Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 106 13 Maggio 2013 117 Pagine Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Monza Le cronache, i commenti e le pagelle del GP d’Italia Intervista Jorge Lorenzo: “Senza mio padre non sarei qui”. Un parallelo con la storia di Andre Agassi Nico Cereghini Monza 20 maggio 1973 “Pasolini e Saarinen morirono così” PROVA Borile B450 Scrambler | prova MAXI enduro | KTM 1190 Adventure R da Pag. 2 a Pag. 15 All’Interno NEWS: Prova Bridgestone T30 | Era il 2003, EICMA pullula di novità I Novant’anni di BMW nelle competizioni MOTOGP: N. Cereghini “Dietro a Marquez l’ottimo Suppo”| Rossi “Sono contento della mia squadra” KTM 1190 Adventure R PREGI Gestione elettronica e potenza DIFETTI Cupolino e pedane post. Prezzo 14.970 € prova enduro Nuova frontiera off road KTM alza l’asticella nel mondo maxi enduro unendo gusto dell’avventura, prestazioni e attitudini off road in una moto dalla spiccata personalità. E’ la compagna ideale per chi cerca emozioni senza rinunciare al comfort. Costa 14.970 euro franco concessionario di Aimone Dal Pozzo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito D opo la prova della 1190 Adventure, modello che ha scombinato gli equilibri nella classe delle grosse enduro stradali insidiando sua maestà BMW GS, è ora la volta della versione 1190 Adventure R, un altro modello declinato al fuoristrada e che rafforza l’immagine di KTM. La casa austriaca ultimamente 4 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica ha fatto parlare di sé non solo in merito ai suoi prodotti, ma anche relativamente ai grossi ed importanti cambiamenti che stanno avvenendo al suo interno. Stefan Pierer CEO di KTM, ha dichiarato senza mezzi termini l’ambizione della società:“Vogliamo diventare entro il 2017 il gruppo leader nel mondo nella produzione di motociclette sportive, passando dalle attuali 107.000 unità alle 200.000”.La 1190 R è una delle prime novità a dare il via a questo quadriennio, che sarà ancora più ricco di quanto non lo sia stato l’ultimo. Dopo una ricerca di mercato è arrivata la conferma che era essenziale proseguire con la produzione di due moto distinte, la stradale e la R, senza unificare i prodotti come KTM aveva inizialmente ipotizzato. La stradale è infatti destinata soprattutto a coloro i quali non conoscono ancora KTM per la sua propensione alla 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito performance (vedi altezza sella limitata), mentre la R è per gli appassionati veri di avventura e, cosa più probabile, già clienti del marchio. Lo stesso Arnaldo Nicoli, responsabile Tecnico e Customer Care KtmItalia, conferma che al salone di Milano “tutti i nostri clienti andavano a vedere e toccare la R piuttosto che non la versione stradale, mentre gente nuova si soffermava sulla stradale.” La Adventure R pur essendo una nuova concezione di moto e delineando un taglio netto con il passato rispetto alla 990, trasmette ancora forti sensazioni di avventura non solo nella sostanza, ma anche nell’apparenza. Probabilmente, senza averla provata, un purista KTM potrebbe inizialmente rimanerne deluso dalla R in quanto la versione in vendita non è l’esatta immagine di quelle che corrono la Dakar. Ma è vero che la nuova Avdenture ha guadagnato 6 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica attenzione da parte di tutti i non clienti. E’ già in vendita a 14.970 euro franco concessionario. Quali le differenze Rispetto alla Adventure base, il telaio verniciato in colore arancio racing della R è un traliccio in cromo molibdeno, pesa meno di 10 kg e privilegia la stabilità senza trascurare eccessivamente la rapidità d’esecuzione delle manovre. Sono presenti anche delle protezioni in tubolare arancione che lo rendono ancora più aggressivo. Il forcellone è pressofuso, sia per garantire una precisione impeccabile nella guida che per trasmettere a terra i 150 cv di cui dispone il propulsore. L’intera moto pesa circa 5kg in più della stradale, passando dai 212 a 217 kg a vuoto di benzina. Il motore è sempre un V2 di 1195 cc di cilindrata e la termica deriva dalla sportiva RC8 ma con nuovi accorgimenti tecnici come i condotti di raffreddamento, i canali di aspirazione e scarico ridisegnati e le valvole. Grande attenzione è stata posta sul pacchetto manutenzione, ordinaria ogni 15.000 km, ma a seconda di quello che si decide con il concessionario sono disponibili dei programmi differenziati, con una manutenzione base e una completa, lasciando comunque invariate le condizioni di garanzia della casa madre. Proprio per curare questo aspetto, i pistoni sono stati alleggeriti ed hanno una anodizzazione nella parte superiore laterale che permette una minore scampanatura e quindi un minore consumo d’olio. A questo si aggiunge il sistema a doppia candela ad accensioni separate per migliorare ulteriormente l’efficienza di consumo del carburante. Il corpo farfallato arriva dalla 690, con un comando ride by wire completo ed unico. Il comando del gas da l’input alla centralina che poi comanda il motore del corpo farfallato. Dal punto di vista della sicurezza è un sistema brevettato. Sono presenti nuovi iniettori più corti e a 12 fori che nebulizzano meglio la benzina, e anche l’airbox è stato riprogettato per consentire di lavorare più agilmente sul filtro in carta, appena sotto al serbatoio, grazie alle sole chiavi del kit. Anche il controllo di trazione viene gestito in maniera esemplare e non viene quasi mai percepito il suo innesto, quasi come sulle autovetture. Grazie a questi accorgimenti è stato possibile ridurre il consumo di benzina, si dice, del 20% e non bisogna fare alcuna manutenzione al corpo farfallato. Per ciò che concerne la frizione è stata scelta la FCC, ditta americana specializzata nell’automotive, che lavora sia in fase di trazione, chiudendo i dischi e togliendo lo strappo 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica l’ammortizzatore di sterzo, non regolabile, sotto la piastra. I cerchi sono da 21 pollici (da 19 sulla Adventure) e 18, a raggi con gomme tubeless e sono dotati di sensori del controllo della pressione (TPS) che si visualizzano le informazioni sul computer di bordo. Quanto a escursione delle sospensioni siamo a 220 mm, anziché i 190 mm della Adventure, ma in questo caso, per quanto riguarda la regolazione del mono ammortizzatore è stato sostituito il remoto con una ghiera manuale. Dal punto di vista della plancia di comando abbiamo un cupolino più basso ed un manubrio più largo che è regolabile in altezza. La sella è in un unico piano, ma è comunque sostituibile con la versione bassa della Adventure stradale. Il computer di bordo è stato integrato di un nuovo indicatore della benzina e di un’ulteriore schermo che riporta tutte le informazioni dei principali sensori. E’ davvero completo e bisogna farci attenzione perché sono talmente tante le opzioni e le informazioni che basta poco perdersi via e dimenticarsi che si sta guidando... in accelerazione, che in fase di rilascio, agendo come anti saltellamento. È stato fatto anche un gran lavoro in termini di rumorosità del motore, dotando il carter frizione con una membrana interna che toglie fino a tre decibel. La Motorcycle Contol Unit (centralina a bordo) sostituisce i vecchi fusibili ed interviene automaticamente nel caso di malfunzionamenti come, per esempio, in caso di bruciatura di una lampadina. Seleziona in automatico la day ride light e, con il sensore di luminosità, l’uso delle luci notturne. Controlla la ventola di raffreddamento che non si aziona più tramite bulbo, ma tramite dei valori dati dalla MCU che la modula in funzione della temperatura. Il Motorcycle Traction Control è lo stesso su entrambi i modelli e ci sono quattro modalità: Sport, Street, Rain ed Offroad. Il sistema è stato collaudato e sviluppato in due anni con un 8 Come va su strada L’imponenza che la Adventure R trasmette da ferma sul cavalletto si trasforma in armonia ed equilibrio non appena si superano i cinque chilometri orari. I suoi 235 kg di peso, con tutti i 23 litri di benzina nel serbatoio, si mettono in marcia e diventano ben bilanciati e semplici da gestire. Con la mappatura in configurazione Street hai a disposizione i 150 cavalli in dotazione, distribuiti in maniera dolce e lineare, mentre se vuoi osare un po’ di più la selezione Sport la rende più pronta e reattiva. Il bicilindrico gira senza mai strappare le braccia ed è anche molto gentile anche nelle fasi di rilascio dove non hai il motore che ti spinge in avanti. L’elasticità della curva di potenza è un altro aspetto determinante di questa moto che fa sì che a 130 km/h, con la sesta marcia, sei a poco più di quattromila giri, ma se desideri sorpassare un’auto o anche semplicemente distendere il motore per una sparata, non appena ruoti il comando del gas, ricevi una risposta immediata e schizzi come un siluro a progetto specifico Bosch per KTM assieme alll’ABS. Non si parla di tecnologia racing, ma di un prodotto specifico per la sicurezza. Elemento sostanziale è il sensore di inclinazione che permette alla centralina di identificare in quale posizione si trova la moto nello spazio, anziché prendere i dati dai sensori ABS come fanno tutti gli altri sistemi di controllo. Anche l’ABS ha tre modalità di utilizzo: Street, off road in anteprima mondiale per KTM che lo rende attivo solo all’anteriore ed infine off totale per i più spericolati. Le sospensioni sono WP completamente regolabili con un escursione di 220 mm, compressione regolabile sul lato sinistro e ritorno sul lato destro. Non c’è il sistema elettrico di controllo del mono in quanto prerogativa del modello da strada, ma è possibile una regolazione manuale. Per completare la sicurezza è stato montato anche 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica L’Adventure R si destreggia con una discreta agilità anche nei tornanti più stretti, diventa fin leggera in alcune situazioni, ma non bisogna MAI velocità stellari. Il traction control, in questi frangenti, svolge un ruolo fondamentale e ti tiene sempre in sicurezza, e il suo vero pregio è che interviene solo quando serve e senza quasi mai farsi notare eccessivamente. Non taglia la potenza in maniera secca o a intermittenza, ma modula la distribuzione della cavalleria affinché il pilota non venga mai colto di sorpresa. L’ulteriore setting elettronico prevede anche una mappatura Rain che agisce direttamente sulla potenza massima, limitando l’erogazione a 100 cavalli. Non ho avuto modo di provarla sul bagnato, ma vi assicuro che anche sull’asfalto asciutto, questa limitazione non è assolutamente proibitiva e, per chi desidera andare a passeggio tranquillo, non è assolutamente da tralasciare. Dal punto di vista della tenuta di strada, gli pneumatici che abbiamo utilizzato durante il test anno ricoperto un ruolo importante. I TKC 80 Continental usati per la prova sono studiati per un uso relativamente promiscuo e quindi si adattano molto bene anche alla guida su asfalto. Solo ad andature medio-elevate, quando si prova a spingere un po’, si riesce ad avvertire il movimento del tassello che influenza un poco la precisione negli ingressi in 10 curva. Sicuramente il prodotto di primo equipaggiamento, il Continental Attack, alza di parecchio l’asticella del limite di piega e tenuta. Nonostante le dimensioni importanti, l’Aventure R si muove sull’asfalto con grande agilità. Il bilanciamento dei pesi rimane sempre neutrale e con minimi spostamenti del corpo si riescono a ottenere delle pieghe importanti. Anche quando ti fai prendere un po’ la mano non hai troppo da preoccuparti perché il progresso tecnologico di questa moto ti tiene sempre in sicurezza senza mai limitarti nella tua libertà. Il brutto vizio di voler sempre cercare di togliere tutti i controlli perché tanto si sa guidare è un’epoca ormai passata, perché con questa nuova generazione di tecnologia, ci sono solo benefici e nulla è a scapito del divertimento. Vi sono diversi accorgimenti molto interessanti per la guida prolungata su asfalto; a partire dal deflettore/cupolino sopra il faro che è regolabile in altezza e che, anche se non completamente, ti mette al riparo dall’aria diretta senza essere troppo ingombrante. Interessante e aggressiva anche la soluzione delle luci diurne al led, che dona alla moto un aspetto davvero particolare. E come va in fuoristrada dimenticare di essere a bordo di un mezzo da 235 kg di peso E qui viene il bello! Non appena inforchi la prima strada sterrata ti si apre un altro mondo. Per curiosità e istinto mi fermo immediatamente a togliere, tramite il computer di bordo, tutte le limitazioni elettroniche sia sulla trazione che sulla frenata. Ho già avuto esperienze in passato con l’ABS inserito sullo sterrato e la sensazione è stata a dir poco spiacevole, ma anche in questo caso ho capito, dopo poco, che è un altro mito da sfatare. La gestione dell’erogazione, nonostante i 150 cavalli è stranamente semplice, grazie soprattutto al ride by wire che consente una precisione millimetrica dell’apertura del gas. L’Adventure R si destreggia con una discreta agilità anche nei tornanti più stretti, diventa fin leggera in alcune situazioni, ma non bisogna MAI dimenticare di essere a bordo di un mezzo da 235 kg di peso. La semplicità di manovra porta molto velocemente ad aumentare la confidenza e la velocità, ma bisogna tenere sempre bene in mente che poi quei chili sono tutti da fermare. La guida da seduto è comoda e ben posizionata, si ha una buona visibilità sulla traiettoria scelta e il serbatoio non è eccessivamente ingombrante. 11 ZOOM 12 13 In piedi la posizione è invece limitata in parte dagli attacchi delle pedane poggiapiedi del passeggero che costringono le caviglie ad allargare quando si arretra verso il codino. La distanza pedane manubrio permette di mantenere una posizione comoda anche stando in piedi e si può stringere la sella con le gambe quasi come sulle migliori enduro specialistiche. Le leve di comando sono tutte comode e facili da azionare - la frizione con il sistema FCC è veramente morbida - e tutte regolabili di fino per trovare la migliore posizione per ogni esigenza. Anche in questo caso l’elettronica di questa moto svolge un ruolo determinante. I maghi delle centraline propongono un’inedita configurazione del traction control definita Off road, che limita la potenza a 100 cavalli, effetto simile alla configurazione Rain, ma in questo caso, lascia al pilota la possibilità di derapare per un breve tratto, quanto basta per apprezzare la guida su sterrato senza perdere il controllo. Parimenti è stato svolto anche un grande lavoro sul controllo di frenata, per il quale viene proposto un nuovissimo settaggio, anch’esso chiamato Off road, che azzera l’effetto ABS al posteriore, ma lo mantiene sulla ruota davanti. Ciò detto, selezionando in pochi passi, tramite il computer di bordo, entrambe le diciture Off road, è possibile ottenere il massimo del divertimento dalla guida in fuoristrada, con il minimo delle preoccupazioni e dei pericoli. E soprattutto, per chi non ha molta confidenza con le derapate e ha pure un certo timore a sdraiare la propria moto da 235 Kg, è la soluzione perfetta a queste problematiche. Puoi sgommare e derapare senza mai doverti preoccupare di perdere il controllo... e chi non lo vorrebbe! 14 Prove KTM 1190 Adventure R 14.970 € Tempi: 4 Cilindri: 2 Cilindrata: 1195 cc Disposizione cilindri: a V di 75° Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 150 cv (110 kW) / 9500 giri Coppia: 125 Nm / 7500 giri Marce: 6 Freni: DD-D Misure freni: 320-267 mm Misure cerchi (ant./post.): 21’’ / 18’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 217 kg Altezza sella: 890 mm Capacità serbatoio: 23 l Segmento: Enduro Stradale Casco LS2 Occhiali Thor Giacca Rev’it Pantaloni Rev’it Guanti Dainese Stivali Dainese SCHEDA TECNICA Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 15 Borile B450 Scrambler Prezzo 12.500 € circa prova SCRAMBLER Ducati sorride… Dopo l’esordio all’Eicma 2011, Umberto Borile ha presentato a Milano la sua B450 Scrambler realizzata con l’amichevole beneplacito di Ducati. Ci abbiamo fatto un bel giro, e per un po’ siamo ritornati agli anni settanta di Maurizio Tanca 16 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica 100 cc, ma verso la fine del decennio l’ingegner Taglioni decise di salire di cilindrata, creando addirittura tre versioni gemelle di quel modello che presto divenne un successo, con cilindrate di 250, 350 e 450 e potenze quasi analoghe: 25 cv la più piccola, 27 cv le altre due, con pesi rispettivamente di 140, 134 e 145 kg. Potenze che oggi faranno anche sorridere, ma le Scrambler erano vincenti per la loro piacevole coppia (specie la 450, della quale gli ultimi 40 esemplari vennero prodotti nel 1976) e per la loro leggerezza. Da notare che queste moto non sono mai uscite dalle catene di montaggio con testate desmodromiche; tuttavia - come ci ha raccontato il nostro enciclopedico Massimo Clarke - la Casa dava la facoltà ai concessionari di montarle su richiesta del cliente, spendendo una cifra compresa tra le 30.000 e le 40.000 lire (leggi 15/20 I l suono dello scarico della Borile B450 Scrambler l’avevamo ascoltato in un video diffuso recentemente dall’artigiano padovano. Un rombo tonico, tipico di un monocilindrico con il silenziatore non propriamente soffocato, che però porta indietro ai tempi in cui le Ducati Scrambler – 250, 350 e 450 – erano piuttosto diffuse. Moto che oggi sono peraltro piuttosto ricercate e quotate sul mercato del vintage d’autore. Sior Umberto (Borile, ovviamente) l’aveva in mente da un po’, quell’idea di rifare una scrambler ispirata a quelle Ducati agili e leggere nate per il mercato USA. Fu infatti la Berliner Motor Corporation, nella persona del lungimirante Michael Berliner, influente importatore americano di Ducati, a chiedere all’ingegner Fabio Taglioni una motoleggera monocilindrica stradale, che potesse anche essere utilizzata su terra 18 euro!). Leggerezza, dicevamo, che è un po’ il pallino di Umberto Borile. E che ovviamente doveva essere il principale punto di forza della sua Scrambler. Che però non poteva essere ispirata alla omonima monocilindrica Ducati senza avere nulla di una Ducati. Tipo il motore, per esempio, o una parte di esso. A Borgo Panigale è da un po’ che i mono sono fuori moda: l’ultimo fu il meraviglioso Supermono da corsa costruito tra il ’93 e il ’97 in soli 65 esemplari. Però… la termica di un cilindro made in Borgo Panigale raffreddato ad aria sarebbe stata perfetta… Detto fatto: attraverso un suo disegno, Borile ha raccontato il suo sogno all’amico Gabriele Del Torchio, gran capo di Ducati (oggi deputato alla difficile gestione di Alitalia), su come avrebbe voluto realizzare il suo omaggio alla mitica Ducati Scrambler. E Del Torchio ha acconsentito con entusiasmo, battuta, magari per correre nelle famose gare di dirt track che furoreggiavano negli States. Berliner, tanto per chiarire, era uno che nel ’64 si poteva permettere il vezzo di far costruire a Ducati una lussuosa GT con un inedito 4 cilindri a V da 1.260 di cilindrata e un centinaio di cavalli, con la forte convinzione di poter contrastare l’HarleyDavidson. La moto, denominata Apollo in onore al programma spaziale americano, venne in effetti realizzata: peccato però che in quel periodo la Ducati fosse un’azienda a partecipazione statale e, poiché il governo decise che i costi di produzione di una moto del genere non fossero giustificabili, l’ambizioso progetto andò a farsi benedire. Scrambler story Tornando alla genesi della Ducati Scrambler, la prima versione prodotta aveva un motore da 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito con la promessa, da parte di Borile, che i primi a provare la B450 Scrambler sarebbero stati lui e i suoi collaboratori. E così è stato, e con un certo entusiasmo da parte degli elementi più viscerali dello stabilimento bolognese. Insomma, lo scorso 16 aprile si è tenuto a Milano un brindisi di presentazione della prima B450 Scrambler quasi definitiva, alla presenza di numerosissimi appassionati e personaggi del settore. La festicciola si è tenuta allo Spazio Acquadimare di Via San Gallo, base operativa della famiglia Bassi, che da un paio d’anni condivide entusiasticamente con Umberto Borile la sua avventura di artigiano della moto. Con entusiasmo, e anche con un certo successo, se consideriamo che dell’ultraleggera, simpaticissima Multiuso 230 sono stati venduti 100 esemplari dallo scorso ottobre ad 20 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica oggi e, scusate se è poco, di questi tempi e con una capacità produttiva non certo impostata per numeri elevati. Costruzione artigianale La nuova Scrambler Made in Vo’ Euganeo (Padova) è più che evidentemente – e giustamente ispirata all’antenata bolognese. Ha un telaio monotrave in alluminio a culla chiusa, con forcellone a bracci tondi e, nella versione definitiva, monterà un avantreno esteticamente uguale a quello che vedete, ma con forcella Marzocchi e nuove piastre con avanzamento differente dall’attuale, come diversi saranno i freni, sempre a disco naturalmente. Confermati gli ammortizzatori Bitubo che vedete nelle foto, tarati però un po’ più generosamente, a favore dei fondoschiena di chi sta in sella. Quanto alle ruote, i cerchi sono da 19” davanti e 18” dietro, equipaggiate con pneumatici Mitas 07 da 100/90 e 130/80. Il motore B450 monta dunque cilindro e testa posteriori di un Ducati 1100, quindi con raffreddamento ad aria e distribuzione desmodromica a due valvole azionata da cinghia dentata. Invariato l’alesaggio di 98 mm, cambia invece la corsa, ridotta da 71,5 a 60 mm, per ottenere una cilindrata effettiva di 452,6 cc, ed è presente anche un contralbero di bilanciamento. Si tratta dunque di un motore a corsa corta, quindi propenso a girare alto, ma dotato di masse volaniche abbastanza grandi per favorire la coppia. Questo motore è stato realizzato con la preziosissima collaborazione di Francesco Villa, fratello del grande Walter, 4 volte campione del mondo della 250 e 350 in sella alle ottime Aermacchi/Harley–Davidson, scomparso nel 2002. «Uno che lavora ancora con il tecnigrafo e la fresa manuale, quando mi serve qualcosa corro da lui, e mi risolve tutti i problemi» racconta con ammirazione e affetto lo stesso Borile di Francesco, classe 1933, ex pilota di buon livello negli anni 50/60 oltre che tecnico sopraffino e costruttore delle note motociclette Villa. Naturalmente qui non si parla di carburatori, ma di iniezione elettronica digitale Weber-Marelli, con corpo farfallato da 40,5 mm di diametro. E la benzina arriva da un serbatoio da 9 litri piazzato sotto la sella, con tappo di rifornimento incastonato nel finto serbatoio, costituito da una lastra di alluminio sagomata che copre la scatola filtro, con le classiche guance cromate caratteristiche delle antenate Ducati. L’alimentazione è 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica soggiungendo: «con questo evento volevamo far vedere che la moto c’è, che esiste, ed entro un mesetto sarà perfetta» prima di affidarmi la Scrambler-laboratorio per un giro sulle piacevoli collinette brianzole. Il nuovo mono semi-Ducati prende vita allegramente non appena premuto il pulsantino, e risponde alla minima rotazione della manopola del gas (dolcissimo come un ride-by-wire) con la verve di un motore da corsa. E con una voce allo scarico decisamente in linea con lo stile anni sessanta: corposa, tonica, decisamente… difficile da omologare. Vedremo in seguito come si risolverà la questione sound: qui Umberto teneva a farci entrare per benino nell’anima della sua Scrambler, che attualmente gira a 8.200, ma tagliati dal limitatore, perché l’obiettivo è a quota 9.000. Come cavalleria, il prototipo è a quota 40 cv alla ruota, destinati a dunque anteriore, mentre il collettore di scarico scende all’indietro, terminando in un bel silenziatore cilindrico con terminale classicamente a fetta di salame, realizzato dalla mantovana Spark. Da notare che questo motore è anche dotato di cambio estraibile a 6 marce. Quanto alla strumentazione, l’ambiziosissimo cruscotto digitale che potete vedere in foto (con la simpatica raccomandazione Vai piano Umbe inserita dall’elettronico Giuseppe Guerra) è naturalmente provvisorio: il definitivo sarà infatti sostituito da una coppia di strumenti analogici stile vintage, decisamente molto più in linea con questa moto. Su per i colli Il giorno seguente il simpatico aperitivo a base di salame, formaggio, cioccolato e vinello, insomma, eccomi presente all’appello dalla concessionaria Factory Bike di Albiate, poco distante dall’autodromo di Monza, dove Umberto e 22 Il nuovo mono semi-Ducati prende vita allegramente non appena premuto il pulsantino, e risponde alla minima rotazione della manopola del gas con la verve di un motore da corsa signora, assieme a Simon Green, che cura l’immagine di Borile all’estero, al giovane Alberto Bassi – appassionato motociclista ed Amministratore della Umberto Borile & Co srl – mi attendevano con in mano la chiave della B450 Scrambler pronta per l’uso. Un prototipo avanzato, soggetto ad ulteriori affinamenti, ma comunque interessante per farsi un’idea di quella che presto sarà la versione pronta per la produzione: il che, se tutto andasse per il verso giusto, e i fornitori consegnassero per tempo il materiale per realizzare i 200 pezzi previsti, potrebbe anche avvenire verso la fine dell’estate, a un prezzo non ancora stabilito al centesimo, ma che dovrebbe aggirarsi sui 12.500 euro. Elettronica «Il motore al momento soffre di una noiosa mancanza elettronica sui 2.000 giri, che ovviamente è destinata a sparire» si scusa Umberto Borile, 23 24 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa 26 ABBIGLIAMENTO diventare 45 nella versione definitiva. Frizione morbida, gas, come già detto, dolcissimo, dentro la prima di un cambio dall’escursione lunghetta, ma tanto dolce e silenzioso da sfidare la sensibilità di chi guida, e via. Posizione in sella naturalissima, angolo di sterzata più che buono per muoversi nel traffico, la B450 Scrambler – sembrerà un’ovvietà, ma è così – con i suoi 130 chili è leggera come uno scooterino leggero. Certo, le ruote sono abbastanza alte, scatta un minimo di adattamento alle gomme Mitas semi-tassellate, si cerca di guidare al di sopra del “buco di carburazione”, ma la moto comunque è divertente, spinge bene ai medi regimi e sembra propensa a notevoli allunghi, che però è difficile provare con tranquillità su queste strade, belle ma sempre un po’ trafficate. La B450, insomma, è vivace ed agile, in questa configurazione frena discretamente bene, e tutto sommato vibra meno di quanto mi aspettassi: anzi, sulla pedane non si avvertono vibrazioni, mentre sul manubrio si fanno sentire – a memoria mia – forse un po’ più che sul vecchio Scrambler bolognese. Bene, ora aspettiamo la versione definitiva di questa bella replica di una celebre Ducati, consci del fatto che stiamo parlando di una moto, molto di nicchia, creata da un appassionato artigiano che, cosa assolutamente rara, si è occupato di realizzarne anche il motore. E che, giocoforza, costerà circa 12.500 euro. Una cifra, per così dire, da amatori. SCHEDA TECNICA bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Borile B 450 Scrambler 12.500 € Tempi: 4 Cilindri: 1 Cilindrata: 452.6 cc Disposizione cilindri: Verticale Raffreddamento: ad aria Avviamento: E Potenza: 27 cv Marce: 6 Misure cerchi (ant./post.): 19’’ / 18’’ Peso: 130 kg Capacità serbatoio: 9 l Segmento: Altro Giacca Belstaff Trialmaster (vintage vero) Guanti OJ Fighter Pantaloni tecnici Promo Jeans Casco Premier Vintage U9 Scarponcini Styl Martin Stone Laces 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica il rapporto vuoto pieno, tra battistrada e intagli, indica che le ultime gomme arrivate garantiscono maggior impronta a terra, soprattutto sulla spalla. Il che dovrebbe incrementare le doti di tenuta ai massimi angoli di piega. Diversi anche i disegni degli intagli, con la particolare forma definita T-cross, per il pneumatico anteriore, e swirled-shaped per il posteriore. Questi particolari disegni, uniti alla mescola che nasce dalla innovativa tecnologia NanoPro-Tech™e che ha portato allo sviluppo di nuovi polimeri denominati RC, a detta dei tecnici che si sono avvalsi della tecnica di simulazione Fine Elements garantisce un miglioramento delle prestazioni sia su asfalto asciutto che su quello bagnato. Anche le caratteristiche di guidabilità, hanno fatto un passo in avanti rispetto ai BT-023, più rapidi a scendere in piega, più confortevoli sullo sconnesso e con capacità di adattamento superiori, i nuovi T30 ci hanno convinto durante il lungo test che abbiamo effettuato. La prova su strada Abbiamo provato le nuove Bridgestone Battlax T30 montandole su una Honda CBR 600F, moto che in primo equipaggiamento utilizza le Battlax BT-012, e le impressioni generali sono state davvero ottime. La variabilità del meteo che ha caratterizzato le settimane di utilizzo delle T30 ci ha permesso di saggiarne le capacità in svariate condizioni di uso. Dalle temperature moderatamente rigide e asfalto umido, fino alle giornate assolate con asfalto caldo e invitante (per le pieghe…). Il grip offerto dalle T30 è sempre stato elevato, con una costanza di rendimento ottimale, in linea con le caratteristiche che un pneumatico Sport Touring deve garantire (ovvero uniformità di comportamento nelle più svariate condizioni d’uso). Anche in presenza di asfalto allagato le capacità di drenaggio ci sono apparse ottime, mentre l’aderenza è sempre stata più che adeguata. Rare le perdite di aderenza, anche quando Prova Bridgestone T30 Turismo per sport di Francesco Paolillo | Nella famiglia Battlax, la gamma premium del costruttore giapponese, entra il nuovo pneumatico T30. Prende il posto del BT-023 ed è un touring con interessanti qualità sportive L a lettera T sta naturalmente per Touring. Scelta fatta da Bridgestone per indicare il posizionamento in una specifica categoria: tutti i suoi nuovi modelli di pneumatici hanno una lettera che ne indica il posizionamento all’interno della gamma, seguita da un codice numerico. Quindi la lettera S identifica la categoria Sport e R i modelli Racing. Il nuovo Battlax T30 è stato disegnato e progettato 28 per migliorare le caratteristiche di guida dei precedenti e noti BT-023, montati di primo equipaggiamento su diverse moto giapponesi, e questo è avvenuto attraverso una ridefinizione completa sia delle mescole sia del disegno del battistrada e con una riprogettazione delle carcasse. Partiamo dal disegno che è anche la prima caratteristica che viene notata. Rispetto ai precedenti BT-023, i nuovi T30 appaiono decisamente meno scolpiti; 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa volute attraverso l’utilizzo sconsiderato del gas, e comunque ben controllate grazie alla progressività di comportamento dimostrata dal pneumatico. Sull’asciutto, il T30 si è distinto oltre che per il confort, incassando bene le sconnessioni degli asfalti reduci da un lungo inverno, soprattutto per le ottime caratteristiche di stabilità, sia sul dritto che sui curvoni in appoggio. La facilità con cui riesce a filtrare le asperità, grazie anche a una carcassa anteriore non particolarmente rigida, ha come rovescio della medaglia la tendenza a una lieve autoraddrizzamento quando si frena a moto inclinata. La deformazione della carcassa, sotto la spinta del peso in frenata, è la probabile causa di questo effetto, che però, oltre a essere poco appariscente e non particolarmente fastidioso, certamente non va a inficiare un giudizio finale globale decisamente più che buono. 30 MISURE DISPONIBILI bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Battlax T30 anteriore 110/70R17 54WTL 110/80R18 58WTL 110/80R19 59WTL 120/60R17 55WTL 120/70R17 58WTL 120/70R18 59WTL Battlax T30 posteriore 150/70R17 69WTL 160/60R17 69WTL 160/60R18 70WTL 160/70R17 73WTL 170/60R17 72WTL 180/55R17 73WTL 190/50R17 73WTL 190/55R17 75WTL 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Aprilia Leonardo 500 Ditech Era il 2003: EICMA pullula di novità di Maurizio Tanca | Dieci anni fa, il celebre Salone motociclistico milanese fu un concentrato di idee e di nuovi modelli. Una vetrina che lasciava presagire un 2004 in crescita, come poi in effetti avvenne. Soprattutto per le moto E ICMA acronimo di “Esposizione Internazionale Ciclo Motociclo e Accessori”. Una manifestazione che nel maggio del 2014 celebrerà non propriamente il suo centesimo compleanno, ma comunque il secolo esatto dalla prima edizione, che vide la luce proprio il 3 maggio del 1914 come “Salone del Ciclo e Motociclo”, all’interno dell’allora Kursaal Diana di viale Piave, a Milano, oggi hotel di lusso inglobato nella catena 32 Retrospettiva Periodico elettronico di informazione motociclistica Sheraton. Tra poco più di un anno, insomma, si svolgerà la 72esima edizione del “nostro” Salone, un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati, la cui cadenza annuale venne istituita dal 1925 al 1941 e dal 1946 al 1957: dopodiché il mercato dell’auto in forte crescita causò la crisi di quello motociclistico, costringendo gli organizzatori a saltare l’edizione del 1958 e deciderne poi la cadenza biennale, mantenuta fino al 1998, in alternanza con i Saloni tedeschi di Colonia, Gilera Ferro 850 Monaco e di nuovo Colonia. Da notare che dal 1939 al ‘93 l’importante manifestazione (ospitata nei padiglioni della Fiera di Milano dal 1952 al 2004, e trasferitasi l’anno seguente nei nuovo polo espositivo di Milano-Rho) si tenne nei mesi di novembre/dicembre, per anticiparla al mese settembre dal ’94 al 2004, e tornare nel 2005 all’appuntamento novembrino. Nella fattispecie dal 7 al 10, per quanto riguarda l’edizione di quest’anno, la 71esima. Iniziamo dunque a esplorare un po’ di storia dell’industria motociclistica internazionale, partendo dall’EICMA tenutosi dal 16 al 19 settembre del 2003. Dieci anni esatti (al prossimo novembre), durante i quali il mondo è cambiato parecchio, e certamente non sempre in positivo. Ma come fu, l’EICMA 2003? C’erano tante novità? Quali furono le più importanti? E come andarono le vendite, l’anno seguente? L’EICMA 2003 fu decisamente un Salone frizzante, con tante novità di spicco, sia a livello di idee (leggi prototipi e concept bike) che di mezzi fatti e finiti, pronti per la stagione 2004. Vediamolo. Tante belle idee... Aprilia, allora ancora di proprietà di Ivano Beggio, presentò a sorpresa un prototipo di maxi-scooter davvero rivoluzionario. Si chiamava Leonardo SR500 Ditech e montava un evolutissimo motore monocilindrico a 2 tempi, il Ditech, appunto, accreditato di ben 50 cavalli, con una coppia di 6,6 kgm a 6.000 giri: un mostriciattolo da 12,5 secondi sui 400 metri da fermo, con una velocità di 170 km/h, e con trasmissione finale a cinghia dentata esterna. Ma il pregio maggiore di questo formidabile (almeno sulla carta) motore era la 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Laverda SFC1000 sua ridottissima capacità inquinante, visto che Aprilia dichiarava un consumo di addirittura 34 km/l viaggiando a 110 km/h costanti, con un’autonomia di ben 450 km! E con un consumo d’olio parimenti irrisorio…Purtroppo, però, sui motori a due tempi iniziavano ad addensarsi nuvole scure, e questo progetto rimase nel cassetto, applicando la tecnologia Ditech ai motori per gli scooterini da 50 cc. Altra sorpresa fu la Gilera Ferro 850, bella naked automatica disegnata dallo Studio Marabese, spinta da un bicilindrico a V di 90° da 85 cv. Un progetto intrigante, la Ferro,che rimase nel limbo fino al 2008, per ricomparire con le sembianze dell’Aprilia Mana 850 nel 2008. Ma quel motore venne usato già dal 2006 per lanciare lo scooter più potente del mondo: il Gilera GP800, appaiato lo scorso anno dal “cugino” Aprilia SRV850. Altro concept apparso a 34 Retrospettiva Periodico elettronico di informazione motociclistica sorpresa ai visitatori di EICMA 2003, ma mai concretizzato, era il futuristico scooter Honda Tamago, (“uovo”, in giapponese), un prototipo a ruote alte sviluppato al reparto R&D Honda romano basato su ciclistica SH150, e caratterizzato dal voluminoso contenitore da ben 65 litri di capacità piazzato tra le gambe del pilota. Anche la Kawasaki si sbizzarrì con una futuristica concept bike degna del giudice Dredd di “Stalloniana” memoria: la carenatissima sporttourer ZZR-X, dalle linee studiate per integrare perfettamente moto e pilota, godeva di assetto guida regolabile, spoiler laterali ad apertura variabile e freni a disco interni alle ruote lenticolari. Decisamente eclatante - specie per i numerosi aficionados del marchio vicentino, acquistato tre anni prima da Ivano Beggio - la comparsa di quella che Aprilia aveva pensato come la Mondial RZ1000 Streetfighter Laverda SFC1000 degli anni duemila. Naturalmente colorata di arancione. Questa intrigante supersportiva montava chiaramente il validissimo bicilindrico Aprilia/Rotax a V di 60° “estratto” dalla RSV1000, con oltre 140 cv e quasi 11 kgm di coppia a 7.500 giri. Purtroppo (di nuovo), la cosa finì li. Altro storico marchio italiano, rilanciato dall’industriale bresciano Roberto Ziletti nel 1999, la nuova Mondial era ancora in attività alla fine del 2003, tant’è che all’EICMA presentò la versione EVO - con sospensioni Öhlins, cambio ravvicinato e svariati particolari di pregio - della Piega 1000, l’ambiziosa superbike stradale che beneficiava addirittura dell’ottimo bicilindrico della Honda VTR-SP2 (nota anche come RC51, ovvero la moto che Colin Edwards portò al titolo mondiale Superbike nel 2002): un privilegio più unico che raro, che Honda accordò al Conte Boselli - nipote del fondatore della Mondial e in società con lo stesso Ziletti nell’operazione di rilancio di cui sopra - il cui nonno nel 1957 aveva fornito a Soichiro Honda una delle Mondial da corsa fresche del mondiale 125 e 250, dando virtualmente inizio alla storia agonistica della Casa giapponese. Ma oltre alla EVO, Mondial quell’anno presentò anche una interessante versione naked della Piega 1000: la RZ Nuda, una belvetta da 140 cv e 178 kg col telaio a traliccio e il motore in bella mostra, una coppia di faretti polielissoidali anteriori, gran sfoggio di carbonio ed Ergal e tutto ciò che serviva per allettare i palati fini. Non solo: alla Nuda venne affiancata l’ancor più sofisticata ed esclusiva Starfighter RZ, presentata come prototipo ma tuttavia già quotata sui 25.000 euro. Purtroppo, però, queste moto non ebbero futuro, visto che Ziletti dichiarò 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Retrospettiva Periodico elettronico di informazione motociclistica BMW R1200C MONTAUK Benelli Tornado RS fallimento a metà del 2004. Interessante anche il prototipo Yamaha MT-03, simpatica roadster spinta dal noto monocilindrico Minarelli-Yamaha 660, con doppio scarico sotto la sella e ammortizzatore posteriore coreograficamente sistemato sulla destra del motore stesso, in posizione praticamente orizzontale. In questo caso, la MT-03 venne presentata in versione definitiva, praticamente uguale al prototipo, all’EICMA del 2005, e messa in vendita un paio di mesi dopo. Le vere novità per il 2004 Vediamole, in ordine alfabetico, iniziando ovviamente da Aprilia. A questa edizione di EICMA da Noale arrivò un nuovo motore, il compattissimo 45.V2 realizzato dall’ingegner Ampelio Macchi. Si trattava di un raffinato bicilindrico a V di 77° che girava a 14.000 giri e pesava solo 34 kg, e che dal 2005 avrebbe equipaggiato, nelle versioni 450 e 550, le prime motard bicilindriche mai 36 costruite (le sofisticatissime SXV) e le enduro RXV, oltre all’ostica MXV 450 da motocross. Un motore da corsa, praticamente, che purtroppo le vicissitudini di Aprilia impedirono di sviluppare anche per il normale utilizzo stradale, decretando presto la fine di queste moto ambiziosissime. Benelli Dieci anni fa, lo storico marchio pesarese era ancora proprietà di Andrea Merloni, che nel 2003 aveva finalmente messo in produzione la sua ambiziosa tricilindrica sportiva Tornado Novecento Tre, della quale al Salone settembrino apparve la versione RS. Ovviamente era più ricca come dotazione tecnica, con il motore da 898 cc potenziato a 142 cv, e con frizione antisaltellamento dall’intervento regolabile. BMW Nulla di veramente eclatante dalla Casa bavarese, che per il suo 80° compleanno volle gratificare (forse) gli amanti del mondo custom/ cruiser, segmento in cui aveva esordito nel 1997: allo stand svettava infatti la certamente originale versione Montauk della nota R1200C, naturalmente con motore boxer a doppia accensione, un piacevole doppio faro in verticale, e una forcella (rigorosamente abbinata al Telelever) che in Harley avrebbero definito “wide glide”, per via degli steli distanti tra loro tanto da poter ospitare un largo pneumatico da 150/80x16”, abbinato al 170/80x15” posteriore. Cagiva Group Anche Claudio Castiglioni festeggiava il 25° anniversario della sua Azienda, svelando la speciale versione X3 della grintosissima Raptor 1000 motorizza Suzuki V2, disegnata da Miguel Galluzzi. Inoltre venne annunciata la volontà di produrre (cosa che però poi non accadde) 25 repliche della famosa GP500 C594, che quell’anno arrivò terza nel mondiale con lo scontroso quanto veloce John Kocinski. Prezzo dichiarato: 125.000 euro. Intanto Husqvarna, allora inglobata nel gruppo industriale varesino, approfittava dell’importante palco milanese per festeggiare addirittura i suoi primi 100 anni con la splendida 510 Centennial (500 pezzi, prezzo oltre 18.000 euro!), Ducati Sorprese un po’ tutti l’arrivo della ST3, la terza versione della valida Sport Touring che non rappresentava solamente un restyling delle precedenti, ma soprattutto la vetrina per l’inedito motore a 3 valvole per cilindro raffreddato a liquido, con doppia accensione e catalizzatore, progettato con occhio particolarmente ecologico, visto che si iniziava a parlare di Euro 3. Un motore che alla prova dei fatti ci impressionò molto per la sua piacevolezza d’uso e per le sue prestazioni più 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito inedite medie cilindrate proposte dalla sudcoreana Hyosung, condividenti il medesimo motore bicilindrico a L di 90° raffreddato a liquido e con testate bialbero ad 8 valvole, da 647 cc e 80 cv: la piacevole naked Comet GT – senza dubbio ispirata alla omologa Suzuki SV, con la quale tuttavia non condivide nemmeno una vite - e la senz’altro originale cruiser Aquila. Due moto oggi ancora in listino, affiancate da altre versioni, anche di cilindrate differenti. Honda CBR1000RR che soddisfacenti: grazie ai suoi 102 cv dichiarati a 8.750 giri (la coppia era di 9,5 kgm a 7.250), la moto superava infatti abbastanza facilmente i 250 orari indicati, come rilevammo durante il test in Spagna. Ma a Borgo Panigale in effetti, non credevano molto in questa versione del loro motore prediletto, che ritenevano una mosca bianca per Ducati. La ST3 andò in produzione, ma quel motore è rimasto il primo, e a tutt’oggi l’unico “3 valvole” del marchio bolognese. Honda e Kawasaki I due colossi nipponici catalizzavano invece l’attenzione degli appassionati rivoluzionando completamente le loro punte di diamante supesrportive, e organizzandone oltretutto il lancio ufficiale, in entrambi i casi negli Stati Uniti (rispettivamente sui circuiti di Phoenix e Homestead – Miami), proprio in contemporanea col vernissage milanese. Sia la CBR1000RR Fireblade da 172 cv – che attingeva dichiaratamente ispirazione dalla formidabile MotoGP RC211V 1000 a 5 cilindri - che la “ignorantissima”, arrapante Ninja ZX10R da 175 cv, segnarono una netta svolta tecnica per entrambe le Case giapponesi, in un 38 Retrospettiva Periodico elettronico di informazione motociclistica periodo in cui le superbike stradali stazionavano nella zona alta delle classifiche di vendita: nel 2004, infatti, le Fireblade 900 e 1000 - accomunate in classifica - figuravano infatti al 5° posto assoluto (tra le moto, naturalmente) con 4.809 pezzi, e della nuova ZX-10R, diciannovesima assoluta ma seconda tra le supersportive da un litro di cilindrata, si immatricolarono 1.823 esemplari. Ma Kawasaki lanciò il classico sasso nello stagno anche nel segmento naked, lanciando non una nuova Z600, come la moda allora praticamente imponeva e francamente tutti si attendevano, bensì una valida 750 ispirata alla Z1000, quindi con motore a 4 cilindri e a iniezione. E ci azzeccarono alla grande, visto che la Z750 a fine 2004 figurava quarta assoluta nelle vendite, con 5.870 immatricolazioni. Ma da Akashi stupirono anche i cultori del mondo custom e contemporaneamente quelli dei motori bicilindrici, presentando la VN2000, dotata di un V2 da 2.054 cc, subito decretata regina della categoria cruiser/ custom a due pistoni. Kymco, Malaguti e Sachs In bella mostra la versione praticamente definitiva del maxiscooter Xciting 500, con un corposo motore monocilindrico da 43 cv dichiarati, e forcella motociclistica a doppia piastra. Esordio dunque parallelo a quello dell’omologo scooterone GT della nostra (purtroppo defunta) Malaguti: il corpulento e confortevole Spyder Max dal voluminoso “bagagliaio” sottosella trasversale, spinto dal tetragono monocilindrico Piaggio Master 460 a iniezione da 39 cv incastonato in un solidissimo telaio pressofuso in alluminio, anche qui con forcella a doppia piastra, ma con ruote da 16”. Ma allo stand del Costruttore bolognese ricompariva anche il mitico “tubone” Fifty 50, in livrea nera ed oro, naturalmente con motore a 2T con o senza cambio, sella scamosciata ad un posto e mezzo, freni a disco e marmittino ad espansione. Aria di nostalgia, quindi, condivisa con lo storico marchio tedesco Sachs, che interpretava il “tubone” a modo suo presentando un estrosissimo giocattolo denominato Mad Ass, dotato di un cinquantino a 4 tempi con cilindro orizzontale a 4 marce. Tra l’altro, nel marzo successivo Sachs stupì ulteriormente tutta la stampa specializzata, invitata a provare il Mad Ass (“culo pazzo”, per la cronaca) in un luogo che definire “suggestivo” è riduttivo: una miniera di sale a 700 metri di profondità, nei pressi di Lipsia, trasformata praticamente in un grande parco di divertimenti/labirinto sotterraneo! KTM Altro importante debutto, all’EICMA 2003, fu quello della sempre più attiva KTM nel mondo delle maxi-naked stradali, seppur con netto anticipo sui tempi di industrializzazione e KTM Superduke 990 Hyosung Da sottolineare anche l’esordio milanese di due 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Retrospettiva Periodico elettronico di informazione motociclistica una preziosa versione speciale da 40.000 euro, con aspirazione a geometria variabile, componentistica di alto livello e ben 180 cv: la F4 1000 Tamburini, che sarebbe stata realizzata in 300 esemplari, in evidente omaggio a uno dei nostri più celebri “cervelli” motociclistici, papà della Ducati 916 e di tante altre magnifica motociclette Ducati ed MV: Massimo Tamburini, appunto. Gilera che tuttavia era già in commercio da pochi mesi. Spinto anch’esso dal Master da 460 cc a iniezione elettronica da 40 cv, il Nexus godeva di una sospensione posteriore dotata di puntone per la regolare dell’altezza del retrotreno, e sfiorava i 160 km/h. E l’anno seguente, con 2.973 esemplari immatricolati, si piazzò 31° in classifica assoluta, e 11° tra gli scooter. Gruppo Piaggio Da Pontedera arrivò al Salone il nuovo motore Quasar 250, un brillante monocilindrico da 22 cv discendente del già noto Leader, già dotato di catalizzatore e destinato ad equipaggiare svariate centinaia di migliaia di scooter, Piaggio e non, in giro per il mondo. Ma la vetrina Milanese segnò anche l’apparizione ufficiale dell’interessante Nexus 500, maxiscooter sportivo marchiato Suzuki Se Honda e Kawasaki avevano sfoderato due nuovi pezzi da novanta nel segmento superbike da un litro di cilindrata, Suzuki per la stagione 2004 si era invece dedicata al rilancio delle sue celebri supersport “piccole” (si fa per dire, naturalmente), ovvero le gemelline GSX-R600 e 750, strettamente ispirate all’ultima versione della 1000. Un vero cavallo di battaglia, la 750, per Moto Guzzi Breva 1100 Suzuki GSX R600 e 750 consegna. Stiamo parlando della arrabbiatissima 990 Duke, col motore LC8 bicilindrico a iniezione a cubatura “piena” di 999,8 cc, che però venne commercializzato nel 2005. Una moto incredibilmente divertente, anticipata però sul mercato dalla non meno esaltante motardona SM950 col motore a carburatori delle maxi Adventure, il cui prototipo in effetti era stato esposto all’EICMA del 2002. Moto Guzzi E a Mandello, che aria tirava? Beh, nel settembre 2003 Moto Guzzi presentò a Milano la bella Breva 1100, progenitrice di una nuova generazione di maxi da diporto. Una moto ambiziosa, che vantava l’esclusivo “cardano reattivo compatto” CA.R.C., che riduceva al minimo i saltellamenti e l’effetto sollevamento posteriore in accelerazione. E sotto il cui grosso serbatoio batteva naturalmente il mitico V2 Guzzi a 90° con testate a 2 valvole per cilindro - con 84 cv a 7.800 giri e 8,8 kgm di coppia a 6.000 - con coppa dell’olio 40 e alternatore nuovi e alleggerimenti interni, in particolare a bielle e pistoni, per ridurre le inerzie e godere di maggior prontezza. Quanto alla interessantissima Griso 1100, presentata l’anno prima all’Intermot di Monaco, venne riproposta anche a Milano, ma si dovette attendere fino a metà 2005 per vederla dai concessionari. Piacevole anche la versione “Coppa Italia” della naked sportiva V11, in livrea tricolore per celebrare la sua partecipazione - con tanto di kit di racing di derivazione MGS-01 - al Campionato Italiano Naked allora in vigore. MV Agusta Ma non furono solo le Case giapponesi a creare scalpore con le loro nuove superbike stradali: la stessa MV Agusta espose alla gran kermesse milanese l’attesa F41000S, sorella gemella della 750 ma con motore - sempre a 4 cilindri - da 952 cc, con 166 cv dichiarati a 11.000 giri e 192 kg di peso a secco. Moto chiaramente ammiratissima della quale, manco a dirlo, era già stata allestita 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Retrospettiva Periodico elettronico di informazione motociclistica Triumph Rocket III Yamaha YZF R1 inglese da 790 a 865 cc, con alimentazione a carburatori, ma con una settantina di cv dichiarati. Suzuki, unico costruttore a credere fermamente in questa cilindrata nel segmento delle carenate coi mezzi manubri, fin dal lancio della mitica, leggerissima GSX-R750 del 1985, a lungo mattatrice nelle competizioni per derivate di serie. Ma nel 2003 arrivò anche l’attesissima Suzuki V-Strom 650, che sarebbe stata disponibile dal successivo mese di novembre al prezzo promozionale di pochissimo inferiore ai 7.000 euro (8.590 il prezzo dell’attuale modello, con ABS). Praticamente identica alla 1000, dalla quale differiva solo per lo scarico a terminale singolo anziché doppio, quella che allora era l’unica antagonista dell’eterna Honda Transalp godette subito di un buon successo commerciale: nella classifica vendite del 2004, anno in cui il best seller fu la Honda Hornet 600 (9.725 immatricolazioni), la V-Strom risultò infatti la 14esima moto più venduta, con 2.074 esemplari immatricolati contro i 3.281 della stessa Transalp 650 (ottava assoluta). 42 Triumph Quanto al Made in England, e chiaramente alludiamo a Triumph, il giustamente ambizioso Mr. John Bloor decise di stupire il mondo presentando la moto più “grossa” mai costruita in serie. E se in Kawasaki si erano illusi di aver appena conquistato il primato della maggior cubatura con la VN2000, ecco arrivare a sorpresa da Hinckey l’incredibile Rocket III (denominazione mutuata dall’omonima BSA di 35 anni prima), mastodontica megacruiser da 320 kg spinta da un motorone a 3 cilindri longitudinale da 2.290 cc (763 cc per pistone!) con in corpo 140 cv, ma soprattutto con la stupefacente coppia massima di oltre 20 kgm a soli 2.500 giri (ma a 1.800 i kgm erano già 18)! Ben più in sordina, a questo punto, fu l’esordio della bella Thruxton 900, bella café racer basata sulla Bonneville che segnava anche l’aumento di cilindrata del “parallel twin” Yamaha E concludiamo con i “3 diapason”, quindi Yamaha, particolarmente prodiga di novità a Milano 2003. Al cui stand venne svelata anche la nuova R1: 172 cv per 172 kg per il rinnovato missile di Iwata, anch’essa dotata di un motore completamente rivisto - sempre a 5 valvole per cilindro - e con l’inedito scarico doppio sotto al codino: a fine 2004 sarebbero stati 4.462 gli esemplari immatricolati (seppur comprendenti anche il modello uscente) della R1, settima moto più venduta in assoluto. Altra novità Yamaha all’esordio milanese, sebbene già provata dalla stampa poche settimane prima, la completamente rinnovata FZ6 Fazer sarebbe arrivata ai concessionari a fine Salone al prezzo di 7.790 euro. Mentre la primavera successiva sarebbe stata commercializzata anche la versione naked. Entrambe le FZ6 erano caratterizzate da un inedito telaio in alluminio, pressofuso e senza saldature, e dal motore quadricilindrico da 600 cc derivato dalla supersport R6, depotenziato a 98 cv a 12.000 giri. Il bilancio commerciale 2004 sarà molto positivo per le due nuove “medie” di Iwata, accomunate al 2° posto assoluto con ben 9.548 unità vendute (con buona prevalenza per la naked). Nuove anche le XT660R, enduro monocilindrica,e la supermotard “urbana” XT660X: quest’ultima figurerà al 33° posto (1.185 immatricolazioni) nel consuntivo moto 2004, ribadendo il maggior interesse dell’utenza verso la categoria delle “enduro modificate”: la XT660R, infatti, non comparirà tra le prime 50 moto vendute quell’anno. Ma non finisce qui: al famosissimo Majesty 250, decano degli scooteroni Yamaha, si affiancava infatti il corpulento ed elegante 400, dotato di un robusto telaio bitrave in alluminio pressofuso ed acciaio. Anche il degno e logico anti-Burgman, che montava un nuovo monocilindrico bialbero a 4 valvole da 34 cv alimentato ad iniezione, risultò molto ben accetto dal mercato, visto che a fine 2004, grazie alle 9.152 immatricolazioni, risultò 6° nella classifica vendite scooter, e 8° in assoluto, proprio davanti all’omologo Burgman. Tutto quanto sopra portò ad un consuntivo commercialeche al 31 dicembre 2004 registrò un aumento delle immatricolazioni di circa il 3,3% rispetto all’anno precedente, grazie alle 17.112 moto vendute, mentre il settore scooter accusò un calo di 3.207 unità. 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Storia Periodico elettronico di informazione motociclistica Hernst Henne Record di velocità 1937 BMW R90S Reg Pridmore SBK AMA 1976 Novant’anni di BMW nelle competizioni di Edoardo Licciardello | Tutto è iniziato con la prima boxer del 1923, e un poco prima. In questi novant’anni BMW ha costruito tante moto famose. E anche parecchie moto da corsa. Dai record di velocità all’affermazione al TT, dalla Paris-Dakar all’attuale superbike C i sono voluti la S1000RR e l’ingresso ufficiale di BMW nel mondiale superbike per cancellare definitivamente l’immagine paciosa e un po’ imbellettata che la marca di Monaco si era trovata cucita addosso dopo tanti anni di eleganti, raffinate ma relativamente performanti moto da granturismo. Basta però scavare un po’ nella sua storia per scoprire come BMW abbia invece una lunga tradizione sportiva, con moto innovative e capaci di grandi successi in tutte le competizioni in cui si sono impegnate. 44 Gli inizi e la boxer R32 Quest’anno ricorrono i novant’anni di BMW. Nel senso che la capostipite R32, la prima boxer, risale al 1923. In realtà la Bayerische Motoren Werke inizia a occuparsi di moto nel 1920, fornendo i motori alla Victoria, produttrice di moto a Norimberga. Si tratta di bicilindri boxer 500 (siglati M2B15 e progettati da Martin Stolle), ma con disposizione longitudinale nel telaio, schema che riprende l’esempio delle Douglas inglesi. Con questo motore, BMW realizza nel 1922 la sua moto, la Helios. Ma contemporaneamente Max Friz disegna la nuova moto BMW, quella con il boxer trasversale: la R32 che arriverà appunto nel 1923. Appena nata la boxer di Monaco si fa notare anche in ambito sportivo portando a termine, al primo posto, la Mittenwalder Steig. Gara in salita che fa quindi registrare la prima vittoria di una moto BMW della storia. Già dal 1924, l’anno successivo al suo arrivo, la R32 vince diverse gare e il titolo nazionale, dando il via a una serie di grandi successi. Nel 1926 arriva la prima vittoria internazionale alla britannica Sei Giorni di Buxton, all’epoca ritenuta la competizione fuoristradistica più impegnativa del mondo; e l’anno successivo la squadra BMW fa doppietta alla Targa Florio. Nel 1929 inizia la storia dei record di velocità ad opera di Ernst Henne, che alla guida di una 750 boxer conquistò il primo di 76 primati collezionati nell’arco della sua carriera: 216,75km/h, diventati ben 279,5 nel 1937 su una 500 con compressore volumetrico e carenatura integrale. Il record resistette 14 anni. Sul palcoscenico internazionale è la prima vittoria al TT di un pilota non britannico, Georg Meier, a portare alla ribalta la BMW, che nel 1939 conquista il Senior 500. Nel 1949 nasce il campionato del mondo velocità, da cui i piloti tedeschi sono però esclusi. BMW deve attendere la caduta del bando nel 1951(e rinunciare ai suoi propulsori ad alimentazione forzata vietati dal regolamento) per competere nel motomondiale. La RS54 boxer bialbero, con i suoi 45 cavalli per solo 130 kg di peso, diventa immediatamente popolare fra i piloti privati e frutta, in veste ufficiale, il secondo posto nel mondiale 1956 a Walter Zeller. Nei vent’anni che vanno dal 1954 al 1974, BMW conquista con i suoi boxer ben 19 titoli piloti e 20 costruttori, oltre a 21 record mondiali di durata. La prima Superbike si chiama R90S Non tutti lo sanno, ma il campionato AMA Superbike, considerato la culla delle moderne competizioni riservate alle derivate di serie, ha incoronato una BMW proprio al suo esordio. Oltre ai successi al TT della R90S, ad opera di Butenuth 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Storia Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Hubert Auriol Paris Dakar 1984 ma soprattutto di quell’Helmut Dahne che ha detenuto per decenni il record motociclistico del Nordschleife, la maxi tedesca ha infatti spopolato oltreoceano. Steve McLaughlin vinse la 200 miglia di Daytona, mentre Reg Pridmore - il padre di quel Jason impegnato per anni nella Superbike AMA e in diverse serie iridate - può vantare nel suo curriculum i primi tre titoli AMA Superbike della storia, il primo dei quali conquistato proprio con la R90S. Il pilota britannico, emigrato negli USA per correre, portò in gara le boxer BMW già dal 1972, ma solo con il riconoscimento ufficiale della categoria Superbike poté ambire al titolo nazionale. In squadra con McLaughlin dovette cedere al compagno la prima vittoria, a Daytona, ma si rifece già nella seconda prova, a Laguna Seca, e arrivò a conquistare il titolo a fine 1976 con una vittoria nell’ultima gara, a Riverside. 46 BMW Boxer Cup R1100S 2000 La leggenda della Dakar Il passaggio alle ruote artigliate era già avvenuto nei primissimi anni Settanta con la R75/5 con cui Nachtmann, Tweesmann e Sheck (con il modello successivo) si aggiudicarono diversi titoli nazionali enduro, ma furono gli anni Ottanta a consacrare il marchio dell’elica fra le leggende del fuoristrada. Nel 1981 il francese Hubert Auriol si schierò al via della neonata Paris-Dakar in sella a una R80G/S, vincendo la competizione africana all’esordio. Impresa ripetuta poi nel 1983, prima di cedere il testimone a “Gastonnette” Rahier, che sul prototipo da 1000 cc portò a Monaco altre due vittorie nel rally più famoso del mondo, nel 1984 e 1985. Dopo gli anni del dominio giapponese, BMW tornò in forze alla Dakar con la monocilindrica F650 con cui Richard Sainct vinse le edizioni del 1999 e 2000. La gara del 2000, in particolare, fu un vero e proprio en plein, con quattro BMW ai primi quattro posti. Più di recente, nel 2009, in sella alla monocilindrica G450X, Salminen è stato vice campione nel mondiale enduro. L’epopea delle monocilindriche ebbe anche un seguito stradale: il propulsore BMW sviluppato in collaborazione con l’austriaca Rotax trovò posto in una ciclistica Harris per le gare Supermono. La moto portata in gara dal team britannico Chrysalis si distinse vincendo tre volte di seguito il TT di categoria con Dave Morris. Il ritorno del Boxer Forte della new wave che iniziava a pervadere la produzione tedesca, sul finire del secolo scorso il reparto corse BMW riprese quota. L’operazione partì un po’ in sordina, appoggiando indirettamente, almeno sulla carta, l’intraprendente Das Boxer Team, guidato da quel “Berti” Hauser che quasi dieci anni dopo si sarebbe trovato a condurre l’operazione BMW in superbike. A Monaco non ammetteranno mai il loro ruolo nell’attività sportiva della piccola squadra di Ingolstadt (il proprietario, ironia della sorte, lavorava al reparto corse Audi) ma il semplice fatto che loro, e solo loro, avessero accesso alle funzionalità di mappatura della gestione elettronica delle centraline Bosch-Motronic montate sulle boxer utilizzate la dice lunga. La compagine esordì nel campionato tedesco endurance con una R1100GS (avete letto bene…) che seppe cogliere inaspettati successi nella serie nazionale. Nel 1997 il team allestì prima una R1100RS e poi una R1100S che figurò bene nella Pro-Thunder a Daytona (arrivò quarta) prima di mettersi in mostra nel mondiale endurance. E’ facile vedere in questa 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito neonata MotoGP, BMW sbalordì tutti con l’introduzione della S1000RR. La quattro cilindri in linea 1000 annunciava l’impegno nei campionati nazionali e mondiale riservati alle derivate di serie. Al via nel campionato 2009 con Troy Corser e Ruben Xaus, nel 2010 è arrivato il primo podio superbike grazie a Corser. Ma soprattutto quella del 2010 è stata la strepitosa stagione in Superstock di Ayrton Badovini, dominatore del campionato con nove vittorie su dieci prove. Nel 2011 Leon Haslam ha portato l’ipersportiva di Monaco (nel frattempo campionessa marche nel campionato tedesco superbike IDM) al quinto posto finale. Si è però dovuto attendere il 2012 BMW Boxer Cup 2000 Luca Cadalora esperienza la scintilla che ha portato la casa di Monaco a correre nella serie iridata con la spettacolare HP2 Sport ufficiale nel 2007. L’avventura ebbe un certo successo: dopo il debutto a Le Mans, la squadra composta da Markus Barth, Thomas Hinterreiter e Rico Penzkofer chiuse sedicesima assoluta e vincitrice della categoria Open, forte di quattro vittorie di classe. Sempre restando in tema HP, vale la pena segnalare le grandi prestazioni all’Erzberg Enduro della HP2 originale, che nella durissima classica del fuoristrada seppe farsi valere contro moto sulla carta ben più competitive. I trofei monomarca Nel frattempo il bicilindrico contrapposto BMW aveva saputo ritagliarsi un ruolo di prestigio nel panorama internazionale grazie all’istituzione della Boxer Cup. Il campionato, disputato dal 2001 al 2004 come gara di contorno nelle prove europee del motomondiale, ebbe un seguito fedele e di alto livello. Grazie alla partecipazione 48 Storia Periodico elettronico di informazione motociclistica per la prima vittoria iridata, ad opera del nostro Marco Melandri. Il ravennate non si è accontentato, collezionando sei primi posti nel Mondiale e tenendo aperta la lotta per il titolo fino al finale di stagione che lo ha visto chiudere al terzo posto. Risultato comunque positivo echeggiato dalla doppietta fatta registrare nel campionato domestico, in cui la S1000RR ha conquistato tanto il titolo piloti quanto quello costruttori. Il mondiale SBK 2013 vede schierati Marco Melandri e Chaz Davies con le S1000RR ufficiali, il pilota inglese ha vinto entrambe le gare disputate ad Aragon e, prima dell’appuntamento di Monza, è secondo in classifica generale. di grandi nomi (Randy Mamola, Kevin Schwantz, Luca Cadalora, Stephane Mertens i primi che ci vengono in mente) furono tanti i gentlemen riders che decisero di mettersi alla prova in sella alla R1100S da gara. Fra i nostri esponenti vale la pena di ricordare Alessandro Gramigni, ma soprattutto il plurivincitore Roberto Panichi e l’ex voce del Motomondiale Giulio Rangheri. Nel 2005 la serie venne sostituita con la Power Cup, basata sulla K1200R. L’esperimento durò però una sola stagione: BMW cancellò il trofeo già dall’anno successivo, ufficialmente a causa di costi troppo elevati per la gestione della strapotente naked a quattro cilindri, rivelatasi anche troppo impegnativa nell’uso agonistico per un campionato di alto livello ma comunque a spiccata matrice amatoriale. La superbike attuale Dopo diverse voci, e il prototipo a tre cilindri portato in pista da Luca Cadalora prima e da Garry McCoy poi che volevano l’ingresso di BMW nella BMW S100RR Sbk 2013 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica platealmente i passaggi del 46. E più tardi al box, quando Rossi tentò di scusarsi, Casey lo pugnalò con una frase ad effetto. La ricorderete di sicuro: “La tua ambizione è superiore al tuo talento”. Chi avrebbe mai detto che il giovane Casey avrebbe potuto costruire una espressione così articolata? Io no, e infatti sono propenso a credere che fu proprio Livio Suppo a suggerirla. Non ne ho le prove, ma ne sono abbastanza convinto. E così deve essere successo domenica scorsa, subito dopo l’arrivo. Marc Marquez non doveva essere tanto tranquillo, sportellare il campione del mondo non è una cosa che si fa tutti i giorni, Lorenzo era infuriato; oltretutto Marquez non ha l’immagine dell’educanda dopo le stagioni arrembanti in Moto2: e se lo avessero punito? Così, io mi immagino Livio Suppo che avvicina in fretta il suo pilota. Il dialogo è, lo sottolineo, soltanto verosimile. C Nico Cereghini Dietro a Marquez l’ottimo Suppo iao a tutti! Stanotte ho sognato che riprendevo a correre. Ma al momento giusto, tutti i Tra i manager della MotoGP, Livio è certamente il miei rivali già ben allineati in griglia, mi mancava il casco più bravo. Nessuno meglio di lui sa difendere gli e addio. Potenza di un’im- interessi e la tranquillità dei suoi piloti. Qualche magine: quella dell’ultima volta inventando magnifiche battute curva di Jerez in MotoGP. Ma dovessi mai ributtarmi nella mischia –e lo dico Dominator, un amore di gran lunga precedente al per scherzo, naturalmente- so bene chi vorrei suo incarico in HRC. La Dominator garba a tutcome manager: Livio Suppo. Ho avuto qualche ti e due. Di Livio mi piace anche la sua rapidità battibecco pubblico, in passato con Suppo. L’ho mentale e la capacità di coniare battute fulmiprovocato con qualche domanda impertinente nanti. Quando sul bagnato di Jerez, nel 2011, Rosdi quelle che piacciono a me, e lui non fa scon- si esagerò un pelo e buttò giù Stoner un attimo ti: va giù a muso duro. In privato però ci siamo prima che anche il Sic si ribaltasse quando era sempre stati simpatici, e abbiamo parlato a lun- al comando, l’australiano restò a lungo sul posto go, per esempio, della sua passione per la Honda (Valentino era riuscito a ripartire) applaudendo 50 “Digli che hai studiato alla tivù la manovra di Rossi su Gibernau del 2005, che ti sei ispirato a quella”. “Ma se allora avevo soltanto dodici anni…! Chi può credere a una panzana così?” “Non sottilizzare, dammi retta: tu limitati a dire quello che ti ho appena detto e vedrai che funziona. Con Rossi è filato tutto liscio e lo stesso succederà a te”. E così è andata. Lorenzo ha sbagliato perché ha lasciato non una porta aperta, ma un vero cancello; Marquez ha sbagliato perché per recuperare lo svantaggio ha frenato troppo tardi. E sbagliare, nelle corse, si può. Se ci si mette a punire ogni errore non c’è un pilota che finisca in classifica. L’unico che non ha sbagliato è Livio Suppo. Tanto di cappello e lo dico con ammirazione: il suo compito è ottenere il meglio per il suo pilota. E nessuno oggi lo sa fare meglio di lui. Dovessi mai ributtarmi nella mischia –e lo dico per scherzo, naturalmente- so bene chi vorrei come manager: Livio Suppo 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Storia Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Monza: Pasolini e Saarinen morirono così di Nico Cereghini | Il GP di Monza del 20 maggio 1973 è passato alla storia per il tragico incidente che tolse la vita a Pasolini e Saarinen. Nel nostro video la storia e la testimonianza del dottor Costa e di Roberto Gallina, ex pilota S ono passati quarant’anni dal quel 20 maggio del 1973. A Monza va in scena il Gran Premio delle Nazioni, quarto appuntamento del campionato del mondo velocità. La giornata si apre con la gara del campionato italiano juniores 250, poi la prima corsa del Nazioni, la classe 50, vinta da Jan de Vries; seguono la 125, nella quale si impone Kent Anderson, e la 350 vinta da Giacomo Agostini dopo un bel duello con Renzo Pasolini. La gara delle 250 vede in pole il finlandese Jarno Saarinen, campione del mondo in carica della 52 250 e vice campione nella 350 sempre nel 1972, mentre Renzo Pasolini, che nel 1972 è stato secondo nel mondiale 250 e terzo nella classe 350, porta al debutto la H-D raffreddata ad acqua. Una manciata di secondi e il dramma si consuma alla prima curva dopo il via. La moto di Pasolini perde aderenza all’ingresso della Curva Grande, il Curvone appunto, il campione romagnolo cade e nella carambola che ne segue cadono altri tredici piloti. Ad averne la peggio sono lo stesso Pasolini, 34 anni, e Jarno Saarinen, 27. Su che cosa provocò la caduta di Paolini si sono fatte diverse ipotesi: olio in pista non segnalato, grippaggio del motore H-D di Pasolini, contatto fra piloti, asfalto rovinato. La perizia richiesta dal tribunale di Monza, ed eseguita dall’ingegner Sandro Colombo, rivelerà il grippaggio dei pistoni Yamaha nei cilindri H-D; cilindri che furono modificati dal raffreddamento ad aria a quello ad acqua. Sarà il grippaggio l’innesco della caduta secondo l’inchiesta della Magistratura. Di sicuro la gravità del bilancio è da attribuirsi all’inesistente spazio di fuga e alle presenza del guard rail, all’epoca vicinissimo alla pista. 53 SPECIALE Superbike GP di Monza 54 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica Checa non corre a Monza Francis Batta polemico con la Ducati di Carlo Baldi | Il dolore alla spalla ferma il pilota della Ducati che preferisce fermarsi per curarsi e rientrare nel round di Donington C arlos Checa non ha coso le due gare di Monza. Il pilota del team Ducati Alstare soffre per un edema osseo riscontrato alla testa dell’omero della spalla sinistra e a nulla sono valse le terapie antiinfiammatorie alle quali Carlos si è sottoposto sia in Spagna che qui in Italia. Il dolore è più forte della sua voglia di correre e rischiare di peggiorare la sua situazione fisica su di un circuito dove, come si è visto anche nelle prove di ieri, la nuova Panigale non è ancora in grado di competere con le quattro cilindri avrebbe poco senso. Checa ha quindi deciso in accordo con il proprio team di fermarsi e di curarsi per poi rientrare a fine mese nel round di Donington. Con il forfait di Checa e quello del team di Clementi scende a diciotto il numero dei piloti Superbike in gara a Monza. Non è un momento facile per la casa di Borgo Panigale che oltre ai problemi di sviluppo della nuova 1199 ed ai vari infortuni che da inizio stagione hanno colpito i suoi piloti (Badovini è ancora dolorante al collo dopo le cadute di Aragon ed Assen) deve fare i conti anche con le esternazioni di Batta che ha criticato il nuovo responsabile racing Ducati Bernhard Gobmeier reo di non ver appoggiato il suo progetto che prevedeva di utilizzare Biaggi in qualità di tester per una serie di prove sulla Panigale. Ci sembrava strano che una persona scaltra ed intelligente come il manager belga avesse preferito utilizzare i media per lanciare un forte attacco ai vertici del settore corse Ducati, anziché optare per un confronto diretto con gli stessi e per questo lo abbiamo intervistato per sapere dalla sua viva voce (ascolta la sua intervista) come stanno le cose. 56 Cosa ci puoi dire sul suo sfogo, riportato da alcuni media? «Si è trattato proprio di uno sfogo, nato dalla frustrazione dovuta al fatto di non sentirmi pienamente coinvolto e direi sfruttato dalla Ducati. La casa italiana deve prendere il meglio dalla mia squadra, ma al momento mi sento come una Ferrari che però non può mai mettere le marce alte. Il mio team si sente Ducati al 100% ed è pronto a lavorare giorno e notte per riportare il marchio italiano ai vertici della Superbike. Quando ho fatto la mia scelta sapevo che si trattava di una scelta difficile, ma è una sfida che mi piace e che non mi spaventa. I miei tecnici possono e vogliono dare tanto alla Ducati». E il discorso Biaggi quanta parte ha avuto nel tuo sfogo? «Avevo parlato con Biaggi a Phillip Island. Lui ha smesso di correre ma forse non nella sua testa. Io sono convinto delle sue grandi qualità come pilota, tester e anche a livello mediatico. Gli avevo fatto questa proposta: possiamo creare un test team dove Biaggi è il pilota, Alstare contribuisce con la sua struttura ed i suoi tecnici e Ducati con i propri ingegneri. Organizziamo una dozzina di test, possibilmente il lunedì dopo le gare per sviluppare la Panigale, ma anche per fare marketing, invitare i giornalisti ed i nostri sponsor. In questo modo avremmo avuto la possibilità di fare dei test al top, che ci avrebbero consentito di guadagnare tempo ed arrivare prima a rendere competitiva la nostra moto. Ho informato per email il sig. Gobmeier di questa mia proposta, ma lui mi ha risposto che i tempi non erano maturi per questo tipo di operazione. Da quel momento, cioè da Aragon, il discorso si è chiuso. Era tutto definito con Max compreso il suo ingaggio e compreso un accordo con uno sponsor che avrebbe coperto una parte del budget necessario. Io però ritengo che la mia sia un’idea ancora valida specialmente se pensiamo che ora Carlos non è in grado di correre per problemi fisici». Ora che Gobmeier è qui a Monza vi siete chiariti? «La situazione ora è chiara e penso che il sig. Gobmeier rilascerà nei prossimi giorni un comunicato stampa nel quale chiarirà la posizione di Ducati ed il ruolo del mio team nel progetto Ducati Superbike. Due entità che devono lavorare insieme in sinergia. La parola chiave è sinergia». Questa la dichiarazione di Batta. Il manager belga si è evidentemente sentito sottovalutato e forse anche tradito dalla Ducati che non solo – a suo parere – non sfrutta tutto il potenziale della sua squadra, ma che non ha appoggiato un progetto che poteva effettivamente dare una grande spinta non solo al progetto Panigale, ma anche all’immagine Ducati, che negli ultimi anni ha dovuto subire prima il ciclone Rossi ed ora una moto nuova che tarda a diventare competitiva. Restiamo ora in attesa che anche la Ducati dica la sua per voce di Gobmeier, presente da questa mattina nel paddock di Monza. 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica che visto che nessuno riusciva a staccare gli altri compagni di fuga, ha atteso l’ultimo giro per prendere la scia a Sykes superarlo all’interno della parabolica ed andare a vincere in volata sullo stesso Sykes e su Laverty. Guintoli ha perso terreno negli ultimi giri pagando a caro prezzo le tornate condotte in testa e che evidentemente hanno usurato le sue Pirelli. Davies chiude al quinto posto davanti a Fabrizio che ha approfittato degli errori di Giugliano prima e di Rea poi per portarsi in sesta posizione dopo aver trovato un buon ritmo da metà gara in poi. Settimo posto per Baz e ottavo per Rea penalizzato di due posizioni per aver tagliato una variante. Anche Iannuzzo e Cluzel sono stati penalizzati per aver tagliato una variante, ma hanno dovuto effettuare un ride trough. Camier conclude la gara al nono posto davanti ad un deluso Giugliano che ha accusato problemi ai freni che gli hanno negato la possibilità di un miglior piazzamento. Badovini con l’unica Panigale ufficiale in pista, precede quella privata di Neukirchner. Punti mondiali per Lai, Akiyoshi e Sandi, mentre non ne raccolgono gli ultimi tre, Aitchison, Cluzel e Iannuzzo. Melandri vince Gara 1 Di nuovo sul gradino più alto del podio di Carlo Baldi | Una gara bellissima vinta in volata da Melandri su Sykes e Laverty. Quarto posto per Guintoli. Sesto Fabrizio e decimo Giugliano autore di un dritto M elandri si aggiudica in volata gara uno della Superbike a Monza dopo una gara che ha tenuto tutti con il fiato sospeso sino all’ultima staccata. Laverty era partito come un missile e sembrava poter staccare i suoi avversari che però non lo hanno lasciato scappare e dopo alcuni giri in testa si è formato un gruppetto composto oltre che da Laverty anche da Melandri, Sykes e Guintoli. Si è capito da subito che il vincitore 58 sarebbe stato uno di questi quattro. Alle loro spalle inizialmente inseguivano Davies, Rea e Giugliano, ma sia l’inglese che l’italiano sono arrivati lunghi in prima variante dando l’addio alla possibilità di restare con Chaz, il quale però vedeva i primi quattro sempre più lontani. I primi quattro si sono alternati in testa ed ogni volta sembrava che il primo potesse allungare, ma invece veniva poi assorbito dal gruppetto in qualche variante. Intelligente tattica di Melandri, 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Laverty vince Gara 2 Una gara perfetta di Carlo Baldi | Laverty resiste all’attacco di Melandri e vince la seconda manche di Monza SBK. Terzo posto per Sykes e quarto per Guintoli. Fabrizio quinto in volata su Giugliano. Solo tredici piloti al traguardo L averty si è ricordato di come aveva fatto doppietta a Monza due anni fa ed ha vinto meritatamente la seconda manche della Superbike, disputata questo pomeriggio nel tempio della velocità. Pronti via e in testa ci vanno gli stessi quattro che si sono giocati la vittoria in gara uno, vale a dire Laverty, Melandri, Guintoli e Sykes. Questa volta i quattro fanno una corsa più tattica, con Melandri che lascia sfogare i due alfieri dell’Aprilia che si alternano al comando. Quello che fa più 60 fatica tra i quattro è senza dubbio Sykes che dopo aver dato battaglia nei primi giri,resta poi stabile in quarta posizione, per poi dare la sua zampata nell’ultimo giro quando supera Guintoli e sale sul terzo gradino del podio. Va detto che Tom dopo aver superato Sylvain è arrivato lungo alla variante della Roggia, ma è rientrato nella stessa terza posizione che occupava prima del dritto e quindi tutto regolare. Mentre Guintoli e Sykes si giocavano il podio Melandri e Laverty arrivavano in parabolica uno nella scia dell’altro, ma Laverty staccava all’ultimi millimetro e resisteva al pilota della BMW che dopo la vittoria nella prima manche si è accontentato di buon grado di un secondo posto che gli consente di risalire posizioni in classifica. La corsa ha perso quasi subito Cluzel, caduto alla seconda di Lesmo nel corso del terzo giro, Rea rientrato ai box al quinto giro per problemi alla frizione e Akiyoshi caduto al settimo passaggio. Dietro ai quattro battistrada hanno dato spettacolo Giugliano, Davies e Fabrizio che hanno però commesso anche tanti errori sino alla caduta di Davies al dodicesimo giro, alla variante della Roggia che ha dato via libera ai due italiani dell’Aprilia, con Fabrizio che ha regolato in volata il pilota del team Althea. Settima posizione per Camier che precede Baz (partito dalla pit line per problemi alla sua Kawasaki) e Badovini che così come in gara uno termina proprio davanti all’altra Panigale, quella privata di Neukirchner. Chiudono a punti anche Lai, Iannuzzo e Sandi. 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Le pagelle del GP di Monza Protagonista la prima variante di Carlo Baldi | Il tempio della velocità ci ha regalato due belle gare in Superbike ma anche tanti, troppi, incidenti in prima variante e le solite polemiche, con tanto di ricorsi e controricorsi I l tempio della velocità ci ha regalato due belle gare in Superbike ma anche tanti, troppi, incidenti in prima variante e le solite polemiche, con tanto di ricorsi e controricorsi, dovuti proprio alla conformazione del tracciato lombardo. A Monza ci sono solo tre curve e poi lunghi rettilinei e varianti create solo per interromperli. I piloti passano da 300 a 60 Km/h e nelle esse spesso quando cadono, moto e piloti ritornano in pista. Una pista abbandonata da 62 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica tempo dalla GP e ora anche dal CIV. C’è rimasta solo la Superbike. Ma Monza offre anche un bel bagno di folla, un paddock stracolmo di gente e sfide ad altissime velocità che si risolvono per pochi millesimi. E per fortuna che almeno domenica la pioggia ha pensato bene di non farsi viva e non rovinare tutto come aveva fatto l’anno scorso. Alla fine è stata un bella festa e fortunatamente nessuno si è fatto molto male. Gli incidenti in prima variante si sono risolti con voli spettacolari e carambole di moto che per fortuna non hanno avuto gravi conseguenze. Stavolta è andata bene. Le due gare della Superbike hanno avuto quattro protagonisti : Melandri, Laverty, Sykes e Guintoli, che sono anche i primi quattro piloti della classifica della Superbike. I primi due hanno vinto le gare e gli altri due stanno ancora discutendo su chi sia arrivato terzo e chi quarto, dopo il sorpasso con uscita di pista di Sykes in gara due all’ultimo giro alla Roggia. Al momento vale la classifica originaria con Sykes terzo e Guintoli quarto, ma il verdetto definitivo verrà emesso solo tra cinque giorni. In un campionato che lo scorso anno ha visto l’Aprilia prevalere per mezzo punto, i tre punti che sono ora in discussione assumono una grande importanza. Melandri torna a sorridere a Monza ma Laverty e Guintoli si dimostrano ancora una volta ossi durissimi, con il sorridente Sykes che cherza solo una volta sceso dalla moto, ma in pista fa tremendamente sul serio. Ci si aspettava di più da Giugliano e Fabrizio e sarebbe stato bello se, proprio davanti agli appassionati italiani, si fossero inseriti nella lotta per il podio. Deludono Rea e Davies, ma anche Baz non brilla. La Ducati ha fatto parlare di sé più nel paddock che non in pista dove Checa ha dato forfait per un problema alla spalla e Badovini e Neukirchner hanno fatto quello che hanno potuto. Batta e Gobmaier si sono parlati attraverso i media, tanto per alimentare un po’ di polemiche per un azienda che da qualche anno non trova pace. A causa del forfait di Checa e di Clementi (il cui team ha però annunciato che a Donington ci sarà) abbiamo avuto al via solo 18 piloti e in gara due hanno tagliato il traguardo i 13. A Monza si è tenuta l’ennesima riunione tra le case e la Dorna, ma ancora una volta la montagna non ha partorito nessun topolino. Il tempo passa ma di regole nuove non se ne vedono. La Dorna che in GP si è inventata la Moto2 e le CRT bisogna che intervenga anche in Superbike perché la situazione sta passando da preoccupante a tragica. Dorna se ci sei (e se la Superbike ti interessa) batti un colpo. 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Ecco i nostri giudizi sui protagonisti M arco Melandri – Il pilota di Ravenna ha ritrovato la sua moto. Quella senza chatte9 ring. Quella che l’anno scorso lo aveva portato in testa alla classifica. Monza lo rilancia in ottica campionato e ora i punti da recuperare a Guintoli sono 41. Un numero che non fa paura quando mancano ancora 22 manche alla fine del campionato. Melandri è stato bravo in gara uno, quando ha piazzato la stoccata finale all’ultima curva, ma anche in gara due, cercando la vittoria sino alla fine, ma senza prendere troppi rischi. Ha saputo mantenere il sangue freddo anche quando in Superpole la moto non si accendeva ed è partita quando mancavano solo cinque minuti alla fine del primo turno. Fuori dal tunnel. 64 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica Eugene Laverty – Monza è una delle sue Sylvain Guintoli – Se vuole vincere il titoMichel Fabrizio – Monza gli piace e piste preferite e anche quest’anno Eugene 7lo deve rischiare di più. Ci aspettavamo di più 6,5avrebbe potuto rappresentare il ritorno 9 lo ha confermato con una vittoria figlia di una dal francese che svolge bene il suo compitino, di Michel ai fasti di Phillip Island, ma non è stato grande determinazione. In gara uno è andato in testa troppo in fretta e nel finale ha pagato l’usura delle gomme. Nella seconda ha imparato la lezione ed ha stretto i denti resistendo all’attacco di Melandri. Nonostante gli zero punti di Aragon, Laverty è secondo in classifica a soli 13 punti dal suo compagno di squadra. E la prossima si corre a Donington. 8il terzo orologio della stagione, e sale (forse) due volte sul podio. La sua Kawasaki a Monza Tom Sykes – Mr.Superpole porta a casa soffre i tanti cavalli di BMW ed Aprilia, ma lui non molla mai. Siamo convinti che Tom non avrebbe potuto fare di più. ma due quarti posti (forse) a Monza non bastano se hai una delle moto migliori del lotto e sei in testa al campionato. Certo è l’unico pilota a punteggio pieno della classifica (con Fabrizio e Neukirchner) ma non si deve dimenticare che li ha preso il posto di Biaggi. to come sempre, Chaz a Monza ha rac6,5 colto poco e collezionato il secondo zero in clas- Chaz Davies – Generoso e determina- sifica. Non ha brillato in Superpole e nemmeno in gara e non è mai entrato nel gruppo dei piloti che lottavano per il podio. L’ennesima caduta in prova che ha letteralmente spezzato in due la sua BMW ha condizionato qualifiche e gare. così. In Superpole ha mancato la terza fase e in gara ha colto due buoni piazzamenti. In gara uno ha approfittato delle cadute dei suoi avversari ed è andato meglio nella seconda, dove ha raccolto un quinto posto in volata su Giugliano. Davide Giugliano – I freni lo tradiscono in gara uno e nella seconda resta in 6,5 piedi per miracolo alla Roggia, ma perde il treno dei migliori. Ripete le sue gare precedenti. Il talento c’è e lui migliora ad ogni gara, ma manca ancora qualcosa. In alcuni momenti ci ricorda il Rea prima maniera : genio e sregolatezza. La sua squadra crede in lui e gli sta dando il tempo di crescere. Diamoglielo anche noi. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Monza Classifica Gara 1 Classifica Gara 2 Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Tempi 1 Marco Melandri 25 1 Eugene Laverty 25 2 Tom Sykes 20 2 Marco Melandri 20 3 Eugene Laverty 16 3 Tom Sykes 16 4 Sylvain Guintoli 13 4 Sylvain Guintoli 13 5 Chaz Davies 11 5 Michel Fabrizio 11 6 Michel Fabrizio 10 6 Davide Giugliano 10 7 Loris Baz 9 7 Leon Camier 9 8 Jonathan Rea 8 8 Loris Baz 8 9 Leon Camier 7 9 Ayrton Badovini 7 10 Davide Giugliano 6 10 Max Neukirchner 6 11 Ayrton Badovini 5 11 Fabrizio Lai 5 12 Max Neukirchner 4 12 Vittorio Iannuzzo 4 13 Fabrizio Lai 3 13 Federico Sandi 3 Classifica Generale Pos. Pilota Punti 1 Sylvain Guintoli 137 2 Eugene Laverty 124 mente questo tracciato e si vede, ma guida una moto ufficiale ed il suo compagno di squadra è sempre la davanti. 3 Tom Sykes 119 4 Marco Melandri 96 5 Chaz Davies 94 Jonathan Rea – La sua CBR è in lento miglioramento, ma lui guida sopra i problemi e in 7Superpole lotta con le moto migliori. Solo ottavo 6 Loris Baz 75 7 Michel Fabrizio 74 8 Jonathan Rea 71 9 Davide Giugliano 49 10 Leon Camier 46 5,5lare che lascia poco spazio alla fantasia del pilota. Il giovane Loris non ama particolarLoris Baz - Monza è una pista partico- in gara uno raccoglie il primo zero della stagione nella seconda a causa di problemi alla frizione. Leone in gabbia. 66 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb La FIM Stewards’ Panel riassegna il terzo posto a Sykes di Carlo Baldi | La Kawasaki ha fatto ricorso contro la decisione della Direzione di Gara di Monza di assegnare il terzo posto a Guintoli e la FIM Stewards’ Panel ha accolto il ricorso confermando il primo ordine di arrivo con Sykes terzo G uintoli e Sykes stanno consumando il terzo gradino del podio dell’autodromo di Monza continuando a salire e scendere dallo stesso. Quanto tutto sembrava ormai deciso e nel box Aprilia si festeggiava il doppio podio di gara due, la Kawasaki faceva appello al ricorso presentato dalla casa di Noale e la FIM Stewards’ Panel dava ragione alla casa di Akashi rimettendo Sykes sul podio e facendovi scendere Guintoli. Il FIM Stewards’ Panel è un comitato composto da tre 68 persone : Stuart Higgs (FIM Chief Steward), Bill Cumbow (FIM Steward) e Alfredo Mastropasqua (FMN Steward, vale a dire il delegato della Federazione che ha ospitato la gara, in questo caso la FMI). Le versioni dei due piloti, ovviamente contrastanti, sono state le seguenti. Per Guintoli il pilota della Kawasaki lo ha superato all’ingresso della variante della Roggia ma essendo arrivato ad una velocità troppo alta ha poi dovuto andare dritto senza poter percorrere la variante. Sykes invece afferma che dopo aver superato Guintoli si è trovato davanti Melandri in frenata e che per non tamponarlo ho dovuto uscire di pista, ma il francese era già stato superato. La FIM Stewards’ Panel ha motivato la sua decisione di assegnare il terzo posto a Sykes paragonando i tempi di Melndri, Sykes e Guintoli nei vari settori negli ultimi due giri. Grazie a questo complicato calcolo è risultato che Sykes era più veloce di Guintoli già nel giro precedente e che quindi il sorpasso nei confronti di Guintoli fosse possibile senza forzature e non avesse bisogno di un dritto come invece afferma Guintoli. Tutto risolto quindi? Niente affatto. Aprilia ha ora cinque giorni per fare un controappello alla CDI International Disciplinary Court (pagando la somma di 1.320 euro). La decisione del CDI sarà inappellabile. Non resta quindi che attendere la decisione della CDI per sapere chi debba salire o scendere ancora una volta dal podio di Monza di gara due. Never ending story…… 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica difficile per me perché ci mancava qualcosina di motore. Tornare da Monza con un primo e un secondo posto sia un risultato fantastico». Hai ritrovato la tua moto dell’anno scorso? «Abbiamo fatto dei passi indietro con l’avantreno e ho ritrovato le sensazioni e la fluidità di guida che mi mancava in queste prime gare e adesso sono veramente felice». Il momento più brutto, quando alla 5 minuti dalla fine del turno di Superpole ti sei ritrovato a fare quella che era la vecchia Superpole: un giro lanciato... «Abbiamo avuto problemi elettrici ma il team in 7 minuti è riuscito a cambiare un particolare che di solito richiede 20-25 minuti per essere sostituito. Hanno fatto un lavoro incredibile. Adesso siamo tutti supermotivati per continuare a lavorare duro». Marco Melandri “D’ora in poi saremo sempre lì davanti” di Carlo Baldi | Nel box Tissot abbiamo intervistato Marco Melandri vincitore in Gara1 a Monza e argento in Gara2. Il pilota italiano sembra che abbia ritrovato, oltre che il sorriso, anche il giusto feeling con la sua BMW N el box Tissot abbiamo intervistato Marco Melandri vincitore in Gara1 a Monza e argento in Gara2. Il pilota italiano sembra che abbia ritrovato, oltre che il sorriso anche il giusto feeling con la sua BMW. «Questa gara è un po’ la svolta dell’inizio di campionato, Le modifiche sulla moto che abbaimo fatto qui ci hanno riportato sulla buona strada. Da qui in avanti sono sicuro che potremo lottare per le posizioni che contano ad ogni gara». 70 Nella seconda gara hai provato il sorpasso alla parabolica ma non c’è stato niente da fare. «Era difficile passare Guintoli perché aveva molto motore. Quando ha sbagliato sono riuscito a passarlo alla parabolica e l’ultimo giro mi sono buttato dietro a Laverty. Ho fatto il giro al massimo e avevo chiuso il buco alla Ascari, ma per cercare di andare forte di stare vicino ho fatto scivolare la moto un po’ troppo, ho aperto il gas troppo presto, ho perso un po’ di velocità e non ce l’ho fatta. Credo che sarebbe stata comunque 71 Le ombrelline del GP d’Italia La Superbike ha dato spettacolo sul circuito monzese, immancabili con la loro bellezza le umbrella girls. Ecco gli scatti delle ragazze più belle che hanno affollato il paddock del GP di Monza 72 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 74 Periodico elettronico di informazione motociclistica Superbike 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 76 Periodico elettronico di informazione motociclistica Superbike 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 78 Periodico elettronico di informazione motociclistica Superbike 79 Le foto più belle del GP di Jerez La MotoGP si riaccende di emozioni e agonismo con una lotta - purtroppo per noi - tutta spagnola. Ecco le foto più spettacolari dentro e fuori dalla pista di Jerez 80 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 82 Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 84 Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 86 Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito GP di Spagna a Jerez Lo sapevate che...? di Giovanni Zamagni | Che Rossi è affascinato dalla NASCAR? Che Marquez stressa i freni come Stoner? Che nel prossimo GP Pirro sostituirà Spies? Che Espargaro pensa alla MotoGP? R OSSI AFFASCINATO DALLA NASCAR Dopo il GP in Texas, Valentino Rossi, come è noto, è andato a provare una Nascar per girare uno spot pubblicitario. Entusiasta il commento. «E’ stato bellissimo, mi sono divertito un sacco e sono andato forte. Molti pensano che girare in un ovale sia noioso, invece è molto tecnico, come ho anche imparato girando nel mio ovale al ranch, ci sono tanti piccoli trucchi da imparare. E’ tutto un altro mondo, un bel modo di fare le corse». 88 MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica GP FONDAMENTALE PER JEREZ L’anno scorso, a causa della crisi finanziaria, c’era addirittura la possibilità che il GP a Jerez non si disputasse più. Poi è intervenuta la Regione Andalusia, anche perché la gara di moto è fondamentale per l’economia della zona: il 99% dei posti negli hotel di Jerez e dintorni era occupato, percentuale che scende all’80% nella provincia. A differenza degli altri appuntamenti spagnoli, una ricerca ha appurato che a Jerez gli appassionati arrivano da tutta la Spagna (e da tutta Europa), contribuendo in maniera fondamentale al “sostentamento” della zona, afflitta da oltre il 40% di disoccupazione. Il GP di Spagna 2013 ha totalizzato 219.020 spettatori, dei quali 111.259 solo la domenica. sarà il collaudatore Michele Pirro, che a Jerez ha invece corso con una “wild card” per poter utilizzare la Desmosedici evoluzione, mentre in Francia utilizzerebbe le Ducati di Spies. PERCHE’ SEMPRE E SOLO QUATTRO? QUANTO FRENA MARQUEZ Nadia Tronconi, valida collega spagnola, ha svolto una interessante “inchiesta” sul perché in MotoGP vincano sempre gli stessi, ovvero i quattro piloti ufficiali di Honda e Yamaha. Come spesso accade, l’analisi migliore è stata quella di Andrea Dovizioso. “E’ un periodo con tantissimi piloti molto forti. Le moto di oggi hanno tanta elettronica e le Bridgestone, due componenti molto particolari: se non sei aperto mentalmente per sfruttarle al meglio, anche se hai tanto talento non vinci”. PIRRO PRONTO PER LE MANS Ben Spies ha svolto lunedì ulteriori accertamenti alla spalla destra, operata a fine 2012 e al petto, e non lo vedremo in sella a Le Mans. A sostituirlo Si dice che Marc Marquez ricordi nella guida il suo predecessore Casey Stoner. Visivamente è così, ma anche tecnicamente, perlomeno per certi aspetti. Come nel furibondo utilizzo dei freni: i tecnici del team confermano che Marc, esattamente come Casey, stressa pastiglie e dischi in modo esagerato. ESPARGARO PENSA ALLA MOTOGP Pol Espargaro, considerato alla vigilia come il super favorito al titolo iridato, è stato protagonista di un fine settimana sotto tono, sicuramente inferiore alle aspettative. Pol, pilota velocissimo, è un po’ fragile psicologicamente e subisce particolarmente la pressione del pubblico di casa e, inoltre, pare che sia distratto dalla possibilità di 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb passare in MotoGP nel 2014: lo vorrebbe Ervé Poncharal, che già nel 2012 aveva iniziato la trattativa con il pilota spagnolo. BRUTTO INCIDENTE PER BARBERA Hector Barbera si è presentato a Jerez con il viso visibilmente tumefatto, a causa di un anomalo incidente: mentre si allenava con la moto da trial, si è staccata una manopola e il pilota spagnolo ha dato una gran facciata contro il manubrio. Davvero sfortunato, anche se le conseguenze potevano addirittura essere peggiori. DJ RINGO, MA CHE DICI? Ormai DJ Ringo diventa un appuntamento fisso. Nella sua ultima rubrica, ha scritto: “Finalmente finite le piste finte con spalti vuoti e Gran Premi virtuali (…)”. Ma che dici Ringo? Quella di Austin ti sembra una pista “finta”? E 131.082 appassionati, dei quali oltre 61.000 la domenica, ti sembrano “spalti vuoti”? Ma prima di scrivere certe cose, non sarebbe meglio documentarsi? Mah… 90 ROSSI SOGNA LA 8 ORE Saputa della notizia che Kenin Schwantz parteciperà alla Otto Ore di Suzuka, Valentino Rossi ha detto che gli piacerebbe moltissimo sfidare il suo “mito”, magari in coppia con Cal Crutchlow. Valentino ha già partecipato due volte alla gara giapponese, vincendola in coppia con Colin Edwards nel 2001, ma questa volta le possibilità che corra sono veramente ridotte al lumicino. Per mille motivi: di sicurezza – Suzuka è stata “rinnegata” dai piloti del motomondiale dopo la morte di Daijiro Kato nel 2003 – e di tempistica soprattutto. Certo, sarebbe davvero affascinante vedere Schwantz e Rossi nella stessa gara… NUOVA CENTRALINA MARELLI Nei test di lunedì a Jerez hanno girato anche alcuni team CRT, tra cui lo Ioda Racing con Danilo Petrucci e Lukas Pesek, svolgendo prove per conto della Marelli, che ha fatto un aggiornamento della centralina unica. “BEL CINGHIALOTTO LA CARRASCO” Rossi ha commentato in diretta su Italia1, dal box Yamaha, la gara della Moto3, naturalmente con grande bravura e precisione. Esilarante il suo commento quando è stata inquadrata Ana Carrasco, che si rialzava fortunatamente indenne dopo una caduta: “Bel cinghialotto la Carrasco!”. PILOTI PIU’ INTELLIGENTI DEI POLITICI Durante la conferenza stampa di giovedì di presentazione del GP, un giornalista ha chiesto ai piloti presenti - Lorenzo, Marquez, Bradl, Dovizioso e Redding – cosa pensassero dell’”outing” fatto da un giocatore NBA, che ha dichiarato di essere gay. Al di là della opportunità della domanda (ognuno la può pensare come vuole), ha colpito come i piloti abbiano risposto con grande intelligenza e rispetto, decisamente superiore, purtroppo, a quello di molti politici italiani. Simpatico Stefan Bradl, che senza essere offensivo, ha ironizzato: “Se serve per andare più forte, perché no?”. CRUTCHLOW… FRUSTRATO Nei test di lunedì, Cal Crutchlow ha conquistato il secondo tempo in 1’38”916, a soli 0”092 da Marc Marquez, svolgendo anche il ruolo di… collaudatore. «Ho provato un telaio che era stato già scartato dai piloti ufficiali a Valencia: è esattamente uguale al mio del 2012. Tanto uguale che dopo la pausa pranzo ho chiesto che mi venisse montato il telaio “nuovo”, ma il team mi ha risposto: “Guarda che lo stai già usando da questa mattina…” Poi ho svolto delle prove per la Yamaha, testando una nuova elettronica con moltissimo freno motore, mentre io, Rossi e Lorenzo solitamente siamo quasi a zero in questo parametro. Bene, mi sono preso certi spaventi…: in entrata, la moto era tutta di traverso, un po’ come fa la Honda, ma ancora più accentuata. Mi sembra esagerato, non c’è limite». Poi Crutchlow, con la solita sincerità – è un personaggio davvero straordinario – ha esternato le sue frustrazioni. «La mia M1 è completamente differente dalle ufficiali, non solo nel telaio, ma anche nel 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb forcellone, nella geometria (questo per il differente stile di guida, NDA) e perfino nella posizione del serbatoio, che nel loro caso è molto più indietro. Mi sto guardando in giro per l’anno prossimo? Certo. Una opzione sarebbe quella di rimanere in questa squadra con una moto ufficiale, ma loro stanno pensando a Pol Espargaro, credendo che sia un altro Marquez. Ma di Marquez ce n’è uno, lui sembra Valentino Rossi 15 anni fa: Espargaro non è assolutamente al suo livello. Purtroppo sono un po’ avvilito, perché più che essere il migliore degli “altri” non posso fare. Ed è frustrante, quando sei sullo schieramento, essere vicino, che so, a Lorenzo che guadagna 20 volte quello che guadagno io!». Poi, ridendo, Crutchlow ha svelato un divertente aneddoto. Sabato mattina, Nakajima (responsabile corse Yamaha, NDA), mi ha incontrato e mi ha detto: “stai facendo un 92 ottimo lavoro e sei consistente, non cadi”. Un’ora dopo ho tirato una mina pazzesca e ho distrutto la moto…». MARIA LORENZO IN SCOOTER A Jerez c’era Maria, la mamma di Jorge Lorenzo, che ha raggiunto il circuito partendo da Valencia con uno scooter 125, “sciroppandosi” 800 km, tutti in strade statali. «La passione è la stessa», ha commentato soddisfatto il figlio Jorge. IO L’AVEVO DETTO Jorge Lorenzo, commentando la curva a lui dedicata (l’ultima): “Li ho visto tanti sorpassi, è sicuramente la curva più speciale del circuito”. Domenica, Lorenzo è stato superato alla “Lorenzo” da Marquez, con tanto di contatto: davvero un punto speciale… 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Valentino Rossi “Sono contento della mia squadra” di Giovanni Zamagni | “Lavorano bene, ma siamo indietro rispetto alla Honda”. Valentino scarta il nuovo telaio, che verrà invece utilizzato sull’altra M1 ufficiale di Jorge Lorenzo I l nuovo telaio non ha portato i benefici sperati, ma Valentino Rossi, tutto sommato, giudica positivo il test di Jerez. “Già a marzo avevo capito che non c’era una grande differenza, ma allora le condizioni erano un po’ critiche e non si poteva fare una valutazione precisa. Oggi, però, sia la pista sia il meteo erano favorevoli, ma le sensazioni non sono cambiate: il telaio evoluzione ha qualche piccolo vantaggio e svantaggio. In definitiva, non cambia granché: continueremo con quello “standard” (Lorenzo, al contrario, a Le Mans userà quello nuovo, NDA). In ogni caso sono stati test positivi, perché abbiamo fatto dei passi in avanti (Rossi ha girato in 1’39”397 a 0”573 dal miglior tempo di Marquez, NDA), sono andato piuttosto forte. Sono un po’ preoccupato perché la Yamaha ha fatto primo e secondo in Qatar, ma la Honda lo ha fatto in Texas e qui, su una pista teoricamente a noi favorevole. Dobbiamo migliorare, soprattutto far lavorare le gomme in modo più efficace, come fa la Honda, stressarle di meno”. Ma il punto debole della Yamaha non era il motore? “Sicuramente in Yamaha continueranno a lavorare sul motore, ma l’obiettivo principale è stressare meno le gomme, perché comunque la M1 con gli pneumatici nuovi è competitiva, come confermano le pole di Lorenzo, sempre molto veloce in prova, ma rispetto alle Honda soffriamo soprattutto nella seconda parte della gara. Loro hanno anche un vantaggio con il cambio e stiamo cercando di capire perché hanno questa grande stabilità in frenata: anche se la moto si muove 94 tutta, riescono a entrare in qualunque posizione”. In tre gare si sono visti tre Rossi “differenti”: eccezionale in Qatar, deludente in Texas, sufficiente qui in Spagna. Qual è il vero Valentino? “Dipenderà gara per gara. Io sono lo stesso tra una settimana e l’altra (sorride, NDA), guido la moto più o meno sempre allo stesso modo. La differenza la fa il come riesci a mettere a posto la moto nelle prove, soprattutto come la moto usa le gomme: in Qatar avevamo un vantaggio e ho fatto una grande gara, negli altri due GP abbiamo sofferto un po’ di più, soprattutto ad Austin. Il primo obiettivo è stare con loro tre davanti: adesso, realisticamente, sono un po’ più veloci di me. Mi piacerebbe stargli vicino, lottare, quando si può fregarli, cercare di essere lì tutti i turni di prove, partire davanti in qualifica”. Parliamo della tua squadra, un vero e proprio “tormentone” tra gli appassionati; si dice: “non arrivano mai alla messa punto ottimale, quelli di Lorenzo ci arrivano prima, ecc ecc”; tu come la vedi? “Non sono d’accordo. Più che altro stiamo soffrendo per andare forte come la Honda, ma anche dalla parte di Lorenzo faticano: lui riesce a guidare qualche decimo più forte di me, ma anche la sua squadra sta cercando la risposta per battere la Honda. Il mio team, come me e come tutti, ha i pro e i contro: io sono contento di come stiamo lavorando. Mi sembrano abbastanza tonici: l’importante è che Jerry (Jeremy Burgess, il capo tecnico, NDA) rimanga concentrato”. 95 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa Andrea Dovizioso “Tempi non male, dobbiamo migliorare il passo di gara” bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Andrea Dovizioso e Nicky Hayden sono scesi di nuovo in pista al Mugello dopo i test collettivi a Jerez. “Questa pista si adatta meglio alle caratteristiche della Ducati” ha dichiarato il pilota italiano A soli pochi giorni dal Gran Premio di Spagna e il test post-gara di Jerez, i due alfieri del Ducati Team Andrea Dovizioso e Nicky Hayden sono scesi di nuovo in pista, questa volta al Mugello. La pista toscana è uno dei circuiti di prova della squadra, quindi i due giorni sono stati una buona occasione per finalizzare il lavoro di setup della Desmosedici GP13, in vista del Gran Premio d’Italia, che si svolgerà qui dal 31 maggio al 2 giugno. Grazie alle ottime condizioni meteo, simili a quelle della gara dello scorso anno, la squadra bolognese ha potuto sfruttare in pieno il giorno e mezzo programmato per portare a termine il lavoro. Dovizioso ha fatto 42 giri mercoledì e 54 giovedì, Hayden invece 29 mercoledì e 60 giovedì. Entrambi i piloti hanno potuto svolgere i test con le gomme Bridgestone che avranno a disposizione nel weekend di gara. Presente al Mugello anche il Ducati Test Team, con Michele Pirro, che ha fatto ulteriori preparativi per il Gran Premio di Francia della prossima settimana, quando sostituirà il pilota del Team Ignite Pramac Racing, Ben Spies, e con Franco Battaini che ha continuato lo sviluppo della versione ‘laboratorio’ della GP13. Andrea Dovizioso (96 giri) “Sono stati un giorno e mezzo interessante perché ci sono veramente delle condizioni buone 96 per provare la gara. Non era freddo, anzi faceva molto caldo e la temperatura nel pomeriggio di oggi era simile a com’è in gara qui normalmente, quindi le vere condizioni della gara. I tempi non sono male, ma dobbiamo migliorare come passo, anche se è difficile parlare di tempo perché non avevamo riferimenti. Io penso che questa pista si adatti meglio alle caratteristiche della Ducati.” Nicky Hayden (89 giri) “Non ero sicuro della mia condizione fisica, ma il polso mi ha dato meno fastidio qui che a Jerez. Non abbiamo fatto molti giri, ma per la prima volta in tanto tempo, abbiamo avuto buone condizioni climatiche qui al Mugello. Abbiamo potuto lavorare sul telaio e sulle geometrie, le soluzioni che volevamo provare alle prime tre gare, oltre a qualche modifica al pacchetto elettronico. Non sappiamo però come sarà il nostro passo gara finché non arriveremo qua tra alcune settimane. Ringrazio la squadra, perché dev’essere davvero faticosa per loro fare un intero weekend di gara, un test post-gara, e in più smontare e rimontare tutto per fare un altro giorno e mezzo in un altro paese. Speriamo che aiuterà a rendere orgogliosi i tifosi italiani quando torniamo qui per la gara.” 97 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Bernhard Gobmeier “Siamo all’inizio dello sviluppo” S di Giovanni Zamagni | Bernhard Gobmeier, direttore generale di Ducati corse, fa il punto della situazione dopo i test di Jerez. Dubbiosi i piloti: “Piccolissimi miglioramenti” Si sapeva che sarebbe stata dura e l’inizio di stagione non ha fatto altro che confermare la grande differenza che c’è tra la Ducati e le Case Giapponesi. Del resto, non poteva essere diversamente, perché la moto di Andrea Dovizioso e di Nicky Hayden è molto simile, per non dire esattamente uguale a quella di Valentino Rossi della passata stagione. Ma a Borgo Panigale stanno lavorando duro per provare a recuperare l’enorme svantaggio e a Jerez si è visto il primo frutto di tanto impegno: il collaudatore Michele Pirro ha corso con una Desmosedici modificata nel telaio, nel forcellone e nel motore. Una moto che oggi è stata provata anche da Dovizioso e Hayden, con risultati non troppo esaltanti, perlomeno stando alle dichiarazioni dei due piloti. «E’ solo un primo passo – spiega Bernhard Gobmeier – uno sviluppo intermedio: dopo i positivi riscontri di Pirro in gara, era fondamentale sentire il parere dei due piloti ufficiali. Diciamo che non ci sono state sorprese. Abbiamo parecchie idee su come migliorare i problemi, ma, evidentemente, non è così facile, altrimenti lo avremmo già fatto… Comunque già nei prossimi giorni al Mugello (mercoledì e giovedì, NDA) i due collaudatori (Pirro e Battaini, NDA) proveranno qualcosa di nuovo e Pirro, come è noto, correrà nuovamente come wild card al Mugello e a Misano con una ulteriore evoluzione di questo prototipo». Gobmeier prova a dare un giudizio sulle prime tra gare. 98 «Abbiamo iniziato l’inverno con un test disastroso a Sepang, poi è stato possibile migliorare, perlomeno nei tempi sul giro. Ma a fine gara soffriamo troppo: il prossimo passo essere quello di migliorare le prestazioni sulla distanza e rendere la GP13 più facile». DOVIZIOSO: “NIENTE DI SPECIALE” Il responso dei piloti non è negativo, ma nemmeno troppo positivo, anche se Dovizioso ha ottenuto un interessante 1’39”524, a sette decimi (perlomeno nel momento in cui ha smesso) dal miglior tempo di Marc Marquez. «Il tempo è abbastanza buono: è stato il mio migliore di questi giorni a Jerez. Sfortunatamente, però, le differenze di comportamento sono minime: migliora un po’ l’inserimento e ci sono risposte migliori a centro curva, perlomeno in quelle veloci. Nel complesso, la moto è un po’ più semplice da guidare, ma niente di speciale». HAYDEN: “E’ MIGLIORATA UN Pò” Dopo essere stato per tutto il fine settimana più rapido del compagno di squadra, questa volta Nicky Hayden gli è finito alle spalle di un decimo (1’39”643), sempre con la mano destra dolorante. Il giudizio sul nuovo materiale è del tutto simile a quello di Dovi. «Non ci aspettavamo chissà quali miglioramenti, ma ci sono stati dei riscontri positivi: sicuramente questo prototipo è 99 MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb migliore in inserimento, ti permette di tenere una linea migliore ed è un po’ meno faticoso da guidare. Ma c’è ancora tanto da fare». I nuovi telai, comunque, sono entrati ormai in “produzione” e forse già a Barcellona potrebbero debuttare in gara. 100 Dovizioso: Nel complesso, la moto è un po’ più semplice da guidare 101 Jorge Lorenzo “Devo tutto a mio padre” L’autobiografia di Andre Agassi, intitolata Open, ha colpito anche Jorge Lorenzo. Lo abbiamo intervistato sui temi psicologici e non, sviscerati dal fuoriclasse americano, legati all’agonismo e ai rapporti con gli altri di Giovanni Zamagni 102 103 A Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Andre Agassi è stato un grande giocatore: ha conquistato otto tornei del Grande Slam ed è stato a lungo numero uno del tennis mondiale. Estroverso, fuori da ogni schema, Andre ha poi fondato una sua scuola e ha scritto un’autobiografia – Open – che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Un libro bello, avvincente, interessante, con un sacco di spunti che fanno riflettere, adatti a ogni sportivo e, nello specifico, ai piloti. Ne abbiamo parlato con Jorge Lorenzo, anche lui colpito da questa biografia, e, insieme, abbiamo commentato alcune parti particolarmente significative. Lorenzo, Agassi scrive: “Gioco a tennis per vivere, anche se odio il tennis, lo odio di una passione oscura e segreta, l’ho sempre odiato”. Anche tu, che come Agassi hai avuto un padre ossessivo per lo sport, odi le moto? «No, non è così: non odio le moto, non odio le gare. Per me questo non è un lavoro, è una fortuna essere un pilota! In più, se sei competitivo, se corri in MotoGP, hai vinto gare e titoli mondiali, non lo puoi odiare. Ho tutto quello che voglio: successo, faccio sport, guadagno bene, sono famoso. Non posso pretendere di più. Naturalmente nessun lavoro è perfetto, anche nel nostro ci sono i lati negativi, come gli infortuni. 104 Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP O la pressione che subisci: non è una bella sensazione, soprattutto il giorno della gara. Ma a parte questi due aspetti, il motociclismo è fantastico! Senza mio padre non sarei qui, ma è sicuro che lui era troppo avanti rispetto ai papà degli altri piloti: lui è un eccezionale professore di motociclismo, sapeva esattamente come farmi migliorare in ogni allenamento. Per me è stata una fortuna, anche se mio padre è esigente, ha un carattere duro, crede nella disciplina. Quando sei ragazzino non capisci, a volte alla domenica preferiresti andare a giocare a calcio con gli amici, invece che allenarti, fare motocross. E non lo facevi per divertimento, ma sempre con il cronometro in mano: è dura quando hai 5 o 10 o 13 anni. Diciamo che al 50% ti piace tantissimo e al 50% sei sempre in tensione per provare a essere più veloce». A proposito di questo argomento, ma non c’entra con la biografia di Agassi; secondo te i papà dovrebbero stare fuori dai circuiti, come succede al Barcellona calcio che impone, come regola, che i genitori dei bambini che vengono selezionati per la scuola non possono entrare al campo. «Non si può generalizzare, perché ognuno ha il suo carattere, la sua personalità. Ma, tutto sommato, non è una regola sbagliata. Con mio padre avevo tante discussioni e qualche volta non ero completamente sereno; siamo due persone con un carattere forte e io ho bisogno di un ambiente più rilassato: per questo motivo mio babbo è rimasto fuori dal circuito quando ho iniziato la mia carriera». Secondo Agassi: “Il tennis è lo sport in cui parli da solo. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico (…) ma non parli con lui o qualcun altro”; è così anche nelle moto? «E’ un po’ diverso. Io non parlo mai da solo e se 105 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb L’importante è sempre guardare avanti, ma imparare anche a vivere e a sfruttare al massimo i momenti belli, altrimenti non ha senso lottare 106 metti un microfono nel casco mentre disputo una gara non senti nemmeno una parola. Quando sono in sella penso, per esempio, alla fatica che faccio per seguire un avversario, o che devo spingere di più per andare via, penso che la moto, in quella curva, si chiude davanti. Talvolta sei così concentrato che sei come in “trance”, ipnotizzato e solo quando scendi dalla moto ripensi a quello che hai fatto». Scrive Agassi: “Vincere non cambia niente (…) Anzi, adesso che ho vinto uno slam so (…) che una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta (…)”. «Sì, a volte provi questa sensazione: da un certo risultato ti aspettavi più felicità. L’importante è sempre guardare avanti, ma imparare anche a vivere e a sfruttare al massimo i momenti belli, altrimenti non ha senso lottare, lavorare duro ogni giorno, essere rigorosi, se poi non ti gusti i successi. Per questo cerco di godermi di più le vittorie: anche per me, fino a 3 anni fa, il dolore per una sconfitta era enorme, ma ho capito che bisogna metabolizzarla, pensare che se non ce l’hai fatta oggi ce la puoi fare domani». Agassi: “Mi hanno chiesto spesso com’è questa vita da tennista, e non ho trovato mai la parola giusta per descriverla. Ma adesso mi sta venendo in mente. E’ soprattutto, uno straziante, eccitante, orribile, sorprendente vortice. Esercita perfino una leggera forza centrifuga, che combatto da trent’anni”; com’è la vita da pilota? «E’ un continuo alternarsi di emozioni differenti: da una parte è una vita abitudinaria, perché prendi gli stessi voli, vedi gli stessi circuiti, dormi sempre negli stessi hotel, ma dall’altra si succedono tantissime cose differenti, conosci sempre gente nuova, le situazioni cambiano continuamente, la tua vita è piena di emozioni belle e brutte. Questo vortice, come lo chiama Agassi, a volte ti fa pensare di non correre più, vorresti essere “libero” per non subire più questa pressione, questa ansia di vincere a tutti i costi. Tutto questo, però, ti rende anche felice: è questa la contraddizione». E’ vero che quando vinci: “diventi più forte, simpatico, bello. Tutti vogliono conoscerti, anche persone famose che non ti hanno mai considerato: lo trovo surreale, poi assolutamente normale (…)”. «La gente vuole stare vicino a chi è famoso. Però è vero - e strano – che se fai determinate cose quando sei il numero 20 del tuo mondo, non interessa a nessuno, mentre se fai le stesse cose da numero uno vengono copiate dagli altri, anche se le fai male. Ma è umano, siamo fatti così: quando vediamo uno che ha successo lo vediamo più bello, più alto, più carismatico…». 107 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica Normalmente sono una persona che scherza molto, ma quando sono in tensione non scherzo più, sono molto concentrato: sento qualcosa nello stomaco. Agassi: “Se fai della perfezione il tuo obiettivo ultimo, sai che succede? Insegui qualcosa che non esiste”; ti è mai capitato di perdere un GP per aver ricercato la perfezione? «Credo sia giusto ricercare la perfezione: solo così puoi migliorare, altrimenti rimani sempre allo stesso livello. Questa ricerca, però, ti rende mentalmente inquieto e, a volte, ti frena: nel 2009, a Barcellona (Lorenzo venne superato da Rossi all’ultima curva, NDA) nelle ultime due curve ho pensato più a essere perfetto che veloce e Valentino mi ha battuto». Secondo Agassi “L’agitazione è una cosa buffa. A volte ti fa correre al bagno. Altre volte ti fa sentire arrapato. In certi giorni ti fa ridere e non vedi l’ora di batterti. Decidere che tipo di agitazione hai quel giorno è la prima cosa da fare quando devi scendere in campo. Capire la tua agitazione, decifrare ciò che ti dice il tuo stato mentale e fisico è il primo passo per controllarla e farla lavorare per te”. E’ vero che esistono diversi tipi di agitazione ed è fondamentale riuscire a controllarla? «Per me non cambia, è più o meno sempre la stessa. Normalmente sono una persona che scherza molto, ma quando sono in tensione non scherzo più, sono molto concentrato: sento 108 qualcosa nello stomaco. Cerco di rendere positiva la mia agitazione: se non ci riesci, consumi troppa energia». Continua Agassi: “Per giocare a tennis, intendo circondarmi di più gente possibile fuori dal campo (…) Ne ho bisogno per la loro compagnia (…) sono il mio equipaggio, ma sono anche i miei guru, il mio pannello di esperti. Li studio e prendo qualcosa da ognuno”. Anche per un pilota è fondamentale avere tanta gente attorno? «Quando sei all’inizio della carriera e non guadagni soldi, non puoi avere tante persone intorno, ma quando cominci ad avere uno stipendio, allora ci vuole un buon manager che trovi gli sponsor e firmi i contratti, perché devi sfruttare al massimo la tua carriera; ci vuole un buon ufficio stampa; ci vuole un bravo preparatore fisico. Insomma, devi avere al tuo fianco una serie di persone che ti tolgono i problemi e ti fanno migliorare in tutti i sensi. Ognuno ti trasmette qualcosa». Agassi afferma di “ricordare tutti i 1000 incontri disputati”. Ricordi tutti i suoi 181 GP? «Fino a 4-5 anni fa sì, adesso diciamo che mi ricordo l’80-85% delle gare: quelle più lontane nel tempo me le sono dimenticate». 109 Le foto più emozionanti del GP del Portogallo di Massimo Zanzani | Ecco le foto più belle scattate dentro e fuori la pista di Agueda, per raccontare in immagini il weekend di Motocross in Portogallo 110 111 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 112 Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross 113 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 114 Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross 115 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. 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