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I due si fermano a 20 metri dai cronisti in un piccolo piazzale. Prima si parlano fitto fitto a pochi centimetri di distanza poi c'è l'abbraccio. E i saluti. Qualche secondo e il governatore lucano riguadagna la ressa e si riavvicina a John Elkann e Sergio Marchionne. E ' raggiante in volto. Alleggerito nel volto e nella camminata. Naturale la domanda sul cosa si siano detti lui e il premier. Pittella con il sorriso più sincero svela al giornalista che lo intercetta a metà strada tra il luogo del saluto a Renzi e l'assembramento di corpi intorno ai due capi della multinazionale dell'automobile. «Mi ha assicurato che a settembre verrà in Basilicata per una visita istituzionale». Poi corregge il tiro: «In autunno comunque sarà da noi... ». Ma non è finita qui. Pittella raggiante aggiunge: «Mi ha detto, "stai tranquillo, sono con te" e poi abbiamo strappato anche altri impegni dal ministro Del Rio». Il ministro fedelissimo di Renzi è arrivato a Melfi a sorpresa. A quel punto si avvicina anche il sindaco di Melfi, Livio Val«DopoMatera vano chiamato dal presidente quasi vocapitale della lesse un "testimone". Cultura abbiamo E Pittella ha illustrato gli accordi: «Del Rio verrà in BasilicaMelfi come ta insieme al vicemicapitale europea nistro alle Infrastutture Riccardo Nencini» - (che tra l'altro è dell'automotive» •:•:•:•:•:•:•:•:•:•:•:• il segretario nazionale del Psi, partito di Valvano) - «per affrontare le questioni ha aggiunto il presidente della Regione della viabilità e delle ferrovie». E se non bastasse, Pittella continua negli annunci: «Del Rio ha anche assicurato che verrà a Mater a per un iniziativa legata alle 4 giornate di Panorama nei Sassi». Ovviamente quello che più conta è la visita di Renzi in autunno su cui Pittella avrebbe strappato la promessa. Il presidente del Consiglio non mette piede in terra lucana (se si esclude ovviamente la visita di ieri a casa Fiat) dall'ottobre del 2012 quando era in campagna elettorale per le primarie del centrosinistra contro Pierluigi Bersani. Troppi tre anni per chi in Basilicata ha comunque una truppa di renziani di primissimo piano. Insomma a Pittella riesce l'operazione recupero : la visita di ieri con Renzi che evita le piazze lucane inpiena campagna elettorale rischiava di mettere in imbarazzo anche lo stesso governatore renziano. La promessa di una prossima visita è l'asso nella manica del presidente della Regione. Ovviamente ora Renzi deve davvero venire. Detto questo rimane comunque tutto lo scontento di chi comunque (tutti gli altri) non ha nemmeno visto da lontano il premier: i sindacati sono sempre di più sul piede di guerra e non solo Cgil e Piom. In ogni caso Pittella ha rilasciato anche altre dichiarazioni sul futuro della Basilicata e sull'importanza strategica della Regione sul panorama nazionale. Pittella alla stampa quindi, prima di congedarsi a sua volta, ha spiegato: «Innanzitutto è una grande giornata di festa. Renzi ha carisma ed è un grande trascinatore. Ha voluto dedicare quest'ora per guardare i tanti giovani, e sono davvero tanti, che animano questa industria e che consegnano un valore aggiunto alla Basilicata e la catapultano a livello mondiale. Le nostre Jeep le vendiamo in America e le produciamo a Melfi. Renzi ha voluto abbandonare, come fa da quanto si è insediato da premier, la polemica sterile e ha abbracciato la politica del fare. Lui è un uomo del fare e consegna nel rapporto umano questa grande carica anche emotiva, passionale di una freschezza e voglia di andare avanti. L'abbraccio che c'è stato ha voluto significare un appuntamento in autunno foriero di altre grandi positività per i lucani». E quindi ha concluso il presidente della Regione: «A Renzi abbiamo quindi ricordato l'importanza del lavoro svolto nella nostra regione per contribuire al rilancio dell'automotive. Siamo convinti, come Renzi che sia necessario abbandonare le polemiche e andare avanti con le riforme, a dimostrazione che la Basilicata può farcela a raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissata. Dopo Matera Capitale della Cultura 2019 abbiamo celebrato Melfi come capitale europea dell'automotive». ©RIPRODUZIONE RISERVATA In autunno la visita del premier in Basilicata Renzi: «Pittella mi ha precettato. Verrò di sicuro» • MELFI. Un breve incontro con il governatore Marcello Pittella, il sindaco di Melfi Livio Valvano e il prefetto di Potenza Antonio D'Acunto. Nessun altro impegno istituzionale per Renzi durante la sua apparizione a Melfi. L'annuncio di una visita ufficiale in Basilicata c'è stato: «Pittella mi ha precettato - ha sorriso il premier - e verrò da voi tra settembre e ottobre. Spero che fino ad allora le cose continuino a migliorare per quanto riguarda l'economia italiana e mi auguro che anche Fca prosegua sulla strada dello sviluppo. Mi aspetto buone notizie da Cassino, non vedo l'ora - ha aggiunto Renzi - di potermi comprare un'Alfa Romeo». Proprio sul destino di Cassino il presidente ha auspicato un rilancio in tempi rapidi: «Mi hanno spiegato che a Melfi lavorano su venti turni e che ci sono 260 lavoratori da Cassino. Quando lo stabilimento laziale ripartirà in modo straordinario e quindi a breve questi lavoratori rientreranno». Il governatore Pittella, durante il colloquio con Renzi (salutato con abbracci e carezze come tra due vecchi amici), ha rimarcato l'importanza dello stabilimento lucano per il settore industriale e per l'economia nazionale. E ha esortato il capo del governo a creare le condizioni «affinché la Basilicata diventi sempre più un laboratorio per l'automotive di eccellenza. Da Melfi - ha sottolineato Pittella - si consegnano le Jeep in America. Ma ciò è stato reso possibile dagli importanti investimenti effettuati da Fca e dall'impegno di un management che, sotto la guida di Sergio Marchionne e John Elkann, ha scommesso sul futuro del Mezzogiorno e della Basilicata in particolare. A Renzi - ha aggiunto Pittella - abbiamo quindi ricordato l'importanza del lavoro svolto nella nostra regione per contribuire al rilancio deU'automotive, e poi ci siamo dati un nuovo appuntamento al prossimo autunno. Siamo convinti, come Renzi che sia necessario abbandonare le polemiche e andare avanti con le riforme, a dimostrazione che la Basilicata può farcela a raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissata. Dopo Matera Capitale della Cultura 2019 - ha concluso - abbiamo celebrato Melfi come capitale europea deU'automotive». A margine dell'incontro con il premier, il sindaco di Melfi, Livio Valvano, ha evidenziato l'importanza dello stabilimento in una visione internazionale dei mercati: «Dobbiamo imparare ad interpretare il nuovo paradigma della competizione globale e del welfare - ha detto Valvano con strumenti nuovi soprattutto ad una velocità diversa come quella che simpaticamente abbiamo colto nella visita del premier Renzi che ha voluto abbracciare i lavoratori in carne ed ossa dentro lo stabilimento». •n STABILIMENTO DI SAN NICOLA Ad accompagnare il presidente del Consiglio anche il ministro Delrio, il consulente Guerra e il presidente FcaElkann «A Melfi c'è l'Italia che vuole ripartire» Renzi «benedice» il rilancio di Fca e affossa le polemiche ginano il futuro, il governo fa quello che deve fare, ma l'Italia <Sk deve ripartire. Con quanto sta facendo Fca ci aspettiamo che torni il gusto di dire che l'industria automobilistica italiana è la più forte del mondo». Concetti che, da perfetto motivatore, Renzi ha ribadito ai lavoratori durante l'incontro riservato: «Ci sono le condizioni per cui l'Italia torni a correre. Con Marchionne e Elkann abbiamo visto una realtà che non è teorica, ma pratica, concreta. Ho ascoltato in fabbrica gli operai. Qui c'è gente che ha voglia di lavorare e ha GAIEZZA Pittella e Renzi : Renzi in fabbrica voglia di crederci e che pensa che zando l'attenzione sulla Fca: «Die- Melfi non possa essere una catMASSIMO BRACCATI ci anni fa prendevano in giro, di- tedrale nel deserto ma un luogo di grande investimento». • MELFI. È qui l'Italia che fun- cevano che la Fiat avrebbe chiuso, La visita di Renzi, durata comche non ci sarebbe stato più un ziona. È qui il risultato di una plessivamente un paio d'ore, è cofuturo. Oggi l'investimento intelscommessa vincente, di una viminciata dalle unità lastratura e sione lungimirante su come ri- ligente di Fca porta quest'azienlanciare la fabbrica. Il premier da, dal Sud, a costruire macchine montaggio: il premier ha visto da Matteo Renzi pronuncia parole al per l'America, per tutto il mondo. vicino i nuovi impianti frutto di un lavoro di ammodernamento miele durante la sua visita nello E ciò ci deve inorgoglire». cominciato a dicembre 2012 per L'annuncio di Marchionne su stabilimento Fca di San Nicola di preparare la produzione della Melfi. Ad accompagnarlo il mi- nuovi mille operai entro fine anno Jeep Renegade e della 500X, due nistro per le Infrastrutture, Gra- (si veda articolo nell'altra pagina) vetture che «marciano» senza sorinvigorisce l'ottimismo profesziano Delrio, e Andrea Guerra, consulente economico del presi- sato dal premier. Ottimismo nep- sta sul mercato internazionale, pure scalfito dai recenti dati sulla disegnando nuovi confini occudente. pazionali per lo stabilimento. OgL'arrivo in elicottero intorno disoccupazione giovanile (rapgi l'organico di Fca conta 7.474 porto Ocse) che in Italia risulta alle 9.45, un incontro a porte chiupersone, di cui 1.550 nuovi assunti essere ai massimi storici: «Qui a se con l'ad Sergio Marchionne, il presidente del gruppo industriale Melfi il lavoro ha volti e storie, tra gennaio e marzo. Si tratta delJohn Elkann e una rappresentan- non statistiche. Qui abbiamo don- la soglia occupazionale più alta za di operai. Tutto in una trentina ne e uomini che spero anche gra- nella storia della fabbrica. Oltre ai di minuti prima di affrontare il zie al Jobs Act vedranno contratti nuovi assunti, sono stati tempo«plotone» di giornalisti portati in di lavoro sempre più solidi e più raneamente trasferiti 475 lavorapulmino nel reparto dov'era stata stabili. In Italia - aggiunge Renzi - tori da altri stabilimenti del grupprevista una breve conferenza son tutti buoni a fare le polemi- po. stampa. Reduce da quello che gli che. Da fiorentino sono abituato. operai hanno definito uno show, Nella mia città si è sempre litigato tra battute e selfie, Renzi si è con- su tutto, basta pensare ai guelfi e cesso a taccuini e microfoni drib- ai ghibellini, però quando ci sono blando domande su questioni delle persone che ci credono e con prettamente politiche e focaliz- un progetto straordinario imma- "..' vi M A R C H I O » «ANDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA» L'ad di Fca: «Confindustria non mi manca anche se il presidente è mio amico» ^ MELFI (POTENZA). Renzi ha scelto Melfi, declinando l'invito di Confindustria per l'assemblea all'Expo di Milano. Ha scelto un'azienda che è fuori da Confindustria proprio nel giorno in cui l'associazione degli industriali si riunisce per fare il punto della situazione. La lettera che il premier ha inviato al presidente Giorgio Squinzi, in cui ribadisce l'appoggio del governo e la volontà di proseguire insieme per il bene del Paese, non è riuscita a stemperare la polemica. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il governatore lombardo Roberto Maroni: «La sua assenza è un segnale molto negativo per le imprese perché questo è un momento molto importante per tutta la categoria». Si smarca dalle polemiche l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne Marchionne: «Adesso che siamo fuori se la domanda è "se mi manca" Confindustria, la risposta è no. C'è un grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi come industriale ma l'appartenenza a Confindustria non la posso basare sull'amicizia che mi lega a lui». Nessun passo indietro, nessun ripensamento. «Andiamo avanti per la nostra strada», conclude Marchionne. Una strada che porta anche ad una nuova stagione sindacale con la nascita, sulla scia del nuovo accordo aziendale, di un gruppo di rappresentanza che dovrà decidere, a maggioranza, in caso di astensione dal lavoro. [ma.bra.J I commenti0 Valvano (Psi) rilancia il ruolo Lacorazza (Pd) apprezza cauto? Latronico (FI) di Melfi critica il Governo * «# I * li1 # Le reazioni politiche alla visita di Renzi. Il primo è il segretario del Psi di Basilicata e sindaco di Melfi, Livio Valvano che alla visita ha partecipato: «Melfi con Fiat partecipaal campionato del mondo. Favorire e replicare investimenti coraggiosi come quelli di Fiat significa promuovere lavoro: questo è il ruolo delle Istituzioni e della sinistra moderna che vuole governare anziché protestare. Dobbiamo imparare ad interpretare il nuovo paradigma della competizione globale e del welfarecon strumenti nuovi soprattutto ad una velocità diversa come quella che simpaticamente abbiamo colto oggi con nella visita del Premier Renzi che ha voluto abbracciare i lavoratori in carne ed ossa dentro lo Stabilimento». Ci sono quindi le parole del presidente del Consiglio regionale, Piero Laeorazza che pur non avendo partecipato dice di apprezzare l'iniziativa: «Siamo a tre giorni dal voto, Renzi viene a Melfi per parlare al Paese. Che sia una iniziativa elettorale ocomunque una scelta di un presidente del Consiglio che vuole lanciare un messaggio di fiducia agli italiani, credo che per noi lucani sia un fatto positivo: dal Sud, dalla Basilicata si parla al Paese e al mondo per ciò che Fiat ha fatto in questi anni». «In questi anni, non tutti, ricordiamolo, erano dalla parte della ripresa della Fiat - ha proseguito Lacorazza anzi la cassa integrazione avviata due anni fa era, per alcuni, quasi il segno del possibile declino anche dello stabilimento Fiat. Ora questa ripresa, questa ripartenza è positiva per la Basilicata e per l'Italia; evitiamo, però, difarne il campo ideologico di un nuovo conflitto tra capitale e lavoro». Lacorazza quindi prosegue: «Forse non è male che Renzi annunci una nuova visita in Basilicata, con più tempo e non a tre giorni dal voto. C'è da discutere seriamente di risorse naturali (petrolio e acqua), di infrastrutture, di ambiente, di un nuovo rapporto tra noi e lo stato che la vicenda dello "Slocca Italia" e la riforma del titolo V della Costituzione potrebbe compromettere». E' critico invece il commento del deputato lucano di Forza Italia, Cosimo Latronico: «Il presidente Renzi ha scelto con la sua visita a Melfi di non affrontare le problematiche di una regione del Sud, la Basilicata, che paga pesantemente i riflessi della crisi anche per la mancanza di politiche a favore dello sviluppo del Mezzogiorno. Ricordo che alla inaugurazione della Fiat negli '90 l'ambizione degli amministratori lucani del tempo era quella di lucanizzare la Fiat, nel senso di renderla la tessera di un progetto industriale che riguardasse l'intera regione e le sue aree produttive. Tutti sappiamo come é andata. Naturalmente siamo lieti della ripresa produttiva dello stabilimento, dopo anni di cassa integrazione, ciauguriamo che Fiat si leghi ai destini produttivi della nostra regione e del nostro Paese. Resta però la necessità di conoscere da parte del governo Renzi una strategia di sviluppo per il Mezzogiorno che crei le condizioni per una ripresa degli investimenti e del lavoro. Non vanno in questa direzione la sottrazione delle risorse destinate ai fondi strutturali che di recente il governo Renzi ha tolto al Meridione per finanziare il bonus occupazione allocato prevalentemente nel nord del Paese». L'OilETTIWO LA COPPIA VINCENTE Nello stabilimento lucano, Fiat Chrysler Automobiles conta di elevare la produzione raggiungendo quota 400mila unità Renzi incorona Marchionne «Fabbrica traino dell'Italia» E l'ad di Fca rilancia: qui entro fine anno altre mille possibili assunzioni • • voi siete orgogliosi e noi con voi. Melfi dimostra che ci sono le condizioni per cui l'Italia torni a correre». Al suo fianco Marchionne gongola. E • MELFI (POTENZA). Renzi e Marchionne, aggiunge: «Ora nel comprensorio lavorano affinità elettive. Perfettamente in sintonia, dal complessivamente 12mila persone. Ne arriveJobs Act alla visione dei rapporti sindacali. ranno altre. Questo è uno stabilimento che funL'uno parla di «fabbrica traino dell'Italia», di ziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori «lungimiranza del progetto», l'altro di «buone c'è un entusiasmo che è eccezionale». La fabriforme del governo brica, sottolinea l'ad di Fca, va a gonfie vele, ma per il rilancio dell'eco- allora perché nei giorni scorsi si è parlato con nomia». Sullo sfondo insistenza di possibili alleanze e fusioni con dell'idillio l'annuncio altri gruppi industriali? E cosa c'è di vero nella dell'amministratore email che lo stesso Marchionne avrebbe inviato delegato di Fca: entro a General Motors per chiedere di fare corpo fine anno potrebbero unico tra le due società, ricevendo un netto esserci altre mille nuo- rifiuto? Il manager italo-canadese, visibilmenve assunzioni nello sta- te contrariato, taglia corto: «Non confermo la bilimento lucano, con email a Gm, ne mando tante e ne ricevo, non si una produzione di auto parla di queste cose in questo modo, quando ci destinata a raggiunge- sarà qualcosa da annunciare lo faremo. Intanto re quota 400mila uni- godiamoci il successo di Fca». tà. È l'unico momento in cui il clima da «voÈ questa la vera no- gliamoci bene» ha vacillato. Per il resto l'intizia della visita del contro con Renzi - che ha annunciato una visita presidente del Consiglio dei Ministri nel sito istituzionale in Basilicata tra settembre e otindustriale di San Nicola di Melfi dove si pro- tobre prossimi - è stato un continuo scambio di ducono Jeep Renegade e 500X, i due modelli che complimenti e riflessioni condivise. «Il tempo hanno consentito all'azienda automobilistica cura le ferite e smussa gli angoli», diceva Orson di rilanciarsi sul mercato internazionale. Welles. Lo confermano anche i due interlocuAccompagnato dal presidente di Fca, John tori che solo tre anni fa si pizzicavano al veElkann, dal ministro per le Infrastrutture Gra- triolo, con Renzi che accusava Marchionne di ziano Delrio e dal suo consulente economico, essere «una brutta copia di Obama» e il maAndrea Guerra, il premier ha percorso un iti- nager in cachemire gli rispondeva che lui era nerario lungo gli impianti di lastratura e di solo il sindaco di «una piccola e povera città». montaggio dello stabilimento prima di incon- Sembra essere passato un secolo. trare un «plotone» di giornalisti pronto al fuoco di domande. Nessun cenno a questioni politiche (gli «impresentabili» del Pd e le imminenti elezioni amministrative), ma tutto è focalizzato sul futuro della fabbrica, sul lavoro e sull'economia. Ottimismo è la parola chiave. Quell'ottimismo che neppure i recenti dati Ocse sulla disoccupazione giovanile in Italia riesce a scalfire. Renzi li bolla come fredde statistiche: «In politica - dice - spesso si parla di occupazione guardando agli indici, ai numeri, ed è una cosa molto brutta. In questa giornata abbiamo visto volti e conosciuto storie di donne e di uomini. Di lavoratori entusiasti. Da qui, dalla Basilicata si Renzi in fabbrica fanno le Jeep per l'America ed è una cosa di cui MASSIMO BRANCATI Il primo pensiero di Renzi: la Viola Ennesimo attacco ai talk politici, ma solo quelli del martedì :i • i •3 4 *-*i ?P Mattec Réna e >n Marchi* >nne P Deliri in .etsione ptirmim Tei-silli nei cnindoi rtei ff-inra-c ni ieyli <jf-ini (li sctftì J e cM f rtau<j eFili^f b ^ H , i liei > liei pustd eme la rima con Melfi JL CVCntO Q3113 A 3,113, ù Elkann campione difoto ricordo in assenza di Matteo. Cheperò saluta i neoassunti come ilprimario Tersilli impersonato da Sordi 1GENI0 FURIA MERICA La Punto, che poverina si era fatta trovare all'ingresso tra le due sorellepiù importanti, ci rimane malissimo quando Matteo Renzi gongola al microfono : « In Basilicata si fanno le Jeep per l'America». John Elkann rilancerà con una sua dichiarazione di elogio per i due «straordinari» modelli prodotti qui (Jeep Renegade e 500X). Non si trattano così gli (automezzi) anziani. OCCHE cucite: la consegna è il silenzio , guai se chiedi di poter scambiare due chiacchiere con qualche dipendente, così, a caldo dopo la visita. Si sbottona (ma con un amico, al cellulare) solo l'autista che ci riporterà all'uscita C: «C'è stato Renzi. È arrivato con l'elicottero. Già se n'è ggiùt'». Sintesi perfetta. A B ENTRO (del mondo) Sarà pure vero, C come dice il governatore, ma se in Puglia il premier ha snobbato Emiliano, qui ha fatto lo stesso con Matera che si prepara al voto amministrativo di domenica (ma che avrà in più Vincenzo De Luca?). Ci consoleremo con Delrio, ospite della Capitale della Cultura 2019 nei quattro giorni dell'iniziativa Panorama. Ma non sarà lo stesso... UCESCO La mistica del leader che "scende" al livello della classe operaia è - più che mussoliniana (vedi aratura) - presidenzia- D le, nel senso di premier: ecco che Renzi nel muletto giallo tra i corridoi dell'unità montaggio ricorda i tanti predecessori in elmetto nei vari cantieri sparsi per l'Italia. Non solo: «Quello di Renzi oggi a Melfi sembra il remake della visita elettorale che fece Monti prima delle ultime elezioni politiche. Visita che non portò proprio bene al premier di allora. I nostri Presidenti del consiglio si pongono verso la nuova "Fiat dei 2 mondi" più come dei "Fracchia" che come dei Napoleone» (Giorgio Airaudo, responsabile lavoro di Sei). I Proletari comunisti che manifestano coi licenziati preferiscono parlare di «moderno fascismo padronale». GLI ALTRI? Nel suo (non nuovo) attacco ai talk-show («Per difendere il lavoro non si va ai talk show del martedì sera a fare grandi slogan ideologici, si creano le fabbriche»; Barbara D'Urso e Maria de Filippi non fanno talk politici, ca va sans dire), Renzi scontenta non poco PresaDiretta, Servizio Pubblico et similia, oltre a tutti gli altri approfondimenti politici che effettivamente ammorbano i palinsesti. Sarà per questo che poche ore prima aveva smentito le voci di un confronto tv con Berlusconi. Si trova meglio senza contraddittorio. IORENTINA «Ho trovato un tifoso della Fiorentina, un ganzo totale! E soprattutto coraggioso...». Inizia così il discorso del premier al microfono dopo il breve passaggio a favore di telecamere (poche, mentre dietro il cordone si scatena la ressa). UELFI E GHIBELLINI «Vengo dalla città delle divisioni, ma in Italia ci sono davvero troppe polemiche e lamentele. Grazie al Jobs Act questi lavoratori avranno contratti sempre più solidi e stabili». IGH SPEED Cronisti esaltati: ci faranno sicuramente entrare in una di queste benedette Renegade, o no?!? Niente di tutto ciò: i potenti mezzi messi a disposizione da Fca per il trasporto nello stabilimento sono dei pulmini (quelli della lettera B). NFRASTRUTTURE II ministro Deirio, non potendo arrivare in sella alla bicicletta su cui è solito muoversi a Roma, marca comunque la differenza presentandosi alla guida di una jeep bianca (Marchionne guida quella rossa che porta Renzi ed Elkann). Commento di un giornalista: «Sticazzi!» (la freddezza è data dal fatto che è un giornalista di agenzia). OHN Elkann batte Renzi nei selfie, soprattutto in quelli con le donne. Ma E F G H I J lo spin doctor renziano Filippo Sensi, alias @nonmfup, su twitter firma lo scoop pubblicando una meta-fotografia: il presidente del gruppo che fotografa a sua volta Renzi abbracciato agli operai. ANDSCAPE (paesaggio in inglese; è per darci anche noi un tono internazionale) L'interno dello stabilimento è a metà strada fra un aeroporto (spazi enormi, hangar e prati curatissimi che sono l'ideale per un pic-nic) e un ranch: il 90% del parco macchine in circolazione è composto da jeep. ISTERI/1 Marchionne glissa sulla trattativa con Gm: ma questo scambio di mail in ottica fusione c'è stata o no? «Non confermo nulla... mando così tante mail... E poi non si parla così di queste cose, lo farò quando sarà il momento» . ISTERI/2 Cos'ha fatto Marcello Pittella nell'ora che lo separa dal suo arrivo (ore 10) a quello del premier (ore 11) all'interno dell'unità di montaggio? Per qualche momento, nel pomeriggio, si teme un comunicato stampa in stile ISTITVTO LVCE del tipo "Il governatore s'è rimboccato le maniche e in appena sessanta minuti ha costruito un modello di Jeep Renegade confondendosi tra le maestranze in tuta: è record" (vedi anche lettera D). UOVI SLOGAN «Con Melfi, Matera e le risorse naturali, Renzi si renderà conto che Cristo ha superato Eboli» (Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale). VER La Borsa reagisce male all'annuncio di Marchionne secondo cui entro la fine dell'anno «molto probabilmente ci saranno altre mille assunzioni nel comprensorio di Melfi» (il titolo Fca chiude lo stesso a -0,14%). ETROLIO Ma le macchine vanno ad acqua? Domanda più che lecita visto che il petrolio è stato il grande assente della visita del presidente del Consiglio. Nessun accenno nemmeno nei discorsi del governatore. La cosa che più si potrebbe associare al liquido nero è il sapore del caffè offerto ai giornalisti. UI MILANO «Il fatto che Renzi sia a Melfi è significativo. Essere presenti nei luoghi giusti e che ce la fanno è importante, e penso che la ripresa sia consolidata ma con il governo dobbiamo avere ambizioni più elevate. Ma mi hanno detto che invece Marchionne avrebbe voluto essere qui» (Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, prima di prendere parte all'assemblea di Confindustria snobbata da Renzi e Marchionne, ex associato Confindustria). EPARTI Occhio ai fotomontaggi sui social perché il Matteo Renzi in giro L M M N O P Q R nel reparto lastratura tra Elkann, Delrio e Marchionne ricorda non poco il Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste. Soprattutto nel saluto ecumenico ai neoassunti. Manca solo l'aurea fantozziana del Capo gran farabutt. figl. di putt. sceso dai piani alti per parlare col volgo. IMPATIA «Le domande? Dopo. Quando? Dopo». Un'ora e un quarto d'attesa (9,45-11) davanti all'unità montaggio per telecamere, taccuini e flash, ma il premier scivola via in un minuto con questa battuta. Non proprio apprezzatissima. L'organizzazione rimedierà con un buffet tra dolce e salato nel reparto lastratura, ma segnaliamo una falla nell'organizzazione lucano-sabaudo-statunitense: non c'era il reparto per celiaci! RASLOCHI Per allestire la sala stampa hanno fatto "traslocare" in tutta fretta tre uffici. Si spera temporaneamente, altrimenti le stime sugli assunti vanno riviste al ribasso e comunque i detrattori della riforma del lavoro renziana avranno un po' di pane per i loro denti. NICO (SINDACATO) «Chi parla di regimi totalitari si sbaglia», dice Marchionne riferendosi alla polemica sul sindacato unico (altra battaglia del premier negli ultimi giorni). OLTI «Oggi siamo qui per dimostrare che il lavoro non è solo statistiche ma anche volti e storie di donne e uomini» . Ciò non esula lo zelante Claudio D'Agostino, impeccabile maestro di cerimonia, dal fornire un report di 4 pagine sui numeri di "Fca Melfi - Lo stabilimento e la nuova sfida internazionale". Più apprezzato del caffè. OO «Da qui ci fanno fare le domande?», battuta di un giornalista davanti a una gabbia gialla che sa tanto di leoni allo zoo, effettivamente. Il recinto nel quale terranno i media, però, non sarà da meno, non tanto per la scomodità del posto quanto per il prolungamento della pena (torna alla lettera S). [email protected] S T U V Z Se c'è un numero che descrive Melfi alla perfezione è proprio questo: 1500 (più 50, in realtà) sono i neoassunti nel 2015 ma anche i pezzi sfornati ogni giorno (tra 500X e Jeep Renegade) nello stabilimento di San Nicola; in euro è lo stipendio medio dei dipendenti; e 1500 sono, ad oggi, i giorni passati senza un infortunio in Sata (l'ultimo risale a 4 anni fa: 20 aprile 2011) IL CASO Iselfiedi Melfi elaConfindustria ALBERTO STATERÀ U NA abbagliante jeep Renegaderossa, abbracci, selfie, John Elkartn che fotografaMatteoRenziconcorona di operai quasi festanti, sotto lo sguardo compiaciuto di Sergio Marchionne a Melfi. Fiacca liturgia, nelle stesse ore, a Milano, iocation auditorium Expo, all'assemblea annuale di Confindustria. TANNO in onda la flemma• tica relazione del presidente uscente Giorgio Squinzi e il torrentizio intervento di Federica Guidi, ministro sì, ma come si può esserlo di Renzi. A Melfi una sorta di narrazione da argonauti alla ricerca del vello d'oro messa in scena da due uomini potenti e talvolta insolenti: Renzi, cultore per sé del ruolo di one man showche, nonostante i non rari rovesci velleitari, occupa tutta la scena politica; Marchionne, che dopo aver arrancato per un quasiun decennio, inforca la buona sorte anche con quel modello grande, lucente e rosso esibito ieri come un trofeo, l'uomo che porta in dote al gemello quelle 1.500 nuove assunzioni di operai nello sprofondo del Sud. AMiìano, al di là della festante novità della location espositiva, nonostante i soliti convenevoli, spira l'aria pesante della crescente irrilevanza, dei deficit di autorevolezza, della quotidiana steriliz- zazione del potere dei corpi intermedi decretata dall'aspirante ìider màximo. Confindustria ai margini come i sindacati. Ancora più esplicito—non segnali ma fatti —Marchionne, che abbandonò senza tanti complimenti i riti confindustriali già nel 2012: «Confindustria non mi manca», dice ora. Con Fca ha cambiato e intemazionalizzato! teatri dellasuasfida. Figurarsi poi se la Confindustria, con o senza le sue riforme bizantine, come quella firmata da Giampiero Pesenti, manca a Renzi, che dei presunti "salotti buoni" ha rimandato l'immagine di boudoir per babbei. Lo vedete "il Bomba", come lo chiamavano icompagni a Rignano sull'Arno assiso tra parrucconi emaneggioni ai tavoli della Angiolillo? O avvinto agli arzilli vecchietti che governano il capitalismo di relazione all'italiana? Quanto al capo di Fca le sue rela zioni salottiere le immaginiamo sul lettuccio del jet che di notte trasvola l'Atlantico a vagheggiare giostre più grandi, come adesso quella sulla General Motors. Marchionne, per spiegare il feeling tra lui e il presidente del Consiglio, che peraltro non fu immediato, dice: «Il fatto è che io e Renzi non abbiamo paura». Perdi più si sono trovati in una situazione simile: tante promesse mirabolanti per prendere il potere e neanche un soldo pei realizzarle. Quanti piani d'investimento ha promesso Marchionne di anno in annosenzamai portarne a compimento nessuno? Poi il vento ha girato. Per dur ar e finché non va meglio — concordano i due — bisognaessere«cattivi edeterminati» come loro. « Io sono stato criticato, ma me ne sono fregato», ha detto Marchionne per sostenere Renzi, che subisce davvero per la prima volta un ripiegamento della luna di mielecongliitalianieche tra po- che ore dovrà confrontarsi con i risultati incerti delle elezioni regionali, che potrebbero riservare qualche non felice sorpresa di fronte ai deludenti risultati sull'economia e la disoccupazione. «Il lavoro non si crea con i talk show», mette le mani avanti, trascurando che appassionato dello star system metà della sua vita la trascorre negli studi televisivi. La fenomenologia accoppiata dei due, in realtà, richiederebbe più spazio e più strumenti. Ma è più di una teoria l'assonanza di moltestrategie:primafratutte,la ricerca costante di un nemico. Marchionne se l'è vista con tanti, a cominciare dai dandy della famiglia Fiat, per finire con la Fiom di Landini. Strada spianata tra i tanti avversari per Renzi, che, a parte i nemici interni al Pd che se non ci fossero dovrebbe inventarli, con l'ultima uscita sul sindacatounico, ultimadelegittimazione dei cosiddetti corpi intermedi, ha riscosso ieri il bacio in fronte del gemello nato prima: «11 sindacato unico? Chi parla di regimi totalitari si sbaglia alla grande. Meglio un interlocutore che otto». Certo, meglio ancora nessuno. La Confindustria è letteralmente fuori di sé per Renzi che ormai abitualmente la snobba per fare comunella con il disertore Marchionne. Chissà che ieri a Milano-Expo non abbia timidamente cominciato a palesarsi un nuovo nemico, con Squinzi fin qui aulico zelatore, che — potenza del lessico—ha accennato a una "manina antimpresa" del governo. Sarà poilastoriaadir ci sesui gemelli sobillatori, Matteo e Sergio (ildisertore confindustriale) aveva ragione Diego Della Valle che, prima di venire a più miti consigli esclamò: «Sono due grandissimi sòia». [email protected] Melfi, nasce la concertazione del selfie FOTO DI GRUPPO TRA IL PREMIER, JOHN ELKANN E GLI OPERAI. RENZI: "IL LAVORO SI CREA COSI NON NEI TALK SHOW" di Salvatore Cannavo N on è stata una normale visita quella di Matteo Renzi alla Fca di Melfi. Piuttosto, un grande spot pubblicitario al governo, al Pd, al "genio" di Sergio Marchionne, alla centralità del selfie . Quando la Fiat girò lo spot, proprio qui, degli operai che ballavano al ritmo di Happy, non immaginava che avrebbe potuto contare su un originale molto più efficace. La foto del presidente John Elkann, nipote di Gianni Agnelli, mentre a sua volta scatta la foto di gruppo a Renzi e agli operai descrive lo spirito del tempo. "Quanto è bravo e vincente il capo del governo", dice la narrazione renziana; "Che azienda modello e che operai felici" (happy) dice quella di Marchionne. RENZI SI È FATTO FOTOGRAFARE in un bagno di folla permanente, si è prodigato in complimenti e apprezzamenti per lo stabilimento, per l'orgoglio di produrre automobili italiane, ha anche annunciato che "acquisterà un'Alfa Romeo". E i dirigenti di Fca si sono prestati alla bisogna, battendo le mani, incassando il sostegno pieno del governo che a sua volta può vantare, come ha fatto il premier, la bontà e la centralità del suo Jobs act. E pazienza se le nuove mille assunzioni garantite a Melfi saranno fatte con un contratto che non ha piùl'articolo 18. Pazienza anche se il "miracolo" di Melfi è reso possibile da un accordo sindacale che istituisce i 20 turni, unico in Europa e quindi determina un sistema di flessibilità e di velocità della produzione da brivido. Marchionne commentando il contemporaneo discorso di Giorgio Squinzi all'assemblea annuale di Confindustria, ha detto chiaramente che a lui l'associazione degli industriali "non manca". E poi ha plaudito all'idea del "sindacato unico", almeno nell'industria. Marchionne, del resto, nella sua visione globale - in settimana si è visto respingere da General Motors un progetto di fusione - non ha bisogno di una regolamentazione nazionale del contratto di lavoro e quindi si è posto come testa di ponte del rilancio del sindacato aziendale. E Renzi lo segue, lo sostiene e ne viene, a sua volta, supportato. Nessuno potrebbe immaginare l'avvocato Agnelli intento a fotografare il presidente del Consiglio di turno. Agnelli era l'oggetto privilegiato della fotografìa, il cuore della notizia perché centro del potere. Non che Elkann abbia meno potere ma, anche per via dell'età, si presta a un gioco di convenienze reciproche con Renzi utile ai fini della comunicazione di massa. In questo abbraccio di felicità produttiva gli obiettivi sono almeno tre e coinvolgono entrambi gli interlocutori. IL PRIMO MESSAGGIO è rivolto all'elettorato: il governo sta avendo successo e il lavoro si crea sul campo "e non nei talk show del martedì sera, (dove il premier era martedì scorso ma l'obiettivo è soprattutto Landini). Il secondo punta a definire, per quanto possibile, la base sociale del premier e del suo Pd, nel mondo del lavoro. Gli operai "collaborativi" contro quelli sindacalizzati e scocciatori. Il terzo, infine, torna a segnalare alle associazioni sindacali, imprenditoriali o del lavoro, che il loro tempo è finito. La concertazione di Squinzi, Camusso o Landini, non serve più (anche se esistono casi come quello della Lamborgini dove è stato l'accordo con la Fiom, a rassicurare Volkswagen ). Renzi e Marchionne vanno avanti. E nel loro mondo, la concertazione si fa direttamente nel selfie tra il governo, i capi delle aziende e gli operai. L'ORGOGLIO «Qui si fanno le Jeep per l'America. Ci aspettiamo che torni il gustodi dire che l'industria automobilistica italiana è la più forte del mondo» IL RICONOSCIMENTO «Qui abbiamo visto volti, storie di donne e uomini, che spero anche grazie al Jobs Act vedranno contratti di lavora sempre più solidi» I «selfie» con gli operai per il premier-popstar E un lavoratore gli dedica una poesia dal titolo profetico «11 cambiamento» • MELFI (POTENZA). Accolto come una popstar. Immancabili «selfie» con gli operai, strette di mano, sorrisi. E versi in rima. Quelli di un lavoratore che gli ha dedicato una poesia, definita dallo stesso autore profetica, dal titolo «Il cambiamento». Pare che Renzi abbia apprezzato. Il dietro le quinte della visita allo stabilimento Fca di San Nicola di Melfi racconta di un premier «scoppiettante», pronto (come sempre) alla battuta e dispensatore di pillole di ottimismo. Ma, soprattutto, di un presidente allergico al protocollo, un «bischero» fiorentino che ha costretto l'ad Marchionne letteralmente a rincorrerlo tra una linea di produzione e l'altra. Il manager italo-canadese ha faticato - e non poco - a tenergli il passo, mentre John Elkann, presidente del gruppo, ha potuto affidarsi alle sue lunghe leve per recuperare il terreno perduto. Renzi «scheggia impazzita» che ha divertito molto i lavoratori, un po' meno il servizio di vigilanza, spiazzato dai suoi spostamenti improvvisi. Il mini-tour all'interno dei reparti ammodernati per la produzione di Jeep Renegade e 500X lo ha entusiasmato. Colpito, in particolare, dalla nuova linea robotica e dall'alta tecnologia, frutto del processo di ristrutturazione della fabbrica cominciato a dicembre del 2012. Ma il vero sussulto lo ha avuto quando un lavoratore gli ha confidato di essere tifoso della sua squadra del cuore. «Ale Fiorentina» ha gridato. Un fratello viola come il cittadino incontrato qualche ora dopo a Olbia, dove il presidente si è recato per visitare il cantiere dell'ospedale ex San Raffaele. Anche qui il tema calcistico del Giglio lo ha «acceso». Ma nello stabilimento di Melfi il tifoso ha fatto di più: «Che ganzo totale», ha scherzato Renzi durante l'incontro con i giornalisti assiepati in una zona del reparto di montaggio. «Ha detto quelle cose - ha aggiunto il premier - davanti ad Elkann». Sì, uno degli eredi Agnelli, juventino nel dna. Meriterebbe un premio: «Spero - ha concluso Renzi rivolgendosi a Marchionne - che gli diano un aumento». Risate che, in un battito di ciglia, lasciano il posto ad una riflessione seria su statistiche apocalittiche e attacchi in tele- visione: «In Italia son tutti buoni a fare polemiche, io - ha tuonato Renzi - vengo da Firenze dove si è sempre litigato su tutto, basta pensare ai guelfi e ai ghibellini, però quando ci sono delle persone che ci credono e con un progetto straordinario immaginano il futuro, il compito del governo è dire che le polemiche ce le prendiamo tutte, ma l'Italia deve ripartire. Qui abbiamo visto volti, storie di donne e uomini, che spero anche grazie al Jobs Act vedranno contratti di lavoro sempre più solidi e più stabili. A Melfi si fanno le Jeep per rAmerica. Ci aspettiamo che torni il gusto di dire che l'industria rrwn . automobilistica italiana è la più forte del mondo». Difesa d'ufficio di un prodotto nazionale o reale convinzione? Certo è che qualcuno, tra i giornalisti, non ha potuto fare a meno di ricordare che nella sua vita privata Renzi predilige altre case automobilistiche. E forCon gli operai se proprio per questo il premier, auspicando un rilancio anche dello stabilimento di Cassino, ha parlato del sogno di acquistare un'Alfa Romeo. Chissà che quell'ingresso in fabbrica a bordo di una Jeep Renegade rossa fiammante, guidata da Marchionne, non gli abbia fatto cambiare idea. [ma.bra.] il caso Fca ha grandi marchi in Basilicata, Jeep RenegadeeFiat500X C'è tanto entusiasmo da parte di chi lavora PAOLO BARONI INVIATO A MELFI John Elkann Presidente del gruppo Fca Nel comprensorio ci sono 12 mila persone Entro fineanno possibili altre mille assunzioni Sergio Marchionne Amministratore delegato del gruppo Fca Marchionne: "Melfi cresce ancora altre mille assunzioni entro Fanno" Renzi agli operai: qui si crea lavoro, non nei talk show. Col Jobs Act contratti più stabili S e il mercato tira, e in America il mercato tira per davvero, il futuro di Melfi è assicurato». Sergio Marchionne, ha riesaminato da poco col suo staff tutti i conti e visto che i nuovi modelli, la Jeep Renegade e la 500X «made in Lucania», stanno andando molto bene, annuncia che quest'anno la produzione supererà quota 400mila vetture toccando un livello record. Per questo a Melfi l'occupazione crescerà ancora: dopo i 1550 neo assunti di inizio anno, che hanno portato gli occupati diretti a quota 7500 unità (12mila neli'intero comprensorio), ieri l'ad di Fiat Chrysler ha annunciato che entro fine anno «molto probabilmente ci saranno altre mille assunzioni nel comprensorio». «Questo è uno stabilimento che funziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori c'è un entusiasmo che è eccezionale». il Tour aeii a s s e m m a g g i o Ieri Marchionne ed il presidente di Fca John Elkann hanno accolto a Melfi il presidente del Consiglio ed una folta delegazione del governo. Matteo Renzi è arrivato al reparto Assemblaggio, uno dei più grandi d'Europa, oltre lOOmila metri quadri di area coperta super tecnologica, a bordo di una Renegade rossa guidata dallo stesso Marchionne. Poi la visita agli impianti, tante strette di mano e decine di selfie. Renzi per essere a Melfi ha disertato l'assemblea di Confindustria: lo ha fatto per «vedere in faccia» gli operai, soprattutto i nuovi assunti. «Noi politici siamo abituati a parlare di lavoro sulle basi delle statistiche, di indici - ha spiegato al termine della visita assediato da fotografi, operatori tv e cronisti mentre oggi ho visto volti, occhi e storie di donne e uomini che, spero anche grazie a Jobs act vedano nei prossimi mesi contratti di lavoro sempre più stabili e solidi». «Oggi è una bella giornata - ha commentato a sua volta Elkann -. Qui si fanno due straordinari marchi del nostro gruppo. C'è un grande entusiasmo da parte di chi lavora da tempo e anche dei nuovi assunti». Poche, ma di peso, le concessioni all'attualità, alle polemiche e alla situazione italiana. Polemiche e talk s h o w «Le polemiche ce le prendiamo tutte, ma bisogna ripartire e noi andremo avanti, insieme a chi ci crede, perché il lavoro in Italia torni ad essere un diritto» ha sostenuto Renzi. Secon- do il quale per difendere il lavoro non si va ai talk show il martedì sera, per difendere il lavoro si creano le fabbriche», riferimento esplicito al segretario della Fiom Landini. Quanto a Fiat, Renzi ha ricordato che «10 anni fa ci prendevano in giro, dicevano che la Fiat avrebbe chiuso. Oggi un investimento intelligente porta questa azienda a fare le Jeep che dal Sud vengono poi vendute in America e nel mondo». A sua volta Marchionne ha parlato di riforme, confermando il feeling col premier: «Si sta sbloccando un sistema ingessato da anni. Gli errori li fanno tutti, ma l'importante è andare avanti». Quanto al tema del sindacato unico, sollevato nei giorni scorsi da Renzi e contestato duramente soprattutto dal segretario della Cgil Susanna Camusso, per Marchionne «chi parla di regimi totalitari si sbaglia alla grande: esiste in tutti i sistemi del mondo, in Germania, negli Usa, e non mi pare che siano regimi». Quindi è toccato a Confindustria: «Siamo fuori ormai da tre anni. Mi manca? Assolutamente no, e questo a prescindere dal grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi come industriale», ma l'appartenenza a Confindustria non «la posso basare sull'amicizia». Le fusioni e d il «caso» Gm Infine Marchionne ha smentito l'indiscrezione di una «mail che, secondo il «New York Times», era stata inviata a GM per sollecitare una possibile fu- sione: «Di email ne mando tantissime... e poi non si parla di queste cose in questo modo». Detto ciò, l'ad di Fca è «assolutamente sicuro che entro il 2018 si verificherà» un'aggre- gazione tra grandi produttori e Fca vuole essere della partita. «O lo facciamo noi o il sistema si renderà conto da solo che ci sono margini per migliorare questo business». Marchionne: "Mille posti a Melfi Entro il 2018 possibile una fusione" Renzi: "Ecco gli effetti del Jobs act" Il premier visita lo stabilimento insieme aliaci di Fca: "Contratti sempre più stabili" Oggi assemblea di Exor. John Elkann: "Continuiamo a insistere su PartnerRe" MELFI ( POTENZA ). insieme su una Jeep Renegade rossa. È Marchionne che guida. Passeggeri: Matteo Renzi, John Elkann, il ministro delle infrastrutture Domenico Del Rio. «Ringrazio Sergio Marchionne e John Elkann per avermi fatto il regalo di portarmi qui tra voi, a incontrare le persone che lavorano, n lavoro è fatto della vita di ciascuno di voi, non solo delle statistiche o delie discussioni nei talk show». Qualcunocrededi leggere in questo discorso del premier agli operai di Melfi un attacco a Landini. Ma è pur vero che i salotti televisivi non sono frequentati solo da sindacalisti. La mattinata tra le tute blu è il messaggio del presidente del Consiglio a Confindustria. Un gestoclamoroso che quasi imbarazza Marchionne: « Ho grande stima per Giorgio Squinzi come imprenditore». Ma ora che Confindustria sembra accettare il modello Fca, il manager con il maglioncino tornerà in viaJe dell'Astronomia?: «Siamo usciti tre anni fa e non posso dire di averne sentito la mancanza». Per le decina di migli aia di abitanti della Basilicata, la vera notizia della giornata è l'annuncio di nuove assunzioni: «Da qui a fine anno arriveranno i n quest ' area 1.000 post i di 1 avoro in aggiunta agli attuali e lo stabilimento supererà gli 8.000 dipendenti». Un nuovo record. Già oggi la fabbrica che produce Renegadee 500X occupa 7.400 dipendenti. Entro fine anno circa 600 se ne aggiungeranno mano a mano che entrerà a pieno ritmo il nuovo orario con 20 turni alla settimana. Altri 400 verrannoassuntineUefabbrichedell'indotto. Cifre che dipendono innanzitutto dalla ripresa della domanda e dalla scelta dell'azienda di investire un miliardo nelle nuove linee. Senza chiedere aiuti pubblici, a differenza di Lamborghini che otterrà dallo Stato circa 80 milioni. Marchionne non raccoglie la provocazione: « Ho sentito dire che altri hanno chiesto aiuti pubblici. Noi non lo abbiamo fatto». Ma una parte del merito va agli sgravi fiscali e, in prospettiva al jobs act: «Con il nuovo sistema avremo posti di lavoro più sicuri», garantisce il premier tra gli apUausi degli operai. Poi, allontanatosil'elicotterodi Renzi, Marchionne ed Elkann tornano ai temi più legati alle strategie aziendali. È vero che ha scritto una mail alla signora Barra per proporle una fusione tra Fcae Gm?: «Non si rivelano le mail spedite alle signore», dribbla l'ad. Ma lei prevede una fusione nell'auto entro il 2018? «A istinto direi che è quasi sicura. Ma poi sono i fatti che contano». Lei è favorevole al sindacato unico?«NelT auto funzionerebbe. Noi abbiamounbuonrapportoconisindacati concili firmiamo gli accordi». La Cgil e Uil dicono che quello del sindacato unico è un modello autoritario: «C'è in Germania e in America. Non mi risulta che siano delle dittature» (Susanna Camusso contesterà: «Non è vero che in Germania e'è il sindacato unico» ). Infine il nuovo giudiziosul governo: «Ha portato avanti riforme importanti e necessarie per sbloccare il Paese». John Elkann conferma le strategie di medio periodo della finanziaria degli Agnelli: «Continuiamo a insistere su PamterRe», lasocietà di controassicurazioni delle Bermuda su cui il Lingotto ha lanciato un'offerta di acquisto. «Ne parleremo domani ( oggi n.d.r. ) in occasione dell'assemblea degli azionisti di Exor», conferma il presidente di Fca. (pgr) L'annuncio di Marchionne. I! premier: da questo Sud le auto per il mondo Fiat di Melfi, arrivano altri 1000 assunti INVIATO A MELFI L a Breve stretta di mano con la quale Ennio Meccia, ingegnere di Termoli e tra i progettisti della nuova Jeep Renegade, accoglie ieri mattina Matteo Renzi all'ingresso del reparto di montaggio è vigorosa. Il premier lo riconosce subito: «Lei è quello che mi ha portatola Jeep a Palazzo Chigi l'an no scorso», gli fa. E Meccia: «Sono io, ma adesso le mostro come la costruiamo». Inizia così, sotto lo sguardo sorridente e compiaciuto di Sergio Marchionne e John Elkann, la breve visita del capo del governo nel gioiello di Fiat-Chrysler a Melfi. Breve ma dalle emozioni forti e intense, come quelle raccontate da chi nella «fabbrica» aveva già avuto l'opportunità di entrarci. «Ho visto i volti, gli occhi di uomini e donne del Sud che costruiscono auto per l'America: dieci anni fa dicevano che lo stabilimento avrebbe chiuso, oggi da qui partono le macchine nel mondo. E qui che si crea lavoro, nonneitalkshawtelevisivi del martedì», dice prima di lasciare l'impianto. Gli applausi sì sprecano, i selfie pure, il clima è di festa e quasi non ci si accorge che comunque le tre linee di produzione non si fermano. Renzi arriva al reparto su una Renegade rosso fuoco, alla guida c'è lo stesso Marchionne: U feeling tra i due è evidente, le parole di entrambi lo confermano. «Cisono le condizioni per cui l'Italia torni a correre», dice il premier. E spiega: «Questa è una realtà pratica, concreta. Co—— saho detto ai ra- II feeling 8azz ? " »»»W li p r e m i e r : è qui Che si Crea ascoltato, qui c 'è gente che ha voglia di lavorare e ^ crederci, ,WW j to ma un luogo di grande inve—~ stìmento». L'ad è in perfetta sintonia: «Il sindacato unico? Nell'auto è possibile, in Germania e negli Stati Uniti che non sono regimi totalitari è già così», risponde ad una domanda sul tema. E quanto alle prospettive di Melfi è persino più esplicito del solito: «Quest'anno - dice Marchionne arriveremo a produrre ben 400mila auto in Basilicata, un record. Contiamo di superare, quando saremo a regime, questo tetto: in America le cose vanno molto bene». A regime vuol dire intanto che arriveranno altre assunzioni: a Melfi tra Fca e indotto ce ne saranno altre mille entro il 2015, dice l'ad, per un totale di oltre 12mila addetti. Renzi alla Sata mentre all'Expo di Milano si tiene l'assemblea annuale di Confindustria, l'ultima per la presidenza targata Giorgio Squinzi. Èl'altro tema forte di giornata. Il premier - che a Melfi è accompagnato dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio e dal sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova - non ne parla ma il suo rapporto con le imprese associate è ribadito nella lettera inviata a Squinzi e letta in apertura dei lavori dell'Associazione. Marchionne invece non sitiraindietro e risponde sull'argomento: «Ho un ottimo rapporto di amicizia con Giorgio Squinzi ma non è su questa base che si può fondare l'appartenenza a Confindustria» dice, ribadendo il senso della scelta che ha portato l'azienda fuori dal sistema di viale dell'Astronomia dopo lo «strappo» di Pomigliano e l'accelerazione sul contratto aziendale. Marchionne incoraggia Renzi a proseguire sulla strada delle riforme, nella consapevolezza «che si puiò anche sbagliare ma Renzi ringrazia lui ed Elkann «per il regalo che mi avete fatto». Non c'è spazio per una conferenza stampa, i tempi non lo prevedono. Il capo del governo accenna a Cassino dove Fca ha iniziato un analogo pro- televisivi Nando Santonastaso <<H ° il lowr.ro e cne P e n s a che mavora n o n nei talk S h o w Melfi non possa essere una cattedraie nel deser- cesso di ristrutturazione per preparare la produzione delle nuove Alfa («Mi aspetto buonenotizie da Marchionne, comprerò anch'io un'Alfa Romeo», promette). Quanto alle alleanze, il manager non appare turbato dal «no» di General Motors all'ipotesi (mai ufficializzata, peraltro) di una fusione con Fca: «Resto dell'avviso che questo settore abbia la necessità di diventare più efficiente e ci sono le condizioni per farlo. Se non lo facciamo noi verremo spinti dalle circostanze. Di una cosa sono certo: entro un 2018 un merger ci sarai Chiamatelo pure intuito». Ma nel giorno di Melfi anche Pomigliano riesce a ritagliarsi uno spazio: contemporaneamente alla visita del premier all'impianto lucano, a Milano viene presentata alla stampa internazionale dopo l'anteprima al Salone di Ginevra, la nuova Panda K-Way, nata dalla collaborazione tra la casa automo bilistica torinese e il famoso marchio dell' antipioggia (20 combinazioni cromatiche, dettagli in colore titanio ed una ricca dotazione di serie, prezzo per la versione ] .2 benzina di 9.950 euro). È la dimostrazione che Fca continua a puntare su un modello che resta leader in Italia e in Europa del suo segmento. Ma è altrettanto innegabile che Pomigliano ha anche bisogno di altro per poter mantenere e sviluppare la sua competitività organizzativa e tecnologica e saturare tutti i cassintegrati. L'ipotesi di un secondo modello da affiancare, appunto, alla Panda resterebbe sul tappeto ma i tempi dì realizzazione non sembrano ancora imminenti. Per ora Pomigliano continuerà a fornire manodopera a Melfi in attesa di poter anch'esso lavorare a regime, magari in stretta connessione con Cassino. Dipenderà dal mercato, dalla crescita della domanda di auto (per ora è dall'autonoleggio che arrivano i segnali migliori). Di sicuro nelle fabbriche, a Melfi come in Campania, l'entusiasmo non manca: «È il clima giù sto», dice il premier, per far ripartire l'Italia. Marchionne a sorpresa parla più del presidente del Consiglio «Assumeremo altre mille unita» Parola di amministratore delegato L'ad lancia bordate alle parti sociali: «In Germania, e Stati uniti dove non mi pare siano regimi c'è un solo sindacato dell'auto» POTENZA - La scena ovviamente è tutta per il premier che è stato circondato da un cordone di sicurezza, una parata di giornalisti e unbagno di folla con tutti a tentare di stringergli la mano degni di una rockstar. Anche John Helkann però, con la sua faccia da eterno ragazzino (con la giacca in cui ci balla, pochi peli radi sul volto e la chioma un pò arruffata) non ha sfigurato vincendo addirittura la sfida degli autoscatti con i dipendenti (frutto anche di una juventinità calda come piace al Sud). Ovviamente però il ruolo di quello che spiega come stanno le cose e degli annunci è toccata a Sergio Marchionne. E' il suo ruolo. Perchè se da un lato Matteo Renzi si è concesso alla stampa solo per una manciata di minuti (chiedendo espressamente di non parlare al microfono che pure gli era stato preparato) facendo dichiarazioni di massima, ad un tono di voce non udibile giù a un metro di distanza, «per difendere il lavoro non si va nei talk show, si creano fabbriche. Il lavoro non si crea a chiacchiere» e «con la visita di oggi abbiamo avuto la dimostrazione che Melfi non sarà una cattedrale nel deserto», Marechionne è stato ben più chiaro. Il punto di partenza del ad è stata la promessa: «Altre mille assunzioni per Melfi». Se saranno nuovi posti a tempo indeterminato o la trasformazione dei contratti precari in qualcosa di più stabile però non è stato chiarito. La speranza è che il gruppo Fca sia più chiaro (come hanno subito chiesto i sindacati) nelle prossime ore. Al momento, e questo è eerto, lavorano circa 12 mila persone ma secondo Marchionne «entro la fine dell'anno, molto probabilmente ne saranno assunte altre mille» . In ogni caso sono numeri importanti e tutti stampati nero subianco dalla "velina" ufficiale distribuita ai giornalisti durante l'attesa del premier: l'organico attuale è di circa 7.500 persone di cui 1.550 nuovi assunti nel 2015. Si tratta della soglia occupazionale più alta: era 6.300 nel lontano triennio 1997-1999). Livello occupazione rilanciato verso l'alto dalla produzione di Jeep Renegade e 500 X, resa possibile dalla ristrutturazione degli impianti cominciataafine2012. E questi numeri hanno fatto dichiarare all'amministratore delegato che «stiamo in uno stabilimento che funziona. E' un'ottima storia». Marchionne non dimentica quindi la classe proletaria: «Nei nostri la- voratori c'è un entusiasmo che è eccezionale». E pure a Marchionne tocca la parte del "cattivo" con i sindacati. Dopo le polemiche sul sindacato unico, (proposta lanciata a Mentana da Renzi) è stato l'amministratore Pca a rilanciare e ribattere: «In tutti i sistemi del mondo, lo vedi in Germania, lo vedi in Usa e non mi pare che siano regimi c'è un sindacato dell'auto. Chi par la di regimi totalitari si sbaglia alla grande». E sempre con il piglio del manager espansionista, Marchionne ha risposto con ironia alle domande dei giornalisti su una possibile fusione con la General Motors: «(...) non si parla di queste cose in questo modo. La realtà dei fatti è che 1 problema di cui ho parlato a fine aprile per quanto riguarda l'enorme consumo di capitali da parte dell'industria automobilistica è un problema che si deve affrontare e quindi una soluzione bisogna trovarla». Tutto con il sorriso conario di Helkann ad approvare. L'unica cosa di cui non si è parlato è il tema petrolifero che tanto sta cuore ai lucani. Ma su questo Marchionne evidentemente non era stato delegato da Renzi a fare il mastino. sai.san. [email protected] Si torna ai fasti del '97:400 mila auto costruite nel 2015 "* -J ^m Un momento della produzione dei veicoli Fca a San Nicola di Melfi POTENZA - Orgoglio da parte dell'ufficio comunicazione della Fca. sgomento da parte anche dei giornalisti economici nazionali che ieri erano presenti alla Sata di San Nicola di Melfi. Per l'azienda automobilistica sarà un'annata con previsioni molto ottimistiche per lo stabilimento Fiat Chrysler Automobiles di Melfi, in Basilicata. I volumi previsti per il 2015 arrivano a quota 400.000 vetture prodotte. Nella storia della fabbrica lucana, dal 1993 ad oggi, il picco è stato raggiunto nel 1997 con 407.020 unità prodotte in quell'anno. Attualmente dalle linee di produzione di Melfi escono la Jeep Renegade (da luglio 2014 prodotte 88.000 veicoli), la Fiat 500X (da novembre 2014 realizzate 49.000 unità) e la Fiat Grande Punto (dal 2004 sono state prodotte ben 2 milioni e 100 mila veicoli di questo modello). Per Jeep e 500X la produzione è stata "rinforzata" su tre turni (20 turni a settimana con quattro squadre). Dal 1993 sono state '"sfornati" complessivamente quasi sei milioni di veicoli, per la precisione 5.920.000 unità. I mercati di vendita: Jeep Renegade 50 per cento in Europa (di cui 19 per cento in Italia) e 50 per cento Nafta (mercato americano, soprattutto statunitense); Fiat 500X, 89 per cento Europa e l i per cento Nafta; Fiat Grande Punto, 100 per cento Europa. m Renzi va a Melfi: lavoro grazie alle riforme Marchionne: una fusione entro il 2018 L'amministratore delegato Fca: bene Palazzo Chigi. La Confindustria? Non mi manca In fabbrica «Un regalo vedervi in faccia» Il premier Matteo Renzi ieri a Melfi fra i lavoratori con il presidente di Fca John Elkann: «Marchionne e Elkann oggi ci hanno fatto un regalo, facendoci vedere in faccia i lavoratori. Noi politici siamo abituati a parlare di lavoro sulle basi di statistiche, indici, mentre oggi ho visto volti, occhi e storie di donne e uomini che, spero anche grazie a Jobs act vedano contratti di lavoro più stabili e solidi». rebbe intervenuto perché «impegnato in un lungo viaggio nelle regioni italiane». Marchionne, amministratore delegato di Fca (Fiat Chrysler automobiles) lo evoca più diretto: «Apprezzo Squinzi come industriale, gli sono legato da amicizia. Ma Confindustria non mi manca». Tre anni fa Renzi e Marchionne non si prendevano. Ora viaggiano insieme, sulla stessa auto e, a quanto pare, nella stessa direzione. Proba- L'arrivo in Jeep Sergio Marchionne e John Elkann sono arrivati alla Fiat di Melfi in Jeep con Matteo Renzi bilmente perché hanno molti avversari in comune. Per esempio il premier attacca, MELFI Arrivano alle u al reparto senza nominarlo il segretario «montaggio» di Melfi su una della Fiom, Maurizio Landini: Jeep Renegade rossa. Guida «D lavoro non si crea parteciSergio Marchionne, al suo pando ai talk show. Hanno fianco Matteo Renzi, sul sedile detto tutto il male possibile su posteriore John Elkann. Vero, di me, su Marchionne, sul jobs le immagini contano e conta- act. Ma per difendere il lavoro no anche le coincidenze. Al- si creano le fabbriche e qui lo l'Expo di Milano, più o meno a abbiamo visto». 11 manager riquell'ora, Giorgio Squinzi apre lancia, criticandola leader dell'assemblea di Confindustria. la Cgil, Susanna Camusso, che D premier gli ha scritto una let- aveva liquidato con un «roba tera, spiegandogli che non sa- da regime» la «speranza» di © RIPRODUZIONE RISERVATA Renzi di arrivare un giorno a confrontarsi «con un sindacato unico». «In America e in Germania c'è il sindacato unico, ma mi sembrano democrazie che funzionano perfettamente», dice Marchionne. L'affermazione innesca molte reazioni. A cominciare da quella della stessa Camusso: «Non è vero che in Germania ci sia il sindacato unico». L'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi sostiene, invece, che «il sindacato si fa unico in seguito a un processo politico, non per legge». Ma qual è l'essenza più profonda di una sintonia così ostentata? Renzi scivola tra i 636 robot della «lastratura» e poi tra le tute bianche dell'assemblaggio, battendo il cinque, posando per le foto, ascoltando persino una filastrocca sulla parabola dello stabilimento che oltre ai suv Renegade produce la Fiat 500X e la Grande Punto. Ripassa i numeri sulle nuove assunzioni: 1.550 in più nel 2015 e pazienza se «i giovani» per ora entreranno con un contratto semestrale. Verranno confermati, assicurano i dirigenti di Fca: la produzione di Melfi è al massimo storico. «Qui c'è gen- te che ha voglia di investire e di torni ad essere lavorare», conclude ed è come un diritto». Così se dicesse: è anche merito no- ieri ha parlato II stro, del Jobs act, delle nostre premier Matteo Renzi durante politiche. Marchionne prevede «altre la visita allo mille assunzioni» nel distretto stabilimento lucano entro l'anno. Apprezza Fca di Melfi «le riforme di Renzi». Il vertice insieme al ceo del gruppo italo-americano si del gruppo prepara a un nuovo salto. Sergio «D'istinto direi che entro il Marchionne e il 2018 saremo protagonisti di presidente un "merger"», fa sapere l'am- John Elkann ministratore delegato. Probabilmente non sarà GM, ma • È la quarta qualcosa «succederà». Mar- volta dalla chionne dice che «Fca non nascita della chiederà soldi al governo». fabbrica Fiat Tuttavia l'appoggio di Palazzo che un premier Chigi potrebbe tornargli utile italiano varca i qualora dovesse ritrovarsi a suoi cancelli, trattare con i big dell'auto eu- dopo Carlo ropea. Azeglio Ciampi Negli Stati Uniti Fca ha an- e Berlusconi nunciato un richiamo di oltre nei primi anni 4 milioni di veicoli per un di- Novanta e fetto su air bag forniti da Taka- Monti nel 2012 ta Corp. I veicoli sono stati prodotti tra il 2004 e il 2011 0'ingresso di Fiat in Chrysler è ini- Le tappe ziato nel 2009). Giuseppe Sarclna [email protected] O RIPRODUZIONE RISERVATA 1,5 migliaia dì assunzioni in più nel 2015 nello stabilimento del gruppo Fca a Melfi in Basilicata La visita • «Il lavoro non si crea nei talk show, ma in posti come questo. Ci prenderemo tutte te critiche del mondo ma andremo avanti, perché siamo con chi crede nell'Italia e per far si che il lavoro finalmente 1 è il 29 dicembre 2010 quando viene siglato per lo stabilimento di Pomiglianoun accordo che fissa nuove regole in tema di straordinario, assenteismo, riduzione delie pause L'intesa non ha la firma della Fiom Un anno dopo, il 13 dicembre 2011, viene firmato l'accordo per il nuovo contratto Fiat. L'intesa è siglata daFirrt,Uilm,Rsmice Ugl. Manca la Fiom che, in base al nuovo accordo, non potrà avere rappresentanza negli stabilimenti 2 Dal primo gennaio 2012 Fiat esce da Confindustria. Grazie a una sentenza della Corte costituzionale del luglio 2013, i rappresentanti Fiom tornano in Rat. A gennaio 2015 3 Marchionne annuncia 1.500 assunzioni nella fabbrica di Melfi Gli applausi in fabbrica dei neoassunti "L'auto italiana tornerà prima nel mondo" IL RACCONTO DALNOSTROINVtATO MOL0GMSHU MELFI (POTENZA) Se potessero lo chiamerebbero anche loro «Sergiiio», con l'entusiasmo dei blue coliar di Jefferson North, Detroit, che costruiscono le Jeep e mostrano grande ammirazione per l'uomo con il maglioncino che li ha salvati dalla miseria rappata da Eminem. Oggi Marchionne fa la guida. Anche nella piana di San Nicola di Melfi, un agglomerato industriale nella steppa lucana, si costruiscono le Jeep. «E chi l'avrebbe detto che qui un giorno avreste prodotto la Renegade?», chiede Matteo Renzi agli Sintonia sull'idea del sindacato unico: "Non so se è un modello, ma in questo settore funziona" operai prima di lanciarsi nella previsione: «L'industria italiana dell'auto tornerà la prima nel mondo». Foto e abbracci, nel giro tra le linee Renzi e Marchionne stringono mani. Antonio, un neo assunto ancora con contratto interinale, ha composto una poesiola per celebrare l'avvenimento. Rima rigorosamente baciata e narrazione dei corsi di formazione: «Una cosaè palese, bisogna imparare l'inglese». Nella foga di immortalare il momento storico un gruppo di operai chiede a John Elkann, che è pur sempre il presidente, di fotografare il loro epico abbraccio con Renzi e Marchionne. La passeggiata dei vertici aziendali con il politico tra le linee di montaggio della Fiat ha diversi precedenti nella lunga storia del Lingotto. Sarebbe però ingenuo liquidare la mattinata nella categoria dell'orgoglio aziendale, che pure è stato evidente. «Qui abbiamo un progetto che andrà in tutto il mon- do», dice un operaio a Renzi. «Quella di Melfi è l'unica fabbrica d'Europa che lavora per 20 turni alla settimana: giorno e notte, sette giorni su sette tranne la domenica mattina», spiega Alfredo Leggero, capo degli stabilimenti europei destinati alla produzione di grandi volum i «Se siamo arrivati fin qui è anche grazie ai sindacati come il nostro che hanno firmato gli accordi», dice Ferdinando Ulia no, responsabile auto della Firn. E si capisce che oggi rivendichi il cambio di clima: «Prima tutti erano accodati alle scelte fallimentari della Fiom». A Melfi il sindacato di Landini ha pagato duramente la sua opposizione: tre iscritti licenziati (ingiustamente ha stabilito il tribunale ) e senza manifestazioni di solidarietà da parte degli altri sindacati. Oggi l'opposizione in fabbrica deve importare da Pomigliano un gruppo di cassintegrati che appendono striscioni di fronte alla porta B, quella sbagliata. Dalla porta C entra invece il L'opposizione, targata Fiom, è rappresentata da una delegazione arrivata da Pomigliano corteo delle auto blu per accogliere Renzi e Marchionne che arrivano in elicottero. La sintonia tra i due è ormai totale. «Sono venuto perché un conto è studiare le statistiche un altro è vedere la faccia delle donne e degli uomini che lavorano», dice il premier a lungo applaudito dai tanti che pensano di essere stati assunti anche grazie agli sgravi fiscali e al jobs act. Una scelta di campo quella di essere qui e non all'assemblea di Confindustria. Un'idea di Marchionne quella del sindacato unico, nuovo cavallo di battaglia del premier: «Non so se può essere un modello per tutti, nell'auto funzionerebbe», dice l'ad. Ma la vera prova che il modello Marchionne si sta imponendo non è tanto nella presenza di Renzi a Melfi per snobbare Squinzi, quanto nella scelta di Confindustria di seguire Fca sulla strada del progressivo superamento del contratto nazionale. Un suicidio per un'associazione nazionale di imprenditori , ma un suicidio necessario per sopravvivere. Il modello del contratto aziendale di Marchionne vince perché risponde meglio all'istinto degli imprenditori. Sulle porte a vetri dello stabilimento di Melfi la scritta Fca sta gradualmente sostituendo il vecchio acronimo Sata. Sata era la società, inventata da Romiti per poter applicare ai lavoratori lucani un contratto a parte rispetto a quello del resto del gruppo: il primo esempio di contratto aziendale nell'universo Fiat. Oggi di quegli stratagemmi non c'è più bisogno. Da tre anni Fca è uscita da Confindustria e si è data regole sue. Che presto diventeranno le regole di tutti. Marchionne ha vinto. La grande insegna Sata sullo stabilimento verrà presto sostituita. Chi ha più paura del contratto nazionale? Renzi e Marchionne in visita alla fabbrica Mille assunzioni alla Fca di Melfi e nell'indotto auto Effetto Jeep per l'impianto che torna ai livelli produttivi degli anni 90 MalaneGreco * « Entrofineanno «moltoprobabilmente ci saranno altre mille assunzioni nel comprensorio di Melfi». Lo ha detto Marchionne, a margine della visita del premier Renzinellafabbricalucana, tornata aprodurre ai livelli degli anni 90 grazie anche al boom di vendite deimodeliiJeepRenegadeesooX. « « Mille nuove assunzioni a Melfi entro l'anno. Lo ha annunciato Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fca, in occasione della visitadelpremierMatteoRenzi alla fabbrica lucana del gruppo. «Noi siamo a 7.500 dipendenti e supereremo quota 8mila; quest'anno pensiamo di produrre fino a ^ornila vetture», ha detto il manager. Alle milleassunzionìsidovrebbearrivare contando anche le aziende delrindottoinumeridellaproduzione sono vicini al record storico degli anni 90 per la fabbrica lucana, così come è a livelli record l'occupazione.gìàadessovicinaalleumilaunità (indottocompreso). Daquestenotiziepositiveèpaitito Renzi nel suo breve discorso: «Quia Melfi ho vistocon Sergio MarchionneeilpresidenteElkannunafabbrica reale dove si fanno le Jeep che vanno in America. Qui c'è gente che ha vogliadicrederecheMelfinonpossaessereunacattedraleneldeserto.Dieci annifaprendevanoingiroedicevano chelaFiatavrebbechiuso;oggirinvestimento intelligente industriale che ha fatto Fiat porta questa azienda da qui, dal Sud, a produrre le Jeep auto anche per l'America». Ma non basta: «Da qui a settembre-ottobre - ha dettoRenzi-ciaspettiarnoaltrettante buone notizie per l'economia italiana. Lo dico qui di fronte a Mar- chionne: vorrei potermi comprare ancheun'AlfaRomeo.oltreaqueste belle macchine». Il riferimento è al piano dirilanciodell'Alfa e alla produzione della futura berlina nella fabbrica di Cassino. Renzi era arrivato alle u,e ha percorso gli ultimi metri su una Jeep Renegade rossa guidata da Sergio Marchionne, accompagnato dal presidente deUa Fca John EJkann e da Andrea Guerra, consigliere economico della presidenza del consiglio. Nel corteo di Renegade e Fiat 500X, i due modelli di auto prodotti qui a Melfi, c'era anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio. «La voglio dire in maniera molto chiara: ci possono essere tutte le polemiche del mondo, ma noi andremo avanti» ha detto Renzi, che ha aggiunto: «Il lavoro non si crea partecipando aitalkshow. Hannodetto tutto il male possibile di noi, di Marchionne, del fobs Act. Qui ci sono persone che hanno un post 0 di lavoro. Che si crea così, non a chiacchiere». E in serata in tv a "Virus" ha aggiunto: «A Squinzi ho mandato un messaggio di affetto e stima ma alla fine deve venire fuori la mia indole: non sono portato per certe assemblee, c'è bisogno di fare le cose e non assemblee e iniziative». Come in occasioni precedenti (e comeavevagiàfàttoconMarioMonti, all'epoca della sua visita a Melfi nel 2012) Marchionne ha spalleggiato Renzi atuttocampo.Haribaditol'appoggioalleriforme: «Quelle diRenzi sonoriformegiuste, era necessario sbloccare ilsistema».Hasostenuto il premier anche nella polemica sul tipo di sindacato. Sindacato unico? «Sia in Usa che in Germania c'è un sindacato unico dell'auto. E non mi sembrachegliStatiUnitipossanoesseredefinitiunPaese totalitario». Per quanto riguarda Confindustria, il manager ha detto che «non ho mai avuto la presunzione di pretendere che il nostro modello sia validopertutti.Nell'industriadell'auto non ha però senso operare con un contratto diverso dal nostro: abbiamo bisogno di flessibilità e non possiamo contrattare ogni variazione. Già adesso questa fabbrica si ferma solo per qualche ora la domenica». Anchela visita di Renzihafermatole linee soloperpocheore,egiàametà giornata le JeepRenegade,le50oXe anche le "vecchie" Punto hanno ripresoauscireconilconsueto ritmo. Se Confindustria cambia impostazione, potresterientrare?«AdessochesiamostatifuoridaConfrndustrìa, se lei mi domanda se mi manca la mia risposta è no. Mi deve trovare un argomento molto convincente perrientrare,oltre al mio grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzicome imprenditore». Nessuna novità, infine, sul dossier alleanze: Marchionne non ha voluto confermare di aver inviato mail ai vertìddiGeneralMotorsperproporre fusioni masi è detto convinto che entro il 2018 una maxifusione ci sarà «O lo facciamonoioilsistemasirenderà conto che ci sono modi per migliorare la gestione di questi business».Dìpossibili acquisizioni si parlerà oggi a Torino all'assemblea di Exor.laholdingdeDafamigliaAgnellLinballo c'è l'offerta per il gruppo assicurativoamericano PartnerRe. L'ADDI FCASULIEPARTI SOCIALI «In Germania e Usa e e sindacato unico». «Confindustria? Grandissimo apprezzamento per Squinzi ma perrìentrareserve unargomento moltoconvincente» ILTOEMIERrNS€RATAA"VIRUS*' «A Squinzi ho mandato un messaggio di affetto e stima ma non sono portato per certe assemblee. Serve fare le cose e non assemblee» l e ricadute. Al Consorzio Acm fanno capo aziende con circa 2.500 addetti Per l'indotto una rinascita con la sfida dell'innovazione di Filomena Greco n indotto tanto integrato nelle lavorazioni Fiat Chrysler dello stabilimento di Melfi da funzionare quasi come un reparto dì Fca. Anzi, come 13 reparti. Tante sono le aziende che fanno capo ad Acm, il Consorzio Autocomponentistica Mezzogiorno che riunisce le imprese che lavorano per il polo Fca di Melfi. Lo zoccolo duro dell'indotto lucano, con circa 2.500 addetti in capo a multinazionali come Lear, Johnson, Ti Group, o aziende italiane come la Tiberina di Giuseppe Codovini, che presiede il consorzio stesso. Una realtà produttiva che si è sviluppata a partire dagli anni Novanta nel comprensorio dello stabilimento Sata e che ora vive una "seconda giovinezza" grazie agli investimenti Fiat Chrysler e all'avvio delle nuove produzioni. Un rilancio che è anche un cambio di pelle. Sì, perché a Melfi per anni è stata prodotta la Fiat Punto - che è ancora in produzione - mentre ora nelpololucanosiproduceun modello globale, come la Jeep Renegade, e la 500X. Luca Pino, vicepresidente del Gruppo Proma, una multinazionale tutta italiana specializzata nello stampaggio e lastratura di particolari metallici, descrive questa trasformi a z i o n e con una espressione significativa: «Positivo stress tecnologico». In sostanza, lo sforzo «a cui l'intera filiera è sottopo- U sta, sìa con riferimento ai prodotti che ai processi». «L'allargamento al mercato premium e le nuove prospettive di crescita - sottolìnea Pino, a capo di un'azienda cresciuta al seguito di Fca, coni8 stabilimenti inEuropa, America ed Africa, circa 2.500 addetti e 400 milioni di fatturato ~ ha visto H nostro gruppo ed in generale la-filiera automotive intensificare le attività di R&S, con il conseguimentodi rilevanti risultatinell'impiego dinuovimateriali, come il carbonio, l'alluminio, l'acciaio alto resistenziale multispessore, i materiali compositi, di innovativiprocessiproduttiviedi un modellato sistema organizzativo, il World Class Manufacturing, che stanno rilasciando elevate performance qualitative». Acm rappresenta un unicum a livello nazionale, «e forse anche a livello europeo» spiega il responsabile Gianni Mule. Un «supplier park» strutturato come una vera fabbrica integrata, con un collegamento in rete tra le aziende e la casa produttrice per garantire la produzione "Just in time" e "Just in sequence", così da avere «componenti da montare direttamente in linea e non per il magazzino». Un alto livello di integrazione, aggiunge Mule, per diversi tipi di lavorazioni, dagli allestimenti per interni (1148% degli addetti) a stampaggio e 3as tratura. In questi mesi sono circa 500 i lavoratori interinali inseriti dalle aziende dell'indotto per far fronte alla salita produttiva di Fca. Potrebbero crescere ancora, almeno stando alle previsioni dello stesso ad di Fiat Chrysler Sergio Marchionne. E seguire a ruota la crescita e il consolidamento di Fca a Melfi. Le imprese dell'indotto, tra l'altro, si sono preparate alla salita produttiva di Melfi dal punto di vista sindacale e organizzativo. A giugno scorso è stato siglato l'accordo con FimCisl, Uilm, Fismic e Uglper armonizzare il contratto metalmeccanico utilizzato in queste aziende e il Cesi di Fìat Chrysler, fn seguito è arrivato l'accordo per avviare il lavoro a 20 turni, come è per la Sata. IATRASFORMAZIOME La costruzione di «modelli globali» sta spingendo tutta la filiera a intensificare la ricerca per fornire elevate performance qualitative FIDUCIA Il manager italo-canadese: «Questo è uno stabilimento che funziona, è un'ottima storia. E nei lavoratori c'è entusiasmo» Il • SCEiARIO Dal Jobs Act al sindacato unico dell'auto: «In Germania e Usa è così e mi sembra che non manchi la democrazia» Entro lafinedell anno | # ' yr^ altri mille posti di lavoro w I t T i r : • i M L'annuncio di Marchionne: obiettivo 400mila auto nel 2015 Operai clown di Pomigliano volantini Fioni e no allo Sblocca Italia Gli operai di Pomigliano davanti al cancello B di Fca-Sata di San Nicola Wm. 4-' Vi •• 1 a »»a 1A ' ' Erano attesi in tanti, ma alla fine le manifestazioni di protesta davanti ai cancelli della Fca di Melfi si sono ridotte a tre: quella dei cinque dipendenti di Pomigliano, licenziati dall'azienda, vestiti da pagliacci con una maschera di Renzi, e quella della Fiom ic'eia anche il sen. Bai ozzino) che, come annunciato iei i sulla Gazzetta, ha distribuito volantini pei invocare «la dignità del lavoio; e quella di pochi rappi esentanti del movimento «Mo basta», guidato da Giuseppe Di Bello, pei libadiie il no allo Sblocca Italia con i riflessi sul petrolio in Basilicata. H f "\ • • Appare fin troppo austero nelle occasioni ufficiali, nelle convention, ma ieri aveva il sorriso stampato sul volto. Come il suo amico Renzi con il quale è in perfetta sintonia. L'ad di Fca, Sergio Marchionne, è il ritratto del manager di successo, che sprizza soddisfazione da tutti i pori. L'azienda va a gonfie vele, un andamento testimoniato dai dati sulla produzione: i volumi previsti per il 2015 faranno segnare il secondo livello più alto nella storia dello stabilimento con circa 400mila auto. Grazie a questa performance Marchionne conta di assumere, entro la fine dell'anno, altri mille lavoratori nel comprensorio di Melfi. «Ora ha precisato - siamo a 12 mila persone. Questo è uno stabilimento che funziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori c'è un entusiasmo che è eccezionale». A conferma delle «affinità elettive» con il premier, Marchionne promuove a pieni voti le riforme che sta portando avanti il governo Renzi: «Si sta sbloccando un sistema ingessato da anni. Gli errori li fanno tutti ma l'importante è andare avanti». Dal Jobs Act, che lo stabilimento lucano sta sperimentando per primo in Italia, agli scenari ipotizzati dallo stesso Renzi sul fronte sindacale, il manager italo-canadese e il premier parlano la stessa lingua. Non a caso, interpellato sull'idea del sindacato unitario evocato dal presidente del Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, l'ad di Fca, prima precisa di «poter dare solo la propria idea personale: lui ha le idee piuttosto chiare e sono la persona sbagliata per rispondere per lui». Poi, facendo gli esempi di Germania e Usa sot- tolinea come in questi Paesi c'è «un sindacato dell'auto, uno solo, e non mi sembrano non siano democrazia». E pur essendoci «tantissimi sindacati la rappresentanza sindacale tra azienda e lavoratori è attraverso un ente, in Germania c'è Ig Metall. Nel caso nostro funzionerebbe bene». La strada verso questo traguardo sembra già essere stata tracciata nel nuovo accordo con la nascita del «consiglio dei delegati di fabbrica» a cui i sindacati cederanno il potere di indire agitazioni che saranno decise a maggioranza. Il consiglio sarà composto da un membro di ciascuna organizzazione firmataria del contratto. Ciò che si deciderà in materia di sciopero sarà valido per tutti. Fca, insomma, apre un altro varco nel sistema lavoro. C'è già chi ipotizza che di qui a breve si comincerà a discutere sulla possibilità che l'astensione dal lavoro possa essere proclamata solo dalla maggioranza dei delegati delle organizzazioni che hanno firmato un accordo aziendale. Altro tema di stretta attualità è quello delle alleanze invocate nei giorni scorsi dallo stesso Marchionne. Inevitabile soffermarsi anche su questo argomento, soprattutto alla luce del rifiuto di General Motors di fronte ad un'ipotetica fusione con Fca. Ma il manager preferisce non addentrarsi nella discussione liquidando la pratica con una battuta: «La risposta può essere negativa quando c'è una domanda. E io non ho fatto domande a Gm». Un'ultima battuta, su sollecitazione dei giornalisti lucani, in riferimento allo stato comatoso in cui versa la strada di collegamento Potenza-Melfi. Anche in questo caso Marchionne non si sbilancia e si limita a dire di aver affrontato il tema delle infrastrutture con il ministro Delrio (presente ieri all'incontro). Sperando che dal colloquio emergano impegni concreti per la Basilicata. [ma.bra.J Il caso A Melfi incontro con l'ad di Fca Ma a Renzi basta incassare Pok di Marchionne Il premier rinnova l'asse con l'uomoforte dell'auto: «Non si crea lavoro in tv ma infabbrica» Pierluigi Bonora DECISO Sergio Marchionne • Sono passati meno di tre anni da quando Matteo Renzi, sindaco di Firenze, aveva descritto Sergio Marchionne come un modello di sviluppo dell'economia da non seguire. La risposta dell' ad dell' allora Fiat: «Renzi è la brutta di copia di Obama, ma pensa di essere Obama». Ma una volta che Renzi è riuscito a conquistare Palazzo Chigi, tra l'ex sindaco e il top manager è tutta un'effusione. Di ieri l'ultima, in ordine di tempo, dimostrazione d'affetto durante la visita del premier all'impianto Fca di Melfi, ilpiù importantedelgruppoinltalia, dovelavorano8m0apersone evengono prodotti i due Suv compatti, Jeep Renegade e Fiat 500X. E proprio su una Renegade, con al volante Marchionne, e seduto dietro il presidente di Fca, John Elkann, il premier si è presentato puntuale per il bagnodi operai nellafabbrica lucana, concludendo così la «due giorni» dedicata all'auto, visto che mercoledì aveva «benedetto» il nuovo investimento di Audi nella Lamborghini di Sant'Agata Bolognese. Renzi e Marchionne vanno d'ac cordo per diversi motivi: entrambi hanno due nemici in comune, Susanna Camusso (Cgil) e Maurizio Landini (Fiom); e la pensano allo stesso modo sulla necessità di arrivare aunarappresentanza sindacaleunica.SintoniaanchesuH'obiettivo di far tornare a crescere l'Italia con nuovi strumenti, togliendo le «croste» al Paese. Marchionne, in proposito, è partito per primo trascinando tre anni fa Fiat fuori da Confindustria(«nonmimanca-ha commentato ieri - apprezzo il presidente Squinzi come industriale, manonpossiamobasarel'appartenenza a Confmdustria sull'amicizia con lui») per avere mano libera erivoluzionarelerelazionisindacali grazie all'ok dei sindacati metalmeccanici, eccetto Fiom, del contratto aziendale negli impianti delgruppo.EnonèuncasocheRenzi dica: «Per difendere il lavoro non si va ai talk show del martedì sera ma si creano le fabbriche». Per Melfi, intanto, Marchionne ha annunciato che entro l'anno ci saranno 2mila nuovi posti: 8mila in tutto contro i 5.900 del 2014; circa 15milaconl'indotto.Inoltre,sar anno 400mila le vetture che nel 2015 usciranno dalle linee di montaggio, poco sotto il record di 407mila toccato conia Puntonell997. Unassistperfettoall'amicoRenziil quale sièsubitopresoimeritisullosviluppo occupazionale della fabbrica: «Per i nuovi assunti - ha commentato-graziealJobsActcisarannocontratti sempre più solidi e stabili». Alla felicità di Renzi per il lavoro creato a Melfi è seguito, poi, l'apprezzamento di Marchionne per quanto prodotto dal governo in tema di riforme: «È la ricetta giusta per uscire dalla crisi. Stiamo sbloc- cando un sistema ingessato da anni. Gli sbaglili fanno tutti, ma l'importante è andare avanti». Stessa lunghezza d'onda a proposito di sindacato unico. Marchionne ha parlato riferendosi al settore dell'auto: «Negli Usa e in Germania le aziende hanno un solo i nterìocutore. E non mi pare che negli Usa non ci sia democrazia. Chi parla di regi mi totalitari sbaglia». Nel 2012 anche l'allora premier, Mario Monti, fu celebrato da Elkann eMarchion necomeunastaraMelfi:«Hacoraggioedèlungimirante;èruomogiusto o si torna alle caverne», disse di lui Marchionne. Risultato: Monti è sparito, Marchionne è diventato più potente e più «globale». DOPO POMIGLÌANO E MELFI Strategia a Sud tocca a Cassino di Andrea Malan I lturnodiCassinodovrebbe arrivare entro pochi mesi; forse già il 24 giugno, quando Sergio Marchionne presenterà ad Arese la nuova berlina media Alfa Romeo. La vettura tanto attesa, inizialmenteprevista a Mirafiori e che dovrebbe avviare il rilancio del marchio del Biscione, è infatti destinata alla fabbrica Fca nel basso Lazio - la terza rimasta nel Centro Sud a fabbricare auto per Fca, insieme a Melfi e Pomiglìano (dopo che a fine 2014 quella siciliana di Termini Imerese è passata a Metec). Pomiglìano, la prima fabbrica rilanciata dopo la crisi e la prima dove Marchionne ha sperimentato il nuovo modello di relazioni industriali, producedafine .2011 laPanda.I volumi sono finora rimasti al di sotto delle speranze iniziali Gemmila le auto prodotte nel 2014, in lieve rialzo rispetto al 2013). Alle fabbrichedi autodi Fca al Sud si aggiungono quelle di veicoli commerciali come Val di Sangro - dove è in corso un investimento da 700 milioni in 5 anni (insieme al partner Peugeot) legatosi nuovoDucato-equelle di motori come Termoli e Pratola Serra, che si gioveranno dei progetti legati all'Alfa e non solo: secondo il sindacalista Antonio Spera, segretario dell'Ubi, su Pratola Serra «le prospettive sulla produzione sonoin netto miglioramento rispetto al 2014, e vanno dai ^ornila motori dell'anno scorso ai 34omila previsti nel 2015: il grande rilancio di Melfi farà da traino anche per lo stabilimento irpino». L'impianto di Melfi, nato nei primi anni 90 per produrre la Punto, è stato rinnovato da fine 2012 con un investimento complessivo di circa un miliardo di euro,dìcui55omilioniso no stati pagati dalla Chrysler; l'organico è salito alle attuali circa 7.500 persone, di cui circa 1.550 assunti nel 2015; è il livello più alto - ricorda Fca - nella storia dello stabilimento. Se le previsioni fornite ieri da Marchionne <4oomila unità prodotte nel 2015) verranno confermate a fine anno, il rilancio di Melfi supererebbe le più ottimistiche previsioni. Anche ipotizzando per la Grande Punto numeri simili a quelli del 2014 (86mila unità vendute nel 2014), per arrivare a4oomila vetture ne servirebbero oltre 3iomila sommate fra Fiat 500X e Jeep Renegade: Fiat non aveva fornito obiettivi di venditaperi due mini-Suv, ma all'epoca de! lancio eranocircolatestimediuntotale di 28ornìla unità annue. All'impatto diretto sulla produzione e sugli organici Fca va poi aggiunto quello sull'indotto, che a Melfi è fortemente integrato con la fabbrica nel parco fornitori adiacente. Gli investimenti con un partner esterno (Peugeot a Val dì Sangro) e con uno "interno", come Chrysler a Melfi, confermanoda un certo punto di vista che per un produttore delle dimensioni di Fiat è stato essenziale trovare Chrysler e rimane fondamentale poter condividere gli investimenti con uno o più soci. C'è anche questo dietro gli appelli di Marchionne ai consolidamento tra i big dell'auto. A.Mal. NON SOLO AUTO Nel Mezzogiorno la fabbrica di veicoli commerciali di Val di Sangro e la produzione di motori a Termoli e Pratola Serra L'ORGANIZZAZIONE F U Piattaforme globali, cuore italiano di Paolo Bricco I a Jeep Renegade di Melfi è la J quintessenza della strategia che Sergio Marchionne ha delineato per Fca. Produrre in stabilimenti italiani. Con piattaforme tecno-produttive globali, in cui la componente italianaresta fortissima.e conmodalitàorganizzative nuove, sviluppate prima di tutto nel nostro Paese. Per, poi, riuscire ad esportare le automobili - tutte, non solo le icon car come la Ferrari e la Maserati - all'estero. Fra il sole del Mezzogiorno e la neve delMidwest. Una strategia internazionalea tutto tondo che ha portato alla diffusione, in tutti i continenti, di fabbriche in grado di produrre le auto derivate dalle mitiche fuoristrada dell'esercito americano della seconda guerra mondiale. U nastrategianazionaleche, in coerenza con il disegno complessivo, è l'unica possibilità per l'Italia - di fronte al crollo del mercato interno e all'afasia di quello europeo degli ultimi dieci anni - di avere un futuro di redditività e per provare ad aumentare il suo peso specifico, che suiconti consolidati di Fcarischia di avere una incidenza non solo residuale, ma "affossante": è vero che si era nel passaggio peggiore della crisi, ma basta ricordare che - stando alla riclassificazione dei bilanci operata dall'Ufficio Studi di Mediobanca - fra il 2011 e il 2012 la vecchia FGA Italia aveva cumulato un margine operativo netto negativoparia2.376 milioni di euroeunrisultatonetto negativo pari a 2.143 milioni di euro. Oggi,nelpieno della costruzione di un gruppo globale, industria vuol dire prima di tutto tecnologia: il multi-air e il multi-jet della vecchia Fiat, più la componentistica targata Magneti Marcili per l'efficienza dei motori. Ma, prima ancora, industria significa organizzazione. E la rivoluzione organizzativa realizzata negli impian- ti Fiat, che ne hanno fatto incrementare l'efficienza fino aportarli a standard in alcuni casi superiori a quelli tedeschi ( è il caso di Pomigliano d'Arco), si chiama World Class Manufacturing. Uno stile gestionale - anzi, un concetto di fabbrica - adottato fra i primi nell'automotive industry proprio dal Lingotto. Una filosofia organizzativa che, in Italia, ha il suo cuore e che, dall'Italia, ora viene esportata negli altri Paesi dove Fca ha i suoi stabilimenti. A Melfi come a Pomigliano d'Arco. A Cassino come a Grugliasco. Gli operai sono organizzati in piccoli gruppi, coordinati da un team leader. Il team leader è normalmente un operaio altamente qualificato (dunque.sentito dagli altri come un primus inter pares) e, in alcuni casi, è un ingegnere. Ogni passaggio produttivo assume, allo stesso tempo, caratura tecnologica e tratto artigianale. Il coinvolgimento degli operai è elevato. Non c'è alcun stran i a m e n e di antico sapore chapliniano. Il risultato è, appunto, una nuova cultura di fabbrica, estremamente coesa, in cui la conflittualità novecentesca perde senso storico e diventa un lontano ricordo. Si riducono le barriere fra manodopera e dirigenza, in un continuum che modifica i meccanismi di funzionamento della fabbrica. Nelle trattative per l'acquisizione di Chrysler, nel 2009, Obama e i suoi collaboratori si sono convinti che il Wcm avrebbe fatto risorgerelapiùmalconcia delle BigThree di Detroit. Ed è stato vero. Il Wcm è diventato una supervitamina che ha, poco alla volta, rimesso in sesto l'organismo dissestato diChrysler. E, anche qui, il perno è rappresentato dalla Jeep. Basti pensare che, nello stabilimento di Toledo in Ohio - vero Midwest, un posto dove il venerdì tutti indossano un capo di abbigliamento bianco in onore dei ra- gazzi della Us Army che tornano (o in passato sono tornati) a casa dalle guerre - il World Class Manufacturing è stato introdotto da un manager italiano. Quel Mauro Pino che, dopo avere contribuito in misura essenziale al rilancio di Toledo anche grazie al coinvolgimento pieno e convinto della locai dello Uaw (il sindacato americano dell'auto), oggi è a capo di tutto il manufacturing nel Sud America. O basti ricordare che Carlo Materazzo, a lungo responsabile di Pomigliano d'Arco, oggi a Auburn Hills è responsabile del Wcm di tutto il Nord America. Intanto, nella edificazione di un gruppo autenticamente internazionalizzato in cui i Dna nazionali si mescolano e provano a distillare una nuova cultura industriale, ecco che a Pomigliano d'Arco arriva, a dirigere lo stabilimento, il polaccoTomasz Gebka. Nell'impostazione di lungo periodo di Marchionne, che non a caso ha discusso a lungo con gli analisti americani più propensi a considerare le marginalità finanziarie e redditualifinali,è essenziale che gli impianti producano. La sua è una strategia industrialmente espansiva, che sembra (paradossalmente) quasi basata sulla tattica del rilancio continuo. In questa impostazione "di fabbrica", in cui la cifra organizzativo-industriale ha una rilevante matrice italiana, la Jeep è fondamentale. Oltre a Melfi, dove la Jeep Renegade è prodotta con la gemella 500 X (sono comuni la linea produttiva, il pianale e una parte considerevole della meccanica e dell'elettronica), ilpiano di espansione di questo marchio sta facendo rotta anche su Fernambuco in Brasile (la Renegade), su Guangzhou in Cina (il Cherokee, che condivide la piattaforma con la Giulietta, in joint con Gac) e su Pune in India. Questa febbrile diffusione della manifattura Fca con marchio Jeep è laconseguenza dei risultati ottenuti da quest'ultimo l'anno scorso: oltre un milione di auto, barriera psicologica ed economica mai superata in settantasei anni di esistenza. In questa strategia globale, l'Italia ha una posizione tutt'altro che marginale. La Fiat di Marchionne non ha mai chiesto gli incentivi all' acquisto. Ha inve- ce sollevato - ai tempi del Governo Monti - la questione delle misure a sostegno dell'export, non soloperl'automotivemapertutta l'industria italiana. Soltanto l'esportazione delle auto fabbricate in Italia può rìequilibrare - ripartendo dalla manifattura e dalla tecnologia, dall'organizzazione e dalla cultura di fabbrica - un organismo industriale internazionale in cui oggi oltre un dipendente su quattro del gruppo è ancora nel nostro Paese. Un'Italia che, però, vale meno dell'8% dei ricavi consolidati del gruppo. Una scommessa puramente industriale. Che deve vincere tutto il sistema manifatturiero italiano. Anche a bordo di una Jeep. GLI OBIETTIVI La sfida è riconquistare quote di mercato con automobili prodotte in Italia, ripartendo da cultura di fabbrica e manifattura La produzione di Jeep nel mondo a j Stabilimenti storici Stabilimenti nuovi j£$ Stabilimenti in costruzione 1 Belvidere, Illinois o£ '5V'*1*fi ' '• •- • Vengono prodotte le Jeep Patriot e le Jeep Compass 2 Detroit, Michigan (Jefferson North Assembty) ! Qui si producono le Jeep Grand Cherokee '. e le Jeep Grand Cherokee SRI j 3 Toledo, Ohio i Pai due stabilimenti delia città escono le jeep . Wrangler, ie jeep Wrangler UnUmìted e le Jeep --• -' Cherokee iRl? ; 4 Melfi, Italia [ In Italia è cominciata la produzione [ delta nuova jeep \ Renegade lo scorso [ anno. Prima di allora le jeeps erano ! prodotte solamente i negli Stati Uniti ma* un .%PNEZUEl* 5 Valencia, Venezuela Nello stabilimento del Sud America si producono Jeep Cherokee (Liberty) e le Jeep Grand Cherokee 6 Fernambuco, Brasile FCA sta investendo 1,3 miliardi di dollari a Pernambuco, in Brasile, in uno stabilimento di 400mila metri quadratiche può produrre 250mila jeeps all'anno. In Brasile è già cominciata la produzione di Renegade; il suv sarà in vendita a partire da aprile 7 Fune, India In India i piani per assemblare le jeeps sono legati ad una joint venture 8 Guangzhou, Cina A partire dalla fine di quest'anno saranno prodotte le Cherokee attraverso una joint venture con Guangzhou Auto. Il mercato cinese è diventato il più grande del mondo per i nuovi modelli di auto FERROVIE DELLO STATO Dallo scalo lucano ogni mese partono cento treni merci le grandi industrie credono nel trasporto su rotaie • Dallo scalo lucano dell'area industriale di San Nicola, a Melfi ogni mese partono cento treni merci, «pari a 2.900 camion in meno su strada». Considerato che «ogni convoglio è capace di trasportare il carico di 29 mezzi pesanti»: nel primo quadrimestre del 2015 Trenitalia Cargo ha registrato in Basilicata «un vero e proprio boom del volume del traffico merci, con un incremento del 200% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente». Da San Nicola di Melfi, i treni merci di Trenitalia (che trasportano auto, componentistica e rottami ferrosi destinati ai mercati europei e internazionali) «attraversano l'Italia fino al porto di Civitavecchia, Torino, Verona e attraverso i transiti di Modane e Domodossola arrivano in Francia e Germania». «A credere nel trasporto merci su rotaia - precisa Trenitalia - e avvalersi del supporto tec- Treni merci nico-logistico di Trenitalia Cargo in Basilicata sono grandi realtà industriali: FCA Italy, Grimaldi, Sit Logistics, Valenzano, aziende che hanno scelto un modello di trasporto vincente in termini di efficacia e di salvaguardia dell'ambiente». Insomma una ulteriore conferma della validità dello scalo di San Nicola. Ma Uliano (Fini) rivendica i meriti negli accordi Tutti i dubbi dei sindacati Fiom, Uìlm e Cisl chiedono chiarimenti sui 1000 assunti MELFI - Tremila volantini distribuiti dalle 5 del mattino di ieri dai 5 licenziati travestiti da clown con tanto di maschera di cartone in cui il premier ha il naso rosso. In realtàin maschera erano in sei davanti a una delle uscite presidiate dalle forze dell'ordine: tra slogan e tamburi hanno raccontato l'altra Melfi. Con loro anche il senatore Sei Barozzino (in basso l'intervista). Ma anche i sindacati, a visita conclusa, hanno fatto sentire la loro voce: il più duro è, in serata, Massimo Brancate della Fiom Cgil, secondo cui «purtroppo avevamo visto giusto. Tra bla bla, salamelecchi all'amministratore delegato, filastrocche e qualche selfie, Renzi ha perso l'occasione di confrontarsi seriamente sui problemi reali di chi lavora a Melfi, come pure gli avevamo suggerito di fare incontrando tutti i sindacati. L'unica notizia che ha dato è che ha intenzione di acquistare un'Alfa prodotta a Cassino e non ci sembra una gran notizia per il nostro territorio. Quella a cui tenevamo di più, relativa alla stabilizzazione dei 1500 lavoratori somministrati, non c'è stata. Anche da Marehionne, che pure ha annunciato altre mille assunzioni entro l'anno nell'intero comprensorio, non sono venuti impegni precisi in tal senso». Proprio sulle 1000 assunzioni si puntano i dubbi della Uilm-Uil: «Un annuncio che deve essere precisato e spiegato in tutti i suoi passaggi per verificare se risponde alla proposta-sollecitazione di Uil e Uilm. Melfi deve diventare il luogo di sperimentazione delle nuove tecnologie eco-compatibili anche per ridare un ruolo strategico all'indotto Acm all'interno del triangolo produttivo Pomigliano-CassinoMelfi». Il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, attacca: «È la prima volta che un capo di governo in visita nella nostra regione non sente il bisogno di ascoltare i rappresentanti dei lavoratori, in particolare quelle sigle sindacali, come la Cisl, che hanno reso possibile la rinascita di Fiat firmando accordi im- pegnativi e prendendosi gli sputi». Falotico boccia «la linea antisindacale preconcetta e ideologica» di Renzi e non risparmia critiche anche alla Regione per il mancato decollo del campus per l'innovazione di Melfi. I sindacati sono però su posizioni diverse, tra chi dubita sulle nuove assunzioni e chi si intesta le vittorie in termini di nuovi contratti e stabilizzazioni: il segretario nazionale Firn Cisl Ferdinando Uliano, ad esempio, ricorda al premier «che tutto quello che sta avvenendo a Melfi è il risultato delle scelte che la Firn Cisl ha fatto» nel 2012 per il nuovo piano industriale (con l'assegnazione allo stabilimento lucano dei due nuovi modelli e circa 1 miliardo d'investimento) e lo scorso febbraio 2015 con l'impegno «alla scadenza del contratto di somministrazione, luglio 2015, alla stabilizzazione a tempo indeterminato». La Fismic - con il segretario generale Basilicata Antonio Zenga - sottoscrive in pieno quanto dichiarato da Renzi secondo cui «il lavoro non si crea andando ai talk-show». E mentre Filippo Massaro (Csail) invita Renzi in ottobre in Val d'Agri, esulta anche il presidente degli ingegneri Egidio Comodo: «La visita è il giusto merito ai tanti ingegneri e lavoratori lucani che mettono a frutto i propri studi al servizio dell'Italia e della Basilicata. Ora per la scelta di altre figure ingegneristiche è necessario un tavolo di concertazione tra Regione, Scuola d'ingegneria dell'Unibas e Ordine degli ingegneri». La protesta dei licenziati fin dall'alba I sindacati: il presidente ci offende C'è chi sbotta per il mancato incontro e chi chiede impegni più precisi anche alle istituzioni • L'hanno definito un blitz. I sindacati lucani critici nei confronti del premier Renzi per aver deciso di non incontrarli durante la sua visita a Melfi: «È la prima volta che un capo di governo in visita nella nostra regione non sente il bisogno di ascoltare i rappresentanti dei lavoratori, in particolare quelle sigle sindacali, come la Cisl, che hanno reso possibile la rinascita di Fiat firmando accordi impegnativi e prendendosi gli sputi. È arrivato il momento che Renzi - dice il segretario re gionale Nino Falotico - la smetta di fare di tutta l'erba un fascio perché ci sono sindacati e sindacati, anche Marchionne ha capito che ci sono organizzazioni con cui si può discutere e fare accordi». Falotico dice che a Renzi avrebbe fatto notare come i posti di lavoro creati a Melfi non siano farina del «suo» Jobs Act, ma il frutto di accordi accordi sindacali «che noi abbiamo firmato e degli investimenti che quegli accordi hanno reso possibile». Falotico non risparmia critiche anche alla Regione per il mancato decollo del campus per l'innovazione di Melfi. «Circolano sempre più insistentemente voci circa il rischio che il tanto agognato campus, mai entrato realmente in funzione, possa finire in Abruzzo. Se una tale ipotesi dovesse rivelarsi veritiera sarebbe uno smacco per tutta la classe dirigente di questa regione». La Fismic sposta il tiro sulle infrastrutture: «Non sappiamo se Pittella - dice il segretario Antonio Zenga - sia giunto a San Nicola di Melfi in elicottero come Renzi ma, se fosse arrivato in auto, come fanno tutti i giorni i lavoratori dello stabilimento, si sarebbe accorto dello stato pietoso in cui versano le strade. Non si può costringere l'industria a insediarsi o a non abbandonare il nostro territorio se non ci sono le strade, la ferrovia, l'aeroporto. Il fatto che una grande multinazionale decida di investire in Basilicata - continua Zenga - e che più di diecimila lavoratori al giorno si spostino verso Melfi, anche da altre regioni, dovrebbe indurre le classi dirigenti di queste Regioni a ragionare su come creare le condizioni migliori di contesto per favorire nuovi investimenti che rendano il territorio efficiente e competitivo». La Uil-UUm, invece, si sofferma sull'aspetto occupazionale: «Le mille assunzioni annunciate sono l'elemento più importante della visita di Renzi. Ma deve essere precisato e spiegato in tutti i suoi passaggi per verificare se risponde alla nostra proposta-sollecitazione di ritenere che solo attraverso gli accordi che mirino a potenziare il polo dell'auto lucano si può garantire qualità del prodotto e livelli di produzione adeguati. Non ci accontentiamo dei 1500 posti già raggiunti. Melfi deve diventare il luogo di sperimentazione delle nuove tecnologie eco-compatibili anche per ridare un ruolo strategico all'indotto Acm all'interno del triangolo Pomigliano - Cassino - Melfi». •e. •i "' * - ".""'• •' .'•'••,*> WERTICi Renzi, Marchionne ed Elkann [foto Tony Vece] Fuori dai cancelli a fare volantinaggio: «Il lavoro senza dignità non è lavoro» MELFI - Il senatore Giovanni Barozzi- questa crisi serve u n confronto a 360 no quei cancelli li conosce bene per gradi con tutte le parti non si andrà averli varcati come operaio per anni lontano. Non è utile escludere quelle prima della vicenda del licenziamento e parti che non sono d'accordo con lui». della sua elezione poi al Senato con il E le dichiarazioni di Renzi sui nuopartito di Vendola. vi posti si lavoro e di un Italia fuori dalla erisi? Ieri però, svestita la tuta ormai, il senatore lucano è «Ormai ci siamo abituarimasto fuori a fare volantiti alle promesse dei governaggio per Sinistra ecologia ni e a quelle di Renzi. Pure libertà. troppo queste promesse come sanno gli italiani «Abbiamo fatto volontinon corrispondono ai fatnaggio come facciamo spes- i . i ti». so già al turno di stamattina alle sei». E quale sarebbe la realtà? Poi alla domanda se c'è delusione per la scelta del pre«E' che noi chiediamo e mier di incontrare solo i ver- Baro zzi no (Sei) abbiamo sempre chiesto tici dell'azienda, ha risposto: che ci sia lavoro e che si «Noi non rimaniamo male. Perchè la faccia reale innovazione. Il problema mancanza è sua. Non averci invitati e vero però è che il lavoro va abbinato alla non ricercare il confronto con le parti è dignità dei lavoratori perchè u n lavoro unproblemaper lui. Perchè fin quando senza dignità non è un lavoro». Renzi non comprende che per superare •1 I VOLTI DI OPERAI E GLI INQUIETI SGUARDI DEI MOLTI DIMENTICATI di MIMMO SAMMARTINO ra la fine degli anni Ottanta quando la Fiat in»>l i dividuò il «prato verde» iiu lucano per un nuovo slancio dell'auto in Italia. La scelta della Basilicata non fu casuale. Pesò la reputazione di questo territorio e della sua gente: niente criminalità organizzata radicata, assenza di tradizione di conflitti sociali. Melfi e la Sata, insieme all'area del salotto, sono stati a lungo la più significativa risposta, sul piano dell'occupazione e dello sviluppo industriale, in una Basilicata nella quale - devastata «» l'agricoltura - il lavoro veniva per lo più elemosinato in pubbliche amministrazioni rigonfie. Poi, la grande crisi degli ultimi anni ha infranto molte attese. Fino alla recente promessa di ripresa, in Sata, con i nuovi investimenti e i nuovi modelli (Jeep Renegade e 500 X). Il petrolio d'altronde, l'altra grande risorsa che vede al centro la Basilicata, ha portato un po' di royalty (non sempre utilizzate al meglio) insiemeapreoccupazioniper salute e ambiente. Ma con ricadute irrilevanti sul fronte lavoro. San Nicola di Melfi, negli anni, è diventata meta di pellegrinaggi istituzionali. Ci sono passati capi di Stato e di governo: da Scalfaro a Ciampi, da Berlusconi a Monti. Fino a Matteo Renzi. Fa bene il premier a sottolineare lanecessità di andare nei luoghi «per vedere i volti dei lavoratori: perché gli operai non sono numeri, ma uomini e donne con le loro storie». Si potrebbe aggiungere: con la loro dignità. Guardare in faccia le persone potrebbe essere un modo per provare a restituire senso anche alla politica. Peccato che Renzi non abbia potuto vedere le facce anche di altri lucani. Avrebbe potuto scorgere un'ombra di inquietudine diffusa. L'angoscia di chi non riesce a intravedere orizzonte. Non sono sereni i nostri ragazzi. Bruciano, per loro, lunghe dimenticanze nazionali come ferite aperte. E le ferite - per quanto possano essere ai margini - portano dolore all'intero corpo. Né può esserci salute, se una parte soffre. Bisognerà che Renzi lo ricordi nel suo annunciato ritorno d'autunno.