Indialogo.it
www.in-dialogo.it
Suppl. n° al n.1/2009 di “Incontri Con…”
Nuove visioni
Periodico di cultura religiosa
realizzato in collaborazione con
l’Ufficio Irc/smi-sms e la Comm.
per l’Ecumenismo e il dialogo
della Diocesi di Pinerolo,
Via Vescovado 1, Pinerolo.
Dir. responsabile: Antonio Denanni
Anno 3, n.1, Gennaio 2012
Un libro di don Bruno Ferrero
Recessione economica, crisi ecologica,
aumento del divario tra ricchi e poveri, inefficacia degli attuali sistemi democratici a far
fronte alle sfide del futuro, sono le quattro
grandi questioni che sono state al centro
della IX edizione del Forum internazionale
dell’informazione per la salvaguardia della
natura, organizzato dall’associazione culturale d’ispirazione cristiana Greenaccord, tenutosi dal 19 al 22 ottobre 2011 nei comuni
di Cuneo, Alba e Saluzzo. Nei quattro giorni
di convegno si sono dati il cambio quindici
relatori - economisti, politici esteri, filosofi,
giornalisti, sociologi, scrittori - che si sono
interrogati su come coinvolgere i cittadini
nella costruzione di un nuovo modello di benessere.
Un interrogativo che ormai, con la crisi
economica che stiamo vivendo, è di dominio
collettivo, perchè è certo che il modello di
sviluppo incentrato sui consumi è finito. La
crisi economica è il punto di arrivo di una crisi più profonda, di natura spirituale, sociale,
motivazionale di tutto l’Occidente, in particolare di quello europeo , con la sua visione
eurocentrica della storia. Nel mondo globale
odierno questa centralità sembra tramontare. Altri mondi, come l’Asia, salgono alla
ribalta. Forse prima di ricette economiche e
di nuovi modelli di sviluppo c’è bisogno di
nuove visioni del futuro. L’economia la muovono, ben prima dei governi e delle istituzioni,
le passioni e gli ideali dei cittadini.
Antonio Denanni
Dieci buoni motivi per essere cristiani
«Dio non entra in noi da quella che chiamiamo la “testa”, ma dal “cuore”»
Don Bruno Ferrero, salesiano, fino
a luglio 2009 direttore editoriale
dell’Editrice LDC, è un esperto di pedagogia narrativa. È un maestro nel
genere del racconto breve per la meditazione. Ha presentato in un libro
i suoi “Dieci buoni motivi per essere
cristiani (e cattolici)”, (LDC, 2009,
pp. 176, € 8,00). Eccoli questi motivi,
esposti in un’intervista.
Don Ferrero, come è nato, come
ha pensato questo libro?
«“Dieci buoni motivi per essere
cristiani (e cattolici)” è nato come
un’alternativa a due modi di parlare
del cristianesimo. Uno, molto
critico, è quello che considera
i credenti dei “cretini”, come li
intende Piergiorgio Odifreddi. Il
secondo è quello del linguaggio
teologico, che si rivolge alle persone
di cultura, ma rimane estraneo alla
gente comune. Io sono partito da
una frase di Gesù: “Ti ringrazio,
Padre, Signore del cielo e della terra,
perché hai voluto far conoscere a
gente povera e semplice quelle cose
che hai lasciato nascoste ai sapienti e
agli intelligenti”. Qui è come se Gesù
di Nazaret rispondesse a Odifreddi:
vedi, sei troppo intelligente... Così
ho pensato alla leggibilità, a un libro
per tutti. Perché una cosa grande
del cristianesimo è la concretezza,
Gesù era molto diretto e visivo. E
in questo libro, nel mio piccolo ci
provo anch’io: il mio sogno è che
venga adoperato per la catechesi di
giovani e adulti».
Come è arrivato alla sintesi dei
“dieci motivi”?
«Sono i motivi che persuadono
me. Anche perché sono convinto
che Dio non entri in noi da quella
che chiamiamo la “testa”: se è
immenso e infinito non può essere
contenuto dalla nostra ragione,
che ha una capacità senza dubbio
finita. Piuttosto è possibile che Dio
entri nel “cuore”, intendendo con
questo termine la nostra dimensione
affettiva, che è smisurata. È ancora
da dimostrare, infatti, che essa abbia
un confine: a quanto pare va al di là
di quanto possiamo immaginare».
Il motivo n.1 è il tempo. Perché?
«Un po’ tutto il mio libro, in
fondo, gioca sulle alternative: il
tempo ha un senso oppure non ce
l’ha. Siamo nel mondo per caso o
per un motivo. La vita continua o
si conclude in una cassa di legno.
Il cristianesimo ci dice: il tempo ha
un senso, dovreste sapere che cosa
fare di questo tempo perché Gesù è
venuto a rivelarlo, la vita continuerà.
Questo è il cristianesimo. Non siamo
le comparse di un film che si srotola
verso il The end, camminiamo verso
un inizio».
Alternativa
significa
libertà,
che poi è il suo ultimo motivo, il
decimo, quello che lei argomenta
anche con un suggestivo racconto
di Frank R. Stockton, “La dama e
la tigre”…
«È il motivo che più mi
appassiona. Tutti vorremmo che Dio
si manifestasse in modo molto più
Segue a pag.2
In questo numero
On line per gli altri
www.mondodomani.org È una cornice dentro la quale sono ospitati siti che sono
animati dalla speranza e dall’impegno per il domani.
www.ipsnotizie.it L’IPS è la principale agenzia di notizie (500 corrispondenti in 150
Paesi) sul Sud del mondo con particolare attenzione ai processi della globalizzazione.
www.falacosagiusta.terre.it Sito del progetto “Fa’ la cosa giusta!” - fiera del consumo
critico e degli stili di vita sostenibili
Gli abati commendatari
pag. 2
Nella malattia c’è Dio
pag. 3
Usare bene i preti e i laici
pag. 4
La riforma del sistema finanz. pag. 6
La teologia del ‘900
pag. 7
Verso un nuovo umanesimo
pag. 8
Supplemento d‘anima
Adma Cassab Fadel
Il testamento biologico cristiano pag.10
25 anni fa lo “Spirito di Assisi”
«L’umanità è una sola famiglia»
Il card.Etchegaray: “Assisi è stato un segno biblico dell’amicizia tra Dio e i discendenti di Adamo”
25 anni fa, il 27 0ttobre 1986,
Giovanni Paolo II convocò ad
Assisi i cristiani e gli esponenti
delle tradizioni religiose
mondiali per un’invocazione
comune della pace. Fu un
grande evento che produsse
e produce ancora benefici
effetti a livello mondiale.
Animatore di quell’evento, da
cui nacque la definizione di
“Spirito di Assisi” fu, insieme
a Karol Wojtyla, il card. Roger
Etchegaray, allora presidente
della Pontificia commissione
Justitia et Pax.
«Giovanni Paolo II aveva
affidato a me di studiare la
formula e l’organizzazione.
Lui voleva un gesto audace
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e profetico. Secondo me si è
fatto di più. Assisi è stato un
segno biblico dell’amicizia tra
Dio e i discendenti di Adamo.
Problemi ce ne sono stati e
Giovanni Paolo II spese quattro
Angelus per spiegare alla gente
il significato della giornata».
Che cosa è cambiato dopo?
«Sul piano ecumenico, cioè
del rapporto tra le diverse
fedi cristiane, poco o nulla,
perché l’ecumenismo era già
ben avanzato. Piuttosto Assisi
è stato un balzo in avanti
straordinario verso le religioni
non cristiane, soprattutto
orientali. Per la Chiesa fino ad
allora sembrava che vivessero
su un altro pianeta».
E oggi il dialogo a che punto è?
«Siamo ancora all’inizio,
ma ci dobbiamo affrettare.
L’immigrazione nei nostri
Paesi di più antica cristianità
ci fa capire che il dialogo
interreligioso è indispensabile,
ma non basta organizzare
qualche convegno. Bisogna
spiegare alla gente perché
esistono altre religioni e perché
anche esse fanno parte del
piano di Dio. Ci sono immense
questioni di ordine teologico
che cominciamo solo adesso a
esplorare» [...]
E la domanda più urgente
qual è?
«Perché Dio ha ancora a che
fare con il mondo. Assisi è una
risposta: approfondire la fede
per renderla più forte. Dio sta
nel mondo, in questo mondo,
di cui noi non dobbiamo avere
paura. Sappiamo che il Vangelo
sarà sempre un segno di
contraddizione. Eppure la Chiesa
si ostina a predicare il Vangelo
dell’amore e della pace».
A che cosa è servito lo “Spirito
di Assisi”?
«A capire che tutta l’umanità
è una sola famiglia, che non
bisogna più giudicarci a
vicenda e che solo in questo
modo gli uomini di fede
possono lavorare insieme per
una pace vera e duratura».
Suor Adma Cassab Fadel è una
religiosa salesiana di origine libanese
che con l’associazione Amar da più di
vent’anni opera in Brasile a favore dei
bambini di strada. Finora sconosciuta ai più
è entrata nella cronaca per via del “Premio
internazionale Don Puglisi”, che l’ha
premiata insieme ad altre quattro persone
per il suo impegno umanitario.
Suor Adma opera appoggiandosi
all’Associazione
AMAR
(Amare),
costituita nel 2000 e senza fini di lucro
(www.acaminho.org.br), avente come
finalità specifica quella di rispondere alle
da A. Bobbio, FamigliaCristiana,
Segue a pag. 2
27.10.2011
14/01/2012 23.36.03
Indialogo.it
Pag. 2
Vi sono percorsi
dal momento
Pennellate bibliche
nel testo bibliche ci illudoco decisamente Le menzogne che rac- no di essere
interessanti, che
ciò che non
p o s - contiamo a noi stessi siamo e di
sono
meritare ciò
derivare dalla nostra capacità di in- non ci sarà dato. E’ ancora il vangelo
trecciare passi sparsi tra i vari libri. a ricordarcelo: “Due uomini salirono
Proviamo a immaginarne uno.
al tempio a pregare: uno era fariseo e
Non pronuncerai falsa testimo- l’altro pubblicano. Il fariseo, stando
nianza contro il tuo prossimo. (Es. 20, in piedi, pregava così tra sé: “O Dio,
16) si legge nel testo del decalogo, Mat- ti ringrazio perché non sono come gli
teo lo sa bene e infatti nel suo vange- altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e
lo ammonisce così: Avete anche inteso neppure come questo pubblicano. Diche fu detto agli antichi: “Non giurerai giuno due volte alla settimana e pago le
il falso, ma adempirai verso il Signore decime di tutto quello che possiedo”. Il
i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non pubblicano invece, fermatosi a distanza,
giurate affatto, né per il cielo, perché è il non osava nemmeno alzare gli occhi al
trono di Dio, né per la terra, perché è lo cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O
sgabello dei suoi piedi, né per Gerusa- Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi
lemme, perché è la città del grande Re. dico: questi, a differenza dell’altro, torNon giurare neppure per la tua testa, nò a casa sua giustificato, perché chiunperché non hai il potere di rendere bian- que si esalta sarà umiliato, chi invece si
co o nero un solo capello. Sia invece il umilia sarà esaltato”. (Lc 18,10-14)
vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di P.S. Avranno sicuramente ragione i grandi
più viene dal Maligno. (Mt 5,33-37)
studiosi della Bibbia nel metter in guardia
Ci viene spontaneo, come del resto ap- contro il tentativo di piegare il teso sacro ai
pare chiaro nell’ottavo comandamento, nostri interessi, mescolando autori e testi
pensare che la menzogna vada racconta- diversi, tuttavia, senza alcuna pretesa di
ta a qualcuno, che per forza debba esser- essere interpreti autentici della “Parola”,
ci un altro di mezzo.
dal momento che Essa è “Parola viva” e
Esistono invece altre menzogne pro- “Parola di vita”, si può ritenere lecito anbabilmente più gravi: quelle che rac- che azzardare qualche spericolata suggecontiamo a noi stessi, le più pericolose, stione.
Carlo Gonella
Adma Cassab Fadel... segue da pag.1
necessità dei bambini e adolescenti
poveri o abbandonati con un
programma denominato “A caminho
da cidanania” (‘In cammino verso
la cittadinanza’) che nel 2005 ha
realizzato ben 13 progetti, educativi
Urbano Bonivardo, nato da
nobile famiglia
savoiarda,
fu
monaco professo nel Monastero di Pinerolo e venne incaricato dell’educazione dei figli
di Amedeo IX, il beato.
Scelto come abate, il
suo potere durò 33 anni
dal 1466 al 1499 e ricoprì nel contempo il ruolo
di vescovo di Vercelli. Da
questa sede, però, si dimise e venne scelto un coadiutore, volendo dedicarsi
interamente all’abbazia di
Pinerolo dove rimarrà sino
alla morte.
Questo abate che gli storici dicono “pio e liberale”
fondò un Collegio di sei
chierici poveri a Vercelli
e come abate di Santa Maria confermò le libertà e le
franchigie a Perosa e alla
Valle concesse da Amedeo
IX di Savoia.
Ordinò ai castellani di
Cavour e al Podestà di Luserna di rispettare gli ordiC CCC
e professionali, seguendo circa 800
tra bambini, adolescenti e giovani
in situazioni di rischio ed esclusione
sociale.
“La missione di “Amare” è “rendere
possibili cammini che hanno come
obiettivo la crescita in pienezza di
Dieci buoni motivi... segue da p.1
esplicito, per avere una certezza di
direzione.
Ma con questa certezza perderemmo
ciò che a Dio interessa di più, cioè il
fatto di sceglierlo per se stesso e non
perché obbligati dalla sua grandezza
e potenza. Dio ci dice: «Se vuoi…»:
è una libertà totale. Se non c’è, il
nostro non è più cristianesimo».
Torniamo al motivo numero 2,
Gesù di Nazaret.
«È lui che ci ha detto: il tempo è compiuto,
adesso sapete tutto il necessario».
Lei scrive: «Nessuno è al sicuro da
Gesù»: che cosa significa?
«Questa riflessione è legata a un
fatto che a molti dà fastidio: che
Gesù è l’unico, più di Budda, più del
Profeta Mohamed, più di Socrate,
e che non c’è salvezza “al di fuori”
di lui. Siamo degli arroganti? Gesù,
ancora una volta, l’ha spiegato in
modo molto semplice: alla fine
passerete da me, perché io sono la
porta. E ci sarà un giudizio. Ma io vi
do la chiave per aprire questa porta:
tutte le volte che fate un gesto di
solidarietà, anche se non ci pensate e,
badate, anche se non mi conoscete, lo
fate a me. Traduzione: la solidarietà
fra gli esseri umani è solidarietà con
Dio. In questo senso nessun essere
umano è “al riparo” da Gesù, perché
le sue scelte contano».
bambini e adolescenti in situazione di
rischio personale e sociale, assieme
alle loro famiglie, attraverso una
educazione
differenziata,
nella
difesa dei loro diritti e nel riscatto
del loro essere cittadini” (da www.
santamariadelporto.org)
Pagine di storia religiosa del Pinerolese
in una navata
laterale
della
parrocchiale di
San Verano.
Alla sua morte
venne designato
abate il nipote, Giovanni
Amedeo Bonivardo, che
era già prevosto commendatario delle chiese di San
Donato e San Maurizio.
Egli risiedeva a San Vittore di Ginevra ed operava
attraverso un vicario generale, il monaco Guglielmo
de Veghiis, prevosto di
Porte.
Non fu mai nominato vescovo.
Durante la sua reggenza
vennero fondati il convento
e la chiesa della Madonna
del Carmine al Colletto, data
ai frati carmelitani nel 1506,
Nel 1509 presenziò alla
consacrazione della chiesa
di San Donato presieduta
dall’arcivescovo Baldassarre Bernezzo.
Morì nel priorato di San
Vittore nel 1514.
Aurelio Bernardi
Gli abati commendatari di S. Maria- 2
Urbano e Giovanni Amedeo Bonivardo
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ni impartiti
dagli
inquisitori relativi ai
valdesi,
anche
se non
infierì
contro di essi.
Il suo governo abbaziale
fu contemporaneo alla riedificazione delle chiese di
San Donato e di San Maurizio. Egli sosteneva che la
chiesa principale era quella abbaziale e non la Collegiata e quando vi erano
delle solennità esigeva che
le autorità cittadine fossero
presenti alle celebrazioni
che lui stesso presiedeva
nella grande chiesa del
monastero.
Nel 1471 provvide alla
consacrazione dell’anti-
ca chiesa
Madonna degli
Angeli in
Pinerolo
che si trovava fuori
le mura e
fungeva
da cappel-
la cimiteriale.
Papa Alessandro VI con
Bolla del 1497 concedeva
al vescovo di Embrun e al
prevosto di San Lorenzo
fuori le mura di Pinerolo
di decidere nelle cause di
appello, senza l’obbligo di
ricorrere a Roma. La questione suscitò nell’abate
molto rincrescimento, perché veniva di fatto ridotta
la sua autorità spirituale.
Alla sua morte nel 1499
ebbe sepoltura nell’Abbazia e il suo monumento
funebre è tuttora visibile
Gennaio 2012
Motivo numero 5, la Chiesa. Già
nelle “Confessioni” di Agostino
il (quasi) convertito Vittorino
chiedeva a Simpliciano: “Sono
dunque i muri a fare i cristiani?”
«Gli esseri umani hanno istintivamente
bisogno di appartenere a un gruppo,
a una comunità. Si è sempre “con”
gli altri. Gesù, di nuovo, lo ha detto
chiaramente: mi puoi trovare solo
“passando” per il tuo prossimo, in una
comunità. E solo se siamo innestati
nella Chiesa possiamo comprendere il
significato dell’Eucaristia».
Le accade anche di citare gli autori
del cosiddetto “nuovo ateismo”,
fra cui Christopher Hitchens. Che
cosa ha trovato nei loro best seller?
«Li ho letti tutti, anche Dawkins,
quello che usa i toni più aspri. Sono
libri interessanti perché ti costringono
a motivare meglio le tue convinzioni.
Hanno una loro logica. Ma cadono su
un punto chiave».
L’assolutizzazione
del
sapere
scientifico?
«Pensano che noi cristiani ci
facciamo particolarmente forti delle
cosiddette “prove” dell’intervento
di un Dio nell’evolversi del mondo.
Ma noi sappiamo che Gesù è venuto
come uomo, ci ha dato alcuni
insegnamenti e li ha provati con la
sua risurrezione. Noi crediamo in Dio
perché è venuto Gesù. Ci dimostrino
che non è venuto e che non è risorto.
Per questo preferiscono ricorrere a
quegli argomenti che in fondo sono,
come dire, così antiquati».
Intervista a Bruno Ferrero, Dieci buoni
motivi per essere cristiani, LDC
Il sorriso dell’angelo
C’è chi prevede una grande «implosione»
di tutta la civiltà occidentale, ormai
incapace di concedere alla poesia il posto
che le spetta. Ho posto la domanda al mio
angelo custode: «Mi hai sottratto a tanti
pericoli, concesso tante gioie, inebriato
così spesso di poesia. Era per impedirmi di
vedere la lebbra che consuma i miei simili,
il disincanto del mondo e la sua corsa
all’incenerimento finale?». Non ha risposto
ma ha sorriso, come fa ogni volta che mi
rivolgo a lui, fin dalla mia infanzia.
Ho sempre diffidato delle previsioni
millenaristiche. La natura è talmente
generosa nella sua abbondanza, percepibile
nella minima particella d’erba, di terra o
d’acqua... [...] Ciò che è in discussione è il
suo corretto utilizzo, non la sua portata.
di Stéphane Hessel,in “la Repubblica”, 29.11. 2011
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Cultura
Pag. 3
Gennaio 2012
Il card Gianfranco Ravasi: «La scienza non basta. Nella malattia c’è Dio»
La malattia non è solo una questione biologica
“Quandosiamoammalatiguardiamoallavitainmododiverso”
Come risponde al
quesito sul perché della
malattia?
«La scrittrice americana
Susan
Sontag
nel
1978 raccontò la sua
esperienza di ammalata
di cancro in un libro intitolato “La
malattia come metafora”. Definizione
interessante: la malattia non è mai solo
una questione biologica. Quando siamo
ammalati abbiamo bisogno di essere
confortati, guardiamo alla vita in modo
diverso, cambiano le priorità e se la
malattia si aggrava cambia anche la
scala dei nostri valori. E anche chi non
crede può talvolta arrivare a chiedere
a Dio il perché di quanto gli accade.
Comunque la prima risposta è semplice,
logica e razionale».
Qual è la «razionalità» iscritta nella
malattia?
«Il dolore è una componente della
finitezza delle creature. Un dato che
nella nostra società orgogliosa e
tecnologica, che qualcuno ha definito
“post-mortale”, non si vuole accettare.
Si occulta in tutti i modi la morte, o
magari si insegue la possibilità di vivere
fino a 120 o 130 anni, continuando ad
allontanare l’appuntamento. Dobbiamo
invece avere il coraggio di guardare
in faccia malattia e morte come
componenti dell’esistenza».
Una capacità che sembra perdersi in
Occidente, ma che è ancora presente
in altre culture…
«È vero. Quando ero in Iraq a fare degli
studi archeologici, un giorno uno dei
miei collaboratori locali mi invitò a
casa sua, così avrei potuto vedere suo
padre che stava morendo. Ci andai e
vidi quel vecchio adagiato al centro
dell’unica grande stanza della casa, con
le donne che cucinavano da un lato e i
bambini che giocavano dall’altro e che
ogni tanto si avvicinavano al nonno per
toccargli la mano».
La coscienza della nostra finitezza
non basta però a spiegare il dolore
innocente. La malattia dei bambini,
la sorte che si accanisce con chi ha già
patito disgrazie.
«Il problema è la distribuzione del
male. Resta drammatica quella pagina
de “La Peste” di Albert Camus, dove
davanti alla morte di un bambino si
afferma: non posso credere a un Dio
che permette questo. È l’eccesso del
male. Qui ha inizio la frontiera in cui
si attestano le religioni con le loro
risposte, che non esauriscono il mistero.
Nel Libro di Giobbe, al culmine della
disperazione umana, Dio parla e spazza
via tutte le spiegazioni e i tentativi
di razionalizzare. La soluzione può
essere solo meta-razionale, globale e
trascendente e si trova nell’incontro con
Dio».
La risposta del cardinale Ravasi?
«È quella cristiana, totalmente diversa
dalle altre religioni. Perché nel
cristianesimo è Dio stesso, in Cristo,
che non solo si piega verso di noi per
spiegarci il significato della sofferenza,
non solo in qualche caso guarisce grazie
alla sua onnipotenza con i miracoli,
ma entra nella nostra umanità e prova
tutto il dolore dell’uomo. Il dolore
fisico, morale, la paura, il silenzio del
Padre. E alla fine anche la morte, che
è la carta d’identità dell’uomo, non di
Dio. Diventa un cadavere, senza mai
cessare di essere Dio, soffre tutta la
sofferenza umana e vi depone un germe
di trasfigurazione, che è la resurrezione,
fecondando la nostra natura mortale».
Questo però non cancella né il dolore
né la domanda. Anche per chi crede.
«Gesù Cristo, il Figlio di Dio non è
venuto a cancellare il dolore, tant’è
vero che lo ha vissuto. Ma lo ha assunto
su di sé e trasfigurato con il germe
dell’infinito, che è preludio d’eternità
per noi. Il cristianesimo è una religione
fieramente carnale e vicina al dramma
di chi soffre – al contrario di tante altre
religioni – perché per i cristiani Dio è
diventato un uomo ed è morto in croce.
I cristiani, come attesta la nascita degli
ospedali, hanno sempre avuto questa
attenzione verso i malati, perché
credono in un Dio che è stato sofferente,
ha conosciuto la morte ed è risorto».
Andrea Tornielli, La Stampa 26.11.11
La Bibbia che fece l’Inghilterra
Cameron: «È un libro che ha forgiato non solo il nostro Paese»
Il quattrocentesimo anniversario della
traduzione della Bibbia in inglese è stato
celebrato nella cattedrale di Canterbury
con un intervento del premier Cameron,
di cui riportiamo uno stralcio.
www.news.va/it/news/la-bibbia-che-fece-linghilterra
«È stupendo essere qui oggi per
la conclusione di questo speciale
quattrocentesimo anniversario della
Bibbia di re Giacomo. Non sono qui
da fervoroso cristiano in missione
per convertire il mondo, ma perché,
in qualità di primo ministro, è giusto
riconoscere l’impatto di una traduzione
della Bibbia che è, credo, una delle più
grandi imprese di questo Paese.
La Bibbia è un libro che ha forgiato
non solo il nostro Paese, ma il mondo
intero. Con tre Bibbie vendute o regalate
ogni secondo, è un libro importante per
comprendere il nostro passato, e che
continuerà ad avere un profondo impatto
nel costruire il nostro futuro collettivo.
La Bibbia di re Giacomo è rilevante
oggi, così come lo è stata in ogni
momento dei suoi quattrocento anni di
vita. Nessuno di noi deve avere paura di
riconoscerlo, per tre ragioni.
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La prima è che essa ci ha consegnato
in eredità una struttura di linguaggio
che permea ogni aspetto della nostra
cultura e del nostro patrimonio, dalle
frasi di ogni giorno alle più grandi opere
di letteratura, musica e arte. Viviamo
e respiriamo la lingua della Bibbia di
re Giacomo, talvolta senza nemmeno
rendercene conto.
La seconda ragione è che, così come la
nostra lingua e cultura sono impregnate
della Bibbia, lo è anche la nostra politica:
dai diritti umani e dall’uguaglianza
alla nostra monarchia costituzionale
e democrazia parlamentare, dal ruolo
della Chiesa nelle prime forme di
provvedimenti di assistenza sociale
ai molti progetti di azione sociale di
ispirazione cristiana. La Bibbia è stata
sempre uno stimolo all’azione per i
credenti, e tale rimane oggi.
La terza ragione è che siamo un Paese
cristiano. Non dobbiamo avere paura
di dirlo. Voglio essere chiaro: non sto
assolutamente dicendo che avere un’altra
fede, o non averla affatto, sia sbagliato.
Sono consapevole e rispetto pienamente
il fatto che molti in questo Paese non
abbiano una religione, e sono anche
incredibilmente orgoglioso che la Gran
Bretagna accolga molte diverse comunità
di fede che fanno tanto per renderla più
forte. Quel che dico è che la Bibbia ha
aiutato a dare al nostro Paese una serie
di valori e una morale che ne fanno ciò
che è oggi, valori e morale che dobbiamo
attivamente sostenere e difendere».
Osservatore Romano, 12.1.2012 (estratto)
Ritagli
La morale non
è figlia dei neuroni
di Klaus Demmer, teologo
«Tendiamo a dimenticarci che il centro gravitazionale del cristianesimo è l’amore di Dio per
l’uomo. Nell’immagine del Sacro Cuore si rende
visibile il mistero del Dio onnipotente che ama
l’uomo in maniera incondizionata. Come dice
Eberhard Jungel, in questo miracolo c’è l’eccellenza del cristianesimo».
Come può comprendere queste cose l’uomo di
oggi, sempre più lontano dalla spiritualità?
«Il problema non riguarda solo questa devozione,
ma è tutto l’accesso al mistero cristiano che risulta ostacolato e difficile. Oggi è come se l’uomo
fosse monodimensionale, succube della dittatura
di un’unica forma di pensiero, legata a ciò che è
concreto, scientificamente dimostrabile. Ciò che
riguarda lo spirito viene denigrato, escluso».
Conta solo ciò che si spiega attraverso la scienza...
«E così tutti i fenomeni che hanno una parvenza
di spiritualità vengono tacitamente “naturalizzati”, resi dimostrabili. Ecco allora che le neuroscienze riducono l’essere umano ai suoi soli processi cerebrali. L’uomo, e quindi la sua morale,
è il semplice prodotto del suo cervello, dei suoi
geni. E anche per la libertà non c’è più spazio».
Per la libertà?
«Sì! Perché se tu sei in quanto funzione dei tuoi
geni e dei tuoi collegamenti neuronali, sei automaticamente chiuso nella gabbia di una sorta di
predestinazione secolarizzata. La tua vita, le tue
scelte, anche quelle morali e della fede, tutto di
te si può spiegare in termini biologici, tutto è già
scritto nel tuo Dna. E quel che è più grave è che
insieme alla libertà soggettiva svanisce anche il
concetto di colpa, di responsabilità».
Quale impegno ci aspetta per uscire da questo
collo di bottiglia?
«Prima di tutto penso sia fondamentale una filosofia sensibile alle sfide del nostro tempo e finalmente capace di dialogare con la teologia. La collaborazione fra teologia e filosofia è fondamentale
per riesaminare tutte le categorie essenziali, a cominciare dai concetti di finalità, ordine, sostanza...
Del resto è insito nella storia del cristianesimo: il
teologo ha bisogno del filosofo. Oggi serve una
teologia arricchita da concreti elementi filosofici».
Questo come si traduce in termini pastorali?
«Prima di tutto è necessario un clero capace di
combinare una profonda devozione con un alto
livello di cultura. E questo deve trasparire. Il fedele
deve percepire che il sacerdote è uomo di cultura
capace di competere con gli intellettuali. Ciò che
assolutamente non serve è un clero semplicista, bigotto». da R. Zanini, Avvenire, 9.11.2011
14/01/2012 23.36.08
Progetto culturale
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Gennaio 2012
La Parrocchia/ 8 - di Don Primo Mazzolari
Usare ragionevolmente i preti e i laici
Dal cap. 6 del libretto
di Don Primo Mazzolari
“LA PARROCCHIA”
Capitolo VII
Infine vorrei farvi una
confessione. Oggi, molti
preti, al pari dei poveri,
sono
disoccupati,
o
occupati in modo poco razionale.
Le piccole parrocchie da presidiare sono
troppe: energie quindi che si disperdono e
si consumano, presenze di poco o nessun
utile, che a poco a poco si spengono
invece di accendere e divampare.
Come lasciare anni e anni un giovane
prete in certe parrocchie di campagna
o di montagna che non raggiungono le
duecento anime, in una condizione di
avvilimento materiale e di inerzia quasi
comandata? Chi ci pensa? Chi li ricorda?
Chi li aiuta?
- C’è la grazia.
Sta bene: ma coloro che da un ufficio
abbastanza tranquillo parlano di grazia
con troppa facilità, non dovrebbero
dimenticare che chi fa della retorica sulla
grazia la bestemmia al pari di chi la rifiuta
e la calpesta.
- Ci sta il Signore.
Sta bene; e la presenza di lui nel
tabernacolo è l’unica consolazione di un
povero prete agli avamposti: ma nessuno
scordi che anche il prete è un uomo, e che
certe forme di santità non sono su misura
quotidiana. Per salvare il sacerdote dalla
miseria, dalla solitudine, dall’inazione,
bisogna dargli un lavoro pieno, esultante, e
una famiglia spirituale che lo ritempri e lo
lanci.
Molti si lamentano della scarsità delle
vocazioni, e vedono di rimediarvi
fabbricando seminari enormi e
costosissimi, che poi rimangono
semivuoti.
Non sarebbe più urgente, nell’attesa
del rifiorimento delle vocazioni, usare
ragionevolmente i preti, di cui ancora,
grazie a Dio, si dispone?
Le vocazioni non si rarefanno per il
duro del vivere sacerdotale, ma per la
mancanza d’impegno, anche umano, del
servizio che viene richiesto.
Vi sono vicarie o decanati, che
occupano dieci, venti sacerdoti per
presidiare minuscole parrocchie; essi
vivono nell’indigenza e nell’isolamento,
consumati dall’indifferenza e dall’ostilità
della gente, cui molte volte non riescono
più a dare una parola viva e un’assistenza
efficace. Quando viene la domenica,
pesantezza e amarezza reciproca: senza
contare le vertigini che dà la solitudine.
Da anni sto sognando - sogna chi ha
molto sofferto - una piccola comunità
presbiteriale,
che,
risparmiando
metà almeno dei preti che occorrono
attualmente per presidiare una vicaria,
potrebbe fare lo stesso ufficio, ma con
altro slancio e quindi con risultato ben
diverso. Si tratta di mettere in comune,
sotto una direzione fraterna e audace,
le risorse economiche delle singole
parrocchie; attrezzare la nuova comunità
per l’assistenza e l’evangelizzazione,
la difesa e l’attacco; tener viva e alacre
la passione apostolica; risvegliare
e coordinare con criteri più vasti e
intelligenti la collaborazione dei laici,
rispettandone le caratteristiche sane e
inconfondibili e superando la tentazione
di “clericalizzarli” col pretesto di elevarli
in una determinata maniera.
E, a proposito dei laici, occorre ricordare
che, per essere nella Chiesa, il laico non
ha bisogno di farsi chierico. La laicità può
elevarsi, senza subire alcuna di quelle
trasfigurazioni o mimetizzazioni, che
assai di rado sono un di più o un meglio.
Il parroco deve guardarsi dal fabbricare
brutte o belle copie del prete, quando
l’originalità è una delle condizioni perché
la parrocchia sia viva e vitale. Egli deve
aver fiducia nei laici, non pretendere di
manovrarli quasi fossero dei fanciulli, ma
guadagnarsi piuttosto il diritto di guidarli
con autorità paterna, con presenza
amorevole e rispettosa.
“Sarebbe un errore fatale per l’avvenire
della Chiesa voler conservare i laici nella
vita di feto” (card. Saliège).
Ancora una volta, la sapienza illuminata
della Chiesa incontra e conferma le nostre
piccole esperienze, e ci pone davanti il
dovere di una vera Azione Cattolica.
Il parroco non deve rifiutare questa
salutare esperienza, che gli viene offerta
da anime intelligenti e appassionate.
Altrimenti, si chiuderà maggiormente in
quell’immancabile corte di gente corta,
che ingombra ogni parrocchia e fa cerchio
intorno al parroco. I pareri di Perpetua
sono buoni quando il parroco è don
Abbondio. Occorre salvare la parrocchia
dalla cinta che i piccoli fedeli le alzano
allegramente intorno, e che molti parroci,
scambiandola per un argine, accettano
riconoscenti.
Per uscirne, ci vuole un laicato che
veramente collabori, e dei sacerdoti
pronti ad accogliere cordialmente l’opera
rispettando quella felice, per quanto
incompleta struttura spirituale, che fa il
laico capace di operare religiosamente
nell’ambiente in cui vive.
Un grave pericolo è la clericalizzazione del
laicato cattolico, cioè la sostituzione della
mentalità propria del sacerdote a quella
del laico, creando un duplicato d’assai
scarso rendimento. Il laico deve agire con
la sua testa, e con quel metodo che diventa
fecondo perché legge e interpreta il bisogno
religioso del proprio ambiente.
Deformandolo, sia pure con l’intento di
perfezionarlo, gli si toglie ogni efficacia,
là dove la Chiesa gli affida la missione.
Il pericolo non è immaginario. In
qualche parrocchia, sono proprio gli
elementi meno vivi, meno intelligenti,
meno simpatici, che vengono scelti
a collaboratori, purché docili e
maneggevoli. “Gli altri - si dice - non si
prestano”. Non è sempre vero, oppure
l’accusa non è vera nel senso che le si
vuol dare. In troppe parrocchie si ha
paura dell’intelligenza, la quale vede con
occhi propri, pensa con la propria testa,
e parla il suo linguaggio. I parrocchiani
che dicono sempre di sì, che sono sempre
disposti ad applaudire, a festeggiare e a...
mormorare, non sono, a lungo andare, né
simpatici, né utili, né obbedienti.
Il figlio che nella parabola dice di no e
poi va, è molto più obbediente del figlio
che dice subito di sì e poi non va.
Primo Mazzolari, La parrocchia,.EDB (8,
continua)
Controversie sulla Bibbia delle malattie mentali
Quando uno psichiatra fa una diagnosi
di malattia mentale, fa riferimento a un
manuale piuttosto complicato chiamato
Manuale Diagnostico e Statistico dei
Disturbi Mentali, abbreviato DSM.
Inizialmente pubblicato nel 1952,
questo tomo costituisce il riferimento
anche per i ricercatori, gli istituti
pubblici e privati di assicurazione
sanitaria e l’industria farmaceutica.
Questa bibbia della psichiatria è però
oggi oggetto di critiche e controversie.
La quinta edizione, il cui contenuto è
stato ampiamente anticipato sui media,
si è attirata il dissenso di molti psichiatri,
generando oltre 8mila commenti
negativi riguardo gli argomenti più
svariati: dai disturbi sessuali, all’ansia,
ai problemi psicosomatici.
Le revisioni che sono state proposte
sono “basate sui dati scientifici più
rigorosi e aggiornati oggi disponibili”
sostiene il vice presidente del comitato
di revisione Darrel Reiger, aggiungendo
che “le nuove inclusioni della lista
di disturbi serviranno a stimolare la
ricerca e condurci a una più profonda
conoscenza”.
I critici sostengono che alcune delle
nuove malattie estendono la definizione
di malattia mentale e abbassano la
soglia di alcuni disturbi, che: “Produrrà
un aumento delle diagnosi. Questo, a
sua volta, genererà un’enorme ondata
di prescrizioni inutili, costose, e spesso
dannose” sostiene Allen Frances autore della precedente edizione - sulle
colonne dello Psychiatric Times.
Chicago Tribune, 10.12.2011
I nuovi preti
“L’identità sta nell’andare
verso chi ha bisogno di Dio”
di card. Angelo Bagnasco
A volte si pone la domanda circa l’identità del
sacerdote oggi, come se questa dovesse cambiare con il
cambiare dei tempi. In verità, mi sembra una domanda
oziosa oppure retorica, che cerca di problematizzare ciò
che è semplice; infatti, anche se i tempi portano degli
evidenti cambiamenti, il cuore dell’uomo resta lo stesso
con i suoi aneliti di assoluto e di infinito. Egli è sempre
– e forse oggi più di ieri – un medicante di assoluto, un
cercatore di senso, bisognoso di spiegare se stesso, la
sua vita, la morte. Gli urti ruvidi dell’esistenza, questi
non cambiano nonostante progressi e novità. [...]
Ma Dio non ha forse percorso l’infinito per venirci a
cercare? Il Signore Gesù non è forse il Pastore grande
che ci segue con dolcezza e ostinato amore? Sì, perché
noi tutti siamo sempre – poco o tanto - pecorelle che
smarriscono la via e che hanno bisogno ogni giorno
che Lui venga a cercarci, che ci prenda sulle spalle e ci
dica le parole che consolano e incoraggiano, donandoci
l’olio della forza e il vino della gioia. E in questo
instancabile “andare” verso chi ha bisogno di Dio, non
sta proprio l’identità essenziale del sacerdote in ogni
tempo? Il suo vero volto? Ogni altro compito non può
prescindere da questo, e deve essere vissuto alla luce di
questo. Come immagine sacramentale di Cristo buon
Pastore, il sacerdote deve uscire fuori, sulle molteplici
strade in cui si trovano gli uomini per condurli ai pascoli
di Dio. E tutti i cambiamenti della storia non cambiano
questo dato immutabile. Comprendiamo così che la
“forma” sacerdotale non è qualcosa che ognuno si dà
secondo i propri gusti, o idee o modelli altri, ma è tutta
relativa a Cristo, unico, sommo ed eterno Sacerdote.
Ecco perché la condizione essenziale per imparare ad
andare a cercare le anime, per andare verso gli uomini
di questo tempo come di tutti i tempi, è quella di stare
con Lui: solo stando con Gesù, allora siamo anche in
cammino verso gli altri. E questo camminare verso gli
altri è possibile solo se rimaniamo presso di Lui non
per alcuni tempi, ma sempre. Altrimenti incontriamo
gli altri non portando il Signore, ma noi stessi: e le
anime non hanno bisogno di noi, delle nostre doti, ma
di Lui. [...]
Vorrei infine sottolineare anche l’importanza dello
studio... se c’è una circostanza dei nostri tempi che
dobbiamo cogliere in modo particolare rispetto ad altre
epoche, è la provvidenziale diffusione della cultura [...]
La teologia usa il lume della fede ma invoca anche il
lume della ragione aperta alla realtà intera, non solo agli
aspetti empirici, ma altresì alle grandi questioni del
senso, del destino, del bene e del male: in sostanza,
alle profondità del cuore umano che fanno l’uomo
sempre uguale e bisognoso di Assoluto. L’uomo
contemporaneo, come già ricorda l’apostolo Pietro,
ha bisogno della verità e delle sue ragioni, di una
fede testimoniata e proclamata, di una speranza
vissuta e argomentata. Agli uomini, nonostante che a
volte appaia diversamente, non basta vivere, cercano
anche le ragioni per vivere, e ragioni alte e nobili: in
sostanza, cercano la verità. Il sacerdote deve offrire la
verità che il mondo cerca anche quando la rifiuta.[...]
Card. Angelo Bagnasco, dal Discorso di inaugurazione
dell’Anno accademico, Fac, It.Sett.Genova, 3.11.2011
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Focus
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Gennaio 2012
2012: “Anno europeo della solidarietà tra generazioni”
Il 2012 sarà
l’Anno Europeo
dell’Invecchiamento Attivo e
della Solidarietà
tra le generazioni.
Lo ha deciso il Parlamento Europeo.
Il sito www.grey-panthers.it ha aderito
a questa decisione, programmando per
il 2012 una serie di azioni per favorire
due aspetti dell’Active Ageing: la
diffusione del web tra i senior e il
dialogo tra generazioni.
Due nuovi forum sono stati attivati:
1. I senior spiegano ai giovani come
muoversi nel mondo del lavoro
h t t p : / / f o r u m . g re y - p a n t h e r s . i t /
forumdisplay.php?f=60
2. I giovani spiegano ai senior come
vivere più felici con internet: http://
forum.grey-panthers.it/forumdisplay.
php?f=61
Nel primo saranno i senior ad
abbattere il muro dell’incomunicabilità
e lo faranno aprendo il cuore ai giovani,
per parlare di lavoro e di speranze, di
progetti e di futuro. Perché l’esperienza
felice di una generazione, la nostra,
che ha trovato sempre opportunità di
impiego ogni volta che si è attivato
per conquistarle si metta per una
volta al servizio di una generazione
che fatica ad assumere un ruolo nella
società. Uno spazio, dunque, con tutti i
suggerimenti per imparare a muoversi
nel mondo del lavoro:
· come fare un curriculum che non
sembri la fotocopia di quello degli altri;
· quale approccio avere durante un
colloquio,
· come aprire una piccola attività in
proprio …. E altro ancora
Ai giovani che faranno domande
i
senior
risponderanno
come
se i suggerimenti arrivassero sì
dall’esperienza, ma prima di tutto dal
cuore.
Nel secondo forum saranno i giovani
i veri protagonisti: prenderanno
per mano i senior arrivati sul web,
portandoli a una conoscenza tecnica
più sicura e ricca. Solo così riusciranno
a far capire a tutti quanto Internet possa
rendere i senior più attivi, più informati,
più vivi. Non basta aprire una casella
mail o collegarsi al web per essere
autonomi; ci sono mille altre attività da
scoprire, come ad es. fare un download
di un documento importante; parlare
in Skype con i propri familiari; inviare
foto o riceverne …
Per ulteriori informazioni e proposte:
ufficio.stampa @ grey-panthers.it
M. Achini:“Lo sport per educare alla società interculturale”
I processi
migratori, che oggi
vedono spostarsi
dal Sud al Nord
del mondo masse
di
individui
spinti
dalla
povertà, potranno
anche assottigliarsi man mano
che zone «povere» dell’Asia
o dell’Africa troveranno la via
dell’emancipazione economica, ma
la costruzione del «mercato globale»
non potrà che mischiare le carte, nel
senso di moltiplicare la possibilità
di costruzione di comunità
multirazziali e multiculturali. Ecco
quindi che l’interculturalità, intesa
come abitudine o disponibilità a
vivere in un contesto fatto di più
culture, diventa un tratto sociale di
rilevante importanza.
Lo sport è oggi riconosciuto
unanimemente come strumento
primario di educazione informale.
Basti ricordare che sullo sport come
mezzo per educare alla società
interculturale fanno affidamento
l’Onu (vedi risoluzione 59/10
del 2004), l’Unione europea, il
Comitato internazionale olimpico.
Perché questa fiducia? Entrano
in gioco alcune caratteristiche
specifiche dello sport, e in particolare
delle discipline di squadra. Chi è
avvezzo a frequentare gli spogliatoi
di una qualsiasi squadra, o a sedere
sulla sua panchina, sa benissimo che
il legame che si forma tra compagni
- che devono vincere insieme per
non perdere insieme - è così forte da
non permettere distinzioni tra colori
delle pelle, accenti, modi di pregare.
Un secondo elemento a favore è
costituito dall’essere lo sport una
«cultura» diffusa omogeneamente:
le regole di gioco, gli stili
fondamentali di comportamento
sono uguali ovunque, accettati
e compresi ovunque. Lo sport è
dunque terreno di incontro ideale
per comunicare partendo da una
base culturale comune.
Terzo elemento è essere un’attività
non «costrittiva». A differenza
dell’educazione
scolastica,
l’educazione attraverso lo sport è
fatta anche di gioco, di divertimento,
di liberazione della creatività, di
possibilità per il corpo e la psiche
di esprimersi come un tutt’uno. E
quando ci si diverte, si apprende più
volentieri.
Massimo Achini, presidente CSI, su
Popoli, gennaio 2012
L.Bruni: “I tre grandi messaggi di Steve Jobs”
Sono soprattutto
tre i grandi messaggi che questo
straordinario uomo
ci lascia.
Il primo: le grandi
innovazioni
in
economia sono sempre legate alle
persone: non sono i capitali, i soldi,
le tecnologie: sono le persone
che fanno le grandi innovazioni:
Steve Jobs è stato capace di fare
cose grandi perché era una grande
persona, non perché aveva grandi
capitali e mezzi. Questo ci ricorda
che l’economia va avanti quando
ci sono persone che guardano più
lontano, vedendo cose diverse.
Le grandi innovazioni nascono
da sguardi diversi sul mondo, e
quindi dalle persone.
Il secondo messaggio che ci lascia
Steve Jobs è che non è vero che
le imprese sono di successo
quando rispondono a dei bisogni
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dei consumatori: questa idea
che le imprese ed i loro prodotti
debbano rispondere ai bisogni
delle persone è un po’ scolastica,
statica, e soprattutto non è vera per
le innovazioni davvero importanti:
nessuno aveva bisogno dell’Ipad
e dell’Iphone. Steve Jobs con la
sua azienda li ha creati prima che
diventassero bisogni, ha inventato
dei simboli ed ha creato dei sogni,
dei messaggi, degli stili di vita.
Le grandi imprese che fanno
innovazioni vere sono in grado
di fare qualcosa che nessuno
pensava prima, che nemmeno
era fra i bisogni inespressi. Un
imprenditore come Jobs ha “visto”
qualcosa e poi ha fatto in modo
che la realtà diventasse ciò che
lui aveva visto prima: è qualcosa
che i veri imprenditori hanno in
comune con i grandi artisti o i
grandi scienziati.
Il terzo messaggio che ci lascia
Steve Jobs a mio avviso è un
grande inno alla vita: se guardiamo
le ultime cose che ha detto “gli
anni più belli e più brillanti sono
davanti a noi, non alle nostre
spalle.. ”. Era un uomo molto
malato, stava morendo, eppure
guardava avanti . Ai giovani
diceva: “siate sempre affamati di
vita”: le persone grandi, capaci
di cose grandi, non sono mai
nostalgiche, guardano sempre più
lontano e pensano che il futuro
è migliore del passato anche nei
tempi di crisi: sono capaci di
grande ottimismo e di aggregare
intorno a questo ottimismo
grandi progetti. Anche oggi
gli imprenditori che muovono
il mondo sono imprenditori
ottimisti, capaci di futuro, convinti
che “il più bello debba ancora
cominciare”.
L. Bruni, Città Nuova, n.20, 2011
Decaloghi moderni
Decalogo per il papà
proposto da un bambino
Tratto da Un’ala di riserva, di Antonio Mazzi
Edizioni Mondadori, Milano.
Papà...
- Non viziarmi. So benissimo che non dovrei
avere tutto quello che chiedo. Voglio solo
metterti alla prova.
- Non essere incoerente: questo mi sconcerta
e mi costringe a fare ogni sforzo per farla
franca ogni volta che posso.
- Non fare promesse: potresti non essere
in grado di mantenerle. Questo farebbe
diminuire la mia fiducia in te.
- Non correggermi davanti alla gente. Ti
presterò molta più attenzione se parlerai
tranquillamente con me a quattr’occhi.
- Non brontolare continuamente: se lo fai
dovrò difendermi facendo finta di essere
sordo.
- Non badare troppo alle mie piccole
indisposizioni. Potrei imparare a godere
di cattiva salute se questo attira la tua
attenzione.
- Non preoccuparti per il poco tempo che
passiamo insieme. È come lo passiamo che
conta.
- Non permettere che i miei umori suscitino
la tua ansia perché allora diventerei ancora
più pauroso. Indicami il coraggio.
- Non dimenticare che non posso crescere
bene senza molta comprensione ed
incoraggiamento... ma non ho bisogno di
dirtelo, vero?
- Ricordati, io imparo di più da un esempio
che da un rimprovero.
Ritagli
Tempo
(Dietrich Bonhoeffer)
Colui che stima il suo tempo troppo
prezioso per poterlo perdere ad
ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai
tempo né per Dio né per il prossimo;
ne avrà soltanto per se stesso e per le
proprie idee.
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Documenti
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Gennaio 2012
Il documento del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, pubblicato il 24.11.2011
Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale
nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale
La nota del Pontificio Consiglio Giustizia e
Pace “Per una riforma del sistema finanziario
e monetario internazionale nella prospettiva di
un’autorità pubblica a competenza universale”,
pubblicata il 24 ottobre scorso, è passata
alquanto inosservata... nonostante il vivace
dibattito che vi è stato in certi ambienti cattolici,
per la critica esplicita dell’ideologia liberale
e la proposta di creazione di una vera autorità
politica mondiale. Pubblichiamo la 1a parte.
Premessa
Ogni singola persona, ogni comunità di
persone, è partecipe e responsabile della
promozione del bene comune. Fedeli alla
loro vocazione di natura etica e religiosa,
le comunità di credenti devono per prime
interrogarsi sull’adeguatezza dei mezzi di
cui la famiglia umana dispone in vista della
realizzazione del bene comune mondiale. La
Chiesa, per parte sua, è chiamata a stimolare in
tutti indistintamente « la volontà di partecipare
a quell’ingente sforzo con il quale, nel corso
dei secoli, [gli uomini] cercano di migliorare
le proprie condizioni di vita, corrisponde[ndo
così] alle intenzioni di Dio ».
1. Sviluppo economico e disuguaglianze
La grave crisi economica e finanziaria, che
il mondo oggi attraversa, trova la sua origine
in molteplici cause. Sulla pluralità e sul peso
di queste cause persistono opinioni diverse:
alcuni sottolineano anzitutto gli errori insiti
nelle politiche economiche e finanziarie;
altri insistono sulle debolezze strutturali
delle istituzioni politiche, economiche e
finanziarie; altri ancora le attribuiscono a
cedimenti di natura etica intervenuti a tutti i
livelli, nel quadro di un’economia mondiale
sempre più dominata dall’utilitarismo
e dal materialismo. Nei diversi stadi di
sviluppo della crisi, si riscontra sempre
una combinazione di errori tecnici e di
responsabilità morali.
Nel caso di scambio di beni materiali
e di servizi, sono la natura e la capacità
produttiva, il lavoro in tutte le sue molteplici
forme, che pongono un limite alle quantità
determinando un insieme di costi e di
prezzi che permette, sotto certe condizioni,
un’allocazione efficiente delle risorse
disponibili.
Ma in materia monetaria e finanziaria
le dinamiche sono diverse. Negli ultimi
decenni sono state le banche ad estendere il
credito, il quale ha generato moneta, che a
sua volta ha sollecitato un’ulteriore
espansione del credito. Il sistema economico
è stato in tale maniera spinto verso una spirale
inflazionistica che inevitabilmente ha trovato
un limite nel rischio sostenibile per gli istituti
di credito, sottoposti ad un pericolo ulteriore
di fallimento, con conseguenze negative per
l’intero sistema economico e finanziario.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le
economie nazionali sono avanzate, sebbene
con enormi sacrifici per milioni, anzi per
miliardi di persone che avevano dato fiducia,
con il loro comportamento di produttori e
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imprenditori da un lato, di risparmiatori e
consumatori dall’altro, a un progressivo
regolare sviluppo della moneta e della
finanza in linea con le potenzialità di crescita
reale dell’economia.
Dagli anni Novanta dello scorso secolo,
si riscontra invece come la moneta e i titoli
di credito a livello globale siano aumentati
in misura molto più rapida della produzione
del reddito, anche a prezzi correnti. Ne sono
derivate la formazione di sacche eccessive
di liquidità e di bolle speculative che poi
si sono trasformate in una serie di crisi di
solvibilità e di fiducia che si sono propagate
e susseguite nel corso degli anni.
Una prima crisi si è verificata negli anni
Settanta fino ai primi anni Ottanta, ed era
relativa ai prezzi del petrolio. In seguito si
sono avute una serie di crisi in vari Paesi in
via di sviluppo. Si pensi alla prima crisi del
Messico negli anni Ottanta, oppure a quelle
del Brasile, della Russia e della Corea, quindi
di nuovo del Messico negli anni Novanta,
della Tailandia, dell’Argentina.
La bolla speculativa sugli immobili e la
recente crisi finanziaria hanno la medesima
origine nell’eccessivo ammontare di moneta
e di strumenti finanziari a livello globale.
Mentre le crisi nei Paesi in via di sviluppo,
che hanno rischiato di coinvolgere il sistema
monetario e finanziario globale, sono state
contenute con forme di intervento da parte
dei Paesi più sviluppati, la crisi scoppiata
nel 2008 è stata caratterizzata da un fattore
decisivo e dirompente rispetto a quelle
precedenti.
Essa è stata generata nel contesto degli
Stati Uniti, una delle aree più rilevanti
per l’economia e la finanza mondiale,
coinvolgendo la moneta a cui fa tuttora capo
la stragrande maggioranza degli scambi
internazionali.
Un orientamento di stampo liberista –
reticente rispetto ad interventi pubblici
nei mercati – ha fatto propendere per
il fallimento di un importante istituto
finanziario internazionale, immaginando
in tal modo di delimitare la crisi e i suoi
effetti. Ne è derivata purtroppo una
propagazione di sfiducia che ha spinto a
mutare repentinamente atteggiamento,
sollecitando interventi pubblici sotto varie
forme, di enorme portata (oltre il 20% del
prodotto nazionale) al fine di tamponare gli
effetti negativi che avrebbero travolto tutto il
sistema finanziario internazionale.
Le conseguenze sulla cosiddetta «economia
reale», passando attraverso le gravi
difficoltà di alcuni settori – in primo luogo
dell’edilizia – e attraverso il diffondersi di
aspettative sfavorevoli, hanno generato una
tendenza negativa della produzione e del
commercio internazionale, con gravi riflessi
sull’occupazione, e con effetti che ancora
non hanno probabilmente esaurito tutta la
loro portata. I costi per milioni, anzi miliardi
di persone, nei Paesi sviluppati ma anche
soprattutto in quelli in via di sviluppo, sono
rilevanti.
In Paesi ed aree dove mancano ancora i
beni più elementari della salute, del cibo, del
riparo dalle intemperie, oltre un miliardo di
persone sono costrette a sopravvivere con
un reddito medio di poco più di un dollaro
al giorno.
Il benessere economico globale, misurato
in primo luogo dalla produzione del reddito
ed anche dalla diffusione delle capabilities,
si è accresciuto, nel corso della seconda
metà del XX secolo, in una misura e con
una rapidità mai sperimentate nella storia del
genere umano.
Ma sono anche aumentate enormemente
le disuguaglianze all’interno dei vari Paesi
e tra di essi. Mentre alcuni Paesi e aree
economiche, quelle più industrializzate
e sviluppate, hanno visto crescere
notevolmente la produzione del reddito,
altri Paesi sono stati di fatto esclusi dal
miglioramento generalizzato dell’economia,
e persino hanno peggiorato la loro situazione.
I pericoli di una situazione di sviluppo
economico, concepito in termini liberistici,
sono stati lucidamente e profeticamente
denunciati da Paolo VI – per le conseguenze
nefaste sugli equilibri mondiali e sulla pace
– già nel 1967, dopo il Concilio Vaticano
II, con l’Enciclica Populorum progressio.
Il Pontefice indicò come condizioni
imprescindibili, per la promozione di un
autentico sviluppo, la difesa della vita e la
promozione della crescita culturale e morale
delle persone. Su tali basi, affermava Paolo
VI, lo sviluppo plenario e planetario « è il
nuovo nome della pace».
A quaranta anni di distanza, nel 2007,
il Fondo Monetario Internazionale
riconobbe, nel suo Rapporto annuale,
la stretta connessione tra un processo
di globalizzazione non adeguatamente
governato da un lato, e le forti disuguaglianze
a livello mondiale dall’altro. Oggi i moderni
mezzi di comunicazione rendono evidenti a
tutti i popoli, ricchi e poveri, le disuguaglianze
economiche, sociali e culturali che si sono
determinate a livello globale generando
tensioni e imponenti movimenti migratori.
Tuttavia, va ribadito che il processo
di globalizzazione con i suoi aspetti
positivi è alla base del grande sviluppo
dell’economia mondiale del XX secolo.
Vale la pena di ricordare che tra il 1900 e
il 2000 la popolazione mondiale si è quasi
quadruplicata e che la ricchezza prodotta
a livello mondiale è cresciuta in misura
molto più rapida cosicché il reddito medio
pro capite è fortemente aumentato. Allo
stesso tempo, però, non è aumentata l’equa
distribuzione della ricchezza, piuttosto, in
molti casi essa è peggiorata.
Ma cosa ha spinto il mondo in questa
direzione estremamente problematica anche
per la pace?
Anzitutto un liberismo economico senza
regole e senza controlli. Si tratta di una
ideologia, di una forma di « apriorismo
economico », che pretende di prendere
dalla teoria le leggi di funzionamento del
mercato e le cosiddette leggi dello sviluppo
capitalistico esasperandone alcuni aspetti.
Un’ideologia economica che stabilisca
a priori le leggi del funzionamento del
mercato e dello sviluppo economico, senza
confrontarsi con la realtà, rischia di diventare
uno strumento subordinato agli interessi dei
Paesi che godono di fatto di una posizione di
vantaggio economico e finanziario.
Regole e controlli, sia pure in maniera
imperfetta, sono spesso presenti a livello
nazionale e regionale; tuttavia, a livello
internazionale tali regole e controlli fanno
fatica a realizzarsi e a consolidarsi.
Alla base delle disparità e delle distorsioni
dello sviluppo capitalistico c’è, in gran parte,
oltre all’ideologia del liberismo economico,
l’ideologia
utilitarista,
ossia
quella
impostazione teorico-pratica per cui: «l’utile
personale conduce al bene della comunità».
È da notare che una simile « massima »
contiene un’anima di verità, ma non si può
ignorare che non sempre l’utile individuale,
sebbene legittimo, favorisce il bene comune.
In più di un caso è richiesto uno spirito di
solidarietà che trascenda l’utile personale per
il bene della comunità.
Negli anni venti del secolo scorso alcuni
economisti avevano già messo in guardia
dal dare eccessivamente credito, in assenza
di regole e controlli, a quelle teorie oggi
divenute ideologie e prassi dominanti a
livello internazionale.
Un effetto devastante di queste ideologie,
soprattutto negli ultimi decenni del secolo
scorso e i primi anni del nuovo secolo, è stato
lo scoppio della crisi nella quale il mondo si
trova tuttora immerso.
Benedetto XVI, nella sua enciclica sociale,
ha individuato in maniera precisa la radice
di una crisi che non è solamente di natura
economica e finanziaria, ma prima di tutto di
natura morale, oltre che ideologica.
L’economia, infatti, – osserva il Pontefice
– ha bisogno dell’etica per il suo corretto
funzionamento, non di un’etica qualsiasi,
bensì di un’etica amica della persona.
Egli, poi, ha denunciato il ruolo svolto
dall’utilitarismo e dall’individualismo,
nonché le responsabilità di chi li ha assunti e
diffusi come parametro per il comportamento
ottimale di coloro – operatori economici e
politici – che agiscono e interagiscono nel
contesto sociale. Ma Benedetto XVI ha
anche individuato e denunciato una nuova
ideologia, l’ ideologia della tecnocrazia.
(1.Continua)
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Orizzonti aperti
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Al cuore della fede - 12
Bianco/Nero
Secondo la Caritas in veritate di Benedetto XVI
Due grandi verità
Il Concilio approfondì quanto appartiene da sempre alla verità della
fede, ossia che la Chiesa, essendo
a servizio di Dio, è a servizio del
mondo in termini di amore e di verità. Proprio da questa visione partiva Paolo VI per comunicarci due
grandi verità. La prima è che tutta la
Chiesa, in tutto il suo essere e il suo
agire, quando annuncia, celebra e
opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo. Essa ha un ruolo pubblico che
non si esaurisce nelle sue attività di
assistenza o di educazione, ma rivela tutte le proprie energie a servizio
della promozione dell’uomo e della
fraternità universale quando può valersi di un regime di libertà. In non
pochi casi tale libertà è impedita da
divieti e da persecuzioni o è anche
limitata quando la presenza pubblica della Chiesa viene ridotta unicamente alle sue attività caritative.
La seconda verità è che l’autentico
sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione. Senza
la prospettiva di una vita eterna, il
progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro. Chiuso
dentro la storia, esso è esposto al
rischio di ridursi al solo incremento dell’avere; l’umanità perde così
il coraggio di essere disponibile
per i beni più alti, per le grandi e
disinteressate iniziative sollecitate dalla carità universale. L’uomo
non si sviluppa con le sole proprie
forze, né lo sviluppo gli può essere
semplicemente dato dall’esterno.
Benedetto XVI, Caritas in Veritate, 12
La testimonianza e la cultura
di Klaus Demmer, teologo
«Molte volte la gente ha un’idea infantile
di Dio. Coloro che combattono la fede
hanno spesso una concezione bigotta e
falsa di Dio. Per questo c’è urgenza di
preti e laici preparati».
Ma la fede non passa solo attraverso la
cultura.
«La cultura è una via, un accesso. La
fede passa attraverso la testimonianza di
vita di uomini convinti».
Quindi la cultura senza testimonianza...
«Non vale nulla. Ma la testimonianza si
deve adeguare ai tempi che corrono. Per
questo dico che il prete moderno deve
essere pio e colto».
​Klaus Demmer, Avvenire, 9.11.2011
Turismo, estetica e spiritualità
Il santuario della Montagna Spaccata
Sulle pendici occidentali del Monte
Orlando, che si protende sul Tirreno col
promontorio di Gaeta, si trova il Santuario della Montagna Spaccata. Vi si
giunge, in direzione di Gaeta, voltando
a destra dalla litoranea e salendo legger-
mente tra la luminosa spiaggia di Sérapo, in basso a destra, e la sommità del
Monte Orlando col mausoleo di Lucio
Munazio Planco, generale di Augusto.
Proprio sul sito della sua villa sorge la
chiesa della Trinità, di fondazione benedettina anteriore al 1000 ma ristrutturata
nell’Ottocento, ora curata dai Missionari
del PIME.
A destra della chiesa si raggiunge l’ingresso del Santuario del Crocifisso – “Di
qui si va al monte aperto alla morte di
Cristo” – e ci si immette nel corridoio
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della Via Crucis. Anticamente le cappelle con le stazioni della Via Crucis scandivano la salita al santuario, ma nel 1849
furono abbattute per esigenze militari
e, su commissione di Ferdinando II di
Borbone, sostituite da quattordici quadri
in maiolica opera di Raimondo Bruno, completati
al fondo da un quadro più
grande raffigurante la crocifissione e, in basso, l’Ultima Cena, e commentati
ciascuno da versi attribuiti
al Metastasio:
“Veder l’orrenda Morte /
del suo Signor non vuole;
onde si copre il Sole / e
mostra il suo dolor.
Trema emmosso il Monte,
/ il Sacro Vel si spezza;
piangon per tenerezza / i
duri marmi ancor”. (XII
Stazione)
Si entra poi, attraverso la cappella di S.
Filippo Neri, in una altissima fenditura
della roccia dove sporgenze e rientranze
si corrispondono, facendo ipotizzare un
evento tellurico all’origine della spaccatura; la sensibilità dei fedeli lungo i
secoli ha identificato tale evento col terremoto che, nel solo Vangelo secondo
Matteo, segna la morte di Cristo: “La
terra si scosse, le rocce si spezzarono”
(Mt 27, 51).
Sulla parete destra, scendendo, c’è come
l’impronta di una mano: sarebbe la
mano di un turco incredulo che, appoggiandosi alla roccia, la sentì liquefarsi.
Appena oltre, una nicchia rialzata con
fondo piano è indicata come il giaciglio
di S. Filippo Neri, che qui veniva a pregare e meditare.
Ci troviamo quindi di fronte ad un grande masso, crollato nel 1430 e rimasto incastrato fra le pareti rocciose, sul quale è
stata edificata la Cappella del Crocifisso.
Saliti sulla cupola, ci investono la luce e
il vento che dall’azzurro del cielo e del
mare aperto irrompono tra le pareti della
fenditura, mentre da vertiginosa altezza
osserviamo le onde che si frangono sulle
rocce.
Risaliti ed oltrepassata la chiesa, scendiamo in un’altra grande, più ampia fenditura, la Grotta del Turco. Scesi poco
meno di trecento gradini, siamo al livello del mare, nell’orlo di una insenatura,
sotto una caverna, adatta all’attracco di
imbarcazioni non troppo grandi, adibita
in altri tempi a base dai pirati saraceni
per le loro scorrerie: ancora grotta e fragore delle onde del mare aperto, tenebre
e luce, maestà e forza della natura che
strappa alla meraviglia dell’animo la
lode del Creatore, benedetto nelle sue
opere (Dn 3, 57); mentre la meditazione
della Passione chiama all’imitazione di
Cristo nella propria vita: “Abbiate in voi
gli stessi sentimenti che furono in Cristo
Gesù, il quale…” (v. Fil 2, 6-11).
Franco Betteto
Gennaio 2012
NOTE DI LETTURA
La teologia del ‘900
di Andrea Balbo
Fulvio Ferrario, La teologia del
Novecento, Carocci editore, Roma
2011, 304 pp., 24 euro.
Cominciamo l’anno con un volume
interessante anche se un po’ impegnativo. Si tratta di una storia della teologia novecentesca scritta da
Fulvio Ferrario, pastore valdese e
professore di Teologia sistematica
alla Facoltà Valdese di Teologia
di Roma, studioso del pensiero di
Karl Barth e Dietrich Bonhoeffer.
Ferrario, che è studioso di alto livello, molto impegnato nell’attività ecumenica e invitato da varie
istituzioni di ricerca cattoliche
come il Marianum e l’Istituto San
Bernardino, presenta in modo sintetico ma molto denso gli elementi
fondamentali del pensiero teologico
del secolo XX, uno di quelli maggiormente interessanti dal punto di
vista speculativo, soprattutto per
via di alcune sfide molto significative, come il mutamento del rapporto
fra Chiesa e modernità e la stretta
connessione tra le risposte date dalla teologia e la realtà tragica di un
periodo che ha vissuto due guerre
mondiali e il crollo delle ideologie.
Ferrario, pur vedendo ovviamente la teologia da un punto di vista
protestante e quindi a volte molto
critico nei confronti della chiesa
cattolica, si muove complessivamente con equilibrio e raggiunge
pienamente l’obiettivo di informare il lettore non specialista in modo
chiaro e appassionante su problemi,
concetti e istanze spesso malamente
orecchiati e poco approfonditi. Se
Barth e Bonhoeffer occupano naturalmente un grande spazio e capitoli ampi sono dedicati alla teologia
della liberazione e all’influsso del
femminismo sulla speculazione,
meritano particolare attenzione il
bel capitolo su Oscar Cullmann e
quello molto interessante sulla teologia ortodossa. Più sacrificati sono
i teologi cattolici, che sicuramente
avrebbero potuto meritare uno spazio maggiore, mentre molte pagine
sono dedicate al Concilio Vaticano
II, alle sue interpretazioni e a figure del dissenso come Küng. Nonostante le sue ovvie scelte personali
che forse potranno non convincere
tutti, sicuramente Ferrario ottiene il
risultato di stimolare la curiosità e
di far accostare anche i diffidenti a
un mondo che, in molti casi, appare
lontano dalla fede comune.
Andrea Balbo
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Cronaca bianca
Gennaio 2012
Convegno a Roma di Greenaccord Onlus
Cose dell’altro mondo
Colombia - MedellÍn
La scala mobile della speranza per uscire dal ghetto
Una gigantesca scala mobile fa cambiare
faccia a una delle zone più emarginate di
Medellín. La seconda città più importante
della Colombia, famosa negli Anni 80
per l’omonimo cartello della droga,
torna adesso a far parlare di sé, ma per
una ragione ben diversa: un progetto per
avvicinare quartieri molto lontani tra di
loro dal punto di vista sociale, quello
poverissimo de «Las Independencias 1»
È bastata una lunghissima e ripidissima
scala mobile, tutta all’aperto, appena
inaugurata dal sindaco di Medellín, lo
scrittore Alonso Salazar, a trasformare
la fisionomia di una città, scardinando
quel ponte levatoio invisibile, da sempre
sollevato come a proteggere il cuore
finanziario e istituzionale del potere di
pochi dalla miseria quotidiana e lacerante
dei molti.
Finora «Las independencias 1» era
collegata al centro di Medellín da 350
gradini ripidissimi di cemento, quasi
30 piani di un palazzo. «A scendere
riuscivamo anche noi più anziane - ha
raccontato Ana, un’arzilla 75enne che
vive nel quartiere -. Il dramma era salire.
Io ci avevo rinunciato. Non uscivo mai di
qui». Adesso al posto dei gradini ci sono
sei rampe di scale mobili, lunghe 130
metri e costruite in acciaio inossidabile e
alluminio in Cina dalla società giapponese
Fujitec. Costo complessivo: l’equivalente
di tre milioni di euro.
Le scale mobili fanno parte del progetto
«Senderos de Conexión Independencias
I», un programma di integrazione sociale
fortemente voluto dal comune e dall’Edu,
il Dipartimento di sviluppo Urbano
di Medellín. Las Independencias è un
quartiere di Comuna 13, una delle 16 aree
in cui è divisa Medellín, dove vivono 130
mila persone, il 5,7% di quei 2,36 milioni
di abitanti della metropoli industriale.
Comuna 13 ha però la fama di posto più
malfamato e pericoloso della città, dove i
criminali più sanguinari convivono con la
povera gente.
In passato la città era salita all’onore
delle cronache per altri tentativi di
miglioramento della mobilità urbana,
dalla metropolitana ai «metrocables»,
vagoni sopraelevati esterni nei quartieri
poveri. Ma un’opera come le scale mobili
non si era mai vista. «Le opere da sole
però non servono a nulla - spiega Luz
Adriana -. Acquistano valore solo quando
la popolazione se ne appropria». E perché
tutti possano imparare a usare quelle
scale mobili è stato creato un comitato,
«Escalando Vida» (scalando la vita),
formato esclusivamente da adolescenti
che insegneranno ai più anziani della
comunità, che mai hanno preso una scala
mobile in vita loro, come usarle, senza
cadere e senza sovraffollarle.
«Queste scale mobili sono il nostro
cordone ombelicale con il mondo che
ci aspetta là fuori. Pensiamo che sia
meraviglioso», afferma un tredicenne.
da La Stampa 28.12.2011
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Piste di ricerca “Verso un nuovo umanesimo”
«Bisogna, in buona sostanza, abbandonare la deregolamentazione dei mercati finanziari»
Roma - “Una politica economica
finalmente fondata sul concetto di
‘umanesimo’ può favorire la coesione
sociale e può ridurre i danni causati
dai fallimenti prodotti sia dai mercati
sia dall’azione pubblica”. L’analisi
del preside della Facoltà di Economia
dell’università La Sapienza di Roma,
Giuseppe Ciccarone, ha fatto da filo
conduttore al convegno “Verso un
nuovo Umanesimo – Economia e sostenibilità sociale” svoltosi a Roma il
14.12.2011.
L’appuntamento, voluto dall’associazione culturale Greenaccord Onlus
in collaborazione con la Provincia di
Roma, si è posto l’obiettivo di analizzare le vie d’uscita contro il circolo
vizioso che strangola l’Italia e l’Occidente e che ha trasformato una crisi
finanziaria in un disastro economico
e, infine, in un dramma che coinvolge
fasce sempre più vaste delle popolazioni mondiali.
Ovviamente occorre intendersi sul
significato profondo di un concetto
impegnativo come ‘Nuovo Umanesimo’ e sul modo di declinarlo in
ambito economico. “L’umanesimo in
economia – spiega Ciccarone – non è
importante solo per stimolare lavoro
e politiche sociali. Significa invece un
ritorno al passato. A quando, fino alla
prima metà del Novecento, il benessere sociale era il fine della politica economica. Bisogna, in buona sostanza,
abbandonare la deregolamentazione
dei mercati finanziari, che ha prodotto effetti devastanti sulla coesione
sociale e ha provocato alti tassi di disoccupazione, con riflessi drammatici
sulla coesione sociale”.
Ovviamente, il nuovo approccio
avrebbe riflessi positivi anche sul livello occupazionale: “Applicare il
concetto di umanesimo al mercato del
lavoro – osserva Ciccarone - significa
quindi rimettere l’uomo al centro del
sistema”. Garantendo ad esso tre diritti minimi: contratto di lavoro unico,
reddito minimo garantito e sussidio di
disoccupazione. “Costruire un nuovo
umanesimo a livello internazionale
significa quindi attuare finalmente un
sistema di solidarietà globale”.
da www.laperfettaletizia.com
La rete è il luogo della libertà, la
comunità quello della sicurezza
«Internet è solo uno strumento, non
è né buono né cattivo. Come un rasoio.
Lo puoi usare per tagliarti la barba, ma
anche per tagliare le gole. Come ha osservato Josh Rose, dell’agenzia pubblicitaria Deutsche LA, internet non sottrae
la nostra umanità, la rispecchia».
Come ci cambia la rete?
«Ci mette in contatto più velocemente, ma ci
rende più deboli. C’è un’espressione inglese
che trovo molto efficace: nessun pranzo è gratis.
Guadagni qualcosa, perdi qualcosa».
Che differenza c’è tra rete e comunità reale?
«La prima è il luogo della libertà. La seconda
della sicurezza. Sulla comunità si può contare
come su un vero amico. E’ più affidabile. Ma anche più vincolante. Ti controlla. La rete è libera,
ma serve soprattutto per i momenti di svago. E
per uscire dalle relazioni in fondo basta spingere il tasto “delete”. Però mi pare che siamo tutti
d’accordo sul fatto che tra abbracciare qualcuno
e “pokarlo” ci sia differenza».
In rete però si possono trovare anche 300
amici al giorno.
«Decisamente molti di più di quelli che io ho
avuto nei miei 86 anni di vita. Robin Dunbar,
che insegna antropologia evoluzionistica a Oxford, dice che la nostra mente non è predisposta
per avere più di 150 rapporti significativi».
da intervista a Z. Bauman, La Stampa, 27.8.2011
Don Luigi Melesi
L’amico dei carcerati di San Vittore
Don Luigi Melesi. Cappellano a disperati. Don Luigi combatte con non ha mai messo il reSan Vittore da una vita, è stato ordi- vigore l’ingiustizia che, a volte, si può ato, ma la persona. Egli
nato sacerdote nel 1960. Salesiano, ha trovare anche in carcere. Ha conosciu- afferma:” Una persona,
vissuto con i ragazzi del riformatorio to brigatisti, rapinatori, assassini, ma per diventare buona,
Ferrante Aporti di Torino la sua prima anche molta gente semplice, che ha deve sentirsi amata”. E
esperienza a contatto con il mondo del commesso reati comuni, ma non si è la vita di don Luigi è una vita di amocarcere. Successivamente, ad Arese, mai rassegnato a considerare irrecu- re, di concreti gesti di solidarietà e di
don Luigi ha lavorato come insegnan- perabile nemmeno il peggiore dei de- fratellanza, una vita che parla degli alte e catechista presso la Casa di riedu- linquenti. I risultati positivi non sono tri e che negli altri trova senso.
cazione. Nel 1967, insieme a don Ugo mancati perché don Luigi , al centro,
Simona Bruera
De Censi, crea l’
Finestra per il Medio Oriente
Operazione Mato
Grosso, un movimento giovanile
Le lettere di Don Andrea Santoro /26 - La debolezza forte e la forza debole
che lavora per
Carissimi, vi scrivo da Urfa-Harran (la in Medio Oriente, il germoglio di una Chiesa viva,
il Terzo mondo
città da dove Abramo partì dopo la chia- il dono di vocazioni idonee a una presenza cristiana
sulla linea della
mata di Dio), il 9 ottobre, giorno della in Medio Oriente. Oggi lodi e messa solenne, pranzo
Populorum Progressio.
Torna
festa di sant’Abramo. È una festa da noi con gelato e dolce (croccante di pistacchio fatto in
ad Arese come
sconosciuta, ma celebrata dai cristiani la- casa), adorazione accompagnata da musiche e canti.
direttore
della
tini di Gerusalemme e di tutta la Palestina.
Voglio regalarvi, proprio per l’occasione, un brano
Casa di rieduca- L’abbiamo celebrata anche noi, con solennità umile che abbiamo letto stamattina tratto da un commento
zione e fonda la e gioiosa. Ecco come. Ieri abbiamo celebrato una ebraico al racconto del sacrifìcio di Isacco (Genesi
rivista “Espres- messa raccolta e commovente in un piccolo tugurio 22, 1-18). L’autore inmagina (sotto forma di racconsione giovani”, di Harran, il minuscolo e povero villaggio di Abra- to) quello che è passato non solo nel cuore di Abradedicata al teatro
mo. Avevamo portato tutto tranne, per dimenticanza, mo ma anche di Isacco e Sara nel momento di ofe al cinema. Don
le ostie e una candela. Un nostro amico ci ha portato frire il sacrifìcio. Immagina l’affaccendarsi di Satana
Luigi scrive testi
teatrali: “La pa- una candela da casa sua e del pane azzimo fatto da sua per distogliere Abramo, Isacco e Sara dalla fiducia
rola di Gesù in madre. Così nella messa c’eravamo noi come cristia- e dall’obbedienza a Dio. Immagina il frutto potenteatro”, “Gli atti ni, come musulmani c’erano il pane e la candela del te della fede di Abramo nel momento dell’uscita di
degli apostoli in nostro amico, come ebrei c’era l’orizzonte verso la Israele dall’Egitto (circa 600 anni dopo) quando, seteatro”. Dal 1978 Siria (ad appena 5 km) in direzione di Gerusalemme, condo l’autore del commento, nell’ora stessa in cui
è cappellano del dove Abramo arrivò dopo aver percorso circa 600 il faraone inseguiva Israele e questi gridava a Lui,
carcere di San km. Abbiamo così messo nell’Eucaristia l’intenzione Dio si ricordò dell’altra ora, quella in cui Abramo,
Vittore a Mila- che ci accompagna ogni giorno: la riconciliazione, il con fede totale e pura, gli offriva suo figlio. In forza
no dove ascolta, dialogo e l’incontro tra tutti i “figli” di Abramo (ebrei, di quell’ora di fede Dio ascoltò il grido di Israele in
consola e dà spe- cristiani e musulmani), la piena luce (per i musulmani quell’ora di morte e lo salvò dalla mano del faraone.
ranza a donne e e gli ebrei) sul volto di Gesù Figlio di Dio, messia
Ecco il racconto, che vi consiglio di leggere e mediuomini
spesso crocifisso e risorto, l’unità tra le Chiese cristiane nate tare dopo aver letto Genesi 22, 1-18.
Perché vado in Turchia
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Religione&Scuola
Gennaio 2012
CINEFORUM
Dal giornale degli studenti del Liceo “Porporato” di Pinerolo
Alla luce del sole
Manuale di sopravvivenza
Film per la catechesi e l’irc
Regia di Roberto Faenza
È senz’altro uno dei migliori film italiani
Come tutti sappiamo nel 2012 (pre- dispensabile; i soldi non vi serviranno rarci ad ogni evenienza. Nel caso di una
questo lavoro di Roberto Faenza su don Pino cisamente il 21 dicembre) finirà sicu- dopo l’Armageddon quindi lasciateli a guerra nucleare è consigliabile andare
Puglisi, il sacerdote assassinato dalla mafia, ramente il mondo, ciò infatti è stato casa o in alternativa dateli a me che ve in paesini isolati, che fortunatamente
che era stato già raccontato in una bella fiction provato da eminenti studiosi (leggi li terrò al sicuro. Il bagaglio deve essere qui non mancano, o in montagna (da
televisiva di un paio d’anni fa. La scelta di Fa- Giacobbo) decifrando il calendario di composto da vestiti pesanti (nel caso di noi anche di queste non c’è penuria).
enza è quella di concentrarsi sul microcosmo un popolo che è stato sterminato da 100 una eventuale glaciazione), fiammiferi, Nel caso ci sia una glaciazione scappare
di Brancaccio, il quartiere dove don Pino era conquistadores. Questo mi sembra ab- canne da pesca e non da pesca (vi potre- su per le montagne di Heidi non è una
nato e dove torna per fare il parroco. Una delle bastanza per fare sì che sopravvivere a ste sentire soli e depressi), razione K in buona idea ed è consigliabile rifugiarsi
prime scene del film ci mostra alcuni ragazzi- questa catastrofe di proporzioni imma- abbonin una qualche isoletta nella zona delle
ni del quartiere che procurano gatti randagi da ni, facilmente paragonabile ad un’in- danza,
Hawaii. Questa
mandare al macello nelle gabbie dei cani da
terrogazione a sorpresa, sia una priorità g i o r scelta però non va molto bene nel caso
combattimento, che a loro volta si sfideranno
(che ovviamente viene dopo la scuola e nalini,
ci sia uno tsunami, causa la piattezza
in scontri clandestini a cui partecipa una nulo studio). Ma non bisogna preoccupar- libri di
di questi ameni luoghi. Nel caso cada
merosa folla di spettatori eccitati dal sangue.
si dato che potete trovare qui di seguito scuola
un asteroide sarebbe comodo avere un
È una fotografia impietosa del quartiere e del
un
comodo
manuale
di
sopravvivenza.
(
q
u
e
l
bunker, ma dato che non si comprano
«sistema» in cui si trovano a vivere questi raPunto
primo:
per
sopravvivere
bisogna
la
non
dal fruttivendolo è una buona idea angazzini. Con efficacia e semplicità drammaessere
pronti
a
partire
all’improvviso
e
finisce
dare in una zona lontana dal punto di
turgica Faenza mostra come tutto il quartiere
dunque
bisogna
prendere
il
minimo
inmai
e
impatto o nel caso non si sappia dove
viva grazie alla mafia e come la scelta di
cadrà, in una zona in cui è poco probauscire da questo sistema non sia certamensarà
una
delle
prime
istituzioni
bile essere colpiti, per esempio nel golfo
te facile. Don Pino sceglie di puntare sui
a
essere
ricostituita,
d’altra
parte
del Messico o a Tunguska, dato che è
bambini e sui giovani: il tentativo di educarli
di Vinicio Capossela
non
sentireste
la
mancanza
dei
poco probabile che un asteroide cada 2
al rispetto reciproco e a quello delle regole
problemi
con
le
frazioni
algevolte di seguito nello stesso posto.
(anche attraverso una semplice partita di Non dormo, ho gli occhi aperti per te.
Guardo
fuori
e
guardo
intorno.
briche???).
Il
bagaglio
non
deve
Punto terzo: dopo che avremo finito le
calcio), di dare loro amore e fiducia, si scontra con altri insegnamenti che questi stessi Com’è gonfia la strada
comunque pesare più di 20 kg a nostre scorte di nutella dovremo cobambini ricevono per le strade o addirittura di polvere e vento nel viale del
persona.
minciare ad attingere dall’enorme suin famiglia. Emblematica la sottotrama di ritorno...
Punto secondo: dobbiamo tro- permercato di madre natura; durante la
un ragazzo, affascinato da don Puglisi, a cui Quando arrivi, quando verrai per me
vare un posto dove nasconderci. caccia tutte le nozioni di fisica sull’ineril padre vieta tassativamente di frequentare guarda l’angolo del cielo
Dato che gli eminenti studiosi zia, l’attrito e le parabole avranno finalquesto prete scomodo. L’opposizione netta dov’è scritto il tuo nome,
precedentemente citati non han- mente una ragione di esistere.
è scritto nel ferro
ed esplicita di don Pino alle regole mafiose
no la più pallida idea di cosa ac- Vi auguro un buon Natale… che potrebnel cerchio di un anello...
fa diventare lo sviluppo della storia –come
cadrà, non ci dobbiamo portare be essere l’ultimo…
avveniva per la fiction su Borsellino andata E ancora mi innamora
troppo avanti con il lavoro in
Matteo Villosio V C ginn
in onda nell’autunno 2004, altra bellissima e mi fa sospirare così.
Onda d’urto, Dicembre 2011
una
sola
direzione,
ma
prepabiografia di un eroe dei nostri giorni – un in- Adesso e per quando tornerà l’incanto.
tenso e commovente conto alla rovescia fino E se mi trovi stanco,
all’epilogo annunciato, in cui questo martire e se mi trovi spento,
se il meglio è già venuto
accoglie i killer con un sorriso mite e con
La fine del mondo?
periodicamente una variazione
e non ho saputo
un consapevole: «Vi aspettavo». Le scelte
2012… Sarà la fine del mondo? dell’inclinazione assiale rispetto
tenerlo dentro me.
di don Pino vengono inquadrate nel film
Questo ve lo dirò il 21 dicembre al piano dell’ellittica del sistema
soprattutto in un’ottica civile, di educazione I vecchi già lo sanno il perché,
dell’anno prossimo, giorno in cui Solare e ciò provocherebbe scenari
e anche gli alberghi tristi,
alla legalità, al rispetto reciproco, all’onestà, che il troppo è per poco e non basta ancora
secondo il calendario gregoriano apocalittici. Addirittura si pensa che
che sono chiaramente valori anche cristiani.
si dovrebbe verificare un evento di in tale data gli alieni invaderanno la
ed è una volta sola.
Certo, lo specifico della sua vita di preghienatura imprecisata e di proporzioni Terra.
ra e della sua vita di fede, i motivi profondi E ancora proteggi la grazia del mio cuore
planetarie, che potrebbe significare Molti scienziati, soprattutto studiosi
adesso e per quando tornerà
per cui questo
una
radicale
trasformazione dei Maya, confutano queste ipotesi
l’incanto.
sacerdote – che
Il cielo in una frase
dell’umanità in senso spirituale, e aggiungono che molto sovente si
L’incanto di te...
era sacerdote al “Come cittadini siamo soggetti di di te vicino a me.
giorno in cui è stata predetta la parla a sproposito, poiché vengono
cento per cento
fine di tutto. Ma ora vediamo cosa mescolate delle verità con dati non
diritto, come esseri umani siamo Ho sassi nelle scarpe
– ha compiuto
dicono gli esperti.
oggettivi. Infine, essi affermano che
soggetti (cioè portatori) di diritti”. e polvere sul cuore,
Oltre
alla
terminazione
considerare questa data come un
le sue scelte ri(Norberto Bobbio) freddo nel sole
dell’importantissimo
calendario
dei
giorno del giudizio o un momento di
mangono in una
e non bastan le parole.
Maya, che prevedevano per tale cambiamento cosmico è solamente
sorta di sottotedata la fine dell’età dell’oro, il 21 un’opportunità per molte persone
sto. Anche quando a una suora viene chiesto Mi spiace se ho peccato,
dicembre 2012 sarà un giorno pieno di fare profitto, in quanto i Maya
di parlare dei motivi della sua vocazione, la mi spiace se ho sbagliato.
Se non ci sono stato,
di fatti catastrofici: gli scienziati vedevano la fine di un ciclo del
risposta che ella dà è un po’ favolistica e non
se non sono tornato.
prevedono
un
allineamento calendario semplicemente come
proprio profonda... Però si nota che Faenza
galattico, un avvenimento che un’occasione di festeggiamenti per
si è avvicinato – pur senza forse aver colto i Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore,
non si ripete da ventisei mila anni, l’ingresso nella nuova epoca.
motivi più profondi – con grande rispetto a adesso e per quando tornerà il tempo...
Il tempo per partire,
ossia l’allineamento del Sole con il Nessuno può in realtà sapere cosa
don Pino e all’ambiente che lo ha circonda- il tempo di restare,
piano equatoriale della Via Lattea, accadrà il 21 dicembre 2012, si può
to. Il diacono e le suore che hanno aiutato il tempo di lasciare,
la galassia di cui fa parte il sistema soltanto aspettare e sperare.
don Puglisi sono visti con simpatia e par- il tempo di abbracciare.
Solare. Inoltre, altri parlano del ciclo
Lucrezia IA classico
tecipazione; per fortuna non c’è in questo
Onda d’urto, Dicembre 2011
In ricchezza e in fortuna,
delle
macchie
solari,
film la solita e facile contrapposizione fra
in pena e in povertà,
le quali sarebbero in
una Chiesa «di frontiera» (buona e attenta ai nella gioia e nel clamore,
grado di influenzare
poveri) e la Chiesa del potere: quando don nel lutto e nel dolore,
il magnetismo della
Pino chiede aiuto al suo Arcivescovo, egli nel freddo e nel sole,
Terra e indurre
lo ascolta con attenzione e nonostante non nel sonno e nell’amore.
l’inversione sia dei
possa mandargli altri sacerdoti, la risposta Ovunque proteggi la grazia del mio cuore.
poli che del moto
si materializza presto nell’arrivo di queste Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore.
terrestre. La Terra
eroiche suore e del diacono Gregorio.
Ovunque proteggi, proteggimi nel male.
subirebbe, infatti,
Walter Gambarotto
Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore.
Ovunque proteggi
La fine del mondo?
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In diocesi
Pag. 10
Gennaio 2012
Temi per riflettere in un’assemblea diocesana - 5
Il testamento biologico cristiano
Il modello di dichiarazione di volontà sui trattamenti sanitari di fine vita delle chiese tedesche
La Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e
il Consiglio della Chiesa evangelica tedesca
(Ekd) hanno presentato il 26.1.2011 un
nuovo modello di dichiarazione anticipata
di volontà sui trattamenti sanitari di fine
vita. Si tratta del “testamento biologico
cristiano” che offre l’opzione di nominare
una persona come rappresentante legale
delle proprie intenzioni per aiutare il
medico nella gestione del momento
terminale della vita. (Fonte Radio Vaticana)
Qui sotto è riportata la parte
del documento riguardante i
fondamenti su cui si basa il
testamento biologico cristiano:
La proposta di sottoscrivere
in tempo tale testamento
biologico si basa sulle seguenti
considerazioni:
· La vita ci è stata donata per poterla
accettare e gestire, nonostante
sofferenze e morte. Dio è un amico
della vita. Egli vuole che riusciamo
a condurre una vita completa.
Pertanto desidera che noi agiamo e
camminiamo con Lui. Egli ci rende
capaci di gestire la nostra vita in
modo responsabile, anche nella sua
ultima fase.
* Fino alla fine si deve percepire la
vita come degna di essere vissuta e
piena di senso. Questo implica anche
poter ottenere informazioni, poter
decidere, poter rimanere in contatto
con persone care, avere il tempo per
riflettere e per poter chiarire delle
questioni, congedarsi dai cari e poter
accettare la propria morte. [...]
* Noi facciamo l’esperienza che la
vita non è nelle nostre mani. La vita
è un dono di Dio. Ci fidiamo del suo
accompagnamento e del suo aiuto
anche nell’ultima fase della nostra
vita. Con questa fiducia ci serviamo
della possibilità di un testamento
biologico. Esso aiuta i medici e
gli infermieri a rispettare la nostra
volontà indipendentemente dallo
stato di coscienza in cui ci troviamo.
* L’ora della morte arriverà per
tutti. Talvolta sorge la domanda
se si possa e si debba prolungare
ancora di poco tempo la fine della
vita. Con il testamento biologico
Lei può esprimere i suoi desideri
personali riguardo la terapia da
adottare alla fine della propria vita,
come per esempio la rinuncia
ad un accanimento terapeutico,
oppure la volontà di prendere
dei provvedimenti per calmare i
Musica e spiritualità
Walter Gatti, “organista ecumenico”:
«La musica con i suoi vissuti interiori avvicina culture e sensibilità diverse» . di Joram Gabbio
Incontriamo il maestro Walter Gatti,
laureato in discipline musicali con specializzazioni di clavicembalo, organo e composizione organistica, musica corale e direzione. Insegnante presso il civico istituto
Corelli, è direttore dell’Accademia organistica pinerolese. Concertista e didatta affermato, rappresenta un luminoso esempio
di ecumenismo, data la sua professione di
fede valdese ed il suo impegno di docente
presso la scuola diocesana di musica sacra.
Il mese di gennaio è dedicato alla preghiera per l’unità dei cristiani, gli domandiamo
dunque quanto la musica possa essere,
sulla base della sua ricca esperienza, fonte
d’unità.
«Personalmente penso di sì. Ed è proprio
la musica che con la comunicazione attraverso il suono, coinvolgendo emozioni
e vissuti interiori, può contribuire ad avvicinare culture e sensibilità diverse. La
parola, per quanto dotta e sottile, fatica a
comunicare a tutti il medesimo concetto.
Una delle preoccupazioni storiche della
chiesa cattolica - tramite il canto gregoriano e le sue successive evoluzioni – era
di trasmettere universalmente lo stesso
messaggio ovunque. Attraverso le flessioni musicali dei neumi, gruppi di note più o
meno complessi con cui si voleva dare un
significato ed un peso specifico ben preciso ad ogni singola parte del testo, si era
già compreso che la musica poteva veicolare meglio la Parola. Lutero ai tempi
della Riforma aveva rilevato a sua volta i
limiti dell’uso del latino per l’assemblea
ed aveva ovviato con testi da lui traslati
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in tedesco, commentandoli con musiche
scritte da egli stesso o prese in prestito
dal repertorio gregoriano come da quello
profano. La sua nota affermazione che la
musica era da porre al pari della teologia
non fa che confermare che l’arte dei suoni
ha un potere comunicativo che va ben oltre
la comprensione della parola. Per questo
motivo la mia opinione - riguardo alla materia che insegno e che professo come mia
specifica testimonianza della spiritualità è che una Cantata di Bach come una Messa di Mozart possano offrire a chi ascolta
un momento di intenso contatto con la
parte più alta di sé; non si può infatti non
essere toccati dall’intensa bellezza di un
capolavoro che è scritto meditando sulla
Parola, che la spiega e la rende fruibile
tramite il vissuto personale di chi ascolta.
Certo non va dimenticato che è più facile
coinvolgere chi non ha troppi pregiudizi
che altrimenti ostacolano quella predisposizione ad ascoltare caratterizzata da un
atteggiamento pronto a ricevere, un po’
come un vaso vuoto che viene riempito con
un liquido: la forma che il liquido, la musica, prenderà dipenderà dalla fisionomia
del contenitore ovvero verrà mediato dalla
sensibilità e dal vissuto dell’ascoltatore.
Ritornando alla domanda, ritengo assolutamente positivo che si promuovano momenti di ascolto di composizioni spirituali
non solo di radice cristiana ma anche di
diverse altre spiritualità, avvicinandosi con
rispetto e apertura a mondi diversi e cercando così di comprendere meglio punti di
vista anche lontani dal nostro. JG
dolori (medicina palliativa). Così,
nel caso Lei stesso non fosse più in
grado di esprimersi, è garantito che
la sua posizione personale sulla fine
della vita è conosciuta e rispettata
da parte di tutti i medici curanti.
Questo non vuol dire che si debba
rinunciare alle possibilità offerte
dalla medicina moderna quando
essa è in grado di fornire un aiuto
duraturo.
* Bisogna rispettare la decisione di
alcuni pazienti di accettare come
processo di crescita interiore il
cammino attraverso la malattia
e la sofferenza, attraverso la
sopportazione di dolori e di pesanti
terapie. Alcuni cristiani vivono
attraverso le sofferenze l’esperienza
di una profonda solidarietà con
Cristo, che ci redime attraverso la
sua sofferenza.
* La vita non è a nostra libera
disposizione. Tantomeno abbiamo
il diritto di pronunciarci sul valore
o la mancanza di valore di una vita
umana. Ogni uomo ha la sua dignità,
il suo valore e il suo diritto alla vita
per opera di Dio. Ogni uomo è
infinitamente più di quanto crede di
essere. Nessun uomo vive solo per
sé e può sapere con esattezza quanto
conta per gli altri. Essendo solo Dio
Signore su vita e morte, la vita e
la dignità dell’uomo sono protette.
Credendo nel Dio della vita
sappiamo che ogni persona con
la sua vita - comunque essa sia
fatta- è indispensabile. Senza un
tale riconoscimento della dignità e
del diritto alla vita di ogni uomo,
nessuna convivenza tra uomini
Segue a pag.11
Poesie
Dolcemente
di Pasqualino Ricossa
Un richiamo
timido,
dolce
di scricchiolii
in amore.
Un fiorire in
umiltà
di violette
ascose
lungo la scarpata.
Forse così
Tu, mi parli.
Signore,
fa che Ti
comprenda
Pasqualino Ricossa
Passinpiazza
Luci ed ombre nella città
Sabato 26 novembre: salgo a Porta Susa con
amici, sul treno per Milano (meta: la mostra di
Cézanne): cerco posto, è tutto occupato. Perché? Non è giorno di lavoro; c’è chi chiacchiera di compere natalizie, chi di un modo diverso
per trascorrere le prossime vacanze. Passa tra
i sedili un ragazzo (sui trent’anni?) e cerca
di raccontare le sue disavventure a gente che
ovviamente non ha voglia di ascoltarlo e tanto
meno di aprire il portafoglio per lui.
Mostra di Cézanne: coda immane per chi
non ha la prenotazione come noi; la mostra è
affollata. All’uscita un uomo dall’apparenza
distinta sta suonando magnificamente il violino; davanti a lui, per terra, un cappello e su un
piccolo biglietto le parole:”Ho bisogno di aiuto”. Ho un tuffo al cuore, ma …mi allontano…
come tutti, dopo aver buttato una monetina per
scaricarmi la coscienza.
Piazza del Duomo: ragazzi in toga blu e tocco
da laureati si fanno fotografare davanti al Duomo. Mi spiegano che hanno appena discusso la
tesi di laurea specialistica alla Bocconi. Quanta
gioia, quanta positiva energia nei loro sguardi!
Vorrei poter pensare che verranno gratificate le
loro aspettative, realizzati i loro sogni e le loro
speranze. Forse le loro sì…ma anche quelle di
tutti gli altri giovani laureati d’Italia che non
hanno potuto permettersi un’università così
prestigiosa? Verranno valorizzate le loro infinite potenzialità?
E ancora, sulla piazza, una sposa si fa fotografare mentre scende da una megagalattica limousine: ne avevo viste di simili solo nei film…
Ecco presentata una serie di immagini di una
società in apparenza opulenta, che nasconde la
sua infinita povertà (economica e di valori),
la povertà di una maggioranza silenziosa, che
non si vede, che non ha la forza o la possibilità
di far sentire la sua voce.
Sono disorientata: possibile che proprio noi,
che volevamo rifare il mondo, abbiamo prodotto una società con così forti contrasti e in
cui il valore fondamentale sembra essere il
“come si appare”?
Si prova disagio davanti allo spettacolo della
povertà, della perdita di valori, si distoglie lo
sguardo da chi si incontra per strada o da chi
ci sta ancora più vicino, perché è scomodo riconoscerne le difficoltà. Si rischia di svuotare
un mondo ricco di senso e di legami in nome
di una globalizzazione che, invece che portarci a modelli multiculturali efficaci, si propone
come mera convivenza e tolleranza, lasciandoci incapaci di andare oltre, di creare nuove
forme di condivisione.
Bisognerebbe riuscire a dar voce alla voglia di
partecipazione che, malgrado i tempi, abbiamo
dentro di noi. “Non bisogna disincentivarla o
lasciarla ai margini. Occorre invece accompagnarla e farla vivere pienamente nella società,
nella politica, nelle imprese, nelle scuole, nelle
piazze. Rappresenta un’ opportunità di crescita
civile e sociale. Una porta di ingresso per un
futuro più accogliente. E’ una occasione per
far conoscere e dialogare punti di vista diversi,
esperienze non raccontate, motivazioni assopite…” (Gabriele Gabrielli – Docente Università
LUISS Guido Carli). Maria Teresa Maloberti
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In diocesi
Pag. 11
Mentre il
compare nel
Profili
territorio di
981. E’ l’uniParrocchie del Pinerolese – 15
Campiglioca chiesa della
ne, suddiviso
diocesi
denelle due pardicata ai due
rocchie di San
martiri
parGiovanni e dei
ticolarmente
Santi Protasio e Gervasio, appartiene alla venerati a Milano per volere di Sant’Amdiocesi di Pinerolo sin dalla sua nascita, brogio; pare lecito presupporre un legame
1748, la parrocchia di Osasco fu aggre- con l’abbazia di Cavour legata a sua volta
gata alla diocesi pinerolese soltanto nel a San Proietto, discepolo di Ambrogio.
1817, all’atto del ristabilimento della me- Nel territorio della parrocchia si incondesima. La presenza di una chiesa a Cam- tra la cappella di San Michele. L’attuale
piglione è già attestata nel 1037 quando chiesa parrocchiale fu eretta, a seguito
viene donata dal vescovo di Torino alla dell’abbattimento della precedente, dal
abbazia di Cavour. Nel 1159 ricompare parroco Matteo Giraudo che guidò la cocome proprietà del vescovo di Torino. Il munità di Fenile dal 1905 al 1918. La parCaffaro nel 1903 scrive che dopo il 1386 rocchia di Osasco, dedicata alla Natività
la chiesa, dedicata al Battista, fu amplia- della Vergine, compare dipendente dalla
ta e riabbellita quattro volte. Vi è stato un abbazia di Cavour nel 1246. Dal 1386
quinto grande intervento di ampliamento paga il cattedratico al vescovo di Torino.
e restauro che ha dato alla chiesa le di- Nel 1584 la chiesa risulta in pessimo stamensioni e la forma attuali, ed è da collo- to e quasi tutta scoperta; nel paese hanno
carsi negli anni 1919/1937 in cui fu par- infierito le guerre di religione con le ineroco don Luigi Bolla, in seguito vicario vitabili distruzioni. L’edificio attuale fu
generale. Si vuole che nel 1821, durante innalzato nel 1817, quando la parrocchia
i restauri alla casa parrocchiale, si sia passò alla diocesi di Pinerolo. Nel 1836
scoperto il “Vino dei morti” cioè un retro compare anche la cappella della Madoncantina, murato nelle guerre di religione, na delle Nevi (alla sinistra entrando in
guarnita di bottiglie e botti piene di vino. paese da Pinerolo) in forme neogotiche.
Nel territorio della parrocchia si incon- Agli inizi del 1900, per circa tre anni, risetrano la cappella dei Castellani presso la dettero nel castello tre monaci cistercensi
quale è risieduto un cappellano sino agli provenienti da Lerins, per predisporre un
anni intorno al 1960, la cappella di San monastero prevedendo l’espulsione dei
Rocco e quella di Santa Sea ( da intender- monaci dalla Francia. Questa non ebbe
si probabilmente di Santa Zoe). La chiesa seguito e i monaci ritornarono alla loro
più antica del territorio è quella dei San- isola, di Sant’Onorato, dove a tutt’oggi
ti Gervasio e Protasio in Fenile che già risiede la comunità.
Giorgio Grietti
Nel territorio di Campiglione e di Osasco
Il testamento biologico cristiano
Segue da pag.10
sarebbe possibile. Non ci sarebbe né
diritto né amore. Se per es. un medico
dovesse esaudire la richiesta di familiari
e uccidere un paziente con delle
sofferenze atroci, allora il rapporto di
fiducia tra il medico e il paziente sarebbe
fondamentalmente distrutto. Per questo
motivo deve essere detto in modo chiaro
ed evidente che l’uccisione di una persona
non può mai essere un atto d’amore o
di compassione perché annienta le basi
dell’amore e della fiducia.
Poiché non disponiamo liberamente della
nostra vita e tantomeno della vita degli
altri, decliniamo qualsiasi interruzione
attiva della vita.
* “L’eutanasia attiva” e “l’eutanasia
passiva” devono essere distinte
chiaramente
l’una
dall’altra.
L’eutanasia “attiva” è l’uccisione
mirata di una persona, per es. tramite
la somministrazione di un preparato
provocante la morte (per es. una pastiglia,
/:=887+-:=<<1[ZT
+WZ[W<WZQVW 8QVMZWTW<7
<MT! .I`! un’iniezione, un’infusione). L’uccisione
di persone gravemente malate e
moribonde, a determinate condizioni, è
stata ormai legalizzata in alcuni paesi.
“L’eutanasia attiva” non coincide
tuttavia con la concezione cristiana
dell’uomo. In Germania è giustamente
vietata e viene perseguita penalmente,
anche quando avviene dietro esplicito
consenso del paziente. L’eutanasia
“passiva” invece punta ad un lasciar
morire dignitoso, in particolar modo non
proseguendo o non iniziando nemmeno
un trattamento volto al prolungamento
della vita (per es. l’alimentazione
artificiale, la respirazione artificiale o la
dialisi, la somministrazione di farmaci
come ad esempio antibiotici) nel caso
di malati inguaribili e terminali in fin di
vita. “L’eutanasia passiva” presuppone
il consenso della persona morente ed è
legalmente ed eticamente ammissibile.
La direttiva del TESTAMENTO
BIOLOGICO
CRISTIANO
vuole
mostrare un punto d’incontro tra un
inaccettabile prolungamento della vita
e un accorciamento irresponsabile della
vita. Deve essere un aiuto alla decisione
– sia per la Sua scelta personale, che per
chiunque altro un giorno dovesse forse
decidere al Suo posto.
Il testo completo su:
http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/
mater_studio/testamento_biologico.pdf
Gennaio 2012
Educare è il compito
fondamentale della Chiesa
All’inizio dell’Anno pastorale riassumo in una lettera
l’itinerario che insieme intendiamo percorrere. Vogliamo
essere in sintonia con gli Orientamenti della Conferenza
Episcopale Italiana per il decennio 2010 - 2020, contenuti nel documento “Educare alla vita buona del Vangelo”.
Non è un trattato di pedagogia, ma la proposta fraterna
di alcuni “percorsi” per incoraggiare le nostre comunità,
in primo luogo le famiglie, a sentire l’impegno educativo
come un segno dei tempi e un’urgenza alla quale non ci
si può sottrarre.
“Educare” è il compito fondamentale della Chiesa. Deriva dalle parole di Gesù: «Andate in tutto il mondo e
proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Me 16, 15).
Offrire il Vangelo significa interessarsi della vita di ogni
donna e di ogni uomo, aiutarli a raggiungere una pienezza
di umanità che si esprime nella capacità di amare nella
duplice direzione verso Dio e verso il prossimo.
“Educare “ è certamente un compito difficile, ma bello.
Quando si riesce in questo intento si provano le più genuine soddisfazioni, Questo lo sanno i genitori, gli educatori,
gli insegnanti, i catechisti, i parroci.
La comunità cristiana nella sua totalità è chiamata ad
educare. Anche se constatiamo difficoltà nella trasmissione dei valori, in particolare dei contenuti della fede,
questo non deve scoraggiarci. Anzi, dobbiamo essere
convinti che impegnandoci sul versante dell’educare noi
rendiamo il servizio più prezioso alla società in cui operiamo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni.
Pier Giorgio Debernardi, vescovo
Dalla lettera pastorale 2011 “Credette lui con tutta la sua famiglia”
Fede e preghiera
La devozione, ossia la bellezza di vivere per Dio, proposta a Filotea, è
fondata ovviamente sulla realtà teologale dell’esistenza di Dio creatore,
sommo e unico nostro Bene.
“Filotea, Dio ti ha fatto fiorire dal nulla per renderti ciò che sei, non
perché avesse bisogno di te, lo ha fatto per dimostrare in te la sua bontà.
A te, prima nella scala degli esseri viventi, Egli ha dato l’intelligenza
per conoscerlo, la memoria per ricordarlo, la volontà per amarlo, gli
occhi per contemplare le sue opere e le altre facoltà per glorificarlo.”
A questa grande dignità tutti partecipiamo. Ma il disegno di Dio, su di
noi, è infinitamente più grande. Egli ci ha elevati alla dignità di figli ed
eredi della sua eterna
gloria.
“ Filotea, considera le
grazie spirituali di cui sei
stata arricchita: tu sei figlia della Chiesa, quante
volte Dio ti ha visitata
con i sacramenti, le ispirazioni e le illuminazioni interiori, e tanti altri
doni per camminare
verso di Lui!”.
Tuttavia queste meravigliose realtà le viviamo
quaggiù sotto il velo
della fede, velo che può
diventare sempre più trasparente a misura che intensifichiamo la preghiera. E’ questo un grande segreto.
“ La preghiera illumina l’intelletto con la luce di Dio e scalda il cuore
con l’amore celeste. Purifica l’intelletto dall’ignoranza e il cuore dagli
affetti disordinati. E’ un’acqua di benedizione che fa rifiorire i nostri
buoni desideri… è la fontana viva di Giacobbe che lava tutti i nostri
peccati.
Filotea, di’ dunque: “ Tu, o Signore, mi hai creata per te, perché io goda
per l’eternità della tua gloria: riuscirò un giorno ad esserne degna e benedirti come meriti?”.
Domanda che ogni Filotea, ognuno di noi, sente nascere nel cuore nei
momenti migliori della propria vita.
Suore Visitandine
Monastero della Visitazione, Pinerolo
[email protected]
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Territorio
Pag. 12
Gennaio 2012
Per una sana pastorale delle vocazioni
“Smettiamo di fare i matematici vocazionali”
Don C.M. Zanotti del Noviziato di Monte Oliveto:«È la vita religiosa che deve attirare e suscitare il desiderio di vivere così»
Il problema delle vocazioni è gravissimo
e affligge tutti.
Personalmente e ultimamente mi
infastidiscono molto le preoccupazioni,
i dubbi, le perplessità, le statistiche, le
innumerevoli parole che si dicono in
questa situazione difficile. Di recente
i titoli dei giornali riportano anche le
statistiche preoccupanti in alcune diocesi,
del calo dei numeri e degli invecchiamenti
dei sacerdoti.
Che dire? Non è questione di numeri!
Tutte le volte che ci si accosta al
problema vocazionale con questo criterio
matematico si sta sbagliando.
I criteri di Dio sono altri. L’atteggiamento
da avere non è quello della paura e della
preoccupazione del fare, ma quello della
fiducia e dell’impegno.
Vorrei specificare questo pensiero
citando una lettera di un padre spirituale ad
una madre generale che le presentava tutte
le preoccupazioni vocazionali inerenti alla
sua congregazione.
Scrive questo maestro di spiritualità:
«Cara madre, certamente non è piacevole
per una madre generale chiudere opere
che chi l’ha preceduta ha inaugurato con
tanti sforzi e tanta generosità, ma in tempi
gloriosi di espansione della congregazione,
sia per le attività che per i numeri. Ma,
le dico sinceramente, non penso che
sia spirituale e che giovi preoccuparsi
troppo. Il Signore ci ha raccomandato di
pregare, ma non ci ha detto di agitarci e di
intraprendere troppe iniziative per trovare
le vocazioni, sa, non sono molto convinto
che sia davvero buono e che produca frutto
tutto questo attivismo per una sorta di
pastorale vocazionale.
È la vita ad attirare. Le vocazioni possono
essere suscitate da tante realtà eterogenee...
Ma nel senso stretto, spirituale, è la vita
religiosa che deve attirare, far innamorare
e suscitare il desiderio di vivere così. Ogni
altro motivo da cui può prendere le mosse
Diocesi di Pinerolo – Chiesa Valdese – Chiesa Ortodossa Romena
Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
(18 – 25 gennaio 2012)
“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (cfr. 1 Cor 15, 51-58)
venerdì 20 gennaio - ore 20.45
presso la chiesa ortodossa romena
(chiesa del seminario – via Trieste 44, Pinerolo)
incontro di preghiera
una vocazione deve essere verificato su
questo metro. Sarà la bellezza ad attirare
sulla porta nuove vocazioni.
La chiamata, la vocazione, non è qualcosa
di affidato alla nostra gestione. Noi possiamo
servire le vocazioni, aiutarle, ma non sono di
nostra competenza. Di nostra competenza
è l’aspetto della formazione. Le vocazioni
sono qualcosa che appartiene a Dio. È Dio
Padre che chiama i suoi figli in Cristo.
Se le persone non hanno ancora
incontrato Cristo, se il nostro annuncio di
Lui è troppo astratto, superficiale, troppo
nostro e non fa veramente entrare Cristo
in mezzo alla gente, come possono sentirsi
chiamate se ancora non hanno visto il
Signore, non l’hanno sentito?»
Ecco delineato il criterio; essere
affascinanti.
Il cosiddetto problema vocazionale è che
non riusciamo più ad essere testimoni del
nostro personale innamoramento di Cristo.
L’amore di Cristo riempie (o dovrebbe
riempire) l’esistenza del chiamato, ed egli,
con la sua vita, deve dire a tutti che è bello
“dimorare” con Cristo, è bello abitare con
Lui, è bello rimanere nel suo Amore.
Smettiamola di fare i matematici
vocazionali, non fermiamoci ai soli criteri
statistici mondani, ma cerchiamo piuttosto
di scaldare il cuore dei giovani di oggi,
cerchiamo di comunicare loro l’amore
di Dio, Padre di ogni misericordia, in
modo che questa generazione si risvegli
all’amore, quello profondo e vero,
che costituisce l’uomo come tale. Se
impostiamo il problema così non ci sarà
più il problema delle vocazioni!
La cosiddetta “cultura vocazionale” si
costruisce soltanto con una vita personale
intensa, convinta, vera e capace di
accogliere “l’avvenimento” decisivo della
storia: Cristo Gesù! [...]
Carlo Maria Zanotti, Direttore del
Noviziato salesiano di Pinerolo, su Vita
Diocesana, 2.10.2011
La BANCA DEL TEMPO DI PINEROLO
CONCORSO LETTERARIO,
in occasione del fatto che il 2012 è l’anno dedicato in particolare al ”… dialogo
tra le generazioni”, bandisce un concorso letterario dal titolo
“Racconta…”
Il concorso ha lo scopo di dar voce a persone comuni, la cui esperienza non è
ancora diventata “storia”, ma è e resterà comunque significativa testimonianza
di un’epoca.
Il concorso è aperto inoltre alla narrazione delle persone, delle loro storie,
all’espressione di emozioni, sogni, progetti anche delle giovani generazioni, per
far conoscere e dialogare punti di vista diversi come opportunità di partecipazione e crescita civile e sociale.
Il concorso non prevede limiti di età. Sono ammessi elaborati a più mani.
Il concorso prevede un’unica sezione narrativa di elaborati brevi che dovranno
mantenersi nel limite massimo delle 5 cartelle. Ogni partecipante può presentare fino a 3 elaborati.
I testi devono pervenire in un plico che dovrà contenere:
1)l’elaborato in triplice copia, prive di firma o segno di riconoscimento dell’autore;
2) una busta chiusa contenente all’interno: i dati anagrafici, i contatti (n. di tel e
cell, eventuale e-mail, indirizzo ).
vespro ortodosso – riflessione biblica seguita da una
La consegna dei lavori deve avvenire entro, e non oltre, il 31 marzo 2012, al seguente
indirizzo: CONCORSO LETTERARIO - BANCA DEL TEMPO DI PINEROLO, presso BIBLIOTECA CIVICA ALLIAUDI, VIA C. BATTISTI N 11 - 10064 PINEROLO (TO)
Verranno assegnati tre premi: 1°: €150, 2° €100, 3° €60,00
preghiera ecumenica
La premiazione avverrà nell’ambito della manifestazione “Maggio libri”.
strutturato in due momenti: celebrazione del
Questo giornale è inviato
gratuitamente.
È gradito un contributo
per le spese di stampa.
Si può utilizzare il
bollettino indicato
sotto. Grazie!!!
Indialogo.it, Periodico di Cultura religiosa realizzato in collaborazione con l’Ufficio Irc/sms e la Comm. per l’Ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo, Direttore responsabile
Antonio Denanni, Autorizzazione n. 2 del 16.06.2010 del Tribunale di Pinerolo. Redazione c/o Antonio Denanni, Via Goito 20, 10064 Pinerolo, 0121397226. [email protected],
Editore “Alzani”, Via Grandi 5, Pinerolo. Abbonamento o sostegno: c/c postale n. 17814104, Tipografia Alzani, Via Grandi 5, 10064 Pinerolo (causale: Indialogo)
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