VIBO VALENTIA E PROV. VIBO VALENTIA E PROV. F.M. 106.1 - 100.5 REP. PUBBLICITA' & MARKETING TEL.0963-45733 F.M. 106.1 - 100.5 REP. PUBBLICITA' & MARKETING TEL.0963-45733 e-mail: [email protected] MENSILE INDIPENDENTE DI INFORMAZIONE-ATTUALITA'-CULTURA ANNO VII (n. s.) n. 2 -Febbraio 2005 IN EDICOLA OGNI MESE 1,00 Euro OPERE e STRUTTURE PER LA NOSTRA CITTA’ Disegno di un paese in cammino Ciampi a Vibo Valentia “Andate avanti, abbiate fiducia in voi stessi!” E’ questa l’esortazione del Capo dello Stato ai calabresi prima di lasciare la nostra terra Lettera aperta di ALFONSO DEL VECCHIO Assessore prov. alla Cultura All’interno TROPEA: Intervista a UMBERTOGUIDONI Europarlamentare e Austronauta VIBO VALENTIA Dichiarazione del Sindaco ELIO COSTA TROPEA Il Museo archeologico: un’attesa lunga quaranta anni TROPEA pag. 4 - “Il giorno della memoria”Incontro-dibattito sull’Olocausto nella Cattedrale pag. 7 - 3 gennaio 2005, Centoquattro anni dalla nascita di Don Mottola PROVINCIA pag. 9 - Una mostra e una storia lunga 45 anni: Lorenzo Albino e la sua pittura ASSOCIAZIONI pag. 11 - Natale in Musica: i concerti natalizi a Tropea pag. 11 - L’Ass. Tropheum Karate Club centra i suoi obiettivi di qualificazione CULTURA pag. 7 - Presentato il libro “Diario di prigionia (1917-1918)” di don C. Cortese TROPEA Anniversario degli Scout Auguri da Ciampi pag. 2- febbraio 2005 - Attualità - LA PIAZZA La cipolla rossa di Tropea, i fossili di Cessaniti, il centro storico, il bersagliere Francesco Russo, il secondo posto della Scuola elementare, l’Ecoschool al Liceo Scientifico, Pasquale Galluppi, il maestro Albino Lorenzo, i presepi de “il Faro”, don Mottola, don Carmine Cortese, le lapidi paleocristiane, Raf Vallone, Domenico Arena, Vincenzo Lauro, sono solo queste alcune delle “eccellenze” che la città offre Ciampi: “Andate avanti, abbiate fiducia in voi stessi!” E’ questa l’esortazione del Capo dello Stato ai calabresi prima di lasciare la nostra terra a cura di Saverio Ciccarelli L’incontro del Presidente Ciampi con Mons. Domenico T. Cortese, in Prefettura. Il Presidente Ciampi, tra i ragazzi della città, al suo arrivo in Piazza San Leoluca. Il Presidente Ciampi, in Piazza San Leoluca, accolto dalle Autorità politiche della Regione, Comune e Provincia. Può sembrare una frase qualunque, detta durante una visita di Stato, ma a ben pensarci ha scosso il nostro orgoglio.Ed allora, siamo veramente sulla buona strada, lunga, difficile e tortuosa, ma sulla buona strada. Sicuramente i nostri lettori avranno visto le immagini e letto i resoconti della visita del Presidente della Repubblica a Vibo Valentia, il 13 gennaio scorso, su tutti i giornali. Noi vogliamo riflettere sul monito che Ciampi ci ha lasciato: ”Andare avanti avendo fiducia in se stessi” . Senza retorica e con un pizzico di realtà ed ottimismo ci accorgiamo che il Presidente della Repubblica ha ragione. Per rendersene conto basta guardare quali momenti da protagonista ha vissuto la nostra città, nel periodo appena trascorso. Si è svolto il Congresso nazionale sulla cipolla rossa di Tropea, in attesa del marchio Igp, che rappresenta in Italia e all’estero la tipicità agroalimentare calabrese con la partecipazione di ben cinque Università italiane. E’ venuto direttamente da Washington il prof. Daryl Domning per vedere i fossili di Cessaniti, sparsi nei musei d’Italia, un prezioso volume sul centro storico di Tropea è stato presentato a cura dell’Amministarzione provinciale, all’ottavo Salone sui beni culturali che si è tenuta a Venezia, il nostro concittadino Francesco Russo è stato ricordato quale primo bersagliere ad entrare in Trieste libera il 26 ottobre 1954 portando il mentare si è classificata seconda in un concorso nazionale dal titolo: ”Il tedesco... perchè?”, il Liceo Scientifico di Tropea si è aggiudicata la bandiera verde nella campagna a sostegno dell’ecologia “Ecoschool” dell’anno scorso totalizzando il maggior punteggio di tutta la Cababria, è stato presentato l’opuscolo “La memoria apologetica” di Pasquale Galluppi, al maestro Albino Lorenzo è stata dedicata una mostra antologica composta da trentotto suoi quadri, gli splendidi presepi animati dell’Artigianato il Faro, costruiti da Benito Badolato, hanno fatto bella mostra di sè a Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia. In gennaio sono stati ricordati i 104 anni della nascita di Don Mottola, che nel 1936 fondò la prima “Casa della carità” a Tropea, poi a Limbadi, Vibo Valentia, Roma, Corello e ancora il “Villaggio Don Mottola”; è stato presentato il “Diario di prigionia 19171918” di don Carmine Cortese, definito da Santo de Dorigo: ”gloriosa figura di cappellano militare.. che nelle immediate retrovie carsiche ha anche occasione di incontrare il Re, il generale Cadorna e D’Annunzio.. e fra i fanti che gli erano affidati, vi fu anche Giuseppe Ungaretti”. Tutti questi avvenimenti, registrati dal nostro giornale, hanno riguardato la sola realtà tropeana, in poco più di un mese e devono farci inorgoglire. Ma le “eccellenze” di Tropea sono ben più numerose e le riassumiamo perchè ogni cittadino si senta più re- giormente coinvolto in un processo di sviluppo della città. Il grande Raf Vallone, che ha recitato con Sofia Loren, S i l v a n a Pampanini, G i n a Lollobrigida ed ha voluto essere sepolto nel cimitero di Tropea. Le epigrafi del IV-V d.C di cui una dedicata ad una certa Leta Presbitera, probabilmente una donna prete, sposata a cui il marito dedica la sepoltura. Ciò ha fatto ritenere agli studiosi che in Tropea, nei primi anni del cristianesimo, venisse praticato il sacerdozio femminile. Domenico Arena, fra l’800 ed il ‘900, direttore di “El dia” il più importante quotidiano uruguaiano. Senatore, deputato, Presidente del Parlamento uruguaiano ed ancora Vincenzo Lauro , un diplomatico di alto livello, per due volte mancato Papa.C’è di che essere orgogliosi ma la strada da fare è ancora tanta: poco senso civico per i cittadini e poco feeling fra costoro e l’amministrazione comunale. I cittadini devono prendere consapevolezza dell’importanza della città ed averne più cura. la politica farsi interprete dei bisogni degli stessi cittadini e cercare di venire incontro alle esigenze comuni. E’ questo un tessuto sociale che va lentamente costruito, ma sul punto siamo ancora molto indietro. LA PIAZZA - Attualità - Ospite e relatore nel recente convegno organizzato dall’Associazione FIDAPA, abbiamo incontrato l’Europarlamentare e Astronauta Umberto Guidoni al quale abbiano chiesto... febbraio 2005 - pag.3 L’INTERVISTA “TROPEA L’HO CONOSCIUTA DA RAGAZZO, SON VENUTO IN CAMPEGGIO!” Conosco la realtà dell’Università calabrese, credo che ci siano delle potenzialità di Pino Carone Onorevole Guidoni. Una sua impressione su Tropea ? Tropea la conoscevo da ragazzo, son venuto più di venti anni fa in campeggio, conoscevo la città e soprattutto il mare e le spiagge molto belle. E’ stato un piacere ritornare e incontrare i ragazzi delle scuole superiori, molto interessati ai problemi dello spazio. Mi hanno rivolto molte domande e io ho ricordato loro che lo spazio è un’attività per il futuro, soprattutto per il loro futuro di quanto non lo sia stata per le generazioni precedenti. Avranno altre possibilità, magari esplorare Marte. Titano. La nuova frontiera. Gli idrocarburi che sono stati trovati saranno utilizzati dall’umanità ? La missione su Titano è stata molto importante, anzitutto perché si è utilizzata tecnologia europea, la sonda che è atterrata su Titano era europea. Ma la missione ha anche messo in luce che al di fuori del nostro pianeta esistono realtà complesse che ricordano com’era la terra miliardi di anni fa. La presenza di metano su Titano era prevista, certamente l’avere scoperto dei canali scavati dal metano liquido che scorre su quel satellite è stato un grande risultato scientifico. Ci vorranno molti anni per verificare la possibilità di sfruttamento di tali risorse. Però è importante capire come il sistema solare abbia diversi “mondi”. Ad esempio Marte, con l’esistenza di una forma di vita molto semplice che però si è sviluppata al di fuori della Terra. Titano perché è l’unico satellite ad avere un’atmosfera anche se di metano e completamente diversa da quella della Terra. Crede che i cinesi saranno nostri concorrenti o partners ? Credo entrambi, perchè la Cina ha bisogno delle tecnologie europee e della capacità europea di innovazione, d’altra parte è un grande mercato, bisognoso di molta energia che creerà dei problemi all’Europa, anzitutto per l’approvvigionamento petrolifero e poi perché avrà la capacità di produrre a prezzi più bassi. E’ un contenitore per l’Europa ma anche un’opportunità per il mercato europeo relativamente alla tecnologia più avanzata. Sta all’Europa cogliere l’opportunità e cercare di limitare i rischi. In Calabria ci sono istituti di ricerca all’avanguardia o che comunque si stanno facendo strada nel settore spaziale? Conosco la realtà dell’Università calabrese, credo che ci siano delle potenzialità. E’ importante saperle cogliere e sapere integrare la ricerca universitaria con la realtà locale, rapportandosi con le piccole e medie imprese. Ho partecipato ad un convegno sul futuro di Gioia Tauro e credo che sia importante cogliere l’innovazione, così ci si può collegare con l’Europa e ricevere finanziamenti da essa. Anche così può decollare la realtà economica di quest’area. Crede agli Ufo ? Cosa ne pensa? Sono piuttosto scettico. Credo che probabilmente, data l’estensione dell’Universo ed il numero immenso di stelle, alcune con pianeti, la probabilità che si sia sviluppata una forma di vita più o meno intelligente da qualche altra parte è concreta. Però, considerate le eccezionali distanze, credo poco ai viaggi veloci in cui gli Ufo arri- vesse esistere qualche altra civiltà credo che ci metteremmo prima in contatto via radio e poi forse ci incontreremmo “faccia a faccia”. Secondo Lei, allora questi fenomeni chiamati Ufo, cosa sono ? La maggior parte, secondo me, sono fenomeni naturali, allucinazioni. Forse c’è una piccolissima parte di essi non spiegabile, ma ciò non vuol dire che necessariamente debba trattarsi di oggetti provenienti dal Cosmo, potrebbero essere fenomeni , anche meteorologici che ancora non abbiamo spiegato. Credo che , anche se esistesse una società molto più avanzata della nostra avrebbe difficoltà a viaggiare nello spazio, perché non è facile. Mi pare senza senso investire delle risorse per andare all’avventura senza un fine. Credo che farebbero come abbiamo fatto noi con Marte, prima manderebbero delle sonde con sistemi automatici per rilevare la presenza di qualcosa. Perché la Terra è come un puntino di polvere cosmica nello spazio infinito, quindi non attirerebbe l’attenzione di nessuno, se non fosse per qualche ragione importante. C’è poi il problema del sincronismo fra le civiltà ? Potrebbe esserci infatti un’altra civiltà che, anche se avesse un telescopio potentissimo da milioni i anni luce di distanza, vedrebbe la Terra come era milioni di anni fa. Vedrebbe i dinosauri. E non sarebbe interessata a venire sul nostro pianeta. Noi abbiamo iniziato a trasmettere nell’universo cento anni fa con le onde radio che, in cento anni, hanno percorso cento anni luce. Forse qualcuno che sta ascoltando si è accorto che qui è successo qualcosa e potrebbe venire a trovarci. Però, primo dovrebbe avere un ricevitore molto sensibile perchè quando parliamo di tali distanze, il segnale si abbassa molto sensibilmente e secondo dovrebbe essere interessato e capire che questo è un segnale intelligente. Comunque sono ottimista, credo che un giorno riceveremo un segnale da qualcuno che ha cominciato a trasmettere prima di noi. Vi è una rete di osservazioni, la Seti, programma, prima finanziato dalla Nasa oggi dai privati, che hanno messo in rete un programma che analizza i segnali radio catturati dai radiotelescopi. Milioni di calcolatori, delle dimensioni di quelli che abbiamo nelle nostre case, hanno analizzato per anni i dati provenienti dal Cosmo, ma finora non hanno trovato nulla. Come definirebbe la sua esperienza nello spazio con una parola ? Cosa l’ha colpita di più? Mi ha colpito di più guardare la Terra dal finestrino dello Shuttle ed accorgermi di quanto sia fragile, vista dallo spazio. Sulla Terra ci sembra che essa sia grande e sterminata, ma dallo spazio, da 400 km di altezza, ci appare molto più piccola e più fragile. Quando ritorni hai la preoccupazione di mantenere con essa un rapporto che consenta uno “sviluppo sostenibile” , che permetta di integrare il modello di vita con la disponibilità di risorse che abbiamo sulla Terra. E’ un problema che va affrontato al più presto possibile; dobbiamo trovare delle soluzioni per correggere la tendenza ver- On.UMBERTO GUIDONI Astronauta italiano, è nato il 18 agosto 1954 a Roma. Laureato in Fisica, ricercatore prima presso la Divisione Energia solare dell’Enea e successivamente presso l’Istituto di Fisica dello spazio interplanetario (Ifsi). Nominato responsabile scientifico (project scientist) di Rete, uno degli esperimenti a bordo del “Tethered satellite system” (Tss), organizza i test di integrazione con il satellite “a filo” e si interessa alla pianificazione delle operazioni in volo. Nel 1990 viene selezionato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) come uno dei due esperti scientifici per la prima missione del satellite “Tethered” e si trasferisce presso il Centro Astronauti del Johnson Space Center (Nasa/Jsc) di Houston dove viene nominato componente dell’equipaggio della missione Sts-75. Lanciato il 22 febbraio 1996 e atterrato al Kennedy Space Center il 9 marzo, lo Space Shuttle Columbia completa 252 orbite, percorrendo 6,5 milioni di miglia in 377 ore e 40 minuti. della temeperatura globale; prima si cercherà di limitare i danni e prima si raggiungerà un equilibrio rispetto alle risorse che abbiamo a disposizione. Come questa esperienza ha influito sulla sia vita ? Si torna sulla Terra sicuramente cambiati e sicuramente in positivo. Si ha la capacità di affrontare i problemi su scala complessiva. E’ un punto di vista privilegiato. Quando si è accorto di essere diventato un personaggio? E’ naturale che facendo un’esperienza del genere, quando si torna si è al centro dell’attenzione. Ciò è positivo entro un certo limite, perché consente di portare un messaggio di attenzione all’ambiente e ad uno sviluppo compatibile con le risorse del pianeta. Ciò ha un costo perchè ci si trova spesso fuori casa trascurando la famiglia, però credo che a conti fatti ne valga la pena perché consente di portare ai giovani un messaggio di impegno nelle discipline scientifiche. C’è collaborazione in Europa nello scambio di informazioni scientifiche ? Naturalmente l’Europa si muove lentamente perché ci sono interessi diversi. Credo che sia una strada inevitabile e che sia possibile trovare sui grandi temi delle alleanze. Vi sono paesi che frenano su alcune posizioni, però credo che alla fine sui grandi temi l’Europa sia in grado di andare avanti. Si è data l’obiettivo di diventare entro il 2010 la società più avanzata dal punto di vista della conoscenza, che significa spendere in innovazione e formazione elevando il livello di cultura dei nostri giovani. Ringraziamo l’On.le Umberto Guidoni, l’associazione Fidapa sez. di Tropea ed in particolare la d.ssa Nunzia Rombolà che la presiede, per aver offerto l’opportunità di un pag. 4 - febbraio 2005 - Il giorno della memoria - Matr. 52348 Ricordi da un lager nazista Testimonianze da raccogliere e trasmettere alle giovani generazioni perché non vadano perdute “Ancora a notti mu‘nsonnu!” Cosa ricorda un nostro concittadino sopravvissuto ad un lager nazista di Saverio Ciccarelli In questi giorni abbiamo sentito e visto ancora una volta gli orrori della guerra e dei lager. Immagini uguali e sempre diverse, che non finiscono mai di stupirci. Qualcuno ha detto che non si dovrebbe istituzionalizzare il “Giorno della memoria” perché la guerra e l’Olocausto andrebbero ricordati sempre. Ma se non ci fosse stato questa giornata del ricordo obbligatorio, non avremmo mai saputo di due nostri concittadini che hanno vissuto gli orrori dei campi di concentramento. Vi assicuro che sentire parlare di cosa avvenisse dentro quei campi da un sopravvissuto direttamente, non è come vederlo in televisione. E’ un’esperienza che ti lascia ammutolito e che ti fa sentire quasi in colpa per chi ha usato tanta cattiveria. Quasi quattro ore di colloquio con “Micuccio” Cortese, che ha trascorso un anno e mezzo ad Hemer in Germania, perché a Dortmund non c’era posto, deportato come prigioniero di guerra da Tirana (Albania). Un tempo lunghissimo vissuto in condizioni disumane e senza via di uscita. “Avevo solo un’immagine della Madonna di Romania, con la quale colloquiavo”. Oggi ha ottantanove anni; fu fatto prigioniero nell’ottobre del 43, il ricordo è lucido e la sua memoria non ricorda solo ciò che non vuole ricordare. E’ una fatica anche per noi raccontare i fatti senza cadere nella retorica, ma li vogliamo raccontare a flash, come lui ce li ha presentati. Cortese ricorda tutti i passaggi, dal lungo viaggio in un treno senza copertura, tre giorni e tre notti di freddo e di fame, sfamati dai contadini albanesi che gli offrivano uova e galline, all’incontro con Vittorio Restelli, anch’egli tropeano deportato nel campo di Hemer, al quale disse “teniamoci per mano” e con il quale instaurò un rapporto fraterno e di solidarietà; ricorda quando gli americani lo liberarono, gli offrirono “gomma americana”, sigarette e cioccolata, la sua voglia di comprarsi un’anguria a Como, appena liberato con cento lire dategli dalla gente libera; ricorda il cambio di atteggiamento dei tedeschi dopo la liberazione del 1945, che invitavano gli italiani a rimanere a lavorare in Germania, ricorda il soldato nazista che gli scese sul capo con forza l’elmetto ed il calcio alla schiena senza motivo. Ricorda la “bilancia” che avevano costruito loro stessi per pesare la fettina di pane giornaliera, che se pesava di più, doveva essere ridotta per aggiungerla alla fettina meno pesante e le molliche di pane cadute che venivano raccolte dagli stessi prigionieri, ricorda la pasta di sapone “schiaffata” dall’ufficiale nazista sulla schiena prima di farsi la doccia che iniziava con acqua calda che d’improvviso diventava gelida. Ricorda i compagni morti per gli stenti, per la fatica, per la fame. Tutte le notti passate per terra su di un sacco riempito di paglia. “Se qualcuno stava male o si faceva male lavorando veniva portato via e non lo vedevamo più; ognuno di noi anche se stava male cercava di non dimostrarlo perché sarebbe morto”. I morti li avvolgevano in un cartone che chiudevano alle estremità e poi passava un carretto trainato da un cavallo “Come quello della peste dei Promessi sposi” mi dice, che se li portava via. Per nostra vergogna ricorda anche l’ufficiale italiano che faceva l’aguzzino per conto dei nazisti. Davanti a tanta lucidità e cattiveria ti senti disarmato, proprio senza parole ed allora mi viene spontaneo chiedergli: “Ma c’erano giorni diversi, c’era il Natale, il Capodanno ? C’era un momento di comunità? ”. “No ! Tutti i giorni erano uguali, la domenica anziché la brodaglia con crauti mangiavamo una poltiglia di avena che ci dava un senso di sazietà”. “Ma la radio, le notizie della guerra, della famiglia, il Governo italiano, c’era qualcosa di tutto ciò?”. Niente ! Difficile trovare la normalità in un fatto che sembrava tanto normale. Uomini sfruttati e ridotti a lavorare come bestie. Giornate tutte uguali. “Lavoravamo in dei cunicoli alti cinquanta centimetri, con martelli pneumatici, a torso nudo, una pesante lampada attaccata al collo, la gavetta ed un cucchiaio cinti alla vita, a 980 metri sotto terra, fuori la neve. Il carbone lo versavamo in un tunnel al nostro fianco che poi veniva portato via”. E quando, tornato in Italia chiese ad un ufficiale di poter telefonare per parlare con il Podestà di Tropea, si sentì rispondere in malo modo : ”Quale Podestà ! Ormai c’è il Sindaco”. Racconta “Micuccio” con lucidità, con dignità, rivivendo quei momenti senza alcuno sforzo, con lunghi silenzi che ci danno il tempo per immaginare ciò che non vorremmo ammettere; ma nel suo racconto noto una sorta di meraviglia, quasi si sorprendesse lui stesso della esperienza vissuta; quasi ancora oggi, dopo sessant’anni non credesse di aver vissuto tutto ciò. Molte altre cose potrei dire ma rischierei di sembrare banale: tutto l’odio ed il disprezzo dell’uomo sull’uomo è racchiuso in questo e negli altri racconti che sentiremo negli anni. Ma la memoria non deve essere perduta; i giovani devono sapere e ricordare. Mentre ci salutiamo con un abbraccio mi dice: “Ancora a notti mu ‘nsonnu.” Grazie per aver trovato la LA PIAZZA IL GIORNO DELLA MEMORIA Incontro-dibattito sull’Olocausto organizzato dall’Istituto d’Istruzione superiore di Tropea “Forsan et haec olim meminisse juvabit” Forse un giorno saremo lieti di ricordare anche questi avvenimenti. E’ una frase di Virgilio scelta dagli organizzatori dell’incontro tenutosi nella Cattedrale di Tropea, per lanciare u messaggio positivo alle nuove generazioni. Porta in sé una speranza: ricordare per capire, condividere la tragedia, rendersi conto del come si è potuti giungere a tanto obbrobrio. L’oblio non è un vuoto di memoria, è l’indebolimento delle forze attive che conservano la memoria storica, la quale è come una locomotiva a vapore che procede solo se nella caldaia si getta di continuo legna o carbone. Una memoria non alimentata perde la propria identità insieme ai ricordi. Nutrirla è un dovere per non ricadere negli stessi errori. Una scuola che voglia essere a passo con i tempi non solo è capace di dialogare con il territorio, coinvolgendo la Istituzioni e il mondo dell’Associazionismo, ma sa dare il giusto rilievo alle ricorrenze che contano. In questa ottica si sta muovendo l’istituto di Istruzione Superiore di Tropea diretto da Beatrice Lento. Nell’ambito del progetto “L’isola che non c’è, educazione alla legalità”, è stato celebrato il “Giorno della Memoria”. A sessanta anni dalla liberazione del più grande campo di Sterminio nezista: Auschwitz, ancora ci chiediamo: come era possibile non sapere e non vedere? All’incontro erano presenti lo scrittore Aldo Renstoc autore del libro “55998, campo di concentramento di Dortmund”; il giornalista Pantaleone Sergi, don Ignazio Toraldo e il prof. Tripodi. Con funzione di coordinatore il prof. Luciano Meligrana, alunni, docenti e numeroso pubblico. Si è parlato del protagonista del libro: Umberto De Luca, un carabiniere calabrese di Amantea, colto dopo l’8 settembre 1943 in Albania, costretto in un campo di Concentramento dal 1943 al ’45. Umberto è ora un nonno affettuoso che non ha dimenticato, ma vuole far conoscere la sua storia alla nipotina. Per lei cerca di usare toni delicati e leggeri, temendo di impressionarla. La dirigente, nel suo intervento ha detto: “E’ un racconto capace di suscitare intense emozioni e sentimenti profondi; è diverso da tanti altri libri sull’Olocausto con descrizioni atroci; sembra un racconto in cui la sofferenza si sublima nella fede in Dio”. Pantaleone Sergi, ha auspicato un buon uso della memoria che non deve solo ricordare il passato ma spingerci ad agire nel presente per una giusta causa. Si è detto scettico sulla validità di una commemorazione rituale, inutile per i giovani se si limita a confermare immagini negative del passato, sviando l’attenzione dalle urgenze presenti. E’ stato proiettato quindi su un grande schermo un Cd prodotto dagli alunni della clesse I°A del Liceo Classico sotto la direzione del prof. Salvatore Di Renzo. Nel più assoluto silenzio, davanti ai nostri occhi, si sono susseguiti immagini forti, crude e vere di uomini, donne e bambini, frutto di una ricerca paziente, attenta e minuziosa. Una umanità annullata tra reticolati, baracche, malattie di ogni tipo, esperimenti sadici, camere a gas, morti ammucchiati, adunate nella neve, cani ed SS latranti allo stesso modo. Auschwtz, terra di Caino è ancora vicino a noi. Non dimentichiamolo Maria Zuccalà LA PIAZZA - Il giorno della memoria - ESCLUSIVA DEL NOSTRO GIORNALE Sessant’anni dopo: Il giorno della memoria. La prima, l’unica intervista che Domenico Cortese, un sopravvissuto dei lager nazisti, ha rilasciato al nostro giornale. Quattro ore di racconto, interrotto dalla commozione e da lunghi silenzi. di Lino Daniele D - Quando siete stato fatto prigioniero ? a raccogliere le molliche. Le molliche,non l’aveR - Il primo ottobre del 1943. Dopo ventuno vo mai fatto in vita mia a Tropea o in Italia. giorni del Trattato di pace fra l’Italia e gli alleD - Mangiavate nei piatti ? ati anglo americani.Avevo ventisette anni. R -Avevamo una gavetta, una cosa che D - Dove ? tenevo cara come la mia vita se la perdevo non R -A Tirana, mentre prestavo potevo più mangiare. Non servizio nel magazzino di me ne davano un’altra. vettovagliamento e di assistenza. D - E per bere ? D - Come ? R -Per bere avevamo un R -I nazisti hanno fatto irrugavettino che conservavo zione, mi hanno catturato insieme come una reliquia. agli altri e mi hanno caricato su un Durante la camion dopo avermi sequestrato prigionia,cosa vi ha colpito il fucile che tenevo a portata di di più ? mano onde difendermi da eventuaL’isolamento totale dal li assalti. Dopo avermi tolto tutto mondo esterno. Non avevo ciò che avevo nelle tasche, mi pornotizie da casa, ero preoctarono in una stazione ferroviaria, cupato, non sapevo come non ricordo se a Tirana o in un stava mia moglie ed i miei fipaese vicino e mi fecero salire su gli che non vedevo da tanto un carro bestiame ; iniziò così la tempo. Avevo perso il senmia Via crucis, la mia lotta contro la so del tempo. La mia vita si fame e contro il freddo. era ridotta allo scendere e al D - La fame ? Come facevate salire dalla profonda minieIl sergente maggiore a mangiare ? ra. Una riduzione in schiaviCortese prima di essere R -Di tanto in tanto la vecchia tù che mi mortificava contideportato in Germania tradotta si fermava, scendevamo, nuamente. andavamo in campagna in cerca di qualcosa D - Una riduzione in schiavitù ? che avevano i contadini albanesi: uova, qualR -Proprio così ! Vivevo in attesa della liche gallina o altro . bertà. Speravo che un giorno o l’altro arrivasD - Ma come facevate a cuocerli ? se qualcuno e mi liberasse. Non vedevo l’ora R - Accendevamo il fuoco nelle vicinanze di riacquistare la libertà perduta e di camminadella ferrovia. re per la città D - Avevate qualche pentola ? come un cittadiR -No. Niente, proprio niente. Manno libero. giavamo con le mani. D - Ed D - Dove vi hanno portato ? arrivò ? R -Dopo tre giorni siamo arrivati a R destinazione. Ma qui non c’era posto. Si, un Ci hanno portati in un altro luogo, un giorlager ad Hemer. Ci hanno fatto scendeno nel re e sistemato in una baracca di legno lager avvenriscaldata da una stufa; abbiamo dormi- Una lettera inviata dal ne qualcosa di to su dei sacconi pieni di paglia adagiati Campo di prigionia inaspettato: le alla moglie per terra. guardie naziste che D - Dormito ? controllavano ogni nostra mossa. Scomparvero R -Non chiudevo occhio da quando avevo all’improvviso. Stupito mi domandai il perché. peso la libertà. Pur volendo come facevo a Lo capii più tardi quando arrivarono gli dormire sul carro bestiame. americani . D - La mattina dopo ? D - Gli americani ? R -Iniziò la mia attività di minatore, mestieR -Si, gli americani come nel film “La vita è re che non avevo mai fatto nella mia vita e che bella”. Ci liberarono e ci portarono nella cittadipurtroppo per non essere ucciso dovetti fare. na non molto lontano. Ci sistemarono in una D - Cosa? Domando io. grande caserma e ci diedero da mangiare, come R -Il campo di concentramento si trovava dei cristiani. Poi ci fecero dormire su dei matevicino ad una miniera di carbone. Mi diedero il rassi adagiati sulle brande. Un ‘altra vita. Non ci casco con la lampada e mi fecero scendere a credevo. Finalmente avevo riacquistato la libertà 980 metri sotto terra, un inferno che non augu- perduta. Non ero morto nel lager. Un miracolo! ro a nessuno. Scendevamo la mattina e salivaA volte mi sentivo male e non ce la facevo mo la sera. Con me c’era Vittorio Restelli, un a scendere in miniera, ma non lo dicevo a nesaltro tropeano che è stato nel campo per oltre suno temevo di sparire nel nulla come era acun anno e mezzo. caduto per altri che erano ammalati. Era vietaD - A mezzogiorno non mangiavate ? to ammalarsi. R -Ma quale mangiare! La sera, dopo una Nonostante la denutrizione. Era un’elimigiornata di duro lavoro e poi una brodaglia nazione fisica che veniva fatta nel massimo con qualche pezzo di cavolfiore di quelli tede- silenzio. schi, senza sapore. Ci davano un chilo di pane D - Gli americani vi hanno dato pure dedi segale per dieci persone. Era duro e nero. La gli abiti ? fame era terribile ! Ma mi dovevo rassegnare. R -Una tuta, ma non l’ho accettata, sono Non c’erano più i contadini albanesi di- ritornato a casa con la mia divisa di sergente febbraio 2005 - pag.5 D - Avute in dono ? R -No ! Sono riuscito a comprarle da un tedesco. Dopo la caduta del nazismo erano diventati più umani. Ci salutavano per primi e ci trattavano alla pari. L’arroganza, la cattiveria del campo di prigionia era scomparsa. Mi avevano offerto pure un posto di lavoro che non accettai. Non ce la facevo a rimanere neppure un minuto in più in quella terra in cui avevo sofferto molto. D - Veniamo al ritorno a casa. R -Dopo tre mesi è arrivato il momento tanto atteso. Il mio viaggio verso Tropea. Un’odissea ! Una volta a Como, per raggiungere la mia amata città, impiegai tre giorni. Un treno dopo l’altro, una stazione dopo l’altra lungo una ferrovia colpita dai bombardamenti. Quando calava la notte e e mi trovavo in qualche stazione, adagiavo la testa sullo zaino e chiudevo gli occhi. Era però un dormiveglia. Ero pronto a correre per aggrapparmi al primo treno in arrivo e diretto in Calabria. D - E alla stazione di Tropea cosa accadde quando giungeste ? R -Trovai mia madre e mio padre ad aspettarmi. Mia madre mi aspettava con le braccia aperte. Era radiosa. I suoi occhi erano ridenti. Sembrava che un riflettore le fosse stato posto di fronte per la gioia. Ce l’avevo fatta! Ero ritornato vivo e in condizioni di lavorare e di mantenere la famiglia. Un miracolo che tante volte nelle notti insonni, nel freddo della baracca, avevo chiesto a Dio. Cortese in marcia a Villa S. Giovanni all’arrivo del Re L’amico Vittorio Restelli Un momento dell’intervista - Politica - pag. 6 - febbraio 2005 LA PIAZZA “L’inserimento di un bene culturale, di un paesaggio, di un sito archeologico o monumentale, di una Città nella lista, determina un incremento di flussi turistici verso quel sito del 30%” LETTERA APERTA DI ALFONSO DEL VECCHIO Assessore provinciale alla cultura “La tutela e la valorizzazione dei beni culturali collocati in una città ed il sostegno ad una politica di incentivazione al turismo culturale sono elementi essenziali e strutturali di una nuova politica di sviluppo” I programmi sono sempre pletorici ed ambiziosi fino a sfociare nei sogni, spesso irrealizzabili, con il loro carico di disillusioni ed amarezze. Io credo più ad un processo che faccia diventare la cultura, all’interno del territorio provinciale, fatto “centrale” e “convinzione” nell’azione politica e non già una moda. Una risposta secca sarebbe quindi tanto impossibile quanto tendenzialmente imparziale. La contrazione delle entrate degli Enti Locali e l’ampliarsi della spesa fissa per azioni sociali e assistenziali, come la salute, la scuola, la sicurezza, la stessa qualità della vita di un territorio rendono gli investimenti e le spese per la cultura sempre più un onere non declinabile, piuttosto che un’azione politica forte e convinta. C’è una tendenza, una diffusa convinzione che la cultura debba essere un evento eccezionale, estraneo alla strategia dell’intervento a sostegno del cittadino come persona e come protagonista della vita della sua città. La tutela e la valorizzazione dei beni culturali collocati in una città o comunque in un territorio, il sostegno ad una politica di incentivazione al turismo culturale, come momento e sintesi di una azione sia promozionale, sia educativa sono elementi essenziali e strutturali di una nuova politica di sviluppo sussidiario alla valorizzazione ed all’implementazione della persona, come elemento costitutivo e fondante di ogni azione sociale. La risposta più significativa e più autorevole di questa impostazione sta nel crescente prestigio che va assumendo, si direbbe giorno dopo giorno, la lista UNESCO dei siti cosiddetti “patrimonio dell’umanità”: un’azione di cooperazione culturale nata più di trent’anni fa con la Convenzione di Parigi del 1972 ha praticamente assunto un ruolo dirimente e dirompente sia nella organizzazione logistica e strutturale dei siti riconosciuti dall’UNESCO, sia nella veicolazione dei siti turistici in direzione dei siti stessi. I dati UNESCO ci fanno sapere che l’inserimento di un bene culturale, di un paesaggio, di un sito archeologico o monumentale, di una Città nella lista, determina un incremento di flussi turistici verso quel sito del 30%, rispetto ad un passato in cui quel sito non era inserito nella lista dell’Organizzazione della cultura. E’ la cultura che diventa così perno e volano di un sistema di complementarità, di tecniche politiche, che mettono sullo stesso tavolo, accanto alla tutela ed alla valorizzazione del bene culturale alcune questioni fondamentali: 1) la questione della scuola e della formazione nella sua più ampia accezione, con la creazione di percorsi mirati e finalizzati all’interno dei programmi scolastici che aiutino i giovani studenti a conoscere la loro città, la sua storia ed i suoi protagonisti; 2) la questione economica commerciale, strettamente legata alla veicolazione 3) la questione storico-artistica, legata alla valorizzazione degli angoli e degli aspetti più significativi recuperati o da recuperare fino alla riqualificazione di intere vie o quartieri; 4) la questione etico-sociale, legata ad una più efficace e mirata politica di miglioramento della qualità della vita – che renda attraverso strutture e servizi, il vivere all’interno del borgo o della cittadina un piacere ed un momento d’ orgoglio della persona. E’ quello che dovremmo saper fare a Tropea, mettendo insieme investimenti strutturali e progetti culturali, legando, in una sinergia virtuosa e stimolante, strutture ed istituzioni della cultura. Strade, Chiese, vicoli, palazzi, musei…, monumenti, che abitualmente vivono in modo frammentario e slegati la loro quotidianità devono entrare in un sistema culturale, dove museo e vita, arte ed impresa, storia e cronaca, trovino la ragion d’essere della loro vicinanza, ma soprattutto ritrovano l’uomo, il cittadino, la persona che nella sua vita, sulla sua strada, L’assessore Del Vecchio con Vittorio Sgarbi al Salone dei Beni Cuklturali a Venezia davanti la sua casa riesce a trovare l’eccezionalità dell’evento che aveva solo sognato, quasi come una chimera. L’antica Tropea deve riprendere a pulsare giorno e notte, nei suoi vicoli e nelle sue dimore, nei suoi modesti alloggi e nei suoi prestigiosi palazzi nobiliari. Il progetto culturale di Tropea non è il progetto per soli politici, ma della gente comune, di tutte le persone che nella cittadina vivono e di Tropea si nutrono.Tutto ciò significa dare una risposta alla esiguità delle risorse non sempre sufficienti e raggiungere obiettivi attraverso un eccezionale investimento di risorse umane, di professionalità, di intelligenze e di bellezza. Aggiungo che per Tropea essere “la capitale del turismo calabrese“ comporta anche essere esempio indiscutibile della capacità di gestione di una città, quale crocevia visibile e tangibile di intelligenza e bellezza.Apriamo i nostri archivi, sempre chiusi spesso per motivazioni inspiegabili. Apriamo i nostri Musei che rischiano la dispersione… Apriamo e razionalizziamo le nostre Biblioteche. Mostriamo al mondo le nostre epigrafi…, le nostre architetture, spesso blindate come e che potrebbero costituire la cifra di una città che deve la sua storia al mare ed all’intreccio di culture, che ne costituiscono l’essenza. Ieri come oggi Tropea ancora attrae, per le sue naturalità, per il fascino, per la magia delle sue architetture, per le sue tradizioni. Per quanto ancora? La Tropea bizantina, araba, normanna, barocca, deve diventare la capitale di un’arte nuova, una città dai tanti volti e dalle tante anime che possano essere riscoperte percorrendo l’intreccio dei suoi vicoli che si aprono come per incanto e conducono verso le scenografie monumentali, inaspettati tromp-l’oeil che portano il segno di stili ed epoche diverse. Le collezioni dei musei, le raccolte bibliografiche, i documenti degli archivi svelano inattesi intrecci e rapporti culturali nel segno di una presenza costante nel panorama turistico internazionale. Ercole, Belisario, Federico II, i Normanni, l’Accademia degli Affaticati, Lauro, il Galluppi, Don Mottola, Raf Vallone, devono diventare i segni del romanzo del genio, dell’estetica, del pensiero, momenti ed esperienze di questa città, nel passato e nel presente, così come vengono alla mente. In questo contesto le Istituzioni Culturali, le Associazioni sono oggi ancora una volta, protagoniste delle strategie culturali, punto di connessione tra memoria e futuro, tra la necessità di conoscere, indagare e valorizzare le testimonianze del passato e l’esigenza di innovazione nell’architettura, nelle arti visive, nella musica, nel teatro, nel cinema. I Beni Culturali devono quindi divenire per Tropea una fonte di sviluppo, una ricchezza inesauribile, per qualità, numero e diffusione anche nel resto del circondario, più, molto più, del sole e del mare. Si tratta di trovarne le reali chiavi di lettura, in un sistema che coniughi salvaguardia e tutela del bene, utilizzo e sostenibilità economica in un processo integrato che dia certezza di finanziamenti, che non possono essere esclusivo appannaggio degli Enti Pubblici. L’unica prospettiva di sviluppo per Tropea rimangono i Beni Culturali come inesauribile risorsa, basata sulla sua storia, sulla forza delle idee e sulla capacità di progettare il futuro. Alfonso Del Vecchio Ringraziamo l’Assessore Del Vecchio per l’attenzione che ha voluto riservarci. Non possiamo però esimerci dal ricordare che, nell’ambito della promozione dei beni culturali a Tropea e nella provincia, grande parte di responsabilità ed impegno è richiesta principalmente a lui ed al suo Assessorato. Auspichiamo quindi in questa fase amministrativa una promozione della cultura su due fronti: uno “interno” , facendo conoscere la storia della propria città agli alunni delle nostre scuole di ogni ordine e grado e l’altro “esterno” con la partecipazione al maggior numero di iniziative nazionali ed internazionali. Il tutto con la stampa e la diffusione di opuscoli e depliants che facciano LA PIAZZA Approvato statuto della Fondazione dell’Istituto Superiore Calabrese di Politiche Internazionali Nella nuova sede di palazzo S. Anna, si è svolto l’ultimo consiglio comunale durante il quale è stato approvato l’importante statuto riguardante la Fondazione dell’Istituto Superiore Calabrese di Politiche Internazionali; iniziativa intrapresa già nell’anno 2003 e che si avvia lungo la strada della realizzazione. E’ una fondazione concordata insieme ad altri soci, che apre uno scenario incentrato principalmente alla crescita culturale per le generazioni future del nostro territorio e agli scambi culturali con le generazioni della comunità europea L’amministrazione è tra i soci fondatori, ha dichiarato il sindaco, prima di questa data, sono state fatte diverse riunioni in merito, una delle quali anche nella nostra cittadina. L’approdo in consiglio comunale è un momento conclusivo di tutta la parte organizzativa; infatti, con l’approvazione dello statuto si sottoscrive il testo definitivo. La prima bozza dello statuto, ha proseguito Cortese, è già stata presentata e approvata in consiglio nell’anno 2003; in questa odierna, composta da 27 articoli, definitiva, sono state apportare alcune modifiche che non snaturano nella sostanza il contenuto dello statuto precedente. Alla Fondazione, ha proseguito il sindaco, fanno parte enti pubblici come Comune, Provincia, privati e appartenenti a realtà calabresi che si occupano di cultura come le case editrici dell’alto cosentino, e l’Università della Calabria di Cosenza che mette a disposizione le sue strutture oltre ad assicurare la collaborazione di quattro facoltà tra cui la lingua straniera, scienze politiche e matematica. Nella settimana scorsa, ha inoltre informato Cortese, è stato istituito il consiglio direttivo della Fondazione, il quale ha proceduto alla nomina del presidente individuato nel professor Salvatore La Porta e del vice presidente nella persona del nostro sindaco Cortese, nomina che avrà la durata di un anno. Si è poi soffermata su quanto avverrà dopo l’approvazione dello Statuto, in seguito alla quale si potrà procedere alla firma della costituzione della Fondazione. Verrà quindi organizzata una manifestazione che si dovrebbe tenere nella seconda metà di febbraio, probabilmente presso l’Università di Cosenza. I primi giovani studenti dell’Est Europeo, raggiungeranno l’Università cosentina nel mese di aprile. Sempre in aprile, il presidente del progetto “Magellano” e i rappresentanti del consiglio direttivo, verranno nella cittadina al fine d’informare i nostri giovani sulle grosse opportunità che saranno loro offerte. Referente, a tale scopo, è stata indicata la dirigente dell’istituto di scuola Superiore Beatrice Lento. Lo Statuto è stato infine approvato all’unanimità. “Aprire nuovi orizzonti e altre possibilità ai nostri giovani, credo sia nostro dovere - ha dichiarato infatti Pasquale Scordo dei Verdi. Nella seduta dello stesso consiglio comunale, è stata approvata anche la convenzione di gestione per la somministrazione dell’acqua potabile attraverso il complesso degli acquedotti regionali, con il Comune di Tropea e la SO.RI.CAL s.p.a. affidataria da parte della Regione Calabria. febbraio 2005 - pag.6 - attualità - 3 GENNAIO 2005 Centoquattro anni dalla nascita di Don Mottola Con una conferenza di Mons. Domenico Graziani, Vescovo di Cassano Ionio e docente emerito della Pontificia Facoltà teologica del Seminario “Pio X” di Catanzaro, sul tema “L’Eucarestia: Comunione e Missione in Don Mottola”, è stato ricordato, nei locali della Biblioteca comunale di Tropea, il 104° anniversario della nascita di Don Francesco Mottola. L’incontro, organizzato dagli Oblati del sacro Cuore di Tropea, presieduto dal Vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera e Tropea , Mons. Domenico Cortese, ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico. Presentato il 6 gennaio alla Biblioteca comunale il “Diario di prigionia (1917-1918)” di Don Carmine Cortese il “Diario di prigionia” segue la pubblicazione, avvenuta nel 1998 del “Diario di guerra” Sta emergendo con sempre maggiore forze e nitidezza una nuova figura storica del ‘Novecento tropeano: Don Carmine Cortese. Il merito è del prof. Antonio Pugliese, preside in pensione, che con costanza e caparbietà ha raccolto, per pubblicarle, le migliaia di pagine scritte dal Cappellano militare durante la sua vita. L’occasione per parlare ancora di questa figura molto attiva nell’ambito sociale della nostra città e della vicina Spilinga (dove gli sono state intestate una via ed una piazza) , ci viene dalla presentazione della seconda pubblicazione scritta su Don Carmine Cortese il “Diario di prigionia 1917/1918”, avvenuta il 6 gennaio scorso presso la Biblioteca comunale di Tropea. Erano presenti autorità civili e religiose: il Sindaco di Tropea e quello di Spilinga, Mons. Domenico Pantano, per la Diocesi, l’assessore provinciale alla cultura, il Sindaco di Limbadi, oltre ai parenti più prossimi del reverendo e molti cittadini tropeani e spilingesi che ricordano ancora la figura esile di questo sacerdote sempre disponibile all’ascolto ed al dialogo. I relatori, Antonio Pugliese ed il prof. Pietro Borzomati dell’Università per stranieri di Perug, sono stati coordinati da Don Pasquale Russo, uno dei primi a comprendere l’importanza della figura del prete di frontiera. Dopo i saluti di rito del Sindaco di Tropea, d.sa Domenica Cortese, l’assessore provinciale alla cultura, Alfonso del Vecchio, ha ricordato come Don Carmine Cortese vada inserito in un più ampio panorama della cultura vibonese del ‘900, a fianco di Sharo Gambino, Raf Vallone, Don Mottola, figure di tutto rispetto che hanno dato lustro alla nostra provincia e di cui dovrebbero ricordarsi anche alcuni giornali nazionali che continuano a collocare la nostra provincia agli ultimi posti nelle classifiche sulla qualità della vita. Don Pasquale Russo ha evidenziato che almeno il 50% della produzione culturale tropeana è stata raccolta da don Carmine Cortese e, per merito del preside Pugliese, è stata portata alla luce; costui ha ricordato di aver raccolto ottanta quaderni manoscritti per un totale di ottomila pagine che aspettano di essere riordinate e pubblicate. Quando fu presentato il primo “Diario di guerra” nel 1998, si contavano 52 quaderni che oggi sono diventati ottanta , dai quali “viene sempre più delineandosi una figura di “prete scomodo” che si è cercato di emarginare ma che il tempo rivaluta continuamente.”, come ha detto il curatore della raccolta. Da una ricerca fatta su internet è venuto fuori che un certo Santo De Dorigo, parlando dei sacerdoti che hanno seguito gli alpini in guerra , definisce Don Carmine Cortese “una gloriosa figura di cappellano militare”. Lo stesso ha partecipato a tutte e dodici le battaglie sull’Isonzo, raccogliendo cadaveri con la carretta e creando i tristemente famosi “cimiteri di guerra”. Oltre ai compiti pastorali si occupava anche della lettura della corrispondenza che arrivava ai soldati sul fronte; lettere spesso “censurate” dallo stesso pag. 8 - febbraio 2005 - dalla Provincia - LA PIAZZA La crisi dell’Amministrazione di Vibo Valentia si è sviluppata nel tempo Anche la provincia di Vibo Valentia all’ottavo Salone dei beni e delle attività culturali di Venezia DICHIARAZIONE DEL SINDACO ELIO COSTA DIMISSIONARIO DI VIBO Dal 26 al 28 novembre si è svolto a Venezia, l’ottavo Salone dei beni e delle attività culturali. Anche la provincia di Vibo Valentia era presente con l’Assessore Del Vecchio che, nello spazio assegnatogli, ha proposto un percorso culturale comprendente la Cerosa di Serra S. Bruno, il Museo Archeologico di Vibo Valentia, il Museo Murattiano di Pizzo, il Centro storico di Tropea, il Museo statale di Mileto e quello d’arte sacra di Nicotera. Le pipe di Grenci e l’abito della “chiazzarola” hanno rappresentato un forte richiamo per uno stand in cui si è fermato anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi che è rimasto bene impressionato. Nel corso della manifestazione è stato presentato il libro “Tropea-il rilievo della città” realizzato dal prof. Giuseppe Lonetti, assessore ai LL PP del Comune di Tropea, pubblicato su iniziativa della Provincia.”Essa rappresenta la prima di una serie di pubblicazioni di alto valore scientifico - ha dichiarato Del Vecchio- che saranno realizzate su iniziativa della Provincia per sostenere il progetto che prevede l’inserimento di Tropea nel patrimonio dell’Unesco” Il Sindaco Elio Costa, all’indomani delle sue dimissioni ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: Signor Sindaco, può dirci quali sono stati gli ultimi avvenimenti politici che hanno portato alle sue dimissioni? E’ dal mese di luglio che aspettavo che i partiti mi comunicassero le loro designazioni, poiché erano piovuti a Vibo Valentia delle somme piuttosto considerevoli, circa cento miliardi delle vecchie lire; per cui era necessario che ci fosse un assessore ai lavori pubblici per riuscire a gestire questa pioggia di danaro che eravamo riusciti ad ottenere per Vibo Valentia. Altro motivo era che avevo ampliato la Giunta per dare un posto ai Dorotei. Quando li ho convocati per farmi indicare il loro assessore, si è presentato il rappresentante del Partito Socialista che mi ha comunicato che il suo partito, che in un primo momento aveva deciso di partecipare alla maggioranza, ma non di partecipare alla Giunta perché non condivideva l’entrata nella stessa giunta dei Dorotei, sarebbe uscito dalla maggioranza. Un caso di “buonasanità” per l’Ospedale di Tropea Registriamo un episodio confortante che si è svolto pochi giorni prima della fine dello scorso anno. Si tratta del trasferimento avvenuto dall’Ospedale Bambin Gesù di Roma , reparto di rianimazione pediatrica, alla propria abitazione di Tropea, della piccola M. R. di due anni, affetta da una malattia neuromuscolare progressiva. La piccola, dal marzo del 2004 era ricoverata presso il nosocomio pediatrico romano; i genitori erano costretti da quella data a fare la spola fra Roma e Tropea per stare in compagnia della loro bambina le cui condizioni di salute erano stazionarie. La dirigenza dell’Asl n.8 , dopo aver verificato la possibilità di garantire assistenza medica domiciliare alla bambina 24 ore su 24, ha consentito che la stessa venisse trasferita a Tropea. Viva soddisfazione da parte dei genitori che hanno ringraziato il dr. Armando Crupi ed i suoi collaboratori per la disponibilità dimostrata. Soveria Mannelli. Un esempio da imitare Apprendiamo dal Tg3 del 20 gennaio scorso che da quattro anni il Comune di Soveria Mannelli, per iniziativa dell’allora Sindaco Mario Caligiuri, festeggia il compleanno. Quest’anno è stato ricordato il 198° anno dalla nascita.Tutti i cittadini si sono ritrovati attorno ad una grande torta dedicata alla loro città. Ai dipendenti comunali è stato consegnato un diploma di benemerenza per aver contribuito allo sviluppo della città. Un netturbino ed una bidella sono stati intervistati, felici di aver prestato servizio per la collettività . Può sembrare una notizia di poco conto ma colpisce perchè dimostra il livello di unità e di coesione cui è giunta un’interacomunità nella nostra povera regione. Certamente un esempio di imitare. Il Sindaco Costa "LA PIAZZA" Mensile indipendente Registrazione Tribunale di Vibo Valentia n. 82 del 25.02.1994 Editore ONDA SUD Soc. Coop. a r.l. Direttore responsabile Saverio Ciccarelli Capo redattore Pino Carone Redazione: Giusy Calabrò, Lino Daniele, Clementina De Angelis, Riccardo De Fusco, Antonio Ferrara, Elisa Laureana, Damiano Nardo, Vittoria Saccà, Enzo Taccone, Maria Zuccalà. Redazione: via Pontorieri, 89861 Tropea (VV) Tel/Fax 0963666081 Rep. Pubblicità & Marketing Tel. 096345733 e-mail:[email protected] Stampa: Grafiche PAPRINT via Orazio Falduti Tel. 0963263703 - Ionadi (VV) La collaborazione è aperta a tutti. I manoscritti dovranno essere lunghi al massimo una cartella. La redazione si riserva la facoltà di selezionare gli articoli da pubblicare. Le opinioni espresse negli articoli appartengono ai singoli autori dei quali si intende rispettare la libertà di giudizio. I collaboratori per quel che scrivono si assumono in prima persona ogni responsabilità di natura civile e penale. Il materiale anche se non pubblicato, non sarà restituito. Un calendario speciale dallaScuola media di Drapia In questo nuovo anno, da poco iniziato, potremo avere nelle nostre case un calendario particolare perché è nato dalla fantasia e dal lavoro dei ragazzi della Scuola media di Drapia, Istituto comprensivo di Tropea diretto da Francesco Laganà. Per poterlo realizzare, hanno iniziato dal mese di ottobre a raccogliere dati storici, fotografie sul loro territorio, così come filastrocche e aneddoti appresi dalla gente. Nei dodici mesi che si susseguono, hanno raccontato la storia di Brattirò, di Drapia, di Caria, di Gasponi, della collina di Sant’Angelo e del Monastero di Sant’Arcangelo; hanno parlato di Torre Galli, della grotta di S. Elia., “S. Liu”, de “i bresti” mattoni di origine orientale, della fonte di “Vardaru” e del mulino costruito sulla destra del torrente Brummaria, del castello costruito sui ruderi di una vecchia casa colonica di proprietà dei Toraldo di Tropea e che fu la sede estiva del filosofo Pasquale Galluppi, del Monastero dei santi Sergio e Bacco e del portale storico di Drapia. Non hanno trascurato le feste che allietano i giorni dei cittadini, come la festa dei santi Cosma e Damiano che avviene sempre il 25, 26 e 27 settembre, né la commemorazione dei defunti a cui i ragazzi della scuola media partecipano ogni anno in modo abbastanza attivo. Hanno parlato delle sagre come quella famosa del vino, della “sujaca”, del dolce. Hanno raccontato la loro scuola “immersa nel verde, non turbata dal traffico urbano, è luogo ideale per dedicarsi allo studio e concentrarsi nelle attività didattiche, alle quali i ragazzi si dedicano con interesse e passione, traendo stimoli di crescita culturale e spirituale”. E ad ogni pagina, è possibile leggere un antico detto (ne citiamo qualcuno riscontrabile nel mese di dicembre: Prima Natali né friddu né fami) segno di un invisibile legame tra passato e presente, indispensabile per poter affrontare meglio il futuro e per costruirlo sempre migliore. Con il patrocinio dell’assessorato Provinciale alla Pubblica Istruzione, del Comune di Drapia e, soprattutto, con l’aiuto e la vicinanza dei loro docenti, i ragazzi hanno saputo regalare alla comunità, e in particolare ai loro genitori e ai loro nonni cui hanno dedicato il lavoro, un calendario che l’accompagnerà per ben 365 giorni. (V. S.) LA PIAZZA - Vibo Valentia - Una mostra, una storia lunga 45 anni Un quadro lungo 14 metri e alto 2,5 mette in evidenza la capacità creativa e l’abilità tecnica, il dominio completo dello spazio scenico, la perizia artistica di Albino Lorenzo Di Lino Daniele Negli ultimi giorni dello scorso mese di dicembre, il Presidente della provincia, Gaetano Ottavio Bruni ha allestito una mostra di pittura in omaggio all’artista Albino Lorenzo. Nel suo intervento e nell’intervista rilasciata al TG3 Calabria ha parlato di calabresità, di recupero di una civiltà scomparsa. All’inizio, l’intervista mi ha sconcertato, avrei preferito che parlasse di tropeanità dal momento che abito a Tropea, poi ho analizzato tutti i quadri della mostra ospitata nell’antico Palazzo Gagliardi, e ho capito che il termine calabresità è appropriato e che per essere obbiettivo mi dovevo liberare dal mio provincialismo e dal mio campanilismo. Infatti, la civiltà contadina che rappresenta, è quella del Poro, della provincia vibonese, dell’intera Calabria, dei paesi che circondano il mare Mediterraneo, del Sud del mondo è proprio il caso di dire Sud del Mondo. Le contadine con “lu maccaturi” annodato dietro il collo sono tipiche di questa civiltà; e lo sono pure i contadini con la coppola calata sulla fronte, le lavandaie, le mietitrici, le mucche, gli asini, i carri, il paesaggio non fine a se stesso, fa da sfondo ai personaggi che somigliano a quelli del cinema Neo Realista del Dopoguerra. Un artista quindi ben radicato nel proprio territorio e nel proprio tempo, il tempo però della sua infanzia, quando certe immagini rimangono scolpite nella mente e si rifugiano nel pozzo della memoria di cui ha parlato Leonardo Sciascia. Nel momento di dipingere un personaggio, quando è a tu per tu davanti alla propria tela, inconsciamente scava nel profondo pozzo. Riesce così ad esprimere scene di vita campestre, scene popolari che sanno di antico, scene di mercato come nel quadro lungo 14 metri, un’opera gigantesca in cui il grande poeta della civiltà contadina e del Sud del Mondo, raggiunge il culmine della sua arte. L’artista qui mette in evidenza il dominio completo dello spazio scenico. I personaggi, ovvero le figure umane, qui acquistano la loro dimensione reali, quasi fossero di carne ed ossa. Attenzione però a non scadere nella pura scenicità. I personaggi, nemmeno nel gigantesco quadro, sono statici, ma sembrano muoversi. La grandezza dell’artista sta proprio in ciò. Il personaggio viene colto mentre fa qualcosa, un qualcosa che appartiene alla sua quotidianità ma pure alla sua anima di essere umano. L’artista, febbraio 2005 - pag.9 al pari del Verga dei “Malavoglia” si rivela un grande psicologo. C’è un quadro, non presente alla mostra di Palazzo Gagliardi, indicativo a proposito. Vi è stato un omicidio in una piazza, in mezzo alla folla. Non vi è l’assassino con il fucile, non vi è il cadavere, non vi è sangue, però si capisce che è accaduto qualcosa di grave. Da cosa lo capiamo? Dal personaggio che scappa in groppa all’asino in evidente equilibrio precario, dalla gente terrorizzata e da un diffuso senso di pericolo. A contribuire a dare un senso drammatico alla scena è il taglio del quadro che l’artista ha voluto dare lungo e stretto. Altro aspetto importante della sua arte, già messo in evidenza da un critico di statura internazionale come Maurizio Calvesi, è il linguaggio che ha qualcosa di nuovo, di unico, di rivoluzionario. L’immagine, ad esempio la contadina che osserva il marito mentre fa vedere ad una popolana le uova e la altre cose portate dalla campagna, ci è data da un gioco di colori fatto di luci e di ombre ben calibrate. Qui abbiamo la trasfigurazione poetica della realtà. Qui l’artista diventa poeta e sublima la sua eccezionale creatività apprezzata non soltanto nella nostra città ma a livello europeo. Al centro della sua opera, composta da centinaia di quadri che si trovano in ogni parte del mondo, vi è la figura umana, non il paesaggio inteso come una riproduzione della natura o di un determinato luogo geografico. Albino Lorenzo, nonostante descriva le fatiche della sua gente, crede nell’umanità. Ha una visione ottimistica della vita, tanto ottimistica che è padre di 18 figli; ma andiamo avanti. Il messaggio. La sua arte, ha un messaggio? Durerà nel tempo o è destinata a durare lo spazio di pochi anni? Il messaggio c’è ed è evidente! Egli offre alle nuove generazioni uno spaccato di una civiltà millenaria che non esiste più, un documento di inestimabile valore. Durerà nel tempo perché consegna alla storia un mondo, quello calabrese nella sua specificità e nella sua mediterraneità. Il sole, i colori, il gioco di ombre e luci sono tipicamente mediterranei. L’artista si rivela sempre di più un figlio della propria terra ed è in questo contesto che va inquadrato. Le radici della sua arte sono in questo determinato ruolo geografico che diventa pure luogo della memoria, non fuori. Un’ultima annotazione: la faesite. Mi son chiesto tante volte il perché. L’ho scoperto ultimamente studiando l’immensa scena del gigantesco quadro lungo 14 metri. Perché la faesite ha il colore della terra zappata da poco. Forse la semplicità dell’artista, la sua umiltà, il fatto che non si sia mai montato la testa nonostante la sua fama di livello europeo, sta in questa sua condizione umana. Dopo Vibo tocca a Tropea fare la sua parte. Il nostro giornale sta organizzando un premio di poesia ed un altro premio ad un personaggio illustre. Ritengo che in questo particolare periodo storico il più illustre sia proprio lui, l’anziano artista testimone e protagonista del proprio tempo. pag. 10 - febbraio 2005 - Associazioni - LA PIAZZA FIDAPA IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AL DONNE E POLITICA GRUPPO SCOUT Tropea 1° Il sindaco ha sottolineato che l’amministrazione comunale ha intrapreso il cammino per il riconoscimento della cittadina come patrimonio dell’umanità da ben dieci anni Prosegue con successo il corso di formazione politica, “donne e politica”, patrocinato dalla Regione Calabria, e organizzato dalla FIDAPA presieduta pro tempore dalla dott.sa Nunzia Rombolà. Nella sala della biblioteca comunale, nell’ultimo incontro, le relazioni sono state tenute dall’assessore provinciale alla Cultura e ai beni culturali di Vibo Valentia Alfonso Del Vecchio che ha parlato di “Tropea patrimonio dell’umanità” e il professor Giuseppe Lonetti, docente presso l’Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria che si è occupato dei “Processi insediativi in Calabria e identità dei luoghi”. Il sindaco Domenica Cortese ha espresso il suo compiacimento per i temi scelti ed ha sottolineato che l’amministrazione comunale ha intrapreso il cammino per il riconoscimento della nostra cittadina come patrimonio dell’umanità da ben dieci anni. Il percorso non è facile, come ha in seguito spiegato l’assessore Del Vecchio; l’Unesco, Ente che si occupa e preoccupa dei luoghi più belli da conservare con ogni mezzo nel mondo, richiede una miriade di informazioni e di documenti prima ancora di scrivere Tropea tra i siti mondiali riconosciuti come patrimonio. Da parecchio tempo si lavora per recuperare quanto più materiale sia possibile al fine di dimostrare che Tropea, oltre ad essere dotata di stupende bellezze naturali, possiede un patrimonio storico- culturale che affonda le radici lontano nel tempo. Il lavoro è giunto ad un buon punto e si è quasi in dirittura di arrivo, anche se, ancora, ha sottolineato l’assessore, il cammino da percorrere è tanto. Del resto, avevamo già scritto che nessun sito calabrese è inserito tra i 32 siti italiani che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità, nonostante la Calabria possieda tantissimi luoghi degni di entrare a far parte di questa schiera, ciò perchè è mancata la ferrea volontà ad intraprendere il lungo iter per il riconoscimento, cosa che, invece, a quanto pare, vi è nelle istituzioni locali. Coinvolgente è stata la relazione del prof. Lonetti, che ha spiegato come la trasformazione delle condizioni di vita, legata all’evoluzione della civiltà e quindi del mondo che circonda l’uomo, sia stata determinante, nel tempo, nella formazione dei vari processi insediativi in Calabria. Con la proiezione di disegni su carta lucida, ha quindi illustrato le diverse fasi di insediamento dell’uomo che ha spostato la sua residenza, gradualmente, dalle alture, nelle vallate, nella zona marina. Abbiamo dunque luoghi che conservano storia e storie umane che fanno parte di quel nostro bagaglio stracolmo di ricordi e che non dovranno smarrirsi tra le pie- per i suoi primi 50 anni dalla fondazione di Vittoria Saccà Grande gioia hanno procurato ai capi e a tutti i ragazzi del gruppo scout Tropea 1 “don Giulio Spada”, i messaggi augurali pervenuti loro, nell’occasione dei festeggiamenti per il 50 esimo anniversario della fondazione del gruppo stesso, da parte del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e della Capo Guida e del Capo Scout Nazionali. Ciampi, nell’inviare il suo augurio e saluto ha espresso vivo “apprezzamento al gruppo per questa iniziativa che sottolinea il ruolo educativo e sociale dell’associazione”, invitando a fare del confronto e del dialogo “gli strumenti per realizzare il progetto di convivenza civile, fondato sulla pace e sulla libertà”; i capi nazionali, nei loro messaggi, hanno augurato “che il gruppo, con lo stesso spirito vissuto fino ad oggi, sappia continuare ad essere quella presenza significativa che lo ha contraddistinto in questi lunghi anni, testimoniando con fedeltà i valori della legge e della promessa”. I due giorni di festeggiamenti, per il nostro gruppo, sono stati dunque indimenticabili, anche perché, agli scout di oggi, si sono uniti gli scout di ieri che non dimenticano mai le esperienze vissute in quel gioviale e formativo contesto, in particolare Vincenzo Mazzara, tra i primi esploratori del 1954, Ottavia Romano, Antonio Arena e il responsabile scout della Zona dei Normanni, e poi le autorità cittadine a cominciare dal sindaco dott.ssa Domenica Cortese, le altre associazioni del territorio, le famiglie dei ragazzi, le guide del gruppo. Iniziati con il tradizionale canto scout “Signor tra le tende schierate”, la benedizione dell’assistente ecclesiastico don Francesco Sicari e il taglio della torta al termine del fuoco di Bivacco, i festeggiamenti hanno avuto anche le suggestive cerimonie dell’alza e ammaina bandiera e della promessa scout, i giochi, la mostra allestita in biblioteca, la messa concelebrata nel Duomo da don Sicari, da Giuseppe Furchì, da don Giuseppe Florio vicario zonale, presenti anche don Ignazio Toraldo, parroco della Cattedrale e don Pasquale Russo. Don Sicari, nella sua omelia, ha invitato tutti a “cantare al Signore un canto stupendo per le meraviglie che Lui ha compiuto in questo tratto di storia che ci ha concesso. E’ il grazie di tutti coloro che prima di noi in questi 50 anni hanno vissuto in prima persona l’esperienza dello scoutismo mantenendo fede nella loro vita alla Promessa e alla legge scout. E’ il grazie degli scout di oggi che alla luce dell’esperienze fatte possono dichiarare come Dalila “lo scoutismo è una delle cose più belle che possono capitarti nella vita”. E il gruppo, che è riuscito a tagliare il traguardo dei 50 anni con grande vitalità, ha ripre- Un momento della manifestazione per il cinquantenario so il suo cammino con un fazzolettone diverso. Infatti i capi hanno voluto sostituire il fazzolettone a colori verde e giallo, con uno a tre colori: verde, giallo e rosso. Questo perché ricordasse anche il primo fazzolettone che nel 1954, fino a metà degli anni ’60, era rosso e giallo. Nei tre colori si è voluto simboleggiare il legame con il passato, il presente e il futuro; un legame che è stato maggiormente evidenziato nel fuoco di bivacco, guidato da Raffaella Macrì e dai maestri del fuoco Alfredo Vallone, simbolo del passato, Michele Simonelli del presente, e il piccolo Gaetano Vallone junior, simbolo del futuro, con racconti nostalgici dell’inizio dello scoutismo a Tropea, bans e canti, con il coinvolgimento delle varie branche L/C, E/G e R/S e gli ex scout. Il messaggio finale, e quindi di augurio per la vita del gruppo, che i capi gruppo Fausto Scordo e Fedora Vallone e don Francesco Sicari hanno trasmesso a tutti i ragazzi al termine dei festeggiamenti, è stato tratto dal libro di Lezard; “Essere pronti- hanno detto - non vuol dire essere preparati, non vuol dire aver previsto tutto; questo è impossibile nessuno può farlo. Essere pronti vuol dire accettare la vita, vuol dire andare incontro al nuovo giorno; tendere le braccia verso la sua ricchezza sconosciuta; stare di fronte alle ore che vengono, calmi e sereni; vuol dire vivere il presente con forza, coraggio e buona volontà, senza temere il domani né quel che accadrà dopodomani perché il domani non è vostro… State pronti”. Le manifestazioni per celebrare i 50 anni, hanno avuto il coronamento del telegramma del Papa Giovanni Paolo II, pervenuto tramite il nostro vescovo mons. Domenico Cortese, che pubblichiamo integralmente. “In occasione del 50.mo anniversario di fondazione del gruppo scout Agesci Tropea il sommo Pontefice rivolge un bene augurante pensiero, esprimendo il Suo apprezzamento per il generoso impegno e servizio all’intera comunità cristiana, con speciale attenzione per le nuove generazioni e mentre auspica che la significativa ricorrenza susciti un rinnovato fervore spirituale e propositi di una sempre più viva adesione a Cristo e di amore alla Chiesa, invia a Vostra Eccellenza, all’Assistente ecclesiastico e all’intero sodalizio scoutistico implorata benedizione apostolica, come pegno della conti- LA PIAZZA - Associazioni - febbraio 2005 - pag.11 Il club di Tropea approda ai campionati regionali e italiani, categoria esordienti e seniores L’’Ass. sportiva dilettantistica VISITA DELLA GOVERNATRICE DELL’INNER WHEEL al Club di Tropea Teresa Verdirame, avvocato di professione e Governatrice dell’International Inner Wheel, del distretto 211, che comprende i club di Calabria e Sicilia, è stata in visita ai club di Vibo Valentia, Tropea e Nicotera. Le socie con le presidenti, le professoresse Anna Prestia, Vittoria Calabrò e Raffaella Sodano, sono tutte convenute presso l’Hotel 501 per accogliere la Governatrice che è stata accompagnata dalla segretaria Remigia La Terza. Nella saletta Rosa dell’Hotel, Verdirame ha avuto prima un colloquio con i club separatamente durante il quale le tre presidenti le hanno illustrato le attività che stanno portando avanti nel rispettivo territorio; nel contempo, la Governatrice, ha messo al corrente le socie delle novità relativamente alle regole cui attenersi ed ha ancora una volta ribadito il motto, già comunicato alle presidenti dei club nell’assemblea tenuta a Catania, che deve essere alla base di ogni azione per ogni club. “Lavorare in unione, donare speranza”, è questo il filo conduttore sul quale i club di Calabria e Sicilia devono muoversi per le loro attività in questo anno sociale. Su proposta della presidente del club di Tropea, Calabrò, i tre club si stanno già movendo in tal senso; in effetti, Vibo, Tropea e Nicotera, a cui si è unito anche il club di Reggio Calabria, hanno già sposato la causa promossa dall’Associazione tropeana “Kuore” presieduta da Teresa Grimaldi che sta cercando di attuare il progetto “Un ponte per un sogno” con il quale si vuole dare l’opportunità di un soggiorno, nel mese di aprile, per 12 bambini della Bielorussia gravemente ammalati e che saranno accompagnati dal loro medico oncologo e da due infermieri. Verdirame ha dato la sua piena approvazione a quanto i club stanno facendo ed ha anche sollecitato tutte a non limitarsi solamente alla raccolta dei fondi, ma a far sentire la loro presenza, e soprattutto tanto calore umano, ai bambini allorquando saranno ospitati nella città di Tropea. Un grande merito, dunque, quello della Governatrice, nell’aver sollecitato a camminare insieme i club perseguendo tutti un unico scopo; in tal modo, infatti, si sta sempre più instaurando un clima di vicinanza e di vera amicizia tra le socie Inner del vibonese. Le stesse hanno sottolineato, inoltre, che la sola visita della Governatrice può essere intesa anche come un silenzioso insegnamento, se si prende in considerazione il fatto che, Verdirame, si muove ancora con qualche difficoltà a causa di un pauroso incidente automobilistico nel quale è stata coinvolta dopo la sua elezione a ricoprire l’importante carica all’interno dell’Inner. Ovvero, onorare gli impegni assunti, sempre e comunque, con dignità Tropheum karate club. centra i suoi obiettivi, nel quadriennio 2000/ 2004 I giovani atleti La Ianca Giuseppe, Marinella Simone , Bagnato Antonio, Addolorato Lucia, La Torre Angela, Scordia Sandro, Muscia Magda, Il Grande Ferdinando, La Torre Carlo (primo classificato ed undicesima ai campionati italiani), Orsini Riccardo, Muzzupappa Alessandro, Marrapodi Sergio, Romano Stefano, Addolorato Antonio (secondo classificato al campionato studentesco) , Addolorato Marco (primo classificato ai campionati regionali e quinto al campionato nazionale), Schiariti Marco (primo classificato ai campionati regionali), Marmorato Edoardo (primo classificato ai campionati e terzo ai campionati italiani di Sassari) si sono imposti nelle varie fasi regionali, e nazionali “pa, es, ca, ju, se” approdando di diritto alle fasi di qualificazione per i campionati italiani, sotto la direzione, tecnica del m° Antonio La Torre. Ora i ragazzi tentano la conquista dell’ambito titolo di campione d’Italia. Molto interesse hanno destato i giovanissimi atleti, nella disciplina delle arti marziali “il karate” Riccardo Orsini battendosi con grinta e determinazione si è qualificato al 5° posto portando a casa una bella soddisfazione altrettanto interesse per l’atleta Muzzupappa Alessandro, pur riuscendo a piazzare delle belle “tecniche” non riusciva a qualificarsi nei primi posti e guadagnandosi l’undicesimo posto , l’atleta Romano Stefano di Ricadi si è dimostrato più determinato riuscendo a salire sul podio conquistando un meritatissimo terzo posto. Marrapodi Sergio, pur sostenendo l’incontro con tenacia si è dovuto arrendere per un malore, sicuramente sara’ un atleta molto valido ai prossimi campionati quallficandosi achegli allund1cesimo posto. degna di nota e laprestazione dell’atleta La Torre Carlo,10 classificato al campionato regionale categoria esordienti, salendo sul podio piu alto. ben concentrato e attento, si e’ dimostrato un vero veterano, sostenendo degli incontri molto combattuti entrambi gli atleti anno dato vita a degli incontri spettacolari, rispondendo tecniche su tecniche da entrambi i lati, l’atleta della Tropheum, riusciva a piazzare molte tecnice eseguedoli con destrezza e precisione, nella categoria “esordienti kg 40”. nella fase di qualificazione per il 1° e 2° posto l’atleta, della tropheum metteva in serie difficolta il suo contendente pur affrontando un validissimo atleta dell’associazionie sportiva Catona, assegnando molti colpi, si è agiudicato il gradino prù alto del podio, conquistando il titolo di campione regionale, ed il diritto di partecipare ai campionati italiani il 07/02/2004 l’atleta Carlo la Torre, che si è classificato al campionato regionale esordienti, spera di poter portare a casa l’ambito titolo di campione italiano e con estrema soddisfazione ed orgoglio che annuincia questo prestigioso risultato si di- Natale di Musica Anche quest’anno Tropea-Musica, in collaborazione con I’associazione A.L.E.A., ha organizzato un concerto in occasione del Santo Natale. La manifestazione si è svolta nella Chiesa del Gesù. Gremita di gente la sala ha ospitato due cantanti accompagnati al pianoforte. Si sono esibiti infatti il soprano Viviana Passalacqua ed il tenore Lance Ryan, con in programma brani fra i più noti e più belli del melodramma italiano (Bellini,Verdi, Puccini...). Al pianoforte il M 0 concertatore Ida Iannuzzi. Si tratta di concertisti di rilievo,che operano in Italia ed all’estero, riscuotendo ovunque notevoli consensi di pubblico e di critica. Il soprano Viviana Passalacqua, contemporaneamente agli studi pianistici, ha perfezionato quelli vocali attraverso diversi corsi, fra cui quelli della Fondazione Toscanini di Busseto e presso l’Ateneo Internazionale della Lirica di Sulmona. E’ stata finalista al 42° Concorso Internazionale Voci Verdiane e vincitrice del 1° Premio al Concorso Internazionale a Ruoli Lirici “Rome Festival” 2001. Il tenore Lance Ryan, canadese, risiede da diversi anni in Italia,dove ha perfezionato gli studi vocali sotto la guida di insigni maestri. Premiato al concorso a Ruoli Lirici e vincitore al 20 concorso “Oftavio Ziino”, ha cantato nei Teatri del circuito toscano,al teatro comunale di Latina, al teatro romano di Fiesole, al teatro dell’opera di Roma. Di tutto rispetto anche il curriculum della pianista Ida Iannuzzi. Laureata in Pianoforte ed in Architettura, ha intrapreso giovanissima la carriera concertistica, privi legiando il repertorio cameristico. Numerose sono le sue collaborazioni con istituzioni quali l’Accademia Hipponiana, l’Accademia Pescarese, l’Accademia di Spagna a fianco di artisti di fama. Ha effettuato numerose tournèe all’estero e ha partecipato a trasmissioni radiofoniche. Le è stato assegnato di recente il premio FIDAPA per l’arte ed è docente al Conservatorio “O. Respighi”. Artisti questi che hanno regalato al pubblico forti emozioni evidenziando molta professionalità! In dettaglio, la voce del soprano Viviana Passalacqua è calda, tipicamente drammatica, molto adatta al repertorio verdiano.Colpisce senza dubbio la spiccata musicalità della concertista dovuta ad un temperamento appassionato. Ricca di armonici anche la voce del tenore Lance Ryan, che ha dimostrato di possedere un’ottima tecnica, brillantezza e notevole potenza negli acuti. Morbido ed elegante l’accompagnamento pianistico del M0 Ida Iannuzzi. Lunghissimi applausi per questi validi concertisti, che come bis, in chiusura di serata, ci hanno proposto un’aria napoletana. Grande successo sino alla fine con il pubblico in delirio! Elisa Laureana pag. 12 - febbraio 2005 - Ricadi - LA PIAZZA La “fatica” dello Schiariti è stata letta, spiegata e commentata, in maniera davvero minuziosa ed offerta ad un pubblico quanto mai atten“RICADI: Un tratto di Storia del Territorio” to ed avido di conoscere la storia, anzi le storie, le storie di Ricadi e delle sue numerose Frazioni, che in fondo sono le storie dei Ricadesi, dei del Maestro Matteo Schiariti suoi contadini, dei suoi artigiani, ma anche della piccola e media bordi Antonio Ferrara ghesia, dei ricchi, dei nobili. Squarci di vita vissuta, tramandati sino ai Ad un anno esatto dalla presentazione della prima parte dell’opera, nostri giorni da documenti (spesso inediti), da fotografie che hanno edita per i tipi dell’Editore Romano Arti Grafiche di Tropea, il Maestro resistito miracolosamente all’usura del tempo ed alle distruzioni (...perMatteo Schiariti ha presentato, alla presenza di un folto e qualificato sonaggi, episodi, ricordi, davvero tanti e tutti meritevoli di citazione), uditorio, la sua seconda fatica, sollecitato “dall’amore, dall’attacca- ma anche da tradizioni orali, trasmesse da padre a figlio o a nipote, mento che ho avuto e che ho verso il mio Paese” – come dice lo stesso accuratamente e gelosamente custodite, ancora oggi, nelle menti e nei cuori dei tanti anziani. Le tre relazioni ascoltate, Autore – ma anche dal numeroso materiale racdiverse ovviamente per taglio culturale e formacolto che, per il loro notevole interesse storico, zione professionale – appassionata, storico-polipotevano offrire ulteriori approfondimenti di cotica quella di Alfonso Del Vecchio; raffinata, lettenoscenza delle radici, delle tradizioni, dell’umaniraria, poetica quella della Silvestro; profonda, tà e della religiosità, in altre parole della storia di aneddotica, romantica quella di Guerrisi che ha Ricadi e della sua Gente, nobile e fiera. pennellato con grande effetto alcuni episodi della La presenza dell’Assessore alla Cultura della sua infanzia ricadese – tutte, hanno concordato Provincia di Vibo, Alfonso Del Vecchio, dell’Avv. su un concetto fondamentale: il grande valore del Francesco Guerrisi, Giudice di Pace a Reggio “caledoscopico racconto”, del “mirabile mosaiCalabria ma ricadese di nascita e della Dott.ssa co composto a sei mani”, una “finestra spalanMaria Silvestro, Dirigente dell’Unità Scolastica Regionale, hanno conferito alla presentazione del- Un momento della presentazione: da sin. D. cata sul passato di Ricadi”; voci, circostanze, fatti, l’Opera una degna (...e doverosa) veste di Laria, M. Schiariti, F. Guerrisi e M. Silvestro. personaggi, insomma la vita di Ricadi che scorre ufficialità, forse non voluta nè dagli organizzatori nè dall’Autore che inarrestabile e degna di essere rivissuta e studiata (soprattutto dai gionon ha mancato di rilevare – con malcelato e bonario disappunto – vani!) come una “realtà che viene da lontano”. Mi preme rammentare – tra le tante – un’affermazione dell’Avv. come Egli abbia affrontato personalmente le spese relative alla stampa Guerrisi: ...”un uomo che non ha dignità non è un uomo ma qualcosa ed alla pubblicazione Domenico Laria, Vice Sindaco del Comune di Ricadi ma, per l’occa- di molto vicino ...al fango”; ecco, proprio la dignità della gente di sione in qualità di semplice Cittadino Ricadese e moderatore della mani- Ricadi traspare ed emerge prepotente dalle righe vergate dall’Autore, festazione culturale, nella sua breve presentazione non ha sottaciuto i sapientemente e poeticamente confortate e pennellate dalla prof.ssa profondi legami di stima e di affettuosa amicizia nei confronti del Mae- Angela Cameriere con i suoi interventi in prosa o in poesia, estrapolati stro Matteo ringraziandolo per le Sue testimonianze, sia pure indirette, da suoi pregevoli lavori lettererari, efficacemente e visivamente che sono delle vere e proprie lezioni di vita, per gli squarci che Egli ci ha documentete dalle numerose foto e dai numerosi bozzetti elaborati con saputo dare del nostro passato e che ci danno la possibilità di guardare artistico tocco dal prof. Pasquale Zungri, che riescono a tradurre le al futuro con più ottimismo, infine rassicurandolo circa un “concreto immagini del tempo remoto in sensazioni fresche e reali, fruibili agli futuro interessamento” da parte dell’Amministrazione Comunale. occhi dell’interessato lettore. PUBBLICATA LA SECONDA PARTE DELL’OPERA TROPEA: INDAGINE SULLO STATO DI SALUTE DELLE STRUTTURE SCOLASTICHE (Terza ed ultima parte) di Antonio Ferrara Con questo numero termina la nostra indagine conoscitiva sullo stato di salute delle strutture scolastiche dell’ambito territoriale tropeano; oggetto di quest’ultima nostra “fatica” le Scuole medie di Tropea e Drapia e le Scuole Materne ed Elementari di Tropea, Parghelia e Drapia. Il Prof. Francesco Laganà, per l’Istituto Comprensivo di Tropea ed il prof. Antonio Fiumara, per le Scuole Materne ed Elementari, ci hanno fornito risposte sufficientemente tranquillizzanti per ciò che concerne, in particolare, le condizioni generali delle strutture scolastiche di loro competenza. Con riferimento alle condizioni di sicurezza disposte dalla Legge 626/94, i Dirigenti scolastici si sono tempestivamente attivati presso le competenti Amministrazioni Comunali per la richiesta di messa in opera di tutti i sistemi di sicurezza richiesti da quella legge; occorre altresì rilevare che è stata predisposta la documentazione relativa alla “valutazione dei rischi” ed i piani operativi previsti per adeguare le strutture agli standards di sicurezza voluti dalla vigente normativa e sono state richieste – agli EE.LL. – le necessarie “certificazioni” dell’idoneità ed agibilità dei locali. Il Prof. Laganà ha provveduto ad organizzare dei corsi formativi (in materia di sicurezza) per tutto il personale, alla nomina dei responsabili della sicurezza dei lavoratori (R.L.S.) ed alla predisposizione di un “Piano per la evacuazione” (con almeno due esercitazioni nel corso dell’anno); sono in corso di rilascio i N.O. per la prevenzione incendi da parte dei VV. del Fuoco. Per le scuole elementari e materne di Tropea è stata messa in evidenza la carenza di estintori e la mancanza di un’uscita di sicurezza dal padiglione centrale.Nessun problema quanto all’indice di affollamento e alla disponibilità di aule, dato l’accentuato decremento delle nascite; tuttavia (è un dato generale per tutte le strutture), v’è una carenza di laboratori, attrezzature ed impianti sportivi: il messaggio per gli Amministratori locali è lanciato! L’Ing. Sisto Scordo, il Geom. Achille Sganga e l’Arch. Emanuele Miano, responsabili degli Uffici Tecnici rispettivamente dei Comuni di Tropea, Parghelia e Drapia, ci hanno fornito dettagliate notizie sullo stato degli lavori affettuati alla data odierna e quelli in cantiere nell’immediato. E’ emerso, in via generale, uno sforzo concreto, da parte degli le strutture scolastiche agli standars richiesti dalla 626. In particolare, per gli edifici di competenza del Comune di Tropea, numerosi sono stati gli interventi di manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, già eseguiti ma non ancora collaudati (!?) mentre sono in corso di approvazione o nella fase di affidamento degli incarichi i lavori di adeguamento alla legge 626 nonchè la realizzazione di porte e scale antincendio. Il geom. Sganga, dell’U.T. di Parghelia, ci ha fornito dettagliate notizie sullo stato dei lavori eseguiti e su quelli in itinere. Particolarmente impegnativo il programma dei lavori per la prevenzione antisismica; tuttavia, pur sottolineando lo sforzo fatto dall’A.C. nei confronti della sicurezza, sarebbe consigliabile…”la realizzazione di un più organico piano tecnico-amministrativo a completamento dell’opera di prevenzione sin qui efficacemente perseguita (collaudi statici, N.O. da parte dei VV.FF., certificazioni per tutti gli impianti, abbattimento delle barriere archittettoniche)”. Per il 2005 sono stati stanziati circa 300 mila euro per lavori di completamento delle attrezzature sportive, adeguamento degli impianti alle norme di sicurezza, lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria; tutto sommato, però, l’edificio polifunzionale di Parghelia godrebbe ottima salute. Quanto a Drapia, il Comune più complesso dal punto di vista logistico e geografico (ben quattro frazioni in un terreno molto accidentato e dotato di un sistema viario appena accettabile), si è fatto molto sotto il profilo dell’adeguamento alle norme per la messa in sicurezza. Sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione in molti plessi scolastici; è stata data pratica attuazione ai “Piani di evacuazione” ed è stata prevista una spesa di circa 150 mila euro per il definitivo completamento dei sistemi di sicurezza ex lege 626 per strutture scolastiche della frazione capoluogo; è previsto, infine, l’acquisto di nuovi infissi da destinare agli edifici scolastici di Caria e Sant’Angelo di Drapia. In conclusione di questa nostra carrellata conoscitiva, non possiamo che sottolineare due aspetti significativi: la estrema attenzione con cui i responsabili delle strutture scolastiche hanno costantemente seguito le varie disposizioni in materia di sicurezza, provvedendo tempestivamente alla predisposizione di tutti gli interventi di loro competenza; d’altra parte, però, pur avendo rilevato come gli EE.LL. (Comuni e Provincia) abbiano previsto interventi finanziari anche notevoli, molto ancora resta da fare (i vari rinvii legislativi sono stati davvero più che opportuni per togliere gli Enti da un grande…imbarazzo per la tardività dei loro interventi) per dare la massima tranquillità agli studenti ed alle loro famiglie e perché non si debba mai verificar l’impreve- - Ricadi - LA PIAZZA ELETTO, A RICADI, IL PRIMO “CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI” di Antonio Ferrara febbraio 2005 - pag.13 ripassare, per molti Uomini Politici che hanno perso il senso vero dell’impegno politico; la esaltazione del valore della legalità e del senso civico; una tappa fondamentale nel lungo e difficile cammino della democrazia; ecco altri aspetti salienti messi in evidenza, opportunamente, da tutti gli interventi. Il cerimoniale imponeva alcuni passaggi formali che la Dottoressa Capria, Segretaria del Comune di Ricadi, con l’impegno professionale richiesto dalla particolarissima circostanza, ha espletato subito dopo gli inteventi delle Autorità; dopo aver letto i Verbali per la Proclamazione degli Eletti ed aver dato atto della regolarità delle votazioni, ha proclamato i quattordici neo-Consiglieri, scelti su un totale di diciotto candidati su una lista unica, ampiamente rappresentativa di tutte le realtà scolastiche territoriali del Comune. Centinaia di Studenti e Scolari delle Scuole Primarie e Secondarie del Comune di Ricadi, hanno celebrato, il 28 Gennaio del corrente anno, al Palazzo dei Congressi “G. Berto”, l’insediamento del primo “Consiglio Comunale dei Ragazzi”, alla presenza di tutto il Consiglio Comunale...”dei grandi”, di S.E. il Prefetto di Vibo Valentia (Dott. Mario Tafaro), di Autorità Militari del Vibonese (notata l’assenza degli esponenti Politici Locali, Regionali e Nazionali, forse non troppo interessati all’evento!) ; quella data e quella cerimonia rimarranno vive nella memoria di quei Ragazzi, ma sarà anche una data da ricordare per tutta la Cittadinanza attiva. Un Palazzo dei Congressi gremitissimo ed una festosa e colorita platea, hanno fatto da degna cornice ad una manifestazione davvero unica, suggestiva e intensa, iniziata e terminata con le note dell’Inno di Mameli, che hanno fatto certamente vibrare i cuori dei presenti, tutti in piedi. La presentazione di Don Pasquale Russo, Presidente del Centro Studi “G.B. Petracca”, il saluto del Sindaco del Comune di Ricadi, Francesco Laversa, l’intervento del Dirigente scolastico, Prof. Antonio Pontoriero, hanno dato un senso ed una doverosa premessa conoscitiva a tutta la solenne cerimonia, molto ben preparata (un plauso agli organizzatori) ed altrettanto ben riuscita. Insediamento del Consiglio Comunale dei ragazzi In tutti gli interventi, seguiti con una straordinaria ed inusitata attenzione da tutti i presenti (è rarissimo vedere Francesca DI COSTA, studentessa della terza media di Santa ragazzi stare fermi e tranquilli per più di un’ora!) è emersa la grande valenza culturale, sociale e, perchè no?, politica della mani- Domenica, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti (ben sessanta preferenze), è stata eletta Sindaco ed ha indossato, non festazione. La presenza dello Stato e delle Istituzioni – ha detto il Sindaco senza emozione, la fascia tricolore in ciò aiutata dal Sindaco (anLaversa – deve essere una testimonianza concreta e solidale in una ziano) Laversa, mentre si scatenava un tifo da stadio seguito da una lunga ovazione. realtà spesso mortificata da Vice Sindaco è stato nomipreoccupanti ed opprimenti innato Francesco terferenze di natura malavitosa, PONTORIERO, mentre alla caspesso con connotazioni rica di Assessori sono stati chiamafiose, in un tessuto sociale, mati Francesco LA TORRE, fondalmente sano e laborioso, Maria Luisa RAO, Giuseppe dice ancora il Sindaco, rivolRIZZO, Marianna DI COSTA e gendosi a S.E. il Prefetto. Luca GIULIANO. L’iniziativa, voluta con deQuesta, in sintesi, la cronaterminazione dal responsabile ca della cerimonia di insediamendell’Istituto Comprensivo to che, in chiusura, ha registra“Giovanni XXIII”, nell’ambito un semplice ma significativo to dei programmi ministeriali discorso della neo-eletta Sindae della attività didattica (è inco che, per nulla intimorita o imserita nel programma delpacciata da folla e microfono, l’Educazione Civica) è un modopo aver ringraziato le Autorimento di crescita, un formità presenti, il Sindaco Laversa, dabile approccio, sia pure tiil Prof. Pontoriero e Don P. Rusmido, degli studenti al mondo la Giunta, presieduta dal Sindaco Francesca Di Costa so, ha letto il Programma che il civile, all’apprezzamento dei “diritti civici” ma anche un’abitudine naturale e fisiologica ai “do- Consiglio dei Ragazzi intende realizzare in materia di politica amveri connessi con il vivere civile ed il consorzio umano” per il con- bientale e del territorio, sport e tempo libero, turismo e spettacolo, solidamento dei rapporti sociali dove è importante comprendere solidarietà sociale e volontariato (un programma da fare perdere il chi la pensa in modo diverso da noi o chi è diverso da noi! (N.d.R. sonno anche ai più navigati amministratori, non c’è che dire); : Il 27 Gennaio, gli Studenti hanno commemorato la “Giornata chissà che la voce di questi Ragazzi non arrivi....làssù, dove qualdella memoria) Educare lo Studente ad essere...”cittadino attra- cuno ci ama?! Voglio concludere con le parole di S.E. il Prefetto, il quale, prenverso il sapere, il saper fare, il saper essere”; è questo in estrema sintesi, l’obiettivo fondamentale dell’interessante esperienza civi- dendo la parola in conclusione della bella ed intensa cerimonia, ca, promossa dagli Amministratori Comunali, dal Centro Studi molto apprezzata, si è voluto congratulare sia con i Ragazzi che “G.B.Petracca” e dalla Scuola, diretta dal Prof. Antonio Pontoriero con gli organizzatori dell’ambizioso progetto: “...Cari Ragazzi abe con la collaborazione di una nutrita schiera di Docenti attenti, biate il senso della appartenenza, appartenenza al vostro Comune, sensibili e preparati; rafforzare il senso civico per avere, domani, all’Italia, all’Europa; non consentite a NESSUNO di scipparvi la migliori cittadini allargando gli orizzonti della formazione tradizio- bellezza del vostro territorio; Voi, che siete la speranza del domani, nale; acquisire la consapevolezza che la Politica (quella con la P Voi che siete l’espressione più sana e genuina del genere umano, maiuscola) è “mettersi al servizio degli altri, fare il bene della col- siate liberi e scevri da ogni condizionamento o sovrastruttura. Per pag. 14 - febbraio 2005 - Rubrica - Riceviamo con piacere dal Liceo Scientifico di Tropea un contributo che può costituire l’inizio per un rapporto di collaborazione con gli studenti. Rendere pubbliche le esperienze e le memorie dei nostri anziani è senza dubbio un modo per aiutare la comunità a crescere e per documentarne la sua crescita. In un periodo in cui fra le vecchie e le nuove generazioni non si dialoga più, siamo disponibili a concedere lo spazio a quegli studenti che volessero proseguire su questo cammino. VIAGGIO NELLA MEMORIA A COLLOQUIO CON ANTONIO LA TORRE di Annalisa Il Grande Antonio La Torre è un arzillo vecchietto di 86 anni, è nato infatti a Tropea il 2 Agosto 1918. E’ conosciuto da tutti con l’appellativo di Zu Ntoni” e per la gran voglia di lavorare. E’ andato in pensione nel Dicembre del 2001 chiudendo la sua attività di commerciante ortofrutticolo, dopo 76 anni di lavoro. Zio Antonio quando hai iniziato a lavorare? Ho iniziato a lavorare a sette anni I miei genitori avevano un banco di frutta e verdura in piazza e ho iniziato accompagnando mio padre nelle campagne quando doveva comperare la frutta. Ci alzavamo alle due di notte per raggiungere le campagne vicino Tropea, facevamo molti chilometri a piedi, allora non c’erano le macchine e trasportavamo la merce con un carretto oppure ci caricavamo i sacchi sulle spalle. Quindi non hai frequentato la scuola? Ho frequentato la scuola fino alla terza elementare,poi ho dovuto interrompere gli studi perché in famiglia c’era bisogno di braccia per lavorare. Ho conseguito la licenza elementare qualche anno più tardi, presentandomi da esterno. Tutti i miei compagni, invece, hanno continuato gli studi e alcuni sono diventati persone importanti Ricordi qualcuno dei tuoi compagni in particolare? Si, quello che ho sempre chiamato “Peppino il Giudice” e al quale mi rivolgevo dandogli del “voi”. Guardando i ragazzi di oggi, la loro vita, il loro modo di vita, cosa ne pensi ? E come è stata la tua gioventù? Sicuramente i ragazzi di oggi sono molto diversi dai ragazzi dei miei tempi, perché hanno troppo, hanno tutto e subito, e non riescono ad apprezzare il valore delle cose. La mia gioventù e quella dei giovani della mia generazione non è paragonabile alla gioventù di oggi. Il nostro desiderio maggiore era quello di avere la pancia piena e un paio di e la stanchezza era così tanta che non lasciava spazio a niente. Che rapporti hai con i tuoi fratelli e le tue sorelle? In tutto eravamo sette figli, quattro maschi e tre femmine. I miei due fratelli più grandi, Tommaso e Matteo, quando avevo 11 anni, sono emigrati in Argentina ;Tommaso è ritornato in Italia nel 1972, Matteo invece non l’ho più rivisto. Le mie sorelle si sono sposate giovanissime e ho nipoti che sono quasi miei coetanei. Da piccoli litigavamo come tutti i bambini del mondo, non avevamo quello che avete voi adesso. Dormivamo in tre, quattro nello stesso letto e mangiavamo nello stesso piatto. C’è stato un periodo della nostra storia che hai vissuto in prima persona la Seconda guerra mondiale. Sì, a venti anni, il 15 Agosto 193W sono partito per il servizio militare, nella Marina. Mi sono imbarcato sull’incrociatore “Trieste”, di 10.000 tonnellate, lungo 197 m., largo 26.5 m con 1200 uomini di equipaggio. Come fai a ricordare tutto questo? Certe cose non si dimenticano. Quale personaggio di quegli anni hai conosciuto o visto? Mussolini e il re Vittorio Emanuele sono venuti, un giorno, a visitare la nave quando eravamo ancorati nel porto di Napoli. E poi, come giornalista di guerra, c’era con noi un certo Dino Buzzati; ho saputo che è diventato uno scrittore famoso ma non era molto coraggioso, infatti, dopo una traversata nel Mar Mediterraneo, durante la quale siamo stati bombardati, arrivati a Messina ha voluto sbarcare con la scusa che soffriva il mal di mare. Che cosa ricordi degli anni della guerra? Come ti ho detto prima, mi sono arruolato il 15 Agosto 1938 e nel 1940, finito il periodo di ferma dovevo essere congedato, invece sono stato trattenuto perché l’Italia era entrata in guerra. Il 10 Giugno 1940 mi sono imbarcato a Messina, che era base di guerra, sull’incrociatore ‘Trieste. Dopo di che ho viaggiato per il Mediterraneo fino al I Maggio 1941 erano circa le 20.30. stavamo scortando un convoglio per la Libia, il “Conte Rosso”, quando questo è stato silurato e affondato. Il 7 Ottobre 1941, invece, eravamo nei pressi di Malta, e stavamo sempre scortando un convogiio, quando la flotta inglese ci ha attaccati e ha distrutto il convoglio. Poi ci sono state alcune battaglie di cui non ricordo la data precisa come la battaglia di Capoteuiada, di Capo Matapan nella quale sono stati affondati tre piroscafi. Comunque il 21 Aprile 1943, tra Palau e La Maddalena, siamo stati attaccati dagli aerei americani e la nostra nave è stata affondata. Io sono riuscito a salvarmi tuffandomi in mare. Ci sono stati circa quattrocento morti. Nel Settembre del 1943, quando l’Italia firmò l’armistizio con le forze alleate, mi trovavo in Francia, a Tolone. Insieme LA PIAZZA tedeschi e, per aver salva la vita, e anche un po’ di libertà, scelsi di cooperare con loro. Riuscii a fuggire e mi recai al Consolato Italiano. Lì il Cappellano mi disse che l’unico modo per ritornare in Italia era quello di arruolarmi nella Repubblica di Salò, che era stata costituita nel Nord dell’Italia dopo la caduta di Mussolini. Da Tolone, insieme con altri compagni, ci siamo recati prima a Marsiglia, poi a Bordeaux e, infine, a Brest. Nel frattempo c’era stato lo sbarco delle forze alleate in Normandia (6 Giugno 1944) Siamo stati fatti prigionieri dagli inglesi e condotti nel campo di prigionia a Southampton. Dopo un viaggio di quattro giorni su un carro bestiame, senza cibo né acqua, siamo arrivati nel campo di lavoro a Manchester e da lì, successivamente, siamo stati trasferiti a Darchester. Qui sono rimasto fino al 5 Maggio 1946, sebbene la guerra fosse finita da quasi un anno. Sono rimasto lontano da casa sette anni, nove mesi e ventuno giorni. La guerra è stata per me un’esperienza terrificante. Per anni mi svegliavo di notte urlando e chiedendo aiuto, i miei sogni erano veri e propri incubi. Che differenza c’è tra la guerra di ieri e la guerra di oggi? La guerra è sempre guerra. Finita la guerra, sei tornato a casa e hai continuato la tua attività di commerciante. Che cosa ha rappresentato il lavoro per te? Il lavoro per me è stato “VITA”, non ho lavorato per vivere ma ho vissuto per lavorare e i miei figli questo me lo rimproverano sempre. Non ho mai sentito la fatica e, nonostante i problemi e le difficoltà, ho sempre reagito e lavorato. Purtroppo per ogni cosa c ‘è la fine e il momento della chiusura della mia attività è stato come se una parte della mia vita o la mia vita stessa fosse finita. Antonio La Torre è mio nonno, nel caso in cui ancora non l’aveste capito. Lo ricordate? “Bello come un Arcangelo” Il film girato a Tropea nel 1974 è stato riproposto nel mese di dicembre su una pay-tv Bello come un Arcangelo (comm. 1974- 95 min.) Regia di Alfredo Giannetti. Con Stella Carnacina, Orazio Orlando, Paola Borboni, Lando Buzzanca, Erika Blanc. LA PIAZZA - Rubrica - GUARDANDO LA PIAZZA... cogito...ergo sum... PREMIATO A ROMA ANTONIO PATA Era visibilmente soddisfatto, il giovane artista Antonio Pata, dopo il suo ritorno nella cittadina dalla capitale E’ stata, per lui, un’esperienza entusiasmante che lo ha visto insieme ai più grandi esponenti della cultura nazionale. A lui è stato assegnato il premio nazionale di cultura “Veritas 2004” nella XXXI giornata della cultura organizzata da “Il Corriere di Roma” con Alberto Trivellini in qualità di capo servizio. Il premio gli è stato consegnato a Palazzo Pignatelli, nella sala del trono, alla presenza di alte personalità del mondo della politica e della cultura, tra cui menzioniamo gli on. Nicola Galloro e Giuseppe Mannino. Un premio meritato che annovera il giovane Pata tra i grandi artisti contemporanei. E’ stato presentando un dipinto raffigurante il volto del suo Maestro che la commissione, composta da esponenti nazionali della critica d’arte, ha iniziato un iter di particolare studio sulla sua pittura, durato un paio di mesi e terminato con la premiazione. Il nome di Pata e la sua arte, sono stati giudicati degni di entrare a far parte del mondo della vera cultura italiana. “Non mi aspettavo un tale successo”, ha dichiarato Pata e ha raccontato tutte le sue impressioni nel trovarsi in quegli ambienti dove l’arte e la cultura si respirano ampiamente. Di questo riconoscimento, è orgoglioso anche il Maestro Lorenzo Albino che al nostro giovane artista ha dato non solo i suoi insegnamenti di arte e di vita, ma anche tanto affetto. Lo aveva incontrato quando Pata aveva 14 anni e da allora lo ha sempre istruito e seguito lungo la strada della conoscenza; su di lui il Maestro Lorenzo aveva scommesso qualche anno fa “Sono sicuro – aveva affermato infatti - che ha già trovato la sua strada e saprà camminare da solo con successo nel mondo dell’arte”. Le mostre che il nostro artista ha allestito durante i periodi estivi, sono sempre state un successo; nei suoi dipinti, eseguiti sulla masonite, forme e colori prendono vita proiettando i pensieri di chi osserva in un mondo particolare dal tipico sapore di antico, descritto con un linguaggio chiaro ed essenziale, in un gioco di colori, di luci e di ombre. Oggetti a noi familiari come una sveglia, diventano, nell’arte di Pata, messaggeri del tempo che fugge, ceste con la frutta ci raccontano della bella stagione, e poi volti assorti in pensieri, o cavalli dalla forza prorompente. Ma non basta. A volte il nostro giovane artista s’immerge nel modellare l’argilla dando vita a forme e figure particolari che sono il segno di quanta forza creativa egli nasconde dentro di sé. Pata è un artista giovane che sicuramente continuerà a percorrere quella strada densa di successi sulla quale ha già impresso le sue orme. (V. S.) Il giovane pittore Antonio Pata febbraio 2005 - pag.15 Posta & proposte Riceviamo e pubblichiamo CONFIDANDO NEL GIRO D’ITALIA Per la prima volta in vita mia ho provato invidia per i cugini Vibonesi. E successo in occasione della visita del Presidente della Repubblica Ciampi. Mi ha infatti sempre lasciato completamente indifferente il fatto che a Vibo, a differenza di Tropea, ci fossero tanti bei negozi, il cinema, una stagione teatrale e numerosi locali dove incontrarsi. Proprio come una vera grande città. Ma la visita di Ciampi mi ha fatto proprio ingelosire! E non per uno sfrenato spirito patriottico, che pure non manca. Né per una sviscerata simpatia nei confronti del personaggio, presente anche quella. Ma perché, come molti, ho assistito alla frenetica opera di restyling cui è stato sottoposto il nostro capoluogo di provincia. Vibo in pochi giorni si è rifatta il look ed io ho rimpianto che non si potesse godere anche noi tropeani dei benefici effetti che simili incontri istituzionali inetabilmente comportano. Se infatti il Presidente avesse compreso nel proprio programma anche una puntatina a Tropea, magari avremmo potuto far transitare il corteo presidenziale nelle vie della Marina. O su via Libertà con prolungamento su viale Don Mottola, per poi farlo transitare su Via Tondo. E forse avremmo potuto sperare in una celere e repentina sistemazione di dette vie con relativa copertura delle innumerevoli buche che tante caviglie hanno danneggiato! Ma no! Ciampi, la massima carica dello Stato, non è venuto da noi! E’ andato a Vibo! Lasciando a noi tropeani, che pure ci accontenteremmo di un’altra carica, le nostre buche ed i nostri tombini pericolosamente rialzati! E allora??? Io aspetto con ansia e fiducia maggio, quando la nostra cittadina avrà l’onore e l’onere di ospitare il Giro d’Italia. E non perché sia una appassionato di ciclismo (la mia conoscenza di questo sport è rimasta ferma a Coppi e Bartali). Ma perché sono certo e confido che per la buona salute delle nostre gambe e caviglie, questo appuntamento farà finalmente decidere i nostri governanti a mettere mano alle casse pubbliche, per effettuare una efficace e risolutiva sistemazione della viabilità cittadina. Se tale previsione dovesse trovare conferma, giuro fin d’ora eterna gratitudine all’Amministratore che ci ha regalato questo evento sportivo, Vecchio o giovane che Durante le festività natalizie, ho visto, più di una volta, in piazza un gruppo, abbastanza numeroso, di non più giovani che giocavano con le monetine. Niente di male, per carità, ed infatti ho pensato che tutto sommato era bello vedere delle persone che sotto il sole invernale si divertivano con spensieratezza, come ai vecchi tempi. In effetti, ricordo di aver giocato io stesso, (tanti,tanti anni fa...). Ho anche pensato che 40 Associazioni, (quante ne conta il territorio), avrebbero potuto offrire qualcosa di interessante e di stimolante per catturare l’attenzione di questi giocatori occasionali e coatti. Ad onor del vero, concerti a parte, tra i quali ha brillato la nosttra “Gemma” per la sua splendida interpretazione, il programma della Consulta delle Associazioni è stato piuttosto scarno e striminzito al punto che in quello della Provincia nessuna manifestazione riguardante Tropea è stata segnalata. Il sondaggio fatto alle Scuole Superiori ha evidenziato che i nostri giovani non hanno alcuna intenzione di fermarsi a Tropea perchè, secondo loro, questa Città non offre prospettive di lavoro per il futuro. Di questo sono molto preoccupato e credo che dovremmo essre in tanti a preoccuparci: le famiglie, i Responsabili Scolastici e gli Amministratori. Intendiamoci, al di là di ogni retorica, capisco perfettamente il disagio giovanile perchè l’ho provato in prima persona.Ho infatti lasciato Tropea dopo il diploma per andare a lavorare a Milano e all’estero ma sarei rimasto volentieri al mio paese, con la mia famiglia e con i miei amici. Se i giovani lasceranno Tropea, quale futuro ci attende? Continuando di questo passo ci troveremo in un paese popolato esclusivamente da nostalgici anziani. I turisti tedeschi siedono al bar a prendere il sole e bevono cappuccini, birre e vino. Sono sereni. Non chiedono niente e non ricevono alcuna attenzione se non quella dei gestori del bar e dei negozi di sapori di Calabria. Non una manifestazione di accoglienza, non un intrattenimento, non un saluto di benvenuto... Ci pavoneggiamo però per questo turismo destagionalizzato, come se fosse merito nostro o per grazia ricevuta. Una tedesca, Christine, venuta a studiare l’italiano a Tropea ed una mia compagna di scuola e di banco, Romania, rivista dopo 40 anni in Argentina, mi hanno accusato di non essere molto tenero verso il mio paese. Sarà che io lo vorrei migliore di quello che è perchè vedo che ne ha le potenzialità. Ha tutte le carte in regola per sfondare ma non sfonda, anzi spofonda. Sarà l’apatia, sarà la mentalità, sarà forse semplicemente il non volersi, (che brutta testardaggine!), confrontare con gli altri. Cos’è questo malessere che ci attanaglia? Siccome con il nuovo anno mi voglio rinnovare e le mie cellule si sono rivitalizzate solo a leggere l’oroscopo, non voglio e non posso continuare la tiritera dei piagnistei ed udite, udite, riferisco di una iniziativa che mi è piaciuta: la presentazione del”Diario di prigionia” di Don Carmine Cortese, cappellano militare nella Grande Guerra a cura del Professor Antonio Pugliese e sponsorizzato, con particolare sensibilità, dall’Assessore alla Cultura della Provincia di Vibo Valentia. La vita di questo Sacerdote costituisce una testimonianza di rara bellezza e meriterebbe un esame più approfondito da parte dei nostri disattenti concittadini. Don Carmine, parroco di Santa Caterina, insegnante al Seminario Vescovile di Tropea, quindi Arciprete di Spilinga per gli ultimi venti anni della sua vita non aveva mai dimenticato la sua natia Tropea, dove spesso si recava, e che era stato costretto ad abbandonare col rimpianto di non essere riuscito ad incidere maggiormente sulla realtà e sullo sviluppo culturale e religioso della Sua Cittadina. Tutto questo non gli impedì di stabilire un bellissimo rapporto di reciproco affetto con i suoi diletti parrocchiani di Spilinga. La sua vita è un grande esempio da sottoporre ai giovani. Forse Don Carmine potrebbe trovare le parole giuste per suggerire ai ragazzi di non lasciare la nostra terra di Calabria. Forse la Prof. Beatrice Lento, Dirigente delle Scuole Superioopri, potrebbe accogliere la mia modesta proposta ed il mio invito ad approfondire la figura di questo sacerdore soldato LA PIAZZA - Pubblicità - febbraio 2005 - pag.16 Problemi a scuola? Risolvili con noi al centro studi Nuovo Politecnico Meridionale! Con il nostro servizio di recupero materie scolastiche e servizio doposcuola “puzzle”; con lezioni individuali per tutti gli indirizzi di scuola superiore. Sarà facile e veloce recuperare materie come: latino - greco - francese - tedesco - inglese – matematica - fisica - diritto economia aziendale - o qualsiasi materia di licei o istituti tecnici superiori Inoltre da quest’anno sarà possibile anche frequentare i nostri corsi di preparazione universitaria. 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F.M. 103.5 - 106.1 - 103.0 - 103.2 - 103.4 Crotone e provincia F.M. 103.6 - 106.1 - 104.6 Reggio Calabria e provincia F.M. 99.8 - 92.0 - 106.1 Radiogiornale Nazionale dalle 7,00 alle 23,00 ogni ora Radiogiornale Regionale alle ore 8,00 - 10,00 - 12,00 - 14,00 15,00 - 16,00 - 18,00 - 19,00 per la tua pubblicità locale, provinciale, interprovinciale e regionale tel. 0963-45733