Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 150 29 Aprile 2014 85 Pagine MotoGP Argentina Trionfo di Marc Marquez, quarto Valentino Rossi Articoli e commenti Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Olanda Le cronache, i commenti e le pagelle delle gare vinte da Giuntoli e Rea Scarica l’APP del Magazine Novità Nuova Honda Africa Twin CRF1000? BMW, nel 2016 una naked da 300 cc | prova monocilindriche | KTM 690 LC4: Duke R, Enduro R, SMC R da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: Guida a Triumph Speed Triple | M. Clarke Introduzione alle sospensioni. Sesta Parte | N. Cereghini Cosa distingue i piloti di oggi | RALLY: Mondiale Raid Barreda vince in Qatar | SX USA: Quarto titolo per Ryan Villopoto KTM 690 LC4. Duke R, Enduro R e SMC R Prezzi da 8.270€ Prova monocilindriche Mono da Triathlon! Ci siamo immersi in una prova di Triathlon a motore con le KTM 690 LC4: 70 cavalli di vera libidine su strada (Duke), in pista (SMC R) e in offroad (Enduro R). Ride by wire su tutta la gamma e ABS sportivo le novità. Invariati i prezzi e pure l’attitudine alla vita da Single di Andrea Perfetti 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Media C razy people. Sono le prime parole che ci sono scappate con Jörg Schüller e Sebastian Faistauer, responsabili della gamma e dei motori LC4 alla fine del nostro multi test con le 690 austriache. Mentre altri costruttori inseguono le giuste – per carità – chimere dei bassi consumi, delle prestazioni per tutti e del politically correct a ogni costo, in Austria hanno in testa altro. Per loro è un imperativo morale tenere alta la fama del motore monocilindrico più potente oggi in produzione. Dopo aver dominato nel motocross (Cairoli e Herlings campioni del mondo), nei rally (Coma vincitore dell’ultima Dakar), in Moto3 (campione del mondo anche lì con Vinales), nell’enduro (allori per Meo e Nambotin) e persino nel Supercross (Dungey e Roczen 4 (almeno 10.000 moto vendute nel mondo). Numeri che non sono campati per aria, se pensiamo che dal 1994 (anno di lancio della prima Duke) sono state vendute ben 69.000 moto spinte dal propulsore LC4. Oggi KTM è il costruttore di moto leader in Europa: ha piazzato ben 123.859 pezzi con una crescita del 15,6% sul 2012; dà lavoro a 1.825 persone in tutto il mondo e conta oggi su 1.650 concessionari sparsi in 97 Paesi. Impressiona il raffronto tra il fatturato del 1994 e quello del 2013: 26 milioni di euro allora, 716 oggi. Gli ingegneri austriaci hanno messo mano (e cuore) sul 690 per renderlo ancora più sfruttabile e utilizzabile nella guida di tutti i giorni. La castagna e l’esuberanza prestazionale non sono venute meno, mentre si è lavorato tanto per rispettare la normativa Euro 3, per diminuire la vibrazioni ai bassi e per migliorare la fluidità di marcia. Vediamo come. Prove Ride by wire e ABS per enduro e supermotard Il mono LC4 conferma i suoi tratti salienti. È un monoalbero in testa con distribuzione a 4 valvole comandate da una catena, raffreddamento a liquido e dimensionamento molto compatto. Sulle 690 SMC R e Enduro R debutta il motore 690 che già abbiamo conosciuto con l’ultima versione della Duke. Anche le moto più spinte, destinate al fuoristrada vero e alla pista, hanno quindi il doppio iniettore con doppia accensione e mappa dedicata per ogni singola candela. E’ ovviamente Euro 3, ma la KTM assicura che sin d’ora soddisfa i requisiti delle future normative Euro 4 e 5. I consumi sono stati ridotti del 10%, un ottimo valore se consideriamo che già con la precedente Duke si percorrevano almeno 20 chilometri con un litro di benzina anche andando forte. Gli intervalli di manutenzione raggiungono i 10.000 km protagonisti della stagione 2014), dopo aver sfornato novità a nastro in ogni segmento (Adventure 1190, gamma Duke 125/390, famiglia sportiva RC), la KTM mette mano alle moto dotate del motore monocilindrico oggi più apprezzato sul mercato. Parliamo ovviamente del mitico LC4 690, un oggetto leggero, compatto, capace però di buttare in terra 70 cavalli in pochissimi giri. Ovvero in poco tempo, un lampo. Alla conquista dell’Europa KTM crede ancora nella validità della configurazione monocilindrica, che in effetti resta ineguagliata quando si tratta di coniugare leggerezza, potenza e grande coppia ai bassi regimi. Thomas Kuttruf (responsabile dell’ufficio stampa austriaco) ci spiega che dalla rinnovata famiglia LC4 si aspettano un 2014 ricco di risultati 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Dongle trasforma l’ABS da sistema a due canali a sistema a un canale, disabilitando quindi la ruota posteriore, che resta libera di derapare in pista o di bloccarsi nell’enduro. L’ABS è invece attivo su quella anteriore. E non viene meno la possibilità, comune a tutte le orange, di escluderlo del tutto. KTM 690 Duke e Duke R. La prova su strada La Duke, nella sua ultima versione, conferma le prestazioni da vera sportiva che qui incontrano anche un discreto confort di marcia. La sella è finalmente comoda, il peso ridicolo la rende una moto adatta davvero a tutti, mentre al grande mono 690 va riconosciuto il merito di essere ancora oggi - e per molto tempo ancora temiamo - il migliore propulsore al mondo con questa configurazione. Sotto i 3.000 giri scalcia ancora e invita a scalare marcia, ma da qui e sino a oltre 8.000 giri regala momenti di vera libidine motociclistica! E’ rapido, immediato a prendere (prima 7.500 km). KTM ha esteso l’impiego del sistema ride by wire per la gestione dell’acceleratore. In concreto il pilota comanda, ruotando il gas, la centralina elettronica che a sua volta gestisce al meglio l’erogazione della potenza. Nella nostra prova il comando si è comportato davvero bene, azzerando i ritardi e la mancanza di feeling dei primi sistemi di questo tipo. La Duke 690 dispone di tre diverse mappature (Sport, Standard e Comfort), selezionabili attraverso uno switch posto nel sottosella. È disponibile nel catalogo accessori il comando remoto sul manubrio, ma la mappa Standard crediamo possa soddisfare gran parte delle esigenze. Il carattere è sempre sportivo e la gestione della potenza non riserva brutti scherzi, nemmeno sull’asfalto con poco grip. D’altra parte i motori mono sono naturalmente dei big bang, ci avevate pensato? 6 Prove velocità e proietta da una curva a quella successiva con una grinta che sulle prime disorienta. Oltre i 3.000 giri non c’è alcun ritardo di risposta, ma una ripresa bruciante. Cambio e frizione, come su tutta la gamma 690, sono esemplari. E pure i freni Brembo vantano un funzionamento impeccabile. La Duke ha una componentistica di qualità, al pari delle sue finiture, che ne giustifica in pieno il prezzo di 8.270 euro. E di qualità è anche il comportamento del telaio e delle sospensioni. La Duke sarà anche comoda, ma tra le curve ti ricorda in ogni singolo angolo di piega che pesa meno di 150 kg. Un valore assurdo, che la rende agile, fantastica da manovrare, ma anche molto sicura quando si deve improvvisare una manovra di emergenza o fare una frenata a vita persa. La Duke R alza ancora l’asticella. In primo luogo del prezzo (10.080 euro), vengono poi un setting ciclistico ancora più spinto e votato alla guida sportiva, e finiture di grande pregio (le pinze dei freni monoblocco sono le stesse Il 690 ha una nobile genesi. È stato progettato a suo tempo per vincere la Dakar. Per questo ha da sempre una notevole affidabilità, unita a ottime prestazioni. Vanta 70 cavalli a 8.000 giri e 70 Nm di coppia massima a 5.500 giri sulla Duke R. I cavalli diventano 68 sulla Duke e 67, sempre a 7.500 giri, su SMC R e Enduro R. Queste ultime pesano solo 143 kg a secco (12 litri la capienza del serbatoio), mentre le Duke arrivano a 149 senza benzina (14 litri in questo caso). Il cambio è a sei marce per tutte. KTM 690 SMC R e Enduro R ricevono anche una nuova forcella WP da 48 mm con cartuccia separata, nuove grafiche e la possibilità (comune alla Duke R) di impiegare il Dongle. Questo misterioso oggetto è in realtà un modulo aggiuntivo della centralina che consente di intervenire sull’ABS Bosch delle moto in modo da renderlo adatto alla guida sportiva. Il 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb delle moto che corrono in Superbike). Cambia radicalmente la posizione di guida, che vede pedane molto arretrate, così come la risposta più rigida e reattiva delle sospensioni. Sul misto la R non ha complessi di inferiorità rispetto alle classiche sportive. Anzi, stanca molto meno e consente di andare forte in sicurezza. Su entrambe le Duke sono ridotte le vibrazioni, presenti in modo trascurabile su pedane e manubrio a partire dai 5.000 giri. Pregi Tenuta di strada e maneggevolezza | Motore ottimo | Freni, cambio e frizione ok Difetti Confort passeggero | Prezzo alto Duke R 8 KTM 690 Enduro R. In mulattiera a cannone Altro che semplice sterro e banali strade bianche. L’Enduro R è una dual sport (termine abusato per dire che lei non si fa troppe menate a viaggiare su strada) che il fuoristrada lo affronta sul serio. Ha un peso contenuto, un’ottima ergonomia e un motore che non finisce mai. Certo, a serbatoio pieno si avverte il peso nella zona posteriore (il serbatoio è dietro), ma la guida di questa 690 è un vero spasso. Sul veloce i 68 cavalli regalano accelerazioni e velocità furiose, ma è nello stretto che la R fa giocare come al Luna Park. Il motore è ora ancor più regolare e fluido, tanto che si viaggia anche in seconda con un filo di gas su sassi e salite smosse. Oltre i 5.000 la 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine ruota posteriore derapa e sbandiera come una disperata, ma il controllo della moto è sempre notevole. Resta il difetto del raggio di sterzo piuttosto ampio, mitigato però dalla leggerezza della moto che consente manovre agevoli anche in mulattiera. Il comportamento delle sospensioni è molto valido: la nuova forcella parte bene ed è molto scorrevole (al massimo è un po’ morbida nei tratti veloci dove tende a chiudersi), mentre il posteriore ha una trazione eccezionale. L’ABS dotato di Dongle funziona bene. Si apprezza la possibilità di escludere il suo intervento sulla ruota posteriore, che quindi può essere bloccata dal pilota; l’antibloccaggio sull’anteriore lavora correttamente in piano, mentre nelle discese più allegre lamenta un intervento talvolta eccessivo con qualche pulsazione di troppo sulla leva. Ma stiamo parlando di guida veloce, quasi 10 Prove da speciale. Nella maggior parte delle occasioni il suo intervento ci eviterà una bella facciata in terra. Costa 8.930 euro. Pregi Erogazione motore e risposta dell’acceleratore | Prestazioni esagerate | Consumi Difetti Forcella morbida nella guida veloce KTM 690 SMC R. Tra i cordoli come una supermoto da gara Qui si fa sul serio. La SMC R è uno spettacolo già sul cavalletto. Ha finiture da urlo (guardate le piastre della forcella in alluminio anodizzato, dello stesso colore dei cerchi a raggi) e tra le gambe pare una 450 da gara. Rispetto a Duke e Enduro, la supermoto austriaca è bella ruvida su strada, 11 Pregi Tenuta di strada anche in pista | Risposta del motore | Frenata | Finiture Difetti Vibrazioni sul manubrio | Sella dura 12 KTM 690 SMC R: Casco Airoh Terminator 2.1 Tuta Dainese Guanti Dainese Stivali TCX SCHEDA TECNICA KTM 690 Enduro R: Casco Airoh Terminator 2.1 Completo UfoPlast Occhiali UfoPlast Stivali TCX SCHEDA TECNICA KTM 690 Duke: Casco Airoh Terminator 2.1 Giacca Dainese Basic Guanti Dainese Jeans Dainese Scarpe Dainese KTM 690 Duke € 8.270 KTM 690 Enduro R € 8.930 SCHEDA TECNICA reagisce con immediatezza ai comandi del pilota, che viene però preso a schiaffoni dalla sella dura e dalle vibrazioni decise sul manubrio passati i 5.000 giri. Ma trovata una strada di montagna o, meglio, un tracciato bello tosto, vi dimenticherete della voce confort e direte un bel chissenefrega. Con la SMC R abbiamo fatto un turno di 45 minuti filati sulla pista catalana, spingendo come dannati, drogati dalla sensanzione di essere in sella a una moto racing, nata apposta per la pista. E’ incredibile come questo motore, nato per i rally, sappia invece adattarsi a usi così diversi: dalla città e dalle strade di collina (Duke), all’Enduro, per finire tra i cordoli di un tracciato in asfalto. In pista la SMC non ha sofferto. Mai. Le sospensioni hanno una taratura perfetta, il telaio è molto stabile, mentre il peso non stanca il pilota e rende la moto agilissima nei cambi di direzione. Il motore pistona poco, dai citati 3.000 giri ha una spinta importante e, passati i 5.000 giri, tira come una bestia fino alla zona rossa. 10 e lode all’impianto frenante con ABS e Dongle: il posteriore libero è un must della guida supermotard, mentre l’ABS attivo sull’anteriore consente di pinzare come vigliacchi senza temere scivolate. Da sottolineare che, pur frenando forte, l’ABS sull’anteriore non è mai intervenuto. La SMC R ha un prezzo di 9.070 euro franco concessionario. Prove Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito KTM 690 SMC R € 9.070 Tempi: 4 Cilindri: 1 Cilindrata: 690 cc Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 70 cv (50 kW) / 7500 giri Coppia: 7.14 kgm (70 Nm) / 5500 giri Marce: 6 Freni: D-D Misure freni: 320-240 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 149.5 kg Altezza sella: 835 mm Capacità serbatoio: 14 l Segmento: Naked Tempi: 4 Cilindri: 1 Cilindrata: 690 cc Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 49 kW Marce: 6 Freni: D-D Misure freni: 300-240 mm Misure cerchi (ant./post.): 21’’ / 18’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 138.5 kg Altezza sella: 910 mm Capacità serbatoio: 12 l Segmento: Enduro Tempi: 4 Cilindri: 1 Cilindrata: 690 cc Disposizione cilindri: Verticale Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 49 kW / 7500 giri Coppia: 68 Nm / 6000 giri Marce: 6 Freni: D-D Misure freni: 320-240 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 135.5 kg Altezza sella: 890 mm Capacità serbatoio: 12 l Segmento: Supermotard 13 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Arrivano le conferme dalla Germania Ci avete pure accusato di aver gettato il sasso nello stagno, salvo nascondere la mano. Avete ragione, ma non potevamo dire di più per non bruciare le nostre fonti. E già vi avevamo detto molto, svelandovi l’estetica della nuova moto! Ora il nostro gossip, mal celato nel pezzo della Honda Rally450, trova una autorevolissima conferma, che proviene dalla testata tedesca Motorrad in uscita il 25 aprile (ecco la sua copertina). Anche i colleghi di Stoccarda annunciano la prossima presentazione della Honda Africa Twin con una veste che - guarda un po’ - ricalca fedelmente quella della Honda Rally 450 della passata edizione. Difficilmente sarà presentata al prossimo EICMA, riteniamo più probabile il debutto nel corso del 2015. La nuova Honda Africa Twin non rinnegherà affatto la sua storia e manterrà una viva News attitudine al fuoristrada. Lo dimostrano vari dettagli: la compattezza generale (con un peso in ordine di marcia di circa 200 kg), la cilindrata massima compresa tra 900 e 1.000 cc, la ruota anteriore da 21 pollici, la trasmissione finale a catena e le sospensioni con un’escursione adatta all’offroad. Non mancheranno poi i cerchi a raggi. Potenza e prezzo (rispettivamente circa 100 cavalli e meno di 12.000 euro) la posizioneranno sotto le attuali, grosse 1.200, ma risponderanno alla richiesta di molti motociclisti europei che infatti reclamano una nuova Africa Twin il più vicino possibile alla mitica Africona che tutti conosciamo. Il motore sarà ovviamente un bicilindrico a iniezione elettronica, ma non è detto manterrà la configurazione a V stretta di 52°: la nuova versione potrebbe impiegare uno schema parallelo frontemarcia. Cresce l’attesa! Nuova Honda Africa Twin CRF1000? di Andrea Perfetti | Ai lettori più attenti non era certo sfuggita la nostra anticipazione del 9 gennaio sulla futura Africa Twin, che avrebbe ripreso la linea della CRF 450 Rally 2013. Ora anche l’autorevole quindicinale tedesco Motorrad conferma il nostro pensiero N on vi sfugge davvero nulla. Siete dei lettori attenti, leggete i nostri articoli spesso fino all’ultima riga. La cosa ci lusinga e trova conferma nei commenti all’articolo pubblicato il 9 gennaio 2014 e dedicato in teoria alla Honda CRF450 Rally che andrà in produzione. Diciamo in teoria, perché all’atto pratico metà dei commenti di quel pezzo sono rivolti alla futura Honda Africa Twin. Segno evidente che non vi sono sfuggite le parole 14 contenute nell’ultimo paragrafo e che qui riportiamo pari pari: “Se vi siete innamorati della linea della Honda CRF450 Rally, ma non avete il budget necessario e non vi interessano le prestazioni da gara, armatevi di un po’ di pazienza, nemmeno troppa: l’Africa Twin potrebbe tornare, con un design ispirato proprio alla Rally (guardate la versione dello scorso anno, qui a fianco). Ma questa è un’altra storia”. 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News BMW nel 2016 una naked 300 Voci dall’India identificano cilindrata e tipologia del primo modello figlio della partnership fra BMW e TVS, in arrivo anche da noi fra due anni L’ accordo stretto fra BMW Motorrad e l’indiana TVS relativo alla produzione di una gamma di moto di piccola cilindrata a marchio BMW sta per dare i suoi frutti. Siglato lo scorso anno, l’accordo prevede la produzione in Joint Venture di motocicli sotto i 500 cc destinati, in diverse versioni, tanto ai mercati orientali (con marchio TVS) quanto a quelli europei (con marchio BMW Motorrad), analogamente a quanto avviene per KTM e Bajaj. Diversi siti specializzati indiani danno per certo un nuovo modello, basato su un 16 propulsore monocilindrico da 300 cc, che dovrebbe vedere la luce nel 2016, in configurazione naked. Successivamente la stessa piattaforma darà vita a diversi modelli, fra cui una enduro/ crossover. TVS è un marchio in forte ascesa sul mercato indiano, recentemente protagonista di una prima escursione nel mondo delle medie cilindrate (secondo il concetto indiano) con la Draken (in foto), monocilindrica naked sportiva da 250 cc da 38 cv e styling tutt’altro che lontano dai canoni estetici ultimamente più in voga anche qui da noi. 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine G uida alla T riumph B onneville di Edoardo Licciardello | Nelle sue versioni Bonneville, Thruxton e Scrambler ha fatto rinascere il segmento delle neo-retrò, grazie a componentistica giusta, prezzo azzeccato e linea inconfondibile. Ben rappresentata sul mercato dell’usato, mantiene bene il valore. Modelli, quotazioni e parere dell’esperto 18 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito S e parlate di Bonneville ad un vecchio motociclista è facile che il suo sguardo si faccia sognante e il suo pensiero torni agli anni 60, quando le bicilindriche T120 – e successivamente T140 – prodotte a Villiers erano il sogno di tanti appassionati. Inevitabile che John Bloor, artefice della resurrezione di Triumph con la creazione della fabbrica di Hinckley negli anni 90, capitalizzasse su questo fattore nostalgia: in un momento storico in cui l’età media dei motociclisti si stava alzando, determinando quindi un maggior apprezzamento per modelli definiti rapidamente neoretrò, la nuova Triumph ha fatto rinascere la Bonneville. Pochi modelli come lei sono stati un successo istantaneo: più moderna sotto tutti gli aspetti (e quindi affidabile nell’uso quotidiano) ma profondamente fedele da un punto di vista filologico al modello originale, la Bonnie ha 20 Periodico elettronico di informazione motociclistica conquistato quasi in tempo reale tutte le generazioni che avevano sognato le T120 e T140 da ragazzini, ma anche una pletora di motociclisti più giovani affascinati dalle sue linee retrò tornate improvvisamente di moda contestualmente al recupero di tanti altri elementi dell’estetica anni 70. Certo, i puristi a tutti i costi ci sono e l’hanno screditata, ma la cosa non ha frenato chi invece l’ha accolta con l’entusiasmo che meritava. La Bonneville è stata un successo di vendite anche sul nostro mercato (è da anni una presenza costante nella top 20) grazie al suo appeal trasversale: piace al motociclista maturo, a quello di ritorno, ma anche a chi si avvicina per la prima volta alla moto (non a caso l’abbiamo inserita nella nostra selezione delle migliori moto per neopatentati) e al pubblico femminile che ne apprezza l’accessibilità senza compromessi in termini qualitativi e di prestigio. Grazie a questo Scarica l’APP del Magazine successo di vendita si trova bene anche sul mercato dell’usato, rendendo possibile “mettersi in moto” a cifre relativamente contenute anche se la tenuta del valore resta elevata. Data appunto l’età relativamente elevata del pubblico di Bonneville, è raro imbattersi in modelli tenuti in maniera men che esemplare o particolarmente spremuti – con pochi modelli si può andare più sicuri nell’acquisto di un usato. Vi descriviamo quindi i modelli e la loro storia, aggiungendo un’indicazione sulla quotazione media fra gli usati in vendita sul nostro sito e la loro numerosità, integrando le nostre indicazioni con il parere di chi lavora da tempo sulle neoretrò Triumph. E consigliandovi di leggere le nostre prove dedicate a Bonneville SE, Bonneville T100 ma anche quella, corale, per tutte le Triumph Classics che possono aiutarvi a farvi un’idea su quale faccia più al caso vostro. Guida all’usato LE VERSIONI Bonneville 800 (2001-2008) Era il 2001 quando a Hinckley decisero di ricreare la Bonneville. Spinta da un bicilindrico parallelo da 790 cc, la Bonnie riproponeva pari pari i concetti estetici delle T120 e T140, modernizzando però la sostanza. Il propulsore era un bicilindrico parallelo da 790 cc con distribuzione a quattro valvole per cilindro, raffreddamento ad aria ed olio ed albero motore fasato a 360°. Alimentazione rigorosamente a carburatori, almeno in questa prima versione. Alla ciclistica ci pensava un tradizionalissimo telaio a doppia culla in tubi tondi d’acciaio, con forcella Kayaba non regolabile (eccetto per la Thruxton, di cui parleremo successivamente) e doppio ammortizzatore cromato in perfetto stile. La famiglia Bonneville si fa quasi subito in tre con la versione standard, T100 ed SE, differenti per lo più in termini di 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Guida all’usato aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb allestimento estetico ma con qualche importante differenza anche sul piano ciclistico ed una diversa cronologia degli aggiornamenti, vedasi il propulsore da 865 cc che diventerà patrimonio di tutte le Bonnie sulla versione successiva. Mentre il cerchio posteriore resta da 17” pollici per tutte (con gomma da 3,5”), all’anteriore la versione standard (spesso indicata semplicemente come New Bonneville) adotta un 17”, lasciando il 18” alla Thruxton (ne parleremo più avanti) e un 19” alla T100. Tutte le versioni della Bonneville sono contraddistinte da grande accessibilità: facili e piacevoli da sfruttare, trovano un limite solo nelle vibrazioni derivanti dallo schema motoristico. La Bonneville in particolare risulta particolarmente amata dai meno alti e dal pubblico femminile grazie ad una sella a soli 740 mm da 22 terra, ma tutte si rivelano godibili e mai impegnative. Sul nostro mercato dell’usato la prima versione della Bonneville è ben rappresentata: tanto la 800 standard quanto la T100 si trovano a cifre orbitanti attorno ai 6.000 euro, con una maggior presenza della versione speciale che non di quella base che riflette di fatto l’andamento delle vendite. Molti proprietari hanno ovviamente personalizzato in maniera più o meno marcata la loro Bonnie; tali modifiche non influenzano la quotazione in maniera significativa se non al ribasso, in caso pregiudichino l’originalità della moto. Considerazione che ovviamente non vale qualora il proprietario abbia invece attinto al ricchissimo catalogo di accessori messo a disposizione dalla Casa madre. Bonneville (2009-2014) Nel 2007, spinta dalle sempre più stringenti normative anti-inquinamento ed ormai costretta ad aderire all’Euro-3, Triumph effettuo una profonda revisione dei modelli Bonneville che ricevettero tutti la nuova versione del bicilindrico parallelo con cilindrata di 865 cc e carter neri; l’anno successivo arriva per tutti l’iniezione elettronica, con serbatoio maggiorato per ospitare la pompa della benzina (la capienza restava immutata) e corpi farfallati “travestiti” da carburatori per questioni prettamente estetiche. All’atto pratico la potenza è cresciuta di cinque cavalli (67 contro 62) e la coppia si è rinvigorita, spostandosi però un po’ più verso l’alto. Restano naturalmente a listino le versioni speciali, a partire dalla T100 che prende le distanze dal modello base con il suo serbatoio bicolore e filetti decorati a mano, contagiri, paraserbatoio e carter motore cromati. Nel 2009, anno in cui ricorre il 50° anniversario della nascita del modello Bonneville, arrivano altri aggiornamenti: aumenta la capienza del serbatoio e la Bonneville standard riceve i cerchi in lega; arriva anche la versione Anniversary, prodotta in soli 650 esemplari, con la stessa colorazione della T120. Il carattere della Bonnie non cambia: resta facile, accessibile ed appetibile per chiunque ami il suo spirito neoretrò; la nuova versione si rivela anche più prestante in frenata (perché sono arrivate, senza troppi clamori, pastiglie anteriori più efficaci) e soprattutto più facile all’avviamento grazie all’iniezione elettronica. La nuova versione della Bonneville è molto presente sul mercato dell’usato sia in versione standard che nella SE 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Guida all’usato aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb e T100; la quotazione di riferimento, anche in questo caso, non è facile da indicare stante l’ampia forchetta fra i primissimi modelli e quelli più recenti; indicativamente potete prendere a riferimento un valore fra i 7 e gli 8.000 euro per le T100 e qualcosa in meno per la Bonneville standard. Valgono anche per lei le raccomandazioni già espresse per il modello precedente in merito alle personalizzazioni effettuate dai proprietari. Thruxton (2004 - ora) La Thruxton è una versione speciale che Triumph ha creato nel 2004 esaudendo le richieste di chi cercava una café racer dal taglio un po’ più sportivo rispetto alla normale Bonneville, dandole il nome di un luogo storico per le bicilindriche inglesi: quel circuito di Thruxton, appunto, dove nella 500 miglia di Endurance del 1969 le 24 Triumph monopolizzarono il podio. I tecnici di Hinckley definirono una posizione di guida più sportiva, da vera Café Racer, con semimanubri, pedane arretrate, copricodino e un piccolo cupolino. Sulla Thruxton debuttò peraltro il nuovo motore, con alesaggio da 90 mm e cilindrata di 865 cc. Grazie anche a camme più spinte, pistoni dalla nuova configurazione e scarichi a megafono la potenza saliva a 70 cv; il motore venne poi adottato anche dalle altre versioni della Bonneville pur in una versione addolcita e meno potente. Completavano il quadro delle modifiche alcuni tocchi estetici, con strumenti a fondo bianco e finiture più corsaiole come il filetto a scacchi (poi diventato monocolore nel 2007), ma anche ciclistici con il cerchio anteriore da 18” anteriore e disco a diametro maggiorato (320 mm contro i 310 delle altre Bonneville) nonché la forcella regolabile nel precarico. All’atto pratico la guida della Thruxton risulta un po’ più sportiva e specialistica rispetto alle altre Triumph: l’avantreno più caricato da semimanubri e pedane rialzate impone una guida di corpo non appena il ritmo si alza un pelo, e bisogna fare un po’ più di fatica rispetto alle normali Bonneville. Per questo forse la consigliamo solo a chi ha un po’ di esperienza, e cerca una café racer più “dura e pura” rispetto alle più versatili proposte della gamma Classics. Si trova con relativa facilità (ce ne sono 25 in vendita sul nostro sito) con quotazioni di riferimento difficilmente identificabili: le diverse annate e condizioni dei mezzi fanno sì che si oscilli come valore medio fra i 6 e i 7.500 euro per modelli anche piuttosto recenti, ma come già detto attenzione alle personalizzazioni… Scrambler (2006-2014) La Scrambler è nata nel 2006, utilizzando la piattaforma Classic declinata secondo i concetti estetici della TR6C Trophy Special: doppio scarico a passaggio alto in stile dirt-track, manubrio alto e largo, doppio ammortizzatore posteriore cromato ad escursione maggiorata, forcella con soffietti paraspruzzi in gomma ed anch’essa escursione maggiorata. Diverso anche il faro, che incorporava il solo tachimetro, e la gommatura (19 x 2.5” all’anteriore e 17 x 3,5” al posteriore) tassellata Bridgestone. Il propulsore resta ovviamente il solito bicilindrico parallelo da 865 cc, qui però in versione fasata a 270° grazie all’adozione dell’albero motore montato sulle versioni customeggianti America e Speedmaster, nate per il mercato statunitense. Diverse anche le prestazioni, con un sacrificio della potenza 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Guida all’usato aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb massima in favore di una maggior coppia ai bassi e medi regimi per assecondare le (moderate) velleità fuoristradistiche; i cavalli si assestano a 54 a 7.000 giri, con 69 Nm di coppia già a 5.000 giri. Inizialmente proposta con alimentazione a carburatori, anche la Scrambler dal 2008 ha adottato l’iniezione e il relativo serbatoio maggiorato. La Scrambler, forse ancora più facile da guidare addirittura della Bonneville standard e dunque più accessibile anche per i meno esperti, si trova con una certa facilità (al momento in cui 26 scriviamo la sezione del nostro mercato ne ospita 40) con prezzi molto variabili a seconda dell’anno di produzione e di conservazione. Con una disponibilità variabile fra i 7 e gli 8.000 euro si trovano esemplari anche molto recenti; vista la sconfinata lista di accessori ufficiali, in buona parte molto apprezzati dalla clientela (in special modo paracoppa e portapacchi posteriore) la quotazione viene influenzata anche dalla dotazione in misura maggiore rispetto ad altri modelli. piuttosto facile. Lo potete vedere dalle inserzioni che ci sono su moto.it: le moto meglio curate, che vengono offerte a prezzi vicini al nuovo, vanno via comunque, non come quando si parla di modelli con quotazioni teoriche che poi, nella realtà, sono molto lontane dal valore reale» L’OPINIONE DEL CONCESSIONARIO Per completare il quadro ci siamo rivolti a Magnoni Moto, concessionario Triumph di Varese, che ci ha raccontato tutto quello che c’è da sapere sulla famiglia Classic di Hinckley. Che tipo di mercato c’è sulle Classic? «Un mercato incredibile! C’è tantissima domanda, sia per l’usato che per il nuovo, con il risultato che le quotazioni restano alte e venderle è Qualche annata ha subito particolari richiami? «No, nessuna. Le Classic sono molto estremamente affidabili» Cosa controllare quindi se si va alla ricerca di un buon usato? «Quasi niente, perché le Classic sono moto affidabilissime. Il motore è surdimensionato nelle componenti di trasmissione e distribuzione, quindi si rivela praticamente eterno: abbiamo diversi clienti che hanno passato i 100.000 km senza problemi. L’unica frizione che ricordo di aver rifatto è stata quella della Thruxton da gara di Giulio Rangheri (l’ex commentatore MotoGP, NdR), ma solo per precauzione prima della gara di Endurance a Franciacorta. Magari sui modelli più vecchi, a carburatori, può valere la pena di dare un’occhiata allo stato dei carburatori, e mettere in preventivo una pulizia con sostituzione delle membrane. Per qualche motivo, poi, la clientela delle Classic usa molto il freno posteriore, e capita di imbattersi in qualche disco un po’ usurato» Con quale modello a suo avviso si fanno i migliori affari? «Come dicevo, le quotazioni restano molto alte. Il modello meno richiesto, e quindi quello che si compra meglio, è forse la Thruxton. Al contrario, la T100 è richiestissima, soprattutto con qualche colorazione particolare prodotta in pochi esemplari. Va anche abbastanza di moda la Scrambler, soprattutto perché molti la cercano per crearsi una special» 27 I ntrodu z ione alle sospensioni . S esta P arte di Massimo Clarke I sistemi a progressività di intervento variabile: schemi e caratteristiche. Le forcelle e le loro differenze costruttive e funzionali con i gruppi molla-ammortizzatore posteriori 28 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Se si impiega un leveraggio articolato, esso diventa una curva, che tende a “impennarsi” nel tratto finale. Questo nel caso di un leveraggio di tipo progressivo, come nella quasi totalità dei casi (esistono comunque anche alcuni esempi di leveraggi regressivi). È importante osservare che l’impiego di questi sistemi articolati, noti anche come VLRS (Variable Leverage Rear Suspension) ha una sensibile influenza anche sulla funzione ammortizzante. Man mano che la sospensione si comprime, per una stessa escursione della ruota si ha un maggiore spostamento del pistone dell’ammortizzatore. Se si fa riferimento a ciò che accade nell’unità di tempo, è chiaro che cambia anche il rapporto tra la velocità del pistone dell’ammortizzatore e la velocità con la quale si sposta la ruota. Dunque, non aumenta solo la forza necessaria per comprimere la molla, ma Tecnica anche la frenatura idraulica. E l’ammortizzatore non è più solo speed sensitive, ma diventa anche position sensitive, come la molla. L’idea che ha portato alla realizzazione dei sistemi VLRS è quella di ottenere una sospensione “tenera” quando il movimento della ruota è modesto, ovvero quando si incontrano piccole asperità, e di avere una sospensione più rigida quando si incontrano asperità molto accentuate (e la compressione della sospensione stessa è maggiore). I sistemi di questo genere effettivamente possono essere in grado di “modellare” la risposta della sospensione, almeno in una certa misura. Gli schemi base con i quali sono realizzati i leveraggi articolati sono fondamentalmente tre. L’ammortizzatore può essere piazzato tra la manovella e il forcellone, tra il telaio e la biella o tra il telaio e la manovella. Riferendosi a uno o a entrambi gli Media D a diversi anni a questa parte in molte moto il monoammortizzatore posteriore non collega direttamente il forcellone oscillante al telaio ma lo fa per mezzo di un leveraggio del tipo a biella e manovella, con quest’ultima che si muove secondo un arco di cerchio. In pratica si tratta di un sistema a quadrilatero deformabile nel quale la biella è vincolata al forcellone e la manovella è fulcrata, a una estremità o centralmente, nel telaio. Il mono progressivo Grazie a questo leveraggio, a mano a mano che la sospensione si comprime varia il rapporto tra lo spostamento della ruota e la compressione della molla, e quindi anche il movimento del pistone dell’ammortizzatore. Per fare un esempio, 30 se all’inizio della escursione della sospensione un movimento della ruota di 2 mm determina una compressione del monoammortizzatore di 1 mm, verso la fine della escursione un eguale spostamento della ruota dà luogo a una compressione del “mono” di 1,25 mm. In questo caso è come se la rigidezza della molla fosse aumentata del 25%! Dunque, all’aumentare del carico, e quindi della compressione del gruppo mollaammortizzatore, la sospensione diventa sempre più rigida. Quando si impiega un collegamento diretto, ossia lineare, se la molla è a passo costante, perfettamente cilindrica e con il diametro del filo che non varia per tutta la lunghezza, il grafico che rappresenta il rapporto tra la forza esercitata dalla molla stessa e lo spostamento della ruota è una retta con una certa inclinazione. 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito elementi del leveraggio i piloti e i tecnici parlano generalmente di “link”. La forcella, meglio rovesciata Le forcelle impiegate sulle moto di elevate prestazioni sono del tipo a steli rovesciati, caratterizzato da una rigidezza notevolmente maggiore rispetto a quello tradizionale. Come gli ammortizzatori, anche questi componenti sono stati oggetto negli ultimi anni di importanti miglioramenti. Principalmente si è lavorato per incrementare la rigidità e la scorrevolezza. La presenza dei paraoli, dei parapolvere e l’attrito tra le parti mobili e quelle fisse (cioè i foderi) determinano una certa resistenza al movimento delle canne. In particolare, sono la resistenza iniziale e quella che si incontra quando i movimenti sono di modesta entità che possono creare fastidi. In presenza di notevoli carichi laterali occorre evitare che si possano verificare fenomeni del tipo “stick then slip”. Come ovvio, eventuali flessioni delle canne sono nocive in quest’ottica, in quanto aumentano la resistenza al moto. Per migliorare al massimo la scorrevolezza si impiegano finiture superficiali elevate, si curano con attenzione gli accoppiamenti, si adottano tolleranze dimensionali e geometriche molto ridotte, e si applicano sulle canne riporti con un basso coefficiente di attrito (il più noto è il TiN, cioè il nitruro di titanio, depositato con tecnologia PVD). Importanti sono anche l’uso di paraoli di ultima generazione, a basso attrito, e quello di boccole impregnate con lubrificante solido. Per aumentare la rigidezza si è lavorato a livello di canne e di dimensioni e disegno delle piastre. Di queste ultime è l’inferiore a essere maggiormente sollecitata; per questo motivo in genere è più spessa di quella superiore. Per quanto riguarda le canne, è ovvio che un diametro maggiore risulta vantaggioso ai fini della rigidezza. Occorre comunque osservare che se la forcella è particolarmente rigida, alcuni piloti lamentano una perdita di feeling con l’avantreno, almeno in certe condizioni di impiego. Per questa ragione vengono realizzate forcelle dello 32 Periodico elettronico di informazione motociclistica stesso modello con canne di diametri differenti e sono disponibili, per una stessa forcella, piastre diverse. Le forcelle svolgono la stessa funzione elastica e smorzante che posteriormente svolge il gruppo molla-ammortizzatore. Funzionano in maniera analoga, ma con alcune differenze di non poco conto. Gli steli sono inclinati e non verticali. Questo vuol dire che, per un dato spostamento verso l’alto della ruota, le molle si comprimono in misura maggiore di quanto farebbero se la forcella fosse, per ipotesi, verticale. Inoltre, all’interno di ciascuno stelo, al di sopra dell’olio, c’è aria. Quando la compressione della forcella diventa considerevole, alla forza della molla va a sommarsi una vera e propria assistenza pneumatica. Il livello dell’olio ha quindi una notevole importanza. Se esso è elevato, lo spazio a disposizione dell’aria, con la forcella a riposo, è ridotto e di conseguenza, quando la sospensione si comprime, l’intervento pneumatico risulta più vigoroso. Il contrario avviene, ovviamente, quando il livello dell’olio è più basso. Se ben regolata, l’assistenza pneumatica evita alla sospensione di “tamponare” a fine corsa e può avere un effetto benefico sulla progressività nella parte finale della compressione. Le moderne forcelle sono pressoché invariabilmente del tipo a cartuccia, che abbina a una eccellente funzionalità una ampia possibilità di regolazioni. In pratica all’interno di ogni stelo viene piazzato un vero e proprio ammortizzatore a sé stante. Lo schema base prevede un tubo interno, dotato inferiormente di fori di collegamento al vano esterno, controllati da una valvola che regola il passaggio dell’olio in compressione, vincolata al piedino. Al tappo posto alla estremità superiore dello stelo è invece vincolata un’asta, che penetra nel tubo interno (cioè nella cartuccia) e termina nel pistone, dotato della valvola di estensione. Rispetto a questo schema base esistono diverse varianti, alcune delle quali vengono impiegate in forcelle destinate a moto di elevate prestazioni. Si hanno così cartucce sigillate e talvolta anche pressurizzate e altre raffinate variazioni sul tema. Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica USA La CA Route 299, miglior strada d’America? di Pietro Ambrosioni | Per il ritorno abbiamo scelto una strada che ci ha portato a viaggiare verso Sud lungo la meravigliosa costa dell’Oregon fino a sconfinare in California prima di buttarci a Est C on la fine del BMW MOA Rally e arrivato anche il momento di riattraversare il continente americano per tornare a casa mia ad Atlanta. Per il ritorno abbiamo scelto, ovviamente, una strada diversa, che ci ha portato aviaggiare verso Sud lungo la meravigliosa costa dell’Oregon fino a sconfinare in California prima di buttarci ad Est. Con il calendario che segnava 17 giorni “on the road” abbiamo affrontato la prima tratta, da Salem fino alla piccola perla di Bandon, OR un porticciolo turistico affacciato sul Pacifico. La vista, lungo tutto il tratto costiero, è semplicemente magnifica e c’è solo l’imbarazzo della scelta 34 Scarica l’APP del Magazine granché ma la vista era magnifica e soprattutto non siamo andati ad aumentare la massa di turisti che disturbano i cetacei, che vengono qui per riprodursi. Visto il triste spettacolo dall’alto è davvero un mistero come le numerose associazioni animaliste (molto presenti nel Nordovest americano) non facciano nulla per limitare perlomeno la distanza tra le povere balene e i battelli molestatori! Si vede che anche da queste parti la coscienza passa dal portafoglio e il business dell’avvistamento sembra decisamente fiorente. Una volta fatto il nostro avvistamento ci siamo fatti un altro po’ di strada prima di fermarci per pranzo, dove abbiamo divorato una montagna di ostriche comprate da un baraccone lungo la highway 101. In quel momento non lo sapevamo ancora, ma avremmo nei giorni successivi pagato cara la nostra ingordigia con alcune “sedute” extra sulla tavoletta del water. Con la pancia piena - fin troppo - ci siamo rimessi in sella per macinare quante più miglia possibile prima di sera. On the road La meritata sosta, come detto, è arrivata a Bandon, con le mani congelate e i denti che battevano per il freddo pungente arrivato dopo il tramonto. Per fortuna abbiamo scovato quasi subito un magnifico Bed & Breakfast tutto in legno affacciato sul mare (ci hanno dato pure la suite col balcone al piano alto), e per cena ci siamo riscaldati con un “cioppino” ovvero la versione locale e deliziosa del nostro cacciucco (zuppa di pesce). Il giorno dopo, con le temperature ancora fastidiosamente attestate sui 12˚C, abbiamo percorso l’ultimo tratto di costa dell’Oregon per poi entrare in California. Da qui abbiamo proseguito a sud ancora per diverse miglia, inoltrandoci a tratti nelle immense foreste di redwood, conifere altissime e dal fusto particolarmente dritto, tanto da essere state il legname preferito per gli alberi delle grandi navi a vela dei secoli passati. Passare tra questi tronchi immensi e fittissimi fa una certa impressione, sembra di trovarsi in un antico tempio le cui colonne in legno Media per dove fermarsi a scattare un milione di foto incredibili. A parte una fastidiosa serie di nuvole basse e una brezza marina che ha abbassato la temperatura fino a 14˚C in pieno agosto, ci siamo goduti la vista di innumerevoli faraglioni e scogli, spiagge infinite e selvagge, dune di sabbia - con tanto di zona riservata alla pratica del fuoristrada - e, udite, udite... le balene! Queste ultime le abbiamo avvistate alla maniera di noi italiani, ovvero risparmiando sul biglietto del battello turistico ed appostandoci invece sul promontorio più alto che sovrastava la zona dove tutte le barche convergevano. A posteriori devo dire che sono contento della scelta fatta: le foto non sono 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb sono state dipinte in rosso mattone. Una volta giunti a McKinleyville, CA è arrivato il momento di salutare il Pacifico e di puntare finalmente ad Est. La strada l’abbiamo scelta con Sandro basandoci semplicemente su quanto tortuosa apparisse sulla mappa. E la California Route 299 non ha deluso! Dopo aver abbandonato rapidamente le basse temperature della costa ci siamo ritrovati a toccare i 105˚F ovvero quasi 41˚C (per uno sbalzo da record di 30˚C in meno di un’ora). La strada, Trinity Scenic Byway, prende il nome da una delle due foreste che attraversa, ovvero la Trinity National Forest. L’altra è la Six Rivers, che come dice il nome è tagliata da 6 diversi fiumi. Uno di questi la affianca fino a quando la CA 299 va a congiungersi alla Interstate I-5 a Redding. A livello di guida questa è una delle più belle strade che abbia mai percorso in moto: zero traffico, 200Km di curvoni incredibili perfettamente raccordati e un asfalto che seppur un po’ segnato, tiene alla grande. Sia la Beemer che la Valorosa hanno dato il meglio di se’, e abbiamo letteralmente consumato le gomme fino al cerchio. Sulla PC ho persino grattato le pedane e preso un bello spavento quando il cavalletto ha picchiato 36 sotto all’uscita di un avvallamento nell’asfalto e mi ha fatto fare un drittone da paura. Meno male che non arrivava nessuno... Altro colpo al cuore, è arrivato quando un cervo suicida mi è saltato davanti. Io me ne sono accorto a malapena perché era davvero troppo vicino per “registrarlo” ma in qualche modo l’ho evitato. Sandro invece si è preso un accidente perché si è visto tutta la scena da dietro! Prima di arrivare a valle ci siamo fermati a mettere i piedi nell’acqua gelata del fiume, una vera goduria visto il caldo secco e allucinate di questa zona. Percorrendo il sentierino in discesa abbiamo visto un a piccola tenda con una moto parcheggiata di fianco e subito dopo abbiamo incontrato un vecchio hippie che lavava le pentole al fiume. Ma la sorpresa più grossa è arrivata quando Sandro si è accorto che le pietrine luccicanti sul fondale non erano vetro ma pagliuzze d’oro. Il vecchio hippie non stava lavando le pentole ma setacciava la sabbia in cerca del prezioso metallo! Quando finalmente siamo arrivati a Redding eravamo distrutti e disidaratati ma la CA Route 299 rimarrà sempre uno dei migliori ricordi del nostro C2C2C. 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Nico Cereghini Cosa distingue i piloti di oggi I confronti difficili sono impossibili, perché è cambiato quasi tutto, però rispetto a quelli di ieri i piloti attuali sembrano più avanti nella capacità di controllare la gara. Almeno fino a quando… Media C iao a tutti! Molto spesso, chiacchierando di corse, mi sento chiedere che differenze vedo tra i piloti di ieri e quelli di oggi. Tanto indietro non vado, perché gli anni Sessanta li ho visti da fuori e nei Cinquanta ero un bambino, ma i Settanta li ho vissuti in pista e da allora ho conosciuto tutti i grandi. Però una domanda del genere mi mette in difficoltà: confrontare epoche così diverse è quasi impossibile perché sono cambiate tanto le 38 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica moto, le piste, le gare e anche tutta la società. Ciò che provava Ago, quando saltava sulla MV 500 nel 1971 per affrontare i sei giri del micidiale TT, 364 chilometri di una gara che per lui poteva benissimo essere l’ultima, non è paragonabile a quello che prova Marc Marquez quando a Losail si diverte a duellare con Valentino Rossi sulla distanza di soli 118 chilometri e in una pista così sicura da poter correre di notte. Certo, le gare sono le gare e le moto restano moto, e vincere è sempre un’arte molto impegnativa, però, con tutto il rispetto, i protagonisti di oggi sono ragazzi viziati rispetto ai Mike Hailwood, agli Agostini e ai Kenny Roberts di ieri. E questa è una prima differenza che replica fedelmente lo spirito dei tempi e quindi della società. Lorenzo e compagni non sono certo piloti meno validi di Read e di Saarinen e di Schwantz, ma di sicuro hanno una vita meno complicata, proprio come i loro coetanei rispetto a padri e nonni. Al netto della crisi. Ma se provo a mettere da parte elementi come la cultura, la disponibilità economica, la sicurezza, c’è davvero un aspetto generale che per me distingue nettamente i piloti di oggi da quelli di ieri. E’ l’approccio mentale alle corse. Personalmente sono molto colpito dalla lucidità di alcuni piloti e dalla loro capacità di gestire la corsa. Moltissimi dei piloti attuali, specialmente in MotoGP, tengono sotto controllo un mucchio di cose e sono capaci di ragionare a un livello che negli anni Settanta era inimmaginabile. Ricordo un campione come Lucchinelli. Se lui, magari appena sceso dalla sua Suzuki con la quale aveva stabilito la pole, avesse dovuto dirvi quanti gradi aveva letto sul termometro dell’acqua e quale régime aveva raggiunto di sesta, non avrebbe dato una risposta così precisa. In quegli anni eravamo concentrati sulla manetta del gas (molto delicata) e sulla pista (spesso molto difficile), non restava tanto spazio per osservare altro. Invece oggi abbiamo sentito piloti, come ha fatto Rossi più di una volta, raccontare di aver controllato la posizione di un avversario attraverso i maxi-schermi a bordo pista. Tutto questo tenendo sotto osservazione la mappatura da cambiare, la gomma che molla, la moto che cambia bilanciamento durante la corsa. Credo che questa straordinaria qualità sia figlia della precocità dei nostri piloti, che hanno iniziato a correre da bambini e hanno potuto sviluppare una superiore elasticità mentale. Ma naturalmente sono discorsi che Editoriale facciamo tanto per discorrere tra noi e che valgono fino a un certo punto. Esattamente fino al punto in cui qualsiasi pilota –come è accaduto a un grande come Jorge Lorenzo nelle prime due gare 2014- per qualche ragione vede rosso. E allora anche lui stacca il cervello, dimentica tutti i bei ragionamenti che si fanno dentro il box, apre tutta la manetta. E vada come vada. Sono molto colpito dalla lucidità di alcuni piloti e dalla loro capacità di gestire la corsa 39 SPECIALE motogp gp d’argentina 40 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica DOMINIO ASSOLUTO A quel punto, in un solo settore della pista, Marc ha guadagnato 0”5 su Lorenzo, un secondo alla fine del giro, in un dominio assoluto che sembra poter essere il filo conduttore di tutta la stagione. «Era la prima volta che si correva qui in Argentina, su questo circuito, ed è sempre un appuntamento speciale. All’inizio è stato divertente, ma anche rischioso, con tanti sorpassi, poi quando ero in scia a Lorenzo e ho visto che Pedrosa si stava avvicinando, ho provato a spingere di più ed è arrivata la terza vittoria consecutiva» spiega come se fosse facile. Per lui, effettivamente, lo è. SFIDA PER IL SECONDO POSTO Assegnato – con anticipo – il gradino più alto del podio, gli ultimi giri sono vissuti sulla sfida tra Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa, il primo in calo dopo 16 giri al comando, il secondo in rimonta dopo essere stato “intruppato” nelle concitate fasi iniziali. Dani, però, ne aveva visibilmente di MotoGP più e a due curve dalla fine del penultimo giro, Pedrosa ha affondato la staccata, conquistando il secondo posto con un sorpasso bello e aggressivo. «Purtroppo mi è mancato l’inizio, non pensavo che Lorenzo e Marquez prendessero tanto vantaggio. Mi sono un po’ ‘addormentato’ nella sfida con Bradl e Iannone e anche quando li ho passati ci ho messo un po’ a prendere il ritmo. Poi, ho cominciato a spingere forte (suo il primato della pista, NDA), ho raggiunto e superato Lorenzo, ma Marquez era troppo lontano. Adesso si va a Jerez: bisogna provare a vincere» ammette Dani, che a Jerez va fortissimo: dovesse prendere paga anche lì dal compagno di squadra, sarebbe veramente un brutto colpo per lui e per il campionato. LORENZO DA APPLAUSI Così, dopo essere stato in testa per più di metà gara, Lorenzo si deve accontentare del terzo posto, ma la sua è stata comunque una prestazione Marquez vince il GP d’Argentina è il terzo di fila di Giovanni Zamagni | Trionfo di Marc Marquez, davanti a Dani Pedrosa e a Jorge Lorenzo. Quarto Valentino Rossi, sesto un grandissimo Andrea Iannone, solo nono Andrea Dovizioso D oveva vincere e ha vinto e il terzo successo consecutivo è l’ennesima dimostrazione di strapotere assoluto di Marquez: con quella moto, fa quello che vuole. «All’inizio non si capiva se Marquez stesse solo gestendo o se fosse in difficoltà, poi quando ha voluto andarsene se ne è andato» fotografa perfettamente la gara Livio Suppo, il Team Principal HRC. E’ andata 42 effettivamente così: il primo giro è stato piuttosto caotico e Marc, per prudenza, sapendo di avere un gran margine da amministrare, non è stato aggressivo come al solito, ha perso qualche posizione (è stato perfino sesto), poi, però, ha iniziato la sua rimonta, si è messo in scia a Lorenzo e lì ha controllato la situazione fino al 17esimo giro, quando ha deciso che era arrivato il momento di passare. 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb da applausi. Partito come un fulmine – ma non in anticipo, questa volta – dalla seconda posizione, Jorge ha conquistato subito il comando, ma nel corso del primo giro ha fatto un altro errore, finendo largo a metà circuito, perdendo due posizioni, che però Lorenzo ha recuperato immediatamente con una staccata da brividi alla penultima curva. Poi ha cominciato a spingere, ma Marquez ne aveva nettamente di più, per poi subire nel finale anche il ritorno di Pedrosa. «Dani andava fortissimo, era mezzo secondo più veloce di me: non ho potuto fare niente per tenerlo dietro» è la sua analisi, ma Jorge è comunque stato grande protagonista: ben tornato. ROSSI DRITTO AL 5 GIRO Al quarto posto, Valentino Rossi, competitivo per tutta la gara, ma “penalizzato” da un dritto al 44 quinto giro, quando è stato infilato duramente – al limite della correttezza - da Stefan Bradl, che lo ha portato fuori traiettoria, costringendolo ad andare sull’asfalto esterno alla curva. Rossi, che in precedenza aveva fatto una bella sfida con l’amico Andrea Iannone, ha dovuto effettuare una rimonta dal sesto posto, piuttosto staccato, che si è conclusa con il quarto posto e tempi di tutto rilievo: in pratica, senza quel “contatto”, avrebbe potuto giocarsela con Lorenzo. Bravissimo Andrea Iannone, sesto al traguardo, dopo essere stato anche in terza posizione. «Per noi è come una vittoria, finché le gomme hanno tenuto ero lì a giocarmela» si esalta giustamente Iannone che, non dimentichiamolo, non ha potuto utilizzare la gomma più dura delle “Factory”. Male, invece, Andrea Dovizioso, solo nono al traguardo. 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Perché Jorge Lorenzo non è riuscito a mantenere il secondo posto? Risponde Lorenzo: «Per provare a stare davanti ho speso un sacco di energie e non mi aspettavo che Pedrosa fosse così veloce nel finale: lui girava mediamente mezzo secondo più veloce di me e non ho potuto in nessun modo resistere al suo attacco». Perché Dani Pedrosa è stato così lento all’inizio? Risponde Pedrosa: «Mi sono un po’ addormentato, ci ho messo tanto a passare piloti più lenti di me. A metà gara, ero da solo al terzo posto e per questo ero un po’ arrabbiato con me, ma quando ho visto che c’era la possibilità di riprendere Lorenzo, ho spinto forte, ci ho creduto e ho conquistato il secondo posto». MotoGP Rossi dice che la Honda è superiore; Lorenzo cosa ne pensa? E’ d’accordo con il compagno di squadra: anzi, secondo lo spagnolo, la Yamaha paga molto rispetto alla Honda anche in accelerazione, mentre l’italiano sottolinea come il problema sia soprattutto in entrata di curva, nella capacità della RC213V di far lavorare la gomma anteriore, con conseguenti vantaggi in frenata. Rossi ha detto che senza il dritto dovuto all’entrata di Bradl, il podio sarebbe stato alla sua portata, forse, addirittura, anche il secondo posto. E’ vero? Al quinto giro, Rossi ha girato in 1’42”070, circa 1”2 più lento di quello precedente (1’40”806) e 1”6 più piano del successivo (1’40”400). Al 13esimo giro, Rossi ha conquistato la quarta Spunti, considerazioni, domande dopo il GP d’Argentina di Giovanni Zamagni | Perché Lorenzo non è riuscito a mantenere il 2° posto? Rossi sarebbe potuto arrivare 2°? Bradl andava sanzionato per l’entrata su Valentino? Perché Andrea Dovizioso ha chiuso nono? P erché Marc Marquez alla fine del primo giro era solo quarto e addirittura sesto al termine del secondo? Risponde Marquez: «La mia partenza non è stata delle migliori e, soprattutto, alla seconda curva sono finito fuori dalla traiettoria ideale, dove la pista era piuttosto sporca. Ho preferito non prendere rischi, limitarmi a controllare la situazione, attendere un attimo prima di forzare». 46 La sua superiorità era talmente schiacciante, che Marc ha potuto “giocare” con Lorenzo, come conferma il cronologico: al terzo giro, era 4° a 1”517, ma in quello successivo era già secondo a 1”000 (1’39”418 contro 1’39”935 di Lorenzo). Al settimo passaggio, Marquez era a 0”248 dal rivale e, a quel punto, ha pensato solo ad amministrare, fino al sorpasso del 17esimo passaggio, con Marc che ha girato in 1’39”334, infliggendo 0”669 a Lorenzo. 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito posizione e nei rimanenti 12 passaggi, con la strada libera davanti, Valentino ha girato sempre più forte del compagno di squadra, tranne al 19esimo giro. Quindi sì, il terzo posto era alla portata di Rossi, mentre contro Pedrosa avrebbe faticato di più. Bradl andava sanzionato per l’entrata su Valentino Rossi? Assolutamente no. Il suo sorpasso è stato sicuramente duro e forzato, ma non andava certamente punito. Altrimenti si smette di correre. Perché Andrea Dovizioso ha chiuso nono? Risponde Dovizioso: «La gomma extra dura 48 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP anteriore, che in prova si era ben comportata, in gara non ha funzionato al meglio: ero lento in inserimento in frenata. Inoltre, il motore ha avuto un calo di potenza per una perdita d’olio». Perché Aleix Espargaro è arrivato solo 15esimo? Aleix è stato toccato nella ruota posteriore al primo giro da Alvaro Bautista (caduto), poi, nel secondo giro è scivolato a sua volta, ripartendo dall’ultima posizione. Lui sostiene che aveva il passo per stare con i primi, ma il cronologico lo smentisce. 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP valentino Rossi “Bradl dove credeva di andare?” di Giovanni Zamagni | Valentino rammaricato: “Il podio era alla mia portata. L’aspetto positivo è che ho girato forte fino alla fine anche su una pista nuova” U Un altro quarto posto, come tante volte nel 2013, ma questo ha tutto un altro spessore: l’anno scorso, Valentino Rossi prendeva spesso parecchi secondi da “quei tre là”, mentre questa volta – ancora una volta, ormai è una costante dall’inizio dell’anno – Valentino è stato protagonista e se ad Austin aveva visto sfumare il podio per la “cottura” della gomma anteriore, a Rio Hondo è stata un’entrata quanto meno aggressiva (eufemismo) a fargli perdere la possibilità di contendere il terzo posto al compagno di squadra, forse addirittura il secondo a Dani Pedrosa. «Ma Bradl dove voleva andare?» ripete il campione della Yamaha, rammaricato di aver perso un’altra occasione favorevole. «Diciamo che ciò che mi dispiace è lo stesso motivo per cui posso essere 50 contento: avevo il potenziale e il passo per andare sul podio. Purtroppo, però, Bradl mi ha buttato fuori pista: non dico che lo ha fatto apposta, probabilmente è arrivato lungo. Non solo ho perso due secondi in quel giro, ma ho dovuto anche rimontare, ripassare Iannone e Bradl, mentre quelli davanti si allontanavano. Nella seconda parte, però, ho girato forte: credo che senza il dritto sarei arrivato davanti a Lorenzo. Ecco, per questo sono deluso, ma sono soddisfatto perché sono stato competitivo anche su una pista nuova: avrei potuto finire sul podio in tutte e tre le gare. Adesso la Yamaha ci deve dare una mano: non ci manca tanto, ma la Honda è più forte di noi». Dove la RC213V è superiore alla M1? «Loro riescono a far lavorare meglio la gomma anteriore e sono più efficaci in ingresso curva. Io, rispetto all’anno scorso, mi sento molto più forte in staccata, ma rispetto alla Honda – e in particolare a Marquez – non posso frenare profondo come lui». Jerez potrebbe essere considerata una gara chiave? «Io non credo a questa cosa delle gare “chiave”: ogni GP vale come un altro, non ce n’è uno più o meno importante. Sicuramente Marquez ha già un grande vantaggio, ma io voglio salire sul podio, provare a batterli tutti». E’ quindi un quarto posto molto differente da quelli dell’anno scorso? «E’ un risultato che lascia un po’ di amaro in bocca, perché sono andato come loro (Marquez, Pedrosa, Lorenzo, NDA), sono arrivato a meno di 5” (4”898) dal primo e da metà gara in poi ho recuperato anche su Marquez, girando come Pedrosa. Ho fatto il terzo miglior tempo del GP (0”106 più lento di Pedrosa, NDA) e 1’39”486 all’ultimo giro». Se non altro, ti puoi consolare con la prima vittoria di Romano Fenati e del tuo team in Moto3… «Sì, è una grande soddisfazione: abbiamo organizzato una squadra in qualche mese, mettendo insieme persone di valore, come Rossano Brazzi e Vitto Guareschi. E poi c’è Romano, che fa la differenza. Adesso, però, deve rimanere concentrato, continuare così, perché c’è veramente la possibilità di giocarsi qualcosa di importante». 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Le pagelle del GP d’Argentina di Giovanni Zamagni | Una altro 10 e Lode per Marquez, 8 per Lorenzo e Pedrosa, mentre solo 7 a Rossi che ha fatto un errore di troppo. Otto per Iannone, entusiasmante. Solo 5 a Dovizioso 10 E LODE MARC MARQUEZ Terza pole, terza vittoria consecutiva: c’è poco da dire, in questo momento è imbattibile. Incredibilmente, però, ciò che impressiona di più non è la striscia vincente, quanto il modo di come riesce a trionfare, il totale controllo della situazione. Con Lorenzo – un grandissimo, non un pilota qualunque – ha scherzato, ha fatto quello che ha voluto ed era così superiore che aveva anche pensato di passarlo all’esterno… Vederlo guidare fa venire la pelle d’oca. 52 8 DANI PEDROSA Qualcuno obietterà: un altro secondo posto senza averci nemmeno provato. E’ vero, ma non ci si può dimenticare che viene regolarmente battuto da un fenomeno assoluto, un pilota che – in questo momento – a parità di moto sconfiggerebbe chiunque. A Jerez, però, dovrà avere ben altra determinazione. 8 JORGE LORENZO Dopo due errori, è finalmente tornato ai suoi livelli, anche se, per sua stessa ammissione, non è ancora il miglior Lorenzo. «Non sono al massimo, soprattutto fisicamente» ha ammesso a fine gara, sottolineando anche di essere stato «attaccato fin troppo dalla stampa». Ma quando sei un fuoriclasse di quel livello, è normale che gli sbagli vengano rimarcati: da lui ci si aspetta sempre prestazioni come questa. 7 VALENTINO ROSSI Ha fatto uno sbaglio al secondo giro, che gli ha fatto perdere il secondo posto e mezzo secondo, ma per il resto ha guidato bene, con anche tempi migliori del compagno di squadra. Paga cara l’entrata di Bradl, di cui però non ha colpe: si conferma decisamente più veloce del 2013. 5 STEFAN BRADL Avrebbe dovuto essere l’anno del definitivo salto di qualità, ma al momento il tedesco del team LCR è allo stesso livello dell’anno scorso: non solo i primi quattro sono più veloci di lui. 8 ANDREA IANNONE Ha entusiasmato difendendo come un leone il terzo posto, rispondendo colpo su colpo a tutti gli attacchi, senza alcun timore reverenziale, nemmeno per l’amico Rossi. Poi, non avendo a disposizione (per regolamento) la gomma più dura, ha dovuto inevitabilmente rallentare, ma ha regalato sorpassi e spettacolo. E’ il suo miglior risultato in MotoGP. 5 BRADLEY SMITH Un passo indietro rispetto alle prime due gare: si è preso un secondo al giro. 5 POL ESPARGARO Ha preso un’altra volta paga dal compagno di squadra: va bene che è un debuttante, ma dal campione del mondo della Moto2 ci si aspetta di più. 5 ANDREA DOVIZIOSO Ha la scusante del calo di potenza della sua Ducati, ma il confronto con Iannone, questa 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Argentina Classifica GP volta, gli dice male. Mezzo punto in più per il bel giro fatto in qualifica. 7 HIROSHI AOYAMA Proprio all’ultimo giro, vince il confronto in casa con il più quotato Hayden (voto 5), mostrando una grinta inusuale per un giapponese. 5 4 ALEIX ESPARGARO Si è visto solo in qualifica. ALVARO BAUTISTA E’ caduto al primo giro: non ha finito nemmeno una gara. 9 HONDA RC213V Quando il tuo pilota è un fenomeno assoluto, 54 Classifica Generale Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Marc MARQUEZ 25 1 Marc MARQUEZ 75 2 Dani PEDROSA 20 2 Dani PEDROSA 56 3 Jorge LORENZO 16 3 Valentino ROSSI 41 4 Valentino ROSSI 13 4 Andrea DOVIZIOSO 34 5 Stefan BRADL 11 5 Andrea IANNONE 25 6 Andrea IANNONE 10 6 Stefan BRADL 24 7 Bradley SMITH 9 7 Jorge LORENZO 22 8 Pol ESPARGARO 8 8 Aleix ESPARGARO 21 9 Andrea DOVIZIOSO 7 9 Bradley SMITH 20 10 Hiroshi AOYAMA 6 10 Pol ESPARGARO 18 diventa tutto più facile, ma anche in Argentina la Honda era chiaramente la moto più competitiva. Non sembra avere difetti: ha un motore potentissimo, un telaio stabile che fa lavorare al meglio le gomme, un’elettronica da riferimento. 8 YAMAHA M1 Non è poi così lontana, ma è comunque indietro sia nella ciclistica sia nel motore. C’è molto da lavorare, ma recuperare lo svantaggio non è affatto semplice. 6 DUCATI GP14 Il voto è fin generoso: Honda e Yamaha sono di un altro pianeta. Ma non è certo una sorpresa, visto che la Desmosedici non è poi così diversa da quella dell’anno scorso. 55 SPECIALE superbike gp d’olanda 56 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Guintoli vince Gara 1 ad Assen Scarica l’APP del Magazine in un curva ed ha dovuto prima rimontare su Baz e Rea, che facevano parte con lui del gruppetto degli inseguitori e successivamente, infilata la testa nel cupolino, aveva iniziato ad inanellare giri veloci che hanno ridotto il suo svantaggio nei confronti di Guintoli, sino a poco più di un secondo, quando nel corso del diciassettesimo giro la gara è stata definitivamente chiusa dalla bandiera rossa a causa dell’olio lasciato in pista dalla moto di May. Sfortuna per Tom, che ha pagato a caro prezzo il suo errore al quarto giro. Alle spalle dei due protagonisti di questa prima gara troviamo Rea e Baz. Il francesino stava aspettando gli ultimi giri per sferrare il suo attacco a Johnny, ma anche lui è stato fermato dalla bandiera rossa. Ottima prova di Elias che sembra finalmente in grado di sfruttare il potenziale della sua RSV4 ed ha ottenuto il quinto posto davanti ad un opaco Melandri. Il pilota di Ravenna non era partito male, ma ha ben presto perso il contatto con il gruppetto degli inseguitori del suo compagno di squadra e dopo aver lottato con Elias e Davies si è dovuto accontentare del sesto posto. Davies porta al traguardo la Panigale al settimo posto, mentre Giugliano ha esagerato nel corso del primo giro ed è caduto gettando al vento la Superbike possibilità di fare una buona gara. Haslam e Lowes sono rispettivamente ottavo e nono davanti al primo dei piloti Evo che, così come in prova, è risultato Niccolò Canepa. Il pilota del team Althea racing è stato a lungo nel gruppo di Melandri e solo nel finale è stato superato da Lowes. Grande prestazione di Scassa che pur non essendo ancora perfettamente a posto fisicamente, ha condotto la sua gara costantemente nei primi quindici, concludendo con un ottimo undicesimo posto, secondo dei piloti Evo davanti a Salom e Camier. In realtà l’undicesimo posto è stato conquistato da Badovini, ma come sappiamo le Bimota vengono tolte dalla classifica subito dopo aver superato il traguardo, in quanto la BB3 non ha ancora ottenuto la necessaria omologazione. Vanno a punti anche Corti con la sua MV e Guarnoni con la Kawasaki. Non prendono punti Morais, Andreozzi e la wild card Bos. Oltre a quella di May anche la Hero EBR di Yates ha rotto il motore, così come la BMW di Sebestyen. Oltre a Giugliano sono caduti anche Iddon e Laverty. Mentre Foret è addirittura scivolato nel giro di ricognizione senza riuscire a prendere il via. Un mesto ritiro per Fabrizio, che occupa le ultime posizioni. di Carlo Baldi | La bandiera rossa interrompe la rimonta di Sykes e offre la vittoria al fuggitivo Guintoli. Terzo Rea davanti a Baz. Sesto Melandri, Giugliano cade al primo giro. Canepa decimo è il primo delle Evo davanti a Scassa I l motore della Hero EBR di May ci ha impedito di assistere ad un duello ravvicinato tra Guintoli e Sykes, ma sarebbe forse più giusto affermare che ha negato a Sykes una vittoria che l’inglese stava maturando, grazie ad una rimonta che lo aveva portato a poco più di un secondo dal francese dell’Aprilia. Le condizioni 58 della pista, che presentava chiazze di umido dovute alla pioggia caduta nella notte, erano quelle che Guintoli apprezza più di ogni altro, tanto che all’ottavo giro il francese aveva quasi cinque secondi di vantaggio su Sykes che aveva appena superato Baz. Il campione del mondo aveva commesso un errore al quarto giro, arrivando lungo 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica gara due vinta da Rea Terzo Giugliano di Carlo Baldi | La pioggia condiziona una gara sospesa per oltre un ora e vinta da Rea davanti a Lowes e Giugliano. Melandri sesto dopo un lungo all’ultimo giro. Guintoli cade, riprende e chiude nono davanti a Canepa L a pioggia che era attesa nei giorni scorsi si è riversata tutta assieme oggi pomeriggio sul circuito TT Van Drenthe di Assen a tal punto che sembrava addirittura che la seconda manche dovesse essere annullata. Sono stati momenti caotici. La pioggia iniziava a cadere fitta proprio durante il 60 giro di ricognizione e di conseguenza i piloti anziché fermarsi sulla griglia di partenza, rientravano frettolosamente nei rispettivi box per montare le gomme da pioggia. Nuova procedura di allineamento, nuovo giro di ricognizione e gara ridotta ad un totale di quindici giri. In partenza il più veloce era ancora un volta Guintoli, che si portava Scarica l’APP del Magazine in testa accumulando in due giri un vantaggio di oltre tre secondi sul gruppo capeggiato da Rea e Sykes. La pioggia però aumentava ed al termine del terzo giro, transitando sul rettilineo dei box, Guintoli ed alcuni altri piloti, alzavano il braccio per segnalare le condizioni della pista veramente al limite della praticabilità. La direzione di gara accettava la loro richiesta e la gara veniva interrotta con la bandiera rossa. Dopo una pausa di un ora e mezza circa e dopo che per due volte erano state accertate le condizioni della pista da parte di una delegazione di piloti, che in automobile aveva percorso la pista, veniva riaperta la corsia dei box per una gara ridotta a soli dieci giri. Al via scattava velocissimo Rea che si portava in testa ed in pochi giri prendeva un vantaggio vicino ai cinque secondi. Alle sua spalle il gruppone era guidato da Giuntoli, seguito da Sykes, Melandri, Giugliano Lowes ed Elias. Fuori dopo poche curve Badovini e Guarnoni, al secondo giro avveniva un altro colpo di scena quando Guintoli cadeva nel percorrere la chicane che immette sul traguardo. Il francese era bravo a risalire in sella e a riprendere la gara anche se dall’ultima posizione. Nei giri successivi Lowes mostrava di avere un passo superiore rispetto ai piloti che assieme a lui cercavano di acciuffare Rea ed in pochi giri il giovane pilota inglese si dimostrava a suo agio sotto la pioggia e si portava in seconda posizione. Le cadute intanto falcidiavano il numero dei piloti in pista. Al terzo giro era Elias a scivolare, imitato da Andreozzi al quarto. Con Lowes in seconda posizione si accendeva la lotta per il terzo gradino del podio tra Giugliano e Melandri, mentre Guintoli superava piloti come birilli ed all’ottavo giro era già decimo. Nel frattempo erano scivolati anche Laverty, Camier e Corti che stava facendo un’ottima gara ed aveva portato la sua MV in nona posizione. All’ultimo giro con Rea saldamente al comando e Lowes incontrastato secondo, un lungo di Melandri risolveva la lotta per il terzo posto che andava a Giugliano che portava coì sul podio la 1199 Panigale. Quarto posto per Sykes davanti ad un Haslam apparso Superbike determinato e bravo a recuperare posizioni sulla pista bagnata. Melandri rientrato in pista dopo il lungo era sesto, davanti a Baz, Davies ed al suo compagno di squadra Guintoli, nono dopo una grande rimonta. Canepa chiude decimo e ancora primo dei piloti Evo e con i due primi posti di oggi balza in testa alla speciale classifica della categoria, precedendo di un solo punto Salom. Undicesima piazza per la wild card locale Bos seguito da Scassa, terzo delle Evo ed autore oggi di due ottime gare. Vanno a punti anche Morais, Fabrizio e Salom. Non raccoglie punti Iddon che ha terminato la gara al dodicesimo posto, per la nota questione dell’omologazione della sua BB3. Da segnalare infine che le due Hero EBR non hanno partecipato a questa seconda manche, in quanto i tecnici del team italo-indio-americano vogliono verificare i motori delle loro moto, che in gara due avevano accusato gravi rotture. 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Le pagelle del GP di Assen di Carlo Baldi | Ad Assen non c’è stato un protagonista assoluto come era invece successo ad Aragon, anche se alla fine Sykes aumenta il suo vantaggio in classifica sugli inseguitori, che sono Guintoli, Baz e Rea Q uello di Assen è stato un weekend molto particolare, condizionato dal meteo e dai problemi tecnici delle Hero EBR. Non c’è stato un prota gonista assoluto come era invece successo ad Aragon, anche se alla fine Sykes aumenta il suo vantaggio in classifica sugli inseguitori, che sono Guintoli, Baz e Rea. Al momento la lotta per il titolo sembra ridotta a questi quattro piloti. Siamo solo alla terza tappa di questo mon62 diale e quindi la speranza è che a loro si possano aggiungere magari Melandri e Giugliano, che però dopo Assen devono recuperare rispettivamente 39 e 49 punti a Sykes. E non sono pochi, visto che si sono disputate appena sei manche. I problemi tecnici delle Hero EBR hanno fermato la rincorsa del campione del mondo in gara uno, così come la pioggia ha poi causato la scivolata di Guintoli in gara due. Alla fine il bottino maggiore lo ha raccolto Rea, ma si sapeva che su quella che è la pista di casa del suo team, Jonathan sarebbe stato tra i protagonisti e grazie ad una vittoria e ad un terzo posto è anche tornato in lotta per il titolo. L’inglese della Honda è stato il protagonista in positivo del weekend olandese, così come invece Melandri lo è stato in negativo. Dopo un segnale di risveglio in Superpole (quarto) Marco ha raccolto due miseri sesti posti in gara. La moto che ha vinto due titoli mondiali con Biaggi e che ha permesso a Guintoli e Laverty di vincere numerose gare e di lottare per il titolo, ora viene messa in discussione. Di certo però Melandri, sino ad ora, non è mai riuscito a sfruttare tutto il potenziale della RSV4, se si escludono le seconde gare di Aragon e di Assen, che però non lo hanno portato alla vittoria. Intanto, mentre in Aprilia ci si interroga per capire quale sia il male oscuro di Melandri, in Kawasaki si festeggia la prima Superpole di Loris Baz, ormai presenza fissa nelle prime posizioni. Alti e bassi in casa Ducati, alla quale Giugliano regala il primo podio stagionale. In Suzuki festeggia solo Lowes, visto che Laverty in Olanda non ha raccolto nemmeno un punto. Bottino pieno invece per Canepa, che nella Evo è primo in Superpole, si aggiudica entrambe le gare e scavalca Salom nella speciale classifica riservata alla sua categoria. Infine, come sempre facciamo dopo Assen, un plauso agli oltre 50.000 spettatori che incuranti della pioggia hanno affollato le tribune del TT Van Drenthe ed il parcheggio vicino alla tribuna. Di questi tempi vedere qualche migliaio di moto tutte assieme apre il cuore. 7,5 Tom Sykes - In Olanda non ha ripetuto la marcia trionfale di Aragon, ma ha confermato di essere lui il padrone di questa Superbike 2014. Dopo aver conquistato la prima fila in Superpole la bandiera rossa gli ha probabilmente negato la vittoria in gara uno. Nella 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Superbike aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb seconda ha capito che non era il caso di rischiare su di una pista molto scivolosa. Ma se quando va male arriva quarto per i suoi avversari c’è davvero molto di che preoccuparsi. 6,5 Loris Baz – Vincendo la sua prima Superpole in carriera sancisce il suo ingresso tra i grandi di questo campionato. Il francesino è ormai una piacevole realtà per la Kawasaki, anche se poi in gara si è un poco smarrito e sotto la pioggia da lui ci aspettavamo molto di più. 8,5 Sylvain Guintoli - Alla fine il vero antagonista di Sykes è ancora una volta lui. Secondo in Superpole, in gara uno sorprende tutti con una partenza a cannone, anche e poi 64 deve probabilmente ringraziare il motore di May che causa la fine anticipata della gara. Nella seconda viene tradito da una pozzanghera, ma non si dà per vinto, risale in moto e da ultimo termina nono. Non scatena l’entusiasmo delle folle, ma con lui l’Aprilia vince. 4,5 Marco Melandri – Spiace sempre criticare un pilota o doverne evidenziare gli aspetti negativi, ma non possiamo certo nascondere che ad Assen Melandri è stato l’ombra di se stesso. Se prima si pensava che per vederlo vittorioso con la RSV4 fosse solo questione di tempo, ora è invece chiaro che Marco ha dei problemi seri, sia con la moto che, probabilmente anche con la sua squadra, se non con l’Aprilia stessa. La mancanza di risultati ha portato ten- sione nel box e nei rapporti tra il pilota e il team. Ci sembra impossibile che dopo soli tre round Marco e l’Aprilia siano già separati in casa e quindi attendiamo le prossime gare di Imola, per vedere come stanno realmente le cose. 9 Jonathan Rea – Sul circuito che conosce meglio, Rea si esalta e porta a casa sempre grandi risultati. Questa volta però c’è voluta la pioggia e tanto del suo coraggio per salire sul gradino più alto del podio, perché nella prima manche si era fatto sorprendere dalla partenza fulminea di Guintoli e poi dalla rabbia agonistica di Sykes. Ora però lo aspettiamo protagonista anche su altre piste, perché la sua Honda sembra essere finalmente competitiva ed il suo talento non si discute. 7 Davide Giugliano – Nella prima manche ha commesso un errore di antica memoria, ma poi si è rifatto in gara due, regalando il primo podio stagionale alla Ducati. Una dimostrazione di carattere, ma sappiamo che non è certo il carattere che fa difetto in Davide, così come sappiamo che con la Panigale non potrà lottare per il titolo, ma solo regalarci soddisfazioni come quella di ieri. 5 Chaz Davies – Male in prova dove si deve aggrappare alla Superpole uno per entrare nei primi dodici. In gara raccoglie due piazzamenti, su di una pista non certo sfavorevole alla sua 1199. Il tempo passa ma Chaz non mostra quei guizzi che ci aveva regalato con l’Aprilia e con la BMW. Forse il bicilindrico non fa per lui. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Assen Classifica Gara 1 4,5 Eugene Laverty – Disaster. Questo il termine che Eugene ha utilizzato quando gli abbiamo chiesto di commentare le sue gare di Assen. Dopo la sue grandi prestazioni a Phillip Island il pilota della Suzuki sembra soffrire più del previsto i problemi della sua GSXR1000. Due cadute e zero punti. 7 Alex Lowes – La sua Suzuki non è migliore di quella di Laverty, ma se non altro sotto la pioggia Alex butta il cuore oltre l’ostacolo e da buon inglese dimostra di andare davvero forte sul bagnato. Zoppica ancora per la caduta in Australia, ma il ragazzo stringe i denti e cresce molto in fretta. 6,5 Toni Elias – Sempre sorridente e disponibile, il buon Toni porta finalmente un raggio di sole nel box del team Red Devils. Sembra che si stia finalmente adattando alla RSV4 anche grazie all’ottimo lavoro del suo staff tecnico. Peccato per la caduta in gara due, tradito dalla pioggia e dalla voglia di stare con i primi. 8 Niccolò Canepa – Primo dei piloti Evo in prova, in Superpole, nelle due gare ed in classifica. Weekend trionfale per Niccolò e per la sua 66 squadra, ma dove Canepa ci ha impressionato è stato nell’ultimo turno di prove cronometrate. La sessione era stata sospesa ed alla ripresa, con soli quattro minuti a disposizione, il pilota del team Althea racing è entrato in pista e dopo un giro di lancio ha fatto segnare il settimo tempo assoluto, mettendosi alle spalle tante Superbike. Davvero bravo. Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Guintoli 25 1 Rea 25 2 Sykes 20 2 Lowes 20 3 Rea 16 3 Giugliano 16 4 Baz 13 4 Sykes 13 5 Elias 11 5 Haslam 11 6 Melandri 10 6 Melandri 10 7 Davies 9 7 Baz 9 8 Haslam 8 8 Davies 8 9 Lowes 7 9 Guintoli 7 10 Canepa 6 10 Canepa 6 7 Luca Scassa – E’ ancora dolorante per le tre fratture al bacino rimediate in Australia e rispetto ai suoi avversari Evo ha avuto un round in meno per prendere confidenza con la sua moto. Per questo i suoi secondo e terzo posto Evo nelle gare di Assen assumono un particolare valore. 9 Michael Vd Mark – Supersport - Vincere in casa davanti al proprio pubblico è esaltante ma non è mai facile, specialmente quando sei giovane e tutti si aspettano che sia tu a tagliare per primo il traguardo. Michael mantiene le aspettative ed i tifosi olandesi saltano di gioia nella speranza di aver trovato finalmente il loro idolo. Dopo essere stato campione della STK600 nel 2012, ora è al suo secondo anno in Supersport ed il prossimo anno verrà promosso in Superbike. Predestinato? Classifica Gara 2 Classifica Generale Pos. Pilota Punti 1 Sykes 108 2 Guintoli 96 3 Baz 93 4 Rea 89 5 Melandri 69 6 Giugliano 59 7 Davies 47 8 Laverty 46 9 Haslam 44 10 Lowes 36 67 Le foto più belle del GP di Bulgaria Quinto appuntamento del Mondiale Motocross a Sevlievo, per il GP di Bulgaria. Ecco gli scatti più spettacolari che raccontano la gara dentro e fuori dalla pista di Massimo Zanzani 68 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 70 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Media 72 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 74 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Rally aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Mondiale Raid Barreda (Honda) e Al-Attyiah (Mini) vincono in Qatar di Piero Batini | Raddoppio del Team HRC, che vince in Qatar il Sealine Cross-Country Rally con Joan Barreda. Coma ancora secondo, Gonçalves solo 5°. Il Mondiale diventa interessante, ma pochi iscritti ne deformano l’immagine 76 D oha, 25 Aprile. Dopo Paulo Gonçalves ad Abu Dhabi, adesso è la volta di Joan Barreda in Qatar. Gli altri parametri di base o non cambiano o sono stravolti. Una Honda del Team HRC, infatti, vince ancora, Marc Coma è ancora una volta secondo, e il Campione del Mondo Paulo Gonçalves, invece, scende dal primo posto di Abu Dhabi al quinto del Qatar, non sufficiente al portoghese per conservare la leadership del Mondiale che passa nelle mani del compagno di Squadra. Distanze ravvicinate In compenso, Barreda, Coma e Gonçalves, in testa alla classifica provvisoria del Campionato del Mondo dopo due prove, sono a distanza ravvicinatissima, rispettivamente con 35, 34 e 31 punti, e contribuiscono a rendere molto interessante la lotta per il Mondiale, peraltro mortificata dal numero davvero esiguo, solo 18 tra Moto e Quad e 22 Auto, dei partenti registrati dal Rally in Qatar. Nella gara delle Auto cavalcata solitaria dell’”Olimpionico” Nasser Al-Attyiah . Il Principe ”autoctono”, di nuovo alla guida di una Mini All4 Racing, sottrae il raddoppio al russo Vladimir Vasilyev, primo ad Abu Dhabi, che deve accontentarsi del secondo posto pur conservando la leadership provvisoria. Sul podio di Doha anche l’equipaggio composto da Marek Dabrowski e Jacek Czachor, due polacchi che andavano forte quando correvano in moto e che si sono rivelati da subito molto competitivi anche con le auto. Il Mondiale Il Mondiale Cross-Country Rally, iniziato per le moto negli Emirati con l’Abu Dhabi Desert 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Challenge, si trasferisce non lontano in Qatar per disputare la seconda prova per le moto e la quarta della Coppa del Mondo Auto dopo la Baja Russa nelle Foreste del Nord e l’Italian Baja. Entrambe le categorie si riuniranno in occasione del prossimo appuntamento in Egitto, il Pharaons International Cross-Country Rally in programma dal 18 maggio. Cinque tappe e altrettante PS Cinque tappe, meno di duemila chilometri in totale, sebbene per oltre il 90% cronometrati in cinque Prove Speciali, più il prologo spettacolo del Circuito di Losail. Per essere una gara del deserto, il Sealine può considerarsi un Rally “corto”, e per questo motivo piuttosto enigmatico e “nervoso” sotto il profilo agonistico. Largamente influenzato dai piccoli e grandi colpi di scena, il Rally è caratterizzato da una navigazione 78 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica “labirintica”, talvolta illogica in un deserto sostanzialmente poco esteso e che obbliga a “zigzagare” tornando spesso sugli stessi terreni. Piccoli, ma importanti, in questo caso, colpi di scena. A partire dall’errore di navigazione commesso da Paulo Gonçalves nel corso della prima tappa, che ha aperto il Rally ad uno scenario molto diverso da quello che ci si poteva immaginare. Se il portoghese, infatti, giocava la difficile carta del leader concessagli dall’aver vinto la prova di apertura di quest’anno, lo spagnolo Marc Coma, vincitore delle ultime due edizioni del Rally, ha immediatamente perso il riferimento tattico della sua gara. Non era, infatti, Joan Barreda, partito nel Mondiale senza alcun obiettivo a lungo termine, l’avversario da battere nel programma tattico del vincitore dell’ultima Dakar, e il tempo perso nella prima tappa di un Rally così corto si è rivelato fatale. Il face-off tra Barreda e Coma Con cinque tappe a disposizione e la prima già “andata” a causa dell’errore di Gonçalves, il Rally è diventato un affare personale tra Barreda e Coma, con il primo subito in fuga e quest’ultimo ben presto nel ruolo di inseguitore. Non bastasse, Coma ha trovato in Barreda, e noi anche, un Pilota trasformato, diremmo quasi “sconosciuto”, capace cioè di gestire “assennatamente” la sua corsa dall’inizio alla fine. Questo è forse il senso più importante della nuova vittoria di Joan Barreda, e il migliore riscontro per i suoi “investitori” del Team HRC. Giova ricordare, a questo proposito, che il giovane fuoriclasse catalano non vinceva un Rally dal 2012, anno in cui ottenne la sua prima vittoria al Pharaons Rally. La tendenza ad avventurarsi in imprese solitarie e impossibili, caratteristica del Barreda “giovane”, si fa da parte, e il “saggio “ Joan dimostra di Rally saper interpretare alla perfezione l’intera gara e il gioco tattico del “trenino”, intrappolando così inesorabilmente il pur più esperto avversario. Subito fuori gioco Ruben Faria e Sam Sunderland, e indietro Jordi Viladoms, ben presto Coma si è trovato da solo contro una Squadra, il team Honda, che invece ha mandato avanti a turno i suoi Assi, conquistando alla fine, oltre alla vittoria assoluta, anche quattro successi parziali con Barreda, due, Gonçalves e Helder Rodrigues, molto regolare e anch’esso sul podio finale del Sealine. Per la riconfigurata formazione disegnata in Giappone, Italia e Germania, è un altro bel passo avanti. Con quindici Piloti all’arrivo, non deve meravigliare che al settimo e ottavo posto si trovino due concorrenti con un Quad, rispettivamente Mohammed Abu-Issa e Rafal Sonik. Il successo di Nasser Al-Attyiah tra le auto è ancora più chiaro ed eclatante. Il Pilota locale, 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Rally aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Con cinque tappe a disposizione in equipaggio con il francese Mathieu Baumel, non ha lasciato scampo e spazio a nessuno degli avversari, conquistando le prime quattro tappe una dietro l’altra e incrementando progressivamente il vantaggio sugli inseguitori. Solo nel finale di gara Al-Attiyiah ha tirato i remi in barca, e lasciato vincere l’ultima tappa all’ottimo Pilota brasiliano Reinaldo Varela, su una Toyota della scuderia Overdrive insieme al navigatore Gustavo Gugelmin. Niente da fare per il leader della Coppa del Mondo, Vladimir Vasilyev in coppia 80 con Konstantin Zhiltsov ed anch’esso al volante di una Mini All4 Racing. Per il russo, un po’ come è successo nella gara delle moto, è stata determinante per il risultato finale la prima tappa, nella quale ha lasciato sulle intricate piste del Qatar tempo sufficiente per chiamarsi definitivamente fuori dalla corsa al successo. Per il Team X-Raid di Sven Quandt è il bis, con una “doppietta”, subito dopo la vittoria dell’equipaggio russo leader della Coppa del Mondo ad Abu Dhabi. e la prima già “andata” a causa dell’errore di Gonçalves, il Rally è diventato un affare personale tra Barreda e Coma, con il primo subito in fuga e quest’ultimo ben presto nel ruolo di inseguitore 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica conquistando così il suo miglior piazzamento stagionale. «E’ stata una giornata spettacolare qui al MetLife Stadium» ha dichiarato Villopoto. «E nonostante la pioggia la pista è rimasta incredibilmente compatta. Conquistare il quarto titolo consecutivo è incredibile - è stata una stagione molto combattuta, con tanti alti e bassi, ma anche la più regolare da parte mia, per cui sono felice di chiuderla in prima posizione» 250 Costa Ovest, Bogle prende la testa Pare che i leader di questa stagione siano destinati ad incorrere in infortuni: dopo Cianciarulo, anche Davalos - in testa di otto punti prima della gara - infatti è rimasto vittima di una frattura (alla caviglia) che lo ha costretto a saltare la gara. Dopo l’holeshot di Decotis, la gara ha vissuto su MX USA un duello fra lui e Bisceglia. Caduto Decoris, all’inizio del terzo giro, Bisceglia ha dovuto vedersela contro un rimontante Bogle che ha chiuso il sorpasso della gara al sesto giro, prendendo poi il largo e andando a vincere la sua seconda gara della stagione. Grande rimonta anche per Jeremy Martin, che ha chiuso al secondo posto la gara. Miglior risultato stagionale anche per Vince Friese, terzo. Bogle si presenta quindi all’ultima gara, a Las Vegas, con 17 punti di vantaggio. «Sono davvero carico per la vittoria di stasera» ha detto Bogle. «La pioggia ha iniziato a cadere quando ci siamo schierati, e la pista era molto scivolosa. Sono partito benissimo ma ci sono stati dei grandi duelli e ho dovuto essere molto prudente a causa della pioggia. Credo di aver gestito bene la gara, dando il mio meglio». Guarda tutte le classifiche Supercross, round 16 East Rutherford, TITOLO A VILLOPOTO Quarto titolo consecutivo per Ryan Villopoto; in 250 seconda vittoria per Bogle che conquista la testa della classifica Q uello di Villopoto è stato un weekend praticamente perfetto. Autore dell’holeshot, il campione in carica non ha mai mollato la testa della gara ha vinto con una cavalcata solitaria la sua quarantesima gara in 450, conquistando così il quarto titolo consecutivo anche grazie al ritiro di James Stewart, vittima di una sospetta frattura alla gamba sinistra. Vincendo la gara di East Rutherford, Villopoto ha anche 82 conquistato il primo Toyota Triple Challenge (basato sui risultati di Anaheim III, Arlington e, appunto, la gara di East Rutherford) portando a casa, per il disturbo, anche un pickup Toyota Tundra. Partito in testa, Villopoto si è trovato in scia Josh Hill e Mike Alessi, vittima di un Eli Tomac in rimonta già poco dopo il primo giro. Il pilota Honda è arrivato a conquistare la seconda posizione, lasciando Hill sul terzo gradino del podio che ha mantenuto fino alla fine della gara 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MX USA Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. 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