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Ilpremier risolleva il governatore assicurandogli
una prossima visita in autunno e un sostegno anche affettivo
T3.SSlCU.r3. \3L JDaSlllCata
Torna il sorriso
alla Regione
d o p o la visita
di Renzi che
• .LfifoiESiniTiee
POTENZA - Quell'abbraccio che sa di "liberazione". Renzi saluta tutti e veloce
guadagna l'uscita del reparto tra i saluti
degli operai e degli addetti alla sicurezza
della Fca. Rimangono dietro lui a parlare
con la stampa Elkann e Marchionne. Il
premier e il ministro Del Rio invece hanno
fretta: li attendono in Sardegna.
Ma prima di prendere il volo con l'elicottero presidenziale, Matteo Renzi ha il tempo di un abbraccio con Marcello Pittella. I
due si fermano a 20 metri dai cronisti in
un piccolo piazzale. Prima si parlano fitto
fitto a pochi centimetri di distanza poi c'è
l'abbraccio. E i saluti.
Qualche secondo e il governatore lucano riguadagna la ressa e si riavvicina a
John Elkann e Sergio Marchionne. E ' raggiante in volto. Alleggerito nel volto e nella camminata.
Naturale la domanda sul cosa si siano
detti lui e il premier. Pittella con il sorriso
più sincero svela al giornalista che lo intercetta a metà strada tra il luogo del saluto a Renzi e l'assembramento di corpi intorno ai due capi della multinazionale dell'automobile. «Mi ha assicurato che a settembre verrà in Basilicata per una visita
istituzionale». Poi corregge il tiro: «In autunno comunque sarà da noi... ».
Ma non è finita qui. Pittella raggiante
aggiunge: «Mi ha detto, "stai tranquillo,
sono con te" e poi abbiamo strappato anche altri impegni dal ministro Del Rio». Il
ministro fedelissimo di Renzi è arrivato a
Melfi a sorpresa.
A quel punto si avvicina anche il sindaco di Melfi, Livio Val«DopoMatera
vano chiamato dal
presidente quasi vocapitale della
lesse un "testimone".
Cultura abbiamo E Pittella ha illustrato gli accordi: «Del
Rio verrà in BasilicaMelfi come
ta insieme al vicemicapitale europea nistro alle Infrastutture Riccardo Nencini» - (che tra l'altro è
dell'automotive»
•:•:•:•:•:•:•:•:•:•:•:• il segretario nazionale del Psi, partito
di Valvano) - «per affrontare le questioni ha aggiunto il presidente della Regione della viabilità e delle ferrovie».
E se non bastasse, Pittella continua negli annunci: «Del Rio ha anche assicurato
che verrà a Mater a per un iniziativa legata
alle 4 giornate di Panorama nei Sassi».
Ovviamente quello che più conta è la visita di Renzi in autunno su cui Pittella
avrebbe strappato la promessa.
Il presidente del Consiglio non mette
piede in terra lucana (se si esclude ovviamente la visita di ieri a casa Fiat) dall'ottobre del 2012 quando era in campagna elettorale per le primarie del centrosinistra
contro Pierluigi Bersani. Troppi tre anni
per chi in Basilicata ha comunque una
truppa di renziani di primissimo piano.
Insomma a Pittella riesce l'operazione
recupero : la visita di ieri con Renzi che evita le piazze lucane inpiena campagna elettorale rischiava di mettere in imbarazzo
anche lo stesso governatore renziano. La
promessa di una prossima visita è l'asso
nella manica del presidente della Regione. Ovviamente ora Renzi deve davvero
venire.
Detto questo rimane comunque tutto lo
scontento di chi comunque (tutti gli altri)
non ha nemmeno visto da lontano il premier: i sindacati sono sempre di più sul
piede di guerra e non solo Cgil e Piom. In
ogni caso Pittella ha rilasciato anche altre
dichiarazioni sul futuro della Basilicata e
sull'importanza strategica della Regione
sul panorama nazionale.
Pittella alla stampa quindi, prima di
congedarsi a sua volta, ha spiegato: «Innanzitutto è una grande giornata di festa.
Renzi ha carisma ed è un grande trascinatore. Ha voluto dedicare quest'ora per
guardare i tanti giovani, e sono davvero
tanti, che animano questa industria e che
consegnano un valore aggiunto alla Basilicata e la catapultano a livello mondiale.
Le nostre Jeep le vendiamo in America e le
produciamo a Melfi. Renzi ha voluto abbandonare, come fa da quanto si è insediato da premier, la polemica sterile e ha abbracciato la politica del fare. Lui è un uomo del fare e consegna nel rapporto umano questa grande carica anche emotiva,
passionale di una freschezza e voglia di
andare avanti. L'abbraccio che c'è stato ha
voluto significare un appuntamento in
autunno foriero di altre grandi positività
per i lucani».
E quindi ha concluso il presidente della
Regione: «A Renzi abbiamo quindi ricordato l'importanza del lavoro svolto nella
nostra regione per contribuire al rilancio
dell'automotive. Siamo convinti, come
Renzi che sia necessario abbandonare le
polemiche e andare avanti con le riforme,
a dimostrazione che la Basilicata può farcela a raggiungere tutti gli obiettivi che si
era prefissata. Dopo Matera Capitale della
Cultura 2019 abbiamo celebrato Melfi come capitale europea dell'automotive».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In autunno la visita
del premier in Basilicata
Renzi: «Pittella mi ha precettato. Verrò di sicuro»
• MELFI. Un breve incontro con il
governatore Marcello Pittella, il
sindaco di Melfi Livio Valvano e il
prefetto di Potenza Antonio D'Acunto. Nessun altro impegno istituzionale per Renzi durante la sua apparizione a Melfi. L'annuncio di una
visita ufficiale in Basilicata c'è stato:
«Pittella mi ha precettato - ha sorriso
il premier - e verrò da voi tra settembre e ottobre. Spero che fino ad
allora le cose continuino a migliorare
per quanto riguarda l'economia italiana e mi auguro che anche Fca
prosegua sulla strada dello sviluppo.
Mi aspetto buone notizie da Cassino,
non vedo l'ora - ha aggiunto Renzi - di
potermi comprare un'Alfa Romeo».
Proprio sul destino di Cassino il
presidente ha auspicato un rilancio
in tempi rapidi: «Mi hanno spiegato
che a Melfi lavorano su venti turni e
che ci sono 260 lavoratori da Cassino.
Quando lo stabilimento laziale ripartirà in modo straordinario e quindi a breve questi lavoratori rientreranno».
Il governatore Pittella, durante il
colloquio con Renzi (salutato con
abbracci e carezze come tra due vecchi amici), ha rimarcato l'importanza
dello stabilimento lucano per il settore industriale e per l'economia nazionale. E ha esortato il capo del
governo a creare le condizioni «affinché la Basilicata diventi sempre
più un laboratorio per l'automotive di
eccellenza. Da Melfi - ha sottolineato
Pittella - si consegnano le Jeep in
America. Ma ciò è stato reso possibile
dagli importanti investimenti effettuati da Fca e dall'impegno di un
management che, sotto la guida di
Sergio Marchionne e John Elkann,
ha scommesso sul futuro del Mezzogiorno e della Basilicata in particolare. A Renzi - ha aggiunto Pittella
- abbiamo quindi ricordato l'importanza del lavoro svolto nella nostra
regione per contribuire al rilancio
deU'automotive, e poi ci siamo dati un
nuovo appuntamento al prossimo autunno. Siamo convinti, come Renzi
che sia necessario abbandonare le
polemiche e andare avanti con le
riforme, a dimostrazione che la Basilicata può farcela a raggiungere
tutti gli obiettivi che si era prefissata.
Dopo Matera Capitale della Cultura
2019 - ha concluso - abbiamo celebrato Melfi come capitale europea
deU'automotive».
A margine dell'incontro con il premier, il sindaco di Melfi, Livio Valvano, ha evidenziato l'importanza
dello stabilimento in una visione
internazionale dei mercati: «Dobbiamo imparare ad interpretare il nuovo
paradigma della competizione globale e del welfare - ha detto Valvano con strumenti nuovi soprattutto ad
una velocità diversa come quella che
simpaticamente abbiamo colto nella
visita del premier Renzi che ha voluto
abbracciare i lavoratori in carne ed
ossa dentro lo stabilimento».
•n
STABILIMENTO DI SAN NICOLA
Ad accompagnare il presidente del Consiglio
anche il ministro Delrio, il consulente Guerra
e il presidente FcaElkann
«A Melfi c'è l'Italia
che vuole ripartire»
Renzi «benedice» il rilancio di Fca e affossa le polemiche
ginano il futuro, il governo fa
quello che deve fare, ma l'Italia
<Sk
deve ripartire. Con quanto sta facendo Fca ci aspettiamo che torni
il gusto di dire che l'industria automobilistica italiana è la più forte del mondo».
Concetti che, da perfetto motivatore, Renzi ha ribadito ai lavoratori durante l'incontro riservato: «Ci sono le condizioni per
cui l'Italia torni a correre. Con
Marchionne e Elkann abbiamo
visto una realtà che non è teorica,
ma pratica, concreta. Ho ascoltato
in fabbrica gli operai. Qui c'è gente
che ha voglia di lavorare e ha
GAIEZZA Pittella e Renzi
: Renzi in fabbrica
voglia di crederci e che pensa che
zando l'attenzione sulla Fca: «Die- Melfi non possa essere una catMASSIMO BRACCATI
ci anni fa prendevano in giro, di- tedrale nel deserto ma un luogo di
grande investimento».
• MELFI. È qui l'Italia che fun- cevano che la Fiat avrebbe chiuso,
La visita di Renzi, durata comche
non
ci
sarebbe
stato
più
un
ziona. È qui il risultato di una
plessivamente un paio d'ore, è cofuturo.
Oggi
l'investimento
intelscommessa vincente, di una viminciata dalle unità lastratura e
sione lungimirante su come ri- ligente di Fca porta quest'azienlanciare la fabbrica. Il premier da, dal Sud, a costruire macchine montaggio: il premier ha visto da
Matteo Renzi pronuncia parole al per l'America, per tutto il mondo. vicino i nuovi impianti frutto di
un lavoro di ammodernamento
miele durante la sua visita nello E ciò ci deve inorgoglire».
cominciato a dicembre 2012 per
L'annuncio
di
Marchionne
su
stabilimento Fca di San Nicola di
preparare
la produzione della
Melfi. Ad accompagnarlo il mi- nuovi mille operai entro fine anno
Jeep
Renegade
e della 500X, due
nistro per le Infrastrutture, Gra- (si veda articolo nell'altra pagina)
vetture
che
«marciano»
senza sorinvigorisce
l'ottimismo
profesziano Delrio, e Andrea Guerra,
consulente economico del presi- sato dal premier. Ottimismo nep- sta sul mercato internazionale,
pure scalfito dai recenti dati sulla disegnando nuovi confini occudente.
pazionali per lo stabilimento. OgL'arrivo in elicottero intorno disoccupazione giovanile (rapgi l'organico di Fca conta 7.474
porto
Ocse)
che
in
Italia
risulta
alle 9.45, un incontro a porte chiupersone,
di cui 1.550 nuovi assunti
essere
ai
massimi
storici:
«Qui
a
se con l'ad Sergio Marchionne, il
presidente del gruppo industriale Melfi il lavoro ha volti e storie, tra gennaio e marzo. Si tratta delJohn Elkann e una rappresentan- non statistiche. Qui abbiamo don- la soglia occupazionale più alta
za di operai. Tutto in una trentina ne e uomini che spero anche gra- nella storia della fabbrica. Oltre ai
di minuti prima di affrontare il zie al Jobs Act vedranno contratti nuovi assunti, sono stati tempo«plotone» di giornalisti portati in di lavoro sempre più solidi e più raneamente trasferiti 475 lavorapulmino nel reparto dov'era stata stabili. In Italia - aggiunge Renzi - tori da altri stabilimenti del grupprevista una breve conferenza son tutti buoni a fare le polemi- po.
stampa. Reduce da quello che gli che. Da fiorentino sono abituato.
operai hanno definito uno show, Nella mia città si è sempre litigato
tra battute e selfie, Renzi si è con- su tutto, basta pensare ai guelfi e
cesso a taccuini e microfoni drib- ai ghibellini, però quando ci sono
blando domande su questioni delle persone che ci credono e con
prettamente politiche e focaliz- un progetto straordinario imma-
"..'
vi
M A R C H I O » «ANDIAMO AVANTI PER LA NOSTRA STRADA»
L'ad di Fca: «Confindustria
non mi manca anche se
il presidente è mio amico»
^ MELFI (POTENZA). Renzi ha scelto Melfi, declinando l'invito
di Confindustria per l'assemblea all'Expo di Milano. Ha scelto
un'azienda che è fuori da Confindustria proprio nel giorno in cui
l'associazione degli industriali si riunisce per fare il punto della
situazione. La lettera che il premier ha inviato al presidente
Giorgio Squinzi, in cui ribadisce l'appoggio del governo e la
volontà di proseguire insieme per il
bene del Paese, non è riuscita a
stemperare la polemica. A gettare
benzina sul fuoco ci ha pensato il
governatore lombardo Roberto Maroni: «La sua assenza è un segnale
molto negativo per le imprese perché
questo è un momento molto importante per tutta la categoria».
Si smarca dalle polemiche l'amministratore delegato di Fca, Sergio
Marchionne
Marchionne: «Adesso che siamo fuori se la domanda è "se mi manca"
Confindustria, la risposta è no. C'è
un grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi come industriale ma l'appartenenza a Confindustria non la posso basare
sull'amicizia che mi lega a lui». Nessun passo indietro, nessun
ripensamento. «Andiamo avanti per la nostra strada», conclude
Marchionne. Una strada che porta anche ad una nuova stagione
sindacale con la nascita, sulla scia del nuovo accordo aziendale, di
un gruppo di rappresentanza che dovrà decidere, a maggioranza,
in caso di astensione dal lavoro.
[ma.bra.J
I commenti0 Valvano (Psi) rilancia il ruolo
Lacorazza (Pd) apprezza cauto? Latronico (FI)
di Melfi
critica il Governo
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Le reazioni politiche alla visita di Renzi. Il primo è il segretario del Psi
di Basilicata e sindaco
di Melfi, Livio Valvano
che alla visita ha partecipato: «Melfi con Fiat
partecipaal campionato
del mondo. Favorire e replicare investimenti coraggiosi come quelli di Fiat
significa promuovere lavoro: questo è
il ruolo delle Istituzioni e della sinistra
moderna che vuole governare anziché
protestare. Dobbiamo imparare ad interpretare il nuovo paradigma della
competizione globale e del welfarecon
strumenti nuovi soprattutto ad una
velocità diversa come quella che simpaticamente abbiamo colto oggi con
nella visita del Premier Renzi che ha
voluto abbracciare i lavoratori in carne
ed ossa dentro lo Stabilimento».
Ci sono quindi le parole del presidente del Consiglio regionale, Piero Laeorazza che pur non avendo partecipato
dice di apprezzare l'iniziativa: «Siamo
a tre giorni dal voto, Renzi viene a Melfi per parlare al Paese. Che sia una iniziativa elettorale ocomunque una scelta di un presidente del Consiglio che
vuole lanciare un messaggio di fiducia
agli italiani, credo che per noi lucani
sia un fatto positivo: dal Sud, dalla Basilicata si parla al Paese e al mondo per
ciò che Fiat ha fatto in questi anni».
«In questi anni, non tutti, ricordiamolo, erano dalla parte della ripresa
della Fiat - ha proseguito Lacorazza anzi la cassa integrazione avviata due
anni fa era, per alcuni, quasi il segno
del possibile declino anche dello stabilimento Fiat. Ora questa ripresa, questa ripartenza è positiva per la Basilicata e per l'Italia; evitiamo, però, difarne il campo ideologico di un nuovo
conflitto tra capitale e lavoro». Lacorazza quindi prosegue: «Forse non è
male che Renzi annunci una nuova visita in Basilicata, con più tempo e non
a tre giorni dal voto. C'è da discutere
seriamente di risorse naturali (petrolio e acqua), di infrastrutture, di ambiente, di un nuovo rapporto tra noi e
lo stato che la vicenda dello "Slocca Italia" e la riforma del titolo V della Costituzione potrebbe compromettere».
E' critico invece il commento del deputato lucano di Forza Italia, Cosimo
Latronico: «Il presidente Renzi ha
scelto con la sua visita a Melfi di non affrontare le problematiche di una regione del Sud, la Basilicata, che paga pesantemente i riflessi della crisi anche
per la mancanza di politiche a favore
dello sviluppo del Mezzogiorno. Ricordo che alla inaugurazione della Fiat
negli '90 l'ambizione degli amministratori lucani del tempo era quella di
lucanizzare la Fiat, nel senso di renderla la tessera di un progetto industriale che riguardasse l'intera regione e le sue aree produttive. Tutti sappiamo come é andata. Naturalmente
siamo lieti della ripresa produttiva dello stabilimento, dopo anni di cassa integrazione, ciauguriamo che Fiat si leghi ai destini produttivi della nostra
regione e del nostro Paese. Resta però
la necessità di conoscere da parte del
governo Renzi una strategia di sviluppo per il Mezzogiorno che crei le condizioni per una ripresa degli investimenti e del lavoro. Non vanno in questa direzione la sottrazione delle risorse destinate ai fondi strutturali che di recente il governo Renzi ha tolto al Meridione per finanziare il bonus occupazione allocato prevalentemente nel
nord del Paese».
L'OilETTIWO
LA COPPIA VINCENTE
Nello stabilimento lucano, Fiat Chrysler
Automobiles conta di elevare la produzione
raggiungendo quota 400mila unità
Renzi incorona Marchionne
«Fabbrica traino dell'Italia»
E l'ad di Fca rilancia: qui entro fine anno altre mille possibili assunzioni •
•
voi siete orgogliosi e noi con voi. Melfi dimostra
che ci sono le condizioni per cui l'Italia torni a
correre». Al suo fianco Marchionne gongola. E
• MELFI (POTENZA). Renzi e Marchionne, aggiunge: «Ora nel comprensorio lavorano
affinità elettive. Perfettamente in sintonia, dal complessivamente 12mila persone. Ne arriveJobs Act alla visione dei rapporti sindacali. ranno altre. Questo è uno stabilimento che funL'uno parla di «fabbrica traino dell'Italia», di ziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori
«lungimiranza del progetto», l'altro di «buone c'è un entusiasmo che è eccezionale». La fabriforme del governo brica, sottolinea l'ad di Fca, va a gonfie vele, ma
per il rilancio dell'eco- allora perché nei giorni scorsi si è parlato con
nomia». Sullo sfondo insistenza di possibili alleanze e fusioni con
dell'idillio l'annuncio altri gruppi industriali? E cosa c'è di vero nella
dell'amministratore
email che lo stesso Marchionne avrebbe inviato
delegato di Fca: entro a General Motors per chiedere di fare corpo
fine anno potrebbero unico tra le due società, ricevendo un netto
esserci altre mille nuo- rifiuto? Il manager italo-canadese, visibilmenve assunzioni nello sta- te contrariato, taglia corto: «Non confermo la
bilimento lucano, con email a Gm, ne mando tante e ne ricevo, non si
una produzione di auto parla di queste cose in questo modo, quando ci
destinata a raggiunge- sarà qualcosa da annunciare lo faremo. Intanto
re quota 400mila uni- godiamoci il successo di Fca».
tà.
È l'unico momento in cui il clima da «voÈ questa la vera no- gliamoci bene» ha vacillato. Per il resto l'intizia della visita del contro con Renzi - che ha annunciato una visita
presidente del Consiglio dei Ministri nel sito istituzionale in Basilicata tra settembre e otindustriale di San Nicola di Melfi dove si pro- tobre prossimi - è stato un continuo scambio di
ducono Jeep Renegade e 500X, i due modelli che complimenti e riflessioni condivise. «Il tempo
hanno consentito all'azienda automobilistica cura le ferite e smussa gli angoli», diceva Orson
di rilanciarsi sul mercato internazionale.
Welles. Lo confermano anche i due interlocuAccompagnato dal presidente di Fca, John tori che solo tre anni fa si pizzicavano al veElkann, dal ministro per le Infrastrutture Gra- triolo, con Renzi che accusava Marchionne di
ziano Delrio e dal suo consulente economico, essere «una brutta copia di Obama» e il maAndrea Guerra, il premier ha percorso un iti- nager in cachemire gli rispondeva che lui era
nerario lungo gli impianti di lastratura e di solo il sindaco di «una piccola e povera città».
montaggio dello stabilimento prima di incon- Sembra essere passato un secolo.
trare un «plotone» di giornalisti pronto al fuoco
di domande. Nessun cenno a questioni politiche
(gli «impresentabili» del Pd e le imminenti elezioni amministrative), ma tutto è focalizzato sul
futuro della fabbrica, sul lavoro e sull'economia. Ottimismo è la parola chiave. Quell'ottimismo che neppure i recenti dati Ocse sulla
disoccupazione giovanile in Italia riesce a scalfire. Renzi li bolla come fredde statistiche: «In
politica - dice - spesso si parla di occupazione
guardando agli indici, ai numeri, ed è una cosa
molto brutta. In questa giornata abbiamo visto
volti e conosciuto storie di donne e di uomini. Di
lavoratori entusiasti. Da qui, dalla Basilicata si
Renzi in fabbrica
fanno le Jeep per l'America ed è una cosa di cui
MASSIMO BRANCATI
Il primo pensiero
di Renzi: la Viola
Ennesimo attacco
ai talk politici, ma
solo quelli del martedì
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Mattec Réna e >n Marchi* >nne P Deliri in .etsione ptirmim Tei-silli nei cnindoi rtei
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eme la rima con Melfi
JL CVCntO Q3113 A 3,113, ù
Elkann campione difoto ricordo in assenza di Matteo. Cheperò
saluta i neoassunti come ilprimario Tersilli impersonato da Sordi
1GENI0 FURIA
MERICA La Punto, che poverina si
era fatta trovare all'ingresso tra le
due sorellepiù importanti, ci rimane malissimo quando Matteo Renzi gongola al
microfono : « In Basilicata si fanno le Jeep
per l'America». John Elkann rilancerà
con una sua dichiarazione di elogio per i
due «straordinari» modelli prodotti qui
(Jeep Renegade e 500X). Non si trattano
così gli (automezzi) anziani.
OCCHE cucite: la consegna è il silenzio , guai se chiedi di poter scambiare
due chiacchiere con qualche dipendente,
così, a caldo dopo la visita. Si sbottona
(ma con un amico, al cellulare) solo l'autista che ci riporterà all'uscita C: «C'è stato Renzi. È arrivato con l'elicottero. Già
se n'è ggiùt'». Sintesi perfetta.
A
B
ENTRO (del mondo) Sarà pure vero,
C
come dice il governatore, ma se in
Puglia il premier ha
snobbato Emiliano, qui
ha fatto lo stesso con
Matera che si prepara
al voto amministrativo
di domenica (ma che
avrà in più Vincenzo
De Luca?). Ci consoleremo con Delrio, ospite
della Capitale della Cultura 2019 nei quattro
giorni dell'iniziativa
Panorama. Ma non sarà lo stesso...
UCESCO La mistica del leader che
"scende" al livello della
classe operaia è - più
che mussoliniana (vedi
aratura) - presidenzia-
D
le, nel senso di premier: ecco che Renzi
nel muletto giallo tra i
corridoi
dell'unità
montaggio ricorda i
tanti predecessori in elmetto nei vari
cantieri sparsi per l'Italia. Non solo:
«Quello di Renzi oggi a Melfi sembra il
remake della visita elettorale che fece
Monti prima delle ultime elezioni politiche. Visita che non portò proprio bene al
premier di allora. I nostri Presidenti del
consiglio si pongono verso la nuova
"Fiat dei 2 mondi" più come dei "Fracchia" che come dei Napoleone» (Giorgio
Airaudo, responsabile lavoro di Sei). I
Proletari comunisti che manifestano coi
licenziati preferiscono parlare di «moderno fascismo padronale».
GLI ALTRI? Nel suo (non nuovo) attacco ai talk-show («Per difendere il
lavoro non si va ai talk show del martedì
sera a fare grandi slogan ideologici, si
creano le fabbriche»; Barbara D'Urso e
Maria de Filippi non fanno talk politici,
ca va sans dire), Renzi scontenta non poco PresaDiretta, Servizio Pubblico et similia, oltre a tutti gli altri approfondimenti politici che effettivamente ammorbano i palinsesti. Sarà per questo che poche ore prima aveva smentito le voci di
un confronto tv con Berlusconi. Si trova
meglio senza contraddittorio.
IORENTINA «Ho trovato un tifoso
della Fiorentina, un ganzo totale! E
soprattutto coraggioso...». Inizia così il
discorso del premier al microfono dopo il
breve passaggio a favore di telecamere
(poche, mentre dietro il cordone si scatena la ressa).
UELFI E GHIBELLINI «Vengo dalla
città delle divisioni, ma in Italia ci
sono davvero troppe polemiche e lamentele. Grazie al Jobs Act questi lavoratori
avranno contratti sempre più solidi e
stabili».
IGH SPEED Cronisti esaltati: ci faranno sicuramente entrare in una
di queste benedette Renegade, o no?!?
Niente di tutto ciò: i potenti mezzi messi
a disposizione da Fca per il trasporto nello stabilimento sono dei pulmini (quelli
della lettera B).
NFRASTRUTTURE II ministro Deirio, non potendo arrivare in sella alla
bicicletta su cui è solito muoversi a Roma, marca comunque la differenza presentandosi alla guida di una jeep bianca
(Marchionne guida quella rossa che porta Renzi ed Elkann). Commento di un
giornalista: «Sticazzi!» (la freddezza è
data dal fatto che è un giornalista di
agenzia).
OHN Elkann batte Renzi nei selfie,
soprattutto in quelli con le donne. Ma
E
F
G
H
I
J
lo spin doctor renziano Filippo Sensi,
alias @nonmfup, su twitter firma lo
scoop pubblicando una meta-fotografia:
il presidente del gruppo che fotografa a
sua volta Renzi abbracciato agli operai.
ANDSCAPE (paesaggio in inglese; è
per darci anche noi un tono internazionale) L'interno dello stabilimento è a
metà strada fra un aeroporto (spazi enormi, hangar e prati curatissimi che sono
l'ideale per un pic-nic) e un ranch: il 90%
del parco macchine in circolazione è
composto da jeep.
ISTERI/1 Marchionne glissa sulla
trattativa con Gm: ma questo
scambio di mail in ottica fusione c'è stata
o no? «Non confermo nulla... mando così
tante mail... E poi non si parla così di
queste cose, lo farò quando sarà il momento» .
ISTERI/2 Cos'ha fatto Marcello Pittella nell'ora che lo separa dal suo
arrivo (ore 10) a quello del premier (ore
11) all'interno dell'unità di montaggio?
Per qualche momento, nel pomeriggio,
si teme un comunicato stampa in stile
ISTITVTO LVCE del tipo "Il governatore
s'è rimboccato le maniche e in appena
sessanta minuti ha costruito un modello
di Jeep Renegade confondendosi tra le
maestranze in tuta: è record" (vedi anche
lettera D).
UOVI SLOGAN «Con Melfi, Matera
e le risorse naturali, Renzi si renderà conto che Cristo ha superato Eboli»
(Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale).
VER La Borsa reagisce male all'annuncio di Marchionne secondo cui
entro la fine dell'anno «molto probabilmente ci saranno altre mille assunzioni
nel comprensorio di Melfi» (il titolo Fca
chiude lo stesso a -0,14%).
ETROLIO Ma le macchine vanno ad
acqua? Domanda più che lecita visto
che il petrolio è stato il grande assente
della visita del presidente del Consiglio.
Nessun accenno nemmeno nei discorsi
del governatore. La cosa che più si potrebbe associare al liquido nero è il sapore del caffè offerto ai giornalisti.
UI MILANO «Il fatto che Renzi sia a
Melfi è significativo. Essere presenti nei luoghi giusti e che ce la fanno è importante, e penso che la ripresa sia consolidata ma con il governo dobbiamo avere ambizioni più elevate. Ma mi hanno
detto che invece Marchionne avrebbe voluto essere qui» (Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda, prima di prendere parte all'assemblea di Confindustria
snobbata da Renzi e Marchionne, ex associato Confindustria).
EPARTI Occhio ai fotomontaggi sui
social perché il Matteo Renzi in giro
L
M
M
N
O
P
Q
R
nel reparto lastratura tra Elkann, Delrio
e Marchionne ricorda non poco il Guido
Tersilli primario della clinica Villa Celeste. Soprattutto nel saluto ecumenico ai
neoassunti. Manca solo l'aurea fantozziana del Capo gran farabutt. figl. di
putt. sceso dai piani alti per parlare col
volgo.
IMPATIA «Le domande? Dopo.
Quando? Dopo». Un'ora e un quarto
d'attesa (9,45-11) davanti all'unità montaggio per telecamere, taccuini e flash,
ma il premier scivola via in un minuto
con questa battuta. Non proprio apprezzatissima. L'organizzazione rimedierà
con un buffet tra dolce e salato nel reparto lastratura, ma segnaliamo una falla
nell'organizzazione lucano-sabaudo-statunitense: non c'era il reparto per celiaci!
RASLOCHI Per allestire la sala
stampa hanno fatto "traslocare" in
tutta fretta tre uffici. Si spera temporaneamente, altrimenti le stime sugli assunti vanno riviste al ribasso e comunque i detrattori della riforma del lavoro
renziana avranno un po' di pane per i loro denti.
NICO (SINDACATO) «Chi parla di
regimi totalitari si sbaglia», dice
Marchionne riferendosi alla polemica
sul sindacato unico (altra battaglia del
premier negli ultimi giorni).
OLTI «Oggi siamo qui per dimostrare che il lavoro non è solo statistiche
ma anche volti e storie di donne e uomini» . Ciò non esula lo zelante Claudio D'Agostino, impeccabile maestro di cerimonia, dal fornire un report di 4 pagine sui
numeri di "Fca Melfi - Lo stabilimento e
la nuova sfida internazionale". Più apprezzato del caffè.
OO «Da qui ci fanno fare le domande?», battuta di un giornalista davanti a una gabbia gialla che sa tanto di
leoni allo zoo, effettivamente. Il recinto
nel quale terranno i media, però, non sarà da meno, non tanto per la scomodità
del posto quanto per il prolungamento
della pena (torna alla lettera S).
[email protected]
S
T
U
V
Z
Se c'è un numero che descrive Melfi alla
perfezione è proprio questo: 1500 (più 50,
in realtà) sono i neoassunti nel 2015 ma
anche i pezzi sfornati ogni giorno (tra 500X
e Jeep Renegade) nello stabilimento di San
Nicola; in euro è lo stipendio medio dei
dipendenti; e 1500 sono, ad oggi, i giorni
passati senza un infortunio in Sata (l'ultimo
risale a 4 anni fa: 20 aprile 2011)
IL CASO
Iselfiedi Melfi
elaConfindustria
ALBERTO STATERÀ
U
NA abbagliante jeep Renegaderossa, abbracci,
selfie, John Elkartn che
fotografaMatteoRenziconcorona di operai quasi festanti,
sotto lo sguardo compiaciuto
di Sergio Marchionne a Melfi.
Fiacca liturgia, nelle stesse
ore, a Milano, iocation auditorium Expo, all'assemblea annuale di Confindustria.
TANNO in onda la flemma• tica relazione del presidente uscente Giorgio
Squinzi e il torrentizio
intervento di Federica Guidi,
ministro sì, ma come si può esserlo di Renzi.
A Melfi una sorta di narrazione da argonauti alla ricerca
del vello d'oro messa in scena da
due uomini potenti e talvolta insolenti: Renzi, cultore per sé del
ruolo di one man showche, nonostante i non rari rovesci velleitari,
occupa tutta la scena politica;
Marchionne, che dopo aver arrancato per un quasiun decennio,
inforca la buona sorte anche con
quel modello grande, lucente e
rosso esibito ieri come un trofeo,
l'uomo che porta in dote al gemello quelle 1.500 nuove assunzioni
di operai nello sprofondo del Sud.
AMiìano, al di là della festante novità della location espositiva, nonostante i soliti convenevoli, spira l'aria pesante della crescente
irrilevanza, dei deficit di autorevolezza, della quotidiana steriliz-
zazione del potere dei corpi intermedi decretata dall'aspirante ìider màximo. Confindustria ai
margini come i sindacati. Ancora
più esplicito—non segnali ma fatti —Marchionne, che abbandonò
senza tanti complimenti i riti confindustriali già nel 2012: «Confindustria non mi manca», dice ora.
Con Fca ha cambiato e intemazionalizzato! teatri dellasuasfida. Figurarsi poi se la Confindustria,
con o senza le sue riforme bizantine, come quella firmata da Giampiero Pesenti, manca a Renzi, che
dei presunti "salotti buoni" ha rimandato l'immagine di boudoir
per babbei. Lo vedete "il Bomba",
come lo chiamavano icompagni a
Rignano sull'Arno assiso tra parrucconi emaneggioni ai tavoli della Angiolillo? O avvinto agli arzilli
vecchietti che governano il capitalismo di relazione all'italiana?
Quanto al capo di Fca le sue rela
zioni salottiere le immaginiamo
sul lettuccio del jet che di notte
trasvola l'Atlantico a vagheggiare giostre più grandi, come adesso quella sulla General Motors.
Marchionne, per spiegare il
feeling tra lui e il presidente del
Consiglio, che peraltro non fu immediato, dice: «Il fatto è che io e
Renzi non abbiamo paura». Perdi
più si sono trovati in una situazione simile: tante promesse mirabolanti per prendere il potere e
neanche un soldo pei realizzarle.
Quanti piani d'investimento ha
promesso Marchionne di anno in
annosenzamai portarne a compimento nessuno? Poi il vento ha girato. Per dur ar e finché non va meglio — concordano i due — bisognaessere«cattivi edeterminati»
come loro. « Io sono stato criticato,
ma me ne sono fregato», ha detto
Marchionne per sostenere Renzi,
che subisce davvero per la prima
volta un ripiegamento della luna
di mielecongliitalianieche tra po-
che ore dovrà confrontarsi con i risultati incerti delle elezioni regionali, che potrebbero riservare
qualche non felice sorpresa di
fronte ai deludenti risultati sull'economia e la disoccupazione. «Il
lavoro non si crea con i talk show»,
mette le mani avanti, trascurando che appassionato dello star system metà della sua vita la trascorre negli studi televisivi.
La fenomenologia accoppiata
dei due, in realtà, richiederebbe
più spazio e più strumenti. Ma è
più di una teoria l'assonanza di
moltestrategie:primafratutte,la
ricerca costante di un nemico.
Marchionne se l'è vista con tanti,
a cominciare dai dandy della famiglia Fiat, per finire con la Fiom
di Landini. Strada spianata tra i
tanti avversari per Renzi, che, a
parte i nemici interni al Pd che se
non ci fossero dovrebbe inventarli, con l'ultima uscita sul sindacatounico, ultimadelegittimazione
dei cosiddetti corpi intermedi, ha
riscosso ieri il bacio in fronte del
gemello nato prima: «11 sindacato
unico? Chi parla di regimi totalitari si sbaglia alla grande. Meglio
un interlocutore che otto». Certo,
meglio ancora nessuno.
La Confindustria è letteralmente fuori di sé per Renzi che ormai abitualmente la snobba per
fare comunella con il disertore
Marchionne. Chissà che ieri a Milano-Expo non abbia timidamente cominciato a palesarsi un nuovo nemico, con Squinzi fin qui aulico zelatore, che — potenza del
lessico—ha accennato a una "manina antimpresa" del governo.
Sarà poilastoriaadir ci sesui gemelli sobillatori, Matteo e Sergio
(ildisertore confindustriale) aveva ragione Diego Della Valle che,
prima di venire a più miti consigli
esclamò: «Sono due grandissimi
sòia».
[email protected]
Melfi, nasce la concertazione del selfie
FOTO DI GRUPPO TRA IL PREMIER, JOHN ELKANN E GLI OPERAI. RENZI: "IL LAVORO SI CREA COSI NON NEI TALK SHOW"
di Salvatore Cannavo
N
on è stata una normale visita
quella di Matteo Renzi alla Fca di
Melfi. Piuttosto, un grande spot pubblicitario al governo, al Pd, al "genio"
di Sergio Marchionne, alla centralità
del selfie . Quando la Fiat girò lo spot,
proprio qui, degli operai che ballavano
al ritmo di Happy, non immaginava che
avrebbe potuto contare su un originale
molto più efficace. La foto del presidente John Elkann, nipote di Gianni
Agnelli, mentre a sua volta scatta la foto di gruppo a Renzi e agli operai descrive lo spirito del tempo. "Quanto è
bravo e vincente il capo del governo",
dice la narrazione renziana; "Che
azienda modello e che operai felici"
(happy) dice quella di Marchionne.
RENZI SI È FATTO FOTOGRAFARE in
un bagno di folla permanente, si è prodigato in complimenti e apprezzamenti per lo stabilimento, per l'orgoglio di
produrre automobili italiane, ha anche
annunciato che "acquisterà un'Alfa
Romeo". E i dirigenti di Fca si sono prestati alla bisogna, battendo le mani, incassando il sostegno pieno del governo
che a sua volta può vantare, come ha
fatto il premier, la bontà e la centralità
del suo Jobs act. E pazienza se le nuove
mille assunzioni garantite a Melfi saranno fatte con un contratto che non
ha piùl'articolo 18. Pazienza anche se il
"miracolo" di Melfi è reso possibile da
un accordo sindacale che istituisce i 20
turni, unico in Europa e quindi determina un sistema di flessibilità e di velocità della produzione da brivido.
Marchionne commentando il contemporaneo discorso di Giorgio Squinzi
all'assemblea annuale di Confindustria, ha detto chiaramente che a lui
l'associazione degli industriali "non
manca". E poi ha
plaudito all'idea del
"sindacato unico",
almeno nell'industria.
Marchionne, del resto, nella sua visione globale - in settimana si è visto respingere da General
Motors un progetto
di fusione - non ha
bisogno di una regolamentazione nazionale del contratto di lavoro e quindi
si è posto come testa di ponte del rilancio del sindacato aziendale. E Renzi
lo segue, lo sostiene e ne viene, a sua
volta, supportato.
Nessuno potrebbe immaginare l'avvocato Agnelli intento a fotografare il
presidente del Consiglio di turno.
Agnelli era l'oggetto privilegiato della
fotografìa, il cuore della notizia perché
centro del potere. Non che Elkann abbia meno potere ma, anche per via
dell'età, si presta a un gioco di convenienze reciproche con Renzi utile ai fini della comunicazione di massa.
In questo abbraccio di felicità produttiva gli obiettivi sono almeno tre e coinvolgono entrambi gli interlocutori.
IL PRIMO MESSAGGIO è rivolto
all'elettorato: il governo sta avendo
successo e il lavoro si crea sul campo "e
non nei talk show del martedì sera, (dove il premier era martedì scorso ma
l'obiettivo è soprattutto Landini).
Il secondo punta a definire, per quanto
possibile, la base sociale del premier e
del suo Pd, nel mondo del lavoro. Gli
operai "collaborativi" contro quelli
sindacalizzati e scocciatori.
Il terzo, infine, torna a segnalare alle
associazioni sindacali, imprenditoriali
o del lavoro, che il loro tempo è finito. La concertazione
di Squinzi, Camusso o Landini, non serve più (anche se
esistono casi come quello
della Lamborgini dove è stato l'accordo con la Fiom, a
rassicurare Volkswagen ).
Renzi e Marchionne vanno
avanti. E nel loro mondo, la
concertazione si fa direttamente nel selfie tra il governo, i capi delle aziende e gli
operai.
L'ORGOGLIO
«Qui si fanno le Jeep per l'America. Ci aspettiamo che
torni il gustodi dire che l'industria automobilistica
italiana è la più forte del mondo»
IL RICONOSCIMENTO
«Qui abbiamo visto volti, storie di donne e
uomini, che spero anche grazie al Jobs Act
vedranno contratti di lavora sempre più solidi»
I «selfie» con gli operai
per il premier-popstar
E un lavoratore gli dedica una poesia dal titolo profetico «11 cambiamento»
• MELFI (POTENZA). Accolto come una
popstar. Immancabili «selfie» con gli operai,
strette di mano, sorrisi. E versi in rima. Quelli
di un lavoratore che gli ha dedicato una
poesia, definita dallo stesso autore profetica,
dal titolo «Il cambiamento». Pare che Renzi
abbia apprezzato.
Il dietro le quinte della visita allo stabilimento Fca di San Nicola di Melfi racconta
di un premier «scoppiettante», pronto (come
sempre) alla battuta e dispensatore di pillole
di ottimismo. Ma, soprattutto, di un presidente allergico al protocollo, un «bischero»
fiorentino che ha costretto l'ad Marchionne
letteralmente a rincorrerlo tra una linea di
produzione e l'altra. Il manager italo-canadese ha faticato - e non poco - a tenergli il
passo, mentre John Elkann, presidente del
gruppo, ha potuto affidarsi alle sue lunghe
leve per recuperare il terreno perduto. Renzi
«scheggia impazzita» che ha divertito molto i
lavoratori, un po' meno il servizio di vigilanza, spiazzato dai suoi spostamenti improvvisi. Il mini-tour all'interno dei reparti
ammodernati per la produzione di Jeep Renegade e 500X lo ha entusiasmato. Colpito, in
particolare, dalla nuova linea robotica e
dall'alta tecnologia, frutto del processo di
ristrutturazione della fabbrica cominciato a
dicembre del 2012. Ma il vero sussulto lo ha
avuto quando un lavoratore gli ha confidato di
essere tifoso della sua squadra del cuore. «Ale
Fiorentina» ha gridato. Un fratello viola come
il cittadino incontrato qualche ora dopo a
Olbia, dove il presidente si è recato per visitare il cantiere dell'ospedale ex San Raffaele. Anche qui il tema calcistico del Giglio lo
ha «acceso». Ma nello stabilimento di Melfi il
tifoso ha fatto di più: «Che ganzo totale», ha
scherzato Renzi durante l'incontro con i giornalisti assiepati in una zona del reparto di
montaggio. «Ha detto quelle cose - ha aggiunto
il premier - davanti ad Elkann». Sì, uno degli
eredi Agnelli, juventino nel dna. Meriterebbe
un premio: «Spero - ha concluso Renzi rivolgendosi a Marchionne - che gli diano un
aumento». Risate che, in un battito di ciglia,
lasciano il posto ad una riflessione seria su
statistiche apocalittiche e attacchi in tele-
visione: «In Italia son tutti buoni a fare
polemiche, io - ha tuonato Renzi - vengo da
Firenze dove si è sempre litigato su tutto,
basta pensare ai guelfi e ai ghibellini, però
quando ci sono delle persone che ci credono e
con un progetto straordinario immaginano il
futuro, il compito del governo è dire che le
polemiche ce le prendiamo tutte, ma l'Italia
deve ripartire. Qui abbiamo visto volti, storie
di donne e uomini, che spero anche grazie al
Jobs Act vedranno contratti di lavoro sempre
più solidi e più stabili. A Melfi si fanno le Jeep
per rAmerica. Ci aspettiamo che torni il gusto
di dire che l'industria
rrwn .
automobilistica italiana è la più forte del
mondo». Difesa d'ufficio di un prodotto
nazionale o reale convinzione? Certo è che
qualcuno, tra i giornalisti, non ha potuto
fare a meno di ricordare che nella sua vita privata Renzi predilige altre case automobilistiche. E forCon gli operai
se proprio per questo
il premier, auspicando un rilancio anche dello stabilimento di
Cassino, ha parlato del sogno di acquistare
un'Alfa Romeo. Chissà che quell'ingresso in
fabbrica a bordo di una Jeep Renegade rossa
fiammante, guidata da Marchionne, non gli
abbia fatto cambiare idea.
[ma.bra.]
il caso
Fca ha grandi marchi
in Basilicata, Jeep
RenegadeeFiat500X
C'è tanto entusiasmo
da parte di chi lavora
PAOLO BARONI
INVIATO A MELFI
John Elkann
Presidente
del gruppo Fca
Nel comprensorio ci
sono 12 mila persone
Entro fineanno
possibili altre
mille assunzioni
Sergio Marchionne
Amministratore delegato
del gruppo Fca
Marchionne: "Melfi cresce ancora
altre mille assunzioni entro Fanno"
Renzi agli operai: qui si crea lavoro, non nei talk show. Col Jobs Act contratti più stabili
S
e il mercato tira, e in
America il mercato tira
per davvero, il futuro di
Melfi è assicurato». Sergio
Marchionne, ha riesaminato
da poco col suo staff tutti i
conti e visto che i nuovi modelli, la Jeep Renegade e la
500X «made in Lucania»,
stanno andando molto bene,
annuncia che quest'anno la
produzione supererà quota
400mila vetture toccando un
livello record. Per questo a
Melfi l'occupazione crescerà
ancora: dopo i 1550 neo assunti di inizio anno, che hanno portato gli occupati diretti
a quota 7500 unità (12mila
neli'intero comprensorio), ieri l'ad di Fiat Chrysler ha annunciato che entro fine anno
«molto probabilmente ci saranno altre mille assunzioni
nel comprensorio». «Questo è
uno stabilimento che funziona, è un'ottima storia. Nei nostri lavoratori c'è un entusiasmo che è eccezionale».
il Tour aeii a s s e m m a g g i o
Ieri Marchionne ed il presidente di Fca John Elkann
hanno accolto a Melfi il presidente del Consiglio ed una folta delegazione del governo.
Matteo Renzi è arrivato al reparto Assemblaggio, uno dei
più grandi d'Europa, oltre
lOOmila metri quadri di area
coperta super tecnologica, a
bordo di una Renegade rossa
guidata dallo stesso Marchionne. Poi la visita agli impianti, tante strette di mano e
decine di selfie. Renzi per essere a Melfi ha disertato l'assemblea di Confindustria: lo
ha fatto per «vedere in faccia»
gli operai, soprattutto i nuovi
assunti. «Noi politici siamo
abituati a parlare di lavoro
sulle basi delle statistiche, di
indici - ha spiegato al termine
della visita assediato da fotografi, operatori tv e cronisti mentre oggi ho visto volti, occhi e storie di donne e uomini
che, spero anche grazie a
Jobs act vedano nei prossimi
mesi contratti di lavoro sempre più stabili e solidi». «Oggi
è una bella giornata - ha commentato a sua volta Elkann -.
Qui si fanno due straordinari
marchi del nostro gruppo. C'è
un grande entusiasmo da parte
di chi lavora da tempo e anche
dei nuovi assunti».
Poche, ma di peso, le concessioni all'attualità, alle polemiche e alla situazione italiana.
Polemiche e talk s h o w
«Le polemiche ce le prendiamo
tutte, ma bisogna ripartire e
noi andremo avanti, insieme a
chi ci crede, perché il lavoro in
Italia torni ad essere un diritto» ha sostenuto Renzi. Secon-
do il quale per difendere il lavoro non si va ai talk show il martedì sera, per difendere il lavoro si creano le fabbriche», riferimento esplicito al segretario
della Fiom Landini. Quanto a
Fiat, Renzi ha ricordato che «10
anni fa ci prendevano in giro,
dicevano che la Fiat avrebbe
chiuso. Oggi un investimento
intelligente porta questa azienda a fare le Jeep che dal Sud
vengono poi vendute in America e nel mondo». A sua volta
Marchionne ha parlato di riforme, confermando il feeling col
premier: «Si sta sbloccando un
sistema ingessato da anni. Gli
errori li fanno tutti, ma l'importante è andare avanti». Quanto
al tema del sindacato unico, sollevato nei giorni scorsi da Renzi e contestato duramente soprattutto dal segretario della
Cgil Susanna Camusso, per
Marchionne «chi parla di regimi totalitari si sbaglia alla
grande: esiste in tutti i sistemi
del mondo, in Germania, negli
Usa, e non mi pare che siano regimi». Quindi è toccato a Confindustria: «Siamo fuori ormai
da tre anni. Mi manca? Assolutamente no, e questo a prescindere dal grandissimo apprezzamento per Giorgio Squinzi
come industriale», ma l'appartenenza a Confindustria non
«la posso basare sull'amicizia».
Le fusioni e d il «caso» Gm
Infine Marchionne ha smentito
l'indiscrezione di una «mail
che, secondo il «New York Times», era stata inviata a GM
per sollecitare una possibile fu-
sione: «Di email ne mando tantissime... e poi non si parla di
queste cose in questo modo».
Detto ciò, l'ad di Fca è «assolutamente sicuro che entro il
2018 si verificherà» un'aggre-
gazione tra grandi produttori e
Fca vuole essere della partita.
«O lo facciamo noi o il sistema
si renderà conto da solo che ci
sono margini per migliorare
questo business».
Marchionne: "Mille posti a Melfi
Entro il 2018 possibile una fusione"
Renzi: "Ecco gli effetti del Jobs act"
Il premier visita lo stabilimento insieme aliaci di Fca: "Contratti sempre più stabili"
Oggi assemblea di Exor. John Elkann: "Continuiamo a insistere su PartnerRe"
MELFI ( POTENZA ). insieme su una Jeep Renegade rossa. È Marchionne che guida. Passeggeri: Matteo Renzi, John Elkann, il ministro
delle infrastrutture Domenico Del Rio. «Ringrazio Sergio Marchionne e John Elkann per
avermi fatto il regalo di portarmi qui tra voi, a
incontrare le persone che lavorano, n lavoro è
fatto della vita di ciascuno di voi, non solo delle statistiche o delie discussioni nei talk
show». Qualcunocrededi leggere in questo discorso del premier agli operai di Melfi un attacco a Landini. Ma è pur vero che i salotti televisivi non sono frequentati solo da sindacalisti.
La mattinata tra le tute blu è il messaggio
del presidente del Consiglio a Confindustria.
Un gestoclamoroso che quasi imbarazza Marchionne: « Ho grande stima per Giorgio Squinzi come imprenditore». Ma ora che Confindustria sembra accettare il modello Fca, il manager con il maglioncino tornerà in viaJe dell'Astronomia?: «Siamo usciti tre anni fa e non
posso dire di averne sentito la mancanza».
Per le decina di migli aia di abitanti della Basilicata, la vera notizia della giornata è l'annuncio di nuove assunzioni: «Da qui a fine anno arriveranno i n quest ' area 1.000 post i di 1 avoro in aggiunta agli attuali e lo stabilimento
supererà gli 8.000 dipendenti». Un nuovo record. Già oggi la fabbrica che produce Renegadee 500X occupa 7.400 dipendenti. Entro
fine anno circa 600 se ne aggiungeranno mano a mano che entrerà a pieno ritmo il nuovo
orario con 20 turni alla settimana. Altri 400
verrannoassuntineUefabbrichedell'indotto.
Cifre che dipendono innanzitutto dalla ripresa della domanda e dalla scelta dell'azienda di investire un miliardo nelle nuove linee.
Senza chiedere aiuti pubblici, a differenza di
Lamborghini che otterrà dallo Stato circa 80
milioni. Marchionne non raccoglie la provocazione: « Ho sentito dire che altri hanno chiesto aiuti pubblici. Noi non lo abbiamo fatto».
Ma una parte del merito va agli sgravi fiscali
e, in prospettiva al jobs act: «Con il nuovo sistema avremo posti di lavoro più sicuri», garantisce il premier tra gli apUausi degli operai.
Poi, allontanatosil'elicotterodi Renzi, Marchionne ed Elkann tornano ai temi più legati
alle strategie aziendali. È vero che ha scritto
una mail alla signora Barra per proporle una
fusione tra Fcae Gm?: «Non si rivelano le mail
spedite alle signore», dribbla l'ad. Ma lei prevede una fusione nell'auto entro il 2018? «A
istinto direi che è quasi sicura. Ma poi sono i
fatti che contano». Lei è favorevole al sindacato unico?«NelT auto funzionerebbe. Noi abbiamounbuonrapportoconisindacati concili
firmiamo gli accordi». La Cgil e Uil dicono che
quello del sindacato unico è un modello autoritario: «C'è in Germania e in America. Non mi
risulta che siano delle dittature» (Susanna
Camusso contesterà: «Non è vero che in Germania e'è il sindacato unico» ). Infine il nuovo
giudiziosul governo: «Ha portato avanti riforme importanti e necessarie per sbloccare il
Paese». John Elkann conferma le strategie di
medio periodo della finanziaria degli Agnelli:
«Continuiamo a insistere su PamterRe», lasocietà di controassicurazioni delle Bermuda su
cui il Lingotto ha lanciato un'offerta di acquisto. «Ne parleremo domani ( oggi n.d.r. ) in occasione dell'assemblea degli azionisti di
Exor», conferma il presidente di Fca.
(pgr)
L'annuncio di Marchionne. I! premier: da questo Sud le auto per il mondo
Fiat di Melfi, arrivano altri 1000 assunti
INVIATO A MELFI
L
a Breve stretta di mano
con la quale Ennio Meccia, ingegnere di Termoli e tra i
progettisti della nuova Jeep Renegade, accoglie ieri mattina
Matteo Renzi all'ingresso del
reparto di montaggio è vigorosa. Il premier lo riconosce subito: «Lei è quello che mi ha portatola Jeep a Palazzo Chigi l'an no scorso», gli fa. E Meccia: «Sono io, ma adesso le mostro come la costruiamo». Inizia così,
sotto lo sguardo sorridente e
compiaciuto di Sergio Marchionne e John Elkann, la breve visita del capo del governo
nel gioiello di Fiat-Chrysler a
Melfi.
Breve ma dalle emozioni forti e intense, come quelle raccontate da
chi nella «fabbrica» aveva già avuto l'opportunità di entrarci. «Ho visto i volti, gli occhi di uomini e donne del Sud che costruiscono auto
per l'America: dieci anni fa dicevano che lo stabilimento avrebbe
chiuso, oggi da qui partono le
macchine nel mondo. E qui che si
crea lavoro, nonneitalkshawtelevisivi del martedì», dice prima di
lasciare l'impianto.
Gli applausi sì sprecano, i selfie pure, il clima è di festa e quasi non ci
si accorge che comunque le tre linee di produzione non si fermano. Renzi arriva al reparto su una
Renegade rosso fuoco, alla guida
c'è lo stesso Marchionne: U feeling tra i due è evidente, le parole
di entrambi lo confermano. «Cisono le condizioni per cui l'Italia torni a correre», dice il premier. E
spiega: «Questa è una realtà pratica, concreta. Co——
saho detto ai ra-
II feeling
8azz ?
"
»»»W
li p r e m i e r :
è qui Che
si Crea
ascoltato, qui
c 'è gente che ha
voglia di lavorare e
^ crederci,
,WW
j
to ma un luogo
di grande inve—~
stìmento». L'ad
è in perfetta sintonia: «Il sindacato unico? Nell'auto è possibile, in Germania e negli
Stati Uniti che non sono regimi totalitari è già così», risponde ad
una domanda sul tema.
E quanto alle prospettive di Melfi
è persino più esplicito del solito:
«Quest'anno - dice Marchionne arriveremo a produrre ben 400mila auto in Basilicata, un record.
Contiamo di superare, quando saremo a regime, questo tetto: in
America le cose vanno molto bene». A regime vuol dire intanto
che arriveranno altre assunzioni:
a Melfi tra Fca e indotto ce ne saranno altre mille entro il 2015, dice l'ad, per un totale di oltre 12mila addetti.
Renzi alla Sata mentre all'Expo di
Milano si tiene l'assemblea annuale di Confindustria, l'ultima
per la presidenza targata Giorgio
Squinzi. Èl'altro tema forte di giornata. Il premier - che a Melfi è accompagnato dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio e dal sottosegretario al lavoro Teresa Bellanova - non ne parla ma il suo rapporto con le imprese associate è
ribadito nella lettera inviata a
Squinzi e letta in apertura dei lavori dell'Associazione. Marchionne
invece non sitiraindietro e risponde sull'argomento: «Ho un ottimo
rapporto di amicizia con Giorgio
Squinzi ma non è su questa base
che si può fondare l'appartenenza a Confindustria» dice, ribadendo il senso della scelta che ha portato l'azienda fuori dal sistema di
viale dell'Astronomia dopo lo
«strappo» di Pomigliano e l'accelerazione sul contratto aziendale.
Marchionne incoraggia Renzi
a proseguire sulla strada delle riforme, nella consapevolezza «che
si puiò anche sbagliare ma Renzi
ringrazia lui ed Elkann «per il regalo che mi avete fatto». Non c'è spazio per una conferenza stampa, i
tempi non lo prevedono. Il capo
del governo accenna a Cassino dove Fca ha iniziato un analogo pro-
televisivi
Nando Santonastaso
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°
il lowr.ro
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P e n s a che
mavora
n o n nei
talk S h o w
Melfi non possa
essere una cattedraie nel deser-
cesso di ristrutturazione per preparare la produzione delle nuove
Alfa («Mi aspetto buonenotizie da
Marchionne, comprerò anch'io
un'Alfa Romeo», promette).
Quanto alle alleanze, il manager
non appare turbato dal «no» di General Motors all'ipotesi (mai ufficializzata, peraltro) di una fusione
con Fca: «Resto dell'avviso che
questo settore abbia la necessità
di diventare più efficiente e ci sono le condizioni per farlo. Se non
lo facciamo noi verremo spinti dalle circostanze. Di una cosa sono
certo: entro un 2018 un merger ci
sarai Chiamatelo pure intuito».
Ma nel giorno di Melfi anche
Pomigliano riesce a ritagliarsi uno
spazio: contemporaneamente alla visita del premier all'impianto
lucano, a Milano viene presentata
alla stampa internazionale dopo
l'anteprima al Salone di Ginevra,
la nuova Panda K-Way, nata dalla
collaborazione tra la casa automo bilistica torinese e il famoso marchio dell' antipioggia (20 combinazioni cromatiche, dettagli in colore titanio ed una ricca dotazione
di serie, prezzo per la versione ] .2
benzina di 9.950 euro).
È la dimostrazione che Fca continua a puntare su un modello che
resta leader in Italia e in Europa
del suo segmento. Ma è altrettanto innegabile che Pomigliano ha
anche bisogno di altro per poter
mantenere e sviluppare la sua
competitività organizzativa e tecnologica e saturare tutti i cassintegrati. L'ipotesi di un secondo modello da affiancare, appunto, alla
Panda resterebbe sul tappeto ma i
tempi dì realizzazione non sembrano ancora imminenti. Per ora
Pomigliano continuerà a fornire
manodopera a Melfi in attesa di
poter anch'esso lavorare a regime, magari in stretta connessione
con Cassino. Dipenderà dal mercato, dalla crescita della domanda di auto (per ora è dall'autonoleggio che arrivano i segnali migliori). Di sicuro nelle fabbriche, a
Melfi come in Campania, l'entusiasmo non manca: «È il clima giù sto», dice il premier, per far ripartire l'Italia.
Marchionne a sorpresa parla più del presidente del Consiglio
«Assumeremo altre mille unita»
Parola di amministratore delegato
L'ad lancia bordate
alle parti sociali:
«In Germania,
e Stati uniti dove
non mi pare siano
regimi c'è un solo
sindacato dell'auto»
POTENZA - La scena ovviamente è tutta
per il premier che è stato circondato da un
cordone di sicurezza, una parata di giornalisti e unbagno di folla con tutti a tentare di
stringergli la mano degni di una rockstar.
Anche John Helkann però, con la sua faccia da eterno ragazzino (con la giacca in
cui ci balla, pochi peli radi sul volto e la
chioma un pò arruffata) non ha sfigurato
vincendo addirittura la sfida degli autoscatti con i dipendenti (frutto anche di una
juventinità calda come piace al Sud).
Ovviamente però il ruolo di quello che
spiega come stanno le cose e degli annunci
è toccata a Sergio Marchionne. E' il suo
ruolo. Perchè se da un lato Matteo Renzi si è concesso alla stampa solo per
una manciata di minuti
(chiedendo espressamente di non parlare al microfono che pure gli era stato
preparato) facendo dichiarazioni di massima,
ad un tono di voce non
udibile giù a un metro di
distanza, «per difendere
il lavoro non si va nei talk
show, si creano fabbriche. Il lavoro non si crea a
chiacchiere» e «con la visita di oggi abbiamo avuto la dimostrazione che
Melfi non sarà una cattedrale nel deserto», Marechionne è stato ben più
chiaro.
Il punto di partenza del
ad è stata la promessa:
«Altre mille assunzioni
per Melfi». Se saranno
nuovi posti a tempo indeterminato o la trasformazione dei contratti precari
in qualcosa di più stabile
però non è stato chiarito.
La speranza è che il gruppo Fca sia più chiaro (come hanno subito chiesto i
sindacati) nelle prossime
ore.
Al momento, e questo è eerto, lavorano
circa 12 mila persone ma secondo Marchionne «entro la fine dell'anno, molto probabilmente ne saranno assunte altre mille» . In ogni caso sono numeri importanti e
tutti stampati nero subianco dalla "velina"
ufficiale distribuita ai giornalisti durante
l'attesa del premier: l'organico attuale è di
circa 7.500 persone di cui 1.550 nuovi assunti nel 2015. Si tratta della soglia occupazionale più alta: era 6.300 nel lontano
triennio 1997-1999). Livello occupazione
rilanciato verso l'alto dalla produzione di
Jeep Renegade e 500 X, resa possibile dalla
ristrutturazione degli impianti cominciataafine2012.
E questi numeri hanno fatto dichiarare
all'amministratore delegato che «stiamo
in uno stabilimento che funziona. E' un'ottima storia». Marchionne non dimentica
quindi la classe proletaria: «Nei nostri la-
voratori c'è un entusiasmo che è eccezionale».
E pure a Marchionne
tocca la parte del "cattivo"
con i sindacati. Dopo le
polemiche sul sindacato
unico, (proposta lanciata
a Mentana da Renzi) è
stato
l'amministratore
Pca a rilanciare e ribattere: «In tutti i sistemi del
mondo, lo vedi in Germania, lo vedi in Usa e non
mi pare che siano regimi
c'è un sindacato dell'auto.
Chi par la di regimi totalitari si sbaglia alla grande».
E sempre con il piglio
del manager espansionista, Marchionne ha risposto con ironia alle domande dei giornalisti su una
possibile fusione con la
General Motors: «(...) non
si parla di queste cose in
questo modo. La realtà
dei fatti è che 1 problema
di cui ho parlato a fine
aprile per quanto riguarda l'enorme consumo di
capitali da parte dell'industria automobilistica è
un problema che si deve
affrontare e quindi una
soluzione bisogna trovarla».
Tutto con il sorriso conario di Helkann
ad approvare. L'unica cosa di cui non si è
parlato è il tema petrolifero che tanto sta
cuore ai lucani. Ma su questo Marchionne
evidentemente non era stato delegato da
Renzi a fare il mastino.
sai.san.
[email protected]
Si torna ai fasti del '97:400 mila auto costruite nel 2015
"*
-J
^m
Un momento della produzione dei veicoli Fca a San Nicola di Melfi
POTENZA - Orgoglio da parte dell'ufficio
comunicazione della Fca. sgomento da
parte anche dei giornalisti economici nazionali che ieri erano presenti alla Sata di
San Nicola di Melfi.
Per l'azienda automobilistica sarà
un'annata con previsioni molto ottimistiche per lo stabilimento Fiat Chrysler Automobiles di Melfi, in Basilicata.
I volumi previsti per il 2015 arrivano a
quota 400.000 vetture prodotte. Nella
storia della fabbrica lucana, dal 1993 ad
oggi, il picco è stato raggiunto nel 1997
con 407.020 unità prodotte in quell'anno.
Attualmente dalle linee di produzione
di Melfi escono la Jeep Renegade (da luglio 2014 prodotte 88.000 veicoli), la Fiat
500X (da novembre 2014 realizzate
49.000 unità) e la Fiat Grande Punto (dal
2004 sono state prodotte ben 2 milioni e
100 mila veicoli di questo modello).
Per Jeep e 500X la produzione è stata
"rinforzata" su tre turni (20 turni a settimana con quattro squadre). Dal 1993 sono state '"sfornati" complessivamente
quasi sei milioni di veicoli, per la precisione 5.920.000 unità.
I mercati di vendita: Jeep Renegade 50
per cento in Europa (di cui 19 per cento in
Italia) e 50 per cento Nafta (mercato americano, soprattutto statunitense); Fiat
500X, 89 per cento Europa e l i per cento
Nafta; Fiat Grande Punto, 100 per cento
Europa.
m
Renzi va a Melfi: lavoro grazie alle riforme
Marchionne: una fusione entro il 2018
L'amministratore delegato Fca: bene Palazzo Chigi. La Confindustria? Non mi manca
In fabbrica
«Un regalo
vedervi in faccia»
Il premier Matteo Renzi ieri a
Melfi fra i lavoratori con il
presidente di Fca John
Elkann: «Marchionne e
Elkann oggi ci hanno fatto
un regalo, facendoci vedere
in faccia i lavoratori. Noi
politici siamo abituati a
parlare di lavoro sulle basi di
statistiche, indici, mentre
oggi ho visto volti, occhi e
storie di donne e uomini
che, spero anche grazie a
Jobs act vedano contratti di
lavoro più stabili e solidi».
rebbe intervenuto perché «impegnato in un lungo viaggio
nelle regioni italiane». Marchionne, amministratore delegato di Fca (Fiat Chrysler automobiles) lo evoca più diretto: «Apprezzo Squinzi come
industriale, gli sono legato da
amicizia. Ma Confindustria
non mi manca».
Tre anni fa Renzi e Marchionne non si prendevano.
Ora viaggiano insieme, sulla
stessa auto e, a quanto pare,
nella stessa direzione. Proba-
L'arrivo in Jeep
Sergio Marchionne e
John Elkann sono
arrivati alla Fiat di Melfi
in Jeep con Matteo Renzi
bilmente perché hanno molti
avversari in comune. Per
esempio il premier attacca,
MELFI Arrivano alle u al reparto senza nominarlo il segretario
«montaggio» di Melfi su una della Fiom, Maurizio Landini:
Jeep Renegade rossa. Guida «D lavoro non si crea parteciSergio Marchionne, al suo pando ai talk show. Hanno
fianco Matteo Renzi, sul sedile detto tutto il male possibile su
posteriore John Elkann. Vero, di me, su Marchionne, sul jobs
le immagini contano e conta- act. Ma per difendere il lavoro
no anche le coincidenze. Al- si creano le fabbriche e qui lo
l'Expo di Milano, più o meno a abbiamo visto». 11 manager riquell'ora, Giorgio Squinzi apre lancia, criticandola leader dell'assemblea di Confindustria. la Cgil, Susanna Camusso, che
D premier gli ha scritto una let- aveva liquidato con un «roba
tera, spiegandogli che non sa- da regime» la «speranza» di
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Renzi di arrivare un giorno a
confrontarsi «con un sindacato unico». «In America e in
Germania c'è il sindacato unico, ma mi sembrano democrazie che funzionano perfettamente», dice Marchionne.
L'affermazione innesca molte
reazioni. A cominciare da
quella della stessa Camusso:
«Non è vero che in Germania
ci sia il sindacato unico». L'ex
ministro del Lavoro Maurizio
Sacconi sostiene, invece, che
«il sindacato si fa unico in seguito a un processo politico,
non per legge».
Ma qual è l'essenza più profonda di una sintonia così
ostentata? Renzi scivola tra i
636 robot della «lastratura» e
poi tra le tute bianche dell'assemblaggio, battendo il cinque, posando per le foto,
ascoltando persino una filastrocca sulla parabola dello
stabilimento che oltre ai suv
Renegade produce la Fiat 500X
e la Grande Punto. Ripassa i
numeri sulle nuove assunzioni: 1.550 in più nel 2015 e pazienza se «i giovani» per ora
entreranno con un contratto
semestrale. Verranno confermati, assicurano i dirigenti di
Fca: la produzione di Melfi è al
massimo storico. «Qui c'è gen-
te che ha voglia di investire e di torni ad essere
lavorare», conclude ed è come un diritto». Così
se dicesse: è anche merito no- ieri ha parlato II
stro, del Jobs act, delle nostre premier Matteo
Renzi durante
politiche.
Marchionne prevede «altre la visita allo
mille assunzioni» nel distretto stabilimento
lucano entro l'anno. Apprezza Fca di Melfi
«le riforme di Renzi». Il vertice insieme al ceo
del gruppo italo-americano si del gruppo
prepara a un nuovo salto. Sergio
«D'istinto direi che entro il Marchionne e il
2018 saremo protagonisti di presidente
un "merger"», fa sapere l'am- John Elkann
ministratore delegato. Probabilmente non sarà GM, ma • È la quarta
qualcosa «succederà». Mar- volta dalla
chionne dice che «Fca non nascita della
chiederà soldi al governo». fabbrica Fiat
Tuttavia l'appoggio di Palazzo che un premier
Chigi potrebbe tornargli utile italiano varca i
qualora dovesse ritrovarsi a suoi cancelli,
trattare con i big dell'auto eu- dopo Carlo
ropea.
Azeglio Ciampi
Negli Stati Uniti Fca ha an- e Berlusconi
nunciato un richiamo di oltre nei primi anni
4 milioni di veicoli per un di- Novanta e
fetto su air bag forniti da Taka- Monti nel 2012
ta Corp. I veicoli sono stati prodotti tra il 2004 e il 2011 0'ingresso di Fiat in Chrysler è ini- Le tappe
ziato nel 2009).
Giuseppe Sarclna
[email protected]
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1,5
migliaia
dì assunzioni
in più nel 2015
nello
stabilimento
del gruppo Fca
a Melfi in
Basilicata
La visita
• «Il lavoro
non si crea nei
talk show, ma
in posti come
questo. Ci
prenderemo
tutte te critiche
del mondo ma
andremo
avanti, perché
siamo con chi
crede nell'Italia
e per far si che
il lavoro
finalmente
1
è il 29 dicembre 2010
quando viene siglato
per lo stabilimento di
Pomiglianoun
accordo che fissa
nuove regole in tema
di straordinario,
assenteismo,
riduzione delie pause
L'intesa non ha la
firma della Fiom
Un anno dopo, il 13
dicembre 2011, viene
firmato l'accordo per
il nuovo contratto
Fiat. L'intesa è siglata
daFirrt,Uilm,Rsmice
Ugl. Manca la Fiom
che, in base al nuovo
accordo, non potrà
avere rappresentanza
negli stabilimenti
2
Dal primo gennaio
2012 Fiat esce da
Confindustria. Grazie
a una sentenza della
Corte costituzionale
del luglio 2013,
i rappresentanti Fiom
tornano in Rat.
A gennaio 2015
3
Marchionne annuncia
1.500 assunzioni
nella fabbrica di Melfi
Gli applausi in fabbrica dei neoassunti
"L'auto italiana tornerà prima nel mondo"
IL RACCONTO
DALNOSTROINVtATO
MOL0GMSHU
MELFI (POTENZA) Se potessero
lo chiamerebbero anche loro
«Sergiiio», con l'entusiasmo dei
blue coliar di Jefferson North,
Detroit, che costruiscono le
Jeep e mostrano grande ammirazione per l'uomo con il maglioncino che li ha salvati dalla
miseria rappata da Eminem.
Oggi Marchionne fa la guida.
Anche nella piana di San Nicola
di Melfi, un agglomerato industriale nella steppa lucana, si costruiscono le Jeep. «E chi l'avrebbe detto che qui un giorno
avreste prodotto la Renegade?», chiede Matteo Renzi agli
Sintonia sull'idea del
sindacato unico: "Non so
se è un modello, ma in
questo settore funziona"
operai prima di lanciarsi nella
previsione: «L'industria italiana dell'auto tornerà la prima
nel mondo». Foto e abbracci, nel
giro tra le linee Renzi e Marchionne stringono mani. Antonio, un neo assunto ancora con
contratto interinale, ha composto una poesiola per celebrare
l'avvenimento. Rima rigorosamente baciata e narrazione dei
corsi di formazione: «Una cosaè
palese, bisogna imparare l'inglese». Nella foga di immortalare il momento storico un gruppo di operai chiede a John
Elkann, che è pur sempre il presidente, di fotografare il loro
epico abbraccio con Renzi e
Marchionne.
La passeggiata dei vertici
aziendali con il politico tra le linee di montaggio della Fiat ha
diversi precedenti nella lunga
storia del Lingotto. Sarebbe
però ingenuo liquidare la mattinata nella categoria dell'orgoglio aziendale, che pure è stato
evidente. «Qui abbiamo un progetto che andrà in tutto il mon-
do», dice un operaio a Renzi.
«Quella di Melfi è l'unica fabbrica d'Europa che lavora per 20
turni alla settimana: giorno e
notte, sette giorni su sette tranne la domenica mattina», spiega Alfredo Leggero, capo degli
stabilimenti europei destinati
alla produzione di grandi volum i «Se siamo arrivati fin qui è
anche grazie ai sindacati come
il nostro che hanno firmato gli
accordi», dice Ferdinando Ulia
no, responsabile auto della Firn.
E si capisce che oggi rivendichi il
cambio di clima: «Prima tutti
erano accodati alle scelte fallimentari della Fiom». A Melfi il
sindacato di Landini ha pagato
duramente la sua opposizione:
tre iscritti licenziati (ingiustamente ha stabilito il tribunale ) e
senza manifestazioni di solidarietà da parte degli altri sindacati. Oggi l'opposizione in fabbrica
deve importare da Pomigliano
un gruppo di cassintegrati che
appendono striscioni di fronte
alla porta B, quella sbagliata.
Dalla porta C entra invece il
L'opposizione, targata
Fiom, è rappresentata da
una delegazione arrivata
da Pomigliano
corteo delle auto blu per accogliere Renzi e Marchionne che
arrivano in elicottero. La sintonia tra i due è ormai totale. «Sono venuto perché un conto è studiare le statistiche un altro è vedere la faccia delle donne e degli
uomini che lavorano», dice il premier a lungo applaudito dai tanti che pensano di essere stati assunti anche grazie agli sgravi fiscali e al jobs act. Una scelta di
campo quella di essere qui e non
all'assemblea di Confindustria.
Un'idea di Marchionne quella
del sindacato unico, nuovo cavallo di battaglia del premier:
«Non so se può essere un modello per tutti, nell'auto funzionerebbe», dice l'ad. Ma la vera prova che il modello Marchionne si
sta imponendo non è tanto nella
presenza di Renzi a Melfi per
snobbare Squinzi, quanto nella
scelta di Confindustria di seguire Fca sulla strada del progressivo superamento del contratto
nazionale. Un suicidio per un'associazione nazionale di imprenditori , ma un suicidio necessario
per sopravvivere. Il modello del
contratto aziendale di Marchionne vince perché risponde
meglio all'istinto degli imprenditori. Sulle porte a vetri dello
stabilimento di Melfi la scritta
Fca sta gradualmente sostituendo il vecchio acronimo Sata. Sata
era la società, inventata da Romiti per poter applicare ai lavoratori lucani un contratto a parte rispetto a quello del resto del
gruppo: il primo esempio di contratto aziendale nell'universo
Fiat. Oggi di quegli stratagemmi non c'è più bisogno. Da tre anni Fca è uscita da Confindustria
e si è data regole sue. Che presto
diventeranno le regole di tutti.
Marchionne ha vinto. La grande
insegna Sata sullo stabilimento
verrà presto sostituita. Chi ha
più paura del contratto nazionale?
Renzi e Marchionne in visita alla fabbrica
Mille assunzioni
alla Fca di Melfi
e nell'indotto auto
Effetto Jeep per l'impianto che torna
ai livelli produttivi degli anni 90
MalaneGreco
* « Entrofineanno «moltoprobabilmente ci saranno altre mille assunzioni nel comprensorio di
Melfi». Lo ha detto Marchionne, a
margine della visita del premier
Renzinellafabbricalucana, tornata aprodurre ai livelli degli anni 90
grazie anche al boom di vendite
deimodeliiJeepRenegadeesooX.
« « Mille nuove assunzioni a Melfi
entro l'anno. Lo ha annunciato Sergio Marchionne, amministratore
delegato di Fca, in occasione della
visitadelpremierMatteoRenzi alla
fabbrica lucana del gruppo. «Noi
siamo a 7.500 dipendenti e supereremo quota 8mila; quest'anno pensiamo di produrre fino a ^ornila
vetture», ha detto il manager. Alle
milleassunzionìsidovrebbearrivare contando anche le aziende delrindottoinumeridellaproduzione
sono vicini al record storico degli
anni 90 per la fabbrica lucana, così
come è a livelli record l'occupazione.gìàadessovicinaalleumilaunità
(indottocompreso).
Daquestenotiziepositiveèpaitito
Renzi nel suo breve discorso: «Quia
Melfi ho vistocon Sergio MarchionneeilpresidenteElkannunafabbrica
reale dove si fanno le Jeep che vanno
in America. Qui c'è gente che ha vogliadicrederecheMelfinonpossaessereunacattedraleneldeserto.Dieci
annifaprendevanoingiroedicevano
chelaFiatavrebbechiuso;oggirinvestimento intelligente industriale che
ha fatto Fiat porta questa azienda da
qui, dal Sud, a produrre le Jeep auto
anche per l'America». Ma non basta:
«Da qui a settembre-ottobre - ha
dettoRenzi-ciaspettiarnoaltrettante buone notizie per l'economia italiana. Lo dico qui di fronte a Mar-
chionne: vorrei potermi comprare
ancheun'AlfaRomeo.oltreaqueste
belle macchine». Il riferimento è al
piano dirilanciodell'Alfa e alla produzione della futura berlina nella
fabbrica di Cassino.
Renzi era arrivato alle u,e ha percorso gli ultimi metri su una Jeep
Renegade rossa guidata da Sergio
Marchionne, accompagnato dal
presidente deUa Fca John EJkann e
da Andrea Guerra, consigliere economico della presidenza del consiglio. Nel corteo di Renegade e Fiat
500X, i due modelli di auto prodotti
qui a Melfi, c'era anche il ministro
delle Infrastrutture e dei Trasporti
Graziano Delrio.
«La voglio dire in maniera molto
chiara: ci possono essere tutte le polemiche del mondo, ma noi andremo avanti» ha detto Renzi, che ha
aggiunto: «Il lavoro non si crea partecipando aitalkshow. Hannodetto
tutto il male possibile di noi, di Marchionne, del fobs Act. Qui ci sono
persone che hanno un post 0 di lavoro. Che si crea così, non a chiacchiere». E in serata in tv a "Virus" ha aggiunto: «A Squinzi ho mandato un
messaggio di affetto e stima ma alla
fine deve venire fuori la mia indole:
non sono portato per certe assemblee, c'è bisogno di fare le cose e non
assemblee e iniziative».
Come in occasioni precedenti (e
comeavevagiàfàttoconMarioMonti, all'epoca della sua visita a Melfi nel
2012) Marchionne ha spalleggiato
Renzi atuttocampo.Haribaditol'appoggioalleriforme: «Quelle diRenzi
sonoriformegiuste, era necessario
sbloccare ilsistema».Hasostenuto il
premier anche nella polemica sul tipo di sindacato. Sindacato unico?
«Sia in Usa che in Germania c'è un
sindacato unico dell'auto. E non mi
sembrachegliStatiUnitipossanoesseredefinitiunPaese totalitario».
Per quanto riguarda Confindustria, il manager ha detto che «non
ho mai avuto la presunzione di pretendere che il nostro modello sia validopertutti.Nell'industriadell'auto
non ha però senso operare con un
contratto diverso dal nostro: abbiamo bisogno di flessibilità e non possiamo contrattare ogni variazione.
Già adesso questa fabbrica si ferma
solo per qualche ora la domenica».
Anchela visita di Renzihafermatole
linee soloperpocheore,egiàametà
giornata le JeepRenegade,le50oXe
anche le "vecchie" Punto hanno ripresoauscireconilconsueto ritmo.
Se Confindustria cambia impostazione, potresterientrare?«AdessochesiamostatifuoridaConfrndustrìa, se lei mi domanda se mi manca
la mia risposta è no. Mi deve trovare
un argomento molto convincente
perrientrare,oltre al mio grandissimo apprezzamento per Giorgio
Squinzicome imprenditore».
Nessuna novità, infine, sul dossier
alleanze: Marchionne non ha voluto
confermare di aver inviato mail ai
vertìddiGeneralMotorsperproporre fusioni masi è detto convinto che
entro il 2018 una maxifusione ci sarà
«O lo facciamonoioilsistemasirenderà conto che ci sono modi per migliorare la gestione di questi business».Dìpossibili acquisizioni si parlerà oggi a Torino all'assemblea di
Exor.laholdingdeDafamigliaAgnellLinballo c'è l'offerta per il gruppo assicurativoamericano PartnerRe.
L'ADDI FCASULIEPARTI SOCIALI
«In Germania e Usa e e sindacato
unico». «Confindustria?
Grandissimo apprezzamento
per Squinzi ma perrìentrareserve
unargomento moltoconvincente»
ILTOEMIERrNS€RATAA"VIRUS*'
«A Squinzi ho mandato
un messaggio di affetto e
stima ma non sono portato
per certe assemblee. Serve
fare le cose e non assemblee»
l e ricadute. Al Consorzio Acm fanno capo aziende con circa 2.500 addetti
Per l'indotto una rinascita
con la sfida dell'innovazione
di Filomena Greco
n indotto tanto integrato nelle lavorazioni Fiat Chrysler dello
stabilimento di Melfi da funzionare quasi come un reparto dì Fca. Anzi, come 13 reparti. Tante sono le aziende che
fanno capo ad Acm, il Consorzio Autocomponentistica
Mezzogiorno che riunisce le
imprese che lavorano per il
polo Fca di Melfi. Lo zoccolo
duro dell'indotto lucano, con
circa 2.500 addetti in capo a
multinazionali come Lear,
Johnson, Ti Group, o aziende
italiane come la Tiberina di
Giuseppe Codovini, che presiede il consorzio stesso. Una
realtà produttiva che si è sviluppata a partire dagli anni
Novanta nel comprensorio
dello stabilimento Sata e che
ora vive una "seconda giovinezza" grazie agli investimenti Fiat Chrysler e all'avvio delle nuove produzioni.
Un rilancio che è anche un
cambio di pelle. Sì, perché a
Melfi per anni è stata prodotta la Fiat Punto - che è ancora
in produzione - mentre ora
nelpololucanosiproduceun
modello globale, come la
Jeep Renegade, e la 500X. Luca Pino, vicepresidente del
Gruppo Proma, una multinazionale tutta italiana specializzata nello stampaggio e lastratura di particolari metallici, descrive questa trasformi a z i o n e
con
una
espressione significativa:
«Positivo stress tecnologico». In sostanza, lo sforzo «a
cui l'intera filiera è sottopo-
U
sta, sìa con riferimento ai
prodotti che ai processi».
«L'allargamento al mercato
premium e le nuove prospettive di crescita - sottolìnea
Pino, a capo di un'azienda
cresciuta al seguito di Fca,
coni8 stabilimenti inEuropa,
America ed Africa, circa
2.500 addetti e 400 milioni di
fatturato ~ ha visto H nostro
gruppo ed in generale la-filiera automotive intensificare
le attività di R&S, con il conseguimentodi rilevanti risultatinell'impiego dinuovimateriali, come il carbonio, l'alluminio, l'acciaio alto resistenziale multispessore, i
materiali compositi, di innovativiprocessiproduttiviedi
un modellato sistema organizzativo, il World Class Manufacturing, che stanno rilasciando elevate performance qualitative».
Acm rappresenta un unicum a livello nazionale, «e
forse anche a livello europeo» spiega il responsabile
Gianni Mule. Un «supplier
park» strutturato come una
vera fabbrica integrata, con
un collegamento in rete tra
le aziende e la casa produttrice per garantire la produzione "Just in time" e "Just in
sequence", così da avere
«componenti da montare
direttamente in linea e non
per il magazzino». Un alto
livello di integrazione, aggiunge Mule, per diversi tipi
di lavorazioni, dagli allestimenti per interni (1148% degli addetti) a stampaggio e
3as tratura.
In questi mesi sono circa
500 i lavoratori interinali inseriti dalle aziende dell'indotto per far fronte alla salita
produttiva di Fca. Potrebbero crescere ancora, almeno
stando alle previsioni dello
stesso ad di Fiat Chrysler Sergio Marchionne. E seguire a
ruota la crescita e il consolidamento di Fca a Melfi.
Le imprese dell'indotto,
tra l'altro, si sono preparate
alla salita produttiva di Melfi
dal punto di vista sindacale e
organizzativo. A giugno
scorso è stato siglato l'accordo con FimCisl, Uilm, Fismic
e Uglper armonizzare il contratto metalmeccanico utilizzato in queste aziende e il
Cesi di Fìat Chrysler, fn seguito è arrivato l'accordo per
avviare il lavoro a 20 turni,
come è per la Sata.
IATRASFORMAZIOME
La costruzione di «modelli
globali» sta spingendo tutta
la filiera a intensificare
la ricerca per fornire elevate
performance qualitative
FIDUCIA
Il manager italo-canadese: «Questo è uno
stabilimento che funziona, è un'ottima
storia. E nei lavoratori c'è entusiasmo»
Il •
SCEiARIO
Dal Jobs Act al sindacato unico dell'auto:
«In Germania e Usa è così e mi sembra
che non manchi la democrazia»
Entro lafinedell anno
| # ' yr^ altri mille posti di lavoro
w
I t T i r : • i M L'annuncio di Marchionne: obiettivo 400mila auto nel 2015
Operai clown di Pomigliano
volantini Fioni e no allo Sblocca Italia
Gli operai di
Pomigliano
davanti al
cancello B di
Fca-Sata di
San Nicola
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Erano attesi in tanti, ma alla fine le manifestazioni di
protesta davanti ai cancelli della Fca di Melfi si sono ridotte a tre: quella dei cinque dipendenti di Pomigliano, licenziati dall'azienda, vestiti da pagliacci con una maschera di Renzi, e quella della Fiom ic'eia anche il sen.
Bai ozzino) che, come annunciato iei i sulla Gazzetta, ha
distribuito volantini pei invocare «la dignità del lavoio; e
quella di pochi rappi esentanti del movimento «Mo basta», guidato da Giuseppe Di Bello, pei libadiie il no allo
Sblocca Italia con i riflessi sul petrolio in Basilicata.
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•
• Appare fin troppo austero
nelle occasioni ufficiali, nelle
convention, ma ieri aveva il sorriso stampato sul volto. Come il
suo amico Renzi con il quale è in
perfetta sintonia. L'ad di Fca,
Sergio Marchionne, è il ritratto
del manager di successo, che
sprizza soddisfazione da tutti i
pori. L'azienda va a gonfie vele,
un andamento testimoniato dai
dati sulla produzione: i volumi
previsti per il 2015 faranno segnare il secondo livello più alto
nella storia dello stabilimento
con circa 400mila auto. Grazie a
questa performance Marchionne
conta di assumere, entro la fine
dell'anno, altri mille lavoratori
nel comprensorio di Melfi. «Ora ha precisato - siamo a 12 mila
persone. Questo è uno stabilimento che funziona, è un'ottima
storia. Nei nostri lavoratori c'è un
entusiasmo che è eccezionale».
A conferma delle «affinità elettive» con il premier, Marchionne
promuove a pieni voti le riforme
che sta portando avanti il governo Renzi: «Si sta sbloccando un
sistema ingessato da anni. Gli errori li fanno tutti ma l'importante
è andare avanti». Dal Jobs Act,
che lo stabilimento lucano sta
sperimentando per primo in Italia, agli scenari ipotizzati dallo
stesso Renzi sul fronte sindacale,
il manager italo-canadese e il premier parlano la stessa lingua.
Non a caso, interpellato sull'idea
del sindacato unitario evocato
dal presidente del Consiglio dei
ministri nei giorni scorsi, l'ad di
Fca, prima precisa di «poter dare
solo la propria idea personale: lui
ha le idee piuttosto chiare e sono
la persona sbagliata per rispondere per lui». Poi, facendo gli
esempi di Germania e Usa sot-
tolinea come in questi Paesi c'è
«un sindacato dell'auto, uno solo,
e non mi sembrano non siano
democrazia». E pur essendoci
«tantissimi sindacati la rappresentanza sindacale tra azienda e
lavoratori è attraverso un ente, in
Germania c'è Ig Metall. Nel caso
nostro funzionerebbe bene». La
strada verso questo traguardo
sembra già essere stata tracciata
nel nuovo accordo con la nascita
del «consiglio dei delegati di fabbrica» a cui i sindacati cederanno
il potere di indire agitazioni che
saranno decise a maggioranza. Il
consiglio sarà composto da un
membro di ciascuna organizzazione firmataria del contratto.
Ciò che si deciderà in materia di
sciopero sarà valido per tutti.
Fca, insomma, apre un altro varco nel sistema lavoro. C'è già chi
ipotizza che di qui a breve si comincerà a discutere sulla possibilità che l'astensione dal lavoro
possa essere proclamata solo dalla maggioranza dei delegati delle
organizzazioni che hanno firmato un accordo aziendale.
Altro tema di stretta attualità è
quello delle alleanze invocate nei
giorni scorsi dallo stesso Marchionne. Inevitabile soffermarsi
anche su questo argomento, soprattutto alla luce del rifiuto di
General Motors di fronte ad
un'ipotetica fusione con Fca. Ma
il manager preferisce non addentrarsi nella discussione liquidando la pratica con una battuta: «La
risposta può essere negativa
quando c'è una domanda. E io
non ho fatto domande a Gm».
Un'ultima battuta, su sollecitazione dei giornalisti lucani, in
riferimento allo stato comatoso
in cui versa la strada di collegamento Potenza-Melfi. Anche in
questo caso Marchionne non si
sbilancia e si limita a dire di aver
affrontato il tema delle infrastrutture con il ministro Delrio
(presente ieri all'incontro). Sperando che dal colloquio emergano impegni concreti per la Basilicata.
[ma.bra.J
Il caso A Melfi incontro con l'ad di Fca
Ma a Renzi basta incassare Pok di Marchionne
Il premier rinnova l'asse con l'uomoforte dell'auto: «Non si crea lavoro in tv ma infabbrica»
Pierluigi Bonora
DECISO Sergio
Marchionne
• Sono passati meno di tre anni
da quando Matteo Renzi, sindaco
di Firenze, aveva descritto Sergio
Marchionne come un modello di
sviluppo dell'economia da non seguire. La risposta dell' ad dell' allora
Fiat: «Renzi è la brutta di copia di
Obama, ma pensa di essere Obama». Ma una volta che Renzi è riuscito a conquistare Palazzo Chigi,
tra l'ex sindaco e il top manager è
tutta un'effusione. Di ieri l'ultima,
in ordine di tempo, dimostrazione
d'affetto durante la visita del premier all'impianto Fca di Melfi, ilpiù
importantedelgruppoinltalia, dovelavorano8m0apersone evengono prodotti i due Suv compatti,
Jeep Renegade e Fiat 500X. E proprio su una Renegade, con al volante Marchionne, e seduto dietro il
presidente di Fca, John Elkann, il
premier si è presentato puntuale
per il bagnodi operai nellafabbrica
lucana, concludendo così la «due
giorni» dedicata all'auto, visto che
mercoledì aveva «benedetto» il
nuovo investimento di Audi nella
Lamborghini di Sant'Agata Bolognese.
Renzi e Marchionne vanno d'ac cordo per diversi motivi: entrambi
hanno due nemici in comune, Susanna Camusso (Cgil) e Maurizio
Landini (Fiom); e la pensano allo
stesso modo sulla necessità di arrivare aunarappresentanza sindacaleunica.SintoniaanchesuH'obiettivo di far tornare a crescere l'Italia
con nuovi strumenti, togliendo le
«croste» al Paese. Marchionne, in
proposito, è partito per primo trascinando tre anni fa Fiat fuori da
Confindustria(«nonmimanca-ha
commentato ieri - apprezzo il presidente Squinzi come industriale,
manonpossiamobasarel'appartenenza a Confmdustria sull'amicizia con lui») per avere mano libera
erivoluzionarelerelazionisindacali grazie all'ok dei sindacati metalmeccanici, eccetto Fiom, del
contratto aziendale negli impianti
delgruppo.EnonèuncasocheRenzi dica: «Per difendere il lavoro non
si va ai talk show del martedì sera
ma si creano le fabbriche».
Per Melfi, intanto, Marchionne
ha annunciato che entro l'anno ci
saranno 2mila nuovi posti: 8mila in
tutto contro i 5.900 del 2014; circa
15milaconl'indotto.Inoltre,sar anno 400mila le vetture che nel 2015
usciranno dalle linee di montaggio, poco sotto il record di 407mila
toccato conia Puntonell997. Unassistperfettoall'amicoRenziil quale
sièsubitopresoimeritisullosviluppo occupazionale della fabbrica:
«Per i nuovi assunti - ha commentato-graziealJobsActcisarannocontratti sempre più solidi e stabili».
Alla felicità di Renzi per il lavoro
creato a Melfi è seguito, poi, l'apprezzamento di Marchionne per
quanto prodotto dal governo in tema di riforme: «È la ricetta giusta
per uscire dalla crisi. Stiamo sbloc-
cando un sistema ingessato da anni. Gli sbaglili fanno tutti, ma l'importante è andare avanti». Stessa
lunghezza d'onda a proposito di
sindacato unico. Marchionne ha
parlato riferendosi al settore dell'auto: «Negli Usa e in Germania le
aziende hanno un solo i nterìocutore. E non mi pare che negli Usa non
ci sia democrazia. Chi parla di regi
mi totalitari sbaglia». Nel 2012 anche l'allora premier, Mario Monti,
fu celebrato da Elkann eMarchion necomeunastaraMelfi:«Hacoraggioedèlungimirante;èruomogiusto o si torna alle caverne», disse di
lui Marchionne. Risultato: Monti è
sparito, Marchionne è diventato
più potente e più «globale».
DOPO POMIGLÌANO E MELFI
Strategia a Sud tocca a Cassino
di Andrea Malan
I
lturnodiCassinodovrebbe arrivare entro pochi mesi; forse già
il 24 giugno, quando Sergio Marchionne presenterà ad Arese la
nuova berlina media Alfa Romeo.
La vettura tanto attesa, inizialmenteprevista a Mirafiori e
che dovrebbe avviare il rilancio
del marchio del Biscione, è infatti destinata alla fabbrica Fca
nel basso Lazio - la terza rimasta nel Centro Sud a fabbricare
auto per Fca, insieme a Melfi e
Pomiglìano (dopo che a fine
2014 quella siciliana di Termini
Imerese è passata a Metec).
Pomiglìano, la prima fabbrica rilanciata dopo la crisi e la
prima dove Marchionne ha
sperimentato il nuovo modello
di relazioni industriali, producedafine .2011 laPanda.I volumi
sono finora rimasti al di sotto
delle speranze iniziali Gemmila
le auto prodotte nel 2014, in lieve rialzo rispetto al 2013). Alle
fabbrichedi autodi Fca al Sud si
aggiungono quelle di veicoli
commerciali come Val di Sangro - dove è in corso un investimento da 700 milioni in 5 anni
(insieme al partner Peugeot)
legatosi nuovoDucato-equelle di motori come Termoli e
Pratola Serra, che si gioveranno dei progetti legati all'Alfa e
non solo: secondo il sindacalista Antonio Spera, segretario
dell'Ubi, su Pratola Serra «le
prospettive sulla produzione
sonoin netto miglioramento rispetto al 2014, e vanno dai
^ornila motori dell'anno scorso ai 34omila previsti nel 2015: il
grande rilancio di Melfi farà da
traino anche per lo stabilimento irpino».
L'impianto di Melfi, nato nei
primi anni 90 per produrre la
Punto, è stato rinnovato da fine
2012 con un investimento complessivo di circa un miliardo di
euro,dìcui55omilioniso no stati pagati dalla Chrysler; l'organico è salito alle attuali circa
7.500 persone, di cui circa 1.550
assunti nel 2015; è il livello più
alto - ricorda Fca - nella storia
dello stabilimento. Se le previsioni fornite ieri da Marchionne <4oomila unità prodotte nel
2015) verranno confermate a fine anno, il rilancio di Melfi supererebbe le più ottimistiche
previsioni. Anche ipotizzando
per la Grande Punto numeri simili a quelli del 2014 (86mila
unità vendute nel 2014), per arrivare a4oomila vetture ne servirebbero oltre 3iomila sommate fra Fiat 500X e Jeep Renegade: Fiat non aveva fornito
obiettivi di venditaperi due mini-Suv, ma all'epoca de! lancio
eranocircolatestimediuntotale di 28ornìla unità annue. All'impatto diretto sulla produzione e sugli organici Fca va poi
aggiunto quello sull'indotto,
che a Melfi è fortemente integrato con la fabbrica nel parco
fornitori adiacente.
Gli investimenti con un
partner esterno (Peugeot a Val
dì Sangro) e con uno "interno",
come Chrysler a Melfi, confermanoda un certo punto di vista
che per un produttore delle dimensioni di Fiat è stato essenziale trovare Chrysler e rimane fondamentale poter condividere gli investimenti con
uno o più soci. C'è anche questo dietro gli appelli di Marchionne ai consolidamento tra
i big dell'auto.
A.Mal.
NON SOLO AUTO
Nel Mezzogiorno
la fabbrica di veicoli
commerciali di Val di Sangro
e la produzione di motori
a Termoli e Pratola Serra
L'ORGANIZZAZIONE F U
Piattaforme globali, cuore italiano
di Paolo Bricco
I
a Jeep Renegade di Melfi è la
J quintessenza della strategia
che Sergio Marchionne ha delineato per Fca. Produrre in stabilimenti italiani. Con piattaforme tecno-produttive globali, in
cui la componente italianaresta
fortissima.e conmodalitàorganizzative nuove, sviluppate prima di tutto nel nostro Paese.
Per, poi, riuscire ad esportare le
automobili - tutte, non solo le
icon car come la Ferrari e la Maserati - all'estero. Fra il sole del
Mezzogiorno e la neve delMidwest. Una strategia internazionalea tutto tondo che ha portato
alla diffusione, in tutti i continenti, di fabbriche in grado di
produrre le auto derivate dalle
mitiche fuoristrada dell'esercito americano della seconda
guerra mondiale.
U
nastrategianazionaleche,
in coerenza con il disegno
complessivo, è l'unica
possibilità per l'Italia - di fronte al
crollo del mercato interno e all'afasia di quello europeo degli ultimi dieci anni - di avere un futuro
di redditività e per provare ad aumentare il suo peso specifico, che
suiconti consolidati di Fcarischia
di avere una incidenza non solo
residuale, ma "affossante": è vero
che si era nel passaggio peggiore
della crisi, ma basta ricordare che
- stando alla riclassificazione dei
bilanci operata dall'Ufficio Studi
di Mediobanca - fra il 2011 e il 2012
la vecchia FGA Italia aveva cumulato un margine operativo
netto negativoparia2.376 milioni
di euroeunrisultatonetto negativo pari a 2.143 milioni di euro.
Oggi,nelpieno della costruzione di un gruppo globale, industria
vuol dire prima di tutto tecnologia: il multi-air e il multi-jet della
vecchia Fiat, più la componentistica targata Magneti Marcili per
l'efficienza dei motori. Ma, prima
ancora, industria significa organizzazione. E la rivoluzione organizzativa realizzata negli impian-
ti Fiat, che ne hanno fatto incrementare l'efficienza fino aportarli a standard in alcuni casi
superiori a quelli tedeschi ( è il caso di Pomigliano d'Arco), si chiama World Class Manufacturing.
Uno stile gestionale - anzi, un
concetto di fabbrica - adottato fra
i primi nell'automotive industry
proprio dal Lingotto. Una filosofia organizzativa che, in Italia, ha
il suo cuore e che, dall'Italia, ora
viene esportata negli altri Paesi
dove Fca ha i suoi stabilimenti. A
Melfi come a Pomigliano d'Arco.
A Cassino come a Grugliasco. Gli
operai sono organizzati in piccoli
gruppi, coordinati da un team leader. Il team leader è normalmente
un operaio altamente qualificato
(dunque.sentito dagli altri come
un primus inter pares) e, in alcuni
casi, è un ingegnere.
Ogni passaggio produttivo assume, allo stesso tempo, caratura tecnologica e tratto artigianale. Il coinvolgimento degli operai è elevato. Non c'è alcun stran i a m e n e di antico sapore
chapliniano. Il risultato è, appunto, una nuova cultura di fabbrica, estremamente coesa, in
cui la conflittualità novecentesca perde senso storico e diventa
un lontano ricordo. Si riducono
le barriere fra manodopera e dirigenza, in un continuum che
modifica i meccanismi di funzionamento della fabbrica.
Nelle trattative per l'acquisizione di Chrysler, nel 2009, Obama e i suoi collaboratori si sono
convinti che il Wcm avrebbe fatto risorgerelapiùmalconcia delle
BigThree di Detroit. Ed è stato vero. Il Wcm è diventato una supervitamina che ha, poco alla volta,
rimesso in sesto l'organismo dissestato diChrysler. E, anche qui, il
perno è rappresentato dalla Jeep.
Basti pensare che, nello stabilimento di Toledo in Ohio - vero
Midwest, un posto dove il venerdì tutti indossano un capo di abbigliamento bianco in onore dei ra-
gazzi della Us Army che tornano
(o in passato sono tornati) a casa
dalle guerre - il World Class Manufacturing è stato introdotto da
un manager italiano. Quel Mauro
Pino che, dopo avere contribuito
in misura essenziale al rilancio di
Toledo anche grazie al coinvolgimento pieno e convinto della locai dello Uaw (il sindacato americano dell'auto), oggi è a capo di
tutto il manufacturing nel Sud
America. O basti ricordare che
Carlo Materazzo, a lungo responsabile di Pomigliano d'Arco, oggi
a Auburn Hills è responsabile del
Wcm di tutto il Nord America.
Intanto, nella edificazione di
un gruppo autenticamente internazionalizzato in cui i Dna nazionali si mescolano e provano a distillare una nuova cultura industriale, ecco che a Pomigliano
d'Arco arriva, a dirigere lo stabilimento, il polaccoTomasz Gebka.
Nell'impostazione di lungo periodo di Marchionne, che non a caso ha discusso a lungo con gli analisti americani più propensi a considerare le marginalità finanziarie e redditualifinali,è essenziale
che gli impianti producano.
La sua è una strategia industrialmente espansiva, che sembra (paradossalmente) quasi basata sulla tattica del rilancio continuo. In questa impostazione "di
fabbrica", in cui la cifra organizzativo-industriale ha una rilevante matrice italiana, la Jeep è fondamentale. Oltre a Melfi, dove la
Jeep Renegade è prodotta con la
gemella 500 X (sono comuni la linea produttiva, il pianale e una
parte considerevole della meccanica e dell'elettronica), ilpiano di
espansione di questo marchio sta
facendo rotta anche su Fernambuco in Brasile (la Renegade), su
Guangzhou in Cina (il Cherokee,
che condivide la piattaforma con
la Giulietta, in joint con Gac) e su
Pune in India.
Questa febbrile diffusione della manifattura Fca con marchio
Jeep è laconseguenza dei risultati
ottenuti da quest'ultimo l'anno
scorso: oltre un milione di auto,
barriera psicologica ed economica mai superata in settantasei anni di esistenza. In questa strategia
globale, l'Italia ha una posizione
tutt'altro che marginale. La Fiat di
Marchionne non ha mai chiesto
gli incentivi all' acquisto. Ha inve-
ce sollevato - ai tempi del Governo Monti - la questione delle misure a sostegno dell'export, non
soloperl'automotivemapertutta
l'industria italiana.
Soltanto l'esportazione delle
auto fabbricate in Italia può rìequilibrare - ripartendo dalla manifattura e dalla tecnologia, dall'organizzazione e dalla cultura
di fabbrica - un organismo industriale internazionale in cui oggi
oltre un dipendente su quattro
del gruppo è ancora nel nostro
Paese. Un'Italia che, però, vale
meno dell'8% dei ricavi consolidati del gruppo. Una scommessa
puramente industriale. Che deve vincere tutto il sistema manifatturiero italiano. Anche a bordo di una Jeep.
GLI OBIETTIVI
La sfida è riconquistare
quote di mercato
con automobili prodotte
in Italia, ripartendo da cultura
di fabbrica e manifattura
La produzione di Jeep nel mondo
a j Stabilimenti storici
Stabilimenti nuovi
j£$ Stabilimenti in costruzione
1 Belvidere, Illinois
o£
'5V'*1*fi ' '•
•- •
Vengono prodotte le Jeep Patriot
e le Jeep Compass
2 Detroit, Michigan (Jefferson North Assembty)
! Qui si producono le Jeep Grand Cherokee
'. e le Jeep Grand Cherokee SRI
j 3 Toledo, Ohio
i Pai due stabilimenti delia città escono le jeep
. Wrangler, ie jeep Wrangler UnUmìted e le Jeep
--• -' Cherokee
iRl?
; 4 Melfi, Italia
[ In Italia è cominciata la produzione
[ delta nuova jeep
\ Renegade lo scorso
[ anno. Prima di
allora le jeeps erano
! prodotte solamente
i negli Stati Uniti
ma*
un
.%PNEZUEl*
5 Valencia, Venezuela
Nello stabilimento
del Sud America
si producono Jeep
Cherokee (Liberty) e le
Jeep Grand Cherokee
6 Fernambuco, Brasile
FCA sta investendo 1,3 miliardi di dollari
a Pernambuco, in Brasile, in uno stabilimento
di 400mila metri quadratiche può produrre
250mila jeeps all'anno. In Brasile è già
cominciata la produzione di Renegade; il suv
sarà in vendita a partire da aprile
7 Fune, India
In India i piani
per assemblare
le jeeps sono legati
ad una joint
venture
8 Guangzhou, Cina
A partire dalla fine di quest'anno
saranno prodotte le Cherokee
attraverso una joint venture con
Guangzhou Auto. Il mercato cinese
è diventato il più grande del mondo
per i nuovi modelli di auto
FERROVIE DELLO STATO
Dallo scalo lucano ogni mese
partono cento treni merci
le grandi industrie credono nel trasporto su rotaie
• Dallo scalo lucano dell'area
industriale di San Nicola, a
Melfi ogni mese partono cento
treni merci, «pari a 2.900 camion in meno su strada».
Considerato che «ogni convoglio è capace di trasportare il
carico di 29 mezzi pesanti»: nel
primo quadrimestre del 2015
Trenitalia Cargo ha registrato
in Basilicata «un vero e proprio
boom del volume del traffico
merci, con un incremento del
200% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente».
Da San Nicola di Melfi, i treni
merci di Trenitalia (che trasportano auto, componentistica
e rottami ferrosi destinati ai
mercati europei e internazionali) «attraversano l'Italia fino
al porto di Civitavecchia, Torino, Verona e attraverso i transiti di Modane e Domodossola
arrivano in Francia e Germania».
«A credere nel trasporto merci su rotaia - precisa Trenitalia
- e avvalersi del supporto tec-
Treni merci
nico-logistico di Trenitalia Cargo in Basilicata sono grandi
realtà industriali: FCA Italy,
Grimaldi, Sit Logistics, Valenzano, aziende che hanno scelto
un modello di trasporto vincente in termini di efficacia e di
salvaguardia
dell'ambiente».
Insomma una ulteriore conferma della validità dello scalo di
San Nicola.
Ma Uliano (Fini) rivendica i meriti negli accordi
Tutti i dubbi dei sindacati
Fiom, Uìlm e Cisl chiedono chiarimenti sui 1000 assunti
MELFI - Tremila volantini distribuiti dalle 5 del mattino di ieri dai 5 licenziati travestiti da clown con tanto
di maschera di cartone in cui il premier ha il naso rosso. In realtàin maschera erano in sei davanti a una delle uscite presidiate dalle forze dell'ordine: tra slogan e tamburi hanno raccontato l'altra Melfi. Con loro anche
il senatore Sei Barozzino (in basso
l'intervista). Ma anche i sindacati, a
visita conclusa, hanno fatto sentire
la loro voce: il più duro è, in serata,
Massimo Brancate della Fiom Cgil,
secondo cui «purtroppo avevamo visto giusto. Tra bla bla, salamelecchi
all'amministratore delegato, filastrocche e qualche selfie, Renzi ha
perso l'occasione di confrontarsi seriamente sui problemi reali di chi lavora a Melfi, come pure gli avevamo
suggerito di fare incontrando tutti i
sindacati. L'unica notizia che ha dato
è che ha intenzione di acquistare
un'Alfa prodotta a Cassino e non ci
sembra una gran notizia per il nostro territorio. Quella a cui tenevamo
di più, relativa alla stabilizzazione
dei 1500 lavoratori somministrati,
non c'è stata. Anche da Marehionne,
che pure ha annunciato altre mille
assunzioni entro l'anno nell'intero
comprensorio, non sono venuti impegni precisi in tal senso». Proprio
sulle 1000 assunzioni si puntano i
dubbi della Uilm-Uil: «Un annuncio
che deve essere precisato e spiegato
in tutti i suoi passaggi per verificare
se risponde alla proposta-sollecitazione di Uil e Uilm. Melfi deve diventare il luogo di sperimentazione delle
nuove tecnologie eco-compatibili anche per ridare un ruolo strategico all'indotto Acm all'interno del triangolo produttivo Pomigliano-CassinoMelfi». Il segretario generale della
Cisl Basilicata, Nino Falotico, attacca: «È la prima volta che un capo di
governo in visita nella nostra regione non sente il bisogno di ascoltare i
rappresentanti dei lavoratori, in particolare quelle sigle sindacali, come
la Cisl, che hanno reso possibile la rinascita di Fiat firmando accordi im-
pegnativi e prendendosi gli sputi».
Falotico boccia «la linea antisindacale preconcetta e ideologica» di Renzi
e non risparmia critiche anche alla
Regione per il mancato decollo del
campus per l'innovazione
di Melfi.
I sindacati sono però su
posizioni diverse, tra chi
dubita sulle nuove assunzioni e chi si intesta le vittorie in termini di nuovi
contratti e stabilizzazioni: il segretario nazionale
Firn Cisl Ferdinando Uliano, ad
esempio, ricorda al premier «che tutto quello che sta avvenendo a Melfi è
il risultato delle scelte che la Firn Cisl
ha fatto» nel 2012 per il nuovo piano
industriale (con l'assegnazione allo
stabilimento lucano dei due nuovi
modelli e circa 1 miliardo d'investimento) e lo scorso febbraio 2015 con
l'impegno «alla scadenza del contratto di somministrazione, luglio 2015,
alla stabilizzazione a tempo indeterminato». La Fismic - con il segretario generale Basilicata Antonio Zenga - sottoscrive in pieno quanto dichiarato da Renzi secondo cui «il lavoro non si crea andando
ai talk-show». E mentre
Filippo Massaro (Csail)
invita Renzi in ottobre in
Val d'Agri, esulta anche
il presidente degli ingegneri Egidio Comodo:
«La visita è il giusto merito ai tanti ingegneri e
lavoratori lucani che mettono a frutto i propri studi al servizio dell'Italia
e della Basilicata. Ora per la scelta di
altre figure ingegneristiche è necessario un tavolo di concertazione tra
Regione, Scuola d'ingegneria dell'Unibas e Ordine degli ingegneri».
La protesta
dei licenziati
fin dall'alba
I sindacati: il presidente ci offende
C'è chi sbotta per il mancato incontro e chi chiede impegni più precisi anche alle istituzioni
• L'hanno definito un blitz. I sindacati lucani
critici nei confronti del premier Renzi per aver
deciso di non incontrarli durante la sua visita a
Melfi: «È la prima volta che un capo di governo in
visita nella nostra regione non sente il bisogno di
ascoltare i rappresentanti dei lavoratori, in particolare quelle sigle sindacali, come la Cisl, che
hanno reso possibile la rinascita di Fiat firmando
accordi impegnativi e prendendosi gli sputi. È
arrivato il momento che Renzi - dice il segretario
re gionale Nino Falotico - la smetta di fare di tutta
l'erba un fascio perché ci sono sindacati e sindacati, anche Marchionne ha capito che ci sono
organizzazioni con cui si può discutere e fare
accordi».
Falotico dice che a Renzi avrebbe fatto notare
come i posti di lavoro creati a Melfi non siano
farina del «suo» Jobs Act, ma il frutto di accordi
accordi sindacali «che noi abbiamo firmato e degli
investimenti che quegli accordi hanno reso possibile». Falotico non risparmia critiche anche alla
Regione per il mancato decollo del campus per
l'innovazione di Melfi. «Circolano sempre più insistentemente voci circa il rischio che il tanto
agognato campus, mai entrato realmente in funzione, possa finire in Abruzzo. Se una tale ipotesi
dovesse rivelarsi veritiera sarebbe uno smacco
per tutta la classe dirigente di questa regione».
La Fismic sposta il tiro sulle infrastrutture:
«Non sappiamo se Pittella - dice il segretario Antonio Zenga - sia giunto a San Nicola di Melfi in
elicottero come Renzi ma, se fosse arrivato in auto,
come fanno tutti i giorni i lavoratori dello stabilimento, si sarebbe accorto dello stato pietoso in
cui versano le strade. Non si può costringere l'industria a insediarsi o a non abbandonare il nostro
territorio se non ci sono le strade, la ferrovia,
l'aeroporto. Il fatto che una grande multinazionale decida di investire in Basilicata - continua
Zenga - e che più di diecimila lavoratori al giorno
si spostino verso Melfi, anche da altre regioni,
dovrebbe indurre le classi dirigenti di queste Regioni a ragionare su come creare le condizioni
migliori di contesto per favorire nuovi investimenti che rendano il territorio efficiente e competitivo».
La Uil-UUm, invece, si sofferma sull'aspetto
occupazionale: «Le mille assunzioni annunciate
sono l'elemento più importante della visita di
Renzi. Ma deve essere precisato e spiegato in tutti
i suoi passaggi per verificare se risponde alla
nostra proposta-sollecitazione di ritenere che solo
attraverso gli accordi che mirino a potenziare il
polo dell'auto lucano si può garantire qualità del
prodotto e livelli di produzione adeguati. Non ci
accontentiamo dei 1500 posti già raggiunti. Melfi
deve diventare il luogo di sperimentazione delle
nuove tecnologie eco-compatibili anche per ridare
un ruolo strategico all'indotto Acm all'interno del
triangolo Pomigliano - Cassino - Melfi».
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WERTICi Renzi, Marchionne ed Elkann [foto Tony Vece]
Fuori dai cancelli a fare volantinaggio:
«Il lavoro senza dignità non è lavoro»
MELFI - Il senatore Giovanni Barozzi- questa crisi serve u n confronto a 360
no quei cancelli li conosce bene per gradi con tutte le parti non si andrà
averli varcati come operaio per anni lontano. Non è utile escludere quelle
prima della vicenda del licenziamento e parti che non sono d'accordo con lui».
della sua elezione poi al Senato con il
E le dichiarazioni di Renzi sui nuopartito di Vendola.
vi posti si lavoro e di un
Italia fuori dalla erisi?
Ieri però, svestita la tuta
ormai, il senatore lucano è
«Ormai ci siamo abituarimasto fuori a fare volantiti alle promesse dei governaggio per Sinistra ecologia
ni e a quelle di Renzi. Pure libertà.
troppo queste promesse
come sanno gli italiani
«Abbiamo fatto volontinon corrispondono ai fatnaggio come facciamo spes- i . i
ti».
so già al turno di stamattina
alle sei».
E quale sarebbe la
realtà?
Poi alla domanda se c'è delusione per la scelta del pre«E' che noi chiediamo e
mier di incontrare solo i ver- Baro zzi no (Sei)
abbiamo sempre chiesto
tici dell'azienda, ha risposto:
che ci sia lavoro e che si
«Noi non rimaniamo male. Perchè la faccia reale innovazione. Il problema
mancanza è sua. Non averci invitati e vero però è che il lavoro va abbinato alla
non ricercare il confronto con le parti è dignità dei lavoratori perchè u n lavoro
unproblemaper lui. Perchè fin quando senza dignità non è un lavoro».
Renzi non comprende che per superare
•1
I VOLTI DI OPERAI
E GLI INQUIETI
SGUARDI DEI MOLTI
DIMENTICATI
di MIMMO SAMMARTINO
ra la fine degli anni Ottanta quando la Fiat in»>l i dividuò il «prato verde»
iiu lucano per un nuovo
slancio dell'auto in Italia. La scelta della Basilicata non fu casuale.
Pesò la reputazione di questo territorio e della sua gente: niente
criminalità organizzata radicata,
assenza di tradizione di conflitti
sociali. Melfi e la Sata, insieme
all'area del salotto, sono stati a
lungo la più significativa risposta,
sul piano dell'occupazione e dello
sviluppo industriale, in una Basilicata nella quale - devastata
«»
l'agricoltura - il lavoro veniva per
lo più elemosinato in pubbliche
amministrazioni rigonfie. Poi, la
grande crisi degli ultimi anni ha
infranto molte attese. Fino alla recente promessa di ripresa, in Sata,
con i nuovi investimenti e i nuovi
modelli (Jeep Renegade e 500 X). Il
petrolio d'altronde, l'altra grande
risorsa che vede al centro la Basilicata, ha portato un po' di royalty (non sempre utilizzate al meglio) insiemeapreoccupazioniper
salute e ambiente. Ma con ricadute irrilevanti sul fronte lavoro.
San Nicola di Melfi, negli anni,
è diventata meta di pellegrinaggi
istituzionali. Ci sono passati capi
di Stato e di governo: da Scalfaro a
Ciampi, da Berlusconi a Monti.
Fino a Matteo Renzi. Fa bene il
premier a sottolineare lanecessità
di andare nei luoghi «per vedere i
volti dei lavoratori: perché gli operai non sono numeri, ma uomini e
donne con le loro storie». Si potrebbe aggiungere: con la loro dignità. Guardare in faccia le persone potrebbe essere un modo per
provare a restituire senso anche
alla politica. Peccato che Renzi
non abbia potuto vedere le facce
anche di altri lucani. Avrebbe potuto scorgere un'ombra di inquietudine diffusa. L'angoscia di chi
non riesce a intravedere orizzonte.
Non sono sereni i nostri ragazzi.
Bruciano, per loro, lunghe dimenticanze nazionali come ferite aperte. E le ferite - per quanto possano
essere ai margini - portano dolore
all'intero corpo. Né può esserci salute, se una parte soffre. Bisognerà
che Renzi lo ricordi nel suo annunciato ritorno d'autunno.
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1 - Marcello Pittella