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PROVE
Numero 72
31 Luglio 2012
109 Pagine
NEWS
Mercato
MOTOGP
BMW S1000RR HP4
Aprilia RSV4 Carbon
KTM 85 SX 2013
SUPERBIKE
MOTOCROSS
31 Luglio
Anno
Numero
2012
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SPORT
Speciale MotoGP
Laguna Seca
Articoli, l’intervista a
Rossi e le pagelle
da pag. 26 a 67
Nico Cereghini
“Se Lorenzo si becca
Valentino…”
“Foste il signor Audi,
adesso che fareste?”
| Prova ENDURO |
KTM 690
Enduro R
da Pag. 2 a Pag. 13
PROVA
Honda PCX 150
CONSUMI
RECORD!
All’Interno
NEWS: BMW C-Evolution, l’elettrico debutta a Londra | I giovani e la moto: la passione è ancora grande!
Turismo low cost. All’Isola d’Elba con l’Honda SH 125 | SPORT: Nicola Dutto ha corso in moto alla Baja Aragon!
KTM 690 Enduro R
PREGI
Motore esagerato
DIFETTI
Vibrazioni agli alti regimi
PREZZO € 8.595
Prova ENDURO
Crescono le
prestazioni,
cala il prezzo
di Andrea Perfetti | Il grande mono cresce di cilindrata
(ora 690 cc veri) e tocca quota 67 cavalli. Le prestazioni sono al top,
come la guidabilità che permette di passare dall’autostrada alla
mulattiera senza troppe menate. L’ha guidata con noi Marco Aurelio Fontana
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K
NEWS
MOTOGP
SUPERBIKE
TM 690 Enduro R. Crescono le prestazioni, cala il prezzo
Gli appassionati di tassello la conoscono bene. La 690 Enduro R è una delle poche, vere dual sport ancora presenti
sul mercato e proprio di questo segmento rappresenta il punto di
riferimento alle voci prestazioni e contenuti tecnologici. Il motore LC4 raffreddato a liquido e alimentato per mezzo dell’iniezione
elettronica Keihin EMS con EPT (Electronic Power Throttle) nella versione 2012 oggetto della nostra prova compie un ulteriore
step evolutivo. La sigla 690 corrisponde ora all’effettiva cilindrata
(prima era un 654 cc), grazie ai valori di alesaggio e corsa di 102
per 84,5 mm e cresce la potenza che arriva al valore davvero impressionante di 67 cavalli a 7.500 giri, con una coppia di 68 Nm a
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MOTOCROSS
SPORT
6.000 giri. Chi ha provato a ruotare il gas di una moderna enduro
450 (capace su per giù di 50 cavalli) può intuire l’esuberanza della
690 Enduro R. Esuberanza che, quando si abbandona l’asfalto per
la terra battuta, diventa pura arroganza: nessun’altra moto da fuoristrada tiene la sua scia sugli sterrati veloci.
L’Enduro R 2012 sostituisce entrambe le versioni 690 Enduro precedenti (standard ed R quindi) e ha il pregio di costare meno sia
dell’una che dell’altra. Il suo prezzo è infatti di 8.595 euro franco
concessionario, contro gli 8.650 euro della precedente Enduro
690 e i 9.075 della R. Un bel risparmio a cui corrisponde una dotazione rivista anche a livello ciclistico, che non stravolge il grande
equilibrio della nuova R.
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Parola d’ordine: versatilità
Perché dovremmo preferirla alla classica KTM EXC da enduro che
si è fatta apprezzare negli anni dagli enduristi di mezzo mondo?
Semplice, con la 690 Enduro R eviti la rottura di scatole di carrello
e furgone (che da mantenere costano spesso più della moto che
portano a spasso!), ma fai (quasi) le stesse cose. La 690 consente di partire da casa alla guida della propria moto da enduro e di
godersi anche il trasferimento sull’asfalto, che di solito è la purga
di ogni endurista. Non in questo caso, grazie alle prestazioni del
sofisticato propulsore e alla stabilità offerta dal telaio a traliccio in
acciaio. Il comportamento su strada migliora anche in virtù delle
sospensioni WP regolabili, che ora hanno un’escursione leggermente ridotta rispetto al passato (250 mm contro i precedenti
275). Nei percorsi extraurbani si notano trasferimenti di carico inferiori in accelerazione e in frenata, mentre in mulattiera e sui fondi sconnessi la minore escursione consente di dare più facilmente
la classica zampata a terra mantenendo comunque un’ottima luce
dal suolo. L’Enduro 690 è l’unica tra le monocilindriche da enduro
realizzate a Mattighofen a impiegare il cinematismo progressivo
Pro-Lever nella sospensione posteriore. La moto mantiene il serbatoio posteriore (da 12 litri) in materiale plastico, che ha funzione
portante e permette di avere una zona di contatto per le gambe
particolarmente stretta. Di contro peggiora in parte l’inerzia della moto nei rapidi cambi di direzione a serbatoio pieno, quando il
peso della moto raggiunge i 150 kg. Un valore comunque lontano
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MOTOGP
SUPERBIKE
MOTOCROSS
SPORT
dalla concorrenza, che sulla bilancia fa segnare anche 10/20 chili
di sovrappeso.
La nostra prova. Strada e fuori pari sono
Avrà anche sospensioni un po’ più “basse” rispetto a prima, ma la
690 R si conferma una enduro purosangue. La sua sella a 935 mm
da terra consente infatti al pilota di dominare il bel manubrio Renthal senza traversino dall’alto, a gomiti aperti, esattamente come
sulle moto racing della gamma EXC. Pronto all’avvio, il monocilindrico da quasi 700 cc prende i giri con grande rapidità, quasi a
voler annunciare di che pasta è fatto. Messe le prime marce, toglie
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la maschera e mostra dei muscoli grandi così. Rispetto al 654 pistona meno ai bassi, sembra più fluido e lineare. L’erogazione è
pronta e godibile dai 2.500 giri, prima il motore evidenzia i sussulti
tipici dei grandi mono. A 4.000 giri è corposo, pieno, tanto che
cambiando a questo regime si viaggia già forte. Oltre il nuovo 690
ha davvero tanto da dare: è immediato ed esplosivo dai 5.000 ai
7.000 giri, ma volendo lui si spinge anche oltre, prodigandosi in
un allungo che farebbe invidia a parecchi bicilindrici. Il cambio a
sei marce ha una rapportatura lunga, in sesta si superano i 170
km/h effettivi. Sin troppo considerate anche le gomme di primo
equipaggiamento, le valide Continental TKC (90/90-21 davanti e
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Numero
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specialistiche, persino a due
tempi. Con due scarpe giuste
la nuova R 2012 non è poi così
lontana dalla quadratura del
cerchio: una moto da enduro
vero con cui andare anche su
strada godendosela un mondo.
Il parere del campionissimo di
mountain bike. Marco Aurelio
Fontana prova con noi la 690
Enduro R
Durante la prova della K è stato nostro special guest il campionissimo di mountain bike
Marco Aurelio Fontana. Marco,
prima di partire per le Olimpiadi di Londra, è stato tester
per un giorno insieme a noi,
dimostrando di cavarsela alla
Il nuovo 690 ha
davvero tanto da dare:
è immediato ed esplosivo
dai 5.000 ai 7.000 giri,
ma volendo lui si spinge
anche oltre, prodigandosi
in un allungo che farebbe
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SPORT
abbandona l’asfalto e si inizia a grufolare tra terra, fango e sassi.
Qui la moto dal telaio orange sa divertire come poche altre dual
sport. Il motore è semplicemente infinito, tanto che già la terza
marcia regala velocità sugli sterrati imbarazzanti. Dall’altra parte
la coppia ai bassi consente di superare ostacoli impegnativi giusto tenendo un filo di gas. In questo frangente si avverte l’assenza
della pistonata classica dei mono da enduro, che è sempre utile
a scavallare il tronco o la roccia. Poco male: alla R basta un colpo
deciso di gas e una pelatina alla frizione per superare senza troppi patemi la difficoltà. Il setting delle sospensioni è valido a patto di non forzare troppo l’andatura. I piloti più veloci potrebbero
infatti desiderare una forcella più sostenuta, che affondi meno in
frenata e nell’affrontare le buche più secche. Il raggio di sterzo è
migliorato, è più contenuto e rende più agevoli le inversioni negli
spazi angusti. L’unico limite in fuoristrada arriva dagli pneumatici
non specialistici. Vanno discretamente su asfalto, se la cavano sul
terreno asciutto e sulle pietre, ma nel fango vanno presto in crisi.
L’avantreno perde direzionalità e la ruota posteriore non riesce
più a scaricare la potenza a terra. Peccato, perché altrimenti la
690 Enduro R saprebbe tenere il ritmo di moto ben più leggere e
140/80-18 dietro); la tassellatura e il parafango alto alleggeriscono l’avantreno, consigliando una velocità di crociera mai
superiore ai 130/140 km/h. Un
dato comunque significativo,
che sottolinea ancora una volta
la versatilità della 690 Enduro,
capace senza troppi problemi
di affrontare anche brevi trasferimenti in autostrada. Su
strada si apprezzano i consumi, senza troppa accortezza si
coprono medie di circa 19 km/l;
ed è molto efficace anche la frenata che può contare sul disco
da ben 300 mm di diametro
all’avantreno. Peccato per le
vibrazioni, che danno fastidio
sul manubrio oltre i 5.000 giri.
Ma con la 690 R il divertimento, quello vero, arriva quando si
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invidia a parecchi
bicilindrici
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SPORT
Una moto esagerata
Ma che dico: è LA MOTO!
Consuma niente, ha la doppia
omologazione, è regina delle
dune, ha cavalli da paura, è
leggera quel che basta, è
inarrestabile e sale ovunque.
L’ho portata in mula e nella
sabbiia, sull’asfalto e nei fiumi.
topgun - 24/07/2012
Gran tutto fare
Posso garantire a tutti
coloro che ci stanno facendo un
pensierino che non si stanno
sbagliando ! una mono cilindro
cme mai nessuno è riuscito a
mettere in commercio fino ad
ora !!! una grande coppia ai bassi
regimi e un allugo che
lascia increduli.
turo1890 - 23/07/2012
grandissima anche con la moto da enduro (guarda il video della
sfida tra Marco, in bici, e Antonio Meo in sella alla KTM Freeride).
Sceso dalla sua agile monocilindrica a due tempi, vediamo di seguito come si è trovato in sella alla prestante 690: «Salendo in sella ho ritrovato un’impostazione abbastanza enduristica; altezza
sella e pedane sono giuste e si adattano bene alle diverse taglie,
solo la larghezza mi ha un attimo spaventato. I comandi sono belli
e funzionali con il classico style KTM. In moto il motore monocilindrico ha un bel sound e come sgasi prende tonalità, ma soprattutto cavalli! E’ gustoso già in basso, ma come entra in coppia sale
forte e ha un allungo quasi da bicilindrica, mi ha impressionato.
Su strada si comporta bene, dà sicurezza in piega ,anche se non
scende come un fulmine, e diverte fino alle alte velocità dove vibra un pochino. In fuoristrada è stabile sul veloce, ma fatica un po’
nello stretto per via del peso sul posteriore dato dal serbatoio e
dall’affondamento della forcella troppo accentuato con la tendenza a chiudere e sottosterzare. Bella moto on/off per tutti, solo i
piloti più veloci potrebbero desiderare un assetto più rigido delle
sospensioni».
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SCHEDA TECNICA
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Ktm
690 Enduro R
Tempi: 4
2012
Cilindri: 1
€ 8.595
Cilindrata: 690 cc
Raffreddamento: a liquido
Avviamento: E
Potenza: 49 kW
Coppia: nM
Marce: 6
Freni: D-D
Misure freni: 300-240 mm
Misure cerchi (ant./post.): 21’’ / 18’’
Normativa antinquinamento: Euro 3
Peso: 142 kg
Altezza: 935 mm
Capacità serbatoio: 12 l
Segmento: Enduro
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Honda PCX 150
PREGI
Rapporto qualità-prezzo
DIFETTI
Mancanza orologio sulla strumentazione
PREZZO € 2.410
Prova SCOOTER
Non chiamatelo
entry level!
di Cristina Bacchetti | Così come il predecessore da 125 cc,
il nuovo Honda PCX 150 si propone sul mercato ad un prezzo
invitante: 2.410 Euro, senza rinunciare a qualità
e prestazioni. Lo abbiamo provato a Roma
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SPORT
“
Richiesto a gran voce
dal pubblico, non
deluderà di sicuro chi
cerca un mezzo
semplice ed economico,
ma versatile
“
H
onda PCX 150, il giusto compromesso
Sin dal suo debutto sul mercato, nel 2010, PCX 125 ha raccolto pareri positivi tra gli utenti che vogliono muoversi in
città con un mezzo low cost, sì, ma con tutte le carte in regola per
portare il prestigioso logo alato sulle carene. Nel 2011 PCX 125 è
il mezzo a due ruote più venduto in Europa. Inevitabile quindi la
richiesta da parte del pubblico di una cilindrata più versatile, che
possa percorrere le nostre autostrade e tangenziali. Ed eccolo
qui: PCX 150 risponde alle esigenze degli scooteristi italiani, senza
stravolgere la linea e i contenuti già apprezzati sul fratello minore,
ma con un nuovo motore Honda da 153 cc, parsimonioso nei consumi, silenzioso e attento alle emissioni. Prodotto sino ad ora in
Thailandia, perché pensato principalmente per il mercato del sudest asiatico, da Ottobre PCX 150 vedrà la luce nello stabilimento
Honda di Atessa, in Abruzzo, dove già prendono vita SH, Hornet,
CBF 600 e 1000, CB 1000 R, CBR 600 F e Transalp.
Il nuovo motore Honda eSP
Il propulsore che equipaggia il PCX è un monocilindrico a 2 valvole, 4 tempi, da 153 cc. E’ raffreddato a liquido e sfrutta tecnologia a basso attrito per garantire alte prestazioni e bassi consumi.
16
Cosa significa tecnologia a basso attrito? Sono diversi i fattori che
portano il motore a sfruttare tale tecnologia. Nel caso del nuovo
propulsore Honda eSP si è puntato principalmente sul cilindro
disassato: soluzione che già di per sé riduce l’attrito causato dal
contatto tra il pistone (il cui peso è stato ridotto) e la parete del
cilindro stesso.
Per ridurre l’attrito sul bilanciere dell’albero a camme è stato utilizzato un cuscinetto ad aghi a guscio. - 20% di attrito anche all’interno della trasmissione, grazie ai nuovi cuscinetti. Tutto questo
si traduce in un motore silenzioso, performante e che raggiunge
i 44,6 Km/l nell’utilizzo misto. I dati dichiarati da Honda sono misurati in base allo standard WMTC, ovvero su un reale percorso
misto, e non sui consueti dati basati su un di tot di chilometri percorsi a velocità fissa. Con un pieno del serbatoio da 5,9 litri si percorrono quindi più di 260 km.
Start&Stop
Vi ricordate l’Honda @ 125 e 150? Nel 2000 era già dotato di
Start&Stop. Come il 125 anche PCX 150 è dotato di questo sistema, disinseribile semplicemente con un pulsante posto sul
lato destro del manubrio. Se attivato, il motore si spegne automaticamente dopo 3 secondi di sosta al minimo dei giri, e riparte
non appena si ruota di nuovo la manopola del gas. Per far sì che
lo S&S sia attivo bisogna assicurarsi che il suddetto pulsante al
manubrio sia impostato su “Idling Stop”, che il pilota sia in sella e
che la temperatura del liquido di raffreddamento abbia raggiunto
i 60°C. Quest’occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente permette inoltre un risparmio di carburante che oscilla tra il 5 e il 7%.
Durante il test abbiamo potuto apprezzare la bella sensazione,
quasi surreale, data da una decina di scooter fermi al semaforo,
completamente silenziosi.
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SPORT
Come va?
Senza soffermarci ulteriormente sulla parte tecnica ed estetica,
caratteristiche che di poco si scostano da quelle del 125, passiamo
alla prova dinamica del nuovo arrivato in casa Honda. La posizione
di guida è ottimale, il manubrio (cromato!) è vicino, (forse anche
troppo ma l’ergonomia in sella è soggettiva) e nonostante il tunnel
centrale possa apparire un filino “invadente”, lo spazio per i piedi
non è resegato, anzi ci si può “allungare” sino allo scudo e mettersi comodi, specialmente in caso di lunghe percorrenze. Certo, chi
cerca la praticità della pedana piatta dovrà rivolgersi altrove... ad
esempio al best seller di Honda: il ruota alta SH.
Il piccolo parabrezza pressoché inesistente, piacevolissimo visto il clima torrido che ha caratterizzato la giornata di test, può
essere sostituito con uno più alto disponibile tra gli accessori,
ma è sufficiente nell’utilizzo urbano, soprattutto nella stagione
calda. Lo starter elettronico ACG fa sì che PCX si avvii senza alcun rumore. Una volta in moto anche il propulsore stupisce per
Ciclistica e frenata
I 761 mm di altezza della sella
da terra fanno felici proprio tutti: si tocca facilmente, l’abitabilità del mezzo non ne risente e
ne giovano anche le manovre
di parcheggio. Su PCX tutto
questo è reso possibile anche
dal telaio tubolare in acciaio
con trave dorsale inferiore. Le
ruote da 14” sono un giusto
compromesso tra l’agilità di un
ruota alta e l’affidabilità di uno
scooter con la ruota più bassa.
I cerchi in alluminio pressofuso
a 5 razze calzano pneumatici da 90/90 all’anteriore e da
100/90 al posteriore. L’ipianto
di frenata combinata sta prendendo piede su tutti i tipi di
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silenziosità e per prontezza di
risposta del gas. I 13,6 CV (a
8.500 giri) muovono senza fatica i 129 kg (in ordine di marcia) del nostro piccolo e agile
compagno di strada, anche su
ripide salite o nei sorpassi. Nel
traffico romano ci districhiamo
senza problemi: PCX è disinvolto e piacevolissimo da guidare;
il raggio di sterzata di 1,98 m
permette inversioni di marcia
in spazi ridottissimi. Il manubrio “da naked”, il peso piuma e il bel motore fanno venir
voglia di azzardare una guida
“allegra”, dove possibile. E tra
mezzi a due ruote. Non mette in crisi il neofita e aiuta il guidatore in
caso di frenate d’emergenza. Per quanto riguarda il sistema Honda CBS che equipaggia il PCX 150, troviamo un disco anteriore da
220 mm con 3 pistoncini: quello centrale andrà a coadiuvare la
frenata del tamburo posteriore da 130 mm, quando chiamato in
causa.
La linea
Le linee sono quelle che conosciamo e che da un paio d’anni vestono il più piccolo 125. L’aria è quella “da grande”, con l’ampio faro
anteriore inconfondibilmente Honda, il parabrezza basso scuro e
il codone che guarda in su. La sella è lunga e con un piccolo supporto lombare per il pilota. Forse un pochino sacrificata la porzione per il passeggero, che può però contare su pedane estraibili e
sull’ampio maniglione di sicurezza integrato al codone. Per quanto
riguarda le capacità di carico troviamo un sottosella spazioso (può
contenere un casco integrale nella porzione anteriore ed altri oggetti più piccoli quali catena o tuta antipioggia nella parte posteriore), e un vano nel retroscudo dove riporre il cellulare o le chiavi di
casa. Il bauletto da 26 litri è disponibile come optional.
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SPORT
Spettacolo!!!
è stupendo, non consuma
niente (evviva!!) e costa come
un 50ino!!!! Questo è un vero
scooter!!!!!!! Ma cosa si vuole di
più???
FORNO8978 - 19/07/2012
Ottimo
Costa poco consuma poco
ha una bella linea, direi che non si
puo avere di piu’..
cla..moroso - 24/07/2012
1
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“
Un mezzo low cost, sì, ma
con tutte le carte in regola per
portare il prestigioso logo
alato sulle carene
1 Dotato di Start&Stop disinseribile
con un pulsante posto sul lato destro
del manubrio.
2 Disco anteriore da 220 mm con 3
pistoncini.
3 Troviamo un sottosella spazioso
che può contenere un casco integrale
nella porzione anteriore.
22
le curve che salgono al Gianicolo, la famosa Terrazza su Roma,
scopriamo anche il lato divertente di PCX, che scende in piega con
disinvoltura e ambizioni da sportivone. Anche la frenata fa il suo
dovere. Il tamburo posteriore, che farà storcere il naso ai fan “del
disco anche dietro”, lavora in sintonia col disco anteriore (grazie al
sistema CBS di cui abbiamo già parlato poco sopra) e non lascia
spazio a errori o difficoltà. Lo spazio di frenata è ridotto e la stabilità garantita. Il porfido di Roma non ha messo in crisi nemmeno
il comparto sospensioni, dove troviamo una forcella telescopica
da 31 mm e un doppio ammortizzatore a forcellone oscillante, che
soffre un po’ solo su pronunciati avvallamenti del terreno.
Promosso a pieni a voti
Eh sì, ci è proprio piaciuto questo nuovo PCX. Richiesto a gran
voce dal pubblico, non deluderà di sicuro chi cerca un mezzo
semplice ed economico, ma versatile. Le finiture sono buone e
se proprio vogliamo trovargli un difetto, tra l’altro già notato dal
collega Paolillo nella prova della versione da 125 cc, lo segnaliamo
nella mancanza del sempre gradito orologio sulla strumentazione.
Honda PCX 150 è già nelle concessionarie a 2.410 Euro f.c.. Le colorazioni disponibili sono 4: bianco, nero, argento e il nuovo rosso.
Honda
SCHEDA TECNICA
3
“
2
PCX 150
Tempi: 4
€ 2.410
Cilindri: 1
Cilindrata: 153 cc
Disposizione cilindri: Orizzontale
Raffreddamento: a liquido
Avviamento: E
Potenza: 13.6 cv (10 kW) / 8500 giri
Coppia: nM / 5250 giri
Marce: AV
Freni: D-T
Misure freni: 220-130 mm
Misure cerchi (ant./post.): 14’’ / 14’’
Normativa antinquinamento: Euro 3
Peso: 129 kg
Lunghezza: 1915 mm
Larghezza: 740 mm
Altezza: 760 mm
Capacità serbatoio: 5.9 l
Segmento: Scooter Ruote basse
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Il nuovo scooter Honda offre la qualità Honda ad un prezzo
assolutamente concorrenziale 2.410 Euro. Lo abbiamo provato
a Roma, ma prima ecco l’opinione dei concessionari
N
el 2010 ha debuttato
l’Honda PCX 125 raccogliendo subito pareri
positivi tra gli utenti che vogliono muoversi in città con un
mezzo low-cost, sì, ma con tutte le carte in regola per portare
il prestigioso logo alato sulle
carene.
Ora anche il fratello maggiore
punta a ripetere il successo
del 125 sempre puntando su
24
un allettante rapporto qualitàprezzo.
Ecco le domande che abbiamo posto ai concessionari:
1. Quali secondo lei i punti di
forza del PCX sui prodotti simili della concorrenza?
2. Che tipo di clientela ha?
Porta alla Honda clienti provenienti da altre marche e più
attenti al prezzo di acquisto?
3. Come vanno le vendite? E’
un modello che mantiene il
valore nel tempo?
4. Che vendite vi aspettate dal
PCX 150? E’ un modello di cui
sentite la mancanza attualmente?
5. Come giudicate l’attuale
gamma scooter della Honda?
E’ completa o potrebbe essere migliorata anche sulla base
delle richieste dai clienti?
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Numero
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SPORT
Honda PCX 150, la parola ai concessionari
31 Luglio
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Malberti Motors, Desio. Risponde Marzio Malberti
1. Sicuramente il rapporto qualità-prezzo. E’ un Honda con un
prezzo “coreano”.
2. Capterà i clienti orientati sui
marchi meno costosi, quelli che
non vogliono spendere i soldi di
un SH ma che però con questo
prezzo cercano la qualità Honda.
3. Stando all’esperienza dell’SH direi proprio di sì. Si torna
sempre al discorso della qualità
Honda.
4. Credo che conquisteremo
quote della concorrenza, è un
prodotto che potrebbe essere
molto interessante in questo
periodo non felice per l’economia.
5. Con i nuovi modelli che pur
mantenendo una elevata qualità vengono proposti a prezzi
contenuti, Honda è stata brava
a interpretare il periodo.
Motomarche, Senigallia. Risponde Franco Latini
1. E’ un modello nuovo e sicuramente piacerà.
2. Credo che lo sceglieranno
soprattutto i giovani, anche
grazie al prezzo contenuto.
3. Il valore dipende dalle mode,
ma penso che lo manterrà.
4. Le vendite per ora sono andate bene.
5. Mancherebbe uno scooter
con le caratteristiche del PCX
ma di cilindrata superiore, un
250.
Martino Moto, Reggio Calabria.
Nino Martino
1. La tecnologia è il suo punto
forte. Ha tante caratteristiche
che altri prodotti non hanno e
soprattutto il rapporto qualitàprezzo.
2. Sì, porterà clienti anche da
altre marche, si vanno a prendere i clienti che cercano la
qualità Honda ma con prezzi
decisamente più bassi.
3. Abbiamo già fatto delle consegne, c’è molto interesse. Tutti i prodotti Honda mantengono
valore nel tempo.
4. Lo abbiamo già e lo stiamo
già vendendo.
5. La gamma è completa, mancherebbe uno scooter sportivo
250-300 di cilindrata.
Firenze Motor, Firenze. Risponde Alessandro Michelozzi
1. Il costo in rapporto alla qualità è molto vantaggioso. A quella
cifra è un prodotto decisamente superiore alla concorrenza.
2. Signori, ragazzi, tutti quelli
che cercano un prezzo basso e
chi preferisce una guida più comoda, meno sportiva rispetto
all’SH.
3. Non è molto oneroso quindi
le percentuali di perdita manterranno un buonissimo rapporto.
4. Ne venderemo certo, ma non
ci aspettiamo numeri altissimi.
Nella gamma non era un modello indispensabile.
5. Manca uno scooter intorno ai
300 non troppo costoso.
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SPECIALE MOTOGP
IL GRAN PREMIO
DEGLI USA
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MOTOCROSS
per provare a riaprire il campionato, anche se Lorenzo conserva
un buon margine di 32 punti sull’australiano e di 23 su Pedrosa,
ancora una volta sul podio, ma ancora una volta battuto. Dani sta
andando forte, ha addirittura fatto il giro più veloce in gara, ma non
basta: Stoner e Lorenzo sono al momento nettamente più forti.
DOVIZIOSO QUARTO
Così come Andrea Dovizioso è nettamente più forte di Cal Crutchlow, battuto ancora una volta (la settima quest’anno), dopo una
gara carenatura contro carenatura, senza però che Crutchlow
avesse veramente la possibilità di infilare Dovizioso. Purtroppo,
il distacco dal primo rimane elevato (18”6), così come quello dal
compagno di Marca (15”2), ma Andrea è sempre il migliore in sella
a una moto satellite. Insomma, meriterebbe un mezzo ufficiale per
il 2013 che, purtroppo per lui, non sarà la tanto sospirata Yamaha.
di Giovanni Zamagni | Trionfa Casey Stoner, davanti a Jorge Lorenzo e
Dani Pedrosa. Quarto Dovizioso, a terra Rossi mentre era ottavo. E’ stata
un’altra gara noiosa, decisa, ancora una volta dalla scelta della gomma
posteriore
T
rionfa Casey Stoner,
davanti a Jorge Lorenzo
e Dani Pedrosa. Quarto Andrea Dovizioso, a terra
Valentino Rossi mentre era
ottavo. E’ stata un’altra gara
noiosa, decisa, ancora una volta dalla scelta della gomma posteriore – morbida per Stoner,
28
dura per Lorenzo -, anche se il campione della Yamaha non ha avuto timore a dire: “Oggi la differenza l’ha fatto soprattutto Stoner”.
Si parte con Lorenzo deciso a imprimere il suo ritmo, quello che in
prova era sembrato nettamente superiore a tutti. Ma Stoner non
ci sta, rimane attaccato al rivale, prova a passarlo ma non ci riesce.
Anzi, addirittura perde terreno accumula quasi un secondo di distacco (0”8 al 16esimo passaggio), poi si riprende, rimonta, infila il
rivale al 22esimo giro e se ne va in solitario, arrivando sotto la bandiera a scacchi con 3”4 di vantaggio. Un successo fondamentale
Anno
Numero
02
72
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»»»MotoGP
SPORT
Stoner vince a Laguna Seca
il GP degli Stati Uniti
31 Luglio
2012
DISASTRO ROSSI
Alle spalle di Crutchlow, quindi al sesto posto, ha terminato Nicky
Hayden, che ha messo in mostra, ancora una volta, le qualità che
lo hanno portato alla riconferma con Ducati: grinta, determinazione, voglia di provarci sempre, non arrendersi mai. Il suo non è un
risultato che deve far gridare al miracolo – perché il distacco è pesantissimo, 26”902 -, ma Nicky è comunque stato protagonista di
una buona gara, con la ciliegina del bel sorpasso su Stefan Bradl
al Cavatappi al 27esimo giro. Male, ancora una volta, Alvaro Bautista, che dopo l’incidente in partenza ad Assen sembra essersi
completamente perso.
ho ripreso un buon ritmo e ho
vinto, unico obiettivo di oggi.
I due errori fatti in Germania e
Italia mi hanno fatto perdere
tanti punti, che dovrò cercare
di recuperare nella seconda
parte del campionato. Ma non
sarà facile”.
Lorenzo: “La scelta giusta era
la morbida posteriore, ma la verità è che la differenza l’ha fatta
Stoner. Ho provato ad andare
via e ci ero quasi riuscito, ma un
errore al Cavatappi ha permesso a Casey di ricucire lo strappo
e prendere nuove motivazioni.
Quando mi ha passato ho provato per un po’ a resistere, ma
era troppo rischioso: in questi
casi è molto meglio accontentarsi di un secondo posto”.
SPIES A TERRA
Dolorante a una caviglia per una terrificante caduta in prova, Ben
Spies stava facendo una gara più che onesta – quarto con qualche decimo di vantaggio su Dovizioso – quando al 22esimo giro è
caduto rovinosamente al Cavatappi, per colpa di “un problema al
forcellone”, come dichiarato dalla Yamaha. Al povero Ben non ne
va bene una…
Pedrosa: “Ho preso grandi rischi, più di una volta ho temuto
di cadere, forse anche perché
non conosco bene il nuovo telaio (Stoner ha corso con quello
vecchio, NDA). La verità è che
loro erano più veloci di me e
non sono riuscito a tenere il ritmo: devo capire come Stoner
ha fatto a essere così efficace
con la morbida posteriore (Pedrosa aveva la dura, NDA)”.
I PRIMI COMMENTI
Stoner: “E’ stato un fine settimana un po’ difficile, ma come era già
successo nel 2011 alla fine sono riuscito a vincere. Le qualifiche
non erano andate come speravo, ma sapevo comunque di avere
un buon potenziale. La dura posteriore, però, non mi soddisfaceva
completamente e così ho optato per la morbida. All’inizio ho forzato perché volevo andare subito in testa: non ci sono riuscito e ho
scaldato troppo la copertura. Ho rallentato per farla raffreddare,
Dovizioso: “Dopo le prove sapevo di non avere il ritmo dei
primi tre: più di così non potevo
fare. Da metà gara in poi ho il
ritmo dei primi, ma con le gomme nuove non riesco a essere
altrettanto efficace: dobbiamo
capire perché”.
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Numero
2012
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SPORT
“
Migliorare la Ducati e vincere con questa moto
avrebbe un fascino che non ti può dare nessun’altra
sfida
di Giovanni Zamagni | “La Ducati mi ha offerto meno che in
passato, ma non è un problema di soldi. Rimanere qui vuol dire
fare una scommessa a lungo termine, un salto nel buio”
I
l Cavatappi, che nel 2008 lo
aveva fatto entrare nell’olimpo dei piloti più grandi di
tutti i tempi, questa volta sigilla,
in maniera definitiva, l’incompatibilità tra Valentino Rossi e
la Ducati.
Era ottavo Valentino al 30esimo giro, staccato di 10 secondi
dal compagno di squadra Nicky
Hayden (sesto) e di 34”947
dalla vetta, quando ha perso il controllo della GP12 ed è
30
ruzzolato nella sabbia, fortunatamente senza conseguenze, mentre la Desmosedici sbatteva violentemente contro gli air fence, in
una immagine che, purtroppo, sintetizza 20 mesi di grandissime
difficoltà. “A due giri e mezzo dalla fine, alla staccata del Cavatappi, mi si è chiusa davanti appena ho toccato i freni. Non me lo
aspettavo proprio, anche perché, ormai, avevo rallentato, avendo
un grande distacco sia da chi mi precedeva (Bradl, NDA) sia da
chi mi seguiva (Bautista, NDA): in pratica, pensavo solo ad arrivare al traguardo. I dati confermano che ho fatto tutto esattamente
come al giro precedente, ma, come era già successo a Silverstone
in prova, sono caduto inaspettatamente. Il problema è sempre lo
stesso: la gomma davanti non lavora e per lo stesso motivo ero
scivolato anche venerdì in prova”.
“
Rossi: “Merito una moto competitiva”
Ormai tutti dicono che tornerai in Yamaha e che rinuncerai a un
sacco di soldi da parte della Ducati.
“Per la verità, la Ducati mi ha fatto un’offerta al ribasso rispetto
al passato. In ogni caso, è vero, ci sarebbe una grande differenza
con l’offerta Yamaha, ma per me, fortunatamente, i soldi non sono
l’elemento più importante: se lo fossero, avrei già scelto... Piuttosto, è giusto pensare alla loro offerta perché sembra che cambino
molte cose con l’arrivo di Audi. Per rimanere in Ducati bisogna fare
una scommessa, anche se c’è una grande volontà a fare bene. Rimanere qui significherebbe fare un investimento a lungo termine,
ma quello che è preoccupante è che fino adesso non abbiamo migliorato nulla e i problemi sono sempre gli stessi. E questo è sicuramente frustrante. Rimane una scelta difficile: vado in vacanza e
ci penso bene. Anch’io comincio a essere vecchio, ad avere poco
tempo: è vero, però, che migliorare la Ducati e vincere con questa
moto avrebbe un fascino che non ti può dare nessun’altra sfida”.
Facciamo un paragone con la Ferrari: anche loro hanno iniziato
tra 1000 difficoltà, ma adesso sono in testa al mondiale.
“Sì, è vero. All’inizio la differenza l’ha fatta Alonso, conquistando risultati incredibili e portando a casa tutto il possibile.
La Ferrari poi ha risolto i problemi, noi no, perché il nostro
è molto grande: la Desmosedici
non tocca terra davanti. Se si riesce a risolverlo, probabilmente la moto diventa competitiva,
ma io non so come”.
Nell’incontro di sabato sera
con Gabriele Del Torchio,
amministratore delegato di
Ducati, avete parlato dei dettagli?
“No, non è stato possibile farlo,
perché stanno cambiando tante cose e bisogna capire l’Audi
che novità porterà e che tecnici vorrà aggiungere. Ci sono
due strade: o provare a vincere subito con una moto già
competitiva, oppure fare una
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scommessa a più lungo termine, una scommessa di grande
fascino. Ed, effettivamente,
sarebbe anche una sconfitta
lasciare la Ducati”.
Lorenzo ha detto che meriti
una moto competitiva e che
non ha nessun problema per
un tuo eventuale ritorno in
Yamaha.
“Lo ringrazio! E’ sempre stato
molto buono con me, uno di
quelli che ha avuto più rispetto
nei miei confronti. Credo abbia
ragione: penso di meritarmi
una moto competitiva. Come
detto, ci sono due strade: cambiare Casa e avere più sicurezza, o pensare a un progetto a
lungo termine, facendo un salto nel buio, con il fascino di provare a vincere con tre Marche
differenti, impresa mai riuscita
a nessuno”.
Si è parlato anche di una possibilità con la Honda: è vero?
“Ci sono anche altre soluzioni,
ma i discorsi con la Yamaha
sono molto più avanti”.
Perché a Laguna Hayden è
stato più efficace di te?
“Nicky ha fatto una bella gara,
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2012
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mentre sembra che la Desmosedici mi “soffra” dalla prima volta
che ci sono salito. Con me si impenna di più, mentre Hayden si è
adattato meglio. In ogni caso, i nostri risultati sono comparabili (5
volte è arrivato davanti Vale, 5 Nicky, NDA)”.
Conta anche la squadra?
“Sicuramente loro hanno più esperienza con la Ducati, mentre sia
io sia Burgess, che veniamo dalla scuola giapponese, fatichiamo
di più”.
Quindi, se rimarrai in Ducati cambierai team?
“Bisognerà capire come sarà organizzato il reparto corse, ma non
è questo l’aspetto fondamentale”.
Del Torchio ha detto che vi siete presi una settimana di tempo:
confermi?
“Nella mia carriera ho sempre usato la stessa tattica per prendere
le decisioni importanti: lo farò in un posto tranquillo, con la mente
libera. A Indianapolis si saprà tutto”.
Torniamo un attimo al paragone con la F.1 e la Ferrari: Alonso
fa una differenza mostruosa con Massa, la stessa che, personalmente, mi aspettavo facessi tu con Hayden, con tutto il rispetto, naturalmente, per Nicky. Perché questo non avviene?
Una volta era il pilota di moto a fare la differenza, non quello
di auto…
“La situazione è molto cambiata, non si riesce più a fare una grande differenza. Questo in generale, ma, nello specifico io non ci
simo mai riuscito con la Desmosedici”.
Non credi che la Honda avrebbe dovuto offrirti una moto per
contrastare Lorenzo?
“Sinceramente la Honda non l’ho capito e anch’io mi aspettato
una proposta da parte loro. Ma in HRC c’è Livio Suppo, che non mi
ha mai sopportato”
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DANI PEDROSA
Va fortissimo, ma, purtroppo per lui non basta. In prova
aveva un gran passo, in gara ha ottenuto il giro più veloce, ma la
verità è che, nel complesso, Stoner e Lorenzo sono più forti. Una
brutta notizia per la Honda in prospettiva: come può sperare di
battere Jorge nel 2013, quando Casey sarà in Australia a curare
le sue mucche?
10
7
34
classifica pesino moltissimo gli errori commessi al Sachsenring e
al Mugello, ma rimane il rivale più pericoloso per Jorge.
9,5
JORGE LORENZO
E’ stato quasi perfetto, ma non è bastato. Non ha nulla
da rimproverarsi se non che in queste situazioni sbaglia spesso la
scelta della gomma: dopo aver girato sempre in prova con la morbida, con tempi da primato, ha optato per la dura, che però non è
stata altrettanto efficace. In gara ha provato ad andarsene, non ci
è riuscito e ha resistito alla tentazione di tenere testa a Stoner: un
secondo posto va più che bene per il campionato.
Numero
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7,5
di Giovanni Zamagni | Stoner voto 10, in gara è stato perfetto. Lorenzo voto 9.5, è stato quasi perfetto, ma non è bastato. Pedrosa voto 7.5,
va fortissimo, purtroppo per lui non basta. Rossi voto 4, ridateci il vero
Valentino Rossi
CASEY STONER
In prova ha mancato
la pole solo per il traffico e per
un giro da primato di Lorenzo,
in gara è stato perfetto: alla
solita velocità ha accoppiato
una visione tattica lucidissima. In una MotoGP purtroppo
noiosissima, lui entusiasma gli
appassionati con una guida da
applausi. Peccato che sulla sua
Anno
02
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Laguna Seca 2012. Le pagelle
31 Luglio
2012
ANDREA DOVIZIOSO
Dopo tre podi consecutivi ha dovuto arrendersi alla superiorità di Stoner, Lorenzo e Pedrosa. Ma, ancora una volta, ha fatto
bene il suo lavoro e, ancora una volta, è lui il primo pilota “satellite”
al traguardo. I primi tre sono fenomenali, ma lui è il primo degli
altri.
6
CAL CRUTCHLOW
In prova è sempre più veloce del compagno di squadra, ma
in gara finisce quasi sempre alle sue spalle. E’ un buon pilota, ma
fatica a fare il decisivo salto si qualità.
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NICKY HAYDEN
Una volta veniva soprannominato il “mostro della
Laguna”, per le due vittorie
consecutive nel 2005 e 2006,
adesso si deve accontentare
di un sesto posto a 26”902 dal
primo. Ma Hayden non ha nulla
da rimproverarsi: ha sfruttato
al massimo il potenziale della
sua Ducati.
6
STEFAN BRADL
Per oltre metà gara è stato in sesta posizione, in odore
di quarto posto, poi nel finale,
come gli capita spesso, ha rallentato. Non dimentichiamo,
però, che non aveva mai corso
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2012
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a Laguna Seca: insomma, la sua è stata complessivamente una
prestazione discreta.
all’infinito: la verità è che il matrimonio teoricamente più affascinante non funziona.
4
6
7
BEN SPIES
E’ volato non per colpa sua, ma per un problema tecnico al
forcellone, mentre stava disputando una gara più che discreta in
condizioni fisiche non ottimali. Purtroppo, ancora una volta in questa stagione, se ne va con le pive nel sacco.
YAMAHA
La M1 è molto equilibrata,
competitiva su ogni pista e in
qualsiasi situazione. E’ vero anche, però, che se si guardano
le prestazioni degli altri piloti,
la differenza la fa soprattutto
Lorenzo.
4
5
ALVARO BAUTISTA
In prova ha avuto un solo acuto che gli ha garantito il settimo
posto, in gara è stato totalmente inconsistente, penalizzato anche
dalla scelta delle gomme, morbide entrambe.
ALEIX ESPARGARO
E’ spesso il migliore al traguardo tra i piloti CRT: di più non
può fare.
4
4
KAREL ABRAHAM
Tornava dopo un brutto infortunio: è l’unica scusante.
VALENTINO ROSSI
Ridateci il vero Valentino Rossi, quello che al Cavatappi
faceva la differenza, non questo che cade mentre è ottavo a una
vita dai primi. Colpa sua, colpa della Ducati? Si può discutere
TONI ELIAS
Ha finito la sua gara dopo un giro, finendo lungo. Il suo ritorno in MotoGP non ha lasciato traccia. Come era inevitabile che
fosse.
9
HONDA
I suoi piloti continuano a lamentarsi per il chattering, ma lo
sforzo fatto dalla Honda anche in questa stagione è impressionante: Pedrosa ha corso con un telaio nuovo, Stoner con quello vecchio, entrambi con un motore inedito.
DUCATI
I problemi sono gli stessi
dall’inizio dell’anno, evidentemente molto difficili da risolvere. Ma mentre la Honda, super
competitiva, sforna telai, la Ducati ha sempre la stessa moto
della prima gara. Le risorse
sono differenti: i miracoli non
sono di questa terra.
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di Giovanni Zamagni | Che Rossi la prima volta che ha visto il
“Cavatappi” ha quasi preso paura? Che Dovizioso si è scordato
delle “vecchie” 800? Che Ducati schiererà un “Junior Team”?
Che Spies smentisce l’accordo con BMW Italia?
E
DWARDS SHOW
Durante la conferenza
stampa di presentazione del GP del giovedì, Colin
Edwards ha dato letteralmente
spettacolo. Prima ha interrotto il moderatore ufficiale della Dorna, Nick Harris, con un
38
“scusate un attimo”. Si è alzato, è uscito dalla sala conferenze e un
minuto dopo è tornato con il figlio in braccio. Poi, ha definito, senza mezzi termini: “La CRT una bella idea, ma la moto è un pezzo
di… (ha detto proprio così, NDA), tanto lenta che passi più tempo a
guardare indietro che avanti”. Quindi, prima che iniziassero le domande dei giornalisti presenti, ha chiamato il figlio, ha fatto alzare
Lorenzo, Stoner, Rossi e Spies, presenti con lui in conferenza, e si
è fatto fotografare da un amico. Applausi a scena aperta!.
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MotoGP Laguna Seca. Lo sapevate che...?
31 Luglio
2012
IL MITO DEL CAVATAPPI
Laguna Seca è una pista bella e affascinante, famosa soprattutto per il mitico “Cavatappi”, “Corkscrew” in inglese. Un punto che
mette soggezione, tanto che Valentino Rossi ha ammesso che: “La
prima volta che l’ho visto, nel 2005 con lo scooter, ho quasi preso
paura. Dalla TV è impossibile capire quanto è pendente e anche la
curva successiva, la “Rainey” è da brividi. Quando lo affronti con
la MotoGP è difficilissimo, ma anche molto eccitante”. Anche i tre
piloti italiani al debutto – Michele Pirro, Danilo Petrucci e Mattia
Pasini – sono naturalmente andati giovedì a vedere il Cavatappi,
assieme a Loris Capirossi, che gli ha spiegato come affrontarlo.
Una lezione che i tre hanno subito voluto mettere in pratica… (vedi
foto)
DOVIZIOSO: QUALE DIFFERENZE TRA 800 E 1000?
Passato dalla Honda alla Yamaha, Andrea Dovizioso dice di essersi completamente scordato delle “vecchie” 800. “In qualsiasi
pista, mi dimentico di guidare
una 1000 invece di una 800:
faccio fatica a fare dei paragoni, perché la moto che guido
quest’anno è troppo differente
da quella dell’anno scorso”.
DUCATI JUNIOR TEAM
In attesa di conoscere ufficialmente il futuro di Valentino
Rossi, la Ducati sta pianificando
il proprio. Confermato per un
altro anno Nicky Hayden – con
una opzione anche per il 2014
-, la Casa di Borgo Panigale
nel 2013 schiererà sicuramente uno e forse due giovani, da
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CHE BELLA LA MOTO DI JORDAN
Michael Jordan, uno dei più grandi giocatori di basket di tutti i
tempi, è un grandissimo appassionato di moto e da tempo ha un
team che corre nel campionato AMA. Quest’anno la squadra è
sponsorizzata dall’esercito (National Guard) e la grafica militare
della moto è davvero bellissima: stona, purtroppo, il bianco della
carenatura, ma serbatoio e codone sono azzeccati. (vedi foto)
CONFRONTO CRT-SBK
A Laguna Seca corre anche il campionato AMA SBK: interessante
un confronto con la CRT in qualifica. Il più veloce delle CRT è stato
Randy De Puniet, undicesimo con il tempo di 1’22”886, mentre la
pole del campionato Ama è stata conquistata da Josh Hayes (Yamaha R1) in 1’24”446. Un tempo che l’avrebbe qualificato in ventesima posizione in MotoGP. Steve Rapp, che ha partecipato alle
qualifiche del GP USA con una debuttante CRT, costruita attorno
a un motore Kawasaki, ha girato in 1’26”887, un decimo più lento del tempo che Rapp ha ottenuto nelle qualifiche dell’AMA (pur
disputando un solo turno e non due come tutti gli altri) con la sua
Kawasaki ZX-10.
mettere in un “Junior Team”,
che avrà anche il compito di
provare in gara le novità e gli
aggiornamenti che arriveranno
durante la stagione. Tre i candidati a guidare la Desmosedici:
Danilo Petrucci, Andrea Iannone e Scott Redding. Tutti e tre
gireranno con la GP12 questa
settimana (giovedì) al Mugello, dopo che Petrucci aveva già
provato la Ducati la settimana
successiva al GP d’Italia.
SPIES SMENTISCE
Mentre dalla BMW Italia danno
per fatto l’accordo, Ben Spies
smentisce. “Non ho ancora
preso nessuna decisione e ci
vorrà ancora un po’ di tempo
prima che lo faccia. Ho avuto
diverse offerte, devo valutare
attentamente” ha dichiarato il pilota americano. Spies
40
sarebbe stato contattato anche dalla Suzuki, che gli avrebbe offerto un anno di “transizione” in SBK, per poi correre in MotoGP nel
2014, quando, ormai sembra sicuro, la casa giapponese tornerà
nel motomondiale.
SBK RIDIMENSIONATA
I responsabili delle Case, la FIM (Federazione Internazionale Motociclistica), la Dorna e la Bridgpoint (la società alla quale fanno capo
Dorna e Infront, l’organizzatore della SBK) continuano a discutere
sul futuro del motociclismo, in un momento particolarmente delicato e con pochi soldi. Nel 2014, è praticamente certo, cambieranno molte cose sia in MotoGP sia in SBK: in MotoGP verranno
introdotte molte novità tecniche, a partire dalla centralina unica,
mentre la SBK verrà molto ridimensionata, con moto finalmente
più vicine a quelle di serie. Insomma, sarà una specie di Superstock, destinata a sparire.
SMITH IN MOTOGP
Come è noto, Bradley Smith, legato al team di Hervé Poncharal,
ha un contratto che prevede il suo passaggio in MotoGP nel 2013.
Una clausola che, per la verità, lascia perplessi, visto la mancanza
di risultati del britannico in Moto2.
Ma Poncharal ha confermato che Smith l’anno prossimo sarà effettivamente in MotoGP.
LAGUNA, ATMOSFERA SPECIALE
L’atmosfera che si respira a Laguna Seca è unica e davvero speciale, per la bellezza del posto, il fascino della pista e la gentilezza
di tutti i presenti in circuito. Ne rimangono affascinati anche i piloti.
“Qui gli appassionati – spiega Andrea Dovizioso – sono molto diversi da quelli europei. C’è un grande rispetto per un pilota, solo
per il fatto che, appunto, è un pilota della MotoGP: ti sono grati
per questo. Quando ti chiedono un autografo, lo fanno sempre con
molto rispetto e se non glielo fai capiscono che è perché non puoi,
non che te la tiri, o chissà cosa”.
SCHWANTZ CONTRO STONER
In una intervista pubblicata dal quotidiano spagnolo “AS”, Kevin
Schwantz ha commentato il ritiro di Casey Stoner e le sue dichiarazioni molto pesanti nel confronto della MotoGP. “Quando uno
decide di ritirarsi, lo decide e basta: sarebbe meglio che Stoner
non accampasse scuse per la sua scelta”. Poi una battuta su Valentino Rossi. “Per me è l’ottava meraviglia del mondo: Vale ha ancora un grande potenziale”.
IO L’AVEVO DETTO
Jorge Lorenzo, dopo le prove di venerdì: “Io e Pedrosa siamo i più
in forma, ma poi, magari, domenica Stoner ci frega…”.
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MotoGP Laguna Seca
bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb
bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb
bbbbbbbbbbbbbbb
Classifica
Classifica Generale
Pos.
Pilota
Punti
Pos.
Pilota
Punti
1
Casey STONER
25
1
Jorge LORENZO
205
2
Jorge LORENZO
20
2
Dani PEDROSA
182
3
Dani PEDROSA
16
3
Casey STONER
173
4
Andrea DOVIZIOSO
13
4
Andrea DOVIZIOSO
121
5
Cal CRUTCHLOW
11
5
Cal CRUTCHLOW
106
6
Nicky HAYDEN
10
6
Stefan BRADL
84
7
Stefan BRADL
9
7
Nicky HAYDEN
84
8
Alvaro BAUTISTA
8
8
Valentino ROSSI
82
9
Aleix ESPARGARO
7
9
Alvaro BAUTISTA
81
10
Karel ABRAHAM
6
10
Ben SPIES
66
11
Randy DE PUNIET
5
11
Hector BARBERA
60
12
Yonny HERNANDEZ
4
12
Randy DE PUNIET
33
13
Colin EDWARDS
3
13
Aleix ESPARGARO
33
42
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“
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La squadra ideale, lo sanno tutti, è quella formata
dal numero 1 e da un giovane promettente
“Se Lorenzo si becca Valentino…”
di Nico Cereghini | Farebbe buon viso a cattivo gioco. Nessun pilota
nella storia ha gradito un forte compagno di squadra: meglio un rookie,
grazie. Ma qualche volta c’è la necessità
C
iao a tutti! Pare proprio
che Valentino Rossi stia
lavorando per tornare
in Yamaha di fianco a Lorenzo,
tra qualche giorno ne sapremo
di più, e la discussione si accende: come valutare questa scelta? Un passo indietro, un’altra
sfida, un salto nel vuoto, una
resa? Ciascuno dice la sua,
giustamente, e io penso che
se tornerà sulla M1 ufficiale Valentino ha del coraggio, perché
accetta un ridimensionamento
44
economico e anche di ruolo. Non è più il riferimento della squadra.
Staremo a vedere. Piuttosto, sono interessato ad un altro aspetto
della questione. Ho visto squadre di tutti i tipi, ma non ho mai visto finire bene la squadra con due star allo stesso livello: dispetti,
gelosie, litigi e alla fine uno dei due è uscito sconfitto. E del resto lo
stesso Valentino se n’era andato due anni fa dalla Yamaha, a fine
2010, battuto dal compagno di squadra Jorge Lorenzo. Read contro Ivy sulle 125 e 250 Yamaha alla fine degli anni Sessanta: stabilirono di dividersi i due titoli e il primo, Phil Read, arrivò a fregare
l’amico prendendoseli entrambi. A metà anni Settanta fece scalpore il duello Pileri-Bianchi con le Morbidelli 125, ma anche Villa e
Uncini con le Harley 250 e 350 si presero male. Si sa, il maggior
rivale è sempre il compagno di squadra, e il primo arrivato non
sopporta che il secondo gli si metta in mezzo. Agostini dominava
praticamente solo sulle MV dei conti Agusta, aveva già conquistato
dodici titoli tra 500 e 350, quando gli affiancarono proprio l’inglese Phil Read in vista della stagione 1973. Mino riuscì a prevalere in
350, prendendosi il settimo titolo consecutivo in quella cilindrata,
ma in 500 arrivarono i problemi: la nuova quattro cilindri non andava bene, Ago la criticava, Phil invece la elogiava per far contenti
i tecnici. Ruffiano? Vedete voi: se chiamò il figlio Rocky come il direttore sportivo Rocky Agusta, voi come lo definireste? Diffidenza,
dissapori, ripicche, e alla fine quell’anno la spuntò Read, vincendo
quattro gare contro le tre di Agostini. Che cambiò aria passando
alla Yamaha. La squadra ideale, lo sanno tutti, è quella formata dal
numero 1 e da un giovane promettente. Il nuovo arrivato ha poche
pressioni e matura gara dopo gara senza dar fastidio al campione. Ma prima o poi i livelli si equivalgono e allora nascono i dolori.
Non resta che la soluzione più diffusa: il campione e il comprimario. Funzionò per anni con Agostini, funzionò con Mick Doohan che
aveva voce in capitolo sulla scelta del suo compagno in HRC. Poi
tutti i campioni negano di avere questa clausola nel contratto, ma
tutti ce l’hanno, scritta o non scritta. E se questa volta Lorenzo farà
buon viso a cattivo gioco è perché Valentino Rossi porta un grosso
sponsor, e Yamaha ha bisogno di quattrini.
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Anno
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2012
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Rossi: “Non ho ancora deciso”
di Giovanni Zamagni | Valentino non si sbilancia, ancora non ha
deciso (almeno ufficialmente) in quale team correrà l’anno prossimo.
In conferenza stampa un divertente siparietto con Lorenzo
I
n questo periodo, purtroppo, si parla solo del futuro,
come se le gare non esistessero, come se domenica
non si corresse il GP USA a
Laguna Seca, su una delle piste più affascinanti del mondo,
per mille motivi. E’ brutto, ma
è normale che sia così, anche
perché c’è un certo Valentino
Rossi che deve ancora decidere (ufficialmente), mentre Ben
Spies ha da poco annunciato
che lascerà la Yamaha (“dirò
più avanti quello che farò”) e
Andrea Dovizioso è in attesa
della decisione di Rossi. (“E’
frustrante, ma è normale che
un pilota che ha vinto molto più
di me abbia diritto di scelta”).
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Allora Valentino, cosa farai nel 2013?
«Ancora non lo so, non ho deciso. Ho diverse possibilità – e questa
è già una cosa bella – (tre). E’ una scelta difficile, perché ogni soluzione ha i suoi pro e i suoi contro. Dopo questo GP ci sarà una settimana di ferie: potrò decidere meglio, anche perché ancora adesso
non so tante cose importanti. Anche con Ducati dobbiamo ancora
vedere tanti aspetti, siamo solo alla prima fase della scelta».
Ma sei tu che devi dare una risposta o devono succedere delle
cose?
«Sono io che devo dare una risposta».
Valentino, la mia teoria è che per scegliere di tornare in Yamaha
ci vogliono le palle, ancora più che nel 2003, quando lasciasti
la Honda; sei d’accordo? «Secondo me ce ne volevano di più nel
2003, però è difficile da dire. Allora la moto non andava: era un
rischio più grande.
Adesso, però, si andrebbe a sfidare il pilota più forte, più in forma
del mondo con la stessa moto. Effettivamente, sportivamente sarebbe una scelta difficile».
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abbiamo niente di nuovo. Nei test al Mugello abbiamo avuto un
problema elettrico che ci ha fatto perdere tempo e non è pronto il
motore più “dolce” che avrebbe dovuto debuttare qui. Insomma,
questa non è una gara fondamentale».
Stai discutendo i dettagli tecnici con Ducati?
«Purtroppo ancora no. Non
siamo andati così a fondo nelle
discussioni».
Si diceva che questo GP sarebbe stato in qualche modo
decisivo per il tuo futuro: è
così?
«No, perché, purtroppo, non
Dici che con Ducati non avete parlato dei dettagli, ma che si
potrebbe decidere già a Indianapolis: non c’è così tanto tempo
per discutere di cose importanti…
«Fino adesso, da parte di Ducati e Audi ho ricevuto un sacco di
assicurazioni positive e loro vorrebbero continuare questo progetto con me: questo è già un onore. Ma per i dettagli parleremo nei
prossimi giorni». Nel frattempo, Jorge Lorenzo finisce di parlare
con i giornalisti spagnoli, passa davanti a Rossi e, scherzando, gli
chiede: «Dove vai l’anno prossimo»”. La risposta è pronta: «Non lo
so, devo decidere. Tu cosa dici?».
Numero
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Tempi della decisione? Diciamo in Rep. Ceca (26 agosto)?
«Forse anche la settimana prima a Indianapolis».
Ti gratifica questo fatto che, comunque, tutto dipende da te?
«Non mi fa nessuna differenza. Io devo fare la mia scelta, perché
c’è in ballo il mio futuro e gli ultimi anni della mia carriera: non mi
posso preoccupare anche degli altri».
“
In Yamaha si andrebbe a sfidare il pilota
più forte, più in forma del mondo con la stessa moto.
Effettivamente, sportivamente sarebbe una scelta
difficile
“
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Quali sarebbero i vantaggi di
rimanere in Ducati?
«Con l’arrivo di Audi, nei prossimi anni cambieranno molte
cose in Ducati. C’è molto entusiasmo, c’è la voglia del gruppo
forse più grande del mondo a
far diventare la moto competitiva e di portare la Ducati a
lottare per vincere: potrebbe
essere una bella sfida anche
questa».
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Il futuro di Valentino?
Sposiamo la tesi Yamaha
di Giovanni Zamagni | Un giorno rimane in Ducati, un altro torna alla
Yamaha, un altro ancora è alla Honda con un suo team privato. Noi di
Moto.it abbiamo “sposato” da tempo la tesi Yamaha, ecco pro e contro
delle diverse alternative
U
n giorno rimane in Ducati, un altro torna alla Yamaha, un
altro ancora è alla Honda con un suo team privato. Poi si
ricomincia da capo: Ducati, Yamaha, Honda. Come era
normale che fosse, il futuro di Valentino Rossi sta scatenando le
ipotesi più svariate, tutte suggestive, (quasi) tutte, in un certo senso, possibili. In attesa di sapere quale sarà la scelta del nove volte
iridato – noi di Moto.it abbiamo “sposato” da tempo la tesi Yamaha – ecco pro e contro di una o dell’altra soluzione.
RIMANERE IN DUCATI
Valentino continua a ripetere che «sarebbe bellissimo vincere questa sfida con la Ducati». In effetti, se ci riuscisse, sarebbe un’impresa straordinaria, non solo perché Rossi diventerebbe l’unico a conquistare il titolo della massima cilindrata con tre Marche differenti,
ma perché per riuscirci avrebbe portato un’azienda a cambiare radicalmente il modo di affrontare le corse. L’arrivo dell’Audi, sotto
questo aspetto, potrebbe essere una garanzia, ma per stravolgere
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un progetto ci vuole tempo, che
Valentino non ha più, per questioni di età e perché viene da
due anni disastrosi: impensabile che possa accettare un’altra
stagione così. Inoltre, le speranze sono praticamente finite:
se non si sono ottenuti risultati
in un anno e mezzo, come si
può pensare che si possano subito ottenere nel 2013?
Dall’altra parte, continuare con
la Desmosedici garantirebbe al
fenomeno di Tavullia un ingaggio che non percepirebbe da
nessun’altra parte, un fine carriera relativamente tranquillo e
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la possibilità concreta di continuare a fare il pilota d’auto una
volta smessi i panni del motociclistica. Insomma, in un certo
senso sarebbe la soluzione più
facile e scontata.
TORNARE IN YAMAHA
Questa, invece, sarebbe la scelta più difficile, perché tornare in
Yamaha significherebbe doversi scontrare a parità di moto
con Jorge Lorenzo, il pilota più
forte del momento, il grande favorito anche per il 2013. Senza
alcun tipo di scusante: nel caso
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HONDA “SATELLITE”
La terza ipotesi, che ha preso vigore nell’ultima settimana, è quella
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di sconfitta, Rossi verrebbe additato dai detrattori come “bollito”,
se non peggio, e gli anni negativi in Ducati sarebbero, sempre per
chi non lo ritiene un fenomeno assoluto – inconcepibilmente a mio
modo di vedere, indipendentemente da come finirà la carriera –
colpa del pilota e non della moto. Insomma, il rischio di questa sfida è altissimo, ma la M1 è la GP dei sogni di Rossi, che se avesse
potuto sarebbe rimasto a vita in Yamaha. Come è andata è noto: in
fase di rinnovo contrattuale, nel 2010, Valentino chiese alla Casa
giapponese di scegliere tra lui e Lorenzo; la Yamaha rispose: “tu e
Lorenzo ancora insieme” e Valentino preferì andarsene alla Ducati. Secondo qualcuno, tornare alla Yamaha sarebbe una sconfitta
per Rossi. Può anche darsi, ma alla prima vittoria nessuno si ricorderebbe più di queste cose.
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di una Honda data in gestione a Rossi, anche se appoggiata formalmente a una squadra già esistente (team Gresini). In un certo
senso, sarebbe una soluzione di mezzo tra le due precedenti: Rossi disporrebbe di una moto competitiva – satellite sulla carta, ma
ufficiale a tutti gli effetti -, senza però avere un confronto diretto
scomodo come quello della Yamaha, proprio perché, sempre sulla carta, la sua RC213V non sarebbe uguale a quella di Pedrosa
e Marquez. Diciamo che tra le tre, questa è sicuramente la meno
suggestiva. Tutti ragionamenti che, probabilmente, avrà fatto anche Valentino Rossi, che, altrettanto probabilmente, la sua scelta
l’ha già fatta. Dal punto di vista sportivo e agonistico, la Yamaha
sarebbe la più affascinante, proprio perché la più difficile da vincere, ancora più impegnativa di quella di fine 2003, quando lasciò
una moto imbattibile per una in quel momento perdente. Insomma, una sfida alla Rossi: per scegliere di tornare in Yamaha, ci vogliono le palle.
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SPORT
“
Siamo stati una buona coppia nel passato, ma
non ci sono decisioni per il momento. Io voglio un
rivale competitivo nel team
“
Lorenzo: “Con Rossi siamo
stati una buona coppia”
Jorge commenta il possibile ritorno in Yamaha di Valentino
Rossi e incalza: “Io voglio un rivale competitivo nel team”
L
’annuncio di Ben Spies sull’addio a Yamaha a fine stagione
non poteva non contare su rapide reazioni a partire dal leader del mondiale e compagno di squadra Jorge Lorenzo che
ha dichiarato: «È triste sapere che Ben non continuerà in Yamaha,
dove ha corso per molto tempo. Credo abbia un gran potenziale
e gli auguro il meglio per il futuro. Ora dobbiamo vedere che succederà con il secondo pilota in Yamaha». Impossibile non parlare
di sostituti, con lo spagnolo che ha aggiunto: «Ho sentito qualche
voce, voci che dicono che Valentino tornerà. Potrebbe essere una
buona cosa per Yamaha. Siamo stati una buona coppia nel passato, ma non ci sono decisioni per il momento. Io voglio un rivale
competitivo nel team». Intanto cambiano anche i ruoli in Yamaha,
almeno nella finzione, con Lorenzo che passa da lavavetri (2 anni
fa) a CEO della casa di Iwata, lasciando il più umile lavoro al nuovo
arrivato Andrea Dovizioso.
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Spies lascia Yamaha a fine stagione.
Al suo posto Rossi o Dovizioso?
Si libera un posto nel box Yamaha. Ad occuparlo sarà quasi
certamente un italiano... Se sarà Rossi o Dovizioso dipende
da cosa deciderà Valentino
I
l pilota americano ha dichiarato che non sarà in sella alla Yamaha la prossima stagione e che ha preso la decisione di lasciare
il team ufficiale Yamaha al termine del campionato 2012. «Ieri
ho fatto un commento su Twitter per provocare scalpore - ha detto - oggi comunico che ho scelto di lasciare la Yamaha al termine
di questa stagione per una diverse di ragioni. Fornirò più spiegazioni quando crederò che sia più opportuno. Sto discutendo la
mia situazione con i miei sponsor e loro mi sostengono. Ci sono
poche persone a Yamaha che mi dispiacerà lasciare. E loro sanno chi sono. Auguro il miglior futuro possibile a Yamaha. Non farò
ulteriori commenti fino all’annuncio ufficiale». Ora Yamaha deve
trovare un compagno di squadra per Lorenzo e i candidati sono
Rossi e Dovizioso. La prima scelta è ovviamente Valentino e da lui
dipenderà anche il futuro del Dovi che, con la Yamaha clienti, ha
dimostrato di meritare una moto ufficiale.
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Hayden rimane in MotoGP
Un altro anno con Ducati
Kentucky kid ha firmato con Ducati per un altro anno. Il mercato
comincia a mettere punti fermi, manca ancora Valentino
S
e sul futuro di Valentino
Rossi non c’è ancora
nessuna certezza, in
Ducati hanno rinnovato per un
altro anno il contratto a Nicky
Hayden. Lo sponsor è molto
soddisfatto dell’impegno che il
pilota statunitense mette nelle
attività di comunicazione e la
passione sincera che dimostra
verso la squadra e la Casa.
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D’altra parte Hayden non ha mai fatto mistero del suo desiderio
di rimanere in Ducati, dichiarandolo apertamente più volte, non
ultima al WDW 2012, quando, quasi in maniera nostalgica, aveva
detto: «Passo molto tempo in Italia e mi piacerebbe essere di nuovo qui (al WDW, ndr) tra due anni!».
Un affetto reciproco, visto che la Casa di Borgo Panigale ha sempre parlato di Nicky come di un grande professionista e un instancabile collaudatore. Con l’annuncio della firma di Kentucky kid si
spengono i pettegolezzi di chi vedeva il pilota americano in sella ad
una Superbike. Hayden resterà in Ducati, ma chi occuperà l’altra
metà del box?
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Dovizioso in sella alle
Yamaha YZ450SM ed YZ250F
Sul circuito ferrarese di Pomposa “il Dovi” ha potuto testare la nuova
Supermotard strettamente derivata dal cross Yamaha YZ450F e la
più familiare YZ250F con il kit della Yamaha Rinaldi Research and
Development
G
li ultimi tre round impreziositi da altrettanti podi e il consolidato 4° posto in classifica generale testimoniano la
fin qui positiva stagione MotoGP di Andrea Dovizioso. Le
costanti ottime prestazioni tra i cordoli dei più importanti circuiti
internazionali alle quali il pilota di Forlì ci ha abituato non sono il
risultato esclusivamente del duro lavoro effettuato sulla Yamaha
YZR-M1 del suo Team, ma anche di intensi allenamenti off-road,
disciplina da lui amata sin da bambino. E proprio la forte passione per le moto tutto terreno ha recentemente portato il 26enne
romagnolo a testare in occasione di una serrata sessione di allenamento l’ultima novità in casa Yamaha, il Supermotard competition Yamaha YZ450SM m.y. 2012. «Era da un qualche anno che
non mi allenavo su un Motard perché la mia principale passione è
il cross. Pensavo di non essere più tanto in grado (ride ndr), ma
invece mi sono trovato fin da subito a mio agio con la nuova Yamaha YZ450SM. La trovo molto bilanciata e mi ha impressionato
notevolmente: ottima nella derapata e nei cambi di direzione, ha
davvero un gran motore ed il freno è molto dolce, proprio come
piace a me. Per girare non ho dovuto modificare nulla, né posizione del manubrio, né freni, né cambio; solo la forcella all’inizio
era un po’ dura, ma ammorbidendola leggermente ho trovato il
giusto setting -ha commentato Dovizioso a fine sessione-. La mia
esperienza con le Motard è iniziata nel 2003 e proseguita per circa
cinque anni. Avevo scelto questa disciplina perché era l’unica che
mi permetteva di continuare ad allenarmi sull’asfalto. Il problema è che correndo su questo tipo di terreno c’è sempre bisogno
dei materiali giusti come pneumatici e freni che fanno una grossa differenza sul giro e si sa che noi piloti non riusciamo a girare
senza guardare i tempi. Per questo motivo ho scelto poi di dedicarmi esclusivamente al cross, che richiede un setting meno impegnativo e più immediato. Sulla YZ450SM mi sono trovato molto
bene notando tanti lati positivi rispetto alla versione cross a cui
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“
L’allenamento in motocross in sella alla mia
Yamaha YZ250F by Rinaldi è un giorno che nessuno
può togliere dal mio calendario
“
preferisco infatti la 250cc, più idonea al il mio stile di guida». Dall’inizio dell’anno, infatti, il Dovi si allena costantemente in sella ad
una versione speciale della Yamaha YZ250F. La moto è simile a
quelle impegnate nel mondiale cross essendo equipaggiata con il
kit della Yamaha Rinaldi Research and Development, da diverse
stagioni fornitore ufficiale della casa di Iwata e specializzato nello sviluppo di componenti “racing” ad elevate prestazioni per le
moto da cross. Le sospensioni (con setting vicino allo standard)
sono state realizzate da Manucci, mentre i materiali speciali in
lega anodizzati (mozzi, piastre, sterzo, pedane ecc.) sono di produzione Kite. Le grafiche sono ispirate a quelle del team ufficiale
2011 Rinaldi con l’immancabile numero 4 del pilota romagnolo.
«La mia passione è sempre stata il cross ed il suo ambiente. Mi
piace preparare la moto, caricare il furgone e correre con gli amici.
L’allenamento in motocross in sella alla mia Yamaha YZ250F by
Rinaldi è un giorno che nessuno può togliere dal mio calendario. È
molto pesante e richiede tempi di recupero più lunghi rispetto ad
altre discipline. Per andare forte devi stare tanto tempo sulla moto
e purtroppo non posso permettermelo, cosi lo faccio solo quando
sono libero da impegni, circa due volte al mese. Se potessi però
girerei tutti i giorni, la pista cambia continuamente, cosi come il
terreno e si trova sempre un nuovo salto da fare».
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N
Paolo Simoncelli: “C’è un affetto
incredibile in tutto il mondo, Marco
era una persona davvero speciale”
di Emiliano Perucca | Paolo Simoncelli parla con noi a ruota libera in
occasione della consegna, al reparto corse di Noale, della Gilera 250
RSA con cui Marco aveva vinto il titolo 2008
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Paolo, come va la Fondazione? «La Fondazione va benissimo. Mi ha sorpreso, siamo
impegnatissimi io mia moglie
e Kate. Abbiamo in ballo tanti
progetti belli, tra cui l’Ospedale
in Repubblica Dominicana (30
disabili). Poi stiamo pensando
di ristrutturare un albergo e
aprire un centro per disabili a
Coriano. Ci impegnerà parecchio e speriamo che la gente ci
aiuti in questo progetto.»
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oale - Alla cerimonia di
consegna della Gilera
RSA 250 che il Gruppo
Piaggio ha deciso di regalare
alla Fondazione Simoncelli per
il Museo che verrà aperto a Coriano abbiamo avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere
con Paolo Simoncelli, che ci
ha parlato della Fondazione e
dell’Aprilia passando per alcuni aneddoti molto simpatici riguardanti la vita di Marco.
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da qualcuno. A me sembra
giusto farlo a Coriano: la gente
continua a venirci a trovare a
Coriano e così è giusto che chi
viene da noi possa trovare davvero qualcosa che lo avvicini a
Marco.»
C’è ancora un gran via vai a
Coriano... «Tantissimo. C’è
gente che viene a trovarci ogni
giorno. Pensa che non abbiamo
mai avuto il cancello a casa ed
ora ho dovuto montarlo. C’è
un affetto incredibile in tutto il
mondo. A volte mi chiedo come
sia possibile un così grande
affetto e credo che darsi una
spiegazione sia impossibile se
non con il fatto che fosse una
persona davvero unica e speciale.»
Dopo la Honda RC212V, ora
la Gilera. «Queste moto faranno parte del museo dedicato a
Marco. Noi come fondazione le
metteremo lì. Il museo sarà un
bel riconoscimento per Marco.
Ho fatto una richiesta a Gigi
anche per una RSV4. Per me
sarebbe un sogno, speriamo si
possa realizzare.»
Cosa significa Noale per voi?
«Noale è l’Aprilia, moto con la
quale Marco ha corso in 125,
ma anche Gilera...la prima
grande conquista di Marco.
Marco non è mai stato un progetto di qualche sponsor, a
differenza di altri piloti. E’ stato
chiamato in Aprilia perché era
piaciuto molto in 125 e poi dopo
ci hanno dato la Gilera in 250.
La moto se l’è sempre conquistata sul campo, come si conquistò la Honda nelle ultime
stagioni.»
Dove sarà il museo? «Non abbiamo ancora idea di dove sarà,
quando hai a che fare con i politici è difficile. Di certo non sarà
a Misano, come è stato detto
Da quanto non venivi a Noale? «A Noale era da molti anni
che non venivo. Io e Gigi ci siamo sentiti spesso, ultimamente. Una cosa molto bella che
ricordo di Aprilia è la gara di
Imola in WSBK 2009. E’ rimasta nel cuore dei tifosi, un po’
per il sorpasso su Spies che ne
hanno visto in pochi e poi, naturalmente, per quello su Max.
Il fatto che avesse sorpassato
Biaggi è stato indubbiamente
eclatante, ma credo che in quel
momento avrebbe sorpassato
chiunque tanto era in sintonia
con quella moto su quella pista.
Una bellissima giornata.»
Cosa ricordi di quella Imola
2009? «Ci fu un bagno di folla.
Mi ricordo che l’avevo portato a
fare l’antidoping, ci mise un’ora
e mezza a fare pipì per l’emozione. La cosa si venne a sapere e la gente arrivò attorno alla
Clinica Mobile e quando uscì
disse “babbo, questa giornata
vale un mondiale”. Mondiale
che poi abbiamo perso all’ultima gara, purtroppo, ma fu un
grande anno.»
Guardi ancora la MotoGP?
«Le gare non le guardo più. Al
Mugello sono arrivato sabato,
ho preso la moto e sono venuto
via.
Mi piace guardare le minimoto
con i ragazzini, le guardo volentieri. Credo che questo sia
normale a così poca distanza
da Sepang.
Al Mugello era la prima volta
che tornavo in circuito ed in
un’occasione del genere è stato ancora più difficile. Marco si
respira tra la gente, anche per
strada. E’ una cosa bellissima.»
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»»»MotoGP
Quando Colaninno disse... «La
250 è un regalo che ho chiesto
a Gigi e sono contento che la
Piaggio ce l’abbia concessa.
Marco con Colaninno aveva un
rapporto tutto particolare, si
erano piaciuti a prima vista. Di
loro due ricordo un aneddoto al
dealer meeting Piaggio di Montecarlo 2009. Avevamo appena
vinto il Mondiale e Marco per
festeggiare si levò il casco, rimendiando 3.000 euro di multa. Sacchi chiamò Marco sul
palco per festeggiare e mentre
chiacchieravano gli tirò simpaticamente le orecchie per
quella multa. Colaninno prese
la parola e disse: sì, ha preso
la multa, ma ne è valsa la pena
eh...»
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SPORT
KTM 85 SX 2013
La KTM 85 SX per il 2013 si rifà il look a partire dal telaio
completamente rielaborato, da una nuova ciclistica e un
nuovo motore più potente. La 85 SX è il mezzo perfetto per
i piccoli che voglio avvicinarsi al mondo delle ruote tassellate
A
nche i grandi campioni
del Motocross hanno
mosso i primi passi su
due ruote in sella ad una piccola due ruote. La KTM 85 SX
2013 è il mezzo perfetto per i
piccoli che voglio avvicinarsi al
mondo delle ruote tassellate e
per coloro che non hanno paura di sporcarsi. Il modello 2013
presenta un telaio completamente rielaborato, una nuova
ciclistica e un nuovo motore
più potente.
Ciclistica
La forcella a steli rovesciati da
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43 m con escursione elastica di 270 mm e il migliorato ammortizzatore PDS assicurano una trazione e un comfort di molleggio
ottimali. Lo smorzamento in estensione e compressione può essere adattato ai requisiti del tracciato e del pilota in pochi secondi.
Motore
Il motore è stato completamente rielaborato ed eroga la propria
potenza in un ampio intervallo di regime grazie alla membrana di
aspirazione e alla valvola di scarico. Il cambio a 6 marce mette a
disposizione il giusto rapporto.
Non a caso la KTM 85 SX è la regina delle holeshot nei campionati
di motocross juniores.
Testa, cilindro e pistone
Il cilindro si presenta più compatto con alesaggio di 47 mm consentendo di raggiungere un riempimento del cilindro decisamente
superiore. Insieme alla nuova testa cilindro, ora collegata anche al
telaio, il nuovo motore eroga una potenza decisamente superiore
dai medi fino agli alti regimi.
Telaio
Il nuovo telaio in acciaio al cromo-molibdeno nel tradizionale design, a cui è avvitato il nuovo telaietto posteriore in alluminio, è
stato perfezionato in numerosi particolari. Come sulle sorelle
maggiori, il telaio della KTM 85 SX 2013 convince per la maggiore precisione in curva, mentre i profili in alluminio assicurano una
migliore stabilità.
Ciclistica e grafiche
La nuova scocca dal look aggressivo offre una migliore ergonomia
ed è derivata dalla nuova generazione SX.
Serbatoio, convogliatore, airbox e la nuova sella formano, insieme
al telaio, un insieme omogeneo, assicurando una perfetta armonia
tra moto e pilota.
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News
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Aprilia RSV4 Carbon
Special Edition: il ritorno della Nera
Aprilia allestisce una versione iper-raffinata della sua Superbike
RSV4. Purtroppo in soli 20 esemplari, purtroppo solo per il
mercato australiano
I
lettori meno giovani avranno un forte senso di Deja Vu – invidia a parte – nel vedere l’Aprilia RSV4 Carbon Special Edition.
Perché questa edizione limitatissima (solo 20 gli esemplari
numerati e destinati tutti al mercato australiano) ricorda davvero
molto da vicino la “Nera”, edizione speciale della RSV bicilindrica che nel 2002 fece salire le pulsazioni di tutti gli appassionati e
la felicità dei pochi che se ne sono aggiudicati un esemplare. La
Carbon Special Edition, allestita dall’importatore australiano a listino per poco meno di 34.000€ altro non è se non una Factory
APRC che, appena nata, ha già attinto a piene mani dal catalogo
Aprilia Racing e da quello degli optional – e scusate se è poco.
Carenatura, codino, parafanghi, supporti e protezioni varie sono
tutte realizzate in fibra di carbonio con tre strati di trasparente per
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proteggere la finitura superficiale e le grafiche. La forcella resta
quella di serie con cartuccia NIX30, mentre al retrotreno il monoammortizzatore Ohlins “di serie” diventa un più raffinato TTX. Lo
scarico è un Akrapovic completamente in titanio, con centralina
adeguatamente rimappata. Le pedane sono le Aprilia Racing in alluminio regolabili e ricavate dal pieno; leve freno/frizione, supporti
cavalletto, contrappesi manubrio sono quelli DPM disponibili sul
catalogo degli optional, così come il sottocodone racing e il plexi fumé a doppia bombatura. Graditi extra la targhetta sul telaio
con il numero dell’esemplare, i cavalletti, il coprimoto, cappellino e
giubbotto Aprilia dedicati. Con il prezzo che ha non andrebbe sicuramente a ruba, ma una decina di esemplari anche qui da noi non
resterebbero sicuramente invenduti.
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BMW HP4: arriva una S1000RR
ancora più prestante!
Se la BMW S1000RR di serie vi sembrasse poco prestante o
specialistica, BMW ha pensato anche a voi. In arrivo nel 2013
una versione ancora più leggera e raffinata nell’elettronica
F
in dalla nascita della sigla
“HP”, i PR BMW hanno
detto chiaramente come
non si sarebbero limitati ai bicilindrici, ma che avremmo visto presto qualche “HP4” sulle
quattro cilindri. Vista la gamma
BMW Motorrad dell’epoca tutti
si aspettavano qualche proposta sulla base della serie K, poi
è arrivata la S1000RR a rimettere in discussione. Anche se,
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ad essere sinceri, crediamo che pochi possano onestamente ritenere che la Superbike tedesca abbia bisogno di qualsivoglia tipo
di… iniezione ricostituente. Ma quei pazzerelloni dei bavaresi dalla
K1200S in poi ci hanno abituato alle sorprese. Signore e signori,
ecco a voi la HP4, modello 2013 ipervitaminizzato della S1000RR.
Foto e informazioni, prontamente pubblicate dal sito spagnolo
Soymotero, sono trapelate da un incontro con i concessionari.
Grazie alla presenza di alcune slide di presentazione powerpoint,
possiamo già anticiparvi diversi dettagli tecnici della HP4. Sull’ammiraglia sportiva debutteranno le sospensioni adattive che BMW
ha anticipato nel corso dello scorso inverno, e cambierà profondamente anche la gestione elettronica, con un Traction Control
programmabile su sette livelli e il launch control che la casa di
Monaco dichiara novità assoluta su una moto. Considerando che
l’Aprilia RSV4 APRC ne è dotata ipotizziamo che l’implementazione BMW vanti qualcosa di ancora più sofisticato – la buttiamo lì,
il controllo automatico della frizione. Lo scarico diventa un Akrapovic in titanio che non dovrebbe influire sulla potenza massima
(ancora dichiarata in 193cv) ma che, unito a cerchi forgiati ed
alleggerimenti vari – trasmissione, codino, impianto elettrico –
contribuisce a far perdere alla S1000RR 8,8kg portando il peso in
ordine di marcia dai 206,5 dichiarati per il modello 2012 completo
di Race ABS a 197,3kg. Il prezzo non è stato dichiarato, ma non è
difficile ipotizzare una cifra ben oltre i 20.000€.
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Il percorso intrapreso da BMW nel campo della mobilità urbana
compie il passo successivo. Lo scooter elettrico di Monaco tiene
a battesimo le Olimpiadi di Londra
E
’ passato quasi un anno
da quel Salone di Francoforte 2011 in cui BMW
ha per la prima volta svelato il
Concept dello scooter elettrico
di cui si parlava ormai da qualche tempo. La casa di Monaco
è da tempo attenta tanto alle
problematiche della mobilità
urbana – segmento in cui ha
debuttato in tempi non sospetti con il C1, proposta troppo
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avanti per il suo tempo, e su cui ha ribadito l’impegno con i recenti
scooter C600 e 650 – e della propulsione elettrico, utilizzata nella
divisione auto su tutta la linea BMW i. In questi giorni il progetto
passa alla fase successiva: il “C Evolution”, ovvero un prototipo vicinissimo a quello che sarà il mezzo di serie, debutta in società nientemeno che alle Olimpiadi a Londra. La casa di Monaco ha allestito
cinque esemplari che parteciperanno a diversi eventi di primaria
importanza in tutta Europa, per farsi conoscere ma anche per effettuare un primo test in condizioni reali.
Obiettivo Maxiscooter
Nel realizzare il suo scooter elettrico, BMW si è posta due obiettivi:
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BMW C-Evolution
l’elettrico debutta in società
31 Luglio
2012
prestazioni in accelerazione del livello di un maxiscooter attorno
ai 600cc unite ad autonomia di almeno 100km. Sostanzialmente,
la casa di Monaco ha voluto superare i due tradizionali limiti delle
proposte elettriche. Come ci è riuscita? La piattaforma si basa su
un gruppo oscillante composto da motore (raffreddato a liquido),
cinghia dentata ed ingranaggi controllato da monoammortizzatore – soluzione tradizionale per gli scooter a propulsione endotermica – erogante 11kW di potenza continua che possono diventare
35 di picco. La velocità massima è però limitata elettronicamente
a 120km/h per consentire di arrivare all’autonomia di cui sopra,
raggiunta grazie ad un’ampia capacità di accumulo della batteria
(8kWh) che si ricarica come avviene sui mezzi ibridi recuperando
l’energia cinetica dissipata in frenata e rilascio. Da notare come durante la guida, il motore elettrico e l’elettronica di potenza vengano
raffreddati da un circuito a liquido, mentre durante il processo di
carica (che si effettuerà attraverso una normale presa di corrente in un tempo massimo di poco inferiore a tre ore) viene raffreddato solo il circuito apposito. La batteria agli ioni di litio (la stessa
adottata sulla BMW i3) che di fatto si scalda solo durante l’impiego viene raffreddata ad aria per limitare gli ingombri. Il tutto nella
massima sicurezza, tiene a sottolineare BMW: con il C-Evolution
vengono applicate per la prima
volta le norme per la sicurezza
dei componenti ad alta tensione (>60 Volt) e le disposizioni
relative alla sicurezza funzionale elaborate dalle principali
case automobilistiche. Fra cui,
ovviamente, BMW stessa.
Ciclistica a… batteria portante
Come da buona tradizione
BMW, anche la ciclistica è stata
oggetto di grande attenzione
per conferire allo scooter doti
dinamiche di prim’ordine –
obiettivo che la casa di Monaco
persegue da sempre abbassando il più possibile il baricentro
dei suoi mezzi. Nel caso del
C-Evolution l’involucro della
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batteria in alluminio pressofuso che rinchiude gli accumulatori e l’elettronica di controllo,
posizionato molto in basso,
svolge il ruolo di elemento portante della ciclistica. Il motore,
integrato nel corpo oscillante
monobraccio, presenta l’albero
d’uscita molto vicino all’asse
del suddetto corpo, minimizzando quello che su una moto
tradizionale verrebbe definito
il “tiro catena” e migliorando
dunque la risposta del motore e la dinamica del mezzo. Il
C-Evolution verrà forse anche
ricordato come il primo due
ruote elettrico dotato di freno
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Esperienza di famiglia
La sospensione anteriore consiste in una forcella rovesciata da
40mm; i cerchi, da 15”, hanno canale rispettivamente da 3,5 e 4,5”
su cui monteranno pneumatici Metzeler Feelgreen (studiati per
ridurre al minimo gli attriti di rotolamento e dunque migliorare i
consumi) nelle misure di 120/70 e 160/60. Inevitabile, vista la recente iniziativa “Safety 360°”, la presenza dell’ABS bicanale Bosch
9M che controlla i tre dischi da 270mm lavorati da pinze flottanti
a due pistoncini.
La luce diurna a LED è soluzione ormai associata agli scooter della
casa di Monaco dopo il debutto sui C600 e 650, mentre proviene
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motore: il sistema elettronico provvede a far generare al motore
elettrico una coppia di trascinamento proporzionale alla rapidità
di chiusura dell’acceleratore e/o azionamento dei freni, in maniera
tale da assistere nel rallentamento e recuperare l’energia cinetica
ricaricando la batteria – l’autonomia, a seconda dello stile di guida
del pilota, può aumentare di un valore che oscilla fra il 10 e il 20%.
31 Luglio
2012
dall’ammiraglia K1600GT il raffinato cruscotto TFT. Il design è
stato caratterizzato in maniera
sportiva da un frontale “split
face” che offre il giusto family
feeling, da un codino leggero e
da “floating panels” – i pannelli laterali. Il design, in generale, ricorda abbastanza quello
del C600 Sport anche con la
grafica bianco pastello/verde
elettrico che caratterizza inequivocabilmente il mezzo come
elettrico. Ancora di più quando
il pilota sceglierà di accendere
la lettera “e” sulle coperture
laterali della batteria, tanto per
non lasciare adito a dubbi.
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31 Luglio
2012
La Desmosedici è rimasta troppo a lungo in bilico
tra la tradizione e l’innovazione
“Foste il signor Audi, adesso che fareste?”
di Nico Cereghini | Si parla di rientro in SBK con una squadra Ducati
ufficiale e di un team junior in MotoGP, ma della Desmosedici che ne
facciamo? La evolviamo o ripartiamo da zero?
C
iao a tutti! Abbiamo
salutato quasi tutti con
soddisfazione l’arrivo
dei tedeschi dell’Audi alla Ducati. Idee e progetti ci sono, per
dirla in sintesi, e adesso arriveranno i capitali. Si parla della
produzione, naturalmente, ed è
ciò che conta; mentre per quello che riguarda le corse mi sembra improbabile che si presenti
a Borgo Panigale un tedesco
con la borsa piena dei disegni
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di una nuova MotoGP. E del resto tutti i dirigenti sono stati confermati, compreso Filippo Preziosi al vertice di Ducati Corse. Immagino però che la nuova proprietà voglia analizzare un po’ tutto:
rientro in Superbike con una squadra ufficiale, ruolo dei personaggi
chiave compreso Valentino Rossi, investimenti nella MotoGP. Mi risulta che già esista un progetto che prevede per il 2013 due squadre Ducati: quella attuale e uno junior team. Vedremo. Sono bravi
all’Audi? Hanno fama di non essere rapidissimi nel lavoro, ma ben
organizzati e con una gran bella tecnologia. Foste il signor Audi, voi
che cosa fareste? Credo che tutti direste ok al rientro in SBK, che
è storicamente la vetrina del mito Ducati a due cilindri (mi dicono
che anche Biaggi lo spera), ma che fare con la Desmosedici? Non
vi apparirebbe un progetto un po’ obsoleto? Dopotutto siamo alla
decima stagione di MotoGP e la moto pare bloccata. Forse è rimasta troppo a lungo in bilico tra la tradizione e l’innovazione. Metodo.
I tedeschi dell’Audi metteranno in campo soprattutto la razionalità.
La tecnologia viene dopo. Che facciamo con questo prototipo? Lo
ribaltiamo pensando soltanto a battere Honda e Yamaha oppure
stiamo qui a discutere sul rapporto tra le corse e la produzione?
Ragioneranno più o meno così. Non credo invece che invaderanno
il reparto corse. Anzi, spero proprio che non lo facciano e guardino piuttosto alla esperienza della BMW in Superbike. La quattro
cilindri bavarese è una gran moto, e vince tanto tra le Stock, però
in SBK faticava a vedere il podio. Tre stagioni di sofferenza, e poi
cosa è successo? Sono arrivati gli italiani: Andrea Dosoli a fare le
scelte, Silvano Galbusera a dirigere i meccanici, Michele Gadda a
sistemare l’elettronica, e naturalmente Marco Melandri a guidare
la moto. Più la Manuela a riscaldare i cuori. Tutti provenienti dalla filiale italiana della Yamaha, che ha chiuso con le corse alla fine
del 2011. La 1000 RR nel 2012 ha cambiato passo e sono arrivate le vittorie. Audi non è BMW, le moto non le fa. Metterà tutta la
sua tecnologia a disposizione, deciderà anche la rotta, ma lascerà
certamente agli italiani la costruzione e la gestione delle moto da
corsa. Noi ci contiamo.
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I giovani e la moto:
la passione è ancora grande!
di Andrea Perfetti | Le moto non godono più tra i giovani della
popolarità di qualche anno fa. Ma la passione è ancora fortissima in
molti ragazzi. Ce lo dimostrano i piloti di Marco Rigo, Andrea e Federico.
Per loro l’enduro viene prima di tutto!
I
giovani e la moto: la passione è ancora grande!
Le moto non godono più
tra i giovani della popolarità di
qualche anno fa (vedi al riguardo la nostra inchiesta sui giovani). Ma la passione è ancora
fortissima in molti ragazzi. Ce
lo dimostrano i piloti del team
Rigo Moto di Marco Rigo, Andrea Manarin e Federico Piccina, rispettivamente di 15 e 13
anni. Per loro l’enduro viene
prima di tutto. I nostri due pilotini corrono nei campionati
di Enduro italiano e regionale in
sella alla Valenti 50, una moto
vera in tutto e per tutto, dotata
di un pregevole telaio in alluminio e di un pepato motore a due
tempi con cambio a sei marce.
Per Andrea e Federico la moto
rappresenta uno sport fatto di
fatica e allenamento, ma anche
la passione più grande che riempie gran parte del loro tempo libero (prima viene la scuola,
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vero Andrea?). Da loro arriva un messaggio positivo, che mostra
come la moto sia ancora oggi un oggetto giovane e figo. Che può
tranquillamente tenere testa agli innumerevoli svaghi low cost
(social network in primis) di cui dispongono oggi i ragazzi. E qui
entriamo in gioco noi grandi: i costi di oggi, soprattutto di mantenimento, hanno fatto della moto un oggetto per pochi. Ai papà, ma
anche alle mamme, spetta il compito di trasmettere la fantastica
passione per le moto e di sostenere, anche economicamente, i
primi passi dei motociclisti di domani. Proprio come è successo a
Federico e Andrea. Ecco com’è nata la loro passione per la moto
e per l’enduro.
Andrea e Federico (Rigo Moto). Dove nasce una passione
Andrea, Federico come nasce la vostra passione per la moto?
Chi ve l’ha trasmessa?
Andrea: «La mia passione nasce grazie a mio cugino. Avevo due
anni quando andavo a vederlo correre in moto. Da quel momento
qualcosa dentro di me nasceva ed è continuato a crescere finché
mio papà non mi ha comprato la prima moto. Ricordo come se
fosse ieri la mia prima moto, una KTM 50».
Federico: «Avevo 4 anni quando mio papà mi ha portato a vedere
una gara di minicross. Da quel momento, tutti i giorni chiedevo di
provarne una. Mi ha accontentato qualche giorno dopo con una
Malaguti 50».
Avete incontrato molti ostacoli per fare accettare la moto in
famiglia?
Andrea: «No assolutamente.La mia famiglia è sempre stata appassionata di moto e motori, e sono contenti che pratichi questa
disciplina. Eccetto mia nonna,ogni volta che la vedo mi chiede se
non sono ancora stufo di andare in moto».
Federico: «No, nessun problema, devo dire che i miei genitori hanno sempre approvato il gioco cominciato a cinque anni e la passione che si è sviluppata crescendo. Solo mia mamma ancora oggi
non riesce a vedere le gare a cui partecipo. Rimane al camper e
aspetta con ansia il mio ritorno».
Piatto preferito.
Andrea: «Il mio cibo preferito è la pasta al forno, con tanta besciamella».
Federico: «Spaghetti al sugo con pancetta».
Bevanda preferita
Andrea: «Coca Cola».
Federico: «Coca Cola».
Come deve essere la tua ragazza ideale?
Andrea: «Bionda, occhi azzurri, con un bel fisico, ma deve essere anche simpatica (Nient’altro? Andrea è un tipo che si
accontenta... Ndr)».
Federico: «Carina e simpatica».
A Scuola, quale è la tua materia preferita?
Andrea: «Officina meccanica».
Federico: «Matematica».
Quale è il tuo pilota preferito?
Andrea: «Juha Salminen».
Federico: «Jonatan Manzi».
Dove andrai in vacanza?
Andrea: «Al mare».
Federico: «Sicuramente al
mare e poi a Polcanto per un
allenamento di cross».
E non finisce qui. Per ascoltare
le altre risposte dei piloti del
Team Rigo Moto, guardate il video in apertura del servizio!
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di Alfonso Rago | Si rafforza l’impegno delle istituzioni per ridurre gli
incidenti stradali: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha
varato diverse iniziative per aumentare la sicurezza attiva per tutti
gli utenti della strada
P
rima del classico week
end da bollino nero per
chi viaggia, con prevedibili intasamenti su strade ed autostrade e quindi con potenziali
rischi di impennate del numero
di incidenti, il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha
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voluto celebrare la quarta Giornata Europea della Sicurezza Stradale con la firma di importanti protocolli, premessa ad un prossimo e rinnovato impegno su tale fronte. Una giornata dal forte valore simbolico, vista la presenza ufficiale del Governo rappresentato
dal Vice Ministro Mario Ciaccia, di associazioni e personalità che a
vario titolo saranno attive nel non facile compito di arrivare entro
il 2020, come da obiettivo comunitario, al dimezzamento di incidenti e vittime della strada. Di sicurezza si parla da anni e risultati
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Tutti insieme per la sicurezza. Calano gli
incidenti ma resta molto da fare
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significativi non mancano: dopo gli sforzi degli ultimi anni, nel 2011
il numero di incidenti mortali (fonte Istat) si è ridotto a 3.280, rispetto ai 4.090 del 2010 ed ai 4.237 dell’anno precedente. Guardando un po’ più indietro, nel 2001 i decessi furono addirittura
7.096: quindi, nel decennio 2001-2010 si è registrata una riduzione della mortalità del 42,4%. Ma molto resta ancora da fare: «Oltre
le tragedie ed il dolore che provocano nelle famiglie, gli incidenti
stradali e le loro conseguenze rappresentano un costo sociale pari
a ben il 2% del Pil nazionale - ha rivelato nel suo intervento il Vice
Ministro Mario Ciaccia - In Italia avvengono circa 20.000 incidenti
gravi all’anno: il nostro impegno è di fare in modo che il concetto della sicurezza, dei comportamenti responsabili, dell’impegno
diretto di ciascuno sia metabolizzato e diventi una modalità normale, quotidiana, d’uso comune». L’ingegnere Sergio Dondolini,
Direttore Generale per la Sicurezza Stradale della Motorizzazione
Civile, ha indicato il valore delle firme apposte ai vari protocolli:
«La sicurezza stradale è come un mosaico, con tanti pezzi che
vanno ad incastrarsi per formare un insieme organico e funzionale, il cui completamento frutta quindi un valore aggiunto che torna
a vantaggio di tutta la collettività. Da un lato occorre certo inve-
stire in sicurezza sulle strutture
viarie, per esempio favorendo
l’uso diffuso di asfalto drenante, eliminazione di buche
e rimozione dei guard rail pericolosi e non a norma; ma altrettanto importanti sono gli
interventi sui comportamenti
a rischio, in primis la guida
dopo l’assunzione di droghe o
alcool». Elementi che sembrano chiamare direttamente in
causa le giovani generazioni:
il Programma europeo 20112020 sulla sicurezza stradale
individua tra i sette obiettivi
strategici quello di “Rafforzare
l’istruzione e la formazione per
gli utenti della strada”. Attività,
quest’ultima, che fin dal 1996
vede la FMI collaborare con intensità con il Ministero. In particolare, nel corso degli anni,
la FMI si è occupata sempre di
più degli utenti più giovani della
strada, con attenzione speciale verso chi è sta per acquisire
il “Patentino”, indispensabile
per la guida dei ciclomotori. La
mancanza, fino a qualche tempo fa, della prova pratica obbligatoria, consentiva la “discesa
in strada” di ragazzi che non
avevano mai provato la guida.
L’evolversi della situazione e
delle norme ha portato la FMI
a sperimentare un metodo di
esercitazione alla guida, che
rappresenta la base dell’attuale esame pratico. «La Federazione Motociclistica Italiana ha
sviluppato, accanto alla sua
missione prettamente sportiva,
anche una grande attenzione al
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tema dell’utenza motociclistica
- ha dichiarato Alberto Rinaldelli, Segretario Generale della
FMI, al momento della firma del
protocollo -Puntiamo a coinvolgere i ragazzi, e non solo,
portandoli ad essere utenti
consapevoli del mezzo, del suo
utilizzo, dell’ambiente in cui si
trovano a circolare: è quanto ci
proponiamo con la nostra attività di informazione, istruzione,
educazione e dimostrazione.
Un’attività che vede da anni la
FMI molto presente sul territorio, spesso in stretta collaborazione con gli Uffici Provinciali
della Motorizzazione Civile, che
hanno ospitato numerosi appuntamenti con i ragazzi delle
Scuole Medie Superiori, coinvolti anche all’interno dei propri Istituti Scolastici, quando gli
spazi lo permettono». Tra le diverse associazioni coinvolte, la
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Fondazione Ania per la sicurezza stradale: il Segretario Generale,
Umberto Guidoni, ha rimarcato come ogni giorno in Europa siano
85 le persone che muoiono in conseguenza di incidenti stradali, e
di questi decessi ben undici avvengono in Italia: «Per ridurre questi
numeri, svolgeremo iniziative per arrivare al miglioramento dei livelli di sicurezza della circolazione, partendo dai progetti in ambito
educativo, dell’informazione e della comunicazione». Due monumenti dello sport italiano, Dino Meneghin e Andrea Lucchetta, con
la loro presenza hanno reso un po’ meno ingessata la cerimonia.
In procinto di partire per i Giochi Olimpici di Londra, l’ex pivot di
Milano, per conto della Federazione Italiana di Pallacanestro ha
firmato l’impegno a realizzare progetti dedicati ai ragazzi dei primi
due anni delle scuole superiori, con l’obiettivo di trasmettere informazioni e conoscenza sulle situazioni più a rischio.
L’ex pallavolista dall’inconfondibile “cresta”, con un po’ di emozione ha presentato il trailer de “Il sogno paralimpico di Brent
Winters”, film d’animazione realizzato in collaborazione con il Comitato Paralimpico Italiano. Il cartone, che verrà presentato alla
Paralimpiade di fine agosto a Londra, è incentrato sul tema della
sicurezza stradale: narra la storia di un giovane pilota inglese che a
causa di un incidente stradale perde l’uso delle gambe; dopo l’iniziale depressione, troverà gli stimoli giusti nello sport paralimpico,
superando momenti difficili e riuscendo a trovare nuove amicizie.
Il cartone verrà proiettato nelle scuole di tutta Italia a scopo didattico.
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sarà semplice trovarli, e bisognerà mettersi a cercarli sui banchi
dei mercatini o nelle polverose soffitte di casa: ma vi garantiamo
che ogni sforzo per reperirli sarà ricompensato dal piacere della
lettura. Senza pretese di essere esaustivi, vi lanciamo anzi una
proposta: perché non ci date anche voi qualche dritta per le prossime letture? Recensioni, segnalazioni, suggerimenti: li aspettiamo, prima di chiudere le borse della moto e partire...
Consigli per l’estate:
i libri da leggere in vacanza
di Alfonso Rago | Mai partire senza avere tra i bagagli un buon libro:
ideale per riempire i tempi morti del viaggio, può farci compagnia nelle
ore di relax dopo una lunga cavalcata in moto. Se ancora non avete
deciso cosa portare con voi, ecco i nostri consigli
M
agari avete un lettore di eBook, e siete
ormai abituati a sfogliare le pagine con un semplice gesto sul tablet: ma se
siete in procinto di partire per
le vacanze in moto, crediamo
che il caro, vecchio libro in
formato cartaceo sia ancora il
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compagno migliore, da tenere sempre a portata di mano. Poco ingombrante, senza batterie da tenere in carica ed utilizzabile senza
problema sulla sabbia di una spiaggia come in cima ad un picco
alpino, specie in estate il libro riacquista la sua funzione originale
e più importante: stimolare la nostra attenzione, portarci a riflettere, in qualche modo renderci migliori. Vi proponiamo allora una
veloce rassegna di titoli, accomunati dall’avere la moto come soggetto o sfondo delle storie raccontate; alcuni sono nuovi, altri hanno qualche anno ma meritano ancora di essere letti. Magari non
Le nostre proposte
Il caso editoriale dell’anno, amplificato dal passaggio in televisione
e dall’annunciata versione per il grande schermo: una storia delicata e coinvolgente, che ha al centro il rapporto tra padre e figlio,
la malattia e il sogno di un’avventura. Che dura quattro mesi e si
dipana per quasi 40.000 km, in sella ad un’ Harley rossa, attraversando l’America coast to coast, e passando poi per Messico,
Guatemala, Belize, Costa Rica, Panama, fino ad arrivare al cuore
dell’Amazzonia. Al centro della vicenda, c’è Andrea, 18 anni, testa
ornata da capelli ricci ed occhi capaci di metterlo in relazione con
il mondo: a 18 anni, Andrea è prigioniero dell’autismo, che gli impedisce di parlare e lo costringe a farlo solo attraverso il computer e
lo porta, spiegandosi così il titolo del libro, a conoscere le persone
abbracciandole e toccando loro la pancia.
“Se ti abbraccio non aver paura” - di Fulvio Ervas - Marcos y
Marcos - 17 euro
Dubitiamo che ci sia qualcuno che si colleghi a questo sito e possa non conoscerlo: Nico ha attraversato da protagonista diverse
generazioni motociclistiche e condensa in questo suo primo libro
anni di vita trascorsa tra gare in pista, fumi di scarico, moto da
mettere a punto e vittorie da strappare ad avversari di valore. Ed
infatti qui si spazia da Agostini a Valentino, per una cavalcata di
288 pagine, attraverso le quali Nico non si limita a fornire preziose
informazioni sui segreti di guida, ma descrive passioni ed emozioni dei piloti che hanno guidato le moto più belle al mondo, le loro
vittorie e le sconfitte. Un mondo molto cambiato nel corso degli
anni, ma che conserva intatto il fascino della competizione dove
talento ed abilità di guida si uniscono a coraggio e capacità di andare oltre le categorie conosciute.
“Casco ben allacciato” - di Nico Cereghini - Xenia Edizioni - 18
euro
L’irresistibile richiamo del Tourist Trophy e la pazza idea di andare fino all’Isola di Man per assistere alla gara più leggendaria al
mondo, per poi trovarsi, per una serie di circostanze imprevedibili,
schierato sulla linea di partenza, in attesa di prendere il via
come concorrente. Una variante rispetto al primo progetto
che avrà delle conseguenze,
non del tutto positive... Malgrado tutto, il virus del TT non è
facile da debellare: e lo stesso
Patrignani ci ricasca, tornando
a dieci anni di distanza di nuovo
in gara: tra ironia, vicende tragicomiche e riflessioni profonde, questo libro resta una delle
pietre miliari della letteratura
italiana legata alle due ruote.
“Ti porterò a Bray Hill” - di
Roberto Patrignani - Giorgio
Nada editore - 17 euro
High side è la caduta più brutta che ci sia. Ma qui si narra la
storia incredibile della passione per le due ruote che aiuta
a sconfiggere la malattia. E’ la
storia di Irene, 31 anni e un lungo calvario di diagnosi terribili,
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Oltre la Croazia, confinante con Montenegro e Kosovo, prima della
Grecia: compressa tra nazioni che si contendono i titolo di cronaca
e il turismo dell’Europa orientale, l’Albania sta cercando di uscire
dal limbo in cui è stata finora confinata da vicende storiche poco
felici e dall’essere ricordata qui da noi soprattutto per le “navi della
speranza” che partivano da Valona verso le coste pugliesi. Eppure si tratta di un paese ricco di bellezze, alcune delle quali ancora
da valorizzare nella loro pienezza. Un viaggio di qualche anno fa,
compiuto in sella ad una Yamaha XT 550, può servire a scegliere
una meta inedita ed affascinante: quella che era definita la frontiera d’Europa, offre una varietè di paesaggi infinita ed una realtà
cruda e coinvolgente. Per qualcuno, può essere ancora avventura,
di quella vera.
“Viaggio ai confini dell’Occidente” - di Mauro Crema - Ediciclo
Editore - 12 euro
operazioni e trapianti. A soli
sei anni le viene diagnosticato
un tumore maligno. Le terapie
sconfiggono il male, ma danneggiano altri organi. Si trova
così in sedia a rotelle, con il
corpo martoriato da tubicini
e sacche. Ma sono una moto
da cross da 50 cc, regalo del
padre, ed uno scooter, a darle la chiave per fuggire da una
quotidianità complicata. E poi
inizia a collaborare con testate
giornalistiche, conosce Valentino Rossi e altri protagonisti
del motociclismo e capisce
che sono professionisti che nascondono sotto la tuta un cuore grande e grandi sentimenti.
Come loro, Irene possiede
caparbietà, coraggio e determinazione, elementi indispensabili per affrontare le sfide più
ardite e vincerle.
“High-Side” - di Irene
Paumgardhen - Felici editore
- 12 euro
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Qualcuno ancora si chiede che fine abbia fatto, e sarebbe ben
contento di poterne leggere un’intervista senza peli sulla lingua:
di cose da raccontare, Ivano Beggio ne avrebbe tante, e forse non
tutte farebbero onore al nostro mondo. Per chi non lo conoscesse,
è l’artefice della spettacolare parabola di Aprilia, capace di diventare in pochi anni antagonista dei marchi jap partendo da un piccolo paesino del veneto, Noale. Un miracolo italiano, come non ce ne
sono più stati: e questo agile volume descrive l’affascinante storia
della sua passione per le due ruote, i motori e le gare, capace di
portare in cima al mondo piloti come Loris Capirossi, Max Biaggi, Valentino Rossi, Alessandro Gramigni e Roberto Locatelli. Uno
come Beggio, oggi non c’è; e questo resta un rimpianto.
“Il signor Aprilia” - di Beppe Donazzan - Marsilio editore - 12,39
euro
Anno
Numero
02
72
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News
SPORT
Abbiamo scelto uno dei tanti titoli con i quali, nel corso degli anni,
l’infaticabile Bettinelli ha dato risalto alle esperienze di viaggio,
sempre compiute in sella ad una fedele Vespa. Un viaggiatore che
ha ispirato legioni di epigoni, nessuno dei quali è però riuscito a
raggiungere le vette di avventura e (forse) incoscienza raggiunte
dal viaggiatore nato per caso a Roma e poi diventato cittadino del
mondo. Il libro ideale per chi usa lo scooter tutti i giorni e magari
sogna percorsi più eccitanti del solito casa-ufficio-casa, scritto in
modo ironico ed acuto, ma sempre con l’insopprimibile curiosità di scoprire cosa si nasconde dietro la prossima curva, oltre la
prossima cima, al di là del confine segnato sulla carta.
“Brum Brum” - di Giorgio Bettinelli - Feltrinelli Traveller - 16
euro
31 Luglio
2012
rappresentano sogni, desideri,
ambizioni. Sono loro che fanno
la Vespa o il Liberty, e troppo
spesso sono assenti dalle cronache e dai racconti. Questo libro apre uno squarcio e mostra
un mondo lontano dai riflettori.
Saranno anche in via di estinzione, le tute blu, ma la loro dignità merita di essere conservata e custodita.
“Storie di Piaggio, amore e
libertà” - di Franco Marchetti
- Felici editore - 15 euro
Due libri in uno, due testi strettamente legati l’uno all’altro. Il primo
è un libro di ricordi e d’esperienze, dove nelle imprese degli eroi si
intravede il mito dell’uomo antico che promette speranza là dove il
pericolo non lascia scampo o vie di salvezza. I numi tutelari sono gli
eroi che hanno giocato nella loro vita con il destino: Mick Doohan,
Loris Capirossi, Wayne Rainey, Alex Zanardi, Shoya Tomizawa,
Marco Pantani, Marco Simoncelli. Il secondo libro racconta della
vittoria di Marco Simoncelli in Malesia, dove il campione muore. La
vittoria del sorriso, della gioventù immortale dell’anima che non si
arrende alla gelida stretta di mano della Morte. La vittoria segreta
che Marco regala a tutti: a quanti lo amavano, a chi ha scoperto di
amarlo il giorno in cui è morto, a quelle che lo ameranno leggendolo in questo libro.
“La vittoria di Marco” - di Claudio Costa - Fucina editore - 30
euro
La narrazione della vita in Pontedera da un’angolazione diversa
ed interessante: l’autore, delegato in Piaggio dal 1977, presenta
il mondo della fabbrica più importante d’Italia per le due ruote attraverso la narrazione autobiografica. Istantanee per un racconto
collettivo e corale, per chi la fabbrica l’ha abitata ed attraversata,
cogliendone le contraddizioni, le passioni e le repulsioni. Dentro
la grande struttura lavorano, lottano e interagiscono persone che
Si parla di auto, è vero, ma è
uno sconfinamento interessante: tra romanzo storico e
sociale, narra le vicende di due
cavalieri, realmente esistiti, che
volevano cambiare il mondo.
Sono il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio – socio
fondatore della FIAT – e il suo
amico inseparabile, il capitano
di cavalleria Federigo Caprilli,
che muoiono a breve distanza
l’uno dall’altro in circostanze
poco chiare. Siamo a Torino,
nell’Italia sabauda di Umberto
I e Vittorio Emanuele III: e la
storia, tra amori impossibili,
intrighi di corte, lotta di classe,
logge massoniche, truffe finanziarie e servizi segreti, assume
un rilievo particolare quando
entra in scena un terzo protagonista, Giovanni Agnelli, fondatore dell’omonima dinastia
industriale...
“Quando l’automobile uccise
la cavalleria” - di Giorgio Caponetti - Marcos y Marcos - 18
euro
89
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SUPERBIKE
MOTOCROSS
di Andrea Perfetti | Traghetti cari come navi da crociera, benzina
che costa (molto) più del latte? Risparmiare si può: vi proponiamo un
itinerario accessibile, l’Elba, in sella a uno scooter che consuma poco
e ci porta dappertutto
T
urismo low cost.
All’Isola d’Elba
con l’Honda SH 125
Tempo di crisi, ci si ingegna
come si può. Le vacanze sono
diventate un lusso costoso,
90
complici soprattutto i rincari che hanno colpito alcune voci che
incidono fortemente sul conto finale delle nostre ferie. Pensiamo
innanzitutto alla benzina, sempre più vicina alla folle quotazione di due euro per litro, ma anche agli aumenti che hanno subito
i traghetti per le isole, meta privilegiata di chi in estate cerca un
mare caraibico senza dover lasciare l’Italia. L’autorità garante ha
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Numero
02
72
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News
SPORT
Turismo low cost. All’Isola d’Elba
con l’Honda SH 125
31 Luglio
2012
imposto un calmieramento del prezzo dei biglietti per le isole, che
resta però decisamente oneroso. Che fare allora? Siamo passati
al contrattacco: rimessa nel box la nostra vecchia maxi enduro
bicilindrica, abbiamo attrezzato di zaini (e ombrellone) l’Honda
SH 125, usato ogni giorno per recarsi al lavoro, e siamo partiti alla
volta di una meta vicina e perfetta per essere girata con un semplice scooter a ruota alta, l’Isola d’Elba. Giunti a Piombino dopo
una divertente giornata trascorsa sulle strade secondarie (al 125
autostrada e tangenziali sono precluse) , ci imbarchiamo alla volta
di Portoferraio. La traversata dura meno di un’ora e costa, per due
adulti e l’SH, 88 euro (andata e ritorno). Una cifra elevata vista la
breve tratta, ma molto più abbordabile delle salassate necessarie
a raggiungere Sardegna o Corsica.
L’Elba, esilio dorato di Napoleone
L’isola, famosa anche per aver ospitato Napoleone Bonaparte per
dieci mesi nel 1814, è la più grande dell’Arcipelago Toscano (che
comprende anche Pianosa, Capraia, Montecristo, Giglio, Giannutri
e Gorgogna) e si trova a dieci
chilometri dalla costa, tra il Mar
Ligure e il Tirreno. È circondata
da un mare cristallino, i cui fondali sono ben visibili grazie ai
sedimenti di sabbia e di roccia
bianchissima che creano contrasti spettacolari con la ricca
vegetazione mediterranea che
copre tutta l’Elba. Otto sono i
comuni dell’isola, che vi consigliamo di visitare. In particolare Portoferraio, Porto Azzurro,
Capoliveri, Marciana, Marciana
Marina, Rio Marina e Rio nell’Elba meritano una sosta grazie
alla bella architettura che li
contraddistingue e ai panorami
suggestivi che sanno offrire al
viaggiatore. Il Monte Capanne
domina l’isola dall’alto dei suoi
1.019 metri e vale sicuramente
una visita. Sulla strada che va
da Poggio a Marciana si trova
infatti la cabinovia che porta
in vetta nel giro di pochi minuti (ma costa abbastanza cara:
36 euro per andata e ritorno). Il
panorama che regala il Capanne è mozzafiato, da qui si gode
infatti una visuale a 360° e nelle
giornate terse è possibile scorgere la sagoma nitida della Corsica, oltre a quelle delle isole
minori dell’Arcipelago Toscano.
I borghi più belli
Il nostro scooter SH 125 finalmente è libero dalle catene del
traffico milanese e può godersi
i saliscendi dell’Elba. Lo usiamo
da otto anni in città ogni giorno, ma ha soli 14.000 km ed è
in forma perfetta. Anche in due
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offre uno spunto da fermo efficace, frena bene e non consuma
nulla. Questi i dati della nostra
settimana a spasso per i comuni e le strade del posto (spesso
anche sterrate): sono stati percorsi 980 chilometri, abbiamo
coperto in media 35,18 chilometri con un litro di benzina. Un
valore davvero eccellente, se
si considerano le salite a pieno
carico affrontate senza badare
troppo ai consumi. Ci ha portati a visitare i paesi marinari,
come Portoferraio e Porto Azzurro. Vi consigliamo di verderli
di sera, quando le luci creano
un’atmosfera speciale e soffia
una piacevole brezza dal mare.
A Portoferraio meritano una
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Anno
Numero
02
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SPORT
visita il centro storico e la Villa di Napoleone (purtroppo chiusa per
ristrutturazione), ma è anche bello perdersi tra le ripide stradine
del borgo vecchio. Porto Azzurro è la meta mondana per eccellenza, la sera ospita spettacoli e concerti, oltre a numerosi ristorantini che si affacciano sul porto. Tra questi vi suggeriamo di cenare
presso La Risacca, rifornita ogni giorno col pesce pescato nell’Arcipelago dal padre del titolare. Da Porto Azzurro in pochi minuti si
raggiunge il borgo di Capoliveri, ricco di botteghe che offrono i prodotti tipici dell’Elba (su tutti il vino rosso Aleatico e il dolce briaca).
Giunti sin qui, vale la pena allungare la strada e salire sul Monte Calamita, dove si trovano i giacimenti di ferro che hanno fatto dell’Elba uno dei principali centri estrattivi del Mediterraneo, di importanza strategica sin dai tempi dei Romani e fortemente sfruttato
durante le due Grandi Guerre per scopi bellici. A pochi chilometri
da Capoliveri si trova il museo minerario (2,50 euro l’ingresso) e
le miniere, la cui visita richiede una prenotazione fatta con largo
anticipo nei periodi estivi. Marciana, a nord ovest dell’isola, è il secondo paese in altura che merita di essere visitato, magari dopo
una giornata di sole e di mare. Sono numerosi gli artigiani elbani
che hanno scelto questo piccolo borgo per esporre e vendere le
31 Luglio
2012
ceramiche. La fortezza pisana domina le case dall’alto, mentre
ai suoi piedi si estendono i boschi di castagno da cui si ricavano
preziose confetture. Fatti pochi tornanti, in direzione Poggio, si
raggiunge la Fonte di Napoleone dove le persone del luogo si riforniscono di acqua (imbottigliata anche dall’omonima azienda). Bevetene un sorso perché è davvero buona. La fortezza del Volterraio
domina maestosa la rada di Portoferraio. Edificata dai Pisani, mostra ancora oggi le sue mura imponenti a ridosso del costone della
montagna, che la rendono difficilmente raggiungibile. Un tempo
costituiva un affidabile baluardo a difesa degli attacchi dei pirati.
La strada del Volterraio conduce a Rio nell’Elba e ospita l’antico
eremo di Santa Caterina, perfettamente restaurato. Nei suoi pressi
è possibile visitare l’orto botanico che custodisce le piante e i fiori
caratteristici dell’Elba. Non c’è un paese o una frazione di vecchie
abitazioni che non meriti una visita all’Isola d’Elba. Per questo, se
avete tempo, aprite la cartina e giratela con la moto o con lo scooter il più possibile. Bagnaia, Rio nell’Elba, Cavo, Marina di Campo,
Sant’Andrea hanno tanto da offrire. Raccontano ciascuna a modo
suo la storia e le tradizioni dell’isola, sempre fedeli allo stile dell’Elba, tanto semplice e accogliente da risultare subito familiare.
150 chilometri di costa
Non potevamo non dirvi delle spiagge e delle insenature più
belle dell’Elba. Che vi piacciano
la sabbia o le scogliere selvagge, l’isola saprà comunque soddisfare la vostra voglia di mare.
Sabbia bianca e una serie di insenature dall’acqua cristallina
si estendono sulla parte occidentale, da Portoferraio sino a
Sant’Andrea. Qui si trovano Le
Ghiaie, Capo Bianco e Sansone.
Più a sud troviamo Procchio,
Biodola, Lacona e Lido di Capoliveri, mentre a ovest meritano
un bagno Cavoli, Fetovaia, Seccheto e Sant’Andrea. Le spiagge sabbiose sono ovviamente
quelle prese d’assalto dai turisti, specie nel mese di agosto.
Sono quindi utilissime le scarpette di gomma, necessarie
per camminare sugli scogli e
raggiungere il mare nei punti
più impervi. E se proprio cercate la quiete a tutti i costi, potete
fare come noi e prendere a noleggio un gommone e cercare
le calette dell’Elba. Bellissime
in particolare quelle che vanno
da Marciana a Sant’Andrea, irraggiungibili via terra.
Promossi:
La natura rigogliosa e il mare
limpido e ricco di pesci | La cucina locale | La bellezza dei vari
borghi | I consumi dell’SH!
Bocciati:
Occhio all’asfalto, a tratti molto
scivoloso | La villa romana “Le
Grotte”. Avremmo voluto visitarla, ma è in stato di abbandono e chiusa al pubblico. Imperdonabile.
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MOTOCROSS
di Carlo Baldi | Come ogni anno, il mese di luglio segna l’inizio dei
rumors riguardanti il mercato team e piloti. Analizziamo e valutiamo le
varie voci che riguardano gli schieramenti del 2013, iniziando da Spies
in BMW e Hayden in Ducati
S
iamo a Luglio e come
ogni anno nel paddock
iniziano a diffondersi
voci più o meno attendibili che
riguardano team e piloti in ottica 2013. Di ufficiale sino ad
ora c’è poco, ma quel poco è
importante ed ha segnato l’inizio delle trattative. Stiamo parlando dell’annuncio da parte di
BMW di schierare il prossimo
anno un solo team e quindi due
94
soli piloti, gestiti dalla squadra italiana. Ma chi ci sarà al fianco di
Melandri (che ha un altro anno di contratto con la casa tedesca)?
Sembra sia molto ben avviata (se non già conclusa) la trattativa
per riportare in Superbike Ben Spies e per metterlo proprio al fianco di Marco Melandri. Una coppia stratosferica, che partirebbe
ovviamente con i favori del pronostico, costringendo tutte le altre
Case a potenziare le proprie squadre.
Carlos Checa
E vediamo allora come potrebbero correre ai ripari gli altri team,
iniziando da Ducati. Difficilmente Checa resterà nel team Althea.
Non ci sono dichiarazioni ufficiali in tal senso, ma sono molti i
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02
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» Prove
»»»Superbike
SPORT
Il mercato SBK entra nel vivo
31 Luglio
2012
segnali che ci fanno ritenere finita la bellissima avventura di Carlos
con la Ducati. Lo spagnolo ha bisogno di stimoli nuovi e di nuove
sfide, ma non crede che la Panigale il prossimo anno potrà essere
competitiva e permettergli di lottare con Aprilia, BMW e Kawasaki.
La casa di Akashi ha fatto la proposta più allettante al campione
del mondo uscente. Sykes dovrebbe essere confermato e il team
spagnolo che gestisce la Ninja ufficiali spera di poter schierare al
fianco di Tom proprio il loro famoso connazionale.
Ducati
Il team Althea resterà la squadra di riferimento per la Ducati anche
nel 2013 (mentre non si sa cosa intenda fare Audi nel 2014, visto
che si parla sempre più spesso di un ritorno della casa italiana in
Superbike in forma ufficiale). Parlando della prossima stagione
Genesio Bevilacqua punta a confermare Davide Giugliano e, nel
caso dovesse rimpiazzare Carlos Checa potrebbe bussare alla
porta di uno dei piloti che da sempre piacciono molto al manager di Civita Castellana: Jonathan Rea. In seconda battuta anche
Haslam (che però come vedremo è vicino alla Honda) potrebbe
rientrare nei piani del team italiano, ma solo nel caso che Rea
decida di restare ancora con Ten Kate. A meno che non abbiano
fondamento i rumors che vogliono in Superbike l’americano Nicky Hayden. Potrebbe
sembrare un’ipotesi remota,
ma visto che il campione mondiale GP del 2006 difficilmente
resterà sulla desmosedici, potrebbe anche decidere di cambiare radicalmente e di seguire
le orme del suo connazionale
Spies. D’altronde entrambi
hanno iniziato proprio nella
Superbike, anche se nel caso
di Hayden si è trattato solo di
quella USA.
Aprilia
In casa Aprilia, dove Laverty
ha un altro anno di contratto,
si attende di sapere cosa farà
Biaggi, il cui contratto scade
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PROVE
NEWS
MOTOGP
SUPERBIKE
MOTOCROSS
Meno moto in pista
Al momento attuale il mondiale Superbike 2013 vedrebbe meno
moto in pista rispetto alla stagione in corso. Oltre alle due BMW
Italia, sembra infatti alquanto improbabile che il team Effenbert
possa schierare quattro piloti anche il prossimo anno (ammesso
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Anno
Numero
02
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»»»Superbike
SPORT
invece al termine del campionato in corso. E’ ovvio che Max stia
aspettando la fine della stagione, nella speranza di sedersi al tavolo delle trattative forte di un secondo titolo mondiale, ma che
intenzioni ha la casa di Noale? Proseguirà con il team interno o
cercherà di emulare Ducati e BMW che hanno dato “in gestione” la
propria squadra ad un team esterno? Il team ParkinGo quest’anno
sta lavorando molto bene e potrebbe essere il più serio candidato
a rilevare lo squadrone Aprilia che, da parte sua, risparmierebbe
molte risorse, e appoggiando la squadra privata italiana con tecnici e piloti potrebbe restare altamente competitiva. Tutto sta a vedere quanto sono larghe le spalle del team ParkinGo e quali sono
le sue ambizioni future.
31 Luglio
2012
che la squadra della Repubblica Ceca intenda proseguire la propria attività). Al momento non si vedono all’orizzonte squadre che
possano rilevare le due BMW Italia 2012, anche se non è detto
che qualche team possa passare dai campionati nazionali a quello mondiale. Un altro grosso punto interrogativo riguarda i team
Ducati 2012 che il prossimo anno non potranno più schierare le
1198R e si trovano quindi davanti ad un bivio: continuare con Ducati e la nuova Panigale o passare ad altra marca? Althea, come
abbiamo detto, resterà al suo posto, ma cosa ne sarà di Effenbert,
Pata e Red Devils Roma? Il team Pata, che a Silverstone dovrebbe
schierare Guintoli (anche se alla data odierna non esiste ancora
un contratto firmato da entrambe le parti) potrebbe investire sulla
nuova 1199, ma il pensiero di utilizzare una BMW o una Kawasaki si fa sempre più allettante. Come stiano andando la S1000RR
o la ZX-10R lo vediamo in ogni gara, mentre come si comporterà
la Panigale in Superbike lo potremo vedere solo il prossimo anno.
Quanto sta facendo nella Stock 1000 è certamente di buon auspicio, ma come sappiamo un conto è la Stock ed un conto è la Su-
perbike. La BMW ad esempio
ha vinto il campionato Stock
1000 nel 2010, ma non ha ancora vinto nella massima categoria. Dalla scelta della moto
dipenderà poi anche quella dei
piloti. Effenbert, se dovesse
proseguire, potrebbe confermare Jakub Smrz, mentre non
sappiamo chi si schiererà al
suo fianco. Per quanto riguarda Pata ben difficilmente verrà
confermato Zanetti e per quanto riguarda Guintoli staremo a
vedere come – e se – andrà a
finire la trattativa in corso e se
avrà implicazioni anche sulla
prossima stagione.
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MOTOGP
SUPERBIKE
MOTOCROSS
alcune settimane il team Ten Kate ha proposto al pilota nord irlandese. Al momento non ci risulta che Rea lo abbia firmato e questo
potrebbe confermare che ci sono anche altri team interessati al
funambolico Johnny. Lui spera sempre nella MotoGP, ma al momento non si vedono moto libere che potrebbero fare al caso suo e
se l’alternativa si chiama CRT allora farebbe bene a restare in Superbike. Rea o non Rea sembra che il prossimo anno vedremo alla
guida di una CBR 1000RR Leon Haslam che, una volta saputo dei
programmi BMW, sta trattando con la Casa giapponese. Un altro
pilota che piace al team olandese ed alla Honda è Sylvain Guintoli
e si potrebbe spiegare in questo modo la sua ritrosia a firmare un
contratto con il team Pata.
Honda
In casa Honda si attende la firma di Rea sul contratto che da
Suzuki
La Suzuki esce profondamente delusa dal campionato 2012.
Il team Crescent vorrebbe proseguire in Superbike, ma
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»»»Superbike
SPORT
Red Devils Roma
Il team Red Devils Roma sembra invece intenzionato a restare con Ducati e sarebbe ben
felice di poter contare su un
concittadino che proprio sulla
Ducati ha raccolto in passato
ottimi risultati. Ci riferiamo a
Michel Fabrizio che, così come
Badovini e Haslam, non rientra
più nei piani della casa di Monaco di Baviera.
31 Luglio
2012
probabilmente lo farà senza rinnovare la sua collaborazione con
Yoshimura, che non ha dato i frutti sperati. Se il team inglese dovesse trovare il budget e soprattutto i cavalli necessari per rendere più competitiva la GSX-R1000, confermerebbe Camier, mentre darebbe il benservito al deludente Hopkins per richiamare nel
mondiale gli inglesi Byrne o Hill.
Team Perdercini
E per finire diamo un occhiata al team Pedercini, che tanto bene
sta facendo in Stock 1000 e che vorrebbe migliorarsi anche in Superbike. Salom potrebbe restare, mentre non verrà confermato
il giovane Mercado, troppo acerbo per il campionato maggiore.
Non è escluso che la Kawasaki non si voglia privare di un talento
come quello di Loriz Baz che potrebbe quindi essere parcheggiato
al team italiano proprio per metterlo in condizione di maturare e
crescere nel migliore dei modi.
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Le foto più spettacolari del GP di Russia
di Massimo Zanzani | Ancora fango e altro sudore: un weekend da
eroi delle due ruote per i piloti che, nella trasferta russa, hanno dato
spettacolo. Ecco gli scatti più belli in pista e fuori
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Anno
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2012
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Anno
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2012
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SPORT
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
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Nicola Dutto ha corso
in moto alla Baja Aragon!
di Andrea Perfetti | Il forte pilota piemontese, vittima nel 2010 di un
grave incidente, è tornato a correre in moto. Ha preso parte alla Baja
Aragon e l’ha terminata tra le ali di entusiasmo del pubblico al 24esimo
posto senza l’uso delle gambe
N
icola Dutto ha corso
in moto alla Baja Aragon!
Nicola Dutto è tornato a correre
in moto a due anni dall’incidente che gli ha causato una grave
lesione alla colonna vertebrale.
Dopo una breve parentesi
con i quattro ruote Polaris,
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Nicola ha affrontato la dura gara spagnola in sella a una Suzuki
RMZ 450 X appositamente allestita e l’ha terminata con un fantastico 24esimo posto finale, ma sarebbe potuto finire anche 15esimo se un fusibile non l’avesse tradito sul finire della corsa. Nicola
ha un trascorso sportivo eccezionale, vanta i titoli europei e Rally
Raid spagnoli del 2004 e del 2006, il quarto posto nella Baja California del 2007, ha partecipato a sei edizioni della Baja, conquistando un’ottima quinta posizione assoluta nel 2006.
La Baja Aragon
La Baja si disputa nella regione di Saragozza e nel 2012 è giunta
alla ventinovesima edizione della serie. Anche quest’anno si registra il successo di un pilota spagnolo, dopo la vittoria di Gerard
Farrés nel 2011 è ora la volta di Joan Barreda. La competizione
mette a dura prova i concorrenti, a causa dell’arsura che divora il
Nord della Spagna con temperature infernali. Gerard Farrés, campione in carica, mirava al quarto successo personale, mentre per
Viladoms era la prima uscita dopo la vittoria Mondiale al Sardegna
Rally Race. Barreda ha conquistato una prestigiosa vittoria finale
relegando Farrés al secondo posto assoluto.
La vittoria più bella, almeno per noi italiani, è arrivata dalla spettacolare gara di Nicola Dutto, supportato alla grande nella sua
impresa dal Bordone-Ferrari Racing Team. Nell’ultima speciale,
come vi abbiamo anticipato, Nicola ha perso venti minuti per la
bruciatura di un fusibile, ma trascinato dall’entusiasmo del pubblico, ha scoperto e riparato il guasto, finendo al 24esimo posto
una gara che segna un momento fondamentale nel ritorno alle
corse e alla moto per Nicola. Per lui la moto rappresenta una passione immensa, che ha sempre guidato le scelte nella sua vita. Per
questo siamo felici di rivederlo
dare gas in sella alla sua Suzuki,
divertendosi come in passato.
Il racconto di Nicola
Nicola, com’è andata la Baja
Aragon?
«E’ andata benissimo! E’ una
gara di riferimento in Spagna
e avendo corso in terra iberica
per sei anni, le sono molto legato. Mi ero iscritto per divertirmi
e non correre rischi, poi ho visto che potevo superare diversi
piloti e la gara si è trasformata
in un vero spettacolo. La domenica ho perso venti minuti
per colpa di un fusibile, ma lì è
uscito il pilota: è stata una bellissima esperienza».
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NEWS
MOTOGP
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MOTOCROSS
SPORT
Com’è andata la moto? Che
difficoltà hai incontrato?
«Al di là del fusibile, mi sono
trovato bene. Sono scivolato e
non sono riuscito a spegnerla
subito, così è andata in protezione e si è bruciato il fusibile.
La Suzuki RMZ 450 X è lo stesso modello di moto con cui ho
fatto l’incidente, questa volta
messa a disposizione da Patrizio Bianco. Ho ripreso da dove
mi ero fermato».
dall’ospedale e mi ha fatto tornare nel mondo dei motori e dell’offroad. Se la Polaris Italia avesse creduto di più nel mio progetto,
forse sarei andato avanti. Certo ora che ho provato le due ruote,
sono tornato nel mio mondo e mi sto divertendo. Vorrei tornare a
girare coi miei amici e divertirmi a dare il gas nei weekend».
L’esperienza col quattro ruote è accantonata per sempre?
E’ tornata la voglia di moto?
«Il quattro ruote è stato un
bello step, mi ha fatto uscire
Qual è la tua prossima tappa da pilota?
«Ne parlerò con Renato Ferrari e Nicoletta Bordone. Ho delle idee
ma per scaramanzia non metto il carro davanti ai buoi. Ora che ho
provato la moto, non voglio certo smettere». Nicola, ti seguiremo
in questa bellissima avventura. In bocca al lupo e gas aperto!
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Anno
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2012
02
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Hai ripreso confidenza subito con la moto e hai dimostrato di
essere già molto veloce.
«Sì, in questi due anni sulla sedia a rotelle ho capito qual è il mio
nuovo baricentro. La prima volta in moto ho avuto paura, ma dopo
cento metri ho scoperto il mio nuovo baricentro e tutto è venuto
naturale. Non ho più lo stimolo di usare le gambe e frenare e cambiare coi piedi, mi viene naturale usare le mani».
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Editore:
CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano
P. Iva 11921100159
Responsabile editoriale
Ippolito Fassati
Capo Redattore
Andrea Perfetti
Redazione
Maurizio Tanca
Cristina Bacchetti
Marco Berti
Francesco Paolillo
Aimone dal Pozzo
Edoardo Licciardello
Grafica
Thomas Bressani
Jonathan Rea (Honda CBR 1000RR)
vince la 8 Ore di Suzuka
Jonathan Rea ha portato la sua Honda CBR 1000 RR sul gradino più
alto della prestigiosa gara di endurance. Seconda un’altra Honda,
quella del team TOHO Racing
J
onathan Rea (Honda)
vince la 8 Ore di Suzuka
Jonathan Rea ha portato
la sua Honda CBR 1000 RR sul
gradino più alto della prestigiosa gara di endurance in Giappone ed è così il primo pilota
inglese a vincere a Suzuka. Rea
ha corso insieme al compagno
di squadra Kosuke Akiyoshi
(Okada ha fatto la riserva) nel
team FCC TS. Seconda un’altra
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Honda, quella del team TOHO Racing guidata da Yamaguchi, Takahashi e Teshima. Il monopolio Honda è stato interrotto dalla Yamaha R1 del team Yamaha France condotta dai bravi Checa (non
Carlos, ma il fratello David!) e Foray. Uno dei team che puntava
alla vittoria, lo Yoshimura Suzuki, è stato costretto al ritiro da problemi meccanici, escludendo così dal podio i forti Camier, Aoki e
Water. In classifica non sono mancate le moto europee, come la
BMW S 1000 RR del Team Motorrad 39 che ha portato piloti Teramoto, Sakai e Yagi all’ottavo posto. Si è ben comportata anche la
debuttante Ducati 1199 Panigale di Sugai e Takeishi, che ha chiuso
al dodicesimo posto una delle gare di endurance più impegnative
del mondo.
Collaboratori
Nico Cereghini
Giovanni Zamagni
Carlo Baldi
Massimo Zanzani
Lorenzo Boldrini
Enrico De Vita
Ottorino Piccinato
Antonio Privitera
Antonio Gola
Alfonso Rago
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