Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 116 23 Luglio 2013 119 Pagine Mercato Yamaha XJR by Deus Motus MST Suzuki V-Strom 1000 parla il suo designer Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP USA Marquez vince a Laguna, terzo un tenace Rossi. Articoli, commenti e pagelle Scarica l’APP del Magazine Superbike Russia Tragico incidente in Supersport, muore Andrea Antonelli Melandri vince gara 1 | prova enduro stradale | BMW F800GS Adventure da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: KTM RC 390 Cup | Andreani dalla Superbike alla serie | M. Clarke Nembo 32 | N. Cereghini: Appesi a un filo Mariano Fioravanzo dietro ai progetti delle Aprilia RSV | MOTOGP: Livio Suppo Marquez è più completo di Stoner BMW F800GS Adventure PREGI Leggerezza e agilità DIFETTI ABS sensibile Prezzo 12.800 € Prova enduro stradale La “piccola” GS dalla grande autonomia BMW presenta la naturale evoluzione dellaF800GS, ovvero la Adventure dedicata ai grandi viaggiatori. Costa 12.800 euro e promette oltre 500 km di autonomia. Comoda e veloce, ma l’ABS è sin troppo sensibile di Aimone Dal Pozzo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove BMW vendute sono motorizzate con il classico motore boxer. Il 73,4% dei modelli venduti in Italia sono del segmento enduro in tutte le sue declinazioni (6 modelli GS). È Andrea Buzzoni, Direttore della divisione moto di BMW Italia, a raccontarci quali sono state le linee guida del nuovo progetto: “L’evoluzione dei nostri modeli passa attraverso le richieste e le esigenze dei nostri clienti, e noi entriamo in gioco coniugando tali necessità con il progresso tecnologico. Da sempre BMW infatti è all’avanguardia per ciò che concerne la tecnologia. Ha inventato, tra le numerose cose, la forcella telescopica, l’ABS, il cambio assistito e, ultima novità, le sospensioni elettroniche, vincendo già quest’anno ad Aragon in Superbike la prima competizione con questa tecnologia innovativa.” Come cambia rispetto alla F800GS D urante gli ultimi 10 anni BMW Motorrad ha ampliato la gamma dei motori che ha permesso all’azienda tedesca di portarsi al vertice dei costruttori di modelli enduro di classe media con le versioni F700GS (prima F650GS) e, soprattutto, F800GS. La nuova F800GS Adventure rafforza questa posizione e 4 offre ai piloti di moto da turismo col tassello una nuova proposta dedicata ai viaggi-avventura con mezzi dotati di grande autonomia. Passate di moda le moto sportive, sono le maxi enduro a far la parte del leone sul mercato e le proposte di 800 cc recitano un ruolo sempre più importante: per questo oggi BMW propone la versione più ricca ed equipaggiata della sua GS800, denominata Adventure proprio come il modello top di gamma della R1200GS. Veniamo ai numeri per l’anno 2012: 106.358 moto vendute nel mondo, primo posto in Germania e grande presenza dei nuovi paesi emergenti con il Brasile che arriva addirittura al quinto posto tra le nazioni con più vendite (7.442 pezzi). La GS, come sempre, è la forza motrice di queste vendite anche se nel 2013 le vendite aprono con un’Italia che perde circa il 17% nel mercato delle moto. Il 66% delle Gli elementi di novità che caratterizzano l’ultima nata in casa BMW e la differenziano rispetto alla sua configurazione più stradale sono numerosi. Il parabrezza viene maggiorato, è studiato in galleria del vento per togliere completamente le turbolenze nella zona del casco. Ai lati superiori vi sono infatti alcuni tagli che permettono il deflusso corretto dell’aria, eliminando completamente le rumorosità. I paramani, ora simili a quelli montati sulla 1200 che sono più piccoli, garantiscono maggiore protezione in quanto più fascianti. Le staffe paramotore, utili e necessarie alla protezione delle zone più esposte del blocco motore, sono inedite. La sella rally standard è più alta e allo stesso tempo più confortevole per i lunghi viaggi. Le pedane poggiapiedi sono più larghe. La leva del freno posteriore è rinforzata e regolabile, così da agevolare l’azione anche durante la guida in piedi. Il telaietto posteriore è completamente rivisto e rinforzato per dare spazio anche alle nuove dimensioni del serbatoio ora di 24 litri anziché 16, che permette di fare anche 500 km con un pieno, incrementando l’autonomia di oltre 120 km. L’ASC e l’ABS di serie (il primo va richiesto in fase di acquisto) possono essere 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica mono ammortizzatore è dotato di sistema ESA che permette di regolare, su tre livelli ( comfort, normal, sport) l’idraulica con la sola pressione di un tasto. Il precario molla invece rimane di tipo manuale/meccanico. Altra novità è la funzione di controllo di trazione ASC, che funziona utilizzando le informazioni che arrivano dalla centralina ABS e ritarda l’accensione fino al limite massimo del danneggiamento della marmitta catalitica e poi, in seconda istanza, taglia la combustione all’interno di un cilindro. La sua configurazione enduro permette uno slittamento maggiore della ruota posteriore rispetto alla versione road, e lo stesso discorso vale per l’ABS. Per chi invece volesse usufruire di una guida più estrema, è possibile disinserire entrambi i controlli in modo permanente, tenendo premuto per un paio di secondi il tasto dedicato sul manubrio. Una volta spento il quadro però, il tutto ritorna in configurazione standard. La prova su strada Il test si è svolto presso il Castello di Pomino, di proprietà dei Marchesi De Frescobaldi, all’interno delle colline fiorentine e i percorsi hanno settati anche in configurazione Enduro. E c’è la regolazione elettronica delle sospensioni ESA (Electronic Suspension Control). elettronico e di gestione delle centraline, con una configurazione dedicata alle benzine povere. Il motore Dal punto di vista strutturale, anche il modello Adventure si affida al robusto telaio a griglia in travi di acciaio ad alta resistenza torsionale. Il maggiore volume del serbatoio ha reso però necessario un rinforzo del telaietto posteriore. La F 800 GS Adventure va a riprendere le dimensioni e fisionomie delle enduro degli anni 80. Il peso a secco diventa di 229 kg, dovuto anche alla ricca dotazione di serie che prevede già le staffe di supporto borsoni, il paratelaio. L’escursione della ruota posteriore è di 225 mm ed il La F 800 GS Adventure si affida al caratteristico motore bicilindrico a quattro valvole per cilindro raffreddato ad acqua della F800GS dalla cilindrata di 798 cm³, con iniezione elettronica del carburante, catalizzatore regolato a tre vie e cambio a sei rapporti. Il propulsore non è stato modificato rispetto alla versione stradale ed eroga una potenza di 63 kW (85 CV) a 7500 giri, sviluppa una coppia massima di 83 Nm a 5750 giri. Grande lavoro è stato fatto dal punto di vista 6 Prove permesso di provare la F800GS Adventure nei terreni a lei più congeniali, come le strade tortuose di collina e gli sterratoni di ghiaia bianca. La guida in questi contesti richiede poco impegno e si apprezza l’estrema agilità e la velocità nei cambi di direzione. Il bicilindrico fronte marcia è molto elastico e progressivo tanto da rendere la guida una danza. La rapportatura del cambio è ben spaziata e consente di sfruttare la prontezza del motore nelle marce basse così come il suo allungo in quelle più alte. Di contro, la leggerezza penalizza le percorrenze di curva, dove l’avantreno tende a sottosterzare. La posizione di guida è comoda e ben bilanciata. Il manubrio è bello alto e dritto cosa che, se da una parte penalizza leggermente gli inserimenti in curva, dall’altra permette di tenere una posizione confortevole sia da seduto, per lunghi tratti di strada, che da in piedi, durante la guida off-road. La nuova sella è molto ergonomica e ha un discreto schienalino che da fastidio solo quando si arretra molto nella guida in piedi. Le protezioni sono state studiate con attenzione, in quanto sia il parabrezza che i paramani offrono un’ottima protezione anche in caso di pioggia forte o grandine (provato!). Le staffe La ciclistica 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove paramotore consentono, allo stesso tempo, una buona protezione al basamento, ma nella parte anteriore sono un poco troppo ingombranti e interferiscono con la posizione del piede durante le curve in fuoristrada. La frenata è potente e ben modulabile, anche se l’ABS interviene in maniera fin troppo precoce, allungando notevolmente gli spazi di frenata. Sui tratti di strada buoni e in città è sicuramente un elemento di supporto, ma sui percorsi accidentati offroad è opportuno disinserirlo. Le moto del test erano equipaggiate con le Metzeler Karoo (alcune 2 e alcune 3) che ne hanno certamente esaltato le doti fuoristradistiche. Il posteriore infatti, grazie anche al peso del serbatoio (sotto alla sella) è sempre molto carico e ben piantato e si arrampica dappertutto. Di contro la gomma tassellata rende gli inserimenti su asfalto un po’ più ballerini e meno precisi. Sono, come sempre, disponibili numerosi pezzi per la personalizzazione della propria moto come una varietá di selle, protezioni telaio, borsoni laterali, tutti ovviamente marchiati BMW. Il posteriore grazie anche al peso del serbatoio è sempre molto carico e ben piantato e si arrampica dappertutto 8 9 ZOOM ZOOM 10 11 Sempre come aftermarket è possibile acquistare una dongle key da inserire sotto alla sella, che permette di avere anche la funzione offroad per l’ABS. Posizione un po’ scomoda, ma efficace ai fini della sicurezza. La F 800 GS Adventure si posiziona, insieme alla BMW F 800 GS, come la motocicletta da enduro e da viaggio di categoria media più eclettica: è comoda, brillante e consuma sempre poco (in media si coprono 25 km/l). Costa 12.800 euro chiavi in mano, con il primo tagliando incluso. Bmw F 800 GS Adventure € 12.800 Tempi: 4 Cilindri: 2 Cilindrata: 798 cc Disposizione cilindri: in linea Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 85 cv (63 kW) / 7500 giri Coppia: 8.46 kgm (83 Nm) / 5750 giri Marce: 6 Freni: DD-D Misure freni: 300-265 mm Misure cerchi (ant./post.): 21’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 229 kg Lunghezza: 2305 mm Larghezza: 925 mm Capacità serbatoio: 24 l Segmento: Enduro Stradale ABBIGLIAMENTO Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SCHEDA TECNICA Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Casco HJC R-PHA X Airaid Occhiali Progrip – personalizzati Vizion Elastic Giacca e pantaloni Rev’it! Defender GTX Argento e Nero Stivali Forma Predator GS Academy Sempre presso il Castello di Pomino, ha sede la scuola specializzata di BMW per gli amanti del fuoristrada. Salvatore Nanni, Marketing Manager di BMW Italia, ci parla della GS Academy che nasce nel 2007 e da la possibilità ai clienti BMW di imparare i segreti del fuoristrada con le moto tedesche. La scuola si fonda su tre principi fondamentali: la qualità tecnica garantita da Beppe Gualini, pilota di grande esperienza, che cura tutti gli aspetti organizzativi e didattici con un rapporto allievo istruttore che non supera mai l’1 a 4. La gamma moto per gli allievi per tutta la durata del corso, vi sono più di 25 moto tra cui scegliere. La location esclusiva: dal 2007 al 2011 la sede della scuola è stata a Castelfalfi di Montaione e da quest’anno si è trasferita in un’altra struttura altrettanto esclusiva come il Castello di Pomino nella tenuta dei Frescobaldi. Dalla sua nascita la scuola ha avuto giù più di 700 partecipanti e il 12% di chi ha partecipato ha fatto il corso 2 volte. Il costo è di 660 euro e prevede due giorni di intensa attività con momenti di teoria intervallati dalla pratica vera e propria. La GS Academy è anche sede della selezione dei piloti del GS Trophy, e consente l’individuazione, tra i partecipanti della scuola, di una squadra di 3 piloti non professionisti che poi parteciperanno alla prossima gara che si svolgerà nel 2014. 12 13 Project X, la Yamaha XJR di Deus Si deve ai ragazzi di Deus Ex Machina di Milano la realizzazione di questa speciale Yamaha XJR 1300. Una Yamaha Yard Build che vedremo a EICMA anche in versione kit 14 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito L’ anno scorso Yamaha ha chiesto a famosi preparatori di trasformare i modelli di serie in Yard Build Special, moto capaci di accendere l’immaginazione. Dopo aver realizzato i primi prototipi, ogni costruttore è ora impegnato nella realizzazione di kit aftermarket unici, che consentano agli utenti di costruirsi da soli la moto che avevano sognato. Stimolati dallo spirito di questa sfida, i famosi elaboratori di moto custom Deus Ex Machina sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, ad affrontare lo sviluppo di un’altra Yard Build Yamaha: Project X. “Yamaha XJR1300 per Deus Ex Machina è sempre stata una moto intrigante. La guardavamo e ci chiedevamo: cosa c’è sotto la pelle di questa muscle-bike? - ricorda Alessandro Rossi di Deus Ex Machina Italia - Ci siamo ispirati alle leggendarie moto usate nelle 16 Periodico elettronico di informazione motociclistica gare endurance dalla fine anni Settanta agli anni Ottanta, con il loro look snello e slanciato. Moto nate per una cosa sola: vincere le gare. Abbiamo deciso che dovevamo liberare la XJR dal superfluo, per creare una custom ridotta all’osso che mettesse in mostra con orgoglio il proprio cuore, il motore da 1251 cc raffreddato ad aria, e che sembrasse già pronta a combattere!” “Quando abbiamo cominciato a togliere pezzi dalla moto, ci siamo accorti che aveva un atteggiamento molto aggressivo, come un bulldog dalle spalle larghe. Un’impressione che abbiamo voluto enfatizzare aggiungendo un manubrio più largo e poi lavorando a mano fogli d’alluminio per scolpire il look della moto. Insieme a Luca Viglio, Filippo Bassoli ed a tutto il team di preparatori, abbiamo passato ore e ore battendo il metallo, per modellare il serbatoio, i fianchetti e il faro anteriore, fino Scarica l’APP del Magazine a ottenere la forma perfetta, quella che meglio rappresenta il nuovo fisico di XJR. Quando siamo rimasti completamente soddisfatti del risultato raggiunto, abbiamo usato una verniciatura speciale sul metallo. Noi lo chiamiamo “scuro trasparente” perché non è né nero né marrone. In effetti è nero e marrone nello stesso tempo, e diventa color ambra quando la sua trasparenza permette all’alluminio di emergere. Il colore non è mai lo stesso, è una verniciatura davvero strana e cambia la tonalità in relazione all’angolo d’incidenza della luce”. “Comunque non abbiamo mai dimenticato che l’obiettivo era quello di rendere omaggio alle moto da endurance, con un’attenzione particolare per lo stile. Per rimanere fedeli alla fonte d’ispirazione abbiamo dotato la moto di componenti d’eccezione. Sospensioni Öhlins, freni radiali e leva della frizione Brembo, News scarico in titanio Leo Vince, gomme Pirelli e cerchi in magnesio Marvic Streamline. Sarebbe stato bello mantenere il brillante colore originale delle sospensioni Öhlins, ma non sarebbe stato in linea con il carattere della nostra creatura. Così abbiamo anodizzato la forcella e verniciato in nero la molla dell’ammortizzatore, per renderlo meno visibile. La moto è un’aggressiva street fighter che ama stare in agguato nell’ombra, senza esporsi troppo. “Completato il look, ci restavano solo alcuni dettagli di rifinitura. Abbiamo ricoperto la sella piatta con pelle sui lati e tessuto scamosciato sulla parte superiore, come in una moto da corsa. Questa soluzione assicura al pilota un grip maggiore, aumentando la stabilità in accelerazione. La sella è anche stretta, così il pilota può vedere sotto di sé il motore. Abbiamo anche tolto il tachimetro e lasciato solo il 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb contagiri, proprio come su una vera moto da competizione”. Questo è ciò che è stato modificato: forcella Ohlins 43mm con trattamenti steli al TiN completamente regolabili in colorazione nera. Doppio ammortizzatore posteriore Ohlins con anodizzazione in colorazione nera. Piastra sterzo a triplo morsetto con lavorazione CNC dal pieno (design Deus). Pompe radiali Brembo (freno e frizione). Ruote in magnesio Marvic Streamline. Scarico completo Leovince in titanio. Faro anteriore Hella Rallye 3000. Pneumatici Pirelli Diablo Wet. Pedane passeggero Over Racing. Radiatore olio Racing in alluminio “Project X è un modello radicale, e speriamo che ispiri i 18 proprietari di una Yamaha XJR1300 che vogliono trasformare la propria moto in qualcosa di speciale. Per aiutarli a realizzare il loro sogno, ad EICMA 2013, a novembre, presenteremo una versione kit. Nel più puro spirito Yard Built Yamaha, il kit sarà composto da componenti che chiunque potrà acquistare da Deus Ex Machina. E non è tutto quello che abbiamo in agenda. Ognuno di noi si è talmente divertito nello sviluppo di Project X che ci è venuta l’ispirazione per costruire un’altra moto, che è ancora un segreto. Non posso dire molto sul nuovo progetto, ma vi anticipo che è molto più vicino di Project X alle leggendarie moto da endurance del passato. 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Motus MST, la sport touring americana Dopo una lunga gestazione è pronta la potente sport touring americana. E’ stata presentata durante il GP di Laguna Seca. Due le versioni della V4 di 1.650 cc, da 165 e 185 cavalli D ell’ambizioso progetto della statunitense Motus abbiamo avuto modo di scrivere già in passato. L’ultima volta due anni fa, quando il prototipo della MST-01 aveva viaggiato dall’Alabama al circuito di Laguna Seca per essere mostrata in concomitanza con la disputa del GP. La moto definitiva, il 20 cui concept risale al 2007, è ora pronta e ancora una volta è stato scelto l’appuntamento californiano della MotoGP di Laguna per svelarla. Si tratta di una potente sport touring che esula dai classici schemi delle moto statunitensi, ma che è frutto della più pura tecnologia americana. Il motore MV4 Baby Block è stato realizzato dalla Katech, nel Michigan, da dove arrivano anche i motori della Corvette. Tanto che questo V di 90° è quasi la versione dimezzata del noto V8 Small Block montato sulla Corvette GT1. Punto di forza di questo propulsore è il peso decisamente basso in rapporto alla sua cilindrata di 1.650 cc. Il telaio si deve invece alla Pratt&Miller Engineering, nota per molte attività nell’automotive, nell’aviazione e nelle forniture militari, che ha disegnato un traliccio di tubi d’acciaio a cui è appeso il V4 trasversale. Due le versioni che debutteranno a Laguna, la MST da 165 cavalli e prezzo di 30.975 dollari (23.800 euro), e la MST-R da 185 cavalli e 36.975 dollari (28.400 euro). Per il momento non sono stati diffusi altri dati. 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica questa nuova Suzuki le caratteristiche di comfort e praticità, indispensabili su una moto di questa tipologia, con una dinamica rivolta alla massima agilità. “Le moto Touring sono divertenti e facili da guidare, una volta in movimento. Tuttavia, a un primo sguardo potrebbero sembrare troppo grandi e poco maneggevoli, intimorendo il cliente ancora prima di salire in sella. La nuova V-Strom è maneggevole e manovrabile”. Queste dichiarazioni chiariscono immediatamente il concetto ispiratore delle forme della nuova V-Strom 1000: una moto che punta su maneggevolezza e facilità di guida come punti cardine, espressione di un modello che al design fortemente distintivo vuole abbinare un piacere di guida fino a oggi sconosciuto nel settore. Ma come si coniugano tutte queste esigenze? Come si miscelano caratteristiche di praticità, comfort, divertimento e prestazioni? Anzitutto partendo da una base solida, ovvero il nostro V-Twin da 1000 cc: il propulsore, già noto per le sue performance e la trattabilità a ogni regime, è stato oggetto di uno step evolutivo importante teso Intervista a sottolinearne le caratteristiche, sincronizzando le rinnovate prestazioni con una gestione elettronica innovativa. Attorno al profilo snello del bicilindrico, il lavoro si è concentrato sullo sviluppo di un design esclusivo, capace di sollecitare all’osservatore una risposta emotiva ma che nel contempo fosse anche funzionale. “Abbiamo snellito la parte dove la sella e il serbatoio si incontrano; abbiamo inserito delle sezioni in plastica nera intorno al serbatoio con l’obiettivo di avere un look più compatto. Ora toccare con i piedi a terra è molto più Suzuki V-Strom 1000 “Il design affascina, la guida vi conquisterà” Tomoya Murakami, capo designer dell’attesa Sport Enduro Tourer di Suzuki, ci racconta il background del lavoro di gruppo che ha portato al risultato finale L o scorso 9 luglio abbiamo pubblicato un’articolata intervista a Tomohisa Ichimaru, il Moto Product Planner di Suzuki che ha guidato il progetto V-Strom 1000. Ora tocca a Tomoya Murakami, capo dei designer che si sono occupati di questo ambizioso progetto, 22 raccontarci come il suo gruppo di lavoro è arrivato a definire la nuova attesissima Sport Enduro Tourer di Hamamatsu. “Vorrei davvero che tutti voi toccaste e provaste la nuova V-Strom 1000, perché non basta guardarla attraverso delle semplici immagini per poterla apprezzare davvero. Penso che sarà proprio valsa la pena attenderla”. Queste parole, pronunciate da Mr. Murakami, sintetizzano l’aspettativa dei tecnici Suzuki che hanno lavorato al progetto, circa il riscontro degli appassionati sul risultato del loro lavoro. Un impegno gravoso, reso necessario dalla volontà di coniugare in 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito semplice, così come alzare la moto dal cavalletto laterale. Inoltre le ruote a dieci razze in alluminio sono un altro esempio di espressione di agilità”. Mr. Murakami non nasconde che il design prende spunto dalle forme avventurose della DR-Z degli anni ’80, la moto con la quale il compianto ex Campione del Mondo di motocross Gaston Rahier partecipò alla Parigi-Dakar del 1988, e che successivamente ispirò le mitiche DR-Big 750 e 800. La reinterpretazione in chiave moderna ha tenuto pertanto conto dei tratti distintivi di quella moto: a cominciare dal “becco” frontale, poi divenuto elemento comune anche per altri marchi motociclistici, si è posto l’accento su forme audaci e non scontate, con una attenzione al dettaglio e alle finiture plasmate attorno alle aspettative dei motociclisti più esigenti. “Ho visitato personalmente l’Europa molte volte durante le interviste ai clienti, disegnando migliaia di bozzetti. I clienti di questa tipologia di moto sono piloti esperti che conoscono molto bene le moto che guidano”. L’intervista integrale a Mr. Murakami Potrebbe brevemente presentarsi e dirci il suo ruolo all’interno del progetto? «Ho iniziato a lavorare in Suzuki come designer nel 2003. Il mio compito era quello di 24 Periodico elettronico di informazione motociclistica disegnare i modelli Quad ATV come l’LT-Z e la gamma delle moto da cross. Dopo questo impiego ho preso parte al team di progettisti e sviluppatori della serie GSX-R e GSR. Per quanto riguarda la V-Strom, sono responsabile per il design di tutta la serie e, nello specifico, capo designer per la V-Strom 1000. Ho disegnato tutti i bozzetti partendo dagli spunti emersi durante l’indagine preliminare per arrivare poi al design finale, sono stato anche coinvolto nella realizzazione del suo modellino in argilla. Personalmente ho sempre avuto moto da fuoristrada e supermotard». Può raccontarci qualcosa sul concept di prodotto e sul processo di sviluppo dello stesso? «Non posso essere troppo dettagliato nel raccontarvi il processo di sviluppo, ma vi assicuro che abbiamo passato una considerevole quantità di tempo su questo progetto. Ho visitato personalmente l’Europa molte volte per le indagini, disegnando migliaia di bozzetti. I clienti di questa tipologia di moto sono piloti esperti che conoscono molto bene le moto che guidano. Abbiamo avuto diverse discussioni interne per come far tesoro delle opinioni dei clienti. Dopo di che abbiamo deciso che il concept di design doveva essere “avventuroso e intelligente”. Tramite questo concetto abbiamo espresso Scarica l’APP del Magazine Intervista qualità essenziali come la robustezza, la funzionalità, l’agilità e lo spirito d’avventura». Si tratta di un design distintivo, proprio quello che aveva in mente durante la progettazione? «Prima di tutto abbiamo voluto sollecitare una risposta emotiva da parte dei clienti con un look audace e distintivo adatto al modello di punta della famiglia V-Strom. In secondo luogo abbiamo posto meticolosa attenzione alla qualità delle finiture e al design delle forme per accontentare anche i clienti più esigenti. Inoltre, quando abbiamo discusso per decidere a quale modello di moto touring avessimo dovuto ispirarci, abbiamo deciso di riprendere lo spirito avventuroso della DR-Z del 1980. Nel 1988 l’ex Campione del Mondo di motocross Gaston Rahier partecipò alla Parigi.-Dakar a bordo di una DR-Z. Suzuki introdusse quindi la DR-Big come versione in produzione derivata dalla DR-Z stessa. Con il suo distintivo e caratteristico “becco”, la DR-Z ebbe un forte impatto sull’evoluzione stilistica del design motociclistico. Ora è diventato abbastanza comune per altri marchi emulare questa caratteristica. Tuttavia questo design particolare è stato introdotto per la prima volta da Suzuki, ed esprime in pieno il suo spirito avventuroso. Ecco perché abbiamo inserito 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb introducendo questo tipo di modello per venire incontro alla crescente domanda da parte dei clienti e dei concessionari che hanno atteso l’arrivo della prossima Enduro Touring Suzuki. Abbiamo lavorato per esplorare questo segmento e soddisfare pienamente le richieste dei clienti anche più esigenti». Che tipo di pilota apprezzerà particolarmente questa moto? questo elemento di design sulla V-Strom 1000, per rimarcare la forte personalità della nuova Enduro Tourer. Inoltre, anche il design dei fari, in verticale, è un altro elemento distintivo di Suzuki. Fa parte del nostro patrimonio stilistico, e soprattutto delle serie sportive GSX-R e Hayabusa». Ci sono anche delle particolari parti in plastica e pannelli in alluminio, potrebbe darci qualche informazione in più? «Per creare un look che esprimesse solidità e funzionalità allo stesso tempo, abbiamo utilizzato particolari in plastica nera, proprio come i paraurti e i parafanghi delle automobili a trazione integrale e dei SUV. Le parti in alluminio che collegano il becco al serbatoio sono 26 degli importanti accenti stilistici. L’alluminio è presente anche nelle borse laterali e nel bauletto. In tal modo, in caso di moto completamente equipaggiata, il design complessivo risulta essere più omogeneo e funzionale». Ci dica qualcosa in più di un’altra parole chiave: agilità. «Le moto Touring sono divertenti e facili da guidare una volta in movimento. Tuttavia questo tipo di moto, ad un primo sguardo, potrebbe sembrare troppo grande e poco maneggevole, intimorendo il cliente ancora prima di salire in sella. Questa nuova V-Strom, grazie al design snello del motore bilindrico a V, permette di toccare facilmente con i piedi a terra, è maneggevole e manovrabile. Intervista «Siamo certi che accontenterà una vasta gamma di clienti che potranno godere del comfort di guida della nuova V-Strom anche nei lunghi tragitti. Vorrei davvero vedere tutti voi toccare e provare questa moto di persona, perché non basta guardarla attraverso delle semplici immagini. Presto sarà in vendita il modello definitivo. Penso proprio che sarà valsa la pena di attendere». Quindi, la mia intenzione e il mio obiettivo era quello di esprimere attraverso il design, con un solo colpo d’occhio, questi concetti. Ad esempio abbiamo snellito la parte dove la sella e il serbatoio si incontrano; abbiamo inserito delle sezioni in plastica nera intorno al serbatoio con l’obiettivo di avere un look più compatto. Ora toccare con i piedi a terra è molto più semplice, così come alzare la moto dal cavalletto laterale. Inoltre le ruote a dieci razze in alluminio sono un altro esempio di espressione di agilità». Alla fine come reputa il suo coinvolgimento in questo progetto? «Il mercato delle Enduro Tourer ha avuto un vero e proprio boom in Europa. Suzuki sta 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito ABS Bosch per il fuoristrada L’abbiamo provato e funziona bene di Antonio Gola | Lo sterrato è la peggiore condizione per l’ABS che qui va in crisi. Non quello realizzato da Bosch, che vanta la modalità Enduro. L’abbiamo provato sulla nuova BMW F800GS Adventure B osch ci ha invitati a provare il suo ultimo prodotto ABS 9 con modalità Enduro, montato sulla recente BMW F800GS Adventure. Questa prova è stata organizzata presso la scuola di guida fuoristrada BMW, la GS Academy, nella rinnovata sede presso il Castello di Pomino nelle tenute dei Marchesi de’ Frescobaldi nei pressi di Firenze; un contesto perfetto per provare in tutta sicurezza 28 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica e con l’assistenza tecnica specializzata per la guida off-road dello staff BMW Academy di Beppe Gaulini. Insieme con gli altri istruttori è stato inserito, all’interno del programma di teoria ed esercizi pratici previsti dalla scuola, l’utilizzo delle moderne funzionalità elettroniche dei sistemi di ausilio alla dinamica del veicolo prodotti da BOSCH e che equipaggiano la GS800 Adventure. I limiti dell’ABS in fuoristrada La guida off-road delle sempre più acclamate moto da enduro bicilindriche, aveva sinora evidenziato i limiti del sistema ABS non appena si poggiavano le ruote al di fuori dell’asfalto. Anche in presenza di gommature più specializzate, un sistema concepito per le strade asfaltate perdeva totalmente di efficacia, entrando in condizioni di funzionamento ben al di fuori dei range di taratura per cui tali sistemi erano nati e si erano evoluti. Per ovviare a questo problema, gli ingegneri di Bosch hanno sviluppato uno speciale controllo off-road a due canali, appositamente ideato per questo tipo di superfici. Questo controllo può essere integrato nelle versioni ‘plus’ ed ‘enhanced’ del sistema ABS Bosch Generation 9, giunto ormai a livelli incredibili di efficacia e racchiuso in solo mezzo litro circa di volume con un peso ridottissimo, pari a 0,7 kg. Tutto ciò significa che Test oggi, alcune delle moto da enduro di media e grossa cilindrata, possono offrire un plus di sicurezza anche in quelle condizioni in cui si doveva obbligatoriamente disattivare il sistema ABS e procedere con le soli doti di guida che vengono insegnate proprio alla GS Academy. Come agisce l’ABS sviluppato per l’Enduro Il risultato che abbiamo testato è stato ottenuto intervenendo sulle soglie di slittamento e su gli altri parametri gestiti dall’ABS, per fornire al motociclista le massime prestazioni di frenata anche sui terreni accidentati. Ciò significa che, rispetto al funzionamento su asfalto, l’ABS entra in funzione più tardi, consentendo un maggiore slittamento tra gli pneumatici e la superficie del terreno, in modo da sfruttare la maggior capacità del tassello di interagire con un terreno 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito morbido; in termini un po’ semplicistici, la differenza di decelerazione tra veicolo con ruote bloccate o non bloccate è meno significativa che su asfalto, ma è ovviamente fondamentale che il bloccaggio della ruota anteriore sia evitato per non pregiudicare la stabilità. Il perfetto controllo sulla ruota anteriore consente di sfruttare la più potente decelerazione possibile, senza conseguenze negative per la stabilità del veicolo, mentre la ruota posteriore può letteralmente scavare il terreno. Integrando il controllo off-road nei propri sistemi, le case motociclistiche possono consentire ai piloti di bloccare deliberatamente la ruota posteriore ed eseguire le tipiche manovre della guida off-road che richiedono la derapata. La prova della F800GS Adventure Lo strumento indispensabile per mettere alla prova il lavoro di Bosch è la nuova F 800 GS Adventure: l’optional modalità di guida Enduro in combinazione con l’ASC. Nel passaggio dalla 30 Periodico elettronico di informazione motociclistica guida stradale a quella fuoristrada il pilota può selezionare dal manubrio la “modalità di guida Enduro” e attivare così una taratura speciale di ASC e ABS, che vengono direttamente settati per la guida sullo sterrato In questo modo viene aumentato il livello di slittamento, migliorando i valori di accelerazione o decelerazione. Passiamo ora alla guida, dopo le spiegazioni di Beppe Gualini specifiche per la frenata con ABS Enduro, e saliamo in sella alla GS 800 Adventure equipaggiata con gomme Metzeler Karoo. Dopo qualche ora di sudatissimi esercizi di guida ottimamente supportati dagli istruttori dell’Academy, siamo ormai pronti per strizzare le leve del GS in una serie di frenate di emergenza sulla terra dei campi pratica. La frenata Prima e seconda decisi finché l’istruttore innesca l’inizio dello stop, bilanciamo il peso e contemporaneamente diamo un sereno pestone con Scarica l’APP del Magazine gli stivali sul freno posteriore, una poco delicata tirata sulla leva del freno anteriore, et voilà ci troviamo fermi in piedi in mezzo a un bel polverone. Ripetiamo il lancio più volte con sempre maggior confidenza, raggiungendo spazi di frenata sorprendenti. Il posteriore bloccato si gestisce come se l’ABS non ci fosse, solo una brevissima pulsazione sul pedale, mentre all’anteriore, ovviamente senza esagerare con la rapidità di tiro della leva, non abbiamo mai percepito lo sterzo che si chiudeva a causa del bloccaggio; francamente è stata una bella sensazione di frenata. Abbiamo provato la GS 800 Adventure anche su un fettucciato, in diretto confronto di guida con la GS 800 standard e con l’elettronica necessariamente disattivata: il risultato del confronto è sicuramente positivo, almeno nella guida non esasperata, la moto sembra più fluida e facile, la prima apertura del gas appare meno nervosa e più progressiva, lo slittamento del posteriore un po’ più facile da gestire quando si dà gas, e Test la frenata al posteriore con il bloccaggio quando si vuole far girare stretta la moto, con il vantaggio di un eventuale aiuto se si esagera con la leva anteriore. Rimane la sensazione di pulsazioni sulla leva del freno e la curiosità di capire quale rangeability sia in grado gestire questo sistema, ossia come si comporti l’ABS su fondi diversi da quello che abbiamo testato, là dove il grip potrebbe essere molto diverso su terreni più duri o più fangosi. Tirando le somme, l’ABS sembra stia entrando di prepotenza anche in un mondo dove ancora non era arrivato, quello del fuoristrada. La strada è ormai segnata ed è auspicabile che venga percorsa velocemente da costruttori e clienti al fine di raggiungere un’ampia diffusione dell’ABS sia su strada che fuori. «Su strada l’ABS è ormai fondamentale, nel fuoristrada si deve normalmente disattivare, ma l’ABS Enduro di Bosch ci mostra che nel fuoristrada, come già per la strada, il futuro è la diffusione dell’ABS». Parola di Beppe Gaulini. 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Tecnica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb In pista la Nembo 32, l’originale moto con il tre cilindri sottosopra di Massimo Clarke | Prima presa di contatto con il prototipo di una tricilindrica realizzata con schemi inusitati. Teste in basso, basamento che costituisce la parte centrale del telaio, 170 Nm di coppia, che saliranno a 200 32 B asta guardarla per rimanere strabiliati, sia per l’estetica che per le soluzioni tecniche impiegate, ben evidenti dato che la meccanica di questa tricilindrica sportiva è (volutamente) in bella vista. Si tratta della Nembo 32, nata dalla passione e dalla inventiva di Daniele Sabatini, che ha voluto realizzare qualcosa al di fuori di qualunque schema precedentemente adottato, perfettamente in linea con chi sostiene che il conformismo è nemico dello sviluppo, e lo ha fatto non tanto per il gusto di costruire qualcosa di diverso ma in base a considerazioni tutt’altro che banali. Tra l’altro è importante considerare che la realizzazione di questa moto ha avuto costi considerevoli; si tratta infatti di un progetto completamente inedito, con relativa fase di costruzione, tanto della ciclistica quanto del motore, e di successivo sviluppo. Non siamo di fronte, in altre parole, a una moto costruita da un assemblatore, per la quale si è impiegato un motore prodotto da un’altra azienda e normalmente reperibile in commercio. Qui tutto è stato fatto ex-novo (e non poteva essere diversamente, data l’esclusività degli schemi). Dunque, il motore è stato progettato ad-hoc, sono stati realizzati i modelli per la fonderia, molte parti sono state lavorate dal pieno e via dicendo… L’idea alla base della 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine motore, il traliccio in tubi recante il cannotto di sterzo con il forcellone oscillante (il cui fulcro è ricavato nella parte posteriore del basamento). È interessante osservare che lo schema costruttivo con cilindri e teste in basso ha avuto in passato un notevole successo in campo aeronautico. Per quanto riguarda i motori con cilindri in linea (longitudinale) e raffreddamento ad aria, sono rimasti particolarmente famosi quelli realizzati negli anni Trenta per aerei leggeri, da volo acrobatico e da addestramento da aziende come la De Havilland (Gipsy, costruito su licenza anche dall’Alfa Romeo), la Isotta Fraschini, la Menasco e, specialmente, la Argus e la Hirth, entrambe tedesche. Come logico, la lubrificazione è a carter secco, con pompe di recupero di grande portata, non solo per mantenere bene asciutta la camera di manovella, ma anche per evitare un eccessivo accumulo di olio nella testa. Siccome i motori a tre cilindri in linea non sono perfettamente equilibrati, è stato adottato un albero ausiliario di Nembo 32 è quella di produrre qualcosa di assolutamente unico, in grado di fornire prestazioni entusiasmanti, in numeri limitati. Moto costruite a mano e straordinarie anche a livello di dettaglio per i pochi appassionati che se le potranno permettere. Come accade in campo auto con le hypercar. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Sabatini ha voluto realizzare qualcosa di decisamente lontano dalle architetture convenzionali. Tanto per cominciare, ha deciso di sviluppare un motore di grossa cilindrata, in grado di erogare una potenza analoga a quella delle attuali 1000 sportive senza dovere ruotare a regimi molto elevati e di fornire una coppia impressionante su di un ampio arco di regimi, con una straordinaria trattabilità. Attualmente siamo attorno ai 170 Nm, ma il motore è ancora nella versione di 1800 cm3. Per quella definitiva verranno realizzate nuove fusioni di testa e cilindri (quelli attuali tradiscono la loro derivazione automobilistica); pure il basamento e i coperchi laterali subiranno delle modifiche. La cilindrata salirà a 2000 cm3, 34 Tecnica bilanciamento dotato di due masse eccentriche. I condotti di aspirazione sono rivolti in avanti e confluiscono in un collettore, collocato superiormente, nel quale è collocata una singola valvola del gas a farfalla di grandi dimensioni (soluzione cara alla scuola automobilistica). I serbatoi del carburante e del lubrificante sono collocati sotto il finto serbatoio, che forma un’unica struttura (in fibra di carbonio) con la sella e il codino. Grande attenzione è stata dedicata alla centralizzazione delle masse. Per questo motivo si è cercato di limitare per quanto possibile l’ingombro del motore, cosa non facile se si considera la cilindrata, in particolare per quanto riguarda la lunghezza. Nella parte ciclistica spicca il forcellone in fibra di carbonio della lunghezza di ben 680 mm. L’interasse è stato contenuto in 1450 mm e anche questo è un eccellente risultato, come pure quello relativo al peso, che nella versione definitiva dovrebbe essere di circa 160 kg. con una potenza dell’ordine di 200 cavalli a soli 7500 giri/min. Per quanto riguarda il frazionamento, Sabatini ha optato per tre cilindri, disposti in linea, soluzione che consente di ottenere un motore dalla forte personalità e con un sound di scarico eccezionale. Il raffreddamento ad aria è stato adottato sia per ragioni estetiche (non c’è niente da fare, per le moto con la meccanica in vista un motore con le alette è un’altra cosa…) sia perché in effetti non ce ne era bisogno. Data la rilevante cilindrata, la potenza prevista può esser ottenuta tranquillamente senza dover ricorrere alla refrigerazione a liquido. Non sono neanche necessarie quattro valvole per cilindro e due alberi a camme. E infatti la distribuzione è monoalbero, con comando a catena (più coppia di ingranaggi) collocato lateralmente. Le teste e i cilindri sono rivolti verso il basso perché in questo modo è possibile sostituire la parte principale del telaio con il basamento. Sabatini crede fermamente in questa soluzione, che in pratica consente di collegare direttamente, tramite il 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tecnica Beppe Andreani, dalla SBK alla serie di Edoardo Licciardello | L’ex crossista oggi a capo di Andreani Group ci racconta come si svolge il lavoro del tecnico delle sospensioni ad altissimo livello. E come si trasferisce questa esperienza nell’assistenza sulle moto dei comuni mortali B isogna essere attorno agli anta per ricordarsi il suo nome nelle classifiche iridate, ma Giuseppe Andreani – classe 1958, di quella zona fra Romagna e Marche che entrambe le regioni reclamano – negli anni 80 è stato uno di quelli che andavano forte. Nove gare mondiali vinte fra ottavo e quarto di litro in mezzo a nomi come Geboers, 36 Rinaldi, Jobé, Bayle, Vekhonen nel corso di una carriera finita nel 1988, al termine della quale è iniziata la seconda vita di Beppe – lo chiamano tutti così, dai suoi ragazzi fino a piloti, ex piloti e campioni del Mondo che passano a trovarlo ogniqualvolta sia in giro nel paddock di qualche gara internazionale. L’appesa del casco al chiodo coincide con la fondazione di WP Italia: Beppe diventa l’importatore italiano dei prodotti della casa olandese. Ad un certo punto però WP decide che ne ha abbastanza delle gare e dell’aftermarket – perché sotto sotto stava maturando l’acquisizione da parte di KTM – e lascia Andreani abbandonato a sé stesso. Beppe non si perde d’animo, fa un respiro profondo e decide di proseguire da solo, sviluppando ed assistendo in proprio il prodotto. 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Nel 2004 la società prende il nome di Andreani Group e nel 2005 stringe un accordo con Ohlins. Andreani Group si trova a lavorare su tutte le griglie della Velocità, del Cross, Enduro e Motard. L’anno successivo entra anche nelle quattro ruote. Come ha iniziato? «Con un po’ di incoscienza. Abituato al cross pensavo sull’asfalto non potesse essere difficile sistemare le sospensioni: dopotutto c’erano molte meno variabili. Inutile dire che mi sbagliavo» commenta con 38 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica il suo solito sorriso contagioso Beppe, «perché sull’asfalto, con le aderenze e gli attriti che si generano, ci sono problematiche altrettanto complesse se non ancora di più». E dove è arrivato oggi? «Siamo presenti su tutte le griglie di tutte le specialità con piloti a cui facciamo fornitura, consulenza ed assistenza. In certi campionati nazionali arriviamo a sfiorare il monopolio, e la cosa dipende direttamente dalla credibilità che ci siamo conquistati sul campo – siamo solo importatori, non produttori, il che significa che a differenza di altri, senza fare nomi, non abbiamo la possibilità di sponsorizzare nessuno. Chi ci sceglie paga, dal cliente che usa la moto in prove libere al pilota del Mondiale – ufficiali Ohlins esclusi, naturalmente – e penso sia evidente come questo sia una conferma esplicita della qualità e dell’importanza del nostro lavoro». Veniamo infatti al vostro lavoro: come si svolge? Cosa fate in un weekend di gara? «Iniziamo dicendo che il nostro compito, nelle competizioni di livello Mondiale ma anche nelle serie minori, è quello di aiutare il capotecnico o il pilota ad ottimizzare il comportamento della moto – è infatti molto importante conoscere bene la situazione generale della moto, perché una forcella o un mono perfetti non servono a nulla se il resto del mezzo non è in assetto. Quindi insieme al capomeccanico e al pilota, e con l’aiuto dell’acquisizione dati dove è possibile, decidiamo una strategia di intervento. Questa fase va smarcata il più presto possibile, perché il pilota vuole iniziare ad andare forte il più presto possibile». Il lavoro si distribuisce però su quattro turni di prova più la gara. «In realtà quattro turni di prova non bastano mai, perché praticamente già dal secondo turno come vi dicevo il pilota vuole già cercare il limite. Il nostro vantaggio è conoscere alla perfezione il prodotto, dato che usiamo elementi completamente di serie, e quindi con Tecnica l’ausilio del computer riusciamo a portare avanti un lavoro ragionato, organico e metodico che raramente ci riserva sorprese. Sostanzialmente ottimizziamo continuamente la situazione tecnica: il pilota trova un limite, noi isoliamo il problema e lo risolviamo spostando più avanti questo limite. Dopodiché il pilota va più forte finché non raggiunge un altro limite, e lì ricominciamo. E’ una sfida continua che inizia il venerdì mattina e termina la domenica sera, dopo la gara, quando analizziamo i dati che abbiamo 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito raccolto per capire sempre meglio cosa è successo ed essere ancora più pronti e reattivi nelle gare successive». Nel Mondiale si usa un prodotto di serie fin nei minimi dettagli? «Assolutamente sì. Se escludiamo i Team ufficiali più importanti, che si rivolgono direttamente ad Ohlins in Olanda (pagando una cifra decisamente diversa ma con la possibilità di contribuire allo sviluppo del prodotto) quelli che vengono utilizzati nel Mondiale sono gli stessi materiali che l’amatore può comprare attraverso la nostra struttura vendita. Attenzione, è importante capire bene il verso in cui si muove la 40 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica tecnologia nel caso di Ohlins, perché a differenza di altre Case che nascono da un prodotto stradale e lo fanno evolvere per l’uso agonistico, in Svezia credono fermamente in un flusso di lavoro che parte da un prodotto sviluppato per il Mondiale da portare successivamente ai campionati minori fino alla strada. La forcella, o il monoammortizzatore usato da un Team del Mondiale è esattamente identico a quello che potete comprare anche voi». E come si riflette questo lavoro sul cliente più normale? «E’ il principale vantaggio dell’utilizzare il prodotto di serie anche nelle competizioni ad altissimo livello, anche se lo ripeto, parlando di Ohlins bisogna dire che il prodotto di serie è lo stesso che si usa nel Mondiale. Il nostro metodo di lavoro, che ormai abbiamo standardizzato e consolidato, ci permette di accumulare tantissimi dati, un’esperienza impagabile, su ogni genere di moto e con ogni tipo di gommatura e dotazione tecnica. Di conseguenza quando dobbiamo fare consulenza per un pilota che corre nelle serie minori sappiamo già dove intervenire sulla base del problema che ci descrive, e spesso oltre che sulla taratura della sospensione possiamo aiutarlo sull’assetto in termini più generali – nei team minori, non essendoci spesso un capotecnico che supervisiona tutto il lavoro, possiamo dare il nostro contributo partendo da uno sguardo complessivo alla moto. Vi faccio un esempio relativo a una delle situazioni più tipiche di questo ultimo periodo: non ha senso parlare di assetto delle sospensioni in staccata su una Superbike o Supersport senza sapere come è regolato il freno motore, che andrebbe gestito in sinergia con la taratura delle sospensioni. Quando si ha a che fare con team grandi e strutturati come spesso avviene nel Mondiale non possiamo certo sostituirci al Capotecnico o all’elettronico; nelle realtà minori il nostro intervento può invece arrivare a dare un parere qualificato anche su questo genere di aspetti grazie alla nostra esperienza ai massimi livelli». Dove sta quindi in sostanza il vantaggio della tecnologia TTX? «Al di là delle raffinatezze tecniche e di lavorazioni più precise, che quindi determinano registri più sensibili alle variazioni di taratura, come dice Kent Ohlin (il titolare di Ohlins, NdR) in persona, su un ammortizzatore tradizionale non c’è più molto da inventare, possiamo solo affinare. Il vero vantaggio del TTX sta nel lavorare a pressioni dell’olio più basse, e quindi con una maggior sensibilità alle piccole sollecitazioni, una maggior scorrevolezza e di conseguenza un miglior feeling da parte Tecnica del pilota. Che alla fine della fiera è quello che conta di più: il pilota, ma anche l’amatore che va in pista per divertirsi con la sua moto, va forte non tanto quando ha grip, ma quando ha feeling, quando riesce a mettere la moto dove vuole. Il pilota poi quando ha feeling riesce ad andare anche oltre, gestendo quella zona grigia fra la perfetta aderenza e la derapata». Abbiamo parlato di ricaduta sulla serie delle competizioni, però gli ufficiali in MotoGP e WSBK usano da diversi anni sospensioni Ohlins della serie TR, Through Rod. Una sospensione che nelle auto è già arrivata al mercato privato, mentre nelle moto ancora non se ne parla nemmeno. «E’ vero. Sulle moto le TTX-TR, ovvero le sospensioni a tecnologia Through-Rod, portano due ordini di problemi: il prezzo, visto che non è una tecnologia ancora sufficientemente diffusa sulle due ruote da aver ammortizzato i costi, ma soprattutto le dimensioni. Sono sospensioni un po’ più ingombranti e lunghe delle TTX, e tanto la forcella quanto soprattutto il mono posteriore creano molti problemi di sistemazione sulle moto di serie. Gli scarichi sottopancia e i forcelloni massicci sono bellissimi, ma diventano una vera maledizione quando bisogna sistemare ammortizzatori e relativi serbatoietti dell’olio…». 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Il personaggio Mariano Fioravanzo Dietro ai progetti delle Aprilia RSV di Claudio Pavanello | Fioravanzo, uno dei progettisti delle Aprilia RSV, è un grande personaggio, follemente innamorato delle motociclette e con una preparazione, serietà e dedizione esemplari, condite da buon senso e umorismo T ra i tecnici del comparto due ruote che hanno maggiormente lasciato il segno negli ultimi decenni, una posizione di rilievo la merita sicuramente Mariano Fioravanzo, basti dire che ha progettato tanto la RSV due cilindri, che la RSV4. Queste due moto sono però solo le perle di una carriera svoltasi interamente tra Laverda ed Aprilia; anche ora che sarebbe ufficialmente in pensione, Fioravanzo (che ha sempre risieduto a Breganze) non ha abbandonato le due ruote, essendo diventato consulente della Ohvale, dove vengono prodotte delle interessanti minimoto, delle quali abbiamo già parlato (leggi l’articolo) e che presto saranno commercializzate. Oltretutto attorno al progetto Ohvale si è ricomposta l’esplosiva coppia Fioravanzo-Pellizzon (leggi l’intervista), essendovi coinvolto anche “Caio”, il mitico ex collaudatore di tutte le Aprilia. Forse meno conosciuto al pubblico motociclistico di altri colleghi a causa del suo carattere 42 riservato, Fioravanzo (che nel 2008 ha giustamente ottenuto l’onorificenza di Maestro del Lavoro) è un grande personaggio, follemente innamorato delle motociclette e con una preparazione, serietà e dedizione esemplari, condite da buon senso e umorismo. Mariano, ripercorriamo la tua carriera: raccontaci un po’ di Laverda, dove hai lavorato dal ’71 all ’86, un marchio celebre ma repentinamente svanito. «Io iniziai nel reparto progettazione sui modelli SF e SFC 750 e poi sulla 1000 a tre cilindri. Ricordiamo che Laverda fu tra le prime casa al mondo ad introdurre le maximoto, i giapponesi ci dovettero seguire con le varie 750 Four e Z900. Facevamo ottimi mezzi, che sapevano imporsi anche nelle competizioni Endurance. Purtroppo mancò il ricambio nella gamma prodotti, i progetti del 6 cilindri a V e di un 4 in linea cui lavoravano ingegneri come Alfieri, ex Maserati, e Bocchi, ex MV, furono rallentati per una serie di problemi, tra cui la salute di Massimo Laverda, e in pratica ci trovammo ad un certo punto con una gamma obsoleta». Nel 1986 passasti in Aprilia; quale fu il tuo primo impegno? «Il mio primo progetto completo fu la BMW F650, che veniva realizzata da Aprilia per la casa tedesca. Contrariamente a quanto si pensa, non era assolutamente un Pegaso ricarrozzato, in quanto vantava moltissime diversità tecniche, a cominciare dal propulsore a 4 valvole in luogo di 5 ed il telaio monolitico in acciaio anziché componibile. Si trattò di un grande impegno sia tecnico che organizzativo ma anche di una grande soddisfazione, in quanto in BMW furono estremamente soddisfatti sia del prodotto che della sua qualità costruttiva». A quel punto ti fu assegnato il progetto RSV2; come lo ricordi? «Era un compito molto delicato perché segnava l’ingresso di Aprilia nel mondo delle maximoto, e di conseguenza fu molto impegnativo e qualche volta travagliato, con più di un ripensamento durante i tre anni di sviluppo. Per il motore, dopo avere analizzato schemi diversi ,decidemmo l’architettura V60, che risultava la più adatta per realizzare una ottima ciclistica; a tale riguardo mi spiace quando si parla di motore Rotax, perché le specifiche e le scelte strategiche ad esso relative, oltre ai collaudi ed il benestare, furono eseguiti da noi; la casa austriaca ci mise la sua consulenza e il know- how produttivo ma il propulsore era a tutti gli effetti un motore Aprilia». Fissato il propulsore, si trattava di fare una ciclistica adeguata… «Come previsto, il V60 ci permise di fare un telaio molto efficace, ci furono invece molti dubbi sul posizionamento della moto.Prendemmo come riferimento la Honda CBR 900, una supersportiva non estrema, e da qui le forme abbondanti con cui debuttammo (c’erano perfino i ganci portapacchi); nel frattempo però stava cambiando lo scenario, il pubblico e il mercato si orientavano verso nuove 1000 molto compatte, ad esempio la Ducati 916 e la nuova R1 e questo ci spiazzò, difatti tutti i successivi sviluppi della RSV andarono nel senso di renderla più aggressiva». Che giudizio complessivo dai della RSV? «Credo sia stata una ottima moto, per lungo tempo la migliore supersportiva del mercato, e difatti forse la mia più grande soddisfazione professionale fu vederla vincere il Masterbike nel 2006 contro le 4 cilindri. La ciclistica era riconosciuta da tutti essere al top, ed inoltre la cura e l’attenzione con cui fu progettata la resero estremamente affidabile. Sono orgoglioso anche del suo sviluppo lungo gli anni: di fatto, ferma restando l’architettura di base, la moto e il motore cambiarono completamente». Un suo limite è probabilmente stata la potenza non elevatissima, concordi? «Sì, il pubblico delle moto sportive oltre ad una ottima ciclistica voleva motori sempre più potenti e il nostro bicilindrico non poteva essere spremuto ulteriormente; 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica rispetto al progetto iniziale, a seguito della decisione di introdurre appunto i cornetti ad altezza variabile.Purtroppo questa scelta fu presa in una fase in cui l’estetica era già congelata e l’industrializzazione già avviata, e l’unica maniera sembrava essere alzare l’airbox, a scapito della capacità del serbatoio carburante che diventava così insufficiente. Ci passammo parecchie notti in bianco, ma alla fine trovammo il modo di recuperare il volume del serbatoio nella zona centrale dietro all’ammortizzatore posteriore , cosa che comportava una modifica estetica trascurabile. Alla fine questa soluzione permise anche un migliore posizionamento della pompa benzina. In pratica, da un problema nacque la possibilità di migliorare pensammo ad una evoluzione 1200cc, ma si trattava di fare modifiche molto importanti al motore, intervenendo su corsa,alesaggio,albero motore , bielle, pistoni,testa. Inoltre in quel momento il regolamento sportivo non prevedeva cilindrate superiori a 1000cc , e di fatto avevamo già in testa l’idea del 4 cilindri». Quali sono i cardini del successo tecnico della RSV4? «Direi che il punto cruciale fu resistere alla tentazione di fare un 4 cilindri in linea, che sarebbe stato molto più 44 semplice. Considerammo però che difficilmente avremmo potuto realizzare in questo modo una moto migliore delle giapponesi, che avevano oltre venti anni di esperienza su questa architettura. Per cui decidemmo di fare il motore a V, anche perché, dopo i 10 anni di esperienza con il V2 ,scegliendo tale configurazione eravamo certi di poter fare una ciclistica molto efficace. Poi, non volendo ricadere nello stesso errore della 2 cilindri, stabilimmo che stavolta eravamo noi a dovere spiazzare la concorrenza con un mezzo compattissimo. Inoltre l’abbiamo sviluppata assieme al reparto corse, pensando da subito alle soluzioni che avrebbero potuto renderla competitiva in pista. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, credo sia ancora oggi la migliore moto della sua classe». Quale è stato il problema più grosso durante la sua realizzazione? «Ovviamente anche in questo caso ci furono vari dubbi, ma ricordo in particolare la necessità di allungare verso l’alto in modo importante i cornetti di aspirazione dei corpi farfallati ulteriormente il progetto». Con l’ultima generazione di supersportive si è arrivati a 200 cv; ha senso oggi fare moto così potenti? «Si è parlato a lungo di limitare per legge la potenza massima, cosa che è stata fatta solo in Francia, o di autoregolamentarsi tra case costruttrici, ma nessuno ci ha dato seguito. Io credo che l’elettronica oggi abbia comunque compensato in termini di sicurezza l’incremento delle potenze. Detto questo, è evidente che usare moto da 200 cv per girare su strada non è certo la condizione ideale per poterne apprezzare le caratteristiche. Il loro terreno è senza dubbio la pista, essendo ormai capaci di prestazioni da superbike di qualche anno fa. Il personaggio Gran parte degli stessi giornalisti specializzati non è in grado di spingerle al limite, servono dei piloti per sfruttarne i limiti altissimi. Oggi chi privilegia il piacere di guida su strada con comunque grandi prestazioni punta sugli enduroni, che hanno raggiunto potenze di tutto rispetto, e offrono anche confort e guidabilità». A parte la RSV4, che moto ti ha positivamente sorpreso nell’ultimo periodo? «La Panigale. Mi piace perché da un punto di vista ingegneristico hanno osato molto, sviluppando il bicilindrico ai massimi livelli e con delle soluzioni tecniche originali, come il “non telaio”, che gli ha dato leggerezza e possibilità di fare una estetica molto particolare. Usare moto da 200 cv per girare su strada non è certo la condizione ideale per poterne apprezzare le caratteristiche. Il loro terreno è senza dubbio la pista 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Poi in pista non si è rivelata probabilmente performante come pensavano, ma ciò non toglie che il progetto sia molto raffinato». A questo punto un tuo giudizio sulla crisi della rossa in MotoGP; a cosa pensi sia dovuta? «Credo abbiano vinto con Stoner per l’eccezionalità del pilota, perché il loro 800 era un motore straordinario e perché avevano maggiore esperienza di tutti con le Bridgestone. Poi si sono “persi” nonostante potessero disporre di un pilota come Rossi. Visto dall’esterno,trattandosi di professionisti sicuramente hanno provato tutte le strade praticabili per risolvere il problema,anche se bisogna dire che queste situazioni, dove lo strumento di misura è il tempo sul giro, devono essere affrontate in modo estremamente preciso e ripetitivo ed in perfetta sintonia tra piloti, collaudatori, tecnici e meccanici, dove i primi devono saper dare le indicazioni corrette, mentre i secondi implementare correttamente gli interventi tecnici. Purtroppo i risultati ottenuti sono deludenti, a questo puntonon è da escludere che ci sia qualcosa di fondamentalmente non corretto nella concezione stessa della moto». Della S1000RR con cui BMW è entrata prepotentemente 46 Periodico elettronico di informazione motociclistica nel settore delle sportive che ne pensi? «Il loro motore come prestazioni è il migliore della categoria. Però in una moto il propulsore è solo una componente di un equilibrio più complesso, dove la 1000RR paga ancora un po’ di inesperienza BMW nel mondo delle sportive. Questo ingresso dei tedeschi, subito dopo il lancio dellaRSV4, sicuramente non ci ha favoriti dal punto di vista commerciale». Come si evolveranno le supersportive del futuro? «La moto sportiva negli anni è sempre stata per tutte le case motociclistiche il mezzo dove introdurre le soluzioni tecniche più avanzate ed esprimere il massimo potenziale tecnologico. Anche se la loro quota di mercato è in calo, credo che le supersportive continueranno a essere sviluppate, ma ritengo non ci saranno grandi progressi nei propulsori e nella ciclistica, in considerazione del fatto che siamo ormai a livelli stratosferici e che verranno introdotte nuove norme omologative stringenti. Posso pensare giusto a qualche altra piccola soluzione derivata dalle corse a livello di propulsore e soprattutto di cambio. Ci sarà invece sicuramente un’accelerazione nell’elettronica, che oggi è ancora troppo mutuata da quella dell’auto. Penso che si svilupperanno sistemi come il “corner ABS”, che saprà valutare la Scarica l’APP del Magazine News frenata anche tenendo presente l’inclinazione ed il raggio di curva, ci saranno sospensioni elettroniche ed anche probabilmente degli evoluti controlli di stabilità. In generale penso ad una elettronica che nasca pensando al mezzo moto ed alle sue specificità». Puoi farti un garage di 5 moto: quali scegli? «La Honda CB 750 Four è sempre stata per me un mito; poi una Laverda SFC750, la Yamaha R1 del 2002, la RSV4 e una BMW GS del 2013». Ci racconti l’aneddoto più strano della tua carriera? «Una cosa incredibile è successa sviluppando il V2: il motore aveva fatto tutti i test al banco senza problemi, ma quando abbiamo cominciato a girare a Nardò, seguendo un ciclo specifico, si rompevano dopo circa 1000 Km le molle delle valvole di aspirazione. Questo succedeva puntualmente su tutti i prototipi e non riuscivamo assolutamente a spiegarcelo, anche perché ricontrollando il progetto e i calcoli della molla questi risultavano corretti . Ci abbiamo messo settimane per capire che in pista con il ciclo di prova previsto si creava una risonanza della molla causata da una armonica oltre il decimo ordine che ne comprometteva l’affidabilità, una cosa che non avevo mai visto prima». 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito KTM RC 390 Cup Arriverà anche la versione stradale KTM ha svelato, durante la presentazione della “ADAC Junior Cup powered by KTM”, la nuova RC 390 Cup. Una motocicletta sportiva “junior”, in grado di erogare 38 cv, a un prezzo concorrenziale. Nel 2014 verrà prodotta anche la versione stradale 48 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica U n nuovo passo in Avanti verso un impegno sempre più consistente nelle competizioni su asfalto e in generale per il mercato delle motociclette stradali: si potrebbe riassumere così la presentazione della “ADAC Junior Cup powered by KTM”, in occasione della quale è stata svelata la nuovissima RC 390 Cup. KTM negli ultimi anni sta investendo molto sui giovani talenti e di conseguenza nelle piccole cilindrate; ne sono un esempio la leadership nel Mondiale Moto3 dove il marchio austriaco ha conquistato la vittoria al debutto - e l’impegno nello sviluppo della famiglia Duke, con le piccole 125, 200 e 390cc., cui nel 2014 si aggiungerà la versione stradale della RC 390. La casa austriaca dimostra che a Mattighofen il passo tra competizioni e produzione di serie è veramente breve e la RC 390 Cup, presentata in occasione dell’eni Motorrad Grand Prix Deutschland, ne è la chiara dimostrazione. «Crediamo fermamente che in futuro il successo di KTM lo si dovrà affidare anche alle piccole cilindrate. Ne sono una dimostrazione il News progetto GP, oggi leader nel Mondiale Moto3 e il lancio della RC 390. La base di partenza è comune: motociclette dalla prestazioni eccezionali, di piccole cilindrate, disponibili a costi abbordabili, che possano creare un bacino di utenza sempre più giovane e appassionato» questi i primi commenti di Stefan Pierer, CEO di KTM. Continua Pierer: «Dal 1993 ADAC lavora sodo e con successo per sviluppare i giovani talenti della Junior Cup. Lo stesso impegno lo mette KTM, che da sempre crede nell’importanza dei giovani quale veicolo naturale di sviluppo del mercato delle motociclette, sia off road che stradali. Siamo pertanto molto “carichi” per il lancio di questa nuova motocicletta e la presenza della stessa nel campionato gestito da ADAC, da sempre sinonimo di competenza e professionalità». L’obiettivo principale nello sviluppare la KTM RC 390 versione Cup è stato quello di poter offrire una motocicletta sportiva “junior” a un prezzo concorrenziale, che portasse con sé un potenziale tecnico decisamente superiore rispetto alla concorrenza. Per ottenere questo, i tecnici KTM hanno 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb lavorato prima di tutto sul “cuore” della RC, sviluppando un monociclindrico 4 tempi raffreddato a liquido, 375cc, quattro valvole, dotato di doppia pompa dell’olio e iniezione elettronica Dellorto, in grado di erogare 38 cavalli per la versione Cup e che tra l’altro ha consumi decisamente ridotti, anche in condizioni di utilizzo “full throttle”. La Duke 390 di serie eroga 44 cavalli, ma l’ADAC ha chiesto di depotenziarla per la versione Cup a 38 cv, perché la nuova moto andava a sostituire le precedenti Aprilia 125 a due tempi da 32 cavalli 50 e 120 kg di peso. Quindi si chiedeva di limitare l’aumento del rapporto peso/potenza introdotto con la nuova moto in considerazione della giovane età dei piloti. Il propulsore viene abbracciato da un leggero telaio tubolare a traliccio in acciaio realizzato con lavorazioni di altissima precisione, che come da tradizione KTM rende la RC 390 Cup agile e precisa nel misto, stabile e performante nel veloce. La costruzione tubolare consente inoltre di ridurre i danni alla struttura in caso di scivolata e garantisce un facile accesso per la manutenzione della motocicletta. Il reparto sospensioni è stato sviluppato in collaborazione con WP Suspension, mentre l’impianto frenante vede una potente pinza radiale a 4 pistoncini. Sono disponibili numerosi accessori Power Parts sviluppati direttamente da KTM e accessori speciali. Grazie alle sue caratteristiche tecniche intrinseche e alla facilità di intervento, consentirà di affrontare un campionato all’insegna della ricerca del miglior talento, come da tradizione per KTM e ADAC in questo tipo di competizioni. Moto2 e Superbike: c’è interesse da KTM Stefan Pierer (CEO di KTM) ha di recente dichiarato l’interesse della Casa al campionato Moto2, per il quale sono stati testati anche dei motori 500 a due cilindri. Non è ritenuta appetibile invece la MotoGP, che a fronte di investimenti enormi non garantirebbe il giusto ritorno di immagine. KTM osserva invece con grande attenzione le modifiche al regolamento della Superbike allo studio da parte della Dorna. 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito C Periodico elettronico di informazione motociclistica a sostenere le reti di contenimento. In mancanza di spazi si usava così, modello Castellet. Buscherini alla Arrabbiata 1 e Tordi alla Biondetti 1 non arrivarono fino ai guard-rail, ma si ammazzarono contro quei maledetti pali, che erano troppo robusti e troppo vicini all’asfalto. Si discusse sulla pista, che era moderna, era nata soltanto due anni prima, ma aveva già evidenziato i suoi limiti, e sulla causa di tutte quelle cadute. Novanta voli: io caddi con la mia Suzuki 500 RG sia il sabato sia la domenica in gara. L’ipotesi più diffusa dava la colpa alle gomme, quella volta la Michelin aveva portato le prime slick per tutti; ma addirittura, tempo dopo, circolò la voce che nella cisterna sotterranea del distributore si fossero verificate infiltrazioni d’acqua. Plausibile: quasi tutti si faceva carburante in circuito e l’acqua, diluita con la miscela, poteva effettivamente aver provocato un numero enorme di grippaggi. Io posso testimoniare che fu una babele. Sabato ero volato in prova alla Bucine per il grippaggio di un pistone; domenica caddi alla fine del primo giro per il grippaggio di tre pistoni su quattro, appena tolsi la sesta a 250 all’ora per la staccata della San Editoriale Donato. Ebbi molta fortuna, ero decimo, ne avevo dietro una ventina e nessuno mi investì, dopo l’high-side rotolai fino al sabbione quasi senza danni. Mi fecero montare sull’ambulanza perché avevo una mano ferita, ma dopo due curve mi invitarono a scendere per far posto a Michel Rougerie e a un altro pilota, messi molto peggio di me. La sera fui interrogato da un magistrato: volle sentirmi perché avevo scritto un articolo, su un settimanale di allora, circa la pericolosità di quei pali e le richieste inascoltate dell’associazione piloti. Non ebbi più notizie dell’inchiesta. Ecco, tutte le volte che arrivano giornate come il Sachsenring io da una parte mi compiaccio perché le piste, con il lavoro di anni, sono diventate (per quanto possibile) sicure. Ma mi amareggia molto verificare che basta poco per dare del nostro sport un’idea completamente sbagliata. I piloti non sono appesi a un filo, non affidano la loro vita alla roulette russa. Il nostro è un vero sport, vuole passione, talento e molto impegno. Naturalmente, ogni tanto salta fuori anche la follia, è umano. Ma raramente paga. Nico Cereghini Appesi a un filo iao a tutti! Per fortuna le gare sono passate Quando arrivano giornate come quelle delle prove via abbastanza lisce, ma guardando al Sachsenring, i piloti sembrano degli incoscienti le prove del Sachsenring, che si giocano la vita. E non sono così. Il rischio con tutte quelle brutte ca- e il ricordo di un’altra pagina terribile del nostro dute, c’era da spaventarsi parecchio. Lorenzo a casa sport di corsa, Crutchlow ferito e acciaccato, Pedrosa un folle incosciente che si butta in pista ad occhi completamente annichilito e poi Dovi, Iannone, chiusi, o la va o la spacca. E noi sappiamo bene Hayden e tutti gli altri: ogni curva a destra diven- che non è così. Come al Mugello nel 1976. Queltava potenzialmente una trappola infernale, ogni la volta, era metà maggio e si correva il GP delle pilota pareva a rischio e il tempo non passava Nazioni, Otello Buscherini e Paolo Tordi caddero più. Quando arrivano giornate così il nostro sport come altre decine e decine di piloti, ma alle loro non mi piace per niente, perché i piloti sembrano famiglie non tornarono mai più. Fu un’immensa appesi a un filo. Il rischio fa parte del mestiere, tragedia. A quell’epoca la pista toscana aveva già naturalmente, ma in questi casi un pilota di moto un tracciato bellissimo, quello di oggi, ma aveva appare –agli occhi del grande pubblico- come spazi di fuga troppo esigui e file di pali di legno 52 Scarica l’APP del Magazine I piloti non sono appesi a un filo, non affidano la loro vita alla roulette russa. Il nostro è un vero sport, vuole passione, talento e molto impegno 53 SPECIALE motogp GP degli USA 54 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica HONDA IMBATTIBILE, VALENTINO TENACE Marquez vince il GP di Laguna Seca di Giovanni Zamagni | Terza vittoria, seconda consecutiva, di Marc Marquez, con uno stupefacente Stefan Bradl al secondo posto e un tenace Valentino Rossi al terzo. Quinto Pedrosa, sesto Lorenzo T erza vittoria, seconda consecutiva, di Marc Marquez, con uno stupefacente Stefan Bradl al secondo posto e un tenace Valentino Rossi al terzo. Quinto Pedrosa, sesto Lorenzo, staccate, come sempre, le Ducati, con Hayden che ha preceduto Dovizioso di 0”166. Ancora una volta, Marquez partiva da favorito, ma il suo successo è diventato scontato solamente da oltre metà gara, quando Bradl ha rallentato, accontentandosi del secondo posto: per Marc un’altra perla da libro dei primati, perché nessun pilota aveva trionfato al debutto a Laguna Seca. 56 MARQUEZ COME ROSSI Scattato male dalla seconda posizione, Marquez ha faticato un po’ nei primi giri, ma al quarto ha infilato Rossi al “Cavatappi” in un sorpasso del tutto simile a quello che fece Valentino su Stoner nel 2008: il ragazzino studia e impara le manovre più spettacolari e difficili. Adesso Marc ha un vantaggio in classifica di 16 punti su Pedrosa, che ha conquistato un quinto posto assolutamente inaspettato dopo le prove. Ma Dani in prova si era risparmiato, ricevendo anche qualche critica: invece è stata la scelta giusta. Il trionfo di Marquez è anche quello della Honda, nettamente più competitiva della Yamaha a Laguna Seca, come conferma la bella prestazione di Bradl, finalmente sul podio e costante per tutta la gara, il quarto posto di Alvaro Bautista e, per l’appunto, la bella gara del convalescente Pedrosa. Così il terzo posto di Valentino Rossi assume un significato importante: il pilota della Yamaha ha ottenuto il massimo risultato possibile, riuscendo a rintuzzare nel finale tutti gli attacchi di Bautista. Per Rossi è il terzo podio consecutivo e la conferma di una buona crescita rispetto all’inizio dell’anno. LORENZO IN DIFESA Dopo il warm up, ci si aspettava un Lorenzo più efficace, ma la clavicola operata due volte nelle ultime tre settimane ha costretto Jorge a una gara in difesa: si è dovuto accontentare del sesto posto a 12”970 dalla prima posizione e a oltre otto dal compagno di squadra: comunque bravo. Male, invece, Cal Crutchlow, che ha finito staccato di 2”334 da Lorenzo: è la sua peggiore prestazione stagionale. Ottavo posto per Hayden, che ha avuto ragione nel finale del compagno di squadra Dovizioso, MotoGP in una lotta per la verità piuttosto deprimente: cambiano le piste, ma il distacco sul giro è sempre di un secondo. I PRIMI COMMENTI Marquez: “In partenza ho sbagliato, perché quando sono arrivato sulla griglia, quasi cado cambiando il piede d’appoggio! Nei primi giri, con il serbatoio pieno, ho faticato un po’, poi ho passato Valentino al suo posto (testuale, NDA), ho raggiunto Bradl, l’ho studiato un po’ e quando ho visto che ero più rapido l’ho passato. Sono 25 punti importanti per il mondiale”. Bradl: “Sono molto contento per il podio, sia per me sia per il team: su di me c’erano tante pressioni. Ho preso un po’ di vantaggio, poi sono riuscito a tenere dietro Rossi: una bella gara”. Rossi: “Mi copia i sorpassi, mi deve dare dei soldi, ci dobbiamo mettere d’accordo: gli dà gusto a quel bastardo (ride di gusto, NDA). La verità è che era più veloce: ho provato a resistere, ma sarebbe stato troppo rischioso, mi avrebbe passato comunque. Sono comunque contento della mia gara: sono la prima Yamaha, ho tenuto dietro Bautista, sono salito un’altra volta sul podio. La giornata era iniziata nel modo peggiore per la notizia di Antonelli: non lo conoscevo, mi spiace un sacco”. 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Valentino Rossi “Un bel terzo posto” di Giovanni Zamagni | “Abbiamo lavorato bene, ma la Honda ne aveva di più - ha dichiarato Rossi -. Complimenti a Marquez, sta facendo qualcosa di straordinario, oltre le aspettative” Q uesta volta, al contrario del Sachsenring, Valentino Rossi non ha nulla da rimproverarsi: il terzo posto era il massimo risultato otteni- bile. «E’ un bel podio, un terzo posto molto più importante e positivo rispetto a quello della Germania: questa volta abbiamo lavorato nel modo giusto, la moto era a posto per la gara. Qui, però, la Yamaha era meno efficace della Honda e anche Bautista era un po’ più veloce di me, ma sono riuscito a tenerlo dietro. Anche il distacco da Marquez (4”498, NDA) non è elevato: un’altra conferma della mia buona prestazione. Non ho fatto errori, ho spinto fino alla fine, sono riuscito a resistere al ritorno di Bautista, che ha potuto avvicinarsi perché avevo perso tempo con qualche doppiato, ai quali non erano state sventolate le bandiere blu. Per tutto questo sono soddisfatto, anche se, naturalmente, un terzo posto rimane un terzo posto: vincere o fare secondo è un’altra cosa». Cosa pensi del sorpasso di Marquez al Cavatappi? «Quel bastardo (ride, NDA) mi copia: mi deve pagare, ci dobbiamo mettere d’accordo. E sono sicuro che l’ha fatto apposta a provarci lì: appena ho visto che si avvicinava ho pensato: “guarda questo, ci prova”. Ho tentato di resistere, ma era troppo rischioso andare oltre, anche perché lui ne aveva molto più di me e mi avrebbe passato comunque in un altro punto. In ogni caso, lo ritengo un sorpasso “normale” se hai il potenziale 58 per farlo. Forse me la potevo giocare un po’ meglio: diciamo che ho un credito nei suoi confronti! Ci sarà un’altra occasione per rifarsi». Qual è il tuo giudizio su Marquez, può battere i tuoi primati? «Sinceramente, sapevo che sarebbe stato subito competitivo, ma è andato oltre le mie aspettative, sta facendo delle cose incredibili. Anch’io, nel 2000, al debutto in 500, ero stato velocissimo, ma avevo anche commesso degli errori e avevo perso il campionato: ritenevo che lui avrebbe fatto qualcosa di simile, ma, evidentemente, lui è il nuovo “modello” aggiornato… Sicuramente ha il potenziale per diventare il più forte di tutti, di vincere più di me: ha talento, coraggio ed è giovane. Ma è troppo presto per dirlo, la strada è ancora lunga». Torniamo alla tua gara, al tuo terzo posto. «Sicuramente è più positivo e significativo di quello del Sachsenirng, abbiamo lavorato meglio: se avessimo fatto lo stesso una settimana fa, in Germania il risultato sarebbe stato certamente migliore. Nel warm up, per esempio, abbiamo provato una strada differente, che non ha dato i frutti sperati, così per la gara abbiamo cambiato nuovamente: è così che bisogna fare». Siamo a metà stagione, tempo di bilanci. «Sono soddisfatto della seconda parte di questo inizio di campionato. Da dopo i test di Barcellona e Aragon sono sempre partito nei primi quattro, sono salito tre volte sul podio, conquistando una 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb vittoria: sicuramente abbiamo fatto un buon passo in avanti. Certo, mancavano, o comunque non erano al meglio, Lorenzo e Pedrosa: è chiaro che bisogna fare un ulteriore passo in avanti, quello più difficile, ma non siamo lontani. Voglio anche precisare una cosa: Jorge e Dani sono un po’ più forti, ma se fossero stati al 100% non è che avrebbero fatto chissà cosa: le gare sono state tirate anche senza di loro». Il campionato sta andando secondo le tue aspettative? «Sinceramente, dopo i due anni difficilissimi con la Ducati non sapevo bene cosa aspettarmi. Sono contento perché ho già conquistato una gara e in nove GP ho ottenuto quattro podi. In classifica ho un punto in più di Crutchlow e 20 in meno di Lorenzo: non mi posso lamentare». 60 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Cavatappi: sorpasso regolare o irregolare? di Giovanni Zamagni | Si discute sulla manovra di Marquez, perché avrebbe tagliato la chicane. Ma se si punisce una simile manovra, è la fine del motociclismo N aturalmente si parla solo di quello, del sorpasso al quarto giro al Cavatappi di Marc Marquez su Valentino Rossi, simile (ma non proprio uguale) a quello che Rossi fece nel 2008 a Casey Stoner. “Finalmente Marc ci ha vendicato” se la ridono i tecnici italiani al box di Marquez, gli stessi che allora lavoravano per Stoner. Il clima è molto differente rispetto a quello di cinque anni fa: nel 2008, Casey l’aveva presa malissimo, era andato su tutte le furie, mentre Valentino riconosce al rivale meriti e onori. E’ chiaro che gli brucia, ma Rossi, non solo è capace di vincere, ma anche di perdere. “Sicuramente- ride - quel bastardo l’ha 62 fatto apposta (tra l’altro, c’è una foto scattata giovedì, che documenta come Marquez passi con lo scooter sull’ormai famosissimo “tombino”, quasi a verificarne la tenuta. E anche venerdì e sabato, Marc era transitato più volte sul cordolo, in una sorta di prove generali, NDA). Appena ho visto la sua carenatura che si avvicinava, ho capito subito che ci avrebbe provato: oggi, però, non potevo resistere. Ho un credito nei suoi confronti…”. Marquez sostiene che non avrebbe voluto passarlo in quel punto, ma che: “semplicemente sono arrivato un po’ lungo e mi sono trovato fuori dall’asfalto. Tutto qui”. Non è troppo convincente, ma è bello che tra Rossi e Marquez ci sia grande rispetto e, in fondo, anche affetto. “Marc – specifica Valentino – è sempre stato molto carino con me. Anche Stoner, a un certo punto della sua carriera, aveva dichiarato che ero il suo idolo, ma non era assolutamente vero, mentre Marquez mi sembra sincero. Lui ha una buona attitudine alla lotta, prende le gare con la mia stessa filosofia. Io ho già vinto tanto, non è il mio momento cruciale, non mi sto giocando la possibilità di fare carriera: adesso tocca a lui”. Quasi un passaggio di consegne molto significativo. LE REAZIONI DEL PADDOCK Nella conferenza stampa, quando è il turno di Rossi a parlare, Valentino attacca ridendo: “Dov’è Livio Suppo (oggi Team Principal Honda, nel 2008 responsabile del progetto MotoGP Ducati, NDA)? Dopo il sorpasso del 2008, tu e Stoner mi avete “rotto le palle” per due o tre anni che il mio era un sorpasso irregolare: adesso cos’hai da dire?”. Suppo prende il microfono e risponde: “Ringrazio Marc perché, finalmente, mi ha vendicato”. Tutti ridono. Rossi non vuole sentire parlare di irregolarità e la voce girata nel paddock, appena finito il GP, che Lin Jarvis e Maio Meregalli, responsabili Yamaha, avevano 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb fatto reclamo, viene poi ridimensionata: “Hanno solo chiesto di visionare le immagini” fanno sapere dalla Yamaha. Ma il sorpasso è regolare o no? Tecnicamente, è vero che c’è un taglio di chicane, ma, a mio modo di vedere, se si considera punibile un sorpasso del genere bisogna smettere di fare le corse. E’ della stessa opinione Vitto Guareschi, team manager Ducati. “E’ un sorpasso in un punto dove si possono fare questi gesti che poi rimangono nella storia. Marquez è stato un figo a provarci e a rimanere in piedi: meno male che ci sono questi piloti”. La pensa allo stesso modo lo stesso Valentino Rossi. “Lì, nel 2008, ho fatto uno dei più bei sorpassi della mia carriera, forse addirittura della storia del motociclismo. Oggi Marquez ha fatto uguale. Per riuscirci devi rischiare: forse, dal punto di vista 64 regolamentare, non è perfetto, ma va anche detto che in quel punto non vedi la fine della pista, ti trovi fuori quasi senza accorgertene. Insomma, è giusto fare quel sorpasso”. Livio Suppo, che nel 2008 era stato in qualche modo “obbligato” a prendere una posizione molto critica per difendere il suo pilota di allora, osserva che: “Il sorpasso è simile a quello effettuato da Rossi su Stoner, ma non uguale: Valentino arrivava da dietro e aveva incrociato la sua traiettoria con quella di Casey, con il rischio di un contatto, mentre in questo caso Marc era all’esterno, senza alcun incrocio di linee. E’ un taglio di pista? Dato che c’è un precedente, non sanzionato, nello stesso punto, sarebbe stato assurdo punirlo questa volta”. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Le pagelle del GP di Laguna Seca di Giovanni Zamagni | Dieci per Marquez; 9 a Bradl che ha ottenuto la sua miglior prestazione di sempre; 8 a Rossi, ha ottenuto il massimo dalla M1; 8 a Bautista, avrebbe potuto attaccare; 8 anche per Lorenzo e Pedrosa MARC MARQUEZ In una gara sola, ha conquistato altri 10 due primati: nessun debuttante aveva mai vin- to a Laguna Seca, nessun pilota, alla sua età, era salito due volte consecutive sul gradino più alto del podio. I numeri sono freddi e crudi, ma a volte spiegano meglio di ogni altro aggettivo la grandezza di un pilota. E tutto quello che fa non è assolutamente casuale (vedi sorpasso su Rossi al Cavatappi). Semplicemente fenomenale. 9 Il brutto anatroccolo si è trasformato in bel cigno, ottenendo la sua migliore prestazione di STEFAN BRADL sempre tanto in prova (pole position) quanto in 66 gara (secondo posto, primo podio in MotoGP). La HRC ha ragione quando dice che la sua prima parte della stagione non è stata all’altezza delle aspettative, ma a Laguna è andato fortissimo. Bravo. 8 VALENTINO ROSSI Per la seconda volta in questa stagione è lui il miglior pilota Yamaha al traguardo. D’accordo, Lorenzo era tutt’altro che al massimo della condizione, ma, questa volta, Rossi ha guidato bene, ottenendo il massimo ottenibile con la M1. Vederlo sul podio a 34 anni a fianco di due ventenni (Bradl ha 23 anni), deve comunque far meditare i suoi detrattori. Scarica l’APP del Magazine MotoGP ALVARO BAUTISTA CAL CRUTCHLOW Il miglior fine settimana dell’anno: bravo. La 4,5Ha preso paga da due convalescenti, 8 sensazione - e non solo – è che nel finale non chiudendo a 15”304 da Marquez: solo cadendo abbia provato ad attaccare Rossi per quanto successo al Mugello e a Barcellona. Insomma, avrebbe forse potuto fare di più, ma ci sono delle regioni se non ci è riuscito. avrebbe fatto peggio. DANI PEDROSA 8 Sembrava in grande difficoltà fisica e psicologica, ma ancora una volta “Camomillo” ha di- ti: per certi versi è ammirevole. mostrato di saper reagire alle avversità. Certo, in casa ha una bella “bega” forse (ma è tutto da vedere), ancora una volta perderà il mondiale, ma anche a Laguna ha fatto vedere di essere tutt’altro che arrendevole. ORGE LORENZO 8 Personalmente continuo a ritenere fuori dal comune un pilota che arriva sesto a Laguna Seca a soli 12”970 dalla vetta, dopo aver effettuato due anestesie totali e due operazioni alla clavicola sinistra nelle ultime tre settimane: sfido chiunque altro a fare meglio di così. HAYDEN 7ne NICKY Prima Ducati al traguardo e la stessa dediziononostante sia già stato licenziato dalla DucaANDREA DOVIZIOSO 6 Ha tenuto testa come ha potuto al compagno di squadra, qui sempre molto competitivo, perlomeno in passato. DE ANGELIS 7fareALEX Era arrivato a Laguna con l’obiettivo di non ultimo, invece in prova ha girato a un paio di decimi da Hayden e in gara non ha sfigurato: non gli si può chiedere di più. BRADLEY SMITH 6 Ha rotto il motore all’ottavo giro mentre era decimo. Anche qui, però, ha fatto vedere dei miglioramenti. 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Laguna Seca Classifica Classifica Generale Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Marc MARQUEZ 25 1 Marc MARQUEZ 163 2 Stefan BRADL 20 2 Dani PEDROSA 147 3 Valentino ROSSI 16 3 Jorge LORENZO 137 4 Alvaro BAUTISTA 13 4 Valentino ROSSI 117 5 Dani PEDROSA 11 5 Cal CRUTCHLOW 116 6 Jorge LORENZO 10 6 Stefan BRADL 84 7 Cal CRUTCHLOW 9 7 Andrea DOVIZIOSO 81 8 Nicky HAYDEN 8 8 Alvaro BAUTISTA 71 9 Andrea DOVIZIOSO 7 9 Nicky HAYDEN 65 10 Hector BARBERA 6 10 Aleix ESPARGARO 52 11 Alex DE ANGELIS 5 11 Bradley SMITH 51 12 Colin EDWARDS 4 12 Michele PIRRO 36 13 Danilo PETRUCCI 3 13 Andrea IANNONE 24 HONDA 9 Tre RCV ai primi tre posti in prova, quattro nei primi cinque un gara: a Laguna era la moto da battere. YAMAHA 7meglio, Qui ha patito un po’: anche con Lorenzo al avrebbe probabilmente preso paga dalla Honda. DUCATI 4 Piste lunghe, corte, con poco o tanto grip, con curve veloci o lente, più a destra o più a sini- stra, non cambia nulla: il distacco in gara è sempre di un secondo al giro. 68 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Livio Suppo “Marquez è più completo di Stoner” di Giovanni Zamagni | “Sempre sul podio, tranne al Mugello quando è caduto mentre era secondo - commenta Livio Suppo -: Marc sta facendo qualcosa di eccezionale. Pedrosa tornerà forte come prima” L ivio Suppo, Team Principal HRC, commenta per moto.it il GP di Germania. «E’ stato un GP sicuramente condizionato dall’assenza di Pedrosa e Lorenzo, due dei piloti più forti del campionato. Credo, però, che anche con loro in pista, Marquez si sarebbe comunque giocato la vittoria: nella FP4 aveva tenuto un passo incredibile con una gomma usata per parecchi giri, facendo il miglior tempo della sessione nell’ultima uscita. Insomma, aveva il ritmo per vincere in ogni caso. Il GP è stato divertente all’inizio, con Bradl in testa: vado a memoria, ma non mi ricordo di aver visto in 500 e in MotoGP un pilota tedesco davanti a tutti. E’ stato bello, anche per Cecchinello, un manager che si da un sacco da fare per la sua squadra. Per quanto riguarda Marc, ha controllato la gara, per la prima 70 volta in MotoGP, mantenendo il distacco costante quando Crutchlow si è avvicinato a circa 1”5. Insomma, ha fatto un ottimo lavoro, così come lo ha fatto Cal, considerando che venerdì aveva preso delle brutte botte anche lui. Rossi è salito nuovamente sul podio dopo la vittoria di Assen: conferma di essere tornato a buoni livelli». Tante cadute e tanti piloti infortunati; può essere questa la chiave del campionato o è solo casuale quello che è successo negli ultimi GP? «Il caso non esiste: queste cadute devono essere causate da qualcosa. Il Sachsenring, come si sa, è un circuito che gira a sinistra con pochissime curve a destra, ma Lorenzo, per esempio, è finito a terra in una curva a sinistra. Poi le gomme: quest’anno, per un motivo che non comprende neppure la Bridgestone, nessuno riesce a usare le dure e, di conseguenza, praticamente c’è solo una mescola disponibile. Forse per un qualche motivo tecnico che non so spiegare ci vorrebbe uno “step” più morbido sia per la gomma più dura ma anche per quella più soffice». Marquez è più forte di Stoner? «Come talento puro credo che Casey fosse inarrivabile. Se però pensi che questo è il primo anno di Marc in MotoGP, si può dire che Marquez è più completo di Stoner. Se paragoni il primo anno dei due, ma anche se fai il confronto tra Marc e chiunque altro, compreso Valentino Rossi, non puoi che arrivare a questa conclusione: non ho mai visto nessuno andare così al debutto. E’ salito sul podio in 7 gare su 8 e in una è caduto mentre era secondo a due giri dalla fine». 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Parliamo invece di Pedrosa: quanto possono incidere psicologicamente gli ultimi GP? Ad Assen fece una brutta gara, al Sachsenring addirittura non ha corso… «Dani è uno che ci ha abituato a dei recuperi e a dalle “svolte” in campionato importanti: l’anno scorso era partito molto male, aveva vinto la sua prima gara della stagione proprio al Sachsenring, diventando il più forte di tutti nella seconda parte del campionato. Nel 2013 ha già conquistato due GP, il terzo e il quarto (Jerez e Le Mans, NDA), di cui una sotto l’acqua: è un pilota completo. Nelle 72 ultime gare ha avuto qualche problema con l’anteriore, ma da lui mi aspetto che, appena si rimetterà fisicamente, tornerà ad essere velocissimo». Cinque piloti in 37 punti; ritieni che anche Rossi sia ancora in corsa per il titolo? “Valentino è Valentino e arrivano piste, tipo Brno, Sepang e Phillip Island, dove lui è sempre andato forte. E’ un campionato lungo, ci sono ancora tante gare, purtroppo abbiamo visto come basti un piccolo errore per saltare una gara: quindi direi di sì, è ancora un corsa per il titolo”. 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Ben Spies: “Torno a Indianapolis” aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa di Giovanni Zamagni | “Fermarsi è stata la scelta giusta, adesso finalmente sto bene. Sono stati mesi duri, ma ho lavorato con calma e tranquillità” bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb E’ di nuovo al box, ed è già una bella notizia. Vederlo poi sorridente e (relativamente) ottimista riempie di gioia: bentornato Ben Spies.“Per la prima volta quest’anno mi sento bene fisicamente, sono contento. Fermarsi per qualche mese e pensare solo a curarsi è stata la decisione giusta. All’inizio della stagione non ero a posto, non potevo guidare, non potevo fare niente. Adesso, però, ho recuperato: avrei voluto correre qui a Laguna, ma mi ci vogliono un paio di settimane ancora per essere al 100%. A Indianapolis (18 agosto), però, ci sarò: di fatto la mia stagione, il mio 2013 inizierà lì, perché prima per me era impossibile guidare” Qual è il tuo stato d’animo? “Sono sereno e confidente: naturalmente, non so se potrò essere veloce, ci vorrà tempo, ma finalmente mi sento bene. In questi mesi, le voci su di me si sono sprecate, alcune mi hanno anche fatto sorridere: l’importante è aver recuperato. Adesso bisogna vedere come mi sentirò sulla moto, ma se 74 non sei al 100% non puoi guidare, soprattutto in MotoGP. In questi mesi ho fatto un duro lavoro di recupero, in particolare a Dallas: non è stato facile, ma era necessario. Ripeto, è stata la decisione giusta, così come mi era stato consigliato da un medico in Italia, al Mugello e da un altro negli Stati Uniti”. Dopo Indy, ci saranno altre due gare: credi di essere in grado di sopportare tre gare consecutive? “Per me è importante tornare in sella e verificare le mie condizioni. Sinceramente non sono preoccupato dalle tre gare consecutive: se sto bene, non ci sono problemi”. Come consideri invece la situazione in Ducati? “In questi mesi sono sempre rimasto in contatto con il mio ingegnere di pista che mi ha tenuto al corrente della situazione. Sicuramente le cose non stanno andando come si vorrebbe e, soprattutto, come vorrebbero i piloti, ma mi sembra che comunque sia stata presa una direzione: è già un aspetto positivo”. Quanto è stato difficile stare fuori dalle gare? “E’ stata dura, prima fisicamente, perché non ero nelle condizioni di guidare. Poi, mano a mano che miglioravo, è stato difficile psicologicamente, perché le forze aumentavano, ma non potevo ancora guidare. Vorresti essere lì, nel box, in sella, ma sai che non puoi: sono stati momenti abbastanza difficili, anche perché in 20 anni di carriera, mi era capitato di saltare al massimo una gara. Ma non ho mai perso la calma e la tranquillità: ho lavorato bene”. Qual è l’obiettivo? “Voglio prenderla con calma, prepararmi per la prossima stagione, lavorare passo dopo passo”. Cosa hai pensato quando hai visto Lorenzo correre ad Assen dopo essere stato operato alla clavicola sinistra? “So cosa vuol dire, ho avuto lo stesso problema e ho temuto per lui quando l’ho visto cadere in Germania: penso che non sia troppo sicuro guidare in quelle condizioni. Qui deve stare tranquillo”. 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Valentino si racconta in una videointervista dedicata ai suoi tifosi Il Rossi in pista, ma soprattutto il Valentino fuori dai circuiti. Una videointervista realizzata dal Valentino Rossi Fan Club che mette in luce gli aspetti più quotidiani del campione di Tavullia I l Rossi in pista, ma soprattutto il Valentino fuori dai circuiti. Una videointervista realizzata dal Valentino Rossi Fan Club che mette in luce gli aspetti più quotidiani del campione di Tavullia. Valentino racconta le aspettative che lo scorso anno accompagnavano il suo ritorno in Yamaha, diviso tra le insicurezze e le ambizioni. Spiega cosa spinge un pilota che ha già vinto tanto a continuare a correre e come negli ultimi anni in pista ci siano due 76 Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb generazioni a confronto, cosa è cambiato e cosa ha fatto per adattarsi e continuare a essere competitivo. Fuori dai circuiti, racconta cosa fa quando esce dal ruolo di personaggio pubblico e descrive le sfide al Ranch con gli amici piloti. Una parentesi finale dedicata ai tifosi, a come è cambiato, grazie ai “social”, il rapporto con loro e ovviamente quanto siano stati e continuano ad essere un supporto determinante per Valentino. 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito GP di Germania al Sachsering Lo sapevate che...? di Giovanni Zamagni | Che Fenati e Antonelli vestiranno i colori della VR46? Che Marquez studia le gare di Stoner? Che Crutchlow prenderà il posto di Hayden? A NTONELLI E FENATI CON VR46 Il progetto della VR46, la società di Valentino Rossi, di gestire in futuro alcuni piloti sta procedendo spedito: nel 2014, Romano Fenati e Niccolò Antonelli, i giovani più interessanti della Moto3, vestiranno molto probabilmente i colori della VR46. Non saranno i soli, ma le altre trattative sono più indietro. 78 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica I PILOTI PROMUOVONO L’ARGENTINA La settimana precedente al GP di Germania, alcuni piloti sono stati in Argentina per “promuovere” il nuovo circuito dove si andrà a correre nella prossima stagione. Positivi i commenti. “E’ stato faticoso, ma bello, andare in Argentina: credo ci siano tutti gli ingredienti per un buon GP, perché la pista è interessante e c’è tanto entusiasmo per le moto” ha commentato Cal Crutchlow. Stefan Bradl ha aggiunto: “Il circuito mi è piaciuto molto, mi sono divertito. Sono rimasto colpito dai tifosi: nonostante fossero solo test, c’erano almeno 2000 appassionati in circuito”. MARQUEZ COME STONER Alla vigilia del GP, Marc Marquez ha rivelato di aver studiato nel dettaglio la gara 2012, quella vinta da Dani Pedrosa, con Casey Stoner finito a terra alla penultima curva nel tentativo di superare il compagno di squadra, concentrandosi particolarmente sui dati dell’australiano: “Dani guida molto diverso da me, mentre il mio stile è molto simile a quello di Casey” ha ribadito Marquez, che, evidentemente, è riuscito a fare meglio dell’involontario maestro. CRUTCHLOW AL POSTO DI HAYDEN? Non è ufficiale, ma è praticamente certo che la MotoGP Ducati non rinnoverà il contratto, in scadenza a fine anno, a Nicky Hayden, al quale, forse, proporrà la SBK. Al suo posto dovrebbe arrivare Cal Crutchlow, con il quale la trattativa è più che avanzata. Per la verità, anche nel 2012 Crutchlow era stato vicinissimo alla Ducati, ma al momento della firma, l’accordo era saltato; questa volta, però, non dovrebbero esserci intoppi. Ma Crutchlow fa bene a lasciare la Yamaha, seppure quella satellite del team Tech3, per una moto poco competitiva come è al momento la Ducati? A questa domanda risponde Andrea Dovizioso, che ha fatto lo stesso percorso: “Io sto benissimo con Nicky e mi ero trovato bene anche con Cal: è una scelta della Ducati, per me non cambia nulla. Io rifarei quello che ho fatto: le motivazioni per le quali ho scelto la Ducati non sono cambiate dopo le prime otto gare. Credo che anche Crutchlow faccia lo stesso ragionamento: con 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb una moto satellite, per quanto competitiva sia, non ti puoi giocare il campionato”. Sperando naturalmente che la Ducati diventi competitiva al più presto, sarebbe però un peccato se Cal, nella prossima stagione, non potesse lottare per il podio e la vittoria, come sta facendo con la Yamaha. Piuttosto, non si capisce bene perché la Casa giapponese non faccia di tutto per tenersi un pilota così: a Laguna ne sapremo di più. HONDA PIU’ RICHIESTE DI YAMAHA Procedono le trattative per le moto “clienti” messe a disposizione dalle Case. Come è noto, la Honda venderà una “Production Racer”, una moto completa del tutto simile alla RC213V, senza però la distribuzione a valvole pneumatiche e il cambio “seamless”, a 1 milione e 200 mila euro, mentre la Yamaha propone i motori ufficiali a circa 800.000 euro. Livio Suppo, team 80 principal della HRC, ha fatto sapere di avere ricevuto più richieste delle 5 moto disponibili per il 2014, con la prima già acquistata dal team Gresini. C’è invece meno interesse per i propulsori Yamaha, che dovrebbero essere acquistati dal team Forward, con telaio FTR. CECCHINELLO: “HAI DATO IL MASSIMO? BRAVO” Lucio Cecchinello, prima di essere un team manager, è stato pilota e sa perfettamente cosa significhi ottenere un risultato al di sotto delle aspettative, come, forse, è successo a Bradl domenica. Quando Stefan è tornato ai box dopo il quarto posto, non troppo soddisfatto, gli ha chiesto: “Hai fatto il massimo? sì? Allora non hai niente da rimproverarti. Bravo”. Grande Lucio: ce ne fossero come lui nel paddock! PAPA’ BRADL IN OFFICINA In passato, Helmut Bradl, buon pilota 250, famoso per un arrivo a Misano spalla contro spalla con Luca Cadalora, seguiva in ogni gara il figlio Stefan. “Da quando sono in MotoGP, però, papà viene meno alle gare” racconta il pilota del team LCR, anche perché papà Helmuth ha aperto un’officina di moto a Zahling, dove vive. Naturalmente Helmut ha seguito, per la prima volta in questa stagione, il figlio al Sachsenring. PETRUCCI-CORTI, SFOTTO’ CONTINUI Danilo Petrucci e Claudio Corti hanno conquistato rispettivamente il primo e il secondo posto nella QP1: un risultato storico da celebrare a colpi… di sfottò. Come era già successo ad Assen, i due amici si sono presi in giro su twitter. Ha iniziato Claudio: “se non ci fossi stato io davanti @petrux9 non avrebbe nemmeno tirato”. Ha risposto Danilo: “@claudiocorti71 ma infatti dove vai così forte???”. WILLING CONSULENTE DUCATI Dall’inizio dell’anno, Warren Willing, australiano, ex capo meccanico di Wayne Rainey alla Yamaha, “socio” di Kenny Roberts nella costruzione della KR, è consulente della Ducati, che spera di sfruttare la sua grande esperienza telaistica. KTM PRESENTA LA RC390CUP Al Sachsenring è stata presentata la nuova KTM RC390, derivata dal modello stradale, per la quale nella prossima stagione verrà organizzato un interessante Trofeo in Germania: un’altra bella iniziativa della Casa austriaca. SITUAZIONE MOTORI Al Sachsenring, tutti i piloti di punta della 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP, Marquez, Crutchlow, Rossi e Dovizioso hanno utilizzato in gara il terzo motore, mentre Hayden ha corso con il primo motore punzonato. Honda e Ducati hanno utilizzato dall’inizio dell’anno tre propulsori, mentre la Yamaha è già a quattro punzonati. 61 CADUTE NEL FINE SETTIMANA Nei tre giorni del Sachsenring si è parlato molto delle tante cadute: molti hanno individuato come causa principale il comportamento delle gomme Bridgestone. Va detto, però, che sono state tante anche le scivolate in Moto3 e Moto2, che 82 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP utilizzano pneumatici Dunlop. In totale, le cadute sono state 61 (20 nella MotoGP), contro le 42 del 2012 e le 51 del 2011. Al Sachsenring si era caduti di più solamente nel 2009 (63), mentre quest’anno il primato negativo appartiene per il momento a Le Mans con 68 scivolate (che furono addirittura 93 nella passata stagione). IO L’AVEVO DETTO Domanda a Marc Marquez, giovedì pomeriggio: “Qui Pedrosa è imbattibile? (Dani aveva vinto nel 2010, 2011 e 2012, NDA)?” Risposta di Marquez: “Imbattibile? Perché”. 83 Le foto più belle del GP di Germania Tante, troppe cadute in un GP segnato dagli infortuni e dall’assenza di due protagonisti. Ecco gli scatti che raccontano il GP di Germania dentro e fuori la pista 84 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 86 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 88 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 90 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 91 Dietro le quinte della MotoGP: Dario Sanna di Giovanni Zamagni | Cuoco, ma non solo. Oltre a cucinare aiuta gli altri ragazzi, monta e smonta l’hospitality, guida il camion. Insomma, una vita piuttosto movimentata 92 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito O Periodico elettronico di informazione motociclistica ltra ai piloti, agli ingegneri, ai tecnici, agli uomini che lavorano nel box, ci sono tante altre persone nel paddock, con ruoli molto differenti. Fondamentali sono i cuochi, chiusi nelle loro cucine per ore e ore, proprio come avviene nei veri ristoranti. La differenza è che qui tutto è “precario”, bisogna sapersi adattare alle diverse situazioni, cambiare continuamente posto dove fare la spesa. Non solo, perché un cuoco del motomondiale oltre a cucinare aiuta gli altri ragazzi, monta e smonta l’hospitality, guida il camion. Insomma, una vita piuttosto movimentata, come ci spiega Dario Sanna, da anni apprezzatissimo cuoco dell’hospitality Alpinestars: è talmente bravo che una stella Michelin gli andrebbe perfino stretta… Che scuola hai fatto? «Ragioneria e poi una scuola professione per infermieri». Nome e cognome? «Dario Sanna». Quindi adesso fai il cuoco. «Sì, questa la mia vita. Faccio da mangiare e cerco di imparare sempre nuove cucine». Nato dove e quando? «A Colonia, il 17 aprile 1985». Prima gara di moto che hai visto? «Una gara di Biaggi, con l’Aprilia 250: ero piccolo…». Prima gara dal vivo? «Mugello 2004, misi la mia tenda sulla collina». 94 Come sei arrivato al motomondiale? «Sono stato coinvolto da un amico in Honda: da un po’ di anni lo “pressavo” per poter avere una possibilità di lavoro. Ho iniziato facendo il lavapiatti, ma la gara dopo, l’aiuto cuoco scappò. Mi hanno detto: vuoi provare? Ho accettato». Ma sapevi cucinare? Hai studiato per diventare infermiere… «Mio papà era cuoco, io volevo fare un altro lavoro, sapendo che vita ha fatto, molto dura: ho provato a “scappare” da questa vita, ma il destino ha deciso diversamente, ha voluto che io seguissi quello che ha fatto mio papà». Quanto è difficile fare il cuoco nel motomondiale, senza una struttura fissa? «La difficoltà è negli spazi ristretti, nel metodo. Una cucina fissa ti impone un modo di lavorare, hai la postazione, fai la spesa sempre dagli stessi fornitori, una clientela che ti Scarica l’APP del Magazine MotoGP segue: se gli piace ritornano, altrimenti vanno da un’altra parte. Qui, invece, al di fuori di qualche “habitué”, il cliente cambia gara per gara, nazione per nazione, con abitudini differenti. Per esempio: in alcuni Paesi preferiscono un mangiare più grasso, in altri fritto, in altri ancora più naturale. Per esempio, se negli Stati Uniti ti impegni per fare cose fresche, verdure, lavorazioni particolari, gli ospiti non apprezzano più di tanto, per una questione di cultura e abitudine: la mamma, da piccoli, gli dava l’hamburger e tra una pasta alla bolognese e un hamburger preferiscono nettamente quest’ultimo. Ti devi adattare: la difficoltà sta anche in questo aspetto. Ogni nazione ha la sua frutta, la sua verdura, la sua materia prima». Il cibo, quindi, viene comprato sul posto, non viene portato dall’Italia? «Sì, a parte qualcosa di particolare, tipo la bresaola, il grana, la pasta: insomma, quei cibi che non trovi in giro facilmente, o che trovi di scarsa qualità». Quanti coperti fai al giorno? «Dipende da gara a gara: in alcune, in Italia e in Spagna, possiamo fare 200 persone nelle due “sale”, in altre, come in Germania, ne fai un’ottantina». 95 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Quante ore lavori al giorno? «Si arriva anche a 15. Magari in cucina ne fai 12, ma poi bisogna pulire, controllare l’hospitality, la manutenzione ordinaria ti porta via tempo». Nell’hospitality Alpinestars transitano tanti piloti; raccontaci qualche particolarità? «I piloti sono abbastanza semplici. Seguono la loro dieta, mangiano cibi sani e leggeri, facili da preparare. I problemi, se così si possono chiamare, ci sono con i giornalisti, i fotografi, i personaggi famosi, gli ospiti in generale che, magari, hanno gusti particolari: magari prepari tre primi e tre secondi, ti viene chiesto qualcos’altro… I piloti sono tutti bravi, a parte magari qualcuno che ti chiedeva, che so, 98 grammi di pasta!». Urca, chi è? «Non te lo dico». Ma è un pilota che corre ancora o ha smesso? «E’ un pilota che ha cambiato campionato (di più Dario non dice, NDA)». Ma uno che fa il tuo lavoro, riesce a vedere le moto, cosa succede in pista? «Guarda, succede a volte che alla partenza della MotoGP non so nemmeno quale sia lo schieramento di partenza: può 96 Periodico elettronico di informazione motociclistica capitare che, per tutta la settimana, sento solo il rumore delle moto. In altre riesco a vedere la partenza, a seguire qualche giro dai box». Riesci ad avere un qualche tipo di rapporto con i piloti? «Sì. Io non tifo per nessuno, mi piacciono tutti indistintamente, in alcuni casi sono cresciuto insieme a loro, perché faccio questo lavoro da sette anni. Qualsiasi pilota incontro sono felice, come se fossi un suo tifoso: ho una grande rispetto». Domenica si corre a Laguna Seca. Qui in Europa avete una struttura stabile, è sempre quella, che non c’è nelle gare extra-europee: cosa cambia per uno che fa il cuoco? «Per i GP fuori dall’Europa si prepara una cassa con due fuochi da campeggio e quattro padelle. Bisogna adattarsi alla situazione: in alcune gare ci sono dei box, tipo quelli delle moto, all’interno dei quale si allestisce una cucina, in altri c’è solo una tenda, in altri ancora ci sono già delle strutture predisposte per accogliere la cucina. Comunque sia, rispetto all’Europa, gli spazi sono sempre ridotti, hai un solo frigorifero, devi improvvisare. Lì il cuoco non ha aiutanti, non c’è chi lava i piatti, devi andare due volte al giorno a fare la spesa, devi Scarica l’APP del Magazine MotoGP arrangiarti e organizzarti da solo. Nonostante questo, anche fuori dall’Europa cerchiamo di dare un servizio tipo hospitality: proviamo a “viziare” i nostri ospiti». Insomma, è tutto più difficile… «Per la verità, io vengo preso dall’entusiasmo di essere all’estero: la fatica passa in secondo piano, anche se lavoro senza sosta dalla mattina alla sera. Già il fatto di essere negli Stati Uniti, “mangiato e bevuto” come si dice dalle mie parti, ripaga di tutto». E’ un lavoro che consiglieresti a un tuo amico? «E’ una vita dura. Adesso tanti vogliono fare il cuoco, anche per le tante trasmissioni che si vedono in TV, ma resistente soltanto chi gli piace, perché stai 15 ore in una cucina, esci esaurito. Non è per tutti. Se uno ha voglia di farlo, deve avere “fame” di imparare cose nuove, deve avere entusiasmo. Per me, fare il cuoco nel motomondiale è il lavoro più bello del mondo, perché ti permette di girare, di cucinare, guidare un camion, montare la struttura… Non è solo cucinare, ma una infinità di cose, stare insieme a un gruppo, condividere tutto, dal dormire, al far la doccia…». 97 SPECIALE superbike GP di Russia 98 99 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike Tragico incidente di Andrea Antonelli nella gara della Supersport a Mosca di Carlo Baldi | Grave incidente nel primo giro della Supersport. Antonelli è scivolato ed è stato successivamente colpito da Lorenzo Zanetti. Andrea è morto mentre stava per essere trasportato in elicottero L a comunicazione ufficiale Durante la gara del FIM World Superport alle 1,32 il pilota italiano Andrea Antonelli (Team Goeleven Kawasaki) è caduto nel rettilineo tra la curva 14 e la 15. E’ stato urtato da un altro pilota che sopraggiungeva ed ha subito una frattura della base cranica. I primi soccorsi sono stati immediati ed il pilota è stato trasportato immediatamente in 100 ambulanza ed intubato. Ogni tentativo di rianimarlo è stato vano e la morte è stata dichiarata alle 14,10 (ora russa). FIM Dorna e YMS (organizzatore delle gare russe della SBK e SS) hanno deciso di cancellare le attività programmate per il resto della giornata. Tutte le persone coinvolte nelle gare motociclistiche estendono le loro profonde condoglianze alla famiglia di Andrea, ai suoi amici ed al team per questa tragica perdita. 101 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb L’incidente come pilota di talento e grinta. Dopo pochi mesi di ambientamento, è arrivato addirittura alla sua prima vittoria a Magione. Nella Stagione 2003 con il titolato Team Leardini, ha partecipato con una moto Honda 125 GP, al Campionato Italiano ed Europeo della Categoria 125 GP. Nella Stagione 2004, seguito in pista da Mauro Noccioli (Ex Tecnico di Valentino Rossi ) ha partecipato al Campionato Italiano velocità (CIV) 125 GP e al Campionato Spagnolo 125GP. Nella Stagione 2005 corre l’Europeo under 20 Superstock 600 che si disputa in concomitanza con il Mondiale SBK. Alla fine arriverà 6° assoluto. Nella Stagione 2006 Andrea è arrivato 5° assoluto al Campionato Europeo Superstock 600, collezionando un podio in Olanda, Francia e Inghilterra. Nella stagione 2007 Andrea partecipa sempre al campionato europeo superstock 600 con il Team Italia Megabike AX 52 e dopo una vittoria ad Un grave incidente si è verificato nel corso del primo giro della gara del mondiale Supersport. Il pilota Andrea Antonelli è scivolato ed è stato successivamente colpito da Lorenzo Zanetti. La gara è stata interrotta con la bandiera rossa e Antonelli è stato immediatamente trasportato al centro medico del circuito. I medici hanno deciso di trasportarlo in elicottero in ospedale, ma l’ambulanza è rimasta per parecchi minuti accanto all’elicottero con il motore acceso, senza però che il giovane pilota italiano venisse trasferito sull’elicottero stesso. Dopo circa mezzora l’elicottero ha spento il motore e l’ambulanza è rientrata al centro medico. Andrea è morto prima di poter essere trasportato in ospedale. L’incidente è avvenuto in prossimità del centro medico del circuito e quindi il pilota è stato immediatamente soccorso in maniera tempestiva e competente, 102 ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Durante la conferenza stampa la Dorna e tutta l’organizzazione si sono detti sono vicini alla famiglia di Andrea alla quale esprimono le più sentite condiglianze. Nel frattempo anche a causa delle violente piogge che si sono abbattute sul circuito sono state annullate sia la gara della Supersport che gara due della Superbike. La pista in alcuni punti è allagata e non ci sono quindi le condizioni di sicurezza necessarie per disputare le gare. Andrea Antonelli Andrea Antonelli è nato a Castiglione del Lago (PG) il 17 Gennaio 1988, dove risiedeva con i propri genitori. Nella Stagione 2002, con il Team Skizzato, ha fatto il grande salto nelle “ruote grandi” dopo aver iniziato con le minimoto. Ha partecipato con una Aprilia 125, alla Coppa Italia e come debuttante si è messo subito in luce Assen e 4 secondi posti Andrea Antonelli diventa vicecampione europeo della classe 600 Superstock che si corre nel Mondiale Superbike. Nel 2008 Andrea passerà di categoria partecipando al Mondiale Superstock 1000 FIM sempre con la Honda del team Honda Althea AX52 (Roma) e farà le prime due gare di Mondiale Supersport in Qatar e Australia. Nel 2009 Andrea è richiesto e passa al Team Trasimeno Yamaha Italia , con cui disputa una Stagione i cui risultati altalenanti non sono sempre all’altezza del suo impegno in pista. Il suo adattamento alla nuova Yamaha R1 non è stato dei migliori. Nel 2010 si decide di passare nuovamente in Honda con cui ha fatto molto bene in passato per il piacere di Honda Italia che lo supporterà in seno al Team Lorini per tutto l’anno. Nel 2011 ha corso su Yamaha e quest’anno è sceso in pista con i colori Kawasaki, prima dell’incidente era in settima posizione. 103 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike Andrea Antonelli, un amico di Carlo Baldi | Ho pensato molto se scrivere o no queste righe e poi ho deciso di farlo per due motivi. Il primo è che certamente ad Andrea avrebbe fatto piacere... H o pensato molto se scrivere o no queste righe e poi ho deciso di farlo per due motivi. Il primo è che certamente ad Andrea avrebbe fatto piacere ed il secondo è che i nostri lettori devono sapere perché questa volta non avranno modo di leggere le pagelle o qualcun altro dei miei articoli sulla Superbike. Andrea Antonelli era un mio amico e questo basterebbe già per comprendere cosa abbia voluto dire per me la sua scomparsa. Come tutti gli amici avevamo vissuto molti momenti insieme, piacevoli e meno piacevoli. Ricordi che ora affiorano uno ad uno, facendo crescere il mio dolore. Non scriverò come fanno tutti che era un bravo ragazzo o un bravo pilota, perché mi sembra scontato e perché Andrea merita di più. Lui era una persona solare perché era felice. Felice perché faceva il pilota di moto ed aveva una famiglia stupenda, che gli voleva bene, lo assecondava nella sua passione e lo seguiva sulle piste. Poche volte l’ho visto arrabbiato, anche se a volte i risultati non erano quelli sperati o le cose non erano andate come lui voleva. Sorrideva sempre. Non potrò mai dimenticare la sua voce che mi chiama : “Carletto!” Lui che aveva trenta anni meno di me, mi chiamava Carletto e mi piace pensare che lo facesse in tono affettuoso. Ci eravamo conosciuti nel 2008 quando io facevo da ufficio stampa per il team Althea, lo stesso team per il quale lui correva nella Superstock 1000 FIM Cup. Ad inizio stagione Tommy Hill si infortunò gravemente nei test di invernali e allora Andrea venne promosso in Supersport, anche se solo per le prime due gare del mondiale, in Qatar ed in Australia. Non fu fortunato. In Qatar cadde 104 alla prima curva e lo stesso fece in Australia. Me lo ricordo perché pensai che fare il giro del mondo per non fare poi nemmeno un giro di pista fosse una cosa davvero poco piacevole, per non dire di peggio. Ma lui non se la prese più di tanto. Con lui c’era suo padre Arnaldo. Come tutti i papà Arnaldo è affettuoso, ma anche un poco palloso (io sono anche peggio di lui) e Andrea ogni tanto sbuffava, però andavano d’amore e d’accordo. Erano sempre insieme, non c’era una gara dove Arnaldo non accompagnasse suo figlio, magari mettendosi alla guida del loro camper, per non far stancare Andrea. Arnaldo ha sempre aiutato suo figlio a correre. Era lui che parlava con i team, che cercava gli sponsor e che a volte ci metteva dei soldi di tasca sua, pur di farlo correre. Perché sapeva che per Andrea le corse erano la passione, la sua vita. Ieri sera come capitava spesso, Andrea era passato in sala stampa a prendere i tempi e si era seduto vicino a me per commentarli. Abbiamo parlato per un’oretta e assieme abbiamo ripercorso alcuni avvenimenti passati. “Dopo la Russia andremo a Silverstone – gli dissi – ed ancora una volta festeggerò il mio compleanno in Inghilterra”. E ricordammo quando, anni fa, cenammo nella stessa hospitality e lui, con i ragazzi del suo team, mi fece trovare una mini torta con un’unica candelina. Ieri sera era sereno, come sempre. “Seconda fila” – commentò – se non piove posso dire la mia”. Purtroppo invece è piovuto e Andrea è andato incontro al suo destino. Come spesso accade questi incidenti sono una serie incredibile di concatenazioni. Roccoli che ha problemi al motore, Antonelli che cade e Zanetti che non vede all’interno della nuvola d’acqua che si trova davanti e lo investe. Tre italiani, tre amici. Il destino. Non ho ancora incontrato il padre di Andrea ed ho paura al pensiero di incrociare il suo sguardo. So quanto stia soffrendo e so di non poter alleviare in nessun modo il suo dolore o quello di sua moglie, che con il fratello minore di Andrea hanno vissuto la tragedia da casa. Show must go on….. Si, ma questa volta faccio molta fatica a pensare di tornare a seguire altre gare. Tutto sembra aver davvero poco senso di fronte a queste cose. Mi sforzerò di pensare che se n’è andato facendo quello che lui amava fare e che per anni ha coronato il suo sogno : correre in moto. Ma questo non mi aiuterà ad avvertire di meno la sua mancanza. 105 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Melandri vince gara 1 in Russia. Badovini e la Panigale sul podio di Carlo Baldi | Doppietta BMW in una gara rocambolesca che ha visto solo 11 piloti al traguardo. Badovini porta la Ducati sul terzo gradino del podio. Caduti Giugliano, Laverty, Sykes e Checa E’ successo di tutto questa mattina al Moscow Raceway nella prima manche dell’ottavo round del mondiale Superbike. La gara è iniziata sotto un cielo grigio che minacciava pioggia e con i team che si preparavano ad un eventuale pit stop per cambio gomme. I colpi di scena iniziavano sin dalla prima curva, quando Cluzel urtava Checa e cadevano entrambi. Il francese 106 della Suzuki riuscirà poi a rientrare in pista, mentre per Carlos la gara finiva li. Poche curve e finiva in terra Iannuzzo dopo un contatto con Sandi. Il pilota di Pedercini riusciva a riprendere la gara, mentre Iannuzzo era costretto al ritiro. Sempre nel corso del primo giro si ritirava anche Savadori per problemi tecnici. Intanto in testa alla gara si era portato Giugliano davanti a Davies che precedeva Laverty, Melandri, Sykes, Rea e Guintoli. 107 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Russia Ma la corsa dell’autore della pole position durava poco perché nel corso del secondo giro la moto di Giugliano perdeva aderenza ed il pilota del team Althea concludeva sconsolato la sua gara nella sabbia della via di fuga. A quel punto si portava in testa Davies che girava forte e accumulava un buon vantaggio sul suo compagno di squadra Melandri. Nuovo giro e nuovo colpo di scena. Questa volta era Sykes che usciva di pista per un problema al motore della sua Kawasaki, che prendeva fuoco costringendo l’inglese a saltare giù dalla moto e ad abbandonarla in fiamme a bordo pista. Per alcuni giri la gara sembrava stabilizzarsi, con Davies che precedeva di oltre 3 secondi Melandri alle cui spalle si era accesa la lotta per il terzo posto tra Guintoli, Laverty e Baz che transitavano nell’ordine. A quel punto a sconvolgere la gara ci pensava la pioggia che iniziava a cadere prima sul settore uno e poi su tutta la pista. Nessuno si voleva fermare a cambiare le gomme e tutti sembravano correre sulle uova. I primi a fermarsi erano Fabrizio e Camier che rientravano con le rain. Gli altri resistevano e rischiavano moltissimo come ad esempio Guintoli autore di una paurosa sbandata che gli faceva perdere tre posizioni. Nel corso del sedicesimo giro con la pioggia in aumento volavano fuori pista prima Laverty e subito dopo Haslam, ma l’unico che si fermava ai box per montare le gomme da pioggia era Sandi. Nella corsa sul filo del rasoio si metteva in mostra un coraggiosissimo Badovini che risaliva posizioni sino a passare Rea al diciannovesimo giro, portandosi al terzo posto dietro i due piloti BMW Davies e Melandri, che avevano accumulato un vantaggio ormai incolmabile. A quel punto erano Neukirchner (poi penalizzato con un ride through per non essere sceso dalla moto mentre gli cambiavano le 108 gomme) e Guintoli a fermarsi per il pit stop ed il giro dopo rientravano tutti ad eccezione di Baz. Melandri si fermava assieme a Davies e questo gli consentiva di annullare lo svantaggio nei suoi confronti. Momenti caotici nei box per il cambio gomme e quando i piloti rientravano in pista, sotto una pioggia torrenziale, Melandri dimostrava di avere una marcia in più. In pochi giri passava Davis e lo staccava di oltre cinque secondi. Dietro a Chaz transitava Rea che però doveva cedere ad un rimontante Badovini anche lui a suo agio sotto il diluvio. Melandri tagliava per primo il traguardo, davanti al compagno di squadra Davies e ad un raggiante Badovini. Quarto posto per Rea davanti a Fabrizio buon quinto ed ottimo stratega essendo stato il primo ad aver cambiato le gomme, quando la pioggia non aveva ancora fatto la sua comparsa su tutta la pista. Guintoli era sesto, posizione che gli consentiva di riprendere il comando della classifica. Nonostante il ride through Neukirchner concludeva al settimo poto davanti a Baz che pagava la decisione di aver cambiato le gomme per ultimo. Nono posto per camier davanti a Cluzel e Sandi. Come dicevamo Guintoli nonostante la spalla malconcia si è ripreso la testa della classifica che ora comanda con quattro punti su Sykes e trentadue su Melandri. Il ravennate con la vittoria moscovita rientra in piena corsa per il mondiale, così come Davies, che ora accusa sessantacinque punti dalla vetta. Un divario importante ma non impossibile da recuperare. La delusione di questa prima manche si chiama Davide Giugliano, atteso ad una gara convincente, conclusa invece con una caduta dopo meno di due giri. Sfortunati Sykes e Checa, il primo tradito dalla sua Kawasaki ed il secondo dall’irruenza di Cluzel. Classifica Gara 1 Classifica Generale Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Marco Melandri 25 1 Sylvain Guintoli 239 2 Chaz Davies 20 2 Tom Sykes 235 3 Ayrton Badovini 16 3 Marco Melandri 207 4 Jonathan Rea 13 4 Eugene Laverty 190 5 Michel Fabrizio 11 5 Chaz Davies 174 6 Sylvain Guintoli 10 6 Loris Baz 144 7 Max Neukirchner 9 7 Jonathan Rea 138 8 Loris Baz 8 8 Michel Fabrizio 131 9 Leon Camier 7 9 Davide Giugliano 99 10 Jules Cluzel 6 10 Leon Camier 87 11 Federico Sandi 5 - Carlos Checa 0 - Davide Giugliano 0 109 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica al resto pensò lo stesso Tom, che negli anni si è cucito addosso la nuova iper-sportiva verde e nera sino a portarla a mezzo punto dal titolo mondiale Superbike. Sykes rinnova con Kawasaki di Carlo Baldi | Tom Sykes rinnova per il quinto anno consecutivo il suo contratto con il team Kawasaki Superbike T om Sykes correrà con Kawasaki in Superbike anche nel 2014. Si rinnova così per un’altra stagione un binomio che ancora non si può definire vincente, ma che ha portato senza dubbio grandi benefici sia al pilota inglese che alla casa giapponese. Assieme hanno sfiorato il titolo mondiale Superbike lo scorso anno ed 110 entrambi sperano di conquistarlo nella stagione in corso, che vede al momento proprio l’inglese in testa alla classifica piloti. Il 2014 sarà il quinto anno per Tom con il team ufficiale della casa di Akashi. Fu Tom Bird a caldeggiarne l’ingaggio in Kawasaki, dopo che il pilota, che aveva avuto nel proprio team ai tempi del British Superbike, veniva da una stagione quantomeno opaca, trascorsa nelle fila del team ufficiale Yamaha, all’ombra di Ben Spies, che si aggiudicò al debutto il titolo mondiale Superbike del 2009. Bird conosceva le doti di collaudatore del pilota di Huddersfield e visto che la Kawasaki stava preparando la nuova ZX-10R, chi meglio di Sykes l’avrebbe potuta sviluppare? Bird convinse i vertici Kawasaki ed Ecco cosa ha dichiarato Sykes nel comunicato stampa emesso dalla Kawasaki. Tom Sykes: “Sono felice di restare nel team Kawasaki, in quanto mi trovo bene con tutti i componenti di questa squadra, con i quali lavoro molto bene. In questo contesto riesco ad esprimermi al massimo e quindi è stato naturale per me rinnovare per un altro anno la mia collaborazione con il mio team attuale per continuare a correre nel mondiale Superbike, un campionato difficile ma nel quale ora siamo in gradi di lottare per la vittoria in tutti i circuiti. Quest’anno poi le cose stanno andando bene ed abbiamo già vinto alcune gare piazzando anche delle doppie vittorie, come è successo ad esempio nell’ultimo round di Imola. Ho raggiunto anche un ottimo feeling con la mia Kawasaki e quindi perché avrei dovuto cambiare? Sono entusiasta di poter continuare a far parte di questa squadra e di dare continuità al nostro progetto”. Entusiasta anche il commento di Ichiro Yoda, KHI Race Planning Manager. “Era dai tempi di Scott Russell (vincitore del mondiale Superbike Supebike nel 1993 con la Kawasaki) che un pilota non veniva identificato con la nostra azienda e ora questo si sta ripetendo con Tom Sykes. Siamo inoltre certi di poterlo aiutare nella sua crescita professionale, in una stagione nella quale Tom sta mostrando tutto il suo grande potenziale. Il pacchetto moto, pilota e team si è dimostrato vincente e questo ci rende molto felici.” E per finire ecco il commento di Guim Roda, Team Manager del Kawasaki Racing team. “Tom ha fatto lavoro incredibile l’anno scorso e quest’anno ha dimostrato di poter fare ancora meglio. Siamo davvero curiosi di vedere quale livello Tom possa raggiungere e siamo molto felici di poter lavorare ancora con lui. Da un punto di vista personale posso dire che Tom lavora molto bene con la nostra squadra. E’ un ragazzo sempre sorridente e anche per questo piace ai media ed ai tifosi della Kawasaki. E’ davvero un bravo ragazzo, che cerca sempre di dare il massimo e che si concentra sul suo lavoro. Spero che il fatto di aver rinnovato il contratto con la Kawasaki gli dia tranquillità per potersi concentrare al meglio sulla stagione in corso e per poi programmare la stagione 2014. Ringrazio la Kawasaki per averci dato l’opportunità di mantenere Tom nella nostra squadra anche per il prossimo anno”. 111 MX, Gli scatti più spettacolari del GP di Finlandia di Massimo Zanzani | La sabbia finlandese ha accolto il terzo e ultimo GP scandinavo. Ecco gli scatti più emozionanti che raccontano la gara dentro e fuori dalla pista 112 113 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 114 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 115 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 116 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 117 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. 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