Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 159 01 Luglio 2014 77 Pagine MotoGP Assen Ottava vittoria per Marquez, Dovizioso è secondo Articoli e pagelle Periodico elettronico di informazione motociclistica Novità Vespa GTS SuperSport e Touring Husqvarna Cross e Enduro 2015 Scarica l’APP del Magazine Nico Cereghini Assen ha fatto storia L’edizione del 1979 fu epica per qualche milione di italiani | prova enduro | KTM 2015 gamma Enduro da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: Ariel Ace 1200 | M. Clarke Storia delle Honda CB 500, 350 e 400 Four | MOTOGP: Lorenzo i perché di una crisi Iannone Marquez è un gran pilota, ma è anche fortunato | MX: Villopoto La MXGP? Vedremo più avanti KTM EXC Enduro 2015 PREGI Agilità ed erogazione potenza DIFETTI Motori 4T lenti nel salire di giri Prezzo da 7.529 € Prova enduro Esame estremo superato Abbiamo provato la gamma KTM 2015 enduro in Romania, a Sibiu, dove si svolge la gara di enduro estremo più tosta, il Romaniacs. Per scoprire che fango e difficoltà varie enfatizzano le doti già indiscusse delle enduro austriache di Aimone Dal Pozzo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Product Manager Off Road, ci svela il segreto che sta dietro questo risultato: «Elemento essenziale di questo sviluppo è l’età media dei dipendenti dell’azienda che è di 35 anni e del forte legame tra il lavoro e la passione di tutti i lavoratori, dal manager all’autista. KTM inoltre dedica un’enorme attenzione alla ricerca e sviluppo, che è sempre in evoluzione, tanto che siamo in cerca di ulteriori 15 ingegneri da integrare nel team di lavoro». La realizzazione di prodotti sempre più performanti e prestazionali ha permesso a KTM di incrementare a dismisura le proprie quote di mercato in un decennio nel quale cala invece la domanda e, la solidità della qualità, viene costantemente confermata con le vittorie sul campo dai piloti che corrono con moto che sono al 90% ricavate dalla linea di serie. Media Le novità della gamma 2015 Tanti piccoli accorgimenti di novità, ma non ci sono rivoluzioni. Il reparto R&D confida di essere focalizzato sullo sviluppo dei modelli dei S iamo nella zona del “Romaniacs”, qualche settimana prima del grande evento conosciuto in tutto il mondo. Già si respira l’aria della gara, fremono i preparativi e soprattutto qui, le moto sono ancora amate in quanto oltre che strumenti di business per tutti, affascinano ed ammaliano. KTM l’ha pensata bene e per la presentazione internazionale della nuova gamma enduro della stagione 2015, ha scelto questo luogo unico e insostituibile. Da anni protagonista delle competizioni estreme, KTM vuole che siano gli stessi giornalisti tester a guidare queste moto nel loro habitat naturale. La marca austriaca è sempre alla ricerca del miglioramento e si propone nuovamente con prodotti d’avanguardia senza mai 4 Prove prossimi anni ed in particolare sull’esigenza di individuare gli strumenti per fare fronte alle normative imposte dall’Euro 4 che renderanno la vita difficile soprattutto agli enduristi. Elemento base resta la semplicità e la facilità di utilizzo. KTM rimane fedele al consolidato telaio a struttura tradizionale in acciaio, comune a tutta la gamma off-road e compatibile con tutte le esigenze specifiche (serbatoi grandi enduro e piccoli cross), così come al sistema di sospensione posteriore PDS, meno costoso, meno delicato e più efficace per l’enduro sotto molti punti di vista. Lo stesso Antoine Meo, conferma che: «Non vorrei mai guidare una KTM da enduro con il link». Nel comparto sospensioni, sempre di produzione WP, sono stati modificati i paraoli per garantirne una maggiore durata mentre non sono state toccate le piastre (per una volta Bernhard Plazotta, Manager Offroad Department, non ha giocato con l’offset). Come variazioni alla componentistica, troviamo un nuovo manubrio della Neken (è il produttore dei manubri per Renthal) in una bella perdere l’impulso iniziale di decenni fa, mantenendo inalterato lo spirito di fondo dell’azienda: costruire prodotti in grado di trasferire la passione ai propri clienti. Le moto arancioni diventano il mezzo con il quale ci si migliora e si sfidano i propri limiti, vivendo così momenti che rimarranno nella nostra storia di vita di ognuno. Dal 1953, non ha fatto altro che crescere, partendo da piccoli motori due tempi come strumenti di trasporto, per poi sviluppare prodotti specifici per le competizioni, fino al brutto arresto dovuto a problemi finanziari nel 1991. La gestione da parte di Pierer ha poi ribaltato le sorti dell’azienda che nel 2013 conferma un record nelle vendite di ben 123.859 moto con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente e confermandosi così il maggiore costruttore europeo. Joachim Sauer, 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Come vanno (in Romania ce ne sono veramente tante!) soffre un po’ il peso sull’avantreno derivante in parte dal freno motore e in parte da un mono leggermente puntato (le moto del test avevano poco neutro/sag a mio avviso), ma facilmente rimediabile con un filo di gas. Il nuovo rapporto della sesta marcia permette di viaggiare meno impiccati, in particolar modo nei tratti di allungo a velocità sostenute. EXC 250F Le prestazioni in ordine di marcia ricalcano quanto confermato per la gamma 2014, ovvero una grande progressione che parte dai bassi per arrivare a girare in altro quasi come se non avessero una fine. Unica differenza che ho potuto constatare è una piccola variazione nella fase centrale della schiena di erogazione. Mentre per la prima parte di apertura del gas sono millimetriche e progressive da matti, le 2015 tendono a essere leggermente più sornione a prendere i giri Appena ci monti in sella ti senti subito a casa. Dalle piccole cose percepisci che c’è la massima attenzione per ogni minimo dettaglio. I comandi sono precisi e millimetrici, la leva del freno posteriore è già alta come vuole la guida moderna (qui c’è sicuro lo zampino di Maestro Everts), il nuovo colore del manubrio dona alla plancia di comando un effetto maggiormente racing e la sella è dura il giusto. finitura anodizzata nera, cambia la strumentazione nel quale ora troviamo integrate tutte le spie (luci, iniezione, eccetera) e varia il materiale plastico dei paramani che ora si piegano e non si rompono. Rimangono invece confermati gli impianti frenanti della Brembo sia all’anteriore che al posteriore, così come la pompa della frizione idraulica che dallo scorso anno è diventata la gemella di quella del freno anteriore. Per i modelli a quattro tempi, in particolare per 350, 450 e 500, è stato sviluppato un nuovo silenziatore con un doppio cono nella parte finale, che riduce ulteriormente il rumore senza intaccare troppo le prestazioni. Dal punto di vista estetico, per la prima volta dopo anni di attesa e desiderio, arriva sulla gamma di serie l’ambitissimo telaio arancio factory, cambiano di nuovo i cerchi che tornano ad essere neri e cambia anche il produttore che diventa Giant (famoso nel mondo delle bici) al posto di Excel. Sempre in termini di colori, vengono modificate le grafiche che ora tendono maggiormente al bianco e rendono le 2015 ancora più slanciate e snelle. 6 Lo sviluppo dei motori Prove Pur essendo la più piccola del gruppo, non soffre certo di complessi di inferiorità. Il tiro è pronto e corposo sin dai bassi regimi e cresce costante fino a raggiungere la potenza massima che sembra non arrivare mai. Lo spunto all’inizio è quanto basta per saltare su dallo scalino in mulattiera, altrettanto per farsi proiettare fuori dalle curve in fettucciato a velocità imbarazzanti. In discesa sulle radici e le pietre bagnate EXC 350F, 450F e 500F Sui motori a due tempi è stato migliorato l’avviamento elettrico che ora è impeccabile e pressoché istantaneo, tanto che viene montata una batteria più piccola in quanto non è più necessario un spunto così rilevante. Sul motore 250 viene adottata un’importante miglioria per quanto riguarda la valvola sullo scarico che ora apre 300 giri più tardi e rende l’erogazione ancora più pulita. Lo stesso Lettenbicher, pilota di riferimento KTM nel contesto enduro extreme, ha subito voluto le nuove chicche introdotte sulla produzione di serie anche sulla sua moto da gara. Ai fini dell’affidabilità viene anche migliorata la tenuta del carter lato accensione che ora garantisce maggiore difesa agli agenti esterni. Sui motori a quattro tempi, il 250 riceve una sesta marcia più allungata, viene confermato per tutta la gamma il sistema DDS per la frizione, ma cambia la campana frizione che diventa più leggera. Vengono sostituiti gli O-ring sulla pompa dell’acqua, anche in questo caso per una maggiore affidabilità e durata nel tempo. 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito dalla metà in su, probabilmente dovuto al nuovo silenziatore. Nulla di preoccupante in quanto, una semplice mappatura può sistemare velocemente questa differenza. In termini di peso il 450 è più impegnativo soprattutto quando si inizia ad arrampicare nel brutto, di contro c’è da dire che la corposità della coppia è tale che con un colpo di gas arrivi dappertutto e, solo se fai qualche errore di calcolo ti tocca poi spingere. EXC 125, 200, 250 e 300 La gamma a due tempi rimane di impostazione tradizionale anche per il 2015. KTM posticipa ulteriormente il progetto dell’iniezione diretta sui motori a due tempi e lo andrà ad implementare solo quando sarà necessario per l’omologazione Euro 4. Per ora, piccoli aggiustamenti ed un grande lavoro di messa a punto della 8 Periodico elettronico di informazione motociclistica carburazione rendono queste moto ancora più precise e sfruttabili, tanto che, per conto mio, stanno diventando molto simili come erogazione ai quattro tempi, con l’enorme vantaggio del peso ridotto. In Romania, per esempio, le due tempi erano di gran lunga più performanti e efficaci in quelle condizioni estreme piuttosto che le quattro tempi. La 250, rispetto alle sorelle, riceve qualche aggiornamento in più, in particolare hanno lavorato sui tempi di apertura della valvola dello scarico, sia elettronicamente che meccanicamente, ed ora si apre 300 giri più tardi, donando ancora più vigore e forza al propulsore ai bassi e medi regimi, fantastico per arrampicarsi tra le pietre e nel fango. La 300 invece, in alcune occasioni ha una coppia talmente corposa che sembra quasi scapparti via da sotto il sedere tanto che, se non la tieni bene tra le gambe e carichi Scarica l’APP del Magazine Prove Lo stesso Lettenbicher, pilota di riferimento KTM nel contesto enduro extreme, ha voluto le nuove chicche introdotte sulla produzione di serie anche sulla sua moto da gara 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove a dovere le pedane, non vai da nessuna parte. Se lo fai però, ti sorprendi degli ostacoli che riesci a superare con grande semplicità. Sixdays Come di consueto, KTM propone in versione Sixdays l’intera gamma enduro, ad eccezione della 200 a due tempi. Per la nuova versione, oltre che una bellissima livrea blu e bianca che richiama i colori dell’Argentina, dove quest’anno si correrà la Sei Giorni, troviamo la forcella WP 4CS (ovvero 4 chamber System e che riporta i registri di compressione e ritorno in alto, uno per stelo), le piastre color arancio ricavate dal pieno, e numerose diavolerie del catalogo Powerparts 10 11 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove (protezioni disco, perni ruota, piastra paramotore ecc..) che la impreziosiscono e la rendono pronta per qualsiasi situazione. KTM è in continua e costante evoluzione e la nuova gamma enduro ne è una conferma. I prodotti vincenti dello scorso anno vengono aggiornati grazie ai feedback dei team ufficiali e dalla ricerca e sviluppo interna, al fine di proporre un prodotto tanto efficace quanto efficiente. I modelli 2015 sono già disponibili presso tutti le concessionarie KTM ai seguenti prezzi: 125 EXC 7.529 euro, 200 EXC 7.039 euro, 250 EXC-E 8.446 euro, 300 EXCE 8.751 euro, 250 EXC-F 9.159 euro, 350 EXC 9.464 euro, 450 EXC 9.770 euro, 500 EXC 9.973 euro. 12 13 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Vespa GTS in arrivo due versioni speciali: SuperSport e Touring Arrivano due versioni speciali della nuova Vespa GTS: la Touring, allestita con portapacchi anteriore e posteriore e la GTS SuperSport, la più aggressiva e sportiva in gamma L a nuova Vespa GTS SuperSport Sulla base della nuova Vespa GTS Super nasce la versione SuperSport, la Vespa più aggressiva di tutta la grande famiglia Vespa. La sua estrazione sportiva è resa evidente dall’esclusiva verniciatura nero opaco e da alcuni particolari come la sella dalle inedite cuciture, caratterizzata dalla rifinitura a filo 14 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Touring si caratterizza per l’evocativo parabrezza che ne migliora la protettività, per il portapacchi anteriore che insieme a quello posteriore e alla aumentata capienza del vano sottosella, garantiscono una discreta capacità di carico. Anche la Touring propone un logo dedicato posizionato sul controscudo oltre a una variante cromatica esclusiva, l’elegante marrone Crete Senesi, che ben si abbina alla sella dallo stesso colore. L’evoluzione dello stile arancione. Dello stesso acceso colore sono anche le inconfondibili grafiche sulle fiancate laterali del corpo, come sempre costruito in acciaio, il logo applicato sul controscudo e la lettera “S” che capeggia sullo scudo anteriore. La nuova Vespa GTS Touring Sulla base tecnica della nuova Vespa GTS nasce invece la versione Touring. La nuova Vespa GTS Tutte le versioni della Vespa a scocca grande hanno ora un nuovo e più ampio vano sottosella, una seduta più comoda e una strumentazione di ultima generazione completamente nuova dalla retroilluminazione blu per la GTS Touring e rossa per la GTS SuperSport. Di serie sui nuovi modelli è presente la porta USB, collocata all’interno del cassetto nel retroscudo, mentre gli indicatori di direzione News anteriori contengono una serie di LED che fungono da luci di posizione diurne. Un passo avanti per tecnologia Il Gruppo Piaggio ha introdotto sugli scooter l’ASR, il controllo della trazione elettronico, una volta disponibile solo sulle migliori motociclette, che impedisce il pattinamento della ruota posteriore. Il pacchetto di controlli elettronici per la sicurezza è completato dal sistema antibloccaggio in frenata ABS. Entrambi rientrano nell’equipaggiamento di serie di Vespa GTS Touring e GTS SuperSport. La dotazione tecnica prevede inoltre l’adozione della nuova sospensione anteriore ESS; la nuova gamma Vespa GTS adotta un sistema completamente ridisegnato in grado di dimezzare gli attriti di scorrimento. L’ammortizzatore è ora fissato al supporto in alluminio che lo collega alla ruota tramite un perno d’incernieramento mentre in precedenza era fissato con due viti. Per la prima volta è disponibile su tutta 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb la nuova gamma Vespa GTS il sofisticato Vespa Multimedia Platform che consente di connettere lo smartphone al sistema elettronico di bordo trasformandolo in uno strumento dalle molteplici funzioni, un vero e sofisticato computer in grado di visualizzare simultaneamente informazioni come tachimetro, contagiri, ma anche potenza e coppia del motore istantaneamente erogate, accelerazione longitudinale, consumo di carburante istantaneo e medio, velocità media e voltaggio batteria e molto altro ancora. Dallo smartphone collegato al Vespa Multimedia Platform è inoltre possibile visualizzare mappe e percorsi e individuare, per esempio, distributori di benzina e punti di assistenza. La funzione di controllo dello stato dei pneumatici sfrutta in maniera sinergica i sensori di 16 veicolo e dello smartphone per monitorare l’usura e il gonfiaggio dei pneumatici, avvertendo immediatamente l’utente prima del verificarsi di situazioni potenzialmente critiche; la funzione di analisi generale consente di verificare lo stato del veicolo. I motori Vespa GTS Touring e Vespa GTS SuperSport sono disponibili con motorizzazione di 300 cc, monocilindrico a 4 tempi, 4 valvole, raffreddato a liquido, a iniezione elettronica, capace di erogare una potenza massima di 22 CV a 7.500 giri e una coppia massima di 22,3 Nm a soli 5.000 giri. Vespa GTS SuperSport è disponibile anche con motore di 125 cc, propulsore a iniezione elettronica, a 4 tempi e distribuzione a 4 valvole. 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica 450, per finire con il TC 85 minicross tutto è stato evoluto. Un importante cambiamento è l’adozione di una nuova forcella WP 4CS con una smorzamento studiato specificamente per il cross. Da rilevare anche la corsa utile del mono posteriore aumentata di 4 mm, la rivista geometria del link e il perno ruota anteriore passato al diametro di 22 mm. Le FC 250 e FC 350 beneficiano pure di una nuova campana frizione e relative molle, mentre la TC 85 ha ricevuto un forcellone più leggero. E le novità della gamma enduro 2015 La gamma offre la doppia offerta di motori a 2 tempi e a 4 tempi in ogni categoria. Dalla leggera e maneggevole TE 125 alla potente FE 501 ci Husqvarna Cross e Enduro 2015 ecco le novità News sono sette modelli per soddisfare le esigenze del pilota come dell’appassionato. Su tutta la gamma dei modelli enduro ci sono un nuovo faro e il parafango anteriore con triplo attacco per facilitare il montaggio. Tutti i modelli beneficiano della forcella WP 4CS a cartuccia sigillata. La gamma a due tempi vede una migliorata erogazione della potenza, mentre i modelli TE 250 e TE 300 ricevono una batteria da 3Ah più efficiente e leggera. Nuova frizione anche per le FE 250 e FE 350, mentre la FE 250 ha una sesta marcia più lunga per una migliore capacità di allungo velocistico. L’intera gamma Husqvarna 2015 è disponibile presso i rivenditori Husqvarna a partire da luglio 2014. Media Svelata la nuova gamma Husqvarna dedicata a motocross ed enduro. Molti aggiornamenti, nessun cambiamento radicale, per l’intera serie off-road che va in vendita a luglio L a creazione di Husqvarna Motorcycles GmbH, avvenuta nell’ottobre del 2013, ha visto il quasi contemporaneo lancio della gamma dei nuovi modelli da fuoristrada che hanno rivelato la filosofia della nuova era Husqvarna. Il marchio nato in Svezia, e passato alla proprietà austriaca proprio nel 2013 dopo la parentesi italiana e tedesca, presenta ora la gamma off-road per la stagione 2015. «Quando abbiamo lanciato il nuovo corso di Husqvarna ci siamo impegnati di costruire un futuro luminoso, mantenendoci focalizzati sul 18 ricco patrimonio del marchio e della sua tradizione – annuncia Oliver Göhring, amministratore delegato di Husqvarna, in occasione di questo lancio – A distanza di un anno e con un sacco di novità e aggiornamenti sulla gamma di modelli 2015 stiamo mantenendo la promessa». Le novità della gamma motocross 2015 Molte le novità e gli aggiornamenti per restare ai vertici. Dai modelli a due tempi, come TC 125 e TC 250, ai quattro tempi FC 250, FC 350 e FC 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb Media bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Ariel Ace 1200 di Edoardo Licciardello | La Casa britannica ripropone una moto dopo oltre 50 anni d’assenza. Propulsore Honda, realizzazione sartoriale e prezzo da amatori C ontinua il processo di resurrezione dei marchi britannici: Ariel torna sul mercato motociclistico dopo oltre 50 anni. Effettivamente ancora in vita come produttrice automobilistica (con la sportiva estrema Atom, spinta da un propulsore Suzuki Hayabusa), Ariel Motor Company ha presentato il primo prototipo della Ace, una moto che verrà realizzata praticamente su ordinazione in 100/150 esemplari l’anno. Quando Ariel dice “su ordinazione” fa sul serio, perché - parola loro - la Ace verrà allestita in diverse declinazioni, dalla cruiser alla naked fino alla supersportiva carenata, con tanto di importanti differenze in termini di 20 sospensioni, con la possibilità di scegliere fra una forcella o ben meno convenzionali unità a parallelogramma. Ma il cliente potrà chiedere diverse soluzioni per altezza sella, serbatoio, manubrio, cerchi, scarichi e quant’altro. Gli unici elementi comuni saranno quindi il telaio, un originale unità in tubi d’alluminio a sezione irregolare, e il propulsore Honda V4 da 1237 cc della Honda VFR1200, capace di 173 cv e 131 Nm. Il prezzo della Ace, ovviamente, varierà notevolmente a seconda della configurazione richiesta. La cifra d’ingresso viene ipotizzata attorno alle ventimila sterline (poco meno di 25.000 euro al cambio attuale). 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Pagine di storia Media La CB 500 Four ha aperto l’era delle medie cilindrate policilindriche a quattro tempi. Massimo Clarke “Storia delle Honda CB 500, 350 e 400 Four” Per anni autentiche regine delle medie cilindrate, queste Honda a quattro cilindri erano versatili, robuste e divertenti. E poi erano frutto di una tecnologia raffinata e innovativa D Il quadricilindrico in linea della 500 aveva la distribuzione monoalbero con comando a catena collocata centralmente opo il grande successo della CB 750 Four, probabilmente nessuno si aspettava che la Honda avrebbe realizzato delle quadricilindriche di minore cilindrata, anche perché produceva già degli apprezzati modelli bicilindrici di 350 e 450 cc. E invece l’apparizione della CB 500 Four nella primavera del 1971 è stata una autentica sorpresa, che ha davvero aperto una nuova pagina nella storia del motociclismo, quella delle “medie” a quattro tempi con più di due cilindri. L’inedita CB 500 Four Dal punto di vista tecnico la nuova media di casa Honda non era una versione in scala ridotta 22 della 750, con la quale condivideva in fin dei conti solo il numero e la disposizione dei cilindri, oltre alla distribuzione monoalbero con comando a catena, ma era frutto di un progetto completamente nuovo. Perfino il sistema di lubrificazione era diverso; passava infatti da quello a carter secco del modello di maggiore cilindrata a uno più semplice, a carter umido. Altre differenze a livello di scelte tecniche di base saltavano subito all’occhio. Il motore della 750 era a corsa lunga, mentre quello della 500 era un superquadro. Per quanto riguarda la distribuzione, erano stati aboliti i due castelli, fissati superiormente alla testa, che supportavano l’albero a camme e nei quali erano inseriti gli assi dei bilancieri; questi ultimi 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Pagine di storia La 500 Four non era una versione in scala ridotta della 750, con la quale condivideva solo il numero e la disposizione dei cilindri, oltre alla distribuzione monoalbero con comando a catena, ma era frutto di un progetto completamente nuovo ora erano installati nel coperchio della testa stessa (e i supporti dell’albero a camme erano ricavati per metà nella testa e per metà nel coperchio). Il risultato era una maggiore compattezza e una migliore razionalità costruttiva, con un inferiore numero di componenti e di lavorazioni. Completamente diversa, poi era la trasmissione primaria, che in questo caso era di tipo “misto”, realizzata cioè con uno schema al quale la Honda è rimasta fedele a lungo, anche per altri modelli apparsi successivamente. Dal centro dell’albero a gomiti partiva una catena silenziosa, e questa era una interessante novità per il settore motociclistico. Benché in campo auto fossero ben note da tempo e avessero avuto significativi impieghi (soprattutto negli USA) già assai prima della seconda guerra mondiale, sui veicoli a due ruote gli organi di trasmissione di questo tipo non si erano diffusi. Questa catena dentata (nettamente più robusta di una a rulli, a parità di larghezza) trascinava in rotazione un albero ausiliario, che a sua volta trasmetteva il moto alla campana della frizione per mezzo di una coppia di ingranaggi, oltre ad assicurare il collegamento con il motorino di avviamento e ad azionare la pompa dell’olio. L’albero a camme veniva comandato da 24 una catena a rulli collocata centralmente, sulla quale agivano un pattino antisbattimento e un tenditore a lamina, del tipo semiautomatico. Periodicamente occorreva allentare il dado di bloccaggio della vite di registro; una molla calibrata provvedeva quindi a fare assumere alla lamina tenditrice la corretta curvatura e pertanto ad impartire alla catena la giusta tensione. Tenendo ferma la vite (collocata nella parte posteriore del blocco cilindri) si serrava nuovamente il dado e l’operazione era conclusa. I perni dell’albero a camme poggiavano direttamente sull’alluminio della testa e del coperchio, e la cosa stupì molti appassionati dell’epoca. Eppure questa soluzione, senza cuscinetti volventi e senza bronzine, veniva impiegata da anni in motori automobilistici come i bialbero delle Alfa Romeo Giulietta e Giulia… L’angolo tra le due valvole di ogni cilindro (quella di aspirazione era da 27,5 mm e quella di scarico da 23 mm) era leggermente inferiore a quello impiegato sulla CB 750; da 58° si passava infatti a 56°. L’alesaggio di 56 mm era abbinato a una corsa di 50,6 mm. Il blocco cilindri era dotato di canne in ghisa installate con interferenza. L’albero a gomiti in acciaio forgiato poggiava su cinque supporti di banco e lavorava La CB 350 Four era una moto di impostazione decisamente turistica interamente su bronzine. Per questo quadricilindrico, che veniva alimentato da una batteria di quattro carburatori Keihin da 22 mm e aveva un rapporto di compressione di 9:1, la casa dichiarava una potenza massima di 50 cavalli a 9000 giri. La CB 500 Four, grazie alla modernità e alla robustezza del suo motore, si prestava molto bene anche alle elaborazioni. Per diversi anni è stata grande protagonista delle gare per le derivate di serie. In Italia vanno ricordate quelle ottimamente preparate dalla Samoto e dalla scuderia Ianniccheri di Roma e dagli appassionati concessionari Carpeggiani di Forlì e Segale di Vigevano. Arriva la 350 Four Nella primavera del 1972 ha fatto la sua comparsa la CB 350 Four, con motore dotato di una architettura molto simile a quella della 500. Vi erano però alcune differenze significative. Tanto per cominciare questo quadricilindrico era a corsa lunga; in secondo luogo il cambio era nettamente diverso. Le forcelle di innesto delle marce infatti non erano montate direttamente sul tamburo selettore, come nella 500, ma su un asse parallelo ad esso. Inoltre l’angolo tra le valvole aveva subito una leggera riduzione, passando da 56° a 54°, valore davvero contenuto, per 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Pagine di storia aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb La 350 è stata sostituita dalla più sportiva CB 400 Four un motore dell’epoca. Il tenditore della catena di distribuzione era sempre del tipo sul quale si doveva intervenire periodicamente per liberare una vite di bloccaggio e consentirgli di disporsi in una nuova posizione (all’ottenimento della corretta tensione provvedeva anche in questo caso una molla calibrata). Il disegno e la disposizione della molla e del registro, ora piazzato anteriormente, erano però diversi. Per il resto venivano riprese le soluzioni e il disegno d’assieme del motore di 500 cc. L’alesaggio era di 47 mm e la corsa di 50 mm. La moto, che secondo i dati forniti dalla casa disponeva di 32 cavalli a 9500 giri, era sicuramente valida e godibile, ma le prestazioni non erano granché e l’impostazione complessiva era di stampo anche troppo turistico. Occorreva qualcosa di più sportiveggiante. 26 E’ il turno della 400 Four, a sei marce È stata così realizzata la CB 400 Four, presentata verso la fine del 1974, che utilizzava una versione riveduta del quadricilindrico della 350, con cambio a sei marce, alesaggio portato a 51 mm e una potenza dichiarata di 37 cavalli a 8500 giri. L’estetica era molto differente, e di certo più aggressiva, anche se forse non più bella; ad accentuare il carattere più sportivo contribuiva il complesso di scarico del tipo quattro-in-uno. Questo modello agile e guizzante ha avuto una ottima accoglienza da parte del mercato e ha rapidamente raggiunto una grande diffusione. Anche la CB 400 Four ha trovato impiego, maggiorata a 500, nelle gare per le derivate di serie (le preparavano in particolare la Samoto e la Sezione longitudinale del motore della CB 650, ultima evoluzione del quattro cilindri monoalbero della 500 Sidam, entrambe concessionarie a Roma negli anni Settanta). La meno diffusa CB 550 Four Dalla CB 500 Four è stata derivata la meno fortunata CB 550 Four, rimasta in listino fino al 1979. Il motore era identico, eccezion fatta per l’alesaggio, che era stato portato a 58,5 mm. La potenza era di 50 CV a 8500 giri/min. Il canto del cigno di questa gloriosa famiglia di motori si è avuto con la CB 650, apparsa nel 1979, quando oramai a dominare la scena erano i modelli con motore bialbero. Il suo quadricilindrico era in pratica quello della CB 500 con diverse misure di alesaggio e corsa (passavano a 59,8 x 55,8 mm) più alcune modifiche di dettaglio. La potenza veniva indicata in 63 cv a 9000 giri. 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica USA Dimmi da dove vieni e ti dirò che moto hai di Pietro Ambrosioni | Negli USA il concetto di “moto” è estremamente stratificato e filtrato dalla etnia e cultura di chi ti sta davanti. Spesso anche i meno informati, quando si parla di moto, se ne escono con frasi del tipo “Ma tu sei italiano per cui hai una Ducati” H o appena finito di fotografare una piccola collezione di abbigliamento moda nel mio studio di Atlanta. Come sempre in queste occasioni ci sono molte persone coinvolte: modella, modello, art director, stilista, truccatrice, parrucchiera, fidanzato geloso della modella e via dicendo. E ovviamente nella fase interminabile di trucco/ capelli (che può durare anche due o tre ore) si finisce a parlare un po’ di tutto. Io in studio ho una montagna di roba legata al mondo delle moto e quindi qualcuno, prima o poi nota un casco, un paio di stivali o una foto appesa al muro e fa la 28 Scarica l’APP del Magazine hanno bisogno di una nuova foto per il loro profilo di Linkedin oppure infermiere o studentesse che vogliono di un ritratto da usare sul loro badge stagionale (alle controparti maschili invece in genere non gliene importa nulla...). E con tutti immancabilmente finisco anche solo brevemente a parlare di moto. La cosa interessante è che il professionista generalmente mi chiede se abbia una BMW, il giovane asiatico si aspetta che io guidi una supersportiva, l’hipster vede solo cafe racers mentre il bianco di mezza età o il “redneck” pensano ad una Harley. Poi ci sono i neri, che sempre più si sono spostati sulle supersportive dalle customizzazioni estreme, perlopiù dei veri e propri dragster di derivazione Hayabusa o Kawasaki ZX14. Sono generosamente agghindate da un notevole “strato” di quello che essi stessi definiscono “swag” e altri chiamano “bling”: luci colorate dappertutto, scarichi da 3000 db, carenature aerografate, forcelloni allungati, ruote cromate e larghe al punto che la moto resta quasi in piedi da sola. L’etnia che sembra ancora poco interessata alle moto è quella di ceppo Latino/Ispanico. In California ce ne sono molti sulle supersportive, mentre in Florida ho visto diversi gruppi in sella ai dragster di cui sopra. Ma da altre parti negli USA non ne ho On the road notati moltissimi. Quello che mi sorprende è che spesso anche i meno informati, quando si parla di moto, se ne escono con frasi del tipo “Ma tu sei italiano per cui probabilmente hai una Ducati”. Un bel tributo ad una marca che fino a pochi anni fa era l’oggetto del desiderio di una ristretta nicchia di puristi ma che ora ha raggiunto numeri e notorietà eccezionali grazie ad una serie di stagioni entusiasmanti dal punto di vista delle vendite. C’è poi il fattore “Hollywood” che sicuramente ha aiutato molto (e qui faccio i miei compimenti alla Casa di Borgo Panigale per le strategie lungimiranti) con scene memorabili in film come il secondo Matrix, Tron, Yes Man con Jim Carrey, Fast & Furious 5, The Italian Job, Blade II, Knight & Day con Tom Criuse e Cameron Diaz, Inception, il secondo Wall Street, Transformers e The Expendables con Stallone e credo ci fosse una Hypermotard modificata in un qualche Terminator (non me ne vengono in mente altri ma sono certo che ce ne siano un bel po’ di più). Non tutto è rose e fiori, però. Ho scoperto infatti che c’è una vasta zona “buia”, dove l’ignoranza regna ancora sovrana: quasi nessuno sa cosa sia uno scooter, ma personalmente non credo sia un male. fatidica domanda “Do you ride?”. Qui inizia il bello perché negli USA ho notato da ormai diversi anni che il concetto di “moto” è estremamente stratificato e filtrato dalla etnia e cultura di chi ti sta davanti. Quando ancora ero in California tutti sapevano a prima vista che “quelli” erano stivali da motocross e dunque io guidavo una dirt bike. Qui ad Atlanta, e nel Sud in generale, il discorso è diverso. E sinceramente anche molto interessante. Il mio lavoro di fotografo mi porta in contatto con moltissime persone di ogni estrazione sociale ed etnia. Modelle ed attori che devono rinnovare il loro book, professionisti che 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Nico Cereghini Assen ha fatto storia La MotoGP si è corsa in Olanda. E mi torna in mente l’edizione del 1979 del Dutch TT che fu epica per qualche milione di italiani e soprattutto per me: Ferrari contro Sheene, la prima della RAI, una RT BMW. E niente telefonini Media C iao a tutti! Sabato si è corso ad Assen, e anche se la pista è molto cambiata quel posto è pieno di storia. Pensate che il campionato mondiale non ha mai mancato una stagione dal ‘49, e mi piace ricordare che gli italiani furono subito protagonisti: il 9 luglio 1949 Nello Pagani fece la doppietta, 125 con la Mondial e 500 con la Gilera. Io compivo un anno, manco camminavo, eppure ho 30 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica avuto la fortuna di correre anche con lui. Grande Nello, uno che a sessant’anni compiuti si divertiva a fare le 500 km con la Laverda 750… Di Assen voglio ricordare l’edizione 1979: quella è stata la prima corsa del motociclismo moderno. Kenny Robert fece la pole ma poi in gara ebbe dei problemi tecnici con la sua Yamaha Good Year. I grandi protagonisti furono Ferrari e Sheene. Fu una battaglia durissima tra i due piloti Suzuki, con sorpassi e controsorpassi fino all’ultima curva; e benché il pilota di Gallina avesse la mano del gas dolorante per una frattura precedente, fu proprio Virginio a spuntarla su Barry, e per soli dieci centesimi di secondo. Che gara! Era una giornata di sole, io mi godevo lo spettacolo a bordo pista, alla Strubben, il tornante destrorso da prima dove succedeva tutto. Eugenio Lazzarini aveva appena vinto la 50 e Graziano Rossi la 250, corsi come un pazzo verso il traguardo della 500 per vedere l’arrivo in volata. Fu una visione confusa e da lontano, ed ero sul rettilineo d’arrivo, duecento metri oltre la bandiera a scacchi, quando Ferrari piantò una gran frenata perché non aveva benzina a sufficienza per gli otto chilometri del giro d’onore. Si arrestò da me. “Chi ha vinto?” gli chiesi. “Ho vinto io!” mi urlò Virginio in faccia, ed era così felice ed esaltato che scese di sella e via, si mise a correre verso il box lasciandomi la RG tra le mani. Metallo rovente, odore di gomme e frizione bruciate. La moto che vince è sempre speciale. Ero ancora lì, seduto in sella e probabilmente con un sorriso fisso in mezzo alla faccia, quando arrivò trafelato Mario Donnarumma, uno dei meccanici del team, a riprendersi la più bella moto del mondo. E dico che fu la prima gara del motociclismo moderno perché proprio quel giorno, 23 giugno 1979, la televisione italiana trasmetteva per la prima volta la diretta di una prova mondiale disputata fuori dall’Italia. Merito della tenacia di Federico Urban. Quella volta ero partito da Milano in moto, con la prima BMW boxer RT. Avevo litigato con una fidanzata e allora via, le “moto valigie” preparate in tutta fretta, tenda e sacco a pelo legati sul portapacchi, a sciropparmi 1.120 chilometri dal mattino alla sera. Mica lo sapevo che avrei vissuto un fine settimana immerso nella storia: la prima moto prodotta della fortunatissima serie RT, la prima gara del motociclismo moderno, l’epica Editoriale vittoria di Virginio Ferrari che quell’anno fu vice-campione del mondo, la sua moto sotto il mio sedere. Questa la dico per i ragazzi moderni: avessi avuto la passione per lo Smartphone, invece di quella per la moto, avrei passato un fine settimana di lunghissime telefonate angoscianti con la ex. Di Assen voglio ricordare l’edizione 1979: quella è stata la prima corsa del motociclismo moderno 31 SPECIALE motogp gp d’Olanda 32 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito marc Marquez vince un rocambolesco GP di Assen di Giovanni Zamagni | Ottava vittoria consecutiva per Marquez, davanti a un grandissimo Dovizioso con Pedrosa terzo. Quinto Rossi, partito dalla corsia dei box, sesto Andrea Iannone, solo 13esimo Jorge Lorenzo O ttava vittoria consecutiva per Marc Marquez, davanti a un grandissimo Andrea Dovizioso con Dani Pedrosa terzo. Quinto Valentino Rossi, partito dalla corsia dei box, sesto Andrea Iannone, solo 13esimo Jorge Lorenzo. L’unica certezza della vigilia è stata rispettata: il meteo avrebbe avuto un ruolo primario. Così è stato, perché quando i piloti erano già tutti schierati, è iniziato a piovere e la partenza è stata ritardata. Alcuni piloti sono rientrati ai box, altri sono rimasti sullo schieramento, per il solito delirio regolamentare: 34 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica quando succede qualcosa di anomalo, le regole non sono mai precise. Quando si è potuto ripartire, i piloti hanno avuto due giri a disposizione prima di tornare sullo schieramento, con Valentino Rossi che ha azzardato la scelta delle slick, mentre tutti i sui rivali hanno optato tutti per le rain. Una decisione che non ha pagato, perché nel giro di ricognizione, con la pista in gran parte umida è ricominciato a gocciolare e, a quel punto, Rossi è stato costretto a rientrare subito ai box, saltare sulla seconda moto con le “rain” e partire però dalla corsia dei box. CHI LO FERMA PIU’? I primi giri, naturalmente, sono stati a dir poco confusi, con Marquez e Dovizioso i più bravi a prendere confidenza con il tracciato e le gomme da bagnato. A quel punto, però, ha smesso di piovere, la pista si è asciugata e al sesto giro quasi tutti i piloti sono rientrati ai box per il cambio moto e ripartire con le gomme da asciutto. Solo Jorge Lorenzo ha ritardato il rientro di un giro: altra scelta in Casa Yamaha che non ha pagato. Stabilizzatesi le posizioni, al settimo giro Marquez è finito lungo e Dovizioso ha preso il comando con un vantaggio di 4”014 sul rivale. Con il passare dei giri, però, Marc è andato sempre più forte, fino a portarsi in scia al pilota della Ducati, superato all’ingresso dell’ultima chicane al 16esimo giro. Game over, con Marquez che ha tagliato il traguardo in solitaria, simulando anche un nuotatore sulla sua RC213V. «E’ stata una gara incredibile: in questa situazione non sai mai bene quello che devi fare. Comunque mi sono trovato subito bene con l’acqua, mentre con le MotoGP slick ho faticato un po’ a prendere il ritmo, ma poi tutto è andato a posto». UN DOVIZIOSO DA APPLAUSI Alle sue spalle, questa volta, non c’è né un’altra Honda né una Yamaha, ma una Ducati, quella di un Andrea Dovizioso da applausi. «Siamo andati bene anche sull’asciutto, come si è visto dal settimo giro in poi e il Dovi è stato fantastico: era impossibile fare meglio di quello che ha fatto» è il riconoscimento, più che meritato, dell’ingegnere Gigi Dall’Igna. Andrea è un pilota forse poco appariscente e spettacolare, ma è tremendamente concreto e appena c’è l’occasione la coglie al volo: dopo il terzo posto di Austin, ecco il secondo di Assen, che valgono un quarto posto nel mondiale, davanti addirittura a un certo Lorenzo. Bravo Dovi: uno così, fa super comodo alla Ducati e farebbe molto comodo anche ad altre Case. «Erano condizioni difficilissime, ma abbiamo fatto le scelte giuste. Marquez era molto carico all’inizio, ma cercava anche di conservare le gomme 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb e io ho fatto lo stesso. Poi, con l’asciutto, sapevo che non avrei potuto resistere, ma è stata una gara perfetta». ROSSI CHE ERRORE. E CHE RIMONTA Al terzo posto Dani Pedrosa, che non ha sbagliato nulla, ma non ha nemmeno entusiasmato più di tanto, riuscendo a “piegare” soltanto a tre quarti di gara la resistenza di Aleix Espargaro, scattato dalla pole position. Espargaro ha cercato di ribattere sorpasso su sorpasso agli attacchi di Dani e soltanto nel finale ha rallentato il ritmo, per un risultato comunque positivo. Alla fine, lo è anche quello di Rossi, autore di un’ottima rimonta, ma la sua prestazione è stata pesantemente condizionata dalla scelta inziale di partire con le slick: se non avesse iniziato a piovere nel giro di ricognizione, molto probabilmente adesso si parlerebbe del successo di Valentino, ma si sa che con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Al sesto posto Andrea Iannone, che è stato a lungo davanti a Rossi. 36 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP andrea Dovizioso “Non è un miracolo, ma qualcosa di speciale sì” di Giovanni Zamagni | Come sempre, Andrea ha sfruttato al massimo la situazione favorevole. “Ho anche sperato di vincere” quasi si rammarica. “Ma non ci aspettavamo un risultato così” S Sorride, ma rimane con i piedi per terra: Andrea Dovizioso sa benissimo che il secondo posto è dovuto alle «circostanze favorevoli», alla capacità di «adattarsi più velocemente di altri a una situazione insidiosa e difficile da interpretare». Ecco perché non si esalta più di tanto, anche se a guardare la classifica c’è solo da applaudire un pilota capace di sfruttare ogni occasione favorevole. Ma Andrea – e la Ducati – hanno altri obiettivi (lottare per il podio tutti i GP, in ogni condizione): per questo l’analisi è pacata come sempre. «Non ci aspettavamo una prestazione così, su una pista per noi particolarmente ostica: non dobbiamo raccontare balle, le condizioni ci hanno aiutato. E’ chiaro, però, che dà soddisfazione, è un qualcosa di positivo per chi a casa continua a lavorare duro senza vedere grandi risultati». Ripercorri il tuo GP d’Olanda «La situazione era difficile, anche perché il colore omogeneo dell’asfalto non aiuta a capire dove era più asciutto e dove più bagnato. All’inizio, io e Marquez siamo stati i più bravi a interpretare il tracciato, ma entrambi non volevamo spingere più di tanto, anche se era possibile farlo, per non consumare troppo le gomme, specie se avesse ripreso a piovere. Poi, dopo due giri, 38 entrambi abbiamo spinto al 100%, mentre l’asfalto si asciugava alla svelta. Ho fatto una buona strategia, cambiando moto al momento giusto (NDA) e quando siamo rientrati con le slick, Marquez ha fatto un errore, perché a sinistra la gomma era veramente fredda. Ho preso un po’ di margine e all’inizio riuscivo anche a controllare il distacco, ma poi sapevo che lui ne aveva molto di più. Direi che la mia è stata una gara perfetta». Se non avesse piovuto tra il 12esimo e il 13esimo giro, ce l’avresti fatta? «Non so, è difficile da dire, perché Marquez sull’asciutto ne aveva molto più di me. E’ vero, però, che stando davanti (Andrea in quel momento era primo, NDA) fai più fatica a capire dove è veramente bagnato, non puoi fidarti di spingere al 100%, non me la sono sentita di prendermi troppi rischi e chi è dietro è avvantaggiato. Diciamo che forse non ce l’avrei fatta ugualmente, ma per lui sarebbe stato un po’ più complicato, mi avrebbe preso più avanti: insomma, una piccola speranza di farcela ce l’avevo. Sinceramente ci ho anche sperato, quando vedevo che il mio vantaggio rimaneva costante attorno ai 3”6: poi, purtroppo, è piovuto un po’ e non c’è stato più niente da fare». 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP E’ la conferma che in queste condizioni insidiose sono veloce, so sfruttare al meglio la moto Cosa ha fatto la differenza, cosa ti ha permesso di conquistare questo risultato? «Essere particolarmente attento a capire quali erano le curve asciutte: è veramente complicato riuscirci su questo tracciato. Su Marquez recuperavo dove era asciutto ed è lì che abbiamo preso margine sugli altri. Quando è stato il momento di rientrare, ho rischiato di cadere due, tre volte, perché l’anteriore ormai era finito: lui ha cambiato gomme e l’ho fatto anch’io». E’ vero che le condizioni ti hanno aiutato, ma è anche vero che hai fatto 21 giri sull’asciutto, arrivando davanti a Pedrosa. «E’ la conferma che in queste condizioni insidiose sono veloce, so sfruttare al meglio la moto». Sei sempre il miglior pilota Ducati al traguardo: quanto ti gasa e quanto rafforza la tua posizione all’interno del team? «E’ importante per tutto, un confronto con altri piloti molto forti con la tua stessa moto: ma non mi gasa, non corro per questo, ma per stare sempre davanti, cosa impossibile adesso in condizioni ideali. Questo mi “rompe”: è giusto essere felice per questo risultato, perché dà animo alle persone che si fanno un bel mazzo, ma non 40 siamo ancora veloci come vorremmo. Non credo che ci sia bisogno di un risultato come questo per rafforzare la mia posizione in Ducati: stiamo lavorando bene, c’è stima reciproca, non devo conquistare nessuno». Dopo otto gare, due podi e quarto nel mondiale: cos’è, un miracolo? «Non voglio parlare di miracolo, ma per certi versi lo è per la velocità che abbiamo noi, per le moto che ci sono, per il livello della MotoGP… Non parliamo di miracolo, ma qualcosa di speciale sì! Ma non ci soddisfa lo stesso, perché andare in pista e prendere mediamente un distacco di un secondo al giro in gara non è bello». Secondo te la scelta di Rossi è stata troppo azzardata? «No, non ha preso una decisione completamente “fuori”: questa è una pista che si asciuga velocemente. Credo che tanti piloti, me compreso, nel giro di ricognizione abbiano pensato di cambiare moto. In questo caso lui sarebbe stato avvantaggiato, ma c’erano delle curve veramente troppo bagnate e allora sono andato in griglia con le rain. E’ stato un rischio grande il suo, ma non certo da stupido». 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP valentino Rossi “Per battere Marquez devi osare” di Giovanni Zamagni | Valentino motiva la sua scelta di montare le slick, mentre gli altri avevano le rain: “In quel momento era la decisione giusta, ma poco prima del via si è rimesso a piovere: è un rischio che ci può stare” A Adesso è facile dire che è stata la decisione sbagliata, che Valentino Rossi non avrebbe dovuto azzardare le “slick”, ma montare le “rain” come avevano fatto tutti gli altri piloti, ma è anche vero che se non fosse iniziato a piovere poco prima del giro di ricognizione, Valentino avrebbe vinto la gara. «E con 40 secondi di vantaggio» sottolinea. Gli è andata male e così bisogna “accontentarsi” di una rimonta dalla 23esima alla quinta posizione. «Gara difficile, condizioni difficili: in questa situazione conta quanta voglia hai di rischiare, un po’ di fortuna con il tempo e la scelta che fai. Quando abbiamo fatto il primo dei due giri di allineamento, sono partito con le rain, ma ho visto che la pista si stava asciugando, così quando sono rientrato ho optato per la seconda moto con le slick: in quel mo42 mento era la decisione giusta, anche se nei primi giri sarebbe stato un po’ rischioso. Purtroppo, quando eravamo sulla griglia, poco prima del via, ha ricominciato a piovere e mi sono trovato con la scelta sbagliata. Non sono subito uscito dallo schieramento, come invece ha fatto Pol Espargaro, che, come me, aveva scelto le gomme da asciutto, perché ancora credevo che le slick mi avrebbero dato un vantaggio, ma nel giro di ricognizione mi sono accorto che non si poteva guidare e a quel punto è stato giusto rientrare ai box e partire dalla “pit lane”. Con l’acqua ero veloce, ho fatto tanti sorpassi, e quando la pista si stava asciugando completamente, ho scelto il momento giusto per il cambio moto (il sesto giro, come la maggior parte dei piloti, NDA) e con le slick ho fatto una buona seconda parte di gara, chiudendo con un onorevole quinto posto. E’ un peccato: con l’asciutto avrei potuto giocarmi il podio ed ero efficace anche con le rain, ma il risultato finale ci penalizza. Può succedere in questa situazione». Con il senno di poi, avresti potuto tenere le slick, visto che dopo sei giri la pista era quasi completamente asciutta? «Ci ho pensato molto in quei cinque giri, ma la realtà è che se avessi mantenuto le slick, sarebbe stato quasi impossibile non cadere. Credo quindi che rientrare subito sia stato il male minore, mentre se avessi subito scelto le rain credo che mi sarei giocato il podio con Pedrosa. Ho fatto un azzardo: se non fosse piovuto avrei vinto con 40 secondi di vantaggio: è un rischio che ci può stare». 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Hai deciso di montare le slick anche perché per battere Marquez devi prendere dei rischi? «In un certo senso sì, devi cercare di fare qualcosa in più e di diverso». Sei stato costretto ad azzardare anche perché partivi solo dalla quarta fila? «Anche questo ha influenzato la decisione. E’ chiaro che in qualifica sono stato un po’ sfortunato (anche lì è iniziato a piovere nel momento sbagliato, NDA), ma io avrei anche dovuto essere più svelto a spingere prima della pioggia. Purtroppo, 44 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP spesso in qualifica faccio troppa fatica rispetto al mio reale potenziale sulla distanza» Oggi Marquez ha vinto perché ha rischiato più degli altri in una situazione difficile? «Marc è molto giovane e ha sempre preso dei rischi nella sua carriera, ma credo che in questo momento vinca perché l’accoppiata pilota/moto è la più veloce in assoluto: così può combattere e imporsi in ogni GP. Lui è intelligente, bravo e il suo obiettivo è probabilmente provare a vincerle tutte: è uno stimolo in più per cercare di batterlo». 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine operato alla spalla destra infortunata in prova, NDA), ma quel ricordo, quel dolore mi ha condizionato, perché un conto è girare con la pista completamente bagnata, un altro è farlo nelle condizioni di oggi, con l’asfalto un po’ umido, un po’ bagnato, un po’ asciutto. La mia gomma era la stessa del vincitore: non cerco scuse, semplicemente non volevo rischiare di cadere, non me la sentivo di spingere più forte». Spunti, considerazioni, domande dopo il GP d’Olanda Nel 2008, dopo una terribile caduta a Barcellona, Lorenzo aveva detto di avere paura e di aver anche pensato di smettere; adesso è la stessa cosa? Non proprio. Lorenzo ha ragione quando afferma: «Allora venivo da cinque cadute consecutive sull’asciutto e dopo Barcellona, per due o tre giorni non ricordavo neppure il mio nome. E’ tutta un’altra storia: oggi si è corso nelle condizioni più difficili in assoluto. Non è il caso di farne un dramma». In “aiuto” di Lorenzo, anche Valentino Rossi: «Oggi era veramente pericoloso, specie all’inizio con le slick: dopo quello che gli era successo nel 2013, posso capire che Lorenzo MotoGP sia stato più guardingo». La prestazione di Jorge sembra comunque confermare un aspetto già sottolineato più volte: i suoi problemi di questa stagione sono prima di tutto psicologici, più che tenici. La scelta di Valentino Rossi di montare le slick mentre tutti gli altri avevano le rain è stata completamente fuori dal mondo? No, perché tutti i piloti hanno ammesso di avere avuto il dubbio di montare le slick come Rossi. Marquez: «L’ho avuto anch’io, quando però ho fatto il giro di allineamento, ho visto che nel T1 e nel T4 la pista era veramente troppo bagnata e ho mantenuto le rain». Marquez, però, è in testa al mondiale e deve anche pensare al titolo, mentre Rossi non ha nulla da perdere: nella sua situazione un simile azzardo ci sta tutto. Giri veloci in gara Marquez 1’34”575, Pedrosa 1’34”692, Smith 1’34”870, Rossi 1’35”001, Dovizioso 1’35”047, Lorenzo 1’35”288, Iannone 1’35”349, Bautista 1’35”379, Espargaro (a) 1’35”513. di Giovanni Zamagni | Qual è stato il momento chiave del GP? Cosa è successo a Jorge Lorenzo? Ha paura di cadere? chi ha fatto i giri più veloci? Q ual è stato il momento chiave del GP? I primi cinque giri, quelli corsi con le “rain” sono stati decisivi. Solo Marc Marquez e Andrea Dovizioso hanno avuto il coraggio, la sensibilità e la capacità di interpretare la pista. Dopo il primo giro, Marquez aveva 0”346 di vantaggio su Dovizioso e 1”204 su Espargaro; al secondo 0”748 su Dovizioso e 2”410 su Espargaro; al terzo 0”843 su Dovizioso e 3”851 su Espargaro; al quarto 0”656 46 su Dovizioso e 5”978 su Espargaro; al quinto 0”591 su Dovizioso e 7”594 su Espargaro. Cosa è successo a Jorge Lorenzo, solo 13esimo al traguardo staccato di 1’04”641? Risponde Lorenzo: «E’ stata totalmente colpa mia. La moto era competitiva in ogni condizione, sia con le “rain” sia con le “slick”, ma io non me la sentivo di spingere al 100%. L’anno scorso, avevo compiuto un’impresa mai fatta prima in MotoGP (aveva corso 24 ore dopo essere stato 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica 7 DANI PEDROSA Ancora una volta, perde la possibilità di giocarsi la vittoria nei primi giri: una volta, al via e a inizio gara era fenomenale, quasi imbattibile. Per la sesta volta in questa stagione – seconda consecutiva – sale sul podio, ma il confronto con il compagno di squadra non è nemmeno proponibile. E’ vero che, probabilmente, non lo sarebbe per nessuno, ma con la sua moto non si può arrivare dietro alla Ducati. Involuto. 9 ALEIX ESPARGARO Pole position – la prima della carriera e la prima di una “Open” – terzo per 17 giri, a ridosso di Pedrosa fin quasi al traguardo: Aleix ha guidato forte e non ha sbagliato nulla, confermandosi in crescita dopo un periodo difficile. Veloce. 6 VALENTINO ROSSI L’azzardo di montare le slick non era una follia assoluta, anzi: non avendo nulla da perdere, ha fatto bene a provarci. Ma in qualifica non Le pagelle del GP d’Olanda MotoGP può fare 12esimo quando ha il passo per salire sul podio: è vero che anche venerdì la pioggia ha avuto un ruolo fondamentale, ma se tutti fanno meglio di te significa che sicuramente hai sbagliato qualcosa. Una volta, quando vinceva a ripetizione, azzeccava tutto, anche le scelte più difficili e rischiose: quello che succede adesso a Marquez. Ma anche nelle difficoltà di Assen ha dimostrato, ancora una volta, di essere velocissimo, inferiore solo a Marquez. Paperino. 7 ANDREA IANNONE Replica il suo miglior risultato in MotoGP (6°) con una gara attenta, senza sbagli in condizioni tutt’altro che semplici. Nel complesso, una buona prestazione. Attento, non solo veloce. 5 ALVARO BAUTISTA Un’altra gara incolore, sempre lontano sia in prova sia in gara: così è dura guadagnarsi la riconferma. Depresso. di Giovanni Zamagni | Nove e mezzo per Marquez, nove a Dovizioso, 7 a Pedrosa, non può arrivare dietro a una Ducati; 6 a Rossi, in qualifica non può fare 12esimo; 7 a Iannone e 4 a Lorenzo, sprofondato 9,5 MARC MARQUEZ Una caduta nel warm up, un errore al settimo giro con le slick gli impediscono di prendere punteggio pieno, ma quello che ha fatto ad Assen è stato ancora una volta straordinario. In particolare in qualifica, quando in una situazione particolarmente caotica e rischiosa, ha conquistato il secondo tempo superando all’esterno, all’interno, sui cordoli e in frenata ben sette avversari. «Mostruoso» per usare un’espressione cara al “team principal” HRC Livio Suppo. In gara, con gli avversari in difficoltà per vari motivi, si è “limitato” a non strafare: sufficiente per conquistare 48 un altro straordinario successo. L’ottava meraviglia. 9 ANDREA DOVIZIOSO Di lui si parla pochissimo – specie dove se ne dovrebbe parlare -, di lui si dice che è poco spettacolare, c’è sempre qualche motivo per puntare l’attenzione su altri, ma alla fine è sempre il Dovi quello che fa la differenza con la Ducati: per sette volte, su otto GP, è stato il miglior pilota al traguardo in sella alla GP14, è già salito due volte sul podio ed è quarto in campionato. Se c’è un’occasione lui è lì, pronto a sfruttarla: ad Assen, nessuno avrebbe fatto meglio. 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Assen Classifica Del Gran Premio 5 BRADLEY SMITH Perfino Erve Poncharal non lo difende più: con queste moto, fatica a emergere. Pos. Pilota Punti 25 1 Marc MARQUEZ 200 2 Andrea DOVIZIOSO 20 2 Valentino ROSSI 128 3 Dani PEDROSA 16 3 Dani PEDROSA 128 4 Aleix ESPARGARO 13 4 Andrea DOVIZIOSO 91 5 Valentino ROSSI 11 5 Jorge LORENZO 81 Andrea IANNONE 10 6 Aleix ESPARGARO 67 Alvaro BAUTISTA 9 7 Pol ESPARGARO 58 8 Bradley SMITH 8 8 Stefan BRADL 56 4 9 Cal CRUTCHLOW 7 9 Andrea IANNONE 51 10 Stefan BRADL 6 10 Bradley SMITH 48 9 4 9 50 Punti Marc MARQUEZ 7 4 JORGE LORENZO E’ sprofondato, travolto da una situazione difficile e dai ricordi della passata stagione, quando un rigagnolo d’acqua l’aveva fatto volare via, con conseguenze molto dolorose. Non ha avuto paura di ammettere di aver avuto… paura e di questo gli va dato atto, ma lo straordinario pilota del 2013 in questo momento non c’è più. Sembra sempre poter tornare protagonista da Pilota 1 6 CAL CRUTCHLOW In qualifica ha avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto (5) e in gara, nei primi cinque giri, ha fatto bene, poi è sprofondato nuovamente. Lontano. STEFAN BRADL E’ caduto nel giro di allineamento del primo schieramento e questo, forse, gli ha tolto sicurezza. Ma, purtroppo, sembra peggiorare, anziché migliorare, più passa il tempo. Pos. un momento all’altro, ma c’è sempre qualcosa che va storto. Aiuto… POL ESPARGARO Anche lui aveva azzardato le slick, cambiate con le rain prima di Rossi: per questo è partito dall’ultimo posto invece che dalla pit lane. Poi, però è caduto ed è stato costretto al ritiro: la MotoGP, in simili condizioni, è una brutta bestia. 5 Classifica Generale HONDA RC213V Gran moto, in ogni condizione. Ma è giusto ricordare, che in sei GP su otto, il secondo al traguardo non era in sella a una Honda… YAMAHA M1 Grazie alle caratteristiche della pista, questa volta non si è vista nessuna differenza – o quasi - con la RC213V. 6 DUCATI GP14 In condizioni “normali” sarebbe finita lontanissima, invece ha conquistato un podio del tutto insperato. Ma il merito è stato soprattutto del pilota. 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP jorge Lorenzo i perché di una crisi profonda di Giovanni Zamagni | La rivalità con Marquez, la ritrovata competitività di Rossi, il motore e le gomme 2014: Jorge soffre un po’ di tutto questo. Ma se analizza la sua straordinaria stagione dell’anno scorso si scopre che… S ulla crisi di Jorge Lorenzo si è detto di tutto: soffre Marc Marquez, non si aspettava la competitività di Valentino Rossi, non digerisce il motore e le gomme 2014 e così via. Tutto vero, probabilmente: nella mancanza di risultati del campione spagnolo c’è un pezzettino di ciascuna di questi ipotesi. C’è però, qualcosa che si fa fatica a spiegare: perché Lorenzo va spesso fortissimo fino alla domenica mattina per poi faticare allo spegnersi del semaforo rosso? E’ successo anche al Montmelò, dove Jorge, nelle FP4 aveva tenuto un passo da paura, tanto che veniva indicato da tutti i piloti come il principale rivale di Marc Marquez. In gara, però, si è visto solo per tre giri e nello spettacolare soprasso all’esterno alla prima curva: perché? Ecco cosa ha risposto Lorenzo a precisa domanda. «Rispetto all’anno scorso non riesco più a prendere un buon vantaggio nei primi giri – come per esempio mi è riuscito al Mugello – e quando sono dietro alle Honda devo chiudere molto di più la traiettoria, non posso esprimermi al meglio. Ma la colpa principale è degli pneumatici 2014». Ma se le gomme non ti piacciono, non riesci a sfruttarle nemmeno in prova, mentre Jorge, come si è visto, è sempre velocissimo nelle FP4, quando molti piloti (lui in particolare) fanno una sorta di simulazione gara. UN SOLO MODO DI CORRERE Se si va a rivedere le gare dell’anno scorso, si 52 scopre però qualcosa di interessante: nel 2013, lo spagnolo ha vinto otto gare e sembrava il pilota più completo in assoluto. Jorge aveva trionfato in Qatar, stando al comando dal primo all’ultimo giro, così come in Italia, in Catalunya, a San Marino, e in Giappone. Quindi, in 5 GP su 8, aveva potuto imporre le sue linee, mentre in Australia, Marquez gli era stato davanti dal 10 all’11esimo giro, prima di venire squalificato, a Silverstone aveva lottato (in particolare all’ultimo giro) con Marquez, che però si era lussato una spalla nel warm up e a Valencia, Lorenzo aveva ceduto il comando al rivale solo per un giro, poi Marc, al quale sarebbe bastato un piazzamento mediocre per conquistare il mondiale, aveva preferito rallentare, lasciando via libera al rivale. Come dire: in quei tre GP, in condizioni “normali”, probabilmente non avrebbe vinto. Insomma, Jorge sembra saper correre in un solo modo, non solo adesso, ma anche l’anno scorso quando era stato protagonista di una stagione eccellente. Adesso che la Honda va fortissimo, il pilota della Yamaha, come ha sottolineato, non riesce più a prendere il largo nei primi giri e appena viene superato va in crisi, incapace di ribattere agli attacchi dei rivali. Jorge Lorenzo, è bene ribadirlo, rimane un pilota fortissimo e straordinario, ma nel carena contro carena può e deve migliorare. Forse è questo il vero problema del campione della Yamaha. 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP andrea Iannone “Marquez è un gran pilota, ma è anche fortunato” di Giovanni Zamagni | Andrea Iannone risponde alle domande dei lettori. Dalla tecnica di guida alle curiosità, passando per il mercato piloti e ovviamente i progetti per il futuro... sempre in Ducati L L’espressione – stra usata e spesso abusata – di “genio e sregolatezza” si adatta perfettamente ad Andrea Iannone, 24 anni, 151 GP disputati, 12 vittorie, 24 podi complessivi, 8 pole e 14 giri veloci, una prima fila in MotoGP e un sesto posto come miglior risultato. Soprattutto in Moto2, Andrea ha messo in mostra talento e velocità impressionanti: si può dire che si stato l’unico a “bastonare” – in qualche occasione – Marc Marquez, che di lui dice: «All’ultimo giro, era sicuramente l’avversario più duro da battere». Dopo Marquez (leggi l’intervista) e Fenati (leggi l’intervista), tocca a Iannone essere intervistato dai lettori di Moto. it, ma, come da tradizione, la prima e l’ultima domanda sono uguali per tutti i protagonisti. 54 Una curiosità: mentre risponde alle domande, Andrea intercala spesso le parole con una risatina ironica, decisamente buffa e coinvolgente. Andrea, per correre in moto conta più il talento, il coraggio o la tecnica? «Naturalmente, sono tutte importanti, ma direi che il talento è fondamentale. Il coraggio devi averlo, non può mancare, ma non lo gestisci: direi che ce l’hai come conseguenza del talento. La tecnica è un qualcosa che puoi “allenare”, costruire poco a poco, ma è sempre il talento che ti dà una base di tecnica: quindi, riassumendo, se hai talento, puoi avere tutte queste qualità, mentre se non ce l’hai, ti puoi costruire come pilota, ma non arriverai mai ai vertici». Via, si parte con le domande degli appassionati. 1) PASSODELLUMESPENTO: Complimenti per la tenacia, la grinta e la positività che hai e che trasmetti! Cosa ne pensi delle “road race” come il TT, che si è concluso da poco? «Il TT è una gara sicuramente bella da vedere: lì i piloti sono “matti” davvero… Non è però una competizione che mi appassiona e non mi ha mai appassionato: ho sempre ritenuto molto più bello correre in pista piuttosto che tra i muri delle case e i marciapiedi delle strade». 2) GIORD@NICO: C’è una curiosità, un aneddoto, un gesto “scaramantico” che caratterizza i tuoi week end di 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito gara? Quanto è migliorata la Ducati col motore nuovo del Mugello? Che mezzi hai (auto, moto) nel garage? Vivi già per i fatti tuoi o ancora con la tua famiglia? «Sì, di gesti ne faccio tanti, più o meno sempre gli stessi da quando arrivo in circuito a quando vado via. Qualche esempio: sulla griglia di partenza mi faccio il segno della croce, quando esco dalla corsia dei box mi faccio il segno della croce e mi do una toccatina. Poi, uso le stesse mutande per i tre giorni: naturalmente le lavo (ci tiene a precisarlo, NDA), ma non le cambio. Con il motore 56 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica del Mugello la Ducati è migliorata solo in rettilineo, diciamo 5 km/h. Nel mio garage ci sono tante auto e, soprattutto, tantissime moto: ne ho circa 65, tra moto da cross, motard, 10 mini GP e tutte le Moto2 con le quali ho corso. Ho anche la 125 del mio primo anno di mondiale (Spagna 2005, NDA), tutte moto che mi sono ricomprato negli anni. Vivo da solo, ma, di fatto, sto anche con i miei genitori, perché abbiamo la casa una a fianco all’altra». 3) MAIKE: Se tu e Marquez vi scambiaste la moto, che risultati otterreste? «Sarebbe bello farlo… Sicuramente io potrei lottare per dei buoni risultati, migliori di quelli di adesso». E Marquez con la Ducati cosa farebbe? «Chi lo sa, bisognerebbe fargliela provare». 4) ANDREA90XX: Come mai durante il campionato sei così incostante? A cosa sono dovute le tante cadute? «Caro Andrea90XX, sei rimasto indietro di un anno… Direi che quest’anno sono più costante e regolare, spesso veloce in prova, sempre, o quasi, nei primi otto in gara». 5) NICOLA.BATTISTI: Ero al Mugello e mi è sembrato di vedere che le tue traiettorie fossero diverse da quelle di Dovizioso e Crutchlow: tu stavi più interno, più aderente al cordolo. L’anno prossimo spero di vederti in Ducati ufficiale! «Sicuramente io taglio abbastanza sui cordoli». Scusa Andrea, siccome lo fanno quasi tutti i piloti che vengono dalla Moto2, è un modo di guidare di quella categoria? «No, è l’evoluzione della MotoGP: bisogna guidare così. Noi con la Ducati facciamo però fatica a fare le traiettorie degli altri piloti Honda e Yamaha». 6) PETOKIT: Ciao Andrea complimenti e grazie, rendi le corse interessanti e non monotone come in passato… Pensi che il distacco da Yamaha e Honda sia colmabile? Riusciremo a vedere una Ducati sverniciare una Honda per tutta la gara e non solo per i primi giri? «Non so se ci riusciremo, ma sono concentrato per farlo e ad arrivare a quei livelli. L’obiettivo di Andrea Iannone e della Ducati è di lottare costantemente nelle prime cinque posizioni». MotoGP 7) STEFANO.PGN: Sei coinvolto nello sviluppo della nuova moto? In gara sei molto veloce fino a metà GP e poi, purtroppo, devi rallentare: chiedi troppo alle gomme all’inizio? «Io dico le mie sensazioni, do le mie indicazioni: Gigi (Dall’Igna, NDA) mi ascolta e credo che tenga ben presente le mie richieste per quando realizzerà la moto nuova. Quindi, sì, credo proprio di essere coinvolto nello sviluppo. Per quanto riguarda il calo da metà gara in poi, non è perché chiedo troppo alle gomme: noi con la Ducati scivoliamo più di Honda e 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Yamaha, loro possono essere più costanti dall’inizio alla fine». 8) GANNICUS: Ti senti pronto a stare con quei quattro là davanti? Hai ricevuto qualche offerta di mercato che non sia Ducati? La SBK quanto ti interessa? Con quale MotoGP pensi di poter mettere in riga tutti? Il mio babbo è un abruzzese come te, puoi immaginare quanto tifiamo per te… «Secondo me non mi manca niente per stare con “quei quattro là davanti”. Sono un pilota, devo sentirmi in grado di battere chiunque, altrimenti che ci vengo a fare alle gare. Quei quattro lì vanno molto forte, ma non sono imbattibili e bisogna provarci. Sì, ho avuto altre offerte oltre a quella della Ducati (Suzuki, NDA), ma spero proprio che sia la Desmosedici la moto con la quale mettere in riga tutti, ho molto fiducia nella moto 2015. La SBK, in questo momento, mi interessa poco: mi sarebbe solo piaciuto correre a Misano ma, purtroppo, non è stato possibile». 9) UNSTADYFLOW: Mi spiace vederti combattere al 110% ogni GP ad armi impari: a fine 2012, avevi solo l’offerta della Ducati Pramac o avevi delle alternative? Ti vedrei troppo bene su una Honda o su una Yamaha… Cosa pensi di Marquez? 58 Periodico elettronico di informazione motociclistica «A fine 2012, avevo solo l’offerta della Pramac, ma solo come conseguenza di una scelta fatto qualche anno prima: a fine 2011, mi era stata offerta una Yamaha, ma avrei dovuto correre nel mondiale 2012 con un’altra Moto2 e con un altro team, quello di Erve Poncharal (proprietario del team Tech3, NDA). Ma per quella stagione era già stata allestita una squadra apposta per me e c’erano anche altri problemi contrattuali: non me la sono sentita di abbandonare quel progetto per la Yamaha. Ma non mi sono mai pentito di aver scelto la Ducati Pramac nel 2013. Comunque grazie per vedermi bene su una Honda o una Yamaha, ma al momento non ce l’ho e ti devi accontentare di vedermi su una Ducati: se però hai in garage una RC213V o una M1, portamela, che vediamo cosa riesco a fare… Marquez: sicuramente è un gran pilota, molto forte, ma è anche fortunato». 10) ENRICOCESTELLI: Ti seguo dai tempi della 125: bravissimo! Una domanda al di fuori delle competizioni: voi piloti guidate una moto anche per strada? E se sì, qual è il tipo di moto stradale che ti attira? «Sì, vado in moto anche per strada. Questa la mia classifica della moto ideale: Diavel, Panigale, Multistrada. La Diavel mi piace da pazzi, è un po’ tamarra: è bellissima e accellera di brutto. Volevo comprarmene una, adesso aspetto che me ne dia una la Ducati…». Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb 11) GIORGIOGALLI: Perché solo Stoner è riuscito a vincere con la Ducati? «Erano altri tempi e, devo dire, che a vederle in televisioni le sue Ducati di allora erano più belle di quelle di adesso, molto più piccole e strette. A parte questo, allora Stoner aveva le Bridgestone e tutti gli altri le Michelin, con la Casa giapponese che è andata avanti tanto a lavorare direttamente con Ducati». E’ vero Andrea, però Stoner ha vinto tre GP anche nel 2010, quando c’era il monogomma… «Sì, ma il mondiale non l’ha più vinto ed è caduto un sacco di volte». Qual è la domanda che ti fanno sempre alla quale non ne puoi più di rispondere? «Quella sul mercato. Per la verità, fa anche piacere quanto ti chiedono del futuro, significa che stai andando bene, ma la realtà è che non puoi dire nulla: quando hai definito lo dici. Insomma, è una domanda inutile». 59 Gran Premio di Misano è successo anche questo di Carlo Baldi | Nuova livrea e nuovo abbigliamento per il team Aprilia. Pirelli dà i numeri. Una speciale MV Brutale 800 per beneficenza. Successo di pubblico o no? Tanti VIP a Misano 60 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine che le restanti gare del mondiale 600, ma vista la situazione del MV il condizionale è d’obbligo. Non sono andati a punti invece Ferruccio Lamborghini (che ha sostituito Riccardo Russo passato una tantum in SBK con il team Pedercini) ventiduesimo e Alex Baldolini, diciannovesimo. L’unica wild card italiana in Stock 1000 è stata Kevin Calia che ha portato la sua Aprilia al dodicesimo posto. Sono stati ben otto gli italiani che hanno affrontato la gara della Stock 600. Il migliore è stato ovviamente Davide Stirpe salito sul terzo gradino del podio, ma si sono fatti valere anche Sabatino, Morrentino e Zaccone, rispettivamente quinto, sesto e settimo. Ha portato a casa due punti Monti, quattordicesimo, mentre non sono entrati nella points zone Spedale ventiduesimo, Sanchioni ventiquattresimo e Cloroformio trentesimo. P ubblico sì, pubblico no A noi è sembrato che quest’anno ci fosse molto più pubblico rispetto ai round SBK degli anni precedenti e la nostra impressione è stata confortata dai numeri diramati dall’organizzatore: venerdì 14.166, sabato 16.246 e domenica 29.102, per un totale di 59.424. Visti i commenti di alcuni dei nostri lettori, sembra invece che dalla televisione l’impressione sia stata diversa. A chi non crede ai numeri degli organizzatori non resta che venire il prossimo anno a Misano, per accertarsene di persona. 62 Superbike VIP Come sempre le tappe italiane della Superbike attirano piloti e personaggi più o meno famosi. Quest’anno a Misano non si è visto Valentino Rossi, che invece negli anni precedenti si gustava le gare direttamente da bordo pista, ma in compenso abbiamo notato nel paddock la presenza di Alex De Angelis e soprattutto il campione del mondo Alex Salvini, il pilota della Honda che ha riportato in Italia un titolo mondiale Enduro (classe E2) che mancava da tredici anni. Oltre a Salvini erano presenti anche Marco Materazzi, ex calciatore dell’Inter e della Nazionale, Cristian Savani, ex capitano della nazionale italiana di volley e Barry Weiss, protagonista del reality americano Storage Wars, che sta prendendo piede anche in Europa. Italian Wild Card Sono stati ben 14 i piloti italiani che si sono iscritti come wild card alle gare dei campionati delle derivate dalla serie che si sono disputate al Misano World Circuit. In Superbike Ivan Goi è andato per due volte a punti ( 14 e 13) mentre Matteo Baiocco è caduto in gara uno quando era tredicesimo, danneggiando la sua moto e non riuscendo per questo motivo a partire in gara due. In Supersport il migliore delle wild card è stato Roccoli, che ha concluso quattordicesimo ed ha raccolto due punti. Il pilota della MV che a Misano ha sostituito Vladimir Leonov, dovrebbe disputare an63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Stesso tempo sul giro E visto che parliamo di numeri, da notare che nel terzo turno di prove cronometrate Loris Baz e Chaz Davies hanno fatto segnare lo stesso identico crono : 1’36”409. Nella classifica della sessione però il francese della Kawasaki (quarto) ha preceduto l’inglese della Ducati, in quanto ha ottenuto il tempo prima di lui. Nuova livrea e nuovo abbigliamento per il team Aprilia A Misano nuova livrea e nuovo abbigliamento per le moto ed i meccanici del team Aprilia Racing Una speciale MV Brutale 800 per beneficenza MV Agusta e BNL hanno messo in moto la solidarietà. Una bellissima MV Agusta Brutale 800, con una livrea dedicata a Telethon, è stata messa all’asta. L’azienda di Schiranna a la BNL Gruppo BNP Paribas hanno presentato un’iniziativa benefica a sostegno di Telethon. La moto è stata messa all’asta il 21 Giugno attraverso la piattaforma internet CharityStars.com dove rimarrà per 30 giorni con base d’asta di 10.000 euro. Il ricavato sarà interamente devoluto alla Fondazione Telethon che promuove la ricerca per l cura delle malattie genetiche rare. Pirelli dà i numeri E sono come sempre numeri impressionanti. La casa italiana ha portato a Misano 4.953 pneumatici. Ogni pilota SBK ha avuto a disposizione 39 gomme anteriori e 41 posteriori. Tre le novità di rilievo ad iniziare da una SC2 T0020 64 Superbike per ricordare la prima vittoria della casa di Noale in una gara mondiale, conquistata proprio a Misano da Loris Reggiani in 250 nel lontano 1987. Un successo che diede il via all’impressionante serie di vittorie della casa italiana, che ora può vantare 38 titoli mondiali e 294 gran premi vinti. Le moto e le tute di Melandri e Guintoli avevano la stessa livrea tricolore della 250 due tempi di Reggiani, mentre i meccanici indossavano una salopette rossa ed una maglietta commemorativa, con la “A” che un tempo era il simbolo del produttore veneto. Peccato per l’Aprilia che una vittoria non sia stata festeggiata con un’altra vittoria. all’anteriore, una via di mezzo tra le conosciute SC1 e SC2, già testata nelle prove Pirelli di Imola, il lunedì successivo alle gare. Per la prima volta Pirelli ha proposto una gomma posteriore ad uso esclusivo dei piloti Superbike e “vietata” alle EVO. Si tratta della SC0 T0722, una soluzione di sviluppo in mescola morbida, più equilibrata rispetto alla SC0 standard. E infine una nuova gomma da qualifica T0223, pneumatico super morbido con un incrementato livello di grip. A quanto pare quindi il reparto Ricerca e Sviluppo Pirelli non si ferma mai. Barrier non sta più nella… tuta Il francese della BMW si è allenato talmente tanto in vista del suo rientro in pista che le sedute in palestra hanno avuto come conseguenza una muscolatura più robusta. Per questo motivo Sylvain ha dovuto farsi allargare la tuta che gli era diventata stretta. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Villopoto “La MXGP? Vedremo più avanti” di Massimo Zanzani | Ospite del paddock di Teutschenthal, l’ufficiale Kawasaki ha parlato a ruota libera con Moto.it: lo vedremo presto gareggiare contro Cairoli? G P sì, GP no, GP forse. E’ stata quella che ha avuto come riferimento Ryan Villopoto la ridda di supposizioni che ha tenuto banco nei box del GP di Germania, dove tra gli ospiti di rilievo ha fatto spicco la presenza dell’ufficiale Kawasaki che, approfittando della sua convalescenza dopo l’intervento al ginocchio, ha aderito alla richiesta di uno uno sponsor per presenziare prima alla tappa della MotoGP catalana e poi a quella tedesca del Mondiale cross. Ma nonostante le supposizioni più bizzarre lette e sentite a proposito, la scelta per il quattro volte campione di Poulsbo, cittadina dello stato di Washington di poco più di 10.000 abitanti edificata da immigrati scandinavi, non è affatto scontata. Da una parte è infatti tentato dal fare il grande passo sostenuto dalla moglie, alla quale piacerebbe rompere la routine girando il mondo tra un GP e l’altro, dalla Kawasaki KRT che avrebbe il degno sostituto di Gautier Paulin nel caso il francese firmasse con l’HRC, e soprattutto dalla 66 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Monster che avrebbe in mano l’asso di briscola per spezzare la supremazia del binomio Red Bull/Cairoli, dall’altra i notevoli ricavi che ha in patria e la comodità di vivere a casa sono un forte deterrente per pensare di cambiare radicalmente la propria vita anche se per un limitato periodo di tempo. Quindi Ryan come la mettiamo? «L’idea c’è ed è interessante – ha confermato a Moto.it - ma al momento ho dei contratti che devo rispettare negli Stati Uniti e quindi non penso che questa decisione si concretizzerà tanto presto». Anche quest’anno la tua stagione Supercross è andata bene. «Considerando che mi sono fatto male a un ginocchio alla quarta gara direi proprio di sì, sono riuscito comunque a correre e chiudere il campionato con quattro vittorie consecutive. Dopodiché l’unica opzione che avevo, o almeno la più saggia, era di farmi sistemare il ginocchio, ed è quello che abbiamo deciso di fare. Valutando a che punto sono della mia carriera, che mi ha già dato tanto non voglio pensare di avere problemi con le ginocchia quando mi sarò ritirato, anche se sarà di sicuro a breve. Farlo curare è stata solo la decisione più intelligente. D’altronde non è stata la prima volta che mi è successo, so che posso continuare a correre e che posso conviverci per un po’ visto che ci sono passato abbastanza volte da sapere che è meglio curarlo subito». Alla fine della stagione Supercross avevi dichiarato che avresti continuato a correre, ma poi non ne sei stato in grado: qual è stata la sequenza di queste decisioni? «In quel periodo avevo bisogno che i medici mi dicessero chiaramente quale era la situazione della mia articolazione, ma abbiamo avuto notizie solo dopo che avevo già deciso il mio programma per cui sono stato criticato per aver detto che avrei corso e poi all’improvviso non l’ho fatto. I media hanno Motocross aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb raccontato la storia ognuno secondo la propria interpretazione, così come hanno fatto i miei avversari. Ma non mi importa granché, io solo so come mi devo comportare per continuare la mia carriera nel miglior modo possibile ». James Stewart è risultato positivo ai test, quanto è difficile per voi atleti rimanere entro i limiti dei controlli per il doping? «Sinceramente non ho seguito la storia più di tanto, ma quando si tratta di rimanere puliti non penso sia affatto difficile perché basta non assumere sostanze proibite. Come ad esempio certi farmaci per le allergie, se tu hai veramente dei problemi del genere e devi assumere qualche tipo di sostanza proibita la faccenda è un po’ dubbia perché c’è da chiedersi se ti aiutano veramente. Io penso di no, e ovviamente essendo sostanze proibite bisogna stare attenti ai quei limiti. Io so quello che faccio, ho alle spalle un team professionale, mettiamo tutti un grande impegno e non possiamo permetterci di affrontare cose del genere, di avere dei potenziali intoppi come questo. E se qualcuno vuole controllarmi, io sono pronto a fare il test in qualsiasi momento». Il National è partito all’insegna del tuo compagno di allenamento Ken Roczen, sei rimasto sorpreso? «Sì e no, diciamo che ha sorpreso tutti all’apertura del Supercross, sapevamo che sarebbe stato bravo ma forse non così da subito. è un grande pilota, un vero talento, quindi da una parte dei suoi risultati nel motocross sono sorpreso, ma dall’altra neanche più di tanto perché è un pilota molto dotato che sa farsi apprezzare in entrambe le specialità». 67 GP di Germania, le foto più spettacolari Il GP di Germania di Motocross raccontato con gli scatti più belli ed emozionanti. Una cronaca attraverso le immagini raccolte dentro e fuori dalla pista di Massimo Zanzani 68 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 70 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Media 72 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 74 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. 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