VIBO VALENTIA E PROV.
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F.M. 106.1 - 100.5
REP. PUBBLICITA'
& MARKETING
TEL.0963-45733
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MENSILE INDIPENDENTE DI INFORMAZIONE-ATTUALITA'-CULTURA
ANNO VII (n. s.) n. 2 -Febbraio 2005
IN EDICOLA OGNI MESE
1,00 Euro
OPERE e STRUTTURE
PER LA NOSTRA CITTA’
Disegno di un paese in cammino
Ciampi a Vibo Valentia
“Andate avanti, abbiate fiducia in voi stessi!”
E’ questa l’esortazione del Capo dello Stato ai calabresi prima di lasciare la nostra terra
Lettera aperta di
ALFONSO DEL VECCHIO
Assessore prov. alla Cultura
All’interno
TROPEA: Intervista a
UMBERTOGUIDONI
Europarlamentare e
Austronauta
VIBO VALENTIA
Dichiarazione del Sindaco
ELIO COSTA
TROPEA
Il Museo archeologico:
un’attesa lunga quaranta anni
TROPEA
pag. 4 - “Il giorno della memoria”Incontro-dibattito sull’Olocausto nella Cattedrale
pag. 7 - 3 gennaio 2005, Centoquattro anni dalla nascita di Don Mottola
PROVINCIA
pag. 9 - Una mostra e una storia lunga 45 anni: Lorenzo Albino e la sua pittura
ASSOCIAZIONI
pag. 11 - Natale in Musica: i concerti natalizi a Tropea
pag. 11 - L’Ass. Tropheum Karate Club centra i suoi obiettivi di qualificazione
CULTURA
pag. 7 - Presentato il libro “Diario di prigionia (1917-1918)” di don C. Cortese
TROPEA
Anniversario degli Scout
Auguri da Ciampi
pag. 2- febbraio 2005
- Attualità -
LA PIAZZA
La cipolla rossa di Tropea, i fossili di Cessaniti, il centro storico, il bersagliere Francesco
Russo, il secondo posto della Scuola elementare, l’Ecoschool al Liceo Scientifico, Pasquale
Galluppi, il maestro Albino Lorenzo, i presepi de “il Faro”, don Mottola, don Carmine
Cortese, le lapidi paleocristiane, Raf Vallone, Domenico Arena, Vincenzo Lauro, sono solo
queste alcune delle “eccellenze” che la città offre
Ciampi: “Andate avanti, abbiate fiducia in voi stessi!”
E’ questa l’esortazione del Capo dello Stato ai calabresi prima di lasciare la nostra terra
a cura di Saverio Ciccarelli
L’incontro del Presidente Ciampi con
Mons. Domenico T. Cortese, in Prefettura.
Il Presidente Ciampi, tra i ragazzi della
città, al suo arrivo in Piazza San Leoluca.
Il Presidente Ciampi, in Piazza San Leoluca,
accolto dalle Autorità politiche della Regione, Comune e Provincia.
Può sembrare una frase
qualunque, detta durante
una visita di Stato, ma a
ben pensarci ha scosso il
nostro orgoglio.Ed allora,
siamo veramente sulla
buona strada, lunga,
difficile e tortuosa, ma
sulla buona strada.
Sicuramente i nostri lettori avranno visto le immagini e letto i resoconti della
visita del Presidente della Repubblica a
Vibo Valentia, il 13 gennaio scorso, su
tutti i giornali. Noi vogliamo riflettere sul
monito che Ciampi ci ha lasciato: ”Andare avanti avendo fiducia in se stessi” .
Senza retorica e con un pizzico di realtà ed
ottimismo ci accorgiamo che il Presidente
della Repubblica ha ragione.
Per rendersene
conto basta
guardare quali
momenti da
protagonista ha
vissuto la nostra città, nel
periodo appena trascorso. Si è svolto il Congresso nazionale sulla cipolla rossa di
Tropea, in attesa
del marchio Igp,
che rappresenta
in Italia e all’estero la tipicità
agroalimentare
calabrese con la
partecipazione di
ben cinque Università italiane. E’ venuto direttamente da Washington
il prof. Daryl Domning
per vedere i fossili di
Cessaniti, sparsi nei musei d’Italia, un prezioso
volume sul centro storico di Tropea è stato presentato
a
cura
dell’Amministarzione provinciale, all’ottavo Salone sui beni culturali
che si è tenuta a Venezia, il nostro concittadino Francesco Russo è
stato ricordato quale primo bersagliere ad entrare in Trieste libera il 26
ottobre 1954 portando il
mentare si è classificata seconda in un concorso nazionale dal titolo: ”Il tedesco...
perchè?”, il Liceo Scientifico di
Tropea si è aggiudicata la bandiera verde nella campagna a
sostegno
dell’ecologia
“Ecoschool” dell’anno scorso totalizzando il maggior
punteggio di tutta la
Cababria, è stato
presentato l’opuscolo “La memoria apologetica” di Pasquale
Galluppi, al maestro Albino
Lorenzo è stata dedicata
una mostra antologica composta da trentotto suoi quadri, gli splendidi presepi animati dell’Artigianato il
Faro, costruiti da
Benito Badolato, hanno fatto bella mostra
di sè a Palazzo Gagliardi di Vibo Valentia. In gennaio sono
stati ricordati i 104
anni della nascita di Don
Mottola, che nel 1936
fondò la prima “Casa della
carità” a Tropea, poi a Limbadi, Vibo Valentia, Roma, Corello e ancora il “Villaggio Don
Mottola”; è stato
presentato il “Diario di prigionia 19171918” di don
Carmine Cortese,
definito da Santo de
Dorigo: ”gloriosa figura di cappellano
militare.. che nelle
immediate retrovie carsiche ha anche occasione di incontrare il Re, il generale
Cadorna e D’Annunzio.. e fra i fanti che gli
erano affidati, vi fu anche Giuseppe
Ungaretti”. Tutti questi avvenimenti, registrati dal nostro giornale, hanno riguardato la sola realtà tropeana,
in poco più di un mese e devono
farci inorgoglire. Ma le “eccellenze” di Tropea sono
ben più numerose e
le riassumiamo
perchè ogni cittadino si senta più re-
giormente coinvolto in
un processo di sviluppo della città.
Il grande Raf
Vallone, che ha
recitato con
Sofia Loren,
S i l v a n a
Pampanini,
G i n a
Lollobrigida ed ha voluto essere
sepolto nel cimitero di Tropea. Le epigrafi
del IV-V d.C di cui una dedicata ad una certa
Leta Presbitera, probabilmente
una donna prete, sposata a cui
il marito dedica la sepoltura. Ciò
ha fatto ritenere agli studiosi che
in Tropea, nei primi anni del cristianesimo, venisse praticato il
sacerdozio
femminile.
Domenico Arena, fra l’800 ed
il ‘900, direttore di “El dia” il
più importante quotidiano
uruguaiano. Senatore, deputato,
Presidente del Parlamento
uruguaiano ed ancora Vincenzo Lauro , un
diplomatico di alto livello, per due volte mancato Papa.C’è di che essere orgogliosi ma
la strada da fare è ancora tanta: poco senso
civico per i
cittadini e
poco feeling
fra costoro e
l’amministrazione
comunale. I
cittadini devono prendere consapevolezza dell’importanza della
città ed averne più cura. la politica farsi interprete dei bisogni degli stessi cittadini e
cercare di venire incontro alle esigenze comuni. E’ questo un tessuto sociale che va
lentamente costruito, ma sul punto siamo ancora molto indietro.
LA PIAZZA
- Attualità -
Ospite e relatore nel recente convegno organizzato dall’Associazione FIDAPA, abbiamo incontrato l’Europarlamentare e
Astronauta Umberto Guidoni al quale abbiano chiesto...
febbraio 2005 - pag.3
L’INTERVISTA
“TROPEA L’HO CONOSCIUTA DA RAGAZZO, SON VENUTO IN CAMPEGGIO!”
Conosco la realtà dell’Università calabrese, credo che ci siano delle potenzialità
di Pino Carone
Onorevole Guidoni. Una sua impressione
su Tropea ?
Tropea la conoscevo da ragazzo, son venuto più di venti anni fa in campeggio, conoscevo la città e soprattutto il mare e le spiagge
molto belle. E’ stato un piacere ritornare e incontrare i ragazzi delle scuole superiori, molto
interessati ai problemi dello spazio. Mi hanno
rivolto molte domande e io ho ricordato loro
che lo spazio è un’attività per il futuro, soprattutto per il loro futuro di quanto non lo sia
stata per le generazioni precedenti. Avranno
altre possibilità, magari esplorare Marte.
Titano. La nuova frontiera. Gli idrocarburi
che sono stati trovati saranno utilizzati dall’umanità ?
La missione su Titano è stata molto importante, anzitutto perché si è utilizzata tecnologia europea, la sonda che è atterrata su Titano
era europea. Ma la missione ha anche messo
in luce che al di fuori del nostro pianeta esistono realtà complesse che ricordano com’era la
terra miliardi di anni fa. La presenza di metano
su Titano era prevista, certamente l’avere scoperto dei canali scavati dal metano liquido che
scorre su quel satellite è stato un grande risultato scientifico. Ci vorranno molti anni per
verificare la possibilità di sfruttamento di tali
risorse. Però è importante capire come il sistema solare abbia diversi “mondi”. Ad esempio
Marte, con l’esistenza di una forma di vita
molto semplice che però si è sviluppata al di
fuori della Terra. Titano perché è l’unico satellite ad avere un’atmosfera anche se di metano
e completamente diversa da quella della Terra.
Crede che i cinesi saranno nostri concorrenti
o partners ?
Credo entrambi, perchè la Cina ha bisogno
delle tecnologie europee e della capacità europea di innovazione, d’altra parte è un grande
mercato, bisognoso di molta energia che creerà
dei problemi all’Europa, anzitutto per l’approvvigionamento petrolifero e poi perché avrà la
capacità di produrre a prezzi più bassi. E’ un
contenitore per l’Europa ma anche un’opportunità per il mercato europeo relativamente alla
tecnologia più avanzata. Sta all’Europa cogliere l’opportunità e cercare di limitare i rischi.
In Calabria ci sono istituti di ricerca all’avanguardia o che comunque si stanno facendo strada nel settore spaziale?
Conosco la realtà dell’Università calabrese,
credo che ci siano delle potenzialità. E’ importante saperle cogliere e sapere integrare la ricerca universitaria con la realtà locale, rapportandosi con le piccole e medie imprese. Ho partecipato ad un convegno sul futuro di Gioia
Tauro e credo che sia importante cogliere l’innovazione, così ci si può collegare con l’Europa e ricevere finanziamenti da essa. Anche così
può decollare la realtà economica di quest’area.
Crede agli Ufo ? Cosa ne pensa?
Sono piuttosto scettico. Credo che probabilmente, data l’estensione dell’Universo ed il
numero immenso di stelle, alcune con pianeti, la
probabilità che si sia sviluppata una forma di vita
più o meno intelligente da qualche altra parte è
concreta. Però, considerate le eccezionali distanze, credo poco ai viaggi veloci in cui gli Ufo arri-
vesse esistere qualche altra civiltà credo che ci
metteremmo prima in contatto via radio e poi forse ci incontreremmo “faccia a faccia”.
Secondo Lei, allora questi fenomeni chiamati Ufo, cosa sono ?
La maggior parte, secondo me, sono fenomeni naturali, allucinazioni. Forse c’è una piccolissima parte di essi non spiegabile, ma ciò
non vuol dire che necessariamente debba trattarsi di oggetti provenienti dal Cosmo, potrebbero essere fenomeni , anche meteorologici
che ancora non abbiamo spiegato. Credo che ,
anche se esistesse una società molto più avanzata della nostra avrebbe difficoltà a viaggiare
nello spazio, perché non è facile. Mi pare senza senso investire delle risorse per andare all’avventura senza un fine. Credo che farebbero come abbiamo fatto noi con Marte, prima
manderebbero delle sonde con sistemi automatici per rilevare la presenza di qualcosa. Perché la Terra è come un puntino di polvere
cosmica nello spazio infinito, quindi non attirerebbe l’attenzione di nessuno, se non fosse
per qualche ragione importante.
C’è poi il problema del sincronismo fra le
civiltà ?
Potrebbe esserci infatti un’altra civiltà che,
anche se avesse un telescopio potentissimo
da milioni i anni luce di distanza, vedrebbe la
Terra come era milioni di anni fa. Vedrebbe i
dinosauri. E non sarebbe interessata a venire
sul nostro pianeta.
Noi abbiamo iniziato a trasmettere nell’universo cento anni fa con le onde radio che, in
cento anni, hanno percorso cento anni luce.
Forse qualcuno che sta ascoltando si è accorto che qui è successo qualcosa e potrebbe
venire a trovarci. Però, primo dovrebbe avere
un ricevitore molto sensibile perchè quando
parliamo di tali distanze, il segnale si abbassa
molto sensibilmente e secondo dovrebbe essere interessato e capire che questo è un segnale intelligente. Comunque sono ottimista,
credo che un giorno riceveremo un segnale
da qualcuno che ha cominciato a trasmettere
prima di noi. Vi è una rete di osservazioni, la
Seti, programma, prima finanziato dalla Nasa
oggi dai privati, che hanno messo in rete un
programma che analizza i segnali radio catturati dai radiotelescopi.
Milioni di calcolatori, delle dimensioni di
quelli che abbiamo nelle nostre case, hanno
analizzato per anni i dati provenienti dal Cosmo, ma finora non hanno trovato nulla.
Come definirebbe la sua esperienza nello
spazio con una parola ? Cosa l’ha colpita di più?
Mi ha colpito di più guardare la Terra dal
finestrino dello Shuttle ed accorgermi di quanto sia fragile, vista dallo spazio. Sulla Terra ci
sembra che essa sia grande e sterminata, ma
dallo spazio, da 400 km di altezza, ci appare
molto più piccola e più fragile. Quando ritorni
hai la preoccupazione di mantenere con essa
un rapporto che consenta uno “sviluppo sostenibile” , che permetta di integrare il modello
di vita con la disponibilità di risorse che abbiamo sulla Terra. E’ un problema che va affrontato al più presto possibile; dobbiamo trovare
delle soluzioni per correggere la tendenza ver-
On.UMBERTO GUIDONI
Astronauta italiano, è nato il 18 agosto 1954
a Roma. Laureato in Fisica, ricercatore prima presso la Divisione Energia solare
dell’Enea e successivamente presso l’Istituto di Fisica dello spazio interplanetario
(Ifsi). Nominato responsabile scientifico
(project scientist) di Rete, uno degli esperimenti a bordo del “Tethered satellite system”
(Tss), organizza i test di integrazione con il
satellite “a filo” e si interessa alla pianificazione delle operazioni in volo. Nel 1990 viene
selezionato dall’Agenzia spaziale italiana
(Asi) come uno dei due esperti scientifici per
la prima missione del satellite “Tethered” e si
trasferisce presso il Centro Astronauti del
Johnson Space Center (Nasa/Jsc) di
Houston dove viene nominato componente
dell’equipaggio della missione Sts-75. Lanciato il 22 febbraio 1996 e atterrato al Kennedy
Space Center il 9 marzo, lo Space Shuttle
Columbia completa 252 orbite, percorrendo
6,5 milioni di miglia in 377 ore e 40 minuti.
della temeperatura globale; prima si cercherà
di limitare i danni e prima si raggiungerà un
equilibrio rispetto alle risorse che abbiamo a
disposizione.
Come questa esperienza ha influito sulla
sia vita ?
Si torna sulla Terra sicuramente cambiati e
sicuramente in positivo. Si ha la capacità di
affrontare i problemi su scala complessiva. E’
un punto di vista privilegiato.
Quando si è accorto di essere diventato un
personaggio?
E’ naturale che facendo un’esperienza del
genere, quando si torna si è al centro dell’attenzione. Ciò è positivo entro un certo limite,
perché consente di portare un messaggio di
attenzione all’ambiente e ad uno sviluppo
compatibile con le risorse del pianeta. Ciò ha
un costo perchè ci si trova spesso fuori casa
trascurando la famiglia, però credo che a conti
fatti ne valga la pena perché consente di portare ai giovani un messaggio di impegno nelle
discipline scientifiche.
C’è collaborazione in Europa nello scambio di informazioni scientifiche ?
Naturalmente l’Europa si muove lentamente
perché ci sono interessi diversi. Credo che sia
una strada inevitabile e che sia possibile trovare sui grandi temi delle alleanze. Vi sono paesi che frenano su alcune posizioni, però credo che alla fine sui grandi temi l’Europa sia in
grado di andare avanti. Si è data l’obiettivo di
diventare entro il 2010 la società più avanzata
dal punto di vista della conoscenza, che significa spendere in innovazione e formazione elevando il livello di cultura dei nostri giovani.
Ringraziamo l’On.le Umberto Guidoni,
l’associazione Fidapa sez. di Tropea ed in
particolare la d.ssa Nunzia Rombolà che la
presiede, per aver offerto l’opportunità di un
pag. 4 - febbraio 2005
- Il giorno della memoria -
Matr. 52348
Ricordi da un lager nazista
Testimonianze da raccogliere e trasmettere alle
giovani generazioni perché non vadano perdute
“Ancora a notti mu‘nsonnu!”
Cosa ricorda un nostro concittadino sopravvissuto ad un lager nazista
di Saverio Ciccarelli
In questi giorni abbiamo sentito e visto ancora una volta gli orrori della guerra
e dei lager. Immagini uguali e sempre diverse, che non finiscono mai di stupirci.
Qualcuno ha detto che non si dovrebbe istituzionalizzare il “Giorno della memoria”
perché la guerra e l’Olocausto andrebbero ricordati sempre. Ma se non ci fosse
stato questa giornata del ricordo obbligatorio, non avremmo mai saputo di due
nostri concittadini che hanno vissuto gli orrori dei campi di concentramento. Vi
assicuro che sentire parlare di cosa avvenisse dentro quei campi da un sopravvissuto direttamente, non è come vederlo in televisione. E’ un’esperienza che ti lascia
ammutolito e che ti fa sentire quasi in colpa per chi ha usato tanta cattiveria. Quasi
quattro ore di colloquio con “Micuccio” Cortese, che ha trascorso un anno e
mezzo ad Hemer in Germania, perché a Dortmund non c’era posto,
deportato come prigioniero di guerra da Tirana (Albania). Un tempo
lunghissimo vissuto in condizioni disumane e senza via di uscita. “Avevo
solo un’immagine della Madonna di Romania, con la quale
colloquiavo”. Oggi ha ottantanove anni; fu fatto prigioniero nell’ottobre del 43, il ricordo è lucido e la sua memoria non ricorda solo ciò
che non vuole ricordare. E’ una fatica anche per noi raccontare i fatti
senza cadere nella retorica, ma li vogliamo raccontare a flash, come lui
ce li ha presentati. Cortese ricorda tutti i passaggi, dal lungo viaggio in
un treno senza copertura, tre giorni e tre notti di freddo e di fame,
sfamati dai contadini albanesi che gli offrivano uova e galline, all’incontro con Vittorio Restelli, anch’egli tropeano deportato nel campo
di Hemer, al quale disse “teniamoci per mano” e con il quale instaurò
un rapporto fraterno e di solidarietà; ricorda quando gli americani lo
liberarono, gli offrirono “gomma americana”, sigarette e cioccolata, la
sua voglia di comprarsi un’anguria a Como, appena liberato con cento
lire dategli dalla gente libera; ricorda il cambio di atteggiamento dei
tedeschi dopo la liberazione del 1945, che invitavano gli italiani a rimanere a lavorare in Germania, ricorda il soldato nazista che gli scese sul
capo con forza l’elmetto ed il calcio alla schiena senza motivo. Ricorda
la “bilancia” che avevano costruito loro stessi per pesare la fettina di pane giornaliera, che se pesava di più, doveva essere ridotta per aggiungerla alla fettina meno
pesante e le molliche di pane cadute che venivano raccolte dagli stessi prigionieri,
ricorda la pasta di sapone “schiaffata” dall’ufficiale nazista sulla schiena prima di
farsi la doccia che iniziava con acqua calda che d’improvviso diventava gelida.
Ricorda i compagni morti per gli stenti, per la fatica, per la fame.
Tutte le notti passate per terra su di un sacco riempito di paglia. “Se qualcuno
stava male o si faceva male lavorando veniva portato via e non lo vedevamo più;
ognuno di noi anche se stava male cercava di non dimostrarlo perché sarebbe
morto”. I morti li avvolgevano in un cartone che chiudevano alle estremità e poi
passava un carretto trainato da un cavallo “Come quello della peste dei Promessi
sposi” mi dice, che se li portava via. Per nostra vergogna ricorda anche l’ufficiale
italiano che faceva l’aguzzino per conto dei nazisti. Davanti a tanta lucidità e cattiveria ti senti disarmato, proprio senza parole ed allora mi viene spontaneo chiedergli: “Ma c’erano giorni diversi, c’era il Natale, il Capodanno ? C’era un momento di
comunità? ”. “No ! Tutti i giorni erano uguali, la domenica anziché la brodaglia
con crauti mangiavamo una poltiglia di avena che ci dava un senso di sazietà”.
“Ma la radio, le notizie della guerra, della famiglia, il Governo italiano, c’era qualcosa di tutto ciò?”. Niente ! Difficile trovare la normalità in un fatto che sembrava
tanto normale. Uomini sfruttati e ridotti a lavorare come bestie. Giornate tutte uguali. “Lavoravamo in dei cunicoli alti cinquanta centimetri, con martelli pneumatici, a torso nudo, una pesante lampada attaccata al collo, la gavetta ed un cucchiaio cinti alla vita, a 980 metri sotto terra, fuori la neve. Il carbone lo versavamo in un tunnel al nostro fianco che poi veniva portato via”. E quando, tornato
in Italia chiese ad un ufficiale di poter telefonare per parlare con il Podestà di
Tropea, si sentì rispondere in malo modo : ”Quale Podestà ! Ormai c’è il Sindaco”.
Racconta “Micuccio” con lucidità, con dignità, rivivendo quei momenti senza alcuno sforzo, con lunghi silenzi che ci danno il tempo per immaginare ciò che non
vorremmo ammettere; ma nel suo racconto noto una sorta di meraviglia, quasi si
sorprendesse lui stesso della esperienza vissuta; quasi ancora oggi, dopo sessant’anni non credesse di aver vissuto tutto ciò. Molte altre cose potrei dire ma
rischierei di sembrare banale: tutto l’odio ed il disprezzo dell’uomo sull’uomo è
racchiuso in questo e negli altri racconti che sentiremo negli anni. Ma la memoria
non deve essere perduta; i giovani devono sapere e ricordare. Mentre ci salutiamo
con un abbraccio mi dice: “Ancora a notti mu ‘nsonnu.” Grazie per aver trovato la
LA PIAZZA
IL GIORNO DELLA
MEMORIA
Incontro-dibattito sull’Olocausto organizzato
dall’Istituto d’Istruzione superiore di Tropea
“Forsan et haec olim meminisse juvabit” Forse un
giorno saremo lieti di ricordare anche questi avvenimenti.
E’ una frase di Virgilio scelta dagli organizzatori dell’incontro tenutosi nella Cattedrale di Tropea, per lanciare u messaggio positivo alle nuove generazioni.
Porta in sé una speranza: ricordare per capire, condividere la tragedia, rendersi conto del come si è potuti
giungere a tanto obbrobrio. L’oblio non è un vuoto di
memoria, è l’indebolimento delle forze attive che conservano la memoria storica, la quale è come una locomotiva a vapore che procede solo se nella caldaia si
getta di continuo legna o carbone.
Una memoria non alimentata perde la propria identità insieme ai ricordi. Nutrirla è un dovere per non ricadere negli stessi errori. Una scuola che
voglia essere a passo con i tempi non solo
è capace di dialogare con il territorio, coinvolgendo la Istituzioni e il mondo
dell’Associazionismo, ma sa dare il giusto rilievo alle ricorrenze che contano. In
questa ottica si sta muovendo l’istituto di
Istruzione Superiore di Tropea diretto da
Beatrice Lento.
Nell’ambito del progetto “L’isola che
non c’è, educazione alla legalità”, è stato
celebrato il “Giorno della Memoria”. A
sessanta anni dalla liberazione del più grande campo di Sterminio nezista: Auschwitz,
ancora ci chiediamo: come era possibile
non sapere e non vedere? All’incontro erano presenti lo scrittore Aldo Renstoc autore del libro “55998, campo di concentramento di Dortmund”; il giornalista
Pantaleone Sergi, don Ignazio Toraldo e il prof. Tripodi. Con funzione di coordinatore il prof. Luciano
Meligrana, alunni, docenti e numeroso pubblico.
Si è parlato del protagonista del libro: Umberto De
Luca, un carabiniere calabrese di Amantea, colto dopo
l’8 settembre 1943 in Albania, costretto in un campo di
Concentramento dal 1943 al ’45. Umberto è ora un nonno
affettuoso che non ha dimenticato, ma vuole far conoscere la sua storia alla nipotina.
Per lei cerca di usare toni delicati e leggeri, temendo
di impressionarla. La dirigente, nel suo intervento ha
detto: “E’ un racconto capace di suscitare intense emozioni e sentimenti profondi; è diverso da tanti altri libri
sull’Olocausto con descrizioni atroci; sembra un racconto in cui la sofferenza si sublima nella fede in Dio”.
Pantaleone Sergi, ha auspicato un buon uso della
memoria che non deve solo ricordare il passato ma spingerci ad agire nel presente per una giusta causa. Si è
detto scettico sulla validità di una commemorazione rituale, inutile per i giovani se si limita a confermare immagini negative del passato, sviando l’attenzione dalle
urgenze presenti. E’ stato proiettato quindi su un grande schermo un Cd prodotto dagli alunni della clesse I°A
del Liceo Classico sotto la direzione del prof. Salvatore
Di Renzo. Nel più assoluto silenzio, davanti ai nostri
occhi, si sono susseguiti immagini forti, crude e vere di
uomini, donne e bambini, frutto di una ricerca paziente,
attenta e minuziosa. Una umanità annullata tra reticolati,
baracche, malattie di ogni tipo, esperimenti sadici, camere a gas, morti ammucchiati, adunate nella neve, cani
ed SS latranti allo stesso modo.
Auschwtz, terra di Caino è ancora vicino a noi. Non
dimentichiamolo
Maria Zuccalà
LA PIAZZA
- Il giorno della memoria -
ESCLUSIVA DEL NOSTRO GIORNALE
Sessant’anni dopo: Il giorno della memoria. La prima, l’unica intervista che Domenico Cortese, un sopravvissuto dei lager nazisti, ha rilasciato al nostro giornale. Quattro ore di racconto, interrotto dalla commozione e da lunghi silenzi.
di Lino Daniele
D - Quando siete stato fatto prigioniero ? a raccogliere le molliche. Le molliche,non l’aveR - Il primo ottobre del 1943. Dopo ventuno vo mai fatto in vita mia a Tropea o in Italia.
giorni del Trattato di pace fra l’Italia e gli alleD - Mangiavate nei piatti ?
ati anglo americani.Avevo ventisette anni.
R -Avevamo una gavetta, una cosa che
D - Dove ?
tenevo cara come la mia vita se la perdevo non
R -A Tirana, mentre prestavo
potevo più mangiare. Non
servizio nel magazzino di
me ne davano un’altra.
vettovagliamento e di assistenza.
D - E per bere ?
D - Come ?
R -Per bere avevamo un
R -I nazisti hanno fatto irrugavettino che conservavo
zione, mi hanno catturato insieme
come una reliquia.
agli altri e mi hanno caricato su un
Durante
la
camion dopo avermi sequestrato
prigionia,cosa vi ha colpito
il fucile che tenevo a portata di
di più ?
mano onde difendermi da eventuaL’isolamento totale dal
li assalti. Dopo avermi tolto tutto
mondo esterno. Non avevo
ciò che avevo nelle tasche, mi pornotizie da casa, ero preoctarono in una stazione ferroviaria,
cupato, non sapevo come
non ricordo se a Tirana o in un
stava mia moglie ed i miei fipaese vicino e mi fecero salire su
gli che non vedevo da tanto
un carro bestiame ; iniziò così la
tempo. Avevo perso il senmia Via crucis, la mia lotta contro la
so del tempo. La mia vita si
fame e contro il freddo.
era ridotta allo scendere e al
D - La fame ? Come facevate
salire dalla profonda minieIl sergente maggiore
a mangiare ?
ra. Una riduzione in schiaviCortese prima di essere
R -Di tanto in tanto la vecchia
tù che mi mortificava contideportato in Germania
tradotta si fermava, scendevamo,
nuamente.
andavamo in campagna in cerca di qualcosa
D - Una riduzione in schiavitù ?
che avevano i contadini albanesi: uova, qualR -Proprio così ! Vivevo in attesa della liche gallina o altro .
bertà. Speravo che un giorno o l’altro arrivasD - Ma come facevate a cuocerli ?
se qualcuno e mi liberasse. Non vedevo l’ora
R - Accendevamo il fuoco nelle vicinanze di riacquistare la libertà perduta e di camminadella ferrovia.
re per la città
D - Avevate qualche pentola ?
come un cittadiR -No. Niente, proprio niente. Manno libero.
giavamo con le mani.
D - Ed
D - Dove vi hanno portato ?
arrivò ?
R -Dopo tre giorni siamo arrivati a
R destinazione. Ma qui non c’era posto.
Si, un
Ci hanno portati in un altro luogo, un
giorlager ad Hemer. Ci hanno fatto scendeno nel
re e sistemato in una baracca di legno
lager avvenriscaldata da una stufa; abbiamo dormi- Una lettera inviata dal
ne qualcosa di
to su dei sacconi pieni di paglia adagiati Campo di prigionia
inaspettato: le
alla moglie
per terra.
guardie naziste che
D - Dormito ?
controllavano ogni nostra mossa. Scomparvero
R -Non chiudevo occhio da quando avevo all’improvviso. Stupito mi domandai il perché.
peso la libertà. Pur volendo come facevo a
Lo capii più tardi quando arrivarono gli
dormire sul carro bestiame.
americani .
D - La mattina dopo ?
D - Gli americani ?
R -Iniziò la mia attività di minatore, mestieR -Si, gli americani come nel film “La vita è
re che non avevo mai fatto nella mia vita e che bella”. Ci liberarono e ci portarono nella cittadipurtroppo per non essere ucciso dovetti fare. na non molto lontano. Ci sistemarono in una
D - Cosa? Domando io.
grande caserma e ci diedero da mangiare, come
R -Il campo di concentramento si trovava dei cristiani. Poi ci fecero dormire su dei matevicino ad una miniera di carbone. Mi diedero il rassi adagiati sulle brande. Un ‘altra vita. Non ci
casco con la lampada e mi fecero scendere a credevo. Finalmente avevo riacquistato la libertà
980 metri sotto terra, un inferno che non augu- perduta. Non ero morto nel lager. Un miracolo!
ro a nessuno. Scendevamo la mattina e salivaA volte mi sentivo male e non ce la facevo
mo la sera. Con me c’era Vittorio Restelli, un a scendere in miniera, ma non lo dicevo a nesaltro tropeano che è stato nel campo per oltre suno temevo di sparire nel nulla come era acun anno e mezzo.
caduto per altri che erano ammalati. Era vietaD - A mezzogiorno non mangiavate ?
to ammalarsi.
R -Ma quale mangiare! La sera, dopo una
Nonostante la denutrizione. Era un’elimigiornata di duro lavoro e poi una brodaglia nazione fisica che veniva fatta nel massimo
con qualche pezzo di cavolfiore di quelli tede- silenzio.
schi, senza sapore. Ci davano un chilo di pane
D - Gli americani vi hanno dato pure dedi segale per dieci persone. Era duro e nero. La gli abiti ?
fame era terribile ! Ma mi dovevo rassegnare.
R -Una tuta, ma non l’ho accettata, sono
Non c’erano più i contadini albanesi di- ritornato a casa con la mia divisa di sergente
febbraio 2005 - pag.5
D - Avute in dono ?
R -No ! Sono riuscito a comprarle da un
tedesco. Dopo la caduta del nazismo erano
diventati più umani. Ci salutavano per primi e
ci trattavano alla pari. L’arroganza, la cattiveria del campo di prigionia era scomparsa. Mi
avevano offerto pure un posto di lavoro che
non accettai. Non ce la facevo a rimanere neppure un minuto in più in quella terra in cui avevo sofferto molto.
D - Veniamo al ritorno a casa.
R -Dopo tre mesi è arrivato il momento tanto atteso. Il mio viaggio verso Tropea.
Un’odissea ! Una volta a Como, per raggiungere la mia amata città, impiegai tre giorni. Un
treno dopo l’altro, una stazione dopo l’altra
lungo una ferrovia colpita dai bombardamenti.
Quando calava la notte e e mi trovavo in qualche stazione, adagiavo la testa sullo zaino e
chiudevo gli occhi. Era però un dormiveglia.
Ero pronto a correre per aggrapparmi al primo
treno in arrivo e diretto in Calabria.
D - E alla stazione di Tropea cosa accadde quando giungeste ?
R -Trovai mia madre e mio padre ad aspettarmi. Mia madre mi aspettava con le braccia
aperte. Era radiosa. I suoi occhi erano ridenti.
Sembrava che un riflettore le fosse stato posto di fronte per la gioia. Ce l’avevo fatta! Ero
ritornato vivo e in condizioni di lavorare e di
mantenere la famiglia. Un miracolo che tante
volte nelle notti insonni, nel freddo della baracca, avevo chiesto a Dio.
Cortese in marcia a Villa S. Giovanni
all’arrivo del Re
L’amico
Vittorio Restelli
Un momento dell’intervista
- Politica -
pag. 6 - febbraio 2005
LA PIAZZA
“L’inserimento di un bene culturale, di un paesaggio, di un sito archeologico o monumentale, di una Città nella lista,
determina un incremento di flussi turistici verso quel sito del 30%”
LETTERA APERTA DI ALFONSO DEL VECCHIO
Assessore provinciale alla cultura
“La tutela e la valorizzazione dei beni culturali collocati in una città ed il sostegno ad una politica di
incentivazione al turismo culturale sono elementi essenziali e strutturali di una nuova politica di sviluppo”
I programmi sono sempre pletorici ed
ambiziosi fino a sfociare nei sogni, spesso
irrealizzabili, con il loro carico di disillusioni
ed amarezze. Io credo più ad un processo
che faccia diventare la cultura, all’interno
del territorio provinciale, fatto “centrale” e
“convinzione” nell’azione politica e non già
una moda. Una risposta secca sarebbe quindi
tanto impossibile quanto tendenzialmente
imparziale. La contrazione delle entrate degli Enti Locali e l’ampliarsi della spesa fissa
per azioni sociali e assistenziali, come la salute, la scuola, la sicurezza, la stessa qualità
della vita di un territorio rendono gli investimenti e le spese per la cultura sempre più
un onere non declinabile, piuttosto che
un’azione politica forte e convinta.
C’è una tendenza, una diffusa convinzione che la cultura debba essere un evento eccezionale, estraneo alla strategia dell’intervento a sostegno del cittadino come persona e
come protagonista della vita della sua città. La
tutela e la valorizzazione dei beni culturali collocati in una città o comunque in un territorio, il
sostegno ad una politica di incentivazione al
turismo culturale, come momento e sintesi
di una azione sia promozionale, sia educativa
sono elementi essenziali e strutturali di una
nuova politica di sviluppo sussidiario alla
valorizzazione ed all’implementazione della
persona, come elemento costitutivo e fondante di ogni azione sociale.
La risposta più significativa e più autorevole di questa impostazione sta nel crescente prestigio che va assumendo, si direbbe giorno dopo giorno, la lista UNESCO
dei siti cosiddetti “patrimonio dell’umanità”:
un’azione di cooperazione culturale nata più
di trent’anni fa con la Convenzione di Parigi del 1972 ha praticamente assunto un ruolo
dirimente e dirompente sia nella organizzazione logistica e strutturale dei siti riconosciuti dall’UNESCO, sia nella veicolazione
dei siti turistici in direzione dei siti stessi.
I dati UNESCO ci fanno sapere che l’inserimento di un bene culturale, di un paesaggio, di un sito archeologico o
monumentale, di una Città nella lista, determina un incremento di flussi turistici verso
quel sito del 30%, rispetto ad un passato in
cui quel sito non era inserito nella lista dell’Organizzazione della cultura.
E’ la cultura che diventa così perno e
volano di un sistema di complementarità, di
tecniche politiche, che mettono sullo stesso tavolo, accanto alla tutela ed alla
valorizzazione del bene culturale alcune questioni fondamentali:
1) la questione della scuola e della formazione nella sua più ampia accezione, con
la creazione di percorsi mirati e finalizzati
all’interno dei programmi scolastici che aiutino i giovani studenti a conoscere la loro
città, la sua storia ed i suoi protagonisti;
2) la questione economica commerciale, strettamente legata alla veicolazione
3) la questione storico-artistica, legata alla valorizzazione degli angoli e degli
aspetti più significativi recuperati o da recuperare fino alla riqualificazione di intere
vie o quartieri;
4) la questione etico-sociale, legata ad
una più efficace e mirata politica di miglioramento della qualità della vita – che renda attraverso strutture e servizi, il vivere all’interno del borgo o della cittadina un piacere ed
un momento d’ orgoglio della persona.
E’ quello che dovremmo saper fare a
Tropea, mettendo insieme investimenti
strutturali e progetti culturali, legando, in una
sinergia virtuosa e stimolante, strutture ed
istituzioni della cultura. Strade, Chiese, vicoli, palazzi, musei…, monumenti, che abitualmente vivono in modo frammentario e
slegati la loro quotidianità devono entrare in
un sistema culturale, dove museo e vita, arte
ed impresa, storia e cronaca, trovino la
ragion d’essere della loro vicinanza, ma soprattutto ritrovano l’uomo, il cittadino, la
persona che nella sua vita, sulla sua strada,
L’assessore Del Vecchio con Vittorio Sgarbi al
Salone dei Beni Cuklturali a Venezia
davanti la sua casa riesce a trovare l’eccezionalità dell’evento che aveva solo sognato, quasi come una chimera.
L’antica Tropea deve riprendere a pulsare giorno e notte, nei suoi vicoli e nelle
sue dimore, nei suoi modesti alloggi e nei
suoi prestigiosi palazzi nobiliari.
Il progetto culturale di Tropea non è il
progetto per soli politici, ma della gente comune, di tutte le persone che nella cittadina
vivono e di Tropea si nutrono.Tutto ciò significa dare una risposta alla esiguità delle
risorse non sempre sufficienti e raggiungere obiettivi attraverso un eccezionale investimento di risorse umane, di professionalità, di intelligenze e di bellezza.
Aggiungo che per Tropea essere “la capitale del turismo calabrese“ comporta anche essere esempio indiscutibile della capacità di gestione di una città, quale crocevia
visibile e tangibile di intelligenza e
bellezza.Apriamo i nostri archivi, sempre
chiusi spesso per motivazioni inspiegabili.
Apriamo i nostri Musei che rischiano la
dispersione… Apriamo e razionalizziamo le
nostre Biblioteche.
Mostriamo al mondo le nostre epigrafi…,
le nostre architetture, spesso blindate come
e che potrebbero costituire la cifra di una città
che deve la sua storia al mare ed all’intreccio
di culture, che ne costituiscono l’essenza.
Ieri come oggi Tropea ancora attrae, per
le sue naturalità, per il fascino, per la magia
delle sue architetture, per le sue tradizioni.
Per quanto ancora?
La Tropea bizantina, araba, normanna,
barocca, deve diventare la capitale di un’arte
nuova, una città dai tanti volti e dalle tante
anime che possano essere riscoperte percorrendo l’intreccio dei suoi vicoli che si
aprono come per incanto e conducono verso le scenografie monumentali, inaspettati
tromp-l’oeil che portano il segno di stili ed
epoche diverse. Le collezioni dei musei, le
raccolte bibliografiche, i documenti degli
archivi svelano inattesi intrecci e rapporti
culturali nel segno di una presenza costante
nel panorama turistico internazionale.
Ercole, Belisario, Federico II, i Normanni,
l’Accademia degli Affaticati, Lauro, il
Galluppi, Don Mottola, Raf Vallone, devono
diventare i segni del romanzo del genio, dell’estetica, del pensiero, momenti ed esperienze di questa città, nel passato e nel presente,
così come vengono alla mente.
In questo contesto le Istituzioni Culturali, le Associazioni sono oggi ancora una volta, protagoniste delle strategie culturali, punto
di connessione tra memoria e futuro, tra la
necessità di conoscere, indagare e valorizzare
le testimonianze del passato e l’esigenza di
innovazione nell’architettura, nelle arti visive, nella musica, nel teatro, nel cinema.
I Beni Culturali devono quindi divenire
per Tropea una fonte di sviluppo, una ricchezza inesauribile, per qualità, numero e
diffusione anche nel resto del circondario,
più, molto più, del sole e del mare. Si tratta
di trovarne le reali chiavi di lettura, in un
sistema che coniughi salvaguardia e tutela
del bene, utilizzo e sostenibilità economica
in un processo integrato che dia certezza di
finanziamenti, che non possono essere
esclusivo appannaggio degli Enti Pubblici.
L’unica prospettiva di sviluppo per
Tropea rimangono i Beni Culturali come inesauribile risorsa, basata sulla sua storia, sulla
forza delle idee e sulla capacità di progettare il futuro.
Alfonso Del Vecchio
Ringraziamo l’Assessore Del Vecchio per
l’attenzione che ha voluto riservarci.
Non possiamo però esimerci dal ricordare che, nell’ambito della promozione dei beni
culturali a Tropea e nella provincia, grande
parte di responsabilità ed impegno è richiesta
principalmente a lui ed al suo Assessorato.
Auspichiamo quindi in questa fase amministrativa una promozione della cultura su
due fronti: uno “interno” , facendo conoscere la storia della propria città agli alunni
delle nostre scuole di ogni ordine e grado e
l’altro “esterno” con la partecipazione al
maggior numero di iniziative nazionali ed internazionali. Il tutto con la stampa e la diffusione di opuscoli e depliants che facciano
LA PIAZZA
Approvato statuto della Fondazione
dell’Istituto Superiore Calabrese di
Politiche Internazionali
Nella nuova sede di palazzo S. Anna, si è
svolto l’ultimo consiglio comunale durante il
quale è stato approvato l’importante statuto
riguardante la Fondazione dell’Istituto Superiore Calabrese di Politiche Internazionali; iniziativa intrapresa già nell’anno 2003 e che si
avvia lungo la strada della realizzazione.
E’ una fondazione concordata insieme ad
altri soci, che apre uno scenario incentrato
principalmente alla crescita culturale per le
generazioni future del nostro territorio e agli
scambi culturali con le generazioni della comunità europea L’amministrazione è tra i soci
fondatori, ha dichiarato il sindaco, prima di
questa data, sono state fatte diverse riunioni
in merito, una delle quali anche nella nostra
cittadina. L’approdo in consiglio comunale è
un momento conclusivo di tutta la parte
organizzativa; infatti, con l’approvazione dello
statuto si sottoscrive il testo definitivo. La
prima bozza dello statuto, ha proseguito Cortese, è già stata presentata e approvata in consiglio nell’anno 2003; in questa odierna, composta da 27 articoli, definitiva, sono state apportare alcune modifiche che non snaturano
nella sostanza il contenuto dello statuto precedente.
Alla Fondazione, ha proseguito il sindaco, fanno parte enti pubblici come Comune,
Provincia, privati e appartenenti a realtà
calabresi che si occupano di cultura come le
case editrici dell’alto cosentino, e l’Università
della Calabria di Cosenza che mette a disposizione le sue strutture oltre ad assicurare la collaborazione di quattro facoltà tra cui la lingua
straniera, scienze politiche e matematica.
Nella settimana scorsa, ha inoltre informato Cortese, è stato istituito il consiglio
direttivo della Fondazione, il quale ha proceduto alla nomina del presidente individuato
nel professor Salvatore La Porta e del vice
presidente nella persona del nostro sindaco
Cortese, nomina che avrà la durata di un anno.
Si è poi soffermata su quanto avverrà
dopo l’approvazione dello Statuto, in seguito
alla quale si potrà procedere alla firma della
costituzione della Fondazione. Verrà quindi organizzata una manifestazione che si dovrebbe tenere nella seconda metà di febbraio, probabilmente presso l’Università di Cosenza. I
primi giovani studenti dell’Est Europeo, raggiungeranno l’Università cosentina nel mese
di aprile. Sempre in aprile, il presidente del
progetto “Magellano” e i rappresentanti del
consiglio direttivo, verranno nella cittadina al
fine d’informare i nostri giovani sulle grosse
opportunità che saranno loro offerte.
Referente, a tale scopo, è stata indicata la dirigente dell’istituto di scuola Superiore Beatrice Lento. Lo Statuto è stato infine approvato all’unanimità. “Aprire nuovi orizzonti e
altre possibilità ai nostri giovani, credo sia nostro dovere - ha dichiarato infatti Pasquale
Scordo dei Verdi. Nella seduta dello stesso
consiglio comunale, è stata approvata anche
la convenzione di gestione per la
somministrazione dell’acqua potabile attraverso il complesso degli acquedotti regionali, con
il Comune di Tropea e la SO.RI.CAL s.p.a.
affidataria da parte della Regione Calabria.
febbraio 2005 - pag.6
- attualità -
3 GENNAIO 2005
Centoquattro anni dalla nascita
di Don Mottola
Con una conferenza di Mons. Domenico Graziani, Vescovo di Cassano Ionio e docente emerito della Pontificia Facoltà teologica del Seminario “Pio X” di Catanzaro, sul tema
“L’Eucarestia: Comunione e Missione in Don Mottola”, è
stato ricordato, nei locali della Biblioteca comunale di
Tropea, il 104° anniversario della nascita di Don Francesco Mottola. L’incontro, organizzato dagli Oblati del sacro
Cuore di Tropea, presieduto dal Vescovo della Diocesi di
Mileto-Nicotera e Tropea , Mons. Domenico Cortese, ha
visto la partecipazione di un nutrito pubblico.
Presentato il 6 gennaio alla Biblioteca comunale il
“Diario di prigionia (1917-1918)”
di Don Carmine Cortese
il “Diario di prigionia” segue la
pubblicazione, avvenuta nel
1998 del “Diario di guerra”
Sta emergendo con sempre maggiore forze e nitidezza una nuova figura storica del
‘Novecento tropeano: Don Carmine Cortese. Il merito è del prof. Antonio Pugliese,
preside in pensione, che con costanza e caparbietà ha raccolto, per pubblicarle, le
migliaia di pagine scritte dal Cappellano militare durante la sua vita. L’occasione per
parlare ancora di questa figura molto attiva nell’ambito sociale della nostra città e della
vicina Spilinga (dove gli sono state intestate una via ed una piazza) , ci viene dalla presentazione della seconda pubblicazione scritta su Don Carmine Cortese il “Diario di prigionia
1917/1918”, avvenuta il 6 gennaio scorso presso la Biblioteca comunale di Tropea.
Erano presenti autorità civili e religiose: il Sindaco di Tropea e quello di Spilinga,
Mons. Domenico Pantano, per la Diocesi, l’assessore provinciale alla cultura, il Sindaco
di Limbadi, oltre ai parenti più prossimi del reverendo e molti cittadini tropeani e spilingesi
che ricordano ancora la figura esile di questo sacerdote sempre disponibile all’ascolto ed
al dialogo.
I relatori, Antonio Pugliese ed il prof. Pietro Borzomati dell’Università per stranieri di
Perug, sono stati coordinati da Don Pasquale Russo, uno dei primi a comprendere l’importanza della figura del prete di frontiera.
Dopo i saluti di rito del Sindaco di Tropea, d.sa Domenica Cortese, l’assessore provinciale alla cultura, Alfonso del Vecchio, ha ricordato come Don Carmine Cortese vada
inserito in un più ampio panorama della cultura vibonese del ‘900, a fianco di Sharo Gambino,
Raf Vallone, Don Mottola, figure di tutto rispetto che hanno dato lustro alla nostra provincia e di cui dovrebbero ricordarsi anche alcuni giornali nazionali che continuano a collocare
la nostra provincia agli ultimi posti nelle classifiche sulla qualità della vita.
Don Pasquale Russo ha evidenziato che almeno il 50% della produzione culturale
tropeana è stata raccolta da don Carmine Cortese e, per merito del preside Pugliese, è
stata portata alla luce; costui ha ricordato di aver raccolto ottanta quaderni manoscritti
per un totale di ottomila pagine che aspettano di essere riordinate e pubblicate. Quando
fu presentato il primo “Diario di guerra” nel 1998, si contavano 52 quaderni che oggi
sono diventati ottanta , dai quali “viene sempre più delineandosi una figura di “prete
scomodo” che si è cercato di emarginare ma che il tempo rivaluta continuamente.”,
come ha detto il curatore della raccolta.
Da una ricerca fatta su internet è venuto fuori che un certo Santo De Dorigo, parlando dei sacerdoti che hanno seguito gli alpini in guerra , definisce Don Carmine Cortese
“una gloriosa figura di cappellano militare”. Lo stesso ha partecipato a tutte e dodici le
battaglie sull’Isonzo, raccogliendo cadaveri con la carretta e creando i tristemente famosi “cimiteri di guerra”. Oltre ai compiti pastorali si occupava anche della lettura della
corrispondenza che arrivava ai soldati sul fronte; lettere spesso “censurate” dallo stesso
pag. 8 - febbraio 2005
- dalla Provincia -
LA PIAZZA
La crisi dell’Amministrazione di Vibo
Valentia si è sviluppata nel tempo
Anche la provincia di Vibo Valentia all’ottavo Salone dei beni e delle attività culturali di Venezia
DICHIARAZIONE DEL
SINDACO ELIO COSTA
DIMISSIONARIO DI VIBO
Dal 26 al 28 novembre si è svolto a Venezia, l’ottavo Salone dei beni e delle attività
culturali. Anche la provincia di Vibo Valentia era presente con l’Assessore Del
Vecchio che, nello spazio assegnatogli, ha proposto un percorso culturale comprendente la Cerosa di Serra S. Bruno, il Museo Archeologico di Vibo Valentia, il
Museo Murattiano di Pizzo, il Centro storico di Tropea, il Museo statale di Mileto
e quello d’arte sacra di Nicotera. Le pipe di Grenci e l’abito della “chiazzarola”
hanno rappresentato un forte richiamo per uno stand in cui si è fermato anche il
critico d’arte Vittorio Sgarbi che è rimasto bene impressionato.
Nel corso della manifestazione è stato presentato il libro “Tropea-il rilievo della
città” realizzato dal prof. Giuseppe Lonetti, assessore ai LL PP del Comune di
Tropea, pubblicato su iniziativa della Provincia.”Essa rappresenta la prima di una
serie di pubblicazioni di alto valore scientifico - ha dichiarato Del Vecchio- che
saranno realizzate su iniziativa della Provincia per sostenere il progetto che prevede l’inserimento di Tropea nel patrimonio dell’Unesco”
Il Sindaco Elio Costa, all’indomani delle sue dimissioni ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:
Signor Sindaco, può dirci quali sono stati gli ultimi
avvenimenti politici che hanno portato alle sue dimissioni?
E’ dal mese di luglio che aspettavo che i partiti mi
comunicassero le loro designazioni, poiché erano piovuti a Vibo Valentia delle somme piuttosto considerevoli, circa cento miliardi delle vecchie lire; per cui era
necessario che ci fosse un assessore ai lavori pubblici
per riuscire a gestire questa pioggia di danaro che eravamo riusciti ad ottenere per Vibo Valentia.
Altro motivo era che avevo ampliato la Giunta per dare
un posto ai Dorotei. Quando li ho convocati per farmi
indicare il loro assessore, si è presentato il rappresentante del Partito Socialista che mi ha comunicato che
il suo partito, che in un primo momento aveva deciso
di partecipare alla maggioranza, ma non di partecipare
alla Giunta perché non condivideva l’entrata nella stessa
giunta dei Dorotei, sarebbe uscito dalla maggioranza.
Un caso di “buonasanità” per l’Ospedale di Tropea
Registriamo un episodio confortante che si è svolto pochi giorni prima della fine
dello scorso anno. Si tratta del trasferimento avvenuto dall’Ospedale Bambin
Gesù di Roma , reparto di rianimazione pediatrica, alla propria abitazione di Tropea,
della piccola M. R. di due anni, affetta da una malattia neuromuscolare progressiva.
La piccola, dal marzo del 2004 era ricoverata presso il nosocomio pediatrico romano; i genitori erano costretti da quella data a fare la spola fra Roma e Tropea per
stare in compagnia della loro bambina le cui condizioni di salute erano stazionarie. La dirigenza dell’Asl n.8 , dopo aver verificato la possibilità di garantire
assistenza medica domiciliare alla bambina 24 ore su 24, ha consentito che la
stessa venisse trasferita a Tropea. Viva soddisfazione da parte dei genitori che
hanno ringraziato il dr. Armando Crupi ed i suoi collaboratori per la disponibilità
dimostrata.
Soveria Mannelli. Un esempio da imitare
Apprendiamo dal Tg3 del 20 gennaio scorso che da quattro anni il Comune di
Soveria Mannelli, per iniziativa dell’allora Sindaco Mario Caligiuri, festeggia il
compleanno. Quest’anno è stato ricordato il 198° anno dalla nascita.Tutti i cittadini si sono ritrovati attorno ad una grande torta dedicata alla loro città. Ai
dipendenti comunali è stato consegnato un diploma di benemerenza per aver
contribuito allo sviluppo della città. Un netturbino ed una bidella sono stati
intervistati, felici di aver prestato servizio per la collettività . Può sembrare una
notizia di poco conto ma colpisce perchè dimostra il livello di unità e di coesione
cui è giunta un’interacomunità nella nostra povera regione. Certamente un esempio di imitare.
Il Sindaco
Costa
"LA PIAZZA"
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quali si intende rispettare la libertà di giudizio. I collaboratori per quel che
scrivono si assumono in prima persona ogni responsabilità di natura civile e
penale. Il materiale anche se non pubblicato, non sarà restituito.
Un calendario speciale dallaScuola media di
Drapia
In questo nuovo anno, da poco iniziato, potremo avere nelle nostre case un
calendario particolare perché è nato dalla fantasia e dal lavoro dei ragazzi della
Scuola media di Drapia, Istituto comprensivo di Tropea diretto da Francesco
Laganà.
Per poterlo realizzare, hanno iniziato dal mese di ottobre a raccogliere dati storici,
fotografie sul loro territorio, così come filastrocche e aneddoti appresi dalla
gente. Nei dodici mesi che si susseguono, hanno raccontato la storia di Brattirò,
di Drapia, di Caria, di Gasponi, della collina di Sant’Angelo e del Monastero di
Sant’Arcangelo; hanno parlato di Torre Galli, della grotta di S. Elia., “S. Liu”, de
“i bresti” mattoni di origine orientale, della fonte di “Vardaru” e del mulino
costruito sulla destra del torrente Brummaria, del castello costruito sui ruderi di
una vecchia casa colonica di proprietà dei Toraldo di Tropea e che fu la sede
estiva del filosofo Pasquale Galluppi, del Monastero dei santi Sergio e Bacco e
del portale storico di Drapia.
Non hanno trascurato le feste che allietano i giorni dei cittadini, come la festa dei
santi Cosma e Damiano che avviene sempre il 25, 26 e 27 settembre, né la commemorazione dei defunti a cui i ragazzi della scuola media partecipano ogni anno in
modo abbastanza attivo. Hanno parlato delle sagre come quella famosa del vino,
della “sujaca”, del dolce. Hanno raccontato la loro scuola “immersa nel verde,
non turbata dal traffico urbano, è luogo ideale per dedicarsi allo studio e concentrarsi nelle attività didattiche, alle quali i ragazzi si dedicano con interesse e
passione, traendo stimoli di crescita culturale e spirituale”.
E ad ogni pagina, è possibile leggere un antico detto (ne citiamo qualcuno
riscontrabile nel mese di dicembre: Prima Natali né friddu né fami) segno di
un invisibile legame tra passato e presente, indispensabile per poter affrontare
meglio il futuro e per costruirlo sempre migliore.
Con il patrocinio dell’assessorato Provinciale alla Pubblica Istruzione, del Comune di Drapia e, soprattutto, con l’aiuto e la vicinanza dei loro docenti, i ragazzi
hanno saputo regalare alla comunità, e in particolare ai loro genitori e ai loro
nonni cui hanno dedicato il lavoro, un calendario che l’accompagnerà per ben
365 giorni. (V. S.)
LA PIAZZA
- Vibo Valentia -
Una mostra, una storia
lunga 45 anni
Un quadro lungo 14 metri e alto 2,5 mette in
evidenza la capacità creativa e l’abilità tecnica,
il dominio completo dello spazio scenico, la perizia
artistica di Albino Lorenzo
Di Lino Daniele
Negli ultimi giorni dello scorso mese di dicembre, il Presidente
della provincia, Gaetano Ottavio Bruni ha allestito una mostra di
pittura in omaggio all’artista Albino Lorenzo. Nel suo intervento e
nell’intervista rilasciata al TG3 Calabria ha parlato di calabresità, di
recupero di una civiltà scomparsa.
All’inizio, l’intervista mi ha sconcertato, avrei preferito che parlasse di tropeanità dal momento che abito a Tropea, poi ho analizzato tutti i quadri della mostra ospitata nell’antico Palazzo Gagliardi, e ho capito che il termine calabresità è appropriato e che per
essere obbiettivo mi dovevo liberare dal mio provincialismo e dal
mio campanilismo. Infatti, la civiltà contadina che rappresenta, è
quella del Poro, della provincia vibonese, dell’intera Calabria, dei
paesi che circondano il mare Mediterraneo, del Sud del mondo è
proprio il caso di dire Sud del Mondo.
Le contadine con “lu maccaturi” annodato dietro il collo sono
tipiche di questa civiltà; e lo sono pure i contadini con la coppola
calata sulla fronte, le lavandaie, le
mietitrici, le mucche, gli asini, i carri, il paesaggio non fine a se stesso, fa da sfondo ai personaggi che
somigliano a quelli del cinema Neo
Realista del Dopoguerra.
Un artista quindi ben radicato
nel proprio territorio e nel proprio
tempo, il tempo però della sua infanzia, quando certe immagini rimangono scolpite nella mente e si
rifugiano nel pozzo della memoria
di cui ha parlato Leonardo
Sciascia. Nel momento di dipingere un personaggio, quando è a tu
per tu davanti alla propria tela, inconsciamente scava nel profondo
pozzo. Riesce così ad esprimere
scene di vita campestre, scene
popolari che sanno di antico, scene di mercato come nel quadro lungo 14 metri, un’opera gigantesca in cui il grande poeta della civiltà contadina e del Sud del Mondo, raggiunge il culmine della sua arte. L’artista qui mette in evidenza il dominio completo dello spazio scenico. I personaggi, ovvero le figure umane, qui acquistano la loro dimensione reali, quasi
fossero di carne ed ossa.
Attenzione però a non scadere nella pura scenicità. I personaggi, nemmeno nel gigantesco quadro, sono statici, ma sembrano
muoversi. La grandezza dell’artista sta proprio in ciò. Il personaggio viene colto mentre fa qualcosa, un qualcosa che appartiene alla
sua quotidianità ma pure alla sua anima di essere umano. L’artista,
febbraio 2005 - pag.9
al pari del Verga dei “Malavoglia” si rivela
un grande psicologo. C’è un quadro, non
presente alla mostra di Palazzo Gagliardi,
indicativo a proposito. Vi è stato un omicidio in una piazza, in mezzo alla folla.
Non vi è l’assassino con il fucile, non vi
è il cadavere, non vi è sangue, però si
capisce che è accaduto qualcosa di grave. Da cosa lo capiamo? Dal personaggio che scappa in groppa all’asino in evidente equilibrio precario, dalla gente terrorizzata e da un diffuso senso di pericolo. A contribuire a dare un senso drammatico alla scena è il taglio del quadro
che l’artista ha voluto dare lungo e stretto.
Altro aspetto importante della sua arte,
già messo in evidenza da un critico di statura internazionale come Maurizio Calvesi,
è il linguaggio che ha qualcosa di nuovo,
di unico, di rivoluzionario. L’immagine,
ad esempio la contadina che osserva il
marito mentre fa vedere ad una popolana
le uova e la altre cose portate dalla campagna, ci è data da un gioco
di colori fatto di luci e di ombre ben calibrate. Qui abbiamo la
trasfigurazione poetica della realtà. Qui l’artista diventa poeta e
sublima la sua eccezionale creatività apprezzata non soltanto nella
nostra città ma a livello europeo. Al centro della sua opera, composta da centinaia di quadri che si trovano in ogni parte del mondo, vi
è la figura umana, non il paesaggio inteso come una riproduzione
della natura o di un determinato
luogo geografico. Albino Lorenzo, nonostante descriva le fatiche
della sua gente, crede nell’umanità. Ha una visione ottimistica
della vita, tanto ottimistica che è
padre di 18 figli; ma andiamo
avanti.
Il messaggio. La sua arte, ha
un messaggio? Durerà nel tempo
o è destinata a durare lo spazio di
pochi anni? Il messaggio c’è ed è
evidente! Egli offre alle nuove
generazioni uno spaccato di una
civiltà millenaria che non esiste
più, un documento di inestimabile valore. Durerà nel tempo perché consegna alla storia un mondo, quello calabrese nella sua specificità e nella sua mediterraneità.
Il sole, i colori, il gioco di ombre e luci sono tipicamente mediterranei. L’artista si rivela sempre di più un figlio della propria terra ed è
in questo contesto che va inquadrato. Le radici della sua arte sono
in questo determinato ruolo geografico che diventa pure luogo della memoria, non fuori.
Un’ultima annotazione: la faesite. Mi son chiesto tante volte il
perché. L’ho scoperto ultimamente studiando l’immensa scena del
gigantesco quadro lungo 14 metri. Perché la faesite ha il colore
della terra zappata da poco. Forse la semplicità dell’artista, la sua
umiltà, il fatto che non si sia mai montato la testa nonostante la sua
fama di livello europeo,
sta in questa sua condizione umana.
Dopo Vibo tocca a
Tropea fare la sua parte.
Il nostro giornale sta organizzando un premio di
poesia ed un altro premio
ad un personaggio illustre. Ritengo che in questo particolare periodo
storico il più illustre sia
proprio lui, l’anziano artista testimone e protagonista del proprio tempo.
pag. 10 - febbraio 2005
- Associazioni -
LA PIAZZA
FIDAPA
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AL
DONNE E POLITICA
GRUPPO SCOUT Tropea 1°
Il sindaco ha sottolineato che l’amministrazione comunale ha intrapreso il
cammino per il riconoscimento della
cittadina come patrimonio dell’umanità da ben dieci anni
Prosegue con successo il corso di formazione politica, “donne e politica”, patrocinato dalla Regione Calabria, e organizzato dalla FIDAPA presieduta pro
tempore dalla dott.sa Nunzia Rombolà.
Nella sala della biblioteca comunale, nell’ultimo incontro, le relazioni sono state tenute dall’assessore provinciale alla Cultura
e ai beni culturali di Vibo Valentia Alfonso
Del Vecchio che ha parlato di “Tropea patrimonio dell’umanità” e il professor Giuseppe Lonetti, docente presso l’Università
degli studi Mediterranea di Reggio Calabria
che si è occupato dei “Processi insediativi
in Calabria e identità dei luoghi”.
Il sindaco Domenica Cortese ha
espresso il suo compiacimento per i temi
scelti ed ha sottolineato che l’amministrazione comunale ha intrapreso il cammino
per il riconoscimento della nostra cittadina
come patrimonio dell’umanità da ben dieci
anni. Il percorso non è facile, come ha in
seguito spiegato l’assessore Del Vecchio;
l’Unesco, Ente che si occupa e preoccupa
dei luoghi più belli da conservare con ogni
mezzo nel mondo, richiede una miriade di
informazioni e di documenti prima ancora
di scrivere Tropea tra i siti mondiali riconosciuti come patrimonio. Da parecchio tempo si lavora per recuperare quanto più materiale sia possibile al fine di dimostrare che
Tropea, oltre ad essere dotata di stupende
bellezze naturali, possiede un patrimonio
storico- culturale che affonda le radici lontano nel tempo. Il lavoro è giunto ad un
buon punto e si è quasi in dirittura di arrivo,
anche se, ancora, ha sottolineato l’assessore, il cammino da percorrere è tanto.
Del resto, avevamo già scritto che nessun sito calabrese è inserito tra i 32 siti
italiani che l’Unesco ha riconosciuto come
patrimonio dell’umanità, nonostante la
Calabria possieda tantissimi luoghi degni
di entrare a far parte di questa schiera, ciò
perchè è mancata la ferrea volontà ad intraprendere il lungo iter per il riconoscimento, cosa che, invece, a quanto pare, vi
è nelle istituzioni locali.
Coinvolgente è stata la relazione del prof.
Lonetti, che ha spiegato come la trasformazione delle condizioni di vita, legata all’evoluzione della civiltà e quindi del mondo
che circonda l’uomo, sia stata determinante, nel tempo, nella formazione dei vari
processi insediativi in Calabria. Con la proiezione di disegni su carta lucida, ha quindi
illustrato le diverse fasi di insediamento dell’uomo che ha spostato la sua residenza,
gradualmente, dalle alture, nelle vallate, nella
zona marina.
Abbiamo dunque luoghi che conservano storia e storie umane che fanno parte
di quel nostro bagaglio stracolmo di ricordi e che non dovranno smarrirsi tra le pie-
per i suoi primi 50 anni dalla fondazione
di Vittoria Saccà
Grande gioia hanno procurato ai capi e a tutti i ragazzi del gruppo scout Tropea 1 “don
Giulio Spada”, i messaggi augurali pervenuti loro, nell’occasione dei festeggiamenti per il 50
esimo anniversario della fondazione del gruppo stesso, da parte del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e della Capo Guida e del Capo Scout Nazionali.
Ciampi, nell’inviare il suo augurio e saluto ha espresso vivo “apprezzamento al gruppo
per questa iniziativa che sottolinea il ruolo educativo e sociale dell’associazione”, invitando
a fare del confronto e del dialogo “gli strumenti per realizzare il progetto di convivenza
civile, fondato sulla pace e sulla libertà”; i capi nazionali, nei loro messaggi, hanno augurato
“che il gruppo, con lo stesso spirito vissuto fino ad oggi, sappia continuare ad essere quella
presenza significativa che lo ha contraddistinto in questi lunghi anni, testimoniando con
fedeltà i valori della legge e della promessa”.
I due giorni di festeggiamenti, per il nostro gruppo, sono stati dunque indimenticabili,
anche perché, agli scout di oggi, si sono uniti gli scout di ieri che non dimenticano mai le
esperienze vissute in quel gioviale e formativo contesto, in particolare Vincenzo Mazzara,
tra i primi esploratori del 1954, Ottavia Romano, Antonio Arena e il responsabile scout della
Zona dei Normanni, e poi le autorità cittadine a cominciare dal sindaco dott.ssa Domenica
Cortese, le altre associazioni del territorio, le famiglie dei ragazzi, le guide del gruppo. Iniziati con il tradizionale canto scout “Signor tra le tende schierate”, la benedizione dell’assistente ecclesiastico don Francesco Sicari e il taglio della torta al termine del fuoco di Bivacco, i
festeggiamenti hanno avuto anche le suggestive cerimonie dell’alza e ammaina bandiera e
della promessa scout, i giochi, la mostra allestita in biblioteca, la messa concelebrata nel
Duomo da don Sicari, da Giuseppe Furchì, da don Giuseppe Florio vicario zonale, presenti
anche don Ignazio Toraldo, parroco della Cattedrale e don Pasquale Russo.
Don Sicari, nella sua omelia, ha invitato tutti a “cantare al Signore un canto stupendo per
le meraviglie che Lui ha compiuto in questo tratto di storia che ci ha concesso. E’ il grazie
di tutti coloro che prima di noi in questi 50 anni hanno vissuto in prima persona l’esperienza
dello scoutismo mantenendo fede nella loro vita
alla Promessa e alla legge scout. E’ il grazie degli scout di oggi che alla
luce dell’esperienze fatte
possono dichiarare come
Dalila “lo scoutismo è
una delle cose più belle
che possono capitarti nella vita”. E il gruppo, che
è riuscito a tagliare il traguardo dei 50 anni con
grande vitalità, ha ripre- Un momento della manifestazione per il cinquantenario
so il suo cammino con un
fazzolettone diverso. Infatti i capi hanno voluto sostituire il fazzolettone a colori verde e giallo,
con uno a tre colori: verde, giallo e rosso. Questo perché ricordasse anche il primo fazzolettone
che nel 1954, fino a metà degli anni ’60, era rosso e giallo. Nei tre colori si è voluto simboleggiare il legame con il passato, il presente e il futuro; un legame che è stato maggiormente
evidenziato nel fuoco di bivacco, guidato da Raffaella Macrì e dai maestri del fuoco Alfredo
Vallone, simbolo del passato, Michele Simonelli del presente, e il piccolo Gaetano Vallone
junior, simbolo del futuro, con racconti nostalgici dell’inizio dello scoutismo a Tropea, bans e
canti, con il coinvolgimento delle varie branche L/C, E/G e R/S e gli ex scout.
Il messaggio finale, e quindi di augurio per la vita del gruppo, che i capi gruppo Fausto
Scordo e Fedora Vallone e don Francesco Sicari hanno trasmesso a tutti i ragazzi al termine
dei festeggiamenti, è stato tratto dal libro di Lezard; “Essere pronti- hanno detto - non vuol
dire essere preparati, non vuol dire aver previsto tutto; questo è impossibile nessuno può farlo.
Essere pronti vuol dire accettare la vita, vuol dire andare incontro al nuovo giorno; tendere le
braccia verso la sua ricchezza sconosciuta; stare di fronte alle ore che vengono, calmi e
sereni; vuol dire vivere il presente con forza, coraggio e buona volontà, senza temere il domani
né quel che accadrà dopodomani perché il domani non è vostro… State pronti”.
Le manifestazioni per celebrare i 50 anni, hanno avuto il coronamento del telegramma
del Papa Giovanni Paolo II, pervenuto tramite il nostro vescovo mons. Domenico Cortese,
che pubblichiamo integralmente. “In occasione del 50.mo anniversario di fondazione del
gruppo scout Agesci Tropea il sommo Pontefice rivolge un bene augurante pensiero, esprimendo il Suo apprezzamento per il generoso impegno e servizio all’intera comunità cristiana, con speciale attenzione per le nuove generazioni e mentre auspica che la significativa
ricorrenza susciti un rinnovato fervore spirituale e propositi di una sempre più viva adesione a Cristo e di amore alla Chiesa, invia a Vostra Eccellenza, all’Assistente ecclesiastico e
all’intero sodalizio scoutistico implorata benedizione apostolica, come pegno della conti-
LA PIAZZA
- Associazioni -
febbraio 2005 - pag.11
Il club di Tropea approda ai campionati regionali e italiani, categoria esordienti e seniores
L’’Ass. sportiva dilettantistica
VISITA DELLA GOVERNATRICE
DELL’INNER WHEEL
al Club di Tropea
Teresa Verdirame, avvocato di professione e Governatrice dell’International
Inner Wheel, del distretto 211, che comprende i club di Calabria e Sicilia, è stata in
visita ai club di Vibo Valentia, Tropea e
Nicotera. Le socie con le presidenti, le professoresse Anna Prestia, Vittoria Calabrò
e Raffaella Sodano, sono tutte convenute
presso l’Hotel 501 per accogliere la
Governatrice che è stata accompagnata
dalla segretaria Remigia La Terza.
Nella saletta Rosa dell’Hotel, Verdirame
ha avuto prima un colloquio con i club
separatamente durante il quale le tre presidenti le hanno illustrato le attività che stanno
portando avanti nel rispettivo territorio; nel
contempo, la Governatrice, ha messo al
corrente le socie delle novità relativamente alle regole cui attenersi ed ha ancora una
volta ribadito il motto, già comunicato alle
presidenti dei club nell’assemblea tenuta a
Catania, che deve essere alla base di ogni
azione per ogni club. “Lavorare in unione,
donare speranza”, è questo il filo conduttore sul quale i club di Calabria e Sicilia
devono muoversi per le loro attività in questo anno sociale. Su proposta della presidente del club di Tropea, Calabrò, i tre club
si stanno già movendo in tal senso; in effetti, Vibo, Tropea e Nicotera, a cui si è
unito anche il club di Reggio Calabria, hanno già sposato la causa promossa dall’Associazione tropeana “Kuore” presieduta da
Teresa Grimaldi che sta cercando di attuare il progetto “Un ponte per un sogno”
con il quale si vuole dare l’opportunità di
un soggiorno, nel mese di aprile, per 12
bambini della Bielorussia gravemente ammalati e che saranno accompagnati dal loro
medico oncologo e da due infermieri.
Verdirame ha dato la sua piena approvazione a quanto i club stanno facendo ed ha
anche sollecitato tutte a non limitarsi solamente alla raccolta dei fondi, ma a far sentire la loro presenza, e soprattutto tanto
calore umano, ai bambini allorquando saranno ospitati nella città di Tropea.
Un grande merito, dunque, quello della
Governatrice, nell’aver sollecitato a camminare insieme i club perseguendo tutti un
unico scopo; in tal modo, infatti, si sta
sempre più instaurando un clima di vicinanza e di vera amicizia tra le socie Inner
del vibonese.
Le stesse hanno sottolineato, inoltre,
che la sola visita della Governatrice può
essere intesa anche come un silenzioso insegnamento, se si prende in considerazione il fatto che, Verdirame, si muove ancora con qualche difficoltà a causa di un pauroso incidente automobilistico nel quale è
stata coinvolta dopo la sua elezione a ricoprire l’importante carica all’interno
dell’Inner. Ovvero, onorare gli impegni
assunti, sempre e comunque, con dignità
Tropheum karate club.
centra i suoi obiettivi, nel
quadriennio
2000/ 2004
I giovani atleti La Ianca Giuseppe,
Marinella Simone , Bagnato Antonio, Addolorato Lucia, La Torre Angela, Scordia
Sandro, Muscia Magda, Il Grande
Ferdinando, La Torre Carlo (primo classificato ed undicesima ai campionati italiani),
Orsini Riccardo, Muzzupappa Alessandro,
Marrapodi Sergio, Romano Stefano, Addolorato Antonio (secondo classificato al campionato studentesco) , Addolorato Marco
(primo classificato ai campionati regionali e
quinto al campionato nazionale), Schiariti
Marco (primo classificato ai campionati regionali), Marmorato Edoardo (primo classificato ai campionati e terzo ai campionati
italiani di Sassari) si sono imposti nelle varie
fasi regionali, e nazionali “pa, es, ca, ju, se”
approdando di diritto alle fasi di qualificazione per i campionati italiani, sotto la direzione, tecnica del m° Antonio La Torre. Ora
i ragazzi tentano la conquista dell’ambito titolo di campione d’Italia.
Molto interesse hanno destato i giovanissimi atleti, nella disciplina delle arti marziali “il karate” Riccardo Orsini battendosi
con grinta e determinazione si è qualificato
al 5° posto portando a casa una bella soddisfazione altrettanto interesse per l’atleta
Muzzupappa Alessandro, pur riuscendo a
piazzare delle belle “tecniche” non riusciva
a qualificarsi nei primi posti e guadagnandosi l’undicesimo posto , l’atleta Romano
Stefano di Ricadi si è dimostrato più determinato riuscendo a salire sul podio conquistando un meritatissimo terzo posto.
Marrapodi Sergio, pur sostenendo l’incontro con tenacia si è dovuto arrendere per un
malore, sicuramente sara’ un atleta molto
valido ai prossimi campionati quallficandosi
achegli allund1cesimo posto. degna di nota e
laprestazione dell’atleta La Torre Carlo,10 classificato al campionato regionale categoria
esordienti, salendo sul podio piu alto. ben concentrato e attento, si e’ dimostrato un vero
veterano, sostenendo degli incontri molto
combattuti entrambi gli atleti anno dato vita a
degli incontri spettacolari, rispondendo tecniche su tecniche da entrambi i lati, l’atleta
della Tropheum, riusciva a piazzare molte
tecnice eseguedoli con destrezza e precisione, nella categoria “esordienti kg 40”. nella
fase di qualificazione per il 1° e 2° posto l’atleta, della tropheum metteva in serie difficolta
il suo contendente pur affrontando un validissimo atleta dell’associazionie sportiva
Catona, assegnando molti colpi, si è
agiudicato il gradino prù alto del podio, conquistando il titolo di campione regionale, ed il
diritto di partecipare ai campionati italiani il
07/02/2004 l’atleta Carlo la Torre, che si è
classificato al campionato regionale
esordienti, spera di poter portare a casa
l’ambito titolo di campione italiano e con
estrema soddisfazione ed orgoglio che
annuincia questo prestigioso risultato si di-
Natale di Musica
Anche quest’anno Tropea-Musica, in
collaborazione con I’associazione
A.L.E.A., ha organizzato un concerto in
occasione del Santo Natale. La manifestazione si è svolta nella Chiesa del Gesù.
Gremita di gente la sala ha ospitato due
cantanti accompagnati al pianoforte. Si
sono esibiti infatti il soprano Viviana
Passalacqua ed il tenore Lance Ryan, con
in programma brani fra i più noti e più
belli del melodramma italiano (Bellini,Verdi,
Puccini...). Al pianoforte il M 0
concertatore Ida Iannuzzi. Si tratta di
concertisti di rilievo,che operano in Italia
ed all’estero, riscuotendo ovunque notevoli consensi di pubblico e di critica. Il
soprano Viviana Passalacqua, contemporaneamente agli studi pianistici, ha perfezionato quelli vocali attraverso diversi
corsi, fra cui quelli della Fondazione
Toscanini di Busseto e presso l’Ateneo Internazionale della Lirica di Sulmona. E’
stata finalista al 42° Concorso Internazionale Voci Verdiane e vincitrice del 1° Premio al Concorso Internazionale a Ruoli Lirici “Rome Festival” 2001. Il tenore Lance
Ryan, canadese, risiede da diversi anni in
Italia,dove ha perfezionato gli studi vocali
sotto la guida di insigni maestri. Premiato
al concorso a Ruoli Lirici e vincitore al 20
concorso “Oftavio Ziino”, ha cantato nei
Teatri del circuito toscano,al teatro comunale di Latina, al teatro romano di
Fiesole, al teatro dell’opera di Roma. Di
tutto rispetto anche il curriculum della pianista Ida Iannuzzi. Laureata in Pianoforte
ed in Architettura, ha intrapreso giovanissima la carriera concertistica, privi
legiando il repertorio cameristico. Numerose sono le sue collaborazioni con istituzioni quali l’Accademia Hipponiana, l’Accademia Pescarese, l’Accademia di Spagna a fianco di artisti di fama. Ha effettuato numerose tournèe all’estero e ha partecipato a trasmissioni radiofoniche. Le è
stato assegnato di recente il premio
FIDAPA per l’arte ed è docente al Conservatorio “O. Respighi”.
Artisti questi che hanno regalato al pubblico forti emozioni evidenziando molta
professionalità! In dettaglio, la voce del
soprano Viviana Passalacqua è calda, tipicamente drammatica, molto adatta al repertorio verdiano.Colpisce senza dubbio
la spiccata musicalità della concertista dovuta ad un temperamento appassionato.
Ricca di armonici anche la voce del tenore Lance Ryan, che ha dimostrato di possedere un’ottima tecnica, brillantezza e notevole potenza negli acuti. Morbido ed elegante l’accompagnamento pianistico del
M0 Ida Iannuzzi. Lunghissimi applausi per
questi validi concertisti, che come bis, in
chiusura di serata, ci hanno proposto
un’aria napoletana. Grande successo sino
alla fine con il pubblico in delirio!
Elisa Laureana
pag. 12 - febbraio 2005
- Ricadi -
LA PIAZZA
La “fatica” dello Schiariti è stata letta, spiegata e commentata, in
maniera davvero minuziosa ed offerta ad un pubblico quanto mai atten“RICADI: Un tratto di Storia del Territorio”
to ed avido di conoscere la storia, anzi le storie, le storie di Ricadi e delle
sue numerose Frazioni, che in fondo sono le storie dei Ricadesi, dei
del Maestro Matteo Schiariti
suoi contadini, dei suoi artigiani, ma anche della piccola e media bordi Antonio Ferrara
ghesia, dei ricchi, dei nobili. Squarci di vita vissuta, tramandati sino ai
Ad un anno esatto dalla presentazione della prima parte dell’opera, nostri giorni da documenti (spesso inediti), da fotografie che hanno
edita per i tipi dell’Editore Romano Arti Grafiche di Tropea, il Maestro resistito miracolosamente all’usura del tempo ed alle distruzioni (...perMatteo Schiariti ha presentato, alla presenza di un folto e qualificato sonaggi, episodi, ricordi, davvero tanti e tutti meritevoli di citazione),
uditorio, la sua seconda fatica, sollecitato “dall’amore, dall’attacca- ma anche da tradizioni orali, trasmesse da padre a figlio o a nipote,
mento che ho avuto e che ho verso il mio Paese” – come dice lo stesso accuratamente e gelosamente custodite, ancora oggi, nelle menti e nei
cuori dei tanti anziani. Le tre relazioni ascoltate,
Autore – ma anche dal numeroso materiale racdiverse ovviamente per taglio culturale e formacolto che, per il loro notevole interesse storico,
zione professionale – appassionata, storico-polipotevano offrire ulteriori approfondimenti di cotica quella di Alfonso Del Vecchio; raffinata, lettenoscenza delle radici, delle tradizioni, dell’umaniraria, poetica quella della Silvestro; profonda,
tà e della religiosità, in altre parole della storia di
aneddotica, romantica quella di Guerrisi che ha
Ricadi e della sua Gente, nobile e fiera.
pennellato con grande effetto alcuni episodi della
La presenza dell’Assessore alla Cultura della
sua infanzia ricadese – tutte, hanno concordato
Provincia di Vibo, Alfonso Del Vecchio, dell’Avv.
su un concetto fondamentale: il grande valore del
Francesco Guerrisi, Giudice di Pace a Reggio
“caledoscopico racconto”, del “mirabile mosaiCalabria ma ricadese di nascita e della Dott.ssa
co composto a sei mani”, una “finestra spalanMaria Silvestro, Dirigente dell’Unità Scolastica
Regionale, hanno conferito alla presentazione del- Un momento della presentazione: da sin. D. cata sul passato di Ricadi”; voci, circostanze, fatti,
l’Opera una degna (...e doverosa) veste di Laria, M. Schiariti, F. Guerrisi e M. Silvestro. personaggi, insomma la vita di Ricadi che scorre
ufficialità, forse non voluta nè dagli organizzatori nè dall’Autore che inarrestabile e degna di essere rivissuta e studiata (soprattutto dai gionon ha mancato di rilevare – con malcelato e bonario disappunto – vani!) come una “realtà che viene da lontano”.
Mi preme rammentare – tra le tante – un’affermazione dell’Avv.
come Egli abbia affrontato personalmente le spese relative alla stampa
Guerrisi: ...”un uomo che non ha dignità non è un uomo ma qualcosa
ed alla pubblicazione
Domenico Laria, Vice Sindaco del Comune di Ricadi ma, per l’occa- di molto vicino ...al fango”; ecco, proprio la dignità della gente di
sione in qualità di semplice Cittadino Ricadese e moderatore della mani- Ricadi traspare ed emerge prepotente dalle righe vergate dall’Autore,
festazione culturale, nella sua breve presentazione non ha sottaciuto i sapientemente e poeticamente confortate e pennellate dalla prof.ssa
profondi legami di stima e di affettuosa amicizia nei confronti del Mae- Angela Cameriere con i suoi interventi in prosa o in poesia, estrapolati
stro Matteo ringraziandolo per le Sue testimonianze, sia pure indirette, da suoi pregevoli lavori lettererari, efficacemente e visivamente
che sono delle vere e proprie lezioni di vita, per gli squarci che Egli ci ha documentete dalle numerose foto e dai numerosi bozzetti elaborati con
saputo dare del nostro passato e che ci danno la possibilità di guardare artistico tocco dal prof. Pasquale Zungri, che riescono a tradurre le
al futuro con più ottimismo, infine rassicurandolo circa un “concreto immagini del tempo remoto in sensazioni fresche e reali, fruibili agli
futuro interessamento” da parte dell’Amministrazione Comunale.
occhi dell’interessato lettore.
PUBBLICATA LA SECONDA PARTE DELL’OPERA
TROPEA: INDAGINE SULLO STATO DI SALUTE
DELLE STRUTTURE SCOLASTICHE
(Terza ed ultima parte)
di Antonio Ferrara
Con questo numero termina la nostra indagine conoscitiva sullo
stato di salute delle strutture scolastiche dell’ambito territoriale
tropeano; oggetto di quest’ultima nostra “fatica” le Scuole medie di
Tropea e Drapia e le Scuole Materne ed Elementari di Tropea, Parghelia
e Drapia.
Il Prof. Francesco Laganà, per l’Istituto Comprensivo di Tropea ed
il prof. Antonio Fiumara, per le Scuole Materne ed Elementari, ci hanno
fornito risposte sufficientemente tranquillizzanti per ciò che concerne,
in particolare, le condizioni generali delle strutture scolastiche di loro
competenza. Con riferimento alle condizioni di sicurezza disposte dalla
Legge 626/94, i Dirigenti scolastici si sono tempestivamente attivati
presso le competenti Amministrazioni Comunali per la richiesta di messa in opera di tutti i sistemi di sicurezza richiesti da quella legge; occorre
altresì rilevare che è stata predisposta la documentazione relativa alla
“valutazione dei rischi” ed i piani operativi previsti per adeguare le
strutture agli standards di sicurezza voluti dalla vigente normativa e
sono state richieste – agli EE.LL. – le necessarie “certificazioni” dell’idoneità ed agibilità dei locali. Il Prof. Laganà ha provveduto ad organizzare dei corsi formativi (in materia di sicurezza) per tutto il personale,
alla nomina dei responsabili della sicurezza dei lavoratori (R.L.S.) ed alla
predisposizione di un “Piano per la evacuazione” (con almeno due
esercitazioni nel corso dell’anno); sono in corso di rilascio i N.O. per
la prevenzione incendi da parte dei VV. del Fuoco.
Per le scuole elementari e materne di Tropea è stata messa in evidenza la carenza di estintori e la mancanza di un’uscita di sicurezza dal
padiglione centrale.Nessun problema quanto all’indice di affollamento
e alla disponibilità di aule, dato l’accentuato decremento delle nascite;
tuttavia (è un dato generale per tutte le strutture), v’è una carenza di
laboratori, attrezzature ed impianti sportivi: il messaggio per gli Amministratori locali è lanciato!
L’Ing. Sisto Scordo, il Geom. Achille Sganga e l’Arch. Emanuele
Miano, responsabili degli Uffici Tecnici rispettivamente dei Comuni di
Tropea, Parghelia e Drapia, ci hanno fornito dettagliate notizie sullo
stato degli lavori affettuati alla data odierna e quelli in cantiere nell’immediato. E’ emerso, in via generale, uno sforzo concreto, da parte degli
le strutture scolastiche agli standars richiesti dalla 626.
In particolare, per gli edifici di competenza del Comune di Tropea,
numerosi sono stati gli interventi di manutenzione, sia ordinaria che
straordinaria, già eseguiti ma non ancora collaudati (!?) mentre sono in
corso di approvazione o nella fase di affidamento degli incarichi i lavori
di adeguamento alla legge 626 nonchè la realizzazione di porte e scale
antincendio.
Il geom. Sganga, dell’U.T. di Parghelia, ci ha fornito dettagliate notizie sullo stato dei lavori eseguiti e su quelli in itinere. Particolarmente
impegnativo il programma dei lavori per la prevenzione antisismica;
tuttavia, pur sottolineando lo sforzo fatto dall’A.C. nei confronti della
sicurezza, sarebbe consigliabile…”la realizzazione di un più organico
piano tecnico-amministrativo a completamento dell’opera di prevenzione sin qui efficacemente perseguita (collaudi statici, N.O. da parte
dei VV.FF., certificazioni per tutti gli impianti, abbattimento delle barriere archittettoniche)”. Per il 2005 sono stati stanziati circa 300 mila euro
per lavori di completamento delle attrezzature sportive, adeguamento
degli impianti alle norme di sicurezza, lavori di manutenzione ordinaria e
straordinaria; tutto sommato, però, l’edificio polifunzionale di Parghelia
godrebbe ottima salute.
Quanto a Drapia, il Comune più complesso dal punto di vista logistico
e geografico (ben quattro frazioni in un terreno molto accidentato e
dotato di un sistema viario appena accettabile), si è fatto molto sotto il
profilo dell’adeguamento alle norme per la messa in sicurezza.
Sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione in molti plessi scolastici; è stata data pratica attuazione ai “Piani di evacuazione” ed è stata
prevista una spesa di circa 150 mila euro per il definitivo completamento
dei sistemi di sicurezza ex lege 626 per strutture scolastiche della frazione capoluogo; è previsto, infine, l’acquisto di nuovi infissi da destinare
agli edifici scolastici di Caria e Sant’Angelo di Drapia.
In conclusione di questa nostra carrellata conoscitiva, non possiamo che sottolineare due aspetti significativi: la estrema attenzione con
cui i responsabili delle strutture scolastiche hanno costantemente seguito le varie disposizioni in materia di sicurezza, provvedendo tempestivamente alla predisposizione di tutti gli interventi di loro competenza; d’altra parte, però, pur avendo rilevato come gli EE.LL. (Comuni e
Provincia) abbiano previsto interventi finanziari anche notevoli, molto
ancora resta da fare (i vari rinvii legislativi sono stati davvero più che
opportuni per togliere gli Enti da un grande…imbarazzo per la
tardività dei loro interventi) per dare la massima tranquillità agli studenti ed alle loro famiglie e perché non si debba mai verificar l’impreve-
- Ricadi -
LA PIAZZA
ELETTO, A RICADI, IL PRIMO
“CONSIGLIO COMUNALE
DEI RAGAZZI”
di Antonio Ferrara
febbraio 2005 - pag.13
ripassare, per molti Uomini Politici che hanno perso il senso vero
dell’impegno politico; la esaltazione del valore della legalità e del
senso civico; una tappa fondamentale nel lungo e difficile cammino della democrazia; ecco altri aspetti salienti messi in evidenza,
opportunamente, da tutti gli interventi.
Il cerimoniale imponeva alcuni passaggi formali che la Dottoressa Capria, Segretaria del Comune di Ricadi, con l’impegno professionale richiesto dalla particolarissima circostanza, ha espletato
subito dopo gli inteventi delle Autorità; dopo aver letto i Verbali per
la Proclamazione degli Eletti ed aver dato atto della regolarità delle
votazioni, ha proclamato i quattordici neo-Consiglieri, scelti su un
totale di diciotto candidati su una lista unica, ampiamente rappresentativa di tutte le realtà scolastiche territoriali del Comune.
Centinaia di Studenti e Scolari delle Scuole Primarie e Secondarie del Comune di Ricadi, hanno celebrato, il 28 Gennaio del corrente anno, al Palazzo dei Congressi “G. Berto”, l’insediamento del
primo “Consiglio Comunale dei Ragazzi”, alla presenza di tutto il
Consiglio Comunale...”dei grandi”, di S.E. il Prefetto di Vibo Valentia (Dott. Mario Tafaro), di Autorità Militari del Vibonese
(notata l’assenza degli esponenti Politici Locali, Regionali e Nazionali, forse non troppo interessati all’evento!)
; quella data e quella cerimonia rimarranno vive nella memoria di quei Ragazzi, ma sarà anche una data da ricordare per tutta la Cittadinanza attiva.
Un Palazzo dei Congressi gremitissimo ed una festosa
e colorita platea, hanno fatto da degna cornice ad una
manifestazione davvero unica, suggestiva e intensa, iniziata e terminata con le note dell’Inno di Mameli, che hanno fatto certamente vibrare i cuori dei presenti, tutti in
piedi.
La presentazione di Don Pasquale Russo, Presidente
del Centro Studi “G.B. Petracca”, il saluto del Sindaco del
Comune di Ricadi, Francesco Laversa, l’intervento del Dirigente scolastico, Prof. Antonio Pontoriero, hanno dato
un senso ed una doverosa premessa conoscitiva a tutta la
solenne cerimonia, molto ben preparata (un plauso agli
organizzatori) ed altrettanto ben riuscita.
Insediamento del Consiglio Comunale dei ragazzi
In tutti gli interventi, seguiti con una straordinaria ed
inusitata attenzione da tutti i presenti (è rarissimo vedere
Francesca DI COSTA, studentessa della terza media di Santa
ragazzi stare fermi e tranquilli per più di un’ora!) è emersa la
grande valenza culturale, sociale e, perchè no?, politica della mani- Domenica, che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti (ben
sessanta preferenze), è stata eletta Sindaco ed ha indossato, non
festazione.
La presenza dello Stato e delle Istituzioni – ha detto il Sindaco senza emozione, la fascia tricolore in ciò aiutata dal Sindaco (anLaversa – deve essere una testimonianza concreta e solidale in una ziano) Laversa, mentre si scatenava un tifo da stadio seguito da
una lunga ovazione.
realtà spesso mortificata da
Vice Sindaco è stato nomipreoccupanti ed opprimenti innato
Francesco
terferenze di natura malavitosa,
PONTORIERO, mentre alla caspesso con connotazioni
rica di Assessori sono stati chiamafiose, in un tessuto sociale,
mati Francesco LA TORRE,
fondalmente sano e laborioso,
Maria Luisa RAO, Giuseppe
dice ancora il Sindaco, rivolRIZZO, Marianna DI COSTA e
gendosi a S.E. il Prefetto.
Luca GIULIANO.
L’iniziativa, voluta con deQuesta, in sintesi, la cronaterminazione dal responsabile
ca della cerimonia di insediamendell’Istituto Comprensivo
to che, in chiusura, ha registra“Giovanni XXIII”, nell’ambito un semplice ma significativo
to dei programmi ministeriali
discorso della neo-eletta Sindae della attività didattica (è inco che, per nulla intimorita o imserita nel programma delpacciata da folla e microfono,
l’Educazione Civica) è un modopo aver ringraziato le Autorimento di crescita, un formità presenti, il Sindaco Laversa,
dabile approccio, sia pure tiil Prof. Pontoriero e Don P. Rusmido, degli studenti al mondo
la Giunta, presieduta dal Sindaco Francesca Di Costa
so, ha letto il Programma che il
civile, all’apprezzamento dei
“diritti civici” ma anche un’abitudine naturale e fisiologica ai “do- Consiglio dei Ragazzi intende realizzare in materia di politica amveri connessi con il vivere civile ed il consorzio umano” per il con- bientale e del territorio, sport e tempo libero, turismo e spettacolo,
solidamento dei rapporti sociali dove è importante comprendere solidarietà sociale e volontariato (un programma da fare perdere il
chi la pensa in modo diverso da noi o chi è diverso da noi! (N.d.R. sonno anche ai più navigati amministratori, non c’è che dire);
: Il 27 Gennaio, gli Studenti hanno commemorato la “Giornata chissà che la voce di questi Ragazzi non arrivi....làssù, dove qualdella memoria) Educare lo Studente ad essere...”cittadino attra- cuno ci ama?!
Voglio concludere con le parole di S.E. il Prefetto, il quale, prenverso il sapere, il saper fare, il saper essere”; è questo in estrema
sintesi, l’obiettivo fondamentale dell’interessante esperienza civi- dendo la parola in conclusione della bella ed intensa cerimonia,
ca, promossa dagli Amministratori Comunali, dal Centro Studi molto apprezzata, si è voluto congratulare sia con i Ragazzi che
“G.B.Petracca” e dalla Scuola, diretta dal Prof. Antonio Pontoriero con gli organizzatori dell’ambizioso progetto: “...Cari Ragazzi abe con la collaborazione di una nutrita schiera di Docenti attenti, biate il senso della appartenenza, appartenenza al vostro Comune,
sensibili e preparati; rafforzare il senso civico per avere, domani, all’Italia, all’Europa; non consentite a NESSUNO di scipparvi la
migliori cittadini allargando gli orizzonti della formazione tradizio- bellezza del vostro territorio; Voi, che siete la speranza del domani,
nale; acquisire la consapevolezza che la Politica (quella con la P Voi che siete l’espressione più sana e genuina del genere umano,
maiuscola) è “mettersi al servizio degli altri, fare il bene della col- siate liberi e scevri da ogni condizionamento o sovrastruttura. Per
pag. 14 - febbraio 2005
- Rubrica -
Riceviamo con piacere dal Liceo Scientifico di Tropea un contributo che può costituire l’inizio per un rapporto di collaborazione con gli studenti. Rendere pubbliche
le esperienze e le memorie dei nostri anziani è senza dubbio un modo per aiutare la
comunità a crescere e per documentarne la sua crescita. In un periodo in cui fra le
vecchie e le nuove generazioni non si dialoga più, siamo disponibili a concedere lo
spazio a quegli studenti che volessero proseguire su questo cammino.
VIAGGIO NELLA MEMORIA
A COLLOQUIO CON ANTONIO LA TORRE
di Annalisa Il Grande
Antonio La Torre è un arzillo vecchietto
di 86 anni, è nato infatti a Tropea il 2 Agosto
1918. E’ conosciuto da tutti con l’appellativo di Zu Ntoni” e per la gran voglia di lavorare. E’ andato in pensione nel Dicembre del
2001 chiudendo la sua attività di commerciante
ortofrutticolo, dopo 76 anni di lavoro.
Zio Antonio quando hai iniziato a lavorare?
Ho iniziato a lavorare a sette anni I miei
genitori avevano un banco di frutta e verdura in piazza e ho iniziato accompagnando
mio padre nelle campagne quando doveva
comperare la frutta. Ci alzavamo alle due di
notte per raggiungere le campagne vicino
Tropea, facevamo molti chilometri a piedi, allora non c’erano le macchine e trasportavamo la merce con un carretto oppure ci caricavamo i sacchi sulle spalle.
Quindi non hai frequentato la scuola?
Ho frequentato la scuola fino alla terza
elementare,poi ho dovuto interrompere gli
studi perché in famiglia c’era bisogno di braccia per lavorare. Ho conseguito la licenza elementare qualche anno più tardi, presentandomi da esterno. Tutti i miei compagni, invece, hanno continuato gli studi e alcuni sono
diventati persone importanti
Ricordi qualcuno dei tuoi compagni in
particolare?
Si, quello che ho sempre chiamato
“Peppino il Giudice” e al quale mi rivolgevo
dandogli del “voi”.
Guardando i ragazzi di oggi, la loro vita,
il loro modo di vita, cosa ne pensi ? E come
è stata la tua gioventù?
Sicuramente i ragazzi di oggi sono molto
diversi dai ragazzi dei miei tempi, perché hanno troppo, hanno tutto e subito, e non riescono ad apprezzare il valore delle cose. La
mia gioventù e quella dei giovani della mia
generazione non è paragonabile alla gioventù di oggi. Il nostro desiderio maggiore era
quello di avere la pancia piena e un paio di
e la stanchezza era così tanta che non lasciava
spazio a niente.
Che rapporti hai con i tuoi fratelli e le tue
sorelle?
In tutto eravamo sette figli, quattro maschi
e tre femmine. I miei due fratelli più grandi,
Tommaso e Matteo, quando avevo 11 anni, sono
emigrati in Argentina ;Tommaso è ritornato in
Italia nel 1972, Matteo invece non l’ho più rivisto. Le mie sorelle si sono sposate giovanissime e ho nipoti che sono quasi miei coetanei. Da
piccoli litigavamo come tutti i bambini del mondo, non avevamo quello che avete voi adesso.
Dormivamo in tre, quattro nello stesso letto e
mangiavamo nello stesso piatto. C’è stato un
periodo della nostra storia che hai vissuto in
prima persona la Seconda guerra mondiale.
Sì, a venti anni, il 15 Agosto 193W sono
partito per il servizio militare, nella Marina. Mi
sono imbarcato sull’incrociatore “Trieste”, di
10.000 tonnellate, lungo 197 m., largo 26.5 m
con 1200 uomini di equipaggio.
Come fai a ricordare tutto questo?
Certe cose non si dimenticano.
Quale personaggio di quegli anni hai conosciuto o visto?
Mussolini e il re Vittorio Emanuele sono venuti, un giorno, a visitare la nave quando eravamo ancorati nel porto di Napoli. E poi, come
giornalista di guerra, c’era con noi un certo Dino
Buzzati; ho saputo che è diventato uno scrittore famoso ma non era molto coraggioso, infatti,
dopo una traversata nel Mar Mediterraneo,
durante la quale siamo stati bombardati, arrivati a Messina ha voluto sbarcare con la scusa
che soffriva il mal di mare.
Che cosa ricordi degli anni della guerra?
Come ti ho detto prima, mi sono arruolato il
15 Agosto 1938 e nel 1940, finito il periodo di
ferma dovevo essere congedato, invece sono
stato trattenuto perché l’Italia era entrata in
guerra. Il 10 Giugno 1940 mi sono imbarcato a
Messina, che era base di guerra, sull’incrociatore ‘Trieste. Dopo di che ho viaggiato per il
Mediterraneo fino al I Maggio 1941 erano circa
le 20.30. stavamo scortando un convoglio per
la Libia, il “Conte Rosso”, quando questo è
stato silurato e affondato. Il 7 Ottobre 1941,
invece, eravamo nei pressi di Malta, e stavamo
sempre scortando un convogiio, quando la flotta inglese ci ha attaccati e ha distrutto il convoglio. Poi ci sono state alcune battaglie di cui
non ricordo la data precisa come la battaglia di
Capoteuiada, di Capo Matapan nella quale sono
stati affondati tre piroscafi. Comunque il 21
Aprile 1943, tra Palau e La Maddalena, siamo
stati attaccati dagli aerei americani e la nostra
nave è stata affondata. Io sono riuscito a salvarmi tuffandomi in mare. Ci sono stati circa
quattrocento morti. Nel Settembre del 1943,
quando l’Italia firmò l’armistizio con le forze alleate, mi trovavo in Francia, a Tolone. Insieme
LA PIAZZA
tedeschi e, per aver salva la vita, e anche un po’
di libertà, scelsi di cooperare con loro. Riuscii a
fuggire e mi recai al Consolato Italiano. Lì il Cappellano mi disse che l’unico modo per ritornare
in Italia era quello di arruolarmi nella Repubblica
di Salò, che era stata costituita nel Nord dell’Italia dopo la caduta di Mussolini. Da Tolone, insieme con altri compagni, ci siamo recati prima a
Marsiglia, poi a Bordeaux e, infine, a Brest. Nel
frattempo c’era stato lo sbarco delle forze alleate in Normandia (6 Giugno 1944) Siamo stati fatti
prigionieri dagli inglesi e condotti nel campo di
prigionia a Southampton. Dopo un viaggio di
quattro giorni su un carro bestiame, senza cibo
né acqua, siamo arrivati nel campo di lavoro a
Manchester e da lì, successivamente, siamo stati
trasferiti a Darchester. Qui sono rimasto fino al
5 Maggio 1946, sebbene la guerra fosse finita
da quasi un anno. Sono rimasto lontano da casa
sette anni, nove mesi e ventuno giorni. La guerra è stata per me un’esperienza terrificante. Per
anni mi svegliavo di notte urlando e chiedendo
aiuto, i miei sogni erano veri e propri incubi.
Che differenza c’è tra la guerra di ieri e la
guerra di oggi?
La guerra è sempre guerra.
Finita la guerra, sei tornato a casa e hai
continuato la tua attività di commerciante. Che
cosa ha rappresentato il lavoro per te?
Il lavoro per me è stato “VITA”, non ho lavorato per vivere ma ho vissuto per lavorare e i miei
figli questo me lo rimproverano sempre. Non ho
mai sentito la fatica e, nonostante i problemi e le
difficoltà, ho sempre reagito e lavorato. Purtroppo
per ogni cosa c ‘è la fine e il momento della chiusura della mia attività è stato come se una parte della
mia vita o la mia vita stessa fosse finita.
Antonio La Torre è mio nonno, nel caso in
cui ancora non l’aveste capito.
Lo ricordate?
“Bello come un Arcangelo” Il
film girato a Tropea nel 1974
è stato riproposto nel mese di
dicembre su una pay-tv
Bello come un Arcangelo (comm.
1974- 95 min.) Regia di Alfredo
Giannetti. Con Stella Carnacina,
Orazio Orlando, Paola Borboni,
Lando Buzzanca, Erika Blanc.
LA PIAZZA
- Rubrica -
GUARDANDO LA PIAZZA...
cogito...ergo sum...
PREMIATO A ROMA
ANTONIO PATA
Era visibilmente soddisfatto, il giovane artista Antonio Pata, dopo il suo
ritorno nella cittadina dalla capitale
E’ stata, per lui, un’esperienza entusiasmante che
lo ha visto insieme ai più grandi esponenti della cultura nazionale. A lui è stato assegnato il premio nazionale di cultura “Veritas 2004” nella XXXI giornata
della cultura organizzata da “Il Corriere di Roma”
con Alberto Trivellini in qualità di capo servizio. Il
premio gli è stato consegnato a Palazzo Pignatelli,
nella sala del trono, alla presenza di alte personalità
del mondo della politica e della cultura, tra cui menzioniamo gli on. Nicola Galloro e Giuseppe Mannino.
Un premio meritato che annovera il giovane Pata
tra i grandi artisti contemporanei. E’ stato presentando un dipinto raffigurante il volto del suo Maestro che la commissione, composta da esponenti
nazionali della critica d’arte, ha iniziato un iter di
particolare studio sulla sua pittura, durato un paio di
mesi e terminato con la premiazione. Il nome di Pata
e la sua arte, sono stati giudicati degni di entrare a
far parte del mondo della vera cultura italiana.
“Non mi aspettavo un tale successo”, ha dichiarato Pata e ha raccontato tutte le sue impressioni nel
trovarsi in quegli ambienti dove l’arte e la cultura si
respirano ampiamente. Di questo riconoscimento, è
orgoglioso anche il Maestro Lorenzo Albino che al
nostro giovane artista ha dato non solo i suoi insegnamenti di arte e di vita, ma anche tanto affetto. Lo
aveva incontrato quando Pata aveva 14 anni e da
allora lo ha sempre istruito e seguito lungo la strada
della conoscenza; su di lui il Maestro Lorenzo aveva
scommesso qualche anno fa “Sono sicuro – aveva
affermato infatti - che ha già trovato la sua strada e
saprà camminare da solo con successo nel mondo
dell’arte”.
Le mostre che il nostro artista ha allestito durante i periodi estivi, sono sempre state un successo;
nei suoi dipinti, eseguiti sulla masonite, forme e colori prendono vita proiettando i pensieri di chi osserva in un mondo particolare dal tipico sapore di
antico, descritto con un linguaggio chiaro ed essenziale, in un gioco di colori, di luci e di ombre. Oggetti a
noi familiari come una sveglia, diventano, nell’arte di
Pata, messaggeri del tempo che fugge, ceste con la
frutta ci raccontano della bella stagione, e poi volti
assorti in pensieri, o cavalli dalla forza prorompente.
Ma non basta. A volte il nostro giovane artista
s’immerge nel modellare l’argilla dando vita a forme
e figure particolari che sono il segno di quanta forza
creativa egli nasconde dentro di sé. Pata è un artista
giovane che sicuramente continuerà a percorrere
quella strada densa di successi sulla quale ha già
impresso le sue orme. (V. S.)
Il giovane pittore
Antonio Pata
febbraio 2005 - pag.15
Posta
& proposte
Riceviamo e pubblichiamo
CONFIDANDO NEL
GIRO D’ITALIA
Per la prima volta in vita mia ho
provato invidia per i cugini
Vibonesi. E successo in occasione della visita del Presidente della
Repubblica Ciampi.
Mi ha infatti sempre lasciato
completamente indifferente il fatto che a Vibo, a differenza di
Tropea, ci fossero tanti bei negozi, il cinema, una stagione teatrale
e numerosi locali dove incontrarsi. Proprio come una vera grande
città.
Ma la visita di Ciampi mi ha fatto proprio ingelosire!
E non per uno sfrenato spirito
patriottico, che pure non manca.
Né per una sviscerata simpatia nei
confronti del personaggio, presente anche quella. Ma perché, come
molti, ho assistito alla frenetica
opera di restyling cui è stato sottoposto il nostro capoluogo di provincia. Vibo in pochi giorni si è rifatta il look ed io ho rimpianto che
non si potesse godere anche noi
tropeani dei benefici effetti che simili incontri istituzionali
inetabilmente comportano.
Se infatti il Presidente avesse
compreso nel proprio programma
anche una puntatina a Tropea, magari avremmo potuto far transitare
il corteo presidenziale nelle vie
della Marina. O su via Libertà con
prolungamento su viale Don
Mottola, per poi farlo transitare su
Via Tondo. E forse avremmo potuto sperare in una celere e repentina sistemazione di dette vie con
relativa copertura delle innumerevoli buche che tante caviglie hanno danneggiato!
Ma no! Ciampi, la massima carica dello Stato, non è venuto da
noi! E’ andato a Vibo! Lasciando a
noi tropeani, che pure ci accontenteremmo di un’altra carica, le nostre buche ed i nostri tombini pericolosamente rialzati!
E allora??? Io aspetto con ansia e fiducia maggio, quando la
nostra cittadina avrà l’onore e
l’onere di ospitare il Giro d’Italia. E
non perché sia una appassionato
di ciclismo (la mia conoscenza di
questo sport è rimasta ferma a
Coppi e Bartali).
Ma perché sono certo e confido che per la buona salute delle
nostre gambe e caviglie, questo appuntamento farà finalmente decidere i nostri governanti a mettere
mano alle casse pubbliche, per effettuare una efficace e risolutiva
sistemazione della viabilità cittadina.
Se tale previsione dovesse trovare conferma, giuro fin d’ora eterna gratitudine all’Amministratore
che ci ha regalato questo evento
sportivo, Vecchio o giovane che
Durante le festività natalizie, ho visto, più di una
volta, in piazza un gruppo, abbastanza numeroso, di
non più giovani che giocavano con le monetine.
Niente di male, per carità, ed infatti ho pensato che
tutto sommato era bello vedere delle persone che
sotto il sole invernale si divertivano con spensieratezza, come ai vecchi tempi. In effetti, ricordo di aver
giocato io stesso, (tanti,tanti anni fa...). Ho anche
pensato che 40 Associazioni, (quante ne conta il territorio), avrebbero potuto offrire qualcosa di interessante e di stimolante per catturare l’attenzione di
questi giocatori occasionali e coatti. Ad onor del vero,
concerti a parte, tra i quali ha brillato la nosttra “Gemma” per la sua splendida interpretazione, il programma della Consulta delle Associazioni è stato piuttosto scarno e striminzito al punto che in quello della
Provincia nessuna manifestazione riguardante Tropea
è stata segnalata.
Il sondaggio fatto alle Scuole Superiori ha
evidenziato che i nostri giovani non hanno alcuna
intenzione di fermarsi a Tropea perchè, secondo loro,
questa Città non offre prospettive di lavoro per il
futuro. Di questo sono molto preoccupato e credo
che dovremmo essre in tanti a preoccuparci: le famiglie, i Responsabili Scolastici e gli Amministratori.
Intendiamoci, al di là di ogni retorica, capisco perfettamente il disagio giovanile perchè l’ho provato in
prima persona.Ho infatti lasciato Tropea dopo il diploma per andare a lavorare a Milano e all’estero ma
sarei rimasto volentieri al mio paese, con la mia famiglia e con i miei amici. Se i giovani lasceranno Tropea,
quale futuro ci attende? Continuando di questo passo ci troveremo in un paese popolato esclusivamente da nostalgici anziani.
I turisti tedeschi siedono al bar a prendere il sole e
bevono cappuccini, birre e vino. Sono sereni. Non
chiedono niente e non ricevono alcuna attenzione se
non quella dei gestori del bar e dei negozi di sapori di
Calabria. Non una manifestazione di accoglienza, non
un intrattenimento, non un saluto di benvenuto... Ci
pavoneggiamo però per questo turismo
destagionalizzato, come se fosse merito nostro o per
grazia ricevuta. Una tedesca, Christine, venuta a studiare l’italiano a Tropea ed una mia compagna di scuola
e di banco, Romania, rivista dopo 40 anni in Argentina, mi hanno accusato di non essere molto tenero
verso il mio paese. Sarà che io lo vorrei migliore di
quello che è perchè vedo che ne ha le potenzialità. Ha
tutte le carte in regola per sfondare ma non sfonda,
anzi spofonda. Sarà l’apatia, sarà la mentalità, sarà forse semplicemente il non volersi, (che brutta testardaggine!), confrontare con gli altri. Cos’è questo malessere che ci attanaglia?
Siccome con il nuovo anno mi voglio rinnovare e
le mie cellule si sono rivitalizzate solo a leggere l’oroscopo, non voglio e non posso continuare la tiritera
dei piagnistei ed udite, udite, riferisco di una iniziativa che mi è piaciuta: la presentazione del”Diario di
prigionia” di Don Carmine Cortese, cappellano militare nella Grande Guerra a cura del Professor Antonio Pugliese e sponsorizzato, con particolare sensibilità, dall’Assessore alla Cultura della Provincia di
Vibo Valentia. La vita di questo Sacerdote costituisce
una testimonianza di rara bellezza e meriterebbe un
esame più approfondito da parte dei nostri disattenti
concittadini. Don Carmine, parroco di Santa Caterina,
insegnante al Seminario Vescovile di Tropea, quindi
Arciprete di Spilinga per gli ultimi venti anni della sua
vita non aveva mai dimenticato la sua natia Tropea,
dove spesso si recava, e che era stato costretto ad
abbandonare col rimpianto di non essere riuscito ad
incidere maggiormente sulla realtà e sullo sviluppo
culturale e religioso della Sua Cittadina. Tutto questo
non gli impedì di stabilire un bellissimo rapporto di
reciproco affetto con i suoi diletti parrocchiani di
Spilinga.
La sua vita è un grande esempio da sottoporre ai
giovani. Forse Don Carmine potrebbe trovare le parole giuste per suggerire ai ragazzi di non lasciare la
nostra terra di Calabria. Forse la Prof. Beatrice Lento,
Dirigente delle Scuole Superioopri, potrebbe accogliere la mia modesta proposta ed il mio invito ad
approfondire la figura di questo sacerdore soldato
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febbraio 2005 - pag.16
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