Indialogo.it www.in-dialogo.it Suppl. n° al n.1/2009 di “Incontri Con…” Nuove visioni Periodico di cultura religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio Irc/smi-sms e la Comm. per l’Ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo, Via Vescovado 1, Pinerolo. Dir. responsabile: Antonio Denanni Anno 3, n.1, Gennaio 2012 Un libro di don Bruno Ferrero Recessione economica, crisi ecologica, aumento del divario tra ricchi e poveri, inefficacia degli attuali sistemi democratici a far fronte alle sfide del futuro, sono le quattro grandi questioni che sono state al centro della IX edizione del Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura, organizzato dall’associazione culturale d’ispirazione cristiana Greenaccord, tenutosi dal 19 al 22 ottobre 2011 nei comuni di Cuneo, Alba e Saluzzo. Nei quattro giorni di convegno si sono dati il cambio quindici relatori - economisti, politici esteri, filosofi, giornalisti, sociologi, scrittori - che si sono interrogati su come coinvolgere i cittadini nella costruzione di un nuovo modello di benessere. Un interrogativo che ormai, con la crisi economica che stiamo vivendo, è di dominio collettivo, perchè è certo che il modello di sviluppo incentrato sui consumi è finito. La crisi economica è il punto di arrivo di una crisi più profonda, di natura spirituale, sociale, motivazionale di tutto l’Occidente, in particolare di quello europeo , con la sua visione eurocentrica della storia. Nel mondo globale odierno questa centralità sembra tramontare. Altri mondi, come l’Asia, salgono alla ribalta. Forse prima di ricette economiche e di nuovi modelli di sviluppo c’è bisogno di nuove visioni del futuro. L’economia la muovono, ben prima dei governi e delle istituzioni, le passioni e gli ideali dei cittadini. Antonio Denanni Dieci buoni motivi per essere cristiani «Dio non entra in noi da quella che chiamiamo la “testa”, ma dal “cuore”» Don Bruno Ferrero, salesiano, fino a luglio 2009 direttore editoriale dell’Editrice LDC, è un esperto di pedagogia narrativa. È un maestro nel genere del racconto breve per la meditazione. Ha presentato in un libro i suoi “Dieci buoni motivi per essere cristiani (e cattolici)”, (LDC, 2009, pp. 176, € 8,00). Eccoli questi motivi, esposti in un’intervista. Don Ferrero, come è nato, come ha pensato questo libro? «“Dieci buoni motivi per essere cristiani (e cattolici)” è nato come un’alternativa a due modi di parlare del cristianesimo. Uno, molto critico, è quello che considera i credenti dei “cretini”, come li intende Piergiorgio Odifreddi. Il secondo è quello del linguaggio teologico, che si rivolge alle persone di cultura, ma rimane estraneo alla gente comune. Io sono partito da una frase di Gesù: “Ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai voluto far conoscere a gente povera e semplice quelle cose che hai lasciato nascoste ai sapienti e agli intelligenti”. Qui è come se Gesù di Nazaret rispondesse a Odifreddi: vedi, sei troppo intelligente... Così ho pensato alla leggibilità, a un libro per tutti. Perché una cosa grande del cristianesimo è la concretezza, Gesù era molto diretto e visivo. E in questo libro, nel mio piccolo ci provo anch’io: il mio sogno è che venga adoperato per la catechesi di giovani e adulti». Come è arrivato alla sintesi dei “dieci motivi”? «Sono i motivi che persuadono me. Anche perché sono convinto che Dio non entri in noi da quella che chiamiamo la “testa”: se è immenso e infinito non può essere contenuto dalla nostra ragione, che ha una capacità senza dubbio finita. Piuttosto è possibile che Dio entri nel “cuore”, intendendo con questo termine la nostra dimensione affettiva, che è smisurata. È ancora da dimostrare, infatti, che essa abbia un confine: a quanto pare va al di là di quanto possiamo immaginare». Il motivo n.1 è il tempo. Perché? «Un po’ tutto il mio libro, in fondo, gioca sulle alternative: il tempo ha un senso oppure non ce l’ha. Siamo nel mondo per caso o per un motivo. La vita continua o si conclude in una cassa di legno. Il cristianesimo ci dice: il tempo ha un senso, dovreste sapere che cosa fare di questo tempo perché Gesù è venuto a rivelarlo, la vita continuerà. Questo è il cristianesimo. Non siamo le comparse di un film che si srotola verso il The end, camminiamo verso un inizio». Alternativa significa libertà, che poi è il suo ultimo motivo, il decimo, quello che lei argomenta anche con un suggestivo racconto di Frank R. Stockton, “La dama e la tigre”… «È il motivo che più mi appassiona. Tutti vorremmo che Dio si manifestasse in modo molto più Segue a pag.2 In questo numero On line per gli altri www.mondodomani.org È una cornice dentro la quale sono ospitati siti che sono animati dalla speranza e dall’impegno per il domani. www.ipsnotizie.it L’IPS è la principale agenzia di notizie (500 corrispondenti in 150 Paesi) sul Sud del mondo con particolare attenzione ai processi della globalizzazione. www.falacosagiusta.terre.it Sito del progetto “Fa’ la cosa giusta!” - fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili Gli abati commendatari pag. 2 Nella malattia c’è Dio pag. 3 Usare bene i preti e i laici pag. 4 La riforma del sistema finanz. pag. 6 La teologia del ‘900 pag. 7 Verso un nuovo umanesimo pag. 8 Supplemento d‘anima Adma Cassab Fadel Il testamento biologico cristiano pag.10 25 anni fa lo “Spirito di Assisi” «L’umanità è una sola famiglia» Il card.Etchegaray: “Assisi è stato un segno biblico dell’amicizia tra Dio e i discendenti di Adamo” 25 anni fa, il 27 0ttobre 1986, Giovanni Paolo II convocò ad Assisi i cristiani e gli esponenti delle tradizioni religiose mondiali per un’invocazione comune della pace. Fu un grande evento che produsse e produce ancora benefici effetti a livello mondiale. Animatore di quell’evento, da cui nacque la definizione di “Spirito di Assisi” fu, insieme a Karol Wojtyla, il card. Roger Etchegaray, allora presidente della Pontificia commissione Justitia et Pax. «Giovanni Paolo II aveva affidato a me di studiare la formula e l’organizzazione. Lui voleva un gesto audace Indialogo_gennaio2012.indd 1 e profetico. Secondo me si è fatto di più. Assisi è stato un segno biblico dell’amicizia tra Dio e i discendenti di Adamo. Problemi ce ne sono stati e Giovanni Paolo II spese quattro Angelus per spiegare alla gente il significato della giornata». Che cosa è cambiato dopo? «Sul piano ecumenico, cioè del rapporto tra le diverse fedi cristiane, poco o nulla, perché l’ecumenismo era già ben avanzato. Piuttosto Assisi è stato un balzo in avanti straordinario verso le religioni non cristiane, soprattutto orientali. Per la Chiesa fino ad allora sembrava che vivessero su un altro pianeta». E oggi il dialogo a che punto è? «Siamo ancora all’inizio, ma ci dobbiamo affrettare. L’immigrazione nei nostri Paesi di più antica cristianità ci fa capire che il dialogo interreligioso è indispensabile, ma non basta organizzare qualche convegno. Bisogna spiegare alla gente perché esistono altre religioni e perché anche esse fanno parte del piano di Dio. Ci sono immense questioni di ordine teologico che cominciamo solo adesso a esplorare» [...] E la domanda più urgente qual è? «Perché Dio ha ancora a che fare con il mondo. Assisi è una risposta: approfondire la fede per renderla più forte. Dio sta nel mondo, in questo mondo, di cui noi non dobbiamo avere paura. Sappiamo che il Vangelo sarà sempre un segno di contraddizione. Eppure la Chiesa si ostina a predicare il Vangelo dell’amore e della pace». A che cosa è servito lo “Spirito di Assisi”? «A capire che tutta l’umanità è una sola famiglia, che non bisogna più giudicarci a vicenda e che solo in questo modo gli uomini di fede possono lavorare insieme per una pace vera e duratura». Suor Adma Cassab Fadel è una religiosa salesiana di origine libanese che con l’associazione Amar da più di vent’anni opera in Brasile a favore dei bambini di strada. Finora sconosciuta ai più è entrata nella cronaca per via del “Premio internazionale Don Puglisi”, che l’ha premiata insieme ad altre quattro persone per il suo impegno umanitario. Suor Adma opera appoggiandosi all’Associazione AMAR (Amare), costituita nel 2000 e senza fini di lucro (www.acaminho.org.br), avente come finalità specifica quella di rispondere alle da A. Bobbio, FamigliaCristiana, Segue a pag. 2 27.10.2011 14/01/2012 23.36.03 Indialogo.it Pag. 2 Vi sono percorsi dal momento Pennellate bibliche nel testo bibliche ci illudoco decisamente Le menzogne che rac- no di essere interessanti, che ciò che non p o s - contiamo a noi stessi siamo e di sono meritare ciò derivare dalla nostra capacità di in- non ci sarà dato. E’ ancora il vangelo trecciare passi sparsi tra i vari libri. a ricordarcelo: “Due uomini salirono Proviamo a immaginarne uno. al tempio a pregare: uno era fariseo e Non pronuncerai falsa testimo- l’altro pubblicano. Il fariseo, stando nianza contro il tuo prossimo. (Es. 20, in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, 16) si legge nel testo del decalogo, Mat- ti ringrazio perché non sono come gli teo lo sa bene e infatti nel suo vange- altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e lo ammonisce così: Avete anche inteso neppure come questo pubblicano. Diche fu detto agli antichi: “Non giurerai giuno due volte alla settimana e pago le il falso, ma adempirai verso il Signore decime di tutto quello che possiedo”. Il i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non pubblicano invece, fermatosi a distanza, giurate affatto, né per il cielo, perché è il non osava nemmeno alzare gli occhi al trono di Dio, né per la terra, perché è lo cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O sgabello dei suoi piedi, né per Gerusa- Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi lemme, perché è la città del grande Re. dico: questi, a differenza dell’altro, torNon giurare neppure per la tua testa, nò a casa sua giustificato, perché chiunperché non hai il potere di rendere bian- que si esalta sarà umiliato, chi invece si co o nero un solo capello. Sia invece il umilia sarà esaltato”. (Lc 18,10-14) vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di P.S. Avranno sicuramente ragione i grandi più viene dal Maligno. (Mt 5,33-37) studiosi della Bibbia nel metter in guardia Ci viene spontaneo, come del resto ap- contro il tentativo di piegare il teso sacro ai pare chiaro nell’ottavo comandamento, nostri interessi, mescolando autori e testi pensare che la menzogna vada racconta- diversi, tuttavia, senza alcuna pretesa di ta a qualcuno, che per forza debba esser- essere interpreti autentici della “Parola”, ci un altro di mezzo. dal momento che Essa è “Parola viva” e Esistono invece altre menzogne pro- “Parola di vita”, si può ritenere lecito anbabilmente più gravi: quelle che rac- che azzardare qualche spericolata suggecontiamo a noi stessi, le più pericolose, stione. Carlo Gonella Adma Cassab Fadel... segue da pag.1 necessità dei bambini e adolescenti poveri o abbandonati con un programma denominato “A caminho da cidanania” (‘In cammino verso la cittadinanza’) che nel 2005 ha realizzato ben 13 progetti, educativi Urbano Bonivardo, nato da nobile famiglia savoiarda, fu monaco professo nel Monastero di Pinerolo e venne incaricato dell’educazione dei figli di Amedeo IX, il beato. Scelto come abate, il suo potere durò 33 anni dal 1466 al 1499 e ricoprì nel contempo il ruolo di vescovo di Vercelli. Da questa sede, però, si dimise e venne scelto un coadiutore, volendo dedicarsi interamente all’abbazia di Pinerolo dove rimarrà sino alla morte. Questo abate che gli storici dicono “pio e liberale” fondò un Collegio di sei chierici poveri a Vercelli e come abate di Santa Maria confermò le libertà e le franchigie a Perosa e alla Valle concesse da Amedeo IX di Savoia. Ordinò ai castellani di Cavour e al Podestà di Luserna di rispettare gli ordiC CCC e professionali, seguendo circa 800 tra bambini, adolescenti e giovani in situazioni di rischio ed esclusione sociale. “La missione di “Amare” è “rendere possibili cammini che hanno come obiettivo la crescita in pienezza di Dieci buoni motivi... segue da p.1 esplicito, per avere una certezza di direzione. Ma con questa certezza perderemmo ciò che a Dio interessa di più, cioè il fatto di sceglierlo per se stesso e non perché obbligati dalla sua grandezza e potenza. Dio ci dice: «Se vuoi…»: è una libertà totale. Se non c’è, il nostro non è più cristianesimo». Torniamo al motivo numero 2, Gesù di Nazaret. «È lui che ci ha detto: il tempo è compiuto, adesso sapete tutto il necessario». Lei scrive: «Nessuno è al sicuro da Gesù»: che cosa significa? «Questa riflessione è legata a un fatto che a molti dà fastidio: che Gesù è l’unico, più di Budda, più del Profeta Mohamed, più di Socrate, e che non c’è salvezza “al di fuori” di lui. Siamo degli arroganti? Gesù, ancora una volta, l’ha spiegato in modo molto semplice: alla fine passerete da me, perché io sono la porta. E ci sarà un giudizio. Ma io vi do la chiave per aprire questa porta: tutte le volte che fate un gesto di solidarietà, anche se non ci pensate e, badate, anche se non mi conoscete, lo fate a me. Traduzione: la solidarietà fra gli esseri umani è solidarietà con Dio. In questo senso nessun essere umano è “al riparo” da Gesù, perché le sue scelte contano». bambini e adolescenti in situazione di rischio personale e sociale, assieme alle loro famiglie, attraverso una educazione differenziata, nella difesa dei loro diritti e nel riscatto del loro essere cittadini” (da www. santamariadelporto.org) Pagine di storia religiosa del Pinerolese in una navata laterale della parrocchiale di San Verano. Alla sua morte venne designato abate il nipote, Giovanni Amedeo Bonivardo, che era già prevosto commendatario delle chiese di San Donato e San Maurizio. Egli risiedeva a San Vittore di Ginevra ed operava attraverso un vicario generale, il monaco Guglielmo de Veghiis, prevosto di Porte. Non fu mai nominato vescovo. Durante la sua reggenza vennero fondati il convento e la chiesa della Madonna del Carmine al Colletto, data ai frati carmelitani nel 1506, Nel 1509 presenziò alla consacrazione della chiesa di San Donato presieduta dall’arcivescovo Baldassarre Bernezzo. Morì nel priorato di San Vittore nel 1514. Aurelio Bernardi Gli abati commendatari di S. Maria- 2 Urbano e Giovanni Amedeo Bonivardo Indialogo_gennaio2012.indd 2 ni impartiti dagli inquisitori relativi ai valdesi, anche se non infierì contro di essi. Il suo governo abbaziale fu contemporaneo alla riedificazione delle chiese di San Donato e di San Maurizio. Egli sosteneva che la chiesa principale era quella abbaziale e non la Collegiata e quando vi erano delle solennità esigeva che le autorità cittadine fossero presenti alle celebrazioni che lui stesso presiedeva nella grande chiesa del monastero. Nel 1471 provvide alla consacrazione dell’anti- ca chiesa Madonna degli Angeli in Pinerolo che si trovava fuori le mura e fungeva da cappel- la cimiteriale. Papa Alessandro VI con Bolla del 1497 concedeva al vescovo di Embrun e al prevosto di San Lorenzo fuori le mura di Pinerolo di decidere nelle cause di appello, senza l’obbligo di ricorrere a Roma. La questione suscitò nell’abate molto rincrescimento, perché veniva di fatto ridotta la sua autorità spirituale. Alla sua morte nel 1499 ebbe sepoltura nell’Abbazia e il suo monumento funebre è tuttora visibile Gennaio 2012 Motivo numero 5, la Chiesa. Già nelle “Confessioni” di Agostino il (quasi) convertito Vittorino chiedeva a Simpliciano: “Sono dunque i muri a fare i cristiani?” «Gli esseri umani hanno istintivamente bisogno di appartenere a un gruppo, a una comunità. Si è sempre “con” gli altri. Gesù, di nuovo, lo ha detto chiaramente: mi puoi trovare solo “passando” per il tuo prossimo, in una comunità. E solo se siamo innestati nella Chiesa possiamo comprendere il significato dell’Eucaristia». Le accade anche di citare gli autori del cosiddetto “nuovo ateismo”, fra cui Christopher Hitchens. Che cosa ha trovato nei loro best seller? «Li ho letti tutti, anche Dawkins, quello che usa i toni più aspri. Sono libri interessanti perché ti costringono a motivare meglio le tue convinzioni. Hanno una loro logica. Ma cadono su un punto chiave». L’assolutizzazione del sapere scientifico? «Pensano che noi cristiani ci facciamo particolarmente forti delle cosiddette “prove” dell’intervento di un Dio nell’evolversi del mondo. Ma noi sappiamo che Gesù è venuto come uomo, ci ha dato alcuni insegnamenti e li ha provati con la sua risurrezione. Noi crediamo in Dio perché è venuto Gesù. Ci dimostrino che non è venuto e che non è risorto. Per questo preferiscono ricorrere a quegli argomenti che in fondo sono, come dire, così antiquati». Intervista a Bruno Ferrero, Dieci buoni motivi per essere cristiani, LDC Il sorriso dell’angelo C’è chi prevede una grande «implosione» di tutta la civiltà occidentale, ormai incapace di concedere alla poesia il posto che le spetta. Ho posto la domanda al mio angelo custode: «Mi hai sottratto a tanti pericoli, concesso tante gioie, inebriato così spesso di poesia. Era per impedirmi di vedere la lebbra che consuma i miei simili, il disincanto del mondo e la sua corsa all’incenerimento finale?». Non ha risposto ma ha sorriso, come fa ogni volta che mi rivolgo a lui, fin dalla mia infanzia. Ho sempre diffidato delle previsioni millenaristiche. La natura è talmente generosa nella sua abbondanza, percepibile nella minima particella d’erba, di terra o d’acqua... [...] Ciò che è in discussione è il suo corretto utilizzo, non la sua portata. di Stéphane Hessel,in “la Repubblica”, 29.11. 2011 14/01/2012 23.36.05 Cultura Pag. 3 Gennaio 2012 Il card Gianfranco Ravasi: «La scienza non basta. Nella malattia c’è Dio» La malattia non è solo una questione biologica “Quandosiamoammalatiguardiamoallavitainmododiverso” Come risponde al quesito sul perché della malattia? «La scrittrice americana Susan Sontag nel 1978 raccontò la sua esperienza di ammalata di cancro in un libro intitolato “La malattia come metafora”. Definizione interessante: la malattia non è mai solo una questione biologica. Quando siamo ammalati abbiamo bisogno di essere confortati, guardiamo alla vita in modo diverso, cambiano le priorità e se la malattia si aggrava cambia anche la scala dei nostri valori. E anche chi non crede può talvolta arrivare a chiedere a Dio il perché di quanto gli accade. Comunque la prima risposta è semplice, logica e razionale». Qual è la «razionalità» iscritta nella malattia? «Il dolore è una componente della finitezza delle creature. Un dato che nella nostra società orgogliosa e tecnologica, che qualcuno ha definito “post-mortale”, non si vuole accettare. Si occulta in tutti i modi la morte, o magari si insegue la possibilità di vivere fino a 120 o 130 anni, continuando ad allontanare l’appuntamento. Dobbiamo invece avere il coraggio di guardare in faccia malattia e morte come componenti dell’esistenza». Una capacità che sembra perdersi in Occidente, ma che è ancora presente in altre culture… «È vero. Quando ero in Iraq a fare degli studi archeologici, un giorno uno dei miei collaboratori locali mi invitò a casa sua, così avrei potuto vedere suo padre che stava morendo. Ci andai e vidi quel vecchio adagiato al centro dell’unica grande stanza della casa, con le donne che cucinavano da un lato e i bambini che giocavano dall’altro e che ogni tanto si avvicinavano al nonno per toccargli la mano». La coscienza della nostra finitezza non basta però a spiegare il dolore innocente. La malattia dei bambini, la sorte che si accanisce con chi ha già patito disgrazie. «Il problema è la distribuzione del male. Resta drammatica quella pagina de “La Peste” di Albert Camus, dove davanti alla morte di un bambino si afferma: non posso credere a un Dio che permette questo. È l’eccesso del male. Qui ha inizio la frontiera in cui si attestano le religioni con le loro risposte, che non esauriscono il mistero. Nel Libro di Giobbe, al culmine della disperazione umana, Dio parla e spazza via tutte le spiegazioni e i tentativi di razionalizzare. La soluzione può essere solo meta-razionale, globale e trascendente e si trova nell’incontro con Dio». La risposta del cardinale Ravasi? «È quella cristiana, totalmente diversa dalle altre religioni. Perché nel cristianesimo è Dio stesso, in Cristo, che non solo si piega verso di noi per spiegarci il significato della sofferenza, non solo in qualche caso guarisce grazie alla sua onnipotenza con i miracoli, ma entra nella nostra umanità e prova tutto il dolore dell’uomo. Il dolore fisico, morale, la paura, il silenzio del Padre. E alla fine anche la morte, che è la carta d’identità dell’uomo, non di Dio. Diventa un cadavere, senza mai cessare di essere Dio, soffre tutta la sofferenza umana e vi depone un germe di trasfigurazione, che è la resurrezione, fecondando la nostra natura mortale». Questo però non cancella né il dolore né la domanda. Anche per chi crede. «Gesù Cristo, il Figlio di Dio non è venuto a cancellare il dolore, tant’è vero che lo ha vissuto. Ma lo ha assunto su di sé e trasfigurato con il germe dell’infinito, che è preludio d’eternità per noi. Il cristianesimo è una religione fieramente carnale e vicina al dramma di chi soffre – al contrario di tante altre religioni – perché per i cristiani Dio è diventato un uomo ed è morto in croce. I cristiani, come attesta la nascita degli ospedali, hanno sempre avuto questa attenzione verso i malati, perché credono in un Dio che è stato sofferente, ha conosciuto la morte ed è risorto». Andrea Tornielli, La Stampa 26.11.11 La Bibbia che fece l’Inghilterra Cameron: «È un libro che ha forgiato non solo il nostro Paese» Il quattrocentesimo anniversario della traduzione della Bibbia in inglese è stato celebrato nella cattedrale di Canterbury con un intervento del premier Cameron, di cui riportiamo uno stralcio. www.news.va/it/news/la-bibbia-che-fece-linghilterra «È stupendo essere qui oggi per la conclusione di questo speciale quattrocentesimo anniversario della Bibbia di re Giacomo. Non sono qui da fervoroso cristiano in missione per convertire il mondo, ma perché, in qualità di primo ministro, è giusto riconoscere l’impatto di una traduzione della Bibbia che è, credo, una delle più grandi imprese di questo Paese. La Bibbia è un libro che ha forgiato non solo il nostro Paese, ma il mondo intero. Con tre Bibbie vendute o regalate ogni secondo, è un libro importante per comprendere il nostro passato, e che continuerà ad avere un profondo impatto nel costruire il nostro futuro collettivo. La Bibbia di re Giacomo è rilevante oggi, così come lo è stata in ogni momento dei suoi quattrocento anni di vita. Nessuno di noi deve avere paura di riconoscerlo, per tre ragioni. Indialogo_gennaio2012.indd 3 La prima è che essa ci ha consegnato in eredità una struttura di linguaggio che permea ogni aspetto della nostra cultura e del nostro patrimonio, dalle frasi di ogni giorno alle più grandi opere di letteratura, musica e arte. Viviamo e respiriamo la lingua della Bibbia di re Giacomo, talvolta senza nemmeno rendercene conto. La seconda ragione è che, così come la nostra lingua e cultura sono impregnate della Bibbia, lo è anche la nostra politica: dai diritti umani e dall’uguaglianza alla nostra monarchia costituzionale e democrazia parlamentare, dal ruolo della Chiesa nelle prime forme di provvedimenti di assistenza sociale ai molti progetti di azione sociale di ispirazione cristiana. La Bibbia è stata sempre uno stimolo all’azione per i credenti, e tale rimane oggi. La terza ragione è che siamo un Paese cristiano. Non dobbiamo avere paura di dirlo. Voglio essere chiaro: non sto assolutamente dicendo che avere un’altra fede, o non averla affatto, sia sbagliato. Sono consapevole e rispetto pienamente il fatto che molti in questo Paese non abbiano una religione, e sono anche incredibilmente orgoglioso che la Gran Bretagna accolga molte diverse comunità di fede che fanno tanto per renderla più forte. Quel che dico è che la Bibbia ha aiutato a dare al nostro Paese una serie di valori e una morale che ne fanno ciò che è oggi, valori e morale che dobbiamo attivamente sostenere e difendere». Osservatore Romano, 12.1.2012 (estratto) Ritagli La morale non è figlia dei neuroni di Klaus Demmer, teologo «Tendiamo a dimenticarci che il centro gravitazionale del cristianesimo è l’amore di Dio per l’uomo. Nell’immagine del Sacro Cuore si rende visibile il mistero del Dio onnipotente che ama l’uomo in maniera incondizionata. Come dice Eberhard Jungel, in questo miracolo c’è l’eccellenza del cristianesimo». Come può comprendere queste cose l’uomo di oggi, sempre più lontano dalla spiritualità? «Il problema non riguarda solo questa devozione, ma è tutto l’accesso al mistero cristiano che risulta ostacolato e difficile. Oggi è come se l’uomo fosse monodimensionale, succube della dittatura di un’unica forma di pensiero, legata a ciò che è concreto, scientificamente dimostrabile. Ciò che riguarda lo spirito viene denigrato, escluso». Conta solo ciò che si spiega attraverso la scienza... «E così tutti i fenomeni che hanno una parvenza di spiritualità vengono tacitamente “naturalizzati”, resi dimostrabili. Ecco allora che le neuroscienze riducono l’essere umano ai suoi soli processi cerebrali. L’uomo, e quindi la sua morale, è il semplice prodotto del suo cervello, dei suoi geni. E anche per la libertà non c’è più spazio». Per la libertà? «Sì! Perché se tu sei in quanto funzione dei tuoi geni e dei tuoi collegamenti neuronali, sei automaticamente chiuso nella gabbia di una sorta di predestinazione secolarizzata. La tua vita, le tue scelte, anche quelle morali e della fede, tutto di te si può spiegare in termini biologici, tutto è già scritto nel tuo Dna. E quel che è più grave è che insieme alla libertà soggettiva svanisce anche il concetto di colpa, di responsabilità». Quale impegno ci aspetta per uscire da questo collo di bottiglia? «Prima di tutto penso sia fondamentale una filosofia sensibile alle sfide del nostro tempo e finalmente capace di dialogare con la teologia. La collaborazione fra teologia e filosofia è fondamentale per riesaminare tutte le categorie essenziali, a cominciare dai concetti di finalità, ordine, sostanza... Del resto è insito nella storia del cristianesimo: il teologo ha bisogno del filosofo. Oggi serve una teologia arricchita da concreti elementi filosofici». Questo come si traduce in termini pastorali? «Prima di tutto è necessario un clero capace di combinare una profonda devozione con un alto livello di cultura. E questo deve trasparire. Il fedele deve percepire che il sacerdote è uomo di cultura capace di competere con gli intellettuali. Ciò che assolutamente non serve è un clero semplicista, bigotto». da R. Zanini, Avvenire, 9.11.2011 14/01/2012 23.36.08 Progetto culturale Pag. 4 Gennaio 2012 La Parrocchia/ 8 - di Don Primo Mazzolari Usare ragionevolmente i preti e i laici Dal cap. 6 del libretto di Don Primo Mazzolari “LA PARROCCHIA” Capitolo VII Infine vorrei farvi una confessione. Oggi, molti preti, al pari dei poveri, sono disoccupati, o occupati in modo poco razionale. Le piccole parrocchie da presidiare sono troppe: energie quindi che si disperdono e si consumano, presenze di poco o nessun utile, che a poco a poco si spengono invece di accendere e divampare. Come lasciare anni e anni un giovane prete in certe parrocchie di campagna o di montagna che non raggiungono le duecento anime, in una condizione di avvilimento materiale e di inerzia quasi comandata? Chi ci pensa? Chi li ricorda? Chi li aiuta? - C’è la grazia. Sta bene: ma coloro che da un ufficio abbastanza tranquillo parlano di grazia con troppa facilità, non dovrebbero dimenticare che chi fa della retorica sulla grazia la bestemmia al pari di chi la rifiuta e la calpesta. - Ci sta il Signore. Sta bene; e la presenza di lui nel tabernacolo è l’unica consolazione di un povero prete agli avamposti: ma nessuno scordi che anche il prete è un uomo, e che certe forme di santità non sono su misura quotidiana. Per salvare il sacerdote dalla miseria, dalla solitudine, dall’inazione, bisogna dargli un lavoro pieno, esultante, e una famiglia spirituale che lo ritempri e lo lanci. Molti si lamentano della scarsità delle vocazioni, e vedono di rimediarvi fabbricando seminari enormi e costosissimi, che poi rimangono semivuoti. Non sarebbe più urgente, nell’attesa del rifiorimento delle vocazioni, usare ragionevolmente i preti, di cui ancora, grazie a Dio, si dispone? Le vocazioni non si rarefanno per il duro del vivere sacerdotale, ma per la mancanza d’impegno, anche umano, del servizio che viene richiesto. Vi sono vicarie o decanati, che occupano dieci, venti sacerdoti per presidiare minuscole parrocchie; essi vivono nell’indigenza e nell’isolamento, consumati dall’indifferenza e dall’ostilità della gente, cui molte volte non riescono più a dare una parola viva e un’assistenza efficace. Quando viene la domenica, pesantezza e amarezza reciproca: senza contare le vertigini che dà la solitudine. Da anni sto sognando - sogna chi ha molto sofferto - una piccola comunità presbiteriale, che, risparmiando metà almeno dei preti che occorrono attualmente per presidiare una vicaria, potrebbe fare lo stesso ufficio, ma con altro slancio e quindi con risultato ben diverso. Si tratta di mettere in comune, sotto una direzione fraterna e audace, le risorse economiche delle singole parrocchie; attrezzare la nuova comunità per l’assistenza e l’evangelizzazione, la difesa e l’attacco; tener viva e alacre la passione apostolica; risvegliare e coordinare con criteri più vasti e intelligenti la collaborazione dei laici, rispettandone le caratteristiche sane e inconfondibili e superando la tentazione di “clericalizzarli” col pretesto di elevarli in una determinata maniera. E, a proposito dei laici, occorre ricordare che, per essere nella Chiesa, il laico non ha bisogno di farsi chierico. La laicità può elevarsi, senza subire alcuna di quelle trasfigurazioni o mimetizzazioni, che assai di rado sono un di più o un meglio. Il parroco deve guardarsi dal fabbricare brutte o belle copie del prete, quando l’originalità è una delle condizioni perché la parrocchia sia viva e vitale. Egli deve aver fiducia nei laici, non pretendere di manovrarli quasi fossero dei fanciulli, ma guadagnarsi piuttosto il diritto di guidarli con autorità paterna, con presenza amorevole e rispettosa. “Sarebbe un errore fatale per l’avvenire della Chiesa voler conservare i laici nella vita di feto” (card. Saliège). Ancora una volta, la sapienza illuminata della Chiesa incontra e conferma le nostre piccole esperienze, e ci pone davanti il dovere di una vera Azione Cattolica. Il parroco non deve rifiutare questa salutare esperienza, che gli viene offerta da anime intelligenti e appassionate. Altrimenti, si chiuderà maggiormente in quell’immancabile corte di gente corta, che ingombra ogni parrocchia e fa cerchio intorno al parroco. I pareri di Perpetua sono buoni quando il parroco è don Abbondio. Occorre salvare la parrocchia dalla cinta che i piccoli fedeli le alzano allegramente intorno, e che molti parroci, scambiandola per un argine, accettano riconoscenti. Per uscirne, ci vuole un laicato che veramente collabori, e dei sacerdoti pronti ad accogliere cordialmente l’opera rispettando quella felice, per quanto incompleta struttura spirituale, che fa il laico capace di operare religiosamente nell’ambiente in cui vive. Un grave pericolo è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità propria del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato d’assai scarso rendimento. Il laico deve agire con la sua testa, e con quel metodo che diventa fecondo perché legge e interpreta il bisogno religioso del proprio ambiente. Deformandolo, sia pure con l’intento di perfezionarlo, gli si toglie ogni efficacia, là dove la Chiesa gli affida la missione. Il pericolo non è immaginario. In qualche parrocchia, sono proprio gli elementi meno vivi, meno intelligenti, meno simpatici, che vengono scelti a collaboratori, purché docili e maneggevoli. “Gli altri - si dice - non si prestano”. Non è sempre vero, oppure l’accusa non è vera nel senso che le si vuol dare. In troppe parrocchie si ha paura dell’intelligenza, la quale vede con occhi propri, pensa con la propria testa, e parla il suo linguaggio. I parrocchiani che dicono sempre di sì, che sono sempre disposti ad applaudire, a festeggiare e a... mormorare, non sono, a lungo andare, né simpatici, né utili, né obbedienti. Il figlio che nella parabola dice di no e poi va, è molto più obbediente del figlio che dice subito di sì e poi non va. Primo Mazzolari, La parrocchia,.EDB (8, continua) Controversie sulla Bibbia delle malattie mentali Quando uno psichiatra fa una diagnosi di malattia mentale, fa riferimento a un manuale piuttosto complicato chiamato Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, abbreviato DSM. Inizialmente pubblicato nel 1952, questo tomo costituisce il riferimento anche per i ricercatori, gli istituti pubblici e privati di assicurazione sanitaria e l’industria farmaceutica. Questa bibbia della psichiatria è però oggi oggetto di critiche e controversie. La quinta edizione, il cui contenuto è stato ampiamente anticipato sui media, si è attirata il dissenso di molti psichiatri, generando oltre 8mila commenti negativi riguardo gli argomenti più svariati: dai disturbi sessuali, all’ansia, ai problemi psicosomatici. Le revisioni che sono state proposte sono “basate sui dati scientifici più rigorosi e aggiornati oggi disponibili” sostiene il vice presidente del comitato di revisione Darrel Reiger, aggiungendo che “le nuove inclusioni della lista di disturbi serviranno a stimolare la ricerca e condurci a una più profonda conoscenza”. I critici sostengono che alcune delle nuove malattie estendono la definizione di malattia mentale e abbassano la soglia di alcuni disturbi, che: “Produrrà un aumento delle diagnosi. Questo, a sua volta, genererà un’enorme ondata di prescrizioni inutili, costose, e spesso dannose” sostiene Allen Frances autore della precedente edizione - sulle colonne dello Psychiatric Times. Chicago Tribune, 10.12.2011 I nuovi preti “L’identità sta nell’andare verso chi ha bisogno di Dio” di card. Angelo Bagnasco A volte si pone la domanda circa l’identità del sacerdote oggi, come se questa dovesse cambiare con il cambiare dei tempi. In verità, mi sembra una domanda oziosa oppure retorica, che cerca di problematizzare ciò che è semplice; infatti, anche se i tempi portano degli evidenti cambiamenti, il cuore dell’uomo resta lo stesso con i suoi aneliti di assoluto e di infinito. Egli è sempre – e forse oggi più di ieri – un medicante di assoluto, un cercatore di senso, bisognoso di spiegare se stesso, la sua vita, la morte. Gli urti ruvidi dell’esistenza, questi non cambiano nonostante progressi e novità. [...] Ma Dio non ha forse percorso l’infinito per venirci a cercare? Il Signore Gesù non è forse il Pastore grande che ci segue con dolcezza e ostinato amore? Sì, perché noi tutti siamo sempre – poco o tanto - pecorelle che smarriscono la via e che hanno bisogno ogni giorno che Lui venga a cercarci, che ci prenda sulle spalle e ci dica le parole che consolano e incoraggiano, donandoci l’olio della forza e il vino della gioia. E in questo instancabile “andare” verso chi ha bisogno di Dio, non sta proprio l’identità essenziale del sacerdote in ogni tempo? Il suo vero volto? Ogni altro compito non può prescindere da questo, e deve essere vissuto alla luce di questo. Come immagine sacramentale di Cristo buon Pastore, il sacerdote deve uscire fuori, sulle molteplici strade in cui si trovano gli uomini per condurli ai pascoli di Dio. E tutti i cambiamenti della storia non cambiano questo dato immutabile. Comprendiamo così che la “forma” sacerdotale non è qualcosa che ognuno si dà secondo i propri gusti, o idee o modelli altri, ma è tutta relativa a Cristo, unico, sommo ed eterno Sacerdote. Ecco perché la condizione essenziale per imparare ad andare a cercare le anime, per andare verso gli uomini di questo tempo come di tutti i tempi, è quella di stare con Lui: solo stando con Gesù, allora siamo anche in cammino verso gli altri. E questo camminare verso gli altri è possibile solo se rimaniamo presso di Lui non per alcuni tempi, ma sempre. Altrimenti incontriamo gli altri non portando il Signore, ma noi stessi: e le anime non hanno bisogno di noi, delle nostre doti, ma di Lui. [...] Vorrei infine sottolineare anche l’importanza dello studio... se c’è una circostanza dei nostri tempi che dobbiamo cogliere in modo particolare rispetto ad altre epoche, è la provvidenziale diffusione della cultura [...] La teologia usa il lume della fede ma invoca anche il lume della ragione aperta alla realtà intera, non solo agli aspetti empirici, ma altresì alle grandi questioni del senso, del destino, del bene e del male: in sostanza, alle profondità del cuore umano che fanno l’uomo sempre uguale e bisognoso di Assoluto. L’uomo contemporaneo, come già ricorda l’apostolo Pietro, ha bisogno della verità e delle sue ragioni, di una fede testimoniata e proclamata, di una speranza vissuta e argomentata. Agli uomini, nonostante che a volte appaia diversamente, non basta vivere, cercano anche le ragioni per vivere, e ragioni alte e nobili: in sostanza, cercano la verità. Il sacerdote deve offrire la verità che il mondo cerca anche quando la rifiuta.[...] Card. Angelo Bagnasco, dal Discorso di inaugurazione dell’Anno accademico, Fac, It.Sett.Genova, 3.11.2011 Centro Formazione Professionale Piemonte Corsi per giovani e adulti. (Obbligo di Istruzione e Mercato del Lavoro) Via Regis, 34 Pinerolo - tel. 0121.76675 - [email protected] Indialogo_gennaio2012.indd 4 14/01/2012 23.36.12 Focus Pag. 5 Gennaio 2012 2012: “Anno europeo della solidarietà tra generazioni” Il 2012 sarà l’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le generazioni. Lo ha deciso il Parlamento Europeo. Il sito www.grey-panthers.it ha aderito a questa decisione, programmando per il 2012 una serie di azioni per favorire due aspetti dell’Active Ageing: la diffusione del web tra i senior e il dialogo tra generazioni. Due nuovi forum sono stati attivati: 1. I senior spiegano ai giovani come muoversi nel mondo del lavoro h t t p : / / f o r u m . g re y - p a n t h e r s . i t / forumdisplay.php?f=60 2. I giovani spiegano ai senior come vivere più felici con internet: http:// forum.grey-panthers.it/forumdisplay. php?f=61 Nel primo saranno i senior ad abbattere il muro dell’incomunicabilità e lo faranno aprendo il cuore ai giovani, per parlare di lavoro e di speranze, di progetti e di futuro. Perché l’esperienza felice di una generazione, la nostra, che ha trovato sempre opportunità di impiego ogni volta che si è attivato per conquistarle si metta per una volta al servizio di una generazione che fatica ad assumere un ruolo nella società. Uno spazio, dunque, con tutti i suggerimenti per imparare a muoversi nel mondo del lavoro: · come fare un curriculum che non sembri la fotocopia di quello degli altri; · quale approccio avere durante un colloquio, · come aprire una piccola attività in proprio …. E altro ancora Ai giovani che faranno domande i senior risponderanno come se i suggerimenti arrivassero sì dall’esperienza, ma prima di tutto dal cuore. Nel secondo forum saranno i giovani i veri protagonisti: prenderanno per mano i senior arrivati sul web, portandoli a una conoscenza tecnica più sicura e ricca. Solo così riusciranno a far capire a tutti quanto Internet possa rendere i senior più attivi, più informati, più vivi. Non basta aprire una casella mail o collegarsi al web per essere autonomi; ci sono mille altre attività da scoprire, come ad es. fare un download di un documento importante; parlare in Skype con i propri familiari; inviare foto o riceverne … Per ulteriori informazioni e proposte: ufficio.stampa @ grey-panthers.it M. Achini:“Lo sport per educare alla società interculturale” I processi migratori, che oggi vedono spostarsi dal Sud al Nord del mondo masse di individui spinti dalla povertà, potranno anche assottigliarsi man mano che zone «povere» dell’Asia o dell’Africa troveranno la via dell’emancipazione economica, ma la costruzione del «mercato globale» non potrà che mischiare le carte, nel senso di moltiplicare la possibilità di costruzione di comunità multirazziali e multiculturali. Ecco quindi che l’interculturalità, intesa come abitudine o disponibilità a vivere in un contesto fatto di più culture, diventa un tratto sociale di rilevante importanza. Lo sport è oggi riconosciuto unanimemente come strumento primario di educazione informale. Basti ricordare che sullo sport come mezzo per educare alla società interculturale fanno affidamento l’Onu (vedi risoluzione 59/10 del 2004), l’Unione europea, il Comitato internazionale olimpico. Perché questa fiducia? Entrano in gioco alcune caratteristiche specifiche dello sport, e in particolare delle discipline di squadra. Chi è avvezzo a frequentare gli spogliatoi di una qualsiasi squadra, o a sedere sulla sua panchina, sa benissimo che il legame che si forma tra compagni - che devono vincere insieme per non perdere insieme - è così forte da non permettere distinzioni tra colori delle pelle, accenti, modi di pregare. Un secondo elemento a favore è costituito dall’essere lo sport una «cultura» diffusa omogeneamente: le regole di gioco, gli stili fondamentali di comportamento sono uguali ovunque, accettati e compresi ovunque. Lo sport è dunque terreno di incontro ideale per comunicare partendo da una base culturale comune. Terzo elemento è essere un’attività non «costrittiva». A differenza dell’educazione scolastica, l’educazione attraverso lo sport è fatta anche di gioco, di divertimento, di liberazione della creatività, di possibilità per il corpo e la psiche di esprimersi come un tutt’uno. E quando ci si diverte, si apprende più volentieri. Massimo Achini, presidente CSI, su Popoli, gennaio 2012 L.Bruni: “I tre grandi messaggi di Steve Jobs” Sono soprattutto tre i grandi messaggi che questo straordinario uomo ci lascia. Il primo: le grandi innovazioni in economia sono sempre legate alle persone: non sono i capitali, i soldi, le tecnologie: sono le persone che fanno le grandi innovazioni: Steve Jobs è stato capace di fare cose grandi perché era una grande persona, non perché aveva grandi capitali e mezzi. Questo ci ricorda che l’economia va avanti quando ci sono persone che guardano più lontano, vedendo cose diverse. Le grandi innovazioni nascono da sguardi diversi sul mondo, e quindi dalle persone. Il secondo messaggio che ci lascia Steve Jobs è che non è vero che le imprese sono di successo quando rispondono a dei bisogni Indialogo_gennaio2012.indd 5 dei consumatori: questa idea che le imprese ed i loro prodotti debbano rispondere ai bisogni delle persone è un po’ scolastica, statica, e soprattutto non è vera per le innovazioni davvero importanti: nessuno aveva bisogno dell’Ipad e dell’Iphone. Steve Jobs con la sua azienda li ha creati prima che diventassero bisogni, ha inventato dei simboli ed ha creato dei sogni, dei messaggi, degli stili di vita. Le grandi imprese che fanno innovazioni vere sono in grado di fare qualcosa che nessuno pensava prima, che nemmeno era fra i bisogni inespressi. Un imprenditore come Jobs ha “visto” qualcosa e poi ha fatto in modo che la realtà diventasse ciò che lui aveva visto prima: è qualcosa che i veri imprenditori hanno in comune con i grandi artisti o i grandi scienziati. Il terzo messaggio che ci lascia Steve Jobs a mio avviso è un grande inno alla vita: se guardiamo le ultime cose che ha detto “gli anni più belli e più brillanti sono davanti a noi, non alle nostre spalle.. ”. Era un uomo molto malato, stava morendo, eppure guardava avanti . Ai giovani diceva: “siate sempre affamati di vita”: le persone grandi, capaci di cose grandi, non sono mai nostalgiche, guardano sempre più lontano e pensano che il futuro è migliore del passato anche nei tempi di crisi: sono capaci di grande ottimismo e di aggregare intorno a questo ottimismo grandi progetti. Anche oggi gli imprenditori che muovono il mondo sono imprenditori ottimisti, capaci di futuro, convinti che “il più bello debba ancora cominciare”. L. Bruni, Città Nuova, n.20, 2011 Decaloghi moderni Decalogo per il papà proposto da un bambino Tratto da Un’ala di riserva, di Antonio Mazzi Edizioni Mondadori, Milano. Papà... - Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova. - Non essere incoerente: questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca ogni volta che posso. - Non fare promesse: potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te. - Non correggermi davanti alla gente. Ti presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi. - Non brontolare continuamente: se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo. - Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni. Potrei imparare a godere di cattiva salute se questo attira la tua attenzione. - Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme. È come lo passiamo che conta. - Non permettere che i miei umori suscitino la tua ansia perché allora diventerei ancora più pauroso. Indicami il coraggio. - Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento... ma non ho bisogno di dirtelo, vero? - Ricordati, io imparo di più da un esempio che da un rimprovero. Ritagli Tempo (Dietrich Bonhoeffer) Colui che stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà soltanto per se stesso e per le proprie idee. 14/01/2012 23.36.14 Documenti Pag. 6 Gennaio 2012 Il documento del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, pubblicato il 24.11.2011 Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale La nota del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”, pubblicata il 24 ottobre scorso, è passata alquanto inosservata... nonostante il vivace dibattito che vi è stato in certi ambienti cattolici, per la critica esplicita dell’ideologia liberale e la proposta di creazione di una vera autorità politica mondiale. Pubblichiamo la 1a parte. Premessa Ogni singola persona, ogni comunità di persone, è partecipe e responsabile della promozione del bene comune. Fedeli alla loro vocazione di natura etica e religiosa, le comunità di credenti devono per prime interrogarsi sull’adeguatezza dei mezzi di cui la famiglia umana dispone in vista della realizzazione del bene comune mondiale. La Chiesa, per parte sua, è chiamata a stimolare in tutti indistintamente « la volontà di partecipare a quell’ingente sforzo con il quale, nel corso dei secoli, [gli uomini] cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde[ndo così] alle intenzioni di Dio ». 1. Sviluppo economico e disuguaglianze La grave crisi economica e finanziaria, che il mondo oggi attraversa, trova la sua origine in molteplici cause. Sulla pluralità e sul peso di queste cause persistono opinioni diverse: alcuni sottolineano anzitutto gli errori insiti nelle politiche economiche e finanziarie; altri insistono sulle debolezze strutturali delle istituzioni politiche, economiche e finanziarie; altri ancora le attribuiscono a cedimenti di natura etica intervenuti a tutti i livelli, nel quadro di un’economia mondiale sempre più dominata dall’utilitarismo e dal materialismo. Nei diversi stadi di sviluppo della crisi, si riscontra sempre una combinazione di errori tecnici e di responsabilità morali. Nel caso di scambio di beni materiali e di servizi, sono la natura e la capacità produttiva, il lavoro in tutte le sue molteplici forme, che pongono un limite alle quantità determinando un insieme di costi e di prezzi che permette, sotto certe condizioni, un’allocazione efficiente delle risorse disponibili. Ma in materia monetaria e finanziaria le dinamiche sono diverse. Negli ultimi decenni sono state le banche ad estendere il credito, il quale ha generato moneta, che a sua volta ha sollecitato un’ulteriore espansione del credito. Il sistema economico è stato in tale maniera spinto verso una spirale inflazionistica che inevitabilmente ha trovato un limite nel rischio sostenibile per gli istituti di credito, sottoposti ad un pericolo ulteriore di fallimento, con conseguenze negative per l’intero sistema economico e finanziario. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le economie nazionali sono avanzate, sebbene con enormi sacrifici per milioni, anzi per miliardi di persone che avevano dato fiducia, con il loro comportamento di produttori e Indialogo_gennaio2012.indd 6 imprenditori da un lato, di risparmiatori e consumatori dall’altro, a un progressivo regolare sviluppo della moneta e della finanza in linea con le potenzialità di crescita reale dell’economia. Dagli anni Novanta dello scorso secolo, si riscontra invece come la moneta e i titoli di credito a livello globale siano aumentati in misura molto più rapida della produzione del reddito, anche a prezzi correnti. Ne sono derivate la formazione di sacche eccessive di liquidità e di bolle speculative che poi si sono trasformate in una serie di crisi di solvibilità e di fiducia che si sono propagate e susseguite nel corso degli anni. Una prima crisi si è verificata negli anni Settanta fino ai primi anni Ottanta, ed era relativa ai prezzi del petrolio. In seguito si sono avute una serie di crisi in vari Paesi in via di sviluppo. Si pensi alla prima crisi del Messico negli anni Ottanta, oppure a quelle del Brasile, della Russia e della Corea, quindi di nuovo del Messico negli anni Novanta, della Tailandia, dell’Argentina. La bolla speculativa sugli immobili e la recente crisi finanziaria hanno la medesima origine nell’eccessivo ammontare di moneta e di strumenti finanziari a livello globale. Mentre le crisi nei Paesi in via di sviluppo, che hanno rischiato di coinvolgere il sistema monetario e finanziario globale, sono state contenute con forme di intervento da parte dei Paesi più sviluppati, la crisi scoppiata nel 2008 è stata caratterizzata da un fattore decisivo e dirompente rispetto a quelle precedenti. Essa è stata generata nel contesto degli Stati Uniti, una delle aree più rilevanti per l’economia e la finanza mondiale, coinvolgendo la moneta a cui fa tuttora capo la stragrande maggioranza degli scambi internazionali. Un orientamento di stampo liberista – reticente rispetto ad interventi pubblici nei mercati – ha fatto propendere per il fallimento di un importante istituto finanziario internazionale, immaginando in tal modo di delimitare la crisi e i suoi effetti. Ne è derivata purtroppo una propagazione di sfiducia che ha spinto a mutare repentinamente atteggiamento, sollecitando interventi pubblici sotto varie forme, di enorme portata (oltre il 20% del prodotto nazionale) al fine di tamponare gli effetti negativi che avrebbero travolto tutto il sistema finanziario internazionale. Le conseguenze sulla cosiddetta «economia reale», passando attraverso le gravi difficoltà di alcuni settori – in primo luogo dell’edilizia – e attraverso il diffondersi di aspettative sfavorevoli, hanno generato una tendenza negativa della produzione e del commercio internazionale, con gravi riflessi sull’occupazione, e con effetti che ancora non hanno probabilmente esaurito tutta la loro portata. I costi per milioni, anzi miliardi di persone, nei Paesi sviluppati ma anche soprattutto in quelli in via di sviluppo, sono rilevanti. In Paesi ed aree dove mancano ancora i beni più elementari della salute, del cibo, del riparo dalle intemperie, oltre un miliardo di persone sono costrette a sopravvivere con un reddito medio di poco più di un dollaro al giorno. Il benessere economico globale, misurato in primo luogo dalla produzione del reddito ed anche dalla diffusione delle capabilities, si è accresciuto, nel corso della seconda metà del XX secolo, in una misura e con una rapidità mai sperimentate nella storia del genere umano. Ma sono anche aumentate enormemente le disuguaglianze all’interno dei vari Paesi e tra di essi. Mentre alcuni Paesi e aree economiche, quelle più industrializzate e sviluppate, hanno visto crescere notevolmente la produzione del reddito, altri Paesi sono stati di fatto esclusi dal miglioramento generalizzato dell’economia, e persino hanno peggiorato la loro situazione. I pericoli di una situazione di sviluppo economico, concepito in termini liberistici, sono stati lucidamente e profeticamente denunciati da Paolo VI – per le conseguenze nefaste sugli equilibri mondiali e sulla pace – già nel 1967, dopo il Concilio Vaticano II, con l’Enciclica Populorum progressio. Il Pontefice indicò come condizioni imprescindibili, per la promozione di un autentico sviluppo, la difesa della vita e la promozione della crescita culturale e morale delle persone. Su tali basi, affermava Paolo VI, lo sviluppo plenario e planetario « è il nuovo nome della pace». A quaranta anni di distanza, nel 2007, il Fondo Monetario Internazionale riconobbe, nel suo Rapporto annuale, la stretta connessione tra un processo di globalizzazione non adeguatamente governato da un lato, e le forti disuguaglianze a livello mondiale dall’altro. Oggi i moderni mezzi di comunicazione rendono evidenti a tutti i popoli, ricchi e poveri, le disuguaglianze economiche, sociali e culturali che si sono determinate a livello globale generando tensioni e imponenti movimenti migratori. Tuttavia, va ribadito che il processo di globalizzazione con i suoi aspetti positivi è alla base del grande sviluppo dell’economia mondiale del XX secolo. Vale la pena di ricordare che tra il 1900 e il 2000 la popolazione mondiale si è quasi quadruplicata e che la ricchezza prodotta a livello mondiale è cresciuta in misura molto più rapida cosicché il reddito medio pro capite è fortemente aumentato. Allo stesso tempo, però, non è aumentata l’equa distribuzione della ricchezza, piuttosto, in molti casi essa è peggiorata. Ma cosa ha spinto il mondo in questa direzione estremamente problematica anche per la pace? Anzitutto un liberismo economico senza regole e senza controlli. Si tratta di una ideologia, di una forma di « apriorismo economico », che pretende di prendere dalla teoria le leggi di funzionamento del mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo capitalistico esasperandone alcuni aspetti. Un’ideologia economica che stabilisca a priori le leggi del funzionamento del mercato e dello sviluppo economico, senza confrontarsi con la realtà, rischia di diventare uno strumento subordinato agli interessi dei Paesi che godono di fatto di una posizione di vantaggio economico e finanziario. Regole e controlli, sia pure in maniera imperfetta, sono spesso presenti a livello nazionale e regionale; tuttavia, a livello internazionale tali regole e controlli fanno fatica a realizzarsi e a consolidarsi. Alla base delle disparità e delle distorsioni dello sviluppo capitalistico c’è, in gran parte, oltre all’ideologia del liberismo economico, l’ideologia utilitarista, ossia quella impostazione teorico-pratica per cui: «l’utile personale conduce al bene della comunità». È da notare che una simile « massima » contiene un’anima di verità, ma non si può ignorare che non sempre l’utile individuale, sebbene legittimo, favorisce il bene comune. In più di un caso è richiesto uno spirito di solidarietà che trascenda l’utile personale per il bene della comunità. Negli anni venti del secolo scorso alcuni economisti avevano già messo in guardia dal dare eccessivamente credito, in assenza di regole e controlli, a quelle teorie oggi divenute ideologie e prassi dominanti a livello internazionale. Un effetto devastante di queste ideologie, soprattutto negli ultimi decenni del secolo scorso e i primi anni del nuovo secolo, è stato lo scoppio della crisi nella quale il mondo si trova tuttora immerso. Benedetto XVI, nella sua enciclica sociale, ha individuato in maniera precisa la radice di una crisi che non è solamente di natura economica e finanziaria, ma prima di tutto di natura morale, oltre che ideologica. L’economia, infatti, – osserva il Pontefice – ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona. Egli, poi, ha denunciato il ruolo svolto dall’utilitarismo e dall’individualismo, nonché le responsabilità di chi li ha assunti e diffusi come parametro per il comportamento ottimale di coloro – operatori economici e politici – che agiscono e interagiscono nel contesto sociale. Ma Benedetto XVI ha anche individuato e denunciato una nuova ideologia, l’ ideologia della tecnocrazia. (1.Continua) 14/01/2012 23.36.14 Orizzonti aperti Pag. 7 Al cuore della fede - 12 Bianco/Nero Secondo la Caritas in veritate di Benedetto XVI Due grandi verità Il Concilio approfondì quanto appartiene da sempre alla verità della fede, ossia che la Chiesa, essendo a servizio di Dio, è a servizio del mondo in termini di amore e di verità. Proprio da questa visione partiva Paolo VI per comunicarci due grandi verità. La prima è che tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo. Essa ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione, ma rivela tutte le proprie energie a servizio della promozione dell’uomo e della fraternità universale quando può valersi di un regime di libertà. In non pochi casi tale libertà è impedita da divieti e da persecuzioni o è anche limitata quando la presenza pubblica della Chiesa viene ridotta unicamente alle sue attività caritative. La seconda verità è che l’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione. Senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro. Chiuso dentro la storia, esso è esposto al rischio di ridursi al solo incremento dell’avere; l’umanità perde così il coraggio di essere disponibile per i beni più alti, per le grandi e disinteressate iniziative sollecitate dalla carità universale. L’uomo non si sviluppa con le sole proprie forze, né lo sviluppo gli può essere semplicemente dato dall’esterno. Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 12 La testimonianza e la cultura di Klaus Demmer, teologo «Molte volte la gente ha un’idea infantile di Dio. Coloro che combattono la fede hanno spesso una concezione bigotta e falsa di Dio. Per questo c’è urgenza di preti e laici preparati». Ma la fede non passa solo attraverso la cultura. «La cultura è una via, un accesso. La fede passa attraverso la testimonianza di vita di uomini convinti». Quindi la cultura senza testimonianza... «Non vale nulla. Ma la testimonianza si deve adeguare ai tempi che corrono. Per questo dico che il prete moderno deve essere pio e colto». Klaus Demmer, Avvenire, 9.11.2011 Turismo, estetica e spiritualità Il santuario della Montagna Spaccata Sulle pendici occidentali del Monte Orlando, che si protende sul Tirreno col promontorio di Gaeta, si trova il Santuario della Montagna Spaccata. Vi si giunge, in direzione di Gaeta, voltando a destra dalla litoranea e salendo legger- mente tra la luminosa spiaggia di Sérapo, in basso a destra, e la sommità del Monte Orlando col mausoleo di Lucio Munazio Planco, generale di Augusto. Proprio sul sito della sua villa sorge la chiesa della Trinità, di fondazione benedettina anteriore al 1000 ma ristrutturata nell’Ottocento, ora curata dai Missionari del PIME. A destra della chiesa si raggiunge l’ingresso del Santuario del Crocifisso – “Di qui si va al monte aperto alla morte di Cristo” – e ci si immette nel corridoio Indialogo_gennaio2012.indd 7 della Via Crucis. Anticamente le cappelle con le stazioni della Via Crucis scandivano la salita al santuario, ma nel 1849 furono abbattute per esigenze militari e, su commissione di Ferdinando II di Borbone, sostituite da quattordici quadri in maiolica opera di Raimondo Bruno, completati al fondo da un quadro più grande raffigurante la crocifissione e, in basso, l’Ultima Cena, e commentati ciascuno da versi attribuiti al Metastasio: “Veder l’orrenda Morte / del suo Signor non vuole; onde si copre il Sole / e mostra il suo dolor. Trema emmosso il Monte, / il Sacro Vel si spezza; piangon per tenerezza / i duri marmi ancor”. (XII Stazione) Si entra poi, attraverso la cappella di S. Filippo Neri, in una altissima fenditura della roccia dove sporgenze e rientranze si corrispondono, facendo ipotizzare un evento tellurico all’origine della spaccatura; la sensibilità dei fedeli lungo i secoli ha identificato tale evento col terremoto che, nel solo Vangelo secondo Matteo, segna la morte di Cristo: “La terra si scosse, le rocce si spezzarono” (Mt 27, 51). Sulla parete destra, scendendo, c’è come l’impronta di una mano: sarebbe la mano di un turco incredulo che, appoggiandosi alla roccia, la sentì liquefarsi. Appena oltre, una nicchia rialzata con fondo piano è indicata come il giaciglio di S. Filippo Neri, che qui veniva a pregare e meditare. Ci troviamo quindi di fronte ad un grande masso, crollato nel 1430 e rimasto incastrato fra le pareti rocciose, sul quale è stata edificata la Cappella del Crocifisso. Saliti sulla cupola, ci investono la luce e il vento che dall’azzurro del cielo e del mare aperto irrompono tra le pareti della fenditura, mentre da vertiginosa altezza osserviamo le onde che si frangono sulle rocce. Risaliti ed oltrepassata la chiesa, scendiamo in un’altra grande, più ampia fenditura, la Grotta del Turco. Scesi poco meno di trecento gradini, siamo al livello del mare, nell’orlo di una insenatura, sotto una caverna, adatta all’attracco di imbarcazioni non troppo grandi, adibita in altri tempi a base dai pirati saraceni per le loro scorrerie: ancora grotta e fragore delle onde del mare aperto, tenebre e luce, maestà e forza della natura che strappa alla meraviglia dell’animo la lode del Creatore, benedetto nelle sue opere (Dn 3, 57); mentre la meditazione della Passione chiama all’imitazione di Cristo nella propria vita: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale…” (v. Fil 2, 6-11). Franco Betteto Gennaio 2012 NOTE DI LETTURA La teologia del ‘900 di Andrea Balbo Fulvio Ferrario, La teologia del Novecento, Carocci editore, Roma 2011, 304 pp., 24 euro. Cominciamo l’anno con un volume interessante anche se un po’ impegnativo. Si tratta di una storia della teologia novecentesca scritta da Fulvio Ferrario, pastore valdese e professore di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma, studioso del pensiero di Karl Barth e Dietrich Bonhoeffer. Ferrario, che è studioso di alto livello, molto impegnato nell’attività ecumenica e invitato da varie istituzioni di ricerca cattoliche come il Marianum e l’Istituto San Bernardino, presenta in modo sintetico ma molto denso gli elementi fondamentali del pensiero teologico del secolo XX, uno di quelli maggiormente interessanti dal punto di vista speculativo, soprattutto per via di alcune sfide molto significative, come il mutamento del rapporto fra Chiesa e modernità e la stretta connessione tra le risposte date dalla teologia e la realtà tragica di un periodo che ha vissuto due guerre mondiali e il crollo delle ideologie. Ferrario, pur vedendo ovviamente la teologia da un punto di vista protestante e quindi a volte molto critico nei confronti della chiesa cattolica, si muove complessivamente con equilibrio e raggiunge pienamente l’obiettivo di informare il lettore non specialista in modo chiaro e appassionante su problemi, concetti e istanze spesso malamente orecchiati e poco approfonditi. Se Barth e Bonhoeffer occupano naturalmente un grande spazio e capitoli ampi sono dedicati alla teologia della liberazione e all’influsso del femminismo sulla speculazione, meritano particolare attenzione il bel capitolo su Oscar Cullmann e quello molto interessante sulla teologia ortodossa. Più sacrificati sono i teologi cattolici, che sicuramente avrebbero potuto meritare uno spazio maggiore, mentre molte pagine sono dedicate al Concilio Vaticano II, alle sue interpretazioni e a figure del dissenso come Küng. Nonostante le sue ovvie scelte personali che forse potranno non convincere tutti, sicuramente Ferrario ottiene il risultato di stimolare la curiosità e di far accostare anche i diffidenti a un mondo che, in molti casi, appare lontano dalla fede comune. Andrea Balbo 14/01/2012 23.36.16 Pag. 8 Cronaca bianca Gennaio 2012 Convegno a Roma di Greenaccord Onlus Cose dell’altro mondo Colombia - MedellÍn La scala mobile della speranza per uscire dal ghetto Una gigantesca scala mobile fa cambiare faccia a una delle zone più emarginate di Medellín. La seconda città più importante della Colombia, famosa negli Anni 80 per l’omonimo cartello della droga, torna adesso a far parlare di sé, ma per una ragione ben diversa: un progetto per avvicinare quartieri molto lontani tra di loro dal punto di vista sociale, quello poverissimo de «Las Independencias 1» È bastata una lunghissima e ripidissima scala mobile, tutta all’aperto, appena inaugurata dal sindaco di Medellín, lo scrittore Alonso Salazar, a trasformare la fisionomia di una città, scardinando quel ponte levatoio invisibile, da sempre sollevato come a proteggere il cuore finanziario e istituzionale del potere di pochi dalla miseria quotidiana e lacerante dei molti. Finora «Las independencias 1» era collegata al centro di Medellín da 350 gradini ripidissimi di cemento, quasi 30 piani di un palazzo. «A scendere riuscivamo anche noi più anziane - ha raccontato Ana, un’arzilla 75enne che vive nel quartiere -. Il dramma era salire. Io ci avevo rinunciato. Non uscivo mai di qui». Adesso al posto dei gradini ci sono sei rampe di scale mobili, lunghe 130 metri e costruite in acciaio inossidabile e alluminio in Cina dalla società giapponese Fujitec. Costo complessivo: l’equivalente di tre milioni di euro. Le scale mobili fanno parte del progetto «Senderos de Conexión Independencias I», un programma di integrazione sociale fortemente voluto dal comune e dall’Edu, il Dipartimento di sviluppo Urbano di Medellín. Las Independencias è un quartiere di Comuna 13, una delle 16 aree in cui è divisa Medellín, dove vivono 130 mila persone, il 5,7% di quei 2,36 milioni di abitanti della metropoli industriale. Comuna 13 ha però la fama di posto più malfamato e pericoloso della città, dove i criminali più sanguinari convivono con la povera gente. In passato la città era salita all’onore delle cronache per altri tentativi di miglioramento della mobilità urbana, dalla metropolitana ai «metrocables», vagoni sopraelevati esterni nei quartieri poveri. Ma un’opera come le scale mobili non si era mai vista. «Le opere da sole però non servono a nulla - spiega Luz Adriana -. Acquistano valore solo quando la popolazione se ne appropria». E perché tutti possano imparare a usare quelle scale mobili è stato creato un comitato, «Escalando Vida» (scalando la vita), formato esclusivamente da adolescenti che insegneranno ai più anziani della comunità, che mai hanno preso una scala mobile in vita loro, come usarle, senza cadere e senza sovraffollarle. «Queste scale mobili sono il nostro cordone ombelicale con il mondo che ci aspetta là fuori. Pensiamo che sia meraviglioso», afferma un tredicenne. da La Stampa 28.12.2011 Indialogo_gennaio2012.indd 8 Piste di ricerca “Verso un nuovo umanesimo” «Bisogna, in buona sostanza, abbandonare la deregolamentazione dei mercati finanziari» Roma - “Una politica economica finalmente fondata sul concetto di ‘umanesimo’ può favorire la coesione sociale e può ridurre i danni causati dai fallimenti prodotti sia dai mercati sia dall’azione pubblica”. L’analisi del preside della Facoltà di Economia dell’università La Sapienza di Roma, Giuseppe Ciccarone, ha fatto da filo conduttore al convegno “Verso un nuovo Umanesimo – Economia e sostenibilità sociale” svoltosi a Roma il 14.12.2011. L’appuntamento, voluto dall’associazione culturale Greenaccord Onlus in collaborazione con la Provincia di Roma, si è posto l’obiettivo di analizzare le vie d’uscita contro il circolo vizioso che strangola l’Italia e l’Occidente e che ha trasformato una crisi finanziaria in un disastro economico e, infine, in un dramma che coinvolge fasce sempre più vaste delle popolazioni mondiali. Ovviamente occorre intendersi sul significato profondo di un concetto impegnativo come ‘Nuovo Umanesimo’ e sul modo di declinarlo in ambito economico. “L’umanesimo in economia – spiega Ciccarone – non è importante solo per stimolare lavoro e politiche sociali. Significa invece un ritorno al passato. A quando, fino alla prima metà del Novecento, il benessere sociale era il fine della politica economica. Bisogna, in buona sostanza, abbandonare la deregolamentazione dei mercati finanziari, che ha prodotto effetti devastanti sulla coesione sociale e ha provocato alti tassi di disoccupazione, con riflessi drammatici sulla coesione sociale”. Ovviamente, il nuovo approccio avrebbe riflessi positivi anche sul livello occupazionale: “Applicare il concetto di umanesimo al mercato del lavoro – osserva Ciccarone - significa quindi rimettere l’uomo al centro del sistema”. Garantendo ad esso tre diritti minimi: contratto di lavoro unico, reddito minimo garantito e sussidio di disoccupazione. “Costruire un nuovo umanesimo a livello internazionale significa quindi attuare finalmente un sistema di solidarietà globale”. da www.laperfettaletizia.com La rete è il luogo della libertà, la comunità quello della sicurezza «Internet è solo uno strumento, non è né buono né cattivo. Come un rasoio. Lo puoi usare per tagliarti la barba, ma anche per tagliare le gole. Come ha osservato Josh Rose, dell’agenzia pubblicitaria Deutsche LA, internet non sottrae la nostra umanità, la rispecchia». Come ci cambia la rete? «Ci mette in contatto più velocemente, ma ci rende più deboli. C’è un’espressione inglese che trovo molto efficace: nessun pranzo è gratis. Guadagni qualcosa, perdi qualcosa». Che differenza c’è tra rete e comunità reale? «La prima è il luogo della libertà. La seconda della sicurezza. Sulla comunità si può contare come su un vero amico. E’ più affidabile. Ma anche più vincolante. Ti controlla. La rete è libera, ma serve soprattutto per i momenti di svago. E per uscire dalle relazioni in fondo basta spingere il tasto “delete”. Però mi pare che siamo tutti d’accordo sul fatto che tra abbracciare qualcuno e “pokarlo” ci sia differenza». In rete però si possono trovare anche 300 amici al giorno. «Decisamente molti di più di quelli che io ho avuto nei miei 86 anni di vita. Robin Dunbar, che insegna antropologia evoluzionistica a Oxford, dice che la nostra mente non è predisposta per avere più di 150 rapporti significativi». da intervista a Z. Bauman, La Stampa, 27.8.2011 Don Luigi Melesi L’amico dei carcerati di San Vittore Don Luigi Melesi. Cappellano a disperati. Don Luigi combatte con non ha mai messo il reSan Vittore da una vita, è stato ordi- vigore l’ingiustizia che, a volte, si può ato, ma la persona. Egli nato sacerdote nel 1960. Salesiano, ha trovare anche in carcere. Ha conosciu- afferma:” Una persona, vissuto con i ragazzi del riformatorio to brigatisti, rapinatori, assassini, ma per diventare buona, Ferrante Aporti di Torino la sua prima anche molta gente semplice, che ha deve sentirsi amata”. E esperienza a contatto con il mondo del commesso reati comuni, ma non si è la vita di don Luigi è una vita di amocarcere. Successivamente, ad Arese, mai rassegnato a considerare irrecu- re, di concreti gesti di solidarietà e di don Luigi ha lavorato come insegnan- perabile nemmeno il peggiore dei de- fratellanza, una vita che parla degli alte e catechista presso la Casa di riedu- linquenti. I risultati positivi non sono tri e che negli altri trova senso. cazione. Nel 1967, insieme a don Ugo mancati perché don Luigi , al centro, Simona Bruera De Censi, crea l’ Finestra per il Medio Oriente Operazione Mato Grosso, un movimento giovanile Le lettere di Don Andrea Santoro /26 - La debolezza forte e la forza debole che lavora per Carissimi, vi scrivo da Urfa-Harran (la in Medio Oriente, il germoglio di una Chiesa viva, il Terzo mondo città da dove Abramo partì dopo la chia- il dono di vocazioni idonee a una presenza cristiana sulla linea della mata di Dio), il 9 ottobre, giorno della in Medio Oriente. Oggi lodi e messa solenne, pranzo Populorum Progressio. Torna festa di sant’Abramo. È una festa da noi con gelato e dolce (croccante di pistacchio fatto in ad Arese come sconosciuta, ma celebrata dai cristiani la- casa), adorazione accompagnata da musiche e canti. direttore della tini di Gerusalemme e di tutta la Palestina. Voglio regalarvi, proprio per l’occasione, un brano Casa di rieduca- L’abbiamo celebrata anche noi, con solennità umile che abbiamo letto stamattina tratto da un commento zione e fonda la e gioiosa. Ecco come. Ieri abbiamo celebrato una ebraico al racconto del sacrifìcio di Isacco (Genesi rivista “Espres- messa raccolta e commovente in un piccolo tugurio 22, 1-18). L’autore inmagina (sotto forma di racconsione giovani”, di Harran, il minuscolo e povero villaggio di Abra- to) quello che è passato non solo nel cuore di Abradedicata al teatro mo. Avevamo portato tutto tranne, per dimenticanza, mo ma anche di Isacco e Sara nel momento di ofe al cinema. Don le ostie e una candela. Un nostro amico ci ha portato frire il sacrifìcio. Immagina l’affaccendarsi di Satana Luigi scrive testi teatrali: “La pa- una candela da casa sua e del pane azzimo fatto da sua per distogliere Abramo, Isacco e Sara dalla fiducia rola di Gesù in madre. Così nella messa c’eravamo noi come cristia- e dall’obbedienza a Dio. Immagina il frutto potenteatro”, “Gli atti ni, come musulmani c’erano il pane e la candela del te della fede di Abramo nel momento dell’uscita di degli apostoli in nostro amico, come ebrei c’era l’orizzonte verso la Israele dall’Egitto (circa 600 anni dopo) quando, seteatro”. Dal 1978 Siria (ad appena 5 km) in direzione di Gerusalemme, condo l’autore del commento, nell’ora stessa in cui è cappellano del dove Abramo arrivò dopo aver percorso circa 600 il faraone inseguiva Israele e questi gridava a Lui, carcere di San km. Abbiamo così messo nell’Eucaristia l’intenzione Dio si ricordò dell’altra ora, quella in cui Abramo, Vittore a Mila- che ci accompagna ogni giorno: la riconciliazione, il con fede totale e pura, gli offriva suo figlio. In forza no dove ascolta, dialogo e l’incontro tra tutti i “figli” di Abramo (ebrei, di quell’ora di fede Dio ascoltò il grido di Israele in consola e dà spe- cristiani e musulmani), la piena luce (per i musulmani quell’ora di morte e lo salvò dalla mano del faraone. ranza a donne e e gli ebrei) sul volto di Gesù Figlio di Dio, messia Ecco il racconto, che vi consiglio di leggere e mediuomini spesso crocifisso e risorto, l’unità tra le Chiese cristiane nate tare dopo aver letto Genesi 22, 1-18. Perché vado in Turchia 14/01/2012 23.36.17 Pag. 9 Religione&Scuola Gennaio 2012 CINEFORUM Dal giornale degli studenti del Liceo “Porporato” di Pinerolo Alla luce del sole Manuale di sopravvivenza Film per la catechesi e l’irc Regia di Roberto Faenza È senz’altro uno dei migliori film italiani Come tutti sappiamo nel 2012 (pre- dispensabile; i soldi non vi serviranno rarci ad ogni evenienza. Nel caso di una questo lavoro di Roberto Faenza su don Pino cisamente il 21 dicembre) finirà sicu- dopo l’Armageddon quindi lasciateli a guerra nucleare è consigliabile andare Puglisi, il sacerdote assassinato dalla mafia, ramente il mondo, ciò infatti è stato casa o in alternativa dateli a me che ve in paesini isolati, che fortunatamente che era stato già raccontato in una bella fiction provato da eminenti studiosi (leggi li terrò al sicuro. Il bagaglio deve essere qui non mancano, o in montagna (da televisiva di un paio d’anni fa. La scelta di Fa- Giacobbo) decifrando il calendario di composto da vestiti pesanti (nel caso di noi anche di queste non c’è penuria). enza è quella di concentrarsi sul microcosmo un popolo che è stato sterminato da 100 una eventuale glaciazione), fiammiferi, Nel caso ci sia una glaciazione scappare di Brancaccio, il quartiere dove don Pino era conquistadores. Questo mi sembra ab- canne da pesca e non da pesca (vi potre- su per le montagne di Heidi non è una nato e dove torna per fare il parroco. Una delle bastanza per fare sì che sopravvivere a ste sentire soli e depressi), razione K in buona idea ed è consigliabile rifugiarsi prime scene del film ci mostra alcuni ragazzi- questa catastrofe di proporzioni imma- abbonin una qualche isoletta nella zona delle ni del quartiere che procurano gatti randagi da ni, facilmente paragonabile ad un’in- danza, Hawaii. Questa mandare al macello nelle gabbie dei cani da terrogazione a sorpresa, sia una priorità g i o r scelta però non va molto bene nel caso combattimento, che a loro volta si sfideranno (che ovviamente viene dopo la scuola e nalini, ci sia uno tsunami, causa la piattezza in scontri clandestini a cui partecipa una nulo studio). Ma non bisogna preoccupar- libri di di questi ameni luoghi. Nel caso cada merosa folla di spettatori eccitati dal sangue. si dato che potete trovare qui di seguito scuola un asteroide sarebbe comodo avere un È una fotografia impietosa del quartiere e del un comodo manuale di sopravvivenza. ( q u e l bunker, ma dato che non si comprano «sistema» in cui si trovano a vivere questi raPunto primo: per sopravvivere bisogna la non dal fruttivendolo è una buona idea angazzini. Con efficacia e semplicità drammaessere pronti a partire all’improvviso e finisce dare in una zona lontana dal punto di turgica Faenza mostra come tutto il quartiere dunque bisogna prendere il minimo inmai e impatto o nel caso non si sappia dove viva grazie alla mafia e come la scelta di cadrà, in una zona in cui è poco probauscire da questo sistema non sia certamensarà una delle prime istituzioni bile essere colpiti, per esempio nel golfo te facile. Don Pino sceglie di puntare sui a essere ricostituita, d’altra parte del Messico o a Tunguska, dato che è bambini e sui giovani: il tentativo di educarli di Vinicio Capossela non sentireste la mancanza dei poco probabile che un asteroide cada 2 al rispetto reciproco e a quello delle regole problemi con le frazioni algevolte di seguito nello stesso posto. (anche attraverso una semplice partita di Non dormo, ho gli occhi aperti per te. Guardo fuori e guardo intorno. briche???). Il bagaglio non deve Punto terzo: dopo che avremo finito le calcio), di dare loro amore e fiducia, si scontra con altri insegnamenti che questi stessi Com’è gonfia la strada comunque pesare più di 20 kg a nostre scorte di nutella dovremo cobambini ricevono per le strade o addirittura di polvere e vento nel viale del persona. minciare ad attingere dall’enorme suin famiglia. Emblematica la sottotrama di ritorno... Punto secondo: dobbiamo tro- permercato di madre natura; durante la un ragazzo, affascinato da don Puglisi, a cui Quando arrivi, quando verrai per me vare un posto dove nasconderci. caccia tutte le nozioni di fisica sull’ineril padre vieta tassativamente di frequentare guarda l’angolo del cielo Dato che gli eminenti studiosi zia, l’attrito e le parabole avranno finalquesto prete scomodo. L’opposizione netta dov’è scritto il tuo nome, precedentemente citati non han- mente una ragione di esistere. è scritto nel ferro ed esplicita di don Pino alle regole mafiose no la più pallida idea di cosa ac- Vi auguro un buon Natale… che potrebnel cerchio di un anello... fa diventare lo sviluppo della storia –come cadrà, non ci dobbiamo portare be essere l’ultimo… avveniva per la fiction su Borsellino andata E ancora mi innamora troppo avanti con il lavoro in Matteo Villosio V C ginn in onda nell’autunno 2004, altra bellissima e mi fa sospirare così. Onda d’urto, Dicembre 2011 una sola direzione, ma prepabiografia di un eroe dei nostri giorni – un in- Adesso e per quando tornerà l’incanto. tenso e commovente conto alla rovescia fino E se mi trovi stanco, all’epilogo annunciato, in cui questo martire e se mi trovi spento, se il meglio è già venuto accoglie i killer con un sorriso mite e con La fine del mondo? periodicamente una variazione e non ho saputo un consapevole: «Vi aspettavo». Le scelte 2012… Sarà la fine del mondo? dell’inclinazione assiale rispetto tenerlo dentro me. di don Pino vengono inquadrate nel film Questo ve lo dirò il 21 dicembre al piano dell’ellittica del sistema soprattutto in un’ottica civile, di educazione I vecchi già lo sanno il perché, dell’anno prossimo, giorno in cui Solare e ciò provocherebbe scenari e anche gli alberghi tristi, alla legalità, al rispetto reciproco, all’onestà, che il troppo è per poco e non basta ancora secondo il calendario gregoriano apocalittici. Addirittura si pensa che che sono chiaramente valori anche cristiani. si dovrebbe verificare un evento di in tale data gli alieni invaderanno la ed è una volta sola. Certo, lo specifico della sua vita di preghienatura imprecisata e di proporzioni Terra. ra e della sua vita di fede, i motivi profondi E ancora proteggi la grazia del mio cuore planetarie, che potrebbe significare Molti scienziati, soprattutto studiosi adesso e per quando tornerà per cui questo una radicale trasformazione dei Maya, confutano queste ipotesi l’incanto. sacerdote – che Il cielo in una frase dell’umanità in senso spirituale, e aggiungono che molto sovente si L’incanto di te... era sacerdote al “Come cittadini siamo soggetti di di te vicino a me. giorno in cui è stata predetta la parla a sproposito, poiché vengono cento per cento fine di tutto. Ma ora vediamo cosa mescolate delle verità con dati non diritto, come esseri umani siamo Ho sassi nelle scarpe – ha compiuto dicono gli esperti. oggettivi. Infine, essi affermano che soggetti (cioè portatori) di diritti”. e polvere sul cuore, Oltre alla terminazione considerare questa data come un le sue scelte ri(Norberto Bobbio) freddo nel sole dell’importantissimo calendario dei giorno del giudizio o un momento di mangono in una e non bastan le parole. Maya, che prevedevano per tale cambiamento cosmico è solamente sorta di sottotedata la fine dell’età dell’oro, il 21 un’opportunità per molte persone sto. Anche quando a una suora viene chiesto Mi spiace se ho peccato, dicembre 2012 sarà un giorno pieno di fare profitto, in quanto i Maya di parlare dei motivi della sua vocazione, la mi spiace se ho sbagliato. Se non ci sono stato, di fatti catastrofici: gli scienziati vedevano la fine di un ciclo del risposta che ella dà è un po’ favolistica e non se non sono tornato. prevedono un allineamento calendario semplicemente come proprio profonda... Però si nota che Faenza galattico, un avvenimento che un’occasione di festeggiamenti per si è avvicinato – pur senza forse aver colto i Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore, non si ripete da ventisei mila anni, l’ingresso nella nuova epoca. motivi più profondi – con grande rispetto a adesso e per quando tornerà il tempo... Il tempo per partire, ossia l’allineamento del Sole con il Nessuno può in realtà sapere cosa don Pino e all’ambiente che lo ha circonda- il tempo di restare, piano equatoriale della Via Lattea, accadrà il 21 dicembre 2012, si può to. Il diacono e le suore che hanno aiutato il tempo di lasciare, la galassia di cui fa parte il sistema soltanto aspettare e sperare. don Puglisi sono visti con simpatia e par- il tempo di abbracciare. Solare. Inoltre, altri parlano del ciclo Lucrezia IA classico tecipazione; per fortuna non c’è in questo Onda d’urto, Dicembre 2011 In ricchezza e in fortuna, delle macchie solari, film la solita e facile contrapposizione fra in pena e in povertà, le quali sarebbero in una Chiesa «di frontiera» (buona e attenta ai nella gioia e nel clamore, grado di influenzare poveri) e la Chiesa del potere: quando don nel lutto e nel dolore, il magnetismo della Pino chiede aiuto al suo Arcivescovo, egli nel freddo e nel sole, Terra e indurre lo ascolta con attenzione e nonostante non nel sonno e nell’amore. l’inversione sia dei possa mandargli altri sacerdoti, la risposta Ovunque proteggi la grazia del mio cuore. poli che del moto si materializza presto nell’arrivo di queste Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore. terrestre. La Terra eroiche suore e del diacono Gregorio. Ovunque proteggi, proteggimi nel male. subirebbe, infatti, Walter Gambarotto Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore. Ovunque proteggi La fine del mondo? Indialogo_gennaio2012.indd 9 14/01/2012 23.36.18 In diocesi Pag. 10 Gennaio 2012 Temi per riflettere in un’assemblea diocesana - 5 Il testamento biologico cristiano Il modello di dichiarazione di volontà sui trattamenti sanitari di fine vita delle chiese tedesche La Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e il Consiglio della Chiesa evangelica tedesca (Ekd) hanno presentato il 26.1.2011 un nuovo modello di dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari di fine vita. Si tratta del “testamento biologico cristiano” che offre l’opzione di nominare una persona come rappresentante legale delle proprie intenzioni per aiutare il medico nella gestione del momento terminale della vita. (Fonte Radio Vaticana) Qui sotto è riportata la parte del documento riguardante i fondamenti su cui si basa il testamento biologico cristiano: La proposta di sottoscrivere in tempo tale testamento biologico si basa sulle seguenti considerazioni: · La vita ci è stata donata per poterla accettare e gestire, nonostante sofferenze e morte. Dio è un amico della vita. Egli vuole che riusciamo a condurre una vita completa. Pertanto desidera che noi agiamo e camminiamo con Lui. Egli ci rende capaci di gestire la nostra vita in modo responsabile, anche nella sua ultima fase. * Fino alla fine si deve percepire la vita come degna di essere vissuta e piena di senso. Questo implica anche poter ottenere informazioni, poter decidere, poter rimanere in contatto con persone care, avere il tempo per riflettere e per poter chiarire delle questioni, congedarsi dai cari e poter accettare la propria morte. [...] * Noi facciamo l’esperienza che la vita non è nelle nostre mani. La vita è un dono di Dio. Ci fidiamo del suo accompagnamento e del suo aiuto anche nell’ultima fase della nostra vita. Con questa fiducia ci serviamo della possibilità di un testamento biologico. Esso aiuta i medici e gli infermieri a rispettare la nostra volontà indipendentemente dallo stato di coscienza in cui ci troviamo. * L’ora della morte arriverà per tutti. Talvolta sorge la domanda se si possa e si debba prolungare ancora di poco tempo la fine della vita. Con il testamento biologico Lei può esprimere i suoi desideri personali riguardo la terapia da adottare alla fine della propria vita, come per esempio la rinuncia ad un accanimento terapeutico, oppure la volontà di prendere dei provvedimenti per calmare i Musica e spiritualità Walter Gatti, “organista ecumenico”: «La musica con i suoi vissuti interiori avvicina culture e sensibilità diverse» . di Joram Gabbio Incontriamo il maestro Walter Gatti, laureato in discipline musicali con specializzazioni di clavicembalo, organo e composizione organistica, musica corale e direzione. Insegnante presso il civico istituto Corelli, è direttore dell’Accademia organistica pinerolese. Concertista e didatta affermato, rappresenta un luminoso esempio di ecumenismo, data la sua professione di fede valdese ed il suo impegno di docente presso la scuola diocesana di musica sacra. Il mese di gennaio è dedicato alla preghiera per l’unità dei cristiani, gli domandiamo dunque quanto la musica possa essere, sulla base della sua ricca esperienza, fonte d’unità. «Personalmente penso di sì. Ed è proprio la musica che con la comunicazione attraverso il suono, coinvolgendo emozioni e vissuti interiori, può contribuire ad avvicinare culture e sensibilità diverse. La parola, per quanto dotta e sottile, fatica a comunicare a tutti il medesimo concetto. Una delle preoccupazioni storiche della chiesa cattolica - tramite il canto gregoriano e le sue successive evoluzioni – era di trasmettere universalmente lo stesso messaggio ovunque. Attraverso le flessioni musicali dei neumi, gruppi di note più o meno complessi con cui si voleva dare un significato ed un peso specifico ben preciso ad ogni singola parte del testo, si era già compreso che la musica poteva veicolare meglio la Parola. Lutero ai tempi della Riforma aveva rilevato a sua volta i limiti dell’uso del latino per l’assemblea ed aveva ovviato con testi da lui traslati Indialogo_gennaio2012.indd 10 in tedesco, commentandoli con musiche scritte da egli stesso o prese in prestito dal repertorio gregoriano come da quello profano. La sua nota affermazione che la musica era da porre al pari della teologia non fa che confermare che l’arte dei suoni ha un potere comunicativo che va ben oltre la comprensione della parola. Per questo motivo la mia opinione - riguardo alla materia che insegno e che professo come mia specifica testimonianza della spiritualità è che una Cantata di Bach come una Messa di Mozart possano offrire a chi ascolta un momento di intenso contatto con la parte più alta di sé; non si può infatti non essere toccati dall’intensa bellezza di un capolavoro che è scritto meditando sulla Parola, che la spiega e la rende fruibile tramite il vissuto personale di chi ascolta. Certo non va dimenticato che è più facile coinvolgere chi non ha troppi pregiudizi che altrimenti ostacolano quella predisposizione ad ascoltare caratterizzata da un atteggiamento pronto a ricevere, un po’ come un vaso vuoto che viene riempito con un liquido: la forma che il liquido, la musica, prenderà dipenderà dalla fisionomia del contenitore ovvero verrà mediato dalla sensibilità e dal vissuto dell’ascoltatore. Ritornando alla domanda, ritengo assolutamente positivo che si promuovano momenti di ascolto di composizioni spirituali non solo di radice cristiana ma anche di diverse altre spiritualità, avvicinandosi con rispetto e apertura a mondi diversi e cercando così di comprendere meglio punti di vista anche lontani dal nostro. JG dolori (medicina palliativa). Così, nel caso Lei stesso non fosse più in grado di esprimersi, è garantito che la sua posizione personale sulla fine della vita è conosciuta e rispettata da parte di tutti i medici curanti. Questo non vuol dire che si debba rinunciare alle possibilità offerte dalla medicina moderna quando essa è in grado di fornire un aiuto duraturo. * Bisogna rispettare la decisione di alcuni pazienti di accettare come processo di crescita interiore il cammino attraverso la malattia e la sofferenza, attraverso la sopportazione di dolori e di pesanti terapie. Alcuni cristiani vivono attraverso le sofferenze l’esperienza di una profonda solidarietà con Cristo, che ci redime attraverso la sua sofferenza. * La vita non è a nostra libera disposizione. Tantomeno abbiamo il diritto di pronunciarci sul valore o la mancanza di valore di una vita umana. Ogni uomo ha la sua dignità, il suo valore e il suo diritto alla vita per opera di Dio. Ogni uomo è infinitamente più di quanto crede di essere. Nessun uomo vive solo per sé e può sapere con esattezza quanto conta per gli altri. Essendo solo Dio Signore su vita e morte, la vita e la dignità dell’uomo sono protette. Credendo nel Dio della vita sappiamo che ogni persona con la sua vita - comunque essa sia fatta- è indispensabile. Senza un tale riconoscimento della dignità e del diritto alla vita di ogni uomo, nessuna convivenza tra uomini Segue a pag.11 Poesie Dolcemente di Pasqualino Ricossa Un richiamo timido, dolce di scricchiolii in amore. Un fiorire in umiltà di violette ascose lungo la scarpata. Forse così Tu, mi parli. Signore, fa che Ti comprenda Pasqualino Ricossa Passinpiazza Luci ed ombre nella città Sabato 26 novembre: salgo a Porta Susa con amici, sul treno per Milano (meta: la mostra di Cézanne): cerco posto, è tutto occupato. Perché? Non è giorno di lavoro; c’è chi chiacchiera di compere natalizie, chi di un modo diverso per trascorrere le prossime vacanze. Passa tra i sedili un ragazzo (sui trent’anni?) e cerca di raccontare le sue disavventure a gente che ovviamente non ha voglia di ascoltarlo e tanto meno di aprire il portafoglio per lui. Mostra di Cézanne: coda immane per chi non ha la prenotazione come noi; la mostra è affollata. All’uscita un uomo dall’apparenza distinta sta suonando magnificamente il violino; davanti a lui, per terra, un cappello e su un piccolo biglietto le parole:”Ho bisogno di aiuto”. Ho un tuffo al cuore, ma …mi allontano… come tutti, dopo aver buttato una monetina per scaricarmi la coscienza. Piazza del Duomo: ragazzi in toga blu e tocco da laureati si fanno fotografare davanti al Duomo. Mi spiegano che hanno appena discusso la tesi di laurea specialistica alla Bocconi. Quanta gioia, quanta positiva energia nei loro sguardi! Vorrei poter pensare che verranno gratificate le loro aspettative, realizzati i loro sogni e le loro speranze. Forse le loro sì…ma anche quelle di tutti gli altri giovani laureati d’Italia che non hanno potuto permettersi un’università così prestigiosa? Verranno valorizzate le loro infinite potenzialità? E ancora, sulla piazza, una sposa si fa fotografare mentre scende da una megagalattica limousine: ne avevo viste di simili solo nei film… Ecco presentata una serie di immagini di una società in apparenza opulenta, che nasconde la sua infinita povertà (economica e di valori), la povertà di una maggioranza silenziosa, che non si vede, che non ha la forza o la possibilità di far sentire la sua voce. Sono disorientata: possibile che proprio noi, che volevamo rifare il mondo, abbiamo prodotto una società con così forti contrasti e in cui il valore fondamentale sembra essere il “come si appare”? Si prova disagio davanti allo spettacolo della povertà, della perdita di valori, si distoglie lo sguardo da chi si incontra per strada o da chi ci sta ancora più vicino, perché è scomodo riconoscerne le difficoltà. Si rischia di svuotare un mondo ricco di senso e di legami in nome di una globalizzazione che, invece che portarci a modelli multiculturali efficaci, si propone come mera convivenza e tolleranza, lasciandoci incapaci di andare oltre, di creare nuove forme di condivisione. Bisognerebbe riuscire a dar voce alla voglia di partecipazione che, malgrado i tempi, abbiamo dentro di noi. “Non bisogna disincentivarla o lasciarla ai margini. Occorre invece accompagnarla e farla vivere pienamente nella società, nella politica, nelle imprese, nelle scuole, nelle piazze. Rappresenta un’ opportunità di crescita civile e sociale. Una porta di ingresso per un futuro più accogliente. E’ una occasione per far conoscere e dialogare punti di vista diversi, esperienze non raccontate, motivazioni assopite…” (Gabriele Gabrielli – Docente Università LUISS Guido Carli). Maria Teresa Maloberti 14/01/2012 23.36.19 In diocesi Pag. 11 Mentre il compare nel Profili territorio di 981. E’ l’uniParrocchie del Pinerolese – 15 Campiglioca chiesa della ne, suddiviso diocesi denelle due pardicata ai due rocchie di San martiri parGiovanni e dei ticolarmente Santi Protasio e Gervasio, appartiene alla venerati a Milano per volere di Sant’Amdiocesi di Pinerolo sin dalla sua nascita, brogio; pare lecito presupporre un legame 1748, la parrocchia di Osasco fu aggre- con l’abbazia di Cavour legata a sua volta gata alla diocesi pinerolese soltanto nel a San Proietto, discepolo di Ambrogio. 1817, all’atto del ristabilimento della me- Nel territorio della parrocchia si incondesima. La presenza di una chiesa a Cam- tra la cappella di San Michele. L’attuale piglione è già attestata nel 1037 quando chiesa parrocchiale fu eretta, a seguito viene donata dal vescovo di Torino alla dell’abbattimento della precedente, dal abbazia di Cavour. Nel 1159 ricompare parroco Matteo Giraudo che guidò la cocome proprietà del vescovo di Torino. Il munità di Fenile dal 1905 al 1918. La parCaffaro nel 1903 scrive che dopo il 1386 rocchia di Osasco, dedicata alla Natività la chiesa, dedicata al Battista, fu amplia- della Vergine, compare dipendente dalla ta e riabbellita quattro volte. Vi è stato un abbazia di Cavour nel 1246. Dal 1386 quinto grande intervento di ampliamento paga il cattedratico al vescovo di Torino. e restauro che ha dato alla chiesa le di- Nel 1584 la chiesa risulta in pessimo stamensioni e la forma attuali, ed è da collo- to e quasi tutta scoperta; nel paese hanno carsi negli anni 1919/1937 in cui fu par- infierito le guerre di religione con le ineroco don Luigi Bolla, in seguito vicario vitabili distruzioni. L’edificio attuale fu generale. Si vuole che nel 1821, durante innalzato nel 1817, quando la parrocchia i restauri alla casa parrocchiale, si sia passò alla diocesi di Pinerolo. Nel 1836 scoperto il “Vino dei morti” cioè un retro compare anche la cappella della Madoncantina, murato nelle guerre di religione, na delle Nevi (alla sinistra entrando in guarnita di bottiglie e botti piene di vino. paese da Pinerolo) in forme neogotiche. Nel territorio della parrocchia si incon- Agli inizi del 1900, per circa tre anni, risetrano la cappella dei Castellani presso la dettero nel castello tre monaci cistercensi quale è risieduto un cappellano sino agli provenienti da Lerins, per predisporre un anni intorno al 1960, la cappella di San monastero prevedendo l’espulsione dei Rocco e quella di Santa Sea ( da intender- monaci dalla Francia. Questa non ebbe si probabilmente di Santa Zoe). La chiesa seguito e i monaci ritornarono alla loro più antica del territorio è quella dei San- isola, di Sant’Onorato, dove a tutt’oggi ti Gervasio e Protasio in Fenile che già risiede la comunità. Giorgio Grietti Nel territorio di Campiglione e di Osasco Il testamento biologico cristiano Segue da pag.10 sarebbe possibile. Non ci sarebbe né diritto né amore. Se per es. un medico dovesse esaudire la richiesta di familiari e uccidere un paziente con delle sofferenze atroci, allora il rapporto di fiducia tra il medico e il paziente sarebbe fondamentalmente distrutto. Per questo motivo deve essere detto in modo chiaro ed evidente che l’uccisione di una persona non può mai essere un atto d’amore o di compassione perché annienta le basi dell’amore e della fiducia. Poiché non disponiamo liberamente della nostra vita e tantomeno della vita degli altri, decliniamo qualsiasi interruzione attiva della vita. * “L’eutanasia attiva” e “l’eutanasia passiva” devono essere distinte chiaramente l’una dall’altra. L’eutanasia “attiva” è l’uccisione mirata di una persona, per es. tramite la somministrazione di un preparato provocante la morte (per es. una pastiglia, /:=887+-:=<<1[ZT +WZ[W<WZQVW 8QVMZWTW<7 <MT! .I`! un’iniezione, un’infusione). L’uccisione di persone gravemente malate e moribonde, a determinate condizioni, è stata ormai legalizzata in alcuni paesi. “L’eutanasia attiva” non coincide tuttavia con la concezione cristiana dell’uomo. In Germania è giustamente vietata e viene perseguita penalmente, anche quando avviene dietro esplicito consenso del paziente. L’eutanasia “passiva” invece punta ad un lasciar morire dignitoso, in particolar modo non proseguendo o non iniziando nemmeno un trattamento volto al prolungamento della vita (per es. l’alimentazione artificiale, la respirazione artificiale o la dialisi, la somministrazione di farmaci come ad esempio antibiotici) nel caso di malati inguaribili e terminali in fin di vita. “L’eutanasia passiva” presuppone il consenso della persona morente ed è legalmente ed eticamente ammissibile. La direttiva del TESTAMENTO BIOLOGICO CRISTIANO vuole mostrare un punto d’incontro tra un inaccettabile prolungamento della vita e un accorciamento irresponsabile della vita. Deve essere un aiuto alla decisione – sia per la Sua scelta personale, che per chiunque altro un giorno dovesse forse decidere al Suo posto. Il testo completo su: http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/ mater_studio/testamento_biologico.pdf Gennaio 2012 Educare è il compito fondamentale della Chiesa All’inizio dell’Anno pastorale riassumo in una lettera l’itinerario che insieme intendiamo percorrere. Vogliamo essere in sintonia con gli Orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana per il decennio 2010 - 2020, contenuti nel documento “Educare alla vita buona del Vangelo”. Non è un trattato di pedagogia, ma la proposta fraterna di alcuni “percorsi” per incoraggiare le nostre comunità, in primo luogo le famiglie, a sentire l’impegno educativo come un segno dei tempi e un’urgenza alla quale non ci si può sottrarre. “Educare” è il compito fondamentale della Chiesa. Deriva dalle parole di Gesù: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Me 16, 15). Offrire il Vangelo significa interessarsi della vita di ogni donna e di ogni uomo, aiutarli a raggiungere una pienezza di umanità che si esprime nella capacità di amare nella duplice direzione verso Dio e verso il prossimo. “Educare “ è certamente un compito difficile, ma bello. Quando si riesce in questo intento si provano le più genuine soddisfazioni, Questo lo sanno i genitori, gli educatori, gli insegnanti, i catechisti, i parroci. La comunità cristiana nella sua totalità è chiamata ad educare. Anche se constatiamo difficoltà nella trasmissione dei valori, in particolare dei contenuti della fede, questo non deve scoraggiarci. Anzi, dobbiamo essere convinti che impegnandoci sul versante dell’educare noi rendiamo il servizio più prezioso alla società in cui operiamo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. Pier Giorgio Debernardi, vescovo Dalla lettera pastorale 2011 “Credette lui con tutta la sua famiglia” Fede e preghiera La devozione, ossia la bellezza di vivere per Dio, proposta a Filotea, è fondata ovviamente sulla realtà teologale dell’esistenza di Dio creatore, sommo e unico nostro Bene. “Filotea, Dio ti ha fatto fiorire dal nulla per renderti ciò che sei, non perché avesse bisogno di te, lo ha fatto per dimostrare in te la sua bontà. A te, prima nella scala degli esseri viventi, Egli ha dato l’intelligenza per conoscerlo, la memoria per ricordarlo, la volontà per amarlo, gli occhi per contemplare le sue opere e le altre facoltà per glorificarlo.” A questa grande dignità tutti partecipiamo. Ma il disegno di Dio, su di noi, è infinitamente più grande. Egli ci ha elevati alla dignità di figli ed eredi della sua eterna gloria. “ Filotea, considera le grazie spirituali di cui sei stata arricchita: tu sei figlia della Chiesa, quante volte Dio ti ha visitata con i sacramenti, le ispirazioni e le illuminazioni interiori, e tanti altri doni per camminare verso di Lui!”. Tuttavia queste meravigliose realtà le viviamo quaggiù sotto il velo della fede, velo che può diventare sempre più trasparente a misura che intensifichiamo la preghiera. E’ questo un grande segreto. “ La preghiera illumina l’intelletto con la luce di Dio e scalda il cuore con l’amore celeste. Purifica l’intelletto dall’ignoranza e il cuore dagli affetti disordinati. E’ un’acqua di benedizione che fa rifiorire i nostri buoni desideri… è la fontana viva di Giacobbe che lava tutti i nostri peccati. Filotea, di’ dunque: “ Tu, o Signore, mi hai creata per te, perché io goda per l’eternità della tua gloria: riuscirò un giorno ad esserne degna e benedirti come meriti?”. Domanda che ogni Filotea, ognuno di noi, sente nascere nel cuore nei momenti migliori della propria vita. Suore Visitandine Monastero della Visitazione, Pinerolo [email protected] 16.7:5)<1+)<-4-.761)=..1+17+)6+-44-:1) Indialogo_gennaio2012.indd 11 14/01/2012 23.36.21 Territorio Pag. 12 Gennaio 2012 Per una sana pastorale delle vocazioni “Smettiamo di fare i matematici vocazionali” Don C.M. Zanotti del Noviziato di Monte Oliveto:«È la vita religiosa che deve attirare e suscitare il desiderio di vivere così» Il problema delle vocazioni è gravissimo e affligge tutti. Personalmente e ultimamente mi infastidiscono molto le preoccupazioni, i dubbi, le perplessità, le statistiche, le innumerevoli parole che si dicono in questa situazione difficile. Di recente i titoli dei giornali riportano anche le statistiche preoccupanti in alcune diocesi, del calo dei numeri e degli invecchiamenti dei sacerdoti. Che dire? Non è questione di numeri! Tutte le volte che ci si accosta al problema vocazionale con questo criterio matematico si sta sbagliando. I criteri di Dio sono altri. L’atteggiamento da avere non è quello della paura e della preoccupazione del fare, ma quello della fiducia e dell’impegno. Vorrei specificare questo pensiero citando una lettera di un padre spirituale ad una madre generale che le presentava tutte le preoccupazioni vocazionali inerenti alla sua congregazione. Scrive questo maestro di spiritualità: «Cara madre, certamente non è piacevole per una madre generale chiudere opere che chi l’ha preceduta ha inaugurato con tanti sforzi e tanta generosità, ma in tempi gloriosi di espansione della congregazione, sia per le attività che per i numeri. Ma, le dico sinceramente, non penso che sia spirituale e che giovi preoccuparsi troppo. Il Signore ci ha raccomandato di pregare, ma non ci ha detto di agitarci e di intraprendere troppe iniziative per trovare le vocazioni, sa, non sono molto convinto che sia davvero buono e che produca frutto tutto questo attivismo per una sorta di pastorale vocazionale. È la vita ad attirare. Le vocazioni possono essere suscitate da tante realtà eterogenee... Ma nel senso stretto, spirituale, è la vita religiosa che deve attirare, far innamorare e suscitare il desiderio di vivere così. Ogni altro motivo da cui può prendere le mosse Diocesi di Pinerolo – Chiesa Valdese – Chiesa Ortodossa Romena Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18 – 25 gennaio 2012) “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1 Cor 15, 51-58) venerdì 20 gennaio - ore 20.45 presso la chiesa ortodossa romena (chiesa del seminario – via Trieste 44, Pinerolo) incontro di preghiera una vocazione deve essere verificato su questo metro. Sarà la bellezza ad attirare sulla porta nuove vocazioni. La chiamata, la vocazione, non è qualcosa di affidato alla nostra gestione. Noi possiamo servire le vocazioni, aiutarle, ma non sono di nostra competenza. Di nostra competenza è l’aspetto della formazione. Le vocazioni sono qualcosa che appartiene a Dio. È Dio Padre che chiama i suoi figli in Cristo. Se le persone non hanno ancora incontrato Cristo, se il nostro annuncio di Lui è troppo astratto, superficiale, troppo nostro e non fa veramente entrare Cristo in mezzo alla gente, come possono sentirsi chiamate se ancora non hanno visto il Signore, non l’hanno sentito?» Ecco delineato il criterio; essere affascinanti. Il cosiddetto problema vocazionale è che non riusciamo più ad essere testimoni del nostro personale innamoramento di Cristo. L’amore di Cristo riempie (o dovrebbe riempire) l’esistenza del chiamato, ed egli, con la sua vita, deve dire a tutti che è bello “dimorare” con Cristo, è bello abitare con Lui, è bello rimanere nel suo Amore. Smettiamola di fare i matematici vocazionali, non fermiamoci ai soli criteri statistici mondani, ma cerchiamo piuttosto di scaldare il cuore dei giovani di oggi, cerchiamo di comunicare loro l’amore di Dio, Padre di ogni misericordia, in modo che questa generazione si risvegli all’amore, quello profondo e vero, che costituisce l’uomo come tale. Se impostiamo il problema così non ci sarà più il problema delle vocazioni! La cosiddetta “cultura vocazionale” si costruisce soltanto con una vita personale intensa, convinta, vera e capace di accogliere “l’avvenimento” decisivo della storia: Cristo Gesù! [...] Carlo Maria Zanotti, Direttore del Noviziato salesiano di Pinerolo, su Vita Diocesana, 2.10.2011 La BANCA DEL TEMPO DI PINEROLO CONCORSO LETTERARIO, in occasione del fatto che il 2012 è l’anno dedicato in particolare al ”… dialogo tra le generazioni”, bandisce un concorso letterario dal titolo “Racconta…” Il concorso ha lo scopo di dar voce a persone comuni, la cui esperienza non è ancora diventata “storia”, ma è e resterà comunque significativa testimonianza di un’epoca. Il concorso è aperto inoltre alla narrazione delle persone, delle loro storie, all’espressione di emozioni, sogni, progetti anche delle giovani generazioni, per far conoscere e dialogare punti di vista diversi come opportunità di partecipazione e crescita civile e sociale. Il concorso non prevede limiti di età. Sono ammessi elaborati a più mani. Il concorso prevede un’unica sezione narrativa di elaborati brevi che dovranno mantenersi nel limite massimo delle 5 cartelle. Ogni partecipante può presentare fino a 3 elaborati. I testi devono pervenire in un plico che dovrà contenere: 1)l’elaborato in triplice copia, prive di firma o segno di riconoscimento dell’autore; 2) una busta chiusa contenente all’interno: i dati anagrafici, i contatti (n. di tel e cell, eventuale e-mail, indirizzo ). vespro ortodosso – riflessione biblica seguita da una La consegna dei lavori deve avvenire entro, e non oltre, il 31 marzo 2012, al seguente indirizzo: CONCORSO LETTERARIO - BANCA DEL TEMPO DI PINEROLO, presso BIBLIOTECA CIVICA ALLIAUDI, VIA C. BATTISTI N 11 - 10064 PINEROLO (TO) Verranno assegnati tre premi: 1°: €150, 2° €100, 3° €60,00 preghiera ecumenica La premiazione avverrà nell’ambito della manifestazione “Maggio libri”. strutturato in due momenti: celebrazione del Questo giornale è inviato gratuitamente. È gradito un contributo per le spese di stampa. Si può utilizzare il bollettino indicato sotto. Grazie!!! Indialogo.it, Periodico di Cultura religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio Irc/sms e la Comm. per l’Ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo, Direttore responsabile Antonio Denanni, Autorizzazione n. 2 del 16.06.2010 del Tribunale di Pinerolo. Redazione c/o Antonio Denanni, Via Goito 20, 10064 Pinerolo, 0121397226. [email protected], Editore “Alzani”, Via Grandi 5, Pinerolo. Abbonamento o sostegno: c/c postale n. 17814104, Tipografia Alzani, Via Grandi 5, 10064 Pinerolo (causale: Indialogo) Indialogo_gennaio2012.indd 12 14/01/2012 23.36.22