SE UN BAMBINO SI AMMALA Di TUMORE …. Dipartimento di Ematologia – Oncologia Istituto Giannina Gaslini Dipartimento di Ematologia ed Oncologia Pediatrica Direttore: Dr. Giorgio Dini Istituto G. Gaslini Largo G. Gaslini, 5 -16148 Genova • • • Chi siamo pag. 6 Introduzione pag. 9 La diagnosi pag. 11 Il catetere venoso centrale pag. 13 Il progetto terapeutico pag. 14 Il trattamento pag. 15 Gli effetti collaterali pag. 16 Altri trattamenti pag. 18 Cosa succede dopo che sono state eseguite le terapie antitumorali e come ne viene definita la risposta? pag. 20 La recidiva pag. 21 Le cure palliative pag. 22 Gli aspetti psicologici pag. 23 Consigli comportamentali pag. 24 L’alimentazione pag. 25 Appendici: Alimenti permessi pag. 26 Alimenti vietati pag. 30 Norme per la manipolazione, preparazione e cottura degli alimenti 31 Quando un bambino si ammala di tumore la famiglia intera è sconvolta dall’avvenimento. Incredulità, rabbia, depressione, negazione, paura e confusione seguono la diagnosi e l’inizio delle terapie. Il timore che non esistano cure prevale sulle speranze di guarigione. Con il tempo, questi sentimenti si stempereranno con la consapevolezza dell’esistenza di cure efficaci. Questo opuscolo ha lo scopo di dare informazioni essenziali relative ai tumori infantili, alla loro origine e ai trattamenti oggi disponibili. Vi chiediamo perciò di leggerlo e di ricordare che le notizie qui riportate sono selezionate e riunite in modo da evitare la confusione e le distorsioni derivanti da un’informazione “fai da te” ricercata su internet, libri, giornali o altri mezzi di comunicazione, parenti o altri pazienti. Rivolgetevi sempre all’ équipe curante per qualsiasi dubbio o per qualsiasi altra informazione desideriate. Redatto da: Garaventa - Dirigente Medico O. Vianello - Coordinatrice Infermieristica F. G. Naselli - Psicologa 5 CHI SIAMO U.O.S. Oncologia Clinica L’U.O.S. di Oncologia si occupa della diagnosi, stadiazione e cura dei tumori solidi pediatrici compresi i linfomi. L’équipe è formata dal: Dr A. Garaventa Dr M. Conte Dr.ssa C. Manzitti Dr.ssa M. Nantron Dr.ssa L. Amoroso Dr.ssa A. Gigliotti Dr.ssa F. G. Naselli (Psicologa) O. Vianello (Coordinatrice infermieristica del reparto di Oncologia) U.O.S. Neuroncologia L’U.O.S. di Neuroncologia ha in carico i bambini con tumore cerebrale. L’équipe è formata dalla: Dr.ssa M. L. Garrè Dr.ssa C. Milanaccio Dr.ssa A. Biolcati Rinaldi (Psicologa) U.O.S. Day Hospital e Assistenza Domiciliare Dr S. Dallorso Dr.ssa D. Caprino Dr L. Manfredini 6 L’attività assistenziale dei medici dell’Oncologia si articola nel reparto di degenza e nel Day Hospital (Sala 1); inoltre è attivo un servizio giornaliero di consulenze presso altri reparti e sale chirurgiche I medici ruotano nei vari settori e conoscono la storia clinica di tutti i pazienti grazie a periodiche riunioni collegiali, dove vengono discussi tutti i casi e prese le relative decisioni terapeutiche. L’assistenza domiciliare (specializzata nel settore onco-ematologico) favorisce i ritmi di vita del bambino e della sua famiglia, in modo tale da rendere sempre meno traumatica la situazione “malattia”. Questo tipo di supporto è possibile in diverse situazioni, sia per bambini sottoposti a terapie di sostegno una volta eseguibili solo in ospedale, sia per bambini che hanno bisogno di cure palliative. La selezione dei pazienti,per i quali questo tipo di assistenza è indicata e fattibile, è gestita dal medico di reparto con il responsabile dell’assistenza domiciliare. Il personale infermieristico è composto da infermiere pediatriche specializzate nel settore onco-ematologico e alcune in particolar modo dedicate alla gestione del catetere venoso centrale (CVC) e all’insegnamento ai genitori della relativa manutenzione. Fa parte integrante dello staff curante lo psicologo, figura che incontrerete spesso sin dal colloquio di comunicazione di diagnosi e che lavorerà con voi, con i medici e gli infermieri per aiutarvi a trovare le strategie migliori affinché il percorso di cura del vostro bambino sia più facile. Il supporto psicologico viene offerto a tutti i pazienti del reparto di Oncologia, su segnalazione dell’équipe curante e non si limita al paziente, ma coinvolge i familiari (genitori, fratelli), tutti protagonisti nella creazione di una rete di sostegno che affronti la malattia. È inoltre presente un supporto riabilitativo fisioterapico, per prevenire eventuali limitazioni funzionali o per favorire il recupero dell’autonomia 7 Il trattamento fisioterapico viene condiviso e strutturato con i familiari e l’équipe e consiste in interventi riabilitativi richiesti dalla patologia (situazioni a rischio di anchilosi o difficoltà motoria per prolungata immobilità … ) e/o dai trattamenti specifici (chirurgia, radioterapia, chemioterapia) ad essa correlati. Si basa su una valutazione funzionale, un bilancio articolare e muscolare, globale e segmentale, su un’analisi delle alterazioni posturali e sull’impostazione di un intervento riabilitativo secondo la scelta metodologica più adeguata per il paziente (esercizi attivi o passivi a letto) e il nucleo familiare. Viene svolto durante il ricovero nel reparto di degenza, in Day Hospital e in alcuni casi presso l’UOC Recupero Rieducazione Funzionale e Fisioterapia e a domicilio. Ancora, collaborano con noi anestesisti, chirurghi, dentisti, dietologi e più in generale tutti i professionisti ai quali è necessario ricorrere per le loro esperienze specifiche. In situazioni particolari i pazienti possono essere ricoverati anche in altri reparti, quali la chirurgia per interventi programmati o il reparto di malattie infettive in caso di febbre o afferire a diversi servizi dell’ospedale (Centro Trasfusionale; Radiologia; ecc.). L’assistenza sanitaria è assicurata 24/24 ore in regime di servizio attivo (in genere dalle ore 8.00 alle ore 16.00) o in regime di reperibilità (dopo le ore 16.00) prefestivi e festivi compresi. 8 INTRODUZIONE Il tumore nei bambini non è un’evenienza comune. In un anno, in Italia, vengono diagnosticati circa 1500 casi di tumori pediatrici. I vari tumori che si riscontrano in età pediatrica sono molto diversi da quelli che si hanno in età adulta per sede di insorgenza, velocità di accrescimento e caratteristiche istopatologiche. Bambini ed adolescenti si ammalano soprattutto di leucemia (33%), di tumori del sistema nervoso centrale (S.N.C. – 22%) e, con minor frequenza, di linfomi maligni (12%), di neuroblastoma (8%), di sarcomi dei tessuti molli (7%) e tumori ossei (6,4%). Per ogni specifico tumore esiste una fascia di età in cui è più facile ammalarsi: nei primi due anni di vita ad esempio sono più frequenti il neuroblastoma e il tumore di Wilms. In passato queste malattie, a differenza di oggi, avevano ben poche possibilità di cura. I motivi per cui ci si ammala di tumore sono ancora sconosciuti anche se oggi sappiamo che esistono alcune condizioni predisponesti legate all’ambiente o all’individuo . Per quel che riguarda i fattori legati all’ambiente, è vero che le radiazioni ionizzanti possono facilitare l’insorgenza di leucemie e sarcomi, ma solo quando l’esposizione ad esse è di misura simile a quella che si è avuta nelle dirette vicinanze di Chernobyl all’epoca del disastro. Ugualmente, è vero che alcune sostanze chimiche ed in particolare alcuni farmaci, sono stati chiamati in causa nell’insorgenza di tumori pediatrici, ma si tratta di eventi rari e per i quali debbono concorrere più circostanze perché l’evento stesso si verifichi. Il ruolo di alcuni virus è assai probabile, anche se le prove certe sono limitate. Sicura è l’associazione tra il virus di Epstein-Barr (che causa la mononucleosi) ed una particolare forma di linfoma africano, e una qualche relazione sembra esserci anche per alcuni linfomi della popolazione bianca. Per quel che riguarda i fattori legati all’individuo si conoscono alcune associazioni tra malformazioni congenite e neoplasie (ad esempio malformazioni delle vie urinarie e neoplasie renali) e anomalie cromosomiche e neoplasie (S. di Down e leucemie, immunodeficit e linfomi). 9 Sappiamo anche che esiste un’insolita frequenza, rispetto al resto della popolazione, in alcuni gruppi familiari, nell’ammalarsi di tumore ed in questo caso si parla di “familiarità”. Attenzione però, l’eventuale tumore al polmone di un nonno non ha alcun collegamento con quello osseo di un nipote; la condizione di familiarità è rara e si definisce tale solo quando all’interno dello stesso nucleo familiare i tumori tendono a presentarsi con sedi anatomiche e/o tipo istologico ripetitivo e concordante in più di un individuo. Lo studio che si è fatto e si fa su questi individui ha consentito di identificare fattori genetici che permettono di sapere quali persone potrebbero correre il rischio di ammalarsi prima che il tumore diventi clinicamente manifesto. Tutto ciò non va assolutamente confuso con l’eventualità, assai più frequente, che nella storia della stessa famiglia figurino più individui che ad età diverse si ammalino di tumori differenti. Questo è solo un effetto del caso e situazioni di questo tipo sono destinate a diventare sempre più frequenti non tanto perché aumenti l’incidenza dei tumori, ma perché è aumentata la durata della vita in generale, la sopravvivenza infantile ad altre malattie e, non ultimo, la sopravvivenza ai tumori infantili stessi. Al giorno d’oggi si può dire che una persona su quattro, nei paesi occidentali, si ammala di tumore e buona parte di queste sopravvive. Ogni medico incontrerà nel corso della sua vita lavorativa, un numero sempre maggiore di persone, bambini ed adulti, che si ammalano e guariscono di tumore. Nonostante ciò, a tutt’oggi, per un pediatra è ancora difficile riconoscere immediatamente un tumore infantile e questo non per incapacità o disattenzione ma, più semplicemente, perché la maggior parte delle neoplasie pediatriche si manifesta all’esordio con sintomi vaghi ed aspecifici. Quando un tumore si presenta con febbre, pallore, vomito e debolezza o con tosse e difficoltà di respiro, con disturbi del comportamento ed instabilità dell’umore, è difficile pensare ad una neoplasia senza prima passare in rassegna e poi escludere tutte le più frequenti e banali situazioni morbose che possono presentare lo stesso quadro. Non ci si deve quindi colpevolizzare, né genitori né pediatri, se non si è riconosciuto subito come tumore qualcosa che nello stesso bambino, in altre occasioni, era una indigestione o un’influenza o un trucco per saltare la scuola. Nei casi di tumore infantile, il fattore “tempo” ha un’importanza minore rispetto all’adulto ed una diagnosi più tardiva non significa maggior estensione di malattia o minor possibilità di guarigione. 10 Inoltre, negli ultimi vent’anni il trattamento di queste malattie si è evoluto al punto tale che dalle basse percentuali di sopravvivenza di un tempo (1015%), si è passati ad una guarigione in un elevato numero di pazienti (70-90% a seconda del tipo di patologia). E’ importante che la diagnosi ed il trattamento dei tumori infantili siano eseguiti in un centro specializzato dove, sin dal primo momento, la collaborazione tra gli specialisti consente di pianificare un’ efficace strategia terapeutica. LA DIAGNOSI La diagnostica di un tumore si articola in varie tappe: •Visita del paziente •Esami dei liquidi biologici (sangue – urine – liquor – sangue midollare) •Esami radiologici: a seconda del sospetto diagnostico si utilizzeranno diverse tecniche d’indagine. La Radiografia (Rx), l’ecografia (ECT), la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC), la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), Tomografia a emissione di positroni (PET) e la Scintigrafia •Biopsia o asportazione della lesione Gli esami strumentali compongono la “diagnostica per immagini” e consentono di “vedere” all’interno del corpo senza la necessità di interventi chirurgici esplorativi. Alcuni di questi esami prevedono l’iniezione di un “mezzo di contrasto” che consenta di visualizzare meglio le lesioni e, in alcuni altri casi, se il bambino è molto piccolo o poco collaborativo, potrà essere necessaria una lieve anestesia generale o sedazione per mantenere immobile il paziente. 11 Gli esami strumentali compongono la “diagnostica per immagini” e consentono di “vedere” all’interno del corpo senza la necessità di interventi chirurgici esplorativi. Alcuni di questi esami prevedono l’iniezione di un “mezzo di contrasto” che consenta di visualizzare meglio le lesioni e, in alcuni altri casi, se il bambino è molto piccolo o poco collaborativo, potrà essere necessaria una lieve anestesia generale o sedazione per mantenere immobile il paziente. Per una corretta diagnosi è necessario nella quasi totalità dei casi procedere comunque ad una biopsia chirurgica della lesione che permetterà di eseguire un corretto esame istologico e porre quindi una diagnosi con certezza. La biopsia può essere eseguita utilizzando tecniche endoscopiche (con l’introduzione di piccole sonde, attraverso minime ferite chirurgiche, o con tecniche “a cielo aperto” (attraverso ferite chirurgiche più ampie che consentano di accedere direttamente alla massa). Tutti questi esami sono eseguiti normalmente in anestesia locale o generale. Una volta posta diagnosi di tumore, al bambino verrà applicato un catetere venoso centrale (CVC) da utilizzare per la terapia antiblastica e i prelievi venosi necessari per monitorare effetti e tossicità dei farmaci, senza sottoporre il bambino allo stress di ripetute venipunture e al rischio di gravi ustioni alle braccia per stravaso dei farmaci dalla vena periferica 12 IL CATETERE VENOSO CENTRALE Il CVC è un dispositivo medico chirurgico che normalmente viene inserito durante una breve anestesia totale. Ne esistono diverse tipologie quelle attualmente più utilizzate sono: il Broviac e il Port. Il Broviac è un tubicino morbido in silicone, che viene introdotto in una grossa vena del collo; un’estremità del catetere è posizionata all’ingresso dell’atrio destro del cuore mentre l’altra attraverso un tunnel sotto cutaneo fuoriesce a livello del torace per circa una decina di centimetri. All’estremità esterna del tubicino viene avvitato un tappo valvola che ne consente la corretta chiusura quando non utilizzato. Il Port è costituito da una capsula di plastica o di titanio che viene inserita sottocute nella regione anteriore del torace. La capsula ha una membrana che può essere punta dall'esterno attraverso la cute con un ago particolare. Alla capsula è collegato un tubicino di silicone la cui punta viene, come nel caso del Broviac, posizionata all’imbocco dell’atrio destro. Entrambi i cateteri presentano vantaggi e svantaggi che vi verranno descritti dal personale sanitario. La scelta della tipologia di catetere viene concordata con il paziente e i genitori, ma necessariamente deve tenere conto del tipo di patologia, età e conformazione fisica del bambino e tipo di terapie necessarie. 13 IL PROGETTO TERAPEUTICO Condurre un’indagine diagnostica accurata richiede tempo. A volte bastano pochi esami, a volte invece occorre rivolgersi a tecniche più complesse o ripetere degli esami che non hanno dato sufficienti informazioni. Anche se comprendiamo quanto sia difficile attendere una diagnosi vi chiediamo di metterci in grado di raccogliere e valutare tutte le informazioni che serviranno a curare meglio il vostro bambino La comunicazione di diagnosi di solito introduce anche il progetto terapeutico. Al momento della diagnosi si affianca quello della stadiazione, importante processo i cui risultati concorrono a definire terapia e prognosi del tumore. La cura dei bambini affetti da tumore necessita di un approccio globale che prenda in considerazione la persona nella sua completezza. A partire dal momento dell’indagine diagnostica alla scoperta della patologia tumorale e nel percorso successivo, vanno seguiti con attenzione, e parallelamente, gli aspetti medici e psicologici del paziente e del suo nucleo famigliare. Soprattutto in ambito pediatrico, anche se la finalità primaria è la guarigione dal tumore, non si può perdere di vista l’obiettivo a più lungo termine che è lo sviluppo, al più alto livello possibile, del bambino. La centralità della persona è un aspetto imprescindibile. Per tanto, una volta in possesso di tutti i dati, il trattamento che segue uno schema terapeutico (o protocollo) predefinito per ogni tipo di tumore, deve considerare anche la situazione clinica generale di ciascun paziente (stato nutrizionale, funzionalità renale ed epatica, stato psicologico) per un progetto di cura personalizzato e centrato su un concetto di salute intesa come benessere globale 14 IL TRATTAMENTO Ricordate sempre che ogni persona che si ammala è individuo unico e particolare ed i confronti con situazioni che possono apparire simili sono nella maggior parte dei casi fuorvianti e poco convenienti. Innanzi tutto, nella maggior parte dei tumori pediatrici, la chemioterapia è trattamento fondamentale (ad eccezione di quei casi in cui è possibile una completa risoluzione chirurgica). Il motivo per cui la chemioterapia è così importante, a differenza di quanto accade più comunemente nell’adulto, sta nel fatto che i farmaci chemioterapici esplicano il massimo della loro azione nei confronti di cellule in fase di crescita rapida e cioè proprio di quel tipo di cellule che caratterizzano i tumori pediatrici. L’efficacia della chemioterapia nei tumori del bambino è maggiore rispetto a quelle dell’adulto. I farmaci chemioterapici sono detti anche antiblastici; questa parola deriva dal greco anti (contro) blasto (germogliare) proprio per significare che queste sostanze impediscono alle cellule di “germogliare” cioè di riprodursi. Gli antiblastici agiscono perciò direttamente attraverso vari meccanismi solo su cellule capaci di riprodursi. Questa azione, a livello del tumore, ha l’effetto dapprima di arrestare la crescita della massa e successivamente ridurla sempre di più, grazie alla progressiva distruzione delle cellule tumorali rimaste. I chemioterapici più noti sono Ifosfamide, Adriamicina, Endoxan, Carboplatino, VP16, Vincristina, Actinomicina D e Methotrexate e la loro somministrazione avviene quasi esclusivamente per via endovenosa. Nella moderna Oncologia pediatrica si utilizzano oramai protocolli standardizzati e condivisi a livello nazionale (centri oncologici aderenti all’AIEOP) ed internazionale, cioè utilizzati in diverse nazioni. Tale strategia permette di accomunare nel disegno di uno studio clinico o protocollo più figure professionali con comprovata esperienza nel campo garantendo standard di cura elevati; allo stesso tempo uno studio multicentrico permette di reclutare, in un unità di tempo ristretta, un elevato numero di casi raggiungendo quindi risultati terapeutici in tempi brevi. 15 GLI EFFETTI COLLATERALI La stessa azione a livello di altre cellule dell’organismo che normalmente si riproducono è responsabile degli effetti collaterali, quali la perdita temporanea dei capelli e la riduzione temporanea delle cellule del sangue: globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. I chemioterapici, non sono selettivi, cioè non riescono a distinguere una cellula tumorale, da una che non lo è. Però, mentre le cellule tumorali, una volta distrutte nella totalità della loro popolazione, non ricrescono, le cellule normali dell’organismo, a loro volta distrutte, vengono sostituite dalle nuove cellule Le cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) subiscono l’azione indesiderata, ma inevitabile (effetti collaterali) degli antiblastici. I globuli rossi hanno la funzione di portare l’ossigeno dai polmoni in tutto il corpo e l’anidride carbonica da tutto il corpo ai polmoni; i globuli bianchi sono rappresentati da diversi gruppi di cellule variamente specializzate nella difesa contro le infezioni e le piastrine servono invece, insieme ad altri meccanismi, ad evitare le emorragie. Tutte queste cellule diminuiscono dopo ogni somministrazione di chemioterapia e quelle che rimangono a volte possono essere, per alcuni giorni, troppo poche per svolgere correttamente le loro funzioni. In attesa che l’organismo produca e metta in circolo i nuovi elementi, il bambino potrà lamentare stanchezza, dolori ossei, difficoltà respiratorie dovute alla carenza dei globuli rossi e sarà più suscettibile a infezioni. Anche se questo stato è temporaneo, potrebbe essere opportuno intervenire con trasfusioni di sangue e/o piastrine. Nel bambino queste situazioni indesiderate assumono aspetti differenti relativi alle caratteristiche proprie dell’individuo, per cui ci saranno bambini che avranno maggiore o minor bisogno di questi supporti terapeutici. 16 Così come per gli effetti collaterali sul sangue, la stessa variabilità riguarda anche gli altri effetti collaterali della chemioterapia. Nausea e vomito possono presentarsi con modalità e frequenza variabili ad ogni ciclo di chemioterapia. Oggi esistono farmaci molto validi che consentono di ridurre al minimo tale sintomatologia. Inoltre, l’azione dei chemioterapici provoca, in un alto numero di casi, un indebolimento e assottigliamento dei tessuti di rivestimento dello stomaco, intestino, ano, vagina e parte apicale del pene, determinando un maggior rischio di infezione oltre che di infiammazione (mucosite). E’ abbastanza frequente la comparsa di lesioni aftose/ulcerative del cavo orale, che possono rendere difficoltosa l’alimentazione. Analoghe lesioni possono estendersi diffusamente a tutto l’intestino provocando dolori addominali e diarrea importante. Occorre, pertanto un’accurata igiene della bocca e dei genitali, sia nei maschi che nelle femmine. Poiché questo stato mucositico può essere molto doloroso, si ricorre a cure locali e, quando è necessario, alla somministrazione di analgesici sistemici scelti di volta in volta a seconda della necessità. Non devono mai esserci, né da parte dei medici né da parte dei genitori, richieste di “sopportare” il dolore quando questo può essere eliminato o limitato, qualunque ne sia la causa, anche se per far ciò occorre rivolgersi ad antidolorifici. Il maggior benessere possibile è il miglior alleato di ogni terapia. 17 ALTRI TRATTAMENTI I trattamenti chirurgici possono consentire l’asportazione totale o parziale del tumore. Se l’asportazione è totale si parla di intervento radicale e può essere o no seguito da chemioterapia “precauzionale”. Nella maggior parte dei casi l’intervento viene preceduto da chemioterapia attuata per ridurre una massa fino a condizioni di asportabilità e in tal caso si parla di chirurgia differita. La biopsia è una procedura chirurgica in genere effettuata all’esordio per definire il tipo di tumore e quindi pianificare correttamente le cure Il suo scopo non è quindi quello di asportare il tumore, ma di conoscerne la natura. Talvolta la biopsia può essere effettuata anche in caso di terapia per verificare se eventuali residui tumorali siamo ancora biologicamente attivi o no. Nel programmare un intervento chirurgico si cerca di limitare al massimo qualsiasi tipo di menomazione permanente, tuttavia in alcuni casi è necessario accettare l’asportazione di un rene o l’amputazione totale o parziale di un arto se ciò consente di aumentare in maniera considerevole le possibilità di sopravvivenza del bambino. I trattamenti radioterapici possono essere utilizzati per due motivi fondamentali: le radiazioni agiscono sulle cellule con meccanismo simile a quello dei farmaci chemioterapici e, nel contempo, possono essere “concentrate” su una zona ben delimitata. Nel trattamento di alcuni tumori la radioterapia è una terapia importantissima per bonificare residui tumorali sui quali si suppone che i farmaci abbiano dato tutto l’effetto possibile alle dosi terapeutiche. Le metodiche radioterapiche sono assolutamente indolori ma hanno anche loro effetti collaterali immediati e tardivi. Tra quelli immediati i più frequenti sono localmente l’arrossamento e la secchezza della cute nella zona irradiata, la nausea e la depressione midollare come effetti sistemici. Gli effetti tardivi dipendono molto dall’età del paziente e dal suo stato di accrescimento e dalla sede d’irradiazione, così può accadere che vi sia uno sviluppo corporeo diverso nel segmento irradiato rispetto al resto del corpo o che si creino delle “cicatrici” a carico dei visceri che sono stati attraversati dal fascio di radiazioni diretto al tumore. 18 Vi sono poi altre tecniche radioterapiche, riservate a tumori e circostanze particolari, in cui le radiazioni vengono rilasciate più lentamente e più a lungo o attraverso il posizionamento di “aghi” radioattivi in sede di lesioni o attraverso la somministrazione di sostanze rese radioattive che hanno particolare “simpatia” per certi tessuti nei quali si accumulano dopo averli raggiunti. La radioterapia viene effettuata presso l’Istituto Tumori dell’ Ospedale San Martino da medici e tecnici specializzati che collaborano da tempo con la nostra Unità Operativa. Fin qui abbiamo parlato di gran parte delle cure specifiche che potremo mettere in atto per guarire un bambino dalla malattia tumorale. Accanto a queste esistono ancora altre cure cui si fa normalmente ricorso, come ad esempio quelle infettivologiche. Vi è anche la possibilità che le cure così decise vadano effettuate nel reparto di Malattie Infettive, che collabora strettamente con noi. In questo reparto abbiamo la possibilità di ricoverare i bambini quando questi sono in situazione di immunodepressione più spiccata o presentano febbre e, grazie alla struttura architettonica del reparto, possiamo confidare su un ambiente più protetto dalle infezioni ospedaliere sostenute dai germi più difficili da debellare. Per meglio proteggere il vostro bambino, in questo reparto dovrete assoggettarvi a delle norme igienico-comportamentali un po’ più severe di quelle che sono in vigore nel nostro. 19 COSA SUCCEDE DOPO CHE SONO STATE ESEGUITE LE TERAPIE ANTITUMORALI E COME NE VIENE DEFINITA LA RISPOSTA? Quando buona parte dei segni di malattia subiscono una cospicua riduzione, e questo ci indica che il tumore stesso si è ridotto (del 50-98%) rispetto alla sua condizione iniziale, si parla di Remissione Parziale. Questo è uno stato transitorio che dovrebbe portare, con il proseguimento delle cure, alla Remissione Completa. La Remissione Completa (RC) è quello stato in cui tutti gli esami clinici, laboratoristici e strumentali rilevano l’assenza di attività tumorale e quindi la possibilità della sospensione delle cure specifiche antitumorali Lo stato di RC non è ancora da considerarsi “guarigione”, che è quella condizione in cui un individuo, recuperata appieno la sua salute, corre lo stesso rischio di ammalarsi di tumore di tutti gli altri individui che non si sono mai ammalati prima. Al termine delle cure segue un periodo di “sorveglianza” che ha un duplice significato: di accertarsi che le terapie abbiano avuto un effetto totale e duraturo nel tempo e che non si verifichino recidive tumorali e di verificare che la crescita del bambino segua un andamento fisiologico e non influenzato da eventuali effetti collaterali “a distanza” dalle terapie Può accadere infatti che, nonostante la scomparsa di tutti i segni di malattia, la “bonifica” del tumore non sia stata completa e che qualche cellula isolata sia rimasta “nascosta” sia agli effetti della terapia sia alla capacità d’indagine degli strumenti. Molto spesso è l’organismo stesso che riesce a difendersi da questa eventualità a volte, invece, anche una cellula isolata può dare di nuovo avvio alla malattia. 20 LA RECIDIVA La recidiva è un avvenimento che si presenta con frequenza variabile a seconda del tipo di tumore. Per quanto sia un evento temuto, questo non vuol dire che cessino le possibilità di una guarigione. Le recidive vengono trattate, spesso con protocolli terapeutici diversi da quelli che sono stati adottati inizialmente, ed alle cure può seguire lo stato di remissione prima e di guarigione poi. Le possibilità di curare una recidiva risultano però più ridotte rispetto a quelle di un tumore all’esordio e talvolta questo tentativo terapeutico può fallire non riuscendo a controllare la malattia Seppur sempre meno, alcuni bambini non traggono beneficio o dalle cure prestate subito dopo la diagnosi o da quelle prestate dopo una recidiva 21 LE CURE PALLIATIVE Nel parlare di cura, dobbiamo anche ricordare che a volte la malattia è più forte di tutte le terapia che abbiamo a disposizione e di tutti gli sforzi che possiamo fare. Se dovessimo arrivare a capire che la malattia è inguaribile, dovremmo essere in grado di offrire al bambino il modo di vivere senza troppo dolore ed angoscia il tempo che avrà a disposizione. Nel momento in cui il tumore si rileva non sensibile alle terapie, comunque abbiamo la possibilità di assistere il bambino, anche se siamo costretti a “cambiare obiettivo”. Quando dobbiamo accettare il fatto che non si riesca a raggiungere la guarigione, dobbiamo fare in modo che la qualità di vita del bambino sia la migliore possibile ed anche questo richiede cura ed impegno. Le cure palliative ci consentono di attenuare i sintomi di una malattia pur non giungendo alla guarigione. Liberare un bambino dal dolore o dall’immobilità è un importante risultato che può consentire un lungo periodo di vita, d’amore reciproco e serenità. Arrendersi al proseguire di una malattia incurabile non vuol dire dover accettare una sconfitta su tutti i fronti ed ogni momento di vita con una buona qualità, consente al bambino/ragazzo ed alla sua famiglia di condividere, tutto quel tempo che hanno a disposizione nel migliore dei modi, insieme. 22 GLI ASPETTI PSICOLOGICI La famiglia deve cercare un nuovo equilibrio per far fronte allo stress che si genera al momento della diagnosi. Ciascun nucleo familiare ha le proprie strategie per fronteggiare tale momento, tuttavia è necessario un supporto specialistico (psicologico) che aiuti il nucleo a prendere consapevolezza di tali risorse, per poter meglio affrontare l’iter diagnostico e terapeutico e facilitare una relazione di fiducia reciproca e di cooperazione con tutta l’équipe curante. Non tutti i pazienti provano le stesse sensazioni durante il trattamento, ma mantenere un atteggiamento positivo e spronante, permetterà di affrontare meglio le terapie. Un altro aspetto importante è cercare di non mentire al proprio figlio. Il timore che egli rifiuti di sottoporsi alle terapie è più una paura dei genitori che un dato di realtà. Parlargli in modo semplice, ma sinceramente, lasciando aperte tutte le possibilità è il modo migliore per aiutarlo ad affrontare cure a volte lunghe e con momenti difficili. Chiudere i discorsi con false rassicurazioni impedisce ai bambini di esprimere le loro emozioni e pensieri. Anche i bambini molto piccoli percepiscono che qualcosa di nuovo sta accadendo e le fantasie che si sviluppano attorno a situazioni che non si capiscono possono essere di gran lunga peggiori della realtà. Per questo sarebbe opportuno non tenerli all’oscuro, ma dire loro la verità. La collaborazione del bambino/ragazzo al trattamento è fortemente legata alla capacità della famiglia e dell’équipe curante di informarlo, motivarlo e sensibilizzarlo. Incoraggiate, pertanto, vostro figlio a chiedere, a fare domande, per favorire il dialogo con il personale sanitario. 23 CONSIGLI COMPORTAMENTALI Le indicazioni seguenti vanno rispettate attentamente soprattutto nei periodi NEUTROPENIA, in cui i globuli bianchi del bambino non sono sufficientemente numerosi da assicurare un’efficace difesa. In momenti diversi, in caso di dubbi o richieste specifiche del bambino, chiedere al medico le informazioni del caso. Evitare luoghi affollati da persone sconosciute (cinema, autobus, circhi…); se necessario salire su un autobus o entrare in un supermercato indossare la mascherina. È concessa la frequenza di sale comuni non molto affollate e frequentate da persone non affette da patologie infettive in atto (sindromi influenzali, morbillo, varicella…) e comunque persone dalle quali si possa avere segnalazione tempestiva di eventuale sviluppo di patologia infettiva. Curare l’igiene personale del bambino, di chi lo assiste direttamente e degli ambienti. Lavarsi le mani prima di giocare con il bambino. Rispettare orari dei pasti e dell’assunzione di terapie 24 L’ALIMENTAZIONE Quando un bambino è sottoposto a chemioterapia, le abitudini alimentari possono subire delle modificazioni: a volte possono essere imposte da noi per la necessità di proteggerlo dalle tossinfezioni alimentari cui può essere più soggetto a causa del suo stato di immunodepressione, altre volte possono essere richieste dal bambino stesso a seguito delle alterazioni dell’appetito e del gusto provocate da nausea, stomatite e cattivo funzionamento dei recettori del gusto per l’effetto dei farmaci. Occorre quindi rivedere le proprie idee in fatto di preparazione e scelta degli alimenti nonché evitare, da parte dei genitori, comportamenti coercitivi, minacciosi o ricattatori, quando il bambino è inappetente: costringerlo a mangiare controvoglia significa solo aumentare il suo malessere, così come utilizzare la nutrizione parenterale come uno spauracchio per fargli assumere il cibo per bocca significa togliergli la possibilità di accettare serenamente questo tipo di alimentazione quando si renderà necessaria, indipendentemente da quanto si è nutrito prima. Può infatti accadere che, in situazione di particolare tossicità sulle mucose gastroenteriche sia assolutamente sconsigliabile l’alimentazione per bocca e la parenterale è in grado di supplire perfettamente alle necessità del bambino. Se vi fossero condizioni epatiche o metaboliche tali da richiedere particolari restrizioni, queste saranno segnalate dal medico che indicherà anche il momento della sospensione delle restrizioni stesse. Consideriamo nell’alimentazione anche l’uso di farmaci o rimedi non convenzionali (prodotti omeopatici od erboristici, sia industriali che caserecci): segnalate sempre al medico le vostre intenzioni di usarli perché alcuni di questi prodotti possono interferire negativamente con le sostanze usate per le terapie. Ricordate che le piante forniscono molti principi attivi impiegati in medicina, compresi alcuni antitumorali, e quindi non esistono piante “innocue” o che “se non fanno bene, non fanno neanche male”. Prestate anche particolare attenzione ai prodotti “di campagna”, che offrono minori garanzie di igiene di coltivazione ed allevamento rispetto ai prodotti della grande distribuzione. 25 Prestate anche particolare attenzione ai prodotti “di campagna”, che offrono minori garanzie di igiene di coltivazione ed allevamento rispetto ai prodotti della grande distribuzione. In ultimo, ricordate che le condizioni di immunodepressione presentano caratteristiche diverse da individuo ad individuo ed in momenti differenti rispetto ai cicli di chemioterapia. E’ inutilmente punitivo eliminare alimenti graditi al bambino solo perché la loro preparazione richiede qualche cautela in più o quando le sue difese immunitarie sono sufficienti a garantirgli una buona protezione. Nelle ultime pagine di questo libretto troverete la lista degli alimenti che presentano meno rischi di contaminazione batterica e le indicazioni per una loro corretta manipolazione. Se sarete in grado di porre attenzione alla preparazione ed alla scelta dei cibi secondo le indicazioni fornite, la dieta di vostro figlio potrà essere varia e soddisfacente anche durante la malattia ALIMENTI PERMESSI FARINACEI: tutti. Quindi pane e similari, focaccia, pizza, pasta, riso, biscotti e dolci. L’attenzione va posta ai condimenti: preparare i sughi (con gli ingredienti concessi nella lista e con le modalità di preparazione più avanti indicate) al 26 momento o conservarli per poco tempo in contenitori chiusi e ripeterne la cottura prima di utilizzarli. Le paste ripiene (tortellini, ravioli e simili) vanno consumate subito una volta cotte così come tortine o merendine dolci, che vanno acquistate in confezioni monoporzione e consumate subito una volta aperte. Grissini, crackers, fette biscottate e biscotti secchi possono essere acquistati anche in confezione famiglia. CARNI: tutte. Quindi carni bovine, ovine, suine, pollo, tacchino, coniglio. Devono essere ben cotte anche all’interno, quindi meglio utilizzare fette poco spesse o spezzatini. Il prosciutto cotto deve essere acquistato confezionato in buste o vaschette e consumato appena aperto; i salumi e gli insaccati sono permessi solo se possono essere consumati dopo cottura. PESCI: tutti ma ben cotti. Devono essere cotti “in porzione”, cioè un branzino piccolo, una sogliola, una fetta di pesce spada. Tra i molluschi sono concessi polpi, seppie e moscardini ben cotti, tra i crostacei gamberi ed aragoste o similari ben cotti. Se non si è certi della freschezza dei prodotti, preferire i surgelati. LATTE E DERIVATI: latte fresco intero o scremato pastorizzato e latte a lunga conservazione U.T.H., consumato subito dopo aperta la confezione. Ricordate che il latte “a lunga conservazione” è tale solo prima che venga aperta la confezione, dopo di che diventa deteriorabile con le stesse caratteristiche del latte fresco. Bevande a base di latte fresco o fermentato (latte al Nesquick , LC1…) monoporzione, aperte e consumate. Budini e creme di latte vanno cotti e consumati in giornata; se confezionati, aperti e consumati. La panna montata è concessa solo se preparata in casa seguendo le norme più avanti elencate e mai conservata, la panna da cucina nei sughi a crudo deve pervenire da confezioni appena aperte. I GELATI devono essere di produzione industriale e consumati appena aperti. I FORMAGGI devono essere non fermentati, stagionati e a pasta dura (parmigiano, emmenthal) o freschi confezionati a piccole porzioni (mozzarella, stracchino, ricotta, formaggini, yogurt…) e consumati appena aperti, crudi o cotti. 27 UOVA: provenienti da allevamenti certificati, sempre lavate con soluzione disinfettante: l’uovo è sterile al suo interno se il guscio è intatto perché è sul guscio che si annida eventualmente la salmonella. Quindi, oltre alle precauzioni di lavaggio, accertarsi che i gusci non presentino screpolature o rotture e comunque meglio consumarle cotte. Le creme a base di uova devono essere cotte e consumate subito; la maionese è ammessa solo se di produzione industriale ed acquistata in bustine monodose, aperte al momento del consumo. VERDURE E LEGUMI: crudi, solo le verdure che consentono di essere sbucciate dopo accurato lavaggio con soluzione antisettica ed asciugatura. Quindi pomodori, carote, cetrioli DOPO COTTURA, tutti FRUTTA CRUDA: solo dopo lavaggio con soluzione antisettica (Acqua con Amuchina o Milton all’1,5 %), asciugatura e sbucciatura. I frullati e le spremute vanno consumati appena fatti. FRUTTA COTTA: tutta. 28 I SUCCHI DI FRUTTA vanno consumati subito una volta aperti così come le marmellate ed i gelati di frutta e sempre di produzione industriale. BEVANDE: tutte quelle imbottigliate, in cartone od in lattina e consumate subito dopo aperte o al massimo in giornata se le confezioni sono richiudibili e conservate in frigo. Non bere dalla bottiglia, non conservare. Infusi, tisane, decotti e simili possono essere preparati con l’acqua del rubinetto portata ad ebollizione ALIMENTI CONSERVATI: SURGELATI: tutti quelli compresi nella lista degli alimenti permessi, inclusi piatti pronti (lasagne, risotti, contorni…), consumati immediatamente dopo lo scongelamento e non più conservati. PRODOTTI IN SCATOLA: con le cautele consuete, accertandosi che le scatole non siano né gonfie né arrugginite e pulendo i contenitori e l’apriscatole prima dell’apertura. 29 ALIMENTI VIETATI Acqua del rubinetto come cubetti di ghiaccio o ghiaccioli casalinghi (si possono consumare i ghiaccioli di produzione industriale). Insaccati crudi (salsiccia, salame, soppressata…) e salumi crudi (bresaola, coppa, prosciutto crudo, pancetta…). Carni crude e pesci crudi, neanche affumicati. Molluschi in conchiglia (cozze, vongole, fasolari …), né crudi né cotti. Alimenti preparati e cotti in rosticceria (è concesso il pollo arrostito allo spiedo purché non sia rimasto esposto sul banco e le paste ripiene acquistate crude e cotte a casa). Alimenti acquistati, di produzione industriale ed artigianale, contenenti maionese (ricordiamo che la maionese è concessa solo se di produzione industriale ed in bustine monodose o dal barattolo appena aperto) o creme a base di uova e latte, venduti sfusi (dolci di pasticceria fresca a peso…). Formaggi fermentati e freschi venduti sfusi (gorgonzola, ricotta e stracchino prelevati da vassoi aperti…). 30 COME COMPORTARSI IN CUCINA: NORME PER LA MANIPOLAZIONE, PREPARAZIONE E COTTURA DEGLI ALIMENTI Pulire scrupolosamente tutto ciò che può venire a contatto con gli alimenti (stoviglie, posate, coltelleria, piani di lavoro e mobiletti). I frigoriferi devono essere puliti frequentemente e mantenuti in buona efficienza assicurandosi che la temperatura sia sempre inferiore ai 6°C • Disinfettare frequentemente canovacci e strofinacci e sostituire spesso spugne e pagliette. Uova, verdura e frutta devono essere lavate accuratamente in acqua corrente prima di essere decontaminate con Soluzione Antisettica (Acqua con Amuchina o Milton all’1,5 %) nella quale debbono restare immerse per 20 minuti poi asciugate con salviette di carta, dopo di che possono essere consumate cotte le uova e crude sbucciate la verdura e la frutta. Lavare accuratamente le mani con acqua calda e sapone liquido prima di iniziare a cucinare ed asciugarsi con salviette di carta. Ogni volta che si toccano uova, verdura e frutta crude non ancora disinfettate, ripetere subito l’operazione. 31 Evitare la contaminazione tra alimenti crudi e cotti: ad esempio, non usare il coltello con cui si è tagliata la carne cruda per pungere l’arrosto che sta cuocendo …, non sbucciare le patate vicino ad una pietanza già pronta …, usare sempre cucchiai puliti per gli assaggi… Cuocere bene gli alimenti ma senza renderli sgradevoli. Soprattutto per carne o pesce, prediligere ricette che prevedano in ogni caso cotture adeguate o cuocere i cibi preparandoli in piccole dimensioni in modo tale che il calore giunga rapidamente ed uniformemente all’interno dei pezzi. Usare preferibilmente la pentola a pressione. 32 Imparare a prendere i bicchieri per la base, le tazza per il manico ed i piatti per la parte inferiore del bordo quando si apparecchia o si servono i cibi.