,00 B. V. XIX Mondo giovanile Laboratorio compiti in Anche quest’anno è ripartito da ottobre il “Laboratorio compiti”, attività che da anni si svolge quotidianamente nel nostro oratorio. Ad un gruppo di ragazzi della scuola elementare e media del Borgo è stata offerta l’opportunità di venire aiutati nello svolgimento dei compiti, anche e soprattutto in considerazione della loro situazione scolastica. La maggior parte dei ragazzi che aderiscono a questa iniziativa sono stranieri, alcuni dei quali con difficoltà nella comprensione della lingua italiana, dovuta al loro recente arrivo in Italia. Uno degli obiettivi è anche quello di creare efficaci inserimenti dei nostri ragazzi nel tessuto sociale del borgo in modo tale che l’oratorio diventi un punto di riferimento per loro. Coloro che si mettono a disposizione per questo servizio di affiancamento sono volontari, principalmente maestre e professori in pensione che sono felici di rendersi utili per l’oratorio e questi bambini. Non mancano anche alcuni giovani e adolescenti che si danno da fare nel progetto. Il laboratorio per le elementari si ORATORIO svolge il lunedì e il mercoledì dalle 16.45 alle 18, preceduto da un momento di accoglienza da parte dei volontari nel bar dell’oratorio, durante il quale si offre la possibilità ai bambini di fare la merenda e si lascia il tempo per una breve ricreazione. Molti giungono in oratorio direttamente da scuola e questa pausa, oltre ad essere un momento di svago, offre la possibilità di socializzare e instaurare nuovi rapporti con gli altri ragazzi e con gli educatori dell’oratorio. I volontari aiutano i bambini nello svolgimento dei compiti fissati per i giorni seguenti, soffermandosi su argomenti o nozioni in relazione ai quali emergono lacune o necessità di maggiori attenzioni. In particolare con questi ragazzi più piccoli è importante la relazione personale e che loro si sentano voluti bene. Il laboratorio delle medie, invece, è tenuto nei giorni di lunedì, mercoledì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30 e si concentra in particolare su tre materie: italiano, matematica e inglese. Attualmente partecipano al laborato- rio compiti 31 alunni delle elementari e 25 delle medie, che sono stati segnalati dai docenti delle rispettive scuole oppure su esplicita richiesta della famiglia. Per soddisfare le esigenze di tutti, i volontari delle elementari si organizzano suddividendosi i diversi giorni; mentre a quelli delle medie viene assegnato, in accordo alla loro disponibilità o preferenza, un giorno e una materia. Ai volontari, 20 per le elementari e 16 per le medie, che prestano la loro opera, non è richiesta alcuna competenza specifica, basta un po’ di tempo e tanto affetto che gli alunni sanno ricambiare con spontaneità e freschezza. Certo, le cose non sono sempre semplici e serene: spesso ai volontari è richiesta molta pazienza e cura nel sostenere anche quelli che fanno più fatica in merito all’attenzione e al comportamento. Una cosa è sicura: tutti gli alunni hanno trovato qui uno spazio di accoglienza e cura con interventi mirati per la loro formazione. Altri bambini avrebbero l’esigenza di frequentare lo spazio compiti, per cui il laboratorio necessita di un maggior numero di volontari che, anche solo per un’ora la settimana, possano dedicarsi alla cura di questi alunni. Rinnoviamo dunque l’invito a chi avesse desiderio di fare questa bella opera di aiuto a farsi avanti. È certo che anche queste piccole cose contribuiscono a costruire un mondo un pochino migliore e a dare un aiuto concreto a chi ne ha bisogno. Scuola dell’infanzia NATALE... ANCHE QUEST’ANNO CI SEI Con il primo di dicembre il freddo è arrivato e con lui l’aria di Natale è presente per le vie della città, nelle nostre case ed anche a scuola, il profumo si respira lungo il corridoio, nelle classi... insomma è arrivato il Natale. La scuola si colora di rosso, verde ed oro, con l’aiuto delle mamme abbiamo addobbato il corridoio, noi maestre insieme ai bambini abbiamo trasformato le classi in piccoli presepi, con ai vetri colorati dai bambini... tutto parla del Natale. I super cuccioli insieme alle mamme e alle insegnanti hanno portato la letterina a santa Lucia, partendo da scuola abbiamo preso il pullman,siamo arrivati in chiesa e messi in fila per consegnare la letterina scritta con tanto amore insieme ai genitori. All’uscita dalla chiesa abbiamo portato i bambini a fare un giro sulla giostra natalizia e poi pian pianino siamo rientrati a scuola stanchi ma felici della bella uscita. La mattina del 13 dicembre i bambini hanno trovato le porte delle classi misteriosamente chiuse a chiave da… santa Lucia! Ogni classe ha poi ricevuto le proprie chiavi e ha scoperto quali sorprese si nascondevano sui pavimenti e sui tavoli delle aule: la gioia e lo stupore dei bambini sono stati un regalo impagabile per noi, che abbiamo vissuto con loro questo momento magico e ci hanno ricordato quanto sia importante sapersi meravigliare ogni giorno delle piccole cose che ci succedono… l’aspetto sempre meraviglioso e sorprendente di questo evento è la fede che i bambini manifestano: credono, non dubitano; si fidano ed affidano a chi hanno intorno e vengono sempre ricompensati. Con il don Chicco abbiamo iniziato il percorso dell’Avvento, abbiamo iniziato il racconto della storia e abbiamo iniziato la raccolta fondi per le scuole terremotate. Ma Natale al Garbelli significa recita e come ogni anno i preparativi fervono, le prove dello spettacolo sono iniziate e con loro i preparativi dei costumi, XXI Scuola dell’infanzia della scenografia e delle parti drammatizzate. Con l’aiuto di Serena abbiamo realizzato lo spettacolo ”La cometa triste” che narra la storia della stella cometa triste perché non sa ancora quale sia il suo ruolo, quindi inizia il suo viaggio pieno di interrogativi fino a quando non scoprirà il suo compito la notte di Natale. Nasce il Figlio di Dio e Betlemme si trasforma come per incanto, il presepe rimane la scena più magica e il posto più commovente, luminoso e miracoloso della storia; la XXII culla è il trono dei re dei re, così potente da rivelarsi sempre e dovunque, soprattutto tra gli umili. Quella notte sarà davvero la notte dei miracoli, Dio si fa uomo tra gli umili e l’umanità può riavvicinarsi a lui; quella notte sarà davvero straordinaria, perché regalerà agli uomini, per sempre, la magia del cielo. Da tutta la scuola Buon Natale e Felice Anno Nuovo LE INSEGNANTI CON SUOR MARIA TERESA mondo missionario BUON NATALE DAI NOSTRI MISSIONARI PADRE ALBERTO DONEDA missionario Comboniano, in Manabì, ECUADOR NATALE 2012 Casa Cural - El Carmen, Manabì C arissimi, arriva un altro Natale e un Nuovo Anno. A me quest’anno porterà l’anno 81, l’anno 70 dell’inizio della mia vocazione missionaria e l’anno 48 della mia Missione in Ecuador… Ringrazio il Signore per il tanto tempo che mi ha dato per vivere, lavorare e fare un po’ di bene agli altri. Qui a El Carmen, tutto continua regolarmente. Siamo 4 preti (e mezzo) due dei quali ultra ottantenni e novantenni. La parrocchia è grande, circa 90.000 anime, con una sessantina di cappelle attive nella città e nelle campagne. In più alcune parrocchie vicine che hanno un solo prete si appoggiano a noi per qualche servizio. Io sto bene, anche con qualche acciacco facilmente immaginabile, e lavoro benino. Mia specialità, adesso, sono i funerali e le confessioni, ben abbondanti, oltre le Messe e qualche visita a moribondi o malati gravi. Più qualche esorcismo, scrivere qualcosa, tradurre, etc. … Con i miei cari AUGURI DI BUON NATALE E DI BUON ANNO NUOVO, aggiungo i miei ringraziamenti a tutti coloro che si sono ricordati della mia missione e generosamente si sono sacrificati per aiutare la mia gente. GRAZIE!!!! Con affetto e riconoscenza, a tutti auguro la benedizione del Signore. P. ALBERTO DONEDA Il missionario Padre Alberto in un momento della sua attività di docente in Ecuador. P. BENIGNO FRANCESCHETTI missionario Saveriano in Cameroun, AFRICA Bafoussam, 10 novembre 2012 C arissimi, ho baciato, simbolicamente, il suolo al mio arrivo in Africa, come fa il Papa quando va in visita: la terra dove arriviamo è santa perché Dio ha già lavorato nel cuore di queste popolazioni. La temperatura, i colori e la vivacità della gente mi mettono subito nell’ambiente. Non sono andato subito a destinazione perché il superiore ha preferito che mi fermassi a Douala in attesa di ritrovarci con le comunità del sud del Cameroun, a Yaounde, per la festa del nostro fondatore San Guido Maria Conforti (5 novembre). Ci ritroviamo con i confratelli due volte all’anno e sono momenti utili e simpatici in cui confrontiamo le diverse esperienze. Nel frattempo inizio a riabituarmi al francese e profitto per rivedere (a Douala) i luoghi dove ho lavorato e la gente conosciuta. Ora tutte le cappelle sono diventate altrettante Parrocchie con preti locali e la città ha continuato ad estendersi: se allora si parlava di due milioni di abitanti ora si parla addirittura di 6 milioni. Arrivo a destinazione solo giovedì 8 novembre. Bafoussam è più piccola di Douala (60.000 abitanti) ma è anch’essa una città dinamica e caotica. La missione di Nefa (a Bafoussam) è grande, ha otto cappelle anche abbastanza lontane e difficili da raggiungere. La casa dei Padri è già costruita e la scuoletta della Parrocchia è appena stata costruita da un gruppo di italiani di Brescia, amici di Padre Abeni, in collaborazione con la gente locale. La Chiesa è un semplice capannone ma non vogliamo avere troppo fretta e vogliamo coinvolgere di più loro stessi in questi progetti. Ci preoccupiamo per ora solo di recintare il terreno per riservarlo al futuro e guardiamo alle urgenze delle succursali. La cosa più importante è avviare bene l’organizzazione pastorale delle comunità secondo il piano Parrocchiale e Diocesano ben definito. È una Diocesi questa abbastanza attiva, anche se la lentezza e il caos è sempre tipicamente africano. Mi faranno domani qui in parrocchia un po’ di festa per l’accoglienza. In comunità, oltre al Padre Gianni Abeni, c’è un Padre XXIII mondo missionario Brasiliano Herondi, e uno studente camerunese in esperienza pastorale, Robert, che dovrebbe essere ben presto ordinato. A Bafoussam c’è anche lo studentato filosofico dei nostri candidati, che ci chiederà un po’ di collaborazione. Per il momento è tutto. A risentirci prossimamente. C Bafoussam, 3 dicembre 2012 arissimi, ho cominciato a celebrare nelle succursali. Ieri ero a Ndoupe. Una strada orribile a causa della prolungata stagione delle piogge che è appena finita. Non ci sono chiazze d’acqua ma, essendo la zona collinare, l’acqua che scorre scava grossi fossati in mezzo alla strada stessa e spesso non si sa da che parte passare. Per fortuna abbiamo una Toyota a doppia trazione che riesce a passare ovunque. La gente si serve delle moto-taxi che caricano anche 3-4 persone o pesanti carichi di mercanzia, penso che non possono durare a lungo. Il fatto è che spesso il pilota non è il proprietario del mezzo. Quella di Ndoupe è una comunità non molto numerosa e con tanti problemi, a cominciare da quello del catechista che abita altrove e non sostiene bene la comunità. I laici che collaborano, sono per principio dei volontari ma la gratuità, per chi ha tanti problemi, non è facile. La comunità gli ha dato un pezzo di terra da coltivare. Nella celebrazione è stato inserito il rito dell’accoglienza dei nuovi catecumeni che cominciano il loro percorso di formazione o di iniziazione alla fede. Durante la settimana visitiamo tra l’altro le CEB (comunità ecclesiali di base) che raccolgono i cristiani in piccoli nuclei di una stessa zona. Essi si ritrovano una sera, durante la settimana, per approfondire e concretizzare nel loro ambiente il messaggio del vangelo domenicale. La parola è messaggio “di vita” e non serve se non ci cambia la vita. Allora la comunità diventa una piccola luce o un pizzico di XXIV lievito nel quartiere attirando simpatia. La grande novità del vangelo è la chiamata a una vera, concreta fraternità e solidarietà. Il passare dal messaggio alla realizzazione però non è mai facile perché c’è di mezzo la fragilità umana; ci vuole l’aiuto dello Spirito Santo e la vita diventa allora un cammino di crescita, come persone e come comunità di fede con l’incoraggiamento vicendevole. Molti, specialmente gli uomini, per i più diversi motivi, si assentano con facilità. Quello che è interessante è che la Diocesi, osserva il lavoro dei Saveriani, ha fatto proprio questa organizzazione pastorale fondata sulle piccole comunità (Parrocchia come comunione di comunità) e cerca seriamente di convincerne tutti i parroci. Saluti cordiali a Don Andrea, Don Angelo e a Don Cristiano. A risentirci. P. BENIGNO SUOR TERESA PAIOCCHI, saveriana in Brasile C Vila dos Cabanos Natale 2012 arissime Amiche del gruppo Missionario di Santa Caterina Insieme agli Auguri di Natale vi mando un grande grazie per la vostra generosa offerta, frutto del vostro impegno per la Giornata Missionaria mondiale. Vi sento tutte vicine e chiedo al Signore nella preghiera che vi ricompensi con le sue grazie e benedizioni. Eccovi mie notizie, grazie a Dio sto bene il clima caldo mi fa bene, (qui siamo in un periodo di secca sono quasi quattro mesi che non piove anche di notte sono più di 30 gradi). È già passato un anno che sono ritornata qui in Brasile. Da febbraio sono nella stessa parrocchia che avevo lasciato all’inizio del 2010. Cosi ho solo ripreso la corsa conoscendo già la realtà. Solo le comunità che ac- mondo missionario La pelle di Dio… Carissimi, “Di che colore è la pelle di Dio? È nera, rossa, gialla, bruna e bianca perché lui ci vede uguali davanti a sé”… recita il famoso canto del gruppo “Viva la gente”. È certo che Dio vuole incarnarsi, e in Cristo si è incarnato, e, attraverso di lui, continua ad incarnarsi in ogni popolo e in ogni cultura; e prende carne anche in ciascuno di noi per riempirci di sé e per continuare a vivere, ad amare, a salvare l’uomo attraverso noi. Più sono a contatto con la gente e più mi rendo conto della grande sete di bene, di amore e di dignità che è presente in ognuno,… sommersa però, spesso, in un mare di limiti e di condizionamenti che rischiano di oscurare anche il bene che c’è. La tragedia è che, anche quando facciamo il male, molto spesso crediamo di fare bene, perché ci lasciamo guidare da egoismo o da false valutazioni della realtà. Per questo abbiamo bisogno di un riferimento oggettivo, sicuro, al di fuori di noi, come il Vangelo… di un modello sicuro e credibile come il Cristo… e di un aiuto dall’alto. Vogliamo celebrare il NATALE, vogliamo solo rallegrarci, essere in festa perché Dio continua a pensare a noi. “OGNI BIMBO CHE NASCE ANNUNCIA AL MONDO CHE DIO NON SI È STANCATO DEGLI UOMINI” …e continua a donarsi e sentirsi bene fra noi GRAZIE, SIGNORE! I PIU’ CORDIALI AUGURI DI UN BUON E SANTO NATALE!! Auguri estesi a tutto il gruppo missionario e ai sacerdoti della Parrocchia. P. BENIGNO compagno che sono cambiate. Il parroco mi ha affidato quelle più lontane dalla parrocchia per andarci ci sono diversi Km per arrivarci, vado con una macchina che la Parrocchia ci ha messo a disposizione o, con i mezzi pubblici (ho la fortuna di non pagare il biglietto di viaggio in considerazione dell’età matura…). Un nuovo gruppo é sorto in questi ultimi anni e presente in quasi tutte le comunità, è il “Rosario degli uomini” che viene recitato al mercoledì. Vi partecipano solo uomini, si riuniscono in case defferenti a una volta al mese nelle cappelle. In parrocchia vi partecipano una cinquantina di uomini tutti con la camicia con scritto “Rosario degli uomini” Cosi anche questo è un mezzo per aiutare le famiglie a vivere i veri va- Suor Teresa amministra un battesimo in Amazzonia (Brasile). lori cristiani. Proprio oggi sabato ho avuto la gioia di partecipare al matrimonio religioso e civile di tre coppie della comunità São Cristofero, che da mesi stavo preparando oltre al corso per fidanzati. Erano coppie che da anni vivevano insieme, oggi hanno ricevuto il Sacramento del matrimonio. Tutte tre le coppie sono attive nella comunità dove vivono. Stiamo preparando il Natale. Tutte le sere per rivivere la nascita di Gesù si riuniscono i diversi gruppi, nelle case e pregano la novena di Natale. Anche qui il consumismo tenta soffocare il vero Natale, allora la nostra gente dà testimonianza che la vera gioia viene dal Signore e per viverla bisogna pregare. Grazie di nuovo per tutto il bene, soprattutto della preghiera, siamo qui per testimoniare anche la vostra fede. Tutti servi inutili, piccoli e fragili strumenti nelle mani di Dio. Buon santo e sereno Natale e Felice anno nuovo. Un forte abbraccio a ciascuna. Con tanto affetto TERESA PAIOCCHI MISSIONARIA DI MARIA SAVERIANA XXV Vita parrocchiale IL NATALE DELLO SPORTIVO al Santuario L’incontro per il Natale dello Sportivo dell’Excelsior 2012, svoltosi nel Santuario dell’Addolorata mercoledì 19 dicembre alle ore 19.00, non ha certamente sorpreso la presenza del nostro parroco Mons Andrea Paiocchi, principale artefice alla Santa Messa e soprattutto nell’omelia quando, con calorose parole, ha messo in risalto lo spirito che anima i dirigenti, allenatori, accompagnatori e giovani dell’Excelsior, impegnati nelle varie attività proposte dalla nostra Società Sportiva, e finalizzate ad una crescita sportiva, umana e cristiana soprattutto dei giovani. Il richiamo su quanto pronunciato dal Papa Benedetto XVI a Roma, nell’incontro avuto con gli Atleti azzurri che avevano partecipato alle Olimpiadi e Paraolimpiadi svoltesi a Londra quest’anno, dove ha messo in evidenza il valore dello Sport, bene educativo e culturale della persona umana, cosa che nell’ambiente dell’Excelsior e negli spazi educativi dell’Oratorio trovano degna ispirazione non solo tra i giovani, ma anche per i tanti genitori che immancabilmente seguono la formazione e crescita dei loro figli. Un Natale dello Sportivo che quest’anno è stato volutamente organizzato in formato ridotto, solo l’incontro al Santuario con la santa Messa, officiata dal nostro parroco ben coadiuvato da Don Cristiano Re, Direttore dell’Oratorio e Assistente Spirituale della Società Sportiva Excelsior e animata da Giuseppe Anghileri, presidente della Sezione Alpina, lettore e voce tenorile nei canti di accompagnamento alla celebrazione. Pubblico numeroso di Excelsiorini con a capo Ottavio Rota, Presidente dell’Excelsior attorniato dai consiglieri tra i quali il Cav. Martino Piccinini presidente della Sezione Veterani dell’Excelsior. A conclusione della Messa, l’intervento del presidente Ottavio Rota con gli immancabili Auguri di Buon Natale e un sempre più felice Anno Nuovo. Nell’occasione Ottavio Rota ha messo in rilievo come quest’anno oltre alla normale attività, è stato caratterizzato dall’importante realizzazione e inaugurazione della nuova Palestra, considerata un’eccellente spazio educativo per la Società Sportiva Excelsior e per tutta la Comunità di Borgo Santa Caterina TOMMASO MINERVA XXVI Attività culturali e ricreative CIRCOLO SCACCHISTICO EXCELSIOR DARIO MIONE Campione Sociale 2012 Martedì 11 dicembre alle ore 21 presso il Salone Excelsior, si è svolta la premiazione dei partecipanti alla 2a Edizione del Memorial Dario Motta - Campionato Sociale di Scacchi 2012 - conclusosi lo scorso 27 novembre dopo sette turni di gioco. La serata ha offerto più che altro il pretesto per concludere degnamente il 2012 con un momento conviviale in amichevole compagnia, come preludio delle festività di Natale e Fine Anno. Cerimonia della premiazione seguita da un lauto rinfresco per tutti e come nella tradizione in contemporanea i giocatori più incalliti (e più sobri?!) si sono cimentati nel classico Torneo Open a cadenza Lampo di tarda sera. Alla serata erano presenti anche alcuni giovani promesse del CSE che si sono particolarmente distinti nel corso dell’anno. Quanto al Memorial Motta, i trentaquattro giocatori iscritti hanno dato vita ad un bel torneo, vivace ed interessante e meritano il plauso ed il ringraziamento dell’organizzazione per l’impegno dimostrato nella partecipazione, confermato anche dal ridottissimo numero di partite assegnate a forfait. La vittoria di questa seconda edizione è andata al più qualificato Maestro Fide Dario Mione, ex presidente del CSE e campione sociale in carica, che ha terminato il torneo imbattuto, confermando quindi - stavolta autorevolmente - il successo ottenuto lo scorso anno in modo più che rocambolesco. Nella classifica finale dietro a Mione, posti d’onore per Stefano Ranfagni (2° Class.) e Mauro Riggio (Terzo), poi nell’ordine Devis Bosio, Claudio Buizza, Claudio Villa, Eric Luchsinger, Giovanni Sala, Pietro Longo e Fredrik Salvati con altri 24 a punteggi inferiori. (dall’archivio CSE). Con Dario Mione ci sono i genitori di Dario Motta a cui il Torneo è dedicato (scacchista dell’Excelsior morto prematuramente due anni fa). Nel Torneo LAMPO - vittoria di Stefano Ranfagni su Fredrik Salvati, poi nell’ordine Daniele Tarelli, Fabio Asperti, Giulio Tentori, Bruno Silini, Savino D’Angheo, Claudio Villa, Matteo Foglieni, Marco Tarelli, Guido Sibella e Luca Attuati. A tutti gli scacchisti e loro familiari i migliori Auguri per un prospero e Felice Anno Nuovo. MINERVA E MAURO RIGGIO XXVII Attività culturali e ricreative DA “L’ECO DI BERGAMO” DI GIOVEDÌ 13 DICEMBRE 2012: «Poesia, restituisci Santa Lucia» La notte magica è degli artisti «V ieni vieni poesia / restituisci Santa Lucia / restituiscimi la mamma mia». C’è un’intonazione squisitamente naïve, infantile, nella bellissima filastrocca regalata da Vivian Lamarque a un’occasione molto speciale: «Cara Santa Lucia… Due serate di luci e doni, tra musica e poesia». La prima ieri, la seconda oggi, dalle 21, a Bergamo, nella chiesa di San Leonardo. C’è la tradizione, c’è la delicatezza dei ricordi d’infanzia, c’è incanto e magia nei temi variamente coniugati dall’estrosità di 11 compositori, 11 narratori, 20 poeti. La luce, il dono; la santa protettrice della vista perché ha la luce nel nome. La notte dell’attesa, della promessa, dei regali, ancora circonfusa di luce nella memoria, benché adulta. L’iniziativa, a scopo benefico, a favore di Arlino - Associazione di Ricerca a Livello Infantile e Adolescenziale di Natura Oculare - nasce da un progetto di Alessandro Bottelli, musicista e poeta bergamasco. Non nuovo a lavori di contaminazioni, combinazioni e congiunzioni fra musica, letteratura, pittura. Come nel caso delle visite guidate cantate alla mostra del Ceresa, la primavera scorsa. E proprio dal testo che Bottelli aveva composto, nell’occasione, in margine alla Santa Lucia del Ceresa, nasce questa ulteriore iniziativa. Quel testo è stato proposto ad 11 compositori perché lo musicassero, con composizioni inedite, ad hoc, e «rivestimento molto semplice»: voce e organo. E il dipinto del Ceresa, messo a disposizione dalla Galleria Previtali, è al centro della scena in queste due serate, davanti all’altar maggiore. Ieri, dunque, dopo i saluti di monsignor Gianni Carzaniga, parroco di Sant’Alessandro, della dottoressa Flavia Fabiani, oculista dei Riuniti e membro di Arlina, e l’introduzione dello stesso Bottelli, nella chiesa di largo Rezzara si succedono le composizioni di Riccardo Castagnetti, Roberto Cognazzo, Biancamaria Furgeri, Carlo Galante, Sergio Gianzini, Riccardo Giavina, Angelo Mazza, Luca Mosca, Marco Mojana, Rossano Pinelli. E, dulcis in fundo, sempre in prima assoluta, di Ennio Morricone. I brani sono stati eseguiti dalle soprano Katia Di Munno e Giustina Kim Gandolfi (soprano), rispettivamente accompagnate da Massimiliano Di Fino e Gianluca Maver. L’esecuzione verrà riproposta questa sera. «Composizioni assolutamente varie per impostazione armonica e tonale, linguaggio, sensibilità al rapporto parola musica. Ho scelto volutamente compositori assai diversi per età, estrazione, formazione», commenta Bottelli. Il primo brano, per esempio, di Giavina, ha sapore di preghiera melodiosamente operistica. Il quarto, di Pinelli, suona assai più «psichedelico», ossessivo, inquietante. Morricone, secondo Bottelli, «ha due volti: quello delle colonne da film, estremamente melodico, e quello del compositore colto. Non si sente molto un Morricone melodico al di fuori della produzione da film. Questo breve brano, invece, per Santa Lucia, fa eccezione, è molto melodico, con una melodia quasi da colonna sonora». In alternanza con le esecuzioni musicali, quelle dei testi letterari, poetici e narrativi, interpretati da Federica Cavalli e Maura Samarani. Si sente che il tema ha mosso i precordi, riesumato ricordi di bambino. Ci sono tracce d’infanzia nei brani di Raul Montanari, Maurizio Cucchi, Franco Loi. Un racconto più storico, invece, sensibilissimo alla cristianità al femminile, quello inviato da Dacia Maraini: «Le donne erano allora le più appassionate nell’abbracciare la fede cristiana, le più coraggiose nel difenderla. Il cristianesimo era qualcosa che esaltava lo spirito e l’orgoglio femminile». Oggi sarà la volta, fra gli altri, di testi di Andrea Camilleri, Silvia Bre, Stefano Benni, Ermanno Olmi. VINCENZO GUERCIO Nella foto in alto, Chiesa di San Leonardo in Largo Rezzara a Bergamo XXVIII