Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 123 08 Ottobre 2013 121 Pagine Periodico elettronico di informazione motociclistica Novità 2014 BMW R1200GS Adventure 2014 KTM Super Duke 1290 SBK Magny-Cours La cronaca delle gare vinte da Sykes. Le pagelle del GP di Francia Scarica l’APP del Magazine Sei Giorni 2013 Sardegna Vince la Francia, USA e Italia sul podio | prova offroad | KTM Freeride 250R e 350 2014 da Pag. 2 a Pag. 17 All’Interno NEWS: Ducati 1199 Superleggera | Kawasaki Z1000 a EICMA 2013 | N. Cereghini: Una semplice frase di sport I segreti della guida in pista/3 | MotoGP: Stoner in sella alla Honda Production | MX delle Nazioni: che successo! KTM Freeride 250R e 350 2014 PREGI Erogazione motore DIFETTI Prezzo Prezzi da 7.450 € Prova offroad Senza confini A una delle offroad più versatili in circolazione, overo la Freeride 350 rinnovata in questa versione, si affianca una inedita sorellina a due tempi. Ancora più leggera, gratifica chi desidera un po’ più di pepe nel concetto freeride: è la 250R di Edoardo Licciardello 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove il mondiale può davvero andare dappertutto. Divertendosi come un matto durante il percorso. 250R: Formula vincente non si cambia F reeride, una definizione generica nata per diversi sport – sci, snowboard, mountain bike, skating, surf – la cui traduzione (“guida libera”) offre quasi subito un’immagine mentale abbastanza coerente con gli intenti dei creatori del lemma. Freeriding è fare un po’ quello che si vuole, andare dove preferiamo e come preferiamo farlo. Tutte le discipline freeride, quindi, hanno dato vita a mezzi… specializzati nella versatilità. Se la definizione vi sembra un perfetto esempio di ossimoro vi comprendiamo, ma vi assicuriamo 4 che vi basterà un’occhiata alla KTM Freeride per capire esattamente di cosa stiamo parlando. Nel motociclismo una vera e propria categoria Freeride non esiste. Un po’ perché a noi motociclisti piace vantare una mente aperta ma tendiamo ad andare un po’ in confusione quando non riusciamo a classificare un mezzo finendo per fare e farci la classica, polemica domanda “Si, va bene, ma a cosa serve?”, un po’ perché il nostro ego ci porta spesso a sovrastimare le nostre capacità ed esigenze. Insomma, dove crediamo di andare senza una moto specialistica? Se è vero che l’Enduro vero è una cosa seria, è altrettanto vero che se ci si vuole solo divertire ad andare a spasso, la Freeride sembra offrire un’alternativa molto più facile ed accessibile per chi si sente un po’ intimorito dalle proposte più impegnative e aggressive. E per ribadire il concetto già introdotto la scorsa stagione, KTM ha deciso di raddoppiare la posta affiancando – a sorpresa – alla 350 questa nuova 250R a due tempi, ancora più leggera. E per dimostrarne le doti ci ha portato nello splendido scenario della tenuta del Ciocco, nel cuore della Garfagnana, chiedendo espressamente un tester che non fosse un pilota professionista. Missione: far vedere che con le Freeride anche chi non fa Per chi ha familiarità con misure e dati tecnici delle Enduro specialistiche la nuova Freeride 250R è ancora più sconcertante della vecchia. Relativamente bassa, anche se un po’ più alta della 350 – la sella è a 915 mm contro gli 895 mm della quattro tempi, a causa di una taratura più sostenuta delle sospensioni – e magra al limite dell’anoressia, la KTM trasmette la sensazione di permettere al suo pilota qualunque cosa. Merito del già collaudato schema pensato espressamente per questa gamma, forte di un telaio misto acciaio-alluminio e telaietto reggisella in plastica altoresistenziale imbullonato nella struttura principale per creare un involucro protettivo per tutte le componenti elettroniche – la soluzione è nata sulla Freeride E, che aveva la necessità di ospitare una batteria facilmente sostituibile. Nella versione a due tempi il motore più compatto ha permesso di alzare di 60mm la culla inferiore, aumentando la luce a terra. Tutte le sovrastrutture (con plastiche dalle colorazioni ricavate in buona parte per fusione) sono state pensate per facilitare il contatto fra pilota e mezzo – guardate solo la ricercatezza delle maniglie sagomate nella zona posteriore per maneggiare meglio la moto nei tratti più impegnativi – arrivando a definire un’ergonomia forse poco usuale per l’uso motociclistico. A metà fra una trial e una enduro, la Freeride è piccolissima e il peso, di soli 92,5 kg (7 meno della 350) conferma le sensazioni visive. Nuovo anche il ponte di comando, con la strumentazione digitale Trail Tech e i nuovi comandi dalle finiture analoghe a quelle delle nuove pinze freno sabbiate. Entrambi gli aggiornamenti sono naturalmente estesi anche alla 350. Il comparto sospensioni conta sulla classica dotazione della Casa di Mattighofen: forcella WP a steli rovesciati da 43mm con escursione da 250 mm e monoammortizzatore posteriore PDS senza 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica facile, pronto ma lineare e morbido nell’erogazione, capace di offrire trazione più che rabbia. La declinazione a due tempi non tradisce infatti il concetto di base Freeride: niente esplosioni di coppia poco gestibili da chi non è un professionista, tanta linearità e un comando del gas bello pastoso. Quando questo non bastasse, un connettore in zona cannotto consente di scegliere se usare una mappa a piena potenza o una “traction” semplicemente scollegandolo. L’avviamento resta elettrico anche sulla due tempi, con buona pace di chi voleva sacrificare la batteria per risparmiare altro peso; nonostante l’adozione del motorino d’avviamento il monocilindrico a due tempi da 249 cc a corsa lunga (66,4 x 72 mm) dimagrisce di 2 kg e attinge da un serbatoio da 7 litri – 1,5 più della 350 per compensare il maggior consumo connaturato al propulsore a due tempi. L’aumento del volume è stato possibile, anche in questo caso, dalle minori dimensioni del motore. La frizione è un’unità in bagno d’olio CSS (Coil Spring Steel) a campana antiusura come sulla 350, ancora più morbida sui modelli 2014 di Media interposizione di leveraggi dotato però di una nuova molla progressiva. Entrambi completamente regolabili, naturalmente, ed entrambi contraddistinti da una taratura iniziale volutamente accomodante anche se più sostenuta rispetto alla 350 per facilitare la guida. Stessa considerazione per gli pneumatici, perché se è vero che la Freeride ha cambiato scarpe (Maxxis Trial-Maxx dal nuovo disegno, sviluppate appositamente per questo modello al posto delle precedenti Dunlop da trial), restano gomme più adatte all’uso pensato da KTM per la Freeride e più rispettose del terreno che vanno a solcare rispetto alle enduro “pure”. Per i meno alti, KTM Powerparts offre comunque un kit che abbassa la sella diminuendo di 25 mm la corsa delle sospensioni sia per 350 che 250R. Nuovi anche i cerchi Giant, anche in questo caso su entrambi i modelli 2014, con mozzi ricavati dal pieno e raggi in alluminio, e i freni 6 Scarica l’APP del Magazine Prove tutta la gamma grazie ad una revisione di dischi e pompa al manubrio. Notevole il lavoro svolto sullo scarico, che riesce a nascondere l’espansione all’interno del telaio con notevoli benefici sul profilo della moto e per le caviglie del pilota, che non rischiano scottature anche nel malaugurato caso di una scivolata. La valvola parzializzatrice presente sulla EXC viene abbandonata e il pistone viene sostituito con un’unità dedicata, addolcendo l’erogazione e rendendo il motore in generale più robusto e durevole. Piccoli affinamenti per la Freeride 350 Per quanto riguarda la sorella maggiore, oltre a quanto già citato, il motore viene rivisto in diverse componenti interne. La distribuzione ora conta su un ingranaggio intermedio a cui sono deputati il ruolo di bilanciatore e il controllo della pompa dell’acqua. Affinata anche la camma di scarico, con un diverso disegno e un decompressore ottimizzato che facilita l’avviamento; la lista delle evoluzioni si completa con una nuova Formula con dischi a margherita e pinze sabbiate a quattro e due pistoncini rispettivamente all’avantreno e al retrotreno. Motore più dolce Il propulsore, come per la sorella maggiore, deriva dichiaratamente dall’unità che spinge la EXC, ma basta gettare l’occhio alla scheda tecnica per capire come siano cambiate tante cose sotto la pelle. La potenza massima è poco inferiore a quella della 350 (KTM si astiene volutamente dal metterla in evidenza nella scheda tecnica, ma parliamo di circa 25 cavalli a 8.500 giri, mentre per la nuova 350 il valore sale a 27,5 a 10.000) e la rapportatura del cambio viene accorciata nei primi cinque rapporti mantenendo una sesta overdrive e una finale più lunga rispetto alla enduro con un dente in più di pignone: l’obiettivo è evidentemente quello di ottenere un motore 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica guarnizione della testa, coperchi più robusti e una pompa dell’acqua ridisegnata, oltre ad un nuovo scarico a doppio silenziatore molto più silenzioso di prima. In movimento con la 250R La due tempi è quasi spiazzante per la compattezza delle sue dimensioni: relativamente bassa (anche chi scrive, che non supera il metro e settantadue, non ha avuto la minima difficoltà a posare i piedi per terra quando ce n’è stato bisogno), ed è incredibilmente stretta fra le gambe. I comandi sono tutti al posto giusto, e la sensazione generale è di una moto molto ben rifinita. Il nuovo cruscottino LCD è ben leggibile con un rapido colpo d’occhio a patto di non essere in pieno sole. La confidenza è elevata fin da subito, soprattutto utilizzando la mappatura “traction”, la voce allo scarico è argentina e gradevole 8 Prove anche se non intimidatoria come sulle due tempi specialistiche e la leggerezza davvero notevole. Un po’ sconcertante l’impatto con il cambio: il pedale è molto lungo e porta a dover togliere il piede dalla pedana per cambiare. E’ vero che l’erogazione è davvero molto ampia e difficilmente ci si trova a dover cambiare in situazioni difficili, ma la scelta del rapporto giusto prima di una salita impegnativa diventa affare cruciale. Al contrario, quando ci si pianta su un ostacolo, la 250R è facilissima da spostare una volta scesi di sella – le maniglie sul parafango posteriore offrono un appiglio facile e funzionale, e il peso ridottissimo fa si che raramente sia necessario chiedere aiuto. Agilissima e pronta a recepire i comandi del pilota, la 250R resta comunque semplice e difficilmente intimidatoria: la progressione del motore, sicuramente smussata rispetto ad una EXC ma comunque abbastanza vivace da 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove maggioranza dei casi la KTM saprà farvi uscire dai guai. Dimensioni e sovrastrutture ben pensate e progettate facilitano gli spostamenti del corpo, e con la posizione di serie anche chi non è un gigante riesce a caricare bene avantreno o retrotreno alla bisogna. L’impianto frenante ha la potenza e la modulabilità giusta per fermarvi rapidamente senza mettervi nei pasticci – è necessario solo prestare un po’ d’attenzione nei trasferimenti su asfalto perché le doti di mordente non sono adeguate ad un uso su asfalto. Dobbiamo riscontrare una certa intrusività della ventola, che entra in funzione molto spesso. KTM stessa ci aveva preannunciato il fenomeno, tranquillizzandoci però nel contempo: anche in condizioni molto difficili nessuno durante il test ha mai perso liquido refrigerante. Al contrario è davvero piacevole notare, restando in tema termico, come il posizionamento dell’espansione all’interno del telaio riduca sensibilmente la trasmissione del calore dallo scarico alla gamba del pilota anche in caso di scivolata. E possiamo confermare come grazie a sovrastrutture azzeccate e peso molto ridotto la Freeride sia davvero facile da rialzare. Come va la quattro tempi 350 Agilissima e pronta a recepire i comandi del pilota, la 250R resta semplice e difficilmente intimidatoria: la progressione del motore, sicuramente smussata rispetto ad una EXC, è comunque abbastanza vivace da far divertire 10 far divertire (soprattutto con la mappatura libera) è prevedibile e molto piena anche ai bassi, e anche quando un momento di deconcentrazione ci fa scendere troppo di giri basta una pizzicata alla frizione per tornare in coppia. L’impressione che si ha una volta prese le misure è quella di una moto che lavora sempre con il suo pilota, mai contro. Anche in condizioni molto impegnative, una volta deciso il piano d’attacco per l’ostacolo e la traiettoria, basta affidarsi alla Freeride e cercare di non fare stupidaggini e nella stragrande La 350, dopo l’esperienza della 250R, appare ancora più accessibile. Più bassa di sella grazie a una taratura più morbida delle sospensioni, naturalmente più pastosa e dolce nella risposta all’acceleratore, risulta più facile e ancora meno intimidatoria per chi non ha troppa esperienza in offroad. Difficile commentare in merito alle differenze rispetto al modello precedente, visto che le evoluzioni sono talmente fini da richiedere un confronto all’americana per essere percepite. Più interessante notare come rispetto alla sorellina a due tempi la trazione aumenti ulteriormente, e si possa andare praticamente ovunque con un filo di gas grazie ad una coppia un pelo più regolare sotto, anche se naturalmente le manca la prontezza dell’altra. E quando c’è proprio bisogno di cambiare nonostante l’erogazione più ampia, il pedale è in posizione più consueta. L’assetto 11 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito più morbido delle sospensioni la rende anche leggermente più stabile rispetto alla 250R, e in generale ancora meno impegnativa fisicamente e psicologicamente nonostante qualche chiletto in più. Una nota di merito va spesa in favore degli pneumatici Maxxis adottati: i tester presenti hanno speso all’unanimità elogi sperticati alle loro doti di aderenza. Il meteo in effetti ci ha permesso di valutarle in una serie di condizioni diversissime: da quelle vicine all’ideale della mattinata fino al misto fango e rocce bagnate creatoci per il pomeriggio dal violento temporale intervenuto all’ora di pranzo. Si sono sempre dimostrate prevedibili e comunicative oltre che dotate in fatto di grip, e con una versatilità almeno pari a quella delle moto su cui sono montati. Per chi sono Non vorremmo suonare come un disco rotto, ma la Freeride tiene davvero fede al proposito di rendere piacevole ed accessibile la pratica del fuoristrada su percorsi che si riterrebbero normalmente fuori portata per il proprio livello di 12 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove pilotaggio o troppo impegnativi su una enduro professionale. Difficile immaginare una moto più adatta della 350 a chi vuole intraprendere l’attività fuoristradistica (o magari tornarci dopo anni d’interruzione) senza dover affrontare la ripida curva d’apprendimento delle enduro professionali, ma anche a chi magari avrebbe l’esperienza richiesta ma non desidera più affrontarne le richieste in termini di impegno fisico e psicologico. Chi poi interpreta la pratica enduristica in senso più turistico, al limite del motoalpinismo, troverà nella Freeride 350 la moto che ha sempre cercato. Facile, leggera quando vi mettete nei guai e dovete venirne fuori contando solo sui vostri muscoli, divertente sempre, la 350 è una moto che blandisce le vostre capacità e vi trasforma magicamente in piloti molto migliori di quanto non credevate di essere. Il discorso relativo alla 250R è leggermente diverso. Buona parte dei concetti sopra espressi restano perfettamente validi, ma la due tempi risulta sicuramente più pepata e vivace della quattro, tanto da un punto di vista ciclistico che da quello del motore. Per questo, 13 14 15 Prove Maglia, pantaloni, guanti Alpinestars Charger Stivali Alpinestars Tech 7 Casco Acerbis Active SCHEDA TECNICA Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito KTM Freeride 250 R € 6.609 Tempi: 4 Cilindri: 1 Cilindrata: 249 cc Disposizione cilindri: Verticale Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Marce: 6 Freni: D-D Misure freni: 260-210 mm Misure cerchi (ant./post.): 21’’ / 19’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 92.5 kg Altezza sella: 915 mm Capacità serbatoio: 5.5 l Segmento: Enduro nonostante il peso in meno sia avvertibile, ci sentiamo di consigliarla più alla seconda categoria sopra citata – il risultato è una moto sempre facile ed accessibile, ma un filo più gratificante per l’esperto e un pochino più impegnativa per il principiante. Certo, bisogna superare lo scoglio di un prezzo non esattamente popolare – con i 7.495 € richiesti per la 350 oggi ci si fanno ancora tante cose, e la 250R, pur più economica, non è esattamente regalata a 6.555 € – ma la qualità si paga sempre cara anche se condividiamo le lamentele di chi sottolinea che una moto d’accesso (alla specialità, non alla gamma di Mattighofen) come questa forse meriterebbe una quotazione più contenuta. Ma va anche considerato che, checché ne dica qualcuno, una reale alternativa alle Freeride, che sappia offrire le stesse doti dinamiche, al momento non esiste. E’ la concorrenza che fa scendere i prezzi… 16 17 News BMW R1200GS Adventure 2014 Arriva la versione top di gamma della tuttoterreno di Monaco, con maggiore attitudine al fuoristrada sui grandi spazi ed autonomia migliorata. Prezzi e disponibilità ad EICMA 18 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica aumento dell’altezza da terra di 10 mm che, unita ad una diversa geometria per il Telelever anteriore conferisce all’Adventure una maggior maneggevolezza. Anche la posizione di guida cambia radicalmente, con un’altezza della sella che cresce di 40 mm nonché pedane enduro a larghezza maggiorata e comandi a pedale rinforzati. La carenatura è completamente ridisegnata per migliorare la proiettività verso il pilota ed accordarsi meglio al serbatoio in alluminio la cui capienza passa da 20 a 30 litri per offrire un’autonomia paragonabile a quella del modello precedente. Da notare come i consumi crescano leggermente a seguito di una massa in ordine di marcia che sale da 238 a 260 kg e ad un’aerodinamica la cui efficienza viene leggermente Media S quadra che vince non si cambia. Un detto che in BMW Motorrad conoscono molto bene, e che si applica perfettamente all’edizione 2014 della R1200GS Adventure. Fedele ai concetti che l’hanno portata al successo dai tempi della prima 1150, la nuova Adventure parte dalla (eccellente) base della R1200GS 2013 standard spingendo forte sulle attitudini turistico-fuoristradistiche della boxer tedesca. La base, dicevamo, resta invariata: il propulsore è sempre il 1170cc boxer con raffreddamento di precisione (in cui l’olio è stato sostituito dall’acqua nella funzione di refrigerante per le teste) da 125 cv che spinge la R1200GS. Riprogettato da zero lo scorso anno, con profonde variazioni allo schema a cui il bicilindrico contrapposto era fedele ormai da tempo 20 Scarica l’APP del Magazine News sacrificata sull’altare del comfort: il parabrezza più esteso, regolabile con l’apposito volantino, i deflettori supplementari (“flap”) e i paramani migliorano infatti sensibilmente la protezione contro il vento e le intemperie. Completamente identica alla R1200GS 2014 la dotazione elettronica, con ABS, ASC nonché due modalità di guida (road e rain) offerte di serie. Le tre modalità supplementari fanno parte della (sconfinata) offerta di optional, così come le sospensioni a controllo elettronico semiattive Dynamic ESA. Al momento attuale non abbiamo indicazioni in merito a prezzo e disponibilità della nuova Adventure, che verrà proposta in tre colorazioni: un avventuroso Olive pastello, il tradizionale Alpinweiss pastello il più sportivo Racingblue metallizzato opaco. immemorabile – i cilindri sono ruotati di 90° in avanti, con aspirazione e scarico ad andamento verticale invece che orizzontale – il boxer viene ulteriormente affinato per l’uso specifico, ricevendo nella fattispecie un volano più pesante (950 grammi) per addolcire la risposta all’acceleratore sullo sterrato ed un contralbero antivibrazioni aggiuntivo che migliora sicuramente il comfort sulle lunghe percorrenze. Come nei modelli precedenti, la Adventure mantiene invariato il telaio della versione standard (un doppio trave in acciaio alto resistenziale) ma apporta alla ciclistica tutte le modifiche necessarie a valorizzarne le caratteristiche nel fuoristrada. L’escursione delle sospensioni cresce di 20 mm (210 e 220 mm rispettivamente all’avantreno e retrotreno invece di 190 e 200) determinando un 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica News KTM Super Duke 1290 2014 Ecco i primi dati e le foto ufficiali della Supernaked della Casa di Mattighofen. Potenza e coppia da riferimento per la categoria gestite da un’elettronica allo stato dell’arte D a 0 a 200 in 7”2, 180 cavalli, 144Nm di coppia massima di cui già 100 disponibili a 2500 giri: ecco i numeri con cui si presenta il nuovo KTM SuperDuke R 1290, spinto come già sappiamo dal bicilindrico a V di 75° aumentato nella cilindrata e vitaminizzato dai tecnici di Mattighofen. Roba da far drizzare i capelli in testa, e magari deglutire nervosamente, anche a piloti esperti, che però potranno contare su un’elettronica allo stato dell’arte. Tre le mappature fra cui scegliere (Rain, Street, Sport) per il propulsore, gestito da un comando acceleratore ride-by-wire, controllo di trazione ed ABS Bosch 9ME con la possibilità di attivare la versione Supermoto che lascia libera la ruota posteriore di derapare a piacimento del pilota. Ancora più impressionante l’affidabilità del propulsore, stando ai 15.000km dichiarati da KTM per gli intervalli di manuntenzione. Impianto frenante naturalmente allo stato dell’arte, con pinze Brembo monoblocco M50 che mordono dischi da 320mm; il telaio è un traliccio in tubi d’acciaio al Cromo-Molibdeno, con sospensioni WP (forcella rovesciata all’avantreno, monoammortizzatore al posteriore fissato allo splendido forcellone monobraccio) e cerchi da 17” con pneumatici Dunlop Sportsmart 2. 22 Media 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Nata come concept (dall’evocativo nome di “Beast”, tanto per mettere subito le cose in chiaro) la SuperDuke 1290R aveva suscitato subito grande interesse fra gli appassionati, con particolare riferimento ai fan della Casa austriaca. Un po’ modificata nel design rispetto a quella concept per gli inevitabili compromessi legati all’uso stradale, la SuperDuke R è in dirittura d’arrivo: la presentazione stampa è attesa a breve, il debutto in società avverrà naturalmente ad EICMA la prima settimana di novembre. L’appuntamento con i concessionari è sicuramente vicino. 24 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine (fra cui il telaio - o quello che sulla Panigale si può definire tale -, il telaietto posteriore e il forcellone in magnesio, lo scarico in titanio) dovrebbe far scendere ancora l’ago della bilancia di - reggetevi - circa 18kg, cioè 170 kg in ordine di marcia. Chiaramente scontata la dotazione ciclistica con il meglio che Ohlins e Brembo hanno da offrire; un po’ meno l’arrivo di una versione ulteriormente evoluta della gestione elettronica della Panigale. Voci ben informate parlano di un controllo anti-impennata (già di fatto presente, anche se non ufficialmente, sulla 1198SP), mentre la componentistica Ohlins dovrebbe escludere l’impiego di sospensioni semiattive sulla falsariga di News quelle già adottate sulla Multistrada. Se state già consultando il vostro estratto conto frenate gli entusiasmi. La Panigale Superleggera (o come si chiamerà) sarà in vendita la prossima primavera e verrà realizzata in circa 500 esemplari, di cui sul mercato italiano arriveranno solo 25 o poco più al prezzo da nababbi di 65.000 euro. E anche se rientrate fra i fortunati che hanno la disponibilità economica per mettervene una in garage (o in salotto) potreste non essere in grado di comprarla: a Bologna stanno valutando l’adozione di un sistema di preselezione degli acquirenti come avvenuto con la Desmosedici RR. Tenetevi buono il vostro concessionario... Ducati Ad EICMA una 1199 in versione ancora più estrema di Edoardo Licciardello | Arriverà a MIlano una Homologation Special in serie limitatissima, leggera al limite dell’anoressia e ancora più potente. Prezzo naturalmente proporzionato alle prestazioni N on sappiamo ancora come si chiamerà, perché c’è chi giura su Panigale RR mentre altre voci preferiscono Panigale R Superleggera, ma la sostanza è certa: da Bologna arriverà una nuova top di gamma Superbike, presumibilmente studiata per omologare un mezzo più competitivo 26 sulla fiche in uso nel Mondiale SBK e per procurare agli sportivi sogni ancora più torridi ed irraggiungibili. Il valore di potenza massima potrebbe salire fino all’incredibile valore di oltre 200 cavalli, ma dovrebbe essere il peso a sbalordire. La Panigale è già leggerissima, ma un uso massiccio di materiali pregiati praticamente ovunque 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News Husqvarna Motorcycles GmbH è operativa, le prime moto in consegna a novembre di Andrea Perfetti | La nuova società, cha fa capo a KTM AG, è operativa, sta costruendo le nuove moto ed è pronta a commercializzarle in tutto il mondo. Prime consegne a novembre C i siamo, a sei mesi dall’acquisizione di Husqvarna Motorcycles da parte di Pierer Industrie AG, la nuova Husqvarna Motorcycles GmbH è pienamente operativa e pronta a lanciare sul mercato la gamma 2014, che sarà presentata nei prossimi giorni a Uddevalla in Svezia, e potrà contare su modelli da motocross, minicross ed enduro. La rete vendita farà affidamento a 14 succursali e 46 importatori. Husqvarna Motorcycles GmbH avrà la sua base legale e industriale a Mattighofen, in Austria, dove già vengono realizzate le KTM. E con queste moto le nuove Husky divideranno gran parte delle componenti del telaio e del motore; le differenze principali saranno a livello di sospensioni (da più parti si dà per certa l’adozione del link posteriore sulla gamma enduro di Husqvarna), ovviamente di layout estetico e di telaietto posteriore (che potrebbe rifarsi alla soluzione del componente in pezzo unico di plastica già visto sulle Husaberg). Husqvarna Motorcycles GmbH potrà quindi condividere lo sviluppo con le sorelle austriache, ma anche la logistica e la gestione del magazzino ricambi, con sicuri vantaggi per il cliente finale. Si tratta di una decisione strategica obbligata, dettata dalla necessità di aggiornare una gamma 28 che sentiva ormai il peso degli anni: le motorizzazioni due tempi della precedente gestione erano datate e non in linea con la concorrenza (KTM, Sherco, Beta e TM), mentre quelle quattro tempi (eccezion fatta per i motori piccoli) erano frutto della gestione BMW che aveva imposto i motori frutto della collaborazione con Kymco, mai apprezzati da chi pratica enduro e motocross. Ora si volta pagina, e le nuove Husqvarna diventano gemelle diverse di KTM, chiamate a risollevare le sorti di un marchio che nel mondo ha ancora migliaia di appassionati. Stefan Pierer (CEO di KTM AG): “Sono stati sei mesi di lavoro straordinari. Ci siamo preparati al meglio per il debutto delle nuove moto, e ora ci siamo, siamo pronti. Husqvarna Motorcycles GmbH riporta i modelli Husqvarna in primo piano con una linea completa, che spazia dal minicross all’enduro e al motocross. Le nostre nuove moto godranno di tutta l’esperienza e della conoscenza acquisite sul campo dal gruppo KTM. Abbiamo piani molto ambiziosi per Husqvarna sia in ambito commerciale che in quello sportivo, da oggi inizia un nuovo capitolo”. Husqvarna Motorcycles GmbH ha annunciato la consegna delle prime moto a partire dal mese di novembre. 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Ampelio Macchi presenta Tabby Il primo scooter ibrido a 4 ruote in open source di Andrea Perfetti | L’ingegnere italiano, responsabile di progetti che hanno regalato ad Aprilia e Husqvarna 51 allori, ha realizzato un’interessante auto ibrida proposta in open source. Obiettivo: il mercato globale con prezzi da 4.000 euro L’ ingegnere Ampelio Macchi è una vecchia conoscenza degli appassionati di moto. Ha legato la sua storia ai più prestigiosi marchi italiani, di cui è stato responsabile 30 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica tecnico. Prima in MV Agusta, poi in Cagiva, Husqvarna e Aprilia (è lui il papà del mitico bicilindrico da offroad e supermotard). Ha conquistato 51 campionati del mondo, 46 con Husqvarna e 5 con Aprilia. Oggi è titolare della società di ingegneria Motor Company, e socio del nuovo progetto che vi presentiamo, che fa capo a Open Source Vehicle (OSV) e ha sede a Hong Kong. Macchi ha seguito tutta la progettazione del veicolo, che viene presentato in questi giorni presso la fiera Maker Faire a Roma (dal 3 al 6 ottobre). Non a caso è stata scelta l’esposizione dei Leonardo del XXI secolo, vale a dire dei migliori creativi che esporranno le loro idee e i loro prototipi. Tabby (questo il nome del quadriciclo) presenta una serie di contenuti realmente innovati e merita certamente un posto di rilievo tra i nuovi maker. Il suo progetto è italiano, ma va menzionato il fondamentale contributo del socio asiatico, Francisco Liu, fondatore di Open Source Vehicle. Sarà la sede asiatica infatti a curare la parte logistica della nuova auto. Da un lato presenta un modernissimo motore ibrido, provvisto di trasmissione CVT e di extender che consente una grande autonomia anche in modalità elettrica. Ha poi il pianale modulare, studiato per incontrare i gusti dei vari mercati, da quello occidentale a quelli emergenti. Non ultimo, il quadriciclo è presentato sulla moderna piattaforma virtuale dell’Open Source, che condivide con i clienti tutti i componenti del progetto e consente un’organizzazione della logistica e delle spedizioni realmente innovativa e con costi molto bassi. Intervista funzionare per lunghi chilometraggi anche in modalità elettrica. Per capirci meglio: può ricaricare le batterie senza collegarsi alla rete anche quando è fermo, parcheggiato o mentre ci si avvicina alla città, in modo poi da funzionare in modalità solo elettrica. Ha il differenziale integrato e la trasmissione CVT. Questa modularità, in un pacchetto così piccolo, è di interesse internazionale, è un’esclusiva che solo noi presentiamo». Tabby è un quadriciclo, qual è la sua potenza? «Le prestazioni sono limitate ai 15 kW dalla normativa vigente dei quadricicli». Avete sviluppato tutto ex novo? «No, per contenere i costi e per ridurre la tempistica della produzione ci siamo rivolti ai nostri soci cinesi che ci forniscono diversi componenti che poi noi integriamo. Abbiamo utilizzato il più possibile quanto di già industrializzato c’è sul mercato, garantendo anche un significativo risparmio energetico. In questo modo arriveremo sul mercato con un prezzo altamente competitivo, molto più basso rispetto a quello dei quadricicli attuali». L’intervista ad Ampelio Macchi E’ un concetto inedito. «Sì, è un progetto nuovo. È uno scooter a 4 ruote, spartano, simpatico e giovane. Puntiamo tanto sul fatto sia estremamente economico». Tra i quadricicli, Tabby offre un motore ibrido evoluto. Quali sono le sue caratteristiche? «Il motore ibrido ha delle particolarità davvero innovative. È iper-compatto, leggero e può funzionare in serie o in parallelo come ibrido. Ha un motore elettrico extender e può quindi Il pianale può essere smontato e spedito in tutto il mondo? «Sì, il nostro pianale si smonta in un’ora con strumenti semplicissimi, non ci vogliono chiavi particolari. Il fatto di poterlo spedire abbatte i costi. La vettura potrà essere spedita dai concessionari o presso i costruttori locali. In questo modo la costruzione avverrà a chilometri zero. Stiamo studiando un packaging di 75 kg per pacco, in modo che sia facilmente trasportabile e imbullonabile. Il cliente ci può lavorare sopra. Il pianale sarà poi adattabile alle esigenze dei vari mercati». Per comprendere al meglio le innovazioni della Tabby, siamo stati nella sede italiana della società per intervistare l’ingegnere. «Il nostro ultimo progetto riguarda la realizzazione del pianale di un quadriciclo, l’elemento ingegneristico più significativo del progetto è il motore ibrido». 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Intervista potrà comprare solo ciò che veramente gli serve perché magari nel suo paese certi componenti ci sono già a basso prezzo». Media Avete pensato anche ai paesi emergenti? «Sì, stiamo studiando Africa One, il nome è ancora in codice ma dice tutto. Ha un pianale più lungo e più alto (con 4 posti invece dei 2 previsti per legge in Europa) e che avrà prezzi a partire da 4.000 euro. Sarà il primo mezzo di locomozione. Avrà anche la versione ibrida, perché tante volte nei villaggi arriva la corrente elettrica, mentre ci sono pochi distributori di benzina». Il concetto di Open Source si adatta alla perfezione anche ai mercati emergenti. «Esatto, non possiamo sapere le esigenze di ogni città in tutto il mondo. Il cliente, vedendo l’auto sull’Open Source, sceglie la configurazione che meglio si adatta alle sue esigenze. Sceglie il motore elettrico o quello endotermico, l’ibrido, il tipo di pianale, lo stile». Quale sarà lo stile della Tabby? «Forniremo il pianale e il motore. Per lo stile saranno i clienti a scegliere le forme più 32 Non correte il rischio, con l’Open Source, che altri vi copino? Avete fatto i brevetti? «L’Open Source è un concetto difficile per noi latini, vincolati da sempre ai brevetti. Abbiamo scelto l’Open Source e deciso di non brevettare nulla; tutto sarà sul nostro portale, se ci copieranno, tutti sapranno comunque chi è l’autore. L’Open Source è una sorta di brevetto virtuale. Bisogna avere una mentalità aperta. Chi ci vuole copiare, deve poi pensare a cosa va incontro: deve copiare, fare i prototipi, studiare l’affidabilità. Fa prima a comprare il prodotto finito da noi, che abbiamo già svolto tutti questi studi con i nostri partner. Affiancheremo anche i concessionari per formarli con una scuola che spieghi come montare correttamente il nostro OSV». congeniali all’uso che ne faranno. Noi ora proponiamo uno stile essenziale, di vettura aperta facilmente lavabile e scoperta. A livello di carrozzeria si può però fare ciò che si vuole, noi facciamo solo proposte di stile. Abbiamo avuto richieste da alcune tra le più note località di villeggiatura per la fornitura della Tabby». Ci spieghi il concetto dell’Open Source. «E’ un progetto nel progetto. C’è la parte materiale, data dai componenti dell’auto, dal motore e dal pianale. E c’è poi l’Open Source, che si muove per promuovere, divulgare e spiegare il nostro pianale. Ci lavorano molte persone, è un portale che spiega il progetto e vuole creare una community che darà il proprio supporto a livello di esperienza. Faremo anche un open day aperto agli stilisti, per permettere loro di fare le proposte di design sulla base del nostro pianale e metterle sul sito. Si potranno scaricare tutti i disegni in 3D. Saranno presenti anche le distinte base con i prezzi dei singoli componenti, così il cliente Quanto costerà Tabby in Europa? «Il nostro target è 6.000 euro col motore ibrido più evoluto. Resta da trovare un partner per la carrozzeria e da definire lo stile, che potrebbe già arrivare per l’EICMA o per il Motor Show. A Roma presentiamo solo il pianale e facciamo una dimostrazione di quanto sia rapido il montaggio. Su questo pianale si potrà infatti realizzare dal camioncino al taxi, fino al piccolo fuoristrada». Quando vedremo la prima Tabby su strada? «L’obiettivo è la primavera del prossimo anno. Considera che non vogliamo entrare direttamente sul mercato, ma vogliamo offrirla con l’Open Source ai costruttori di autovetture che vogliano entrare nel settore dei quadricicli con prezzi competitivi. Oggi il mercato offre infatti prodotti con prezzi eccessivi. Noi vogliamo offrire pianali e motori ai costruttori per consentire loro di essere competitivi sul mercato». Per ulteriori informazioni su questo progetto consultate il sito: Open Source Vehicle. 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Usato Guida alla Suzuki V-Strom 650 di Edoardo Licciardello | Da sempre una delle best seller Suzuki, tira forte anche fra le usate: sono oltre 230 gli esemplari in vendita su Moto. it. Ecco i modelli, le quotazioni e il parere dell’esperto E’ l’enduro turistica di media cilindrata di maggior successo degli ultimi anni, quella che ha raccolto il testimone della inventrice del segmento stesso – la Honda Transalp – nonché la best seller in casa Suzuki da ormai diverso tempo. La V-Strom 650 nasce nel 2004 da una costola della sportivetta SV650, mutuando estetica e concetti ispiratori dalla sorella maggiore da 1000cc a sua volta derivata dalla sportiva TL. Piace fin da subito tanto da schizzare ai primi posti delle classifiche di vendita tanto della sua specifica fascia di cilindrata quanto in quella, ben più ampia e popolata di mostri sacri come la BMW GS, che considera in toto il segmento delle enduro stradali a prescindere dalla cubatura. I segreti del suo successo sono una qualità costruttiva ben superiore alla sua fascia di prezzo, ma soprattutto una versatilità che la rendono capace di affrontare con la stessa efficacia vacanze transcontinentali in coppia, allegri assalti al passo di montagna preferito o anche un ben più prosaico uso utilitaristico in sostituzione dell’auto o dello scooter in città. La First 34 Generation (come la identifica Suzuki) della DL650 è rimasta in produzione dal primo anno di produzione fino al 2011, quando è stata sostituita dal modello attualmente in vendita. Nei dieci anni di vita di questa prima generazione il modello è di fatto cambiato solo al termine del 2006, quando è entrata in produzione la seconda serie, dotata di ABS optional e rivista in diversi dettagli di propulsore e ciclistica. Più marcate le evoluzioni per la seconda generazione, presentata nel 2011. Vi descriviamo tutti i modelli qui sotto, aggiungendo qualche indicazione economica e soprattutto riportando il parere di un professionista che conosce la V-Strom davvero molto bene… LE VERSIONI Suzuki DL650 V-Strom (2004-2006) Entrata in produzione come modello 2004 è la sorella minore della DL 1000 nata due anni prima. Ciclistica, impianto frenante ed estetica sono in larga parte gli stessi mentre il propulsore – il bicilindrico a quattro tempi a V di 90° che già spingeva la SV650 – viene rivisto per migliorare la coppia ai bassi e medi regimi (valore massimo 6,1 kgm a 6400 g/min) sacrificando un po’ di potenza (67 cv a 8.800 giri). Comoda e molto protettiva, la prima V-Strom si distingue per un’ottima guida anche quando il ritmo si fa allegro – la ciclistica derivata direttamente dalla sorella maggiore, con tanto di telaio in alluminio che la rende unica nel settore, non viene mai messa in crisi da un propulsore brillante ma inevitabilmente meno prestante rispetto alla 1000. La gommatura è all’altezza della situazione, e l’eccellente quadro tecnico viene turbato solo da qualche vibrazione di troppo. La V-Strom in questa versione (di cui potete leggere la nostra prova qui) pesa 190 kg a secco ed è omologata Euro-2. Ne trovate ben 47 in vendita fra i nostri annunci, con prezzi che variano fra i 1.700 e i 4.200 euro per mezzi in buone condizioni generali – la quotazione media, a cui viene proposta la maggior parte delle moto, oscilla comunque fra i 2.700 e i 3.500 euro. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Suzuki DL650 V-Strom (2006-2007 e 2008-2011) Il modello 2007 è foriero del primo aggiornamento di sostanza, dal momento che la versione precedente si è limitata a cambiare nelle colorazioni di carrozzeria e dettagli. Arriva un forcellone più lungo, che porta ad un allungamento dell’interasse da 1540 a 1.555 mm, ma soprattutto arriva l’ABS optional che si porta dietro un impianto frenante anteriore più potente (sia sulla versione con antibloccaggio che su quella che ne è priva) E’ però il propulsore che riceve i maggiori aggiornamenti, soprattutto per rientrare nei limiti prescritti dall’omologazione Euro-3. Le teste ricevono la doppia accensione, cambiano i corpi farfallati (che qualche cliente trova meno dolci nella risposta) e la centralina originaria, a 16 bit, viene sostituita con un’unità a 32. Cambia anche lo scarico, dotato di un catalizzatore più voluminoso, e il peso a secco aumenta di 4 kg per la versione normale e di 7 per quella con ABS. Parallelamente viene introdotto l’allestimento Traveller, dotato di serie di paramani, cavalletto centrale nonché piastra di supporto e relativo bauletto da 47 litri. Il listino prevede una versione 2008 che ufficialmente non dovrebbe presentare variazioni rispetto alla 2007 (introdotta a fine 2006); la saggezza popolare vuole che il modello sia però contraddistinto da sospensioni leggermente più 36 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Usato sostenute nella taratura e un propulsore tornato ai valori di potenza del modello precedente dopo una leggera flessione (mai dichiarata ufficialmente) con la versione 2006. Le quotazioni di questo modello, il più numeroso fra quello rappresentato nei nostri listini dell’usato con circa 100 esemplari fra le due serie (2006/2007 e 2008/2011) fluttuano sensibilmente: si parte da cifre abbastanza simili a quelle più accessibili previste per la serie precedente per attestarsi ai circa 6.000 euro degli esemplari più recenti e in migliori condizioni, sia per l’allestimento base che per quello Traveller. Per entrambe il valore medio oscilla attorno ai 4.000 euro. Suzuki DL650 V-Strom (2011 - 2013) A metà 2011 arriva la Second Generation della VStrom 650. Suzuki bada molto alla sostanza: la stessa rinfrescata all’estetica altro non è se non la conseguenza di una rigorosa dieta dimagrante con cui ad Hamamatsu hanno levato 6 kg dalla vecchia DL, complice però anche un calo di 2 litri della capienza serbatoio. Di fatto telaio e misure caratteristiche del motore restano gli unici elementi invariati rispetto al modello precedente; la sella è tutta nuova, il cupolino (ora regolabile) pure, e vengono rinnovati anche comandi e strumentazione. Il comparto sospensioni vede 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica l’arrivo di unità un po’ più raffinate e regolabili nel precarico e, per il mono, estensione dell’idraulica. Nuovo anche l’ABS, più leggero e performante. Il propulsore cambia completamente sotto la pelle, con cilindri, pistoni, bielle, teste, impianto d’alimentazione e scarico tutti nuovi; il risultato sono valori di potenza (69 cv sempre ad 8.800 giri) e coppia (60 Nm a 6.400) sensibilmente migliori rispetto al modello precedente. All’atto pratico la nuova V-Strom entusiasma, confermando tutti i pregi del precedente modello e rivelandosi ancora più brillante nel propulsore e più agile e precisa nella guida sportiva. Potete leggere le impressioni di guida nella nostra prova. Si trova già usata fra i nostri annunci: ve ne sono più di 30 in vendita dai 5 agli 8.000 euro circa. Trattandosi di un modello recentissimo ed ancora in produzione, la media è livellata verso l’alto – attorno ai 7.000 euro. L’opinione dei concessionari Per darvi qualche indicazione in più abbiamo contattato Piacentini Moto, concessionario ufficiale Suzuki per la provincia di Roma che, nella persona di Francesco, ci ha chiarito ulteriormente il quadro sulla Suzuki V-Strom 650. Esistono modelli più richiesti di altri nella storia della V-Strom? «In linea di massima il pubblico cerca quelli con doppia accensione, Euro 3, quindi modello 2007. Devo dire però che la V-Strom ha messo in mostra un’affidabilità a prova di bomba; il motore 38 Usato è eterno, per cui c’è ancora tantissima richiesta anche per i primi modelli, che naturalmente godono di un rapporto qualità/prezzo estremamente favorevole» Circolano già gli usati dell’ultimo modello? «E’ ancora presto, quindi ne abbiamo visti davvero pochi anche se, ad onor del vero, devo dire che gli esemplari che abbiamo trattato - per lo più in conto vendita - li abbiamo venduti alla velocità della luce nonostante un prezzo giocoforza ancora elevato trattandosi di moto giovanissime. Il cliente tipo del V-Strom però non cambia la moto tanto spesso, e quindi, ripeto, è ancora presto» Qualche modello di V-Strom ha subito richiami di una certa entità? «Niente - come dicevo, si tratta di una moto estremamente affidabile fin dal suo primo modello» Cosa bisogna controllare nel valutare l’acquisto di una V-Strom 650 usata? «Se la moto è in ordine ad un esame visivo e ha eseguito tutti i tagliandi con le operazioni di manutenzione prescritte si può andare sul sicuro, è una moto che percorre agevolmente 100.000 km senza grossi problemi. Unico particolare a cui magari prestare attenzione sono i dischi anteriori, la cui sostituzione è piuttosto costosa: controllatene lo stato (spessore, regolarità dell’usura) sull’esemplare che state valutando». 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News La Kawasaki Z1000 Sarà svelata a EICMA 2013 La Z1000 ha rappresentato il punto di riferimento di molte Supernaked. Il 5 Novembre 2013, Kawasaki svelerà all’EICMA a Milano il prossimo balzo in avanti della famiglia Z1000 E voluzione della nuova filosofia di design già adottata nella realizzazione della Z800, la prossima Z1000 è il risultato dell’approccio Kawasaki nell’utilizzare come spunto creativo l’ideogramma giapponese “Sugomi” disegnando una moto come un predatore nella posizione di caccia della sua preda. L’approccio “Sugomi” ha portato a una moto che appare in procinto di entrare in azione con il corpo che si protende verso il basso. La nuova Z1000 si concentra sull’intensità emotiva della guida. Per il Responsabile del Design motocicli Kawasaki, Keishi Fukumoto, la nuova Z1000 offre un aumento complessivo delle prestazioni combinato con uno spirito emotivo che si rivolge a tutti coloro che cercano una moto con un carattere forte e riconoscibile in termini di 40 emozionalità estetica e prestazioni di guida. «E’ stato un piacere ricevere l’invito di approcciare con lo stile del “foglio bianco “ al nuovo design della Z1000, per creare una moto Supernaked che avrebbe dovuto riflettere la passione e le emozioni del tipo di motociclista attratto da questo segmento di moto di successo con un raffinatissimo mix di spirito unico Kawasaki e un audace design “Sugomi”. Dal punto di vista dello stile, abbiamo cercato di catturare e stilizzare l’aspetto grafico di un predatore accovacciato pronto a balzare. Combinando questo aspetto a delle caratteristiche ingegneristiche raffinate e ulteriori aggiornamenti delle performance abbiamo rafforzato la posizione di leader della Z1000 nel segmento Supernaked». 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Attualità Mercato a settembre Le moto in ripresa con un +8.3% di Maurizio Gissi | Finalmente un piccolo segnale di ripresa dopo 17 mesi costantemente con un pesante segno meno. Rispetto a settembre del 2012 la contrazione è stata contenuta nel 1.5%. Ma le moto sono salite dell’8,3%. Fra le marche svetta la Honda N on è la prima volta quest’anno che nella costante caduta delle vendite c’è un piccolo andamento in controtendenza. Come dei piccoli micro rimbalzi nel fondo della curva negativa. Era giù successo a maggio e a giugno. Il mese di settembre, che solitamente pesa per l’8% nelle vendite annuali, si è chiuso con 12.345 immatricolazioni fra scooter e moto. Le moto sono state 3.643, ovvero l’8,3% in più rispetto a settembre dell’anno scorso, mentre gli scooter hanno raggiunto le 8.702 unità immatricolate, cioè in calo del 5,1%. Complessivamente la perdita fra moto e scooter, nei confronti del settembre 2012, è stata dell’1.5%. Fra i ciclomotori prosegue invece la caduta verticale, con appena 2.976 registrazioni a settembre, pari a un calo del 25,4%. Se si considerano i primi nove mesi dell’anno, e si accorpano moto e scooter, fra le Case emerge Honda. La casa dell’ala totalizza 30.744 immatricolazioni che valgono il 23,2% del mercato. Alle spalle di Honda si piazzano Piaggio, con il 14,8%, e Yamaha con una quota di mercato pari al 12,4%. entro fuoristrada. E fra le moto di questa famiglia ci sono pure la Ducati Multistrada, al quinto posto, e la Suzuki V-Strom all’ottavo. Debutta, al sesto posto di settembre, la Yamaha MT-09. A settembre continua il dominio dei manubri alti Tornando al solo mese di settembre, la classifica delle moto più vendute vede ancora una volta al primo posto la R1200GS di BMW, che quasi doppia il gruppo delle tre Hypermotard 821 di casa Ducati. Chiude il podio l’interessante KTM 390 che si mette alle spalle la Honda NC700X, altra esponente fra le moto a guida alta e con aspetto 42 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica prima super sportiva è la Panigale che è appena al 38esimo posto con poco più di trecento immatricolazioni in nove mesi. Fra gli scooter va meno peggio la fascia 350-500 cc L’approfondimento per cilindrata per gli scooter 125 cc evidenzia un calo del -25,7% con 26.903 unità (per confronto con l’anno scorso al netto degli scooter di Poste), i 150-200 cc con 21.110 pezzi arretrano di un -16,5%. Più pesante il calo dei 250 cc con 3.149 unità e un -54%, mentre i 300-500 cc pur in flessione con 27.841 vendite pari al -18,5% si confermano come il segmento più numeroso. Debacle per i maxiscooter oltre 500 cc, con 7.416 immatricolazioni e una caduta del -40,8%. Le vendite di moto e scooter da gennaio a settembre segnano un -20,8% Per quanto riguarda l’andamento annuale, nel periodo gennaio-settembre 2013, si sono totalizzate 132.755 vendite e quindi la perdita totale è stata del 20,8% rispetto all’anno scorso (escludendo da questo confronto le vendite di scooter alle Poste). Nel primi nove mesi dell’anno gli scooter hanno totalizzato 86.419 immatricolazioni, pari al -24,9%, mentre le vendite totali delle moto hanno raggiunto le 46.336 unità, con un trend negativo dell’11,8%. I “cinquantini”, come già detto, non si risollevano e con 26.295 pezzi segnano un -37,1% nei confronti di un 2012 già con una perdita di simile portata. 44 Fra le moto c’è una situazione altalenante La situazione analizzando le fasce di cilindrata è molto differenziata, a cominciare dalle grosse cilindrate superiori ai 1000 cc che raggiungono i 14.227 pezzi pari ad un -7,5%. Seguono i volumi delle moto tra 800 e 1000 cc con 11.423 unità e un -12,8% rispetto al 2012. Penalizzate le medie cilindrate sia tra 650 e 750 cc con 9.282 moto e un -20,9%, che le 600 cc con solo 1.883 vendite e un -36%. In positiva controtendenza le 300500 cc con 4.308 pezzi e un +23,3%, stabili le 150-250 cc con 1.797 e un -1%. Infine le 125 cc con 3.416 moto registrano un -15,9%. Ai primi quattro posto ci sono le enduro stradali, mentre la prima naked (Kawasaki ER-6N) è soltanto al settimo posto. Fra custom, turistiche e naked, la Quanto ha venduto ciascuna marca finora? Qui sotto sono riportate le vendite totali per marca da gennaio a settembre 2013. Il dato riguarda le prime cento marche e riporta il totale delle immatricolazioni, quindi è la somma di scooter e moto. è Honda in testa alla quota di mercato: ha oltre il 23% del mercato. Vendite di marca per ciascun segmento Approfondendo il discorso alle marche nei diversi segmenti è interessante leggere le tabelle qui sotto che mostrano le vendite per ogni titologia. Questi dati sono elaborati da Unrae per Ancma su quanto fornito dal Ministero dei Trasporti Attualità e delle Infrastruttture. Nelle sei categorie che comprendono le moto, i modelli vengono inseriti secondo la tipologia scelta dai costrutturi, per cui ci sono disomogeneità nelle classifiche. Ad esempio la Hypermotard Ducati finisce in mezzo ad alcuni modelli specialistici supermotard. E modelli specialistici si ritrovano fra le enduro a fianco di modelli decisamente stradali. Iniziando proprio dal segmento enduro, è BMW a detenere la quota percentualmente maggiore: il 35%. Seguono Honda e KTM, il segmento vale 15.122 immatricolazioni da gennaio a settembre. Fra le naked, le vendite totali sono pari a 13.750 unità, Kawasaki ha il 17% della torta, seguita da Honda e Triumph. Honda è prima fra le sportive: 29% di quota di mercato (che vale 3.921 unità) davanti a Ducati e Kawasaki. Fra le supermotard, che arrivano a 2.848 immatricolazioni, Ducati ha il 43%, precedendo KTM e Honda. Passando alle trial, che sono state 909 da gennaio a settembre, Beta ha il 46% del mercato, davanti a Gas Gas e Ossa. Honda è ancora al primo posto fra le turistiche, con il 35%, davanti a Ducati e BMW. Il segmento vale 4.465 pezzi. Honda è prima nelle categorie turismo e sport, ed è seconda fra le enduro e le naked. Il segmento degli scooter, che è il più importante numericamente, ha registrato fino a settembre 86.419 immatricolazioni. Vede al primo posto la Honda (con il 27% delle quota di mercato), seguita dalla specialista Piaggio e da Kymco. Guarda tutte le classifiche di vendita, le moto e gli scooter più venduti, la classifica per marche e per segmenti, da gennaio a settembre 2013 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica La Yamaha MT-09 e le altre moto trasformiste di Maurizio Gissi | Honda con la NC700 e Yamaha, con la MT-09, hanno dato il via a progetti che vedono più modelli con la struttura in comune. Non sono gli unici esempi di un modo di concepire la moto più al passo con i tempi. Anche se i rischi non mancano L’ arrivo della Yamaha MT-09 rappresenta un nuovo capitolo della strategia Yamaha. In un colpo solo, la Casa numero due al mondo ha riscoperto una cilindrata intermedia (850 cc), un nuovo frazionamento a tre cilindri (schema 46 che aveva abbandonato nel lontano 1981), ha avviato un razionale progetto multiplo e ha risposto alle difficoltà economiche generali contenendo il prezzo finale delle nuove moto che formeranno la serie avviata con la MT-09. Con molta probabilità all’Eicma ci sarà almeno un altro nuovo modello Scarica l’APP del Magazine realizzata sulla base della recente tre cilindri. I disegni che vi mostriamo sono libere interpretazioni di Oberdan Bezzi e di Bar Design. Il primo ha immaginato come potrebbe essere la MT-09 in versione stradale classica e super sport, che diventano una carenata R3 stretta parente della R6 e due varianti secondo il noto filone Fazer, vedi il disegno in alto. Il secondo designer, Luca Bar, l’ha invece immaginata in nuova edizione crossover, una sorta di moderna TDM. Ma sfruttando l’ossatura della MT-09 ci sarebbe spazio anche per una GT come per una enduro stradale nel solco della Super Ténéré. Al di là delle ipotesi più meno fantasiose sulle possibili varianti MT09 che vedremo, è interessante il nuovo approccio industriale di Yamaha e di altri costruttori attenti alle nuove dinamiche globali e al taglio dei prezzi. Una strategia interessante ma non priva Attualità di punti deboli. L’opportunità di sfruttare parti comuni su più modelli per razionalizzare la produzione e abbattere i costi è stata affrontata da molti anni nel mondo dell’automobile, dove motori e piattaforme comuni sono la norma e dove vengono realizzato stabilimenti appositi per la costruzione di uno specifico modello. In ambito motociclistico, dove i volumi sono minori ma dove soprattutto viene respinta la serialità e invece premiata la personalità di ogni singola moto (personalità intesa come impianto stilistico ma anche come impostazione di ciclistica e meccanica), raramente differenti modelli sono nati contemporaneamente. Di solito, e questo vale in maggior misura per i costruttori europei, accade che a una moto di successo ne seguano altre versioni con variazioni di cilindrata o allestimento. Un esempio in questo senso è quello della Ducati Monster, che negli anni è diventata un’articolata famiglia partendo dalla prima M900. Diverso il discorso scooteristico, che da tempo prevede la modularità del progetto come punto di partenza. Altro esempio di multi piattaforma, per così dire primordiale, è quello di Harley-Davidson che realizza linee principali - Sportster, Dyna, Softail, Touring – declinandole in più modelli che condividono molte parti in comune e cambiano lentamente nel corso del tempo. Un’altra variazione sul tema multi disciplina, affrontando cambiando il minor numero possibile di parti, viene ancora una volta da Borgo Panigale che quest’anno ha fatto arrivare in contemporanea Hypermotard, Hypermotard SP e Hyperstrada puntando sull’introduzione del nuovo motore Testastretta da 821 cc e su un unico impianto ciclistico. Nell’ormai lontano 1993 la BMW è stata tra le prime ad affrontare la modularità, mutuando non a caso l’esperienza delle quattro ruote, realizzando il nuovo boxer (850 e 1.100) portante per le sospensioni Telelever e Paralever. Con la medesima struttura di base nascevano nel giro di breve tempo la 1100 RS, la R, la RT, la GS e poi la S. In epoca molto più recente, nel 2011, Honda ha affrontato il concetto modulare con 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb l’inedito progetto NC700, e poi 500. Mostrando in particolare con la 700 un approccio puntuale nell’affrontare il contenimento dei prezzi, fra l’altro in un segmento dove la spesa è una voce importante, in un momento economicamente critico e in una categoria capace di accontentare mercati assai diversi fra loro. Con il progetto NC, realizzato con la stessa base di motore e telaio, sono scaturite una moto naked, una crossover e un ibrido moto-scooter: l’originale Integra che ha pure avviato un filone del tutto nuovo. Ritornando in Italia, e a dimensioni industriali inferiori allo standard giapponese, merita di essere citato l’esempio della MV Agusta. Il suo progetto a tre cilindri è stato ramificato da subito in più versioni 48 Scarica l’APP del Magazine ha un bilanciato rapporto fra potenza e peso in grado di esprimere prestazioni e guidabilità alla portata di differenti configurazioni di moto, e ha dimensioni intermedie sempre per ragioni versatilità. Inoltre Yamaha ha scelto di operare in una fascia di prezzo che possa abbracciare molti potenziali clienti. Tutta questa uniformità di base ha l’evidente vantaggio di ottimizzare la progettazione, di razionalizzare i costi di produzione, di contenere i prezzi e redistribuire gli investimenti e i rischi. Magari obbligando chi si occupa di marketing a uno sforzo supplementare per comunicare le diverse anime di moto che alla fine hanno Attualità una radice comune. Ed è questo il lato difficile di tutta l’operazione se non si è più che abili nell’affrontarne gli aspetti tecnici e di stile. Il rischio è infatti quello di perdere carattere e specializzazione. Che sono qualità più facilmente ottenibili con progetti dedicati e capaci di regalare quella personalità, quel non so che, in grado di orientare la scelta di un acquisto. A meno che modularità non significhi unicamente appiattimento, offra invece l’opportunità di vedere nuove proposte e si trasformi in un taglio dei prezzi. E allora ben vengano progetti come questi. di moto e cilindrata (675 cc, 800 cc e con possibilità ulteriore di crescita a oltre 900) cercando la massima intercambiabilità di componenti - circa il 70% - per realizzare la super sportiva F3, la naked Brutale, la crossover Rivale e un altro modello almeno, stavolta a manubrio alto, che potremmo vedere già alla prossima Eicma. Nel progetto Yamaha MT-09 ci sono affinità con il percorso scelto da MV Agusta. La tre cilindri Yamaha è infatti la prima esponente di altre versioni che sono state concepite in contemporanea e che saranno presentate i sequenza. Come MV ha il motore a tre cilindri di cubatura guarda caso scelta fra media e maxi, così da potere contrastare le concorrenti di entrambe le cilindrate, 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Attualità News Caliari “ANCMA e FMI studiano un’assicurazione per motociclisti” di Andrea Perfetti | Il direttore generale di ANCMA annuncia l’incontro con la Federazione per studiare un’assicurazione ad hoc per motociclisti sul modello di quella francese. Ottima iniziativa, a cui devono seguire i fatti P resso il nuovo Palazzo della Regione Lombardia, alla presenza del governatore Roberto Maroni, del presidente di ANCMA Corrado Capelli e del direttore generale ANCMA Pier Francesco Caliari, è stata presentata la 71esima edizione dell’Esposizione Internazionale del Motociclo (che si terrà a Rho, dal 5 al 10 novembre 2013). Tra i numerosi interventi a cui abbiamo assistito, quello del direttore Caliari è stato il più interessante e vicino alle esigenze dei motociclisti italiani. Il mercato delle due ruote è infatti in forte calo, nel 2012 si è fermato a 255.269 veicoli (-21,8%), e nei primi 8 mesi dell’anno (gennaio – agosto) sono stati 50 venduti 143.694 veicoli a motore (immatricolazioni + 50cc) con una flessione del -25,5% (esclusi gli scooter Piaggio immatricolati dalle Poste). La crisi economica non è la sola causa di questa situazione, in Italia le due ruote sono penalizzate da una serie di costi fissi che sono veri e propri dazi che l’utente finale paga alle lobby. Pensiamo al costo delle patenti (dietro al quale si nascondono gli interessi delle scuole guida) e alla famigerata assicurazione obbligatoria, che nel sud del Paese costituisce un deterrente all’acquisto di moto e scooter. Nel 2012 i conti delle assicurazioni sono tornati in positivo (con utili pari a 5,8 miliardi. Fonte Ania), ma i premi moto 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Attualità visti davvero pochi. In questo caso gli interlocutori in campo sono i più autorevoli (Confindustria e la Federazione Italiana). Per questo da loro non ci aspettiamo passi falsi, anzi valuteremo il loro operato e tra qualche mese vi renderemo conto di questa importantissima iniziativa che potrebbe contribuire al rilancio delle due ruote. I numeri di EICMA 2013 sono ancora saliti. A pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia: è evidente l’interesse delle compagnie a preservare questo tipo di rendita e a scoraggiare la stipula del contratto al sud. Il modello francese Pier Francesco Caliari ha annunciato lo studio congiunto di ANCMA-Confindustria e della Federazione Motociclistica Italiana di una copertura assicurativa specifica, studiata su misura per i motociclisti italiani dalle due associazioni: “Uno dei problemi principali del nostro settore è il caro assicurazioni. Per questo con la FMI e con il presidente Paolo Sesti stiamo valutando la creazione di un’assicurazione dedicata ai 52 motociclisti”. Il modello, aggiungiamo noi, dovrebbe essere quello sperimentato con grande successo in Francia da Mutuelle des Motards, che è stata fondata nel 1983 da soci motociclisti che hanno dato così vita a una moderna compagnia di assicurazione che rappresenta un unicum in Europa. I suoi fondi (necessari a coprire i sinistri) non derivano infatti dalle banche o da società finanziarie, bensì dalle donazioni dei soci (oltre 40.000) appartenenti alla FFMC (Federazione Francese dei Motociclisti Arrabbiati). L’iniziativa incontra ovviamente il nostro favore. Vogliamo però mantenere i piedi ben saldi in terra: in questi ultimi anni sono state spese tante parole sul caro assicurazioni, ma di fatti se ne sono Pier Francesco Caliari ha anche presentato alla stampa i numeri dell’imminente edizione, che conferma EICMA quale salone internazionale più importante sulla scena mondiale. Sono infatti stati superati i 1000 espositori, ma il numero è destinato a salire viste le richieste presenti nella lista d’attesa. 35 i Paesi di provenienza e quattro le delegazioni (Cina, Taiwan, USA, Gran Bretagna). Torna, dopo qualche anno d’assenza, l’appuntamento con la Rosa d’inverno, storico raduno motociclistico che porterà i centauri in fiera domenica 10 novembre. Nona edizione per MotoLive, che ospita 11 competizioni, compresa Riders4Riders, la onlus fondata nel 2010 da piloti e appassionati con l’obiettivo di raccogliere fondi per assistere i piloti con lesioni spinali. Sono confermati anche il Green Planet, l’area Custom e quella dedicata alla sicurezza stradale. Nel complesso saranno utilizzati 280.000 mq lordi. Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, ha manifestato il suo pieno appoggio all’edizione del 2013 di EICMA: “La Lombardia è uno dei quattro motori economici dell’Europa, il principale locomotore dell’Italia. Oggi vive le difficoltà del Paese, ma ha l’energia per venirne fuori. Lo conferma EICMA, che è l’evento di settore più longevo e più visitato al mondo. Nella nostra regione la produzione di due ruote e di accessori è molto significativa, vale oltre 1 miliardo di euro l’anno; nel 2012 sono state prodotte 48.000 due ruote. Per questo EICMA ha un’importanza strategica, è la prima vetrina di ciò che viene prodotto in Lombardia nel settore delle moto e degli scooter”. 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Tecnica di guida Figura 1 I segreti della guida in pista La posizione in sella Dopo le prime due puntate dedicate al tema delle traiettorie in curva, affrontiamo ora il capitolo posizione di guida. Con qualche nozione sulle quote ciclistiche. A condurci è Furio Piccinini, autore del libro “La guida in pista” La posizione di guida Ho un bellissimo ricordo d’infanzia che credo mi seguirà per sempre: mio padre che mi insegna ad andare in bicicletta, aiutandomi e tenendomi dalla parte posteriore della sella. Ricordo molto bene cosa accadde dopo, quando mio padre mi lasciò libero di pedalare in autonomia: alla prima curva scoprii che l’asfalto è compatto. Molto 54 compatto. E scoprii che per guidare qualcosa che abbia due ruote è fondamentale usare il corpo. Detto così potrebbe non essere molto chiaro, ma si tratta di una sacrosanta verità e, se ci pensate attentamente, ve ne convincerete anche voi. Quando vi accomodate sul sedile di un’auto, regolate il sedile e allacciate la cintura di sicurezza, siete pronti per partire: non serve una particolare postura del corpo, se non per quanto concerne il semplice comfort. In moto è tutto diverso. La moto è in equilibrio su due punti d’appoggio, non quattro, pertanto un cambiamento della vostra postura, anche piccolo, ha un determinato riflesso sulla guida. E se da un lato questi riflessi possono essere positivi, perché aiutano nella guida, dall’altro possono anche mettere in pericolo il pilota. Capire come sfruttare al meglio il proprio corpo, sia dal punto di vista della distribuzione dei pesi, sia nella postura vera e propria, è fondamentale ai fini della guida veloce su circuito. Un gioco di equilibri Prima di affrontare l’argomento della posizione di guida, è bene fare chiarezza su alcuni concetti e tecnicismi che gravitano attorno al mondo della moto. Alcuni di voi saranno già pratici di inclinazioni del cannotto di sterzo, avancorsa e così via, mentre altri saranno probabilmente vittime delle famigerate “chiacchiere da bar”. Scopriamo insieme queste verità fumose... Innanzitutto è bene chiarire che sotto la voce “quote ciclistiche” compaiono tutte le misure più importanti inerenti le geometrie di una moto. Tra le principali ricordiamo l’interasse, l’altezza da terra, larghezza e lunghezza, l’inclinazione del cannotto di sterzo, l’offset delle piastre, l’avancorsa e altri dati importanti. Tra queste misure, tutte importanti, ce ne sono alcune che sono fondamentali e influenzano direttamente il comportamento dinamico della moto: l’inclinazione del cannotto di sterzo, l’offset e l’avancorsa. La Figura 1 mostra la rappresentazione delle quote ciclistiche principali di una moto. Risulta piuttosto evidente capire che cosa sia l’inclinazione del cannotto di sterzo, vale a dire la misura dell’angolo tra la verticale e l’inclinazione dell’asse di sterzo. L’offset 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Tecnica di guida Figura 2 è lo spostamento longitudinale dal perno ruota alla linea tracciata dall’inclinazione dell’asse di sterzo. Entrambe queste quote geometriche contribuiscono (anche se non da sole) a determinare l’avancorsa, vale a dire la proiezione a terra tra la perpendicolare del mozzo ruota e l’asse di rotazione della forcella. La Figura 2 mostra chiaramente l’avancorsa e il motivo per cui nelle moto moderne si applica un offset alla forcella: per aumentare l’avancorsa senza dover aumentare l’inclinazione del cannotto di sterzo. Questo libro non rappresenta la sede più adatta per una disamina completa delle geometrie della moto, ma può essere utile sapere che l’avancorsa può essere modificata agendo per esempio sull’altezza della spalla dello pneumatico. Le moto più “corsaiole”, infine, dispongono di un sistema di regolazione dell’inclinazione del cannotto, così da ottenere l’avancorsa desiderata. Il motivo di 56 Figura 3 tutto ciò è semplice: un’avancorsa ridotta significa minor attrito durante il rotolamento della gomma durante la curva, cosa che si traduce in una maggiore reattività della moto nei cambi di direzione e negli inserimenti in curva. Di contro, tale reattività penalizza la stabilità della moto nelle percorrenze veloci. Ecco perché prima di intervenire su una moto acquistando delle belle piastre di sterzo in alluminio anodizzato, è meglio informarsi se queste abbiano gli stessi valori di offset (Figura 3) dell’originale. Il vostro corpo è uno strumento Provate a osservare una gara di moto, anche in TV, e cercate di concentrarvi sulla posizione che i piloti assumono quando danzano tra una curva e l’altra. Noterete subito che ci sono grandi differenze tra uno e l’altro, così come diverse sono le traiettorie che seguono. Lo stile di guida di un pilota è condizionato da molti fattori, ma per ora concentriamoci su quelli che ci riguardano direttamente. La moto accelera, frena e curva, ma non lo fa da sola: serve il vostro corpo. Durante la guida dovrete contrastare la forza di inerzia in frenata, che cerca di “spingervi” davanti alla moto, quella in accelerazione, che vi “allunga” le braccia, oltre alla forza centrifuga in curva. È evidente che per resistere a tali sollecitazioni non basta starsene seduti in sella come capita, ma ci vuole un metodo. Considerate che il peso del vostro corpo, sommato a tutta l’attrezzatura che indossate, di norma costituisce un buon 50% del peso della moto, ragion per cui quando vi muovete in sella il veicolo è anch’esso sottoposto a sollecitazioni forti. I vantaggi di uno stile di guida corretto sono molteplici. Da un lato è possibile guidare con una minor tensione muscolare, preservando le energie. Dall’altro si carica la moto in modo corretto e nei tempi giusti, massimizzando l’efficacia di un mezzo che è stato progettato per avere in sella un pilota e non uno scimpanzé che si agita a casaccio. È vero che la moto ha il proprio baricentro, così come voi ne avete uno, ma quando salite in sella, è come se si creasse una sorta di nuovo baricentro, che è la risultante dei due citati. Se il corpo è importante, quindi, lo è anche restare con i piedi per terra: come istruttore di guida ho sentito diverse volte affermare che “si guida solo col corpo”. Il concetto di per sé è corretto, ma l’estremizzazione di tali concetti porta solo a dei guai. Fate pure le vostre prove e verificate se riuscite col solo uso del corpo a far cambiare direzione alla moto in una chicane veloce... Sacchi di patate astenersi Sarà forse una reminiscenza dell’uso della 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica una perdita di aderenza improvvisa, se siete troppo seduti non riuscirete a recuperare e verrete sbalzati di sella, in quello che viene chiamato high side. La piega, questa sconosciuta Vi siete mai chiesti perché quando affrontano una curva i piloti si protendono verso l’interno? Insomma, perché si piega, portando il ginocchio a terra? Ci sono diverse spiegazioni di questo comportamento, tutte legate in qualche modo alla fisica, ma dato che non si tratta di un testo scolastico di fisica, cercherò di semplificare il più possibile le cose. L’esempio è bizzarro, lo so, ma spero possa tornarvi utile per comprendere il perché di questa tecnica. Figura 4 bicicletta, ma la sella di una moto è diversa, sia come forma, sia come utilizzo. In bici ci si siede comodamente, anche perché bisogna spingere sui pedali e per farlo al meglio bisogna pur avere un minimo di comodità. In moto è tutto diverso e tra gli errori più comuni c’è proprio il sedersi in sella come dei sacchi di patate, con tutto il peso del corpo che grava sul “cuscino”, come se si trattasse di una poltrona. Come mi spiegò il Campione del Mondo Marco Lucchinelli, la sella in pista è un accessorio inutile e la posizione di guida deve essere scomoda. I muscoli delle gambe devono essere costantemente in tensione e la sella non va toccata neppure in rettilineo. Come abbiamo visto prima, i piloti usano questa tecnica per guadagnare qualche chilometro orario di 58 velocità, ma è utile anche per assorbire meglio le asperità dell’asfalto e le variazioni di livello senza interferire sulla ciclistica e migliorando la stabilità. In pratica è come se le vostre gambe funzionassero come due ammortizzatori supplementari, che smorzano i movimenti del vostro corpo. Dato che la moto risente molto delle forze applicate, occorre fare una precisazione anche per il loro punto di applicazione. Se state seduti in sella, il punto di applicazione della forza peso sarà piuttosto alto (la sella, appunto), mentre se vi sostenete sulle pedane, il punto di applicazione sarà molto più vicino al suolo e al baricentro della moto, migliorando ancora di più la stabilità. Il fatto di non sedersi come sacchi di patate in sella è fondamentale anche in curva: in caso di Siete mai saliti sui trampoli? Da ragazzi in molti lo hanno fatto; salendo sui trampoli, quando si è ancora vicini al terreno, si riesce a mantenere abbastanza agevolmente l’equilibrio. A mano a mano che si sale e ci si allontana da terra, l’equilibrio diventa sempre più precario, al punto che il minimo movimento provoca una grande variazione della stabilità. Con la moto non è molto diverso, anche se si tratta di un sistema in movimento: più restate in alto e più sarete instabili e poiché, oltre alle forze normali che determinano l’equilibrio, c’è anche la forza centrifuga (che tende a farvi “partire” per la tangente in esterno curva), controbilanciate il sistema di forze portandovi all’interno. Il fatto di toccare l’asfalto con il ginocchio (o meglio con lo slider) non è di per sé indicativo, dato che serve solo come riferimento di quanto il binomio moto-pilota è inclinato rispetto all’asse normale. Non commettete il classico errore del principiante: essere convinto che toccare con il ginocchio significhi andar forte. Si tratta infatti solo di una conseguenza della guida veloce, non di un traguardo. L’altro motivo per cui si piega in curva è per massimizzare l’impronta a terra dello pneumatico. A differenza degli pneumatici Tecnica di guida per auto, che hanno un profilo piatto, quelli per le moto, in particolare le supersportive, hanno profili curvi e più o meno appuntiti. All’aumentare dell’inclinazione della moto in curva, la superficie di contatto tra gomma e asfalto si riduce sempre di più e la conferma di questo fatto è che a grandi inclinazioni non è possibile accelerare più di tanto, a meno desiderare ardentemente di volare per aria, in quello che gli addetti ai lavori chiamano high-side. Sporgendosi dalla moto, però, il pilota riesce a raddrizzare un po’ di più la moto rispetto a una guida “normale”, facendo sì che la superficie di contatto tra gomma e asfalto sia maggiore; ciò si traduce nella possibilità di aprire prima (e di più) il gas, per affrontare la fase di uscita dalla curva e l’accelerazione. I profili degli pneumatici moderni sono cambiati molto nel corso degli ultimi anni e ora offrono una “spalla” (la parte più esterna del battistrada) molto consistente. Il profilo complessivo è quindi molto appuntito e questa conformazione ha il pregio di offrire una superficie di contatto migliorata anche a forti inclinazioni. Provate a osservare uno pneumatico stradale comune e una gomma in mescola (meglio ancora se slick): noterete subito l’enorme differenza del profilo. La Figura 4 evidenzia proprio questo tipo di differenza; a parità di larghezza del pneumatico, lo slick sulla destra è molto più appuntito, cosa che, se da un lato lo rende meno stabile in rettilineo e frenata, dall’altro offre una superficie più rettilinea in corrispondenza della spalla. Il libro “La guida in pista”, edito da Hoepli, è disponibili a questo link * Furio Piccinini, classe 1976, è l’autore del volume “La guida in pista”, che verrà sviscerato in una serie di puntate su Moto.it, ma se avete fretta potete andare in libreria o collegarvi al sito dell’editore Hoepli e acquistarlo. Piccinini ha collaborato come istruttore di guida con diverse scuole di pilotaggio e circuiti italiani. Attualmente prosegue nell’insegnamento delle tecniche di pilotaggio presso varie piste. 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News Iniziativa iLike@OJ Design Contest La selezione dei progetti più belli giunti in redazione per l’OJ Design Contest. Guardateli nella gallery e scegliete quello che vi piace di più 60 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Iniziativa Media 62 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 64 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Iniziativa 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica I Racconti di Moto.it “Più lontano nel mondo” di Antonio Privitera | Qui c’è sempre caldo, specie quando i monsoni rendono l’aria così umida che ti sembra di respirare salsa di soia; quel giorno maledetto ero con la mia motocicletta su una montagna al confine tra la Cina e... C apisco, signor Console. Ora le spiego: c’era caldo, ma qui c’è sempre caldo, specie quando i monsoni rendono l’aria così umida che ti sembra di respirare salsa di soia; quel giorno maledetto ero con la mia motocicletta su una montagna al confine tra la Cina e questo paese piccolo ma aggressivo. Tenendo la moto accesa tra le gambe stanche e poggiate le braccia sul manubrio, attendevo che l’adrenalina calasse; il mono ad aria stantuffava con la stessa regolarità tenace dei battiti del cuore e scuoteva il mio corpo, esausto 66 dopo quella lunga scarpinata in fuoristrada. Le vibrazioni da fermo non erano fastidiose ma erano profonde: scavavano nel mio stomaco una stanchezza felice, della quale non riuscivo ancora a riprendermi e che mi inchiodava ancora in sella come un cristo sulla sua croce, con la moto immobile e lo sguardo perso verso la pianura verde e selvaggia diverse centinaia di metri più in basso. Dopo qualche minuto scesi dalla moto gagliardamente e tolsi il casco, ero solo, da molti chilometri non incontravo nessuno, felice di essere arrivato così lontano, inoltre provavo una Scarica l’APP del Magazine sovreccitata ansia al pensiero di poterla raccontare quando sarei tornato a casa. Perché prima o poi sarei tornato. Non ebbi il coraggio di spegnere il motore: forse temevo che il silenzio mi facesse sentire il vuoto attorno e improvvisamente mi sentii solo; Dio mio, ero impreparato: solo la presenza a me stesso avrebbe potuto garantirmi il passaporto per tornare alla mia vita o almeno a quella che mi ero temporaneamente lasciato alle spalle in Italia. Cercai di resistere alla tentazione di cercare nelle tasche il cordone ombelicale che tiene molti di noi ancorati alle responsabilità senza le quali ci sentiremmo un po’ persi e pensai “’fanculo i social network”, lasciando sbraitare invano la naturale propensione al narcisismo che alberga in ogni sano motociclista. Comunque, lo tirai fuori cinque minuti dopo con un gesto compulsivo e notai la totale assenza di rete. Meglio. Ero partito per un giro in moto un sabato mattina e due mesi dopo non ero ancora tornato; due mesi di improvvisazione e sacrifici, di telefonate via via meno drammatiche e più rade per spiegare che sentivo il bisogno di andare lontano e di tornare solo quando mi fossi sentito soddisfatto o quando ne avessi sentito la necessità insostituibile - che non volevo comunque confondere con la nostalgia-. Avevo preso un periodo di aspettativa dal lavoro e il fatto di non avere nessuno che dipendesse dalla mia presenza fece il resto. Mi accusarono di vile fuga, di codarda evasione silenziosa e proditoria da un regime quotidiano che non era poi questa schifezza, di dilapidare incoscientemente i risparmi per un viaggio che non si sapeva quando sarebbe finito. Io dicevo che il mio viaggio si sarebbe concluso al momento giusto e la telefonata finiva lì. Feci un attimo due conti: ero in giro da oltre sessanta giorni, avevo percorso circa diecimila chilometri, attraversato una decina di stati e mi chiesi se ancora non ero soddisfatto. No, non ero soddisfatto, ma avevo capito: l’indomani avrei puntato ad ovest. Si torna a casa, mi dissi. L’avventura è bella ma ora basta. Scrissi sul tablet il messaggio da mandare a Lucrezia quando avessi trovato una La lettura connessione, sarebbe stato il primo messaggio dopo l’unica telefonata che le feci quando ero già imprendibile dai rimorsi per averla abbandonata. Ciao Lucrezia, mi trovo lontano. Sono su un’altura disabitata e ventosa, unica compagnia la mia moto, quella che a te non piace, un tempio diroccato e il nulla. Avevo ragione io: con questo viaggio in moto sono arrivato a toccare con le mani l’impalpabile sommità dei miei pensieri; voi invece avevate torto: un viaggio come questo non è una pazzia. Mi avete bollato come un complessato privo del nerbo necessario per arrivare a fine mese, un capriccioso, uno che fa troppe storie e troppe recriminazioni sulla vita che corre troppo rapida per poter solo immaginare di inseguirla con una motocicletta, non importa quanto grossa e potente; e poi, figurati, la mia non fa manco i centosessanta. Arrivato fin quassù penso di avere compreso ciò che mi ha spinto ad allontanarmi da tutti: non le delusioni, non la routine, nemmeno il peso delle crescenti responsabilità che un rapporto come il nostro si tira dietro ora che non abbiamo più vent’anni. Volevo solo fare un giro in moto e salvare il mondo, capirlo meglio. Ma ho sbagliato, adesso mi sento solo e sconclusionato. Non è il senso dell’avventura o l’affrontare viaggi improbabili che salverà il mondo; no, il mondo può essere salvato solo dalla gioia, di cui attualmente sono privo. È per questo che credo che il mio viaggio sia finito, nessun posto è abbastanza lontano se sei in fuga da te stesso, oggi invertirò la rotta e raggomitolerò il filo che mi tiene unito a te. Anche la mia motocicletta è stanca, non escludo di lasciarla all’aeroporto internazionale più vicino e tornare presto, molto presto. Tuo, Amilcare. Lo rilessi fino ad impararlo a memoria, senza mai modificarlo. Era la resa a ciò che mi sentivo di essere veramente e la fine di una vita da ragazzaccio che non dava mai spiegazioni a nessuno. Sufficientemente retorico ed enigmatico, mi avrebbe fatto certamente apparire come un eroe al momento del mio rientro in Italia, preservando la mia dignità. Mi sentii meglio, anche se il messaggio non poteva essere 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito inviato per mancanza di segnale. Avevo comunque maturato quella sensibilità che mi fece godere di ogni istante degli ultimi due mesi e, contemporaneamente, sentire l’importanza di Lucrezia e della mia vita di sempre della quale ero un evaso, un galeotto della normalità nella quale volevo sinceramente rientrare prima possibile ora che mi ero accorto che il mondo era troppo piccolo per sfuggire alle mie inadeguatezze e troppo grande per essere visto tutto in sella alla mia motocicletta. Non ebbi il tempo di fare altre riflessioni pedanti, improvvisamente un concerto di ticchettii metallici prese il posto del rumore sordo e frusciante del motore e dello scarico. Un manipolo di ragazzi armati e aggressivi in divisa kaki mi si era avvicinato di sorpresa, coperti dal rumore della mia motocicletta. Erano giovani soldati e parlavano nella loro incomprensibile lingua, il più cresciuto di loro prese la mia moto e la spinse ridendo giù dal dirupo poi prese il mio zaino e lo frugò, cercando non so cosa, forse droga, forse denaro, non lo so. A spintoni mi fecero salire su un camion, ammanettandomi. Ero terrorizzato, chiedevo in inglese ai soldati perché mi avessero arrestato ma nessuno rispondeva. Arrivati qui, mi fecero un interrogatorio del quale non capii nulla se non la parola “bike” pronunciata più volte da quello che sembrava un generale. Poi, saranno trascorsi non più di trenta minuti dal momento del mio arresto, mi misero in questa cella, ad attendere: “wait”, eppure sono sempre stato certo che prima o poi un’ambasciata, un faccendiere, i servizi segreti, insomma qualcuno come lei sarebbe venuto fuori a tirarmi fuori da questa situazione assurda. Io non ho fatto niente, ho solo fatto un giro in moto. Questi mi hanno pure buttato giù la moto dal dirupo, non ho più nulla. Non sono mai riuscito a fare una telefonata o a contattare qualcuno, qui si viene trattati come animali. Ora è arrivato lei, signor Console, in tutta onestà con un certo ritardo sui tempi che avevo sperato, ma apprezzo comunque, e mi chiede di raccontarle tutta la mia storia. Sono io, invece, a farle una domanda: 68 Periodico elettronico di informazione motociclistica come mai ci avete messo cinque anni a trovarmi? No, aspetti; ci ho ripensato, lasci stare. Non lo voglio sapere, sono soltanto felice di poter uscire di qui con le mie gambe. Andiamo. Amilcare salutò a cenni i suoi compagni di cella e, scortato dal console e da un traduttore, fu portato fuori dalla prigione. Prima di uscire, gli fu restituito lo zaino, contro ogni previsione ancora integro. Per lui fu il primo ritorno a casa. Quello zaino era stato la sua àncora e la sua dimora, c’era pure il tablet. Non aveva soldi, il console con un gesto di disprezzo malcelato gli allungò cento dollari, “a titolo personale”, senza curarsi di nascondere il compatimento verso un omaccione di trentacinque anni che voleva fare l’esploratore solitario, l’asceta, il cercatore di avventura, e si era ritrovato ad essere inseguito dall’esercito per avere varcato il confine tra due stati in guerra senza manco accorgersene. Gli era andata dritta che non lo avevano fucilato sul posto. Ma era stato ragazzo anche lui, e un po’ invidiava chi aveva abbandonato la vita regolare e comoda per buttarsi a capofitto nell’ignoto del viaggio in solitaria. Del resto, lui stesso era diventato console perché voleva girare il mondo. Si tenne per sé che la vera ragione per la quale lo avevano trovato e fatto liberare era uno scambio di favori tra paesi: quello che lo teneva prigioniero reclamava alcuni attivisti politici arrestati in Italia e mai estradati e il nuovo governo italiano ottenne in cambio il rilascio di tutti i propri cittadini detenuti ad ogni titolo nelle loro prigioni, comunicando ai media la cosa e facendosene un vanto. Tra tanti nomi conosciuti, era inaspettatamente spuntato lui: Amilcare Trombetta, di Vigevano, agente immobiliare. La cui scomparsa era stata denunciata distrattamente da qualcuno, anni fa. Un uomo, un amico. Non un parente. Strano, nessun altro aveva mai chiesto di lui. Solo questo signore napoletano che non mollava l’osso, da cinque anni. Intascati i cento dollari, Amilcare salutò il console ma rifiutandosi di prendere subito l’aereo militare per l’Italia; i soldi glieli avrebbe ridati con un bonifico, erano un prestito. Giurò, Scarica l’APP del Magazine senza crederci, che nel pomeriggio sarebbe andato all’ambasciata per imbarcarsi sul volo che lo avrebbe portato in Italia. Dentro abiti nuovi e puliti, andò in un ristorante ed ordinò un piatto di riso al curry, prese l’alimentatore e mise in carica il tablet. Attese cinque minuti, giusto il tempo di divorare il primo piatto e di ordinarne un secondo, assieme ad una birra. Accese il tablet e lo connesse al wi-fi. Trovò il messaggio da inviare a Lucrezia ancora in memoria e lo rilesse, trovandolo esattamente come se lo ricordava. Non esitò e decise di ricominciare da dove aveva lasciato: lo inviò, con un lievissimo ritardo di appena cinque anni. “Destinatario sconosciuto”, e vabbè. Ci aveva provato. Gliene arrivò un altro, invece. Temeva di sapere da chi provenisse. Era Giuseppe, Peppone, il guzzista conosciuto al raduno sulla costiera amalfitana col quale aveva condiviso la camera d’albergo prenotata dal motoclub. Lesse il lungo messaggio, stette un po’ a riflettere e rispose brevemente: “Grazie Peppone per il tuo attaccamento, ho capito che dietro la mia liberazione ci sei anche e soprattutto tu; La lettura ma questo non cambia le cose: non è che per una volta che uno prova un tipo di moto diversa da quella di sempre si deve poi pensare che si è cambiato genere. Capisci ammè! Le prove sono fatte per questo, per toccare con mano, per dare un giudizio di persona di una cosa che non si conosceva prima. Teniamo i sentimenti fuori, ok? Avremmo potuto essere amici, ma non così amici. E’ stato bello: la costiera amalfitana, l’aria estiva, Posillipo… ma ora vedi di dimenticarti, pure tu, di me. Amilcare.“ Ecchecavolo, per una volta che aveva ceduto la cosa era trapelata perché Peppone faceva l’isterica! Quello lo perseguitava, lo aveva costretto prima a nascondersi per la vergogna e poi a fuggire lontano. Lontano, sì. Ma sempre nel mondo. Però era l’unica persona che lo aveva cercato. Però… però un cazzo, si disse. Io sono Amilcare Trombetta, uomo e motociclista fino al midollo e ora… e ora… Uscì fuori, si mise lo zaino in spalla, rubò il primo Honda Cub parcheggiato fuori dal ristorante e scappò via; fuga o galera va bene tutto, fuorché il mondo. 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine pagato del mondo. Sarà anche diventato molto ricco, ma Rossi, almeno ai miei occhi, è mosso tuttora dalla passione vera. A casa ho poche coppe. Perché non ne ho prese molte, giusto, e poi perché qualcuna l’ho dimenticata con il passare degli anni in qualche redazione o in qualche cantina. Sono affezionato alle due minuscole coppette di bronzo che riceve ogni pilota che conclude la 24 Ore di Le Mans, e a quella non tanto più grande per il secondo posto assoluto nella 24 Ore di Spa-Francorchamps 1975, con la 1000 tre cilindri Laverda ufficiale in coppia con Roberto Gallina. Le più belle che ho sono italiane: un giro veloce a Grosseto 1974 classe 250, un terzo posto a Misano classe 500 1976, un altro terzo posto a Modena stessa classe e stessa stagione. C Editoriale Poca roba, niente di paragonabile a quel che raccoglie in carriera un qualunque pilota professionista. Correvo per hobby e la mia storia motociclistica è quasi tutta lì; e tutte le volte che guardo una coppa riemergono sensazioni, suoni, profumi e colori. Non ho fatto i soldi, con le corse, ma ho fatto di più: ho dato tutto quel che avevo dentro e sono stato felice. Qualcuno penserà che sono troppo di parte, nel caso di Rossi, e magari anche troppo romantico in assoluto. Pazienza, non si può piacere a tutti. Resta il fatto che in un mondo sempre più artificioso e lontano dalla realtà, per una volta, invece di sentir parlare soltanto di strategie, di elettronica e di gomme, si è sentita semplicemente una parola di sport. A me ha fatto bene. Media Nico Cereghini Una semplice frase di sport iao a tutti! Della domenica appena passata, Del fine settimana convulso, con Aragon e st ra r i cca di eventi, mi ha colpito la Laguna Seca e anche il Cross delle Nazioni, frase di un protagonista. Pa- registro soprattutto una semplice frase che mi ragonata al pasticcio di Mar- è molto piaciuta. Per molti sarà una banalità, quez e Pedrosa – sul quale quasi tutto è stato detto, e eppure parla di sport nel modo più vero attendo il parere finale della Race Direction per avere un quadro completo - Erano anni che non sentivo parole così semplici questa di cui vi racconto è una cosetta, una fac- eppure così importanti. Le parole hanno un vacenda minore; e probabilmente l’avrete sentita lore. Andare sul podio, portare a casa la coppa e anche voi, ma sarà scivolata via senza lasciar metterla vicina alle altre: non è questa l’essenza tracce. E’ stato quando Valentino, nel dopogara, dello sport? Per questo si mettono in gioco da facendo il bilancio della sua corsa un po’ così, ha sempre, ogni domenica, tutti i piloti, grandi e concluso in questo modo: “E comunque portia- piccoli, dalla minimoto al CIV. E mi è parso bello mo a casa la coppa, e non è male”. Nella mia testa che a fare questa affermazione così banale ma è suonata una campanella collegata alla storia. anche così profonda sia stato il pilota di moto più 70 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Media Stoner in sella alla Honda Production Stoner ha provato a Motegi in Giappone l’attuale HRC impegnata nella MotoGP e la Honda Production che debutterà il prossimo anno. “La Production mi ha davvero impressionato” è stato il commento di Casey C ome annunciato Stoner è stato il tester di eccezione della Honda Production che da prossimo anno vedremo in pista. Il test sarebbe dovuto durare due giorni ma il maltempo anche questa volta ha dimezzato il lavoro di Stoner. Casey ha provato la RC213V attualmente impegnata nel campionato MotoGP e nel pomeriggio si è dedicato invece alla moto che competerà nella “Production Racer”. Alle 15.45 però il maltempo ha di nuovo interrotto i test. Casey Stoner «Il meteo ha giocato un ruolo importante. 72 E’ stato frustrante no riuscire a dividere il carico di lavoro su due giorni. Abbiamo provato a fare tutto in un giorno, ma è stato davvero difficile. Abbiamo iniziato lavorando sulla RCV cercando di trovare un assetto che potesse essere una base di partenza. Abiamo provato due telai differenti per verificare modifiche e miglioramenti. Abbiamo poi testato anche la Production e mi ha davvero impressionato più del previsto. Ho avuto sensazioni simili alla RCV, con un po’ meno potenza e una diversa sensazione per quanto riguarda il freno motore. Con alcune piccole modifiche questa moto sarà davvero competitiva e non vedo l’ora di fare il prossimo test». 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Le foto più spettacolari del GP di Aragon Un GP caratterizzato dalla caduta di Pedrosa, che dice definitivamente addio al mondiale e dalla vittoria di Marquez, con le Yamaha di Lorenzo e Rossi a completare il podio. Ecco gli scatti che raccontano il GP di di Spagna dentro e fuori la pista 74 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 76 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Media 78 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 80 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 81 SPECIALE superbike GP di Magny-Cours 82 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Sykes vince gara 1 nel GP francese di Carlo Baldi | A Quattro giri dalla fine viene esposta la bandiera rossa per la caduta di Aitchison e Sykes, in testa dal primo giro, vince davanti a Guintoli e Laverty. Quarto posto di Giugliano e quinto di Melandri A ncora una bandiera rossa protagonista della prima manche della Superbike. Dopo le due di Laguna Seca anche qui a Magny Cours gara uno è stata interrotta, questa volta definitivamente essendo stati percorsi 18 dei 23 giri previsti, a causa di un highside di Aitchison la cui moto ha preso fuoco ed è rimasta in mezzo alla pista. Una Kawasaki in fiamme ha sancito la vittoria di un’altra Kawasaki, quella di Tom Sykes. L’inglese della Kawasaki era saldamente in testa, con quasi due secondi di vantaggio sul suo diretto rivale nella lotta per il titolo Sylvain Guintoli. L’inglese della Kawasaki era partito come un fulmine dalla 84 pole position ed è stato in testa dal primo all’ultimo giro. Guintoli si era portato alle sue spalle sin dal secondo giro, ma aveva ben presto perso la scia di Tom che portava il suo vantaggio a quasi due secondi. Alle loro spalle Laverty, che nel corso del secondo giro aveva superato Giugliano, aveva preso un buon margine di vantaggio nei confronti del pilota del team Althea, ma era ormai tagliato fuori dalla lotta per la vittoria. Sykes sale quindi sul gradino più alto del podio affiancato dalle due Aprilia ufficiali. Quarto un ottimo Giugliano che perse due posizioni nei primi giri, si è assestato al quarto posto, troppo lontano da Laverty ma con un largo margine di vantaggio su Scarica l’APP del Magazine Superbike Melandri che lo seguiva in quinta posizione. Gara anonima quella del pilota della BMW, che anche se ancora non matematicamente, può dare l’addio al titolo mondiale che resta ora in bilico tra Sykes ed i due piloti Aprilia. I tre che oggi sono saliti sul podio a Magny Cours. Pirro, anche se con la schiena dolorante a causa della brutta caduta di ieri in Superpole, fa una grande gara e porta la Panigale al sesto posto. A metà gara circa Michele è balzato in testa al gruppo di sei piloti che si stavano giocando la sesta piazza e nell’arco di pochi giri ha salutato la compagnia. Bello ed acceso il duello nel gruppo che ha vivacizzato una gara abbastanza noiosa. Oltre a Pirro hanno dato spettacolo a forza di staccate e carenate, Fabrizio, Haslam e Badovini, che hanno chiuso nell’ordine andando ad occupare dal settimo al nono posto. Fabrizio sembra essersi finalmente adattato alla sua nuova moto ed ha dimostrato di poter se non altro stare assieme ad Haslam che guida la CBR da quasi un anno. Del gruppo hanno fatto a lungo parte anche Elias e Philippe. Questi ultimi due sono caduti nel corso del quattordicesimo giro. Lo spagnolo ha perso aderenza al posteriore trascinando nella sabbia l’incolpevole sostituto di Camier. Toni, convinto di essere stato toccato si è vistosamente lamentato con il francese, ma le immagini hanno dimostrato il contrario. Parlando di cadute vanno ricordate quella di Davies al secondo giro e di Cluzel che ha terminato nella via di fuga al terzo passaggio una gara che sperava di concludere ben diversamente davanti al proprio pubblico. Ottimo il decimo posto di Lanzi che porta punti mondiali al debuttante team Mesaroli racing. Salom commette molti errori ed alla fine è undicesimo davanti alla Kawasaki privata di Sandi. Philippe, al contrario di Elias, ha concluso la gara tredicesimo davanti a Lai e a Iannuzzo. In classifica Sykes porta a 29 i suoi punti di vantaggio su Guintoli che sopravanza Laverty che di unti ne deve recuperare 32. Ormai quasi fuori dai giochi Melandri a 56 lunghezze da Sykes. 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Doppietta di Sykes a Magny Cours di Carlo Baldi | Doppia vittoria per Sykes che porta a 37 punti il suo vantaggio su Laverty, secondo davanti a Guintoli. Gara sospesa all’ultimo giro dalla bandiera rossa per la caduta dei 2 piloti Aprilia. Settimo Melandri A ncora una bandiera rossa ed ancora una vittoria di Sykes, questa volta ancora più netta della precedente. La gara viene definitivamente interrotta dalla bandiera rossa esposta a causa della doppia caduta di Guintoli e Laverty in un punto bagnato dalla pioggia che da due giri cadeva a tratti sulla pista francese, ma quando ormai Sykes aveva accumulato un vantaggio di oltre 86 undici secondi sui suoi diretti avversari, che lo inseguono anche nella classifica iridata. Chi si attendeva un calo nel finale da parte dell’inglese della Kawasaki, è stato smentito perché Sykes negli ultimi tre giri ha incrementato il suo vantaggio di oltre due secondi. Laverty ma ancora di più Guintoli hanno ben presto capito che contro l’alfiere della casa di Akashi c’era ben poco da fare e da metà gara in poi hanno tirato i remi in barca, Scarica l’APP del Magazine Superbike duellando tra loro per la seconda posizione. Alla fine, dopo essere caduti quasi in contemporanea, sono stati salvati dalla bandiera rossa che li tiene ancora matematicamente in corsa per un titolo che però Sykes oggi ha dimostrato di strameritare. Alle spalle dei tre contendenti per poco non ha goduto Giugliano che dopo una gara attenta ma generosa, ha portato a casa un altro quarto posto che lo proietta al sesto posto della classifica piloti, primo dei privati. Davies è quinto dopo essere sempre stato alle spalle del pilota del team Althea, ma senza mai tentare un sorpasso. Lo ha tentato il suo compagno di squadra, ma ha sbagliato e si è ritrovato nella sabbia dove sarebbe stato meglio avere un GS anziché una S1000RR. Quando è tronato in pista Melandri si è lanciato in un generoso inseguimento che lo ha portato sino al settimo posto finale, subito dietro il francese Philippe vera rivelazione di questo weekend, nonostante la caduta nella quale lo ha coinvolto Elias. Lo spagnolo non ha brillato e così come a Laguna Seca si deve accontentare di posizioni di rincalzo nonostante cavalchi la stessa moto di Giugliano. Ancora un buon piazzamento per Lanzi ed il suo debuttante team Mesaroli Racing. Lorenzo torna a casa con un decimo ed un nono posto, due risultati che pensiamo siano superiori anche alle più rosee aspettative della nuova squadra italiana. Non sorride invece la Ducati che dopo la grande prova di Pirro in gara uno ha perso ben presto Michele per una caduta mentre Badovini non è andato oltre il decimo posto. Dietro alla Panigale del pilota di Biella troviamo un trenino di Kawasaki composto da Salom, Aitchison e Sandi. Cluzel è riuscito nell’impresa di cadere due volte in queste due gare. Questa volta ha potuto riprendere la gara ma ha concluso al quattordicesimo posto. Chiude la classifica Fabrizio. Lai che torna in Italia con tre insperati punti mondiali. Non sono arrivate al traguardo le due Pata Honda di Fabrizio ed Haslam entrambe alle prese con problemi tecnici che ne hanno causato il ritiro, mentre Iannuzzo non ha visto il traguardo a causa di una caduta. 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Le pagelle Del GP di Magny Cours di Carlo Baldi | Un weekend dominato da Sykes e dalla Kawasaki che ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Doveva essere la gara della rivincita di Guintoli, ma si è rivelato invece la consacrazione di Sykes U n weekend dominato da Sykes e dalla Kawasaki che ha vinto tutto quello che c’era da vincere : la gara della Stock 600 con Nocco, la Supersport con Sofuoglu, la Stock 1000 con Guarnoni, le due gare Superbike e la Superpole con il pilota inglese che in Francia si è di nuovo trasformato nel verde Hulk che avevamo già visto a Donington e a Imola, dove Tom aveva messo a segno le altre sue doppiette di questa stagione. Doveva essere il weekend della rivincita di Guintoli e dell’Aprilia, 88 ma si è rivelato invece la consacrazione di Sykes e della Kawasaki. E a chi in gara uno, fermata definitivamente dalla bandiera rossa a cinque giri dal termine, si chiedeva cosa sarebbe potuto succedere nei giri finali a Sykes e alla sua Ninja che spesso andava in crisi con le gomme, Tom ha risposto nella seconda manche, quando negli ultimi tre giri ha inflitto oltre due secondi di distacco ai suoi inseguitori Laverty e Guintoli, che sono stati graziati dall’ennesima bandiera rossa, che li ha rimessi in gioco dopo che i due, dato Scarica l’APP del Magazine ormai per perso il gradino più alto del podio, si erano messi a battagliare per il primato in gara ed anche in campionato, visto che i due in classifica sono divisi da un solo punto. La bandiera rossa dà e la bandiera rossa toglie. A Laguna Seca Guintli era stato penalizzato per ben due vote dalla red flag che gli aveva impedito di vincere la prima manche. La stessa bandiera oggi lo ha tenuto ancora in corsa per il titolo, anche se per lui come per il suo compagno di squadra, resta solo la matematica a giustificare le speranze marcate Aprilia. I tre piloti in lotta per il titolo sono stati i protagonisti delle due gare francesi, ma alle loro spalle si è messo in mostra un sorprendete Davide Giugliano. Sorprendente perché in pochi mesi il giovane pilota del team Althea si è strappato di dosso la prematura etichetta di pilota irruento ed incapace di gestire il suo talento, per mostrarsi invece concreto e capace di leggere non solo la gara, ma anche le sue effettive possibilità in ogni frangente. Nella giornata della Kawasaki affonda Superbike la corrazzata BMW che a Magny Cours ha raccolto solo briciole. Ci auguriamo che in Spagna la casa tedesca possa raccogliere risultati decisamente migliori, per non lasciare la Superbike in tono dimesso dopo che per anni ha investito grandi energie e risorse. Continua ad essere travagliata la stagione della Ducati. Dopo Checa, Badovini, Canepa, Baiocco, La Marra e Hayden (tra test e gare) è toccato a Pirro salire sulla Panigale. “La moto mi consente di entrare forte in curva - ci aveva detto Michele venerdì sera - ma in percorrenza la ruota posteriore tende a perdere aderenza”. Detto fatto il pilota di San Giovanni Rotondo è caduto sia in prova che in gara, però in gara uno con il suo sesto posto ha dimostrato di essere forse il pilota più adatto a proseguire lo sviluppo della controversa 1199. Ironia della sorte un inossidabile Lanzi, con la quasi pensionata 1098 ed un team al debutto, raccoglie gli stessi punti di Badovini ed è il primo pilota Ducati in gara due. Musi lunghi a Borgo Panigale ma 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito anche a Tokio, visto che Fabrizio ed Haslam non vanno più in la di due onesti piazzamenti nella prima manche mentre si devono entrambi fermare per problemi tecnici nella seconda. Complimenti a Vincent Philippe, che sale sulla moto di Camier e non lo fa rimpiangere più di tanto. Ma la nostra stima e solidarietà va alle migliaia di motard francesi che hanno sfidato pioggia, nebbia e freddo ed hanno raggiunto il circuito in moto. Nei tre giorni sono stati oltre 70.000 gli spettatori che hanno affollato tribune e paddock della Superbike e finalmente abbiamo rivisto tante moto e tanti appassionati. Uno sguardo alle altre categorie dove Sam Lowes ha vinto il mondiale Supersport ed il prossimo anno correrà in Moto2. Trionfo francese in Stock 1000 con Guintoli che si aggiudica la gara e Barrier che si laurea campione. Resta ancora da aggiudicare il titolo della Stock 600 che vede ancora in lizza gli italiani Morbidelli, Gamarino e Nocco. La classe dei più giovani parla italiano. 90 Periodico elettronico di informazione motociclistica Ecco le nostre pagelle 10 e lode Tom Sykes – Chiude i conti con Magny Cours dove lo scorso anno aveva perso il titolo per mezzo punto, aggiudicandosi le due gare, il giro record della pista e la Superpole. Senza i problemi di usura gomme che da sempre caratterizzano la sua moto, l’inglese avrebbe vinto il titolo con parecchie gare di anticipo. Nel motociclismo non si può mai dire, ma Tom questo mondiale se lo meriterebbe tutto. Immenso. Sylvain Guintoli 7 – Nemmeno l’aria di casa riesce a dargli un poco di grinta. Sykes lo annichilisce. Lui si impegna ma poi non gli resta che contendere la piazza d’onore al suo compagno di squadra. Probabilmente riuscirà a perdere un mondiale pur cavalcando la moto migliore. Secondo in gara uno ed in Superpole, terzo in gara due e in classifica. Piazzato. Scarica l’APP del Magazine Eugene Laverty – Un finale di stagione 7in crescendo con tre vittorie e nove podi nelle ultime dieci gare. Se fosse stato così costante sin dall’inizio Sykes avrebbe avuto vita durissima. In Francia si deve inchinare a Hulk, ma resta secondo in classifica. Peccato che il prossimo anno emigri in GP, la Superbike perde un protagonista. Davide Giugliano – In partenza ci pro- 8va a stare con gli ufficiali in lotta per il titolo, ma poi perde il contatto, lotta con quelli della BMW e gli sta davanti. Forse il Giugliano di inizio stagione avrebbe provato a resistere a Sykes e compagnia e sarebbe caduto, ma ormai Davide ha imparato a gestire il suo talento e sa quando accontentarsi. Il cavallo imbizzarrito è diventato un purosangue da corsa. Marco Melandri – Il Melandri visto a Magny Cours ci è apparso subito rassegnato, 6 disilluso e stufo di lottare con una moto che non Superbike gli permette di vincere. In gara due commette un errore per tenere la ruota di Giugliano, ma poi si esibisce in una rimonta fantastica, superando gli avversari come birilli. Uno così sull’Aprilia fa paura. Chaz Davies 5,5opaco per Chaz che paga più del suo compagno i problemi di asseto della S1000RR. - Finale di stagione Forse deconcentrato dalle voci di mercato, in Francia prima cade e poi timbra il cartellino. Michele Pirro – Ecco l’uomo giusto per la Ducati Superbike. Michele è un 6,5 bravo collaudatore, votato alla causa Ducati, ma ci dà anche tanto gas. Può vantare una lunga esperienza, maturata in un questo anno trascorso a fare da collaudatore in pista. Sesto in gara uno al debutto in Superbike, cade nella seconda, ma il bilancio è positivo. Ducati pensaci. 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Magny-Cours Classifica Gara 1 Ayrton Badovini – La Panigale a 5,5lungo andare logora. Ayrton è stanco e nervoso. Sente l’antagonismo con l’ennesimo compagno di squadra e non guida sereno. Non sente mai fare il suo nome nei programmi Ducati per il prossimo anno e questo di certo non lo carica. Il piede sta meglio, ma il morale no. Lorenzo Lanzi – Certe favole si realizza- 7 no solo in Superbike. Prendete una vecchia 1098, un gruppo volenteroso e competente, un pilota semi dimenticato e gettateli sulla pista di Magny Cours. Il risultato sarà sorprendete. Lorenzo non si è dimenticato di come si guida e la ruggine per la sua lunga inattività era sparita già il venerdì. Superbike style. Vincent Philippe 7 – Lo conoscevano solo gli esperti di endurance (ed in Italia sono pochi) e pur conoscendo Magny Cours ad occhi chiusi, ci si aspettava di vederlo in fondo alla classifica. Il francese però ha stupito tutti e in gara due ha conquistato un ottimo sesto 92 posto. Bravo nella prima manche a non rispondere a Elias che prima lo butta in terra e poi lo cazzia pure. Sorpresa. 5 Toni Elias – Eravamo convinti che Istan- bul fosse stato il suo trampolino di lancio, ma lo spagnolo invece sta facendo come i gamberi. Undicesimo in Superpole, cade in gara uno ed è ottavo in gara due. Speriamo che l’aria di casa a Jerez gli ridia serenità e vigore. Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Tom Sykes 25 1 Tom Sykes 25 2 Sylvain Guintoli 20 2 Eugene Laverty 20 3 Eugene Laverty 16 3 Sylvain Guintoli 16 4 Davide Giugliano 13 4 Davide Giugliano 13 5 Marco Melandri 11 5 Chaz Davies 11 6 Michele Pirro 10 6 Vincent Philippe 10 7 Michel Fabrizio 9 7 Marco Melandri 9 8 Leon Haslam 8 8 Toni Elias 8 9 Ayrton Badovini 7 9 Lorenzo Lanzi 7 10 Lorenzo Lanzi 6 10 Ayrton Badovini 6 11 David Salom 5 11 David Salom 5 12 Federico Sandi 4 12 Mark Aitchison 4 13 Vincent Philippe 3 13 Federico Sandi 3 Classifica Generale Pos. Pilota Punti 1 Tom Sykes 411 dere in entrambe le gare davanti al suo pubblico. Nella seconda si rialza e porta a casa due punti. Tradito dall’emozione. 2 Eugene Laverty 374 3 Sylvain Guintoli 373 4 Marco Melandri 339 Michel Fabrizio – Mostra eviden- 5 Chaz Davies 270 6 Davide Giugliano 195 7 Michel Fabrizio 186 8 Loris Baz 180 9 Jonathan Rea 176 10 Jules Cluzel 162 Jules Cluzel – Riesce nell’impresa di ca- 5 ti segni di ripresa e si vede che inizia a 6,5 capirci qualcosa della CBR. Quinto in Superpole lotta nel gruppone in entrambe le gare, ma raccoglie solo un settimo posto. Si mette in mostra alla ricerca di un team per il 2014. Speriamo lo trovi. Classifica Gara 2 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica La FIM sancisce il cambiamento mentre il mercato entra nel vivo di Carlo Baldi | La FIM sancisce ufficialmente che dal 2015 in SBK correranno solo le Evo, ma le regole che le definiscono cambieranno. Per il mercato Althea e MV si allontanano mentre Dall’Igna e la Ducati sono sempre più vicini L a Dorna conferma la sua determinazione e la sua volontà di rilanciare il mondiale Superbike e con un comunicato diramato dalla FIM, annuncia che la Superbike Commission (composta da Javier Alonso di Dorna, Takano Tsubouchi della MSMA – associazione costruttori – e Ignacio Verneda della FIM) ha deciso di introdurre alcune modifiche al regolamento Superbike. Quella più importante entrerà in vigore nel 2015 e sancisce che 94 tutte le Superbike dovranno essere conformi al nuovo regolamento Evo. Però annuncia anche che il regolamento stesso subirà delle variazioni che verranno comunicate entro la fine del 2013. Le nuove regole - continua il comunicato – permetteranno a tutti i produttori di partecipare al campionato e di essere competitivi, così come faciliteranno la partecipazione al mondiale come wild card o in pianta stabile a team che prendono parte ai vari campionati nazionali. Detto in Scarica l’APP del Magazine altre parole i regolamenti tecnici consentiranno alle moto di serie meno competitive, variazioni o modifiche atte a metterle in grado di competere con quelle moto costruite per la pista, e dotate di un’elettronica più elaborata. Ogni riferimento a Honda, Suzuki o Aprilia non è puramente casuale. Inoltre i regolamenti dei campionati nazionali Superbike e quelli del mondiale si uniformeranno, per facilitare l’ingresso nel mondiale Evo dei team che lo desiderano e che, quando i regolamenti saranno gli stessi, disporranno già delle moto necessarie per competere nella classe regina delle derivate dalla serie. Dorna dimostra quindi di muoversi per gradi, ma con estrema determinazione. “Non intendiamo transigere per quanto riguarda la riduzione dei costi” – ha affermato più volte Javier Alonso, Managing Director dell’azienda spagnola. La sopravvivenza ed il futuro della Superbike dipendono indubbiamente da questo e Dorna non intende fare passi indietro sulla strada intrapresa. Mentre si Superbike definiscono le regole della Superbike del futuro prossimo, si stanno definendo anche gli schieramenti che daranno vita al campionato 2014. I cambiamenti sono molti e non riguardano solo i piloti, ma che i team, le case ed i manager. La maggiore novità riguarda il possibile matrimonio tra il team Althea e la MV. Le due parti nelle ultime settimane si sono allontanate. Tanto che sembra ormai impossibile che il prossimo anno il team di Genesio Bevilacqua utilizzi le moto della casa di Schiranna. Sembra infatti che l’imprenditore di Civita Castellana non abbia avuto da MV le garanzie tecniche richieste. Garanzie senza le quali non avrebbe senso per il team Althea e per i suoi sponsor, investire un budget importante in un progetto privo delle basi tecniche necessarie per competere con case che da anni partecipano al mondiale Superbike, con moto e tecnologie all’avanguardia. A questo punto quindi semaforo verde per il team russo Yakhnich che per voce del team manager Claudio Corsetti ha 95 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito annunciato che renderà pubblici i propri progetti futuri, solo dopo che si sarà assegnato il mondiale Supersport. Un successo che ormai difficilmente potrà sfuggire al team russo ed al suo pilota Sam Lowes, al quale manca un solo punto per conquistare il titolo iridato. Ma per un’unione che non si realizza eccone un’altra molto vicina a realizzarsi. Gigi Dall’Igna sembra infatti sempre più vicino ad un trasferiento alla Ducati. Le ultime dichiarazioni di Paolo Ciabatti, MotoGP Project Director della casa di Borgo Panigale d’altronde non lasciano molto spazio alla fantasia : “Il prossimo anno faremo grandi cambiamenti, sia dal punto di vista tecnico che da quello delle persone”. Sembra quindi che si possa concretizzare il passaggio dell’ing. Dall’Igna alla Ducati, dove l’attuale direttore tecnico di Aprilia 96 Periodico elettronico di informazione motociclistica Racing andrebbe a coordinare il rinnovato team delle rosse in MotoGP. Ma ci sono anche novità che riguardano la Ducati Superbike. Si fanno sempre più insistenti le voci che vogliono Chaz Davies sulla Panigale nel 2014. Al suo fianco ci potrebbe essere l’americano Ben Spies, sempre che le condizioni fisiche del campione del mondo SBK 2009 lo consentano. Non è escluso però che i due si possano ritrovare in un team diverso da quello che attualmente gestisce le 1199 ufficiali. I rapporti tra il team Alstare e la Ducati non sono dei migliori e da entrambe le parti si levano spesso segni di malcontento, accentuati dalla mancanza di risultati. Non è escluso quindi che i due decidano di prendere strade diverse, anche perché la casa di Borgo Panigale avrebbe già pronta l’alternativa. Si tratta della squadra Scarica l’APP del Magazine Superbike Feel Racing di Daniele Casolari, che quest’anno ha gestito le BMW ufficiali ma che ora è in cerca di una sistemazione, dopo la decisione della casa tedesca di lasciare la Superbike. Per la Feel Racing si tratterebbe di un ritorno, visto che è la stessa squadra che con i colori Ducati Xerox ha vinto numerosi titoli sia in Superbike che in Stock 1000. Per quanto riguarda Melandri in Aprilia si attende solo l’ufficialità, mentre il team Suzuki si sta guardando attorno perché rischia di perdere entrambi i sui piloti. Cluzel è tentato dalla Moto2 mentre Camier potrebbe accettare proposte economicamente interessanti che gli arrivano dal British Superbike. Tutto stabilito nel team Kawasaki, che ha confermato sia Sykes che Baz ed in quello Pata Honda, che ha comunicato il rinnovo dei contratti di Rea ed Haslam. 97 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike Il team Pata Honda SBK conferma Haslam e Rea per il 2014 di Carlo Baldi | Rea sceglie con il cuore e decide di restare ancora con la squadra olandese, rifiutando altre proposte. Confermato anche Haslam. Fiorani spera nei nuovi regolamenti Dorna P rendendo in contropiede chi pensava che Rea accettasse qualcuna delle numerose proposte che gli erano arrivate sia dalla Superbike che dalla MotoGP/CRT, il team Pata Honda ten Kate ha diramato un comunicato con il quale annuncia di aver rinnovato il contratto sia al ventiseienne nord irlandese (da pochi giorni papà del piccolo Jake Elijah) che a Leon Haslam, che a sua volta aveva alcune valide alternative. Entrambi hanno quindi preferito rinnovare la loro collaborazione con il team Ten Kate e soprattutto con la casa di Hamamatsu. Ecco i loro commenti Jonathan 98 Rea: «E ‘stata una decisione importante che ho meditato a lungo, anche perché avevo anche altre proposte da valutare. Ha prevalso la fede ed il rispetto che ho per una squadra con la quale lavoro ormai da sei anni e con la quale ho iniziato la mia carriera mondiale. So quanto i ragazzi lavorano per rendere la Honda competitiva e so che abbiamo il potenziale per lottare ancora per il podio e per i titolo. Questi obiettivi ci daranno lo stimolo per continuare a lavorare anche nella pausa invernale. Inizieremo il nostro programma di test in una posizione migliore rispetto a quella di dodici mesi fa, grazie soprattutto al grande lavoro che abbiamo svolto sulla parte elettronica durante questa stagione. Sono motivato come non mai e non vedo l’ora di salire di nuovo la mia moto». 99 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Leon Haslam: «Sono molto felice di poter restare qui un altro anno. Questa stagione è stata abbastanza deludente sia a causa del mio infortunio che per lo sviluppo della parte elettronica della moto che ha preso molto tempo. Sono quindi entusiasta di poter tornare sulla mia moto quando mi sarò ripreso dall’infortunio per vedere se siamo in grado di trasformare il nostro potenziale in successo. Speriamo di poter continuare a fare progressi in queste ultime gare e soprattutto nei test invernali . Il legame che mi lega alla Honda è molto forte da anni ed è stato fantastico per vincere la 8 ore di Suzuka quest’anno. Speriamo di poter ripetere l’esperienza anche il prossimo anno per poter difendere il titolo. Non vedo l’ora di tornare a gareggiare nel mondiale Superbike il prossimo anno con la stessa moto, lo stesso team per poter raccogliere i giusti risultati». 100 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike Ed ecco anche il parere di Carlo Fiorani - Racing operations manager , Honda Motor Europe : «Non credo fosse un segreto che sia Jonathan e Leon avevano alcune altre opzioni da considerare per il 2014 e quindi siamo ovviamente molto felici di poter lavorare ancora con loro . Riteniamo ci sia un grande rispetto reciproco e sappiamo di poter contare su due piloti estremamente motivati, che hanno il potenziale per lottare per la vittoria . E’ bene che anche loro sappiano che le loro moto sono identiche per potenzialità e che avranno una squadra intorno a loro che li aiuterà ad ottenere i risultati che tutti noi vogliamo raggiungere. Per molte ragioni il 2013 è stato un anno difficile ma noi tutti speriamo, anche grazie ai nuovi regolamenti della Dorna, di poter avere una stagione 2014 di successo , sia per i piloti che per tutta la nostra squadra». 101 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine sbaglia o si va più piano la si paga, come è giusto che sia. In fin troppe occasioni gli yankee sono stati viziati dal poter costruire una squadra potendo scegliere tra una decina di piloti da podio quando le piccole nazioni europee hanno sempre dovuto fare i miracoli a mettere assieme formazioni decenti, il più delle volte scricchiolanti da importanti defezioni di fine stagione come ad esempio quella di quest’anno dell’Olanda orfana di Jeffrey Herlings. E’ vero, a loro è mancato Villopoto, ma nell’Albo d’Oro gli assenti hanno sempre torto e lo sport è fatto così. Sono venuti, c’è chi ha sbagliato come Tomac con la sua spettacolare caduta alla Superman quando ha eccessivamente ritardato la staccata prima del panettone nel tentativo di scavalcare quel diavolo di Roczen, c’è chi come Dungey che è rimasto l’ombra di se stesso congelato dalla pressione Motocross di doversi togliere di torno un certo Tonino 222 Cairoli che già lo scorso anno gli aveva fatto le scarpe. Una sconfitta però ci può stare, e anche in questa occasione ci è stata bene giusto per ribadire una volta in più che loro hanno alcuni elementi fortissimi, i migliori del mondo ma non gli unici come sottolineano non solo le classifiche degli ultimi due Nazioni ma persino quelle dei campionati statunitensi dove non a caso tra i vincitori ci sono anche piloti europei che hanno fatto prima la gavetta nei GP. Quello che non sta bene è stato il comportamento dei piloti Usa a fine gara, solitamente maestri nella loro professionalità, che sul podio non solo non si sono tolti il cappello mentre suonava l’inno nazionale belga, ma al momento di stappare le bottiglie di spumante addirittura se ne sono andati lasciando tutto con un palmo di naso. Un gesto deludente, che si può Motocross delle Nazioni Che successo! di Massimo Zanzani | Considerazioni finali sulla gara a squadre che ha chiuso la stagione iridata 2013 e visto l’Italia al terzo posto N elle dichiarazioni di fine gara del Team Usa il termine più usato è stato “gnarly”: duro, sconnesso, gibboso. Definitelo come volete, ma il circuito di Teutschenthal che ha ospitato la 67ª edizione del Motocross delle Nazioni era uguale per tutti, ed è inutile attaccarsi a fragili scusanti. Anche perché l’anno scorso era già stata la sabbia di Lommel “a non essere uguale a niente a quello che c’è negli Stati Uniti”, e quindi seguendo la logica per far si che possano riprendersi la Coppa Chamberlain con sicurezza o bisogna 102 chiedere al signor Giuseppe Luongo di organizzare le prossime edizioni direttamente a Misano Adriatico dove c’è bello già pronto un tracciato liscio e veloce, o che faccia tutte i restanti MXoN direttamente sulle piste statunitensi a cui sono tanto abituati. La sconfitta, perché oltreoceano come ha giustamente sottolineato un lettore di Moto.it il secondo posto è considerato la prima posizione di chi ha perso, capiamo sia dura da digerire, ma la realtà dei fatti è che il Belgio si è strameritato la vittoria. Punto. I se non servono a nulla, tutti hanno la stessa opportunità e se si 103 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb spiegare solo con l’amarezza e la rabbia che avevano dentro i tre piloti a stelle e strisce ma che per questo non si può giustificare. Peccato, sarebbe stato più bello e onorevole aver accettato la sconfitta ed aver festeggiato per questo giorno di grande sport che ha raccolto decine di migliaia di spettatori prevenienti dai Paesi più lontani. Un vero successo, anche nel vedere tutta questa gente così cosmopolita e variopinta accomunata da una sana passione che andava oltre all’unica passione per la propria Nazione. Tifosi si, esuberanti e esaltanti ma non accecati dall’ottusità come avviene in altri sport ben più famosi e considerati del motocross. A proposito di Herlings, a Teutschenthal l’ufficiale KTM si è mangiato le mani nel non aver potuto correre per il problema alla spalla acuitosi dalla sua partecipazione al GP di Lierop. Una leggerezza che ha riconosciuto di aver fatto senza tenuto conto dei consigli di 104 Stefan Everts, e che ha pagato caro considerato quanto avrebbe voluto recitare il ruolo di terzo incomodo nell’esaltante battaglia tra Tomac e Roczen della seconda manche. Sempre in Germania si sono viste le nuove 300 KTM, Husqvarna e TM che correranno nella nuova classe del prossimo campionato Europeo, e sempre per quel che riguarda il 2014 sono stati presentati sia il logo ufficiale di quella che prenderà il posto dell’attuale MX1 e che prenderà la denominazione di MXGP oltre ad essere stato annunciato il nuovo calendario comprendente l’Ucraina, due tappe in Brasile ed il ritorno in Messico oltre ad aver confermato il circuito di Maggiora per il GP d’Italia. Al Nazioni Tony ha messo da parte la 450 con cui ha corso occasionalmente nell’ultimo GP d’Olanda e ha ripreso la sua amata 350 che trova più facile e maneggevole, oltre che potente a suffi- cienza per stare davanti a tutti. Lo strano è che se è così per lui non lo sia per gli altri, ad iniziare dalle Case giapponesi ancorate ad una cilindrata ormai diventata anacronistica non solo per gli amatori ma anche persino per i professionisti del Mondiale che riescono a sfruttarne solo in parte la ridondante personalità. Dei 41 Paesi iscritti è mancata solo la Mongolia, ed è stato record a dimostrazione di come un po’ alla volta la comunicazione globale Youthstream stia dando i suoi frutti. In Germania c’è stato un impegno enorme per la diffusione televisiva comprensiva di 6 ore in diretta e che oltre a quello europeo ha toccato gli altri continenti con le più importanti nazioni del Nord e Sud America e dell’Asia. Notevole anche l’investimento tecnico, che oltre alla capillare presenza di telecamere fisse e mobili ha compreso anche nove On Board Camera montate sui piloti, un Drone che ha trasmesso in diretta in alta definizione ed una telecamera montata lungo un cavo di 300 mt che sovrastava tutta la partenza e parte del circuito. Infine due parole sul Team Italia che ha funzionato alla perfezione ad iniziare dalla conduzione di Thomas Traversini dimostratosi esperto e perfetto regista della formazione azzurra. Dei risultati ne abbiamo già parlato, vogliamo però applaudire Philippaerts capace nelle occasioni importanti di tirare fuori gli attributi a dimostrazione che ha ancora qualcosa da dire, ma ringraziare anche Lupino per quanto ha fatto nell’attesa che faccia il definitivo salto di qualità che i suoi fans si aspettano. Di Tony inutile dire di più, ormai anche noi non abbiamo più parole per definire la sua grandezza di pilota e la piacevolezza della sua personalità cresciuta con intelligenza nel corso degli anni. 105 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Le foto più spettacolari del Motocross delle Nazioni Un Nazioni dominato dai belgi, con gli Stati Uniti al secondo posto e gli italiani al terzo dopo la doppietta di Cairoli. Ecco gli scatti più belli del week end dentro e fuori dalla pista di Massimo Zanzani 106 107 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 108 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 109 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Media 110 111 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 112 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 113 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Argentina. Non è successo niente di strano, e la grande festa dell’Enduro è finita con la festa al crossodromo Sergio Bruschi, rimesso a nuovo e vestito a festa per il cerimoniale e per la diretta televisiva. Un bello spettacolo, perfetto nel palinsesto e irreprensibile nelle dinamiche. Volendo, ci stava anche una super finale, quella che invece si deve evincere dal confronto dei risultati di classe e che comunque non modifica l’ordine dei forti. E finalmente arriva il giorno che Alex Salvini è il più forte in assoluto, e in quell’11:08:68, di gran lunga migliore del resto del Mondo rappresentato, sul podio, dal fenomenale Junior francese Loic Larrieu e dagli americani Charles Mullins e Zach Osborne. Quest’ultimo ha vinto la E1, Salvini la E2. La meno invasiva delle classi al crossodromo risulta la E3, dominata con un tempo superiore da Mike Brown ed eccitata dalla caduta di Antoine Meo che, in piena rimonta, non è riuscito a far sua l’ultima assoluta di una Sei Giorni che ha dominato in lungo e in largo. Enduro Ma nello spettacolo di chiusura, di per sé scarsamente influente, ed è giusto così, sono racchiuse anche le rivincite e le frustrazioni, le gioie e le paure di sei giorni di gara. Ex colleghi della pista che si rincontrano sul terreno che li ha cresciuti, ex specialisti che vogliono dimostrare per un giorno un valore messo in ombra per un’intera settimana, e pseudo “rancori” non contro avversari ma contro il fato maturati in eventi così cinici da considerarsi insopportabili. È così che Alex Salvini parte, arriva, vince e sale sul podio, esternando la straordinaria voglia di rivincita e di affermazione che l’ha lanciato con forza quasi distruttiva, e non deve stupire se alla fine dei giochi e di tutto, scarica completamente la tensione e si lascia andare a un commento che potrebbe sapere quasi di presuntuoso. «Sono partito con la voglia e il proposito di vincere e la convinzione di poterci riuscire. Ho vissuto in pochi giorni tutto quello che si può patire in una carriera. L’incidente, la ferita, l’intervento chirurgico, il dolore e Sei Giorni 2013 Sardegna Francia, USA e Italia di Piero Batini | Il Gran Finale di Tempio Pausania chiude il sipario sulla 88ma Sei Giorni, che conferma i Detentori, ammira gli americani e premia gli Italiani. Ma si inchina alla Sardegna e a una tradizione sportiva impareggiabile F inalmente Tempo Pausania, una manche di cross per classi, 40 alla volta dietro al cancelletto. Molti degli enduristi che vincono oggi vengono dalla pista, ed è naturale che sappiano infiammare il pubblico interpretando in modo perfetto il Gran Finale della Sei Giorni. Giochi fatti, i sei giri finali 114 possono solo portare male se succede qualcosa di sgradito, per esempio uno di quegli imprevisti che già hanno condizionato abbastanza lo sviluppo della settimana attorno a Olbia. Se non succede nulla di strano l’ISDE 2013 Sardegna va in porto, chiude i battenti e rimanda alla 89ma edizione che si disputerà l’anno prossimo in 115 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito il timore di non poter andare avanti. Ho sofferto la ripresa stringendo i denti e subendo gli avversari che volevo e potevo battere. Mi sono rimesso in corsa, ho ripreso le redini della situazione felice di poter tornare ad offrire un contributo completo alla causa della Squadra. E finalmente è arrivata la prova di Cross, finalmente una vittoria voluta e netta, e la dimostrazione che ero uno di quelli che doveva stare là, davanti!». In una Sei Giorni non difficilissima, 100 ritirati soltanto dei 613 partiti, la Francia di Planet e Thain, ma soprattutto di Renet, Aubert e Joly, e sopra a tutti di un irresistibile Antoine Meo, vince il Trofeo della 88ma edizione della Sei Giorni Internazionale di Enduro, doppiando il risultato di una anno fa ottenuto in Sassonia quasi con la stessa Squadra, quest’anno priva di Guillaume, ritirato dall’attività, e Nambotin, infortunato. 116 Periodico elettronico di informazione motociclistica Lunga vita a questa Francia, che è davvero una spina nel fianco e che, come promesso, lo sarà per chissà quanto tempo ancora. Gli americani Brown, Caselli, DuVall, Mullins, Osborne e Taylor conquistano il secondo posto. Agli USA il merito di aver resistito agli australiani sinché erano “in vita” e di aver contenuto in poco meno di quattro minuti il ritardo dai francesi, e il torto di aver battuto gli italiani. L’Italia sale sul Podio, conquistato da Alex Salvini, Simone Albergoni, Oscar Balletti, Thomas Oldrati, Manuel Monni e Deny Philippaerts. Di una Nazionale di calcio si dice, al termine della finale, che ha vinto o che ha perso. Si può dire altrettanto degli Azzurri dell’Enduro? Hanno vinto? Hanno perso? No. La risposta è che hanno ottenuto un bel risultato, sofferto e combattuto. strameritato. Hanno perso la sfida dei secondi contro gli americani, e poteva succedere lo Scarica l’APP del Magazine stesso con gli australiani, non avrebbero potuto obiettivamente mai potuto vincere con i francesi, non ostante l’inevitabile contrasto tra ambizioni e realtà generato dal fatto di correre in casa, e hanno vinto contro la sfortuna e contro lo stress di una somma di situazioni emotivamente critiche, dimostrandosi squadra prima di tutto. Non hanno mai ceduto allo sconforto e hanno resistito al fuoco di sbarramento delle avversità. L’Italia ha subito il trauma di perdere le speranze troppo presto, e di vedere drasticamente ridimensionato il potenziale dell’insieme per la doppia defaillance della loro Punta di Diamante, ma è giusto in quella condizione che la Nazionale ha costruito il modello di una compagine capace di reagire anche in mancanza del leader. In questo senso non è troppo giusto prenderli uno per uno. Lo si può fare nel Mondiale, che è un torneo basicamente individuale, ma non alla Sei Giorni, a meno di non voler avvilire e indebolire lo spirito e la struttura fondamentale dell’Olimpiade dell’Enduro. Dice Mario Rinaldi che alla Nazionale è mancata la maturità che deriva dall’aver trovato il proprio leader troppo a ridosso dell’evento. Supposto che abbia ragione, e penso di sì, quello di Mario è il miglior augurio e la più confortante, sintetica e rassicurante analisi sul futuro della Squadra italiana. La forza della Squadra matura c’è, il leader pure. Vorrei dire che è quasi più del podio conquistato in Sardegna, e vorrei anche dire Forza Italia, non avessi paura di essere frainteso dal gioco di parole. Trofeo e Trofeo Junior, ex Vaso d’Argento, di bene in meglio. Giacomo Redondi, Rudy Moroni, Nicolò Mori, Gianluca Martini hanno conquistato la piazza d’onore, onorevolmente, e inevitabilmente superati dai francesi, e autoritariamente migliori degli inglesi, che nel finale non hanno retto alla pressione degli italiani. È venuta a mancare l’arma risolutiva, in grado di rivoluzionare e pore fine alla guerra, e quell’arma l’hanno trovata i francesi che, non paghi della garanzia offerta da Mathias Bellino hanno calato l’asso che avevano nella manica, Loic Larrieu. E ciò non ostante, dopo sei giorni di gara, il ritardo Enduro degli azzurrini è limitato a cinque minuti, e la gara è rimasta interessante ed aperta fino alla fine. Le ragazze. Brave! Bravissima la nazionale femminile che per la prima volta era schierata a una Sei Giorni dall’Italia, bravissima Paola Pelizzeni che ha affrontato l’impresa non già con spirito naif ma con la ferma determinazione di portare le ragazze a una svolta. Francesca Marrocco, Paola Riverditi e Anna Sappino non erano sicure, soltanto qualche mese fa, di riuscire a portare a termine l’endurance per antonomasia dell’Enduro, e questo era l’unico obiettivo della spedizione. Una volta centrato in pieno l’obiettivo, e ci sono episodi di determinazione e di risorse trovate o scoperte lungo la strada dei quali bisogna congratularsi, diamo un’occhiata al risultato. Non si potevano battere le australiane Gardiner, Jones e Wilson. Felicitiamoci per il quinto posto, che è già un passo più avanti dell’obiettivo. 88ma in archivio, 89ma in Argentina tra un anno. Bella gara? Bella festa dell’Enduro, del Fuoristrada e del motorismo? Presto per dirlo con esaustiva convinzione. Se non ai posteri il giudizio, che non spetta a noi ma al popolo degli Enduristi, sicuramente necessita di considerazioni più a freddo e di risultanti che verranno solo dal post evento. Per il momento una cosa è certa. La Sardegna ha vinto! 117 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Sei Giorni 2013. Speciale I campioni in pista e sul podio Dopo la gallery dedicata al colore della Sei Giorni, arrivano le immagini del podio e delle manche di cross a Tempio vinte da Osborne, Salvini e Brown davanti a 10.000 appassionati di enduro Enduro TUTTI GLI APPROFONDIMENTI SULLA SEI GIORNI 2013 Sei Giorni 2013 Sardegna. Day 1. Detentori all’attacco, la Francia subito in testa, Italia quarta Sei Giorni 2013 Sardegna. Day 2. Pressione e sfortuna. Francesi sempre più avanti, Italia in difficoltà Sei Giorni 2013 Sardegna. Day 3. L’Italia riparte. Obiettivo podio, se possibile Sei Giorni 2013 Sardegna. Day 4. L’altra faccia della Sei Giorni. Francia OK, Italia in crisi Media Sei Giorni 2013 Sardegna. Day 5. Quando meno te l’aspetti, l’Italia “agguanta” il Podio Sei Giorni 2013 Sardegna. Day 6. Francia, USA e Italia Sei Giorni 2013 Sardegna. Daniel Milner, la bella sorpresa Sei Giorni 2013: Antoine Meo pigliatutto, la nostra intervista Sei Giorni 2013: intervista a Gio Sala Sei Giorni 2013 Sardegna. Story. Arnaldo Farioli Sei Giorni 2013: Alex Salvini vince e trascina Maglia Azzurra sul podio Sei Giorni 2013 Sardegna. The Track. Mario Rinaldi Sei Giorni. Paolo Sesti (FMI): “Abbiamo investito sui giovani ed è arrivato il risultato con 2 podi” Sei Giorni 2013 Sardegna. Story. Fabio Fasola Sei Giorni 2013 Sardegna. Story. Fabio Farioli. ISDE a 360° Sei Giorni 2013 Sardegna. Story. 1981, ISDE Isola D’Elba Sei Giorni 2013 Sardegna. Story. 1997, ISDE Lumezzane 118 119 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Sport Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 Responsabile editoriale Ippolito Fassati Capo Redattore Andrea Perfetti Redazione Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Edoardo Licciardello Grafica Thomas Bressani Supermoto delle Nazioni L’Italia vince il Supermoto delle Nazioni di Massimo Zanzani | La squadra tricolore formata da Lazzarini, Ravaglia e Monticelli è incontenibile e la spunta sulla formazione di casa e sulla Francia E’ stata una vittoria sofferta e proprio per questo ancora più soddisfacente per i tre azzurri della Supermoto che hanno stretto i denti fino all’ultimo senza mai smettere di crederci centrando un obiettivo che almeno sulla carta si presentava piuttosto difficile. Invece Ivan Lazzarini ha disputato la sua migliore gara della stagione, con un ottimo recupero nella prima manche dalle retrovie dopo essere stato chiuso in partenza dalla moto di Thomas Chareyre caduto a causa di un tamponamento e la vittoria dell’ultima 120 frazione ottenuta facendo ricorso alla sua classe e al suo orgoglio, Cristian Ravaglia ha fatto altrettanto sommando un secondo ed un quinto posto, mentre Monticelli nonostante il peso della responsabilità nel trovarsi al debutto del Nazioni si è comportato più che onorevolmente chiudendo settimo e ottavo. Complessivamente il team Italia capitanato da Attilio Pignotti ha prevalso sulla formazione di casa (a cui è servito poco l’aver ingaggiato il campione del mondo finlandese Mauno Hermunen) di due lunghezze e su quella francese con nove punti di vantaggio. Collaboratori Nico Cereghini Massimo Clarke Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Lorenzo Boldrini Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. Moto.it Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 121