LA STAMPA PERIODICA A MARTINA FRANCA
DAL 1891 ALL'AVVENTO DEL FASCISMO *
Nel quadro della storia del giornalismo salentino, i giornali martinesi apparvero relativamente tardi. Fra le trentasei testate che, stando alla
statistica del 1° gennaio 1883 della quale ci dà notizia Nicola Bernardini ( 1 ), si stampavano a Brindisi, Gallipoli, Maglie, Lecce e Taranto, non
figura, difatti, nessun giornale di Martina Franca. Il primo comparve
nel 1891. Prima di quest'anno, tuttavia, alcuni martinesi avevano contribuito al successo del giornalismo meridionale. Furono Martino Marinosci (1786-1866) che collaborò al « Filocrate Sebezio », « Medico Salentino », « Effemeridi di medicina e chirurgia », « Giornale di economia rurale » e « Igea Salentina »; Giuseppe Battaglini (1826-1894), fondatore
e direttore del « Giornale delle matematiche » (Napoli, 1863), uno dei
più importanti periodici scientifici italiani che si pubblicò per molti
anni; e Lelio Maria Fanelli (n. 1793 e morto a Napoli intorno al 1870)
che dette vita a Napoli ai periodici « La Campania industriale » e « L'Epoca » (2).
Ma la storia del giornalismo « martinese » inizia con l'impianto
della prima tipografia, una succursale dello Stabilimento tipografico Petruzzelli di Bari, che stampò a partire dal 1891 la « rivi-
(*) Riprendiamo con questo saggio il discorso sulla vita culturale martinese,
già iniziato con la pubblicazione del Repertorio biobibliografico degli scrittori
artisti e scienziati martinesi, Martina Franca (1970) (RSM). Le notizie relative ai
giornali apparsi nel periodo oggetto della nostra indagine sono state ricavate
dalla Biblioteca comunale di Martina F. « Isidoro Chirulli » (BCM), dall'Archivio
dell'Insigne Collegiata di S. Martino in Martina F. (ASM) e dagli Archivi Privati
(AP). Utile è stata la consultazione dell'opera di NICOLA VACCA, Giornali e giornalisti salentini, Lecce 1940, anche se vecchia e ormai interamente da aggiornare.
Vane, infine, le ricerche nell'Emeroteca « Acclavio » di Taranto.
(1)NICOLA BERNARDINI, Giornali e giornalisti leccesi, Lecce 1887, pp. 309-311.
(2) Su Martino Marinosci vedi: VACCA, op. cit., p. 43; GIUSEPPE CHIARELLI, Notabilità martinesi. Saggi biografici, Martina Franca 1925, pp. 45-56; RSM, pp. 66-67.
Su Giuseppe Battaglini: CHIARELLI, op. cit., p. 39; RSM, pp. 31-32. Su Lelio Maria
cit., pp. 63-68; RSM, pp. 51-53.
Fanelli: CHIARELLI,
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I primi due giornali politici martinesi.
sta popolare politica letteraria agricola e commerciale » La Settimana (3). L'inizio delle pubblicazioni coincideva con il periodo di preparazione alla competizione politica del 1892 che vide in lizza per il collegio di Castellaneta, comprendente anche Martina, l'on. Paolo Grassi,
deputato liberale e capo della fazione detentrice del potere locale (4),
contrapposto all'avvocato tarantino Nicola Lo Re e all'altro deputato
uscente on. G. A. Pugliese. Il Petruzzelli, che aveva ottenuto gratuitamente alcuni locali siti nell'ex convento di S. Domenico dall'Amministrazione
« grassiana » (5), non ebbe timore a prestare la sua opera per un giornale politico che avversava la candidatura del Grassi e che appoggiava, invece, l'on. Pugliese. Il Grassi, del resto, non si presentava alle nuove elezioni con tutte le carte in regola; non era ancora spenta l'eco di certi
brogli elettorali di cui si erano rumorosamente occupati giornali leccesi
(3) Il primo numero uscì nel maggio del 1891 e si pubblicava ancora nel 1899.
Fondata e diretta dall'enologo Giacomo De Vito (v. RSM, pp. 50-51), fu stampata
prima dalla succursale della tipografia Petruzzelli di Bari e dal 1895 dallo Stabilimento tipografico dell'Unione di Martina Franca (v. VACCA, op. cit., p. 79; BCM).
(4) Vedi su Paolo Grassi: T. SARTI, Il Parlamento subalpino e italiano, Roma
1886-1892; SAPUPPO ZANCIII, La XV legislatura italiana; A. MALATESTA, Ministri deputati senatori d'Italia dal 1848 al 1922, Roma 1946, vol. II, lett. G-P, pp. 54-55;
RSM, pp. 59-60.
(5) Era sindaco l'avv. Raffaele Casavola (1849-1912) che, eletto il 23 novembre 1889, si dimise con altri tredici consiglieri il 13 dicembre 1892, consentendo
così l'ascesa al potere del dott. Alessandro Fighera e dei figheriani.
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e tarantini (6). Alla lotta del De Vito, direttore del giornale, si unì, quindi, la mai domata opposizione del partito a lui avverso, quello dei « figheriani », che appoggiava la candidatura dell'avv. Lo Re. La reazione del
Grassi è tempestiva: il tipografo barese viene sfrattato dai locali di S.
Domenico nei quali si impianta la succursale della tipografia « Nettuno » del tarantino Francesco Leggieri che il 12 settembre 1892, alla
vigilia delle elezioni, fa uscire il primo numero del grassiano L'Argi-
ne (7).
I primi due giornali martinesi sono, quindi, espressione delle due opposte fazioni politiche locali. Ma L'Argine ebbe breve vita: battuto il
Grassi dal Lo Re, sospese le pubblicazioni, lasciando libero il campo a
La Settimana che continuò ad uscire, sia pure saltuariamente, fino
al 1899.
La vittoria del Lo Re fu l'inizio della fase discendente di Paolo
Grassi che nel 1893 perse anche le elezioni comunali, consentendo al
dott. Alessandro Fighera, giolittiano e trasformista, di impossessarsi
dell'Amministrazione cittadina (8). Questo capovolgimento di posizioni
non era un fatto nuovo per Martina: dal 1870 fino all'avvento del fascismo, difatti, grassiani e figheriani si alternarono alla guida della città,
riproponendo, tre decenni dopo l'unificazione dell'Italia, sotto nomi nuovi, ma sostanzialmente entro gli stessi termini storico-critici, la secolare
divisione dei Martinesi in due fazioni (9).
(6) Si tratta dello scandalo suscitato dalla iscrizione nelle liste elettorali del
Comune di Martina Franca di 196 grassiani che, poi, risultarono analfabeti e,
quindi, privi del diritto di voto. L'inchiesta aperta dal delegato di Pubblica Sicurezza Martucci si concluse col trasferimento di questi da Martina ad opera del
Grassi e con l'attribuzione dei poteri di delegato di P.S. al sindaco in carica,
amico del Grassi (v. Il Risorgimento di Lecce, XIV, 27, 14-7-1889; La Voce del Popolo di Taranto, VI, 22, 28-7-1889).
(7) Periodico settimanale politico letterario amministrativo diretto da Francesco Paolo Lodeserto. Si pubblicò fra il settembre e il dicembre del 1892 (BCM;
AP casa Ancona).
(8) Alessandro Fighera (1838-1903) era stato sindaco dal 31 ottobre 1870 al 21
giugno 1871. Rieletto il 13 gennaio 1893, mantenne l'incarico fino al 10 settembre 1903. Vedi: RSM, p. 54.
(9) La « ducale » e la « universalista » sono le due fazioni che nei secoli
XVI-XVIII caratterizzarono con le loro lotte la vita politica martinese. L'infeudazione di Martina alla famiglia Caracciolo (1507) significò per i Martinesi la perdita
di alcune libertà e privilegi e fu la causa della divisione della città in due partiti:
i Ducali, accattivandosi le simpatie dei Duchi, cercarono di sostituire i vecchi
privilegi perduti con dei nuovi; gli Universalisti lottarono, invece, per difendere
le antiche libertà cittadine dalle prepotenze dei nuovi feudatari. Ma sia gli uni
che gli altri furono, in fondo, conservatori e le lotte, alle quali il popolo rimarrà
estraneo, vanno spiegate alla luce dei contrasti sorti tra le famiglie più facoltose
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E' questo il periodo più interessante della storia di Martina degli
ultimi cento anni, durante il quale la vecchia società feudale si va ristrutturando dietro sollecitazioni economiche, culturali e politiche nuove.
Anche il contributo dato dalla città alla causa del Risorgimento nazionale va inquadrato nella tradizionale divisione che, per una più chiara e
realistica comprensione della vita socio-economica martinese, va collocata nell'ambito del raggruppamento delle famiglie più facoltose nei
partiti giacobino e reazionario (10). Gli ideali del Risorgimento che dettero nuovo slancio alla gara per la conquista del primato politico cittadino, una volta sgombro il campo dall'autorità e dall'influenza dei
Caracciolo, non furono mai, difatti, separati dagli interessi locali e personali. Quello che appare di nuovo in quest'epoca è l'allargarsi dei termini
e del campo della lotta. E una incidenza notevole ebbe in questa fase la
spinosa questione dei demani che approfondì il solco che divideva i
« galantuomini », che non intendevano rinunziare ai piccoli feudi personali costituiti con l'illegittima occupazione di vaste aree demaniali, dal
popolo che aveva bisogno di terra e di lavoro (11). Il fatto nuovo della
Martina post-risorgimentale è, dunque, la presa di coscienza del popolo
che nella lotta politica comincia ad avere il suo peso.
Questa realtà verrà presto capita e strumentalizzata dai capi delle
due opposte fazioni che nei decenni a cavallo del '900 si chiameranno
« crumiri » e « pipistrelli », cioè i figheriani ed i grassiani, ambedue nate
dalla stessa matrice liberale che dal 1860 aveva concordemente governato
la città per oltre un decennio.
della città, che i Caracciolo seppero abilmente sfruttare per rafforzare la propria
posizione (v. I. CHIRULLI, Istoria cronologica della Franca Martina, III, Venezia
1752 e ristampato ivi 1755; M. PIZZIGALLO, Introduzione a DONATO ANTONIO FILOMENA,
Avvenimenti sortiti in Martina Franca, Messina-Firenze 1970).
(10) Sulle vicende martinesi dal 1799 al 1820 vedi: D. A.
MICHELE SANTORO,
op. cit. e
Gli avvenimenti di Martina dalla Rivoluzione francese all'anno
FILOMENA,
1824, ms conservato dagli eredi Santoro di Martina e in copia nella BCM, interamente derivato dalle memorie del Filomena, alle quali si aggiungono alcune notizie su famiglie martinesi. Sia l'uno che l'altro vengono, poi, ripresi da GIUSEPPE
GRASSI ne Il tramonto del sec. XVIII in Martina Franca, Taranto 1926.
(11) Per la questione dei demani oltre alla citata Istoria del CHIRULLI vedi:
G. PASCA, Ragioni per l'Università di Martina circa la necessità dell'economico di
lei governo, Napoli 1774; F. T., Per gli particolari zelanti cittadini di Martina in
dimostrazione della giustizia del loro ricorso sopra la necessità della riforma del
governo di quella università, s.l.s.d. (ma Napoli 1780); ANONIMO, Per la causa dei
gravami proposti dall'università di Martina contro quell'illustre duca, Napoli 1781;
G. MARANGI, Per li proprietari delle terre aperte di Martina, Lecce 1850; M. MARINOSCI, Memoria su Martina. La questione dei demani, ms conservato dagli eredi
Marinosci. La storia dell'intera vicenda è stata 'ricostruita da M.
l'introduzione alla citata opera del
PIZZIGALLO
nel-
FILOMENA.
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I Grassi ed i Fighera appartenevano a due fra le più cospicue famiglie martinesi e vantavano nobili tradizioni patriottiche (12). Raffaele
Grassi, segnalato dalla Polizia borbonica come « settario prima e durante
il nonimestre, carbonaro... effervescente nel 1820 » (13), era stato sindaco di Martina nel 1848 ed i suoi figli, Gaetano (14) e Paolo, furono
deputati liberali di sinistra. Era tradizione di casa Fighera, invece, aver
fondato a Martina ad opera di Bonaventura la « vendita carbonara » (15)
e Paolo Fighera è segnalato negli elenchi della Polizia borbonica, insieme con Raffaele Grassi, tra i settari ed i carbonari effervescenti martinesi (16).
Ma nel 1875 la compagine liberale, che fin allora era stata compatta
e concorde, si spaccò in due gruppi, il grassiano ed il figheriano (17).
Iniziò, così, quella lotta serrata e non sempre leale che si
protrasse per alcuni decenni e non si spense del tutto nemmeno quando,
durante l'era fascista, i capi delle due fazioni, gli avvocati Alfredo Fighera
e Giovanni Mongelli, furono per qualche tempo emarginati dalla scena
(12) La famiglia Grassi aveva costruito le sue fortune in Martina sin dal secolo XVII e vantava fra gli antenati un medico chirurgo, Francesco Paolo, due
avvocati, F. Paolo junior e Raffaele, una suora agostiniana ed un canonico che fu
cantore della Collegiata di S. Martino. Ma chi accrebbe il lustro della casata furono i figli di Raffaele, Gaetano e Paolo, tutti e due cospiratori e deputati al Parlamento italiano (v. G. GRASSI, Il tramonto cit., p. 19). La fiamiglia Fighera era,
invece, originaria di Gravina di Puglia da dove il pittore Bonaventura si era
trasferito a Martina nel 1729 e vi 'aveva sposato Maria Serra. Nel 1767 ricoprì la
carica di decurione. Suo figlio Oronzo vestì l'abito talare e, compiti gli studi a
Napoli alla scuola del Cirillo e del Genovesi, fu tra i più insigni giuristi napoletani
e tenne una fiorente scuola (v. RSM, pp. 54-55). Al nipote Bonaventura si attribuisce la fondazione della setta massonica dei « Liberi Muratori » di Martina
(v. G. GRASSI, Il tramonto cit., pp. 13 e 39).
(13) Stato del distretto di Taranto compilato il 10 maggio 1829 dal Sottintendente, in MICHELA PASTORE, Settari in Terra d'Otranto, in « Studi Salentini » (Lecce),
XXV, 1967, p. 35.
(14) Su Gaetano Grassi vedi: A. MALATESTA, op. cit., p. 54; T. SARTI, op. cit.;
G. CHIARELLI, op. cit.
(15)G. GRASSI, Il tramonto cit., p. 39; id., La Chiesa di S. Martino in Martina
Franca, Taranto 1929, p. 190.
(16) M. PASTORE, op. cit., p. 35.
(17) La causa occasionale della frattura fu il contestato matrimonio di Alessandro Fighera con una cognata invalida di Paolo Grassi. Nel 1878 il Fighera fondò
il Partito Liberale Radicale e nel 1882 'riuscì a farsi eleggere presidente della fiorente Società Operaia, mentre la vecchia consorteria liberale rimase fedele a Paolo
Grassi che fondò nel 1888 l'Associazione Artigiana, fu il capo riconosciuto del
Partito Costituzionale Progressista ed ebbe l'appoggio del locale Circolo di Studi
Sociali di ispirazione ecclesiastica.
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politica locale in seguito ai gravi fatti accaduti nel 1930 (18). E il clima
della lotta era più che mai rovente quando apparvero i primi due giornali
politici, La Settimana e L'Argine, che, proprio perché alimentati da interessi personali e dal pettegolezzo paesano, non uscirono quasi mai
dalla ristretta ad arida polemica municipale. Il loro non fu un discorso
di idee e di programmi, ma l'esaltazione o la demolizione delle persone
e delle loro cose (19). E non sfuggono a questa legge nemmeno gli uomini
legati ai capi esclusivamente da rapporti di lavoro: è il caso del tipografo
barese Petruzzelli che, reo d'aver stampato un giornale antigrassiano,
è vittima della faida comunale e diventa oggetto di polemica fra i giornali delle due opposte fazioni (20).
MARTINA FRANCA (Lecce). Sabato 12 Ottobre 1901
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Periodico Settimanale Cattolico-Sociale e Bullellino del Comitato esecitivo del 1.° Congresso Cattolico Pugliese
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Il n. 39 del III anno.
(18) L'episodio è ricordato da ERMINIO SCIALPI nell'articolo Vicende tributarie
di tutti i tempi, in « Rivista di diritto e pratica tributaria » (Padova), XXII, 1951,
n. 4, in relazione a fatti consimili avvenuti in vari periodi nel Ferrarese.
(19) Scrive L'Argine del 12 settembre: « Presso di noi le lotte elettorali non
hanno per scopo la discussione e la vittoria di vari ed opposti principi politici:
nella nostra provincia in generale e nel nostro collegio in particolare la lotta
è alla persona, non ai principi che quella sostiene ».
(20) Vedi L'Argine, n. 2, 18-9-1892; La Settimana, n. 39.
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Ma le disgrazie del Petruzzelli, che dovette cercare nuovi locali, e
le fortune del Leggieri, che ebbe i favori dell'Amministrazione, durarono
poco: caduto Paolo Grassi nelle elezioni del '92, Alessandro Fighera,
che aveva contribuito in maniera determinante alla elezione del Lo Re
e si era definitivamente accattivate le simpatie del Giolitti che da Roma
gli telegrafava: « Caro Fighera, ti voglio al mio banchetto; la tua presenza
mi è necessaria; voglio il tuo giudizio e il concorso dell'opera tua » (21),
conquista nel gennaio 1893 l'Amministrazione cittadina. Così mentre
La Settimana potè continuare ad uscire, sia pure saltuariamente, L'Argine cessò di vivere essendo venuti a mancare i motivi che ne determinarono la nascita.
Un nuovo giornale esce, intanto, nel marzo del 1894: L'Unione fa la
forza (22), stampato dalla prima tipografia « martinese », lo Stabilimento tipografico dell'Unione fondato nello stesso anno da Leopoldo Cicero (23). La pubblicazione, pur nel tentativo di allargare la sfera d'interesse e di diffusione definendosi « rivista del circondario di Taranto », non
riuscì sempre a tenersi fuori dagli interessi politici locali e dai pettegolezzi (24). Ne era proprietario, del resto, Guglielmo Guglielmi, figheriano e consigliere comunale in tutte le amministrazioni Fighera
(1893-1903).
Su un piano diverso si collocò, invece, L'Osservatore Pugliese, periodico settimanale cattolico-sociale e organo del Comitato esecutivo
del I Congresso cattolico pugliese, apparso nel 1899 (25). Siamo negli
(21) Pubblicato nel n. 39 de La Settimana e ripreso con spunto polemico ne
L'Argine del 6 novembre, n. 4.
(22) Fu diretta da Martino D'Arcangelo prima, e da Giacomo De Vito poi. Il
proprietario era Guglielmo Guglielmi.
(23) La mancanza di notizie sulle altre due tipografie ed il fatto che il Cicero
dal 1895 continuò a stampare La Settimana ci autorizzano a pensare che sia il
Petruzzelli che il Leggieri avessero probabilmente cessata la loro attività in Martina
quando iniziò a lavorare lo Stabilimento dell'Unione. La nuova tipografia era allogata in via Bellini n. 38, accanto alla Caserma dei Carabinieri. Svolse una lunga
e fruttuosa attività, stampò molti giornali ed Emanuele Cicero, figlio di Leopoldo,
impiantò una succursale nella Colonia Eritrea, ad Asmara.
(24) Sostenne una vivace polemica con il corrispondente martinese del giornale « Don Ficcanaso » di Bari e del « Corriere Tarantino », supposto autore di alcuni articoli offensivi nei confronti di un delegato di P.S. Vedi: Corte d'Appello
di Trani, Per Domenico Colucci fu Vitantonio imputato di ingiurie e diffamazioni
in danno di Giacomo De Vito e Guglielmo Guglielmi e querelante per ingiurie e
diffamazioni contro Giacomo De Vito e Guglielmo Guglielmi. Udienza del 2 maggio 1896. Trani 1896, tipografia Vecchi e C.
(25) Si pubblicò dal 1899 al 1907 sotto la direzione di Stefano Fedele e fu
stampato dallo Stabilimento tipografico C. Ippolito di Martina Franca. Collabo-
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anni in cui la Chiesa cattolica, sollecitata ad occuparsi della questione
sociale ed a prendere posizione sui problemi del lavoro, consentì la
formazione di circoli ed associazioni che svolsero opera di propaganda
nella condanna del socialismo e nella difesa del diritto di proprietà, respingendo il principio di lotta di classe. Il nuovo movimento cristiano,
legittimato dalla « Rerum Novarum », pose finalmente termine alla identificazione fra la Chiesa e le forze sociali più rigidamente conservatrici.
E in questo clima iniziò le pubblicazioni L'Osservatore Pugliese che,
ponendosi fuori le polemiche municipali, anche se contribuì molto alla
elezione di Paolo Grassi a sindaco nel 1903 (26), fu uno dei più importanti giornali della regione che si oppose al diffondersi delle idee marxiste e polemizzò con giornali socialisti come « L'Avanti », il barese « La
Ragione » ed il molfettese « La Falange ». Gli si affiancò in questa azione
il numero unico Giù la maschera, stampato a cura dei « democratici
cristiani martinesi » (27).
Dello stesso anno è anche un altro numero unico, La Giustizia, che
pubblicò gli atti di un processo che fece scalpore in quell'epoca (28).
Nel 1902 comparve, poi, la prima rivista di cultura che si stampò
a Martina, il quindicinale Bollettino bibliografico di cultura (29), fondato
e diretto da Eugenio Selvaggi, uno degli uomini più rappresentativi della
cultura pugliese e meridionale (30). Battagliero e fervente cattolico, il
Selvaggi aveva aderito al partito di Romolo Murri ed era tra i più attivi
collaboratori ed animatori dell'Osservatore Pugliese. La sua partecipazione alla vita politica si circoscrisse, tuttavia, col tempo alla cultura e
si orientò sempre più verso un apostolato regionalista che si attuò con
successo nel campo degli studi e delle iniziative culturali, fra le quali,
appunto, il Bollettino bibliografico di cultura e poi Apulia.
All'opera di promozione culturale di E. Selvaggi si unì, nello stesso
rarono A. Morandi, M. A. Fini, Malleolus, G. Grassi, V. Gimarna, P. Catacchio,
Teresius, ecc. (VACCA, op. cit., p. 57; BCM).
(26) La vittoria del partito grassiano fu dovuta anche al fatto che, morto
Alessandro Fighera nel 1903, i crumiri, privi di un capo che sapesse dirigere la
lotta, si sbandarono e per un decennio dovettero subire la prevalenza dei pipistrelli.
(27) Uscì il 20 ottobre 1901 per i tipi dello Stabilimento tipografico dell'Unione (BCM).
(28) Si tratta del processo Caroli-Rubino-Cornetta . Il giornale fu stampato
dallo Stabilimento tipografico C. Ippolito ed uscì il 13 agosto 1901 (BCM).
(29) Si pubblicò, stampato dallo Stabilimento tipografico C. Ippolito, dal 1902
al 1904. Continuò, poi, ad uscire a Manduria sotto il titolo Il bibliografo fino al
1909 (v. VACCA, op. cit., p. 16).
(30) Su Eugenio Selvaggi (1872-1961) vedi RSM, pp. 79-81.
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