Progetto per l'agricoltura sostenibile nel Parco
e per lo sviluppo del marchio per il turismo e
l'agricoltura. Linee guida.
Approvato con Deliberazione del Consiglio Direttivo n. 13 del 27.4. 2012
Redatto da:
Dott.ssa Elisa Lanzuisi, Regione Lazio, Polo di Monitoraggio della Biodiversità presso il PNC
Dott. Giuliano Tallone, Direttore EPNC
Introduzione
Area di riferimento per l’Area Contigua nel paesaggio agricolo
L’area di riferimento per l’Area Contigua nel paesaggio agricolo considerata nella presente analisi è quella
della competenza amministrativa dei Comuni di Sabaudia, San Felice Circeo e della Circoscrizione “Mare”
del Comune di Latina.
Non viene considerato il Comune di Ponza in quanto interessato per il Parco dalla sola Isola di Zannone.
L’Agricoltura nei comuni del Parco
I principali dati generali sull’agricoltura nei Comuni del Parco è la seguente:
Cod. Istat 59011 – LATINA, Pop. Residente (2001): 107898; SAU (Anno 2000, in ha): 11.451,59.
Cod. Istat 59024 - SABAUDIA, Pop. Residente (2001): 16229; SAU (Anno 2000, in ha): 5.274,07.
Cod. Istat 59025 - SAN FELICE CIRCEO, Pop. Residente (2001): 8036; SAU (Anno 2000, in ha): 1.308,31.
Il PSR Lazio 2007-2013 classifica i comuni del Parco di Sabaudia e San Felice Circeo nel cluster “Aree rurali ad
agricoltura intensiva specializzata”.
Nelle due tabelle successive si riportano i principali dati territoriali e relativi alla SUA (Superficie Agricola
Utilizzata) e alla SAT (Superficie Agricola Totale).
Tabella Dati relativi alla SAT e SUA.
Sup Kmq
Sup Kmq
SAT 1990
SAT 2000
SAU 1990
SAU 2000
ha
ha
ha
ha
Comune
Cod. ISTAT
1991
2001
Latina
59011
277,77
277,78
17.423,00 13.289,45 14.372,00
11.451,59
Sabaudia
59024
144,30
144,30
11.200,00 10.304,49
5.274,07
5.878,00
San Felice
Circeo
59025
Media
32,09
32,11
1.419,00
1.481,90
1.299,00
1.308,31
151,39
151,40
10.014,00
8.358,61
7.183,00
6.011,32
Tabella Dati relativi ai rapporti tra SAT e SUA.
Indice 1
Indice 2
SAU/ST
com/reg.
Indice
Cod.
SAU/SAT
ISTAT
1990
SAU/SAT/2000
1990
1990
1 2000
Indice 2 2000
Latina
59011
82,49
86,17
0,52
1,07
0,41
0,98
Sabaudia
59024
52,48
51,18
0,41
0,84
0,37
0,87
59025
91,54
88,29
0,40
0,84
0,41
0,97
75,50
75,21
0,44
0,92
0,40
0,94
Comune
San Felice
Circeo
Media
Dal punto di vista del numero delle Aziende Agricole, per quanto riguarda il Comune di Latina non sono
disponibili dati disaggregati e quindi il riferimento è al territorio dell’intero comune. La superficie media
aziendale è particolarmente elevata in comune di Sabaudia. È da rilevare che pochissime tra le aziende
agricole considerate in comune di Sabaudia e San Felice ha dimensioni aziendali rilevanti (superiori a 20 ha).
Tabella Struttura delle aziende agricole.
N. Aziende
Sup.
Comune
Cod. ISTAT
Agricole
Latina
59011
3.634
3,66
34
7
3
Sabaudia
59024
904
11,4
29
0
1
S. Felice C.
59025
333
4,45
9
1
0
1.624
6,50
24
3
1
Media
Media ha Az. Sup > 20 ha Az. Sup > 50 ha Az. Sup. > 100 ha
Il numero di occupati in agricoltura è rilevante, soprattutto nei comuni di Sabaudia e San Felice Circeo, dove
supera il 20% del totale degli occupati, a testimonianza dell’importanza di questa attività per il territorio del
Parco.
Tabella Occupati in agricoltura nei comuni del Parco.
Comune
N. occupati tot.
Latina
40616
2218
5,46
Sabaudia
6059
1306
21,55
San Felice Circeo
2459
572
23,26
Media
16378
1.365,33
16,76
N. occupati agric.
%
Le superfici agricole utilizzate all’interno del territorio del Parco Nazionale del Circeo si estendono per una
superficie di 1.540 ha, che equivale al 18% della superficie totale del parco.
Figura L’utilizzo agricolo nel territorio del Parco.
In Tabella viene mostrata la distribuzione delle principali tipologie di territori agricoli presenti nel
territorio del parco. Come si evince dai dati mostrati, il comparto dei seminativi si estende su una
superficie di circa 1.230 ha, ricoprendo l’80% della superficie totale agricola ed è preponderante
rispetto ai comparti delle colture permanenti (92,04 ha) e prati stabili (215,32 ha).
Tabella Territorio interno al Parco. Principali tipologie di superficie agricola utilizzata.
Seminativ
Colture permanenti
i
[ha]
[ha]
Totale PNC 1.228,26
92,04
Latina
133,35
0,57
Sabaudia
1.034,00
65,04
San Felice
Circeo
60,91
26,44
Comuni
Prati
stabili
[ha]
215,32
125,70
83,86
Zone agricole
eterogenee
[ha]
0,76
0
0,76
0
5,76
Nelle successive tabelle si riportano i dati di rilievo circa le principali categorie delle superfici agricole
utilizzate. Si noti che i territori seminativi ricadenti nel PNC sono quasi totalmente di tipo semplice in aree
irrigue.
Tabella Classificazione dei seminativi all’interno del PNC
Seminativi semplici
in aree non irrigue [ha]
Seminativi semplici in aree
irrigue [ha]
Colture
orticole in pieno
campo[ha]
0,77
Totale PNC
0,13
1.227,35
Latina
Sabaudia
0
0,13
133,35
1.033,09
0
0,77
0
60,91
0
San Felice Circeo
Per quanto riguarda le colture permanenti, quelle di maggiore interesse sono frutteti ed oliveti, con una
presenza marginale all’interno del territorio del PNC, ricoprendo appena 28,30 ha di superficie, e le colture
protette in serra, che occupano circa 64 ha nel Parco.
Tabella Colture permanenti
Colture
permanenti non
classificate[ha]
Totale PNC
Latina
Sabaudia
San Felice
Circeo
26,64
0
0,21
26,44
Frutteti [ha]
0,93
0
0,93
0
Oliveti [ha]
Altre colture
permanenti [ha]
0,20
0
0,20
0
0,53
0
0,53
0
Colture
protette in
serra o sotto
plastica [ha]
63,75
0,57
63,18
0
Per quanto riguarda la categoria dei prati stabili, i territori sono totalmente destinati a superfici a copertura
erbacea densa a composizione rappresentata principalmente da graminacee non soggette a rotazione (215
ha). Le zone agricole eterogenee, invece, seppure di minima estensione (0,76 ha), sono completamente
interessate da colture temporanee associate a colture permanenti.
Il settore agricolo è il più importante, insieme a quello turistico, nel determinare l’assetto del territorio del
Parco Nazionale del Circeo. Le questioni dell’agricoltura nei rapporti con il Parco sono essenzialmente
cinque:
•
La zootecnia, ed in particolare il sistema bufalino1, sviluppatosi nell’area dei laghi costieri,
espropriati per pubblica utilità nel 1984 e tuttora in uso da parte degli originali agricoltori;
•
L’importante presenza delle strutture serricole sul territorio (nel Parco e intorno), con le
conseguenze rilevanti dal punto di vista ambientale che ne derivano;
•
La questione dello sviluppo dell’agricoltura biologica, prevista dalla legge quadro n. 394/91 per le
aree protette come agricoltura di maggiore vocazionalità per il territorio dei Parchi;
•
Lo sviluppo di marchi di origine e/o qualità e/o commerciali legati alla presenza del Parco;
•
Il possibile sviluppo dell’agriturismo (vedi quanto detto nel capitolo sul turismo), attraverso
opportuni progetti di sistema.
Il settore bufalino1
L’allevamento della bufala è la produzione agricola più tipica di questo territorio e quella maggiormente
legata al paesaggio storico del Parco. Dicevano gli anziani di San Felice Circeo (presenti anche prima della
bonifica): “si va a Roma, lungo la strada, se Dio vuole e se anche il Bufalo vuole”. Il paesaggio del Parco
Nazionale del Circeo senza i bufali è impensabile. Partendo da questa premessa si devono però rilevare le
1
Borghese A., Dario S., 2005. Adeguamenti necessari per la messa a norma delle strutture poderali presenti
all’interno del comprensorio di Fogliano e ridefinizione delle basi aziendali per il conseguimento della compatibilità
ambientale delle attività imprenditoriali nel Parco Nazionale del Circeo. Parco Nazionale del Circeo, Giugno 2005. Pp:
1- 83.
criticità del settore, derivanti da fattori esterni (difficoltà di mercato, anche a seguito delle recenti vicende
del latte di bufala campano “alla diossina”), ma anche dalle questioni proprietarie e legali del complesso di
Fogliano ben descritte nello studio effettuato da Parco qualche anno fa (Borghese e Dario, op. cit.).
Il settore serricolo
Il settore serricolo va indirizzato verso una maggiore sostenibilità ambientale, spingendo verso le migliori
tecnologie disponibili per il massimo risparmio di energia ed acqua, il minore uso possibile di pesticidi e
immissione di nutrienti, ed una verifica delle localizzazioni evitando le aree maggiormente sensibili e
delicate dal punto di vista ambientale. Va inoltre approfondita la situazione urbanistica delle serre che
hanno caratteristiche di edifici edilizi.
La scommessa dei prodotti tipici e biologici prodotti in serra, visto il punto di forza economico di questo
settore sul territorio pontino, è tutta da giocare, e all’interno del Parco si può puntare ad un riordino del
sistema che sia indirizzato alla sostenibilità, con lo sviluppo di “buone pratiche” da esportare su tutto il
territorio pontino. Questo ambizioso e complesso progetto va giocato insieme alle organizzazioni agricole e
ai coltivatori, in particolare al mondo delle cooperative, che in una qualità delle produzioni anche dal punto
di vista ambientale possono competere sul mercato anche a lungo termine.
Ricordiamo che l’attuazione della direttiva nitrati e della direttiva acque dell’Unione Europea (che nulla ha a
vedere con il Parco, ma rappresenta una questione generale) può mettere gli agricoltori di dovere giocoforza
discutere gli attuali standard produttivi, è quindi nell’interesse di tutti quello di effettuare questo percorso
in modo coordinato e condiviso.
Il biologico e il biodinamico
La legge quadro sulle aree protette precisa esplicitamente che l’agricoltura biologica va incentivata nei
parchi nazionali. Nell’area del Parco esistono alcune (poche) significative realtà del biologico e del
biodinamico, che possono essere utilizzate come “buone pratiche” da riprodurre in altre aziende. Ruolo del
Parco è di promuovere progetti di sistema in questa direzione.
Aspetti paesaggistici dell’attività agricola
L’agricoltura ha anche un importantissimo ruolo nel determinare la struttura del paesaggio (reticolo
idrografico minore, siepi, filari, boschetti, piccole zone umide, campi stessi, coltivazioni arboree, ecc…). Nel
Piano del Parco andrà posta particolare attenzione a questo ruolo nell’ambito delle reti ecologiche, anche
individuando le necessarie sinergie con gli altri soggetti competenti Consorzio di Bonifica, ecc…).
Il Piano Paesistico Territoriale n. 13 – Terracina, Ceprano, Fondi, applicabile al territorio del Parco e dell’area
di studio, prevede per le attività agricole:
-
all’Art. 12, comma 6, che “Sono consentite sulle terre di proprietà collettiva e sui beni gravati da usi
civici le opere strettamente connesse all'utilizzazione dei beni civici secondo la destinazione
conseguente alla loro classificazione a categoria e, in mancanza, emergente dagli usi in esercizio o
rivendicati, a condizione che vengano comunque rispettate le norme stabilite per le zone agricole e
per quelle boscate”;
-
all’Art. 17 “Aziende agricole in aree vincolate”, si prevede al comma 1 che “nell'ambito delle aziende
agricole, condotte sia in forma singola che associata, ubicate in aree sottoposte a vincolo ai sensi
delle ll. 1497/1939 e 431/1985 e comunque classificate dal presente PTP, è consentita la realizzazione
di manufatti, strettamente funzionali e dimensionati all'attività agricola e/o alla relativa
trasformazione dei prodotti provenienti dalle aziende stesse per almeno il 75 per cento, anche
mediante ampliamenti dei fabbricati esistenti, nonché la costruzione di piccoli ricoveri per attrezzi.
Nelle aree classificate nel presente PTP al massimo livello di tutela, le nuove costruzioni sono
consentite solo se non sono possibili o ammissibili ampliamenti dei fabbricati esistenti”; e al
successivo comma che “gli interventi di cui al presente articolo sono subordinati, se in deroga alle
norme del presente PTP e/o delle leggi regionali 24 e 25 del 6 luglio 1998, all'approvazione, da parte
dell'organo competente, del piano di utilizzazione aziendale (PUA), secondo le modalità indicate con
deliberazione della Giunta regionale e sono corredati del SIP di cui agli articoli 29 e 30.della l.r. n°
24/98.
Per quanto riguarda le indicazioni di tutela del paesaggio in ambito pre-parco, in zone agricole, il PTP n. 13
prevede specificamente che:
-
all’Art.30 – “Nella zona O/a (spazi compresi tra il Rio Martino, il Canale Nocchia, la strada Litoranea
e la strada di S. Andrea), da considerarsi come zona di pre-parco, occorre anzitutto orientare la
tutela alla protezione della fauna attraverso una serie di provvedimenti:
o
o
o
o
o
edificabilità rada (lotto minimo = 4 ettari);
recinzioni esclusivamente in siepi di rovo e staccionate di legno o miste delle due tipologie;
mantenimento delle caratteristiche ambientali vegetazionali palustri e agricole proprie del
paesaggio;
eventuale utilizzazione parziale per vivaio”.
Per le altre aree nulla si dice in merito all’attività agricola, dando indicazioni solo in materia edilizia: per le
aree di maggiore interesse agricolo nel Parco (Molella e Palazzo), inserite in zona di tutela “Integrale”, non
sono ammessi nuovi organismi edilizi in quanto sono zone di massima tutela. Per le aree a tutela
“Orientata” ci sono limitazioni più blande.
Distretto Agroalimentare di Qualità dell’Ortofrutta
I distretti rurali e agroalimentari di qualità sono stati introdotti, nell’ordinamento giuridico italiano, dalla
“Legge di orientamento agricola”, il D.Lgs. n. 228 del 6 aprile 2001, attuazione della legge delega n. 57 del 5
marzo 2001. Tale fondamentale decreto all’art. 13, che citiamo integralmente, detta le definizioni e
stabilisce le competenze delle Regioni. Le indicazioni del Decreto Legislativo offrono quindi un orientamento
preciso ed inequivocabile: i distretti rurali sono caratterizzati dall’integrazione fra le componenti del settore
primario con altri elementi di natura eterogenea, quali i fattori culturali e storici. Nella costituzione del
distretto rurale, quale strumento di sviluppo di un territorio, è la esplicita valorizzazione della componente
culturale e della vocazione tradizionale del territorio stesso a rendere necessaria la comprensione delle
dinamiche di integrazione tra le componenti più specificatamente economiche a gli aspetti più
antropologici.
Il distretto agroalimentare rappresenta un modello di valorizzazione delle produzioni di qualità, esaltando le
correlazioni tra prodotti agricoli e territorio, sostenendo la concentrazione dell’offerta, favorendo lo
sviluppo economico; è legato alle risorse ambientali e locali ed in particolare ai processi di sviluppo rurale.
Ha lo scopo, inoltre, di rafforzare la collaborazione tra i vari enti e le imprese, per migliorarne la
competitività e salvaguardare elevati valori di sicurezza sia alimentare che ambientale. Il suddetto Decreto
inoltre, con riferimento al nuovo orientamento del Titolo V della Costituzione, delega alle Regioni la potestà
legislativa in materia di distretti rurali e agroalimentari di qualità; ciò per favorire una programmazione più
mirata alle esigenze del territorio.
Nel Gennaio 2006 il Consiglio Regionale della Regione Lazio ha emanato la L.R. N° 1: “Istituzione dei distretti
rurali e dei distretti agroalimentari di qualità” la cui puntuale e concreta applicazione è demandata
all’Assessorato Agricoltura.
L’ipotesi di studio del Distretto dell’Ortofrutta riguarda 15 comuni in Provincia di Latina, tra i quali i tre
comuni del Parco non isolani: Latina, Sabaudia e San Felice Circeo.
In termini di rapporto tra superficie agricola utilizzata e superficie agricola totale, il dato del territorio in
esame è maggiore del 9% rispetto a quello regionale. Infatti nel comprensorio la superficie agricola non
utilizzata rappresenta il 23 % del totale, a fronte del 32 % registrato a livello regionale; la relazione risulta
inversa in termini di superfici destinate ad uso urbano. I terreni ad uso urbano risultano il 14 % in più
rispetto al dato regionale.
Tabella Rapporto SAU/SAT nei comuni dello studio Distretto Ortofrutta.
Le aziende della Pianura Pontina e Piana di Fondi si caratterizzano per una superficie agricola totale (SAT)
media di ha 3,82 rispetto a una media regionale di ha 4,99. Il 63% delle aziende agricole dispone di meno di
due ettari di terreno, dato vicino alla media regionale. E’ da rilevare che, delle 23.618 aziende esistenti nel
territorio considerato, ben 11.410 sono iscritte al Registro delle imprese presso la CCIAA e rappresentano il
21,45% di tutte le aziende regionali iscritte. L’incidenza dell’occupazione agricola sul complesso degli
occupati a livello di comprensorio (10,56%) è tripla rispetto al dato regionale, con valori che superano il 20%
di occupazione agricola in 5 comuni.
L’alta percentuale di coltivazione ad ortaggi nell’ambito dei seminativi contribuisce a concentrare nel
comprensorio il 46,22 % della superficie totale destinata ad ortaggi della Regione. Il 25% delle aziende
coinvolte nella produzione di ortaggi della Regione sono all’interno del comprensorio; in particolare in
quest’area circa il 40% della superficie ad ortive è in coltura protetta (serre, tunnel). A livello regionale,
l’80% delle organizzazioni di produttori riconosciute ai sensi dell’art 11 Reg. CE 2200/96, e che operano nel
settore orto-frutta fresca, sono all’interno dell’area di studio
Dai dati dell’ultimo Censimento dell’Industria, con 448 unità locali di trasformazione agroindustriali si rileva
un indice pari a 1.63 superiore a quello regionale
Marchio di origine sul territorio dei Comuni del Parco
I “Marchi di prodotto e di processo di prodotti alimentari” garantiscono che il prodotto è stato ottenuto
attraverso processi di produzione controllati e che il prodotto stesso soddisfa determinati requisiti chimici,
fisici ed organolettici che dipendono dalle modalità di lavorazione e dai luoghi di produzione. I principali
marchi di questo genere riconosciuti sono i seguenti:
DOP – denominazione di origine protetta (le peculiari caratteristiche qualitative del prodotto alimentare
dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono prodotti)
IGP– indicazione geografica protetta (almeno una delle fasi produttive da cui dipendono le caratteristiche
qualitative del prodotto alimentare viene effettuata all’interno del territorio)
DOC – denominazione di origine controllata – i criteri di assegnazione e le procedure di controllo sono
analoghe a quelle delle DOP, ma è valido solo per i vini
IGT – indicazione geografica tipica, i criteri di assegnazione e le procedure di controllo sono analoghe a
quelle delle IGP, ma è valido solo per i vini.
Sul territorio dei Comuni del Parco sono presenti i seguenti marchi DOP, IGP, DOC:
DOP - Mozzarella Bufala Campana: Latina, Sabaudia, San Felice Circeo;
Si tratta del più famoso dei prodotti tipici del territorio: anche se la denominazione è “Campana” sono
infatti incluse ampie zone del Lazio. È strettamente legato alla presenza nel comprensorio, di un numero
limitato di allevamenti bufalini, oggetto di uno specifico approfondito studio negli anni scorsi da parte del
Parco. Tutti questi allevamenti di bufali sono su proprietà demaniale, a seguito dell’esproprio eseguito dal
Ministero Agricoltura e Foreste nel 1984, e gestiti dagli allora affittuari – poi divenuti “occupanti” in seguito
all’esproprio, e al centro da allora di un lungo contenzioso con lo stesso Ministero.
IGP - Kiwi Latina: Sabaudia
Si tratta di una produzione importante (più elevata che nelle aree di origine), ma che tocca solo
marginalmente il territorio del Parco (nel Comune di Sabaudia).
DOC – Circeo: Sabaudia, San Felice Circeo
Si tratta di una produzione vinicola che riguarda marginalmente il Parco, e soprattutto i territori di Sabaudia
e San Felice Circeo in area contigua. Nella stessa sono localizzati alcuni importanti produttori (Villa Gianna,
Sant’Andrea), anche con prodotti di qualità, così come altri sono presenti in territori limitrofi (Casale del
Giglio). Il Parco ha avviato contatti e collaborazioni con tali produttori. Il territorio del Parco (in particolare
San Felice Circeo) era un tempo noto per la produzione di Moscato (“di Terracina”), oggi quasi scomparsa in
quanto le aree interessate sono state sostituite, anche in seguito agli attacchi storici di Fillossera della Vite,
dalle seconde case.
Agriturismo nel territorio del Parco
Nel territorio del Parco e dell’area contigua sono presenti diversi agriturismi, anche se il settore potrebbe
avere un notevole sviluppo proprio grazie alla presenza del Parco. Non esiste un circuito che li organizzi, per
il momento, in offerta connessa con la presenza dell’area protetta.
In particolare in Comune di Sabaudia (dentro e fuori parco) risultano presenti le seguenti Aziende
Agrituristiche:
Agriturismo “Il Fienile”, in località Sacramento
Agriturismo “I Quattro Laghi” S.S. di Mosele Stefano e Monica, V. Sacramento n. 32
Agriturismo Marìlà, Via Strada Della Tenca n. 8
Agriturismo “Sabaudia” Podere 1470, Via Migliara 51
Agriturismo “Magica Circe 2030” di Maule Vincenzo, V. Migliara 54
La produzione di energie rinnovabili e l’Agricoltura
Una recente questione che riguarda il territorio contiguo all’area protetta (e in misura minore quello
interno) è la nascita di diversi progetti (almeno una decina) che riguardano la realizzazione di impianti di
produzione di energia fotovoltaica, ciascuno di diversi ettari di superficie, in ambito agricolo. Questa
situazione è da valutare anche in riferimento agli impatti che questo tipo di interventi può avere sul sistema
paesaggistico e, in parte, anche su quello ambientale.
Gli strumenti normativi e di incentivazione esistenti: il PSR del Lazio
Con il Regolamento (CE) 1698 del 20 settembre 2005 il Consiglio dell’Unione Europea ha avviato la
programmazione sullo sviluppo rurale per il periodo 2007/2013 definendo, tra l’altro, gli obiettivi della
politica di sviluppo rurale e il contesto strategico comunitario e nazionale. Il nuovo sistema di
programmazione per lo sviluppo rurale si colloca nel quadro del più complessivo percorso di riforma delle
politiche agricole, che rafforza il ruolo dell’agricoltura quale fattore strategico per uno sviluppo equilibrato e
sostenibile del territorio europeo e riduce il peso, soprattutto in prospettiva, delle misure di sostegno alla
produzione e a protezione del reddito degli agricoltori. Con il nuovo regolamento vengono rafforzati gli
obiettivi per lo sviluppo delle aree rurali individuati con Agenda 2000 e, coerentemente con il percorso di
rimodulazione delle politiche e di allargamento dell’Unione, che ha prodotto un ampliamento significativo
dell’incidenza e della valenza socio economica e ambientale delle aree rurali nel contesto europeo, vengono
introdotte alcune novità che riguardano soprattutto l’aggiornamento dell’approccio strategico e la
semplificazione dei meccanismi di funzionamento.
Il Programma di Sviluppo Rurale del Lazio 2007 - 2013 è stato approvato in data 19/12/2007 dal Comitato
sviluppo rurale della Commissione europea e formalmente con Decisione della Commissione C/2008/708 del
15/02/2008. Il Programma si articola su quattro Assi e diverse Misure, descritti di seguito in Tabella.
TABELLA – Misure PSR
ASSE I Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale
Misura 111 “Azioni nel campo della formazione professionale e dell’informazione”
Azione 1.a Formazione
Azione 1.b Tutoraggio aziendale (interventi di formazione individuale in azienda)
Azione 2 Informazione e aggiornamento in campo agricolo, forestale ed agroalimentare
Misura 112 "Insediamento di giovani agricoltori"
Misura 113 "Prepensionamento degli imprenditori e dei lavoratori agricoli"
Misura 114 " Utilizzo dei servizi di consulenza"
Misura 115 "Avviamento dei servizi di assistenza alla gestione, servizi di sostituzione e di consulenza aziendale"
Misura 121 " Ammodernamento delle aziende agricole"
Misura 122 " Accrescimento del valore economico delle foreste"
Misura 123 " Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali"
Azione 1 Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli
Azione 2 Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti forestali
Misura 124 " Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie, nel settore agricolo, alimentare e forestale"
Misura 125 " Miglioramento e creazione delle infrastrutture connesse allo sviluppo e all'adeguamento dell'agricoltura e della
selvicoltura"
Azione 1 Miglioramento della viabilità rurale
Azione 2 Miglioramento e ripristino delle infrastrutture forestali
Misura 132 " Sostegno agli agricoltori che partecipano ai sistemi di qualità alimentare"
Misura 133 "Sostegno alle associazioni di produttori per le attività di promozione e informazione riguardanti i prodotti che rientrano
nei sitemi di qualità alimentare"
ASSE II Miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale
Misura 211 "Indennità per svantaggi naturali a favore di agricoltori delle zone montane"
Misura 212 "Indennità a favore di agricoltori in zone svantaggiate, diverse dalle zone montane"
Misura 213 "Indennità Natura 2000"
Misura 214 " Pagamenti agro-ambientali"
Azione 1 Produzione integrata
Azione 2 Agricoltura biologica
Azione 3 Gestione del suolo
Azione 4 Conversione dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli
Azione 5 Miglioramento ambientale e conservazione del paesaggio rurale
Azione 6 Coltivazioni a perdere
Azione 8 Tutela della biodiversità agraria animale
Azione 9 Tutela della biodiversità agraria vegetale
Azione 11 Conservazione ed incremento della sostanza organica
Misura 215 "Pagamenti per il benessere degli animali"
Misura 216 "Sostegno ad investimenti non produttivi"
Azione 1 Ripristino e miglioramento di elementi del paesaggio rurale
Azione 2 Conservazione di ecosistemi di alta valenza naturale e paesaggistica
Azione 3 Creazione di strutture per la diffusione e l'osservazione della fauna selvatica
Misura 221 "Primo imboschimento di terreni agricoli"
Misura 222 "Primo impianto di sistemi Agroforestali su terreni agricoli"
Misura 223 "Primo imboschimento di terreni non agricoli"
Misura 224 "Indennità Natura 2000"
Misura 226 "Ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi"
Azione 1 Prevenzione e riduzione del rischio di incendio
Azione 2 Ricostituzione dei boschi danneggiati dagli incendi
Azione 3 Ricostituzione di boschi danneggiati da calamità naturali (frane, smottamenti, alluvioni, ecc...) e realizzazione di interventi
di prevenzione
Misura 227 "Investimenti non produttivi"
ASSE III Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell'economia rurale
Misura 311 " Diversificazione verso attività non agricole"
Azione 1 Sostegno alla plurifunzionalità
Azione 2 Sostegno alle produzioni tipiche artigianali
Azione 3 Sostegno all'offerta agrituristica
Azione 4 Sostegno alla produzione di energia da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER)
Misura 312 "Sostegno alla creazione e allo sviluppo di micro imprese"
Misura 313 "Incentivazione di attività turistiche"
Azione a) Creazione di infrastrutture su piccola scala
Azione b) Infrastrutture ricreative per l'accesso alle aree naturali con servizi di piccola ricettività
Misura 321 " Servizi essenziali per l'economia e la popolazione rurale"
Azione a) Avviamento di servizi essenziali
Azione b) Realizzazione di infrastrutture su piccola scala
Misura 322 "Sviluppo e rinnovamento dei villaggi"
Misura 323 "Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale"
Azione a) Tutela, uso e riqualificazione delle risorse naturali
Azione b) Tutela e riqualificazione del patrimonio culturale rurale
Misura 331 "Formazione e informazione"
Misura 341 "Acquisizione di competenze e animazione"
ASSE IV Attuazione dell'impostazione LEADER
Tra questi Assi e Misure, si identificano alcune Misure particolarmente rilevanti per il contesto del Parco
Nazionale del Circeo e delle sue potenziali Aree Contigue, che si descrivono qui di seguito:
MISURA 125 "Miglioramento e creazione delle infrastrutture connesse allo sviluppo di nuovi prodotti,
processi e tecnologie nel settore agricolo, alimentare e forestale"
La misura 125 “Miglioramento e creazione delle infrastrutture connesse allo sviluppo di nuovi prodotti,
processi e tecnologie nel settore agricolo, alimentare e forestale” ha come obiettivo il miglioramento e
potenziamento delle infrastrutture a servizio delle unità produttive agricole e forestali al fine di rendere
competitivi i settori interessati.
MISURA 221 Primo imboschimento terreni agricoli
La misura intende aumentare la superficie forestale sottraendo territorio alle produzioni agricole,
diversificando il paesaggio rurale, contribuendo in tal modo alla protezione dell’ambiente, alla difesa dello
stato del suolo, alla mitigazione dei cambiamenti climatici, oltre che ad aumentare la disponibilità delle
risorse forestali e del legname di pregio sul mercato. Pertanto costituisce un importante strumento per
promuovere l’applicazione delle politiche riguardanti le foreste e i settori trasversalmente interessati, così
come definito in ambito Europeo dal Forest Action Plan, in ambito Nazionale dal Piano Forestale Nazionale
di cui alla Deliberazione CIPE 2 dicembre 1987 e in quello Regionale dalla l.r. 39/2002.
MISURA 214 - Pagamenti agro-ambientali
La misura 214 “Pagamenti agro-ambientali”, rivolta alla promozione di sistemi di produzione agricola o di
specifiche tecniche colturali e di allevamento orientati alla gestione sostenibile delle risorse naturali,
comprende l’azione 214.2 , che prevede un sostegno diretto per l’agricoltura biologica e due specifiche
modalità d’accesso: Mantenimento dell’agricoltura biologica e introduzione dell’agricoltura biologica.
MISURA 216 "Sostegno ad investimenti non produttivi"
La misura 216 “Sostegno ad investimenti non produttivi” intende promuovere sia investimenti connessi
all’adempimento degli impegni assunti ai sensi della misura 214 “pagamenti agroambientali” sia
investimenti aziendali materiali che valorizzino in termini di pubblica utilità i siti Natura 2000 o altre zone di
grande pregio naturale, attraverso il finanziamento di interventi che non comportano alcun rilevante
aumento nel valore o nella redditività delle aziende agricole.
MISURA 222 "Primo impianto di sistemi Agroforestali su terreni agricoli"
La misura 222 “Primo impianto di sistemi Agroforestali su terreni agricoli” ha per obiettivo incrementare la
superficie forestale con la creazione di sistemi agro-forestali. L’abbinamento di silvicoltura e agricoltura
estensiva dovrebbe consentire il raggiungimento di un’elevata funzionalità ecologica, economica e sociale.
MISURA 223 ""Primo imboschimento di terreni non agricoli"
La misura 223 “Primo imboschimento di terreni non agricoli” ha come obiettivo la valorizzazione
dell’ambiente, in particolare dei terreni non agricoli e degli ex-coltivi. Con l’imboschimento permanente si
intende garantire una maggiore difesa del suolo, un aumento della biodiversità e delle capacità di
assorbimento dei “gas serra”, una riduzione dell’impatto paesistico ed un aumento dell’assorbimento dei
rumori negli insediamenti produttivi, nelle arteria stradali.
MISURA 224 "Indennità Natura 2000"
La misura 224 “Indennità Natura 2000” riguarda la compensazione dei proprietari/possessori di foreste per i
mancati redditi derivanti dai vincoli e dagli obblighi derivanti dall’applicazione della Direttiva 92/43/CEE e
della Direttiva 79/409/CEE ed ha per obiettivo la valorizzazione delle funzioni ambientali e di pubblica utilità
delle aree incluse nella Rete Natura 2000”.
MISURA 313 "Incentivazione di attività turistiche"
Di fronte all’incremento della domanda turistica nei territori rurali, sempre più rivolta non solo alla fruizione
dei servizi in azienda ma al territorio nel suo complesso, è necessario costruire un’offerta integrata e di
qualità. È necessario, inoltre, rimuovere l’idea che ogni ambito geografico sia “turistico” e che non vi sia il
bisogno di individuare un ordine prioritario negli interventi. La politica del turismo rurale deve individuare
precisi target di riferimento (turismo di nicchia) e deve indirizzarsi sempre più verso il concetto di living
culture ovvero dell’idea del turismo rurale quale momento di vita della cultura dei luoghi rurali.
MISURA 323 "Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale"
La misura 323 “Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale” ha come strategia il perseguimento della
tutela e della riqualificazione del patrimonio rurale, intervenendo sia sulle aree di pregio naturale, quale i
parchi e i siti Natura 2000, sia sul patrimonio storico-culturale ed architettonico regionale.
MISURA 4.3 "Gestione dei gruppi di azione locale, animazione ed acquisizione competenze"
La Misura 4.3 “Gestione dei gruppi di azione locale, animazione ed acquisizione competenze” è funzionale
alla realizzazione della strategia di sviluppo locale in termini di competenze, animazione e strumenti
operativi e prevede, quali tipologie di intervento, la costituzione di GAL, il funzionamento dei GAL, la
progettazione del piano di sviluppo locale, lo sviluppo di attività di animazione e di sensibilizzazione degli
operatori e della popolazione, la gestione e diffusione delle informazioni sull’attuazione del piano di
sviluppo locale, le attività formative per il personale dei GAL.
Il GAL “Terre Pontine e Ciociare”
LEADER è l’acronimo di Liaison Entre Actions de Dèveloppement de l`Economiè Rurale (collegamento tra le
azioni di sviluppo dell'economia rurale). Nato nel 1989, è stato realizzato come Programma di Iniziativa
Comunitaria nei periodi 1989-1993 (Leader I), 1994-1999 (Leader II) e 2000-2006 (Leader +).
Oggi trova attuazione nell’Asse IV del Programma di Sviluppo Rurale del Lazio per il periodo 2007-2013.
Gli obiettivi specifici dell’Asse IV sono:
•
il rafforzamento della capacità progettuali e di gestione dei partenariati locali;
•
la valorizzazione
delle
risorse
endogene dei
territori
rurali
tramite
il
miglioramento
della partecipazione della cooperazione locale alla definizione delle politiche di sviluppo.
Lo sviluppo dell’approccio Leader è caratterizzato dai seguenti elementi:
•
progettazione e implementazione di strategie di sviluppo locale destinate a territori rurali ben
definiti di livello sub-regionale;
•
presenza di partenariati locali di carattere pubblico-privato (Gruppi di Azione Locale - GAL);
•
approccio dal basso verso l’alto con Gruppi di Azione Locale aventi potere decisionale in materia di
elaborazione e attuazione delle strategie di sviluppo locale;
•
carattere multisettoriale della strategia, basata sull’interazione tra operatori e progetti di settori
diversi dell’economia locale;
•
collegamento in rete con altri partenariati locali;
•
implementazione approcci innovativi e sviluppo di progetti di cooperazione.
L'Asse IV "Leader" del Programma di Sviluppo Rurale 2007 – 2013 del Lazio promuove l’elaborazione di
strategie di sviluppo locale mediante Piani di Sviluppo Locali (PSL) progettati e attuati da Gruppi di Azione
Locale (GAL). Le strategie di sviluppo elaborate nei singoli Piani di Sviluppo Locale devono avere
necessariamente un carattere multisettoriale, ossia si connotano per l’integrazione fra soggetti di natura
diversa (pubblica e privata) rappresentativi del territorio e fra settori economici differenti, facendo ricorso
ad un approccio fortemente innovativo.
Con il LEADER + (precedente periodo di programmazione) il territorio del Parco era interessato dal GAL
“Terre Pontine e Ciociare”, che includeva il Comune di Sabaudia ed altri comuni collinari fino all’area del
Frusinate. Tale raggruppamento ha portato alle azioni del PAL (Piano di Azione Locale) Terre Pontine e
Ciociare. Con l’attuale periodo di programmazione l’ambito del GAL si è ridotto ed ora include
territorialmente i Comuni di Sabaudia, Pontina, Sonnino, Roccasecca dei Volsci e Prossedi.
L'Associazione Gruppo di Azione Locale (GAL) Terre Pontine è il soggetto responsabile del nuovo Piano di
Sviluppo Locale (PSL) dal titolo “Terre Pontine”.
Il GAL “Terre Pontine” è costituito da un insieme di partner pubblici e privati. I Comuni interessati sono 5,
compresi nella provincia di Latina: Pontinia, Prossedi, Roccasecca dei Volsci, Sabaudia, Sonnino. Gli altri soci
del partenariato sono: Provincia di Latina, CCIAA di Latina, Parco Nazionale del Circeo, Confindustria Latina,
Confcooperative Latina, Confartigianato Latina, Confagricoltura Latina, Coldiretti Latina, Agest srl, Industria
Alimentare Ottaviani Giuseppe snc, Cooperativa Solidale del Circeo.
Il Marchio “Natura in Campo”
"Natura in Campo" è il primo progetto di promozione agroalimentare del territorio protetto della Regione
Lazio. Realizzato dall'Agenzia Regionale Parchi attraverso il sostegno delle attività agricole svolte con metodi
di produzione sostenibili, prevede tra l'altro, la concessione del marchio a prodotti certificati biologici e
tradizionali.
Il progetto, finanziato nell'ambito del DOCUP Obiettivo 2 2000-2006 costituisce il primo progetto integrato,
nella Regione Lazio, per la promozione delle produzioni agroalimentari delle aree protette. L'intervento è
diviso in tre azioni coordinate:
Rilevamento delle produzioni e realizzazione dell'Atlante dei prodotti dei Parchi del Lazio, in versione
cartacea e in versione on-line;
Adozione di un "marchio" per i prodotti dei parchi con relativo regolamento che ne disciplina requisiti e
modalità di concessione ed utilizzazione, e relative azioni promozionali verso il grande pubblico e verso gli
operatori economici;
Realizzazione di una rete di punti di esposizione e vendita nelle aree protette, collegati ad un punto di
presenza nella città di Roma.
Rispetto ad analoghe iniziative realizzate in ambito nazionale, Natura in Campo si differenzia per il respiro
regionale che si è dato al progetto, mettendo in rete le singole esperienze ed iniziative delle aree protette e
creando un unico marchio commerciale per ottimizzare l'uso delle risorse umane e finanziarie
È un programma di azioni integrate a favore dei territori tutelati che punta a favorire l'imprenditoria e
l'occupazione in aree in cui spesso vi è un rischio concreto di abbandono dell'attività primaria, con
conseguente perdita del patrimonio di produzioni e conoscenze che la sostengono. Agisce attraverso due
principali linee di intervento, la valorizzazione dei prodotti di qualità del sistema delle aree protette e
l'attivazione delle fattorie educative nelle quali i ragazzi, ma anche gli adulti, entrano nelle aziende agricole
partecipando direttamente alla produzione, alla trasformazione e alla preparazione degli alimenti.
La valorizzazione dei prodotti si basa sul coordinamento di diverse azioni di promozione e diffusione:
•
Rilevazione delle produzioni agroalimentari di qualità (prodotti tradizionali, biologici o in
conversione, prodotti ottenuti da varietà o razze autoctone ecc) delle Aree protette, compresi SIC e
ZPS e realizzazione dell'Atlante dei prodotti dei Parchi del Lazio;
•
Adozione del marchio collettivo "Natura in Campo - I prodotti dei Parchi" per i prodotti dei parchi in
base al disciplinare approvato dalla Giunta Regionale del Lazio nel 2004 e revisionato nel 2010, che
stabilisce requisiti e modalità di concessione ed utilizzazione del marchio stesso e che prevede, tra
l’altro, l’applicazione di un dispositivo di controllo di conformità per le aziende interessate;
•
Svolgimento di attività promozionali per i prodotti a marchio "Natura in Campo", rivolte sia ai
consumatori, sia agli operatori economici di settore. Tra queste vi è l'apertura di una rete di punti di
esposizione e vendita nelle aree protette, la creazione e gestione di questo sito web, la
partecipazione e/o organizzazione di eventi, fiere, mostre o iniziative dedicate, ed altro ancora;
•
Informazione e supporto tecnico per gli imprenditori che hanno o intendono richiedere il marchio
•
Collegamento e facilitazione verso nuovi sistemi di vendita: punto aziendale, sistemi a domicilio,
filiera corta, Gruppi di Acquisto, etc.
Il programma Natura in Campo è effettivamente operativo dal 2005, ma solo a partire dal 2007, appena
raggiunto il "volume" di produzione e prodotti necessario, si è dato avvio alla fase di divulgazione, rivolta sia
al personale tecnico delle singole aree protette, sia ai produttori locali. In particolare a questi ultimi si
fornisce assistenza tecnica per gli aspetti legati alle applicazioni normative della certificazione biologica e
per l'adeguamento igienico-sanitario delle strutture di trasformazione alimentare. Si cerca di informare e
coinvolgere tutti i produttori potenzialmente in grado di migliorare e certificare i loro prodotti e dunque di
ricevere il marchio "Natura in Campo"
Il Marchio "Natura in Campo – I prodotti dei Parchi", creato e registrato dall'Agenzia Regionale Parchi, è
concesso a titolo gratuito ai produttori che ne facciano richiesta e che possano garantire requisiti di qualità
e/o sostenibilità delle loro produzioni agricole o zootecniche o dei relativi prodotti lavorati e trasformati.
In particolare i prodotti agroalimentari che possono fregiarsi di questo marchio sono:
•
prodotti biologici certificati o in conversione;
•
prodotti tradizionali censiti nell’elenco dei Prodotti Tradizionali Regionali (frutto della ricognizione
periodica effettuata da ARSIAL sulle produzioni locali eseguite ancora secondo metodiche
consolidate dall’esperienza pratica);
•
prodotti ottenuti da varietà o razze iscritte al Registro Volontario Regionale delle riscorse genetiche
autoctone di interesse agrario a rischio di erosione (L.R. 15/00);
•
prodotti biodinamici;
•
prodotti certificati secondo lo standard Globalgap;
•
prodotti derivanti da aziende certificate UNI EN ISO 14001: 2004 o registrate EMAS o che
producono almeno il 30% di energia da fonte rinnovabili
I criteri di accesso per la concessione d’uso del marchio prevedono un meccanismo di punteggio basato sul
grado di sostenibilità ambientale dimostrata dall’azienda produttrice/trasformatrice. A partire dal 2010, con
l’introduzione di questo meccanismo si intende dare la possibilità a chi ancora non possiede le certificazioni
più importanti (biologica, biodinamica, UNI EN ISO 14001, EMAS ecc) di eseguire un passaggio graduale
verso sistemi a maggiore compatibilità ambientale come ad esempio: produzione di energia da fonti
rinnovabili, tecniche agricole rispettose dell’ambiente, sostenibilità della produzione ecc.
È opportuno sottolineare che il Marchio Natura in Campo non può, in nessun caso, costituire marchio
principale relativo alla provenienza e all'origine dei prodotti, bensì marchio aggiuntivo avente
esclusivamente fini di promozione e valorizzazione di prodotti rispondenti ai criteri fissati dal disciplinare.
Programma per l’Agricoltura Sostenibile nel Parco e nell’Area Contigua
a. Le attività agricole ed il paesaggio del Parco: un rapporto inscindibile
Secondo il DDPP (Documento Direttore Preliminare di Piano) del Parco Nazionale del Circeo, approvato il 23
febbraio 2009, “il comparto agricolo è quello che potenzialmente è il più compatibile con le funzioni di
un’area protetta. Nell’ambito del Parco Nazionale del Circeo però le attività agricole e gli allevamenti si sono
sviluppati in forma intensiva in aree di estrema delicatezza ambientale. Una riconversione di dette attività
non è auspicabile, occorre quindi ipotizzare un percorso progressivo di compatibilizzazione e di
delocalizzazione mirata per gli allevamenti bufalini.
Nell’ambito della redazione del Piano (del Parco) occorrerà:
a. riscontrare l’estensione e la tipologia del comparto serricolo;
b. valutare l’effettiva capacità delle aree interessate dalle attività serricole di sostenere
gli impatti ambientali;
c. individuare quale potrebbe essere il rapporto ottimale, a seconda delle caratteristiche naturalistiche delle
varie zone, tra superficie destinata a serra ed attività agricole svolte in campo aperto;
d. analizzare la possibilità di un intervento teso a rendere maggiormente compatibile l’attività di serricoltura
attraverso l’adozione di protocolli o tecnologie diverse rispetto a quelle adottate oltre che attraverso un
arretramento di questo rispetto alle aree lacuali;
e. studiare la possibilità di un’estensione delle produzioni biologiche ed “ogm free”;
f. individuare il modo di diminuire la concentrazione di capi bufalini per ettaro garantendo comunque da un
l’allevamento anche attraverso la realizzazione di un stalla consortile e dall’altro il mantenimento di un
paesaggio agrario che è caratterizzato dal pascolo brado di questi animali;
g. stabilire forme di incentivazione e sostegno dell’agriturismo;
h. regolamentare le modalità con cui le aziende agricole possano collaborare nel periodo balneare a gestire i
flussi turistici anche attraverso la realizzazione di posteggi temporanei nelle aree stagionalmente non
destinate alle attività agricole;
Nell’ambito del Piano dovrà essere valutata anche l’eventuale plus valore che potrebbe essere dato alle
produzione agricole e zootecniche attraverso l’utilizzo del marchio del Parco i cui termini di concessione
dovrebbero essere preventivamente regolamentati dall’adozione di specifici protocolli che garantiscano non
solo la qualità dei prodotti, ma anche la compatibilità ambientale degli stessi”.
Inoltre il DDPP precisa che “Inevitabilmente occorrerà individuare risposte convincenti all’interno di una
visione territoriale più ampia che travalica i confini del Parco e prende in considerazione una area ben più
vasta; questo consente di garantire non solo risposte concrete e di più ampio respiro alle esigenze di
sviluppo, ma anche una maggior efficacia degli interventi di conservazione mettendo o ricreando continuità
tra i vari sistemi naturali del territorio. Il Parco infatti è un abito relativamente piccolo, addirittura
piccolissimo se si escludono le superfici forestali e quelle lacuali”. Quindi la definizione delle aree contigue al
Parco, e una loro gestione indirizzata a rendere compatibili attività economiche agricole e ambiente, è uno
degli elementi fondamentali delle politiche del Parco.
Inoltre, nel successivo documento di indirizzo deliberato il 30.4.2010, il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco
ha chiarito che “L’estrema attenzione dell’Ente Parco nei confronti dell’agricoltura è dimostrata dai fatti. In
particolare il Consiglio Direttivo, in linea con la P.A.C. a scala europea, considera l’attività agricola elemento
essenziale per la piena funzionalità dei servizi ecosistemici e della Rete Ecologica territoriale. L’agricoltura è
dunque elemento strategico della gestione di un’area protetta anche sotto il profilo culturale finalizzato al
mantenimento di economie tradizionali. Per le serre l’Ente Parco, prima di scegliere una qualsivoglia forma
d’intervento, ha ritenuto di dover analizzare la situazione, elaborare proposte, confrontarsi su queste e
quindi eventualmente decidere. Il Consiglio Direttivo, nel ricordare le iniziative già assunte per il
comprensorio di Molella, conferma come indirizzo di Piano l’arretramento delle serre dalle sponde del Lago
di Paola, secondo modalità che devono essere concordate con gli interessati. Questo percorso, già avviato
con il Piano, ha previsto l’apertura di tavoli di confronto con gli operatori”.
Azioni per l’Agricoltura Sostenibile nel Parco e nell’Area Contigua
In base a quanto espresso nelle sezioni precedenti, è possibile ipotizzare una serie di azioni attuative di un
Programma per l’Agricoltura Sostenibile nel Parco e nell’Area Contigua.
Possiamo raggruppare tali azioni in diverse categorie:
a. Azioni promozionali e di comunicazione indirizzate a migliorare la competitività delle pratiche
agricole sostenibili nella zona del Parco e della sua Area Contigua (marchi, marketing territoriale,
commercializzazione);
b. Incentivazioni ai produttori attraverso la fornitura di strutture e di servizi aziendali o consortili;
c. Incentivazioni ad attività connesse alla multifunzionalità dell’agricoltura e alla differenziazione
aziendale con diminuzione degli impatti ambientali (agriturismo);
d. Incentivazioni per specifiche attività produttive sostenibili (biologico, biodinamico, apicoltura, …);
e. Incentivazioni per l’estensivizzazione delle aziende agricole con la realizzazione di infrastrutture
ambientali per la rete ecologica (ripristino habitat, siepi, margini incolti e/o rimboschiti a lungo
termine, ecc…).
A1. Azioni promozionali e di comunicazione: il Marchio del Parco e dello “Spazio Circeo”;
A2. Azioni di commercializzazione locale dei prodotti agricoli (Filiera Corta) al dettaglio e nella ristorazione e
ricettività alberghiera;
A3. Distributori automatici locali di prodotti di qualità ambientale (latte, frutta, trasformati, …);
B1. Interventi di rete a servizio della filiera bufalina: stalle e/o caseifici sociali per la trasformazione dei
prodotti;
B2. Interventi di rete a servizio della filiera della pesca e dell’itticoltura e mitilicoltura estensiva;
C1. Sviluppo del sistema dell’agriturismo attraverso marketing e gestione di servizi di prenotazione in rete
anche via web;
D1. Ulteriori incentivazioni alle attività produttive sostenibili (biologico, biodinamico, apicoltura) oltre a
quelle previste dal PSR, ma con attenzione a non trasformarle in aiuti di Stato non consentiti dalle
normative;
D2. Promozione di un menù biologico – con prodotti provenienti dal territorio - nella ristorazione locale;
E1. Ulteriori incentivazioni – oltre a quelle previste dal PSR – per il set aside di lungo termine, gli interventi
strutturali di creazione di siepi ed habitat marginali nelle aree agricole, ma con attenzione a non
trasformarle in aiuti di Stato non consentiti dalle normative;
E2. Possibili misure compensative per la produzione serricola ed intensiva in campo, che prevedano di
riequilibrarle (attraverso prescrizioni normative) con interventi nell’ambito della stessa azienda di set-aside
o creazione di ecosistemi filtro;
F. Inoltre è necessario sviluppare un approccio di tipo gestionale alla valutazione dell’impatto delle attività
agricole sull’ambiente del Parco (e nell’Area Contigua), inserendo articolate attività di monitoraggio sulle
produzioni – con il coinvolgimento dei tecnici agronomi dei produttori e di valutatori indipendenti gestiti
dall’Ente Parco in collaborazione con le strutture competenti (ARPA) che verifichino, direttamente e con
indicatori di tipo analitico:
-
Le quantità di nutrienti azotati o fosfati immesse;
-
Le quantità di pesticidi immesse;
-
Le deiezioni degli allevamenti animali;
-
Le quantità di acqua utilizzate, le fonti di approvvigionamento e il bilancio idrico aziendale;
-
Il risultato sugli ecosistemi (es. tracciamento delle immissioni in falda, ecc…).
A1. Azioni promozionali e di comunicazione: il Marchio del Parco e dello “Spazio
Circeo”;
Una ampia disamina delle questioni tecniche e giuridiche connesse con l’uso del Marchio del Parco si può
trovare un una relazione sviluppata per il Parco Nazionale del Circeo dall’ENEA nell’ambito del progetto
“Parchi in Qualità” (2003)2, che qui si utilizza per le definizioni di carattere generale, e alla quale si rinvia per
ulteriori approfondimenti.
La legge quadro sulle aree protette, la 394/91, all’articolo 14, comma 4 dice che ”l’Ente Parco può concedere
al mezzo di specifiche convenzioni l’uso del proprio nome e del proprio emblema a servizi e prodotti locali
che presentino requisiti di qualità e che soddisfino le finalità del Parco”. Il marchio del Parco è uno
strumento per il favorire non solo la “promozione economica e sociale”, ma anche per aiutare l’Ente Parco
ad incidere in maniera positiva sul territorio di competenza promuovendo attività compatibili con la tutela
dei beni ambientali. L’emblema del Parco, cioè il disegno, il simbolo che lo rappresenta, è un mezzo molto
forte di comunicazione. Un marchio, infatti, permette di abbinare immagini, informazioni, azioni, oggetti,
con una determinata realtà. Poiché la “pubblicità” sui parchi va oltre i confini locali e spesso valica anche le
frontiere nazionali ecco che il poter associare immagini positive al simbolo del Parco facilita la diffusione di
una cultura ambientale, ma anche di una serie di politiche territoriali e di promozione di attività turistiche,
ricreative, educative ecc. E’ così che il marchio di un Parco potrebbe diventare anche un riferimento attorno
al quale si muove una intera economia che condivide nel Parco una propria “identità”.
Quello della gestione del marchio del Parco è un tema piuttosto complesso e delicato perché, nella gran
quantità di emblemi, marchi, etichette e simboli che esiste, bisogna aver cura di non creare ulteriore
confusione tra il pubblico e di riservare al “marchio del Parco” un ruolo ben preciso, diverso da quello
attribuito ad altre forme di riconoscimento. Nel prendere in considerazione il problema del “Marchio del
Parco” ci si dovrebbe innanzi tutto domandare:
-
quale è il ruolo del Parco nei confronti della concessione di un suo marchio?
-
a chi il Parco può concedere l’uso del proprio marchio?
-
secondo quali principi?
-
come definisce le regole e come gestisce il processo?
Nel riconoscere l’uso del marchio ad un determinato soggetto il Parco non effettua una “certificazione”,
bensì può semplicemente qualificare il soggetto, riconoscendogli la conformità a delle prescrizioni dettate
da lui. Si parla di certificazione quando un ente terzo indipendente, accreditato allo scopo da un organismo
nazionale di accreditamento (cioè che ha la “patente” per questa attività), “certifica” la rispondenza di un
sistema ad ai requisiti di una norma internazionale. Ad esempio sono solo gli organismi di certificazione, in
Italia accreditati dal Sincert, che possono certificare i sistemi di garanzia della qualità dei prodotti o servizi
(conformità alla ISO 9001:2000, detta vision 2000) o i sistemi di gestione ambientale (conformità alla ISO
14001). I prodotti provenienti da agricoltura biologica sulla base al regolamento comunitario CE 2092/91
vengono certificati da organismi autorizzati dal Ministero della Politiche Agricole e Forestali.
Nell’ambito del presente programma si propone di sviluppare due marchi differenziati, coordinati e diversi,
per il territorio del Parco e per quello dell’Area Contigua.
2
Francesco Pellicciari, Lucia Naviglio, 2003Progetto “Parchi in qualità” - Aree protette e “marchio del Parco”.
Relazione non pubbl. Accordo di programma Ministero dell’Ambiente e del Territorio ed ENEA giugno 1999 - marzo
2003. ENEA, 28 marzo 2003. Pp:1-26.
Infatti i produttori interni al Parco devono sopportare delle limitazioni più severe di quelli esterni, e quindi
devono avere il beneficio di un marchio specifico che indichi una maggiore qualità o valore commerciale
all’utente dei prodotti. È da verificare la normativa europea sui marchi, che pone notevoli limitazioni sui
marchi di origine. Sarà quindi preferibile utilizzare un marchio con valore commerciale e non di origine o
qualità (come ad esempio quello del biologico o della “lotta integrata”).
Il Marchio dei “Prodotti Agricoli del Parco” dovrebbe essere concesso ai prodotti (o produttori) interni al
territorio del Parco che hanno già pre-requisiti esistenti:
-
Produzione di IGT, DOC o DOP;
-
Produzione biologica;
-
Produzione biodinamica certificata;
Produzione “lotta integrata”;
-
Produzione su specifici disciplinari di qualità (verificare: es. disciplinari per il mercato tedesco);
-
Prodotti tipici locali riconosciuti dalla Regione Lazio;
-
Ecc….
Il Marchio dello “Spazio Circeo” dovrebbe essere concesso ai prodotti (o produttori) interni alla ZPS “Parco
Nazionale del Circeo”, o – in prospettiva – dell’Area Contigua che hanno già pre-requisiti esistenti:
-
Produzione di IGT, DOC o DOP;
-
Produzione biologica;
-
Produzione biodinamica certificata;
-
Produzione “lotta integrata”;
-
Produzione su specifici disciplinari di qualità (verificare: es. disciplinari per il mercato tedesco);
-
Prodotti tipici locali riconosciuti dalla Regione Lazio;
-
Ecc….
C’è da tenere presente che esiste il Marchio “Natura in Campo” dei prodotti dei Parchi del Lazio, di cui si è
detto nella parte iniziale del presente capitolo, che può essere un riferimento per lo sviluppo di questa
azione, anche in modo coordinato.
A2. Azioni di commercializzazione locale dei prodotti agricoli (Filiera Corta) al dettaglio e
nella ristorazione e ricettività alberghiera;
Una azione di promozione e di elevato valore aggiunto è operare per fare in modo che i prodotti agricoli
locali vengano utilizzati nella ristorazione e nella ricettività alberghiera sul territorio del Parco.
Una prima iniziativa è quella di proporre alla ristorazione un “Menù locale del Parco” o piatti riconoscibili
con il marchio del Parco (o dello “Spazio Circeo”) nella propria offerta. Questa iniziativa potrebbe diventare
un Progetto del Parco, che potrebbe fornire assistenza tecnica ed attività promozionale (comunicazione,
depliant, targhe, ecc…).
A3. Distributori automatici locali di prodotti di qualità ambientale (latte, frutta,
trasformati, …);
Un'interessante iniziativa per la promozione e la vendita di prodotti locali a qualità ambientale è stata messa
in atto dall'Azienda Sanitaria del Trentino Alto Adige, che ha inserito all'interno di due strutture sanitarie
alcuni distributori di alimenti naturali e di origine controllata, alimenti sani e biologici. Il business dei
distributori automatici si conferma così, oltre che un settore in continua espansione, un mercato in
evoluzione, attento ai cambiamenti sociali ed economici del territorio. Investire in tale mercato risulta così
una scelta economicamente vincente e il modo più conveniente per sviluppare attività imprenditoriali nella
distribuzione automatica rimane quello della partnership. Tra i marchi in forte espansione del settore della
distribuzione automatica si può citare ad esempio Omnya Service s.a.s. Sul mercato dal 2002, Omnya
Service riesce a distribuire praticamente ogni tipologia di prodotto in ogni ambiente commerciale (dal
piccolo al medio, al grande), grazie ai macchinari testati e garantiti, capaci di offrire la soluzione più idonea
ad ogni spazio. Nella gamma dei prodotti che i partners e i concessionari Omnya Service sono in grado di
distribuire rientrano generi di conforto, come bevande calde, fredde, succhi concentrati, bevande biologiche
ma anche varie specialità del food come pizze, snack, energetici per palestre. E ancora giochi e gadget per i
più piccoli, i DVD ma anche caramelle, yogurt, prodotti per l'igiene personale, carte telefoniche ricaricabili.
In apposite aree e su specifica richiesta si può soddisfare l'esigenza del mercato per maggiorenni
dall'abbigliamento all'oggettistica ecc. Si può quindi pensare di sviluppare una rete di distributori automatici
di prodotti del territorio del Parco in posizioni a notevole traffico commerciale (ad esempio supermercati),
per promuoverli ed anche per creare uno specifico canale commerciale.
Un sistema analogo, già sperimentato sul territorio del Parco, è quello della vendita del latte non
pastorizzato con distributori automatici, che ha già riscosso un notevole successo nel pubblico locale, e che
permette ai produttori di vendere direttamente al dettaglio nei luoghi di maggiore transito commerciale, ad
un prezzo interessante per il pubblico e con un maggiore rientro economico del produttore grazie alla
“filiera corta”.
B1. Interventi di rete a servizio della filiera bufalina: stalle e/o caseifici sociali – o
aziendali - per la trasformazione dei prodotti;
Uno specifico piano elaborato dal Parco Nazionale del Circeo durante la gestione
commissariale ha prodotto una ipotesi di riorganizzazione delle attività agricole di
allevamento bufalino presenti nelle aree demaniali del Parco Nazionale, che interessano una
ventina di aziende.
Nell’area contigua l’allevamento bufalino è presente in maniera ridotta, e questo tema
riguarda sostanzialmente il Complesso Demaniale dei Laghi, gestito dal Corpo Forestale dello
Stato.
Attività che potrebbero migliorare la situazione attuale, piuttosto critica, sono
principalmente:
-
Revisione e riorganizzazione dei contratti di uso delle aree demaniali da parte degli
aventi diritto, privilegiando chi ha attività a gestione diretta rispetto a quelle “passate
di mano” negli anni;
-
Restauro e ripristino degli immobili, oggi in pessimo stato di conservazione, nelle
quale sono ospitate le stalle ed i magazzini delle attività aziendali;
-
Realizzazione di “caseifici sociali” od aziendali, per permettere la trasformazione
locale del latte in mozzarella di bufala, con aumento del valore aggiunto locale delle
attività, e commercializzazione delle mozzarelle di bufala in filiera corta (centri visita
del Parco, ristorazione locale, agriturismi, ecc…);
-
Realizzazione di “stalle sociali” (o sostegno della messa a norma delle stalle aziendali)
per la gestione ambientalmente sostenibile della produzione in stalla (gestione
liquami, ecc…), lasciando allo stato brado solo 1,0 – 1,5 UBA/ha.
B2. Interventi di rete a servizio della filiera della pesca e dell’itticoltura e
mitilicoltura estensiva;
Anche per la filiera della pesca e dell’itticoltura e mitilicoltura estensiva, presente nel
territorio del Parco, ed in quello limitrofo marino, od in quello costiero, pure interessato da
aree protette o SIC e ZPS (SIC di Posidonia antistanti al Parco del Circeo; Piana di Fondi: Lago
di Fondi, Lago di San Puoto, Lago Lungo), è possibile adottare un approccio simile a quello
proposto per le attività agricole.
Quindi i passaggi potrebbero essere:
-
Qualificazione ambientale delle produzioni nel Lago di Paola e nell’area contigua
costiera (standard qualitativi, utilizzo di farmaci, nutrienti e alimentazione artificiale,
estensivizzazione della produzione, ecc..);
-
Realizzazione di attività di pesca sperimentale – già sviluppate in passato – da parte
del CFS nel complesso dei Laghi Costieri (Caprolace, Monaci e Fogliano), con utilizzo
del pescato nella filiera corta locale;
-
Assegnazione del marchio del Parco con le stesse modalità e criteri utilizzati per le
attività agricole entro e fuori parco (area contigua), in modo differenziato.
È evidente che un utilizzo nella filiera corta (in particolare nella ristorazione e negli alberghi)
potrebbe portare per i prodotti ittici (mitili, ostriche, pesci, ecc…) un elevato valore aggiunto
visto il costo piuttosto sostenuto degli stessi prodotti quando giungono al dettaglio e nella
ristorazione.
La disponibilità e l’utilizzo sistematico di prodotti locali nella ristorazione
peraltro potrebbe portare ad un notevole miglioramento dell’immagine turistica della zona,
nella quale la ristorazione potrebbe rappresentare un notevole attrattore se gestita con una
media di offerta qualitativa particolarmente elevata.
C1. Sviluppo del sistema dell’agriturismo attraverso marketing e gestione
di servizi di prenotazione in rete anche via web;
Le attività agrituristiche beneficiano di una apposita normativa regionale e di specifici
finanziamenti nel PSR e si caratterizzano per avere attività di ristorazione o di
pernottamento, od entrambe.
Non si prevede di adottare specifici incentivi finanziari per lo sviluppo delle attività
agrituristiche. Si prevede invece di sviluppare un marketing territoriale attraverso il marchio
del Parco (come fatto ad esempio dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi), assegnato anche
alle strutture agrituristiche che rispettino specifici standard, nel Parco e nell’area contigua,
con un sistema di marchi graduati nel “valore”.
Tra le modalità di promozione delle strutture, e di ottimizzazione della loro attività nel corso
di tutto l’anno, è possibile ipotizzare gestione di servizi di prenotazione in rete anche via web,
attraverso il portale del Parco e centri servizi presso le Porte del Parco e i punti informazione
turistica.
Anche negli agriturismi andranno incentivati i “Menù a Km zero”, con prodotti tipici del
territorio del Parco e specifici “Menù del Parco”.
D1. Sviluppo della produzione biologica e biodinamica
La produzione biologica, anche secondo la legge n. 394/91, è uno dei metodi prioritari
attraverso i quali rendere più sostenibile l’attività agricola nelle aree protette.
Il PSR Lazio 2007-2013, prevede importanti interventi di sostegno del biologico. L’Azione
214.2 “Agricoltura Biologica” della Misura 214 “Pagamenti agroambientali” del PSR prevede
la corresponsione di un aiuto per quei beneficiari che assoggettano la propria azienda al
sistema di certificazione e controllo del metodo di produzione biologico, come definiti dal
Reg. (CE) n. 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni, garantendo il rispetto delle
condizioni di impegno e degli obblighi definiti da uno specifico avviso pubblico.
L'agricoltura biologica è un sistema complesso di produzione che esclude il ricorso all'uso di
mezzi chimici di sintesi (fertilizzanti, prodotti fitosanitari, regolatori di crescita, additivi
zootecnici, OGM, ecc.), sia nella produzione che nella trasformazione e conservazione degli
alimenti. L’azione del PSR intende diffondere e consolidare l’agricoltura biologica, al fine di
assicurare il rispetto dell'ambiente e la valorizzazione delle risorse territoriali e naturali,
evitando forzature delle produzioni agricole e zootecniche.
Gli obiettivi specifici che si intendono perseguire sono i seguenti:
•
mantenere ed incentivare la diffusione di metodi di produzione che garantiscono un
contenimento degli impatti ambientali, la salvaguardia delle risorse naturali e la
conservazione della fertilità del terreno agrario;
•
contrastare l’inquinamento delle acque sotterranee dovuto al dilavamento dei nitrati
e l’erosione del terreno e garantire una tutela quali-quantitativa delle acque
superficiali e profonde;
•
sostenere le pratiche agricole che contribuiscono alla valorizzazione ed alla tutela
delle diversità genetiche, patrimonio del territorio regionale;
•
garantire condizioni di salubrità e di qualità dei prodotti, rispondendo alla crescente
richiesta di fasce sempre più ampie di consumatori di prodotti biologici;
•
favorire lo sviluppo di circuiti di commercializzazione dei prodotti biologici;
•
introdurre e/o mantenere pratiche agronomiche a impatto limitato allo scopo di
sfruttare gli effetti sinergici dell’impiego di una combinazione di vari interventi
migliorativi della compatibilità ambientale;
•
migliorare il rendimento globale delle imprese agricole mediante l’acquisizione delle
conoscenze e delle innovazioni derivanti dalle attività di ricerca e sviluppo.
L’Azione prevede, sia nella modalità di accesso “ Mantenimento dell’agricoltura biologica“
(azione 214.2.a), che in quella “Introduzione dell’agricoltura biologica” (azione 214.2.b)
quanto segue:
•
obbligo di partecipare con tutte le superfici che a qualsiasi titolo sono gestite sotto la
diretta responsabilità, che insistono nella medesima provincia e che risultano
notificate dall’operatore ed incluse nel sistema dei controlli gestito da uno degli
Organismi riconosciuti ed autorizzati per lo svolgimento delle attività di
certificazione. Ne consegue, pertanto, che le condizioni di impegno previste nel
presente articolo debbono essere rispettate su tutte le superfici aziendali in possesso
del beneficiario, o almeno per quelle ricadenti nella medesima provincia, così come
risultanti dal fascicolo aziendale elettronico di cui al DPR 503/99. Dovrà comunque
essere prevista una contabilità separata per le Unità Tecnico-Economiche (UTE) non
assoggettate ad impegno;
•
la superficie minima da destinare all’impegno, da intendersi come superficie
effettivamente coltivata, è di 2 ha, che può essere ridotta a 0,5 ha nel caso di aziende
con una superficie coperta con serre o tunnel di almeno 3000 mq;
•
garantire la conformità al metodo di produzione biologica come stabilito dal Reg. CE
n. 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni. L’applicazione del metodo di
produzione biologico può limitarsi alle produzioni vegetali senza che sia l’obbligo,
pertanto, di introdurre in azienda tecniche di allevamento biologiche (reg. CE n.
1804/99 e successive mm. e ii.). Viene specificato, altresì, che per beneficiare delle
agevolazioni previste per le aziende che praticano la zootecnia biologica la relativa
notifica di assoggettamento deve essere stata presentata in data antecedente al 1
gennaio dell’annualità di riferimento;
•
in materia di fertilizzazione l’obbligo di presentare un piano di fertilizzazione redatto
in base al bilancio tra le asportazioni e le risorse, da elaborare sulla base di un’analisi
del terreno; Il piano di fertilizzazione dovrà essere predisposto in base al bilancio tra
le asportazioni e le risorse e dovrà prevedere, almeno, le epoche e le modalità di
somministrazione del fertilizzante e privilegiare il frazionamento della concimazione
azotata.
•
Per quanto riguarda gli apporti derivanti da deiezioni di animali al pascolo l’apporto
di azoto non può in ogni caso oltrepassare la soglia di 170 kg/ha, comprensivo anche
di eventuali apporti provenienti da fertilizzazioni con concimi minerali od organici.
Per la redazione dei piani di fertilizzazione si rimanda alle indicazioni riportate nel
richiamato allegato 6 del presente avviso che specifica, tra l’altro gli obblighi e gli
impegni assunti dal richiedente al momento della sottoscrizione della domanda di
aiuto;
•
applicare un avvicendamento colturale che non preveda monosuccessioni o
successioni di colture primaverili-estive che lasciano il terreno privo di copertura
vegetale dall'autunno alla primavera”. Le colture intercalari tra due coltivazioni
principali non consentono il superamento del vincolo, intendendo per coltura
principale quella che occupa il terreno per il maggior arco temporale. L’operatore
biologico, può proporre un avvicendamento colturale in deroga alle prescrizioni
indicate nel presente punto, presentando specifica istanza da sottoporre ai
competenti Uffici Provinciali per la eventuale approvazione.
Le superfici destinate a prato, prato-pascolo e pascolo permanente non avvicendate, sono
eleggibili a premio solo nel caso in cui l’azienda disponga di bestiame aziendale e che lo
stesso sia allevato con il metodo biologico di cui al Reg. (CE) n. 1804/99 e sue successive
modifiche ed integrazioni. Tali superfici saranno inoltre eleggibili a premio a condizione che:
tutto il bestiame aziendale sia allevato con il metodo della zootecnia biologica;
•
il rapporto UBA aziendali/superficie foraggera dovrà essere almeno pari a 0.5 e
comunque non superiore a 2, e la consistenza del bestiame aziendale almeno pari a
3 UBA;
•
i fondi coltivati siano in possesso di adeguati requisiti agronomici che dimostrino
l’effettivo utilizzo per l’alimentazione del bestiame.
Le superfici coltivate con colture foraggiere avvicendate sono eleggibili a premio per una
quota massima del 60% della SAU per le aziende che non dispongono di allevamenti
zootecnici. Le colture foraggiere avvicendate possono, altresì, essere liquidate in una misura
maggiore del 60% qualora le stesse siano destinate all’alimentazione di bestiame aziendale.
In quest’ultimo caso l’azienda deve rispettare un rapporto UBA aziendali/superficie
foraggiera almeno superiore ad 1 e comunque non oltre 2 ed avere una consistenza
zootecnica almeno pari a 3 UBA. Se il bestiame aziendale è allevato con il metodo della
zootecnica biologica (Reg. (CE) n. 1804/99), il premio per tali colture è elevabile ai livelli
previsti nel “Gruppo B” della tabella B dell’articolo 5 “Agevolazioni previste” dell’avviso
regionale.
L’agricoltore è tenuto, inoltre, a rispettare su tutta la superficie agricola aziendale le
specifiche norme obbligatorie stabilite nel regime di condizionalità di cui agli articoli 4 e 5 e
degli allegati III e IV del Reg. (CE) n. 1782/2003, e dei requisiti minimi relativi all’uso dei
fertilizzanti e prodotti fitosanitari e di altre specifiche norme obbligatorie prescritte dalla
legislazione nazionale, come previsto all’articolo 39(3) del Reg. (CE) n. 1698/2005. Per le
norme in questione si fa riferimento a quanto indicato nel capitolo 5.3.2. del PSR 2007/2013
ed in particolare a quanto specificato nel paragrafo “Informazioni comuni ad alcune Misure ai
fini dell’Art. 39, Paragrafo 3, del Regolamento”, nel quale sono riportati:
•
gli impegni derivanti dall’applicazione del regime di condizionalità stabiliti, per
l’annualità 2007, dalla deliberazione della Giunta Regionale n. 120 del 27 febbraio
2007 che definisce l’elenco dei criteri di gestione obbligatoria e delle norme per il
mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche ed ambientali di cui al
Reg. (CE) n. 1782/03, in attuazione del Decreto MiPAAF 21 dicembre 2006;
•
gli impegni derivanti dai requisiti minimi relativi all’uso dei fertilizzanti e dei prodotti
fitosanitari e di altre specifiche norme obbligatorie prescritte dalla legislazione
nazionale.
Dal regime di condizionalità e dai requisiti minimi relativi all’uso dei fertilizzanti e prodotti
fitosanitari e di altre specifiche norme obbligatorie prescritte dalla legislazione nazionale
dovranno essere individuati i cosiddetti livelli di “baseline” pertinenti per ciascun impegno
agroambientale, prerequisito di base a cui dovrà essere collegato ciascun impegno
agroambientale ed elemento di riferimento per la giustificazione degli aiuti e la relativa
quantificazione dei premi.
D2. Promozione di un menù biologico – con prodotti provenienti dal
territorio - nella ristorazione locale;
Come proposto in generale per i prodotti del Parco, una azione di promozione e di elevato
valore aggiunto è operare per fare in modo che i prodotti agricoli locali biologici vengano
utilizzati nella ristorazione e nella ricettività alberghiera sul territorio del Parco.
Una prima iniziativa anche in questo caso è quella di proporre alla ristorazione un “Menù
biologico del Parco” o piatti riconoscibili con il marchio del Parco (o dello “Spazio Circeo”)
nella propria offerta. Questa iniziativa potrebbe diventare un Progetto del Parco, che
potrebbe fornire assistenza tecnica ed attività promozionale (comunicazione, depliant,
targhe, ecc…).
E1. Ulteriori incentivazioni – oltre a quelle previste dal PSR – per il set aside
di lungo termine, gli interventi strutturali di creazione di siepi ed habitat marginali
nelle aree agricole,
Un possibile intervento nelle aree agricole del Parco e dell’area contigua potrebbe essere una
incentivazione economica alle aziende agricole per realizzare interventi sul paesaggio
agricolo: siepi, rimboschimenti, ripristini ambientali e diminuzione dell’intensità della
produzione. Per queste ulteriori eventuali incentivazioni – oltre a quelle previste dal PSR –
per il set aside di lungo termine, gli interventi strutturali di creazione di siepi ed habitat
marginali nelle aree agricole, è necessaria una certa attenzione a non trasformarle in aiuti di
Stato non consentiti dalle normative, che potrebbe comportare notevoli sanzioni
comunitarie.
Ciononostante, valutati gli aspetti amministrativi, è indubbio che una misura che riuscisse
realmente a sostenere gli agricoltori nel destinare una parte delle loro aziende agricole, in
particolare le aree marginali e le aree lungo i corsi d’acqua, a ricostruzione di habitat di
interesse naturalistico che possano funzionare anche come filtri ecologici, connessioni per le
specie animali e vegetali, sarebbe di grande valore.
E2. Possibili misure compensative di adattamento ambientale per la
produzione serricola ed intensiva in campo
È evidente che una delle attività agricole a maggiore impatto ambientale, ma anche con
maggiore produzione e ritorno economico, è quella della serricoltura. L'orticoltura in genere
e la serricoltura in particolare, rappresenta un'attività ad elevato impatto ambientale in
relazione ai notevoli apporti richiesti per sostenere le produzioni ed al conseguente elevato
impatto nel rilascio di gas ad effetto serra dovuto agli alti consumi energetici richiesti sia
dall’utilizzazione dei mezzi tecnici utilizzati (strutture protettive, fertilizzanti, fitofarmaci) sia
dagli apporti operativi richiesti dalle colture (irrigazioni, lavorazioni, riscaldamento). Il largo
impiego di fattori tecnici e agronomici appare necessario per le peculiarità che
contraddistinguono il settore e che possono essere sintetizzate dal dinamismo degli
avvicendamenti colturali, legati più a logiche di mercato che agronomiche. Circa il 20% delle
serre italiane sono dotate di impianti di riscaldamento. Viene calcolato che per la sola
climatizzazione il consumo diretto di energia si aggiri sull’ordine di 140.000 TEP (Tonnellate
Equivalenti di Petrolio), pari a circa il 95% dell'energia globalmente necessaria alla
produzione, con una incidenza sul costo totale di produzione del 20-30%. Per i consumi
energetici indiretti, relativi ai materiali di struttura e copertura, si stima che in ogni mq. di
plastica e di vetro siano incorporati rispettivamente circa 10-12.000 Kcal e 80.000 Kcal. Si
stima comunque che per le colture protette in Italia ogni anno si consumano circa 80.000
tonnellate di plastica; pertanto notevoli sono i problemi legati al materiale di scarto di questo
tipo. Si può osservare comunque che l'impiego di materiali plastici a lunga durata è poco
diffuso a causa del loro costo elevato. In particolare questo sistema agricolo è considerato tra
quelli a più alto consumo di fitofarmaci. Infatti per la difesa fitosanitaria di queste colture
mediamente si interviene con circa 10 trattamenti chimici/coltura, con punte che possono
superare i 20 interventi/coltura per certe specie floricole. Nel lungo periodo questi effetti
possono causare degradazione dei suoli, con forti decrementi della produttività e della
redditività delle coltivazioni, e inquinamento delle falde e dei corsi d’acqua. Il rischio
ambientale è accentuato poi dal fatto che, come nel caso dell’area di svolgimento
progettuale, l’attività orticola interessa ambienti altamente vulnerabili per localizzazione e
condizioni pedologiche e idrologiche (zone litoranee o vicine a corsi d’acqua, terreni sciolti
con falde acquifere superficiali) spesso di elevato valore paesaggistico e naturalistico.
Nell’ambito del seguente programma si identificano una serie di azioni indirizzate a possibili
misure compensative per la produzione serricola – ma anche di quella intensiva in campo che prevedano di riequilibrarle (attraverso prescrizioni normative) con:
Approccio “serra sostenibile”:
•
interventi tecnologici e colturali per diminuire l’utilizzo di acqua nella coltivazione in
serra;
•
interventi tecnologici e colturali per diminuire l’utilizzo di nutrienti e pesticidi nella
coltivazione in serra;
Utilizzo integrato degli impianti di serricoltura:
•
interventi atti ad utilizzare le strutture delle serre fisse per creazione di energia
solare;
Interventi per inserire le serre nel paesaggio in modo sostenibile:
•
interventi regolamentari atti a limitare la superficie aziendale utilizzabile a serra, con
un gradiente tra aree parco e aree contigue;
•
interventi nell’ambito della stessa azienda di set-aside o creazione di ecosistemi
filtro.
Serra sostenibile (Progetto LIFE Sustgreenhouse – ARSIAL)
Un recente progetto sviluppato in provincia di Latina ma con respiro internazionale ha
cercato di dimostrare che in futuro l’orticoltura intensiva può adeguatamente rispondere alle
mutate esigenze adottando un modello di serra sostenibile. Tale modello viene messo a
punto grazie al progetto LIFE "SUSTGREENHOUSE - La serra sostenibile: azione dimostrativa
per una serricoltura intensiva a zero emissioni", realizzato da: ARSIAL Agenzia Regionale per
lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio, Dipartimento di Scienze e Tecnologie
Agroambientali (Facoltà di Agraria "Alma Mater Studiorum" - Università di Bologna),
Consorzio di Bonifica Sud Pontino (assistenza esterna). Il progetto è cofinanziato dalla
Comunità Europea D.G. Ambiente nel quadro del programma LIFE+ 2007 Environment Policy
and Governance. Il modello di serra sostenibile viene studiato e presentato come un
organismo unico che per svilupparsi (produzioni orticole) svolge la sua funzione vitale in
correlazione con l'ambiente circostante, consumando CO2, energia solare, acqua, apporti
nutritivi e rilasciando ossigeno, effluenti acquosi e gassosi.
Il modello di serra sostenibile si basa sull'utilizzazione di una serie di accorgimenti tecnici che
concorrono nel loro insieme al miglioramento della sostenibilità ambientale, produttiva e dei
risultati di gestione economica della produzione agricola in serra. Gli accorgimenti tecnici
proposti sono:
impianto antibrina ad irrigazione con ricircolo dell'acqua utilizzata;
•
lavorazioni del terreno di tipo conservativo (minima lavorazione);
•
impiego di sostanza organica (compost) da incorporare nel terreno;
•
impiego di zeoliti da incorporare nel terreno;
•
impiego di micorrize;
•
sistemi innovativi per la distribuzione dell'acqua di irrigazione;
•
sistemi innovativi per la distribuzione dell'azoto.
A scopo dimostrativo la serra è stata divisa in uno schema di 36 parcelle dove vengono
provate differenti condizioni di: terreno ("TQ"- tal quale; "Z"- arricchito con zeoliti; "C"arricchito con compost e micorrize; irrigazione: "Imax" - secondo quanto previsto dai
disciplinari di produzione della Regione Lazio; "Ird" - in funzione dello stato idrico del terreno
monitorato attraverso le sonde installate; concimazione:v"Cmax" - secondo quanto previsto
dai disciplinari di produzione della Regione Lazio;v"Crd" - ridotta in funzione dello stato
fisiologico e nutrizionale della pianta grazie al monitoraggio con strumenti diagnostici ottici.
Per capire come funziona questo organismo sono stati utilizzati diversi strumenti di
rilevamento che servono a monitorare lo scambio fisiologico fra ”l'organismo serra" e
l'ambiente. Sulla base dei rilevamenti effettuati vengono calcolate le dosi di concimazione e
di irrigazione nelle parcelle "rd".
Inoltre la serra cerca di minimizzare l’utilizzo di acqua, problema particolarmente rilevante in
tutta la Pianura Pontina. In gran parte dell’Agro Pontino in inverno c’è la consuetudine di
usare l’acqua “calda” di falda per “riscaldare” le serre facendola scorrere o spruzzandola sul
tetto quando la temperatura si avvicina a 0°C. L’idroserra risale ai primi anni settanta, ideata
a Fondi da due ricercatori salernitani (Porcelli, D’Amore). Si è rapidamente diffusa in tutto
l’Agro Pontino ove si stima che, attualmente le superfici interessate siano più di 1200 -1400
ettari. È evidente quindi che tale “sistema” ha un enorme impatto ambientale, in quanto si
calcola che il consumo dell'acqua utilizzata (a perdere) per tale sistema antigelo supera di
gran lunga quello impiegato durante i mesi caldi per l'irrigazione, con riferimento agli
ordinamenti colturali più idroesigenti. Si calcola che il consumo annuale globale di acqua per
lo sbrinamento sia a fine inverno in media di circa 15,7 milioni di litri di acqua ad ettaro. È
evidente quindi che tale “sistema”, dato il suo enorme impatto ambientale, determina un
notevole stress della falda, in quanto questo prelievo incontrollato di acqua è effettuato dai
singoli coltivatori per mezzo di pozzi privati.
Nell’approccio “serra sostenibile” viene utilizzato un sistema di irrigazione antibrina a
ricircolo che riduce molto l’utilizzo di acqua. Per facilitare la comparazione, in particolare sul
sistema di irrigazione antibrina a ricircolo, la serra sostenibile dimostrativa (Serra 1) è stata
affiancata ad una serra convenzionale (Serra 2) , a perdita d'acqua e a coltivazione con
tecnologie e metodiche convenzionali. Nella serra sostenibile (Serra1) è stata istallata una
centralina di rilevamento meteoclimatico, facente parte della rete SIARL-Regione Lazio che
rileva e trasmette dati, consultabili on line in tempo reale.
Nel corso di una verifica esplorativa circa la situazione comportamentale degli agricoltori è
emerso che una percentuale molto elevata di questi attiva la difesa anche in assenza di reale
pericolo, spinti da diverse motivazioni:
•
errata valutazione del rischio gelo;
•
scarsa attenzione alla taratura degli strumenti di controllo interni alla serra;
•
rinuncia all’adozione di tecniche mitiganti le basse temperature (tessuto non
tessuto);
•
mancato adeguamento del metodo di aspersione verso sistemi a migliore
rendimento;
•
scarsa o assente informazione scientifica in merito ai diversi gradi di efficacia dei
sistemi di aspersione e delle diverse tipologie di microirrigatori.
Tutto ciò trova conferma dal fatto che il prelievo di acqua dalle falde freatiche non è
sottoposto ad alcun fattore limitante e per le aziende agricole, l’unico elemento deterrente, è
il solo costo energetico profuso per l’attivazione delle pompe sommerse (energia elettrica o
gasolio per i motori a trasmissione cardanica). Si calcola che le tecniche di irrigazione
antibrina utilizzate (tramite dei diffusori a rosa simili a quelli usati per la microirrigazione,
oppure con apposite ali piovane costituite da un tubo in polietilene microforato - Sbrinex)
incidono in media sul consumo di acqua di falda per i seguenti valori ad ettaro:
Volumi di
Numero di ore
Volume globale
acqua in
di funzionamento
riferito ad ettaro a
m3/(minuto · ha)
dell’impianto
fine inverno (m3)
1– 1,5
250
15.000 – 22.500
La soluzione proposta con il modello dimostrativo consiste nel creare un circuito chiuso, per
riutilizzare quindi le stesse acque già utilizzate. Questa soluzione è tecnicamente semplice e
relativamente economica e consentirebbe un risparmio economico anche per l'agricoltore,
calcolabile per una serra con diffusori a rosa, nel seguente modo:
RAFFRONTO ECONOMICO DIFESA ANTIBRINA (valori espressi in EURO)
Consumo di
Costo dell’acqua Costo dell’energia
acqua m3 / anno (0,014 €/m3)
Serra
convenzionale
Serra
sostenibile
15.000
210, 00
Ore/Kw/anno
Totale del
risparmio
(250 ore x 4 kw x 0,15 €)
150 €
Consumo di energia
1.000
14,00
Kw/anno (250 ore x 1,5
kw x 0,15 € ) 56 €
- 196
- 94
+ 290 euro
Il Progetto LIFE dell’ARSIAL prevede anche lo sviluppo di sistemi innovativi per la
distribuzione dell'acqua e dell'azoto. L’intervento irriguo in serra, nella grande maggioranza
dei casi, è legato all'empirismo del produttore. Si possono quindi verificare situazioni di
eccesso o carenza, per evitare le quali è fondamentale monitorare il sistema con continuità
ed intervenire tempestivamente quando necessario. Un’irrigazione accurata richiede
l’impiego di strumenti di misura di umidità o potenziale idrico nella zona radicale abbinati ad
un sistema distributivo efficiente. L'uso di tali strumenti (es. tensiometri, TDR, FDR) è spesso
troppo complesso per un piccolo produttore agricolo. Un particolare strumento di aiuto al
produttore per la determinazione di quando e come irrigare è rappresentato dai servizi locali
di supporto per la scelta decisionale, che attualmente vengono offerti gratuitamente o a
pagamento in molte realtà territoriali europe. Nel Lazio opera il servizio regionale interattivo
gratuito IRRILAZIO, che (sulla base dei dati inseriti dall'agricoltore sulla natura dei terreni,
delle colture, dei sistemi di irrigazione, ecc.) invia automaticamente un messaggio SMS al
momento più idoneo per l'irrigazione.
Per quanto riguarda i sistemi di distribuzione dell'acqua, da preferire sono quelli a
microportata, che permettono di erogare modeste portate specifiche (2-7 l h-1), bagnando
solo la zona interessata dalle radici. Con questi impianti si evitano fenomeni erosivi, di
costipamento e di ruscellamento, oltre al contatto tra acqua e parte aerea della pianta.
Inoltre sono completamente automatizzabili e consentono:
1) ridotta lisciviazione dei nutrienti,
2) efficiente distribuzione dei concimi (fertirrigazione),
3) ridotto sviluppo delle infestanti sull’interfila,
4) efficienti interventi su terreno pacciamato ,
5) risparmio di manodopera.
Per quanto riguarda invece i sistemi di distribuzione dell'azoto, questi si basano sul
monitoraggio dello stato nutrizionale delle colture con strumenti diagnostici ottici. I
ricercatori sono oramai concordi che un monitoraggio continuo delle esigenze nutritive,
soprattutto di azoto, possa permettere una più precisa gestione della fertilizzazione. Questa
prevede ridotti impieghi di concime all’impianto, seguiti da interventi frazionati di copertura
determinati sulla base dell’effettivo stato nutrizionale della coltura. Tale modo di operare
richiede la disponibilità di strumenti diagnostici affidabili. Alcuni di questi si sono già
affermati presso i produttori, soprattutto in Nord America e Nord Europa, altri sono ancora in
fase di verifica sperimentale. Permettono di determinare la concentrazione di azoto nitrico
nei piccioli o nelle parti terminali degli steli (o di stimare, sulla base delle caratteristiche
ottiche delle piante, il contenuto di clorofilla e azoto totale di singole foglie). Con un diverso
grado di precisione e rapidità della misura, fanno in modo che il produttore possa intervenire
tempestivamente con la concimazione, se necessaria.
La tecnica più idonea per una distribuzione frazionata e razionale dei concimi appare la
fertirrigazione (i nutrienti disciolti nell’acqua vengono applicati con il rifornimento idrico) che
permette:
1) frequenti piccole applicazioni di fertilizzanti, riducendo il rischio di allontanamento dei
nutrienti per ruscellamento;
2) riduzione dell’apporto di nutrienti, soprattutto quando abbinata a strumenti di
monitoraggio;
3) un livello di umidità nella zona radicale sempre elevato, evitando una eccessiva
concentrazione della soluzione circolante;
4) minore utilizzo di manodopera.
Tale tecnica assume notevole importanza nei terreni pacciamati, dove i concimi dovrebbero
essere altrimenti distribuiti nella loro totalità prima dell'impianto della coltura. I risultati
hanno messo in luce che con la fertirrigazione guidata da strumenti diagnostici ottici si è in
grado di ridurre considerevolmente gli input azotati al pomodoro da industria. Con questa
tecnica si sono infatti distribuite quantità di azoto variabili tra il 30 e 60% circa rispetto alla
coltura concimata in modo convenzionale con concimi granulari, senza penalizzare le rese e
con l’ottenimento di bacche di maggiore pezzatura. L’efficienza della fertilizzazione azotata è
aumentata considerevolmente in seguito all’adozione di questi sistemi.
Progetto “Riduzione impatto ambientale nella serricoltura meridionale” (Consorzio di ricerca
ITES)
Una importante ricerca in questo campo ha il titolo “Riduzione dell’impatto ambientale nella
serricoltura meridionale”, con referente scientifico Prof. Alfonso Sciortino ed Ente
attuatore Consorzio di ricerca I.Te.S.
Il programma si è prefisso di migliorare gli aspetti quali-quantitativi delle produzioni orticole
delle specie più coltivate in serra, riducendone i costi di produzione e soprattutto adottando
tutti quegli accorgimenti ritenuti utili a ridurre l’impatto ambientale avviando nel contempo
un indirizzo rivolto verso l'orticoltura organica (biologica).
Le azioni sviluppate si sono prefisse l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale che le colture
protette provocano. Le azioni promosse mirano alla riduzione dei quantitativi dei materiali
plastici impiegati, all’utilizzazione di nuovi manufatti ecocompatibili, al miglioramento
dell’efficienza dei fattori di produzione nonché all’utilizzazione esclusiva di sistemi e metodi
colturali organici (biologici). La riduzione dei film plastici annualmente consumati è
conseguibile attraverso la riduzione dello spessore o l’aumento della loro vita media.
Dimezzare lo spessore dei film o raddoppiare la loro durata equivarrebbe a dimezzare la
immissione nell’ambiente di prodotti poco degradabili. I problemi relativi allo smaltimento
dei materiali plastici risulta oneroso e poco agevole, per cui le industrie chimiche si stanno
orientando anche verso la produzione di prodotti innovativi ottenuti da sostanze organiche
(bioplastiche) che una volta immesse nell’ambiente vanno incontro a fenomeni di
degradazione batterica.
0
Le attuali tecniche di coltivazione spesso sono poco rispettose dell’ambiente e nei casi
estremi possono risultare anche inquinanti. Basti considerare i sistemi e metodi di
distribuzione degli antiparassitari in serra, le dosi e le modalità di somministrazione dei
concimi chimici, dei geodisinfestanti, ecc. Le accuse più frequenti mosse ai prodotti
exstrastagionali attengono alla scarsa salubrità attribuibile alla smoderata utilizzazione di
prodotti chimici di sintesi per il loro ottenimento. Occorre pertanto rivedere nella filiera
produttiva sotto serra le tecniche, oggi generalizzate, per rimuovere inconvenienti spesso
ben motivati attraverso l’utilizzazione di mezzi e tecniche innovative rispettose dell’ambiente,
non trascurando gli aspetti attinenti alle produzioni biologiche verso cui una larga fascia di
consumatori è orientata. Le attività del progetto hanno riguardato:
1. Controllo dei patogeni terricoli con sistemi compatibili;
2. Valutazione di manufatti plastici innovativi per la copertura delle serre e la
pacciamatura del terreno nel rispetto dell’ambiente;
3. Ottimizzazione dei trattamenti antiparassitari in serra per ridurre l’impatto
ambientale e salvaguardare la salubrità dei prodotti;
4. Messa a punto di protocolli colturali per la produzione di specie ortive in biologico;
5. Aspetti sulla qualità degli ortaggi.
Per quanto riguarda la valutazione di manufatti plastici innovativi per la copertura delle serre
e la pacciamatura del terreno nel rispetto dell’ambiente, la ricerca scientifica nel settore dei
materiali plastici utilizzati nelle colture protette persegue due finalità apparentemente
contrapposte ma che in effetti tendono entrambe a ridurre l’impatto ambientale che la loro
applicazione allo stato attuale comporta. Per un verso si ricercano nuove molecole e nuove
mescole suscettibili di polimerizzazione e plastificazione per aumentare la trasmittanza,
l’effetto termico (effetto serra), la durata e la resistenza. Per un altro verso la ricerca è
orientata verso la produzione di bioplastiche degradabili in tempi relativamente brevi una
volta espletato il loro effetto pacciamante. Nel primo caso l’obiettivo è quello di migliorare la
performance dei teli di copertura e nello stesso tempo ridurre, attraverso l’aumento della
durata e l’assottigliamento dei film, la quantità di materiale di difficile decomposizione
nell’ambiente. Nel secondo caso l’obiettivo è di produrre materiali plastici ecocompatibili
perfettamente inseribili in un normale ciclo di degradazione della sostanza organica.
I nuovi film provati hanno messo in evidenza, la possibilità di ridurre l’impatto ambientale
migliorando contemporaneamente gli aspetti produttivi della coltura di pomodoro. Tutti i
materiali provati o non si sono differenziati rispetto al controllo (PE + EVA) o hanno
consentito incrementi produttivi e spesso miglioramenti qualitativi. Sotto l’aspetto biologico,
i materiali a lunga vita hanno impresso alla coltura ritmi di accrescimento più intensi rispetto
al controllo, tanto da far rilevare a fine ciclo produttivo altezze medie delle piante
notevolmente diversificate. Anche i materiali pacciamati hanno impresso alla coltura un
diverso ritmo di accrescimento. Per quanto riguarda l’aspetto produttivo non sono state
osservate differenze sostanziali anche se, il materiale biodegradabile ha fatto rilevare un calo
produttivo ai limiti della significatività statistica. Il contenuto in solidi solubili nei frutti e il
peso medio degli stessi invece, sono risultati del tutto analoghi.
La problematica dei trattamenti antiparassitari in serra è di notevole importanza ed attualità
perché ad essa è correlata la produttività delle colture, la salvaguardia dell’ambiente e della
salute umana, aspetti questi ultimi che dovrebbero rappresentare gli obiettivi prioritari di
qualsiasi attività agricola. La difesa dell’ambiente attraverso un appropriato uso del prodotto
chimico ha anche una immediata ricaduta economica sull’agricoltore in quanto rappresenta
un risparmio di antiparassitario utilizzato. Se da un lato la chimica dei prodotti antiparassitari
ha messo a punto formulati sempre più efficaci e specifici, utilizzabili a dosaggi sempre più
bassi e con tossicità sempre più ridotta, dall’altro lato l’industria meccanica produttrice dei
mezzi di distribuzione è costantemente rivolta alla ricerca del modo migliore per far
pervenire efficacemente tali prodotti sulla coltura. Il programma di ricerca si è proposto di
mettere a punto soluzioni che rendano minime le perdite di prodotti antiparassitari
distribuiti alle colture agrarie e che garantiscano contestualmente la salute dell’operatore
attraverso l’automazione dei trattamenti nelle serre.
Dal punto di vista delle tecniche di distribuzione in particolare sono state individuati gli
attrezzi disponibili oggi sul mercato che risultano più idonei ad essere utilizzati nella serra
“mediterranea” e quindi ad essere installati nelle motrici. Dal punto di vista delle tecniche di
irrorazione, la ricerca ha perseguito:
•
La massima uniformità e copertura delle vegetazioni, abbinate ad un’adeguata
penetrazione;
•
Il raggiungimento della dose necessaria a combattere i parassiti evitando pericolosi
accumuli o carenze, la limitazione di perdite per scorrimento, gocciolamento e
deriva;
•
La riduzione dei tempi di lavorazione, per il contenimento dei costi e per l’aumento
della tempestività di intervento.
Quindi è da prevedere nell’ambito del presente programma una serie di attività di
sensibilizzazione degli agricoltori e di promozione delle “buone pratiche” in campo
ambientale per la serricoltura che permettano una progressiva trasformazione delle pratiche
correnti nelle serre già esistenti in senso di migliore sostenibilità ambientale.
In particolare andrà previsto:
-
la concessione del marchio del Parco (declinato in modo diverso per le aree interne
all’area protetta e per le aree dell’area contigua) alle sole attività che adottino
pratiche di sostenibilità in modo adeguato;
-
lo sviluppo di specifici progetti che supportino gli agricoltori che intendono passare
al biologico o comunque adottare pratiche di maggiore sostenibilità ambientale
come quelle descritte;
-
l’autorizzazione nel Parco di nuove strutture serricole solo qualora adottino standard
minimi di sostenibilità ambientale definiti dall’organismo di gestione del Parco;
-
la realizzazione di corsi di formazione ed informazione sulle possibilità tecniche in
materia di serricoltura sostenibile.
F1. Coinvolgimento delle strutture sovra-aziendali (cooperative agricole)
nella gestione del programma ed in particolare del Marchio del Parco e del Marchio
"Spazio Circeo"
Sul territorio del Parco e – soprattutto – dell’area contigua operano molte importanti
strutture sovra-aziendali (soprattutto cooperative) agricole, che curano le filiere della
produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti, soprattutto sul mercato
europeo. Molte di queste strutture operano già con disciplinari di tipo biologico, di lotta
integrata o – più frequentemente – in generale di qualità secondo le richieste del mercato
nord-europeo, al quale generalmente si rivolgono.
È quindi strategico per l’Ente Parco, nel momento in cui intende inserire nel sistema agricolo
un approccio relativo alla qualità ambientale dei prodotti e più in generale di sostenibilità
ambientale, aprire relazioni di collaborazione con queste realtà, sviluppando la propria
azione sull’area contigua – ma anche sulle attività agricole all’interno dell’area protetta – con
i soggetti che più possono influenzare le scelte dei singoli agricoltori. Inoltre si tratta di
soggetti già abituati a ragionare in ottica di sistema, di filiera e di disciplinari, pertanto se si
riuscisse a condividere gli obiettivi della gestione sarebbe oltremodo efficiente un genere di
approccio di questo tipo.
Una azione del Programma in oggetto potrebbe quindi essere quella di costituire un “tavolo
tecnico” e di collaborazione con le strutture cooperative, in modo da condividerne i
contenuti , le strategie e le soluzioni. In particolare lo sviluppo del sistema dei marchi del
Parco potrebbe essere un valore aggiunto per le produzioni, e quindi permettere di trovare
un interesse nelle strutture cooperative agricole per un lavoro comune.
G1. Monitoraggio ambientale delle produzioni agricole
È necessario sviluppare un approccio di tipo gestionale alla valutazione dell’impatto delle
attività agricole sull’ambiente del Parco (e nell’Area Contigua), inserendo articolate attività di
monitoraggio sulle produzioni – con il coinvolgimento dei tecnici agronomi dei produttori e
di valutatori indipendenti gestiti dall’Ente Parco in collaborazione con le strutture competenti
(ARPA-ARSIAL) che verifichino, direttamente e con indicatori di tipo analitico:
-
Le quantità di nutrienti azotati o fosfati immesse;
-
Le quantità di pesticidi immesse;
-
Le deiezioni degli allevamenti animali;
-
Le quantità di acqua utilizzate, le fonti di approvvigionamento e il bilancio idrico
aziendale;
-
Il risultato sugli ecosistemi (es. tracciamento delle immissioni in falda, ecc…);
-
Il rapporto tra gli ecosistemi e i sistemi agricoli (es. indicatori come Farmland Bird
Index, su protocollo MATTM-MiPAF).
Tali analisi dovranno essere effettuate in modo comparativo per i prodotti a Marchio del
Parco e per quelli che non ne dispongono, e altrettanto va previsto per il Marchio “Spazio
Circeo” nell’area contigua.
Normative, regolamentazione e prescrizioni principali da inserire negli
strumenti di pianificazione del Parco
Alla luce di quanto sopra descritto, si delineano alcune indicazioni per le normative di Piano,
di Regolamento e relative prescrizioni (da utilizzare anche in sede di espressione del parere
del Parco nell’ambito della procedura di Valutazione di Incidenza nella ZPS e nei SIC) in
ambito agricolo.
QUADRO SINOTTICO - PROGRAMMA PER LA SOSTENIBILITA' DELL'AGRICOLTURA NEL PARCO E NELL'AREA CONTIGUA
(PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO)
Codice
Azione
A1
Marchio del Parco e dello "Spazio
Circeo"
A2
Azioni di commercializazione locale Misura 124 (Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti,
Menu locale del Parco a km zero
dei prodotti agricoli (Filiera Corta) processi e tecnologie, nel settore agricolo, alimentare e forestale)
A3
Distributori automatici locali di
prodotti di qualità ambientale
Misura 123 (Accrescimento valore aggiunto dei prodotti agricoli e
Distributori nelle aree commerciali
forestali)
Distributori nelle aree commerciali
Interventi di rete a servizio della
filiera bufalina
Misura 121 (Ammodernamento delle aziende agricole), comparto
Latte trasformato "acquisto di macchine ed attrezzature ad alto
contenuto tecnologico e a basso consumo energetico per la
conservazione e trasformazione del latte C B D ammodernamento, realizzazione e riconversione delle strutture
Stalle sociali e/o caseifici sociali,
aziendali finalizzate alla realizzazione della filiera corta caseifici aziendali
Adeguamenti strutturali per la riconversione aziendale volta al
sostegno delle produzioni biologiche e di qualità legate alla
tradizione del territorio - investimenti per la realizzazione di
sistemi di allevamento idonei all'utilizzo fertilizzante e/o
energetico degli effluenti zootecnici"
Stalle sociali o caseificio sociale
B1
Collegamenti con PSR
Parco
Aiuti per l’adeguamento strutturale e per le attività di
Marchio del Parco declinato per livelli
trasformazione e commercializzazione, funzionali all’adesione ai
di qualità
sistemi di qualità (misure 121 e 123)
Marchio del Parco alla Mozzarella di
Bufala DOP prodotta nel Parco
B2
Interventi di rete a servizio della
filiera della pesca e dell'itticoltura
Area Contigua
Marchio dello "Spazio Circeo"
declinato per livelli di qualità
Menu locale dello "Spazio Circeo"
-
Definizione degli spazi e degli standard
per l'itticoltura e mitilicoltura
estensiva nel Lago di Paola
Attività di pesca sperimentale gestita
dal CFS nei tre laghi del Complesso dei Laghi
Marchio del Parco ai prodotti ittici
pescati nel Parco
C1
Sviluppo del sistema
dell'agriturismo
Marchio del Parco alle strutture
Misura 311 (Diversificazione verso attività non agricole), Azione 3
agrituristiche nel Parco, differenziato
(Sostegno all'offerta agrituristica)
per livelli di qualità
Menu locale del Parco
Marchio "Spazio Circeo" ai
prodotti ittici pescati nell'area
contigua a mare
Marchio "Spazio Circeo" alle
strutture agrituristiche nell'area
contigua
Menu locale dello "Spazio Circeo"
D1
Sviluppo della produzione biologica Misura 214; Misura 132 (Sostegno agli agricoltori che partecipano Incentivi ulteriori e complementari per
e biodinamica
ai sistemi di qualità alimentare)
biologico e biodinamico
D2
Promozione di un menù biologico
con prodotti provenienti dal
territorio nella ristorazione locale
E1
Ulteriori incentivazioni oltre a
quelle previste dal PSR per il set
aside di lungo termine (siepi,
habitat marginali)
E2
Misura 121 (Ammodernamento delle aziende agricole), comparto
ortofrutticolo "Realizzazione ed ammodernamento di strutture
per produzione in ambiente controllato che utilizzino tecnologie
ed impiantistiche ad alto contenuto innovativo per la gestione
Possibili misure compensative di
integrata delle variabili microambientali e per il contenimento dei
adattamento ambientale per la
costi energetici - impianti di irrigazione che consentano un
produzione serricola ed intensiva in
risparmio, una migliore utilizzazione e recupero della risorsa
campo
acqua". Nel caso di costruzione di serre dovrà essere prodotta
una valutazione di sostenibilità ambientale che dovrà tener
conto, tra l’altro, dell’efficienza in termini di consumi energetici e
di acqua.
Menù biologico del Parco (marchio)
Menù biologico dello "Spazio
Circeo"
Misura 114 (Utilizzo servizi di consulenza) per il rispetto dei
Incentivi ulteriori e complementari per
Criteri di Gestione Obbligatori e per le Buone Condizioni
set aside aree marginali
Agronomiche e Ambientali
Progetto "Serra Sostenibile",
incentivazioni economiche e
agevolative e condizione per il
Marchio del Parco
Progetto "Serra Sostenibile",
incentivazioni agevolative e
condizione per il Marchio "Spazio
Circeo"
Idem
Interventi regolamentari per limitare
la superficie aziendale gestibile a
serra; gestione dell'esistente da un
punto di vista autorizzativo; vincolare
nuove realizzazioni agli standard
ambientali.
Misura 311 (Diversificazione verso attività non agricole), Azione 4
(Sostegno alla produzione di energia da Fonti Energetiche
Rinnnovabili); Misura 121 (Ammodernamento aziende agricole):
per investimenti relativi alla produzione di energia da fonti
rinnovabili sono ammissibili esclusivamente gli impianti volti alla
produzione di energia termica e/o elettrica che utilizzano
materiale organico di origine vegetale o animale proveniente per Interventi per incentivare l'utilizzo di
almeno i 2/3 dall’azienda, nonché da fonti fotovoltaiche o produzione di energia rinnovabile, in
eoliche. La potenzialità produttiva dell’impianto dovrà essere particolare solarizzazione delle serre
commisurata ai fabbisogni energetici aziendali e La potenza
massima degli impianti dovrà essere non superiore a 1 MW. Per
la realizzazione degli interventi si dovrà tener conto della
normativa vigente in materia di Valutazione di Impatto
Ambientale (VIA) nonché degli obblighi connessi alla Valutazione
di Incidenza nel caso si intervenga in siti della Rete Natura 2000.
Vincolare nuove realizzazioni
nell'area contigua a standard
ambientali (più leggeri che nel
Parco); condizione per il Marchio
"Spazio Circeo".
Interventi per incentivare l'utilizzo
di produzione di energia
rinnovabile, in particolare
solarizzazione delle serre
Interventi compensativi nell'ambito
aziendale di set aside o creazione di
ecosistemi filtro.
-
F1
Coinvolgimento delle strutture
sovraziendali (cooperative agricole)
nella gestione del programma ed in Misura 115 - Servizi di assistenza alla gestione
particolare del Marchio del Parco e
del Marchio "Spazio Circeo"
Tavolo tecnico per lo sviluppo del
sistema dei marchi
Tavolo tecnico per lo sviluppo del
sistema dei marchi
G1
Monitoraggio ambientale delle
produzioni agricole
Definizione di un sistema di
monitoraggio ambientale delle
produzioni agricole a Marchio del
Parco e senza
Definizione di un sistema di
monitoraggio ambientale delle
produzioni agricole a Marchio
"Spazio Circeo" e senza
Asse II (Misure 213, 214, 216, 221, 222, 223)
ALLEGATO
SISTEMA DEL MARCHIO DEL PARCO
Introduzione
La legge del 6 dicembre 1991 n. 394 “Legge Quadro sulle aree naturali protette” e la sua modificazione principale approvata nel 1998 con la legge n. 426,
sottolineano il ruolo del parco nazionale del qualificare e valorizzare il sistema socioeconomico locale quale elemento integrante del sistema ambientale e
della sua tutela. Con queste norme, in attuazione dei principi enunciati già dalla fine degli anni ’70 da Valerio Giacomini per le aree protette italiane e per
quelle sulla scala internazionale nell’ambito del lavoro da lui svolto nell’ambito dell’UNESCO in collaborazione con Francesco Di Castri, è stata
definitivamente superata la concezione di una opposizione tra presenza umana e tutela degli ecosistemi, pur riconoscendo gli impatti che le attività
antropiche possono avere su di essi.
Nel disegno della legge del 1991 il marchio del parco nazionale ha un ruolo importante quale fattore di valorizzazione delle produzioni e delle attività
locali, con un implicito indirizzo nell’utilizzo dello stesso come bandiera del marketing territoriale nelle aree protette.
Con questa idea, si intende sviluppare attraverso l’approvazione di un disciplinare per l’applicazione del Sistema del Marchio del Parco Nazionale del
Circeo uno strumento che abbia due finalità parallele:
a) Qualificare e comunicare l’offerta turistica, agricola ed artigianale locale attraverso l’utilizzo del marchio del Parco, con un approccio di marketing
territoriale, dando al pubblico un’informazione trasparente sulla qualità ambientale dei servizi resi e promuovendo il territorio del Parco ed i suoi
prodotti come di particolare valore e qualità;
b) Esprimere un valore aggiunto per le attività turistiche, agricole ed artigianali locali in modo da renderle più competitive sul mercato in un momento
come quello corrente di particolare crisi economica.
Lo sviluppo del sistema viene effettuato in stretta collaborazione con la Camera di Commercio di Latina, con la quale l’Ente Parco ha un protocollo di
intesa e di collaborazione, con Confindustria, le associazioni degli operatori agricoli, gli EE.LL. e gli altri soggetti presenti sul territorio.
Organizzazione del sistema
Attività e prodotti sul territorio del Parco Nazionale del Circeo
Attività e prodotti nell’area contigua del Parco Nazionale del Circeo
Significato del Marchio e livelli di qualità
Marchio “PN Circeo Verde” e “Spazio Circeo Verde”
Marchio “PN Circeo Oro” e “Spazio Circeo Oro”
Marchio “PN Circeo Base (argento)” e “Spazio Circeo Base (argento)”
Tipologie di prodotti e servizi
Le tipolologie di aziende e servizi che possono accedere, in base a diversi requisiti e criteri, al Marchio sono i seguenti.
Settore agricolo
- Aziende produttrici in agricoltura e loro prodotti;
- Agriturismi;
- Fattorie didattiche.
Settore turistico
- Alberghi;
- Bed and Breakfast e Affittacamere;
- Campeggi e altra ricettività extralberghiera;
- Strutture del turismo balneare (stabilimenti balneari, chioschi);
- Ristorazione;
- Servizi del turismo ambientale (Visite Guidate, …).
Criteri di accesso per le attività agricole - I criteri di accesso al rispettivo marchio della zona “Parco” e della zona “Area Contigua” sono identici, ma
ovviamente danno accesso allo specifico marchio.
Per le aziende produttrici in agricoltura e loro prodotti
Marchio “Verde”
Adesione
1. Aziende che producono in agricoltura
aziendale
biologica o biodinamica certificate da
sistemi di controllo europeo;
2. Se presente produzione in serra, adesione a
protocollo di intesa per diminuzione
impatto delle stesse.
Utilizzabilità del
marchio
1.
2.
Sui prodotti biologici o biodinamici;
Sugli altri prodotti rispettivamente Marchio
“Oro” o “Base”, se rispondenti ai livelli di
criterio inferiori.
1.
2.
1.
Marchio “Oro”
Aziende che producono in sistema di
transizione al biologico o in “lotta
integrata”, o in disciplinari di qualità
riconosciuti con sistemi di controllo sul
prodotto;
Se presente produzione in serra,
adesione a protocollo di intesa per
diminuzione impatto delle stesse.
Sui prodotti in transizione al biologico o
in “lotta integrata”, o in disciplinari di
qualità riconosciuti con sistemi di
controllo sul prodotto
1.
2.
1.
Marchio “Base”
Aziende che aderiscono a protocollo di
intesa con l’Ente Parco che preveda in un
tempo determinato l’avvio della transizione
al biologico, o l’attuazione di forme di “lotta
integrata” o in disciplinari di qualità
riconosciuti con sistemi di controllo sul
prodotto;
Se presente produzione in serra, adesione a
protocollo di intesa per diminuzione
impatto delle stesse.
Sui prodotti aziendali.
Per cooperative di produttori agricoli
Adesione
cooperativa
1.
2.
Marchio “Verde”
Cooperative con Aziende Associate che
producono almeno parzialmente in
agricoltura biologica o biodinamica
certificate da sistemi di controllo europeo;
Se presente produzione in serra, adesione a
protocollo di intesa per diminuzione
impatto delle stesse.
1.
2.
Marchio “Oro”
Cooperative con Aziende Associate che
producono in sistema di transizione al
biologico o in “lotta integrata”, o in
disciplinari di qualità riconosciuti con
sistemi di controllo sul prodotto;
Se presente produzione in serra,
adesione a protocollo di intesa per
diminuzione impatto delle stesse.
1.
2.
Marchio “Base”
Cooperative di produzione agricola che
aderiscono a protocollo di intesa con l’Ente
Parco che preveda in un tempo
determinato l’avvio della transizione al
biologico, o l’attuazione di forme di “lotta
integrata” o in disciplinari di qualità
riconosciuti con sistemi di controllo sul
prodotto per almeno una percentuale delle
aziende associate;
Se presente produzione in serra, adesione a
protocollo di intesa per diminuzione
impatto delle stesse.
Utilizzabilità del
marchio
1.
2.
Sui prodotti biologici o biodinamici delle
Aziende Associate;
Sugli altri prodotti rispettivamente Marchio
“Oro” o “Base”, se rispondenti ai livelli di
criterio inferiori.
1.
2.
Sui prodotti delle Aziende Associate in
transizione al biologico o in “lotta
integrata”, o in disciplinari di qualità
riconosciuti con sistemi di controllo sul
prodotto;
Sugli altri prodotti Marchio “Base”, se
rispondenti ai livelli di criterio inferiori.
1.
Sui prodotti delle Aziende Associate.
Per attività Agrituristiche
Adesione
aziendale
1.
2.
3.
Utilizzabilità del
marchio
1.
2.
Marchio “Verde”
Aziende che producono in agricoltura
biologica o biodinamica certificate da
sistemi di controllo europeo;
Sottoscrizione di protocollo di intesa con
Ente Parco per l’utilizzo dei prodotti
aziendali, la riduzione dei consumi e dei
rifiuti prodotti in azienda e per la qualità del
servizio;
Se presente produzione in serra, adesione a
protocollo di intesa per diminuzione
impatto delle stesse.
Sull’attività agrituristica, purché utilizzi i
prodotti biologici o biodinamici dell’azienda
e aderisca al Protocollo con l’Ente Parco;
Sui menù aziendali.
1.
2.
3.
1.
2.
Marchio “Oro”
Aziende che producono in sistema di
transizione al biologico o in “lotta
integrata”, o in disciplinari di qualità
riconosciuti con sistemi di controllo sul
prodotto;
Sottoscrizione di protocollo di intesa
con Ente Parco per l’utilizzo dei prodotti
aziendali, la riduzione dei consumi e dei
rifiuti prodotti in azienda e per la qualità
del servizio;
Se presente produzione in serra,
adesione a protocollo di intesa per
diminuzione impatto delle stesse.
Sull’attività agrituristica, purché utilizzi i
prodotti in transizione al biologico o in
“lotta integrata”, o in disciplinari di
qualità riconosciuti con sistemi di
controllo sul prodotto;
Sui menù aziendali.
1.
2.
Marchio “Base”
Aziende che aderiscono a protocollo di
intesa con l’Ente Parco che preveda l’avvio
della transizione al biologico, o l’attuazione
di forme di “lotta integrata” o in disciplinari
di qualità riconosciuti con sistemi di
controllo sul prodotto;
Utilizzo di prodotti aziendali e/o di prodotti
biologici, biodinamici o di lotta integrata o
con disciplinare.
1. Sull’attività agrituristica;
2. In caso di utilizzo di prodotti di altre
aziende del territorio con Marchio
“Verde” o “Oro”, possibilità di utilizzare
il marchio nei menù aziendali.
Fattorie Didattiche di aziende agricole
Adesione
aziendale
1.
2.
3.
Utilizzabilità del
marchio
1.
Marchio “Verde”
Aziende che producono in agricoltura
biologica o biodinamica certificate da
sistemi di controllo europeo;
Sottoscrizione di protocollo di intesa con
Ente Parco per l’utilizzo dei prodotti
aziendali, la riduzione dei consumi e dei
rifiuti prodotti in azienda e per la qualità del
servizio;
Se presente produzione in serra, adesione a
protocollo di intesa per diminuzione
impatto delle stesse.
Sull’attività di servizi di fattoria didattica.
1.
2.
3.
1.
Marchio “Oro”
Aziende che producono in sistema di
transizione al biologico o in “lotta
integrata”, o in disciplinari di qualità
riconosciuti con sistemi di controllo sul
prodotto;
Sottoscrizione di protocollo di intesa
con Ente Parco per l’utilizzo dei prodotti
aziendali, la riduzione dei consumi e dei
rifiuti prodotti in azienda e per la qualità
del servizio;
Se presente produzione in serra,
adesione a protocollo di intesa per
diminuzione impatto delle stesse.
Sull’attività di servizi di fattoria
didattica.
3.
4.
1.
Marchio “Base”
Aziende che aderiscono a protocollo di
intesa con l’Ente Parco che preveda l’avvio
della transizione al biologico, o l’attuazione
di forme di “lotta integrata” o in disciplinari
di qualità riconosciuti con sistemi di
controllo sul prodotto;
Utilizzo di prodotti aziendali e/o di prodotti
biologici, biodinamici o di lotta integrata o
con disciplinare.
Sull’attività di servizi di fattoria didattica.
Durata del marchio
Triennale, rinnovabile previa verifica del permanere dei requisiti di accesso.
Altri requisiti generali
Strutture regolari a norma di legge (o con procedimenti di sanatoria avviati e/o procedibili) e non avere subito condanne o non avere procedimenti pendenti per
violazioni di tipo ambientale o edilizio (requisito del titolare e/o della struttura anche se riferita a precedenti gestioni).
Criteri di accesso per strutture turistiche (Alberghi), extralberghieri e/o di ristorazione
Adesione
aziendale
1.
2.
3.
Marchio “Verde”
Aziende alberghiere certificate da sistemi di
qualità ambientale con controllo europeo
(EMAS, ISO 14001);
OPPURE
Aziende alberghiere e/o di ristorazione
(inclusi agriturismi) che adottino almeno un
“Menù Bio del Parco” composto per
almeno il 50% da materie prime “Marchio
Verde” di aziende agricole del Parco (nel
primo anno sostituibili da prodotti “Bio”
non del territorio), e per il restante da
prodotti comunque Bio, e/o DOC e IGT del
territorio della Provincia di LT, e/o da
prodotti tipici da liste riconosciute della
Provincia di Latina;
OPPURE
Aziende alberghiere e/o di ristorazione
(inclusi agriturismi) che adottino almeno un
piatto (portata) “Piatto Bio del Parco”,
composto da materie prime “Marchio
Verde” di aziende agricole del Parco;
1.
2.
3.
4.
Marchio “Oro”
Aziende alberghiere in percorso di
certificazione di sistemi di qualità
ambientale con controllo europeo
(EMAS, ISO 14001);
OPPURE:
Aziende alberghiere con certificazione
dei servizi (ISO 9001) e sottoscrizione di
protocollo di intesa con Ente Parco per
l’utilizzo dei prodotti aziendali, la
riduzione dei consumi e dei rifiuti
prodotti in azienda e per la qualità del
servizio;
OPPURE:
Aziende alberghiere già partecipanti al
Progetto S&A del Parco Nazionale del
Circeo e sottoscrizione di protocollo di
intesa con Ente Parco per l’utilizzo dei
prodotti aziendali, la riduzione dei
consumi e dei rifiuti prodotti in azienda
e per la qualità del servizio;
OPPURE
Aziende alberghiere e/o di ristorazione
(inclusi agriturismi) che adottino almeno
un “Menù Locale del Parco” composto
per almeno il 50% da materie prime
“Marchio Oro” di aziende agricole del
Parco (nel primo anno sostituibili da
prodotti “Bio” non del territorio), e per
il restante da prodotti comunque Bio,
1.
1.
2.
Marchio “Base”
Aziende che aderiscono a protocollo di
intesa con l’Ente Parco che preveda
l’utilizzo di prodotti locali, la riduzione dei
consumi e dei rifiuti prodotti in azienda e
per la qualità del servizio; e l’impegno entro
un determinato periodo ad avviare un
percorso di certificazione ambientale;
OPPURE
Aziende alberghiere e/o di ristorazione
(inclusi agriturismi) che adottino almeno un
“Menù Locale del Parco” composto per
almeno il 50% da materie prime “Marchio
Base” di aziende agricole del Parco (nel
primo anno sostituibili da prodotti “Bio”
non del territorio), e per il restante da
prodotti comunque Bio, e/o DOC e IGT del
territorio della Provincia di LT, e/o da
prodotti tipici da liste riconosciute della
Provincia di Latina;
Aziende alberghiere e/o di ristorazione
(inclusi agriturismi) che adottino almeno un
piatto (portata) “Piatto Locale del Parco”,
composto da materie prime “Marchio
Base” di aziende agricole del Parco.
Utilizzabilità del
marchio
1.
2.
3.
Per le aziende di cui al punto 1 sopra:
sull’attività alberghiera;
Per le aziende di cui al punto 2 sopra: sul
“Menù Bio del Parco”;
Per le aziende di cui al punto 3 sopra: sul
solo “Piatto Bio del Parco” nei menu della
ristorazione.
e/o DOC e IGT del territorio della
Provincia di LT, e/o da prodotti tipici da
liste riconosciute della Provincia di
Latina;
OPPURE
5. Aziende alberghiere e/o di ristorazione
(inclusi agriturismi) che adottino almeno
un piatto (portata) “Piatto Locale del
Parco”, composto da materie prime
“Marchio Oro” di aziende agricole del
Parco;
1. Per le aziende di cui al punto 1, 2 e 3
sopra: sull’attività alberghiera;
2. Per le aziende di cui al punto 4 sopra:
sul “Menù Locale Oro del Parco”;
3. Per le aziende di cui al punto 5 sopra:
sul solo “Piatto Locale Oro del Parco”
nei menu della ristorazione.
1.
2.
3.
Per le aziende di cui al punto 1 sopra:
sull’attività alberghiera;
Per le aziende di cui al punto 2 sopra: sul
“Menù Locale del Parco”;
Per le aziende di cui al punto 3 sopra: sul
solo “Piatto Locale del Parco” nei menu
della ristorazione.
Per le strutture balneari (stabilimenti e chioschi)
Per quanto riguarda eventuali attività di ristorazione erogate, vedi tabella per “Alberghi e ristorazione”. Nello specifico per le attività balneari:
Marchio “Verde”
Marchio “Oro”
Marchio “Base”
Adesione
aziendale
1.
Aziende balneari certificate da sistemi di
qualità ambientale con controllo europeo
(EMAS, ISO 14001);
OPPURE:
2. Aziende balneari che adottino un protocollo
di intesa con l’Ente Parco che preveda tutte
le seguenti prescrizioni:
- Adozione di raccolta differenziata dei
rifiuti almeno per carta, lattine (al),
plastica, vetro e frazione umida;
1.
Aziende balneari in percorso di
certificazione di sistemi di qualità
ambientale con controllo europeo
(EMAS, ISO 14001);
OPPURE:
3. Aziende balneari che adottino un
protocollo di intesa con l’Ente Parco che
preveda la maggior parte delle seguenti
prescrizioni:
Obbligatorie:
1.
Aziende balneari che aderiscono a
protocollo di intesa con l’Ente Parco che
preveda l’utilizzo di prodotti locali, la
riduzione dei consumi e dei rifiuti prodotti
in azienda e per la qualità del servizio; e
l’impegno entro un determinato periodo ad
avviare un percorso di certificazione
ambientale o di adozione di misure più
stringenti (Marchio Oro o Verde);
-
-
-
-
Utilizzo di fonti energetiche sostenibili
(pannelli solari) per la produzione di
acqua calda;
Utilizzo di fonti energetiche sostenibili
(pannelli solari, microeolico) per la
produzione di elettricità;
Sistemi di risparmio energetico per
l’illuminazione;
Sistemi di risparmio dell’utilizzo di
acqua;
Scarichi fognari controllati;
Facilitazione dell’accesso ciclabile;
Informazioni ai visitatori sui valori e gli
scopi dell’Ente Parco;
Sensibilizzazione degli utenti sulla
riduzione degli impatti da rifiuti, utilizzo
della duna (passarelle, ecc…) e rispetto
dell’ambiente in genere attraverso
cartellonistica e opportuna informazione
diretta;
Sensibilizzazione su utilizzo di forme di
mobilità sostenibile.
[NB: Per l’attuazione di tali protocolli di
intesa l’Ente Parco promuoverà specifica
formazione professionale per gli operatori che
aderiranno]
-
Adozione di raccolta differenziata dei
rifiuti almeno per carta, lattine (al),
plastica, vetro e frazione umida;
- Sistemi di risparmio energetico per
l’illuminazione;
- Sistemi di risparmio dell’utilizzo di
acqua;
- Scarichi fognari controllati;
- Facilitazione dell’accesso ciclabile;
- Informazioni ai visitatori sui valori e
gli scopi dell’Ente Parco;
- Sensibilizzazione degli utenti sulla
riduzione degli impatti da rifiuti,
utilizzo della duna (passarelle, ecc…)
e rispetto dell’ambiente in genere
attraverso
cartellonistica
e
opportuna informazione diretta;
- Sensibilizzazione su utilizzo di forme
di mobilità sostenibile.
Facoltative:
- Utilizzo
di
fonti
energetiche
sostenibili (pannelli solari) per la
produzione di acqua calda;
- Utilizzo
di
fonti
energetiche
sostenibili
(pannelli
solari,
microeolico) per la produzione di
elettricità;
[NB: Per l’attuazione di tali protocolli di
intesa l’Ente Parco promuoverà specifica
formazione professionale per gli operatori che
aderiranno]
Obbligatorie:
- Adozione di raccolta differenziata dei
rifiuti almeno per carta, lattine (al),
plastica, vetro e frazione umida;
- Scarichi fognari controllati;
- Informazioni ai visitatori sui valori e gli
scopi dell’Ente Parco;
- Sensibilizzazione degli utenti sulla
riduzione degli impatti da rifiuti, utilizzo
della duna (passarelle, ecc…) e rispetto
dell’ambiente in genere attraverso
cartellonistica e opportuna informazione
diretta;
Facoltative:
- Sistemi di risparmio energetico per
l’illuminazione;
- Sistemi di risparmio dell’utilizzo di
acqua;
- Utilizzo di fonti energetiche sostenibili
(pannelli solari) per la produzione di
acqua calda;
- Utilizzo di fonti energetiche sostenibili
(pannelli solari, microeolico) per la
produzione di elettricità;
- Facilitazione dell’accesso ciclabile;
- Sensibilizzazione su utilizzo di forme di
mobilità sostenibile.
Utilizzabilità del
marchio
1.
Sull’attività aziendale.
4.
5.
6.
Per le aziende di cui al punto 1, 2 e 3
sopra: sull’attività alberghiera;
Per le aziende di cui al punto 4 sopra:
sul “Menù Locale Oro del Parco”;
Per le aziende di cui al punto 5 sopra:
sul solo “Piatto Locale Oro del Parco”
nei menu della ristorazione.
4.
5.
6.
QUADRO SINOTTICO
Area interessata
Territorio del Parco
Area Contigua
Livello
Criteri
Massimo
Produzione biologica o
biodinamica
Produzione in campo o
Serra Sostenibile 100%
Bufale in disciplinare
biologico
Medio
Ristorazione con Menù
Parco Bio
Produzione in transizione al
biologico
Lotta integrata
Disciplinari di qualità
Serre con interventi di
miglioramento alla
sostenibilità
Ristorazione con Menù
Parco non Bio
Marchio del Parco
"Oro"
Marchio Spazio
Circeo "Oro"
Marchio del Parco
"Argento"
Marchio Spazio
Circeo "Argento"
Per le aziende di cui al punto 1 sopra:
sull’attività alberghiera;
Per le aziende di cui al punto 2 sopra: sul
“Menù Locale del Parco”;
Per le aziende di cui al punto 3 sopra: sul
solo “Piatto Locale del Parco” nei menu
della ristorazione.
Minimo
Attività agrituristica con
disciplinare servizi
Negozio di vendita al
dettaglio di prodotti a
marchio del parco
Ristorazione che utilizza
prodotti a Marchio del
Parco
Cooperativa di servizi che
ha adottato il processo del
Marchio del Parco
Marchio "Amici del
Parco"
Marchio "Amici
del Parco"
Marchio-Logo Parco Prodotti Agricoli – Schematizzazione grafica (da riprogettare con creatività grafica, solo per indicazione)
Tipologia
Prodotto Agricolo
Marchio
“Gabbiano/Promontorio Verde”
Marchio
“Gabbiano/Promontorio Oro”
Marchio
“Gabbiano/Promontorio
Argento”
Requisiti di accesso al marchio
Prodotto a marchio Biologico,
Biodinamico
Prodotto in lotta integrata,
percorso di avvicinamento al Bio,
disciplinare di qualità alimentare
(es. disciplinari per nord Europa)
Prodotto di azienda che si impegna
per periodo determinato su
protocollo di miglioramento
ambientale volontario (es.
diminuzione impatto serre, ecc…)
Prodotto Entro il Parco
Prodotto Fuori Parco
(Area Contigua- da definire area
di riferimento)
Marchio-Logo Parco Strutture Turistiche – Schematizzazione grafica (da riprogettare con creatività grafica, solo per indicazione)
Tipologia
Prodotto Agricolo
Marchio
“Gabbiano/Promontorio Verde”
Requisiti di accesso al marchio
Struttura certificata EMAS,
ISO14001
Prodotto Entro il Parco
Prodotto Fuori Parco
(Area Contigua- da definire area
di riferimento)
Marchio
“Gabbiano/Promontorio Oro”
Struttura in percorso di accreditamento
EMAS, ISO14001, oppure
Struttura con altri sistemi volontari di
sostenibilità (es. Progetto S&A)
Oppure
Struttura che aderisce alla Carta del
Turismo Sostenibile del Parco
Marchio
“Gabbiano/Promontorio
Argento”
Struttura con impegni di base
volontari (protocollo di
collaborazione con il Parco per
avvicinamento ad obiettivi
ambientali) per periodo
determinato (es. max 2-3 anni)