Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 112 25 Giugno 2013 111 Pagine MotoGP Test Aragon Lorenzo il più veloce, Rossi soddisfatto. Marquez completa il lavoro Periodico elettronico di informazione motociclistica Nico Cereghini E’ la passione che ci farà risorgere Scarica l’APP del Magazine Prova Honda CRF250M Il divertimento in scala ridotta | prova enduro | Le nuove KTM enduro da Pag. 2 a Pag. 15 All’Interno NEWS: Le nuove cross 2014 di Kawasaki e Suzuki | Dunlop Sportmax D212 GP Pro | Honda Verza. Che cavolo di moto è? | Incidente in pista chi paga? MOTOGP: GP di Catalunya. Lo sapevate che...? | Yamaha M1 niente seamless KTM enduro 2014 PREGI Ergonomia ed estetica DIFETTI Erogazione motori due tempi un pò morbida Prova enduro Sempre al top! A soli due anni dalla rivoluzione della sua gamma enduro, KTM la stravolge nuovamente evidenziando la propria capacità di evoluzione e innovazione. Grandi e inaspettate novità per la 250 a 4T, la EXC-F, che riceve un upgrade importante di Aimone Dal Pozzo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove Sovrastrutture, ergonomia e dettagli I l 2012 è stato un altro anno storico per KTM. Ha incrementato le vendite di oltre il 32% rispetto all’anno precedente e, con 107.000 moto realizzate, è diventata leader europea nella produzione di moto sportive. Tra le best seller ci sono le ultime novità, come la 350 quattro tempi enduro, con quasi 5mila moto vendute e la Duke 200 per ciò che concerne le stradali. 4 Joachim Sauer, Product Manager Off Road, spiega questo risultato: “Per essere vincenti ci vuole azione, azione e ancora azione, con la continua presentazione di nuovi prodotti. E’ poi altrettanto importante vincere per continuare a dimostrare la superiorità tecnica dei nostri prodotti”. E’ così che KTM, restando fedele alla propria visione, a soli due anni dal lancio della nuova gamma enduro la rivoluziona nuovamente, introducendo nuovi elementi e aggiornamenti per essere sempre al massimo della prestazione. L’obiettivo è appunto quello di rimanere leader nella produzione sportiva. I modelli 2014 saranno disponibili a breve presso tutte le concessionarie ai seguenti prezzi: 125 EXC 7.395 euro, 200 EXC 7.895 euro, 250 EXC-E 295 euro, 300 EXC-E 8.595 euro, 250 EXC-F 8.995 euro, 350 EXC 9.295 euro, 450 EXC 9.595 euro, 500 EXC 9.795 euro. A raccontarci le novità dei modelli 2014 di questa prova è invece Bernhard Plazotta, Manager Offroad Department. Uomo arancio da quasi 20 anni, ha lavorato fin dall’inizio sullo sviluppo delle fuoristrada, con un gruppo di collaboratori composto da circa 60 persone. Ci dice che ci sono grandi novità per tutti i componenti legati all’aspetto estetico delle moto, in particolare per le plastiche ed i materiali utilizzati. I punti chiave dei nuovi modelli sono le nuove sovrastrutture derivate dal modello cross che donano alla linea un aspetto ancora più slanciato ed aggressivo, i nuovi fianchetti laterali sono più lunghi e ampi e consentono maggiore libertà di movimento in sella oltre che maggiore respiro ai radiatori. I paramani, studiati appositamente in 3D, ora garantiscono una maggiore resistenza agli urti. Sono molto più fascianti e, pur essendo di piccole dimensioni, proteggono abilmente i comandi e le mani del pilota. Il nuovo faro anteriore, omologato in tutto il mondo, vanta un nuovo attacco lampada e un’aumentata capacità di illuminazione. Di primo impatto non è molto differente dal modello precedente, ma i dettagli di ottimizzazione lo rendono molto più funzionale, senza perdere di aggressività estetica. La nuova spugna per la sella, punto di debolezza dello scorso anno, in quanto dopo poco tempo cedeva e diventava molto morbida, ora è più progressiva e sostenuta nella parte centrale e ciò agevola parecchio anche il lavoro della sospensione posteriore. Cambia anche l’attacco di fissaggio del filtro nella cassa filtro, che ora rende più agile il montaggio e smontaggio nelle operazioni di manutenzione. Il nuovo tappo della benzina, che prima era molto difficile da aprire, pur mantenendo le medesime caratteristiche di chiusura a scatto, ora è stato totalmente ridisegnato e semplificato e consente di essere più rapidi nelle fasi di rifornimento, oltre che, in alcuni casi, evitare anche qualche parolaccia di troppo. La nuova ventola di raffreddamento per i modelli 450/500 non è più aftermarket, ma studiata espressamente e con caratteristiche specifiche 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica per questi propulsori. Il nuovo impianto di scarico per i motori 250 e 350 quattro tempi con sistema a doppio cono nella parte finale del silenziatore permette una maggiore riduzione del suono. La nuova cruna catena costruita ad hoc, e specifica per i modelli enduro, ora vanta una minore flessione orizzontale, eliminando così il rischio di deragliamento della catena in caso di urto. E poi ancora: il nuovo comando idraulico della frizione è ora sostanzialmente identico a quello del freno anteriore sia per aspetto che per precisione. La nuova pompa del freno anteriore è aggiornata in base ai nuovi parametri di guida. Essendo infatti ormai una moda consolidata quella della guida con le leve alte, KTM ha voluto riposizionare il serbatoio dell’olio in piano, riducendo anche la dimensione del pistoncino interno da 10 a 9 mm per ottenere una maggiore modulabilità della frenata. Sempre per il medesimo obiettivo, sono state anche sostituite le pastiglie frenanti che ora sono di un materiale più morbido e progressivo. Infine l’impianto elettrico è stato migliorato inserendo un sistema integrato di spinotti e maggiore protezione dei cavi. Sostituita anche la ECU (centralina elettronica) ed il suo alloggiamento sotto la sella, mentre per le 200,250 e 300 EXC è arrivata una nuova batteria più potente per velocizzare il processo di avviamento elettrico. Telai e sospensioni Il materiale utilizzato per la struttura portante è stato ulteriormente alleggerito di circa 300 grammi, per consentire un migliore assorbimento delle asperità del terreno ed è stata tolta, per lo stesso motivo, la piastra di rinforzo presente nel cannotto di sterzo. Allo stesso tempo, la casa Austriaca ha lavorato minuziosamente sulla ricerca del miglior compromesso possibile per quanto riguarda la rigidità delle piastre di supporto del motore, che ora sono più flessibili e trasmettono al pilota una maggiore guidabilità. Nuovo il colore di rifinitura finale del telaio, adesso metallizzato e piuttosto accattivante. La struttura della 250 viene integralmente sostituita da quella della 350, 6 Prove dovendo ora ospitare il basamento motore della sorella maggiore. Per quanto riguarda il reparto sospensioni, l’intero comparto viene ora affidato interamente alle competenze di WP (azienda di proprietà del gruppo KTM), che a partire da quest’anno distribuirà, in maniera capillare, anche i propri prodotti aftermarket, non solo relativamente al mondo delle sospensioni, con kit evolutivi di grande rilievo, ma anche telai, radiatori ed impianti di scarico. Per maggiori informazioni potete visitare www.wp-group.com. I principali cambiamenti per il 2014 sono la nuova piastra di sterzo, necessaria per ospitare il parafango con attacco frontale oltre che per aumentare la precisione di guida, ed il setting di serie, che varia in maniera sostanziale per la piccola 250 in quanto ora riceve le medesime impostazioni della sorella maggiore. L’impostazione iniziale delle tarature rimane pressoché invariata rispetto allo scorso anno e garantisce un discreto sostegno senza sacrificare il comfort di guida e la scorrevolezza nel primo tratto i escursione. Per la gamma due tempi, invece, sono state riviste le impostazioni del mono ammortizzatore e sostituiti i parapolvere per una maggiore tenuta e durata. I motori La EXC 250F è la grande novità della gamma 2014. Il nuovo propulsore, interamente derivato dalla 350 4T, dopo un anno di test nel motocross è stato applicato anche sulla gamma enduro e ne richiama i medesimi vantaggi. I nuovi alberi a camme con diversa fasatura consentono di avere più potenza in alto, ma allo stesso tempo permettono, grazie ai condotti e luci d’aspirazione più ampi (da 30,9 a 32,5 mm), di avere anche tiro in basso. La nuova configurazione del motore trova un aumento nel diametro del pistone (da 76 a 78 mm) e una rispettiva diminuzione nella corsa e questo consente al motore di girare più veloce e di essere molto più reattivo alla richiesta di potenza. Sulla piccola 250 non hanno solo lavorato in cerca di prestazioni, ma come KTM ormai ci ha abituato, ogni miglioramento è funzionale a 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito una maggiore affidabilità. Anche in questo caso infatti, sono stati adottati i nuovi cuscinetti di banco che consentono di portare gli intervalli di manutenzione dalle 105 ore del modello 2013 a 135 ore. Sempre prendendo spunto dalla sorella maggiore, troviamo anche qui i nuovi carter in pressofusione (investimento ammortizzabile con grandi numeri) che permette di ottenere pareti più sottili e leggere che si abbinano ai nuovi coperchi accensione e frizione. Anche per questo motore la frizione è la DDS, Diaphragm Damped Steel, che rende la gestione della leva molto più precisa, morbida e la trazione molto piu fluida. Il cambio è confermato con sie marce (non cinque come il cross), ma dalla quarta marcia in su i rapporti sono maggiormente ravvicinati rispetto al motore 350, mentre il rapporto di trasmissione finale è il 13/52 invece che il vecchio 13/50. 8 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove Il pacchetto completo permette di ottenere una performance totale vicino a 40 cv per la piccola 250! Come vanno Inizialmente è facile pensare che il nuovo propulsore della EXC 250F non sia nient’altro che la trasposizione del modello cross nella versione con i fari, ma la realtà è ben diversa. La nuova termica è stata pensata e studiata per adattarsi alle esigenze dell’enduro. Il tiro delle marce è pronto e corposo sin dai primi giri motore e cresce costante fino a raggiungere la potenza massima che sembra non arrivare mai. La variazione di dimensione del motore, del peso e del relativo telaio è difficilmente percepibile, anzi, la piccola 250 sembra più agile di sempre, probabilmente in virtù dello spunto che le dona il nuovo Il tiro delle marce è pronto e corposo sin dai bassi regimi e cresce costante fino a raggiungere la potenza massima che sembra non arrivare mai 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove propulsore. Tutti i comandi sono stati migliorati in modulabilità e precisione, sia la frizione che è sempre precisa e millimetrica che il freno anteriore, che ora risulta molto più progressivo e meno violento. In ragione di questo, l’inserimento in curva può avvenire in maniera ancora più fluida, potendo gestire con precisione la staccata e potendo dare subito gas sapendo si avere subito la potenza a disposizione. La schiuma della sella è più sostenuta e, pur essendo confortevole, non eccede in morbidezza e garantisce, anche per la guida da seduti, un buon sostegno. Per il sottoscritto che è sostanzialmente pesante e poco incline ai motori di piccola cilindrata, ho trovato un carattere profondamente cambiato ed una sfruttabilità davvero ottimizzata. EXC 350F, 450F e 500F Rispetto alle versioni 2013, per quanto riguarda l’aspetto motoristico, questi modelli sono rimasti pressoché invariati. Degni di nota alcuni interventi atti a migliorarne ancora una volta l’affidabilità, come la nuova guarnizione della testata, nuove sedi valvole e molle di ritegno, mozzo frizione irrobustito, tenuta della pompa dell’acqua ottimizzata e aggiornamento del motorino elettrico di avviamento. Le prestazioni ricalcano quanto già riscontrato gli anni passati, ovvero una grande progressione che parte dai bassi regimi per arrivare a girare in altro quasi non avessero una fine. EXC 125, 200, 250 e 300 Benché se ne parli già da qualche anno, KTM posticipa uteriormente il progetto dell’iniezione diretta sui motori a due tempi. Il prodotto pare essere pronto da tempo, ma la sua messa sul mercato comporterebbe una lievitazione di costi anche di manutenzione e ciò andrebbe contro la logica delle motorizzazioni a miscela, tornate in voga proprio per la loro economia di 10 gestione. Solo quando sarà obbligatorio per l’omologazione, per motivi di inquinamento, vedremo le due tempi con l’iniezione diretta. Per quanto concerne gli aggiornamenti 2014 sulla gamma due tempi riscontriamo l’eliminazione del pacco lamelle VForce in favore di un prodotto realizzato direttamente da KTM, un nuovo pistone per il 125, un nuovo motorino di avviamento ed una nuova testa cilindro ridisegnata per i motori 250 e 300. Sulle sorelle maggiori, rimane confermata la possibilità di gestire il carico delle molle di apertura della valvola di scarico, che consente di modificare in maniera notevole il carattere dell’erogazione. Gamma Sixdays Come di consueto è proposta in versione Sixdays l’intera gamma enduro, ad eccezione della 200 a due tempi. Per la nuova versione, oltre che una bellissima livrea rossa e bianca che richiama i 11 12 13 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Casco: HJC R-PHA X Airaid Occhiali : Thor Ally Wrap Scorpio Goggle Maglia: Ufo Micron Pantaloni: Ufo Micron Guanti: Ufo Micron Stivali: Forma Predator Neck brace: Ortema Neck Brace colori della Sardegna, dove il prossimo mese di settembre si correrà la Sei Giorni www.fimisde2013.com, troviamo la forcella WP 4CS (che vuol dire four chamber system e che riporta i registri di compressione e ritorno in alto, uno per stelo), le piastre color arancio ricavate dal pieno, l’indicatore di velocità di nuova concezione (con segnali luminosi integrati) e diverse minuterie del catalogo KTM Powerparts (come protezioni disco, perni ruota, piastra paramotore, eccetera) che la impreziosiscono e la rendono pronta ad affrontare qualsiasi sfida. 14 15 Honda CRF250M PREGI Facilità e equilibrio dinamico DIFETTI Pedane passeggero Prezzo 4.600€ Prova su strada Divertimento in scala ridotta La piccola supermoto giapponese è perfetta nell’uso cittadino e diverte tra le curve. Lo abbiamo scoperto girando anche in un kartodromo. Scomode le pedane del passeggero di Alessandro Colombo 16 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Pensata per un pubblico giovane che la userà tanto in città, la Honda CRF250M rappresenta la versione a ruote non tassellate della CRF250L S upermotard. Uno sport estremo, caratterizzato da moto ruvide, un po’ bastarde che scalpitano e che si fatica molto spesso a tenere a bada. Ma deve per forza essere sempre così? No, non bisogna essere dei Ruben Xaus della situazione per potersi divertire con questa 18 tipologia di moto. Honda è d’accordo con noi e presenta la CRF250M, una supermotard facile e intuitiva, capace di regalare comunque tanto divertimento proprio grazie al suo carattere amichevole. Pensata per un pubblico giovane che la userà tanto in città, la Honda CRF250M rappresenta la versione a ruote non tassellate della CRF250L. Costa 4.600 euro f.c. Motore Collocata all’interno di un telaio perimetrale con schema a semi-doppia culla in acciaio, l’unità monocilindrica a 4T bialbero raffreddata a liquido che alimenta la CRF250M presenta una cubatura di 250 cc con valori di alesaggio e corsa pari a 76x55 mm e un rapporto di compressione di 10,7:1. È in grado di sviluppare una potenza di 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 23,1 CV ad un regime di 8.500 giri, oltre una coppia massima di 22 Nm a 7.000 giri. Dimensioni e ciclistica Lunga 2.127, larga 815 e alta 1,147 mm, la Honda CRF250M presenta un interasse di 1.446 mm, un’avancorsa di 71 mm ed un’altezza della sella da terra di 855 mm, oltre a un peso di 145 kg con il pieno di benzina. All’anteriore c’è una forcella telescopica a steli rovesciati da 43 mm di diametro, mentre al posteriore un forcellone in alluminio con monoammortizzatore e architettura Pro-Link. I cerchi presentano un disegno a raggi, misurano 17 pollici e sono gommati con pneumatici 110/70 all’anteriore e 130/70 al posteriore. I freni impiegano un disco da 296 mm con pinza a 2 pistoncini all’avantreno e da 220 mm con pinza a pistoncino singolo al retrotreno. 20 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove Lo stile della CRF250M Completamente digitale e caratterizzata da un piacevole sfondo arancione, la strumentazione appare chiara e ben leggibile, anche se molto rastremata nelle dimensioni, e mantiene informati su velocità, livello del carburante, km totali e parziali percorsi, ed ora. Tradizionalistico il design adottato per questa moto, che presenta una sezione frontale caratterizzata da un ampio parafango anteriore e dal gruppo ottico con linee a V. Lo stile è di chiara derivazione crossistica e fa di tutto per far sognare ad occhi aperti le mitiche CRF da motocross che corrono in MX1 e MX2. La nostra prova in pista Preso posto sull’alta sella della Honda CRF250M, notiamo una triangolazione di guida non affaticante; solo dopo molti km potrebbe portare a 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito stancare leggermente i tricipiti, ma ci riferiamo pur sempre alla guida in kartodromo. Tirata la frizione inseriamo la prima delle sei marce di un cambio che lavora con rigore e precisione e che sfrutta una frizione lubrificata multidisco a molle. Scendiamo in piega verso destra per affrontare il primo tornantino del kartodromo e iniziamo da qui ad apprezzare sia l’elevata agilità della moto che una buona precisione direzionale. Una volta impostata la traiettoria questa viene percorsa con rigore, senza sbavature: un risultato dovuto al lavoro in sinergia delle sospensioni 22 Periodico elettronico di informazione motociclistica Showa e del telaio perimetrale a semi-doppia culla, a cui si deve aggiungere un motore bilanciato che diverte senza imbarazzare. Si ritrova sulla CRF quel famoso equilibrio dinamico tipico delle moto della Casa di Tokyo. Il propulsore si dimostra abbastanza pieno sin dai bassi regimi (è pur sempre un piccolo mono di 250 cc), oltre che incline ad allungare. Così deve essere una moto rivolta ai giovani, deve cioè avere un bel carattere trasversale capace tanto di divertire sulle strade tortuose quanto di muoversi in città grazie a un peso contenuto e a uno sterzo Scarica l’APP del Magazine Prove Quel che serve per divertirsi c’è, ma la parte dell’attore protagonista in questa moto non vuole essere recitata dal motore, bensì dall’agilità in tutte le situazioni 23 24 25 Prove Honda CRF 250 M € Tempi: 4 Cilindri: 1 Cilindrata: 249.4 cc Disposizione cilindri: Verticale Raffreddamento: a liquido Avviamento: P Potenza: 23.1 cv (17 kW) / 8500 giri Coppia: 22 Nm / 7000 giri Marce: 6 Freni: D-D Misure freni: 295-220 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 145 kg Lunghezza: 2127 mm Larghezza: 815 mm Altezza sella: 855 mm Capacità serbatoio: 7.7 l Segmento: Supermotard ABBIGLIAMENTO Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SCHEDA TECNICA Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Casco Caberg Ego Kuma Giacca Dainese Guanti Dainese Druids Stivali Dainese elevato. Quel che serve per divertirsi c’è insomma e basta ruotare il polso destro per accorgersene, ma la parte dell’attore protagonista in questa moto non vuole essere recitata dal motore, bensì dall’agilità in tutte le situazioni. Saltare da un cordolo all’altro è un piacere e immaginiamo facilmente quale sorriso riesca a strappare al pilota su una bella strada tortuosa di montagna, mentre in fase di inserimento in curva apprezziamo il funzionamento dell’impianto frenante, che si dimostra modulabile e potente, anche se un filino di mordente in più nella fase finale della frenata non avrebbe guastato. 26 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine 2-3-4-5, più o meno dure, che possono soddisfare le esigenze dei piloti professionisti, o dei semplici amatori che amano divertirsi durante i track day. Tutti i pneumatici D212 GP Pro sono multimescola a tre zone differenziate, a esclusione del modello in mescola “2”, che è monomescola. A differenza del D211 GP che al posteriore aveva addirittura 7 mescole diverse, tre sui lati più una centrale, il nuovo D212 GP Pro può contare sull’applicazione della tecnologia Jointless Tread “JLT”, che garantisce il posizionamento di più mescole, nel caso specifico sono tre, di densità differente ma con soluzione di continuità, quindi senza che si possano notare punti di giunzione sul battistrada. Questa caratteristica garantisce migliori performance in termini di durata e resistenza all’usura, oltre a rendere più omogeneo il grip, a partire dal centro del pneumatico fino ad arrivare alla spalla. Il D212 GP rispetto al predecessore esalta ulteriormente la tecnologia N-Tec, una tecnologia esclusiva Dunlop che Prova prevede due cinture di fibre aramidiche (Kevlar) con funzione di irrigidimento della carcassa, caratteristica che permette pressioni di esercizio molto basse, nell’ordine dell’1.5 /1.7 bar posteriori e 2.3/2.5 anteriori (a caldo), con profili del battistrada che esaltano le prestazioni in piega, garantendo aree di contatto ottimali. Mentre i cicli termici non sono un problema, l’unico particolare da tenere d’occhio è l’usura del battistrada! In pista a San Martino del Lago Per saggiare le doti dei nuovi Dunlop D212 GP Pro, siamo stati all’Autodromo di San Martino del Lago, con una Aprilia RSV4 Factory ABS, per l’occasione gommata 120/70 anteriore e 190/55 posteriore (misura omologata a libretto in alternativa alle 200/55 di serie). Prima di effettuare il cambio gomme abbiamo preso le misure del circuito ma soprattutto della superbike di Noale con i pneumatici di serie, e solo una volta “riscaldati” (anche se con 34° di temperatura esterna per Dunlop Sportmax D212 GP Pro Agilità e grip per la pista e per la strada Francesco Paolillo | Dunlop ha sostituito l’apprezzato D211 GP con lo Sportmax D212 GP Pro. Un pneumatico da pista, in mescola e multimescola, con l’omologazione per uso stradale. Vittorioso in numerose competizioni, vediamo com’è fatto e come si comporta in pista D opo il 211 c’è il 212, e così Dunlop presenta l’erede dell’apprezzato pneumatico D211 GP, lanciando un nuovo prodotto, denominato appunto Sportmax D212 GP Pro, pneumatico dalle caratteristiche di sportività estreme, che ha ben 28 figurato in numerose competizioni internazionali, tra le quali l’Isle of Man TT Superstock, il Campionato IDM Supersport e l’Australian Supersport. La connotazione particolarmente sportiva del D212 GP Pro è sottolineata dalla disponibilità di più mescole, con denominazione numerica 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito scaldarsi basta anche solo stare intutati dentro il box …), abbiamo gommato la V4 veneta. Che dire, tutto quello che abbiamo letto in cartella stampa, oltre alle voci che giravano nel paddock e che raccontavano magnificenze a riguardo di questo nuovo prodotto, sono state confermate. La riluttanza a gonfiarle a pressioni buone per il materassino gonfiabile che usiamo al mare è scomparsa non appena abbiamo terminato il primo giro di pista. L’agilità della RSV4 è stata ulteriormente esaltata dalle D212 GP Pro, che hanno solo richiesto un intervento più consistente dell’ammortizzatore di sterzo, e quindi una chiusura del registro, per eliminare un eccessivo sbacchettamento dell’avantreno in uscita di curva (la rigidità della carcassa del pneumatico anteriore deve pur sfogare da qualche parte). I profili spinti del battistrada che caratterizzano queste gomme, permettono velocità di discesa in piega e cambi di direzione davvero rapidi, e 30 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prova senza che il grip venga mai meno. Più spingi e forzi la moto in curva, più senti il pneumatico che si aggrappa all’asfalto, l’anteriore disegna traiettorie millimetriche in inserimento e percorrenza, mentre il posteriore, seppur di sezione minore rispetto a quello di serie, garantisce un appoggio sempre sicuro e trazione in abbondanza. Molti turni in pista con temperature decisamente elevate, sia dell’aria che dell’asfalto, sembrano non aver minimamente provato i due D212 GP Pro protagonisti della prova, l’usura è stata minima e soprattutto il battistrada è apparso in ottime condizioni, senza zone “strappate” e con una omogeneità di consumo difficilmente riscontrabile su altri pneumatici. Prestazioni elevate in tutte le condizioni, grip da vendere e usura limitata, sono un tris che alza le quotazioni dei Dunlop Sportmax D212 GP Pro in un panorama, quello delle gomme racing omologate strada, davvero supercompetittivo e con rivalità storiche. 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica News Suzuki, aggiornamenti per le RM-Z 250 e 450 Kawasaki Cambiano le KX250F e KX450F La Casa di Hamamatsu limita a modifiche di dettaglio le novità sulle proprie cross profondamente rinnovate lo scorso anno. Arrivo dai concessionari atteso per luglio Ecco svelate le Kawasaki KX250F e KX450F versione 2014. Fra le due novità è la duemezzo quella che ha ricevuto le maggiori novità a livello di motore e ciclistica che aiuta i piloti nelle partenze ad aderenza ridotta. Altra novità è la sospensione posteriore Uni Trak. Gli attacchi del leveraggio sotto il forcellone consentono una regolazione più precisa. La compressione a doppia regolazione offre un’ampia gamma di opzioni di messa a punto. E queste sono invece in sintesi le caratteristiche della KX450F E L e cross a quattro tempi Suzuki cambiano poco o nulla, secondo il principio del non aggiustare ciò che non è rotto - il modello 2014 si può considerare virtualmente uguale a quello 2013, con qualche piccolo affinamento di dettaglio considerabile poco più che limature di minima entità. Le RM-Z 250 ed RM-Z450 (in apertura) sono state aggiornate nel software delle centraline cambiando le curve d’accensione per facilitare l’avviamento, limitando ad un cambio di grafiche (denominate 32 Champion Yellow-Black) le modifiche esteriori. Suzuki, forte di una vittoria nel Supercross 2013 con James “Bubba” Stewart è stata la prima Casa a sviluppare l’iniezione elettronica nel cross con la RM-Z450 del 2008. Suzuki è stata quindi la prima a vincere un Campionato Supercross con una moto ad iniezione elettronica, ottenendone quindi un vantaggio in termini di esperienza che la Casa di Hamamatsu sfrutta a tutt’oggi. Le RM-Z450 e 250 modello 2014 dovrebbero arrivare in concessionaria nel mese di luglio. cco svelate le Kawasaki KX250F e KX450F versione 2014. Fra le due cross è la duemezzo quella che ha ricevuto le maggiori novità. La filosofia alla base della serie KX è semplice: far emergere i piloti con esperienza medio-alta. È la stessa da quando è stato creato il marchio KX 40 anni fa. I 31 titoli AMA SX nel suo carniere, più di qualunque altro costruttore, testimoniano il contributo di KX al successo dei suoi campioni e la KX250F è una delle moto più vincenti nella classe 250cc. La KX250F è tecnologicamente avanzata e presenta numerose caratteristiche, introdotte per la prima volta in un modello di serie, per spiccare nel gruppo. In sintesi sono queste le caratteristiche salienti della 250 che ha doppi iniettori, aspirazione diretta, pistone con fondo bridged-box e una nuova modalità Launch Control, il sistema con le stesse specifiche delle moto da corsa AMA Motore monocilindrico a 4 tempi da 449 cc raffreddato a liquido con sistema d’iniezione del carburante senza batteria. Il pistone con fondo bridged-box è una particolarità unica di Kawasaki introdotta con il modello KX450F 10MY per la prima volta in una moto da cross di serie. La centralina ECU dal peso contenuto è stata progettata appositamente per far fronte alle rigorose prestazioni nel motocross. L’ECU contiene tre mappature del motore (più una quarta per la modalità Launch Control). Il kit settaggio iniezione per le tre mappature, disponibile come optional, consente di riprogrammare i settaggi di serie. Il sistema Launch Control è in stile reparto corse aiuta i piloti a ottimizzare la trazione all’avvio su superfici ad aderenza ridotta. Utilizzando gli attacchi rapidi DFI forniti, i piloti possono accedere in modo semplice e rapido alla selezione di tre mappature (Standard, Hard e Soft) fornite nella nuova ECU. Il telaio perimetrale in alluminio è una struttura leggera composta da parti forgiate, estruse e colate. Il design “snello” contribuisce a migliorare l’ergonomia da gara. L’interasse misura 1480 mm, la sella è a 955 mm da suolo e il peso in ordine di marcia è di 112,5 kg. 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Assemblea generale ANCMA Bici e moto sono una risorsa vitale del nostro Paese di Andrea Perfetti | A Milano ANCMA incontra la stampa e le istituzioni per fare il punto della situazione sulla crisi del settore e trovare vie di uscita che rilancino le moto, gli scooter e le bici A Milano si è svolta l’assemblea generale di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), che ha visto la partecipazione dei vertici dell’Associazione, della stampa e delle istituzioni locali (Regione Lombardia e Comune 34 di Milano) riuniti per trovare strade condivisibili nel rilancio dell’industria e dei servizi che gravitano attorno al mondo delle due ruote. Al centro della discussione non solo le moto, ma anche le bici che per la prima volta, nel 2012, vedono la produzione italiana calare dopo anni di crescita Scarica l’APP del Magazine sensibile. Corrado Capelli (Presidente ANCMA) ha aperto i lavori sottolineando il lavoro svolto negli ultimi mesi: “Con determinazione abbiamo sollevato i problemi che colpiscono il settore delle due ruote e abbiamo intrapreso azioni e iniziative concrete con il risultato che i nostri comparti sono stati protagonisti in Italia e in Europa. Auspichiamo che il Governo porti avanti le richieste che avanziamo in tema di sicurezza e infrastrutture”. Come spiega nel dettaglio Claudio De Viti (direttore del settore Moto di ANCMA) le due ruote a motore nel 2012 hanno perso il 21,8%. Dal 2007, ultimo anno prima delle crisi, le vendite sono calate del 55% con la produzione tornata ai livelli dei primi anni ’90. A questo hanno contribuito anche i costi assicurativi fuori controllo: dal 1994 al 2012 gli aumenti sono stati superiori al 400%; in molte città del sud assicurare un 125 costa fino al 60% del prezzo di acquisto del mezzo nuovo. Con questi prezzi è inevitabile che il mercato crolli. Eppure in Italia la voglia di moto c’è ed è sempre forte. Il nostro Paese vanta oltre 8 milioni di due ruote a motore circolanti, primato europeo (la ricca e più popolata Germania è seconda e si ferma a circa 5 milioni). Negli 4 ultimi anni l’IVA del settore ha portato 350 milioni nelle casse dello stato. Logico quindi temere che un ulteriore aumento dell’IVA possa generare effetti controproducenti, deprimendo ulteriormente i consumi e quindi il gettito fiscale. Le moto sono riconosciute, in Italia e in Europa, come uno strumento indispensabile per ridurre il traffico e l’inquinamento. Michele Moretti (rapporti istituzionali ANCMA) sottolinea che se il 10% di utilizzatori di auto passasse alle due ruote si otterrebbe una riduzione del 40% del traffico. Gli stessi utenti, d’altra parte, lamentano una maggiore percezione di pericolo quando si muovono in bici, a piedi o in moto. Ed è su questo versante che in particolare ANCMA richiama l’attenzione degli amministratori pubblici, a partire dal Governo, dalla Regione e dai Comuni. Al fianco di interventi tesi ad abbassare i costi assicurativi e dei pedaggi autostradali, si fa urgente la necessità di News un intervento del legislatore che metta in sicurezza i guard-rail (il cui impatto contro il motociclista crea spesso più danni di quello contro le strutture da cui dovrebbe riparare lo stesso). Pierfrancesco Caliari (direttore generale ANCMA) aggiunge che “il 40% degli incidenti mortali è dovuto alla scarsa manutenzione delle infrastrutture. La crisi, lo scarso credito al consumo, i costi assicurativi e le infrastrutture inadatte, bloccano tutto il sistema. Le nostre imprese stanno in piedi solo grazie all’export, ma non vogliamo incentivi, chiediamo al Governo un intervento sulle tariffe assicurative che, per quanto riguarda il settore del motociclo, dal 2007 sono aumentate del 400%, nonostante gli incidenti siano in calo”. Durante l’assemblea è intervenuto anche Pierfrancesco Maran (assessore alla mobilità del Comune di Milano) che si è mostrato aperto a condividere con ANCMA azioni che possano portare ad un abbassamento delle tariffe assicurative. Il Comune di Milano ha riconosciuto i benefici portati dalle due ruote, sia a pedale che a motore, in termini di mobilità e di lotta all’inquinamento. Auspichiamo che la sua giunta si impegni, come annunciato anche oggi, con maggiore severità nel contrastare il fenomeno della sosta vietata nelle vie del capoluogo lombardo: si tratta di un comportamento illegale che provoca ogni anno incidenti anche molto gravi a chi va su due ruote. Troviamo poi che sia inutile affermare che la visibilità agli incroci e vicino alle strisce pedonali è causa di incidenti, quando poi si consente che le strisce blu (dei parcheggi a pagamento) arrivino fin dentro gli incroci o a ridosso delle fermate dell’autobus. Maran ha anche dichiarato che il parco circolante a due ruote è troppo vecchio, molti mezzi hanno 10/15 anni di vita e andrebbero sostituiti anche per abbattere l’inquinamento dell’aria a Milano. Su questo punto è invece giusto ricordare, come già evidenziato dai dati dell’ARPA, che l’incidenza della moto 4 tempi Euro 0 sulle emissioni cittadine è risibile (meno dello 0,5%): non è spingendo i cittadini a cambiare moto ancora in perfetta efficienza che si risolvono i problemi dell’aria a Milano. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Incidente in pista o in un parcheggio Chi paga i danni? di Andrea Perfetti | Gli incidenti nelle aree private (esempio: il piazzale del supermercato) o in pista sono più frequenti di quanto si pensi. Ma in questi casi chi paga i danni fatti o subiti? Facciamo chiarezza L a grande maggioranza degli incidenti si verifica sulle strade pubbliche, su questo non ci piove. E in questi casi i danni che provochiamo agli altri (o che terzi provocano a noi) sono risarciti dalla copertura assicurativa obbligatoria per legge o dal fondo di garanzia per le vittime di incidenti stradali (che opera quando il veicolo non è stato identificato o è privo di assicurazione). Ma non tutti sanno come comportarsi qualora il sinistro si verifichi in un parcheggio o all’interno di un circuito durante la cosiddetta circolazione turistica (vale a dire i track days e i turni riservati alle auto e alle moto che non siano impegnate in competizioni o sfide tra loro). Parliamo quindi di eventi molto più diffusi di quanto si possa credere in prima battuta. Pensiamo, nel primo caso, ai piccoli incidenti che capitano ogni giorno nei maxi parcheggi dei centri commerciali o dei supermercati affollati di clienti. Nel secondo caso vanno annoverate le uscite di pista (o le scivolate nel caso delle moto) che coinvolgono altri incolpevoli mezzi, provocando danni anche ingenti. Cerchiamo allora di fare chiarezza, indicandovi quali norme sono applicabili nelle due diverse circostanze e come muoversi per ottenere il giusto ristoro al danno subito. sicuramente privati, sono aree di uso pubblico. Per queste aree private aperte al pubblico la Cassazione ha stabilito che la copertura assicurativa è operativa; sono infatti aree sì private, ma il cui utilizzo è del tutto equiparabile a quello del suolo pubblico. Si applicano quindi le norme del Codice della Strada ed è obbligatoria l’RC auto. Ne vien da sé che è del tutto illecito utilizzare i parcheggi dei centri commerciali per la scuola guida di chi non è in possesso del foglio rosa. La maggior parte delle compagnie assicurative estende la copertura dei danni prevista per legge anche alle aree private non aperte al pubblico (pensiamo alle autorimesse o ai cortili condominiali per esempio); leggete con attenzione le clausole del contratto, perché tale estensione della garanzia non è obbligatoria per legge e potrebbe anche non essere inclusa nella polizza che avete stipulato. In assenza della copertura estesa alle aree private, vige quanto stabilito dall’art. 2054 del Codice Civile che stabilisce che il conducente di un veicolo (in solido col proprietario dello stesso) è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone e cose dalla circolazione dello stesso. Detto in soldoni: se danneggiate l’auto del vicino nel cortile del condominio, dovete ripagare il danno di tasca vostra. Incidente in parcheggi e aree private Circolazione turistica in pista Va subito detto che i parcheggi dei centri commerciali o dei supermercati, così come i piazzali dei distributori di carburante, pur essendo 36 Partiamo subito da una buona notizia. Le principali compagnie assicurative prevedono la copertura dei danni provocati durante la cosiddetta Scarica l’APP del Magazine Assicurazioni aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb circolazione turistica in autodromo, riservata – lo sottolineiamo – ai mezzi targati e assicurati. Chi si reca in pista, in moto o con l’auto, farà a bene quindi a leggere con attenzione quanto previsto dal proprio contratto assicurativo o a estendere la copertura dell’RC alla circolazione turistica in circuito del proprio veicolo (qualora vi sia questa possibilità). Ciò metterà al riparo dal dover risarcire i danni causati agli altri da un nostro errore di guida. L’assicurazione invece non copre mai i rischi per i danni causati dalla partecipazione del veicolo a gare o competizioni sportive, alle relative prove ufficiali e alle verifiche preliminari e finali previste nel regolamento di gara. E’ necessaria pertanto una verifica attenta del regolamento della pista nella quale si effettua la Circolazione turistica al fine di verificare che non siano consentite gare e competizioni sportive tra coloro che accedono al circuito. La faccenda si complica, e parecchio, quando alla circolazione turistica accedono (più o meno lecitamente) in contemporanea veicoli regolarmente targati e coperti da assicurazione, e auto o moto in versione “pronto pista”, senza targa e assicurazione (che in teoria non dovrebbero accedere alla circolazione turistica). Se questi ci urtano o ci mandano gambe all’aria, chi paga i danni? Certo non i gestori dell’autodromo, che giustamente si tutelano obbligando i fruitori a firmare uno scarico di responsabilità che li mette al riparo dal dover pagare i danni a cose o persone provocati dagli utenti. A tal proposito invitiamo chi utilizza la pista con veicoli non assicurati duranti i turni riservati alla circolazione turistica a verificare attentamente quanto previsto dal regolamento del circuito e, soprattutto, a usare il buon senso: accedervi senza un veicolo targato e quindi coperto dall’assicurazione espone ovviamente all’obbligo del risarcimento del danno cagionato a terzi ex art. 2043 del Codice Civile. La stessa regola si applica nel caso di sinistri tra veicoli non coperti dall’RC auto. Sfatiamo così il luogo comune per cui in pista ognuno paga il suo danno e tanti saluti. Se siamo convinti di aver subito un danno dovuto al comportamento colposo altrui e possiamo provarlo (nota bene: quasi tutti i circuiti hanno le telecamere, chiediamo i filmati), facciamo tranquillamente valere le nostre ragioni richiamando le norme del Codice Civile. 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Attualità aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Honda Verza. Che cavolo di moto è? di Edoardo Licciardello | Una simpatica omofonia fra la lingua italiana e quella indonesiana è la scusa per ricordare tanti modelli battezzati con nomi più o meno ambigui da parte di case giapponesi. Come la Verza Honda, la Bara Suzuki o il Vino Yamaha E ’ la globalizzazione, baby. Direbbe così un personaggio di un noir americano commentando l’effetto provocato dal nome di un modello di moto che, portato all’altro capo del mondo, provoca ilarità o, peggio, imbarazzo. Di casi del genere se ne contano tantissimi, un po’ per ingenuità ma anche 38 per l’oggettiva impossibilità di poter conoscere il significato di una parola in tutte le lingue e dialetti del mondo. Anche se ci si può attrezzare. Chi scrive ha lavorato a lungo per una multinazionale dotata di un ufficio apposito che si premurava di verificare se i nomi dei prodotti (ma anche gli elementi grafici: in alcuni Paesi il gesto del pollice alzato ha un significato molto diverso dall’approvazione attribuitagli da noi occidentali) non potessero creare imbarazzo quando non proprio danno alle filiali dei vari Paesi nei quali i prodotti avrebbero dovuto essere commercializzati. Capita quindi spesso che certi nomi vengano scartati in origine. Leggenda vuole ad esempio che la prima Ducati Multistrada dovesse chiamarsi Futa, come il celebre passo appenninico, ma che il nome sia stato cassato dopo aver riscontrato un significato osceno in altra lingua. Una volta si era più spensierati: Kawasaki battezzò la sua storica sportiva 900 con la sigla KZ900, e con questo nome la vendette sul mercato interno e statunitense. Al momento di esportarla in Europa qualcuno fece notare come la sigla KZ indicasse, in tedesco, i campi di concentramento nazisti della Seconda Guerra Mondiale (Konzentrationslager) e ad Akashi si affrettarono a cambiare la sigla in Z900. Altri nomi invece passano, magari per il semplice motivo che certi modelli non verranno mai esportati nei Paesi dove causerebbero imbarazzo, o perché magari l’effetto si limita a far sorridere. Suzuki ha una lunghissima tradizione in materia: chi ricorda la concept Falcorustyco vista al salone di Tokyo del 1984? In molti si sono chiesti cosa diavolo volesse significare il nome, arrivando ad ipotizzare che qualcuno, in quel di Hamamatsu, ci desse dentro con il saké. Ipotesi che prese prepotentemente quota quando, tre anni dopo, Suzuki presentò l’altra (stupenda) concept Nuda. Il nome di per sé non aveva nulla di filologicamente comico, non fosse che era stato appioppato ad una moto dotata 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Attualità aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Yamaha Vino di carenatura completamente sigillata. Involontariamente comico restando in casa Suzuki lo scooter Bara (mai esportato fuori dal Giappone): la parola in giapponese significa Rosa, ma qui da noi avrebbe dato adito a gesti apotropaici. Concludiamo la carrellata di casa Suzuki con la Cappuccino, minuscola spider arrivata anche da noi grazie ai miracoli dell’importazione parallela. I giapponesi, per molte cose malati di esterofilia a livelli patologici, adorano i nomi dal suono straniero e data la struttura fonetica della loro lingua (che non prevede parole che terminino con una consonante) trovano più semplice pronunciare le parole italiane che non quelle di qualunque altra lingua. Il mondo delle auto peraltro offre numerosi esempi di “incidenti diplomatici” causati da nomi quantomeno inadatti ad alcuni mercati. Balzano all’occhio Mazda LaPuta (che in 40 Suzuki Nuda spagnolo indica una prostituta, come quasi tutti sanno anche da noi) oppure Opel Ascona e Honda Fit (indicano entrambe gli organi genitali femminili rispettivamente in spagnolo e portoghese ed in svedese e norvegese). Anche noi italiani ci siamo difesi bene, con la FIAT Ritmo che in alcuni causava involontarie assonanze con il ciclo mestruale femminile. Ma come non ricordare la Volkswagen Jetta (avete presente chi è lo Jettatore, vero?) oppure, tornando a razzo ai nostri tempi, la SsangYong Musso, parola indicante l’asino in dialetto veneto? Tornando alle due ruote, in tempi andati si sono fatti notare Yamaha Vino (chissà se era dotato di test etilometrico ), ma arrivando in casa Honda – quella che ha innescato il nostro articolo – non possiamo non citare gli scooter Giorno (vietato usarlo dopo il calare del sole), e Dio; quest’ultimo arrivava anche da noi, all’inizio di quell’ondata di scooter nipponici che quasi annichilì i costruttori nostrani, tramite importatori paralleli. Questo articolo semiserio nasce dalla presenza sul mercato indonesiano di una moto leggera da 150 cc denominata Honda Verza. Non abbiamo idea di cosa significhi la parola, né da che lingua sia presa, ma tenderemmo categoricamente ad escludere l’italiano. Riteniamo molto difficile che a Tokyo abbiano voluto richiamare l’idea di un ortaggio nel battezzare una moto commercializzata in Indonesia come sport-tourer, i canoni là sono un po’ diversi dai nostri come avrete capito, ma non crediamo comunque che un nome del genere possa essere valorizzante. E voi? Ricordate nomi strani, bizzarri, divertenti per mezzi di trasporto a due o quattro ruote? Fatecelo sapere attraverso i commenti… 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News Hazan Motorworks Opera d’arte su base Royal Enfield 500 di Edoardo Licciardello | Il propulsore di una modesta Bullet 500 diventa la base di una meraviglia su due ruote ad opera del preparatore newyorkeseMax Hazan. Per il quale vale questo principio: mai fare due volte la stessa cosa S tati Uniti d’America e Special, nell’immaginario collettivo, fanno rima con la West Coast. Con la California di Orange County Choppers e Roland Sands. Raramente si pensa alla costa orientale degli USA, con le sue metropoli tutte business e strade dagli incroci ad angolo retto, come ad una fucina di motociclisti che è poi la 42 condizione indispensabile per il fiorire dell’industria delle personalizzazioni. La scene newyorkese è però relativamente più vivace di quanto uno non si immagini, soprattutto se da Manhattan ci si sposta verso i boroughs o i suburbs (quartieri, ma a volte vere e proprie città) periferici, più adatti alla circolazione su due ruote e magari più vicini a quegli Hamptons che d’estate accolgono 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Special aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb con piacere diversi motociclisti tanto da suggerire a BMW l’adozione del nome di una loro località - Montauk - per un modello di tipico gusto USA. Non siamo però qui a parlare di BMW, bensì di una spettacolare special nata ad opera di Max Hazan. Titolare di Hazan Motorworks a Brooklyn, NY, l’artigiano statunitense ha iniziato la sua carriera di preparatore suo malgrado, per colpa di un incidente con la moto da cross che lo ha costretto in casa per diversi mesi. Stufo di non fare niente, iniziò infilando un motore sotto una beach cruiser (le biciclette usate dai surfisti per raggiungere le spiagge) per... vedere l’effetto che faceva. Forte della sua precedente esperienza di costruttore nautico, Max ha applicato la sua personale filosofia alla nuova attività: mai fare due volte la stessa cosa. E non parliamo solo di moto in generale: la determinazione di Hazan si spinge fino a voler realizzare in autonomia ogni 44 genere di dettaglio - metallico o in legno - sulle sue special. Possibilmente con lavorazioni ogni volta diverse. La moto che vedete è nata in circa due mesi di lavoro; ogni pezzo, a parte il propulsore (Hazan ha un particolare amore per il motore Royal Enfield che risale ad un periodo di permanenza in India presso la sorella) è stato realizzato partendo da zero, partendo dal presupposto che sarebbe rimasto in vista e dunque dovesse essere il più bello ed elegante possibile. Il gusto è un fattore del tutto personale, ma anche chi non riconosce il proprio concetto di moto nelle linee elegantemente retrò di questa Bullet farà molta fatica a non dire quanto sia bella. Vale la pena, se volete un consiglio, di tenere d’occhio il sito del preparatore. Anche se, ne conveniamo, andare fino a New York per procurarsi una delle sue realizzazioni potrebbe rivelarsi davvero oneroso... 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Personaggi Carlo Molfetta L’oro di Londra del Taekwondo che si ispira a Rossi di Thomas Bressani | Il campione olimpico di Taekwondo Carlo Molfetta racconta la sua passione per la MotoGP. Molfetta si è distinto nel Taekwondo conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra. La sua moto preferita? La Yamaha R1 A bbiamo intervistato il campione olimpico di Taekwondo, Carlo Molfetta, in occasione di uno stage tenutosi a Milano il 9 giugno, dopo aver scoperto della sua grande passione per la MotoGP oltre a quella delle arti marziali. L’11 agosto 2012 Carlo Molfetta si è distinto nella disciplina olimpica del Taekwondo conquistando la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra, nella categoria +80 kg, battendo al golden point, il suo avversario Anthony Obame del Gabon. Dopo avervi proposto le interviste degli azzuri che hanno saputo salire sul podio a Londra 2012, come l’argento alle Olimpiadi di Mountain Bike Nino Schurter, Marco Aurelio Fontana, bronzo a Londra 2012 e Molmenti, il ducatista medaglia d’oro, ora è la volta del campione olimpico Carlo Molfetta, che ci racconta da dove nasce la sua passione per il 46 mondo delle moto e quella per il Taekwondo. Ti abbiamo visto al Mugello per la MotoGP, quindi presumiamo tu sia un grande appassionato anche di moto? «Si, adoro i motori , mi piace tanto la velocità e mi emoziona vedere quello che riescono a fare a 300 km/h». Segui solo la MotoGp o anche il mondiale Superbike? «Seguo sicuramente meno la Superbike rispetto alla MotoGP anche se negli ultimi anni grazie a Max Biaggi l’ho seguita un po’ di più». Sei anche un motociclista, nel tempo libero riesci a girare in moto o sei solo un appassionato? «Purtroppo non ci permettono di andare in moto perché più pericoloso rispetto alla macchina su strada. In generale sono sempre andato molto volentieri in moto e non nego che in futuro appena finito l’agonismo mi farò una bella moto da 300 km/h». Hai una moto? Se si quale? O ti piacerebbe averne una? «Per lo stesso motivo che ho citato precedentemente non ne possiedo una. Sicuramente quella che mi piace di più è l’R1 della Yamaha». Da dove nasce la tua passione per le moto? «La mia passione per le moto è iniziata quando ero piccolino con Loris Capirossi, ma poi è diventato un vero amore grazie alle vittorie del dottore». Abbiamo visto una tua foto con la tuta di Valentino Rossi in mano all’interno della sua hospitality e che hai incontrato Andrea Iannone. Come è stato stare con loro durante il Mugello? «È stato molto emozionante, 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica vengono dal mio sport. Tra i tanti che posso stimare come campioni i primi in assoluto sono Jordan, Valentino Rossi e Federer. E da qualche anno a questa parte Bolt». Un consiglio che ti hanno dato e che vorresti condividere con i giovani che si avvicinano al Taekwondo? «Il consiglio che adoro ripetere è parlare poco e agire tanto». Parliamo delle Olimpiadi. Che effetto fa vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 2012 e sentire suonare l’inno italiano? Andrea è un ragazzo disponibilissimo e molto gentile. Purtroppo però Valentino per via dei suoi innumerevoli fan non sono riuscito a conoscerlo di persona». Come hai vissuto il GP d’Italia e che emozioni ti ha trasmesso? «Beh vedere le moto dal vivo sfrecciare a quelle velocità e a quella distanza l’una dall’altra devo essere sincero è adrenalina pura». 48 Può esserci un rapporto tra il guidare una moto e praticare Taekwondo? «L’unica cosa che li può accumulare è che devi cercare di essere il più veloce possibile per vincere». A che età hai iniziato a fare Taekwondo? «Ho iniziato a praticare il Tkd a 5 anni . È iniziato per gioco e con il tempo è diventato il mio lavoro». «È un’emozione indescrivibile. Tutti i sacrifici di una vita sono ripagati in un solo giorno». Nella finale Olimpica eri sotto di 9 a 3, ma hai pareggiato e ti sei giocato l’oro al golden point. Come è stato vivere quei due minuti e che ricordo ti è rimasto dentro di te? «I due minuti più lunghi della mia vita dove si alterna la paura di sbagliare e subire il punto alla voglia di vincere ed osare per fare quel sperato punto». Con tre medaglie alle Olimpiadi, l’argento di Mauro Sarmiento a Pechino 2008, il bronzo a Londra 2012 e il tuo oro a Londra nel 2012, l’Italia Personaggi nel Taekwondo ne è uscita a testa alta. Pensi che grazie a questi risultati il Taekwondo si sia diffuso di più? «Si, le medaglie prese alle olimpiadi sono 3. L’argento e il bronzo di Mauro e il mio oro. E sono convinto che siano servite molto a diffondere il mio sport. Adesso quando parli con la gente di Tkd chi sta davanti sa di cosa si sta parlando». Grazie Carlo. «Saluto tutti gli utenti di Moto. it, un saluto a tutti i motociclisti, sperando di non avervi annoiato. Ciao a tutti!» Cosa ti ha insegnato nella vita? «Questo sport mi ha insegnato molte cose, tra le quali la cultura orientale . Cultura completamente diversa dalla nostra dove il rispetto e la pazienza sono sicuramente le virtù principali». C’è un personaggio che hai preso come riferimento o a cui ti sei ispirato durante tutta la tua carriera agonistica? «Ce ne sono tanti. E non 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine anche il primo paio di stivaletti da velocità, e che un pilota-giornalista poteva fare al caso suo. Per farla breve, mi presentai dal boss con la Stuto e una proposta precisa: farò il campionato junior classe 250 con una Suzuki bicilindrica tutta Alpinestars, la ditta mi finanzia con un milione di lire, se vinco va bene e se perdo restituisco tutto. Mazzarolo era un gran signore: feci subito due vittorie nelle selezioni, poi due secondi posti nelle finali, poi un gran volo alla prima curva nella gara decisiva, e quando mi presentai per rendere il milione fui graziato: il secondo posto bastò. Da allora nacque un bel rapporto di amicizia, che ancora continua con il figlio Gabriele. Che bello che era il Veneto, in quegli anni Settanta. Era la mia seconda patria: la Moto Laverda che faceva moto bellissime per la strada e la pista, salivo a cena da Massimo Laverda e tornavo alle tre di notte rischiando di addormentarmi in autostrada sulla mia SF 750. Poi Lino Dainese con le sue C tute, Renato Dalla Grana e la Spidi con i guanti, appunto l’Alpinestars di Sante Mazzarolo con gli stivali. Tutti veri leader, degli apripista, dei grandi precursori; con tanto entusiasmo, voglia di innovare e di fare, crescite rapidissime. E ancora tanti altri marchi storici come RG o Sidi, perché in quella fase, e ancora di più negli anni successivi, il Veneto fu trainante per tutta l’economia del Paese: il famoso miracolo del Nord Est. E voglio pensare positivo, per Alessia e per tutti noi. Sì, le batoste arrivano e fanno molto male, oggi si fatica a sorridere guardando al futuro. Dobbiamo trovare le risorse per recuperare le posizioni. Non è una questione soltanto economica, è soprattutto una questione di energia. La passione ci ha fatto crescere e da qui dobbiamo ripartire: la passione è ancora tutta da giocare. Quella dei veneti, quella di Tony Cairoli e quella della famiglia Polita, alla quale va tutto il nostro affetto. Nico Cereghini E’ la passione che ci farà risorgere iao a tutti! Fine settimana triste e grigio, brutte notizie dalla parte di Alessia Polita, Un compleanno, una bella storia e le brutte e niente di particolarmente bello dalle corse, a parte il notizie che arrivano da Alessia Polita. Alla fine solito Cairoli che ha infiam- un solo comune denominatore: la passione mato Maggiora. L’immenso che è ancora tutta da giocare Tony ci salva quasi tutte le domeniche. Aspetto che ad Alessia capiti un mi- per la prima volta a Costa di Maser nel novemracolo, prendo tempo e intanto, per distrarmi, bre del 1973. In quegli anni lavoravo al quindileggo che l’Alpinestars compie cinquant’anni. cinale artigianale “Il Pilota Moto”, che mi aveva La prima sensazione è di essere un po’ datato dato lo sprint che mancava a Motociclismo, e lì anch’io, che la frequento da quaranta; ma poi a seguire il motocross c’era Teresa Stuto, una raci ripenso: non è vecchia l’Alpinestars, che anzi gazza veneta trapiantata a Milano con una gran è un’azienda modernissima, e sono ancora viva- treccia arrotolata sulla testa. Piena di passione, ce anch’io, un po’ saggio e un po’ no come tutti i Teresa mi disse che Sante Mazzarolo, il numero motociclisti che conosco. Sta di fatto che andai uno degli stivali da cross, era pronto a produrre 50 Editoriale Aspetto che ad Alessia capiti un miracolo, prendo tempo e intanto, per distrarmi, leggo che l’Alpinestars compie cinquant’anni 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Due considerazioni su quello che hai detto. La prima: giudichi quindi positiva la prestazione di Rossi? «Sì. Anche con Valentino abbiamo cercato di trovare un assetto che penalizzasse leggermente il tempo sul giro, ma che allungasse la durata della gomma: è un aspetto importante. La sua gara è stata buona: è arrivato a tre secondi dal podio». Seconda considerazione: fino a due GP fa sembrava che la Honda avesse un netto vantaggio, ma Lorenzo ha vinto sia qui sia al Mugello. Più merito del pilota o non c’era tutta questa differenza che si diceva? «Chi riesce a far durare e a far funzionare meglio le gomme vince. E’ successo a noi in Qatar, alla Honda a Jerez e ad Austin, dove la superiorità della Honda era evidente. Le Mans è stata MotoGP sfalsata da qualcosa che non ha funzionato, specie sulla gomma posteriore di Jorge, mentre Valentino era da podio ma è scivolato. Qui, con il caldo, pensavamo di soffrire di più, invece è andata diversamente. Nei test abbiamo da fare qualche prova di telaio, sospensioni ed elettronica». La Yamaha ha già punzonato quattro motori: può essere un problema in prospettiva campionato? «In questo momento non siamo preoccupati: i primi due motori che abbiamo punzonato avevano la stessa configurazione e abbiamo avuto un problemino con entrambi i piloti: per sicurezza abbiamo deciso di accantonare il secondo motore cercando di capire la causa dell’inconveniente, sperando di poterlo risolvere». GP di Catalunya L’analisi di Maio Meregalli di Giovanni Zamagni | Maio Meregalli, team manager Yamaha, commenta per Moto.it il GP della Catalunya « Devo fare i complimenti a Lorenzo e alla sua squadra, perché siamo riusciti a ribaltare una situazione complicata: sabato pomeriggio, con il caldo, soffrivamo in confronto della Honda, rispetto alla quale eravamo più lenti di mezzo secondo, non solo nella qualifica ma anche nel passo. Sabato sera è stato fatto un buonissimo lavoro: nel warm up abbiamo visto dei risultati, ma avevamo comunque qualche dubbio perché la temperatura era molto differente, 20 °C in meno rispetto alla gara. Ha funzionato tutto 52 bene, Jorge ha tenuto un passo allucinante, non ha mai mollato e quando ha visto che Pedrosa e Marquez erano leggermente in difficoltà ha dato la zampata decisiva: si è ampiamente meritato questa vittoria. Anche Valentino ha fatto una buonissima gara, girando a un paio di decimi dai primi, spesso uguale a loro: è una buona iniezione di fiducia. Penso che ad Assen sarà ancora più vicino, su una pista dove è sempre andato bene, dove la M1 è competitiva. Aver battuto la Honda, con questo caldo su questo tracciato, è un ottimo risultato». 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito GP di Catalunya Lo sapevate che...? MOTOGP BATTE MOTO2-3 AL CAMP NOU di Giovanni Zamagni | Che la VR46 diventerà un team nei campionati minori? Che Rossi ha invitato Marquez al “Ranch”? Che Pedrosa ha festeggiato il suo 200esimo GP? Che Crutchlow è ancora senza contratto per il 2014? R OSSI, FUTURO NELLE MOTO Valentino Rossi sta pianificando il suo futuro per quando, fra qualche anno, smetterà di correre. Rossi e i suoi amici hanno ormai deciso che la VR46, la società del campione di Tavullia, seguirà da vicino alcuni giovani piloti, dando loro la possibilità di cominciare dai campionati minori per arrivare, si spera, al motomondiale. Verrà anche utilizzato il “Ranch”, la famosa pista costruita da Rossi, 54 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica con Valentino che farà da istruttore ai giovanissimi, che potranno anche contare sui consigli del preparatore atletico e di tutto lo staff che da anni segue il nove volte iridato. E’ già stato raggiunto un accordo con la FMI, Federazione Motociclistica Italiana, che avvallerà l’operazione, proseguendo così nella ricostruzione del vivaio italiano iniziata qualche anno fa. Una bella iniziativa, ancora da definire in alcuni dettagli, ma ormai decisa e pianificata. Bella iniziativa promozionale della Dorna, la società spagnola che organizza il motomondiale, che giovedì ha portato un po’ di piloti del motomondiale al Camp Nou, il famoso stadio del Barcellona calcio. E’ stata organizzata una partita di 20 minuti per tempo, con i piloti della MotoGP che hanno sfidato una selezione mista dei colleghi della Moto2-Moto3: hanno vinto quelli della MotoGP per 4-3 con gol di De Puniet, Bradl, Marquez e Dovizioso, mentre dall’altra parte hanno segnato Simeon, Terol ed Espargaro. In porta, per la MotoGP, Michele Pirro. “Ho salvato più volte il risultato” si è vantato, scherzando, il collaudatore della Ducati. ROSSI INVITA MARQUEZ AL RANCH Giovedì si sono trovati fianco a fianco nella conferenza stampa e Valentino Rossi ne ha approfittato per invitare Marc Marquez a girare al MotoGP “Ranch”: un invito che lo spagnolo ha accettato con entusiasmo e appena potrà andrà a sfidare Valentino a casa sua. 200 GP PER PEDROSA Dani Pedrosa ha festeggiato a Barcellona il suo 200esimo GP. «Sono sorpreso, mi sembra di aver iniziato ieri» ha commentato Dani alla vigilia. Ecco il curriculum del pilota spagnolo. GP disputati 200 (122 in MotoGP, 32 in 250, 46 in 125); GP vinti: 47 (24 in MotoGP, 15 in 250, 8 in 125); Podi: 117 (76 in MotoGP, 24 in 250, 17 in 125); Pole position: 44 (26 in MotoGP, 9 in 250, 9 in 125). MARQUEZ, TIFO SI’, MA CON RISPETTO Bella dichiarazione alla vigilia di Marc Marquez, che ha invitato i tifosi spagnoli a essere sportivi: «Spero che chi viene in circuito faccia il tifo per me, ma anche per tutti gli altri piloti». Bravo Marc. 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito CASCHI SPECIALI Numerosi, naturalmente, i caschi speciali dei piloti spagnoli per il GP di casa. Bello e significativo quello realizzato da Anna Vives, una ragazza di 28 anni affetta della Sindrome di Down, per Jorge Lorenzo. Presentato venerdì pomeriggio nell’hospitality Yamaha, dopo la tradizionale conferenza stampa di Jorge, in un commovente filmato, Anna ha spiegato che: «Lorenzo è mio amico ed è forte, mi ha chiesto di disegnare il casco. E’ chiamato “graffiti” (uno speciale carattere inventato dalla grafica) e l’ho fatto io. Buona fortuna». Poi, domenica, Jorge ha voluto Anna al suo fianco sul podio: davvero commovente. Piacevole anche quello di Marc Marquez, con la scritta “Danger”, pericolo. MOTOMERCATO: INIZIATE LE TRATTATIVE Sono pochi i piloti della MotoGP senza contratto per il 2014, ma ci sono e alcuni anche forti, come 56 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Cal Crutchlow, che ha confermato il contatto tra la Yamaha e Pol Espargaro (ha già un contratto firmato). Crutchlow, naturalmente, interessa sia alla Ducati (Hayden è in scadenza di contratto) sia alla Suzuki, in questo momento favorita a far salire Cal sulla sua moto. Il secondo pilota della Casa giapponese potrebbe essere uno tra Randy De Puniet, che in questo periodo svolge il ruolo di “collaudatore” e Aleix Espargaro, protagonista di una stagione davvero positiva. Per quanto riguarda la Ducati, ci sono trattative avanzate con Scott Redding, l’attuale capoclassifica della Moto2. GRESINI FESTEGGIA GIBERNAU Il team Gresini ha voluto rendere omaggio a Sete Gibernau, che ha corso per tanti anni per il team italiano, con ottimi risultati: venerdì gli è stata consegnata una “pit-bike” fedele replica della Honda RCV del 2003 con la quale Sete conquistò il secondo posto in classifica generale. ESPARGARO: QUAL E’ IL MIO LIVELLO? Aleix Espargaro è costantemente il pilota più veloce tra quelli in sella a una CRT, dimostrando buone qualità. Ma con una CRT è difficile capire il reale livello di chi guida e lo stesso Aleix ha qualche dubbio: «Devo capire se sono un buon pilota o solo il migliore degli altri», ha dichiarato lo spagnolo. UNA VESPA PUNGE PEDROSA Durante l’ultima mezz’ora di prove libere, Dani Pedrosa è dovuto rientrare anticipatamente ai box, quando mancava circa un minuto alla fine delle prove, e, di fretta e furia si è tolto la tuta, mentre i meccanici non capivano bene cosa stesse succedendo: una vespa si era infilata nella tuta, pungendo il pilota spagnolo. Fortunatamente senza conseguenze. UN ALTRO BARROS? MotoGP Barros, il forte pilota brasiliano, oggi imprenditore. Alex sta seguendo la carriera del figlio Lucas, 17 anni, che nel 2012 ha vinto nella Stock 1000 nazionale: l’obiettivo è arrivare al mondiale. «Non è però obbligatorio: ho spiegato a mio figlio che veniamo a correre qui solo se possiamo fare bene, non certo per fare numero» ha detto Barros, che ha confermato che la situazione economica in Brasile «è nettamente migliore di 15 anni fa» e che si sta lavorando «per riportare la MotoGP in Brasile», non a Rio de Janeiro, ma probabilmente a Brasilia. IO L’AVEVO DETTO Alvaro Bautista, parlando con Niccolò Antonelli il giovedì prima del GP d’Italia: «Ho spiegato a Niccolò che, prima di tutto, è importante finire le gare». Al Mugello Bautista è caduto alla seconda curva, a Montmelò alla decima... Nel paddock del Montmelò si è rivisto Alex 57 Cartoline dal GP di Barcellona Tripletta spagnola nel GP di Catalunya. Ecco gli scatti che raccontano il fine settimana catalano dentro e fuori la pista 58 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 60 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 62 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 64 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Debuttano ad Aragon le Honda RC-V 2014 di Edoardo Licciardello | Honda schiera la RC-V del prossimo anno già in occasione dei test di Aragon. Debutto in gara anticipato per il secondo anno consecutivo? H onda ha rinunciato ai test di Barcellona per concentrarsi su quelli di Motorland Aragòn. Nessuno però si aspettava che sul tracciato di Alcañiz la Casa di Tokyo portasse già la versione 2014 della sua MotoGP: Dani Pedrosa guida la classifica iridata, e la RC213V 2013 si è dimostrata imprendibile in più di un’occasione. La RC213V 2013 non appare certo una moto in debito di competitività. 66 Insomma, una situazione ben diversa da quella che, l’anno passato, ha visto Honda anticipare decisamente l’introduzione della moto 2013. Allora la seconda versione della RC-V da 1000cc debuttò - giusto un anno fa - in occasione dei test del Mugello per risolvere in corso d’anno i problemi innescati dal nuovo pneumatico anteriore Bridgestone, che unito alla zavorra richiesta dall’innalzamento del peso minimo regolamentare deciso ad inverno inoltrato aveva mandato in crisi la ciclistica della Honda. A questa situazione di difficoltà tecnica, inoltre, faceva da contraltare un Jorge Lorenzo che aveva sfruttato la prima parte della stagione per prendere il largo in classifica. Non sappiamo se Honda intenda rendere permanente questo anticipo nell’introduzione della moto da gara dell’anno successivo - nelle passate stagioni, salvo in casi straordinari quali anni di cambio regolamentare, la tradizione voleva che la... collezione dell’anno seguente scendesse in passerella in quel di Brno, subito dopo l’estate. Ci sentiamo facili profeti, però, nell’ipotizzare per la moto che Pedrosa e Marquez proveranno a partire da domani un tentativo di migliorare la resa degli pneumatici, attuale tallone d’Achille della MotoGP di Tokyo. Non sembra comunque la ciclistica l’unico aspetto su cui si sono concentrati in HRC: sembra di intuire una presa d’aria frontale dall’andamento leggermente diverso e diverse superfici per gli estrattori laterali. Qualche elemento in più arriva dalle parole di Takeo Yokoyama, Direttore Tecnico del Team HRC: «Si tratta del prototipo 2014 - è una moto completamente nuova, tanto in termini di motore quanto di ciclistica. Il nostro piano prevede questo test a metà stagione in maniera tale da poter effettuare eventuali modifiche in tempo per i test di fine stagione a Valencia, in novembre. Ma se Dani e Marc dovessero riscontrare che si tratta di un netto passo avanti rispetto all’attuale RC213V, l’HRC farà del suo meglio per metterla a loro disposizione nel corso di questa stagione come abbiamo già fatto lo scorso anno» 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Tempi 1. Jorge Lorenzo (Yamaha) 1’48”076 2. Marc Marquez (Honda) 1’48”434 3. Dani Pedrosa (Honda) 1’48”928 4. Valentino Rossi (Yamaha) 1’49”007 5. Stefan Bradl (Honda) 1’49”553 6. Alvaro Bautista (Honda) 1’50”080 7. Randy De Puniet (Suzuki) 1’50”860 Test MotoGP ad Aragon Lorenzo il più veloce, Rossi soddisfatto Il più veloce è sempre Lorenzo, anche nei test di Aragon. Il maiorchino stacca di 4 decimi Marquez e di quasi un secondo il compagno di squadra D opo la pioggi adi ieri, oggi, 18 giugno, sul circuito di Aragon un bel sole ha accompagnato la seconda giornata di test MotoGP. In pista sono scese le due Yamaha ufficiali di Lorenzo e Rossi, le HRC di Marquez e Pedrosa oltre alle Honda di Bautista e Bradl. In pista De Puniet in sella alla Suzuki MotoGP che debutterà nel Motomondiale 2015. A fine giornata il tempo migliore l’ha segnato Lorenzo in 1’48”076 seguito da Marquez a quattro decimi e Pedrosa a 0”7. Rossi ha staccato un 1’49”007, la Suzuki di De Puniet a 1’50”860. 68 Valentino Rossi: “Sono molto soddisfatto” «Abbiamo provato una forcella nuova con la quale riesco a frenare meglio e guidare bene - spiega Valentino -. Anche in vista delle qualifiche potremmo aver fatto un passo avanti. Alla fine volevo provare a fare il tempo con le gomme nuove, ma cominciava a scendere qualche goccia. Secondo me potevo fare 1’48 anche io. Sono molto contento, è stato un test positivo». 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine con un buon passo. Ho provato diverse cose ad ogni uscita avevo un assetto differente! Ora capisco la moto molto meglio che all’inizio della stagione, e mi bastano pochi giri per capire se l’assetto è valido o meno. Ieri mi sono concentrato sui prossimi GP, mettendo a punto la moto di conseguenza. Oggi, invece, ho provato alcuni pezzi nuovi, sospensioni e soprattutto la nuova gomma. Ho fatto anche 13 giri sul prototipo 2014 - la prima impressione è buona, il motore presenta qualche miglioramento. Anche la ciclistica è un passo avanti, ma ci sono alcune aree su cui MotoGP lavorare - non abbiamo lavorato sull’assetto. E’ comunque una buona base di partenza per i tecnici HRC, ma al momento preferisco la moto 2013” Lavoro di sviluppo anche per Randy De Puniet, impegnato nei primi test ufficiali con la Suzuki. Il transalpino è risultato sensibilmente più veloce di ieri, limando il suo tempo di quasi un secondo con un miglior crono di 1’49”530. Tutti i team hanno lasciato Aragon, partendo direttamente alla volta dell’Olanda per il Gran Premio di Assen di questo fine settimana. Aragon, test MotoGP Marquez completa il lavoro Ultima giornata di test al Motorland Aragon. In pista soltanto Marc Marquez e Randy De Puniet. Tempi leggermente più lenti di ieri per lo spagnolo, De Puniet migliora di un secondo S olo Marc Marquez e Randy De Puniet (con la Suzuki) in pista nella terza giornata di test al Motorland Aragon. Il pilota del team Honda ha lavorato su entrambe le moto (la sua attuale 2013 e il prototipo 2014) per completare il suo processo di conoscenza con il mezzo. Marc ha inanellato sessanta tornate sulla moto 2013, provando diverse configurazioni d’assetto oltre a nuovi particolari e sospensioni Öhlins, oltre ovviamente alla nuova Bridgestone posteriore. Il suo giro più veloce - il cinquantunesimo - è 70 stato di 1’48”496, appena più lento di quello fatto registrare ieri. Marc ha potuto anche fare 13 giri sul prototipo 2014, dando le sue impressioni ai tecnici HRC che le riporteranno in Giappone. Dati non ufficiali parlano di un tempo di quasi un secondo più lento rispetto alla moto 2013. “E’ stato un test positivo, questo di Aragon, che è una delle mie piste preferite” ha raccontato Marquez. “Ho imparato molto in questi due giorni, all’inizio ho faticato molto nelle curve lunghe ma con l’aiuto del team abbiamo fatto diversi passi avanti e oggi sono stato in grado di guidare bene, 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Suzuki MotoGP Perché soltanto nel 2015? di Edoardo Licciardello | L’atteso debutto ufficiale della moto con cui la Casa di Hamamatsu rientrerà in MotoGP ha portato con sé una doccia fredda: lo slittamento di un anno nella data del ritorno. Analizziamone i motivi alla luce dei test di questi giorni C i avevamo già fatto la bocca tutti, dagli addetti ai lavori agli appassionati. La Suzuki sarebbe rientrata nel 2014, possibilmente rinverdendo i fasti delle RGV a due tempi. Nessuno ha mai creduto seriamente che, giunti a questo punto, Suzuki-san avrebbe davvero bloccato il 72 progetto. La MotoGP di Hamamatsu si è vista (e che bella, per inciso!) ma assieme alla moto è arrivato anche l’annuncio che ha lasciato un po’ di amaro in bocca a tutti. Suzuki tornerà, certo, ma soltanto nel 2015. Perché? Fuori luogo fare qualunque ipotesi relativamente al mercato piloti, è certamente scontato che Suzuki si stia già muovendo per avvicinare i papabili, ma fino a quando la moto non sarà più competitiva sarà molto difficile allettare un top rider. Qualcuno obietterà come il distacco fatto registrare da De Puniet nei test di ieri metta la Suzuki già davanti alle CRT, ma rispondere è facile. E’ vero che un ritardo contenuto in meno di un secondo da un velocissimo Lorenzo è una signora prestazione, ma nei test ognuno gira con la configurazione che preferisce – Yamaha avrà lavorato sull’assetto di gara, Suzuki più probabilmente puntando alla prestazione assoluta – e soprattutto sono gli ultimi decimi quelli più difficili da togliere. Veniamo a quello che sappiamo. La Suzuki MotoGP, di cui non conosciamo ancora la sigla identificativa (che al di là dei feticismi da appassionati la dirà lunga in merito alle ambizioni di ricaduta sulla produzione di serie della Casa di Hamamatsu) è una quadricilindrica in linea con fasatura a croce dell’albero motore. De Puniet ne è sceso stupito dal livello di competitività ed ansioso di spostarsi ad Aragon dove, con due giorni a disposizione avrà più tempo per lavorare sullo sviluppo. Ma soprattutto potrà girare realmente ad armi pari con la concorrenza, che al Motorland non sarà reduce da tre giorni di lavoro svolto per il Gran Premio appena corso come successo invece al Catalunya. Viene da affidarsi a oscure dietrologie per spiegare il motivo del rimando al 2015 da parte di Suzuki. In realtà – pur non avendo chiaramente certezze a riguardo – è abbastanza semplice trovare motivazioni abbastanza semplici, concrete e razionali per una decisione del genere, che consentirà alla Casa di Hamamatsu di presentarsi al via del Mondiale con una moto decisamente più competitiva e in uno scenario 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito di maggior chiarezza rispetto ai valori in campo. Soprattutto per quanto riguarda la centralina unica Marelli, che al momento resta ancora un componente in fase di evoluzione, e che Suzuki sicuramente avrà bisogno di conoscere bene dal momento che la Casa di Hamamatsu ha come partner storico quella Mitsubishi con cui collabora con profitto anche sulle moto di serie. Un debutto già nel 2014 costringerebbe Suzuki a lavorare sulla fase finale dello sviluppo in gara con 74 Periodico elettronico di informazione motociclistica tutte le pressioni che ne derivano. Pressioni ma anche vincoli regolamentari che – la situazione Ducati è sotto gli occhi di tutti – mal si conciliano con lo sviluppo di un pacchetto fisiologicamente ancora troppo pieno di variabili per avere già una direzione precisa. Il limite di cinque motori a stagione lega le mani tanto ai motoristi (per ovvie ragioni) quanto ai telaisti, che si trovano limitati nelle possibilità di spostamento del propulsore nel telaio da posizionamenti di attacchi e Scarica l’APP del Magazine componenti ausiliarie di quest’ultimo. Meglio avere più libertà in questa fase di definizione del pacchetto generale. Se si vogliono testare tre diverse configurazioni di motore e telaio si può farlo avendo riscontri immediati, senza dover fare i conti con un calendario che impone la punzonatura di un determinato motore solo a partire dal tale Gran Premio. La non partecipazione a tutto il campionato porta con sé un altro interessante corollario: il non trovarsi almeno teoricamente MotoGP soggetti al vincolo di 240 gomme per stagione. Il team può lavorare – Bridgestone permettendo – consumando tutti gli pneumatici che desidera in una fase in cui poter lavorare a piacimento con coperture nuove oppure usurate può fare una certa differenza. Non abbiamo specificato “tutto il campionato” a caso. E’ evidente che il garantirsi la maggior serenità dello sviluppo lontani dai GP abbia come contropartita la mancata possibilità di misurare il valore del mezzo in occasione dei Gran Premi, in condizioni di assoluta parità con i rivali. Partecipare ai test ufficiali non è certo la stessa cosa: come abbiamo detto in apertura ogni Casa ha una sua agenda a cui aderire nella programmazione di questo genere di appuntamenti. Dare per scontato che quello che si vede in un test sia il valore assoluto di un avversario, quello che si incontrerà in gara, è un errore gravissimo. Una via di mezzo può evidentemente essere la partecipazione come Wild Card ad un limitato numero di gare, magari a quella tradizionale trasferta orientale di fine stagione che vede il Circus mondiale visitare Sepang, Motegi e Phillip Island, guarda caso piste su cui Suzuki svolge gran parte del lavoro di sviluppo delle proprie moto da competizione. Una strategia di questo tipo preclude la possibilità di ingaggiare un “regular” del Mondiale come pilota per questi appuntamenti, ma è altrettanto vero che difficilmente il team Suzuki MotoGP potrebbe comunque assicurarsi a partire dal 2014 un top rider che possa ricoprire il ruolo di punto fermo nell’analisi del risultato. Insomma, ci toccherà proprio aspettare il 2015. Ma guardiamo il bicchiere come mezzo pieno: il rinvio servirà ad aumentare le probabilità che il rientro di Suzuki significhi l’arrivo di un concorrente vero e proprio, e non di un banale riempigriglia. Categoria che, ci perdoni chi lavora con impegno, talento ed estro, ci pare fin troppo rappresentata in questa era di CRT. 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP MotoGP Angolazioni estreme di Edoardo Licciardello Gli angoli di piega della massima categoria, costantemente cresciuti nel corso degli anni, hanno raggiunto valori al limite del paradossale, superando i 60° e dando vita a immagini che sono vera gioia agli occhi degli appassionati N on diciamo nulla di nuovo se vi raccontiamo che gli angoli di piega raggiunti dalle moto da Gran Premio stanno arrivando a livelli davvero estremi. Lo spettacolo di piloti con i gomiti delle tute piallati dallo sfregamento contro asfalto e cordoli è sempre più comune, e più di un produttore ha già iniziato ad apporre slider in materiali plastici o metallici nelle zone critiche come avviene su ginocchia ed esterno del piede. Anche senza andare a scomodare l’epoca in cui Sheene, Roberts e Saarinen si contendevano il platonico primato su chi abbia toccato per primo il ginocchio a terra sembra ieri, per i meno giovani, che anche fra addetti ai lavori si consideravano i 45° come limite invalicabile per l’inclinazione delle moto. Il progresso compiuto dagli pneumatici ha ampiamente ridicolizzato tale teoria già sul finire degli Anni 80. Il toccare a terra con il gomito non è certo un fenomeno degli ultimi anni - ebbe inizio con alcuni piloti della 250 verso la metà degli anni 80. Il più celebre “gomitista” era il francese Jean Philippe Ruggia, che già ai tempi della sua militanza in Yamaha tornava ai box esibendo orgoglioso ai suoi meccanici il gomito piallato della sua tuta di pelle. Il fenomeno aveva molto a che 76 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb vedere con lo stile del transalpino, che guidava molto fuori dalla moto e appunto con i gomiti larghissimi, ma il fenomeno iniziò comunque a diffondersi presso diversi piloti della classe intermedia. Perché proprio la 250? Facile: le 125, ben più veloci in curva, non piegavano altrettanto a causa di pneumatici molto stretti per non pagare pegno in rettilineo mentre le 500, in quell’era in cui l’elettronica trovava applicazione si e no nel controllo dell’accensione delle candele, piegavano relativamente poco per poter raddrizzarsi e scaricare a terra la loro violentissima cavalleria il più presto possibile. Dopo la metà degli anni 90, grazie ad un ulteriore “scatto di crescita” delle gomme nonché al diffondersi più o meno in sordina dei primi rudimentali controlli di trazione, si 78 iniziarono a vedere pieghe ben oltre i 50° anche nella classe regina. La cosa ebbe un antipatico effetto collaterale: quello di iniziare a far conoscere anche ai piloti della 500 il malaugurato fenomeno noto come chattering, innescato in quel periodo quasi esclusivamente dall’impossibilità delle sospensioni di assorbire le sollecitazioni derivanti dalle ondulazioni dell’asfalto a quegli angoli di piega. Anche in questo caso, più o meno per gli stessi motivi sopra esposti, il fenomeno si era manifestato inizialmente sulla 250 per poi contagiare anche la classe regina una volta raggiunti gli stessi angoli di piega. L’arrivo della MotoGP e la relativa ulteriore accelerazione dello sviluppo delle moto nonché di tutte le componenti ancillari - gomme in primis, soprattuto durante lo scontro al calor bianco fra Michelin e Bridgestone - ci ha portato però ad assistere ad angoli di piega che non sembrano compatibili con le leggi della fisica finora note. Mescole e tecnologie delle carcasse hanno fatto passi avanti prodigiosi, uniti ad un generale miglioramento delle componenti ciclistiche che hanno dato ai piloti il feeling necessario a “scaravoltarsi” ad angoli di piega assurdi. Già sul finire degli anni 2000 abbiamo potuto assistere ad un mutamento dello stile di guida dei piloti, che in gran parte hanno rinunciato a sporgersi tanto dalla sella per banale mancanza di spazio fra moto e asfalto. Vi basta confrontare la foto di un pilota che oggi consideriamo molto sporgente come un Marquez o un Lorenzo e un qualunque protagonista della 500 ed osservare quanta parte del sedere resta sulla sella oggi rispetto a ieri. Le spettacolari foto che vi presentiamo, scattate tutta alla curva 6 del circuito del Montmelò, vi danno la misura del livello a cui siamo arrivati. Gli angoli ormai si aggirano costantemente attorno ai 60°, e lo spazio ormai è talmente risicato che il pilota, complice traiettorie che portano sul cordolo, arriva a strisciare la tuta fin quasi alla spalla. Vedremo prima il diffondersi a macchia d’olio di sistemi per assecondare lo scivolamento di queste parti anatomiche oppure soluzioni che in qualche maniera cerchino di aumentare la luce a terra? Voi cosa ne pensate? 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica della sua M1, ma fin dai test di Sepang le aspettative sono state disattese. L’ultimo appuntamento utile per un test di questa soluzione sarebbe stato questo di Barcellona (o Aragon), ma come confermano i presenti – il suono di una moto dotata di cambio a presa continua, o seamless, è sensibilmente diverso da quello di una dotata del quickshifter tradizionale – anche in questa occasione la tanto attesa soluzione non si è vista. Il che significa, a meno di clamorose sorprese, che Yamaha correrà per tutto il 2013 facendo a meno di questa soluzione sulla sua MotoGP. Benefici tangibili Ma quali sarebbero i vantaggi offerti da un cambio seamless rispetto ad un’unità tradizionale con quickshifter? Tempi di innesto ulteriormente ridotti tanto da poter parlare di cambiate immediate, ma soprattutto niente interruzione MotoGP della trasmissione della coppia alla ruota posteriore. La sospensione posteriore non subisce gli strattoni tipici dell’interruzione di alimentazione (pur se brevissima) utilizzate nei cambi rapidi tradizionali, e non innesca quindi fenomeni di ondeggiamento o pompaggio del posteriore, per quanto limitati essi possano essere. Una stima altamente ottimistica, all’epoca dell’introduzione della soluzione sulla Honda, ha quantificato in un decimo ad ogni uscita di curva il vantaggio offerto nel tempo sul giro. C’è anche un secondo beneficio che deriva da questa tecnologia, meno quantificabile ma altrettanto se non addirittura più rilevante. Un passaggio istantaneo di marcia, se non opportunamente gestito dall’elettronica attraverso il controllo degli iniettori, causerebbe un fortissimo aumento dell’accelerazione – ricordatevi che, di fatto, il calo di giri del motore è minimo. Dal momento che le MotoGP di oggi Yamaha M1, ancora niente cambio seamless di Edoardo Licciardello | Il nuovo cambio rapidissimo, di cui solo Yamaha è priva fra le MotoGP, era atteso al debutto ufficiale sulla M1 a Barcellona. Ecco perché non lo vedremo (quasi sicuramente) in gara prima dell’anno prossimo L o scenario tecnico della MotoGP di quest’anno, pur con qualche effetto altalena a seconda delle piste, propone un sostanziale equilibrio fra Honda e Yamaha, anche se i piloti della M1 da tempo lamentano una carenza di accelerazione rispetto a quelli della RC-V. Una situazione che potremmo definire annosa – curiosamente, anche tornando ai tempi delle 500, la NSR ha quasi sempre vantato una certa superiorità in accelerazione rispetto alle YZR – accentuata però 80 dall’introduzione nel 2011 del cambio seamless. Una soluzione che, parola di Shuhei Nakamoto in persona, costava quanto una casa ma che garantiva diversi vantaggi – non tutti evidenti – alla RC212V, trasformatasi quell’anno in una vera e propria arma finale. Il cambio seamless è stato adottato da Ducati già in quella stagione mentre Yamaha ne è a tuttora priva. Fin dall’inizio del campionato si è speculato molto sull’adozione di questa soluzione da parte della Casa di Iwata, che con esso risolverebbe diversi dei problemi 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb accelerano già al limite dell’aderenza della gomma e dell’impennata praticamente fino all’ultima marcia, è necessario gestire il passaggio di marcia diminuendo la coppia erogata dal motore, quindi parzializzando (ulteriormente) l’apertura delle farfalle sugli iniettori. Di fatto si risparmia carburante spendibile successivamente, fattore importantissimo nell’equilibrio prestazionale delle attuali MotoGP. Il problema è che questa tecnologia, per essere sfruttata al meglio, richiede un lungo periodo di test ed affinamento dei sopracitati processi elettronici – cosa che Honda aveva effettuato nel 2010, quando sulle RC212V di Pedrosa e Dovizioso erano apparsi i trasduttori di coppia all’uscita del pignone, per misurare appunto la quantità di coppia scaricata dal propulsore in ogni marcia e ad ogni cambiata – e non si tratta quindi, a differenza di altre evoluzioni, di qualcosa che basta montare e provare per verificare la presenza o assenza di riscontri positivi immediati. 82 La situazione motori Anche in assenza di questo tipo di problematiche – ammettendo che il lavoro dei collaudatori a casa abbia già eliminato tutte le incognite – la situazione motori attuale di Yamaha dovrebbe precludere la possibilità di impiego del nuovo cambio, che ad Iwata stanno sicuramente sviluppando e provando. Il problema nasce dal fatto che un cambio seamless ha ingombri leggermente superiori rispetto a quelli di un’unità tradizionale, e che quindi richiede carter sicuramente diversi da quelli utilizzati finora – in una formula dove si guardano i millimetri nel posizionamento di un motore nel telaio è altamente improbabile che Yamaha si sia potuta permettere il lusso della lungimiranza, dimensionando il basamento del propulsore in maniera tale da poter ospitare un cambio più grande. L’impiego di un cambio seamless costringerebbe quindi la Casa di Iwata a punzonare nuovi propulsori – e qui c’è l’inghippo. A seguito di non meglio identificati problemi tecnici accusati sia da Lorenzo che da Rossi infatti Yamaha ha già punzonato quattro propulsori per ciascuno dei piloti, spedendo in Giappone i motori di cui non era sicura per un’analisi più approfondita. Questi motori potranno essere riutilizzabili in futuro, quindi la situazione non desta preoccupazioni; allo stesso tempo, però, concede la possibilità di utilizzare un solo ulteriore propulsore per pilota all’interno dell’allocazione dei cinque previsti per stagione. Fatichiamo ad immaginarci che Yamaha possa dare ai suoi piloti due moto di cui una con cambio seamless e l’altra con l’unità tradizionale: le due sarebbero talmente diverse in termini di uscita di curva, e quindi di messa a punto, da risultare una complicazione spaventosa. Certo, se il titolo iridato venisse conquistato da Jorge Lorenzo in anticipo e il quinto propulsore non fosse stato ancora punzonato… 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Ecco dove arriva la superiorità del cambio seamless, che di fatto, per una frazione di secondo, lascia innestati due rapporti contemporaneamente Un cambio sempre in presa Ma come funziona esattamente un cambio seamless? Immaginiamo sappiate come funziona un cambio, ma vediamo di ricordarlo – semplificando un po’ per amore di chiarezza e sintesi: su due alberini, uno collegato al motore e l’altro alla ruota posteriore (facciamo finta che non ci sia la frizione) ci sono una serie di ingranaggi. Questi ingranaggi sono liberi di ruotare indipendentemente dall’albero a meno che un dentino, comandato dal selettore, non li blocchi (a coppie) facendo quindi si che la coppia erogata dal motore venga trasmessa con l’interposizione di una moltiplica o demoltiplica a seconda del rapporto fra i denti dei suddetti ingranaggi. Quando azioniamo il pedale del cambio, il selettore stacca il dentino da una coppia di ingranaggi ed innesta quello della coppia successiva. E’ evidente come in una configurazione del genere possa essere innestata solo una coppia di ingranaggi per volta, pena l’inevitabile rottura del cambio stesso. Ecco dove arriva la superiorità del cambio seamless, che di fatto, per una frazione di secondo, lascia innestati due rapporti 84 contemporaneamente. Invece del selettore sopra citato il sistema seamless prevede la presenza di un mozzetto su ciascun albero. Ce ne sarà uno fra gli ingranaggi di prima e seconda, uno fra seconda e terza, eccetera. Su tale mozzetto ci sono tre coppie di cursori scanalati in verso opposto sui due lati, in maniera tale che tre cursori si possano innestare sull’ingranaggio della prima, ma si disinnestino (un po’come una frizione antisaltellamento) quando la velocità dell’ingranaggio è superiore a quella del mozzetto. Gli altri tre cursori sono fatti alla stessa maniera, ma rispetto all’ingranaggio della seconda. Quando il cambio è in folle i cursori sono tutti disinnestati. Inserendo la prima, tutti i cursori si spostano a contatto con il relativo ingranaggio. I tre studiati per innestarsi si vincoleranno a quell’ingranaggio, dotato di scanalature complementari a quelle del cursore, gli altri si limiteranno ad appoggiarsi. Quando si innesta la seconda i cursori tenderanno a spostarsi tutti verso il secondo ingranaggio, ma la serie solidale all’ingranaggio della prima non si muoverà perché trattenuta in quell’ingranaggio dalla coppia erogata dal motore. Saranno quindi i soli cursori scanalati per innestarsi nell’ingranaggio della seconda a muoversi, e una volta raggiunto l’ingranaggio della seconda vi si innesteranno. In questo momento, a tutti gli effetti, saranno innestati entrambi i rapporti – è il momento in cui un cambio tradizionale si romperebbe inesorabilmente. Su un seamless questo non succede, perché l’ingranaggio della seconda inizierà a trascinare (attraverso i cursori) il mozzetto a velocità più elevata di quanto non faccia l’ingranaggio della prima. I cursori vincolati a quell’ingranaggio, dunque, si disinnesteranno naturalmente un po’ come avviene su una frizione antisaltellamento – il lato opposto all’innesto è scanalato per scivolare via dall’ingranaggio e si avvicineranno all’ingranaggio della seconda. Vi abbiamo confuso le idee? Ne eravamo certi, perché una spiegazione senza avere un pezzo sottomano è piuttosto difficile: il video che vi proponiamo all’inizio dell’articolo (realizzato da Zeroshift, l’azienda britannica che per prima ha realizzato questo tipo di cambio) dovrebbe aiutarvi a visualizzare i concetti sopra espressi. 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Velocità I sei ragazzini terribili del CIV Moto3 Fra questi i futuri campioni made in Italy di Carlo Baldi | Il più “vecchio” ha 17 anni ed il più giovane 14. Veloci, determinati e con le idee ben chiare. Sono il futuro del motociclismo italiano, ma sono soprattutto la parte migliore di questo nostro sport S i parla da tempo della crisi del motociclismo italiano e della mancanza di giovani piloti che possano sostituire i vari Rossi, Biaggi e Dovizioso. Un allarme da non sottovalutare, ma chi come Moto. it segue da alcuni anni il CIV, sa che il futuro potrebbe essere molto meno grigio di come lo si dipinge. Che manchi un ricambio immediato può essere vero, ma l’ultima generazione ci fa ben sperare. Ci riferiamo ai giovanissimi piloti del CIV Moto3, che quest’anno stanno dando spettacolo con gare belle e tiratissime, nelle quali dimostrano una grinta formidabile, una grande abilità di guida ed un coraggio che difficilmente sfocia in quell’incoscienza che sarebbe più che comprensibile per ragazzi così giovani. Quello di quest’anno è campionato italiano molto interessante e le gare della Moto3 ci riportano con la memoria a 86 quelle della 125 di alcuni anni orsono, con tanti piloti in lotta per la vittoria, che si superano ad ogni curva e sfruttano ogni centimetro lasciato dagli avversari per tentare ogni tipo di sorpasso. Certo gli errori non mancano, ma sono del tutto perdonabili e dovuti solo alla grande voglia di vincere che anima questi ragazzi. A Misano abbiamo intervistato i primi sei della classifica. Sono Andrea Locatelli, Stefano Valtulini. Luca Marini, Stefano Manzi, Michael Ruben Rinaldi e Michael Coletti. E’ bellissimo parlare con loro, perché trasmettono quella passione pura e pulita che è la parte più bella di questo sport. Sono ragazzi con una maturità ed un’intelligenza davvero sorprendenti. Corrono per divertirsi, ma sono dei piccoli professionisti che prendono tutto molto sul serio. Ecco le nostre domande: 1 - Come è nata in te la passione per le corse? 2 - Ora che sei nel CIV cosa rappresentano per te le gare? Divertimento? Passione? Impegno? Responsabilità? 3 - Il tuo pilota preferito e perché? 4 - Descrivi un aspetto positivo del mondo delle corse ed un aspetto che invece non ti piace e che se potessi cambieresti 5 - Il tuo sogno ad occhi aperti Ed ecco una breve presentazione e le loro risposte. Andrea Locatelli 16 anni, di Selvino (BG) Attualmente leader della classifica del CIV e dominatore delle ultime due gare di Misano, dove ha conquistato la pole position e la doppia vittoria. Corre nel team Mahindra Racing ed ha partecipato come wild card al weekend mondiale del Mugello GP, concludendo la gara della Moto3 con un onorevolissimo ventiduesimo posto. Andrea rappresenta molto più di una promessa e stupisce non solo per come guida, ma anche per come sa interpretare le gare. 1 - A cinque anni mio padre mi portò a vedere una gara di minimoto e poi per il mio compleanno me ne regalò una. Mi allenavo nei parcheggi con i birilli e dopo aver vinto molte gare ho deciso di passare alla pista ed alle ruote grandi. 2 - Quest’anno è fondamentale per me e per la mia carriera, non solo perché voglio vincere il titolo italiano, ma perché mi voglio mettere in luce per trovare una sistemazione nel mondiale del prossimo anno. Divertimento certo, perché il 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito giorno che non mi divertirò più starò a casa, ma già ora ci metto molto impegno. Sono giovane, ma faccio i sacrifici che servono e penso che sia giusto così. 3 - Ne ho molti di piloti che mi piacciono, ma quello che stimo di più e nel quale un poco mi identifico è Carlos Checa. Ho avuto modo di conoscerlo e penso sia una grande persona ed un grande pilota. In GP invece mi piace Crutchlow. Forse Marquez è più spettacolare, ma Cal ha grinta da vendere. 4 – Il bello delle corse sono….le corse. Anche quando le vedo in televisione mi affascinano sempre. Le trovo emozionanti e sono sempre un grande spettacolo. Una cosa che invece cambierei subito è la regola che vieta a noi piloti italiani minorenni di girare in pista. Per colpa di questa regola, ormai obsoleta, non possiamo provare in pista e non mi sembra una cosa giusta. 88 Periodico elettronico di informazione motociclistica 5 – Ne ho tanti di sogni e qualcuno l’ho anche già realizzato. Correre qui nel CIV con un team come il Mahindra Racing è un sogno che si realizza. Tra quelli ancora da realizzare c’è che vorrei continuare a correre e fare di questa passione la mia occupazione. E visto che posso sognare lo faccio in grande : spero di arrivare al mondiale MotoGP. Stefano Valtulini 16 anni (ne compirà 17 il 5 Luglio), di Calcinate (BG) Ha vinto la prima gara di Valleunga mentre a Misano è giunto due volte quarto. Corre nel team AX52 (sigla e numero dell’indimenticato Alessio Perilli) con una Honda. E’ veloce, sbaglia pochissimo e riesce sempre a portare a casa il miglior risultato possibile. Un piccolo Biaggi. 1 – Ho iniziato a correre a sette anni, con una minimoto che mi aveva regalato la mia famiglia. Andavo bene, vincevo molte gare e la mia passione cresceva. Allora ho pensato di proseguire. Scarica l’APP del Magazine 2 – Soprattutto divertimento. Se pensassi alle gare come ad un lavoro non verrei in circuito. E’ troppo presto. Certo bisogna concentrarsi e dare sempre il massimo, ma la cosa principale è divertirsi. 3 – Valentino Rossi. Perché ha dimostrato di essere un campione e quando andava forte (ora non vince, ma speriamo che ritorni presto a farlo) era davvero imbattibile. Mi piace molto anche Marquez. 4 – La cosa bella del nostro sport è che incontri tanta gente e molte persone intelligenti ed interessanti che ti insegnano tante cose, che ti potranno essere utili anche al di fuori delle corse. Una cosa negativa? Forse il denaro, che limita molti piloti giovani. Però la soddisfazione di correre e la passione giustificano molti sacrifici e quindi anche l’aspetto economico deve essere superato in qualche modo. Velocità 5 – Nei weekend di gara mi immagino le corse che farò e spero di vincerle. In generale sogno un futuro ancora in pista. Mi piacerebbe correre nel mondiale Moto3 con una buona squadra per far vedere cosa so fare e poi…..vediamo cosa succede. Luca Marini 15 anni (ne compirà 16 il 10 Agosto), di Tavullia (PU) Corre nel team Twelve Racing con una FTR. E’ il fratello di Valentino Rossi, ma porta questa pesante eredità con una grande serenità che fa trasparire la sua maturità. Guida molto pulito, senza prendere eccessivi rischi, ma non si sottrae alla bagarre. In questa stagione è salito quattro volte sul podio (due volte secondo e due volte terzo). Gli manca la vittoria. Terzo e sesto a Misano. 1 – Quando sono nato, mio fratello correva già e quindi anche questo ha contribuito ad accrescere la mia passione per le moto. Da piccolo ho 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito provato una minimoto e mi divertivo tanto, per cui ho deciso di proseguire ed ora eccomi qua. 2 – Non vivo le corse come un impegno pressante. Sono un grande divertimento e io mi trovo bene in questo ambiente. Certo è impegnativo perché qui al CIV in Moto3 il livello si è alzato molto e quindi se vuoi vincere devi lavorare molto e bene. ma il divertimento resta la cosa fondamentale. 3 – Ovviamente mio fratello. Mi piace il suo stile di guida, come si comporta in pista e fuori e come affronta le gare. In MotoGP mi piace molto anche Pedrosa, ha una guida pulita e precisa. 4 – La cosa bella è che le corse ti aiutano a crescere, a condividere i tuoi sforzi ed il tuo lavoro con gli altri. Fai parte di un team e quindi ti senti unito alle persone che si impegnano al 100% per te, per farti vincere. Una cosa negativa può essere rappresentata dai conflitti che possono nascere all’interno del paddock. Non parlo 90 Periodico elettronico di informazione motociclistica delle scaramucce in pista, bensì delle antipatie che spesso rovinano i rapporti tra i piloti. Per fortuna non capitano spesso. 5 – Mi piacerebbe arrivare al mondiale e vincere il più possibile, magari anche più di mio fratello, anche se so che sarà difficile. Per quello che invece non riguarda le corse spero di essere felice, di avere un buon lavoro e di continuare i miei studi. Ho appena finito il secondo anno del liceo scientifico e sono stato promosso. Stefano Manzi 14 anni compiuti pochi mesi fa, di Santarcangelo di Romagna (RN) Corre nel team Twelve Racing, compagno di squadra di Marini. Viene dalla Red Bull MotoGP Rookies Cup. Quest’anno si è aggiudicato la seconda gara di Vallelunga, mentre a Misano ha ottenuto un terzo ed un secondo posto. Visti i suoi 14 anni è quello che ha il maggior margine di miglioramento. Ha un viso d’angelo, ma in pista è un vero diavolo. Scarica l’APP del Magazine Velocità 1 – Mio padre correva nel motocross ed ha fatto anche il mondiale. Inoltre anche mio fratello ha corso in velocità nel CEV e quindi sono nato in mezzo ai motori. Io andavo a vedere loro e mi è nata una forte passione che conservo ancora. inglese di terza media. Speriamo vada bene (segue gesto “scaramantico” ndr) 2 – Ora le corse le vivo con più impegno rispetto al passato. Sono in un team importante che voglio onorare e per questo mi impegno al massimo per raggiungere i risultati più prestigiosi. Certo alla base di tutto c’è ancora il divertimento. Se no avrei già smesso. Michael Ruben Rinaldi 17 anni, di Santarcangelo di Romagna (RN) 3 – Sono molti i piloti che mi piacciono. In Moto2 mi piace molto Dominque Aegerter per il suo stile di guida aggressivo. In MotoGP Marquez, che è ormai l’idolo di tutti. In Superbike seguo Sykes e Melandri. Conosco Marco e faccio il tifo per lui. 4 – Alle corse io vado per vincere, divertirmi, stare in armonia con il mio team e con i miei amici. Questo è il lato più bello. Una cosa negativa? Domani perderò le qualifiche perché ho l’esame di 5 – Arrivare al Motomondiale e vincere un titolo. Questo è il mio unico sogno. Corre nel team Mahindra Racing assieme a Locatelli. Ha ottenuto sino ad ora due podi, terzo a Vallleunga e secondo a Misano il sabato. Domenica è caduto nel tentativo di superare il suo compagno di squadra all’ultima curva dell’ultimo giro, confermando di essere il più sanguigno del gruppo. 1 – Ho un campo da cross proprio davanti a casa e da piccolo volevo provare una moto da cross. Invece ho provato una mini moto e a quattro anni ho iniziato a girare. La prima gara l’ho fatta a sette anni dopo tre anni che mi allenavo. 2 – Corro perché mi piace. Se lo prendi come 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito un impegno o come un peso non vai da nessuna parte. Però è difficile soprattutto quando sai che puoi far bene, ma non riesci ad esprimerti al massimo. Quest’anno non sono partito bene, ma ora le cose sono migliorate e ora mi sta tornando anche il sorriso. 3 – Valentino Rossi, perché lo seguo fin da quando ero bambino. Vinceva sempre lui ed è il mio idolo, anche ora che non è nel suo periodo migliore. 4 – La cosa più bella per me è correre in un team che lavora per te. A diciassette anni è un onore sapere che tecnici ed ingegneri lavorano in base alle tue indicazioni. Riuscire a vincere e vedere il tuo team felice è una soddisfazione enorme. La cosa negativa invece penso sia l’aspetto economico. In questo mondo i soldi contano tanto. Vedo che molte volte chi ha uno sponsor o 92 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike qualcuno che lo aiuta va avanti più facilmente. Va anche detto che chi ha capacità sopra la media prima o poi arriva, però se non ci fossero i soldi di mezzo ne potrebbero arrivare molti di più. 5 – Arrivare al Motomondiale e vincerlo. Ho già 17 anni e quindi bisogna che mi dia una mossa. Mi piacerebbe arrivare al mondiale Moto3 già il prossimo anno, ma intanto vediamo di far bene questo campionato e poi vedremo. Michael Coletti, 17 anni (ne compirà 18 il 17 agosto) E’ di Carrara (MS) e corre nel team Minimoto Portomaggiore. Ha vinto la seconda prova del CIV al Mugello, ma poi non è più salito sul podio. Ha già debuttato nel mondiale Moto3 al Mugello, come wild card ed ha concluso al ventottesimo posto. E’ il più “vecchio” dei sei ed in pista è forse quello meno aggressivo. 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Velocità aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb E’ costante con una guida pulita e precisa. 1 – A sei anni ho chiesto a mio padre di comperarmi una moto da cross, visto che noi abitiamo in collina. Però il cross non mi entusiasmava e allora ho iniziato a frequentare le piste delle minimoto e da li è nato tutto. 2 – Molto impegno e molti sacrifici. La passione ed il piacere di guidare in pista sono le cose principali, ma se vuoi raggiungere degli obiettivi devi lavorare molto e seriamente con la tua squadra. Le gare ti insegnano che senza il sacrificio non si ottengono risultati. 3 – Valentino Rossi. Sin da quando ero piccolo l’ho seguito e spero che torni al più presto alla vittoria. A parte Rossi mi piace anche Marquez. 4 – Mi piace molto il clima di amicizia che si crea 94 tra noi piloti. In pista ce le diamo di santa ragione, ma una volta finita la gara stiamo insieme e commentiamo quello che abbiamo fatto. Sinceramente non trovo nessun lato negativo. 5 – Il mio sogno è quello di arrivare in MotoGP, ma per vincere non per far numero. Questi sono i ragazzi che gareggiano nel CIV e nei quali riponiamo le nostre speranze per il futuro delle competizioni motociclistiche. Sono molto giovani, hanno talento e passione, ma anche tanta strada da fare. L’augurio è che il loro talento non vada perduto, che trovino la strada giusta e l’aiuto di qualcuno che creda fermamente in loro. Magari sarà la nostra FIM, la Federazione Motociclistica Italiana, a dar loro una mano, inserendo nel team Italia un pilota proveniente dal CIV, dal nostro campionato nazionale e non dal CEV com’è invece successo quest’anno. 95 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Supersport Roberto Rolfo “Con la MV F3 si può fare molto bene nel mondiale 600” di Alessandro Colombo | Roberto Rolfo ha riportato la MV su un podio mondiale dopo 37 anni, è accaduto nella Supersport a Donington Park. Lo abbiamo intervistato in occasione del 20° Revival MV Agusta di Cascina Costa. Sul suo campionato e sulla sua moto I n occasione del 20° Revival MV Agusta di Cascina Costa di domenica 16, dove abbiamo potuto osservare per la prima volta in azione su strada la Rivale, abbiamo avuto l’occasione di parlare con Roberto Rolfo - pilota ufficiale del Team ParkinGo impegnato nel mondiale Supersport con la MV F3 675 - dello sviluppo della moto e del risultato colto a Donington. Roberto, sei stato il primo ad aver riportato la MV Agusta sul podio dopo tanti anni. Un terzo posto in una gara mondiale. Che cosa provi? «La gara di Donington è stata bellissima per tanti motivi, tra cui appunto aver riportato la MV su un podio mondiale dopo 37 anni, a cui si è sommato il fatto di essere stato il primo ad aver riportato alle gare la MV. Tutto questo insieme, mi ha dato una serie di emozioni indescrivibili. Io ho scelto di 96 correre con MV nel mondiale Supersport quest’anno perché mi piace davvero la moto e mi piace davvero il marchio. Mi ha motivato tantissimo l’idea di poter correre in un mondiale con un marchio così prestigioso. Essere riuscito ad andare anche sul podio e ad andar forte sin dalla prima gara mi dà una carica in più. E’ stato stupendo». perché è molto bella da guidare». A che punto è lo sviluppo della F3? «La moto di base è già molto buona e va veramente forte. Stiamo cercando di lavorare un po’ sull’accelerazione, che è la cosa che dobbiamo migliorare di più. Abbiamo delle piste dove siamo favoriti perché arriviamo più in fretta a trovare i riferimenti per poter andar forte, mentre in altre, dato che è la prima volta che ci presentiamo, facciamo un po’ più di fatica, però la base della moto, che è davvero buona, ci aiuta, anche Sembravi divertirti molto con la F3 800 che hai guidato qui… «Da guidare è uguale alla mia, la 675, ma il motore ha più coppia e ha decisamente più spinta, si sente che come cavalleria è un’altra cosa. Per un utilizzo stradale è una moto fantastica, anche perché la coppia ti aiuta tantissimo a farti uscire dalle curve e su un “circuitino” come questo (il tratto stradale che viene chiuso e impiegato come pista al raduno MV, ndr) ti permette di divertirti tanto». Pensi che l’anno prossimo riuscirete ad essere ancora più avanti? «Assolutamente! Con tutti i riferimenti che stiamo acquisendo quest’anno sicuramente la moto potrà soltanto crescere, e con l’ottima base che ha già, potrà andare davvero forte». Non è il primo anno che ti vediamo al raduno MV. Ti diverti a passare da queste parti? «Esatto, ero già venuto in precedenza in visita (prima di correre per MV, ndr) con un amico perché mi aveva detto di questa manifestazione, e ci ero venuto da appassionato. La cosa fu di buon auspicio dal momento che quest’anno sono potuto tornarci da pilota MV». 97 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Enduro Intervista ad Alex Salvini La E2 del Mondiale Enduro è affare suo di Piero Batini | Facciamo il punto del Mondile di Enduro, a due gran premi dalla fine, con uno dei protagonisti più “clamorosi” della stagione: Alex Salvini Momento delicato, quello in cui si entra nel clou di una svolta storica… possiamo fare il punto della situazione, per favore? «Bah, svolta storica… non direi che il momento sia propriamente storico. Comunque il punto sì, lo possiamo fare. Sono state disputate dieci giornate di Mondiale, e ne mancano 4 alla fine. Guarda, obiettivamente penso che quella ottenuta in Romania sia stata la vittoria più bella della stagione. Perché è arrivata in un momento certamente cruciale, e perché è un segnale, per gli altri, che ci sono. Ho consolidato la leadership del Campionato, e non è male presentarsi agli ultimi due appuntamenti della stagione con 26 punti di vantaggio. Fossero stati la metà, o ancora meno, sarebbe molto diverso. Comunque non voglio pensare al Campionato fino alla Francia, fino all’ultimo GP. Manca ancora la Grecia, intanto, e come ho detto dall’inizio della stagione, non penso al successo finale ma piuttosto a vincere giornata dopo giornata. Penso di averlo dimostrato anche in Romania. 98 Se avessi pensato al Campionato potevo, diciamo, amministrare un po’ di più, ma non penso che sia il modo giusto di correre in questo momento. Certo, se devo rischiare tanto non mi metto nelle condizioni di farlo, però voglio comunque dare il meglio di me in ogni gara. Anche perché ritengo che se iniziassi a pensare a risultato finale, allora sì che mi caricherei di tensioni. Adesso non lo voglio fare». Hai scelto dunque di continuare a correre per vincere, come sai fare e come hai fatto molte volte in questa stagione. Vuoi dire che pure in presenza di un obiettivo più grande riesci a correre per il risultato del giorno? «Ma sì. Sicuramente c’è qualche tensione in più, ma per il momento non la sento. La settimana prossima abbiamo già un altro round, e quella credo che sarà la svolta del Campionato, perché sapremo molto più precisamente dove stiamo andando. Però io vado in Grecia per provare a vincere le giornate del Gran Premio. Non posso pensare di andarci per fare da comprimario, questo sì sarebbe pericoloso. Non sono mai stato abituato a correre in difesa, e non voglio iniziare adesso. Cambierebbe il mio modo di correre e anche di essere. Corro bene quando spingo forte, e mi diverto quando faccio così». È più divertente guidare e vincere, o guidare e avere la consapevolezza di crescere? «Sono due cose diverse, una dell’immediato e l’altra che si prolunga nel tempo. Quando riesci a unire entrambe le sensazioni, beh, è perfetto. A me è capitato molte volte quest’anno, e direi che è il massimo. Guidare, divertirsi, vincere, crescere. È la cosa perfetta. Poi capita che vinci e non ti diverti tanto, che perdi ma ti sei sentito bene sulla moto, e anche che perdi e non ti sei divertito proprio. In Spagna, per esempio, ho perso e non mi sono divertito. Le Speciali erano brutte e Ivan Cervantes era più forte. Non mi sono divertito, ma non ho avuto rammarichi, perché è stato più forte lui, come lo è stato sabato in Romania Johnny Aubert. 99 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Beh, io ho fatto un po’ di errori e forse avrei potuto giocarmela anche lì, ma no, non è questo il modo di pensare. Diciamo solo che in quest’ultima occasione ci ho messo una pezza, perché era facile anche finire quarto, e forse sarebbe stata davvero un’altra cosa. Finendo secondo comunque mi sono tenuto perfettamente in corsa, e non ho fatto di quei regali che poi sono difficili da digerire». Insomma, non ostante una grande evoluzione e un momento che è senz’altro cruciale, è tutto sotto controllo? «Beh, dire che tutto è sotto 100 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica controllo, per noi che facciamo Enduro, è una cosa un po’ difficile da esprimere con tranquillità. Perché di perfettamente sotto controllo non c’è proprio nulla. Magari cerchi di stare al 90% per non fare errori, ma anche in quel caso, dire che si ha la situazione sotto controllo è un po’ un’esagerazione». Puoi almeno rassicurarci del fatto che questo “cambiamento di stato” non ti toglie il sonno? «No, no, io la notte dormo benissimo. Se c’è un “cambiamento di stato” mi fa piacere, è inutile negarlo. Io ho lavorato duro in passato, e continuo a farlo anche adesso, forse di più, perché volevo e voglio vincere, non arrivare quinto o sesto. Alla fine ci sto riuscendo e sono molto contento. Niente da nascondere, probabilmente sarei già stato in grado di farlo prima. Due anni fa me la sono giocata qualche volta molto bene con Mika Ahola, e l’anno scorso ero a posto a livello di velocità, ma faticavo un po’ con il 310. Finalmente, credo di aver trovato quest’anno la quadra, e con questo di aver dimostrato, che anche negli anni passati non ho lavorato per niente o male». Enduro Certo, devi però ammettere che quest’anno comunque una dose di sorpresa ce l’hai fornita tu stesso. «Sì, lo credo anche io. Una cosa è avere la velocità, un’altra poter competere per vincere un Campionato. Per essere Campioni del Mondo credo si debba essere non solo veloci, ma anche intelligenti, equilibrati, e soprattutto capaci di esserci in ogni tipo di situazione. Non è semplice. Io non sono ancora Campione e non so se lo sarò, ma lavoro per quello, e la cosa più importante per me è non avere da recriminare per non aver dato il massimo». 101 MX, GP d’Italia, le foto più spettacolari di Massimo Zanzani | Nel GP di casa il beniamino del pubblico non ha vinto, ma Cairoli ha ugualmente dato uno spettacolo indimenticabile a tutti gli spettatori. Ecco gli scatti che raccontano le gare di Maggiora 102 103 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 104 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 105 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 106 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 107 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 108 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross 109 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 Responsabile editoriale Ippolito Fassati Capo Redattore Andrea Perfetti Redazione Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Edoardo Licciardello Grafica Thomas Bressani Mondiale Motocross Queste le novità per il 2014 di Massimo Zanzani | La riunione tra FIM, Youthstream, manager e associazione delle Case ha delineato le novità che riguarderanno il Mondiale cross 2014 L’ incontro congiunto della commissione GP Motocross composta da Wolfgang Srb (FIM), Giuseppe Luongo (Youthstream) e Takanao Tsubouchi (Motorcycle Sport Manufacturers’ Association) ha stabilito le principali linee guida che danno le premesse alla rinnovata veste del Campionato del Mondo di motocross resasi necessaria per rispondere alle sempre più pressanti esigenze di modernità e adeguamento 110 alle esigenze dei tempi attuali. La denominazione della classe MX1 passerà a MXGP e non potrà essere utilizzata in altre gare che non facciano parte del calendario Mondiale. La classe regina sarà riservata a moto anche non derivate di serie con cilindrata da 175 a 250 cc per motori a 2 tempi e da 290 a 450 cc quelli a 4 tempi, e si correrà in due manche da 30 minuti più due giri con al massimo 30 piloti. Invariata invece la normativa tecnica che riguarda le moto della MX2, che si disputa anch’essa in due manche da 30 minuti più due giri ma con 40 partenti la cui età non deve superare il 23 anni. Il campione del mondo in carica potrà difendere il proprio titolo sino al conseguimento dell’età massima prevista dal regolamento. Non cambia anche il punteggio riservato ai primi 15 classificati, mentre la regola della velocità minima del 108% per essere ammessi alla gara viene abolita ma rimane a discrezione del direttore di gara escludere un pilota che non si dimostra al livello del GP. E’ stata inoltre decisa l’abolizione della MX3, mentre la classe femminile si correrà a fianco delle prove iridate MXGP e MX2. Dall’incontro si è quindi deciso di non seguire la strada della Superfinale sperimentata quest’anno nelle prove d’oltreoceano, che univa i primi venti piloti della MX1 e della MX2, mentre è in corso di studio l’eventualità di parificare le cilindrate tra le moto a 2 e 4 tempi ammesse a correre nella MXGP. Collaboratori Nico Cereghini Massimo Clarke Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Lorenzo Boldrini Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. Moto.it Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 111